- 著者
- Emanuelle Gerini
- 初版
- 1829年
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MEMORIE STORICHE
D'ILLUSTRI SCRITTORI
EDI UOMINI INSIGNI
DELL' ANTICA E MODERNA
LUNIGIANA
PER L' ABATE
EMANUELLE GERINI
DA FIVIZZANO
SOCIO CORRISPONDENTE DI ACCADEMIE DIVBASE
In Otto Libri
DISPOSTE .
VOLUME II
MASSA
PER LUIGI FREDIANI TIPOGRAFO DUCALE
MDCCCXXIX.
ว
Se novella vera
Di Val di Magra , o di parte vicina
Sai , dillo a me
=DANTE Purg. Cant. 8.
Poca favilla gran fiamma seconda:
Forse diretro a me con miglior voci
Si pregherà
= DANTE Parad. Cant. 1.
TORINO
RRRRRRR
MEMORIE STORICHE
D' ILLUSTRI SCRITTORI EDI UOMINI INSIGNI
Del Distretto
DI AULLA E FOSDIΝΟVΟ
IN LUNIGIANA.
LIBRO V.
DI ADALBERTO IL GRANDE
FONDATORE DI AULLA.
Conciosiache debbansi ora per mia scarsa
pratica mostrare gli uomini più notabili di quel
la parte di Lunigiana che presentemente al Du
cato di Modena s'appartiene, ma che prima per
dieci secoli in circa fu signoria nobilissima dei
Malaspina; parmi ben convenevole cosa di comin
čiare a dire di alcuno che riputato siadei più an
tichi progenitori di tale famiglia, la quale recò
a questa provincia belle cagioni di gloria e di
singular vanto,come talora di tristezza edi guai,
per l'abuso di potenza feudale e per le intestine
discordie che traggono i piccioli e grandi stati al
le più gravi miserie. Però che tali marchesi, pri
vilegiati di crear dottori e notari e di legittimar
т. п.
2
figliuoli non legittimi, ebbono anche lereali pre
rogative del dritto del fisco, della pace e della
guerra, come pure della potestà fino al sangue
sovra le genti, e di batter monete per concessio
ne imperiale di Ottone II. , di Federico I. , di Ri
dolfo I. , di Massimiliano II. , e in ultimo di Leo
poldo I. imperatore , come vedeasi in Fosdinovo
nella scrizione in marmo su la fabbrica della zec
ca di questo tenore =
AB OTHONE II.
MONETAS CUDEN. OLIM FACULT. CONCESSA
NUPERQ. A LEOPOLDO I. IMPERAT. PERPETUO RENOVATA
PASCHALIS MALASPINA FOSD. MARCH. IMPER. COMMIS.
OFFICINAM HANC MONETARIAM A FUNDAM. EREX.
A. D. MDCLXVIII. =
ecome ci fanno fede i diplomi di tale famiglia ,
infino a che dopo i grandi Adalberti a guisa di
principi si mantennero in sommo grado e vasto
dominio ; e procedere più lieto si vide il signo
raggio loro. Ma nel correre delle generazioni, la
cerata l'ampiezza di loro stato per lo parteggiare
diverso che straziò tutta Italia, per la perdita di
regali dritti su le città di Genova, di Milano, di
Tortona , di Como, di Lodi , di Parma, di Pia
cenza, su i principati di Bobbio, di Val di Taro,
di Valle Scrivia, di Trebbia, e di circa 200 feu
di antichi , senza i dominii che ebbero in Corsica
e in Sardegna; ed inoltre estenuatisi nel potere
per 26 e più ample divisioni, in tante picciole
parti di feudi si moltiplicarono, che quasi ogni
loro castello in fine divenuto era patrimonio d' un
feudatario. In questaguisa disunendosi essi in 32
picciole signorie ora da Massa,detta del Marche
se, ora da Filattiera, or da Mulazzo, orada Ver
rucola Bosi , ora da Villafranca, ora da Olivola,
ed ora da Fosdinovo, che furono i luoghi delle
prime lor sedi , pervennero essi a tale sfinimento
3
di grandezza, che per mancanza di vigoria e di
consiglio altri si videro poi alienare i loro castel
li , altri perderli incontro al più forte; e final
mente cader tutti di seggio all'urto di politiche
vicende, più che per causa del fiero colpo che li
prostese . Per null'altro argumento adunque, che
per mostrare l'antichissima loro progenie e il
fondatore di Aulla, io porrò innanzi Adalberto I.
di cotal nome, grande marchese di Toscana, con
te di Lucca, di Garfagnana, e signore di Luni
giana, il quale così fu potente, come scrive Luit
prando in suo primo libro, che sopra gli altri
principi d' Italia assai risplendea. Nacque e' di
Berta e di Bonifazio marchese, e fiori dall' anno
847 all'anno 890 di nostra salute. Che poi fusse
uno de' progenitori dei Malaspina è bastevolmen
te chiarito per Francesco Maria Fiorentini, e per
lo marchese Giulio dal Pozzo nelle opere loro,
dove trattano della gran contessa Matilda, come
ancora pel Muratori nelle sue antichità Estensi.
E fra li molti argumenti cheadducono, una me
daglia dimostrano, stampata che fu in onore di
questo Adalberto, su la quale da una banda effi
giata appare sua immagine con questa briève leg
genda = Adalbertus Thusciæ Marchio = ; e dal
Ì' altra lo stemma dello spino secco , che fu sem
pre l' insegna della stirpe Malaspina. Questo A
dalberto , a cui restituito fu il marchesato di To
scana, tolto a suo padre da Lotario I., ebbe sua
dimora in Lucca, e per mogliedaprincipiotoltasi
avea Ansuara; mapoi avvenne che lei morissi , allo
ra altra nobile donna meno, chiamata Rotilde fi
gliuola del duca di Spoleto e sorella di Guido re
d' Italia. Mentre così Adalberto per sua grandez
za e potenza viveasi glorioso e temuto,dalle fon
damenta edificò in Lunigiana assai amplo castello
su le sponde del fiume Aulella, chiamato dagli
antichi =Audena=, appunto dove questo con
4
giungesi con la Magra, al cui castello puose no
me Vulla, che poscia fu detto Avulla per corrot
to vocabulo; e se credere si dovesse a quanto
narra il Baronio ne' suoi annali, bisognerebbe di
re aver fatto ciò in memoria di Vuilla moglie di
Berengario re d'Italia, la qual donna da princi
pio fu pessima, e poi molto divotaepia divenne.
Ma, disaminando bene i tempi, non sembrami
vero , perchè Willa donna di Berengario II. vi
veasi negli anni 960 di Cristo . Chiaro fu anche
Adalberto I. per imprese a favordella Chiesa con
tro de' Saraceni , per quanto ci assicurano gli
storici . Perocchè nel 867 mandò anche a Luni
messi regii per la generale sommossa de' popoli
contro di tali nemici che opprimevano il ducato
di Benevento. Ma avvenendo, che papa Giovanni
VIII. nel 878 non pensasse a trasmettere a Carlo
Manno la corona dello'mpero, a cui aspirava per
la morte di già accaduta di Carlo il Calvo, allora
Adalberto si armò; e come la parte sostenea di
Carlo Manno, così posesi a campo contro di Ro
ma insieme con suo cognato Lamberto duca di
Spoleto, e costrinse il pontefice a rifuggirsi nella
Basilica Vaticana, e cercarsi uno scampo in Fran
cia presso di Lodovico il Balbo. Quindi forzò li
romani a giuramento dare di fedeltà per Carlo
Manno; e però cadde in sentenza di scomunica
zione di Santa Chiesa, dalla quale, quantunque
in prima la dispregiasse, fu poscia ribenedetto .
Per questa cagione a salute dell'anima sua negli
anni Domini 884, regnando Carlo il Grosso, fon
dò l'antico monistero e abazia di Santo Caprasio
nel detto castello di Aulla, quale arricchì di
molti beni , e dettelo a' monaci di S. Benedetto,
che vi durarono per più di cinque secoli. Per
confermamento di ciò che narrai picciola parte
recherò della carta di cotale fondazione, che ve
desi nelle antichità del celebre Muratori, e nel
5
codice diplomatico dei Malaspina , stampato a Pisa
il 1769 per la causa del feudo di Treschietto per
cura di Meliorotto Maccioni, che dice = In Dei
Omnipotentis nomine , regnante D. nostro Carolo,
divina favente clementia imperatore Augusto: An
no imperii ejus IV. sexto Kal. Junii ind. II. Ma
nifestus sum ego Adalbertus in Dei nomine comes
et Marchio fil. b. m. Bonifacii olim comitis, quia
inspirante me Dei Onnipotentis misericordia , et
pro salute animæ meæ, etjamfati Bonifacii, ac
etiam pro salute b. m. Bertæ genitricis meæ, sive
salute animæ Rotildis conjugis meæ dilecta, sive
et pro anima Ansuaræ olimconjugis meæ
..
afundamentis construere feci, et elevare in pro
prio territorio meo fundamentum et fabricam illam
in loco ubi dicitur confluenti positos inter flumen
Macræ et Vullæ infra ipso castello,quem ego Deo
auxiliante construere feci, nec non fundamentum
et fabricam , quæ ibi provideri factum esse volo,
ut consacrata Ecclesia etc.
...
. =Per sì fatto
strumento , rogato in Lucca da Pietro notaro e
sottoscritto per 10 testimoni, fra' quali veggonsi
Adalberto e Bonifazio figliuoli di esso fondatore,
chiaramente apparisce non doversi questo Adal
berto I. confondere con altro di cotal nome, det
to il ricco e marito di Berta, delle memorie del
quale nullacosa io stimo doversi per me raccon
tare, che le malvagitadi sono più da tacersi che
da porsi alla luce. Per chiudere poi questa leg
genda solamente dirò, che Adalberto I. , fin qui
discorso , avendo suoi sacrilegii ammendati per
tempo, fu innanzi e dopo gli errori suoi magna
nimo e pietoso più di quello che per gli storici
si paia, morto essendo in santa paceprima dell'
890 di nostra salutę.
6
DI SIGIFREDO MARCHESE
INSIGNE GUERRIERO.
Non dee maravigliare che io, seguendo mio
trattato , ponga tra' più notevoli e famosi uomini
di Lunigiana anche Sigifredo , autore de' marchesi
di Canossa, di cui mi sarei taciuto, se non aves
si trovato vero nelle scritture del Fiorentini e di
Giulio dal Pozzo , che Sigifredo trae origine dai
marchesi e signori di Lucca e di Lunigiana proa
vi dei Malaspina; come pure si può arguire dal
commento ancora di Benvenuto da Imola sul xxvii.
canto del Purgatorio di Dante : e se tale non pro
vasselo il Muratori col privilegio di Lotario III.
imperatore , dove tratta delle anticaglie del medio
aevo. Laonde , annoverandolo tra' vanti della no
stra provincia, dirò ch' egli ebbe lungo dimoro a
Carrara e visse intorno agli anni del Signore 900.
qual generosissimo eroe, cognominato il potente
per eccelso nascimento, per averi, per aderenze
altissime ed istrenua bravura nelle armi , dimostra
ta avendola in diverse contingenze ,nelle quali di
venne segnalato e memorabile. Imperciocchè, par
tendosi elli da' suoi paesi per gravi trambusti del
la sua patria, e richiesto da' Parmigiani, da quel
li di Reggio Lepido e altre genti di Lombardia ,
che a difensione fusse di loro terre contro gli abo--minevoli Saraceni che vuotavang Italia , spoglian
do città e struggendo popoli con barbara spada ed
empio fuoco, sollecito armossi di tutta armatura
a cavallo e a corsa con l'elmo in testa , con im
busto di ferro e lancia abbassata incontra i comu
nali nimici , e , traendo a vittoria l'oste Lombar
da, spulezzar fecesi ogni pagano davanti, e libe
rò quelle contrade dal crudele devastamento, Aven
do poi Sigifredo posta sua stanza in quel paese ,
per le molte ricchezze sue, e per le compre ca
stella e possessioni sù quel di Parma e di Reggio
7
fu eletto a signore di tali città; però che, mara
vigliando esse del costui valore, a sudditanza ve
nute erano volontieri di sì magnanimoduca. Odasi
per questo , come di tale signore canta Mario Fio
rentini in una canzona=
Ecco uscir Sigifredo a strane genti
Econquistare i Galli ,
Cui diè Lepido albergo e nobil reggia,
E'n su la Parma corre
De'popoli valenti il freno, e in fuga
Por l'empio Saracin che Roma infesta,
Edi sua bella prole il regno queto
Sostener Sigifredo e Azzo armati.=
Colmo e' di gloria e carico d' anni verso il 948
di Cristo memorando morissi, dopo di avere fab
bricato nel territorio Reggiano alcune bastite e col
locatavi sua dominazione. Di lui, oltre i menzio
nati scrittori e Pietro Alighieri nel commento del
la divina Commedia del padre, parlano ancora
il Sardi , il Sigonio, il Mellini; e ciò sia detto per
finimento più proprio di questa narrazione.
DI OBERTO I. CONTE DEL SACRO PALAZZO
ILLUSTRE CAPIΤΑΝΟ.
Quest' Oberto I , che alcuni chiamano anco
ra Obizo , fu grande marchese d' Italia e insigni
to della dignità sublime di conte del sacro palaz
zo , come provasi per uno strumento del 975 del
lo archivio arcivescovile di Pisa. Nacque egli di
Adalberto III. discendente delprimo Adalberto già
dimostrato , e in buona moglie si prese Margheri
ta figliuola di Ugo cavaliere Ardeburgense, dalla
quale se ne ebbe quell' Oberto II, che nell' an
no del Signore 998 restitui al vescovo di Luni
Gottifredo Malaspina quattro castella, siccome nar
rerò , parlando intorno a tale prelato; ed altri di
lui nipoti ancora ne vennero , per la divisiona
R
8
de' quali, circa il 996 di nostrasalute ,nederiva
rono poi quattro distintissime famiglie d' Italia
,
l' Estense cioè , la Malaspina, la Pallavicina , e
quella de' Bianchi , o de' Ruffi, come notasi nel
l'albero genealogico in fine dell' opera. Fu Ober
to I. assai notabile uomo al suo tempo e per in
gegno e per armi, il quale riputatovivea intorno
agli anni 950. di Cristo : e dimostrò nimistade gran
dissima contra del re Berengario che affliggeva
l'Italia e la Chiesa di Dio. Però, unitosi e' ad Az
zone marchese di Canossa insieme con altri prin
cipi e baroncelli Italiani, chiedéo ad Ottone im
peratore il Grande che venisse dal tiranno a dili
herare ' Italia, come poi fece per Luitolfo di lui
figliuolo. Ma non rimanendo compiuta l'impresa,
chè la morte seguì di Luitolfo medesimo; allora
Berengario vendicossi di Oberto, privandolo di si
gnoria. Quindi avvenne, che questo Marchese ,
più forte nella disgrazia , andasse nel 960 in Sas
soniaconimessiApostolici, ecaldamente ripregasse
Ottone a volere la bell' opera cessare ed estingue
re i mali. E siccome valevole era nell' orazione,
fece sì, che Ottone vennevi in fatti con maggior
numero di soldatesche, e ajutato per altri signo
relli , puose fine, osteggiando, alla tirannia, dette
pace alla Chiesa , restitui al marchese Oberto lo
stato con gli antichi privilegi , e concessegli di
più l'autorità di monetar come principe argento
e oro , però che nella guerra operato avea da va
lentissimo capitano , e sotto questo imperadore mon
tatosi era al più alto grado di riputanza; per quan
to dimostrasi dal Muratori. Fu anche onorato gran
demente per la magnifica ambasceria di Costanti
nopoli , dove per un figliuolo di Ottone stesso an
dò insieme con il famoso vescovo Luitprando
achiedere Teofania sirocchia di Giovanni impe
ratore d' Oriente; e poi, morto che fu Niceforo di
lei genitore, a conducerla a Roma nel 972 , nella
BIBLIOTECA
FONDAZIONE L. FIRPO
TORINO
9
:
quale cittàal figliuolo sposossi diOttoneconistraor
dinaria festa e splendidezza. In tale circostanza il
monarca Giovanni privilegiò il marchese Oberto
di molte prerogative e del titolo ancora di Proto
Spodaro di quello 'mpero. Partitosi poscia d'Ita
lia il Grande Ottone, sendo Oberto assai vecchio ,
sen venne in suo stato a Carrara , ed ivi dimorò
fino alterminede' suoigiorni, cioènel tornodel974,
i quali furono molti e gloriosi,giusta le memorie
diluiperme discorseetratte dallaveritàdeglistorici.
DI GOTTIFREDO MARCHESE
PRELATO DI LUNI.
Secondo che nostra materia richiede di fru
gare in tutte le trapassate etàe trarne fuora iper
sonaggi più illustri di questa provincia , per qui
annoverarli con l' ordine già stabilito diciamo
adesso di Gottifredo prelato savio , pietoso e
memorando , tutto che per altrui scritture sia
fatto chiaro, non però senza fallacia alcuna ,
siccome raccorderemo. Ebbe Gottifredo a suo ge
nitore il marchese Azzone proavo della gran con
tessa Matilda di Canossa , per quanto attesta l' U
ghelli in sua Italia sacra, ed ottenne l' anno del
Signore 980, o in quel torno, il vescovado Lu
nense nello stato de'suoi antenati, e in questa
dignità assai zelatore mostrossi della gloria e del
potere della sua Chiesa. Per tale cagione subito
procurò , che fosse novellamente privilegiata per
lo 'mperatore Ottone II. delle antiche onoranze
con diploma cesareo del 981 , che leggesi nel co
dice Pallavicino del capitolo di Sarzana a car.
58. Correndo poi l'anno III. dell' impero di Otto
ne III , il mese di luglio del 998 questo ve
scovo accrebbe sua Chiesa della signoriadi quat
tro pievi , cioè di Santo Cassiano de Urciola , che
fu la pieve di Saliceto presso a Pontremoli, quel
la di Vico presso aBagnone, quella di Soliera pres
10
so di Fivizzano, e quella di Venelia, detta oggi
di Monti : e queste furongli restituite dal marche
se Oberto II, nato di Oberto I. omai chiarito. Ritol
se ancora nel 998. al marchese Adurando signore
di Ponzano figliolo del fu Azzone del q. Rodolfo del
q.Bonizzone molti altri beni del vescovado, a tenore
di quanto sta scritto nel menzionato codice Pallavici
no e nell' Italia sacra dell' Ughelli. Fu Gottifredo
santissimo di vita, molto sostenitore della immunità
ecclesiastica euomo così intero,che suapaterna sol
lecitudine non mancò mai alla gloriadi sua domina
zione, nè al bene de'suoi popoli, quali resse cristia
namente più oltre ancora dell' anno 998; e nel 996,
volendo egli l' Abazia di Brugnato al suo dominio
ridurre , ebbesi per Ottone stesso imperiale sen
tenza incontro ; e da indi in poi null' altro sap
piamo di lui. Evvi il chiarissimo Giulio dal Poz
ZO che nella VII. narrazione delle sue memorie
su la contessa Matilda racconta, che questo Got
tifredo , poi che fu prelato di Luni , andò a ve
scovo di Brescia; e parimente l' addottrinato Ber
nardo Faino in suo Cielo Bresciano afferma, che
fusse fatto vescovo di quella città nel 960 , e
morisse poi nel 976. Ma noi non possiamo non
maravigliarci di sì valenti scrittori che sono in con
traddicimento con le antiche memorie e autore
voli carte della Chiesa Lunense , già accennate.
Non è però improbabile , che questo vescovo sia
innanzi stato su lacattedra diBresciae poi di Lu
ni; ma che morisse nel 976 è ripugnante al di
ploma di Ottone II , allo strumento fatto in Lu
nigiana con Oberto II. Marchese il 998 , e alla
sentenza che fugli data contro nel 996 rispetto
all' Abazia di Brugnato; conciosiachè dopo morte
non puossi contendere tra' viventi, nè ottener pri
vilegi , e molto meno stipulare contratti. Ciò det
to sia con buona pace di queglino che diversa
mente giudicarono.
II
DI ALBERTO DETTO IL MALASPINA
UOMO FAMOSO.
Tra gli uomini di grido e più onorati del
tempo suo certamente ritroviamo essere stato Al
berto detto il Malaspina cui s' acquistò il sopran
nome di famoso per suo raro ingegno, per virtù
militari , e per avuta stima di valente persona di
corte e di buon parladore. Egli nacque di Adal
berto VII., e fu uno dei pronipoti di quell'Ober
to I. gran marchese di Lunigiana e conte del sa
cro palazzo di cui favellammo. Vogliono che que
sto marchese Alberto menasse Picenna asua buo
na moglie, e che pel primo usasse il cognome di
Malaspina, quale tramandò a tutti li suoi posteri.
Fiorì il notabile uomo nel torno del principio del
secolo XII. , e militò in guisa per lo imperatore
Arrigo , che per alcun tempo molto fu onorato
da lui. Ma poi che Alberto non volle essere a'
danni di papa Pasquale II. , e altamente sdegnos
si nell' animo della presura e prigionia di tale
pontefice e de' suoi cardinali, fatta per lo superbo
Arrigo, assai buona ventura ebbesi lo marchese
di potere senza punizione tornare alle sue castel
la in Lunigiana, dove in pace dimorò infino alla
seconda tornata in Italia di quello imperadore.
Alberto allora con altri distinti baroni concorse
ad incontrarlo, e con pronto parlare e molta fa
condia prima lo salutò, e dopo,avendogli mostra
to come dalla maestà imperiale ebbonsi a rimuo
vere i Malaspina, richieselo di perdono. Per que
sto Arrigo, voltata l'ira in benvolere, e ricorda
tosi della bravura di tal capitano, riposelo novel
lamente in sua grazia, lodandolo assai. Quando
poi Arrigo ricondusse sua oste in la Magna , vol
le che il Malaspina il seguisse e duca fosse di
schiere, il quale nella guerra contro la Sassonia
si mostrò tanto prode, che circa il 111a di lar
12
ghissimi privilegi donollo. In oltre, avvenuta la
morte di Arrigo, seguì anche Lotario imperatore ,
dacui fu amato grandemente, e per lui ottenne
il titolo di grande marchese di Liguria edi prin
cipe dell' impero, In verità egli se ne rese ben
degno; perciocchè molte belle azioni fece in Isve
via incontra a Corrado che al detto Lotario l'im
periale diadema contendeva. Innanzi atutto que
sto il Malaspina, quando stavasi in patria, conte
se con il vescovo Andrea di Luni intorno al pos
sesso del monte Caprione sovra le foci della Ma
gra, il cui contrasto di guerra finì con la pace
famosa, che si conchiuse a Lucca nel 1124 alla
presenza di 60 consoli e molti altri personaggi
qualificati del paese,già da medimostratanel pri
mo libro nell'articolo del vescovo Andrea. Forse
e' truovavasi ancora in sue terre, quando i pre
lati, arcivescovi, vescovi, abati,nobili ecclesiasti
ci e turbe di monaci di oltremonti, pacificamen
te dal Concilio di Pisa del 1134 ritornando alle
lor sedie, furono assaltati per istrada in Lunigia
na dai partigiani dello scisma di Santa Chiesa e
del detto Corrado; per cuialtricon barbaro scem
pio dispersi , altri percossi col ferro, altri prigio
nati, e altri messi a ruba e perseguiti,come nar
ra il Baronio e lo Spandano, appena pochidi es
sicamparono agridare contro sì nerapersecuzio
ne. E il venerabile Pietro abate Cluniacense, il
fatto uomo di testa e di grave senno, appena
giunse a Pontremoli, con lettera lagrimevole potè
scrivere a papa Innocenzo, facendogli l'aspra e
dura storia di que giorni di tribolazioneedi an
gustia, chiamandoli giornate degli empi Senna
)
cheribbi, e invocando ungiusto flagello su tutti i
colpevoli e su le terre di Babilonia. Non lunga
mente poi stettesi ozioso il principe Malaspina,
chè, venendo l' imperatore a liberare lasediaRo
mana dai turbamenti dell' antipapa Anacleto, mi
13
litò frale insegne imperiali, e intesea guerreggia
re contro il re Ruggeri il quale perse la Puglia.
In cotal tempo alla questione insorta tra la Chie
sa Romana e li monaci Cassitiensi Lotarios' inter
pose circa il 1138, e nei giudici adisfinire la li
te misevi ancora il Malaspina savio e prudente uo
mo, giusta quello che attestasi nel lib. 4 della
cronaca di Leone Ostiense. Così questoAlberto per
fatti mirabili di virtù, quasi con la vita compiu
to avendo sua gloria, circa il 1140. fini di vivere
e lasciò alla fama opere luminose da celebrare,
siccome recitaronleGiuliodal Pozzo, il Muratori e
altri scrittori che parlano di quelle età e della
Malaspina famiglia, svariando alcuni il di lui nome
conquello di Isnardo.
DI OBIZZONE I. MALASPINA
DETTO IL GRANDE
Maraviglioso e celebratissimo per arte milita
re , per saviezza e sollecitudine in moltegesta riu
scì Obizzone il grande, nato di Alberto il Mala
spina signore di Lunigiana, descritto di sopra, sic
come lacarta dimostralo di concordia e permu
tazione del feudo di Compiano e Feline, stipula
ta fra il detto Obizzone e li Piacentini l'anno
1141 , quale ritrovasi nell' archivio di Piacenza.
Visse questo marchese in molta grandezza di po
tere e di signoriada ogni manieradipersoneono
rato ; perciocchè non solo dominò lamaggior par
te della provincia Lunese dal fiume Lavagna infi
no a Corvaja oltre Serravezza, e da Montelongo
sopra Pontremoli e da Comano sul Fivizzanese fi
no ad Arcola di Sarzana, eccettuatele castella sot
toposte al Vescovo di Luni, le terre dei marche
si d' Este e quelle dei Bianchi; percuitante vol
te insuo privilegio notasi laterzae laquartapar
te di alcuni paesi, che avea incomuneconidet
ti signori; ma ebbesi ancora nonpoche terre in
14
Valle di Taro, in Valle Scrivia, in Val diTreb
bia, nel principato di Bobbio, su quel di Genova ,
di Tortona, di Como , di Lodi , di Cremona, di
Parma e di Piacenza, dimostrate appieno in suo
diploma, concedutogli dallo imperator Federico I.
nel 1164 in Pavia, ormai fatto notissimo. Stando
si egli in sì fatta possanza, da principio circa il
1155 seguito aveasi la partede' Milanesi, chè per
essi era corso ad afforzare Tortona e a tenerla in
ogni impeto imperiale difesa. Ma poi Federigo I.
ben presto conciliossi l'animo del marchese , e
puoselo con altri amici di Cesare a sostenere il
giudice Barisone : e quindi per molti anni pugnò
per il detto Federigo , intervenendo in tuttele guer
re di Lombardia che tale imperatore fece incon
tro di Lodovico. E come Obizzone era duca va
loroso, di molto consiglio, affaticante e ben prov
veduto; però moltissimo per sue belle azioni Fe
derigo fu ajutato e più fiate rassicurato. Quando
poi questo imperator Barbarossa negli stati Lom
bardi ritornavasi dalla impresa di Napoli con l'e
sercito molto infievolito per i disagi della guerra
e per la trista ventura di gravosa malattia, che
per istrada tolto aveagli di vita da 2000 soldati e
l'oste infermata, in mal punto pervenne in Valle
di Magra, che trovò il passo chiuso su l'Apenni
no di Cisa e di monte Bordone per i collegati
Lombardi . Allora trattenutosi a Pontremoli, dove
segnò diplomi a diversi Comuni di Val di Nievole,
bollati il 29 Agosto 1167, e senza guernimento di
vittuaglie trovandosi e di gente sana per far testa
a' nemici, assai male capitato sarebbe, se il gran
de Obizzone per suo provvedimento non avvesselo
rifornito del bisognevole e tolto dallo scontro del
le ostili squadre, facendolo passare per le sue ter
re alla destra della Magra, e per quel tratto di
paese che due anni prima aveasi in feudo ricevu
to da' monaci diS. Marciano del Tortonese, quel
15
lo appunto che letraccie inparte segnava dell' an
tica via Emilia che da Luni guidava a Tortona ,
per quanto dallapergamena di tale investiturapuos
si congetturare , ch'è nell' archivio di Pavia. Per
questo cammino, per cui da Pontremoli passando
alla curia de Saltu, et de Passano, et de Lagne
to, et in Frascario , andavasi drittamente a santo
Stefano d' Aveto , a Bobbio , e a Tortona, guidol
lo a Pavia di ogni pericolo fuori e salvo della vi
ta, non però sano della persona, chè infermiccio
allor si trovava e giunsevi nel mese di Settembre.
Per sì fatti servigii non è da dire quanto l'im
peratore a questo Malaspina si mostrasse grato.
Dipoi , Federigo partitosi d' Italia con poca lo
de per i danni che recati avea alla Chiesa, O
bizzone dalla parte imperiale cessò, e prese con
siglio più utile, senza curare se fosse men reo ,
cavalcando a oste per altri e per sè , come chie
devano le circostanze. In quegli anni però corse
allo scampo de' Genovesi assediati in Portovenere
dai Pisani i quali con 25 galee, corseggiando con
tro Genova, erano discesi in terra, e depredate
aveano e guaste alcune terre della Riviera .Ligu
stica. Nel 1171 poi, sdegnatosi de' Genovesi , e dal
la repubblica Pisana istigato, con 300 fanti e 500
cavalli assaltò gli stati Liguri dalla parte di Le
vante , e molti danni recò al Comune di S. Gior
gio il quale non così facilmente arebbe le vittorie
di Obizzone rattenute, se li marchesi di Monfer
rato non porgevano contro subito soccorso; per
cui egli in tal guerra perdè alcune castella. Ma
nulla di ciò ridottando, che manchevole non era
mai di animo saldo per contraria sorte che fusse,
afforzossi di genti e d'armi , e nel 1172, partito
si di sua signoria e congiuntosi congli uomini di
Passano e Lavagna,ritornò fino a Rapalo con 3150
soldati , battendo i Genovesi e predando e gua
stando Chiavari, Sestri e altre terre della repub
16
blica. Essa però fieramente gli oppose forza, e
in fine l'anno dopo conchiuseferma pacecon lui,
come il Caffaro attesta nel lib. 2.º de' suoi annali.
Nè per queste cose fu solamente da maravigliare
di grandezza di animo,chè insieme collegatosi con
le città Lombarde e con il papa, fu per Alessan
dro III. pontefice eletto fra' capi della lega e fra
i duci dell'esercito incontro di Federigo medesi
mo, a' danni delquale si provvedutamente operò,
che fu, più che dire se ne possa,dal detto im
peratore temuto. Imperciocchè i collegati incom
pagnia di sì prode caporale tolsero prima quanto
il Barbarossa fatto avea contro la Chiesa; e poi
appresso edificarono una città che fosse, a guisa
di bastita, sedia di quella guerra a ruina di Tor
tona e Pavia, tenutesi con lo imperio: e quella
fortezza , costrutta in onore del detto pontefice ,
Alessandria chiamarono in vergogna di Federigo.
Allora l'imperadore , cavalcando a reprimere così
forti nemici , assediò la novella città; ma presta
mente per Obizzone costretto fu di abbandonarla:
e venendo a giornata campale coi collegati tra
Voghera e Casteggio, fu pertantasconfittada que
sto marchese e dagli altri guerrieri battuto, che
poco mancò tutta l'oste imperiale perdesse, se
condo che afferma il Sigonio. Per le quali cose,
e più per la terribile disfatta cheposcia ebbe neľ
maggio del 1176 presso il Ticino , veggendo Fe
derigo suo abbassamento e molti paesi ribellarsi
da lui e fortuna mutabile mancargli, si procacciò
di riconciliarsi con la Chiesa, e di ricondurre ogni
contesa apace universale. Laonde fu convocata nel
1183 dietagenerale nella cittàdi Costanza a stabili
relaconcordia, e viconcorsero principi,legati , no
bili e ambasciadori di ogni parte: e videsi inquella
solenne adunanza , ad eterna gloriadiLunigiana e
dei Malaspina, lo stesso Federigo imperatore sa
cramentar sul Vangelo fermapaceancheal poten
17
te Obizzone, come puosseneveder testimonionel
le antichità del Muratori, nel corpo diplomatico
del Dumont, e nel registro magno del Comune
di Piacenza, in cui ritrovasi la cartadi questo fa
moso convegno in quella città ratificato. Dopo
così memorabili avvenimenti questo grand'uomo.
poi ognuno che nacque morir si debbe, nel 1185,
o inquel torno, cessò della vita quanto in pace
che in guerra chiarissima, e lasciò dise nobili ri
cordanze, pubblicate ancora da molti scrittori .
DI ALBERTO MALASPINA
POETA PROVENZALE.
Degno di perpetuale memoria fecesi per sue
virtùAlberto marchese Malaspina; poiche fu an
tico e orrevole poeta Provenzale, o come diconsi
trovatore , e cognominossi ancora Alberto Moro.
Egli il terzo genito fu di quel grande Obizzone
di sopra discorso, della cui stirpe n'uscirono al
mondo tanti notabilissimi uomini per ogni sorta
di virtuose prerogative, che ben si può dire av
verato quello che Andrea Torello cantòditale fa
miglia in sua dotta Clio: =
Purpura, Spina, aurum, fasces utriusque Minervæ
Ecce tuæ ostentant gentis utrumque decus. =
Fu Alberto Moro molto della persona destro e
graziato, e mostrò essere liberale, di assai dottri
na, e più dedito a intesser cobbole, serventesi e
canzoni, che alle marziali imprese, per cui sem
bra, che Rambaldo Vacheira lo derida nella ten
zone che riscontrasi nel codiceEstense di taliRi
trovatori. Congiuntosi poi a marito con Beatrice
di Guglielmo IV. di Monferrato, non divenne così
lieto di proleda fare di sè più lungafamiglia; men
tre pare che dalla suadonna solamente ottenesse
una fanciulla, chiamata Caracosa, che maritossi
conAlberto di Gavi. Egli visse in fioreintornoal
T. 11.
2
18
principio del secolo xm , e lasciò alcuni compo
nimenti che non ci recano più dubbiezza alcuna
di essere stato nel noverodi que' primi pocti; pe
rocchè veggonsi essi nei due eodiei Provenzali del
la libreria Estense di Modena , e parimente in
quelli del Vaticano a Roma al N.º 3205,3207 ,
e 3208, come ce ne assicura il chiarissimo Tira
boschi in sua storia di letteratura Italiana, e l'e
rudito Perticari, bendegno di ricordanza per ogni
maniera di purgato scrivere, al capo 14 e 29 def
libro incui tratta di tale poesia. A maggiore con
fermazione della verità posso aggiungere avermi
il culto Sig. Ab. Celestino Cavedoni graziosamente
assicurato , per opportuni riscontri fatti, che anche
adesso leggensi alcune poesie del nostro Malaspi
na nei codici Modanesi. Dopo di ciò parmi giusto
di osservare , qualmente nel primo volume di Bio
grafia universale, tradotta dal Francese idioma e
venuta a luce inVinegia, ed ancora nella storia
Letteraria di Liguria dello Spotorno , holetto con
trarie cose su questo Malaspina. In fatti gli auto
ri di detta Biografia , contro l' autenticazione dei
nominati codici, hanno cangiato il nostro Alberto
Moro Lunense in certo Albertet di Gap, dicendo
che scrisse costui per certa donna Malaspina, qua
le e' si amava, per cui la fallacia invalse di due
nomi di Trovatori. Lo Spotorno poi sembra, che
lo confonda ancor essocom Albertet, o Alberto di
Sisteron , dubitando che i signorí da Castello un
ramo fussero dei Malaspina. Veramente non mara
viglia punto che il nostro Alberto siaci impugna
to senzaragione per li Francesi compilatori di quel
l' opera, mentre i letterati di quel paese cercano
sempre di assottigliare la gloria Italiana e di ag
grandire la propria; maduołci peròche nella edi
zion Venetanonsiasi l'articolo ammendato e chia
rita la verità, come doveasi. Non iscuso in oltre
to scrittor Ligure che , nello accennare il poeta
19
Francese di Sisteron , lasciato abbia di farnemotto.
Ora dunque, perchè laverità confermi ai France
si il loro Albertet, renda a noi il Malaspina, e
mostri Lunigiana ancora così aver porto alla Pro
vénza cantori degni di laude, come argumenti e
persone degne di canto, darò pruova sicura per
li codici Estensi, che Alberto Malaspina esser non
dee confuso con Albertetdi Gap, detto anche Al
berto di Sisteron, perchè in tale città dimorò e
finì suoi giorni. Di tale Albertet sonovisei canzo
ni amorosé , e tra le donne illustri che celebra si
notano la bella Šalvága dei marchesi di Oramolá,
Azalasia da Castello dei marchesi di Massa, un
altra Malaspina e Beatrice di Monferrato che mo
glie fu di Enrico del Carretto. Di Alberto Mala
spina tra le altre poesie leggonši specialmente due
belle Tenzoni con Rambaldo Vacheira e Gugliel
mo Faidit, quali Trovatori, giusta il Tiraboschi,
furono presso il marchese Bonifazio di Monferrato ,
splendido mecenate di que poėti. In verità quel
lo che più avvalora la nostra sentenza sono le se
guenti parole del Trovatore Rambaldo che rimpro
vera Alberto Malaspina in questo modo:
Per que sclamon de vos li Genoes,
Que, mal lur grat, lur empeignes ' estrada
Per que vs tol hom ses deman VALDETAR;
EPEIRA CORVA perdetz vos per follia.
Que Plasensa no os lassa Castainier,
Etol vos terra; è non prendetz veniansa= :
Për tale püngente strofa è chiaro, che Rambaldo
contrasta conAlberto Malaspina; perocchè fuquel
marchese appunto che insieme con Moroėlto suơ
germano vendè ai Piacentini l' anno 1188 li suoi
dominii che possedeva in vallée di Taro: che per
dette la terra di Pietracorva; e fu costretto di a
lienare il poggio di Grondola presso aPontremoli
Comprano, Filline ealtre ville nel Piacentino, sic
..
20
come fancene fede li rogitidel grande e picciolo
registro del Comune di Piacenzaeil tomo 4. del
lastoria dello Ab. Poggiali. In un convegno poi
del 1194 fra i detti Malaspina, i Piacentini e i
Pontremolesi fu stabilito con iscapito dei detti
marchesi doversi distruggere Pietracorva in rifa
zione del castello di Grondola suddetto, a cui al
lude questo verso = E Peiracorva perdetz vosper
follia ; secondo che riscontrasi ne'contratti del
mentovato registro Piacentino. Però il trovatore
Malaspina non puote essere meglio indicato dal
le parole esposte di Rambaldo , aisarcasmi e rim
procci del quale il nostro Alberto marchese co
sì risponde: =
Amondangier vos, etot leur ampier
Sel de Milan ab lurfarsida pansa.=
Acui licenziosamente soggiunge Rambaldo, al
ludendo forse alla concordia del 1200 , stabilita
si tra i Malaspina, Milanesi e Piacentini contro
Parma e Pavia,dalla quale furono esclusi i mar
chesi di Monferrato, in tal guisa: ====
Qu'il vos ciamon lo marches putanier,
Dezeretat, deslial, ses fiansa.=
In fine dicasi che abbiamo ricordi di questo Al
berto Malaspina fino al 1210 per altri contratti;
echeposcia null' altro si è trovato di lui da far
più ampla dicitura, intorno al cui tempo sembra
mancasse dal mondo. Così, stringendosi il discor
so, basti alla verità dell' assunto quanto si è di
mostrato, anche a tenore dell' autorità del Ray
nouard, che si può riscontrare.
DI BUTTAFAVA DEI NOBILI BUTTAFAVA
VESCOVO DI LUNI
Sempre i signori che a reggere Stati per lo
:
21
ro virtù sono posti, deggiono più alle miserie al
trui che alla grandezza riguardare, e , pensando
come l' umana generazione è sottoposta a innu
merevoli mali e traversiele quali avvengono per
moltissime cagioni, con prudente consiglio e mo
desto temperamento devonoponere il rimedio pie
toso, chè mantenga lachiara facciadella pubbli
ca prosperità. Laonde , fu sempre lodevolissimo
quegli che puose l' opera sua con piacere del suo
buon desiderio nel fine dubbioso delle cose mor
tali per rapportare tranquilla pace nei turbamen
ti , senza doloroso rigor di giustizia, e senza of
fensione della vita e dellarobaaltrui. Quest' amo
revolecontegno inveritàsi mostrò nell' ottimo go
verno di Buttafava dei Buttafava che nobili furo
no di Fosdinovo e di Castello, mentre vescovo fu
ed insieme conte di Luni, rendendosi ammirabile
in sua dignità,emolto splendore donando al suo
paeseche inquellaetà appunto fu aggrandito. Per
ciò che nel 1202 incominciossi a edificare in Fos
dinovo stesso il castello per i consoli della terra ,
in luogo detto il Montale, la qual fabbrica po
scia servì di stanza ai marchesi Malaspina che la
comprarono nel secolo XIV, per quanto ci dichia
rano le pergamene di tale compra che si conser
vano nell' archivio di Caniparolą. Il Buttafava,
nipote che fu di Saladino fautore della parte im
periale di Federigo II, nel 1224 dapapa Onorio
III. ebbe la cattedra vescovile e la signoria della
ChiesaLunense, perchè uomoeradi molta virtù,
e neifortunevoli casi provveduto assai e costante,
e talecome que' tempi sgraziati chiedevano. Infat
ti appenaal reggimentosalide'suoi popoli, e inve
stito ebbe dell' arcidiaconato di quel capitolo il
savio Gualtero figliuolo di Balduino di Vezzano
che divenne poi arcivescovo di Genova, fecesi to
sto incontro alle civili discordie e alle usurpazio
pi altrui, che di molto male eranoseme. Quindi
22
con sollecitudine pietosa, qual vescovo e principe,
intese a richiamare la tranquillità nello Stato e
nella sua Chiesa,che molti danni pativa. Ma egli
sempre con paterna moderazione e clemenza ope
rava, che più che il drittodel potere e della for
za si fanno amare. In questa guisa primieramente
compose il popolo di Sarzana che ,percausa di per
duti privilegi, certa rivoltura aveafatto contro la
dominazione vescovile a tempo del di lui anteces
sore: e questapace molte fatiche, molti sturbi del
l' animo e molta spesa costò alla sua vigilanza.
Dipoi, con salda prudenza operando, si a Pietro
d' Erberia cavaliere e grande barone fu sopra , che
arestituire il mal tolto costrinselo, e al risarcimen
to de' danni alla Chiesadi Lunigiana accagionati.
Per il che questo Pietro, vinto dalle buone ma
niere del vescovo e rimorso da sua coscienza, non
solo fece restituzione dell' occupato paese della
contèa di Luni; ma insua morte l' anno 1229do
nò al vescovado Lunese ancora ogni altro suo ave
re , beni, ragioni , castella e vassalli. Dopo di ciò
il prelato Buttafava per ordinamento del papa in
tese aristorare i suoicanonici dei danni avuti per
li fautori di Federigo II imperatore. Poco poi vis
se più oltre, nè ebbe luogo di lasciare più com
mendevoli azioni, essendo che finìdi vita in quel
torno di anni, e suaChiesa assai lo compianse, la
quale serbane ancora quella distinta ricordanza
che al vero merito come premio si concede. L' U
ghelli in sua Italia sacra dà molta lode allo zelo
e sollecitudine di questo vescovo, e i suoi fatti
autentici si cavano dal codice Pallavicino del ca
pitolo di Sarzana.
DELLI DUE CURRADI MALASPINA
CELEBRATI DA DANTE.
La necessitàdi dovere distinguere tra i mar
chesi di Lunigiana il Currado Malaspina l'antico
23
dal Gurrado il giovane suodiscendente trarrà in
lungo questa rubrica più che mia mente s'imma
ginava ; atteso che diversifurono di questo nome
in tale schiatta , e la circostanza richiede ch' io
chiarisca il nobile tratto della divina Commedia
di Dante che parla di loro. E percorrere miglior
acqua, e discernerli altrui come col dito, inco
mincierò a dirediCurrado chiamato l'antico per
questi versi : =
Chiamato fui Currado Malaspina,
Non son l'antico, ma di lui discesi
E poi che gli storici e chiosatori di Dante lascia
no di farne quistione, fuori dell' Ottimo e Ben
venuto da Imola, i quali recano appena confuse
notizie e pochissime, cercando più presto li vo
caboli e le sentenze del poeta, che le storie , non
sarà maraviglia ch' io mi allontanidalla comunale
opinione a determinarlo con l'autorità dei fatti
edelle carte che sarannoperme addotte. E però,
trovato avendo un Currado Malaspina signore di
Lunigiana, favoreggiato pervia di meritiguerreschi
dadiversi imperatori , e particolarmente da Ottone
IV. e Federigo II; e che fino del 1202 inetàdi25
anni convennedelleterredegliEstensiin Lunigiana,
passate nei Malaspina, con il vescovoGualtero di
Luni e suoifratelli, perillododi TruffaeUbaldo,co
menotasi nelle antichitàdel Muratorip. 1. cap. 19;
io dico doversi costui a preferenza di ogni altro
posteriore stimare l'antico : poi che vivuto era da
cento anni circa prima che l' Alighieri scrivesse
la Divina Commedia, e niun altro innanzi a lui
tra i Malaspina s'incontra dicotal nome. Per que
sto il poeta ben giustamente chiamar potealo an
tico , ossia Currado il vecchio, per sceverarlo da
Currado il giovane rispetto a Dante, cui innalzò
con lodi e drittamente dal primo discendea, dopo
la gran divisione del 1221 , la quale distinti fece
24
di feudi imperiali, di stemma, e di fazioni liMa
laspina di Lunigiana, avendosi Currado il vec
chio partito l' ampla signoria e dovizioso retag
giodell'avo con Obizzino suo congiunto e tolta
per sè l' anticainsegna dello Spino secco e quan
to adritta della Magra possedevano : mentre ac
cordò al suo cugin fratello l'arma del fiorito Spi▾
no con tutto ciò che a sinistra del detto fiume
aveansi in dominazione,perdistinguere i loro di
scendenti e le lororagioni. Ora è dasapere qual
mente questo Currado il vecchio, nato nel 1177
di Obizzone II. Malaspina e di Giordana figliuo
la che fu di Guglielmo IV. marchese di Monfer
rato e diGiulia di Santo Leopoldo d'Austria, si fu
autoredella stirpe dei feudatarii di Mulazzo e Villa
franca ; e che fino dall' etàmaggiore di 10 anni in
pubblico parlamento aPiacenzalavendita confermò
delpoggiodiGrondolapresso a Pontremoli il 1197 ,
fatta giàper suo zio Alberto, detto il Moro , ai Pia
centini, atto che vedesi nel grande registro del
Comune di essa città. Rimaso egli ben presto del
genitore orfano, infin da fanciullo mostrò avere
alto ingegno, provveduta mente, e cuor genero
so, tanto che in quelle arti addestratosi , che a
cavaliere onorevolepiù si convengono, e cresciu
to in età, presasi in buona moglie Costanza so
rella di Manfredi principe di Taranto, prestamen
te a procacciarsi fama con operesipose. E inpri
mo luogo, volendo sua ragione sostenere sopra il
castello della Corvara, quale la repubblica di Ge
nova segretamente avea compro damesser Beghi
no feudatario dei Malaspina,fece oste sopra iGe
novesi, e insieme con Guglielmo suo cugino ca
valcò a danni di quella repubblica , predando e
guastando le terre che darsi a lui disdegnavano.
Nè le sue cavalcate furono senza contrario, chè
i Genovesi se gli assembrarono contra con forze
d' uomini d'arme e con altre genti. Ma poco tal
25
guerra durò, perché il marchese di Monferrato,
nel 1212 sostandola, compose lapaceincotalmo
do, che , parendo aCurrado essere poco degna di
lui, tre anni dopo, mentre li Genovesi non pren
devansi guardia, con pedoni e cavalli, arcieri e
balestre corse la seconda volta sopra quel di Ge
nova con molto empito , e tre annicontinui aque
sta guerra sostenne, ripigliando Corvaraper mez
zo di certo Novellone nobile genoveseche futra
ditore della sua patria, secondo i racconti dello
Interiano. Accomodata in fine la pace per 15000.
libbre di moneta , che il Malaspina ottenne inprez
zo del castello conteso , e ritornato nell' amicizia
di quella repubblica, valorosamente ajutolla epu
gnò per lei contro lacittà di Vintimiglia: indi
s' armò a difenderla nelle sommosse degli uomi
ni d' Asti , Vercelli e Alessandria. Inverità que
ste non furono che le prime opere di lui, essen
do che molti più grandi meriti,per virtù guerrie
re, acquistò presso l' imperatore Federigo II, par
teggiandolo e militando con lui; per lo che otten
ne amplissima investitura feudale il 1220. nel cam
po di S. Miniato , pubblicataper Meliorotto Mac
cioni nella causa del ſeudo di Treschietto. Con
seguì in oltre somma gloria in altra guerra del
1241 contro a' Genovesi, quando con Uberto Pel
lavicino vicario imperiale osteggiò per lo mento
vato Federigo, che con molte insegne tutta pre
se la riviera di Levante infino aBesagno. Ma do
ve Currado acquistò più gran nome che mai fu
nello esercito imperiale sotto Parma, quando il
cardinal Montelungo con le genti del papa e il
marchese Azzo VII. d' Este generale della lega
Lombarda difendevanla con mirabile valore. In
questa occasione il Malaspina parve che sua fa
ma vincesse; perciocchè stretta d'assedio la cit
tà per lo 'mperadore , e per lungo tempo bada
luccandosi soventelegenti insieme delli due coer
26
citi con poco acquistare, avvenne che l' impera
tore pensò essere difficile il prendere quella cit
tà, se non fossele ogni vittuaglia fallita; per que
sto e' ristrinse l'assedio , e posesi a sollazzo nel
vicino paese di Vittoria. Ma Dio, cui vuole che
una cosa avvenga, toglie il senno ; chè Federigo
si prese il partito più reo di starsi ne' piaceri. Al
lora il legato pontificio il tempo colse opportuno ,
e nell'ultimo di Febbrajo del 1248 , con grand' em
pito uscendo fuora diParma improvvisamente , rup
pe gli assedianti, ed entrato con prestezza in Vit
toria arebbe avuto prigione lo stesso imperatore ,
se 'l capitano Currado conistraordinario ardimen
to, quasi novello Coclite al ponte , non avesse al
quanto rattenuto il cammino al vincitore. E co
sì fu , che nella fugadi tuttal'oste imperiale que
sto generoso guerriero con pochissimi de' suoi più
valorosi tenne a bada il nemico per le vie della
Terra , infino a che Federigo insieme con altri şi
fossero apprestato sicuro scampo; e quantunque
più d' un cavallo sotto al Malaspina cadesse , ed
egli molti delli contrarii uccidesse, pure non fug
gì il pericolo, chequando non ebbe più intatto
che un solo cavaleggierodicompagnia. Persì fat
ta bravura, che sembra incredibile , più assai le
vossi in singular grido, Troppo lungo sarebbe il
mio parlare, se tutte le operedi Currado il vec
chio anche le meno illustri narrassi , chè in tut
ta sua vita fu commendevole, la quale, come Dio
volle , finì all' intorno pochi annidopo, e i di lui
figliuoli con i suoi nipoti si divisero di nuovo nel
1266, come dimostra il contratto di tale divisio
ne, cui stipulò Vivaldo notaro di Mulazzo il 21
Aprile in detto castello.
Ora poi dico seguitando, che il secondo Cur
rado , detto il giovane, della stessa linea di Mu
lazzo , nato di Federigo I. Malaspina del fu Cur
rado, già discorso,edi Agnese figliuola di Gugliel
J
27
mo marchese del Bosco, è propriamente quegli
che , incontrato dall' Alighieri in sua visione a'piè
del balzo nel Purgatorio, scuopre a Dante il
futuro ospizio che avuto avrebbe in Lunigiana ,
e di cui il Poeta , rimemorandolo come tanto
virtuoso marchese e amorevole inverso de' suoi
Malaspina , farci non potea nè maggior lode, nè
più invidiabile di quanta porgono al mondo que
sti versi onoratissimi dell' ottavo cantare del Pur
gatorio: =
Chiamato fui Currado Malaspina ,
Non son l'antico, ma di lui discesi ,
A' miei portai l'amor che qui s' affina .
O, dissi a lui, per li vostri paesi
Giammai non fui; ma dove si dimora
Per tutta Europa, ch' ei non sian palesi ?
Lafama che la vostra casa onora ,
Grida i signori e grida la contrada,
Sì che ne sa chi non vi fu ancora :
Ed io vi giuro, s'io di sopra vada,
Che vostra gente onrata non si sfregia
Del pregio della borsa e della spada.
Uso e natura sì la privilegia,
Che , perchè 'lcapo reo lo mondo torca,
Sola và dritta e 'lmal cammin dispregia . =
Intanto per meglioscuoprire che questapoesia sol
tanto appella il figliuolo del detto Federigo I. Mala
spina, di quel marchese Federigo cioè di parteGuel
fa , che , fatto prigione dai Ghibellini nella battaglia
diMontaperti nel Senese con altri due fratelli capi
tani del Comune di Lucca, restituiti poi nellapace,
morìpochi annidopo di tale memorandagiornata,in
prima dimostrerò , che Benvenuto da Imola ce ne
porge sicuro argumento; e che tutte le circostanze
inoltre di sua vita convincono appieno essere egli
stato barone magnifico e ospitaliere quanto altri
mai, e grandemente onorato. In fatti il commen
28
tatore Imolese, chiosando un tal passo di Dante
con chiarezza espone Exponitur Vallis Macro
locus , et antiqua dominatio domus Malaspinæ ,
cujus major tunc erat Conradus nepos ex filio al
terius Conradi vocati Magni, qui multum prome
ruit apud Othonem imperatorem=. Di più soggiun
ge=Postremus hic Conradus vitæ cessit absquepro
le, et divisit omnia sua castra et prædiaintercon
sortes suos, eos exortans ad illorum custodiam et
unionem , quam non servarunt . Anche l'Ano
nimo autore dell' Ottimo dichiara, che per Cur
rado antico il poeta intendeva colui che fu pri
vilegiato da Ottone IV. imperatore, dal quale mar
chese per generazione discendeva Currado il gio
vane , che fu figliuolo di un figlio di Corrado il
vecchio ; siccome appunto notasi nella tavola Ge
nealogica posta in fine di questi libri di memo
rie, per sicuri documenti comprovata. Poste in
nanzi così valevoli autorità, deggio narrare che
questo Currado il giovane ,acuila gentile Oriet
ta sua donna partorito avea la vezzosa Spina il
1264 , sì rimase con quest' unica figliasenza redi
maschi a succedere in suo dominio e ricchezze.
Egli non ostante per il contratto più sopra ve
dutodivise nel 1266 congli altri consortisuoi in
torno al retaggio del gran Currado il vecchio, e
per altro istrumento del 3 Settembre del 1281 ,
che vedesi nell' archivio Malaspina di Caniparo
la , dichiarò la dotadella sua moglie, unitamen
te agli altri congiunti che aveanodiviso con lui.
Nello stesso anno comprò i beni delmarchese Al
berto suo zio che aveva in Sardegna, e fecepat
to di famiglia con i fratelli e zii per contratto
dello stesso archivio, per cui dimostrasi bene la
loro concordia. Questo Currado fu anche valen
te in armi; chè due volte liberò Sarzana dal do
minio de' Pisani, e nel 1281 ricevè assoluzione
di scomunica dal cardinal Gerardo di S. Sabina
29
inOrvieto per avere insieme con liparenti suoi
espugnate diverse castella del vescovo di Luni.
Egli riesci pure non meno guerriero che dabbe
ne uomo, pietoso e di grande misericordia , per
cui si commenda nella 6.ª novella della 2.ª gior
a
nata del Decamerone di messer Giovanni Boссас
cio il quale, novellando con istoricaverità, la ven
turadescrive di madonna Beritola Caracciolo, e l
contegnoso e cortese procedere di tale Currado.
Qui non dirò come avvenisse, che 'l buon ospizio
da Currado stesso recato alla tribolata Beritola mo
glie di Arrighetto Capece vicerè in Sicilia per
Manfredi, gli fruttasse moltissima laude , poi che
non piacemi di ripetere quanto fu scritto dalCer
taldese novellatore; ma è si bene da notarsi, che
per curioso, o comealtridirebbono romanticoav
venimento, Spina figliuola di Currado, già vedo
vadi Niccolò di Grignano, con molta allegrezza
de' genitori e lietissime feste nel patrio castello
di Villafranca s' impałmò aseconde nozzeconGiu
fredi Capece il 1282, primogenito diBeritola edi
Arrighetto , per quanto i fatti concordano con le
accennate scritture, e perla prova che il Manni
ci porge in sua storiadel Decamerone. Finalmen
te venne l'ora anche di questo marchese,il qua
le, sentendosi a morte venire, più che mai ad
dimostrò a' suoi fratelli e congiunti sua grande
amorevolezza. Diffatti nel 28Settembredel 1294
fece suo testamentoper mano di Percivallodi Dal
finello da Pontremoli, e lasciò ad essi ogni feu
do , ragione edavere, ediconcordiaefermaunio
ne pregolli, quale in avvenire non conservarono.
Per poi maggiormente comprovare li due Cur
radi, indicati da Dante e fin quimessiinchiaro,
sarà opportuno il soggiungere, che nissun altro
marchese di questa stirpe ritrovasipiù antico del
Currado fautore di Ottone e di Federigo II: pa
rimente che dal 1200 fino al 1306 nissun altrodi
30
cotal nome dei Malaspina di Mulazzo e Villafran
ca riscontrasi estinto fuori di questi dua. Laonde
per tutto l' esposto conchiuderò, Currado l'an
tico esserquello da me in primo luogo descritto ,
ecolui che fa una delle più commoventi predi
zioni dell' asilo di Dante in Lunigiana, dimostrar
si l' indubitato Currado il giovane, in secondo luo
go discorso , cugino che fu del marchese France
schino Malaspina ospite dell' Alighieri, e padre
della marchesa Spina. Avvengache per li menzio
nati rogiti e per il suo testamento verificò quan
to disse di lui il Fiorentino cantore, specialmen
te in questo verso =A' miei portai l'amor che
qui s'affina = E come che l'ombra onorata di
questo Currado diede occasione al Ghibellino va
te d'intessere lo splendido elogio dei Signori di
Mulazzo, così fecegli ancora lapredizionedel gra
dito ostello che Dante istesso nel 1306 avuto areb
be dal marchese Franceschino di Mulazzo con ras
sicurarlo in questa guisa=
Ed egli : or và che il sol non si ricorca
Sette volte nel letto, che 'l Montone
Con tutti e quattro i piè cuopre ed inforca,
Che cotesta cortese opinione
Ti fia chiovata in mezzo della testa
Con moggior chiovi , che d'altrui sermone,
Se corso di giudizio non s'arresta =.
Per la cui sentenza bastevolmente appare come
Dante, avendo cominciato sua misteriosa visione
circa gli anni Domini 1300, ito sarebbe in Val
di Magra a dimorare con li Malaspina della li
nea di Currado ,come avvenne, prima che sette
volte il sole si ricorcasse nel segno di Ariete , cioè
sei anni dopo il principio di detta Commedia. E
poi che questa provincia in quei dì erasi per lo
più il rifugio ora de' Guelfi , ora de' Ghibellini ,
• eacciati o fuggiaschi della patria, trovandovi
31
accoglienza ospitale nei loro mali, non è più nề
maraviglia , nè dubbio, che oltre il soavissimo
Guido Cavalcanti poeta onorevole, li tre faziona
ri de' Cerchi ,li Bonaparte, il capitano Baschie
ra della Tosa, il potente Uguccione della Faggio
la, e tanti altri appresso che vi stanziarono , an
che lo stesso Alighieri vi prendesse tranquillo al
bergo , venendovi di Padova per la via di Manto
vae Parma che per Forncvo mette a Pontremoli.
Diffatto egli verso il finire del mese di Settembre
del 1306 esseregiàdovea presso i Malaspina , con
ciossiachè il sesto giorno di Ottobre di quell' an
no Dante stesso , qual procuratore dei marchesi
Franceschino del q. Moroello di Mulazzo, di Mo
rello e Corradino del fu Obizino di Villafranca,
solenne pace fermò inCastelnuovodi Sarzanacon
Antonio Canulla da Bajona vescovodi Luni il qua
le, dopo di averconteso conl' armi nel 1299 con
i nobili di Viano e altri Małaspinadello spino fio
rito per le terre di Soliera, Moncigoli , Collecchia,
Césirano, e fatta pace con imedesimi, aveasi poř
avuto continua guerra con idetti marchesi di Mu
lazzo e Villafranca intorno ai dritti de' castelli di
Bolano e di Brina che or più non appare. Il pri
mo rogito di sì fatte paci è nell' Archivio Mala
spina di Caniparola, e il secondo ormai bennoto
in quello di Sarzana riscontrasi. Fu poi di così
buon proposito il convegno per l' Alighieri stipu
lato , che il vescovo Antonio, morendo nel 1308,
lasciò per suo codicillo il marchese Franceschino
mentovato a testamentario esecutore di sua eredità,
ciò dimostrando un atto di Gioan di Parente ro
gato il 18 Febbrajo di quell' anno, quale vedesi
parimente nell' archivio Sarzanese. In oltre has
si per vecchia tradizione, che Dante in Mulazzo
abitasse una casa di que' signori, posta sotto la
grande torre del paese, la quale anche a' dìno
stri chiamasi la casa di Dante; e non ha molto
32
chepassò indominiodiunservodegliultimi mar
chesi con tale dinominazione, espressa per pub
blico atto di notaro. Ebbe il poeta inquella ter
ra sì lungo dimoro, che in pacifico ozio dettovvi
li nove canti dell' Inferno dal XVIII. fino al xxvi ,
e, proseguendo suo poema, descrissevi la vergo
gnosavendita della bella Ghisella, fatta dal dilei
padre, il CaccianemiciBolognese, ad Azzone do
minator di Ferrara: la condanna dei frati Gau
denti alle tristi cappe di piombo: le ultime scia
gure de'Bianchi di Pistoja: il lago di pece dei
barattieri Lucchesi: la sublime poesia de' cinque
ladri Fiorentini; e fecevi le descrizioni del lago
di Garda, di Peschiera, del Mincio e dello arse
nal di Vinegia con i bei versi de'monti di Luni
e di Carrara, sovra de'quali ebbe dimora l' indo
vino Aronta. Ecco dichiarato al meglio che ho
potuto quello che alli due Curradi s' appartiene
e alla intellezione dei versi di Dante; come al
di lui primo starsi in Lunigiana: mentre da dire
di lui restaci ancora, quando si parlerà di Moro
ello vapor di Val di Magra.
DI GUGLIELMO MALASPINA
FAMOSO VESCOVO DI LUNI.
Maggiormente risplendè la virtù del marche
se Guglielmo figliuolodi Obizzone II. Malaspina di
Lunigiana e fratellodel gran Currado il vecchio,
quanto più gravi furono le venture ch'egli pati
in que'miseri e barbari tempi ne'quali visse. Pri
mieramente appena che di monaco fu vescovo sa
crato di Luni circa il 1230, dopo il vescovo But
tafava, puose ogni operasua a togliere lediscor
die, chenate erano tra vescovoe popolo pergra
vi rivolture di libertà, e per altre cagioni;per
ciocchè stipulò pace ai Sarzanesi , i quali certe
gabelle e certi debiti del suo antecessore conten
devano, poscia il Comune sottopose di Carrara
33
insieme con altre castella che nel 1235 ribella
ronsi a lui, forzandole ad ubbidienza giurarli e
fedeltà. Indi con vigore operò contro i nobili di
Vezzano, chè tentavano di alcune ragioni dispor
lo di suo vescovado. Ma come che vennero poi
mali più gravi alla Chiesa, persecuzioni e spar
gimento di sangue in Italia per Federigo II. ni
mico del papa, distruggendo gli amici e aderen
ti allaChiesaRomana; quindi fu, che ancoraque
sto vescovo Guglielmo trovossi afflitto per gran
dissima tirannia del detto imperadore. Imperoc
chè, non solo perse diversi paesi per gli aderenti
dell' imperatore, ediManfredi principe di Taran
to, ma, come leggesi in moltestorie,il pontefice,
veggendo la Chiesa di Dio tempestata da Federi
go , ordinò si facesse in Romagna concilio gene
rale, e mandò al redi Franciaeaquello diBreta
gnadue cardinali, che li richiedessero di ajuto ,
enello stesso tempo sommovessono tutti i prelati
d' Oltremonti a venire a concilio per sentenziare
contra di Federigo. Tosto che fu predicata la Si
nodo, essi non indugiarono, e in molto numero
partendo , arrivarono in fino a Nizza. Ma come
lo imperadore avea fatto prendere asua gente le
strade e i passi di Lombardia e di Toscana; co
sì dato fu aiGenovesi, collegati del papa, la cu
ra di condurli per mare ai porti delloStato pon
tificio. Però , armati che furono 60. legni, tutti
que' venerandi uomini di prelature, insieme col
vescovo di Luni e altri Italiani, tosto prepara
ronsi alla partita. Federigo intanto, il quale non
dormiva aperseguir santa Chiesa, mandò inCor
sica al re Enzo suo figliuolo naturale e ai Pisa
ni , chè fuori mandassono loro galee e intendes
sero a prendere li detti prelati, mentre veleggia
vano per i porti di Romagna. Appena l'armata
Genovese tra Porto pisano si fu e l' Isoladi Cor
sica, Enzo e quellidi Pisa con 40. galee fecersi
т. І.
3
34
incontro a lei, e l' ammiraglio di Genova, che to
mo era di poco senno, invece di schivare l' af
frontamento per il pericolo di tanti Padri, volle
si condurre a battaglia, la quale fu aspra e dura
da principio; ma poi sgraziata per li Genovesi ,
perchè rimasero sconfitti. Questo avvenimento di
venne gravissimo, perchè molti dei miseri prelati
annegarono , molti per ira della battaglia gittati
in mare, e molti condutti furono prigioni nelle
caceri di Puglia, intra' quali anche il vescovo
Malaspina che inquell'orribile trambusto di guer
ra avea scampata la vita. Colà per alquanti anni
pati indicibili disagi; e in quel mentre, forzato
da necessità, fece grandissimi debiti che poscia
con la vendita pagò di molte castella del suo ve
scovado nel 1252; e specialmente, per beneplaci
to del pontefice Innocenzo IV., vendè a Nicolosio
del Fiesco il paese di Valerano, Brugnato, Vez
zano , Tivegna , Castiglione , Bracelli , Carpena
e Beverino. Di qui ne venne, che lapossanza dei
vescovi Lunesi cominciò a declinare; e mai pi
non tornò in fiore, come dianzi era stata. Nul
ladimeno Guglielmo, rimessosi in vigoria di for
ze , ricuperò nel 1266 il dominiodi Sarzana,per
duto nelle descritte sventure : e tre anni dopo rieb
be Moncigolo, Collecchia e Soliera conCesirano ,
che Isnardo , Alberto e Franceschino pupillo dei
marchesi di Olivola e Fivizzano aveangli usurpa
to, ai quali tosto infeudò lestesse terre per lo stru
mentodel 1269 che stànelcodice Pallavicinodi Sar
zana e nell' archivio dei signori di Caniparola. In
detto anno finalmente,dopotantimali,infermò : e
sua vita ebbe fine gloriosamente. Fu questo Gu
glielmo un vescovo di buon proposito e costante
in ogni maniera di traversie, e savio e pietoso ,
il quale fu chiaro nelle sue disgrazie per quello
cheabbiamo detto, eperciò che scrivene l' Ughelli.
35
DI GUIDO MALASPIΝΑ
ILLUSTRE CARDINALE.
Il nobilissimo porporato Guido dei Malaspina ,
il quale fino da giovanetto la vana pompa del
mondo sprezzando,vestito avea l' abito Cistercien
se e quasi ignoto in suo monistero dimorava, fu
chiarito da sue virtudi e dai sommi suoi meriti.
Perciò che divenne primieramente abate generale
di tutto suo Ordine monastico, e poi nel 1263 fu
cardinale creato sotto il titolo di S. Lorenzo in
Lucina per papa Urbano IV , cui per sue lettere
scritte al Capitolo Cisterciense , così testimoniò la
bontà e saviezza di questo Guido con tali paro
le,, che uomo era dagli splendori di ogni scien
,, za illustrato , e divenuto fiore odorifero di ogni
„virtù e olio fecondodellasua Religione,,Molte cu
re e molti incarichi di SantaChiesa ebbesi questo
cardinale ; e intra gli altri accennerò, che per sua
prudenza fu legato Apostolico alle corti di Fran
cia, di Danimarca , di Svezia, di Norvegia, di
Sassonia e di altri principi di Germania; e che ,
adempito avendo sue legazioni felicemente , in mol
ta estimazione crebbe in Roma e per tutto, infi
no a che visse. Ora io non discuterò come Teo
dorico di Valdicolore chiamilo di Borgogna, es
sendo che fu a figliuolanza di Religione ascritto
in monistero di stranio paese; ma per quale ar
gumento per me dicasi dei marchesi di Lunigia
na, quantunqe suo cognome non vogliasi chiaro
abbastanza , nè si sappia di quale tralcio dei feu
datarii di questa provincia dirami. E' seguendo il
marchese Giulio dal Pozzo nelle memorie della
contessa Matilda, ripeterò che non monta da far
ne stima, se Guido in que' tempi non usasse di
alcun cognome , chè soleano il più degli uomini
così fare, e più presto i monaci i quali anche il
nomepropriocangiavano. Ma egli,quando fu car
36
dinale, fece assai bene conoscere di essere della
stirpe Malaspina, per l'insegna dello Spino con
mezza Luna d'oro nel campo dell' arma, quale
in ugual modo usò ancoraSpinettailgrandemar
chese di Verrucola e Fosdinovo. E poi che l'ar
ma è il segnale della famiglia a cui le persone
appartengono, così Guido pare si dichiarasse di
tale progenie per via dello stemma; ed è perciò
che mi sono indotto a notarlo fra gli altri Mala
spina. Oltre li menzionati scrittori discorrono dí
Guido cardinale anche il Giaconio e alcun altro
con ammirazione.
DI MORELLO MALASPIΝΑ
CELEBRATO DA DANTE SOTTO L' ALLEGORIA DI
VAPOR DI VAL DI MAGRA.
In prima ch'io faccia scrittura di Morello e
delle sue lodi la bisogna richiede alcun' altra in
cidenza, la quale, schiarando la materia, condu
cami a lui per sicure prove; essendo che fra tan
ti Morelli della stirpe Malaspina, che vi furono ,
precisamente non si conosce ancora qual deime
desimi colui fosse che posto fu in iscena conbel
le allegorizzazioni e vigoroso immaginare dal poe
ta Dante in sua divina Commedia, chiamandolo
vapor di Val di Magra che tempestoso abbattè
i Bianchi su le Picene campagne. E siccome al
cuni asserirono che fusse ilfigliuolo di Currado
il vecchio: altri di Manfredo: altri di Obizino :
altri di Franceschino; e altri in confuso dettero
ad un Morello Malaspina la parte di ospite e di
nimico della fazione dell' Alighieri; così io deg
gio torre lo scambiamento che hanno fatto di lui
gli storici e spositori dello stesso poeta, dichia
rando cosa di più vero le carte antiche compro
vino dell' archivio Malaspina di Caniparola e di
altri luoghi , come sarà notato. Sappiasi dunque,
nella stirpe de' marchesi di MulazzoeVillafranca ,
37
discendenti dal gran Curradoil vecchio qui sopra
descritto , essersi veduti ben cinque Morellidella
stessa casa Malaspina, iquali per la vicinanza de'
tempidi lorovita ponnotrarre in abbagli, se non
avvertasi bene di cui Dante si parli insuo Infer
no, e di cui frate Ilario del monistero del Corvo
discorrasi nella lettera ad Uguccione della Fag
giola. Il primo di essi è Morello di Currado il
vecchio, la cui prima memoria hassi nel tomoI.
della storia dello Interiano, dove mostra chenel
1245 sicollega con iGrimaldi e co' Fieschi a' dan
ni de'Genovesi. Nel 1260 , secondo la storia del
l' Ab. Poggiali , dai Ghibellini è fatto prigione al
la battaglia di Montaperti: nel 1266 dividesi con
gli altri fratelli e nipoti per atto del 21 Aprile
di Vivaldo di Mulazzo: l'anno 1281 il 3 Settem
bre inun convegno parimente con isuoi fratel
li e nipoti dichiara la dota di Berlenda sua mo
glie per il rogito di OttavianodaVillafranca, che
stà nell'archivio di Caniparola: nel 1283 è daiGe
novesi mandato in Corsica per capitano loro con
tra i Pisani, e colà muorecircail 1285; percioc
chè il di lui figlioprimogenito Franceschino, l'o
spite di Dante, otto anni dopo stipulò confessio
nedi debito conaltrosuo congiunto,e nel 1296,
dichiarandosi privo del padre, conchiuse pattodi
famiglia con li suoi cugini Morello di Manfredo
e Obizzino di Federigo di non alienarbeniadal
tri fuori di essi medesimi; e la carta, rogata il
26 Novembre in Villafranca da Atto di Calesa, e
pertinente al quasi disperso archivio di Mulazze,
presso di me siconserva. Inquestaguisa, per ta
li strumenti, vedesi questo Morello, figlio del fu
Currado il vecchio epadre di Franceschino, di
spariredal mondo da circa diecisette anni prima
della disfatta dei Bianchi aPistoja,eda 21 innan
zi che Dante venisse inLunigiana. Il secondoMo
rello, nato di AlbertodiCurrado l'antico , è que
38
gli che, per la vendita de' beni di Sardegna, fat
ta dal suo genitore Alberto a'suoi nipoti il 1281
nel 29 Settembre in Villafranca a stipulazione di
Ottaviano notaro , che vedesi nell' archivio di Ca
niparola, formò la linea dei marchesi di Val di
Trebbia. Costui ebbe per moglie lamarchesa Gio
vanna; nè si riscontra suo nome in altro atto fuor
chè nella carta del 1312 , nella quale si annun
zia già estinto. Per questa i di lui figliuoli Cor
radino , Iacopino e Manfredino insiemecon lave
dova Giovanna loro madre fanno patti con i figli
di Guastavino intorno alla custodia del castello
di Mulazzo per mano di Giovanni di Giuccado
notaro, che stà nell' archivio di Caniparola. Però
devesi arguire , che sollecita morte , avendolo tol
to di vita poco dopo del padre, non abbia avuto
luogo da porre in sospetto di essere statoin con
to alcuno ragguardevole e chiaro. Il terzo si è il
Morello figlio di Obizzino del fu Federigo di Vil
lafranca; ma questi nel 1302 erasi ancora pupil
lo, e solamente il 1306 , useito de' minori, entrò
nella già menzionata pace, per Dante conchiusa
col vescovo di Luni. Il quarto Morello poi è il
figliuolo di Franceschino , l' ospite dell' Alighieri ,
ed elli per verità esser dee fuori di ogni quistio
ne, come tenero fanciullo che nel 1321 al tutore
ubbidiva. Provasi ciò per la elezione del giudice
di Ossollo in Sardegna, contesa dai figliuoli del
fu marchese Obizzino di Villafranca, nella quale
sta scritto : = Obertus de Vernaccia castellanus de
Ossulo insulæ Sardinia electus a magnifico viro D.
Castruccio Domino Lucca tutorio et curator io no
mineper dictis Johanneet Moroello q. Domini Fran
cischini marchionibus Malaspinæ , etab ipso Johan
neper se, èt dicto Moroello ex parte una, et Ma
xioqm. Nicolai de Villafranca procuratorio nomi
ne pro dominis Friderico et Azzone q. D. Oppi- .
cini marchionibus Malaspinæ
....
Acta hæc
39
omnia Lucca Millesimo tricentesimo vigesimo pri
mo die XXVI Februarii &c. Ego Johannes q. Guidi
de Lucca notarius &c. &c. = Il quinto Morello
in fine , che restaci a vedere e che fu dei signo
ri di Giovagallo e Mulazzo e maritodi Alasiadel
Fiesco , più manifestamente apparisce essere il ram
memorato nell' Inferno dall' Alighieri e il più fa
moso di tutti.
Quest' uomo guerriero, nato di Manfredi del
q. Currado l'antico e della marchesa Beatrice, è
il vero ducade'Neri contrario dei Bianchi di Pi
stoja , cui nel 1301 di Gennaro in S. Frediano di
Lucca i beni comprò di Madrignano per il rogi
to di Pietro dell' Era Lucchese ;ed è appunto que
gli ch'io voglio dimostrare. E per ispicciarmi di
tante prove che addurre potrei, la più chiara e
la più convincente pubblicherò. Ella è una pro
cura che questo Morello il 20 Agosto del 1302.
sotto l' indizione xv. fece a Bonaccorsello diGio
vagallo di esigere per lui qualunque somma dimo
neta; e tale atto, che io conservo, disteso fu nel
campo dell' esercito Lucchese contro Seravallee Pi
stoja in una casadi campagna, ove qual General ca
pitano dell'oste de' Neri alloggiava, il di cui prin
cipio e fine è di tal tenore: =Anno MCCC. secun
do indit. xv. die xx. Augusti: Magnificus vir D.
Moroellus march. Malasp. q. D. Manfredi fecit,
constituit , et ordinavit suum nuntium, et pariter
presentem et suscipientem mandatum Bonacursel
lum de Govagallo ad petendum et exigendum et
recipiendum pro eo etejus nomine
&c. Actum
in Lucano exercitu, sito contra Pistorien. et Sera
vallen. in quadam domo in qua hospitabatur idem
D. Moroellus, presentib. Aldeurando de Govagal
lo, Balduccio de Burzono familiarib. ipsius D.
March. testib. rogatis. Ego Petrus de Hera im
perial. auctorit. notar. his omnibus interfui , et ro
gat. scripsi . Chiarito così abbastanza il nostro
40
Morello Malaspina figliuolo di quel Manfredi co
gnominato Lancia, che nel 1253 fu Podestà dì
Milano, secondo il Corio, e che in altrastagione
anch' egli tra' Guelfi pugnò alla memoranda gior
nata di Montaperti nel Senese, al dir del Pog
giali, della quale non vantano le Ghibelline spa
de soledi quel dì più luminoso, comincerò anar
rare quanto fu prodeinarmi,sollecito , affatican
te, capitanodi valorose imprese,secondo il costu
mede'tempisuoi,terribile a' suoi vicini e di par
tito agli altri di sua stirpe contrario, intenden
do arisplendere tra' più insigni faziosi di quel
l' età. Laprima notiziapertanto che ho di luirin
venuto stà espressa nel testamento di Manfredi
suo genitore, il quale, partir dovendo per l' isola
di Sardegna , pubblicollo in Villafranca il di 21
Ottobre nel 1282 per Ottavianonotaro, l'atto del
quale si custodisce nell' archivio di Caniparola.
Dal tenore di questo documento comprovasi, che
la madre di Morello era Beatrice , che Morello
chiamavasi anche Moruccio, e che questo figlio
di Manfredi fu instituito a succedere nel paterno
retaggio insieme con Manfredina unica sorellache
avea, la quale amoglies' unì conPierino diBer
nabò di Casasco nel 1304. Lascierò qui di nota
re qualmente Morello di matrimonio si congiunse
conla rinomata Alagia del Fiesco e quanto ben
lieta prole s'avesse, chè faronne più sotto chiara
dicitura. Convienmi intanto recare , che dopodi
aver elli diviso i comuni beni con Franceschino
eBernabò figliuoli del fu Morello e con Alberto
del fu Currado suoi stretti congiunti il 28 Gen
naro 1293 per il rogito di Piero di Giovanni di
Mulazzo, e dopo che nel Novembre del 1296 eb
be conchiuso patto di famiglia con il detto Fran
ceschino ed Õpiccino del fu Federigo Malaspina
consorti di non alienar beni agli strani e di suc
cedersi in mancanza di figli , o dei figliuoli dei
/
41
figli medesimi, studiossi alle genti mostrare suo
gesta; chè inLunigiana, contro lasignoriadelve
scovo di Luni e de' Pisani, s'impadroni nel 1299
di Carrara e Lavenza in compagniadiFranceschi
no dei marchesi di Olivola, Guelfo di suo me
stiere. Avvenne in oltre, che i Milanesi chiama
ronlo in quell' anno stesso, chè general duca fos
se dello esercito loro contro la lega dei marchesi
di Monferrato, di Saluzzo e Ferrara, uniti alle
città di Bergamo, Cremona, Novarra, Vercelli e
Casale che a' danni si mossono dei Visconti e di
Milano , per cui battagliando , sì bene operò , che
lieti fece i Milanesi della vittoria e sè degno di
molti premi. Due volte ancora combattè contra i
Pisani, e più cose fece in Val di Magra di mi
nor conto. Laonde, riverito e' per nome porten
toso nell' arte militare, i Lucchesi recaronsia ven
tura di dare fino del 1301 a questo Malaspina,
che si professava Guelfo nero di parte, il gene
ralato di tutte le milizie dei Neri controlafazio
ne Biancadi Toscana,dopo losbandamento ch' es
si avuto aveano per iBianchi di Pistoja, per cui
trealtri contratti potrebbonsi ancora citare di que
sto Morello che dai notari Lucchesi in S. Fre
diano si registrarono in quell'epoca , se l'avve
nimento fusse anche dubbio. Intrattanto , rauna
tesi in Lucca 600. cavallate e dieci mila pedoni
di parte Nera, sì valente caporale nella estate
del 1302 condusseacampo tali forze contro Sera
valle e Pistoja, e fattosi assedio, poscia ingaggio
battaglia nei Piceni campi ne' quali ruppe e scon
fisse con tanta uccisione e ruina li Bianchi, per
GiovanniGiacocci guidati ,chenonsolamentepre
se Seravalle , ma cacciati furono i nemici anche
di Pistoja. Poi appresso messer Corso de' Donati
disertò Firenze, mettendola a ruba e bruciando
le case dei Bianchi, fra le quali distrutta fu la
propria di Dante Alighieri , cui finodel Gennaro
42
del 1302 rimaneasi fuoruscito per la sentenza di
Cante Gabrielli podestà di Firenze che della pa
'tria il privò , mentre a Roma si stava ambasciado
re presso il pontefice Bonifazio; e poscia come
contumace a perpetuo bando condannollo, e alla
pena del fuoco se fosse preso. Per questa mala
sorte
,
andando l' Alighieri esule per l'Italia,
vennesi nell' autunno del 1306 a dimorare tra i
Malaspina in Valledi Magra. E per rimpiangere la
sanguinosa catastrofe di cotant' onda civile , fece
predire nel canto xxiv. del suo Inferno a Vanni
Fucci tali avvenimenti in questa guisa: =
Apri gli orecchi al mio annunzio , e odi:
Pistoja in pria di Negri si dimagra,
Poi Firenze rinnuova e genti e modi.
Tragge Marte vapor di Val di Magra,
Ghe di torbidi nuvoli involuto ,
Econ tempesta impetuosa ed agra
Sopra campo Picen fia combattuto ;
Ond' ei repente spezzerà la nebbia,
Sì che ogni Bianco ne saràferuto :
Edetto l'ho , perchè doler ten debbia.
Proseguendo Morello a reggere sua fazione Guel
fa , anche nel 1305 l'oste condusse dei Lucche
si un' altra volta al difficile assedio di Pistoja,
perchè dal valore di Tolosato degli Uberti rinvi
gorita si era di genti e di modi ; ma fu condot
ta alle più lagrimevoli strette di dura fame, non
istante che ributtasse gli assalitori. Finalmente
nel 1306 oppugnata rimase, e, guastesue mura,
dovè sottostare alla legge di ricevere il podestà
di Firenze , di Lucca il capitano del popolo. Pe
rò il temuto Morello, che per due volte cosper
se avea di stragi le sponde amene della Nievole
e dell' Ombrone, fu il primo capitano del popo
lo tra' Neri che dominasse la Ghibellina Pistoja.
Standosi e' colà fino del 21 Aprile in tal grado ,
43
intese in quell' anno stesso ad aggrandirsi di pa
trimonio con privati acquisti di terreni sul Pistoje
se che furono di Dino degli Ammannati; e nel
25 di Agosto del medesimo anno fece per mano
di maestro Pietro notaro aperta procura a Gual
terio di Giovagallo, perchè riscuotesse 600. lire
dagli altri Malaspina in Lunigiana, da lui paga
te per il castello Sarzanese e per le guardie del
loco. Per tale scrittura dell' archivio di Sarzana,
trà gli atti di Gioan di Parente notaro, sempre
più confermasi, ch' egli è quel Morello assente e
complice della pacedi Castel-novo che Dante per
li Malaspina di Mulazzo stabili da 40. giorni dopo
conil vescovo Antonio Canulla di Luni,per la di
cui parte l' Alighieri non appieno assicurane la rati
fica. Sul finire poi del 1307 il capitano Morello
ricomparve in Lunigiana; poi che a Verrucoletta
presso Villafranca ricevè confessione di debito di
cencinquanta fiorini d' orodal marchese Franceschi
no del fu Bernabò, con la cessione di Olivo
la, Montevignale , Borgo-nuovo, Finale , ei
dritti su Groppo-Sanpiero , fino alla restituzione
della somma di tale moneta, carta dell' archivio
di Caniparola che rogòFrancesco diArduinonotaro.
In questo correre del tempo il Comun di Fi
renze insorse contro a Morello per li compri be
ni dell' Ammannato , chè notati aveali ne' suoi
stanziamenti come di pertinenza di un ribelle pro
scritto , quale sì fu anche Dino degli Ammanna
ti; e per ciò torre al marchese voleane il posse
dimento. Morello allora alquanto dispettò de' Guel
fi , e così forte sostenne alla questione,che final
mente nel 1309 dal Gonfaloniereedai Priori del
l' Università Fiorentina ebbene favorevole senten
za e pacifico possesso , il cuiatto si leggenel tan
te volte menzionato archivio di Caniparola con
1' autenticazione di cinque notaj. Accomodate co
tali contes evenne intanto il Gennaro del 1310;
44
eper ilx. tomo delle delizie degli Eruditi sia
mo assicurati che Morello di Manfredi con Cor
radino Malaspina fu in Firenze in quell' epoca a
ratificare , insiem econgli altri fazionarii , il giura
mento di ubbidienza al pontefice Clemente V. , per
la rivocazione dell' interdetto. Vuolsi ancora che
nel 1313 e' corresse in favor de' Guelfi Lucchesi
al combattimento del ponte Tetto, dove pure in
tervenne il marchese Franceschino di Bernabò ,
poi che appo il Mussato ritrovasi che fuvvi un
Marcello Malaspina; ma in quella stagione può
credersi parimente fosse il fratello di quel Cor
radino che nel 1310 giurò tra' Guelfi a Firenze
ubbidienza al pontefice. Comunqueciò sia,peral
tre memorie sappiamo che, venendo l'imperatore
Arrigo VII. conte di Lucemburgo in Italia, invi
tato da Clemente V. a prenderela corona di fer
ro e quella d'oro, e a frenare le gravi fazioni
che vi trabalzavano signorie e averi, diversi dei
Malaspina furono dei primi che in comitiva ono
rata andassono ad inchinarlo , tra' quali un Mar
chese Morello e il marchese Franceschino, l' ospi
te di Dante. Insignito Arrigo della ferrea corona,
dimostrò ai Malaspinadistinta benevolenza egran
de fiducia ; perocchè ad un tale Morello commi
se di andare nel 1311 a Brescia per suo vicario
imperiale , e a Franceschino di Mulazzo di essere
suo vicario a Parma, di dove talemarchese scris
se lettera a Sarzana conattestazione di questa sua
dignità a messer Bernardino di Lucca generoso
soldato e vicariodi Lunigiana sotto il dì x1. Maggio
di quell' anno , cheinsertaritrovasiin un atto diGio
an di Parente notaro nell' archivio Sarzanese. Non
ricerchiamo per ora qual dei Morelli Malaspinasi
fosse il vicario di Brescia, chè facile nonè a de
terminarsi, e proseguiamo a dire del nostrocapi
tano de' Guelfi Neri. Dimorava e' nel 1314 in sua
signoria, quando s'interpose che la Rocca Sigil
45
lina di Lunigiana ritornasse al dominio del vica
riodi Pontremoli, poiche Seratto dei Seratti avea
la occupata. Sforzossi pure che Franceschino di
Mulazzo desistesse dall' osteggiare in Val di Ma
gra contro il cardinal Luca del Fiesco, perchè
non voleagli restituiré le ville di Teglia, di Zer
ri e di Rossano, devolute alla casa Fiesca per la
concessione di Pontremoli con suo territorio, ot
tenuta dallo imperatore. Ma indarno Morello fe
cesi paciale , chè Seratto non volle aderire , e
Franceschino , ajutato da Giberto da Correggio
con alcuni fanti e 50. cavalli, durò laguerra con
danni e stragi d' ambe le parti fino verso il 1319;
efu pace, percausa di Roberto rèdiSicilia. Nul
l'altro di più sappiamo di Franceschino edi Mo
rello vapor di Val di Magra; se non che questi
morìcirca il 1315, equegli che fu l' onorato ospi
te di Dante nel 1320 mancò.
Venghiamo adesso adimostrare, come per me
si dica moglie del capitano Morello fin qui de
scritto quella sì buona Alagia figliuola di Niccolò
del q. Tedice di Ugone Fieschi dei conti di La
vagna, la quale meritossi cotanto di essere con
lode particolare riguardatadal Fiorentino Alighie
ri, così parco lodatore, che nel XIX. canto del
Purgatorio induce il papa Adriano Fiesco ad as
semprarla virtuosa in tal modo : =
Nipote ho io di là chiamata Alagia
Buona da sè: pürchè la nostra casa
Nonfaccia lei per esempio malvagia :
Equesta sola m' è di là rimasa.
Questi nobili versi , uscitidalla severa pennadel
l'esule Ghibellinopoeta, fanno subito crederech'el
li abbia avuto argumenti della di lei bontà , di
cui non è da dubitare; masembraancora che sia
stata madre del suo cortese benefattore il mar
chese Franceschino diMulazzo , lo chenon è ve
46
ro , siccome bisognerà convincersi per li documen
ti che dimostranla donna di quel Morello detto
anche Moruccio che fu sconfiggitore de' Bianchi di
Pistoja. Correvano gli anni di Cristo 1305 , quan
do questo Morello erasi ancora alla testa de' Guel
fi , che questa madonna Alagia ricevè in Genova
dal cardinal Luca del Fiesco l' usufrutto di suoi
beni per il rogito di Guglielmo Pelliccia, e in ta
le contratto dell' Archivio di Caniparola non ram
mentasi come vedova , ma come che si ritrovasse
presso de' suoi e lungi dal marito, senza farsi mot
to della cagione. Nel 1315 poi da frate Berenga
rio generale maestro dell' Ordine de' Predicatori
in una Bolla d' indulgenze di quell' Instituto, cui
segnò nel Capitolo generale in Bologna e allamar
chesaAlagia diresse,come vedova di Morello s' an
nunzia. Infatti Manfredo e Luchino di lei figli e
del fu Morello Malaspina inquell' anno stesso fan
no procura aPietro di Nascimbene di Ferrara, per
mano di Pietro Dalfinelli notaro, intorno a certi
interessi con l' Arciprete di S. Terenziano. Così
per tali carte dell' archivio di Caniparola discuo
presi quali figli ebbesi Alagia è quando rimase pri
va di suo marito. Un altro pubblico strumento ,
rogato in Genova nel 1321 per Opiccino di Lu
parello di Virgoletta , dichiara parimente Alagia
esser vedova di Morello Malaspina. Quello poi che
a più chiara luce pone la celebrata Alagia come
congiunta adonna con Morello , detto Moruccio
del fu Manfredi Malaspina di Giovagallo e Mu
lazzo, è la compradi certi luoghi di monte, fatta
da questa vedova marchesa, in cui apertamente
attestasi , che Manfredina sorella del fu Morello
di Manfredi ecognatadi Alagia avea shorsato 160.
lire di prezzo ai venditori Federigo e Valentino
dì Bernabò di Cantello in Genova il 3 Gennaro
1326 , rogito di Ser Matteo di Passano Genovese.
Siamo inoltre istruiti che Alagia ebbe anche una
47
figlia chiamata Fresca, la quale prima del 1327
fu amoglie conduttadaMarcoaldo del conteRug
gieri di Dovadola , di quel Ruggerimedesimo che
nel 1303 fu Podestà di Firenze e conte Palatino
in Toscana. Questa giovine sposa che di Morello
del fu Manfredi si chiama figlia nell' atto 29Mag
gio 1327 , in cui fa cessione alla vedova Alagia
suamadredi 1000. libbredi moneta, è anche più
dimostrata nel 1331 nella procura fatta dal con
te Ruggieri di Dovadola a Giovanni Maffei Fio
rentino di riscuotere 1500. fiorini d'oro di dota
di essa Fresca dalla vedova Alagia di lei madre,
a stipulazione di Petruccio di Maso dei Gismondi
giudice di Forlì. Nulla di più occorrer potrebbe
achiarire tanto il discorso Morello quanto Alagia
sua consorte; ma pure non voglio lasciare indie
tro una chiarissimaattestazione di pubblico stru
mento che tutta discuopre la casa di Giovagallo
e Mulazzo. Una istanza ella è del 23 Novembre
1349 , indiritta all' Arcivescovo Gioan Maria Vi
sconti duca di Milano dalla marchesa Argentina
Grimaldi vedova di altro Morello, e poscia mo
glie di Galeotto Malaspina marchese di Fosdino
vo, per riavere la metà del castello di Croce in
Val di Trebbia. Per questa scrittura dell' archi
vio di Caniparola espone, qualmente ilfu Morel
lo detto Moruccio del q. Manfredi Malaspina ge
nerò nella fu Alagia del Fiesco sua consorte cer
to Manfredi che questo Manfredi generò Moru
ello che fu marito di essa Argentina; e che di
lei e di suo sposo Morello ne nacque Giovanni, il
quale; essendo morto fanciullo dopo del padre ,
avea per nome ereditario lasciato a lei ogni drit
to di una parte di quel castello, diviso in fing
del 1293 tra Alberto di Currado il vecchio, Mo
ruccio di Manfredi, e Franceschino di Moroello.
Ora non resta più altro da dire di Alagia, che
in sua vedovanza per lo più visse a Genova ; e
48
chefini suoi giorni poco dopo del 1335. Da tut
to il fin qui esposto parmi che siasi abbastanza
provato qual dei Morelli Malaspina Dante appel
lato abbia in suo Inferno, e come la commenda
ta Alagia del Fiesco fusse mogliedel capitano dei
Guelfi Neri di Lucca, non senza maraviglia degli
uomini eruditi a vedere, che il poeta Alighieri
fecesi lodatore della donna del suo contrario di
parte. Ma però egli era uno de' più stretti con
giunti di quel Currado che l' ospizio annunziogli
di Lunigiana e diqueglino stessiche benignamen
te l' aveano accolto.Erano essi padroni dellamag
gior parte della riva destra della Magra che dal
le sue sorgenti Apennine di monte Orsajo termi
nail corso alla punta estrema di monte Caprio
ne , chiamata del Corvo , dove bagnalesue pen
dici nel mare di sotto Sarzana. Lunga catena di
benerti poggi dalla Cisa di Pontremoli svolgesi a
cerchio in due, la quale, ora dilatandosi adestra
eora asinistra stringendo sue falde, allarga tal
volta la via al maestoso fiume e forzalo talora a
correre più angusto sentiero, guidandolo alla de
liziosa marina spiaggia. Appena muovesi il fiume
alla volta di Filattiera nobile retaggio della fio
rita Malaspina, ove Obizzone il grande rasserenò
il primo Federigo imperatore nei pericoli minac
ciati dalla lega Lombarda, che fertile ed ampia
valle dischiude, coronata di frequenticastella che
i Malaspina da rimotissime età signoreggiarono.
