Memorie storiche d'illustri scrittori e di uomini insigni
dell'antica e moderna Lunigiana, Vol. II

著者
Emanuelle Gerini
初版
1829年
引用サイト
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MEMORIE STORICHE D'ILLUSTRI SCRITTORI EDI UOMINI INSIGNI DELL' ANTICA E MODERNA LUNIGIANA PER L' ABATE EMANUELLE GERINI DA FIVIZZANO SOCIO CORRISPONDENTE DI ACCADEMIE DIVBASE In Otto Libri DISPOSTE . VOLUME II MASSA PER LUIGI FREDIANI TIPOGRAFO DUCALE MDCCCXXIX. ว Se novella vera Di Val di Magra , o di parte vicina Sai , dillo a me =DANTE Purg. Cant. 8. Poca favilla gran fiamma seconda: Forse diretro a me con miglior voci Si pregherà = DANTE Parad. Cant. 1. TORINO RRRRRRR MEMORIE STORICHE D' ILLUSTRI SCRITTORI EDI UOMINI INSIGNI Del Distretto DI AULLA E FOSDIΝΟVΟ IN LUNIGIANA. LIBRO V. DI ADALBERTO IL GRANDE FONDATORE DI AULLA. Conciosiache debbansi ora per mia scarsa pratica mostrare gli uomini più notabili di quel la parte di Lunigiana che presentemente al Du cato di Modena s'appartiene, ma che prima per dieci secoli in circa fu signoria nobilissima dei Malaspina; parmi ben convenevole cosa di comin čiare a dire di alcuno che riputato siadei più an tichi progenitori di tale famiglia, la quale recò a questa provincia belle cagioni di gloria e di singular vanto,come talora di tristezza edi guai, per l'abuso di potenza feudale e per le intestine discordie che traggono i piccioli e grandi stati al le più gravi miserie. Però che tali marchesi, pri vilegiati di crear dottori e notari e di legittimar т. п. 2 figliuoli non legittimi, ebbono anche lereali pre rogative del dritto del fisco, della pace e della guerra, come pure della potestà fino al sangue sovra le genti, e di batter monete per concessio ne imperiale di Ottone II. , di Federico I. , di Ri dolfo I. , di Massimiliano II. , e in ultimo di Leo poldo I. imperatore , come vedeasi in Fosdinovo nella scrizione in marmo su la fabbrica della zec ca di questo tenore = AB OTHONE II. MONETAS CUDEN. OLIM FACULT. CONCESSA NUPERQ. A LEOPOLDO I. IMPERAT. PERPETUO RENOVATA PASCHALIS MALASPINA FOSD. MARCH. IMPER. COMMIS. OFFICINAM HANC MONETARIAM A FUNDAM. EREX. A. D. MDCLXVIII. = ecome ci fanno fede i diplomi di tale famiglia , infino a che dopo i grandi Adalberti a guisa di principi si mantennero in sommo grado e vasto dominio ; e procedere più lieto si vide il signo raggio loro. Ma nel correre delle generazioni, la cerata l'ampiezza di loro stato per lo parteggiare diverso che straziò tutta Italia, per la perdita di regali dritti su le città di Genova, di Milano, di Tortona , di Como, di Lodi , di Parma, di Pia cenza, su i principati di Bobbio, di Val di Taro, di Valle Scrivia, di Trebbia, e di circa 200 feu di antichi , senza i dominii che ebbero in Corsica e in Sardegna; ed inoltre estenuatisi nel potere per 26 e più ample divisioni, in tante picciole parti di feudi si moltiplicarono, che quasi ogni loro castello in fine divenuto era patrimonio d' un feudatario. In questaguisa disunendosi essi in 32 picciole signorie ora da Massa,detta del Marche se, ora da Filattiera, or da Mulazzo, orada Ver rucola Bosi , ora da Villafranca, ora da Olivola, ed ora da Fosdinovo, che furono i luoghi delle prime lor sedi , pervennero essi a tale sfinimento 3 di grandezza, che per mancanza di vigoria e di consiglio altri si videro poi alienare i loro castel li , altri perderli incontro al più forte; e final mente cader tutti di seggio all'urto di politiche vicende, più che per causa del fiero colpo che li prostese . Per null'altro argumento adunque, che per mostrare l'antichissima loro progenie e il fondatore di Aulla, io porrò innanzi Adalberto I. di cotal nome, grande marchese di Toscana, con te di Lucca, di Garfagnana, e signore di Luni giana, il quale così fu potente, come scrive Luit prando in suo primo libro, che sopra gli altri principi d' Italia assai risplendea. Nacque e' di Berta e di Bonifazio marchese, e fiori dall' anno 847 all'anno 890 di nostra salute. Che poi fusse uno de' progenitori dei Malaspina è bastevolmen te chiarito per Francesco Maria Fiorentini, e per lo marchese Giulio dal Pozzo nelle opere loro, dove trattano della gran contessa Matilda, come ancora pel Muratori nelle sue antichità Estensi. E fra li molti argumenti cheadducono, una me daglia dimostrano, stampata che fu in onore di questo Adalberto, su la quale da una banda effi giata appare sua immagine con questa briève leg genda = Adalbertus Thusciæ Marchio = ; e dal Ì' altra lo stemma dello spino secco , che fu sem pre l' insegna della stirpe Malaspina. Questo A dalberto , a cui restituito fu il marchesato di To scana, tolto a suo padre da Lotario I., ebbe sua dimora in Lucca, e per mogliedaprincipiotoltasi avea Ansuara; mapoi avvenne che lei morissi , allo ra altra nobile donna meno, chiamata Rotilde fi gliuola del duca di Spoleto e sorella di Guido re d' Italia. Mentre così Adalberto per sua grandez za e potenza viveasi glorioso e temuto,dalle fon damenta edificò in Lunigiana assai amplo castello su le sponde del fiume Aulella, chiamato dagli antichi =Audena=, appunto dove questo con 4 giungesi con la Magra, al cui castello puose no me Vulla, che poscia fu detto Avulla per corrot to vocabulo; e se credere si dovesse a quanto narra il Baronio ne' suoi annali, bisognerebbe di re aver fatto ciò in memoria di Vuilla moglie di Berengario re d'Italia, la qual donna da princi pio fu pessima, e poi molto divotaepia divenne. Ma, disaminando bene i tempi, non sembrami vero , perchè Willa donna di Berengario II. vi veasi negli anni 960 di Cristo . Chiaro fu anche Adalberto I. per imprese a favordella Chiesa con tro de' Saraceni , per quanto ci assicurano gli storici . Perocchè nel 867 mandò anche a Luni messi regii per la generale sommossa de' popoli contro di tali nemici che opprimevano il ducato di Benevento. Ma avvenendo, che papa Giovanni VIII. nel 878 non pensasse a trasmettere a Carlo Manno la corona dello'mpero, a cui aspirava per la morte di già accaduta di Carlo il Calvo, allora Adalberto si armò; e come la parte sostenea di Carlo Manno, così posesi a campo contro di Ro ma insieme con suo cognato Lamberto duca di Spoleto, e costrinse il pontefice a rifuggirsi nella Basilica Vaticana, e cercarsi uno scampo in Fran cia presso di Lodovico il Balbo. Quindi forzò li romani a giuramento dare di fedeltà per Carlo Manno; e però cadde in sentenza di scomunica zione di Santa Chiesa, dalla quale, quantunque in prima la dispregiasse, fu poscia ribenedetto . Per questa cagione a salute dell'anima sua negli anni Domini 884, regnando Carlo il Grosso, fon dò l'antico monistero e abazia di Santo Caprasio nel detto castello di Aulla, quale arricchì di molti beni , e dettelo a' monaci di S. Benedetto, che vi durarono per più di cinque secoli. Per confermamento di ciò che narrai picciola parte recherò della carta di cotale fondazione, che ve desi nelle antichità del celebre Muratori, e nel 5 codice diplomatico dei Malaspina , stampato a Pisa il 1769 per la causa del feudo di Treschietto per cura di Meliorotto Maccioni, che dice = In Dei Omnipotentis nomine , regnante D. nostro Carolo, divina favente clementia imperatore Augusto: An no imperii ejus IV. sexto Kal. Junii ind. II. Ma nifestus sum ego Adalbertus in Dei nomine comes et Marchio fil. b. m. Bonifacii olim comitis, quia inspirante me Dei Onnipotentis misericordia , et pro salute animæ meæ, etjamfati Bonifacii, ac etiam pro salute b. m. Bertæ genitricis meæ, sive salute animæ Rotildis conjugis meæ dilecta, sive et pro anima Ansuaræ olimconjugis meæ .. afundamentis construere feci, et elevare in pro prio territorio meo fundamentum et fabricam illam in loco ubi dicitur confluenti positos inter flumen Macræ et Vullæ infra ipso castello,quem ego Deo auxiliante construere feci, nec non fundamentum et fabricam , quæ ibi provideri factum esse volo, ut consacrata Ecclesia etc. ... . =Per sì fatto strumento , rogato in Lucca da Pietro notaro e sottoscritto per 10 testimoni, fra' quali veggonsi Adalberto e Bonifazio figliuoli di esso fondatore, chiaramente apparisce non doversi questo Adal berto I. confondere con altro di cotal nome, det to il ricco e marito di Berta, delle memorie del quale nullacosa io stimo doversi per me raccon tare, che le malvagitadi sono più da tacersi che da porsi alla luce. Per chiudere poi questa leg genda solamente dirò, che Adalberto I. , fin qui discorso , avendo suoi sacrilegii ammendati per tempo, fu innanzi e dopo gli errori suoi magna nimo e pietoso più di quello che per gli storici si paia, morto essendo in santa paceprima dell' 890 di nostra salutę. 6 DI SIGIFREDO MARCHESE INSIGNE GUERRIERO. Non dee maravigliare che io, seguendo mio trattato , ponga tra' più notevoli e famosi uomini di Lunigiana anche Sigifredo , autore de' marchesi di Canossa, di cui mi sarei taciuto, se non aves si trovato vero nelle scritture del Fiorentini e di Giulio dal Pozzo , che Sigifredo trae origine dai marchesi e signori di Lucca e di Lunigiana proa vi dei Malaspina; come pure si può arguire dal commento ancora di Benvenuto da Imola sul xxvii. canto del Purgatorio di Dante : e se tale non pro vasselo il Muratori col privilegio di Lotario III. imperatore , dove tratta delle anticaglie del medio aevo. Laonde , annoverandolo tra' vanti della no stra provincia, dirò ch' egli ebbe lungo dimoro a Carrara e visse intorno agli anni del Signore 900. qual generosissimo eroe, cognominato il potente per eccelso nascimento, per averi, per aderenze altissime ed istrenua bravura nelle armi , dimostra ta avendola in diverse contingenze ,nelle quali di venne segnalato e memorabile. Imperciocchè, par tendosi elli da' suoi paesi per gravi trambusti del la sua patria, e richiesto da' Parmigiani, da quel li di Reggio Lepido e altre genti di Lombardia , che a difensione fusse di loro terre contro gli abo--minevoli Saraceni che vuotavang Italia , spoglian do città e struggendo popoli con barbara spada ed empio fuoco, sollecito armossi di tutta armatura a cavallo e a corsa con l'elmo in testa , con im busto di ferro e lancia abbassata incontra i comu nali nimici , e , traendo a vittoria l'oste Lombar da, spulezzar fecesi ogni pagano davanti, e libe rò quelle contrade dal crudele devastamento, Aven do poi Sigifredo posta sua stanza in quel paese , per le molte ricchezze sue, e per le compre ca stella e possessioni sù quel di Parma e di Reggio 7 fu eletto a signore di tali città; però che, mara vigliando esse del costui valore, a sudditanza ve nute erano volontieri di sì magnanimoduca. Odasi per questo , come di tale signore canta Mario Fio rentini in una canzona= Ecco uscir Sigifredo a strane genti Econquistare i Galli , Cui diè Lepido albergo e nobil reggia, E'n su la Parma corre De'popoli valenti il freno, e in fuga Por l'empio Saracin che Roma infesta, Edi sua bella prole il regno queto Sostener Sigifredo e Azzo armati.= Colmo e' di gloria e carico d' anni verso il 948 di Cristo memorando morissi, dopo di avere fab bricato nel territorio Reggiano alcune bastite e col locatavi sua dominazione. Di lui, oltre i menzio nati scrittori e Pietro Alighieri nel commento del la divina Commedia del padre, parlano ancora il Sardi , il Sigonio, il Mellini; e ciò sia detto per finimento più proprio di questa narrazione. DI OBERTO I. CONTE DEL SACRO PALAZZO ILLUSTRE CAPIΤΑΝΟ. Quest' Oberto I , che alcuni chiamano anco ra Obizo , fu grande marchese d' Italia e insigni to della dignità sublime di conte del sacro palaz zo , come provasi per uno strumento del 975 del lo archivio arcivescovile di Pisa. Nacque egli di Adalberto III. discendente delprimo Adalberto già dimostrato , e in buona moglie si prese Margheri ta figliuola di Ugo cavaliere Ardeburgense, dalla quale se ne ebbe quell' Oberto II, che nell' an no del Signore 998 restitui al vescovo di Luni Gottifredo Malaspina quattro castella, siccome nar rerò , parlando intorno a tale prelato; ed altri di lui nipoti ancora ne vennero , per la divisiona R 8 de' quali, circa il 996 di nostrasalute ,nederiva rono poi quattro distintissime famiglie d' Italia , l' Estense cioè , la Malaspina, la Pallavicina , e quella de' Bianchi , o de' Ruffi, come notasi nel l'albero genealogico in fine dell' opera. Fu Ober to I. assai notabile uomo al suo tempo e per in gegno e per armi, il quale riputatovivea intorno agli anni 950. di Cristo : e dimostrò nimistade gran dissima contra del re Berengario che affliggeva l'Italia e la Chiesa di Dio. Però, unitosi e' ad Az zone marchese di Canossa insieme con altri prin cipi e baroncelli Italiani, chiedéo ad Ottone im peratore il Grande che venisse dal tiranno a dili herare ' Italia, come poi fece per Luitolfo di lui figliuolo. Ma non rimanendo compiuta l'impresa, chè la morte seguì di Luitolfo medesimo; allora Berengario vendicossi di Oberto, privandolo di si gnoria. Quindi avvenne, che questo Marchese , più forte nella disgrazia , andasse nel 960 in Sas soniaconimessiApostolici, ecaldamente ripregasse Ottone a volere la bell' opera cessare ed estingue re i mali. E siccome valevole era nell' orazione, fece sì, che Ottone vennevi in fatti con maggior numero di soldatesche, e ajutato per altri signo relli , puose fine, osteggiando, alla tirannia, dette pace alla Chiesa , restitui al marchese Oberto lo stato con gli antichi privilegi , e concessegli di più l'autorità di monetar come principe argento e oro , però che nella guerra operato avea da va lentissimo capitano , e sotto questo imperadore mon tatosi era al più alto grado di riputanza; per quan to dimostrasi dal Muratori. Fu anche onorato gran demente per la magnifica ambasceria di Costanti nopoli , dove per un figliuolo di Ottone stesso an dò insieme con il famoso vescovo Luitprando achiedere Teofania sirocchia di Giovanni impe ratore d' Oriente; e poi, morto che fu Niceforo di lei genitore, a conducerla a Roma nel 972 , nella BIBLIOTECA FONDAZIONE L. FIRPO TORINO 9 : quale cittàal figliuolo sposossi diOttoneconistraor dinaria festa e splendidezza. In tale circostanza il monarca Giovanni privilegiò il marchese Oberto di molte prerogative e del titolo ancora di Proto Spodaro di quello 'mpero. Partitosi poscia d'Ita lia il Grande Ottone, sendo Oberto assai vecchio , sen venne in suo stato a Carrara , ed ivi dimorò fino alterminede' suoigiorni, cioènel tornodel974, i quali furono molti e gloriosi,giusta le memorie diluiperme discorseetratte dallaveritàdeglistorici. DI GOTTIFREDO MARCHESE PRELATO DI LUNI. Secondo che nostra materia richiede di fru gare in tutte le trapassate etàe trarne fuora iper sonaggi più illustri di questa provincia , per qui annoverarli con l' ordine già stabilito diciamo adesso di Gottifredo prelato savio , pietoso e memorando , tutto che per altrui scritture sia fatto chiaro, non però senza fallacia alcuna , siccome raccorderemo. Ebbe Gottifredo a suo ge nitore il marchese Azzone proavo della gran con tessa Matilda di Canossa , per quanto attesta l' U ghelli in sua Italia sacra, ed ottenne l' anno del Signore 980, o in quel torno, il vescovado Lu nense nello stato de'suoi antenati, e in questa dignità assai zelatore mostrossi della gloria e del potere della sua Chiesa. Per tale cagione subito procurò , che fosse novellamente privilegiata per lo 'mperatore Ottone II. delle antiche onoranze con diploma cesareo del 981 , che leggesi nel co dice Pallavicino del capitolo di Sarzana a car. 58. Correndo poi l'anno III. dell' impero di Otto ne III , il mese di luglio del 998 questo ve scovo accrebbe sua Chiesa della signoriadi quat tro pievi , cioè di Santo Cassiano de Urciola , che fu la pieve di Saliceto presso a Pontremoli, quel la di Vico presso aBagnone, quella di Soliera pres 10 so di Fivizzano, e quella di Venelia, detta oggi di Monti : e queste furongli restituite dal marche se Oberto II, nato di Oberto I. omai chiarito. Ritol se ancora nel 998. al marchese Adurando signore di Ponzano figliolo del fu Azzone del q. Rodolfo del q.Bonizzone molti altri beni del vescovado, a tenore di quanto sta scritto nel menzionato codice Pallavici no e nell' Italia sacra dell' Ughelli. Fu Gottifredo santissimo di vita, molto sostenitore della immunità ecclesiastica euomo così intero,che suapaterna sol lecitudine non mancò mai alla gloriadi sua domina zione, nè al bene de'suoi popoli, quali resse cristia namente più oltre ancora dell' anno 998; e nel 996, volendo egli l' Abazia di Brugnato al suo dominio ridurre , ebbesi per Ottone stesso imperiale sen tenza incontro ; e da indi in poi null' altro sap piamo di lui. Evvi il chiarissimo Giulio dal Poz ZO che nella VII. narrazione delle sue memorie su la contessa Matilda racconta, che questo Got tifredo , poi che fu prelato di Luni , andò a ve scovo di Brescia; e parimente l' addottrinato Ber nardo Faino in suo Cielo Bresciano afferma, che fusse fatto vescovo di quella città nel 960 , e morisse poi nel 976. Ma noi non possiamo non maravigliarci di sì valenti scrittori che sono in con traddicimento con le antiche memorie e autore voli carte della Chiesa Lunense , già accennate. Non è però improbabile , che questo vescovo sia innanzi stato su lacattedra diBresciae poi di Lu ni; ma che morisse nel 976 è ripugnante al di ploma di Ottone II , allo strumento fatto in Lu nigiana con Oberto II. Marchese il 998 , e alla sentenza che fugli data contro nel 996 rispetto all' Abazia di Brugnato; conciosiachè dopo morte non puossi contendere tra' viventi, nè ottener pri vilegi , e molto meno stipulare contratti. Ciò det to sia con buona pace di queglino che diversa mente giudicarono. II DI ALBERTO DETTO IL MALASPINA UOMO FAMOSO. Tra gli uomini di grido e più onorati del tempo suo certamente ritroviamo essere stato Al berto detto il Malaspina cui s' acquistò il sopran nome di famoso per suo raro ingegno, per virtù militari , e per avuta stima di valente persona di corte e di buon parladore. Egli nacque di Adal berto VII., e fu uno dei pronipoti di quell'Ober to I. gran marchese di Lunigiana e conte del sa cro palazzo di cui favellammo. Vogliono che que sto marchese Alberto menasse Picenna asua buo na moglie, e che pel primo usasse il cognome di Malaspina, quale tramandò a tutti li suoi posteri. Fiorì il notabile uomo nel torno del principio del secolo XII. , e militò in guisa per lo imperatore Arrigo , che per alcun tempo molto fu onorato da lui. Ma poi che Alberto non volle essere a' danni di papa Pasquale II. , e altamente sdegnos si nell' animo della presura e prigionia di tale pontefice e de' suoi cardinali, fatta per lo superbo Arrigo, assai buona ventura ebbesi lo marchese di potere senza punizione tornare alle sue castel la in Lunigiana, dove in pace dimorò infino alla seconda tornata in Italia di quello imperadore. Alberto allora con altri distinti baroni concorse ad incontrarlo, e con pronto parlare e molta fa condia prima lo salutò, e dopo,avendogli mostra to come dalla maestà imperiale ebbonsi a rimuo vere i Malaspina, richieselo di perdono. Per que sto Arrigo, voltata l'ira in benvolere, e ricorda tosi della bravura di tal capitano, riposelo novel lamente in sua grazia, lodandolo assai. Quando poi Arrigo ricondusse sua oste in la Magna , vol le che il Malaspina il seguisse e duca fosse di schiere, il quale nella guerra contro la Sassonia si mostrò tanto prode, che circa il 111a di lar 12 ghissimi privilegi donollo. In oltre, avvenuta la morte di Arrigo, seguì anche Lotario imperatore , dacui fu amato grandemente, e per lui ottenne il titolo di grande marchese di Liguria edi prin cipe dell' impero, In verità egli se ne rese ben degno; perciocchè molte belle azioni fece in Isve via incontra a Corrado che al detto Lotario l'im periale diadema contendeva. Innanzi atutto que sto il Malaspina, quando stavasi in patria, conte se con il vescovo Andrea di Luni intorno al pos sesso del monte Caprione sovra le foci della Ma gra, il cui contrasto di guerra finì con la pace famosa, che si conchiuse a Lucca nel 1124 alla presenza di 60 consoli e molti altri personaggi qualificati del paese,già da medimostratanel pri mo libro nell'articolo del vescovo Andrea. Forse e' truovavasi ancora in sue terre, quando i pre lati, arcivescovi, vescovi, abati,nobili ecclesiasti ci e turbe di monaci di oltremonti, pacificamen te dal Concilio di Pisa del 1134 ritornando alle lor sedie, furono assaltati per istrada in Lunigia na dai partigiani dello scisma di Santa Chiesa e del detto Corrado; per cuialtricon barbaro scem pio dispersi , altri percossi col ferro, altri prigio nati, e altri messi a ruba e perseguiti,come nar ra il Baronio e lo Spandano, appena pochidi es sicamparono agridare contro sì nerapersecuzio ne. E il venerabile Pietro abate Cluniacense, il fatto uomo di testa e di grave senno, appena giunse a Pontremoli, con lettera lagrimevole potè scrivere a papa Innocenzo, facendogli l'aspra e dura storia di que giorni di tribolazioneedi an gustia, chiamandoli giornate degli empi Senna ) cheribbi, e invocando ungiusto flagello su tutti i colpevoli e su le terre di Babilonia. Non lunga mente poi stettesi ozioso il principe Malaspina, chè, venendo l' imperatore a liberare lasediaRo mana dai turbamenti dell' antipapa Anacleto, mi 13 litò frale insegne imperiali, e intesea guerreggia re contro il re Ruggeri il quale perse la Puglia. In cotal tempo alla questione insorta tra la Chie sa Romana e li monaci Cassitiensi Lotarios' inter pose circa il 1138, e nei giudici adisfinire la li te misevi ancora il Malaspina savio e prudente uo mo, giusta quello che attestasi nel lib. 4 della cronaca di Leone Ostiense. Così questoAlberto per fatti mirabili di virtù, quasi con la vita compiu to avendo sua gloria, circa il 1140. fini di vivere e lasciò alla fama opere luminose da celebrare, siccome recitaronleGiuliodal Pozzo, il Muratori e altri scrittori che parlano di quelle età e della Malaspina famiglia, svariando alcuni il di lui nome conquello di Isnardo. DI OBIZZONE I. MALASPINA DETTO IL GRANDE Maraviglioso e celebratissimo per arte milita re , per saviezza e sollecitudine in moltegesta riu scì Obizzone il grande, nato di Alberto il Mala spina signore di Lunigiana, descritto di sopra, sic come lacarta dimostralo di concordia e permu tazione del feudo di Compiano e Feline, stipula ta fra il detto Obizzone e li Piacentini l'anno 1141 , quale ritrovasi nell' archivio di Piacenza. Visse questo marchese in molta grandezza di po tere e di signoriada ogni manieradipersoneono rato ; perciocchè non solo dominò lamaggior par te della provincia Lunese dal fiume Lavagna infi no a Corvaja oltre Serravezza, e da Montelongo sopra Pontremoli e da Comano sul Fivizzanese fi no ad Arcola di Sarzana, eccettuatele castella sot toposte al Vescovo di Luni, le terre dei marche si d' Este e quelle dei Bianchi; percuitante vol te insuo privilegio notasi laterzae laquartapar te di alcuni paesi, che avea incomuneconidet ti signori; ma ebbesi ancora nonpoche terre in 14 Valle di Taro, in Valle Scrivia, in Val diTreb bia, nel principato di Bobbio, su quel di Genova , di Tortona, di Como , di Lodi , di Cremona, di Parma e di Piacenza, dimostrate appieno in suo diploma, concedutogli dallo imperator Federico I. nel 1164 in Pavia, ormai fatto notissimo. Stando si egli in sì fatta possanza, da principio circa il 1155 seguito aveasi la partede' Milanesi, chè per essi era corso ad afforzare Tortona e a tenerla in ogni impeto imperiale difesa. Ma poi Federigo I. ben presto conciliossi l'animo del marchese , e puoselo con altri amici di Cesare a sostenere il giudice Barisone : e quindi per molti anni pugnò per il detto Federigo , intervenendo in tuttele guer re di Lombardia che tale imperatore fece incon tro di Lodovico. E come Obizzone era duca va loroso, di molto consiglio, affaticante e ben prov veduto; però moltissimo per sue belle azioni Fe derigo fu ajutato e più fiate rassicurato. Quando poi questo imperator Barbarossa negli stati Lom bardi ritornavasi dalla impresa di Napoli con l'e sercito molto infievolito per i disagi della guerra e per la trista ventura di gravosa malattia, che per istrada tolto aveagli di vita da 2000 soldati e l'oste infermata, in mal punto pervenne in Valle di Magra, che trovò il passo chiuso su l'Apenni no di Cisa e di monte Bordone per i collegati Lombardi . Allora trattenutosi a Pontremoli, dove segnò diplomi a diversi Comuni di Val di Nievole, bollati il 29 Agosto 1167, e senza guernimento di vittuaglie trovandosi e di gente sana per far testa a' nemici, assai male capitato sarebbe, se il gran de Obizzone per suo provvedimento non avvesselo rifornito del bisognevole e tolto dallo scontro del le ostili squadre, facendolo passare per le sue ter re alla destra della Magra, e per quel tratto di paese che due anni prima aveasi in feudo ricevu to da' monaci diS. Marciano del Tortonese, quel 15 lo appunto che letraccie inparte segnava dell' an tica via Emilia che da Luni guidava a Tortona , per quanto dallapergamena di tale investiturapuos si congetturare , ch'è nell' archivio di Pavia. Per questo cammino, per cui da Pontremoli passando alla curia de Saltu, et de Passano, et de Lagne to, et in Frascario , andavasi drittamente a santo Stefano d' Aveto , a Bobbio , e a Tortona, guidol lo a Pavia di ogni pericolo fuori e salvo della vi ta, non però sano della persona, chè infermiccio allor si trovava e giunsevi nel mese di Settembre. Per sì fatti servigii non è da dire quanto l'im peratore a questo Malaspina si mostrasse grato. Dipoi , Federigo partitosi d' Italia con poca lo de per i danni che recati avea alla Chiesa, O bizzone dalla parte imperiale cessò, e prese con siglio più utile, senza curare se fosse men reo , cavalcando a oste per altri e per sè , come chie devano le circostanze. In quegli anni però corse allo scampo de' Genovesi assediati in Portovenere dai Pisani i quali con 25 galee, corseggiando con tro Genova, erano discesi in terra, e depredate aveano e guaste alcune terre della Riviera .Ligu stica. Nel 1171 poi, sdegnatosi de' Genovesi , e dal la repubblica Pisana istigato, con 300 fanti e 500 cavalli assaltò gli stati Liguri dalla parte di Le vante , e molti danni recò al Comune di S. Gior gio il quale non così facilmente arebbe le vittorie di Obizzone rattenute, se li marchesi di Monfer rato non porgevano contro subito soccorso; per cui egli in tal guerra perdè alcune castella. Ma nulla di ciò ridottando, che manchevole non era mai di animo saldo per contraria sorte che fusse, afforzossi di genti e d'armi , e nel 1172, partito si di sua signoria e congiuntosi congli uomini di Passano e Lavagna,ritornò fino a Rapalo con 3150 soldati , battendo i Genovesi e predando e gua stando Chiavari, Sestri e altre terre della repub 16 blica. Essa però fieramente gli oppose forza, e in fine l'anno dopo conchiuseferma pacecon lui, come il Caffaro attesta nel lib. 2.º de' suoi annali. Nè per queste cose fu solamente da maravigliare di grandezza di animo,chè insieme collegatosi con le città Lombarde e con il papa, fu per Alessan dro III. pontefice eletto fra' capi della lega e fra i duci dell'esercito incontro di Federigo medesi mo, a' danni delquale si provvedutamente operò, che fu, più che dire se ne possa,dal detto im peratore temuto. Imperciocchè i collegati incom pagnia di sì prode caporale tolsero prima quanto il Barbarossa fatto avea contro la Chiesa; e poi appresso edificarono una città che fosse, a guisa di bastita, sedia di quella guerra a ruina di Tor tona e Pavia, tenutesi con lo imperio: e quella fortezza , costrutta in onore del detto pontefice , Alessandria chiamarono in vergogna di Federigo. Allora l'imperadore , cavalcando a reprimere così forti nemici , assediò la novella città; ma presta mente per Obizzone costretto fu di abbandonarla: e venendo a giornata campale coi collegati tra Voghera e Casteggio, fu pertantasconfittada que sto marchese e dagli altri guerrieri battuto, che poco mancò tutta l'oste imperiale perdesse, se condo che afferma il Sigonio. Per le quali cose, e più per la terribile disfatta cheposcia ebbe neľ maggio del 1176 presso il Ticino , veggendo Fe derigo suo abbassamento e molti paesi ribellarsi da lui e fortuna mutabile mancargli, si procacciò di riconciliarsi con la Chiesa, e di ricondurre ogni contesa apace universale. Laonde fu convocata nel 1183 dietagenerale nella cittàdi Costanza a stabili relaconcordia, e viconcorsero principi,legati , no bili e ambasciadori di ogni parte: e videsi inquella solenne adunanza , ad eterna gloriadiLunigiana e dei Malaspina, lo stesso Federigo imperatore sa cramentar sul Vangelo fermapaceancheal poten 17 te Obizzone, come puosseneveder testimonionel le antichità del Muratori, nel corpo diplomatico del Dumont, e nel registro magno del Comune di Piacenza, in cui ritrovasi la cartadi questo fa moso convegno in quella città ratificato. Dopo così memorabili avvenimenti questo grand'uomo. poi ognuno che nacque morir si debbe, nel 1185, o inquel torno, cessò della vita quanto in pace che in guerra chiarissima, e lasciò dise nobili ri cordanze, pubblicate ancora da molti scrittori . DI ALBERTO MALASPINA POETA PROVENZALE. Degno di perpetuale memoria fecesi per sue virtùAlberto marchese Malaspina; poiche fu an tico e orrevole poeta Provenzale, o come diconsi trovatore , e cognominossi ancora Alberto Moro. Egli il terzo genito fu di quel grande Obizzone di sopra discorso, della cui stirpe n'uscirono al mondo tanti notabilissimi uomini per ogni sorta di virtuose prerogative, che ben si può dire av verato quello che Andrea Torello cantòditale fa miglia in sua dotta Clio: = Purpura, Spina, aurum, fasces utriusque Minervæ Ecce tuæ ostentant gentis utrumque decus. = Fu Alberto Moro molto della persona destro e graziato, e mostrò essere liberale, di assai dottri na, e più dedito a intesser cobbole, serventesi e canzoni, che alle marziali imprese, per cui sem bra, che Rambaldo Vacheira lo derida nella ten zone che riscontrasi nel codiceEstense di taliRi trovatori. Congiuntosi poi a marito con Beatrice di Guglielmo IV. di Monferrato, non divenne così lieto di proleda fare di sè più lungafamiglia; men tre pare che dalla suadonna solamente ottenesse una fanciulla, chiamata Caracosa, che maritossi conAlberto di Gavi. Egli visse in fioreintornoal T. 11. 2 18 principio del secolo xm , e lasciò alcuni compo nimenti che non ci recano più dubbiezza alcuna di essere stato nel noverodi que' primi pocti; pe rocchè veggonsi essi nei due eodiei Provenzali del la libreria Estense di Modena , e parimente in quelli del Vaticano a Roma al N.º 3205,3207 , e 3208, come ce ne assicura il chiarissimo Tira boschi in sua storia di letteratura Italiana, e l'e rudito Perticari, bendegno di ricordanza per ogni maniera di purgato scrivere, al capo 14 e 29 def libro incui tratta di tale poesia. A maggiore con fermazione della verità posso aggiungere avermi il culto Sig. Ab. Celestino Cavedoni graziosamente assicurato , per opportuni riscontri fatti, che anche adesso leggensi alcune poesie del nostro Malaspi na nei codici Modanesi. Dopo di ciò parmi giusto di osservare , qualmente nel primo volume di Bio grafia universale, tradotta dal Francese idioma e venuta a luce inVinegia, ed ancora nella storia Letteraria di Liguria dello Spotorno , holetto con trarie cose su questo Malaspina. In fatti gli auto ri di detta Biografia , contro l' autenticazione dei nominati codici, hanno cangiato il nostro Alberto Moro Lunense in certo Albertet di Gap, dicendo che scrisse costui per certa donna Malaspina, qua le e' si amava, per cui la fallacia invalse di due nomi di Trovatori. Lo Spotorno poi sembra, che lo confonda ancor essocom Albertet, o Alberto di Sisteron , dubitando che i signorí da Castello un ramo fussero dei Malaspina. Veramente non mara viglia punto che il nostro Alberto siaci impugna to senzaragione per li Francesi compilatori di quel l' opera, mentre i letterati di quel paese cercano sempre di assottigliare la gloria Italiana e di ag grandire la propria; maduołci peròche nella edi zion Venetanonsiasi l'articolo ammendato e chia rita la verità, come doveasi. Non iscuso in oltre to scrittor Ligure che , nello accennare il poeta 19 Francese di Sisteron , lasciato abbia di farnemotto. Ora dunque, perchè laverità confermi ai France si il loro Albertet, renda a noi il Malaspina, e mostri Lunigiana ancora così aver porto alla Pro vénza cantori degni di laude, come argumenti e persone degne di canto, darò pruova sicura per li codici Estensi, che Alberto Malaspina esser non dee confuso con Albertetdi Gap, detto anche Al berto di Sisteron, perchè in tale città dimorò e finì suoi giorni. Di tale Albertet sonovisei canzo ni amorosé , e tra le donne illustri che celebra si notano la bella Šalvága dei marchesi di Oramolá, Azalasia da Castello dei marchesi di Massa, un altra Malaspina e Beatrice di Monferrato che mo glie fu di Enrico del Carretto. Di Alberto Mala spina tra le altre poesie leggonši specialmente due belle Tenzoni con Rambaldo Vacheira e Gugliel mo Faidit, quali Trovatori, giusta il Tiraboschi, furono presso il marchese Bonifazio di Monferrato , splendido mecenate di que poėti. In verità quel lo che più avvalora la nostra sentenza sono le se guenti parole del Trovatore Rambaldo che rimpro vera Alberto Malaspina in questo modo: Per que sclamon de vos li Genoes, Que, mal lur grat, lur empeignes ' estrada Per que vs tol hom ses deman VALDETAR; EPEIRA CORVA perdetz vos per follia. Que Plasensa no os lassa Castainier, Etol vos terra; è non prendetz veniansa= : Për tale püngente strofa è chiaro, che Rambaldo contrasta conAlberto Malaspina; perocchè fuquel marchese appunto che insieme con Moroėlto suơ germano vendè ai Piacentini l' anno 1188 li suoi dominii che possedeva in vallée di Taro: che per dette la terra di Pietracorva; e fu costretto di a lienare il poggio di Grondola presso aPontremoli Comprano, Filline ealtre ville nel Piacentino, sic .. 20 come fancene fede li rogitidel grande e picciolo registro del Comune di Piacenzaeil tomo 4. del lastoria dello Ab. Poggiali. In un convegno poi del 1194 fra i detti Malaspina, i Piacentini e i Pontremolesi fu stabilito con iscapito dei detti marchesi doversi distruggere Pietracorva in rifa zione del castello di Grondola suddetto, a cui al lude questo verso = E Peiracorva perdetz vosper follia ; secondo che riscontrasi ne'contratti del mentovato registro Piacentino. Però il trovatore Malaspina non puote essere meglio indicato dal le parole esposte di Rambaldo , aisarcasmi e rim procci del quale il nostro Alberto marchese co sì risponde: = Amondangier vos, etot leur ampier Sel de Milan ab lurfarsida pansa.= Acui licenziosamente soggiunge Rambaldo, al ludendo forse alla concordia del 1200 , stabilita si tra i Malaspina, Milanesi e Piacentini contro Parma e Pavia,dalla quale furono esclusi i mar chesi di Monferrato, in tal guisa: ==== Qu'il vos ciamon lo marches putanier, Dezeretat, deslial, ses fiansa.= In fine dicasi che abbiamo ricordi di questo Al berto Malaspina fino al 1210 per altri contratti; echeposcia null' altro si è trovato di lui da far più ampla dicitura, intorno al cui tempo sembra mancasse dal mondo. Così, stringendosi il discor so, basti alla verità dell' assunto quanto si è di mostrato, anche a tenore dell' autorità del Ray nouard, che si può riscontrare. DI BUTTAFAVA DEI NOBILI BUTTAFAVA VESCOVO DI LUNI Sempre i signori che a reggere Stati per lo : 21 ro virtù sono posti, deggiono più alle miserie al trui che alla grandezza riguardare, e , pensando come l' umana generazione è sottoposta a innu merevoli mali e traversiele quali avvengono per moltissime cagioni, con prudente consiglio e mo desto temperamento devonoponere il rimedio pie toso, chè mantenga lachiara facciadella pubbli ca prosperità. Laonde , fu sempre lodevolissimo quegli che puose l' opera sua con piacere del suo buon desiderio nel fine dubbioso delle cose mor tali per rapportare tranquilla pace nei turbamen ti , senza doloroso rigor di giustizia, e senza of fensione della vita e dellarobaaltrui. Quest' amo revolecontegno inveritàsi mostrò nell' ottimo go verno di Buttafava dei Buttafava che nobili furo no di Fosdinovo e di Castello, mentre vescovo fu ed insieme conte di Luni, rendendosi ammirabile in sua dignità,emolto splendore donando al suo paeseche inquellaetà appunto fu aggrandito. Per ciò che nel 1202 incominciossi a edificare in Fos dinovo stesso il castello per i consoli della terra , in luogo detto il Montale, la qual fabbrica po scia servì di stanza ai marchesi Malaspina che la comprarono nel secolo XIV, per quanto ci dichia rano le pergamene di tale compra che si conser vano nell' archivio di Caniparolą. Il Buttafava, nipote che fu di Saladino fautore della parte im periale di Federigo II, nel 1224 dapapa Onorio III. ebbe la cattedra vescovile e la signoria della ChiesaLunense, perchè uomoeradi molta virtù, e neifortunevoli casi provveduto assai e costante, e talecome que' tempi sgraziati chiedevano. Infat ti appenaal reggimentosalide'suoi popoli, e inve stito ebbe dell' arcidiaconato di quel capitolo il savio Gualtero figliuolo di Balduino di Vezzano che divenne poi arcivescovo di Genova, fecesi to sto incontro alle civili discordie e alle usurpazio pi altrui, che di molto male eranoseme. Quindi 22 con sollecitudine pietosa, qual vescovo e principe, intese a richiamare la tranquillità nello Stato e nella sua Chiesa,che molti danni pativa. Ma egli sempre con paterna moderazione e clemenza ope rava, che più che il drittodel potere e della for za si fanno amare. In questa guisa primieramente compose il popolo di Sarzana che ,percausa di per duti privilegi, certa rivoltura aveafatto contro la dominazione vescovile a tempo del di lui anteces sore: e questapace molte fatiche, molti sturbi del l' animo e molta spesa costò alla sua vigilanza. Dipoi, con salda prudenza operando, si a Pietro d' Erberia cavaliere e grande barone fu sopra , che arestituire il mal tolto costrinselo, e al risarcimen to de' danni alla Chiesadi Lunigiana accagionati. Per il che questo Pietro, vinto dalle buone ma niere del vescovo e rimorso da sua coscienza, non solo fece restituzione dell' occupato paese della contèa di Luni; ma insua morte l' anno 1229do nò al vescovado Lunese ancora ogni altro suo ave re , beni, ragioni , castella e vassalli. Dopo di ciò il prelato Buttafava per ordinamento del papa in tese aristorare i suoicanonici dei danni avuti per li fautori di Federigo II imperatore. Poco poi vis se più oltre, nè ebbe luogo di lasciare più com mendevoli azioni, essendo che finìdi vita in quel torno di anni, e suaChiesa assai lo compianse, la quale serbane ancora quella distinta ricordanza che al vero merito come premio si concede. L' U ghelli in sua Italia sacra dà molta lode allo zelo e sollecitudine di questo vescovo, e i suoi fatti autentici si cavano dal codice Pallavicino del ca pitolo di Sarzana. DELLI DUE CURRADI MALASPINA CELEBRATI DA DANTE. La necessitàdi dovere distinguere tra i mar chesi di Lunigiana il Currado Malaspina l'antico 23 dal Gurrado il giovane suodiscendente trarrà in lungo questa rubrica più che mia mente s'imma ginava ; atteso che diversifurono di questo nome in tale schiatta , e la circostanza richiede ch' io chiarisca il nobile tratto della divina Commedia di Dante che parla di loro. E percorrere miglior acqua, e discernerli altrui come col dito, inco mincierò a dirediCurrado chiamato l'antico per questi versi : = Chiamato fui Currado Malaspina, Non son l'antico, ma di lui discesi E poi che gli storici e chiosatori di Dante lascia no di farne quistione, fuori dell' Ottimo e Ben venuto da Imola, i quali recano appena confuse notizie e pochissime, cercando più presto li vo caboli e le sentenze del poeta, che le storie , non sarà maraviglia ch' io mi allontanidalla comunale opinione a determinarlo con l'autorità dei fatti edelle carte che sarannoperme addotte. E però, trovato avendo un Currado Malaspina signore di Lunigiana, favoreggiato pervia di meritiguerreschi dadiversi imperatori , e particolarmente da Ottone IV. e Federigo II; e che fino del 1202 inetàdi25 anni convennedelleterredegliEstensiin Lunigiana, passate nei Malaspina, con il vescovoGualtero di Luni e suoifratelli, perillododi TruffaeUbaldo,co menotasi nelle antichitàdel Muratorip. 1. cap. 19; io dico doversi costui a preferenza di ogni altro posteriore stimare l'antico : poi che vivuto era da cento anni circa prima che l' Alighieri scrivesse la Divina Commedia, e niun altro innanzi a lui tra i Malaspina s'incontra dicotal nome. Per que sto il poeta ben giustamente chiamar potealo an tico , ossia Currado il vecchio, per sceverarlo da Currado il giovane rispetto a Dante, cui innalzò con lodi e drittamente dal primo discendea, dopo la gran divisione del 1221 , la quale distinti fece 24 di feudi imperiali, di stemma, e di fazioni liMa laspina di Lunigiana, avendosi Currado il vec chio partito l' ampla signoria e dovizioso retag giodell'avo con Obizzino suo congiunto e tolta per sè l' anticainsegna dello Spino secco e quan to adritta della Magra possedevano : mentre ac cordò al suo cugin fratello l'arma del fiorito Spi▾ no con tutto ciò che a sinistra del detto fiume aveansi in dominazione,perdistinguere i loro di scendenti e le lororagioni. Ora è dasapere qual mente questo Currado il vecchio, nato nel 1177 di Obizzone II. Malaspina e di Giordana figliuo la che fu di Guglielmo IV. marchese di Monfer rato e diGiulia di Santo Leopoldo d'Austria, si fu autoredella stirpe dei feudatarii di Mulazzo e Villa franca ; e che fino dall' etàmaggiore di 10 anni in pubblico parlamento aPiacenzalavendita confermò delpoggiodiGrondolapresso a Pontremoli il 1197 , fatta giàper suo zio Alberto, detto il Moro , ai Pia centini, atto che vedesi nel grande registro del Comune di essa città. Rimaso egli ben presto del genitore orfano, infin da fanciullo mostrò avere alto ingegno, provveduta mente, e cuor genero so, tanto che in quelle arti addestratosi , che a cavaliere onorevolepiù si convengono, e cresciu to in età, presasi in buona moglie Costanza so rella di Manfredi principe di Taranto, prestamen te a procacciarsi fama con operesipose. E inpri mo luogo, volendo sua ragione sostenere sopra il castello della Corvara, quale la repubblica di Ge nova segretamente avea compro damesser Beghi no feudatario dei Malaspina,fece oste sopra iGe novesi, e insieme con Guglielmo suo cugino ca valcò a danni di quella repubblica , predando e guastando le terre che darsi a lui disdegnavano. Nè le sue cavalcate furono senza contrario, chè i Genovesi se gli assembrarono contra con forze d' uomini d'arme e con altre genti. Ma poco tal 25 guerra durò, perché il marchese di Monferrato, nel 1212 sostandola, compose lapaceincotalmo do, che , parendo aCurrado essere poco degna di lui, tre anni dopo, mentre li Genovesi non pren devansi guardia, con pedoni e cavalli, arcieri e balestre corse la seconda volta sopra quel di Ge nova con molto empito , e tre annicontinui aque sta guerra sostenne, ripigliando Corvaraper mez zo di certo Novellone nobile genoveseche futra ditore della sua patria, secondo i racconti dello Interiano. Accomodata in fine la pace per 15000. libbre di moneta , che il Malaspina ottenne inprez zo del castello conteso , e ritornato nell' amicizia di quella repubblica, valorosamente ajutolla epu gnò per lei contro lacittà di Vintimiglia: indi s' armò a difenderla nelle sommosse degli uomi ni d' Asti , Vercelli e Alessandria. Inverità que ste non furono che le prime opere di lui, essen do che molti più grandi meriti,per virtù guerrie re, acquistò presso l' imperatore Federigo II, par teggiandolo e militando con lui; per lo che otten ne amplissima investitura feudale il 1220. nel cam po di S. Miniato , pubblicataper Meliorotto Mac cioni nella causa del ſeudo di Treschietto. Con seguì in oltre somma gloria in altra guerra del 1241 contro a' Genovesi, quando con Uberto Pel lavicino vicario imperiale osteggiò per lo mento vato Federigo, che con molte insegne tutta pre se la riviera di Levante infino aBesagno. Ma do ve Currado acquistò più gran nome che mai fu nello esercito imperiale sotto Parma, quando il cardinal Montelungo con le genti del papa e il marchese Azzo VII. d' Este generale della lega Lombarda difendevanla con mirabile valore. In questa occasione il Malaspina parve che sua fa ma vincesse; perciocchè stretta d'assedio la cit tà per lo 'mperadore , e per lungo tempo bada luccandosi soventelegenti insieme delli due coer 26 citi con poco acquistare, avvenne che l' impera tore pensò essere difficile il prendere quella cit tà, se non fossele ogni vittuaglia fallita; per que sto e' ristrinse l'assedio , e posesi a sollazzo nel vicino paese di Vittoria. Ma Dio, cui vuole che una cosa avvenga, toglie il senno ; chè Federigo si prese il partito più reo di starsi ne' piaceri. Al lora il legato pontificio il tempo colse opportuno , e nell'ultimo di Febbrajo del 1248 , con grand' em pito uscendo fuora diParma improvvisamente , rup pe gli assedianti, ed entrato con prestezza in Vit toria arebbe avuto prigione lo stesso imperatore , se 'l capitano Currado conistraordinario ardimen to, quasi novello Coclite al ponte , non avesse al quanto rattenuto il cammino al vincitore. E co sì fu , che nella fugadi tuttal'oste imperiale que sto generoso guerriero con pochissimi de' suoi più valorosi tenne a bada il nemico per le vie della Terra , infino a che Federigo insieme con altri şi fossero apprestato sicuro scampo; e quantunque più d' un cavallo sotto al Malaspina cadesse , ed egli molti delli contrarii uccidesse, pure non fug gì il pericolo, chequando non ebbe più intatto che un solo cavaleggierodicompagnia. Persì fat ta bravura, che sembra incredibile , più assai le vossi in singular grido, Troppo lungo sarebbe il mio parlare, se tutte le operedi Currado il vec chio anche le meno illustri narrassi , chè in tut ta sua vita fu commendevole, la quale, come Dio volle , finì all' intorno pochi annidopo, e i di lui figliuoli con i suoi nipoti si divisero di nuovo nel 1266, come dimostra il contratto di tale divisio ne, cui stipulò Vivaldo notaro di Mulazzo il 21 Aprile in detto castello. Ora poi dico seguitando, che il secondo Cur rado , detto il giovane, della stessa linea di Mu lazzo , nato di Federigo I. Malaspina del fu Cur rado, già discorso,edi Agnese figliuola di Gugliel J 27 mo marchese del Bosco, è propriamente quegli che , incontrato dall' Alighieri in sua visione a'piè del balzo nel Purgatorio, scuopre a Dante il futuro ospizio che avuto avrebbe in Lunigiana , e di cui il Poeta , rimemorandolo come tanto virtuoso marchese e amorevole inverso de' suoi Malaspina , farci non potea nè maggior lode, nè più invidiabile di quanta porgono al mondo que sti versi onoratissimi dell' ottavo cantare del Pur gatorio: = Chiamato fui Currado Malaspina , Non son l'antico, ma di lui discesi , A' miei portai l'amor che qui s' affina . O, dissi a lui, per li vostri paesi Giammai non fui; ma dove si dimora Per tutta Europa, ch' ei non sian palesi ? Lafama che la vostra casa onora , Grida i signori e grida la contrada, Sì che ne sa chi non vi fu ancora : Ed io vi giuro, s'io di sopra vada, Che vostra gente onrata non si sfregia Del pregio della borsa e della spada. Uso e natura sì la privilegia, Che , perchè 'lcapo reo lo mondo torca, Sola và dritta e 'lmal cammin dispregia . = Intanto per meglioscuoprire che questapoesia sol tanto appella il figliuolo del detto Federigo I. Mala spina, di quel marchese Federigo cioè di parteGuel fa , che , fatto prigione dai Ghibellini nella battaglia diMontaperti nel Senese con altri due fratelli capi tani del Comune di Lucca, restituiti poi nellapace, morìpochi annidopo di tale memorandagiornata,in prima dimostrerò , che Benvenuto da Imola ce ne porge sicuro argumento; e che tutte le circostanze inoltre di sua vita convincono appieno essere egli stato barone magnifico e ospitaliere quanto altri mai, e grandemente onorato. In fatti il commen 28 tatore Imolese, chiosando un tal passo di Dante con chiarezza espone Exponitur Vallis Macro locus , et antiqua dominatio domus Malaspinæ , cujus major tunc erat Conradus nepos ex filio al terius Conradi vocati Magni, qui multum prome ruit apud Othonem imperatorem=. Di più soggiun ge=Postremus hic Conradus vitæ cessit absquepro le, et divisit omnia sua castra et prædiaintercon sortes suos, eos exortans ad illorum custodiam et unionem , quam non servarunt . Anche l'Ano nimo autore dell' Ottimo dichiara, che per Cur rado antico il poeta intendeva colui che fu pri vilegiato da Ottone IV. imperatore, dal quale mar chese per generazione discendeva Currado il gio vane , che fu figliuolo di un figlio di Corrado il vecchio ; siccome appunto notasi nella tavola Ge nealogica posta in fine di questi libri di memo rie, per sicuri documenti comprovata. Poste in nanzi così valevoli autorità, deggio narrare che questo Currado il giovane ,acuila gentile Oriet ta sua donna partorito avea la vezzosa Spina il 1264 , sì rimase con quest' unica figliasenza redi maschi a succedere in suo dominio e ricchezze. Egli non ostante per il contratto più sopra ve dutodivise nel 1266 congli altri consortisuoi in torno al retaggio del gran Currado il vecchio, e per altro istrumento del 3 Settembre del 1281 , che vedesi nell' archivio Malaspina di Caniparo la , dichiarò la dotadella sua moglie, unitamen te agli altri congiunti che aveanodiviso con lui. Nello stesso anno comprò i beni delmarchese Al berto suo zio che aveva in Sardegna, e fecepat to di famiglia con i fratelli e zii per contratto dello stesso archivio, per cui dimostrasi bene la loro concordia. Questo Currado fu anche valen te in armi; chè due volte liberò Sarzana dal do minio de' Pisani, e nel 1281 ricevè assoluzione di scomunica dal cardinal Gerardo di S. Sabina 29 inOrvieto per avere insieme con liparenti suoi espugnate diverse castella del vescovo di Luni. Egli riesci pure non meno guerriero che dabbe ne uomo, pietoso e di grande misericordia , per cui si commenda nella 6.ª novella della 2.ª gior a nata del Decamerone di messer Giovanni Boссас cio il quale, novellando con istoricaverità, la ven turadescrive di madonna Beritola Caracciolo, e l contegnoso e cortese procedere di tale Currado. Qui non dirò come avvenisse, che 'l buon ospizio da Currado stesso recato alla tribolata Beritola mo glie di Arrighetto Capece vicerè in Sicilia per Manfredi, gli fruttasse moltissima laude , poi che non piacemi di ripetere quanto fu scritto dalCer taldese novellatore; ma è si bene da notarsi, che per curioso, o comealtridirebbono romanticoav venimento, Spina figliuola di Currado, già vedo vadi Niccolò di Grignano, con molta allegrezza de' genitori e lietissime feste nel patrio castello di Villafranca s' impałmò aseconde nozzeconGiu fredi Capece il 1282, primogenito diBeritola edi Arrighetto , per quanto i fatti concordano con le accennate scritture, e perla prova che il Manni ci porge in sua storiadel Decamerone. Finalmen te venne l'ora anche di questo marchese,il qua le, sentendosi a morte venire, più che mai ad dimostrò a' suoi fratelli e congiunti sua grande amorevolezza. Diffatti nel 28Settembredel 1294 fece suo testamentoper mano di Percivallodi Dal finello da Pontremoli, e lasciò ad essi ogni feu do , ragione edavere, ediconcordiaefermaunio ne pregolli, quale in avvenire non conservarono. Per poi maggiormente comprovare li due Cur radi, indicati da Dante e fin quimessiinchiaro, sarà opportuno il soggiungere, che nissun altro marchese di questa stirpe ritrovasipiù antico del Currado fautore di Ottone e di Federigo II: pa rimente che dal 1200 fino al 1306 nissun altrodi 30 cotal nome dei Malaspina di Mulazzo e Villafran ca riscontrasi estinto fuori di questi dua. Laonde per tutto l' esposto conchiuderò, Currado l'an tico esserquello da me in primo luogo descritto , ecolui che fa una delle più commoventi predi zioni dell' asilo di Dante in Lunigiana, dimostrar si l' indubitato Currado il giovane, in secondo luo go discorso , cugino che fu del marchese France schino Malaspina ospite dell' Alighieri, e padre della marchesa Spina. Avvengache per li menzio nati rogiti e per il suo testamento verificò quan to disse di lui il Fiorentino cantore, specialmen te in questo verso =A' miei portai l'amor che qui s'affina = E come che l'ombra onorata di questo Currado diede occasione al Ghibellino va te d'intessere lo splendido elogio dei Signori di Mulazzo, così fecegli ancora lapredizionedel gra dito ostello che Dante istesso nel 1306 avuto areb be dal marchese Franceschino di Mulazzo con ras sicurarlo in questa guisa= Ed egli : or và che il sol non si ricorca Sette volte nel letto, che 'l Montone Con tutti e quattro i piè cuopre ed inforca, Che cotesta cortese opinione Ti fia chiovata in mezzo della testa Con moggior chiovi , che d'altrui sermone, Se corso di giudizio non s'arresta =. Per la cui sentenza bastevolmente appare come Dante, avendo cominciato sua misteriosa visione circa gli anni Domini 1300, ito sarebbe in Val di Magra a dimorare con li Malaspina della li nea di Currado ,come avvenne, prima che sette volte il sole si ricorcasse nel segno di Ariete , cioè sei anni dopo il principio di detta Commedia. E poi che questa provincia in quei dì erasi per lo più il rifugio ora de' Guelfi , ora de' Ghibellini , • eacciati o fuggiaschi della patria, trovandovi 31 accoglienza ospitale nei loro mali, non è più nề maraviglia , nè dubbio, che oltre il soavissimo Guido Cavalcanti poeta onorevole, li tre faziona ri de' Cerchi ,li Bonaparte, il capitano Baschie ra della Tosa, il potente Uguccione della Faggio la, e tanti altri appresso che vi stanziarono , an che lo stesso Alighieri vi prendesse tranquillo al bergo , venendovi di Padova per la via di Manto vae Parma che per Forncvo mette a Pontremoli. Diffatto egli verso il finire del mese di Settembre del 1306 esseregiàdovea presso i Malaspina , con ciossiachè il sesto giorno di Ottobre di quell' an no Dante stesso , qual procuratore dei marchesi Franceschino del q. Moroello di Mulazzo, di Mo rello e Corradino del fu Obizino di Villafranca, solenne pace fermò inCastelnuovodi Sarzanacon Antonio Canulla da Bajona vescovodi Luni il qua le, dopo di averconteso conl' armi nel 1299 con i nobili di Viano e altri Małaspinadello spino fio rito per le terre di Soliera, Moncigoli , Collecchia, Césirano, e fatta pace con imedesimi, aveasi poř avuto continua guerra con idetti marchesi di Mu lazzo e Villafranca intorno ai dritti de' castelli di Bolano e di Brina che or più non appare. Il pri mo rogito di sì fatte paci è nell' Archivio Mala spina di Caniparola, e il secondo ormai bennoto in quello di Sarzana riscontrasi. Fu poi di così buon proposito il convegno per l' Alighieri stipu lato , che il vescovo Antonio, morendo nel 1308, lasciò per suo codicillo il marchese Franceschino mentovato a testamentario esecutore di sua eredità, ciò dimostrando un atto di Gioan di Parente ro gato il 18 Febbrajo di quell' anno, quale vedesi parimente nell' archivio Sarzanese. In oltre has si per vecchia tradizione, che Dante in Mulazzo abitasse una casa di que' signori, posta sotto la grande torre del paese, la quale anche a' dìno stri chiamasi la casa di Dante; e non ha molto 32 chepassò indominiodiunservodegliultimi mar chesi con tale dinominazione, espressa per pub blico atto di notaro. Ebbe il poeta inquella ter ra sì lungo dimoro, che in pacifico ozio dettovvi li nove canti dell' Inferno dal XVIII. fino al xxvi , e, proseguendo suo poema, descrissevi la vergo gnosavendita della bella Ghisella, fatta dal dilei padre, il CaccianemiciBolognese, ad Azzone do minator di Ferrara: la condanna dei frati Gau denti alle tristi cappe di piombo: le ultime scia gure de'Bianchi di Pistoja: il lago di pece dei barattieri Lucchesi: la sublime poesia de' cinque ladri Fiorentini; e fecevi le descrizioni del lago di Garda, di Peschiera, del Mincio e dello arse nal di Vinegia con i bei versi de'monti di Luni e di Carrara, sovra de'quali ebbe dimora l' indo vino Aronta. Ecco dichiarato al meglio che ho potuto quello che alli due Curradi s' appartiene e alla intellezione dei versi di Dante; come al di lui primo starsi in Lunigiana: mentre da dire di lui restaci ancora, quando si parlerà di Moro ello vapor di Val di Magra. DI GUGLIELMO MALASPINA FAMOSO VESCOVO DI LUNI. Maggiormente risplendè la virtù del marche se Guglielmo figliuolodi Obizzone II. Malaspina di Lunigiana e fratellodel gran Currado il vecchio, quanto più gravi furono le venture ch'egli pati in que'miseri e barbari tempi ne'quali visse. Pri mieramente appena che di monaco fu vescovo sa crato di Luni circa il 1230, dopo il vescovo But tafava, puose ogni operasua a togliere lediscor die, chenate erano tra vescovoe popolo pergra vi rivolture di libertà, e per altre cagioni;per ciocchè stipulò pace ai Sarzanesi , i quali certe gabelle e certi debiti del suo antecessore conten devano, poscia il Comune sottopose di Carrara 33 insieme con altre castella che nel 1235 ribella ronsi a lui, forzandole ad ubbidienza giurarli e fedeltà. Indi con vigore operò contro i nobili di Vezzano, chè tentavano di alcune ragioni dispor lo di suo vescovado. Ma come che vennero poi mali più gravi alla Chiesa, persecuzioni e spar gimento di sangue in Italia per Federigo II. ni mico del papa, distruggendo gli amici e aderen ti allaChiesaRomana; quindi fu, che ancoraque sto vescovo Guglielmo trovossi afflitto per gran dissima tirannia del detto imperadore. Imperoc chè, non solo perse diversi paesi per gli aderenti dell' imperatore, ediManfredi principe di Taran to, ma, come leggesi in moltestorie,il pontefice, veggendo la Chiesa di Dio tempestata da Federi go , ordinò si facesse in Romagna concilio gene rale, e mandò al redi Franciaeaquello diBreta gnadue cardinali, che li richiedessero di ajuto , enello stesso tempo sommovessono tutti i prelati d' Oltremonti a venire a concilio per sentenziare contra di Federigo. Tosto che fu predicata la Si nodo, essi non indugiarono, e in molto numero partendo , arrivarono in fino a Nizza. Ma come lo imperadore avea fatto prendere asua gente le strade e i passi di Lombardia e di Toscana; co sì dato fu aiGenovesi, collegati del papa, la cu ra di condurli per mare ai porti delloStato pon tificio. Però , armati che furono 60. legni, tutti que' venerandi uomini di prelature, insieme col vescovo di Luni e altri Italiani, tosto prepara ronsi alla partita. Federigo intanto, il quale non dormiva aperseguir santa Chiesa, mandò inCor sica al re Enzo suo figliuolo naturale e ai Pisa ni , chè fuori mandassono loro galee e intendes sero a prendere li detti prelati, mentre veleggia vano per i porti di Romagna. Appena l'armata Genovese tra Porto pisano si fu e l' Isoladi Cor sica, Enzo e quellidi Pisa con 40. galee fecersi т. І. 3 34 incontro a lei, e l' ammiraglio di Genova, che to mo era di poco senno, invece di schivare l' af frontamento per il pericolo di tanti Padri, volle si condurre a battaglia, la quale fu aspra e dura da principio; ma poi sgraziata per li Genovesi , perchè rimasero sconfitti. Questo avvenimento di venne gravissimo, perchè molti dei miseri prelati annegarono , molti per ira della battaglia gittati in mare, e molti condutti furono prigioni nelle caceri di Puglia, intra' quali anche il vescovo Malaspina che inquell'orribile trambusto di guer ra avea scampata la vita. Colà per alquanti anni pati indicibili disagi; e in quel mentre, forzato da necessità, fece grandissimi debiti che poscia con la vendita pagò di molte castella del suo ve scovado nel 1252; e specialmente, per beneplaci to del pontefice Innocenzo IV., vendè a Nicolosio del Fiesco il paese di Valerano, Brugnato, Vez zano , Tivegna , Castiglione , Bracelli , Carpena e Beverino. Di qui ne venne, che lapossanza dei vescovi Lunesi cominciò a declinare; e mai pi non tornò in fiore, come dianzi era stata. Nul ladimeno Guglielmo, rimessosi in vigoria di for ze , ricuperò nel 1266 il dominiodi Sarzana,per duto nelle descritte sventure : e tre anni dopo rieb be Moncigolo, Collecchia e Soliera conCesirano , che Isnardo , Alberto e Franceschino pupillo dei marchesi di Olivola e Fivizzano aveangli usurpa to, ai quali tosto infeudò lestesse terre per lo stru mentodel 1269 che stànelcodice Pallavicinodi Sar zana e nell' archivio dei signori di Caniparola. In detto anno finalmente,dopotantimali,infermò : e sua vita ebbe fine gloriosamente. Fu questo Gu glielmo un vescovo di buon proposito e costante in ogni maniera di traversie, e savio e pietoso , il quale fu chiaro nelle sue disgrazie per quello cheabbiamo detto, eperciò che scrivene l' Ughelli. 35 DI GUIDO MALASPIΝΑ ILLUSTRE CARDINALE. Il nobilissimo porporato Guido dei Malaspina , il quale fino da giovanetto la vana pompa del mondo sprezzando,vestito avea l' abito Cistercien se e quasi ignoto in suo monistero dimorava, fu chiarito da sue virtudi e dai sommi suoi meriti. Perciò che divenne primieramente abate generale di tutto suo Ordine monastico, e poi nel 1263 fu cardinale creato sotto il titolo di S. Lorenzo in Lucina per papa Urbano IV , cui per sue lettere scritte al Capitolo Cisterciense , così testimoniò la bontà e saviezza di questo Guido con tali paro le,, che uomo era dagli splendori di ogni scien ,, za illustrato , e divenuto fiore odorifero di ogni „virtù e olio fecondodellasua Religione,,Molte cu re e molti incarichi di SantaChiesa ebbesi questo cardinale ; e intra gli altri accennerò, che per sua prudenza fu legato Apostolico alle corti di Fran cia, di Danimarca , di Svezia, di Norvegia, di Sassonia e di altri principi di Germania; e che , adempito avendo sue legazioni felicemente , in mol ta estimazione crebbe in Roma e per tutto, infi no a che visse. Ora io non discuterò come Teo dorico di Valdicolore chiamilo di Borgogna, es sendo che fu a figliuolanza di Religione ascritto in monistero di stranio paese; ma per quale ar gumento per me dicasi dei marchesi di Lunigia na, quantunqe suo cognome non vogliasi chiaro abbastanza , nè si sappia di quale tralcio dei feu datarii di questa provincia dirami. E' seguendo il marchese Giulio dal Pozzo nelle memorie della contessa Matilda, ripeterò che non monta da far ne stima, se Guido in que' tempi non usasse di alcun cognome , chè soleano il più degli uomini così fare, e più presto i monaci i quali anche il nomepropriocangiavano. Ma egli,quando fu car 36 dinale, fece assai bene conoscere di essere della stirpe Malaspina, per l'insegna dello Spino con mezza Luna d'oro nel campo dell' arma, quale in ugual modo usò ancoraSpinettailgrandemar chese di Verrucola e Fosdinovo. E poi che l'ar ma è il segnale della famiglia a cui le persone appartengono, così Guido pare si dichiarasse di tale progenie per via dello stemma; ed è perciò che mi sono indotto a notarlo fra gli altri Mala spina. Oltre li menzionati scrittori discorrono dí Guido cardinale anche il Giaconio e alcun altro con ammirazione. DI MORELLO MALASPIΝΑ CELEBRATO DA DANTE SOTTO L' ALLEGORIA DI VAPOR DI VAL DI MAGRA. In prima ch'io faccia scrittura di Morello e delle sue lodi la bisogna richiede alcun' altra in cidenza, la quale, schiarando la materia, condu cami a lui per sicure prove; essendo che fra tan ti Morelli della stirpe Malaspina, che vi furono , precisamente non si conosce ancora qual deime desimi colui fosse che posto fu in iscena conbel le allegorizzazioni e vigoroso immaginare dal poe ta Dante in sua divina Commedia, chiamandolo vapor di Val di Magra che tempestoso abbattè i Bianchi su le Picene campagne. E siccome al cuni asserirono che fusse ilfigliuolo di Currado il vecchio: altri di Manfredo: altri di Obizino : altri di Franceschino; e altri in confuso dettero ad un Morello Malaspina la parte di ospite e di nimico della fazione dell' Alighieri; così io deg gio torre lo scambiamento che hanno fatto di lui gli storici e spositori dello stesso poeta, dichia rando cosa di più vero le carte antiche compro vino dell' archivio Malaspina di Caniparola e di altri luoghi , come sarà notato. Sappiasi dunque, nella stirpe de' marchesi di MulazzoeVillafranca , 37 discendenti dal gran Curradoil vecchio qui sopra descritto , essersi veduti ben cinque Morellidella stessa casa Malaspina, iquali per la vicinanza de' tempidi lorovita ponnotrarre in abbagli, se non avvertasi bene di cui Dante si parli insuo Infer no, e di cui frate Ilario del monistero del Corvo discorrasi nella lettera ad Uguccione della Fag giola. Il primo di essi è Morello di Currado il vecchio, la cui prima memoria hassi nel tomoI. della storia dello Interiano, dove mostra chenel 1245 sicollega con iGrimaldi e co' Fieschi a' dan ni de'Genovesi. Nel 1260 , secondo la storia del l' Ab. Poggiali , dai Ghibellini è fatto prigione al la battaglia di Montaperti: nel 1266 dividesi con gli altri fratelli e nipoti per atto del 21 Aprile di Vivaldo di Mulazzo: l'anno 1281 il 3 Settem bre inun convegno parimente con isuoi fratel li e nipoti dichiara la dota di Berlenda sua mo glie per il rogito di OttavianodaVillafranca, che stà nell'archivio di Caniparola: nel 1283 è daiGe novesi mandato in Corsica per capitano loro con tra i Pisani, e colà muorecircail 1285; percioc chè il di lui figlioprimogenito Franceschino, l'o spite di Dante, otto anni dopo stipulò confessio nedi debito conaltrosuo congiunto,e nel 1296, dichiarandosi privo del padre, conchiuse pattodi famiglia con li suoi cugini Morello di Manfredo e Obizzino di Federigo di non alienarbeniadal tri fuori di essi medesimi; e la carta, rogata il 26 Novembre in Villafranca da Atto di Calesa, e pertinente al quasi disperso archivio di Mulazze, presso di me siconserva. Inquestaguisa, per ta li strumenti, vedesi questo Morello, figlio del fu Currado il vecchio epadre di Franceschino, di spariredal mondo da circa diecisette anni prima della disfatta dei Bianchi aPistoja,eda 21 innan zi che Dante venisse inLunigiana. Il secondoMo rello, nato di AlbertodiCurrado l'antico , è que 38 gli che, per la vendita de' beni di Sardegna, fat ta dal suo genitore Alberto a'suoi nipoti il 1281 nel 29 Settembre in Villafranca a stipulazione di Ottaviano notaro , che vedesi nell' archivio di Ca niparola, formò la linea dei marchesi di Val di Trebbia. Costui ebbe per moglie lamarchesa Gio vanna; nè si riscontra suo nome in altro atto fuor chè nella carta del 1312 , nella quale si annun zia già estinto. Per questa i di lui figliuoli Cor radino , Iacopino e Manfredino insiemecon lave dova Giovanna loro madre fanno patti con i figli di Guastavino intorno alla custodia del castello di Mulazzo per mano di Giovanni di Giuccado notaro, che stà nell' archivio di Caniparola. Però devesi arguire , che sollecita morte , avendolo tol to di vita poco dopo del padre, non abbia avuto luogo da porre in sospetto di essere statoin con to alcuno ragguardevole e chiaro. Il terzo si è il Morello figlio di Obizzino del fu Federigo di Vil lafranca; ma questi nel 1302 erasi ancora pupil lo, e solamente il 1306 , useito de' minori, entrò nella già menzionata pace, per Dante conchiusa col vescovo di Luni. Il quarto Morello poi è il figliuolo di Franceschino , l' ospite dell' Alighieri , ed elli per verità esser dee fuori di ogni quistio ne, come tenero fanciullo che nel 1321 al tutore ubbidiva. Provasi ciò per la elezione del giudice di Ossollo in Sardegna, contesa dai figliuoli del fu marchese Obizzino di Villafranca, nella quale sta scritto : = Obertus de Vernaccia castellanus de Ossulo insulæ Sardinia electus a magnifico viro D. Castruccio Domino Lucca tutorio et curator io no mineper dictis Johanneet Moroello q. Domini Fran cischini marchionibus Malaspinæ , etab ipso Johan neper se, èt dicto Moroello ex parte una, et Ma xioqm. Nicolai de Villafranca procuratorio nomi ne pro dominis Friderico et Azzone q. D. Oppi- . cini marchionibus Malaspinæ .... Acta hæc 39 omnia Lucca Millesimo tricentesimo vigesimo pri mo die XXVI Februarii &c. Ego Johannes q. Guidi de Lucca notarius &c. &c. = Il quinto Morello in fine , che restaci a vedere e che fu dei signo ri di Giovagallo e Mulazzo e maritodi Alasiadel Fiesco , più manifestamente apparisce essere il ram memorato nell' Inferno dall' Alighieri e il più fa moso di tutti. Quest' uomo guerriero, nato di Manfredi del q. Currado l'antico e della marchesa Beatrice, è il vero ducade'Neri contrario dei Bianchi di Pi stoja , cui nel 1301 di Gennaro in S. Frediano di Lucca i beni comprò di Madrignano per il rogi to di Pietro dell' Era Lucchese ;ed è appunto que gli ch'io voglio dimostrare. E per ispicciarmi di tante prove che addurre potrei, la più chiara e la più convincente pubblicherò. Ella è una pro cura che questo Morello il 20 Agosto del 1302. sotto l' indizione xv. fece a Bonaccorsello diGio vagallo di esigere per lui qualunque somma dimo neta; e tale atto, che io conservo, disteso fu nel campo dell' esercito Lucchese contro Seravallee Pi stoja in una casadi campagna, ove qual General ca pitano dell'oste de' Neri alloggiava, il di cui prin cipio e fine è di tal tenore: =Anno MCCC. secun do indit. xv. die xx. Augusti: Magnificus vir D. Moroellus march. Malasp. q. D. Manfredi fecit, constituit , et ordinavit suum nuntium, et pariter presentem et suscipientem mandatum Bonacursel lum de Govagallo ad petendum et exigendum et recipiendum pro eo etejus nomine &c. Actum in Lucano exercitu, sito contra Pistorien. et Sera vallen. in quadam domo in qua hospitabatur idem D. Moroellus, presentib. Aldeurando de Govagal lo, Balduccio de Burzono familiarib. ipsius D. March. testib. rogatis. Ego Petrus de Hera im perial. auctorit. notar. his omnibus interfui , et ro gat. scripsi . Chiarito così abbastanza il nostro 40 Morello Malaspina figliuolo di quel Manfredi co gnominato Lancia, che nel 1253 fu Podestà dì Milano, secondo il Corio, e che in altrastagione anch' egli tra' Guelfi pugnò alla memoranda gior nata di Montaperti nel Senese, al dir del Pog giali, della quale non vantano le Ghibelline spa de soledi quel dì più luminoso, comincerò anar rare quanto fu prodeinarmi,sollecito , affatican te, capitanodi valorose imprese,secondo il costu mede'tempisuoi,terribile a' suoi vicini e di par tito agli altri di sua stirpe contrario, intenden do arisplendere tra' più insigni faziosi di quel l' età. Laprima notiziapertanto che ho di luirin venuto stà espressa nel testamento di Manfredi suo genitore, il quale, partir dovendo per l' isola di Sardegna , pubblicollo in Villafranca il di 21 Ottobre nel 1282 per Ottavianonotaro, l'atto del quale si custodisce nell' archivio di Caniparola. Dal tenore di questo documento comprovasi, che la madre di Morello era Beatrice , che Morello chiamavasi anche Moruccio, e che questo figlio di Manfredi fu instituito a succedere nel paterno retaggio insieme con Manfredina unica sorellache avea, la quale amoglies' unì conPierino diBer nabò di Casasco nel 1304. Lascierò qui di nota re qualmente Morello di matrimonio si congiunse conla rinomata Alagia del Fiesco e quanto ben lieta prole s'avesse, chè faronne più sotto chiara dicitura. Convienmi intanto recare , che dopodi aver elli diviso i comuni beni con Franceschino eBernabò figliuoli del fu Morello e con Alberto del fu Currado suoi stretti congiunti il 28 Gen naro 1293 per il rogito di Piero di Giovanni di Mulazzo, e dopo che nel Novembre del 1296 eb be conchiuso patto di famiglia con il detto Fran ceschino ed Õpiccino del fu Federigo Malaspina consorti di non alienar beni agli strani e di suc cedersi in mancanza di figli , o dei figliuoli dei / 41 figli medesimi, studiossi alle genti mostrare suo gesta; chè inLunigiana, contro lasignoriadelve scovo di Luni e de' Pisani, s'impadroni nel 1299 di Carrara e Lavenza in compagniadiFranceschi no dei marchesi di Olivola, Guelfo di suo me stiere. Avvenne in oltre, che i Milanesi chiama ronlo in quell' anno stesso, chè general duca fos se dello esercito loro contro la lega dei marchesi di Monferrato, di Saluzzo e Ferrara, uniti alle città di Bergamo, Cremona, Novarra, Vercelli e Casale che a' danni si mossono dei Visconti e di Milano , per cui battagliando , sì bene operò , che lieti fece i Milanesi della vittoria e sè degno di molti premi. Due volte ancora combattè contra i Pisani, e più cose fece in Val di Magra di mi nor conto. Laonde, riverito e' per nome porten toso nell' arte militare, i Lucchesi recaronsia ven tura di dare fino del 1301 a questo Malaspina, che si professava Guelfo nero di parte, il gene ralato di tutte le milizie dei Neri controlafazio ne Biancadi Toscana,dopo losbandamento ch' es si avuto aveano per iBianchi di Pistoja, per cui trealtri contratti potrebbonsi ancora citare di que sto Morello che dai notari Lucchesi in S. Fre diano si registrarono in quell'epoca , se l'avve nimento fusse anche dubbio. Intrattanto , rauna tesi in Lucca 600. cavallate e dieci mila pedoni di parte Nera, sì valente caporale nella estate del 1302 condusseacampo tali forze contro Sera valle e Pistoja, e fattosi assedio, poscia ingaggio battaglia nei Piceni campi ne' quali ruppe e scon fisse con tanta uccisione e ruina li Bianchi, per GiovanniGiacocci guidati ,chenonsolamentepre se Seravalle , ma cacciati furono i nemici anche di Pistoja. Poi appresso messer Corso de' Donati disertò Firenze, mettendola a ruba e bruciando le case dei Bianchi, fra le quali distrutta fu la propria di Dante Alighieri , cui finodel Gennaro 42 del 1302 rimaneasi fuoruscito per la sentenza di Cante Gabrielli podestà di Firenze che della pa 'tria il privò , mentre a Roma si stava ambasciado re presso il pontefice Bonifazio; e poscia come contumace a perpetuo bando condannollo, e alla pena del fuoco se fosse preso. Per questa mala sorte , andando l' Alighieri esule per l'Italia, vennesi nell' autunno del 1306 a dimorare tra i Malaspina in Valledi Magra. E per rimpiangere la sanguinosa catastrofe di cotant' onda civile , fece predire nel canto xxiv. del suo Inferno a Vanni Fucci tali avvenimenti in questa guisa: = Apri gli orecchi al mio annunzio , e odi: Pistoja in pria di Negri si dimagra, Poi Firenze rinnuova e genti e modi. Tragge Marte vapor di Val di Magra, Ghe di torbidi nuvoli involuto , Econ tempesta impetuosa ed agra Sopra campo Picen fia combattuto ; Ond' ei repente spezzerà la nebbia, Sì che ogni Bianco ne saràferuto : Edetto l'ho , perchè doler ten debbia. Proseguendo Morello a reggere sua fazione Guel fa , anche nel 1305 l'oste condusse dei Lucche si un' altra volta al difficile assedio di Pistoja, perchè dal valore di Tolosato degli Uberti rinvi gorita si era di genti e di modi ; ma fu condot ta alle più lagrimevoli strette di dura fame, non istante che ributtasse gli assalitori. Finalmente nel 1306 oppugnata rimase, e, guastesue mura, dovè sottostare alla legge di ricevere il podestà di Firenze , di Lucca il capitano del popolo. Pe rò il temuto Morello, che per due volte cosper se avea di stragi le sponde amene della Nievole e dell' Ombrone, fu il primo capitano del popo lo tra' Neri che dominasse la Ghibellina Pistoja. Standosi e' colà fino del 21 Aprile in tal grado , 43 intese in quell' anno stesso ad aggrandirsi di pa trimonio con privati acquisti di terreni sul Pistoje se che furono di Dino degli Ammannati; e nel 25 di Agosto del medesimo anno fece per mano di maestro Pietro notaro aperta procura a Gual terio di Giovagallo, perchè riscuotesse 600. lire dagli altri Malaspina in Lunigiana, da lui paga te per il castello Sarzanese e per le guardie del loco. Per tale scrittura dell' archivio di Sarzana, trà gli atti di Gioan di Parente notaro, sempre più confermasi, ch' egli è quel Morello assente e complice della pacedi Castel-novo che Dante per li Malaspina di Mulazzo stabili da 40. giorni dopo conil vescovo Antonio Canulla di Luni,per la di cui parte l' Alighieri non appieno assicurane la rati fica. Sul finire poi del 1307 il capitano Morello ricomparve in Lunigiana; poi che a Verrucoletta presso Villafranca ricevè confessione di debito di cencinquanta fiorini d' orodal marchese Franceschi no del fu Bernabò, con la cessione di Olivo la, Montevignale , Borgo-nuovo, Finale , ei dritti su Groppo-Sanpiero , fino alla restituzione della somma di tale moneta, carta dell' archivio di Caniparola che rogòFrancesco diArduinonotaro. In questo correre del tempo il Comun di Fi renze insorse contro a Morello per li compri be ni dell' Ammannato , chè notati aveali ne' suoi stanziamenti come di pertinenza di un ribelle pro scritto , quale sì fu anche Dino degli Ammanna ti; e per ciò torre al marchese voleane il posse dimento. Morello allora alquanto dispettò de' Guel fi , e così forte sostenne alla questione,che final mente nel 1309 dal Gonfaloniereedai Priori del l' Università Fiorentina ebbene favorevole senten za e pacifico possesso , il cuiatto si leggenel tan te volte menzionato archivio di Caniparola con 1' autenticazione di cinque notaj. Accomodate co tali contes evenne intanto il Gennaro del 1310; 44 eper ilx. tomo delle delizie degli Eruditi sia mo assicurati che Morello di Manfredi con Cor radino Malaspina fu in Firenze in quell' epoca a ratificare , insiem econgli altri fazionarii , il giura mento di ubbidienza al pontefice Clemente V. , per la rivocazione dell' interdetto. Vuolsi ancora che nel 1313 e' corresse in favor de' Guelfi Lucchesi al combattimento del ponte Tetto, dove pure in tervenne il marchese Franceschino di Bernabò , poi che appo il Mussato ritrovasi che fuvvi un Marcello Malaspina; ma in quella stagione può credersi parimente fosse il fratello di quel Cor radino che nel 1310 giurò tra' Guelfi a Firenze ubbidienza al pontefice. Comunqueciò sia,peral tre memorie sappiamo che, venendo l'imperatore Arrigo VII. conte di Lucemburgo in Italia, invi tato da Clemente V. a prenderela corona di fer ro e quella d'oro, e a frenare le gravi fazioni che vi trabalzavano signorie e averi, diversi dei Malaspina furono dei primi che in comitiva ono rata andassono ad inchinarlo , tra' quali un Mar chese Morello e il marchese Franceschino, l' ospi te di Dante. Insignito Arrigo della ferrea corona, dimostrò ai Malaspinadistinta benevolenza egran de fiducia ; perocchè ad un tale Morello commi se di andare nel 1311 a Brescia per suo vicario imperiale , e a Franceschino di Mulazzo di essere suo vicario a Parma, di dove talemarchese scris se lettera a Sarzana conattestazione di questa sua dignità a messer Bernardino di Lucca generoso soldato e vicariodi Lunigiana sotto il dì x1. Maggio di quell' anno , cheinsertaritrovasiin un atto diGio an di Parente notaro nell' archivio Sarzanese. Non ricerchiamo per ora qual dei Morelli Malaspinasi fosse il vicario di Brescia, chè facile nonè a de terminarsi, e proseguiamo a dire del nostrocapi tano de' Guelfi Neri. Dimorava e' nel 1314 in sua signoria, quando s'interpose che la Rocca Sigil 45 lina di Lunigiana ritornasse al dominio del vica riodi Pontremoli, poiche Seratto dei Seratti avea la occupata. Sforzossi pure che Franceschino di Mulazzo desistesse dall' osteggiare in Val di Ma gra contro il cardinal Luca del Fiesco, perchè non voleagli restituiré le ville di Teglia, di Zer ri e di Rossano, devolute alla casa Fiesca per la concessione di Pontremoli con suo territorio, ot tenuta dallo imperatore. Ma indarno Morello fe cesi paciale , chè Seratto non volle aderire , e Franceschino , ajutato da Giberto da Correggio con alcuni fanti e 50. cavalli, durò laguerra con danni e stragi d' ambe le parti fino verso il 1319; efu pace, percausa di Roberto rèdiSicilia. Nul l'altro di più sappiamo di Franceschino edi Mo rello vapor di Val di Magra; se non che questi morìcirca il 1315, equegli che fu l' onorato ospi te di Dante nel 1320 mancò. Venghiamo adesso adimostrare, come per me si dica moglie del capitano Morello fin qui de scritto quella sì buona Alagia figliuola di Niccolò del q. Tedice di Ugone Fieschi dei conti di La vagna, la quale meritossi cotanto di essere con lode particolare riguardatadal Fiorentino Alighie ri, così parco lodatore, che nel XIX. canto del Purgatorio induce il papa Adriano Fiesco ad as semprarla virtuosa in tal modo : = Nipote ho io di là chiamata Alagia Buona da sè: pürchè la nostra casa Nonfaccia lei per esempio malvagia : Equesta sola m' è di là rimasa. Questi nobili versi , uscitidalla severa pennadel l'esule Ghibellinopoeta, fanno subito crederech'el li abbia avuto argumenti della di lei bontà , di cui non è da dubitare; masembraancora che sia stata madre del suo cortese benefattore il mar chese Franceschino diMulazzo , lo chenon è ve 46 ro , siccome bisognerà convincersi per li documen ti che dimostranla donna di quel Morello detto anche Moruccio che fu sconfiggitore de' Bianchi di Pistoja. Correvano gli anni di Cristo 1305 , quan do questo Morello erasi ancora alla testa de' Guel fi , che questa madonna Alagia ricevè in Genova dal cardinal Luca del Fiesco l' usufrutto di suoi beni per il rogito di Guglielmo Pelliccia, e in ta le contratto dell' Archivio di Caniparola non ram mentasi come vedova , ma come che si ritrovasse presso de' suoi e lungi dal marito, senza farsi mot to della cagione. Nel 1315 poi da frate Berenga rio generale maestro dell' Ordine de' Predicatori in una Bolla d' indulgenze di quell' Instituto, cui segnò nel Capitolo generale in Bologna e allamar chesaAlagia diresse,come vedova di Morello s' an nunzia. Infatti Manfredo e Luchino di lei figli e del fu Morello Malaspina inquell' anno stesso fan no procura aPietro di Nascimbene di Ferrara, per mano di Pietro Dalfinelli notaro, intorno a certi interessi con l' Arciprete di S. Terenziano. Così per tali carte dell' archivio di Caniparola discuo presi quali figli ebbesi Alagia è quando rimase pri va di suo marito. Un altro pubblico strumento , rogato in Genova nel 1321 per Opiccino di Lu parello di Virgoletta , dichiara parimente Alagia esser vedova di Morello Malaspina. Quello poi che a più chiara luce pone la celebrata Alagia come congiunta adonna con Morello , detto Moruccio del fu Manfredi Malaspina di Giovagallo e Mu lazzo, è la compradi certi luoghi di monte, fatta da questa vedova marchesa, in cui apertamente attestasi , che Manfredina sorella del fu Morello di Manfredi ecognatadi Alagia avea shorsato 160. lire di prezzo ai venditori Federigo e Valentino dì Bernabò di Cantello in Genova il 3 Gennaro 1326 , rogito di Ser Matteo di Passano Genovese. Siamo inoltre istruiti che Alagia ebbe anche una 47 figlia chiamata Fresca, la quale prima del 1327 fu amoglie conduttadaMarcoaldo del conteRug gieri di Dovadola , di quel Ruggerimedesimo che nel 1303 fu Podestà di Firenze e conte Palatino in Toscana. Questa giovine sposa che di Morello del fu Manfredi si chiama figlia nell' atto 29Mag gio 1327 , in cui fa cessione alla vedova Alagia suamadredi 1000. libbredi moneta, è anche più dimostrata nel 1331 nella procura fatta dal con te Ruggieri di Dovadola a Giovanni Maffei Fio rentino di riscuotere 1500. fiorini d'oro di dota di essa Fresca dalla vedova Alagia di lei madre, a stipulazione di Petruccio di Maso dei Gismondi giudice di Forlì. Nulla di più occorrer potrebbe achiarire tanto il discorso Morello quanto Alagia sua consorte; ma pure non voglio lasciare indie tro una chiarissimaattestazione di pubblico stru mento che tutta discuopre la casa di Giovagallo e Mulazzo. Una istanza ella è del 23 Novembre 1349 , indiritta all' Arcivescovo Gioan Maria Vi sconti duca di