Notizie amministrative, storiche, artistiche relative a Ferrara

ricavate da documenti ed illustrate da Luigi Napoleone Cav. Cittadella, Vol. I

著者
Luigi Napoleone Cittadella
発行
1868年
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NOTIZIE RELATIVE A FERRARA NOTIZIE AMMINISTRATIVE, STORICHE, ARTISTICHE RELATIVE A FERRARA RICAVATE DA DOCUMENTI ED ILLUSTRATE DA LUIGI NAPOLEONE CAV. CITTADELLA BIBLIOTECARIO VOL. I. PARTE PRIMA E SECONDA FERRARA TIPOGRAFIA DI DOMENICO TADDEI M DCCC LXV111 230928- C. L' Editore si riserva la proprietà della presente pubblicazione. EK

PREFAZIONE

 L libro che io presento a' miei concittadini è un miscuglio di cosé patrie tanto amministrative , quanto di arti. Da varii anni an dava estraendo memorie nell' esame di antichi frammenti di libri contabili della nostra Comune, di codici e pergamene antiche, di ro giti dell' archivio notarile , non che di libri pubblicati nei primordii dell' arte tipografica ; ed ora ho determinato di rendere di pubblica ragione il prodotto della mia non lieve fatica, limitandomi per altro ad esporre soltanto ciò che le storie nostre od i nostri biografi han no taciuto , ed aggiungendovi ciò che, non detto dai nostri , ebbi a trovare annotato da' stranieri, od in rarissime produzioni. Lungo tempo sono rimasto indeciso prima di risolvermi a questa pubblicazione, trattandosi di cose al tutto municipali e svariate fra loro ; tanto più che io non intendo di dare una storia od una mo nografia per ogni soggetto su cui anderò scrivendo, ma solo di ri schiarare alcuni punti o risguardanti la storia stessa , o la vita di personaggi specialmente artisti , sieno poi ferraresi o sieno forestieri che qui abbiano dimorato o lavorato. In particolar modo è mio scopo, nella parte storica ed amministrativa , di far conoscere come i padri della patria, che ci precedettero, fossero ancor essi veramente saggi ed avveduti, e come le attuali riforme e gli odierni provvedimenti ( non parlando di quelli che sono frutto del vero progredimento delle scien ze meccaniche o naturali) fossero in attività eziandio nei secoli scorsi, e nella nostra Ferrara, che in que'tempi a niun' altra fu seconda in ogni genere di arti e d'industria, in guerra ed in pace, nelle lettere e nelle scienze, e nei modi di governare. Potrebbesi appormi la taccia VI d' inutilità del mio lavoro, perchè ristretto , come dissi, fra le mura del nativo paese: ma non bisogna scordare che la storia dei Mu nicipii è ben diversa da quella degli Stati , e che nella storia patria avviene talora che anche minimi fatti prestino luce a' massimi (1). — Е come dice il nostro Leopoldo Cicognara- se non si fossero trovati nei libri tanti nomi esteri e nazionali , chi mai avrebbe saputo quelle tante e minute circostanze , e si care specialmente alle arti ed agl' in vestigatori delle patrie curiosità ? Vedesi- egli aggiunge- quanto giovi il seguire a traverso questi deboli fili delle istorie locali le dette notizie , che hanno il debito di tener conto degli uomini secondari e minori, sui quali passa talvolta e non cura la storia generale (2). Un' altra non lieve difficoltà mi si affacciava , ed era quella di dare alle memorie tale un ordine fra loro, che facile possa essere il consultarle. Se per una parte alcune opere trattanti appunto di ma terie fra loro staccate m' incoraggiavano a tentare l'impresa (3), dal l' altra non mi lasciavano tranquillo sulla divisione degli argomenti ; chè pure io voleva presentassero fra loro un certo collegamento. E perciò verrò esponendo le cose da me osservate dividendole in due parti principali , amministrativa e storica la prima , e la seconda di arti in genere. L' amministrativa e storica farà cenno di alcune chiese , di alcu ni palazzi , di feste , di guerre , di leggi , di costumi ecc. , non tra lasciando ancora di parlare di quegli artisti che vi abbiano avuta relazione , o data opera. La parte poi risguardante le arti sarà sud divisa in arti e manifatture , ed in arti belle. Non pochi documenti pure anderò riportando, conservandone l' originale dicitura , che ne caratterizza il tempo ed il luogo o la nazione , come sapientemente osservava un distinto paleografo e scrittore (4). Un breve indice delle (1) Ronchini cav. Amadio, discorso in morte del Pezzana: Parma , Carmignani 1862, pag. 9. (2) Storia della scultura, to. II, p. 195, 197. (3) Dizionario storico artistico letterario bellunese,compilato dal co. Florio Miari. Belluno, Fr. De Liberali 1843, in 4. Archivio patrio di antiche e moderne rimembranze felsinee raccolte e compilate dal dott. ing. Giuseppe Bosi. Bologna, tipi delle Muse, 1859, in 8. (4) Cav. Francesco Bonaini sopraintendente generale dei rr. archivii toscani. Replica al cav. Cesare Cantù ecc. ( V. Arch. storico italiano Tomo ottavo, parte 1ª 1858, pag. 252 ). Nuova serie VII materie ed uno generale degli artisti ed operaj daranno termine al lavoro , nel quale andranno pure intercalate alcune osservazioni a seconda che ne sia riconosciuta l' opportunità. Dissi che la nostra città ebbe sempre a gareggiare con ogni altra più colta dell'Italia; e gli Estensi, che ne avevano fatta la loro capi tale, non furono mai tardi a procurare tutto ciò che potesse arrecar decoro alla stessa e reale vantaggio ai cittadini col chiamare artefici e manifatturieri anche da fuori d' Italia, con lo stipendiare letterati e scienziati d'ogni sorta. Essi principi diedero poi sempre indubbie prove di saggio consiglio , di prudente politica ed anche di religione , per quanto qualche straniero, sebbene distinto, abbia cercato di calunniarli fuor d'ogni ragione. Ma di ciò sarà detto altrove. Intanto gioverà il co noscere come Ferrara, surta in questo luogo appena da otto secoli, possa vantare tutto ciò che rende celebre una città. Passaggi di sovrani e di pontefici ; famiglie private che ospitarono imperatori e re; un papa qui morto, elettovi un altro; più concistori, un concilio generale, molti cardinali e forse un pontefice , se il card. Bentivoglio, già entrato in conclave, non fosse premorto alla elezione (1). Qui si ebbero amba sciatori stranieri ed anche d' oltremonti e d' oltremare; da qui sor tirono ambasciatori all' estero moltissimi ; da qui archiatri pontificii , da qui filosofi e professori egregii. Qui ebbe sede una celebre Uni versità, ove concorsero ed insegnanti e scolari d' ogni paese, d' ogni nazione. Qui abitarono avi di Dante, qui fu accolto e curato Petrarca, qui compose e visse lungamente l' infelice Torquato ; qui suo padre, un Bembo ed altri moltissimi vissero alla Corte ; qui fiorente fu la poesia , nessuna città potendo vantare tanti e si egregi poeti quali furono Ariosto, Bojardo, Brusantini, Giraldi, Guarini, Beccari, il Cieco, Varano , Monti e Minzoni. Ferrara ebbe le sue fazioni ed un vespro catalano; fece parte della lega lombarda, e più tardi partecipò a quella di Cambrai : ebbe capitani distinti quai furono i Villa, i Bentivoglio, i Tassoni, gli Obizzi ed i Pio, per non dire de' suoi principi Estensi. Qui giostre e caccie, e feste sontuose. Qui santuarii, santi e beati, qui purtroppo eretici e roghi. Qui trovarono asilo sovrani e case regnanti quali furono que' d'Aragona, i Visconti, e i Bentivoglio e i Varano, e (1) Anche mons. Bonaventura Barberini predicatore apostolico, poi arcivescovo in patria, come fa sapere il Moroni , ebbe alcuni voti pel papato ( Diz. di erudizione storico-eccles.ec. all' art. Barberini Franc. Juniore, vol. IV, pag. 115 ). -- VIII cosi non poche nobilissime famiglie come gli Aldobrandini e i Neroni; qui ripararono gli ebrei di Spagna e di Portogallo, qui dalla Spagna e dall'America rifuggiaronsi i gesuiti. Da qui partirono a devoti pellegri naggi princip Estensi e confraternite e famiglie pei luoghi santi a Gerusalemme , a Loreto , a Roma , ed a s. Giacomo di Gallizia. Qui nacquero un Savonarola , un Bartoli , un Finetti ; da qui non lungi abitò un Guido d'Arezzo, cui dobbiamo una scala musicale. Ma tempo è ormai di chiudere questo mio discorso ; chè troppo lungo sarebbe il narrare ogni nostra gloria, il nominare ogni nostro illustre concit tadino ; intorno alle quali cose e persone ognuno può, che lo voglia, consultare i molti scrittori le cui opere videro la luce. Tornerò soltanto ad avvertire che mio divisamento è quello, come ben disse il chiarissimo march. Campori, di confermare i fatti già noti, di svelarne de' nuovi , di correggere gli errori , di chiarire dubbiezze , facendo palese tutto ciò che fino ad ora potei rinvenire di relativo a Ferrara , onde almeno , col perdersi delle carte da me accumulate , non vadano perdute le memorie che vi stanno scritte. I miei concit tadini accolgano di buon grado questo lavoro, che per me non fu al certo palestra oratoria, ma è solo una semplice esposizione di fatti e di osservazioni ; e nel quale avranno , se non altro, una prova del mio buon volere e dell' amore che porto alla mia patria. Oltre all' Archivio antico municipale , che per 28 anni ebbi a custodia , ed alla pubblica Biblioteca , cui ora sono preposto , ebbi a giovarmi della cortese annuenza del Conservatore dell' Archivio notarile dott. Domenico Bottoni per ispezionarvi rogiti e documenti. Anche mons. can. Antonelli mio cugino ed amico mi aperse i manoscritti e le cronache preziose, delle quali è in possesso; come alcuni altri amici e corrispondenti, fra i quali si distin sero il N. U. marchese Giuseppe Campori, il cav. Gaetano Giordani e Mi chelangelo Gualandi , mi coadjuvarono coi loro lumi e consigli. Ora ne at testo a tutti la mia gratitudine. & CRIF Partę Prima AMMINISTRATIVA E STORICA I. Amministrazione Comincio da questo argomento, perchè trattasi ditaleun oggetto che costituisce il ben essere non solo delle famiglie, ma bensi ancora delle comuni, delle provincie e degli stati, che non sono alla perfine se non grandi famiglie pur essi. E restringendomi, com'è mio scopo, alle cose municipali, dirò di alcune provvidenze prese dai magistrati per ottenere una buona amministrazione. Questa un tempo si chiamò in ogni luogo Repubblica, e pieni abbiamo i libri delle determinazioni di un vocabolo siffatto , sebbene l' ultima volta che mi fosse dato di rinvenirlo , fu nel 1571. Una saggia economia conciliata coi biso gni, e possibilmente col decoro del paese, rende contenta la popola zione, senza che accada di trovarsi le casse esauste di denaro. Ciò è avvenuto ben di rado, ed una sola volta ho trovato che un creditore nel secolo XVI non ardisse domandare il suo restante , intendendo il chomune essere exausto; ma ben tosto si rimettevano i capitali, o con piccole contribuzioni, o con risparmj di cose non assolutamente ne cessarie, o restringendo il numero dei salariati, se veramente eccedes se il bisogno. Infatti nuovi non sono questi eccessi provenienti bene spesso dal favore di alti funzionarj. Cesaro apicolo e menui coloro che soleno contare li capi deli homini per sapere quanta gente fusse soto -- 2 Roma, e quilli contatori soleno essere vinti milia, e tutti haveno salario in chomuno. Cesaro li reco a centocinquanta per minuire la spesa (1). Questa providenza, che fa conoscere come sino d'allora fosse vigente la statistica di popolazione , ci mostra com'erasi abusato della pa zienza dei cittadini in sopportare si enorme dispendio. Un esempio di pubblica economia congiunto a quanta grandezza e magnificenza può dare una città, ce lo presta Venezia, che nel 1351 avea spento in meno di un decennio un debito di quaranta milioni di zecchini, e potè prestarne, come racconta Cesare Cantù (2), settantamila al Mar chese di Ferrara. In quanto al reggimento del Municipio, lascieremo a parte l'epoca, in cui l' Italia reggevasi in comuni avendo consoli proprii, e poscia partecipando alle cosi dette libertà italiane dopo la morte della Cont.ª Matilde avvenuta nel 1115. I quali consoli sappiamo essere stati pre ceduti dai Massari, o Giudici delle dodici Masse, delle quali si com poneva il ferrarese territorio. Ma è certissimo che almeno dal secolo XIII si conobbero e il Giudice de' Savj, ed i Savj in numero appunto di dodici, conservandosi per tal modo una onorevole consuetudine antica. Negli affari poi di maggiore urgenza si chiamavano a consi glio col nome di aggiunti quei cittadini, che fra ogni classe e condi zione sociale reputati erano i più saggi ed onesti. Ed il Giudice, che prima fu chiamato proconsole, veniva eletto fra i più letterati o scien ziati della città. Un tale magistrato perdurò fra noi sino alla inva sione francese del 1796, nè si volle restaurare al ritorno del Governo Pontificio , sebbene a Bologna fosse restituita l'antica sua dignità di Senatore. Devoluta Ferrara nel 1598 alla Sede pontificia, venne con fermata l' antica rappresentanza, e fu instituito un consiglio centum virale, del quale ventisette membri patrizj costituiva l' ordine primo, cinquantacinque il secondo de' cittadini e patrizj cumulativamente, e diciotto l'ordine terzo composto di setajoli , drappieri , orefici , spe ziali, e banchieri. Siccome però dal solo primo ordine si eleggeva il Giudice de' Savj, così non potevano essere soddisfatti quei patrizj che rimasti erano all' ordine secondo, e fu perciò che il Governo con ap positi e speciali brevi, moltissimi ne andò aggregando al primo, che (1) Imperiale; Triumphi, honori etc. de Giulio Cesare in Roma. Ven: p. Simone de Lucrenela 1488. De certi ordine che ſe in Roma Cesaro. (2) Storia degli Italiani vol. II pag. 858. in tal modo si aumento sino ad oltre cinquanta. È pure a notarsi che i posti di consigliere nell' ordine primo erano stazionarj di padre in figlio nelle famiglie, nel mentre che per gli altri due ordini erano rinnovabili ad ogni triennio, ma non rieleggibile la persona se non dopo una triennale interruzione. Nella quale annuenza sovrana di aumentare il numero di ventisette, aveasi anche in mira un politico provvedimento, dacchè il card. Magalotti nostro vescovo, nell' informa re il card. Barberini segretario di Stato, esprimevasi con sua lettera del 1628 ne' termini seguenti: fa bene il Papa ad accrescere li 27 consiglieri del primo ordine, perchè così contenta l' amor proprio delle famiglie, e divide in più ' autorità di pochi. Clemente VIII nel 1598 instituiva pure una Rota pari a quelle di Genova, Lucca, Perugia, come altresi concedeva alla Comune un ambasciatore, un uditore di Rota, ed un agente, tutti residenti in Roma per gli affari della città. Econquel cangiamento di Governo cangiarono puré i metodi ammi nistrativi , specialmente di contabilità, e di archivio; come di nuovo ebbero a soggiacere a cangiamento nel 1796 (1), oteriele 1, L' antico magistrato ebbe stanza nel palazzo vescovile, indi cangio varie volte , poi dal 1383 sino al 1474 emanò i suoi decreti nel lo cale attiguo alla chiesa di san Romano, donde traslocossi nel cortil Ducale, ove oggidi risiede il consolato di Annona, sino a che nel 1623 passò nel palazzo già abitato da Lucrezia Estense Duchessa di Urbino, pagandone un annuo tributo agli Estensi, dal quale, non sa prei giustificarne il perchè, nè volle nè seppe giammai affrancarsi. Ma ' amministrazione ebbe sempre un ministero; e se i presenti si credessero di vederne oggidi uno troppo numeroso, gettino uno sguar do a quanto dirò in appresso, e fatta ragione dei tempi, e delle tan te nuove attribuzioni municipali, vedremo se osino di darne uno sfa vorevole giudizio. Lasciamo i compensi, giacchè questi debbono, od almeno dovrebbero naturalmente seguire l'altalena dei prezzi occor renti a procurarsi tetto e sussistenza; e devesi ben imprimere nella mente una necessità, non sempre o avvertita o curata, che gli ad detti al pubblico ministero debbono poter vivere, conle loro famiglie, (1) Sull' antico archivio del Comune , che io nella qualità di segretario aggiunto ebbi per ventotto anni a custodia, può vedersi quanto ne scrive il cav. Bonaini ( altrove nominato) nella sua pregevolissima opera Gli archivi delle provincie dell' Emilia, e le loro condizioni al finire del 1860. Studj ecc. Firenze, Cellini, 1861 in 8º a pag. 84-105. 3 - con quella decenza e con quelle comodità che si addicono a perso ne conviventi, per quasi dire, ed a costante contatto dei principali rappresentanti della patria podestà. Ebbe pertanto il Comune un sigil lifer sigilli, che nel 1344 consegnò il maggior sigillo (con s. Giorgio) in segno di ossequio al vescovo di Ferrara, che tosto lo riconsegnava ad Obizzo, rinvestendolo a nome del Pontefice del vicariato di Ferra ra: ebbe un sindaco ed un avvocato salariati per mantenere e difen dere i diritti proprii, e sembra che questo ufficio cominciasse nel 1435, perchè in detto anno se ne trova la risoluzione (1): ebbe pro curatori, e nel 23 agosto del 1596 troviamo annotata la morte di un Ferrante Turazzo: ebbe sollecitatori, e tale fu nel 1578 quel Bonza gni Bartolomeo, o Brunazzo, che mori nel 1583, e che venne rimpiaz zato da un Cesare Ferrari : ebbe architetti ed ingegneri, e nel 1473 la residenza del magistrato, di che già si disse, venne eretta sotto la direzione di un Pietro Benvenuti; come tante altre fabbriche ebbero di poi a sorgere sui disegni di un Bertolino di Zilij o dei Gigli centese, che vedesi salariato anche nel 1550, e di un Aleotti Gio. Battista detto l' Argenta, che presto servigio per tanti anni. E non solo vi erano architetti ed ingegneri, ma ben anche assistenti alle fabbriche ed alle strade, quali furono nel 1597 un Bartolomeo Tristano, ed un Gio. Battista Schidoni detto Modenino, e nel 1598 un Gio. AndreaNigrisoli; al cui salario aggiungevasi anche un compenso affinchè avessero un cavallo per le visite foresi. Nè mancava pure allora un economo, col titolo di deputato a la cura dei locali et suoi fornimenti, ed altro pei magazzini, ch' era chiamato ufficiale alla monitione, quale fu nel 1510 un Gasparo. Oroboni. E così un tubatore che dalla rengiera, ossia log gia o verone del pubblico palazzo leggeva le gride al popolo , e po scia ne attestava sui registri la pubblicazione con atto che oggi si direbbe cursorile. Si eleggevano pure allora commissioni per esamina re e giudicare liti e controversie amministrative, come appunto av venne del 1471 per provedere all' inconveniente ocorso de le scripture bruxate et lacerate al tempo de la sublimatione del Ill.mo N. Signore a questo glorioso suo stato. Come altresi se ne eleggevano per prov vedere agli alloggi, agli abusi di prezzo, e tutt' altro in circostanze (1) Statutum est quod eligi debeat unum Sindichum et unum Advocatum Co munis Ferrarie qui debeant manutenere et defendere jura comunis predicte , cum salario de bonis confiscatis. 5 straordinarie. Pel concilio Ecumenico del 1438 se ne fece un capitolo apposito nei patti fra l' Estense, ed il Pontefice ; e per la venuta di Papa Paolo III nel 1543 se ne emise un decreto pro electione de per sonis (sic) ad quas possit habere recursum pro provisione alogiamento rum, et aliorum etc. Vi furono poscia segretari e sotto segretari, can cellieri e sotto cancellieri, notaj dell' ufficio, mastri e sotto mastri del conto, portieri e donzelli, ed infiniti altri salariati, come vedremo al trove parlando di altri rami della pubblica cosa. E tutti erano protetti e stimati , ed il segretario era parte del magistrato , e tale tenevasi la onorevole di lui posizione, che il Giudice ed i Savj non avrebbero giammai tralasciato di associarlo seco loro nelle più ardue e segrete radunanze, e nelle più solenni funzioni. Anzi era il segretario che per primo iva incontro ai sovrani ed ai pontefici, ed al loro cospet to recitava un' orazione o discorso in nome della municipale rappre sentanza, annunciandone poscia la visita, o porgendo preghiera per chè fosse visitata.