Fra queste sul dorso d' un monte alladestradel
fiume surge il rigoglioso Mulazzo con il suo Grop
polo che dominalavallèa, e sente di faccia ilCa
prio dalle balze Sigilline furiosamente precipitar
si nella Magra, mentre più sotto vede il minac
cevolBagnone che rodeilsasso delsottoposto ca
stello di Villafranca, soggetto ai discorsi marche
si con la loro Tresana , il Guelfo Giovagallo , il
suo seguace Lusolo, il Ghibellino Casteoli e la
12
49
la contesa Podenzana più ad essirimota. Colà sư
dunquenel fortunato Mulazzo,sedia maggiore dei
nipoti del gran Currado il vecchio, dalla parte
venendo di Parma per la descritta via, la prima
volta stanziò il fiorentino Alighieri presso i men
zionati marchesi. Nè ristette egli nelle sue pelle
grinazioni di ritornarci; e le prime accoglienze
che gli fruttarono pace e onore, lo ricondussero
la seconda volta in Lunigiana per la via di Reg
gio Lepido, la quale passavapresso il picciol moni
stero di S. Bartolomeo sopraSassalbo, le cui rui
ne chiamansi ora lo Spedalaccio , indi a Fivizza
no e poscia all' Aulla, e di là a Mulazzo. Ma
quando ciò precisamente accadesse ben discusso
nonèdagli eruditi scrittori; quantunque siavi chi
abbia creduto fosse nell' autunno del 1308 , eal
lora ito fosse a salutare frate Ilario prioredel mo
nistero degli Eremitani di Santa Croce del Cor
vo, peraffidarea lui la cantica dello Inferno, ас
ciò inviassela al comune amico Uguccione della
Faggiola. Di quindi posciasi accomiatassedal pru
dente frate per andare oltramonti, dopo di aver
albergato in quel romitorio , posto su la punta
estrema di monte Caprione, ove la Magra termi
na il corso , che fondato fu nel 1176 per Pipino
vescovo di Luni, e cessò nel 1452 per Bolla di
Niccolò V. papa. Qui la materia guiderebbemi a
trarre alcuna congettura sul Morello vicario di
Brescia per Arrigo VII. e su lapretesadedica del
Purgatorio di Dante,perdiscuoprire chi siasi sta
to quel famigerato Morello Malaspina, a cui l' Ali
ghieri, giusta la nota lettera di frate Ilario, in
titolava la seconda parte di sue cantiche; però
che il poeta disvelò al saggio priore del Corvo
tutti gli arcani suoi, dichiarandogli aver coll' In
fernodato onore al suo Veltro allegorico edi voler
dedicare il Purgatorioalgran Morello. Ma invero,
senonsopprimonsi ifurori di parteGuelfa . Ghi
T. IL
4
50
bellina , io non saprei qual' altro Morello Mala
spina invenire fuori del figlio di Manfredi e mari
to di Alagia, che abbia potuto meritare così bel
la onoranza. Io farò qui alcune osservazioni, e
poscia crederà ognuno quanto più gli aggrada in
torno a questa generosa retribuzione che l' Ali
ghieri intendeva di fare ai Malaspina, dopo di
averli per ogni genere di laude esaltati. Giusta le
incontrastabili premesse, il Morello vicario di Bre
scia, equello a cui si crede aver Dante dedicato
il Purgatorio , essere non potea il padre dell' o
spite di Dante, perchè morto erasi inSardegna fi
no del 1285: non il figliuolo del marchese Alber
to di Mulazzo , perchè cessò di vivere prima che
Arrigo imperatore giungesse in Italia: non il figlio
di Obizzino e di Tobia Spinola, perchè nel 1306
usciva appena di esser minore: non il figliuolo
di Franceschino di Mulazzo, perchè in quel tor
no di anni addestravasi tra gli imberbi fanciulli ;
non finalmente alcun altro Morello privo di no
minanzache nonavesse combattuto per lo innan
zi con gloria nelle guerre o di Romagna o di To
scana , e procacciato non si fosse in qualche mo
do valevole considerazione. Avvengachè sconcia
adulazione stata sarebbe quella di collocare nel
novero di tre magnanimi eroi, ai qualiDante ma
nifestato avea di offrire le tre parti dell' opera
sua , taluno che o giovanetto, o da poco, non
avvicinavasi ad emular gli altri dua nellacelebri
tade e nel merito. Fra tanti Morelli adunge del
la casa di Villafranca e Mulazzo il più valoroso ,
il più rinomato, il più grande in quella stagione
è il figliuolo del fu Manfredi Malaspina per me
descritto. Ma egli fu capitangenerale della taglia
Guelfa; e però sembra incredibile che Dante ab
bia voluto dare attestazione si bella di stima al
feroce oppugnatore dei Bianchi. Eccoci pertanto
all' intricato nodo che disciorre non potrebbesi
51
facilmente, che in questa guisa, o stimando sup
posta una tal dedica, o concedendola al Morello,
detto Marte vapor di Val di Magra ; poi che di
lui piùdegno fin quì niun altro si ritrova. E quan
tunque non sappiamo concertezza, s' egli si con
vertisse al Ghibellinesimo per divenire tanto be
nevolo all' Alighieri che dianzi usato avea di can
giar parte; siamo tuttavia accertati , che alcuni
anni contese co' Guelfi per li beni dell' Amman
nato : che nel 1313 in Ruscaterra dei Fieschimi
se in libertà certi Cremonesi e Bergamaschi, ar
restati in suo castello di Croce in val di Trebbia
per via di gabelle: che , secondo la storiadel Pa
dre Campi, in quel tempo favorivale ragioni del
cardinal Luca del Fiesco, turbate dal marchese
Franceschino di Mulazzo; e che finalmente il can
tore del purgatorio vi lodava la virtuosa Alagia
moglie di tale Morello e a lui riunita. Per tutte
queste verità sembrami non ripugnare, che il pro
fugo Dante nella seconda venuta in Lunigiana
animo generoso e ben degno truovasse nel fatto
uom di senno Morello di Giovagallo; e che, ag
guardando il solo gran merito , sopprimesse al
quanto il dolore de' passati mali , e spinto ad of
frirgli si fosse i mirabilissimi canti del Purga
torio. Nè male si appose l' Alighieri, chè riesciva
a perpetuargli maggiore encomio sì bella virtù,
liberamente dischiusa da libero e onorato cuor
Ghibellino , a cui parer non dovea nè insolito,
nè strano sì mirabile consiglio.
DI GHERARDINO MALASPINA
INSIGNE PRELATO.
Questo Gherardino Malaspina vescovoe pren
ce di Luni, che sul principio del 1308 fu adAn
tonio Camulla succeditore, come dall' atto racco
gliesi dello archivio di Sarzana, per cui lasciò a
suo testamentario esecutore il marchese France
52
schino di Mulazzo, deesianch' esso collocare tra'
meritevoli di ricordanza, non tanto per causadi
suo ecclesiastico grado, quanto perleventureche
lo colpirono . Diciamo pertanto, che Gherardino
era secondo genito di Alberto Malaspina marche
se di Filattiera e di donna Fiesca del conte Nic
colò del Fiesco di Lavagna. Egli prima di ogni
altra dignità Piovano stettesi in SanPiero incam
po di Lucca: e forse quel Gherardino Malaspina
sarà, notato nelle Delizie degli eruditi del P. Idel
fonso al tomo IX, che nel 1280 ai 3. Gennaro in
Fiorenza trovossi tra' Guelfi promettitori della pa
ce ai Ghibellini, quando si ricomposero le conte
se fra' Pisani e 'l Comun Fiorentino. Macome che
elli avea famadi essere di molta dottrina edi gran
di virtù ornato, perciò li canonaci di Luni, ai qua
li nominarsi il proprio vescovo apparteneva, fino
del 1308 conelezione capitolare a papa Clemen
te V. il richiesero nel mese di Febbrajo, cui alla
scelta aderì , e nel torno del 1311 sacrollo vesco
vo per quella sedia vacante. Erasi in quel tempo
anche in fiore lapotenza del vescovado Lunese,
che di altissime prerogative godea, e tra le altre
coniava monete d' ogni valsente, da una banda
improntate dell' immagine di Cesare e dall' altra
della mitra e pastorale, perdiploma dello impera
dore Ridolfo I, concesso l'anno 1285 ad Enrico
di Faceto vescovo di Luni , come apparisce per il
codice Pallavicino del capitolodi Sarzana , in cui
ecci ancora il comandamento di questo Enricome
desimo del 1273 cheprescrive il pomposo e solen
ne ingresso de' vescovi di Lunialla loro cattedra
nell'atto di prenderne possesso,giustale costuman
ze antiche. Però che essi doveansi accompagnare e
servire da' vassalli , conti, baroni e feudatari , e
atti farsi di sovrana potestà, che spettacolo e spe
sa grande avea da mostrare. Il vescovo Gherar
dino poi ebbeassai malasorte insua dignità,per--
53
chènonavendo volsuto laparte imperiale segui
re all' impresa di Firenze, edi ciò indignatosiEn
rico VII, fu per decreto Cesareo del 23 Febbrajo
del 1313 inPoggibonsi privato d' ogni onoranza,
feudalità e laicalepotere. Tale documento leggesi
nell' archivio Sarzanese alla carta 26 del vecchio
registro. Ma poi Dio che volle suaChiesa di que
sto coronato offenditore diliberare e toglierlo con
la morte, subito Gherardino levossidalla abiezio
ne, in cui avvallato si stava, che Sarzana còn
molte castella ricuperò. Allora cominciarono isuoi
Malaspina medesimi a contendere contra lui. E poi
chevide nonpotere salvar sue terreed esserecac
ciato daparenti, rifuggissi a Fucecchio in queldi
Pisa, lasciando ladifesadi suo Stato al suo viscon
te generale Castruccio Interminelli di Lucca, a
cui fino dell' anno 1312 dato avea potestà di fab
bricar fortezze , condurre eserciti ereggere lo Sta
to, come suo discreto giudizio credesse. In fatti
si trova che il 7 Marzodel 1312 ilCastracani pub
blicò ordinamento della custodia e delle guardie
del castello di Sarzana, siccome visconte vescovi
le della provincia, etale carta stassi infra gli at
ti di Gioan di Parente notaro Sarzanese. Perque
sta carica il valoroso Castruccio prese animo adi
venirpadrone di Lunigiana eruina degli altri mar
chesi. Contutto ciò sopra Gherardino valse lama
la ventura; avvegnachè, vivendo egli più oppres
so da gravi cure che dalla età, l'anno 1321 cri
stianamente mori. Fu cotal vescovo magnifico di
ogni cosa più che dire si possa , e facendo sover
chie spese, così avvenne che di molti debiti si
gravò, e non potendo suoi creditori pagare, ven
dè moltagiurisdizione e lasciò più debole chemai
lasignoriadel vescovado; purenonmancanoscrit
tori che rammentando con onore. Tra questi no
tiamo il Fiorentino Dante che nella letteraai Car
dinali in questo modo il commenda: = Ha mater
•
54
piissima, quos in aqua a spiritu generas tibifilios
adruborem! Non charitas,non Astræa, sed filiæ san
guisuccæ factæ sunt tibi nurus,quæ quales pariant
tibi focus , præter Lunensem Pontificem ( civè Ghe
rardino ) , omnes alii contestantur = Parimente
Aldo Manuzio nella vita di Castruccio, l' Ughel
li nella Italia sacra e Giulio dal Pozzo favellarono
di lui lodevolmente.
:
DI BERNADO MALASPINA
VESCOVO ILLUSTRE.
Conducendomi l' ordine della materia a scri
vere di certi strani e diversi movimenti di tempo
rali calamità nel mondo per varie maniere, penso
alcuna scusa mi faccia il raccontare quello che ora
dirò , chè può forse maravigliare coloro i quali
delle cose de' tempi rimoti hanno poco ammae
stramento . Era Bernabò fratello di Franceschino
1' amicodi Dante, e figliuolo del marchese di Mu
lazzo Morello e di donna Berlenda. Fattosi egli
frate nel 1294 , come testifica la marchesa Argen
tina Grimaldi nella inchiesta del castello di Cro
ce al duca Visconti di Milano, per me citata do
ve parlai di Morello di Giovagallo, venne così sag
gio e ben provvedente, che fu eletto a succedere
al discorso Gherardino . Ma, quantunque fosse di
morali savissimo e di scritture, fece opere tutta
volta che più che a vescovo adaico si conveni
vano. Perciocchè, assunto al vescovadodi Luni in
torno agli anni del Signore 1321 , divenne assai
forte, e allora non tanto come vescovo operò , ma
come qual altrosiasi prence. In fatti appena su la
sedia vescovile si pose si diè a sostenere con l'ar
mi lidritti di suo dominio, stimando più presto di
conseguirli per laforza, che perargumento di ra
gione non concedevangli delleparti Guelfe e Ghi
belline le fiere discordie ei trambusti di que' mi
55
seri tempi, che bene spesso di molto o di poco
soqquadravano stati e fortune. Egli per tanto , me
scolandosi a guerra con i tirannelli d' Italia, non
solamente confermò Castruccio di Lucca in suo
visconte e general commissario; ma più fiate ca
valcò egli stesso a battaglia contro li suoi confi
nanti. Erasi anche molto destro a parteggiare que
glino e questi, secondoche sua ragion politicagli
dettava. Per tale cagione ora insieme col prode
Spinetta di Verrucola mosse guerra alli Rossi di
Parma e assediolli in Pontremoli: ora con molta
gente d' arme soccorse ai Pisani, quando su quel
di Lucca assembraronsi ratti a rompere i Fioren
tini e se ne ebbero grande vittoria; ed ora lapar
te favori del Comun di Firenze e dei signoridel
la Scala di Verona; però cheli Pisani ritenevano
Sarzana, Massa e Lavenza, ch' erano terre di suo
dominio. Nel 1334 poicon Mastino dellaScala or
dinossi più fortemente a' danni di Pisa,e puosesi
acampo vicin di Sarzana, dentro della quale mol
to buon presidio era di armi Pisane a guardarla.
Contutto questo fu ad occuparla sollecito. Con
ciossiachè , tenute segrete pratiche con alcuni ter
razzani di lei, con mille e più fanti insieme con
il marchese SpinettaMalaspina l'assalto, edi not
te per una porta, checerti fautori cittadini la re
sero più debole, entrovvi tosto con empito, met
tendo il presidio parte a ferro e parte a disordi
nata fuga. In oltre ajutato da Luchino Visconti,
con 1200. cavalli s' impadroni di Massa e Pietra
santa , e poscia, vinta una battaglia ai Pisani,
conquistò sul contado loro diverse terre. Allora la
repubblica di Fisa, temendo assai piùdi male nel
potere di questo vescovo per le molte aderenze e
gran sennoche avea, vuolsi che destramente pro
curasse di torre dal mondo sì vicino esì graveni
mico; e che per veleno fosse fatto morire. Certo
èchenonmolto vecchio per gravezza di acerbi
56
dolori ebbesi il findi suavita nel 1338, e giusta
il computo Pisano sarebbe circa il 1340, come al
tri hanno scritto. In questa guisa poco la gloria
durò di questo Malaspina, cui non pertanto diven
ne asua ricordanza perpetua bastevole. Percioc
chè, se vago fu di usare troppa magnificenza e
marziale ferocità secondo suo stato, nè fecesi co
sì stretta coscienza di vendere le castella del ve
scovado e lasciarne a' suoi, mostrossi ancora pie
toso inverso de' poveri, di grande cuore, magna
nimo e largo a gente valorosa che il secondava.
Fu Bernabò onorato di sepolcro marmoreo e sun
tuoso in Santo Francesco fuor di Sarzana a rim
petto del mausolèo di Guarniero figliuolo di Ca
struccio che 16 anni prima era morto nelle fasce
nella fortezza di Sarzanello. Queste due mirabili
operedi sepolture furono scolpiteda Giovanni Bal
duccio Pisano; ma più notevole esser dovea quel
la di Bernabò, che perlo irragionevole capriccio
d' un guardiano frate di quel Convento da quat
tro secoli dopofu deturpata eguasta per farci so
praun' ampia finestra edi sotto un confessionale.
La scrizione che leggesiancora conferma le virtù
e l' anno della morte di tale prelato al contrario
di quantoasserirono molti scrittori. Ella è inque
sto modo : =
Annos millenos trecentenos ter quoque denos ,
Cumquibus octenos Christi nascentis amenos.
Tunc tulit Augusti lacrimabile funus adusti,
Quinta dies triste tumulus quod continet iste.
Bernabò sacratus Præsul Lunensis humatus,
Ecce jacet stratus genere Marchio natus,
Patre Malaspina, veterique stirpe creatus,
Dogmata Divina contemplans est honoratus :
Namcoluitmetas legis, Moysemque, Prophetas,
Et nova mandata Christo ductore probata.
Sobrius et lenis , castus , miserator ægenis ,
Compatiens mæstis, et moribus aptus honestis.
57
Christe tibi parce, Paradisi vivat in arce,
Cum sis solamen, requies, lux, Deus, amen .
Egli è particolarmente raccordato dall'Ughelli in
sua Italia sacra , da Giovanni Villani nel 2.º libro
di sue storie , e dal marchese Giulio dal Pozzo nel
le glorie della contessa Matilda, senza dire di al
tri di più che ne discorrono.
DI ALTRO BERNABO MALASPINA
ARCIVESCOVO DI PISA.
Unaltro Bernabò Malaspina dei marchesi di
Verrucola e Fosdinovo sarà qui acconcio di ram
mentare, come quegli che insieme con la chia
rezza del sangue, probi costumi, virtù eminente
esomma dottrina in sè accoppiava, le quali pre
rogative sono sì della vita come di ogni dignità
chiaro lumeesplendore. Fiorivaeglinel secoloκιν.,
e la prima di lui memoria hassi nel 1342, quan
doera canonico della chiesa cattedral di Sarzana;
però che in certa carta di detto anno dell' archi
vio di Caniparola è menzionatocome uno di quel
capitolo che a prete Andrea di Baccione conces
se la Pieve di S. Pietro di Luni. Tali onoranze
eprivilegi avea quel capitolo per Bolla del 1216
di papa Onorio III, che nonsolobenefizii e par
rocchie altrui conferiva; ma della diocesi Lunese
nominava anche il vescovo, siccome abbiamo già
dimostrato. Ma, tornando adire di Bernabò , dee
si qui sapere che poco dopo fu elevato alla cat
tedra vescovile di Atri e di Penna, nel cui lun
go e lodato ministero procacciatasi molta gloria ,
meritò più chiaro innalzamento. Per ciò il ponte
fice di quel tempo l'anno 1378 poselo arcivesco
voa Pisa, quantunquela repubblica Pisana altro
prelatocon istanza chiedesse,attestandolo il Tron
ci ne'suoi annali, e biecamente riguardasse il veni
red' unMalaspinaalprimoonorediquelComune.
58
Era questo Bernabò di aspetto venerando e mae
stoso, e così di grande statura chequasi a gigan
te si conveniva. Molto senno egli avea, cuor li
berale e pio , e, secondo la testimonianza di suo
sepolcro collocato nella primazial chiesa di quel
la città, chiuse gli occhi allavitaper riaprirli al
lagloria beata nel 1381 , lasciando ricordanza do
po di sè onorevole , alla cui memoria questa la
pida fu posta : =
EX NOBILIBVS DE FOSDENOVO
VEN. OLIM CANONICVS SARZANAE POSTEA
AVLAE ANTISTES
ATRIENSIS SEDIS ET IDEM PENNENSIS MINISTER
ET TANDEM PISARVM ARCHIEPIS. PATER ET DOMINVS
FVIT INGENS BERNABONVS
INCLVSVS TVMVLO QUI HOC JACET
QVIQVE IN EODEM ARCHIEPISCOPATV DISCESSIT
MCCCLXXXI. PISIS =
Potrei qui parimente ricordare un terzo Malaspi
nadi questo nome il quale a suo genitore ebbe
Franceschino di Bernabò marchese di Olivola, quel
Franceschino che nel 1304 fu capitan generale
della taglia Guelfa in Empoli : nel 1313 combat
tè per i Guelfi al Ponte a Tetto; e altre cose ope
rò con Morello in Lunigiana: ma comedi questo
Bernabò II. che fu vescovo di Luni, da quel ca
pitolo eletto nel 1363 , nonho trovato ragguarde
voli cagioni per farne discorso , però stimo di la
sciarlo in sua divota pace, solo dicendo chemorì
in sua cattedra circa il 1376.
DI GABRIELLO MALASPINA
VESCOVO DI LUNI.
Inverità memorabile fu il marchese Gabriel
loMalaspina vescovo e conte di Luni; poi che il
di lui nome caro divenne alla sua chiesa per la
prudenza e per la somma sollecitudine che mo
59
strò a rivendicare le ragioni e il poteredisuo ve
scovado , già turbato nelle contese d' Italia. Nato
egli di Azzolino II. dei marchesi di Fosdinovo e
di Giovanna Cagnoli, da principio fu canonicodi
Verona, e poscia l'anno 1351 da papa Clemente
VI. ottenne per sue virtù la cattedra Lunese. Al
lora per due anni si stette in gravi tribolazioni;
ma poi tosto procurò pace alla sua chiesa, e nel
1353 il 15 Giugno, per maggiormente avvalorare
le prerogative e i dominii di suacontea,fugli per
messo da Bernabò Visconticon pubblico atto, che
in Milano per banditore si gridasse il privilegio
di Federigo I. che rinnovava le concessioni al suo
Vescovado, avute già per Carlo Magno, per Ot
tone, per Berengario, per Lodovico e Corrado im
peratori: e tale pergamena riscontrasi nell' Archi
vio di Caniparola. In questo tempo eransi già ve
duti in Sarzana, non senza merito di Gabriello ,
a solenne parlamento da 40. e più capidi fazioni,
e quasi tutti li potentati d' Italia , tra'quali per
una parte insieme furonvi Giovanni I. re di Boe
mia, il marchese di Monferrato, Antonio Malaspi
na, li messi di Cremona, di Parma, di Modena e
di Reggio con quelli di Bobbio e di Lucca, Isnar
dino Colioni , Guglielmo di Castelbarco, Giovan
ni e Federigo Malaspina di Villafranca , Gugliel
mo di Montecucolo, e i nobilidi Dallo: per l'al
tra faziosa parte poi Roberto redi Sicilia e di Ge
rusalemme , Guglielmo di Pellegrino Pallavicini
con Protasio Caimi per li Visconti di Milano, gli
ambasciadori della repubblica Fiorentina , Rollan
dino Strozzi cioè e Manfredino de' Landi , quelli
parimente di Pisa, Rinaldo e Obizo marchesi d'E
ste, li generali capi della città di Ferrara, i si
gnori di Verona Alberto e Mastino della Scala ,
Luigi Gonzaga signor di Mantova, Francesco Ruf
fo padron di Como, i nobili Pichidella Mirando
la, i signori da Correggio, Cherico della Palude
60
ealcuni altri che troppo sarebbe ad accennarli
tutti , siccome rilevansi distintamente dalla crona
cadella Mirandola. In questagenerale adunanza,
tenuta nella Chiesa di S. Maria di Sarzana, fu
tra' Guelfi e Ghibellini delle città Italiane tregua
solennissima e pace universale stabilita, e spezza
ronsi a' piè d' una colonna del tempio le ferooi
spade con pubblico sacramento. Allora il vescovo
Gabriello riputossi fra' primi e più ragguardevoli
personaggi della Dieta. Ma non andò guari, che
sì bella concordia per umana tristizia si ruppe :
escendendol'imperatorCarlo IV. in Italia,e pas
sando per Lunigiana ch'eralasolita via militare,
favorì questo vescovo con diploma del 1355, bol
lato del segno di Cesare e spedito da Pisa , per
il quale restituiva a Gabriello la signoria antica
ele onoranze che le poderose parti aveangli tol
to, e ricevealo sotto l'imperial protezione, dichia
randolo di più in principe dello 'mperio. Maco
sì nobile prerogativa poco al Vescovo giovò, chè ,
non potendo e' ricuperare il perduto, quelli che
più erano forti non si fecero coscienza di rompe
re i giuramenti , nè furono costretti dalla forza a
mantenerli , però egli rimasesi poco meno che a
godere suoi nudi titoli. In questa mala fortuna il
valente Gabriello stette afflitto nell' animo fino al
1361 , nel quale anno, poichè aveasi addurata nel
cuore la doglia di sua avversitade, nel Signore
spirò. Io qui nonvogliodirecome fusse uomodab
bene, savio e pio,perchè sono virtùche avesco
vo nondeggiono mancare; maricorderò aver egli
operato da provveduto principe,e non esserecol
pevole, se la gloria di suo signoraggio mancasse,
come accennai. L' Ughelli distintamente parla di
lui nella Italia sacra, e alcuni altri ne fanno spe
ciale menzione.
61
DI SPINETTA MALASPINA
DUCA DI GRAVINA.
Non dobbiamo lasciare in silenzioquello che
della virtù militare e della nominanza si predica
del marchese Spinetta Malaspina,pronipote di Spi
netta il grande , di cui parleremo a proposito
nel seguente libro, eprimogenito figlio di Galeot
to signore di Fosdinovo e di madonna Argentina
de' Grimaldi di Genova, la quale prima fu vedova
di un Morello Malaspina, come vedemmo. In ve
ro Spinetta fu strenuo capitan di ventura, che
seguiCarlo III. di Durazzo, quando si mosse ad
occupare il regno di Napoli , e , se creder si deb
baad alcune carte dell' archivio di Caniparola ,
fu consigliere di quel re, indinelDecembre 1383
suo luogotenente generale dellaprovincia diBasolo
edelle altre parti di Puglia, tanto per la giusti
zia che per la guerra. Egli a suaprimadonnaspo
sò Giovanna de' Gambacorti di Pisa, la quale es
sendosi mortadopo aver partorito il figlio Gabriel
lo, che poi mori nel 1405 senza prole, avvenne
che in seconde nozze si prese Margherita di Bal
biano di Francesco dei contidi Cuneo, da cui ot
tenne l'unico figlio Antonio Alberico. Standosi il
Malaspina al servigio del mentovato Carlo, eser
citò l' uffizio suo in ogni sorta di contingenze di
pace e di guerra contantabravurae in tantopia
cere di quel re, che l'anno 1385 il di 8. Aprile
sotto l' indizione VIII. creollo duca di Gravina
per diploma distesodalnotaro Citto di detto luo
go, il cui originale conservasi presso i marchesi
Malaspina di Napoli, e autentici esemplari nel
l' archivio di Caniparola. Ma tuttaviaè cosa mol
to notabile che il duca Spinetta riputatissimo uo
mo e assai chiaro in que tempinon trovisi nomi
nato in conto alcuno da Pietro Giannone in sua
storia civile del regno di Napoli, ove racconta i
62
fatti del re Carlo di Durazzo, per cui le narrate
venture potrebbonsi in dubbio porre, se le descrit
te carte , fornite di ogni autorità, non le mostras
sero a chiare note.Comunque però siache il Gian
none lasciato abbia di farne motto, è certo che
il duca Spinetta, infino a che perbelle opere at
tese a montare in virtù e signoria, fecesidi mol
to lodevole ; mapoi appresso il laido peccato d' in
gratitudine , o di altra piùgravecolpa, alcunpo
co oscurò sua gloria. Imperocchè, venuto egli al
la corte degli Scaligeri e nello stare con essi avu
ta alcuna ingiuria daBartolomeo della Scala, fug
gì quella famiglia, come dicesi, iniquamente , do
po che Bartolomeo fu morto, e pnosesi insieme
con suo fratello Leonardo tra' servidori di Gioan
Galeazzo Visconti di Milano, il quale molto vo
lontieri il ritenne e fecelo tosto suo capitano. E
siccome il Visconti usava de' consigli di lui, cosi
Spinetta , l'animo ambizioso di Gioan Galeazzo
seguendo, molto destreggiò tal principe e quanto
gli fu forza operò , che la potenza degli Scaligeri
finisse; dopo che sì fatti signori per amistade an
tica e aderenze avevano spesso con molto spendio
di moneta e genti d' arme soccorsi gli avi suoi e
il signoraggio loro salvato. Con tutto ciò , dimen
tico egli de' vecchi benefizii, combattè contro di
essi , e per lo duca Milanese non isdegnò di ave
re il governo di Verona e Vicenza, propizio asi
lo undì dei Malaspina nelle afflitte lor cose. Per
questa sua politica da rimordergli segretamente
nel seno, quantunque beneper se ne traesse , non
sembrò in tali azioni molto virtuoso , chè l'ani
mo ingrato ci spoglia d' umanità. Forsediciò par
lammo più che non richiedeasi ; ma per non ce
lare comunque sia il bene e 'lmale di ciascuno
dovevamo farne scrittura. Tornando poi alui sog
giungeremo , che il marchese Spinetta, come fu
nelle cortigiane pratiche assai destro,pronto nel
63
le imprese e di grande intendimento; così tanta
graziaacquistò del Visconti, che, oltre ad avergli
restituito suoi feudi , arebbelo aggrandito assai più
d'onore e di stato, se la morte,che spesso rom
pe gli umani divisamenti , non avesse tolto fuor
di tempo sì l' uno che l' altrodal mondo; poi che
egli cessò nel 1398, e degno si rese di ricorda
zione , come giudicarono lo Zazzera, il Moreri ed
altri ne' libri loro.
DI LEONARDO MALASPINA
VALENTE GUERRIERO.
Galeotto giureconsulto insigne de' tempi suoi,
nato di Azzolino II. marchese di Fosdinovo,edon
na Argentina Grimaldi Genovese furono i genito
ri illustri di questo Leonardo Malaspina fratello
del già parlato Spinetta. Questi fu uomo di som
mo accorgimento, assai eloquente e nobile nelle
fatiche di guerra. Viveasi e' verso la fine del se
colo xiv , e fu padre di quell' altro Leonardodel
castello dell' Aquila, cui nel 1418 , volendo ag
grandirsi di Stato , con eccesso di fellonia ecru
deltà le terre occupò di Verrucola e Fivizzano ,
trucidare facendo il suo congiunto di sangue il
marchese Bartolomeo di Niccolò Malaspina con sua
sposa Margherita Anguissola che in figlio appunto
erasi gravida, e rapì Giovanna già grandicellapa
rimente figliuola di Bartolomeo, perchè intende
va sposarla in mezzo atali clandestini delitti , vi
vo lasciando il piccolo Spinetta di lei fratello, il
quale scampò la vita per sollecita cura della sua
custode. Ma questi due innocenti pupilli furo
nobentosto sottratti dal furore del micidial feuda
tario, il quale per l' avidità dello altrui giunse a
perdere il proprio. Imperocchè le armi Fiorentine
furonsi ratte adoccupare suasede per l'accoman
digia che imarchesi di Verrucola eFivizzano avea
no con la repubblica di Firenze ; eLeonardo sot
04
tostare dovè ad enormi spese nonsolo, ma ren
dere la rapita marchesa e le terre del di lei ge
nitore. Così il malvagio,dalle sue propie iniqui
tàsvergognato e daipopoli abborrito, vide poscia
alcune castella rivoltarsi dalui. Ma lasciamo l'or
ror d' inumani peccati, e discorriamo dell' incol
pevole padre del reo, che più degna materia ci
reca. Egli siccome nella piùfresca giovanezza en
trò nell' esercizio delle armi e in cotal arte riu
sci benissimo, però in età di 25. anni fu capita
no dell' oste di Siena incontro de' Bolognesi. Veg
gendo poi di quanto potere li Visconti di Milano
spogliati aveano in Lunigiana i marchesi dello spi
no fiorito e lasuacasa, equante castella nel 1385
aveangli tolte per mezzo del Piccinino loro gene
ral capitano, e sè di molta signoria esser privo ,
unissi al fratello Spinetta, procacciando di ricon
ciliare sua stirpe con i detti Visconti in sì fatto
modo, che nonsolamente nelDecembredel 1386.
riebbe tutte le terre perdute de' suoi feudi, ma
fu dì tanta grazia ricolmo,che mai da principe
ricevuto non avea sua famiglia di più. Dettegli
il duca Visconti i primi incarichi di sue milizie,
enegli anni appresso, il 1403, l'altro signor di
Milano Gioan Maria pose Leonardo a reggere la
città di Bologna, ed elli bravamente difeseladal
I' oste del papa e degli altri allegati. Imperocchè ,
venuto Baldisseri Coscia legato pontificio con va
lentissimi caporali di masnade della lega, e tut
ti postisi acampo incontro la città, Leonardo nel
Giugnodiquell'anno fu richiesto conaspre minas
ciedella resa. Mail Malaspina senza invilire, rispo
seal legato, comedaforte si conveniva; e tantobe
neavacciossi a munire e difendere la città cheicol
legati, pensando perdere il tempo, voltaronoaltrove
Jeloro forze. Non istante,varie imprese operate, e
glinopoi con le schiere assai rinvigorite e più pode
rose tornaronsi accanitipiùchemaisottoBologna. E
65
quantunque in una battagliale nemiche squadre
sharattassero di un capitano dei Visconti, giunto
allora a soccorso, e i nemici pressoalleporte fos
sero, e la città stessa a rumor si levasse per li
partigiani che aveadentro,pure il Malaspina, par
lamentando al popolo facondiosamente e apponen
do forza alla forza, tenne salda Bologna. Fu inol
tre tanto provveduto, che, 'l nemico di notte aven
do guaste in una parte le mura ed entratovi con
pochi assalitori , tosto Leonardo, il quale stava
uccellando alla impresa, con 1400. cavalleggieri
apparecchiati, investi con tant' empito gli audaci
soldati, che neppur uno al suo campo tornò. In
di senza frapporre indugio, cavalcando improvvi
so contro gli altri che fuori moveansi per occu
pare la città, feceli in confusione spulezzare di
que' contorni ; poichè non bene conobbero lafor
za uscita di Bologna , ch' era nel cuor della not
te. Dopo tale bravura fu dal Visconti mandato al
governo di Vicenza, Feltre e Cividale, e in quel
tempo venne a oste contro de' Padovani conmol
to prò del suo duca. Finalmente, riconduttosi al
reggimento di Bologna, verso il finire del 1404,
ivi morì. Questa perdita non rimase dai Bologne
si illacrimata; però che non trovossi nella terra
persona alcuna la quale, udita la morte di lui
,
non si levasse di cuore e non compiagnesselo ,
•avendo elli avuto buona virtù da trarre non so
lo ad ammirazione, ma pur anche amolta bene
volenza per sua saviezza e gentilesche maniere,
che aggiungevano moltissima lode al di lui ani
mo pieno di marziale fierezza. Nè però Bologna
possiede sue teneri , chè la sua spoglia mortale
fu deposta in S. Giovanni in Sacco di Verona ,
come ordinato avea in suo testamento, rogatoco
là nel periglioso anno avanti che sua vita cades
se, quale conservasi nell' archivio di Caniparola.
T. IL
5
66
DI GABRIELLO MALASPINA
NOBILE CAPITAΝΟ.
Per causa di molte azioni guerresche onorisi
adesso il marchese Gabriello, nato di Antonio Al
berico Malaspina di Fosdinovo e della marchesa
Giovanna figlia di Bartolomeo signore di Verru
cula e Fivizzano. Oltre la metà del xv. secolo
egli fiorì , e da principio nel 1468. feceaderenza
con la repubblica Fiorentina, e due anni dopo sì
meritò singulari attestazioni di benevolenza della
medesima, la quale per labravura di lui nelle
armi richieselo a capitano de' suoi eserciti, inti
tolandolo chiarissimo e nobilissimo principe. Però
nel 1472 fu conestabile alla testa delle Fioren
tine schiere che desolarono Volterra, nella cala
mità di quel paese, descritte per Antonio Ivani.
Avendo poi il pontefice Sisto IV. conchiusa lega
con Ferdinando re di Napoli e con altri potenti
d' Italia contra i Fiorentini , ed essi, alcun dan
no temendo per li Fregosi diGenova nimici loro,
mandarono con molta gente d' arme incontro di
questiGabriello generalecapitano insiemeconLeo
nardo Malaspina marchese di Gragnola suo nipo
te, i quali sì bene le schiere condussero, che ,
venendo i Fieschi di Genova con molti cavalli e
molti pedoni per assaltare Sarzana, tenuta allora
per il Comun di Firenze, furono dai Malaspina
rotti fieramente e respinti. Non istante, dopo che
furonsi acquetate lecose, i Fregosi nel 1479 ,ogni
fede rompendo, tornarono improvvisi e presono
Sarzana. Allora Gabriello, che in altre parti mi
litava a prò de' Fiorentini, sollecitocon 300. sol
dati ritornò all' impeto sostar de' nemici , e il 7
Dicembre di quell' anno ebbesida Firenzepaten
te generale di CommissariodiLunigiana, indi nel
1481 il dominio di Ponzanello e Falcinello per
meglio provvedere allo stato: e tutti questi atti
67
autentici sonodentro l' archiviodiCaniparola. Sei
anni appresso nel mese di Agosto un' altra volta
fu orrevolissimamente a duca eletto di tutte le
infanterie dello Stato Fiorentino, sprimendosi la
carta dell' archivio suddetto così:= Te igitur o
mnium et singulorum peditum nostrorum sub no
stro imperio militantium Capitaneum generalem
præsentium tenore eligimus, facimus , et deputa
mus&c. = . Inquestogrado continuò fino al 1490.
eindiverse imprese servì li Fiorentini, secondo
che labisogna loro chiedeva. Poi avvenne che si
rompesse a grave nimistàcontro diessiper la bra
madi ricuperare il marchesatodi Verrucola e Fi
vizzano, che per la repubblica di Firenze si pos
sedeva fino del 1477 acagione che tali terredue
anni prima eransi rivoltate ai feudatari Malaspi
na, eli popolani, postisi in libertàcondare amor
te Spinetta III. ultimo loro marchese, stipulato
aveano volontaria dedizione al Fiorentino gover
no. Per questo motivo Gabriello convenne con
Gilberto di Monpensieri capitano del rè di Fran
cia Carlo VIII. di pagare 3650. ducati d' oro, se
quelle terre di feudo in sua podestà riponeva ,
quando passava con grand' esercito di Lunigiana
per andare a combattere il rè Alfonso diArago
na. Stipulossi tosto il convegno nella cittadella di
Sarzana con li Franzesi commissarii del re, Car
lo d' Ambrosia e Andrea d' Odenderia capitani,
come da que'rogiti ho riscontrato: e subito Ga
briello con molti de' suoi insiemecol general ca
pitano Monpensieri, che 3000. soldati di avanti
guardia del reale esercito conduceva , venne sot
to Fivizzano , e con tale forza l'assali e tanto
fieramente , portandovi artiglierie leggere non più
vedute, che spavento recò agli altri popoli d' Ita
lia. Allora le genti Fiorentine che guardavano il
murato loco, veggendosicolte improvviso , fecero
alquanto di resistenza; ma soperchiate dalla for
68
za de'nemici e dalla nuova foggia dicombattere
,
non bastarono, chè nel 1494 la terra fu presae
aperta , trucidato il presidio, e, spogliato il paese
della preda , tornò poi afeudalsignoria comepri
ma. In questa contingenza fu ancora più grave
ladisgrazia dell' arsione e saccheggiamento, per
chè , Gabriello non avendoprontalapattuitasom
ma di moneta al sollecito sborso, mandati furono
aLione in Francia sedici notabili della terra per
istatichi , ove rimasono otto anni prigioni, e li più
vi morirono. Ma il marchese però grande utilità
non ebbesi di tale vittoria , perchè i Fiorentini
insieme con li oppressi popolani nonguaridi tem
po dopo privaronlo di nuovo di tale Stato nella
partita de' Francesi d' Italia. Nè con tutto ciò egli
diedesi pace ; poi chedue anni appresso, coglien
do il tempo opportuno dello stare dei Fiorentini
a guereggiare i Pisani , a favore de' quali operava,
prese 200. soldati del duca di Milano ch' erano
in Pontremoli , e raccolta di suo non poca solda
taglia , ritornò con Tommaso marchese di Villa
franca sopra Fivizzano, tempestando ogni luogo
del preteso feudo: e poi, saccheggiato che ebbe
la campagna e le ville, mise da quattro bande il
fuoco all' infelice paese e molto l'abbattè. Indi
corse alla bastita di Verrucola, ove la maggior
parte dei Fivizzanesi rifuggiti si erano con le ro
be loro migliori e vittuaglie per iscampare dal
l'ira dello indispettito guerriero. Finalmente, co
me piacque a Dio, li Fiorentini, quantunqne as
'sembrati fossero co' Pisani , con buona quantità
di milizie rispinsero leturme feudatarie e le scon
fissero , rimanendo prigione il marchese di Villa
franca. Lo stesso Gabriello , fuggendo, perdette
due terre di suo, e mai più non ebbe talento di
tentar nuova impresa. Così egli visse fino all'an
no 1508 in cui pervenne all' ultimo de' suoi gior
ni; e poi fucommendato dall' Altogrado Cons. 6 ,
69
e dall' Ammirati nel lib. 24.º di sua storia, ove
narra in parte le descritte venture.
DI BONAVENTURA PISTOFILO
POETA E SCRITTORE.
Ora darà luce aMalgrate , castello antico del
distretto di Aulla, messere Bonaventura Pistofilo
il vecchio , quantunque Girolamo Baruffaldi il gio
vane ne' suoi Fascicoli di antiche memorie Ferra
resi dicalo di Pontremoli. Inverità io non presu
merei di contrariare uomo si savio che mi fu in
amicizia congiunto , se non paressemi richiederlo
espressamente il debito dell' opera mia. Percioc
chè il mio poco dire nullo sarebbe, se non fos
se di vero condito. In prova dunque della patria
di questo Bonaventura basterà sia per me dimo
strato , che la famiglia dei Pistofilidi Val di Ma
gra, innanzi e dopo di lui, stanziata erasi in Mal
grate castello dei Malaspina, dove riputavasi fra
le più orrevoli del paese. Infatti faccene primie
ramente fede la carta di un convegno trà Alber
to Malaspina di Filattiera con altri marchesi , ro
gata nel 1276. per Giandomenico de' Pistofili di
Malgrate notaro imperiale. In secondo luogo il di
mostra un altro rogito del 1600. intorno a certi
confini per causa di detto convegno tra limarchesi
Odoardo, Bernabò e Ottobono, che fu esempla
to per altro Giandomenico del fu Giannantonio
Pistofilo di Malgrate. E siccome in altri luoghi non
riscontrasi in Lunigiana aver avuto ferma stanza
tale stirpe; così per vero argumento di ragione
devesi conchiudere che Bonaventura,il quale fio
rì intorno al 1500 , fosse più tosto di Malgrate
che di Pontremoli , dove tra' casati antichi di tal
loco niuno di questa sorte si ritrova. Dopo sì fat
ta incidenza discorrerò delle lodi del chiaro Lu
nense , e meritamente ; però che fu letterato il
lustre e poeta buonissimo, il quale conosciuto è
70
per lo favoritissimo segretario e consiglier fami
liare di Alfonso I. d' Este duca di Ferrara , alla
corte di cui molto visse e onoratamente, mentre
abbiamo attestazione di ciò in una lettera scritta
il 29 Aprile 1533 dal suo signore al commissario
generale di Garfagnana, citata nel diploma di Er
cole II. duca di Modena ai nobili di S. Michele
epubblicata dalPacchi nellememorie di tale pro
vincia. Questo Pistofilo in sua giovanezza studiò
medicina sotto 'l famoso Leoniceno, e tanto per
suo intendimento e grandezza d'ingegno si ad
dottrinò, che fu per lui ogni aspettazione supe
rata. Ma, sendo e' più dedito alle lettere che al
l'arte medica, e sua natura seguendo , non tra
scorse guari tempo, che , abbandonata la scuola
d' Ippocrate, intieramente diessi allapoesia , per
amordellaquale giunse finoal trasportodell' ani
mo. E per lo riuscimento felice se ne ebbe così
grande fama, che molti valentissimi uomini offri
rono al Pistofilo argumenti pubblici di ammirazio
ne e di loda. Per ciò l' Ariosto scrissegli la set
tima delle sue satire, il Calcagnini dedicogli il
libro = Delibero animi motu = , il Bembo l' en
comiò ne' suoi versi , e Tito Vespasiano Strozzi nel
quarto sermone sotto l' Anagramma di Filopisto,
così commendalo per la facondia esua graziadel
poetare : =
Restat ut excuser , si me studiose voluptas
Longius abduxit tecum PHILOPISTEloquendi
Te mihi tam carum virtus præclara fidesque
Spectata, atque in me summa observantia reddit ,
Nostrointe,utpossitvixquicquamaccedere amori.
Non tibi facundæ suavissima gratia linguæ
Desit, seu molles èlegos , seu grandia fingis
Carmina, Apollinèo , nec dedignanda Petrarchæ
71
Materno sermone canis, pede sillaba certo
:
Undecima affectus varios dum pectore edit = .
Deggio rammentare ancora com' egli tra le gravi
cure ch' aveasi appressodel menzionato duca, non
mancando alle medesimedi partealcuna, col ver
sificare l' animo ristorava , e nei fatti che allora
accadevano prendeva occasione di sè onorare e
sua patria. E come in que'tempi amore e corte
sia in liete venture invogliava i generosi animi a
pompa di giostre , di palii, tornèi ,barriere e ma
scherate , o altre sollazzevoli rappresentazioni; co
sì Bonaventura a cantare si prese il famoso tor
nèo celebrato in Ferrara per nozze ducali, che
stampato fu nel 1627 in Bologna con figure in
cise dal Coriolano, e fece il libro dell' Oploma
chìa , in cui trattasi del maneggiodelle armi, im
presso con belle figure il 1621 in Siena per il
Gori. Nè solo con queste opere maravigliò, che
non dimentico del suo ducaAlfonso,lavita scris
sene nobilmente , notata dal sopraddetto Baruf
faldi , e fece diverse altre poesie che sono a luce
dopo la Ninfa Tiburtina del Molza, le quali ag
giungerebbonmi cagione di più lodarlo, se i miei
dimessi parlari non ambissero brevità. Per questo
passerò a sua morte che accadde in Ferraranel
I'anno 1535, e priva non fu di monumento nè
di pompa; con tutto che ora non rimanga vesti
gio di suo sepolcro. Ma è bastevolmente chiaro
per altrui memorie ch' egli avesse del pubblico
pietoso dolore non vulgare esequio; e che nella
chiesa di S. Paolo di quella città fussero le cene
ri del Pistofilo in riccomausolèo di marmo riposte
a ricordare sua fama. A tale uffizio servirono
infino al 1570 , nel qual' anno, sendo la città fie
ramente scossa da grandi tremuoti, il mausolèo
congranparte della chiesa fu in ruina; e quan
tunque il sacroluogo si rifabbricasse, pure il mo
72
nimento cessò, e perdettesi quella prova di lapi
dasepolcrale.
DEL CAVALIERE IPPOLITO MALASPINA
GENERALE CAPO DI ARMATA.
Nacque negli anni del Signore 1540. que
st' Ippolito illustre condottiere di navigli, e pri
mogenito fu della numerosa figliuolanza che ot
tenne dalla marchesa Aloisia Doria Giuseppe di
Lorenzo Malaspina marchese di Fosdinovo. Que
sti che per sua naturale inclinazione fino da gio
vane all' arte militare dar opera volle ed insieme
al corseggiare contro aipredaci Turchi, nulla cu
rando l' ambizioso potere del patrio feudal signo
raggio , lasciò al fratello Andrea ogni ragion di
dominio, e misesi nello istituto de' cavalieri Ge
rosolimitani , nelle carovane de' quali , essendosi
altamente distinto, fu a gran priore diNapoli pa
tentato e a gran croce di Malta. Egli intorno al
1575 sostenne la parte della nobiltà vecchia di
Genova contro la nuova nelle discordie civili di
quella Repubblica, nel cui tempo esercitò la ca
rica di capitano di 400. fanti ,e in tale uffizio
pregevole molto si rese. Crescendo poscia in età,
in valore e perizia della nobile arte sua, ebbesi
e' la gloria di esser chiamato da papa Clemente
VIII. nel 1604 a general capitano di tutti li na
vigli e galee della pontificia dominazione con lo
stipendio di 3600. scudi d' oro all'anno , somma
di moneta che riputavasi allora disorbitante. In
questo mentre fu insignitodi aureacrocedal gran
Maestro dell' Ordine. Commendasi moltissimo il
di lui valore a prò di sua religione e di Carlo
V. per chiari fatti che sono espressi dal Bossio nel
la storia di Malta. Ma giunto alla vecchiezza di
85 anni , compi nel 1625 in Malta stessail mor
tal corso con buona fama di virtù. Per tali ono
revoli ricordanze, tratte dai documenti dell' ar
73
chivio di Caniparola, noi abbiamo stimato giusto
di non lasciarlo senza esaltamento alcuno di me
moria.
DI FRATE SILVESTRO LANDINI
DISCEPOLO DI SANTO IGNAZIO.
Degna cosa ci pare diporre aluce alcuntrat
to della vita di frate Silvestro di Malgrate castel
lo presso Villafranca in Lunigiana e feudo antico
dei Malaspina, che fu alienato per lo marchese
Cesare il 1615 al re di Spagna Filippo III. quasi
per forza, e quindi comperossi dal marchese Ari
berti. Questo dabbene uomo figliuolo del notaro
imperiale Giovanni Landini, di cui riscontransi
alcuni rogiti dello archivio di Mulazzo, fu disce
polo di Santo Ignazio Lojola e zelantissimo ope
rante dellaCompagnia di Gesù. Egliseguendo suo
maestro per vero procacciodi santità, sene ebbe
così degni frutti, che lume divenne di evangeli
co vivere e chiarissimo specchio di apostolico mi
nistero. Affaticante e pietoso perogni maniere di
gente, non era che contro se stesso grandemente
rigido e severo; e tanto nella persona appariva
stremenzito per li suoi digiuni e penitenze , che,
avendosi come santo e maestro in divinità, e pre
dicando a' popoli con molta efficacia nell' altrui
salute , maraviglioso prò ne traeva. Un dì avven
ne che Santo Ignazio, richiesto dai Corsicani di
suo Istituto , pensò di stabilire sua regolatra que
gli isolani eper questo commise ilcarico al buon
frate Silvestro. Allorail servo di Dio puose inCor
sica sua stanza; e sì bene fece l' opera sua, che
due case fondovvi di Gesuiti, una in Ajaccio e
l'altra in Bastia, intanto piacere di que' popola
ni che non è da dire. In quel mentre che Silve
strocolà dimorava,continuando suo predicare con
tro lo sfrenato appetito della colpa, ritornò per
poco inLunigiana, forse per rivedere sua patria;
74
eallora fece anche discorsi a messione sul Fiviz
zanese incirca agli anni 1548con grande commo
vimento nel bene delle genti. Per la qual cosa
gli uominidellaterradi Casola,ove predicò, spin
ti dai consigli e parole di lui, chè aveva effica
cissima forza nel dire, cominciarono il monistero
detto del Paradiso, con il titolo di Santa Marta
della regola di Santo Agostino, qual monistero di
sacrate vergini presso a Casola giace ora distrut
to. Dopo ciò il pietoso uomo feceritorno alla Cor
sica, e nel 1554 morì santamente nella religiosa
casa di Bastia tra l' universale compianto de' suoi
confratelli e di coloro che la fama e la bontà di
lui provata aveano, lasciando lutto e desiderio di
se, ch'è degno premio della virtù. Non diremo
quì siccome Dio facesse miracoli per lui, chè il
vero di sua vita è provato dal P. Bartoli nella
storia della Compagnia di Gesù; macome da noi
si convenga finire questo discorso pernon ripete
re quanto di lui fu scritto, raccordando solo che
il religioso Landini gloria divenne di questa pro
vincia, e ancor dopo morte fu in grande vene
razione.
DI GERMANICO E ORAZIO MALASPINA
INSIGNI PRELATI.
L' ardita Fortuna che, secondo i parlari del
volgo, bene spesso dello esaltamento degli uomi
ni si arroga una gran parte di gloria, non ebbe
alcun vanto sopra di questo Germanico Malaspi
na; anzi fu verso del medesimo incostante e ma
ligna nel piùbel tempo di sua carriera. Figliuolo
egli fudi Susanna Malaspina di Mulazzo edi Gi
rolamo Ambrogiomarchese diAulla, soprannoma
to Comparino, valentecapitano deiDuchi diPar
ma. Risplendendo Germanicoper savere, in gran
destimazione montò intorno al principio del se
colo XVII. e molte onoranze ricevè dalla corte di
1
75
Roma. Primieramente familiare prelato entrò di
Gregorio XIII ; poi divenne visitatore apostolicodi
Norvegia e di Svezia; indi nel 1592 sacrato ve
scovodi Santo Severo di Puglia. Oltre a ciò nel
pontificato di Clemente VIII ebbe la nunziatura
apostolica presso Sigismondo redi Polonia per in
ducerloa collegarsi alle armi di altri principi con
tro la potenza Turchesca. In cotale circostanza
dettò quella virtuosissima orazione , che leggesi
stampata in Cracovia eposcia inVeronanel 1608,
nellaquale consomma facondia discorredi sì fat
to argumento. Scrisse inoltre certe istruzioni per
li Nunzii futuri in quel paese, il racconto delle
feste e ceremonie fatte nello sponsalizio del re
Michele di quello Stato, con un prospetto delcle
ro di quel reame; il viaggioda Roma a Cracovia
ealtre curiosità con utili notizie di que' tempi
che dimostrano quantobene usassedel proprio in
gegno, lasciandole tutte manuscritte, per quanto
assicurato sono dal chiarissimo cavaliere Ciampi,
benemerito scrittore di molte opere, il quale con
servadelle descritte cose di Germanico sicure pro
ve presso dise ed ancora distese copie di que' la
vori. Il Cardinal Bentivoglio nel primo libro di
suememorie moltelodi appalesa di questo illustre
prelato , conseguite in quella Nunziatura; dicen
do che non ottenne quel premio che si sperava.
Orazio poidei signori di VillafrancanacquediMo
rello Malaspina marchese di Monti e di Tirinzia
Strozzi Maggi Fiorentina, e fu non meno chiaro
di Germanico nelladignità enegli incarichi. Fat
to egli che fu vescovodi Albenga, occupò il gra
ve e onorato uffizio di nunzio di Vienna e diPa
rigi; e nel 1582 finì suoi giorni in Germania, che
meritato avrebbe la porpora cardinalizia, se nol
toglieva la morte.
76
DI DOMENICO E GIACOMO LEONI
LETTERATI E SCRITTORI.
Spesso noi Toscani sogliamo dire per antico
proverbio , tristo quell' augello che nasce in catti
vo bosco , peresprimere la miseria di tante priva
zioni che sono agli uomini inluoghi infelici dilo
ro patria; ma io qui ho da mostrare sempre non
esser vero; e che tante volte alcuni donati dal
cielo di acuto ingegno, uscendo fuoradel meschi
no paese dov' e' nati sono, rendono chiari se stes
si ele patrie loro: e in mezzo ai comodi della vi
ta e nobili onoranze chiudono i loro giorni. Chì
di questo dubitasse lo sgannerà adesso la narrati
va su messer Domenico e messer Giacomo Leoni
di Zuccano, e nondi Sarzana, come peralcuno è
stato detto nella storia letteraria di Liguria , i
quali , tutto che fossero di un misero e sgraziato
castelluccio antico del feudo di Fosdinovo , otten
nero per virtù fuori di casa loro tanta gloria, quan
tanepossa dare cospicua cittàa uomini dimerito ,
per cui il celebre Taravasio ne' suoi bei versi ebbe
a cantare: =
Zuccanum celebres gignit , res mira! Leones ,
Utbene scit Thuscus , Felsina docta, Ligur=.
In verità Domenico fu medico eccellentissimo ,
ottimo filosofo , e ingegnoso letterato e poeta , cui
oltre la metà fiori del secolo XVI., e l'osserva
zione dell' arte sua fu talmente da lui seguita in
Bologna, che dette cagione ai Bolognesi di recarsi
a vanto di averlo tra' lettori primarii del ripu
tato loro Studio. Colà standosi Domenico, tante
maraviglie operò a vantaggiodegli infermi e tanta
buona fama gli procacciarono, che I Senato di
quella città , ammiratore della dottrina del Leo
ni, ascrisselo nel 1580. insieme con tutti li suoi
discendenti a quel nobilissimo patriziato. Laonde
77
possiamo credere senza dubbio, che 'lcielo solo
sia quello che gli uomini conduca al sommo del
la grandezza a cui ascendono,quando conle ope
re loro affaticandosi, mostrano essere seguitatori
della scienza ch' e' pigliano a professare, come
fece appunto Domenico. Ma non solo in medici
na paragonossi alli più stimati maestri, chè be
nissimo anche sapea di astronomia e diogni ma
niera di lettere Greche e Latine, per cui, molti
meriti in sè accumulando, fu degno di essere al
tamente onorato in vita e commendato dopomor
te, che tolselo al mondo il 1586 , fatto avendo
suo paese più glorioso e superho,quanto più oscu
ro ed umile si era. Perciocchè glie ne lasciò ar
gumento nelle pregevoli opere che avea dato a
pubblica luce, le quali hanno la seguente intito
lazione : = Ars medendi humanos, particularesque
morbos a capite usque ad pedes in tres partes di
stributa : Bononia 1575 = Methodus curandi fe
bres , tumoresque , præter naturam ex grecorum
placitis deprompta : Bononiæ 1562 in 4.º =. Scris
se ancora sua vita in versi vulgari aCornelio Ca
taneo di Sarzana per quanto alcuni confermano.
Giacomo Leoni pure intese alle scienze con ogni
sforzo, e cercò di meritarsi gran lode, non già
nella Ippocratica palestra, ma nelle leggi e nel
le lettere. Egli ebbesi tanto grido di pratica edi
savere nella giurisprudenza, che divenne riputa
tissimo in Toscana, ove fu valente legista dell' Uni
versità di Pisa , molto accreditato in Genova, do
ve esercitò sua facultà, e in grande stimazione a
Bologna, nella quale, spiegando la ragion civile ,
ottenne i primi onori di quello Studio fioritissimo
in cui maravigliosamente si distinse per sua eru
dizione e sapienza. In quel tempo alcune operet
te stampò egli di lieve momento, chesono:= Le
glorie della Lunigiana: Bologna pel Farroni 1641
in 12=Orazione sopra lamortediAgostinoMa
78
scardi, idem= Encomii e capricci poetici= : efi
nalmente Un erudito discorso nel monacarsi Lelia
Leoni sua parente : Lucca 1648 =. Quanto fos
sero degni questi due letterati di giusta ricordan
za daccene sicuro testimonio Corrado Gesnero,
quale annovera il primo tra' celebri scrittori di
medicina , e Alessandro Benni, che, discorrendo
delsecondo, attesta essere stato assaissimo applau
dito nel secolo XVII. in cui visse; senza dire di
altri autori che hanno di essi fatto parolaconlodi.
DI VENTURA PECCINI POETA
DETTO IL PANICALESE.
Avvegnachè da nissuno siasi trattato di mes
ser Ventura Peccini da Panicale, villetta presso
Licciana de' feudi Malaspina, e dapochi siaco
nosciuto, non dimeno lanostra opera vuole che
avendo elli moltissimo onorato sua patria col pro
prio savere e ameno versificare, noi qui lo ricor
diamo come a lodevole virtù si conviene. Egli ,
di famiglia che fu antichissima de'nobili di Pa
nicale e originaria di Luni, visse in fiore verso
la fine del XVI secolo con molto buon nome di
letterato e di poetante Latino, il quale resesi ca
ro ad ogni manieradi gente e moltissimo distin
todai marchesi Malaspina che attemparono con
lui, perchè avea piacevole e soaveingegno ed era
costumato, gentile e virtuoso parlatore. Dobbia
moancora asua lode ricordare, qualmente, non
impedito e' da strettezze dimestiche , intendesse
agli storici studi e tanto delle patriecose antiche
si dilettasse, che fece in pulito dettato e in ver
si Latini squisiti la descrizione di Lunigiana, la
qual' opera per l'amenità, la grazia e non vul
gare erudizione riuscì grandissima elodevole.Egli
però fu cognominato il Panicalese, e quasi per
altro nome non si conosce che perquesto, quale
acquistò per eccellenza di scrittura. Un tal libro
79
omai divenuto raro, diedesi a luce in Parma nel
1605 per le stampe di Erasmo Viotho, e ne ri
scosse alto merito quanto dire se ne possa. Altro
non sappiamo di lui; ma crediamo ciòalla di lui
memoria bastare e a questa piccola rubrica.
DI NICCOLO RICCARDI
VALENTE SCRITTORE.
Seguendo l' opera in quello chepiùrichiede,
giusta la varietà de' tempi e degli argumenti che
abbiamo preso a trattare, faremodiscorsodi mae
stro Niccolò Riccardi di Aulla, il quale fu uomo
dottissimo e uno dei discendentidiAndreadiRic
cardo, di cui trovansi memorie per alcuni con
tratti del 1470. Fino dallasuagiovanezza, entran
do Niccolò nella via della penitenza, vesti l'abi
to dei frati Dominicani, e sì alle lettere e alla
dottrina puose suo studio esollecitudine,che pre
stamente fu grande maestro in divinità e lettera
to valente. E fiorendo egli nel torno del 1610 ,
alta sapienza mostrò tanto nelle scuole in detta
re , quanto d' in sul pergamo apredicaread ogni
maniera di gente e ad esporre le divine scrittu
re, che la fama e ladivozione di lui crebbono
maravigliosamente per sì fatto modo, che dove si
predicasse gran moltitudine di circostanti a udir
lo traevano. Per tale celebrità e per le molte ca
gioni che dava al mondo se ne ebbe il sopran
nome di mostro degli uomini per Filippo III. mo
narca di Spagna, cui , avendo conpiacere udita
eammirataladottrina del Riccardi,lo volle co
sì cognominare. I molti suoi meriti elastoria del
Concilio di Trento per lui descritta spinsero an
cora la corte di Roma ad estimarlo assai e a far
lo maestro del sacro palazzo, nel quale incarico
onorato rese a Dio l'anima nel 1646 di sè la
sciando chiarezza bastevole a perpetuare suo no
80
me. Everamente le opereche indiversi linguag
gi dette a luce testimoniano sue lodi, veggendo
si di lui li = Ragionamenti sopra le Litanie del
la Madonna in due volumi= e una = Orazione
per l' innalzamento a Doge di Genova di Giaco
.
mo Lomellino : Genova per il Pavoni 1626. in fo
glio
Sotto poi altro nome detto = I Sermoni
per la beatificazione di Santa Teresa = ; e final
mente il libro di grande erudizione e addottrina
mento, cioè = Cemmentarii in omnes sacræ Scri
pturæ libros Glossis etParaphrasis = . Maestro Nic
colò fu savio intenditore di ogni scrittura, d'in
gegno sottile e di feracissima memoria , non che
d'interi costumi, quantunque dicasi di maniere
assai piacevoli e niente schifo a conversare lieta
mente co'laici. Alcuni scrittori , ammirando sua
virtù, fancene ricordanza , e intra gli altri Leone
Allacci il quale ponelo nel novero degli uomini il
lustri, e Giano Nicio Eritrèo che parlane trop
po liberamente. Altri poi senza notare sua patria
chiamanlo Genovese , confondendo i paesi Liguri
con quelli di Lunigiana. Ma basterà che per noi
sia ciò notato, perchè facciasi più giusto compati
mento a questo lavoro , che aciascunpaese dà
propriamente il suo.
DI ALESSANDRO E FILIPPO TROMBETTI
ECCELLENTI SCRITTORI.
Nulla manca di dottrina e di buona fama a
questi due dottori Trombetti di Aulla, perchè in
queste memorie distinto luogo si meritino, l'uno
come nonvulgare legista, el' altro siccome eccel
lente medico. Eglino fiorironsi nello stesso seco
lo xvII , ed essendo stati ambedua savi scrittori ,
non poca lode recarono alla lor patria. Fu per
tanto Alessandro, che visse intorno al principio
di quella età, moltissimo riputato per savere , ani
mo prudente, nobile e contegnosonaturale. Mol
81
toesercitossi, nonsolamente nella pratica del fo
ro; ma nello scrivere ancora ; e quale maestro
di giurisprudenza fece il libro della società assai
utile, che fu pubblicato per le stampe di Vene
zia conquesta intitolazione: = De Societate tra
ctatus ad Illuss. Jacobum marchionem Malaspi
0
nam : Venetiis apudAndream Baba 1632 in 4.° = .
Di Filippo , che solo per vezzo chiamavasi Pippo
Trombetta, diremo poi essere stato di mente fer
vida e di grandissimo valore nella medicina. In
vero costui fu del collegio medico di Genova, e
in quella città dimorando circa il 1670 , ivi più
che altrove mostrò suabravura. La fortunatagua
rigione della difficile malattia diGabriello Menuo
distinto personaggio Genovese, per tale dottore
operata, fu cagione,secondosue parole , che des
se acuto suono a sua trombetta contro gli invidio
si di sua fama; e quantunque sènon essere mae
stro cattedratico dichiarasse , ma clinico , intento
più a fare che a dire; con tutto ciò con la pro
va delle opere date in luce viddesi, che in tut
ta medicina era grande maestro, anche secondo
la testimonianza di Giacomo Balbi. Infatti nella
disputa sottile che certo fisiciano dottore di Pia
cenza mossegli contra, su la cura della passione
ipocondrica e' dottamente scrisse e stampò questi
libri , cioè: = Apologia sopra la cognizione e cura
della passione Ipocondrica : Genova per Antonio
Franchelli 1674 in 12. Bilancia nella quale si
librano autorità e ragioni su la vera cognizione
del morbo Ipocondrico : Genova per Antonio Ca
samara 1682 in 4.° =. Nella sua prima opera
promise di recare in pubblico argumenti più gra
vi di sua sapienza; ma noi ignoriamo, seda mor
te o da cui altro fosse interdetto, chè nulla di
più abbiamo trovato da descrivere intorno a lui.
6
T. II,
82
DI GIOVANNI CASTELLINI
ANATOMISTA E SCRITTORE.
Della persona di Giovanni Castellini di Vir
goletta, picciolo castello presso Villafranca qualeun
dì chiamavasi Verrucoletta de' Corbellari , sembra
mi giusto debito d'intessere qualche ricordo; per
ciocchè ebbe nominanza di chiaro dottore de' tem
pi suoi, e rea negligenza sarebbe a lasciarne pe
rire ogni memoria. Visse egli circa la metà del
secolo XVII , e molto suo paese deve pregiarsi di
lui , chè assai nella nobile medicina, mapiùnel
la cirurgia valente divenne. Stando e' in Firen
ze, chè tale città come teatro stabili di sua glo
ria, per tal modo procacciò in essa, che frasom
mi maestri della Esculapiana dottrina fu il primo
nel magistero di cirurgia e anatomiapratica e teo
rica del Fiorentino Arcispedale di Santa Maria
nuova. In tale incarico tanto maravigliò le genti
ed ebbe plauso, che riscossene pubblici e onore
voli testimoni. Imperciocchè , mirabili cose ope
rando , molti lo celebrarono, e particolarmente
Francesco Rovai il quale, esaltando il Castellini ,
così cantò in una poesia: =
Odine tu che uniti al fior degli anni
Di onor frutti cogliesti ,
Eper le vie di generosi affanni ,
Castellini famoso , al Ciel giungesti :
Accorto ivi scorgesti
Con qual giro per l'etra ardean Pianeti,
Tristi or d' influsso all' uman germe , or lieti =.
Eancora di più con espresso encomio dell' arte
di lui , riguardo all' anatomia, più sotto nello stes
so componimento soggiunse : =
Dianzi nel grembo a bel teatro assiso
Mirabile stupore !
,
83
Con saggio incrudelir su corpo anciso
Ei riportò d' alta pietade onore.
Allor dentro all' orrore
Di membri di sua man recisi e sparsi
Imparar mille vite a conservarsi.
Per questi versi apertamente scorgesi aver egli
avuto in Firenze moltissima riputanza ; ma più
gli si accrebbe per l' operetta apologetica e dot
ta che stampò col titolo De dura cerebri vesti
ente Meninge, tractatus apologeticus: Venetiis a
pudFranciscum Valvasensem 1648. in 8.° = Que
sto basti alla sua ricordanza.
DI GIOAN AGOSTINO NASİ
LEGISTA E SCRITTORE.
Recò molta gloria a sua stirpe con la dottri
na e con l' opere Gio.Agostino legista insigne e
valente scrittore. Nacque egli in Fosdinovo di Mar
co Nasi e di Cinzia Belatti Massese l' anno 1659,
e fu di antica e nobile progenie che di Firenze
origin traea per un cotal Jacopo Nasi il quale ,
nel secolo xv. di colà spatriando per civili discor
die , ricoverossi nel castello di Marciaso, e di quin
di li suoi figli vennero ad onorata stanza in Fosdi
novo. Essi provengono dallo stesso ceppo di fami
glia di quel Francesco Nasi, notato dal Redi in
sua prima selva a Francesco I. re di Francia ,
nella quale ponesi infra i più qualificati personag
gi di quel tempo , dicendo:
Èquel Francesco Nasi in cui riluce
Cortesia, vero amor, grazia, bontade &c.
Fu Gioan Agostino così ad erudirsi intento e in
clinato alle scienze legali, che itosene allo studio
di Ferrara sotto il famoso Almerico Passarella com
moltissimo prò gli riuscì l'anno 1679 di conven
tarsi colà con plauso. Indi tornato alla patriafe
84
ce risplendere sua dottrina tantonelle materiedel
foro , quanto nelle opere di Cristiana pietà. Per
ciocchè a profondo sapere un' esimia divozione re
ligiosa congiunse e buone morali virtù in sì piace
vole maniera, che raro divenne e distinto. Molti
libri egli compose che dimostrano come in iscrit
tura valesse. Espose primieramente i dritti dei
marchesi Malaspina contro la real Camera duca
le di Milano per lo famoso preteso dominio sopra
li fendi imperiali di Lunigiana per le stampe del
Marini di Massa il 1708 con penna così intera e
vigorosa, che niuna dubbietà o ragione contraria
lasciò di risolvere e oppugnarecontrionfo in quel
la gravissima contesa, intentata anche prima nel
1605 dal conte Fuentes per la Spagna indarno.
Scrisse poi altamente nella celebre causa de' riti
Cinesi adifendere i Gesuiti, e compilò un volu
me di materie legali col titolo di Responsiones.
Emirabile inoltre, che un giureconsulto di tan
ti affari , per lo ricorso di numerosa clientela, po
nesse aluce, qual altropietoso cenobita , = Il cri
stiano seguace del Crocifisso : Ferrara per il Fi
loni 1696. La Corte avventurata, ovvero la sor
te de' fedeli consacrati al servizio del SS. Sacra
mento : Firenze per il Carlieri 1702 =. Le Gran
dezze di Maria Vergine in settantadue considera
zioni della vita, virtù e titolo di essa : Venezia
per il Recurti 1717 = Quanta riputanza riceves
se quest'ultimo suo divoto lavoro sarà bastevol
mente manifesto, quando notisi che in dieci lu
stri di tempo fatte ne furono in diversi luoghi
sedici edizioni. Ma come piacque al Signore mo
rì nel 1723 chiaro per bontà e saviezza.
DI GIOAN ΑΝΤΟΝΙΟ TERENZONI
MEDICO E SCRITTORE.
Il benefizio che si cavadalla virtù è veramen
te grandissimo. Ogni uomo, sia purequale si vo
85
gliao di lieta fortuna, o di povero stato, odino
bile patria, o di oscuro paese, quando ha l' ani
mo ornato di sapienza e fa alcuno esercizio inge
gnoso , mostrando il valor suo, diventa pregiatis
simo esuobuonnomemantienelosemprevivo. Per
questo bisogna dire chemolta commendazione ve
nisse al dottore Gioan Antonio figlio di Simone
Terenzoni il quale, esercitando medicina, resesi
in quella mirabile e la pubblica fama di lui ono
ratissima è fino a noi pervenuta. Egli natio fu di
Gragnola, terra del giàmarchesato di Fosdinovo,
la quale anticamente più si conoscea sotto il no
me di Castello dell' Aquila, bastita alquanto più
sopra di tal paese in eminente poggiofabbricata,
e di cui restanci ancora, nonpochi avanzi. Questo
luogo dal 1393 fino al 1642 fu sedia di alcuni
marchesi dello spino fiorito, che poscia ritorno
sotto il dominio di Fosdinovo. Gioan Antonio, e
non Gioan Andrea come notò il Fabroni in sua
storia dell' Università di Pisa, visse nel XVIII. se
colo, e in suaprimagioventù, seguendo lascuo
la d' Ippocrate, nella città di S. Miniato ottenne
tanta lode, che di 32 anni fu nel 1695 richiesto
per la cattedra di pratica medicina in Pisa , ove
stimatissimo per lunga seriedi anni servì con plau
so a quell' Accademia. E tanto eraintento all'u
tile della gioventù e al pubblico bene, che nel
1729 , instituendo fidecomesso, fece anche lascio
di tanti beni, qualmente di una pubblica scuola
si provvedesse sua patria ; che poi ciò nonsiaav
venuto lascieremo di ricercare. Nè ripeterò in
quanta fama degli uomini si montasseper leope
re chescrisse , e per sua modestia; mentre, oltre il
1
Fabroni in detta storia, altri scrittori ancora ne
hanno chiaramente favellato. Produsse Giannanto
nio suoi libri più per volontà di Antonio Maglia
bechi , di Giovanni Lancisi e di altri letterati suoi
amici , che per propria ambizione, raccogliendosi
86
ciò daipreambolide' medesimi , i qualidimostrano
parimente aver egli usato indicibili cure e vigilie
in osservare di molti cadaveri e con tanta felicità ,
che fu encomiato dall' Haller nel tom. 2. del suo
metodo su tali studi. Per non mancare a nulla
ecco pertanto l' intitolazione dei libri del Te
2
renzoni. = Exercitationes Phisico- Medices ad va
letudinem spectantes : Lucca ex Typographia Pe
regrini et Frediani 1708. in 4.° = De morbis ute
ri : Lucca 1715 =, Commentatio ad crises , dies
que criticas acutorum morborum, juxta recentio
rum methodum : Pisis 1729 in 4. =. Commen
tatio practica ad retardatas vel præpeditas perti
nens acutorum crises : Luccæ apud Marescandoli
1733. in 8.° = . Dopo aver egli fatto conoscere
sua dottrina, così a comporre come a sermone in
cattedra , giunse al fine de' suoi giorni il 1746,
pagando il tributo di natura, nè mancando a la
sciarci materia di suo esaltamento e di sua virtù,
DI ANTONIO COLLORETTI
GIURECONSULTO.
Quando un popolo innalza con grido alcun
uomo e chiamalo savio, contegnoso e singulare
per dottrina, ancor che opere grandi non abbia
lasciato , pure bisogna credere che non senza ar
gumenti di ragione lo predica. Noi così avendo
trovato di Antonio Colloretti in sua patria e in
Roma, dove dimorò, abbiamo stimato esser egli
stato di merito assai distinto più di quello che
per opere di lui si possa dire, Perciocchè sua fa
ma lo esalta qual particolarissimo giureconsulto
nel dritto canonico e civile, porgendoci solamen
te a manifestare le poche seguenti memorie. Nac
que egli in Fosdinovo, castello che fu dei Mala
spina , impropriamente detto Fosse Papiriane per
alcuni scrittori, le quali non furono sula vetta di
quell' erta montagna, ma sula viaEmilia di Scau
87
ro e piuttosto presso a Ceparana, ove per li ve
scovi di Luni poi fabbricossi antica Abazia , del
la quale adesso più non rimane che appena la
chiesa. Il Colloretti , posta sua stanza in Roma,
vi risplendè circa il 1746, ed ottenne in quel
la metropoli nome così pregevole, che , serven
do alla Romana curia , ebbe l' orrevole carica
di primo collaterale di Campidoglio. Poi appres
so, per essere di prudente consiglio fornito e tan
to in molte scienze addottrinato come in aringa
parlare, avvenne che fusse uno di quelli che al
la sinodo di Benedetto XIII. intervennero. Egli
fu sì cortese, graziato e integerrimo , che quan
tunque grave, a tutti quelli che aveano conosci
mento di lui riuscì assai caro. Nell' anno infine
1755 cessò della vita, non però di chiarezza, av
vegnachè il Pitonio fece di lui alcuna memoria
onorevole, per cui mi assicuro che fosse virtuoso
quale si celebra.
DI AZZOLINO MALASPINA
POLITICO E SCRITTORE.
Molto illustre divenne questomarchese Azzo
lino, che fu della stirpe dei Malaspina di Fosdi
novo e figliuolo del marchese Carlo Agostino e di
Anna Caterina Santinelli Aldobrandini. Ebbe
suo nascimento in Fosdinovo signoria nobile de'suoi
genitori nel 1697 , e da principio si poscnelche
ricato; ma poscia, congiunto essendosi a donna
Rosa Fregosi Genovese, le cortigiane pratiche se
guì alla corte di Filippo V. re di Spagna, di cui
fu nel 1731 gentiluomo di servizio. Quattro an
ni dopo ritornò egli in Italia insieme con Carlo
III, quandoquesto re vennesialconquistodel regno
diNapoli, tenendolo fra' suoi capitani.Allora il Ma
laspina puose in quella città suo dimoro, intento
sempre ai servigi del re novello ; per cui dal suo
signore fu per due volte spedito a ministro ple
88
nipotenziario a Dresda e in Poloniaper gravi ne
gozii trattare in que' reami. Diverse altre onoran
ze di corte ebbesi a Napoli, dove stabili sua di
stintissima schiatta, e dove egli stesso ereditò dal
la principessa Vaini sua zia il feudo di S. Egidio
in Abruzzo; sì che pel favore del suo monarca e
per il suo dovizioso e distinto stato crebbe in al
ta stimazione. Anche nel 1750 per esso Carlo III.
andò ambasciadore al duca di Parma don Filippo
infante di Spagna per allegrarsi con luidella vit
toria e fortunato esito della guerra, ottenuto da
gli Spagnoli in Italia contro gli Austriaci, dopo
molta varietà di conflitti. Perquesta discordia tra
possenti monarchi, la quale fuben lunga,e guer
ra chiamossi di successione , avvenne ancora, che
nel mese di Aprile del 1746 , dopo che gli eser
citi di Spagna e le schiere Tedesche con i colle
gati d'ambe le parti furonsi presso Parma sbarat
tati a vicenda mortalmente in fiera battaglia,mol
te migliaja di cavalli e fanti Spagnoli, condotti
dal marchese Castellara, passarono in Lunigiana
per la via di Reggio a Fivizzano, e intorno a que
sto paese,munito assaibene,presono alloggiamen
ti. Ma come che inseguiti erano dal capitan ge
nerale Nadasti con altrettanti rozzi e lurchi Va
radini che nel passo loro desolarono le campagne
e le terre; così li Spagnoli fuggironsi tosto inver
so della Toscana; enel marciare in ordinata schie
ra con forti scaramucce e spessi badalucchi trat
tenevano i nemici i quali, giunti presso a Sarza
na, gli uni di qua e gli altri di làdellaMagra,
batteronsi fieramente. Inquestacircostanza di gue
reggiare, l' Aulla con la sua rocca, detta Brunel
la e fabbricata già per Adamo Centurioni Geno
vese che stato era supremo duce di Carlo V , fu
combattuta più volte e presa con accaniti sforzi
e ripresa dagli uni e dagli altri. Per tornare al
marchese Azzolino dirò, che oltre gli onorevoli
89
incarichi dimostrati , intese ancora alle buone let
tere , per cui si puòcredere fossemoltobene eru
dito; sendo che un bel saggio ci porse di poetico
lavoro , che dedicò alla vedova Elettrice di Sas
sonia , cioè
Delle Favole di Fedro tradotte in
verso Toscano libri cinque : Napoli 1675. in 4.° =.
In fine il Malaspina cessò della sua illustre car
riera e della vita nel 1774 con fama distinta da
meritare tra' posteri lodevole ricordanza.
DI POMPEO SIGNORINI
GIURECONSULTO ESIMIO.
Più oltre della metà del secolo XVIII. comin
ciò a risplendere Pompeo Signorinidi Mulazzo nel
la carriera delle leggi e di ogni profondo savere;
poi che nacque nel 1743 di umilied onesti geni
tori. L'epoca più fortunata della Toscana felicità
sotto la dominazione dell' esempio de' principi il
granduca Pietro Leopoldo, immortaleperognime
moria, fu per questo Signorini comelo stadioglo
riosodella sua giurisprudenza che nobilmente scor
se convanto. Nei diversi tribunali infatti , ove se
dè come giudice, egli fecesi in particolar modo
conoscere per uno de' più gran decidenti in civi
li piati; sì che riputossi per il primo giurista fi
losofo de' suoi tempi. A ciò dimostrare servono
abbastanza le moltesue decisioni stampate, quan
do fu auditore della Rota di Siena , ecerte altre
di causerilevantissime, dallo stessoprincipe dele
gate all' eminente saviezza dell' integerrimo Pom
peo. L'essere egli stato in grandissimo conto te
nuto da un legislator sommo, quale si fu Pietro
Leopoldo , farebbegli questo solo un elogio; ma
comprova di più sua bravura l' averlo il nostro
Granducaadoperatoa riordinare suanovellalegis
lazione per la Toscana e volsutoin Firenze a se
gretario del regio dritto, quando più l' ecclesiasti
capotestà non potea riguardare che biccamente
90
un incarico si geloso e novellamente instituito. In
tale uffizio stettesi egli fino a che suo prence di
corona imperiale si cinse sul trono Germanico; poi
che allora consigliere aulico dei dominii Lombardi
fu creato; e poscia in Milano, avutosi in molto
pregio , rimase per nonbrieve stagione. Ivi al pri
mo apparimento di politiche vicissitudini, che re
cavano acclamato e novello ordine di popolar li
bertà per forza d' armi d' oltramonti venute, egli
cessò d' ogni suogrado; e quantunque ad elevate
onoranze fossevi richiesto , pure null' altra cura
egli volle di Stati, che sua privata pace. Perciò
il Signorini tornossi in Toscana a trarvi lietamen
te la vita fino all' ultima sua ora che nel 1812
gli riuscì nè acerba nè oscura. Ebbe poiin San
ta Croce di Firenze, tempio sacrato alla pompa
non solo del culto religioso, ma delle arti belle
ancora e a conservare la memoria degli uomini
più famosi , un monumento magnifico,e questa
scrizione:
D.
0.
Μ.
Pompejo. Josephi. M. F. A. Mvlatio. Signorinio. I. C.
Viro. ingenii. praestantis. et. multa. doctrina. expoliti
Quo. consvitore. Petrvs.Leopoldvs. Princeps
In. Etruriae. staty. novis. sapientiss. legibvs. ordinando
Quam. creberrime. vsvs. est
Evndemqve. ad. Germanicom. ipse, evectvs. imperivm
Consiliarivm. per. regionem. Longobardican. jussit
Missa. Vindobona. inevnte. An. MDCCXCII. hvmaniss. epistola
Teste. meritorvm. ejvs. et. indice. ampliss. muneris
Qvod. graviter, integreq. vt. caetera. satis. splendida
Qveis. antea. in Tuscia. fverat. praepositus
Administravit
Vixit. An. LXIX. M. IX. D. XVIII. clarvs. Domi. forisq.
Et. svis. notisq. vniversis. perpetve. acceptvs
Decess. VI. id. lan. An. MDCCCXII.
Evenqve, vtpote. Alvmavm. dilectym
Philosophia. moerens, ad. tvnvlvm. vsqve. seqvvta
Beatrix, So
Aeternum. lvgebit
soror. fratri. concordissimo. fac. cvr.
91
DI ALESSANDRO MALASPINA
CAPITANO DI MARE.
Se lo scoprimento di America venne a onore
d'Italia, e se anche per questa causafu d'uopo
che tutti riguardassero la nazione Italiana come
la prima di Europa nella gloria di rinvenire no
vello mondo, sendo che in sì fatto generedi pal
ma niuno và dinanzi a Marco Polo, a Cristoforo
Colombo, ad AmericoVespucci e adaltri chiaris
simi naviganti che poi dall' una estremità all' al
tra de' mari tracciarono le vie ai più moderni di
scovrimenti; non è parimente dubbio che molto
vanto accrebbe eziandio nel passato secolo allapro
vincia di Lunigiana il marchese
nese Alessandro che
natio fu di Mulazzo e figliuolo di Carlo Morello
Malaspina e di donna Caterina Malilupi Soragna
di Parma. Questi fu uomo assai valente nella scien
za del mare, di animo coraggioso , intraprendi
tore e fornito di buona pratica in condur navigli
più di quanto si possa dire. Nella sua giovanezza
ai servigi militari entrò della corte di Spagna, e fa
cendo in quel regno li suoi studi crebbe tanto in
sapere di nautica arte, che di grado ingrado pas
sando pervenne ad esser duce di regio vascello,
Il molto ingegno e l'esercizio di lui congiunto
alla dottrina, ben presto ammirare lo fecero so
pra gli altri commilitoni. Avendo poi qual capi
tano di fregata alcuni viaggi eseguito alle Ameri
che, assai più montò in piacere de' suoi maggio
ri. Quindi accadde, che il re Carlo III. di quel
la monarchia, accesosi di una marittima spedizio
ne per ignote parti e per più sicuri lumi inveni
re del periglioso cammino su l'onde, puose ogni
cura di scegliere tra' suoi un abile caporale a tan
ta impresa;acciò vantaggi neprocedessero all' Eu
ropa e lustro insieme al suo trono. Molti allora
per verità furonsi i bravicapitani che si onorevo
92
le incarico ambirono; ma la sorte preferi il Ma
laspina. Nè valsero i lagni de' concorrenti, che a
straniero Italianosi desse lascelta; perocchè l me
rito di lui rese pago il re. Due corvette però af
fidogli bene armate e provvedute. Diegli inoltre
undotto naturalista , un bravo dipintore, un ec
cellente architetto e don Ferdinando Bausà pe
rito capo di fregata, per il comando della secon
da corvetta, affinchè tutti, ad Alessandro sotto
posti, con l' opra loro servisseroal divisato scopo.
Spiegarono i navigli le vele ai venti nelle acque
di Cadice il 1789 con grande aspettazione di ogni
maniera di potenza, mentre invocavansi dai na
viganti stelle propizie che li scorgessero afavore
vol ventura; e dallesquadredel porto edalle tor
ri salutati i novelli Argonauti, prestamente pas
sarono il bianco flutto che gli scogli di Abila e
Calpe rabbioso flagella. In questa guisa il Mala
spina nell' immenso Oceano mareggio quattro an
ni inparti rimotissime più lungi ancora del ce
lebre Cook , e quando potè mandò ragguagli del
le sue cure a Madrid. Finalmentedopoilcompiu
to giro che farsi dovea, ritornossi ricco di belle
cognizioni e di note astronomiche e di esperien
ze bastevoli a pubblicare il ritratto bene da tan
ti rischi e fatiche , e ricevuto fu con molto gri
do. Per tale riuscita non istettesi guari il novel
lo re Carlo IV. di Spagna arimeritare ilmarche
seAlessandro e li suoi compagni; poichè innal
zò questi a Brigadier di marina, il Bausà al gra
do di colonello, e gli altri ottennero annui sti
pendi e ricompense. In tanto il viaggiatore accin
geasi a preparare la descrizione, le pratiche, i
trovamenti e le stazionidel suo veleggiare inluo
ghi o ignoti , o pochissimo conosciuti; eper iscri
vere con maggior purezzadi linguaSpagnola, dif
fidando di se infavella non sua, e per menomar
suafatica, associò al lavoro un erudito frate de' mi
93
nori di S. Francesco, il quale molto versato era
in lettere e non ignaro di tali materie. Già pro
grediva l' opera : già la scrittura appariva fin dal
principio degna di tante cure, quando improvvi
sa persecuzione di un sospettoso cortigiano, allo
ra potente ed arbitro dell' Escuriale, che prese
il titolo della pace, mentre in seno covava guer
ra , levossi incontra del Malaspina, e tanto potè,
che nel cuor della notte fu preso nelproprio let
to , mentre catturavansi il menzionato frate e la
marchesa di Matallona, tenera ammiratrice delle
virtù di Alessandro , i quali tutti si ebbono in
giuste pene. Perciocchè il brigadier Malaspinapo
sto fu prigione dentro il castello di S. Antonio
prigione
al Ferol, la marchesa di subito mandata a Vene
zia, ove il di lei marito dimorava ambasciador di
Spagna, e il buon Franciscano chiuso in carcere
di solitario monistero. Io non dirò l'origine di si
violenta punizione, chè i fatti delle regine e le
segrete gelosie delle corfi deggionsi tacere; ma
qualmente cessasse l'opera del Malaspina, sendo
che tutte le di luicarte furonosequestrate. Inva
no dopo alcun tempo le sole appartenenti al ma
rittimo viaggio recaronsi nelle mani del Bausà,
affinchè proseguisse il lavoro, ma elli per quan
topotè ricusò , e non ostante fu forzadisottostare
al comando. Fremea la marineriaspagnola, pian
gevano gli amici del prigioniero, e stupivansi li
strani, che dopo tantospendio di moneta il frut
to si perdesse di quella navigazionee il meritodi
quella impresa in facciaditutta Europa. Ma l'im
placabile ministro nulla curando lagloriadel pro
pio paese, rendea sorda la clemenza del re: e fe
ce l'opera venire a luce piuttostoascapito che a
singular pregio di quel reame. Otto anniilMala
spina sopportò con virtuosa pazienza la carcere,
epiùvolte ricusò i servigi della Brettagna che
in secreto gli offri e cariche escampo.Riebbe so
94
lamente la libertà, quando il pietoso infante Lo
dovico di Parma ascese al trono di Etruria , av
vegnachè il buon prence richieselo in grazia. Al
lora Alessandro tornò alla patria non privo diglo
ria, quantunque vittimadiuna femminal debolez
za, da perdonarsi invero, se gli acciecati da col
pevole amore e dall' aura favorevole di un trono
sapessero perdonare. Visse poscia in Pontremoli
fino al 1809 con tanta moderazione che non fu
mai udito a lagnarsi di sua contraria fortuna, ne
di suevicissitudini fece mai parola,schivando sem
pre di favellarne. In questo mentre non solo fu
eletto a membro del Corpo legislativo del regno
Italico ; ma il grado ancora gli si offerse di ca
pitan generale di marina di tal dominio, quale
modestamente ricusò. Avvenne poi che tranquillo
chiuse suoi giorni non oscuri, ad ontadichi ten
tato avea di avallarlo in perpetuo oblio; perocchè
fu collocato anch' esso nel novero de' più insigni
naviganti. Il barone di Zach di ben nota fama in
alcune osservazioni alla memoria sul Golfo del
la Spezia di Antonio Rossi da Portovenere, stam
pata in Genova il 1821 , appunto il registra in
tale guisa = Les Cook, les Bougainville, les E
pinossa , les Malaspina, les Krusenstern &c. éta
ient marins et navigateurs àla fois; ils n' auraient
point fait ce qu'ils ont fait , s'ils n'avaient été
que l'un des deux= ; ch'è quanto doveasi di
chiarare.
DI GIUSEPΡΡΕ ΑΝΤΟΝΕΤΤΙ
ERUDITO SCRITTORE.
Per chiudere questo libroconbuon finimento
di rubrica onorerò la memoria diGiuseppe Anto
netti, che da niuno ancora è stato discorso , ac
cogliendo alcune cose di lui che sono materia di
lode. E pernon fallire al mio debito racconterò
essere e' stato di antica famiglia di Tavernelle
95
che vuolsi fosse l'antica Vibiana, luogo presso a
Varano, e ambedua castelli di Lunigiana sul Ta
verone , fiume che i Latini chiamarono Sirancus ,
appellato poscia col vocabolo di Taucione, sicco
me riscontrasi nella carta di fondazione di Aulla.
Questi due paesi, vicinissimi tra loro, mentovati
ritrovansi nello scherzevole poema della Secchia
rapita del Tassoni al III canto, così: =
Avean con l'armi Foglianese unite
Quelle di Montezibio e di Varano,
Ch' eran duecento ottanta Martorelli
Unti e bisunti, che parean porcelli.
Però è da sapere, che delli due paesi indicati,
quantunque fossono feudo Malaspina della casa di
Olivola, e solo il 1413 divenissero in signoria dė
gli Estensi per Niccolò ducadi Ferrara, pure fin
gesi dal poeta che una banda armatadi cotali ter
re andasse alla guerra della secchia rapita contro
Bologna, e questa gente condotta fosse per certo
capitano della famiglia Turchetti di Catognano ,
il quale veramente ci fu e poi servi la repubbli
ca di Venezia e divenne valente soldato. E sicco
me fino del detto anno uccisi furono nello stesso
giorno litremarchesi Alessandro, Bernabò e Raf
faello Malaspina, dominatori insieme di que' luoghi,
da certo capitano Rossi di Tavernelle, che stato
era alle guerre di Fiandra, per causa d'immode
sta ventura di sua moglie, che pudor contegnoso
richiede si taccia; così scosso il giogo de' Mala
spina , que' popoli sollevati si dettero al duca di
Ferrara e di Parma per mezzode' sindaci di loro
Comune, eAlfonso Antonetti conildetto Rossi ne
furono gli autori. Ora questi castelli venuti essen
do inpotere dei principi di Modena, però il Tas
soni , ghiribizzando , poseli a dare ajuto al pode
stà Modenese, come se fino del tempo di quella
guerrafossero stati sotto quella città. Ma, tornan
!
96
do adiscorrere dell' Antonetti, dirò che fu cano
naco di Correggio e uomo di molto ingegno, ver
satissimo in ogni sorta di storia. Viveaegli intor
no al principio del presente secolo, e tanto era
investigatore di Lunensi memorie, chese da mor
te non fusse stato rapito assai presto, forse Lu
nigiana arebbe avuto suo scrittore inlui esuasto
ria. Molto bene sapea di lettere e di sacra scrit
tura, e tanto erudito era cheapubblico testimo
nio cilasciòunaoperetta molto saggiache fu stam
pata col titolo: = Risposta a cinque dubbi o qui
stioni su la Cronologia e passi oscuri della Sacra
Scrittura; propostigli da un virtuoso amico: Car
pi stamperia Municipale 1804 in 4° =. Per tut
to ciò pensai di farne menzione e di terminare
col suo tempo la dicitura di questa parte quinta
dell' opera.
FINE DEL QUINTO LIBRO.
MEMORIE STORICHE
D' ILLUSTRI SCRITTORI E DI UOMINI INSIGNI
Del Distretto
DI FIVIZZANO
IN LUNIGIANA.
LIBRO VI.
DI SPINETTA MALASPINA
DETTO IL GRANDE.
Perer seguire il costume delloscrivere perme
incominciato , dico adesso degliuomini chiari del
la insigne Terra di Fivizzano, che nonsolamente
per nobiltà e per vaghezza puossi innanzi porre
e traleprimedi Lunigiana collocare; ma per suo
pregio ancora di antichità, tutto che non inten
da iodi trarla fuori del Viracelum , descritto da
To'omeo Pelusiota e dal Cluerio nelle Geografie
loro; nè di quell' antichissimo Foro che lconfi
ne significavadello 'mperio di Giano,comealtri vo
gliono , perciocchè sono divisamenti molto oscuri
ed incerti; ma sì bene della sua prima memoria
che truovasi nella donazione del 1058 fatta dal
marchese Oberto figlio di Alberto alla chiesa di
T. II.
7
98
S. Venerio , in cuidicesi: = donamus totam ter
ram quæ posita est in dictis loci Verignano , Pa
nicalia , et Agnino usque ad caput de monte Ca
natæ et usque al Fizzano ( cioè dal loco di Agni
no fino a Canetto, e al Fivizzano). Così traen
domi addietro infino a que tempi nei quali Fi
vizzano avea con sua Verrucola confuso il nome ,
lo che attesta la Bolla di papa Eugenio III. del
1149 data al vescovodi Luni Gottifredo II , e mol
ți contratti del 1230 , 1234, e 1247 , che dico
no =actum in Foro Verruculæ Bosorum, ed an
che in Finisano foro , ripiglierò il xu, secola
di nostra salute, quando il loco nomavasi appun
to Foro di Verrucola Bosi, per gli uomini illustri
notare di questa Terra, i quali vennero poi ; la
sciando la più rimota antichità e mettendomi ne
gli anni d' allora che Verrucola e Fivizzano uną
delle tre prime sedi si furono della famiglia Ma
laspina. Indi fra' disastri delle guerre si stettera
ancora per poco sotto il dominio di Castruccio
Interminelli e della repubblica Lucchese ; come
pure delli Visconti di Milano che per l'armi di
Niccolò Piccino l' aveansi presi, perchè i feuda
țari di questi luoghi alla repubblica aderivano di
!