Milano dalla marchesa Argentina Grimaldi vedova di altro Morello, e poscia mo glie di Galeotto Malaspina marchese di Fosdino vo, per riavere la metà del castello di Croce in Val di Trebbia. Per questa scrittura dell' archi vio di Caniparola espone, qualmente ilfu Morel lo detto Moruccio del q. Manfredi Malaspina ge nerò nella fu Alagia del Fiesco sua consorte cer to Manfredi che questo Manfredi generò Moru ello che fu marito di essa Argentina; e che di lei e di suo sposo Morello ne nacque Giovanni, il quale; essendo morto fanciullo dopo del padre , avea per nome ereditario lasciato a lei ogni drit to di una parte di quel castello, diviso in fing del 1293 tra Alberto di Currado il vecchio, Mo ruccio di Manfredi, e Franceschino di Moroello. Ora non resta più altro da dire di Alagia, che in sua vedovanza per lo più visse a Genova ; e 48 chefini suoi giorni poco dopo del 1335. Da tut to il fin qui esposto parmi che siasi abbastanza provato qual dei Morelli Malaspina Dante appel lato abbia in suo Inferno, e come la commenda ta Alagia del Fiesco fusse mogliedel capitano dei Guelfi Neri di Lucca, non senza maraviglia degli uomini eruditi a vedere, che il poeta Alighieri fecesi lodatore della donna del suo contrario di parte. Ma però egli era uno de' più stretti con giunti di quel Currado che l' ospizio annunziogli di Lunigiana e diqueglino stessiche benignamen te l' aveano accolto.Erano essi padroni dellamag gior parte della riva destra della Magra che dal le sue sorgenti Apennine di monte Orsajo termi nail corso alla punta estrema di monte Caprio ne , chiamata del Corvo , dove bagnalesue pen dici nel mare di sotto Sarzana. Lunga catena di benerti poggi dalla Cisa di Pontremoli svolgesi a cerchio in due, la quale, ora dilatandosi adestra eora asinistra stringendo sue falde, allarga tal volta la via al maestoso fiume e forzalo talora a correre più angusto sentiero, guidandolo alla de liziosa marina spiaggia. Appena muovesi il fiume alla volta di Filattiera nobile retaggio della fio rita Malaspina, ove Obizzone il grande rasserenò il primo Federigo imperatore nei pericoli minac ciati dalla lega Lombarda, che fertile ed ampia valle dischiude, coronata di frequenticastella che i Malaspina da rimotissime età signoreggiarono. Fra queste sul dorso d' un monte alladestradel fiume surge il rigoglioso Mulazzo con il suo Grop polo che dominalavallèa, e sente di faccia ilCa prio dalle balze Sigilline furiosamente precipitar si nella Magra, mentre più sotto vede il minac cevolBagnone che rodeilsasso delsottoposto ca stello di Villafranca, soggetto ai discorsi marche si con la loro Tresana , il Guelfo Giovagallo , il suo seguace Lusolo, il Ghibellino Casteoli e la 12 49 la contesa Podenzana più ad essirimota. Colà sư dunquenel fortunato Mulazzo,sedia maggiore dei nipoti del gran Currado il vecchio, dalla parte venendo di Parma per la descritta via, la prima volta stanziò il fiorentino Alighieri presso i men zionati marchesi. Nè ristette egli nelle sue pelle grinazioni di ritornarci; e le prime accoglienze che gli fruttarono pace e onore, lo ricondussero la seconda volta in Lunigiana per la via di Reg gio Lepido, la quale passavapresso il picciol moni stero di S. Bartolomeo sopraSassalbo, le cui rui ne chiamansi ora lo Spedalaccio , indi a Fivizza no e poscia all' Aulla, e di là a Mulazzo. Ma quando ciò precisamente accadesse ben discusso nonèdagli eruditi scrittori; quantunque siavi chi abbia creduto fosse nell' autunno del 1308 , eal lora ito fosse a salutare frate Ilario prioredel mo nistero degli Eremitani di Santa Croce del Cor vo, peraffidarea lui la cantica dello Inferno, ас ciò inviassela al comune amico Uguccione della Faggiola. Di quindi posciasi accomiatassedal pru dente frate per andare oltramonti, dopo di aver albergato in quel romitorio , posto su la punta estrema di monte Caprione, ove la Magra termi na il corso , che fondato fu nel 1176 per Pipino vescovo di Luni, e cessò nel 1452 per Bolla di Niccolò V. papa. Qui la materia guiderebbemi a trarre alcuna congettura sul Morello vicario di Brescia per Arrigo VII. e su lapretesadedica del Purgatorio di Dante,perdiscuoprire chi siasi sta to quel famigerato Morello Malaspina, a cui l' Ali ghieri, giusta la nota lettera di frate Ilario, in titolava la seconda parte di sue cantiche; però che il poeta disvelò al saggio priore del Corvo tutti gli arcani suoi, dichiarandogli aver coll' In fernodato onore al suo Veltro allegorico edi voler dedicare il Purgatorioalgran Morello. Ma invero, senonsopprimonsi ifurori di parteGuelfa . Ghi T. IL 4 50 bellina , io non saprei qual' altro Morello Mala spina invenire fuori del figlio di Manfredi e mari to di Alagia, che abbia potuto meritare così bel la onoranza. Io farò qui alcune osservazioni, e poscia crederà ognuno quanto più gli aggrada in torno a questa generosa retribuzione che l' Ali ghieri intendeva di fare ai Malaspina, dopo di averli per ogni genere di laude esaltati. Giusta le incontrastabili premesse, il Morello vicario di Bre scia, equello a cui si crede aver Dante dedicato il Purgatorio , essere non potea il padre dell' o spite di Dante, perchè morto erasi inSardegna fi no del 1285: non il figliuolo del marchese Alber to di Mulazzo , perchè cessò di vivere prima che Arrigo imperatore giungesse in Italia: non il figlio di Obizzino e di Tobia Spinola, perchè nel 1306 usciva appena di esser minore: non il figliuolo di Franceschino di Mulazzo, perchè in quel tor no di anni addestravasi tra gli imberbi fanciulli ; non finalmente alcun altro Morello privo di no minanzache nonavesse combattuto per lo innan zi con gloria nelle guerre o di Romagna o di To scana , e procacciato non si fosse in qualche mo do valevole considerazione. Avvengachè sconcia adulazione stata sarebbe quella di collocare nel novero di tre magnanimi eroi, ai qualiDante ma nifestato avea di offrire le tre parti dell' opera sua , taluno che o giovanetto, o da poco, non avvicinavasi ad emular gli altri dua nellacelebri tade e nel merito. Fra tanti Morelli adunge del la casa di Villafranca e Mulazzo il più valoroso , il più rinomato, il più grande in quella stagione è il figliuolo del fu Manfredi Malaspina per me descritto. Ma egli fu capitangenerale della taglia Guelfa; e però sembra incredibile che Dante ab bia voluto dare attestazione si bella di stima al feroce oppugnatore dei Bianchi. Eccoci pertanto all' intricato nodo che disciorre non potrebbesi 51 facilmente, che in questa guisa, o stimando sup posta una tal dedica, o concedendola al Morello, detto Marte vapor di Val di Magra ; poi che di lui piùdegno fin quì niun altro si ritrova. E quan tunque non sappiamo concertezza, s' egli si con vertisse al Ghibellinesimo per divenire tanto be nevolo all' Alighieri che dianzi usato avea di can giar parte; siamo tuttavia accertati , che alcuni anni contese co' Guelfi per li beni dell' Amman nato : che nel 1313 in Ruscaterra dei Fieschimi se in libertà certi Cremonesi e Bergamaschi, ar restati in suo castello di Croce in val di Trebbia per via di gabelle: che , secondo la storiadel Pa dre Campi, in quel tempo favorivale ragioni del cardinal Luca del Fiesco, turbate dal marchese Franceschino di Mulazzo; e che finalmente il can tore del purgatorio vi lodava la virtuosa Alagia moglie di tale Morello e a lui riunita. Per tutte queste verità sembrami non ripugnare, che il pro fugo Dante nella seconda venuta in Lunigiana animo generoso e ben degno truovasse nel fatto uom di senno Morello di Giovagallo; e che, ag guardando il solo gran merito , sopprimesse al quanto il dolore de' passati mali , e spinto ad of frirgli si fosse i mirabilissimi canti del Purga torio. Nè male si appose l' Alighieri, chè riesciva a perpetuargli maggiore encomio sì bella virtù, liberamente dischiusa da libero e onorato cuor Ghibellino , a cui parer non dovea nè insolito, nè strano sì mirabile consiglio. DI GHERARDINO MALASPINA INSIGNE PRELATO. Questo Gherardino Malaspina vescovoe pren ce di Luni, che sul principio del 1308 fu adAn tonio Camulla succeditore, come dall' atto racco gliesi dello archivio di Sarzana, per cui lasciò a suo testamentario esecutore il marchese France 52 schino di Mulazzo, deesianch' esso collocare tra' meritevoli di ricordanza, non tanto per causadi suo ecclesiastico grado, quanto perleventureche lo colpirono . Diciamo pertanto, che Gherardino era secondo genito di Alberto Malaspina marche se di Filattiera e di donna Fiesca del conte Nic colò del Fiesco di Lavagna. Egli prima di ogni altra dignità Piovano stettesi in SanPiero incam po di Lucca: e forse quel Gherardino Malaspina sarà, notato nelle Delizie degli eruditi del P. Idel fonso al tomo IX, che nel 1280 ai 3. Gennaro in Fiorenza trovossi tra' Guelfi promettitori della pa ce ai Ghibellini, quando si ricomposero le conte se fra' Pisani e 'l Comun Fiorentino. Macome che elli avea famadi essere di molta dottrina edi gran di virtù ornato, perciò li canonaci di Luni, ai qua li nominarsi il proprio vescovo apparteneva, fino del 1308 conelezione capitolare a papa Clemen te V. il richiesero nel mese di Febbrajo, cui alla scelta aderì , e nel torno del 1311 sacrollo vesco vo per quella sedia vacante. Erasi in quel tempo anche in fiore lapotenza del vescovado Lunese, che di altissime prerogative godea, e tra le altre coniava monete d' ogni valsente, da una banda improntate dell' immagine di Cesare e dall' altra della mitra e pastorale, perdiploma dello impera dore Ridolfo I, concesso l'anno 1285 ad Enrico di Faceto vescovo di Luni , come apparisce per il codice Pallavicino del capitolodi Sarzana , in cui ecci ancora il comandamento di questo Enricome desimo del 1273 cheprescrive il pomposo e solen ne ingresso de' vescovi di Lunialla loro cattedra nell'atto di prenderne possesso,giustale costuman ze antiche. Però che essi doveansi accompagnare e servire da' vassalli , conti, baroni e feudatari , e atti farsi di sovrana potestà, che spettacolo e spe sa grande avea da mostrare. Il vescovo Gherar dino poi ebbeassai malasorte insua dignità,per-- 53 chènonavendo volsuto laparte imperiale segui re all' impresa di Firenze, edi ciò indignatosiEn rico VII, fu per decreto Cesareo del 23 Febbrajo del 1313 inPoggibonsi privato d' ogni onoranza, feudalità e laicalepotere. Tale documento leggesi nell' archivio Sarzanese alla carta 26 del vecchio registro. Ma poi Dio che volle suaChiesa di que sto coronato offenditore diliberare e toglierlo con la morte, subito Gherardino levossidalla abiezio ne, in cui avvallato si stava, che Sarzana còn molte castella ricuperò. Allora cominciarono isuoi Malaspina medesimi a contendere contra lui. E poi chevide nonpotere salvar sue terreed esserecac ciato daparenti, rifuggissi a Fucecchio in queldi Pisa, lasciando ladifesadi suo Stato al suo viscon te generale Castruccio Interminelli di Lucca, a cui fino dell' anno 1312 dato avea potestà di fab bricar fortezze , condurre eserciti ereggere lo Sta to, come suo discreto giudizio credesse. In fatti si trova che il 7 Marzodel 1312 ilCastracani pub blicò ordinamento della custodia e delle guardie del castello di Sarzana, siccome visconte vescovi le della provincia, etale carta stassi infra gli at ti di Gioan di Parente notaro Sarzanese. Perque sta carica il valoroso Castruccio prese animo adi venirpadrone di Lunigiana eruina degli altri mar chesi. Contutto ciò sopra Gherardino valse lama la ventura; avvegnachè, vivendo egli più oppres so da gravi cure che dalla età, l'anno 1321 cri stianamente mori. Fu cotal vescovo magnifico di ogni cosa più che dire si possa , e facendo sover chie spese, così avvenne che di molti debiti si gravò, e non potendo suoi creditori pagare, ven dè moltagiurisdizione e lasciò più debole chemai lasignoriadel vescovado; purenonmancanoscrit tori che rammentando con onore. Tra questi no tiamo il Fiorentino Dante che nella letteraai Car dinali in questo modo il commenda: = Ha mater • 54 piissima, quos in aqua a spiritu generas tibifilios adruborem! Non charitas,non Astræa, sed filiæ san guisuccæ factæ sunt tibi nurus,quæ quales pariant tibi focus , præter Lunensem Pontificem ( civè Ghe rardino ) , omnes alii contestantur = Parimente Aldo Manuzio nella vita di Castruccio, l' Ughel li nella Italia sacra e Giulio dal Pozzo favellarono di lui lodevolmente. : DI BERNADO MALASPINA VESCOVO ILLUSTRE. Conducendomi l' ordine della materia a scri vere di certi strani e diversi movimenti di tempo rali calamità nel mondo per varie maniere, penso alcuna scusa mi faccia il raccontare quello che ora dirò , chè può forse maravigliare coloro i quali delle cose de' tempi rimoti hanno poco ammae stramento . Era Bernabò fratello di Franceschino 1' amicodi Dante, e figliuolo del marchese di Mu lazzo Morello e di donna Berlenda. Fattosi egli frate nel 1294 , come testifica la marchesa Argen tina Grimaldi nella inchiesta del castello di Cro ce al duca Visconti di Milano, per me citata do ve parlai di Morello di Giovagallo, venne così sag gio e ben provvedente, che fu eletto a succedere al discorso Gherardino . Ma, quantunque fosse di morali savissimo e di scritture, fece opere tutta volta che più che a vescovo adaico si conveni vano. Perciocchè, assunto al vescovadodi Luni in torno agli anni del Signore 1321 , divenne assai forte, e allora non tanto come vescovo operò , ma come qual altrosiasi prence. In fatti appena su la sedia vescovile si pose si diè a sostenere con l'ar mi lidritti di suo dominio, stimando più presto di conseguirli per laforza, che perargumento di ra gione non concedevangli delleparti Guelfe e Ghi belline le fiere discordie ei trambusti di que' mi 55 seri tempi, che bene spesso di molto o di poco soqquadravano stati e fortune. Egli per tanto , me scolandosi a guerra con i tirannelli d' Italia, non solamente confermò Castruccio di Lucca in suo visconte e general commissario; ma più fiate ca valcò egli stesso a battaglia contro li suoi confi nanti. Erasi anche molto destro a parteggiare que glino e questi, secondoche sua ragion politicagli dettava. Per tale cagione ora insieme col prode Spinetta di Verrucola mosse guerra alli Rossi di Parma e assediolli in Pontremoli: ora con molta gente d' arme soccorse ai Pisani, quando su quel di Lucca assembraronsi ratti a rompere i Fioren tini e se ne ebbero grande vittoria; ed ora lapar te favori del Comun di Firenze e dei signoridel la Scala di Verona; però cheli Pisani ritenevano Sarzana, Massa e Lavenza, ch' erano terre di suo dominio. Nel 1334 poicon Mastino dellaScala or dinossi più fortemente a' danni di Pisa,e puosesi acampo vicin di Sarzana, dentro della quale mol to buon presidio era di armi Pisane a guardarla. Contutto questo fu ad occuparla sollecito. Con ciossiachè , tenute segrete pratiche con alcuni ter razzani di lei, con mille e più fanti insieme con il marchese SpinettaMalaspina l'assalto, edi not te per una porta, checerti fautori cittadini la re sero più debole, entrovvi tosto con empito, met tendo il presidio parte a ferro e parte a disordi nata fuga. In oltre ajutato da Luchino Visconti, con 1200. cavalli s' impadroni di Massa e Pietra santa , e poscia, vinta una battaglia ai Pisani, conquistò sul contado loro diverse terre. Allora la repubblica di Fisa, temendo assai piùdi male nel potere di questo vescovo per le molte aderenze e gran sennoche avea, vuolsi che destramente pro curasse di torre dal mondo sì vicino esì graveni mico; e che per veleno fosse fatto morire. Certo èchenonmolto vecchio per gravezza di acerbi 56 dolori ebbesi il findi suavita nel 1338, e giusta il computo Pisano sarebbe circa il 1340, come al tri hanno scritto. In questa guisa poco la gloria durò di questo Malaspina, cui non pertanto diven ne asua ricordanza perpetua bastevole. Percioc chè, se vago fu di usare troppa magnificenza e marziale ferocità secondo suo stato, nè fecesi co sì stretta coscienza di vendere le castella del ve scovado e lasciarne a' suoi, mostrossi ancora pie toso inverso de' poveri, di grande cuore, magna nimo e largo a gente valorosa che il secondava. Fu Bernabò onorato di sepolcro marmoreo e sun tuoso in Santo Francesco fuor di Sarzana a rim petto del mausolèo di Guarniero figliuolo di Ca struccio che 16 anni prima era morto nelle fasce nella fortezza di Sarzanello. Queste due mirabili operedi sepolture furono scolpiteda Giovanni Bal duccio Pisano; ma più notevole esser dovea quel la di Bernabò, che perlo irragionevole capriccio d' un guardiano frate di quel Convento da quat tro secoli dopofu deturpata eguasta per farci so praun' ampia finestra edi sotto un confessionale. La scrizione che leggesiancora conferma le virtù e l' anno della morte di tale prelato al contrario di quantoasserirono molti scrittori. Ella è inque sto modo : = Annos millenos trecentenos ter quoque denos , Cumquibus octenos Christi nascentis amenos. Tunc tulit Augusti lacrimabile funus adusti, Quinta dies triste tumulus quod continet iste. Bernabò sacratus Præsul Lunensis humatus, Ecce jacet stratus genere Marchio natus, Patre Malaspina, veterique stirpe creatus, Dogmata Divina contemplans est honoratus : Namcoluitmetas legis, Moysemque, Prophetas, Et nova mandata Christo ductore probata. Sobrius et lenis , castus , miserator ægenis , Compatiens mæstis, et moribus aptus honestis. 57 Christe tibi parce, Paradisi vivat in arce, Cum sis solamen, requies, lux, Deus, amen . Egli è particolarmente raccordato dall'Ughelli in sua Italia sacra , da Giovanni Villani nel 2.º libro di sue storie , e dal marchese Giulio dal Pozzo nel le glorie della contessa Matilda, senza dire di al tri di più che ne discorrono. DI ALTRO BERNABO MALASPINA ARCIVESCOVO DI PISA. Unaltro Bernabò Malaspina dei marchesi di Verrucola e Fosdinovo sarà qui acconcio di ram mentare, come quegli che insieme con la chia rezza del sangue, probi costumi, virtù eminente esomma dottrina in sè accoppiava, le quali pre rogative sono sì della vita come di ogni dignità chiaro lumeesplendore. Fiorivaeglinel secoloκιν., e la prima di lui memoria hassi nel 1342, quan doera canonico della chiesa cattedral di Sarzana; però che in certa carta di detto anno dell' archi vio di Caniparola è menzionatocome uno di quel capitolo che a prete Andrea di Baccione conces se la Pieve di S. Pietro di Luni. Tali onoranze eprivilegi avea quel capitolo per Bolla del 1216 di papa Onorio III, che nonsolobenefizii e par rocchie altrui conferiva; ma della diocesi Lunese nominava anche il vescovo, siccome abbiamo già dimostrato. Ma, tornando adire di Bernabò , dee si qui sapere che poco dopo fu elevato alla cat tedra vescovile di Atri e di Penna, nel cui lun go e lodato ministero procacciatasi molta gloria , meritò più chiaro innalzamento. Per ciò il ponte fice di quel tempo l'anno 1378 poselo arcivesco voa Pisa, quantunquela repubblica Pisana altro prelatocon istanza chiedesse,attestandolo il Tron ci ne'suoi annali, e biecamente riguardasse il veni red' unMalaspinaalprimoonorediquelComune. 58 Era questo Bernabò di aspetto venerando e mae stoso, e così di grande statura chequasi a gigan te si conveniva. Molto senno egli avea, cuor li berale e pio , e, secondo la testimonianza di suo sepolcro collocato nella primazial chiesa di quel la città, chiuse gli occhi allavitaper riaprirli al lagloria beata nel 1381 , lasciando ricordanza do po di sè onorevole , alla cui memoria questa la pida fu posta : = EX NOBILIBVS DE FOSDENOVO VEN. OLIM CANONICVS SARZANAE POSTEA AVLAE ANTISTES ATRIENSIS SEDIS ET IDEM PENNENSIS MINISTER ET TANDEM PISARVM ARCHIEPIS. PATER ET DOMINVS FVIT INGENS BERNABONVS INCLVSVS TVMVLO QUI HOC JACET QVIQVE IN EODEM ARCHIEPISCOPATV DISCESSIT MCCCLXXXI. PISIS = Potrei qui parimente ricordare un terzo Malaspi nadi questo nome il quale a suo genitore ebbe Franceschino di Bernabò marchese di Olivola, quel Franceschino che nel 1304 fu capitan generale della taglia Guelfa in Empoli : nel 1313 combat tè per i Guelfi al Ponte a Tetto; e altre cose ope rò con Morello in Lunigiana: ma comedi questo Bernabò II. che fu vescovo di Luni, da quel ca pitolo eletto nel 1363 , nonho trovato ragguarde voli cagioni per farne discorso , però stimo di la sciarlo in sua divota pace, solo dicendo chemorì in sua cattedra circa il 1376. DI GABRIELLO MALASPINA VESCOVO DI LUNI. Inverità memorabile fu il marchese Gabriel loMalaspina vescovo e conte di Luni; poi che il di lui nome caro divenne alla sua chiesa per la prudenza e per la somma sollecitudine che mo 59 strò a rivendicare le ragioni e il poteredisuo ve scovado , già turbato nelle contese d' Italia. Nato egli di Azzolino II. dei marchesi di Fosdinovo e di Giovanna Cagnoli, da principio fu canonicodi Verona, e poscia l'anno 1351 da papa Clemente VI. ottenne per sue virtù la cattedra Lunese. Al lora per due anni si stette in gravi tribolazioni; ma poi tosto procurò pace alla sua chiesa, e nel 1353 il 15 Giugno, per maggiormente avvalorare le prerogative e i dominii di suacontea,fugli per messo da Bernabò Visconticon pubblico atto, che in Milano per banditore si gridasse il privilegio di Federigo I. che rinnovava le concessioni al suo Vescovado, avute già per Carlo Magno, per Ot tone, per Berengario, per Lodovico e Corrado im peratori: e tale pergamena riscontrasi nell' Archi vio di Caniparola. In questo tempo eransi già ve duti in Sarzana, non senza merito di Gabriello , a solenne parlamento da 40. e più capidi fazioni, e quasi tutti li potentati d' Italia , tra'quali per una parte insieme furonvi Giovanni I. re di Boe mia, il marchese di Monferrato, Antonio Malaspi na, li messi di Cremona, di Parma, di Modena e di Reggio con quelli di Bobbio e di Lucca, Isnar dino Colioni , Guglielmo di Castelbarco, Giovan ni e Federigo Malaspina di Villafranca , Gugliel mo di Montecucolo, e i nobilidi Dallo: per l'al tra faziosa parte poi Roberto redi Sicilia e di Ge rusalemme , Guglielmo di Pellegrino Pallavicini con Protasio Caimi per li Visconti di Milano, gli ambasciadori della repubblica Fiorentina , Rollan dino Strozzi cioè e Manfredino de' Landi , quelli parimente di Pisa, Rinaldo e Obizo marchesi d'E ste, li generali capi della città di Ferrara, i si gnori di Verona Alberto e Mastino della Scala , Luigi Gonzaga signor di Mantova, Francesco Ruf fo padron di Como, i nobili Pichidella Mirando la, i signori da Correggio, Cherico della Palude 60 ealcuni altri che troppo sarebbe ad accennarli tutti , siccome rilevansi distintamente dalla crona cadella Mirandola. In questagenerale adunanza, tenuta nella Chiesa di S. Maria di Sarzana, fu tra' Guelfi e Ghibellini delle città Italiane tregua solennissima e pace universale stabilita, e spezza ronsi a' piè d' una colonna del tempio le ferooi spade con pubblico sacramento. Allora il vescovo Gabriello riputossi fra' primi e più ragguardevoli personaggi della Dieta. Ma non andò guari, che sì bella concordia per umana tristizia si ruppe : escendendol'imperatorCarlo IV. in Italia,e pas sando per Lunigiana ch'eralasolita via militare, favorì questo vescovo con diploma del 1355, bol lato del segno di Cesare e spedito da Pisa , per il quale restituiva a Gabriello la signoria antica ele onoranze che le poderose parti aveangli tol to, e ricevealo sotto l'imperial protezione, dichia randolo di più in principe dello 'mperio. Maco sì nobile prerogativa poco al Vescovo giovò, chè , non potendo e' ricuperare il perduto, quelli che più erano forti non si fecero coscienza di rompe re i giuramenti , nè furono costretti dalla forza a mantenerli , però egli rimasesi poco meno che a godere suoi nudi titoli. In questa mala fortuna il valente Gabriello stette afflitto nell' animo fino al 1361 , nel quale anno, poichè aveasi addurata nel cuore la doglia di sua avversitade, nel Signore spirò. Io qui nonvogliodirecome fusse uomodab bene, savio e pio,perchè sono virtùche avesco vo nondeggiono mancare; maricorderò aver egli operato da provveduto principe,e non esserecol pevole, se la gloria di suo signoraggio mancasse, come accennai. L' Ughelli distintamente parla di lui nella Italia sacra, e alcuni altri ne fanno spe ciale menzione. 61 DI SPINETTA MALASPINA DUCA DI GRAVINA. Non dobbiamo lasciare in silenzioquello che della virtù militare e della nominanza si predica del marchese Spinetta Malaspina,pronipote di Spi netta il grande , di cui parleremo a proposito nel seguente libro, eprimogenito figlio di Galeot to signore di Fosdinovo e di madonna Argentina de' Grimaldi di Genova, la quale prima fu vedova di un Morello Malaspina, come vedemmo. In ve ro Spinetta fu strenuo capitan di ventura, che seguiCarlo III. di Durazzo, quando si mosse ad occupare il regno di Napoli , e , se creder si deb baad alcune carte dell' archivio di Caniparola , fu consigliere di quel re, indinelDecembre 1383 suo luogotenente generale dellaprovincia diBasolo edelle altre parti di Puglia, tanto per la giusti zia che per la guerra. Egli a suaprimadonnaspo sò Giovanna de' Gambacorti di Pisa, la quale es sendosi mortadopo aver partorito il figlio Gabriel lo, che poi mori nel 1405 senza prole, avvenne che in seconde nozze si prese Margherita di Bal biano di Francesco dei contidi Cuneo, da cui ot tenne l'unico figlio Antonio Alberico. Standosi il Malaspina al servigio del mentovato Carlo, eser citò l' uffizio suo in ogni sorta di contingenze di pace e di guerra contantabravurae in tantopia cere di quel re, che l'anno 1385 il di 8. Aprile sotto l' indizione VIII. creollo duca di Gravina per diploma distesodalnotaro Citto di detto luo go, il cui originale conservasi presso i marchesi Malaspina di Napoli, e autentici esemplari nel l' archivio di Caniparola. Ma tuttaviaè cosa mol to notabile che il duca Spinetta riputatissimo uo mo e assai chiaro in que tempinon trovisi nomi nato in conto alcuno da Pietro Giannone in sua storia civile del regno di Napoli, ove racconta i 62 fatti del re Carlo di Durazzo, per cui le narrate venture potrebbonsi in dubbio porre, se le descrit te carte , fornite di ogni autorità, non le mostras sero a chiare note.Comunque però siache il Gian none lasciato abbia di farne motto, è certo che il duca Spinetta, infino a che perbelle opere at tese a montare in virtù e signoria, fecesidi mol to lodevole ; mapoi appresso il laido peccato d' in gratitudine , o di altra piùgravecolpa, alcunpo co oscurò sua gloria. Imperocchè, venuto egli al la corte degli Scaligeri e nello stare con essi avu ta alcuna ingiuria daBartolomeo della Scala, fug gì quella famiglia, come dicesi, iniquamente , do po che Bartolomeo fu morto, e pnosesi insieme con suo fratello Leonardo tra' servidori di Gioan Galeazzo Visconti di Milano, il quale molto vo lontieri il ritenne e fecelo tosto suo capitano. E siccome il Visconti usava de' consigli di lui, cosi Spinetta , l'animo ambizioso di Gioan Galeazzo seguendo, molto destreggiò tal principe e quanto gli fu forza operò , che la potenza degli Scaligeri finisse; dopo che sì fatti signori per amistade an tica e aderenze avevano spesso con molto spendio di moneta e genti d' arme soccorsi gli avi suoi e il signoraggio loro salvato. Con tutto ciò , dimen tico egli de' vecchi benefizii, combattè contro di essi , e per lo duca Milanese non isdegnò di ave re il governo di Verona e Vicenza, propizio asi lo undì dei Malaspina nelle afflitte lor cose. Per questa sua politica da rimordergli segretamente nel seno, quantunque beneper se ne traesse , non sembrò in tali azioni molto virtuoso , chè l'ani mo ingrato ci spoglia d' umanità. Forsediciò par lammo più che non richiedeasi ; ma per non ce lare comunque sia il bene e 'lmale di ciascuno dovevamo farne scrittura. Tornando poi alui sog giungeremo , che il marchese Spinetta, come fu nelle cortigiane pratiche assai destro,pronto nel 63 le imprese e di grande intendimento; così tanta graziaacquistò del Visconti, che, oltre ad avergli restituito suoi feudi , arebbelo aggrandito assai più d'onore e di stato, se la morte,che spesso rom pe gli umani divisamenti , non avesse tolto fuor di tempo sì l' uno che l' altrodal mondo; poi che egli cessò nel 1398, e degno si rese di ricorda zione , come giudicarono lo Zazzera, il Moreri ed altri ne' libri loro. DI LEONARDO MALASPINA VALENTE GUERRIERO. Galeotto giureconsulto insigne de' tempi suoi, nato di Azzolino II. marchese di Fosdinovo,edon na Argentina Grimaldi Genovese furono i genito ri illustri di questo Leonardo Malaspina fratello del già parlato Spinetta. Questi fu uomo di som mo accorgimento, assai eloquente e nobile nelle fatiche di guerra. Viveasi e' verso la fine del se colo xiv , e fu padre di quell' altro Leonardodel castello dell' Aquila, cui nel 1418 , volendo ag grandirsi di Stato , con eccesso di fellonia ecru deltà le terre occupò di Verrucola e Fivizzano , trucidare facendo il suo congiunto di sangue il marchese Bartolomeo di Niccolò Malaspina con sua sposa Margherita Anguissola che in figlio appunto erasi gravida, e rapì Giovanna già grandicellapa rimente figliuola di Bartolomeo, perchè intende va sposarla in mezzo atali clandestini delitti , vi vo lasciando il piccolo Spinetta di lei fratello, il quale scampò la vita per sollecita cura della sua custode. Ma questi due innocenti pupilli furo nobentosto sottratti dal furore del micidial feuda tario, il quale per l' avidità dello altrui giunse a perdere il proprio. Imperocchè le armi Fiorentine furonsi ratte adoccupare suasede per l'accoman digia che imarchesi di Verrucola eFivizzano avea no con la repubblica di Firenze ; eLeonardo sot 04 tostare dovè ad enormi spese nonsolo, ma ren dere la rapita marchesa e le terre del di lei ge nitore. Così il malvagio,dalle sue propie iniqui tàsvergognato e daipopoli abborrito, vide poscia alcune castella rivoltarsi dalui. Ma lasciamo l'or ror d' inumani peccati, e discorriamo dell' incol pevole padre del reo, che più degna materia ci reca. Egli siccome nella piùfresca giovanezza en trò nell' esercizio delle armi e in cotal arte riu sci benissimo, però in età di 25. anni fu capita no dell' oste di Siena incontro de' Bolognesi. Veg gendo poi di quanto potere li Visconti di Milano spogliati aveano in Lunigiana i marchesi dello spi no fiorito e lasuacasa, equante castella nel 1385 aveangli tolte per mezzo del Piccinino loro gene ral capitano, e sè di molta signoria esser privo , unissi al fratello Spinetta, procacciando di ricon ciliare sua stirpe con i detti Visconti in sì fatto modo, che nonsolamente nelDecembredel 1386. riebbe tutte le terre perdute de' suoi feudi, ma fu dì tanta grazia ricolmo,che mai da principe ricevuto non avea sua famiglia di più. Dettegli il duca Visconti i primi incarichi di sue milizie, enegli anni appresso, il 1403, l'altro signor di Milano Gioan Maria pose Leonardo a reggere la città di Bologna, ed elli bravamente difeseladal I' oste del papa e degli altri allegati. Imperocchè , venuto Baldisseri Coscia legato pontificio con va lentissimi caporali di masnade della lega, e tut ti postisi acampo incontro la città, Leonardo nel Giugnodiquell'anno fu richiesto conaspre minas ciedella resa. Mail Malaspina senza invilire, rispo seal legato, comedaforte si conveniva; e tantobe neavacciossi a munire e difendere la città cheicol legati, pensando perdere il tempo, voltaronoaltrove Jeloro forze. Non istante,varie imprese operate, e glinopoi con le schiere assai rinvigorite e più pode rose tornaronsi accanitipiùchemaisottoBologna. E 65 quantunque in una battagliale nemiche squadre sharattassero di un capitano dei Visconti, giunto allora a soccorso, e i nemici pressoalleporte fos sero, e la città stessa a rumor si levasse per li partigiani che aveadentro,pure il Malaspina, par lamentando al popolo facondiosamente e apponen do forza alla forza, tenne salda Bologna. Fu inol tre tanto provveduto, che, 'l nemico di notte aven do guaste in una parte le mura ed entratovi con pochi assalitori , tosto Leonardo, il quale stava uccellando alla impresa, con 1400. cavalleggieri apparecchiati, investi con tant' empito gli audaci soldati, che neppur uno al suo campo tornò. In di senza frapporre indugio, cavalcando improvvi so contro gli altri che fuori moveansi per occu pare la città, feceli in confusione spulezzare di que' contorni ; poichè non bene conobbero lafor za uscita di Bologna , ch' era nel cuor della not te. Dopo tale bravura fu dal Visconti mandato al governo di Vicenza, Feltre e Cividale, e in quel tempo venne a oste contro de' Padovani conmol to prò del suo duca. Finalmente, riconduttosi al reggimento di Bologna, verso il finire del 1404, ivi morì. Questa perdita non rimase dai Bologne si illacrimata; però che non trovossi nella terra persona alcuna la quale, udita la morte di lui , non si levasse di cuore e non compiagnesselo , •avendo elli avuto buona virtù da trarre non so lo ad ammirazione, ma pur anche amolta bene volenza per sua saviezza e gentilesche maniere, che aggiungevano moltissima lode al di lui ani mo pieno di marziale fierezza. Nè però Bologna possiede sue teneri , chè la sua spoglia mortale fu deposta in S. Giovanni in Sacco di Verona , come ordinato avea in suo testamento, rogatoco là nel periglioso anno avanti che sua vita cades se, quale conservasi nell' archivio di Caniparola. T. IL 5 66 DI GABRIELLO MALASPINA NOBILE CAPITAΝΟ. Per causa di molte azioni guerresche onorisi adesso il marchese Gabriello, nato di Antonio Al berico Malaspina di Fosdinovo e della marchesa Giovanna figlia di Bartolomeo signore di Verru cula e Fivizzano. Oltre la metà del xv. secolo egli fiorì , e da principio nel 1468. feceaderenza con la repubblica Fiorentina, e due anni dopo sì meritò singulari attestazioni di benevolenza della medesima, la quale per labravura di lui nelle armi richieselo a capitano de' suoi eserciti, inti tolandolo chiarissimo e nobilissimo principe. Però nel 1472 fu conestabile alla testa delle Fioren tine schiere che desolarono Volterra, nella cala mità di quel paese, descritte per Antonio Ivani. Avendo poi il pontefice Sisto IV. conchiusa lega con Ferdinando re di Napoli e con altri potenti d' Italia contra i Fiorentini , ed essi, alcun dan no temendo per li Fregosi diGenova nimici loro, mandarono con molta gente d' arme incontro di questiGabriello generalecapitano insiemeconLeo nardo Malaspina marchese di Gragnola suo nipo te, i quali sì bene le schiere condussero, che , venendo i Fieschi di Genova con molti cavalli e molti pedoni per assaltare Sarzana, tenuta allora per il Comun di Firenze, furono dai Malaspina rotti fieramente e respinti. Non istante, dopo che furonsi acquetate lecose, i Fregosi nel 1479 ,ogni fede rompendo, tornarono improvvisi e presono Sarzana. Allora Gabriello, che in altre parti mi litava a prò de' Fiorentini, sollecitocon 300. sol dati ritornò all' impeto sostar de' nemici , e il 7 Dicembre di quell' anno ebbesida Firenzepaten te generale di CommissariodiLunigiana, indi nel 1481 il dominio di Ponzanello e Falcinello per meglio provvedere allo stato: e tutti questi atti 67 autentici sonodentro l' archiviodiCaniparola. Sei anni appresso nel mese di Agosto un' altra volta fu orrevolissimamente a duca eletto di tutte le infanterie dello Stato Fiorentino, sprimendosi la carta dell' archivio suddetto così:= Te igitur o mnium et singulorum peditum nostrorum sub no stro imperio militantium Capitaneum generalem præsentium tenore eligimus, facimus , et deputa mus&c. = . Inquestogrado continuò fino al 1490. eindiverse imprese servì li Fiorentini, secondo che labisogna loro chiedeva. Poi avvenne che si rompesse a grave nimistàcontro diessiper la bra madi ricuperare il marchesatodi Verrucola e Fi vizzano, che per la repubblica di Firenze si pos sedeva fino del 1477 acagione che tali terredue anni prima eransi rivoltate ai feudatari Malaspi na, eli popolani, postisi in libertàcondare amor te Spinetta III. ultimo loro marchese, stipulato aveano volontaria dedizione al Fiorentino gover no. Per questo motivo Gabriello convenne con Gilberto di Monpensieri capitano del rè di Fran cia Carlo VIII. di pagare 3650. ducati d' oro, se quelle terre di feudo in sua podestà riponeva , quando passava con grand' esercito di Lunigiana per andare a combattere il rè Alfonso diArago na. Stipulossi tosto il convegno nella cittadella di Sarzana con li Franzesi commissarii del re, Car lo d' Ambrosia e Andrea d' Odenderia capitani, come da que'rogiti ho riscontrato: e subito Ga briello con molti de' suoi insiemecol general ca pitano Monpensieri, che 3000. soldati di avanti guardia del reale esercito conduceva , venne sot to Fivizzano , e con tale forza l'assali e tanto fieramente , portandovi artiglierie leggere non più vedute, che spavento recò agli altri popoli d' Ita lia. Allora le genti Fiorentine che guardavano il murato loco, veggendosicolte improvviso , fecero alquanto di resistenza; ma soperchiate dalla for 68 za de'nemici e dalla nuova foggia dicombattere , non bastarono, chè nel 1494 la terra fu presae aperta , trucidato il presidio, e, spogliato il paese della preda , tornò poi afeudalsignoria comepri ma. In questa contingenza fu ancora più grave ladisgrazia dell' arsione e saccheggiamento, per chè , Gabriello non avendoprontalapattuitasom ma di moneta al sollecito sborso, mandati furono aLione in Francia sedici notabili della terra per istatichi , ove rimasono otto anni prigioni, e li più vi morirono. Ma il marchese però grande utilità non ebbesi di tale vittoria , perchè i Fiorentini insieme con li oppressi popolani nonguaridi tem po dopo privaronlo di nuovo di tale Stato nella partita de' Francesi d' Italia. Nè con tutto ciò egli diedesi pace ; poi chedue anni appresso, coglien do il tempo opportuno dello stare dei Fiorentini a guereggiare i Pisani , a favore de' quali operava, prese 200. soldati del duca di Milano ch' erano in Pontremoli , e raccolta di suo non poca solda taglia , ritornò con Tommaso marchese di Villa franca sopra Fivizzano, tempestando ogni luogo del preteso feudo: e poi, saccheggiato che ebbe la campagna e le ville, mise da quattro bande il fuoco all' infelice paese e molto l'abbattè. Indi corse alla bastita di Verrucola, ove la maggior parte dei Fivizzanesi rifuggiti si erano con le ro be loro migliori e vittuaglie per iscampare dal l'ira dello indispettito guerriero. Finalmente, co me piacque a Dio, li Fiorentini, quantunqne as 'sembrati fossero co' Pisani , con buona quantità di milizie rispinsero leturme feudatarie e le scon fissero , rimanendo prigione il marchese di Villa franca. Lo stesso Gabriello , fuggendo, perdette due terre di suo, e mai più non ebbe talento di tentar nuova impresa. Così egli visse fino all'an no 1508 in cui pervenne all' ultimo de' suoi gior ni; e poi fucommendato dall' Altogrado Cons. 6 , 69 e dall' Ammirati nel lib. 24.º di sua storia, ove narra in parte le descritte venture. DI BONAVENTURA PISTOFILO POETA E SCRITTORE. Ora darà luce aMalgrate , castello antico del distretto di Aulla, messere Bonaventura Pistofilo il vecchio , quantunque Girolamo Baruffaldi il gio vane ne' suoi Fascicoli di antiche memorie Ferra resi dicalo di Pontremoli. Inverità io non presu merei di contrariare uomo si savio che mi fu in amicizia congiunto , se non paressemi richiederlo espressamente il debito dell' opera mia. Percioc chè il mio poco dire nullo sarebbe, se non fos se di vero condito. In prova dunque della patria di questo Bonaventura basterà sia per me dimo strato , che la famiglia dei Pistofilidi Val di Ma gra, innanzi e dopo di lui, stanziata erasi in Mal grate castello dei Malaspina, dove riputavasi fra le più orrevoli del paese. Infatti faccene primie ramente fede la carta di un convegno trà Alber to Malaspina di Filattiera con altri marchesi , ro gata nel 1276. per Giandomenico de' Pistofili di Malgrate notaro imperiale. In secondo luogo il di mostra un altro rogito del 1600. intorno a certi confini per causa di detto convegno tra limarchesi Odoardo, Bernabò e Ottobono, che fu esempla to per altro Giandomenico del fu Giannantonio Pistofilo di Malgrate. E siccome in altri luoghi non riscontrasi in Lunigiana aver avuto ferma stanza tale stirpe; così per vero argumento di ragione devesi conchiudere che Bonaventura,il quale fio rì intorno al 1500 , fosse più tosto di Malgrate che di Pontremoli , dove tra' casati antichi di tal loco niuno di questa sorte si ritrova. Dopo sì fat ta incidenza discorrerò delle lodi del chiaro Lu nense , e meritamente ; però che fu letterato il lustre e poeta buonissimo, il quale conosciuto è 70 per lo favoritissimo segretario e consiglier fami liare di Alfonso I. d' Este duca di Ferrara , alla corte di cui molto visse e onoratamente, mentre abbiamo attestazione di ciò in una lettera scritta il 29 Aprile 1533 dal suo signore al commissario generale di Garfagnana, citata nel diploma di Er cole II. duca di Modena ai nobili di S. Michele epubblicata dalPacchi nellememorie di tale pro vincia. Questo Pistofilo in sua giovanezza studiò medicina sotto 'l famoso Leoniceno, e tanto per suo intendimento e grandezza d'ingegno si ad dottrinò, che fu per lui ogni aspettazione supe rata. Ma, sendo e' più dedito alle lettere che al l'arte medica, e sua natura seguendo , non tra scorse guari tempo, che , abbandonata la scuola d' Ippocrate, intieramente diessi allapoesia , per amordellaquale giunse finoal trasportodell' ani mo. E per lo riuscimento felice se ne ebbe così grande fama, che molti valentissimi uomini offri rono al Pistofilo argumenti pubblici di ammirazio ne e di loda. Per ciò l' Ariosto scrissegli la set tima delle sue satire, il Calcagnini dedicogli il libro = Delibero animi motu = , il Bembo l' en comiò ne' suoi versi , e Tito Vespasiano Strozzi nel quarto sermone sotto l' Anagramma di Filopisto, così commendalo per la facondia esua graziadel poetare : = Restat ut excuser , si me studiose voluptas Longius abduxit tecum PHILOPISTEloquendi Te mihi tam carum virtus præclara fidesque Spectata, atque in me summa observantia reddit , Nostrointe,utpossitvixquicquamaccedere amori. Non tibi facundæ suavissima gratia linguæ Desit, seu molles èlegos , seu grandia fingis Carmina, Apollinèo , nec dedignanda Petrarchæ 71 Materno sermone canis, pede sillaba certo : Undecima affectus varios dum pectore edit = . Deggio rammentare ancora com' egli tra le gravi cure ch' aveasi appressodel menzionato duca, non mancando alle medesimedi partealcuna, col ver sificare l' animo ristorava , e nei fatti che allora accadevano prendeva occasione di sè onorare e sua patria. E come in que'tempi amore e corte sia in liete venture invogliava i generosi animi a pompa di giostre , di palii, tornèi ,barriere e ma scherate , o altre sollazzevoli rappresentazioni; co sì Bonaventura a cantare si prese il famoso tor nèo celebrato in Ferrara per nozze ducali, che stampato fu nel 1627 in Bologna con figure in cise dal Coriolano, e fece il libro dell' Oploma chìa , in cui trattasi del maneggiodelle armi, im presso con belle figure il 1621 in Siena per il Gori. Nè solo con queste opere maravigliò, che non dimentico del suo ducaAlfonso,lavita scris sene nobilmente , notata dal sopraddetto Baruf faldi , e fece diverse altre poesie che sono a luce dopo la Ninfa Tiburtina del Molza, le quali ag giungerebbonmi cagione di più lodarlo, se i miei dimessi parlari non ambissero brevità. Per questo passerò a sua morte che accadde in Ferraranel I'anno 1535, e priva non fu di monumento nè di pompa; con tutto che ora non rimanga vesti gio di suo sepolcro. Ma è bastevolmente chiaro per altrui memorie ch' egli avesse del pubblico pietoso dolore non vulgare esequio; e che nella chiesa di S. Paolo di quella città fussero le cene ri del Pistofilo in riccomausolèo di marmo riposte a ricordare sua fama. A tale uffizio servirono infino al 1570 , nel qual' anno, sendo la città fie ramente scossa da grandi tremuoti, il mausolèo congranparte della chiesa fu in ruina; e quan tunque il sacroluogo si rifabbricasse, pure il mo 72 nimento cessò, e perdettesi quella prova di lapi dasepolcrale. DEL CAVALIERE IPPOLITO MALASPINA GENERALE CAPO DI ARMATA. Nacque negli anni del Signore 1540. que st' Ippolito illustre condottiere di navigli, e pri mogenito fu della numerosa figliuolanza che ot tenne dalla marchesa Aloisia Doria Giuseppe di Lorenzo Malaspina marchese di Fosdinovo. Que sti che per sua naturale inclinazione fino da gio vane all' arte militare dar opera volle ed insieme al corseggiare contro aipredaci Turchi, nulla cu rando l' ambizioso potere del patrio feudal signo raggio , lasciò al fratello Andrea ogni ragion di dominio, e misesi nello istituto de' cavalieri Ge rosolimitani , nelle carovane de' quali , essendosi altamente distinto, fu a gran priore diNapoli pa tentato e a gran croce di Malta. Egli intorno al 1575 sostenne la parte della nobiltà vecchia di Genova contro la nuova nelle discordie civili di quella Repubblica, nel cui tempo esercitò la ca rica di capitano di 400. fanti ,e in tale uffizio pregevole molto si rese. Crescendo poscia in età, in valore e perizia della nobile arte sua, ebbesi e' la gloria di esser chiamato da papa Clemente VIII. nel 1604 a general capitano di tutti li na vigli e galee della pontificia dominazione con lo stipendio di 3600. scudi d' oro all'anno , somma di moneta che riputavasi allora disorbitante. In questo mentre fu insignitodi aureacrocedal gran Maestro dell' Ordine. Commendasi moltissimo il di lui valore a prò di sua religione e di Carlo V. per chiari fatti che sono espressi dal Bossio nel la storia di Malta. Ma giunto alla vecchiezza di 85 anni , compi nel 1625 in Malta stessail mor tal corso con buona fama di virtù. Per tali ono revoli ricordanze, tratte dai documenti dell' ar 73 chivio di Caniparola, noi abbiamo stimato giusto di non lasciarlo senza esaltamento alcuno di me moria. DI FRATE SILVESTRO LANDINI DISCEPOLO DI SANTO IGNAZIO. Degna cosa ci pare diporre aluce alcuntrat to della vita di frate Silvestro di Malgrate castel lo presso Villafranca in Lunigiana e feudo antico dei Malaspina, che fu alienato per lo marchese Cesare il 1615 al re di Spagna Filippo III. quasi per forza, e quindi comperossi dal marchese Ari berti. Questo dabbene uomo figliuolo del notaro imperiale Giovanni Landini, di cui riscontransi alcuni rogiti dello archivio di Mulazzo, fu disce polo di Santo Ignazio Lojola e zelantissimo ope rante dellaCompagnia di Gesù. Egliseguendo suo maestro per vero procacciodi santità, sene ebbe così degni frutti, che lume divenne di evangeli co vivere e chiarissimo specchio di apostolico mi nistero. Affaticante e pietoso perogni maniere di gente, non era che contro se stesso grandemente rigido e severo; e tanto nella persona appariva stremenzito per li suoi digiuni e penitenze , che, avendosi come santo e maestro in divinità, e pre dicando a' popoli con molta efficacia nell' altrui salute , maraviglioso prò ne traeva. Un dì avven ne che Santo Ignazio, richiesto dai Corsicani di suo Istituto , pensò di stabilire sua regolatra que gli isolani eper questo commise ilcarico al buon frate Silvestro. Allorail servo di Dio puose inCor sica sua stanza; e sì bene fece l' opera sua, che due case fondovvi di Gesuiti, una in Ajaccio e l'altra in Bastia, intanto piacere di que' popola ni che non è da dire. In quel mentre che Silve strocolà dimorava,continuando suo predicare con tro lo sfrenato appetito della colpa, ritornò per poco inLunigiana, forse per rivedere sua patria; 74 eallora fece anche discorsi a messione sul Fiviz zanese incirca agli anni 1548con grande commo vimento nel bene delle genti. Per la qual cosa gli uominidellaterradi Casola,ove predicò, spin ti dai consigli e parole di lui, chè aveva effica cissima forza nel dire, cominciarono il monistero detto del Paradiso, con il titolo di Santa Marta della regola di Santo Agostino, qual monistero di sacrate vergini presso a Casola giace ora distrut to. Dopo ciò il pietoso uomo feceritorno alla Cor sica, e nel 1554 morì santamente nella religiosa casa di Bastia tra l' universale compianto de' suoi confratelli e di coloro che la fama e la bontà di lui provata aveano, lasciando lutto e desiderio di se, ch'è degno premio della virtù. Non diremo quì siccome Dio facesse miracoli per lui, chè il vero di sua vita è provato dal P. Bartoli nella storia della Compagnia di Gesù; macome da noi si convenga finire questo discorso pernon ripete re quanto di lui fu scritto, raccordando solo che il religioso Landini gloria divenne di questa pro vincia, e ancor dopo morte fu in grande vene razione. DI GERMANICO E ORAZIO MALASPINA INSIGNI PRELATI. L' ardita Fortuna che, secondo i parlari del volgo, bene spesso dello esaltamento degli uomi ni si arroga una gran parte di gloria, non ebbe alcun vanto sopra di questo Germanico Malaspi na; anzi fu verso del medesimo incostante e ma ligna nel piùbel tempo di sua carriera. Figliuolo egli fudi Susanna Malaspina di Mulazzo edi Gi rolamo Ambrogiomarchese diAulla, soprannoma to Comparino, valentecapitano deiDuchi diPar ma. Risplendendo Germanicoper savere, in gran destimazione montò intorno al principio del se colo XVII. e molte onoranze ricevè dalla corte di 1 75 Roma. Primieramente familiare prelato entrò di Gregorio XIII ; poi divenne visitatore apostolicodi Norvegia e di Svezia; indi nel 1592 sacrato ve scovodi Santo Severo di Puglia. Oltre a ciò nel pontificato di Clemente VIII ebbe la nunziatura apostolica presso Sigismondo redi Polonia per in ducerloa collegarsi alle armi di altri principi con tro la potenza Turchesca. In cotale circostanza dettò quella virtuosissima orazione , che leggesi stampata in Cracovia eposcia inVeronanel 1608, nellaquale consomma facondia discorredi sì fat to argumento. Scrisse inoltre certe istruzioni per li Nunzii futuri in quel paese, il racconto delle feste e ceremonie fatte nello sponsalizio del re Michele di quello Stato, con un prospetto delcle ro di quel reame; il viaggioda Roma a Cracovia ealtre curiosità con utili notizie di que' tempi che dimostrano quantobene usassedel proprio in gegno, lasciandole tutte manuscritte, per quanto assicurato sono dal chiarissimo cavaliere Ciampi, benemerito scrittore di molte opere, il quale con servadelle descritte cose di Germanico sicure pro ve presso dise ed ancora distese copie di que' la vori. Il Cardinal Bentivoglio nel primo libro di suememorie moltelodi appalesa di questo illustre prelato , conseguite in quella Nunziatura; dicen do che non ottenne quel premio che si sperava. Orazio poidei signori di VillafrancanacquediMo rello Malaspina marchese di Monti e di Tirinzia Strozzi Maggi Fiorentina, e fu non meno chiaro di Germanico nelladignità enegli incarichi. Fat to egli che fu vescovodi Albenga, occupò il gra ve e onorato uffizio di nunzio di Vienna e diPa rigi; e nel 1582 finì suoi giorni in Germania, che meritato avrebbe la porpora cardinalizia, se nol toglieva la morte. 76 DI DOMENICO E GIACOMO LEONI LETTERATI E SCRITTORI. Spesso noi Toscani sogliamo dire per antico proverbio , tristo quell' augello che nasce in catti vo bosco , peresprimere la miseria di tante priva zioni che sono agli uomini inluoghi infelici dilo ro patria; ma io qui ho da mostrare sempre non esser vero; e che tante volte alcuni donati dal cielo di acuto ingegno, uscendo fuoradel meschi no paese dov' e' nati sono, rendono chiari se stes si ele patrie loro: e in mezzo ai comodi della vi ta e nobili onoranze chiudono i loro giorni. Chì di questo dubitasse lo sgannerà adesso la narrati va su messer Domenico e messer Giacomo Leoni di Zuccano, e nondi Sarzana, come peralcuno è stato detto nella storia letteraria di Liguria , i quali , tutto che fossero di un misero e sgraziato castelluccio antico del feudo di Fosdinovo , otten nero per virtù fuori di casa loro tanta gloria, quan tanepossa dare cospicua cittàa uomini dimerito , per cui il celebre Taravasio ne' suoi bei versi ebbe a cantare: = Zuccanum celebres gignit , res mira! Leones , Utbene scit Thuscus , Felsina docta, Ligur=. In verità Domenico fu medico eccellentissimo , ottimo filosofo , e ingegnoso letterato e poeta , cui oltre la metà fiori del secolo XVI., e l'osserva zione dell' arte sua fu talmente da lui seguita in Bologna, che dette cagione ai Bolognesi di recarsi a vanto di averlo tra' lettori primarii del ripu tato loro Studio. Colà standosi Domenico, tante maraviglie operò a vantaggiodegli infermi e tanta buona fama gli procacciarono, che I Senato di quella città , ammiratore della dottrina del Leo ni, ascrisselo nel 1580. insieme con tutti li suoi discendenti a quel nobilissimo patriziato. Laonde 77 possiamo credere senza dubbio, che 'lcielo solo sia quello che gli uomini conduca al sommo del la grandezza a cui ascendono,quando conle ope re loro affaticandosi, mostrano essere seguitatori della scienza ch' e' pigliano a professare, come fece appunto Domenico. Ma non solo in medici na paragonossi alli più stimati maestri, chè be nissimo anche sapea di astronomia e diogni ma niera di lettere Greche e Latine, per cui, molti meriti in sè accumulando, fu degno di essere al tamente onorato in vita e commendato dopomor te, che tolselo al mondo il 1586 , fatto avendo suo paese più glorioso e superho,quanto più oscu ro ed umile si era. Perciocchè glie ne lasciò ar gumento nelle pregevoli opere che avea dato a pubblica luce, le quali hanno la seguente intito lazione : = Ars medendi humanos, particularesque morbos a capite usque ad pedes in tres partes di stributa : Bononia 1575 = Methodus curandi fe bres , tumoresque , præter naturam ex grecorum placitis deprompta : Bononiæ 1562 in 4.º =. Scris se ancora sua vita in versi vulgari aCornelio Ca taneo di Sarzana per quanto alcuni confermano. Giacomo Leoni pure intese alle scienze con ogni sforzo, e cercò di meritarsi gran lode, non già nella Ippocratica palestra, ma nelle leggi e nel le lettere. Egli ebbesi tanto grido di pratica edi savere nella giurisprudenza, che divenne riputa tissimo in Toscana, ove fu valente legista dell' Uni versità di Pisa , molto accreditato in Genova, do ve esercitò sua facultà, e in grande stimazione a Bologna, nella quale, spiegando la ragion civile , ottenne i primi onori di quello Studio fioritissimo in cui maravigliosamente si distinse per sua eru dizione e sapienza. In quel tempo alcune operet te stampò egli di lieve momento, chesono:= Le glorie della Lunigiana: Bologna pel Farroni 1641 in 12=Orazione sopra lamortediAgostinoMa 78 scardi, idem= Encomii e capricci poetici= : efi nalmente Un erudito discorso nel monacarsi Lelia Leoni sua parente : Lucca 1648 =. Quanto fos sero degni questi due letterati di giusta ricordan za daccene sicuro testimonio Corrado Gesnero, quale annovera il primo tra' celebri scrittori di medicina , e Alessandro Benni, che, discorrendo delsecondo, attesta essere stato assaissimo applau dito nel secolo XVII. in cui visse; senza dire di altri autori che hanno di essi fatto parolaconlodi. DI VENTURA PECCINI POETA DETTO IL PANICALESE. Avvegnachè da nissuno siasi trattato di mes ser Ventura Peccini da Panicale, villetta presso Licciana de' feudi Malaspina, e dapochi siaco nosciuto, non dimeno lanostra opera vuole che avendo elli moltissimo onorato sua patria col pro prio savere e ameno versificare, noi qui lo ricor diamo come a lodevole virtù si conviene. Egli , di famiglia che fu antichissima de'nobili di Pa nicale e originaria di Luni, visse in fiore verso la fine del XVI secolo con molto buon nome di letterato e di poetante Latino, il quale resesi ca ro ad ogni manieradi gente e moltissimo distin todai marchesi Malaspina che attemparono con lui, perchè avea piacevole e soaveingegno ed era costumato, gentile e virtuoso parlatore. Dobbia moancora asua lode ricordare, qualmente, non impedito e' da strettezze dimestiche , intendesse agli storici studi e tanto delle patriecose antiche si dilettasse, che fece in pulito dettato e in ver si Latini squisiti la descrizione di Lunigiana, la qual' opera per l'amenità, la grazia e non vul gare erudizione riuscì grandissima elodevole.Egli però fu cognominato il Panicalese, e quasi per altro nome non si conosce che perquesto, quale acquistò per eccellenza di scrittura. Un tal libro 79 omai divenuto raro, diedesi a luce in Parma nel 1605 per le stampe di Erasmo Viotho, e ne ri scosse alto merito quanto dire se ne possa. Altro non sappiamo di lui; ma crediamo ciòalla di lui memoria bastare e a questa piccola rubrica. DI NICCOLO RICCARDI VALENTE SCRITTORE. Seguendo l' opera in quello chepiùrichiede, giusta la varietà de' tempi e degli argumenti che abbiamo preso a trattare, faremodiscorsodi mae stro Niccolò Riccardi di Aulla, il quale fu uomo dottissimo e uno dei discendentidiAndreadiRic cardo, di cui trovansi memorie per alcuni con tratti del 1470. Fino dallasuagiovanezza, entran do Niccolò nella via della penitenza, vesti l'abi to dei frati Dominicani, e sì alle lettere e alla dottrina puose suo studio esollecitudine,che pre stamente fu grande maestro in divinità e lettera to valente. E fiorendo egli nel torno del 1610 , alta sapienza mostrò tanto nelle scuole in detta re , quanto d' in sul pergamo apredicaread ogni maniera di gente e ad esporre le divine scrittu re, che la fama e ladivozione di lui crebbono maravigliosamente per sì fatto modo, che dove si predicasse gran moltitudine di circostanti a udir lo traevano. Per tale celebrità e per le molte ca gioni che dava al mondo se ne ebbe il sopran nome di mostro degli uomini per Filippo III. mo narca di Spagna, cui , avendo conpiacere udita eammirataladottrina del Riccardi,lo volle co sì cognominare. I molti suoi meriti elastoria del Concilio di Trento per lui descritta spinsero an cora la corte di Roma ad estimarlo assai e a far lo maestro del sacro palazzo, nel quale incarico onorato rese a Dio l'anima nel 1646 di sè la sciando chiarezza bastevole a perpetuare suo no 80 me. Everamente le opereche indiversi linguag gi dette a luce testimoniano sue lodi, veggendo si di lui li = Ragionamenti sopra le Litanie del la Madonna in due volumi= e una = Orazione per l' innalzamento a Doge di Genova di Giaco . mo Lomellino : Genova per il Pavoni 1626. in fo glio Sotto poi altro nome detto = I Sermoni per la beatificazione di Santa Teresa = ; e final mente il libro di grande erudizione e addottrina mento, cioè = Cemmentarii in omnes sacræ Scri pturæ libros Glossis etParaphrasis = . Maestro Nic colò fu savio intenditore di ogni scrittura, d'in gegno sottile e di feracissima memoria , non che d'interi costumi, quantunque dicasi di maniere assai piacevoli e niente schifo a conversare lieta mente co'laici. Alcuni scrittori , ammirando sua virtù, fancene ricordanza , e intra gli altri Leone Allacci il quale ponelo nel novero degli uomini il lustri, e Giano Nicio Eritrèo che parlane trop po liberamente. Altri poi senza notare sua patria chiamanlo Genovese , confondendo i paesi Liguri con quelli di Lunigiana. Ma basterà che per noi sia ciò notato, perchè facciasi più giusto compati mento a questo lavoro , che aciascunpaese dà propriamente il suo. DI ALESSANDRO E FILIPPO TROMBETTI ECCELLENTI SCRITTORI. Nulla manca di dottrina e di buona fama a questi due dottori Trombetti di Aulla, perchè in queste memorie distinto luogo si meritino, l'uno come nonvulgare legista, el' altro siccome eccel lente medico. Eglino fiorironsi nello stesso seco lo xvII , ed essendo stati ambedua savi scrittori , non poca lode recarono alla lor patria. Fu per tanto Alessandro, che visse intorno al principio di quella età, moltissimo riputato per savere , ani mo prudente, nobile e contegnosonaturale. Mol 81 toesercitossi, nonsolamente nella pratica del fo ro; ma nello scrivere ancora ; e quale maestro di giurisprudenza fece il libro della società assai utile, che fu pubblicato per le stampe di Vene zia conquesta intitolazione: = De Societate tra ctatus ad Illuss. Jacobum marchionem Malaspi 0 nam : Venetiis apudAndream Baba 1632 in 4.° = . Di Filippo , che solo per vezzo chiamavasi Pippo Trombetta, diremo poi essere stato di mente fer vida e di grandissimo valore nella medicina. In vero costui fu del collegio medico di Genova, e in quella città dimorando circa il 1670 , ivi più che altrove mostrò suabravura. La fortunatagua rigione della difficile malattia diGabriello Menuo distinto personaggio Genovese, per tale dottore operata, fu cagione,secondosue parole , che des se acuto suono a sua trombetta contro gli invidio si di sua fama; e quantunque sènon essere mae stro cattedratico dichiarasse , ma clinico , intento più a fare che a dire; con tutto ciò con la pro va delle opere date in luce viddesi, che in tut ta medicina era grande maestro, anche secondo la testimonianza di Giacomo Balbi. Infatti nella disputa sottile che certo fisiciano dottore di Pia cenza mossegli contra, su la cura della passione ipocondrica e' dottamente scrisse e stampò questi libri , cioè: = Apologia sopra la cognizione e cura della passione Ipocondrica : Genova per Antonio Franchelli 1674 in 12. Bilancia nella quale si librano autorità e ragioni su la vera cognizione del morbo Ipocondrico : Genova per Antonio Ca samara 1682 in 4.° =. Nella sua prima opera promise di recare in pubblico argumenti più gra vi di sua sapienza; ma noi ignoriamo, seda mor te o da cui altro fosse interdetto, chè nulla di più abbiamo trovato da descrivere intorno a lui. 6 T. II, 82 DI GIOVANNI CASTELLINI ANATOMISTA E SCRITTORE. Della persona di Giovanni Castellini di Vir goletta, picciolo castello presso Villafranca qualeun dì chiamavasi Verrucoletta de' Corbellari , sembra mi giusto debito d'intessere qualche ricordo; per ciocchè ebbe nominanza di chiaro dottore de' tem pi suoi, e rea negligenza sarebbe a lasciarne pe rire ogni memoria. Visse egli circa la metà del secolo XVII , e molto suo paese deve pregiarsi di lui , chè assai nella nobile medicina, mapiùnel la cirurgia valente divenne. Stando e' in Firen ze, chè tale città come teatro stabili di sua glo ria, per tal modo procacciò in essa, che frasom mi maestri della Esculapiana dottrina fu il primo nel magistero di cirurgia e anatomiapratica e teo rica del Fiorentino Arcispedale di Santa Maria nuova. In tale incarico tanto maravigliò le genti ed ebbe plauso, che riscossene pubblici e onore voli testimoni. Imperciocchè , mirabili cose ope rando , molti lo celebrarono, e particolarmente Francesco Rovai il quale, esaltando il Castellini , così cantò in una poesia: = Odine tu che uniti al fior degli anni Di onor frutti cogliesti , Eper le vie di generosi affanni , Castellini famoso , al Ciel giungesti : Accorto ivi scorgesti Con qual giro per l'etra ardean Pianeti, Tristi or d' influsso all' uman germe , or lieti =. Eancora di più con espresso encomio dell' arte di lui , riguardo all' anatomia, più sotto nello stes so componimento soggiunse : = Dianzi nel grembo a bel teatro assiso Mirabile stupore ! , 83 Con saggio incrudelir su corpo anciso Ei riportò d' alta pietade onore. Allor dentro all' orrore Di membri di sua man recisi e sparsi Imparar mille vite a conservarsi. Per questi versi apertamente scorgesi aver egli avuto in Firenze moltissima riputanza ; ma più gli si accrebbe per l' operetta apologetica e dot ta che stampò col titolo De dura cerebri vesti ente Meninge, tractatus apologeticus: Venetiis a pudFranciscum Valvasensem 1648. in 8.° = Que sto basti alla sua ricordanza. DI GIOAN AGOSTINO NASİ LEGISTA E SCRITTORE. Recò molta gloria a sua stirpe con la dottri na e con l' opere Gio.Agostino legista insigne e valente scrittore. Nacque egli in Fosdinovo di Mar co Nasi e di Cinzia Belatti Massese l' anno 1659, e fu di antica e nobile progenie che di Firenze origin traea per un cotal Jacopo Nasi il quale , nel secolo xv. di colà spatriando per civili discor die , ricoverossi nel castello di Marciaso, e di quin di li suoi figli vennero ad onorata stanza in Fosdi novo. Essi provengono dallo stesso ceppo di fami glia di quel Francesco Nasi, notato dal Redi in sua prima selva a Francesco I. re di Francia , nella quale ponesi infra i più qualificati personag gi di quel tempo , dicendo: Èquel Francesco Nasi in cui riluce Cortesia, vero amor, grazia, bontade &c. Fu Gioan Agostino così ad erudirsi intento e in clinato alle scienze legali, che itosene allo studio di Ferrara sotto il famoso Almerico Passarella com moltissimo prò gli riuscì l'anno 1679 di conven tarsi colà con plauso. Indi tornato alla patriafe 84 ce risplendere sua dottrina tantonelle materiedel foro , quanto nelle opere di Cristiana pietà. Per ciocchè a profondo sapere un' esimia divozione re ligiosa congiunse e buone morali virtù in sì piace vole maniera, che raro divenne e distinto. Molti libri egli compose che dimostrano come in iscrit tura valesse. Espose primieramente i dritti dei marchesi Malaspina contro la real Camera duca le di Milano per lo famoso preteso dominio sopra li fendi imperiali di Lunigiana per le stampe del Marini di Massa il 1708 con penna così intera e vigorosa, che niuna dubbietà o ragione contraria lasciò di risolvere e oppugnarecontrionfo in quel la gravissima contesa, intentata anche prima nel 1605 dal conte Fuentes per la Spagna indarno. Scrisse poi altamente nella celebre causa de' riti Cinesi adifendere i Gesuiti, e compilò un volu me di materie legali col titolo di Responsiones. Emirabile inoltre, che un giureconsulto di tan ti affari , per lo ricorso di numerosa clientela, po nesse aluce, qual altropietoso cenobita , = Il cri stiano seguace del Crocifisso : Ferrara per il Fi loni 1696. La Corte avventurata, ovvero la sor te de' fedeli consacrati al servizio del SS. Sacra mento : Firenze per il Carlieri 1702 =. Le Gran dezze di Maria Vergine in settantadue considera zioni della vita, virtù e titolo di essa : Venezia per il Recurti 1717 = Quanta riputanza riceves se quest'ultimo suo divoto lavoro sarà bastevol mente manifesto, quando notisi che in dieci lu stri di tempo fatte ne furono in diversi luoghi sedici edizioni. Ma come piacque al Signore mo rì nel 1723 chiaro per bontà e saviezza. DI GIOAN ΑΝΤΟΝΙΟ TERENZONI MEDICO E SCRITTORE. Il benefizio che si cavadalla virtù è veramen te grandissimo. Ogni uomo, sia purequale si vo 85 gliao di lieta fortuna, o di povero stato, odino bile patria, o di oscuro paese, quando ha l' ani mo ornato di sapienza e fa alcuno esercizio inge gnoso , mostrando il valor suo, diventa pregiatis simo esuobuonnomemantienelosemprevivo. Per questo bisogna dire chemolta commendazione ve nisse al dottore Gioan Antonio figlio di Simone Terenzoni il quale, esercitando medicina, resesi in quella mirabile e la pubblica fama di lui ono ratissima è fino a noi pervenuta. Egli natio fu di Gragnola, terra del giàmarchesato di Fosdinovo, la quale anticamente più si conoscea sotto il no me di Castello dell' Aquila, bastita alquanto più sopra di tal paese in eminente poggiofabbricata, e di cui restanci ancora, nonpochi avanzi. Questo luogo dal 1393 fino al 1642 fu sedia di alcuni marchesi dello spino fiorito, che poscia ritorno sotto il dominio di Fosdinovo. Gioan Antonio, e non Gioan Andrea come notò il Fabroni in sua storia dell' Università di Pisa, visse nel XVIII. se colo, e in suaprimagioventù, seguendo lascuo la d' Ippocrate, nella città di S. Miniato ottenne tanta lode, che di 32 anni fu nel 1695 richiesto per la cattedra di pratica medicina in Pisa , ove stimatissimo per lunga seriedi anni servì con plau so a quell' Accademia. E tanto eraintento all'u tile della gioventù e al pubblico bene, che nel 1729 , instituendo fidecomesso, fece anche lascio di tanti beni, qualmente di una pubblica scuola si provvedesse sua patria ; che poi ciò nonsiaav venuto lascieremo di ricercare. Nè ripeterò in quanta fama degli uomini si montasseper leope re chescrisse , e per sua modestia; mentre, oltre il 1 Fabroni in detta storia, altri scrittori ancora ne hanno chiaramente favellato. Produsse Giannanto nio suoi libri più per volontà di Antonio Maglia bechi , di Giovanni Lancisi e di altri letterati suoi amici , che per propria ambizione, raccogliendosi 86 ciò daipreambolide' medesimi , i qualidimostrano parimente aver egli usato indicibili cure e vigilie in osservare di molti cadaveri e con tanta felicità , che fu encomiato dall' Haller nel tom. 2. del suo metodo su tali studi. Per non mancare a nulla ecco pertanto l' intitolazione dei libri del Te 2 renzoni. = Exercitationes Phisico- Medices ad va letudinem spectantes : Lucca ex Typographia Pe regrini et Frediani 1708. in 4.° = De morbis ute ri : Lucca 1715 =, Commentatio ad crises , dies que criticas acutorum morborum, juxta recentio rum methodum : Pisis 1729 in 4. =. Commen tatio practica ad retardatas vel præpeditas perti nens acutorum crises : Luccæ apud Marescandoli 1733. in 8.° = . Dopo aver egli fatto conoscere sua dottrina, così a comporre come a sermone in cattedra , giunse al fine de' suoi giorni il 1746, pagando il tributo di natura, nè mancando a la sciarci materia di suo esaltamento e di sua virtù, DI ANTONIO COLLORETTI GIURECONSULTO. Quando un popolo innalza con grido alcun uomo e chiamalo savio, contegnoso e singulare per dottrina, ancor che opere grandi non abbia lasciato , pure bisogna credere che non senza ar gumenti di ragione lo predica. Noi così avendo trovato di Antonio Colloretti in sua patria e in Roma, dove dimorò, abbiamo stimato esser egli stato di merito assai distinto più di quello che per opere di lui si possa dire, Perciocchè sua fa ma lo esalta qual particolarissimo giureconsulto nel dritto canonico e civile, porgendoci solamen te a manifestare le poche seguenti memorie. Nac que egli in Fosdinovo, castello che fu dei Mala spina , impropriamente detto Fosse Papiriane per alcuni scrittori, le quali non furono sula vetta di quell' erta montagna, ma sula viaEmilia di Scau 87 ro e piuttosto presso a Ceparana, ove per li ve scovi di Luni poi fabbricossi antica Abazia , del la quale adesso più non rimane che appena la chiesa. Il Colloretti , posta sua stanza in Roma, vi risplendè circa il 1746, ed ottenne in quel la metropoli nome così pregevole, che , serven do alla Romana curia , ebbe l' orrevole carica di primo collaterale di Campidoglio. Poi appres so, per essere di prudente consiglio fornito e tan to in molte scienze addottrinato come in aringa parlare, avvenne che fusse uno di quelli che al la sinodo di Benedetto XIII. intervennero. Egli fu sì cortese, graziato e integerrimo , che quan tunque grave, a tutti quelli che aveano conosci mento di lui riuscì assai caro. Nell' anno infine 1755 cessò della vita, non però di chiarezza, av vegnachè il Pitonio fece di lui alcuna memoria onorevole, per cui mi assicuro che fosse virtuoso quale si celebra. DI AZZOLINO MALASPINA POLITICO E SCRITTORE. Molto illustre divenne questomarchese Azzo lino, che fu della stirpe dei Malaspina di Fosdi novo e figliuolo del marchese Carlo Agostino e di Anna Caterina Santinelli Aldobrandini. Ebbe suo nascimento in Fosdinovo signoria nobile de'suoi genitori nel 1697 , e da principio si poscnelche ricato; ma poscia, congiunto essendosi a donna Rosa Fregosi Genovese, le cortigiane pratiche se guì alla corte di Filippo V. re di Spagna, di cui fu nel 1731 gentiluomo di servizio. Quattro an ni dopo ritornò egli in Italia insieme con Carlo III, quandoquesto re vennesialconquistodel regno diNapoli, tenendolo fra' suoi capitani.Allora il Ma laspina puose in quella città suo dimoro, intento sempre ai servigi del re novello ; per cui dal suo signore fu per due volte spedito a ministro ple 88 nipotenziario a Dresda e in Poloniaper gravi ne gozii trattare in que' reami. Diverse altre onoran ze di corte ebbesi a Napoli, dove stabili sua di stintissima schiatta, e dove egli stesso ereditò dal la principessa Vaini sua zia il feudo di S. Egidio in Abruzzo; sì che pel favore del suo monarca e per il suo dovizioso e distinto stato crebbe in al ta stimazione. Anche nel 1750 per esso Carlo III. andò ambasciadore al duca di Parma don Filippo infante di Spagna per allegrarsi con luidella vit toria e fortunato esito della guerra, ottenuto da gli Spagnoli in Italia contro gli Austriaci, dopo molta varietà di conflitti. Perquesta discordia tra possenti monarchi, la quale fuben lunga,e guer ra chiamossi di successione , avvenne ancora, che nel mese di Aprile del 1746 , dopo che gli eser citi di Spagna e le schiere Tedesche con i colle gati d'ambe le parti furonsi presso Parma sbarat tati a vicenda mortalmente in fiera battaglia,mol te migliaja di cavalli e fanti Spagnoli, condotti dal marchese Castellara, passarono in Lunigiana per la via di Reggio a Fivizzano, e intorno a que sto paese,munito assaibene,presono alloggiamen ti. Ma come che inseguiti erano dal capitan ge nerale Nadasti con altrettanti rozzi e lurchi Va radini che nel passo loro desolarono le campagne e le terre; così li Spagnoli fuggironsi tosto inver so della Toscana; enel marciare in ordinata schie ra con forti scaramucce e spessi badalucchi trat tenevano i nemici i quali, giunti presso a Sarza na, gli uni di qua e gli altri di làdellaMagra, batteronsi fieramente. Inquestacircostanza di gue reggiare, l' Aulla con la sua rocca, detta Brunel la e fabbricata già per Adamo Centurioni Geno vese che stato era supremo duce di Carlo V , fu combattuta più volte e presa con accaniti sforzi e ripresa dagli uni e dagli altri. Per tornare al marchese Azzolino dirò, che oltre gli onorevoli 89 incarichi dimostrati , intese ancora alle buone let tere , per cui si puòcredere fossemoltobene eru dito; sendo che un bel saggio ci porse di poetico lavoro , che dedicò alla vedova Elettrice di Sas sonia , cioè Delle Favole di Fedro tradotte in verso Toscano libri cinque : Napoli 1675. in 4.° =. In fine il Malaspina cessò della sua illustre car riera e della vita nel 1774 con fama distinta da meritare tra' posteri lodevole ricordanza. DI POMPEO SIGNORINI GIURECONSULTO ESIMIO. Più oltre della metà del secolo XVIII. comin ciò a risplendere Pompeo Signorinidi Mulazzo nel la carriera delle leggi e di ogni profondo savere; poi che nacque nel 1743 di umilied onesti geni tori. L'epoca più fortunata della Toscana felicità sotto la dominazione dell' esempio de' principi il granduca Pietro Leopoldo, immortaleperognime moria, fu per questo Signorini comelo stadioglo riosodella sua giurisprudenza che nobilmente scor se convanto. Nei diversi tribunali infatti , ove se dè come giudice, egli fecesi in particolar modo conoscere per uno de' più gran decidenti in civi li piati; sì che riputossi per il primo giurista fi losofo de' suoi tempi. A ciò dimostrare servono abbastanza le moltesue decisioni stampate, quan do fu auditore della Rota di Siena , ecerte altre di causerilevantissime, dallo stessoprincipe dele gate all' eminente saviezza dell' integerrimo Pom peo. L'essere egli stato in grandissimo conto te nuto da un legislator sommo, quale si fu Pietro Leopoldo , farebbegli questo solo un elogio; ma comprova di più sua bravura l' averlo il nostro Granducaadoperatoa riordinare suanovellalegis lazione per la Toscana e volsutoin Firenze a se gretario del regio dritto, quando più l' ecclesiasti capotestà non potea riguardare che biccamente 90 un incarico si geloso e novellamente instituito. In tale uffizio stettesi egli fino a che suo prence di corona imperiale si cinse sul trono Germanico; poi che allora consigliere aulico dei dominii Lombardi fu creato; e poscia in Milano, avutosi in molto pregio , rimase per nonbrieve stagione. Ivi al pri mo apparimento di politiche vicissitudini, che re cavano acclamato e novello ordine di popolar li bertà per forza d' armi d' oltramonti venute, egli cessò d' ogni suogrado; e quantunque ad elevate onoranze fossevi richiesto , pure null' altra cura egli volle di Stati, che sua privata pace. Perciò il Signorini tornossi in Toscana a trarvi lietamen te la vita fino all' ultima sua ora che nel 1812 gli riuscì nè acerba nè oscura. Ebbe poiin San ta Croce di Firenze, tempio sacrato alla pompa non solo del culto religioso, ma delle arti belle ancora e a conservare la memoria degli uomini più famosi , un monumento magnifico,e questa scrizione: D. 0. Μ. Pompejo. Josephi. M. F. A. Mvlatio. Signorinio. I. C. Viro. ingenii. praestantis. et. multa. doctrina. expoliti Quo. consvitore. Petrvs.Leopoldvs. Princeps In. Etruriae. staty. novis. sapientiss. legibvs. ordinando Quam. creberrime. vsvs. est Evndemqve. ad. Germanicom. ipse, evectvs. imperivm Consiliarivm. per. regionem. Longobardican. jussit Missa. Vindobona. inevnte. An. MDCCXCII. hvmaniss. epistola Teste. meritorvm. ejvs. et. indice. ampliss. muneris Qvod. graviter, integreq. vt. caetera. satis. splendida Qveis. antea. in Tuscia. fverat. praepositus Administravit Vixit. An. LXIX. M. IX. D. XVIII. clarvs. Domi. forisq. Et. svis. notisq. vniversis. perpetve. acceptvs Decess. VI. id. lan. An. MDCCCXII. Evenqve, vtpote. Alvmavm. dilectym Philosophia. moerens, ad. tvnvlvm. vsqve. seqvvta Beatrix, So Aeternum. lvgebit soror. fratri. concordissimo. fac. cvr. 91 DI ALESSANDRO MALASPINA CAPITANO DI MARE. Se lo scoprimento di America venne a onore d'Italia, e se anche per questa causafu d'uopo che tutti riguardassero la nazione Italiana come la prima di Europa nella gloria di rinvenire no vello mondo, sendo che in sì fatto generedi pal ma niuno và dinanzi a Marco Polo, a Cristoforo Colombo, ad AmericoVespucci e adaltri chiaris simi naviganti che poi dall' una estremità all' al tra de' mari tracciarono le vie ai più moderni di scovrimenti; non è parimente dubbio che molto vanto accrebbe eziandio nel passato secolo allapro vincia di Lunigiana il marchese nese Alessandro che natio fu di Mulazzo e figliuolo di Carlo Morello Malaspina e di donna Caterina Malilupi Soragna di Parma. Questi fu uomo assai valente nella scien za del mare, di animo coraggioso , intraprendi tore e fornito di buona pratica in condur navigli più di quanto si possa dire. Nella sua giovanezza ai servigi militari entrò della corte di Spagna, e fa cendo in quel regno li suoi studi crebbe tanto in sapere di nautica arte, che di grado ingrado pas sando pervenne ad esser duce di regio vascello, Il molto ingegno e l'esercizio di lui congiunto alla dottrina, ben presto ammirare lo fecero so pra gli altri commilitoni. Avendo poi qual capi tano di fregata alcuni viaggi eseguito alle Ameri che, assai più montò in piacere de' suoi maggio ri. Quindi accadde, che il re Carlo III. di quel la monarchia, accesosi di una marittima spedizio ne per ignote parti e per più sicuri lumi inveni re del periglioso cammino su l'onde, puose ogni cura di scegliere tra' suoi un abile caporale a tan ta impresa;acciò vantaggi neprocedessero all' Eu ropa e lustro insieme al suo trono. Molti allora per verità furonsi i bravicapitani che si onorevo 92 le incarico ambirono; ma la sorte preferi il Ma laspina. Nè valsero i lagni de' concorrenti, che a straniero Italianosi desse lascelta; perocchè l me rito di lui rese pago il re. Due corvette però af fidogli bene armate e provvedute. Diegli inoltre undotto naturalista , un bravo dipintore, un ec cellente architetto e don Ferdinando Bausà pe rito capo di fregata, per il comando della secon da corvetta, affinchè tutti, ad Alessandro sotto posti, con l' opra loro servisseroal divisato scopo. Spiegarono i navigli le vele ai venti nelle acque di Cadice il 1789 con grande aspettazione di ogni maniera di potenza, mentre invocavansi dai na viganti stelle propizie che li scorgessero afavore vol ventura; e dallesquadredel porto edalle tor ri salutati i novelli Argonauti, prestamente pas sarono il bianco flutto che gli scogli di Abila e Calpe rabbioso flagella. In questa guisa il Mala spina nell' immenso Oceano mareggio quattro an ni inparti rimotissime più lungi ancora del ce lebre Cook , e quando potè mandò ragguagli del le sue cure a Madrid. Finalmentedopoilcompiu to giro che farsi dovea, ritornossi ricco di belle cognizioni e di note astronomiche e di esperien ze bastevoli a pubblicare il ritratto bene da tan ti rischi e fatiche , e ricevuto fu con molto gri do. Per tale riuscita non istettesi guari il novel lo re Carlo IV. di Spagna arimeritare ilmarche seAlessandro e li suoi compagni; poichè innal zò questi a Brigadier di marina, il Bausà al gra do di colonello, e gli altri ottennero annui sti pendi e ricompense. In tanto il viaggiatore accin geasi a preparare la descrizione, le pratiche, i trovamenti e le stazionidel suo veleggiare inluo ghi o ignoti , o pochissimo conosciuti; eper iscri vere con maggior purezzadi linguaSpagnola, dif fidando di se infavella non sua, e per menomar suafatica, associò al lavoro un erudito frate de' mi 93 nori di S. Francesco, il quale molto versato era in lettere e non ignaro di tali materie. Già pro grediva l' opera : già la scrittura appariva fin dal principio degna di tante cure, quando improvvi sa persecuzione di un sospettoso cortigiano, allo ra potente ed arbitro dell' Escuriale, che prese il titolo della pace, mentre in seno covava guer ra , levossi incontra del Malaspina, e tanto potè, che nel cuor della notte fu preso nelproprio let to , mentre catturavansi il menzionato frate e la marchesa di Matallona, tenera ammiratrice delle virtù di Alessandro , i quali tutti si ebbono in giuste pene. Perciocchè il brigadier Malaspinapo sto fu prigione dentro il castello di S. Antonio prigione al Ferol, la marchesa di subito mandata a Vene zia, ove il di lei marito dimorava ambasciador di Spagna, e il buon Franciscano chiuso in carcere di solitario monistero. Io non dirò l'origine di si violenta punizione, chè i fatti delle regine e le segrete gelosie delle corfi deggionsi tacere; ma qualmente cessasse l'opera del Malaspina, sendo che tutte le di luicarte furonosequestrate. Inva no dopo alcun tempo le sole appartenenti al ma rittimo viaggio recaronsi nelle mani del Bausà, affinchè proseguisse il lavoro, ma elli per quan topotè ricusò , e non ostante fu forzadisottostare al comando. Fremea la marineriaspagnola, pian gevano gli amici del prigioniero, e stupivansi li strani, che dopo tantospendio di moneta il frut to si perdesse di quella navigazionee il meritodi quella impresa in facciaditutta Europa. Ma l'im placabile ministro nulla curando lagloriadel pro pio paese, rendea sorda la clemenza del re: e fe ce l'opera venire a luce piuttostoascapito che a singular pregio di quel reame. Otto anniilMala spina sopportò con virtuosa pazienza la carcere, epiùvolte ricusò i servigi della Brettagna che in secreto gli offri e cariche escampo.Riebbe so 94 lamente la libertà, quando il pietoso infante Lo dovico di Parma ascese al trono di Etruria , av vegnachè il buon prence richieselo in grazia. Al lora Alessandro tornò alla patria non privo diglo ria, quantunque vittimadiuna femminal debolez za, da perdonarsi invero, se gli acciecati da col pevole amore e dall' aura favorevole di un trono sapessero perdonare. Visse poscia in Pontremoli fino al 1809 con tanta moderazione che non fu mai udito a lagnarsi di sua contraria fortuna, ne di suevicissitudini fece mai parola,schivando sem pre di favellarne. In questo mentre non solo fu eletto a membro del Corpo legislativo del regno Italico ; ma il grado ancora gli si offerse di ca pitan generale di marina di tal dominio, quale modestamente ricusò. Avvenne poi che tranquillo chiuse suoi giorni non oscuri, ad ontadichi ten tato avea di avallarlo in perpetuo oblio; perocchè fu collocato anch' esso nel novero de' più insigni naviganti. Il barone di Zach di ben nota fama in alcune osservazioni alla memoria sul Golfo del la Spezia di Antonio Rossi da Portovenere, stam pata in Genova il 1821 , appunto il registra in tale guisa = Les Cook, les Bougainville, les E pinossa , les Malaspina, les Krusenstern &c. éta ient marins et navigateurs àla fois; ils n' auraient point fait ce qu'ils ont fait , s'ils n'avaient été que l'un des deux= ; ch'è quanto doveasi di chiarare. DI GIUSEPΡΡΕ ΑΝΤΟΝΕΤΤΙ ERUDITO SCRITTORE. Per chiudere questo libroconbuon finimento di rubrica onorerò la memoria diGiuseppe Anto netti, che da niuno ancora è stato discorso , ac cogliendo alcune cose di lui che sono materia di lode. E pernon fallire al mio debito racconterò essere e' stato di antica famiglia di Tavernelle 95 che vuolsi fosse l'antica Vibiana, luogo presso a Varano, e ambedua castelli di Lunigiana sul Ta verone , fiume che i Latini chiamarono Sirancus , appellato poscia col vocabolo di Taucione, sicco me riscontrasi nella carta di fondazione di Aulla. Questi due paesi, vicinissimi tra loro, mentovati ritrovansi nello scherzevole poema della Secchia rapita del Tassoni al III canto, così: = Avean con l'armi Foglianese unite Quelle di Montezibio e di Varano, Ch' eran duecento ottanta Martorelli Unti e bisunti, che parean porcelli. Però è da sapere, che delli due paesi indicati, quantunque fossono feudo Malaspina della casa di Olivola, e solo il 1413 divenissero in signoria dė gli Estensi per Niccolò ducadi Ferrara, pure fin gesi dal poeta che una banda armatadi cotali ter re andasse alla guerra della secchia rapita contro Bologna, e questa gente condotta fosse per certo capitano della famiglia Turchetti di Catognano , il quale veramente ci fu e poi servi la repubbli ca di Venezia e divenne valente soldato. E sicco me fino del detto anno uccisi furono nello stesso giorno litremarchesi Alessandro, Bernabò e Raf faello Malaspina, dominatori insieme di que' luoghi, da certo capitano Rossi di Tavernelle, che stato era alle guerre di Fiandra, per causa d'immode sta ventura di sua moglie, che pudor contegnoso richiede si taccia; così scosso il giogo de' Mala spina , que' popoli sollevati si dettero al duca di Ferrara e di Parma per mezzode' sindaci di loro Comune, eAlfonso Antonetti conildetto Rossi ne furono gli autori. Ora questi castelli venuti essen do inpotere dei principi di Modena, però il Tas soni , ghiribizzando , poseli a dare ajuto al pode stà Modenese, come se fino del tempo di quella guerrafossero stati sotto quella città. Ma, tornan ! 