 E non solo di onori e privilegi godevano i pubblici ufficiali, ma eziandio di ajuto, sussidio e protezione, venendo essi riguardati quai figli e membri tutti di una stessa famiglia. Nè mancavano retribuzio ni ordinarie e straordinarie, nè incerti, che ben sapeansi distinguere dagli abusi, sotto la cui denominazione oggidi si vollero quegl' incerti aboliti. E per prima rimunerazione, antichissima è quella, ora pur tolta, che dispensavasi alla ricorrenza del SS. Natale. Troviamo infat ti in una lista di spese del 1571 la seguente partita: A le infrascrite persone, et ciascheduno de loro la sua infr. quantità de denari, alli qualli se le danno in consolacione della festa della Natività del Nostro Redentore S. Giesu Cristo si notino bene queste parole- juxta solitum. Nel 1506 trovo data una ricognizione di lire Marchesane cinquanta (che allora corrispondevano ad oltre ventitrè scudi odierni da fr. 5. 32 per ciascuno) a Jacomo daVento (ora Aventi) per l'o pera sua diligentemente prestata di tener conti e registri di medici e tutt' altro nel tempo di pestilenza. Nel 1551 si dona un vestito al com. ing. Bertolino Gigli da Cento per la solerte assistenza in far in nalzare la campana dell' orologio sulla Torre di Rigobello; e cosi pure nel 1576 altro compenso a Michele Salano, salariato, per le molte straordinarie fatiche da lui sostenute. Neppure di sovvenzioni manca vano gl' impiegati, se il Magistrato ne riconosceva la necessità, come fece nel 1591 a Cesare Sacrati per lire 95, quali gli fa prestare l' Illustrissimo S. Giudice de' Savj, da restituirli delle sue paghe. Ma di un altro genere di protezione ben più importante godevano i pub blici ufficiali del Comune ; quella di essere preferiti ad ogni altro , ed a parità di circostanze , nella occasione di vacanze ad impieghi nel proprio Dicastero. Io non ho mai potuto comprendere come non abbiasi a ritenere dai Municipj questa verità ; che la certezza di po ter conseguire un giorno un impiego , se alunni , un miglioramento negli onori e nell' interesse, se già impiegati, li anima e gl' incorag gia anche ad oltrepassare i stretti limiti del loro dovere; mentre una crudele incertezza li tiene avviliti e fors' anche non curanti di ciò che li circonda! Nè potrebbe temere il magistrato di vedersi costretto a scegliere chi non fosse capace , dacchè il diritto ed il privilegio che fosse accordato sia ristretto alla parità di circostanze , come già dissi. La quale verità fu altamente sentita dai nostri avi , che anche nel 1680 determinavano in Consiglio che in occasione di vacanze dovessero porsi allo scrutinio per gl' impieghi coloro che si trovassero all' attuale servigio del Pubblico , ad esclusione degli al tri concorrenti , e così avvenne costantemente per una serie non interrotta di ducento anni , eleggendo a segretarj ed a computisti coloro che prima n' erano gli aggiunti , perchè si considerava essere vantaggio del Pubblico suddetto che ' introducessero persone , le quali coll' esercizio si andassero abilitando , con la speranza di veder loro conferiti i luoghi vacanti, e che questi luoghi poi fossero loro conferiti, per avere persone bene informate e pratiche dei pubblici interessi , non essendo cosa facile il trovare soggetti che accettino colla sola remota speranza di succedere nei posti. Anzi progredivasi più innanzi , per chè nel secondo di quei due secoli gli aggiunti venivano rassicurati del futuro avanzamento , coll' essere loro accordata, per quando ve nisse il caso, la successione nella carica e negli emolumenti, senz' altra formalità, o nuova elezione. Se poi fosse avvenuta qualche mancanza, era ben lento il Municipio a licenziare un suo salariato , e quando non fosse pienamente convinto della sua reità, e dello scandalo nell' amministrazione; perchè la vita e l'onore degli uomini non de vono dipendere dal capriccio , dalla parzialità , o da qualsiasi altra mira indiretta; nè devesi a rovescio interpretare quella legge che sembra porre in pieno arbitrio di aggiungere o scemare, di cangiare impieghi, e di destituire o licenziare impiegati. La legge facoltizza il Consiglio a poter fare tutto ciò: ma lo spirito della legge si è quello di consultarne anche la ragione, e di ben ponderarne le conseguenze; se ciò non fosse, se materialmente dovess' essere intesa la parola, si dovrebbero chiudere affatto, e dovrebbero vergognarsene i loro au tori, le opere di Montesquieu, di Beccaria, di Filangeri, di Gioja , e di quanti altri sublimi intelletti ci lasciarono insegnamenti di pub blica economia. Lodevolissimo è il voto che nel 1600 ebbe a dare al Municipio un distinto giurisperito , appoggiandolo ad infinità di cita zioni prese dalle opére più reputate del pubblico diritto. = Officiales Comunitatis semel electi, et admissi, non possunt sine causa officio pri vari , et removeri. Doctores omnes ecc. Qui , et in fortioribus terminis loquuntur, cum scilicet electio esset etiam facta ad beneplacitum. Causa vero debet justificari plene in processu, nec sufficit cause allegatio, vel sola suspicio, sed debet esse concludenter probata , efficacioribusque, vel validioribus rationibus, magisque exactis, et concludentibus, quam in ali quovis crimine , ut late post multos ibi allegatos firmavit Hondeb. etc. Ex hishabetur recursus ad Principem, ut locum habeat justitia, pro qua, et enixe, favore pauperis vim patientis supplicatur. Salvo tamen etc. =
 Non solo difendeva e proteggeva il Municipio i suoi salariati; ma li premiava, e loro anche rendeva pubblici onori , come fece in sin golar modo verso alcuni di quei sommi , la cui gloria rifletteva ad onore della patria. Morto il celebre Guarino veronese , i suoi figli chiesero che a spese del pubblico Erario gli venisse eretto un mo numento, ed il Comune, com' era pure desiderio del principe, vi ac condiscese , quantunque dapprima ne avesse prorogata la risoluzio ne (1). Il definitivo decreto e la lettera ducale, che lo provocava, si possono leggere nel Borsetti (2), che ne ha parlato , come un cenno ebbe a farne il ch. cav. Carlo Rosmini nell' egregia sua opera Sul Guarino, e suoi discepoli (Brescia, Bettoni 1805, To. II, a pag. 125). Altre dimostrazioni dava pure a Peregrino Prisciano, ed a Celio Cal cagnini , che aveano avuto l'incarico di scrivere la storia di Casa (1) 1461. Delib. del Maestrato lib. 7 n. 4 pag. 34. Preterea visa suplica porrecta per filios q.m Dni Dni Guarini Veronensis , in qua videntur petere quod in memoriam sempiternam parentis sui, respubblica ferr. velit fieri facere ex ere pubblico unum monumentum , quod sui in ipsum Guarinum tamque bene meritum amoris testimonium rederet. Et locuti plurimum inter se perinde pro nunc nihil aliud deliberaverunt , differentes hanc terminationem aliis sui posteris congrega tionibus concludendam. (2) Historia Almi Ferr. Gymnasii, Ferr. 1735, To. I. pag. 58-59. 8 d'Este , e quindi di Ferrara , sebbene poi del Calcagnini nulla sia rimasto, e del Prisciano i soli manoscritti, e non tutti. Ed il Prisciano aveane le raccomandazioni del duca, il quale nel 1507 adi 25 no vembre da Medelana scriveane al Maestrato, facendo conoscere come esso letterato , lasciando da parte i fatti proprii , e le cure famigliari, si occupava di quell'opera, per cui avea già gustato la dolcezza della ducal liberalitade con ducati cento, e gli erano stati estinti alcuni suoi debiti sul libro del Comune, e ciò non ostante gli si accordavano al tri ducati cento, limitandosi a questa somma perchè il Comune stesso era troppo gravato. Che dirò poi delle centocinquanta lire annue ac cordate a quel sommo ingegno che fu Lilio Gregorio Giraldi, il quale dopo avere ben meritato delle lettere , delle scienze e della patria , vedeasi ridotto impotente ed estremamente miserabile, implorando la morte qual fine de' suoi mali ! Riporterò qui in nota la pubblica de terminazione, perchè inedita; perchè non la conobbe Gianandrea Ba rotti accuratissimo suo biografo ; e perchè togliendo agli avi nostri la taccia loro apposta d' ingratitudine , ne onora invece la loro pietà e compassione (1). (1) 1546. 10 Xbre.- Judex, sapientes, et adjuncti Ommissis Insuper, eodem Consilio predictus Ill. Pater patrie exposuit preclarum quem dam in hac Urbe civem morari , virum gravem ac magni pretii, ad quem velut ad summum totius oraculum Civitatis in dies magis magisque viri docti confu giunt, scientiarum omnium arcana, atque enigmata sciscitaturi. Eum tamen, incre dibile dictu! egestate pene laborare quod cum fortuna, que in omni re dominatur, quemadmodum disciplinarum, virtutumque omnium copia, redundantem fecit ; ita annis egestate , adversaque articularis morbi totius corporis valetudine adeo op pressat, ut e lecto moveri nequeat, victusque deficere, morique sepe videutur. Hunc esse illum magni nominis Lilium Gregorium Giraldum, ingens cujus fama omnes jam oras petita sit. Qua de re, cum tamenferrariensis populimajestate indignum esse ipse judicaverit, voluisse se ad ipsos sapientes , et adjunctos referre, ut sen tentiam dicerent opere ne pretium esse existimarent, tanto viro stipendium aliquod ex publicis pecuniis statui , ex quibus feliciora vite alimenta copere possit. Hec cum dixisset, fecit dicendi finem. Tunc omnes conclamarunt indignissime hactenus factum fuisse. Cumque admirabiles ac prope divinas Lilii virtutes pro viribus quisque laudasset, clarissimus patrie pater, omnesque cum co sapientes et adjuncti, menstruas ex hoc die libras duodecim cum dimidio ex publicis ferr. reipublice pecuniis Lilio Gregorio Giraldo, dum viveret, perpetuo dari statuerunt, ita ut an nuas libras centum quinquaginta integras percipiat. Mox Senatus dimissus est. Ego Ioa. M. de Agolantibus Notarius XII sapientum Comunis Ferrarie. -- 9 Ora volgeremo uno sguardo ad alcune altre cose dell' ammini strazione. L' attuale regime del Comune ha voluto sopprimere il cosi detto Conto a parte , riguardandolo per cosi dire come un furto , od almeno un atto arbitrario. Ebbene: del 1504 se ne serviva come ai nostri tempi, nelle occorrenze straordinarie, trovandosi dati al Mag. M. hercule Stroza judexe de' xy Saviüper conto a parte fiorini triamilia d'oro in oro, al fine di provedere a certi bisogni della popolazione ; come pure se ne trova memoria nel 1546 a favore di Domenego de Zorzo per lire 285, onde acquistare tela de lubiana per far sacchi per la stessa Comune. Un' altra questione fu qualche anno addietro pro mossa, quantunque non accettata, che i colpiti dalla disgrazia d' in cendio dovessero pagare per soprassello le spese di estinzione: ma non cosi la intendevano gli antenati nostri che sino dal 1436 ne stabili vanoil carico al Comune, onde gl' infelici danneggiati non avessero a soffrire un doppio danno , il quale potrebbe anche eccedere i limiti della necessità e della discrezione (1). Agli odierni Pompieri suppli vano alcune delle arti , cui era imposto l'obbligo di spedire i loro uomini sul luogo dell' infortunio, e cioè fabbri ferrai, legnajuoli, mu ratori , nel mentre poi ch' era prescritto ad alcuni esercizi di aprire immediamente i negozj, e cioè droghieri, cerchiari, mastellari : e nel 22 febbrajo del 1517 fu anche ordinato che al 1 gennajo di ogni anno i massari di contrada nominassero coloro che , a loro cogniti per onestà, corressero al suono della campana sul luogo dell' incen dio , giacchè si era veduto per esperienza che concorrevano i cattivi per rubare, anzichè per ajutare. Se ne fissarono 20 per s. Romano, 16 per Boccacanale, e 10 per ogni altra contrada. I nominati non po teano ricusarsi. Ogni furto sarebbe punito con la forca, e se fosse di poca entità, sarebbe al reo cavato un occhio, e tagliata una mano (2). (1) 1436. 23 Augusti. co Item deliberaverunt quod cum contingerit aliquid in cendium vigere in aliqua contracta Ferrarie , quod expense que fieri contingerit ocasione talis incendii, fieri debeant expensis comunis Ferrarie, et sic in futurum servari; declarantes quod expense incendiorum que viguerunthis proximis decursis diebus in contractis S. Clementis, et Centum Vassurarum debeant solvi juxta dictam deliberationem. (2) Scale quali adoperano attualmente i Pompieri , si vedono riportate dal Vallo (Gio. Battista della Valle di Venatro ) nel suo libro continente à Capitanj ecc. (Vi negia 1535 ), cioè che si componevano in più pezzi , e servivano alle insalizioni , essendovene anche a modo di non doversi appoggiare. 10 Che si direbbe ora se, nell'atto che credesi di tutto riformare a progres so, si vedesse riproposta la indennizzazione a carico dei danneggiati, e per soprassoma anche dei vicini ? Eppure , chi lo crederebbe, la cir colare a stampa n. 849 del di 8 febbrajo 1864, colla quale s' invitano i consiglieri all' adunanza , fra li sedici oggetti da trattarsi , porta al n. 13 la seguente improvvidissima « Proposta di sollevare l' Ammini « strazione Comunale dalle spese per lo spegnimento degl' incendj, ca « ricandole in parte al proprietario dello stabile , in cui l' incendio si « manifesta , ed in parte a' possessori delle fabbriche , che vi sono a << contatto » . Ma chi paga le spese dei pompieri e le altre di circo stanza ? non vi sottostanno forse i cittadini coi loro contributi? ed i vicini, oltre al danno da calcolarsi fra quelli inevitabili a chi vive in società, dovranno eziandio pagare le spese di lavori ed operazioni di rette a salvare i più lontani ? Mi si dica in qual libro di pubblica economia ciò venga suggerito ! Anche nei tempi scorsi , oltre all' ambasciatore , oltre agli agenti che si teneano in Roma, Firenze, Venezia ed altri luoghi, portavasi il capo del Comune alle capitali, affine di trattarvi personalmente gli affari più importanti e delicati; e vediamo nel 1457 essere andato a Roma cum sua chomitiva, et cum bolle et scripture fatte per mano de M. Gujelmo ro mano il Giudice de'Savj M. Polo diCostabilij quale Ambasadore straordi nario al SS. N. S. papaper raxone e fazende della Cità de Ferrara, spen dendo cento fiorini d'oro da soldi 56. 6 l'uno.Vediamo ancora non venir tollerati certi esercizii nelle botteghe del Pubblico, o presso la Catte drale, proibendosi espressamente nel settembre del 1574 di porvi Arti sordide, infami o strepitose, o di farvi cloache, e ordinando ben tosto il disfacimento dei camini e luminari di pietra già fattivi da alcuni orefici ; le quali saggie prescrizioni vennero pure confermate nella visita apostolica , per quanto riguarda le adjacenze del Duomo , da M. Gio. Battista Maremonti fatta per ordine del Pontefice Pio V , e più tardi , cioè nel 1628 , dal nostro vescovo il card. Magalotti , che vi aggiunse l'obbligo eziandio di mantenere pulita la via di fronte ai rispettivi locali occupati dai negozianti. Finalmente, non sarà dis caro il vedere come si avesse cura del cerimoniale e degli onori do vuti al Maestrato. Io non dirò che si avessero anche oggidì a rinno vare quelle pedantesche etichette sul tempo e concorrenza dei fun zionarj nel montare alle carrozze , od a rimettere le immense oggi ridicole parrucche del seicento; ma parmi non si dovessero d'altronde -- 11 avere in trascuranza quelle convenienti misure, che pur tuttavia si osservano scrupolosamente alle corti , e che incutono un salutare ti more , od almeno rispetto in chi deve presentarsi a ricevere gli or dini e le leggi della prima rappresentanza della città. Ed è su questo proposito che il card. Albobrandini legato nostro , essendo in Roma, scrivea nel 5 giugno del 1599 al collegato card. di s. Clemente in Ferrara, come il Consiglio avea ributtati li musici di trombone et cor netto , e come avendo i medesimi fatto ricorso al s. Padre , vedesse egli con destrezza di farli accettare, non volendosi con comando sfor zare la volontà del Consiglio : perchè ciò non tende ad altro che a maggior grandezza della Città, e perchè non solo si mantenghi, ma si 1 accresca in quella reputatione et decoro che si conviene; et perchè que ste cose danno qualche lustro alla Città stessa , et al Magistrato , nel I andar fuori di Palazzo a messa, od in qualche altro luogo, et fun zione pubblica , massime intendendosi che va ora in una maniera , et con tanta poca decentia che non si conosce dalli altri uomini partico lari, onde a me pareria bene che li tenessero in ogni modo. È fortuna che i morti non aprano gli occhi: altrimenti quali rimproveri ci do vremmo aspettare ! Dei preventivi antichi , fatti con ogni semplicità e mensilmente , non può dirsi parola, o farsi confronti con quelli odierni, perchè, se non diverse , moltissime per altro erano le attribuzioni di un muni cipio , cui erano affidate le partite idrauliche , le carcerarie , quelle della sanità, della beneficenza e tante altre ora governative o provin ciali. Dopo la devoluzione del 1598 i preventivi furono annuali , ma le stesse rimasero le attribuzioni. Che se vogliasi portare un occhio soltanto ai conti di prevenzione del secolo attuale , potrei dire che nel 1816 fu di circa sc. 37,000, nel 1836 , di 40,000; nel 1846 di sc. 54,000 , quando poi negli anni 1848 e 1849 superò di assai li centomila scudi. Nelle quali somme non vanno comprese quelle che si riferiscono ai preventivi speciali del Circondario e degli Appodiati. Enotisi che nei periodi di tempo da me accennati si fecero lavori straordinarj e d' ingente dispendio, quali furono per esempio la rie dificazione del palazzo della Ragione per sc. 82,000 , l'acquisto del palazzo Villa per sc. 6,800, le statue nella cella degl' illustri ferraresi defunti, le ridipinture del Teatro ed i veramante classici spettacoli, ed altri magnifici ad un tempo ed altrettanto utili lavori stradali ed a cquisti di proprietà private, affine di migliorare anche la parte materiale -- 12 della Città, e procurare commodi e soddisfazione ai proprii concitta dini. Molte per altro furono e sono le cause del grave aumento dei preventivi, fra le quali , anche prescindendo dalle straordinarie che trascinano seco loro le politiche vicende, le occupazioni militari , ed altre forzose di varie sorta, debbonsi avere a calcolo altre pure forzose ma costanti, quali sono i sussidii ad alcuni luoghi pii , e quelle ora fattesi ordinarie di una più estesa costruzione e manutenzione stra dale interna e forese, di una migliore illuminazione, delle doti teatrali, della migliorata e maggiormente diffusa istruzione , dei sussidii per gl' iniziati alle arti, e la mancanza di un vistoso provento per la im provida soppressione della Conciera, che sebbene di assai minor pro dotto dopo tolte le privative , non pertanto aumentava il comunale peculio di alcune migliaja di scudi. Le quali cose tutto io non in tendo già riferibili agli ultimi pochi anni, bensi al secolo presente. Ma è tempo di passare ad altro argomento. II. Beneficenza Tutte o quasi tutte le istituzioni , che gli statistici moderni met tono in cima alle benefiche risultanze della odierna civiltà, noi già le avevamo in Italia e fuori da ben molti secoli attivate , in che i figli della colpa e della sciagura trovassero caritatevole asilo. Con questo però, che un tempo quelle risoluzioni erano dettate dal cristianesimo, e da una vera e sentita pietà, non dall' orgoglio e dall' ambizione, o da quella dominante mania di scimiottare ogni altro anche più ricco paese, senza distinzione di mezzi o di luogo : sebbene identico poi ne sia il fine, cioè la carità verso il povero e ' ignorante (1). IBrefotrofii od asili d' infanzia, i Gerontochii o luoghi pei poveri infermi e pel legrini, i balnei ed i prandii per gl' indigenti, le case d' industria per dar lavoro a chi ne mancava, i baliatici e ricoveri per gli esposti , rimontano più o meno a prima del mille. Nel 1260 il re di Francia (1) La pregevolissima opera del card. Baluffi La Chiesa Romana riconosciuta alla suu carità verso il prossimo , convince pienamente non solo della verità del mio detto , ma bensi ancora che tutte o quasi tutte queste istituzioni sono dovute al cristianesimo. -- 13 istituiva l' ospizio dei Quinze-vingts per trecento miserabili ciechi ; le storie del Varchi accennano a confraternite fiorentine di fanciulli , con gli ufficiali detti Guardiani o Correttori ; ed alcune vecchie na poletane radunavano fanciulli e fanciulle per dar loro gratuita istru zione. Qui poi, dove novelli sono alcuni stabilimenti, non mancarono monti di pietà e delle farine, ospedali per gl' infermi e pei pellegrini, ricoveri pei trovatelli e per gli orfani , per le vedove, per le incinte, eper le convertite (1); non che molte opere pie di medicinali ed e lemosinarie. Le cosi dette arti poi accorrevano a sollievo dei rispet tivi confratelli resi bisognosi o per impotenza o per vecchiezza, equi valendo per tal modo alle società di mutuo soccorso. E tutto ciò nei secoli XIV , XV e XVI, vale a dire in tempi nei quali i moltissimi Ordini religiosi prestavano vitto ed ajuto ad innumerevoli famiglie di artigiani e di artisti. Chi avesse poi desiderio di conoscere la quan tità, qualità ed origine si delle antiche, si delle recenti nostre istitu zioni pie, potrà consultarne le due operette, che ce ne danno esatte notizie (2). Il luogo in cui si accolgono gli esposti , hospitale domus Dei pro infantibus ex turpi choitu natis , et vulgo quæsitis Bastardini , vuolsi cominciato nel 7 novembre 1389 ; ma se guardisi ad un pro cesso del 1425 a rogito di Gio. da Corlo , si vedrà come uomini di novant anni ricordassero avere udito da altri vecchi di età uguale che aveano portato bambini a quell' ospizio. Quando ancora questi ultimi avessero avuto trent' anni, e lo avessero di poi a novanta rac contato agli altri pure di trenta , si retrocederebbe per anni 120, e ne verrebbe di dover riportare la esistenza del luogo al principiare almeno di quel secolo XIV. • I lasciti all' arcispedale di sant' Anna non sono una prescrizione governativa, ma del locale Magistrato, che nel 17 novembre 1462 or (1) Negli Ordini del vescovo Fontana per vestire le novizie Convertite in S. M. Maddalena (Ferr. Bened. Mammarello 1592) sta scritto Nel tempo che laNovitia vorrà fare il suo stabilimento, si conci prostrata sopra unastora inanzi all'uscio della Chiesa interiore , e le sorelle, venendo in processione alla Chiesa , passino aduna ad unaper disopra aLei, cantando il salmo Hadæ sit pavimento etc. (2) Indicatore Ecclesiastico Ferrarese, colle notizie delle chiese , corporazioni re ligiose, pii istituti, confraternite ecc. per l'anno 1845, compilato da D. G. A. ( Don Giuseppe Antonelli ), Ferrara, Dom. Taddei, in 16.°- Le più recenti istituzioni di Ferrara ; Accademia di poesia ( pel novello Deleg. Apostolico M. Gramiccia ), Ferr. Bresciani 1857. 