Fiorenza. Finalmente nel 1477 , dopo la violenta
morte recata dal popolo all' ultimo loro marche
se Spinetta figliuolo di Bartolomeo del q. Nicco
lò Malaspina, che senza rede si era, sotto la si
gnoria si puosero de' Fiorentini; che che discor
rino intorno aquesto paese certi cotaliche le scrit
ture antiche non lessero, ai quali non farò con
vincimento di quanto per me si è accennato , co
me non è mestieri. E per entrare più presto nel
mio lavoro dirò, contro di essi, che Fivizzano è an
tichissimo , quantunque s'ignori d' onde tragga suo
nome, tante volte variato: che fu nel secolo xiv.
dal Castracani smantellato di sue antiche mu
ra e di torri; preso e saccheggiato nel xv. dal
99
l'esercito del re Carlo di Francia; posto a ruina
poi dal marchese Gabriello di Fosdinovo; e messo
aguasto indiscretamente nel 1538 dagli Spagno
li per le guerre che allora correvano. Dirò che
vanta il singular pregio di aver avuto ne' primi
anni della stampa una delle più rare stamperie
d' Italia e tipografi qualificati, non già stranieri,
madello stesso luogo, nelle personedei conti pa
latini Giacomo, Alessandro e Giambattista fratel
li della famiglia Onorati da Fivizzano , che da
molto tempo è spenta, la quale fino del 1368 ot
tenuti avea privilegi amplissimi dall' mperadore
Carlo IV. , copia de' quali io pure conservo. Co
storo non per desio di guadagno, chè nobilmen
te viveansi di lor ricchezze; ma per vaghezza del
I' utilissimo ritrovamento diedero opera d' impri
mere con molta cura nel torno del 1470 i raris
simi libri del Virgilio, delle satire di Giovenale ,
degli Offizi di Cicerone, e l' uffizio dellaB. Ver
gine secondo alcuni , due de' quali che più si co
2
noscono , in contestazione di tale verità, hanno a
piè della materia questi versi, giusta l' uso di quel
tempo, anche per altri registrati, e specialmente
il Virgilo che ha questa leggenda : =
Sculpserunt doctis manibus , sed pectorefirmo
Carmina Virgilii vatis super ætera noti
Jacobus existens primus , Baptista sacerdos ,
Atque Alexander comites in amore benigni
Qui Fivizzani vivunt super oppida digni. ==
In fine parimente delle Satire di Giovenale di
Giacomo da Fivizzano si legge così : =
Octo bis satiras Juvenalis perlege Aquini
Scripsit quas Jacobus are notante manu
De Fivizzano : Veneta sed doctus in urbe :
Jampridem Lunæ patria clara tenet.
Solve preces , solve quicumque volumina cernis
Maxime qui pauperporrige vota Deo
A
100
Per questi versi alcuno vuole arguire che Giaco
mo da Fivizzano abbia stampato il libro a Vene
zia, per le parole = Veneta seddoctus in urbe=;
ma,se bene si considerino, altro esse non indi
cano, ch' egli apparato aveaa Venezia, e che po
scia dimostravasi iuLunigiana sua patria illustre
per la famosa Luni. Finalmentedirò che Fivizza
no , dopo li suoi diroccamenti descritti, fu da Cos
mo I. de' Medici aggrandito e restaurato di mu
ra; e che dai tempi di sopra indicati sempre fu
capo di una parte non piccola della provincia e
sotto ladominazione dei Malaspina, esotto il reg
gimento felice di Firenze; infino a che nel 1750
piacque a' suoi clementissimi principi Toscani di
rendere Pontremoli capo de' loro Stati in Luni
giana. Fatto così brieveprolago aquesto libro, ono
rerò primieramente la memoriadiquelprode Spi
netta Malaspina, potențe signore di Lunigiana,
il quale fu il ridottato emulo di CastruccioInter
minelli tiranno di Lucca, e tanta nominanza pro
cacciossi con opere , che a tuttonarrarepiù a di
stesa storia che a picciolo ricordo s' apparterreb
be. Ma, stringendosi per me questo racconto , so
lo esporrò qualmente conoscere si possala bravu
ra, il consiglio, la saviezza e tutto quello di lui
che faccia più forte maravigliare.
Nacque Spinetta intorno al 1282 nel Foro di
Verrucola Bosidel marchese Gabriello del fu Isnar
do Malaspina; e così divenne per valore e per
senno segnalato, quanto per dignità e potenza ,
che gran capo di Lunigiana nomavasi. Per alcuno
scrittore poi vuolsi che fusse un principe de'più
magnanimi in que'tempi, quantunque spesse vol
te sgraziato. Da principio e' seguì nel 1312 Ar
rigo VII. all' impresa di Firenze; poi che accor
so era ad incontrarlo nel campo imperiale a Mi
lano il 1310. con altri Malaspina; ed essendo va
lente soldato e molto bene parlante, in grande
ΙΟΙ
grazia di lui tosto montò, così che non solo eb
be uno de' primi seggi dopo il re dei Romani e
fu vicario imperiale a Reggio; madopola senten
za dello decadimento del vescovo di Luni, segna
ta da tale imperatore a Poggibonsi in Toscana il
detto anno, per feudi e privilegi s'aggrandi mol
tissimo di stato e di potere. Imperciocchè ebbesi
poi la signoria di 64 castella in Garfagnana dei
vicariati di Camporeggiano e di Castiglione, ol
tre le terre dei Bianchi intorno alli marchesati
ch' avea di Verrucola e Fivizzano, ed oltre ai feu
di di Gragnola e Fosdinovo ,di Caprigliola e di
Massa. Levavanlo ancora in alta estimazione sue
private ricchezze, per cui fece grandiosi prestiti
di più di 5000 fiorini d' oroper volta allarepub
blica Pisana e di molta somma di moneta ad al
tri signori. Parimente rifornironlo le aderenze con
gli Scaligeri e le parentele che strinse , menando
moglie donna Beatrice sirocchia di Luchino Vi
sconti dominatore della duchèa di Milano e ma
ritando poscia Ghidda sua figliuola a Feltramo con
te di Montefeltro e Novella in seconde nozze a
Luigi Gonzaga marchese di Mantova. Ma contut
to ciò , siccome più le persone in eecelso grado
e sollevate sono, più sogliono ai colpi della for
tuna soggiacere, per questo posso dire che in mol
te contingenze verso Castruccio suo perpetuale
nimico la sorte sempre lo contrario. In fatti nel
1314 , avendo Spinetta molto favorito Uguccione
della Faggiola signor di Pisa contra Lucchesi e
contro i Guelfi di Garfagnana e molte stragi re
cate loro in quella provincia, tutto l' odio si con
citò della repubblica di Lucca. Nè alcun danno
e' si ebbe fino che il Faggiolano signore stettesi
in la dominazione di Pisa ; ma poi Castruccio de
gli Antelminelli che nel 1316 alzò il capo e li
Pisani cacciarono Uguccione , anche aSpinetta co
minciarono sue venture andar male. Perciocchè
1
102
Spinetta, volendo rimettere nella Signoria di Pi
sa Uguccione della Faggiola, conosciuto già nel
campo di Arrigo imperatore, il quale ricovrato si
era presso di lui nell'Apriledel 1316, indi a Mes
ser Cane della Scala ito, intese tosto un anno do
po di venire a Pisa col favoredei Ghibellini Lan
franchi, e ricondurvi l' amico Faggiolano che aju
tato avea in quella dominazione; ma, discopertosi
in Pisa il trattato a grido di popolo, riuscì falli
ta l'impresa, ed Uguccione subitamente da Fo
sdinovo ritornossene a Vicenza con assai genti da
cavallo e da piè che lo Scaligero Veronese avea
gli dato. Allora Castruccio, collegatosi con i Pi
sani, andò con 6000. fanti e 1000. cavalleggieri a
oste sopra il Malaspina, chè dato avea il passo e
favorito Uguccione: e tanto all' improvvista lo as
sali che tolsegli Fosdinovo , Caprigliola, Soliera ,
Verrucola , Fivizzano e Codiponte, efecelo in far
setto fuggire a Verona, disertandolo di tutte sue
terre. Non per questo perdettesi d'animo il gran
capo di Lunigiana, che tosto pensò a vendicarsi
di tanto danno e di tanta vergogna. Laonde ve
nuto a messer Cane e pregatolo di soccorso, non
istette guari , chè nel 1320 fornito di molte ca
vallate e di gran numero di pedoni quasi tutto
suo paese riacquistò di Lunigiana, ruinata e gua
sta dal fiero nemico. Indi fu a messer Gherardi
no degli Spinola di Genova, signore di Lucca per
poco tempo, e con gente ajutollo a prendere il
castello di Uzzano che teneasi per li Fiorentini
da due capitani degli Obizi. Avvenne poi appres
so nel 1321 , che i Fiorentini, volendo guerreg
giare Castruccio, fecero lega conil nostro Spinet
ta il quale, tutto che fosse di parte contraria
avea l'animo apparecchiato a' danni del tiranno
Lucchese. Perciò li Fiorentini mandarono in Lu
nigianą per la strada di Lombardia 300. cavalie
ri e 500. pedoni almarchese, ed egliraunato buon
103
hitmero de' suoi feceinsieme poderosa oste. Quin
di per l'impresa fu stabilito, che mentre Spinet
ta facesse impeto da una banda, leschiere di Fi
renze assalissono il Castracani fieramente dall' al
tra , come narra il Villani in sua storia. Cavalcò
e' ben presto di sua contrada secondo il conve
gno , e dopo che ebbesi ricuperate alcune altre
sue terre, discese con bravura al piano a portar
guerra alla città di Lucca; ma i Fiorentini, pel
cattivo loroprovvedimento, usciti fuora con brac
cio debole e timide soldatesche , ruinarono la vit
toria. Perciocchè ; venuti a campo in sul conta
do Lucchese sotto il monte Vettolino, molestaro
no con badalucchi la gente di Castruccio; e po
scia, veggendo la forza di lui essere maggiore che
si pensarono, di notte fuggironsi cheti, lasciando
falò e luminareaccese nel campoperfar sembian
za di volere assalire i nemici, senza rendere di
tale consiglio consapevole il collegato. Poi richia
mando loro gente di Lunigiana, sì male Spinet
ta rimase in gabbo, che fu di subito rispinto dal
le masnadeLucchesi le quali , perseguendolo , piừ
terre déi Małaspina ripresono insieme con Pontre
moli: e Spinetta così fu di nuovo obbligato a ri
fuggirsi a messer Cane della Scala suo amico. Nè
manco per tale infelice riuscita l' animo del pro
de Malaspina soffri ozioso le perdite sue, chè in
tesosi col duca di Calabria e con il pontificio le
gato , ottenne per essi grande mumero di gente
d'arme, e nel 1326 accampò ne' suoi feudi con
tro il nemico, per cui riebbe Verrucola e le al
tre terre. Intrattanto Castruccio per più savio con
siglio non dispose di mettersi a fronte del gran
de marchese; ma cón molta sollecitudine si affor
zò e si prefisse di torgli il passo e le vittuaglie ,
e di coglierlo alle spalle, correndo con le sue or
dinate schiere per lemontagne di Garfagnana. Spi
netta allora, quando senti cotale venuta e come
104
le vittuaglie fallivano , per prudenza ritirò sua
gente e abbandonò Lunigiana senza difensione ,
ripassando l' Apennino in su la via di Pontremo
li. Castruccio in questa circostanza demoli le mu
ra antiche di Fivizzano, le torri che alzavansi so
pra del suo pretorio, e le più delle altre fortez
ze. Tornatosi poi a Lucca, alla fine di due anni
avvenne che di questa vita passò. Ora come del
la morte sua allegravansi molto que' di Lucca, i
Fiorentini , i Pisani, i Pistolesi e i popoli di Lu
nigiana, chè stato erasi un granflagello a tutti,
così 'l capitano Spinetta ebbene pure allegrezza :
e tosto d' ogni suo dominio rifattosi padrone, ac
cordò pace ai nobili di Dallo e aderenti loro che
favorito aveano il Castracani, e gratificò i servi
gi dei signori di Fabbrica nel Pavese, perchè avea
no operato bene per lui, siccome attestano di ciò
li rogiti del 1328 dell' archivio dei marchesi di
Fosdinovo per me riscontrati; e in questo mentre
fortificò Moneta e Castelpoggio nel territorioCar
rarese. Per tale maniera volle Dio che avessero
fine le avversità di questo valente feudatario, a
cui due anni appresso la Repubblicadi Lucca in
viò sindaci in ambascieria per istabilire salda pa
ce e trattare con lui de'danni, offese e rappres
saglie che accagionate aveansi a vicenda. In que
sto variar della sorte Spinetta, con più vigoria
rimontando in potere, accrebbe sua fama che già
era grande. Conciossiachè da lì a due anni a pro
di Gherardino Spinola suoparenteespugnò laroc
ca Vezzanese, e per due volte sforzossi di solda
tesche fornire Montecatini che per lo Comune
di Firenze stretto era d' assedio e affossato , stec
cato e imbertescato da' piè di Seravalle fino aBug
giano, e i fossi pieni del fiume della Nievole e
della Borra, e messe sbarredilegname perle vie,
e fatti per li poggi moltissimi battifolli, che fu
tenuto cosa ricca da strabilire. Nel 1331 poi ot
105
tenne investitura di feudi imperiali per Giovanni
di Lucemburgo re di Boemia,enell' anno vegnen
te contro Lucca fermò lega con i Fiorentini, chè
gli fecero gran vantaggio di moneta: e per essi
corse a guerra sopra Barga conmolta compagnia,
però che i Lucchesi aveangli rotta la pace. Fu
ancoratra'confederati principi d'Italia contro Gio
vanni di Lucemburgo, secondo quello che dice
il Corio nelle storieMilanesi: e dopo alcuni guer
reggiamenti e gridata la tregua, Spinetta ebbesi
il paese di Castiglione in Garfagnana. Non fu egli
meno ammirato dai Principi nella dieta che ten
nesi in Soncino nel 1335 dalli Rossidi Parma con
li Visconti di Milano e gli Scaligeri di Verona ,
nella quale per la prudenza, credito e facondio
so parlare di lui pacificaronsi que' signori ch' era
no già usciti a campo, e procurò che Parma fus
se data a Mastino Veronese senza correre all' ar
mi. Questo Mastino poi, agguattando il signorag
gio di Pisa, mandò gente a Spinetta, acciocchè
togliesse a' Pisani Sarzana ; ed egli unitosi al ve
scovo Bernabò Malaspinacon millefanti se ne im
padroni , recando molta paura alla repubblica Pi
sana. In oltre persuase aMastino della Scala con
eloquente diceria di non cedere la città di Luc
cain potere del Comun di Firenze nè per nove
ro di moneta come aveagli offerto, nè per patti
d' ambascerie, chè ciò non doveasi per solauti
lità del popolo che alla curadi principe è com
messo: essendo che è sempre indegnità gravissi
ma il mettere a mercato li paesi e le genti sog
gette , che hanno inviolabile dritto di reclamare
sè non essere merci da guadagno; nè alcun si
gnore potere senza infamia mercantar su lo stato
loro di libertà o di vassallaggio. E questo eglife
ce nonper maligno consiglio, come intese dire
Giovanni Villani in sua storia; ma per politico e
salutevole provvedimento della pubblica ragione
!
1
106
degli uomini, secondo che parlane Giovanni Bo
nifazio nella storia Trevigiana, il quale moltissi
mo esalta il valente Malaspina e rapportauna ta
le orazione; quantunque poi avvenisse in contra
rio. Però che nel 1341 gliScaligeri vendettero Luc
ca, Pietrasanta eBarga ai Fiorentini, e Spinettame
desimoper 12000. fiorinid'oro cedetteal Comune
di Firenze tutti li suoi paesidi Garfagnana. Per li
Scaligeri il 1336 ancoracavalcòsopra Pontremoli con
Simone daCoreggio; e poi che li terrazzani si oppo
sero cinse il loco d'assedio , devastò i campi e deser
tòd' arbori edi case il Comune. Tanta riputanza egli
avea, che a Verona alle nozzedi Mastinoilgrande ,
cui sposò Taddea dei Carrara, posto sublime occupò
al pari di Obizo d'Este , di Riccardo da Camino si
gnor di Treviso, di Marsilio dominator di Padova e
di altri distinti principi nelle giostre, danze e tor
nei e simili divertimenti magnifici che allorausava
no. Di molti altri fatti e sequèle di lui potrebbonsi
qui raccordare; ma per correre al fine più pre
sto si lasciano indietro , perchè basta quanto si è
detto per assemprarlo fino all' ultima sua ora che
lo colse nel 1352 , e fece suo testamento in Fo
sdinovo , e perchè morì senza rede maschio di sue
ricchezze dispose molti suntuosi lasciti ebelle vo
lontà. Avvegnachè volle, intra le altre cose, che
si distribuissero a' poveri mille libbre imperiali di
moneta d' argento, che giusto il Budeo de Asse
lib. 2. sarebbero qualche migliajo di pezze di Spa
gna: che si fondasse in Verona una chiesa con
ospidale per le persone nobili cadute in miseria
detto poi S. Giovanni in Sacco , quale cessò ver
so il principio del nostro secolo: che un altro spe
dale per ogni maniera d'infermità si ergesse nel
Foro di VerrucolaBosi, cioè in Fivizzano , volgar
mente chiamato lo Spedalino delBorgo e tolto da
gran tempo, con annua entrata di 50. libbre im
periali; e che una cappella con altare di marmo
107
si facesse in S. Margherita di Verrucola stessa.
Parimente lasciò testamentando , che si dessero 50
dote di 15 libbreimperiali di moneta per cadauna
ad altrettante povere fanciulle de'suoi dominii per
maritarsi: che si spendessero 1000. libbre di buon
valsente per liberare cento carcerati dalle pub
bliche prigioni, ed altre beneficenze ad alcune
chiese , espresse in tale rogito lunghissimo che tro
vasi nell' archivio Malaspina di Caniparola. Indi
fece lascio di molta somma a favore delle di lui
tre figlie maritate, e l'eredità divise tra il fra
tello Vescovo di Luni e li suoi nipoti. Il suo cor
po fu riposto in S. Giovanni in Saccodi Verona,
come ordinato avea, e vi si fecero le esequie del
la sepoltura riccamente alla reale, che fu cosa
notabile e bella: ed ebbevi monumento grandio
so di marmo con statua equestre e magnifici em
blemi. Veramente non è da dire quanto sì gran
feudatario fusse pieno di saviezza e stimato da
ogni maniera di principi, di conestabili , signori
e baroni, che tutti affettarono sua amista; e giu
sta il cavalier Pona nell' elogio di tale marchese,
alcuna dieta non celebrossi mentre vivea, alla qua
lenon intervenisse con onore ,sprimendosi lo scrit
tor Veronese in questo modo =Ea tanti Erois
experientia , ut nullus ferme graviorprincipum con
ventus sit celebratus , cui non interfuerit Spinetta= .
Era poi della persona moltodestro, di grande co
noscenza, schietto e di servigi ricevuti grato e
magnanimo come a principesi conviene; così che
per ogni genere di virtù, oltre i menzionati au
tori, colmanlo di lodi l' arcivescovo Quirini , l' Am
mirato in sua storia, e Giuliodal Pozzo nelleglo
rie della contessa Matilda.
DI MADONNA ANDREOLA BOSI
MADRE ILLUSTRE DI NICCOLO' V.
La gloriadidue chiarissimi personaggi diLu
:
!
1
i
1
108
nigiana, il pontefice Niccolò V. e ilcardinal Filip
po Calandrini, già nel 1. volume di quest' opera
dichiarata, conducemi a parlare di Madonna An
dreola de' Bosi loro virtuosamadre. Imperciocchè,
avendo il Platina, il Bergomense eGirolamo Ga
rimberti con altri scrittori anche moderni divul
gato essere questa donna di vilissima condizione
eoscurissima, io deggio contro le altrui fallacie
meglio definire del pontefice e del cardinale indi
cati il decoroso nascimento , per non veridiche
penne assai denigrato. Nè però dee alcuno mara
vigliare , che qui una tal femmina io ponga tra
persone egregie, tutto che nonsipossanodi lei re
care notevoli azioni, pure vagliami chein pro di
questo trattato ne parli perla provata verità non
lasciare sotto un oscuro oblio. E solamente per
questo dirò, come di antica, nobile e doviziosa
famiglia si fusse, ed insieme virtuosa quanto di
onesta e illustre matrona dire si possa, senza at
tribuirla alla schiatta dei Bonaparte a guisa del
conte de Las-Cases, che nel suo Memorial di S.
Elena su' l' origine di tale prosapia speciosissime
cose racconta e in gran parte false. Nascimento
adunque si ebbe Andreola dopola metà del seco
lo XIV. di messer Tommeo di Puccio del q. Duc
cio de' Bosi notaro imperiale del Foro di Verru
cola. Costei per lungoordinedi avi discender sem
bra di que' Bosoni che nobili furono di Verruco
la stessa , la qual terra per tali signori chiamossi
poi Verrucula Bosorum in tutti li rogiti de' nota
ri antichi, a differenza di altra detta Verrucula
Ghirardinga in Garfagnana, e parimente di quel
la chesi appellava Verrucula Corbellariorum pres
so Villafranca in Lunigiana, che dal volgo noma
si ora Virgoletta. Probabilmente quest' Andreola
veniasida unalinea diquel Bosone, nella cui ca
sa certi monaci Benedettini con Odone Bianco
stipularono convenzioni il 1104 intorno alcune ter
FONDAZIONE L. FIRPO
BIBLIOTECA
TORINC
109
re di Lunigiana per istrumento dato a lucedal
Muratori nelle antichità Estensi, nelquale si leg
ge =Actum in castro Verruculæ in caminata do
mini Bosonis; oppure da certo Boso in tale carta
nominato, che fu uno di que nobili i quali pre
se aveano in feudo alcune castelladella casa d'Es
te. E siccome avvenne che la famiglia de' Bosoni
divisesi per sostanze, dritti e feudi; così fu che
altri l'antico nome ritennero , e altri da Boso me
desimo per esser meglio distinti ilcognome si pre
sero de Bosi. Però a Verrucola nostra data fu la
denominazione de' Bosi per que' feudatari che l'eb
bonsi con investitura dai principali marchesi, co
me appunto accadde alla Verrucoletta, che fu chia
mata de' Corbellari per un certo Alberto Corbel
lario infeudato di tale paese nel torno del 1200,
secondo che rilevasi da uno strumento del 1266
dell' archivio Malaspina di Caniparola. Infatti nel
lo stesso archivio parimente vedesi che nel 1247
certo Gandodi Bosiodi Verrucola concede in em
fiteusi la villa di Quarazzana a Guidone di Gor
diano di detto luogo, salve le ragioni de' primi
padroni, ai quali l'alto dominio s' apparteneva.
Per verità non puossi dubitare che Andreola fos
sedi nobile stirpe e facoltosa, mentre si trova nel
nominato archivio, che il di lei avo messer Puc
cio de' Bosi fu quel piùdistinto personaggio, elet
to a paciere delle discordie dei nobili di Dallo
con il potente Spinetta Malaspina discorso di so
pra; per loche nel 1328nella casastessa di que
sto Puccio stipulossi concordia e patti di pace per
il notaro Pietroda Vallazzana. Poi appresso a sti
pulazione di Giovanni di Conforto notaro leggesi,
che il medesimo Puccio fu general procuratore su
tutte le terre di esso marchese. Per altre scrittu
re ancora sappiamo, che Puccio de'Bosi nel 1335
fondò e dotò di beni la chiesa di Santo Giovan
ni di Fivizzano, attestandolo il documento di Lo
110
renzo da Cozzano notaro, con queste parole: == et
quam ecclesiam S. Johannis Baptistæ fieri et ædi
ficari fecit suis expensis et dotavit eandem de bo
nis suis Sr. Puccius de Verrucula Bosorum qm. Du
cii. &c=. Lo chesi conferma per una lapida po
sta un anno poi in quella chiesa per eternare la
ricordanza della consacrazione ditale tempio, che
trovasi adesso al destro lato dello altar maggiore
con questi versi : =
Est Ioannis Baptiste sacra ædes quam colit iste
Mille trecentenis domini trigintaque senis
Sumptibus et propriis Aprilis tempore mensis
Quam Ducii Puccius incepit Verruculensis:
Præside Lucensi, consecratamque Lunensi
Dumprior Augusti lux venit mensis adusti =,
Questa chiesa in oltre nel 1389, per bolla di Bo
nifazio IX. ponteficedel 27Giugno,fuconcessa ai
frati eremitani di Santo Agostino ad inchiesta del
marchese Niccolò Malaspina il quale fecevi moni
stero annesso, come riscontrasi nel tom. 6. degli
annali di tal Religione del P. Torelli. Fu parimen
te di questa famiglia de' Bosi e fratello di detto
messer Puccio il reverendissimo Gregorio abate
di Linari, eprelato insigne in que' giorni. Tomeo
poi figliuolo di esso Puccio e padre di Andreola
fu notaro imperiale, e parimente molto favorito
e onorato dal marchese Spinetta. Ma sopra tutto
è da notarsi la dota che ebbesi questa donna in
suo maritaggio; avvegnachè per la somma della
medesima si conosce ch' ella non era in istato di
miseria, nè spavalda, riottosa e vile femmina di
piazza, come hanno voluto che fosse li ricorda-.
ti scrittori della vita di papa Niccolò V. Percioc
chè nel 1388 ella celebrò solennemente in Santo
Andrea di Sarzana lo sponsalizio innanzi a' più
ragguardevoli testimoni del paese per iscrittura
di Jacopo di AngeloGriffi notaro, e il nobile suo
III
marito il medico Bartolomeo Parentucelli Sarzane
se ricevè per dota 400, libbre imperiali di mone
ta da messer Giacomo del fu Tomeo Bosi notaro
imperiale di lei fratello, e sì fatto rogito è nello
archivio di Sarzana. Nè queste dobbiamo credere
che fossero in quell' età poca moneta, quando è
provato dall' archivio de'marchesi di Caniparola,
che intorno al 1260. donna Cubitosa figliuola del
marchese 'd' Este di Ferrara, venendo moglie a
Isnardo Malaspina signore di Verrucola e Fiviz
zano , portogli in dote 500. libbre imperiali e al
tre 400. per le cose parafernali, la qual somma
in tutto ascendeva a 1000, marche di argento; e
che Spinetta il grande, già discorso, lasciò nel
1352 libbre 200. di tale moneta per la fondazio
ne di pubblico spedale in Fivizzano, quale bastò
per tre secoli, e poscia a tempo delli governato
ri Lelio Buzzi e Giuliano Capponi il 1654 e 1722
sotto il dominio Fiorentino fu in luogo migliore
aggrandito col disegno di Gaspare Pellicciaarchi
tetto , siccome ora si vede. Giovami adesso con
siderare , che , qualunque siasi stato il prezzo del
la libbra imperiale in que' giorni, pure a vedere
una possente signora di dominio averne avuto in
dota 500, ed esserne bastate 200. alla fondazione
di pubblico spedale , questaprivata donna costitui
ta si riputasse nell'ordine dipersone assaifacolto
se e distinte laquale avute aveane 400 ; e che tal
somma di dotadi moglie fosse allora tenuto sfolgo
rata. Laonde per tutte lecose fin qui narrate par
mi avere chiarita abbastanza la nobile e agiata con
dizione di madonna Andreola de' Bosi la quale,
avvenente della persona, di morali savissimi es
sendo e nelle cure domestiche assai provveduta,
fu ancora madre avventurosa, perchèdette al mon
do e alla Chiesa così bene educati figliuoli, che
gloriarono al sommo la di lei vecchiezza e sua
patria. In fatti vivendosi ella onoratamente in suo
!
112
maritaggio per otto anni insieme col dottore Bar
tolomeo Parentucelli, partori Tommaso che poidi
venne pontefice sotto il nome di Niccolò V. il qua
leper sola umiltà nonusò di stemmae di cognome;
enel 1403 dopo altri sette anni di vedovanza,
sposata che fu da Tommaso Calandrini nobilissi
mo Sarzanese , partorì Filippo, cui alla sacra por
pora montò cardinalizia e allo arcivescovado di
Bologna. Nel Giubbileo del 1450. con altissimo gri
do celebrato dal di lei figliuolo pontefice , quan
tunque fusse di età molto grave, puredasua di
vozione spinta e per bramosia di rivedere ifigli ,
concorse a Roma con pompa. Introdutta colà al
cospetto del Santo Padre in foggia di vestire al
l'umiltà di lui e alla vecchiezza di lei disconve
niente, scrivono alcuni la spingesse indietro , di
cendole che amava di rivederlainpiù onestipan
ni e come a più grave matrona si convengono.
Poi salutato che ebbe in abiti modestissimi e con
maternal tenerezza il sommo gerarca della Chie
sa e avute in Romagrandi onoranze,bisogna cre
dere che presso al cardinale Filippo, allora lega
to della Marca di Ancona venisse; perocchè nel
1451 in sì raro contento fini di vivere a Spoleti.
Il di lei corpo fu di colà trasportatoper operadi
detto cardinale in Santa Maria di Sarzana nella
cappella Calandrina, ove seppellito onoratamen
te, cisitrovaancheadessoscolpitaquestascrizone =
D.
Ο.
M.
ANDREOLEDECALANDRINIS QUENICOLAVMPONT. MAX,
ET PHILIPPVM CARD. BONON. MAJOR. PENITENTIARIVM
EX SE NATOS ROME MATERNO AMORE SALVTAVIT
SPOLETI MORIENS
EJVSDEM CARD. PIETATE IN PATRIAM DELATA
HVMILI HOC TVMVLO
FELIX TANTA PROLE QUIESCIT
OBIIT ANN. MCCCCLI.
?
113
DI GIOVANNI MANZINI
PODESTA' DELLAREPUBBLICA PISANA E SCRITTORE.
Quando in una città principale di qualche
Stato viene alcun forestiero a montare in signoria
e dominazione per istanziamento generale degli
ottimati e del popolo di quella , bisogna ben
credere , che lo stranio uomo per eccellenza di
animo e per singulari prerogative abbiasi merita
to di andare innanzi a tant' altri; e che le facul
tà dello 'ngegno e le opere di lui troppo siano
parute belle a queglino stessi che al reggimento
lo puosero di loro repubblica. Osserviamo oraqual
mente ciò fu manifesto in Giovanni di Manzino
Manzini della villa di Motta presso di Fivizzano,
dentro del qual paese aveasi ancora agiata abita
zione. Costui , nato poco più oltre della metà del
secolo XIV, fu giureconsulto dottissimo e poeta:
e con tutto che non fusse del Comunedi Pisanè
di quello Stato, pure nell'anno 1405 di nostrasa
lute, per essere intorno alle pubblichebisogne ben
provvedente , di grande conoscenza, molto fran
co e prode, fu apodestà e capitano insieme del
la Pisana signoria prescelto, e tenne, come solea
si, nel suo anno l'amministrazione suprema di
quel dominio. Egli ottenne sì luminoso grado nei
perigliosi tempi della libertà di quelpopolo pren
ce, quando turbavanla più che mai li maneggi
del vicario imperiale Gabriello Maria Visconti e
le pratiche segrete dei Fiorentini che l'imperio
di quella città si agognavano. Ma il valente uo
mo tennela fermainsuo tempo,econmoltocuore
eprudenti consigli sostenne agli sforzi de' nimi
ci, fino a che per cospirazione venduta e dalla
forza dell' armi oppressa, alla signoria di Firenze
soggiacque. Che poi il Manzini fosse poeta ce lo
testimonia l'erudita prefazione all'opera del Tea
Τ. ΙΙ.
8
114
tro comico Italiano moderno pag. 13 dell' edizione
di Lucca del 1788 , nella quale assicurasi che il
Musatto , il Petrarca e il Manzini della Motta fu
rono que' tre primi ingegni del xiv. secolo che
dai sacri argumenti ai profani ricchiamarono laTra
gedia e la Commedia. Infatti egli dettò una Tra
gedia Latina sopra la morte del magnifico Anto
nio della Scala, quando nel 1387 perdè il domi
nio di Verona ; e così, lasciando e' le stranie ve
stigia , osò celebrare domestici fatti. Scrisse anco
ra diverse lettere Latine che furono pubblicate dal
P. Lazzari nel tom. 1. Miscell. anecdota Rom. La
duodecima di esse appunto fa menzione della so
praddetta Tragedia, dandoci conto del tempo in
cui fu scritta e recandoci alcuni versi di essa, i
quali non darebbono cagione di punto dolerci per
essersi tale opera perduta, se non ci rimanesse il de
sio di ammirare liprimi sforzi di que letterati mi
rabili che aprirono novella strada a cotal genere di
componimenti dopoil risorgimento delle buone let
tere. Per altre delle accennate pistole raccolgonsi
molte curiosità intorno alla vita privata e lettera
ria di esso Manzini, come pure diverse memorie sto
✓riche de'suoi tempi. Primieramente discuopresi aver
egli da giovanetto studiato a Sarzana, indi a Parma,
poscia a Bologna e in fine a Pavia: essersi messo
per qualche tempo ai servigi del conte di Virtù
il duca Galeazzo Visconti; e di aver avuto fami
gliarità con il marchese Spinetta duca di Gravi
na, con Francesco diBartolomeo Casini Archiatro
di Urbano VI. papa, con Pasquino de'Cappelli ,
con Giovanni Orologio Padovano , con Giacomo
del Verme , con Benedetto de' Gambacorti, con
Andriolo Occhi da Brescia, e altri insigni uomi
ni del suo tempo. Trale cosepiùnotabili poi , che
1 nostro Manzini racconta, scrivendo il 1388 al
detto Malaspina , sono alcune costumanze conta
dinesche di Lunigiana nella vigiliadel Santo Na
115
tale, con la distruzione delcastello di Pulica del
marchesato di Fosdinovo, e a messere Andriolo
da Brescia descrive la morte repentina del Petrar
ca, avvenutagli in sua biblioteca sopra di un li
bro , mentre studiava. Nel fatto di Pulica però
egli rammemora, che Rinaldodi Monteverdi pres
so la città di Fermo , uno de' più potenti signori
e tiranni infesti alla sua patria, militando nella
guerra che circa il 1343 fecero in Lunigiana i Pi
sani contro Luchino Visconti , malmenò alcune
terre di questa provincia e distrusse Pulica intie
ramente dicendo =: Ingredimur igitur Pulicamfer
me funditus disruptam per nequissimum Rainal
dum Firmensem, qui malo finevitam suam vidit. ==
Il fine poi miserando del cantor di Valclusa così
lo narra all' amico Andriolo: = Nostri sæculi glo
riosum jubar , nostræque ætatis speculum, laurea
tus Petrarcha Franciscus , post tot librorum volu
mina a se compilata, unius et septuaginta existens
annorum diem clausit extremum Bibliothecæ suæ
penetrali , cubanti similis , compertus exanimis su
perlibro: cujus obitum ejus domus non fuerat ita è
vestigio suspicata=. Veramente ci sembra cosapre
gevole, che lo scrittore Manzini quasi contempora
neo delPetrarcadichiari con tantaprecisionedi cir
costanze una tal morte 24 anni dopo che fu acca
duta e inmodo ben diverso dagli altri. Nulla di piit
abbiamo trovato di questo illustre personaggio ,
notato da monsig. Paolo Tronci nelle sue crona
che Pisane , fuorchè sembra si morisse prima del
1422 ; perocchè in un contratto di Antonio Bo
nizi notaro si legge= actum Fivizzani in domo
olim Manzini = , rogato in quell' anno. E sicco
me e' trasse buon frutto di sua estimazione e gran
demente onorò sua patria; così per noi in ispe
cial modo ricordasi degnamente.
:
116
DI FRATE LEONARDO VALLAZZANA
TEOLOGO E PREDICATORE.
È vero che gli uomini i quali non sono te
stimoni dell' eccellenza delle persone lodate ri
chieggono per lo più di essere convinti con ope
re fatte per que' tali che alcuno esalta; maè pe
rò anche verissimo essere vivuti al mondo ripu
tatissimi ingegni e singulari, che o per modestia
o per povertà, o per altre cagioni strane dopo di
sè non lasciarono agli avvenire che nobile nome.
Tutti costoro invero , essendo in molto numero ,
non ci par giusto che sempre debbansi nella di
menticanza tenere ; conciossiachè non solamente
assottiglierebbesi la gloria delle nazioni , ma trop
po scemerebbe il pregio dellavirtù elo stimolo ai
giovani di faticare per conseguir fama e riputan
za. Laonde alcuna volta porgere conviene ancora
queglino che per qualche buona ragione maravi
gliarono , con tutto che il Cielo abbiali per sue
vie condotti a scordarsi di uscire con opere ad
occupare i secoli che veniangli dopo. Fra questi
cotali distinti uomini, quantunque ignoti , deesi
riporre frate Leonardo Vallazzana di Fivizzano e
di antica famiglia, il quale fu grande maestro in
divinitàe sommo predicatore de'tempi suoi, e per
ciò di particolare ricordanza. Per quanto raccon
taci frate Alessio Casani in suo Ms. memoriale
sappiamo che il Vallazzana non solo sfolgorò per
le diverse onoranze di maestro di suo Ordine , di
Provinciale di tutta Toscana e altri gradi in sua
Religione; ma per essere stato uno de' più famo
si lettori di suo Istituto in Bologna e per avere
bandita la divina parola con istraordinario grido
nelle principali città d' Italia. Una sicura prova
della celebrità di questo profondo teologo dacce
la il monumento posto in S. Giovanni di Fiviz
zano sovra la porticciuola laterale di detta chiesa
117
amemoria perpetua di lui, dove in marmove
desi l'intera statua di questo maestro Leonardo
di ottimo lavoro,egiacente sopra molti libri , une
de' quali tienelo stretto al petto con sotto questo
brieve epitafio = :
FR. LEONARDO VALLAZZANAE S.
M. RELIGIONIS ET PATRIAE
ORNAMENTUM
CONVENTUALES PERPETUAM VIRTUTIS MEMORIAM STATUERUNT
ANN. MDXX
DI PIETRO E FRANCESCO RAPPI
VALENTI SCRITTORI.
Dovendosi ora parlare di questi due scritto
ri Rappi del castello di Santerenzo del contado
di Fivizzano, nulla diremo dell' antichità di essa
terra , chè l' abbiamo già dimostrata nel lib. 1.
di quest' opera, ove parlossi del martire S. Teren
zio ; ma tosto entreremo nella nostra narrazione
come convienci. Fu maestro Pietro figliuolo di Mar
chetto del q. Antonio di Rappo da Santerenzo,
originario dell' antica Luni : e cometalefamiglia
agiata era e di riputanza; così noi trovammo nel
l'archivio Malaspina, tante volte da noi ricorda
to, che Vittarello Rappo nell' anno 1313 stipulò
contratto di 4151 fiorini d'oro a favore di Ve
gnuto di Durante di Fosdinovo; e che il padre
di maestro Pietro nel 1467 fu uno degli arbitri
eletti alla divisione di feudi e beni tra li figliuo
li di Antonio Alberico Malaspina marchesedi Fos
dinovo. Ma, lasciando a parte le antichità di ta
le progenie, non occorre d'intertenerci di più su
gli avi di questo Pietro che fiorì nel torno del
1485, e fu uomo di rara eloquenza, esimio teo
logo e scrittore. Secondo alcune memorie di sua
famiglia possiamo raccontare aver egli studiato a
Siena conmolta lode, ed ottenutavi lau
dot
torale che allora di molta scienza era certissimo
testimonio, essersi poi andato a Bologna, ove le
dottrine e gli studi più che mai coltivavansi. Qui
N
118
vi, dal secolo ritiratosi , vesti l'abito dei cano
naci regolari della congregazione di S. Giovan
ni in Laterano, e nel monistero di quell' Ordine
maestro Pietro chiamossi. E come che si esercitò
molto a leggere teologia e a sermonare ai popoli;
così addivenne valentissimo Cattedrante e mira
bile predicatore; però non poca fu la nominanza
che ebbe in quella città. Veramente quel grido
meritossi che avea, tanto più per avere stampa
to in Bologna, come alcuni vogliono,diversi opu
sculi di pregio con una storia dei Malaspina di
Lunigiana, la quale ora ponesi in molto dubbio;
perchè non trovasi chi mai l'abbia veduta. Non
ostante per sua dottrina fu tenuto per valente e
saputo uomo , come divenne ancora il di lui ni
pote Francesco Rappi, che riuscì ottimo giurecon
sulto, quantunque poco esercitasse la sua facoltà.
Fu questo Francesco figliuolo di Giampietro del
q. Marchetto Rappi di Santerenzo , e nacque in
torno agli anni 1480. di nostra salute. Conventa
tosi e' nello studio Bolognese fecesi intero per sa
viezza , come distinto per bontà eanimo pio. Per
questo in Bologna, dove dimorava lo zio Pietro
detto di sopra, ottenne canonicato; ma poi tornò
alla patria, e della parrocchia di sua terra, di
Casola, di Vinca e di Viano fu fatto insieme ret
tore e piovano; cosa non singolare in que' gior
ni. Francesco ritenne lungamente questi benefi
zii ; ma appena fuintimata la Sinodo Tridentina,
rinunziando le altre chiese ,tennesi la sola di San
terenzo. Molto noto e caro egli si rese ai duchi
di Massa e Carrara, e tanto che vollero onorar
lo di amplo diploma di nobiltà anche per tutti li
suoi parenti , e carico d'anni mori nel 1546. E
poi co molto ricco era di beni, fece per suote
stamento lodevoli e pietose instituzioni, essendo
che lasciò doversi in perpetuo dotare in detto
Santerenzo e in Carrara oneste fanciulle con as
119
sai buono provvedimento di alcune centinaja di
scudi , quando fossero per maritarsi, ed anche be
nefizii ecclesiastici fondò in sua patria. Scrisse
poi un molto. buon libro di materie spirituali ,
che pose a luce col titolo= Lima spirituale: Bo
logna per Jeronimo de' Benedetti 1514. in 4.° =,
in cosi ottimo vulgare, che non invidia i testi di
nostra favella Toscana; e trovasi allegato spesse
volte dal Neviziano nella Selva nuziale, ed anche
da Borgnino Cavalcani nell' ultimo volume di sue
decisioni. Tanto Raffaello Soprani , quanto recen
temente Giambattista Spotorno, questo Rappi ri
cordano con lode tra gli scrittori di Liguria, pen
sandosi che fosse di Santerenzo al mare; ma con
buona pace di sì stimabili ed eruditi storici , que
sto Rappi non fu mai Genovese, e male se lo at
tribuiscono , siccome le ricordanze di sua famiglia
per me discorse dimostrano, ed anche il mento
vato libro cheallacarta 46 ciò chiaramenteesprime.
DI FIVIZZANO FRANCIA
SINGULARE PITTORE.
Se Lunigiana avesse avuto scrittori gelosi del
suo onore io non sarei alcune volte a gridare la
trascuranza de'nostri padri che lasciarono perire
molte memorie, le quali potevano al paragone le
varla di altre provincie. Ma come a questo male
non puossi intieramente provvedere , così ormai
bisogna contentarci di quel pocotalvolta che pos
siamo invenire per congetturare che li nostri an
tichi furono più operatori, più savi e più inge
gnosi di noi. In fatti, avendo io trovato i nomidel
valente maestro Michelagnolo pittore, nato di Gio
vanni il 1574 in Fivizzano e morto nel 1639, di
maestro Battista di Giovanni Ponzò scultore che
mori nel 1649 , di maestro Francino scultore di
cui in marmo è la non finita statua di naturale
atutto tondo nel coro di S. Antonio di Fivizza
120
no rappresentante Gesù risorto; come pure di Fi
vizzano Francia pittore, natio di esso paese, so
nomi doluto di non esserci altro che meschini cen
ni di costoro i quali, vivendo ne' bei tempi del
le arti , ebbono la disgrazia o di essere poco no
ti fuori di loro patria, o diessere confusi nel no
vero degli artisti, o di non trovarsi bene indica
te le opere che fecero per determinarne il meri
to e lascuola , quantunque si trovino alcuni avan
zi bellissimi , a cui non sannosi attribuire. Quel
lo poi che più mi attrista si è a vedere il celebre
Fivizzano che si resta nell' oscuro, e che Gior
gio Vasari con pochissime parole hallo negligente
mente rammemorato nella vitadi Francesco Raibo
lini Bolognese, detto il Francia, solo per dire le
altrui lode e non per esaltare la bravura del no
stro pittore di notomie. Nè possomi persuadere
che il Fivizzano singulare nonfosse nell' arte sua,
e per rarità di operare non montasse in grande
estimazione nel tornodel 1520, per quanto lo stes
so Vasari ci narra; mentre assicuraci avere costui
dipinta così bene la morte, che poscia nel con
templarla mancò. In attestazione di questo fatto
incredibile egli reca il seguente Epigramma, scrit
to in tale avvenimento:=
Me veram pictor divinus mente recepit
Admota est operi deinde perita manus :
Dumque opere in ficto defigit lumina pictor
Intentus nimium palluit et moritur ,
VeraigitursumMors, non mortua mortis imago
Si fungor quo mors fungitur officio = .
Stando ora alla sentenza di tali versi e al con
fronto che fa il Vasari della morte del pittorBo
lognese con quella del Fivizzano , è d'uopo argu
mentare, che il Fivizzanese artefice dir non po
teasi divino nella dipintura e di mano perita, se
veramente nonfossestato nell' arte valente assais
ک
121
simo; e che lo storico Aretino, dipittori trattan
do, è in certo modo reo di aver trascurato d' i
struirci di sì raro uomo, che lasciò un' opera, a
quel che pare, straordinaria. Io qui non voglio di
scutere , se fuori del vero sembri il morir d'un pit
tore di morte subitanea per lasola contemplazio
ne della terribilità di suo dipinto; però che il fat
to mi sembra piuttosto poetico che nò, e meglio
mi rivolgerò a dimostrare la patriadel Fivizzano.
Per Carlo Vasoli in suo manuscritto, che presso
di me si conserva, porgemi un cenno di questo
bravo artefice , pensando che sia della famiglia
Francia di Fivizzano, della quale sonovi documen
ti dall' anno 1398 fino al 1639. In fatti si riscon
tra negli atti di messer Azzone da Spiccianodel
1398 , che un certo Francia da Fivizzano lascia
20 soldi imperiali per li restauramenti da farsi
alla chiesa antica di S. Antonio del luogo, inter
detta da gran tempo per le ruine che minaccia
va, essendo che i frati della Congregazione di S.
Antonio Ab. di Vienna in Francia, ai quali era
soggetta, lasciavanla pericolare. Nel 1428 France
schino di Giovanni Francia è testimone ad un con
tratto di Antonio Bonizzi notaro, e nel 1574 tro
vasi ne' registri parrocchiali di tale Terra un al
tro Fivizzano figliuolo di Francia bastrajo proba
bilmente nipote del pittore descritto. Laonde per
conchiudere questa rubrica non mirimane di più
a dire, che il pittor Fivizzano rimansi ancorapo
co meno che oscuro intorno alle sue opere e al
suo merito. E poichè non è stato messo in chia
ro da niuno basterà questo cenno, lasciandoci il
desiderio di poter meglio conoscere sua vita e il
suo valore.
DI FRATE ALESSIO CASANI
VALENTE ORATORE.
Tra gli uomini ragguardevoli che la Terra
122
insigne di Fivizzano godesi avere avuto , porremo
ancora frate Alessio, nato nel 1491 di Giannan
tonio Casani e di Antonia Stradella Fivizzanesi
perocchè fu savissimo di scrittura, di molto sen
no naturale, di aggradevoli maniere e autore di
utili opere. Quantunque egli fosse romitano di S.
Agostino, divenne dicitore nobilissimo tanto a far
prediche , quanto in aringa parlare di cose a re
pubblica riguardanti. In fatti e' non fu solamen
te predicatore apostolico in tutte le città più co
spicue d'Italia conmolta nominanza; ma nel 1529,
tempo ancora di fazioni, sermonando in Firenze
( secondo che racconta in suo manuscritto Memo
riale d'ogni fatto suo e di alcune cose di sua pa
tria ) quando i Medici erano cacciati di quella
città, più fiate aringò sopra la pace e concordia
de'cittadini. Ma se ne ebbe mala ventura; però
che fu qual partigiano de' fuorusciti messo prigio
ne, e poscia, come Dio volle, diliberato con mag
gior gloria. Avvenne poi che nel 1535 , per la se
conda volta predicando la quaresima in Venezia ,
si truovasse in segreta assemblea di Fiorentini
,
colà rifuggiti , a trattare delle cose di Toscana.
In tale occasione egli con forte diceria mostrò
a' congregati , che da niun' altra banda poteasi
meglio e più grave sturbo dare alla parte contra
ria, che per la Terra di Fivizzano, afforzando il
paese, già reso debole prima per Castruccio In
terminelli, poscia dai Malaspina che tentato avea
no di ricuperarlo. Dopo quella predicazione ri
tornato al suo monistero in patria , secondo il
convegno fatto a Venezia , congregò gli uomi
ni del Comune con saputa de' Medici, e innan
zi al magnifico Lorenzo Cambi capitano di parte
per la repubblica Fiorentina fece orazione alla
Romana, perchè la Terra, già smantellata per le
passate vicende , e di nuovo nell' autunno del 1494
per le soldatesche del re di Francia Carlo VIII,
123
in numero di 3000. che vi appiccarono il fuoco,
si rimurasse e a guisa di bastita si rendesse con
buoni fortificamenti, per non esserepiù bersaglio
o preda dei vicini e degli stranieri , e per offrire
alle genti di Toscana sicuro e prossimo asilo nel
le discordie. Ebbono tanta efficacia le parole di
questo Casani che subito otto ambasciadori furo
no mandati alla repubblica Fiorentina e ai Medi
ci stessi , perchè la volontà confermassero degli
nomini del Comune in tale impresa e li ajutas
sero. Così per opera di frateAlessio non subito,
ma dopo alcuni anni,nel 1540, il paese di Fiviz
zano fu, novellamente cinto di mura come ora si
vede; quantunque più esteso circuito dovessero
contenere. Però che il duca di Firenze Cosmo I,
venutovi a visitare i lavori , non si rimase con
tento della strettezza, in cui furonsi tenuti gli
architetti. Non dirò poi quanti mali frate Alessio
ebbe a sopportare per le dottrine ed errori di Lu
tero , chè in ciò fu uomo prudente, e seppe di
fendere sua innocenza, ma i gradi onorevoli ot
tenuti in sua Religione. Prima fu vicario generale
di Sicilia e di Calabria, poi nel 1542 diLombar
dia. In questa occasione in pubblico parlamento
di 40. senatori in Milano, presiedendoli il mar
chese del Vasto governator generale di quello sta
to, fu inchiesto di parlare intorno al reggimento
di repubblica, ed egli all'improvvista con ordi
nato discorso tanto bene soddisfece alla inchiesta,
che molta estimazione e favori se ne ebbe. L'a
nimo intraprendente e fermo, la dottrina e l'in
gegno di quest' uomo facondioso, come aveangli
procacciato molta nominanza presso quelli che lo
conobbero virtuoso; così fecerlo montare in gra
zia e in onore anche di Cosmo de' Medici duca
di Firenze, il quale ascoltavalo volontieri, e per
questo facilmente nel 1558 fugli accordato di fon
dar monistero di suore Agostiniane a Verrucola
124
Bosi sul castello antico dei Malaspina. Molta spe
sa e molte cure provò egliin questa operadi mo
nastero, quale in diversi anni sollecito condusse
afine con somma lode. Finalmente illustre per
tanti meriti l'anno 1570. mori nel Signore, la
sciandoci onorata memoria, acuiposcia in S. Gio
vanni di Fivizzano fu posto monumento conque
sta lapida: =
D.
0.
Μ.
Alexio Casano Fiviz. Ord Eremit. S. Augustini
Praeclariarum urbium Italiae concionatori
celeberrimo
Siciliae et Calabriae Vic. gener.
Et visitatori hujus conventus alumno
Acampliat. Monast. S. Monicae Verruculae fundatori
Muniendi Fiviz novis moeniis promotori
Trium praeclariss. virorum
Quorum deposita inhoc templo visuntur
Eod. ann. ad habitum August. receptori
Ac tandem An. MDLXX. morteperempto
PP. tantis meritis grati Ann. MDCCXXIV.
Monumentum posuerunt.
DI LUCHINO VALLAZZANA
PRODE GUERRIERO.
A
Il capitano Luchino da Fivizzano, ricordato
in diverse storie d' Italia, fu dell' antichissima fa
miglia Vallazzana , e divenne ornamento della sua
patria per la somma bravura chesi ebbe nell' ar
mi. Questi viveasi intorno al 1500 , e militò per
li Fiorentini i quali erano già padroni di molte
castella di Lunigiana daquasi 60. anniprima. Eb
be Luchino daprincipio il gradodi colonello edi
castellano di Volterra, ove sposò donna Elisabet
ta Lisci figliuola di Mariotto gentiluomo di quel
la città; e come pervalore tra' caporali di schie
re molto erasistimato, così mostrò ancora inmol
te imprese non solamente sua bravura e pruden
zamilitare, ma diè segnodi essere tra' più prov
veduti capitani del suo tempo alla testadi quel
:
125
le invitte squadre, chiamate le bandenere diLu
nigiana, e composte di forti uomini della provin
cia, le quali recarono ai Medici di Firenze molte
vittorie. Disceso pertanto in Italia Carlo VIII re
di Francia, e passando con suo poderoso esercito
nel 1494 per Lunigiana, avvenneche Gabriello e
Leonardo Malaspina marchesi di Fosdinovo ajuta
ronsi presso quel re, acciò riponesseli in domina
zione della signoriadiVerrucola e Fivizzano, sog
getta ormai ai Fiorentini fino del 1477. Perquesto i
reali commissari con segreto e stipulato convegno ,
vendettero per 3650. ducati d'oro in oro ai detti
marchesi le terre di tutto quel feudo. Venneviinfat
ti Gilberto di Montpensieri capitan generale del
re Carlo con 3000. Francesi e molta gente dei Ma
laspina , e prese e saccheggio Fivizzano contanta
terribilità di armi , che fu di spavento anche agli
altri popoli. Di più, non contento del saccoe del
le ruine, mandò sedici staggi del loco a Lione in
Francia in guarentigiadella impresa edella taglia
di più di 4000. fiorini d' oro larghi imposti alla
Terra, come da un atto riscontrasi del 1504 del
9 Novembre, stipulato a Firenze dai procuratori
del Comune di Fivizzano, che nell' archivio ritro
vasi dei marchesi Guadagni, e dichiara questi av
venimenti. Ma come fu ceduto l' antico feudo nel
Giugno del 1495, perchè li marchesi pronti non
isborsarono ai capitani del re una parte del pat
tuito prezzo e la tagliasuddetta nonfudalComu
ne pagata, li poveri prigioni tanto furono tratte
nuti in Francia esì malamente riguardati, che li
più vi morirono, fuorchè sette di essi, cioè Mi
chelotto di Piero del Maestro, Santino di Matteo
Parlari , Mariano di Falcinello , Ser Manfredo Bian
chi di messere Alessandro e altri tre, che nel 1502
ritornarono salvi alla patria per l'ajuto dei Fio
rentini che imprestarono 10000. scudi d'oro per
ogni spesa. Standosi così sgraziate le cose di Lu
126
nigiana e male riuscita essendo la guerra de' Fran
cesi , Luchino subito ricuperò sua terra alla Re
pubblica e le altre castella, chè furono da lui cac
ciati ipresidii nemici e respinti limarchesi da ta
le dominio. Ma Gabriello Malaspina, deluso nel
primo fatto contra Fivizzano, e volendo ragioni
avere su questo loco di feudali dritti di sua ca
sa , più volte quindi unissi con limarchesi di Vil
lafranca, e osteggiò ancora sopra tale paese; ma
il capitano Luchino , sempre opponendo sue for
ti schiere , a furiafacevali innanzi a lui fuggire ,
ed in fine così que'signori sconfisse che prese lo
ro Santerenzo , Colla e Ceserano, con Tommaso
Malaspina di Villafranca prigione, siccome si è
dimostrato anche al lib. V. , parlando di Gabriel
lo signore di Fosdinovo. Con tutto ciò nel 1537 ,
mentre Fivizzano, ristorato alquanto de' suoi dan
ni , pace godeasi sotto il reggimento del Comun
di Firenze , altri Malaspina gli accagionarono tur
bamenti novelli, mentre un esercito di Spagnoli ,
condotti dal conte Giambattista Lodron sotto gli
ordini del marchese del Vasto, accampava su le
terre de' feudi Malaspina, i quali signori non at
tutavansi mai. Imperciò , nata contesa per via di
confini e turbato dominio tragli uomini del mar
chesato di Villafranca e quelli di Fornoli, sogget
ti al ducadi Toscana , il Fivizzanese Luchino to
sto raunò molte genti d' arme da Barga, Pietra
santa e Fivizzano, e cavalcando contra i nimici
prese e saccheggio Virgoletta e ritenne il paese per
il suo duca. Ma intanto ch' egli tali cose operava
e altre studiavasi di fare , negli anni appunto 1538
quattro mila Spagnoli, guidati dai Malaspina e dal
conte Lodron, di sotto Fosdinovo e Gragnola cam
minarono segretamente sopra Fivizzano. Allora la
Terra afforzata erasidi presidio, però costoro fin
sero un solo passaggio e di essere altrove rivolti ;
e quando furonle sotto chiesero con amichevole
127
parlamento, che pochi cavalleggieri c' entrassero
per fornirsi dipoche vittuaglie daseguir loro cam
mino. Gli uomini dabbene di quelle guardie, nul
la sospettando , acconsentirono, e gli Spagnoli vi
spinsero dentro un numero di soldati assai mag
giore del convenuto , e perquesto inganno la pre
sero, molti mali recando ai troppo creduli terraz
zani e mettendoli a sacco e allaindiscreta feroci
tà militare. A tale novella il Vallazzana tosto si
ritirò dalla impresa e sollecitamente procurò di
ponersi nel castello di Verrucola che resisteva , in
di badaluccando con li nemici trassedi più gravi
mali le circonvicine terre, sino a che fu dilibero
tutto il paese. Dopo di questi fatti Luchino, te
nendo la guardia di Volterra, fu nel 1543 man
dato con 300.dei migliori fanti insieme con Otto
da Montauto, che avea altrettanta compagnia di
soldati , ad occupare e difendere Piombino dall' ar
mata Turchescadel munsulınano Barbarossa, per
chè minacciava quelle coste. Così il capitano Val
lazzana, per quanto le contingenze portarono , si
rese glorioso , e fece di sè lodevolmente discorre
re l' Adriani nel lib. 2. di sue storie Fiorentine,
l' Ammirati in sua storia e Benedetto Varchi in
suo lib. 15. di storie, i quali autenticano le gesta
di sì nobile soldato, e quanto per me si è nar
rato.
DI GIAMBATTISTA GHIRLANDA
VALENTE PITTORE.
Quelli che vissero al mondo senzamerito, nul
la di estimazione si ebbero presso le persone che
attemparono con loro, e molto manco ne hanno
tra le future , che giudicano della virtù dei tra
passati senza passione. Però quando troviamo no
tato alcun uomo antico per ispecial ricordazione ,
bisogna credere che fosse in qualche conto pre
128
gevole e distinto; tanto più se alcuna opera di
lui si accenni , che dimostri la sua bravura. Per
questo appunto sonomi indutto afavellare dimae
stro Giambattista figliuolo di Sebastiano Ghirlan
da di Fivizzano, poi che fu pittore assai prege
vole. Costui secondo sua propria testimonianza,
come vedremo, nacque il 1511 , e intese all' ar
te del dipingere con tanta buona maniera ed ec
cellenza , che puossi considerare tra' più singula
ri artefici di Lunigiana per lo stile,buon gusto,
disegno e colorito: ed increscemi che siasi fino
ad ora dimenticato presso che da tutti queglino
che hanno discorso dipittori ; poi che avrebbono
meglio di me fatto conoscere suo merito, descri
vendo alcune opere di lui , che per valente e ra
ro artefice possono dichiararlo. Ma prima, che per
me si tratti de'suoi lavori , convienemi alcune co
se chiarisca per torlo dalla dubbietà di essere cre
duto di Massao Lucchese, e dallo scambio di Ago
stino di lui figliuolo , già discorso nel libro I. di
quest' opera. E per attestare di lui quanto più si
possa dimostrerò che in un giudiziale processo,
che leggesi nel 1. volume di atti diversi dei signo
ri Micheli di Carrara, disteso in Massa dal nota
ro Andrea Casoni il 20. Febbr. 1567. per causa
della lite fatta dal conte Scipione Fieschi contro
la repubblicadi Genova, intorno alla reintegrazio
ne ai di luidritti e beni, confiscatigli nella famo
sa congiura di Gioan Luigi Fiesco, ritrovasi qual
mente apparisce a disamina questo Ghirlanda con
tale indicazione = Egregius D. Joannes Baptista
Ghirlanda de Fivizzano continuus habitator Mas
sæ &c.
"
In tale processo poi così egli depone :
Io era inqueltempo( cioè nel 1547.) al servi
دو
دو
"
دو
zio del cardinale Innocenzo Cybo a dipingere in
Carrara, quando lo stesso signore mandommi a
Genova con lettere commendatizie al principe
Andrea Doria, perchèiopotessi osservare abel
وو
"
129:
' agio le pitture di Pierino del Vaga e l'or
dine di esse, le quali erano nel palazzo del prin
,, çipe medesimo; ma prima di pormi in viaggio,
دو
دو
"
"
trattenutomi un giorno a Fivizzano per accomo
dare i miei affari a casa, poi subito pervenni a
Genova. Colà appena giunto riposi le robe mie
in S. Agostino presso di un frate mio amico :
,, e la sera per essere l' ora tarda alloggiai all'o
„ steria , perchè non volsi tosto recare fastidio al
دو
detto principe. Quindi la mattina vegnente fe
, cigli porgere mie lettere , e v' ebbi stanza nella
,, notte nella quale verso le 10. ore , inteso aven
دو
do iscompiglio e strepito, ed essendoin pianel
„ le , vidi in gran confusione il principe Andrea.
دو
co' suoi familiari , il quale non avendomi per
anche veduto, domandò chi mi fossi. Dopo alcun
"
„ poco che fu esso signore trattenuto a parlare
,, con un certo tale ( cioè Lodovico Giulia) che
,, dettegli cattive nuove, vidi salirlo a cavallo con
„ quattro o cinque de' suoi per compagni, ed io
, gli andai dietro a piedi e in pianelle fino fuor
"
دو
"
وو
دو
della porta. E mentre io volli rientrare, la sen
tinella mi rimandò indietro unitamente ad al
tri. Nulla di meno mi riuscì di rientrare in cit
tà per la viadi mare, e perquello che accadde
fui costretto ritornare a Carrara, senza otte
„ nere lo scopo, per cui a bellaposta mi ero par
"
tito di Lunigiana = . Finisce poi la suaesami
دو
na, soggiungendo = Io sono di anni 56. di età:
vale il mio dascuti 400 in circa: sonopittore :
,, sono da Fivizzano e abito in Massa; e non so
,, no mai stato condannato per causa criminale
Da tutta quesia chiarissima confessione facilmen
te si arguisce non solo la patria, il nascimento ,
l'arte e il dimoro del nostro Ghirlanda, maquanto
ancora esser valente dovea e di buoni morali
standosi ai servigi del Cardinal Cybo suo mece
nate , ed essendo ito a Genova peristudiare su le
T. II.
9
1
130
celebri maniere di Pierino del Vaga famosissimio
dipintore. Per discorrere adesso deilavori più bel
li di Giambattista che ancora si possono osserva
re per giudicarlo,narrerò aver eglidipinto lagran
tavola di Annibale in Capua, posseduta oggi dal
la famiglia Orsucci di Lucca,la qual' opera egli
eseguìconmaestrevole giudizio nel tornodel 1560.
Nelle storie Lucchesi di Tommaso Trenta questo
dipinto si attribuisce ad Agostino figliuolo di Giam
battista Ghirlanda; ma veramente (non per con
trariare un tale scrittore e chipoilo ha seguito)
bisogna che si osservi non aver essi calcolato be
ne l'età del padre con quella del figlio,nè achi
di loro due meglio si convenisse quella fattura.
Perocchè Agostino, nato presso al bel mezzo deł
secolo xvI. e nel 1561 trovandosi anche in mino
re stato, secondo un rogito di Ser Pietro Gian
domenici Massese, sarebbe divenuto maraviglioso
artefice di troppo, se di 12 , 0 13 anni avesse
composto ed eseguito l' Annibale di casa Orsuc
ci; mentre il padre di 49 anni erasi allora net
fiore di sua esperienza. E ben vero che Agostino
aLucca operò diversi dipinti a buon fresco, sic
come abbiamo detto parlandodilui; manon pare
che agguagliasse al genitore. Ritornando poi alla
dipintura di Annibale che s'intertiene con una
femmina Capuana, mentre di lungi appajono al
tre figure, atteggiate benissimo e maravigliantesi
dell' eroe Africano che spreca il tempo nelle de
lizie di quel paese, vedesi una armonia felice di
pensiero e di eseguimento. Evvi rappresentato an
coraunbelpadiglione di ricchissime drapperie con
sotto un soffice letto, per dinotare la mollezza a
cui erasi abbandonato. Una tal'opera condotta fu
con tale diligenza, perfezion di disegno e vivaci
tà di colori , che alcuni hannola perfino giudica
ta lavoro del Tiziano. Altra mirabile sua tavola
ci rimane nella chiesa di Pò , villaggio poco di
131
stante di Fivizzano, che segnata è del suo pro
prio nomecon queste lettere= Jo. Bapt. Ghirlan
da Terz. faciebat an. 1566 = . Questa dipintura
assai pregevole, alta da circa 8 palmi e 7 di
larghezza , rappresentala vergine sedente col bam
bino in grembo , il quale in mano haun fiore ,
e da una banda sonovi S. Matteo e Santo Rocco,
dall' altra S. Antonio Abate e S. Sebastiano. Tut
te queste figure, quantunque non abbiansi gran
de azione, sono però con tanto amore espresse e
con sì belle tinte effigiate e sì vive, che diletta
no a riguardarle, e sembranodirécenteuscitedal
1' esperto pennello dell' autore. Deggio pur notare
bellissime storie a fresco di maestro Ghirlanda , ef
figiate circa il 1573 nel muro esterno di sua ca
sa in Massa, posta nella via di S. Pietro, quale
abitazione ora è posseduta dal Sig.Girolamo Gui
doni; poichè ritrovasi in uno strumento del no
tajo Pietro Giandomenici Massese del 1512 ; che
Giambattista Ghirlanda insieme col figlio Agosti
nodanno amurare quella casa loro col patto che
di fuora le muragliedebbano lasciarsisenza scial
baturafino a lor piacimento, ed anche i ponti di
legno. Questo riserbo dinota sicuramente averlo
fatto per dipingerle; avvegnachè furonsi poi di su
perbi lavori ripiene, i quali quantunque in ap
presso fossero guasti dal tempo, ci porgevano an
cora un mezzo fregio di mirabili e perfette figu
re. In esso due guerrieri ci erano vestiti di sajo
edi corazza che a petto a petto combattevano:
un bellissimő cavallo e una figura allegorica; e
siccome non ci si scorgeano idiffetti del dipinge
re di Agostino, però giudicar devesi lavorodeldi
lui padre. Altro di più non saprei dire con veri
tà, che a fresco dipinse nella chiesa parimente
de' frati Minori di S. Francesco di Fivizzano, do
ve aspese di un antico EmilioCavalcani cavalie
re furono ritratti li quattro Novissimi; ma noit
132
furono tutti opera di questo Ghirlanda, che trop
po sono tra loro diversi di stile e di modi. La par
te che a Giambattista si attribuisce, e che è la
più lodevole , è appunto la parete che i buoni
frati guastarono per aprirvi un finestrone, e per
quella barbara perversità di non curare le cose
antiche , la quale adesso ci fa piangere tanti mo
numenti perduti. La chiesa e il detto convento ,
fondati nel torno del 1438 su di una cappella,
dedicata a Santo Pellegrino, e su di una casa di
campagna dell' ultimo marchese del luogo Spinet
ta III. Malaspina ai tempi di S. Bernardino da Sie
na , indi aggranditi nel 1484 per cura del popo
lo Fivizzanese, aveano pure altre preziose tavole
di bellissime pitture, delle quali s' ignora la lo
ro sorte. Manco Giambattista Ghirlanda nel 1584
in età di circa 73 anni, mentre fiorivano i di lui
figliuoli Agostino ed Ippolito , e ciò dimostra l'e
quivoco di Tommaso Trenta in sue storie; peroc
chè ne abbiamo provasicura nei protocolli del no
taro Antonio Cortile, conservati nell'archivio di
Massa, mentre in certo strumento di assicurazio
est
ne di dota del 24 Aprile 1584 si dice : = Hinc
quod constituti magistri Augustinus et
Hyppolitus germani fratres et filii ac heredes di
cti magistri olim Joannis Baptistæ Ghirlanda de
Fivizzano pictores &c. = Con tutti gli esposti in
dubitati documenti parmi avere dichiarato abba
stanza quanto occorreva intorno al nostro Ghir
landa, il quale non appartiene alla famiglia dei
Ghirlanda di Carrara, ma sì bene a quella anti
ca di Fivizzano, che vi cessò intorno alla metà
del xvII. secolo, ed un ramo della medesima ri
trovasi ancora a dimorare a Verrucola.
DEL PRELATO AGOSTINO MOLARI
ILLUSTRE SCRITTORE.
Convienemi adesso onorare lamemoria di Ago
133
stino Molari che fu prelato degno di ricordanza
per molti meriti. Costui , di nobile e antica fami
glia essendo di Fivizzano, divenne illustre scrit
tore , maestro insigne in divinità e per ogni ma
niera lodevole di virtù, il quale molto nobilitò
sua patria. Fiori egli intorno al 1570 , e nella sua
giovinezza prese l' abito de' frati Romitani, nel
laqual religione, procacciatasi molta fama di bon
tà e di scienza, scorse tutti gli onori più lumino
si, fino ad essere stato per ben tre volte vicario
generale. Il suo savere e le doti rare dell' animo
reserlo molto caro ai pontefici Gregorio XIII , e
Clemente VIII, per i quali ebbesi la distinta ca
rica di monsignor sagrista del sacro palazzo e di.
lor confessore. Divenuto poi commendatore dello
spedale di S. Spirito di Roma, sarebbe a dignità
più ragguardevoli asceso, se morte importuna il
1595 non troncava con la di lui vita il corso di
sue onoranze. Fu seppellito nel tempio di Santo
Spirito in Saxia con lapida marmorea, cui fecer
vi porre li cardinali Sabello e Lodovico de' Tor
res ammiratori delle virtù del Molari, ch'era an
che di santa ed esemplarissima vita. Parimente in
Fivizzano nella chiesa di S. Giovanni di suo mo
nastero , quale avea di reliquie insigni e di pre
ziosi doni arrichita fu dal cavaliere Lazzaro di lui
nipote donato di monumento con questa scrizio
ne: =
D.
0.
Μ.
Fr. Avgvstino Molario Fiviz. Ord. S. Avgvst.
TheologoGregorii X111. etClement. VII. Confess.Apost. Sacrarii Praefecto
Svi Ordin. Apostol. avctorit. tertivm Vicario General.
Etcapitvlo General. itervm Praesid.
Hospital. S. Spiritys in Saxia praeceptori
Qvemdvm immensa probitas eximia virtus probatiss. mores
Laboresque pro Dei Ecclesia exantlati
Uberiores fryctvs pararent
Importvna mors rapit
Ann. aetatis LXVIII. Men. III. D. XVIII. III. Kal Febr.
Auu. D. MDXCV.
134
Lazzarus Molarius nep. Fiviz. civisque Roman.
6. D. N. PP. Urbani VII. et Clement. VIII. cubicular
Uttanti viri mem. in patria et in hoc Sac templo
Quod imag. S. Angust. ad altare depicta ornavit
Sacerdotalibusq. indum. Sanct. reliquiis ditavit
Perpetuo extaret ponen. curavit.
Che poi questo Molari fusse eccellente per iscrit
tura, non solo abbiamo la testimonianza del car
dinal Baronio nel Martilogio Romano, in cui lo
chiama ottimo ed erudito tomo; ma delle altre
bastevoli ancora nelle seguenti sue opere, lascia
te alle stampe, cioè = De ritu S. Crucis Roma
no Pontifici præferendæ Commentarius : Rome ex
typographia Vaticana 1592. = Vita S. P. Augu
stini cum adhuc infidelis esset ex verbis ipsius in
libris confessionum 1587. ibi . = De translatione
S. P. Augustini ex Sardinia Papiam, idem: =
De potestate Ecclesiastica , Augustini Triumphi
summa, ibi.
Parla di tale notabilissimo uomo
distesamente anche il P. Cornelio Curzio istorio
grafo dell' ordine Agostiniano il quale fecegli am
plo elogio.
DI PIETRO VASOLLO
POETA E SCRITTORE.
Dimostrò messer Pietro, nato di Pierangiolo
Vasoli da Fivizzano nel secolo xvt. in cui visse,
di essere di erudizione non vulgare e bravo poe
ta per le testimonianze che abbiamo, e per quel
poco di lui che diremo. Perciocchè , essendo e' sta
to uso più fuordi sua patriadimorare che inquel
la, molte azioni sue perdute sonosi di memoria
,
che potrebbonlo meglio dimostrare. In fatti sap
piamo che nel 1547 erasi in Venezia, di dove scris
se lettere al magnifico Giambattista Terzago Mila
nese, dedicandogli certa operettade'geroglificiEgi
ziani che stampava; e per queste letterefa cono
135
acere ancora esseredicontinuo occupato a novel
li frutti dare di suo ingegno. Ch' egli fusse otti
mo coltivatore delle lettere abbiamolo per certo
testimonio delle lodi a lui attribuite dagli scrit
tori e dalla pratica tenutadimesticamente co' let
terati di quel tempo ; avvegnachè troviamo aver
egli avuto familiarità con il Terzago, con Otta
viano Ferrari, con Stefano Pinelli, e col notissi
mo Bonfadio, quantunque quest'ultimo per cer
ta lettera che scrisse al Grimaldi intorno al Va
sollo, non ci porga buon argumento di giudicare
che avessene la minima estimazione. Ma la dop
piezza d' animo del Bonfadio, che puossi arguire
dalle sue lettere stesse , non può dar valore aquan
to dice di male del modesto Vasollo. Impercioc
chè raccomandatosi Pietro allo scrittore del lago
di Garda, perchè gli procacciasse onorato collo
camento, quell' annalista ebbe il vituperevolecon
tegno di scrivere nello stesso giorno e al Vasol
lo assicurandolo che servito l'avrebbe con effi
cacia, e ad Ottaviano Ferrari che non manche
rebbe di ajutare un giovane modesto , savio e dot
to, e amico quale stimavail Vasollo; mentre nel
tempo stesso esponeva al Grimaldi
essere co
stui un povero giovane e sciocchissimo verseggia
tore; e che il favorirto saria lo stesso che farsi
tener per goffo=. Per questo maligno tratto ver
so unamico e per altri simili , che raccolgonsi
dasue lettere stampate e gli vengono rinfaccia
ti , ognuno deesi stomacare, nè in conto alcuno
tenere le lodi e i biasimi di sì doppiouomo, quan
tunque celebre per sapere. Senza però del Bonfa
dio siamo convinti dal conte Costanzo Landi Pia
centino, il quale ne' suoi Epigrammi, stampati a
Pavia il 1550 per il Moscheni, onora assai il Va
sollo, esaltandolo come ottimo poeta, e facendo
in morte di lui questi distici intitolati = In Pe
tri Vasoli Poeta cultissimi immaturum obitum =
136
Dum nimis intendit Musis Vasollus Etruscis
Aeterna vigilem Parca quiete petit.
Heu periit, fato raptus melioribus annis ,
Deficiens casto Pieridum in gremio! =
Secondo tali versi bisogna credere, che messer Pie
tro morisse in età ancor fresca e verso la metà
del secolo XVI ; e che si riputasse abbastanza chia
ro. Pure di suo due sole opere si conoscono , le
quali per alcune bibiografie registransi tra' libri
rari con questi titoli = Selva all' Italia in ver
si sciolti , dedicata a Cosmo de' Medici , Venezia
per Comin da Trino 1547 in 8.° = Oro Apolline
Niliaco de' segni Jeroglifici degli Egizj : Venezia
per il Giolito 1547 in 8.°
=
Noi poi vogliamo
pensare, che se mancato non fosse tanto giova
ne, lasciato avrebbe del suo ingegno pruove mag
giori di quelledescritte, che nonpajonodigranconto.
DI ALESSIO STRADELLA
VESCOVO E SCRITTORE.
Fu di grandissima e onorata fama per virtù
eper meriti frate Alessio della nobile stirpe Stra
della di Fivizzano, vivendo in fiore presso la me
tàdel secolo xvI.; perciocchè riuscì grande ora
tore, sommo teologo, insigne scrittore e illustre
prelato. Anche l' Ughelli testimonia ciò in sua Ita
lią sacra con queste parole = Fr. Alexius Stra
della natione Etruscus , patria Fivizzanensis, in
ter Italicos concionatores sui ævi facile primus , ex
procuratore generali Heremitarum S. Augustini ele
ctus episcopus fuit . Questo valente uomo, se
guendo la regola de'frati Agostiniani, risplendet
te nell' ordine suo moltissimo per dottrina e per
ogni maniera di prudenza di che fornito era, e
per molti distinti incarichi resesi ancora più rag
guardevole. Imperocchè molte lodi ottenne quan
137
do fu procurator generale di suo Istituto, e quan
do leggeva teologia in Roma, nella cui facoltà
maestro fu di S. Filippo Neri, secondo che nar
rasi in sua vita. Predicando poi lo Stradella nel
1566 in Augusta innanzi la maestà della impera
trice Maria d' Austria alla Dieta Alemanna intan
to piacere de' principi e private persone, non puos
si dire quanto maravigliosamente in estimazione
montasse. Mandato quindi oratore al concilio Tri
dentino dal pontefice Pio IV. , sì bene intese al
suo debito , che per il papa GregorioXIII. assun
to fu al vescovado di Nepi e Sutri in Romagna.
Poco però stettesi e' in tale dignità, chè andan
do nunzio Apostolico in Germania a Carlo arci
duca d' Austria, vennesi à Fivizzano, e quivi as
salito da crudo male innanzi sua naturale ora ces
sò nel 1580. nella speranza di maggior gloria. Nel
compianto pubblico dell' afflitta sua patria ebbesi
in S. Giovanni sepoltura onorevole, su la quale
scolpita fu questa iscrizione: =
D.
0.
Μ.
ALEXIO STRADELLA FIVIZ. SACR. THEOLOG. MAGIST.
EX PROV. GENERAL. ORD. EREMIT. S. AVGVST.
AD EPISCOP. NEPESINVM ASSVMPTO
IN TRIDENTINA SINODO ET APVD MARIAM IMPERATRIC.
CONCIONATORI CELEBERRIMO
QUEMNVNTIVMAPOSTOLIC.ADCAROLVMARCID.AVSTRIÆ
FIVIZ. TRANSEVNTEM MORS COELI NUNTIA
AD COELVM VOCAVIT
ANN. MDLXXX. XXVII. AVGVSTI = .
Per sua immortale memoria lasciò alle stampe il
savio prelato alcune opere con questi titoli scrit
te con ottima lingua = Prediche recitate in Au
gusta : Bologna per Alessandro Benacci 1567. vol.
2. in 4.° = Tre dialoghi , cioè dell' umana mise
ria, del divino amoree, e della gloria del Para
138
diso : ivi . Fassi menzione dello Stradella anche
nella storia dei PP. Barnabiti lib. 8.° e nel ca
talogo degli oratori al detto Concilio stampato il
,
1562 in Brescia,
DI FRATE ANDREA SECURANI
GENERALE MAESTRO DELL' ORDINE AGOSTINIANO,
Era nel secolo XVI. assai commendevole per
scienza questo Andrea de' frati Romitani, il qua
le per eccellenza di predicare fu Tromba della
Toscana cognominato, e chiamavasi Fivizzanese ;
tutto che fosse della famiglia Securani onesta ed
agiata della villa di Ceregnano di nostro vicaria
to. Costui avendo alta fama di grande maestro in
divinità e di oratore nobilissimo,fece per sua dot
trina maravigliare le principali città d'Italia , e
intra le altre Volterra, ove sermonando egli più
lungamente che altrove, trasse tanto a sua divo
zione que' virtuosi cittadini, che nel 1580 , con
l' annuenza di Francesco de'Medici duca di To
scana , privilegiarono frate Andrea con tutti gli
altri di sua stirpe della nobiltà e cittadinanza lo
2
ro, e molte altre belle ed utili prerogative dona
rono a'parenti di lui, che veggonsi nel diploma
del senato Volterrano , conservato presso Giam
battista di Orazio Securani della villa di Certar
dola Fivizzanese unico evero superstite dell'agna
zione del Reverendissimo Andrea. Ora noi tornan
do al nostro proposito diciamo che il nostro Se
curani non solamente si ebbe tali onoranze , ma
poi appresso per li meriti suoi eletto fu a gene
ral capo di tutto l'ordine di S. Agostino, quale
dignità decorosissima sostenne fin oltre il 1596
conmolta lode. Avvenne quindi, che questo no
tabile uomo assai vecchiodi età ritornasse alla pa
tria per lui onorata, e allora al suo convento di
S. Giovanni di Fivizzano riuni per bolla di papa
139
Gregorio XIII. l'antica Abbazia di Linari, posta
su l'alto Apennino di Lunigiana che era inde
cadimento , e fondata fu daOberto I. marchese cir
ca il 970. di nostra salute,per quanto credesi dal
Muratori nella antich. Estensi p. 1. c. 17. , l' ul
timo prelato della qualefu Orazio Securani di lui
parente. Così essendo e' vivuto con gloria, finì nel
Signore il 1603 dopo 73 anni di virtuosa vita;
ed ebbe nella ricordata chiesa di S. Giovanni suo
sepolcro conmarmoreo busto,ela seguente lapida
D.
0.
Μ.
Reverendiss. Pat. M. Andrae Securanio Fivis.
Civique Volaterrano
Divini verbi celeberr. Concionatori
Generalatu Ord. Eremitarum S. Augustini
Praeclarissime functo
Qui longevus in patriam reversus
Templi hujus coenob. ex abbat. S. Bartholomei
DeLinario aliisq. rebus auxit
Ac demum obdormivit in Domino
Kal. Apr. MDCIII. Ann. LXXIII. Man. V. d. I.
DI BORGNINO CAVALCANI
LEGISTA E SCRITTORE.
Sarà pregio di questo trattato il favellare di
monsignor Borgnino Fivizzanese , cui per molti
meriti diventò ragguardevole. Nacque e' nel 1530 ,
e per quantonel fine disuo libro= De usufructu
mulieri relicto= ci racconta, fu il secondo geni
to di 25 viventi figliuoli legittimi che siebbe Car
lo Nanta suo padre della nobilissima e antica fa
miglia Cavalcani di Fivizzano , ormai estinta. E
come a questo Borgnino avea natura conceduto
ingegno molto inchinevole alle scienze legali, fervi
da indole e assai di senno; così fattosi ancora di
gentili maniere, di onesta vitaegrandemente ad
dottrinato, moltissima fama a sè procacciò e alla
sua patria, per cui Sebastiano Sanleolini Fioren
tino di lode onorollo in lunga Elegia, della qua
le rechiamo alcuni versi inprova di nostro dire
140
Hetrusca de gente Bonique Equique sacerdos
Hic erit Insubri proximus et Liguri ;
Lunensique solo , quem Fivizzania mater
Prisca Malaspina regia celsa domus
Mittet eo, Cosmum, quo Thuscia tempore Magnum
Jura salutabit , Floraque læta ducem.
Illuxit cito pulchra dies ac tempore dicto
Borgniniusque Jovis liberat ipse fidem ,
Qui cura , scriptisque suis diffudit in orbem :
Opueri, quo res vestra regenda modo est :
En tutor promissus adest : gaudete reverso ,
Ceu patre : hic veri munera patris obit &c. =
Questo Borgnino così lodato , dopo che nella sua
prima giovanezza alle lettere lo intendimento suo
rivolse e alle dialettiche e filosofiche dottrine ,
per bizzarria di cervello , dentro cui stipa tanti
voleri e disvoleri la male salda età de' giovani,
nell' oste si pose del duca di Toscana, apparec
chiata incontro ai Senesi , e militando servi a quel
la guerra. Ma conseguita per li Fiorentini la vit
toria nella famosa giornata presso Lucignano, in
certo luogo detto Scannagallo, e diposte le armi ,
egli tornossene lieto alla patria: e fattosi schifo
del provato feroce Marte, li usati studi riprese
con più vigore. Allora itosene all'Università di Pi
sa, che avea 23 anni, le materie civili e canoni
che studio con tanto proposito, che , dottorato
e divenuto valente legista d' intera giustizia , nel
torno del 1570. a tempo di Cosmo de Medici fu
giudice , assessore e auditore di piati civili e cri
minali nelle primarie città di Toscana con molta
nominanza. In questo mentre avvenne, che me
nasse moglie Elisabetta Incontri di Volterra ,
e
avutone un solo figlio ed essendo lei presto mor
ta, Borguino entrò nelchericato col titolo di pro
141
tonotario Apostolico. Poco appresso, per avere ac
quistato molta nobilezza di nome, fu richiesto dal
cardinale Ippolito Rossi vescovo di Pavia , il quale
puoselo a reggere quella curia, facendolo tosto ca
nonico e vicario generale di sua diocesi. In tale
uffizio l'anno 1607 terminò di vivere , gloriato di
giusto grido , per cui Emilio di lui figliuolo alla
memoria del padre in S. Giovanni di Fivizzano
eresse monimento presso la porta maggiore di tal
chiesa con questo marmo =
D.
Μ.
Borgninio Cavalcano Caroli praestantiss. J. C. filio
Canonico Papiensi Protho. Apostol.
Hypoliti Rubei Card. Papiensi vicario
Jurisconsul, legibus ac juditiis
Justissime XL. ipsos annos administratis
Etscriptor. monum. clariss.
Ann. aetat. suae LXXVI. terris erepto
Etcoel. reddito
Hemilius ex legitt. uxore Elisabeth Incontria Volaterr.
Primaria foemina filius unicus parent. optumo
Praeclaram illius mem. funebri hoc opere replicans
Maestiss, posuit Ann, MDCVII.
Fece Borgnino alcune opere molto ai giudici e ai
legisti utili, che non hanno d' uopo di esaltamen
to , come ben conosciute. Solamente diremo che
la prima di esse, che tratta dell' usufrutto lascia
to alla donna, e del tutore e curatore , secondo
sua propria testimonianza , non è che una sesta
parte di più grande lavoro che divisato avea di
fare. Ora poi, per non togliere al miodebito co
sa alcuna,porrò il titolo dei libri dati a luce da
lui, che sono= Tractatus de Tutore et curatore,
et de usufructu mulieri relicto : Florentiæ apudCa
rolum Pectinarium 1571 in 8.° = Decisiones Fo
ri Fivizzanensis , aliquorumque locorum insignium:
0
Papiæ ex officina Hyeronimi Bartoli 1581 in 4.°: =
idem Francofurti 1600 tom. 5. in fol. edizione com
pleta .
Per molti scrittori fassi di lui menzio
ne; ma in ispecie dal Conti,discorrendo de' chia
ri giudici in sua notissima opera di decisioni.
142
DI VENTURINO E SCIPIONE VASOLI
LETTERATI E SCRITTORI.
La gara tra letterati, quando a critica smo
derata discende , gravando di troppo nella perso
nadi alcuno scrittore, si reputa biasimevole ; e
invece di recare utilitade lascia agli avvenire di
sprezzo di cui detrasse ingiustamente delle opere
degli altri , senza punto scemare il merito dell' of
feso. Così io credo sia toccato in sorte all' egregio
Venturino Vasoli Fivizzanese ch' ebbe nimico il
Galerano, il quale mostrossi contro di lui e di
altri ancora maligno Aristarco, siccome vedremo.
Intanto è da sapere, che Venturino fu uomo as
sai letterato, di onesta vita e savio a mettere in
iscrittura e in poesia. Egli nacque di Gioan Ma
ria del fu Antonio Vasoli, di famiglia antichissi
ma che fu della Villa di Spicciano, la quale in
molti rami divisasi, uno di essi finodel 1360 ven
ne a dimorare a Fivizzano, secondo i rogiti di
messer Giovanni Vasollo notaro , e di questa linea
tutti que' Vasoli ne uscirono che sono in questo
libro notati. Fiori Venturino prima de la metàdel
secolo XVI. per dottrina, e lesse molti anni ono
ratamente nell' Università di Pavia, per quanto
èprovato dal rogito del 14 Ottobre 1549 di Raf
faello Baldesi notaro, chetrovasi nell'archivio Fio
rentino , nel cui strumento si legge = Honorabilis
mulier domina Peregrina filia olim Petri Angeli de
Ginis, uxor egregii viri domini Venturini Joannis
Mariæ Vasoli Fivizzanensis Papicæ legentis &c.
Standosi egli in quella città pose a luce per le
stampe del Simonetta alcune opereLatine, le qua
li fanno chiaro testimonio dello intendimento suo ,
che all'utile della gioventù più spesso di attare
procurava. Tra quelle che più notabili ritrovansi
edegnedi ricordanza sono la Selva composta di
nobili Elegie Latine.Queste furono scritte da lux
143
con buon gusto indue volumetti, edoposua mor
te stampate in Pavia per il Moscheni il 1553 , e
riputaronsi ottime da savi intenditori. Fece anco
ra un libro di molte buone regole per iscriver
bene col titolo :
Opus de arte grammatica, de
generibus nominum , et grammaticæ latinæ pri
mordia: Papiæ apud Simonetam 1540 in 4.° . =
0
Pubblicò altresì in detta cittàper ilMoscheni un'
altra opera intitolata = Exercitationes Poeticæ
equesta fu che mosse a declamar forte contro di
lui un certo suo cotal emolo , sotto il finto nome
di Scipion Galerano, che stampò unlibricciuolo,
chiamato Grillaja , in cui accusa il Vasolidi usur
pamento de' Progimnasmi di Gerardo Dircèo. Ma
' indiscreto Galerano, che non il solo Venturino
prese a schernire, ma tanti altri ancoradi glorio
sa memoria, in tutto menti la verità, siccome fa
conoscere nel nome errato del Vasoli, chiaman
dolo Valentino. In fatti le esercitazioni di Ventu
rino, poste a fronte dei Progimnasmi del Dircèo ,
fanno tosto conoscere le fallacie del malevolo e
svanir la menzogna perle svariate sentenze e per
la diversità del metro. Per testimoniare in fine la
buona fama di questo Vasoli bastami di ricorda
re, che Giuseppe Torquati Pavese in suo Virida
rium, e il conte Costanzo Landi Piacentino in sue
composizioni lodanlo assai. Ciò sia detto a perpe
tua lode del vero e a tener queta la falsa voce
del Galerano, mentre io passo a favellare di Sci
pione figliuolo che fu di esso Venturino Vasoli ,
quantunque in sua opera s'intitoli di Pavia per
il dimoro che avea in quella città collocato insie
mecol padre.Nonmaraviglieràch'e' sia dimostra
to e come uomo d'armiecome scrittore;percioc
chè bravissimi ingegni, agguardando lamilitar fa
ma equella delle lettere, sonosi altre volte ve
duti usbergo vestire e cingersi spada a guisa del
grecoSenofonte e del RomanoCesare, e poscia in
144
ogni maniera di scrittura nobilmente comporre.
Vivea Scipione intorno la metà del secolo XVI , e
dopo gli studi della prima gioventù l'arte di buon
grado seguì della guerra. In questa poi non si ri
mase oscuro; avvegnachè trovossi nelle milizie di
Lunigiana il 1554, quando AntonioBocca per Co
smo I. de Medici duca di Firenze arruolò 1500
fanti di Fivizzano , di Bagnone e di Castiglion del
Terziero , facendosi contra i Francesi che di Lom
bardia venivano per la strada di S. Pellegrino a
porger soccorso a Pietro Strozzi, come narra l' A
driani lib. XI. di sue storie. Allora il Vasoli sì be
ne da sollecito capitano operò nella impresa, che
molto vanto si ebbe. Imperocchè , passando il Boc
ca fra'nimici, sbaragliò condue battaglie i Fran
cesi sotto Barga, ed il Vasoli combattendo destra
mente porse necessario presidio a quella terra e
la sostenne: e tanto fu in ciò lodato, che poi ot
tenne distinta carica di primario capitano delle
scelte guardie della regina Giovanna d' Austria.
Mentre Scipione in cotale grado si stava, volle
farla ancora da letterato, esercitandosi a scrivere
su diversi argumenti per rendere suo nome più
ricordevole. Ma, secondo miodebole giudizio , mo
strò più valore nell'armi , che nell' esercizio del
la penna. Pur non istante a lui debbesi ancora
il pregio di scrittore per questo libro intitolato =
Dell' eccellenza delle donne, e di amore: Firenze
presso Giorgio Marescotti 1573 in 4.° = in cui
dimostramoltaerudizione,mapoco di accuratezza.
DI GIOVANNI TALEΝΤΟΝΙ
FILOSOFO, LETTERATO, E SCRITTORE.
Rare volte Natura fa nascere un bello inge
gno e affaticante con l'intelletto , che spessamen
te, ghiribizzando, non lo accompagni a bizzarra
e capricciosa indole, o a disdegnanza eritrosia;
145
perciocchè per solito contrappesa l'eccellenza con
lastravaganza. Appuntocosì operò nel dare al mon
do Giovanni Talentoni di Fivizzano, il quale fu
di naturale bisbetico oltre modo; maperò ditan
ta mente fornitochedivenne insigne medico,pro
fondo filosofo , valente letterato e illustre scritto
re , di cui favellando il celebre Panicalese in suo
poema nel discorrere di Fivizzano così cantò: =
Hic non desunt Hypocrates, clarusque Macaon ,
Cultor Aristotelis , Sophiæ qui themata novit,
Jamque ungues , digitosque tuos, hic vivere gaudet
JOANNES ( nomen si ignoras ) notus ubique est:
Clarum Encyclopedia tu dicito semper
Cognomenque tuum fertur duxisse TALENTIS . =
Egli ebbe suo natale l'anno 1542, e fu singolar
mente alle scienze così inchinevole, che in dot
trina e in lettere superò nonpochidel tempo suo;
ma sofistico uomo, schifo nel conversare e smo
derato in adunanzadi sapute persone apiatire per
dialettica. Non per tanto divenuto mirabile per
savere e accademico della Crusca per bello scri
vere e di altre più rinomate d' Italia, fu per Fer
dinando I. gran duca di Toscana il 1574 posto
a leggere filosofia nello StudioPisano, e posciaeb
bevi cattedra di medicina pratica ordinaria. Di
fervida indole e impaziente com'era, forte dispet
tò che un' altra volta dovesse lettura cangiare;
eper questo con animo franco e libero scrisse al
detto principe , pregandolo che lasciasselo inquel
la; ma comeciònonottenne, eglidi Toscanapar
ti. Allora fu eletto primario lettore nello Studio
di Parma, ovepocotempo stette, perchè, deside
rato per famaa Pavia, prestamente andossene con
maggiore stipendio aquella città professore di Fi
losofia e di medicina. Era egli così valentee bra
vo, come attesta monsignor Fabroni nella storia
dell' Università di Pisa, che molto accresceva di
Τ. ΙΙ.
10
146
concorso e di riputazione a quello studio in cui
si fosse. Il dottissimo Jacopo Mazzoni poi scrisse
nel libro del paragone di Aristotele con Platone ,
che la dottrina e lasquisita erudizione del Talen
toni erano sempre così congiunte in lui che trae
vanlo a strabilire. In oltre sappiamo che il nostro
filosofo per sovente ricreare le curedei gravi stu
di rivolgeasi alla poesia,quale, dicea, essere ritro
vata per l' animo alleviare da grandi molestie.