96 do adiscorrere dell' Antonetti, dirò che fu cano naco di Correggio e uomo di molto ingegno, ver satissimo in ogni sorta di storia. Viveaegli intor no al principio del presente secolo, e tanto era investigatore di Lunensi memorie, chese da mor te non fusse stato rapito assai presto, forse Lu nigiana arebbe avuto suo scrittore inlui esuasto ria. Molto bene sapea di lettere e di sacra scrit tura, e tanto erudito era cheapubblico testimo nio cilasciòunaoperetta molto saggiache fu stam pata col titolo: = Risposta a cinque dubbi o qui stioni su la Cronologia e passi oscuri della Sacra Scrittura; propostigli da un virtuoso amico: Car pi stamperia Municipale 1804 in 4° =. Per tut to ciò pensai di farne menzione e di terminare col suo tempo la dicitura di questa parte quinta dell' opera. FINE DEL QUINTO LIBRO. MEMORIE STORICHE D' ILLUSTRI SCRITTORI E DI UOMINI INSIGNI Del Distretto DI FIVIZZANO IN LUNIGIANA. LIBRO VI. DI SPINETTA MALASPINA DETTO IL GRANDE. Perer seguire il costume delloscrivere perme incominciato , dico adesso degliuomini chiari del la insigne Terra di Fivizzano, che nonsolamente per nobiltà e per vaghezza puossi innanzi porre e traleprimedi Lunigiana collocare; ma per suo pregio ancora di antichità, tutto che non inten da iodi trarla fuori del Viracelum , descritto da To'omeo Pelusiota e dal Cluerio nelle Geografie loro; nè di quell' antichissimo Foro che lconfi ne significavadello 'mperio di Giano,comealtri vo gliono , perciocchè sono divisamenti molto oscuri ed incerti; ma sì bene della sua prima memoria che truovasi nella donazione del 1058 fatta dal marchese Oberto figlio di Alberto alla chiesa di T. II. 7 98 S. Venerio , in cuidicesi: = donamus totam ter ram quæ posita est in dictis loci Verignano , Pa nicalia , et Agnino usque ad caput de monte Ca natæ et usque al Fizzano ( cioè dal loco di Agni no fino a Canetto, e al Fivizzano). Così traen domi addietro infino a que tempi nei quali Fi vizzano avea con sua Verrucola confuso il nome , lo che attesta la Bolla di papa Eugenio III. del 1149 data al vescovodi Luni Gottifredo II , e mol ți contratti del 1230 , 1234, e 1247 , che dico no =actum in Foro Verruculæ Bosorum, ed an che in Finisano foro , ripiglierò il xu, secola di nostra salute, quando il loco nomavasi appun to Foro di Verrucola Bosi, per gli uomini illustri notare di questa Terra, i quali vennero poi ; la sciando la più rimota antichità e mettendomi ne gli anni d' allora che Verrucola e Fivizzano uną delle tre prime sedi si furono della famiglia Ma laspina. Indi fra' disastri delle guerre si stettera ancora per poco sotto il dominio di Castruccio Interminelli e della repubblica Lucchese ; come pure delli Visconti di Milano che per l'armi di Niccolò Piccino l' aveansi presi, perchè i feuda țari di questi luoghi alla repubblica aderivano di ! Fiorenza. Finalmente nel 1477 , dopo la violenta morte recata dal popolo all' ultimo loro marche se Spinetta figliuolo di Bartolomeo del q. Nicco lò Malaspina, che senza rede si era, sotto la si gnoria si puosero de' Fiorentini; che che discor rino intorno aquesto paese certi cotaliche le scrit ture antiche non lessero, ai quali non farò con vincimento di quanto per me si è accennato , co me non è mestieri. E per entrare più presto nel mio lavoro dirò, contro di essi, che Fivizzano è an tichissimo , quantunque s'ignori d' onde tragga suo nome, tante volte variato: che fu nel secolo xiv. dal Castracani smantellato di sue antiche mu ra e di torri; preso e saccheggiato nel xv. dal 99 l'esercito del re Carlo di Francia; posto a ruina poi dal marchese Gabriello di Fosdinovo; e messo aguasto indiscretamente nel 1538 dagli Spagno li per le guerre che allora correvano. Dirò che vanta il singular pregio di aver avuto ne' primi anni della stampa una delle più rare stamperie d' Italia e tipografi qualificati, non già stranieri, madello stesso luogo, nelle personedei conti pa latini Giacomo, Alessandro e Giambattista fratel li della famiglia Onorati da Fivizzano , che da molto tempo è spenta, la quale fino del 1368 ot tenuti avea privilegi amplissimi dall' mperadore Carlo IV. , copia de' quali io pure conservo. Co storo non per desio di guadagno, chè nobilmen te viveansi di lor ricchezze; ma per vaghezza del I' utilissimo ritrovamento diedero opera d' impri mere con molta cura nel torno del 1470 i raris simi libri del Virgilio, delle satire di Giovenale , degli Offizi di Cicerone, e l' uffizio dellaB. Ver gine secondo alcuni , due de' quali che più si co 2 noscono , in contestazione di tale verità, hanno a piè della materia questi versi, giusta l' uso di quel tempo, anche per altri registrati, e specialmente il Virgilo che ha questa leggenda : = Sculpserunt doctis manibus , sed pectorefirmo Carmina Virgilii vatis super ætera noti Jacobus existens primus , Baptista sacerdos , Atque Alexander comites in amore benigni Qui Fivizzani vivunt super oppida digni. == In fine parimente delle Satire di Giovenale di Giacomo da Fivizzano si legge così : = Octo bis satiras Juvenalis perlege Aquini Scripsit quas Jacobus are notante manu De Fivizzano : Veneta sed doctus in urbe : Jampridem Lunæ patria clara tenet. Solve preces , solve quicumque volumina cernis Maxime qui pauperporrige vota Deo A 100 Per questi versi alcuno vuole arguire che Giaco mo da Fivizzano abbia stampato il libro a Vene zia, per le parole = Veneta seddoctus in urbe=; ma,se bene si considerino, altro esse non indi cano, ch' egli apparato aveaa Venezia, e che po scia dimostravasi iuLunigiana sua patria illustre per la famosa Luni. Finalmentedirò che Fivizza no , dopo li suoi diroccamenti descritti, fu da Cos mo I. de' Medici aggrandito e restaurato di mu ra; e che dai tempi di sopra indicati sempre fu capo di una parte non piccola della provincia e sotto ladominazione dei Malaspina, esotto il reg gimento felice di Firenze; infino a che nel 1750 piacque a' suoi clementissimi principi Toscani di rendere Pontremoli capo de' loro Stati in Luni giana. Fatto così brieveprolago aquesto libro, ono rerò primieramente la memoriadiquelprode Spi netta Malaspina, potențe signore di Lunigiana, il quale fu il ridottato emulo di CastruccioInter minelli tiranno di Lucca, e tanta nominanza pro cacciossi con opere , che a tuttonarrarepiù a di stesa storia che a picciolo ricordo s' apparterreb be. Ma, stringendosi per me questo racconto , so lo esporrò qualmente conoscere si possala bravu ra, il consiglio, la saviezza e tutto quello di lui che faccia più forte maravigliare. Nacque Spinetta intorno al 1282 nel Foro di Verrucola Bosidel marchese Gabriello del fu Isnar do Malaspina; e così divenne per valore e per senno segnalato, quanto per dignità e potenza , che gran capo di Lunigiana nomavasi. Per alcuno scrittore poi vuolsi che fusse un principe de'più magnanimi in que'tempi, quantunque spesse vol te sgraziato. Da principio e' seguì nel 1312 Ar rigo VII. all' impresa di Firenze; poi che accor so era ad incontrarlo nel campo imperiale a Mi lano il 1310. con altri Malaspina; ed essendo va lente soldato e molto bene parlante, in grande ΙΟΙ grazia di lui tosto montò, così che non solo eb be uno de' primi seggi dopo il re dei Romani e fu vicario imperiale a Reggio; madopola senten za dello decadimento del vescovo di Luni, segna ta da tale imperatore a Poggibonsi in Toscana il detto anno, per feudi e privilegi s'aggrandi mol tissimo di stato e di potere. Imperciocchè ebbesi poi la signoria di 64 castella in Garfagnana dei vicariati di Camporeggiano e di Castiglione, ol tre le terre dei Bianchi intorno alli marchesati ch' avea di Verrucola e Fivizzano, ed oltre ai feu di di Gragnola e Fosdinovo ,di Caprigliola e di Massa. Levavanlo ancora in alta estimazione sue private ricchezze, per cui fece grandiosi prestiti di più di 5000 fiorini d' oroper volta allarepub blica Pisana e di molta somma di moneta ad al tri signori. Parimente rifornironlo le aderenze con gli Scaligeri e le parentele che strinse , menando moglie donna Beatrice sirocchia di Luchino Vi sconti dominatore della duchèa di Milano e ma ritando poscia Ghidda sua figliuola a Feltramo con te di Montefeltro e Novella in seconde nozze a Luigi Gonzaga marchese di Mantova. Ma contut to ciò , siccome più le persone in eecelso grado e sollevate sono, più sogliono ai colpi della for tuna soggiacere, per questo posso dire che in mol te contingenze verso Castruccio suo perpetuale nimico la sorte sempre lo contrario. In fatti nel 1314 , avendo Spinetta molto favorito Uguccione della Faggiola signor di Pisa contra Lucchesi e contro i Guelfi di Garfagnana e molte stragi re cate loro in quella provincia, tutto l' odio si con citò della repubblica di Lucca. Nè alcun danno e' si ebbe fino che il Faggiolano signore stettesi in la dominazione di Pisa ; ma poi Castruccio de gli Antelminelli che nel 1316 alzò il capo e li Pisani cacciarono Uguccione , anche aSpinetta co minciarono sue venture andar male. Perciocchè 1 102 Spinetta, volendo rimettere nella Signoria di Pi sa Uguccione della Faggiola, conosciuto già nel campo di Arrigo imperatore, il quale ricovrato si era presso di lui nell'Apriledel 1316, indi a Mes ser Cane della Scala ito, intese tosto un anno do po di venire a Pisa col favoredei Ghibellini Lan franchi, e ricondurvi l' amico Faggiolano che aju tato avea in quella dominazione; ma, discopertosi in Pisa il trattato a grido di popolo, riuscì falli ta l'impresa, ed Uguccione subitamente da Fo sdinovo ritornossene a Vicenza con assai genti da cavallo e da piè che lo Scaligero Veronese avea gli dato. Allora Castruccio, collegatosi con i Pi sani, andò con 6000. fanti e 1000. cavalleggieri a oste sopra il Malaspina, chè dato avea il passo e favorito Uguccione: e tanto all' improvvista lo as sali che tolsegli Fosdinovo , Caprigliola, Soliera , Verrucola , Fivizzano e Codiponte, efecelo in far setto fuggire a Verona, disertandolo di tutte sue terre. Non per questo perdettesi d'animo il gran capo di Lunigiana, che tosto pensò a vendicarsi di tanto danno e di tanta vergogna. Laonde ve nuto a messer Cane e pregatolo di soccorso, non istette guari , chè nel 1320 fornito di molte ca vallate e di gran numero di pedoni quasi tutto suo paese riacquistò di Lunigiana, ruinata e gua sta dal fiero nemico. Indi fu a messer Gherardi no degli Spinola di Genova, signore di Lucca per poco tempo, e con gente ajutollo a prendere il castello di Uzzano che teneasi per li Fiorentini da due capitani degli Obizi. Avvenne poi appres so nel 1321 , che i Fiorentini, volendo guerreg giare Castruccio, fecero lega conil nostro Spinet ta il quale, tutto che fosse di parte contraria avea l'animo apparecchiato a' danni del tiranno Lucchese. Perciò li Fiorentini mandarono in Lu nigianą per la strada di Lombardia 300. cavalie ri e 500. pedoni almarchese, ed egliraunato buon 103 hitmero de' suoi feceinsieme poderosa oste. Quin di per l'impresa fu stabilito, che mentre Spinet ta facesse impeto da una banda, leschiere di Fi renze assalissono il Castracani fieramente dall' al tra , come narra il Villani in sua storia. Cavalcò e' ben presto di sua contrada secondo il conve gno , e dopo che ebbesi ricuperate alcune altre sue terre, discese con bravura al piano a portar guerra alla città di Lucca; ma i Fiorentini, pel cattivo loroprovvedimento, usciti fuora con brac cio debole e timide soldatesche , ruinarono la vit toria. Perciocchè ; venuti a campo in sul conta do Lucchese sotto il monte Vettolino, molestaro no con badalucchi la gente di Castruccio; e po scia, veggendo la forza di lui essere maggiore che si pensarono, di notte fuggironsi cheti, lasciando falò e luminareaccese nel campoperfar sembian za di volere assalire i nemici, senza rendere di tale consiglio consapevole il collegato. Poi richia mando loro gente di Lunigiana, sì male Spinet ta rimase in gabbo, che fu di subito rispinto dal le masnadeLucchesi le quali , perseguendolo , piừ terre déi Małaspina ripresono insieme con Pontre moli: e Spinetta così fu di nuovo obbligato a ri fuggirsi a messer Cane della Scala suo amico. Nè manco per tale infelice riuscita l' animo del pro de Malaspina soffri ozioso le perdite sue, chè in tesosi col duca di Calabria e con il pontificio le gato , ottenne per essi grande mumero di gente d'arme, e nel 1326 accampò ne' suoi feudi con tro il nemico, per cui riebbe Verrucola e le al tre terre. Intrattanto Castruccio per più savio con siglio non dispose di mettersi a fronte del gran de marchese; ma cón molta sollecitudine si affor zò e si prefisse di torgli il passo e le vittuaglie , e di coglierlo alle spalle, correndo con le sue or dinate schiere per lemontagne di Garfagnana. Spi netta allora, quando senti cotale venuta e come 104 le vittuaglie fallivano , per prudenza ritirò sua gente e abbandonò Lunigiana senza difensione , ripassando l' Apennino in su la via di Pontremo li. Castruccio in questa circostanza demoli le mu ra antiche di Fivizzano, le torri che alzavansi so pra del suo pretorio, e le più delle altre fortez ze. Tornatosi poi a Lucca, alla fine di due anni avvenne che di questa vita passò. Ora come del la morte sua allegravansi molto que' di Lucca, i Fiorentini , i Pisani, i Pistolesi e i popoli di Lu nigiana, chè stato erasi un granflagello a tutti, così 'l capitano Spinetta ebbene pure allegrezza : e tosto d' ogni suo dominio rifattosi padrone, ac cordò pace ai nobili di Dallo e aderenti loro che favorito aveano il Castracani, e gratificò i servi gi dei signori di Fabbrica nel Pavese, perchè avea no operato bene per lui, siccome attestano di ciò li rogiti del 1328 dell' archivio dei marchesi di Fosdinovo per me riscontrati; e in questo mentre fortificò Moneta e Castelpoggio nel territorioCar rarese. Per tale maniera volle Dio che avessero fine le avversità di questo valente feudatario, a cui due anni appresso la Repubblicadi Lucca in viò sindaci in ambascieria per istabilire salda pa ce e trattare con lui de'danni, offese e rappres saglie che accagionate aveansi a vicenda. In que sto variar della sorte Spinetta, con più vigoria rimontando in potere, accrebbe sua fama che già era grande. Conciossiachè da lì a due anni a pro di Gherardino Spinola suoparenteespugnò laroc ca Vezzanese, e per due volte sforzossi di solda tesche fornire Montecatini che per lo Comune di Firenze stretto era d' assedio e affossato , stec cato e imbertescato da' piè di Seravalle fino aBug giano, e i fossi pieni del fiume della Nievole e della Borra, e messe sbarredilegname perle vie, e fatti per li poggi moltissimi battifolli, che fu tenuto cosa ricca da strabilire. Nel 1331 poi ot 105 tenne investitura di feudi imperiali per Giovanni di Lucemburgo re di Boemia,enell' anno vegnen te contro Lucca fermò lega con i Fiorentini, chè gli fecero gran vantaggio di moneta: e per essi corse a guerra sopra Barga conmolta compagnia, però che i Lucchesi aveangli rotta la pace. Fu ancoratra'confederati principi d'Italia contro Gio vanni di Lucemburgo, secondo quello che dice il Corio nelle storieMilanesi: e dopo alcuni guer reggiamenti e gridata la tregua, Spinetta ebbesi il paese di Castiglione in Garfagnana. Non fu egli meno ammirato dai Principi nella dieta che ten nesi in Soncino nel 1335 dalli Rossidi Parma con li Visconti di Milano e gli Scaligeri di Verona , nella quale per la prudenza, credito e facondio so parlare di lui pacificaronsi que' signori ch' era no già usciti a campo, e procurò che Parma fus se data a Mastino Veronese senza correre all' ar mi. Questo Mastino poi, agguattando il signorag gio di Pisa, mandò gente a Spinetta, acciocchè togliesse a' Pisani Sarzana ; ed egli unitosi al ve scovo Bernabò Malaspinacon millefanti se ne im padroni , recando molta paura alla repubblica Pi sana. In oltre persuase aMastino della Scala con eloquente diceria di non cedere la città di Luc cain potere del Comun di Firenze nè per nove ro di moneta come aveagli offerto, nè per patti d' ambascerie, chè ciò non doveasi per solauti lità del popolo che alla curadi principe è com messo: essendo che è sempre indegnità gravissi ma il mettere a mercato li paesi e le genti sog gette , che hanno inviolabile dritto di reclamare sè non essere merci da guadagno; nè alcun si gnore potere senza infamia mercantar su lo stato loro di libertà o di vassallaggio. E questo eglife ce nonper maligno consiglio, come intese dire Giovanni Villani in sua storia; ma per politico e salutevole provvedimento della pubblica ragione ! 1 106 degli uomini, secondo che parlane Giovanni Bo nifazio nella storia Trevigiana, il quale moltissi mo esalta il valente Malaspina e rapportauna ta le orazione; quantunque poi avvenisse in contra rio. Però che nel 1341 gliScaligeri vendettero Luc ca, Pietrasanta eBarga ai Fiorentini, e Spinettame desimoper 12000. fiorinid'oro cedetteal Comune di Firenze tutti li suoi paesidi Garfagnana. Per li Scaligeri il 1336 ancoracavalcòsopra Pontremoli con Simone daCoreggio; e poi che li terrazzani si oppo sero cinse il loco d'assedio , devastò i campi e deser tòd' arbori edi case il Comune. Tanta riputanza egli avea, che a Verona alle nozzedi Mastinoilgrande , cui sposò Taddea dei Carrara, posto sublime occupò al pari di Obizo d'Este , di Riccardo da Camino si gnor di Treviso, di Marsilio dominator di Padova e di altri distinti principi nelle giostre, danze e tor nei e simili divertimenti magnifici che allorausava no. Di molti altri fatti e sequèle di lui potrebbonsi qui raccordare; ma per correre al fine più pre sto si lasciano indietro , perchè basta quanto si è detto per assemprarlo fino all' ultima sua ora che lo colse nel 1352 , e fece suo testamento in Fo sdinovo , e perchè morì senza rede maschio di sue ricchezze dispose molti suntuosi lasciti ebelle vo lontà. Avvegnachè volle, intra le altre cose, che si distribuissero a' poveri mille libbre imperiali di moneta d' argento, che giusto il Budeo de Asse lib. 2. sarebbero qualche migliajo di pezze di Spa gna: che si fondasse in Verona una chiesa con ospidale per le persone nobili cadute in miseria detto poi S. Giovanni in Sacco , quale cessò ver so il principio del nostro secolo: che un altro spe dale per ogni maniera d'infermità si ergesse nel Foro di VerrucolaBosi, cioè in Fivizzano , volgar mente chiamato lo Spedalino delBorgo e tolto da gran tempo, con annua entrata di 50. libbre im periali; e che una cappella con altare di marmo 107 si facesse in S. Margherita di Verrucola stessa. Parimente lasciò testamentando , che si dessero 50 dote di 15 libbreimperiali di moneta per cadauna ad altrettante povere fanciulle de'suoi dominii per maritarsi: che si spendessero 1000. libbre di buon valsente per liberare cento carcerati dalle pub bliche prigioni, ed altre beneficenze ad alcune chiese , espresse in tale rogito lunghissimo che tro vasi nell' archivio Malaspina di Caniparola. Indi fece lascio di molta somma a favore delle di lui tre figlie maritate, e l'eredità divise tra il fra tello Vescovo di Luni e li suoi nipoti. Il suo cor po fu riposto in S. Giovanni in Saccodi Verona, come ordinato avea, e vi si fecero le esequie del la sepoltura riccamente alla reale, che fu cosa notabile e bella: ed ebbevi monumento grandio so di marmo con statua equestre e magnifici em blemi. Veramente non è da dire quanto sì gran feudatario fusse pieno di saviezza e stimato da ogni maniera di principi, di conestabili , signori e baroni, che tutti affettarono sua amista; e giu sta il cavalier Pona nell' elogio di tale marchese, alcuna dieta non celebrossi mentre vivea, alla qua lenon intervenisse con onore ,sprimendosi lo scrit tor Veronese in questo modo =Ea tanti Erois experientia , ut nullus ferme graviorprincipum con ventus sit celebratus , cui non interfuerit Spinetta= . Era poi della persona moltodestro, di grande co noscenza, schietto e di servigi ricevuti grato e magnanimo come a principesi conviene; così che per ogni genere di virtù, oltre i menzionati au tori, colmanlo di lodi l' arcivescovo Quirini , l' Am mirato in sua storia, e Giuliodal Pozzo nelleglo rie della contessa Matilda. DI MADONNA ANDREOLA BOSI MADRE ILLUSTRE DI NICCOLO' V. La gloriadidue chiarissimi personaggi diLu : ! 1 i 1 108 nigiana, il pontefice Niccolò V. e ilcardinal Filip po Calandrini, già nel 1. volume di quest' opera dichiarata, conducemi a parlare di Madonna An dreola de' Bosi loro virtuosamadre. Imperciocchè, avendo il Platina, il Bergomense eGirolamo Ga rimberti con altri scrittori anche moderni divul gato essere questa donna di vilissima condizione eoscurissima, io deggio contro le altrui fallacie meglio definire del pontefice e del cardinale indi cati il decoroso nascimento , per non veridiche penne assai denigrato. Nè però dee alcuno mara vigliare , che qui una tal femmina io ponga tra persone egregie, tutto che nonsipossanodi lei re care notevoli azioni, pure vagliami chein pro di questo trattato ne parli perla provata verità non lasciare sotto un oscuro oblio. E solamente per questo dirò, come di antica, nobile e doviziosa famiglia si fusse, ed insieme virtuosa quanto di onesta e illustre matrona dire si possa, senza at tribuirla alla schiatta dei Bonaparte a guisa del conte de Las-Cases, che nel suo Memorial di S. Elena su' l' origine di tale prosapia speciosissime cose racconta e in gran parte false. Nascimento adunque si ebbe Andreola dopola metà del seco lo XIV. di messer Tommeo di Puccio del q. Duc cio de' Bosi notaro imperiale del Foro di Verru cola. Costei per lungoordinedi avi discender sem bra di que' Bosoni che nobili furono di Verruco la stessa , la qual terra per tali signori chiamossi poi Verrucula Bosorum in tutti li rogiti de' nota ri antichi, a differenza di altra detta Verrucula Ghirardinga in Garfagnana, e parimente di quel la chesi appellava Verrucula Corbellariorum pres so Villafranca in Lunigiana, che dal volgo noma si ora Virgoletta. Probabilmente quest' Andreola veniasida unalinea diquel Bosone, nella cui ca sa certi monaci Benedettini con Odone Bianco stipularono convenzioni il 1104 intorno alcune ter FONDAZIONE L. FIRPO BIBLIOTECA TORINC 109 re di Lunigiana per istrumento dato a lucedal Muratori nelle antichità Estensi, nelquale si leg ge =Actum in castro Verruculæ in caminata do mini Bosonis; oppure da certo Boso in tale carta nominato, che fu uno di que nobili i quali pre se aveano in feudo alcune castelladella casa d'Es te. E siccome avvenne che la famiglia de' Bosoni divisesi per sostanze, dritti e feudi; così fu che altri l'antico nome ritennero , e altri da Boso me desimo per esser meglio distinti ilcognome si pre sero de Bosi. Però a Verrucola nostra data fu la denominazione de' Bosi per que' feudatari che l'eb bonsi con investitura dai principali marchesi, co me appunto accadde alla Verrucoletta, che fu chia mata de' Corbellari per un certo Alberto Corbel lario infeudato di tale paese nel torno del 1200, secondo che rilevasi da uno strumento del 1266 dell' archivio Malaspina di Caniparola. Infatti nel lo stesso archivio parimente vedesi che nel 1247 certo Gandodi Bosiodi Verrucola concede in em fiteusi la villa di Quarazzana a Guidone di Gor diano di detto luogo, salve le ragioni de' primi padroni, ai quali l'alto dominio s' apparteneva. Per verità non puossi dubitare che Andreola fos sedi nobile stirpe e facoltosa, mentre si trova nel nominato archivio, che il di lei avo messer Puc cio de' Bosi fu quel piùdistinto personaggio, elet to a paciere delle discordie dei nobili di Dallo con il potente Spinetta Malaspina discorso di so pra; per loche nel 1328nella casastessa di que sto Puccio stipulossi concordia e patti di pace per il notaro Pietroda Vallazzana. Poi appresso a sti pulazione di Giovanni di Conforto notaro leggesi, che il medesimo Puccio fu general procuratore su tutte le terre di esso marchese. Per altre scrittu re ancora sappiamo, che Puccio de'Bosi nel 1335 fondò e dotò di beni la chiesa di Santo Giovan ni di Fivizzano, attestandolo il documento di Lo 110 renzo da Cozzano notaro, con queste parole: == et quam ecclesiam S. Johannis Baptistæ fieri et ædi ficari fecit suis expensis et dotavit eandem de bo nis suis Sr. Puccius de Verrucula Bosorum qm. Du cii. &c=. Lo chesi conferma per una lapida po sta un anno poi in quella chiesa per eternare la ricordanza della consacrazione ditale tempio, che trovasi adesso al destro lato dello altar maggiore con questi versi : = Est Ioannis Baptiste sacra ædes quam colit iste Mille trecentenis domini trigintaque senis Sumptibus et propriis Aprilis tempore mensis Quam Ducii Puccius incepit Verruculensis: Præside Lucensi, consecratamque Lunensi Dumprior Augusti lux venit mensis adusti =, Questa chiesa in oltre nel 1389, per bolla di Bo nifazio IX. ponteficedel 27Giugno,fuconcessa ai frati eremitani di Santo Agostino ad inchiesta del marchese Niccolò Malaspina il quale fecevi moni stero annesso, come riscontrasi nel tom. 6. degli annali di tal Religione del P. Torelli. Fu parimen te di questa famiglia de' Bosi e fratello di detto messer Puccio il reverendissimo Gregorio abate di Linari, eprelato insigne in que' giorni. Tomeo poi figliuolo di esso Puccio e padre di Andreola fu notaro imperiale, e parimente molto favorito e onorato dal marchese Spinetta. Ma sopra tutto è da notarsi la dota che ebbesi questa donna in suo maritaggio; avvegnachè per la somma della medesima si conosce ch' ella non era in istato di miseria, nè spavalda, riottosa e vile femmina di piazza, come hanno voluto che fosse li ricorda-. ti scrittori della vita di papa Niccolò V. Percioc chè nel 1388 ella celebrò solennemente in Santo Andrea di Sarzana lo sponsalizio innanzi a' più ragguardevoli testimoni del paese per iscrittura di Jacopo di AngeloGriffi notaro, e il nobile suo III marito il medico Bartolomeo Parentucelli Sarzane se ricevè per dota 400, libbre imperiali di mone ta da messer Giacomo del fu Tomeo Bosi notaro imperiale di lei fratello, e sì fatto rogito è nello archivio di Sarzana. Nè queste dobbiamo credere che fossero in quell' età poca moneta, quando è provato dall' archivio de'marchesi di Caniparola, che intorno al 1260. donna Cubitosa figliuola del marchese 'd' Este di Ferrara, venendo moglie a Isnardo Malaspina signore di Verrucola e Fiviz zano , portogli in dote 500. libbre imperiali e al tre 400. per le cose parafernali, la qual somma in tutto ascendeva a 1000, marche di argento; e che Spinetta il grande, già discorso, lasciò nel 1352 libbre 200. di tale moneta per la fondazio ne di pubblico spedale in Fivizzano, quale bastò per tre secoli, e poscia a tempo delli governato ri Lelio Buzzi e Giuliano Capponi il 1654 e 1722 sotto il dominio Fiorentino fu in luogo migliore aggrandito col disegno di Gaspare Pellicciaarchi tetto , siccome ora si vede. Giovami adesso con siderare , che , qualunque siasi stato il prezzo del la libbra imperiale in que' giorni, pure a vedere una possente signora di dominio averne avuto in dota 500, ed esserne bastate 200. alla fondazione di pubblico spedale , questaprivata donna costitui ta si riputasse nell'ordine dipersone assaifacolto se e distinte laquale avute aveane 400 ; e che tal somma di dotadi moglie fosse allora tenuto sfolgo rata. Laonde per tutte lecose fin qui narrate par mi avere chiarita abbastanza la nobile e agiata con dizione di madonna Andreola de' Bosi la quale, avvenente della persona, di morali savissimi es sendo e nelle cure domestiche assai provveduta, fu ancora madre avventurosa, perchèdette al mon do e alla Chiesa così bene educati figliuoli, che gloriarono al sommo la di lei vecchiezza e sua patria. In fatti vivendosi ella onoratamente in suo ! 112 maritaggio per otto anni insieme col dottore Bar tolomeo Parentucelli, partori Tommaso che poidi venne pontefice sotto il nome di Niccolò V. il qua leper sola umiltà nonusò di stemmae di cognome; enel 1403 dopo altri sette anni di vedovanza, sposata che fu da Tommaso Calandrini nobilissi mo Sarzanese , partorì Filippo, cui alla sacra por pora montò cardinalizia e allo arcivescovado di Bologna. Nel Giubbileo del 1450. con altissimo gri do celebrato dal di lei figliuolo pontefice , quan tunque fusse di età molto grave, puredasua di vozione spinta e per bramosia di rivedere ifigli , concorse a Roma con pompa. Introdutta colà al cospetto del Santo Padre in foggia di vestire al l'umiltà di lui e alla vecchiezza di lei disconve niente, scrivono alcuni la spingesse indietro , di cendole che amava di rivederlainpiù onestipan ni e come a più grave matrona si convengono. Poi salutato che ebbe in abiti modestissimi e con maternal tenerezza il sommo gerarca della Chie sa e avute in Romagrandi onoranze,bisogna cre dere che presso al cardinale Filippo, allora lega to della Marca di Ancona venisse; perocchè nel 1451 in sì raro contento fini di vivere a Spoleti. Il di lei corpo fu di colà trasportatoper operadi detto cardinale in Santa Maria di Sarzana nella cappella Calandrina, ove seppellito onoratamen te, cisitrovaancheadessoscolpitaquestascrizone = D. Ο. M. ANDREOLEDECALANDRINIS QUENICOLAVMPONT. MAX, ET PHILIPPVM CARD. BONON. MAJOR. PENITENTIARIVM EX SE NATOS ROME MATERNO AMORE SALVTAVIT SPOLETI MORIENS EJVSDEM CARD. PIETATE IN PATRIAM DELATA HVMILI HOC TVMVLO FELIX TANTA PROLE QUIESCIT OBIIT ANN. MCCCCLI. ? 113 DI GIOVANNI MANZINI PODESTA' DELLAREPUBBLICA PISANA E SCRITTORE. Quando in una città principale di qualche Stato viene alcun forestiero a montare in signoria e dominazione per istanziamento generale degli ottimati e del popolo di quella , bisogna ben credere , che lo stranio uomo per eccellenza di animo e per singulari prerogative abbiasi merita to di andare innanzi a tant' altri; e che le facul tà dello 'ngegno e le opere di lui troppo siano parute belle a queglino stessi che al reggimento lo puosero di loro repubblica. Osserviamo oraqual mente ciò fu manifesto in Giovanni di Manzino Manzini della villa di Motta presso di Fivizzano, dentro del qual paese aveasi ancora agiata abita zione. Costui , nato poco più oltre della metà del secolo XIV, fu giureconsulto dottissimo e poeta: e con tutto che non fusse del Comunedi Pisanè di quello Stato, pure nell'anno 1405 di nostrasa lute, per essere intorno alle pubblichebisogne ben provvedente , di grande conoscenza, molto fran co e prode, fu apodestà e capitano insieme del la Pisana signoria prescelto, e tenne, come solea si, nel suo anno l'amministrazione suprema di quel dominio. Egli ottenne sì luminoso grado nei perigliosi tempi della libertà di quelpopolo pren ce, quando turbavanla più che mai li maneggi del vicario imperiale Gabriello Maria Visconti e le pratiche segrete dei Fiorentini che l'imperio di quella città si agognavano. Ma il valente uo mo tennela fermainsuo tempo,econmoltocuore eprudenti consigli sostenne agli sforzi de' nimi ci, fino a che per cospirazione venduta e dalla forza dell' armi oppressa, alla signoria di Firenze soggiacque. Che poi il Manzini fosse poeta ce lo testimonia l'erudita prefazione all'opera del Tea Τ. ΙΙ. 8 114 tro comico Italiano moderno pag. 13 dell' edizione di Lucca del 1788 , nella quale assicurasi che il Musatto , il Petrarca e il Manzini della Motta fu rono que' tre primi ingegni del xiv. secolo che dai sacri argumenti ai profani ricchiamarono laTra gedia e la Commedia. Infatti egli dettò una Tra gedia Latina sopra la morte del magnifico Anto nio della Scala, quando nel 1387 perdè il domi nio di Verona ; e così, lasciando e' le stranie ve stigia , osò celebrare domestici fatti. Scrisse anco ra diverse lettere Latine che furono pubblicate dal P. Lazzari nel tom. 1. Miscell. anecdota Rom. La duodecima di esse appunto fa menzione della so praddetta Tragedia, dandoci conto del tempo in cui fu scritta e recandoci alcuni versi di essa, i quali non darebbono cagione di punto dolerci per essersi tale opera perduta, se non ci rimanesse il de sio di ammirare liprimi sforzi di que letterati mi rabili che aprirono novella strada a cotal genere di componimenti dopoil risorgimento delle buone let tere. Per altre delle accennate pistole raccolgonsi molte curiosità intorno alla vita privata e lettera ria di esso Manzini, come pure diverse memorie sto ✓riche de'suoi tempi. Primieramente discuopresi aver egli da giovanetto studiato a Sarzana, indi a Parma, poscia a Bologna e in fine a Pavia: essersi messo per qualche tempo ai servigi del conte di Virtù il duca Galeazzo Visconti; e di aver avuto fami gliarità con il marchese Spinetta duca di Gravi na, con Francesco diBartolomeo Casini Archiatro di Urbano VI. papa, con Pasquino de'Cappelli , con Giovanni Orologio Padovano , con Giacomo del Verme , con Benedetto de' Gambacorti, con Andriolo Occhi da Brescia, e altri insigni uomi ni del suo tempo. Trale cosepiùnotabili poi , che 1 nostro Manzini racconta, scrivendo il 1388 al detto Malaspina , sono alcune costumanze conta dinesche di Lunigiana nella vigiliadel Santo Na 115 tale, con la distruzione delcastello di Pulica del marchesato di Fosdinovo, e a messere Andriolo da Brescia descrive la morte repentina del Petrar ca, avvenutagli in sua biblioteca sopra di un li bro , mentre studiava. Nel fatto di Pulica però egli rammemora, che Rinaldodi Monteverdi pres so la città di Fermo , uno de' più potenti signori e tiranni infesti alla sua patria, militando nella guerra che circa il 1343 fecero in Lunigiana i Pi sani contro Luchino Visconti , malmenò alcune terre di questa provincia e distrusse Pulica intie ramente dicendo =: Ingredimur igitur Pulicamfer me funditus disruptam per nequissimum Rainal dum Firmensem, qui malo finevitam suam vidit. == Il fine poi miserando del cantor di Valclusa così lo narra all' amico Andriolo: = Nostri sæculi glo riosum jubar , nostræque ætatis speculum, laurea tus Petrarcha Franciscus , post tot librorum volu mina a se compilata, unius et septuaginta existens annorum diem clausit extremum Bibliothecæ suæ penetrali , cubanti similis , compertus exanimis su perlibro: cujus obitum ejus domus non fuerat ita è vestigio suspicata=. Veramente ci sembra cosapre gevole, che lo scrittore Manzini quasi contempora neo delPetrarcadichiari con tantaprecisionedi cir costanze una tal morte 24 anni dopo che fu acca duta e inmodo ben diverso dagli altri. Nulla di piit abbiamo trovato di questo illustre personaggio , notato da monsig. Paolo Tronci nelle sue crona che Pisane , fuorchè sembra si morisse prima del 1422 ; perocchè in un contratto di Antonio Bo nizi notaro si legge= actum Fivizzani in domo olim Manzini = , rogato in quell' anno. E sicco me e' trasse buon frutto di sua estimazione e gran demente onorò sua patria; così per noi in ispe cial modo ricordasi degnamente. : 116 DI FRATE LEONARDO VALLAZZANA TEOLOGO E PREDICATORE. È vero che gli uomini i quali non sono te stimoni dell' eccellenza delle persone lodate ri chieggono per lo più di essere convinti con ope re fatte per que' tali che alcuno esalta; maè pe rò anche verissimo essere vivuti al mondo ripu tatissimi ingegni e singulari, che o per modestia o per povertà, o per altre cagioni strane dopo di sè non lasciarono agli avvenire che nobile nome. Tutti costoro invero , essendo in molto numero , non ci par giusto che sempre debbansi nella di menticanza tenere ; conciossiachè non solamente assottiglierebbesi la gloria delle nazioni , ma trop po scemerebbe il pregio dellavirtù elo stimolo ai giovani di faticare per conseguir fama e riputan za. Laonde alcuna volta porgere conviene ancora queglino che per qualche buona ragione maravi gliarono , con tutto che il Cielo abbiali per sue vie condotti a scordarsi di uscire con opere ad occupare i secoli che veniangli dopo. Fra questi cotali distinti uomini, quantunque ignoti , deesi riporre frate Leonardo Vallazzana di Fivizzano e di antica famiglia, il quale fu grande maestro in divinitàe sommo predicatore de'tempi suoi, e per ciò di particolare ricordanza. Per quanto raccon taci frate Alessio Casani in suo Ms. memoriale sappiamo che il Vallazzana non solo sfolgorò per le diverse onoranze di maestro di suo Ordine , di Provinciale di tutta Toscana e altri gradi in sua Religione; ma per essere stato uno de' più famo si lettori di suo Istituto in Bologna e per avere bandita la divina parola con istraordinario grido nelle principali città d' Italia. Una sicura prova della celebrità di questo profondo teologo dacce la il monumento posto in S. Giovanni di Fiviz zano sovra la porticciuola laterale di detta chiesa 117 amemoria perpetua di lui, dove in marmove desi l'intera statua di questo maestro Leonardo di ottimo lavoro,egiacente sopra molti libri , une de' quali tienelo stretto al petto con sotto questo brieve epitafio = : FR. LEONARDO VALLAZZANAE S. M. RELIGIONIS ET PATRIAE ORNAMENTUM CONVENTUALES PERPETUAM VIRTUTIS MEMORIAM STATUERUNT ANN. MDXX DI PIETRO E FRANCESCO RAPPI VALENTI SCRITTORI. Dovendosi ora parlare di questi due scritto ri Rappi del castello di Santerenzo del contado di Fivizzano, nulla diremo dell' antichità di essa terra , chè l' abbiamo già dimostrata nel lib. 1. di quest' opera, ove parlossi del martire S. Teren zio ; ma tosto entreremo nella nostra narrazione come convienci. Fu maestro Pietro figliuolo di Mar chetto del q. Antonio di Rappo da Santerenzo, originario dell' antica Luni : e cometalefamiglia agiata era e di riputanza; così noi trovammo nel l'archivio Malaspina, tante volte da noi ricorda to, che Vittarello Rappo nell' anno 1313 stipulò contratto di 4151 fiorini d'oro a favore di Ve gnuto di Durante di Fosdinovo; e che il padre di maestro Pietro nel 1467 fu uno degli arbitri eletti alla divisione di feudi e beni tra li figliuo li di Antonio Alberico Malaspina marchesedi Fos dinovo. Ma, lasciando a parte le antichità di ta le progenie, non occorre d'intertenerci di più su gli avi di questo Pietro che fiorì nel torno del 1485, e fu uomo di rara eloquenza, esimio teo logo e scrittore. Secondo alcune memorie di sua famiglia possiamo raccontare aver egli studiato a Siena conmolta lode, ed ottenutavi lau dot torale che allora di molta scienza era certissimo testimonio, essersi poi andato a Bologna, ove le dottrine e gli studi più che mai coltivavansi. Qui N 118 vi, dal secolo ritiratosi , vesti l'abito dei cano naci regolari della congregazione di S. Giovan ni in Laterano, e nel monistero di quell' Ordine maestro Pietro chiamossi. E come che si esercitò molto a leggere teologia e a sermonare ai popoli; così addivenne valentissimo Cattedrante e mira bile predicatore; però non poca fu la nominanza che ebbe in quella città. Veramente quel grido meritossi che avea, tanto più per avere stampa to in Bologna, come alcuni vogliono,diversi opu sculi di pregio con una storia dei Malaspina di Lunigiana, la quale ora ponesi in molto dubbio; perchè non trovasi chi mai l'abbia veduta. Non ostante per sua dottrina fu tenuto per valente e saputo uomo , come divenne ancora il di lui ni pote Francesco Rappi, che riuscì ottimo giurecon sulto, quantunque poco esercitasse la sua facoltà. Fu questo Francesco figliuolo di Giampietro del q. Marchetto Rappi di Santerenzo , e nacque in torno agli anni 1480. di nostra salute. Conventa tosi e' nello studio Bolognese fecesi intero per sa viezza , come distinto per bontà eanimo pio. Per questo in Bologna, dove dimorava lo zio Pietro detto di sopra, ottenne canonicato; ma poi tornò alla patria, e della parrocchia di sua terra, di Casola, di Vinca e di Viano fu fatto insieme ret tore e piovano; cosa non singolare in que' gior ni. Francesco ritenne lungamente questi benefi zii ; ma appena fuintimata la Sinodo Tridentina, rinunziando le altre chiese ,tennesi la sola di San terenzo. Molto noto e caro egli si rese ai duchi di Massa e Carrara, e tanto che vollero onorar lo di amplo diploma di nobiltà anche per tutti li suoi parenti , e carico d'anni mori nel 1546. E poi co molto ricco era di beni, fece per suote stamento lodevoli e pietose instituzioni, essendo che lasciò doversi in perpetuo dotare in detto Santerenzo e in Carrara oneste fanciulle con as 119 sai buono provvedimento di alcune centinaja di scudi , quando fossero per maritarsi, ed anche be nefizii ecclesiastici fondò in sua patria. Scrisse poi un molto. buon libro di materie spirituali , che pose a luce col titolo= Lima spirituale: Bo logna per Jeronimo de' Benedetti 1514. in 4.° =, in cosi ottimo vulgare, che non invidia i testi di nostra favella Toscana; e trovasi allegato spesse volte dal Neviziano nella Selva nuziale, ed anche da Borgnino Cavalcani nell' ultimo volume di sue decisioni. Tanto Raffaello Soprani , quanto recen temente Giambattista Spotorno, questo Rappi ri cordano con lode tra gli scrittori di Liguria, pen sandosi che fosse di Santerenzo al mare; ma con buona pace di sì stimabili ed eruditi storici , que sto Rappi non fu mai Genovese, e male se lo at tribuiscono , siccome le ricordanze di sua famiglia per me discorse dimostrano, ed anche il mento vato libro cheallacarta 46 ciò chiaramenteesprime. DI FIVIZZANO FRANCIA SINGULARE PITTORE. Se Lunigiana avesse avuto scrittori gelosi del suo onore io non sarei alcune volte a gridare la trascuranza de'nostri padri che lasciarono perire molte memorie, le quali potevano al paragone le varla di altre provincie. Ma come a questo male non puossi intieramente provvedere , così ormai bisogna contentarci di quel pocotalvolta che pos siamo invenire per congetturare che li nostri an tichi furono più operatori, più savi e più inge gnosi di noi. In fatti, avendo io trovato i nomidel valente maestro Michelagnolo pittore, nato di Gio vanni il 1574 in Fivizzano e morto nel 1639, di maestro Battista di Giovanni Ponzò scultore che mori nel 1649 , di maestro Francino scultore di cui in marmo è la non finita statua di naturale atutto tondo nel coro di S. Antonio di Fivizza 120 no rappresentante Gesù risorto; come pure di Fi vizzano Francia pittore, natio di esso paese, so nomi doluto di non esserci altro che meschini cen ni di costoro i quali, vivendo ne' bei tempi del le arti , ebbono la disgrazia o di essere poco no ti fuori di loro patria, o diessere confusi nel no vero degli artisti, o di non trovarsi bene indica te le opere che fecero per determinarne il meri to e lascuola , quantunque si trovino alcuni avan zi bellissimi , a cui non sannosi attribuire. Quel lo poi che più mi attrista si è a vedere il celebre Fivizzano che si resta nell' oscuro, e che Gior gio Vasari con pochissime parole hallo negligente mente rammemorato nella vitadi Francesco Raibo lini Bolognese, detto il Francia, solo per dire le altrui lode e non per esaltare la bravura del no stro pittore di notomie. Nè possomi persuadere che il Fivizzano singulare nonfosse nell' arte sua, e per rarità di operare non montasse in grande estimazione nel tornodel 1520, per quanto lo stes so Vasari ci narra; mentre assicuraci avere costui dipinta così bene la morte, che poscia nel con templarla mancò. In attestazione di questo fatto incredibile egli reca il seguente Epigramma, scrit to in tale avvenimento:= Me veram pictor divinus mente recepit Admota est operi deinde perita manus : Dumque opere in ficto defigit lumina pictor Intentus nimium palluit et moritur , VeraigitursumMors, non mortua mortis imago Si fungor quo mors fungitur officio = . Stando ora alla sentenza di tali versi e al con fronto che fa il Vasari della morte del pittorBo lognese con quella del Fivizzano , è d'uopo argu mentare, che il Fivizzanese artefice dir non po teasi divino nella dipintura e di mano perita, se veramente nonfossestato nell' arte valente assais ک 121 simo; e che lo storico Aretino, dipittori trattan do, è in certo modo reo di aver trascurato d' i struirci di sì raro uomo, che lasciò un' opera, a quel che pare, straordinaria. Io qui non voglio di scutere , se fuori del vero sembri il morir d'un pit tore di morte subitanea per lasola contemplazio ne della terribilità di suo dipinto; però che il fat to mi sembra piuttosto poetico che nò, e meglio mi rivolgerò a dimostrare la patriadel Fivizzano. Per Carlo Vasoli in suo manuscritto, che presso di me si conserva, porgemi un cenno di questo bravo artefice , pensando che sia della famiglia Francia di Fivizzano, della quale sonovi documen ti dall' anno 1398 fino al 1639. In fatti si riscon tra negli atti di messer Azzone da Spiccianodel 1398 , che un certo Francia da Fivizzano lascia 20 soldi imperiali per li restauramenti da farsi alla chiesa antica di S. Antonio del luogo, inter detta da gran tempo per le ruine che minaccia va, essendo che i frati della Congregazione di S. Antonio Ab. di Vienna in Francia, ai quali era soggetta, lasciavanla pericolare. Nel 1428 France schino di Giovanni Francia è testimone ad un con tratto di Antonio Bonizzi notaro, e nel 1574 tro vasi ne' registri parrocchiali di tale Terra un al tro Fivizzano figliuolo di Francia bastrajo proba bilmente nipote del pittore descritto. Laonde per conchiudere questa rubrica non mirimane di più a dire, che il pittor Fivizzano rimansi ancorapo co meno che oscuro intorno alle sue opere e al suo merito. E poichè non è stato messo in chia ro da niuno basterà questo cenno, lasciandoci il desiderio di poter meglio conoscere sua vita e il suo valore. DI FRATE ALESSIO CASANI VALENTE ORATORE. Tra gli uomini ragguardevoli che la Terra 122 insigne di Fivizzano godesi avere avuto , porremo ancora frate Alessio, nato nel 1491 di Giannan tonio Casani e di Antonia Stradella Fivizzanesi perocchè fu savissimo di scrittura, di molto sen no naturale, di aggradevoli maniere e autore di utili opere. Quantunque egli fosse romitano di S. Agostino, divenne dicitore nobilissimo tanto a far prediche , quanto in aringa parlare di cose a re pubblica riguardanti. In fatti e' non fu solamen te predicatore apostolico in tutte le città più co spicue d'Italia conmolta nominanza; ma nel 1529, tempo ancora di fazioni, sermonando in Firenze ( secondo che racconta in suo manuscritto Memo riale d'ogni fatto suo e di alcune cose di sua pa tria ) quando i Medici erano cacciati di quella città, più fiate aringò sopra la pace e concordia de'cittadini. Ma se ne ebbe mala ventura; però che fu qual partigiano de' fuorusciti messo prigio ne, e poscia, come Dio volle, diliberato con mag gior gloria. Avvenne poi che nel 1535 , per la se conda volta predicando la quaresima in Venezia , si truovasse in segreta assemblea di Fiorentini , colà rifuggiti , a trattare delle cose di Toscana. In tale occasione egli con forte diceria mostrò a' congregati , che da niun' altra banda poteasi meglio e più grave sturbo dare alla parte contra ria, che per la Terra di Fivizzano, afforzando il paese, già reso debole prima per Castruccio In terminelli, poscia dai Malaspina che tentato avea no di ricuperarlo. Dopo quella predicazione ri tornato al suo monistero in patria , secondo il convegno fatto a Venezia , congregò gli uomi ni del Comune con saputa de' Medici, e innan zi al magnifico Lorenzo Cambi capitano di parte per la repubblica Fiorentina fece orazione alla Romana, perchè la Terra, già smantellata per le passate vicende , e di nuovo nell' autunno del 1494 per le soldatesche del re di Francia Carlo VIII, 123 in numero di 3000. che vi appiccarono il fuoco, si rimurasse e a guisa di bastita si rendesse con buoni fortificamenti, per non esserepiù bersaglio o preda dei vicini e degli stranieri , e per offrire alle genti di Toscana sicuro e prossimo asilo nel le discordie. Ebbono tanta efficacia le parole di questo Casani che subito otto ambasciadori furo no mandati alla repubblica Fiorentina e ai Medi ci stessi , perchè la volontà confermassero degli nomini del Comune in tale impresa e li ajutas sero. Così per opera di frateAlessio non subito, ma dopo alcuni anni,nel 1540, il paese di Fiviz zano fu, novellamente cinto di mura come ora si vede; quantunque più esteso circuito dovessero contenere. Però che il duca di Firenze Cosmo I, venutovi a visitare i lavori , non si rimase con tento della strettezza, in cui furonsi tenuti gli architetti. Non dirò poi quanti mali frate Alessio ebbe a sopportare per le dottrine ed errori di Lu tero , chè in ciò fu uomo prudente, e seppe di fendere sua innocenza, ma i gradi onorevoli ot tenuti in sua Religione. Prima fu vicario generale di Sicilia e di Calabria, poi nel 1542 diLombar dia. In questa occasione in pubblico parlamento di 40. senatori in Milano, presiedendoli il mar chese del Vasto governator generale di quello sta to, fu inchiesto di parlare intorno al reggimento di repubblica, ed egli all'improvvista con ordi nato discorso tanto bene soddisfece alla inchiesta, che molta estimazione e favori se ne ebbe. L'a nimo intraprendente e fermo, la dottrina e l'in gegno di quest' uomo facondioso, come aveangli procacciato molta nominanza presso quelli che lo conobbero virtuoso; così fecerlo montare in gra zia e in onore anche di Cosmo de' Medici duca di Firenze, il quale ascoltavalo volontieri, e per questo facilmente nel 1558 fugli accordato di fon dar monistero di suore Agostiniane a Verrucola 124 Bosi sul castello antico dei Malaspina. Molta spe sa e molte cure provò egliin questa operadi mo nastero, quale in diversi anni sollecito condusse afine con somma lode. Finalmente illustre per tanti meriti l'anno 1570. mori nel Signore, la sciandoci onorata memoria, acuiposcia in S. Gio vanni di Fivizzano fu posto monumento conque sta lapida: = D. 0. Μ. Alexio Casano Fiviz. Ord Eremit. S. Augustini Praeclariarum urbium Italiae concionatori celeberrimo Siciliae et Calabriae Vic. gener. Et visitatori hujus conventus alumno Acampliat. Monast. S. Monicae Verruculae fundatori Muniendi Fiviz novis moeniis promotori Trium praeclariss. virorum Quorum deposita inhoc templo visuntur Eod. ann. ad habitum August. receptori Ac tandem An. MDLXX. morteperempto PP. tantis meritis grati Ann. MDCCXXIV. Monumentum posuerunt. DI LUCHINO VALLAZZANA PRODE GUERRIERO. A Il capitano Luchino da Fivizzano, ricordato in diverse storie d' Italia, fu dell' antichissima fa miglia Vallazzana , e divenne ornamento della sua patria per la somma bravura chesi ebbe nell' ar mi. Questi viveasi intorno al 1500 , e militò per li Fiorentini i quali erano già padroni di molte castella di Lunigiana daquasi 60. anniprima. Eb be Luchino daprincipio il gradodi colonello edi castellano di Volterra, ove sposò donna Elisabet ta Lisci figliuola di Mariotto gentiluomo di quel la città; e come pervalore tra' caporali di schie re molto erasistimato, così mostrò ancora inmol te imprese non solamente sua bravura e pruden zamilitare, ma diè segnodi essere tra' più prov veduti capitani del suo tempo alla testadi quel : 125 le invitte squadre, chiamate le bandenere diLu nigiana, e composte di forti uomini della provin cia, le quali recarono ai Medici di Firenze molte vittorie. Disceso pertanto in Italia Carlo VIII re di Francia, e passando con suo poderoso esercito nel 1494 per Lunigiana, avvenneche Gabriello e Leonardo Malaspina marchesi di Fosdinovo ajuta ronsi presso quel re, acciò riponesseli in domina zione della signoriadiVerrucola e Fivizzano, sog getta ormai ai Fiorentini fino del 1477. Perquesto i reali commissari con segreto e stipulato convegno , vendettero per 3650. ducati d'oro in oro ai detti marchesi le terre di tutto quel feudo. Venneviinfat ti Gilberto di Montpensieri capitan generale del re Carlo con 3000. Francesi e molta gente dei Ma laspina , e prese e saccheggio Fivizzano contanta terribilità di armi , che fu di spavento anche agli altri popoli. Di più, non contento del saccoe del le ruine, mandò sedici staggi del loco a Lione in Francia in guarentigiadella impresa edella taglia di più di 4000. fiorini d' oro larghi imposti alla Terra, come da un atto riscontrasi del 1504 del 9 Novembre, stipulato a Firenze dai procuratori del Comune di Fivizzano, che nell' archivio ritro vasi dei marchesi Guadagni, e dichiara questi av venimenti. Ma come fu ceduto l' antico feudo nel Giugno del 1495, perchè li marchesi pronti non isborsarono ai capitani del re una parte del pat tuito prezzo e la tagliasuddetta nonfudalComu ne pagata, li poveri prigioni tanto furono tratte nuti in Francia esì malamente riguardati, che li più vi morirono, fuorchè sette di essi, cioè Mi chelotto di Piero del Maestro, Santino di Matteo Parlari , Mariano di Falcinello , Ser Manfredo Bian chi di messere Alessandro e altri tre, che nel 1502 ritornarono salvi alla patria per l'ajuto dei Fio rentini che imprestarono 10000. scudi d'oro per ogni spesa. Standosi così sgraziate le cose di Lu 126 nigiana e male riuscita essendo la guerra de' Fran cesi , Luchino subito ricuperò sua terra alla Re pubblica e le altre castella, chè furono da lui cac ciati ipresidii nemici e respinti limarchesi da ta le dominio. Ma Gabriello Malaspina, deluso nel primo fatto contra Fivizzano, e volendo ragioni avere su questo loco di feudali dritti di sua ca sa , più volte quindi unissi con limarchesi di Vil lafranca, e osteggiò ancora sopra tale paese; ma il capitano Luchino , sempre opponendo sue for ti schiere , a furiafacevali innanzi a lui fuggire , ed in fine così que'signori sconfisse che prese lo ro Santerenzo , Colla e Ceserano, con Tommaso Malaspina di Villafranca prigione, siccome si è dimostrato anche al lib. V. , parlando di Gabriel lo signore di Fosdinovo. Con tutto ciò nel 1537 , mentre Fivizzano, ristorato alquanto de' suoi dan ni , pace godeasi sotto il reggimento del Comun di Firenze , altri Malaspina gli accagionarono tur bamenti novelli, mentre un esercito di Spagnoli , condotti dal conte Giambattista Lodron sotto gli ordini del marchese del Vasto, accampava su le terre de' feudi Malaspina, i quali signori non at tutavansi mai. Imperciò , nata contesa per via di confini e turbato dominio tragli uomini del mar chesato di Villafranca e quelli di Fornoli, sogget ti al ducadi Toscana , il Fivizzanese Luchino to sto raunò molte genti d' arme da Barga, Pietra santa e Fivizzano, e cavalcando contra i nimici prese e saccheggio Virgoletta e ritenne il paese per il suo duca. Ma intanto ch' egli tali cose operava e altre studiavasi di fare , negli anni appunto 1538 quattro mila Spagnoli, guidati dai Malaspina e dal conte Lodron, di sotto Fosdinovo e Gragnola cam minarono segretamente sopra Fivizzano. Allora la Terra afforzata erasidi presidio, però costoro fin sero un solo passaggio e di essere altrove rivolti ; e quando furonle sotto chiesero con amichevole 127 parlamento, che pochi cavalleggieri c' entrassero per fornirsi dipoche vittuaglie daseguir loro cam mino. Gli uomini dabbene di quelle guardie, nul la sospettando , acconsentirono, e gli Spagnoli vi spinsero dentro un numero di soldati assai mag giore del convenuto , e perquesto inganno la pre sero, molti mali recando ai troppo creduli terraz zani e mettendoli a sacco e allaindiscreta feroci tà militare. A tale novella il Vallazzana tosto si ritirò dalla impresa e sollecitamente procurò di ponersi nel castello di Verrucola che resisteva , in di badaluccando con li nemici trassedi più gravi mali le circonvicine terre, sino a che fu dilibero tutto il paese. Dopo di questi fatti Luchino, te nendo la guardia di Volterra, fu nel 1543 man dato con 300.dei migliori fanti insieme con Otto da Montauto, che avea altrettanta compagnia di soldati , ad occupare e difendere Piombino dall' ar mata Turchescadel munsulınano Barbarossa, per chè minacciava quelle coste. Così il capitano Val lazzana, per quanto le contingenze portarono , si rese glorioso , e fece di sè lodevolmente discorre re l' Adriani nel lib. 2. di sue storie Fiorentine, l' Ammirati in sua storia e Benedetto Varchi in suo lib. 15. di storie, i quali autenticano le gesta di sì nobile soldato, e quanto per me si è nar rato. DI GIAMBATTISTA GHIRLANDA VALENTE PITTORE. Quelli che vissero al mondo senzamerito, nul la di estimazione si ebbero presso le persone che attemparono con loro, e molto manco ne hanno tra le future , che giudicano della virtù dei tra passati senza passione. Però quando troviamo no tato alcun uomo antico per ispecial ricordazione , bisogna credere che fosse in qualche conto pre 128 gevole e distinto; tanto più se alcuna opera di lui si accenni , che dimostri la sua bravura. Per questo appunto sonomi indutto afavellare dimae stro Giambattista figliuolo di Sebastiano Ghirlan da di Fivizzano, poi che fu pittore assai prege vole. Costui secondo sua propria testimonianza, come vedremo, nacque il 1511 , e intese all' ar te del dipingere con tanta buona maniera ed ec cellenza , che puossi considerare tra' più singula ri artefici di Lunigiana per lo stile,buon gusto, disegno e colorito: ed increscemi che siasi fino ad ora dimenticato presso che da tutti queglino che hanno discorso dipittori ; poi che avrebbono meglio di me fatto conoscere suo merito, descri vendo alcune opere di lui , che per valente e ra ro artefice possono dichiararlo. Ma prima, che per me si tratti de'suoi lavori , convienemi alcune co se chiarisca per torlo dalla dubbietà di essere cre duto di Massao Lucchese, e dallo scambio di Ago stino di lui figliuolo , già discorso nel libro I. di quest' opera. E per attestare di lui quanto più si possa dimostrerò che in un giudiziale processo, che leggesi nel 1. volume di atti diversi dei signo ri Micheli di Carrara, disteso in Massa dal nota ro Andrea Casoni il 20. Febbr. 1567. per causa della lite fatta dal conte Scipione Fieschi contro la repubblicadi Genova, intorno alla reintegrazio ne ai di luidritti e beni, confiscatigli nella famo sa congiura di Gioan Luigi Fiesco, ritrovasi qual mente apparisce a disamina questo Ghirlanda con tale indicazione = Egregius D. Joannes Baptista Ghirlanda de Fivizzano continuus habitator Mas sæ &c. " In tale processo poi così egli depone : Io era inqueltempo( cioè nel 1547.) al servi دو دو " دو zio del cardinale Innocenzo Cybo a dipingere in Carrara, quando lo stesso signore mandommi a Genova con lettere commendatizie al principe Andrea Doria, perchèiopotessi osservare abel وو " 129: ' agio le pitture di Pierino del Vaga e l'or dine di esse, le quali erano nel palazzo del prin ,, çipe medesimo; ma prima di pormi in viaggio, دو دو " " trattenutomi un giorno a Fivizzano per accomo dare i miei affari a casa, poi subito pervenni a Genova. Colà appena giunto riposi le robe mie in S. Agostino presso di un frate mio amico : ,, e la sera per essere l' ora tarda alloggiai all'o „ steria , perchè non volsi tosto recare fastidio al دو detto principe. Quindi la mattina vegnente fe , cigli porgere mie lettere , e v' ebbi stanza nella ,, notte nella quale verso le 10. ore , inteso aven دو do iscompiglio e strepito, ed essendoin pianel „ le , vidi in gran confusione il principe Andrea. دو co' suoi familiari , il quale non avendomi per anche veduto, domandò chi mi fossi. Dopo alcun " „ poco che fu esso signore trattenuto a parlare ,, con un certo tale ( cioè Lodovico Giulia) che ,, dettegli cattive nuove, vidi salirlo a cavallo con „ quattro o cinque de' suoi per compagni, ed io , gli andai dietro a piedi e in pianelle fino fuor " دو " وو دو della porta. E mentre io volli rientrare, la sen tinella mi rimandò indietro unitamente ad al tri. Nulla di meno mi riuscì di rientrare in cit tà per la viadi mare, e perquello che accadde fui costretto ritornare a Carrara, senza otte „ nere lo scopo, per cui a bellaposta mi ero par " tito di Lunigiana = . Finisce poi la suaesami دو na, soggiungendo = Io sono di anni 56. di età: vale il mio dascuti 400 in circa: sonopittore : ,, sono da Fivizzano e abito in Massa; e non so ,, no mai stato condannato per causa criminale Da tutta quesia chiarissima confessione facilmen te si arguisce non solo la patria, il nascimento , l'arte e il dimoro del nostro Ghirlanda, maquanto ancora esser valente dovea e di buoni morali standosi ai servigi del Cardinal Cybo suo mece nate , ed essendo ito a Genova peristudiare su le T. II. 9 1 130 celebri maniere di Pierino del Vaga famosissimio dipintore. Per discorrere adesso deilavori più bel li di Giambattista che ancora si possono osserva re per giudicarlo,narrerò aver eglidipinto lagran tavola di Annibale in Capua, posseduta oggi dal la famiglia Orsucci di Lucca,la qual' opera egli eseguìconmaestrevole giudizio nel tornodel 1560. Nelle storie Lucchesi di Tommaso Trenta questo dipinto si attribuisce ad Agostino figliuolo di Giam battista Ghirlanda; ma veramente (non per con trariare un tale scrittore e chipoilo ha seguito) bisogna che si osservi non aver essi calcolato be ne l'età del padre con quella del figlio,nè achi di loro due meglio si convenisse quella fattura. Perocchè Agostino, nato presso al bel mezzo deł secolo xvI. e nel 1561 trovandosi anche in mino re stato, secondo un rogito di Ser Pietro Gian domenici Massese, sarebbe divenuto maraviglioso artefice di troppo, se di 12 , 0 13 anni avesse composto ed eseguito l' Annibale di casa Orsuc ci; mentre il padre di 49 anni erasi allora net fiore di sua esperienza. E ben vero che Agostino aLucca operò diversi dipinti a buon fresco, sic come abbiamo detto parlandodilui; manon pare che agguagliasse al genitore. Ritornando poi alla dipintura di Annibale che s'intertiene con una femmina Capuana, mentre di lungi appajono al tre figure, atteggiate benissimo e maravigliantesi dell' eroe Africano che spreca il tempo nelle de lizie di quel paese, vedesi una armonia felice di pensiero e di eseguimento. Evvi rappresentato an coraunbelpadiglione di ricchissime drapperie con sotto un soffice letto, per dinotare la mollezza a cui erasi abbandonato. Una tal'opera condotta fu con tale diligenza, perfezion di disegno e vivaci tà di colori , che alcuni hannola perfino giudica ta lavoro del Tiziano. Altra mirabile sua tavola ci rimane nella chiesa di Pò , villaggio poco di 131 stante di Fivizzano, che segnata è del suo pro prio nomecon queste lettere= Jo. Bapt. Ghirlan da Terz. faciebat an. 1566 = . Questa dipintura assai pregevole, alta da circa 8 palmi e 7 di larghezza , rappresentala vergine sedente col bam bino in grembo , il quale in mano haun fiore , e da una banda sonovi S. Matteo e Santo Rocco, dall' altra S. Antonio Abate e S. Sebastiano. Tut te queste figure, quantunque non abbiansi gran de azione, sono però con tanto amore espresse e con sì belle tinte effigiate e sì vive, che diletta no a riguardarle, e sembranodirécenteuscitedal 1' esperto pennello dell' autore. Deggio pur notare bellissime storie a fresco di maestro Ghirlanda , ef figiate circa il 1573 nel muro esterno di sua ca sa in Massa, posta nella via di S. Pietro, quale abitazione ora è posseduta dal Sig.Girolamo Gui doni; poichè ritrovasi in uno strumento del no tajo Pietro Giandomenici Massese del 1512 ; che Giambattista Ghirlanda insieme col figlio Agosti nodanno amurare quella casa loro col patto che di fuora le muragliedebbano lasciarsisenza scial baturafino a lor piacimento, ed anche i ponti di legno. Questo riserbo dinota sicuramente averlo fatto per dipingerle; avvegnachè furonsi poi di su perbi lavori ripiene, i quali quantunque in ap presso fossero guasti dal tempo, ci porgevano an cora un mezzo fregio di mirabili e perfette figu re. In esso due guerrieri ci erano vestiti di sajo edi corazza che a petto a petto combattevano: un bellissimő cavallo e una figura allegorica; e siccome non ci si scorgeano idiffetti del dipinge re di Agostino, però giudicar devesi lavorodeldi lui padre. Altro di più non saprei dire con veri tà, che a fresco dipinse nella chiesa parimente de' frati Minori di S. Francesco di Fivizzano, do ve aspese di un antico EmilioCavalcani cavalie re furono ritratti li quattro Novissimi; ma noit 132 furono tutti opera di questo Ghirlanda, che trop po sono tra loro diversi di stile e di modi. La par te che a Giambattista si attribuisce, e che è la più lodevole , è appunto la parete che i buoni frati guastarono per aprirvi un finestrone, e per quella barbara perversità di non curare le cose antiche , la quale adesso ci fa piangere tanti mo numenti perduti. La chiesa e il detto convento , fondati nel torno del 1438 su di una cappella, dedicata a Santo Pellegrino, e su di una casa di campagna dell' ultimo marchese del luogo Spinet ta III. Malaspina ai tempi di S. Bernardino da Sie na , indi aggranditi nel 1484 per cura del popo lo Fivizzanese, aveano pure altre preziose tavole di bellissime pitture, delle quali s' ignora la lo ro sorte. Manco Giambattista Ghirlanda nel 1584 in età di circa 73 anni, mentre fiorivano i di lui figliuoli Agostino ed Ippolito , e ciò dimostra l'e quivoco di Tommaso Trenta in sue storie; peroc chè ne abbiamo provasicura nei protocolli del no taro Antonio Cortile, conservati nell'archivio di Massa, mentre in certo strumento di assicurazio est ne di dota del 24 Aprile 1584 si dice : = Hinc quod constituti magistri Augustinus et Hyppolitus germani fratres et filii ac heredes di cti magistri olim Joannis Baptistæ Ghirlanda de Fivizzano pictores &c. = Con tutti gli esposti in dubitati documenti parmi avere dichiarato abba stanza quanto occorreva intorno al nostro Ghir landa, il quale non appartiene alla famiglia dei Ghirlanda di Carrara, ma sì bene a quella anti ca di Fivizzano, che vi cessò intorno alla metà del xvII. secolo, ed un ramo della medesima ri trovasi ancora a dimorare a Verrucola. DEL PRELATO AGOSTINO MOLARI ILLUSTRE SCRITTORE. Convienemi adesso onorare lamemoria di Ago 133 stino Molari che fu prelato degno di ricordanza per molti meriti. Costui , di nobile e antica fami glia essendo di Fivizzano, divenne illustre scrit tore , maestro insigne in divinità e per ogni ma niera lodevole di virtù, il quale molto nobilitò sua patria. Fiori egli intorno al 1570 , e nella sua giovinezza prese l' abito de' frati Romitani, nel laqual religione, procacciatasi molta fama di bon tà e di scienza, scorse tutti gli onori più lumino si, fino ad essere stato per ben tre volte vicario generale. Il suo savere e le doti rare dell' animo reserlo molto caro ai pontefici Gregorio XIII , e Clemente VIII, per i quali ebbesi la distinta ca rica di monsignor sagrista del sacro palazzo e di. lor confessore. Divenuto poi commendatore dello spedale di S. Spirito di Roma, sarebbe a dignità più ragguardevoli asceso, se morte importuna il 1595 non troncava con la di lui vita il corso di sue onoranze. Fu seppellito nel tempio di Santo Spirito in Saxia con lapida marmorea, cui fecer vi porre li cardinali Sabello e Lodovico de' Tor res ammiratori delle virtù del Molari, ch'era an che di santa ed esemplarissima vita. Parimente in Fivizzano nella chiesa di S. Giovanni di suo mo nastero , quale avea di reliquie insigni e di pre ziosi doni arrichita fu dal cavaliere Lazzaro di lui nipote donato di monumento con questa scrizio ne: = D. 0. Μ. Fr. Avgvstino Molario Fiviz. Ord. S. Avgvst. TheologoGregorii X111. etClement. VII. Confess.Apost. Sacrarii Praefecto Svi Ordin. Apostol. avctorit. tertivm Vicario General. Etcapitvlo General. itervm Praesid. Hospital. S. Spiritys in Saxia praeceptori Qvemdvm immensa probitas eximia virtus probatiss. mores Laboresque pro Dei Ecclesia exantlati Uberiores fryctvs pararent Importvna mors rapit Ann. aetatis LXVIII. Men. III. D. XVIII. III. Kal Febr. Auu. D. MDXCV. 134 Lazzarus Molarius nep. Fiviz. civisque Roman. 6. D. N. PP. Urbani VII. et Clement. VIII. cubicular Uttanti viri mem. in patria et in hoc Sac templo Quod imag. S. Angust. ad altare depicta ornavit Sacerdotalibusq. indum. Sanct. reliquiis ditavit Perpetuo extaret ponen. curavit. Che poi questo Molari fusse eccellente per iscrit tura, non solo abbiamo la testimonianza del car dinal Baronio nel Martilogio Romano, in cui lo chiama ottimo ed erudito tomo; ma delle altre bastevoli ancora nelle seguenti sue opere, lascia te alle stampe, cioè = De ritu S. Crucis Roma no Pontifici præferendæ Commentarius : Rome ex typographia Vaticana 1592. = Vita S. P. Augu stini cum adhuc infidelis esset ex verbis ipsius in libris confessionum 1587. ibi . = De translatione S. P. Augustini ex Sardinia Papiam, idem: = De potestate Ecclesiastica , Augustini Triumphi summa, ibi. Parla di tale notabilissimo uomo distesamente anche il P. Cornelio Curzio istorio grafo dell' ordine Agostiniano il quale fecegli am plo elogio. DI PIETRO VASOLLO POETA E SCRITTORE. Dimostrò messer Pietro, nato di Pierangiolo Vasoli da Fivizzano nel secolo xvt. in cui visse, di essere di erudizione non vulgare e bravo poe ta per le testimonianze che abbiamo, e per quel poco di lui che diremo. Perciocchè , essendo e' sta to uso più fuordi sua patriadimorare che inquel la, molte azioni sue perdute sonosi di memoria , che potrebbonlo meglio dimostrare. In fatti sap piamo che nel 1547 erasi in Venezia, di dove scris se lettere al magnifico Giambattista Terzago Mila nese, dedicandogli certa operettade'geroglificiEgi ziani che stampava; e per queste letterefa cono 135 acere ancora esseredicontinuo occupato a novel li frutti dare di suo ingegno. Ch' egli fusse otti mo coltivatore delle lettere abbiamolo per certo testimonio delle lodi a lui attribuite dagli scrit tori e dalla pratica tenutadimesticamente co' let terati di quel tempo ; avvegnachè troviamo aver egli avuto familiarità con il Terzago, con Otta viano Ferrari, con Stefano Pinelli, e col notissi mo Bonfadio, quantunque quest'ultimo per cer ta lettera che scrisse al Grimaldi intorno al Va sollo, non ci porga buon argumento di giudicare che avessene la minima estimazione. Ma la dop piezza d' animo del Bonfadio, che puossi arguire dalle sue lettere stesse , non può dar valore aquan to dice di male del modesto Vasollo. Impercioc chè raccomandatosi Pietro allo scrittore del lago di Garda, perchè gli procacciasse onorato collo camento, quell' annalista ebbe il vituperevolecon tegno di scrivere nello stesso giorno e al Vasol lo assicurandolo che servito l'avrebbe con effi cacia, e ad Ottaviano Ferrari che non manche rebbe di ajutare un giovane modesto , savio e dot to, e amico quale stimavail Vasollo; mentre nel tempo stesso esponeva al Grimaldi essere co stui un povero giovane e sciocchissimo verseggia tore; e che il favorirto saria lo stesso che farsi tener per goffo=. Per questo maligno tratto ver so unamico e per altri simili , che raccolgonsi dasue lettere stampate e gli vengono rinfaccia ti , ognuno deesi stomacare, nè in conto alcuno tenere le lodi e i biasimi di sì doppiouomo, quan tunque celebre per sapere. Senza però del Bonfa dio siamo convinti dal conte Costanzo Landi Pia centino, il quale ne' suoi Epigrammi, stampati a Pavia il 1550 per il Moscheni, onora assai il Va sollo, esaltandolo come ottimo poeta, e facendo in morte di lui questi distici intitolati = In Pe tri Vasoli Poeta cultissimi immaturum obitum = 136 Dum nimis intendit Musis Vasollus Etruscis Aeterna vigilem Parca quiete petit. Heu periit, fato raptus melioribus annis , Deficiens casto Pieridum in gremio! = Secondo tali versi bisogna credere, che messer Pie tro morisse in età ancor fresca e verso la metà del secolo XVI ; e che si riputasse abbastanza chia ro. Pure di suo due sole opere si conoscono , le quali per alcune bibiografie registransi tra' libri rari con questi titoli = Selva all' Italia in ver si sciolti , dedicata a Cosmo de' Medici , Venezia per Comin da Trino 1547 in 8.° = Oro Apolline Niliaco de' segni Jeroglifici degli Egizj : Venezia per il Giolito 1547 in 8.° = Noi poi vogliamo pensare, che se mancato non fosse tanto giova ne, lasciato avrebbe del suo ingegno pruove mag giori di quelledescritte, che nonpajonodigranconto. DI ALESSIO STRADELLA VESCOVO E SCRITTORE. Fu di grandissima e onorata fama per virtù eper meriti frate Alessio della nobile stirpe Stra della di Fivizzano, vivendo in fiore presso la me tàdel secolo xvI.; perciocchè riuscì grande ora tore, sommo teologo, insigne scrittore e illustre prelato. Anche l' Ughelli testimonia ciò in sua Ita lią sacra con queste parole = Fr. Alexius Stra della natione Etruscus , patria Fivizzanensis, in ter Italicos concionatores sui ævi facile primus , ex procuratore generali Heremitarum S. Augustini ele ctus episcopus fuit . Questo valente uomo, se guendo la regola de'frati Agostiniani, risplendet te nell' ordine suo moltissimo per dottrina e per ogni maniera di prudenza di che fornito era, e per molti distinti incarichi resesi ancora più rag guardevole. Imperocchè molte lodi ottenne quan 137 do fu procurator generale di suo Istituto, e quan do leggeva teologia in Roma, nella cui facoltà maestro fu di S. Filippo Neri, secondo che nar rasi in sua vita. Predicando poi lo Stradella nel 1566 in Augusta innanzi la maestà della impera trice Maria d' Austria alla Dieta Alemanna intan to piacere de' principi e private persone, non puos si dire quanto maravigliosamente in estimazione montasse. Mandato quindi oratore al concilio Tri dentino dal pontefice Pio IV. , sì bene intese al suo debito , che per il papa GregorioXIII. assun to fu al vescovado di Nepi e Sutri in Romagna. Poco però stettesi e' in tale dignità, chè andan do nunzio Apostolico in Germania a Carlo arci duca d' Austria, vennesi à Fivizzano, e quivi as salito da crudo male innanzi sua naturale ora ces sò nel 1580. nella speranza di maggior gloria. Nel compianto pubblico dell' afflitta sua patria ebbesi in S. Giovanni sepoltura onorevole, su la quale scolpita fu questa iscrizione: = D. 0. Μ. ALEXIO STRADELLA FIVIZ. SACR. THEOLOG. MAGIST. EX PROV. GENERAL. ORD. EREMIT. S. AVGVST. AD EPISCOP. NEPESINVM ASSVMPTO IN TRIDENTINA SINODO ET APVD MARIAM IMPERATRIC. CONCIONATORI CELEBERRIMO QUEMNVNTIVMAPOSTOLIC.ADCAROLVMARCID.AVSTRIÆ FIVIZ. TRANSEVNTEM MORS COELI NUNTIA AD COELVM VOCAVIT ANN. MDLXXX. XXVII. AVGVSTI = . Per sua immortale memoria lasciò alle stampe il savio prelato alcune opere con questi titoli scrit te con ottima lingua = Prediche recitate in Au gusta : Bologna per Alessandro Benacci 1567. vol. 2. in 4.° = Tre dialoghi , cioè dell' umana mise ria, del divino amoree, e della gloria del Para 138 diso : ivi . Fassi menzione dello Stradella anche nella storia dei PP. Barnabiti lib. 8.° e nel ca talogo degli oratori al detto Concilio stampato il , 1562 in Brescia, DI FRATE ANDREA SECURANI GENERALE MAESTRO DELL' ORDINE AGOSTINIANO, Era nel secolo XVI. assai commendevole per scienza questo Andrea de' frati Romitani, il qua le per eccellenza di predicare fu Tromba della Toscana cognominato, e chiamavasi Fivizzanese ; tutto che fosse della famiglia Securani onesta ed agiata della villa di Ceregnano di nostro vicaria to. Costui avendo alta fama di grande maestro in divinità e di oratore nobilissimo,fece per sua dot trina maravigliare le principali città d'Italia , e intra le altre Volterra, ove sermonando egli più lungamente che altrove, trasse tanto a sua divo zione que' virtuosi cittadini, che nel 1580 , con l' annuenza di Francesco de'Medici duca di To scana , privilegiarono frate Andrea con tutti gli altri di sua stirpe della nobiltà e cittadinanza lo 2 ro, e molte altre belle ed utili prerogative dona rono a'parenti di lui, che veggonsi nel diploma del senato Volterrano , conservato presso Giam battista di Orazio Securani della villa di Certar dola Fivizzanese unico evero superstite dell'agna zione del Reverendissimo Andrea. Ora noi tornan do al nostro proposito diciamo che il nostro Se curani non solamente si ebbe tali onoranze , ma poi appresso per li meriti suoi eletto fu a gene ral capo di tutto l'ordine di S. Agostino, quale dignità decorosissima sostenne fin oltre il 1596 conmolta lode. Avvenne quindi, che questo no tabile uomo assai vecchiodi età ritornasse alla pa tria per lui onorata, e allora al suo convento di S. Giovanni di Fivizzano riuni per bolla di papa 139 Gregorio XIII. l'antica Abbazia di Linari, posta su l'alto Apennino di Lunigiana che era inde cadimento , e fondata fu daOberto I. marchese cir ca il 970. di nostra salute,per quanto credesi dal Muratori nella antich. Estensi p. 1. c. 17. , l' ul timo prelato della qualefu Orazio Securani di lui parente. Così essendo e' vivuto con gloria, finì nel Signore il 1603 dopo 73 anni di virtuosa vita; ed ebbe nella ricordata chiesa di S. Giovanni suo sepolcro conmarmoreo busto,ela seguente lapida D. 0. Μ. Reverendiss. Pat. M. Andrae Securanio Fivis. Civique Volaterrano Divini verbi celeberr. Concionatori Generalatu Ord. Eremitarum S. Augustini Praeclarissime functo Qui longevus in patriam reversus Templi hujus coenob. ex abbat. S. Bartholomei DeLinario aliisq. rebus auxit Ac demum obdormivit in Domino Kal. Apr. MDCIII. Ann. LXXIII. Man. V. d. I. DI BORGNINO CAVALCANI LEGISTA E SCRITTORE. Sarà pregio di questo trattato il favellare di monsignor Borgnino Fivizzanese , cui per molti meriti diventò ragguardevole. Nacque e' nel 1530 , e per quantonel fine disuo libro= De usufructu mulieri relicto= ci racconta, fu il secondo geni to di 25 viventi figliuoli legittimi che siebbe Car lo Nanta suo padre della nobilissima e antica fa miglia Cavalcani di Fivizzano , ormai estinta. E come a questo Borgnino avea natura conceduto ingegno molto inchinevole alle scienze legali, fervi da indole e assai di senno; così fattosi ancora di gentili maniere, di onesta vitaegrandemente ad dottrinato, moltissima fama a sè procacciò e alla sua patria, per cui Sebastiano Sanleolini Fioren tino di lode onorollo in lunga Elegia, della qua le rechiamo alcuni versi inprova di nostro dire 140 Hetrusca de gente Bonique Equique sacerdos Hic erit Insubri proximus et Liguri ; Lunensique solo , quem Fivizzania mater Prisca Malaspina regia celsa domus Mittet eo, Cosmum, quo Thuscia tempore Magnum Jura salutabit , Floraque læta ducem. Illuxit cito pulchra dies ac tempore dicto Borgniniusque Jovis liberat ipse fidem , Qui cura , scriptisque suis diffudit in orbem : Opueri, quo res vestra regenda modo est : En tutor promissus adest : gaudete reverso , Ceu patre : hic veri munera patris obit &c. = Questo Borgnino così lodato , dopo che nella sua prima giovanezza alle lettere lo intendimento suo rivolse e alle dialettiche e filosofiche dottrine , per bizzarria di cervello , dentro cui stipa tanti voleri e disvoleri la male salda età de' giovani, nell' oste si pose del duca di Toscana, apparec chiata incontro ai Senesi , e militando servi a quel la guerra. Ma conseguita per li Fiorentini la vit toria nella famosa giornata presso Lucignano, in certo luogo detto Scannagallo, e diposte le armi , egli tornossene lieto alla patria: e fattosi schifo del provato feroce Marte, li usati studi riprese con più vigore. Allora itosene all'Università di Pi sa, che avea 23 anni, le materie civili e canoni che studio con tanto proposito, che , dottorato e divenuto valente legista d' intera giustizia , nel torno del 1570. a tempo di Cosmo de Medici fu giudice , assessore e auditore di piati civili e cri minali nelle primarie città di Toscana con molta nominanza. In questo mentre avvenne, che me nasse moglie Elisabetta Incontri di Volterra , e avutone un solo figlio ed essendo lei presto mor ta, Borguino entrò nelchericato col titolo di pro 141 tonotario Apostolico. Poco appresso, per avere ac quistato molta nobilezza di nome, fu richiesto dal cardinale Ippolito Rossi vescovo di Pavia , il quale puoselo a reggere quella curia, facendolo tosto ca nonico e vicario generale di sua diocesi. In tale uffizio l'anno 1607 terminò di vivere , gloriato di giusto grido , per cui Emilio di lui figliuolo alla memoria del padre in S. Giovanni di Fivizzano eresse monimento presso la porta maggiore di tal chiesa con questo marmo = D. Μ. Borgninio Cavalcano Caroli praestantiss. J. C. filio Canonico Papiensi Protho. Apostol. Hypoliti Rubei Card. Papiensi vicario Jurisconsul, legibus ac juditiis Justissime XL. ipsos annos administratis Etscriptor. monum. clariss. Ann. aetat. suae LXXVI. terris erepto Etcoel. reddito Hemilius ex legitt. uxore Elisabeth Incontria Volaterr. Primaria foemina filius unicus parent. optumo Praeclaram illius mem. funebri hoc opere replicans Maestiss, posuit Ann, MDCVII. Fece Borgnino alcune opere molto ai giudici e ai legisti utili, che non hanno d' uopo di esaltamen to , come ben conosciute. Solamente diremo che la prima di esse, che tratta dell' usufrutto lascia to alla donna, e del tutore e curatore , secondo sua propria testimonianza , non è che una sesta parte di più grande lavoro che divisato avea di fare. Ora poi, per non togliere al miodebito co sa alcuna,porrò il titolo dei libri dati a luce da lui, che sono= Tractatus de Tutore et curatore, et de usufructu mulieri relicto : Florentiæ apudCa rolum Pectinarium 1571 in 8.° = Decisiones Fo ri Fivizzanensis , aliquorumque locorum insignium: 0 Papiæ ex officina Hyeronimi Bartoli 1581 in 4.°: = idem Francofurti 1600 tom. 5. in fol. edizione com pleta . Per molti scrittori fassi di lui menzio ne; ma in ispecie dal Conti,discorrendo de' chia ri giudici in sua notissima opera di decisioni. 