14 dinava che qualunque testatore dovesse legare soldos quinque hospitali s. Anne, tam pro substentatione et victu pauperum illic commorantium, tam etiam pro fabrica ipsius hospitalis explicenda ; ordine che venne confermato con altra determinazione del 19 decembre del 1505. Fuvvi un tempo in cui gl' infetti di sifilide non si volevano accogliere nel l'ospedale; ma i nostri avi ne aveano invece progettato uno apposito, che non so per altro se poscia eretto. Infatti nell' inventario delle scritture spettanti alla confraternita di san Giobbe in s. Maria di Boc che, trovavasi una patente di Alfonso I. del 28 Marzo 1505; per la quale poteasi questuare per tutto il ducato, allo scopo di erigere lo spedale de franciosati. Dell' arcispedale primario , ed ora unico , di sant' Anna, parlano le storie nostre ; aggiungendosi qui soltanto che fu in cura per lungo tempo del Maestrato, il quale, non si astenne dal cacciarne uno dei presidenti, Guglielmo di Piemonte frate Carmelitano, sebbene confessore di Borso d' Este, perchè trattava male i poveri in fermi, e vi surrogò i ferraresi Giovanni Montino, e Giacomo Dolcino. Ciò avvenne il 26 gennajo 1476. Come sia stato proposto il monte di pietà dal B. Bernardino Tomitano da Feltre nel 1483, e più tardi, nel 1507 , eretto per curadifr. Giacomo Ungarelli da Padova, può vedersi dall' accuratissimo nostro Frizzi (1). Ciò per altro che non tutti sanno si è questo: che per la istituzione di cosi fatti stabilimenti ab bisogno la sanzione della s. Sede , la quale in prevenzione interpel lavane alcuni fra i più distinti Teologi di quel tempo. Un libro stam pato nel secolo XV contiene = Consilia sacrorum Theologorum ac Collegiorum Pataviü et Perusii, clarissimorumque doctorum D. D. Io: Ba ptistæ Rozelli, et Io: Campegi = cum Bulla et Breve dato fratri Bernar dino Feltrensi Sanctissimi Pape Innocentii Octavi tertio Kal. xbris 1486. Discutesi in quei Consigli, se i Comuni, dando il denaro a mutuo con pegno, possano anche percepire un frutto ad ogni sei mesi od anno: decidesi negativamente; ma poi si permette a titolo di rifusione delle spese per affitto di locali , e per indennizzo agl' impiegati. Che poi la istituzione e la cura dei monti di pietà si ritenesse obbligatoria nei Comuni, deducevasi dalle sacre carte, le quali nel Deuteronomio ci dicono : Omnino indigens , et mendicus non erit inter vos... Si unus de fratribus vestris, qui moratur intra portas civitatis vestræ, ad pau pertatem devenerit, non obdurabitis cor vestrum, nec contrahetis manum, (1) Storia di Ferrara, To. IV pag. 212 ediz. 1.a -- 15 sed aperietis eam pauperi, et dabitis mutuum quo eum indigere prospe xeritis. Ergo, concludono quei teologi, comunitati jubetur providere ci vibus.... dum pauperes cives in promptu habeant quod a crudelitate divitum illis denegatur, nisi forte cum majore usura. Da ciò ben si scorge che i ricchi nemmeno allora, nel loro particolare, aprivano gli scrigni a sollievo dei poveri, ma erano sordi alla voce di carità ed alla com passione. Che ne avveniva ? che i poveri erano costretti a far pegni nei banchi feneratizj degli Ebrei, pagandone persino il 65 per cento. La quale usura non è al certo cessata oggigiorno nè per fatto degli ebrei, nè dei cristiani. Se non che gli ebrei seguitarono, sebbene in minor numero, e con minore usura per timor delle pene, a prestare denari con pegno ; e ce ne fa certi la provida ed istantanea risolu zione ducale del settembre 1592 , per la quale furono levati tutti ad un tempo i libri ai feneratori, e furono puniti, perchè prendevano un mese intiero anche da coloro che impegnavano a mese avanzato, ov vero lo riscuotevano prima che terminasse. La quale misura ci darebbe prova eziandio come fossero garantite,la proprietà e la sicurezza dei cittadini coll' obbligo che aveano coloro di tenere i registri de' pegni e degl' impegnanti, quand' anche non si vedessero tuttora nell' archi vio Municipale alcuni frammenti dei registri stessi, che periodicamente vi venivano depositati. Nel 1646 fuvvi nel monte un fallimento doloso per fatto degli stessi ufficiali; per lo che il depositario Damiano Bian chi nel 1647 venne decapitato , ed il vicecomputista ebbe la grazia per essersi rivolto all' insu il ceppo nel mentre si stava per eseguire la ferale sentenza. Le Gilde nel medio Evo non erano che associa zioni di mutuo soccorso , e gli scambievoli ajuti fra i membri di una stess' arte sono fra noi conosciuti da molti secoli. Un esempio lo ab biamo negli statuti degli speziali del 1381, rinnovati sugli antecedenti del 1353 (1); non mancando per altra parte quest' associazione anche fra i parrochi, massaro de' quali era nel 1533 quel don Bernardino Barbulejo rettore di s. Pietro , intorno al quale scrissero l' ab. Giro 1 (1) 5. Item quod si quis de Universitate predicta pervenerit ad paupertatem, et necessitatem , ita quod videbitur Massariis predictis et duobus aliis bonis viris dicte societatis sibi fore subveniendum , quod quilibet de Universitate predicta te neatur contribuere et conferre sicut sibi impositum fuerit per dictos Massarios et bonos viros pro subveniendo dicto pauperi, sub pena conferendi triplum ejus quod solvere debebat secundum impositionem predictam. Et hoc credatur simplici verbo dictorum Massariorum. -- 16 lamo Baruffaldi iuniore, e l' ab. Vincenzo Faustini. E non solo i mem bri delle corporazioni d' arti si ajutavano fra loro, ma estendevano i loro soccorsi anche alle loro famiglie. Lodevolissima fra le altre fu la determinazione dell' arte dei callegari nel 1716 , che alle spese di moscato, malvasia, e ciambelle agli ufficiali nei giorni solenni , sosti tuirono un' annua dote ad una figliuola nubile di uno fra i confra telli , sia per matrimonio , sia per monacazione ; ed in mancanza di quella , ossia di occasione , volevasi erogato il fondo in suffragio ai loro defunti. Un codice bellissimo, con miniature, vedesi nella Comu nale Biblioteca , il quale ci ricorda la istituzione fatta nel 1491 dal Duca Ercole I. e sua moglie Eleonora di una cosi detta scuola o re gola dei poveri vergognosi sotto la invocazione di san Martino , i cui primi procuratori furono il Siviero seg. Ducale, un Aristotile Brutturi, un Nicolò Bendedei, essi pure cancellieri estensi, ed un Paulo Pictore forse Pittori di cognome anzichè di mestiere. Lo scopo di questa scuola , o società, era di sovvenire quelle famiglie o persone che da un comodo e civile stato fossero per disgrazie ridotte a povertà, e non avessero a ricorrere ai ricchi bene spesso insensibili alla sciagura , ed arrossire fors' anco più per la mano che loro si porgesse che per quella ch' essi dovessero stendere all' opulento. Anche nelle gravi ca lamità, e nelle carestie, si accorreva hen tosto al rimedio, ed al sol lievo della popolazione indigente. Il Duca nel 1534 provide coll' aprire una colletta , nella quale concorse Egli per primo con cinquecento ducati. Nel 1539 ascesero i miserabili a diecimila, se creder dobbiamo alle cronache contemporanee. Furono provveduti di pane e di vino, tassandone le spese in ragione dell' estimo alle classi dei gentiluomini, dei cittadini, e dei mercanti. Eppure in mezzo a tanta calamità il grano valeva settantadue soldi lo staro, vale a dire sc. 28.50, per moggio! Un' altra associazione di carità erano i poveri di Cristo, al cui man tenimento, dominando gli Estensi, era devoluta la imposizione di un quattrino sopra ogni libbra d' olio introdotto : stavano essi raccolti nella casa della famiglia Camini presso alla Chiesadi s. Benedetto. È da rimarcarsi come la questua sin d' allora fosse vietata per la città e le piazze, e maggiormente presso, o dentro, od alle porte delle Chiese; ma più ancora da osservarsi era la proibizione ai cittadini di far e lemosina ai pubblicamente questuanti, sotto pena di due scudi. Se il povero non possa vivere , diceva il decreto del 1º decembre 1594 , ricorra ai deputati delle limosine, od al Comune, chè gli sarà dato la voro , e non potendo lavorare, gli sarà proveduto. I contraventori sa ranno per la prima volta frustati, e per la seconda subiranno in pub blico tre tratti di fune. In pari tempo si dava lo sfratto ai poveri fo restieri, dove da meno di sei mesi si trovassero in Ferrara; e ciò per togliere l' obbrobrioso spettacolo de' mendicanti parte infami, e parte poltroni , parte miseri muribondi. Nè mancavano grandi elemosine o lasciti di famiglie private , fra cui molto ebbe a distinguersi D. Vio lante Signa moglie di un Alfonso d' Este, la quale, col privato pecu lio, costituiva doti a povere donzelle, e porgeva soccorsi non piccoli ai malati. Ommetterò di parlare dell' opera pia detta de' poveri Nigri soli e di tante altre, rimandando al già citato Indicatore ecclesiastico per vederne i nomi de' benefattori ; e darò termine a quest' articolo indicando come ' emigrato sacerdote francese Antonio Coignet , col suo testamento del 1795 lasciasse cinquecento lire all' arcispedale di sant' Anna , ed altrettante ai fratelli delle scuole Cristiane in questa città, ov' egli moriva. III. Caccie Se nei secoli scorsi pochi erano i cultori delle scienze e delle lettere, per lo più appartenenti alla classe o ceto medio, era generale però in tutti, e specialmente nel patriziato, un esercizio continuo delle forze vitali nei giuochi ginnastici, nelle armi, nell' equitazione, ne' tornei e nelle giostre o quintane, per cui non poltrirono, come più tardi, nell' ozio, nell' inerzia e nella corruzione. La caccia era uno dei divertimenti più cari e ad un tempo laboriosi; mute di cani d' ogni sorta, dozzine di sparvieri e di falchi erano addestrati alla presa dei volatili (1) ; ed i leopardi furono anche adoperati alla presa (1) Nella Bibbliot. Estense dovrebbersi trovare i seguenti codici , che del 1467 facevano parte della Libreria diBorso, come da inventario esistente nel nostro co munale archivio cioè : Vegetius ( Publio ) super medicamine avium et anima lium; autore, del quale si hanno alle stampe opere di Veterinaria. Dantes; de na tura falconum , et de remediis avium. Nella nostra Biblioteca poi esiste un codice (classe 2 n. 152) che vuolsi di un Gandolfo Persiano, di carattere del secolo XV, contenente 210 articoli sul governo dei falconi e degli astori, con le loro malattie, rimedi ecc. 2 Lorenzo de' Medici nel 1480, 1481 e 1486 si rivolse al Duca Ercole I 17 -- 18 dei cervi e delle lepri. E che ciò sia vero, ce lo dicono le cronache e le storie ove si racconta che Borso, nel far dono all' Imperatore Federico III. in Ferrara nel 1452 di cinquanta sceltissimi cavalli, vi aggiunse pur cinquanta falconi addestrati, e che il Duca Ercole I. trovandosi a Milano nel 1499 per visitare il Re di Francia, mandò a prendere da Ferrara molti de' suoi leopardi e falconi, coi quali si fe cero colà varie caccie; ed anzi troviamo che Nicolò d' Este, fermatosi nell' isola di Cipro per alcuni giorni, durante il suo viaggio a Geru salemme nel 1413, assistè ad una caccia ove corse il pardo e i le vrieri, e si presero lepri circha otto tra con lo pardo e con li cani; ed alla sua partenza da colà ricevette, fra i doni fattigli, un bellissimo leopardo (1). Leggi le più rigorose furono dettate dal grandissimo trasporto dei principi dominanti per siffatto divertimento, e questo rigore fu spinto a tale un grado che videsi nel 17 febbrajo 1525 ap peso alle forche un Domenico dalla Roversella per avere ammazzati due fagiani. È ben vero che anche ai nostri di avemmo a deplorare la vita di taluni uccisi per contrabbando salino; ma io non voglio entrare in discussioni di merito che lascio ai giureconsulti di fare, osservan do solo come talvolta la vita dell' uomo dipenda da cause ben troppo lievi, e forse anco ingiuste. Proseguirò invece a dire che nel 1588 si ordinava ai segatori di stoppie di conservare le uova di fagiani, e di per nici, di non molestare i selvaticini picciolini, sotto pena di scudi venticinque d'oro : e si permetteva bensì di tagliare le stoppie d' orgio e di segala per tutto ilcampo, ma di frumento soltanto mezzo carro per ogni venti sta ra di seminato. Nei giorni 23 e 24 agosto del 1591 furono pubblicate altre gride, perchè non si bruciassero valli, nè boschi, nè si tagliassero macchie ; nè si tenessero astori ( ossia sparvieri da colombi ), nè bale stre fuori di città; si prescriveano licenze con riserve e dipendenze dal per aver buoni falconi da aironi; e il Duca stesso mandava ogni anno su quel di Pisa i suoi uccellatori a prender falconi da ammaestrare, per concessione di detto Lorenzo; privilegio che venne riconfermato da Pietro de' Medici nel 1492 ( Cappelli, lettere e notizie del Mag. Lorenzo de' Medici, negli atti delle Dep. di storia patria vol. I, fasc. III, lett. VIII e X, e nota 1ª a pag. 242 e 243 ). Lorenzo regalò pure aMesser Alberto fratello del Duca Estense nel 1486 un barbero per cavalcare alle caccie ( Ivi, pag. 285 ). Il Pigna vorrebbe che un Rinaldo d' Este introducesse in Italia la caccia degli sparvieri ed astori. (1) Collezione di opere inedite o rare dei primi tre secoli della lingua italiana, 1861.- Viaggio di Nicolò d' Este ecc. vol. I, pag. 141. -- 19 Mastro generale di campagna, e si comminavano pene gravi agli uccisori di cervi, caprioli, cinghiali, lepri, fagiani e pernici ; e non si permet tevano lacci, nè reti, meno quella da quagliatore ; le quali licenze si rendevano persino necessarie per tener cani da cortile, o mastini, e questi ben anche muniti di tamarelli di legno forte attaccati al collo per un capo a penzolone, e lunghi a modo che ' altro capo giungesse al nodo del piede. Povere bestie! Cosi pure con altro editto del 17 decembre 1597 si proibivano gli archibugi lunghi, e l' arrecar danno alle campagne, od ai raccolti, il vendere o comprare animali delle sorta sopraindicate senza licenza del citato Gran Mastro. Dalle quali cose bensi viene a scorgere quanta importanza fosse data alla caccia, quanto avesse di boscaglie la campagna, e come e di quali razze di selvaggiume andasse abbondantemente fornita. Troppo lungo poi sa rebbe il far parola delle tante e splendide caccie date persino entro la città, fra le quali debbonsi ricordare quella di fiere data nel 1444 da Meliaduse d' Este in un bosco artificiale d'alberi posti sulla pub blica piazza, e le altre del Toro, due secoli dopo, per due Arciduchi d' Austria nel così detto Cortile Ducale , ed innanzi alle Beccherie con palchi tutt' intorno ; spettacoli , da cui rifugge ogni animo gen tile, che mal dovrebbe vedere un furioso animale dalle fumanti narici correre incontro ad un misero banderilla, e colle corna impetuosa mente atterrarlo e squarciargli il petto od il ventre. IV. Carroccio, bandiere e stemmi comunale ed estense II Carroccio nella guerra era come il Palladio dell' esercito. La opinione più accolta si è quella che lo qualifica un' invenzione ita liana di Ariberto Antimiano da Canturio arcivescovo di Milano, le cui arminel 1039 portarono la vittoria oltr' alpi. Nel secolo XIV andò in disuso, e causa ne fu la diversa maniera di guerreggiare allora dovunque adottata. Era un carro a quattro ruote, più grande dei consueti, e tiravasi da quattro o più bovi ; nel mezzo alzavasi un' an tenna, che sosteneva una campana, e terminava in un globo dorato sormontato da una croce ; pendenti dall' antenna svolazzavano i sten 20-- dardi della Città ; un gran tappeto copriva il carro , ed i buoi era no coperti da gualdrappe , l' uno e le altre di panno a colori della città (1). E che l'avesse anche Ferrara non è dubitarsi, forse non tanto perchè nel 1167 fece parte della Lega lombarda, per la quale i De putati nostri si unirono in Pontida con quelli di Cremona, Bergamo, Brescia e Mantova , giacchè in tali unioni ergevasi il Carroccio da quella città, che promosso avea la guerra, tenendovi però ognuna il proprio rappresentante sopra , e la propria bandiera ; ma bensi perchè fra le varie denominazioni ch' ebbe a seconda delle varie città la cronaca estense ne fa parola, e lo chiama Blancardo o Biancardo, forse dall' esser coperto di panno bianco, e forse più verisimilmente di bianco e nero, perchè per lo più avea due colori. La tutela del carro era data ad uno fra i più prodi capitani, e la difesa alla migliore fra le schiere; giacchè come il togliere al ne mico il carroccio era la massima delle vittorie, cosi il perderlo era la massima delle vergogne (2). Cessatone l'uso nelle guerre e nelle battaglie, servi a trionfi ed a festeggiamenti, come ad esempio nella celebre festa dei fiori in Padova, ed in Ferrara per celebrazioni di nozze solenni o di sovrani ingressi. A convalidare l'asserto mio ri porterò qui alcune partite di spese fatte nel 1473 dal nostro Comune per l'ingresso di Eleonora d'Aragona che nell' anno antecedente ve niva fatta sposa di Ercole I Estense. 1475. A M. Iacomo de Soldani marangon per sue opere per far e gua star ( cioè disfare) li carozj et altre cosse per le feste facte per la venuta de nostra Madona. A M. Benedeto da Rimini marangon per fare li carozj Ala spexa per la venuta de la III. nostra Madona L. 5 S. 10 etper lej (1) Vorrebbesi che il carroccio avesse una più antica origine, e che ne nascesse la idea dal costume, che avea il monastero della Novalesa, di mandare attorno nella stagione delle ricolte per le ville un carro, con una pertica sopra , ed appesovi un campanello ( Ricotti, sulla milizia dei Com. Ital. nel medio Evo ecc. Mem. della R. Acc. di Torino To. II serie 2ª p. 149). (2) Chi volesse più estese notizie , potrà leggerle in molte opere , fra le quali accennerò 1.º Campo Antonio, Cremona fedelissima ecc. Cremona 1585 con disegno anche del carroccio: 2.º Enciclopedia artistica italiana illustrata dal D. Giuseppe Berta, Milano Zuccoli 1842 a pag. 176, pure con disegno: 3.º Le Trésor du Dome de Milan decrit et illustré par Louis Malvezzi et U. F., Milan 1840: 4.° La Lega Lombarda , poema di Raffaello Garagnani, Saluzzo, Lobetti-Bodini 1860, vol. 2 : Ultimo canto, battaglia di Legnano. 21 a Ludovico Castellano maestro de ligname per sua merzede de havere facto et fabricà alcune cosse a belleza de li carocj A Antonio de lecho per certi lavori de vinci (vimini); a Mathio da Tren to per carbone pesto per trar razi : spexa per dare mangiare e bevere a li puti et altri suxo dei carozj : a Iachomo Brocaro mastellaro per quattro tamburini per festezare suxo li carozj A Girardo da la Costa depintore per sue facture per li carozj : a Bar tholomeo da Trevixe depitore (dipintore) per sua mercede de havere depinto al carozj del chomun de Ferrara : a Bartholomeo de Benedetto da Venegia depintor duj scudi d'oro per resto de suo credito de havere depinti li ca rozj (forse è lo stesso che il precedente da Treviso ). A Sperandio da Mantoa depintore de sua merzede per havere facto armi, cavalli, et faldoni ( grandi falde), et messo altre opere per adornamento de le feste de li carozj per la venuta dela III. N. Madona. A M. Domenego del caballo ( cavallo) scudi dui d'oro lunghi in soldi 56 l'uno per sua merzede de havere fabricà ali carozj per la venuta etc. E qui è bene ad osservarsi che tre dei citati artisti erano valentis simi; lo Sperandio famoso coniatore di medaglie; il Domenico del cavallo era quel fonditore Baroncelli di Firenze che lavorava nelle statue di bronzo dei nostri Estensi; e Lodovico Castellani fu plastico e scultore distintissimo, come vedremo altrove. Converrebbe ora conoscere quali furono le bandiere adoperate nel carroccio; e qui mancano in vero documenti e cronache per rispon dero a tale domanda. Parmi peraltro doversi ritenere che tali stendardi portassero i colori della città, vale a dire il bianco ed il nero, qual è lo stemma presente. Vorrebbesi bensi derivarne la origine dai bianchi e neri succeduti ai Guelfi ed ai Ghibellini ; ma io ne sono dissuaso da più d'una osservazione. I ferraresi battevano moneta sino dal 1164 per privilegio di zecca datone da Federico I imperatore , come è comprovato dall'atto di conferma per parte di suo figlio Enri co VI; e quantunque non vediamo lo stemma comunale, per quanto sinora ci è noto , che in un Ferrarino del 1347, nonostante con cordano gli storici nostri ed il Muratori nel credere che Ferrara lo adoperasse sino dal finire del secolo X, o sul principiare del susse guente, ma per certo poi quando i Comuni vennero a reggersi da se nelle libertà italiane dopo la morte della contessa Matilde, avvenuta nel 1115. Poi, come si potrebbe supporre che il partito prevalente avesse adottati ambedue i colori ? Avrebbero in ogni caso quei due partiti, quando avessero prevalso a vicenda, preso i colori l'uno in 22-- versamente all' altro, come fecero i fiorentini, e cioè sarebbesi qui veduto il partito dei neri a ritenere l'attuale riparto, e quello dei bianchi a sovrapporre il bianco al nero. Si potrebbe però dubitare che prima di detto anno 1347 non si adoperassero que' due colo ri bianco e nero come sigillo ed entro lo scudo , se guardisi che in antico il sigillo portava un san Giorgio a cavallo , come ap punto tre anni prima, cioè nel 1344 era quello che il sigillifer si gilli comunis consegnò al vescovo di Ferrara , per poi restituirlo ben tosto ad Obizzo rinvestito a nome del Pontefice nel vicariato di Ferrara. Tornando alle bandiere , che ai tempi del carroccio non possono ritenersi estensi , anche perchè non aveano essi allora che l'aquila originaria del loro stemma , di che pure farò parola , io credo che, fermo l' adornamento del carro e le gualdrappe dei bovi con panni di bianco-nero a striscie alternate , fossero fino d' al lora composte dei tre colori nazionali d' Italia bianco-rosso-verde, con croce bianca sul mezzo, e forse coll' immagine del protettore san Giorgio , che usavasi nei sigilli antichi anche prima dell' epoca del già citato Ferrarino, come vedemmo. Forse taluno potrà maravigliarsi ch' io parli di questa unione di colori , che i governi d' Italia pro scrissero ai di nostri, come insegna di rivolta, e che tale fu procla mata ed usata più volte nelle ultime politiche vicende : ma se ciò non fosse avvenuto, forse passava inosservata, e sotto qualsiasi forma di governo sarebbesi vista spiegare insieme alle insegne del proprio Stato , come nel 1848, regnante Pio IX, fu con decreto governativo ripristinata, e sormontata dai colori pontificii bianco-giallo. Nei secoli XIV e XV era frequentissimo il vedere questi colori, persino framezzo alle brillanti miniature di codici e di corali usati dalla mano mae stra di pazientissimi Regolari, ove negli ornati stavano vagamente frammisti fiori e frutta, che rappresentano lo stemma nazionale. Cosi negli abiti, e particolarmente nei calzoni, ch' erano a tre colori, co me vedesi nelle pitture del palazzo di Schifanoja in questa città, in cappelle di s. Petronio di Bologna , e nel Duomo di Monza, e nelle miniature delle Decretalidi Graziano, attribuite ai veneti Vivarini, che abbiamo in questa nostra Biblioteca. Il Duca Borso d' Este nel 1452, andando a raggiungere l' Imperatore, si fece precedere da tre sten dardi di zendado ; uno verde coll' aquila nera e bianca, portato da Francesco Sforzatello di Rovigo, altro verde coll'aquila bianca portato da Vincislao Rangone, da Modena , ed altro rosso portato dal cav. -- 23 Pietro Marocello di Ferrara (1); e quando poi recossi a Roma nel 1471, avea seco pifferi, trombetti, staffieri e scudieri, venticinque muli con campanelli d' argento al collo, uomini ottanta a piedi vestiti di seta alla divisa di S. Eccellenza bianca-rossa-verde, con molti cavalieri coperti di panni d'oro, d'argento, di velluto e di seta. E così nel 1528 entrava in Ferrara Renea di Francia quale sposa di Ercole d' Este, passando per la strada da Porta s. Paolo al Castello, ch' era coperta di panni bianchi, rossi e verdi. E se accennai a croce bianca, egli è perchè videsi adottata pressochè dalla maggior parte dei comuni d' Italia, e perchè alcune bandiere degli eserciti estensi le conservarono a lungo, e le aveano peranche nella guerra del 1509 contro i veneziani, come si ha dalle partite di spese portate nelle contabilità dei successivi anni (2). Riassumendo ciò che riguarda lo stemma comunale, dissi ch'è formato dei due colori , se tali si posson dire il bianco ed il nero, in uno scudo orizzontalmente bipartito. Nelle stampe del municipio, delle quali non