Molto lagnossi della fortuna avversa e più dell' in
vidia altrui , che studiava di perseguirlo. Visse
fino al 1620, lasciando a pubblica luce diverse
riputate opere con le seguenti intitolazioni= Le
zione sopra il principio del canzoniere del Petrar
ca, letta nell' Accademia Fiorentina: Firenze Giun
ti 1597 in 4º =. Discorso in formadi lezione so
pra lamaraviglia intorno al quarto canto del Pur
gatorio di Dante: Milano pel Paganesco 1597 in
4° . Variarum et reconditarum rerum thesaurus,
in quatuor libros divisus , in quibus dificiliores in
omni fere disciplinarum genere loci explicantur :
Francofurti 1605 in 8° =. Quest'ultimo libro ra
rissimo e conosciuto da pochi, quantunque sem
bri che a troppo vasta materia riguardi, pure è
pregevole , perchè molto bene al suo titolo cor
risponde. Diversi notabili scrittoriparlano con som
ma lode del Talentoni , e specialmente il Murato
ri nella vita del Petrarca, annoverandolo tra que'
singulari uomini che illustrarono il divin Canzo
niere : il Crescimbeni nella storia della vulgarPoe
sia: il detto Fabroni nel tom. 2°. della storiadel
1' Università di Pisa; e il Fontanini nella sua per
fetta eloquenza.
DI GIOVANNI GARGIOLLI
MATTEMATICO E ARCHITETTO.
Egli si vede assai chiaramente per tutte l'età
147
passate, che la virtù e il merito degli uomini in
qualunque paesesi stima; pure bene spesso avvie
ne, chegli spiriti egregi e li onorati ingegni mol
to più s' innalzano in istrania terra che nel suo
lo natio: e talvolta cosìpoco si reputano da quel
li in mezzo ai quali natura benigna feceli nasce
re, che ne perdonoper finoil nome. Però doglia
moci, ma non maravigliamo, se dove nacquero
persone eccellenti , quasi spenta ritrovasi di alcu
pe di esse la ricordanza, che molti esempli se ne
hanno, e specialmente nella nostra disavveduta
provincia. In fatti quasi ignoto rimanesi anche il
nome di questo GiovanniGargiolli Fivizzanese di
antica e nobile e bene agiata famiglia, che dalle
ruine di Luni prese stanza in Santerenzo, e po
scia in Fivizzano si stabili. Costui , addottrinatosi
di mattematico e di architetto , passò talmente la
mediocrità che la fama datagli in Vienna d' Au
stria giustamente se gli conviene. Imperciocchè il
Gargiolli savio e pro' della persona e molto affati
cante ne' suoi studi, cui fiorì più oltre la metà
del secolo xvi , lasciata avendo la casa paterna
per nominanza acquistare, in Germania dimorò ,
è fu ingrazia singularedello imperadore Rodolfo
II. per sue rare virtù; ma pertal guisa che que
sto monarca privilegiò al detto Giovanni e a tut
ta sua casa nobiltà amplissima con altre distinte
prerogative per diploma del 1593 dato in Praga,
ponendolo tra' suoi più onorati servidori e a gran
de architetto imperiale nomandola dello Stato,
come puossi intendereperqueste parole dello stes
so privilegio , che dicono:
Qui præclare studiis
et actionibus nomen tibi, tuisque ac decus concilia
ras: eaque de causa animum te ad Mathesim et
Architecturam applicuisse , in qua functione dili
genter fideliterque te geras etc. =. Un tale inca
rico il Gargiolli onoratissimamente ritenne viven
do, e bene dimostrò l'arte suainpace ein guer
148
ra in quell' impero. Inquesta guisa onorò sua pas
tria e sè medesimo fino alla morte che non sap
piamo in quale anno accadesse. Per questo discor
so non tanto vogliamo dimostrare che gli uomini
egregi , quando accompagnano con opere lodevoli
il grado loro, sono guiderdonati di premio e dị
laude, ma ci sforziamo ancora di addurre esem
pli , perchè fruttino virtuosa gara agli avvenire
perbenmeritare.
DI ANDREA POLESCHI
UMANISTA E SCRITTORE.
Merita secondo nostro istituto ricordanza par
ticolare Andrea Poleschi di Equi, picciola terra
del vicariato di Fivizzano e luogo notevole per
moltemaraviglie naturali, specialmente per li suoi
marmi, per le terre che servono a fabbricar por
cellane , per diversi minerali, e per le sorgenti di
acque salse , termali e sulfuree di prodigiosa vir
tù che sono utilissime aguarigioni recare di mol
te infermità del corpo umano. Un tale villaggio ,
anche per altre curiosità di vaste caverne , che so
no denominate buche e tecchie, annoverato dal fi
losofo Antonio Vallisnieri nella sua opera , ove trat
ta delle fontane, sottoposto si trova aduna parte
delle Panie. Verso la cimadi unadelle medesime ,
detta Pizzo d' uccello ed elevata 966 tese dal pia
no, di presente si veggono le ruine di un sacro
eremo, intitolato S. Giorgio che durò più di un
secolo e mezzo, ed è sovra di un poggio di quel
1' aspra giogaja di monti infra dirupi e precipi
zi, così dai fianchi siccome dinanzi, a cui non
puossi ascendere che per un andirivieni praticabi
le sì, ma dirupato e scoglioso. E tanto erto però
quel giogo, su cui abitavano i romitani de' servi
di Maria, che di sopra nelle tane hanvi lor ni
dio le aquile rapaci, e dal romito pendio della
149
roccia tutte discuopronsi le basse vallidell'Aulella,
del Bagnone e della Magra. Il fondatoredel peni
tente ritiro ( di cui siami permessodi parlare alcun
poco ) fu certo Matteo Filippo Caldani nobile Ve
ronese;uomo ricco e facinoroso, il quale per mol
ti delitti gravi di prepotenze violenti , che usava
no inque tempi, e per molti bandi fuoruscito era
di suapatria; enegli altri Stativicini al dominio
Veneto atagliaespressa richiesto. Costuilungì in
noltratosi in Lunigiana con i suoi bravi, ormai
per necessità divenuti assassini, inteseaprocacciarsi
un asilo segreto, dove non sentisse brulicare or
ma di uomo intorno, e dove al riposo di sue ini
quità niuno senza spavento e ribrezzo ardisse muo
vere neppure un passo. Scorrendo egli da prima
tutti gli Apennini di Lunigiana; rubando eassas
sinando viandanti, quando meglio veniagli fatto,
adocchiò quello scoglio inaccessibiledidette Panie ,
e studiandosi con la forza della disperazione di
assicurarsi colassù una ritirata impune ad ogni sua
scelleraggine, finalmente vi giunse, e una capan
na adattovvi di ricovero per sè e per gli sgherri
arruolati. Indi con istudiate giravolte vi traccid
in sentiero angustissimo per andare al basso,
per cui parvegli essere tanto fidato in suo terri
bile domicilio da non temere di alcuna forza
l'assalto. Lunga stagione ei fece dimoro in quel
la solitudine alpestre , discendendo bene spes
so co suơi masnadieri alle strade e ai focola
ri delle circonvicine villea rapire di tutto, e an
che la vita a chi facea testa. Poscia ottenuta la
preda rintanavasi fra i greppi e ciglioni de' suoi
ripidi macigni. Cosi poi avvenne, che messo il ter
rore in la provincia, un giorno del 1603 incam
minossi alla via de' mulattierî cheguida alcastel
lo di Fosdinovo e a Sarzana, e trattone da suor
assalimenti un ricco bottino, se ne tornava all'u
sato scoglio, mentre il solegià declinava; e rom
150
pendo il dritto camminoper licampi e per le sel
ve, nello imbrunir della sera udi lungi picciolo
suono a distesa di un campanello, di cuinon in
tendeva il significato , nè immaginavasi d' onde ve
nisse. Diritto e' al divoto squillo fermossi in due
piè, e alquanto pensando, vennegli fantasia di
volgere il corso inverso del penetrante suono che
1' aer quete, senza frastuono, allegrava. Infatti
dopo brieve camminare trovossi in vicinanza di
una cappelletta solitaria, che li foresi chiamano
la Maestà di Viano. Matteo vedendoquivi raccol
to uno stuolo di giovanetti e di pastorelle innan
zi all' immagine di Santo Giorgio martire, checi
era dentro, con lamano accennò aicompagni che
si ritraessono indietro per non turbare coi loro
ceffi quelle anime innocenti. Quivi trattennesi al
quanto in disparte, e udendo il più dolce e fer
voroso cantare di armoniche Litanie, per sì fatto
modo nel cuor si commosse, che, deposto il mo
schetto , s' intromise lentamente al divoto drapel
lo, e inginocchiandosi tosto ogni perturbamento
tolse a que' pastorelli. Io non dirò inquesto pre
gare come s' andasse, chè la mano di Dio opera
ciò che vuole, ma sì bene come il Caldani ne
uscisse tutto compunto e diverso affatto di quello
di prima. Ritornato egli da' suoi taciturno e con
faccia mesta, prosegui suo viaggio; e quando si
fu alla capanna ed ebbe ristorato il corpo dalle
fatiche , più per dar luogo altrui dimangiare che
per sua volontà, nulla volle della division della
preda; anzi parlò a' suoi bravi con tenore così
cristiano, che arebbe fatto piagnere e intenerire.
Disse che il cielo avealo illuminato: che in peni
tenza de' suoi misfatti eleggeva quel loco per non
escirvi mai più che per chiedere limosina: che si
apparecchiava ad ogni sorta di austerità e pati
menti per implorare misericordia da Dio e dagli
nomini; e chese alcunodi loro avesse avuto cuo
151
re bastevole da seguirlo nella carriera di ravvedi
mento, egli diviso avrebbe le lagrime insieme e
le tribolazioni; al contrario chiunque isdegnava
la novella vita, s' avviasse tosto per dove meglio
piacessegli , chè non voleva più nè udire, nè ve
dere immagini di colpa e di scelleratezza. In così
dire in pezzi fè le sue armi e gittolle. Gli altri,
da principio rimasono compresi da forte maravi
glia , poscia guatandosi l' uno con l' altro, indi
spettiti se ne partirono. Solidue rimasero fidi con
il Caldani a pentirsi delle commesse iniquità: e
a poco apocosi sparse la famadi tale avvenimen
to. Rincoratosi per tanto ogni terrazzano , già l' in
quisizione della giustizia disegnava la presura del
convertito, quando il vescovo di Sarzana Giam
battista Salvago giunse in que' dintorni alla visi
ta dellaDiocesi, e il romito Caldani , ricoperto di
umile tonaca di sacco e cinto di cilizio, discese
più sollecito che mai dalla rupe , e con lagrime
di doloregittossi ai piedidelpietoso prelato, met
tendosi nelle dilui braccia e scongiurandolo avo
ler proteggere un infelice e ajutare suo pio divi
samento d' instituire su l' alpestre asilo un romi
torio sacro alla Religione Cristiana e alla peniten
za. Il vescovo , ricevuta allora ogni confession di
Mattéo, aderì al buon proposito, rassicurollo da
ogni molestia, e promisedi soccorrerlo. Sicchè per
abbreviare il racconto mi stringerò a dire , che fu
implorata la clemenza di Cosmo III. duca di To
scana: che nel 1604 si posero le fondamenta di
quella chiostra veneranda; e che il penitenteCal
dani, cangiato il nome di Matteo Filippo in quel
lo di Giovanni Maria, vi durò daun mezzo seco
lo ammirato e benedetto da tutti, morendo nel
1659 in guisa di santo; e di cotale fondazione
fuvvi murata questa lapida marmorea che dice :
152
B. GEORGIO
HOC TEMPLVM DICATVM AB EREMITIS
IBI HABITANTIBVS
IN HAC FORMA REDACTVM
LICENTIA ET ASSENSV EPI. LVNENS. SARZANENSIS
ET ETRVRIE MAGNI DVCIS
VT EX EORVND. LITTERIS CONSTAT MENSE DECEMBR.
MDCVI.
Adesso torniamo al nostro Poleschi il quale visse
in pregio verso il finire del secolo xvi, e postosi
nel chericato e buon sacerdote divenuto, chè di
eccellenti morali si era, misesi intieramente ad
istruire li giovani con grande utilità. E come che
per suo ingegno e studio diventò grammatico ed
umanista di molta riputanza; così fu di lode as
saissimo retribuito, nè di lasciare dopo disè pub
blica testimonianza mancò di suecure e savere ad
altrui vantaggio. Imperciocchè scrisse in culto idio
ma Latino e diè a luce per le stampe di Venezia
un libro che meritamente degnalo di essere qui
annoverato , quale hassi questa intitolazione =
Grammaticæ libri quinque in Syntaxim puram, fi
guratam, et metricam: Venetiis apud Nicolaum
Polum 1604 in 8° . Serva di lui questa breve
memoria, chè altro non abbiamo trovato. Ma per
confermamento di quanto abbiamo esposto intorno
al Caldani e al sacro eremo adduciamo il lib. 9
della Iv. centuriadegli annali de' Servi di Maria,
dove sono espresse le cose più notabili dei detti
avvenimenti , e diverse cose tolte sonosi damemo
rie particolari della provincia.
DI GIULIO E ORTENSIO CAVALCANI
PER MERITI ILLUSTRI.
Veramente che fu semprecosa mirabile oltre
153
' insigne pietà essere di molta dottrina, di gen
tilesche maniere ornato e di quelle virtù rare che
agevolmente fiorire si videro nella onorata perso
na di frate Giulio Cavalcani di Fivizzano il qua
le, nato nel 1567 al gentiluomo Cornelio suo pa
dre, vesti poscia nel 1586 l'abito dei cherici re
golari di S. Paolo , detti Barnabiti , mentre studia
va nell' Università di Pavia pel dottorato, e re
sesi maraviglioso. Costui, che di fervida mente
era, così bene per ogni sorta di meriti in tale
congregrazione si distinse, che acquistò molta lo
de e alta estimazione. Primieramente data opera
all' arte del ben dire, riusci predicatore di grido ,
epoi nel 1611 , essendo promosso alla dignità di
preposito delCollegiodiCremona, addimostrò aver
tale prudenza, consiglio , dottrina e vigilanza in
ogni cosa, che nell' anno 1614 fu eletto aprovin- .
ciale rettore diRomagna, indi a superiore diS.Carlo
a Catinari, ove ebbe il peso di condurrea finela
grandiosa fabbrica di quella chiesa. Per tali gradi
passando e reggendo li monasteri suoi con singu
lare sollecitudine , videsi nel 1623 acclamato in
Milano alla suprema dignitosa carica del genera
lato di tutto suo Ordine. In questo luminoso uf
ficio diede a conoscere una straordinaria mente in
ogni buon proposito, e in particolare nel promuo
vere con efficacia l' istruzione e le ottime disci
pline ; e però ottenne dai principi di fondare al
cune case del suo istituto nella Germania: ebbe
molti privilegi del re di Francia, e distinti favo
ri del duca di Savoja che avealo intanta grazia,
in quanta mai sipuò immaginare. Perquesto fab
bricò monistero in Chieri nel Piemonte, in Livor
no, in Pescia, a Piacenza e a Mantova. Fu per
sei anni di seguito in quella dignità, e perchè il
di lui successore avvenne chepresto morisse , no
vellamente eletto a generale maestro, vieppiù ri
splendè nei pietosi uffizj , ai quali costrinse con
:
154
fermezza li suoi religiosi per alleviamento recarė
alla misera umanitànelle sventure della pestilen
za del 1630 che dominava in Italia e particolar
mente in Lombardia, portatavi da squadre Alle
manne. Tanta cura egli puose e vigilanza contro
quello stranio contagio, che se ne ebbe moltissi
ma lode. Divenne egli però in concetto di uomo
rigido e severo, perchè ritrovandosi per tutto con
rapidità, vegliava indefessamente al buon ordine
del suo istituto, come del pubblico bene , ma non
fu mai importuno e smoderatodi soverchio. E co
me alto era di statura, di bella presenza, e di
aspetto maestoso egrave, così esserepareadi mag
giore austerità, perchè fermo erisoluto mostrava
si nelle buone disposizioni. Al contrario poi, es
sendo fornito di naturale facondia, fu anche pia
cevole nel conversare, e persuase facilmente dal
pulpito , dallacattedra, enelcircolo, usando mol
ta precisione nel dire e molta forza nello imma
ginare. Laonde tra' Bernabiti non senza dritto ac
quistossi il soprannome di gran generale , siccome
sogliono anche adesso ricordarlo così per causa di
onore, di cui distesamente scrisse la vita il P. Ba
relli nel tom. 2. lib. 8.º degli annali di quella Re
ligione. Non meno fecesi noto ai giudici e ai le
gisti Ortensio Cavalcani, a cui ci accontenteremo
di rendere benefizio di memoria, stringendo no
stra materia in quello che più conviene. Questi
figliuolo fu di Dionisio e nipote del celebre Bor
gnino già descritto e giureconsulto insigne; poi
che ai meriti dello zio riguardando, pervenne ad
emularne le lodi e la fama. Datosi e' all' eserci
zio di giudice nei tribunali , fu da principio audi
tore di Rota in Genova per quella repubblica , e
poi sul finire del secolo XVI. auditore nella città
di Siena. E siccome in questi incarichi per som
ma prudenza, interezza di costumi e vasta dottri
na crebbe assaissimo di nome, così Cosmo III de
155
Medici il 1604 elesselo a giudice della Rota Fio
rentina , nella quale fu riputato quanto dire sipos
sa. Diecinove anni e' si stette in sì notevole tribu
nale; ma finalmente, nongravissimo di età, l'an
no 1623 cessò di vivere nel Signore a Firenze,
dove fu con molta pompa accompagnato alla se
poltura, e da coloro che per grido o per consue
tudine conoscevanlo assai compianto. Sì valent' uo
mo compose e dette a lucelastimatissima opera:
= Debrachio regio cum theorica et practica de
testibus: Venetiis per Jacobum Juntam 1608 in
fol. =; ed un' altra = De Equitate et rigore Ju
ris =. Tali opere servirono molto a commendar
lo, per cui sonovi diversi scrittori che parlano di
lui con onore, tra' quali contansi il Graziano di
scep. 956, il Cavalc. , e il Conti nelle decisioni
della Rota Senese e Fiorentina , ove discorre de'
giudici illustri.
DI ASCANIO VASOLI
GIURECONSULTO INSIGNE
Messer Ascanio , nato il 1575 diAlessandro deť
fu Fivizzano Vasoli e di donna Battista Bottignani
Fivizzanese, fu sommo legista savio edi ogni vir
tù adorno, e pertanto in singular grazia ed esti
mazione dell' imperatore Mattias, che nominollo
per diploma del 1614 onorevole conte palatino e
aulico gentiluomo. Egli recò molto splendore a
sua patria per quello che diremo , e fu colui
che a Firenze stabili la nobile famiglia Vasoli
Piccinini . Essendo Ascanio ai servigi della To
scana come giudice, venne posto nel 1626 auditor
generale di Siena, nella qual carica sopra modo
esercitò suo ingegno, che da tutti fu ricevuto da
sentimento inoperare di savere e di prudenza, sic
come per molti autori si encomia. Avendo poi il
gran duca Toscano molto a grado la dottrina e
156
l' incorrotta giustizia di Ascanio, per dare più lư
ce ai meriti di lui, nel 1628 lo volle in Firenze
auditore generale dello Stato, e questo nobilissimo
grado sostenne con lapiù nobile riputanza . Maco
me aDio piacque, infermatosi , per forzapiù del
grave male che della età, nel 1650 divotamente
al Signore rese l' anima. Tosto furono fatte al di
lui corpo per il principe le esequie della sepoltu
ra con il mortorio assai riccamente, ciò testimo
niando certa informazione dell' auditore Fiscale di
quell' anno , che è nella cancelleriadi quel tribu
nale , filza 216. E veramente fu cosa ricordevole e
bella, che alla chiesa dove fù accompagnato per
molti fanti e donzelli vestiti anero, priori , colle
gi, capitani e rettori del Comune, e buoni citta
dini, è tutto il chericato , fosse riposto con tanta
magnifica pompa di cerae di moltidoppieri, eso
pra labara un drappo nero a oro con drappello
ni pendenti coll' arme del duca e del Comune,
econmolte insegne di sopra alla reale per ragion
della carica. Però che il popolo e la signoria di
Firenze volontieri usavano onorare senz' altro ri
spetto lamemoria della virtù e delle azioni savie
e fedeli degli uomini, siccome anche adesso pre
giansi di fare. Diquesto insigne giureconsulto mol
te decisioni veggonsi stampatedopo la Gironda de
Gabell. decis. 930: e presso il Cataneo decis. 51,
dove apertamentedichiarasi di Fivizzano. Parimen
te abbiamo chiara testimonianza di suo savere nel
le opere legali dell' Altogrado, del Medici e del
Conti, che sono libri assai noti.
DI ANTONIO E CARLO BORNI
VESCOVI ILLUSTRI.
Poi che Famavieta, cheuomini degni di ono
re si muojano all' altrui ricordanza , io farò di
scorso di Antonio e di Carlo Borni di Fivizzano, i
:
157
quali furono decoro al paese loro, per la digni
tà, come perla dottrina, saviezza e prudenza che
avevano. E primieramente dirò diAntonio il qua
le nacque di Maria Grillo di Genova e di Agosti
no Borni di antica e nobile famiglia Fivizzanese ,
omai estinta, e crebbe molto in virtù, per cui
riuscì caroassai a papa Clemente VIII; avvegnachè
standosi a Roma, per provato merito ebbelo in
singular grazia, chè fu dottissimo giureconsulto ,
lodato ancora dall' Amatis , cui pubblicò le deci
sioni del Borni alla rubr. Marchion. decis. 98. e
105. Però io stimerei al mio debito mancare, se
non raccordassi gli incarichi e le dignità che ot
tenne. Egli veramente nel 1593 fu a generale vi
cario mandato del cardinale Alfonso Paleotti arci
vescovo di Bologna, e poi appresso nel 1597 della
curia di Fermo: edimostrato avendo quanto a più
elevata cura avesse l' animo adatto, il soprascrit
to pontefice l'anno 1604 creollo vescovo di Ca
stro in Puglia nel Salentino. In quella cattedra
assai bene conoscere fece quanta virtù a vescovo
si convenga, chè , adoperando i consigli dell' Apo
stolo per ogni maniera di bontà esaviamente ope
rare , la delizia e l'amore diventòdel suo gregge.
Sì che , morendo nel Signore il 1614, ebbesi l'
universale compianto de' suoi soggetti , molto ca
ra lasciando a tutti sua memoria. Egli fu amicis
simo del chiaro monaco Angelo Grillo Abate Be
nedettino da cui si encomia nel tom. 2.di sue let
tere, ed è ricordato assai bene nel 2º, della sto
ria de' Bernabiti e nella Italia sacra dell' Ughelli ,
come ancora in sì fatti libri descrivesi meritamen
te il di lui successore Carlo Borni di Fivizzano e
della stessa famiglia. Questo prelato peressere va
lente legista e savio maestro in divinità in ugual
modo meritossi grande stima della corte Romana.
E siccome nobile era di nascimento edi ogni ge
pere di virtù ornato, vivendosi a Roma, fu da
:
!
158
principio fatto vescovo di Corone in Morea, e po
ściada Paolo V. pontefice, il quale avealo molto
agrado , a successore del descritto Antonio lo eles
se nel 1614 a vescovo di Castro. Reggendo egli
tal vescovado da ottimo pastore, avvenne che in
torno al 1617 finì di vita. Bisogna credere ancorą
che il granCosmo III de' Medici, ai meriti riguar
dandodi questo prelato,usasse con lui familiaritade,
perciocchè tra le carte dell' estinta famiglia Bor
ni ho ritrovato incasa Gargiolli questa lettera di
mano dello stesso principe, la quale fa prova del
le meritate lodi ebontà del vescovo Carlo, dicen
do:
32
L'essere V. S. stata promossa alla dignità
„episcopale con l' intervento del signor cardinal
>> Bandino, non può fare appresso di noi, se non
„una necessariaconseguenza del suo merito e del
د
מ
la suabontà; e tanto più quanto lasomma pru
denza di nostroSignore con appoggiare a V. S.
» questo peso, ha autorizzato il concetto che l
» detto signor cardinale aveva di lei. Al quale
»convenendo che aderiamo ancor noi , oltre al
"
debito che tenghiamo di rallegrarci universal
„mentedel bene ditutti lisudditi di questi stati,
دو
"
מ
offeriamo a V. S. una pronta disposizionedi vo
lontà per ogni suo benefizio: edil Signore Dio
lo prosperi. „
Firenze 29 Settembre 1614.
COSMO TERZO.
Tali attestazioni di autori e di lettere non ponno
la memoria non esaltare di questi due Borni di
Fivizzano che meritando pervennero alla dignità
della Mitra.
DELLI DUE CAMILLI ANDREANI
UNO VESCOVO, L'ALTRO PITTORE.
Daranno materia a questascrittura li due Ca
milli Andreani Fivizzanesi , de' quali sembrami
159
giustodi fare alcuna parola; però che il primo fu
lodevole per virtù come illustre per sua dignità,
ed il secondo per alcuni dipinti degno si fece di
commendazione. Per tanto osserviamo qualmente
monsignor Camillo, essendo in prelatura e molto
notabile nella giurisprudenza, fudaprima consul
tore d' inquisizione, indi giudice della Rota Ro
mana, e poi per bontà e dottrina montato in fa
vore di papaUrbano VIII , fu assunto alla cattedra
vescovile di Velletri, nel reggimento della quale
tanto zelo , pietà esavere mostrò , che memorabi
le rese suo nome, e nella sua chiesa fu in morte
riposto con sepoltura onorata. Delle testimonian
ze di questo nobile prelato ci accontentiamo di
quelle che sono inserte nel lib. 8.º della storiade
Bernabiti; e senza altre parole di lui, passiamo a
dire dell' altro Camillo figliuolo che fu del cava
liere Monaldo Andreani e nipote del parlato ve
scovo. E poi chedaniuno è conosciuto e per sè
merita lodi, ci parrebbe fallirese il valentee mo
desto pittore tacessimo , che può accrescer luce a
questa provincia ,risplendendo suo lume tra li crea
ti del chiarissimo Guido Reni. Veramente fu cosa
sgraziata per sua patria e per lui commendevole,
che per modestia non uscisse con opere ad Italia
occupare; perocchè , dipingendo per solo diletto ,
non riguardò mai ad alcun procaccio di pubblica
lode. E come che, dopo aver egli prese tutte le
maniere di Guido suo maestro, non ritrasse altro
che fatti sacri per donarli alle chiese, specialmen
te della Terra di Fivizzano; così avvenne che li
suoi dipinti , affidati a pochi testimoni i quali o
non sapevano far conto del valore dei medesimi ,
o nonveduti dasagaci intenditori, ignoti si rima
sero ed egli oscuro. Pur non ostante messer Pie
tro Carlo Vasoli di Fivizzano, il quale fiorì circa
60. anni dopo, di molte cose parlando della sua
patria, fece ricordo della bravura di questo An
160
dreani in certa opera manuscritta che noi posse
diamo, e che detteci argumento di scrivere di al
cuni personaggi , siccome facciamo. Per questo è
da sapere che il detto Camillo fu croce- segnato
di Santo Stefano, di gentilesca saviezza , di one
sta vitae pro' della persona: e viveasi intorno al
1634. Avendo poi egli inteso al disegno e al di
pingere, così bene dilettossi di quest' arte, che
vuolsi uno dei più riputati scolari di Guido Reni.
Ma non sappiamo per qual cagione male arrivata
non siano le opere di lui insino a noi pervenute.
Probabilmente sua è la tavola bellissima della Mad
dalena, posta nell' Oratorio di San Carlo di Vol
terra, e dipinta col disegno e ajuto di maestro
Guido, che si attribuisce a certo Camillo , di cui
lo stessoLanzi nellastoria pittorica assicuraci non
sapersene altro che il nome, quantunque alcuni
si pensino, fosse della famiglia Incontri. Ma per
le attestazioni del detto Vasoli che fu molti anni
medico a Volterracirca il principio del secolo xvm.
ci giova riputar quel lavoro del nostro Andreani ,
mentre stavasi a Roma , e l'unico monumento
più bello dell' arte di sì fatto pittore. Vogliono
suoi anche altri dipinti che restanci mal serbati e
guasti nelle chiese di Fivizzano, che gridano con
tro lalor distruzione; ma non essendo sicuri, non
osiamo di asseverarlo. Altro non abbiamo di que
sto cavaliere pittore per addimostrare suoi pregi ,
e ignoriamo ancoraquando morisse; però cessere
mo di parlarne di più.
DI VENTURA BRAVIERI
ILLUSTRE GUERRIERO.
Non dee l' uomo sdegnarsi quando nasce in
oscura terra , se per suo ingegno e fatica riesca
a mettersi innanzi nella virtù e a farsi in al
çunamaniera eccellente, chè tutto il mondo è sua
161
patria, e ogni età gli rende benefizio di gloria ,
specialmente quando, senza vantar avi famosi e
splendor di ricchezze, per suo proprio merito e
cura illustre diviene; come appunto fece questo
Ventura il quale fudecoro dell' arte militare, uo
mo liberalissimo, edi animo cavalleresco e savio.
Imperocchè , nato e' nel 1614 di Giandomenico e
di Giovanna Bravieri del castello antico di Solie
ra presso Fivizzano, come dai libri parrocchiali
di tal luogo si raccoglie, seppe così bene trarsi
dall' oscurità, che datosi all' esercizio dell' armi
prestamente per distinta bravura, sì in pace che
in guerra, fu innalzato ai gradipiù luminosi del
la milizia Toscana perFerdinando II granduca di
Firenze , dopo diessersi fatto conoscere valentissi
mo ai servigi dei duchi d' Este; econ tanto pia
cere del Tosco principe segnalossi , che di Pisa e
di Livorno puoselo agovernator generale per da
re alle fatiche di lui onorato premio eriposo. Non
ebbe questo capitano lunga vita, chè nel 1661
morissi nei campi di Marte. Però tanto più è no
tabile, che da giovane alle principali onoranze
dello Stato e dell' arte sua montasse, senza cor
redo di nobile prosapia e di dovizie, che molte
volte ajutano a salire in alto: ed è ancora singo
lare, che morendo volesse nella umile e ignota
sua patria aver sepoltura, come per dimostrare ,
che dalla grandezza tornavasi aquel nulla d' on
de uscito era. In fatti suo corpo fu nella solita
ria cappella di Soliera, detta della Madonna, ri
posto, e messovi sopra un lungo e strano epitafio
che inquesta guisa incomincia, e che per la sua
smoderata lunghezza si tralascia =:
LONGE
IRREVOCABILIS
AD INSIGNES EXTENSIBVS
INSIGNIS EX MEDICEIS MILITIAE GRADVS EVECTVS
VENTURA BRAVERIVS
T. IL
PROPE
II
162
FVLGOR IN PACE. FVLGVR IN BELLQ.
BELLATOR INSIGNIS
FERDINANDO II MAGNO ETRVRIE JOVI.
GRADIVOQVE CARVS
EC. EC. EC.
DI BARTOLOMMEO TALENTONI
RIPUTATO FILOSOFO.
Avvegnachè per ognimaniera di virtù, di fa
ma e di nobiltade possano gli uomini loro natio
paese onorare, e sia meglio che poco se ne possa
scrivere , anzi che nulla, per dare agli avvenire
di più in alto sollevarsi; però io non dubito va
na la cura di assemprare tra questi personaggi il
lustri ancora taluno che studiò di montare in chia
rezza , quantunque belle opere dopo di sè non ab
bia lasciato. Tra uomini di tal fatta parmi che non
deggiasi trascorrere messer Bartolommeo da Fivizza
no, figliuolo che fu di Giovanni Talentoni insigne
letterato , di cui parlai più sopra. Questo Bartolom
meo adunque fu uomo di grande ingegno, e nel
la filosofia de' suoi tempi sì profondamente versa
to, che riputatissimo era, e a tenzionar per dia
lettica più che mai. Egli, in molto povera fortu
na essendo, fiorì nel torno degli anni 1630 , e les
se filosofia per dieci anni nell' Università di Pisa
con tanto grido, che tra valenti lettori di quello
Studio fu valentissimo. In mezzo poi a sue lodi
non molto vecchio cessò nel 1643, null' altro la
sciando che pregevole nome. Ma per quanto fusse
di assai vasta scienza non debbo tacere , che im
petuoso naturale si avea, anche più del padre, e
così pertinace smoderatamente mostrossi, che nel
le disputazioni e nei circoli per nissun conto ce
deva, mal soffrendo questo loico nelle gare filoso
fiche l' altrui vittoria. Faccene di tutto questo
:
163
molto buona testimonianza monsignor Fabroni in
sua storia dell' Università Pisana, che ponelo al
tom. 2.º tra' più insigni lettori e di buona me
moria,
DI TERENZIO FANTONI
GIURECONSULTO E SCRITTORE.
Tutti coloro i quali per qualche virtuoso eser
cizio danno principio alle case loro, alzandole a
grande onore e a molte ricchezze, fannosi perpe
tuamente obbligati li suoi discendenti, che bene
spesso gli agi si godono dalle altrui fatiche pro
curati, emeritano ancora pubblica riputanza, quan
do però a sè la roba non tolgonoda godere oltre
il giusto debito , per lasciare a posteri più ampla
eredità, e divengono esempio di provatavirtù. Que
sto in verità possiamo dire che operasse l'avvo
cato Terenzio Fantoni di Fivizzano, il quale per
eccellenza di savere e per opere lodevoli monta
in grande stato di facultà edi onoranze con mol
tissimo pro' di sua famiglia. Egli fu di nobile stir
pe e secondogenito di altro Terenzio di Antonio
Fantoni Fivizzanese e di Dianora Zaniali di Spic
ciano , e riuscì legista per tale maniera insigne ,
che sommamente vennesi nella graziadi Cosmo III
granduca di Toscana, percui questoprincipe usò
di Terenzio in grandissimi negozi e bisogne dello
Stato. Sarà sempre altissima lode per questo Fan
toni il raccordare quanto fusse amatore del pub
blico bene, della patria e de' suoi. E certamen
te, non è forse meglio che si dimostri l' interez
za di unuomo savio egrave sempre inteso effica
cemente all' utilità degli altri, piuttosto che la pom
padi opere chea lui solo riguardino? Infatti, as
sai caro al suo principe, egli operò che in mezzo
alla piazza di Fivizzano si costruisse quella ma
gnifica fonte di copiosa e perenne acqua, noumis
164
nata Marterrea, laquale con molto spendiodi mos
neta del Comune e del principe e con nobile di
segno fabbricata, fu sempre tenuta cosa bellissima
edi grande ornamento e comodo alnostro paese ,
la cui rarità dette occasione all' erudito cavalie
re Giambattista Andreani Fivizzanese , autore del
la poetica opera intitolata la gara delle quattro
parti del mondo nella nascita di Gesù Cristo , di
celebrarla con versi nobili, ma pieni di que' mo
di viziosi cheusavano inquella età. Terenzio poi
dimostrò ancora singulari prove di amor fraterng
a riscattare dalla schiavitù de' Saracini il di lui
fratello Giovanni, il quale, mareggiando per Na
poli , cadde ne' barbareschi e fu schiavo del ba
scià di Rodi. E come leggesi neiricordi ditale fa
miglia, non valse l' offerta di gran somma d'oro
per trarlo dalle mani degli infedeli. Avvenne poi
che dopo quattordici anni il 1645 laToscana aves
se guerra contro i pirati di Barberia, allora Te
renzio una masnada offerse di soldati al principe
e sè dei medesimi capitano. Tanto invero lo ri
scaldava l' amor fraterno, che arebbe corso la sor
te dell' armi , se Cosmo granduca ai prieghi del
suo Terenzio il fratello schiavo cambiato non aves
se con certo Mustafa Usaim daScio ragguardevo
le prigione Turco, preso in quelmentredalle ga
lee di Toscana. Lieto così il Fantoni riehbesi do
po tante cure e tanto tempo il suo Giovanni. In
stitui inoltre inpatria nel 1670. pubblica scuola a
benefizio di povere fanciulle con quelle discipline
che veggonsi dichiarate insuo testamento, laqua
le beneficenzanelgiro de' tempi nonhaguari ces
sò. Ora poi è damostrare come tale virtuoso uo
mo lepiùdistinte cariche ottenne dello Stato. Per
ciocchè nel 1648 fu a presidente del Maestrato su
premo di Firenze, detto allora de' buoni uomini :
indi nel 1658 auditor generale delle bandedi Pi
sa e diLunigiana; poi appresso nel 1666ehbe onos
165
tato seggio nel gran consigliodei duecento, final
mente il 1676 futra' nove conservadori del domi
nio Fiorentino. Egli pose alle stampe un' operet
ta sul nondoversi dare giuramento ai rei,sicco
me usava, intitolandola= Discursus de juramento
reis non dando: Florentiæ typis Onofri 1679 in
8° =. Questo libro gli, fruttosomma gloria, non
tanto perchè fu egli de' primi atrattare sì nobi
le e giustaquistione, ma piùancoraperchè otten
ne il divisato intento; avvegnachè tosto vide sua
sentenza trionfare neitribunali diToscana, ed es
sere coronata dalbandochemandossi in quell' an
no stesso di non più doversi costringere con giu
ramento i colpevoli incause criminali, e lalegge
fu pubblicata il 21 Aprile 1679. Scrisse parimen
tecontro l' inumanatortura chedigradava l' equi
tà dei giudizii , e molte allegazioni e consigli che
furono stampati a Pisa. Infine die a luce la di
fesa della immunità della insigne Terra di Fiviz
zano e de' suoiprivilegi: Firenze alla Condotta 1684
in 4°
=,
Cosi di onori carico edi gloria 1' anno
1687 fini di vivere, molto buona fama di sè la
sciando, che loperpetuerà nellanostra come nella
altrui memoria, essendo che parlano di lui il Con
ciolo de Hered. il Ciriaco controv. 132. N.º 16/
ed altri legisti assai riputati
DI FRATE ANGELO PAOLI
PER SANTITA VENERABILE:
Čelebreper santavita, per dono di previden
ża e di moltiplicazione di ogni cosa apro' de po
verelli fu questo venerabile AngeloPaoli, cui mol
te opere fece degne di ricordarsi. Nacque egli in
Argigliano villaggio del Fivizzanese nel 1642 đì
amili ed onesti genitori, e crebbe di se porgendo
ogni più buona indole per maniera che infino da
fanciullo maraviglia recava. Ma come fu trascelto
166
da Dio per opere sante, così prestamente comin
ciò ad esercitarsi nella virtù , e in ispecie nella
carità verso de' poveri. Volendo poi meglio servi
re al Signore , entrò giovanetto nella via della pe
nitenza , e abbandonato il secolo, fecesi della re
gola del Carmine, e digiunando ed orando cosìbe
ne intese alle austeritadi ę all' amore del prossi
mo, che presto in gran fama di santità più che
mai sì montò. Vero è, che per essere egli a ub
bidienza soggetto , come a' frati conviene , or quà
or là mandato era, ma questo meglio servi a te
stimoniare i meriti di lui grandissimi. Impercioc
chè, studiando aprocacciarsi santità inqualunque
paese si fosse, in estimazione e in piacere venne
si di ogni maniera di gente: e quello mirabile si
era, che senza mancareal proprio debito assidua
mente usava non solo di servire alli 'nfermi ne
gli spedali; ma di sovvenire i bisognosi e i men
dichi, tutto che povero fosse, abbondantemente.
Per questa cagione narrasi di lui che, accattando
per li poveri , qualunque limosina s' avesse , per
volere Divino tra le sue mani moltiplicava secon
do la bisogna. Io quì non racconterò li molti mi
racoli che per lui fece Dio in ogni dimoro che il
P. Angelo ebbe nei conventi di Fivizzano, di Sie
na , di Fiorenza , di Montecatini, di Pisa e di Ro
ma, che distesamente si ponno leggere nella di lui
vita stampata; ma per correre miglior proposito
drizzerò la penna a Roma, lasciando dietro molta
materia, e dirò qualmente il buon servo di Dio
colà sotto gli occhi dello stesso pontefice Clemen
te XI per opere confermasse l' altissima bontà di
sua vita. Di vero tutta quella vasta metropoli e li
personaggi più distinti e scienziati di essa videro
con quanta sollecitudine agli infermi servisse , a'
carcerati confortamento porgesse, e turbe di po
verelli cotidianamente cibasse congrande prodigio.
Un giorno intra gli altri, sendo egli a visitare il
167
Þ. generale maestro de' Servi AntonMaria Caster
li, prese da lui pochi rimasugli dipane della sua
privata mensa , epoi tornandosial proprio conven
to di Santo Martino in Monte, che assai lungi era
accompagnato dal detto Castelli e dal dotto mae
stro Giuseppe Maggini, cominciò pervia a distri
buire que' tozzi di pane a' poveri che lo richie
devano; ma tanti, cammin facendo, ne dispensò
è tanti mendici accontentò, che il Generale stes
so e ilMaggini risguardandolo con istupore , sì gli
dissero:
رو
O uomo pieno di carità, come nonces
si di stribuir pane, che più di 50% persone hai
„ già donate con quello che appenabaştar poteva
„ a due o tre ? Quanto neporti in manica, forse
„ una corba?, In questa maniera la caritàdel be
nefico Paoli per prodigiosa moltiplicazione faceva
strabilire , così che nissuno per bisogni,a lui ri
correva senz' essere consolato. Fece ancora molte
opere che suo nome eternarono, però che restau
ro e ampliò per limosine la cappella della Purifi
cazione in Roma: puose mirabiléorgano nello spe
dale delle donne aS. Giovanni inLaterano: chiu
se gli archi dell' anfiteatro detto il Colossèo , per
chè di notte erano occasione di gravi delitti: e
instituì l' ospizio per li convalescenti nello stra
done di S. Giovanni Laterano presso di San Cle
mente , essendo che levatisi d'infermità possono
gli ammalati facilmente ricadere quando nonhan
no bastevole cura. Inoltre funel presagire le co
se future assaichiaro, ed in fing lungo tempo avan
ti predisse il mese e il giorno di sua morte, che
avvenne il 20. Gennaro del 1720, laquale fupoi
ritratta in bellissimo quadro přeno di forza da Pie
tro Testa , detto il Lucchesing E fa dolore per
tutta Roma l' aver perduto il padre dei poveri e
1' esempio della vera Virtù, per cui, avutiche eb
be gli onori funebri degni d'un santo , fu depo
sto nella chiesa del suo convento con questa bre
2.
10
168
Vissima scrizione
Pater Angelus Paolipaterpau
perum= Dueannipoiil sepolcro diluiperil car
dinal vicario di Roma ornossi magnificamente , e
con quest' altra lapida fu meglio eternata la sua
memoria: =
HIC KEQVIESCIT CORPVS
R. P. ANGELI DE PAOLIS CARMELITE
AB ARGILIANO SARZ. DIOECÉSIS
PAVPERVM PATRIS
OBIIT ANN. SAL. MDCCXX. D. XX. JANVARII
ÆTATIS SVE ANN. LXXVIII. =
La vita di questo venerabil uomo fu scritta dal
P. Tommaso Cacciari, e vedesi stampata in Roma
per il Collini il 1756, che tutto conferma quan
to abbiamo detto.
DI GIANMARIA LAZZARI
ERUDITO SCRITTORE.
Non poco riuscì commendevole Gioan Maria
Lazzari della Cassetana, villetta del Fivizzanese ,
per causa di erudizione e di scrittura, tanto più
che, nato essendo in oscuro loco e privo affatto
di comodi per coltivare lo spirito, seppe cavarsi
dall' infelice suo paese, eperlo studio conducer
si in istato dimeritare onorata ricordanza. Costui ,
che dal Cielo avutoavea indono mente perspica
cęebuonissima indole, fecesi prete, e dimorando
in Firenze, dove alle lettere e alle scienze pose
ogni suacura, s'incontrò in Annibale Bentivoglio
nunzio Apostolico, il quale, poi conosciuto che
ebbe il meritodiquesto Lazzari, recosselo a' suoi
servigi e molto caro sel tenne. Sappiamo inoltre
aver egli atteso anche alla pubblica istruzione, e
avere insegnato belle lettere inLucca e in Fiviz
zano dove fecesua erudizione conoscere e suo sa
pere; perciocchè onorò col suo magistero le pub
169
bliche scuole di tali Comuni. Tali pratiche in ve
ro Fivizzano ebbele a cuore fino dai tempi antichi,
per cui, dandosi alla repubblica Fiorentina oltre
lametàdel secolo xv, fece patto espresso che quel
la repubblica mantenere dovesse in tale paese abile
maestro di lettere a pubblica utilitade. Mentre il
Lazzari era in tale uffizio esercitossi a comporre
Latini versi, periqualicelebra alcuni distinti per
sonaggi del suo tempo, ehanno questa intitolazio
ne =Johannis Mariæ Lazzari de Cassetana Car
mina: Luccæ apud Pierium et Paccium 1655 in
8°
. Questi componimenti sonoingegnosi, e ri
pieni di Latine grazie. Lasciò ancora diversi volu
mi di storie manuscritte, che non sappiamo per
quali cagioni si stesse a nonpubblicarli. Fu anche
vicario di Giambattista Spinola Vescovo di Sarza
na, e terminò sua vita verso il finire del secolo
XVII.
DI JACOPO CORTESI
PITTORE, DETTO IL BAELLA.
Come i legisti dicono le liti avere le loro
stelle , così ci sembra giusto di appropiare tale
dettato anche agli uomini , tra' quali cert' uni
ci sono che, quantunquedi merito siano, hannosi
lor contrario Pianeta, nè parlasi diessi, nè sono
tenuti in prezzo,per cui, sealcuno studiasidi le
varli dalla oscurità,sembra chevogliadare gran
devalore aciò che nonsiadegno di riguardarsi.
Or ciòperavventura temiamo s' immagini contro
di noi; perocchè rechiamo a leggere altrui le co
se di tante persone ignote e dialcuni bravi artisti;
quali
quali non ebbono la fortuna dimuovere la penna
di altri scrittori, e specialmente parlandosi del
Baella scultore e pittore non ordinario, come di
certi altriche sono in quest' opera dichiarati. Ma
desideriamo che ci faccia ragione la verità e le
tante leggende di simil fatta, che pari a queste
170
veggonsi alle stampe, avendo ognuno libero dritto
di manifestare quello che gli altri non sanno e di
accusare di negligenza o di malignità que' tali che
trascurarono la povera virtù, perchè tapinaeabbiet
ta viveasi. Però è da sapere qualmente ci fu cer
to Jacopo figliuolo del caporale Francesco dimae
stro Giacomo Cortesi di Fivizzano, e di Maddale
na Baratta di Carrara, il quale nel 1650. nacque
in detto luogo , ed essendo scarso di averi per le
prodigalità del padre, infino da' teneri anni fu a
Carrara mandato a imparare il disegno e l' arte
della scultura per il comodo che avea colà della
parentela materna. Costui riuscì in quelle arti che
sempre in tale paese fiorirono, e sotto li più e
sperti maestri valente prima nella sculturasi fece,
e poscia nella pittura, alla quale intieramente si
diè conmiglior proposito. In questo mentre , dimo
randosi a Carrara eseguì alcune opere di scultura
stimabili , e intra le altre un Crocifisso a stiaccia
to rilievo in tavoladi marmo, che ora vedesi mu
rato accanto alla porta del campodei Sigg. Fanto
ni su la strada di S. Francesco di Fivizzano, ch'
è un ottimo e pregevole saggio di quanto valesse
questo giovane, poi che il nudo avvi finamente e
spresso. Egli poi acquistò il soprannome dimaestro
Baella , perchè nel comperare le cose a sè neces
sarie , mentre vivea a Carrara , solea trattare a bael
le, che in tal guisa i soldi chiamavansi in Fiviz
zano, e a Carrara appellavansi bolognini: e per que
sto il volgo Carrarino cominciò a chiamarlo con
tale nomignolo, e sempre se lo ebbe poi. Avven
ne quindi che, acquistata molta praticanel dipin
gere, per desio di montare in istato andò a Roma
alla ventura; ma privo di modi com' era, scono
sciuto e di natura umile e timido si accontentò
di allogarsi a giovane di un avaro pittore, senza
osservar bene a cui, il qualepreselo a lavorare a
tutto suo pro' per il solo vitto evestito, e molto
171
volontieri il tenea, chè di guadagni si avvantag
giava, mentre il povero Cortesi sempre senza no
me viveasi e nella miseria. Finalmente di sua con
dizione contristatosi , pensò di uscire di servitù, e
sposata una onesta fanciulla Romana, che posse
dea solo una casa per dota, si mise a dipingere
per sè, e scuoprendosi bravo molti lavori comin
ciò ad eseguire per altri. Veramente quando nel
meglio si stava dello accreditarsi , sopravvennegli
una infermità sì grave che tolselo di vita nel fio
re degli anni e dell' operare, disè lasciando una
sola figlia , e molto credito a' suoi dipinti, che so
no di maniere buonissime , di perfetto disegno e
gentili. Poco dopo la di lui morte, trovandosi a
Roma ai servigi di un cardinale certo Francesco
Pigoni di Arlia, villadel nostro contado , sacerdo
te facoltoso, il quale sentendo il molto credito che
andavansi acquistando le poche opere del Baella ,
comprò quante di essepotè ritrovare; e poi man
cato che fu suo signore, tutte con sè portolle al
la patriacon altre suppellettili rare , e tanto avea
le inconsiderazione, che tali dipinture furono per
lui inchiuse in suo fidecommesso. Traquesti qua
dri vedevasi una Pietà di sìsquisito lavoro che de
gna è di ogni stima. Per fortuna questo dipinto
bellissimo intatto rimanesi ancora nella Cappella
domestica dei conti Fantoni in Fivizzano a testi
moniare l' eccellenza di maestro Cortesi; percioc
chè la Vergine effigiata vedesi nel più compassio
nevole dolore , il morto Gesù, che posa il capo in
grembo di lei, è così bene ricurvo nella schiena
e nello abbandono delle membra sì naturale e sì
giusto, ehe meglio non potrebbe esprimere il sog
getto che rappresenta. Li due Angioletti che sono
ai piè dello estinto Signore con sì buono intendi
mento il pensiero finiscono, che mirabile si è il
vedere uno di que' begli Angioli stropicciarsi con
la mano gli occhi rossidal pianto e mostrare con
1
172
somma verità il suo lagrimare, mentre l' altro ,
che compie lascena lugubre, accenna in suocor
doglio i grossi chiovi della Crocifissione. Parimen
te sappiamo che del Cortesi in tela dipintaerauna
S. Agata presso il Sig. Fabio del Medico scultor
Carrarese, il quale in suo studio teneala per co
piare, tanto pareagli distinta e lodevole. Le altre
opere di lui che erano tra noi, rimaste in mano
di contadini, sonosi finite e disperse, senza poter
sene più dar conto. Per tutto questo ecci paruto
bene di mettere a luce la virtù del Baella sfortu
nato, affinchè possa entrare fra tanti artefici va
lenti che sono dalle storie narrati.
DI FEDERICO GIANNETTI
DOTTISSIMO SCRITTORE.
:
Richiederebbe ilmiopropositoper le cose che
deggio scrivere di Federigo Giannetti inogni ma
niera di dottrina e dilettere saputo, che mi rom
pessi contro maligna invidia, laquale tiene inbas
so la povera virtù, e la rimorde edispetta; acciò
nonsia dibenefizii rimunerata edigloria. Ma co
me la vilezza di questo detestabile affetto umano
chenon hanè modo, nè fine, trarrebbemi a trop
Po
po dire, così lascierò che si maceri da sè stesso.
E per ispicciarmi più presto dirò, che Federigo
fu di onesti genitori della terra di Albiano pode
steria nel Fivizzanese, nel cui luogo ebbe l' an
no 1645suo nascimento. Educatoposcia in Firen
ze, riuscì nobilissimo oratore, scrittore di molto
eccellenti libri e disavere così profondo in filoso
fia e teologia, come attesta il dottor Geracchini
ne' suoi fasti teologali, che ogni altro di quella
età superò; per cui lo sapientissimo cardinal Pan
dolfini, detto lo sfondrato, passando per Firenze
emosso dalla famadel Giannetti, volle conoscer
lo e udire; e sìdi ammirazione stupì, che dubi
173
to quasi , se dopo l' Angelico dottore fossevi stato
fino allora personaggio più in divinità di lui ad
dottrinato. Fu ancora perfetto rettorico; però che
nelle primarie cittàd' Italia predicando ebbesi mol
tiplausi. Nonè dadire quanto Cosmo IIIdei Me
dici si diletasse di questo grand' uomo, che però
fecelo canonaco di Santo Lorenzo di Firenze elet
tore di teologia nello Studio Fiorentino , dove con
tanta celebrità lesse, che restane ancora viva la
memoria, essendo che oltre laTosca e Latina fa
vella , perfettamente possedeva l' Ebraica, la Gre
ca , la Francese e la Spagnola. Avvenne intanto
che dopo alcune opere di pregio stampate per lui ,
puose aluce untrattato dellacorrezione fraterna.
Questo libro appena fu letto dagli invidiosi della
buona fama del Giannetti, subito cominciossi a
mormorare contro l'autore e a perseguirlo per ta
le maniera che, in discredito posto, dalla estima
zione e alti divisamenti lo trassono del granduca,
molti danni al saviouomo recando, ai quali potè
poscia riparare con la pieve di Sesto, che otten
ne dalla illustre casa Martini. Che seinvero non
fussero insorti i malignanti contra di lui, forse
Albiano glorierebbesi di averlo veduto a sublimi
dignità esaltato. Ma Federigo in pace soffri ogni
calunnia, enella suapieve, per gravemale infer
matosi, venne a morte nel 1708in etàdi 63 an
ni. Epoi che diquesto raro uomo cherisplendeva
ancora per virtùmorali nonfu posta memoria al
cuna, trent'annidopo lafinedilui permolti eru
diti Fiorentini personaggi, si celebrò suamortecon
funerale orazione e pubblica accademia, e in se
gno di grato animo il marchese Antonio Corsi fe
cegli porre in San Firenze questa lapida onore
vole:=
174
D.
0.
Μ.
FEDERICO GIANNETTIO POLYDORI FILIO
FLORENTIAE LIBERALISS. EDUCATO PROTON. APOST.S.T.D.
PARECIAE S. BASILII PRIMVM RECTORI
AMBROSIANAE DEIN FLORENTINAE BASILICAE CANONICO
HVJVS DEMVM AECCLESIAE ANTISTITI
ELOQVEN. PHILOSOPH. THEOLOGIAE PROFESS. CLARIS .
SACRO ORATORI CELEBERRIMO
RELIG. JUSTITIA, MODERATIONE INTEGRITATE CONSPICVO
PAVPERVM PATRI MUNIFICEN TISS.
VITIORVM ACERRIMO INSECTATORI
VITA MORTALI FVNCTO ET IMMORTALI DOΝΑΤΟ
AN. S. MDCCVIII. VI. ID. SEРТ. АЕТАТ. SVAE LXIII,
ANTONIVS CORSIVS CELATIAE MARCHIO
AETERNVM GRATI ANIMI MONVM. PRAECEPTORI
DE SE OPTIM. MERIT.
AN. AB EJVS OBITV TRIGES.
P.
C.
Noi qui non raccorderemo le opere di Federi
go non istampate; avvegnachè molte ne abbiamo
di pubblico dritto, chebastano a testimoniare be
nissimo suoi meriti , e sono = Cosmus Philosophicus
seu Aristotelicæ Philosophiæ explanatio: Florentiæ
1681. tom. 5. in 8. =. Synopsis Theologica de Jejunio:
Pistorii 1689.
Alexipharmacum ad Tonellianam
=
Apologiam salubriter leniendam : Luccæ apud Ja
cinthum Pacium &c. =. Metodo della Correzione
fraterna : Firenze 1693 = . DiscorsoApologetico in
torno alla invalidità del Battesimo dato a' bam
bini contro la volontà de' genitori infedeli: Lucca
1697 =. Specchio della verità svelato ai laici intor
no alla presentazione ai Benefizii curati: Lucca
1698
Theologiæ Moralis generalia principia,
quibus adnectuntur opuscula de Fide, Spe, Cari
tate , Juramento &c. Lucca 1714 =. Il Direttorio
de' Parrochi con la vita dell' autore: Firenze Al
bizzini 1739. op. postuma =. Questo libro è di
175
molto buon uso, e da esso tratte sonosi queste
memorie.
DI CARLANTONIO VASOLI
MEDICO E POETA.
Quandoioconsidero, che il tempodistrugge tutto
e bene spesso guasta le testimonianze ancora dell'
eccellenza degli uomini bravi, sempre nell' animo
mi contristo. Veggendo poi che tutto non può alla
buona fama torre, e chead ontadi lui talora vie
ne a luce la verità con la virtù, più presto si
acqueta mia doglia. Perciocchè allora i trapassati
ponnosi con lodi rimunerare e togliere dall'oblio ,
come appunto spero di fare, il merito rimembran
do di messer Carlantonio di Fivizzano figliuolo di
Pietrangelo Vasoli e di donna Mariadi Santi Bat
tini Fivizzanese, con tutto che di sì valent' uo
mo invida rapacità di tempi abbiaci involate le
più nobili prove. Laonde nonrestami altro da di
re, chefiorì nel tornodel 1680; eche fu insigne
maestro in filosofia, in medicina e buon poeta.
Infatti dopo aver egli avuto luogo onorato nel col
legio pratico de' medici di Volterra, ottenne per
savere cattedra primaria dell' arte medica nello
Studio di Pisa, succedendo al chiarissimo Boccian
tino, e nel 1695 fu anche priore di quella Uni
versità . Egli poi non solamente in suo magistero
fu mirabile , ma per l' amenità del suo ingegno
divenne distretto amico del famoso Redi , e in Pi
sa conviveva con lui nella casa del cardinale de
Angelis da Barga. Per testimonianza dell' erudito
Angiolo Marchetti, dove tratta de Propositione ,
sappiamo che sommo gusto ebbe inpoesia, e ce ne
mostra un saggio in detto libro. Così pure siamo
assicurati che tale Vasoli per suo poetico estro l'
opera di Cirurgia d' Ippocrate recò a dilettevole
metro Latino. Ebbe fine a Pisa nel 1699 con se
!
176
polcro onorato in S. Frediano di quella città a
pièdell' altare di S. Carlo, ma la marmorea la
pida che facea chiara di lui ricordanza, per al
cun tramutamento della sepoltura si è perduta ,
eduolmi assaissimo di non poterla riferire in at
testazione de' miei parlari , Non pertanto sono sen
za testimonio, che anche monsignor Fabroni nel
tom. 3. di sua storia rammentalo con nome buo
nissimo.
DI CARLO E GIULIO SARTESCHI
GIURECONSULTI NOTABILI.
Assai puossi alcuna volta comprendere per gli
effettidelle cose mondane, che colui il quale trop
po alla scopertadimostradi ambire altezzadi sta
to e somme onoranze, quantunque fornito sia di
virtù e apparecchiato di grandissimi meriti, non
può pervenire al conseguimento di quanto suo ap
petito richiede, ancora con giustacausa. Percioc
chè nonessendo in potestà degli uomini il consi
glio evolere di Dio,la variante Fortuna mossada
Lui alcuna volta opera così, che lo sperare e il
presumeredell' uomo trovasideluso.Inquesta sen
tenza insegnatrice di prudente modestiahacci fat
to cadere ilmanifesto esempio dimonsignorCarlo
Sarteschi figliuolo di Andrea di Fivizzano, cui no
stra materia adduce a raccontare. Convetandosi
egli a Pisa nel 1650, mostrò avere gran dottrina ,
e postosi poi nelle pratiche alla Corte Romana,
amico divenne e compagno nell' esercizio legale
del celebre cardinaleDeLuca,e moltonome con
seguì d' insigne legista e di uomo assai destro,
avvisato e prudente nelmaneggiodi gravi negozj.
Per questo primieramente fu auditore di alcuni
prelati in diversi governi della Romaga. Richiesto
poi dalCardinale Marascotti , passò insieme con lui
alla nunziatura di Polonia presso il re Michele,
177
e di quindi partitosi il detto legato , il Sarteschi
intervenne alla incoronazione di quel monarca e
in quella corte rimasesi internunzio fino a tutto
il 1670. Tornato poi aRoma, il pontefice Clemen
te mandollo abbreviatore della nunziatura di Spa
gna, edi colà oltre il 1675 luogotenente gene
rale della legazione di Ferrara. In tutti questi gra
di e incumbenze così bene sidistinse, che altamen
te mostrava di riguardare e diessere innalzato se
condo la grida. Però, sendo nominato vescovo e
parendogli essere male guiderdonato, quella digni
tà ricusò , e prese brieve comiato per suo spirito
con l' aria natia ristorare. Forse volto il tempo
degli anni e mutata la succession delle cose, di
venuto sarebbe pago il suo desiderio; ma per il
non preveduto volere Divino l'anno 1703 chiuse
in pace suoi giorni a Fivizzano, e lanullezza co
muneallapolve agguagliòognisua speranza. Non co
sì accadde aGiulio di lui fratello il quale più
modestamente visse e onoratamente morì. Imper
ciocchè fattosi dottore in Pisa nel 1656, ed essen
dosi nelle cure legali segnalato , quando era audi
tore del cardinal Negroni, fu postoa giudice nel
la Rota di Ferrara il 1672: indi in quella di Bo
logna, dove fu ancora podestà, e in tale incarico
finì di vivere anch' egli in Fivizzano. Bastevole en
comio di lui è la ricordanza esimia che fancene il
Ridolfino in sue allegazioni , il Balduini nelle sue
fpere ed il Sabelli, i quali tutti riportano lesa
vie decisioni del Sarteschi, ed anche una lapida
murata nel pubblico palazzo diBologna. Per tan
to i fratelli di questi due valenti uomini eterna
rono in S. Antonio Abate di Fivizzano la memo
ria di Carlo e di Giulio discorsi con la seguente
scrizione:
T. II.
12
178
D.
0.
Μ.
CAROLO. JVLIO. ET JOAN. SARTESCHIIS. FRATRIB.
QVORVM EX PRIORIBUS ALTER DISJVNCTISS.
TERRAS ITALIAM SARMATIAM
HISPANIASQ. INTEGRITATIS PRUDENTIAE
ET SAPIENTIAE SVA GLORIA COMPLEVIT
DVM APVD PONTIFICIOS ORATORES LITES JUDICANDI
OBEVNDI NEGOTIA MINISTER FUNGITUR
IN HISPANIIS JUDICIS ,
IN SARMATIA INTERNVNTII MYNVS ADMINISTRAT
IN ITALIA EPISCOPI DIGNITATEM MAJORI ANIMO
RESPVIT QUAM MERVERAT
ALTER BONONIAE FERRARIAEQVECAVSIS COGNOSCENDIS
EXIMIAM LAVDEM EST CONSECVTVS
DVM JVDICIS PARTES IMPLET QUAM AVDITOREM
ROTAE VOCANT VTERQUE AVTEM
IN PATRIA QUAE DIV DESIDERAVIT
ABSENTES MORTE OBITA CONQVIEVIT
EC.
EC.
EC.
ANN. D. MDCCV.
Deesi qra notare che del suddetto Carlo fanno men
zione onorata il Pacich. de Distantiis, Marzio Ven
țurini consil. tom. 2 , e il P. Barelli annal. de' Ber
nabiti , confermando la sua bravura.
DI LODOVICO E GIAMBATTISTA FANTONI
PERSONAGGI ILLUSTRI.
Quanto che l'onesta e gentile vita de' baro
ni che per sola pompa si stanno alle corti in so
stanza siaunnulla inconfronto della provatavir
tù di queglino i quali faticando porgono agli al
tri gravissimi argumenti di estimazione e lumino
si fatti; nondimeno, se i nobili cavalieri che ri
mangonsi intorno dei re e dei principi per discu
tere contingenze politiche degli Stati con pro'dei
Joro signori econverautilità deipopoli, sianoco
179
sì avveduti e savi che non si abbiano mai a con
tristare nell' animo per alcuno rimordimento, io
credo che ciò debba in loro altissima lode torna
re, e che tanto di premio quanto di nominanza
perpetua siano degni. Per questa cagione d'uopo.
stimai di porre memoria di Lodovico Fantoni di
Fivizzano per molte ambascerie chiarito e per mol
ti onori; come pure di Giambattista di lui fratel
lo , i quali furono figliuoli dell' avvocato Teren
zio e di Cornelia Borni Fivizzanesi. Nacque Lodo
vico circa il 1660. e divenne eccellente legista, ma
per natura così facondo ch' era una maraviglia.
Si procacciò particolarmente grande nome alla cor
te dei Gonzaga duchidi Mantova e Guastalla, de
quali montò in altissima grazia sì per le doti di
suo buon naturale e nobile contegno, come per
sua prudenza e savere. Da cotali duchi furono
perciò aquesto Fantoni gliincarichipiù gravi af
fidati di loro Signoria. Quindi per differenti affa
ri ora fu mandato ambasciadore a Vienna all' im
peratore Leopoldo , ora a Carlo VI, ora a Filippo
V. re delle Spagne, ora presso li confederati del
Belgio, ora presso il re di Prussia,ora nella gran
Bretagna , e ora al rediPoloniache lofavorì mol
tissimo di sua grazia reale. Fu spedito ancora con
pienezza di potestà alla famosa pace di Utrecht ,
equantunque inquella dieta diPrincipi non riu
scisse appieno asecondare levedute delsuo signo
re Mantovano, come nelle altre incumbenze avea
fatto, non istante il duca Ferdinando Gonzaga per
amplissimo privilegio lo insigni di chiave d' oro e
di contea: e lo Elettore Palatino Guglielmo del
Reno a suo consigliere di stato il promosse. Per
questa notabile carriera politica, la quale mani
festa di quanto merito Lodovico si fosse, noto e
riputato divenne alle corti di Europa e in molta
considerazione de' principi di Toscana; per cui
standosi in Firenze fumolto onorato, emorendonel
180
1726 ebbe sepoltura nella chiesa di Badia, dove
agloria di lui e de' suoi leggesi una lunga scri
zione , della quale rechiamo solo il principio: =
LODOVICO FANTONIO COMITI NOBILI FLORENTINO 1. V. CONSVL.
GVM OB ANIMI SOLERTIAM HONORIS STVDIVM ET PRVDENTIE SCIENTIAM
ALIVIO ODESGALCO SYRMII, POSTMODVM A FERDINANDO CAROLO MANTYE DY
CIBVS AD LEOPOLDVM IMPERATOREM ET AB HOC VLTIMO LUTETIE PARISIORVM
ST AD PHILIPPVM V. REGEM HISPANIARVM. A VINCENTIO DYCE GVASTALLE AD
JOSEPHVM REGEM ROMANORUM AD CAROLYM VI. IMPERATOREM AD CONGRESSVS
VLTRAJECTΙ Ες. ΕC. EC..
Nelpicciolo corso disuavita fu ragguardevole an
che Giambattista Fantoni, il quale, vivendo, for
se avria superato il fratello nella dottrina, quan
tunque per essere di rara bellezza di corpo fosse
dalle vezzose femmine ambito per donneare con
lui , ed egli di ciò per nissun modo schifo, come
puossi ben credere. Non per tanto e' non intese
sempre a baloccarsi intorno ai piaceri a guisa de'
dilicati giovani avvenenti e leziosi, chè ben pre
sto allo studio pose tantacura, come abbiamo tro
vato, che fu accademico Appatista diFirenze, do
ve inpregiovivea, e che l'anno 1709 sedette con
solo dell' Accademia della Crusca, attestandolo il
canonico Salvino Salvini fratello del famosoAnton
Maria, il quale fece di questo Fantoni elegante
elogio. Nel 1710 il re di Polonia Augusto II lo
donò per merito del grado illustre di cavaliere e
della chiave d' orodi suo ciamberlano, e morì di
26 anni circa o poco più. Veggonsi stampate di
lui alcune poesie che in vero sono mediocri, ma
davano assai buona speranza di vederlo migliore ,
la quale mancò per ' immaturo suo fine.
DI STEFANO LEMMI
ECCELLENTE PITTORE,
Della scuola Bolognese nell' ultimo tempo di
Guido Reni , maestro singulardipittura, fu anche
Stefano di Bernardino Lemmi di Fivizzano, di fa
181
miglia originaria di Silano, il quale fiori oltre la
metàdel secolo XVII, e commendevole si rese per
sue fatiche onorate di molti dipinti riputabili. Egli
dopo di avere apparato aBologna ritornò alla pa
tria; ecome di suaprofessione vivea, così ad ogni
prezzo pingeva, per cui ne' suoi lavori non sem
pre uguale si mostrò. Tuttavolta quando il destro
veniagli ed era accarezzato e a sufficienza retri
buito ( poi che uomo era un po' fantastico e va
rio) ben facevaconoscere quantovalesse. Labuo
na maniera, il colorito e il disegno che si mostra
no in alcuni quadri a olio, e in alcune storie a
fresco per lui lavorate dancene sicura fede e con
vincono di potersi annoverare tra' pittori del suo
tempo che superarono la mediocrita. Imperocchè
dipinse con lode le camere del castello di Fosdi
novo deimarchesi Malaspina, le quali pitture ve
devansi anche poco fà, maora sonovi cessate per
li restauramenti di quella fabbrica abbandonata e
in ruina. In tra lealtre cose in quattro compar
timenti di una volta vi avea mirabilmente storia
to iquattro rari privilegi di quegli antichi feu
datari, cioè del batter monete,di legittimar figliuo
li naturali , di crear dottori e notai , e di punire
idelitti fino al sangue. Bene dipinse il teatro di
Massa che fugliallogato dadonna Teresa Pamfilia
Cybo duchessa di quello Stato, e fu pure adope
rato dal ducadi Modena peralcuni lavori in suo
ducale palazzo. In tela egli fece il quadro della
Nunziata, e quest' opera , che stimasi bella, nel
la chiesa è diS. Francesco di Fivizzano. Parimen
te di lui sono in S. Giovanni di sua patria li di
pinti di San Tommaso daVillanova, quando a po
veri dispensa le sue ricchezze , che peraltro ine
spertopittorefusciaguratamente diformato con por
vi sopra l' effigiediSan Francescodi Paola: quel
lo di S. Niccolada Tolentino; e l' altro dell'An
gelo Custode, allogatogli dal dottor Carlo Antonio
182
Vasoli lettore dell' Università diPisaverso il 1698.
Questo sacro dipinto , pieno di figure, ha belle e
variate attitudini di que' santi che grandemente
esprimono la maraviglia, la divozione e l' allegrez
zaa riguardare la gloriache in alto si manifesta.
Un' altra opera non ispregevole di Stefano è il
quadro di S. Antonio Abate con San Paolo primo
eremita dell' oratorio del borgo di Fivizzano. Mol
to poi maestro Lemmi dipinse nelle lunette del
chiostro del Carmine diCerignano nel Fivizzane
se, il qual convento fondato fu circa il 1560 , in
una delle quali segnò suo nome presso la porta
d' ingresso: mapiù grandemente lavorò nel chio
stro de' minori osservanti fuor di Sarzana, rappre
sentandovi tutta la storia di S. Francesco loro pa
triarca , e tutte queste dipinturea frescosono te
nute in non piccioloconto. Molte altre fatture po
trebbonsi descrivere di maestro Stefano, che tro
vansi in diversi altri luoghi; ma basterà di aver
accennato quelle che sono a pubblica veduta per
giudicare di lui, che morì inpatria circail 1730,
dove godeasi molta estimazione per l' arte sua.
DI PASCASIO GIANNETTI
FILOSOFO E MEDICO.
Essendo Pascasio Giannetti tra' maestri più
singolari di filosofia e di medicina dell' Universi
tà di Pisa, quanto onore a quello Studio recasse
non si può dire. Costuiebbe aquelle scienze pro
clive natura, e tanta forza evivacità d' ingegno,
che a sermonare e discorrere di materie mediche
e filosofiche parea nato a posta. Fu e' di Albiano
di Lunigiana, e divenne lettore in detta Univer
sità nel 1682; e così benein cattedra sue dottri
ne trattò, cheperlo più savio discepolo del Mar
chetti e del Bellini, cattedranti nobilissimi, tutti
loconoscevano. Nulla ignoto eragli di quanto Ga
:
183
lileo e Gassendo aveansi ritrovato, e sostenitore
acerrimo fu della filosofia corpusculare. Per que
sto guerra eterna pareva intimata avesse a tutti
li Peripatetici e Scolastici ostinati, che ligii si di
chiaravano agli antichi sistemi, quali adesso ricor
dansi appena nelle scu ole de' monasteri. Per lo che
il Giannetti fu tenuto per uno de' più arditi e co
raggiosi sostenitori degli insegnamenti novelli e
assai molesto riuscì a' superstiziosi filosofanti , ma
in particolar modo ai Gesuiti i quali, potendo al
lora moltissimo presso Cosmo III de' Medici , fece
ro in grave sospetto cadere di errori di religione
il Giannetti non solo, ma quasi tutta la Pisana
Università. Pertale cagione, sendo state forti let
tere scritte e minaccevoli ai professori con ordi
nare, che non volevasifilosofia democratica, il Gian
netti , cui sapea benissimodelle persecuzioni altrui
schermirsi e rintuzzare le dicerie degli imperiti
conladottae mordace sua lingua,difese con trion
fo la causa per iscrittura, nè mai disua proposta
sentenza cessò. Finalmente costretto nel 1706 di
mutar cattedra e di leggere medicina, non ostan
te filosofava su i nuovi sistemi anche interpretan
do gli aforismi d' Ippocrate e di Galeno, e men
tre con eloquio squisito e con pompa di erudizio
ne le materie mediche spiegava, senza punto de
nigrare alla gravitàdella scienza e del loco, l'al
trui cabale eleggerezze con vaghi scherzi e argu
ti motti derideva. Moltissimo ancora si adoperò in
fisiciani sperimenti e nelle savie curé di Michela
gnolo Tilli per ogni maniera di lode famoso: nề
mezzanamente si distinse insieme con lo Zambe
cari di Pontremoli suo collega a sperienze fare uti
lissime su le terme del territorioPisano e Lunen
se, che servirono ad ambeduni di grande merito.
Intra le altre fece minute prove su l' acqua salsa
di Monzone di Lunigiana, e trovolla più efficace
di quella del TettucciodiValdi Nievole, epoter
184
si estrarre il sale catartico a guisa di quel d' In
ghilterra, se non venisse incautamente adulterata.
Bene spesso Pascasio dilettavasi d' investigare le
azioni e i consigli degli uomini più che i segreti
della natura, e quasi Epicuro con aspre parole ab
batteva i vizi e le inezie altrui. Mente profonda
mostrò in tutto, ma poca industria: e vivendosi
fino alla vecchiezza, dopo 57 anni di lettura in
quella Università, nel 1742 morì in una villetta
che avea a Capannoli su quel di Pisa, e sepolto
nella chiesa di quella terra, fugli per Tommaso Pe
relli suo scolare messo questo marmo sopra il se
polcro , riferito ancora da monsignor Fabroni in
sua stor. dell' Univ. Pis. tom. 3. dove parla del
Giannetti: =
Piis Manibus et Memoriae aeternae
Viri Paschasii Giannetti Albianensis
Philosoph. et Medicin. in Pisan. Academ. Professoris
Ingeniiacumine eloquen. et ingenua philosoph. libert.
Quamdifficillimis temporib. fere solus inter Academ. retinuit
Cumpaucis aetatis suae comparandi
Obiit Octuagenario major inproxima Villula
Inquam post impetratam a docendo vacationem
Concesserat Ann. S. MDCCXXXXII.
Thomas Perellius praecept. et Amico
D. S. O. M. P.
DI PIER CARLO VASOLI
POETA E SCRITTORE.
Io non posso tacere di aver molte cose rica
vato di questolibro dalle fatiche edagli scrittidi
questo Pier Carlo Vasoli di Fivizzano, il quale
sembra avesse inmente d' illustrare sua patria, e
però non deggio scordarmi di retribuirlo di grata
memoria, tanto piùche molto distinto riuscì nel
la medicina e buon coltivatore dellapoesia. Que
sto uomoerudito, come racconta in certo suo Er
bariolo Lunense m. s. , avendo studiato prima a
Bologna e poi aPisa alla scuoladel celebre Mar
cello Malpighi, dove si dottorò verso la fine del
185
secolo XVII , non solo intese a fare il medicante,
ma anche il letterato. E poi di grande ingegno
che era e di molta scienza, così dilatò suo nome ,
che Volterra a suo dottore di medicina richieselo ,
nel cui esercizio alquanti anni vi dimorò con mol
ta lode egrande stipendio di moneta. Ma tratto e'
dall' amordello studio e più desiderando la quie
te che il pubblico servigio, ritornossene lieto alla
patria. Quivi alle lettere, come alle osservazioni
mediche attese, e scrisse diverse cose che a luce
non pose. Poetando poi ciha mostrato, che di gran
lunga prima del suo tempo e anche a giorni suoi
in Fivizzano fioriva nobile accademia letteraria che
nomavasi degli Imperfetti e Veglie le sue aduna
te, le quali avevano avutoprincipio nel secolo xvi.
Infatti celebrando quegli accademici la venuta a
Fivizzano di Gioan Gastone de' Medici e le feste
pel suo dimoro di tre giorni, il Vasoli dette nel
1734 alle stampe di Massa alcune poesie su tale
argumento intitolandole = Veglia Accademica de
gli Imperfetti = secondo loro istituto. Anche più
riputato resesi poi per avere stampate queste ope
rette = De Pulsibus et de motu sanguinis in Ar
teriüs et in Venis: Massæ apud Fredianum 1731.
in 8° =. Corona poetica in laude delcavaliere Fer
dinando Veluti governator generale di Lunigiana:
Reggio pel Vedrotti 1737. in 4º=. Mori vecchio
il savio medico verso il 1750, lasciando un volu
meinedito di memoriepregevoli sopra del suopae
se col titolo = Osservazioni e discorsi su le anti
chità di Fivizzano, ed una raccolta di erbe medi
cinali del Vicariato= quali dimostrano quanto ama
tore e investigatore si fosse dei pregi della sua
patria.
DI DOMENICO BATTINI
MEDICO E SCRITTORE.
Fa manifesta fede quanto racconterò, che il
186
protomedica Domenico Battini diFivizzano fu uo
mo di moltasapienza, di non ordinario intelletto',
e fra' medici de' tempi suoi di molta pratica, di
onestissimi costumi e gentilezza grande adornato.
Nacque egli fortuitamente a Lerici di Niccolò Bat
tini Fivizzanese e di Maria Domenica Bonifazi di
Arcola il 1753; ed avendo prestamente perduto il
padre per mala ventura, chè medico era condot
to in que' luoghi, seppe cosìbene dirizzare l' ani
mo agli studi e alla buona fama, che in età di
15 anni, dottoratosi a Pisa in medicina, maravi
gliò i valenti lettori di quello Studio. Poscia stu
diò a Firenze, indi passando a Bologna per più
erudire sua mente, divenne assaiperito nella gre
ca lingua, esì reputato nell' artesua, che per lo
granduca Pietro Leopoldo, sommo legislatoree so
pradi ogni altro principe filosofo liberalissimo più
chediresi possa, fu eletto a uno de' quattroAstan
ti dello arcispedale fiorentino. Crebbe questo Bat
tini in valenteria e savere: e poi che soddisfatto
ebbe con plauso all' incarico datogli dalsuo prin
cipe di esaminare l' epidemiadi Firenze delli an
ni 1780 e 1781 , insieme con duealtri medici, fu
mandato a Siena aprofessore di medicina Teorico
pratica di quella Università, e a protomedico del
paese e a soprantendente di que' spedali, dove
moltissimo grido ottenne e in molto piacere riu
scì di ogni sorta di gente, ma la morte immatu
ra nel 1799 in sul fiore degli anni tolselo da più
estesa celebrazione. Egli era giàdi alcune più chia
re Accademie scrittore, e con opere avrebbe Ita
lia occupata, se più lungamente fosse vivuto; non
istante resechiara suamemoriaper questi libri che
lasciò alle stampe, cioè= Costituzione Epidemica
di Firenze dell' Inverno del 1780, e 1781, esami
nata e descritta dai Signori dottori Gaetano Gio
vanelli , Domenico Battini &c. Firenze del Vivo
1781. in 8° =. Ricerche intorno alle acque mine
187
rali Epatiche, e all' analisi chimica di diverse ac
que dello Stato di Siena: Siena Pazzini e Carli
1793 in 4º =. Relazione delle fonti della città di
Siena : Relazione della malattia d' un principino
Ruspigliosi , inserte nell'ultimo volume degli At
ti Accademici dei Fisiocritici di Siena. Per questi
saggi onorevoli di sue fatiche apparisce qualmen
te io non dovea alle di lui giuste lodi mancare,
chè suo nome in Siena ancor si ricorda. Qui pu
re, se nol vietasse ilproposto divisamento dell' ope
ra, farei parola de' meriti del Revd. P. Costanti
no di lui fratello professore dell' Università di Pi
sa, che fu generale maestro di tutto l'Ordine de'
Servi di Maria, e autore di molte opere; ma è
ancora vivente.
DI GIOVANNI FANTΟΝΙ
POETA ESCRITTORE.
Benchè il cielo desse forma alla poesia e fa
cessela conoscere per mezzodei metri di tanti sin
gulari poeti , non per questo il nostro vate restò
di congiungere insieme alcune foggielatine al poe
tare italiano, acciò che l'artificio suo con l'estro
maraviglioso mostrassero nulla esservi d'intentato ,
e le invenzioni latine quanto al tosco verso con
venir possano. Però un dono a Fivizzano feceNa
tura della natività del poeta Giovanni Fantoni
cognominato Labindo Arsinoetico fra gli Arcadi,
e talvolta onorato col soprannome di Orazio To
scano, socio della reale Accademia Fiorentina, de
gli Unanimi di Torino , e Appatista, il quale, quan
tunque non sia il socondo tra' primi poeti Lirici,
pure in eccellenza straordinaria giunse e in rara
celebritade per le sue poesie, così che per lunghi
parlari meriterebbe che io dimostrassi la grande
ventura sua per averlo eletto il Cielo ad essere
segnalato in qualche generazione di comporre. Ma
188
prevenuto avendomi in ciò il conteAgostino Fan
toni suo nipote e meritissimo cavaliere,con istam
pare dello zio famoso distesa vita, penso dovermi
stringere ai fatti principali di tale poeta, e sola
mente raccontare quanto al mio scopo appartiene.
Era Labindo figliuolo del conte LodovicoAntonio
Fantoni e di donna Anna de' Silva dei marchesi
della Banditella, il quale nacque in Fivizzano il
1755 , e fino da fanciullo pienodi vivacissimo brio
eintendimentofu mandato aRoma sottovalenti mae
stri per dare a lui materiadi venire scienziato e vir
tuoso; ma prima nel monistero de' Benedettini di
Subiaco, poscia nel Collegio Nazareno. E tutto
che da principio attendesse ad inquietire e schi
fare lo studio, pure quando giunse alle umane
lettere e versi comporre, suo naturale seguendo ,
tanto dilettossi dei classici autori latini e special
mente di Orazio, che fu da mirabile trasporto ed
entusiasmo rapito per quel principe di lirica poe
sia, per cui nel processo del tempo si può dire
che perfetto imitatore riuscisse del cantor di Ve
nosa. Ritornato poi alla patria fu dal padre ora
posto a Firenze nellepratiche dei segretari di Sta
to , ora in Livorno,ed ora in Torino nelle mili
zie; ma la mobilità estrema dell'animo libero e
franco del giovane e la sua vivezza, proclive ai
piaceri e al versificare più che ad ogni altra cu
ra, obbligaronlo sempre aricondursi alla casa pa
terna, non però senza lode di valente poeta, nè
senza estimazione degli uomini addottrinati, che
uomo era ben parlante, facondo e saputo dave
nire in piacere di tutti. Fu allora che in seno del
la pace dimestica di suo paese dette opera alla
poesia più che in altro luogo, e puose a veduta
del pubblico diversi componimenti che levaronlo
in grido, incoraggiato dal marchese Carlo Ema
nuelle Malaspina di Fosdinovo uomo intenditore,
presso di cui godeasi della più cordiale ospitalità.
189
Indi avvenne che nel 1785 andasse a Napoli, do
ve fu dai letterati di quella città molto onorato.
Nè da dire si è quanta consuetudine e amistà con
sommi uomini conseguisse; perciò che familiaris
simo divenne di Lampredi, Filangeri, Calzabigi,
Delfico, Gargallo, Zipoli , Corazza; e poscia di
Alfieri, Cotugno , Bondi , Cesarotti, Salomon Fio
rentino e di quel grand' economista, che dopo
di avere prestato l' opera sua alla felicitazione del
la Toscana , col pianto di tutti i buoni a Geno
va finì suoi giorni , senza nominare tanti altri
2
che moltissimo applaudirono ai di lui componimen
ti. Ma quanto è mai da dolere che il suo dimo
ro nelle grandi città gli nuocesse : avvegnachè es
sendoci più in prezzo il sapere e la virtù, pure
ci sono più aperti i pericoli e più forti le occa
sioni per chì fonde e biscazza le sue facultà. La
onde novellamente riduttosi al patrio ostello dal
la cetra del suo Flacco traeva confortamento del
le umane miserie, e sollevavasi dei lasciati amo
ri e patite vicissitudini , scrivendo quelle Odi che
per sentenza dell' immortale Alfieri , espressa in
lettera a Labindo stesso indiritta= meritano di es
sere nell'oro scolpite = per cui il famoso tragico
Astigiano, che non conoscea la vergognosa adula
zione, in certa sua Ode, intitolata La Licenza,
non isdegnò di cantare francamente„
Ricca vena instancabile
Pari alla tua Fantoni, ah deh mi avessi !
Per cui tu Etrusco Orazio
Al Venosino emuli carmi intessi. =
Ora poi non tacerò, come seguendo e' le politi
che novità di quel tempo per cagione di sue oрі
nioni e liberi discorsi patisse gravi travagli , in
Modena, in Milano e in Torino; e come pure
si trovasse rinchiuso in Genova tra' caporali del
l' esercito francese del général capitano Massena
190
per miserabile assedio, che fu lagrimevole. Non
ostante che allora si fosse colà nella strettezza di
vittuaglie e in mezzo delle tribolazioni di guerra ,
poetò nobilmente e dette a luce una decuria di
belle Odi. Di quindi Labindo, subito che potè ,
rimpatriando , in sua terra dimorò infino a che
nel 1800 da novelli reggitoridella Toscana fu ri
chiesto a mostrare in cattedra nello Studio di Pi
sa il bello e facondioso dire per ogni maniera
di scrittura, nel quale incarico valente così mo
strossi , che incredibile concorrenza di uditori si
ebbe egrandissimo plauso. Ma non guari di tem
po dopo nel mutamentodiquelgoverno cessò del
la cattedra , e in Massa Ducale sen venne, e lun
gamente in quel benigno aere si stette. Essendo
vi poi fatto segretario perpetuo dell' Accademia
di belle arti di Carrara, per l'Italico governo di
allora sollevata , cotanto ebbe a cuore il prospe
revole ingrandimento di lei, che la moneta do
vuta al suo incarico rinvertì inprovvisione di una
scuola di Storia e Mitologia, che fuvvi institui
ta , acciò tale Accademia potesse crescere in frut
ti di virtù. Mentre così e' viveasi tra gli ozii tran
quilli delle lettere, e fattosi più savioper la scuo
la dell' esperienza , variarono successivamente i
tempi e la dominazione insieme di quel ducato ,
che riunito fu al principato di Lucca e Piombino.
Allora abbandonò Massa per andarsene inuna so
litaria villa del Modenese, e giunto appena a Fi
vizzano per grave male infermò, e nel novembre
del 1807 insua casa paterna fini della vita. H di
lui corpo fu con onore e compianto riposto nel
chiostro del convento de' frati minori di S. Fran
cesco, dove lunga iscrizione attesta suoi pregi e la
glorią di Fivizzano. La trista notizia ben presto
occupò anche gli strani, chè non tanto le Muse
Partenopee , quanto altri poeti di luoghi diversi
con funebri canti lo piansero, celebrando la sua
191
partita di questa terra; ma soprattutti con isqui
sito eloqio , poesie, epitafi ed emblemi in pubbli
co pietoso offizio di magnifico e suntuoso funera
le diedono segni di stima e dolore, ponendo que
sta enfatica scrizione =
A. LABINDO.
NOVELLO. ORAZIO. FILANTROPO. COME. SOCRATE
VIVACE.COME.ANACREONTE. IMMUTABILE. COME,ALFIERI
NOME, DELL' ITALIA. PIAGNENTE
I. CARRARESI.
Il testimonio più chiaro dei grandi meriti di La
bindo saranno sue opere notissime; perciocchè
in sua giovanezza scrisse il libro degli scherzi con
diverse prose : poi molte Odi a guisa di Orazio
Flacco in nobile dettato toscano e metri novelli
con eccellenti sentenze compose elevatamente. E
quantunque ben di rado egliabbiadegli ardimen
ti di non giusto pensiero, tuttavia gli aristarchi
severi hanno troppo assottigliato sua gloria con giu
dizii soverchiamente indiscreti. Tutti questi com
ponimenti suoi che per molte edizioni riempiro
no Italia e con grido passarono le alpi e i mari
abbastanza rispondono alle rigidecensureche non
sanno perdonare ai pochi difetti del suo traspor
tato entusiasmo. Ora tutte le poesie di Labindo,
non tutte però del medesimovalore, veggonsi rac
colte in tre volumi con molte altre inedite prima
e la sua vita perqueste stampe= Poesie di Gio
vanni Fantoni detto Labindo: tom. 3. Italia 1823.
in 8.° =. Ecco in breve quanto per me doveasi
narrare di questo nobile poeta.
DI GIANANTONIO GRANDETTI E AΝΤΟΝΙΟ
GINESI
UNOLEGISTA, L'ALTRO ARCHITETTO ESCRITTORE.
Per finire il nostro vi. libro degli uomini chia
ri di Lunigiana secondonostradebole facoltàtrat
192
tato, in ultimo faremo parola di questi due com
mendevoli personaggi. E prima diremo di Gioan
Antonio di Michele Grandetti della villa di Spic
ciano nel Fivizzanese, nato circa il 1763 , rima
sa di lui essendo fama onoratissima di assai chia
ro legista. Fu e' di sì belle doti dell' animo or
nato a prò di ogni generazion di persone , che fu
molto da compiangersi che morte gli sopraggiun
gesse importunaatroncare neimigliori anni il filo
di sua vita. Imperocchè, se a ben fare lunga età
concedeagli , non è dubbio che persuo raro inge
gno, virtù, contegnosa interezza giunto sarebbe
alla meta di una più alta celebritade. E veramen
te dettene alcuna prova esercitandosi nelle mate
rie legali a Roma, dove fu asegreto auditore del
la sacra Rota, e poi a giudice de' fatti dei pupil
li in Firenze, dal quale incarico presto al ragguar
devole grado passò di auditore del maestrato su
premo di Toscana. Ma come piacque a Dio infer
imò gravemente, e nel 1802 pose fine a' suoi gior
ni , lasciando molti consigli e decisioni moltissimo
riputate. Quest' uomo di probità rara e umanissi
mo ebbe sepolcro alla SS. Nunziata di Firenze ,
dove si vede questo suo marmo: =
D.
0.
Μ.
10. ΑΝΤΟNIO GRANDETTI FIVIZZAN.
J. C. IN AVLA SVPREMI MAGISTRATVS
PIETATE, JUSTITIA. DOCTRINA. ILLVSTRIS
PATRIAE DECVS. ETCOLVMEN. VIR MAGNAE CONSTAN.
CARVS OMNIBUS VIXIT ANN. XΧΧΙΧ.
OBIIT VII. KAL. JVL. MDCCCII. =
Anche più restaci a dolere dello immaturo fine
di Antonio di Luca Ginesi di Luscignano Fivizza
nese , poi che non solo dimolto vanto arebbe fre
giata la non ignobile sua stirpe per la rarità del
la sua buona indole e natura a divenire valentis
simo architetto del nostro secolo; ma la nostra
193
provincia ancora la quale, senza infingere esalta
mento , ragione avea di sperare in lui un raro se
guace de' greci e latini maestri in sua arte, non
che un nobile emulatore dei Leon Battista Alber
ti , degli Scamozzi , dei Sansovino e dei Palladii ,
non tanto ad intendere all'operare, quanto a ri
chiamar con lo scrivere la traviata architettura
al vero e solido buon gusto. Questo giovane arti
sta e scrittore, nato presso al 1791 , da principio
studiossi di rifornirsi di buone lettere ed esteso
sapere , e col fervido suo spirito e ingegno acu
tissimo si pose in Firenze al disegno e all' archi
tetto con tanta penetrazione che ben presto scor
ger seppe la manchezza di una guida perfetta di
giusti precetti e sane pratiche da condurre la gio
ventù all' originale lavoro e al grande. Per que
sto egli osò di porgere ai principianti artefici un
ottimo libro di compiute regole dell'arte con la
scelta giudiziosa de' modelli antichi e moderni più
perfetti in tavole perlui stesso eseguite con sì pre
cisa maniera, che nulla di meglio alle necessarie
istruzioni puossi oradesiderare. Così, cercando egli
d'insorgere contro gli abusi introdotti e contro
le strette regole e intralciati sistemi dell'usato Vi
gnola, ridusse ogni ammaestramento dell' archi
tettura civile ai tre ordini fondamentali Dorico,
Jonico e Corintio: espose le altre maniere cheda
essi derivano: discorse del Toscano quasi ultima
gradazione del Dorico e del Composito, siccome
elegante foggia mista di Jonico e Corintio insie
me: distese la teoria delle Ombre e dellaProspet
tiva: fece mostra degli ornati diversi di miglior
gusto; e in fine dette l'idea de' più celebri tem
pli di varie nazioni , la quale opera fu impressa
in Firenze 1813 da Pietro Allegrini e Compagni
in fasc. in fol. Questa prima stampa, perchè ri
mase imperfetta, fu poi per li fratelliBatelli nel
T. II.
13
194
la stessa città compiutamente riprodotta. Oltre a
ciò , pieno di patrio amore, pose a luce in Firenze
anche un opuscolo adifesa degli italiani contro
un libro francese di Chatoubriand. Un giovane sì
culto e profondo nell' arte sua che principiava sua
carriera con sì distinti argomenti di bravura, co
sa poteasi credere che addivenuto sarebbe nel suo
progresso ? Infatti, per private vicissitudini spa
triando , fu nelle Spagne che pel favore di pos
senti mecenati operò diverse fabbriche ragguarde
voli che fecerlo montare in alto credito. Primie
ramente ebbesi l'incarico di un bel giardino in
glese dal duca d'Alba, poscia fugli allogata la
chiesa del novel cimitero di Barcellona, indi va
rii palagi di solido artificio, e in ultimo il nobi
le monumento alla memoria e alle ceneri del fa
moso general capitano Lascy, che la nazione spa
gnola fece pomposamente innalzare a questa vit
tima dell' ultimo rivoltamento per la Costituzione
di quel popolo generoso. Divenne poi Vice Console
generale della Toscana nel principato di Catalo
gna e Isole Baleari. Finalmente, partitosi col fi
glio del duca di Ossona per vedere la Grecia e
l'Egitto , paesi altrettanto deplorabili quanto fu
ronsi chiari e maravigliosi,scorse quelle terre che
vantavano i monumenti più famosi del mondo , e
tre anni dopo arricchito di molte cognizioni nel
1824 in Barcellona stessa cessò nel più bel fiore
di sua età. Manon peri suaricordanza, chè rima
sero sue opere a dimostrarlo. Così conquestaleg
genda rimangasi lodato anche il Ginesi a compi
mento del libro del distretto di Fivizzano.
FINE DEL LIBRO SESTO.
MEMORIE STORICHE
D' ILLUSTRI SCRITTORI E DI UOMINI INSIGNI
Del Distretto
DI BAGNONE
IN LUNIGIANA.
LIBRO VII.
DI ARAGONE MALASPINA
INSIGNE PRELATO.