142 DI VENTURINO E SCIPIONE VASOLI LETTERATI E SCRITTORI. La gara tra letterati, quando a critica smo derata discende , gravando di troppo nella perso nadi alcuno scrittore, si reputa biasimevole ; e invece di recare utilitade lascia agli avvenire di sprezzo di cui detrasse ingiustamente delle opere degli altri , senza punto scemare il merito dell' of feso. Così io credo sia toccato in sorte all' egregio Venturino Vasoli Fivizzanese ch' ebbe nimico il Galerano, il quale mostrossi contro di lui e di altri ancora maligno Aristarco, siccome vedremo. Intanto è da sapere, che Venturino fu uomo as sai letterato, di onesta vita e savio a mettere in iscrittura e in poesia. Egli nacque di Gioan Ma ria del fu Antonio Vasoli, di famiglia antichissi ma che fu della Villa di Spicciano, la quale in molti rami divisasi, uno di essi finodel 1360 ven ne a dimorare a Fivizzano, secondo i rogiti di messer Giovanni Vasollo notaro , e di questa linea tutti que' Vasoli ne uscirono che sono in questo libro notati. Fiori Venturino prima de la metàdel secolo XVI. per dottrina, e lesse molti anni ono ratamente nell' Università di Pavia, per quanto èprovato dal rogito del 14 Ottobre 1549 di Raf faello Baldesi notaro, chetrovasi nell'archivio Fio rentino , nel cui strumento si legge = Honorabilis mulier domina Peregrina filia olim Petri Angeli de Ginis, uxor egregii viri domini Venturini Joannis Mariæ Vasoli Fivizzanensis Papicæ legentis &c. Standosi egli in quella città pose a luce per le stampe del Simonetta alcune opereLatine, le qua li fanno chiaro testimonio dello intendimento suo , che all'utile della gioventù più spesso di attare procurava. Tra quelle che più notabili ritrovansi edegnedi ricordanza sono la Selva composta di nobili Elegie Latine.Queste furono scritte da lux 143 con buon gusto indue volumetti, edoposua mor te stampate in Pavia per il Moscheni il 1553 , e riputaronsi ottime da savi intenditori. Fece anco ra un libro di molte buone regole per iscriver bene col titolo : Opus de arte grammatica, de generibus nominum , et grammaticæ latinæ pri mordia: Papiæ apud Simonetam 1540 in 4.° . = 0 Pubblicò altresì in detta cittàper ilMoscheni un' altra opera intitolata = Exercitationes Poeticæ equesta fu che mosse a declamar forte contro di lui un certo suo cotal emolo , sotto il finto nome di Scipion Galerano, che stampò unlibricciuolo, chiamato Grillaja , in cui accusa il Vasolidi usur pamento de' Progimnasmi di Gerardo Dircèo. Ma ' indiscreto Galerano, che non il solo Venturino prese a schernire, ma tanti altri ancoradi glorio sa memoria, in tutto menti la verità, siccome fa conoscere nel nome errato del Vasoli, chiaman dolo Valentino. In fatti le esercitazioni di Ventu rino, poste a fronte dei Progimnasmi del Dircèo , fanno tosto conoscere le fallacie del malevolo e svanir la menzogna perle svariate sentenze e per la diversità del metro. Per testimoniare in fine la buona fama di questo Vasoli bastami di ricorda re, che Giuseppe Torquati Pavese in suo Virida rium, e il conte Costanzo Landi Piacentino in sue composizioni lodanlo assai. Ciò sia detto a perpe tua lode del vero e a tener queta la falsa voce del Galerano, mentre io passo a favellare di Sci pione figliuolo che fu di esso Venturino Vasoli , quantunque in sua opera s'intitoli di Pavia per il dimoro che avea in quella città collocato insie mecol padre.Nonmaraviglieràch'e' sia dimostra to e come uomo d'armiecome scrittore;percioc chè bravissimi ingegni, agguardando lamilitar fa ma equella delle lettere, sonosi altre volte ve duti usbergo vestire e cingersi spada a guisa del grecoSenofonte e del RomanoCesare, e poscia in 144 ogni maniera di scrittura nobilmente comporre. Vivea Scipione intorno la metà del secolo XVI , e dopo gli studi della prima gioventù l'arte di buon grado seguì della guerra. In questa poi non si ri mase oscuro; avvegnachè trovossi nelle milizie di Lunigiana il 1554, quando AntonioBocca per Co smo I. de Medici duca di Firenze arruolò 1500 fanti di Fivizzano , di Bagnone e di Castiglion del Terziero , facendosi contra i Francesi che di Lom bardia venivano per la strada di S. Pellegrino a porger soccorso a Pietro Strozzi, come narra l' A driani lib. XI. di sue storie. Allora il Vasoli sì be ne da sollecito capitano operò nella impresa, che molto vanto si ebbe. Imperocchè , passando il Boc ca fra'nimici, sbaragliò condue battaglie i Fran cesi sotto Barga, ed il Vasoli combattendo destra mente porse necessario presidio a quella terra e la sostenne: e tanto fu in ciò lodato, che poi ot tenne distinta carica di primario capitano delle scelte guardie della regina Giovanna d' Austria. Mentre Scipione in cotale grado si stava, volle farla ancora da letterato, esercitandosi a scrivere su diversi argumenti per rendere suo nome più ricordevole. Ma, secondo miodebole giudizio , mo strò più valore nell'armi , che nell' esercizio del la penna. Pur non istante a lui debbesi ancora il pregio di scrittore per questo libro intitolato = Dell' eccellenza delle donne, e di amore: Firenze presso Giorgio Marescotti 1573 in 4.° = in cui dimostramoltaerudizione,mapoco di accuratezza. DI GIOVANNI TALEΝΤΟΝΙ FILOSOFO, LETTERATO, E SCRITTORE. Rare volte Natura fa nascere un bello inge gno e affaticante con l'intelletto , che spessamen te, ghiribizzando, non lo accompagni a bizzarra e capricciosa indole, o a disdegnanza eritrosia; 145 perciocchè per solito contrappesa l'eccellenza con lastravaganza. Appuntocosì operò nel dare al mon do Giovanni Talentoni di Fivizzano, il quale fu di naturale bisbetico oltre modo; maperò ditan ta mente fornitochedivenne insigne medico,pro fondo filosofo , valente letterato e illustre scritto re , di cui favellando il celebre Panicalese in suo poema nel discorrere di Fivizzano così cantò: = Hic non desunt Hypocrates, clarusque Macaon , Cultor Aristotelis , Sophiæ qui themata novit, Jamque ungues , digitosque tuos, hic vivere gaudet JOANNES ( nomen si ignoras ) notus ubique est: Clarum Encyclopedia tu dicito semper Cognomenque tuum fertur duxisse TALENTIS . = Egli ebbe suo natale l'anno 1542, e fu singolar mente alle scienze così inchinevole, che in dot trina e in lettere superò nonpochidel tempo suo; ma sofistico uomo, schifo nel conversare e smo derato in adunanzadi sapute persone apiatire per dialettica. Non per tanto divenuto mirabile per savere e accademico della Crusca per bello scri vere e di altre più rinomate d' Italia, fu per Fer dinando I. gran duca di Toscana il 1574 posto a leggere filosofia nello StudioPisano, e posciaeb bevi cattedra di medicina pratica ordinaria. Di fervida indole e impaziente com'era, forte dispet tò che un' altra volta dovesse lettura cangiare; eper questo con animo franco e libero scrisse al detto principe , pregandolo che lasciasselo inquel la; ma comeciònonottenne, eglidi Toscanapar ti. Allora fu eletto primario lettore nello Studio di Parma, ovepocotempo stette, perchè, deside rato per famaa Pavia, prestamente andossene con maggiore stipendio aquella città professore di Fi losofia e di medicina. Era egli così valentee bra vo, come attesta monsignor Fabroni nella storia dell' Università di Pisa, che molto accresceva di Τ. ΙΙ. 10 146 concorso e di riputazione a quello studio in cui si fosse. Il dottissimo Jacopo Mazzoni poi scrisse nel libro del paragone di Aristotele con Platone , che la dottrina e lasquisita erudizione del Talen toni erano sempre così congiunte in lui che trae vanlo a strabilire. In oltre sappiamo che il nostro filosofo per sovente ricreare le curedei gravi stu di rivolgeasi alla poesia,quale, dicea, essere ritro vata per l' animo alleviare da grandi molestie. Molto lagnossi della fortuna avversa e più dell' in vidia altrui , che studiava di perseguirlo. Visse fino al 1620, lasciando a pubblica luce diverse riputate opere con le seguenti intitolazioni= Le zione sopra il principio del canzoniere del Petrar ca, letta nell' Accademia Fiorentina: Firenze Giun ti 1597 in 4º =. Discorso in formadi lezione so pra lamaraviglia intorno al quarto canto del Pur gatorio di Dante: Milano pel Paganesco 1597 in 4° . Variarum et reconditarum rerum thesaurus, in quatuor libros divisus , in quibus dificiliores in omni fere disciplinarum genere loci explicantur : Francofurti 1605 in 8° =. Quest'ultimo libro ra rissimo e conosciuto da pochi, quantunque sem bri che a troppo vasta materia riguardi, pure è pregevole , perchè molto bene al suo titolo cor risponde. Diversi notabili scrittoriparlano con som ma lode del Talentoni , e specialmente il Murato ri nella vita del Petrarca, annoverandolo tra que' singulari uomini che illustrarono il divin Canzo niere : il Crescimbeni nella storia della vulgarPoe sia: il detto Fabroni nel tom. 2°. della storiadel 1' Università di Pisa; e il Fontanini nella sua per fetta eloquenza. DI GIOVANNI GARGIOLLI MATTEMATICO E ARCHITETTO. Egli si vede assai chiaramente per tutte l'età 147 passate, che la virtù e il merito degli uomini in qualunque paesesi stima; pure bene spesso avvie ne, chegli spiriti egregi e li onorati ingegni mol to più s' innalzano in istrania terra che nel suo lo natio: e talvolta cosìpoco si reputano da quel li in mezzo ai quali natura benigna feceli nasce re, che ne perdonoper finoil nome. Però doglia moci, ma non maravigliamo, se dove nacquero persone eccellenti , quasi spenta ritrovasi di alcu pe di esse la ricordanza, che molti esempli se ne hanno, e specialmente nella nostra disavveduta provincia. In fatti quasi ignoto rimanesi anche il nome di questo GiovanniGargiolli Fivizzanese di antica e nobile e bene agiata famiglia, che dalle ruine di Luni prese stanza in Santerenzo, e po scia in Fivizzano si stabili. Costui , addottrinatosi di mattematico e di architetto , passò talmente la mediocrità che la fama datagli in Vienna d' Au stria giustamente se gli conviene. Imperciocchè il Gargiolli savio e pro' della persona e molto affati cante ne' suoi studi, cui fiorì più oltre la metà del secolo xvi , lasciata avendo la casa paterna per nominanza acquistare, in Germania dimorò , è fu ingrazia singularedello imperadore Rodolfo II. per sue rare virtù; ma pertal guisa che que sto monarca privilegiò al detto Giovanni e a tut ta sua casa nobiltà amplissima con altre distinte prerogative per diploma del 1593 dato in Praga, ponendolo tra' suoi più onorati servidori e a gran de architetto imperiale nomandola dello Stato, come puossi intendereperqueste parole dello stes so privilegio , che dicono: Qui præclare studiis et actionibus nomen tibi, tuisque ac decus concilia ras: eaque de causa animum te ad Mathesim et Architecturam applicuisse , in qua functione dili genter fideliterque te geras etc. =. Un tale inca rico il Gargiolli onoratissimamente ritenne viven do, e bene dimostrò l'arte suainpace ein guer 148 ra in quell' impero. Inquesta guisa onorò sua pas tria e sè medesimo fino alla morte che non sap piamo in quale anno accadesse. Per questo discor so non tanto vogliamo dimostrare che gli uomini egregi , quando accompagnano con opere lodevoli il grado loro, sono guiderdonati di premio e dị laude, ma ci sforziamo ancora di addurre esem pli , perchè fruttino virtuosa gara agli avvenire perbenmeritare. DI ANDREA POLESCHI UMANISTA E SCRITTORE. Merita secondo nostro istituto ricordanza par ticolare Andrea Poleschi di Equi, picciola terra del vicariato di Fivizzano e luogo notevole per moltemaraviglie naturali, specialmente per li suoi marmi, per le terre che servono a fabbricar por cellane , per diversi minerali, e per le sorgenti di acque salse , termali e sulfuree di prodigiosa vir tù che sono utilissime aguarigioni recare di mol te infermità del corpo umano. Un tale villaggio , anche per altre curiosità di vaste caverne , che so no denominate buche e tecchie, annoverato dal fi losofo Antonio Vallisnieri nella sua opera , ove trat ta delle fontane, sottoposto si trova aduna parte delle Panie. Verso la cimadi unadelle medesime , detta Pizzo d' uccello ed elevata 966 tese dal pia no, di presente si veggono le ruine di un sacro eremo, intitolato S. Giorgio che durò più di un secolo e mezzo, ed è sovra di un poggio di quel 1' aspra giogaja di monti infra dirupi e precipi zi, così dai fianchi siccome dinanzi, a cui non puossi ascendere che per un andirivieni praticabi le sì, ma dirupato e scoglioso. E tanto erto però quel giogo, su cui abitavano i romitani de' servi di Maria, che di sopra nelle tane hanvi lor ni dio le aquile rapaci, e dal romito pendio della 149 roccia tutte discuopronsi le basse vallidell'Aulella, del Bagnone e della Magra. Il fondatoredel peni tente ritiro ( di cui siami permessodi parlare alcun poco ) fu certo Matteo Filippo Caldani nobile Ve ronese;uomo ricco e facinoroso, il quale per mol ti delitti gravi di prepotenze violenti , che usava no inque tempi, e per molti bandi fuoruscito era di suapatria; enegli altri Stativicini al dominio Veneto atagliaespressa richiesto. Costuilungì in noltratosi in Lunigiana con i suoi bravi, ormai per necessità divenuti assassini, inteseaprocacciarsi un asilo segreto, dove non sentisse brulicare or ma di uomo intorno, e dove al riposo di sue ini quità niuno senza spavento e ribrezzo ardisse muo vere neppure un passo. Scorrendo egli da prima tutti gli Apennini di Lunigiana; rubando eassas sinando viandanti, quando meglio veniagli fatto, adocchiò quello scoglio inaccessibiledidette Panie , e studiandosi con la forza della disperazione di assicurarsi colassù una ritirata impune ad ogni sua scelleraggine, finalmente vi giunse, e una capan na adattovvi di ricovero per sè e per gli sgherri arruolati. Indi con istudiate giravolte vi traccid in sentiero angustissimo per andare al basso, per cui parvegli essere tanto fidato in suo terri bile domicilio da non temere di alcuna forza l'assalto. Lunga stagione ei fece dimoro in quel la solitudine alpestre , discendendo bene spes so co suơi masnadieri alle strade e ai focola ri delle circonvicine villea rapire di tutto, e an che la vita a chi facea testa. Poscia ottenuta la preda rintanavasi fra i greppi e ciglioni de' suoi ripidi macigni. Cosi poi avvenne, che messo il ter rore in la provincia, un giorno del 1603 incam minossi alla via de' mulattierî cheguida alcastel lo di Fosdinovo e a Sarzana, e trattone da suor assalimenti un ricco bottino, se ne tornava all'u sato scoglio, mentre il solegià declinava; e rom 150 pendo il dritto camminoper licampi e per le sel ve, nello imbrunir della sera udi lungi picciolo suono a distesa di un campanello, di cuinon in tendeva il significato , nè immaginavasi d' onde ve nisse. Diritto e' al divoto squillo fermossi in due piè, e alquanto pensando, vennegli fantasia di volgere il corso inverso del penetrante suono che 1' aer quete, senza frastuono, allegrava. Infatti dopo brieve camminare trovossi in vicinanza di una cappelletta solitaria, che li foresi chiamano la Maestà di Viano. Matteo vedendoquivi raccol to uno stuolo di giovanetti e di pastorelle innan zi all' immagine di Santo Giorgio martire, checi era dentro, con lamano accennò aicompagni che si ritraessono indietro per non turbare coi loro ceffi quelle anime innocenti. Quivi trattennesi al quanto in disparte, e udendo il più dolce e fer voroso cantare di armoniche Litanie, per sì fatto modo nel cuor si commosse, che, deposto il mo schetto , s' intromise lentamente al divoto drapel lo, e inginocchiandosi tosto ogni perturbamento tolse a que' pastorelli. Io non dirò inquesto pre gare come s' andasse, chè la mano di Dio opera ciò che vuole, ma sì bene come il Caldani ne uscisse tutto compunto e diverso affatto di quello di prima. Ritornato egli da' suoi taciturno e con faccia mesta, prosegui suo viaggio; e quando si fu alla capanna ed ebbe ristorato il corpo dalle fatiche , più per dar luogo altrui dimangiare che per sua volontà, nulla volle della division della preda; anzi parlò a' suoi bravi con tenore così cristiano, che arebbe fatto piagnere e intenerire. Disse che il cielo avealo illuminato: che in peni tenza de' suoi misfatti eleggeva quel loco per non escirvi mai più che per chiedere limosina: che si apparecchiava ad ogni sorta di austerità e pati menti per implorare misericordia da Dio e dagli nomini; e chese alcunodi loro avesse avuto cuo 151 re bastevole da seguirlo nella carriera di ravvedi mento, egli diviso avrebbe le lagrime insieme e le tribolazioni; al contrario chiunque isdegnava la novella vita, s' avviasse tosto per dove meglio piacessegli , chè non voleva più nè udire, nè ve dere immagini di colpa e di scelleratezza. In così dire in pezzi fè le sue armi e gittolle. Gli altri, da principio rimasono compresi da forte maravi glia , poscia guatandosi l' uno con l' altro, indi spettiti se ne partirono. Solidue rimasero fidi con il Caldani a pentirsi delle commesse iniquità: e a poco apocosi sparse la famadi tale avvenimen to. Rincoratosi per tanto ogni terrazzano , già l' in quisizione della giustizia disegnava la presura del convertito, quando il vescovo di Sarzana Giam battista Salvago giunse in que' dintorni alla visi ta dellaDiocesi, e il romito Caldani , ricoperto di umile tonaca di sacco e cinto di cilizio, discese più sollecito che mai dalla rupe , e con lagrime di doloregittossi ai piedidelpietoso prelato, met tendosi nelle dilui braccia e scongiurandolo avo ler proteggere un infelice e ajutare suo pio divi samento d' instituire su l' alpestre asilo un romi torio sacro alla Religione Cristiana e alla peniten za. Il vescovo , ricevuta allora ogni confession di Mattéo, aderì al buon proposito, rassicurollo da ogni molestia, e promisedi soccorrerlo. Sicchè per abbreviare il racconto mi stringerò a dire , che fu implorata la clemenza di Cosmo III. duca di To scana: che nel 1604 si posero le fondamenta di quella chiostra veneranda; e che il penitenteCal dani, cangiato il nome di Matteo Filippo in quel lo di Giovanni Maria, vi durò daun mezzo seco lo ammirato e benedetto da tutti, morendo nel 1659 in guisa di santo; e di cotale fondazione fuvvi murata questa lapida marmorea che dice : 152 B. GEORGIO HOC TEMPLVM DICATVM AB EREMITIS IBI HABITANTIBVS IN HAC FORMA REDACTVM LICENTIA ET ASSENSV EPI. LVNENS. SARZANENSIS ET ETRVRIE MAGNI DVCIS VT EX EORVND. LITTERIS CONSTAT MENSE DECEMBR. MDCVI. Adesso torniamo al nostro Poleschi il quale visse in pregio verso il finire del secolo xvi, e postosi nel chericato e buon sacerdote divenuto, chè di eccellenti morali si era, misesi intieramente ad istruire li giovani con grande utilità. E come che per suo ingegno e studio diventò grammatico ed umanista di molta riputanza; così fu di lode as saissimo retribuito, nè di lasciare dopo disè pub blica testimonianza mancò di suecure e savere ad altrui vantaggio. Imperciocchè scrisse in culto idio ma Latino e diè a luce per le stampe di Venezia un libro che meritamente degnalo di essere qui annoverato , quale hassi questa intitolazione = Grammaticæ libri quinque in Syntaxim puram, fi guratam, et metricam: Venetiis apud Nicolaum Polum 1604 in 8° . Serva di lui questa breve memoria, chè altro non abbiamo trovato. Ma per confermamento di quanto abbiamo esposto intorno al Caldani e al sacro eremo adduciamo il lib. 9 della Iv. centuriadegli annali de' Servi di Maria, dove sono espresse le cose più notabili dei detti avvenimenti , e diverse cose tolte sonosi damemo rie particolari della provincia. DI GIULIO E ORTENSIO CAVALCANI PER MERITI ILLUSTRI. Veramente che fu semprecosa mirabile oltre 153 ' insigne pietà essere di molta dottrina, di gen tilesche maniere ornato e di quelle virtù rare che agevolmente fiorire si videro nella onorata perso na di frate Giulio Cavalcani di Fivizzano il qua le, nato nel 1567 al gentiluomo Cornelio suo pa dre, vesti poscia nel 1586 l'abito dei cherici re golari di S. Paolo , detti Barnabiti , mentre studia va nell' Università di Pavia pel dottorato, e re sesi maraviglioso. Costui, che di fervida mente era, così bene per ogni sorta di meriti in tale congregrazione si distinse, che acquistò molta lo de e alta estimazione. Primieramente data opera all' arte del ben dire, riusci predicatore di grido , epoi nel 1611 , essendo promosso alla dignità di preposito delCollegiodiCremona, addimostrò aver tale prudenza, consiglio , dottrina e vigilanza in ogni cosa, che nell' anno 1614 fu eletto aprovin- . ciale rettore diRomagna, indi a superiore diS.Carlo a Catinari, ove ebbe il peso di condurrea finela grandiosa fabbrica di quella chiesa. Per tali gradi passando e reggendo li monasteri suoi con singu lare sollecitudine , videsi nel 1623 acclamato in Milano alla suprema dignitosa carica del genera lato di tutto suo Ordine. In questo luminoso uf ficio diede a conoscere una straordinaria mente in ogni buon proposito, e in particolare nel promuo vere con efficacia l' istruzione e le ottime disci pline ; e però ottenne dai principi di fondare al cune case del suo istituto nella Germania: ebbe molti privilegi del re di Francia, e distinti favo ri del duca di Savoja che avealo intanta grazia, in quanta mai sipuò immaginare. Perquesto fab bricò monistero in Chieri nel Piemonte, in Livor no, in Pescia, a Piacenza e a Mantova. Fu per sei anni di seguito in quella dignità, e perchè il di lui successore avvenne chepresto morisse , no vellamente eletto a generale maestro, vieppiù ri splendè nei pietosi uffizj , ai quali costrinse con : 154 fermezza li suoi religiosi per alleviamento recarė alla misera umanitànelle sventure della pestilen za del 1630 che dominava in Italia e particolar mente in Lombardia, portatavi da squadre Alle manne. Tanta cura egli puose e vigilanza contro quello stranio contagio, che se ne ebbe moltissi ma lode. Divenne egli però in concetto di uomo rigido e severo, perchè ritrovandosi per tutto con rapidità, vegliava indefessamente al buon ordine del suo istituto, come del pubblico bene , ma non fu mai importuno e smoderatodi soverchio. E co me alto era di statura, di bella presenza, e di aspetto maestoso egrave, così esserepareadi mag giore austerità, perchè fermo erisoluto mostrava si nelle buone disposizioni. Al contrario poi, es sendo fornito di naturale facondia, fu anche pia cevole nel conversare, e persuase facilmente dal pulpito , dallacattedra, enelcircolo, usando mol ta precisione nel dire e molta forza nello imma ginare. Laonde tra' Bernabiti non senza dritto ac quistossi il soprannome di gran generale , siccome sogliono anche adesso ricordarlo così per causa di onore, di cui distesamente scrisse la vita il P. Ba relli nel tom. 2. lib. 8.º degli annali di quella Re ligione. Non meno fecesi noto ai giudici e ai le gisti Ortensio Cavalcani, a cui ci accontenteremo di rendere benefizio di memoria, stringendo no stra materia in quello che più conviene. Questi figliuolo fu di Dionisio e nipote del celebre Bor gnino già descritto e giureconsulto insigne; poi che ai meriti dello zio riguardando, pervenne ad emularne le lodi e la fama. Datosi e' all' eserci zio di giudice nei tribunali , fu da principio audi tore di Rota in Genova per quella repubblica , e poi sul finire del secolo XVI. auditore nella città di Siena. E siccome in questi incarichi per som ma prudenza, interezza di costumi e vasta dottri na crebbe assaissimo di nome, così Cosmo III de 155 Medici il 1604 elesselo a giudice della Rota Fio rentina , nella quale fu riputato quanto dire sipos sa. Diecinove anni e' si stette in sì notevole tribu nale; ma finalmente, nongravissimo di età, l'an no 1623 cessò di vivere nel Signore a Firenze, dove fu con molta pompa accompagnato alla se poltura, e da coloro che per grido o per consue tudine conoscevanlo assai compianto. Sì valent' uo mo compose e dette a lucelastimatissima opera: = Debrachio regio cum theorica et practica de testibus: Venetiis per Jacobum Juntam 1608 in fol. =; ed un' altra = De Equitate et rigore Ju ris =. Tali opere servirono molto a commendar lo, per cui sonovi diversi scrittori che parlano di lui con onore, tra' quali contansi il Graziano di scep. 956, il Cavalc. , e il Conti nelle decisioni della Rota Senese e Fiorentina , ove discorre de' giudici illustri. DI ASCANIO VASOLI GIURECONSULTO INSIGNE Messer Ascanio , nato il 1575 diAlessandro deť fu Fivizzano Vasoli e di donna Battista Bottignani Fivizzanese, fu sommo legista savio edi ogni vir tù adorno, e pertanto in singular grazia ed esti mazione dell' imperatore Mattias, che nominollo per diploma del 1614 onorevole conte palatino e aulico gentiluomo. Egli recò molto splendore a sua patria per quello che diremo , e fu colui che a Firenze stabili la nobile famiglia Vasoli Piccinini . Essendo Ascanio ai servigi della To scana come giudice, venne posto nel 1626 auditor generale di Siena, nella qual carica sopra modo esercitò suo ingegno, che da tutti fu ricevuto da sentimento inoperare di savere e di prudenza, sic come per molti autori si encomia. Avendo poi il gran duca Toscano molto a grado la dottrina e 156 l' incorrotta giustizia di Ascanio, per dare più lư ce ai meriti di lui, nel 1628 lo volle in Firenze auditore generale dello Stato, e questo nobilissimo grado sostenne con lapiù nobile riputanza . Maco me aDio piacque, infermatosi , per forzapiù del grave male che della età, nel 1650 divotamente al Signore rese l' anima. Tosto furono fatte al di lui corpo per il principe le esequie della sepoltu ra con il mortorio assai riccamente, ciò testimo niando certa informazione dell' auditore Fiscale di quell' anno , che è nella cancelleriadi quel tribu nale , filza 216. E veramente fu cosa ricordevole e bella, che alla chiesa dove fù accompagnato per molti fanti e donzelli vestiti anero, priori , colle gi, capitani e rettori del Comune, e buoni citta dini, è tutto il chericato , fosse riposto con tanta magnifica pompa di cerae di moltidoppieri, eso pra labara un drappo nero a oro con drappello ni pendenti coll' arme del duca e del Comune, econmolte insegne di sopra alla reale per ragion della carica. Però che il popolo e la signoria di Firenze volontieri usavano onorare senz' altro ri spetto lamemoria della virtù e delle azioni savie e fedeli degli uomini, siccome anche adesso pre giansi di fare. Diquesto insigne giureconsulto mol te decisioni veggonsi stampatedopo la Gironda de Gabell. decis. 930: e presso il Cataneo decis. 51, dove apertamentedichiarasi di Fivizzano. Parimen te abbiamo chiara testimonianza di suo savere nel le opere legali dell' Altogrado, del Medici e del Conti, che sono libri assai noti. DI ANTONIO E CARLO BORNI VESCOVI ILLUSTRI. Poi che Famavieta, cheuomini degni di ono re si muojano all' altrui ricordanza , io farò di scorso di Antonio e di Carlo Borni di Fivizzano, i : 157 quali furono decoro al paese loro, per la digni tà, come perla dottrina, saviezza e prudenza che avevano. E primieramente dirò diAntonio il qua le nacque di Maria Grillo di Genova e di Agosti no Borni di antica e nobile famiglia Fivizzanese , omai estinta, e crebbe molto in virtù, per cui riuscì caroassai a papa Clemente VIII; avvegnachè standosi a Roma, per provato merito ebbelo in singular grazia, chè fu dottissimo giureconsulto , lodato ancora dall' Amatis , cui pubblicò le deci sioni del Borni alla rubr. Marchion. decis. 98. e 105. Però io stimerei al mio debito mancare, se non raccordassi gli incarichi e le dignità che ot tenne. Egli veramente nel 1593 fu a generale vi cario mandato del cardinale Alfonso Paleotti arci vescovo di Bologna, e poi appresso nel 1597 della curia di Fermo: edimostrato avendo quanto a più elevata cura avesse l' animo adatto, il soprascrit to pontefice l'anno 1604 creollo vescovo di Ca stro in Puglia nel Salentino. In quella cattedra assai bene conoscere fece quanta virtù a vescovo si convenga, chè , adoperando i consigli dell' Apo stolo per ogni maniera di bontà esaviamente ope rare , la delizia e l'amore diventòdel suo gregge. Sì che , morendo nel Signore il 1614, ebbesi l' universale compianto de' suoi soggetti , molto ca ra lasciando a tutti sua memoria. Egli fu amicis simo del chiaro monaco Angelo Grillo Abate Be nedettino da cui si encomia nel tom. 2.di sue let tere, ed è ricordato assai bene nel 2º, della sto ria de' Bernabiti e nella Italia sacra dell' Ughelli , come ancora in sì fatti libri descrivesi meritamen te il di lui successore Carlo Borni di Fivizzano e della stessa famiglia. Questo prelato peressere va lente legista e savio maestro in divinità in ugual modo meritossi grande stima della corte Romana. E siccome nobile era di nascimento edi ogni ge pere di virtù ornato, vivendosi a Roma, fu da : ! 158 principio fatto vescovo di Corone in Morea, e po ściada Paolo V. pontefice, il quale avealo molto agrado , a successore del descritto Antonio lo eles se nel 1614 a vescovo di Castro. Reggendo egli tal vescovado da ottimo pastore, avvenne che in torno al 1617 finì di vita. Bisogna credere ancorą che il granCosmo III de' Medici, ai meriti riguar dandodi questo prelato,usasse con lui familiaritade, perciocchè tra le carte dell' estinta famiglia Bor ni ho ritrovato incasa Gargiolli questa lettera di mano dello stesso principe, la quale fa prova del le meritate lodi ebontà del vescovo Carlo, dicen do: 32 L'essere V. S. stata promossa alla dignità „episcopale con l' intervento del signor cardinal >> Bandino, non può fare appresso di noi, se non „una necessariaconseguenza del suo merito e del د מ la suabontà; e tanto più quanto lasomma pru denza di nostroSignore con appoggiare a V. S. » questo peso, ha autorizzato il concetto che l » detto signor cardinale aveva di lei. Al quale »convenendo che aderiamo ancor noi , oltre al " debito che tenghiamo di rallegrarci universal „mentedel bene ditutti lisudditi di questi stati, دو " מ offeriamo a V. S. una pronta disposizionedi vo lontà per ogni suo benefizio: edil Signore Dio lo prosperi. „ Firenze 29 Settembre 1614. COSMO TERZO. Tali attestazioni di autori e di lettere non ponno la memoria non esaltare di questi due Borni di Fivizzano che meritando pervennero alla dignità della Mitra. DELLI DUE CAMILLI ANDREANI UNO VESCOVO, L'ALTRO PITTORE. Daranno materia a questascrittura li due Ca milli Andreani Fivizzanesi , de' quali sembrami 159 giustodi fare alcuna parola; però che il primo fu lodevole per virtù come illustre per sua dignità, ed il secondo per alcuni dipinti degno si fece di commendazione. Per tanto osserviamo qualmente monsignor Camillo, essendo in prelatura e molto notabile nella giurisprudenza, fudaprima consul tore d' inquisizione, indi giudice della Rota Ro mana, e poi per bontà e dottrina montato in fa vore di papaUrbano VIII , fu assunto alla cattedra vescovile di Velletri, nel reggimento della quale tanto zelo , pietà esavere mostrò , che memorabi le rese suo nome, e nella sua chiesa fu in morte riposto con sepoltura onorata. Delle testimonian ze di questo nobile prelato ci accontentiamo di quelle che sono inserte nel lib. 8.º della storiade Bernabiti; e senza altre parole di lui, passiamo a dire dell' altro Camillo figliuolo che fu del cava liere Monaldo Andreani e nipote del parlato ve scovo. E poi chedaniuno è conosciuto e per sè merita lodi, ci parrebbe fallirese il valentee mo desto pittore tacessimo , che può accrescer luce a questa provincia ,risplendendo suo lume tra li crea ti del chiarissimo Guido Reni. Veramente fu cosa sgraziata per sua patria e per lui commendevole, che per modestia non uscisse con opere ad Italia occupare; perocchè , dipingendo per solo diletto , non riguardò mai ad alcun procaccio di pubblica lode. E come che, dopo aver egli prese tutte le maniere di Guido suo maestro, non ritrasse altro che fatti sacri per donarli alle chiese, specialmen te della Terra di Fivizzano; così avvenne che li suoi dipinti , affidati a pochi testimoni i quali o non sapevano far conto del valore dei medesimi , o nonveduti dasagaci intenditori, ignoti si rima sero ed egli oscuro. Pur non ostante messer Pie tro Carlo Vasoli di Fivizzano, il quale fiorì circa 60. anni dopo, di molte cose parlando della sua patria, fece ricordo della bravura di questo An 160 dreani in certa opera manuscritta che noi posse diamo, e che detteci argumento di scrivere di al cuni personaggi , siccome facciamo. Per questo è da sapere che il detto Camillo fu croce- segnato di Santo Stefano, di gentilesca saviezza , di one sta vitae pro' della persona: e viveasi intorno al 1634. Avendo poi egli inteso al disegno e al di pingere, così bene dilettossi di quest' arte, che vuolsi uno dei più riputati scolari di Guido Reni. Ma non sappiamo per qual cagione male arrivata non siano le opere di lui insino a noi pervenute. Probabilmente sua è la tavola bellissima della Mad dalena, posta nell' Oratorio di San Carlo di Vol terra, e dipinta col disegno e ajuto di maestro Guido, che si attribuisce a certo Camillo , di cui lo stessoLanzi nellastoria pittorica assicuraci non sapersene altro che il nome, quantunque alcuni si pensino, fosse della famiglia Incontri. Ma per le attestazioni del detto Vasoli che fu molti anni medico a Volterracirca il principio del secolo xvm. ci giova riputar quel lavoro del nostro Andreani , mentre stavasi a Roma , e l'unico monumento più bello dell' arte di sì fatto pittore. Vogliono suoi anche altri dipinti che restanci mal serbati e guasti nelle chiese di Fivizzano, che gridano con tro lalor distruzione; ma non essendo sicuri, non osiamo di asseverarlo. Altro non abbiamo di que sto cavaliere pittore per addimostrare suoi pregi , e ignoriamo ancoraquando morisse; però cessere mo di parlarne di più. DI VENTURA BRAVIERI ILLUSTRE GUERRIERO. Non dee l' uomo sdegnarsi quando nasce in oscura terra , se per suo ingegno e fatica riesca a mettersi innanzi nella virtù e a farsi in al çunamaniera eccellente, chè tutto il mondo è sua 161 patria, e ogni età gli rende benefizio di gloria , specialmente quando, senza vantar avi famosi e splendor di ricchezze, per suo proprio merito e cura illustre diviene; come appunto fece questo Ventura il quale fudecoro dell' arte militare, uo mo liberalissimo, edi animo cavalleresco e savio. Imperocchè , nato e' nel 1614 di Giandomenico e di Giovanna Bravieri del castello antico di Solie ra presso Fivizzano, come dai libri parrocchiali di tal luogo si raccoglie, seppe così bene trarsi dall' oscurità, che datosi all' esercizio dell' armi prestamente per distinta bravura, sì in pace che in guerra, fu innalzato ai gradipiù luminosi del la milizia Toscana perFerdinando II granduca di Firenze , dopo diessersi fatto conoscere valentissi mo ai servigi dei duchi d' Este; econ tanto pia cere del Tosco principe segnalossi , che di Pisa e di Livorno puoselo agovernator generale per da re alle fatiche di lui onorato premio eriposo. Non ebbe questo capitano lunga vita, chè nel 1661 morissi nei campi di Marte. Però tanto più è no tabile, che da giovane alle principali onoranze dello Stato e dell' arte sua montasse, senza cor redo di nobile prosapia e di dovizie, che molte volte ajutano a salire in alto: ed è ancora singo lare, che morendo volesse nella umile e ignota sua patria aver sepoltura, come per dimostrare , che dalla grandezza tornavasi aquel nulla d' on de uscito era. In fatti suo corpo fu nella solita ria cappella di Soliera, detta della Madonna, ri posto, e messovi sopra un lungo e strano epitafio che inquesta guisa incomincia, e che per la sua smoderata lunghezza si tralascia =: LONGE IRREVOCABILIS AD INSIGNES EXTENSIBVS INSIGNIS EX MEDICEIS MILITIAE GRADVS EVECTVS VENTURA BRAVERIVS T. IL PROPE II 162 FVLGOR IN PACE. FVLGVR IN BELLQ. BELLATOR INSIGNIS FERDINANDO II MAGNO ETRVRIE JOVI. GRADIVOQVE CARVS EC. EC. EC. DI BARTOLOMMEO TALENTONI RIPUTATO FILOSOFO. Avvegnachè per ognimaniera di virtù, di fa ma e di nobiltade possano gli uomini loro natio paese onorare, e sia meglio che poco se ne possa scrivere , anzi che nulla, per dare agli avvenire di più in alto sollevarsi; però io non dubito va na la cura di assemprare tra questi personaggi il lustri ancora taluno che studiò di montare in chia rezza , quantunque belle opere dopo di sè non ab bia lasciato. Tra uomini di tal fatta parmi che non deggiasi trascorrere messer Bartolommeo da Fivizza no, figliuolo che fu di Giovanni Talentoni insigne letterato , di cui parlai più sopra. Questo Bartolom meo adunque fu uomo di grande ingegno, e nel la filosofia de' suoi tempi sì profondamente versa to, che riputatissimo era, e a tenzionar per dia lettica più che mai. Egli, in molto povera fortu na essendo, fiorì nel torno degli anni 1630 , e les se filosofia per dieci anni nell' Università di Pisa con tanto grido, che tra valenti lettori di quello Studio fu valentissimo. In mezzo poi a sue lodi non molto vecchio cessò nel 1643, null' altro la sciando che pregevole nome. Ma per quanto fusse di assai vasta scienza non debbo tacere , che im petuoso naturale si avea, anche più del padre, e così pertinace smoderatamente mostrossi, che nel le disputazioni e nei circoli per nissun conto ce deva, mal soffrendo questo loico nelle gare filoso fiche l' altrui vittoria. Faccene di tutto questo : 163 molto buona testimonianza monsignor Fabroni in sua storia dell' Università Pisana, che ponelo al tom. 2.º tra' più insigni lettori e di buona me moria, DI TERENZIO FANTONI GIURECONSULTO E SCRITTORE. Tutti coloro i quali per qualche virtuoso eser cizio danno principio alle case loro, alzandole a grande onore e a molte ricchezze, fannosi perpe tuamente obbligati li suoi discendenti, che bene spesso gli agi si godono dalle altrui fatiche pro curati, emeritano ancora pubblica riputanza, quan do però a sè la roba non tolgonoda godere oltre il giusto debito , per lasciare a posteri più ampla eredità, e divengono esempio di provatavirtù. Que sto in verità possiamo dire che operasse l'avvo cato Terenzio Fantoni di Fivizzano, il quale per eccellenza di savere e per opere lodevoli monta in grande stato di facultà edi onoranze con mol tissimo pro' di sua famiglia. Egli fu di nobile stir pe e secondogenito di altro Terenzio di Antonio Fantoni Fivizzanese e di Dianora Zaniali di Spic ciano , e riuscì legista per tale maniera insigne , che sommamente vennesi nella graziadi Cosmo III granduca di Toscana, percui questoprincipe usò di Terenzio in grandissimi negozi e bisogne dello Stato. Sarà sempre altissima lode per questo Fan toni il raccordare quanto fusse amatore del pub blico bene, della patria e de' suoi. E certamen te, non è forse meglio che si dimostri l' interez za di unuomo savio egrave sempre inteso effica cemente all' utilità degli altri, piuttosto che la pom padi opere chea lui solo riguardino? Infatti, as sai caro al suo principe, egli operò che in mezzo alla piazza di Fivizzano si costruisse quella ma gnifica fonte di copiosa e perenne acqua, noumis 164 nata Marterrea, laquale con molto spendiodi mos neta del Comune e del principe e con nobile di segno fabbricata, fu sempre tenuta cosa bellissima edi grande ornamento e comodo alnostro paese , la cui rarità dette occasione all' erudito cavalie re Giambattista Andreani Fivizzanese , autore del la poetica opera intitolata la gara delle quattro parti del mondo nella nascita di Gesù Cristo , di celebrarla con versi nobili, ma pieni di que' mo di viziosi cheusavano inquella età. Terenzio poi dimostrò ancora singulari prove di amor fraterng a riscattare dalla schiavitù de' Saracini il di lui fratello Giovanni, il quale, mareggiando per Na poli , cadde ne' barbareschi e fu schiavo del ba scià di Rodi. E come leggesi neiricordi ditale fa miglia, non valse l' offerta di gran somma d'oro per trarlo dalle mani degli infedeli. Avvenne poi che dopo quattordici anni il 1645 laToscana aves se guerra contro i pirati di Barberia, allora Te renzio una masnada offerse di soldati al principe e sè dei medesimi capitano. Tanto invero lo ri scaldava l' amor fraterno, che arebbe corso la sor te dell' armi , se Cosmo granduca ai prieghi del suo Terenzio il fratello schiavo cambiato non aves se con certo Mustafa Usaim daScio ragguardevo le prigione Turco, preso in quelmentredalle ga lee di Toscana. Lieto così il Fantoni riehbesi do po tante cure e tanto tempo il suo Giovanni. In stitui inoltre inpatria nel 1670. pubblica scuola a benefizio di povere fanciulle con quelle discipline che veggonsi dichiarate insuo testamento, laqua le beneficenzanelgiro de' tempi nonhaguari ces sò. Ora poi è damostrare come tale virtuoso uo mo lepiùdistinte cariche ottenne dello Stato. Per ciocchè nel 1648 fu a presidente del Maestrato su premo di Firenze, detto allora de' buoni uomini : indi nel 1658 auditor generale delle bandedi Pi sa e diLunigiana; poi appresso nel 1666ehbe onos 165 tato seggio nel gran consigliodei duecento, final mente il 1676 futra' nove conservadori del domi nio Fiorentino. Egli pose alle stampe un' operet ta sul nondoversi dare giuramento ai rei,sicco me usava, intitolandola= Discursus de juramento reis non dando: Florentiæ typis Onofri 1679 in 8° =. Questo libro gli, fruttosomma gloria, non tanto perchè fu egli de' primi atrattare sì nobi le e giustaquistione, ma piùancoraperchè otten ne il divisato intento; avvegnachè tosto vide sua sentenza trionfare neitribunali diToscana, ed es sere coronata dalbandochemandossi in quell' an no stesso di non più doversi costringere con giu ramento i colpevoli incause criminali, e lalegge fu pubblicata il 21 Aprile 1679. Scrisse parimen tecontro l' inumanatortura chedigradava l' equi tà dei giudizii , e molte allegazioni e consigli che furono stampati a Pisa. Infine die a luce la di fesa della immunità della insigne Terra di Fiviz zano e de' suoiprivilegi: Firenze alla Condotta 1684 in 4° =, Cosi di onori carico edi gloria 1' anno 1687 fini di vivere, molto buona fama di sè la sciando, che loperpetuerà nellanostra come nella altrui memoria, essendo che parlano di lui il Con ciolo de Hered. il Ciriaco controv. 132. N.º 16/ ed altri legisti assai riputati DI FRATE ANGELO PAOLI PER SANTITA VENERABILE: Čelebreper santavita, per dono di previden ża e di moltiplicazione di ogni cosa apro' de po verelli fu questo venerabile AngeloPaoli, cui mol te opere fece degne di ricordarsi. Nacque egli in Argigliano villaggio del Fivizzanese nel 1642 đì amili ed onesti genitori, e crebbe di se porgendo ogni più buona indole per maniera che infino da fanciullo maraviglia recava. Ma come fu trascelto 166 da Dio per opere sante, così prestamente comin ciò ad esercitarsi nella virtù , e in ispecie nella carità verso de' poveri. Volendo poi meglio servi re al Signore , entrò giovanetto nella via della pe nitenza , e abbandonato il secolo, fecesi della re gola del Carmine, e digiunando ed orando cosìbe ne intese alle austeritadi ę all' amore del prossi mo, che presto in gran fama di santità più che mai sì montò. Vero è, che per essere egli a ub bidienza soggetto , come a' frati conviene , or quà or là mandato era, ma questo meglio servi a te stimoniare i meriti di lui grandissimi. Impercioc chè, studiando aprocacciarsi santità inqualunque paese si fosse, in estimazione e in piacere venne si di ogni maniera di gente: e quello mirabile si era, che senza mancareal proprio debito assidua mente usava non solo di servire alli 'nfermi ne gli spedali; ma di sovvenire i bisognosi e i men dichi, tutto che povero fosse, abbondantemente. Per questa cagione narrasi di lui che, accattando per li poveri , qualunque limosina s' avesse , per volere Divino tra le sue mani moltiplicava secon do la bisogna. Io quì non racconterò li molti mi racoli che per lui fece Dio in ogni dimoro che il P. Angelo ebbe nei conventi di Fivizzano, di Sie na , di Fiorenza , di Montecatini, di Pisa e di Ro ma, che distesamente si ponno leggere nella di lui vita stampata; ma per correre miglior proposito drizzerò la penna a Roma, lasciando dietro molta materia, e dirò qualmente il buon servo di Dio colà sotto gli occhi dello stesso pontefice Clemen te XI per opere confermasse l' altissima bontà di sua vita. Di vero tutta quella vasta metropoli e li personaggi più distinti e scienziati di essa videro con quanta sollecitudine agli infermi servisse , a' carcerati confortamento porgesse, e turbe di po verelli cotidianamente cibasse congrande prodigio. Un giorno intra gli altri, sendo egli a visitare il 167 Þ. generale maestro de' Servi AntonMaria Caster li, prese da lui pochi rimasugli dipane della sua privata mensa , epoi tornandosial proprio conven to di Santo Martino in Monte, che assai lungi era accompagnato dal detto Castelli e dal dotto mae stro Giuseppe Maggini, cominciò pervia a distri buire que' tozzi di pane a' poveri che lo richie devano; ma tanti, cammin facendo, ne dispensò è tanti mendici accontentò, che il Generale stes so e ilMaggini risguardandolo con istupore , sì gli dissero: رو O uomo pieno di carità, come nonces si di stribuir pane, che più di 50% persone hai „ già donate con quello che appenabaştar poteva „ a due o tre ? Quanto neporti in manica, forse „ una corba?, In questa maniera la caritàdel be nefico Paoli per prodigiosa moltiplicazione faceva strabilire , così che nissuno per bisogni,a lui ri correva senz' essere consolato. Fece ancora molte opere che suo nome eternarono, però che restau ro e ampliò per limosine la cappella della Purifi cazione in Roma: puose mirabiléorgano nello spe dale delle donne aS. Giovanni inLaterano: chiu se gli archi dell' anfiteatro detto il Colossèo , per chè di notte erano occasione di gravi delitti: e instituì l' ospizio per li convalescenti nello stra done di S. Giovanni Laterano presso di San Cle mente , essendo che levatisi d'infermità possono gli ammalati facilmente ricadere quando nonhan no bastevole cura. Inoltre funel presagire le co se future assaichiaro, ed in fing lungo tempo avan ti predisse il mese e il giorno di sua morte, che avvenne il 20. Gennaro del 1720, laquale fupoi ritratta in bellissimo quadro přeno di forza da Pie tro Testa , detto il Lucchesing E fa dolore per tutta Roma l' aver perduto il padre dei poveri e 1' esempio della vera Virtù, per cui, avutiche eb be gli onori funebri degni d'un santo , fu depo sto nella chiesa del suo convento con questa bre 2. 10 168 Vissima scrizione Pater Angelus Paolipaterpau perum= Dueannipoiil sepolcro diluiperil car dinal vicario di Roma ornossi magnificamente , e con quest' altra lapida fu meglio eternata la sua memoria: = HIC KEQVIESCIT CORPVS R. P. ANGELI DE PAOLIS CARMELITE AB ARGILIANO SARZ. DIOECÉSIS PAVPERVM PATRIS OBIIT ANN. SAL. MDCCXX. D. XX. JANVARII ÆTATIS SVE ANN. LXXVIII. = La vita di questo venerabil uomo fu scritta dal P. Tommaso Cacciari, e vedesi stampata in Roma per il Collini il 1756, che tutto conferma quan to abbiamo detto. DI GIANMARIA LAZZARI ERUDITO SCRITTORE. Non poco riuscì commendevole Gioan Maria Lazzari della Cassetana, villetta del Fivizzanese , per causa di erudizione e di scrittura, tanto più che, nato essendo in oscuro loco e privo affatto di comodi per coltivare lo spirito, seppe cavarsi dall' infelice suo paese, eperlo studio conducer si in istato dimeritare onorata ricordanza. Costui , che dal Cielo avutoavea indono mente perspica cęebuonissima indole, fecesi prete, e dimorando in Firenze, dove alle lettere e alle scienze pose ogni suacura, s'incontrò in Annibale Bentivoglio nunzio Apostolico, il quale, poi conosciuto che ebbe il meritodiquesto Lazzari, recosselo a' suoi servigi e molto caro sel tenne. Sappiamo inoltre aver egli atteso anche alla pubblica istruzione, e avere insegnato belle lettere inLucca e in Fiviz zano dove fecesua erudizione conoscere e suo sa pere; perciocchè onorò col suo magistero le pub 169 bliche scuole di tali Comuni. Tali pratiche in ve ro Fivizzano ebbele a cuore fino dai tempi antichi, per cui, dandosi alla repubblica Fiorentina oltre lametàdel secolo xv, fece patto espresso che quel la repubblica mantenere dovesse in tale paese abile maestro di lettere a pubblica utilitade. Mentre il Lazzari era in tale uffizio esercitossi a comporre Latini versi, periqualicelebra alcuni distinti per sonaggi del suo tempo, ehanno questa intitolazio ne =Johannis Mariæ Lazzari de Cassetana Car mina: Luccæ apud Pierium et Paccium 1655 in 8° . Questi componimenti sonoingegnosi, e ri pieni di Latine grazie. Lasciò ancora diversi volu mi di storie manuscritte, che non sappiamo per quali cagioni si stesse a nonpubblicarli. Fu anche vicario di Giambattista Spinola Vescovo di Sarza na, e terminò sua vita verso il finire del secolo XVII. DI JACOPO CORTESI PITTORE, DETTO IL BAELLA. Come i legisti dicono le liti avere le loro stelle , così ci sembra giusto di appropiare tale dettato anche agli uomini , tra' quali cert' uni ci sono che, quantunquedi merito siano, hannosi lor contrario Pianeta, nè parlasi diessi, nè sono tenuti in prezzo,per cui, sealcuno studiasidi le varli dalla oscurità,sembra chevogliadare gran devalore aciò che nonsiadegno di riguardarsi. Or ciòperavventura temiamo s' immagini contro di noi; perocchè rechiamo a leggere altrui le co se di tante persone ignote e dialcuni bravi artisti; quali quali non ebbono la fortuna dimuovere la penna di altri scrittori, e specialmente parlandosi del Baella scultore e pittore non ordinario, come di certi altriche sono in quest' opera dichiarati. Ma desideriamo che ci faccia ragione la verità e le tante leggende di simil fatta, che pari a queste 170 veggonsi alle stampe, avendo ognuno libero dritto di manifestare quello che gli altri non sanno e di accusare di negligenza o di malignità que' tali che trascurarono la povera virtù, perchè tapinaeabbiet ta viveasi. Però è da sapere qualmente ci fu cer to Jacopo figliuolo del caporale Francesco dimae stro Giacomo Cortesi di Fivizzano, e di Maddale na Baratta di Carrara, il quale nel 1650. nacque in detto luogo , ed essendo scarso di averi per le prodigalità del padre, infino da' teneri anni fu a Carrara mandato a imparare il disegno e l' arte della scultura per il comodo che avea colà della parentela materna. Costui riuscì in quelle arti che sempre in tale paese fiorirono, e sotto li più e sperti maestri valente prima nella sculturasi fece, e poscia nella pittura, alla quale intieramente si diè conmiglior proposito. In questo mentre , dimo randosi a Carrara eseguì alcune opere di scultura stimabili , e intra le altre un Crocifisso a stiaccia to rilievo in tavoladi marmo, che ora vedesi mu rato accanto alla porta del campodei Sigg. Fanto ni su la strada di S. Francesco di Fivizzano, ch' è un ottimo e pregevole saggio di quanto valesse questo giovane, poi che il nudo avvi finamente e spresso. Egli poi acquistò il soprannome dimaestro Baella , perchè nel comperare le cose a sè neces sarie , mentre vivea a Carrara , solea trattare a bael le, che in tal guisa i soldi chiamavansi in Fiviz zano, e a Carrara appellavansi bolognini: e per que sto il volgo Carrarino cominciò a chiamarlo con tale nomignolo, e sempre se lo ebbe poi. Avven ne quindi che, acquistata molta praticanel dipin gere, per desio di montare in istato andò a Roma alla ventura; ma privo di modi com' era, scono sciuto e di natura umile e timido si accontentò di allogarsi a giovane di un avaro pittore, senza osservar bene a cui, il qualepreselo a lavorare a tutto suo pro' per il solo vitto evestito, e molto 171 volontieri il tenea, chè di guadagni si avvantag giava, mentre il povero Cortesi sempre senza no me viveasi e nella miseria. Finalmente di sua con dizione contristatosi , pensò di uscire di servitù, e sposata una onesta fanciulla Romana, che posse dea solo una casa per dota, si mise a dipingere per sè, e scuoprendosi bravo molti lavori comin ciò ad eseguire per altri. Veramente quando nel meglio si stava dello accreditarsi , sopravvennegli una infermità sì grave che tolselo di vita nel fio re degli anni e dell' operare, disè lasciando una sola figlia , e molto credito a' suoi dipinti, che so no di maniere buonissime , di perfetto disegno e gentili. Poco dopo la di lui morte, trovandosi a Roma ai servigi di un cardinale certo Francesco Pigoni di Arlia, villadel nostro contado , sacerdo te facoltoso, il quale sentendo il molto credito che andavansi acquistando le poche opere del Baella , comprò quante di essepotè ritrovare; e poi man cato che fu suo signore, tutte con sè portolle al la patriacon altre suppellettili rare , e tanto avea le inconsiderazione, che tali dipinture furono per lui inchiuse in suo fidecommesso. Traquesti qua dri vedevasi una Pietà di sìsquisito lavoro che de gna è di ogni stima. Per fortuna questo dipinto bellissimo intatto rimanesi ancora nella Cappella domestica dei conti Fantoni in Fivizzano a testi moniare l' eccellenza di maestro Cortesi; percioc chè la Vergine effigiata vedesi nel più compassio nevole dolore , il morto Gesù, che posa il capo in grembo di lei, è così bene ricurvo nella schiena e nello abbandono delle membra sì naturale e sì giusto, ehe meglio non potrebbe esprimere il sog getto che rappresenta. Li due Angioletti che sono ai piè dello estinto Signore con sì buono intendi mento il pensiero finiscono, che mirabile si è il vedere uno di que' begli Angioli stropicciarsi con la mano gli occhi rossidal pianto e mostrare con 1 172 somma verità il suo lagrimare, mentre l' altro , che compie lascena lugubre, accenna in suocor doglio i grossi chiovi della Crocifissione. Parimen te sappiamo che del Cortesi in tela dipintaerauna S. Agata presso il Sig. Fabio del Medico scultor Carrarese, il quale in suo studio teneala per co piare, tanto pareagli distinta e lodevole. Le altre opere di lui che erano tra noi, rimaste in mano di contadini, sonosi finite e disperse, senza poter sene più dar conto. Per tutto questo ecci paruto bene di mettere a luce la virtù del Baella sfortu nato, affinchè possa entrare fra tanti artefici va lenti che sono dalle storie narrati. DI FEDERICO GIANNETTI DOTTISSIMO SCRITTORE. : Richiederebbe ilmiopropositoper le cose che deggio scrivere di Federigo Giannetti inogni ma niera di dottrina e dilettere saputo, che mi rom pessi contro maligna invidia, laquale tiene inbas so la povera virtù, e la rimorde edispetta; acciò nonsia dibenefizii rimunerata edigloria. Ma co me la vilezza di questo detestabile affetto umano chenon hanè modo, nè fine, trarrebbemi a trop Po po dire, così lascierò che si maceri da sè stesso. E per ispicciarmi più presto dirò, che Federigo fu di onesti genitori della terra di Albiano pode steria nel Fivizzanese, nel cui luogo ebbe l' an no 1645suo nascimento. Educatoposcia in Firen ze, riuscì nobilissimo oratore, scrittore di molto eccellenti libri e disavere così profondo in filoso fia e teologia, come attesta il dottor Geracchini ne' suoi fasti teologali, che ogni altro di quella età superò; per cui lo sapientissimo cardinal Pan dolfini, detto lo sfondrato, passando per Firenze emosso dalla famadel Giannetti, volle conoscer lo e udire; e sìdi ammirazione stupì, che dubi 173 to quasi , se dopo l' Angelico dottore fossevi stato fino allora personaggio più in divinità di lui ad dottrinato. Fu ancora perfetto rettorico; però che nelle primarie cittàd' Italia predicando ebbesi mol tiplausi. Nonè dadire quanto Cosmo IIIdei Me dici si diletasse di questo grand' uomo, che però fecelo canonaco di Santo Lorenzo di Firenze elet tore di teologia nello Studio Fiorentino , dove con tanta celebrità lesse, che restane ancora viva la memoria, essendo che oltre laTosca e Latina fa vella , perfettamente possedeva l' Ebraica, la Gre ca , la Francese e la Spagnola. Avvenne intanto che dopo alcune opere di pregio stampate per lui , puose aluce untrattato dellacorrezione fraterna. Questo libro appena fu letto dagli invidiosi della buona fama del Giannetti, subito cominciossi a mormorare contro l'autore e a perseguirlo per ta le maniera che, in discredito posto, dalla estima zione e alti divisamenti lo trassono del granduca, molti danni al saviouomo recando, ai quali potè poscia riparare con la pieve di Sesto, che otten ne dalla illustre casa Martini. Che seinvero non fussero insorti i malignanti contra di lui, forse Albiano glorierebbesi di averlo veduto a sublimi dignità esaltato. Ma Federigo in pace soffri ogni calunnia, enella suapieve, per gravemale infer matosi, venne a morte nel 1708in etàdi 63 an ni. Epoi che diquesto raro uomo cherisplendeva ancora per virtùmorali nonfu posta memoria al cuna, trent'annidopo lafinedilui permolti eru diti Fiorentini personaggi, si celebrò suamortecon funerale orazione e pubblica accademia, e in se gno di grato animo il marchese Antonio Corsi fe cegli porre in San Firenze questa lapida onore vole:= 174 D. 0. Μ. FEDERICO GIANNETTIO POLYDORI FILIO FLORENTIAE LIBERALISS. EDUCATO PROTON. APOST.S.T.D. PARECIAE S. BASILII PRIMVM RECTORI AMBROSIANAE DEIN FLORENTINAE BASILICAE CANONICO HVJVS DEMVM AECCLESIAE ANTISTITI ELOQVEN. PHILOSOPH. THEOLOGIAE PROFESS. CLARIS . SACRO ORATORI CELEBERRIMO RELIG. JUSTITIA, MODERATIONE INTEGRITATE CONSPICVO PAVPERVM PATRI MUNIFICEN TISS. VITIORVM ACERRIMO INSECTATORI VITA MORTALI FVNCTO ET IMMORTALI DOΝΑΤΟ AN. S. MDCCVIII. VI. ID. SEРТ. АЕТАТ. SVAE LXIII, ANTONIVS CORSIVS CELATIAE MARCHIO AETERNVM GRATI ANIMI MONVM. PRAECEPTORI DE SE OPTIM. MERIT. AN. AB EJVS OBITV TRIGES. P. C. Noi qui non raccorderemo le opere di Federi go non istampate; avvegnachè molte ne abbiamo di pubblico dritto, chebastano a testimoniare be nissimo suoi meriti , e sono = Cosmus Philosophicus seu Aristotelicæ Philosophiæ explanatio: Florentiæ 1681. tom. 5. in 8. =. Synopsis Theologica de Jejunio: Pistorii 1689. Alexipharmacum ad Tonellianam = Apologiam salubriter leniendam : Luccæ apud Ja cinthum Pacium &c. =. Metodo della Correzione fraterna : Firenze 1693 = . DiscorsoApologetico in torno alla invalidità del Battesimo dato a' bam bini contro la volontà de' genitori infedeli: Lucca 1697 =. Specchio della verità svelato ai laici intor no alla presentazione ai Benefizii curati: Lucca 1698 Theologiæ Moralis generalia principia, quibus adnectuntur opuscula de Fide, Spe, Cari tate , Juramento &c. Lucca 1714 =. Il Direttorio de' Parrochi con la vita dell' autore: Firenze Al bizzini 1739. op. postuma =. Questo libro è di 175 molto buon uso, e da esso tratte sonosi queste memorie. DI CARLANTONIO VASOLI MEDICO E POETA. Quandoioconsidero, che il tempodistrugge tutto e bene spesso guasta le testimonianze ancora dell' eccellenza degli uomini bravi, sempre nell' animo mi contristo. Veggendo poi che tutto non può alla buona fama torre, e chead ontadi lui talora vie ne a luce la verità con la virtù, più presto si acqueta mia doglia. Perciocchè allora i trapassati ponnosi con lodi rimunerare e togliere dall'oblio , come appunto spero di fare, il merito rimembran do di messer Carlantonio di Fivizzano figliuolo di Pietrangelo Vasoli e di donna Mariadi Santi Bat tini Fivizzanese, con tutto che di sì valent' uo mo invida rapacità di tempi abbiaci involate le più nobili prove. Laonde nonrestami altro da di re, chefiorì nel tornodel 1680; eche fu insigne maestro in filosofia, in medicina e buon poeta. Infatti dopo aver egli avuto luogo onorato nel col legio pratico de' medici di Volterra, ottenne per savere cattedra primaria dell' arte medica nello Studio di Pisa, succedendo al chiarissimo Boccian tino, e nel 1695 fu anche priore di quella Uni versità . Egli poi non solamente in suo magistero fu mirabile , ma per l' amenità del suo ingegno divenne distretto amico del famoso Redi , e in Pi sa conviveva con lui nella casa del cardinale de Angelis da Barga. Per testimonianza dell' erudito Angiolo Marchetti, dove tratta de Propositione , sappiamo che sommo gusto ebbe inpoesia, e ce ne mostra un saggio in detto libro. Così pure siamo assicurati che tale Vasoli per suo poetico estro l' opera di Cirurgia d' Ippocrate recò a dilettevole metro Latino. Ebbe fine a Pisa nel 1699 con se ! 176 polcro onorato in S. Frediano di quella città a pièdell' altare di S. Carlo, ma la marmorea la pida che facea chiara di lui ricordanza, per al cun tramutamento della sepoltura si è perduta , eduolmi assaissimo di non poterla riferire in at testazione de' miei parlari , Non pertanto sono sen za testimonio, che anche monsignor Fabroni nel tom. 3. di sua storia rammentalo con nome buo nissimo. DI CARLO E GIULIO SARTESCHI GIURECONSULTI NOTABILI. Assai puossi alcuna volta comprendere per gli effettidelle cose mondane, che colui il quale trop po alla scopertadimostradi ambire altezzadi sta to e somme onoranze, quantunque fornito sia di virtù e apparecchiato di grandissimi meriti, non può pervenire al conseguimento di quanto suo ap petito richiede, ancora con giustacausa. Percioc chè nonessendo in potestà degli uomini il consi glio evolere di Dio,la variante Fortuna mossada Lui alcuna volta opera così, che lo sperare e il presumeredell' uomo trovasideluso.Inquesta sen tenza insegnatrice di prudente modestiahacci fat to cadere ilmanifesto esempio dimonsignorCarlo Sarteschi figliuolo di Andrea di Fivizzano, cui no stra materia adduce a raccontare. Convetandosi egli a Pisa nel 1650, mostrò avere gran dottrina , e postosi poi nelle pratiche alla Corte Romana, amico divenne e compagno nell' esercizio legale del celebre cardinaleDeLuca,e moltonome con seguì d' insigne legista e di uomo assai destro, avvisato e prudente nelmaneggiodi gravi negozj. Per questo primieramente fu auditore di alcuni prelati in diversi governi della Romaga. Richiesto poi dalCardinale Marascotti , passò insieme con lui alla nunziatura di Polonia presso il re Michele, 177 e di quindi partitosi il detto legato , il Sarteschi intervenne alla incoronazione di quel monarca e in quella corte rimasesi internunzio fino a tutto il 1670. Tornato poi aRoma, il pontefice Clemen te mandollo abbreviatore della nunziatura di Spa gna, edi colà oltre il 1675 luogotenente gene rale della legazione di Ferrara. In tutti questi gra di e incumbenze così bene sidistinse, che altamen te mostrava di riguardare e diessere innalzato se condo la grida. Però, sendo nominato vescovo e parendogli essere male guiderdonato, quella digni tà ricusò , e prese brieve comiato per suo spirito con l' aria natia ristorare. Forse volto il tempo degli anni e mutata la succession delle cose, di venuto sarebbe pago il suo desiderio; ma per il non preveduto volere Divino l'anno 1703 chiuse in pace suoi giorni a Fivizzano, e lanullezza co muneallapolve agguagliòognisua speranza. Non co sì accadde aGiulio di lui fratello il quale più modestamente visse e onoratamente morì. Imper ciocchè fattosi dottore in Pisa nel 1656, ed essen dosi nelle cure legali segnalato , quando era audi tore del cardinal Negroni, fu postoa giudice nel la Rota di Ferrara il 1672: indi in quella di Bo logna, dove fu ancora podestà, e in tale incarico finì di vivere anch' egli in Fivizzano. Bastevole en comio di lui è la ricordanza esimia che fancene il Ridolfino in sue allegazioni , il Balduini nelle sue fpere ed il Sabelli, i quali tutti riportano lesa vie decisioni del Sarteschi, ed anche una lapida murata nel pubblico palazzo diBologna. Per tan to i fratelli di questi due valenti uomini eterna rono in S. Antonio Abate di Fivizzano la memo ria di Carlo e di Giulio discorsi con la seguente scrizione: T. II. 12 178 D. 0. Μ. CAROLO. JVLIO. ET JOAN. SARTESCHIIS. FRATRIB. QVORVM EX PRIORIBUS ALTER DISJVNCTISS. TERRAS ITALIAM SARMATIAM HISPANIASQ. INTEGRITATIS PRUDENTIAE ET SAPIENTIAE SVA GLORIA COMPLEVIT DVM APVD PONTIFICIOS ORATORES LITES JUDICANDI OBEVNDI NEGOTIA MINISTER FUNGITUR IN HISPANIIS JUDICIS , IN SARMATIA INTERNVNTII MYNVS ADMINISTRAT IN ITALIA EPISCOPI DIGNITATEM MAJORI ANIMO RESPVIT QUAM MERVERAT ALTER BONONIAE FERRARIAEQVECAVSIS COGNOSCENDIS EXIMIAM LAVDEM EST CONSECVTVS DVM JVDICIS PARTES IMPLET QUAM AVDITOREM ROTAE VOCANT VTERQUE AVTEM IN PATRIA QUAE DIV DESIDERAVIT ABSENTES MORTE OBITA CONQVIEVIT EC. EC. EC. ANN. D. MDCCV. Deesi qra notare che del suddetto Carlo fanno men zione onorata il Pacich. de Distantiis, Marzio Ven țurini consil. tom. 2 , e il P. Barelli annal. de' Ber nabiti , confermando la sua bravura. DI LODOVICO E GIAMBATTISTA FANTONI PERSONAGGI ILLUSTRI. Quanto che l'onesta e gentile vita de' baro ni che per sola pompa si stanno alle corti in so stanza siaunnulla inconfronto della provatavir tù di queglino i quali faticando porgono agli al tri gravissimi argumenti di estimazione e lumino si fatti; nondimeno, se i nobili cavalieri che ri mangonsi intorno dei re e dei principi per discu tere contingenze politiche degli Stati con pro'dei Joro signori econverautilità deipopoli, sianoco 179 sì avveduti e savi che non si abbiano mai a con tristare nell' animo per alcuno rimordimento, io credo che ciò debba in loro altissima lode torna re, e che tanto di premio quanto di nominanza perpetua siano degni. Per questa cagione d'uopo. stimai di porre memoria di Lodovico Fantoni di Fivizzano per molte ambascerie chiarito e per mol ti onori; come pure di Giambattista di lui fratel lo , i quali furono figliuoli dell' avvocato Teren zio e di Cornelia Borni Fivizzanesi. Nacque Lodo vico circa il 1660. e divenne eccellente legista, ma per natura così facondo ch' era una maraviglia. Si procacciò particolarmente grande nome alla cor te dei Gonzaga duchidi Mantova e Guastalla, de quali montò in altissima grazia sì per le doti di suo buon naturale e nobile contegno, come per sua prudenza e savere. Da cotali duchi furono perciò aquesto Fantoni gliincarichipiù gravi af fidati di loro Signoria. Quindi per differenti affa ri ora fu mandato ambasciadore a Vienna all' im peratore Leopoldo , ora a Carlo VI, ora a Filippo V. re delle Spagne, ora presso li confederati del Belgio, ora presso il re di Prussia,ora nella gran Bretagna , e ora al rediPoloniache lofavorì mol tissimo di sua grazia reale. Fu spedito ancora con pienezza di potestà alla famosa pace di Utrecht , equantunque inquella dieta diPrincipi non riu scisse appieno asecondare levedute delsuo signo re Mantovano, come nelle altre incumbenze avea fatto, non istante il duca Ferdinando Gonzaga per amplissimo privilegio lo insigni di chiave d' oro e di contea: e lo Elettore Palatino Guglielmo del Reno a suo consigliere di stato il promosse. Per questa notabile carriera politica, la quale mani festa di quanto merito Lodovico si fosse, noto e riputato divenne alle corti di Europa e in molta considerazione de' principi di Toscana; per cui standosi in Firenze fumolto onorato, emorendonel 180 1726 ebbe sepoltura nella chiesa di Badia, dove agloria di lui e de' suoi leggesi una lunga scri zione , della quale rechiamo solo il principio: = LODOVICO FANTONIO COMITI NOBILI FLORENTINO 1. V. CONSVL. GVM OB ANIMI SOLERTIAM HONORIS STVDIVM ET PRVDENTIE SCIENTIAM ALIVIO ODESGALCO SYRMII, POSTMODVM A FERDINANDO CAROLO MANTYE DY CIBVS AD LEOPOLDVM IMPERATOREM ET AB HOC VLTIMO LUTETIE PARISIORVM ST AD PHILIPPVM V. REGEM HISPANIARVM. A VINCENTIO DYCE GVASTALLE AD JOSEPHVM REGEM ROMANORUM AD CAROLYM VI. IMPERATOREM AD CONGRESSVS VLTRAJECTΙ Ες. ΕC. EC.. Nelpicciolo corso disuavita fu ragguardevole an che Giambattista Fantoni, il quale, vivendo, for se avria superato il fratello nella dottrina, quan tunque per essere di rara bellezza di corpo fosse dalle vezzose femmine ambito per donneare con lui , ed egli di ciò per nissun modo schifo, come puossi ben credere. Non per tanto e' non intese sempre a baloccarsi intorno ai piaceri a guisa de' dilicati giovani avvenenti e leziosi, chè ben pre sto allo studio pose tantacura, come abbiamo tro vato, che fu accademico Appatista diFirenze, do ve inpregiovivea, e che l'anno 1709 sedette con solo dell' Accademia della Crusca, attestandolo il canonico Salvino Salvini fratello del famosoAnton Maria, il quale fece di questo Fantoni elegante elogio. Nel 1710 il re di Polonia Augusto II lo donò per merito del grado illustre di cavaliere e della chiave d' orodi suo ciamberlano, e morì di 26 anni circa o poco più. Veggonsi stampate di lui alcune poesie che in vero sono mediocri, ma davano assai buona speranza di vederlo migliore , la quale mancò per ' immaturo suo fine. DI STEFANO LEMMI ECCELLENTE PITTORE, Della scuola Bolognese nell' ultimo tempo di Guido Reni , maestro singulardipittura, fu anche Stefano di Bernardino Lemmi di Fivizzano, di fa 181 miglia originaria di Silano, il quale fiori oltre la metàdel secolo XVII, e commendevole si rese per sue fatiche onorate di molti dipinti riputabili. Egli dopo di avere apparato aBologna ritornò alla pa tria; ecome di suaprofessione vivea, così ad ogni prezzo pingeva, per cui ne' suoi lavori non sem pre uguale si mostrò. Tuttavolta quando il destro veniagli ed era accarezzato e a sufficienza retri buito ( poi che uomo era un po' fantastico e va rio) ben facevaconoscere quantovalesse. Labuo na maniera, il colorito e il disegno che si mostra no in alcuni quadri a olio, e in alcune storie a fresco per lui lavorate dancene sicura fede e con vincono di potersi annoverare tra' pittori del suo tempo che superarono la mediocrita. Imperocchè dipinse con lode le camere del castello di Fosdi novo deimarchesi Malaspina, le quali pitture ve devansi anche poco fà, maora sonovi cessate per li restauramenti di quella fabbrica abbandonata e in ruina. In tra lealtre cose in quattro compar timenti di una volta vi avea mirabilmente storia to iquattro rari privilegi di quegli antichi feu datari, cioè del batter monete,di legittimar figliuo li naturali , di crear dottori e notai , e di punire idelitti fino al sangue. Bene dipinse il teatro di Massa che fugliallogato dadonna Teresa Pamfilia Cybo duchessa di quello Stato, e fu pure adope rato dal ducadi Modena peralcuni lavori in suo ducale palazzo. In tela egli fece il quadro della Nunziata, e quest' opera , che stimasi bella, nel la chiesa è diS. Francesco di Fivizzano. Parimen te di lui sono in S. Giovanni di sua patria li di pinti di San Tommaso daVillanova, quando a po veri dispensa le sue ricchezze , che peraltro ine spertopittorefusciaguratamente diformato con por vi sopra l' effigiediSan Francescodi Paola: quel lo di S. Niccolada Tolentino; e l' altro dell'An gelo Custode, allogatogli dal dottor Carlo Antonio 182 Vasoli lettore dell' Università diPisaverso il 1698. Questo sacro dipinto , pieno di figure, ha belle e variate attitudini di que' santi che grandemente esprimono la maraviglia, la divozione e l' allegrez zaa riguardare la gloriache in alto si manifesta. Un' altra opera non ispregevole di Stefano è il quadro di S. Antonio Abate con San Paolo primo eremita dell' oratorio del borgo di Fivizzano. Mol to poi maestro Lemmi dipinse nelle lunette del chiostro del Carmine diCerignano nel Fivizzane se, il qual convento fondato fu circa il 1560 , in una delle quali segnò suo nome presso la porta d' ingresso: mapiù grandemente lavorò nel chio stro de' minori osservanti fuor di Sarzana, rappre sentandovi tutta la storia di S. Francesco loro pa triarca , e tutte queste dipinturea frescosono te nute in non piccioloconto. Molte altre fatture po trebbonsi descrivere di maestro Stefano, che tro vansi in diversi altri luoghi; ma basterà di aver accennato quelle che sono a pubblica veduta per giudicare di lui, che morì inpatria circail 1730, dove godeasi molta estimazione per l' arte sua. DI PASCASIO GIANNETTI FILOSOFO E MEDICO. Essendo Pascasio Giannetti tra' maestri più singolari di filosofia e di medicina dell' Universi tà di Pisa, quanto onore a quello Studio recasse non si può dire. Costuiebbe aquelle scienze pro clive natura, e tanta forza evivacità d' ingegno, che a sermonare e discorrere di materie mediche e filosofiche parea nato a posta. Fu e' di Albiano di Lunigiana, e divenne lettore in detta Univer sità nel 1682; e così benein cattedra sue dottri ne trattò, cheperlo più savio discepolo del Mar chetti e del Bellini, cattedranti nobilissimi, tutti loconoscevano. Nulla ignoto eragli di quanto Ga : 183 lileo e Gassendo aveansi ritrovato, e sostenitore acerrimo fu della filosofia corpusculare. Per que sto guerra eterna pareva intimata avesse a tutti li Peripatetici e Scolastici ostinati, che ligii si di chiaravano agli antichi sistemi, quali adesso ricor dansi appena nelle scu ole de' monasteri. Per lo che il Giannetti fu tenuto per uno de' più arditi e co raggiosi sostenitori degli insegnamenti novelli e assai molesto riuscì a' superstiziosi filosofanti , ma in particolar modo ai Gesuiti i quali, potendo al lora moltissimo presso Cosmo III de' Medici , fece ro in grave sospetto cadere di errori di religione il Giannetti non solo, ma quasi tutta la Pisana Università. Pertale cagione, sendo state forti let tere scritte e minaccevoli ai professori con ordi nare, che non volevasifilosofia democratica, il Gian netti , cui sapea benissimodelle persecuzioni altrui schermirsi e rintuzzare le dicerie degli imperiti conladottae mordace sua lingua,difese con trion fo la causa per iscrittura, nè mai disua proposta sentenza cessò. Finalmente costretto nel 1706 di mutar cattedra e di leggere medicina, non ostan te filosofava su i nuovi sistemi anche interpretan do gli aforismi d' Ippocrate e di Galeno, e men tre con eloquio squisito e con pompa di erudizio ne le materie mediche spiegava, senza punto de nigrare alla gravitàdella scienza e del loco, l'al trui cabale eleggerezze con vaghi scherzi e argu ti motti derideva. Moltissimo ancora si adoperò in fisiciani sperimenti e nelle savie curé di Michela gnolo Tilli per ogni maniera di lode famoso: nề mezzanamente si distinse insieme con lo Zambe cari di Pontremoli suo collega a sperienze fare uti lissime su le terme del territorioPisano e Lunen se, che servirono ad ambeduni di grande merito. Intra le altre fece minute prove su l' acqua salsa di Monzone di Lunigiana, e trovolla più efficace di quella del TettucciodiValdi Nievole, epoter 184 si estrarre il sale catartico a guisa di quel d' In ghilterra, se non venisse incautamente adulterata. Bene spesso Pascasio dilettavasi d' investigare le azioni e i consigli degli uomini più che i segreti della natura, e quasi Epicuro con aspre parole ab batteva i vizi e le inezie altrui. Mente profonda mostrò in tutto, ma poca industria: e vivendosi fino alla vecchiezza, dopo 57 anni di lettura in quella Università, nel 1742 morì in una villetta che avea a Capannoli su quel di Pisa, e sepolto nella chiesa di quella terra, fugli per Tommaso Pe relli suo scolare messo questo marmo sopra il se polcro , riferito ancora da monsignor Fabroni in sua stor. dell' Univ. Pis. tom. 3. dove parla del Giannetti: = Piis Manibus et Memoriae aeternae Viri Paschasii Giannetti Albianensis Philosoph. et Medicin. in Pisan. Academ. Professoris Ingeniiacumine eloquen. et ingenua philosoph. libert. Quamdifficillimis temporib. fere solus inter Academ. retinuit Cumpaucis aetatis suae comparandi Obiit Octuagenario major inproxima Villula Inquam post impetratam a docendo vacationem Concesserat Ann. S. MDCCXXXXII. Thomas Perellius praecept. et Amico D. S. O. M. P. DI PIER CARLO VASOLI POETA E SCRITTORE. Io non posso tacere di aver molte cose rica vato di questolibro dalle fatiche edagli scrittidi questo Pier Carlo Vasoli di Fivizzano, il quale sembra avesse inmente d' illustrare sua patria, e però non deggio scordarmi di retribuirlo di grata memoria, tanto piùche molto distinto riuscì nel la medicina e buon coltivatore dellapoesia. Que sto uomoerudito, come racconta in certo suo Er bariolo Lunense m. s. , avendo studiato prima a Bologna e poi aPisa alla scuoladel celebre Mar cello Malpighi, dove si dottorò verso la fine del 185 secolo XVII , non solo intese a fare il medicante, ma anche il letterato. E poi di grande ingegno che era e di molta scienza, così dilatò suo nome , che Volterra a suo dottore di medicina richieselo , nel cui esercizio alquanti anni vi dimorò con mol ta lode egrande stipendio di moneta. Ma tratto e' dall' amordello studio e più desiderando la quie te che il pubblico servigio, ritornossene lieto alla patria. Quivi alle lettere, come alle osservazioni mediche attese, e scrisse diverse cose che a luce non pose. Poetando poi ciha mostrato, che di gran lunga prima del suo tempo e anche a giorni suoi in Fivizzano fioriva nobile accademia letteraria che nomavasi degli Imperfetti e Veglie le sue aduna te, le quali avevano avutoprincipio nel secolo xvi. Infatti celebrando quegli accademici la venuta a Fivizzano di Gioan Gastone de' Medici e le feste pel suo dimoro di tre giorni, il Vasoli dette nel 1734 alle stampe di Massa alcune poesie su tale argumento intitolandole = Veglia Accademica de gli Imperfetti = secondo loro istituto. Anche più riputato resesi poi per avere stampate queste ope rette = De Pulsibus et de motu sanguinis in Ar teriüs et in Venis: Massæ apud Fredianum 1731. in 8° =. Corona poetica in laude delcavaliere Fer dinando Veluti governator generale di Lunigiana: Reggio pel Vedrotti 1737. in 4º=. Mori vecchio il savio medico verso il 1750, lasciando un volu meinedito di memoriepregevoli sopra del suopae se col titolo = Osservazioni e discorsi su le anti chità di Fivizzano, ed una raccolta di erbe medi cinali del Vicariato= quali dimostrano quanto ama tore e investigatore si fosse dei pregi della sua patria. DI DOMENICO BATTINI MEDICO E SCRITTORE. Fa manifesta fede quanto racconterò, che il 186 protomedica Domenico Battini diFivizzano fu uo mo di moltasapienza, di non ordinario intelletto', e fra' medici de' tempi suoi di molta pratica, di onestissimi costumi e gentilezza grande adornato. Nacque egli fortuitamente a Lerici di Niccolò Bat tini Fivizzanese e di Maria Domenica Bonifazi di Arcola il 1753; ed avendo prestamente perduto il padre per mala ventura, chè medico era condot to in que' luoghi, seppe cosìbene dirizzare l' ani mo agli studi e alla buona fama, che in età di 15 anni, dottoratosi a Pisa in medicina, maravi gliò i valenti lettori di quello Studio. Poscia stu diò a Firenze, indi passando a Bologna per più erudire sua mente, divenne assaiperito nella gre ca lingua, esì reputato nell' artesua, che per lo granduca Pietro Leopoldo, sommo legislatoree so pradi ogni altro principe filosofo liberalissimo più chediresi possa, fu eletto a uno de' quattroAstan ti dello arcispedale fiorentino. Crebbe questo Bat tini in valenteria e savere: e poi che soddisfatto ebbe con plauso all' incarico datogli dalsuo prin cipe di esaminare l' epidemiadi Firenze delli an ni 1780 e 1781 , insieme con duealtri medici, fu mandato a Siena aprofessore di medicina Teorico pratica di quella Università, e a protomedico del paese e a soprantendente di que' spedali, dove moltissimo grido ottenne e in molto piacere riu scì di ogni sorta di gente, ma la morte immatu ra nel 1799 in sul fiore degli anni tolselo da più estesa celebrazione. Egli era giàdi alcune più chia re Accademie scrittore, e con opere avrebbe Ita lia occupata, se più lungamente fosse vivuto; non istante resechiara suamemoriaper questi libri che lasciò alle stampe, cioè= Costituzione Epidemica di Firenze dell' Inverno del 1780, e 1781, esami nata e descritta dai Signori dottori Gaetano Gio vanelli , Domenico Battini &c. Firenze del Vivo 1781. in 8° =. Ricerche intorno alle acque mine 187 rali Epatiche, e all' analisi chimica di diverse ac que dello Stato di Siena: Siena Pazzini e Carli 1793 in 4º =. Relazione delle fonti della città di Siena : Relazione della malattia d' un principino Ruspigliosi , inserte nell'ultimo volume degli At ti Accademici dei Fisiocritici di Siena. Per questi saggi onorevoli di sue fatiche apparisce qualmen te io non dovea alle di lui giuste lodi mancare, chè suo nome in Siena ancor si ricorda. Qui pu re, se nol vietasse ilproposto divisamento dell' ope ra, farei parola de' meriti del Revd. P. Costanti no di lui fratello professore dell' Università di Pi sa, che fu generale maestro di tutto l'Ordine de' Servi di Maria, e autore di molte opere; ma è ancora vivente. DI GIOVANNI FANTΟΝΙ POETA ESCRITTORE. Benchè il cielo desse forma alla poesia e fa cessela conoscere per mezzodei metri di tanti sin gulari poeti , non per questo il nostro vate restò di congiungere insieme alcune foggielatine al poe tare italiano, acciò che l'artificio suo con l'estro maraviglioso mostrassero nulla esservi d'intentato , e le invenzioni latine quanto al tosco verso con venir possano. Però un dono a Fivizzano feceNa tura della natività del poeta Giovanni Fantoni cognominato Labindo Arsinoetico fra gli Arcadi, e talvolta onorato col soprannome di Orazio To scano, socio della reale Accademia Fiorentina, de gli Unanimi di Torino , e Appatista, il quale, quan tunque non sia il socondo tra' primi poeti Lirici, pure in eccellenza straordinaria giunse e in rara celebritade per le sue poesie, così che per lunghi parlari meriterebbe che io dimostrassi la grande ventura sua per averlo eletto il Cielo ad essere segnalato in qualche generazione di comporre. Ma 188 prevenuto avendomi in ciò il conteAgostino Fan toni suo nipote e meritissimo cavaliere,con istam pare dello zio famoso distesa vita, penso dovermi stringere ai fatti principali di tale poeta, e sola mente raccontare quanto al mio scopo appartiene. Era Labindo figliuolo del conte LodovicoAntonio Fantoni e di donna Anna de' Silva dei marchesi della Banditella, il quale nacque in Fivizzano il 1755 , e fino da fanciullo pienodi vivacissimo brio eintendimentofu mandato aRoma sottovalenti mae stri per dare a lui materiadi venire scienziato e vir tuoso; ma prima nel monistero de' Benedettini di Subiaco, poscia nel Collegio Nazareno. E tutto che da principio attendesse ad inquietire e schi fare lo studio, pure quando giunse alle umane lettere e versi comporre, suo naturale seguendo , tanto dilettossi dei classici autori latini e special mente di Orazio, che fu da mirabile trasporto ed entusiasmo rapito per quel principe di lirica poe sia, per cui nel processo del tempo si può dire che perfetto imitatore riuscisse del cantor di Ve nosa. Ritornato poi alla patria fu dal padre ora posto a Firenze nellepratiche dei segretari di Sta to , ora in Livorno,ed ora in Torino nelle mili zie; ma la mobilità estrema dell'animo libero e franco del giovane e la sua vivezza, proclive ai piaceri e al versificare più che ad ogni altra cu ra, obbligaronlo sempre aricondursi alla casa pa terna, non però senza lode di valente poeta, nè senza estimazione degli uomini addottrinati, che uomo era ben parlante, facondo e saputo dave nire in piacere di tutti. Fu allora che in seno del la pace dimestica di suo paese dette opera alla poesia più che in altro luogo, e puose a veduta del pubblico diversi componimenti che levaronlo in grido, incoraggiato dal marchese Carlo Ema nuelle Malaspina di Fosdinovo uomo intenditore, presso di cui godeasi della più cordiale ospitalità. 