se ne hanno conlo stemma anteriori alla devoluzione del 1598, si veggono a segni esterni dei soli ornati o telamoni ai fianchi, ed una corona sopra lo scudo, per lo più marchesana, ma nonmai vi si vide il morione. Giunta l'epoca della calata francese nel 1796 furono aboliti i titoli e gli stemmi pubblici e privati ; ripresi all' attivamento del Regno Italico ; sino a che l' imperatore Napoleo no I con decreto dato dalle Tuileries nel 17 gennajo del 1812 ordinò che nessuna città, nessun comune o pubblico stabilimento avesse ad esporre stemma particolare, se prima non ne avesse ottenuta ' espressa concessione con lettere patenti. Fu sollecito il magistrato a farne la domanda nei modi regolari, presentando anche il nuovo progetto di (1) Sardi Gasparo- Delle historie ferraresi ecc. Ferrara, Giuseppe Gironi 1646, pag. 165 Pigna Gio. Battista : Historia dei Principi d' Este , Ferrara , Francesco Rossi, 1570, pag. 544 Bronziero Gian Girolamo: Istoria delle origini e condizioni de' luoghi principali del Polesine di Rovigo, Venezia, 1747 pag. 49. (2) 1540. A la spesa de la guera a Baptista Vergezino sarto per sua mani factura de havere facto bandiere diece de tafetà de più colorj , diverse l' una da ' altra de colurj et tagli , cum la croce bianca per mezo, videlicet quatro longe bracia quatro e mezo et il resto bracia quatro , et large tute l' una bracia do e octavi sete, computa la spesa de la seta etc. per consegnarle a li capi de le per sone che pono portare arme descripte in questa cita de Ferrara, Lire etc. 1510. A spesa de la guera etc. a Felipo Salano per la valuta de aste viiij poste a nove bandiere de questo comune cum li soi spontonj ficti cum broche et spagetto (cordela) a soldi otto ' una, gli soi ferri et manifactura, Lire etc. 24 stemma, che conservava gli originarj colori, e pagando la tassa di lire 400, quota competente a comune avente Podestà, ed un reddito non minore di lire diecimila, e tassa stabilita pei conti. La patente in pergamena e con grande sigillo in teca, fu data pure dalle Tuileries nel 18 febbrajo 1813, e firmata dall' imperatore e dal duca di Lodi ( Melzi d' Eril Francesco ) presidente del Consiglio dei titoli ; docu mento che conservasi nel municipale archivio (1). Ritornata Ferrara sotto il dominio pontificio, fu ripresa l'antica forma, ed ai fianchi vi furono poste alcune foglie palustri, non saprei dire con qual buon criterio, perchè tendono a confermare presso gli stranieri la tuttora vigente ed erronea credenza che la nostra città sia fra le valli e le paludi come quando ebbe nascimento. Nel 1851 il Commissariato straordinario residente in Bologna richiese le notizie relative agli stem mi delle quattro provincie di sua giurisdizione (2) ; e nel 1857, per le feste celebratesi alla venuta in Ferrara del Pontefice Pio Nono, si richiamarono gli stemmi di tutti i Comuni della provincia, affine di porli sovr' altrettante bandiere portate dai Deputati rappresentanti gli stessi Comuni, e poi vennero, con felice idea, dipinti nella sala maggiore del Castello o Palazzo governativo. Finalmente, il Ministero dell'interno di Torino (3) ha chiesto, per la Direzione generale degli archivii dello Stato, lo stemma di ogni Comune coi rispettivi colori. Quello Estense in origine fu l'aquila d'argento ad ali semi-rac colte in campo azzurro. Era questo il colore dei Guelfi o Papeschi, mentre il rosso era dei Ghibellini od Imperiali. Nel 1431 il re di Fran cia Carlo VII con diploma del 1 gennajo ( pubblicato dal Muratori ) concesse al marchese Nicolò d' inquartar l'arme della corona di Fran cia, cioè i tre gigli d' oro, due sopra ed uno sotto, in campo azzurro dentellato in argento ai margini. Allora gli Estensi divisero lo scudo (1) Estratto dalla Patente- La Città di Ferrara porta- Spaccato di nero e d'argento, con un libro chiuso, di rosso posto nel cuore, caricato di una cetra d'ar gento , ed attorniato da un serto di foglie d'alloro verdi : col canton franco d'o stro di verde alla lettera N d'argento, sormontata da una stella. Lo scudo cimato dalla corona murale a cinque merli d' argento, accolato da un caducco posto in fa scia, accompagnato il tutto da due festoni intrecciati di ulivo e di quercia, divisi tra i due fianchi dello scudo ricongiunti e pendenti dalla punta Livree bianco e nero. (2) Dispaccio 19 giugno 1851, n. 6468 del Commissariato. (3) Dispaccio 27 aprile 1863, n. 3672 della Prefettura. Azzurro -- 25 in quarti. Quando poi Federico III Imperatore nel 1452 venne in Ferrara, e dichiarò il marchese d' Este in duca di Modena e Reggio, e conte di Rovigo, vi aggiunsero l'aquila nera bicipite imperiale, che usarono pure semi-raccolta, e coronata d' oro in campo d' oro, al quarto superiore, mentre al quarto inferiore a disegnare la Contea di Rovigo l' aquila bicipite fu divisa in due parti, cioè per metà nera in campo d'oro e per l' altra bianca in campo azzurro. Assunto al trono pa pale Sisto IV nel 1471, nel rinnovare ad Ercole I le investiture, lo facoltizzò ad inserirvi le chiavi pontificie, che prima furono poste oriz zontalmente per entro una larga sbarra di fondo rosso, indi per l'alto, portanti sul cuore in un ovale campetto di fondo azzurro l'aquila bianca originaria ; quando vi si aggiungesse il Triregno che sormonta queste chiavi, non è noto. Molte poi furono le imprese par ziali degli Estensi, quali il Liocorno di Lionello, il Diamante d' Ercole, la Granata di Alfonso, ed altre ancora, ch'è bene a supporsi abbiano fi gurato negli stendardi e nelle bandiere di questa cotanto illustre famiglia. V. Alcune Chiese Delle Chiese di Ferrara trattano diffusamente le opere di mons. Guarini Marc' Antonio, di mons. Andrea Borsetti, del can. Scalabrini, e dell' abate Cesare Barotti, non che le Guide Frizzi, Canonici, Aventi, e mia. E perciò è mio intendimento di qui riportare soltanto qualche memoria inedita, od anche servibilé a schiarimento di errori e d' incertezze. Sant' Antonio Abate in Polesine Tutti parlarono della chiesa e del monastero di sant' Antonio in Polesine ; ma nessuno, per quanto io conosca, ebbe a far cenno dei dipinti che si trovano entro la parte interna. Nel giorno 6 ottobre del 1862, desiderando di vedere il Mortorio che anticamente fu nella Cattedrale, ed ora si trova nel coro di queste monache benedettine (1), (1) Veggasi all' articolo Cattedrale ; alcuni oggetti di belle arti, 1456. -- 26 ottenni assenso dall' eminentissimo Cardinale Arcivescovo di entrare in clausura ; ma quale fu la mia sorpresa nel vedere colà eccellenti pitture, delle quali non mi è dato di trovare memoria ! La maggiore cappella della chiesa interna è fiancheggiata da due minori : ha la soffitta con rabeschi simili a quelli delle loggie vaticane : la parete in cornu epistolæ vedesi coperta di pitture più recenti d'assai e me no belle : tutta l' altra compresa sotto le due vele in cornu evangelii può attribuirsi al secolo XV. La cappella a destra del presbitero sem bra dello stile di Antonio Alberti, se dell' Alberti sono veramente i dipinti nella camera detta ora dei bidelli nel palazzo della università denominato del Paradiso. Ma l'altra a sinistra è veramente stupenda: le pitture coprono tutte le pareti, e sembrano antichissime, forse del tempo di Galasso, come lo dimostrerebbero i decisi contorni delle teste, e delle singole loro parti, i fabbricati, le fascie o meandri, e le aureole rilevate, scannellate, e poste ad oro: ma fors' ancora del Panetti, se guardisi alla finezza del lavoro, ed alla fusione che si ri marca nelle carnagioni. La oscurità del luogo, che mi costrinse ad usare di due lumi, ed esaminare le figure partitamente, non mi la sciò interpretare l' argomento delle dipinture, che per altro si riferi scono a fatti dello stesso monastero, od ordine ivi professato. È bene a dolersi che in passato siasi praticata ivi una scala, coprendo in parte una delle pareti ; ciò che ben compiangeva meco la R. madre Abbadessa, che vede in quel fatto un sacrilegio dell' arte. Belle sono ancora le due figure de' santi Placido e Benedetto , che veggonsi pure a buonfresco sulle pilastrate dividenti fra loro le tre cappelle. Gli stalli che girano lungo il coro o chiesa interna sembrano pure del secolo XV, e forse sul principiare del medesimo ; hanno semplici co lonnette a spira, sormontate da fiorami di stile lombardo. I divisori sono pressochè tutti rinnovati ; ma quando eziandio que' stalli fossero in ottimo stato, apparirebbero sempre men belli d' assai al confronto di quelli di s. Domenico, e di quelli ancora di sant' Andrea. Passai a visitare il convento, ma nulla vi è degno di osservazione per ciò che spetta alla pittura. Il crocifisso nella sala del capitolo è ben poca cosa : e nella lunga sala del dormitorio, il fregio che giravi tutto attorno, con mezze figure di santi framezzo, è certissimamente della stessa mano che dipinse le mezze figure nel centro dei fornici, nei sott' archi, e nelle vele delle navi minori nel tempio di s. Francesco. Ne convincono ad evidenza la stessa disposizione del disegno, gli -- 27 stessi ornati e cartocci a zig-zag, e le stesse tinte o colori. Di chi sia poi questa mano io non lo saprei dire; ma vi è buon fonda mento a ritenerla, non già del valente Girolamo Carpi , bensì di suo padre Tommaso. S. Francesco Le mie memorie storiche-monumentali-artistiche sul tempio di s. Francesco (1) accennano a tutto ciò che mi fu dato di rinvenire intorno al medesimo, rettificando anche gli errori , in cui le Guide , non eccettuata la mia, erano cadute copiandosi l' una l'altra. Ed alle Guide attinse il cav. Amico Ricci di ch. memoria, dicendosi nella sua storia dell' architettura in Italia ( vol. II pag. 175 e nota 44) che le medesime ne fanno bensi autore il Benvenuti detto l'Ortolano, ma che invece dev' essere un Pietro Benvenuti architetto di gran rinomanza , vivente nel 1495 ; soggiungendo però mancare di documenti sia per affermare la prima credenza, sia per negarla. Io però quattordici anni prima nella succitata mia Guida ebbi pure ad avvertire all' equi voco, e ben converrei coll' illustre scrittore sulla grande rinomanza dell'architetto, se veramente lo fosse stato anche del sontuoso tempio, ch' ebbe cominciamento solo nel 1494 e termine al 1530 ; ma nelle suddette mie memorie comprovai con documenti essere stato il tem pio architettato da Biagio Rossetti. D'altronde del Benvenuti non restano od almeno non si conoscono monumenti che lo dichiarino cotanto valente, non potendosi ritenere per quello stesso che nel 1555 visitava la rocca di Vignola (2), e solo sapendosi ch' ebbe parte nella erezione del campanile del Duomo, chiamato percio Pietro dagli Or dini, e che per non breve tempo fu ingegnero stipendiato della Co mune, come vedremo a suo luogo. Non convengo poi in quanto sog giunge il Ricci che « nel timore in cui rovinasse il Tempio , il Duca Alfonso II ne ordinò i necessarii riparamenti, e che il Tempio ha dovuto perder molto dell' originale suo stile dopo le violenti scosse di terremoto, cui soggiacque ». Fu rifatto il tetto , e sostituite furono le volte di (1) Ferrara, Taddei 1860, in 8. (2) Campori march. Giuseppe-- Catalogo storico degli artisti italiani e stranieri negli Stati Estensi , Modena 1555, pag. 472. Devesi osservare che Pietro Benvenuti non poteva essere vivo nel 1555, perchè abbiamo atti che lo provano vivente , ed in età di agire in affari, sino dal 1454. 28 canniccio a quelle di pietra; furono chiuse le finestre superiori oblun ghe coll'arco a pieno sesto, e rimpiazzate dai finestroni rotondi, cosi detti occhi di bue ; e non fu Alfonso II il benefattore principale dei restauri , bensi il nostro padre Righini Minor Conventuale. Da tutto ció ben puossi dedurre che nulla o ben poco perdette il fabbricato della sua originalità , e quindi non attendibile l' altra asserzione (vol. III pag. 620) che Alberto Schiatti converti nella presente condizione architet tonica la detta chiesa; intorno a ciò dovendosi rimarcare che la Guida, donde attinse lo scrittore, parla non del tempio in discorso , ma di santa Francesca Romana. Dell' organo fabbricatovi dai distintissimi fratelli Rasori dopo l'a pertura solenne, e dopo il mio scritto, feci lungamente parola in un articolo inserito nella Gazzetta ferrarese N. 145 del 21 decembre 1861. Ora mi rimane a dire degli artisti che lavorarono pel funerale di Guido Villa nel 1649 , della cui magnificenza diedi un cenno alle pag. 62 e 63 delle ripetute mie memorie (1); al qual effetto io sti mo essere miglior cosa il riportarne la nota desunta dall' archivio di famiglia, che poi vandalicamente andò dispersa e consunta. Pasetti Carlo architetto , e Ghillini Francesco pittore , furono i di rettori principali degli apparati, dipinti ed altri lavori del gran fune rale. Furono pagate poi varie somme ai seguenti : Fierlans Nicolò Martino pittore fiammingo, pel disegno del fronti spizio del libro ( del Berni ). Giorgio ( o Giorgi ) Andrea intagliatore, pel modello dell' altare. Menegatti G. Battista pittore , per dipingere gli scudi ; per statue trentadue ; per quattro morti , per otto teste di soldati ; pel cavallo e la fama pel medesimo ; per la statua della guerra ; pei geroglifici sui piedestalli, e per alcuni stucchi. Pasetti Carlo architetto, Lire cinquecento per sua direzione, e idea del cavallo. Marsello G. Battista tornitore per le basi e i capitelli delle colonne. Ballerino Carlo pittore per diverse figure fatte in due volti. Bononi Leonello pittore per altre figure fatte in tre volti. (1) Gli apparati e le iscrizioni si accennano dettagliatamente nel libro sequie trionfali del march. Guido Villa descritte da Francesco Berni , Ferrara , Le e Heredi Gironi 1659, in fol. fig.- Molte delle memorie originali, che si riferiscono al funerale , ed al palazzo dei Villa , conservansi nel privato archivio di monsignor can. Giuseppe Antonelli. -- 29 Borsati Carlo pittore per alcune figure nel mezzo dei volti della chiesa ; per fattura di trentaquattro trofei; per fattura di cento pezzi di cascate, con imprese, per adornamento alle colonne tonde della chiesa. Bellino Francesco pittore, per dipingere la porta da applicarsi so pra quella di marmo della chiesa ; per le cantorie , e per l'arma grande fatta da lui solo. Porri Filippo per aver fatto la statua armata del marchese Villa ; per la fattura della testa per il deposito da porre nella macchina del funerale ( forse lavori di stucco, o carta pesta ). Ferdini Carlo 'pittore, per aver unito li volti con le cascate. Pozzi Costanzo per fattura delli tre volti sopra la porta della chie sa ; per ventisette cartelli posti nei volti delle cappelle ; per avere dipinto li undici piedestalli doppii , sopra de' quali stavano le figure, coi mascaroni ch' hanno servito per tenere le imprese, e l'arma fatta sopra la cappella del Santissimo. Allo stesso , per distribuire agli altri pittori , cioè : Anguillara Filippo Baldini Girolamo Gaetani Gio. Battista Franchini Gio. Battista Stadiani Francesco ) Tommaso Campi Alessandro Casoli Alessandro Girolamo Mamari Giuseppe Pasti Carlo Scandiano Giuseppe Scazzerna Carlo Setti Camillo San Giacomo Giuseppe Tadeo Giuseppe Varino Paulo Zanella Andrea Un giovine bolognese (1). Tanto più interessante si è l' estratto, che qui riporto, di un do cumento, in quanto che si riferisce ad un dipinto da nessuno men (1) Degli artisti Pasetti, Bononi, Borsati, Casoli Alessandro, Pasti e Setti, parla il Baruffaldi nelle sue Vite dei pittori e scultori ferraresi stampate postume in Ferrara, Taddei 1846-48. Il Ferdini Carlo io lo credo invece il Fortini Carlo, che citasi nelle note allo stesso Baruffaldi qual pittore di prospettive e di alcuni ri tratti nell abbazia di s. Bertolo presso questa città. Del fiammingo Fierlans ( e di un Gio. Battista Cavazza bolognese, che incise i rami rappresentanti il funerale ) diedi cenno nelle mie Memorie ecc. a pag. 63 , nota 1ª. Del Porri fanno cenno Cesare Cittadella , Cat. dei pittori, vol. 3 , p. 324 , e lo Zani. Di tutti gli altri non trovo memoria, nemmeno nello Zani, se si eccettuino il Ballerino ed il Gaetani : eppure il Pozzi Costanzo se fu direttore in lavori, nei quali operavano Leonello Bononi, ed Alessandro Casoli, è forza ritenere che almeno li pareggiasse, se pure non li superava. -- 30 zionato , e ad una chiesa bensi antica, ma grandemente restaurata e poi soppressa, ora servendo a magazzino. Il pittore , che vi è nomi nato , fu Bongiovanni di Geminiano, quello stesso , che alquanto più tardi ebbe a dipingere una tavola cogli Apostoli per la cattedrale ( vedi Cesare Cittadella, e note al Baruffaldi ). Accresceremo fama per tal modo ad un pressochè ignoto ma distinto artista, giacchè distinto dovea ben essere , se gli si affidava' ed egli assumeva il lavoro , di cui appresso (1). 1465 , 12 luglio- Rogito di Mengo dall' Armi, nell' archivio notarile Conventio pro cappella pingenda in Ecclesia s. Jacobi de Ferraria, juxta le gatum olim Peregrini Ponzinelle si conviene cum Magistro Bonjohane Hieminiano pictore, cive Ferrarie, de contracta s. Marie de Bucho, magistro perito in arte pictoria, ibi presente et stipulante- che promette di dipingere con buoni colori, e come segue : in primo, quod illa imago d. Jesu Christi que est in truina (coro od abside) ipsius cappelle majoris , laborata ad aurum, que videtur de opere musaico, et illa imago Sancti Joannis, reficia tur quod appareat imago s. Joannis Baptiste, et sic et imago b. glor. Vir ginis Marie, ita quod omnes appareant de opere musaico Item super, co lumnis tondis que sunt in ingressu dicte cappelle, fiant due figure pro qualibet columna, in campo insuper a manu dextra una figura s. Christophori, et a sinistra e regione ipsius figure s. Christophori due historie Sancti Jacobi Item , prope fenestras due fiant figure pro latere , et post altare fiat figura in forma unius razicy (sic) contrafacta cum illis caspis viridibus. Super al taria extra cappellam fiat una historia pro latere quolibet ; in cappellettis que sunt a lateribus fiant altere due historie pro cappella s. Jacobi , et in illa que est a manu dextera in campo medij fiat una imago gloriosissime Virginis cum suo filio in brachiis, ornata dignissime, cum angelis circa. Etutti questi lavori per trentacinque ducati d'oro ! Santa Maria in Vado Cominciata nel 1475 da Biagio Rossetti; aggiuntevi le tre tribune, che vi fanno croce, da Bartolomeo Tristano nel 1519; e secondo una cronaca da me veduta, terminatovi l' adornamento di marmo della porta principale nel 1556 a spese degli eredi del conte Alfonsino Trot ti (2). Darò qui un sunto di un allegato inserto nell' istromento a (1) Del Bongiovanni, che vedremo doversi ritenere di cognome Gabrieli, parlerò nella 2ª parte all' articolo Pittori. (2) La cronaca, già nella Costabiliana, è ora presso mons. can. Antonelli. 1556; -- 31 rogito di Leonardo Azzi in data 15 giugno 1616 , che contiene una transazione ed assoluzione fra i monaci di san Giorgio ed i pittori Girolamo Grassaleoni ed Ippolito Casoli. Questi due artisti, e Girolamo Faccini, aveano stabilita fra loro una società. Morto l'ultimo dei nominati , divenne di lui erede il mona stero di s. Giorgio, dove professato avea suo figlio, Girolamo anch'esso di nome , se pur nol cangiava nel farsi frate. I monaci adunque as solvono li due superstiti della società, specialmente pei conti relativi alla possessione ch' ebbero in godimento dal monastero di s. Paolo per le pitture di quella chiesa ; godimento che dovea durare sino al 1620. All' incontro li due pittori promettono di pagare ogni de bito , e di finire il lavoro già accordato coi Regolari di s. Maria in Vado, già eseguito in parte , vivente il Faccini , e per intiero pagato ; di che resta a farsi cominciando dal mezzo in giù dalle finestre , con tutto il cornisone, friso, architravo, archi, sottarchi , lunette fra i detti archi da ogni parte nella nave di mezzo. Non assolvono poi il padre Faccini relativamente alle conseguenze delle pitture fatte dai socii in san Paolo , benchè finite , perchè il lavoro non fu ancora giudicato , come di convenzione. 0 Da questo estratto si vengono a conoscere più circostanze: 1º che il Faccini non moriva nel 1588, come venne da taluni asserito, ma che dopo avere lavorato anche nel 1598 , come vedremo in altro luogo , visse sin verso il 1616 , nè sarebbe improbabile che fosse morto il 29 novembre 1614, accennando il necrologio pubblico al decesso di un Girolamo Faccini, abbenchè non lo qualifichi per pittore : 2º che suo figlio era frate in un ricco Monastero, per cui neppure il padre dovea esser privo di beni : 3º che si conosce la parte dove in santa Maria in Vado non lavorò il Faccini: 4º che del giugno 1616 le pitture di ornato in san Paolo erano affatto compiute. Un altro documento ri guarda i quattro gran quadri che veggonsi alle pareti del presbitero. Testamentum Ill.me Dnae Lucretiae Marocellae de Finis. In Christi nomine Amen etc. Considerando la Ill.ma Sig. Lucretia figlia del già Molto ill. sig. Anibale Marocelli, et moglie che fu del q. Sig. Fino de' Fini, Vedova et Citt. ferrarese, della parrocchia di S. M. del Vado, ch'è statuito ec. ec. Nel mese di aprile fu finita la porta di S. M. in Vado, posta a ponente , nella nave di mezzo fatta dalli heredi di mons. Alfonsino Trotti, sopra la qualle (sic) fecero mettere il corpo di detto loro padre (pag. 222). 32 Ommissis Item per la medema ragione di legato lascia alli Frati di S. M. in Vado altre Lire 400 acció le debbano spendere in far fare li cornisotti alli infra nominati quatto quadri. Item la detta S. Testatrice lascia in ogni miglior modo che può, fra il termine di tre mesi dopo seguita la sua morte, sieno date et pagate al ma gnifico M. Carlo Bononi pittore Lire due mila per sua mercede o fattura delli quattro quadri quali esso ha convenuto et promesso, mediante la per sona del R. Padre Don Tito (Prisciani) di fare, da mettere nel coro ( nella Tribuna ) della Chiesa dei detti frati, conforme alla scrittura privata tra di loro passata et celebrata, o che si celebrerà sopra detta conventione ; et ogni qualvolta che lui habbia finito tutti li detti quattro quadri, et che lei non gli abbia dati in vita sua o in tutto o in parte, perchè avendoglieli dati tutti in vita sua, non vuole che il presente legato habbia luogo, et a vendogliene dato solamente una parte, vuole che fra detto trimestre gli sia dato il restante che avanzerá per detta fattura; et essendo premorto il detto M. Bononi alla detta S. Testatrice, vuole che detti denari sieno pagati alli eredi di quello o tutti o parte secondo che è detto di sopra ; caso però che lui habbia già fatto tutti li predetti quattro quadri , et non li havendo finiti lui, vuole che non gli sia dato se non a rata di quello che haverà fatto secondo la coventione con lui fatta, et che sia dato il resto a quella persona, che li haverà finiti di fare in suo difetto ; et se al tempo della morte della detta Sig." Testatrice, o per tutto il detto trimestre dopo la sua morte, non fossero finiti li detti quattro quadri, ma si andassero tuttavia facendo dal detto M. Bononi, ovvero da altro pittore in suo difetto, vuole che sia soddisfatto all' uno, ovvero all' altro di loro qual havrà in quelli lavorato ec... et particolarmente quando ne sarà finito uno si paghi o compi sca il valore di quello al pittore che l'havrà fatto; et questo affinchè siano perfetionati tutti li suddetti quattro quadri convenuti con detto Maestro Bo none ; purchè in quelli non si spendi se non le suddette lire due mila della sua eredità. Ommissis Fu fatto et ordinato il presente Testamento de detta S.' Testatrice, et di suo consenso ecc., correndo gli anni dalla Natività del N. S. G. C. 1622 alli 17 Decembre, in Ferrara, nella casa di abitazione di essa Sig. Testa a trice, posta nella contrata di Schivanoglia, sotto la Parrocchia di S. M. del Vado etc. Scipione Naselli Notaro La morte impedi al Bononi di portare a compimento il lavoro, e suo non è che il bellissimo dipinto delle Nozze di Cana Galilea; perchè il secondo, che egli abbozzó ( gli Sponsali di Maria Vergine) -- 33 fu terminato da Alfonso Rivarola, detto il Chenda, suo scolaro; e gli altri due vennero eseguiti da Domenico Mona. Miserabile in vero fu il prezzo di questi quattro dipinti, non giugnendo a seicentoqua ranta odierne lire, o franchi per ciascuno. San Paolo Nel tempio esistente prima dell' attuale fu costruito un sontuoso organo, come risulta da un rogito di Mengo Dall' Armi del 1459 col quale magister Guielmus quondam Iacobi de Regio, magister et opifex organorum, assume di farlo maggiore di quello dei carmelitani di Mantova, ma sonoro cgualmente, per centocinquanta ducati d'oro. Nel 1535 con atto del notaro Nicolò Lavezzoli, Parda figlia del fu nobile Antonio Tassini, vedova del nobile Francesco Maria Trotti di primo letto, e moglie in secondo voto del conte Annibale Sacrati, fa testamento, e item, jure legati , reliquit fieri debere infra terminem annorum quinque secutorum diem obitus sui, unum quadrum pulchrum seu anchonam, supra altari dictæ cappella ( di sua famiglia in san Paolo ) arbitrio dicti dni Hannibalis ejus testatricis mariti, et expensis hæreditatis ejus testatricis. Ma non fu possibile di rilevare quale possa essere stato il quadro, quale il pittore, dacchè scomparve la cappella colla caduta dell' antico tempio. 