Non è qui da fare lungo prolago a questa
più picciola parte di Lunigiana perbene introdur
ci nel vII. libro dell' opera nostra; però che la
nobile Terra diBagnone pocodi lungedel suo ca
stello antichissimo, vogliono sia natasu lafine del
secolo xiv, e in appresso in quelle strettezze di
sponda di fiume cresciuta, come ora si vede, per
la moltissima ricorrenza di popoli ad una miraco
losa immagine di Nostra Donna, dove appunto tro
vavasi un loguccio, chiamato Gottola, di assai ri
mota antichità; che anche nel 1469 è così nomi
nato nel mandato di compra del feudo di Bagno
ne fatto dalla Repubblica Fiorentina; e non por
ge mirabili fatti da dire. Pure, se fusse vero che
il castello di Bagnone, e non il paese di Bronde
lia nel Pietrasantino, sia il vetusto Bordelia de
196
scritto da Tolomèo Pelusiota in sua Geografia, sic
come alcuni hanno pensato, potrebbe gareggiare
per veneranda vecchiezza e per lustro non tanto
con i luoghi più insigni di questa provincia, che di
tutta Toscana. Non ostante questo paese, su la ri
va posto del fiume, ossiatorrente, chiamato Ban
none sempre limpido, perenne e fragoroso, da cui
prende il nome, comunque derivi è molto prege
vole; poi che del suo castello hannosi memorie fi
no d' intorno al 1124 di nostra salute per lo trat
tato di pace tra Andrea vescovo di Luni eli mar
chesi Malaspina, conchiuso a Lucca, nel quale at
to solenne ricordasi un certo Monaco di Bagnono
insieme con Zembrino di Filattiera, che ci 'nter
vennero a sostenere la parte del vescovo. Anche
per le Bolle dei pontefici Eugenio III. e Innocen
zo III , date alla signoria vescovile di Luni, fassi
noto; mentre in esse apertamente registrasi lavec
chia pieve di quel castello, ormai abbandonato e
quasi in ruina. Fu tale paese in dominazione dei
marchesi Malaspina del fiorito spino, e poi anco
ra dei duchi di Milano; ma in fine vennesi nel xv.
secolo sotto il reggimento della fiorentina repub
blica , godendosi essere stato, dopo Castiglion del
Terziero , la prima terra a divenire obietto delle
vigili cure dello eccelso Comun di Fiorenza. Per
ciocchè un certo Currado del q. Bono di Filattie-
ra, chiamato Fantaguccio, fu quegli che, dimo
rando a Bagnone, fecesi capo dipopolo ecommos
se le genti del loco a ribellarsi ai marchesi Cri
stiano , Giorgio e Odoardo fratelli Malaspina , e
a darsi al governo fiorentino, per cui venne mol
to guiderdonato, secondo che trovasi nelle carte
dello archivio delle Riformagioni in Firenze. Da
quel tempo in poi, ch' era verso il 1471 , Bagno
ne insieme con altri territorii di valle di Magra
da esso governo felicemente depende.
Qra da questo brieve principio scendiamo a
197
considerare con mente spedita e libera, che ilpre
lato Aragone figliuolodiAntonio Malaspina de' mar
chesi di Bagnone, detti anche del Terziero , si re
se memorabile, nongià per la parte che seguì del
lo scisma del 1407, che nella chiesa di Dio levos
si per li due papi contenditori del pontificato; ma
per le dignità ecclesiastiche da lui poscia ottenu
te. Era questo Malaspina assai destro nel trattare
negozi , avveduto in ogni cosa, addottrinato e di
molte aderenze. E come che da principio ornato
era della qıtalità di protonotaro apostolico, mor
to che fu Giovanni Montino di Lerici vescovo di
Luni- Sarzana , tosto fu in quella cattedra vesco
vile intruso dall' antipapa Benedetto di Luna Ca
talano. Ma il pontefice Innocenzo VII, trasferito
avendo a quella sedia Giacomo de' Rossi di San
secondo vescovo di Verona, cacciò via quest' Ara
gone, il quale resse lachiesa Lunense fino all' an
no 1408, eper tali duevescovi avvennero in Lu
nigiana, divisa in tanti dominii, non pochi disor
dini , chè sì fatti scandali di scisma tempestano la
divozione ed il culto di Dio. Tolto poi lo scisma
per lo generale concilio di Pisa conl' assunzione
al pontificatodi Alessandro V, il vescovo Giacomo
tenne in pace sua chiesa, e Aragone puose ogni
sua cura a rendersi umilmente migliore e degno
della estimazione della corte di Roma, di cui ogni
ordinanza stimò venerabile. Intanto e', mentre ces
sato avea di amministrare la chiesa di Luni, nel
1410 insieme con altri Malaspina fece lega per mez
zo di Antonio di Nocetto con la repubblica fio
rentina , e nel 1415 stipulò scambievole accoman
digia e convenzioni offensive e difensive con gli
altri feudatari consorti e parenti nel castello di
Verrucola Bosi, cioè con limarchesi di detto luo
go, con Bartolomeo di Malgrate, Bernabòdi Filat
tiera , Bernabò di Castiglione, Leonardo e Galeot
to del castello dell' Aquila e Antonio Albericodi
198
Fosdinovo, come dimostrano irogiti dell' archivio
di Caniparola. In questo mentreAragone meritossi
di essere eletto arcivescovo di Brindisi, e posciadi
averela cattedra arcivescovile diOtranto,qual chie
sa governò con sommo zelo e prudenza cristiana ,
per cui negargli non deesi memoria onorata, morto
essendo alcuni anni prima del 1450 assai vecchio .
DI ANTONIO E PIETRO DI NOCETTO
ILLUSTRI LETTERATI.
Il venire a magnifici e supremi titoli degli
onori mondani è quasi sempre argumento di buo
na virtù e di singolari doti di coloro i quali vi
giunsero, come ben manifesta ildiscorrere di An
tonio e di Pietro figliuoli che furonsi di messer
Giovanni de' nobili di Nocetto. Veramente il pri
mo non è quell' Antonio che fino d' intorno agli
anni 1000. di Cristo a Pontremoli stabili sua di
mora, e propagatore si fece di tale stirpe in que
sta provincia; nè quell' altro Antonio di Bernar
do di Nocetto che nel 1410. ambasciadore e man
datario fu dei marchesi di Bagnone e Treschietto
a far pace per essi con li fiorentini; ma colui che ,
raccomandato e protetto dalla repubblica di Firen
ze, prese stanzaa Bagnone peril primo nel 1474
e tennesi per uomo assai erudito e virtuoso, stan
dosi ai servigi di alcuni pontefici. In fatti per li
meriti suoi ebbe, insieme con Pietro suo fratello ,
privilegio nobilissimo dell' imperadore Federigo III
a Romail 1452 nelmese diAprile, percui dichia
rato fu cavaliere e conte palatino: e per diversi
pontefici ottenne molte altre onoranze. Impercioc
chèmolto si godè in Romadella familiarità di pa
pa Pio II: fu scudiere di Paolo II, tesoriere del
patrimonio ecclesiastico e luogotenente di Ascoli.
Ementrequel papaa talecarica mandò ilNocet
to , così testifica al vescovo Mandrusiense le rare
199
prerogative di Antonio := is erit dilectus filius Ana
tonius de Noxeto scriptor et familiaris noster, vir
nobis et certo credimus fidus , et in rebus agendis
exercitatus, cujus consilio , assistentia, auxilio ute
ris
.....
Est a sui natura satis humanus , et
tibi plurimum affectum, in quoconfidere debes &c.
Finalmente nel 1472 fu governator di Vetralla e
Ronciglione perSisto IIIpapa. Ignoriamo però co
me in tanto favore della romana corte, lascian
do ogni cura di quello Stato, poco dopo si venis
se a Bagnone e in tanta stima della repubblica
fiorentina , che nel 1475 raccomandollo al Comu
ne di quel paese con lettere singulari ed amplis
sime, che riscontransi ancora nello archivio delle
Riformagioni a Firenze. Ora , senza ricercare co
munque ciò accadesse, diciamo essere egli stato
valente signore e dotto, lo che rilevasi dalle let
tere del Filelfo allo stesso Antonio indiritte, e da
quelle dello Ivani Sarzanese che lo appalesano qual
cavaliere sommamente erudito e di gran conto ,
scrittegli a Bagnone il 1475; e per le scritture
ancora del Candido che lo commenda. Non è poi
da lasciare insilenzio, che a buona moglie si pre
se la figliuola di Azzone Malaspina signor di Mu
lazzo; e che visse inBagnonecon moltissimosplen
dore fino alla morte, riputato e riverito come ca
valiere di buonissime lettere e di molta dottrina.
Il di lui fratello Pietro fu pure d' illustre memo
ria e distinto. Egli, essendo a segretario del pon
tefice Niccolò V sarzanese , non può credersi quan
to splendidamente vivesse ed onorato, chè molti
argumenti porse nell' incarico suo da farsi ripu
tare da tutti, quantunque inuna lettera del No
vembre del 1443 scrivesse ad Enea Piccolomini
che dubitava di ammogliarsi per la sua povertà .
Morto che fu detto papa, il magnifico Pietro ven
nesi poi aLucca,dimolte ricchezze fornito, presso
il cavaliere Niccolò Nocetti suo parente che dimo
•
200
ravasi colà nobilmente. Sappiamo ancora, che il
pontefice Pio II Piccolomini, dicui erastato som
mamente amico e a cui in una lettera del 1457
di uncodice della bibl. Riccardiana Nº. 924 appa
lesa quanto fossegli caro così = te fratris loco, te
patris habeo = non isdegnò pure inaltre lettere,
le quali riscontransi nelle opere di quel savio pa
pa, esser egli gratissimo a questo Pietro per ave
re cooperato a' suoi esaltamenti. Fu per tanto il
Nocetto in sì grande stimazione tenuto dal detto
Pio II , che ambasciadore spedillo a Lodovico rè di
Francia; e tale monarca onorò il nostro Nocetti
con titoli uguali a quelli dati al duca di Milano ,
insieme col quale tornatosi in Italia, furongli_af
fidati negozi gravissimi a trattare. Erasi questo Pie
tro in Lucca stabilito, e in quella città avvenne
che nel 1472 finisse divivere. Tale ventura diede
occasione a Matteo Cividali esimio scultore di mon
tare in grandissima riputanza per il bellissimo mau
soleo che gli fece; e che stimasi l'opera più co
spicuadi suo scarpello per la sobrietà e l' elegan
za, riunite ad una ricchezza e nobiltà maraviglio
sa, come attesta il chiarissimo Cicognara in sua
storia. Il Cividali , celebrato dallo Ivani in una let
tera a Niccolò Nocetti con questi sensi =ferepar
Phidiæ et Prasiteli
, in questo lavoro scolpi la
figura di Pietro semplicemente posata e dolcemen
te sopita nell' eterno riposo , e vestilla con drap
perie di sceltissime pieghe e naturalissime, sopra
un' urna che ha tali ornamenti di purgato stile,
che non invidiano le più belle ed antiche scultu
re. Tale monumento dell' arte dello scolpire e del
la gloria di Pietro vedesi in santo Martino di Luc
ca, sul quale ecci ancora questa scrizione :
PETRO NOCETO
=
AMVLTIS REGIBVS ETA NICOLAO V. POΝΤ. ΜΑΧ.
MVLTIS HONORVM DIGNITATVMQ. INSIGNIBVS
SVA VIRTUTE DECORATO
QUI VIXIT ANN. LXX. M. I. D. X.
NICOLAVS PARENTI B. M. H. M. F. F. M. CCC. LXXII.
Opus Matthei Cividali.
201
DI PIERFRANCESCO NOCETTI
DISTINTO PERSONAGGIO.
Il conte palatino Pierfrancesco figliuolo di An
tonio di Nocetto, fu pure personaggio erudito as
saissimo e stimato da' virtuosi del suo tempo. Egli
amicissimo divenne di Francesco Filelfo , dell' Ala
manni e di Paolo Belmesseri pontremolese che in
certa sua elegia stampata lo celebra con esimie lo
di. L' Alamanni poi in suo libro di opere poeti
che, nella prima selva al re di Francia intitolata
Francesco I, in questo modo il decanta, chiaman
dolo Pontremolese =
Ancor dietro a costor di que' che sono
Dalle fortune lor men posti in alto,
Ma ripien di virtù son molti e molti,
Ch' io non saprei narrar, tra quai vedrai
Quel Pierfrancesco che Nocetto illustra ,
EPontremoli chiama e notte e giorno . =
Per tanto è da sapere chebellissime azioni elli fe
ce siccome valente uomo nell' armi e grande po
litico in pace. Sendo ai servigi di Lodovico Sfor
za detto il Moro, fu intorno al 1500. perlo stesso
duca a commissario eletto di Pontremoli e di altri
paesi di Lunigiana conpienezzadipotestà. Ma po
scia ritornato presso di suo signore, chè bene ese
guito avea quell' incarico , avvenne quindi che lo
Sforza medesimo perdè inguerra ogni Stato , e co
sì valse qer lui la mala ventura, che per lo ma
resciallo della Tremouille divenisse prigione del re
di Francia sotto Novara, e tratto fosse nel castello
di Berry. Allora questo Nocetti , atale miseria ri
guardando, un contrassegno dette di gratitudine e
di fede inverso il suo principe sì bello e segnala
to, che stupi perfino lostesso vincitor nemico, e
degno riputollo di giusto premio. Imperciocchè il
virtuosoPierfrancesco nella estrema disgrazia e gra
202
ve avvilimento di Lodovico il Moro fu il solo tra
tanti cortigiani del principe, che volesse con amo
re dividere la sventura della dilui funesta e bar
bara prigionia, quale diversi anni durò e incrude
lir fece il vincitore vergognosamente sul vinto. Una
tale virtù del Nocetti , di avere con indicibile tol
leranza porto soccorso al suo sgraziato signore fi
no all' ultimo spirar della vita, piacque tanto al
re Francese , che suo ciamberlano creollo e came
rier d' onore. Poscia in ambascierìa lo spedì a trat
tare col papa Clemente VII de' Medici sul matri
monio di Caterina sua nipote con Enrico figliuo
lo di tale monarca. Mostrogli in oltre tanta esti
mazione , che volle retribuirlodelle molte sue cu
re , donandogli nel 1520, assai primadel detto in
carico , il dominio di Pontremoli, dopo che fu mor
to il marchese Gioan Galeazzo Pallavicini, il qua
le erane in que' dì il possessore. E poi che Pier
francesco stavasi tuttavia alla corte di Francia ,
prender possesso ei fece del novel signoraggio a
Giacomo Nocetti suo fratello, cui a luogotenente
ci stette, e governò e difese laterra dagli assalti
delle armi Pallavicine, che non mancarono di ten
tare in ogni maniera di riacquistarla. Ma poco di
tempo rimase al Nocetti quella signoria , chè , pas
sando male in Italia la guerrade' francesi per es
sere stati nel 1522 rotti e vinti sotto Pavia dalle
armi dello imperador Carlo V, fudalle circostan
ze politiche obbligato aporre inlibertà quel pae
se. Però Giacomo Nocetti governatore del luogo ,
convocando tosto a consiglio gli uomini del Co
mune, congenerosodiscorso puose in baliade' sa
vj della Terra lo eleggersi novello padrone, esor
tandoli con efficacia a darsi piuttosto in guardia
della duchèa di Milano che di altro principe, sic
come inquel frangente il migliore parea, e inve
rità così fecero. Intrattanto i Pontremolesi su cio
deliberarono in comunal parlamento ; e, spediti
203
loro nunzii al duca Francesco Sforza , ritornaron
si in quell' anno stesso il 1522 alla dominazione
di Milano soggetti. Quel duca poi rispose lettere
di questo tenore, come nel libro dei consiglidel Co
mundi Pontremoli fogl. 103 possono riscontrarsi: =
Egregii Signori e nobili nostri diletti
Presidenti della Comunità di Pontremoli
Con gran piacere habbiamo inteso la perseveranza dell' affezion vo
stra verso di noi e della casa nostra, como sotto credenziali vostre
in persona loro ci hanno esposto maestro Alberto Villani e Marione
Ferrari vostri nunzii ; così ve ne ringraziamo , e cercheremo perseve
rare, perche ancora noi non siamo per mancarvi in cosa alcuna : e
perchè circa ciò a che ci hanno richiesto detti vostri , gli abbiamo ri
sposto quanto n'occorreva , ci rimettiamo a quanto loro vi diranno,
alli quali vi piacerà di prestarfede , come a noi medesimi.
Pavia 23 Maggio 1522.
FRANCESCO.
Pierfrancesco Nocetti poi, dal servizio uscito del
re diFrancia, fu nel torno del 1530 per la repub
blica fiorentina eletto a commissario e capitan ge.
nerale di tutte le dilei terre che dominava in Lu
nigiana. Concessegli in oltre per tutta sua vita il
governo di Bagnone con amplapotestà sovra di es
so , e morto che fu intorno al 1534, non volendo
i Bagnonesi essere più sottoposti alli conti Nocet
ti , tennero a ciò molte pratiche, econ allegrezza
tornarono al potere ubbidienti della stessa repub
blica. Fu il Nocetti anche signore della Rocca Si
gillina , che li suoi ritennero in feudo fino al 1548 ,
nel quale anno venderonla a Cosmo de' Medici du
ca di Fiorenza. In questo mentre è da notarsi an
cora che il capitano Leonardo Nocetti indegnamen
te operò che il popolo di Corlaga si ribellasse al
proprio feudatario il marchese Leonardo Malaspi
na, per cui, fatto empito al di lui castello con in
discreto furore, fu ucciso insieme con li suoi ser
vi, spogliatasua casa, e pareggiata al suolo. I di
lui figli pupilli contanta indegnità furono caccia
ti , che appena la vita camparono, e così perdet
tero ogni feudo col padre; poi che quel Comune
solennemente diedesi alla signoriadi Firenze. Per
204
sì fatte vicissitudini veggiamo, quanto grande si
fusse divenuta la famiglia Nocetti di questa pro
vincia , e quanti argumenti ci porge peressere in
ogni conto registrata .
DI GIOAN FRANCESCO SEGALARA
VALOROSO GUERRIERO.
La prodezza dell' armi sempre fu tra gli uo
mini riputata assaissimo; anzi sembra che questo
genere di gloria, nato dalla ferocità dell' animo
per assoggettare i popoli, più di ogni altra virtù
maravigli , invece di muovere a degno compianto .
Masiccome egli è costume di tutte le nazioni di ap
plaudire aglieroi militari, nè mai siè cessato di pre
dicarli; così noinon ci staremo di seguire le orme di
tutti i secoli in sì fatto uso per discorrere del nostro
Segalara. Costui fu chiamato Gianfrancesco dell'
antica famiglia Segalara di Castiglion del Terziero
nel distretto di Bagnone di quelle provenienti di
Luni, eforse la dilui stirpe diè nome a quel luo
go chiamato Segalara,dove nel 1450. li 8 Maggio
gli uomini di Massa e Carrara uniti a quelli di
Fosdinovo , Niccola, Castelnuovo, Amelia ed altre
terre, vennero fieramente alle mani con li sarza
nesi e loroaderentiperle contese che specialmente
vertevano con gli Ameliani e i Carrarini; quan
tunque allora Sarzanae Carrara fossero delpari sog
gette aiCampofregosi. Fu inveromicidiale ilconflit
to in talegiornata, e li sarzanesi furonvi sconfit
ti; ma poi, ristabilita la concordia, fu ivi per pat
to una cappella muratain onore dell' Arcangelo
S. Michele, e leparti obbligaronsi di venirci ogni
anno processionalmente in quel giorno medesimo,
come narra il Landinelli in sua storia manuscrit
ta. Vivendo egli nel secolo XVI , ebbesi grande
nominanzadi valoroso soldato e di nobile caporale
di schiere. Da primaGianfrancesco militò in patria
205
con 50. uominid' arme e altrettanti cavaleggieri,
e nel torno del 1527 per lo duca Gioan de' Me
dici di Firenze comandò quell' oste invitta di Lu
nigiana , detta delle bande nere, terribile per l'
armatura e valore, contro dei Genovesi, con le
quali bande insieme col suo principe sottomise mol
ti paesi della provincia. Era il Segalara sì robusto
della persona, sì atletico delle membra e sì destro
che a guisa dei romani Orazj più fiate incompa
gniadiBetelamoda Falcinello , altro prode guerrie
ro , sfidando chi che sia a singular tenzone, con
piena vittoria combattè in isteccato, e fece mara
vigliare le circostanti schiere e ipopoli spettatori.
Poscia nelle guerre di Fiandra di que' tempi, qual
capitano di fanterie militando , operò diverse nota
bili azioni . E come in que' dì costume si era, che
i valenti uomini e gentili cavalieri, che di ven
tura chiamavansi , ora aquesto ed or' a quell' altro
signore servissero; così pure il Segalara a diversi
principi e repubbliche prestò l' opera sua, e per
questo sappiamo consoli200. uomini, attuando suoi
mezzi conmolto consiglio, essersi impadronito del
la città di S. Donnino in Lombardia. In fine po
sesi a servir la repubblica genovese la quale , con
tro di sè provata avendo la bravuradel Segalara,
fecelo volontieri suo duce, e con ricco stipendio
la carica gli dette a sopraintendere alla fortezza
di Santa Maria del Golfo , che allor fabbricavasi
e fu atempi nostri ruinata, edi visitator genera
le delle artiglierie di Corsica, onorandolo dei ti
toli di suo contestabile e di strenuissimo duca di
sue milizie. In trattanto per li genovesi ricuperò
il castello di Ponzano, scacciandovi li marchesi
Malaspina , che poco innanzi al 1541 venduto avea
no quella terra al Magistrato di San Giorgio, e
poscia con afforzarla tentavano di ritenerla in do
minio. Dopo tutto ciò bisogna dire che nel torno
della metà di quel secolo si morisse, poi che ve
206
desi in Santo Domenico di Sarzana il di lui se
polcro con questo marmo
STRENVVS MILITVM DVCTOR 10. FRANCISCVS SEGALARA
SEPVLCRVM HOC SIBI SVISQ. HEREDIBVS PARAVIT ANN. D. 1542. MARTIF,
DI MARIO QUERNO
CELEBRE MEDICO.
Ebbe l' insigne terra diBagnone un celebra
tissimo dottore di medicina nella persona di mes
ser Mario Querno, il quale fudi moltissimo buon
grido nella città di Bologna, ove sua vita menò
più che in altro luogo, e riuscì segnalato per buo
na pratica dell' arte sua, come per virtù e per
lettere , in lui gareggiando l'umanità conla dot
trina. Egli più oltre fiori del principio del xvi se
colo, per quanto nota anche frate Leandro Alber
ti nella descrizione dell' Italia, nel cui libro esal
talo per uomo singolare; dicendo che visse un tem
po in grande stimazione presso Gioan Paolo Lupo
marchese di Soragna savio signore e mecenate di
stinto degli uomini saputi e letterati. Questo Ma
rio, ben differente per patria di quel CamilloQuer
no archi-poeta che fu a giullare di papa Leone,
dette opera nel 1520 in Bologna ad una rarissima
edizione dell' Arcadia del Sanazzaro, che fece stam
pare per certo Geronimo de' Benedetti , e premes
se all' opera una sua lettera, indiritta a messer
Ulisse Mussotto valente causidico Bolognese , dalla
quale nonsolo ricavasi aver esso Querno avuto a
suo patrono e familiare Matteo Malvezzo patrizio
di quella città e personaggio grandemente ripu
tato , ma quanto ancora stessegli a cuore la
cultura delle virtuose lettere , dicendo in essa:
Siccome anche ragionando col magnifico et liberale patrizio messer Mat
teo Malvezzo tutto humano et gentile patrono mio peculiare , per ra
gione più fiate ho dimostrato
....
Tu adunque messer Ulisse , quan
dosarai talora fastidito e stancato du quelli tuoi corbazzi grandi vo
lumi di leggi , discenderai a questo umile , il quale , benche vulgare ,
ardisco prometterti renderà l'animo tuo non meno lieto , che in tale
idioma assai pronto e facile. Sta sano .
207
In tanto il Querno si nomina quiper le accennate
attestazioni , quantunque poche memorie abbiansi
potuto raccorredi luidaraccontare .
DI ODETO COLLINI
ILLUSTRE CARDINALE .
Per quanto di vero possatrarsi dalle poesie di
Paolo Belmesseri pontremolese , sembra che Odeto
Collini fusse originario di Castiglion del Terziero
in Lunigiana. Presso di questo paese alla Corva
rola credesiper vecchiatradizione che passasse il pe
regrino SanRocco di Monpellieriperandare in Lom
bardia, venendo da Roma, dopodi essersi fermato a
Sarzana, siccome nota Bonaventura de' Rossi. Que
sto Collini annoverasi qual personaggio illustre di
Lunigianaper letestimonianzedi essoBelmesseriche
attempò con lui, e diBonaventura de'Rossi che no
talo in sua Collectanea Lunense. Fu egli monaco , e
primieramente divenne abate di Santo Ambrogio .
Giustaun epigrammadel dettopoeta pare altresìche
risplendesse per molta dottrina e per austerezza de'
suoi morali, sprimendosi in questa guisa =
Rura tenent, Colline, tuum sylvaeque potentem
Regem, ferreus es, si modo in urbe manes .
Inunaelegiapoi lostesso scrittoreci faconoscere che
Odeto finodallasua prima giovanezza fusse di som
maeccellenzadi animo,poi che salutalo così =
Mactenova virtute puer, sic itur ad alta
Sydera , sic falsi calcantur gaudia mundi ,
Gandia luctifico semper commissa veneno .
Tanto dobbiamo stimare che in meriti e virtù co
sì crescesse , che finalmente ottenne la sacra por
pora e fu cardinale di Santa Chiesa nel secolo stes
so in cuivisse il suo lodator pontremolese , aven
doci tramandato quel poco da dire di sì illustre
monaco e virtuoso, che brevemente notammo.
208
DI GIAMBATTISTA CARTEGNI
MEDICO E SCRITTORE.
Di anticafamiglia di Bagnonefu Giambattista
Cartegni ; poi che fino del 1355 trovasi esserci sta
toun certo Bartolommeo di Paolo Cartegni notaro
imperiale che autenticò in Pisa il diploma dell'
imperadore Carlo Iv. concesso in quell' anno ai feu
datari Malaspina che ereditarono le Signorie di
Spinetta il grande, e questo privilegio vedesi nel
loarchivio di Caniparola. Parimentenel 1488 fuvvi
Filippo Cartegni dello stesso luogo di Bagnone, che
a Vicario trovasi in Fosdinovo per il marchese Ga
briello Malaspina. Questo Giambattista in vero , di
grandissima fama, riesci medicoinsigne, grande fi
losofo e buon letterato . Egli fioriva intorno al
finire del secolo XVI, e rese sua nominanza singo
lare, non tanto nella cura delle malattie, quanto
nella istruzione della gioventù; perocchè molti con
fessavansi liberati dalle fauci di morte per opera
sua e molti bene addottrinati dal suo savere , per
chè sapiente era e prudentissimo. Fu nel 1589 ,
che, scelto da Cosmo II de' Medici a professore
dell' Università di Pisa nella cattedra di medici
na ordinaria , ebbe occasione di farsi conoscere e
riputare fra' primi di quello Studio, in cui lesse
da 36 anni circa in grande plauso per lesue co
gnizioni profonde, sommagloria recando evantag
gi atale accademia.Alcune memoriedi animo be
neficente lasciò di sè a sua patria; poi che nel 1632 ,
restituitosi in seno di lei carico d'anni, fece del
suo patrimonio due lasci, volendo che parte di
sua redità servisse a mantenere in Pisa un giova
ne Bagnonese per conventarsi o nellefacultà me
diche, o legali: e parte a provvedere in sua Ter
ra pubblico maestro che insegnasse ingrammatica
e in lettere. Carico poi d' infermità, morendo nel
1634, nel suo partirefu riposto nella chiesa di S.
BIBLIOTECA
FONDAZIONE L. FIRPO
TORINO
209
Agostino di Bagnone, e su la suatomba leggesi la
seguente scrizione : =
Jacet hoc tumulo decus ingens et columen
Patriae maximus honor Pindi ampliss. ornament. Egirae
Joannes Bapt. Cartenius plenissim eloquii flumen
Per quod quosque ad aeternitatem mittere poterat dextra
Frigescit quae plurimos ac forcipe mortis arripuit
Suae aetatis Aesculapius docuit XXXVI. Ann. in Pisana Accadem.
PatrimoniumBagnono patriae legavitut gimnasium erigeret
Vivusdocuit de docendajuventute excogitavit in morte
Mortuusetiam docet
Functus peregrinatione ann. LXXV.
Ann. MDCXXXIV. VII. Id. Maii spiritus in Coelum abivit
Ossa hic sita sunt.
Puose questo dotto Cartegni alle stampe al
cune questioni filosofiche e un altro libro col ti
tolo= Trattato de' venti in quanto si appartiene
al Medico, e delsito della cittàdi Pisa: Pisaper
il Ceffi 1628 in 4.° . Molto di lui ha parlato il
celebre Fabroni nella storia dell' Università Pisa
na e Geronimo Mercuriale in certa sua lettera,
pubblicata in Pisa stessa; tanto che noi soli non
siamo a celebrarlo giustamente a gloria della sua
patria e di Lunigiana insieme .
DI FRATE FRANCESCO DA BAGNONE
.
BEATO SCRITTORE,
Chiunque considera il dispregio delle cose tem
porali e laperfezion della vita cristiana essere qua
lità proprie di animo grande e virtuoso, troverà
che più mirabili parer deggione tali prerogative ,
di quello che nella presenza del mondo ambizioso
evago soglionsi riputare; perocchè gli uomini , de
diti alle cose mobili, non sanno empire la mente
di quelle dati che sono altissime e immortali , sic
come fece questo frate Francesco da Bagnone. Fu
e' dell'onorata famiglia Tonarelli , e nacque per
casuale ventura nella valle di Brigondola presso
Villafranca dei marchesi Malaspina, per cui rice
vèil battesimo in S. Niccolòdi quellaterra il pri
14
т. н.
210
mo di agosto del 1610, essendo così registrato
ne'libridi tale parrocchia alla rubrica di tale anno,
sotto il nome di Bernardino. Poscia elliche fu gran
dicello e allevato nel timore di Dio, seguir volle
la poveraregola de' frati cappuccini con sìperfet
ta vocazione, austerità ed esercizio delle più su
blimi virtù, che divenne per vita santa venerabile ,
eper dottrina savio dottore del suo Istituto; ed
inoltre fu annoverato frali beati imitatori del suo
patriarca. Visse ilbuon servo di Dio molto tempo
in Parma, dove professò strettamente sua regola,
edove portentoso per ogni maniera di opere buo
ne si rese. Tanto poicon predicare e ben fare al
trui meritossi la pubblicastimazione e 'l divoto ri
correre alla sua pietà, che morendosi nell' aprile
del 1692 grave d' anni e di santa fama onorato,
fu nel compianto di que' cittadini descritta perle
stampe sua vita per cura di frate Giovachino da
Soragna, e distesamente pubblicati li meriti suoi,
venne tra' beati riposto diquell' ordine austero
Lasciò il miracoloso e pio uomo alle stampe un vo
lume di considerazioni divote e un' altr' opera col
titolo di = Soliloquio , ossia esercizio spirituale per
amarDioec., indiritto alla principessa MariaMad
dalenaFarnese. Parma 1685 =. In questa guisa,
dato fine all' ardente sua carità, ebbesi Francesco
la gloria di lasciare anoi memorabile suo nome e
avere il premio di sua beatitudine in cielo.
DI GIAMBATTISTA NOCETTI
TEOLOGO E SCRITTORE.
Questo illustre Nocetti di Bagnone, che Raf
faello Soprani registra nella sua opera de' Geno
vesi scrittori, da giovanetto vestì l'abito della com
pagnia di Gesù, nella qualeintese arendersi me
morabile. Egli vissein fiorecirca la metà del se
colo XVII, e riuscì principale teologo di sua reli
211
gione, come ancora predicatore evangelicodi ben
nota eloquenza, calcato avendo con laude li più.
accreditati pergami d' Italia, e molto frutto ne tras
se, chè uomo era grave e di austera esemplarità.
Ma più grido procacciossi di sapiente dottore per
le molte opere scritte contro l' Astrologia giudicia
ria , che invalse a tempi suoi, che studiossi di
fortemente confutare, dando a luce questi libri ,
cioè = Anasiride di Clorio Cariopèo calcaria al
cavaliere Genesio Gastorello Ogoroboto Milanese,
autore del Cielo aperto: Lucerna per Giorgio Ro
seffio 1656 in 12º =. L' Antigastorello , ossia astro
logia ottima indifferentemente pessima , e censure
pubblicate dal P. Giambattista Nocetti della Com
pagniadiGesù: Parigiper la vedova di Enrico Sa
ra 1663 in 12°, =. Panegirico della sacra Sindo
ne detto nel duomo di Torino: GenovaperilGuasco
in 4.° =. Stampò ancora senza porvi suo nome
questo libro: Celeste ancile, o sia scudo di verità
contro i dardi della Bugia, ove siscuopre la diabo
lica malignità della calunnia de' libellifamosi e let
tere cieche : Lione presso Filiberto Valenzolo 1664 in
12.°=. Per sì fatte opere, di titoli fantastici e
locuzioni speciose ripiene, secondo il corrotto uso
di que' tempi , moltissimo reputossi questo Nocetti
da queglino che attemparono con lui, e per ciò
meritossi quelle lodi che gli furono donatein quel
secolo corruttore del buon gusto e delle lettere.
DI GIAMBATTISTA BERTOZZI
TEOLOGO RIPUTATO.
La buona fama che uno abbia avuto in vita,
quandogiunge adoccupare anchedopomorte ipo
steri, da giusta cagione di ricordarlo fra li perso
naggi distinti per meritodi qualche facultào pro
fessione.Perquesto motivo qui sirammemoraGiam
battista figliuolo di Gioan Marco Bertozzi di Ba
212
gnone il quale, essendosi molto addestrato nelle
scienze inPisa e inFirenze, riuscì teologo insigne
edottore di molta nominanza tra' suoi. E come che
sacerdote eradi buoni morali, occupossi nella cu
ra delle anime, e, divenuto essendo piovano della
chiesa di santo Pancrazio di Val d' Arno, regolò
sì bene il suo popolo, che riscosse grande lode.
Egli scrisse molteopere di sua facoltà conprofon
dadottrina; manongiunse afarle dipubblica ra
gione, chè lamorte, venendogli verso il 1750 , gli
tolse il tempo di montare al vanto di molto savio
enoto scrittore de' giorni suoi. Le sue scritture
conservavansi nellascelta libreria di sua famiglia,
e inesse vedevasi con quantacura e ingegno usa
to avea di sue vaste cognizioni tanto in dichiara
re dottrine di cristiana pietà, quanto in altri ar
gumenti trattare piùgravi di teologiche discussio
ni. Fu però in tanto credito presso li vescovi di
Toscana, che spesso eradai medesimi consultato,
maspecialmente da Tommaso vescovodi Fiesole,
le di cui lettere, scritte a questo dottor Bertozzi
edamevedute,sonopruovanondubbiadella bra
vuradi tale teologo e del contogrande chesene fa
ceva, percui sarammi fatto scusadi averneparlato,
DI CARLO NOCETTI
SCRITTORE.
Fu della nobile e chiara stirpe dei contiNocet
ti di Bagnone ancora questo Carlo il quale, dedi
to essendo alla pietà e alla quiete del chiostro,
vestissi dell' abito della Compagniadi Gesù, e in
essa esercitò sì bene il grande ingegno che avea,
chedivenne insigne maestro indivinitàe anche va
lente poeta. Crebbe egli nella carriera degli stu
di così fattamenteche, dopo di averletto nel col
legio Romano teologia scolastica, fu posto a coa
djutore del dottissimo Padre Turano nel teologato
213
della sacra penitenzieria di Roma,edinsieme eba
besi l' onoranza di essere disaminatore de' vesco
vi. Non è dadirequanto buongridoinquella me
tropoli cristiana riscuotesse il virtuosoCarlo in tut
ti li suoi onorevoli incarichi; ma fu ancora più
grande il rumore chedilui sisparse,quandostam
pò i libri contro la teologia cristiana del Padre
Concina Domenicano austerissimo scrittore; peroc
chè due volumi fece di dottrine per tale opposi
zione col titolo di = Veritas vindicata, siveper
multæ sententiæ auctorum de theologia christiana
=chesono bastantemente conosciuti, e anche pub
blicati a Lucca nel 1753 in 4º =. In oltre pose a
luce due poemetti, uno su l' Iride e l'altro su l'Au
rora Boreale con bene inteso savere, ed anche
diverse Egloghe latine, le quali veggonsi aluce
insieme con quelle del P. Renato Rapin
Roma
pelSalomoni 1751 in8°= . In Romapoi cessòdel
la vita questo Lunense scrittore il 1759, mentre
insommogrido vivea e grandemente riputavasi per
le sue rare doti; e per tal modo che per la pen
nadi altri scrittori è commemorato eneidizionari
degli uomini illustri parimente si registra.
DI CLEMENTE COCCHI
VIRTUOSO PRELATO.
Abbastanza commendevole perbuonepreroga
tive di animo e per scienzafu Clemente figliuolo
di Domenico Cocchi natio di Riccò, umile villet
ta di Lunigiana, ove fino del 1460 stabilita erasi
la di lui famiglia, originaria di Firenze per certo
suoproavo che,messosi aiservigi militari della Ge
novese repubblica neidintornidel Golfo della Spe
zia, ammogliossi poi nel detto villaggio. Quindi ac
cadde nello scorrerdegli anni, che li discendenti
di lui posero stanza nel paesediBorgo nuovo, chia
mato poscia Terrarossa nel distretto di Bagnone,
214
che fu parimente luogo dei marchesi Malaspina,
venduto al granduca di Toscana intorno al prin
cipio del secolo xvi daquel feudatario marchese
Fabrizio di Fioramonte signor diBastia. Questo luo
go di Terrarossa è incerto modo superbo di aver
dato origine alla famiglia di quel giureconsulto in
signe che fu autore del Tesoro Ombrosiano, ope
ra di cotant' uso ai legisti, e di altri opusculi di
giurisprudenza, GioanPaolo Ombrosi, di cui ci duo
le di non poter fare più ampla dicitura: Percioc
chè, nato e nutricato in Firenze di buona virtù,
rimanesi fuora del nostro proposito. Ora il prela
to Clemente, di cui ponghiamo quì unbreve cen
no , divenuto che fu savio dottore della facultà ci
vile e canonica e protonotaro apostolico , molti in
carichi di governo nello Stato pontificio sostenne .
Come prelato andò prima a giudice generale del
territorio di Ronciglione; poi nel 1757 fu agover
nator vigilantissimo della città di Terni. In que
sti gradi onorevoli durò fino circaal 1770, chè mor
teinsuavirtuosa carriera troppo sollecitamente lo
tolse a' più distinti onori dellaChiesa. Però che or
natissimo eradi buonavirtù, nè il suoprovato me
rito mancato avrebbe di più esaltarlo.
DI TOMMASO CHIODINI
GIURECONSULTO E SCRITTORE .
Alla oscura villetta di Pastina, posta nel di
stretto Bagnonese, intendiamo adesso difare onore,
che fu laterra natia di questo singolar uomo per
ogni maniera di modi gentileschi e di savere. In
verità che il nobile Tommaso figliuolo di Vittorio
Ottone Chiodini conte di Filline in Lombardia fu
esimio giureconsulto e dottissimo, cui ebbe circa
il 1723 inPastina li suoi natali. Questi per quan
to fusse di nobiltàdi sangue distinto e di molti
averi fornito dasprezzare ogni esercizio della car
215
riera a cui di buon animo intese, pure per desio
di accoppiare alla sua fortuita privata sorte non
meritevole di encomii la meritevole laude di uo
mo sapiente e letterato, non solo puose ogni cu
ra ad erudirsi econventarsi nellepiù celebri Uni
versità d' Italia; ma esercitò ancora la giurispru
denza dignitosamente e con grido tanto in Firen
ze che inModena. Così egli crebbe per modo nell'
altrui estimazione, che scelto fu a consigliere in
timo e a principale ministro di stato per il duca
Modenese; perocchè versatissimo era e ben provve
dente in ciò che fusse d'uopo adamministrare la
repubblica e condurre ogni contingenzapolitica a
buonissimo fine . Nè mancò di recare al pubblico
argumenti di suo fine ingegno, che stampò diver
se consultazioni legali,di moltissima dottrina ripie
ne, con una culta e utile dissertazione su l'au
mento dellemonete,impressain Modena 1775 per
gli eredi Soliani. Finì poscia suo mortal corsodi
vita nel marzo del 1798, venerato da tutti que
glino che lo conobbero, vivuto essendo con ani
mo liberale, saggio e prudente. E come dimo
strossi grave e contegnoso ne' modi, ugualmente
che gentile, di piacevole eloquio nel conversare,
e proteggitore degli uomini saputi, così di sua
partita ebbe giusto compianto da tutti .
DELL' AUDITOR PIETRO MAZZINI
INSIGNE LEGISTA.
Per ultimo di questopicciolo trattato di nostre
memorie chelasciò indietroGiovanni Basignanidi
Bagnone valente architetto , Giovanni Fai dello
stesso luogo che dicesi autor di una cronaca de'
suoi tempi , Pasquino e Lorenzo Bianchi di Vico
nomini scienziati e distinti, per non essersi inve
nuti valevoli fatti e sicure prove da confermare le
narrazioni loro , sia meritamente discorso di Pietro
216
Mazzini natio diCastigliondel Terziero,poi che fu
unodeipiù cultied ottimilegisti deltempo suo, per
nondire ilpiù integerrimo esavio giudice de' tribu
nali di Toscana. Messosi e' nella carriera delle To
sche giudicature, felicemente corse nel secolo XVII
tutti que' gradi che levaronlo come ottimo maestra
to ai piùonorati seggi della Giustizia. Perciocchè in
principio fu vicario in molti luoghi, poscia auditor
di governo in Livorno , e pertutto riguardossi qual
esemplare perfetto dei ginsdicenti per suo grande
giudizio, probità e profondo savere incivile e crimi
nale; tanto che li suoi voti per iscritturaeranosem
pre oggetto di ammirazione ai supremi capidel Fio
rentinogoverno, emolte volte dipiùconsultavasi ne'
graviaffari contanto piacereche iconsigli diluiado
peravansi. Inquesto suo buongrido infine divenne
auditoredel Magistrato supremo di Firenze , nel cui
dignitoso uffizio si distinse fino alla sua ultim' ora.
Visseeglicosì parcamente emodesto cheperfino pa
readegnodiriprensione;mainvece deeaverne lode,
chèriparareilleso intendeva con la sua strettezza il
decorodisuafamiglia, gravata giàper errori altrui
eperlosprecare disordinato di coloro che lasciano
benespesso nelle amarezze i propri figliuoli. Oltre
atali prerogative umanissime, risplendeva ancora
pervasto corredo di cognizioni politiche e di stato ,
etantain ogni generedi meriti avea fama, che il
chiarissimoBiondi soleadire di lui, cheNaturafat
to avealo Strabone,perdinotare le rarequalitàdel
l' animoche fregiavanlo. Equantunque grave,pu
ne si eradolce, umano e letterato, cui nella con
versazion degli uomini dotti assaissimo fioriva e at
traeva ognuno adammirarlo. Laonde ci sembrade
gno abbastanza dameritarequesti ricordi,perfare
conveniente fine al nostrolibro diBagnone che po
chematerie avea dachiarire, epiù umile si è di
mostratodegli altri .
FINE DEL LIBRO SETTIMO.
MEMORIE STORICHE
D' ILLUSTRI SCRITTORI E DI UOMINI INSIGNI
Del Distretto
DI PONTREMOLI
IN LUNIGIANA.
LIBRO VIII.
DI GHERARDO CAMPI
SEGRETARIO IMPERIALE.
Per
er quanto la mente mia siasi affaticata di
scegliere qualche notevole sentenza d' onde trarre
principio di quest' ottavo ed ultimo libro di me
morie,al cominciamento del quale mi ha già la
materia condutto; non trovò meglio ched'intesser
lo per la nobiltà, chiarezza e antichitàdiPontre
moli, lasciando fuora la questione della mal pre
tesa Apua,vendutacidal ViterbeseAnnioconnul
la di vero. Perciocchè, volendo io la verità nar
rare, sarà piùgiusto proemio alle testimonianze e
ai fatti di tanti singolari uomini di talecontrada,
che saranno descritti,ildire adessoche Pontremo
li nel terzosecolo di Cristo, o in quel torno, co
minciasse ad aver forma di popoloso castello, che
li terrazzani stessi ampliarono . Ma, per chiarire
alcun' altra cosa della origine remotissima di suo
218
nome, farò noto qualmente pensano molti fosse
così chiamato per un ponte sù la Magra, fabbri
cato da Marco Emilio Scauro nella strada che da
Luni conduceva a Tortona, detta via Emilia: al
triperun ponte di legno tremante per la sua lun
ghezza; ed altri per un ponte costruitovi l' anno
526di Cristo per il capitano Treponzio sotto Ata
larico re de' Goti. Ma, quantunque il mio sia lie
ve e nonfermo giudizio, tuttavia parmi conosce
re che piuttosto avesse il primo principio nell' an
no 447 della Romana potenza per Quinto Marzio
Tremulo , mentre consolo era di Roma con Pub
blio Cornelio Aruina, de' quali ben parla Tito
Livio nel 1. lib. di storie alla sua prima Decade.
Inverità possiamo facilmente credere aver un tal
console dato nome alponte, inquelle angustiedi
luoghi per lui erettovi a favorire il passaggio de
gli eserciti Romani incontro ai Liguri, e poscia
cotal luogo, per l' opportunità del passo ornatosi
di alcune case ad ospizio de' viandanti, si nomi
!
!
nasse Pontremoli dal ponte medesimo del console
Tremulo, come naturalmente inducono apensare
le voci di Pons edi Tremuli, le quali parole , uni
te insieme e una sola consonante sottratta, dan
no appunto il vocabulo di Pon-Tremoli. Nè cre
dasi ciò essere mia solacongettura, che molte an
tiche scritture, tanto della potestà ecclesiastica
quanto laicale , ci porgonoargumento dacrederlo.
Imperocchè veggiamo così chiamarsi nel 1014 da
Enrico il Santo , dicendo imperialmente in suo di
ploma= Duas partes de strata ( cioè gabella ) in
Ponte Tremuli = : e poco dopo Currado impera
tore usò in suo privilegio le stesse parole. Ottone
poi vescovo di Frisinga e chiaro storico, favellan
do di Arrigo V. imperadore all' anno IIIO, si es
prime= Castra movens Apeninum transcendit, opi
dumque , quod Pons Tremuli vocatur
pugnavit et cæpit. Parimente li ponteficiCalisto II ,
•
ex
...
219
Innocenzio II, ed Engenio III in certe loro Bolle
su le chiese di Lunigianadel secolo XII chiamanlo
Pons Tremuli. Nè manco variarono nei loro diplo
mi del 1226, e 1329 gli imperadori Federigo II e
Lodovico il Bavaro, che in questo modo lo nota
rono
.
dictum comune Pontis Tremuli: datum Pon
tistremuli
Per sì fatte espressioni ognuno ve
de quanto più nobile sia, meno incerta e non fa
volosa l'origine di Pontremoli che laciporge suo
nome stesso senza contraddizioni, e contestata dal
l'uso di autorevoli ed antichi documenti. Ora, in
qualunque modo venuta sia questa città,lascian
do a pensare altrui come più gli aggrada, dirò
essere stato Pontremoli il più antico passo e lavia
che dalle parti oltramontane e dai paesiLombar
di usavasi per discendere in Etruria e negli altri
luoghi più meriggiani d'Italia fino al secolo xvi,
comehodimostrato nellaintroduzione di quest' o
pera; e nello scorrer delle passate età essersi con
teso e posseduto da molti principi e signori. Pe
rò che dominato fu dai Malaspina, dai Piacenti
ni, dagli Interminelli di Lucca, dagli Scaligeri
di Verona , dai Fieschi di Lavagna, dai Rossi di
Parma, dai Pallavicini, dai nobili Nocetti di Ba
gnone, dai duchi di Milano e dai re di Spagna
che lo vendettero al granduca di Firenze. Pati egli
molte guerre intestine non solo, ma molti disastri
di guerre e distruzioni per gli strani, trovandosi
vero che l' imperatore Arrigo V. ildistrusse, per
chè osò di ritardargli il passo,mentre andava con
grande oste a Roma a' danni della Chiesa: che
Federigo II per le rivoltose discordie degli uomi
ni di quel Comune puoselo a ruina; e che il rè
Carlo VIII di Francia nella tornata dalconquisto
del regno di Napoli l' incendiò , perchè,natacon
tesa fra quelli della terra e alcuni saccomanni
Svizzeridel re,evenuti a strage tra essi , levaronsi
gli altri dell'esercito, accampato fuori del loco,
220
avendettasenza freno, e guastarono,derubarono
e arsero crudelmente tutto il paese. Di ciò por
geci fede questa lapida che trovasi in Mignegno ,
murata sudi una casa contigua alla chiesa del
villaggio sù la strada maestra, e per me fedelmen
te copiata,laquale, concordando colGuicciardini,
con il Corio e con l' Argentone nelle storie lo
ro, così dice : =
HELVETIIS FOEDIFRAGIS
CIVIBUS INCAUTIS
URBE SUCCENSA
CAROLUS VIII. FRANCORUM REX
REPETENS INSUBRIAM
ANN. MCDVG. MENS. JUNII. D. XXIV. =
Macome che il loco sempre si rifiorì di popolo ,
e tra la Magra e il Verde crebbe sempre di abi
tazioni ; così fu in ogni tempo riputato insigne e
tra' primi di Lunigiana distinto. Essendo poi sot
to la dominazione dei gran duchi di Firenze ve
nuto nel 1650. per compra fattane dalla signoria
di Spagna per Ferdinando II ,fu ancoranel 1778
da Pietro Leopoldo, principeglorioso nellanostra
memoria,a nobile città vescovileelevato, come si
è dipresente, che da 180 anni in quà solamente
soggiace al prospero governo della Toscana.
Fatto così più vero principio al mio divisa
mento degli uomini illustri del territorio Pontre
molese, entrerò a discorrere del magnifico Ghe
rardo Campi , come uno dei piùantichi personag
gi, dei quali si possa con verità narrare della ec
cellenza sua e distinto grado che ebbe; quantun
que ancora prima di lui Maginardo da Pontremo
li notissimo si rendesse nel 1124 qual dotto e ra
ro giureconsulto. Perciocchè scelto fu dal vescovo
Andrea di Luni a suo oratore e avvocato per di
fendere la causa di guerra vertente contro i po
tenti Malaspina, ed egli trattò sì validamente in
santo Alessandro di Lucca nella famosa assemblea
221
dipace, innanzi al vicario imperiale e in mezzo a
60. consoli compromissarii, la quistione che eravi
del poggio di monte Caprione tra il vescovo e i det
ti feudatari , che fu disfinita a favore del Lunen
se prelato. Gherardo fu ancor egli di Pontremo
li, e dottore di sì buone lettere, virtù e pruden
za fornito , che Federigo I. chiamato Barbarossa,
recosselo a proprio segretario nel torno del 1164.
In tale difficile ed elevata carica diversi anni ser
vì quel famoso non meno che erudito monarca,
e tanto fedelmente e con animo generoso presto
gli l'opera sua, che, volendosi rimunerare dallo
imperatore con somma di monete le gravi cure e
buoni uffizii del segretarioGherardo, ebbe costui
tanto cuore che ricusò il dono per sola grandez
za di animo, non per disdegnanza del sommo fa
vore; così che l'imperiale munificenza, plauden
do alli virtuosi modi del Campi , l'onorifico di
ploma concessegli dell'aquila imperiale con altri
nobilissimi privilegi, che in quelle stagioni ripu
tavansi assai, e ciò fu bollato a Vienna il mag
gio del 1168 , il qual documento esprimesiinque
sta guisa = Spectabili dilecto nostro Gherardo de
Campis Pontremulensi
....
quibus dotibus suis,
virtutibusque excellentibus , ideo nostri gratiam
adeptus fuit ut a secretis eleger etc. = . Con ciò
è confermato quanto esposi.
DI COMPAGNONE PALTRONI
ILLUSTRE PERSONAGGIO.
Tra li diversi pretori e podestà che li Pon
tremolesi vantano di aver avuto nei tempi antichi
a reggere città libere d'Italia, il primo, per quan
to sappiasi , fu certamente Compagnone Paltroni,
cui per alcun altro è impropriamente chiamato
Mantovano e Lombardo. Quest' uomo autorevole
per tutte quelle prerogative e buone doti di ad
dottrinamento e saviezza, che deggiono risplende
222
re in cui ponesi fra gli strani al sommo peso di
governare l'altrui repubblica, fu pure natio di
Pontremoli. In que tempi nei quali la politica de
gli stati e il costume de'popoli chiedeva di col
locare al primo grado dei governi qualche valen
te sì ma stranio personaggio, acciocchè le redini
tenesse di buon comando con imparziale equità
e moderato proposito nelle fazioni , in quelli ap
punto, cioè nel 1235, fu questo Paltroni eletto
apodestà e capo della repubblica Fiorentina, al
la cui altezza di grado non potiamo credere che
salisse senza grande fornimento di valore e di sa
pere. Questo appunto avvenne, quando iFiorenti
ni, che menato aveanoil carroccio congrande oste
contro Siena l'anno innanzi e aveangli gran dan
naggio nel contado recato, di nuovo apparecchia
vansi di fare maggiore esercito per quella impre
sa; per cui li Senesi, veggendosi molto guasti di
loro paese e di potenza molto affievoliti , ripaci
ficaronsi con Firenze in modo fermo ed esaudito ,
con lode ancora del podestà Compagnone. Però
deesi riputare che fosse commendevole assaissimo ;
tanto più che dopo di essere stato nel suo tempa
a reggitore di Firenze, come assicuraciGioanVil
lani e l'Ammirati in loro storie, divenne ancora
podestà di Bologna, e di questo fafede il Sigonio
in nota al suo lib. Iv. di storia Bolognese. Laon
de se fu degno di tali esaltamenti, anche per noi
doveasi retribuire di qualche memoria lodevole.
DI S. SITA BERNABOVI
GLORIOSA VERGINE.
Se deggiono aver tributo di commendazione
pubblica li personaggi che inqualche maniera ser
virono alla terrena fama, tanto più esaltare con
viene quelle anime straordinariamente pietose e
rare che per celestiali virtù ornamento si resero
di cristiani altari, e fanno risplendere la santità
223
che le corona di gloria. Però abbiasi quiper giu
sto debito la divota memoriadellas. vergine Sita,
o Zita anche detta, chè altamente onora l' umi
le ed abietta sua patria, e porge a ben fare mi
rabile esempio. Perquestol'immortale DanteAli
ghieri prese occasione a deridere in sua divina
Commedia alcuni barattieri Lucchesi posti nel la
go di pece, i quali sua riputavano santa Sita,ma
non avevano avuto cuore di seguire i di lei vir
tuosi esepli, dicendo nel canto XXI dell'Inferno :
Ecci un degli ansian di Santa Sita
Mettetel sotto , ch'i' torno pur anche
A quella terra che n'è ben fornita:
Ogni uom v'è barattier fuor che Bonturo
Del nò per li danar vi si fa ita.
Fu ella figliuola di certo Giovanni Bernabovi di
povera condizione, falsamente riputato Lombar
,
do enacque essa il 1218 di nostra salute, non
giàinMonsagrato Lucchese ,siccome alcunisipen
sano, ma presso le fonti della Magra in un anti
co villaggio Pontremolese , chiamato Collasuccisa
che patria era anche del padre di lei. In questo
loguccio mostransi anche adesso le ruine di sua
picciola casa, e a memoria e onore della santa
vergine Sita fino del secolo XVI. fuvvi riedificata
lachiesa parrocchiale sotto il di lei titolo; così che
di presente ancora nel di leifestivo giorno vicon
tinua ogni anno il pietoso ricorrere delle gentidi
que' dintorni. Vero è che dabambinella menò sua
vita inquel di Lucca; poi che i di lei genitori,
stretti da miseria e da grandissimo caro di tutte
vittuaglie, spatriarono , e posersi ad abitare con
la piccola figliuolina a Monsagrato, nel qual pae
se più lieto pane procacciavansi per giornaliere
fatiche. Crebbe intale stato l' innocente Sita d'in
dole soave e pia; e poi grandicella che fu e al
l'età pervenuta di 12 anni, l' onesto Bernabovi,
224
per meglio provvederla di vitto, puosela a servir
per mercede nella nobile famigliade' Fantinelli di
Lucca, nella quale48anni fanteggiòcon tant'amo
rede'poveri e contantasantitàdi vita, che prodi
giosa divenne innanzi a tutta sorte di gentee fa
voritissima dal cielo fino alla morte, che alli 27
di aprile del 1278 gli accadde,per unire suabea
ta anima gloriosamente al suo Dio. Perciocchè in
tutta sua vita non tanto al ministero evangelico
attese di Marta ,quanto ancoraallavirtuosa quie
te di Maria, dandosi all' orazione , alla carità e
all' austerezza di penitente nella maniera la più
perfetta, per cui, piacendo ella al Signore,con
cessele più fiate la virtù de' miracoli , e singolari
grazie faceaDio per lei,come racconta ilP. Fran
ciotti Lucchese nella vita della santa donna, che
pubblicò per lestampe,nel cuilibropossonsi leg
gere tanti prodigi, che io tralascio. Il corpo mi
racoloso di lei riposa in s. Frediano di Lucca, ove
conispeciale ricorso è veneratoda pietosi Fedeli, e
laChiesacelebrasuaanniversariacommemorazione.
DI GIACOMO MANGANELLI
ESIMIO PRELATO.
Giacomo daPontremoli,qualecredesi d'igno
ta stirpe, non senza ragione per alcuni stimasi
che fosse dell'antica famiglia Manganelli di quel
paese. Egli molto fiori per virtù e dottrina intor
no al principio del XIVsecolo, e tanto meritò che
fu creato vescovo di Brugnato dal pontefice Bo
nifazio VIII. Questo prelato, per quanto dicono
lepoche testimonianze di lui ritrovate, ressequel
la chiesa per 20. anni contanta santità e buoni
esempli , che altrettanto chiaro si fece per il suo
pastoral ministero, quanto noto erasi pel suo sa
pere. Morì in quella episcopal sedia l'anno 1320
di nostra saluteconquelbuon nomeche abbiamo
225
notato, ed ebbe dall' Ughelli questa memoria in
sua opera : =
Jacobus Pontremulensis ignotus genere notus
virtute ad Brugnatensem Ecclesiam a Bonifatio
VIII. evectus fuit quæ cum summa laude san
ctisq. exemplis per ann. xx. feliciter recta ces
șit è vita Ann. D. MccCXX.=
DI FRANCESCO VILLANI, E MANFREDDO
FILIPPI
NOTABILI PERSONAGGI.
Per le cariche loro distinte e qualità di ani
mo ragguardevoli, delle quali ornati furono que
sti due Pontremolesi, convienci fare de'medesimi
parola , e perchè nella medesima stagione attem
parono, abbiamo creduto conveniente dichiuder
li insieme in questa rubrica. Francesco Villani di
antichissima famiglia di Pontremoli, per quanto
assicuraci lo storico Landinelli di Sarzana in suo
m. s. di cose Lunensi, divenne assai memorabile
in sul cominciamento del secolo XIV. Perciocchè.
prima del 1323 fu per li meriti suoicreato vica
rio generale in Italia per l'imperatore Lodovico
il Bavaro , e come di tal grado insignito, eserci
tò anche in Lunigiana l'autoritàsua, pronunzia
to avendo sentenza intorno alle liti che insorte
erano , per viadi confini, tra gli uomini di Coma
no Fivizzanese con alcuni popoli Lombardi della
montagna , quale atto conservasi nella cancelleria
di Fivizzano. Questo Francesco invero per tale ca
rica e per sapere divenne insigne, per cui meri
tossi di essere ancora commemorato da Enea Sil
vio Piccolomini un secolodopo, e ciò basta a noi
per averlo avuto in considerazione. Manfreddo Fi
lippi fu parimente di Pontremoli, la cui famiglia
spatriò per causa delle vessazioni degli Scaligeri ,
quando occuparono la terra di Pontremoli conlo
15
т. Ц.
226
armi. Costui, che soprannomavaşi Perteghetta ,
mostrò essere molto versato nelle leggi civili e
anche valoroso nell'arte militare; e poi che per
opera sua e di Galvano de' Rossidi Parmaacque
tata fu la discordia civile delle fazioni tra' Pon
tremolesi e Parmigiani ,e cacciato il figliuolo di
Castruccio dalla signoria di Pontremoli, procurò
che li Rossi al dominio restassero del loco , men
tre egli stesso nel 1330. fu con molto onore apo
destà eletto di Parma. Questo Manfreddo dieşsi
pure sollecita cura che restaurato fosse il castel
lo Piagnaro di Pontremoli, chè già era stato guar
sto dall'ira delle genti faziose fino del 1253. Pe
rò egli tennesi in molto credito de'suoi concitta
dini, come degli altri, ma finì sua vita a Geno
va onoratamente, perchè, dalle parti cacciato di
patria, avea preso colà ferma stanza.
DI GIROLAMO GALLI
ILLUSTRE PRELATO
Natio di Pontremoli e figliuolo di messer Op
picino Galli de' Pellizzari fu l'illustre Girolamo,
di cui ora trattiamo con poche parole. Egli mol
tissima commendazione riscosseper l'ingegno suo,
vita pietosa e gravità di costumi; ma singular
mente si distinse nelle dottrine di filosofia e teo
logia,così che il pontefice Clemente V. nel 1305
lo innalzò alla cattedra archiepiscopale di Negro
ponte, qual paese oltre un secolo e mezzo fu po
sciaoccupatodaMaometto II. gran signore de' Tur
chi. Illustrò Girolamo la sua patria conlo splen
dore di sue rare virtùatempo di Enrico VII. im
peratore, mentre turbataera miseramente dai tu
multi e faziosearmi che l'affliggevano. L'Ughelli
in sua Italia sacra lo celebra e riporta di lui la
seguente laude : =
Hyeronimus Gallus qui et Pellizzarius vir in
227
genio, doctrina,pietateacmorum gravitate,philo
sophicis atq. theologicis scientiis præstantissimus
ad archiepis . Negropontis evectus fuit dignitat.
Anno D. Mcccv.=
DEL CIECO DA PONTREMOLI
FAMOSO UMANISTA.
Noncipare disconvenirpunto l' intertenerci
ora su quello che per alcuni scrittori dicesi del
celebre Cieco da Pontremoli, di cui rimanesi igno
to il nome, ilquale vissenel xiv. secolo efumi
rabile per la divozione che mostrò inverso il Pe
trarca lume di quella età, epromotoredelle buo
ne lettere, del buon gustoedellafilosofia. Etutto
che il cantor diValclusa nella sua lettera vII. Lib.
15. chiamilo poeta Perugino cheinsegnava gram
matica eumanità inPontremoli, dicendo= Sicut
nec ille Perusini vatis adventus
.....
qui senex Cœ
cus ad Pontremulum Oppidum scolas grammatico
regebat ec. =; non istante, sendo e' conosciuto
più comunalmente sotto ilnome diCieco daPon
tremoli, dove ebbe fermastanza e famiglia, ci fa
rà scusa, se tra gli uomini più chiari ditale cit
tà pernoi sianoverato, permanifestare qualmen
te i Pontremolesi in ogni tempo intendessero alla
cultura dell' animo e a far crescere in savere la
gioventù loro , chiamando valenti maestri anche di
lontane terrecon ispendio di moneta, quando tra
essi de' più eccellenti non erano, come da quest'
articolo di loro statuto raccogliesi, che si esprime
=statutum et ordinatum est, quod cum propter
mortalitatem quæ fuit in Pontremulo et districtu
in anno curso 1348homines scientiati in legalibus ,
et medicinæ et aliisopportuniis scientiis et virtuti
bus, de quibus dicta terra ante dicti anni morta
litatem erat ornata, decesserint ...... statuerunt
et ordinaverunt concorditer quod quolibet annaреr
1
4
228
decem sapientes de mense Maii et peralios decem
viros bonos homines quinque a Cazzaguerra supra,
et quinque a Cazzaguerra infra ..... eligantur unus
bonus magister et sufficiens in grammatica &c.: cap.
=.
Così avverrà, che la lode e la nominanza
46
di questo celebrato umanista , il quale , se non per
nascita, certamente per cognominanza e per do
micilio potiamo riputar di Pontremoli, accrescerà
alquanto di splendore all' insigne paese; poi che
nel torno del 1336 chiamato avealo a pubblicamen
te istruirvi la gioventù. Nè faccia maraviglia che
un uomo privo della vista fosse erudito e aperta
scuola tenesse ; però che vuolsi a Pontremoli e' per
duto abbia la luceper sua sventura,nè senza esem
pio sono i secoli andati di dottissimi personaggi i
quali, di tanto benefizio del corpo mancanti, pu
re letteratissimi furono e saggi , come unPaolo Ge
novese detto il Cieco, un Francesco da Ferrara au
tor del romanzoil Mambriano, e un Luigi Groto
che si chiamò il cieco d' Adria. Fu pertanto cir
ca il 1341 , giusta ilGesualdo riputatissimo sposi
tore delle rime del Petrarca, che il Cieco maestro ,
avendo già avuto lunga dimora efamiglia in Pon
tremoli , mostrò l' animo pieno della giusta fama
del Tosco poeta e ardente desio di conoscerlo. E
come che buonissimo intenditore si era del meri
to del principe dei nostri lirici poeti, però verso
di lui tanto accesesi di amore e fu da tale stima
zione rapito, che stabili di andare a salutarlo in
ogni luogo si fusse. Costui dunque canuto e gra
ve per vecchiezza e senza lume degli occhi , sic
come era, ma robustoperò dellavita, come potè
sapere che il Petrarca ito era aNapolidal re Ro
berto, volle impaziente seguir suo proposito. Ap
poggiato pertanto alle spalle del proprio figliuolo ,
andossene a piè fino aquella città contento di ri
trovarvi il poeta. Ma non fu pago l' animo suo,
chè al venire del pontremolese maestroera quin
229
di il Petrarca di giapartito. Allora quelre proteg
gitore dei letterati che tosto ebbesi novella di ta
le ventura, chiamò a sè il ben venuto grammati
co , e forte maravigliando della fatica di quel vec
chio uomo, logoro dagli anni,magro e bruno di
viso che parea una statua di bronzo ,dissegli scher
وو
Maestro,convienti affrettare, se vuoi di
scorrere col Petrarca,poichè egli hapreso il cam
zando
„ mino per tornarsi in Francia . Acui rispose
دو
il buon vecchio
وو
io certo mi son pronto a viag
giare perfino all'Indie , purchè lopossa udire
Godendosi il savio Roberto di sì fatte parole con
tanto amor proferite, subito riforni l' ospite di
buonviatico,e onorevolmente accomiatollo.Intan
to il risoluto maestro, a cui stavano ancora bene
le gambe in su' la persona, venuesi a Roma; e
sentendolo parimente di làito via, doglioso della
mala fortuna, ritornò à Pontremoli, chè non sa
peaper dove seguirlo. Quivi appenaegli fu, alcu
ni accertaronlo essere a Parma colui che cercava
con tanta brama. Per la quale notizia fattosi lie
to , mandò innanzi lettere al Petrarca medesimo
con alcune sue poesie, e ristoratosi alquanto , po
scia viaggiò ; nè per l' asprezza della stagione , nè
per la malagevole strada dell' Apennino si ristet
te di valicare le montagne, che tosto in compa
gnia del figlio e di un suo discepolo discese aPar
ma. Così finalmente all' ospizio pervenuto del suo
Petrarca, quante volte credete, o lettori, che gli
basciasse ilcapo con cui avea concepito i più no
bili pensamenti? Quante volte le mani che scrit
to aveano cose tanto leggiadre , come il vecchio si
éspresse ? Di più soggiunse, che le opere del Pe
trarca dilettato aveangli sì mirabilmente l' animo
che sospinserlo per amore con tante fatiche a ri
cercarlo. Tre giorni dimorò col Toscano poeta, nỡ
sapeasi distaccare dal fianco di lui per nulla oc
éasione; edopo le molte e varie dimostrazioni,che
230
sembravaparlasse quasi fuor di sèstesso, una vol
ta inmezzo anumerosa comitiva di gente Ve
„ di, o mio signore, egli disse, che io non siati
, noja, se disiosamente gioisco di rimirarti; per
ciocchè sono con tanto sudore venuto di lungi
,, a vederti.
دو
Si fatte parole di rimirar di vede
re espresse per bocca di uncieco, mossono a ride
re la brigata. Allora subito l' accorto maestro ri
prese:
מ
כ
ככ
Non è vero mio caro Petrarca che io
cieco, quale misono, tiveggio megliocon ilu
midella mia mente, che tutticostoro i quali ti
rimirano solamente con gli occhi del loro cor
"
» ро? Aquesta saggia e arguta sentenza am
mutolironsi tutti, e rimasero confusi di averlo de
riso. Indi con grande onore e molti doni di Azzo
da Correggio signore dellacittà, cui de' parlari e
del buonvoleredel virtuoso cieco dilettato si era ,
dipartissi di Parma, e pieno di contentezza per lo
compiuto suo desiderio fece ritorno alla sua stanza
Pontremolese , dove è probabile che nella moria
del 1348 finisse di vivere. Altro di più non sappia
mo di questo raro umanista e poeta. Il Petrarca
nell' indicata pistola ci narra la compiacenza ch
egli ebbe per simil fatto e lo racconta: ilGesual
do lo commenda; e il Tiraboschi nellasua Italia
na letteratura ne discorre conmaraviglia; sicchè ,
tutti chiamandolo il famoso Cieco da Pontremoli ,
riesce di onorevole memoria peril loco, e degno
di essere tra' suoi fasti collocato.
DI LODOVICO GANDOLFI
NOBILE VESCOVO.
Quantunque la stirpe Gandolfa di Pontremo
li tragga origine dal castello di Villafranca di Lu
nigiana, anticamente detto Malnido, pure questo
Lodovico è Pontremolese; poi che fino dell' anno
941 dell'era cristiana per certo Gandolfo, uomo
231
di qualită di detto castello che dette nome alla
sua stirpe, fu in Pontremoli stabilita la famiglia
Gandolfi. Da essa ne venne appunto il prelatodi
cui parliamo. Fu egli di si umile vocazione,che
volle seguire da giovanetto la regola de' Minimi
di S. Francesco, e riescicosi buon fraticello; do
tato di singulari virtù, e tanto nelle divine let
tere ed umane versato, che non solo in sua re
ligione riscosse grandissima riputanza; ma in ta
le amore monto di Urbano V. pontefice sommo,
che lo promosse nel 1363 alla cattedra episcopa
le di Brugnato. Illustrò ilGandolficonlasuadot
trinanontanto il suo istituto,quanto ancora la sua
dignità; poichè tenne santamente in buon gover
noper 27: anni il suo gregge con la predicazione
eraro esempio,ed in finë mori nel 1391. inPon
tremoli, dove alquanto di tempo dimörò nel suo
ministero, perchè aveavi una chiesa con picciola
parte di diocesi, e fu onorevolmente sepolto nel
tempio di S. Francesco, il secondo che fusse fon
dato in Lunigiana nel torno del 1230.per ilsan
to patriarca d'Assisi , quando fece passo per tale
paese andando in Lombardia, e la fabbrica fu a
spesedelComune pontremoleseinnalzata,maposcia
ilmonistero e lachiesain altra stagione ampliossiin
bella forma di architettura magnífica , siccome
ora si stà, nella qual chiesa intra le altre cose
un bellissimo dipinto del serafico santo ammirası
delle mané del Cignaroli,posto dietro l'altar mag
giore. Di questo vescovo Gandolfi onorata men
zione fa l' Ughelli nella sua Italiasacra,riportan
do questo marmo :
D.
0.
M.
LODOVICVS GANDVLFVS PONTREMVLENS.
AB ADOLESCENTIA
IN BENEDICTIONIBUS DVLCEDINIS A DEO PREVENTIS
REGVLAM FRATR. MINORVM PROFESSVS EST
232
DOCTRINA AC MORVM HONESTATE
ORDINEM VALDE ILLVSTRAVIT
AB VRBANO V. PONTIFICE MAXIMO
AD BRVGNATENSEM CATHEDRAM ELATVS FVIT
ANNIS MCCCLXII.
OBIIT PONTREMVLI ANN. MCCCXCI, =
DI GIOVANNI GABRIELLI
INSIGNE ARCIVESCovo.
Uomo dottissimo , di nobile stirpe e di emi
nenti virtù ornato dicesi essere stato Gioan Ga
brielli da Pontremoli, il quale, essendo versatis
simo nelle civili leggi e canoniche, e operando in
Roma, divenne daprincipio luogotenente dell' au
ditore della camera Apostolica e canonico Coro
nense , e cappellano insieme del pontefice Boni
fazio IX. Questo sommo gerarca della cattolica
Chiesa, provata avendo la dottrina del Gabriel
li , nell' anno 1391 fecelo vescovo di Massa Tre
baria. Tra le altre buone prerogative di questo
erudito prelato distintamente ammiravasi la sua
manierosa prudenza nel trattare negozigravi; per
lo chedallo stesso Bonifazio papa fu inviato nun
zio in Polonia per aggiustare alcune differenze
che insorte erano tra il re Ladislao e li cavalie
ri Teutonici. In tale incumbenza il Gabrielli con
tanta saviezza operò , che, avendo le controversie
accomodate felicemente, fu per lo stesso pontefi
ee il 1394 eletto ad arcivescovo della chiesa pri
maziale di Pisa, mentre la repubblica Pisana era
nelle maggiori vessazioni di parti, eladignità del
suo primate occupava ancora distinto grado negli
affari temporali. Egli pur tuttavia governò le co
se con amorevolezza de' suoi e con piacere della
repubblica Fiorentina della quale eraamicissimo.
L'anno poi 1400. morì questo arcivescovo, e se
condo ilTronci fu ripostonel campo santo di quel
233
1
città nel sepolcro di tali prelati. Dice ancora il
Pisano annalista non essere stato messo in operal'e
pitafio su di lui , riferito dall' Ughelli , che dice : =
D.
0.
Μ.
Joanni Gabrielli Pontremulensi
Viro nobili omniumq.virtutum genere cultiss.Quem ob singularem
fidem anımiq. candorem Bonifacius IX. Pont. Max. Massanae
Episcopum fecit Mox in Poloniam et Lituaniam ad Ladislaum regem
Equitesque Teutonicos legatum misit Legatione feliciter obita
AdMetropolit. Ecclesiam Pisanam evexit Desiit esse omnibus
Eximie charus Ann. Reparat salutis MCCCC. Gentiles ejus P. P.
Delli meriti di questo notabile arcivescovo fanno
discorso non solo il Tronci suddetto e l' Ughelli
in suaItaliasacra; ma l'Abramiancorae l'Orlandi.
DI TOMMASO ENREGHINI
CHIARO PRELATO.
Tra le famiglie Pontremolesi di più vetusta
origine certamente è quella ancora degli Enre
ghini , detta poi de Reghini, la quale insieme con
la stirpe dei Filippi , dei Maraffi e dei Villani
fu di gravissimi mali cagione allasuapatria. Per
ciocchè nel secolo XIII., quando tutte le cittàd' I
talia divisersi in fazioni luttuose, gli Enreghini
seguirono la parte Guelfa contro i Filippi che di
parte erano Ghibellina: e queste due fazioni di
famiglie così divisero di pareri le genti di Pon
tremoli , che più volte corsero all' armi, e i po
poli intorno mal sicuri poteansi vivere dal furo
re di taliparti, le quali, ora favoreggiate daiMa
laspina, ora da' Parmigiani assistite, ora sotto la
protezione di Lucca, ed ora di Piacenza, l' una
contro l'altra assalendosi e cacciandosi dal luo
go, bagnarono bene spesso la terra natia di cit
tadino sangue con tant' ira, che troppo sarebbe
il narrare quanti danni venissero al Comuneper
quella peste di discordia che desolò tutta Italia.
In fatti ne abbiamo prove tratte da cronache an
:
234
tiche per il notaro messer Gianmaria di Frappe
lone Ferrari , e registrate nel Protocollo G. N.º 7:
dell' archivio de' contratti di Pontremoli , dove
trovasi scritto = Anno 1313. Terra Pontremuli
quæ erat in maxima guerra inter eos, et pars
dicta de Henreghinis obsidiabatur a parte di
cta Marchionum; ac data et concessa fuit per
D. imperatorem Domino Lucæ de Flisco
etc.
, et similiter terrd Berseti districtus Parmæ da
..
„ ta fuit dicto domino,propter quodrumores tunc
sedati fuerunt etc.
In oltre anche più chia
ramente faconoscere quanto i faziosi fossero tra
دو
loro accaniti, dicendo= Anno 1331de menseFe
bruarii Pontremulenses non volentes in simulquie
وو
scere , inter se fuerunt ad rumorem et adarma.
Quo rumore pars Henreghinorum expulsa fuit
„ de Pontremulo, et Filippi obtinuerunt. Et po
stea ipsi obtentores inceperunt reficerefortilitium
dictæ terræ, quod Planarium dicebatur etc.=
Il maggior danno si era, che tali contesefaceano
sempre al Comune cangiar il giogo e il tiranno.
Però il forte cheajutava,insuadominazionecon
vertiva i deboli e discordanti, e in questa guisa
li Pontremolesi piuttosto che in libertà ed in re
pubblica, nel vassallaggio loro continuamente si
distruggeano. Nè così presto cessaronodall'arme,
che rinvigoritesi talora le parti puosero di nuovo
col brandito ferro a desolamentola terra. Ciò av
venne ancora nel 1473, per cui il celebre Anto
nio Ivani Sarzanese nella sua lettera 28. del se
condo volume, scrittaadAntonioGalliPontremo
lese, descrive unnovello tumultodi fazioni in sua
patria, in cui perirono nella strage un deiVilla
ni eNiccolò Maraffi ch' erano tra' capi diparte ;
é forse più di ruine e di sangue recato avrebbe
quel cittadino furore, se il duca di Milano con
molte schiere di pedoni sedato nonavessevilafe
rocità della guerra. Ma per venire aquesto En
235
reghini dirò che fiori intorno al 1420, e fu ud
mo in que' tempi di singular merito e virtù; ed
essendosi fatto monaco , divenne prima rettore del
monistero di Fabiano in quel di Parma. Indi per
le sue buone prerogative di sapere fu nel 1418
da papa Martino V. scelto a vescovo di Brugna
to , e tanto si rese noto e distinto che nel Giu
gno del 1427 per lettere della repubblicaFioren
tina conesimia lode raccomandossi allarepubbli
ca Senese. Ma come la diocesi di Brugnatoparea
troppo angusto campo al di lui merito e vasto
ingegno, però nel 1428ebbe l' incarico ancoradi
vicario nello spirituale e temporale delvescovado
Modanese.Governò egli ambedue lediocesiconmi
rabile prudenza e particolarzelo,vivendo vent'an
ni in tal dignità,e poscia terminò sua mortale
carriera il 1438: Questo vescovo fu uno dei te
stimoni qualificati della lega che nel 1425. fece
ro i Fiorentini con li Fieschi incontro al duca di
Milano. Gaspare Silingardo parlane molto bene,
e l' Ughelli nota con particolar memoria tale En
reghini , e a gloriasuaintesse questo encomio : =
Thomas Enreghinius Pontremulens. professione
monacus excellenti ingenio singul. doctrina ac
pietate præditus Fabiani Monasterio in agro Par
mensi regimine ereptus in Brugnatensemcathedram
aMartino V. Pontif. Max.extollitur simulq. Mu
tinensis Præsulis vices geritur. Qui postquam gregi
suo per ann. xx. peculiari zelo nec non optumis
gestis præisset legibus naturæ satisfecit. Ann. D.
MccccxxxVIII. =
DI NICODEMO TRINCADINI
DISTINTO PERSONAGGIO, E SCRITTORE.
Ladottrina ele lettere, comele onoranze le
più cospicue,rendonogliuomini all' altrui vedu
ta mirabili, quando esercitano con grandezza
:
236
di animo e sommagloria; e quando la loro pub
blica vita non menti il valore che aveasi conce
pito dello 'ngegno ed efficacia loro in ogni ma
niera di procacciarsi nome raro e immortale. Co
sì veramente studiossi di fare Nicodemo figliuolo
di Gioan Trincadini di Pontremoli e marito di don
na Allegretta , uomo di buonissime lettere e sa
vio giureconsulto, il quale fu di antichissima fa
miglia, e diversodi quell' altro Nicodemo Trinca
dini il giovane che ritrovossi inchiuso nella ce
lebre congiura del conte Gioan Luigi Fiesco di
Lavagna incontro la signoria di Genova. Questo
Nicodemo, detto il vecchio, riputossiancora per
valente poeta Latino e per somma politica; per
cui non solo ebbe familiarità con molti distinti
personaggi letterati e l' amicizia del Filelfo, dei
Belmesseri e di Antonio Ivani, siccome raccoglie
si per un codice di pistole latine dellaBibl. Ric
cardiana di Firenze N. 834, ma fu molto privi
legiato dalli principi d' Italia e dallo stesso impe
ratore Federigo III. Emanifestoperò che nel 1437,
gran cancelliere essendo egli di Francesco Sforza
visconte di Cremona é duca di Milano, fusse per
suo,signore mandato in ambascieria al re di Na
poli. Negli anni appresso poi, per diversi negozi
trattare, andò oratore al papa Eugenio, alla re
pubblica Fiorentina, a quella di Venezia e di Luc
ca, da' quali governi ebbe distinte onorificenze
e privilegi. Nel suo grado illustre di grancancel
liere fu ancora in Lunigiana il 1449, ove stipu
lò aderenza e accomandigia per il duca Sforza
con li marchesi Malaspina di Lusolo e Villafran
ca: tre anni dopo andò al pontefice sommo Nic
colò V. e alle altre corti Italiane per trattare di
pace, quale studiossi di restituirequel memoran
do gerarca di Roma alla conturbata Italia. Tan
to nome acquistò in tutti questipolitici incarichi
il Trincadini , che non è da dire il buon credito
237
che si godea; perocchè fecesi conoscere ad ogni
impresa oratore valente,destro e sagace. Andò in
oltre ambasciadore a Federigo III. nel 1457, e in
tanta grazia imperiale sali, che fu da quel mo
narca per diploma creato conte palatino. Morto
poi il duca Francesco di Milano, anche piùdi fa
vore ottenne dal potente Galeazzo Maria Viscon
ti che in molte altre ambascerie l'occupò e fece
lo senatore di Milano e suo intimo consigliere di
stato. Finalmente nel 1479.ebbe l'incarico di ge
nerale commissario delle ducali squadre, manda
te ai Fiorentini dalli Visconti di Milano contro l'o
ste pontificia e del re di Napoli,perchè la discor
dia avea già rotta la pace, e li principi Italiani
erano tornati all'osteggiare. Intanto , passando gli
anni , egli in età grave mancò in Milano il 1481,
e questo personaggio politico, insigne e ricordevo
le senatore in un volume lasciò manuscritte mol
te pistole latine con la fama di sua nobilissima
carriera degna di esaltamento,ed insieme un Le
xicon italiano e latino da lui composto, ch' è in
un codice della Riccardiana Biblioteca N. 1205.
DI ANTONIO E BARTOLOMMEO UGGERI
ILLUSTRI VESCOVI,
Questi due prelati della nobile famiglia Ug
geri , originaria di Val d' Antena Pontremolese,
furono in molto fiore di virtù nel secolo xv. E
primieramente Antonio, cui, reggendo la chiesa
di Pracchiola, fu da Roma delegato in gravi in
cumbenze di ecclesiastici affari, e poscia per le
esimie doti e integrità di animo , per lasanta se
de provate, dal pontefice Eugenio IV. esaltossi a
vescovo di Brugnato l'anno 1438. nel mese di
Marzo. Questo vescovo di Brugnato, siccome a
guisa de' suoi antecessori dimorava in quella par
te di sua diocesi che avea in Pontremoli, e tro
238
vandosi in patria, celebrò nel castello di Bagno
ne ifunerali del marchese Giorgio Malaspina si
gnore di quel paese verso il 1450, qualisi ricor
dano, perchèfuronoconistraordinaria pompaese
guiti con l'intervento di quasi tutti li feudatari
della provincia in grande apparato e con tanta
suntuosità di magnificenza, cheriuscì mirabil co
sa a vedersi. Ebbe Antonio il reggimento di sua
chiesa per 29. anni, come rilevasi dagli atti di
messerGioanPietro Villani suo cancelliere, aven
do finito di vivere nel 1467. nel Signore. Anche
Bartolommeo Uggeri divennevescovo; e, siccome
dottissimouomo egliera,nel 1467. per lisuoi me
riti successe aldiscorsoAntonio nellacattedra Bru
gnatense. Ma prima fu piovano di Saliceto, luo
goantichissimopresso aPontremoli, nel cui mi
nistero ebbe si propizia occasionedi farsi cono
scere virtuoso, che per il pontefice Paolo II. alla
dettavescoviledignitàfu assunto.Atempo di que
stopietosoprelato,cioènel 1471 , si fondò per ope
ra del medico Princivallo Villani, e de' suoi figli
Giovanni eGuglielmo,con altri Pontremolesi , il
magnifico tempio della Nunziata fuor di Pontre
moli, siccome attesta una lapida che ci si ve
de chiaramente così scolpita: =
MCCCCLXXI. Dei Immortalis Genitrici
Princivallus medicus Sacellum sua impensa erexit dedicavitque
Idpaulo post bene juvantibus piarum undiq,persolventium manuum
muneribus Amplioris immaginem templi augeri caeptum Johannes
artis medicinae peritiss. et Gulielmus Princivalli filii procurantibus
Opus pium CaenobitisD.Augustini itapermiserunt ut Caenobitae
triadistinctis annorum singulorum temporibus anniversaria
Celebrent Princivalloposterisque.
Allora Bartolommeo come vescovo con grande so
lennità benedi le fondamenta eposelaprima pie
tra. Questa fabbrica fu con i doni di pietosi po
poli compita nel 1478 , nel qualanno, per ispe
ciale decreto di Sisto IV. papa,lasi dette in cuz
239
raagliEremitanidiS. Agostinodellacongregazio
nedi Lombardia.Ilsacro luogo fu quindi ornatodi
belle opere di architettura e di pittura; perocchèlạ
facciata del tempio, mancantedi statue nelle nic
chie che sonovi distribuite, e l'ottagona cappel
letta che posta è in mezzo alla chiesa, stimansi
ambedua disegno di Giulio Romano, e dentro ci
si veggono altre preziosità che nella rubrica di
Francesco Battaglia intagliatore saran dichiarate.
Intanto èdasapersi chefuvvi bandita una fiera an
nualecongrande concorsodigenti fin di que'gior
ni, e il loco s'incominciò a popolare e crescere
a poco a poco, sicchè una bella borgata ne ven
ne accanto alla città, siccome ora si vede. Man
çò poi dal mondo l'ottimo vescovo Bartolommeo nel
1487 , governata avendo per 20. anni sua diocesi
prudentemente , secondo che notasi inquestalau
de dell' Ughelli ;
Bartoholomeus Ugerius Pontremul. vir scien
tia pietate ac mirabili prudent. præditus quem
Paulus II. Pontif, Max. in Brugnatens. Cathe
dram subvexit Ann. Incar, D. MCCCCLXVII. Cœ
nobium RR, PP. S. Augustini Congreg. Lombard.
SS. Annuntiate Pontremuli concessit summo ani
mar. zelo Ecclesia sibi creditaper XX. annos pru
denter gubernata cessitèvitaAnn. MCCCCLXXXVII.
DI SERATTO SERATTI
CAVALIERE INSIGNE.
Risplende Pontremoli anche per l'antica e
illustre famiglia Seratti, la quale ebbe nonpochi
uomini lodevoli in ogni generazione di facultà e
in varie stagioni. Ma io lasciando di celebrare
Seratto il vecchio, il quale fu per qualche tem
po signore della Rocca Sigillina e molto aderen
te di Castruccio Interminelli di Lucca nel secolo
XIV. , ed anche il giureconsulto Gioan Pellegring
240
Seratti cheperorò innanzi a Carlo V, quando ta
le imperatore trattennesi in Pontremoli nel 1536
con grande comitiva di ambascierie, di oratori e
baroni di Alemagna e di Spagna, dellegato Apo
stolico , del figlio del re di Svezia, del duca di
Baviera, del principe di Salerno , del duca Fer
dinando Gonzaga e del duca d'Alba; così pure
lasciando quel nobilissimo Francesco Seratti che
fu celeberrimo politico uomo , raro giureconsulto
e ministro primario alle corti di Firenze e di Na
poli, perchè nacque in Toscana ed ebbesi colà
ogni vanto acquistato, quantunque di origine Pon
tremolese, e in santo Francesco di Pontremoli a
perpetuare la di lui memoria abbiasi innalzato un
nobile monumento con lunga scrizione chedescri
ve suoi meriti e come in Tunisi morisse il 1814.
fatto schiavo per mareda' corsali Turchi; perque
sto io noterò solamente Seratto Seratti , detto il
giovane, affinchè di alcuno de' più notevoli di ta
le schiatta per me dicasi qualche cosa. Fu que
sto Seratto cavaliere di bei modi, di virtù ador
no e barone di molta autorità, il quale per es
sere nell' arte militare assai provveduto e valoro
so, acquistò non piccola nominanza alla corte
dei Sforzeschi di Milano. Tanto però egli valse
appo que'duchi, che da Lodovico Sforza fu nel
torno del 1495. spedito capitano alla testa di al
cune compagnie di fanti Milanesi e Pontremolesi
a domare la terra di Bolano e alcune altre castel
la di Lunigiana clie ribellate si erano al marche
se Antonio III. Malaspina, aderente e confedera
to della signoria di Milano. Fece Seratto ottima
mente la 'mpresa, e, cavaloando sopra de'rivol
tosi quali stavansi armati per far testa, ricondus
seli tutti all'antica ubbidienza a forza di combat
tere. In questa occasione espugnò Godano che uni
to erasi ai ribelli, e soggetto lo rese al duca Lo
dovico, cui poscia per le stesse armi fu distrutto.
Suoi giorni ebbero termine inpatria nel 1523. ono
241
ratamente, e fu in S. Francesco di Pontremoli
riposto con questo marmo sul suo sepolcro:=
HOC SERAPTVS EQVES
JACET SEPVLCRO
CLARVS MILITIA PIVS BENIGNVS
MORT. MDXXIII. VIXIT ANN. LXXXVI,
DI FRANCESCO GALLI
MEDICO INSIGNE.
Niente di più onorevole e di particolare po
tè accadere all'eccellentissimo Francesco Gallidi
Pontremoli , di quello chedicesi intorno alla buo
na fama di lui e al conseguimento di laude avu
ta dasommipontefici, eda ogni altrasortedigen
te. In verità costui grandemente fiori per dottri
na eper esperienza nell'arte medica; poi che ol
tre ad essere stato esimio oratore fu ancora cat
tedrante insigne. In fatti fino del 1494. puosesi
con assaissimo di credito a leggere nello Studio
Pisano, e tanto crebbe di merito, che l ponte
fice Adriano VI. più volte lo consultò, eCosmo I.
il grande reggitoredella Toscana,quando nel 1543
ebbe a rinnovellare l'Università di Pisa , scrisse
lettere onorificentissime aquesto Galli , richiaman
dolo con encomi e ricco stipendio di moneta al
la cattedra di medicina di quell' inclita Accade
mia,da cui avea cessato per alcune vicende. Quin
di venne in sì grande amore di tutti, che fu do
nato di nobile cittadinanza dal Comune di Pisa;
per questo i figliuoli di lui stabilironsi in quella
città come Pisani. Fu il savio Francesco tenuto
ingran conto anche per la vasta erudizione che
avea, e per labuona facultà d'interpretare e ser
monare, per cui nello istruire sommo diletto re
cava e grande concorrenza traeva adudire le sue
lezioni. Il Fabroni nel primo e secondo volume
di storia di quella Università ampia fede nereca
• lo celebra. Dopo 30. e più anni di lettura me
16
T. II.
242
dica, quale esercitò l'insigne professore congran-
deplauso, giunse al fine dellavita,ed ebbe ono
ratasepolturanellachiesa di santa CaterinadiPisa.
DI GIOAN LUCA CASTELLINI
PRELATO E SCRITTORE.
Personaggio di commendevole memoria, uo
mo riputato appresso diversi scrittori autorevoli ,
edottore celeberrimo di ambe le leggi,disingu
lari virtù e di rare qualità ripieno, specialmente
di umile e puro candor d'innocenza, fu Gioan
Luca Castellini. Nacque egli in Pontremoli di fa
miglia originaria da Pozzo villaggio del contado
di quel Comune, la quale per Castrucciodi Luc
ca ebbe l'insegna di tre castelli , e da ciò preșe
il cognome che prima non avea
vea, perchè un co
tale da Pozzo diquesta stirpe, cui forse perito era
di architettura, diè al tiranno Interminelli circa
il 1320. il disegnodi fabbricare in Pontremoli tre
castelli , o torri, a maggiorsua difesa, quando il
Lucchese signore dominava quella terra e avvi
luppato era in grandissime guerre col potente Spi
netta Malaspina e con li Genovesi. Di queste tre
torri , che dividevano ancora le parti faziose del
loco, una soladi presente rimane in su lapiazza ,
ridutta a guisa di campanile, la quale adesso
chiamasi latorre dell'orologio, hen diversa del
l'altra situata alla testa del ponte di nostra Don
na, che lo stesso Castruccio fecevi costruire per
altro suo architetto Giovanni da S. Miniato, su
la quale vedeaşi questa scrizione : =
MCCCXXII. DIE XXVI. APRIL.
JUSSU MAGNIFICI D. CASTRUCCII CASTRACANI
DE INTERMINELLIS DE LUCCA
PARTIS IMPERIALIS DOM. GENERALIS
FUNDATUM FUIT HỌC CASTELL. CACCIAGUERRA VOCAT.
EXISTENTE SUPERSTITE OPERIS JOAN. DE S. MINIATO
EJUSDEM MAGNIFICI D. CASTRUCCII ARCHITECLINO.
243
Dedicossi Gioan Luca per tempo allo studio del
le lettere in patria; ma poscia per aggrandirsi di
sapere andò a Bologna, e per trovarsi di avere e
di modi strettissimo , allogossi con messerCarlan
tonio Fantuzzi a maestro de' suoi figliuoli. Con
questo mezzo colà ebbe tempo di farsi uno dei
più distinti discepoli del celebre AlessandrodaImo
la e acquistar fama tra' primi uomini di quella
età. E avvegnachè tra' suoi primi uffizi quello si
avesse di rettore dell' arte della lana inBologna,
pure non si finì , chè alzandosi a maggiori gradi
ebbe la mercede conforme allabravura. Però che,
sendo conosciuto da' sommi pontefici, fr chiama
to aRoma insieme con Domenico dalla Porta a
raddrizzare quella Rota , ed il simile poi anche a
Bologna, per cui narra il Castiglione in suo li
bro del Cortigiano, che per essere tali giurecon
sulti ambedue gobbi furono in questa guisa mot
teggiati = sembrar cosa mirabile, che non poten
do raddrizzarsi costoro da sè medesimi , fossero
•
per addrizzare le gambe altrui = Ma il motto
fallì, chè riuscironvi oltre ogni credere. Avven
ne quindi che, spartasi la nominanza della virtù
del Castellini , Ercole d'Este I. duca di Ferrara
lo volle a pubblicamente leggere sul canonico
dritto in quella città; venendo poi inmolta esti
mazione a tal signore,lo si fecesuo maggior con
sigliero di stato; e perchè tale incarico esercitò
con ogni sorta d'umanità, non fuvvi persona che
non lo amasse, nè puossi dire quanto meritò pres
so quel duca. In fatti nel 1500. inviollo a Milano
asuo oratore per placare il cardinal di Roano
apro del marchese di Mantova, e dettegli l'an
tica e ricca abazia di Canossa nel Reggiano, fon
data circa il 1026. per il marchese Bonifazio pa
dre della gran Contessa Matilda, e puoselo poi
coadiutore del vescovo Bonfrancesco di Reggio ,
ch' era assai vecchio. Indimorto che fu Buonfran
244
cesco, stabilissi a pastore supremo di quella dios
cesi per bolla di papa Giulio II. del 1508. Erą
appunto il giorno di Pasqua di Ressuresso, quan
doGioan Luca andò a quelladignità, e fu rice
vuto aReggio con molta festa e grande pompa,
Perciocchè in abiti da vescovo, entrando egli in
città su di bianca mula, fu alla porta san Piero
incontrato dal clero e da molta baronjadel loco ,
dove, basciata la Croce e disceso da cavallo e po
stosi sotto il baldacchino di ricco drappo d' oro
formato con drappelloni pendenti intorno, incam
minossi processionalmente verso la chiesa catte
drale. Quando poi giunse ad un arco di trionfo,
innalzato a di lui onore, un giovanetto, rappre
sentante il santo protettore della città, salutò il
vescovo con breve, ma bellissimo eloquio Latino
con quell' amore che i figli ponno addimostrare
al desiderato padre. Commosso il prelato Castel
lini per sì tenera dimostranza, con gravissimari
sposta diede certissimo segno di sua gratitudine
edi suo buon volere. Poscianel duomo finì l'ac
compagnamento solenne, nonsenzaconturbamen
to e tumulto per la gara delle genti che si com
mossero nei loro diversi uffizi. Egli ricevè in que
sta occasione pubblica ambascieria inviatagli dal
ComunediPontremoli, per congratularsi con lui
dell' avuta dignità. Quindi cominciò suobuonreg
gimento, e senza intermissione di tempo misesi
aproseguire lefabbriche incominciate dal suoan
tecessore, a restaurare l' episcopio e a finire il
portico del cortile del palagio con bellissime co
lonne di marmo ed altrecose, attestando ciò una
tavola marmorea posta nella facciata di S. Miche
le con queste parole =
Depredatidudum oRegium.