189 Indi avvenne che nel 1785 andasse a Napoli, do ve fu dai letterati di quella città molto onorato. Nè da dire si è quanta consuetudine e amistà con sommi uomini conseguisse; perciò che familiaris simo divenne di Lampredi, Filangeri, Calzabigi, Delfico, Gargallo, Zipoli , Corazza; e poscia di Alfieri, Cotugno , Bondi , Cesarotti, Salomon Fio rentino e di quel grand' economista, che dopo di avere prestato l' opera sua alla felicitazione del la Toscana , col pianto di tutti i buoni a Geno va finì suoi giorni , senza nominare tanti altri 2 che moltissimo applaudirono ai di lui componimen ti. Ma quanto è mai da dolere che il suo dimo ro nelle grandi città gli nuocesse : avvegnachè es sendoci più in prezzo il sapere e la virtù, pure ci sono più aperti i pericoli e più forti le occa sioni per chì fonde e biscazza le sue facultà. La onde novellamente riduttosi al patrio ostello dal la cetra del suo Flacco traeva confortamento del le umane miserie, e sollevavasi dei lasciati amo ri e patite vicissitudini , scrivendo quelle Odi che per sentenza dell' immortale Alfieri , espressa in lettera a Labindo stesso indiritta= meritano di es sere nell'oro scolpite = per cui il famoso tragico Astigiano, che non conoscea la vergognosa adula zione, in certa sua Ode, intitolata La Licenza, non isdegnò di cantare francamente„ Ricca vena instancabile Pari alla tua Fantoni, ah deh mi avessi ! Per cui tu Etrusco Orazio Al Venosino emuli carmi intessi. = Ora poi non tacerò, come seguendo e' le politi che novità di quel tempo per cagione di sue oрі nioni e liberi discorsi patisse gravi travagli , in Modena, in Milano e in Torino; e come pure si trovasse rinchiuso in Genova tra' caporali del l' esercito francese del général capitano Massena 190 per miserabile assedio, che fu lagrimevole. Non ostante che allora si fosse colà nella strettezza di vittuaglie e in mezzo delle tribolazioni di guerra , poetò nobilmente e dette a luce una decuria di belle Odi. Di quindi Labindo, subito che potè , rimpatriando , in sua terra dimorò infino a che nel 1800 da novelli reggitoridella Toscana fu ri chiesto a mostrare in cattedra nello Studio di Pi sa il bello e facondioso dire per ogni maniera di scrittura, nel quale incarico valente così mo strossi , che incredibile concorrenza di uditori si ebbe egrandissimo plauso. Ma non guari di tem po dopo nel mutamentodiquelgoverno cessò del la cattedra , e in Massa Ducale sen venne, e lun gamente in quel benigno aere si stette. Essendo vi poi fatto segretario perpetuo dell' Accademia di belle arti di Carrara, per l'Italico governo di allora sollevata , cotanto ebbe a cuore il prospe revole ingrandimento di lei, che la moneta do vuta al suo incarico rinvertì inprovvisione di una scuola di Storia e Mitologia, che fuvvi institui ta , acciò tale Accademia potesse crescere in frut ti di virtù. Mentre così e' viveasi tra gli ozii tran quilli delle lettere, e fattosi più savioper la scuo la dell' esperienza , variarono successivamente i tempi e la dominazione insieme di quel ducato , che riunito fu al principato di Lucca e Piombino. Allora abbandonò Massa per andarsene inuna so litaria villa del Modenese, e giunto appena a Fi vizzano per grave male infermò, e nel novembre del 1807 insua casa paterna fini della vita. H di lui corpo fu con onore e compianto riposto nel chiostro del convento de' frati minori di S. Fran cesco, dove lunga iscrizione attesta suoi pregi e la glorią di Fivizzano. La trista notizia ben presto occupò anche gli strani, chè non tanto le Muse Partenopee , quanto altri poeti di luoghi diversi con funebri canti lo piansero, celebrando la sua 191 partita di questa terra; ma soprattutti con isqui sito eloqio , poesie, epitafi ed emblemi in pubbli co pietoso offizio di magnifico e suntuoso funera le diedono segni di stima e dolore, ponendo que sta enfatica scrizione = A. LABINDO. NOVELLO. ORAZIO. FILANTROPO. COME. SOCRATE VIVACE.COME.ANACREONTE. IMMUTABILE. COME,ALFIERI NOME, DELL' ITALIA. PIAGNENTE I. CARRARESI. Il testimonio più chiaro dei grandi meriti di La bindo saranno sue opere notissime; perciocchè in sua giovanezza scrisse il libro degli scherzi con diverse prose : poi molte Odi a guisa di Orazio Flacco in nobile dettato toscano e metri novelli con eccellenti sentenze compose elevatamente. E quantunque ben di rado egliabbiadegli ardimen ti di non giusto pensiero, tuttavia gli aristarchi severi hanno troppo assottigliato sua gloria con giu dizii soverchiamente indiscreti. Tutti questi com ponimenti suoi che per molte edizioni riempiro no Italia e con grido passarono le alpi e i mari abbastanza rispondono alle rigidecensureche non sanno perdonare ai pochi difetti del suo traspor tato entusiasmo. Ora tutte le poesie di Labindo, non tutte però del medesimovalore, veggonsi rac colte in tre volumi con molte altre inedite prima e la sua vita perqueste stampe= Poesie di Gio vanni Fantoni detto Labindo: tom. 3. Italia 1823. in 8.° =. Ecco in breve quanto per me doveasi narrare di questo nobile poeta. DI GIANANTONIO GRANDETTI E AΝΤΟΝΙΟ GINESI UNOLEGISTA, L'ALTRO ARCHITETTO ESCRITTORE. Per finire il nostro vi. libro degli uomini chia ri di Lunigiana secondonostradebole facoltàtrat 192 tato, in ultimo faremo parola di questi due com mendevoli personaggi. E prima diremo di Gioan Antonio di Michele Grandetti della villa di Spic ciano nel Fivizzanese, nato circa il 1763 , rima sa di lui essendo fama onoratissima di assai chia ro legista. Fu e' di sì belle doti dell' animo or nato a prò di ogni generazion di persone , che fu molto da compiangersi che morte gli sopraggiun gesse importunaatroncare neimigliori anni il filo di sua vita. Imperocchè, se a ben fare lunga età concedeagli , non è dubbio che persuo raro inge gno, virtù, contegnosa interezza giunto sarebbe alla meta di una più alta celebritade. E veramen te dettene alcuna prova esercitandosi nelle mate rie legali a Roma, dove fu asegreto auditore del la sacra Rota, e poi a giudice de' fatti dei pupil li in Firenze, dal quale incarico presto al ragguar devole grado passò di auditore del maestrato su premo di Toscana. Ma come piacque a Dio infer imò gravemente, e nel 1802 pose fine a' suoi gior ni , lasciando molti consigli e decisioni moltissimo riputate. Quest' uomo di probità rara e umanissi mo ebbe sepolcro alla SS. Nunziata di Firenze , dove si vede questo suo marmo: = D. 0. Μ. 10. ΑΝΤΟNIO GRANDETTI FIVIZZAN. J. C. IN AVLA SVPREMI MAGISTRATVS PIETATE, JUSTITIA. DOCTRINA. ILLVSTRIS PATRIAE DECVS. ETCOLVMEN. VIR MAGNAE CONSTAN. CARVS OMNIBUS VIXIT ANN. XΧΧΙΧ. OBIIT VII. KAL. JVL. MDCCCII. = Anche più restaci a dolere dello immaturo fine di Antonio di Luca Ginesi di Luscignano Fivizza nese , poi che non solo dimolto vanto arebbe fre giata la non ignobile sua stirpe per la rarità del la sua buona indole e natura a divenire valentis simo architetto del nostro secolo; ma la nostra 193 provincia ancora la quale, senza infingere esalta mento , ragione avea di sperare in lui un raro se guace de' greci e latini maestri in sua arte, non che un nobile emulatore dei Leon Battista Alber ti , degli Scamozzi , dei Sansovino e dei Palladii , non tanto ad intendere all'operare, quanto a ri chiamar con lo scrivere la traviata architettura al vero e solido buon gusto. Questo giovane arti sta e scrittore, nato presso al 1791 , da principio studiossi di rifornirsi di buone lettere ed esteso sapere , e col fervido suo spirito e ingegno acu tissimo si pose in Firenze al disegno e all' archi tetto con tanta penetrazione che ben presto scor ger seppe la manchezza di una guida perfetta di giusti precetti e sane pratiche da condurre la gio ventù all' originale lavoro e al grande. Per que sto egli osò di porgere ai principianti artefici un ottimo libro di compiute regole dell'arte con la scelta giudiziosa de' modelli antichi e moderni più perfetti in tavole perlui stesso eseguite con sì pre cisa maniera, che nulla di meglio alle necessarie istruzioni puossi oradesiderare. Così, cercando egli d'insorgere contro gli abusi introdotti e contro le strette regole e intralciati sistemi dell'usato Vi gnola, ridusse ogni ammaestramento dell' archi tettura civile ai tre ordini fondamentali Dorico, Jonico e Corintio: espose le altre maniere cheda essi derivano: discorse del Toscano quasi ultima gradazione del Dorico e del Composito, siccome elegante foggia mista di Jonico e Corintio insie me: distese la teoria delle Ombre e dellaProspet tiva: fece mostra degli ornati diversi di miglior gusto; e in fine dette l'idea de' più celebri tem pli di varie nazioni , la quale opera fu impressa in Firenze 1813 da Pietro Allegrini e Compagni in fasc. in fol. Questa prima stampa, perchè ri mase imperfetta, fu poi per li fratelliBatelli nel T. II. 13 194 la stessa città compiutamente riprodotta. Oltre a ciò , pieno di patrio amore, pose a luce in Firenze anche un opuscolo adifesa degli italiani contro un libro francese di Chatoubriand. Un giovane sì culto e profondo nell' arte sua che principiava sua carriera con sì distinti argomenti di bravura, co sa poteasi credere che addivenuto sarebbe nel suo progresso ? Infatti, per private vicissitudini spa triando , fu nelle Spagne che pel favore di pos senti mecenati operò diverse fabbriche ragguarde voli che fecerlo montare in alto credito. Primie ramente ebbesi l'incarico di un bel giardino in glese dal duca d'Alba, poscia fugli allogata la chiesa del novel cimitero di Barcellona, indi va rii palagi di solido artificio, e in ultimo il nobi le monumento alla memoria e alle ceneri del fa moso general capitano Lascy, che la nazione spa gnola fece pomposamente innalzare a questa vit tima dell' ultimo rivoltamento per la Costituzione di quel popolo generoso. Divenne poi Vice Console generale della Toscana nel principato di Catalo gna e Isole Baleari. Finalmente, partitosi col fi glio del duca di Ossona per vedere la Grecia e l'Egitto , paesi altrettanto deplorabili quanto fu ronsi chiari e maravigliosi,scorse quelle terre che vantavano i monumenti più famosi del mondo , e tre anni dopo arricchito di molte cognizioni nel 1824 in Barcellona stessa cessò nel più bel fiore di sua età. Manon peri suaricordanza, chè rima sero sue opere a dimostrarlo. Così conquestaleg genda rimangasi lodato anche il Ginesi a compi mento del libro del distretto di Fivizzano. FINE DEL LIBRO SESTO. MEMORIE STORICHE D' ILLUSTRI SCRITTORI E DI UOMINI INSIGNI Del Distretto DI BAGNONE IN LUNIGIANA. LIBRO VII. DI ARAGONE MALASPINA INSIGNE PRELATO. Non è qui da fare lungo prolago a questa più picciola parte di Lunigiana perbene introdur ci nel vII. libro dell' opera nostra; però che la nobile Terra diBagnone pocodi lungedel suo ca stello antichissimo, vogliono sia natasu lafine del secolo xiv, e in appresso in quelle strettezze di sponda di fiume cresciuta, come ora si vede, per la moltissima ricorrenza di popoli ad una miraco losa immagine di Nostra Donna, dove appunto tro vavasi un loguccio, chiamato Gottola, di assai ri mota antichità; che anche nel 1469 è così nomi nato nel mandato di compra del feudo di Bagno ne fatto dalla Repubblica Fiorentina; e non por ge mirabili fatti da dire. Pure, se fusse vero che il castello di Bagnone, e non il paese di Bronde lia nel Pietrasantino, sia il vetusto Bordelia de 196 scritto da Tolomèo Pelusiota in sua Geografia, sic come alcuni hanno pensato, potrebbe gareggiare per veneranda vecchiezza e per lustro non tanto con i luoghi più insigni di questa provincia, che di tutta Toscana. Non ostante questo paese, su la ri va posto del fiume, ossiatorrente, chiamato Ban none sempre limpido, perenne e fragoroso, da cui prende il nome, comunque derivi è molto prege vole; poi che del suo castello hannosi memorie fi no d' intorno al 1124 di nostra salute per lo trat tato di pace tra Andrea vescovo di Luni eli mar chesi Malaspina, conchiuso a Lucca, nel quale at to solenne ricordasi un certo Monaco di Bagnono insieme con Zembrino di Filattiera, che ci 'nter vennero a sostenere la parte del vescovo. Anche per le Bolle dei pontefici Eugenio III. e Innocen zo III , date alla signoria vescovile di Luni, fassi noto; mentre in esse apertamente registrasi lavec chia pieve di quel castello, ormai abbandonato e quasi in ruina. Fu tale paese in dominazione dei marchesi Malaspina del fiorito spino, e poi anco ra dei duchi di Milano; ma in fine vennesi nel xv. secolo sotto il reggimento della fiorentina repub blica , godendosi essere stato, dopo Castiglion del Terziero , la prima terra a divenire obietto delle vigili cure dello eccelso Comun di Fiorenza. Per ciocchè un certo Currado del q. Bono di Filattie- ra, chiamato Fantaguccio, fu quegli che, dimo rando a Bagnone, fecesi capo dipopolo ecommos se le genti del loco a ribellarsi ai marchesi Cri stiano , Giorgio e Odoardo fratelli Malaspina , e a darsi al governo fiorentino, per cui venne mol to guiderdonato, secondo che trovasi nelle carte dello archivio delle Riformagioni in Firenze. Da quel tempo in poi, ch' era verso il 1471 , Bagno ne insieme con altri territorii di valle di Magra da esso governo felicemente depende. Qra da questo brieve principio scendiamo a 197 considerare con mente spedita e libera, che ilpre lato Aragone figliuolodiAntonio Malaspina de' mar chesi di Bagnone, detti anche del Terziero , si re se memorabile, nongià per la parte che seguì del lo scisma del 1407, che nella chiesa di Dio levos si per li due papi contenditori del pontificato; ma per le dignità ecclesiastiche da lui poscia ottenu te. Era questo Malaspina assai destro nel trattare negozi , avveduto in ogni cosa, addottrinato e di molte aderenze. E come che da principio ornato era della qıtalità di protonotaro apostolico, mor to che fu Giovanni Montino di Lerici vescovo di Luni- Sarzana , tosto fu in quella cattedra vesco vile intruso dall' antipapa Benedetto di Luna Ca talano. Ma il pontefice Innocenzo VII, trasferito avendo a quella sedia Giacomo de' Rossi di San secondo vescovo di Verona, cacciò via quest' Ara gone, il quale resse lachiesa Lunense fino all' an no 1408, eper tali duevescovi avvennero in Lu nigiana, divisa in tanti dominii, non pochi disor dini , chè sì fatti scandali di scisma tempestano la divozione ed il culto di Dio. Tolto poi lo scisma per lo generale concilio di Pisa conl' assunzione al pontificatodi Alessandro V, il vescovo Giacomo tenne in pace sua chiesa, e Aragone puose ogni sua cura a rendersi umilmente migliore e degno della estimazione della corte di Roma, di cui ogni ordinanza stimò venerabile. Intanto e', mentre ces sato avea di amministrare la chiesa di Luni, nel 1410 insieme con altri Malaspina fece lega per mez zo di Antonio di Nocetto con la repubblica fio rentina , e nel 1415 stipulò scambievole accoman digia e convenzioni offensive e difensive con gli altri feudatari consorti e parenti nel castello di Verrucola Bosi, cioè con limarchesi di detto luo go, con Bartolomeo di Malgrate, Bernabòdi Filat tiera , Bernabò di Castiglione, Leonardo e Galeot to del castello dell' Aquila e Antonio Albericodi 198 Fosdinovo, come dimostrano irogiti dell' archivio di Caniparola. In questo mentreAragone meritossi di essere eletto arcivescovo di Brindisi, e posciadi averela cattedra arcivescovile diOtranto,qual chie sa governò con sommo zelo e prudenza cristiana , per cui negargli non deesi memoria onorata, morto essendo alcuni anni prima del 1450 assai vecchio . DI ANTONIO E PIETRO DI NOCETTO ILLUSTRI LETTERATI. Il venire a magnifici e supremi titoli degli onori mondani è quasi sempre argumento di buo na virtù e di singolari doti di coloro i quali vi giunsero, come ben manifesta ildiscorrere di An tonio e di Pietro figliuoli che furonsi di messer Giovanni de' nobili di Nocetto. Veramente il pri mo non è quell' Antonio che fino d' intorno agli anni 1000. di Cristo a Pontremoli stabili sua di mora, e propagatore si fece di tale stirpe in que sta provincia; nè quell' altro Antonio di Bernar do di Nocetto che nel 1410. ambasciadore e man datario fu dei marchesi di Bagnone e Treschietto a far pace per essi con li fiorentini; ma colui che , raccomandato e protetto dalla repubblica di Firen ze, prese stanzaa Bagnone peril primo nel 1474 e tennesi per uomo assai erudito e virtuoso, stan dosi ai servigi di alcuni pontefici. In fatti per li meriti suoi ebbe, insieme con Pietro suo fratello , privilegio nobilissimo dell' imperadore Federigo III a Romail 1452 nelmese diAprile, percui dichia rato fu cavaliere e conte palatino: e per diversi pontefici ottenne molte altre onoranze. Impercioc chèmolto si godè in Romadella familiarità di pa pa Pio II: fu scudiere di Paolo II, tesoriere del patrimonio ecclesiastico e luogotenente di Ascoli. Ementrequel papaa talecarica mandò ilNocet to , così testifica al vescovo Mandrusiense le rare 199 prerogative di Antonio := is erit dilectus filius Ana tonius de Noxeto scriptor et familiaris noster, vir nobis et certo credimus fidus , et in rebus agendis exercitatus, cujus consilio , assistentia, auxilio ute ris ..... Est a sui natura satis humanus , et tibi plurimum affectum, in quoconfidere debes &c. Finalmente nel 1472 fu governator di Vetralla e Ronciglione perSisto IIIpapa. Ignoriamo però co me in tanto favore della romana corte, lascian do ogni cura di quello Stato, poco dopo si venis se a Bagnone e in tanta stima della repubblica fiorentina , che nel 1475 raccomandollo al Comu ne di quel paese con lettere singulari ed amplis sime, che riscontransi ancora nello archivio delle Riformagioni a Firenze. Ora , senza ricercare co munque ciò accadesse, diciamo essere egli stato valente signore e dotto, lo che rilevasi dalle let tere del Filelfo allo stesso Antonio indiritte, e da quelle dello Ivani Sarzanese che lo appalesano qual cavaliere sommamente erudito e di gran conto , scrittegli a Bagnone il 1475; e per le scritture ancora del Candido che lo commenda. Non è poi da lasciare insilenzio, che a buona moglie si pre se la figliuola di Azzone Malaspina signor di Mu lazzo; e che visse inBagnonecon moltissimosplen dore fino alla morte, riputato e riverito come ca valiere di buonissime lettere e di molta dottrina. Il di lui fratello Pietro fu pure d' illustre memo ria e distinto. Egli, essendo a segretario del pon tefice Niccolò V sarzanese , non può credersi quan to splendidamente vivesse ed onorato, chè molti argumenti porse nell' incarico suo da farsi ripu tare da tutti, quantunque inuna lettera del No vembre del 1443 scrivesse ad Enea Piccolomini che dubitava di ammogliarsi per la sua povertà . Morto che fu detto papa, il magnifico Pietro ven nesi poi aLucca,dimolte ricchezze fornito, presso il cavaliere Niccolò Nocetti suo parente che dimo • 200 ravasi colà nobilmente. Sappiamo ancora, che il pontefice Pio II Piccolomini, dicui erastato som mamente amico e a cui in una lettera del 1457 di uncodice della bibl. Riccardiana Nº. 924 appa lesa quanto fossegli caro così = te fratris loco, te patris habeo = non isdegnò pure inaltre lettere, le quali riscontransi nelle opere di quel savio pa pa, esser egli gratissimo a questo Pietro per ave re cooperato a' suoi esaltamenti. Fu per tanto il Nocetto in sì grande stimazione tenuto dal detto Pio II , che ambasciadore spedillo a Lodovico rè di Francia; e tale monarca onorò il nostro Nocetti con titoli uguali a quelli dati al duca di Milano , insieme col quale tornatosi in Italia, furongli_af fidati negozi gravissimi a trattare. Erasi questo Pie tro in Lucca stabilito, e in quella città avvenne che nel 1472 finisse divivere. Tale ventura diede occasione a Matteo Cividali esimio scultore di mon tare in grandissima riputanza per il bellissimo mau soleo che gli fece; e che stimasi l'opera più co spicuadi suo scarpello per la sobrietà e l' elegan za, riunite ad una ricchezza e nobiltà maraviglio sa, come attesta il chiarissimo Cicognara in sua storia. Il Cividali , celebrato dallo Ivani in una let tera a Niccolò Nocetti con questi sensi =ferepar Phidiæ et Prasiteli , in questo lavoro scolpi la figura di Pietro semplicemente posata e dolcemen te sopita nell' eterno riposo , e vestilla con drap perie di sceltissime pieghe e naturalissime, sopra un' urna che ha tali ornamenti di purgato stile, che non invidiano le più belle ed antiche scultu re. Tale monumento dell' arte dello scolpire e del la gloria di Pietro vedesi in santo Martino di Luc ca, sul quale ecci ancora questa scrizione : PETRO NOCETO = AMVLTIS REGIBVS ETA NICOLAO V. POΝΤ. ΜΑΧ. MVLTIS HONORVM DIGNITATVMQ. INSIGNIBVS SVA VIRTUTE DECORATO QUI VIXIT ANN. LXX. M. I. D. X. NICOLAVS PARENTI B. M. H. M. F. F. M. CCC. LXXII. Opus Matthei Cividali. 201 DI PIERFRANCESCO NOCETTI DISTINTO PERSONAGGIO. Il conte palatino Pierfrancesco figliuolo di An tonio di Nocetto, fu pure personaggio erudito as saissimo e stimato da' virtuosi del suo tempo. Egli amicissimo divenne di Francesco Filelfo , dell' Ala manni e di Paolo Belmesseri pontremolese che in certa sua elegia stampata lo celebra con esimie lo di. L' Alamanni poi in suo libro di opere poeti che, nella prima selva al re di Francia intitolata Francesco I, in questo modo il decanta, chiaman dolo Pontremolese = Ancor dietro a costor di que' che sono Dalle fortune lor men posti in alto, Ma ripien di virtù son molti e molti, Ch' io non saprei narrar, tra quai vedrai Quel Pierfrancesco che Nocetto illustra , EPontremoli chiama e notte e giorno . = Per tanto è da sapere chebellissime azioni elli fe ce siccome valente uomo nell' armi e grande po litico in pace. Sendo ai servigi di Lodovico Sfor za detto il Moro, fu intorno al 1500. perlo stesso duca a commissario eletto di Pontremoli e di altri paesi di Lunigiana conpienezzadipotestà. Ma po scia ritornato presso di suo signore, chè bene ese guito avea quell' incarico , avvenne quindi che lo Sforza medesimo perdè inguerra ogni Stato , e co sì valse qer lui la mala ventura, che per lo ma resciallo della Tremouille divenisse prigione del re di Francia sotto Novara, e tratto fosse nel castello di Berry. Allora questo Nocetti , atale miseria ri guardando, un contrassegno dette di gratitudine e di fede inverso il suo principe sì bello e segnala to, che stupi perfino lostesso vincitor nemico, e degno riputollo di giusto premio. Imperciocchè il virtuosoPierfrancesco nella estrema disgrazia e gra 202 ve avvilimento di Lodovico il Moro fu il solo tra tanti cortigiani del principe, che volesse con amo re dividere la sventura della dilui funesta e bar bara prigionia, quale diversi anni durò e incrude lir fece il vincitore vergognosamente sul vinto. Una tale virtù del Nocetti , di avere con indicibile tol leranza porto soccorso al suo sgraziato signore fi no all' ultimo spirar della vita, piacque tanto al re Francese , che suo ciamberlano creollo e came rier d' onore. Poscia in ambascierìa lo spedì a trat tare col papa Clemente VII de' Medici sul matri monio di Caterina sua nipote con Enrico figliuo lo di tale monarca. Mostrogli in oltre tanta esti mazione , che volle retribuirlodelle molte sue cu re , donandogli nel 1520, assai primadel detto in carico , il dominio di Pontremoli, dopo che fu mor to il marchese Gioan Galeazzo Pallavicini, il qua le erane in que' dì il possessore. E poi che Pier francesco stavasi tuttavia alla corte di Francia , prender possesso ei fece del novel signoraggio a Giacomo Nocetti suo fratello, cui a luogotenente ci stette, e governò e difese laterra dagli assalti delle armi Pallavicine, che non mancarono di ten tare in ogni maniera di riacquistarla. Ma poco di tempo rimase al Nocetti quella signoria , chè , pas sando male in Italia la guerrade' francesi per es sere stati nel 1522 rotti e vinti sotto Pavia dalle armi dello imperador Carlo V, fudalle circostan ze politiche obbligato aporre inlibertà quel pae se. Però Giacomo Nocetti governatore del luogo , convocando tosto a consiglio gli uomini del Co mune, congenerosodiscorso puose in baliade' sa vj della Terra lo eleggersi novello padrone, esor tandoli con efficacia a darsi piuttosto in guardia della duchèa di Milano che di altro principe, sic come inquel frangente il migliore parea, e inve rità così fecero. Intrattanto i Pontremolesi su cio deliberarono in comunal parlamento ; e, spediti 203 loro nunzii al duca Francesco Sforza , ritornaron si in quell' anno stesso il 1522 alla dominazione di Milano soggetti. Quel duca poi rispose lettere di questo tenore, come nel libro dei consiglidel Co mundi Pontremoli fogl. 103 possono riscontrarsi: = Egregii Signori e nobili nostri diletti Presidenti della Comunità di Pontremoli Con gran piacere habbiamo inteso la perseveranza dell' affezion vo stra verso di noi e della casa nostra, como sotto credenziali vostre in persona loro ci hanno esposto maestro Alberto Villani e Marione Ferrari vostri nunzii ; così ve ne ringraziamo , e cercheremo perseve rare, perche ancora noi non siamo per mancarvi in cosa alcuna : e perchè circa ciò a che ci hanno richiesto detti vostri , gli abbiamo ri sposto quanto n'occorreva , ci rimettiamo a quanto loro vi diranno, alli quali vi piacerà di prestarfede , come a noi medesimi. Pavia 23 Maggio 1522. FRANCESCO. Pierfrancesco Nocetti poi, dal servizio uscito del re diFrancia, fu nel torno del 1530 per la repub blica fiorentina eletto a commissario e capitan ge. nerale di tutte le dilei terre che dominava in Lu nigiana. Concessegli in oltre per tutta sua vita il governo di Bagnone con amplapotestà sovra di es so , e morto che fu intorno al 1534, non volendo i Bagnonesi essere più sottoposti alli conti Nocet ti , tennero a ciò molte pratiche, econ allegrezza tornarono al potere ubbidienti della stessa repub blica. Fu il Nocetti anche signore della Rocca Si gillina , che li suoi ritennero in feudo fino al 1548 , nel quale anno venderonla a Cosmo de' Medici du ca di Fiorenza. In questo mentre è da notarsi an cora che il capitano Leonardo Nocetti indegnamen te operò che il popolo di Corlaga si ribellasse al proprio feudatario il marchese Leonardo Malaspi na, per cui, fatto empito al di lui castello con in discreto furore, fu ucciso insieme con li suoi ser vi, spogliatasua casa, e pareggiata al suolo. I di lui figli pupilli contanta indegnità furono caccia ti , che appena la vita camparono, e così perdet tero ogni feudo col padre; poi che quel Comune solennemente diedesi alla signoriadi Firenze. Per 204 sì fatte vicissitudini veggiamo, quanto grande si fusse divenuta la famiglia Nocetti di questa pro vincia , e quanti argumenti ci porge peressere in ogni conto registrata . DI GIOAN FRANCESCO SEGALARA VALOROSO GUERRIERO. La prodezza dell' armi sempre fu tra gli uo mini riputata assaissimo; anzi sembra che questo genere di gloria, nato dalla ferocità dell' animo per assoggettare i popoli, più di ogni altra virtù maravigli , invece di muovere a degno compianto . Masiccome egli è costume di tutte le nazioni di ap plaudire aglieroi militari, nè mai siè cessato di pre dicarli; così noinon ci staremo di seguire le orme di tutti i secoli in sì fatto uso per discorrere del nostro Segalara. Costui fu chiamato Gianfrancesco dell' antica famiglia Segalara di Castiglion del Terziero nel distretto di Bagnone di quelle provenienti di Luni, eforse la dilui stirpe diè nome a quel luo go chiamato Segalara,dove nel 1450. li 8 Maggio gli uomini di Massa e Carrara uniti a quelli di Fosdinovo , Niccola, Castelnuovo, Amelia ed altre terre, vennero fieramente alle mani con li sarza nesi e loroaderentiperle contese che specialmente vertevano con gli Ameliani e i Carrarini; quan tunque allora Sarzanae Carrara fossero delpari sog gette aiCampofregosi. Fu inveromicidiale ilconflit to in talegiornata, e li sarzanesi furonvi sconfit ti; ma poi, ristabilita la concordia, fu ivi per pat to una cappella muratain onore dell' Arcangelo S. Michele, e leparti obbligaronsi di venirci ogni anno processionalmente in quel giorno medesimo, come narra il Landinelli in sua storia manuscrit ta. Vivendo egli nel secolo XVI , ebbesi grande nominanzadi valoroso soldato e di nobile caporale di schiere. Da primaGianfrancesco militò in patria 205 con 50. uominid' arme e altrettanti cavaleggieri, e nel torno del 1527 per lo duca Gioan de' Me dici di Firenze comandò quell' oste invitta di Lu nigiana , detta delle bande nere, terribile per l' armatura e valore, contro dei Genovesi, con le quali bande insieme col suo principe sottomise mol ti paesi della provincia. Era il Segalara sì robusto della persona, sì atletico delle membra e sì destro che a guisa dei romani Orazj più fiate incompa gniadiBetelamoda Falcinello , altro prode guerrie ro , sfidando chi che sia a singular tenzone, con piena vittoria combattè in isteccato, e fece mara vigliare le circostanti schiere e ipopoli spettatori. Poscia nelle guerre di Fiandra di que' tempi, qual capitano di fanterie militando , operò diverse nota bili azioni . E come in que' dì costume si era, che i valenti uomini e gentili cavalieri, che di ven tura chiamavansi , ora aquesto ed or' a quell' altro signore servissero; così pure il Segalara a diversi principi e repubbliche prestò l' opera sua, e per questo sappiamo consoli200. uomini, attuando suoi mezzi conmolto consiglio, essersi impadronito del la città di S. Donnino in Lombardia. In fine po sesi a servir la repubblica genovese la quale , con tro di sè provata avendo la bravuradel Segalara, fecelo volontieri suo duce, e con ricco stipendio la carica gli dette a sopraintendere alla fortezza di Santa Maria del Golfo , che allor fabbricavasi e fu atempi nostri ruinata, edi visitator genera le delle artiglierie di Corsica, onorandolo dei ti toli di suo contestabile e di strenuissimo duca di sue milizie. In trattanto per li genovesi ricuperò il castello di Ponzano, scacciandovi li marchesi Malaspina , che poco innanzi al 1541 venduto avea no quella terra al Magistrato di San Giorgio, e poscia con afforzarla tentavano di ritenerla in do minio. Dopo tutto ciò bisogna dire che nel torno della metà di quel secolo si morisse, poi che ve 206 desi in Santo Domenico di Sarzana il di lui se polcro con questo marmo STRENVVS MILITVM DVCTOR 10. FRANCISCVS SEGALARA SEPVLCRVM HOC SIBI SVISQ. HEREDIBVS PARAVIT ANN. D. 1542. MARTIF, DI MARIO QUERNO CELEBRE MEDICO. Ebbe l' insigne terra diBagnone un celebra tissimo dottore di medicina nella persona di mes ser Mario Querno, il quale fudi moltissimo buon grido nella città di Bologna, ove sua vita menò più che in altro luogo, e riuscì segnalato per buo na pratica dell' arte sua, come per virtù e per lettere , in lui gareggiando l'umanità conla dot trina. Egli più oltre fiori del principio del xvi se colo, per quanto nota anche frate Leandro Alber ti nella descrizione dell' Italia, nel cui libro esal talo per uomo singolare; dicendo che visse un tem po in grande stimazione presso Gioan Paolo Lupo marchese di Soragna savio signore e mecenate di stinto degli uomini saputi e letterati. Questo Ma rio, ben differente per patria di quel CamilloQuer no archi-poeta che fu a giullare di papa Leone, dette opera nel 1520 in Bologna ad una rarissima edizione dell' Arcadia del Sanazzaro, che fece stam pare per certo Geronimo de' Benedetti , e premes se all' opera una sua lettera, indiritta a messer Ulisse Mussotto valente causidico Bolognese , dalla quale nonsolo ricavasi aver esso Querno avuto a suo patrono e familiare Matteo Malvezzo patrizio di quella città e personaggio grandemente ripu tato , ma quanto ancora stessegli a cuore la cultura delle virtuose lettere , dicendo in essa: Siccome anche ragionando col magnifico et liberale patrizio messer Mat teo Malvezzo tutto humano et gentile patrono mio peculiare , per ra gione più fiate ho dimostrato .... Tu adunque messer Ulisse , quan dosarai talora fastidito e stancato du quelli tuoi corbazzi grandi vo lumi di leggi , discenderai a questo umile , il quale , benche vulgare , ardisco prometterti renderà l'animo tuo non meno lieto , che in tale idioma assai pronto e facile. Sta sano . 207 In tanto il Querno si nomina quiper le accennate attestazioni , quantunque poche memorie abbiansi potuto raccorredi luidaraccontare . DI ODETO COLLINI ILLUSTRE CARDINALE . Per quanto di vero possatrarsi dalle poesie di Paolo Belmesseri pontremolese , sembra che Odeto Collini fusse originario di Castiglion del Terziero in Lunigiana. Presso di questo paese alla Corva rola credesiper vecchiatradizione che passasse il pe regrino SanRocco di Monpellieriperandare in Lom bardia, venendo da Roma, dopodi essersi fermato a Sarzana, siccome nota Bonaventura de' Rossi. Que sto Collini annoverasi qual personaggio illustre di Lunigianaper letestimonianzedi essoBelmesseriche attempò con lui, e diBonaventura de'Rossi che no talo in sua Collectanea Lunense. Fu egli monaco , e primieramente divenne abate di Santo Ambrogio . Giustaun epigrammadel dettopoeta pare altresìche risplendesse per molta dottrina e per austerezza de' suoi morali, sprimendosi in questa guisa = Rura tenent, Colline, tuum sylvaeque potentem Regem, ferreus es, si modo in urbe manes . Inunaelegiapoi lostesso scrittoreci faconoscere che Odeto finodallasua prima giovanezza fusse di som maeccellenzadi animo,poi che salutalo così = Mactenova virtute puer, sic itur ad alta Sydera , sic falsi calcantur gaudia mundi , Gandia luctifico semper commissa veneno . Tanto dobbiamo stimare che in meriti e virtù co sì crescesse , che finalmente ottenne la sacra por pora e fu cardinale di Santa Chiesa nel secolo stes so in cuivisse il suo lodator pontremolese , aven doci tramandato quel poco da dire di sì illustre monaco e virtuoso, che brevemente notammo. 208 DI GIAMBATTISTA CARTEGNI MEDICO E SCRITTORE. Di anticafamiglia di Bagnonefu Giambattista Cartegni ; poi che fino del 1355 trovasi esserci sta toun certo Bartolommeo di Paolo Cartegni notaro imperiale che autenticò in Pisa il diploma dell' imperadore Carlo Iv. concesso in quell' anno ai feu datari Malaspina che ereditarono le Signorie di Spinetta il grande, e questo privilegio vedesi nel loarchivio di Caniparola. Parimentenel 1488 fuvvi Filippo Cartegni dello stesso luogo di Bagnone, che a Vicario trovasi in Fosdinovo per il marchese Ga briello Malaspina. Questo Giambattista in vero , di grandissima fama, riesci medicoinsigne, grande fi losofo e buon letterato . Egli fioriva intorno al finire del secolo XVI, e rese sua nominanza singo lare, non tanto nella cura delle malattie, quanto nella istruzione della gioventù; perocchè molti con fessavansi liberati dalle fauci di morte per opera sua e molti bene addottrinati dal suo savere , per chè sapiente era e prudentissimo. Fu nel 1589 , che, scelto da Cosmo II de' Medici a professore dell' Università di Pisa nella cattedra di medici na ordinaria , ebbe occasione di farsi conoscere e riputare fra' primi di quello Studio, in cui lesse da 36 anni circa in grande plauso per lesue co gnizioni profonde, sommagloria recando evantag gi atale accademia.Alcune memoriedi animo be neficente lasciò di sè a sua patria; poi che nel 1632 , restituitosi in seno di lei carico d'anni, fece del suo patrimonio due lasci, volendo che parte di sua redità servisse a mantenere in Pisa un giova ne Bagnonese per conventarsi o nellefacultà me diche, o legali: e parte a provvedere in sua Ter ra pubblico maestro che insegnasse ingrammatica e in lettere. Carico poi d' infermità, morendo nel 1634, nel suo partirefu riposto nella chiesa di S. BIBLIOTECA FONDAZIONE L. FIRPO TORINO 209 Agostino di Bagnone, e su la suatomba leggesi la seguente scrizione : = Jacet hoc tumulo decus ingens et columen Patriae maximus honor Pindi ampliss. ornament. Egirae Joannes Bapt. Cartenius plenissim eloquii flumen Per quod quosque ad aeternitatem mittere poterat dextra Frigescit quae plurimos ac forcipe mortis arripuit Suae aetatis Aesculapius docuit XXXVI. Ann. in Pisana Accadem. PatrimoniumBagnono patriae legavitut gimnasium erigeret Vivusdocuit de docendajuventute excogitavit in morte Mortuusetiam docet Functus peregrinatione ann. LXXV. Ann. MDCXXXIV. VII. Id. Maii spiritus in Coelum abivit Ossa hic sita sunt. Puose questo dotto Cartegni alle stampe al cune questioni filosofiche e un altro libro col ti tolo= Trattato de' venti in quanto si appartiene al Medico, e delsito della cittàdi Pisa: Pisaper il Ceffi 1628 in 4.° . Molto di lui ha parlato il celebre Fabroni nella storia dell' Università Pisa na e Geronimo Mercuriale in certa sua lettera, pubblicata in Pisa stessa; tanto che noi soli non siamo a celebrarlo giustamente a gloria della sua patria e di Lunigiana insieme . DI FRATE FRANCESCO DA BAGNONE . BEATO SCRITTORE, Chiunque considera il dispregio delle cose tem porali e laperfezion della vita cristiana essere qua lità proprie di animo grande e virtuoso, troverà che più mirabili parer deggione tali prerogative , di quello che nella presenza del mondo ambizioso evago soglionsi riputare; perocchè gli uomini , de diti alle cose mobili, non sanno empire la mente di quelle dati che sono altissime e immortali , sic come fece questo frate Francesco da Bagnone. Fu e' dell'onorata famiglia Tonarelli , e nacque per casuale ventura nella valle di Brigondola presso Villafranca dei marchesi Malaspina, per cui rice vèil battesimo in S. Niccolòdi quellaterra il pri 14 т. н. 210 mo di agosto del 1610, essendo così registrato ne'libridi tale parrocchia alla rubrica di tale anno, sotto il nome di Bernardino. Poscia elliche fu gran dicello e allevato nel timore di Dio, seguir volle la poveraregola de' frati cappuccini con sìperfet ta vocazione, austerità ed esercizio delle più su blimi virtù, che divenne per vita santa venerabile , eper dottrina savio dottore del suo Istituto; ed inoltre fu annoverato frali beati imitatori del suo patriarca. Visse ilbuon servo di Dio molto tempo in Parma, dove professò strettamente sua regola, edove portentoso per ogni maniera di opere buo ne si rese. Tanto poicon predicare e ben fare al trui meritossi la pubblicastimazione e 'l divoto ri correre alla sua pietà, che morendosi nell' aprile del 1692 grave d' anni e di santa fama onorato, fu nel compianto di que' cittadini descritta perle stampe sua vita per cura di frate Giovachino da Soragna, e distesamente pubblicati li meriti suoi, venne tra' beati riposto diquell' ordine austero Lasciò il miracoloso e pio uomo alle stampe un vo lume di considerazioni divote e un' altr' opera col titolo di = Soliloquio , ossia esercizio spirituale per amarDioec., indiritto alla principessa MariaMad dalenaFarnese. Parma 1685 =. In questa guisa, dato fine all' ardente sua carità, ebbesi Francesco la gloria di lasciare anoi memorabile suo nome e avere il premio di sua beatitudine in cielo. DI GIAMBATTISTA NOCETTI TEOLOGO E SCRITTORE. Questo illustre Nocetti di Bagnone, che Raf faello Soprani registra nella sua opera de' Geno vesi scrittori, da giovanetto vestì l'abito della com pagnia di Gesù, nella qualeintese arendersi me morabile. Egli vissein fiorecirca la metà del se colo XVII, e riuscì principale teologo di sua reli 211 gione, come ancora predicatore evangelicodi ben nota eloquenza, calcato avendo con laude li più. accreditati pergami d' Italia, e molto frutto ne tras se, chè uomo era grave e di austera esemplarità. Ma più grido procacciossi di sapiente dottore per le molte opere scritte contro l' Astrologia giudicia ria , che invalse a tempi suoi, che studiossi di fortemente confutare, dando a luce questi libri , cioè = Anasiride di Clorio Cariopèo calcaria al cavaliere Genesio Gastorello Ogoroboto Milanese, autore del Cielo aperto: Lucerna per Giorgio Ro seffio 1656 in 12º =. L' Antigastorello , ossia astro logia ottima indifferentemente pessima , e censure pubblicate dal P. Giambattista Nocetti della Com pagniadiGesù: Parigiper la vedova di Enrico Sa ra 1663 in 12°, =. Panegirico della sacra Sindo ne detto nel duomo di Torino: GenovaperilGuasco in 4.° =. Stampò ancora senza porvi suo nome questo libro: Celeste ancile, o sia scudo di verità contro i dardi della Bugia, ove siscuopre la diabo lica malignità della calunnia de' libellifamosi e let tere cieche : Lione presso Filiberto Valenzolo 1664 in 12.°=. Per sì fatte opere, di titoli fantastici e locuzioni speciose ripiene, secondo il corrotto uso di que' tempi , moltissimo reputossi questo Nocetti da queglino che attemparono con lui, e per ciò meritossi quelle lodi che gli furono donatein quel secolo corruttore del buon gusto e delle lettere. DI GIAMBATTISTA BERTOZZI TEOLOGO RIPUTATO. La buona fama che uno abbia avuto in vita, quandogiunge adoccupare anchedopomorte ipo steri, da giusta cagione di ricordarlo fra li perso naggi distinti per meritodi qualche facultào pro fessione.Perquesto motivo qui sirammemoraGiam battista figliuolo di Gioan Marco Bertozzi di Ba 212 gnone il quale, essendosi molto addestrato nelle scienze inPisa e inFirenze, riuscì teologo insigne edottore di molta nominanza tra' suoi. E come che sacerdote eradi buoni morali, occupossi nella cu ra delle anime, e, divenuto essendo piovano della chiesa di santo Pancrazio di Val d' Arno, regolò sì bene il suo popolo, che riscosse grande lode. Egli scrisse molteopere di sua facoltà conprofon dadottrina; manongiunse afarle dipubblica ra gione, chè lamorte, venendogli verso il 1750 , gli tolse il tempo di montare al vanto di molto savio enoto scrittore de' giorni suoi. Le sue scritture conservavansi nellascelta libreria di sua famiglia, e inesse vedevasi con quantacura e ingegno usa to avea di sue vaste cognizioni tanto in dichiara re dottrine di cristiana pietà, quanto in altri ar gumenti trattare piùgravi di teologiche discussio ni. Fu però in tanto credito presso li vescovi di Toscana, che spesso eradai medesimi consultato, maspecialmente da Tommaso vescovodi Fiesole, le di cui lettere, scritte a questo dottor Bertozzi edamevedute,sonopruovanondubbiadella bra vuradi tale teologo e del contogrande chesene fa ceva, percui sarammi fatto scusadi averneparlato, DI CARLO NOCETTI SCRITTORE. Fu della nobile e chiara stirpe dei contiNocet ti di Bagnone ancora questo Carlo il quale, dedi to essendo alla pietà e alla quiete del chiostro, vestissi dell' abito della Compagniadi Gesù, e in essa esercitò sì bene il grande ingegno che avea, chedivenne insigne maestro indivinitàe anche va lente poeta. Crebbe egli nella carriera degli stu di così fattamenteche, dopo di averletto nel col legio Romano teologia scolastica, fu posto a coa djutore del dottissimo Padre Turano nel teologato 213 della sacra penitenzieria di Roma,edinsieme eba besi l' onoranza di essere disaminatore de' vesco vi. Non è dadirequanto buongridoinquella me tropoli cristiana riscuotesse il virtuosoCarlo in tut ti li suoi onorevoli incarichi; ma fu ancora più grande il rumore chedilui sisparse,quandostam pò i libri contro la teologia cristiana del Padre Concina Domenicano austerissimo scrittore; peroc chè due volumi fece di dottrine per tale opposi zione col titolo di = Veritas vindicata, siveper multæ sententiæ auctorum de theologia christiana =chesono bastantemente conosciuti, e anche pub blicati a Lucca nel 1753 in 4º =. In oltre pose a luce due poemetti, uno su l' Iride e l'altro su l'Au rora Boreale con bene inteso savere, ed anche diverse Egloghe latine, le quali veggonsi aluce insieme con quelle del P. Renato Rapin Roma pelSalomoni 1751 in8°= . In Romapoi cessòdel la vita questo Lunense scrittore il 1759, mentre insommogrido vivea e grandemente riputavasi per le sue rare doti; e per tal modo che per la pen nadi altri scrittori è commemorato eneidizionari degli uomini illustri parimente si registra. DI CLEMENTE COCCHI VIRTUOSO PRELATO. Abbastanza commendevole perbuonepreroga tive di animo e per scienzafu Clemente figliuolo di Domenico Cocchi natio di Riccò, umile villet ta di Lunigiana, ove fino del 1460 stabilita erasi la di lui famiglia, originaria di Firenze per certo suoproavo che,messosi aiservigi militari della Ge novese repubblica neidintornidel Golfo della Spe zia, ammogliossi poi nel detto villaggio. Quindi ac cadde nello scorrerdegli anni, che li discendenti di lui posero stanza nel paesediBorgo nuovo, chia mato poscia Terrarossa nel distretto di Bagnone, 214 che fu parimente luogo dei marchesi Malaspina, venduto al granduca di Toscana intorno al prin cipio del secolo xvi daquel feudatario marchese Fabrizio di Fioramonte signor diBastia. Questo luo go di Terrarossa è incerto modo superbo di aver dato origine alla famiglia di quel giureconsulto in signe che fu autore del Tesoro Ombrosiano, ope ra di cotant' uso ai legisti, e di altri opusculi di giurisprudenza, GioanPaolo Ombrosi, di cui ci duo le di non poter fare più ampla dicitura: Percioc chè, nato e nutricato in Firenze di buona virtù, rimanesi fuora del nostro proposito. Ora il prela to Clemente, di cui ponghiamo quì unbreve cen no , divenuto che fu savio dottore della facultà ci vile e canonica e protonotaro apostolico , molti in carichi di governo nello Stato pontificio sostenne . Come prelato andò prima a giudice generale del territorio di Ronciglione; poi nel 1757 fu agover nator vigilantissimo della città di Terni. In que sti gradi onorevoli durò fino circaal 1770, chè mor teinsuavirtuosa carriera troppo sollecitamente lo tolse a' più distinti onori dellaChiesa. Però che or natissimo eradi buonavirtù, nè il suoprovato me rito mancato avrebbe di più esaltarlo. DI TOMMASO CHIODINI GIURECONSULTO E SCRITTORE . Alla oscura villetta di Pastina, posta nel di stretto Bagnonese, intendiamo adesso difare onore, che fu laterra natia di questo singolar uomo per ogni maniera di modi gentileschi e di savere. In verità che il nobile Tommaso figliuolo di Vittorio Ottone Chiodini conte di Filline in Lombardia fu esimio giureconsulto e dottissimo, cui ebbe circa il 1723 inPastina li suoi natali. Questi per quan to fusse di nobiltàdi sangue distinto e di molti averi fornito dasprezzare ogni esercizio della car 215 riera a cui di buon animo intese, pure per desio di accoppiare alla sua fortuita privata sorte non meritevole di encomii la meritevole laude di uo mo sapiente e letterato, non solo puose ogni cu ra ad erudirsi econventarsi nellepiù celebri Uni versità d' Italia; ma esercitò ancora la giurispru denza dignitosamente e con grido tanto in Firen ze che inModena. Così egli crebbe per modo nell' altrui estimazione, che scelto fu a consigliere in timo e a principale ministro di stato per il duca Modenese; perocchè versatissimo era e ben provve dente in ciò che fusse d'uopo adamministrare la repubblica e condurre ogni contingenzapolitica a buonissimo fine . Nè mancò di recare al pubblico argumenti di suo fine ingegno, che stampò diver se consultazioni legali,di moltissima dottrina ripie ne, con una culta e utile dissertazione su l'au mento dellemonete,impressain Modena 1775 per gli eredi Soliani. Finì poscia suo mortal corsodi vita nel marzo del 1798, venerato da tutti que glino che lo conobbero, vivuto essendo con ani mo liberale, saggio e prudente. E come dimo strossi grave e contegnoso ne' modi, ugualmente che gentile, di piacevole eloquio nel conversare, e proteggitore degli uomini saputi, così di sua partita ebbe giusto compianto da tutti . DELL' AUDITOR PIETRO MAZZINI INSIGNE LEGISTA. Per ultimo di questopicciolo trattato di nostre memorie chelasciò indietroGiovanni Basignanidi Bagnone valente architetto , Giovanni Fai dello stesso luogo che dicesi autor di una cronaca de' suoi tempi , Pasquino e Lorenzo Bianchi di Vico nomini scienziati e distinti, per non essersi inve nuti valevoli fatti e sicure prove da confermare le narrazioni loro , sia meritamente discorso di Pietro 216 Mazzini natio diCastigliondel Terziero,poi che fu unodeipiù cultied ottimilegisti deltempo suo, per nondire ilpiù integerrimo esavio giudice de' tribu nali di Toscana. Messosi e' nella carriera delle To sche giudicature, felicemente corse nel secolo XVII tutti que' gradi che levaronlo come ottimo maestra to ai piùonorati seggi della Giustizia. Perciocchè in principio fu vicario in molti luoghi, poscia auditor di governo in Livorno , e pertutto riguardossi qual esemplare perfetto dei ginsdicenti per suo grande giudizio, probità e profondo savere incivile e crimi nale; tanto che li suoi voti per iscritturaeranosem pre oggetto di ammirazione ai supremi capidel Fio rentinogoverno, emolte volte dipiùconsultavasi ne' graviaffari contanto piacereche iconsigli diluiado peravansi. Inquesto suo buongrido infine divenne auditoredel Magistrato supremo di Firenze , nel cui dignitoso uffizio si distinse fino alla sua ultim' ora. Visseeglicosì parcamente emodesto cheperfino pa readegnodiriprensione;mainvece deeaverne lode, chèriparareilleso intendeva con la sua strettezza il decorodisuafamiglia, gravata giàper errori altrui eperlosprecare disordinato di coloro che lasciano benespesso nelle amarezze i propri figliuoli. Oltre atali prerogative umanissime, risplendeva ancora pervasto corredo di cognizioni politiche e di stato , etantain ogni generedi meriti avea fama, che il chiarissimoBiondi soleadire di lui, cheNaturafat to avealo Strabone,perdinotare le rarequalitàdel l' animoche fregiavanlo. Equantunque grave,pu ne si eradolce, umano e letterato, cui nella con versazion degli uomini dotti assaissimo fioriva e at traeva ognuno adammirarlo. Laonde ci sembrade gno abbastanza dameritarequesti ricordi,perfare conveniente fine al nostrolibro diBagnone che po chematerie avea dachiarire, epiù umile si è di mostratodegli altri . FINE DEL LIBRO SETTIMO. MEMORIE STORICHE D' ILLUSTRI SCRITTORI E DI UOMINI INSIGNI Del Distretto DI PONTREMOLI IN LUNIGIANA. LIBRO VIII. DI GHERARDO CAMPI SEGRETARIO IMPERIALE. Per er quanto la mente mia siasi affaticata di scegliere qualche notevole sentenza d' onde trarre principio di quest' ottavo ed ultimo libro di me morie,al cominciamento del quale mi ha già la materia condutto; non trovò meglio ched'intesser lo per la nobiltà, chiarezza e antichitàdiPontre moli, lasciando fuora la questione della mal pre tesa Apua,vendutacidal ViterbeseAnnioconnul la di vero. Perciocchè, volendo io la verità nar rare, sarà piùgiusto proemio alle testimonianze e ai fatti di tanti singolari uomini di talecontrada, che saranno descritti,ildire adessoche Pontremo li nel terzosecolo di Cristo, o in quel torno, co minciasse ad aver forma di popoloso castello, che li terrazzani stessi ampliarono . Ma, per chiarire alcun' altra cosa della origine remotissima di suo 218 nome, farò noto qualmente pensano molti fosse così chiamato per un ponte sù la Magra, fabbri cato da Marco Emilio Scauro nella strada che da Luni conduceva a Tortona, detta via Emilia: al triperun ponte di legno tremante per la sua lun ghezza; ed altri per un ponte costruitovi l' anno 526di Cristo per il capitano Treponzio sotto Ata larico re de' Goti. Ma, quantunque il mio sia lie ve e nonfermo giudizio, tuttavia parmi conosce re che piuttosto avesse il primo principio nell' an no 447 della Romana potenza per Quinto Marzio Tremulo , mentre consolo era di Roma con Pub blio Cornelio Aruina, de' quali ben parla Tito Livio nel 1. lib. di storie alla sua prima Decade. Inverità possiamo facilmente credere aver un tal console dato nome alponte, inquelle angustiedi luoghi per lui erettovi a favorire il passaggio de gli eserciti Romani incontro ai Liguri, e poscia cotal luogo, per l' opportunità del passo ornatosi di alcune case ad ospizio de' viandanti, si nomi ! ! nasse Pontremoli dal ponte medesimo del console Tremulo, come naturalmente inducono apensare le voci di Pons edi Tremuli, le quali parole , uni te insieme e una sola consonante sottratta, dan no appunto il vocabulo di Pon-Tremoli. Nè cre dasi ciò essere mia solacongettura, che molte an tiche scritture, tanto della potestà ecclesiastica quanto laicale , ci porgonoargumento dacrederlo. Imperocchè veggiamo così chiamarsi nel 1014 da Enrico il Santo , dicendo imperialmente in suo di ploma= Duas partes de strata ( cioè gabella ) in Ponte Tremuli = : e poco dopo Currado impera tore usò in suo privilegio le stesse parole. Ottone poi vescovo di Frisinga e chiaro storico, favellan do di Arrigo V. imperadore all' anno IIIO, si es prime= Castra movens Apeninum transcendit, opi dumque , quod Pons Tremuli vocatur pugnavit et cæpit. Parimente li ponteficiCalisto II , • ex ... 219 Innocenzio II, ed Engenio III in certe loro Bolle su le chiese di Lunigianadel secolo XII chiamanlo Pons Tremuli. Nè manco variarono nei loro diplo mi del 1226, e 1329 gli imperadori Federigo II e Lodovico il Bavaro, che in questo modo lo nota rono . dictum comune Pontis Tremuli: datum Pon tistremuli Per sì fatte espressioni ognuno ve de quanto più nobile sia, meno incerta e non fa volosa l'origine di Pontremoli che laciporge suo nome stesso senza contraddizioni, e contestata dal l'uso di autorevoli ed antichi documenti. Ora, in qualunque modo venuta sia questa città,lascian do a pensare altrui come più gli aggrada, dirò essere stato Pontremoli il più antico passo e lavia che dalle parti oltramontane e dai paesiLombar di usavasi per discendere in Etruria e negli altri luoghi più meriggiani d'Italia fino al secolo xvi, comehodimostrato nellaintroduzione di quest' o pera; e nello scorrer delle passate età essersi con teso e posseduto da molti principi e signori. Pe rò che dominato fu dai Malaspina, dai Piacenti ni, dagli Interminelli di Lucca, dagli Scaligeri di Verona , dai Fieschi di Lavagna, dai Rossi di Parma, dai Pallavicini, dai nobili Nocetti di Ba gnone, dai duchi di Milano e dai re di Spagna che lo vendettero al granduca di Firenze. Pati egli molte guerre intestine non solo, ma molti disastri di guerre e distruzioni per gli strani, trovandosi vero che l' imperatore Arrigo V. ildistrusse, per chè osò di ritardargli il passo,mentre andava con grande oste a Roma a' danni della Chiesa: che Federigo II per le rivoltose discordie degli uomi ni di quel Comune puoselo a ruina; e che il rè Carlo VIII di Francia nella tornata dalconquisto del regno di Napoli l' incendiò , perchè,natacon tesa fra quelli della terra e alcuni saccomanni Svizzeridel re,evenuti a strage tra essi , levaronsi gli altri dell'esercito, accampato fuori del loco, 220 avendettasenza freno, e guastarono,derubarono e arsero crudelmente tutto il paese. Di ciò por geci fede questa lapida che trovasi in Mignegno , murata sudi una casa contigua alla chiesa del villaggio sù la strada maestra, e per me fedelmen te copiata,laquale, concordando colGuicciardini, con il Corio e con l' Argentone nelle storie lo ro, così dice : = HELVETIIS FOEDIFRAGIS CIVIBUS INCAUTIS URBE SUCCENSA CAROLUS VIII. FRANCORUM REX REPETENS INSUBRIAM ANN. MCDVG. MENS. JUNII. D. XXIV. = Macome che il loco sempre si rifiorì di popolo , e tra la Magra e il Verde crebbe sempre di abi tazioni ; così fu in ogni tempo riputato insigne e tra' primi di Lunigiana distinto. Essendo poi sot to la dominazione dei gran duchi di Firenze ve nuto nel 1650. per compra fattane dalla signoria di Spagna per Ferdinando II ,fu ancoranel 1778 da Pietro Leopoldo, principeglorioso nellanostra memoria,a nobile città vescovileelevato, come si è dipresente, che da 180 anni in quà solamente soggiace al prospero governo della Toscana. Fatto così più vero principio al mio divisa mento degli uomini illustri del territorio Pontre molese, entrerò a discorrere del magnifico Ghe rardo Campi , come uno dei piùantichi personag gi, dei quali si possa con verità narrare della ec cellenza sua e distinto grado che ebbe; quantun que ancora prima di lui Maginardo da Pontremo li notissimo si rendesse nel 1124 qual dotto e ra ro giureconsulto. Perciocchè scelto fu dal vescovo Andrea di Luni a suo oratore e avvocato per di fendere la causa di guerra vertente contro i po tenti Malaspina, ed egli trattò sì validamente in santo Alessandro di Lucca nella famosa assemblea 221 dipace, innanzi al vicario imperiale e in mezzo a 60. consoli compromissarii, la quistione che eravi del poggio di monte Caprione tra il vescovo e i det ti feudatari , che fu disfinita a favore del Lunen se prelato. Gherardo fu ancor egli di Pontremo li, e dottore di sì buone lettere, virtù e pruden za fornito , che Federigo I. chiamato Barbarossa, recosselo a proprio segretario nel torno del 1164. In tale difficile ed elevata carica diversi anni ser vì quel famoso non meno che erudito monarca, e tanto fedelmente e con animo generoso presto gli l'opera sua, che, volendosi rimunerare dallo imperatore con somma di monete le gravi cure e buoni uffizii del segretarioGherardo, ebbe costui tanto cuore che ricusò il dono per sola grandez za di animo, non per disdegnanza del sommo fa vore; così che l'imperiale munificenza, plauden do alli virtuosi modi del Campi , l'onorifico di ploma concessegli dell'aquila imperiale con altri nobilissimi privilegi, che in quelle stagioni ripu tavansi assai, e ciò fu bollato a Vienna il mag gio del 1168 , il qual documento esprimesiinque sta guisa = Spectabili dilecto nostro Gherardo de Campis Pontremulensi .... quibus dotibus suis, virtutibusque excellentibus , ideo nostri gratiam adeptus fuit ut a secretis eleger etc. = . Con ciò è confermato quanto esposi. DI COMPAGNONE PALTRONI ILLUSTRE PERSONAGGIO. Tra li diversi pretori e podestà che li Pon tremolesi vantano di aver avuto nei tempi antichi a reggere città libere d'Italia, il primo, per quan to sappiasi , fu certamente Compagnone Paltroni, cui per alcun altro è impropriamente chiamato Mantovano e Lombardo. Quest' uomo autorevole per tutte quelle prerogative e buone doti di ad dottrinamento e saviezza, che deggiono risplende 222 re in cui ponesi fra gli strani al sommo peso di governare l'altrui repubblica, fu pure natio di Pontremoli. In que tempi nei quali la politica de gli stati e il costume de'popoli chiedeva di col locare al primo grado dei governi qualche valen te sì ma stranio personaggio, acciocchè le redini tenesse di buon comando con imparziale equità e moderato proposito nelle fazioni , in quelli ap punto, cioè nel 1235, fu questo Paltroni eletto apodestà e capo della repubblica Fiorentina, al la cui altezza di grado non potiamo credere che salisse senza grande fornimento di valore e di sa pere. Questo appunto avvenne, quando iFiorenti ni, che menato aveanoil carroccio congrande oste contro Siena l'anno innanzi e aveangli gran dan naggio nel contado recato, di nuovo apparecchia vansi di fare maggiore esercito per quella impre sa; per cui li Senesi, veggendosi molto guasti di loro paese e di potenza molto affievoliti , ripaci ficaronsi con Firenze in modo fermo ed esaudito , con lode ancora del podestà Compagnone. Però deesi riputare che fosse commendevole assaissimo ; tanto più che dopo di essere stato nel suo tempa a reggitore di Firenze, come assicuraciGioanVil lani e l'Ammirati in loro storie, divenne ancora podestà di Bologna, e di questo fafede il Sigonio in nota al suo lib. Iv. di storia Bolognese. Laon de se fu degno di tali esaltamenti, anche per noi doveasi retribuire di qualche memoria lodevole. DI S. SITA BERNABOVI GLORIOSA VERGINE. Se deggiono aver tributo di commendazione pubblica li personaggi che inqualche maniera ser virono alla terrena fama, tanto più esaltare con viene quelle anime straordinariamente pietose e rare che per celestiali virtù ornamento si resero di cristiani altari, e fanno risplendere la santità 223 che le corona di gloria. Però abbiasi quiper giu sto debito la divota memoriadellas. vergine Sita, o Zita anche detta, chè altamente onora l' umi le ed abietta sua patria, e porge a ben fare mi rabile esempio. Perquestol'immortale DanteAli ghieri prese occasione a deridere in sua divina Commedia alcuni barattieri Lucchesi posti nel la go di pece, i quali sua riputavano santa Sita,ma non avevano avuto cuore di seguire i di lei vir tuosi esepli, dicendo nel canto XXI dell'Inferno : Ecci un degli ansian di Santa Sita Mettetel sotto , ch'i' torno pur anche A quella terra che n'è ben fornita: Ogni uom v'è barattier fuor che Bonturo Del nò per li danar vi si fa ita. Fu ella figliuola di certo Giovanni Bernabovi di povera condizione, falsamente riputato Lombar , do enacque essa il 1218 di nostra salute, non giàinMonsagrato Lucchese ,siccome alcunisipen sano, ma presso le fonti della Magra in un anti co villaggio Pontremolese , chiamato Collasuccisa che patria era anche del padre di lei. In questo loguccio mostransi anche adesso le ruine di sua picciola casa, e a memoria e onore della santa vergine Sita fino del secolo XVI. fuvvi riedificata lachiesa parrocchiale sotto il di lei titolo; così che di presente ancora nel di leifestivo giorno vicon tinua ogni anno il pietoso ricorrere delle gentidi que' dintorni. Vero è che dabambinella menò sua vita inquel di Lucca; poi che i di lei genitori, stretti da miseria e da grandissimo caro di tutte vittuaglie, spatriarono , e posersi ad abitare con la piccola figliuolina a Monsagrato, nel qual pae se più lieto pane procacciavansi per giornaliere fatiche. Crebbe intale stato l' innocente Sita d'in dole soave e pia; e poi grandicella che fu e al l'età pervenuta di 12 anni, l' onesto Bernabovi, 224 per meglio provvederla di vitto, puosela a servir per mercede nella nobile famigliade' Fantinelli di Lucca, nella quale48anni fanteggiòcon tant'amo rede'poveri e contantasantitàdi vita, che prodi giosa divenne innanzi a tutta sorte di gentee fa voritissima dal cielo fino alla morte, che alli 27 di aprile del 1278 gli accadde,per unire suabea ta anima gloriosamente al suo Dio. Perciocchè in tutta sua vita non tanto al ministero evangelico attese di Marta ,quanto ancoraallavirtuosa quie te di Maria, dandosi all' orazione , alla carità e all' austerezza di penitente nella maniera la più perfetta, per cui, piacendo ella al Signore,con cessele più fiate la virtù de' miracoli , e singolari grazie faceaDio per lei,come racconta ilP. Fran ciotti Lucchese nella vita della santa donna, che pubblicò per lestampe,nel cuilibropossonsi leg gere tanti prodigi, che io tralascio. Il corpo mi racoloso di lei riposa in s. Frediano di Lucca, ove conispeciale ricorso è veneratoda pietosi Fedeli, e laChiesacelebrasuaanniversariacommemorazione. DI GIACOMO MANGANELLI ESIMIO PRELATO. Giacomo daPontremoli,qualecredesi d'igno ta stirpe, non senza ragione per alcuni stimasi che fosse dell'antica famiglia Manganelli di quel paese. Egli molto fiori per virtù e dottrina intor no al principio del XIVsecolo, e tanto meritò che fu creato vescovo di Brugnato dal pontefice Bo nifazio VIII. Questo prelato, per quanto dicono lepoche testimonianze di lui ritrovate, ressequel la chiesa per 20. anni contanta santità e buoni esempli , che altrettanto chiaro si fece per il suo pastoral ministero, quanto noto erasi pel suo sa pere. Morì in quella episcopal sedia l'anno 1320 di nostra saluteconquelbuon nomeche abbiamo 225 notato, ed ebbe dall' Ughelli questa memoria in sua opera : = Jacobus Pontremulensis ignotus genere notus virtute ad Brugnatensem Ecclesiam a Bonifatio VIII. evectus fuit quæ cum summa laude san ctisq. exemplis per ann. xx. feliciter recta ces șit è vita Ann. D. MccCXX.= DI FRANCESCO VILLANI, E MANFREDDO FILIPPI NOTABILI PERSONAGGI. Per le cariche loro distinte e qualità di ani mo ragguardevoli, delle quali ornati furono que sti due Pontremolesi, convienci fare de'medesimi parola , e perchè nella medesima stagione attem parono, abbiamo creduto conveniente dichiuder li insieme in questa rubrica. Francesco Villani di antichissima famiglia di Pontremoli, per quanto assicuraci lo storico Landinelli di Sarzana in suo m. s. di cose Lunensi, divenne assai memorabile in sul cominciamento del secolo XIV. Perciocchè. prima del 1323 fu per li meriti suoicreato vica rio generale in Italia per l'imperatore Lodovico il Bavaro , e come di tal grado insignito, eserci tò anche in Lunigiana l'autoritàsua, pronunzia to avendo sentenza intorno alle liti che insorte erano , per viadi confini, tra gli uomini di Coma no Fivizzanese con alcuni popoli Lombardi della montagna , quale atto conservasi nella cancelleria di Fivizzano. Questo Francesco invero per tale ca rica e per sapere divenne insigne, per cui meri tossi di essere ancora commemorato da Enea Sil vio Piccolomini un secolodopo, e ciò basta a noi per averlo avuto in considerazione. Manfreddo Fi lippi fu parimente di Pontremoli, la cui famiglia spatriò per causa delle vessazioni degli Scaligeri , quando occuparono la terra di Pontremoli conlo 15 т. Ц. 226 armi. Costui, che soprannomavaşi Perteghetta , mostrò essere molto versato nelle leggi civili e anche valoroso nell'arte militare; e poi che per opera sua e di Galvano de' Rossidi Parmaacque tata fu la discordia civile delle fazioni tra' Pon tremolesi e Parmigiani ,e cacciato il figliuolo di Castruccio dalla signoria di Pontremoli, procurò che li Rossi al dominio restassero del loco , men tre egli stesso nel 1330. fu con molto onore apo destà eletto di Parma. Questo Manfreddo dieşsi pure sollecita cura che restaurato fosse il castel lo Piagnaro di Pontremoli, chè già era stato guar sto dall'ira delle genti faziose fino del 1253. Pe rò egli tennesi in molto credito de'suoi concitta dini, come degli altri, ma finì sua vita a Geno va onoratamente, perchè, dalle parti cacciato di patria, avea preso colà ferma stanza. DI GIROLAMO GALLI ILLUSTRE PRELATO Natio di Pontremoli e figliuolo di messer Op picino Galli de' Pellizzari fu l'illustre Girolamo, di cui ora trattiamo con poche parole. Egli mol tissima commendazione riscosseper l'ingegno suo, vita pietosa e gravità di costumi; ma singular mente si distinse nelle dottrine di filosofia e teo logia,così che il pontefice Clemente V. nel 1305 lo innalzò alla cattedra archiepiscopale di Negro ponte, qual paese oltre un secolo e mezzo fu po sciaoccupatodaMaometto II. gran signore de' Tur chi. Illustrò Girolamo la sua patria conlo splen dore di sue rare virtùatempo di Enrico VII. im peratore, mentre turbataera miseramente dai tu multi e faziosearmi che l'affliggevano. L'Ughelli in sua Italia sacra lo celebra e riporta di lui la seguente laude : = Hyeronimus Gallus qui et Pellizzarius vir in 227 genio, doctrina,pietateacmorum gravitate,philo sophicis atq. theologicis scientiis præstantissimus ad archiepis . Negropontis evectus fuit dignitat. Anno D. Mcccv.= DEL CIECO DA PONTREMOLI FAMOSO UMANISTA. Noncipare disconvenirpunto l' intertenerci ora su quello che per alcuni scrittori dicesi del celebre Cieco da Pontremoli, di cui rimanesi igno to il nome, ilquale vissenel xiv. secolo efumi rabile per la divozione che mostrò inverso il Pe trarca lume di quella età, epromotoredelle buo ne lettere, del buon gustoedellafilosofia. Etutto che il cantor diValclusa nella sua lettera vII. Lib. 15. chiamilo poeta Perugino cheinsegnava gram matica eumanità inPontremoli, dicendo= Sicut nec ille Perusini vatis adventus ..... qui senex Cœ cus ad Pontremulum Oppidum scolas grammatico regebat ec. =; non istante, sendo e' conosciuto più comunalmente sotto ilnome diCieco daPon tremoli, dove ebbe fermastanza e famiglia, ci fa rà scusa, se tra gli uomini più chiari ditale cit tà pernoi sianoverato, permanifestare qualmen te i Pontremolesi in ogni tempo intendessero alla cultura dell' animo e a far crescere in savere la gioventù loro , chiamando valenti maestri anche di lontane terrecon ispendio di moneta, quando tra essi de' più eccellenti non erano, come da quest' articolo di loro statuto raccogliesi, che si esprime =statutum et ordinatum est, quod cum propter mortalitatem quæ fuit in Pontremulo et districtu in anno curso 1348homines scientiati in legalibus , et medicinæ et aliisopportuniis scientiis et virtuti bus, de quibus dicta terra ante dicti anni morta litatem erat ornata, decesserint ...... statuerunt et ordinaverunt concorditer quod quolibet annaреr 1 4 228 decem sapientes de mense Maii et peralios decem viros bonos homines quinque a Cazzaguerra supra, et quinque a Cazzaguerra infra ..... eligantur unus bonus magister et sufficiens in grammatica &c.: cap. =. Così avverrà, che la lode e la nominanza 46 di questo celebrato umanista , il quale , se non per nascita, certamente per cognominanza e per do micilio potiamo riputar di Pontremoli, accrescerà alquanto di splendore all' insigne paese; poi che nel torno del 1336 chiamato avealo a pubblicamen te istruirvi la gioventù. Nè faccia maraviglia che un uomo privo della vista fosse erudito e aperta scuola tenesse ; però che vuolsi a Pontremoli e' per duto abbia la luceper sua sventura,nè senza esem pio sono i secoli andati di dottissimi personaggi i quali, di tanto benefizio del corpo mancanti, pu re letteratissimi furono e saggi , come unPaolo Ge novese detto il Cieco, un Francesco da Ferrara au tor del romanzoil Mambriano, e un Luigi Groto che si chiamò il cieco d' Adria. Fu pertanto cir ca il 1341 , giusta ilGesualdo riputatissimo sposi tore delle rime del Petrarca, che il Cieco maestro , avendo già avuto lunga dimora efamiglia in Pon tremoli , mostrò l' animo pieno della giusta fama del Tosco poeta e ardente desio di conoscerlo. E come che buonissimo intenditore si era del meri to del principe dei nostri lirici poeti, però verso di lui tanto accesesi di amore e fu da tale stima zione rapito, che stabili di andare a salutarlo in ogni luogo si fusse. Costui dunque canuto e gra ve per vecchiezza e senza lume degli occhi , sic come era, ma robustoperò dellavita, come potè sapere che il Petrarca ito era aNapolidal re Ro berto, volle impaziente seguir suo proposito. Ap poggiato pertanto alle spalle del proprio figliuolo , andossene a piè fino aquella città contento di ri trovarvi il poeta. Ma non fu pago l' animo suo, chè al venire del pontremolese maestroera quin 229 di il Petrarca di giapartito. Allora quelre proteg gitore dei letterati che tosto ebbesi novella di ta le ventura, chiamò a sè il ben venuto grammati co , e forte maravigliando della fatica di quel vec chio uomo, logoro dagli anni,magro e bruno di viso che parea una statua di bronzo ,dissegli scher وو Maestro,convienti affrettare, se vuoi di scorrere col Petrarca,poichè egli hapreso il cam zando „ mino per tornarsi in Francia . Acui rispose دو il buon vecchio وو io certo mi son pronto a viag giare perfino all'Indie , purchè lopossa udire Godendosi il savio Roberto di sì fatte parole con tanto amor proferite, subito riforni l' ospite di buonviatico,e onorevolmente accomiatollo.Intan to il risoluto maestro, a cui stavano ancora bene le gambe in su' la persona, venuesi a Roma; e sentendolo parimente di làito via, doglioso della mala fortuna, ritornò à Pontremoli, chè non sa peaper dove seguirlo. Quivi appenaegli fu, alcu ni accertaronlo essere a Parma colui che cercava con tanta brama. Per la quale notizia fattosi lie to , mandò innanzi lettere al Petrarca medesimo con alcune sue poesie, e ristoratosi alquanto , po scia viaggiò ; nè per l' asprezza della stagione , nè per la malagevole strada dell' Apennino si ristet te di valicare le montagne, che tosto in compa gnia del figlio e di un suo discepolo discese aPar ma. Così finalmente all' ospizio pervenuto del suo Petrarca, quante volte credete, o lettori, che gli basciasse ilcapo con cui avea concepito i più no bili pensamenti? Quante volte le mani che scrit to aveano cose tanto leggiadre , come il vecchio si éspresse ? Di più soggiunse, che le opere del Pe trarca dilettato aveangli sì mirabilmente l' animo che sospinserlo per amore con tante fatiche a ri cercarlo. Tre giorni dimorò col Toscano poeta, nỡ sapeasi distaccare dal fianco di lui per nulla oc éasione; edopo le molte e varie dimostrazioni,che 230 sembravaparlasse quasi fuor di sèstesso, una vol ta inmezzo anumerosa comitiva di gente Ve „ di, o mio signore, egli disse, che io non siati , noja, se disiosamente gioisco di rimirarti; per ciocchè sono con tanto sudore venuto di lungi ,, a vederti. دو Si fatte parole di rimirar di vede re espresse per bocca di uncieco, mossono a ride re la brigata. Allora subito l' accorto maestro ri prese: מ כ ככ Non è vero mio caro Petrarca che io cieco, quale misono, tiveggio megliocon ilu midella mia mente, che tutticostoro i quali ti rimirano solamente con gli occhi del loro cor " » ро? Aquesta saggia e arguta sentenza am mutolironsi tutti, e rimasero confusi di averlo de riso. Indi con grande onore e molti doni di Azzo da Correggio signore dellacittà, cui de' parlari e del buonvoleredel virtuoso cieco dilettato si era , dipartissi di Parma, e pieno di contentezza per lo compiuto suo desiderio fece ritorno alla sua stanza Pontremolese , dove è probabile che nella moria del 1348 finisse di vivere. Altro di più non sappia mo di questo raro umanista e poeta. Il Petrarca nell' indicata pistola ci narra la compiacenza ch egli ebbe per simil fatto e lo racconta: ilGesual do lo commenda; e il Tiraboschi nellasua Italia na letteratura ne discorre conmaraviglia; sicchè , tutti chiamandolo il famoso Cieco da Pontremoli , riesce di onorevole memoria peril loco, e degno di essere tra' suoi fasti collocato. DI LODOVICO GANDOLFI NOBILE VESCOVO. Quantunque la stirpe Gandolfa di Pontremo li tragga origine dal castello di Villafranca di Lu nigiana, anticamente detto Malnido, pure questo Lodovico è Pontremolese; poi che fino dell' anno 941 dell'era cristiana per certo Gandolfo, uomo 231 di qualită di detto castello che dette nome alla sua stirpe, fu in Pontremoli stabilita la famiglia Gandolfi. Da essa ne venne appunto il prelatodi cui parliamo. Fu egli di si umile vocazione,che volle seguire da giovanetto la regola de' Minimi di S. Francesco, e riescicosi buon fraticello; do tato di singulari virtù, e tanto nelle divine let tere ed umane versato, che non solo in sua re ligione riscosse grandissima riputanza; ma in ta le amore monto di Urbano V. pontefice sommo, che lo promosse nel 1363 alla cattedra episcopa le di Brugnato. Illustrò ilGandolficonlasuadot trinanontanto il suo istituto,quanto ancora la sua dignità; poichè tenne santamente in buon gover noper 27: anni il suo gregge con la predicazione eraro esempio,ed in finë mori nel 1391. inPon tremoli, dove alquanto di tempo dimörò nel suo ministero, perchè aveavi una chiesa con picciola parte di diocesi, e fu onorevolmente sepolto nel tempio di S. Francesco, il secondo che fusse fon dato in Lunigiana nel torno del 1230.per ilsan to patriarca d'Assisi , quando fece passo per tale paese andando in Lombardia, e la fabbrica fu a spesedelComune pontremoleseinnalzata,maposcia ilmonistero e lachiesain altra stagione ampliossiin bella forma di architettura magnífica , siccome ora si stà, nella qual chiesa intra le altre cose un bellissimo dipinto del serafico santo ammirası delle mané del Cignaroli,posto dietro l'altar mag giore. Di questo vescovo Gandolfi onorata men zione fa l' Ughelli nella sua Italiasacra,riportan do questo marmo : D. 0. M. LODOVICVS GANDVLFVS PONTREMVLENS. AB ADOLESCENTIA IN BENEDICTIONIBUS DVLCEDINIS A DEO PREVENTIS REGVLAM FRATR. MINORVM PROFESSVS EST 232 DOCTRINA AC MORVM HONESTATE ORDINEM VALDE ILLVSTRAVIT AB VRBANO V. PONTIFICE MAXIMO AD BRVGNATENSEM CATHEDRAM ELATVS FVIT ANNIS MCCCLXII. OBIIT PONTREMVLI ANN. MCCCXCI, = DI GIOVANNI GABRIELLI INSIGNE ARCIVESCovo. Uomo dottissimo , di nobile stirpe e di emi nenti virtù ornato dicesi essere stato Gioan Ga brielli da Pontremoli, il quale, essendo versatis simo nelle civili leggi e canoniche, e operando in Roma, divenne daprincipio luogotenente dell' au ditore della camera Apostolica e canonico Coro nense , e cappellano insieme del pontefice Boni fazio IX. Questo sommo gerarca della cattolica Chiesa, provata avendo la dottrina del Gabriel li , nell' anno 1391 fecelo vescovo di Massa Tre baria. Tra le altre buone prerogative di questo erudito prelato distintamente ammiravasi la sua manierosa prudenza nel trattare negozigravi; per lo chedallo stesso Bonifazio papa fu inviato nun zio in Polonia per aggiustare alcune differenze che insorte erano tra il re Ladislao e li cavalie ri Teutonici. In tale incumbenza il Gabrielli con tanta saviezza operò , che, avendo le controversie accomodate felicemente, fu per lo stesso pontefi ee il 1394 eletto ad arcivescovo della chiesa pri maziale di Pisa, mentre la repubblica Pisana era nelle maggiori vessazioni di parti, eladignità del suo primate occupava ancora distinto grado negli affari temporali. Egli pur tuttavia governò le co se con amorevolezza de' suoi e con piacere della repubblica Fiorentina della quale eraamicissimo. L'anno poi 1400. morì questo arcivescovo, e se condo ilTronci fu ripostonel campo santo di quel 233 1 città nel sepolcro di tali prelati. Dice ancora il Pisano annalista non essere stato messo in operal'e pitafio su di lui , riferito dall' Ughelli , che dice : = D. 0. Μ. Joanni Gabrielli Pontremulensi Viro nobili omniumq.virtutum genere cultiss.Quem ob singularem fidem anımiq. candorem Bonifacius IX. Pont. Max. Massanae Episcopum fecit Mox in Poloniam et Lituaniam ad Ladislaum regem Equitesque Teutonicos legatum misit Legatione feliciter obita AdMetropolit. Ecclesiam Pisanam evexit Desiit esse omnibus Eximie charus Ann. Reparat salutis MCCCC. Gentiles ejus P. P. Delli meriti di questo notabile arcivescovo fanno discorso non solo il Tronci suddetto e l' Ughelli in suaItaliasacra; ma l'Abramiancorae l'Orlandi. DI TOMMASO ENREGHINI CHIARO PRELATO. Tra le famiglie Pontremolesi di più vetusta origine certamente è quella ancora degli Enre ghini , detta poi de Reghini, la quale insieme con la stirpe dei Filippi , dei Maraffi e dei Villani fu di gravissimi mali cagione allasuapatria. Per ciocchè nel secolo XIII., quando tutte le cittàd' I talia divisersi in fazioni luttuose, gli Enreghini seguirono la parte Guelfa contro i Filippi che di parte erano Ghibellina: e queste due fazioni di famiglie così divisero di pareri le genti di Pon tremoli , che più volte corsero all' armi, e i po poli intorno mal sicuri poteansi vivere dal furo re di taliparti, le quali, ora favoreggiate daiMa laspina, ora da' Parmigiani assistite, ora sotto la protezione di Lucca, ed ora di Piacenza, l' una contro l'altra assalendosi e cacciandosi dal luo go, bagnarono bene spesso la terra natia di cit tadino sangue con tant' ira, che troppo sarebbe il narrare quanti danni venissero al Comuneper quella peste di discordia che desolò tutta Italia. In fatti ne abbiamo prove tratte da cronache an : 234 tiche per il notaro messer Gianmaria di Frappe lone Ferrari , e registrate nel Protocollo G. N.º 7: dell' archivio de' contratti di Pontremoli , dove trovasi scritto = Anno 1313. Terra Pontremuli quæ erat in maxima guerra inter eos, et pars dicta de Henreghinis obsidiabatur a parte di cta Marchionum; ac data et concessa fuit per D. imperatorem Domino Lucæ de Flisco etc. , et similiter terrd Berseti districtus Parmæ da .. „ ta fuit dicto domino,propter quodrumores tunc sedati fuerunt etc. In oltre anche più chia ramente faconoscere quanto i faziosi fossero tra دو loro accaniti, dicendo= Anno 1331de menseFe bruarii Pontremulenses non volentes in simulquie وو scere , inter se fuerunt ad rumorem et adarma. Quo rumore pars Henreghinorum expulsa fuit „ de Pontremulo, et Filippi obtinuerunt. Et po stea ipsi obtentores inceperunt reficerefortilitium dictæ terræ, quod Planarium dicebatur etc.