1 Che la nuova fabbrica fosse cominciata nel 1570, anno della sua caduta pel terribile terremoto, io non lo crederò al P. Gio. Battista Guarguanti , che lasciavalo detto in suo manoscritto ( in copia nella biblioteca ) = Monumenta digniora Conventus Ferrariæ , e meno crederò al Ricci, che sull' autorità del nostro Frizzi asserisce tale co minciamento essere avvenuto nel 1577 , ed il termine dopo dieci anni. Uno dei pochissimi errori cronologici di questo nostro istorico si illustre ; ma che io debbo rettificare , non potendosi rifiutare l'autorità di documenti, che io stesso presso di me conservo. Adun que si cominciò a lavorare del 1573 sotto la direzione di Alberto Schiatti architetto , ed eccone le prove : Adi 5 di luglio 1575. Piacciavi S. Vincenzo Ruggeri di dare al presente M. Alberto di Schiati cletto dal convento di S. Polo nostro per architettore sopra la fabrica della giesa nostra scudi dieci d'oro per primo segno di cortesia , o pagamento della sua fatica. In fede di ciò io frate Lucretio Tirabosco ho scritto la 3 34 presente poliza et sottoscritta di propria mano. Così è fra Lucretio (1). Il medesimo A dì 21 di Luglio 1573. Piacciavi S. Vincentio Ruggieri di dar al presente maestro Bernardino Corezzo, il quale hanno eletto per primo nostro muratore, lire cento mar chesane per primo pagamento o caparra e prestanza per servir a occorenza alla fabrica, da essere compensate nel fine della fabrica, et in fede di ciò io frate Lucretio Tirabosco Priore di san Polo ho scritta la presente et sottoscritta di propria mano. Così è Adi 2 di settembre 1575. Il medesimo Priore 一. Piacciavi S. Vincenzo Ruggiero di dar a M. Iacomo Tamara lire 24 soldi otto per marangoneria et palificadura sino a questo giorno, et in fede etc. Dunque aveano già intraprese da qualche tempo le palificate. Se guono polizze non poche, delle quali citerò la prima che ho trovato di ciascun operajo , cioè nel 25 decembre 1573 a Giampietro Peliz zoni tagliapietra viva, cioè scalpellino ; del 28 agosto 1574 a mastro Antonio Maistrello, muratore; del 6 agosto 1575 (1), aMastro Hippo lito Botti tagliapietra cotta ; del 26 novembre 1575, a mastro Alberto, tagliapietra viva ; del 12 ottobre 1575, a mastro Ottaviano Cariboni tajapreda marmora per conto di marmori della cornise; del 13 luglio 1577, ai facchini che portarono le lastre della facciata ( intendesi dei marmi per la medesima ) ; del 12 aprile 1578, al già citato Ca riboni pel marmoro del cornizzotto primo della faciata della giesia , ed altra del 2 maggio 1578 allo stesso per resto della coperta di malmore del cornisone della faciata; del 17 maggio 1583 a mastro Bor tolomeo sbiancharino per imbiancature; del 29 novembre 1583 a mastro Federico Grassi pei lattoni per far zorni intorno alla cisterna; del 3 agosto 1595 a mastro Francesco Malvezzi per dorare il coro delli frati di San Polo, come per uno suo scritto appare etc.; una polizza senza data , ma di quest' epoca circa , a mastro Pier dipintor per opere nuove ( nove ) date in convento per l'oratorio del Capitolo ; il (1) Vincenzo Ruggieri era un banchiere: il P. Lucrezio Tiraboschi di Asolo fu orientalista, ed autore di varie opere stampate, ed inedite. Fece luminosa comparsa nel Concilio di Trento in qualità di teologo del Patriarca di Venezia. V. biogr. univers. (2) A questo anno una cronaca (presso mons.can.Antonelli) porta il comincia mento della fabbrica; il che potrebbe conciliarsi coi surriportati documenti, quando intenda la cronaca parlare dei muramenti forse sopra terra; il che coinciderebbe pure colle Guide , le quali appunto ci dicono avere il vescovo nel 1575 posta la prima pietra. -- 35 nome del qual pittore io non saprei indovinare. Altre due finalmente riguardano l'architetto sopraindicato, la prima del 5 settembre 1574 per ducati quattro d'oro , la seconda del di 8 ottobre 1575, che dice : magnifico S. Vincenzo ( Ruggeri ) sarete contento dare a M. Al berto Schiatti nostro archittetto a conto di tre mesi prossimi passati per suo salario ducati tre d' oro in oro; il quale salario al certo era ben umile e ristretto per quanto si ponga in ragione di quel tempo. Le dipinture del tempio ebbero luogo più tardi non poco. Non mi fu dato di trovare i contratti per quelle del presbitero , che del 1608 erano già eseguite , come ne fa cenno la scrittura stipulata nel 15 ottobre di detto anno dal notaro Stefano Fiornorelli per dipingere la nave maggiore del tempio fra i PP. del convento e li tre artisti Giovanni Battista Magagnino, Girolamo Faccini ed Ippolito Casoli. Que sta scrittura, che dalla cortesia dell' archivista notarile mi fu permes so di copiare, vi si trova colle originali firme dei contraenti, e non sia discaro che in nota io qui la riporti per intero (1). Altro scritto (1) Convengono li RR. PP. di S. Polo di Ferrara con gl' infrascritti maestri G. Battista Magagnino, Hieronimo Facino, et Hinpolito Cassoli di dargli ad adornare di chiaro oscuro et oro la sotto nominata parte della Chiesa di S. Polo nel modo ch'è di presente la Cappella Maggiore, nel termine di anni tre principiando alla stipulazione dell' Instromento, et detti Gio. Batta, Hieronimo, etHippolito accettano li infrascrilli Capitoli. Prima ornargli come di sopra di chiaro scuro ed oro tutto il cornisone della Navedimezzo con gli archi et colonne sotto di quello, cominciando dalla porta didetta chiesa, quanto tien tutte le cinque cappelle in detta nave. Item le due facciate delle due colonne con il Cornison sopra quelle a derem petto dell' Altar Maggiore, qual fa risalto sopra dette colonne. Hem nella volta di detta Nave tutti li archi sopra dette colonne , e fasce di quella, et anco gli archi sopra le due colonne che sono a rimpetto dell' Altar Maggiore, quali tre Archi sieno simili a quelli dell' altar maggiore con li suoi rosoni nel modo suddetto , et similiantemente alle fasce della volta vi siano i suoi rosoni. Item in della nave si trova per facciata degli angoli che sono in tutto N. 20, vi sia dipinto vinti figure a secco, nel modo che più piacerà al Rdo Priore di quel tempo. Item, che essi debbino adorare alcune piane, et cornisetti del pulpito, nel modo che più piacerà al Rdo Priore di quel tempo. Item che detti pittori habbino a far la detta opera di non minor ricchezza et oro, che quella che di presente si trova la Cappella Maggiore, quantunque mutas sero invenzione; ma fatte, si debbano estimare da duoi perili , et in caso di di -- 36 dėl di 8 agosto 1613 fa vedere che ancora non erano terminati i lavori , e che forse per la morte del Magagnino gli venne surrogato scordia il terzo, et se fussero di meno spesa et ricchezza, gli sodetti debbano rifar il Monasterio di quanto sarà giudicato dalli sodetti periti. Item la sodetta fattura habbi da essere compita in termine di anni tre , quali principiano alla stipulatione del presente istromento , et non essendo finita per mancamento de' detti pittori, possino li Padri farla finire a tutte spese di detti pittori, et fargli poi gravare, et trattenerse i frutti della lor possessione. Item pendendo il detto termine che mancasse alcuno di detti pittori , gli altri siano in obbligo restar soggetti per il compagno che fusse mancato. : Item se mancassero tutti tre, in tal caso sia a rata di lavoro estimato, et li RR. Padri senza condition alcuna satisfacino li heredi di quanto sarà fatto, et desubligarli dal carico. Item il Monastero sia in obligo dar scudi cinquanta al principio dell' opera , altri cinquanta in capo a sei mesi , et altri cinquanta in capo all' anno per com praroro, etseperò ven'andasse magior somma, gli sodetti sieno in obligo metterve il resto senza aggravio alcuno dei Padri. Item per fattura di detta opera gli Padri gli danno, et consegnano la sua pos sessione nel Bosco di Parasacco da goder per anni nove , cominciando al S. Mi chele passato dell' anno 1607, et avrà fine l'anno 1616; sulla qual possessione debbe essere decimata dalli stessi pittori , come di presente gode detti Padri , et medemamente sia esente dal lavoriero, come nelli patti. Item detti RR. PP. gli consegnano stara trentacinque di formento seminato in parte domenicale , et ........ ( lacuna nell' atto ) ........, quale semente gli sodetti Conduttori le debbano restituire nel fine di detti nove anni. Item che detti Padri siano in obligo far fare et disfare tutte le armature a lor spese per la sudetta opra. Item che detti PP. siano in obligo a far metter in opra tulli li rosoni, che andarano nelli sodetti archi. Item che gli sodetti PP. siano in obligo darne il vino per noi , et nostri huo mini , mentre lavoreremo in detta opera, et darne una camera dove se possa far fuoco, con altra comodità secondo il bisogno di detto lavoro, et medemamente delle legne per far chola, et altro secondo che occorrerà, et tutto il giesso sopra il la voro che se farà bisogno , et quando occorrerà lavorar la sera per più spedirsi , in quel caso ne diano lume per poter vedere. Item pendendo il tempo che goderemo detta possessione, venendo casi fortuiti, come tempesta, et peste, inondacion de aque, et guerra qual facesse dannoadetta possessione per il quarto domenecale, che detti pittori laposseno dar a detti Padri, et seguir l' anno inanti, se cosi piacerà a detti pittori, et facendo bisogno ripa razione alcuna a della possessione , o case , fenile, et forno, che li PP. siano in obligo a tal riparacione. Item che facendo bisogno a detti de piantamenti, che detti PP. siano in obligo dargli, et piantando li detti pittori, li PP. siano in obligo pogarli il valore di detta robba piantata. 37 Girolamo Grassaleoni ; delle quali cose tutte si ha un lieve cenno nelle note del Baruffaldi ( Tom. II pag. 536 ) (1). Santa Maria della Rotonda Un piccolo tempio esisteva nelle vicinanze di castel Tedaldo , che venne fatto atterrare da Alfonso II, perchè cadeva nella linea delle nuove fortificazioni ch' egli cominciò a fare nel Borgo di s. Giacomo in continuazione di quelle dell' altro di s. Luca. Per sostituire il qual tempio, egli, munificentissimo com' era, ne fece fabbricare nel 1597 un altro là presso, con alta torre campanaria, e fu detto l'o ratorio di S. M. della Rotonda; ma questo pure conto pochi anni di vita, perchè distrutto con altri moltissimi e grandiosi fabbricati, fra cui l'antico tempio dei Servi, per lasciar luogo alla Fortezza fattasi erigere dopo la devoluzione del 1598. Giacchè più non vi è l'o ratorio, ne conosceremo almeno le principali spese di abbellimento. Marti a di iij Giugno MDLXXXXVII. Spesa della nuova fortificazione di questa città di Ferrara, che si fa nei Borghi de' Ss. Giacomo et Lucha oltra il Po. Deve dar a dì detto l' infra scritta quantità de denari, per lei si fan buoni all' infrascritte persone, le quali hanno lavorato alla chiesa della Madonna fuori del ponte di castel Thealto, si come se dirà per le liste e stime fatte da Periti per haver cia scuno di loro lavorato a somma in diversi tempi. Appareno man: scritt. di mano di M. Cesare Bassano officiale mandatario della detta Fortificazione delli 17 del passato, signati di mano del S. Giudice de' Savij. Item che mancando detti PP. a far le page antedette, overo far et desfar ar mature, in tal caso gli pittori posseno protestare che non gli scorre alcun termino. Item che gli PP. sieno in obligo dar levato l'Instrumento in publica forma a gli detti pittori 1 Adi 17 Marzo fu proposto il contratto in pubblico Reffettorio, et con li voti superanti li duoi terzi passò , et anco a viva voce, con questo però che il tutto fosse confirmato dal M. Pad. Vicario Generale. Io Fulvio Cecchini Priore di S. Polo Io F. Gabriele Nans..... Vic. Generale mi contento Io Zanbatista Magagnino afermo ut supra Io Girolamo Facini afermo quanto di sopra Io Hipp. Casoli afermo quanto di sopra (1) Il necrologio nel frattempo di queste due epoche non segna che la morte di un Battista Magagna nel 1 genn. 1612, senz' indicazione dell' arte professata. -- го L 38 AM. Carlo Rossino intarsiator lire novanta per sua mercede d'haver intarsiato le porte della capella della Madonna suddetta, come per l'estima fatta et relatione di mano de' MM. Antheo di Noci et Gio. Batta Merighi, eletti dalle parti, scritta di loro mano, et sottoscritta a dì 17 aprile 1597. го AM. Antonio Bonso marangone lire 172 per sua mercede de haver fatto la balaustra denanzi alla cappella della Madonna, come per l'estima delli suddetti MM. Antheo di Noci, et Gio. Batta Merighi periti etc. AM. Hipolito Casoli pittore lire 606 per sua mercede de haver fatto ' infrascitte pitture nella cappella della Madonna, et campanile, dentro et fuori della Chiesa della suddetta Madonna, secondo l'estima fatta da MM. Giu lio Belloni et Paulo Monferrato pittori, sotto di 14 maggio 1597, videlicet (1): Nota de lavori di pittura fatti da M." Hipolito Casolo et compagni nella capella della Madonna fuori del ponte di castel Thealto, estimati p. m. Paolo Monferrato et mi Giulio Belloni, d'accordo fra noi fatta a dì 14 maggio 1597. La cappella di dentro dell' ultimo cornisotto in suso li fassamenti, chioz zole ( goccie ) et cornice L. 24. It. il cornisotto suddetto di chiaro et scuro con pietre meschie nel friso, a sol. 7 den. 6 il piede quadro, sono pi. 52 L. 19. 13. 9. It. quattro ornamenti da finestra con colonna et frontespicj a L. 6. luna L. 24. It. una finestra finta di vetro L. 2. It. il partimento fra dette finestre con il suo basamento sino su il pez zollo ( poggiolo ) L. 25. It. il cornisone Dorico lavorato, a soldi 7. den. 6. il pe' quadrato, sono piedi N. 70. monta L. 26. 5. It. l' ornamento de due finestre piccole finte di marmoro L. 2. 10. It. l' ornamento de due porte finte di marmoro L. 8. It. quattro sibille nelli treangolli, Ducati uno e meggio l'una , monta L. 22. 16. It. otto misteri de bronzo a L. 2. 10 l'uno, monta L. 20. It. tutto il restante ch'è dipinto nella cappella, come nella facciata de nanzi, se pone soldi 7. den. 6. il piede quadrato, comp. uno per l'altro, et sono in tutto piedi 814, menta L. 305. 14. It. quattro statue fatte di biacha a oleo a L. 4. 10. l'una computa il suo nicchio dato di nero a oleo, monta L. 18. (1) Di questi tre pittori parla il Baruffaldi nelle sue Vite dei pittori ecc. Dalla partita si scorge come durasse tuttavia l'uso di dipingere anche ' interna parte dei campanili, e nell'esterno delle chiese, come praticavasi anche nei secoli XIV e XV, limitatamente però ad alti fregi o meandri ricorrenti sotto la cornice supe riore od estrema del fabbricato. -- 39 It. tutta la pittura del Campanile L. 36. It. la cappella della cappella ( sic ) de fuori via , col suo torresino, et due finestroni con li ornamenti, et la cornice della cappella, ogni cosa se pone Ducati 9. sono L. 34. 4. It. li ballaustri che serrano la cappella, quando saranno finiti di pingere secondo una mostra principiata di dentro, et di fuori di biacha, venezzati , valgono Ducati 10, sono L. 38. In tutto Lire 606. Io Giulio Bellon affermo quanto di sopra. Io Paolo Monferrato pittor affermo ut supra. Un' altra nota del 24 novembre di detto anno 1597, veduta per M. Giovanni Battista Aleotti, che fu l'architetto della Rotonda, è a favore di M. Giovanni Battista Russelli ( o Roselli ) per varie fatture d' indoratura, e cioè Per haver posto in opera in le portiere della suddetta Cappella pezze 800 d'oro, a ragion de lire trenta del miaro, importa L. 24. Et per haver posto in opera rami in foglio nelle dette portiere, pezze 1600 a ragion de Ducati 4 1/2 il miaro, a ragione de soldi 76. l' uno, L. 429. 19. 2. Etper haver fatto gli rabeschi sopra le dette, d'oro compito di ramo, profilato di nero, importa L. 50. m Et per haver posto in opera pezze 400, in accomodar la suddetta cap pella, dove era guasta, a ragion de ducati 4 il miaro, importa L. 6. Et per haver inargentato un paro de candellieri, et invernizati a tutte sue spese, importano L. 12. Et per tanti spesi delli suoi per fattura di quattro rame de giglio di seta, da metter sopra le dette portiere, a soldi 4 l'uno L. 0. 16. Et per haver fatto far le bracciatele et ferri che sono andati di sopra delli suddetti candellieri L. 0. 6. Et per haver pagati ad un facchino ch' ha portato li quattro puttini che sono sopra le portiere della suddetta Chiesa fino alla Beccaria nova alla sua bottega, et tolti dalla detta et portati alla detta Chiesa L. 0. 6. ro In totale L. 203. 7. 2. M. Gio. Battista Russelli addorator Santa Maria del Salice, detta della Schiappa Il Guarini e lo Scalabrini parlano di quest' oratorio sopra un fon do dei monaci di san Giorgio , presso il Po ; in terreno schiappivo , a spese del Comune, che le fece erigere nel 1504 in seguito di gra zia ricevuta da un villico nel 1502 ad intercessione di M. V., una cui immagine stava appesa ad un salice ivi vegetante. Al tempo dello Scalabrini ( 1773 ) suddetto vedeasi per anche il tempietto, che ora più non esiste, nè saprei dire da qual tempo. Vi lavorarono di pit ture Nicolò da Pisa, Fino Marsilj ( e non Francesco, come asserisce lo Scalabrini), e Gabriele Bonaccioli detto Cabriletto, o Gabrieletto ; e le relative partite furono riportate nelle note del Barruffaldi ( Vite dei pittori, vol. II. pag. 563 ) come prese da copia per essersi dispersi i Libri Giornali del Comune suddetto. Fortunatamente, fra i pochi fram menti rimastivi, e tutti da me esaminati, rinvenni queste ed alcune altre registrazioni, per le quali si possono rettificare alcune cose: 1504. A Bartolomeo de' Mambri merchadante de legnami, che ha dato per solaro dell' oratorio del salice ecc. 1505. Oratorio de Madona dal Salice in la schiapa oltra Po dal Ponte de san Zorzo, de dare ali infr. Prima L. 5 a M. Tientamente marangone per comprar formajo per far colla per la seraglia ch'è dal altaro del dicto oratorio ecc. го It. A M. Antonio da Mantoa murator p. sua mercede d'haver smaltado (intonacato ) la tribuna de dicto oratorio eсс. It. a Domenego daV. (forse da Verona) dicto da le Nappe per havere facto e posto in opera a tute sue spese le cornixe cum le gozzole dentro del oratorio sopra li duj ussi, l' uno verso l'arzene, e l'altro verso Po ( dunque cra in golena ), et per doe altre poste sotto l'architravo de legno ecc. It. pagate al fiolo de M. Bartol. d'Arzenta per la factura soa d'haver facto et cusito il palio de raso a liste bianche et zale, per la tela per fo derare dicto palio; et a M. Zampiedro sarto che li apicho la franza, r et il friso есс. It. per lo pretio d' un frixeto ch'è posto al dicto palio sopra da la franza coperto da Antonio de Thomaso merzaro dal saracino ecc. Pel quale palio si trova pure notata un spesa di braza quatro et uno terzo de raso biancho de squarzo , et braza quatro et uno octavo de raso zalo , e vi concorse con parte del suo salario il giudice d' Argine Rinaldo Cati. 19 Xbre 1505. Oratorio de nostra dona dal salice oltra Po dal Ponte de san Zorzo in golena ( come già annotai ). AM. Gabreleto bonazolo depiniore per tanti ricevuti in coluri et altre cosse, computà certi dinari, et questo per depingere le asse dela seraglia posta drieto l'altare, le finestre, li due banchiti, et spaliere, li due schabelli, li dui asti, l'architravo suso el quale è il crucifixo in dicto oratorio, dele 40 41 quale dipinture non è facto merchato ; ma lire vinti vano a conto de dicta depintura (1). A M. Nicolò da Pisa depintore lire sei soldi sei denari sei, et smalto per lire tre, et per fare li quattro evangelisti, et Lire 3: 6: 6: in tanti co luri per fare li profeti in dicto oratorio ecc. TO A M. Fino di Marsilij on ( o- cioè) per nome de suoi heredi ( dunque era morto) Lire nove, soldi tredece denari nove per resto de Lire 44: 15: 9 m. detracto Lire due per el piacere che M. Pietro Antonio dal Melone ( cioè Pietro Antonio da Pavia speziale all' insegna del Melone ) li fa, che erano in tutto L. 46: 15: 9 m. Et questo per tanti coluri, oro, et altre robe de sua bottega, che l' dito M. Piedro Antonio mostra per li soi libri haverli dato da di primo de Octobre 1504 p. tutto dì 2 de aprile 1505 per depin ger al dicto oratorio li capitelli delle colunne, architravo, friso ct cornise de gesso che cinge a cerca a cerca ( tutt' intorno ) dicto oratorio dentrovia, dele quali lire 44: 15: 9. dicti soi heredi ne haranno a render ragione de trahendo quelo serà extimato dicta sua dipintura. Visto per M. Bernardin ( Marsilij ) suo fratello, como appare suso dicta scripta de mano de Ant. de' Silvestri. Trovo pure che vi fu posto un sacerdote a custodia, come da partita a favore di Don Piedro Iacomo Panizato Deputato alla cura del dicto oratorio, et questo per la pisone dela casa dove lui sta presso il dicto. Del 1521 a di 19di gennaro, Lodovico Zambardo, Antonio de Chillo, e Benvenuto Struzzo, li primi due confratelli , e l'altro massaro della compagnia detta di S. M. del Salice, di cappa bianca, comprano legname per rinnovare il solaro della chiesa; ed un anno dopo trovo indicata la Compagnia di batu virdi , che officiano al dicto ora torio ( della schiappa), la quale fa costruire una bancha lunga, et uno altarollo, et uno bancheto, e mezzo uscio suso il solaro del pezolo (pog giolo, cioè la cantoria ) del dicto, dove stano li hoi ( uomini ) della Compagnia a cantare. Io non saprei dare indizio se non dei Battuti bianchi, che era una confraternita addetta ad un ospitale ora distrutto, e dei Battuti neri, che era quella ora detta della Morte, compagnia (1) Se il Bonaccioli qui apparisce quale un verniciatore, non è men vero ch' egli non fosse un distinto artista, come lo comprovanole memorie di