Episcopalis palatii monumenta Jo. LucamPontremulens.Episcopum
pientiss. primo electionis anno redempta etnon mediocri
Sumptu ob singularem caritatem Deo Omnipotenti et Praesulam
Úsibus restaurata dicataque Ann. MDVIII. majora spera.
245
Per due anni solamente governò come vescovo e
principe quella diocesi ; avvegnachè ebbe a sof
frire non pochi travagli per cagione di sostenere
l' immunità ecclesiastica, per cui terminò sue cu
re gloriose con la vita il 1510. nell' universale
compianto. Egli lasciò alle stampe i suoiconsigli
legali, e le sue lezioni canoniche, ed è celebra
to dal Sansovino nel supplemento alle cronache,
dal Bergomense insuosupplemento,da frate Lean
dro Alberti , dal Puccinelli nel lib. della fede e
nobiltà de' notai , e dall' Ughelli. Ma noi abbia
mo tratto questa rubrica dalla storiamanuscritta
della città di Reggio di Fulvio Azzari Reggiano,
che più ancora ne dice.
DI STEFANO MARAFFI
DUCADI CAVALLEGGIERİ.
Lanobiltà delle guerresche imprese in tut
ti i tempi levò in alto i capitani che operarond
con valore , per cui retribuisconsi ai medesimi
somme lodinonsolodaque cheliconobbero, madai
posteri ancora, quando alcuna testimonianza li
avvisa della loro terribilità. E certamente noi sia
mo portati ad ammirarli, se qualche cosa udiamo
di singolare che di vittoria sicoroni, e di premio
concedasi nei campi di Marte, come vanta ilca
pitan generale di cavalleria Stefano Marafi Pon
tremolese. Costui fu generoso soldato al servizio
dello imperator Ferdinando, e come primo capo
rale di gente d'arme a cavallo milito nel regnơ
d' Ungheria , e con bellissimi fatti segnalossi alla
éspugnazione del castello di Corone e della cit
tàdi Vacia. Nella grande oste imperiale,poiman
data che fu con incredibile apparecchiamento di
guerra incontro a' nimici delnome Cristiano, li
Turchi, animo si forte dimostrò , sì provveduto
ì d' ogni pericolo sprezzatore, che divenne cele
246
bre in quella stagione e temuto nelle insegne de
gli infedeli, cavalcando al conquisto di Buda e
di Pest per li Turchi tenute. E perchè non si pa
ja altrui, che noi vogliamo di troppo magnifica
re le gesta di questo duca, premiato di alloro e
di belle prerogative dalla imperial munificenza ,
trascriveremo di un suo diploma quello che più
l'onora, per convincere esser egli stato quale de
scrivesi; poi che in tale documento si trovaespres
so quanto segue = Cum scilicet fidelia servitia tua
quæ nobis in regno Ungariæ contra adversarios no、
stros in expugnatione turris et castelli Cororte ci
vitatis Vaciæ
......
&c. Deinde etiam de
presenti anno in proxima expeditione nostra con
tra Cristiani nominis hostes Turcas civitatem Bu
dam et oppidum Pest tenentes, in Italorum equi
tum capitanei generalis munus obeundo , præstitis
ti, tecum tuis militibus ita gerere nondubitans
..
&c.
atque alia egregiafacinora et strenua gesta tua
attentius considerassemus ... &c. Qua propter &c.
Tale diploma dell' imperatore perle notate cagio
ni di belle imprese concedeal capitano Maraffi e po
steri suoi il grado di cavalieri aureati e l' insegna
dell' aquila bianca incoronata. Ciò basti aver detto
della bravuradi questo Pontremolese guerriero.
DI OPPECINO GALLI
ILLUSTRE PRELATO.
1
Fu uomo assai ragguardevole per nobilezza
di stirpe, gravità di costumi, estesa dottrina e
grande pietà Oppecino Galli Pontremolese, e per
queste sue doti ebbe molta commendazione. Egli ,
che eccellente dottore era di ogni manieradi leg
gi , per lo spazio di 36. anni esercitò con indici
bile gloria la carica di vicario generale del car
dinal Innocenzo Cybo arcivescovo diBenevento; e
dopo si lungo servizio peril sommo pontefice Pio
L
247
III. fu alla sacra mitra innalzato nel 1501, pero
the affidogli il vescovado di Guardia nel regno
di Napoli. Correndo gli anni 1505. fu questo pre
lato, che nel trovarsi a Pontremoli consacrò la
chiesa magnifica di S. Francesco fuor del paese,
che rinnovellata erasi e aggrandita con bella ar
chitettura per quel pietoso Comune, e resasi in
più ampla e maestosa foggia diquellache ad ono
re fondossi del santo in quello stesso luogo, fin
da quando l'umile patriarca della serafica reli
gione passò di Pontremoli per andare in Lombar
dia, siccome narrano le memorie di Lunigiana,
e già ne abbiamo anche notato. Molti anni visse
monsignor Galli nell' esercizio di suopastoralmi
nisterą, vegliando alla salute del suo gregge; in
fine all' ora sua mancò santamente nel Signore,
easuo ricordo si nota questo encomio, espres
so dall' Ughelli in sua Italia sacra così:=
Oppicinus Gallus Pontremulens. Generis no
די.
bilitate , morum gravitate, doctrina ac pietate val
de commendatus , a Pio III. infula sacra Guardice
exornatus. Ecclesiam D. Francisci Pontremuli con
secr. an. MDV. super gregemsuum per plures an
hos magna prudentia invigilans opetiit.
DI PAOLO BELMESSERI
POETA E SCRITTORE.
Tra' letterati Pontremolesi che più degli al
tri ebbono maggiori onoranze e riputati furonst
di grande fama, Paolo Belmesseri si celebraqual
profondo teologo , maestro sommo.in medicina
èd eruditopoeta Latino. Di lui nulla di più vero
possiamo recitare di quanto egli medesimo lascid
scritto nelle sue poesie. Però diciamo essere sta
to figliuolo di Giorgio Belmesseri di Pontremoli
tomo di nobile e doviziosa famiglia , grammati
248
oeumanista assai valente. Fiori Paolo nel tor
no del 1510. e intese con impegno alle lettere
in patria: poscia dagli stimoli dello studio trat
to fu aBologna; ivi crebbe in molto savere e in
tanto prò, che , menandovi a sua donnala sorel
ladiTrajanoAccursio, ritennequellacittàpersuase
conda patria. Colà fu sempre tenuto in onoredai
primi personaggi di quella età, ed ebbe per ami
ci li più addottrinati poeti che allor si stimas
sero, fra' quali il divinoAriosto e Cornelio Lam
bertini , su la cui morte dettò elegante selva La
tina. Con somma lode servi poi nell' artemedica
li Veneziani e Padovani ancora, dai quali non fu
retribuito condegnamente. In oltre per suo buon
grido lesse medicina per 10. anni con ammirazio
ne straordinaria nella celebre Università di Bolo
gna; così che il papa Clemente VII. nel 1532 ,
passando per quella città nello andare aMarsiglia
eavendolo udito in alcune disputazioni solenni
a felicemente aringare, lo volle con seco per com
pagno. Quindi al Belmesseri toccò in sorte d' in
contrarsi nel re di Francia Francesco I. mecena
te delle lettere e dei letterati, il quale ito era
a Marsiglia per abboccarsi col papa, e in questa
occasione il Belmesseri cantò in epitalamio le noz
ze di Enrico figliuolo di quel monarca. Però ta
le signore, provato avendo l' ingegno, la virtù
e le ottime prerogative di Paolo, stabili insieme
col pontefice di donarlo colàdellacoronapoetica.
Questaceremonia fu a Marsigliaconsolennepom
pa eseguita e con plauso, per quanto dimostra il
distico impresso sotto l'effigie di tale coronazio
neche inrame trovasi al libro infrontedi sue ele
gie:ParigipressoilCollino 1534in 8.° che dice=
Ut Deus in terris detfactis præmia dignis
Vos duo sic Musis præmia digna datis.
Dopo tale avvenimento il re Franzese invitò il
249
Belmesseri ad occupare la cattedra medica del
' Università di Parigi, ed essendo vivuto lungo
tempo a quella corte, è credibile che l' Alaman
ni in sua prima selva, incui celebra tanti uo
mini insigni di quell' età, favoreggiati da quel re
beneficentissimo, abbia incluso anche tale poeta
Pontremolese in questi versi: =
Machedirem di quei che tanti e tanti
Son con questo gran re la notte e il giorno,
Seguendo Apollo e le sorelle chiare,
1
Cui l'inchiostro e la piuma è scudo elancia. =
Oltre al libro stampato di Elegie detto di sopra,
scrisse ancora l' elogio di Andrea Turini da Pe
scia chiarissimo Archiatro pontificio e nobile let
tore dello Studio di Pisa. A questi brevi ricordi
noi ristringiamo il narrare di questo illustre ecom
mendevole personaggio Lunense, cuimeritòdies
sere altamente distinto,quantunque pel suolibro
di poesie non si paja tanto raro poeta. Di sua fa
miglia resesi anche notabile nel 1632il conteAn
gelo Belmesseri che fu consigliere, segretario di
stato del duca di Modena, e governator genera
le di Garfagnana.
DI PIETRO CABALLO
GIURECONSULTO E SCRITTORE.
Í doni che largamente distribuisce il Cielo
a' mortali sono sempre pregevoli: pure niuno di
essi giustamente si debbe stimare o tener mag
giore che la stessa virtù, facendoci ella sempre
immortali. E però chì di questa è dotato, non
solo ha grandissimo obbligo a Dio, ma conviene
che facciala risplendere, come studiossi l'auditor
Pietro Caballo di Pontremoli giureconsulto raris
simo, di cui possiamo dire, che per acumed' in
gegno, per grandezza di dottrina, per prudenza
250
in affari trattare e per buon reggimento di po
poli valse a maraviglia, e uno fu dei piùinsigut
ģiudici de' tribunali di Toscana, de' quali cuopri
li più distinti seggi. Egli ornamento divenne in
sua facultà del secolo XVI. in cui visse; e fino a
che nell' Accademia Pisana esercitò come presi
de quanto a letteraria ed utile direzione appar
tiensi , oggetto fu di amore a tutta sorta di gen
te, perchè facile ed aperto era e munificentissi
mo, quando gli si porgeva occasione. Poi audito
re che fu delle legionidel granducato e della Ro
ta Sanese nel 1582, come prefetto dell'insigne
Ordine dei cavalieri di santo Stefano, del mae
strato della consulta di Firenze, in fine auditor
fiscale dello Stato , acquistò presso de' valenti prin
cipi Medici tanto di grazia e di riputanza, che
nissüna cosa di governo difficile e grande s'aves
sero, alla di lui saviezza non l' affidassero, sem
pre dimostrato avendo in tutti li suoi luminosi
incarichi sommo consiglio, integrità di animo, e
mente provveduta;per cuisoleadire Cosmo II. =
aver egli un si valente cavallo che non inciampa
va mai = . Forse il seder giudice di delitti e di
pene fecelo troppo austero precipitosamente e
di coscienza troppo scrupolosa su certe cotali
cose ; poi che gli accagionano alcuna colpa di
soperchio rigore e di pregiudiciali osservanze ,
proprie di que' tempi e di una superstiziosa edu
cazione , guastatrice ancora delle menti più sa
vie. Avvegnachè per assottigliare sua fama vuol
si tanto debile fusse, chealle notturne tragende ,
agli incantesimi e alle streghe credesse; e che
per questo abbia ( giusta le leggi di que'giorni )
fatto perfino impiccar perla golaunapoveravec
chiarella, perchè lastoſtapensavasi aver fatto ma
lie, nè ristette di confessarle in giudizio. Non
ostante la sua gran dottrina in ogni genere di
giurisprudenza , il plauso universale che riscosse
251
in tutti gli uffizi suoi, e le opere della ragioncia
vile e criminale per lui pubblicate sono convin
cente argumento del suo merito e delle ricevute
lodi avanti e dopo la morte che lo colpi nel 1616 in
Firenze, e fu sepolto alle Murateconquestalapida: =
P.
Μ.
G.
PETRO CABALLO 1. C. PONTREMVLENS.
SERENISS. FRANC. FERD. ETCOSMI II.M.M.ETRVR.DVCVM
AIVDITORI
A CONSILIIS ET A SECRETIS PRIMO
VIRO INTEGERR. CYNTIÆQ. MANGANELLE MVLIERÉ
PRVDENTISS. FILII MÆSTÍSS. PARENTIBVS OPTIM.
P. P. ANN. MDCXVI.
I libri di questo legista che rimangono impressi
hanno queste intitolazioni= Resolutionum crimi
nalium centuriæ Vol. 111. Venetiis apud Britan
num 1644=. Tractatus de omni genere Homici
diü : Florentiæ 1614
Consiliorum diversorum ci
vilium tom. 2. Venetiis 1607 , 1615 =. Il Con
ti nell'opera de' chiari giudici assicura che l'au
torità del Caballo riputavasi maggiore di quella
del cardinale de Luca, dicendo= cujus aucto
ritas major est auctoritate cardinalis de Luca,
teste Constantinius ad stat. urb. = . Così parimen
te di uomo stimatissimo discorrono del Caballo
molti altri autori, e tra questi il Fontana Bibl.
leg., ed il Fabroni nella storia dell' Università di
Pisa, per le quali testimonianze giusto giudizio
potrà fare di lui quel leggitore che meno sappia
di quanto abbiamo narrato.
DI FRANCESCO E LODOVICO GALBIATI
DISTINTI VESCOVI.
Francesco e Lodovico Galbiati ambeduni di
Pontremoli furono di sì buon nome, che abbia
mo pensato di non preterirli con oscurosilenzio.
252
Avvegnache Francesco fuprelato di singolari co
stumi, erudito uomo, e bene addottrinato nella
ragion civile e canonica, più che nelle lettere.
Egli essendo auditor pontificio della legazion di
Bologna e concorrendo fra' più dotti personaggi
alle Accademie di quella città, ma specialmente
aquella che monsignor Cesi tenea insuo palaz
zo, un dì ebbevi quistione con Torquato Tasso
intorno ad un sonetto del Coppetta,perchè il Gal
biato esaltava oltre ogni debito quella composi
zione, e il Tassopursostenea nonessertantopre
gevole. Sicchè Torquato con altro sonetto assai
più nobile di monsignordellaCasaconvinse il Pon
tremolese prelato con tutta l' erudita adunanza,
mostrando che l'esaltata poesia cedea atanteal
tre che di più fino e leggiadro artifizio e perfe
zione vantava la nostra lingua. Per questo fatto
però nondobbiamo giudicareche monsignor Fran
cesco tenue fosse di meriti e di savere, mentre
nelle scienze aveasi molto grido e molta pratica,
esì divenne distinto che nel 1573. il pontefice
Gregorio XIII. assunselo al vescovado di Vintimi
glianello stato di Genova. In tale dignità mostros
si così pio e ben provvedente, chefecesi familia
re di san Carlo Borromeo, al sinodi provinciali
del quale spesse volte intervenne. Viveanche ades
so appo i popoli di quella diocesi la memoria il
lustre del vescovo Galbiato per l'ottimo governo,
incui si distinse. Egli campò fino al 1591 , chè
intale anno fu sua partita di questa terra, la
sciando dopo di sè non piccola fama di santità,
come nota l' elogio dell'Ughelli in sua Italia sa
cra, dicendo
Mediolani conciliis provincialibus
pluries interfuit, divo Carolo presidenti , Ecclesia
sibi credita maximo zelo etexemplo instructa, ned
non magna sanctitatis post se fama relicta ad Su
peros evolavit = . Lodovico fu parimente uomo
di singulare pietà e di molta dottrina: dopo di
233
essere stato protonotario apostolico, vicario go
nerale della curiadi Lucca e di quella dell' ar
civescovo di Milano, infine ottenne dal papa Ur
bano VIII. la cattedra episcopale di Acerni nel
regno di Napoli il 1637; però che quel sommo
pontefice volle rimeritare con sì nobile dignità le
cure singolari di questo Galbiati, che avea fatto
conoscere la suavirtù e addottrinamento conpub
blicare alcune opere spirituali. Queste sono = So
liloquium ad famulatum Virginis . De glorifi
cando Deo, et defamulatu B. M. Virginis=,
Considerazioni concernenti l' eminenza dello stato
delle Religiose di altissima povertà . Poco egli
durò nel suo pastoral ministero, perchè in quel
l'anno fu da morte colpito. L'Ughelli parla an
che di questo Galbiati,come del primo, di cui
trattane parimente il Serassi nella vitadel Tasso.
DI BIAGIO E ΑΝΤΟΝΙΟ CURINI
GIURECONSULTI CHIARISSIMI.
Quanto per grande virtù e somma estimazio
neunos'innalza,altrettanto rendesi magnificato,
quando a' meritisuoi lodi e onori concessi non so
lamente sono in vita, ma eziandio oltre la mor
te. Allora è quando la fama dell'uomo virtuoso
rimane a predicarlo agli avvenire. Ciò appunto
possiamo certificare aver incontrato nel mondo li
due Curini Pontremolesi padre e figlio, de' qua
li ora favelliamo. Costoro, di nobile stirpe nati,
agli studi e alla giurisprudenza intesero per sì
special modo, che nulla onorificenza, e per di
gnità e per nome e per esercizii virtuosi e per
fine di vita, loromancò; avvengachè emonumen
ti e scrittori li esaltano. Primieramente il-cava
lier Biagio figliuolo di messer Giacomo Curini ,
cui fino dalla sua fiorita gioventù, essendo nel
l'Accademia Pisana discepolodi Niccolo Bonapar
:
254
te insigne legista, fece benconoscere che non des
generava dalla virtù degli avi, i quali perli me
riti loro in tutta grazia entrarono dei principi
Medici e molte utilità porsero alla Toscana, sic
come assicuraci il Fabroni in la storia di quella
Università. Difatto racconta Giano Nicio Eritrèo
nella sua Pinacoteca , qualmente Biagio, mentre
dava opera agli studi e rettore di tutta la nume
rosa scolaresca era,difese mirabilmente Pisa; im
perciocchè, venuto Pietro Strozzi con esercito per
"
fa
assaltare la città di Pisa sprovveduta di difenso
ri , quando egli rivoltate aveasi l'armi contro Co
smo de' Medici, questo Curini , seguendo l'impul
so de' suoi giovanili ardori , non senza buon con
siglio in quel frangente, convocò subito li suoi
condiscepoli , e gridato all'armi e distribuita la
numerosa gioventù di scolari con altri cittadini
accorsi , parte su le mura, parte allacustodiadelle
porte, parte fuori in ordinate schiere per dove
temeasi che lo nimico Strozzi disegnato avesse di
far impeto , drappellando porse in veduta della
nimica oste sì ben disposto numero di difensori
per sì fatto modo, che il duce Pietro, stimando
si deluso e prevenuto, non ardi affrontarsi co'gio
vani generosi , e frettoloso ritornò d'onde si erą
partito non senza vergogna. Per tale magnanimi
tàdi spirito il giovane Curini ebbemolta commen
dazione, e la scolarescaalcuni privilegi che per
l'abuso di essi li ha perduti. In oltre Biagio sa
tisfece assai bene a' suoi uffizi e agli studi, tan
to che pervenne ad essere lettore del civile drit
to in quellastessa Università,della quale nel 1555.
fu anche sommo reggitore. Persuo buon grido poi ,
tolto dalla cattedra,scorse in Toscana tutti que' lu
minosi gradi ai quali condurlo potea sua dot
trina e saviezza. Prima però fu a segretario di
Cosmo de'Medici, indi nel 1569. entrò giudice
della Rota Fiorentina , assessore poscia del Mae
255
strato supremo, in fine presidente de' dieci am
ministratori della Religione di S. Stefano di Pisa,
Mentre sì valent'uomo di somma prudenza, d' in
tera giustizia e di candidi costumi stavasi audi
tore del granduca Francesco I. fu nel 1583. inca
ricato e spedito in Lunigiana a decidere la qui
stione su i confini tra il feudo di Fosdinovo è il
granducato Toscano, la quale molto ipopoli tur
bava dell' una edell' altra signoria. Poi finitache
ebbe saviamente ogni lite, e ritornato fu all' uf
fizio suo , due anni appresso in etàdi 73 anni mo
rì, lasciando lungo compianto e desiderio di sè.
Il suo sepolcro vedesi alla SS. Nunziata di Firen
ze conlaseguentelapida cheattesta idiluimeriti: =
Blasio Curino Pontremolensi I. C. clariss.
Pisanae Accadem. in adolescentia Moderatori
Judicandi munere in curia mercator.
Hujus inclitae civitatis egregie functo
Sacr. et illustriss. Religionis Div. Stefani Presidenti
Consilii justitiae persaepe
Acdeniq. clariss. et supremi Magistratus auditori
Aliisq. multis honoribus
Aboptimis PP. Cosmoet 'Francisco Magnae Etruriae ducib.
Per XXX. annos et eo ampl. decorato
Tandem post ingentem fidei doctrinae et probit.
Opinionem sibi collectam et omnium benevol. vitafuncto
Antonius fil. I. C.et eques et in consil. justitiae auditor
Patrioptime merito ponend.curavit
Obiit ann. MDLXXXV. D. I. Sept. aetat. suae LXXIII.
Utmemoria ibi vivat ubi ossaquiescunt.
Per l'esempio del padre il di lui figliuolo Anto
nio Curini animato , parve che per eccellenza del
la dignità e della fortuna , per dottrina e virtù
acquistata , superasse molti altri in ogni genere di
buone prerogative. Appena egli fu conventato in
Pisa, cominciò a spiegare in quella Università le
Cesaree instituzioni. Quindi passòalcaricodi giu
dice in Siena, poscia auditore a Firenze. Esegui
ancora con esito felice moltissime straordinarie in
cumbenze per li principi Medici, fin che nel ,609
rientrò a leggeregiurisprudenza in Pisa,dove nel
1633 a guisa di suo padre fu rettore di quello
Studio, ed ebbevi a competitore il rinomato San
1
256
ti Ballerini. Questo cavaliere Antonio per verită
non solo mostrò essere di prudenza e di fede,
madi memoriasi tenacenelle materie legali che
non ebbe pari, e tanto la provata autorità dilui
valeva presso tutti, che ogni sua sentenza ripu
tavasi legale oracolo. Per tanto nel 1634. Ferdi
nando II. richiamollo a Firenze per auditor fisca
le, ove, del genitore emulando lagloria, in mol
to credito era tenuto e in molta celebrità. Con
ciossiachè , per quanto potesse, procuravadi porge
re ajuto ai supplicanti , alleviare gli afflitti , dar
salvezza agli innocenti , liberargli uomini dai pe
ricoli , rattenerli dentro i confini dell' equità e
sollevare il principe umanissimoconprudenti con
sigli e sapientissime sentenze dal peso di ammi
nistrar la repubblica, addimostrando così qual es
ser dee il vero debito di elevato ministro che
ama, siccome sè, il suo signore, lo stato ed i
suoi simili. Dilettava ed erudiva nelle familiari
conversazioni: la di lui casa, aperta sempre ai ri
correnti e alle lettere, chiamavasi liberale acca
demia, asilo propizio dellapietà. Quantunque ab
biasi poco alle stampe da giudicare della dottri
na profonda di tale Curini, pure i consigli suoi ,
pubblicati con quelli del Venturini di Pontremo
li suo concittadino e con quelli del Palma Luc
chese bastevolmente la dichiarano, trovandosi in
essi che sempre tenne a consiglio la legge senza
rigore soverchio,la religione senza scrupoli d' ipo
crisia, la moderanza e la fede di candido aspet
to senza falsità di contegno. Li suoi gravi modi,
l' austerezza di suo costume nol tolsero mai di
esser facile ad udire, mansueto nel decidere , pia
cevole nel disputare. Egli solea bene spesso loda
re quel Ciro, descritto da Senofonte, per mette
re innanzi altrui una immagine del giusto impe
ro, la cui somma rigidezza mitigavasi con mol
ti condimenti di umanità edi ben fare, ⚫ sem
257
bra che in particolar modo egli ciò si propones
se. Compì l'ultima suaora in Firenze nel 1638,
elamorte sua fu onorata per le lacrimedi quel
saggio estimatore della virtù, il grande Ferdinan
do II , non che della intera città. Parlano di sue
lodi Francesco Ansaldo, monsignor Fabroni nel
ļa storia dell' Università Pisana Giano Nicio
Eritrèo che distesene la vita in sua Pinacoteca.
DI BARTOLOMMEO BOLOGNA
NON VULGARE LEGISTA.
Non mancò di grande merito anche Barto
lommeo Bologna,che riuscì esimio giureconsulto,
e nei tribunali sedendo a giudice di controver
sie civili e criminali ,fece risplendere mirabile ma
gistero in ogni generazion di sapere. Fu e' di Pon
tremoli onorato uomo, eanoi hasta di farne me
moria in brevi parlari , per non sembrare che
di troppo traggasi in lungo la nostramateria. Fi
no del 1633. questo legista sali al grado di audi
tor della Camera in Firenze, poi della Consulta ,
indi a non molto del Maestrato supremo e asses
sore. Venti due anni durò in sì nobili cariche,
quali condusse con distinto grido; e poscia oltre
il 1659 venne a trovarlo la morte che tolselo a
suoi onori, lasciandoci quel buon nome che ac
quistato aveasi in vita, come notato fudal Conti
nella sua opera dei giudici piùchiari della Toscana
DI MARZIO E FRANCESCO VENTURINI
GIURECONSULTI E SCRITTORI.
Tra' diversi personaggidella nobile stirpeVen
turini di Pontremoli che per virtù fiorirono, ab
biamo preso a discorrere quì dei più notabili so
lamente, quali sono il cavalier Marzio e l'avve
cato Francesco , se nostro giudizio non erra. Vera
т. н.
17
258
mente che Marzio figliuolo di Ascanio Venturini
fusse riputato al suo tempo è cosanotissima; pe
rocchè dettesi a conoscere al mondo e come ra
rissimo giurista ancor più del padre, e come va
lente scrittore. Questo cavaliere prima fu giudi
ce della Rota di Bologna, indi venne il 1635 al
la Rota Fiorentina, e poi auditore della Religio
ne de'cavalieri di Pisa. Così,molte cariche aven
do esercitato con somma integritàe sapienza, fe
cesi commendevole tanto per gl'impieghi avuti,
quanto per le opere legali da luistampate,le qua
li sono = Decisiones in causa legati : Bononia
1627 in 4.° = Consilia juris: Bononiæ 1648 e 1684
in fol.
Tractatus de interdicto , ne quid in
flumine pubblico: Parme typis Marii Vigne 1657
in 4.° = Decisiones Florentine Rota, Bononien
sis , Januensis , Lucensis: Florentiæ per Antonium
Albizzini vol. 2. 1709. Queste decisioni furo
no pubblicate per i di lui eredi , poichè, moren
do verso il finire del secolo xvii, lasciato aveane
ad essi il carico. Notasi questo Marzio con som
ma autoritàper diversi scrittori. Intorno a France
sco poi, se valgono le testimonianze degli uomi
ni saputi e dei periti legisti, noi dobbiamo dire,
che nonsolo fu illustre per le caricheesercitate,
mapiù assai per ladottrina, prudenza e virtuo
so animo che montare lo fecero in grande nomi
nanza. Imperocchè, oltre diversi altri, il Fonta
na in sua Biblioteca legale e il Conti nelle addiz
zioni alla Rota Fiorentina e Sanese lo esaltano.
Questi, figliuolo che fu del discorso Marzio Ven
turini , nacque nel 1618 , e nel correr degli anni
seppe del padre e dell' avo Ascanio emular ogni
lode quanto se ne possa dire; tanto che, eserci
tando l' uffizio di auditore di Rota così in Geno
va che in Lucca, sì grande credito procacciossi ,
che verso il 1667 fu per il duca Ferdinando II.
con graziose lettere alla Fiorentina Rota chiama
259
to. Ebbesi allora il grado di auditor fiscale, e poi ,
di molti maestrati divenuto capo e assessore, la
gloria toccogli sotto Cosmo III. di essere l'insti
tutore della Rota criminale in Firenze e diveni
re consiglier primo di giustizia e di grazia di quel
savio principe. Tanta in verità era la riputanza
che godea e l' addottrinamento dicui fornito aveasi
P'animo, che li suoi parlari intorno a cose giu
diziali e pubbliche teneansi per sommamente au
torevoli. Di ciò faccene fede il credito che riscos
sero le di lui decisioni econsigli legali. Ma quan
do volle Dio, nel 1691 la morte troncogli suoi
giorni gloriosi con fierissima appoplesia, e scpol
to onorevolmente nell' ingresso del convento del
la SS. Nunziata di Firenze, fu sopra le sue ce
neri scolpito un lungo elogio sepolcrale, che tut
te rammemora le sue distinte prerogative e lafa
ma che conseguì la più distinta.
DI OTTAVIO VILLANI
ILLUSTRE SCRITTORE.
Quando le altrui autoritàcelebrano alcunper
sonaggio politico e di sommi affari, e la sua car
riera più elevata mostraci per quali onorati gra
di siasi passato, non v'è dubbio che finito egli
non fusse nelle più nobili prerogative di merita
re da vincere ognidimenticanza che ltempo suo
le spargere su le cose terrene. Però cui sali al
giusto suo esaltamento e con laude il sostenne,
null'altro che la virtù diede cagione altrui di com
mendarlo e a noi forte motivo di credere glorio
sa la sua memoria; come si è quella di Ottavio
Villani di Pontremoli, il quale da basso stato vi
desi pervenire a reggere i supremi consigli di gran
di monarchie e trattare importantissimi negozi.
Costui in fatti qual valente giureconsultoda prin
cipioeletto fu in Milanoa fare l' avvocato regio
260
poscia l'auditore del commissario imperiale d' I
talia Don Ferdinando Gonzaga duca di Gua
stalla: e in questo mentre il 1625 venne commis
sario in Lunigiana per certe ordinanze di stato a
trattare con li Malaspina feudatari imperiali. Tan
ta stimazione Ottavio conciliossi in questi uffizi ,
che nel 1629 alla dignità di senatore di Milano
fu assunto. Allora i Pontremolesi concittadini suoi
inviarongli da partedel Comune alcuni personag
gi d'onore con donativi, deputati solennemente a
congratularsi con lui. Di tale grado presto mon
tò in tanto favore della cattolica Maestà di Spa
gna, che alla corte di Madrid chiamollo il re a
reggente del supremo realeconsiglio d' Italia. In
di spesse volte per lo Spagnolo re Carlo fu con
pieni poteri spedito ambasciadore a molti poten
tati e ingravi affari occupato di quella corona.
Il mirabile di sì illustre Pontremolese è l' avere
in brevissimo spazio di tempo compiuta una tale
carriera, mancato essendo nel 1632 in età di 42
anni; il che facci maggiormente arguire quanto
di merito dovesse avere e quanto cresciuto sareb
be, se il fine della vitanon avesselocolto innan
zi tempo. Dolse per modo al re di Spagna ta
le perdita, che volle far godere gli effetti di sua
munificenza alla famiglia di Ottavio, per cui con
cessele il titolo di contea, e alladi lui vedova Vir
ginia Ricci figliuola di Lorenzo di Pontremoli do
nolle pingui rendite a Pavia. Quanto bravo fosse
in sapere e quanto provveduto politico dimostran
lo alcuni storici, alcuni legisti, e Marzio Ventu
rini in suo consiglio 39, dove dice: Fisco Me
diolani instante pro suo interesse DD. Octavio Vil
lano Pontremulensi a consiliis Catholicæ Majesta
tis, et in ejus supremo Italicarum rerum consilio
pro Mediolani provincia Regente dignissimo =
261
ま
:
DI GIROLAMO É DI CESARE ENREGHINI
CON ALTRI DI TALE FAMIGLIA.
Dell' antica e illustre stirpe degli Enreghini
di Pontremoli , detta poi circa ilprincipiodel se
colo xvi. dei Reghini, ed anche Reghini Costa ,
furono Girolamo, Claudio, Carlo e Cesare, dei
quali non tanto la nobilezza di sangue qualificò ,
quanto la virtù e le opere loro lodevoli. Sono
essi posti in questa rubrica uniti; poi che dire
si puote che attempassero quasimente insieme per
la vicinanza dell'età in cui vissero. E prima di tut
tinotisiGirolamoEnreghini che fu capitano di2000
fanti del re di Spagna Filippo II , e moltodistin
to nell' impresa del regno di Granata, poi che
trovossi ad operare da valoroso alla battaglia del
Penon. Sotto icomandi poi del general ducaAles
sandro Farnese nel 1594.daforte guerriero dipor
tossi nella pugna navale in Fiandra contro dei
Turchi. AlcontrarioClaudio figliuolo di Carlo Re
ghini riesci giureconsulto insigne,e intorno al 1613
negli incarichi di regio avvocato fiscale per F1
lippo III. monarca di Spagna, esercitati in patria
e a Novarra, di vicariogenerale edi pretoredel
le città di Cremona e di Pavia, mostrò di essere
d' intera giustizia, fedele , scienziato , sollecito
èdi pratica singulare. Finalmente il 1631 , poi
che compiuta ebbe la preturadi Milano al segno
del Gallocon ogni encomio,nel punto in cui sta
vasi per essere con reale diploma esaltató al gra
do esimio di senatore, la morte importuna tron
cò ogni sưa gloria. Egli è quelClaudio che men
zionasi dal Calvino con onore cotanto nel libro
1. de æquitate. Carlo Reghini, detto il giovane,
ai servigi del re di Spagna FilippoIV. nobile du--ca divenne di pedestri schiere e generoso capora
le di esercito nelle spedizioni di Catalogna, che
262
segnalato fecesi nella battaglia di Lerida. In ap
presso, militando per la repubblica Veneta, fư
posto a general sergente delle di lei squadre, e
hella guerra incontro ai Turchidette pruove d' in
vitto valore; ma, combattendoalla difesa di Can
dia, avvenne che in quella città morì da forte.
Cesare dei Reghini finalmente si distinse come va
lente maestro in decretali e in leggi, é per esse
re esimio nella prudenza, pietà e gravità di co
stumi. Aggregato che fu al clero Lateranense di
Roma e insignito delladignità di buona badiaper
Innocenzo X. papa, fu poi acclamate nel 1646
alla cattedra episcopale di Sarsina. Tanta buona
cura Cesare presesi di quella chiesa che aumentò
il suo cattedrale capitolo di otto canonicati, ri
storò nobilmente quel tempio, e di altre benefi
cenze fu largo apro di suadiocesi. Anche in Pon
tremoli sua patria alcuna pietosa opera di legati
non lasciò di fare intorno al 1654, e unannodo
po con moltissima buona fama e venerazione ces
sò della vita santamente. Di lui scrisse con enco
mio il giureconsulto Venturini nel consiglio 22:
e l' Ughelli in sua Italia sacra descrivelo in que
sta guisa: = Cæsar Henreghinius Pontremulensis
in utroque jure laureatus , prüdentia, pietate, ac
morum gravitate eximie enituit, ubatiali dignita
te insignitus in Sarsinæ cathedram extollitur : ca
pitulum suce Cathedralis octo canonicatibus auxit,
nec immemor patriæ ecclesiam insigni legato de
coravit : occubuit anno 1655 = .
DI GIAMBATTISTA CANOSSA
LEGISTA E SCRITTORE.
Per lo studio e per lo intendimento al pro
eaccio di ottima nominanza fecesi chiaro anche
Giambattista figliuolo di Antonio CanossadaPon
tremoli, nipote di quel Lorenzo Canossa,che sta
263
to eraprecettore śavissimo del granduca Ferdinan
do II , da cui ebbesi una commendadell' insigne
Ordine di santo Stefano di Pisaper se e suoi ere
di. Non è poi da dire quanto il nostro Giambat
tista fino dalla giovanezza fiorisse in sapienza; pe
rò che nel 1627. chiamato fu alla cattedra delle
istituzioni civili dell' Accademia Pisana, in cui a
competitore trovò Ferdinando Cataneo di Massa ,
che il Canossa facilmente superò nella dottrina.
Egli così bene satisfece alle cure dellozio Loren
żo uomo di provato merito che amavalo tenera
mente, che rinunziogli lasopra indicata commen
da cavalleresca. Tale infattidivenne, che giusta
mente da tutti queglino che poteansi giudicare
dell'altrui ingegno era soimmamente lodato e ono
rato. Rimase il Canossa nello Studio di Pisa a leg
gere fino all'anno 1638, nel qual anno posto fư
aSiena a giudicare le liti, e in cotal tribunale
stette soli tre anni , perchè auditore passò della
Religione dei cavalieri di S. Stefano, e in così
nobile carica il 1659 morì. Mentre il Pontremo
lese crocessignato fu lettore , non era indotto, nè
tardo a rispondere, anzi assai facondioso,e di som
ma dottrina, e suo nome crebbe con la stampa
di sue Istituzioni civili col titolo = Synopsis, seu
distributio imperialiunt institutionum : Pisis 1636 in
4.° =. In questa guisa egli mostrossi e come sin
gular cattedrante, e come nobile,giudice, e co
me valente scrittore, per cui il Conti ebbe mo
tivo di parlare di lui ove tratta de' giudici illu
stri, e il Fabroni nella storia dell' Università Pisana
notalo fra li piùdistintiprofessori della medesima.
DI FRANCESCO BATTAGLIA
RARO INTAGLIATORE.
Da chè le arti dello intagliare si in pietre
orientali che in marmo, come ancorain ognima
264
hiera di legnami, lavorarono perfettamente bel
lissime cose e divennero così stimabili da essere
tra' più culti mestieri con giustizia collocate, mi
parrebbe far torto e ingiuria grandissima alla no
stra provincia, se io non rendessi conto di frate
Francesco Battaglia , che maraviglioso riuscì in
tal professione e produsse opere che di finezza e
disegno passano ogni credere. Costui erasi di Mi
gnegno, antica villetta presso a Pontremoli qua
le vuolsi originare da Pubblio Mennenio Roma
no, e non ostante che l'istituto seguisse degli
Eremitani di santo Agostino, pure a maraviglia
dilettossi degli intagli di legno con tanto sottile
magisterio che,peralcuna opera eseguita per lui,
valente e sommo in quell'arte deesi riputare, e
degno di pubblica lode. Egli fiori in quella età,
in cui felicemente ancora trattavasi l' intaglio ,
cioè nel secolo xvII , e nello spazio di otto anni
fece i lavori bellissimi della rara sagrestia della
Nunziata di Pontremoli, al cui monistero per fi
gliuolanza apparteneva,e reseli compiuti nel 1676,
giusta una serizione posta in detto luogo. Ivi si
veggono grosse colonne traforate conbegli arabe
schi , cornici finissime, basamenti, capitelli inva
rie foggie , teste bene intese, fogliami precisi ,
ornature di fiori e tante fantasie a rilievo con
lavori a quadro esattissimi,che nonpuossidi bel
lezza far meglio, nè di bontà più desiderare. In
figura a tutto tondo non puosevi altro che un
Crocifisso di legno, nel loco dove li sacerdoti ap
parecchiansi al sacrifizio , ma di così buona ma
niera e con tanta pratica intagliato, che stimasi
molto pregevole. In verità sì fatti adornamentidi
sagrestia bene s' adattano a quel tempio che ha
la facciata di ottimo disegno e maestosa, e den
tro un bellissimo tempietto, o cappella in mezzo
tutta di marmo difigura ottagona, fornita di pre
ziosità di sculture e di undipinto della Vergine,
265
quale pretendesi lavoro di Cimabue o di qualche
altro de' più antichi pittori. Nel rimanente della
chiesa in su gli altari ci si osservano alcune ta
vole di sacre pitture antiche e rarissime, e sovra
la porta della descritta sagrestia un bellissimoEter
no Padre, condotto con sommo intendimento dal
GenoveseCambiaso. Credesi ancora chequesto Bat
taglia lavorasse l'elegante coro di santo Stefano
d'Empoli nel 1693, quando il priore di quel con
vento fra Pietro Bianchi di Fivizzano fecelo rifa
re in maniera più nobile e decorosa. Se poi al
tro di singulare non posso qui porre intorno al
valente frate Battagliadamaggiormente dimostrar
lo intendentissimo e bravo nell' arte sua, mi fa
rà abbastanza ragione quanto narrai , per aver re
so nota la sua memoria, che frate erasi e nor
laico da allogarsi ad ogni lavoro.
DI FABRIZIO MARACCHI
ILLUSTRE PRELATO.
Per quanto può dirsi nacque di antica e no
bile famiglia Pontremolese il savio Fabrizio Ma
racchi , il quale ben presto si puose all' esercizio
della virtù, e cercò di meritarsi fama e onore.
Egli, nellagiurisprudenza versatoedisommaeru
dizione fornito, primieramente sostenne il carico
di vicario generale delle diocesi di Perugia e di
Benevento; indimandatoa reggerelacittàdiFor
lì, mostrossi tanto distinto nell' esercizio di quel
governo, che il sommé pontefice Alessandro VII
innalzollo alla sedia vescovile di Termini cittàdel
laRomagna. Diresse questo Fabrizio ilsuopopolo
per dodici anni, eposciapassò conl'animaall'altra
vitanel 1674comeattestal'Ughelli insuaoperadell'
Italia sacra, dicendo:= FabritiusMarachius Pontre
mulensis jurisprudentiæ ac eruditione præornatus,
vicarii generalis munere Perusii et Beneventi, nec
266
ion Fori Clodii regimine summa cum laude exer
rito, Alexandro VIIpont. max. ad Termularum se
dem evectus est, populo sibi commisso perXII an
nos optime instructo, cessit è vita 1674=.
DI FRANCESCANTONIO TRINCADINI
SCRITTORE.
Oltre al descritto Nicodemo Trincadini, di cui
abbiamo fatto distesadicitura più sopra in questo
libro , dovrebbesi ora parlare anche dicerto Gio
vanni capitano di schiere, di Francesco il quale
fu asegretario del duca Lodovico Sforza e di An
tonio legista; poi che tutti furonodella medesima
famiglia Trincadini, e uomini riputati ne' tempi
loro; ma, per nonaver noipiùestesememorie edo
cumenti invenuto, ci accontentiamo di brevemen
te notare l' ottimo dottore Francescantonio Trin
cadini Pontremolese, che, vivendo a Milano', pro
cacciossi nonpoca fama conla sua virtùe dottri
na. Egli canonico fudella chiesa metropolitana dř
quella cittànel xvII secolo e buonmaestro in de
crétali ed in leggi, percui divenne vicario gene
rale di quella diocesi arcivescovile; ma ciò poco
monterebbe, se non si fusse distinto per savere.
:
Infatti egli per le belle doti dell' animo fu luce
di quella curia, e tanto provò il merito suo com
pubblicare i libri delleconsultazioni legali, che si
celebra come valente scrittore. Questa sua opera
è intitolata = Consultationum variarum &c. tom
2. Mediolani apud Ludovicum Montium 1681 = .
Cotali libri di consultazioni sonoinvero assaissimo
riputati , e di molto uso presso i giureconsulti .
DI GIUSEPPE ZAMBECCARI
MEDICO E SCRITTORE.
Ognunosàquantoaccrescimentodisapere nel
267
trappassato secolo abbiansi acquistato le scienze fi
siciali e anatomiche per tanti rarissimi dottori che ,
sudando su le osservazioni e ricerche di ogni spe
cie, e mettendole in chiaro, sembra quasi nulla
esserci più da investigare in tali facultà, per cui
non ponnosi scrivere abbastanzaparole di lodi per
esaltarli . A partecipare di queste mettesi ancora
il dottissimo Giuseppe Zambeccari di Pontremoli
il quale insieme con loGianetti di Albiano dette
opera ad utili esperienze con lamacchina Boylea
na, allora non per anche in Italia ben conosciu
ta, e instancabile puosesi allacognizione della fab
brica del corpo umano, unendosi alle fatiche del
celebre MichelangeloTilli, che però con i loro stu
di non giunsero maiad avvicinarsi almerito dell'
immortale Mascagni cui, moltodopo venendo, se
gnò di talescienza l'epoca piùdistinta conil suo
nome, e resesi di special vanto a Siena, di som
ma gloria all' Italia e di onore insieme all' Eu
ropa. Entrò lo Zambeccari nello Studiodi Pisa il
1681 aleggere medicina pratica: successe poi nel
la cattedra di anatomia al famoso Lorenzo Belli
ni , e fece per sua gran dottrina, singulare uma
nità egiovamento de'suoi uditori dimenticare ben
presto la perditadel Bellini medesimo, poiche re
sesi mirabile e porse occasione a Francesco Redi
di altamente lodarlo nel primo volumedi sue let
tere pubblicate. MentreGiuseppe nelladetta Uni
versità erasi plaudito, adoperossi alladisamina del
le Terme dell' agro Pisano e Lucchese, e su tali
materie stampò il libro intitolato = De Thermis
Pisanis et Luccensibus : Patavii 1712 =. Egli ve
ramente fu mirabile,in tutto quanto apparteneva
alla scienza anatomica de' suoi tempi, e per tal
modo, che sempre annottando e aggiornando su i
eadaveri e su gli esperimenti,cosìdivenuto eradi
sommaperspicuitànello insegnare, dilettevole nel
le spiegazioni, e profondo di teorie e di pratiche
1
268
hel discorrere, che addottrinava gli scolari di ogni
maniera di sapere, e cupidi investigatori facevali
di novelle cose, come assicuraci il Fabroni in sua
storia di quell' accademia. Addimostrò ancora per
altre opere quanto valesse nell' arte Ippocratica e
:
1
nelloscrivere quel che amedicina appartiene; pe
rò che, mettendo a luce in Firenze nel 1680 il
trattato = De Splen, felle et jecoris &c. = dedi
cato al chiarissimo Redi, con argumenti indubita
ti trasse fuori tutto quanto errò dal vero France
sco de la Boe, il quale pensavasi stranamente su
la bile. Compose in oltre la vita di certa virtuo
sa donna di Sarzanadella famiglia Brondi, e que
sto lavoro vedeasi nella Biblioteca Riccardiana di
Firenze tragli scritti dell' Averani. Così fece pa
lese aver egli penna valevole e culta in ogni va
ria scrittura. Per sì diverse materie esercitatosi lo
Zambeccari consegui quella stimazione di savio ,
dotto ed erudito uomo che il tempo non gli tor
rà ne anche per l' avvenire. Finalmente dopo 70
anni di vitapassò nel Signore il 1729con quelgri
do che molto chiaro lo rese fra gli uomini.
DI LEONARDO PETRUCCI
DISTINTO PRELATO
Picciola ma giusta lode io darò quì all' insi
gne giureconsulto Leonardo Petrucci Pontremole
se, figliuolo che fu delconte Fabio e nacque cir
cail 1701 dellapassata età. Il virtuoso prelato fu
con grande nominanza nella Rota Romana e uno
dei tre primi giuristidi quellametropoli; poi che
asuo tempo tra' sommi giudici di quella faculta
sommamente grandiriputavansi gli auditori Forti ,
Lanci e Petrucci. Da principio egli divenne ca
nonico di san Pietroe soprintendente alla fabbri
ca di quella Basilica, poi segretario della Congre
gazionedella immunitàecclesiastica e auditore in
269
sieme del cardinal ducadi Yorch. Fiori sotto il pon
țificato dei pontefici Rezzonico, Ganganelli e Cle
mente XIII , e nel mentre che stato era promosso
alla carica di governatore di Roma, dove soffrire
che la sua elezione per avversa fortuna fosse tur
bata, così che possente emulazione tolsegli ' uf
fizio che traevalo alla sacraporpora, tanto che ad
dogliato finì della vita il 1771 con virtù e onore.
DI STEFANO BERTOLINI
RARO GIURECONSULTO.
:
Di patria Pontremolese, di nobiltà cavaliere
e di dottrina giureconsulto fu Stefano di Giulio
Cesare Bertolini. Egli, a giudice sedendo in mol
ti tribunali Toscani , fece de' meriți suoi lodevo
lissima dimostrazione. Perciocchè palesò aver l'a
nimo fornito di tutto quello che a singolar mae
strato s' appartiene : Primieramentequando fu agiu
dicare di mercanzia e a trattare come auditore
le cose che riguardano alla nobilissima Religione
dei cavalieri di Pisa, quanto all' Accademia di
quella città, essendo che in tale distinto uffizio
posto fu dal granduca Francesco III. Indi, eletto
agovernatore generale dello Stato di Siena, con
tanta umanità e saviezza eseguì quell' incarico
onorato, che non piccola lode riscosse. Ivi intor
no atale provincia e stato dei presidii nel 1764
somministrò diverse memorie al chiarissimo De
nina per la sua opera delle rivoluzioni d'Italia,
così che ricordalo con onore in una nota del v.
volume dell' opera. Sotto il reggimento felice poi
dell' immortale Pietro Leopoldo, principe filoso
fo , questo Bertolini eletto fu a presidente della
regia consulta di grazia e di giustiziain Firenze.
Appresso divenne senatore: infine consigliere di
stato, chè mente grandissima avea nelle cose di
politica e di buon governo; perciò meritossi la
270
grazia più distinta del saggio principe estimatore
de' singulari ingegni ed eccellentissimo nella scel
ta de'suoi ministri. Dopo tanti onori il Bertolini
illustre per virtù, per giustizia e per ogni ge
nere di dottrina mancò nel 1782 , vivuto essen
do in sommo splendore da 71 anno alla gloria.
Il suo distinto sepolcro nella Nunziata di Firen
ze fregiato vedesi di lapida lunga e onorevole.
Probabilmente Stefano fu quel dotto giureconsul
to Pontremolese e anonimo letterato, che produs
se a luceunaraccoltadi Massime, tratte dalle ope
re di Niccolò Macchiavelli col titolo: = La men
te di un uomo di Stato: Roma a spesedi Gaeta
no Quojani 1771 =. Questo libro fu poi ristam
pato a Losanna, come si riferisce in fine delle
opere del detto segretario Fiorentino nella menti
ta edizione di Filadelfia del 1818 = ,
DI PIETRO PEDRONI
RIPUTATO PITTORE.
Lamala venturaela cattiva salute degli uo
mini toglie più spesso gli ingegni così dal cresce
re nellearti loro edall' emulare i trapassati, co
me dal vincere quelli, che si attemparono con
essi , in mirabili frutti di operare, ch'è cosa da
compiagnersi. Però ci attrista, quando troviamo
un artefice assai valente il quale per tali cagio
ni rimasesi nel buon sentiero, senza giungere a
quel nobile grido che sopra gli altri del tempo
suo lo ponesse, mentre avea la naturadi più mi
rabilmente sollevarsi, Giò avvenne anche a Pietro
Pedroni di Pontremoli; perocchè fu pittoredi mol
to merito del passato secolo, fornito di buon co
stume e di buon naturale: ma non pervenne a
quel grado di elevatezza che dal suogenio potea
si sperare. Non ostante manifesteremo ch' egli in
principio studiò aParma, indi a Roma satto Pom
271
peo Battoni, e nel dipingere assai bene crebbe co
là tra' primi creati di quella scuola. Incontratosi
poi in Lorenzo dei marchesi Pavesi, che favoril
ło moltissimo, andò insieme con lui a Napoli, e
nonguaridopoallogossipressodi alcun' altropittore,
tanto che acquistò merito e buonissima pratica. Tra
li suoi dipinti che più mostrano quanto Pietro
valesse nell' arte sua, ammiransi le quattro sta
gioni, serbate in Pontremoli presso de'di lui pa
renti , perocchè sono ben finite, di buon gusto e
degne di essere conosciute. Forse piùche per ope
re fu chiaro per la carica di maestro e rettore
dell' accademia di belle arti di Firenze , nellaqua
le fece si valenti allievi, che adesso alcuni ri
splendono tra' primi nellapittura. Inverità il P
droni, se nell'uffizio suo conoscer non fecesi qual
rarissimo dipintore, ebbe certo il vanto di esse
re stato maestro egregio, dotto nelle teorie , dili
gente e amorevolissimo nello insegnare. Poco e' di
pinse e di malavoglia,perchè la malsanìadel cor
po e i molti dispiaceri che in Firenze gli strin
sero l' animo,cotanto distolserlo dall'operare sem
pre in meglio, che intese piùaricrearsico' viag
giche adoccuparsi del lavoro. L' estimazione però
di tutti queglino che sotto gli'nsegnamentisuoi ad
destraronsi adipingere e che mostrano ancoragrato
animo verso il di lui nome,ecci motivo nondubbio
di laude per ricordarlo. Mentreanche dopo suamor
țe, accaduta nel 1803 , lasciò in istoriate tele e nel
cuore de' suoi creati alcuna ragione di memoria,
di cui anche il Lanzi in sua storiapittorica non
lascia di tessere alcuna commendazione.
DI LORENZO E GIROLAMO PAVESI
UNO LETTERATO, L'ALTRO VESCOVO.
La memoria degli uomini singolari che vis
sero con noinon had' uopo di altre attestazioni,
}
272
quando coloro che sopravvissero ai medesimi grie
dano la loro celebrità, ripetono con venerazione
i loro nomi, e piangono la loro perdita. Questi
segnidibuona famadanno ragioneaconsideraredue
illustriPontremolesi,quantunque nonabbianolascia
to opere da farli risplendere pressochinonconob
beli. Il primo si è l' erudito Lorenzo della nobi
lissima stirpe dei marchesi Pavesi, il quale nac
que l'anno 1745 , ed essendo stato dalla natura
d' ingegno perspicace fornito, prestamente si ad
dottrinò nel collegio Ciccognini di Prato alla no
ta educazione de Gesuiti. Ma poi libero che in
patria si trovò, intese ad una piùvastaepiùgiu
sta erudizione: e profondamente studiando i clas
Sci autori Latini e i padri del Tosco soavissimo
idioma, in succo ed insangueconvertì insèstes
so i più dilicati fiori e più puri sensi dell'Arno
edelLazio. Principalmente per mirabile incanto
fu preso dal sommo dipintore dell' eterna vendet
ta edelle infernali bolgie, il divino Alighieri , a
cui rese fino agli ultimi anni di vita quel lette
rario culto che Italia gloriosa non cesserà mai dị
tributargli come a poetico nume. Per sì fatto in
tendimento e per le robuste forme Dantesche
2
unite alli forbiti e soavi Virgiliani modi, ricca
divenne lamente del Pavesi di ogni piùbello scri
vere in poesia, e nacque in lui quello stile pre
ciso , forte , elevato e terso che in molti sonet
ti ammirasi di sua penna e ne' suoi varii sciolti.
Forse mancava in Lorenzo unpocodiquella mor
bidezza di colorito che segnalò cotanto il dolcis
simo Petrarca; pur non ostante moltissimo stima
vasi anche dai sommi scrittori del tempo suo. Pe
rocchè il celebre Mazza di Parma sovente volte
per lettera diede al Pavesi esimie dimostrazioni
di laude. Fu egli culto ancora nello intessere la
pidarie scrizioni : e tanto esercitossi in così fatto
genere di comporre, che la purezzadilingua La
273
tina, la semplicità e la forza usate in esse dalui
meritarono perfino gli elogi del famoso Morcelli.
Erasi poi versato moltissimo nelle filosofiche di
scipline ed altre scienze, nonmeno che nella sto
ria quale conoscea distesamente bene. Sembra per
ciò incredibile che un uomo di tanto sapere non
abbia lasciato opere degne di lui; per questo ci
duole che certa sua naturale incuria e diffidenza
di sè medesimo abbiaci tolto di poter vantare in
lui uno de' primi cultori delle scienze e delle let
tere di sua patria con attestazioni di libri. Poi
che, sendo cavaliere dotto senza pompa, religio
so senza affettazione , letterato senza millanterìa,
sarebbe riuscito anche sommo scrittore. Egli be
nefico e pio visse in grandissima pacetra gli ozii
domestici, e la morte all' amore il rapi de'suoi
concittadini il 1802 ,non senza cordoglio di tutti i
medesimi che ricordando con alta stima. L'altro
Pavesi monsignor Girolamo, fratellodeldiscorsoLo
renzo, notasi oraperdaregiusto tributo allapietà,
e per dire che fu il primo vescovo della diocesi
Pontremolese, cui segnerà un' epoca distinta alla
storia Ecclesiastica di parte della Lunigiana. Egli
prima entrò nella Compagniadi Gesù, indi fu arci
diacono della Chiesacattedrale di sua patria,poscia
nel 1795 eletto a tal vescovado per Ferdinando II.
granduca di Toscana. Questo vescovo, che fregiato
eradi molta dottrina , governò sua chiesa con tanto
pietoso amore e con tant' animo generoso inverso
de'poveriche degno resesidi gratamemoria. Venne
suaultim'oranel 1819 , elasciònel cuore ditutto suo
gregge la ricordanza delle buone prerogative che
avea e della indicibile sua carità.
DI NICCOLÒ CONTESTABILI
VALENTE PAESISTA
Tra gli illustri dipintori del tempo nostro cert
18
T. IL
274
tamente non occuperà in avvenire l' ultimo luo
go Niccolò figliuolo dell' architetto Antonio Con¬
testabili di Pontremoli, cui avendo con impegno
dato opera aldisegno, al buon colorito e alla fi
gura nell' Accademia Fiorentina perdiversi anni ,
riuscì allascuola dell' egregio Zuccarelli così abi
le paesista, che non sarà disdicevole ch' io chiu
daquest' ottavo ed ultimo libro dimemorie con il
nomedisì chiaro elodato artefice. Fornito e'di buo
napratica nell' arte sua edi ottimo intendimento in
fare paesaggi e prospettive , sì mirabilmente sapea
adornarelisuoidipintidifigure, distorie,di architet
ture contanto di finitezza, disegno e buona armonia
dicolori , chesemprepiùcresceranno inprezzolesue
opere. Moltisono ilavoridi suo che potrebbonsian
noverare, quantunqueabbia eglipoco vivuto: ma io
solamente accennerò li migliori che valoroso dimo
stranlo. Infattichì ammiralo affresco dellafavola di
Niobeincasadel cavalier Damiani inPontremolie la
bellaAurorache vedesi su lavolta di una di quel
le camere, non può a meno diapplaudire allava
ghezza e bontà di quelle pitture. A Firenze ope
rò in casaMartelli e nel palazzo Pitti, dove scor
gonsi lavori suoi pieni di fuoco e di belle fanta
sie. Dipinseancoraalla real villaAmbrogiana; ma
dove molta estimazione riscosse fu nel teatro di
Volterra, in cui fece mirabili cosecon tantamae
stria finite, che porgono diletto e sono talvolta
cagionedi curiosità agli strani. Nonebbe egli tem
po di crescere in maggior riputanza, però che nel
fiore degli anni, il 1824, venne lamorte a rapirlo
in Firenze nel più bello dell' operare; e poi che
non è anche per alcunapenna ricordato, io pen
sai di lode retribuirlocon dar compimento a' miei
umili trattati , quali non avranno abbastanza, per
mia debole faculta, satisfatto all' altrui sperare ,
FINE DEL LIBRO OTTAVO ,
ÁGGIUNTE.
L'erudito Giornal letterarioLigustico,esa
minando il primo volume diquest' opera, vuole,
che i nomi di Ansure Cronimo, Crono Crosma
zio, Ermanéo di Luni, Lidoro Alderio e Turno
Conifanio, discorsi nel libro 1. di Luni, siano ve
ramente immaginati e inventati per alcuni scrit
tori delle cose antiche di Etruria. Sia pure così;
noi aspetteremo che alcun altro di quel bujo di
antichità ne tragga fuori di più veri; poichè le an
tiche città Etrusche culte, possenti e magnifiché
non è credibile che siano state senza uomini in
signi e singolari.
Intorno a Guido Scettem arcivescovo di Ge
nova, dimostrato nel lib. di Sarzana tom. I.º , bi
sogna quì notare, che la prima memoria segnata
il 1305 e attribuitagli per equivoco, non appar
tiene a lui propriamente; ma ad un zio che avea
lo stesso nome, per questi atti del notaro Gioan
di Parente , cioè fra testimoni del contratto del
1254. 9. Kal. Novembr.
et Guidone, dicto Sce
ptem,clerico praedictiD. Cardinalis de Flisco (cod.
Pallav. di Sarzan. 485)
; parimente del 1305
24. Novembr:= Guido Septem rectorEcclesiæ s.Bar
tholom. de Cisirano . : . : . : . instituit procuratores
ad libère resignandum dictam Ecclesiam ( cod.
Pallav. di Sarzan. 458 ) = :
Il detto Giornal letterario non crede che Go
tardo Stella de' Donati, discorso nel lib. di Sar
zana tom. I.º, fosse natio di Sarzana; ma senza
notare qualche contratto che prova ciò, ponghia
mo qui la sola testimonianza del celebre Antonio
Ivani Sarzanese suo concittadino e contempora
neo , il quale scrive così al cardinal Calandrini
(Epist. 55. cod. lib. II. ) : = Si vera sunt quæ re
feruntur de GotardoStella oppidano quondam no
276
stro , et paulo post effecto Genuensi cive ... nam et
compatriotam adscitum
....
&c. Sarzanæ 1474=
Di Giacomo Antonio Ponzanelli, trattato nel
tom.I.º, lib. di Massa,dirò che provasi ancora per
alcuni atti della curia arcivescovile di Genova
riguardanti il suo matrimonio, ne' quali chiama
si di Carrara.
0
Giulio Brunetti ( tom. I. lib. I. )che ildet
to Giornale dubita ancora che non sia di Carra
ra, oltre quello che abbiamo detto di lui, pro
vasi per trecontratti dell' archivio di Massa, fatte
mi conoscere dall' altre volte rammentato sig.Carlo
0
Frediani : 1.º per certe convenzioni tra messer Per
seo Cataneo e questo Giulio Brunetti di Carrara
del 14Aprile 1581 , che lo dimostrano ai servigi di
s. Carlo Borromeo; 2.ºper una procura per nozze di
sua sorella del 31 Marzo 1581; 3.º per altra procu
ra del 7 Aprile 1601 intorno all' amministrazio
ne de' suoi beni in Massa. Stimiamo superfluo
di rispondere ad alcune altre cose che sonoci ad
debitate per alcuni errori di parole, occorsi nel
la stampa; poi che si troveranno corretti in fine
di questo volume nell' Errata Corrige..
Così pure meritevole non crediamo di alcun
riflesso l' inetta censuradel primo volume di quest'
opera, posta nel supplemento al giornale di Luc
cadel Febbr. 1831 N. 15, perchè l'autoredi quell'
articolo di Gazzetta , segnato conqueste lettere L.
M. P. di C. , protesta infinedi esso di aver avu
to inmirapiùla personalità che ogni altro riguar
do; però nonè maraviglia che visi scorga laman
canza di tutte le regole della vera e urbana cri
tica, e il prurito di dir male, piuttosto che la lo
devole volontà di esser utile e persuadere. Laon
de quanto più cidichiariamo obbligati ad un be
nigno lettore e ad unsavio giornale che ci dimo
stri il bene ed il male senzafiele; tanto meno cu
277
tiamo chì vuol farda censore smoderatamente, tut
to negando e nullaprovando, ascapito della sto
ria e delle lettere .
Quì piuttosto aggiungeremo due brevissimi
articoli che doveano essere più distesamente col
locati , il primo nel lib. II, il secondo nel lib. iv.
del tom. I.º di quest' opera, ai loro luoghi; per
chè le memorie e documenti dell' uno sonoci sta
ti ritardati dal suddetto sig. Frediani, che volea
pubblicarli in un libretto separato, accompagnan
doli del ritratto dello stesso Gio. Pietro , che per
caldo amor patrio ha fatto ricavare a sue spese
da Lucca; e dell' altro dal sig. Girolamo Guidoni
di Vernazza savio coltivatore delle storie naturali.
DI GIOAN PIETRO DI AVENZA
LETTERATO E SCRITTORE.
Figliuolo fu di Pietro, e nacque sul finire
del secolo xiv. il celebre Gioan Pietro di Avenza
presso a Carrara, il quale riuscì umanista raris
simo e letterato insigne, fornito di molta dottri
na. Egli ebbe la sorte di erudirsi sommamente
alla scuola di Vittorino da Feltre , e per sua
buona fama di esser prima chiamato ad inse
gnare umane lettere a Brescia. Poscia nel 1446
ottenne lo stesso incarico a Venezia stessa, dove
inquell'anno fu per decreto del senato institui
to quel benefizio,secondo che parlane il Fosca
rini in sua letteratura Veneta; e, per testimoniaza
del P. Giovanni degli Agostini ne' suoi scrittori,
sappiamo che durava in tal magistero anche nel
1451. La nominanza che per tali esercizi procac
ciato aveasi il savio Gioan Pietro, fece sì che la
città di Lucca parimente desiderasse di averlo,
per cui fino del 1453 gli Anziani Lucchesi richie
serlo, acciò fosse in loro paese ad insegnare in
poesia, eloquente parlare, in Greca e Latina lin
278
gua; ed egli tre anni dopo,ad unnovello invi
to aderendo, ci andò per lo stipendio di 107 du
cati annui, siccome saviamente dimostra il chia
ris. marchese Lucchesini insuastor. letteraria, do
ve ha parlato diquesto Gioan Pietro piùche ogni
altro scrittore. E però da sapere che tanto gran
de fu il concorrere de' giovani adudirlo,chenel
1457 con accrescimento di stipendio fugli dato
unripetitore a suo alleviamento. Ma in quell' an
no medesimo di Ottobre, perlo contagioso male
che dominava, mancò, e facendo suo testamento
per mano diMichele di Gioan PietroLucchese vol
le perpetuare sua memoria con il lascio di una
parte di sua eredità per tante doti da stribuirsi
annualmente a povere fanciulle Lucchesi, come
per lunga stagione fu eseguito. Riposto fu solen
nemente in s. Martino di Lucca aspese del Co
mune con orazionfunerale di Gioan Leopardo da
Vecchiano, per quanto attesta il Mansiin suemi
scell. , e per causa di onore il suo busto inmar
mo abasso rilievo murato fu nella facciata didet
ta chiesa cattedrale con questa sorizione intorno =
Joan. Petrus Lucensis doctus grece et latinæ in
genio miti proboque = Ora non dee aleuno ma
ravigliare, che qui sia chiamato Lucchese, per
chè Avenza in quei dì soggetta era aldominio di
Lucca; e però si considerava comecittadinoLuc
chese, quantunque nato in Avenza sua patria,
la quale è apertamente dichiarata nel citato suo
testamento,copia del quale,estratta dall',Archivio
diLucca, trovasipresso il detto sig. Carlo Fredia
ni. Molto caro divenne Gioan Pietro a Bartolom
meo Uranio, a Biondo Flavio e aGiorgio Vallache
forse stati erano suoi discepoli , e anche al celebre
Lodovico Donato vescovo di Brescia. Tradusse dal
Greco idioma in Latino i problemi di Plutarco ,
stampati poi in Venezia nel 1519,insieme con al
tre cose, dal Calfurnio, e scrisse una lettera in
279
lode delle eleganze del Valla, che in parte leg
gesi nel lib. 4. de'suoi antidoticontro PoggioFio
rentino. Pianse poi con versi Latini la morte di
Francesco Barbaro , e voltò inLatino alcune ora
zioni Greche di Isocrate, che furono poste a lu
ce. Abbiamo in oltre alle stampe del secolo xv.
il suo rarissimo libro di regole grammaticali col
titolo : Doctissimi viri Joannis Petri Lucensis de
declinationibus , generibus , et preteritis règulæ in
cipiunt: in 4: con caratteri tondi, senza nota di
stampa, nè di stampatore. Unacopiadi tale Gram
matica , a testimonianza del sig. Giuseppe Mo
lini , fu di Firenze mandata a Londra per molta
somma di denaro.
DI GIOAN BATTISTA VISCONTI
ANTIQUARIO E SCRITTORE.
Natio di Vernazza , terra del distretto della
Spezia, fu questo Visconti, il quale appena co
nobbesi tra' suoi, perchè, di soli dieci anni spa
triando , nellapiùtenera età recossi a Roma pres
so di certi suoi parenti che esercitavano colà, per
quanto dicesi, l'arte della pittura. InquellaMe
tropoli rarissima seppe Gio. Battista così bene in
tendere alle cose antiche e alla cultura dell'ani
mo, che divennepoi tanto celebre dastarsi al pa
ragone dei Vinckelmann e degli Agincourtche at
temparono con lui. Egli fu il primo antiquario
pontificio, e incominciò l'illustrazione del Musèo
Pio Clementino , la cui opera si compi per il suo
figliuolo Ennio Quirino il quale prestamente rie
scì a sorpassare ogni fama e ogni gloria del pa
dre. Se il nome di Ennio Visconti senza dubbio
registrato è fra coloro che altamente onorano Ita
lia, anche il nome di Gio. Battista suo padrede
ve esser posto fra quelli che più singolarmente
gloriano la provincia di Lunigiana, quantunque
!
280
in essa pochissimo si conosca per la trascuranza
de' suoi scrittori , e non gli si abbia dato luogo
onorato nella storia letteraria della Liguria. Tro
vasi anche adesso in Vernazza la casa stessa, do
ve Giambattista Visconti ebbe il nascimento, la
quale con gli altri suoi averi furono per i di lui
figli alienati; come pure sonoci alcuni contratti
emolte sue lettere scritte colà a' diversi amici e
parenti , che serbansi presso il culto sig. Girola
mo Guidoni. Tanto è piena l' Italia delle opere
scritte da questo Visconti e dal suo figlio, come
pure tante le laudi sì all' uno che all' altro intes
sute, che io mi starò di noverarle. Dirò solo che
nelle opere di Ennio Quirino, stampate recente
mente in Milano per cura del P. Labus , è fatta
menzione della patria di questi Visconti; e che
una distesa vita di Giambattista vedesi pubbli
cata per Gherardo de' Rossi celebre lettera
to Romano .
Ταν. Ι.
=MarchefidiCanofsa=
880BEROALDO
926 SIGIFREDO
953 AZZONE
maritodiAnna
960TEDALDO
maritodiGuillacontessa
delReno
1
1007BONIFAZIO
1
GOTTIFREDO
vescovodiLuni
maritodiRichilda, poidiBeatrice
1076 MATILDE
Gran Contessa d' Italia .
*
LiMala
=
dello Spino
ALBERO GENERALE
DEGLI ANTICHI ED ULTIMI MARCHESI DE' FEUDI IMPERIALI DI LUNIGIANA
con diverse diramazionidialtre nobilissime famiglie, e specialmentedell'antichissimaprogenie
DEIMALASPINA MARCHESIDILUNIGIANA
comprovata da note aggiunte in seguito di questo Albero medesimo.
847 ADALBERTOI. GRANMARCHESE
FondatorediAulla,maritodiAnsuara,epoidiRotilde
1
1
890 ADALBERTO II.
1
1
1
884 BONIFAZIO
=
Eftensi=
975 OBERTO1.
1
1
1
1
BERTA
in
Olderico
1014ALBERTOAZZOI.
marito diAdelaide
Magni-1045ALBERTOAZΖΟΙΙ.
fredi
march.
di Susa
1028
1
UGOII.
marito
diEria
maritodiCunegonda,poi
diGarsenda, in terze
nozzediMatilda
1
1
1124FOLCO Ι.
Autore
degliEstensi
&c.
1
UGOI.
marito
diGisla
1012
1
ERMENGARDA
=
1
BERTA
nelcont.
Lan
franco
dell'
Aucia
Pelavicini
1
975ADALBERTOIV.
1
996 OBERTO Ш.Зио premortoalpadre
1012
1
ADALBERTO
marito diAdelaide
V.
1071 GUELFOIV.
maritodiGiuditta.
FuAutoredeiPrincipidi
Brunsvich,edeire
d'Inghilterra
&c.
1077OBERTOdetto
1124 PELAVICINO
&c.
917GUIDO
maritodiMoroccia
1
936 ADALBERTO III.
1
951 OBERT I. contedels. palazzo
maritodiMargheita figliadiUgocav.Ardeburgense
1014OBERTO
OBIZZOII.
1060 maritodi
Ermengarda
1061 ALBERTO
1097 OBERTO.
1
977OBERTOOBIZZOI.
Autore
DerMalaspina
1114ALBERTO1.
1055 OBERTO
OBIZZO III.
1090 ALBERTO detto
1
930LAMBERTO
ANNA
nelmarchese
AzzonediSigifredo
1
1051 GUIDO II.
maritodiMatilda
figliadiBertaeLan
franco conte dell'
Aucia
1094UGO
1160 GUGLIELMO
1199GUIDO
1260CORSO
112
ILMALASPINA
maritodiPicenna
1310LEMUCCIO
MarchfidiMassa,
Corsicae Sardegna
99ALBERTO I.
1
1044ALBERTO III.
1
100ALBERTO
dito RUFFO
collacontesaGiulittadiParma
1
1094OBERTO
detto BRATOPORTATA
1184RAINIERO
1
1
CORRADO UPPIGINO
1213 1213
1
1229ALBERTO
marito diCaracosa
1
1255UPPICINO
1360CORSUCCIO ALBERTACCIO
maritodiBellotta
I
1
1146ALBERTO
dettoPALLODO
1
1
1:84ANDREA
detto BIANCO
1
1229GUGLIELMO
BIANCO
1
PALLODINOII.
=
1
1050UGO
1217Donnicella
BENEDETTA
marchesana diMassa,
moglie diParasone,
poidiRinaldo
1
1238Donnicello
GUGLIELMO
1
1 1
FREDINO GIO.I
1
GUGLIEL.FRANCES.
complicedellaPace
Lunensedel1124
1
1184GUGLIELMO
PALLODO
1238AGNESE
mogliediMariano
GiudicediTorres
1236ADALASIA
conUbaldoVisconti
GiudicediGallura,poi
1
BARISONE
Giudice
1256 colrèEnzo,poicon 1 MicheleZanche
ANDREA 1
1260ELENA
figliadiEnzo, con vescovodi dettoMATARASSA 1296 Massa
Marittima
*
Guelfo contedi
Donoratic
spina
Secco
1187 OBIZZONE II.
maritodiGiordana figlia diGuglielmoIV. marchese
diMonferrato
1162 GUISCARDO
maritodiOttavia
diTuscolano
1141 GUGLIELMO
1
1181 GIULITTA
nelconteUgo.
OBIZZONE
ILGRANDE
marito
diDonnaMariadaVezzano
1141
1
ROLLUCCIO
1316
1
ROBERTO
1316
1
FREDINO11.
1316
1
1195CORRADOI.
L'ANTICO
conCostanzasorella diManfrediprincipediTaranto
1
1230GUGLIELMO VescovodiLuni
*
118 ALBERTOMORO
maritodiBeatricefiglia diGuglielmo IV. marchese
di Monferrato
1
CARACOSA
inAlertomarchesediGavi.
1
BENEDETTA
mogliedelconte
diAmpurias
1239.
CAPPONE ARRIGO LAPPO NINO
1320 1272 1272 1272
LiMala spina
delloSpino Fiorito
1
1187MORELLO1.
maritodiuna deiFrangipanidiRomas,e complice dellavenditadi GrondolaaiPiacentini
1196GUGLIELMO
Ταν. ΙΙ.
LIMALASPINADELLOSPINO SECCO
1195 CORRADO I. 1' antico
maritodiCostanzasorelladiManfrediprincipediTaranto.
1260MANFREDI I.
marchesedibiovagalloec.
emaritodiBeatrice,
MORELLOIV.
maritodiAlagiadel
Fiesco, celebratoda
Dante. 1282
MANFREDINA
mogliediPierinodi
Bernabò diCasasco
BERNABÒ
vescovodiLuni 1
JACOPINO
1
BEATRICE
inNiccolòmarche
se di Filattiera
GIOVANNI
maritodiCaterinadiCastruccio diLucca
1
AZZONE
march. di
Godanoec.
1
BERNABÒBO
march.di
Monteregio
1
1245 MORELLO II.
marchesediMulazzoec. emaritodi Berlenda
MARGHERITA
in Obizzino
diLussolo
1294FRANCESCHINOII.
ospite di Dante
1321 MORELLO VI.
maritodiAlagiadiManfredi
1
1390 ANTONIO I.
marchesediMulazzo,
eannessi
1
|
1260 FEDERIGO I.
marchesediVillafrancaec.conAgnesediGuglielmomarch.JelBosco
1266CORRADOII.
sposodiOrietta, lodatodaDante
1 SPINA
inNiccolò diGrignano,pol
inGiufrediCapece diNapoli
BETTINA ORIETTA
inGeri
Spinifio
rentino
1
MORELLO V.
1
GIOVANNI
1
1
1266 OBICCINOII.
marito
di Tobia Spinola
genovese.
1302 FEDERIGO II.
march. di Villafranca
conElisabettadiSpinetta
1266TOMMASOI. conRi
1
1266 ALBERTO
march. diValdiTrebbia
1
1308 MORELLOIII.
con Giovanna de'Vagi
1
1
childadeinobili diFosdinovo 1312CORRADINO MANFREDI
1
FEDERIGOcav.
delloSpedale
1
CORRADINO
1
1 1
ISABETTA GUGLIELMO
frite. 1302 nelmarchese diLomellò
1
1302 AZZONEI.
marchesediLusolloeс.
1
1
1311 ISNARDOconuna
degliAsinarid'Asti
1
ANTONIO
MANFREDI
1
1315MANFREDI
$345MORELLOVII.
maritodiArgentina
Grimaldigenovese
1348 GIOVANNI
mortopupillo
LUCHINO
ALAGIA
inMorello
diFrance
schino dei
marchesi
diMulazzo
FRESCA
inMarcoaldo
diDovadola
1415ELENA
inMelchior
Calandrini
diSarzana
GALEAZZO
marchesedi
Casteoli
1408 MORELLO
marchesedi Godano, ma
ritodiFrancescadiAzzone
GHISELLO
1
&c.
1 1
LEONARDO
1
1
1408 AZZONE
marchesediMulazzo
eMadrignano
1476PAOLO I.
march, diMulazzo
ANFIONE
ΑΝΤΟΝΙΟ
1476
1403 CORRADO GUIDO
1
FEDERIGOIII.
1
1440 ANTONIOII.
1
1485ANTONIOIII.
1
1525ALESSANDRO
ultimodi tal linea.
ANT.MARIA
conEuridice
1574
GIO. CRISTOF.
conDianira
Malaspina
1595
1
TEODORINA
in Tommaso
Campofregoso
1434
GIO.GASPARO
1523
1
CRISTOFORO
marchesedi
Casteoli. 1476
1
AZZONE
con Francesca
Malaspina
1554BRISEIDE GIO.CRISTOFORO
maritodiNiccolettaVivaldi
1
SILVIA
inStef.
Mal.
1
GIOVANNI
vescovO
*
1
CESAREM.
maritodiVir
ginia. 1574
1
FRANC.M.
1615
1
a
OTTAVIO
conLaura
Malaspina
1574
MARGHERITA
1
TEODORINA
nel marchese
diVillafranca
MORELLO
1523 BONIFAZIO
march. diMadrignano
conNiccolettaSpinola
1
GIULIO CESARE
GIO.GIACOMO
GIO. PAOLO GALEAZZO
marchesedi cavaliere
Monteregio diMalta
conTaddea 1577
Malaspina
1567
con IsabellaGrassi inTorquato
Malaspina
PAOLO
conClelia
Mal. 1567
1523 MORELLO
marchese di Mulazzoma
rito di CaterinaMalaspina
1
1567FRANC.ANT.
conMatteaMalaspina
1598 MORELLO
conCaterinaMalas.
diMadrignano
GIO. VINC.
1523
TADDEA nel
mar. G. Paolo
NICCOLO SIMONE
1407
FIORAMONTE
1437
GIO. SPINETTAII.
march. diBastia
e di Suvero
conMadd.Mal.dell'Aquila
1469
1
AGOSTINA
nelmar
chese di
Malgrate
ΑΝΤΟΝΙΟ
1407
NICCOLÒ
1 1
STEFANO
conSilviaMal.
1
1595
1585 1
LEONARDO
OBIZZO
1640
1
GIO, CRISTOF.
1702
1
CORRADO
GIO.
CARLO
PIERLUIGI
vescovo
diMassaMaritt.
MARIA LUCREZIA
nel marchese
diPodenzana
CESAREM.
1626
a
1756
a FRANC.M.
1672
1 1
LAURA
inOttavio
Malaspina
EURIDICE
GIO.VINCENZO
1
GIO. VINCENZO
moricappuccino. 1605 AZZO GIACINTO
cònPannina Fogliani
1660
MAR
GHERITA
MARIA 1637OTTAVIO
1
MORELLO
monaco
1 1
GIUSEPPE ALESS.O0
monaco nubile
1712 AZZOGIACINTO PANNINAFRAN Trealtrifigli FABIO
conLucreziaAvogadro Florenzi Religiosi diBrescia
1747 CARLOMORELLO ALBERTO POLIS-LEONARDO MARIANNA
conCaterina
MalilupiSoragna
1774AZZO GIACINTO
ultimo
delfeudo
morto
infasce
SENA inGio.march.
diBastia
a 1672 CARLOM.
conLuisaMalaspina
diPódenzana
JACOPO
conBianca
Rangoni.
1635
1
OBIZO
conPaolaCес
chinelli, 1660
JACOPO
con Barbara
Cavalca
1708
1
IGNAZIO
conMargherita
Rossillon
1778 LUIGI
TOMMASO
ALESSANDRO
capit. dimare,
mor. nel1809 AMADEA.
1
1
1
1
JACOPO
marchesedi
Licciana
1535
ALFONSO
marito diRe
gina. 1574
1
OBIZO
conAmadea
diCiurum
1602
TORQUATO
con Caterina
DellaSeta
1639
FRANC. ANT.
con Elisabetta
Malaspina
1663
1
TORQUATO
conLivia
Galletti
1714
FRAN.ANT.
conLivia
Saporiti
1737
TORQUATO
ultimo
1
0
RINALDO
marchesedi
Suvero
1535
1
TORQUATO
con Euridice
Mal. 1563
RINALDO
conMaria
del Carretto
1584
1570CAMILLO
march. diBastia
1
1630IPPOLITO
conTaddeaMal.
ㅏ
0 1646FRANC.
con Scolastica
Zambini
1
1
ANGELICA
inGiulio
Medici
1
1
1617Carlo
1629Camillo
1
FIORAMONTE
march. di Bastia,
eTerrarossa
1535
GIULIO
marchese
delPonte
conEuridiceBia
giotti. 1570
1
LODOVICO
con Silviader
contiDianadi
Carrara. 1610
1
GIULIO
conLaura
deinobili
Farsetti
diMassa. 1647
1
CLAUDIO FERDINANDO
ㅏ
SERAFINO GIULIO
conTeresa Borri
1672
ㅏ
GIOVANNI
conMarianna
Mal. 1747
1
MATILDE.
1663
1
LODOVICO
1709
GIULIO
conChiara
Cusani
1748
1
1
1535 MORELLO
conTirinziaStrozzi
1
ORAZIO
vescovO.
1
LEONARDO
marchésédi
Podenzana
1535
1
ALESSAN
DRO
1569
1
1371 SPINETTA II.
maritodi Costanza
1407 GABRIELLO
con Maddalena
Malaspinadi Lusollo
CIO. SPIΝΕΤΤΑ Ι.
conTeodorinaMalaspina
diMulazzo. 1438
TOMMASO
marchese di
Villafranca
conBiancadeicontiCollalto
1469
NICCOLÒ
1521
BARTOLOMEO GIO.BATT.
1521 1521
1
FEDERIGO
marito
diElena
CybodiMassa
1551
1
marito
LEONARDO BARTOLOMEO
conLuigia
Malaspina
1600
FRANCESC.
conMaria
Lucrez. Mal.
1664
1
ALESSAND.
conEuridice
Malaspina
1667
1
FRANCESC.
cónBeatricé
Obizi
1712
di Laurad'Este
1580
1
ANNIBALE
conCaterina
RicasoliRiario
1626
1
NICCOLÒ
marito
diIsabella
Molza
1653
1
GIOVANNI
conGliceria
Stanga
1672
1
MORELLO FEDERIGO
conFrancesca marito di Bri
Malaspina
1365
1
ΑΝΤΟΝΙΟ
Ab. diAulla
1420
1
gida
1365
1
JACOPO
AMBROGIO
1425
1437MADDALENA
inGabriello Malaspina
di Villafranca
GIROLAMO
Ab. diAulla
1462
FEDERIGO
1499
1
AMBROGIO
Comparino
marito
di Susanna Malaspina
1552
1
GIO.JACOFO
marchese
di Tresana
1365
1
OBICCINO FRANCESCHINO
conMargheri
taMalaspina
1365
ALAGIA
1368
1408 JACOPO
marchese di Lusollo,
Aulla,épaesiannessi
JACOPO
AMBR.
conCaterina
Suardi.
1460
1
1
1
TOMMASINO
con Dorotea
daCoreggio
1451
ΑΝΤΟΝΙΟ OBICCINO
1499 1514
TOMMASINO
1540
march. diPodenzana
1
1425 AZZONE
1
1469LUCREZIA
1408 OBICCINO
marchese diTresana
ePonzano
GIO.GIORGIO
1451
GUGLIELMO
marito
diPaola
Arigoni
diMantova
1504
BEATRICE
inCamillo
marchese
diBastia
1
CAMILLO
1546
ERCOLE
1
FRANCESCO
GUGLIELMO
LODOVICO postumo
1528
1 LODOVICO
1582
ALFONSO TOMMASO
1
marito NICCOLO'
diAma
1563
1
1607
1
ELENA
nelmarch. di
Villafranca
1585MARZIO ALESSAN
1
SCIPIONE
conMariaSpi
nolagelovese
1619
1
ALFONSO
conElena
Malaspina
diCasteoli
1682
1
OBIZZONE
conEduige
Malaspina
diSurero 1
ALESSAND. 1746
FEDERIGO
1756ㅏmarito
ultimo. diDorotea 1
Ratta
TOMIASO 1726
1 1
LUIGIA
nelmarch.
diVillafr.
1762CLAUDIO GIUSEPPE
conAnnettaMal.
1
1
DRO
capitano
1603.
GER
MANICO
vescovO
1536
CLELIA
înPompeo
Malaspina.
RIDOLFO FRANCESCO
marito
diAnna
Malaspina diOlivola
1590
ALESSANDRO
conFrancesca
Gaura
fiamminga
1616
GUGLIELMO
1 TADDEA
inIppolito
f 1 Malaspina
diBastia
1630
ultimo
CARLO
1616
ALBERTO
1616
1730
VINCENZO
ult.delfeudo
1
GIOVANNI
1794
TORQUATO
1772
EURIDICE. AZZOLINO
1775.
LUIGI
1762
1799. GIULIO
ultimodelFeudo.
1769
FEDERIGO
vivente.
conLusaMa
laspinadel
PonteBosio
ultimodelfeudo
vivente. MASSANellaDucaleStamperiaFrediani CarloFredianicompose.
!
،
FONDAZIONE
L FIRPO
T
BIBLIOTECA
Ταν. ΙΙΙ.
LIMALASPINADELLO SPINO FIORITO
1196GUGLIELMO
1
1220 OBICCINO I.
marito di Adalasiade' nobilidiErberia
1
1
1249 BERNABÒ 1. marchesediOlivola,maritodiAnnaMariad'Antiochia
1250 ISNARDO I.
marchesediVerrucolaeFivizzano,maritodiCubitosad'Este
1 1
FOSDINOVO 1270FRANCESCHINOI. OBIZZONE
1344 1272 detto Bastardo
1
1272 AZZOLINO I.
marchese
diVarcio
1 1 1 1 1 BERNABO AZZONE GIO. 1312DOMENICO GUGLIELMO COR-marito
di
vescovodi
Luni
RADO Agnesina
| 1
1291 ISNARDO II.
marchesedi Verrucola, conAngelicadiVerona
1
1373 LUCHINO 1373 MARCO
1
1
1
OBIZZONE MANFREDI 1407BERNABÒ GIOVANNI
OBIZO
1340
ultimo
1
FEDERIGO
1349
1
1
CRISTOFORO
BONIFAZIO
1390
GIOVANNI
1369
PIETRO
BERNABO
1429 FRANCESCO
BONIFAZIO ΑΝΤΟΝΙΟ FEDERICO
1
1272 GABRIELLO I.
march. diVerrucola,eTerrede'Bianchi
1
1290 AZZOLINO II.
marito di Giovanna
Cagnoli Veronese
1308 SPINETTA I.
detto il GRANDE,
marito di BeatriceVisconti
1
NOVELLA
1
1
1
ISABETTA
nelmarch.
di Villafranca. 1352
GIOVANNA
inAntonioAlberi
codiFosdinovo
1
AZZOLINO NICCOLÒ
1352
1
BARTOLOMEO
conGiovannaAn
guissola di Pia
cenza. 1399
1422 SPINETTA
ultimo
1 SPINETTA
APPOLOΝΙΑ
in Cesare Во
napartediSar
zana
LEONARDO I.
marchese
diGragnola,
conCaterina
de'Rossi
diParma. 1367
1
1328GALEOTTO
marchesedi Fosdi
novo,conArgenti
navedova di Mo
relloMalaspina
GABRIELLO
1367 SPINETTA
DucadiGravina,
conGiovanna Gamba
cortidiPisa, epoicon
Margheritadei contidi
Cuneo
vescovo
diLuni
GABRIELLO
1367
GUGLIELMO
conGiovanna
Nugarola
1344
1
TADDEA.
1
BERNABO'
con Violante
diVerona
1410
1
1
1403 GALEOTTO
march. diOlivola,conMatteaBevilacqua
1
CATERINA
1
BIANCA
1 1
1
GHIDDA
GHERARDINO
Vescovo diLuni
1340FRAN
CESCHINO
marchesedi
Castiglione
delTerziero
1
1250ALBERTO
marchesediFilattieraeannessi,conFiescadiNiccolòFieschicontediLavagna
ΑΝΤΟΝΙΟI.
marchesedi
Bagnone
eannessi
1340
BARTOLO
MEO
BERNABÒ
marchese di
Malgrateec. 1340
1
NICCOLÒ
1370
BARTOLO
1312NICCOLÒmarchesotto,
conBeatriceMalaspina diMulazzo
1
1369
1
ANTONIO
ΑΝΤΟΝΙΟ
ca
1433 MEO1410
nonico
AZZONE
1
AZZO
LINO
1466 BARTOLO
MEO
1496 conMargheritaMa
MALGRATE
1
OBICCINO III.
marchesediFi
lattiera, con
TaddeaMalas. di
Fosdinovo. 1330
RICCARDINO
conTeodoraGri
maldi. 1340
1
BERNABÒI.
conGiovanna
Malas.diBagnone
1400
1340GIOVANNII.
detto Beretta
marchesediTreschietto,
conMasinaPicciolini
1379FEDERIGO
detto ilTedesco
1
1
1
I DONDA-GIOVAN. AZZO
ZIO
marchese
1420
diCorlaga
| LINO
1420
1
1420 ANDREA
GIO.LODO
1
VICO
~
lasp. diMulazzo
1458 1 1 1
ARA
1454
Fran
cesca
MANFREDI
GONE MOREL
1
CIO.FRANC. GIO. 1457 marito LO
cononAgostinaMa-a 1
diBer-BAT. conFran
1433 FRAN
CESCHINO.
MORELLO
lasp.diVilla-Eleono-nardina cescaMa
franca1493 1493 GIO. ANG.
ra
inMo
1 1 1 Isembardi laspina
rellodi 1462 LORENZO M.a
RICCARDINO ARAGONE Pietra
1
LEONARDO II.
1403
ARGENTINA
inGiorgiodelCarretto
ANT. ALBERICO
marito
diGiovanna Malasp.
diVerrucola
1399
GABRIELLO
1405
SPINETTA
canonico
1453
GIORGIO
1404
1454CRISTIANO
CE-1474 1478
1369 vescovo grua
Caterina Alasina SARE LEO-1
daVa-daRa-1526 lecchio varano
NARDO 1
1 conAnna GIO. Pompeo
con
1
1 1 Ercole 1554GIUSEPPE Buttinidi ANDREA Leonora
Filetto GIORGIO CARLO Nocetti 1
PierFranc. 1592CESARE
ultimo.
1525 1519
1 1 1
0
GIO.
1 MOREL
LO LORENZO
1534 1545
1 BATTAGLINO SPINETTA
1508
ANGELO
MARIA
GIO.BATT.
ΑΝΤΟΝΙΟ
1548
1451GALEOTTO GALEAZZO
ANGELM.
1446 LAZZARO I.
marchesediGragnola, con CaterinaMala
spina del fuLeonardo
1446SPINETTA V. conDonella Fieschi,
autore
dei Malaspina diVerona
1446 GABRIELLOIV. marchesediFosdinovoeOli
vola,conBiancaMalaspina diOlivola
1446FRANC.
1 1 1451LEONARDO GIO. ANT. GIO.FILIPPO
1 conAuranteOrsini
GIOVANNI
1
1
1516 a
GALEOTTOGIACOMO
prete
1516
1
TEO
DOSIA
inLo
1
1516
LEPIDO
renzo
Malas.
diFos
1545
1
CORRADO
1597
1
PIETPAOLO
1
GIO.FILIPPO
0 GIO. ANT.
1624
1
1639
1
CORRADO
1644
1
PIET.PAOLO
GIO.FILIPPO
1
GALEOTTO
conZaffira
Galassidi
Carpi1509
1
LODOVICO
1 1
1
1501 LORENZO
conTeodosiaMalaspina
diGragnola
1
Caterina 1533GIUSEPPE
conLuigiaDoria
Ga
briello nelconte
1534 diLivie
glia
1 1
1667
IPPOLITO
grancroce
diMalta
1 1570
0 CIO. ANT. IPPOLITO 1
1667 1
1
&c.
GIO.PAOLO
1
nel nel
marc.
march.
1
1570 ANDREA
conVittoriaDeNegro
marito
Maria Caterina 1610GIACOMO
Pepoli Silvestri diMariaGrimaldi
genovese
CRISTOFOR. GIOVANNI
1561
CLEMENTE
GIO. ANT. CIO.BATT.
1604
CRISTOFOR CARLOGIO. ANGELM.
1041
BARTOLOM. MERCURIO
1677
GIO. GA
LEAZZO
a
a
CORRADO canonico
1545
1
a СЮ.ВАТТ.
conFiammetta
Soderini.1574
L
1
COSIMO
conAunaMa
laspinadiTre-schietto. 1606
diVerona dinovo
1576
1
ALESSANDRO
ultimo
delfeudo
1606
PASQUALE
conMaddale
naCenturioni
1664
1
LEONE
1560
ALFONSO
conGinevra
Salvioni. 1569
1
MARCELLA
inCristiano
principedi
Solferino.
1
VITTORIA
inFrancesco
Sanesiro
mano
1 ANDREA
1642
FERDINANDO
1668
1
1668 IPPOLITO
conCristina
Pallavicini
1
CARLOAGOST.
conAnnaCaterina
SantinelliAldobrandini
1693
1770
1
&c.