= Il maggior danno si era, che tali contesefaceano sempre al Comune cangiar il giogo e il tiranno. Però il forte cheajutava,insuadominazionecon vertiva i deboli e discordanti, e in questa guisa li Pontremolesi piuttosto che in libertà ed in re pubblica, nel vassallaggio loro continuamente si distruggeano. Nè così presto cessaronodall'arme, che rinvigoritesi talora le parti puosero di nuovo col brandito ferro a desolamentola terra. Ciò av venne ancora nel 1473, per cui il celebre Anto nio Ivani Sarzanese nella sua lettera 28. del se condo volume, scrittaadAntonioGalliPontremo lese, descrive unnovello tumultodi fazioni in sua patria, in cui perirono nella strage un deiVilla ni eNiccolò Maraffi ch' erano tra' capi diparte ; é forse più di ruine e di sangue recato avrebbe quel cittadino furore, se il duca di Milano con molte schiere di pedoni sedato nonavessevilafe rocità della guerra. Ma per venire aquesto En 235 reghini dirò che fiori intorno al 1420, e fu ud mo in que' tempi di singular merito e virtù; ed essendosi fatto monaco , divenne prima rettore del monistero di Fabiano in quel di Parma. Indi per le sue buone prerogative di sapere fu nel 1418 da papa Martino V. scelto a vescovo di Brugna to , e tanto si rese noto e distinto che nel Giu gno del 1427 per lettere della repubblicaFioren tina conesimia lode raccomandossi allarepubbli ca Senese. Ma come la diocesi di Brugnatoparea troppo angusto campo al di lui merito e vasto ingegno, però nel 1428ebbe l' incarico ancoradi vicario nello spirituale e temporale delvescovado Modanese.Governò egli ambedue lediocesiconmi rabile prudenza e particolarzelo,vivendo vent'an ni in tal dignità,e poscia terminò sua mortale carriera il 1438: Questo vescovo fu uno dei te stimoni qualificati della lega che nel 1425. fece ro i Fiorentini con li Fieschi incontro al duca di Milano. Gaspare Silingardo parlane molto bene, e l' Ughelli nota con particolar memoria tale En reghini , e a gloriasuaintesse questo encomio : = Thomas Enreghinius Pontremulens. professione monacus excellenti ingenio singul. doctrina ac pietate præditus Fabiani Monasterio in agro Par mensi regimine ereptus in Brugnatensemcathedram aMartino V. Pontif. Max.extollitur simulq. Mu tinensis Præsulis vices geritur. Qui postquam gregi suo per ann. xx. peculiari zelo nec non optumis gestis præisset legibus naturæ satisfecit. Ann. D. MccccxxxVIII. = DI NICODEMO TRINCADINI DISTINTO PERSONAGGIO, E SCRITTORE. Ladottrina ele lettere, comele onoranze le più cospicue,rendonogliuomini all' altrui vedu ta mirabili, quando esercitano con grandezza : 236 di animo e sommagloria; e quando la loro pub blica vita non menti il valore che aveasi conce pito dello 'ngegno ed efficacia loro in ogni ma niera di procacciarsi nome raro e immortale. Co sì veramente studiossi di fare Nicodemo figliuolo di Gioan Trincadini di Pontremoli e marito di don na Allegretta , uomo di buonissime lettere e sa vio giureconsulto, il quale fu di antichissima fa miglia, e diversodi quell' altro Nicodemo Trinca dini il giovane che ritrovossi inchiuso nella ce lebre congiura del conte Gioan Luigi Fiesco di Lavagna incontro la signoria di Genova. Questo Nicodemo, detto il vecchio, riputossiancora per valente poeta Latino e per somma politica; per cui non solo ebbe familiarità con molti distinti personaggi letterati e l' amicizia del Filelfo, dei Belmesseri e di Antonio Ivani, siccome raccoglie si per un codice di pistole latine dellaBibl. Ric cardiana di Firenze N. 834, ma fu molto privi legiato dalli principi d' Italia e dallo stesso impe ratore Federigo III. Emanifestoperò che nel 1437, gran cancelliere essendo egli di Francesco Sforza visconte di Cremona é duca di Milano, fusse per suo,signore mandato in ambascieria al re di Na poli. Negli anni appresso poi, per diversi negozi trattare, andò oratore al papa Eugenio, alla re pubblica Fiorentina, a quella di Venezia e di Luc ca, da' quali governi ebbe distinte onorificenze e privilegi. Nel suo grado illustre di grancancel liere fu ancora in Lunigiana il 1449, ove stipu lò aderenza e accomandigia per il duca Sforza con li marchesi Malaspina di Lusolo e Villafran ca: tre anni dopo andò al pontefice sommo Nic colò V. e alle altre corti Italiane per trattare di pace, quale studiossi di restituirequel memoran do gerarca di Roma alla conturbata Italia. Tan to nome acquistò in tutti questipolitici incarichi il Trincadini , che non è da dire il buon credito 237 che si godea; perocchè fecesi conoscere ad ogni impresa oratore valente,destro e sagace. Andò in oltre ambasciadore a Federigo III. nel 1457, e in tanta grazia imperiale sali, che fu da quel mo narca per diploma creato conte palatino. Morto poi il duca Francesco di Milano, anche piùdi fa vore ottenne dal potente Galeazzo Maria Viscon ti che in molte altre ambascerie l'occupò e fece lo senatore di Milano e suo intimo consigliere di stato. Finalmente nel 1479.ebbe l'incarico di ge nerale commissario delle ducali squadre, manda te ai Fiorentini dalli Visconti di Milano contro l'o ste pontificia e del re di Napoli,perchè la discor dia avea già rotta la pace, e li principi Italiani erano tornati all'osteggiare. Intanto , passando gli anni , egli in età grave mancò in Milano il 1481, e questo personaggio politico, insigne e ricordevo le senatore in un volume lasciò manuscritte mol te pistole latine con la fama di sua nobilissima carriera degna di esaltamento,ed insieme un Le xicon italiano e latino da lui composto, ch' è in un codice della Riccardiana Biblioteca N. 1205. DI ANTONIO E BARTOLOMMEO UGGERI ILLUSTRI VESCOVI, Questi due prelati della nobile famiglia Ug geri , originaria di Val d' Antena Pontremolese, furono in molto fiore di virtù nel secolo xv. E primieramente Antonio, cui, reggendo la chiesa di Pracchiola, fu da Roma delegato in gravi in cumbenze di ecclesiastici affari, e poscia per le esimie doti e integrità di animo , per lasanta se de provate, dal pontefice Eugenio IV. esaltossi a vescovo di Brugnato l'anno 1438. nel mese di Marzo. Questo vescovo di Brugnato, siccome a guisa de' suoi antecessori dimorava in quella par te di sua diocesi che avea in Pontremoli, e tro 238 vandosi in patria, celebrò nel castello di Bagno ne ifunerali del marchese Giorgio Malaspina si gnore di quel paese verso il 1450, qualisi ricor dano, perchèfuronoconistraordinaria pompaese guiti con l'intervento di quasi tutti li feudatari della provincia in grande apparato e con tanta suntuosità di magnificenza, cheriuscì mirabil co sa a vedersi. Ebbe Antonio il reggimento di sua chiesa per 29. anni, come rilevasi dagli atti di messerGioanPietro Villani suo cancelliere, aven do finito di vivere nel 1467. nel Signore. Anche Bartolommeo Uggeri divennevescovo; e, siccome dottissimouomo egliera,nel 1467. per lisuoi me riti successe aldiscorsoAntonio nellacattedra Bru gnatense. Ma prima fu piovano di Saliceto, luo goantichissimopresso aPontremoli, nel cui mi nistero ebbe si propizia occasionedi farsi cono scere virtuoso, che per il pontefice Paolo II. alla dettavescoviledignitàfu assunto.Atempo di que stopietosoprelato,cioènel 1471 , si fondò per ope ra del medico Princivallo Villani, e de' suoi figli Giovanni eGuglielmo,con altri Pontremolesi , il magnifico tempio della Nunziata fuor di Pontre moli, siccome attesta una lapida che ci si ve de chiaramente così scolpita: = MCCCCLXXI. Dei Immortalis Genitrici Princivallus medicus Sacellum sua impensa erexit dedicavitque Idpaulo post bene juvantibus piarum undiq,persolventium manuum muneribus Amplioris immaginem templi augeri caeptum Johannes artis medicinae peritiss. et Gulielmus Princivalli filii procurantibus Opus pium CaenobitisD.Augustini itapermiserunt ut Caenobitae triadistinctis annorum singulorum temporibus anniversaria Celebrent Princivalloposterisque. Allora Bartolommeo come vescovo con grande so lennità benedi le fondamenta eposelaprima pie tra. Questa fabbrica fu con i doni di pietosi po poli compita nel 1478 , nel qualanno, per ispe ciale decreto di Sisto IV. papa,lasi dette in cuz 239 raagliEremitanidiS. Agostinodellacongregazio nedi Lombardia.Ilsacro luogo fu quindi ornatodi belle opere di architettura e di pittura; perocchèlạ facciata del tempio, mancantedi statue nelle nic chie che sonovi distribuite, e l'ottagona cappel letta che posta è in mezzo alla chiesa, stimansi ambedua disegno di Giulio Romano, e dentro ci si veggono altre preziosità che nella rubrica di Francesco Battaglia intagliatore saran dichiarate. Intanto èdasapersi chefuvvi bandita una fiera an nualecongrande concorsodigenti fin di que'gior ni, e il loco s'incominciò a popolare e crescere a poco a poco, sicchè una bella borgata ne ven ne accanto alla città, siccome ora si vede. Man çò poi dal mondo l'ottimo vescovo Bartolommeo nel 1487 , governata avendo per 20. anni sua diocesi prudentemente , secondo che notasi inquestalau de dell' Ughelli ; Bartoholomeus Ugerius Pontremul. vir scien tia pietate ac mirabili prudent. præditus quem Paulus II. Pontif, Max. in Brugnatens. Cathe dram subvexit Ann. Incar, D. MCCCCLXVII. Cœ nobium RR, PP. S. Augustini Congreg. Lombard. SS. Annuntiate Pontremuli concessit summo ani mar. zelo Ecclesia sibi creditaper XX. annos pru denter gubernata cessitèvitaAnn. MCCCCLXXXVII. DI SERATTO SERATTI CAVALIERE INSIGNE. Risplende Pontremoli anche per l'antica e illustre famiglia Seratti, la quale ebbe nonpochi uomini lodevoli in ogni generazione di facultà e in varie stagioni. Ma io lasciando di celebrare Seratto il vecchio, il quale fu per qualche tem po signore della Rocca Sigillina e molto aderen te di Castruccio Interminelli di Lucca nel secolo XIV. , ed anche il giureconsulto Gioan Pellegring 240 Seratti cheperorò innanzi a Carlo V, quando ta le imperatore trattennesi in Pontremoli nel 1536 con grande comitiva di ambascierie, di oratori e baroni di Alemagna e di Spagna, dellegato Apo stolico , del figlio del re di Svezia, del duca di Baviera, del principe di Salerno , del duca Fer dinando Gonzaga e del duca d'Alba; così pure lasciando quel nobilissimo Francesco Seratti che fu celeberrimo politico uomo , raro giureconsulto e ministro primario alle corti di Firenze e di Na poli, perchè nacque in Toscana ed ebbesi colà ogni vanto acquistato, quantunque di origine Pon tremolese, e in santo Francesco di Pontremoli a perpetuare la di lui memoria abbiasi innalzato un nobile monumento con lunga scrizione chedescri ve suoi meriti e come in Tunisi morisse il 1814. fatto schiavo per mareda' corsali Turchi; perque sto io noterò solamente Seratto Seratti , detto il giovane, affinchè di alcuno de' più notevoli di ta le schiatta per me dicasi qualche cosa. Fu que sto Seratto cavaliere di bei modi, di virtù ador no e barone di molta autorità, il quale per es sere nell' arte militare assai provveduto e valoro so, acquistò non piccola nominanza alla corte dei Sforzeschi di Milano. Tanto però egli valse appo que'duchi, che da Lodovico Sforza fu nel torno del 1495. spedito capitano alla testa di al cune compagnie di fanti Milanesi e Pontremolesi a domare la terra di Bolano e alcune altre castel la di Lunigiana clie ribellate si erano al marche se Antonio III. Malaspina, aderente e confedera to della signoria di Milano. Fece Seratto ottima mente la 'mpresa, e, cavaloando sopra de'rivol tosi quali stavansi armati per far testa, ricondus seli tutti all'antica ubbidienza a forza di combat tere. In questa occasione espugnò Godano che uni to erasi ai ribelli, e soggetto lo rese al duca Lo dovico, cui poscia per le stesse armi fu distrutto. Suoi giorni ebbero termine inpatria nel 1523. ono 241 ratamente, e fu in S. Francesco di Pontremoli riposto con questo marmo sul suo sepolcro:= HOC SERAPTVS EQVES JACET SEPVLCRO CLARVS MILITIA PIVS BENIGNVS MORT. MDXXIII. VIXIT ANN. LXXXVI, DI FRANCESCO GALLI MEDICO INSIGNE. Niente di più onorevole e di particolare po tè accadere all'eccellentissimo Francesco Gallidi Pontremoli , di quello chedicesi intorno alla buo na fama di lui e al conseguimento di laude avu ta dasommipontefici, eda ogni altrasortedigen te. In verità costui grandemente fiori per dottri na eper esperienza nell'arte medica; poi che ol tre ad essere stato esimio oratore fu ancora cat tedrante insigne. In fatti fino del 1494. puosesi con assaissimo di credito a leggere nello Studio Pisano, e tanto crebbe di merito, che l ponte fice Adriano VI. più volte lo consultò, eCosmo I. il grande reggitoredella Toscana,quando nel 1543 ebbe a rinnovellare l'Università di Pisa , scrisse lettere onorificentissime aquesto Galli , richiaman dolo con encomi e ricco stipendio di moneta al la cattedra di medicina di quell' inclita Accade mia,da cui avea cessato per alcune vicende. Quin di venne in sì grande amore di tutti, che fu do nato di nobile cittadinanza dal Comune di Pisa; per questo i figliuoli di lui stabilironsi in quella città come Pisani. Fu il savio Francesco tenuto ingran conto anche per la vasta erudizione che avea, e per labuona facultà d'interpretare e ser monare, per cui nello istruire sommo diletto re cava e grande concorrenza traeva adudire le sue lezioni. Il Fabroni nel primo e secondo volume di storia di quella Università ampia fede nereca • lo celebra. Dopo 30. e più anni di lettura me 16 T. II. 242 dica, quale esercitò l'insigne professore congran- deplauso, giunse al fine dellavita,ed ebbe ono ratasepolturanellachiesa di santa CaterinadiPisa. DI GIOAN LUCA CASTELLINI PRELATO E SCRITTORE. Personaggio di commendevole memoria, uo mo riputato appresso diversi scrittori autorevoli , edottore celeberrimo di ambe le leggi,disingu lari virtù e di rare qualità ripieno, specialmente di umile e puro candor d'innocenza, fu Gioan Luca Castellini. Nacque egli in Pontremoli di fa miglia originaria da Pozzo villaggio del contado di quel Comune, la quale per Castrucciodi Luc ca ebbe l'insegna di tre castelli , e da ciò preșe il cognome che prima non avea vea, perchè un co tale da Pozzo diquesta stirpe, cui forse perito era di architettura, diè al tiranno Interminelli circa il 1320. il disegnodi fabbricare in Pontremoli tre castelli , o torri, a maggiorsua difesa, quando il Lucchese signore dominava quella terra e avvi luppato era in grandissime guerre col potente Spi netta Malaspina e con li Genovesi. Di queste tre torri , che dividevano ancora le parti faziose del loco, una soladi presente rimane in su lapiazza , ridutta a guisa di campanile, la quale adesso chiamasi latorre dell'orologio, hen diversa del l'altra situata alla testa del ponte di nostra Don na, che lo stesso Castruccio fecevi costruire per altro suo architetto Giovanni da S. Miniato, su la quale vedeaşi questa scrizione : = MCCCXXII. DIE XXVI. APRIL. JUSSU MAGNIFICI D. CASTRUCCII CASTRACANI DE INTERMINELLIS DE LUCCA PARTIS IMPERIALIS DOM. GENERALIS FUNDATUM FUIT HỌC CASTELL. CACCIAGUERRA VOCAT. EXISTENTE SUPERSTITE OPERIS JOAN. DE S. MINIATO EJUSDEM MAGNIFICI D. CASTRUCCII ARCHITECLINO. 243 Dedicossi Gioan Luca per tempo allo studio del le lettere in patria; ma poscia per aggrandirsi di sapere andò a Bologna, e per trovarsi di avere e di modi strettissimo , allogossi con messerCarlan tonio Fantuzzi a maestro de' suoi figliuoli. Con questo mezzo colà ebbe tempo di farsi uno dei più distinti discepoli del celebre AlessandrodaImo la e acquistar fama tra' primi uomini di quella età. E avvegnachè tra' suoi primi uffizi quello si avesse di rettore dell' arte della lana inBologna, pure non si finì , chè alzandosi a maggiori gradi ebbe la mercede conforme allabravura. Però che, sendo conosciuto da' sommi pontefici, fr chiama to aRoma insieme con Domenico dalla Porta a raddrizzare quella Rota , ed il simile poi anche a Bologna, per cui narra il Castiglione in suo li bro del Cortigiano, che per essere tali giurecon sulti ambedue gobbi furono in questa guisa mot teggiati = sembrar cosa mirabile, che non poten do raddrizzarsi costoro da sè medesimi , fossero • per addrizzare le gambe altrui = Ma il motto fallì, chè riuscironvi oltre ogni credere. Avven ne quindi che, spartasi la nominanza della virtù del Castellini , Ercole d'Este I. duca di Ferrara lo volle a pubblicamente leggere sul canonico dritto in quella città; venendo poi inmolta esti mazione a tal signore,lo si fecesuo maggior con sigliero di stato; e perchè tale incarico esercitò con ogni sorta d'umanità, non fuvvi persona che non lo amasse, nè puossi dire quanto meritò pres so quel duca. In fatti nel 1500. inviollo a Milano asuo oratore per placare il cardinal di Roano apro del marchese di Mantova, e dettegli l'an tica e ricca abazia di Canossa nel Reggiano, fon data circa il 1026. per il marchese Bonifazio pa dre della gran Contessa Matilda, e puoselo poi coadiutore del vescovo Bonfrancesco di Reggio , ch' era assai vecchio. Indimorto che fu Buonfran 244 cesco, stabilissi a pastore supremo di quella dios cesi per bolla di papa Giulio II. del 1508. Erą appunto il giorno di Pasqua di Ressuresso, quan doGioan Luca andò a quelladignità, e fu rice vuto aReggio con molta festa e grande pompa, Perciocchè in abiti da vescovo, entrando egli in città su di bianca mula, fu alla porta san Piero incontrato dal clero e da molta baronjadel loco , dove, basciata la Croce e disceso da cavallo e po stosi sotto il baldacchino di ricco drappo d' oro formato con drappelloni pendenti intorno, incam minossi processionalmente verso la chiesa catte drale. Quando poi giunse ad un arco di trionfo, innalzato a di lui onore, un giovanetto, rappre sentante il santo protettore della città, salutò il vescovo con breve, ma bellissimo eloquio Latino con quell' amore che i figli ponno addimostrare al desiderato padre. Commosso il prelato Castel lini per sì tenera dimostranza, con gravissimari sposta diede certissimo segno di sua gratitudine edi suo buon volere. Poscianel duomo finì l'ac compagnamento solenne, nonsenzaconturbamen to e tumulto per la gara delle genti che si com mossero nei loro diversi uffizi. Egli ricevè in que sta occasione pubblica ambascieria inviatagli dal ComunediPontremoli, per congratularsi con lui dell' avuta dignità. Quindi cominciò suobuonreg gimento, e senza intermissione di tempo misesi aproseguire lefabbriche incominciate dal suoan tecessore, a restaurare l' episcopio e a finire il portico del cortile del palagio con bellissime co lonne di marmo ed altrecose, attestando ciò una tavola marmorea posta nella facciata di S. Miche le con queste parole = Depredatidudum oRegium. Episcopalis palatii monumenta Jo. LucamPontremulens.Episcopum pientiss. primo electionis anno redempta etnon mediocri Sumptu ob singularem caritatem Deo Omnipotenti et Praesulam Úsibus restaurata dicataque Ann. MDVIII. majora spera. 245 Per due anni solamente governò come vescovo e principe quella diocesi ; avvegnachè ebbe a sof frire non pochi travagli per cagione di sostenere l' immunità ecclesiastica, per cui terminò sue cu re gloriose con la vita il 1510. nell' universale compianto. Egli lasciò alle stampe i suoiconsigli legali, e le sue lezioni canoniche, ed è celebra to dal Sansovino nel supplemento alle cronache, dal Bergomense insuosupplemento,da frate Lean dro Alberti , dal Puccinelli nel lib. della fede e nobiltà de' notai , e dall' Ughelli. Ma noi abbia mo tratto questa rubrica dalla storiamanuscritta della città di Reggio di Fulvio Azzari Reggiano, che più ancora ne dice. DI STEFANO MARAFFI DUCADI CAVALLEGGIERİ. Lanobiltà delle guerresche imprese in tut ti i tempi levò in alto i capitani che operarond con valore , per cui retribuisconsi ai medesimi somme lodinonsolodaque cheliconobbero, madai posteri ancora, quando alcuna testimonianza li avvisa della loro terribilità. E certamente noi sia mo portati ad ammirarli, se qualche cosa udiamo di singolare che di vittoria sicoroni, e di premio concedasi nei campi di Marte, come vanta ilca pitan generale di cavalleria Stefano Marafi Pon tremolese. Costui fu generoso soldato al servizio dello imperator Ferdinando, e come primo capo rale di gente d'arme a cavallo milito nel regnơ d' Ungheria , e con bellissimi fatti segnalossi alla éspugnazione del castello di Corone e della cit tàdi Vacia. Nella grande oste imperiale,poiman data che fu con incredibile apparecchiamento di guerra incontro a' nimici delnome Cristiano, li Turchi, animo si forte dimostrò , sì provveduto ì d' ogni pericolo sprezzatore, che divenne cele 246 bre in quella stagione e temuto nelle insegne de gli infedeli, cavalcando al conquisto di Buda e di Pest per li Turchi tenute. E perchè non si pa ja altrui, che noi vogliamo di troppo magnifica re le gesta di questo duca, premiato di alloro e di belle prerogative dalla imperial munificenza , trascriveremo di un suo diploma quello che più l'onora, per convincere esser egli stato quale de scrivesi; poi che in tale documento si trovaespres so quanto segue = Cum scilicet fidelia servitia tua quæ nobis in regno Ungariæ contra adversarios no、 stros in expugnatione turris et castelli Cororte ci vitatis Vaciæ ...... &c. Deinde etiam de presenti anno in proxima expeditione nostra con tra Cristiani nominis hostes Turcas civitatem Bu dam et oppidum Pest tenentes, in Italorum equi tum capitanei generalis munus obeundo , præstitis ti, tecum tuis militibus ita gerere nondubitans .. &c. atque alia egregiafacinora et strenua gesta tua attentius considerassemus ... &c. Qua propter &c. Tale diploma dell' imperatore perle notate cagio ni di belle imprese concedeal capitano Maraffi e po steri suoi il grado di cavalieri aureati e l' insegna dell' aquila bianca incoronata. Ciò basti aver detto della bravuradi questo Pontremolese guerriero. DI OPPECINO GALLI ILLUSTRE PRELATO. 1 Fu uomo assai ragguardevole per nobilezza di stirpe, gravità di costumi, estesa dottrina e grande pietà Oppecino Galli Pontremolese, e per queste sue doti ebbe molta commendazione. Egli , che eccellente dottore era di ogni manieradi leg gi , per lo spazio di 36. anni esercitò con indici bile gloria la carica di vicario generale del car dinal Innocenzo Cybo arcivescovo diBenevento; e dopo si lungo servizio peril sommo pontefice Pio L 247 III. fu alla sacra mitra innalzato nel 1501, pero the affidogli il vescovado di Guardia nel regno di Napoli. Correndo gli anni 1505. fu questo pre lato, che nel trovarsi a Pontremoli consacrò la chiesa magnifica di S. Francesco fuor del paese, che rinnovellata erasi e aggrandita con bella ar chitettura per quel pietoso Comune, e resasi in più ampla e maestosa foggia diquellache ad ono re fondossi del santo in quello stesso luogo, fin da quando l'umile patriarca della serafica reli gione passò di Pontremoli per andare in Lombar dia, siccome narrano le memorie di Lunigiana, e già ne abbiamo anche notato. Molti anni visse monsignor Galli nell' esercizio di suopastoralmi nisterą, vegliando alla salute del suo gregge; in fine all' ora sua mancò santamente nel Signore, easuo ricordo si nota questo encomio, espres so dall' Ughelli in sua Italia sacra così:= Oppicinus Gallus Pontremulens. Generis no די. bilitate , morum gravitate, doctrina ac pietate val de commendatus , a Pio III. infula sacra Guardice exornatus. Ecclesiam D. Francisci Pontremuli con secr. an. MDV. super gregemsuum per plures an hos magna prudentia invigilans opetiit. DI PAOLO BELMESSERI POETA E SCRITTORE. Tra' letterati Pontremolesi che più degli al tri ebbono maggiori onoranze e riputati furonst di grande fama, Paolo Belmesseri si celebraqual profondo teologo , maestro sommo.in medicina èd eruditopoeta Latino. Di lui nulla di più vero possiamo recitare di quanto egli medesimo lascid scritto nelle sue poesie. Però diciamo essere sta to figliuolo di Giorgio Belmesseri di Pontremoli tomo di nobile e doviziosa famiglia , grammati 248 oeumanista assai valente. Fiori Paolo nel tor no del 1510. e intese con impegno alle lettere in patria: poscia dagli stimoli dello studio trat to fu aBologna; ivi crebbe in molto savere e in tanto prò, che , menandovi a sua donnala sorel ladiTrajanoAccursio, ritennequellacittàpersuase conda patria. Colà fu sempre tenuto in onoredai primi personaggi di quella età, ed ebbe per ami ci li più addottrinati poeti che allor si stimas sero, fra' quali il divinoAriosto e Cornelio Lam bertini , su la cui morte dettò elegante selva La tina. Con somma lode servi poi nell' artemedica li Veneziani e Padovani ancora, dai quali non fu retribuito condegnamente. In oltre per suo buon grido lesse medicina per 10. anni con ammirazio ne straordinaria nella celebre Università di Bolo gna; così che il papa Clemente VII. nel 1532 , passando per quella città nello andare aMarsiglia eavendolo udito in alcune disputazioni solenni a felicemente aringare, lo volle con seco per com pagno. Quindi al Belmesseri toccò in sorte d' in contrarsi nel re di Francia Francesco I. mecena te delle lettere e dei letterati, il quale ito era a Marsiglia per abboccarsi col papa, e in questa occasione il Belmesseri cantò in epitalamio le noz ze di Enrico figliuolo di quel monarca. Però ta le signore, provato avendo l' ingegno, la virtù e le ottime prerogative di Paolo, stabili insieme col pontefice di donarlo colàdellacoronapoetica. Questaceremonia fu a Marsigliaconsolennepom pa eseguita e con plauso, per quanto dimostra il distico impresso sotto l'effigie di tale coronazio neche inrame trovasi al libro infrontedi sue ele gie:ParigipressoilCollino 1534in 8.° che dice= Ut Deus in terris detfactis præmia dignis Vos duo sic Musis præmia digna datis. Dopo tale avvenimento il re Franzese invitò il 249 Belmesseri ad occupare la cattedra medica del ' Università di Parigi, ed essendo vivuto lungo tempo a quella corte, è credibile che l' Alaman ni in sua prima selva, incui celebra tanti uo mini insigni di quell' età, favoreggiati da quel re beneficentissimo, abbia incluso anche tale poeta Pontremolese in questi versi: = Machedirem di quei che tanti e tanti Son con questo gran re la notte e il giorno, Seguendo Apollo e le sorelle chiare, 1 Cui l'inchiostro e la piuma è scudo elancia. = Oltre al libro stampato di Elegie detto di sopra, scrisse ancora l' elogio di Andrea Turini da Pe scia chiarissimo Archiatro pontificio e nobile let tore dello Studio di Pisa. A questi brevi ricordi noi ristringiamo il narrare di questo illustre ecom mendevole personaggio Lunense, cuimeritòdies sere altamente distinto,quantunque pel suolibro di poesie non si paja tanto raro poeta. Di sua fa miglia resesi anche notabile nel 1632il conteAn gelo Belmesseri che fu consigliere, segretario di stato del duca di Modena, e governator genera le di Garfagnana. DI PIETRO CABALLO GIURECONSULTO E SCRITTORE. Í doni che largamente distribuisce il Cielo a' mortali sono sempre pregevoli: pure niuno di essi giustamente si debbe stimare o tener mag giore che la stessa virtù, facendoci ella sempre immortali. E però chì di questa è dotato, non solo ha grandissimo obbligo a Dio, ma conviene che facciala risplendere, come studiossi l'auditor Pietro Caballo di Pontremoli giureconsulto raris simo, di cui possiamo dire, che per acumed' in gegno, per grandezza di dottrina, per prudenza 250 in affari trattare e per buon reggimento di po poli valse a maraviglia, e uno fu dei piùinsigut ģiudici de' tribunali di Toscana, de' quali cuopri li più distinti seggi. Egli ornamento divenne in sua facultà del secolo XVI. in cui visse; e fino a che nell' Accademia Pisana esercitò come presi de quanto a letteraria ed utile direzione appar tiensi , oggetto fu di amore a tutta sorta di gen te, perchè facile ed aperto era e munificentissi mo, quando gli si porgeva occasione. Poi audito re che fu delle legionidel granducato e della Ro ta Sanese nel 1582, come prefetto dell'insigne Ordine dei cavalieri di santo Stefano, del mae strato della consulta di Firenze, in fine auditor fiscale dello Stato , acquistò presso de' valenti prin cipi Medici tanto di grazia e di riputanza, che nissüna cosa di governo difficile e grande s'aves sero, alla di lui saviezza non l' affidassero, sem pre dimostrato avendo in tutti li suoi luminosi incarichi sommo consiglio, integrità di animo, e mente provveduta;per cuisoleadire Cosmo II. = aver egli un si valente cavallo che non inciampa va mai = . Forse il seder giudice di delitti e di pene fecelo troppo austero precipitosamente e di coscienza troppo scrupolosa su certe cotali cose ; poi che gli accagionano alcuna colpa di soperchio rigore e di pregiudiciali osservanze , proprie di que' tempi e di una superstiziosa edu cazione , guastatrice ancora delle menti più sa vie. Avvegnachè per assottigliare sua fama vuol si tanto debile fusse, chealle notturne tragende , agli incantesimi e alle streghe credesse; e che per questo abbia ( giusta le leggi di que'giorni ) fatto perfino impiccar perla golaunapoveravec chiarella, perchè lastoſtapensavasi aver fatto ma lie, nè ristette di confessarle in giudizio. Non ostante la sua gran dottrina in ogni genere di giurisprudenza , il plauso universale che riscosse 251 in tutti gli uffizi suoi, e le opere della ragioncia vile e criminale per lui pubblicate sono convin cente argumento del suo merito e delle ricevute lodi avanti e dopo la morte che lo colpi nel 1616 in Firenze, e fu sepolto alle Murateconquestalapida: = P. Μ. G. PETRO CABALLO 1. C. PONTREMVLENS. SERENISS. FRANC. FERD. ETCOSMI II.M.M.ETRVR.DVCVM AIVDITORI A CONSILIIS ET A SECRETIS PRIMO VIRO INTEGERR. CYNTIÆQ. MANGANELLE MVLIERÉ PRVDENTISS. FILII MÆSTÍSS. PARENTIBVS OPTIM. P. P. ANN. MDCXVI. I libri di questo legista che rimangono impressi hanno queste intitolazioni= Resolutionum crimi nalium centuriæ Vol. 111. Venetiis apud Britan num 1644=. Tractatus de omni genere Homici diü : Florentiæ 1614 Consiliorum diversorum ci vilium tom. 2. Venetiis 1607 , 1615 =. Il Con ti nell'opera de' chiari giudici assicura che l'au torità del Caballo riputavasi maggiore di quella del cardinale de Luca, dicendo= cujus aucto ritas major est auctoritate cardinalis de Luca, teste Constantinius ad stat. urb. = . Così parimen te di uomo stimatissimo discorrono del Caballo molti altri autori, e tra questi il Fontana Bibl. leg., ed il Fabroni nella storia dell' Università di Pisa, per le quali testimonianze giusto giudizio potrà fare di lui quel leggitore che meno sappia di quanto abbiamo narrato. DI FRANCESCO E LODOVICO GALBIATI DISTINTI VESCOVI. Francesco e Lodovico Galbiati ambeduni di Pontremoli furono di sì buon nome, che abbia mo pensato di non preterirli con oscurosilenzio. 252 Avvegnache Francesco fuprelato di singolari co stumi, erudito uomo, e bene addottrinato nella ragion civile e canonica, più che nelle lettere. Egli essendo auditor pontificio della legazion di Bologna e concorrendo fra' più dotti personaggi alle Accademie di quella città, ma specialmente aquella che monsignor Cesi tenea insuo palaz zo, un dì ebbevi quistione con Torquato Tasso intorno ad un sonetto del Coppetta,perchè il Gal biato esaltava oltre ogni debito quella composi zione, e il Tassopursostenea nonessertantopre gevole. Sicchè Torquato con altro sonetto assai più nobile di monsignordellaCasaconvinse il Pon tremolese prelato con tutta l' erudita adunanza, mostrando che l'esaltata poesia cedea atanteal tre che di più fino e leggiadro artifizio e perfe zione vantava la nostra lingua. Per questo fatto però nondobbiamo giudicareche monsignor Fran cesco tenue fosse di meriti e di savere, mentre nelle scienze aveasi molto grido e molta pratica, esì divenne distinto che nel 1573. il pontefice Gregorio XIII. assunselo al vescovado di Vintimi glianello stato di Genova. In tale dignità mostros si così pio e ben provvedente, chefecesi familia re di san Carlo Borromeo, al sinodi provinciali del quale spesse volte intervenne. Viveanche ades so appo i popoli di quella diocesi la memoria il lustre del vescovo Galbiato per l'ottimo governo, incui si distinse. Egli campò fino al 1591 , chè intale anno fu sua partita di questa terra, la sciando dopo di sè non piccola fama di santità, come nota l' elogio dell'Ughelli in sua Italia sa cra, dicendo Mediolani conciliis provincialibus pluries interfuit, divo Carolo presidenti , Ecclesia sibi credita maximo zelo etexemplo instructa, ned non magna sanctitatis post se fama relicta ad Su peros evolavit = . Lodovico fu parimente uomo di singulare pietà e di molta dottrina: dopo di 233 essere stato protonotario apostolico, vicario go nerale della curiadi Lucca e di quella dell' ar civescovo di Milano, infine ottenne dal papa Ur bano VIII. la cattedra episcopale di Acerni nel regno di Napoli il 1637; però che quel sommo pontefice volle rimeritare con sì nobile dignità le cure singolari di questo Galbiati, che avea fatto conoscere la suavirtù e addottrinamento conpub blicare alcune opere spirituali. Queste sono = So liloquium ad famulatum Virginis . De glorifi cando Deo, et defamulatu B. M. Virginis=, Considerazioni concernenti l' eminenza dello stato delle Religiose di altissima povertà . Poco egli durò nel suo pastoral ministero, perchè in quel l'anno fu da morte colpito. L'Ughelli parla an che di questo Galbiati,come del primo, di cui trattane parimente il Serassi nella vitadel Tasso. DI BIAGIO E ΑΝΤΟΝΙΟ CURINI GIURECONSULTI CHIARISSIMI. Quanto per grande virtù e somma estimazio neunos'innalza,altrettanto rendesi magnificato, quando a' meritisuoi lodi e onori concessi non so lamente sono in vita, ma eziandio oltre la mor te. Allora è quando la fama dell'uomo virtuoso rimane a predicarlo agli avvenire. Ciò appunto possiamo certificare aver incontrato nel mondo li due Curini Pontremolesi padre e figlio, de' qua li ora favelliamo. Costoro, di nobile stirpe nati, agli studi e alla giurisprudenza intesero per sì special modo, che nulla onorificenza, e per di gnità e per nome e per esercizii virtuosi e per fine di vita, loromancò; avvengachè emonumen ti e scrittori li esaltano. Primieramente il-cava lier Biagio figliuolo di messer Giacomo Curini , cui fino dalla sua fiorita gioventù, essendo nel l'Accademia Pisana discepolodi Niccolo Bonapar : 254 te insigne legista, fece benconoscere che non des generava dalla virtù degli avi, i quali perli me riti loro in tutta grazia entrarono dei principi Medici e molte utilità porsero alla Toscana, sic come assicuraci il Fabroni in la storia di quella Università. Difatto racconta Giano Nicio Eritrèo nella sua Pinacoteca , qualmente Biagio, mentre dava opera agli studi e rettore di tutta la nume rosa scolaresca era,difese mirabilmente Pisa; im perciocchè, venuto Pietro Strozzi con esercito per " fa assaltare la città di Pisa sprovveduta di difenso ri , quando egli rivoltate aveasi l'armi contro Co smo de' Medici, questo Curini , seguendo l'impul so de' suoi giovanili ardori , non senza buon con siglio in quel frangente, convocò subito li suoi condiscepoli , e gridato all'armi e distribuita la numerosa gioventù di scolari con altri cittadini accorsi , parte su le mura, parte allacustodiadelle porte, parte fuori in ordinate schiere per dove temeasi che lo nimico Strozzi disegnato avesse di far impeto , drappellando porse in veduta della nimica oste sì ben disposto numero di difensori per sì fatto modo, che il duce Pietro, stimando si deluso e prevenuto, non ardi affrontarsi co'gio vani generosi , e frettoloso ritornò d'onde si erą partito non senza vergogna. Per tale magnanimi tàdi spirito il giovane Curini ebbemolta commen dazione, e la scolarescaalcuni privilegi che per l'abuso di essi li ha perduti. In oltre Biagio sa tisfece assai bene a' suoi uffizi e agli studi, tan to che pervenne ad essere lettore del civile drit to in quellastessa Università,della quale nel 1555. fu anche sommo reggitore. Persuo buon grido poi , tolto dalla cattedra,scorse in Toscana tutti que' lu minosi gradi ai quali condurlo potea sua dot trina e saviezza. Prima però fu a segretario di Cosmo de'Medici, indi nel 1569. entrò giudice della Rota Fiorentina , assessore poscia del Mae 255 strato supremo, in fine presidente de' dieci am ministratori della Religione di S. Stefano di Pisa, Mentre sì valent'uomo di somma prudenza, d' in tera giustizia e di candidi costumi stavasi audi tore del granduca Francesco I. fu nel 1583. inca ricato e spedito in Lunigiana a decidere la qui stione su i confini tra il feudo di Fosdinovo è il granducato Toscano, la quale molto ipopoli tur bava dell' una edell' altra signoria. Poi finitache ebbe saviamente ogni lite, e ritornato fu all' uf fizio suo , due anni appresso in etàdi 73 anni mo rì, lasciando lungo compianto e desiderio di sè. Il suo sepolcro vedesi alla SS. Nunziata di Firen ze conlaseguentelapida cheattesta idiluimeriti: = Blasio Curino Pontremolensi I. C. clariss. Pisanae Accadem. in adolescentia Moderatori Judicandi munere in curia mercator. Hujus inclitae civitatis egregie functo Sacr. et illustriss. Religionis Div. Stefani Presidenti Consilii justitiae persaepe Acdeniq. clariss. et supremi Magistratus auditori Aliisq. multis honoribus Aboptimis PP. Cosmoet 'Francisco Magnae Etruriae ducib. Per XXX. annos et eo ampl. decorato Tandem post ingentem fidei doctrinae et probit. Opinionem sibi collectam et omnium benevol. vitafuncto Antonius fil. I. C.et eques et in consil. justitiae auditor Patrioptime merito ponend.curavit Obiit ann. MDLXXXV. D. I. Sept. aetat. suae LXXIII. Utmemoria ibi vivat ubi ossaquiescunt. Per l'esempio del padre il di lui figliuolo Anto nio Curini animato , parve che per eccellenza del la dignità e della fortuna , per dottrina e virtù acquistata , superasse molti altri in ogni genere di buone prerogative. Appena egli fu conventato in Pisa, cominciò a spiegare in quella Università le Cesaree instituzioni. Quindi passòalcaricodi giu dice in Siena, poscia auditore a Firenze. Esegui ancora con esito felice moltissime straordinarie in cumbenze per li principi Medici, fin che nel ,609 rientrò a leggeregiurisprudenza in Pisa,dove nel 1633 a guisa di suo padre fu rettore di quello Studio, ed ebbevi a competitore il rinomato San 1 256 ti Ballerini. Questo cavaliere Antonio per verită non solo mostrò essere di prudenza e di fede, madi memoriasi tenacenelle materie legali che non ebbe pari, e tanto la provata autorità dilui valeva presso tutti, che ogni sua sentenza ripu tavasi legale oracolo. Per tanto nel 1634. Ferdi nando II. richiamollo a Firenze per auditor fisca le, ove, del genitore emulando lagloria, in mol to credito era tenuto e in molta celebrità. Con ciossiachè , per quanto potesse, procuravadi porge re ajuto ai supplicanti , alleviare gli afflitti , dar salvezza agli innocenti , liberargli uomini dai pe ricoli , rattenerli dentro i confini dell' equità e sollevare il principe umanissimoconprudenti con sigli e sapientissime sentenze dal peso di ammi nistrar la repubblica, addimostrando così qual es ser dee il vero debito di elevato ministro che ama, siccome sè, il suo signore, lo stato ed i suoi simili. Dilettava ed erudiva nelle familiari conversazioni: la di lui casa, aperta sempre ai ri correnti e alle lettere, chiamavasi liberale acca demia, asilo propizio dellapietà. Quantunque ab biasi poco alle stampe da giudicare della dottri na profonda di tale Curini, pure i consigli suoi , pubblicati con quelli del Venturini di Pontremo li suo concittadino e con quelli del Palma Luc chese bastevolmente la dichiarano, trovandosi in essi che sempre tenne a consiglio la legge senza rigore soverchio,la religione senza scrupoli d' ipo crisia, la moderanza e la fede di candido aspet to senza falsità di contegno. Li suoi gravi modi, l' austerezza di suo costume nol tolsero mai di esser facile ad udire, mansueto nel decidere , pia cevole nel disputare. Egli solea bene spesso loda re quel Ciro, descritto da Senofonte, per mette re innanzi altrui una immagine del giusto impe ro, la cui somma rigidezza mitigavasi con mol ti condimenti di umanità edi ben fare, ⚫ sem 257 bra che in particolar modo egli ciò si propones se. Compì l'ultima suaora in Firenze nel 1638, elamorte sua fu onorata per le lacrimedi quel saggio estimatore della virtù, il grande Ferdinan do II , non che della intera città. Parlano di sue lodi Francesco Ansaldo, monsignor Fabroni nel ļa storia dell' Università Pisana Giano Nicio Eritrèo che distesene la vita in sua Pinacoteca. DI BARTOLOMMEO BOLOGNA NON VULGARE LEGISTA. Non mancò di grande merito anche Barto lommeo Bologna,che riuscì esimio giureconsulto, e nei tribunali sedendo a giudice di controver sie civili e criminali ,fece risplendere mirabile ma gistero in ogni generazion di sapere. Fu e' di Pon tremoli onorato uomo, eanoi hasta di farne me moria in brevi parlari , per non sembrare che di troppo traggasi in lungo la nostramateria. Fi no del 1633. questo legista sali al grado di audi tor della Camera in Firenze, poi della Consulta , indi a non molto del Maestrato supremo e asses sore. Venti due anni durò in sì nobili cariche, quali condusse con distinto grido; e poscia oltre il 1659 venne a trovarlo la morte che tolselo a suoi onori, lasciandoci quel buon nome che ac quistato aveasi in vita, come notato fudal Conti nella sua opera dei giudici piùchiari della Toscana DI MARZIO E FRANCESCO VENTURINI GIURECONSULTI E SCRITTORI. Tra' diversi personaggidella nobile stirpeVen turini di Pontremoli che per virtù fiorirono, ab biamo preso a discorrere quì dei più notabili so lamente, quali sono il cavalier Marzio e l'avve cato Francesco , se nostro giudizio non erra. Vera т. н. 17 258 mente che Marzio figliuolo di Ascanio Venturini fusse riputato al suo tempo è cosanotissima; pe rocchè dettesi a conoscere al mondo e come ra rissimo giurista ancor più del padre, e come va lente scrittore. Questo cavaliere prima fu giudi ce della Rota di Bologna, indi venne il 1635 al la Rota Fiorentina, e poi auditore della Religio ne de'cavalieri di Pisa. Così,molte cariche aven do esercitato con somma integritàe sapienza, fe cesi commendevole tanto per gl'impieghi avuti, quanto per le opere legali da luistampate,le qua li sono = Decisiones in causa legati : Bononia 1627 in 4.° = Consilia juris: Bononiæ 1648 e 1684 in fol. Tractatus de interdicto , ne quid in flumine pubblico: Parme typis Marii Vigne 1657 in 4.° = Decisiones Florentine Rota, Bononien sis , Januensis , Lucensis: Florentiæ per Antonium Albizzini vol. 2. 1709. Queste decisioni furo no pubblicate per i di lui eredi , poichè, moren do verso il finire del secolo xvii, lasciato aveane ad essi il carico. Notasi questo Marzio con som ma autoritàper diversi scrittori. Intorno a France sco poi, se valgono le testimonianze degli uomi ni saputi e dei periti legisti, noi dobbiamo dire, che nonsolo fu illustre per le caricheesercitate, mapiù assai per ladottrina, prudenza e virtuo so animo che montare lo fecero in grande nomi nanza. Imperocchè, oltre diversi altri, il Fonta na in sua Biblioteca legale e il Conti nelle addiz zioni alla Rota Fiorentina e Sanese lo esaltano. Questi, figliuolo che fu del discorso Marzio Ven turini , nacque nel 1618 , e nel correr degli anni seppe del padre e dell' avo Ascanio emular ogni lode quanto se ne possa dire; tanto che, eserci tando l' uffizio di auditore di Rota così in Geno va che in Lucca, sì grande credito procacciossi , che verso il 1667 fu per il duca Ferdinando II. con graziose lettere alla Fiorentina Rota chiama 259 to. Ebbesi allora il grado di auditor fiscale, e poi , di molti maestrati divenuto capo e assessore, la gloria toccogli sotto Cosmo III. di essere l'insti tutore della Rota criminale in Firenze e diveni re consiglier primo di giustizia e di grazia di quel savio principe. Tanta in verità era la riputanza che godea e l' addottrinamento dicui fornito aveasi P'animo, che li suoi parlari intorno a cose giu diziali e pubbliche teneansi per sommamente au torevoli. Di ciò faccene fede il credito che riscos sero le di lui decisioni econsigli legali. Ma quan do volle Dio, nel 1691 la morte troncogli suoi giorni gloriosi con fierissima appoplesia, e scpol to onorevolmente nell' ingresso del convento del la SS. Nunziata di Firenze, fu sopra le sue ce neri scolpito un lungo elogio sepolcrale, che tut te rammemora le sue distinte prerogative e lafa ma che conseguì la più distinta. DI OTTAVIO VILLANI ILLUSTRE SCRITTORE. Quando le altrui autoritàcelebrano alcunper sonaggio politico e di sommi affari, e la sua car riera più elevata mostraci per quali onorati gra di siasi passato, non v'è dubbio che finito egli non fusse nelle più nobili prerogative di merita re da vincere ognidimenticanza che ltempo suo le spargere su le cose terrene. Però cui sali al giusto suo esaltamento e con laude il sostenne, null'altro che la virtù diede cagione altrui di com mendarlo e a noi forte motivo di credere glorio sa la sua memoria; come si è quella di Ottavio Villani di Pontremoli, il quale da basso stato vi desi pervenire a reggere i supremi consigli di gran di monarchie e trattare importantissimi negozi. Costui in fatti qual valente giureconsultoda prin cipioeletto fu in Milanoa fare l' avvocato regio 260 poscia l'auditore del commissario imperiale d' I talia Don Ferdinando Gonzaga duca di Gua stalla: e in questo mentre il 1625 venne commis sario in Lunigiana per certe ordinanze di stato a trattare con li Malaspina feudatari imperiali. Tan ta stimazione Ottavio conciliossi in questi uffizi , che nel 1629 alla dignità di senatore di Milano fu assunto. Allora i Pontremolesi concittadini suoi inviarongli da partedel Comune alcuni personag gi d'onore con donativi, deputati solennemente a congratularsi con lui. Di tale grado presto mon tò in tanto favore della cattolica Maestà di Spa gna, che alla corte di Madrid chiamollo il re a reggente del supremo realeconsiglio d' Italia. In di spesse volte per lo Spagnolo re Carlo fu con pieni poteri spedito ambasciadore a molti poten tati e ingravi affari occupato di quella corona. Il mirabile di sì illustre Pontremolese è l' avere in brevissimo spazio di tempo compiuta una tale carriera, mancato essendo nel 1632 in età di 42 anni; il che facci maggiormente arguire quanto di merito dovesse avere e quanto cresciuto sareb be, se il fine della vitanon avesselocolto innan zi tempo. Dolse per modo al re di Spagna ta le perdita, che volle far godere gli effetti di sua munificenza alla famiglia di Ottavio, per cui con cessele il titolo di contea, e alladi lui vedova Vir ginia Ricci figliuola di Lorenzo di Pontremoli do nolle pingui rendite a Pavia. Quanto bravo fosse in sapere e quanto provveduto politico dimostran lo alcuni storici, alcuni legisti, e Marzio Ventu rini in suo consiglio 39, dove dice: Fisco Me diolani instante pro suo interesse DD. Octavio Vil lano Pontremulensi a consiliis Catholicæ Majesta tis, et in ejus supremo Italicarum rerum consilio pro Mediolani provincia Regente dignissimo = 261 ま : DI GIROLAMO É DI CESARE ENREGHINI CON ALTRI DI TALE FAMIGLIA. Dell' antica e illustre stirpe degli Enreghini di Pontremoli , detta poi circa ilprincipiodel se colo xvi. dei Reghini, ed anche Reghini Costa , furono Girolamo, Claudio, Carlo e Cesare, dei quali non tanto la nobilezza di sangue qualificò , quanto la virtù e le opere loro lodevoli. Sono essi posti in questa rubrica uniti; poi che dire si puote che attempassero quasimente insieme per la vicinanza dell'età in cui vissero. E prima di tut tinotisiGirolamoEnreghini che fu capitano di2000 fanti del re di Spagna Filippo II , e moltodistin to nell' impresa del regno di Granata, poi che trovossi ad operare da valoroso alla battaglia del Penon. Sotto icomandi poi del general ducaAles sandro Farnese nel 1594.daforte guerriero dipor tossi nella pugna navale in Fiandra contro dei Turchi. AlcontrarioClaudio figliuolo di Carlo Re ghini riesci giureconsulto insigne,e intorno al 1613 negli incarichi di regio avvocato fiscale per F1 lippo III. monarca di Spagna, esercitati in patria e a Novarra, di vicariogenerale edi pretoredel le città di Cremona e di Pavia, mostrò di essere d' intera giustizia, fedele , scienziato , sollecito èdi pratica singulare. Finalmente il 1631 , poi che compiuta ebbe la preturadi Milano al segno del Gallocon ogni encomio,nel punto in cui sta vasi per essere con reale diploma esaltató al gra do esimio di senatore, la morte importuna tron cò ogni sưa gloria. Egli è quelClaudio che men zionasi dal Calvino con onore cotanto nel libro 1. de æquitate. Carlo Reghini, detto il giovane, ai servigi del re di Spagna FilippoIV. nobile du--ca divenne di pedestri schiere e generoso capora le di esercito nelle spedizioni di Catalogna, che 262 segnalato fecesi nella battaglia di Lerida. In ap presso, militando per la repubblica Veneta, fư posto a general sergente delle di lei squadre, e hella guerra incontro ai Turchidette pruove d' in vitto valore; ma, combattendoalla difesa di Can dia, avvenne che in quella città morì da forte. Cesare dei Reghini finalmente si distinse come va lente maestro in decretali e in leggi, é per esse re esimio nella prudenza, pietà e gravità di co stumi. Aggregato che fu al clero Lateranense di Roma e insignito delladignità di buona badiaper Innocenzo X. papa, fu poi acclamate nel 1646 alla cattedra episcopale di Sarsina. Tanta buona cura Cesare presesi di quella chiesa che aumentò il suo cattedrale capitolo di otto canonicati, ri storò nobilmente quel tempio, e di altre benefi cenze fu largo apro di suadiocesi. Anche in Pon tremoli sua patria alcuna pietosa opera di legati non lasciò di fare intorno al 1654, e unannodo po con moltissima buona fama e venerazione ces sò della vita santamente. Di lui scrisse con enco mio il giureconsulto Venturini nel consiglio 22: e l' Ughelli in sua Italia sacra descrivelo in que sta guisa: = Cæsar Henreghinius Pontremulensis in utroque jure laureatus , prüdentia, pietate, ac morum gravitate eximie enituit, ubatiali dignita te insignitus in Sarsinæ cathedram extollitur : ca pitulum suce Cathedralis octo canonicatibus auxit, nec immemor patriæ ecclesiam insigni legato de coravit : occubuit anno 1655 = . DI GIAMBATTISTA CANOSSA LEGISTA E SCRITTORE. Per lo studio e per lo intendimento al pro eaccio di ottima nominanza fecesi chiaro anche Giambattista figliuolo di Antonio CanossadaPon tremoli, nipote di quel Lorenzo Canossa,che sta 263 to eraprecettore śavissimo del granduca Ferdinan do II , da cui ebbesi una commendadell' insigne Ordine di santo Stefano di Pisaper se e suoi ere di. Non è poi da dire quanto il nostro Giambat tista fino dalla giovanezza fiorisse in sapienza; pe rò che nel 1627. chiamato fu alla cattedra delle istituzioni civili dell' Accademia Pisana, in cui a competitore trovò Ferdinando Cataneo di Massa , che il Canossa facilmente superò nella dottrina. Egli così bene satisfece alle cure dellozio Loren żo uomo di provato merito che amavalo tenera mente, che rinunziogli lasopra indicata commen da cavalleresca. Tale infattidivenne, che giusta mente da tutti queglino che poteansi giudicare dell'altrui ingegno era soimmamente lodato e ono rato. Rimase il Canossa nello Studio di Pisa a leg gere fino all'anno 1638, nel qual anno posto fư aSiena a giudicare le liti, e in cotal tribunale stette soli tre anni , perchè auditore passò della Religione dei cavalieri di S. Stefano, e in così nobile carica il 1659 morì. Mentre il Pontremo lese crocessignato fu lettore , non era indotto, nè tardo a rispondere, anzi assai facondioso,e di som ma dottrina, e suo nome crebbe con la stampa di sue Istituzioni civili col titolo = Synopsis, seu distributio imperialiunt institutionum : Pisis 1636 in 4.° =. In questa guisa egli mostrossi e come sin gular cattedrante, e come nobile,giudice, e co me valente scrittore, per cui il Conti ebbe mo tivo di parlare di lui ove tratta de' giudici illu stri, e il Fabroni nella storia dell' Università Pisana notalo fra li piùdistintiprofessori della medesima. DI FRANCESCO BATTAGLIA RARO INTAGLIATORE. Da chè le arti dello intagliare si in pietre orientali che in marmo, come ancorain ognima 264 hiera di legnami, lavorarono perfettamente bel lissime cose e divennero così stimabili da essere tra' più culti mestieri con giustizia collocate, mi parrebbe far torto e ingiuria grandissima alla no stra provincia, se io non rendessi conto di frate Francesco Battaglia , che maraviglioso riuscì in tal professione e produsse opere che di finezza e disegno passano ogni credere. Costui erasi di Mi gnegno, antica villetta presso a Pontremoli qua le vuolsi originare da Pubblio Mennenio Roma no, e non ostante che l'istituto seguisse degli Eremitani di santo Agostino, pure a maraviglia dilettossi degli intagli di legno con tanto sottile magisterio che,peralcuna opera eseguita per lui, valente e sommo in quell'arte deesi riputare, e degno di pubblica lode. Egli fiori in quella età, in cui felicemente ancora trattavasi l' intaglio , cioè nel secolo xvII , e nello spazio di otto anni fece i lavori bellissimi della rara sagrestia della Nunziata di Pontremoli, al cui monistero per fi gliuolanza apparteneva,e reseli compiuti nel 1676, giusta una serizione posta in detto luogo. Ivi si veggono grosse colonne traforate conbegli arabe schi , cornici finissime, basamenti, capitelli inva rie foggie , teste bene intese, fogliami precisi , ornature di fiori e tante fantasie a rilievo con lavori a quadro esattissimi,che nonpuossidi bel lezza far meglio, nè di bontà più desiderare. In figura a tutto tondo non puosevi altro che un Crocifisso di legno, nel loco dove li sacerdoti ap parecchiansi al sacrifizio , ma di così buona ma niera e con tanta pratica intagliato, che stimasi molto pregevole. In verità sì fatti adornamentidi sagrestia bene s' adattano a quel tempio che ha la facciata di ottimo disegno e maestosa, e den tro un bellissimo tempietto, o cappella in mezzo tutta di marmo difigura ottagona, fornita di pre ziosità di sculture e di undipinto della Vergine, 265 quale pretendesi lavoro di Cimabue o di qualche altro de' più antichi pittori. Nel rimanente della chiesa in su gli altari ci si osservano alcune ta vole di sacre pitture antiche e rarissime, e sovra la porta della descritta sagrestia un bellissimoEter no Padre, condotto con sommo intendimento dal GenoveseCambiaso. Credesi ancora chequesto Bat taglia lavorasse l'elegante coro di santo Stefano d'Empoli nel 1693, quando il priore di quel con vento fra Pietro Bianchi di Fivizzano fecelo rifa re in maniera più nobile e decorosa. Se poi al tro di singulare non posso qui porre intorno al valente frate Battagliadamaggiormente dimostrar lo intendentissimo e bravo nell' arte sua, mi fa rà abbastanza ragione quanto narrai , per aver re so nota la sua memoria, che frate erasi e nor laico da allogarsi ad ogni lavoro. DI FABRIZIO MARACCHI ILLUSTRE PRELATO. Per quanto può dirsi nacque di antica e no bile famiglia Pontremolese il savio Fabrizio Ma racchi , il quale ben presto si puose all' esercizio della virtù, e cercò di meritarsi fama e onore. Egli, nellagiurisprudenza versatoedisommaeru dizione fornito, primieramente sostenne il carico di vicario generale delle diocesi di Perugia e di Benevento; indimandatoa reggerelacittàdiFor lì, mostrossi tanto distinto nell' esercizio di quel governo, che il sommé pontefice Alessandro VII innalzollo alla sedia vescovile di Termini cittàdel laRomagna. Diresse questo Fabrizio ilsuopopolo per dodici anni, eposciapassò conl'animaall'altra vitanel 1674comeattestal'Ughelli insuaoperadell' Italia sacra, dicendo:= FabritiusMarachius Pontre mulensis jurisprudentiæ ac eruditione præornatus, vicarii generalis munere Perusii et Beneventi, nec 266 ion Fori Clodii regimine summa cum laude exer rito, Alexandro VIIpont. max. ad Termularum se dem evectus est, populo sibi commisso perXII an nos optime instructo, cessit è vita 1674=. DI FRANCESCANTONIO TRINCADINI SCRITTORE. Oltre al descritto Nicodemo Trincadini, di cui abbiamo fatto distesadicitura più sopra in questo libro , dovrebbesi ora parlare anche dicerto Gio vanni capitano di schiere, di Francesco il quale fu asegretario del duca Lodovico Sforza e di An tonio legista; poi che tutti furonodella medesima famiglia Trincadini, e uomini riputati ne' tempi loro; ma, per nonaver noipiùestesememorie edo cumenti invenuto, ci accontentiamo di brevemen te notare l' ottimo dottore Francescantonio Trin cadini Pontremolese, che, vivendo a Milano', pro cacciossi nonpoca fama conla sua virtùe dottri na. Egli canonico fudella chiesa metropolitana dř quella cittànel xvII secolo e buonmaestro in de crétali ed in leggi, percui divenne vicario gene rale di quella diocesi arcivescovile; ma ciò poco monterebbe, se non si fusse distinto per savere. : Infatti egli per le belle doti dell' animo fu luce di quella curia, e tanto provò il merito suo com pubblicare i libri delleconsultazioni legali, che si celebra come valente scrittore. Questa sua opera è intitolata = Consultationum variarum &c. tom 2. Mediolani apud Ludovicum Montium 1681 = . Cotali libri di consultazioni sonoinvero assaissimo riputati , e di molto uso presso i giureconsulti . DI GIUSEPPE ZAMBECCARI MEDICO E SCRITTORE. Ognunosàquantoaccrescimentodisapere nel 267 trappassato secolo abbiansi acquistato le scienze fi siciali e anatomiche per tanti rarissimi dottori che , sudando su le osservazioni e ricerche di ogni spe cie, e mettendole in chiaro, sembra quasi nulla esserci più da investigare in tali facultà, per cui non ponnosi scrivere abbastanzaparole di lodi per esaltarli . A partecipare di queste mettesi ancora il dottissimo Giuseppe Zambeccari di Pontremoli il quale insieme con loGianetti di Albiano dette opera ad utili esperienze con lamacchina Boylea na, allora non per anche in Italia ben conosciu ta, e instancabile puosesi allacognizione della fab brica del corpo umano, unendosi alle fatiche del celebre MichelangeloTilli, che però con i loro stu di non giunsero maiad avvicinarsi almerito dell' immortale Mascagni cui, moltodopo venendo, se gnò di talescienza l'epoca piùdistinta conil suo nome, e resesi di special vanto a Siena, di som ma gloria all' Italia e di onore insieme all' Eu ropa. Entrò lo Zambeccari nello Studiodi Pisa il 1681 aleggere medicina pratica: successe poi nel la cattedra di anatomia al famoso Lorenzo Belli ni , e fece per sua gran dottrina, singulare uma nità egiovamento de'suoi uditori dimenticare ben presto la perditadel Bellini medesimo, poiche re sesi mirabile e porse occasione a Francesco Redi di altamente lodarlo nel primo volumedi sue let tere pubblicate. MentreGiuseppe nelladetta Uni versità erasi plaudito, adoperossi alladisamina del le Terme dell' agro Pisano e Lucchese, e su tali materie stampò il libro intitolato = De Thermis Pisanis et Luccensibus : Patavii 1712 =. Egli ve ramente fu mirabile,in tutto quanto apparteneva alla scienza anatomica de' suoi tempi, e per tal modo, che sempre annottando e aggiornando su i eadaveri e su gli esperimenti,cosìdivenuto eradi sommaperspicuitànello insegnare, dilettevole nel le spiegazioni, e profondo di teorie e di pratiche 1 268 hel discorrere, che addottrinava gli scolari di ogni maniera di sapere, e cupidi investigatori facevali di novelle cose, come assicuraci il Fabroni in sua storia di quell' accademia. Addimostrò ancora per altre opere quanto valesse nell' arte Ippocratica e : 1 nelloscrivere quel che amedicina appartiene; pe rò che, mettendo a luce in Firenze nel 1680 il trattato = De Splen, felle et jecoris &c. = dedi cato al chiarissimo Redi, con argumenti indubita ti trasse fuori tutto quanto errò dal vero France sco de la Boe, il quale pensavasi stranamente su la bile. Compose in oltre la vita di certa virtuo sa donna di Sarzanadella famiglia Brondi, e que sto lavoro vedeasi nella Biblioteca Riccardiana di Firenze tragli scritti dell' Averani. Così fece pa lese aver egli penna valevole e culta in ogni va ria scrittura. Per sì diverse materie esercitatosi lo Zambeccari consegui quella stimazione di savio , dotto ed erudito uomo che il tempo non gli tor rà ne anche per l' avvenire. Finalmente dopo 70 anni di vitapassò nel Signore il 1729con quelgri do che molto chiaro lo rese fra gli uomini. DI LEONARDO PETRUCCI DISTINTO PRELATO Picciola ma giusta lode io darò quì all' insi gne giureconsulto Leonardo Petrucci Pontremole se, figliuolo che fu delconte Fabio e nacque cir cail 1701 dellapassata età. Il virtuoso prelato fu con grande nominanza nella Rota Romana e uno dei tre primi giuristidi quellametropoli; poi che asuo tempo tra' sommi giudici di quella faculta sommamente grandiriputavansi gli auditori Forti , Lanci e Petrucci. Da principio egli divenne ca nonico di san Pietroe soprintendente alla fabbri ca di quella Basilica, poi segretario della Congre gazionedella immunitàecclesiastica e auditore in 269 sieme del cardinal ducadi Yorch. Fiori sotto il pon țificato dei pontefici Rezzonico, Ganganelli e Cle mente XIII , e nel mentre che stato era promosso alla carica di governatore di Roma, dove soffrire che la sua elezione per avversa fortuna fosse tur bata, così che possente emulazione tolsegli ' uf fizio che traevalo alla sacraporpora, tanto che ad dogliato finì della vita il 1771 con virtù e onore. DI STEFANO BERTOLINI RARO GIURECONSULTO. : Di patria Pontremolese, di nobiltà cavaliere e di dottrina giureconsulto fu Stefano di Giulio Cesare Bertolini. Egli, a giudice sedendo in mol ti tribunali Toscani , fece de' meriți suoi lodevo lissima dimostrazione. Perciocchè palesò aver l'a nimo fornito di tutto quello che a singolar mae strato s' appartiene : Primieramentequando fu agiu dicare di mercanzia e a trattare come auditore le cose che riguardano alla nobilissima Religione dei cavalieri di Pisa, quanto all' Accademia di quella città, essendo che in tale distinto uffizio posto fu dal granduca Francesco III. Indi, eletto agovernatore generale dello Stato di Siena, con tanta umanità e saviezza eseguì quell' incarico onorato, che non piccola lode riscosse. Ivi intor no atale provincia e stato dei presidii nel 1764 somministrò diverse memorie al chiarissimo De nina per la sua opera delle rivoluzioni d'Italia, così che ricordalo con onore in una nota del v. volume dell' opera. Sotto il reggimento felice poi dell' immortale Pietro Leopoldo, principe filoso fo , questo Bertolini eletto fu a presidente della regia consulta di grazia e di giustiziain Firenze. Appresso divenne senatore: infine consigliere di stato, chè mente grandissima avea nelle cose di politica e di buon governo; perciò meritossi la 270 grazia più distinta del saggio principe estimatore de' singulari ingegni ed eccellentissimo nella scel ta de'suoi ministri. Dopo tanti onori il Bertolini illustre per virtù, per giustizia e per ogni ge nere di dottrina mancò nel 1782 , vivuto essen do in sommo splendore da 71 anno alla gloria. Il suo distinto sepolcro nella Nunziata di Firen ze fregiato vedesi di lapida lunga e onorevole. Probabilmente Stefano fu quel dotto giureconsul to Pontremolese e anonimo letterato, che produs se a luceunaraccoltadi Massime, tratte dalle ope re di Niccolò Macchiavelli col titolo: = La men te di un uomo di Stato: Roma a spesedi Gaeta no Quojani 1771 =. Questo libro fu poi ristam pato a Losanna, come si riferisce in fine delle opere del detto segretario Fiorentino nella menti ta edizione di Filadelfia del 1818 = , DI PIETRO PEDRONI RIPUTATO PITTORE. Lamala venturaela cattiva salute degli uo mini toglie più spesso gli ingegni così dal cresce re nellearti loro edall' emulare i trapassati, co me dal vincere quelli, che si attemparono con essi , in mirabili frutti di operare, ch'è cosa da compiagnersi. Però ci attrista, quando troviamo un artefice assai valente il quale per tali cagio ni rimasesi nel buon sentiero, senza giungere a quel nobile grido che sopra gli altri del tempo suo lo ponesse, mentre avea la naturadi più mi rabilmente sollevarsi, Giò avvenne anche a Pietro Pedroni di Pontremoli; perocchè fu pittoredi mol to merito del passato secolo, fornito di buon co stume e di buon naturale: ma non pervenne a quel grado di elevatezza che dal suogenio potea si sperare. Non ostante manifesteremo ch' egli in principio studiò aParma, indi a Roma satto Pom 271 peo Battoni, e nel dipingere assai bene crebbe co là tra' primi creati di quella scuola. Incontratosi poi in Lorenzo dei marchesi Pavesi, che favoril ło moltissimo, andò insieme con lui a Napoli, e nonguaridopoallogossipressodi alcun' altropittore, tanto che acquistò merito e buonissima pratica. Tra li suoi dipinti che più mostrano quanto Pietro valesse nell' arte sua, ammiransi le quattro sta gioni, serbate in Pontremoli presso de'di lui pa renti , perocchè sono ben finite, di buon gusto e degne di essere conosciute. Forse piùche per ope re fu chiaro per la carica di maestro e rettore dell' accademia di belle arti di Firenze , nellaqua le fece si valenti allievi, che adesso alcuni ri splendono tra' primi nellapittura. Inverità il P droni, se nell'uffizio suo conoscer non fecesi qual rarissimo dipintore, ebbe certo il vanto di esse re stato maestro egregio, dotto nelle teorie , dili gente e amorevolissimo nello insegnare. Poco e' di pinse e di malavoglia,perchè la malsanìadel cor po e i molti dispiaceri che in Firenze gli strin sero l' animo,cotanto distolserlo dall'operare sem pre in meglio, che intese piùaricrearsico' viag giche adoccuparsi del lavoro. L' estimazione però di tutti queglino che sotto gli'nsegnamentisuoi ad destraronsi adipingere e che mostrano ancoragrato animo verso il di lui nome,ecci motivo nondubbio di laude per ricordarlo. Mentreanche dopo suamor țe, accaduta nel 1803 , lasciò in istoriate tele e nel cuore de' suoi creati alcuna ragione di memoria, di cui anche il Lanzi in sua storiapittorica non lascia di tessere alcuna commendazione. DI LORENZO E GIROLAMO PAVESI UNO LETTERATO, L'ALTRO VESCOVO. La memoria degli uomini singolari che vis sero con noinon had' uopo di altre attestazioni, } 272 quando coloro che sopravvissero ai medesimi grie dano la loro celebrità, ripetono con venerazione i loro nomi, e piangono la loro perdita. Questi segnidibuona famadanno ragioneaconsideraredue illustriPontremolesi,quantunque nonabbianolascia to opere da farli risplendere pressochinonconob beli. Il primo si è l' erudito Lorenzo della nobi lissima stirpe dei marchesi Pavesi, il quale nac que l'anno 1745 , ed essendo stato dalla natura d' ingegno perspicace fornito, prestamente si ad dottrinò nel collegio Ciccognini di Prato alla no ta educazione de Gesuiti. Ma poi libero che in patria si trovò, intese ad una piùvastaepiùgiu sta erudizione: e profondamente studiando i clas Sci autori Latini e i padri del Tosco soavissimo idioma, in succo ed insangueconvertì insèstes so i più dilicati fiori e più puri sensi dell'Arno edelLazio. Principalmente per mirabile incanto fu preso dal sommo dipintore dell' eterna vendet ta edelle infernali bolgie, il divino Alighieri , a cui rese fino agli ultimi anni di vita quel lette rario culto che Italia gloriosa non cesserà mai dị tributargli come a poetico nume. Per sì fatto in tendimento e per le robuste forme Dantesche 2 unite alli forbiti e soavi Virgiliani modi, ricca divenne lamente del Pavesi di ogni piùbello scri vere in poesia, e nacque in lui quello stile pre ciso , forte , elevato e terso che in molti sonet ti ammirasi di sua penna e ne' suoi varii sciolti. Forse mancava in Lorenzo unpocodiquella mor bidezza di colorito che segnalò cotanto il dolcis simo Petrarca; pur non ostante moltissimo stima vasi anche dai sommi scrittori del tempo suo. Pe rocchè il celebre Mazza di Parma sovente volte per lettera diede al Pavesi esimie dimostrazioni di laude. Fu egli culto ancora nello intessere la pidarie scrizioni : e tanto esercitossi in così fatto genere di comporre, che la purezzadilingua La 273 tina, la semplicità e la forza usate in esse dalui meritarono perfino gli elogi del famoso Morcelli. Erasi poi versato moltissimo nelle filosofiche di scipline ed altre scienze, nonmeno che nella sto ria quale conoscea distesamente bene. Sembra per ciò incredibile che un uomo di tanto sapere non abbia lasciato opere degne di lui; per questo ci duole che certa sua naturale incuria e diffidenza di sè medesimo abbiaci tolto di poter vantare in lui uno de' primi cultori delle scienze e delle let tere di sua patria con attestazioni di libri. Poi che, sendo cavaliere dotto senza pompa, religio so senza affettazione , letterato senza millanterìa, sarebbe riuscito anche sommo scrittore. Egli be nefico e pio visse in grandissima pacetra gli ozii domestici, e la morte all' amore il rapi de'suoi concittadini il 1802 ,non senza cordoglio di tutti i medesimi che ricordando con alta stima. L'altro Pavesi monsignor Girolamo, fratellodeldiscorsoLo renzo, notasi oraperdaregiusto tributo allapietà, e per dire che fu il primo vescovo della diocesi Pontremolese, cui segnerà un' epoca distinta alla storia Ecclesiastica di parte della Lunigiana. Egli prima entrò nella Compagniadi Gesù, indi fu arci diacono della Chiesacattedrale di sua patria,poscia nel 1795 eletto a tal vescovado per Ferdinando II. granduca di Toscana. Questo vescovo, che fregiato eradi molta dottrina , governò sua chiesa con tanto pietoso amore e con tant' animo generoso inverso de'poveriche degno resesidi gratamemoria. Venne suaultim'oranel 1819 , elasciònel cuore ditutto suo gregge la ricordanza delle buone prerogative che avea e della indicibile sua carità. DI NICCOLÒ CONTESTABILI VALENTE PAESISTA Tra gli illustri dipintori del tempo nostro cert 18 T. IL 274 tamente non occuperà in avvenire l' ultimo luo go Niccolò figliuolo dell' architetto Antonio Con¬ testabili di Pontremoli, cui avendo con impegno dato opera aldisegno, al buon colorito e alla fi gura nell' Accademia Fiorentina perdiversi anni , riuscì allascuola dell' egregio Zuccarelli così abi le paesista, che non sarà disdicevole ch' io chiu daquest' ottavo ed ultimo libro dimemorie con il nomedisì chiaro elodato artefice. Fornito e'di buo napratica nell' arte sua edi ottimo intendimento in fare paesaggi e prospettive , sì mirabilmente sapea adornarelisuoidipintidifigure, distorie,di architet ture contanto di finitezza, disegno e buona armonia dicolori , chesemprepiùcresceranno inprezzolesue opere. Moltisono ilavoridi suo che potrebbonsian noverare, quantunqueabbia eglipoco vivuto: ma io solamente accennerò li migliori che valoroso dimo stranlo. Infattichì ammiralo affresco dellafavola di Niobeincasadel cavalier Damiani inPontremolie la bellaAurorache vedesi su lavolta di una di quel le camere, non può a meno diapplaudire allava ghezza e bontà di quelle pitture. A Firenze ope rò in casaMartelli e nel palazzo Pitti, dove scor gonsi lavori suoi pieni di fuoco e di belle fanta sie. Dipinseancoraalla real villaAmbrogiana; ma dove molta estimazione riscosse fu nel teatro di Volterra, in cui fece mirabili cosecon tantamae stria finite, che porgono diletto e sono talvolta cagionedi curiosità agli strani. Nonebbe egli tem po di crescere in maggior riputanza, però che nel fiore degli anni, il 1824, venne lamorte a rapirlo in Firenze nel più bello dell' operare; e poi che non è anche per alcunapenna ricordato, io pen sai di lode retribuirlocon dar compimento a' miei umili trattati , quali non avranno abbastanza, per mia debole faculta, satisfatto all' altrui sperare , FINE DEL LIBRO OTTAVO , ÁGGIUNTE. L'erudito Giornal letterarioLigustico,esa minando il primo volume diquest' opera, vuole, che i nomi di Ansure Cronimo, Crono Crosma zio, Ermanéo di Luni, Lidoro Alderio e Turno Conifanio, discorsi nel libro 1. di Luni, siano ve ramente immaginati e inventati per alcuni scrit tori delle cose antiche di Etruria. Sia pure così; noi aspetteremo che alcun altro di quel bujo di antichità ne tragga fuori di più veri; poichè le an tiche città Etrusche culte, possenti e magnifiché non è credibile che siano state senza uomini in signi e singolari. Intorno a Guido Scettem arcivescovo di Ge nova, dimostrato nel lib. di Sarzana tom. I.º , bi sogna quì notare, che la prima memoria segnata il 1305 e attribuitagli per equivoco, non appar tiene a lui propriamente; ma ad un zio che avea lo stesso nome, per questi atti del notaro Gioan di Parente , cioè fra testimoni del contratto del 1254. 9. Kal. Novembr. et Guidone, dicto Sce ptem,clerico praedictiD. Cardinalis de Flisco (cod. Pallav. di Sarzan. 485) ; parimente del 1305 24. Novembr:= Guido Septem rectorEcclesiæ s.Bar tholom. de Cisirano . : . : . : . instituit procuratores ad libère resignandum dictam Ecclesiam ( cod. Pallav. di Sarzan. 458 ) = : Il detto Giornal letterario non crede che Go tardo Stella de' Donati, discorso nel lib. di Sar zana tom. I.º, fosse natio di Sarzana; ma senza notare qualche contratto che prova ciò, ponghia mo qui la sola testimonianza del celebre Antonio Ivani Sarzanese suo concittadino e contempora neo , il quale scrive così al cardinal Calandrini (Epist. 55. cod. lib. II. ) : = Si vera sunt quæ re feruntur de GotardoStella oppidano quondam no 276 stro , et paulo post effecto Genuensi cive ... nam et compatriotam adscitum .... &c. Sarzanæ 1474= Di Giacomo Antonio Ponzanelli, trattato nel tom.I.º, lib. di Massa,dirò che provasi ancora per alcuni atti della curia arcivescovile di Genova riguardanti il suo matrimonio, ne' quali chiama si di Carrara. 0 Giulio Brunetti ( tom. I. lib. I. )che ildet to Giornale dubita ancora che non sia di Carra ra, oltre quello che abbiamo detto di lui, pro vasi per trecontratti dell' archivio di Massa, fatte mi conoscere dall' altre volte rammentato sig.Carlo 0 Frediani : 1.º per certe convenzioni tra messer Per seo Cataneo e questo Giulio Brunetti di Carrara del 14Aprile 1581 , che lo dimostrano ai servigi di s. Carlo Borromeo; 2.ºper una procura per nozze di sua sorella del 31 Marzo 1581; 3.º per altra procu ra del 7 Aprile 1601 intorno all' amministrazio ne de' suoi beni in Massa. Stimiamo superfluo di rispondere ad alcune altre cose che sonoci ad debitate per alcuni errori di parole, occorsi nel la stampa; poi che si troveranno corretti in fine di questo volume nell' Errata Corrige.. Così pure meritevole non crediamo di alcun riflesso l' inetta censuradel primo volume di quest' opera, posta nel supplemento al giornale di Luc cadel Febbr. 1831 N. 15, perchè l'autoredi quell' articolo di Gazzetta , segnato conqueste lettere L. M. P. di C. , protesta infinedi esso di aver avu to inmirapiùla personalità che ogni altro riguar do; però nonè maraviglia che visi scorga laman canza di tutte le regole della vera e urbana cri tica, e il prurito di dir male, piuttosto che la lo devole volontà di esser utile e persuadere. Laon de quanto più cidichiariamo obbligati ad un be nigno lettore e ad unsavio giornale che ci dimo stri il bene ed il male senzafiele; tanto meno cu 277 tiamo chì vuol farda censore smoderatamente, tut to negando e nullaprovando, ascapito della sto ria e delle lettere . Quì piuttosto aggiungeremo due brevissimi articoli che doveano essere più distesamente col locati , il primo nel lib. II, il secondo nel lib. iv. del tom. I.º di quest' opera, ai loro luoghi; per chè le memorie e documenti dell' uno sonoci sta ti ritardati dal suddetto sig. Frediani, che volea pubblicarli in un libretto separato, accompagnan doli del ritratto dello stesso Gio. Pietro , che per caldo amor patrio ha fatto ricavare a sue spese da Lucca; e dell' altro dal sig. Girolamo Guidoni di Vernazza savio coltivatore delle storie naturali. DI GIOAN PIETRO DI AVENZA LETTERATO E SCRITTORE. Figliuolo fu di Pietro, e nacque sul finire del secolo xiv. il celebre Gioan Pietro di Avenza presso a Carrara, il quale riuscì umanista raris simo e letterato insigne, fornito di molta dottri na. Egli ebbe la sorte di erudirsi sommamente alla scuola di Vittorino da Feltre , e per sua buona fama di esser prima chiamato ad inse gnare umane lettere a Brescia. Poscia nel 1446 ottenne lo stesso incarico a Venezia stessa, dove inquell'anno fu per decreto del senato institui to quel benefizio,secondo che parlane il Fosca rini in sua letteratura Veneta; e, per testimoniaza del P. Giovanni degli Agostini ne' suoi scrittori, sappiamo che durava in tal magistero anche nel 1451. La nominanza che per tali esercizi procac ciato aveasi il savio Gioan Pietro, fece sì che la città di Lucca parimente desiderasse di averlo, per cui fino del 1453 gli Anziani Lucchesi richie serlo, acciò fosse in loro paese ad insegnare in poesia, eloquente parlare, in Greca e Latina lin 278 gua; ed egli tre anni dopo,ad unnovello invi to aderendo, ci andò per lo stipendio di 107 du cati annui, siccome saviamente dimostra il chia ris. marchese Lucchesini insuastor. letteraria, do ve ha parlato diquesto Gioan Pietro piùche ogni altro scrittore. E però da sapere che tanto gran de fu il concorrere de' giovani adudirlo,chenel 1457 con accrescimento di stipendio fugli dato unripetitore a suo alleviamento. Ma in quell' an no medesimo di Ottobre, perlo contagioso male che dominava, mancò, e facendo suo testamento per mano diMichele di Gioan PietroLucchese vol le perpetuare sua memoria con il lascio di una parte di sua eredità per tante doti da stribuirsi annualmente a povere fanciulle Lucchesi, come per lunga stagione fu eseguito. Riposto fu solen nemente in s. Martino di Lucca aspese del Co mune con orazionfunerale di Gioan Leopardo da Vecchiano, per quanto attesta il Mansiin suemi scell. , e per causa di onore il suo busto inmar mo abasso rilievo murato fu nella facciata didet ta chiesa cattedrale con questa sorizione intorno = Joan. Petrus Lucensis doctus grece et latinæ in genio miti proboque = Ora non dee aleuno ma ravigliare, che qui sia chiamato Lucchese, per chè Avenza in quei dì soggetta era aldominio di Lucca; e però si considerava comecittadinoLuc chese, quantunque nato in Avenza sua patria, la quale è apertamente dichiarata nel citato suo testamento,copia del quale,estratta dall',Archivio diLucca, trovasipresso il detto sig. Carlo Fredia ni. Molto caro divenne Gioan Pietro a Bartolom meo Uranio, a Biondo Flavio e aGiorgio Vallache forse stati erano suoi discepoli , e anche al celebre Lodovico Donato vescovo di Brescia. Tradusse dal Greco idioma in Latino i problemi di Plutarco , stampati poi in Venezia nel 1519,insieme con al tre cose, dal Calfurnio, e scrisse una lettera in 279 lode delle eleganze del Valla, che in parte leg gesi nel lib. 4. de'suoi antidoticontro PoggioFio rentino. Pianse poi con versi Latini la morte di Francesco Barbaro , e voltò inLatino alcune ora zioni Greche di Isocrate, che furono poste a lu ce. Abbiamo in oltre alle stampe del secolo xv. il suo rarissimo libro di regole grammaticali col titolo : Doctissimi viri Joannis Petri Lucensis de declinationibus , generibus , et preteritis règulæ in cipiunt: in 4: con caratteri tondi, senza nota di stampa, nè di stampatore. Unacopiadi tale Gram matica , a testimonianza del sig. Giuseppe Mo lini , fu di Firenze mandata a Londra per molta somma di denaro. DI GIOAN BATTISTA VISCONTI ANTIQUARIO E SCRITTORE. Natio di Vernazza , terra del distretto della Spezia, fu questo Visconti, il quale appena co nobbesi tra' suoi, perchè, di soli dieci anni spa triando , nellapiùtenera età recossi a Roma pres so di certi suoi parenti che esercitavano colà, per quanto dicesi, l'arte della pittura. InquellaMe tropoli rarissima seppe Gio. Battista così bene in tendere alle cose antiche e alla cultura dell'ani mo, che divennepoi tanto celebre dastarsi al pa ragone dei Vinckelmann e degli Agincourtche at temparono con lui. Egli fu il primo antiquario pontificio, e incominciò l'illustrazione del Musèo Pio Clementino , la cui opera si compi per il suo figliuolo Ennio Quirino il quale prestamente rie scì a sorpassare ogni fama e ogni gloria del pa dre. Se il nome di Ennio Visconti senza dubbio registrato è fra coloro che altamente onorano Ita lia, anche il nome di Gio. Battista suo padrede ve esser posto fra quelli che più singolarmente gloriano la provincia di Lunigiana, quantunque ! 280 in essa pochissimo si conosca per la trascuranza de' suoi scrittori , e non gli si abbia dato luogo onorato nella storia letteraria della Liguria. Tro vasi anche adesso in Vernazza la casa stessa, do ve Giambattista Visconti ebbe il nascimento, la quale con gli altri suoi averi furono per i di lui figli alienati; come pure sonoci alcuni contratti emolte sue lettere scritte colà a' diversi amici e parenti , che serbansi presso il culto sig. Girola mo Guidoni. Tanto è piena l' Italia delle opere scritte da questo Visconti e dal suo figlio, come pure tante le laudi sì all' uno che all' altro intes sute, che io mi starò di noverarle. Dirò solo che nelle opere di Ennio Quirino, stampate recente mente in Milano per cura del P. Labus , è fatta menzione della patria di questi Visconti; e che una distesa vita di Giambattista vedesi pubbli cata per Gherardo de' Rossi celebre lettera to Romano . Ταν. Ι. =MarchefidiCanofsa= 880BEROALDO 926 SIGIFREDO 953 AZZONE maritodiAnna 960TEDALDO maritodiGuillacontessa delReno 1 1007BONIFAZIO 1 GOTTIFREDO vescovodiLuni maritodiRichilda, poidiBeatrice 1076 MATILDE Gran Contessa d' Italia . * LiMala = dello Spino ALBERO GENERALE DEGLI ANTICHI ED ULTIMI MARCHESI DE' FEUDI IMPERIALI DI LUNIGIANA con diverse diramazionidialtre nobilissime famiglie, e specialmentedell'antichissimaprogenie DEIMALASPINA MARCHESIDILUNIGIANA comprovata da note aggiunte in seguito di questo Albero medesimo. 847 ADALBERTOI. GRANMARCHESE FondatorediAulla,maritodiAnsuara,epoidiRotilde 1 1 890 ADALBERTO II. 1 1 1 884 BONIFAZIO = Eftensi= 975 OBERTO1. 1 1 1 1 BERTA in Olderico 1014ALBERTOAZZOI. marito diAdelaide Magni-1045ALBERTOAZΖΟΙΙ. fredi march. di Susa 1028 1 UGOII. marito diEria maritodiCunegonda,poi diGarsenda, in terze nozzediMatilda 1 1 1124FOLCO Ι. Autore degliEstensi &c. 1 UGOI. marito diGisla 1012 1 ERMENGARDA = 1 BERTA nelcont. Lan franco dell' Aucia Pelavicini 1 975ADALBERTOIV. 1 996 OBERTO Ш.Зио premortoalpadre 1012 1 ADALBERTO marito diAdelaide V. 1071 GUELFOIV. maritodiGiuditta. FuAutoredeiPrincipidi Brunsvich,edeire d'Inghilterra &c. 1077OBERTOdetto 1124 PELAVICINO &c. 917GUIDO maritodiMoroccia 1 936 ADALBERTO III. 1 951 OBERT I. contedels. palazzo maritodiMargheita figliadiUgocav.Ardeburgense 1014OBERTO OBIZZOII. 1060 maritodi Ermengarda 1061 ALBERTO 1097 OBERTO. 1 977OBERTOOBIZZOI. Autore DerMalaspina 1114ALBERTO1. 1055 OBERTO OBIZZO III. 1090 ALBERTO detto 1 930LAMBERTO ANNA nelmarchese AzzonediSigifredo 1 1051 GUIDO II. maritodiMatilda figliadiBertaeLan franco conte dell' Aucia 1094UGO 1160 GUGLIELMO 1199GUIDO 1260CORSO 112 ILMALASPINA maritodiPicenna 1310LEMUCCIO MarchfidiMassa, Corsicae Sardegna 99ALBERTO I. 1 1044ALBERTO III. 1 100ALBERTO dito RUFFO collacontesaGiulittadiParma 1 1094OBERTO detto BRATOPORTATA 1184RAINIERO 1 1 CORRADO UPPIGINO 1213 1213 1 1229ALBERTO marito diCaracosa 1 1255UPPICINO 1360CORSUCCIO ALBERTACCIO maritodiBellotta I 1 1146ALBERTO dettoPALLODO 1 1 1:84ANDREA detto BIANCO 1 1229GUGLIELMO BIANCO 1 PALLODINOII. = 1 1050UGO 1217Donnicella BENEDETTA marchesana diMassa, moglie diParasone, poidiRinaldo 1 1238Donnicello GUGLIELMO 1 1 1 FREDINO GIO.I 1 GUGLIEL.FRANCES. complicedellaPace Lunensedel1124 1 1184GUGLIELMO PALLODO 1238AGNESE mogliediMariano GiudicediTorres 1236ADALASIA conUbaldoVisconti GiudicediGallura,poi 1 BARISONE Giudice 1256 colrèEnzo,poicon 1 MicheleZanche ANDREA 1 1260ELENA figliadiEnzo, con vescovodi dettoMATARASSA 1296 Massa Marittima * Guelfo contedi Donoratic spina Secco 1187 OBIZZONE II. maritodiGiordana figlia diGuglielmoIV. marchese diMonferrato 1162 GUISCARDO maritodiOttavia diTuscolano 1141 GUGLIELMO 1 1181 GIULITTA nelconteUgo. OBIZZONE ILGRANDE marito diDonnaMariadaVezzano 1141 1 ROLLUCCIO 1316 1 ROBERTO 1316 1 FREDINO11. 1316 1 1195CORRADOI. L'ANTICO conCostanzasorella diManfrediprincipediTaranto 1 1230GUGLIELMO VescovodiLuni * 118 ALBERTOMORO maritodiBeatricefiglia diGuglielmo IV. marchese di Monferrato 1 CARACOSA inAlertomarchesediGavi. 1 BENEDETTA mogliedelconte diAmpurias 1239. CAPPONE ARRIGO LAPPO NINO 1320 1272 1272 1272 LiMala spina delloSpino Fiorito 1 1187MORELLO1. maritodiuna deiFrangipanidiRomas,e complice dellavenditadi GrondolaaiPiacentini 1196GUGLIELMO Ταν. ΙΙ. LIMALASPINADELLOSPINO SECCO 1195 CORRADO I. 1' antico maritodiCostanzasorelladiManfrediprincipediTaranto. 1260MANFREDI I. marchesedibiovagalloec. emaritodiBeatrice, MORELLOIV. maritodiAlagiadel Fiesco, celebratoda Dante. 1282 MANFREDINA mogliediPierinodi Bernabò diCasasco BERNABÒ vescovodiLuni 1 JACOPINO 1 BEATRICE inNiccolòmarche se di Filattiera GIOVANNI maritodiCaterinadiCastruccio diLucca 1 AZZONE march. di Godanoec. 1 BERNABÒBO march.di Monteregio 1 1245 MORELLO II. marchesediMulazzoec. emaritodi Berlenda MARGHERITA in Obizzino diLussolo 1294FRANCESCHINOII. ospite di Dante 1321 MORELLO VI. maritodiAlagiadiManfredi 1 1390 ANTONIO I. marchesediMulazzo, eannessi 1 | 1260 FEDERIGO I. marchesediVillafrancaec.conAgnesediGuglielmomarch.JelBosco 1266CORRADOII. sposodiOrietta, lodatodaDante 1 SPINA inNiccolò diGrignano,pol inGiufrediCapece diNapoli BETTINA ORIETTA inGeri Spinifio rentino 1 MORELLO V. 1 GIOVANNI 1 1 1266 OBICCINOII. marito di Tobia Spinola genovese. 1302 FEDERIGO II. march. di Villafranca conElisabettadiSpinetta 1266TOMMASOI. conRi 1 1266 ALBERTO march. diValdiTrebbia 1 1308 MORELLOIII. con Giovanna de'Vagi 1 1 childadeinobili diFosdinovo 1312CORRADINO MANFREDI 1 FEDERIGOcav. delloSpedale 1 CORRADINO 1 1 1 ISABETTA GUGLIELMO frite. 1302 nelmarchese diLomellò 1 1302 AZZONEI. marchesediLusolloeс. 1 1 1311 ISNARDOconuna degliAsinarid'Asti 1 ANTONIO MANFREDI 1 1315MANFREDI $345MORELLOVII. maritodiArgentina Grimaldigenovese 1348 GIOVANNI mortopupillo LUCHINO ALAGIA inMorello diFrance schino dei marchesi diMulazzo FRESCA inMarcoaldo diDovadola 1415ELENA inMelchior Calandrini diSarzana GALEAZZO marchesedi Casteoli 1408 MORELLO marchesedi Godano, ma ritodiFrancescadiAzzone GHISELLO 1 &c. 1 1 LEONARDO 1 1 1408 AZZONE marchesediMulazzo eMadrignano 1476PAOLO I. march, diMulazzo ANFIONE ΑΝΤΟΝΙΟ 1476 1403 CORRADO GUIDO 1 FEDERIGOIII. 1 1440 ANTONIOII. 1 1485ANTONIOIII. 1 1525ALESSANDRO ultimodi tal linea. ANT.MARIA conEuridice 1574 GIO. CRISTOF. conDianira Malaspina 1595 1 TEODORINA in Tommaso Campofregoso 1434 GIO.GASPARO 1523 1 CRISTOFORO marchesedi Casteoli. 1476 1 AZZONE con Francesca Malaspina 1554BRISEIDE GIO.CRISTOFORO maritodiNiccolettaVivaldi 1 SILVIA inStef. Mal. 1 GIOVANNI vescovO * 1 CESAREM. maritodiVir ginia. 1574 1 FRANC.M. 1615 1 a OTTAVIO conLaura Malaspina 1574 MARGHERITA 1 TEODORINA nel marchese diVillafranca MORELLO 1523 BONIFAZIO march. diMadrignano conNiccolettaSpinola 1 GIULIO CESARE GIO.GIACOMO GIO. PAOLO GALEAZZO marchesedi cavaliere Monteregio diMalta conTaddea 1577 Malaspina 1567 con IsabellaGrassi inTorquato Malaspina PAOLO conClelia Mal. 1567 1523 MORELLO marchese di Mulazzoma rito di CaterinaMalaspina 1 1567FRANC.ANT. conMatteaMalaspina 1598 MORELLO conCaterinaMalas. diMadrignano GIO. VINC. 1523 TADDEA nel mar. G. Paolo NICCOLO SIMONE 1407 FIORAMONTE 1437 GIO. SPINETTAII. march. diBastia e di Suvero conMadd.Mal.dell'Aquila 1469 1 AGOSTINA nelmar chese di Malgrate ΑΝΤΟΝΙΟ 1407 NICCOLÒ 1 1 STEFANO conSilviaMal. 1 1595 1585 1 LEONARDO OBIZZO 1640 1 GIO, CRISTOF. 1702 1 CORRADO GIO. CARLO PIERLUIGI vescovo diMassaMaritt. MARIA LUCREZIA nel marchese diPodenzana CESAREM. 1626 a 1756 a FRANC.M. 1672 1 1 LAURA inOttavio Malaspina EURIDICE GIO.VINCENZO 1 GIO. VINCENZO moricappuccino. 1605 AZZO GIACINTO cònPannina Fogliani 1660 MAR GHERITA MARIA 1637OTTAVIO 1 MORELLO monaco 1 1 GIUSEPPE ALESS.O0 monaco nubile 1712 AZZOGIACINTO PANNINAFRAN Trealtrifigli FABIO conLucreziaAvogadro Florenzi Religiosi diBrescia 1747 CARLOMORELLO ALBERTO POLIS-LEONARDO MARIANNA conCaterina MalilupiSoragna 1774AZZO GIACINTO ultimo delfeudo morto infasce SENA inGio.march. diBastia a 1672 CARLOM. conLuisaMalaspina diPódenzana JACOPO conBianca Rangoni. 1635 1 OBIZO conPaolaCес chinelli, 1660 JACOPO con Barbara Cavalca 1708 1 IGNAZIO conMargherita Rossillon 1778 LUIGI TOMMASO ALESSANDRO capit. dimare, mor. nel1809 AMADEA. 1 1 1 1 JACOPO marchesedi Licciana 1535 ALFONSO marito diRe gina. 1574 1 OBIZO conAmadea diCiurum 1602 TORQUATO con Caterina DellaSeta 1639 FRANC. ANT. con Elisabetta Malaspina 1663 1 TORQUATO conLivia Galletti 1714 FRAN.ANT. conLivia Saporiti 1737 TORQUATO ultimo 1 0 RINALDO marchesedi Suvero 1535 1 TORQUATO con Euridice Mal. 1563 RINALDO conMaria del Carretto 1584 1570CAMILLO march. diBastia 1 1630IPPOLITO conTaddeaMal. ㅏ 0 1646FRANC. con Scolastica Zambini 1 1 ANGELICA inGiulio Medici 1 1 1617Carlo 1629Camillo 1 FIORAMONTE march. di Bastia, eTerrarossa 1535 GIULIO marchese delPonte conEuridiceBia giotti. 1570 1 LODOVICO con Silviader contiDianadi Carrara. 1610 1 GIULIO conLaura deinobili Farsetti diMassa. 1647 1 CLAUDIO FERDINANDO ㅏ SERAFINO GIULIO conTeresa Borri 1672 ㅏ GIOVANNI conMarianna Mal. 1747 1 MATILDE. 1663 1 LODOVICO 1709 GIULIO conChiara Cusani 1748 1 1 1535 MORELLO conTirinziaStrozzi 1 ORAZIO vescovO. 1 LEONARDO marchésédi Podenzana 1535 1 ALESSAN DRO 1569 1 1371 SPINETTA II. maritodi Costanza 1407 GABRIELLO con Maddalena Malaspinadi Lusollo CIO. SPIΝΕΤΤΑ Ι. conTeodorinaMalaspina diMulazzo. 1438 TOMMASO marchese di Villafranca conBiancadeicontiCollalto 1469 NICCOLÒ 1521 BARTOLOMEO GIO.BATT. 1521 1521 1 FEDERIGO marito diElena CybodiMassa 1551 1 marito LEONARDO BARTOLOMEO conLuigia Malaspina 1600 FRANCESC. conMaria Lucrez. Mal. 1664 1 ALESSAND. conEuridice Malaspina 1667 1 FRANCESC. cónBeatricé Obizi 1712 di Laurad'Este 1580 1 ANNIBALE conCaterina RicasoliRiario 1626 1 NICCOLÒ marito diIsabella Molza 1653 1 GIOVANNI conGliceria Stanga 1672 1 MORELLO FEDERIGO conFrancesca marito di Bri Malaspina 1365 1 ΑΝΤΟΝΙΟ Ab. diAulla 1420 1 gida 1365 1 JACOPO AMBROGIO 1425 1437MADDALENA inGabriello Malaspina di Villafranca GIROLAMO Ab. diAulla 1462 FEDERIGO 1499 1 AMBROGIO Comparino marito di Susanna Malaspina 1552 1 GIO.JACOFO marchese di Tresana 1365 1 OBICCINO FRANCESCHINO conMargheri taMalaspina 1365 ALAGIA 1368 1408 JACOPO marchese di Lusollo, Aulla,épaesiannessi JACOPO AMBR. conCaterina Suardi. 1460 1 1 1 TOMMASINO con Dorotea daCoreggio 1451 ΑΝΤΟΝΙΟ OBICCINO 1499 1514 TOMMASINO 1540 march. diPodenzana 1 1425 AZZONE 1 1469LUCREZIA 1408 OBICCINO marchese diTresana ePonzano GIO.GIORGIO 1451 GUGLIELMO marito diPaola Arigoni diMantova 1504 BEATRICE inCamillo marchese diBastia 1 CAMILLO 1546 ERCOLE 1 FRANCESCO GUGLIELMO LODOVICO postumo 1528 1 LODOVICO 1582 ALFONSO TOMMASO 1 marito NICCOLO' diAma 1563 1 1607 1 ELENA nelmarch. di Villafranca 1585MARZIO ALESSAN 1 SCIPIONE conMariaSpi nolagelovese 1619 1 ALFONSO conElena Malaspina diCasteoli 1682 1 OBIZZONE conEduige Malaspina diSurero 1 ALESSAND. 1746 FEDERIGO 1756ㅏmarito ultimo. diDorotea 1 Ratta TOMIASO 1726 1 1 LUIGIA nelmarch. diVillafr. 1762CLAUDIO GIUSEPPE conAnnettaMal. 1 1 DRO capitano 1603. GER MANICO vescovO 1536 CLELIA înPompeo Malaspina. RIDOLFO FRANCESCO marito diAnna Malaspina diOlivola 1590 ALESSANDRO conFrancesca Gaura fiamminga 1616 GUGLIELMO 1 TADDEA inIppolito f 1 Malaspina diBastia 1630 ultimo CARLO 1616 ALBERTO 1616 1730 VINCENZO ult.delfeudo 1 GIOVANNI 1794 TORQUATO 1772 EURIDICE. AZZOLINO 1775. LUIGI 1762 1799. GIULIO ultimodelFeudo. 1769 FEDERIGO vivente. conLusaMa laspinadel PonteBosio ultimodelfeudo vivente. MASSANellaDucaleStamperiaFrediani CarloFredianicompose. ! ، FONDAZIONE L FIRPO T BIBLIOTECA Ταν. ΙΙΙ. LIMALASPINADELLO SPINO FIORITO 1196GUGLIELMO 1 1220 OBICCINO I. marito di Adalasiade' nobilidiErberia 1 1 1249 BERNABÒ 1. marchesediOlivola,maritodiAnnaMariad'Antiochia 1250 ISNARDO I. marchesediVerrucolaeFivizzano,maritodiCubitosad'Este 1 1 FOSDINOVO 1270FRANCESCHINOI. OBIZZONE 1344 1272 detto Bastardo 1 1272 AZZOLINO I. marchese diVarcio 1 1 1 1 1 BERNABO AZZONE GIO. 1312DOMENICO GUGLIELMO COR-marito di vescovodi Luni RADO Agnesina | 1 1291 ISNARDO II. marchesedi Verrucola, conAngelicadiVerona 1 1373 LUCHINO 1373 MARCO 1 1 1 OBIZZONE MANFREDI 1407BERNABÒ GIOVANNI OBIZO 1340 ultimo 1 FEDERIGO 1349 1 1 CRISTOFORO BONIFAZIO 1390 GIOVANNI 1369 PIETRO BERNABO 1429 FRANCESCO BONIFAZIO ΑΝΤΟΝΙΟ FEDERICO 1 1272 GABRIELLO I. march. diVerrucola,eTerrede'Bianchi 1 1290 AZZOLINO II. marito di Giovanna Cagnoli Veronese 1308 SPINETTA I. detto il GRANDE, marito di BeatriceVisconti 1 NOVELLA 1 1 1 ISABETTA nelmarch. di Villafranca. 1352 GIOVANNA inAntonioAlberi codiFosdinovo 1 AZZOLINO NICCOLÒ 1352 1 BARTOLOMEO conGiovannaAn guissola di Pia cenza. 1399 1422 SPINETTA ultimo 1 SPINETTA APPOLOΝΙΑ in Cesare Во napartediSar zana LEONARDO I. marchese diGragnola, conCaterina de'Rossi diParma. 1367 1 1328GALEOTTO marchesedi Fosdi novo,conArgenti navedova di Mo relloMalaspina GABRIELLO 1367 SPINETTA DucadiGravina, conGiovanna Gamba cortidiPisa, epoicon Margheritadei contidi Cuneo vescovo diLuni GABRIELLO 1367 GUGLIELMO conGiovanna Nugarola 1344 1 TADDEA. 1 BERNABO' con Violante diVerona 1410 1 1 1403 GALEOTTO march. diOlivola,conMatteaBevilacqua 1 CATERINA 1 BIANCA 1 1 1 GHIDDA GHERARDINO Vescovo diLuni 1340FRAN CESCHINO marchesedi Castiglione delTerziero 1 1250ALBERTO marchesediFilattieraeannessi,conFiescadiNiccolòFieschicontediLavagna ΑΝΤΟΝΙΟI. marchesedi Bagnone eannessi 1340 BARTOLO MEO BERNABÒ marchese di Malgrateec. 1340 1 NICCOLÒ 1370 BARTOLO 1312NICCOLÒmarchesotto, conBeatriceMalaspina diMulazzo 1 1369 1 ANTONIO ΑΝΤΟΝΙΟ ca 1433 MEO1410 nonico AZZONE 1 AZZO LINO 1466 BARTOLO MEO 1496 conMargheritaMa MALGRATE 1 OBICCINO III. marchesediFi lattiera, con TaddeaMalas. di Fosdinovo. 1330 RICCARDINO conTeodoraGri maldi. 1340 1 BERNABÒI. conGiovanna Malas.diBagnone 1400 1340GIOVANNII. detto Beretta marchesediTreschietto, conMasinaPicciolini 1379FEDERIGO detto ilTedesco 1 1 1 I DONDA-GIOVAN. AZZO ZIO marchese 1420 diCorlaga | LINO 1420 1 1420 ANDREA GIO.LODO 1 VICO ~ lasp. diMulazzo 1458 1 1 1 ARA 1454 Fran cesca MANFREDI GONE MOREL 1 CIO.FRANC. GIO. 1457 marito LO cononAgostinaMa-a 1 diBer-BAT. conFran 1433 FRAN CESCHINO. MORELLO lasp.diVilla-Eleono-nardina cescaMa franca1493 1493 GIO. ANG. ra inMo 1 1 1 Isembardi laspina rellodi 1462 LORENZO M.a RICCARDINO ARAGONE Pietra 1 LEONARDO II. 1403 ARGENTINA inGiorgiodelCarretto ANT. ALBERICO marito diGiovanna Malasp. diVerrucola 1399 GABRIELLO 1405 SPINETTA canonico 1453 GIORGIO 1404 1454CRISTIANO CE-1474 1478 1369 vescovo grua Caterina Alasina SARE LEO-1 daVa-daRa-1526 lecchio varano NARDO 1 1 conAnna GIO. Pompeo con 1 1 1 Ercole 1554GIUSEPPE Buttinidi ANDREA Leonora Filetto GIORGIO CARLO Nocetti 1 PierFranc. 1592CESARE ultimo. 1525 1519 1 1 1 0 GIO. 1 MOREL LO LORENZO 1534 1545 1 BATTAGLINO SPINETTA 1508 ANGELO MARIA GIO.BATT. ΑΝΤΟΝΙΟ 1548 1451GALEOTTO GALEAZZO ANGELM. 1446 LAZZARO I. marchesediGragnola, con CaterinaMala spina del fuLeonardo 1446SPINETTA V. conDonella Fieschi, autore dei Malaspina diVerona 1446 GABRIELLOIV. marchesediFosdinovoeOli vola,conBiancaMalaspina diOlivola 1446FRANC. 1 1 1451LEONARDO GIO. ANT. GIO.FILIPPO 1 conAuranteOrsini GIOVANNI 1 1 1516 a GALEOTTOGIACOMO prete 1516 1 TEO DOSIA inLo 1 1516 LEPIDO renzo Malas. diFos 1545 1 CORRADO 1597 1 PIETPAOLO 1 GIO.FILIPPO 0 GIO. ANT. 1624 1 1639 1 CORRADO 1644 1 PIET.PAOLO GIO.FILIPPO 1 GALEOTTO conZaffira Galassidi Carpi1509 1 LODOVICO 1 1 1 1501 LORENZO conTeodosiaMalaspina diGragnola 1 Caterina 1533GIUSEPPE conLuigiaDoria Ga briello nelconte 1534 diLivie glia 1 1 1667 IPPOLITO grancroce diMalta 1 1570 0 CIO. ANT. IPPOLITO 1 1667 1 1 &c. GIO.PAOLO 1 nel nel marc. march. 1 1570 ANDREA conVittoriaDeNegro marito Maria Caterina 1610GIACOMO Pepoli Silvestri diMariaGrimaldi genovese CRISTOFOR. GIOVANNI 1561 CLEMENTE GIO. ANT. CIO.BATT. 1604 CRISTOFOR CARLOGIO. ANGELM. 1041 BARTOLOM. MERCURIO 1677 GIO. GA LEAZZO a a CORRADO canonico 1545 1 a СЮ.ВАТТ. conFiammetta Soderini.1574 L 1 COSIMO conAunaMa laspinadiTre-schietto. 1606 diVerona dinovo 1576 1 ALESSANDRO ultimo delfeudo 1606 PASQUALE conMaddale naCenturioni 1664 1 LEONE 1560 ALFONSO conGinevra Salvioni. 1569 1 MARCELLA inCristiano principedi Solferino. 1 VITTORIA inFrancesco Sanesiro mano 1 ANDREA 1642 FERDINANDO 1668 1 1668 IPPOLITO conCristina Pallavicini 1 CARLOAGOST. conAnnaCaterina SantinelliAldobrandini 1693 1770 1 &c. 1 diCin goli 1 1 1 1485 GIO. BATT. marchesediOlivola, conGiovanna 1 1 LAZ ZARO ARGENTINA cano nico de'RossidiParma 1477 1 MATTEA nelmarch.di Lusollo 0 CAMIL. 1545 1 1 Luigia Lelia nel nel march. march. diPo-Palleot denzan. ti 1 0 Giam-Giu battista seppe 1657 1657 inPietro SoderiniFio rentino LAZZAROIII. conMargheritaMa laspina. 1510 1 1446GIACOMO I. marchesediMassa, Carrara, eSanazzaro, conTaddea PicodellaMirandola 1 ALBERICO marchese 1 FRANCESCO marchesedi di Massa, Sanazzaro conLucrezia d'Este. 1482 1 RICCIARDA nelConte LorenzoCybo 1522 1 conCostanza Fogliani. 1484 1