altre opere sue di figura, eseguite eziandio nella nostra Cattedrale. D'altronde anche sugli scabelli e banchetti , avrebbe potuto dipinger figure, od ornati, come veggiamo tuttora in pa lazzi antichi egregiamente dipinte le travi, e le tavole che compongono i solaj, anche con superbi ornati, rosoni , meandri ecc. Ma del Bonaccioli parlerò ancora nella parte artistica. -- 42 che senza tal nome tuttora sussiste ; ma non mai dei Battuti verdi, tanto più che abbiamo veduto che essi vestivano cappa bianca. VI. Cattedrale Questo insigne monumento d'arte ben richiede ch' io ne faccia un argomento a parte. Se non che io non voglio, nè potrei darne una intera descrizione o storica od artistica ; nelle quali vie mi precedet tero uomini capaci ed istruiti. E più d' ogni altro il cav. marchese Ferdinando Canonici architetto, il quale ce ne diede un conciso bensi ma giudizioso dettaglio ( Venezia tip. Gaspari 1845 in fol. mass. fig. ). È mio divisamento di riportare la serie delle memorie, che mi accadde di rinvenire su questo grandioso ed antico tempio, con ordine crono logico, dividendo ben anche la serie stessa in diverse parti , affinchè più chiare e più unite riescano le relative nozioni. Memorie generali, ed antica disposizione interna La Cattedrale di Ferrara è lavoro del secolo XII, e surse per cura ed a spese di una sola potente famiglia, degli Adelardi. Sul merito di quanto ancora ci rimane di antico, cioè la facciata, i fianchi ed il campanile, puossi vedere la citata opera del march. Canonici. Che poi una fabbrica si maestosa e colossale sia stata compiuta in un solo biennio, io non azzarderei di crederlo al Guarini, quando ancora intendesse dire del solo esterno, mentre per l'interno abbiamo fon damento a ritenerne altrimenti. E cosi pure devesi pensare che dove fosse consacrato nel 1135 convenga retrocederne l' incominciamento a molti anni addietro : e questa forse potrebbe essere la più proba bile opinione. Infatti se per una parte i versi leonini scolpiti sulla facciata ci dicono struitur ( si costruisce) domus hæc, i versi a mosaico esistenti un tempo nell' interno ci dicevano fo questo emplo a Zorzi csecrato; nè si consacra un tempio se non sia portato a tale una costruzione da potervi almeno celebrare i riti della chiesa. Un piccolo disegno dell' interno a spaccato longitudinale conservollo il Borsetti, che inciso lo riporto nella sua storia del Ginnasio; ed altrettanto -- 43 fece lo storico Frizzi nelle sue Memorie di Ferrara. Le cinque navi erano distinte e separate da quaranta fra colonne e pilastri di cotto, con basi e capitelli di marmo ; le volte a sesto acuto (1) ; la soffitta armata di tavole di larice, a cassettoni dipinti di finissimo azzurro, con stelle d'oro nel centro. L' arco soprastante al Sancta sanctorum era coperto di musaico a colori su fondo d'oro, angeli e mezze fi gure di profeti, e col cartellone portante que' versi italiani, sui quali ebbesi tanto a scrivere da dottissime penne (2). Per entrare nel tem pio era duopo discendere tre gradini, per cui le pioggie non di rado ne allagarono la parte inferiore, come avvenne il 28 giugno 1550, in cui galleggiarono per l'acqua le panche (Arch. com. lib. 20n. 1). Alla superiore poi ascendevasi per nove gradini di marmo rosso, e per altri cinque raggiungevasi l' altar maggiore. Questo era stato con sacrato nel 1177, e del 1458 venne trasportato per oltre a due metri più indietro. Nelle varie descrizioni, che si hanno di questo insigne fabbricato, io penso che taluni sieno incorsi in qualche equivoco, ed abbiano espresse opinioni forse non bastantemente appoggiate da fon damento; nelle quali opinioni al certo io non azzarderei di convenire ciecamente. Per esempio, io mi associo ad essi loro quando ci nar rano che nella riforma del secolo XVIII non si usci dall' antico pe rimetro , ma non cosi che non siasi rialzato il tetto se non nei tre cappelloni : convengo che in detta riforma le parti principali coinci dano ( in dimensioni di longitudine e di latitudine) coi solidi antichi, manon cosi che questi vi siano stati poi entro concentrati e rinchiusi: non cosi che le due estreme navate fossero piuttosto una serie di cap pelle interne non formanti una nave aperta: non cosi che tutte fossero di un' altezza medesima le navate laterali. Errore poi al certo si è quello in cui cadde il fu ch. march. Amico Ricci nella sua storia dell' ar chitettura , dicendo che del 1499 Biagio Rossetti dovè accorrere alla costruzione del coro ; che del 1637 ' architetto Francesco Muzzarelli ( ch' egli scambiò con Mazzarelli ) presiedette al perfezionamento del (1) Le gallerie soprastanti alle navate inferiori avranno servito alle donne , che già è noto un tempo starsi nei Tempj separate dagli uomini, come tuttorasi pratica in moltissimi luoghi della campagna : ma è certo altrettanto che andavano anche nella chiesa, giacchè trovo nel 1430 una spesa per molte stuoje comprate dal sa grista, onde possano sedere le donne che vanno alla predica in chiexia. (2) Una testa di M. V., già nel sottarco sta entro una cornice nell'archivio ca pitolare; un monogramma di Cristo è nel museo comunale. 44 l' interna tribuna, e che poi ebbe gran parte nei lavori della nuova costruzione. Vedremo a tempo e luogo di rettificare tali equivoci. Trovo in una copia di antica cronaca (1) che del 1135 l'Adelardi, sapiente in Aritmetica, Matematica, Geometria, ed Architettura cominciò a fare una grandissima palificata in mezzo alla valle ch' è incontro a san Romano, con grosse e longe rovere ben fitte giù in terra, et poi fece fare certi grandissimi cassoni di asse grosse di rovere, et vi fece metter su le dette palificate, et si cominciò a fondare il Domo, et poi a tirar su la gran facciata, terminata prima ch' ei morisse; la quale morte avvenne del 1146. La cronaca stessa ci aggiunge che nel 1222, volendosi finire il Domo, i Ferraresi fecero condurre gran quantità di pietre marmoree rosse, bianche e turchine, e cominciarono a selciarne l'interno sotto la direzione dell Arch. M.º Tigrino, e non si terminò il lavoro se non del 1290. Tali pietre non erano disegnate ad incavo nel modo che poi ad uso di giganteschi nielli ebbe ad inventare, co me asserisce Cesare Cantù, il senese Duccio Buoninsegna operante , al dire dell' ab. Zani, dal 1308 al 1349, ma formavano disegni sva riati, ed in particalare alcuni circoli, il maggiore de' quali era presso i gradini del Presbitero ; e siccome invalsa era la superstiziosa credenza che orando in ginocchio entro di quello si acquistassero indulgenze, cosi a togliere l' inconveniente ed i dissidii che ne nascevano fra coloro che aspiravano ad occupare quel luogo, il vescovo Fontana nel 1608 lo fece togliere dal pavimento. Vi allude il gran poeta Lodo vico nell' atto quinto della Scolastica col verso Ch' ho fatto troppo a star sinora in circolo-, e nel quarto dei Suppositi coll' altro verso ...-o a le scuole il troveremo, o al circolo-. Guardando alla disposizione delle antiche finestre e porte, di che rimangono tuttora visibili le vestigia, sembra che di primo impianto non vi fosse che il solo altare, che oggi chiamasi maggiore, ed an ticamente sancta sanctorum, e ciò era conforme all' esempio delle altre antiche cattedrali, e di quelle magnificentissime che vennero di poi. (1) La copia è di mano dello Scalabrini, che non dice dove l'originale si trovi. Ma un codice del Polistore ( parte inedita) , mss. originale presso mons. can. An tonelli , già della Costabiliana , ove pervenne dalla Libreria Rangoni (del quale si servi anche il Muratori ) dice Et essendo nel Papato Innocentio II, el Veschovato fu translato e facto dove è al presente nel anno MCXXXV, benche dice questo es sere stato più avanti. Questo Gulielmo de Marchesella fu homo molto devoto et amatore delle Chiesie ecc. 45 Quando vi fossero posti gli altri, non si potrebbe stabilire con certez za, ma egli è certo che anche nella nostra l'abuso fu spinto al se gno di applicarne anche all' intorno delle colonne, o pile, come sap piamo dalla determinazione presa ed eseguitasi dal vescovo nel 17 novembre 1590 di levare, come furono levati, questi ultimi, fra i quali uno che portava la immagine dell' Annunciata , posto alla terza colonna della nave mediana dalla parte destra per chi entrava dalla porta maggiore. Il dipinto era sulla colonna stessa, e venne tolto se gandone con destrezza la corrispondente testa di muro, ed incastrandola in telaro di legno; fu portato processionalmente per le piazze, indi po sto nella cappella donde s' era levato il Tabernacolo del SS. Sagra mento. Si levarono anche gli altari tutti aderenti alle pareti laterali, e si limitarono ad uno per ogni volta, adornandoli con quadri tolti da quelli soppressi, riducendoli ad una eguale altezza e larghezza fra loro, e ponendovi sopra ognuno le ombrelle di seta, e le balaustre di nanzi sul piano. Si levarono eziandio i cassoni da morti che stavano incastrati nell' alto delle stesse pareti ; e si levò il battesimo ( cioè il battistero ) , che era sotto ' organo, collocandolo verso la porta di Gorgadello ; e si levarono i due poggioli alle colonne presso i gradini dell' altar maggiore, che servivano alla lettura ' uno dell' epistola, I altro del Vangelo. Nel santuario era un Padre eterno, contornato da angeli e profeti in rilievo : nell' anno 1454 si spesero soldi 38 per meter a oro uno profeta de preda cotta presso al tabernaculo donde sta el corpo de Christo, da dredo al altar grando in Vescovado ; e nel 1500 si lavorò al tabernaculo del Corpo de Christo intajado de legnamo, grando, de uno Dio Padre, in el quale se mete dentro el ta bernaculo picolo del Corpo de Christo. E fu appunto in detto anno 1500 che si respinse indietro per una secondavolta l'altar maggiore, e nel 28 novembre si pagarono denari a M. Gabriele di Frison taja preda per lavorare li scalini de preda viva datorno al pavimento del detto Altare (1). (1) Molti di questi dettagli furono presi dalle memorie che ne lascio manoscritte il can. Giuseppe Antenore Scalabrini, copiandole egli stesso o desumendole dai libri o catasti antichi della Fabbrica del Veschovato; e ciò fu bene un' utile fatica, dac chè poscia gli originali andarono purtroppo dispersi. Statue di bronzo Non per altro vengo tosto a parlare delle statue, sebbene facciano parte delle opere d'arte, se non perchè i varii loro traslocamenti hanno una stretta relazione coi cangiamenti interni, benchè parziali del tempio. Ed anzi delle medesime, senza di ció, non farei neppur cenno (essendomi proposto di raccontare il detto dagli altri solamente per quanto rendasi necessario a rischiarare le cose nuove da esporsi), giacchè ne scrisse, riportandone i documenti relativi, il mio cugino ed amico Mons " Giuseppe Can. Antonelli (1). Invalsa era la opinione, forse non del tutto sparita, che le statue dovessero adornare la parte suprema del campanile; ma per chi anche per poco sia istruito nelle regole d'arte, basterà a convincere del contrario l'osservare come sia finito e perfettamente condotto il lavoro delle figure in ogni suo più minuto luogo, persino nei ricami del piviale del Vescovo s. Maure lio, e negli arabeschi ed ornati a basso rilievo della corazza del san Giorgio; il che per certo l'artefice non avrebbe fatto, ben sicuro che quelle provedi maestria sarebbero sparite per la lontananza e per l' altezza dall' occhio d' ogni più veggente osservatore. Le cinque statue, cioè il Crocifisso, M. Vergine, s. Giovanni, e li Ss. protettori Giorgio e Maurelio, per lungo tempo attribuiti agli ar tisti Antonio Marescotti, e Ippolito Bindelli, e da taluni anche ad Alessandro Angeli, vennero fuse, le prime tre, da Nicolò e Giovanni padre e figlio Baroncellidi Firenze, le altre due, dallo stesso Giovanni e dal cognato Domenico Paris di Padova, genero del suddetto Nicolò. Que sti fu chiamato Nicolò dal Cavallo per aver fuso anche la statua eque 1 stre del march. Nicolò Estense : il Paris, o Parixe, scolpi pure in marmo due leoni per l'altar maggiore. Si collocarono le statue, cosi dice mons. Antonelli, il 25 gennajo 1499 sopra un architrave posto da vanti l'altar maggiore, che in sua origine era di legno, e che nel 1507 si costrusse in marmo, sostenuto da arcate poggianti sopra colonne pari menti di marmo. Fattesi nel secolo XVII alcune riparagioni e modifica zioni nell' interno del maestoso tempio, e riducendosi l'altar maggiore (1) Lettera dell'ab. Gius. Antonelli bibliot. di Ferrara al suo amico Michelangelo Gualandi sopra le statue di bronzo esistenti nella Cattedrale di Ferrara Bol. 1844 (estratta dalla 4ª serie delle Mem. originali Ital. di B. Arti Bol. 1843 sotto il n. 121). 46-- -47 alla romana, convenne rimuoverle, ed allora (1678) furono trasportate dove ora sono ec. Veggiamo qualche partita riferibile a questi archi e trasporti. TO 1500. Spesa dell' Architrave che dovrà fare M. Pietro Martire , e ser Bartolomeo di Cavalli da Verona, che tolsero a fare di compagnia dicto ar chitravo quadro. 1506 21 Agosto. Lir dozento trentado soldi diesse de m. fa boni la spesa del Architravo e questo si è per le soe manifatture de aver fato dito architravo et lire cento oto soldi diesse de m. che sono la mità de lire dosento disesete de m. che el primo mercha fatto con lui ( Crescentio ), et con M. Piedro Martiro che tolsero prima a fare dito architravo quadro; ma da poi fue deliberato de farge li volti et così fue fattomercha de fare li diti volti con el dito M. Cresentio solo, in lir cento et vintiquatro de m. che fano insieme L. 232. 10. 6 (1). 0 1507 9 Ag. Lir setanta de M. a MM. Crescimben, et a Lugi (Luigi) da Ronchagallo dito tosin marangon per sua mercede de aver driza et tira suso tute le prede de dito architravo, et le quatro figure e ' Christo, et per aver tolto zoso li chiavoni, che soleva tener dite figure. Da questa polizza si hanno gli artisti che scolpirono i marmi di quell' architrave non eseguito quadro , ma sostenuto da arcate; mar mi che ora compongono l'altare su cui signoreggiano i sculti bronzi. È vero bensi che alcune cronache, descrivendo l'architrave sostenuto da tre archi con quattro colonne scannellate, con balaustrata sopra di colonette o balaustri di marmo con preziosi ornati, e con pietre di porfido e di serpentino, invece del Cavalli a compagno di Pietro Mar tire vi danno Ambrogio da Milano. Forse qualche circostanza può aver fatto cangiare gli artisti : ma a fronte di un documento io non oserei di opinarne diversamente se non quando ne apparisse uno posteriore a modificazione del primo. Si disse che anteriormente al 1507 l'architrave fu di legno, e lo conferma la surriportata partita del 1507. Soggiunge poi la pregevole cronaca dello Zerbinati che anche prima del sostegno di legno, uno ve ne era di pietra-Dera composto di due grandi chiavoni di larice, sotto il volto di mosaico , con asse a guisa di poggiolo, e vi furono messe per ordine del Duca Ercole, perchè prima erano su con architrave de marmore tuffo (costoza) denanzi al choro, passada la crozada del Vescovado nel corpo della (1) Qui non bene s' intende come al Cavalli fosse sostituito quel Crescenzio; la mancanza di ulteriori partite impediscono di averne la desiderata spiegazione. 1 -- 48 Chiesa, el qual choro S. Signoria lo fece tor via, e fece fare la troina de dreto al altar grande, molto grande, e fece principiare il choro in tresiato con tre mude di scranne. Ma nota che la spesa della troina fu fatta dal Comune di Ferrara che fu 58 mila lire (1). Una polemica insorse sull' epoca del primo collocamento fra il Maresti Alfonso, ed il Guarini, assegnandola questi al 1515, quello al 1400. Poco degni di fede ambedue gli scrittori, sono ambedue incorsi in errori ed equi voci, che qui non è luogo a discutere, o rettificare (2). Non potrebbesi d' altronde suppor tanto probabile che incominciate quelle opere del 1450, ovvero del 1451, non fossero state compiute che assai tardi. Ma v' ha di più ancora. Pare siavi stato ben lungo tempo sopra un architrave eminente all' altar maggiore quel ven. Crocifisso di legno, che ora pure si vede nel nuovo tempio, e che vorrebbesi intagliato da M. Antonio da Ferrara nel 1387, e che ne fosse poi tolto nel 1453 per dar luogo a quello di bronzo, colle altre statue, portandolo in sacristia, dove stette sino alla rinnovazione della chiesa. Che il fiorentino Donatello Antonio abitante in Venezia, od in Padova, fosse chiamato nel 1450 in Ferrara per operare le statue, si conosce in dubitatamente dalla partita ( già pubblicata da mons. Antonelli ) di pagamento fattogli nel 7 ottobre a compenso delle spese per tale sua venuta, nella quale non rimaxeno de acchorde, per algune figure de metallo ; che poi queste servir dovessero pel Duomo, risulta dal ve ro derne l' annotamento sui Libri della fabbrica del Vescovado. É curio sa la coincidenza della ripetizione di questa partita nel 9 gennajo del 1451 con l' andata del medesimo Donatello a Modena nello stesso anno , là chiamato per farvi la statua di Borso d' Este ; opera per la quale ebbe più volte degli acconti, ma che mai esegui (3). Vedemmo già chi furono gli scultori delle nostre statue , e sappiamo dallo scritto Antonelli che Nicolò nel frattempo morì ; che Isabella sua moglie continuò nel contratto a mezzo del fi glio e del genero. Io poi nel 1454 6 settembre trovo altra partita a favore di M. Bonsignore per tirare in ovra quattro figure di me tallo; altra di Antonio da Verrara e Simon so cusino, magnani, che lavorarono al Cristo de metallo ; altra di Iachomo de Riccobon per la (1) La Troina è il catino del coro, e potrebbe forse prendersi anche pel coro stesso. (2) Veggasi- Lettera Apologetica ecc. Ferrara, stamp. Cam. 1678 in 4.° (3) Campori march.Giuseppe- Catalogo storico degli artisti italiani e stranieri negli stati estensi Modena 1855 in 8º a pag. 185. -- 49 croxe de ferro che sita sotto el metallo; altra di M.º Albertin da Mantova ( Rasconi ) tajapreda per sette pezzi di pietra viva lavorati ; altra di Meo da Firenze garzon degli Eredi di Nicolò Baroncelli; e trovo che le basi, le quali doveano essere pure di metallo, si fecero di pietra Vexentina ( di Vicenza ) per opera dei maestri Giacomo di Lazaro da Venezia, e Alvixe tajapreda, e che M.º Arduino da Baisio si era pro ferto di fare quel lavoriero ; per cui si dovrebbe supporre che questi lavorasse anche di pietra viva, ossia in marmo. Di Nicolò Baroncelli, e dell'epoca e del luogo di sua morte parlerò altrove. Pulpito e Battisteri Il pulpito stava fra le duc colonne della quinta arcata a destra per chi entrava nel tempio, come rilevasi anche dallo spaccato già più sopra indicato: e la sua forma era appunto quella che corrisponde alla descrizione lasciatane da una cronaca ora esistente presso mons. can. Antonelli. Erigevasi nel 1515 tutto di marmi, sostenuto da quat tro colonne , e sormontato da altrettante di color rosso , sulle quali poggiava il baldacchino. Le immagini, gli ornati, le misteriose croci, appartennero un tempo al più antico Ambone della stessa chiesa (1), ossia luogo presso la navata maggiore assegnato al clero, che diviso era dal popolo mediante un parapetto. Su quel pulpito predicarono alcuni pontefici, ed altri molti personaggi ora canonicamente venerati per la loro santità. Sotto eravi stato eretto un altare dedicato allo Spirito Santo , e dotato nell' anno stesso da Baldassare Diani ; altare sul quale, si dice, vi si collocassero quelle mezze figure di cotto rap presentanti gli apostoli, attribuite alla mano di Alfonso Lombardi, tra sportate nel 1596 presso la scala dell' organo, e che ora si veggono in nicchie nella crociera presso la tribuna, dipinte improvidamente a colori , e più improvidamente ornate di fimbrie ad oro. Non saprei per altro spiegare come quelle statue potessero capir tutte in luogo si ristretto ed aperto, e starvi sino a quando, come pure si asserisce, in detto anno 1596 venne il pensiero al vescovo mons. Fontana di (1) Infatti que' marmi, che costituivano le luci del pulpito, appartenenti un tempo all' ambone della tribuna, sono antichissimi, ed attribuibili al secolo XIV, due de' quali si possono vedere, benchè logorati dai passaggieri, nel pavimento dell' atrio attuale, un altro nell'atrio interno della Università, e quello del mezzo nella biblioteca capitolare. 4 toglierle di colà (1). Ivi avea il Garofalo dipinta , nella volta fattavi per l'altare , l'immagine di santa Ifigenia, pittura che andò perduta nella riedificazione interna del secolo XVIII. Due furono un tempo i battisteri nella Cattedrale: il maggiore , già sotto il primo arco della grande navata presso la porta detta dello staro, nel 1504 venne traslocato al quarto sotto l'organo, e di là pure nel 1591, ovvero 1596, per volere del vescovo soprannominato, venne tolto e posto all' ultimo arco della nave inferiore, verso la porta dal lato settentrionale, cioè di Gorgadello, apponendovisi attorno i cancelli di ferro , sino a che nel 1680 il vescovo card. Cerri lo fe' porre dal lato meridionale, ove trovasi anche attualmente, benchè se parato dal tempio , per esservisi nella riedificazione anteposto l'atrio. Per far luogo a tale collocamento, venne di là tolta la tomba di Bo nalberto de Bonfado canonico e dottore di decreti , ferrarese , morto nel 1345, e deposto in cassa di marmo bianco sorretta da quattro colonne, e portante scolpita l'immagine di lui che leggeva in catte dra a' suoi scolari ad udirlo intenti. Questo monumento rimase per duto lungo tempo, e solo da pochi anni si rinvenne in uno de' ma gazzini della Certosa, ora comunale Cimitero, e per cura dell' architetto direttore sig. march. Canonici cav. Ferdinando fu esposto nuovamente al pubblico in quel pio stabilimento. Il battistero è di forma esagona di un solo pezzo di marmo, con espressavi a scultura la insegna del rev. Capitolo. Nel coperchio stava il Salvatore con libro aperto, ed in atto di benedire colla destra; ma ne fu tolto , e rimpiazzato da una cupola di legno di noce, con in tarsiature del M. Giovanni Benetti alias Moretti marangone ferrarese, detto Moreto : ciò avvenne dell' anno 1735 , in cui si cominciò ad usare giornalmente di questo maggiore battistero, che prima era ri servato al battesimo per immersione, misurando una larghezza di me tri 2. 40, ed un' altezza di centimetri 80, capace perciò di quaranta some di acqua, cioè venti mastelli ferraresi, equivalenti a più di un dici ettolitri. E che sia ciò vero, a persuaderne ancora chi non voglia o non possa verificarlo, arreco le seguenti testimonianze : Spese della fabbrica ( del vescovado ) 1413 Aple. Spesi ecc. ad faciendum implere baptismum magnum, quia padus est turbidus, de aqua cisterne dni Marchionis Estensis. (1) Quei busti furono venduti dall' ab. Canonici al card. Riminaldi nostro con cittadino, e da esso generosamente ridonati alla Cattedrale. 50 51 1547 Aple. Spexi pel montare de some quaranta d'aqua, fate portare nel baptesmo grande, a dinari quattro la soma, a Paolo asinaro aquarolo. 1630. All' asinaro L. 4 per haver empiuto il Battesimo di acqua del Po. Dei quali asinari sia per trasporto di acque, sia per ogni altra sorta di generi, si trovano memorie sino dal principiodel secolo XIV, e leggi statutarie nel susseguente XV. L' altro battistero stava in vicinanza alla porta detta dei mesi, e serviva al quotidiano battesimo dei fanciulli. Era una ristretta conca, e perciò chiamato il piccolo , come segue : 1416Luglio: per impire el batesimo pizolo de ' aqua della cisterna del Marchexe como (con) i purtaduri ecc. Il qual recipiente forse andò perduto allorquando si adottò l'uso del grande come già vedemmo. Alcuni oggetti di Belle Arti Colla riedificazione sparirono molti monumenti d'arte, primo fra quali era il mosaico sotto l'archivolto della tribuna, col cartellone di che feci parola. 