1
diCin
goli
1
1
1
1485 GIO. BATT.
marchesediOlivola, conGiovanna
1 1
LAZ
ZARO
ARGENTINA
cano
nico
de'RossidiParma 1477
1
MATTEA
nelmarch.di
Lusollo
0 CAMIL.
1545
1 1
Luigia Lelia
nel nel
march. march.
diPo-Palleot
denzan. ti
1
0 Giam-Giu
battista seppe
1657 1657
inPietro
SoderiniFio
rentino
LAZZAROIII.
conMargheritaMa
laspina. 1510
1
1446GIACOMO I.
marchesediMassa, Carrara,
eSanazzaro, conTaddea
PicodellaMirandola
1
ALBERICO
marchese
1
FRANCESCO
marchesedi
di Massa, Sanazzaro
conLucrezia
d'Este. 1482
1
RICCIARDA
nelConte
LorenzoCybo
1522
1
conCostanza
Fogliani. 1484
1
LODOVICO con Ippolita Fioramonti 1488
1545SPINETTA ALBERICO OTTAVIANO
conEleonora
dellaGherardesca
1
LAZZARO
marito
diTeodoraMala
spinadiLicciana
1603
primoprinci marito
diMassa, diGiulia
conElisabetta
deiduchid'Ur
bino.1568
ALDERAN
conMarfisa
dei duchi
diFerraraес.
Birago
1527
1
1
GIUL.CES.E
con Isabetta
Giorgi. 1560
CIO.LORENZO
1494
1 1
SCARA-RIC
MUCCIA CARDO
1514
1
prelato
1514
BERNABO
conGiovanna
Eustochia. 1494
MANFREDI
conGiovanna
Malas.d'Olivola
1514
BERNABÒ
conEleonoraBar
torellifiorentina
1562
1
MANFREDI
conCassandra
DellaSeta
1580
BERNABÒ
con Costanza
GALEAZZO DellaGherardesca
1642
1
GIO.
GASPARO
conMaria Spinola, poi con
LucreziaMal.diMalgrate.1574
1
1
ANTONIO POMPEO
marchese
diGo
diolasso
conClelia
Mal.diLu
sollo. 1610
1
GIO.GASPERO
1 FER
RANTE
vescovo
conOttaviaGorni. 1636
1
REMIGIO CARLO
POMPEO
conEleo
noraMa
laspina delPonte.
ALESSAN.
1690
1
ISABELLA
nelcav.Gar
giollidiSan
terenzo
FERDI
NANDO
conAn
naM.a
Gargiolli
dis.Ter.
ultimo.
1636SPINETTA
colladuchessaMaria
Maddalena.Dudley
LAZZARO
conBeatrice
de'Silva
1657
CARLO I.
conBrigida
Spinola
1
ALBERICO
primoduca
diMassa
conFulvia
Pico
1
OTTAVIANO
conMargherita
Berzia. 1600
a GIOBATT.
conMaria
Fornari. 1640
1
1 1 1
FRANCESCO
cavaliere
diMalta
G.MANFREDI
conMargher.Romoli,
poiconClaudia
Santacroce. 1664
Ippolito
cavaliere
Eleonora Costanza
1710BERNABÒ
conVittoriaRiccardi
1
Marcello
senatore
di Siena
Gio.
Lorenzo
Scipione
cavaliere
diMalta
SFORZA EMANUEL.S
ΑΝΤΟΝΙю 1722 GIUSEPPE
1821
ultimo.
1723AZZOLINO
conRosaFregosi,
autore
de'Malaspina
BARTOLOM. MERCURIO
1766
1
diNapoli
1777 GIUSEPPE
conFrancescaHunter
1
ALBERICO
1756
1 1
1
TERESA
nelmarchese
diOlivola
1
TERESA
inPompeo
Guidiccioni
diLucca
AZZOLINO
abate
Antonio GIUSEPPE
conMariaTeresa
Malaspina
diFosdinovo.1715
CARLOII.
conTeresa
Pamfilia
OTTAVIANO
conAnnaLucia
Gambaraua
1666
ALDERAN
conRicciarda
Gonzaga
1
MARIA
TERESA
INEBCOLEΙΙΙ.
DUCA
DIMODENACC.
ANDREA
conTeresa
Carminale. 1691
1
FRANCESCO
conCaterina
Beccaria. 1753
1
LUIGI
ciambell.diS.M.
IMP. R.AUST.
vivente
GIO. BATT.
tenentemare
scialloCesareo
MANFREDI
conMaria
VittoriaGinori
1769
ultimo
COSIMO
capitano
MASSANellaDucaleStamperiaFrediani
CarloFredianicompose.
1
1
1 1
Cristi-An-CARLO LAZZARO
na na
inOra-nel ultimo con
del Tommasa mar-zio che-feudo Falconi
se 1800. del
1760
Pon
te
GIUSEPPE GIACOMO
vivente. vivente.
FABRIZIO
Abate
Rif.dellaR.
Università
diTorino
vivente.
CORRADO
colonnello
nell'esercito
diS.M.
SICILIANA
vivente.
FILIPPO GIUSEPPE
colonnello,
ciambellano,
ecav.diS.М.
SICILIANA
vivente.
cavaliere
eciambellano
DELGRANDUCA
DITOSCANA
vivente.
1723GABRIELLO
conAngelicaMaría
Pallavicini,poi
conIsabellaOrsucci
CARLO
EMANUELLE
conEugenia
Pinelli Pacca,
genovese madre
1808 delvi
vente
ultimo cardi
nale
delFeudo. Pacca
decano
delsac.
Col.ec.
EPUBLICA
NOTE DIMOSTRATIVE
dell' Albero generale
DEI MARCHESI MALASPINA DI LUNIGIANA.
:
Nel porgere in tre Tavole la genealogia
delle famiglie dei marchesi Malaspina di Lunigia
naho creduto bene di unirci ancora tutte le al
tre discendenze di famiglie distintissime che sti
mansi comunalmente e con gravi ragioni derivate
dal medesimo ceppo,valea dire le linee tanto dei
marchesi di Canossa, degli Estensi e dei Pella
vicini , quanto dei signori delle terre de' Bian
chi , di Massa, di Pallodi, di Livorno , di Sar
degna e di Corsica, provenienti di Alberto Ruffo ;
non che le progenie dei Malaspina , stabilitesi
fuori di Lunigiana, perchè sifatto lavoro in niun
conto mancasse. Reggio pertanto ammonire il
lettore che in queste dimostrazioni solomi è d' uo.
po d' intertenermi su le moltiplici diramazioni
dei Malaspina di Lunigiana fino all'ultimo loro
decadimento di dominio rotando ancora tutto
quello che ho potuto raccogliere e dimostrare
intorno ad alcuni, rami della discendenza di
Alberto Ruffo marchese , per esser la quarta
stirpe di que'feudatarj che vennero di Oberto I.
marchese e conte del sacro palazzo, dei quali si
18**
282
èpoco trattato dagli scrittori, e meno delle altre
famiglie hassene cognizione. Fuori di queste due
parti di Albero , non meno interessanti però del
le altre per la storia Italiana , io lascio di addur
re le prove, perchè le altre non appartengono al
l'opera mia, e sono state pienamente illustrate
per altri scrittori. Mi stringo per tanto a condur
re la linea degli Estensi e dei Pellavicini fino al
lafamosa pace Lunense del 1124. sotto la scor
ta del Muratori, di Leibnizio , di Gibbons, del
Fiorentini , del P. Affd , del Maccioni e di altri
scrittori i quali hanno più di vero fatto conosce
re su tutte le dettefamiglie. La progenie Mala
spina poi sarà amplamente trattata, per supplire
in certo modo a dimostrare alcuno dei personag
gi non parlati nell' opera i quali meritevoli erano
di qualche ricordanza; sì che il lavoro, senon in
tutto almeno in parte, avrà qualche interessamen
to. Notisi che ogni capo di linea e di famiglia
qui sarà segnato per il suo numero di epoca di
prova siccome sta nelle tavole, edietro di lui sa
ranno posti ifigli e discendenti suoi a guisa di
rubrica distinta per togliere ogni confusione e me
glio possino ritrovarsi. Avvertesi di più che i do
cumenti saranno soltanto indicati, perchè la mol
tiplicità e lunghezza de' medesimi non poteva ca
pire in una trascelta di note di breve appendice,
eper sè soli richiedevano più di un grosso volume,
Tar.
MARCHESI DI CANOSSA,
880 BEROALDO.
BEROALDO. Incerto veramente èl'autore di
questa linea de' marchesi di Canossa; ma tutti gli
283
scrittori accordansi a farlo derivare o dal padre,
o dall' avo di Adalberto I. gran marchese di To
scana, il quale sarà quisotto descritto. Non con
vengono però nell' assegnargli il nome. Il Mura
tori e Giulio dal Pozzo nelle glorie della contes
sa Matilda dannogli il nomedi Beroaldo , facen
dolo atavo della nominata gran contessa d' Ita
lia e padre di Sigifredo (1). E siccome questa li
nea èstata descritta dal Fiorentini (2) edal det
to Giulio dal Pozzo, io stimo superfluo di ripetere
quanto di essa è statoposto a luce dagli scrittoris
GRANDI MARCHESI
DI TOSCANA. (Tav. 1.)
847. ADALBERTO I.
ADALBERTO 1. gran marchese di Toscana,
conte di Lucca, signore di Lunigiana e di Gar
fagnana (3). Io ho voluto cominciare da questo
Adalberto I. a descrivere le generazioni esposte
nell' albero per essere stato il fondatore di Aulla
è per aver dato i più sicuri argumenti con tale
fondazione a riputarsi uno dei più rimoti proge
nitori delle famiglie nelle tre tavole esposte. Infat
ti nella carta della fondazione del monistero di
S. Caprasio di Aulla riscontransi li seguenti luo
ghi, chefurono divisi tra i figli di Oberto I. mar
chese e conte del sacro Palazzo, e passarono poi
in dominio dei Malaspina, cioè Aulla, Comano,
Podenzana, lo Scaro, Montevallese e Verpiana
presso di Amola, luoghi in Lunigiana, con i fiu
(1) Discorso nell'opera tom. II. lib. V.
(2) Fiorentini Memo
rie della gran contessa Matilda, eGiulio dalPozzo Glor. della grau
contessa d' Italia. = (3) Discorso nell'opera tom. H. lib. V.
284
mi Tavarone , Civiglia, Aulella eMagra, espres
si così:
Potentiana, Banuscaro, Cumano , Val
lesio , Valpiana , Taucione et Civilia &c. =(1).
Bartolommeo Sertorio senator milanese e giurecon
sulto rarissimo , in una sua consultazione legale
del 1630 intorno al feudo di Madrignano , affer
ma di aver veduto copia non autentica d'investi
tura dei paesi di Lunigiana, concessa da Carlo
Magno aquesto marchese , e in ciò concorrerebbe
nella sentenza del Porcacchi, il qualeprima di lui
aveaaltrettanto asserito insua storia dei Malaspina.
890. ADALBERTO II. e BONIFAZIO III. Que
sti due marchesi sono provati figli di Adalberto I,
detto di sopra, per l'atto esposto di fondazione
dell' Abazia di Aulla a cui si sottoscrissero = si
gno manus Adalberti fil. ipsius Adalberti. Signo
manus Bonifatii fil. ipsius Adalberti (2). Adalber
to II. , cognominato il ricco, fu succeditore al pa
drenello statoemarito di Berta figlia del re Lo
tario , vedova di Teobaldo conte di Arles, sposa
ta circa l' anno 863 (3) . Nel 890 egli pugnò a
favor di Berengario I, e nel 894 combattè contro
di lui : ora favori ed ora oppresse i sommi pon
tefici. Mori poi nel 917 circa, e la sua moglie
turbolenta e ambiziosa, la quale suscitato avea
mille discordie, mancò aMantova il 926, lascian
do del suo marito tre figliuoli Guido, Lamberto
د
Ermengarda, comprovati dalle parole dello sto
rico Liutprando = ut rumor est, tres exviro suo
genuerat liberos (4). =
917. GUIDO I. 930. LAMBERTO. Secondo
lo stesso Liutprando (5) questo Guido I. fu nel
917posto a reggere idominii del padre dal re Be
rengario. Fu marito di Maroccia, e morìpoco do
(1) Muratori Antichità Esten. p. 1. pag. 210. = (2) ivi
(3)Murat. placito del 906Antich. med, ev. lib.2 diss.1 , e Baroni
Annal. Eccl. ann. 912 = (4) Murat. antich. Est. p. 1. c. XXII
له
1
(5) ivi e Liutprando stor. lib. ac. 15.
285
po di aver fatto soffocare in prigione ilpapa Gio
vanni X. nel 929 circa. Egli è provato pel Fio
rentini con uno strumento del 928 del vescovado
di Lucca. Dopo la morte di Guido ilfratello Lam
berto ottenne gli stati del padre (1) ; ma poco
durò, chè circa il 931 da Ugone re d' Italia suo
fratello uterino fu privato degli occhi e spoglia
to di signoria (2).
940. ADALBERTO. III. Questi è provato dal
Muratori (3) , ed è dimostrato nipote di Adal
berto II. dal Fiorentini (4). Entrò egli nei do
minii dell' avo, ma non è ben manifesto se fos
se figlio di Guido o di Lamberto. Muratori, Leib
nizio e Gibbons il vogliono figliuolo di Guido : Mac
cioni , Gio. Francesco Malaspina e il Bendinello
fannolo figlio di Lamberto. Troppe conghietture
inducono a crederlo figliuolo di Guido, e questi
continuò la linea dei gran marchesi di Toscana e
signori di Lunigiana , provato dalla vendita di sua
porzione delle terre Obertenghe nel contado Pisa
no, fatta per il di lui nipote Adalberto IV. a Leon
Giudice il 1002. di Marzo, con queste parole: =
Manifestus sum ego Adalbertus marchio fil. b. m.
Olberti , et nepus b. m. Adalberti = (5).
951. OBERTO I. marchese, conte del sacro
Palazzo , figlio del fu Adalberto III. e marito di
donna Margherita figlia del conte Ugo Ardebur
gense (6). Provasi per il diploma del re Beren
gario, concesso il 951 a Guido vescovo di Mode
na a richiesta di questo Oberto I. (7) ; dal pla
cito del 970 , e più chiaramente dal riferito atto
del 1002 (8). Questo marcheseper lisuoi figliuo
(1) Fiorent. lib, citato, e Murat, annal. d' Ital. tom. 5 p. 283.
(2) Liutpran stor. lib. 2c.13 , e SigonioStor. an 931.
(3) Mu
rat. antich. Est. p. 1 pag. 399 = (4) Fiorent. lib. citat. p. 495.
(5)Murat. antich. Est. p. 1 c. XXI. = (6) Discorsonell' opera tom.
II. lib. V. = (7)Murat. antich. Ital.tom.5 pag. 370.
(8) Mu
rat. antich. Est. p. 1. c. 16, e Antich. Ital, tom. V. p. 404.
1
286
li, che seguono, dette origine a quattro grandi
famiglie Italiane, cioè alla Estense , alla Mala
spina, aimarchesi diMassa e delle terre dette dei .
Bianchi, di Sardegna &c., come vedremo, non che
aiprincipi di Brunsvich e real casa d' Inghilterra:
MARCHESI ESTENSI
E PRINCIPI DI BRUNSVICH. ( Tav. I. )
975. OBERTO II.
OBERTO II. figlio del fu Oberto I marche
se e conte del sacro Palazzo. Sua prima memoria
è lo strumento di enfiteusi delle terre nel territo
rio Pisano, dettepoi Obertenghe, ottenute dal ve
scovo di Pisa insieme con Adalberto suo fratello
nel 975 (1) = Obertus et Adalbertus germani
filii b. m. Otberti march. et comitis Palatio =
Nel 14. Feb. 994. è dimostrato daunplacito (2);
nel 26. Luglio 998 fa cessione di 4. pievi di Lu
nigiana al vescovo di Luni (3). Quest' Oberto II.
fu certo uno dei quattro fratelli che divisero l' am
pia eredità del genitore Oberto I. , e divenne avo
di Azzone II. , nominato nella famosa pace Lu
nense del 1124, stipulata in Lucca , il di cuifi
glio Folco I. fu stipite dei Duchi d' Este, men
tre l' altro suofratello Guelfo IV. , ereditato aven
do il ducato di Bavieraper ragione di suamadre
Cunegonda figlia di Guelfo II. , divenne autore
dei duchi di Brunsvich e della casa dei re d' In
ghilterra (4) . Di questa linea dei marchesi d' E
ste e duchi di Baviera e Brunsvich non ne trat
(1)Attodell'arch. arciv. Pisano, e Murat. antich. Ital. 1 p. 375.
い
(2)Murat. antich. Est. p. 1 c. XIV.
PIC.X, XV,
(3) ivi .xv.
(4) ivi
287
terrò più oltre, per essere stata pienamente dimo
strata dal celebre Muratori nelle antichità Esten
si, ormai notissime.
MARCHESI PELLAVICINI.(Ταν. Ι)
975. ADALBERTO IV.
ADALBERTO IV. Marchesefiglio delfu Ober
to I. conte del sacro Palazzo e nipote del fu Adal
berto III. Questi fu fratello di Oberto II. già di
mostrato , e uno dei quattro della divisione del
paterno retaggio. Egli è pure provato dalla car
ta di emfiteusi delle terre, dette Obertenghe , ot
tenute dal vescovo di Pisa il 975 insieme colfra
tello Oberto II. (1). Nel 977. di Aprile notasi
nel privilegio di Ottone imperatore, concesso al
monastero di Bobbio (2). Nel 996 il 1. Maggio
questo Adalberto insieme con Alberto, altro suo
fratello , è registrato nel giudizio a favore del
l' Abate di S. Fiora di Arezzo, tenuto a Roma
perl' imperatore Ottone (3) . Finalmente nel 1002.
di Marzo per la vendita provasi di suaparte del
le terre Obertenghe per 600. libbre di argento,
fatta da lui a Leon Giudice, in cui si chiama =
Ego Adalbertus marchio fil. b. m. Olberti, et ne
pus b. m. Adalberti = (4). Questo Adalberto IV.
divenne stipite dei Pellavicini , e proavo di quel
marchese Pellavicino che trovasi nominato nella
famosa pace Lunense del 1124, conchiusa in S.
Alessandro di Lucca , la quale ha dato materia
difararguire la divisione de' quattrofigli di Ober
to I, e la derivazione delle 4. grandi famiglie
(1)Murat. antich. Ital. p. 1. pag. 375
PJ. C. XXI. =(3) ivi c. xx.
(2) Murat. antich. Est.
(4) ivi p. 1. C. XXI.
288
segnate nell' Albero. Secondo il P.Affò (1) que
sto marchese Adalberto ebbe un figlio chiamato
pure Oberto e una figlia detta Berta, la quale
fu moglie di Lanfranco conte dell' Aucia. Il det
to figlio Oberto poi, morto essendo avanti delpa
dre, non si conosce che per il suo testamento del
996 (2). Bisogna poi credere che questo Adal
berto IV. morisse in quell' anno stesso il 1002 ;
prima del mese diLuglio, perchèBertasua figlia
nella donazione di un mezzo podere alla chiesa
di s. Giustina di Piacenza nel Luglio di tale an
no annunziasi figlia di questo Adalberto già estin
to (3). Di Oberto mancato prima del padre ne
venne un altro Adalberto, il quale dopo del zio
Lanfranco divenne conte dell' Aucia, e poscia ere
de dello stato Pellavicino. Questi è dimostrato dal
la carta del 1012 dello archivio Lucchese (4),
così:
Adalbertus march. fil.b. m. Oberti, et ne
posb. m.Adalberti,qui fuit similiter marchio =.
Secondo il Lancillotto e il Campi nelle loro sto
rie, e altri scrittori, sarebbe pure quel marchese
Adalberto che nel Giugno 1033 donò beni al ce
leste monistero di Castiglione di s. Donnino, e fu
autore dei Pellavicini. Di tale Adalberto venne
un altro Oberto chiamatoPellavicino, cuifiori cir
ca il 1077 , e con tal nome è dimostrato nella ci
tata pace Lunense del 1124. in questo modo: =
Præterea Pelavicinus asserebat , quartam partem
prædicti Pogii sicutfuit avi et patris sui &c. =
•
Questo Pellavicino visse fino al 1137 (5), lascian
do figli, quali non proseguirò a descrivere, per
chè sono fuori del mio divisamento.
(1)Affo stor.1. 260, 11. 4.
Est. p. 1. c. XXIV.
(2) ivi = (3) Murat. antich.
(4) Fiorent. loco citato lib. 3.
ghelli Ital. sac.
(5)U
289
MARCHESI ANTICHI DI MASSA,
DI PALLODI, CORSICA E SARDEGNA. (Tav.Ι.)
996. ALBERTO I.
ALBERTO I. figliuolo del fu Oberto I. con
te del sacro Palazzo, uno dei 4 fratelli che di
visero la eredità di Oberto I. suddetto. Non è
dubbio che costui fosse l'avo di Alberto Ruffo e
proavo di quel Guglielmo Francesco marchese che
distintamente espresso è nella citata pace Lunen
se del 1124. (1) in questo modo = medietatem
unam per certa et divisa loca receperunt ad se
comuniter proavus Pelavicini, et proavus Wiliel
mi Francisci = Questo Alberto I dimostrasi per
il placito di Ottone III. re d' Italia, tenuto fuor
di porta di s. Lorenzo di Roma per la controver
sia di alcune terre del vescovado di Arezzo il 1.
Maggio 996 contro i marchesi Alberto e Adalber
to fratelli e figli di Oberto I. così espressi= su
pra Adalbertus marchio et Alberto germani filii
qm. Holberti = (2) . Sembra che questo Alberto
morisse circa il 1014, e che il di lui figliuolo sen
za dubbio fosse un altro Alberto padre di Alber
to Ruffo, e che dal 1014, vivesse fino al 1046
incirca, poichè Alberto Ruffo marito della con
tessa Giulitta di Parma, il 1050 nella donazione
fatta per lui a s. Venerio delle terre di Frasso
in Corsica si annunzia in questa guisa= Albertus
marchio fil. q. Alberti, etJolicta comitissa juga
libus filia Uberti comitis de Parma (3) =. Nel
l
' altra donazione 5 Giugno 1085 della corte di
Camisano presso a Sarzana , fatta dallostessoAl
berto Ruffo a s. Maria di Luni, eccettuata la sel
va maggiore , chiamossi così= Albertus marchio
(1) Murat. loco cit. e Maccioni cod.diplom. Malaspina pel feud. da
Treschietto doc. 2 = (a) ivi Ant. Est. p. 1 c.xx
19
(3) ivi
T. II.
C.XXIV.
290
qui dicor Ruffus fil. qm. Alberti marchionis = ,
donò per sè, per il padre estinto , e per l'anima
del fu Ugo suo fratello (1). Notabile si è ilGui
do fratello del padre di Alberto Ruffo; poi che
stimasi marito di Matildafigliuola del conte Lan
franco dell' Aucia , detto più sopra, e sorella di
Guglielmo vescovo di Pavia , verificandosi essere
quella parente che dopo la morte del suo primo
marito passò a seconde nozze con Azzone II. de
gli Estensi , del cui matrimonio il papa Gregorio
VII. lagnossi , scrivendo nel 1074 al detto vesco
vo= De causa sororistuæ respondeas. Licet enim
clarissimum sit eam Guidonem marchionem con
sanguineum Azzonis marchionis maritum habuis
se, illud etiam sacramentis et testibus in presen
tia nostra probatum sit , eandem sororem tuam ,
atque Azzonem quartampropinquitatis lineam non
dum excedere&c(2) . Questo Guidopoi èprova
to figlio del fu Alberto 1. per la sua donazione
de' beni di Finocchiara al monastero di s. Vene
rio l'anno 1051 (3), ed è anche più notabile,
perchè nella sua quinta donazione fatta a s. Ve
nerio il Luglio 1060 fa conoscere apertamente la
ricordata divisione dei quattro figli di Oberto I,
dicendo , che dona la metà dellaquartaparte del
la corte di Camisano (4) , la qual cosa è poi per
Alberto Ruffo suo nipote confermata nella dona
zione del 1085, attestando in essa= quod medium
de quarto fuit Guidonis marchionis = il qual Gui
do sembra esser morto circa il 1060. L' Alberto
finalmente fratello di Guido e padre di Alberto
Ruffo , quell' Alberto cioè, che nel codice Pala
vicino di Sarzana all'anno 1046 è chiamato =
Marchio Massæ= , parmi poter esser quello stes
so che il Muratori (5) confessa di non saper di
re chi fusse , trovandolo insieme con Alberto Azzo
II. degli Estensi a tener giudizio nella valle di
(1)Murat, ivi
(2) įvi--
(3) ivi
(4) ivi
(5) ivi C. XIX
291
Rapallo a favore del monastero di s. Fruttuose.
Dimostrati così li primi personaggi e progenitori
dei marchesi di Massa, di Pallodi, Livorno, del
le terre de' Bianchi, di Corsica e di Sardegna , di
seendenti di Oberto I. , continuerò adesso a chiari
re i loro posteripertuttoquello chehopotuto trovare.
1094. Del dimostrato Alberto Ruffo marche
se, morto circa il 1092, ne vennero Ugo marchese
di Livorno per la sua terza parte, Guglielmo Fran
cesco , e Oberto detto Bratoportata. Ugo , il qua
le formò il ramo segnato nell' albero 1094. fino
a Corsuccio del 1360 , non sarà qui discorso per
essere stato messo a luce dal Targioni Tozzetti (1) .
Guglielmo Francesco per la sua terza parte mar
chese di Massa, Volpigliano , Livorno &c. è pro
vato figlio di Alberto Ruffo per la pace Lunense,
della quale fu. complice, ed in cui dicesi= quo
apparuit Albertum Ruffum et patrem ejus, idest
patrem et avum prædicti Wilelmi =. Di questo
marchese non avendo trovato alcuna figliuolanza
da notare con sicurezza, null' altro dirò che cir
ca il 1138 fu sfeudato della sua parte di Livor
no, e che poco dopo mori. OBERTO BRATOPOR
TATA in fine, marchese di Massa, di Pallodi &c.
mi darà materia di proseguire la sua discendenza.
La sua prima memoria che lo prova figlio di Al
berto Ruffo ricavasi dalla carta di donazione a
s. Venerio del Giugno 1094 fatta da lui insieme
con Giulietta sua madre , i quali sottoscrissero
l'atto in questa guisa= Signa manuum præfatæ
tris et filii
Julictæ comitissæ , atque Oberti marchionis ma
pro remedio animæ suæ et pro
....
remedio animæAlberti marchionis qm. viri atque
genitoris illorum = ( 2 ) . Mori Oberto circa il
1145 ; poi chè Alberto detto Pallodo suo figlio ,
priva essendo del padre , nel 1146 vendè la sua
(1) Targ viaggi della Toscana tom. 2 = 2) Murat, antich, Esta
р. 1. с. халу·
292
terza parte di Livorno = Albertus marchio Cors
sicæ vendidit Sigismundo et Conetto fratribus ter
tiam partem de castello et curte de Livorna (1) . „
Sembra ch' egli morisse verso il 1180 , lasciando
questi figli Andrea Bianco, Guglielmo Pallodo ,
e Rainiero. Guglielmo di Pallodo è provato dal
la investitura di Vulpigliano castello vicino a Mas
sa che nel 1184 concesse a Guidobono (2). Nel
1185 fu per Federigo imperatore vicario imperia
le di Garfagnana e Versilia ( 3 ). Dopo di ciò
sembra che avesse molto buona ventura in Sarde
gna, poichè verso il 1190 sbalzò dal giudicato di
Cagliari il giudice Pietro , e nell'anno seguente
drizzò le sue armi ancora contro di Costantino II.
giudice Turritano , a cui tolse il castello di Go
ceano (4). Nel 1196 fu dai Genovesi assalito a
Cagliari, e malgrado che fosse stato vinto rima
se nel suo giudicato (5). Mori egli verso il 1212 ,
e lasciò donna Donnicella Benedetta che fu Mar
chesana di Massa e regina Cagliaritana , e Agne
se. Questa Donnicella moglie di Parasone figliuo
lo di Pietro giudice dell' Arborea è provata figlia
di Guglielmo già estinto dalla concessione di fe
udo di alcune terre nel Massese che nel 1117.fe
ce ad Arigo di Vicino, rogata in Sardegna da
Uberto notaro (6). Nel 1218 concede ai monaci
Olivetani di S. Venerio del Golfo Lunense lo spe
dale di S. Leonardo presso la marina di Massa,
e nel 1233 il 6 Gennaroper mezzo de suoi Viscon
ti concede a Godano Massese di fabbricare una
casa, appoggiata al muro della porta di Massa
vecchia. (7) . In quest' anno ella muore prima del
mese di Marzo ; perchè il dì 8 Marzo 1233 Bar
tolommeo di Pagano visconte della fu Donnicel
la Benedetta a nome della curia Massese dà in
(1) Murat. antich. med. Ev. tom. 3p. 1161- (2) Murat. antich.
Est. p. 1 c. xx11. =(3) Pacchi mem di Garfagnana doc.XIII.
(4) Manno stor. di Sardegna lib. 8.p. 281
to dell'archivio Malaspina di Caniparola
=
(5) ivi 284. = (6)At
(7) atto ivi.
293
locazione alcune terre (1). İl Manno in sua sto
ria intende che questa marchesana di Massa non
abbia avuto che un sol marito, ed altri vogliono
che in seconde nozze s'impalmasse con Rinaldo di
Ugo di Ruffo, da cui avesse un figlio, chiamato
Donnicello Guglielmo il quale morssenza succes
sione poco prima del 1240. Io non saprei dire se
questo giudice Cagliaritano fosse figlio di Para
sone o di Rinaldo, ma sì bene posso contestare
che Agnese suddetta era sorella di Donnicella Be
nedetta , e Donnicello Guglielmo erafiglio della
fu Benedetta marchesana di Massa poichè si ri
scontra che Bartolommeo visconte di Agnese mar
chesana di Massa figlia del qm. Guglielmo, e vi
sconte insieme di Donnicello Guglielmo figlio del
la fu marchesana Donnicella Benedetta stipulò il
dì 11 Aprile 1238 una locazione di terre(2).
Di questa Agnese marchesana di Massa ne ven
nero poi Barisone , Benedetta , e Adalasia, per t
quali diramaronsi ťgiudici di Gallura, di Tor
res , e i conti di Ampuries , che a noi non appar
tengono.
1184. RAINIERO secondo genito del fu Al
berto Pallodo marchese di Corsica &c. ebbe dué
figli Uppiccino cioè e Corrado. Egli era giàmore
to nel 1213 e ciò provasi per uno affitto di ter
reni nel Massese del 12. settembre 1213 , in cui
dichiarasi Uppiccino essere figliuolo,del qm. Rai
niero marchese, e fratello di Corrado (3) . Ildet
to Corradopoi, il quale sembra sopravvivesse ad
Uppiccino, fece nel 1240 composizione con ifigli
di suo zio il fu Andrea Bianco intorno ai diversi
diritti sul feudo di Massa, gabelle,e pedag
(1) Attodell' archivioducale diMassa fattoni conosceregentilmente
insieme agli altri riguardanti il suo paese, dal diverse volte ram
mentato Sig. Carlo Frediani,il quale neavea divisato la pubblicazio
ne,nella circostanza di render note alcune altre particolarità di quel
Ducato,
(2) Atto ivi =(3) Atto ivi.
.
294
gi (1). Nel 1254 con limedesimi cugini conferma
una donazione,fatta giàdallafuDonnicella Bene
detta fino del 1229, aifrati di s.Jacopo diAcqua
viva del piano diLivorno(2),per cui si arguisce la
stretta parentela che eravi con essa come cugini.
1184. ANDREA BIANCO marchese di Mas
sa , di Pallodi , e di Corsica &c. terzo figlio del
qm. Alberto Pallodo si prova con la vendita del
3 settembre 1196, fatta ai Sarzanesi per 325 lib
bre di ambrosini , della selva maggiore della cor
te di Camisano con la bandita , la selva del Mar
zo , di Ficarolo, e del castello Barbarasco del
monte Caprione , quali terre e montagna appunto
nel 975 furono divise trafigli diOberto I, e nel 1124
si contesero da Guglielmo Francesco e dal Malaspi
namarchesi di Lunigianacontro il vescovo Andrea
di Luni, e la questione fu sedata con la pace di
Lucca, tante volte discorsa (3). Questo Andrea
Bianco, siccome alleato de' Pisani, ritenne il 1216
per ostaggi nellafortezza di Massa gli ambasciado
ri genovesi, spediti apapa Onorio III , per libera
re i quali fu dai Lucchesi invano assalito quel
castello , e solo restituironsi alla pace del 1217.
Mori Andrea circa il 1228, e lasciò Alberto e
Guglielmo Bianco suoi figli, provati per la carta
di composizione del 1240 con il loro cugino Cor
rado , e dalla confermagione ai frati di s. Jaco
po di Acquaviva del dono dellafu DonnicellaBe
nedetta, più sopra citati (4). La linea di que
sto Alberto , il quale ebbe Oppezino, detto anche
Obizzone, finì il 1329 con la morte di Albertac
cio marito di Bellotta e figlio del detto Oppezi
no, perchè non ebbe successione.
1229. GUGLIELMO BIANCO del qm. An
drea fece ' altra linea, ed essendo morto dopo
(1)Attodell'archiv. Malasp.di Caniparola
de' frati di S. Giovanni di Livorno =
(2) docum. dell'arch.
(3)Attodell'archiv, comunal
di Sarzana Registro vecchio car. 4.
diquesta pag.
(4) atti cit alle note rea
295
che Massa e Motrone nellapace del 1256 traPi
sani e Lucchesi , Fiorentini e Genovesi, furono ce
dúti alla repubblica di Lucca, lasciò Pallodino II
suofiglio, provatoper una locazione di terreni nel
Massese , stipulata il 6 Dicembre 1265 al Mirte
to dal suo procuratore Ugolino (1). Manco Pal
lodino circa il 1290 , e di lui ne vennero Andrea,
detto Matarassa , Giovanni chefu vescovo di Mas
sa marittima, e Fredino I, i quali comprovati
sono da una locazione di terre sul massese del q
Gennaro 1316, stipulata per il detto vescovoGio
vanni figlio del fu Pallodino per sè, per Andrea
suo fratello , e per i figli delfu Fredino I. altro
suo fratello (2). Andrea Matarassa poi, morto
intorno al 1334, lasciò solamente Cappone mar
chese , dimostrato dalla investitura di un feudo
in Maremma, concessogli dal detto vescovo Gio
vanni suo zio nel 1330 (3), dall' atto di locazio
ne dei rivoli di Serviliano del 25 Luglio 1346 (4)
e dal rogito di vendita di una casa con orto nel
1. Marzo 1364 (5). Fredino Í, morto prima del
1315 , atto descritto disopra, e affitto del 30 Set
tembre 1315 fatto dal suo figlio Roberto (6), la
sciò Fredino II, Rolluccio , e Roberto, dimostra
ti dalla composizion di confini tra Lucca e Mas
sa conchiusa il 1316, i di cui contraenti furono
i detti figli del qm. Fredino I, Lemuccio del fu
Corso, il detto Giovanni vescovo, Andrea suo fra
tello , e altri consorti e la repubblica Lucchese (7).
Quì finiscono le descritte linee dei marchesi anti
chi di Massa, i quali anche dopo il 1272, cessa
ti chefurono i giudici di Cagliari e di Torres, con
tinuaronoadavere qualche dominio in Sardegna (8).
(1)Atto dell' archiv. ducale diMassa.
gioni Viaggi tom. rv. p. 81.
2) atto ivi
(3) Tar
(4) atto dell' arch. Malas. di Canip.
(5)Atto ivi
(6) atto dell' archiv. ducale dí Massa
I' arch. di Stato di Lucca
(7) attodel
8) Manno stor. tom.II lib. 8. p.335.
296
MARCHESI MALASPINA
977. OBERTO OBIZZO I.
OBERTO OBIZZO I. detto anche Obizzone,
figliuolo del qm. Oberto I. marchese e conte del
sacro Palazzo, è parimente uno dei quattro fra
telli che divisero l'ampio ereditaggio del padre.
Gli scrittori che hanno discorso della stirpe Ma
Iaspina , e specialmente il Maccioni eGioan Fran
cesco Malaspina assegnando in proavo di quel Ma
laspina che fu complice della pace Lunense del
1124 tante volte citata. Questo Oberto Obizzo,
senza opporre alcuna difficoltà all' atto seguente,
comprovasi dal privilegio di Ottone imperatore ,
concesso nel 977. al monistero di Bobbio, con que
ste parole , quacumque igitur Adalbertus, vel
Opizzo marchiones , vel eorum sequaces &c. ,, (1)
poi che non è facile che ognuno si sottoscriva a
confonder sempre e far credere gli stessi i nomi
di Alberto e Adalberto, di Oberto e Obizo, co
me si è preteso. Il nostro Oberto Obizo autore
di una delle 4. famiglie discendenti di Oberto I ,
è pure quel marchese Obizzone congiunto di san
gue con gli Estensi (2), che nel 1013 fu prigio
ne di Arrigo I. imperatore insieme co' suoi nipo
ti Ugo, Azzone e Adalberto, perchè aderivano
al re Arduino , così notato dal Muratori ,
mar
chiones quoque Italiæ Ugonem, Azzonem, Adal
bertum et Obizzonem captione una constrinxit .
Più apertamente discuopresi un tale avo di Ma
laspina, morto poco prima del 12. Marzo 1014,
perchè appunto i figliuoli di Oberto II. , già di
mostrato, e i di lui nipoti alla detta epoca in
Arezzo sono citati ad un giudizio in favore del
1' Abate di s. Fiora dai messi regii di Arrigo im
(1) Murat, antich. Est. p. 1 c. XXI
(2)Murat idem. c.x .
297
peratore, per cui lo stesso Muratori conchiude
quella essere la stessa questione del 996 ,già espo
sta , e che da quel tempo fino al 1014 dovea es
ser morto alcuno de' quattro figli di Oberto 1 ,
essendo che per nipoti di Oberto II. ancora vi
vente, altri nonpoteansi intendere , che i figliuo
li dei di lui fratelli. Trovandosi però nel 1025.
un Alberto e un altro Oberto Obizo marchesi,
inclusi insieme con i figlidi Oberto II. nella que
rela dei canonici di Tours per le terredi s. Mar
tino d'Italia, è chiaro abbastanza esser essi i fi
gli del fu Oberto Obizzo del qm. Oberto I , i qua
li prima chiamaronsi nipoti di Oberto II ; tanto
più che nel 1055 un altro Oberto Obizzo del fu
Alberto del qm. Oberto Obizzo comprovasi chia
ramente per la donazione a s. Venerio di Luni
giana della sua parte di beni di Finocchiara, e
nel 1053 Oberto Obizzo del fu Oberto Obizzo I.
insieme con suo figlio Alberto ricevono obbliga
zione dall' Abate del monastero di Vicolo nel Pia
centino (1) . Così di Oberto Obizzo I. vediamo
per gli accennati documenti esser discesi Alber
to che visse fino al 1054 circa, e Oberto Obiz
zo II. che fu maritodi Ermengarda, e visse fino
al 1060, come provasi pel suo testamento, roga
to nel Gennaro di quell' anno (2). Questi due
figli di Obizzo I, i quali, se creder si debbe al
le antiche cronache, concorsero con li Pisani,
Genovesi e altri illustri personaggi a cacciar di
Sardegna Museto re de' Saraceni nel 1050 , e nel
la divisione dell' isola ebbonsi le montagne del
la Barbagia (3) , e da ciò venne il primo princi
pio del signoraggio che i Malaspina ebbero in
que' luoghi. Di essi medesimi ne venne Oberto
Obizzo del fu Alberto, provato dalriferito docu
mento del 1055, e dalla concessione di un mu
(1) Murat. idem c. xx. XXIII. XV e XXV. = (2) ivi с.
(3) Sismondistor.dellerepub.eMannostor. diSard. tom. 1. lib 7p. 183,
XXV
298
lino data a Renzone il 1061 (1) , ed anche Al
berto ne venne del fu Oberto Obizzo II , dimo
strato per la carta del 1053 , come pure dal te
stamento di suo padre del 1060 , già notato , e
finalmente dalla donazione che suo figlio Oberto
nel Luglio 1097. fece a Lavinia figlia del conte
Alberto , nella sottoscrizione del quale atto sono
chiaramente comprovati li suoi ascendenti geni
tori in tal guisa , signum Uberti suprascripti fi
lii Alberti marchionis , et ipse marchio Albertus fi
lio Opizio de alio filio Oberto ,, (2) .
1055. Ritornando ora all' OBERTO OBIZZO
del fu Alberto del qm. Oberto Obizzo I. marchese,
da cui poi tuttanediscese la progenie Malaspina ,
dirò cheprovasi ancora per ladonazionedel 1058.
3 settembre fatta a s. Venerio del Golfo di Luni,
rogata in Arcola (3). Costui più di ogni altro
pare sia quell' Oberto marchese che fu capitange
nerale di Arigo IV imperatore , e insieme col fi
gliuolo Alberto andò contro alla gran contessa
Matilda, e fu nel 1084 sconfitto a Sorbara (4) .
Egli mancò poco prima del 1090; poichè Alber
to suo figlio in compagnia di Picenna suamoglie
donò beni alla chiesa di s. Savino, annunziando
si figlio del qm. Oberto Obizzo (5). Questi è pu
re quel figlio di Oberto seguace di Arrigo impe
ratore, che nella battaglia sotto Canossa il 1092
cadde a terrae fuggì, lasciandovi la bandieraim
periale con vittoriadella contessa Matilda; ed è
quell' Alberto , detto il Malaspina (6) , che fu
complice della famosa pace Lunense del 1124 ,
i
tante volte discorsa. Di questo Malaspina , che
dette poscia il cognome atutta la sua posterità,
venne Obizzone il grande,Guglielmo, eGuiscar
do fratelli , provati dal decreto di Federigo I. im
peratore del settembre 1162 (7) . Guglielmo e
(1) Murat antich. Est. p. 1 c. XXV.
(5) ivi
(6) discorso nell'opera tom. 11. lib.v.
tich med, er. tom. 6diss. 71.
(2) ivi (3) ivi (4) ivi
(7) Murat. an
299
Obizzone Malaspina (1) sono provati ancora per
la concordia e permutazione di Compiano e Fil
line fatta co' Piacentini il 13 Luglio 1141 , nella
quale dicesi , Talis concordia fuit inter Wiliel
mum et Opizonem marchiones filios gm. marchio
nis Malaspince nec non &c. وو (2). Nel 1164. ра
re che i fratelli di Obizzone il grande fossero mor
ti , poichè egli solo in tale anno ottenne privile
gio de' feudi dell' imperatore Federigo I. E poi
mostrato figlio di Alberto detto Malaspina , per
l'investitura di alcune terre concessagli nel 1065
dai Monaci di s. Marciano, in cui stà , Opizo
nem marchionemfilium qm. Alberti marchionis Ma
laspinæ , (3) . Mori Obizzone circa il 1186 e la
sciò questi figli Alberto, detto il moro (4) , Obiz
zone II. e Morello I , comprovati dalla vendita
di Val di Taro fatta ai Piacentini il 5 Marzo 1188.
(5) . Per li contratti di questi tre figli di Obiz
zone il grande e per quelli dei lor figliuoli si co
nosce apertamente che la porzione degli stati di
Lunigiana, divisi un dì tra figli di Oberto I. , e
toccati alla linea degli Estensi , riccadde in gran
parte nei Malaspina, mentre nella legadel 1200.
stipulata dai Malaspina con i Milanesi e Piacen
tini si trova , et de toto quod acquisierint a mar
chione Estensi in Luneхапа » come pure nel lo
do di Truffa e locazione fatta al vescovo di Luni
riscontrasi (6) . Alberto moro non ebbe succes
sione , Obizzone II. e Morello I. formarono quel
le due linee de' Malaspina, che dividendosi nel
1221. separaronsi di ragioni e di stati non solo
5
ma eziandio di stemma, poichè l' una conservò lo
spino secco, e l'altra si prese lo spino fiorito,
come vedremo.
(1) Descritto nell' opera tom. In lib. v.-(2) atto dell' arch. di
Piacenza registro magno
(4) Discorsonell' opera tom. 11. lib. v.
(3) atto dell' arch. comunal di Pavia.
(5) atto dell'arch, di Pia
cenza regis. mag. = (6) atto dell' arch di Piac idem, e Murat an
tich. Est. p. .
300
I MALASPINA DELLO SPINO
SECCO.
1187. OBIZZONE II.
OBIZZONE II. figlio del qm. Obizzone il
grande, marito di Giordana figlia di Guglielmo
marchese di Monferrato e di Giulia di s. Leopol
do di Austria. Sua prima memoria nel 1183. nel
le convenzioni intorno ad Oramola, Carpinetto
e Bismantova, stipulate insieme con lui da suo
padre con i Piacentini (1). Nel 1185 fu giudice
a Lucca. Nel 1188 unitamente ai suoi fratelli
vendè ai Piacentini il principato di Val di Taro
!
e di Ceno in quel di Bardi (2). Mori nel 1193 ,
e lasciò Corrado I. e Guglielmo che fu vescovo
di Luni (3) .
1195. CURADO I. perDante chiamato l' an
tico, provato dalla ratifica della venditadel pog
gio di Grondola presso a Pontremoli del 1197 (4)
Giusta il Corio ebbe a sua donna Costanza (5) .
Nel 1221. si divise con il marchese Obizzino, e
divenne stipite dei Malaspina dello spino secco ,
cioè dei signori de' marchesati di Mulazzo, Villa
franca, Giovagallo, Podenzana, Madrignano, Su
vero, Bastia, Tresana, Aulla, Monteregio, Lic
ciana, Ponte Bosio, Godano, Terrarossa, Ponza
no, Lusollo , Castevoli, Monti con le terre an
nesse , e tutti in Lunigiana, senza gli altri feu
di fuori di tale provincia. Egli (6) mancò di vi
vere circa il 1250, lasciando Morello II , Federi
go I , Manfredi I , e Alberto, delle lineedei qua
li tratteremo a parte , cominciando dall'ultimo.
(1) Atto dell'arch. di Piacenza regis. mag. = (2) atto
diPiacen idem
(3) discorso nell' opera tom. 11. lib. v.
dell' arch. diPiacen regis.mag. =(5) Corio stor. par. 2.
scritto nell'opera tom. in. lib. v.
dell' arch.
(4) atto
(6)de
301
MARCHESI DI VAL DI TREBBIA
1266. ALBERTO.
ALBERTO del fu Corrado I. l'antico pro
vasi dall' atto di divisione del 21. Aprile 1266.
fatta con i fratelli e nipoti figli del fu Federigo ,
e rogata in Mulazzo da Vivaldo notaro (1) . Que
sti fu marchese di terre in val di Trebbia. Nel
29. Settembre 1281. vendette la sua parte di feudi
in Sardegna ai suoi fratelli e nipoti (2); que' feu
di che i suoi maggiori aveanvi acquistato fino del
1050 col discacciamento de' Saraceni , che avean
vi aggranditi nel 1112 con edificarvi la terra di
Bosa allafocedelfiumeTemosu le ruine di un'an
tica città , e che nel 1272, cessati essendo i giu
dici Turritani, i figli stessi del granCurrado avea
no ampliato con il dominio delle
le rocche di Bur
cì, di Osilo, e delle terre di Conghinas, Figuli
na, e Monti (3). Sembra che Alberto mancasse
verso il 2296, di sè lasciando un figliuolo chia
mato Morello che io dico III , di cui non hassi
altra notizia che quella ci danno di luinel 1312
la vedova Giovanna sua donna con isuoi figli
Corradino , Jacopino, e Manfredino, chiamandosi
figli del fu Morello del qm. Alberto di Mulazzo
per il convegno del castellano 4) . Per questa
carta provansi li detti figli di esso Morello, ladi
lui moglie, e parimente il di lui genitore,
MARCHESI DI GIOVAGALLO
1260. MANFREDI I.
MANFREDI I. delqm. CorradoI. l' antico.
(1) Attodell'arch Malas. di Mulazzo
di Caniparola
(2) atto dell' arch. Malas.
(3) Manno stor. di Sard, tom. 11. lib. 7. elib.8 p. 36.
(4) atto dell' arch. Malas. di Caniparola
:
!
:
302
Egli per la divisione del 1266 , detta di sopra ;
divenne marchese di Giovagallo, Lusollo , Madri
gnano, e di parte de' feudi di Sardegna. Fu ma
rito di Beatrice, e sua prima memoria è del 1253 ,
che fu a Podestà di Milano (1) . Nel 1260 qual
capitano dei Guelfi Lucchesi fu alla battaglia di
Montaperti nel Senese, e rimasevi prigione con
altri due fratelli (2). Egli è provato non solo
dalla detta divisione ; ma da un livello di muli
ni e altri edifizii di Villafranca del 20 Aprile 1266.
concesso da lui e da Morello suo fratello a Pa
rentino sindico di quel luogo (3). Nel 1282 par
tì per Sardegna, e col suo testamento del 21.
Ottobre di tale anno dichiarò tale circostanza ,
e lasciò Beatrice vedova di lui usufruttuaria, ed
eredi Morello , detto Moruccio e Manfredina suoi
figli (4) . Questo Morello , ch' io dico IV. , chia
mato anche Moruccio e Manfredina furono i soli
figli del detto Manfredi, provati dal suo testa
mento. Manfredina poi nel 1304. impalmossi con
Pierino di Bernabò di Casasco (5) , e per una
compra di4. luoghi di monte del 3Gennaro 1326.
è dichiarata cognata di Alagia del Fiesco (6) .
Morello IV , ossia Moruccio fu marito della det
ta Alagia del Fiesco e capitan generale de' Guel
fi neri Lucchesi contro Pistoja (7) . Mori egli
circa il 1315 , e lasciò di sé Manfredi, Luchino,
e Fresca, la quale maritossi a Marcoaldo figlio
:
del conte Ruggeri di Dovadola, provata per al
cuni atti del 1326 , e 1331 (8). Manfredi eLu
chino sono provati figli del fa Moruccio dalla pro
cura del 1315. per interessi nel Ferrarese; e da
quella del 1321. fatta da essi al conte di Bar
di per far lega con qualunque principe euni
versità&c. (9) . Questo Manfredidel qm.Moruccio,
=
(1) Corio stor. Milan. p. 2 c.257
(2) Poggiali stor di Picenza,
(3) attodell' arch. Malas. di Caniparol. = (4) atto dell' arch. idem
(5) atto dell' arch. idem =(6) alto ivi
(7) dimostrat nell' opera
tom. 11. lib. v =(8)attidell'arch, Malas, di Canip.
(9)atto, ivi
303
morto nel 1344 , lasciò due figli Alagia e Morel
lo , detto per me VII ; l'una provasi con l'atto
del 1365. della di lei figlia Margherita che dichia
ra sua madre essere stata Alagia natadel fu Man
fredi suddetto e moglie di Morello del qm. France
schino di Mulazzo (1) . Morello poi fratellodi det
ta Alagia fu marito di Argentina Grimaldi geno
vese, il quale visse fino al 1347 circa , poi che
Argentina stessa vedova di questo Morello il 1349
fece istanza al duca Visconti di Milano per ria
vere la metà del castello diCroce inval diTreb
bia, annunziandosi vedova di esso Morello e ma
dre ed erede di Giovanni loro figlio, mancato
pupillo dopo del padre (2) . Qui cessò questa
linea dei Malaspina marchesi di Giovagallo , Lu
sollo , Madrignano, Virgoletta e altre terre, già
comprate dal marchese Franceschino di Olivola
dello spino fiorito , i quali feudi ritornarono parte
ai marchesidi Mulazzo eparte aquelli diVillafranca.
MARCHESI DEI FEUDI DELLA CASA
DI MULAZZO
1243. MORELLO II.
MORELLO II. figlio del qm. Corrado I. l'an
tico, e marito di donna Berlenda, autore delle
famiglie discendenti dalla casa di Mulazzo. Sua
prima memoria nel 1245 , poichè allora fece le
ga coi Fieschi e Grimaldi ai danni de' Genovesi ,
e insieme con essi espugnò Chiavari (3). Nel
,
1260 con li suoi fratelli fu fatto prigione dai
Ghibellini alla battaglia di Montaperti nel Sene
se , poscia restituiti nella pace 4). E provato
dalla divisione del 1266 , dal livello di mulini con
altri edifizii dello stesso anno addotti più sopra,
(1) Atto dell' arch, Malas.
(2) atto ivi = (3) luteriano stor,
Genov. lib. 1. (4) Poggiali stor. di Piacen. tom. iv.
304
e dalla transazione ancora delFebbrajo 1272 fat
ta da lui con Federigo del Fiesco sul possesso di
Madrignano (1). Nel 1281 insieme co' suoi fra
!
1
:
telli e nipoti è assolutodalla scomunicaperGhe
rardo cardinale vescovo di s. Sabina per avere
occupate alcune terre ad Enrico vescovo di Lu
ni. E provato marito di donna Berlenda nel con
vegno con li fratelli e nipoti suoi percausa del
le doti delle loro mogli, poste in comune nel
I' antecedente divisione (2) il 3 settembre 1281.
Nel 1283 è con onorevole stipendio mandato in
Sardegna con uomini d'arme dai Genovesi con
tro i Pisani, e ivi con la sua autorità e forza,
mescolando ogni cosa e provocando sedizioni e tu
multi, assistè unaparte dell' armata genovese (3).
Egli morì verso il 1285, di sè lasciando Beatrice
che donna fu di Niccolò marchesotto di Filattie
ra, Franceschino che fu ildistinto ospite di Dan
te in Lunigiana, e Bernabò che primafumonaco
eposciavescovo di Luni (4) comprovatidalla con
fessione di debito di 100. libbre di moneta, sti
pulata per essi il 1294 al marchese Morello det
to Moruccio di Giovagallo, già descritto (5) .
Franceschino poi propagò lasua linea, e nel 16,
Novembre 1296 fece patto di famiglia con Mo
rello del fu Manfredi I, e Opicino del fu Fede
rigo suoi cugini (6). Nel 1306 conchiuse pace
per mezzo di Dante con il vescovo di Luni An
tonio (7) . Nel 1309 di Maggio insieme con Mo
rello Corradino e gli altri figli del qm. Obicino
suoi cugini ottiene in feudo secondo il gius Sali
co da Giacomo II. re di Aragona le baronie in
Sardegna di Osilo, Castel-genovese, Castel-doria
(1) Attodell' arch. Malas. di Canip. = (2) atto dell'arch. idem.
(3) Foglietta annal. Genov. e Manno stor. di Sard. tom. 11 lib. 8 p.
343 dove chiainalo Emanuelle forse per errore , perchè un talnome
non si riscontra che negli ultimi marchesi di Fosdinovo = (4) di
scorso nell' opera tom. 11. lib. v.
nip
(5) atto dell' arch. Malas. di Ca
6) alto dell' arch. Małas. di Mulazzo chepresso dime ritrovasi
(7) atto dell' arch. di Sarz pubblicato dal Maccioni doc. XIV.
305
e Montevètro; poi che i Malaspina aveanlo ajuta
to con le loro forze nell' impresa della Sardegna
( 1) , per menomarvi il potere delle famiglie Pi
sane loro emole. Nel 1311 è vicario imperiale a
Parma per l'imperatore Arrigo, di dove scrisse
lettere al vicario di Lunigiana, inserte negli at
ti di Gioan di Parente notaro (2) . Nel 1320
avea già cessato di vivere, perchè i di lui figli
Morello e Giovanni nella elezione del castellano
di Ossolo in Sardegna, contesa dai figli del fu
Obicino e stipulata il 26 Febbrajo 1321, si an
nunziano minori, che avevano per curatore Ca
struccio Interminelli di Lucca (3). Il detto Gio
vanni marito di Caterina figlia diCastruccionon
ebbeprole, e morì nel 1343 inSardegna, lascian
do suo erede don Pietro IV. re di Aragona , il
quale dovè contendere congli altri Malaspina per
la possessione di Ossolo e degli altri luoghi dai
marchesi padroneggiati (4) . Morello poi, che
io chiamo VI , marito di Alagia figlia di Man
fredo Malaspina marchese di Giovagallo, è anco
ra dimostrato dalla divisione del 1331 fatta con
i figli di Moruccio già detto, e dalle convenzio
ni con gli uomini di Mulazzo del 1344 , nelle
quali annunziasi figlio del fu Franceschino e fra
tello del fu Giovanni (5) . Nel 1355 questo Mo
rello VI. ottenne investitura de' feudi da Carlo
IV. imperatore (6) , e mancò circa il 1365. I figli
suoi furono Margherita maritata ad Obiccino mar
chese di Lusolo ,Bernabò che fu marchese di Mon
teregio, Azzone che fu marchese di Godano , Ga
leazzo che fu marchese di Castevoli, cui non eb
besi che Elena impalmata al nobile Melchior Ca
(1)Atto dell' arch. ducaledi Massa, e Mannostor. diSard. tom. 1.
lib. 9 p. 14
(2) atto dell' arch. com. di Sarzana
l'arch. Malas. di Mulazzo , che presso di me ritrovasi
(3) atto del
(4) Manno
stor. di Sard. tom. 11. lib 9 p. 62 =(5) atto dell' arch. Malas di
Canip. e Poggiali stor di Piacen. tom. IV.
diplom. Malas. doc. xxi.
20
(6) Maccioni cod.
T.M
306
landrini Sarzanese , e finalmente Antonio, tutti
provati per la divisione del 30. Aprile 1390 , nel
la quale lasciarono in comune i beni di Sarde
gna, poichè il re di Aragona finodel 1352 resti
tuiti avea alla loro famiglia il castel di Ossolo e
gli altri luoghi per avere amici li Malaspina (1) .
Il detto Galeazzo nel 1398 fu in Pisa capitano
di soldatesche (2) e morto che fu , il suo feudo
ritornò alle famiglie de' suoi fratelli. Antonio poi
ebbe lunga progenie, e vivendo egli dal 1365 fi
no al 1406, lasciò Ghisello , Azzone marchese di
Mulazzo e Morello marchese di Godano.
MARCHESI DEL FEUDO DI GODANO
1408, Il detto MORELLO del qm. Antonio
della casa di Mulazzo , e marito di Francesca fi
glia di Azzone marchese di Oramola ,per divisio
ne fu signore di Godano, Chiusole , Pignone , s.
Maria, Sconia, Carisetto, Sesta e Breghazzana.
Egli è provato dal compromesso su di alcune di
scordie, fatto il 13. Aprile 1435 con suo fratel-.
lo Azzone (3) , e fu quegli che nel 1393 e 1398
capitanò le lancie della repubblica Pisana contro
1' Appiano 4) . Morì poi circa il 1439, e di lui
rimasero Teodorina maritata il 1434 a Tommaso
di Campo-Fregoso doge di Genova, Antonio II.
e Ghisello. Quest' Antonio II. marchese del feu
do fu successore al padre nel 1440: e lasciò An
tonio III , dimostrato figlio del qm. Antonio II.
del qm. Morello per la procura del 1493 fatta al
marchese Baldassare Anguissola di Piacenza per
far lega col papa Alessandro VI , con il doge di
Venezia e col duca di Milano (5). A tale mar
chese rivoltaronsi i popoli di Chiusole, Cariset
(1) Atto dell' arch. Malas. di Mulazzo , e Manno stor. di Sard. tom..
m. lib. 9. p. 74.
I arch. Malas di Mulazzo
(2) Tronci annali Pis. p. 484.
(4) Tronci annal. Pis
(5) atto dell' arch. Malas di Mulazzo.
(3) atto del
p. 476. 6 484.
307
to e Godano in Lunigiana, e dettersi ai duca
Sforza di Milano , quindi passarono sotto la do
minazione dei Genovesi (1) . Visse questo Antonio
fino al 1525 , e il di lui figlio Alessandro dopo
la morte del padre fu cacciato del feudo per il
governator di Pontremoli Sforzino Sforza d' ordi
nedel duca di Milano , e Godano fu allora distrut
to perchè volle resistere. Così cessò questa linea.
MARCHESI DEL FEUDO DI MULAZZO
1408. Al contrario AZZONE figlio del qm.
Antonio I , detto di sopra, continuò lalinea diret
ta dei marchesi di Mulazzo, Groppoli, Montere
gio , Villa , Casteoliepaesi annessi. Egli è prova
to dal compromesso citatodel 13. Aprile 1435 , e
dal convegno del 9..Settembre 1476 stipulato dai
suoi figli per la dota di Teodorina sua figlia (2) .
Nel 1405 comprò Madrignanoda Tommaso diCam
pofregoso , e pocodopo morì,lasciando Teodorina
suddetta maritata a Gio. Spinetta marchese di
Villafranca , Leonardo , Morello marito di Eleo
nora di Aragone marchese di Treschietto e mor
to senza eredi , Antonio , Cristoforo e Paolo, i
quali tutti sono provati dal già citato strumento
su la dota di Teodorina loro sorella. Di tutti questi
figli del detto Azzone nonebbono figliuolanza che
Paolo , Cristoforo e Antonio, i quali formarono
tre linee distinte di tre marchesati, cioè di Mu
lazzo , di Monteregio e di Casteoli per via di
lor divisione.
1476, ANTONIOdel qm. Azzone suddetto di
venne marchese di Monteregio e ville annesse ,
emorì prima del 1523. Non ebbe che un figlio
chiamato Gio. Vincenzo , che provasi per l'acco
mandigia con Francesco Sforza duca di Milano
(1) Maccioni in caus, del feud. di Tresch. p. 47. = (2) alto dob
arch. Malas. di Mulazzo.
308
insieme con gli altri marchesi suoi cugini del 4
Maggio 1523 (1) . Morto anche questo marche
و
se verso il 1550 non rimase che la sola figlia
Taddea , la quale si congiunse con Gio. Paolo di
Mulazzo che poi divenne marchese del fendo di
Monteregio , come vedremo,
MARCHESI DEL FEUDO DI CASTEOLI
1476. CRISTOFORO del qm, Azzone fu mar
chese di Casteoli, Castagnetolo , Busatica e Cassa
na, e mori parimente avantiil 1523, lasciando il fi
glio Azzone marito di Francesca di Bernabò mar
chese di Filattiera, e Gio. Gasparo, dimostrati
dalla detta accomandigia del 1523. col duca di
Milano. Il primo di questi due figli circa il 1554
mancò , e fece donazione del feudo di Groppoli
all' unica sua figlia Briseide, la quale maritossi
al conte Ascanio Landi Piacentino. Il secondo
morto nel 1559, lasciò Gio. Cristoforo, provato
,
dalla investitura di Ferdinando imperatore del
1' 8. Febbrajo 1560 (2). Egli fu marito di Nic
coletta di Luchino Vivaldi genovese, e dopo di
aver ricuperato il feudo di Groppoli, morì circa
il 1574 , lasciando Gio. Gasparo marito di Cate
rina di Francesco Antonio marchese di Mulazzo ,
morto senza eredi il 1583 , Silvia che sposò Ste
fano marchese di Madrignano, Ottaviano che fu
marito di Laura di Bonifazio marchese di Madri
gnano , Cesare Maria marito di Virginia, e An
tonio Maria marito di Euridice. Tutti questi cin
que figli di Gio. Cristoforo sono provati dalla in
vestitura del 15. Ottobre 1574 dell' imperator
Massimiliano II. (3) , e dall' altra del 29. Mag
gio 1577. di Rodolfo II. imperatore. Il detto mar
chese Ottaviano non ebbe che Margherita mari
tata al marchese di Malgrate: con tutto ciò in
(1)Aatto dell arch Malas. di Mulazzo = (2) ivi =(3) ivi
BIBLIOTECA
FONDAZIONE L. FIRPO
TORINO
309
odio de' suoi nipoti lasciò in sua morte il feudo
di Castagnetolo, Busatica e Cassana al re Filip
po IV. di Spagna. Cesare Maria poi di sè lasciò
Francesco Maria che provasi per l'investitura del
17. Settembre 1615 dell' imperatore Mattias (1).
Di questo Francesco Maria venne Cesare Maria
ultimo del suo ramo, perchè non lasciò di sè che
Maria Lucrezia congiuntasi a Francesco marche
se di Podenzana , e questa parte di feudi ritornò
alla linea del suddetto marchese Antonio Maria,
il quale nel 1585. vendè Groppoli al gran duca
di Toscana, e mori nel 15go , lasciando Gio. Bat
tista che fu vescovo di Massa marittima, e Gio.
Cristoforo che fu marito della marchesa Diani
ra di Podenzana, provato per un pagamento del
1595 alla marchesa Silvia di Madrignano (2) . I fi
gliuoli di lui furono Corrado morto nubile , Gio.
Carlo morto al servizio del re di Spagna, Pier
Luigi che di frate Teatino divenne il 1684 ve
scovo di Cortona, poi nel 1694 vescovo di Mas
sa e Populonia, e finalmente Obizzo, che lasciò
di sè Gio. Cristoforo , dimostrato dal patto di fa
miglia con altri marchesi nel 1708. stipulato (3) .
Questo Gio. Cristoforo mori circa il 1756 , e li
suoi figli furono Cesare, che morì prima del pa
dre , e Corrado che mancò senzafigliuolanza nel
1757 dopo la battaglia di Praga al servizio del
l'imperator di Austria. Così finì questa linea di
Casteoli della casa di Mulazzo, il feudo della qua
le ritornò agli altri marchesi della stessa agnazione.
MARCHESI DEL FEUDO DI MADRIGNANO
1523. Il marchese PAOLO detto piùsopra del
qm. Azzone, che continuò la dritta linea di Mu
lazzo , morendo nel torno del 1517 , lasciò Gio.
(1)Arch. Malas. di Mulazzo- (2)attodell' arch.Malas, di Canir.
=(3) Maccions cod. diplom. Malas. doc. 62.
310
Ciacomo, Morello e Bonifazio, provati dalla ac
comandigia col duca di Milano del 1523 , già più
sopra citata. BONIFAZIO che fu marchese di
Madrignano e marito di Niccoletta Spinola, eb
be Laura maritata ad Ottavio marchese di Casteo
li , e Stefano che s'impalmò con Silvia figliuola
di Gio. Cristoforo marchese di Casteoli, provato
dalla investitura del feudo concessagli nell' otto
Febbrajo 1560 daFerdinando imperatore (1) . Que
sto marchese Stefano , morto prima del 1595 ,
lasciò Euridice sposata da Torquato marchese di
Suvero , e Giulio Cesare marito di Isabella Gras
si di Mantova, dimostrato per la donazione del
1617 , fatta da lui alla detta sua moglie, dalla
quale non ebbe che l'unica figlia Caterina , e
morì nel 1632 come da suo testamento (2). Egli
fu l'ultimo di questo ramo, per cui il feudo con
teso fu dai marchesi di Suvero con quelli di Mu
lazzo il 1634, e in tale anno per sentenza imperia
le ritornò alla linea deimarchesi di Mulazzo (3).
MARCHESI DEL FEUDO DI MONTEREGIO
1523. Proseguì la linea di Mulazzo il mar
chese MORELLO del qm. Paolo detto di sopra ,
il quale ebbe a sua donna Caterina di Giovanni
marchese di Gragnola, e si divise con ifratelli
sopra descritti nel 1531 4) . Egli è provato an
cora per l'investitura del feudo dell' 8. Febbra
jo 1560 di Ferdinando I. imperatore, e secondo
suo testamento del 1566 (5) morì in tale anno.
Questo Morello marchese di Mulazzo lasciò Ga
leazzo che fu cavaliere di Malta, Francesco An
tonio che fu marchese di Mulazzo, e Gioan Pao
lo che divenne per divisione marchese di Monte
regio, tutti tre provati dal testamento del padre-(1) Attodell' arch. Malas. di Mulazzo
diCanıp.
(3) atti ivi
(4) atto ivi (2) atto dell' arch. Małas,
=(5)atto ivi.
31t
notato , e dalla investitura de' feudi concessa loro
il 29 Maggio 1577 (1) .
1567. Il detto GIO. PAOLO che perdivisio
ne fu marchese di Monteregio e marito di Tad
dea figlia del marchese Gio. Vincenzo, morì cir
ca il 1580, e lasciò eredi Leonardo e Gio. Vin
cenzo suoi figli , provati dalla donazione del 27.
Settembre 1605 fatta da Leonardo medesimo al
suo nipote Gio. Vincenzo (2) . Questo nipote del
detto Leonardo e figlio del fu Gio. Vincenzo di
mostrasi ancora per le convenzioni stipulate da
Ottavio suo figlio con le sue sorelle Mariae Mar
gherita il di 8 Luglio 1637 (3); e per tale at
to rilevasi ancora che ildettoGio. Vincenzo mar
chese di Monteregio dopo la morte di sua moglie
fecesi cappuccino , e che morì frate , lasciato aven
do solamente il detto Ottavio con le due sorel
le. Morì Ottavio nel 1646 senza figliuolanza, co
me rilevasi da lettera di Ferdinando III. impera
tore (4) . Così il feudo di Monteregio ritornò
alla linea di Mulazzo , nei discendenti del mar
chese Francesco Antonio.
MARCHESI DEL FEUDO DI MULAZZO
1567. FRANCESCO ANTONIO del qm. Mo
rello marchese di Mulazzo , già provato, fu ma
rito di Mattea di Leonardo marchese di Podenzana,
emorì nel 1598 , poi che sua moglie il 14 Luglio
dello stesso anno in certe convenzioni di eredità
annunziasi vedova e tutrice de' suoi figliuoli Pao
lo e Morello. Sono essi provati ancora dalla in
vestitura del feudo concessa loro il 17. Settem
bre 1615. dall' imperatore Mattias (5) . Questo
Paolo impalmò Clelia di Lodovico marchese di
Lusollo , e morisenza eredi nel 1667. Morello poi
(1) Atto dell'arch. Malas. di Canip.
lazzo
Canip.
(2) atto dell'arch. diMu
(3) atto dell' arch. idem =(4) atto dell'arch Malas di
(5) atto dell'arch. Malas. di Mulazzo.
312
marito di Caterina di Cesare marchese di Mulaz
zo e Casteoli instituì primogenitura il 27. Set
tembre 1647 , e morendo nel 1659 , lasciò Azzo
Giacinto e Carlo , provati dall' atto di primoge
nitura medesima e dalla investitura del feudo di
Leopoldo I. imperatore del 22 Gennaro 1660 (1).
Azzo Giacinto che fu marito di Pannina Fogliani
continuò la sua linea , e finì di vivere nel 1672 ,
a cui successe Carlo Maria suo primogenito figlio ,
e marito di Luigia di Francesco marchese di Po
denzana , provato con la investitura di Leopoldo
I. imperatore del 22. Decembre 1674 (2). Ebbe
egli tre altri fratelli, e mori nel 1705. Il suo pri
mogenito di 4 figli fu Azzo Giacinto II, il qua
le ammogliossi con Lucrezia di Scipione Avogadro
di Brescia , e ottenne investitura de'feudi da Car
lo VI. imperatore il 18 Agosto 1712. Questo mar
chese ricuperò i feudi di Calice e Veppo , ch' era
no caduti sotto de' Fieschi , ma dopo la congiura
di Gio. Luigi Fiesco conte di Lavagna, passati
in dominazione dei Doria, e poscia ritornati al
lo imperial Fisco per il delitto di fellonia dei Do
ria medesimi, ritornarono alla casa dei marchesi
di Mulazzo (3) . Mori questo Azzo Giacinto II.
nel 1746 , e di lui ne rimase Carlo Morello pri
mogenito con quattro altri fratelli. Fu egli marito
di Caterina Malilupi Soragna di Parma, e morto
essendo nel 1774, come provasi per sua lapida
sepolcrale , lasciò Azzo Giacinto III ,Luigi Tomma
so eAlessandro capitano di mare al servizio del
la Spagna (4) con diverse femmine. Il detto Azzo
Giacinto III. fu l'ultimo del feudo di Mulazzo
per l'invasion de' Francesi, e così verso il 1800
cessò di questa casa e delle sue diverse dirama
zioni il signoraggio in Lunigiana.
(1) Atto dell' arch. Malas. diMulazzo = (2) atto ivi = (3) Мас
cioni incaus. del feud. di Tresch. p. 52 = (4) descritto nell' opera
tom. 11. lib. v.
313
MARCHESI DE' FEUDI DELLA CASA
DI VILLAFRANCA
1260. FEDERIGO I.
FEDERIGO I. figliodel qm. Corrado I. l'an
tico, e marito di Agnese figlia di Guglielmo IV.
marchese del Bosco, autore delle famiglie Mala
spina, discendenti della casa di Villafranca. Sua
prima memoria nel 1260, poi cheinsieme congli
altri fratelli pugnò tra'Guelfi alla memorandagior
nata di Montaperti nel Senese, dove rimase pri
gione dei Ghibellini, e fu poi restituito in liber
tà nella pace (1). Nel 1264, seguendo e' la parte
di Manfredi re di Sicilia, fu preso a Pontremoli
dai fautori del vicario imperiale Oberto Pelavi
cino , il quale condur fece a Cremona Federigo
Malaspina con quelli ch' erano con lui; ma do
po alquanto di tempo fu posto in libertàcon cer
ti patti però , che non mantenne; poichè tosto ri
cuperò le sue castella toltegli dal Pelavicino, e
si pose a difesa (2); ma nell' anno seguente fini
della vita. Egli è provato marito di Agnesee pa
dre di Corrado II. il giovane , di Obicino II. e di
Tommaso I. per il livello di mulini e altri edi
fizii , concesso il 20. Aprile 1266 a Parentino di
Troilo sindico di Villafranca dai fratelli di que
sto Federigo , già morto, e dai figlidi lui con il
consenso della vedova marchesa Agnese loro ma
dre (3). Nel 1281 Corrado II, Obicino e Tomma
so del qm. detto Federigo insieme con i loro zii
paterni sono assoluti dalla scomunica per avere
restituite alcune terre ad Enrico di Faceto ve
scovo di Luni che aveangli con violenza ocсира
to. In quest'anno il 3 settembre nel convegno
(1) Poggiali stor. di Piacen tom. IV=(2)Muratorirer. Italic tom.
16cronic. Plac p. 464
(3) attodell' arch. Malas di Canip.
314
con i loro zii paterni dichiarano di avere nella
antecedente divisione messo in comune le doti
delle rispettive lor mogli,cioè Corrado libbre 1000
di Orietta sua donna, Obicino altrettanto di To
bia Spinola , Tommaso ugualmente di Richilda sua
sposa (1) . Il primo a morire di questi tre figli del
;
qm. Federigo I. fu Corrado detto il giovane al
tamente lodato da Dante , il quale fecetestamen
to il 28 Settembre 1294, e non ebbe che la so
la figlia chiamata Spina (2) . Obicino e Tomma
so nel 1296 per due contratti (3) fecero patto di
famiglia con Franceschino marchese di Mulazzo
e Morello marchese di Giovagallo; poscia Obici
no mancò circa il 1300 ; e Tommaso intorno al
1303 , poi che Tobia Spinola nominata, il 1301
dichiarasi vedova del fu Obicino e tutrice de' suoi
figliuoli Corradino , Manfredi , Federigo , Morello ,
Azzone , Giovanni , Orietta e Bettina nell' inven
tario di beni ed eredità di suo marito (4); e Tom
maso di Rosso di Giovagallo in suo codicillo del
1305 lascia un legato ai figli del fu marchese
Tommaso del qm. Federigo Malaspina (5). Questo
Tommaso Malaspina nel 1277 vendè ai Genovesi
per lire 1011 la metà di Ovada con suegiurisdi
zioni , qual paese avea ereditato permezzo di sua
madre. Egli ebbe diversi figli; due de' quali fu
rono cavalieri detti dello Spedale, Guglielmo che
fu frate e Isnardo il quale ebbe Antonio ec. Li
detti figli del qm. Federigo con i loro cugini
furono que' marchesi Malaspina che attestaronsi
con i Doria e con Nino giudice di Gallura nel
1299 a prestare il loro valido ajuto ai Genovesi
in Sardegna contra i Pisani (6) .
1302. I figli del fu Obicino II, detto di so
(1) Atto dell' arch. Malas. di Canip. = (2) discorso nell' opera tom.
n. lib. v.
(3) atto dell' arch. Malas. di Mulazzo presso di me, e
atto dell'arch. Malas. di Canip. = (4) Manni stor del Decamerone
delBoccaccio c. 380, atto arch. Strozzi diFirenze
(5) attodell'ar
ch. com,diSarz, = (6) Manno stor. di Sard. tom zulib. 8 p. 355.
315
pra, non tutti ebbero figliuolanza, e nel 1302 era
no ancora pupilli, come riscontrasi nella compra
dei pedaggi e gabelle di Arcola, Villafranca e Lic
ciana, fatta per 700 libre di moneta dalla vedo
va loro madre (1). Nel 1306 essi entrarono nel
la pace conchiusa a Castelnuovo di Sarzana per
Dante col vescovo di Luni, come pure nel 1309
di Maggio ottennero insieme con Franceschinodi
Mulazzo e Morello di Giovagallo da Giacomo II.
re di Aragona le baronie in Sardegna di Ossolo,
Castelgenovese , Casteldoria , e Montevètro (2).
Lidue figli che propagarono la loro stirpe inLu
nigiana furonsi Federigo II e Azzone, i quali fe
cero diverse linee tra lor separate come vedremo.
MARCHESI DEL FEUDO DI VILLAFRANCA
1302. FEDERIGO II.
FEDERICO II figlio del qm. Obicino II Ma
laspina, e marito di Elisabetta figlia di Spinetta
il grande marchese di Verrucola e Fosdinovo, fu
stipite de' marchesi di Villafranca , Brignollo , Sta
domiglia , Rocchetta , Cavanelle, Beverone , Ter
rarossa , Virgoletta , Mulazzana , Monti , S. Mar
tino , Licciana , Ponte Bosio , Montevignale, Ba
stia, Suvero e Panicale. Egli con i suoi fratelli
intervenne in Sarzana alla tregua delle parti Guel
fe e Ghibelline, e poi nel 1355 ottenne assieme
con Azzone suo fratello diplomad' investitura da
Carlo IV. imperatore, e pochi mesidopo si divi
se con esso (3). Nel 1367 concesse livello di ter
reni 4); e poco dopo morì, lasciando Anfione
che non ebbe prole, e Spinetta, dimostrati dal
la transazione fatta col padre nel 1355 intorno
al legato dell' eredità del detto Spinetta il gran
(1) Attodell' arch. Malas.di Canip.=(2) attodell'arch. ducaledi
Massa giànotato
(3) atti dell' arch. Malas. di Canip. = (4) atto
dell'arch, de' marchesi di Villafranca.
316
de (1). Sono provati ancora per la procura del
1365 intorno alle vertenze che avevano con i fi
gli del fu Azzone loro cugini (2). Questo Spinet
ta del qm. Federigo II. marito di donna Costan
za fu nel 1393 podestà di Pisa, e nel 1398 per
li Pisani andò ambasciadore a Lucca a trattare
la pace con li Fiorentini (3) . Mori egli circa il
1403 , e di sè lasciò Fioramonte, Guido, Tom
maso, Gabriello , Corrado e Federigo III, dimo
strati dalle convenzioni della vedova loro madre
del 1407 con li marchesi di Olivola (4) . I det
ti marchesi Corrado e Federigo III. non ebbero
che due figli per uno senz' altra successione , co
me vedesi nella Tavola 11; però le parti di loro feu
do ritornarono alla linea del seguente Gabriello.
1407. GABRIELLO del fu Spinetta fu ma
rito di Maddalena figlia di Gioan Jacopo marche
se di Lusollo , e continuò la discendenza dei mar
chesi di Villafranca, il quale mancando nel 1437 ,
come da suo testamento , lasciò Fioramonte II
e Gioan Spinetta, provati dal detto testamento
del padre. Fioramonte morì senza prole, e Gioan
Spinetta, sposo di Teodorina figliadiAzzone mar
chese di Mulazzo , dimostrasi ancora dal contrat
to di suomatrimoniodel 13 Aprile 1435 (5). Egli
testò il 24 Febbrajo 1468 , lasciando Fioramonte
III , Niccolò , Agostina maritata al marchese di
Malgrate , Tommaso e Gioan Spinetta II , com
provati dal testamento del padre, e dalla inve
stitura de' feudi del 1472 (6). Questi due ultimi
!
fratelli , dopo le morti di Niccolò e di Fioramon
te senza figli, accadute nel 1470 e nel 1478 , si
divisero insieme il retaggio del padre nel 1481 ,
e Tommaso prosegui la linea di Villafranca, e
Gioan Spinetta incominciò quella de'marchesi di
(1)Arch diCanip.
476,485.
(2) arch. idem
(3) Tronci annal. Pis. p.
(4) atto dell' arch. Malas di Cauip. = (5) atto
dell' arch. Malas. di Mulazzo = 6) doc. dell' arch. Malas. di Villa
franca.
317
Bastia , di Suvero, di Monti , di Podenzana e di
Licciana , come vedremo.
1469. Il detto Tommaso figlio del qm.Gioan
Spinetta marchese di Villafranca, fu marito di
Bianca dei conti di Collalto; e per la divisione
accennata del 1481 (1) divenne signorede' feudi
di Villafranca, Villa, Virgoletta, Casteoli, Rocchet
ta, Cavanelle e Montevignale.Egli testò il 10. Ago
sto 1521 (2) , lasciando Niccolò , che mori senza fi
gli circa il 1547 , Bartolommeo e Gioan Battista ,
provati dal testamento del padre, e dalla inve
stitura de' feudi ottenuta da Carlo V. imperato
re il 1529 (3) . Gioan Battista eBartolommeopro
seguirono li due rami dei marchesi di Villafran
ca, detti condomini.
1521. Il detto Gioan Battista che nel 1551
insieme col nipote e altri feudatarii prese impre
stito somme di denari da Adamo Centurioni di
Genova per urgenze di guerre, morì poi circa il
1560 (4) , e lasciò dopo di sè Tommaso e Alfonso ,
comprovati per unalapida in S. Francesco diVilla
franca, e dal diploma d'investitura del 15 Otto
bre 1574 ottenuto da Massimiliano imperatore (5).
Questo Tommaso nel 1600 fondò il convento de'
frati Francescani di Casteoli, che ora più non è,
ponendovi un bel crocifisso di Sebastiano Tullio
Senese , e fu governatore generale a Siena. Morì
circa il 1605 , nè ebbe altra successione, che Nic
colò , il quale, non avendo avuto che la figlia
Elena, la sua porzione di feudo ritornò alla di
scendenza di Alfonso. Questo Alfonso marito di
Anna, e provato come sopra,morì circail 1585 ,
lasciando Alessandro e Marzio: il primo fu capi
tano del re di Spagna, e del consigliodiguerra ,
il quale, mandato che fu nel 1603 con40 cava
leggieri al conte Federigo nella guerra di Fian
(1) Arch. Malas. di Villafranca
idem
(2) arch. idem
. (4)atto dell' arch. Malas, di Canip
=
(3) arch.
(5) arch. idem.
318
dra, vi lasciò la vita, perchè furongli troncate
le gambe con una cannonata (1). Marzio al con
trario , morto circa il 1615, ebbe Scipione mari
to di donna Maria Spinola, e provato è per l'ac
comandigia del 1619, fatta con il re Filippo III.
di Spagna (2). Nel 1642 fu registrato nella fede
di nascita di Manfredo marchese di Filattiera (3).
Mori egli intorno al 1679, e lasciò Alfonso ma
rito di Elena del qm. marchese Niccolò suddetto ,
che provasi dal patto di famiglia del 1708 con i
marchesi di Suvero , di Podenzana e di Liccia
na (4) . Egli finì di vivere circa il 1740, e suo fi
gliuolo fu Obizzone marito di Eduige figlia di
Torquato marchese di Suvero, dimostrato per uno
strumento del 1770 (5). Questi lasciò Tommaso
che ammogliossi a Luigia Malaspina de'marchesi
del Ponte: è ciambellano del Serenissimo ducadi
Modena , e l'ultimo del suofeudo, ancora vivente.
1521. Dell'altra linea poi di BARTOLOM
MEO figlio del qm. Tommaso marchese di Villa
franca, descritto più sopra , ne venne questa di
scendenza. Egli fu marito di Ottavia Malaspina,
e nel 1525 fondò il convento di S. Francesco di
Villafranca , e mori poi nel 1549. Li suoi figli fu
rono Lavinia e Federigo che fu marito di donna
Elena Cybo dei principi di Massa. Questo Fede
rigo fu quegli che nel 1559 instituì la primoge
nitura per diploma di Ferdinando imperatore (6).
Nel 1561 ottenne il patriziato di Parma, e morì
circa il 1580. Il di lui figlio Bartolommeo , che
fu marito di donna Laura Estense figlia di don
Francesco dei duchi d' Este, mancò nel 1622 ,
avendo avuto Annibale che sposò Caterina Ric
casoli Riari. Questo Annibale è dimostrato dalla
procura del 1632, fattagli dai marchesi di Poden
(1) Giustiniani stor. di Fiand. lib. 1V.- = (2) alto dell' arch. Ma
Jas di Canip.
cioni idemdoc. 72.
(3) Maccioni cod. dipl. Malas. doc. 62.
(4) Мас
(5) atto dell' arch. Malas. di Canip.
(6) doc dell' arch. Malas di Villafranca
i
319
zana per dimostrare alla Camera di Milano che
i loro feudi non erano soggetti ad essa, ma im
periali, e morì circa il 1652. Niccolò suo figliuo
lo marito di Isabella Molza, successe al padre
nel 1653 , e finì intorno al 1671 , lasciando Gio
vanni marito di Gliceria Stanga Milanese , pro
vato per gli atti del di lui figlio Federigo , il qua
le fu suo succeditore nel feudo il 1726 e marito
di Dorotea Ratta Genovese. Il duca Rinaldo di
Modena moltissimo il distinse; poi che nel 1726
il 3 Maggio privilegiollo per diploma di assume
re lo stemma e il cognome Estense (1) . Ebbe
ancora molte onorate cariche da Francesco III.
duca di Modena, e morì dopo il 1766, lasciando
Luigi Estense Malaspina che fu capitano, di cui
ne venne Federigo Estense Malaspina, ch'è an
cora vivente.
MARCHESI DEL FEUDO DI BASTIA
1469. L'altro ramo che distaccossi dai de
scritti marchesi di Villafranca fu quello di GIO.
SPINETTA del qm. Gioan Spinetta per la divi
sione del 1481 già dimostrata, il quale, impal
mata avendo Maddalena figlia di Leonardo mar
chese del Castello dell' Aquila, autore divenne
dei Marchesi di Bastia, di Licciana, di Suvero ,
di Podenzana e di Terrarossa. Nel 1523 otten
ne diploma d' investitura da Carlo V. (2). Nel
1528 testò (3) , lasciando sette figliuoli; cioè , Mar
gherita maritata a Lazzaro marchese di Olivola ,
Aurante , Leonardo , Fioramonte, Jacopo, Rinaldo
e Morello , provati dal testamento di lor genito
re. Questi figli poi si divisero nel 1535 (4) , е
ne vennero però cinque case di feudi distinti che
saranno adesso descritte.
(1) Doc. presso i marchesi Malas. di Villafranca
Iarch. Malas, di Canip.
(3) arch. ivi
(4) ivi.
(2) atto del
320
1535. FIORAMONTE del qm. Gioan Spi
netta II. per la detta divisione continuò la linea
dei marchesi di Bastia e Terrarossa , e fu marito di
Caterina Passeri di Piacenza. Nel 1549 otto Mar
zo ottenne investitura de' feudi assieme con i fra
telli dall' imperator Ferdinando (1) , poscia man
cò presso al 1570, ed ebbe Ettore marito di Sil
via che morì senza figli, Angelica che si sposò
al principe Giulio de'Medici di Firenze (2), Cor
rado nubile che nel 1575 sfidò a duello Giulio
stesso de' Medici per avere sparlato contro di An
gelica detta, Fabrizio che nel 1617 vendè il feu
do di Terrarossa al duca di Firenze Cosmo II.
de' Medici, Camillo e Giulio finalmente, prova
ti per l'instituzione della primogenitura, fatta
dal detto Camillo col concorso degli altri fratel
li , eccettuato Fabrizio che già venduto aveasua
parte di feudo al gran duca diToscana (3) . Questo
Camillo marchese di Bastia , 1570 , e marito di Bea
trice figlia di Antonio marchese di Lusollo, mo
rendo nel 1619 , lasciò Corrado morto nubile, Ne
store ugualmente, Carlo e Ippolito, comprovati
dalla contesa del feudo del 1631, come sarà, di
chiarato. Carlo però il successore si era del pa
dre, ma, essendo egli mancato due anni prima
del genitore , lasciato aveaerede suo figlio Camil
lo che morì in età pupillare nel 1629; e siccome
in tale epoca non era rimasto superstite che il
detto Ippolito , il quale già suddiacono era e ca
nonico a Parma, costui allora tentò di secolariz
zarsi , e contese il feudo con suo cugino Lodo
vico marchese del Ponte nel 1630. Intanto Ippo
lito sposò Taddea figlia di Francesco marchesedi
Tresana, e nel 1631 il 29 Novembre con appro
vazione di Ferdinando II. imperatore fece tran
sazione con il detto cugino e ottenne il feudo,con
(1) Atto dell'arch. ducale di Massa = (a) v. lapida sepolcrale in
s. Fredianodi Pisa = (3) atti dell' arch. delle riform. diFirenze.
321
tinuando la linea dei marchesi di Bastia (1) . Mo
rì questo Ippolito circa il 1645, e lasciò France
sco maritodi Scolastica Zambini di Parma, il qua
le successe alpadre nel feudo , e testò nel 1671 ,
lasciando i seguenti figli Lucrezia , Leonora, Cor
rado , Isabella, Taddea e Serafino, provati dal
testamento del padre (2) . Serafino marito del
la contessa Borri di Parma fu il succeditore, mo
rì nel 1736. Il di lui figliuolo Giovanni, ammo
gliatosi con Marianna figlia di Azzo Giacinto mar
chese di Mulazzo , e dimostrato per la investitu
ra ottenuta nel 1766 da Giuseppe II. imperato
re (3), maneò aParma nel 1783 senza eredi ma
schi, e così fu estinta questa linea de' marchesi
di Bastia, che ricadde in quelli del Ponte e di
Licciana.
MARCHESI DEL FEUDO DEL PONTE BOSIO
1570. GIULIO del qm. Fioramonte veduto
più sopra, diramatosi dai già descritti marchesi
diBastia per la divisione dei tre fratelli nel 1610 ,
divenne autore dei marchesi del Ponte, e terre
annesse. Egli ebbe a sua donna Euridice Biasot
ti di Garrara , e nel 1574 concorse co' suoi fra
telli ad instituire la primogenitura (4). Mori egli
poco dopo il 1610, lasciato avendo Lodovico ma
rito di Silvia de' Diana di Massa. Questi nel 1630
contese il feudo di Bastia con Ippolito di sopra
descritto , e poscia nel 1631 fece transazione (5) .
Finì di vivere poi nel 1647, e il di lui figlioGiu
lio marito di Laura Farsetti di Massa , essendo
vivuto fino al 1662, lasciò Eleonora che maritos
si a Remigio Pompeo marchese di Treschietto ,
Claudio che ebbe un solo figlio senz' altra suc
cessione , e Ferdinando provati dal convegno su
(1) Atto che presso di me si trova
(2) alti idem
dell' arch. Malas,di Canip.- (4) atto presso di me
2:
(3) alto
==(5) ivi,
1.11.
322
i confini del feudo del 1665 con il marchese di
Licciana (1) . Ferdinando, che fu il continuator
della famiglia, mancò dal mondo dopo il patto
di famiglia del 1708, stipulato da lui con altri
Malaspina (2); e lasciò Lodovico, morto nel 1748,
come da lapida sepolcrale nellachiesa del Ponte.
Dilui ne vennero Giulio marito di Chiara Cusani
di Parma , il quale mancò poi a Massa nel 1762,
con lasciare Ferdinando suo figlio, che morì nu
bile , Giuseppe che fu capitano del duca di Par
ma, Luigia sposata da Tommaso marchese di Vil
lafranca, e Claudio che fu marito di Annetta fi
glia di Giuseppe marchese di Olivola, provato per
la transazione con altri marchesi del 1783 (3),
Nel 1795 contese il feudo di Licciana, e fu l' ul
timo de'marchesi del Ponte in dominio, quantun
que lasciasse Giulio e Azzolino suoi figliche perdet
tero il feudo nelle vicendepoliticheperli Francesi,
MARCHESI DEL FEUDO DI MONTI
1535. MORELLO del qm. GioanSpinetta II.
per la divisione dei cinque fratelli accennata più
sopra, distaccossi dal primo ceppo del feudo di
Bastia, e divenne marchese di Monti. Fu egli ma
rito di Tirinzia Strozzi Maggi Fiorentina, e te
stò nel 1567 , ma finì di vivere nel 1575 (4). I di
lui figli furono Emilia , maritata al marchese Fran
cescotti di Venezia, e Orazio il quale fu vesco
vo e nunzio apostolico (5). Mori quest' Orazio
ab intestato , e il feudo nel 1585 sì riparti fra i
più prossimi parenti per li capitoli del 16 Gen
naro di tale anno (6).
(1) Atto dell' arch. Malas. di Licciana
Malas. doc. 62.
(3) atto dell' arch.
(5)discorso nell' opera tom. n. lib. v.
= 2) Maccioni cod.dipl.
Malas. di Canip. = (4) ivi
(6) atto presso di me.
323
MARCHESI DEL FEUDO DI PODENZANA
E AULLA
1535. LEONARDO del qm. Gioan Spinetta
II , per la detta divisione de'cinque fratelli, di
venne autore dei marchesi di Podenzana e Aulla,
e fu marito di Caterina. Nel dì otto marzo 1549
insieme co' suoi fratelli ottenne investitura de' feu
di da Ferdinando I. imperatore (1) . Egli mori
nel torno del 1565, lasciando Mattea, sposata a
Morello Malaspina nel 1577, e Alessandro, pro
vato dalla investitura de' feudi , ottenuta insieme
con altri marchesi dall'imperatore Massimiliano
il 15 Ottobre 1574, e dal privilegio di primoge
nitura che nel 1581 ebbesi per Rodolfo 1, impe
ratore (2) . Fece testamento nel 1587 (3), e la
sciò dopo di sè Giulia, Niccolò e Leonardo, pro
vati dal testamento del padre. Questo Leonardo ,
che fu successore nel feudo e marito di Luigia
figlia di Andrea marchesedi Fosdinovo, dopo di
avere stipulato nel 1664 un convegno per inte
ressi col marchese di Olivola (4), mori, e suoi
figli furono Francesco , Alessandro, Mario e Al
berto, dimostrati dal detto atto del 1664. Fran
cesco poi il primogenito , marito di Maria Lucre
zia di Cesare Maria marchese di Mulazzo, nello
stesso anno 1664 comprò la parte del feudo di
Monti , toccata a Francesco Antonio marchese di
Suvera (5), e manco nel 1676, I di lui figliuo
li furono Alessandro, Luigia, Leonardoche fu ge
neral capitano dell' Austria, morto in hattaglia
sotto Belgrado , Dianira sposata a Gioan Cristo
foro marchese di Mulazzo , e Niccolò che fu Aba
te di Aulla, comprovati dal patto di famigliadel
25 Giugno 1708 (6) . Il detto, Alessandro pri
(1) Atto dell' arch. ducale di Massa
di Canip.
(3) ivi
dipl. Malas, doc. 62. =(4) ivi
(2) atti dell' arch. Malas,
(5) ivi
(6) Maccioni cod.
!
1
324
mogenito, sposo di Euridice figlia di Francesco
Antonio marchese di Suvero, mancò nel 1712 , la
sciando Francesco marito di Beatrice Obizi di Fer
rara. Egli abitò a Vienna, e vi morì nel 1754.