LODOVICO con Ippolita Fioramonti 1488
1545SPINETTA ALBERICO OTTAVIANO conEleonora dellaGherardesca 1 LAZZARO marito diTeodoraMala spinadiLicciana 1603 primoprinci marito diMassa, diGiulia conElisabetta deiduchid'Ur bino.1568 ALDERAN conMarfisa dei duchi diFerraraес. Birago 1527 1 1 GIUL.CES.E con Isabetta Giorgi. 1560 CIO.LORENZO 1494 1 1 SCARA-RIC MUCCIA CARDO 1514 1 prelato 1514 BERNABO conGiovanna Eustochia. 1494 MANFREDI conGiovanna Malas.d'Olivola 1514 BERNABÒ conEleonoraBar torellifiorentina 1562 1 MANFREDI conCassandra DellaSeta 1580 BERNABÒ con Costanza GALEAZZO DellaGherardesca 1642 1 GIO. GASPARO conMaria Spinola, poi con LucreziaMal.diMalgrate.1574 1 1 ANTONIO POMPEO marchese diGo diolasso conClelia Mal.diLu sollo. 1610 1 GIO.GASPERO 1 FER RANTE vescovo conOttaviaGorni. 1636 1 REMIGIO CARLO POMPEO conEleo noraMa laspina delPonte. ALESSAN. 1690 1 ISABELLA nelcav.Gar giollidiSan terenzo FERDI NANDO conAn naM.a Gargiolli dis.Ter. ultimo. 1636SPINETTA colladuchessaMaria Maddalena.Dudley LAZZARO conBeatrice de'Silva 1657 CARLO I. conBrigida Spinola 1 ALBERICO primoduca diMassa conFulvia Pico 1 OTTAVIANO conMargherita Berzia. 1600 a GIOBATT. conMaria Fornari. 1640 1 1 1 1 FRANCESCO cavaliere diMalta G.MANFREDI conMargher.Romoli, poiconClaudia Santacroce. 1664 Ippolito cavaliere Eleonora Costanza 1710BERNABÒ conVittoriaRiccardi 1 Marcello senatore di Siena Gio. Lorenzo Scipione cavaliere diMalta SFORZA EMANUEL.S ΑΝΤΟΝΙю 1722 GIUSEPPE 1821 ultimo. 1723AZZOLINO conRosaFregosi, autore de'Malaspina BARTOLOM. MERCURIO 1766 1 diNapoli 1777 GIUSEPPE conFrancescaHunter 1 ALBERICO 1756 1 1 1 TERESA nelmarchese diOlivola 1 TERESA inPompeo Guidiccioni diLucca AZZOLINO abate Antonio GIUSEPPE conMariaTeresa Malaspina diFosdinovo.1715 CARLOII. conTeresa Pamfilia OTTAVIANO conAnnaLucia Gambaraua 1666 ALDERAN conRicciarda Gonzaga 1 MARIA TERESA INEBCOLEΙΙΙ. DUCA DIMODENACC. ANDREA conTeresa Carminale. 1691 1 FRANCESCO conCaterina Beccaria. 1753 1 LUIGI ciambell.diS.M. IMP. R.AUST. vivente GIO. BATT. tenentemare scialloCesareo MANFREDI conMaria VittoriaGinori 1769 ultimo COSIMO capitano MASSANellaDucaleStamperiaFrediani CarloFredianicompose. 1 1 1 1 Cristi-An-CARLO LAZZARO na na inOra-nel ultimo con del Tommasa mar-zio che-feudo Falconi se 1800. del 1760 Pon te GIUSEPPE GIACOMO vivente. vivente. FABRIZIO Abate Rif.dellaR. Università diTorino vivente. CORRADO colonnello nell'esercito diS.M. SICILIANA vivente. FILIPPO GIUSEPPE colonnello, ciambellano, ecav.diS.М. SICILIANA vivente. cavaliere eciambellano DELGRANDUCA DITOSCANA vivente. 1723GABRIELLO conAngelicaMaría Pallavicini,poi conIsabellaOrsucci CARLO EMANUELLE conEugenia Pinelli Pacca, genovese madre 1808 delvi vente ultimo cardi nale delFeudo. Pacca decano delsac. Col.ec. EPUBLICA NOTE DIMOSTRATIVE dell' Albero generale DEI MARCHESI MALASPINA DI LUNIGIANA. : Nel porgere in tre Tavole la genealogia delle famiglie dei marchesi Malaspina di Lunigia naho creduto bene di unirci ancora tutte le al tre discendenze di famiglie distintissime che sti mansi comunalmente e con gravi ragioni derivate dal medesimo ceppo,valea dire le linee tanto dei marchesi di Canossa, degli Estensi e dei Pella vicini , quanto dei signori delle terre de' Bian chi , di Massa, di Pallodi, di Livorno , di Sar degna e di Corsica, provenienti di Alberto Ruffo ; non che le progenie dei Malaspina , stabilitesi fuori di Lunigiana, perchè sifatto lavoro in niun conto mancasse. Reggio pertanto ammonire il lettore che in queste dimostrazioni solomi è d' uo. po d' intertenermi su le moltiplici diramazioni dei Malaspina di Lunigiana fino all'ultimo loro decadimento di dominio rotando ancora tutto quello che ho potuto raccogliere e dimostrare intorno ad alcuni, rami della discendenza di Alberto Ruffo marchese , per esser la quarta stirpe di que'feudatarj che vennero di Oberto I. marchese e conte del sacro palazzo, dei quali si 18** 282 èpoco trattato dagli scrittori, e meno delle altre famiglie hassene cognizione. Fuori di queste due parti di Albero , non meno interessanti però del le altre per la storia Italiana , io lascio di addur re le prove, perchè le altre non appartengono al l'opera mia, e sono state pienamente illustrate per altri scrittori. Mi stringo per tanto a condur re la linea degli Estensi e dei Pellavicini fino al lafamosa pace Lunense del 1124. sotto la scor ta del Muratori, di Leibnizio , di Gibbons, del Fiorentini , del P. Affd , del Maccioni e di altri scrittori i quali hanno più di vero fatto conosce re su tutte le dettefamiglie. La progenie Mala spina poi sarà amplamente trattata, per supplire in certo modo a dimostrare alcuno dei personag gi non parlati nell' opera i quali meritevoli erano di qualche ricordanza; sì che il lavoro, senon in tutto almeno in parte, avrà qualche interessamen to. Notisi che ogni capo di linea e di famiglia qui sarà segnato per il suo numero di epoca di prova siccome sta nelle tavole, edietro di lui sa ranno posti ifigli e discendenti suoi a guisa di rubrica distinta per togliere ogni confusione e me glio possino ritrovarsi. Avvertesi di più che i do cumenti saranno soltanto indicati, perchè la mol tiplicità e lunghezza de' medesimi non poteva ca pire in una trascelta di note di breve appendice, eper sè soli richiedevano più di un grosso volume, Tar. MARCHESI DI CANOSSA, 880 BEROALDO. BEROALDO. Incerto veramente èl'autore di questa linea de' marchesi di Canossa; ma tutti gli 283 scrittori accordansi a farlo derivare o dal padre, o dall' avo di Adalberto I. gran marchese di To scana, il quale sarà quisotto descritto. Non con vengono però nell' assegnargli il nome. Il Mura tori e Giulio dal Pozzo nelle glorie della contes sa Matilda dannogli il nomedi Beroaldo , facen dolo atavo della nominata gran contessa d' Ita lia e padre di Sigifredo (1). E siccome questa li nea èstata descritta dal Fiorentini (2) edal det to Giulio dal Pozzo, io stimo superfluo di ripetere quanto di essa è statoposto a luce dagli scrittoris GRANDI MARCHESI DI TOSCANA. (Tav. 1.) 847. ADALBERTO I. ADALBERTO 1. gran marchese di Toscana, conte di Lucca, signore di Lunigiana e di Gar fagnana (3). Io ho voluto cominciare da questo Adalberto I. a descrivere le generazioni esposte nell' albero per essere stato il fondatore di Aulla è per aver dato i più sicuri argumenti con tale fondazione a riputarsi uno dei più rimoti proge nitori delle famiglie nelle tre tavole esposte. Infat ti nella carta della fondazione del monistero di S. Caprasio di Aulla riscontransi li seguenti luo ghi, chefurono divisi tra i figli di Oberto I. mar chese e conte del sacro Palazzo, e passarono poi in dominio dei Malaspina, cioè Aulla, Comano, Podenzana, lo Scaro, Montevallese e Verpiana presso di Amola, luoghi in Lunigiana, con i fiu (1) Discorso nell'opera tom. II. lib. V. (2) Fiorentini Memo rie della gran contessa Matilda, eGiulio dalPozzo Glor. della grau contessa d' Italia. = (3) Discorso nell'opera tom. H. lib. V. 284 mi Tavarone , Civiglia, Aulella eMagra, espres si così: Potentiana, Banuscaro, Cumano , Val lesio , Valpiana , Taucione et Civilia &c. =(1). Bartolommeo Sertorio senator milanese e giurecon sulto rarissimo , in una sua consultazione legale del 1630 intorno al feudo di Madrignano , affer ma di aver veduto copia non autentica d'investi tura dei paesi di Lunigiana, concessa da Carlo Magno aquesto marchese , e in ciò concorrerebbe nella sentenza del Porcacchi, il qualeprima di lui aveaaltrettanto asserito insua storia dei Malaspina. 890. ADALBERTO II. e BONIFAZIO III. Que sti due marchesi sono provati figli di Adalberto I, detto di sopra, per l'atto esposto di fondazione dell' Abazia di Aulla a cui si sottoscrissero = si gno manus Adalberti fil. ipsius Adalberti. Signo manus Bonifatii fil. ipsius Adalberti (2). Adalber to II. , cognominato il ricco, fu succeditore al pa drenello statoemarito di Berta figlia del re Lo tario , vedova di Teobaldo conte di Arles, sposa ta circa l' anno 863 (3) . Nel 890 egli pugnò a favor di Berengario I, e nel 894 combattè contro di lui : ora favori ed ora oppresse i sommi pon tefici. Mori poi nel 917 circa, e la sua moglie turbolenta e ambiziosa, la quale suscitato avea mille discordie, mancò aMantova il 926, lascian do del suo marito tre figliuoli Guido, Lamberto د Ermengarda, comprovati dalle parole dello sto rico Liutprando = ut rumor est, tres exviro suo genuerat liberos (4). = 917. GUIDO I. 930. LAMBERTO. Secondo lo stesso Liutprando (5) questo Guido I. fu nel 917posto a reggere idominii del padre dal re Be rengario. Fu marito di Maroccia, e morìpoco do (1) Muratori Antichità Esten. p. 1. pag. 210. = (2) ivi (3)Murat. placito del 906Antich. med, ev. lib.2 diss.1 , e Baroni Annal. Eccl. ann. 912 = (4) Murat. antich. Est. p. 1. c. XXII له 1 (5) ivi e Liutprando stor. lib. ac. 15. 285 po di aver fatto soffocare in prigione ilpapa Gio vanni X. nel 929 circa. Egli è provato pel Fio rentini con uno strumento del 928 del vescovado di Lucca. Dopo la morte di Guido ilfratello Lam berto ottenne gli stati del padre (1) ; ma poco durò, chè circa il 931 da Ugone re d' Italia suo fratello uterino fu privato degli occhi e spoglia to di signoria (2). 940. ADALBERTO. III. Questi è provato dal Muratori (3) , ed è dimostrato nipote di Adal berto II. dal Fiorentini (4). Entrò egli nei do minii dell' avo, ma non è ben manifesto se fos se figlio di Guido o di Lamberto. Muratori, Leib nizio e Gibbons il vogliono figliuolo di Guido : Mac cioni , Gio. Francesco Malaspina e il Bendinello fannolo figlio di Lamberto. Troppe conghietture inducono a crederlo figliuolo di Guido, e questi continuò la linea dei gran marchesi di Toscana e signori di Lunigiana , provato dalla vendita di sua porzione delle terre Obertenghe nel contado Pisa no, fatta per il di lui nipote Adalberto IV. a Leon Giudice il 1002. di Marzo, con queste parole: = Manifestus sum ego Adalbertus marchio fil. b. m. Olberti , et nepus b. m. Adalberti = (5). 951. OBERTO I. marchese, conte del sacro Palazzo , figlio del fu Adalberto III. e marito di donna Margherita figlia del conte Ugo Ardebur gense (6). Provasi per il diploma del re Beren gario, concesso il 951 a Guido vescovo di Mode na a richiesta di questo Oberto I. (7) ; dal pla cito del 970 , e più chiaramente dal riferito atto del 1002 (8). Questo marcheseper lisuoi figliuo (1) Fiorent. lib, citato, e Murat, annal. d' Ital. tom. 5 p. 283. (2) Liutpran stor. lib. 2c.13 , e SigonioStor. an 931. (3) Mu rat. antich. Est. p. 1 pag. 399 = (4) Fiorent. lib. citat. p. 495. (5)Murat. antich. Est. p. 1 c. XXI. = (6) Discorsonell' opera tom. II. lib. V. = (7)Murat. antich. Ital.tom.5 pag. 370. (8) Mu rat. antich. Est. p. 1. c. 16, e Antich. Ital, tom. V. p. 404. 1 286 li, che seguono, dette origine a quattro grandi famiglie Italiane, cioè alla Estense , alla Mala spina, aimarchesi diMassa e delle terre dette dei . Bianchi, di Sardegna &c., come vedremo, non che aiprincipi di Brunsvich e real casa d' Inghilterra: MARCHESI ESTENSI E PRINCIPI DI BRUNSVICH. ( Tav. I. ) 975. OBERTO II. OBERTO II. figlio del fu Oberto I marche se e conte del sacro Palazzo. Sua prima memoria è lo strumento di enfiteusi delle terre nel territo rio Pisano, dettepoi Obertenghe, ottenute dal ve scovo di Pisa insieme con Adalberto suo fratello nel 975 (1) = Obertus et Adalbertus germani filii b. m. Otberti march. et comitis Palatio = Nel 14. Feb. 994. è dimostrato daunplacito (2); nel 26. Luglio 998 fa cessione di 4. pievi di Lu nigiana al vescovo di Luni (3). Quest' Oberto II. fu certo uno dei quattro fratelli che divisero l' am pia eredità del genitore Oberto I. , e divenne avo di Azzone II. , nominato nella famosa pace Lu nense del 1124, stipulata in Lucca , il di cuifi glio Folco I. fu stipite dei Duchi d' Este, men tre l' altro suofratello Guelfo IV. , ereditato aven do il ducato di Bavieraper ragione di suamadre Cunegonda figlia di Guelfo II. , divenne autore dei duchi di Brunsvich e della casa dei re d' In ghilterra (4) . Di questa linea dei marchesi d' E ste e duchi di Baviera e Brunsvich non ne trat (1)Attodell'arch. arciv. Pisano, e Murat. antich. Ital. 1 p. 375. い (2)Murat. antich. Est. p. 1 c. XIV. PIC.X, XV, (3) ivi .xv. (4) ivi 287 terrò più oltre, per essere stata pienamente dimo strata dal celebre Muratori nelle antichità Esten si, ormai notissime. MARCHESI PELLAVICINI.(Ταν. Ι) 975. ADALBERTO IV. ADALBERTO IV. Marchesefiglio delfu Ober to I. conte del sacro Palazzo e nipote del fu Adal berto III. Questi fu fratello di Oberto II. già di mostrato , e uno dei quattro della divisione del paterno retaggio. Egli è pure provato dalla car ta di emfiteusi delle terre, dette Obertenghe , ot tenute dal vescovo di Pisa il 975 insieme colfra tello Oberto II. (1). Nel 977. di Aprile notasi nel privilegio di Ottone imperatore, concesso al monastero di Bobbio (2). Nel 996 il 1. Maggio questo Adalberto insieme con Alberto, altro suo fratello , è registrato nel giudizio a favore del l' Abate di S. Fiora di Arezzo, tenuto a Roma perl' imperatore Ottone (3) . Finalmente nel 1002. di Marzo per la vendita provasi di suaparte del le terre Obertenghe per 600. libbre di argento, fatta da lui a Leon Giudice, in cui si chiama = Ego Adalbertus marchio fil. b. m. Olberti, et ne pus b. m. Adalberti = (4). Questo Adalberto IV. divenne stipite dei Pellavicini , e proavo di quel marchese Pellavicino che trovasi nominato nella famosa pace Lunense del 1124, conchiusa in S. Alessandro di Lucca , la quale ha dato materia difararguire la divisione de' quattrofigli di Ober to I, e la derivazione delle 4. grandi famiglie (1)Murat. antich. Ital. p. 1. pag. 375 PJ. C. XXI. =(3) ivi c. xx. (2) Murat. antich. Est. (4) ivi p. 1. C. XXI. 288 segnate nell' Albero. Secondo il P.Affò (1) que sto marchese Adalberto ebbe un figlio chiamato pure Oberto e una figlia detta Berta, la quale fu moglie di Lanfranco conte dell' Aucia. Il det to figlio Oberto poi, morto essendo avanti delpa dre, non si conosce che per il suo testamento del 996 (2). Bisogna poi credere che questo Adal berto IV. morisse in quell' anno stesso il 1002 ; prima del mese diLuglio, perchèBertasua figlia nella donazione di un mezzo podere alla chiesa di s. Giustina di Piacenza nel Luglio di tale an no annunziasi figlia di questo Adalberto già estin to (3). Di Oberto mancato prima del padre ne venne un altro Adalberto, il quale dopo del zio Lanfranco divenne conte dell' Aucia, e poscia ere de dello stato Pellavicino. Questi è dimostrato dal la carta del 1012 dello archivio Lucchese (4), così: Adalbertus march. fil.b. m. Oberti, et ne posb. m.Adalberti,qui fuit similiter marchio =. Secondo il Lancillotto e il Campi nelle loro sto rie, e altri scrittori, sarebbe pure quel marchese Adalberto che nel Giugno 1033 donò beni al ce leste monistero di Castiglione di s. Donnino, e fu autore dei Pellavicini. Di tale Adalberto venne un altro Oberto chiamatoPellavicino, cuifiori cir ca il 1077 , e con tal nome è dimostrato nella ci tata pace Lunense del 1124. in questo modo: = Præterea Pelavicinus asserebat , quartam partem prædicti Pogii sicutfuit avi et patris sui &c. = • Questo Pellavicino visse fino al 1137 (5), lascian do figli, quali non proseguirò a descrivere, per chè sono fuori del mio divisamento. (1)Affo stor.1. 260, 11. 4. Est. p. 1. c. XXIV. (2) ivi = (3) Murat. antich. (4) Fiorent. loco citato lib. 3. ghelli Ital. sac. (5)U 289 MARCHESI ANTICHI DI MASSA, DI PALLODI, CORSICA E SARDEGNA. (Tav.Ι.) 996. ALBERTO I. ALBERTO I. figliuolo del fu Oberto I. con te del sacro Palazzo, uno dei 4 fratelli che di visero la eredità di Oberto I. suddetto. Non è dubbio che costui fosse l'avo di Alberto Ruffo e proavo di quel Guglielmo Francesco marchese che distintamente espresso è nella citata pace Lunen se del 1124. (1) in questo modo = medietatem unam per certa et divisa loca receperunt ad se comuniter proavus Pelavicini, et proavus Wiliel mi Francisci = Questo Alberto I dimostrasi per il placito di Ottone III. re d' Italia, tenuto fuor di porta di s. Lorenzo di Roma per la controver sia di alcune terre del vescovado di Arezzo il 1. Maggio 996 contro i marchesi Alberto e Adalber to fratelli e figli di Oberto I. così espressi= su pra Adalbertus marchio et Alberto germani filii qm. Holberti = (2) . Sembra che questo Alberto morisse circa il 1014, e che il di lui figliuolo sen za dubbio fosse un altro Alberto padre di Alber to Ruffo, e che dal 1014, vivesse fino al 1046 incirca, poichè Alberto Ruffo marito della con tessa Giulitta di Parma, il 1050 nella donazione fatta per lui a s. Venerio delle terre di Frasso in Corsica si annunzia in questa guisa= Albertus marchio fil. q. Alberti, etJolicta comitissa juga libus filia Uberti comitis de Parma (3) =. Nel l ' altra donazione 5 Giugno 1085 della corte di Camisano presso a Sarzana , fatta dallostessoAl berto Ruffo a s. Maria di Luni, eccettuata la sel va maggiore , chiamossi così= Albertus marchio (1) Murat. loco cit. e Maccioni cod.diplom. Malaspina pel feud. da Treschietto doc. 2 = (a) ivi Ant. Est. p. 1 c.xx 19 (3) ivi T. II. C.XXIV. 290 qui dicor Ruffus fil. qm. Alberti marchionis = , donò per sè, per il padre estinto , e per l'anima del fu Ugo suo fratello (1). Notabile si è ilGui do fratello del padre di Alberto Ruffo; poi che stimasi marito di Matildafigliuola del conte Lan franco dell' Aucia , detto più sopra, e sorella di Guglielmo vescovo di Pavia , verificandosi essere quella parente che dopo la morte del suo primo marito passò a seconde nozze con Azzone II. de gli Estensi , del cui matrimonio il papa Gregorio VII. lagnossi , scrivendo nel 1074 al detto vesco vo= De causa sororistuæ respondeas. Licet enim clarissimum sit eam Guidonem marchionem con sanguineum Azzonis marchionis maritum habuis se, illud etiam sacramentis et testibus in presen tia nostra probatum sit , eandem sororem tuam , atque Azzonem quartampropinquitatis lineam non dum excedere&c(2) . Questo Guidopoi èprova to figlio del fu Alberto 1. per la sua donazione de' beni di Finocchiara al monastero di s. Vene rio l'anno 1051 (3), ed è anche più notabile, perchè nella sua quinta donazione fatta a s. Ve nerio il Luglio 1060 fa conoscere apertamente la ricordata divisione dei quattro figli di Oberto I, dicendo , che dona la metà dellaquartaparte del la corte di Camisano (4) , la qual cosa è poi per Alberto Ruffo suo nipote confermata nella dona zione del 1085, attestando in essa= quod medium de quarto fuit Guidonis marchionis = il qual Gui do sembra esser morto circa il 1060. L' Alberto finalmente fratello di Guido e padre di Alberto Ruffo , quell' Alberto cioè, che nel codice Pala vicino di Sarzana all'anno 1046 è chiamato = Marchio Massæ= , parmi poter esser quello stes so che il Muratori (5) confessa di non saper di re chi fusse , trovandolo insieme con Alberto Azzo II. degli Estensi a tener giudizio nella valle di (1)Murat, ivi (2) įvi-- (3) ivi (4) ivi (5) ivi C. XIX 291 Rapallo a favore del monastero di s. Fruttuose. Dimostrati così li primi personaggi e progenitori dei marchesi di Massa, di Pallodi, Livorno, del le terre de' Bianchi, di Corsica e di Sardegna , di seendenti di Oberto I. , continuerò adesso a chiari re i loro posteripertuttoquello chehopotuto trovare. 1094. Del dimostrato Alberto Ruffo marche se, morto circa il 1092, ne vennero Ugo marchese di Livorno per la sua terza parte, Guglielmo Fran cesco , e Oberto detto Bratoportata. Ugo , il qua le formò il ramo segnato nell' albero 1094. fino a Corsuccio del 1360 , non sarà qui discorso per essere stato messo a luce dal Targioni Tozzetti (1) . Guglielmo Francesco per la sua terza parte mar chese di Massa, Volpigliano , Livorno &c. è pro vato figlio di Alberto Ruffo per la pace Lunense, della quale fu. complice, ed in cui dicesi= quo apparuit Albertum Ruffum et patrem ejus, idest patrem et avum prædicti Wilelmi =. Di questo marchese non avendo trovato alcuna figliuolanza da notare con sicurezza, null' altro dirò che cir ca il 1138 fu sfeudato della sua parte di Livor no, e che poco dopo mori. OBERTO BRATOPOR TATA in fine, marchese di Massa, di Pallodi &c. mi darà materia di proseguire la sua discendenza. La sua prima memoria che lo prova figlio di Al berto Ruffo ricavasi dalla carta di donazione a s. Venerio del Giugno 1094 fatta da lui insieme con Giulietta sua madre , i quali sottoscrissero l'atto in questa guisa= Signa manuum præfatæ tris et filii Julictæ comitissæ , atque Oberti marchionis ma pro remedio animæ suæ et pro .... remedio animæAlberti marchionis qm. viri atque genitoris illorum = ( 2 ) . Mori Oberto circa il 1145 ; poi chè Alberto detto Pallodo suo figlio , priva essendo del padre , nel 1146 vendè la sua (1) Targ viaggi della Toscana tom. 2 = 2) Murat, antich, Esta р. 1. с. халу· 292 terza parte di Livorno = Albertus marchio Cors sicæ vendidit Sigismundo et Conetto fratribus ter tiam partem de castello et curte de Livorna (1) . „ Sembra ch' egli morisse verso il 1180 , lasciando questi figli Andrea Bianco, Guglielmo Pallodo , e Rainiero. Guglielmo di Pallodo è provato dal la investitura di Vulpigliano castello vicino a Mas sa che nel 1184 concesse a Guidobono (2). Nel 1185 fu per Federigo imperatore vicario imperia le di Garfagnana e Versilia ( 3 ). Dopo di ciò sembra che avesse molto buona ventura in Sarde gna, poichè verso il 1190 sbalzò dal giudicato di Cagliari il giudice Pietro , e nell'anno seguente drizzò le sue armi ancora contro di Costantino II. giudice Turritano , a cui tolse il castello di Go ceano (4). Nel 1196 fu dai Genovesi assalito a Cagliari, e malgrado che fosse stato vinto rima se nel suo giudicato (5). Mori egli verso il 1212 , e lasciò donna Donnicella Benedetta che fu Mar chesana di Massa e regina Cagliaritana , e Agne se. Questa Donnicella moglie di Parasone figliuo lo di Pietro giudice dell' Arborea è provata figlia di Guglielmo già estinto dalla concessione di fe udo di alcune terre nel Massese che nel 1117.fe ce ad Arigo di Vicino, rogata in Sardegna da Uberto notaro (6). Nel 1218 concede ai monaci Olivetani di S. Venerio del Golfo Lunense lo spe dale di S. Leonardo presso la marina di Massa, e nel 1233 il 6 Gennaroper mezzo de suoi Viscon ti concede a Godano Massese di fabbricare una casa, appoggiata al muro della porta di Massa vecchia. (7) . In quest' anno ella muore prima del mese di Marzo ; perchè il dì 8 Marzo 1233 Bar tolommeo di Pagano visconte della fu Donnicel la Benedetta a nome della curia Massese dà in (1) Murat. antich. med. Ev. tom. 3p. 1161- (2) Murat. antich. Est. p. 1 c. xx11. =(3) Pacchi mem di Garfagnana doc.XIII. (4) Manno stor. di Sardegna lib. 8.p. 281 to dell'archivio Malaspina di Caniparola = (5) ivi 284. = (6)At (7) atto ivi. 293 locazione alcune terre (1). İl Manno in sua sto ria intende che questa marchesana di Massa non abbia avuto che un sol marito, ed altri vogliono che in seconde nozze s'impalmasse con Rinaldo di Ugo di Ruffo, da cui avesse un figlio, chiamato Donnicello Guglielmo il quale morssenza succes sione poco prima del 1240. Io non saprei dire se questo giudice Cagliaritano fosse figlio di Para sone o di Rinaldo, ma sì bene posso contestare che Agnese suddetta era sorella di Donnicella Be nedetta , e Donnicello Guglielmo erafiglio della fu Benedetta marchesana di Massa poichè si ri scontra che Bartolommeo visconte di Agnese mar chesana di Massa figlia del qm. Guglielmo, e vi sconte insieme di Donnicello Guglielmo figlio del la fu marchesana Donnicella Benedetta stipulò il dì 11 Aprile 1238 una locazione di terre(2). Di questa Agnese marchesana di Massa ne ven nero poi Barisone , Benedetta , e Adalasia, per t quali diramaronsi ťgiudici di Gallura, di Tor res , e i conti di Ampuries , che a noi non appar tengono. 1184. RAINIERO secondo genito del fu Al berto Pallodo marchese di Corsica &c. ebbe dué figli Uppiccino cioè e Corrado. Egli era giàmore to nel 1213 e ciò provasi per uno affitto di ter reni nel Massese del 12. settembre 1213 , in cui dichiarasi Uppiccino essere figliuolo,del qm. Rai niero marchese, e fratello di Corrado (3) . Ildet to Corradopoi, il quale sembra sopravvivesse ad Uppiccino, fece nel 1240 composizione con ifigli di suo zio il fu Andrea Bianco intorno ai diversi diritti sul feudo di Massa, gabelle,e pedag (1) Attodell' archivioducale diMassa fattoni conosceregentilmente insieme agli altri riguardanti il suo paese, dal diverse volte ram mentato Sig. Carlo Frediani,il quale neavea divisato la pubblicazio ne,nella circostanza di render note alcune altre particolarità di quel Ducato, (2) Atto ivi =(3) Atto ivi. . 294 gi (1). Nel 1254 con limedesimi cugini conferma una donazione,fatta giàdallafuDonnicella Bene detta fino del 1229, aifrati di s.Jacopo diAcqua viva del piano diLivorno(2),per cui si arguisce la stretta parentela che eravi con essa come cugini. 1184. ANDREA BIANCO marchese di Mas sa , di Pallodi , e di Corsica &c. terzo figlio del qm. Alberto Pallodo si prova con la vendita del 3 settembre 1196, fatta ai Sarzanesi per 325 lib bre di ambrosini , della selva maggiore della cor te di Camisano con la bandita , la selva del Mar zo , di Ficarolo, e del castello Barbarasco del monte Caprione , quali terre e montagna appunto nel 975 furono divise trafigli diOberto I, e nel 1124 si contesero da Guglielmo Francesco e dal Malaspi namarchesi di Lunigianacontro il vescovo Andrea di Luni, e la questione fu sedata con la pace di Lucca, tante volte discorsa (3). Questo Andrea Bianco, siccome alleato de' Pisani, ritenne il 1216 per ostaggi nellafortezza di Massa gli ambasciado ri genovesi, spediti apapa Onorio III , per libera re i quali fu dai Lucchesi invano assalito quel castello , e solo restituironsi alla pace del 1217. Mori Andrea circa il 1228, e lasciò Alberto e Guglielmo Bianco suoi figli, provati per la carta di composizione del 1240 con il loro cugino Cor rado , e dalla confermagione ai frati di s. Jaco po di Acquaviva del dono dellafu DonnicellaBe nedetta, più sopra citati (4). La linea di que sto Alberto , il quale ebbe Oppezino, detto anche Obizzone, finì il 1329 con la morte di Albertac cio marito di Bellotta e figlio del detto Oppezi no, perchè non ebbe successione. 1229. GUGLIELMO BIANCO del qm. An drea fece ' altra linea, ed essendo morto dopo (1)Attodell'archiv. Malasp.di Caniparola de' frati di S. Giovanni di Livorno = (2) docum. dell'arch. (3)Attodell'archiv, comunal di Sarzana Registro vecchio car. 4. diquesta pag. (4) atti cit alle note rea 295 che Massa e Motrone nellapace del 1256 traPi sani e Lucchesi , Fiorentini e Genovesi, furono ce dúti alla repubblica di Lucca, lasciò Pallodino II suofiglio, provatoper una locazione di terreni nel Massese , stipulata il 6 Dicembre 1265 al Mirte to dal suo procuratore Ugolino (1). Manco Pal lodino circa il 1290 , e di lui ne vennero Andrea, detto Matarassa , Giovanni chefu vescovo di Mas sa marittima, e Fredino I, i quali comprovati sono da una locazione di terre sul massese del q Gennaro 1316, stipulata per il detto vescovoGio vanni figlio del fu Pallodino per sè, per Andrea suo fratello , e per i figli delfu Fredino I. altro suo fratello (2). Andrea Matarassa poi, morto intorno al 1334, lasciò solamente Cappone mar chese , dimostrato dalla investitura di un feudo in Maremma, concessogli dal detto vescovo Gio vanni suo zio nel 1330 (3), dall' atto di locazio ne dei rivoli di Serviliano del 25 Luglio 1346 (4) e dal rogito di vendita di una casa con orto nel 1. Marzo 1364 (5). Fredino Í, morto prima del 1315 , atto descritto disopra, e affitto del 30 Set tembre 1315 fatto dal suo figlio Roberto (6), la sciò Fredino II, Rolluccio , e Roberto, dimostra ti dalla composizion di confini tra Lucca e Mas sa conchiusa il 1316, i di cui contraenti furono i detti figli del qm. Fredino I, Lemuccio del fu Corso, il detto Giovanni vescovo, Andrea suo fra tello , e altri consorti e la repubblica Lucchese (7). Quì finiscono le descritte linee dei marchesi anti chi di Massa, i quali anche dopo il 1272, cessa ti chefurono i giudici di Cagliari e di Torres, con tinuaronoadavere qualche dominio in Sardegna (8). (1)Atto dell' archiv. ducale diMassa. gioni Viaggi tom. rv. p. 81. 2) atto ivi (3) Tar (4) atto dell' arch. Malas. di Canip. (5)Atto ivi (6) atto dell' archiv. ducale dí Massa I' arch. di Stato di Lucca (7) attodel 8) Manno stor. tom.II lib. 8. p.335. 296 MARCHESI MALASPINA 977. OBERTO OBIZZO I. OBERTO OBIZZO I. detto anche Obizzone, figliuolo del qm. Oberto I. marchese e conte del sacro Palazzo, è parimente uno dei quattro fra telli che divisero l'ampio ereditaggio del padre. Gli scrittori che hanno discorso della stirpe Ma Iaspina , e specialmente il Maccioni eGioan Fran cesco Malaspina assegnando in proavo di quel Ma laspina che fu complice della pace Lunense del 1124 tante volte citata. Questo Oberto Obizzo, senza opporre alcuna difficoltà all' atto seguente, comprovasi dal privilegio di Ottone imperatore , concesso nel 977. al monistero di Bobbio, con que ste parole , quacumque igitur Adalbertus, vel Opizzo marchiones , vel eorum sequaces &c. ,, (1) poi che non è facile che ognuno si sottoscriva a confonder sempre e far credere gli stessi i nomi di Alberto e Adalberto, di Oberto e Obizo, co me si è preteso. Il nostro Oberto Obizo autore di una delle 4. famiglie discendenti di Oberto I , è pure quel marchese Obizzone congiunto di san gue con gli Estensi (2), che nel 1013 fu prigio ne di Arrigo I. imperatore insieme co' suoi nipo ti Ugo, Azzone e Adalberto, perchè aderivano al re Arduino , così notato dal Muratori , mar chiones quoque Italiæ Ugonem, Azzonem, Adal bertum et Obizzonem captione una constrinxit . Più apertamente discuopresi un tale avo di Ma laspina, morto poco prima del 12. Marzo 1014, perchè appunto i figliuoli di Oberto II. , già di mostrato, e i di lui nipoti alla detta epoca in Arezzo sono citati ad un giudizio in favore del 1' Abate di s. Fiora dai messi regii di Arrigo im (1) Murat, antich. Est. p. 1 c. XXI (2)Murat idem. c.x . 297 peratore, per cui lo stesso Muratori conchiude quella essere la stessa questione del 996 ,già espo sta , e che da quel tempo fino al 1014 dovea es ser morto alcuno de' quattro figli di Oberto 1 , essendo che per nipoti di Oberto II. ancora vi vente, altri nonpoteansi intendere , che i figliuo li dei di lui fratelli. Trovandosi però nel 1025. un Alberto e un altro Oberto Obizo marchesi, inclusi insieme con i figlidi Oberto II. nella que rela dei canonici di Tours per le terredi s. Mar tino d'Italia, è chiaro abbastanza esser essi i fi gli del fu Oberto Obizzo del qm. Oberto I , i qua li prima chiamaronsi nipoti di Oberto II ; tanto più che nel 1055 un altro Oberto Obizzo del fu Alberto del qm. Oberto Obizzo comprovasi chia ramente per la donazione a s. Venerio di Luni giana della sua parte di beni di Finocchiara, e nel 1053 Oberto Obizzo del fu Oberto Obizzo I. insieme con suo figlio Alberto ricevono obbliga zione dall' Abate del monastero di Vicolo nel Pia centino (1) . Così di Oberto Obizzo I. vediamo per gli accennati documenti esser discesi Alber to che visse fino al 1054 circa, e Oberto Obiz zo II. che fu maritodi Ermengarda, e visse fino al 1060, come provasi pel suo testamento, roga to nel Gennaro di quell' anno (2). Questi due figli di Obizzo I, i quali, se creder si debbe al le antiche cronache, concorsero con li Pisani, Genovesi e altri illustri personaggi a cacciar di Sardegna Museto re de' Saraceni nel 1050 , e nel la divisione dell' isola ebbonsi le montagne del la Barbagia (3) , e da ciò venne il primo princi pio del signoraggio che i Malaspina ebbero in que' luoghi. Di essi medesimi ne venne Oberto Obizzo del fu Alberto, provato dalriferito docu mento del 1055, e dalla concessione di un mu (1) Murat. idem c. xx. XXIII. XV e XXV. = (2) ivi с. (3) Sismondistor.dellerepub.eMannostor. diSard. tom. 1. lib 7p. 183, XXV 298 lino data a Renzone il 1061 (1) , ed anche Al berto ne venne del fu Oberto Obizzo II , dimo strato per la carta del 1053 , come pure dal te stamento di suo padre del 1060 , già notato , e finalmente dalla donazione che suo figlio Oberto nel Luglio 1097. fece a Lavinia figlia del conte Alberto , nella sottoscrizione del quale atto sono chiaramente comprovati li suoi ascendenti geni tori in tal guisa , signum Uberti suprascripti fi lii Alberti marchionis , et ipse marchio Albertus fi lio Opizio de alio filio Oberto ,, (2) . 1055. Ritornando ora all' OBERTO OBIZZO del fu Alberto del qm. Oberto Obizzo I. marchese, da cui poi tuttanediscese la progenie Malaspina , dirò cheprovasi ancora per ladonazionedel 1058. 3 settembre fatta a s. Venerio del Golfo di Luni, rogata in Arcola (3). Costui più di ogni altro pare sia quell' Oberto marchese che fu capitange nerale di Arigo IV imperatore , e insieme col fi gliuolo Alberto andò contro alla gran contessa Matilda, e fu nel 1084 sconfitto a Sorbara (4) . Egli mancò poco prima del 1090; poichè Alber to suo figlio in compagnia di Picenna suamoglie donò beni alla chiesa di s. Savino, annunziando si figlio del qm. Oberto Obizzo (5). Questi è pu re quel figlio di Oberto seguace di Arrigo impe ratore, che nella battaglia sotto Canossa il 1092 cadde a terrae fuggì, lasciandovi la bandieraim periale con vittoriadella contessa Matilda; ed è quell' Alberto , detto il Malaspina (6) , che fu complice della famosa pace Lunense del 1124 , i tante volte discorsa. Di questo Malaspina , che dette poscia il cognome atutta la sua posterità, venne Obizzone il grande,Guglielmo, eGuiscar do fratelli , provati dal decreto di Federigo I. im peratore del settembre 1162 (7) . Guglielmo e (1) Murat antich. Est. p. 1 c. XXV. (5) ivi (6) discorso nell'opera tom. 11. lib.v. tich med, er. tom. 6diss. 71. (2) ivi (3) ivi (4) ivi (7) Murat. an 299 Obizzone Malaspina (1) sono provati ancora per la concordia e permutazione di Compiano e Fil line fatta co' Piacentini il 13 Luglio 1141 , nella quale dicesi , Talis concordia fuit inter Wiliel mum et Opizonem marchiones filios gm. marchio nis Malaspince nec non &c. وو (2). Nel 1164. ра re che i fratelli di Obizzone il grande fossero mor ti , poichè egli solo in tale anno ottenne privile gio de' feudi dell' imperatore Federigo I. E poi mostrato figlio di Alberto detto Malaspina , per l'investitura di alcune terre concessagli nel 1065 dai Monaci di s. Marciano, in cui stà , Opizo nem marchionemfilium qm. Alberti marchionis Ma laspinæ , (3) . Mori Obizzone circa il 1186 e la sciò questi figli Alberto, detto il moro (4) , Obiz zone II. e Morello I , comprovati dalla vendita di Val di Taro fatta ai Piacentini il 5 Marzo 1188. (5) . Per li contratti di questi tre figli di Obiz zone il grande e per quelli dei lor figliuoli si co nosce apertamente che la porzione degli stati di Lunigiana, divisi un dì tra figli di Oberto I. , e toccati alla linea degli Estensi , riccadde in gran parte nei Malaspina, mentre nella legadel 1200. stipulata dai Malaspina con i Milanesi e Piacen tini si trova , et de toto quod acquisierint a mar chione Estensi in Luneхапа » come pure nel lo do di Truffa e locazione fatta al vescovo di Luni riscontrasi (6) . Alberto moro non ebbe succes sione , Obizzone II. e Morello I. formarono quel le due linee de' Malaspina, che dividendosi nel 1221. separaronsi di ragioni e di stati non solo 5 ma eziandio di stemma, poichè l' una conservò lo spino secco, e l'altra si prese lo spino fiorito, come vedremo. (1) Descritto nell' opera tom. In lib. v.-(2) atto dell' arch. di Piacenza registro magno (4) Discorsonell' opera tom. 11. lib. v. (3) atto dell' arch. comunal di Pavia. (5) atto dell'arch, di Pia cenza regis. mag. = (6) atto dell' arch di Piac idem, e Murat an tich. Est. p. . 300 I MALASPINA DELLO SPINO SECCO. 1187. OBIZZONE II. OBIZZONE II. figlio del qm. Obizzone il grande, marito di Giordana figlia di Guglielmo marchese di Monferrato e di Giulia di s. Leopol do di Austria. Sua prima memoria nel 1183. nel le convenzioni intorno ad Oramola, Carpinetto e Bismantova, stipulate insieme con lui da suo padre con i Piacentini (1). Nel 1185 fu giudice a Lucca. Nel 1188 unitamente ai suoi fratelli vendè ai Piacentini il principato di Val di Taro ! e di Ceno in quel di Bardi (2). Mori nel 1193 , e lasciò Corrado I. e Guglielmo che fu vescovo di Luni (3) . 1195. CURADO I. perDante chiamato l' an tico, provato dalla ratifica della venditadel pog gio di Grondola presso a Pontremoli del 1197 (4) Giusta il Corio ebbe a sua donna Costanza (5) . Nel 1221. si divise con il marchese Obizzino, e divenne stipite dei Malaspina dello spino secco , cioè dei signori de' marchesati di Mulazzo, Villa franca, Giovagallo, Podenzana, Madrignano, Su vero, Bastia, Tresana, Aulla, Monteregio, Lic ciana, Ponte Bosio, Godano, Terrarossa, Ponza no, Lusollo , Castevoli, Monti con le terre an nesse , e tutti in Lunigiana, senza gli altri feu di fuori di tale provincia. Egli (6) mancò di vi vere circa il 1250, lasciando Morello II , Federi go I , Manfredi I , e Alberto, delle lineedei qua li tratteremo a parte , cominciando dall'ultimo. (1) Atto dell'arch. di Piacenza regis. mag. = (2) atto diPiacen idem (3) discorso nell' opera tom. 11. lib. v. dell' arch. diPiacen regis.mag. =(5) Corio stor. par. 2. scritto nell'opera tom. in. lib. v. dell' arch. (4) atto (6)de 301 MARCHESI DI VAL DI TREBBIA 1266. ALBERTO. ALBERTO del fu Corrado I. l'antico pro vasi dall' atto di divisione del 21. Aprile 1266. fatta con i fratelli e nipoti figli del fu Federigo , e rogata in Mulazzo da Vivaldo notaro (1) . Que sti fu marchese di terre in val di Trebbia. Nel 29. Settembre 1281. vendette la sua parte di feudi in Sardegna ai suoi fratelli e nipoti (2); que' feu di che i suoi maggiori aveanvi acquistato fino del 1050 col discacciamento de' Saraceni , che avean vi aggranditi nel 1112 con edificarvi la terra di Bosa allafocedelfiumeTemosu le ruine di un'an tica città , e che nel 1272, cessati essendo i giu dici Turritani, i figli stessi del granCurrado avea no ampliato con il dominio delle le rocche di Bur cì, di Osilo, e delle terre di Conghinas, Figuli na, e Monti (3). Sembra che Alberto mancasse verso il 2296, di sè lasciando un figliuolo chia mato Morello che io dico III , di cui non hassi altra notizia che quella ci danno di luinel 1312 la vedova Giovanna sua donna con isuoi figli Corradino , Jacopino, e Manfredino, chiamandosi figli del fu Morello del qm. Alberto di Mulazzo per il convegno del castellano 4) . Per questa carta provansi li detti figli di esso Morello, ladi lui moglie, e parimente il di lui genitore, MARCHESI DI GIOVAGALLO 1260. MANFREDI I. MANFREDI I. delqm. CorradoI. l' antico. (1) Attodell'arch Malas. di Mulazzo di Caniparola (2) atto dell' arch. Malas. (3) Manno stor. di Sard, tom. 11. lib. 7. elib.8 p. 36. (4) atto dell' arch. Malas. di Caniparola : ! : 302 Egli per la divisione del 1266 , detta di sopra ; divenne marchese di Giovagallo, Lusollo , Madri gnano, e di parte de' feudi di Sardegna. Fu ma rito di Beatrice, e sua prima memoria è del 1253 , che fu a Podestà di Milano (1) . Nel 1260 qual capitano dei Guelfi Lucchesi fu alla battaglia di Montaperti nel Senese, e rimasevi prigione con altri due fratelli (2). Egli è provato non solo dalla detta divisione ; ma da un livello di muli ni e altri edifizii di Villafranca del 20 Aprile 1266. concesso da lui e da Morello suo fratello a Pa rentino sindico di quel luogo (3). Nel 1282 par tì per Sardegna, e col suo testamento del 21. Ottobre di tale anno dichiarò tale circostanza , e lasciò Beatrice vedova di lui usufruttuaria, ed eredi Morello , detto Moruccio e Manfredina suoi figli (4) . Questo Morello , ch' io dico IV. , chia mato anche Moruccio e Manfredina furono i soli figli del detto Manfredi, provati dal suo testa mento. Manfredina poi nel 1304. impalmossi con Pierino di Bernabò di Casasco (5) , e per una compra di4. luoghi di monte del 3Gennaro 1326. è dichiarata cognata di Alagia del Fiesco (6) . Morello IV , ossia Moruccio fu marito della det ta Alagia del Fiesco e capitan generale de' Guel fi neri Lucchesi contro Pistoja (7) . Mori egli circa il 1315 , e lasciò di sé Manfredi, Luchino, e Fresca, la quale maritossi a Marcoaldo figlio : del conte Ruggeri di Dovadola, provata per al cuni atti del 1326 , e 1331 (8). Manfredi eLu chino sono provati figli del fa Moruccio dalla pro cura del 1315. per interessi nel Ferrarese; e da quella del 1321. fatta da essi al conte di Bar di per far lega con qualunque principe euni versità&c. (9) . Questo Manfredidel qm.Moruccio, = (1) Corio stor. Milan. p. 2 c.257 (2) Poggiali stor di Picenza, (3) attodell' arch. Malas. di Caniparol. = (4) atto dell' arch. idem (5) atto dell' arch. idem =(6) alto ivi (7) dimostrat nell' opera tom. 11. lib. v =(8)attidell'arch, Malas, di Canip. (9)atto, ivi 303 morto nel 1344 , lasciò due figli Alagia e Morel lo , detto per me VII ; l'una provasi con l'atto del 1365. della di lei figlia Margherita che dichia ra sua madre essere stata Alagia natadel fu Man fredi suddetto e moglie di Morello del qm. France schino di Mulazzo (1) . Morello poi fratellodi det ta Alagia fu marito di Argentina Grimaldi geno vese, il quale visse fino al 1347 circa , poi che Argentina stessa vedova di questo Morello il 1349 fece istanza al duca Visconti di Milano per ria vere la metà del castello diCroce inval diTreb bia, annunziandosi vedova di esso Morello e ma dre ed erede di Giovanni loro figlio, mancato pupillo dopo del padre (2) . Qui cessò questa linea dei Malaspina marchesi di Giovagallo , Lu sollo , Madrignano, Virgoletta e altre terre, già comprate dal marchese Franceschino di Olivola dello spino fiorito , i quali feudi ritornarono parte ai marchesidi Mulazzo eparte aquelli diVillafranca. MARCHESI DEI FEUDI DELLA CASA DI MULAZZO 1243. MORELLO II. MORELLO II. figlio del qm. Corrado I. l'an tico, e marito di donna Berlenda, autore delle famiglie discendenti dalla casa di Mulazzo. Sua prima memoria nel 1245 , poichè allora fece le ga coi Fieschi e Grimaldi ai danni de' Genovesi , e insieme con essi espugnò Chiavari (3). Nel , 1260 con li suoi fratelli fu fatto prigione dai Ghibellini alla battaglia di Montaperti nel Sene se , poscia restituiti nella pace 4). E provato dalla divisione del 1266 , dal livello di mulini con altri edifizii dello stesso anno addotti più sopra, (1) Atto dell' arch, Malas. (2) atto ivi = (3) luteriano stor, Genov. lib. 1. (4) Poggiali stor. di Piacen. tom. iv. 304 e dalla transazione ancora delFebbrajo 1272 fat ta da lui con Federigo del Fiesco sul possesso di Madrignano (1). Nel 1281 insieme co' suoi fra ! 1 : telli e nipoti è assolutodalla scomunicaperGhe rardo cardinale vescovo di s. Sabina per avere occupate alcune terre ad Enrico vescovo di Lu ni. E provato marito di donna Berlenda nel con vegno con li fratelli e nipoti suoi percausa del le doti delle loro mogli, poste in comune nel I' antecedente divisione (2) il 3 settembre 1281. Nel 1283 è con onorevole stipendio mandato in Sardegna con uomini d'arme dai Genovesi con tro i Pisani, e ivi con la sua autorità e forza, mescolando ogni cosa e provocando sedizioni e tu multi, assistè unaparte dell' armata genovese (3). Egli morì verso il 1285, di sè lasciando Beatrice che donna fu di Niccolò marchesotto di Filattie ra, Franceschino che fu ildistinto ospite di Dan te in Lunigiana, e Bernabò che primafumonaco eposciavescovo di Luni (4) comprovatidalla con fessione di debito di 100. libbre di moneta, sti pulata per essi il 1294 al marchese Morello det to Moruccio di Giovagallo, già descritto (5) . Franceschino poi propagò lasua linea, e nel 16, Novembre 1296 fece patto di famiglia con Mo rello del fu Manfredi I, e Opicino del fu Fede rigo suoi cugini (6). Nel 1306 conchiuse pace per mezzo di Dante con il vescovo di Luni An tonio (7) . Nel 1309 di Maggio insieme con Mo rello Corradino e gli altri figli del qm. Obicino suoi cugini ottiene in feudo secondo il gius Sali co da Giacomo II. re di Aragona le baronie in Sardegna di Osilo, Castel-genovese, Castel-doria (1) Attodell' arch. Malas. di Canip. = (2) atto dell'arch. idem. (3) Foglietta annal. Genov. e Manno stor. di Sard. tom. 11 lib. 8 p. 343 dove chiainalo Emanuelle forse per errore , perchè un talnome non si riscontra che negli ultimi marchesi di Fosdinovo = (4) di scorso nell' opera tom. 11. lib. v. nip (5) atto dell' arch. Malas. di Ca 6) alto dell' arch. Małas. di Mulazzo chepresso dime ritrovasi (7) atto dell' arch. di Sarz pubblicato dal Maccioni doc. XIV. 305 e Montevètro; poi che i Malaspina aveanlo ajuta to con le loro forze nell' impresa della Sardegna ( 1) , per menomarvi il potere delle famiglie Pi sane loro emole. Nel 1311 è vicario imperiale a Parma per l'imperatore Arrigo, di dove scrisse lettere al vicario di Lunigiana, inserte negli at ti di Gioan di Parente notaro (2) . Nel 1320 avea già cessato di vivere, perchè i di lui figli Morello e Giovanni nella elezione del castellano di Ossolo in Sardegna, contesa dai figli del fu Obicino e stipulata il 26 Febbrajo 1321, si an nunziano minori, che avevano per curatore Ca struccio Interminelli di Lucca (3). Il detto Gio vanni marito di Caterina figlia diCastruccionon ebbeprole, e morì nel 1343 inSardegna, lascian do suo erede don Pietro IV. re di Aragona , il quale dovè contendere congli altri Malaspina per la possessione di Ossolo e degli altri luoghi dai marchesi padroneggiati (4) . Morello poi, che io chiamo VI , marito di Alagia figlia di Man fredo Malaspina marchese di Giovagallo, è anco ra dimostrato dalla divisione del 1331 fatta con i figli di Moruccio già detto, e dalle convenzio ni con gli uomini di Mulazzo del 1344 , nelle quali annunziasi figlio del fu Franceschino e fra tello del fu Giovanni (5) . Nel 1355 questo Mo rello VI. ottenne investitura de' feudi da Carlo IV. imperatore (6) , e mancò circa il 1365. I figli suoi furono Margherita maritata ad Obiccino mar chese di Lusolo ,Bernabò che fu marchese di Mon teregio, Azzone che fu marchese di Godano , Ga leazzo che fu marchese di Castevoli, cui non eb besi che Elena impalmata al nobile Melchior Ca (1)Atto dell' arch. ducaledi Massa, e Mannostor. diSard. tom. 1. lib. 9 p. 14 (2) atto dell' arch. com. di Sarzana l'arch. Malas. di Mulazzo , che presso di me ritrovasi (3) atto del (4) Manno stor. di Sard. tom. 11. lib 9 p. 62 =(5) atto dell' arch. Malas di Canip. e Poggiali stor di Piacen. tom. IV. diplom. Malas. doc. xxi. 20 (6) Maccioni cod. T.M 306 landrini Sarzanese , e finalmente Antonio, tutti provati per la divisione del 30. Aprile 1390 , nel la quale lasciarono in comune i beni di Sarde gna, poichè il re di Aragona finodel 1352 resti tuiti avea alla loro famiglia il castel di Ossolo e gli altri luoghi per avere amici li Malaspina (1) . Il detto Galeazzo nel 1398 fu in Pisa capitano di soldatesche (2) e morto che fu , il suo feudo ritornò alle famiglie de' suoi fratelli. Antonio poi ebbe lunga progenie, e vivendo egli dal 1365 fi no al 1406, lasciò Ghisello , Azzone marchese di Mulazzo e Morello marchese di Godano. MARCHESI DEL FEUDO DI GODANO 1408, Il detto MORELLO del qm. Antonio della casa di Mulazzo , e marito di Francesca fi glia di Azzone marchese di Oramola ,per divisio ne fu signore di Godano, Chiusole , Pignone , s. Maria, Sconia, Carisetto, Sesta e Breghazzana. Egli è provato dal compromesso su di alcune di scordie, fatto il 13. Aprile 1435 con suo fratel-. lo Azzone (3) , e fu quegli che nel 1393 e 1398 capitanò le lancie della repubblica Pisana contro 1' Appiano 4) . Morì poi circa il 1439, e di lui rimasero Teodorina maritata il 1434 a Tommaso di Campo-Fregoso doge di Genova, Antonio II. e Ghisello. Quest' Antonio II. marchese del feu do fu successore al padre nel 1440: e lasciò An tonio III , dimostrato figlio del qm. Antonio II. del qm. Morello per la procura del 1493 fatta al marchese Baldassare Anguissola di Piacenza per far lega col papa Alessandro VI , con il doge di Venezia e col duca di Milano (5). A tale mar chese rivoltaronsi i popoli di Chiusole, Cariset (1) Atto dell' arch. Malas. di Mulazzo , e Manno stor. di Sard. tom.. m. lib. 9. p. 74. I arch. Malas di Mulazzo (2) Tronci annali Pis. p. 484. (4) Tronci annal. Pis (5) atto dell' arch. Malas di Mulazzo. (3) atto del p. 476. 6 484. 307 to e Godano in Lunigiana, e dettersi ai duca Sforza di Milano , quindi passarono sotto la do minazione dei Genovesi (1) . Visse questo Antonio fino al 1525 , e il di lui figlio Alessandro dopo la morte del padre fu cacciato del feudo per il governator di Pontremoli Sforzino Sforza d' ordi nedel duca di Milano , e Godano fu allora distrut to perchè volle resistere. Così cessò questa linea. MARCHESI DEL FEUDO DI MULAZZO 1408. Al contrario AZZONE figlio del qm. Antonio I , detto di sopra, continuò lalinea diret ta dei marchesi di Mulazzo, Groppoli, Montere gio , Villa , Casteoliepaesi annessi. Egli è prova to dal compromesso citatodel 13. Aprile 1435 , e dal convegno del 9..Settembre 1476 stipulato dai suoi figli per la dota di Teodorina sua figlia (2) . Nel 1405 comprò Madrignanoda Tommaso diCam pofregoso , e pocodopo morì,lasciando Teodorina suddetta maritata a Gio. Spinetta marchese di Villafranca , Leonardo , Morello marito di Eleo nora di Aragone marchese di Treschietto e mor to senza eredi , Antonio , Cristoforo e Paolo, i quali tutti sono provati dal già citato strumento su la dota di Teodorina loro sorella. Di tutti questi figli del detto Azzone nonebbono figliuolanza che Paolo , Cristoforo e Antonio, i quali formarono tre linee distinte di tre marchesati, cioè di Mu lazzo , di Monteregio e di Casteoli per via di lor divisione. 1476, ANTONIOdel qm. Azzone suddetto di venne marchese di Monteregio e ville annesse , emorì prima del 1523. Non ebbe che un figlio chiamato Gio. Vincenzo , che provasi per l'acco mandigia con Francesco Sforza duca di Milano (1) Maccioni in caus, del feud. di Tresch. p. 47. = (2) alto dob arch. Malas. di Mulazzo. 308 insieme con gli altri marchesi suoi cugini del 4 Maggio 1523 (1) . Morto anche questo marche و se verso il 1550 non rimase che la sola figlia Taddea , la quale si congiunse con Gio. Paolo di Mulazzo che poi divenne marchese del fendo di Monteregio , come vedremo, MARCHESI DEL FEUDO DI CASTEOLI 1476. CRISTOFORO del qm, Azzone fu mar chese di Casteoli, Castagnetolo , Busatica e Cassa na, e mori parimente avantiil 1523, lasciando il fi glio Azzone marito di Francesca di Bernabò mar chese di Filattiera, e Gio. Gasparo, dimostrati dalla detta accomandigia del 1523. col duca di Milano. Il primo di questi due figli circa il 1554 mancò , e fece donazione del feudo di Groppoli all' unica sua figlia Briseide, la quale maritossi al conte Ascanio Landi Piacentino. Il secondo morto nel 1559, lasciò Gio. Cristoforo, provato , dalla investitura di Ferdinando imperatore del 1' 8. Febbrajo 1560 (2). Egli fu marito di Nic coletta di Luchino Vivaldi genovese, e dopo di aver ricuperato il feudo di Groppoli, morì circa il 1574 , lasciando Gio. Gasparo marito di Cate rina di Francesco Antonio marchese di Mulazzo , morto senza eredi il 1583 , Silvia che sposò Ste fano marchese di Madrignano, Ottaviano che fu marito di Laura di Bonifazio marchese di Madri gnano , Cesare Maria marito di Virginia, e An tonio Maria marito di Euridice. Tutti questi cin que figli di Gio. Cristoforo sono provati dalla in vestitura del 15. Ottobre 1574 dell' imperator Massimiliano II. (3) , e dall' altra del 29. Mag gio 1577. di Rodolfo II. imperatore. Il detto mar chese Ottaviano non ebbe che Margherita mari tata al marchese di Malgrate: con tutto ciò in (1)Aatto dell arch Malas. di Mulazzo = (2) ivi =(3) ivi BIBLIOTECA FONDAZIONE L. FIRPO TORINO 309 odio de' suoi nipoti lasciò in sua morte il feudo di Castagnetolo, Busatica e Cassana al re Filip po IV. di Spagna. Cesare Maria poi di sè lasciò Francesco Maria che provasi per l'investitura del 17. Settembre 1615 dell' imperatore Mattias (1). Di questo Francesco Maria venne Cesare Maria ultimo del suo ramo, perchè non lasciò di sè che Maria Lucrezia congiuntasi a Francesco marche se di Podenzana , e questa parte di feudi ritornò alla linea del suddetto marchese Antonio Maria, il quale nel 1585. vendè Groppoli al gran duca di Toscana, e mori nel 15go , lasciando Gio. Bat tista che fu vescovo di Massa marittima, e Gio. Cristoforo che fu marito della marchesa Diani ra di Podenzana, provato per un pagamento del 1595 alla marchesa Silvia di Madrignano (2) . I fi gliuoli di lui furono Corrado morto nubile , Gio. Carlo morto al servizio del re di Spagna, Pier Luigi che di frate Teatino divenne il 1684 ve scovo di Cortona, poi nel 1694 vescovo di Mas sa e Populonia, e finalmente Obizzo, che lasciò di sè Gio. Cristoforo , dimostrato dal patto di fa miglia con altri marchesi nel 1708. stipulato (3) . Questo Gio. Cristoforo mori circa il 1756 , e li suoi figli furono Cesare, che morì prima del pa dre , e Corrado che mancò senzafigliuolanza nel 1757 dopo la battaglia di Praga al servizio del l'imperator di Austria. Così finì questa linea di Casteoli della casa di Mulazzo, il feudo della qua le ritornò agli altri marchesi della stessa agnazione. MARCHESI DEL FEUDO DI MADRIGNANO 1523. Il marchese PAOLO detto piùsopra del qm. Azzone, che continuò la dritta linea di Mu lazzo , morendo nel torno del 1517 , lasciò Gio. (1)Arch. Malas. di Mulazzo- (2)attodell' arch.Malas, di Canir. =(3) Maccions cod. diplom. Malas. doc. 62. 310 Ciacomo, Morello e Bonifazio, provati dalla ac comandigia col duca di Milano del 1523 , già più sopra citata. BONIFAZIO che fu marchese di Madrignano e marito di Niccoletta Spinola, eb be Laura maritata ad Ottavio marchese di Casteo li , e Stefano che s'impalmò con Silvia figliuola di Gio. Cristoforo marchese di Casteoli, provato dalla investitura del feudo concessagli nell' otto Febbrajo 1560 daFerdinando imperatore (1) . Que sto marchese Stefano , morto prima del 1595 , lasciò Euridice sposata da Torquato marchese di Suvero , e Giulio Cesare marito di Isabella Gras si di Mantova, dimostrato per la donazione del 1617 , fatta da lui alla detta sua moglie, dalla quale non ebbe che l'unica figlia Caterina , e morì nel 1632 come da suo testamento (2). Egli fu l'ultimo di questo ramo, per cui il feudo con teso fu dai marchesi di Suvero con quelli di Mu lazzo il 1634, e in tale anno per sentenza imperia le ritornò alla linea deimarchesi di Mulazzo (3). MARCHESI DEL FEUDO DI MONTEREGIO 1523. Proseguì la linea di Mulazzo il mar chese MORELLO del qm. Paolo detto di sopra , il quale ebbe a sua donna Caterina di Giovanni marchese di Gragnola, e si divise con ifratelli sopra descritti nel 1531 4) . Egli è provato an cora per l'investitura del feudo dell' 8. Febbra jo 1560 di Ferdinando I. imperatore, e secondo suo testamento del 1566 (5) morì in tale anno. Questo Morello marchese di Mulazzo lasciò Ga leazzo che fu cavaliere di Malta, Francesco An tonio che fu marchese di Mulazzo, e Gioan Pao lo che divenne per divisione marchese di Monte regio, tutti tre provati dal testamento del padre-(1) Attodell' arch. Malas. di Mulazzo diCanıp. (3) atti ivi (4) atto ivi (2) atto dell' arch. Małas, =(5)atto ivi. 31t notato , e dalla investitura de' feudi concessa loro il 29 Maggio 1577 (1) . 1567. Il detto GIO. PAOLO che perdivisio ne fu marchese di Monteregio e marito di Tad dea figlia del marchese Gio. Vincenzo, morì cir ca il 1580, e lasciò eredi Leonardo e Gio. Vin cenzo suoi figli , provati dalla donazione del 27. Settembre 1605 fatta da Leonardo medesimo al suo nipote Gio. Vincenzo (2) . Questo nipote del detto Leonardo e figlio del fu Gio. Vincenzo di mostrasi ancora per le convenzioni stipulate da Ottavio suo figlio con le sue sorelle Mariae Mar gherita il di 8 Luglio 1637 (3); e per tale at to rilevasi ancora che ildettoGio. Vincenzo mar chese di Monteregio dopo la morte di sua moglie fecesi cappuccino , e che morì frate , lasciato aven do solamente il detto Ottavio con le due sorel le. Morì Ottavio nel 1646 senza figliuolanza, co me rilevasi da lettera di Ferdinando III. impera tore (4) . Così il feudo di Monteregio ritornò alla linea di Mulazzo , nei discendenti del mar chese Francesco Antonio. MARCHESI DEL FEUDO DI MULAZZO 1567. FRANCESCO ANTONIO del qm. Mo rello marchese di Mulazzo , già provato, fu ma rito di Mattea di Leonardo marchese di Podenzana, emorì nel 1598 , poi che sua moglie il 14 Luglio dello stesso anno in certe convenzioni di eredità annunziasi vedova e tutrice de' suoi figliuoli Pao lo e Morello. Sono essi provati ancora dalla in vestitura del feudo concessa loro il 17. Settem bre 1615. dall' imperatore Mattias (5) . Questo Paolo impalmò Clelia di Lodovico marchese di Lusollo , e morisenza eredi nel 1667. Morello poi (1) Atto dell'arch. Malas. di Canip. lazzo Canip. (2) atto dell'arch. diMu (3) atto dell' arch. idem =(4) atto dell'arch Malas di (5) atto dell'arch. Malas. di Mulazzo. 312 marito di Caterina di Cesare marchese di Mulaz zo e Casteoli instituì primogenitura il 27. Set tembre 1647 , e morendo nel 1659 , lasciò Azzo Giacinto e Carlo , provati dall' atto di primoge nitura medesima e dalla investitura del feudo di Leopoldo I. imperatore del 22 Gennaro 1660 (1). Azzo Giacinto che fu marito di Pannina Fogliani continuò la sua linea , e finì di vivere nel 1672 , a cui successe Carlo Maria suo primogenito figlio , e marito di Luigia di Francesco marchese di Po denzana , provato con la investitura di Leopoldo I. imperatore del 22. Decembre 1674 (2). Ebbe egli tre altri fratelli, e mori nel 1705. Il suo pri mogenito di 4 figli fu Azzo Giacinto II, il qua le ammogliossi con Lucrezia di Scipione Avogadro di Brescia , e ottenne investitura de'feudi da Car lo VI. imperatore il 18 Agosto 1712. Questo mar chese ricuperò i feudi di Calice e Veppo , ch' era no caduti sotto de' Fieschi , ma dopo la congiura di Gio. Luigi Fiesco conte di Lavagna, passati in dominazione dei Doria, e poscia ritornati al lo imperial Fisco per il delitto di fellonia dei Do ria medesimi, ritornarono alla casa dei marchesi di Mulazzo (3) . Mori questo Azzo Giacinto II. nel 1746 , e di lui ne rimase Carlo Morello pri mogenito con quattro altri fratelli. Fu egli marito di Caterina Malilupi Soragna di Parma, e morto essendo nel 1774, come provasi per sua lapida sepolcrale , lasciò Azzo Giacinto III ,Luigi Tomma so eAlessandro capitano di mare al servizio del la Spagna (4) con diverse femmine. Il detto Azzo Giacinto III. fu l'ultimo del feudo di Mulazzo per l'invasion de' Francesi, e così verso il 1800 cessò di questa casa e delle sue diverse dirama zioni il signoraggio in Lunigiana. (1) Atto dell' arch. Malas. diMulazzo = (2) atto ivi = (3) Мас cioni incaus. del feud. di Tresch. p. 52 = (4) descritto nell' opera tom. 11. lib. v. 313 MARCHESI DE' FEUDI DELLA CASA DI VILLAFRANCA 1260. FEDERIGO I. FEDERIGO I. figliodel qm. Corrado I. l'an tico, e marito di Agnese figlia di Guglielmo IV. marchese del Bosco, autore delle famiglie Mala spina, discendenti della casa di Villafranca. Sua prima memoria nel 1260, poi cheinsieme congli altri fratelli pugnò tra'Guelfi alla memorandagior nata di Montaperti nel Senese, dove rimase pri gione dei Ghibellini, e fu poi restituito in liber tà nella pace (1). Nel 1264, seguendo e' la parte di Manfredi re di Sicilia, fu preso a Pontremoli dai fautori del vicario imperiale Oberto Pelavi cino , il quale condur fece a Cremona Federigo Malaspina con quelli ch' erano con lui; ma do po alquanto di tempo fu posto in libertàcon cer ti patti però , che non mantenne; poichè tosto ri cuperò le sue castella toltegli dal Pelavicino, e si pose a difesa (2); ma nell' anno seguente fini della vita. Egli è provato marito di Agnesee pa dre di Corrado II. il giovane , di Obicino II. e di Tommaso I. per il livello di mulini e altri edi fizii , concesso il 20. Aprile 1266 a Parentino di Troilo sindico di Villafranca dai fratelli di que sto Federigo , già morto, e dai figlidi lui con il consenso della vedova marchesa Agnese loro ma dre (3). Nel 1281 Corrado II, Obicino e Tomma so del qm. detto Federigo insieme con i loro zii paterni sono assoluti dalla scomunica per avere restituite alcune terre ad Enrico di Faceto ve scovo di Luni che aveangli con violenza ocсира to. In quest'anno il 3 settembre nel convegno (1) Poggiali stor. di Piacen tom. IV=(2)Muratorirer. Italic tom. 16cronic. Plac p. 464 (3) attodell' arch. Malas di Canip. 314 con i loro zii paterni dichiarano di avere nella antecedente divisione messo in comune le doti delle rispettive lor mogli,cioè Corrado libbre 1000 di Orietta sua donna, Obicino altrettanto di To bia Spinola , Tommaso ugualmente di Richilda sua sposa (1) . Il primo a morire di questi tre figli del ; qm. Federigo I. fu Corrado detto il giovane al tamente lodato da Dante , il quale fecetestamen to il 28 Settembre 1294, e non ebbe che la so la figlia chiamata Spina (2) . Obicino e Tomma so nel 1296 per due contratti (3) fecero patto di famiglia con Franceschino marchese di Mulazzo e Morello marchese di Giovagallo; poscia Obici no mancò circa il 1300 ; e Tommaso intorno al 1303 , poi che Tobia Spinola nominata, il 1301 dichiarasi vedova del fu Obicino e tutrice de' suoi figliuoli Corradino , Manfredi , Federigo , Morello , Azzone , Giovanni , Orietta e Bettina nell' inven tario di beni ed eredità di suo marito (4); e Tom maso di Rosso di Giovagallo in suo codicillo del 1305 lascia un legato ai figli del fu marchese Tommaso del qm. Federigo Malaspina (5). Questo Tommaso Malaspina nel 1277 vendè ai Genovesi per lire 1011 la metà di Ovada con suegiurisdi zioni , qual paese avea ereditato permezzo di sua madre. Egli ebbe diversi figli; due de' quali fu rono cavalieri detti dello Spedale, Guglielmo che fu frate e Isnardo il quale ebbe Antonio ec. Li detti figli del qm. Federigo con i loro cugini furono que' marchesi Malaspina che attestaronsi con i Doria e con Nino giudice di Gallura nel 1299 a prestare il loro valido ajuto ai Genovesi in Sardegna contra i Pisani (6) . 1302. I figli del fu Obicino II, detto di so (1) Atto dell' arch. Malas. di Canip. = (2) discorso nell' opera tom. n. lib. v. (3) atto dell' arch. Malas. di Mulazzo presso di me, e atto dell'arch. Malas. di Canip. = (4) Manni stor del Decamerone delBoccaccio c. 380, atto arch. Strozzi diFirenze (5) attodell'ar ch. com,diSarz, = (6) Manno stor. di Sard. tom zulib. 8 p. 355. 315 pra, non tutti ebbero figliuolanza, e nel 1302 era no ancora pupilli, come riscontrasi nella compra dei pedaggi e gabelle di Arcola, Villafranca e Lic ciana, fatta per 700 libre di moneta dalla vedo va loro madre (1). Nel 1306 essi entrarono nel la pace conchiusa a Castelnuovo di Sarzana per Dante col vescovo di Luni, come pure nel 1309 di Maggio ottennero insieme con Franceschinodi Mulazzo e Morello di Giovagallo da Giacomo II. re di Aragona le baronie in Sardegna di Ossolo, Castelgenovese , Casteldoria , e Montevètro (2). Lidue figli che propagarono la loro stirpe inLu nigiana furonsi Federigo II e Azzone, i quali fe cero diverse linee tra lor separate come vedremo. MARCHESI DEL FEUDO DI VILLAFRANCA 1302. FEDERIGO II. FEDERICO II figlio del qm. Obicino II Ma laspina, e marito di Elisabetta figlia di Spinetta il grande marchese di Verrucola e Fosdinovo, fu stipite de' marchesi di Villafranca , Brignollo , Sta domiglia , Rocchetta , Cavanelle, Beverone , Ter rarossa , Virgoletta , Mulazzana , Monti , S. Mar tino , Licciana , Ponte Bosio , Montevignale, Ba stia, Suvero e Panicale. Egli con i suoi fratelli intervenne in Sarzana alla tregua delle parti Guel fe e Ghibelline, e poi nel 1355 ottenne assieme con Azzone suo fratello diplomad' investitura da Carlo IV. imperatore, e pochi mesidopo si divi se con esso (3). Nel 1367 concesse livello di ter reni 4); e poco dopo morì, lasciando Anfione che non ebbe prole, e Spinetta, dimostrati dal la transazione fatta col padre nel 1355 intorno al legato dell' eredità del detto Spinetta il gran (1) Attodell' arch. Malas.di Canip.=(2) attodell'arch. ducaledi Massa giànotato (3) atti dell' arch. Malas. di Canip. = (4) atto dell'arch, de' marchesi di Villafranca. 316 de (1). Sono provati ancora per la procura del 1365 intorno alle vertenze che avevano con i fi gli del fu Azzone loro cugini (2). Questo Spinet ta del qm. Federigo II. marito di donna Costan za fu nel 1393 podestà di Pisa, e nel 1398 per li Pisani andò ambasciadore a Lucca a trattare la pace con li Fiorentini (3) . Mori egli circa il 1403 , e di sè lasciò Fioramonte, Guido, Tom maso, Gabriello , Corrado e Federigo III, dimo strati dalle convenzioni della vedova loro madre del 1407 con li marchesi di Olivola (4) . I det ti marchesi Corrado e Federigo III. non ebbero che due figli per uno senz' altra successione , co me vedesi nella Tavola 11; però le parti di loro feu do ritornarono alla linea del seguente Gabriello. 1407. GABRIELLO del fu Spinetta fu ma rito di Maddalena figlia di Gioan Jacopo marche se di Lusollo , e continuò la discendenza dei mar chesi di Villafranca, il quale mancando nel 1437 , come da suo testamento , lasciò Fioramonte II e Gioan Spinetta, provati dal detto testamento del padre. Fioramonte morì senza prole, e Gioan Spinetta, sposo di Teodorina figliadiAzzone mar chese di Mulazzo , dimostrasi ancora dal contrat to di suomatrimoniodel 13 Aprile 1435 (5). Egli testò il 24 Febbrajo 1468 , lasciando Fioramonte III , Niccolò , Agostina maritata al marchese di Malgrate , Tommaso e Gioan Spinetta II , com provati dal testamento del padre, e dalla inve stitura de' feudi del 1472 (6). Questi due ultimi ! fratelli , dopo le morti di Niccolò e di Fioramon te senza figli, accadute nel 1470 e nel 1478 , si divisero insieme il retaggio del padre nel 1481 , e Tommaso prosegui la linea di Villafranca, e Gioan Spinetta incominciò quella de'marchesi di (1)Arch diCanip. 476,485. (2) arch. idem (3) Tronci annal. Pis. p. (4) atto dell' arch. Malas di Cauip. = (5) atto dell' arch. Malas. di Mulazzo = 6) doc. dell' arch. Malas. di Villa franca. 317 Bastia , di Suvero, di Monti , di Podenzana e di Licciana , come vedremo. 1469. Il detto Tommaso figlio del qm.Gioan Spinetta marchese di Villafranca, fu marito di Bianca dei conti di Collalto; e per la divisione accennata del 1481 (1) divenne signorede' feudi di Villafranca, Villa, Virgoletta, Casteoli, Rocchet ta, Cavanelle e Montevignale.Egli testò il 10. Ago sto 1521 (2) , lasciando Niccolò , che mori senza fi gli circa il 1547 , Bartolommeo e Gioan Battista , provati dal testamento del padre, e dalla inve stitura de' feudi ottenuta da Carlo V. imperato re il 1529 (3) . Gioan Battista eBartolommeopro seguirono li due rami dei marchesi di Villafran ca, detti condomini. 1521. Il detto Gioan Battista che nel 1551 insieme col nipote e altri feudatarii prese impre stito somme di denari da Adamo Centurioni di Genova per urgenze di guerre, morì poi circa il 1560 (4) , e lasciò dopo di sè Tommaso e Alfonso , comprovati per unalapida in S. Francesco diVilla franca, e dal diploma d'investitura del 15 Otto bre 1574 ottenuto da Massimiliano imperatore (5). Questo Tommaso nel 1600 fondò il convento de' frati Francescani di Casteoli, che ora più non è, ponendovi un bel crocifisso di Sebastiano Tullio Senese , e fu governatore generale a Siena. Morì circa il 1605 , nè ebbe altra successione, che Nic colò , il quale, non avendo avuto che la figlia Elena, la sua porzione di feudo ritornò alla di scendenza di Alfonso. Questo Alfonso marito di Anna, e provato come sopra,morì circail 1585 , lasciando Alessandro e Marzio: il primo fu capi tano del re di Spagna, e del consigliodiguerra , il quale, mandato che fu nel 1603 con40 cava leggieri al conte Federigo nella guerra di Fian (1) Arch. Malas. di Villafranca idem (2) arch. idem . (4)atto dell' arch. Malas, di Canip = (3) arch. (5) arch. idem. 318 dra, vi lasciò la vita, perchè furongli troncate le gambe con una cannonata (1). Marzio al con trario , morto circa il 1615, ebbe Scipione mari to di donna Maria Spinola, e provato è per l'ac comandigia del 1619, fatta con il re Filippo III. di Spagna (2). Nel 1642 fu registrato nella fede di nascita di Manfredo marchese di Filattiera (3). Mori egli intorno al 1679, e lasciò Alfonso ma rito di Elena del qm. marchese Niccolò suddetto , che provasi dal patto di famiglia del 1708 con i marchesi di Suvero , di Podenzana e di Liccia na (4) . Egli finì di vivere circa il 1740, e suo fi gliuolo fu Obizzone marito di Eduige figlia di Torquato marchese di Suvero, dimostrato per uno strumento del 1770 (5). Questi lasciò Tommaso che ammogliossi a Luigia Malaspina de'marchesi del Ponte: è ciambellano del Serenissimo ducadi Modena , e l'ultimo del suofeudo, ancora vivente. 1521. Dell'altra linea poi di BARTOLOM MEO figlio del qm. Tommaso marchese di Villa franca, descritto più sopra , ne venne questa di scendenza. Egli fu marito di Ottavia Malaspina, e nel 1525 fondò il convento di S. Francesco di Villafranca , e mori poi nel 1549. Li suoi figli fu rono Lavinia e Federigo che fu marito di donna Elena Cybo dei principi di Massa. Questo Fede rigo fu quegli che nel 1559 instituì la primoge nitura per diploma di Ferdinando imperatore (6). Nel 1561 ottenne il patriziato di Parma, e morì circa il 1580. Il di lui figlio Bartolommeo , che fu marito di donna Laura Estense figlia di don Francesco dei duchi d' Este, mancò nel 1622 , avendo avuto Annibale che sposò Caterina Ric casoli Riari. Questo Annibale è dimostrato dalla procura del 1632, fattagli dai marchesi di Poden (1) Giustiniani stor. di Fiand. lib. 1V.- = (2) alto dell' arch. Ma Jas di Canip. cioni idemdoc. 72. (3) Maccioni cod. dipl. Malas. doc. 62. (4) Мас (5) atto dell' arch. Malas. di Canip. (6) doc dell' arch. Malas di Villafranca i 319 zana per dimostrare alla Camera di Milano che i loro feudi non erano soggetti ad essa, ma im periali, e morì circa il 1652. Niccolò suo figliuo lo marito di Isabella Molza, successe al padre nel 1653 , e finì intorno al 1671 , lasciando Gio vanni marito di Gliceria Stanga Milanese , pro vato per gli atti del di lui figlio Federigo , il qua le fu suo succeditore nel feudo il 1726 e marito di Dorotea Ratta Genovese. Il duca Rinaldo di Modena moltissimo il distinse; poi che nel 1726 il 3 Maggio privilegiollo per diploma di assume re lo stemma e il cognome Estense (1) . Ebbe ancora molte onorate cariche da Francesco III. duca di Modena, e morì dopo il 1766, lasciando Luigi Estense Malaspina che fu capitano, di cui ne venne Federigo Estense Malaspina, ch'è an cora vivente. MARCHESI DEL FEUDO DI BASTIA 1469. L'altro ramo che distaccossi dai de scritti marchesi di Villafranca fu quello di GIO. SPINETTA del qm. Gioan Spinetta per la divi sione del 1481 già dimostrata, il quale, impal mata avendo Maddalena figlia di Leonardo mar chese del Castello dell' Aquila, autore divenne dei Marchesi di Bastia, di Licciana, di Suvero , di Podenzana e di Terrarossa. Nel 1523 otten ne diploma d' investitura da Carlo V. (2). Nel 1528 testò (3) , lasciando sette figliuoli; cioè , Mar gherita maritata a Lazzaro marchese di Olivola , Aurante , Leonardo , Fioramonte, Jacopo, Rinaldo e Morello , provati dal testamento di lor genito re. Questi figli poi si divisero nel 1535 (4) , е ne vennero però cinque case di feudi distinti che saranno adesso descritte. (1) Doc. presso i marchesi Malas. di Villafranca Iarch. Malas, di Canip. (3) arch. ivi (4) ivi. (2) atto del 320 1535. FIORAMONTE del qm. Gioan Spi netta II. per la detta divisione continuò la linea dei marchesi di Bastia e Terrarossa , e fu marito di Caterina Passeri di Piacenza. Nel 1549 otto Mar zo ottenne investitura de' feudi assieme con i fra telli dall' imperator Ferdinando (1) , poscia man cò presso al 1570, ed ebbe Ettore marito di Sil via che morì senza figli, Angelica che si sposò al principe Giulio de'Medici di Firenze (2), Cor rado nubile che nel 1575 sfidò a duello Giulio stesso de' Medici per avere sparlato contro di An gelica detta, Fabrizio che nel 1617 vendè il feu do di Terrarossa al duca di Firenze Cosmo II. de' Medici, Camillo e Giulio finalmente, prova ti per l'instituzione della primogenitura, fatta dal detto Camillo col concorso degli altri fratel li , eccettuato Fabrizio che già venduto aveasua parte di feudo al gran duca diToscana (3) . Questo Camillo marchese di Bastia , 1570 , e marito di Bea trice figlia di Antonio marchese di Lusollo, mo rendo nel 1619 , lasciò Corrado morto nubile, Ne store ugualmente, Carlo e Ippolito, comprovati dalla contesa del feudo del 1631, come sarà, di chiarato. Carlo però il successore si era del pa dre, ma, essendo egli mancato due anni prima del genitore , lasciato aveaerede suo figlio Camil lo che morì in età pupillare nel 1629; e siccome in tale epoca non era rimasto superstite che il detto Ippolito , il quale già suddiacono era e ca nonico a Parma, costui allora tentò di secolariz zarsi , e contese il feudo con suo cugino Lodo vico marchese del Ponte nel 1630. Intanto Ippo lito sposò Taddea figlia di Francesco marchesedi Tresana, e nel 1631 il 29 Novembre con appro vazione di Ferdinando II. imperatore fece tran sazione con il detto cugino e ottenne il feudo,con (1) Atto dell'arch. ducale di Massa = (a) v. lapida sepolcrale in s. Fredianodi Pisa = (3) atti dell' arch. delle riform. diFirenze. 321 tinuando la linea dei marchesi di Bastia (1) . Mo rì questo Ippolito circa il 1645, e lasciò France sco maritodi Scolastica Zambini di Parma, il qua le successe alpadre nel feudo , e testò nel 1671 , lasciando i seguenti figli Lucrezia , Leonora, Cor rado , Isabella, Taddea e Serafino, provati dal testamento del padre (2) . Serafino marito del la contessa Borri di Parma fu il succeditore, mo rì nel 1736. Il di lui figliuolo Giovanni, ammo gliatosi con Marianna figlia di Azzo Giacinto mar chese di Mulazzo , e dimostrato per la investitu ra ottenuta nel 1766 da Giuseppe II. imperato re (3), maneò aParma nel 1783 senza eredi ma schi, e così fu estinta questa linea de' marchesi di Bastia, che ricadde in quelli del Ponte e di Licciana. MARCHESI DEL FEUDO DEL PONTE BOSIO 1570. GIULIO del qm. Fioramonte veduto più sopra, diramatosi dai già descritti marchesi diBastia per la divisione dei tre fratelli nel 1610 , divenne autore dei marchesi del Ponte, e terre annesse. Egli ebbe a sua donna Euridice Biasot ti di Garrara , e nel 1574 concorse co' suoi fra telli ad instituire la primogenitura (4). Mori egli poco dopo il 1610, lasciato avendo Lodovico ma rito di Silvia de' Diana di Massa. Questi nel 1630 contese il feudo di Bastia con Ippolito di sopra descritto , e poscia nel 1631 fece transazione (5) . Finì di vivere poi nel 1647, e il di lui figlioGiu lio marito di Laura Farsetti di Massa , essendo vivuto fino al 1662, lasciò Eleonora che maritos si a Remigio Pompeo marchese di Treschietto , Claudio che ebbe un solo figlio senz' altra suc cessione , e Ferdinando provati dal convegno su (1) Atto che presso di me si trova (2) alti idem dell' arch. Malas,di Canip.- (4) atto presso di me 2: (3) alto ==(5) ivi, 1.11. 