1400. Si cominciò a fabbricare la gran croce di legno da porsi in majori ecclesia, opus ingens et mirabilis artificii , que in loco servo rum laborata, et costructa fuit, quia eum locum sibi comodum artifices elegerunt (1). 0 1407. M. Michele dai Carri figlio di M.º Iacopo, con rogito di Domenico Bernardi del 27 gennajo, assume di dipingere la cappella dotata dalla famiglia Silvestri. Parlarono di questo pittore l'ab. Cit tadella, ed il Boschini annotatore del Baruffaldi (2), che ci fa sapere come lo Scalabrini abbiaci lasciato copia di tale atto, in cui si fa cenno delle figure, che doveano adornare quel luogo, ma che forse ignorò come tuttora se ne conservi l' originale nell' archivio notarile. Il carattere ne è quasi inintelligibile , anche per corrosioni causatevi dal tempo : vi si rilevano però chiaramente- pingere omnibus suis expensis unam chapellam cum illis figuris que designate, sunt per pre dictum ( Michele dai Carri ) in uno folio charte exibito cum omnibus infr. videlicet a latere Virginis Mariæ duos Sanctos ecc; poi seguono altre parole sbiadite. (1) Prisciano, ed Equicola. (2) Baruffaldi, Vite de' pittori ecc. To. II, p. 554, dove si additano anchele figure. -- 52 1409 6 maggio- Item expendi guos habuit Magister Georgius pi ctor pro reparatione ciriati novi quod fractum fuit, et pro deaurea tura ecc: la cassa poi dove teneasi custodito il cereo fu dipinta da M. Andrea da Vicenza pittore, come da polizza di fattogli pagamento nel 19 febbrajo 1438. го 1450. 23 Febb. A M. Michele Ongaro depintore per manifattura oro e cholurj per depingere et mettere de oro uno Propheta de preda como (con) el tabernaculo donde sta el Corpo del Christo ecc. 1450. 23. Febb. Item L. 4: 10. m. per soa manifattura oro cholurj e vernise liquida a depinzere etc. como el tabernaculo che se rupe nel far figure e meter de oro el coverchio de legno del batizimo pizolo (piccolo), el quale Propheta de pietra cotta era stato donato a Vincenzo de Sardi fabri ciere, che lo donò per amore de Dio al Vescovado. го 1452. 19. Lujo. A M. Zohanne depintore (forse ilBianchini) per parte de pagamento di le depinture che esso lavora a la Cappella de S. Maurelio. Го 1456. 21. Agosto- A M." Bartolomeo dito Meo da Firenze tajapreda per conto dell' altar grando et l'arca mossa da logo a logo, per prede vive lavorade; col qual Meo lavoravano gli altri scarpellini M. Battista, M. Piero da Lugano, M. Iacomo da Ferrara, M." Zoanne Batista, e M. Nicolò d' Antonio (1). ro ro 1456. 11. Sett. A M. Francesco del Cossa depintore L. 3: 5: per soa manifattura e soi choluri a depingere intorno intorno l'altar grande del Vescovado nostro de Ferrara, in lo quale si è da lado (dalla parte) denanci tre mezze figure de pietra, e resto tuto fato a marmori in cam pi, d' achordo co M. Christofano del Cossa so padre-del quale Fran cesco, e di Cristoforo suo padre ha fatto cenno il ch. co. Laderchi nella sua Pittura ferrarese. 1499.8 Zugno. Spexi ecc. per far uno pe' ( piede o base ) de uno zocho ( forse di legno ) a uno dio padre intajado , per meter dentro el sagramento del Corpo de Christo dal che si vede che tale figura dell' Eterno Padre serviva di tabernacolo. 1456. Sotto l'altar maggiore fu posto un mortorio del Salvatore, con varie figure pressochè al naturale , opera in terra cotta dello scultore , figulino , e maestro di getto Lodovico Castellani ; mortorio, che nel 1506 fu di colà levato e posto sotto l'arca di papa Urba no III , donde pure fu tolto per ordine del vescovo nel 1596 , per (1) L'arca era quella del pontefice Urbano III morto in Ferrara , come si ve drà più innanzi. -- 53 collocarlo presso la scala del coro dei musici contro I organo. Igno rasi quando passasse ( forse all' epoca della riedificazione del secolo XVIII) nella chiesa interna delle monache di s. Antonio abate in Pole sine, come già indicai, ove oggi giorno pure si trova. Io lo vidi nel l'ottobre dello scorso anno 1862; e parmi non possa mettersi al con fronto di quello che abbiamo in S. M. della Rosa, il quale, per quanto siasi ammanierato, ci presenta la massima espressione. 1488. Anche le pitture in vetro , al pari delle altre più antiche chiese, non mancarono alla nostra , dacchè vediamo pagamento nel 16 aprile a Maestro Zoane Grasso fenestraro per conzadura de uno quadro de una de le finestre de la troina (tribuna, o coro), nel qual quadro è uno San Zorzi a chavallo, el qual quadro cascho zosso (giù) e fora de li piombi per esser frusti diti piombi. El fu bisogno de ra chonzar el dito San Zorzi , e dito quadro dove lera roto et guasto li piombi et el vedro et etiam messe alchuni occhi de vedro grandi che era roti. Sembra risultare da questa partita che, fra i metodi usati per le finestre colorate, si trattasse qui di quello detto di colorazione in massa, unendosi poi li pezzetti od occhi a modo di disegno e figure. 1492 6 Zugno. Spexa de uuo baston intajado, e per farlo dorar, per portar de cho del dito baston el tabernaculo, quando se va in proccession , intajado dal M. intarsiador che sta in suso la via dei Sabioni. Dunque allora nelle processioni non doveasi usare l' ostensorio, se questo tabernacolo, che doveva essere ben piccolo, conteneva il SS. Sacramento, e portavasi a capo di un bastone. 1492. Quel Bongiovanni pittore, che avea fatta la tavola all' alta re detto degli Apostoli, nel dicontro anno adorna il poggio dell' organo. Desso è il Bongiovanni Geminiano, del quale si parlò accennando a pitture nella chiesa di s. Giacomo (1). 1500. 24. Decembrio. A M. Morellio depintor del edifitio se fato per tegnir insuso lo altar grando per meter suso anzoli et altri adornamenti et arzenti, quando se adopera el dito altare, che depinse in modo de intarsiatura. 1500. 28. Novembrio A M. Chabriel de Frison tajapreda, et suoi lavoranti, in do fiade ( volte ) , i quali hano lavorado piedi 35 de schalini de preda viva in più pezzi, i quali sono andadi datorno in le scalinade del pavimento delo altar grando, i quali feze bisogno de (1) Vedesi come non possa questo Bongiovanni confondersi coll' altro pittore, che vivea sul finire del secolo XVI, come apparirà fra poco. -- 54 farli lavorar, et voltar de sopra, perchè era guasti et sbusadi per la seraja ( balaustrata ) ch' era prima atorno Sanctasanctorum ecc., nella quale stavano portelle di legno intagliate, come più sotto. r ro 1508. Fabrica ecc. Lire 40 de m. ( marchesane ), per lei se fano bone a Mistro Cabriele Bonazolo depintore, per havere fato depingere (s' intende la fabbrica a mezzo del Bonaccioli ) el sopra coperto ( del l'altar grande ), e atorno ' organo, e stimadi per M. Domenego Pa neto, e M. Barlolomeo da Veniesa ( Venezia), e M. Lugo ( Lodovico ) Mazolin depinturi. Questa partita venne riportata nelle note al Baruf faldi ( Tom. II p. 564 ), e non pertanto io pure l'ho qui ripetuta, perchè ben conoscendosi quanto sieno distinti li due nostri pittori Panetti, e Mazzolini, è forza indurne a conseguenza che distintissimo fosse pure quel Bartolomeo da Venezia, che troveremo anche in altro luogo , se associavasi ad uomini di tanta fama pittorica , e distin tissimo fosse pure il nostro Bonaccioli , se a stimare le opere sue furono destinati que' tre valenti artisti. Non rimane ora dei succitati lavori che il solo simbolo capitolare sotto la volta che unisce la tri buna al coro. 1531. Un rogito di Nicolò Lavezzolo, in data del 12 agosto, parla di una porta ad intagli presso il maggior altare Providus vir Ludovicus fil. q. Bartoli de Nozis de brixia incisor lignaminum habi tator ferr. in contracta S. Gregorii ecc. si obbliga facere, construere et fabricare portas ligneas ad portam altaris magni Episcopatus ferrariæ ad columnas noviter ante circum dicti altaris constructas, et ad portam de medio , de ligno nucis, et insignitam in omnibus juxta formam, et signa, quod (sic) ipse Mag" Ludovicus fabricavit et tradidit Pompeo Cico gnariæ Massario sacristiæ..... in cujus medietate dictæ portæ est imago S. Georgii, et in altra dimidia est figura S. Maurelii, et hoc per totum festum S. Michælis ecc. e tutto questo per cinquanta lire marchesane. 1550. Pagamento fatto ai Maestri Leo Chiozza, e Baptista Carrara, per doratura dell' Anchona del sudario della Quadragesima. 1575. 15 9bre. Molto magn. Vincenzo mio come fratello honorando. Sarete contento pagar a M. Hieron. di Bonzannj depintor (1) Lire diece de m. et questi a bon conto della sua manifatura che se le promesso d' adorar la anchona della capella da farsi in domo secondo lo hordine della già magn. (1) Non può confondersi con Girolamo figlio del pittore Bongiovanni ( vedi alla 2ª parte, art. Pittori ). -- 55 S. Marg. Gillina nel suo ultimo testamento rogato per M. Lucha Zanin no daro publico ferr. al tempo che in quello se contiene etc. stoforo Costantini. T. V. Chri E più sareti ancho contento di pagar a M. Raynaldo d' Costabilli depintor lir diece de m. a bon conto de suo haver per dipenger la ditta ancona a dì et mill. soprascritto. — Item Christ. mano propria. 1575. 10. Xbre- Mag. M. Vincenzo mio etc. Saretti contento pa gar a M. Bernardin Corezolla intagliador lire vinte de m. et questi sono per sua mercede et opra d'haver fatto de sua robba una cassa d' anchona da metter all' altar in domo secondo l'ordine della gia magn. S. Margaritta Gellina etc. Christoforo Costantini (1). 1691. 28. Sett. per tanti dati a Marco Masolli Artefice del paglio di Scajola per l'altar maggiore , per resto e saldo della sua fattura , e roba , come dalle Scritture , Scudi 18 ; e per comprar materia per fare il paglio all' altare del Crocefisso da basso Scudi uno e baj. venti. t Nel secolo decimosettimo, e nel susseguente, si ebbe a vedere una specie di mania per imbiancare e coprire di calce i luoghi che si trovavano coperti, per cura degli avi nostri, di pitture classiche e pre ziose. Ferrara nelle sale di Schifanoja, e nella Cattedrale ; Bologna in s. Petronio , e tante altre città ebbero a deplorare siffatto vandalismo. Nel nostro insigne tempio, fra le altre pitture che furono coperte, ve devasi rimpetto al pilastro, dov' era M. V. detta della colonna, un gi gantesco San Cristoforo di mano antichissima. Bisogna ben confessare che la rappresentanza di questo santo sotto le forme di gigante va lesse ad esprimere qualche cosa più di una semplice immagine di uno fra gl' infiniti campioni della cattolica Chiesa, se tutti gli antichi tem pli andavano a gara per avervelo dipinto nelle più ample dimensioni. Quello di san Petronio di Bologna l' abbiamo veduto scoperto pochi anni or sono, e con dispiacere lo vedemmo pur anche ricoperto per ordine di que' fabricieri, contro il parere di ogni persona dell' arte. Il P. Daniele Mazachera dei baroni di Castel Garagnone in regno di Napoli, professo Certosino in Ferrara, stampò coi tipi del Valvasense di Venezia nel 1763 un' operetta sulla figura gigantesca di san Cri stoforo ; ma non mi fu datodi rinvenirla, per farne lettura. Restami a dire dell' arca di Urbano III pontefice morto in Fer rara nel 1187, e tumulato dietro all'altar maggiore nella tribuna. Gli storici Frizzi e can. Manini ci narrano (2) che nel 1305 gli si 0 (1) Il Vincenzo è Ruggieri banchiere ferrarese. Li due documenti originali stan no presso di me. (2) Frizzi. Memorie per la Storia di Ferrara, To. II pag. 283 ; e Manini, Com pendio ecc. To. II pag. 69. 56 eresse onorevole mausoleo, coll' innalzare la sua tomba sopra quattro colonne di marmo rosso, presso quello stesso altare dal lato del van gelo , e che vi fu incisa a caratteri d'oro un'iscrizione , la quale porta l'epoca del 1185 invece del 1187, attribuendone il primo d'es si lo sbaglio alla distanza di tempo in cui fu eseguita. Ottima è que sta induzione ; ma essa ben maggior forza viene ad acquistare col rilevarsi dalla seguente partita che quelle colonne vennero eseguite soltanto nel 1458. Siccome però vuolsi che un monumento fossevi eretto dal nostro vescovo Guido II dal Cappello de' Conti di Montebel lo, eletto nel 1304, e morto nel 1332, cosi a conciliare l'asserzione degli storici nostri coi documenti , ai quali non puossi contraddire , conviene assolutamente ritenere che l'arca fosse bensi collocata al d.º luogo nel 1305 , ma che poi a renderla maggiormente magnifica ed onorevole si ponesse nel 1458 sopra le colonne di che fanno cenno il Frizzi ed il Manini. Ed infatti vedremo nei documenti stessi dirsi dell' arca come di cosa già esistente. 1458. M. Paullo de Lucha da Firenze tajapreda de haver L. 49. 14 m. per le sottoscrite ovre per lui date, soi mistri e garzoni, comenzando a di 11 de febraro p. p. per tutto di soprad. a tajare de nostre prede marmore rosse quatro cholone, quatro basse ( basi ) e quatro chapiteli , e lavorarli de tutto punto per meter soto l'archa de Papa Urbano III ch'è driedo l'altar grando in vescovado, zoè : Al d. M. Paullo ovre sessanta a soldi 11 per ovra sono L. 33. AM. Stoldo da firenza lire 10.8 per ovre 26. AM. Bartholomeo de Biaxio da fiorenza ovre otto a soldi otto L. 5. 4. AM. Batista da Como ovre 4 a soldi 8 L. 1. 12. AAntonio de Domenego de Como garzon ovre 5 a soldi 6 L. 1. 60. Sembra pure che la prima iscrizione fosse a caratteri gotici o se migotici quali usavansi appunto nel secolo XIV, giacchè si ha me moria nei libri della fabbrica che furono cambiati in caratteri antichi, intendendosi allora per tali i caratteri romani. 1460 Ottobre A Sandro de Bartholo da Fiorenza per fare le litere suxo ľ archa del Papa Urbano de driedo ľaltar grando in rescovado con una mitria papale, et uno chrivelo-, essendo questo la impresa parlante della famiglia del Pontefice, ch' era dei Crivelli. 1461. 50Aple- A M. Malatestadepintore per oro e mordente, etma nifattura, messo alla mitria del Papa Urbano etc. soldi 15 m. In questo articolo si nominarono molti artisti per nome soltanto. Dialcuni troveremo i cognomi e qualche cenno alla parte che tratta -- 57 di belle arti : degli altri, intorno ai quali ciò non avvenga, ritengasi che invano si cercò memoria di loro. Coro e Stalli Sacristie- Canonica Il coro che vedesi attualmente venne fabbricato, sopra disegno di Biagio Rossetti, sul finire del secolo XV; ma è certo che altro eravene anteriormente, come ce ne chiarisce il Chronicon Estense ri portato dal Muratori, dove dicesi 1341 His diebus completa fuit Truyna Episcopatus S. Georgü de Ferraria ecc., la quale Troina era forse di diversa forma, sempre però la parte conterminante la nave maggiore (1). Si cominciò ad armare Si ha dalle cronache-- 1498. 13 Marzo il Veschovado verso Gorgadello per far la cuba alla crosara di megio (mezzo) 26 maggio. Si cominciano le fondamenta della Troina nova ecc. Non si vede quando fosse compiuto, ma certamente in un biennnio, perchè aggiungesi dalla cronaca stessa- 1500 al ma stro Marangone per haver fatto telari sedese de aresso (larice) grandi a tutte le finestre de la troina nova, et cioè diesse ( dieci ) alle prime finestre detorno intorno a d.ª troina, e alle siè finestre de sopra a d.ª troina-; per cui risulta che le aperture, onde darvi luce, erano sedici , tutte di una forma oblunga, coll'arco a pieno sesto. Le dieci detorno intorno alla troina sono quelle, sei delle quali illuminano attualmente, e stan no al basso nel semicircolo dell' absida.; le quattro chiuse nel 1507 ( come dice lo stesso libro della Fabbrica ) erano sulla stessa oriz zontale nelle due linee di allungamento, e se ne vedono tuttora ester namente le tracce; le altre siè ( sei ) de sopra stanno aperte supe riormente al cornicione delle due pareti che uniscono la tribuna al coro. Gli stucchi a rilievo sul fondo in oro, coi quattro Evangelisti , e li due Ss. Protettori, diconsi eseguiti nel 1583 da un Agostino Rossi, con direzione dell'architetto Alberto Schiatti, e le dorature degli stucchi e dell' arco conterminante il semicircolo sono del pittore Paolo Mon ferrato, e di Giulio Bongiovanni. Non si vorrà dubitare di questa me (1) Questo passo è riportato dal Ducange , il quale , al pari del Frizzi , sta in dubbio sul vero significato della parola Truyna , dicendo in modo interrogativo Truyna, an struina, idest ædificium? Io trovo che equivale a Cuba, ossia extrema pars navis , che anticamente formava l'estremo della tribuna, e che ora è il coro conterminante a semicircolo , detto absida , come ancora si conferma colla par tita che segue nel testo. -- 58 moria: ma faduopo almeno di convenire che in queste sculture non fosse occupato il solo Rossi, giacchè diversamente apparisce da polizza, che io conservo in originale- Molto mag. s. Vincenzo Ruggieri ban chiero. V. S. sarà contenta dar a M. Vincenzo Bagnoli scultore li ro го re 26 m. che sono a bon conto dell'opera del coro, che fa nel nostro Duomo. Don Leonnello Bagarotti, a di 24 settembre 1584. Gli stalli pel coro , e la cattedra vescovile, sono eccellenti opere d' intaglio e di tarsia, framezzo alle quali si veggono il diamante di Ercole , la granata di Alfonso , ed altre imprese di casa d' Este. Gli artisti che vi lavorarono, la descrizione dei lavori, e l'epoche in cui furono eseguiti , possono ben vedersi negli scritti che furono in tale argomento stampati (1). E per dirne brevi parole , è a sapersi che Bernardino Canozio detto anche Bernardino da Venezia ( di famiglia Genesini da Rovigo ) intraprese l'opera nel 1501 , ovvero nel 1502 , ed ebbe a compagni Pietro Rizzardo detto dalle Lanze (2), e Bastiano Rigone marangoni ; che dopo alcuni anni pare fosse dato l' incarico principale al Rizzardo , che si obbligava dare il lavoro compiuto en tro il 1520; che Bernardino Canozio mori ( dopo stipulatosi col Riz zardo un rogito del 1519, come crede il Caffi), e si aggiunse a collaboratore un M. Angelo q. M. Cristoforo Discaccia da Cremona; che indoratori furono Alberto dalla Mirandola , e Baldassare della Viola; che il lavoro degli stalli, come pure confermano le cronache, non fini che del 1525; che la cattedra vescovile, dopo due anni di lavoro, fu innalzata nel di 24 agosto 1534 ; che ne furono intagliatori Angelo Luchino, e Lodovico da Brescia, dei quali null' altro si cono sce che il nome; che prima del 1850 si trattò con Antonio Bonadè Piacentino abitante in Bologna , e col ferrarese Giovanni Tellini , per ro (1) Dei lavori d' intaglio in legname, e di tarsia pittorica nel coro della Cat tedrale di Ferrara : Lettera di Michele Caffi a Gius. Campori, estr. dall' Indiea tore Modenese n. 11 e 12 ( 1851 ) ; il quale ch. Caffi detto anche sullo stesso argo mento un articolo nella Gazzetta di Ferrara n. 83 del 17 ottobre 1851. pubblicai alcune polizze a ciò relative nel mio libretto Io pure Storia patria; Docu menti, ed illustrazioni riguardanti le B. Arti in Ferrara, ivi Bresciani 1852. Un ottimo disegno della cattedra vescovile sta nell'Album Estense, Ferrara 1859 in fol. a pag. 54.-- Dei Canozj a lungo è scritto nell' opera del fu P. Bern. Gonzati M. C.; La Basilica di s. Antonio in Padova ecc. Ivi, Ant. Bianchi 1852 in 4º vol. 2 con disegni. (2) Il Rizzardo dicesi nativo di Massa, ed era cittadino ferrarese , avente stanza c lavoro nella parrocchia di s. Maria delle Bocche. -- 59 restaurar le tarsie, senza che poi ciò avesse effetto. Ma siccome qui non tutto si comprende ciò che rilevai dalle partite dei Libri della fabbrica ( sebbene conservatici solo in copia), cosi aggiungerò cose che serviranno a rettificare alcuni equivoci, ed a farci conoscere altri artisti, che concorsero alle opere suddette. E in primo luogo esprimerò un dubbio se veramente il Rizzardo ed il Rigone fossero maestri di tarsia, e di prospectiva, o non piuttosto marangoni, ed anche intagliatori; perchè nelle tante partite non fu loro mai attribuita detta qualifica. Perciò inclino a credere che avessero tutti insieme stabilito il contratto, che più tardi abbia potuto il Rizzardi assumerne la responsabilità da se solo, ma che abbiano lavorato insieme soltanto nella costruzione de gli stalli e negl' intagli degli ornati, lasciando al Canozio l' esecuzio ro ro ne delle prospettive. Domanderò poi dove sia stato Bernardino Canozio per tanti anni, cioè sino al 1519 ? Bisogna por mente che del 1507 doveva giá esser morto se non più compariscono pagamenti a lui , ma invece a suo figlio Daniele, come dalle partite, che in altro scrit to io pubblicai , dove dicesi al detto anno 1507, a M. Daniele che fu de M. Bernardino, seguendosi poi a dirlo M. Daniele da Landi nara, e Mastro d' intarsia et de prospective agli anni 1509, 1512 e 1513. Potrei dubitare ancora se quel Rizzardi ( od anche Riccardi ) fosse figlio di un Rizzardo, e portasse il cognome Dalle Lanze; e ciò tanto perchè ai cognomi premettevasi ben di frequente il di, o de, per cui non sempre volle questa particella riferirsi alla paternità , quanto per la speciale circostanza che dalle Lanze avrebbe potuto aggiungersi al suo cognome Rizzardi per appartenere alle Lance Du cali , come ai Cavalleggieri appartenne il francese Angelo Luchino , che uno fu degl' intagliatori della Cattedra vescovile. Aggiungerò poi го che nel 1525, terminati gli stalli, come si disse , li MM. Stefano e Francesco Gandolfi nel di 30 giugno ne fanno il luodo per il lavoro de M. Piedro de Richardo ( il che maggiormente convalida la mia opi nione che separate fossero le sue incombenze da quelle del Ca nozio ), e gli si trattennero lire due per ogni sedia, per non avervi fatto le cime, come ne avea sino dal 1501 assunta la obbligazione. Anche nel coro vecchio esistevano sedili, narrandoci la cronaca come, parimentato il nuovo nel 1507 , vi fossero posti i sedili vecchi. Sino dal 1455 erano state poste ai lati dell' altar grande doe scrane, ' una per messer lo Vescovo, ' altra per to Signore Nostro, quando veneno alla messa, o veramente altri prelati et segnuri ecc.: ma ciò che pia -- 60 cemi di considerare si è il progetto del 1456 , donde si ricava come i più vecchi de' Canozj avessero avuto l'incarico di prestarsi essi pure a lavorare nella Cattedrale. Forse furono Lorenzo , e Cristoforo padre del Bernardino più sopra menzionato (1). 1456. 3. Sett. Per spexe menude soldi 2: 6: per quatro foi de carta real per un designo che fa li Maestri da Lendinara per le banche che se vol fare da l'altaro grande. 1456. 22. Sett. Denari quattro per un fojo de carta reale per uno desi gno che M. Michielle Ongaro depintore fa per le banche del' altaro grande. Adare compiuta la quale nota di spese minute trascriverò ezian dio la seguente : 1456. 