Di lui rimasero cinque figliuoli cioè Alessandro
primogenito e Ciambellano dell' imperatore , per
cui dimorò a Vienna, ma nel 1795 finì suoi gior
ni in Aulia, e fu l'ultimo di questo feudo : Leo
nardo che morì in Toscana il 1764, Tommaso che
fu Gesuita, Alessandra che maritossi conGiusep
pe Montecacoli di Modena, e finalmente Alfonso ,
che fu Abate di Aulla, e nel 1796 contrastò il
feudo di Licciana con il marchese Claudio del Pon
te per la morte del marchese Ignazio, ma l'oc
cupazione de' Francesi tolse ogni contrasto.
MARCHESI DEL FEUDO DI PANICLAE
E LICCIAΝΑ
1535. JACOPO figlio del qm. Gioan Spinet
ta II. uno dei cinque fratelli che per ladetta di
visione divenne primo marchese del feudo di Pa
nicale e Licciana e ville annesse. Egli nel 1549
otto Marzo insieme co' fratelli ottenne investi
tura de' feudi da Ferdinando I. imperatore (1) ,
e nel 1573 mancò dal mondo. I di lui figli fu
ronsi Cornelio che non ebbe chel'unica figlia
Fior di Spina, e Alfonso marito di Regina, il qua
le morì circa il 1600 , e lasciò Morello , Ferdinan
do marito di Isabella dei marchesi di Olivola ,
da cui ebbe lasolafiglia Dianira, e in fine Obiz
zo che fu marito della baronessa Amadeadi Ciu
rum Fiamminga, provato da unatto del 1689no
ve Settembre, nel quale dichiarasi che quest' Obiz
zo del fu Alfonso nel 1629 e 1630 pose le guar
die ai confini per via della peste (2). Mori egli
(1) Atto già dimostrato
che presso di me si ritrova.
(2) atto dell' arch. Eredı dı Fivizzano
325
nel 1634, e lasciò Jacopo marito di Bianca Ran
goni di Modena,dimostrato dalla stessa cartadet
ta di sopra. Questo Jacopo mancò poi nel 1659,
e il di lui figlio Obizzo che fu marito di Paola
Cecchinelli di Sarzana provasi al padre successo
re per l'atto del 3 Decembre 1660 (1), e per la
permutazionedi terre a Gabanasco , fatta conGio
vanni Eredi il 10 Novembre 1672 (2). Questo
marchese , essendo morto nel 1704, lasciò Ama
dea, che fu maritata al marchese Bartolommeo
Ariberti di Malgrate e Jacopo Antonio che spo
sò Barbera Cavalca di Parma, provato dal patto
di famiglia con altri Malaspina del 1708 già de
scritto , e dallo strumento del 29 Decembre 1717
(3) . Ebbe egli nel 1718 dall' imperatore Carlo
VÍ. un mandato per via di confini (4), e poscia
mancò nel 1746, lasciando questi figli cioè Fran-
cesco Maria primogenito che morì nel 1749 a Ve
nezia di veleno per mano agnata , Cornelio che
fu marito di Vittoria Olivazzi di Milano, e che
provasi per uno strumento del 1762 (5). Que
sti non ebbe che due figlie, ed essendo mancato
nel 1778 entrò in dominio del feudo il terzoge
nito Ignazio del qm. Jacopo Antonio, e marito di
Margherita Rossillon baronessa Tedesca. Provasi
egli per le convenzioni su le terre della Chiara
di Gabanasco, fatte con la famiglia Eredi il 18
Agosto 1779 (6). Nel 1788 fece suo testamento
(7), e nel 1795 cessò della vita, e fu l'ultimo del
feudo di questa linea di Licciana.
MARCHESI DEL FEUDO DI SUVERO
1535. RINALDO figlio del qm. Gioan Spi
nettà II. ultimo dei cinque fratelli della già tan
(1)Attodell' arch. Malaspinadi Licciana
di di Fiviz presso di me
Canip.
(3) ivi
(5) atto dell' arch. Eredi di Fiviz.
(2) attodell' arch. Ere
(4) attodell' arch. Malas. di
6) ivi == 7) alto
dell' arch. Malas. di Canip.
326
te volte accennata divisione, per laquale,essen
dogli toccato il fendo di Bastia,che permutò com
Fioramonte suo fratello, divenne marchese di Su
vero e ville annesse. Nel 1549 con gli altri fra
telli ottenne investitura da Ferdinando imperato
re, come si è dimostrato, e morì primadel 1563
con lasciare questi figliuoli , Leonida , Fabbio e
Torquato , comprovati per la tutela di loro zio
Jacopo marchese di Panicale e Licciana (1) . Tor
quato che fu il primogenito e marito di Euridice
figliuola di Stefano marchese di Madrignano fu
general duce di schiere al servizio di Spagna. Eb
be egli una parte del feudo di Monti e ne com
prò un'altra parte. Nel 1574 il 15 Ottobre con
altri Malaspina ottenne investitura da Massimilia
no imperatore e nel 1583 morì inCartagena , la
sciando al mondo Rinaldo che fu sposo di Maria
del Caretto Genovese, e dimostrato dal compro
messo coni marchesi di Olivola del 1627 (2). Nel
1632 contese il feudo di Madrignano, usando mol
te violenze, e mori poi nel 1639, come provasi
per una ordinanza imperiale al marchese di Fos
dinovo (3) . Torquato suo figlio, marito di Cate
rina della Seta Pisana, è provato dagli atti del
1632 suddetti. Continuò egli la linea, e morì nel
1663 , lasciato avendo Francesco Antonio che fu
marito di Elisabetta figlia di Lazzaro marchese
di Olivola. Costui dimostrasi per lavenditadi sua
parte del feudo di Monti al marchese Francesco
di Podenzana (4) fatta nel 1664. Nell'anno 1708
stipulò patto di famigliacon altri marchesi, e nel
1714 fini di vivere. Egli lasciò questi figli Euri
dice maritata ad Alessandro marchese di Poden
zana, Ottaviano che mori a Milano, e Torquato
che fu marito di Livia Galletti di Pisa, provato
dall' istrumento di rimunerazione, fatta dal mar
(1) Atti già dimostrati = (2) atto dell' arch. Malas di Canip.
3) ivi
(4) ivi.
327
chese di Licciana il 1724 al sig. Eredi per la
contesa delle terre di Amola e Campocontra (1).
Mori egli nel 1736, e lasciò di sè Cesare chenel
1769 chiuse i suoi giorni, Eduige, maritata al
marchese Obizzone di Villafranca, Rinaldo morto
nel 1770 e Francesco Antonio che fu marito di
Livia Saporiti di Genova, il quale , succedendo
al fratello Rinaldo, cessò poi di vivere nel 1771
con lasciare di sè il figlio Torquato che morì do
po il 1789 e ful'ultimodel feudo di questalinea
MARCHESI DEL FEUDO DI LUSOLLO
1302. AZZONE I
AZZONE I. del qm. Obizzino marchese di
Villafranca, ormai provato con suo fratello Fede
rigo II, fu quegli che il ramo formò dei seguen
ti marchesi. Egli nel 1355 consuofratello otten
ne diplomad'investitura da Carlo IV. imperatore ,
epochi mesi dopo divise i feudi con esso Fede
rigo , e così divenne autore dei marchesidi que
sta parte di Lunigiana cioè di Lusollo, Riccò , Tre
sana, Burzone, Bibola , Giovagallo , Ponzano, Bri
na castello antico che poscia fu distrutto , Ca
nossa , Madrignano , Gorasco , Beverino, Aulla,
Chiusole e Carisetto. Morì circa il 1364; ed eb
be cinque figliuoli i quali, dividendosi poi, co
stituirono delle descritte terre cinque feudi di
stinti nel 1365. Essi furono Morello, Federigo,
Obizzino, Gioan Jacopo e Franceschino, provati
dall'atto di procura per la detta divisione del
19 marzo 1365 (2) . Morello pertanto marito di
Francesca figlia di Federigo marchese di Tre
schietto diventò signoredi Lusollo, Canossa,Gio
vagallo , Riccò, Aulla e Burzone, é non ebbe al
tri figli che Antonio il quale fu abate di Aulla,
e così tal feudo ricadde nella linea di Gioan
(1)Attodell' arch. Eredi di Fiviz.
(2)attodell' arch.Malas diCanip
:
328
Jacopo. Federigomarito diErigida fu marchese di
Ponzano, di Brina, Bolano e Carisetto, e non lasciò
che il figlio Jacopo Ambrogio, il qualemorto ben
presto , la sua parte di feudo ritornò alla detta
linea. Obizzino terzogenito e sposo di Margheri
ta figlia di Morello marchese di Mulazzo, ebbe
la sola Alagia, e la sua parte di feudo venne pa
rimente a cadere nella detta linea. Franceschino
ancora , mancato nel 1410, non fu lieto di figliuo
lanza , poi che Azzone e Giovanni suoi figli, non
ebbero eredi , e la loro porzione di signoria, ri
tornò come sopra. Gio. Jacopo finalmente fu que
gli che fortunato divenne di lunga succession di
nipoti. Egli rimasto marchese di Tresana, Bibo
la, Madrignano e Gorisco, morì prima del 1407;
per cui Jacopo e Obizzino suoi figli nel 1408 si
divisero fra loro (1); casi una tal divisione pro
dusse le due seguenti linee separate di Lusollo ,
e di Tresana con le terre annesse.
1408. JACOPO adunque del fu Gioan Jaco
po fu quegli che continuò la linea dei marchesi
di Lusollo , Bibola , Ponzano , Giovagallo, Beve
rino , Canossa, Aulla, Chiusole, Carisetto e Gora
sco. Questi nel 1449 fece accomandigia per sè e
per li suoi nipoti con il principe don Francesco
Sforza visconte di Cremona (2); e poscia nel 1460
mori. Lasciò egli Girolamo che fu abate di Aul
la, e Giacomo Ambrogio che fu marito di Cate
rina Suardi, e successore al padre, provato dal
la vendita di Bibola al marchese Giacomo di Fos
dinovo, fatta insieme col genitore il 24 Settem
bre 1451 (3). Egli vendè Beverino ai Genove
si , poi Aulla e Gorasco al marchese Adamo Cen
turioni di Genova general capitano di Carlo V.
quali due terre ritornarono al marchese Alessan
dro di Podenzana. Lasciò poi dopo morte,che gli
accadde il 1499, i seguenti figli Teodoro , Fran
(1) Arch. Malas, di Canip. = (2) ivi = (3) ivi.
329
cesca , Alessandro abate di Aulla, Margherita e
Rollando marito di Mattea figlia di Gio. Battista
marchese di Fosdinovo , morto senza figli maschi
nel 1524, e parimente Antonio e Federigo , tutti
provati dal privilegio del 1521 di Carlo V. tre
maggio, e dagli atti 1504 e 1552 (1). Antonio è
provato ancora dalla vendita del castello di Bur
zone e di Ponzano , fatta da lui ai Genovesi nel
1540 (2) . Morì quindi circa il 1546, dopo che i
popoli di Chiusole, Bolano e Carisetto ribellati
eransi da lui e posti sotto la dominazione degli
Sforza duchi di Milano, e lasciò di sè Camillo e
Beatrice , sposata al marchese di Bastia. Questo
Camillo che fu successore nel 1546 e morì circa
il 1579 ebbe il figlio Lodovico il quale vissenel
feudo dal 1580 fino al 1647, e ammogliatosi non
lasciò che la solafiglia Clelia, sposata da Pompeo
marchese di Treschietto, per cui fu l'ultimo dique
sta linea. Federigo poi detto di sopra, ebbe Ambro
gio detto Comparino maritodi Susanna figlia di Mo
rello marchese di Mulazzo, e in seconde nozze di
Maddalena di Parma, il quale morì nel 1616 , e la
sciò Germanico che fu vescovo e nunzio Apostoli
co (3), e Alessandro marito di Francesca Gaura
Fiamminga. Egli fu ministro di guerra di S.M. cat
tolica , e mori a Brusselles il 1613 primadel padre,
lasciando questi figli Carlo, Alberto eGio. Battista,
i quali furonogli ultimi di questa lineadi talifeudi.
MARCHESI DEL FEUDO DI TRESANA
1408. OBICCINO del qm. Gioan Jacopo di
Lusollo, per la detta divisione con il fratello Ja
copo ,produsse questo ramo distinto dei marche
si di Tresana, Riccò , Brina , Lusana , Ponzano
e Madrignano, il quale provasi ancora perlecon
(1) Atti giàdescritti
(2) atto dell' arch. di Genova
scorsonell' opera tom 11. lib. v.
(3)di
1
330
venzioni tra i marchesi di Olivola e Villafranca
del 1407 (1) , e per l'accomandigia con il dn
ca Sforza viscontedi Cremona del 1449 (2) . Мо
ri egli nel 1450, e suoi figliuoli furono Gioan
Jacopo marito di Marietta, Tommasino sposo di
Dorottea da Correggio, e Gio. Giorgio, dimostra
ti dall' atto del 1451 (3). Gio. Giorgio poi, il
quale continuò la linea di questi marchesi, è pro
vato dal seguente istrumento di suo figlio, e ces
sò intorno al 1502 , con lasciare Guglielmo ma
rito di Paola Arigoni di Mantova e in seconde noz
ze di Benedetta Pii di Carpi, il quale compro
vasi dalla delegazione imperiale contro Giovanni
Medici dei duchi di Toscana per le occupazioni
fatte da lui delle terre dei Malaspina inLunigia
na, data nel 1525 (4) . Finì questo Guglielmo
nel 1528 , perchè i popoli di Tresana, Barbara
sco e Giovagalle, ribellatisi a lui, l'uccisero , e
si dettero al re di Spagna (5). I di lui figliuo
li però rimasero in vita, i quali furono Carlo ,
Ercole e Francesco Guglielmo. Questi nel 1574
vendettero al granduca di Toscana il 23 Decem
bre le terre di Lusollo, Riccò , e Lusana (6)
Il solo di questi che avesse prole fu Francesco
Guglielmo , il quale morì nel 1590, e lasciò Fran
cesco marito di Anna figlia di Lazzaro marchese
di Olivola , morto circa il 1630, da cui ne ven
ne Taddea maritata ad Jppolito marchese di Ba
stia , e Guglielmo il quale chiuse e finì questa
linea di feudo. Ecco fin qui tutta descritta nelle
sue generazioni distinte la casa dei marchesi di
Mulazzo e di Villafranca, ossia tutta la progenie
dei Malaspina di Lunigianadello spino secco. Pas
siamooraaimarchesidello spino fioritocheseguono.
(1)Attodell' arch. Malas,di Canip.=(2) ivi.
(5) Maccioni in caus del feud. di Tresch. p. 47.
arch.delle Riform.di Firenze.
i
(3) ivi. =(4) ivi
(6) atto del
331
I MALASPINA DELLO SPINO
FIORITO. (Ταν. ΙΙΙ. )
1187. MORELLO I.
MORELLO I. figlio del qm. Obizzone I. if
grande. Egli ebbesi in moglie una Frangipani di
Roma, e sua prima memoria trovasi nella ratifi
ca della vendita di Pizzo di Corvo del 1168 un
dici Ottobre , fatta in presenza di suo padre al
l' Abate del monistero di S. Alberto di Butri
(1) . Nel 1187. 13 Agosto ricevèconisuoi fratel
li investitura della rocca di Carana dallo abate
di s. Colombano di Bobbio (2). Nel 1188 il 5
marzo con i fratelli vendè lo stato di Bardi per
4000. lire al comune di Piacenza (3) . Questo Mo
rello fino del 1188 , aderendo al partito dei Par
migiani fu in tale anno alla battaglia di Val di
Taro , che seguì contra i Piacentini, nella quale
restò sconfitto con i Parmigiani stessi; maposcia
rinforzati dai Cremonesi , Modanesi e Reggiani
corsero all' assedio di Ceno e di Castelnuovo qua
li presero e diroccarono (4) . Un anno dopo fu fat
ta la pace, e fuvvi incluso anche questo Morel
lo (5). Nel 1194 sei Novembreconsuo figlio Gu
glielmo fece lega e concordia con li Piacentini,
convenendo di distruggere Pietra-corva (6) . Nel
1197 concorse alla vendita di Grondola fatta ai
Piacentini per Alberto e Corrado suoi consorti
(7); quindi manco nel torno del 1199, lasciato
avendo Guglielmo suo figlio, già dimostrato dal
la carta del 1194. Questo Guglielmo nell' Ottobre
del 1200. fece lega e convenzioni con i Milanesi
(1) Maccioni cod. dipl. Malas. doc. 4.
stero cass. 13 fasc. 1. lettera G.
gno
(2) arch. di quel mona
(3) arch. di Piacen regis. ma
(4) Muratori rer. Italic. tom. 16Cronic. Placent
(6) arch. di Piae, regis. mag.
(7) ivi.
(5) ive
1
332
e Piacentini contro Parma e Pavia (1) . Nel 1202
il 12 Maggio è dimostrato nel lodo di Truffa e
Ubaldo (2), in cui notansi le terre degli Estensi
acquistate dai Malaspina. Nel 1212 il 9 Settem
bre stipulò quinquennale concordia unito a suo
figlio Obiccino e aCorrado suo nipote con i Mi
lanesi e Piacentini (3). Egli testò nel 1220 il 10
Marzo (4) e di lui rimase il detto figlio Obicci
no I, provato dal riferito strumento del 1212.
1220. OBICCINO I del qm. Guglielmo det
to di sopra fu marito di Adalasia dei nobili di
Erberia, e fu anche chiamato Obizzone III. Egli
nel 1220 con suo cugino Corrado ottenne inve
stitura de' feudi degli avi da Federigo II. impe
ratore (5) . Nel 1221 divisesi dal detto Corrado I.
(6), per cui divenne stipite principale dei Mala
spina dello spino fiorito e dei marchesi di questi
feudi cioè di Olivola, di Filattiera, di Verruco
la Bosi , di Fosdinovo, di Bagnone, di Treschietto ,
di Castiglione , di Malgrate, diGragnola, di Cor
laga, di Massa, di Sanazzaro, di Varcio, di Ora
mola, di Santa Margherita e di Fabbrica, e del
/
le famiglie stabilitesi a Verona e a Napoli. Nel
1247 questo marchese avea perduti molti paesi ,
perchè il vicario imperiale di Federigo II aveali
occupati , ma come in taleepoca i popoli di Lu
nigiana ribellaronsi e fecero prigione a Groppo
San Pietro il detto vicario; così Obiccino ricupe
rò tosto le sue terre (7). Mori poi nel 1249 , la
sciando a succedergli Bernabò I, Isnardo I , Al
bertoI, comprovati dal compromesso su l'eredità
della fu Adalasia accennata per essi stipulato nel
1250 il 15 Marzo con i nobili di Viano (8).
(1) Arch. di Piac regis magno
C XIX.
(3) Murat. antich. Est. p. 1.
(3) arch di Piac.regis magn. = (4) Maccioni cod. dipl.
Malas doc.8.
antich. Ital. tom, VIII.
(5) íví doc. 9 = (6) ivi doc to.
(7) Murat.
(8)attodell'arch. Malas. di Canip.
:
333
MARCHESI ANTICHI DEL FEUDO
DI OLIVOLA
1249. BERNABO I
BERNABO I del qm. Obiccino I. detto di
sopra, marito della contessa Anna Maria di An
tiochia, rimase indiviso con i fratelli finchè vis
se. Sua prima memoria nel 1249, perchè in tale
anno con l'ajuto de'Guelfi Lucchesi discacciò di
Garfagnana Oberto Pelavicino vicario imperiale
di Federigo II , e nel 1250 insieme con li Cata
ni di Garfagnana uccise Bonaccorso da PaulaPi
sano, messo imperiale di Federigo (1) . Questo
Bernabò aderì alla parte di Manfredi principe di
Taranto , e mori nel 1265, come da suo testa
mento dell'ottobre di tale anno (2), lasciato aven
do tre figli Fosdinovo , Obizzone detto Bastardo,
e Franceschino I , provati daun atto del 1272 (3).
1270. FRANCESCHINO I. del qm. Bernabò ,
detto di sopra, è anche provato dalla vendita dei
dritti su Minucciano fatta nel 1270 per li suoi
zii paterni (4) . Nel 1275 di anni 13 divise l'ere
dità dell' avo col zio Alberto e con i cugini fi
gli d' Isnardo (5) ; e per tale divisione divenne
autore dei primi marchesi del feudo di Olivola
con le terre di Bigliolo, Aulla , Terrarossa , Pal
lerone , Fornolo , Virgoletta , Monti , Licciana ,
Montevignale , Agnino,Bastia, Groppo san Pietro ,
Varano , Tavernelle e altre ville annesse. Que
sto Franceschino fu Guelfo di mestiere, e giusta
le memorie del Bendinello nel 1299 con Morello
Malaspina (6) s' impadroni di Carrara e di Aven
za contro il vescovo di Luni. Nel 1304fu capitan
(1) Tolom. annal. Lucchesi
Sarzana N. 265.
(2) Cod. Pallavicino del capitolo di
(3) attodell' arch. Walas. di Canip.
(5) Maccioni cod. dipl Malas. dec x
logiadescritto
(4) ivi
(6) Marchesedi Giovagal
334
generale della taglia Guelfa in Empoli. Nel 1918
intervenne per i Guelfi Lucchesi al combattimen
to del ponte a Teto (1) . Nel 1339 ricevè ubbi
dienza e vassallaggio dagli uomini di Pulica (2) ;
e intorno a tale anno ben vecchio mancò; lascian
do sei figli , cioè Bernabò che fu vescovo di Lu
ni (3) , Corrado, Azzone, Guglielmo che non eb
be altra successione che il figlio Giorgio, Giovan
ni e Domenico , provati dal ricorso fatto da essi
in assenza del padre il 1312 al conte Guido No
vello vicario imperiale in Lunigiana per riavere
Aulla, occupata dai marchesi di Villafranca (4).
Il detto Domenico continuò questa linea, e nel
1344 con gli altri fratelli fece procura a suo zio
Fosdinovo per prendere a mutuo una somma di
denari (5). Elli poi morì verso il 1355, con la
sciare Luchino e Marco, i quali provansi per l'at
to di cittadinanza Lucchese, ottenuta nel 1373
dalla repub. di Lucca (6). Marco poscia, conti
nuator della famiglia, nel 1397 stipulò compro
messo per conchiudere pace e tregua con Nicco
lò marchese di Verrucola Bosi (7), e cessò di vi
vere poco dopo, lasciato avendo Obizzone mor
to prima del 1411 , Manfredi,Bernabò e Giovan
ni , dimostrati dalla convenzione del 1407 conli
marchesi di Villafranca (8). Li tre fratelli figli
del fu Marco sopra notati nel 1411, furono tut
ti tre uccisi nello stesso giorno dal capitano Ros
si di Tavernelle , due a Varano , e l'ultimo a
Olivola , perchè nel tempo di sua lunga assenza
per le guerre di Fiandra la di lui moglie bella e
giovane sofferto avea diverse violenze pertali feu
datari , e fatto alcun figlio , però vendicossi con
tali uccisioni, e tosto con uno degli Antonetti e
uno dei Turchetti sindaci del paese studiossi di
(1) Vedi Mussato in sua stor.
nip.
(2) atto dell'
(3) discorso nell'opera tom. 11. lib. v.
ch.di Canip.
Lucca
(5) ivi
(6) atto dell' arch.
(7) atto dell'arch. Malas, di Canip.
arch. Malas. di Ca
(4) atto dell' ar
segreto di stato li
(8) ivi.
335
sollevare il popolo di Varano, Appela e Taver
nelle, e di darsi al dominio del duca d' Este,
come avvenne (1). In tale ventura, spenta così
questa linea di marchesi, il feudo loro fu divi
so, cioè li castelli di Olivola, Pallerone, Biglio
lo , Pulica , Agnino , Collecchia e Groppo san
Pietro ritornarono ai marchesi di Foşdinovo e Gra
gnola, come raccogliesi perlo strumento del 1413
2) ; e li paesi di Monti , Panicale , Licciana ,
Virgoletta , Bastia, Aulla e Terrarossa passarono
ai marchesi di Villafranca per causa di cessioni
anteriori e antichi debitifatti fino del 1294. 1307
e 1344. (3) ; per cui sonosi già veduti formar
parte di feudi delle descritte linee della casa di
Villafranca.
MARCHESI DEL FEUDO DI FILATTIERA
1250. ALBERTO I
ALBERTO I. del fu Obiccino I ,di sopra
descritto, fu sposo di Fiesca figlia di Niccolò del
qm. Tedisio Fieschi dei conti di Lavagna. Sua
prima memoria nella confessione di vassallaggio
fatta nel 1255 a lui e a'suoi fratelli insieme da
Gualdo e Masnerio di Verrucola Bosi (4). Nel
1275 fece divisione de' feudi con isuoi nipoti (5) ,
per cui divenne stipite dei feudi uniti a Filattie
ra, cioè Oramola, Godiolasso , Piumesana , Ba
gnone , Treschietto , Corlaga, Castiglione , Mal
grate , con le ville annesse. Egli nel 1296 con
fermò il feudo a Tommaso della Ripa (6) , e fi
nì di vivere prima del 1320, lasciando Gherar
dino che fu vescovo di Luni (7) , e Niccolò , det
to Marchesotto, marito di Beatrice figlia di Mo
(1) Memoriache trovavasi nell' arch. di Varano = (2) atto dell' ar
ch. Malas. di Canip.
dipl. Malas. doe x1
tom H. lib. v.
(3) ivi
(4) ivi
(6) ivi doe. 13
(5) Maccioni cod.
(7) discorso nell' opera
336
rello marchese di Mulazzo , dimostrato dallo stru
mento del 1325 (1). Nel 1336 notasi nella pro
cura dei signori della Ripa (2) . Questo Niccolò
erede di tutti ibeni del padre morì verso il 1399
edebbe questi figli, cioè Obiccino III che mori
prima del padre, Bernabò , Antonio, Giovanni e
Franceschino; dimostrati dalla divisione del 1351 ,
fatta tra loro (3), per la quale stabilirono cin
que linee distinte di marchesati , cioè di Filat
tiera, di Bagnone, di Castiglione , di Malgrate , e
di Treschietto, che descriveremo una dopo l' altra.
1330. OBICCINO III. del qm. Niccolò Mar
chesotto, detto di sopra, fu marito di Tad-lea fi
glia di Guglielmo marchese di Fosdinovo, e auto
re deimarchesi del feudo di Filattiera , Zigliana,
Biglio con Oramola,Godiolasso,Celle e altre ville
annesse ; provato dalla vendita di una terra nel
1340, stipulata dal di lui fratello Giovanni detto
Beretta, nel cui attodimostrasi già morto , e il di
lui figlio Ricardino sotto tutela 4). Questo Ricar
dino sposo che fu di Teodora Grimaldi genovese
divisesi dalli zii paterni nel 1351 (5) e nel 1355
ottenne investitura de'feudi insieme con li zii da
Carlo IV imperatore (6) . Nello stesso anno fu
pure general duce dei Fiorentini; ma poscia per
cagioni de' suoi stipendi loro nemico divenne , e
mancò nel torno del 1392, lasciato avendo Nic
colò marchese di Godiolasso che morì senza pro
le nel 1472, e Bernabò marchese di Filattiera e
marito di Giovanna figlia di Antonio marchese
di Bagnone , ambedua provati dalla procura per
essi fatta nel 1410 con iloro consorti per con
chiudere accomandigia e lega co' Fiorentini (7) .
Tale Bernabò unitamente agli altri marchesi del
Terziero nel 1433 ratificò la pace con la repub
(1)Attodell'arch. Malas, di Canip.
las. doc. 16
(3) ivi doc. 20.
(3) Maccioni cod. dipl. Ma
4) ivi doc. 17.
riferito di sopra.- (6) Maccioni cod-dipl doc 23
(5) atin
(7) ivi dor. 35.
337
blica Fiorentina, col duca di Milano, co' Vene
ziani , con i Marchesi d' Este, con quelli di Sa
luzzo, e con i conti di Scandiano (1). Nel 1434
fece poi nuova lega conil duca di Milano (2)e
finì di vivere nel 1470. I di lui figliuoli furono
Aragone marchese di Godiolasso, cui non ebbe
cheEleonora maritatain Morello marchese di Pie
tragrua , e Manfredi marchese di Filattiera ma
rito di Bernardina Isembardi di Pavia, il quale
ereditò la parte di feudo di suo zio Niccolò , det
to di sopra, ed è provato dalla accomandigia e
lega fatta con Galeazzo Sforza duca di Milano il
1488 (3) . Mori poi circa il 1493 , e lasciò Gioan
Lorenzo e Bernabò, dimostrati dalla ricupera di
Villa nel Tortonese nel 1507 , e dalla divisione
de' feudi del 1511 fatta tra loro (4). Gioan Lo
renzo divenne per tale divisione marchese di Fi
lattiera e morì senza figli nel 1537 : Bernabò al
contrario marchese di Godiolasso, Celle e altre
ville marito di Giovanna Eustochia di Pavia eb
be diversi figliuoli; ma nel 1512 fu pubblicamen
te punito col taglio della testa dal duca di Mi
lano e spogliato de' feudi per avere aderito con
tro i Francesi , e liberato dalla prigionia de' me
desimi al passo del Pò il cardinal de Medici che
poi divenne papa col nome di Leone X. (5) . 1
figli di tale Bernabò furono Camillo, Scaramuc
cia , Francesca, Riccardo e Manfredi, iquali per
il tragico avvenimento del padre e per la econfi
scazione de' loro beni ricovrarono in Lunigiana,
e nel 1514 reclamarono insieme col zio it feuda
di Godiolasso e loro beni, quali per intervento
del detto pontefice furono ad essi restituiti in
quell'anno. Iu tali circostanze it papa Medici in
sua corte chiamò a suo prelato domestico il det
(1) Maccioni cit doc. 29
i doc. 36
(4) ividoc. 39
Jini stor di Alessandria p 124.
22
(2) atto pressodi me
(3) Maccio
(5)Guicciardinistor. lib.10
T. 14.
Gbit
338
to Riccardo Malaspina, sul quale nel 1521 cad
de qualche sospetto di complicità della morte di
quel pontefice, accadutaper veleno ; e quantun
que perciò fosse messo nelle carceri, ben tosto
per opera del cardinal Medici fu liberato e tol
to da ogni inquisizione. Tornatosi quindi il pre
lato Riccardo ne' feudi di Godiolasso e Celle, non
vi rimase tranquillo; perchè i suoi fratelli ed es
se furono incolpati di atti micidiali e tirannici,
e però il detto duca Massimiliano , o fosse verità,
o crudo pretesto, fece nel 1523 nuovamente oc
cupare quel feudo per Bosio Sforza, e condannò
a pena capitale i Malaspina, da cui si sottrasso
no fuggendo in Lunigiana. Ma il prelato Riccar
do, fidandosi nel privilegio de' cherici, vollevi
sostenere i suoi dritti; perciò cadde nelle forze
del duca Milanese, e nella piazza di Milano fu
nel 1530 decapitato (1). Morti che furonsi nel
1535 e 1539 Camillo e Scaramuccia, il solo Man
fredi rimase erede de'feudi di Filattiera , e s' im
palmò a Giovanna de' marchesi di Olivola. Nel
1556 egli fece preghiera al re di Spagna per ria
vere Godiolasso e Celle, che restavano sempre
confiscati , confermando le descritte venture: e
circa il 1559 fini della vita, lasciando Bernabò
marito di Eleonora Bartolelli Fiorentina, provato
per la donazione fattagli da sua zia Francesca,
vedovadel fu Azzone marchese di Mulazzo il 1570
(2). Questi mancò nel 1579 con lasciare ilfiglio
Manfredi che fu sposo di Cassandra della Seta
di Pisa, e provasi per la procura del 1590, già
pubblicata (3) . Fu egli ambasciadoredel duca di
Modena al gran ducadiToscana, e nel 1614fon
dò inAncona unpriorato de' cavalieri di s. Stefa
no di Pisa; poscia finì di vivere circa il 1636. Il
di lui figlio Bernabò, divenuto marchese di Filat
tiera e marito di Costanza dellaGherardesca , di
(1) Corio supl. lib. 20, eGuicciardini stor. lib. 14
sioni cod. dipl. Malas. doc.44
(3) ivi doc. 51.
(2) Мас
339
mostrasi per la suafede di nascita del 1619 (1).
Egli fu gran contestabile di Cosmo III. de'Me
dici , e chiuse i suoi giorni nel 1664 con lascia
re questi figli, cioè Eleonora, Cassandra, Ippo
lito cav. di s. Stefano e signore di Rossing che
dimorò a Vienna e accrebbe quella città della
borgata di Josephstat, Costanza, e Giovanni Man
fredi che fu marito di Margherita Romoli e in
seconde nozze di Claudia de' principi di Santa
Croce. Questo marchese è provato dalla fede di
sua nascita del 1642 (2), e fu quegli che con
tinuò la linea. Dimostrasi ancora per il diploma
d'investitura del feudo , ottenuta nel 1698 dal
l'imperatore Leopoldo, e per il pattodi famiglia
del 1708 con altri marchesi (3) . Mori egli po
co dopo di un tale atto, di sè lasciando Scipione
cav. di Malta, Gioan Lorenzo, Marcello e Ber
nabò , provati per la deliberazione del 1710 del
governo Toscano (4). Marcello fu senatore in To
scana e governator generale dello stato di Siena,
valente poeta e letterato, che nel 1735 ebbe l'o
nore della medaglia con l'epigrafe= Tutori fi
nium
, e cessò della vita nel 1775. Bernabò
poi marchese di Filattiera che si congiunse con
Vittoria Riccardi Fiorentina , vendè il feudo al
granduca di Toscana (5). I di lui figliuoli fu
rono Cosimo capitano di milizie morto a Vien
na il 1755 , e Manfredi marito di Vittoria Gino
ri di Firenze, il quale fu caval. di s. Stefano
2
e morì nel torno del 1768. In lui cessarono i
marchesi di Filattiera per la vendita del feudo di
sopra accennata.
MARCHESI DEL FEUDO DI CASTIGLIONE
1340. FRANCESCHINO detto il SOLDA
To figlio del qm. Niccolò marchesotto , dimo
(1) Maccioni idem doc. 56.
72.
(4) ivi doc.
(2) ivi doc. 62. =(3) ivi doç. 21
(5) ivi.
340
sitato più sopra, per la provata divisione del 1351
con gli altri fratelli, fu autore dei marchesi di
Castiglion del Terziero in Lunigiana con le ter
re annesse di Corvarola , Merizzo, s. Cassiano,
Casciolana e Oramola. Nel 1340 è puredimostra
to nella vendita di terreni fatta insieme co'suoi
fratelli (1) . Intorno a questo tempo , giusta il
Muratori , fu podestàdi Milano. Nel 1355 co' suoi
fratelli ottenne privilegio de' feudi da Carlo IV.
imperatore (2) . Mancò alla vita nel 1396 , eį
di lui figliuoli furono Bernabò e Gioan Lodovi
co, dimostrati dalla procura per farsi accoman
digia nel 1410 con la repubblica Fiorentina (3).
Questo Bernabò marito di Violante di Verona ,
succedendo nel feudo, fece nel 1415 lega offen
siva e difensiva con la stessa repubblica unita
mente agli altri consorti (4) , e nel 1430 morì ,
lasciando Franceschino, provato pupillo nella ra
tifica di pace per lui stipulata il 1433 dalla ve
dova sua madre e altri Malaspina del Terziera
con la detta repubblica, il ducadi Milano, e al
tri principi (5). Questo giovane marchese poco,
durò nella signoria del feudo, poichè i popoli di
Castiglione , Corvarola e Casciolana nel 1451 ri
bellaronsi a lui e dettersi alla repubblica Fioren
1
țina. Così fu l'ultimo di tale feudo.
MARCHESI DEL FEUDO DI BAGNONE
13.40, ANTONIO I. figlio del qm. Niccolò
marchesotto , già descritto, e provato per la ri.
ferita vendita di terre del 1340. Egli, per ladi
scorsa divisione del 1351, fatta con 1 fratelli , au
tore divenne dei marchesi del feudo di Bagnone
con le terre annesse di Gottola , Nezzana, Mo
chignano, Collesino , Pastina, Cavezzana, Com
(1)Maccioni idemdoc 19.
(2) ivi doc. 21.
(4) atto dell' arch. Malas. di Canip.
(3) ivi doc. ay
(5) Maccioni idem doc. 29.
341
piano eCasalasco. Provasi ancora per una con
fessione di mutuo di 200 fiorini d'oro, stipulata
il 1353 , al marchese Guglielmo di Fosdinovo (1) .
Nel 1355 con gli altri consorti ottenne investi
tura da Carlo IV. imperatore, già dimostrata
e mancò dal mondo circa il 1369, lasciando Ric
cardino continuatore della famiglia, Giovanna che
fu maritata al marchese di Filattiera, Aragone
che fu protonotaro apostolico e arcivescovo di
Brindisi (2) e Bartolommeo , comprovati dalla
procura del 1410 per l'accomandigia con la re
pubblica Fiorentina e altri principi (3). Barto
lommeo che mori presso il 1424 ebbeRiccardino
e Antonio, provati per la pace del 1433 già no
tata , l'ultimo de' quali, morto nel 1489 , lasciò
un altro Aragone e un altro Bartolommeo che
non ebbero figliuolanza. Riccardino al contrario
del fu Antonio I. detto di sopra, dimostrato an
cora per una assoluzion di scomunica, ottenuta
il 1371, in cui era incorso per avere turbato il
dominio del vescovo di Luni, cessò di vivere ben
presto nel 1403 (4) . Ebbe egli due figli; Spinet
ta che fu canonico di Varcio, e Giorgio che con
tinuò la linea, provati dagli strumenti del 1415
e 1433, già descritti. Questo Giorgio nel 1450
finì di vivere in Bagnone , e quantunque molti
figli lasciasse , pure in essi cessò ogni dominio di
feudo. In fatti Cristiano , Giorgio, Carlo e Odoar
do suoi figli, dimostrati dalla concessione del feu
do di Casalasco, fatta da Spinetta canonico loro
zio a Silvestro figlio naturale di Bernabò marche
se di Filattiera (5) , cominciarono il 4 Agosto
1469 a trattare la vendita del feúdo , e dopo di
verse contingenze nel 1471 il dominio di Bagno
(1) Atto dell'arch. Malas di Canip. = (2) discorso nell' opera
tom 11. lib. VII.
ne
(3) Maccioni doc. 27.- (4) atto dell' ar
ch. Malas. di Canip. , e lapida sepolcr. della chiesa antich, di Bagno
(5) Maccioni cod. dipl. Malas doc. 31.
342
the passò alla repubblica Fiorentina (1), e in tal
modo finì questa linea di marchesi Malaspina.
MARCHESI DEL FEUDO DI MALGRATE
1340. BERNABO I. figlio del qm. Niccolò
/
marchesotto , già notato, comprovasi dagli anzi
detti strumenti del 1340 e 1351. Secondo la di
scorsa divisione co' suoi fratelli , autore fecesi dei
marchesi del feudo di Malgrate con li paesi an
nessi di Gragnana, Orturano, Filetto , Mocrone,
Irola e Oramola. Nel 1352 stipulo contratto su
i beni di Cingoli con Riccardino marchese di Fi
lattiera (2) . Nel 1355 con i suoi consorti rice
vè diploma del feudo da Carlo IV. imperatore,
e nel 1368 incirca nonfupiù tra' viventi. Fu al
lora marchese di Malgrate Niccolò II. suo figlio ,
che provasi per gli atti più voltenotati del 1410
e 1415 , quantunque morisse circa il 1408, poi
che idi lui figliuoli Bartolommeo e Azzone concor
sero alla stipulazione dei medesimi. Azzone inve
ro morto nel 1455, non lasciò che Azzolino il
quale nonebbe prole e Francesca maritataal mar
chese di Treschietto; ma Bartolommeo continuò
la linea ; poi che, morendo nel 1456, gli suc
cessero Ercolano e Malgrate suoi figli, i quali pro
vansi per l' accomandigia e lega del 1458 con la
repubblica Fiorentina (3) . Fu Malgrate succes
sore nel feudo, e fece nel 1466 convenzioni con
suo cugino intorno alla dota di Francesca detta
di sopra 4) ; poscia morì nel 1490, lasciando
due figli Gio. Francesco che fu maritodi Agosti
na figlia del marchese di Villafranca , di cui ne
vennero solo due figlie Caterina da Valecchio e
Alasina da Ravarano; e Giambattista che propa
gò la famiglia, avendo avuto il figlioCesare,di
(1) Arch. delleRiform. diFirenze =(2) atto presso di me
Maccioni cod. cit. doc. 32
(4) atto presso di me.
(3)
343
mostrato per una sentenza del 20 Agosto 1526
su i confini di Orturano e Irola (1). Mancò poi
al mondo circa il 1554, ed ebbe Ercole e Giu
seppe , i quali vivendo indivisi produssero diversi
figli, ma come in Cesare figliuolo di esso Giuseppe,
mancato circail 1592 , cessò ogni dominio del feu
do; così non faremo di essi altro discorso. Dimostre
rassi solamente che questo Cesare marchese di Mal
grate, trovandosi angustiato dagli Spagnoli che tur
bavanlo per mezzo del lorogovernatordiPontremo
li, finalmente per esimersi di ogni persecuzione nel
1615 permutòil feudo, cedendolo al marchese In
nojosa governator di Milano per il re di Spagna Fi
lippo III, il quale dette incambio al Malaspina ano
medel suo re il giardino del castellodi quellacittà.
Mapoi nel 1636 il detto governatore con reale ap
provazione rivendè la signoriadi Malgrate al mar
cheseBartolommeo Ariberti, epoco dopo il Malaspi
na fu con pretesti spogliato anchedeldetto giardino
senzacompensazione. Cosìcessò lalineadi Malgrate.
MARCHESI DEL FEUDO DI TRESCHIETTO
1340. GIOVANNI I. detto BERETTA figlio
del qm. Niccolò marchesotto più sopra discorso,
provato dagli atti già riferiti. Egli fu marito di
Masina Picciolini; e, per ladivisione con i fratel
li del 1351 , registrata disopra, riesci autore dei
marchesi del feudodiTreschietto con le terre an
nesse di Corlaga , Finale, Palestra, Vico, Jera,
Stazzone , Agneta e Levigio. Suaprima memoria
nel 1337 in un compromesso fatto in lui dagli
uomini di Niccola (2). Nel 1355 ebbe l'investi
tura del feudo assieme con ifratelli da Carlo IV.
imperatore , già veduta. Morì Giovanni Beretta
intorno al 1375 , e lasciò il figliuolo Federigo,det
to il Tedesco , il qualefu valoroso soldato , e pro
(1) Attodell' arch. Malas di Malgrate = (2) atto dell' arch. Ma
las. di Canip.
344
vasi per la procura del 1410, fatta con gli al
tri marchesi del Terziero , e per la lega del 1415 ,
con gli altri Malaspina (1). Finì egli sua vita
circa il 1419 , ed ebbe Giovanni II, Galeazzo,
Antonio , Dondazio e Azzolino, dimostrati dalla
ratifica di pace del 1433 (2). Di questi cinque
figli del fu Federigo, detto il Tedesco , solamen
te Giovanni e Dondazio ebbono prole, e formaro
no due rami distinti, uno de'marchesi di Corla
ga e l'altro di Treschietto; cioè :
1420. Di tale Dondazio, che fu marchese di
Corlaga , Vico e Jera, e mori verso il 1460, ne
yenne Morello , dimostrato dal convegno del
1466 su la dota di Francesca moglie di Azzo
Tino suo zio (3) . Questi , essendo morto circa
il 1523, lasciò Leonardo marito di Anna But
tini di Filetto, chiarito dalla cessione dei muli
ni di Corlaga del 1525, fattagli dagli uomini del
feudo (4) . Costui fu l'ultimo di questo ramo ,
perchè nel 1534 per veleno cadde, e tosto il suo
castello fu con tanto furore saccheggiato e di
strutto dal popolo ad istigazione di Leonardo No
cetticommissario aBagnone della Repubblica Fio
rentina, che i figli pupilli di tal marchese Ippo
lito, Gioan Battista e Morello, appena salvarsi po
terono presso il loro zio materno a Filetto. Quin
di il paese dettesi alla detta repubblica (5) .
1420. GIOVANNI II. poi del fu Federigo,
detto di sopra, continuò la lineadei marchesi di
Treschietto. Questi nell'Aprile 1420 approvò gli
statuti e privilegi antichi di Treschietto , e mo
rì prima del 1454; nè lasciò altri figli che An
drea, cui dimostrasi per la concessione del feu
do di Casalasco stipulata nel 1454 dal canonico
Spinetta, già riferita. Nel 1458 fu incluso nel
l' accomandigia, fatta dagli altri marchesi del Ter
(1)Atti giàdimostrati
(2)ivi
(3) atto presso di me=(4)atto
dell' arch. di Malgrate = (5) attidel 31Gennaro 1537. presso di me.
.
345
ziero con la repubblica Fiorentina (1) . Manco
dal mondo circa il 1477, con lasciare AngelMa
ria e Gioan Lorenzo , comprovati dalla vendita
della metà del feudo, fatta da essi nel 1502 a
Morello del fu Dondazio detto di sopra(2). Que
sto Gioan Lorenzo continuatore della famiglia fi
nì sua vita circa il 1512 , e li suoi figli furono
Pompeo , detto il vecchio , marito di Eleonora
Nocetti di Bagnone, il quale instituì primogeni
tura nel 1545 e morì setıza figliuolanza nel 1578 ,
Mercurio che non ebbe prole , e Gioan Andrea ,
dimostrati dall' accomandigia del 7. Giugno 1519,
fatta con la repubblica Fiorentina (3) . Gioan
Andrea poi manco intorno al 1540,edebbe Gioan
Lorenzo II, il quale con lo zio Pompeo, detto
di sopra, nel 1545 concorse ad istituire la pri
mogenitura 4) ; poscia finì divivere circa il 1573,
lasciando Gioan Gasparo che fu marito di Maria
Spinola Genovese , e in seconde nozze di Lucre
zia figlia del marchese di Malgrate. Questi pro
vasi per un rogito del Raffaelli di Bagnone del
1574, e per l'investitura del feudo avuta il 1577
da Rodolfo II. imperatore (5) . Morendo egli nel
1606 , lasciò Antonio che divenne marchese di
Godiolasso nel 1639, Ferrante Anniceto che fu
frate Domenicano e poi vescovo di s. Sepolcro
col nome di Cherubino, e Pompeo II. detto il
giovane, che fu marito di Clelia figlia del mar
chese di Lusollo e continuatore della famiglia,
dimostrato dal diploma del feudo ottenuto il 1615
dall' imperator Mattias, in cui era incluso anche
Godiolasso , Piumesana e Casarasco (6) . Quindi
morì nel 1636, e successegli Gioan Gasparo suo
figlio , fratello di Lucrezia e di Anna sposata
al marchese di Gragnola. Questo Gioan Gasparo
che a sua donna ebbe Ottavia Gorni di Manto
(1)Atto già dimostrato
arch. delle Riform. di Firenze
(2) atto presso di me in copia = (3)
di Tresch.
(5) ivi doc. 47.
(4) Maccioni in caus, del feud.
(6) ivi doc. 53.
346
va, provasi con lainvestitura del 1636 per lui
avuta dall' imperator Ferdinando III , e morto es
sendo in Bagnone il 1678 , lasciò Carlo Alessan
dro che nel 1690 ottenne investitura del feudo
dall' imperator Leopoldo (1) , ed ebbe questi
figli , cioè Isabella maritata nel 1694 al cav.
Gargiolli di S. Terenzo , Remigio Pompeo marito
di Eleonora figliadel marchese del Ponte che non
ebbe prole , Ferdinando che sposò Anna Maria
Gargiolli di Santerenzo. Costui nel 1708 fecepat
to di famiglia con i marchesi di Filattiera: nel
1716 donò il feudo al gran duca di Toscana che
poi non ebbe (2); e nel 1722 finì di vivere sen
Za successione. Così fu estinta anche la linea di
questo feudo Malaspina , che fu molto contrasta
to dai pretendenti, e quì pure finiscono tutte le
diramazioni diverse della casa di Filattiera.
MARCHESI DE' FEUDI DI VERRUCOLA
E FOSDINOVO
1250. ISNARDO I.
ISNARDO I. figlio del qm. Obicino I, da
principio descritto , s'impalmò a Cubitosa figlia
di Azzone VII. d' Este marchese di Ferrara. Egli
rimase indiviso co' suoi fratelli fino che visse.
Sua prima memoria nel compromesso del 1250
su la giurisdizione di Marciaso contrastata dai no
bili di Viano (3). Nel 1265 a questo Isnardo e
ai conti di Lavagna affidata fu la custodia di Pon
tremoli dal vicario imperiale Uberto Pelavicino,
cui per timore delle vittorie del re Carlo di Pu
glia contro Manfredi, ritirossi in Lombardia (4).
Nel 1269 restitui al vescovo Guglielmo di Luni
le terre di Moncigolo , Collecchia e Cesirano
usurpategli assieme co suoi fratelli, e nello stes
(1) Maccioni idemdoc.68.
(2) ivi
(3) attogiànotato
Murat. script. rer. Italic. tom. xүr, chronic.Placent.
347
so anno stipulò convenzioni con i nobili di Fos
dinovo intorno alla cessione del paese e alla cu
stodia della torricella (1) prima di andare in
Corsica con più di 600 uomini d'arme, richie
stovi dai capi dell' Isola, ove appena giunto, ac
colto fu onorevolmente e signore acclamato del
paese. Morì poi nel 1271 , come dasuotestamen
to (2) , e lasciò di sè Gabriello I e Azzolino I,
provati con il livellodel 1272 da essi accordato a
Venuto di Sando di Ugolino (3) . Questi due figli
d' Isnardo I. furono autori di due famigliedi feudi
distinte ; poichè Azzolino fu stipite dei marchesi
di Varcio, e Gabriello dei marchesi di Verrucola e
Fosdinovo , e di altri luoghi, come dimostreremo.
MARCHESI DEL FEUDO DI VARCIO
1272. AZZOLINO I, detto ancora Azzone
del qm. Isnardo I, detto di sopra, fu marito di
Agnesina de' Vegj , provato ancora dalla divisio
ne del 1275 , ormai riferita , per cui divenne au
tore dei marchesi del feudo di Varcio conle ter
re annesse di Pietragravina , S. Margherita, Mon
conico , Valcurana e altre ville in Val di Stafu
la. Egli morì dopo il 1319, e li suoi discendenti
non sono che in parte notati nel grand' Albero
Malaspina di quest'opera; poi che nel declinare
del secolo xv. divenendo assai numerosi, e ces
sando di appartenere alla Lunigiana fino dal se
coloXIV,come si arguisce dai diplomi del 13. Ot
tobre 1396 di Venceslao imperatore, e di Massi
miliano I. del 5 Settembre 1494, concessi a tali
marchesi , cominciarono poi amancar didominio.
Mi ristringerò pertanto adire che molte brighe e
contese ebbero con i duchi di Milano ; e che nel
correre il xvII. secolo in gran parte alienati rima
sero i loro feudi, come quello di s. Margherita ,
(1) Atto dell'arch, Malas, di Canip. = (2) arch. idem
=(3)ivi.
348
che il marchese Carlo Giovanni alienò, idi cui po
steri dopo il 1677 ritennero solamente il titolo.
MARCHESI DEL FEUDO DI VERRUCOLA
E FIVIZZANO
1272. GABRIELLO I. figlio del qm. Isnar
do I, detto di sopra, sua prima memoria nel li
vello del 1272, già riferito. Nel 1275 divise i feu
di dell'avo con il zio Alberto e i suoi cugini,
come si è veduto più sopra, per cuidivenne au
tore dei marchesi dei feudi di Verrucola Bosi ,
di Fosdinovo, di Olivola , di Casteldell' Aquila ,
di Massa, di Sanazzaro , con altre terre dette dei
Bianchi in Lunigiana, cioè Corvara, S. Pietro di
Offiano, Argigliano, Codiponte , Casola , Lusci
gnano, Alebbio , Gassano , Monte de' Bianchi ,
Monzone , Equi, Tenerano e Vinca, e parimen
te dei Malaspina di Verona e di Napoli. Morì
questo Gabriello I. intorno al 1289 , e lasciò Isnar
do II , Azzolino e Spinetta I. detto il grande , pro
vati per la divisione di vassalli, fatta da essi il
1291 con i nobili di Dallo e di Castello (1) . II
detto Spinetta I. grand' emolo di Castruccio In
terminelli di Lucca e marito di Beatrice Viscon
ti di Milano (2) non ebbe che tre figlie legitti
me chiamate Ghidda, Novella e Beatrice. Lapri
ma fu moglie di Feltramo conte di Montefeltro ,
e forse quella Malaspina , di cui Fazio degli Uber
ti , spesso alludendo in suo poema, mostrasi in
namorato: la seconda, sposata a Lucemburgo Spi
nola genovese , fu quella che aseconde nozze pas
sò con il Gonzaga marchese di Mantova: la ter
za maritossi a Federigo II. marchese di Villafran
ca. Isnardo e Azzolino però furon quelli che pro
pagarono la discendenza , il primo producendo
(1) Atto presso di me in copia
11. lib. vi.
(2) discorso nell' opera tome
349
il ramo di Verrucola Bosi, e l'altro il ramo di
Fosdinovo ed altri feudi, come sarà notato.
1291. ISNARDO II. figlio del qm. Gabriel
lo I, sopra descritto , marito di Angelica di Ve
rona , provato dalla detta divisione de'vassalli del
1291 , fu autore dei marchesi del feudo di Ver
rucola con le terre annesse di Fivizzano, Sassal
bo , Pognana , Comano, Groppo s. Pietro , Mom
mio, Regnano, Reusa, Argiliano, Moncigolo, Agni
no , Canetto , Quarazzana , Terenzano , e altre vil
le. Mancò dal mondo circa il 1349, e li suoi fi
gli furono Niccolò, Giovanni, Azzolino e Spi
netta , provati col testamento di Spinetta il gran
de loro zio, detto di sopra, rogatoil 1352 inFos
dinovo (1) . Dei quattro notati fratelli il conti
nuatore di questa linea fu Niccolò primogenito,
il quale nel 1355 insieme con gli altri consorti
ottenne investitura del feudo da Carlo IV. impe
ratore (2) . Questo marchese ebbe diversi con
trasti congli altri Malaspina, e morì circa il 1412 ,
di lui rimanendo Appollonia che maritossi con
Cesare Bonaparte gentiluomo di Sarzana, e Bar
tolommeo che prese a sua donna Margherita fi
glia di Giovanni Anguissola di Piacenza, dimo
strato per il rogito di sue nozze del 1399, e per
la lega offensiva e difensiva del 7 Settembre 1415,
stipulata con altri Malaspina (3) . Egli cessò di
vivere nel 1417 per morte violenta, procuratagli
dal marchese Leonardo II. del castello dell' Aqui
la, e di lui rimasero al mondo Giovanna che fu
maritata ad Antonio Alberico marchese di Fosdi
novo , e Spinetta che fu l'ultimo di questo ra
mo. Costui nel 1436 fece aderenza con il mar
chese Niccolò d' Este (4) : nel 1440 fondò il con
vento di s. Francesco di Fivizzano ; e nel 1475
(1) Atto dell'arch. Malas. di Canip.
gio cod. dipl. Ital. tom 11 p. 257.
Canip.
(2)March. idem, e Luini
(3) atti dell' arch. Malas di
(4) atto dell' arch. ducale di Modena.
350
fu ucciso per una congiura di alcuni principali
abitanti di Fivizzano. In questo modo finì tale
famiglia, e la signoria di Verrucola e Fivizzano
passò nel 1477 alla repubblica Fiorentina per de
dizione de' popoli (1) .
MARCHESI DEL FEUDO DI FOSDINOVO
1291. AZZOLINO II. figlio del qm. Gabri
ello I , detto più sopra, marito di Giovanna Ca
gnoli , provato già dalla division de' vassalli del
1291 , e dalla pace fatta nel 1311 con i nobili di
Fosdinovo (2) , per cui fu autore de' marchesi
de' feudi di Fosdinovo , di Olivola, di Gragnola,
di Massa e di Fabbrica nel Pavese con le terre
annesse a tali feudi. Egli morì nel 1327, lascian
do al mondo Gabriello che fu vescovo di Luni
(3) , Guglielmo che fu marito di Giovanna Nu
garola Veronese, da cui ebbe solo Taddea spo
sata al marchese di Filattiera, Antonio che fu
canonico di Verona e Galeotto continuatore di
questa linea, comprovati dalla cessione di Fab
brica fatta il 1328 ai nobili di tal paese da es
si marchesi con i loro zii paterni (4) . Il det
to Galeotto fu raro giureconsulto e marito diAr
gentina Grimaldi Genovese, già vedovadi Morel
Io marchese di Giovagallo , e nel 1355 ottenne
investitura de'feudi da Carlo IV. imperatore. Ces-.
sò di vivere nel 1367, e fu riposto nella chiesa
di s. Remigio di Fosdinovo, dove ancora vedesi
il suo nobile monumento di marmo con iscrizio
ne delle sue lodi. Per suo testamento di tale an
no (5) provansi i di lui figli Gabriello che mo
rì nel 1390 senza prole , Spinetta e Leonardo ,
che si divisero. A questi marchesi nel secolo xiv.
fu tolto lo state da Giovanni Galeazzo Visconti
!
(1)Arch. delle Riform. di Firenze, e arch. com. di Fivizzano.
(2) atto dell' arch. Malas, di Canip.
u lib. v.
(4) arch. Malas. di Canip.
(3) descritto nell'opera tom.
5) ivi.
{
351
duca di Milano ; ma poi fu ad essi restituito.
1367. Il detto LEONARDO marito che fu
di Caterina de' Rossi di Parma, per la divisione
fatta nel 1393 con il fratello Spinetta (1) di
venne marchese di Gragnola, Castel dell' Aquila,
Gassano, monte de' Bianchi, Viano , Gallogna e
altre ville. Mori a Bologna nel 1403 (2) , co
me da suo testamento, e lasciò Galeotto che fu
sposo di Mattea Bevilacqua e non ebbe che due
figlie , Bianca e Caterina, e Leonardo che, morto
nel 1441 , lasciò Argentina , maritata a Giorgio
del Caretto, ambedue dimostrati dal testamento
del padre (3) . A questi due marchesi nel 1412
pervennero i castelli di Pallerone , Olivola , Bi
gliolo , Magliano e Collecchia dopo l'eccidio già
narrato dei primi marchesi di Olivola , e ciò rac
cogliesi dalle convenzioni ed esenzioni intorno
ai pedaggi, guardie e portar legna al marchese,
concesse il 12 Luglio 1413 ai detti paesi (4) .
Morti poi che furono ambedue senza redi maschi
il loro feudo ritornò alla linea di Spinetta mar
chese di Fosdinovo che segue.
1367. SPINETTA figlio del qm. Galeotto,
detto più sopra, marito di Giovanna de' Gamba
corti di Pisa e in seconde nozze di Margherita
dei conti di Cuneo, fu quegli che per la dimo
strata divisione col fratello Leonardo, già descrit
to , del 1393 marchese restò del feudo di Fosdi
novo con le terre annesse di Marciaso, Pulica ,
Tendola, Posterla, Colla, Bardine , S. Terenzo , S.
Stefano , Zuccano e parte delle terre de' Bianchi.
Questi è quel marchese Spinetta, che fu duca
di Gravina (5), e mancò dal mondo nell'Ago
sto 1398 con lasciare Gabriello che morì nubile
il 1405 , e Antonio Alberico propagatore della li
1) Arch. Malas. di Cauip.
(2) discorsonell' opera tom. II. lib. v.
3) atto dell' arch. Malas. di Canip. = (4) ivi = (5) discorso nel
l'opera tom. 11. lib. v.
352
nea de' marchesi di Fosdinovo, ambedue provati
dagli strumenti del 1409 e 1418 (1) . Quest' An
tonio Alberico sposò Giovanna figlia del fu Bar
tolommeo marchese di Verrucola e Fivizzano ,
dalla quale ebbesi molta figliuolanza e lunga po
sterità. A tempo di tale marchese molto era fio
rente ed esteso il suo feudo; perchè nel 1412 per
la morte violenta dei marchesi di Olivola , già
dimostrati , riebbe Pulica e Agnino : e dopo la
morte dei sopra descritti marchesi di Gragnola
riacquistò interamente il loro feudo. Non ostan
te il signoraggio dei Malaspina fu molto contur
bato per l'armi del Piccinino; poichè nel 1430
Antonio Alberico con il suo congiunto Spinetta
marchese di Verrucola, occupato avendo Massa ,
Carrara , Moneta, Ortonovo e Avenza, dovè ri
perderle poscia per le forze di tal capitano. Per
questa occupazione Antonio Alberico fu nel 1431
sentenziato dal podestà di Lucca ad essere pub
blicamente trascinato a coda di cavallo e alle
forche, se fosse preso; ma tre anni dopo, ricon
ciliatosi con quella repubblica, fu di ogni ban
do assoluto (2) . Nel 1442 poi Massa volonta
riamente ritornò a questo marchese e sottomisesi
alui con capitoli e convenzioni; e nel 1445 fi
nì di vivere, lasciando cinque figliuoli cioè Spi
netta , Giacomo, Francesco, Lazzaro e Gabriel
lo, i quali provansi per lo strumento di divisio
ne fatta nel 1467 tra essi medesimi (3) ; per
cui ne derivarono sette famiglie diverse e cinque
distinti feudi separati da quello di Fosdinovo ,
siccome vedremo.
1446. GABRIELLO figlio del qm. Antonio
Alberico, detto di sopra, fu marito di Bianca fi
gliuola del fu Galeotto marchese di Gragnola ,
ed erede del suo fratello Francesco ,il quale mo
(1)Attidell'arch Malas di Canip.= (2) alli dell' arch. segreto
ducale di Lucca = (3) arch Malas, di Canip.
353
rendo nel 1466, testo a suo favore (1). Que
sto Gabriello, perla riferita divisione del 1467,
continuatore si rimase della dritta linea de' mar
chesi del feudo di Fosdinovo con le terre annes
se di Tendola, Zuccano , Pulica, Posterla , Mar
ciaso e alcune altre ville. Un giorno dopo di ta
le divisione egli cambiò i beni sul Veronese , che
venuti erangli in parte per l'eredità di suo fra
tello Francesco, siccome si è detto, con il feu
do di Olivola, toccato in parte a Spinetta altro
suo fratello (2) . In questo modo al suo domi
nio aggiunse Olivola, Bigliolo , Bibola, Pallerone
e annessi. Fu egli valente guerriero (3); e nel
1468 fece lega con la repubblica Fiorentina (4) .
Morì poi nel 1508, come dimostrasi per suo co
dicillo (5) ; ed ebbe questi figli , Argentina ma
ritata a Pietro Soderini capo della repubblica Fi
orentina, Gioan Battista che produsseil ramo de
gli ultimi marchesi di Olivola , come più sotto
sarà descritto , Lazzaro che fu canonico di Sar
zana , Galeotto marito di Zaffira Galassi di Car
pi che dopo il figlioLodovicononebbe altra pro
le, Lorenzo in fine che la linea continuò di Fos
dinovo , provati dalladivisione de'feudi del 1510
fatta tra loro (6) .
1509. Questo LORENZO adunque marchese
di Fosdinovo e marito di Teodosia figlia del fu
Leonardo marchese del castello dell' Aquila, fu
quegli che institui primogenitura del feudo per
diploma del 1529 di Carlo V. imperatore (7).
Morì nel 1533 elasciòGiuseppe primogenito , Ca
terina e Gabriello mancato nel 1573 senza pro
le. Giuseppe che fu sposo di LuigiaDoria diGe
nova è dimostrato dal diploma d' investitura del
feudo del 1559, ottenuta dall'imperator Ferdi
(1) Arch. Malas. di Canip. = (2) ivi = (3) discorso nell' opera
tom. 1. lib v. = = (4) atto dell' arch Malas. di Canip.
(6) ivi
(2) ivi
23
T. 11.
5)iva
354
nando (1) . Egli manco nel 1565, e suoi figliuo
li furono Ippolito che fu gran croce di Malta (2),
ecome primogenito rinunzio isuoi diritti al fra
tello Andrea, il terzo Tommaso che fu parroco
di Fosdinovo. Il detto Andrea , marito di Vitto
ria de Negro Genovese e signore del feudo per
rinunziadel 1570del fratello Ippolito (3) è provato
ancora per l'investitura avuta il 1577 da Rodolfo
imperatore (4). Questi mancò nel 1610 con la
sciare Luigia maritata al marchese di Podenzana,
eGiacomo primogenito che s'impalmò a Maria
Grimaldi della Rocca, e nel 1620 ebbe l'inve
stitura del feudo dallo imperator Ferdinando II.
(5) . Nel 1642 contese la successione al feudo
di Gragnola , e per sentenza imperiale del 1644
l'ottenne contro i marchesi di Olivola, il gran
duca di Toscana, i Malaspina di Verona e altri
pretendenti (6), Mori in fine il 1663, avendo la
sciato sei figli, cioè Pasquale , Andrea, Vittoria,
Ippolito , Ferdinando e Giulia. Il primogenito Pas
quale, marito di Maddalena Centurioni di Geno
va, mori senza figli nel 1670, e fu quello che,
avuta l'investitura nel 1665 da Leopoldo impe
ratore , un anno dopo fondò la zecca in Fosdino
vo, con privilegio dello stesso imperatore di bat
ter monete (7) . Andrea nel 1642 attentò di av
velenare il padre, e poi fuggì nel Torinese, pro
tetto dalla madre; non ostante fu preso a Nizza
e condotto nelle carceri di Bersello nel Modane
se, fu a Modena il 1649 condannato e punito
della testa (8) . Ippolito che fu sposo di Cristi
na Pallavicini di Torino, e successore a Pasqua
le nel 1670, ottenne in quell'anno investitura
da Leopoldo I. imperatore (9). Ma perchè l' al
tro suo fratello Ferdinando ambiva il feudo, nè
(1) Atto dell' arch. Malas, di Canip,
tom. II. lib. v.
(5) ivi
(2) descritto nell' opera
(3) atto dell' arch. Malas. di Canip.
(6) ivi =
(2) ivi =(8) ivi =(9) ivi
(4) irt
355
poteasoffrire che Ippolito fossesi ammogliato per
aver successione, ungiornotessègli insidie,e men
tre Ippolito al castello tornavasi dalla messa, scor
tato da bravi, con un colpo di moschetto, tira
togli da una finestra, l'uccise in Fosdinovo su
la pubblica via, e mentre affacciossi per vedere
se il fratello fosse caduto, uno de'bravi che avea
lo addocchiato, con un subito colpo tolsegli pa
rimente la vita; così tanto l' insidiato che l'in
sidiatore privi rimasero di vita quasi nello stes
so istante (1) . Allora la marchesa Cristina , ri
masa vedova, trovavasi appunto in figlio gravi
da; però subito per parte di Cesare, del gran
duca di Toscana edelduca di Milano furongli
posti commissari e curatori ad ventrem, i quali
intervenendo al di lei parto , verificarono il na
scimento dell' erede del feudo in quell'anno stes
so , e fu Carlo Agostinopostumo, il qualeposcia
ammogliossi con la duchessa Anna Caterina San
tinelli Aldobrandini, e nel 1693 ottenne investi
tura da Leopoldo imperatore (2) . Egli finì suoi
giorni nel 1722, e lasciò Gabriello primogenito,
Azzolino che stabilissi a Napoli, e Teresa che si
maritò al marchese di Olivola.Gabriello marche
se di Fosdinovo, marito di AngelicaMaria Palla
vicini di Torino e in seconde nozze di Isabella
Orsucci di Lucca, nel 1723 ebbe l' investitura da
Francesco I. imperatore (3). Mancò di vita cir
ca il 1758, lasciando Carlo Emanuelle chefu ma
rito di Eugenia Pinelli Genovese laquale non eb
be figli, e questi fu l'ultimo del feudo, perchè
fu di signoria spogliato nel 1796 per i Francesi ,
iquali un anno dopo, secondo la pace di Cam
poformio, soppressero tutti gli altri feudi inLu
nigiana, aggregandoli alla repubblica Cisalpina.
Morì tale marchese nel 1808, e i di lui fratelli
che non ebbero comando furonoAzzolino abate,
(1)Arch. Malas. di Canip. =(2) ivi
(3) ivi.
356
uomo assai culto e addottrinato, e Alberico il
quale fu capitano in Austria e generale ispettor
delle foreste. Egli morendo lasciò il vivente mar
chese Giuseppe Malaspina di Caniparola cavalie
re e ciambellano del granduca di Toscana, da
me qui ricordato per causa di onore e di animo
grato; poichè generosamente concessemi di rica
vare dal suo antico e dovizioso archivio tanti do
cumenti e memorie che in quest' opera, e più in
queste note sonosi registrate.
MARCHESI STABILITI A NAPOLI
1
1723. AZZOLINO figlio del qm. CarloAgos
stino marchese di Fosdinovo e Gragnola, detto
di sopra, fu marito di Rosa Fregosi di Genova
eautore della famiglia Malaspina di Napoli (1).
Egli ereditò colà il feudo di s. Egidio nell'Abruz
zo dalla principessa Vaini sorella di sua madre,
e morì nel 1774, lasciando Giuseppe che ammo
gliossi con Francesca Hunter Scozzese, e fu mi
nistro della corte di Napoli presso la repubblica
Veneta, Fu anche destinato ambasciadore al re
di Danimarca; ma non vi giunse, e morì nel
1805 con lasciare Corrado colonello di cavalleria
del regno di Napoli ancor vivente, e Filippo co
lonello cavalier di s. Gennaro e ciambellano di
S, M, Siciliana parimente ancora in vita, alladi
cui grazia e bontà io deggio queste memorie di
sua famiglia. Qui per tanto finisce ladritta linea
de' marchesi di Fosdinovo, dalla quale dirama
ronsi prima le seguenti famiglie,
MARCHESI DEL FEUDO DI OLIVOLA
1485. GIO. BATTISTA figlio del qm. Ga
briello marchese di Fosdinovo e di Olivola , di
.
(1) Discorso nell'opera tom. 11 libv.
357
scorso più sopra, fu marito diGiovanna de'Ros
si di Parma conti di s. Secondo, ed è provato.
per lo strumento di sue nozze del 1485 (1) .
Egli fu autore de' marchesi più moderni di Oli
vola, distaccati dalla casa di Fosdinovo, perchè
:
dopo sua morte accaduta circa il 1509 il di lui
Aglio
tio Lazzaro III. nel 18. Luglio 1510. divisesi
con li suoi zii paterni (2) ; e per tale divisio
ne ebbesi il feudo di Olivola con le terre annes
se di Bigliolo , Bibola , Pallerone e pochi altri
villaggi. Nel 30 Febbrajo 1525 egli ottenne l'in
vestitura da Carlo V. imperatore (3) e finì di
vivere circa il 1544, avendo avuto da sua mo
glie Margherita figliuola di Spinetta marchese di
Monti questi figli, cioè Giovanna che fumarita
ta al marchese di Filattiera, Troilo che fu sa
cerdote , Camillo che morì nubile ; e Spinetta
primogenito che continuò la famiglia, provati dal
la instituzion di primogenitura del feudo conces
sa loro il 1570 da Massimiliano II. imperatore
4) . Questo Spinetta ebbe a sua moglie Eleo
nora figlia del conte Gherardo della Gherarde
sca, e nel 1545 ottenne con altri Malaspina sala
vaguardia del feudo da Carlo V. imperatore (5) .
Morì poi verso il 1596, di sè lasciando Lazzaro
che si congiunse in matrimonio a Teodora figlia
del marchese di Licciana, provato con la procu
ra del 1603, stipulata insieme col marchese di
Fosdinovo per fare accomandigia col re di Fran
cia (6) . Essendo poi mancato presso al 1630,
di lui rimase Anna sposatasi al marchese diTre
sana, e Spinetta che s'impalmò a Maria Madda
lena Dudley figlia di Roberto duca di Nontum
bria Inglese , dimostrato dalla lettera del 1636
di Carlo II. re d'Inghilterra (7) . Cesso egli del
la vita nel 1655, e rimasero di lui Lazzaro pri
lvi
(1)Attodell'arch. Malas. di Canip = (a) ivi
(5) ivi
6) ivi
(3) ivi
(4)
(7) Maccioni cod. dipl. Malas. doc. 60%
358
mogenito, Giuseppe e Gioan Battista, provati
dal testamento del 1655, fatto dal padre (1) .
Lazzaro , continuatore della famiglia , ebbe a sua
moglie Beatrice figlia di Francesco de Silva con
te di S. Pietro in Sabina, e mori nel 1714, la
sciando Giuseppe e Antonio che dimostransi per
il testamento del padre di quell' anno (2) . II
primogenito Giuseppe , marito di Maria Teresa
figlia del marchese di Fosdinovo, morendo nel
1759 , lasciò questi sei figli, cioè Lazzaro primo
genito che fu marito di Tommasa Falconi di Chia
vari, il quale morì senza prole, Alberico e Al
derano morti nubili, Annetta che fu maritata al
marchese del Ponte, Cristina che sposò il mar
chese Orazio Pacca di Benevento il 1748 , dalla
quale ne viene il vivente cardinale di S. Chiesa
il principe Bartolommeo Pacca vescovo di Ostia
e Velletri e Decano del sacro Collegio , per me
riti illustre, e autore di una bell' opera in 3 vo
lumi, riguardante la storia Ecclesiasticadal 1803
fino al 1813 , e finalmente Carlo che fu successore
nel feudo al fratello Lazzaro e l'ultimo feudata
rio di questa linea de' marchesi di Olivola, che
cessò nel 1799.
MARCHESI DEL FEUDO DI GRAGNOLA
1446. LAZZARO I. figlio del qm. Antonio
Alberico marchese di Fosdinovo, più sopra de
scritto , sposò Caterina del fu Galeottodei primi
marchesi di Gragnola già discorsi. Egli visse in
diviso co'suoi fratelli, e sua prima memoriaè nei
la procura per interessi del 1446, fatta insieme
con Giacomo suo fratello (3) . Morì ab intestato
nel 1451. e lasciò Galeotto marito di Elisabetta
che non ebbe figli, eLeonardo che propagò que
sta linea, provati per una carta del 1451 (4) ,
3) ivi. =(4) int
(1) Atto dell' arch. M.di Canip.
(2) ivi
1
359
•per la divisionedel 1467 de feudi dell'avo fat
ta con i lero zii paterni, già riferita. Però Leo
nardo, che ebbesi in moglie Aurante Orsini, di
venne autore de'marchesi di questo feudo che
comprendeva Gragnola, Castel dell'Aquila , Via
no, Vezzanello, Gallogna con alcune altre ville.
Nel 1468 con gli altri sonsorti fece lega con la
repubblica Fiorentina (1) , e testò nel 1505, la
sciando Teodosia maritata al marchese di Fosdi
novo, Galeotto , Giovanni , Giacomo e Maddalena
che fu moglie del marchese di Villafranca, di
mostrati dal testamento del padre del 1505, e
dal lodo su la divisione del 1516 , fatta tra es
si (2) . Per questo avvenne che Giacomo pro
tonotario apostolico eparroco della chiesa diMon
te de'Bianchi fu marchese di Viano, Gallogna e
Vezzanello , e come egli ebbe due figli naturali
Ottavio e Lepido, così legittimò i medesimi, e
morendo feceli eredi. Anche il detto Lepido, di
venuto canonico di Verona , ebbe pure due figli
naturali che furono legittimati e per suo testa
mento del 1577 fatti eredi (3); con tutto ciò
questa parte di feudo ricadde agli altri marche
si di questo feudo.
1516. GIOVANNI poi figlio del qm. Leo
nardo suddetto per la riferita divisione ebbe in
parte il castello dell'Aquila e Pian di Mulino,
enel 1529 ottenne con il fratello Galeotto inve
stitura da Carlo V. imperatore (4) Infine,
.
morendo nel 1550,lasció il figlio Leone, prova
to per il diploma di primogenitura del 1560 , con
cessagli dall' imperator Ferdinando (5) . Questi
morì circa il 1568 con lasciare Alfonso marito
di Ginevra Salvioni ver
veronese, il quale non ebbe
che Marcella unica figlia sposata a Cristiano prin
cipe di Solferino. Poscia, morto chefu nel 1594
(1)Atto dell' arch. Malas. diGanip. = (2) ivi = 3)ivl =(4)
ivix(5) ivi.
360
questo Alfonso, la sua parte di feudo ritorno al
la discendenza dell' altro marchese di Gragnola,
il seguente Galeotto.
1516. Questo Galeotto adunque del qm. Leo
nardo già detto, secondo la dimostrata divisione
del 1516 toccogli in parte Gragnola e nel 1529
insieme col descritto Giovanni ebbene investitu
ra da Carlo V. imperatore (1) . Fini di vivere
prima del 1544, e lasciò Corrado che provasi per
I' accomandigia del 1548 stipulata con il duca di
Toscana (2) . Questi manco verso il 1574 ri
manendo di lui Gio. Battista che fu marito di
Fiammetta Soderini di Firenze, e dimostrasi per
gli atti del 1574 € 1575 (3) . Nel 1594 egli ri
ebbe l' altre due parti del feudo , una per eredi
tà del detto Alfonso, l'altra per compra; e nel
1599 rinnovò accomandigia e lega con Ferdinan
do III. de' Medici granduca di Toscana (4) . Fi
nalmente circa il 1602 mancò di vita, e li suoi
figli furono Cosimo che si congiunse con Anna
figlia del marchese di Treschietto, dalla quale
non ebbe figli , e Alessandro che rimase nubile,
provati ambedue dalla sentenza imperiale intor
no al feudo di Viano, data il 1621 a loro favo
re contro i figli del marchese Ottavio di Verona
(5) . Cosimo mancò nel 1638, e Alessandro fi
nì suoi giorni in Firenze nel 1642, dove per te
stamento instituì erede del feudo il gran duca
di Toscana, per cui ne venne la famosa lite tra
il marchese di Fosdinovo, il granduca di Firen
ze, i marchesi di Olivola e i Malaspina di Ve
rona (6) . Così terminò questa linea, e il feu
do di Gragnola per sentenza imperiale si riunt
al marchese di Fosdinovo.
() Atto gia dimostrato
(3) ivi
Canip.
(2)atto dell' arch. Malas. di Canip.
(4) Atto presso di me = (5) Atto dell'arch. Malas, di
(6) ivi.
361
MARCHESI STABILITI A VERONA
1446. SPINETTA V. figlio del qm. Antonio Alberico marchese di Fosdinovo, più sopra descritto , fu sposo di Donnella Fiesca dei conti di Lavagna.
Questo marchese per la dimostrata divisione del 1467 fatta conifratelli e nipoti ebbesi in parte il feudodi Olivola; macomeil 18 Novembre dello stesso anno (1)
convenne con Gabriello IV. suo fratello e permutò con lui il detto feudo con i beni sul Veroncse, così fu che
questo Spinetta divenne autore dei Malaspina
che dimoravano a Verona.
(1) Atto dell' arch. Malas. di Canip
Morì poi egli circa il 1497 , e lasciò Gioan Antonio e Gioan Filippo, dai quali tutta la discendenza ne venne che in parte è nell'Albero notata , e che pensiamo di non trattarne di più, perchè rimase senza dominio in Lunigiana e privatamente visse fino ai giorni nostri che si estingue in una femmina.
MARCHESI DI MASSA E DI SANAZZARO
1446. GIACOMO I. figlio del qm. Antonio Alberico marchese di Fosdinovo , già dimostrato , prese a sua donna Taddea Pico della Mirandola. Sua prima memoria in una procura per interessi fatta nel 1446 co'suoi fratelli (2) .
(2) atto già notato
Nel 1466 fondò il convento di s. Francesco di Massa, e nello stesso anno il 22 Febbrajo con la dota di sua moglie acquistò il feudo di Sanazzaro con le terre di Albissola e Dosso in Lomellina (3).
(3) atto presso di me in copia.
Per la divisione poi del 1467, già notata, divenne marchese di Massa e terre annesse. In quell'anno medesimo per lettera patente del duca Sforza di Milano fu costituito a suo governator generale di Lunigiana. Questo marchese fu quegli che, bramoso di ricuperare quanto iMalaspina suoi avi aveano dovuto nel 1448 abbandonare ai Fregosi di Genova, nel 1473 con lo sborso di 5000 ducati d'oro, e con la cessione dei dazi e gabelle di Sanazzaro per alquanti anni, comprò Carrara, Avenza e Moneta da Antonietto di Campofregoso , padrone allora di tali terre (1) .
(1) Atto dell'arch. Malas. di Canip.
Finalmente il 1477 fu capitano per il detto Visconti , e mancò dal mondo nel 1481.
Di lui rimasero Francesco autore de'marchesi di Sanazzaro ,
e Alberico autore degli ultimi marchesi di Massa e Carrara , poichè formarono due linee separate e distinte, cioè :
1482. FRANCESCO del qm. Giacomo I. marchese di Massa, descritto di sopra, ebbe in moglie Costanza Fogliani , e autore si fecedei marchesi del feudo di Sanazzaro.
Egli contrasto con
Alberico suo fratello per la divisione de' feudi ,
e se creder devesi all' Ammirati (2) nel 1483
occupò a forza Carrara, Avenza, e Moneta, ma
per il fratello Alberico furongliriprese con la forza, e poscia a lui stesso aggiudicate nella divisione del 1485, stipulata con i figli di detto Francesco , il quale cessato avea di vivere prestamente nel 1484 con lasciare il figlio Lodovico, provato dalla procura di Gabriello marchese di Fosdinovo suo zio, fatta nel sette Marzo 1485 come suo tutore (3) .
(2) Ammirati stor. Fior. lib xxv.
(3) atto presso di me in copia,
Questo Lodovico per tanto,
ammogliatosi con Ippolita Fioramonti , fu marchese di Sanazzaro, e dopo sua morte lasciò Ottavio che prese a sua moglie Giulia Birago, sorella del cardinal Birago gran cancellieredi Francia.
Questi ebbe Giulio Cesare con altri figli, i
quali insieme nel 1566 fieramente contesero il
dominio di Carrara ad Alberico I. Cybo Malaapina, e l'anno dopo furono acquetati con 3550
scudi d'oro che i marchesi di Sanazzaro ricevettero per ogni loro diritto. Di Giulio Cesare e di
Isabetta Giorgi Pavese sua moglie ne venne Ottaviano marito di Margherita Berzia di Pavia , il
quale produsse Gioan Battista sposo di Maria Fornari, da cui venne Ottaviano che ammogliossi
con Anna Lucia Gambarana di Pavia. Quest' Ottaviano provò tutti li suoi ascendenti antenati
descritti nel processo per la sua ammissione nel
collegio de'Giudici, cavalieri e conti del S. R.
Imp. di Pavia, stampato nel 1665. Continuò questa linea Andrea suo figlio marito di Teresa Carminale e fratello di Giambattista tenente maresciallo Cesareo. Di questo Andrea venne Francesco il quale, presa in moglie Caterina Beccaria
Pavese, lasciò il marchese Luigi ancora vivente
ciambellano di S. M. I. R. Austriaca e scrittore
di culte opere, ultimo di questa linea, al quale noi siamo debitori dellememorie de' personaggi di sua stirpe che benignamente ci ha fatto conoscere come sonosi notati in questa parte.
1482. ALBERICO figlio del qm. GiacomoI.
marchese di Massa e Carrara , di sopra discorso ,
impalmò Lucrezia figliuola di Sigismondo d'Este ,
e, per la divisione con i figli del giàparlato Fran
cesco suo fratello, rimase autoredegli ultimi mar
chesi del feudo di Massa e Carrara con le ter
re annesse, che poi sottodei Cybo principato di
venne e duchea. Egli pure dimostrasi conladet
ta procura di suo zio Gabriello del 1485 , già no
tata. Questo marchese nel suo castello di Massa
il 1494 ebbe a ospite il re Carlo VIII. che mol
to il distinse , ed essendo poi morto nel 1519 sen
za figli maschi, il suo feudo passò alla marche
sa Ricciarda sua figlia, la quale , sposatasi a Lo
renzo Cybo Genovese nipote di Papa Innocenzo
VIII. , per opera del Pontefice LeoneX. suo zio,
364
ottenne poi nel 1529 investituradel feudo daCar
lo V. imperatore il 16 Luglio, contro i diritti
degli altri Malaspina. Ella di questo maritaggio
generò Giulio che ebbe un tragico fine e strane
venture, Eleonora, e Alberico I. Cybo Malaspi
na(1) il quale produsse poi tutta la discenden
za dei duchi di Massa e Carrara (2) fino alla
duchessa Maria Teresa Cybo che maritossi ad
Ercole III. d' Este , per cui ,estintasi la linea dei
Cybo e degli Estensi, tal signoraggio passato è
nella casa dei regnanti duchi di Modena. Quì fi
niscono le note dell' albero generaledei marche
si Malaspina di Lunigiana,le quali sonosi ristret
te solamente a quanto la brevità ci permise di
esporre per quello ch' eraduopo alladimostrazio
ne di quell'illustre FAMIGLIA CHE CONTA di ave
re avuto in Italia il dominio sopra a 220 e più
luoghi di città, terre, castelli eville nei secoli di
suo splendore , e da circa dieci secoli di antichità,
mentre adesso appena più si ricorda.
(1) Discorso nell' opera tom. 1. lib. m
(2) Tale stirpe chiara
mente trattata da Giorgio Viani nelle sue memorie della famiglis
Cybo, e stamp. in Pisa 1808.
FINE.
365
AGGIUNTA
ALL' ELENCO DEI SIGG. ASSOCIATI
CAPRIO.
Agazzi M. R. Sig. don Giovanni Professo
re di belle lettere in Bedogna.
Berettini M. R. Sig. don Gioan Battista
Cop. I
Bertolotti Sig. dot. Ant. Medico a Borgotaro. I
Bianchi Sig. dottore Giuseppe.
Briganti de- Colombo M. R. Sig. dottore Luigi. I
Gennari Sig. Domenico di Campi.
Guastalli Sig. Stefano q. Sig. dot. Francesco.
Malpeli Sig. dot. Giuseppe Medico a Bedogna. I
* Pinelli Illmo. Sig. Carlo di Fivizzano Inge
gnere del Commissariato di Pontremoli.
Raffi Sig. dottore Manfredo di Bedogna.
Salvatori Sig. Giuseppe della Scala.
Silva M. R. Sig. dot. Cesare di Bedogna.
FIVIZZANO.
Bolognini Illmo. Sig. Giuseppe di Lerici Vice
Console del Brasile.
* Cilla Illmo. Sig. Capitano Pietro.
* Ortalli M. R. Sig. don Fulgenzio
MASSA.
Ascoli Sig. Angelo Negoziante.
I
I
I
I
I
I
I
I
1
I
Froussard Illmo. Sig. Gioan Battista di Lucca 1
i
366
INDICE
degli articoli ,
e dei nomi de' personaggi discorsi
In questo Secondo Volume.
(*) I nomi incarattere corsivo indicane
isoggetti rammentati per incidenza.
LibroV. del distretto diAulla eFosdinovoPag.
Libro VI. del distretto di Fivizzano
Libro VII. del distretto di Bagnone
Libro VIII. del distretto di Pontremoli
Aggiunte all' opera
כל
دو
97
195
217
» 275
Albero generale dei marchesi Malaspina ta
vole III.
Note dimostrative l'Albero sud.
Aggiunta all'Elenco dei Signori Associati
NEL LIBRO V.
Adalberto I. fondatore di Aulla
n
دو
2
280
281
365
Pag. I
Alighieri Dante
Antonetti Giuseppe scrittore
Buttafava vescovo di Luni
Carlo VIII. re di Francia
Gottifredo vescovo di Luni
Oberto I. conte del sacro palazzo
Sigifredo guerriero
Castellini Giovanni scrittore
Colloretti Antonio giureconsulto
Fieschi Alagia
•
Interminelli Castruccio
•
:::
Landini Silvestro gesuita--
Leoni Domenico scrittore
Giacomo scrittore
Malaspina Alberto •-Alberto poeta Provenzale
.49. 22
94
20
دو
"
•
כג
67
9
" 7
.
6
"
"
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"
"
"
"
"
"
.
מ
82
86
45
53
73
76
ivi
II
17
367
Alessandro capitano dimero
Azzolino scrittore
ittore
Bernabò vescovo di Luni
Bernabò arcivescovo ".
Bernabò vescovo di Luni
Idue Carradi lodati da Dante
Franceschino
Gabriello Vescovo
Gabriello capitano
Gerardino vescovo .----
Germanico vescovo
Guido cardinale--- Guglielmo vescovo
•----- Ippolito general capitano--- Leonardo guerriero
Leonardo di Gragnola •--Manfredo capitano
Morello celebrato da Dante
Obizzino---
Obizzone I. il grande
Orazio vescovo---- Spinetta duca di Gravina
Nasi Gioan Agostino scrittore
Peccini Ventura scrittore
Pistofilo Bonaventura scrittore
Riccardi Niccolò scrittore
•
Signorini Pompeo giureconsulto
Terenzoni Gioan Antonio scrittore
Trombetti Alessandro scrittore--- Filippo scrittore
NEL LIBRO VI.
Andreani Camillo vescovo
Pag
•
•
מ
ہو
ת
"
”
"
855
54
53
58
22
3
58
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24
13
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61
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78
" 69
» 79
"
89
» 84
"
"
80
ivi
Pag. 158---
Camillo pittore
•
Battini Domenico scrittore
Borni Antonio Vescovo---
Carlo vescovo
Bosi Andreola madre di Niccolò V. Pont.-Paccio del qm. Duccio
Bravieri Ventura guerriero
Caldani Matteo fondator di S.Giorgio
Casani Alessio oratore
ivi
دو
”
"
”
دو
"
.
ور
185
156
ivi
107
109
160
"
149
22 ται
368
•Cavalcani Borgnino scrittore
Giulio maestro generale--
Ortensio scrittore
Cortesi Iacopo pittore
.
Fantoni Giovanni poeta e scrittore------------
Giambattista letterato
Lodovico
Terenzio scrittore
Francia Fivizzaņó pittore
Gargiolli Giovanni architetto
Ghirlanda Giambattista pittore
Giannetti Federigo scrittore
Pascasio filosofo
Ginesi Antonio architetto e scrittore
Grandetti Gianantonio legista
Interminelli Castruccio
Lazzari Gianmaria scrittore
Lemmi Stefano pittore
Malaspina Spinetta I. il grande
pag. 139
دو
”
دو
ور
154
ivi
169
187
178
1V1
163
119
146
127
172
182
191
ivi
102
168
180
97
Manzini Giovanni podestàdiPisae scrittore 113
Molari Agostino scrittore
Monteverde Rinaldo
Onorati Alessandro ,Giacomo etc. Stampatori
Paoli Angelo venerabile per santità
Poleschi Andrea scrittore
Rappi Francesco scrittore-Pietro scrittore
Sarteschi Carlo prelato
Giulio giureconsulto
Securani Andrea maestro generale
Stradella Alessio vescovo e scrittore
Talentoni Bartolommeo filosofo
Giovanni filosofo e scrittore
Vallazzana Luchino guerriero
Leonardo oratore
Vasolli Ascanio giureconsulto
Carlo Antonio medico--- Pietro scrittore
Pier Carlo scrittore
132
115
99
165
148
117
ivi
176
1V1
138
136
162
144
124
116
155
175
135
184
369--Scipione scrittore-
Venturino scrittore
NEL LIBRO VII.
Bertozzi Giambattista teologo
Chiodini Tommaso scrittore
Cartegni Giambattista scrittore
Cocchi Clemente prelato
Collini Odeto cardinale
Malaspina Aragoné arcivescovo
Mazzini Pietro insigne legista--
Nocetti Antonio letterato
Carlo scrittore .-Giacomo--
Giambattista scrittore
Leonardo---
Pier Francesco
Pietro letterato illustre
Segalara Gioan Francesce guerriero
Querno Mario flebre medico .
Tonarelli beato Francesco scrittore
NEL LIBRO VIII
Battaglia Francesco intagliatore
Pag. 142
Belmesseri Pal poeta e scrittore ...
دو
دو
"
وو
ivi
211
214
208
213.
207
195
وو
215
198
212
202
210
203
?
" 201
وو
وو
دو
ود
193
204
206
209/
Pag 263
5.247
Bernabovi Sita santa, vergine
.
Bertolini Stefano giureconsulto
Bologna Bartolommeo legista
Caballo Pietro legista e scrittore
Campi Gherardo segretario imperiale
Canossa Gio. Battista scrittore
95 222
رو
•
وو
269
257
249
A
2171
دو
Castellini Gioan Luca vescovo e scrittore
Contestabili Niccolò paesista
Curini Antonio giureconsulto :---- Biagio legista
Da Pontremoli il Ciecó umanista
Maginardo
,
وو
"
"
כל
دو
262
242
273
253
ivi
227
220
Enreghini Cesare con altri di tale famiglia 261--Tommaso vescovo
Filippi Manfredo personaggio notabile
Gabrielli Giovanni arcivescovo
23 *
T. II.
233
دو
225
232
370
Galbiati Francesco vescovo
Galli Francesco Medico insigne--
Girolamo vescovo---
Oppecino vescovo
Gandolfi Lodovico vescovo
Manganelli Giacomo vescovo
Maracchi Fabrizio vescovo
Maraffi Stefano capitano illustre
Paltroni Compagnone illustre uomo
Paved Gholamo vescovo-Lorenzo letterato
•
Pedroni Pietro pittore
Petrucci Leonardo prelato
Seratti Seratto cavaliere illustre
pat
Francesco-Gioan Pellegrino
Trincadini Nicodemo scrittore-Francesco Antonio scrittore
Uggieri Antonio vescovo---- Bartolommeo prelato
Venturini Francesco scrittore
Marzio scrittore
Villani Francesco illustre uomo
Ottavio scrittore •--Princivallofondator della Nunziata
Zambeccari Giuseppe scrittore
NELLE AGGIUNTE
.
Pag. 251
" 241
وو
226
246
وو
230
» 224
:
265
ود
35 245
" 221
" 271
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ivi
" 270
دو
268
, 239
ivi
وو
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ivi
وو
235
„ 266
„ 237
ivi
"
„ 257
ivi
دو
وو
225
„ 259
238
"
„ 266
Risposta alGiornal letterario Ligustico Pag. 275-
Al Giornale di Lucca
Di Avenza Gioan Pietro scrittore
Visconti Gioan Battist scrittore
FONDAZIONE L FIRPO
"
دو
276
277
,, 279
N. 22831
ERRORI
ritrovati nel I. Tomo
Introduzione di secoli pag. χιν.
Lib. I. nostra città di Luni
Mori d' Africa
mille anni
Lib. II. secolo xui.
Flaminio
di don di
485
della città di Ceffa
di Arcola e di Cle
menza
il paggio
Tasso
Lib. III. il 1300
Ann. MCCC
Dresda l'anné
ingeresso
Dalida
giudizi
Lib. IV. la pratica nelle det
trine , e nelle
l'esercizio nell' ar
mi, e nelle
al1495
epiplesia
ERRORI
nel II. Tomo
Lib. V. di Adalberto VII.
ciamon
Diffatti
pi
Ossollo
sermone
Lib. VI. Piccino
dimostravasi in
Per Carlo
Lib. VIII. menti
Aggiunte fattemi
Note
1399
32
ivi
43
50
63
80
90
101
106
125
131
153
ivi
196
225
240
2.50
260
ivi
263
286
20
20
34
38
86
98
100
121
236
2763
336
CORREZIONI
lin. 16 di anni
20 l'isola di Tiro
at pirati infedeli
21
I
centotto anni
secolo xiv.
19 Flavio
38 di donna
51470
16 diuna cittàinRiviera
17 di Arcola che nacque
nel 1538 di PicedoPi
cedi e di Clemenza
33 il Paggio
26 Guarino
I
il 1460
5 Ann. MCCCCLX
8 Dresde l' annèe
2 ingresso
27. Dalila
9 giudizio
$ nella pratica delle dot
trine , e delle
9 nell' esercizio dell' ar
mi e delle
15 al 1395
33 epilessia
CORREZIONI
8 di ObertoObizo III.
22 clamon
28 Difatti
21 più
28 Ossolo
16 sermonare
23 Piccinino
6 dimoravasi in
10 Pier Carlo
2 menti
11 fattimi
4 1339
Pubblicato questo secondo id ultimo Volume ' Anno
MDCCCXXXI.
Dopoaver riportata ' approvazione della Censur
:
:
記載日
2025年12月22日