322 i confini del feudo del 1665 con il marchese di Licciana (1) . Ferdinando, che fu il continuator della famiglia, mancò dal mondo dopo il patto di famiglia del 1708, stipulato da lui con altri Malaspina (2); e lasciò Lodovico, morto nel 1748, come da lapida sepolcrale nellachiesa del Ponte. Dilui ne vennero Giulio marito di Chiara Cusani di Parma , il quale mancò poi a Massa nel 1762, con lasciare Ferdinando suo figlio, che morì nu bile , Giuseppe che fu capitano del duca di Par ma, Luigia sposata da Tommaso marchese di Vil lafranca, e Claudio che fu marito di Annetta fi glia di Giuseppe marchese di Olivola, provato per la transazione con altri marchesi del 1783 (3), Nel 1795 contese il feudo di Licciana, e fu l' ul timo de'marchesi del Ponte in dominio, quantun que lasciasse Giulio e Azzolino suoi figliche perdet tero il feudo nelle vicendepoliticheperli Francesi, MARCHESI DEL FEUDO DI MONTI 1535. MORELLO del qm. GioanSpinetta II. per la divisione dei cinque fratelli accennata più sopra, distaccossi dal primo ceppo del feudo di Bastia, e divenne marchese di Monti. Fu egli ma rito di Tirinzia Strozzi Maggi Fiorentina, e te stò nel 1567 , ma finì di vivere nel 1575 (4). I di lui figli furono Emilia , maritata al marchese Fran cescotti di Venezia, e Orazio il quale fu vesco vo e nunzio apostolico (5). Mori quest' Orazio ab intestato , e il feudo nel 1585 sì riparti fra i più prossimi parenti per li capitoli del 16 Gen naro di tale anno (6). (1) Atto dell' arch. Malas. di Licciana Malas. doc. 62. (3) atto dell' arch. (5)discorso nell' opera tom. n. lib. v. = 2) Maccioni cod.dipl. Malas. di Canip. = (4) ivi (6) atto presso di me. 323 MARCHESI DEL FEUDO DI PODENZANA E AULLA 1535. LEONARDO del qm. Gioan Spinetta II , per la detta divisione de'cinque fratelli, di venne autore dei marchesi di Podenzana e Aulla, e fu marito di Caterina. Nel dì otto marzo 1549 insieme co' suoi fratelli ottenne investitura de' feu di da Ferdinando I. imperatore (1) . Egli mori nel torno del 1565, lasciando Mattea, sposata a Morello Malaspina nel 1577, e Alessandro, pro vato dalla investitura de' feudi , ottenuta insieme con altri marchesi dall'imperatore Massimiliano il 15 Ottobre 1574, e dal privilegio di primoge nitura che nel 1581 ebbesi per Rodolfo 1, impe ratore (2) . Fece testamento nel 1587 (3), e la sciò dopo di sè Giulia, Niccolò e Leonardo, pro vati dal testamento del padre. Questo Leonardo , che fu successore nel feudo e marito di Luigia figlia di Andrea marchesedi Fosdinovo, dopo di avere stipulato nel 1664 un convegno per inte ressi col marchese di Olivola (4), mori, e suoi figli furono Francesco , Alessandro, Mario e Al berto, dimostrati dal detto atto del 1664. Fran cesco poi il primogenito , marito di Maria Lucre zia di Cesare Maria marchese di Mulazzo, nello stesso anno 1664 comprò la parte del feudo di Monti , toccata a Francesco Antonio marchese di Suvera (5), e manco nel 1676, I di lui figliuo li furono Alessandro, Luigia, Leonardoche fu ge neral capitano dell' Austria, morto in hattaglia sotto Belgrado , Dianira sposata a Gioan Cristo foro marchese di Mulazzo , e Niccolò che fu Aba te di Aulla, comprovati dal patto di famigliadel 25 Giugno 1708 (6) . Il detto, Alessandro pri (1) Atto dell' arch. ducale di Massa di Canip. (3) ivi dipl. Malas, doc. 62. =(4) ivi (2) atti dell' arch. Malas, (5) ivi (6) Maccioni cod. ! 1 324 mogenito, sposo di Euridice figlia di Francesco Antonio marchese di Suvero, mancò nel 1712 , la sciando Francesco marito di Beatrice Obizi di Fer rara. Egli abitò a Vienna, e vi morì nel 1754. Di lui rimasero cinque figliuoli cioè Alessandro primogenito e Ciambellano dell' imperatore , per cui dimorò a Vienna, ma nel 1795 finì suoi gior ni in Aulia, e fu l'ultimo di questo feudo : Leo nardo che morì in Toscana il 1764, Tommaso che fu Gesuita, Alessandra che maritossi conGiusep pe Montecacoli di Modena, e finalmente Alfonso , che fu Abate di Aulla, e nel 1796 contrastò il feudo di Licciana con il marchese Claudio del Pon te per la morte del marchese Ignazio, ma l'oc cupazione de' Francesi tolse ogni contrasto. MARCHESI DEL FEUDO DI PANICLAE E LICCIAΝΑ 1535. JACOPO figlio del qm. Gioan Spinet ta II. uno dei cinque fratelli che per ladetta di visione divenne primo marchese del feudo di Pa nicale e Licciana e ville annesse. Egli nel 1549 otto Marzo insieme co' fratelli ottenne investi tura de' feudi da Ferdinando I. imperatore (1) , e nel 1573 mancò dal mondo. I di lui figli fu ronsi Cornelio che non ebbe chel'unica figlia Fior di Spina, e Alfonso marito di Regina, il qua le morì circa il 1600 , e lasciò Morello , Ferdinan do marito di Isabella dei marchesi di Olivola , da cui ebbe lasolafiglia Dianira, e in fine Obiz zo che fu marito della baronessa Amadeadi Ciu rum Fiamminga, provato da unatto del 1689no ve Settembre, nel quale dichiarasi che quest' Obiz zo del fu Alfonso nel 1629 e 1630 pose le guar die ai confini per via della peste (2). Mori egli (1) Atto già dimostrato che presso di me si ritrova. (2) atto dell' arch. Eredı dı Fivizzano 325 nel 1634, e lasciò Jacopo marito di Bianca Ran goni di Modena,dimostrato dalla stessa cartadet ta di sopra. Questo Jacopo mancò poi nel 1659, e il di lui figlio Obizzo che fu marito di Paola Cecchinelli di Sarzana provasi al padre successo re per l'atto del 3 Decembre 1660 (1), e per la permutazionedi terre a Gabanasco , fatta conGio vanni Eredi il 10 Novembre 1672 (2). Questo marchese , essendo morto nel 1704, lasciò Ama dea, che fu maritata al marchese Bartolommeo Ariberti di Malgrate e Jacopo Antonio che spo sò Barbera Cavalca di Parma, provato dal patto di famiglia con altri Malaspina del 1708 già de scritto , e dallo strumento del 29 Decembre 1717 (3) . Ebbe egli nel 1718 dall' imperatore Carlo VÍ. un mandato per via di confini (4), e poscia mancò nel 1746, lasciando questi figli cioè Fran- cesco Maria primogenito che morì nel 1749 a Ve nezia di veleno per mano agnata , Cornelio che fu marito di Vittoria Olivazzi di Milano, e che provasi per uno strumento del 1762 (5). Que sti non ebbe che due figlie, ed essendo mancato nel 1778 entrò in dominio del feudo il terzoge nito Ignazio del qm. Jacopo Antonio, e marito di Margherita Rossillon baronessa Tedesca. Provasi egli per le convenzioni su le terre della Chiara di Gabanasco, fatte con la famiglia Eredi il 18 Agosto 1779 (6). Nel 1788 fece suo testamento (7), e nel 1795 cessò della vita, e fu l'ultimo del feudo di questa linea di Licciana. MARCHESI DEL FEUDO DI SUVERO 1535. RINALDO figlio del qm. Gioan Spi nettà II. ultimo dei cinque fratelli della già tan (1)Attodell' arch. Malaspinadi Licciana di di Fiviz presso di me Canip. (3) ivi (5) atto dell' arch. Eredi di Fiviz. (2) attodell' arch. Ere (4) attodell' arch. Malas. di 6) ivi == 7) alto dell' arch. Malas. di Canip. 326 te volte accennata divisione, per laquale,essen dogli toccato il fendo di Bastia,che permutò com Fioramonte suo fratello, divenne marchese di Su vero e ville annesse. Nel 1549 con gli altri fra telli ottenne investitura da Ferdinando imperato re, come si è dimostrato, e morì primadel 1563 con lasciare questi figliuoli , Leonida , Fabbio e Torquato , comprovati per la tutela di loro zio Jacopo marchese di Panicale e Licciana (1) . Tor quato che fu il primogenito e marito di Euridice figliuola di Stefano marchese di Madrignano fu general duce di schiere al servizio di Spagna. Eb be egli una parte del feudo di Monti e ne com prò un'altra parte. Nel 1574 il 15 Ottobre con altri Malaspina ottenne investitura da Massimilia no imperatore e nel 1583 morì inCartagena , la sciando al mondo Rinaldo che fu sposo di Maria del Caretto Genovese, e dimostrato dal compro messo coni marchesi di Olivola del 1627 (2). Nel 1632 contese il feudo di Madrignano, usando mol te violenze, e mori poi nel 1639, come provasi per una ordinanza imperiale al marchese di Fos dinovo (3) . Torquato suo figlio, marito di Cate rina della Seta Pisana, è provato dagli atti del 1632 suddetti. Continuò egli la linea, e morì nel 1663 , lasciato avendo Francesco Antonio che fu marito di Elisabetta figlia di Lazzaro marchese di Olivola. Costui dimostrasi per lavenditadi sua parte del feudo di Monti al marchese Francesco di Podenzana (4) fatta nel 1664. Nell'anno 1708 stipulò patto di famigliacon altri marchesi, e nel 1714 fini di vivere. Egli lasciò questi figli Euri dice maritata ad Alessandro marchese di Poden zana, Ottaviano che mori a Milano, e Torquato che fu marito di Livia Galletti di Pisa, provato dall' istrumento di rimunerazione, fatta dal mar (1) Atti già dimostrati = (2) atto dell' arch. Malas di Canip. 3) ivi (4) ivi. 327 chese di Licciana il 1724 al sig. Eredi per la contesa delle terre di Amola e Campocontra (1). Mori egli nel 1736, e lasciò di sè Cesare chenel 1769 chiuse i suoi giorni, Eduige, maritata al marchese Obizzone di Villafranca, Rinaldo morto nel 1770 e Francesco Antonio che fu marito di Livia Saporiti di Genova, il quale , succedendo al fratello Rinaldo, cessò poi di vivere nel 1771 con lasciare di sè il figlio Torquato che morì do po il 1789 e ful'ultimodel feudo di questalinea MARCHESI DEL FEUDO DI LUSOLLO 1302. AZZONE I AZZONE I. del qm. Obizzino marchese di Villafranca, ormai provato con suo fratello Fede rigo II, fu quegli che il ramo formò dei seguen ti marchesi. Egli nel 1355 consuofratello otten ne diplomad'investitura da Carlo IV. imperatore , epochi mesi dopo divise i feudi con esso Fede rigo , e così divenne autore dei marchesidi que sta parte di Lunigiana cioè di Lusollo, Riccò , Tre sana, Burzone, Bibola , Giovagallo , Ponzano, Bri na castello antico che poscia fu distrutto , Ca nossa , Madrignano , Gorasco , Beverino, Aulla, Chiusole e Carisetto. Morì circa il 1364; ed eb be cinque figliuoli i quali, dividendosi poi, co stituirono delle descritte terre cinque feudi di stinti nel 1365. Essi furono Morello, Federigo, Obizzino, Gioan Jacopo e Franceschino, provati dall'atto di procura per la detta divisione del 19 marzo 1365 (2) . Morello pertanto marito di Francesca figlia di Federigo marchese di Tre schietto diventò signoredi Lusollo, Canossa,Gio vagallo , Riccò, Aulla e Burzone, é non ebbe al tri figli che Antonio il quale fu abate di Aulla, e così tal feudo ricadde nella linea di Gioan (1)Attodell' arch. Eredi di Fiviz. (2)attodell' arch.Malas diCanip : 328 Jacopo. Federigomarito diErigida fu marchese di Ponzano, di Brina, Bolano e Carisetto, e non lasciò che il figlio Jacopo Ambrogio, il qualemorto ben presto , la sua parte di feudo ritornò alla detta linea. Obizzino terzogenito e sposo di Margheri ta figlia di Morello marchese di Mulazzo, ebbe la sola Alagia, e la sua parte di feudo venne pa rimente a cadere nella detta linea. Franceschino ancora , mancato nel 1410, non fu lieto di figliuo lanza , poi che Azzone e Giovanni suoi figli, non ebbero eredi , e la loro porzione di signoria, ri tornò come sopra. Gio. Jacopo finalmente fu que gli che fortunato divenne di lunga succession di nipoti. Egli rimasto marchese di Tresana, Bibo la, Madrignano e Gorisco, morì prima del 1407; per cui Jacopo e Obizzino suoi figli nel 1408 si divisero fra loro (1); casi una tal divisione pro dusse le due seguenti linee separate di Lusollo , e di Tresana con le terre annesse. 1408. JACOPO adunque del fu Gioan Jaco po fu quegli che continuò la linea dei marchesi di Lusollo , Bibola , Ponzano , Giovagallo, Beve rino , Canossa, Aulla, Chiusole, Carisetto e Gora sco. Questi nel 1449 fece accomandigia per sè e per li suoi nipoti con il principe don Francesco Sforza visconte di Cremona (2); e poscia nel 1460 mori. Lasciò egli Girolamo che fu abate di Aul la, e Giacomo Ambrogio che fu marito di Cate rina Suardi, e successore al padre, provato dal la vendita di Bibola al marchese Giacomo di Fos dinovo, fatta insieme col genitore il 24 Settem bre 1451 (3). Egli vendè Beverino ai Genove si , poi Aulla e Gorasco al marchese Adamo Cen turioni di Genova general capitano di Carlo V. quali due terre ritornarono al marchese Alessan dro di Podenzana. Lasciò poi dopo morte,che gli accadde il 1499, i seguenti figli Teodoro , Fran (1) Arch. Malas, di Canip. = (2) ivi = (3) ivi. 329 cesca , Alessandro abate di Aulla, Margherita e Rollando marito di Mattea figlia di Gio. Battista marchese di Fosdinovo , morto senza figli maschi nel 1524, e parimente Antonio e Federigo , tutti provati dal privilegio del 1521 di Carlo V. tre maggio, e dagli atti 1504 e 1552 (1). Antonio è provato ancora dalla vendita del castello di Bur zone e di Ponzano , fatta da lui ai Genovesi nel 1540 (2) . Morì quindi circa il 1546, dopo che i popoli di Chiusole, Bolano e Carisetto ribellati eransi da lui e posti sotto la dominazione degli Sforza duchi di Milano, e lasciò di sè Camillo e Beatrice , sposata al marchese di Bastia. Questo Camillo che fu successore nel 1546 e morì circa il 1579 ebbe il figlio Lodovico il quale vissenel feudo dal 1580 fino al 1647, e ammogliatosi non lasciò che la solafiglia Clelia, sposata da Pompeo marchese di Treschietto, per cui fu l'ultimo dique sta linea. Federigo poi detto di sopra, ebbe Ambro gio detto Comparino maritodi Susanna figlia di Mo rello marchese di Mulazzo, e in seconde nozze di Maddalena di Parma, il quale morì nel 1616 , e la sciò Germanico che fu vescovo e nunzio Apostoli co (3), e Alessandro marito di Francesca Gaura Fiamminga. Egli fu ministro di guerra di S.M. cat tolica , e mori a Brusselles il 1613 primadel padre, lasciando questi figli Carlo, Alberto eGio. Battista, i quali furonogli ultimi di questa lineadi talifeudi. MARCHESI DEL FEUDO DI TRESANA 1408. OBICCINO del qm. Gioan Jacopo di Lusollo, per la detta divisione con il fratello Ja copo ,produsse questo ramo distinto dei marche si di Tresana, Riccò , Brina , Lusana , Ponzano e Madrignano, il quale provasi ancora perlecon (1) Atti giàdescritti (2) atto dell' arch. di Genova scorsonell' opera tom 11. lib. v. (3)di 1 330 venzioni tra i marchesi di Olivola e Villafranca del 1407 (1) , e per l'accomandigia con il dn ca Sforza viscontedi Cremona del 1449 (2) . Мо ri egli nel 1450, e suoi figliuoli furono Gioan Jacopo marito di Marietta, Tommasino sposo di Dorottea da Correggio, e Gio. Giorgio, dimostra ti dall' atto del 1451 (3). Gio. Giorgio poi, il quale continuò la linea di questi marchesi, è pro vato dal seguente istrumento di suo figlio, e ces sò intorno al 1502 , con lasciare Guglielmo ma rito di Paola Arigoni di Mantova e in seconde noz ze di Benedetta Pii di Carpi, il quale compro vasi dalla delegazione imperiale contro Giovanni Medici dei duchi di Toscana per le occupazioni fatte da lui delle terre dei Malaspina inLunigia na, data nel 1525 (4) . Finì questo Guglielmo nel 1528 , perchè i popoli di Tresana, Barbara sco e Giovagalle, ribellatisi a lui, l'uccisero , e si dettero al re di Spagna (5). I di lui figliuo li però rimasero in vita, i quali furono Carlo , Ercole e Francesco Guglielmo. Questi nel 1574 vendettero al granduca di Toscana il 23 Decem bre le terre di Lusollo, Riccò , e Lusana (6) Il solo di questi che avesse prole fu Francesco Guglielmo , il quale morì nel 1590, e lasciò Fran cesco marito di Anna figlia di Lazzaro marchese di Olivola , morto circa il 1630, da cui ne ven ne Taddea maritata ad Jppolito marchese di Ba stia , e Guglielmo il quale chiuse e finì questa linea di feudo. Ecco fin qui tutta descritta nelle sue generazioni distinte la casa dei marchesi di Mulazzo e di Villafranca, ossia tutta la progenie dei Malaspina di Lunigianadello spino secco. Pas siamooraaimarchesidello spino fioritocheseguono. (1)Attodell' arch. Malas,di Canip.=(2) ivi. (5) Maccioni in caus del feud. di Tresch. p. 47. arch.delle Riform.di Firenze. i (3) ivi. =(4) ivi (6) atto del 331 I MALASPINA DELLO SPINO FIORITO. (Ταν. ΙΙΙ. ) 1187. MORELLO I. MORELLO I. figlio del qm. Obizzone I. if grande. Egli ebbesi in moglie una Frangipani di Roma, e sua prima memoria trovasi nella ratifi ca della vendita di Pizzo di Corvo del 1168 un dici Ottobre , fatta in presenza di suo padre al l' Abate del monistero di S. Alberto di Butri (1) . Nel 1187. 13 Agosto ricevèconisuoi fratel li investitura della rocca di Carana dallo abate di s. Colombano di Bobbio (2). Nel 1188 il 5 marzo con i fratelli vendè lo stato di Bardi per 4000. lire al comune di Piacenza (3) . Questo Mo rello fino del 1188 , aderendo al partito dei Par migiani fu in tale anno alla battaglia di Val di Taro , che seguì contra i Piacentini, nella quale restò sconfitto con i Parmigiani stessi; maposcia rinforzati dai Cremonesi , Modanesi e Reggiani corsero all' assedio di Ceno e di Castelnuovo qua li presero e diroccarono (4) . Un anno dopo fu fat ta la pace, e fuvvi incluso anche questo Morel lo (5). Nel 1194 sei Novembreconsuo figlio Gu glielmo fece lega e concordia con li Piacentini, convenendo di distruggere Pietra-corva (6) . Nel 1197 concorse alla vendita di Grondola fatta ai Piacentini per Alberto e Corrado suoi consorti (7); quindi manco nel torno del 1199, lasciato avendo Guglielmo suo figlio, già dimostrato dal la carta del 1194. Questo Guglielmo nell' Ottobre del 1200. fece lega e convenzioni con i Milanesi (1) Maccioni cod. dipl. Malas. doc. 4. stero cass. 13 fasc. 1. lettera G. gno (2) arch. di quel mona (3) arch. di Piacen regis. ma (4) Muratori rer. Italic. tom. 16Cronic. Placent (6) arch. di Piae, regis. mag. (7) ivi. (5) ive 1 332 e Piacentini contro Parma e Pavia (1) . Nel 1202 il 12 Maggio è dimostrato nel lodo di Truffa e Ubaldo (2), in cui notansi le terre degli Estensi acquistate dai Malaspina. Nel 1212 il 9 Settem bre stipulò quinquennale concordia unito a suo figlio Obiccino e aCorrado suo nipote con i Mi lanesi e Piacentini (3). Egli testò nel 1220 il 10 Marzo (4) e di lui rimase il detto figlio Obicci no I, provato dal riferito strumento del 1212. 1220. OBICCINO I del qm. Guglielmo det to di sopra fu marito di Adalasia dei nobili di Erberia, e fu anche chiamato Obizzone III. Egli nel 1220 con suo cugino Corrado ottenne inve stitura de' feudi degli avi da Federigo II. impe ratore (5) . Nel 1221 divisesi dal detto Corrado I. (6), per cui divenne stipite principale dei Mala spina dello spino fiorito e dei marchesi di questi feudi cioè di Olivola, di Filattiera, di Verruco la Bosi , di Fosdinovo, di Bagnone, di Treschietto , di Castiglione , di Malgrate, diGragnola, di Cor laga, di Massa, di Sanazzaro, di Varcio, di Ora mola, di Santa Margherita e di Fabbrica, e del / le famiglie stabilitesi a Verona e a Napoli. Nel 1247 questo marchese avea perduti molti paesi , perchè il vicario imperiale di Federigo II aveali occupati , ma come in taleepoca i popoli di Lu nigiana ribellaronsi e fecero prigione a Groppo San Pietro il detto vicario; così Obiccino ricupe rò tosto le sue terre (7). Mori poi nel 1249 , la sciando a succedergli Bernabò I, Isnardo I , Al bertoI, comprovati dal compromesso su l'eredità della fu Adalasia accennata per essi stipulato nel 1250 il 15 Marzo con i nobili di Viano (8). (1) Arch. di Piac regis magno C XIX. (3) Murat. antich. Est. p. 1. (3) arch di Piac.regis magn. = (4) Maccioni cod. dipl. Malas doc.8. antich. Ital. tom, VIII. (5) íví doc. 9 = (6) ivi doc to. (7) Murat. (8)attodell'arch. Malas. di Canip. : 333 MARCHESI ANTICHI DEL FEUDO DI OLIVOLA 1249. BERNABO I BERNABO I del qm. Obiccino I. detto di sopra, marito della contessa Anna Maria di An tiochia, rimase indiviso con i fratelli finchè vis se. Sua prima memoria nel 1249, perchè in tale anno con l'ajuto de'Guelfi Lucchesi discacciò di Garfagnana Oberto Pelavicino vicario imperiale di Federigo II , e nel 1250 insieme con li Cata ni di Garfagnana uccise Bonaccorso da PaulaPi sano, messo imperiale di Federigo (1) . Questo Bernabò aderì alla parte di Manfredi principe di Taranto , e mori nel 1265, come da suo testa mento dell'ottobre di tale anno (2), lasciato aven do tre figli Fosdinovo , Obizzone detto Bastardo, e Franceschino I , provati daun atto del 1272 (3). 1270. FRANCESCHINO I. del qm. Bernabò , detto di sopra, è anche provato dalla vendita dei dritti su Minucciano fatta nel 1270 per li suoi zii paterni (4) . Nel 1275 di anni 13 divise l'ere dità dell' avo col zio Alberto e con i cugini fi gli d' Isnardo (5) ; e per tale divisione divenne autore dei primi marchesi del feudo di Olivola con le terre di Bigliolo, Aulla , Terrarossa , Pal lerone , Fornolo , Virgoletta , Monti , Licciana , Montevignale , Agnino,Bastia, Groppo san Pietro , Varano , Tavernelle e altre ville annesse. Que sto Franceschino fu Guelfo di mestiere, e giusta le memorie del Bendinello nel 1299 con Morello Malaspina (6) s' impadroni di Carrara e di Aven za contro il vescovo di Luni. Nel 1304fu capitan (1) Tolom. annal. Lucchesi Sarzana N. 265. (2) Cod. Pallavicino del capitolo di (3) attodell' arch. Walas. di Canip. (5) Maccioni cod. dipl Malas. dec x logiadescritto (4) ivi (6) Marchesedi Giovagal 334 generale della taglia Guelfa in Empoli. Nel 1918 intervenne per i Guelfi Lucchesi al combattimen to del ponte a Teto (1) . Nel 1339 ricevè ubbi dienza e vassallaggio dagli uomini di Pulica (2) ; e intorno a tale anno ben vecchio mancò; lascian do sei figli , cioè Bernabò che fu vescovo di Lu ni (3) , Corrado, Azzone, Guglielmo che non eb be altra successione che il figlio Giorgio, Giovan ni e Domenico , provati dal ricorso fatto da essi in assenza del padre il 1312 al conte Guido No vello vicario imperiale in Lunigiana per riavere Aulla, occupata dai marchesi di Villafranca (4). Il detto Domenico continuò questa linea, e nel 1344 con gli altri fratelli fece procura a suo zio Fosdinovo per prendere a mutuo una somma di denari (5). Elli poi morì verso il 1355, con la sciare Luchino e Marco, i quali provansi per l'at to di cittadinanza Lucchese, ottenuta nel 1373 dalla repub. di Lucca (6). Marco poscia, conti nuator della famiglia, nel 1397 stipulò compro messo per conchiudere pace e tregua con Nicco lò marchese di Verrucola Bosi (7), e cessò di vi vere poco dopo, lasciato avendo Obizzone mor to prima del 1411 , Manfredi,Bernabò e Giovan ni , dimostrati dalla convenzione del 1407 conli marchesi di Villafranca (8). Li tre fratelli figli del fu Marco sopra notati nel 1411, furono tut ti tre uccisi nello stesso giorno dal capitano Ros si di Tavernelle , due a Varano , e l'ultimo a Olivola , perchè nel tempo di sua lunga assenza per le guerre di Fiandra la di lui moglie bella e giovane sofferto avea diverse violenze pertali feu datari , e fatto alcun figlio , però vendicossi con tali uccisioni, e tosto con uno degli Antonetti e uno dei Turchetti sindaci del paese studiossi di (1) Vedi Mussato in sua stor. nip. (2) atto dell' (3) discorso nell'opera tom. 11. lib. v. ch.di Canip. Lucca (5) ivi (6) atto dell' arch. (7) atto dell'arch. Malas, di Canip. arch. Malas. di Ca (4) atto dell' ar segreto di stato li (8) ivi. 335 sollevare il popolo di Varano, Appela e Taver nelle, e di darsi al dominio del duca d' Este, come avvenne (1). In tale ventura, spenta così questa linea di marchesi, il feudo loro fu divi so, cioè li castelli di Olivola, Pallerone, Biglio lo , Pulica , Agnino , Collecchia e Groppo san Pietro ritornarono ai marchesi di Foşdinovo e Gra gnola, come raccogliesi perlo strumento del 1413 2) ; e li paesi di Monti , Panicale , Licciana , Virgoletta , Bastia, Aulla e Terrarossa passarono ai marchesi di Villafranca per causa di cessioni anteriori e antichi debitifatti fino del 1294. 1307 e 1344. (3) ; per cui sonosi già veduti formar parte di feudi delle descritte linee della casa di Villafranca. MARCHESI DEL FEUDO DI FILATTIERA 1250. ALBERTO I ALBERTO I. del fu Obiccino I ,di sopra descritto, fu sposo di Fiesca figlia di Niccolò del qm. Tedisio Fieschi dei conti di Lavagna. Sua prima memoria nella confessione di vassallaggio fatta nel 1255 a lui e a'suoi fratelli insieme da Gualdo e Masnerio di Verrucola Bosi (4). Nel 1275 fece divisione de' feudi con isuoi nipoti (5) , per cui divenne stipite dei feudi uniti a Filattie ra, cioè Oramola, Godiolasso , Piumesana , Ba gnone , Treschietto , Corlaga, Castiglione , Mal grate , con le ville annesse. Egli nel 1296 con fermò il feudo a Tommaso della Ripa (6) , e fi nì di vivere prima del 1320, lasciando Gherar dino che fu vescovo di Luni (7) , e Niccolò , det to Marchesotto, marito di Beatrice figlia di Mo (1) Memoriache trovavasi nell' arch. di Varano = (2) atto dell' ar ch. Malas. di Canip. dipl. Malas. doe x1 tom H. lib. v. (3) ivi (4) ivi (6) ivi doe. 13 (5) Maccioni cod. (7) discorso nell' opera 336 rello marchese di Mulazzo , dimostrato dallo stru mento del 1325 (1). Nel 1336 notasi nella pro cura dei signori della Ripa (2) . Questo Niccolò erede di tutti ibeni del padre morì verso il 1399 edebbe questi figli, cioè Obiccino III che mori prima del padre, Bernabò , Antonio, Giovanni e Franceschino; dimostrati dalla divisione del 1351 , fatta tra loro (3), per la quale stabilirono cin que linee distinte di marchesati , cioè di Filat tiera, di Bagnone, di Castiglione , di Malgrate , e di Treschietto, che descriveremo una dopo l' altra. 1330. OBICCINO III. del qm. Niccolò Mar chesotto, detto di sopra, fu marito di Tad-lea fi glia di Guglielmo marchese di Fosdinovo, e auto re deimarchesi del feudo di Filattiera , Zigliana, Biglio con Oramola,Godiolasso,Celle e altre ville annesse ; provato dalla vendita di una terra nel 1340, stipulata dal di lui fratello Giovanni detto Beretta, nel cui attodimostrasi già morto , e il di lui figlio Ricardino sotto tutela 4). Questo Ricar dino sposo che fu di Teodora Grimaldi genovese divisesi dalli zii paterni nel 1351 (5) e nel 1355 ottenne investitura de'feudi insieme con li zii da Carlo IV imperatore (6) . Nello stesso anno fu pure general duce dei Fiorentini; ma poscia per cagioni de' suoi stipendi loro nemico divenne , e mancò nel torno del 1392, lasciato avendo Nic colò marchese di Godiolasso che morì senza pro le nel 1472, e Bernabò marchese di Filattiera e marito di Giovanna figlia di Antonio marchese di Bagnone , ambedua provati dalla procura per essi fatta nel 1410 con iloro consorti per con chiudere accomandigia e lega co' Fiorentini (7) . Tale Bernabò unitamente agli altri marchesi del Terziero nel 1433 ratificò la pace con la repub (1)Attodell'arch. Malas, di Canip. las. doc. 16 (3) ivi doc. 20. (3) Maccioni cod. dipl. Ma 4) ivi doc. 17. riferito di sopra.- (6) Maccioni cod-dipl doc 23 (5) atin (7) ivi dor. 35. 337 blica Fiorentina, col duca di Milano, co' Vene ziani , con i Marchesi d' Este, con quelli di Sa luzzo, e con i conti di Scandiano (1). Nel 1434 fece poi nuova lega conil duca di Milano (2)e finì di vivere nel 1470. I di lui figliuoli furono Aragone marchese di Godiolasso, cui non ebbe cheEleonora maritatain Morello marchese di Pie tragrua , e Manfredi marchese di Filattiera ma rito di Bernardina Isembardi di Pavia, il quale ereditò la parte di feudo di suo zio Niccolò , det to di sopra, ed è provato dalla accomandigia e lega fatta con Galeazzo Sforza duca di Milano il 1488 (3) . Mori poi circa il 1493 , e lasciò Gioan Lorenzo e Bernabò, dimostrati dalla ricupera di Villa nel Tortonese nel 1507 , e dalla divisione de' feudi del 1511 fatta tra loro (4). Gioan Lo renzo divenne per tale divisione marchese di Fi lattiera e morì senza figli nel 1537 : Bernabò al contrario marchese di Godiolasso, Celle e altre ville marito di Giovanna Eustochia di Pavia eb be diversi figliuoli; ma nel 1512 fu pubblicamen te punito col taglio della testa dal duca di Mi lano e spogliato de' feudi per avere aderito con tro i Francesi , e liberato dalla prigionia de' me desimi al passo del Pò il cardinal de Medici che poi divenne papa col nome di Leone X. (5) . 1 figli di tale Bernabò furono Camillo, Scaramuc cia , Francesca, Riccardo e Manfredi, iquali per il tragico avvenimento del padre e per la econfi scazione de' loro beni ricovrarono in Lunigiana, e nel 1514 reclamarono insieme col zio it feuda di Godiolasso e loro beni, quali per intervento del detto pontefice furono ad essi restituiti in quell'anno. Iu tali circostanze it papa Medici in sua corte chiamò a suo prelato domestico il det (1) Maccioni cit doc. 29 i doc. 36 (4) ividoc. 39 Jini stor di Alessandria p 124. 22 (2) atto pressodi me (3) Maccio (5)Guicciardinistor. lib.10 T. 14. Gbit 338 to Riccardo Malaspina, sul quale nel 1521 cad de qualche sospetto di complicità della morte di quel pontefice, accadutaper veleno ; e quantun que perciò fosse messo nelle carceri, ben tosto per opera del cardinal Medici fu liberato e tol to da ogni inquisizione. Tornatosi quindi il pre lato Riccardo ne' feudi di Godiolasso e Celle, non vi rimase tranquillo; perchè i suoi fratelli ed es se furono incolpati di atti micidiali e tirannici, e però il detto duca Massimiliano , o fosse verità, o crudo pretesto, fece nel 1523 nuovamente oc cupare quel feudo per Bosio Sforza, e condannò a pena capitale i Malaspina, da cui si sottrasso no fuggendo in Lunigiana. Ma il prelato Riccar do, fidandosi nel privilegio de' cherici, vollevi sostenere i suoi dritti; perciò cadde nelle forze del duca Milanese, e nella piazza di Milano fu nel 1530 decapitato (1). Morti che furonsi nel 1535 e 1539 Camillo e Scaramuccia, il solo Man fredi rimase erede de'feudi di Filattiera , e s' im palmò a Giovanna de' marchesi di Olivola. Nel 1556 egli fece preghiera al re di Spagna per ria vere Godiolasso e Celle, che restavano sempre confiscati , confermando le descritte venture: e circa il 1559 fini della vita, lasciando Bernabò marito di Eleonora Bartolelli Fiorentina, provato per la donazione fattagli da sua zia Francesca, vedovadel fu Azzone marchese di Mulazzo il 1570 (2). Questi mancò nel 1579 con lasciare ilfiglio Manfredi che fu sposo di Cassandra della Seta di Pisa, e provasi per la procura del 1590, già pubblicata (3) . Fu egli ambasciadoredel duca di Modena al gran ducadiToscana, e nel 1614fon dò inAncona unpriorato de' cavalieri di s. Stefa no di Pisa; poscia finì di vivere circa il 1636. Il di lui figlio Bernabò, divenuto marchese di Filat tiera e marito di Costanza dellaGherardesca , di (1) Corio supl. lib. 20, eGuicciardini stor. lib. 14 sioni cod. dipl. Malas. doc.44 (3) ivi doc. 51. (2) Мас 339 mostrasi per la suafede di nascita del 1619 (1). Egli fu gran contestabile di Cosmo III. de'Me dici , e chiuse i suoi giorni nel 1664 con lascia re questi figli, cioè Eleonora, Cassandra, Ippo lito cav. di s. Stefano e signore di Rossing che dimorò a Vienna e accrebbe quella città della borgata di Josephstat, Costanza, e Giovanni Man fredi che fu marito di Margherita Romoli e in seconde nozze di Claudia de' principi di Santa Croce. Questo marchese è provato dalla fede di sua nascita del 1642 (2), e fu quegli che con tinuò la linea. Dimostrasi ancora per il diploma d'investitura del feudo , ottenuta nel 1698 dal l'imperatore Leopoldo, e per il pattodi famiglia del 1708 con altri marchesi (3) . Mori egli po co dopo di un tale atto, di sè lasciando Scipione cav. di Malta, Gioan Lorenzo, Marcello e Ber nabò , provati per la deliberazione del 1710 del governo Toscano (4). Marcello fu senatore in To scana e governator generale dello stato di Siena, valente poeta e letterato, che nel 1735 ebbe l'o nore della medaglia con l'epigrafe= Tutori fi nium , e cessò della vita nel 1775. Bernabò poi marchese di Filattiera che si congiunse con Vittoria Riccardi Fiorentina , vendè il feudo al granduca di Toscana (5). I di lui figliuoli fu rono Cosimo capitano di milizie morto a Vien na il 1755 , e Manfredi marito di Vittoria Gino ri di Firenze, il quale fu caval. di s. Stefano 2 e morì nel torno del 1768. In lui cessarono i marchesi di Filattiera per la vendita del feudo di sopra accennata. MARCHESI DEL FEUDO DI CASTIGLIONE 1340. FRANCESCHINO detto il SOLDA To figlio del qm. Niccolò marchesotto , dimo (1) Maccioni idem doc. 56. 72. (4) ivi doc. (2) ivi doc. 62. =(3) ivi doç. 21 (5) ivi. 340 sitato più sopra, per la provata divisione del 1351 con gli altri fratelli, fu autore dei marchesi di Castiglion del Terziero in Lunigiana con le ter re annesse di Corvarola , Merizzo, s. Cassiano, Casciolana e Oramola. Nel 1340 è puredimostra to nella vendita di terreni fatta insieme co'suoi fratelli (1) . Intorno a questo tempo , giusta il Muratori , fu podestàdi Milano. Nel 1355 co' suoi fratelli ottenne privilegio de' feudi da Carlo IV. imperatore (2) . Mancò alla vita nel 1396 , eį di lui figliuoli furono Bernabò e Gioan Lodovi co, dimostrati dalla procura per farsi accoman digia nel 1410 con la repubblica Fiorentina (3). Questo Bernabò marito di Violante di Verona , succedendo nel feudo, fece nel 1415 lega offen siva e difensiva con la stessa repubblica unita mente agli altri consorti (4) , e nel 1430 morì , lasciando Franceschino, provato pupillo nella ra tifica di pace per lui stipulata il 1433 dalla ve dova sua madre e altri Malaspina del Terziera con la detta repubblica, il ducadi Milano, e al tri principi (5). Questo giovane marchese poco, durò nella signoria del feudo, poichè i popoli di Castiglione , Corvarola e Casciolana nel 1451 ri bellaronsi a lui e dettersi alla repubblica Fioren 1 țina. Così fu l'ultimo di tale feudo. MARCHESI DEL FEUDO DI BAGNONE 13.40, ANTONIO I. figlio del qm. Niccolò marchesotto , già descritto, e provato per la ri. ferita vendita di terre del 1340. Egli, per ladi scorsa divisione del 1351, fatta con 1 fratelli , au tore divenne dei marchesi del feudo di Bagnone con le terre annesse di Gottola , Nezzana, Mo chignano, Collesino , Pastina, Cavezzana, Com (1)Maccioni idemdoc 19. (2) ivi doc. 21. (4) atto dell' arch. Malas. di Canip. (3) ivi doc. ay (5) Maccioni idem doc. 29. 341 piano eCasalasco. Provasi ancora per una con fessione di mutuo di 200 fiorini d'oro, stipulata il 1353 , al marchese Guglielmo di Fosdinovo (1) . Nel 1355 con gli altri consorti ottenne investi tura da Carlo IV. imperatore, già dimostrata e mancò dal mondo circa il 1369, lasciando Ric cardino continuatore della famiglia, Giovanna che fu maritata al marchese di Filattiera, Aragone che fu protonotaro apostolico e arcivescovo di Brindisi (2) e Bartolommeo , comprovati dalla procura del 1410 per l'accomandigia con la re pubblica Fiorentina e altri principi (3). Barto lommeo che mori presso il 1424 ebbeRiccardino e Antonio, provati per la pace del 1433 già no tata , l'ultimo de' quali, morto nel 1489 , lasciò un altro Aragone e un altro Bartolommeo che non ebbero figliuolanza. Riccardino al contrario del fu Antonio I. detto di sopra, dimostrato an cora per una assoluzion di scomunica, ottenuta il 1371, in cui era incorso per avere turbato il dominio del vescovo di Luni, cessò di vivere ben presto nel 1403 (4) . Ebbe egli due figli; Spinet ta che fu canonico di Varcio, e Giorgio che con tinuò la linea, provati dagli strumenti del 1415 e 1433, già descritti. Questo Giorgio nel 1450 finì di vivere in Bagnone , e quantunque molti figli lasciasse , pure in essi cessò ogni dominio di feudo. In fatti Cristiano , Giorgio, Carlo e Odoar do suoi figli, dimostrati dalla concessione del feu do di Casalasco, fatta da Spinetta canonico loro zio a Silvestro figlio naturale di Bernabò marche se di Filattiera (5) , cominciarono il 4 Agosto 1469 a trattare la vendita del feúdo , e dopo di verse contingenze nel 1471 il dominio di Bagno (1) Atto dell'arch. Malas di Canip. = (2) discorso nell' opera tom 11. lib. VII. ne (3) Maccioni doc. 27.- (4) atto dell' ar ch. Malas. di Canip. , e lapida sepolcr. della chiesa antich, di Bagno (5) Maccioni cod. dipl. Malas doc. 31. 342 the passò alla repubblica Fiorentina (1), e in tal modo finì questa linea di marchesi Malaspina. MARCHESI DEL FEUDO DI MALGRATE 1340. BERNABO I. figlio del qm. Niccolò / marchesotto , già notato, comprovasi dagli anzi detti strumenti del 1340 e 1351. Secondo la di scorsa divisione co' suoi fratelli , autore fecesi dei marchesi del feudo di Malgrate con li paesi an nessi di Gragnana, Orturano, Filetto , Mocrone, Irola e Oramola. Nel 1352 stipulo contratto su i beni di Cingoli con Riccardino marchese di Fi lattiera (2) . Nel 1355 con i suoi consorti rice vè diploma del feudo da Carlo IV. imperatore, e nel 1368 incirca nonfupiù tra' viventi. Fu al lora marchese di Malgrate Niccolò II. suo figlio , che provasi per gli atti più voltenotati del 1410 e 1415 , quantunque morisse circa il 1408, poi che idi lui figliuoli Bartolommeo e Azzone concor sero alla stipulazione dei medesimi. Azzone inve ro morto nel 1455, non lasciò che Azzolino il quale nonebbe prole e Francesca maritataal mar chese di Treschietto; ma Bartolommeo continuò la linea ; poi che, morendo nel 1456, gli suc cessero Ercolano e Malgrate suoi figli, i quali pro vansi per l' accomandigia e lega del 1458 con la repubblica Fiorentina (3) . Fu Malgrate succes sore nel feudo, e fece nel 1466 convenzioni con suo cugino intorno alla dota di Francesca detta di sopra 4) ; poscia morì nel 1490, lasciando due figli Gio. Francesco che fu maritodi Agosti na figlia del marchese di Villafranca , di cui ne vennero solo due figlie Caterina da Valecchio e Alasina da Ravarano; e Giambattista che propa gò la famiglia, avendo avuto il figlioCesare,di (1) Arch. delleRiform. diFirenze =(2) atto presso di me Maccioni cod. cit. doc. 32 (4) atto presso di me. (3) 343 mostrato per una sentenza del 20 Agosto 1526 su i confini di Orturano e Irola (1). Mancò poi al mondo circa il 1554, ed ebbe Ercole e Giu seppe , i quali vivendo indivisi produssero diversi figli, ma come in Cesare figliuolo di esso Giuseppe, mancato circail 1592 , cessò ogni dominio del feu do; così non faremo di essi altro discorso. Dimostre rassi solamente che questo Cesare marchese di Mal grate, trovandosi angustiato dagli Spagnoli che tur bavanlo per mezzo del lorogovernatordiPontremo li, finalmente per esimersi di ogni persecuzione nel 1615 permutòil feudo, cedendolo al marchese In nojosa governator di Milano per il re di Spagna Fi lippo III, il quale dette incambio al Malaspina ano medel suo re il giardino del castellodi quellacittà. Mapoi nel 1636 il detto governatore con reale ap provazione rivendè la signoriadi Malgrate al mar cheseBartolommeo Ariberti, epoco dopo il Malaspi na fu con pretesti spogliato anchedeldetto giardino senzacompensazione. Cosìcessò lalineadi Malgrate. MARCHESI DEL FEUDO DI TRESCHIETTO 1340. GIOVANNI I. detto BERETTA figlio del qm. Niccolò marchesotto più sopra discorso, provato dagli atti già riferiti. Egli fu marito di Masina Picciolini; e, per ladivisione con i fratel li del 1351 , registrata disopra, riesci autore dei marchesi del feudodiTreschietto con le terre an nesse di Corlaga , Finale, Palestra, Vico, Jera, Stazzone , Agneta e Levigio. Suaprima memoria nel 1337 in un compromesso fatto in lui dagli uomini di Niccola (2). Nel 1355 ebbe l'investi tura del feudo assieme con ifratelli da Carlo IV. imperatore , già veduta. Morì Giovanni Beretta intorno al 1375 , e lasciò il figliuolo Federigo,det to il Tedesco , il qualefu valoroso soldato , e pro (1) Attodell' arch. Malas di Malgrate = (2) atto dell' arch. Ma las. di Canip. 344 vasi per la procura del 1410, fatta con gli al tri marchesi del Terziero , e per la lega del 1415 , con gli altri Malaspina (1). Finì egli sua vita circa il 1419 , ed ebbe Giovanni II, Galeazzo, Antonio , Dondazio e Azzolino, dimostrati dalla ratifica di pace del 1433 (2). Di questi cinque figli del fu Federigo, detto il Tedesco , solamen te Giovanni e Dondazio ebbono prole, e formaro no due rami distinti, uno de'marchesi di Corla ga e l'altro di Treschietto; cioè : 1420. Di tale Dondazio, che fu marchese di Corlaga , Vico e Jera, e mori verso il 1460, ne yenne Morello , dimostrato dal convegno del 1466 su la dota di Francesca moglie di Azzo Tino suo zio (3) . Questi , essendo morto circa il 1523, lasciò Leonardo marito di Anna But tini di Filetto, chiarito dalla cessione dei muli ni di Corlaga del 1525, fattagli dagli uomini del feudo (4) . Costui fu l'ultimo di questo ramo , perchè nel 1534 per veleno cadde, e tosto il suo castello fu con tanto furore saccheggiato e di strutto dal popolo ad istigazione di Leonardo No cetticommissario aBagnone della Repubblica Fio rentina, che i figli pupilli di tal marchese Ippo lito, Gioan Battista e Morello, appena salvarsi po terono presso il loro zio materno a Filetto. Quin di il paese dettesi alla detta repubblica (5) . 1420. GIOVANNI II. poi del fu Federigo, detto di sopra, continuò la lineadei marchesi di Treschietto. Questi nell'Aprile 1420 approvò gli statuti e privilegi antichi di Treschietto , e mo rì prima del 1454; nè lasciò altri figli che An drea, cui dimostrasi per la concessione del feu do di Casalasco stipulata nel 1454 dal canonico Spinetta, già riferita. Nel 1458 fu incluso nel l' accomandigia, fatta dagli altri marchesi del Ter (1)Atti giàdimostrati (2)ivi (3) atto presso di me=(4)atto dell' arch. di Malgrate = (5) attidel 31Gennaro 1537. presso di me. . 345 ziero con la repubblica Fiorentina (1) . Manco dal mondo circa il 1477, con lasciare AngelMa ria e Gioan Lorenzo , comprovati dalla vendita della metà del feudo, fatta da essi nel 1502 a Morello del fu Dondazio detto di sopra(2). Que sto Gioan Lorenzo continuatore della famiglia fi nì sua vita circa il 1512 , e li suoi figli furono Pompeo , detto il vecchio , marito di Eleonora Nocetti di Bagnone, il quale instituì primogeni tura nel 1545 e morì setıza figliuolanza nel 1578 , Mercurio che non ebbe prole , e Gioan Andrea , dimostrati dall' accomandigia del 7. Giugno 1519, fatta con la repubblica Fiorentina (3) . Gioan Andrea poi manco intorno al 1540,edebbe Gioan Lorenzo II, il quale con lo zio Pompeo, detto di sopra, nel 1545 concorse ad istituire la pri mogenitura 4) ; poscia finì divivere circa il 1573, lasciando Gioan Gasparo che fu marito di Maria Spinola Genovese , e in seconde nozze di Lucre zia figlia del marchese di Malgrate. Questi pro vasi per un rogito del Raffaelli di Bagnone del 1574, e per l'investitura del feudo avuta il 1577 da Rodolfo II. imperatore (5) . Morendo egli nel 1606 , lasciò Antonio che divenne marchese di Godiolasso nel 1639, Ferrante Anniceto che fu frate Domenicano e poi vescovo di s. Sepolcro col nome di Cherubino, e Pompeo II. detto il giovane, che fu marito di Clelia figlia del mar chese di Lusollo e continuatore della famiglia, dimostrato dal diploma del feudo ottenuto il 1615 dall' imperator Mattias, in cui era incluso anche Godiolasso , Piumesana e Casarasco (6) . Quindi morì nel 1636, e successegli Gioan Gasparo suo figlio , fratello di Lucrezia e di Anna sposata al marchese di Gragnola. Questo Gioan Gasparo che a sua donna ebbe Ottavia Gorni di Manto (1)Atto già dimostrato arch. delle Riform. di Firenze (2) atto presso di me in copia = (3) di Tresch. (5) ivi doc. 47. (4) Maccioni in caus, del feud. (6) ivi doc. 53. 346 va, provasi con lainvestitura del 1636 per lui avuta dall' imperator Ferdinando III , e morto es sendo in Bagnone il 1678 , lasciò Carlo Alessan dro che nel 1690 ottenne investitura del feudo dall' imperator Leopoldo (1) , ed ebbe questi figli , cioè Isabella maritata nel 1694 al cav. Gargiolli di S. Terenzo , Remigio Pompeo marito di Eleonora figliadel marchese del Ponte che non ebbe prole , Ferdinando che sposò Anna Maria Gargiolli di Santerenzo. Costui nel 1708 fecepat to di famiglia con i marchesi di Filattiera: nel 1716 donò il feudo al gran duca di Toscana che poi non ebbe (2); e nel 1722 finì di vivere sen Za successione. Così fu estinta anche la linea di questo feudo Malaspina , che fu molto contrasta to dai pretendenti, e quì pure finiscono tutte le diramazioni diverse della casa di Filattiera. MARCHESI DE' FEUDI DI VERRUCOLA E FOSDINOVO 1250. ISNARDO I. ISNARDO I. figlio del qm. Obicino I, da principio descritto , s'impalmò a Cubitosa figlia di Azzone VII. d' Este marchese di Ferrara. Egli rimase indiviso co' suoi fratelli fino che visse. Sua prima memoria nel compromesso del 1250 su la giurisdizione di Marciaso contrastata dai no bili di Viano (3). Nel 1265 a questo Isnardo e ai conti di Lavagna affidata fu la custodia di Pon tremoli dal vicario imperiale Uberto Pelavicino, cui per timore delle vittorie del re Carlo di Pu glia contro Manfredi, ritirossi in Lombardia (4). Nel 1269 restitui al vescovo Guglielmo di Luni le terre di Moncigolo , Collecchia e Cesirano usurpategli assieme co suoi fratelli, e nello stes (1) Maccioni idemdoc.68. (2) ivi (3) attogiànotato Murat. script. rer. Italic. tom. xүr, chronic.Placent. 347 so anno stipulò convenzioni con i nobili di Fos dinovo intorno alla cessione del paese e alla cu stodia della torricella (1) prima di andare in Corsica con più di 600 uomini d'arme, richie stovi dai capi dell' Isola, ove appena giunto, ac colto fu onorevolmente e signore acclamato del paese. Morì poi nel 1271 , come dasuotestamen to (2) , e lasciò di sè Gabriello I e Azzolino I, provati con il livellodel 1272 da essi accordato a Venuto di Sando di Ugolino (3) . Questi due figli d' Isnardo I. furono autori di due famigliedi feudi distinte ; poichè Azzolino fu stipite dei marchesi di Varcio, e Gabriello dei marchesi di Verrucola e Fosdinovo , e di altri luoghi, come dimostreremo. MARCHESI DEL FEUDO DI VARCIO 1272. AZZOLINO I, detto ancora Azzone del qm. Isnardo I, detto di sopra, fu marito di Agnesina de' Vegj , provato ancora dalla divisio ne del 1275 , ormai riferita , per cui divenne au tore dei marchesi del feudo di Varcio conle ter re annesse di Pietragravina , S. Margherita, Mon conico , Valcurana e altre ville in Val di Stafu la. Egli morì dopo il 1319, e li suoi discendenti non sono che in parte notati nel grand' Albero Malaspina di quest'opera; poi che nel declinare del secolo xv. divenendo assai numerosi, e ces sando di appartenere alla Lunigiana fino dal se coloXIV,come si arguisce dai diplomi del 13. Ot tobre 1396 di Venceslao imperatore, e di Massi miliano I. del 5 Settembre 1494, concessi a tali marchesi , cominciarono poi amancar didominio. Mi ristringerò pertanto adire che molte brighe e contese ebbero con i duchi di Milano ; e che nel correre il xvII. secolo in gran parte alienati rima sero i loro feudi, come quello di s. Margherita , (1) Atto dell'arch, Malas, di Canip. = (2) arch. idem =(3)ivi. 348 che il marchese Carlo Giovanni alienò, idi cui po steri dopo il 1677 ritennero solamente il titolo. MARCHESI DEL FEUDO DI VERRUCOLA E FIVIZZANO 1272. GABRIELLO I. figlio del qm. Isnar do I, detto di sopra, sua prima memoria nel li vello del 1272, già riferito. Nel 1275 divise i feu di dell'avo con il zio Alberto e i suoi cugini, come si è veduto più sopra, per cuidivenne au tore dei marchesi dei feudi di Verrucola Bosi , di Fosdinovo, di Olivola , di Casteldell' Aquila , di Massa, di Sanazzaro , con altre terre dette dei Bianchi in Lunigiana, cioè Corvara, S. Pietro di Offiano, Argigliano, Codiponte , Casola , Lusci gnano, Alebbio , Gassano , Monte de' Bianchi , Monzone , Equi, Tenerano e Vinca, e parimen te dei Malaspina di Verona e di Napoli. Morì questo Gabriello I. intorno al 1289 , e lasciò Isnar do II , Azzolino e Spinetta I. detto il grande , pro vati per la divisione di vassalli, fatta da essi il 1291 con i nobili di Dallo e di Castello (1) . II detto Spinetta I. grand' emolo di Castruccio In terminelli di Lucca e marito di Beatrice Viscon ti di Milano (2) non ebbe che tre figlie legitti me chiamate Ghidda, Novella e Beatrice. Lapri ma fu moglie di Feltramo conte di Montefeltro , e forse quella Malaspina , di cui Fazio degli Uber ti , spesso alludendo in suo poema, mostrasi in namorato: la seconda, sposata a Lucemburgo Spi nola genovese , fu quella che aseconde nozze pas sò con il Gonzaga marchese di Mantova: la ter za maritossi a Federigo II. marchese di Villafran ca. Isnardo e Azzolino però furon quelli che pro pagarono la discendenza , il primo producendo (1) Atto presso di me in copia 11. lib. vi. (2) discorso nell' opera tome 349 il ramo di Verrucola Bosi, e l'altro il ramo di Fosdinovo ed altri feudi, come sarà notato. 1291. ISNARDO II. figlio del qm. Gabriel lo I, sopra descritto , marito di Angelica di Ve rona , provato dalla detta divisione de'vassalli del 1291 , fu autore dei marchesi del feudo di Ver rucola con le terre annesse di Fivizzano, Sassal bo , Pognana , Comano, Groppo s. Pietro , Mom mio, Regnano, Reusa, Argiliano, Moncigolo, Agni no , Canetto , Quarazzana , Terenzano , e altre vil le. Mancò dal mondo circa il 1349, e li suoi fi gli furono Niccolò, Giovanni, Azzolino e Spi netta , provati col testamento di Spinetta il gran de loro zio, detto di sopra, rogatoil 1352 inFos dinovo (1) . Dei quattro notati fratelli il conti nuatore di questa linea fu Niccolò primogenito, il quale nel 1355 insieme con gli altri consorti ottenne investitura del feudo da Carlo IV. impe ratore (2) . Questo marchese ebbe diversi con trasti congli altri Malaspina, e morì circa il 1412 , di lui rimanendo Appollonia che maritossi con Cesare Bonaparte gentiluomo di Sarzana, e Bar tolommeo che prese a sua donna Margherita fi glia di Giovanni Anguissola di Piacenza, dimo strato per il rogito di sue nozze del 1399, e per la lega offensiva e difensiva del 7 Settembre 1415, stipulata con altri Malaspina (3) . Egli cessò di vivere nel 1417 per morte violenta, procuratagli dal marchese Leonardo II. del castello dell' Aqui la, e di lui rimasero al mondo Giovanna che fu maritata ad Antonio Alberico marchese di Fosdi novo , e Spinetta che fu l'ultimo di questo ra mo. Costui nel 1436 fece aderenza con il mar chese Niccolò d' Este (4) : nel 1440 fondò il con vento di s. Francesco di Fivizzano ; e nel 1475 (1) Atto dell'arch. Malas. di Canip. gio cod. dipl. Ital. tom 11 p. 257. Canip. (2)March. idem, e Luini (3) atti dell' arch. Malas di (4) atto dell' arch. ducale di Modena. 350 fu ucciso per una congiura di alcuni principali abitanti di Fivizzano. In questo modo finì tale famiglia, e la signoria di Verrucola e Fivizzano passò nel 1477 alla repubblica Fiorentina per de dizione de' popoli (1) . MARCHESI DEL FEUDO DI FOSDINOVO 1291. AZZOLINO II. figlio del qm. Gabri ello I , detto più sopra, marito di Giovanna Ca gnoli , provato già dalla division de' vassalli del 1291 , e dalla pace fatta nel 1311 con i nobili di Fosdinovo (2) , per cui fu autore de' marchesi de' feudi di Fosdinovo , di Olivola, di Gragnola, di Massa e di Fabbrica nel Pavese con le terre annesse a tali feudi. Egli morì nel 1327, lascian do al mondo Gabriello che fu vescovo di Luni (3) , Guglielmo che fu marito di Giovanna Nu garola Veronese, da cui ebbe solo Taddea spo sata al marchese di Filattiera, Antonio che fu canonico di Verona e Galeotto continuatore di questa linea, comprovati dalla cessione di Fab brica fatta il 1328 ai nobili di tal paese da es si marchesi con i loro zii paterni (4) . Il det to Galeotto fu raro giureconsulto e marito diAr gentina Grimaldi Genovese, già vedovadi Morel Io marchese di Giovagallo , e nel 1355 ottenne investitura de'feudi da Carlo IV. imperatore. Ces-. sò di vivere nel 1367, e fu riposto nella chiesa di s. Remigio di Fosdinovo, dove ancora vedesi il suo nobile monumento di marmo con iscrizio ne delle sue lodi. Per suo testamento di tale an no (5) provansi i di lui figli Gabriello che mo rì nel 1390 senza prole , Spinetta e Leonardo , che si divisero. A questi marchesi nel secolo xiv. fu tolto lo state da Giovanni Galeazzo Visconti ! (1)Arch. delle Riform. di Firenze, e arch. com. di Fivizzano. (2) atto dell' arch. Malas, di Canip. u lib. v. (4) arch. Malas. di Canip. (3) descritto nell'opera tom. 5) ivi. { 351 duca di Milano ; ma poi fu ad essi restituito. 1367. Il detto LEONARDO marito che fu di Caterina de' Rossi di Parma, per la divisione fatta nel 1393 con il fratello Spinetta (1) di venne marchese di Gragnola, Castel dell' Aquila, Gassano, monte de' Bianchi, Viano , Gallogna e altre ville. Mori a Bologna nel 1403 (2) , co me da suo testamento, e lasciò Galeotto che fu sposo di Mattea Bevilacqua e non ebbe che due figlie , Bianca e Caterina, e Leonardo che, morto nel 1441 , lasciò Argentina , maritata a Giorgio del Caretto, ambedue dimostrati dal testamento del padre (3) . A questi due marchesi nel 1412 pervennero i castelli di Pallerone , Olivola , Bi gliolo , Magliano e Collecchia dopo l'eccidio già narrato dei primi marchesi di Olivola , e ciò rac cogliesi dalle convenzioni ed esenzioni intorno ai pedaggi, guardie e portar legna al marchese, concesse il 12 Luglio 1413 ai detti paesi (4) . Morti poi che furono ambedue senza redi maschi il loro feudo ritornò alla linea di Spinetta mar chese di Fosdinovo che segue. 1367. SPINETTA figlio del qm. Galeotto, detto più sopra, marito di Giovanna de' Gamba corti di Pisa e in seconde nozze di Margherita dei conti di Cuneo, fu quegli che per la dimo strata divisione col fratello Leonardo, già descrit to , del 1393 marchese restò del feudo di Fosdi novo con le terre annesse di Marciaso, Pulica , Tendola, Posterla, Colla, Bardine , S. Terenzo , S. Stefano , Zuccano e parte delle terre de' Bianchi. Questi è quel marchese Spinetta, che fu duca di Gravina (5), e mancò dal mondo nell'Ago sto 1398 con lasciare Gabriello che morì nubile il 1405 , e Antonio Alberico propagatore della li 1) Arch. Malas. di Cauip. (2) discorsonell' opera tom. II. lib. v. 3) atto dell' arch. Malas. di Canip. = (4) ivi = (5) discorso nel l'opera tom. 11. lib. v. 352 nea de' marchesi di Fosdinovo, ambedue provati dagli strumenti del 1409 e 1418 (1) . Quest' An tonio Alberico sposò Giovanna figlia del fu Bar tolommeo marchese di Verrucola e Fivizzano , dalla quale ebbesi molta figliuolanza e lunga po sterità. A tempo di tale marchese molto era fio rente ed esteso il suo feudo; perchè nel 1412 per la morte violenta dei marchesi di Olivola , già dimostrati , riebbe Pulica e Agnino : e dopo la morte dei sopra descritti marchesi di Gragnola riacquistò interamente il loro feudo. Non ostan te il signoraggio dei Malaspina fu molto contur bato per l'armi del Piccinino; poichè nel 1430 Antonio Alberico con il suo congiunto Spinetta marchese di Verrucola, occupato avendo Massa , Carrara , Moneta, Ortonovo e Avenza, dovè ri perderle poscia per le forze di tal capitano. Per questa occupazione Antonio Alberico fu nel 1431 sentenziato dal podestà di Lucca ad essere pub blicamente trascinato a coda di cavallo e alle forche, se fosse preso; ma tre anni dopo, ricon ciliatosi con quella repubblica, fu di ogni ban do assoluto (2) . Nel 1442 poi Massa volonta riamente ritornò a questo marchese e sottomisesi alui con capitoli e convenzioni; e nel 1445 fi nì di vivere, lasciando cinque figliuoli cioè Spi netta , Giacomo, Francesco, Lazzaro e Gabriel lo, i quali provansi per lo strumento di divisio ne fatta nel 1467 tra essi medesimi (3) ; per cui ne derivarono sette famiglie diverse e cinque distinti feudi separati da quello di Fosdinovo , siccome vedremo. 1446. GABRIELLO figlio del qm. Antonio Alberico, detto di sopra, fu marito di Bianca fi gliuola del fu Galeotto marchese di Gragnola , ed erede del suo fratello Francesco ,il quale mo (1)Attidell'arch Malas di Canip.= (2) alli dell' arch. segreto ducale di Lucca = (3) arch Malas, di Canip. 353 rendo nel 1466, testo a suo favore (1). Que sto Gabriello, perla riferita divisione del 1467, continuatore si rimase della dritta linea de' mar chesi del feudo di Fosdinovo con le terre annes se di Tendola, Zuccano , Pulica, Posterla , Mar ciaso e alcune altre ville. Un giorno dopo di ta le divisione egli cambiò i beni sul Veronese , che venuti erangli in parte per l'eredità di suo fra tello Francesco, siccome si è detto, con il feu do di Olivola, toccato in parte a Spinetta altro suo fratello (2) . In questo modo al suo domi nio aggiunse Olivola, Bigliolo , Bibola, Pallerone e annessi. Fu egli valente guerriero (3); e nel 1468 fece lega con la repubblica Fiorentina (4) . Morì poi nel 1508, come dimostrasi per suo co dicillo (5) ; ed ebbe questi figli , Argentina ma ritata a Pietro Soderini capo della repubblica Fi orentina, Gioan Battista che produsseil ramo de gli ultimi marchesi di Olivola , come più sotto sarà descritto , Lazzaro che fu canonico di Sar zana , Galeotto marito di Zaffira Galassi di Car pi che dopo il figlioLodovicononebbe altra pro le, Lorenzo in fine che la linea continuò di Fos dinovo , provati dalladivisione de'feudi del 1510 fatta tra loro (6) . 1509. Questo LORENZO adunque marchese di Fosdinovo e marito di Teodosia figlia del fu Leonardo marchese del castello dell' Aquila, fu quegli che institui primogenitura del feudo per diploma del 1529 di Carlo V. imperatore (7). Morì nel 1533 elasciòGiuseppe primogenito , Ca terina e Gabriello mancato nel 1573 senza pro le. Giuseppe che fu sposo di LuigiaDoria diGe nova è dimostrato dal diploma d' investitura del feudo del 1559, ottenuta dall'imperator Ferdi (1) Arch. Malas. di Canip. = (2) ivi = (3) discorso nell' opera tom. 1. lib v. = = (4) atto dell' arch Malas. di Canip. (6) ivi (2) ivi 23 T. 11. 5)iva 354 nando (1) . Egli manco nel 1565, e suoi figliuo li furono Ippolito che fu gran croce di Malta (2), ecome primogenito rinunzio isuoi diritti al fra tello Andrea, il terzo Tommaso che fu parroco di Fosdinovo. Il detto Andrea , marito di Vitto ria de Negro Genovese e signore del feudo per rinunziadel 1570del fratello Ippolito (3) è provato ancora per l'investitura avuta il 1577 da Rodolfo imperatore (4). Questi mancò nel 1610 con la sciare Luigia maritata al marchese di Podenzana, eGiacomo primogenito che s'impalmò a Maria Grimaldi della Rocca, e nel 1620 ebbe l'inve stitura del feudo dallo imperator Ferdinando II. (5) . Nel 1642 contese la successione al feudo di Gragnola , e per sentenza imperiale del 1644 l'ottenne contro i marchesi di Olivola, il gran duca di Toscana, i Malaspina di Verona e altri pretendenti (6), Mori in fine il 1663, avendo la sciato sei figli, cioè Pasquale , Andrea, Vittoria, Ippolito , Ferdinando e Giulia. Il primogenito Pas quale, marito di Maddalena Centurioni di Geno va, mori senza figli nel 1670, e fu quello che, avuta l'investitura nel 1665 da Leopoldo impe ratore , un anno dopo fondò la zecca in Fosdino vo, con privilegio dello stesso imperatore di bat ter monete (7) . Andrea nel 1642 attentò di av velenare il padre, e poi fuggì nel Torinese, pro tetto dalla madre; non ostante fu preso a Nizza e condotto nelle carceri di Bersello nel Modane se, fu a Modena il 1649 condannato e punito della testa (8) . Ippolito che fu sposo di Cristi na Pallavicini di Torino, e successore a Pasqua le nel 1670, ottenne in quell'anno investitura da Leopoldo I. imperatore (9). Ma perchè l' al tro suo fratello Ferdinando ambiva il feudo, nè (1) Atto dell' arch. Malas, di Canip, tom. II. lib. v. (5) ivi (2) descritto nell' opera (3) atto dell' arch. Malas. di Canip. (6) ivi = (2) ivi =(8) ivi =(9) ivi (4) irt 355 poteasoffrire che Ippolito fossesi ammogliato per aver successione, ungiornotessègli insidie,e men tre Ippolito al castello tornavasi dalla messa, scor tato da bravi, con un colpo di moschetto, tira togli da una finestra, l'uccise in Fosdinovo su la pubblica via, e mentre affacciossi per vedere se il fratello fosse caduto, uno de'bravi che avea lo addocchiato, con un subito colpo tolsegli pa rimente la vita; così tanto l' insidiato che l'in sidiatore privi rimasero di vita quasi nello stes so istante (1) . Allora la marchesa Cristina , ri masa vedova, trovavasi appunto in figlio gravi da; però subito per parte di Cesare, del gran duca di Toscana edelduca di Milano furongli posti commissari e curatori ad ventrem, i quali intervenendo al di lei parto , verificarono il na scimento dell' erede del feudo in quell'anno stes so , e fu Carlo Agostinopostumo, il qualeposcia ammogliossi con la duchessa Anna Caterina San tinelli Aldobrandini, e nel 1693 ottenne investi tura da Leopoldo imperatore (2) . Egli finì suoi giorni nel 1722, e lasciò Gabriello primogenito, Azzolino che stabilissi a Napoli, e Teresa che si maritò al marchese di Olivola.Gabriello marche se di Fosdinovo, marito di AngelicaMaria Palla vicini di Torino e in seconde nozze di Isabella Orsucci di Lucca, nel 1723 ebbe l' investitura da Francesco I. imperatore (3). Mancò di vita cir ca il 1758, lasciando Carlo Emanuelle chefu ma rito di Eugenia Pinelli Genovese laquale non eb be figli, e questi fu l'ultimo del feudo, perchè fu di signoria spogliato nel 1796 per i Francesi , iquali un anno dopo, secondo la pace di Cam poformio, soppressero tutti gli altri feudi inLu nigiana, aggregandoli alla repubblica Cisalpina. Morì tale marchese nel 1808, e i di lui fratelli che non ebbero comando furonoAzzolino abate, (1)Arch. Malas. di Canip. =(2) ivi (3) ivi. 356 uomo assai culto e addottrinato, e Alberico il quale fu capitano in Austria e generale ispettor delle foreste. Egli morendo lasciò il vivente mar chese Giuseppe Malaspina di Caniparola cavalie re e ciambellano del granduca di Toscana, da me qui ricordato per causa di onore e di animo grato; poichè generosamente concessemi di rica vare dal suo antico e dovizioso archivio tanti do cumenti e memorie che in quest' opera, e più in queste note sonosi registrate. MARCHESI STABILITI A NAPOLI 1 1723. AZZOLINO figlio del qm. CarloAgos stino marchese di Fosdinovo e Gragnola, detto di sopra, fu marito di Rosa Fregosi di Genova eautore della famiglia Malaspina di Napoli (1). Egli ereditò colà il feudo di s. Egidio nell'Abruz zo dalla principessa Vaini sorella di sua madre, e morì nel 1774, lasciando Giuseppe che ammo gliossi con Francesca Hunter Scozzese, e fu mi nistro della corte di Napoli presso la repubblica Veneta, Fu anche destinato ambasciadore al re di Danimarca; ma non vi giunse, e morì nel 1805 con lasciare Corrado colonello di cavalleria del regno di Napoli ancor vivente, e Filippo co lonello cavalier di s. Gennaro e ciambellano di S, M, Siciliana parimente ancora in vita, alladi cui grazia e bontà io deggio queste memorie di sua famiglia. Qui per tanto finisce ladritta linea de' marchesi di Fosdinovo, dalla quale dirama ronsi prima le seguenti famiglie, MARCHESI DEL FEUDO DI OLIVOLA 1485. GIO. BATTISTA figlio del qm. Ga briello marchese di Fosdinovo e di Olivola , di . (1) Discorso nell'opera tom. 11 libv. 357 scorso più sopra, fu marito diGiovanna de'Ros si di Parma conti di s. Secondo, ed è provato. per lo strumento di sue nozze del 1485 (1) . Egli fu autore de' marchesi più moderni di Oli vola, distaccati dalla casa di Fosdinovo, perchè : dopo sua morte accaduta circa il 1509 il di lui Aglio tio Lazzaro III. nel 18. Luglio 1510. divisesi con li suoi zii paterni (2) ; e per tale divisio ne ebbesi il feudo di Olivola con le terre annes se di Bigliolo , Bibola , Pallerone e pochi altri villaggi. Nel 30 Febbrajo 1525 egli ottenne l'in vestitura da Carlo V. imperatore (3) e finì di vivere circa il 1544, avendo avuto da sua mo glie Margherita figliuola di Spinetta marchese di Monti questi figli, cioè Giovanna che fumarita ta al marchese di Filattiera, Troilo che fu sa cerdote , Camillo che morì nubile ; e Spinetta primogenito che continuò la famiglia, provati dal la instituzion di primogenitura del feudo conces sa loro il 1570 da Massimiliano II. imperatore 4) . Questo Spinetta ebbe a sua moglie Eleo nora figlia del conte Gherardo della Gherarde sca, e nel 1545 ottenne con altri Malaspina sala vaguardia del feudo da Carlo V. imperatore (5) . Morì poi verso il 1596, di sè lasciando Lazzaro che si congiunse in matrimonio a Teodora figlia del marchese di Licciana, provato con la procu ra del 1603, stipulata insieme col marchese di Fosdinovo per fare accomandigia col re di Fran cia (6) . Essendo poi mancato presso al 1630, di lui rimase Anna sposatasi al marchese diTre sana, e Spinetta che s'impalmò a Maria Madda lena Dudley figlia di Roberto duca di Nontum bria Inglese , dimostrato dalla lettera del 1636 di Carlo II. re d'Inghilterra (7) . Cesso egli del la vita nel 1655, e rimasero di lui Lazzaro pri lvi (1)Attodell'arch. Malas. di Canip = (a) ivi (5) ivi 6) ivi (3) ivi (4) (7) Maccioni cod. dipl. Malas. doc. 60% 358 mogenito, Giuseppe e Gioan Battista, provati dal testamento del 1655, fatto dal padre (1) . Lazzaro , continuatore della famiglia , ebbe a sua moglie Beatrice figlia di Francesco de Silva con te di S. Pietro in Sabina, e mori nel 1714, la sciando Giuseppe e Antonio che dimostransi per il testamento del padre di quell' anno (2) . II primogenito Giuseppe , marito di Maria Teresa figlia del marchese di Fosdinovo, morendo nel 1759 , lasciò questi sei figli, cioè Lazzaro primo genito che fu marito di Tommasa Falconi di Chia vari, il quale morì senza prole, Alberico e Al derano morti nubili, Annetta che fu maritata al marchese del Ponte, Cristina che sposò il mar chese Orazio Pacca di Benevento il 1748 , dalla quale ne viene il vivente cardinale di S. Chiesa il principe Bartolommeo Pacca vescovo di Ostia e Velletri e Decano del sacro Collegio , per me riti illustre, e autore di una bell' opera in 3 vo lumi, riguardante la storia Ecclesiasticadal 1803 fino al 1813 , e finalmente Carlo che fu successore nel feudo al fratello Lazzaro e l'ultimo feudata rio di questa linea de' marchesi di Olivola, che cessò nel 1799. MARCHESI DEL FEUDO DI GRAGNOLA 1446. LAZZARO I. figlio del qm. Antonio Alberico marchese di Fosdinovo, più sopra de scritto , sposò Caterina del fu Galeottodei primi marchesi di Gragnola già discorsi. Egli visse in diviso co'suoi fratelli, e sua prima memoriaè nei la procura per interessi del 1446, fatta insieme con Giacomo suo fratello (3) . Morì ab intestato nel 1451. e lasciò Galeotto marito di Elisabetta che non ebbe figli, eLeonardo che propagò que sta linea, provati per una carta del 1451 (4) , 3) ivi. =(4) int (1) Atto dell' arch. M.di Canip. (2) ivi 1 359 •per la divisionedel 1467 de feudi dell'avo fat ta con i lero zii paterni, già riferita. Però Leo nardo, che ebbesi in moglie Aurante Orsini, di venne autore de'marchesi di questo feudo che comprendeva Gragnola, Castel dell'Aquila , Via no, Vezzanello, Gallogna con alcune altre ville. Nel 1468 con gli altri sonsorti fece lega con la repubblica Fiorentina (1) , e testò nel 1505, la sciando Teodosia maritata al marchese di Fosdi novo, Galeotto , Giovanni , Giacomo e Maddalena che fu moglie del marchese di Villafranca, di mostrati dal testamento del padre del 1505, e dal lodo su la divisione del 1516 , fatta tra es si (2) . Per questo avvenne che Giacomo pro tonotario apostolico eparroco della chiesa diMon te de'Bianchi fu marchese di Viano, Gallogna e Vezzanello , e come egli ebbe due figli naturali Ottavio e Lepido, così legittimò i medesimi, e morendo feceli eredi. Anche il detto Lepido, di venuto canonico di Verona , ebbe pure due figli naturali che furono legittimati e per suo testa mento del 1577 fatti eredi (3); con tutto ciò questa parte di feudo ricadde agli altri marche si di questo feudo. 1516. GIOVANNI poi figlio del qm. Leo nardo suddetto per la riferita divisione ebbe in parte il castello dell'Aquila e Pian di Mulino, enel 1529 ottenne con il fratello Galeotto inve stitura da Carlo V. imperatore (4) Infine, . morendo nel 1550,lasció il figlio Leone, prova to per il diploma di primogenitura del 1560 , con cessagli dall' imperator Ferdinando (5) . Questi morì circa il 1568 con lasciare Alfonso marito di Ginevra Salvioni ver veronese, il quale non ebbe che Marcella unica figlia sposata a Cristiano prin cipe di Solferino. Poscia, morto chefu nel 1594 (1)Atto dell' arch. Malas. diGanip. = (2) ivi = 3)ivl =(4) ivix(5) ivi. 360 questo Alfonso, la sua parte di feudo ritorno al la discendenza dell' altro marchese di Gragnola, il seguente Galeotto. 1516. Questo Galeotto adunque del qm. Leo nardo già detto, secondo la dimostrata divisione del 1516 toccogli in parte Gragnola e nel 1529 insieme col descritto Giovanni ebbene investitu ra da Carlo V. imperatore (1) . Fini di vivere prima del 1544, e lasciò Corrado che provasi per I' accomandigia del 1548 stipulata con il duca di Toscana (2) . Questi manco verso il 1574 ri manendo di lui Gio. Battista che fu marito di Fiammetta Soderini di Firenze, e dimostrasi per gli atti del 1574 € 1575 (3) . Nel 1594 egli ri ebbe l' altre due parti del feudo , una per eredi tà del detto Alfonso, l'altra per compra; e nel 1599 rinnovò accomandigia e lega con Ferdinan do III. de' Medici granduca di Toscana (4) . Fi nalmente circa il 1602 mancò di vita, e li suoi figli furono Cosimo che si congiunse con Anna figlia del marchese di Treschietto, dalla quale non ebbe figli , e Alessandro che rimase nubile, provati ambedue dalla sentenza imperiale intor no al feudo di Viano, data il 1621 a loro favo re contro i figli del marchese Ottavio di Verona (5) . Cosimo mancò nel 1638, e Alessandro fi nì suoi giorni in Firenze nel 1642, dove per te stamento instituì erede del feudo il gran duca di Toscana, per cui ne venne la famosa lite tra il marchese di Fosdinovo, il granduca di Firen ze, i marchesi di Olivola e i Malaspina di Ve rona (6) . Così terminò questa linea, e il feu do di Gragnola per sentenza imperiale si riunt al marchese di Fosdinovo. () Atto gia dimostrato (3) ivi Canip. (2)atto dell' arch. Malas. di Canip. (4) Atto presso di me = (5) Atto dell'arch. Malas, di (6) ivi. 361 MARCHESI STABILITI A VERONA  1446. SPINETTA V. figlio del qm. Antonio Alberico marchese di Fosdinovo, più sopra descritto , fu sposo di Donnella Fiesca dei conti di Lavagna. Questo marchese per la dimostrata divisione del 1467 fatta conifratelli e nipoti ebbesi in parte il feudodi Olivola; macomeil 18 Novembre dello stesso anno (1) convenne con Gabriello IV. suo fratello e permutò con lui il detto feudo con i beni sul Veroncse, così fu che questo Spinetta divenne autore dei Malaspina che dimoravano a Verona.

  (1) Atto dell' arch. Malas. di Canip

Morì poi egli circa il 1497 , e lasciò Gioan Antonio e Gioan Filippo, dai quali tutta la discendenza ne venne che in parte è nell'Albero notata , e che pensiamo di non trattarne di più, perchè rimase senza dominio in Lunigiana e privatamente visse fino ai giorni nostri che si estingue in una femmina.

MARCHESI DI MASSA E DI SANAZZARO

 1446. GIACOMO I. figlio del qm. Antonio Alberico marchese di Fosdinovo , già dimostrato , prese a sua donna Taddea Pico della Mirandola. Sua prima memoria in una procura per interessi fatta nel 1446 co'suoi fratelli (2) .

  (2) atto già notato

Nel 1466 fondò il convento di s. Francesco di Massa, e nello stesso anno il 22 Febbrajo con la dota di sua moglie acquistò il feudo di Sanazzaro con le terre di Albissola e Dosso in Lomellina (3).

  (3) atto presso di me in copia.

Per la divisione poi del 1467, già notata, divenne marchese di Massa e terre annesse. In quell'anno medesimo per lettera patente del duca Sforza di Milano fu costituito a suo governator generale di Lunigiana. Questo marchese fu quegli che, bramoso di ricuperare quanto iMalaspina suoi avi aveano dovuto nel 1448 abbandonare ai Fregosi di Genova, nel 1473 con lo sborso di 5000 ducati d'oro, e con la cessione dei dazi e gabelle di Sanazzaro per alquanti anni, comprò Carrara, Avenza e Moneta da Antonietto di Campofregoso , padrone allora di tali terre (1) .

  (1) Atto dell'arch. Malas. di Canip.

Finalmente il 1477 fu capitano per il detto Visconti , e mancò dal mondo nel 1481. Di lui rimasero Francesco autore de'marchesi di Sanazzaro , e Alberico autore degli ultimi marchesi di Massa e Carrara , poichè formarono due linee separate e distinte, cioè :
 1482. FRANCESCO del qm. Giacomo I. marchese di Massa, descritto di sopra, ebbe in moglie Costanza Fogliani , e autore si fecedei marchesi del feudo di Sanazzaro. Egli contrasto con Alberico suo fratello per la divisione de' feudi , e se creder devesi all' Ammirati (2) nel 1483 occupò a forza Carrara, Avenza, e Moneta, ma per il fratello Alberico furongliriprese con la forza, e poscia a lui stesso aggiudicate nella divisione del 1485, stipulata con i figli di detto Francesco , il quale cessato avea di vivere prestamente nel 1484 con lasciare il figlio Lodovico, provato dalla procura di Gabriello marchese di Fosdinovo suo zio, fatta nel sette Marzo 1485 come suo tutore (3) .

  (2) Ammirati stor. Fior. lib xxv.
 (3) atto presso di me in copia,

Questo Lodovico per tanto, ammogliatosi con Ippolita Fioramonti , fu marchese di Sanazzaro, e dopo sua morte lasciò Ottavio che prese a sua moglie Giulia Birago, sorella del cardinal Birago gran cancellieredi Francia. Questi ebbe Giulio Cesare con altri figli, i quali insieme nel 1566 fieramente contesero il dominio di Carrara ad Alberico I. Cybo Malaapina, e l'anno dopo furono acquetati con 3550 scudi d'oro che i marchesi di Sanazzaro ricevettero per ogni loro diritto. Di Giulio Cesare e di Isabetta Giorgi Pavese sua moglie ne venne Ottaviano marito di Margherita Berzia di Pavia , il quale produsse Gioan Battista sposo di Maria Fornari, da cui venne Ottaviano che ammogliossi con Anna Lucia Gambarana di Pavia. Quest' Ottaviano provò tutti li suoi ascendenti antenati descritti nel processo per la sua ammissione nel collegio de'Giudici, cavalieri e conti del S. R. Imp. di Pavia, stampato nel 1665. Continuò questa linea Andrea suo figlio marito di Teresa Carminale e fratello di Giambattista tenente maresciallo Cesareo. Di questo Andrea venne Francesco il quale, presa in moglie Caterina Beccaria Pavese, lasciò il marchese Luigi ancora vivente ciambellano di S. M. I. R. Austriaca e scrittore di culte opere, ultimo di questa linea, al quale noi siamo debitori dellememorie de' personaggi di sua stirpe che benignamente ci ha fatto conoscere come sonosi notati in questa parte.
 1482. ALBERICO figlio del qm. GiacomoI. marchese di Massa e Carrara , di sopra discorso , impalmò Lucrezia figliuola di Sigismondo d'Este , e, per la divisione con i figli del giàparlato Fran cesco suo fratello, rimase autoredegli ultimi mar chesi del feudo di Massa e Carrara con le ter re annesse, che poi sottodei Cybo principato di venne e duchea. Egli pure dimostrasi conladet ta procura di suo zio Gabriello del 1485 , già no tata. Questo marchese nel suo castello di Massa il 1494 ebbe a ospite il re Carlo VIII. che mol to il distinse , ed essendo poi morto nel 1519 sen za figli maschi, il suo feudo passò alla marche sa Ricciarda sua figlia, la quale , sposatasi a Lo renzo Cybo Genovese nipote di Papa Innocenzo VIII. , per opera del Pontefice LeoneX. suo zio, 364 ottenne poi nel 1529 investituradel feudo daCar lo V. imperatore il 16 Luglio, contro i diritti degli altri Malaspina. Ella di questo maritaggio generò Giulio che ebbe un tragico fine e strane venture, Eleonora, e Alberico I. Cybo Malaspi na(1) il quale produsse poi tutta la discenden za dei duchi di Massa e Carrara (2) fino alla duchessa Maria Teresa Cybo che maritossi ad Ercole III. d' Este , per cui ,estintasi la linea dei Cybo e degli Estensi, tal signoraggio passato è nella casa dei regnanti duchi di Modena. Quì fi niscono le note dell' albero generaledei marche si Malaspina di Lunigiana,le quali sonosi ristret te solamente a quanto la brevità ci permise di esporre per quello ch' eraduopo alladimostrazio ne di quell'illustre FAMIGLIA CHE CONTA di ave re avuto in Italia il dominio sopra a 220 e più luoghi di città, terre, castelli eville nei secoli di suo splendore , e da circa dieci secoli di antichità, mentre adesso appena più si ricorda. (1) Discorso nell' opera tom. 1. lib. m (2) Tale stirpe chiara mente trattata da Giorgio Viani nelle sue memorie della famiglis Cybo, e stamp. in Pisa 1808. FINE. 365 AGGIUNTA ALL' ELENCO DEI SIGG. ASSOCIATI CAPRIO. Agazzi M. R. Sig. don Giovanni Professo re di belle lettere in Bedogna. Berettini M. R. Sig. don Gioan Battista Cop. I Bertolotti Sig. dot. Ant. Medico a Borgotaro. I Bianchi Sig. dottore Giuseppe. Briganti de- Colombo M. R. Sig. dottore Luigi. I Gennari Sig. Domenico di Campi. Guastalli Sig. Stefano q. Sig. dot. Francesco. Malpeli Sig. dot. Giuseppe Medico a Bedogna. I * Pinelli Illmo. Sig. Carlo di Fivizzano Inge gnere del Commissariato di Pontremoli. Raffi Sig. dottore Manfredo di Bedogna. Salvatori Sig. Giuseppe della Scala. Silva M. R. Sig. dot. Cesare di Bedogna. FIVIZZANO. Bolognini Illmo. Sig. Giuseppe di Lerici Vice Console del Brasile. * Cilla Illmo. Sig. Capitano Pietro. * Ortalli M. R. Sig. don Fulgenzio MASSA. Ascoli Sig. Angelo Negoziante. I I I I I I I I 1 I Froussard Illmo. Sig. Gioan Battista di Lucca 1 i 366 INDICE degli articoli , e dei nomi de' personaggi discorsi In questo Secondo Volume. (*) I nomi incarattere corsivo indicane isoggetti rammentati per incidenza. LibroV. del distretto diAulla eFosdinovoPag. Libro VI. del distretto di Fivizzano Libro VII. del distretto di Bagnone Libro VIII. del distretto di Pontremoli Aggiunte all' opera כל دو 97 195 217 » 275 Albero generale dei marchesi Malaspina ta vole III. Note dimostrative l'Albero sud. Aggiunta all'Elenco dei Signori Associati NEL LIBRO V. Adalberto I. fondatore di Aulla n دو 2 280 281 365 Pag. I Alighieri Dante Antonetti Giuseppe scrittore Buttafava vescovo di Luni Carlo VIII. re di Francia Gottifredo vescovo di Luni Oberto I. conte del sacro palazzo Sigifredo guerriero Castellini Giovanni scrittore Colloretti Antonio giureconsulto Fieschi Alagia • Interminelli Castruccio • ::: Landini Silvestro gesuita-- Leoni Domenico scrittore Giacomo scrittore Malaspina Alberto •-Alberto poeta Provenzale .49. 22 94 20 دو " • כג 67 9 " 7 . 6 " " " " " " " " " . מ 82 86 45 53 73 76 ivi II 17 367 Alessandro capitano dimero Azzolino scrittore ittore Bernabò vescovo di Luni Bernabò arcivescovo ". Bernabò vescovo di Luni Idue Carradi lodati da Dante Franceschino Gabriello Vescovo Gabriello capitano Gerardino vescovo .---- Germanico vescovo Guido cardinale--- Guglielmo vescovo •----- Ippolito general capitano--- Leonardo guerriero Leonardo di Gragnola •--Manfredo capitano Morello celebrato da Dante Obizzino--- Obizzone I. il grande Orazio vescovo---- Spinetta duca di Gravina Nasi Gioan Agostino scrittore Peccini Ventura scrittore Pistofilo Bonaventura scrittore Riccardi Niccolò scrittore • Signorini Pompeo giureconsulto Terenzoni Gioan Antonio scrittore Trombetti Alessandro scrittore--- Filippo scrittore NEL LIBRO VI. Andreani Camillo vescovo Pag • • מ ہو ת " ” " 855 54 53 58 22 3 58 66 5 74 35 32 ,, 72 ” " " " ” " دو " رو 63 ivt 40 36 24 13 74 61 83 78 " 69 » 79 " 89 » 84 " " 80 ivi Pag. 158--- Camillo pittore • Battini Domenico scrittore Borni Antonio Vescovo--- Carlo vescovo Bosi Andreola madre di Niccolò V. Pont.-Paccio del qm. Duccio Bravieri Ventura guerriero Caldani Matteo fondator di S.Giorgio Casani Alessio oratore ivi دو ” " ” دو " . ور 185 156 ivi 107 109 160 " 149 22 ται 368 •Cavalcani Borgnino scrittore Giulio maestro generale-- Ortensio scrittore Cortesi Iacopo pittore . Fantoni Giovanni poeta e scrittore------------ Giambattista letterato Lodovico Terenzio scrittore Francia Fivizzaņó pittore Gargiolli Giovanni architetto Ghirlanda Giambattista pittore Giannetti Federigo scrittore Pascasio filosofo Ginesi Antonio architetto e scrittore Grandetti Gianantonio legista Interminelli Castruccio Lazzari Gianmaria scrittore Lemmi Stefano pittore Malaspina Spinetta I. il grande pag. 139 دو ” دو ور 154 ivi 169 187 178 1V1 163 119 146 127 172 182 191 ivi 102 168 180 97 Manzini Giovanni podestàdiPisae scrittore 113 Molari Agostino scrittore Monteverde Rinaldo Onorati Alessandro ,Giacomo etc. Stampatori Paoli Angelo venerabile per santità Poleschi Andrea scrittore Rappi Francesco scrittore-Pietro scrittore Sarteschi Carlo prelato Giulio giureconsulto Securani Andrea maestro generale Stradella Alessio vescovo e scrittore Talentoni Bartolommeo filosofo Giovanni filosofo e scrittore Vallazzana Luchino guerriero Leonardo oratore Vasolli Ascanio giureconsulto Carlo Antonio medico--- Pietro scrittore Pier Carlo scrittore 132 115 99 165 148 117 ivi 176 1V1 138 136 162 144 124 116 155 175 135 184 369--Scipione scrittore- Venturino scrittore NEL LIBRO VII. Bertozzi Giambattista teologo Chiodini Tommaso scrittore Cartegni Giambattista scrittore Cocchi Clemente prelato Collini Odeto cardinale Malaspina Aragoné arcivescovo Mazzini Pietro insigne legista-- Nocetti Antonio letterato Carlo scrittore .-Giacomo-- Giambattista scrittore Leonardo--- Pier Francesco Pietro letterato illustre Segalara Gioan Francesce guerriero Querno Mario flebre medico . Tonarelli beato Francesco scrittore NEL LIBRO VIII Battaglia Francesco intagliatore Pag. 142 Belmesseri Pal poeta e scrittore ... دو دو " وو ivi 211 214 208 213. 207 195 وو 215 198 212 202 210 203 ? " 201 وو وو دو ود 193 204 206 209/ Pag 263 5.247 Bernabovi Sita santa, vergine . Bertolini Stefano giureconsulto Bologna Bartolommeo legista Caballo Pietro legista e scrittore Campi Gherardo segretario imperiale Canossa Gio. Battista scrittore 95 222 رو • وو 269 257 249 A 2171 دو Castellini Gioan Luca vescovo e scrittore Contestabili Niccolò paesista Curini Antonio giureconsulto :---- Biagio legista Da Pontremoli il Ciecó umanista Maginardo , وو " " כל دو 262 242 273 253 ivi 227 220 Enreghini Cesare con altri di tale famiglia 261--Tommaso vescovo Filippi Manfredo personaggio notabile Gabrielli Giovanni arcivescovo 23 * T. II. 233 دو 225 232 370 Galbiati Francesco vescovo Galli Francesco Medico insigne-- Girolamo vescovo--- Oppecino vescovo Gandolfi Lodovico vescovo Manganelli Giacomo vescovo Maracchi Fabrizio vescovo Maraffi Stefano capitano illustre Paltroni Compagnone illustre uomo Paved Gholamo vescovo-Lorenzo letterato • Pedroni Pietro pittore Petrucci Leonardo prelato Seratti Seratto cavaliere illustre pat Francesco-Gioan Pellegrino Trincadini Nicodemo scrittore-Francesco Antonio scrittore Uggieri Antonio vescovo---- Bartolommeo prelato Venturini Francesco scrittore Marzio scrittore Villani Francesco illustre uomo Ottavio scrittore •--Princivallofondator della Nunziata Zambeccari Giuseppe scrittore NELLE AGGIUNTE . Pag. 251 " 241 وو 226 246 وو 230 » 224 : 265 ود 35 245 " 221 " 271 " ivi " 270 دو 268 , 239 ivi وو " ivi وو 235 „ 266 „ 237 ivi " „ 257 ivi دو وو 225 „ 259 238 " „ 266 Risposta alGiornal letterario Ligustico Pag. 275- Al Giornale di Lucca Di Avenza Gioan Pietro scrittore Visconti Gioan Battist scrittore FONDAZIONE L FIRPO " دو 276 277 ,, 279 N. 22831 ERRORI ritrovati nel I. Tomo Introduzione di secoli pag. χιν. Lib. I. nostra città di Luni Mori d' Africa mille anni Lib. II. secolo xui. Flaminio di don di 485 della città di Ceffa di Arcola e di Cle menza il paggio Tasso Lib. III. il 1300 Ann. MCCC Dresda l'anné ingeresso Dalida giudizi Lib. IV. la pratica nelle det trine , e nelle l'esercizio nell' ar mi, e nelle al1495 epiplesia ERRORI nel II. Tomo Lib. V. di Adalberto VII. ciamon Diffatti pi Ossollo sermone Lib. VI. Piccino dimostravasi in Per Carlo Lib. VIII. menti Aggiunte fattemi Note 1399 32 ivi 43 50 63 80 90 101 106 125 131 153 ivi 196 225 240 2.50 260 ivi 263 286 20 20 34 38 86 98 100 121 236 2763 336 CORREZIONI lin. 16 di anni 20 l'isola di Tiro at pirati infedeli 21 I centotto anni secolo xiv. 19 Flavio 38 di donna 51470 16 diuna cittàinRiviera 17 di Arcola che nacque nel 1538 di PicedoPi cedi e di Clemenza 33 il Paggio 26 Guarino I il 1460 5 Ann. MCCCCLX 8 Dresde l' annèe 2 ingresso 27. Dalila 9 giudizio $ nella pratica delle dot trine , e delle 9 nell' esercizio dell' ar mi e delle 15 al 1395 33 epilessia CORREZIONI 8 di ObertoObizo III. 22 clamon 28 Difatti 21 più 28 Ossolo 16 sermonare 23 Piccinino 6 dimoravasi in 10 Pier Carlo 2 menti 11 fattimi 4 1339 Pubblicato questo secondo id ultimo Volume ' Anno MDCCCXXXI. Dopoaver riportata ' approvazione della Censur : :

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