22. Sett. Soldi 5. per una balanza de ramo sotto la lampada azoe ( acciocchè ) l'olio che nesse ( ne esce ) zoe goze ( cioè goccie ) d'olio non machia li pani de done et homeni che vano a baxare la croxe de la scrana. Per compiere la nota dei lavori al coro anteriori al rimoderna mento del Tempio, aggiungo, che nel 1637 il card. vescovo Magalotti fece alzare due cantorie di noce, con alcuni armadj sotto le medesime, per uso del coro, e pei libri, per opera di Agostino Evangelisti, e Gio. Basilio suo figliuolo, di Ripatransone, maestri di legname, che fecero anche le due sedi confessionali del vescovo, e del penitenziere (2); come finalmente nel 25 novembre 1691 si pagarono alcune lire a Pietro Berti intarsiatore, per levare cornici ed ornamenti all' armadio delle reliquie, e ridurlo in due parti movibili. Il celebre Giudizio nella volta od absida del coro, fattovi dal no stro Sebastiano Filippi detto Bastianino , dopo che a Roma ebbe ve duto quello del Buonarroti, fu pattuito con rogito del 12 Ottobre 1577, col quale si obbliga il pittore di eseguirlo in tre anni a fresco et a secco a tutte sue spese di colori, come di fattura, per scudi trecento d' oro. Io non saprei spiegare come il Baruffaldi dopo aver parlato , nella vita del Filippi, di questo contratto per tre anni, soggiunga poi « nei sette anni del lavoro ecc. » , narrandoci che ne avea chiesta una (1) Un Lorenzo Canozj fu tipografo, e stampò in Padova alcune opere di Aristo tile nel 1473. Forse fu della stessa famiglia, e forse lo stesso intarsiatore; sebbene anche nei libri stampati s'intitoli Canozio , e non Genesino ( vero cognome ). Tale si è pure la opinione del P. Gonzati ( Basil. di s. Ant. ), che cosi si esprime : per cui si direbbe che per qualche tempo attendesse eziandio alla tipografia. (2) Una di queste sedi confessionali esiste tuttora, benchè non se ne faccia uso, e vedesi nel fianco della crociera superiore dal lato del vangelo. -- 61 proroga, e che il lavoro venne scoperto soltanto nel 1584, dopo tol tane l' armatura. Io convengo pienamente seco lui che l' armatura fosse disfatta in detto anno, perchè già vedemmo una polizza di pa-. gamento al Bagnoli scultore per gli stucchi nel coro ; ma fu solo in causa di questi stucchi che venne ritardata la scopritura della volta : ed il Baruffaldi, cui forse non fu nota questa circostanza, procurò di rinvenirne un' altra nel maggior tempo impiegato; cosa non tanto im probabile , se non vi fossero prove in contrario. Bastianino ebbe il saldo dell' opera sua nel 1581 in seguito di liquidazione de' suoi conti. Libro della fabbrica fol. 69: 1581. Bastiano di Filippi pitore de havere Lire 72 5 m. per resto de schudi trecento d'oro, che fanno Lire 1170 m. a conto delle quali egli ha avuto in più volte per tutto l'anno 1580 Lire 445 m. como apare per uno scritto e ricevute di sua mano in esso , et ciò per integro pagamento della pittura ch' egli si è obbligato de far nela tribuna del choro del Duomo nostro de ferrara con un Giudicio a fresco et a secco есс. 1 Di questo prezioso lavoro parlano le guide, ed i biografi degli artisti; e ne scrisse il pittore sig. Gregorio Boari, cui dopo il 1850ve nivane affidato il ripulimento (1). Speriamo che non si rinnovino i guasti arrecativi dagli addobbatori,le cui scale, com'ebbi io stesso a convincermene da vicino, vi aveano impresse profonde solcature. Una sacristia sorgeva fino dal 1430 coll' opera di Maestro Gio vanni de' Ferrari, o de' Gennari, che mori nel frattempo, e ne venne compensato il suo erede e nipote o figlio Bartolomeo. Un maestro Antonio tagliapietra ne lavorava le finestre, ossia i marmi per le mede sime. Continuerò a riportare i lavori fattivi, annotandoli cronologica mente, almeno per anno. 1430. Antonio da Venezia fa le cornici alla sacristia ed al cami 0 no, la cui porta fu fatta da un M.º Ponzinella. 1454. 20. Oct. Expendi quos solvi M. Tomaxino Tintori pro dno. fratre Bartholomeo olim presbytero Lungule et Catinarie , pro mercede et labore suo fenestrarum vitricarum sacristie nove. 1441. Maestro Girardo da Bologna fa gli armarj di noce, ed Ar (1) Descrizione del maestoso affresco di Sebastiano Filippi ferrarese ecc. Bologna, Gamberini 1852; e Ferrara, Bresciani 1853 in 8°. In quanto all' aneddoto della infedele amante del pittore, dipinta da lui fra i dannati, ne ha trattato con qualche dettaglio il ch. M. Giuseppe Campori nel suo bel libro liani, stampato in più edizioni. Racconti Artistici Ita 62 rigo od Enrico di Brabante vi scolpisce le guglie, e i fogliami gotici, a spese di Iacopo da S. Miniato canevaro ( ossia cantiniere ) di U guccione Contrarj, per 200 ducati. 1442. Alessandro Romanini orefice paga il nolo di letti due , per conto della Cattedrale, a favore di Maestro Arduino (Abaisi) Maestro degli armadj della Sacristia. Gli Abaisi non lavorarono soli negli ar madii succitati, ma con altri ancora, come ora vedremo. 1442. 27. Sett. Sold: 12. quos dedi cuidam garzoni Mag. Arduini suo complemento solutionis cujusdam foresti ligni nigri ( forse ebano ) causa fa ciendi tarsiaturas armariorum. 1443. Pro libris tribus casei ( cacio, ossia formaggio) quas habuit M.' Ar duinus pro cola pro predictis armariis , causa incolandi aliqua foramina in frontispitiis. 1445. 17. Lujo- ( Otto facchini portano) spalerias armarij et divisiones armariorum et banchones dicti Mag. Arduini, et causa ponendi fondum armarj super murum, et aliquos cardines in muro, ut tenerent fortiter dicta armaria. 1445. Bartholomeo (Gennari) causa faciendi sex pilastros muri supra qui bus sunt positi armarj. 1444. 11. Iulii : pro cola et colore vocato endico, et colore nigro, quos habuit Gulielmus Clericus pictor causa pingendi frixios armariorum : et pro integra solutione coloris azuri empti a Febo de Saraceno (lo speziale ) , et colle garavelle, et colle piscis. 4 1445. pro roipello ( orpello ) argenteo pro faciendo stellas armariorum Sacristie, quos (sic) habuit Mag. Jacobus depictor. 1445. 8. Octobris- Expendi in media uncia azuri soldos 6. den. 6. causa videndi experientiam quadrorum armariorum. 1445. 15. Sept. M. Arduinus Magister Armariorum, etD. Epophonus (sic) de Rodulfo pro armadiis sacristie , et consignavit filio Mag. Arduini libras casei etc. pro tarsiis aplicandis dictis armariis, que addite fuerunt de novo. 1447. 16. Maj. M. Nicholaus Florentinus pro figura Angeli , ut apparet ad expensas armariorum ( che era ' angelo Gabriele, percosso dal fulmine in sacristia, e rifatto da M. Nicolò Baroncelli ). 1447. d. pro armariis. M." Michaeli Ungaro pictori, pro parte solutionis stellarum 1448. 25. Gennajo.- Pagamento al Maestro Arduino per accomodare tre portelle degli Armadj propter fulgura que destruxit (sic) dictas portellas. 1448. It.- expendi quos solvi M. Nicholao de Florentia pro imagine Vir ginis Marie quam fecit ( ' Annunciata ) ducatos tres aureos et predicto M. Nicholao pro integra solutione figure Sancti Joanis Baptiste posite in armario novo Sacristie ducatos tres venetos aureos. -- re 63 1450. 15. Maij. M. Alberto et Arduino da Baixe intajaduri fioli che fu rono de M. Tomaxino deno havere L. 102 m. per soamanefactura del fron tespixo dela sagristia del Vescovado sovra la porta, con doe meze figure de ligno l'una de S. Pietro l'altra de S. Pollo, chomo apare per una scritta ecc.٢٥ 1450. 30. Xbre A M. Michele Ongaro dep." per colurj, zaferano, bia ca, vernice liquida per n. 335. stelle d'oro como (con) le broche messe nel volto in lo cielo , nei capilieri ( forse i pilieri o pilastrate ) goze ( goccie ) et architi , et roxe, et per onze sedexe de azuro per dare al cielo ecc , It. per depingere et adornare un Dio padre con dui serafini et metter d' oro dui fiurumi ( fioroni ) sotto li Santi, et fare razzi doro , et metter doro li diademi ecc. 1450. 15. Maj. Ferrarie in bancho cambj Octaviani de Novellis campsoris, presentibus testibus vocatis et rogatis Simone ab Abbaco f. q. Urhani de Dragiis de contracta S. Clementis, et Bendedeo pictore filio Nicolaj Salarollj de contracta sancte crucis. Honorabiles viri M. Albertinus (et fratres; ma questa parola fu cancellata, sebbene il rogito seguiti ad essere steso in plu rale) filius q. Tomasini (1) de Baisio de contracta S. Michaelis se et sua bona (fu omessa la parola obligando) presentia et futura promiserunt hon. viro s. Vicentio de Lardis filio q. Francisci de contracta S. Romani, Co missario fabrice Episcopatus Ferrarie presenti et stipulanti nomine et vice dicte fabrice, et pro episcopatu prefacto, facere unam testeriam de nogaria cornisatam prout est illa que est in aromario prope portam sacristie episco patus Ferrarie, et certa alia laboreria facere in ipsa sacristia secundum et prout in quadam scripta ecc. Insuper Magister Arduinus de Baisio dicti Al-, bertini frater, de contracta S. Michaelis ecc. (2)- e si coobbliga ai detti la vori col fratello. 1451. 20. Marzo Dé havere ducati tri d'oro a soldi 48. per mane fatura de uno Dio pare (padre ) de ligno et dui Sarafini li qualli se hanno amettere in la dita sagristia sovra la porta dentro, el quale ha fato chomo (con ) le altre due figure che vanno dai chavi ( lati) del soprascrito Arma ro, le (quali) tute figure hanno fatto de ligname nostro M. Antonio de Ni chollo da firenza intajadore. Finalmente, un Paolo di Luca da Fiorenza (sarebbe mai un figlio del celebre Della Robbia ? ) scolpi un ornamento di marmo bigio , (1) Già dissi nelle mie Mem. di s. Francesco ( pag. 66 nota 2) essere caduto in errore il Cicognara (Stor. della scultura ) quando narrò che Tomaso circa il 1430 insieme ai due figli scolpi i busti dei dodici apostoli per la sacristia del Duomo, с dimostrai ch' era già morto nel 1428 , come dal rogito col quale il figlio Arduino assume di fare il coro di detto tempio di s. Francesco. (2) Rogito nell' archivio notarile , di Nicoló Lavezzoli seniore. 64-- con sopra una statua di tutto tondo di un S. Maurelio, che passò poi nell'archivio capitolare. Tale ornato era un cimazio con alcuni fioroni. Paolo fu cugino di Bartolomeo di Meo pure da Fiorenza. Di questa sacristia nel 1703 se ne fece il coro d'inverno pei canonici, con direzione dell' Architetto Alessandro Specoli ; e gli stalli di noce, non interessanti le arti , si eseguirono da Giulio Saratelli bolognese sul disegno del sudd. architetto. Le figure a chiaroscuro sulle pareti si operarono da Francesco Ferrari (1). In una stanza, che vi soprastava, eravi l'orologio a comodo dei canonici. 1450. 13. Maj. Mag. Cosme q. Mag. Chechini marangoni habuit ecc. pro uno armariopro Orologio in camera superiori sacristie-. La statua di terra cotta , rappresentante M. Vergine , che vedesi nel trapasso fra la sacristia e la chiesa, fu modellata nel 1451 da Antonio di Cristoforo ; e quella ch' era nella Camera Capitolare fu plasticata e sculta nel 1407, ovvero nel 1408 , da Giacomo da Siena lapicida. Stava nell' altare della cappella Silvestri , e si denomina S. M. Bianca del pane, perchè il bambino Gesù ne tiene uno in ma no, mentre M. V. tiene un melograno. Dissi essere stata eseguita del 1407 , ovvero 1408 : certo è però che di questo ultimo anno venne all' artista fatta liberazione dell' obbligo assunto. 1408. 18. Iunij- Bartolomeus Gutij campsor commissarius ultime vo luntatis dni Virgilii de Silvestris liberavit Mag. Iacobum de Senis lapici dam , et Mag. Thomasium de Baisio , et Ioanem de Budrio draperium et Iacobum de Manzolino , ejus Iacobi fidejussores , pro toto eo in quo tene retur ipso commissario ocaxione imaginis Virginis Marie , sculte in episco patu ad altare ipsius Virgilij, maxime quia plenarie ipse Mag. Iacobus adim plevit promissa ecc. Avea Clemente XI, munificentemente concorso alla spesa del coro d'inverno; e cosi concorse all' adattamento del vasto locale che ora serve di sacristia pei canonici. Vi si vede in piccolo quadretto la im magine di M. V. dipinta a fresco, segata da un antico pilastro della chiesa ; e sopra vi si è posto un gran dipinto del Mona che stava pure nella vecchia sacristia, come dalla seguente partita: 1576: 5.9bre. pagate a M. Domenego Mona pittore lire 6 soldi 17. den. 6 m. pel valor de braccia 12 de telazo per far una pittura d'un quadro in sagristia, in ragion de soldi undeci: A 12 Ag. ( forse del 1577) (1) Lo stesso Specoli ne fece un disegno, ed anche l'incise,conquesto titolo Prospetto del coro d'inverno nel Duomo diFerrara, eretto nel1703; in gr. fol. p. alto. -- 65 Item lire 97. 10. m. allo stesso per sua mercede de haver fato la pittura del ro quadro in sacristia; et a M. Girolamo de Bonzoani pittor lire 14. e soldi 12. m. per sua fattura per haver adorato l'adornamento del suddetto quadro. Anche di questo locale, ridotto con direzione dell' architetto Ales sandro Saratelli, venne fatto ed inciso da Carlo Buffagnotti un dise gno: un tempo servi di abitazione al can. mons. Celio Calcagnini. Mi resterebbe a dire del ritratto esistente nella piccola sacristia de' mansionarj e beneficiati, attribuito al pittore Girolamo Carpi, e che vuolsi rappresenti il Marcheselli. Dalla iscrizione, che vi si appo se, viene accennato essere stata desunta quella effigie da una statua ritrovatasi nel 1515. Ma dove si rinvenne la statua? su quale fonda mento fu battezzata pel Marcheselli ? Questa figura è dipinta con ve stito rosso, con calze a braga, e con collare a cartocci, costumi tutti ch' erano in genere comuni agl' italiani, francesi, e spagnuoli, ma che ci richiamano ai secoli XVI, e XVII, non mai al XII. E perciò inclino a credere che la iscrizione appostavi sia parto di una mal sana critica di chi la dettava, od ordinava. ! 1 Un luogo è tuttora inerente alla Cattedrale, che chiamasi Canonica, e che diede anche tal nome all' adjacente strada. È da sapersi che i canonici un tempo convivevano in comune, per istituzione attivatasi in Francia forse nel secolo VIII, e poi passata in Italia, o come altri pretendono, nata sino dal secolo IV, nel quale s. Eusebio avrebbe con gregato il suo clero ad una stessa mensa, ed inuna stessa casa. Sap piamo ancora che in Ferrara sino dal 1252 i canonici aveano già di viso possessiones inter se (1); anzi vorebbesi da taluni che si dividessero sino da quando nel 1135 circa passarono da s. Giorgio traspadano al cispadano : ma tale supposizione non regge quando si ponga mente che nel 14 ottobre del 1221 si trova nominato un Alberto Canevaro della Canonica, e nel 1230 un Guido pure Canevaro. I canonici avea no diritto al corteggio dei loro vassalli, ossiano enfiteuti, quando era no in funzione; diritto che cesso nel secolo XIII , come si ha dallo statuto del 1280, in cui è la rubrica Quod vassalli non teneantur curiam facere dominis suis in pascate et in nativitate 一. Cesso pure allora l'obbligo che avea il Comune di tenere dodici uomini con navi che trasportassero i canonici a loro piacere. (1) Banchero Giuseppe, il Duomo di Genova; ivi Tomaso Ferrando 1859, terza ediz. pag. 113. 5 -- 66 Organi- Organisti- Cantori Non si conosce quando apparisse nel tempio l'organo per la pri ma volta. Uno nuovo si fa costruire nel 1465 da Fra Gio: de Mer cadello, ch'è forse quello stesso Fra Giovanni da Castel Durante dei frati minori, che sino dal 1456 conza i mantici e l'organo della Cat tedrale. Nel 27 aprile del succitato anno 1465 a rogito di Mengo Dall' Arme ( archivio notarile) si fa convenzione con Frat. Ioanne q. Francisci de Mercadello organorum magistro ordinis fratrum minorum, qui sui sumptibus debeat unum Organum fabricare bonum pulcrum decorem ornatissimum et perfectum tam in pulcritudine quam in armo nia vocis quantum dici possit, nec melius desiderari possit, ad modellum et designationem quem et quam ipse daturus est, et hoc inEcclesia Ca thedrali Ferrarie, perfectum et completum ad sonandum, cum suis fe nestris, excepta pictura, que pictura fieri facere debeat fabrica episcopatus Ferrarie: il quale organo poi doveasi fabbricare in Forli, dove abita vano e il Mercadello, e un Rinaldo di Gasperino, compiere dentro il 1466, mantenerlo per sei mesi, ed essere pagato con ducati 160 boni auri et justi ponderis, sed quod major canna dicti organi non sit minor bracchiis sex florentinis. Fu per altro compiuto soltanto nel 1468, e vi concorse l'opera di M. Rinaldo del fu Gasparino da Fiorenza Marangon, et Maistro de legname, et Maistro fabricatore de Organi, per quanto forse ha relazione alla parte meccanica, mentre per la morte del Mercadello vennero sostituiti Fr. Bartolomeo da Pietra Rossa, e Fra Filippo da Perugia, ambo minoriti; ed il laudo venne fatto, e commendato ' organo per buono da M. Costantino Tantino da Modena, ro r e donGuido organista del Duomo; in seguito di che il vecchio si vendè con tutti li suoi fornimenti al convento dei PP. Predicatori di s. Do menico di Ferrara per fiorini d'oro settanta. Le portelle vennero dipinte dal Tura Libro della fabrica fol. 41, 1469, 11 Zugno Li re 111 m. per lei fate boni a M. Cosme del Tura depintore per sua manifactura de haver depinto da tutti duj li lati delle porte del or gano novo, d' achordo con luj. ro го L' organo nel 1470 fu trasportato sotto l'arco ottavo della nave maggiore dal lato sinistro per chi entra; il poggiolo vi fu costruito di nuovo da M. Iacomo di Soldani marangone, e collaudato e tas sato da M. Domenego di Bonihomini marangone, et M. Zorso de го -- го 67 Lemagnia intajadore. Le pitture del poggiolo si fecero dal pittore M. Bongiovanni ( Geminiano), che nel 1473 dipinse anche la tavola dei dodici Apostoli per l'altare che si costrui sotto l'organo succitato. Lib. G. Fabrica 1473. 10. Dec. fol. 27. M. Bonzohanne depintore de havere lir 50. m. per resto de L. 90. m. che monto la depintura in tuto dela tavola di xij Apostoli sita in veschoado ; et il sopraciello fa cto a dicta tavola, el quale anche soplisse per edifizio all' organo. Le quale L. 90 sono tassate al d. M. Bonzohane per depinctura de dicto lavoroperM. Girardo depintore, et M. Antonio da Vinexia depintore. Molti furono i restauri, e molte le modificazioni od aggiunte, che all' organo vennero fatte. Nel 1488 Bartolomeo da Cesena vi aggiunse il flauto; nel 1535 il medico Pietro Castagno vi pose un registro di pive; nel 1575 Giacomo Pagliarini lo restaurò dai danni sofferti pel gran terremoto del 1570; nel 1588 Giacomo Cigotti lo restaurò di nuovo , e di nuovo la fece in parte nel 1608 Paolo Cipri: nel 1731 viene rifatto colle antiche canne in gran parte dal celebre M.º d' or gani Domenico Fedeli da Camerino , abitante in Ferrara , e collocato 0 sopra le nuove cantorie del coro, costruite con disegno dell'architetto Agapito Poggi , e con intagli di Cassiano Oler svizzero dell' emin. card. Legato. Furono nel 1735 tolte le due portelle dipinte dal Tura, foderate con telari, toccate dal pittore G. Battista Cozza, ed appese ai muri laterali del coro , dove si trovano di presente. Ora non rimane più vestigio nė memoria dell' organo vecchio, e se ne ammira invece uno eccellente dei celebri professori Callido del secol nostro , il quale fu per la prima volta suonato il 31 luglio del 1814. Di alcuni organisti rimasero i nomi, e pare che in generale fos sero sacerdoti appartenenti alla stessa cattedrale. Del 1407 abbiamo fra Bartolomeo da Bologna priore de' Fiesolani ch'erano in s. Nicolò, già stato mansionario del capitolo ; del 1424 un mae. Andrea; del 1431 un don Gioachino de Cancellieri , promosso poi a canonico; del 1438 un M.º Antonio da Vicenza salariato della sacristia; del 1452 un Ludovico de Carpo , ch'era pure cappellano; del 1455 un don Guido Giovanni de Cortelis clericus , pro pulsatione organi; nel 1458 un Benedetto Camelli da Pistoja eccellente musico, venuto da Firenze a primicerio del nostro capitolo , che allora era il capo o maestro di cappella; del 1466 un Ugolino de Urbepeteri arciprete del Capitolo stes so, quell' Ugolino che il Marchesi, e l'Alberti, chiamano glorioso mu sico, ed inventore delle note sopra gli articoli delle dita. Egli testo in -- 68 Ferrara nel 10 genn. del 1499 a rog. di Ludovico Miliani (Emiliani). Nel 1498 vi era un m.º Barlolomeo tedesco ; nel 1582 un Luzzaschi 0 Luzzasco. Di alcuni fra questi professori fa menzione il Borsetti nella sua storia del Ginnasio ferrarese, ove tratta dei nostri musici, che si distinsero anche in altri paesi, e lasciarono ai posteri opere di mu sica stampate. Infinito poi è il numero dei cantanti e suonatori, per chè il capitolo molti sempre ne tenne salariati , e ne tiene tuttora. Uno de'più antichi è quel Giovannino cantore della chiesa di Raven na, che poi passò qui canonico, e fu presente al giuramento di certi statuti nel 13 maggio 1278: un don Giovanni dalle Chiovare nel 1455 è m.º di canto dei chierici. Nel 1532 vi si trova un Antonio Rigoni maestro di cappella , e precettore del canto del 1759, un Maurelio Biagiotti beneficiato, e perfetto musico, muore ed è sepolto in Duomo, ed un Beretta Pietro è m.º di cappella , e famoso suonatore di vio lino. A dare un esempio degli addetti alla cantoria, torna opportuno un documento da me posseduto. A dì 3. di Agosto 1577-Mag. M. Vincenzo Ruggieri piacciavi pagare de' denari della Cantoria agl' infrascritti cantori la infra quantitá de denari, quali sono per la sua paga del messe ( mese ) de Luglio p. p. P. Julio ( prencipe ) Don Sismondo ( Soprano ) Zan Antonio Bergamino Stefano ( Soprano ) M. Zan Maria ( cantarino) Don Girolamo Furlano M. Tadeo Schiatto D." Batista Containo ( Sacristano ) 1 Don Cristino Giuliari M. Batista Bastarolo M.' Bort. Ficcio Don Hippolito Manfredi M. Zan Batt. Gelino M.' Filippo Corneto. M. Ercole di Bianchi M. Montino M. Ambrogio M. Alessandro Sorio . L. 2. 0. 0. 4. 10. 0. 1. 10. 0. 1. 0. 0. i : α P D » α » D » 3.0.0. 2. 0.0. 2.0.0. 2. 0. 0. 2. 0.0. 2.0.0. 2.0.0. 4. 0. 0. 2. 0.0. 4. 0. 0. » 2. 0. 0. 30 2.10.0. 2. 0. 0. 2. 0.0. Item Zantonio Bergamino per resto della paga passata >> 0. 10. 0. In suma fano ut supra L. quaranta L. 40. 0. 0. Antonio Maria Furlanj Hercule Signa Canonico i 69 Nel 1688 coi tipi di Bernardino Pomatelli stampavasi una Ta bella e norma dei giorni , nei quali devono venire a cantare in Domo li Musici della Cattedrale di Ferrara. Libreria- Corali Al coro vecchio, distrutto nel 1498 per la erezione del nuovo ed attuale, soprastava la libreria del Capitolo; nonmolto vasto ambiente, che misurava soli piedi 33 di lunghezza, ed ergevasi sopra alcuni pi lastri. La soffitta era di legname squadrato , e dipinto dal Panizzati nel 1490. Libro O. fabrica.- M. Jachomo Panizzato depintor de havé a di 8 de Aprille lire 9. 11. m. per cornisoti trentasete intiegri fati de asse nuove, lui i dipinse a rason dè soldi tre ' uno per incornizar detorno intorno el sofito de la libraria et tute le chiave del choperto da ogni ladi (lato ), et li mudionzeli de le teste de le dite chiave monta L. 5. 11., et per chantenelle cento e vinti a lui dade a depinger da di 26. Marzo sino a di 4. de Aprille, le qual lui ha depinto a dinari otto m. ' una, monta L. 4. m., et per haver ben servido etc. le dite chan tenelle sono per campizar a campo quadro el sofitado de la libreria come si scorge essersi usato in moltissimi soffitti, de' quali se ne con a servano alcuni tuttora in qualche nostro palazzo. E questa libreria sarei per dire che fosse aperta al pubblico, almeno pei chierici ; per chè rimase memoria non solo che vi fosse il bibliotecario col soldo annuo di lire 24 !), impiego sostenuto da un Giovanni da Tossignano ( diverso dal vescovo ), da un Antonio M.ª Beccari, da un Marchione Lucchesino, ma che vi erano ben ancora molte panche, alle quali e rano affisse trecento dieci catenelle di ferro con anello e paletina de cho ( in capo ) , per assicurarvi sopra i libri ; cosa invero assai curiosa , quantunque convenga rimarcare che trattavasi alloradi codici mano scritti, e molti di essi anche preziosi ; e che sino dall' epoca di san Benedetto gli scrittori de' conventi del suo Ordine aveano lunghi fi lari di leggii sui quali erano fissati pure con catene di ferro i mss. delle opere antiche, che quei solitari aveano saputo sottrarre alla ra pacità del tempo, ed alle fiamme dei barbari ( S. san Pol; quaresimale del Contemporaneo ). Disfattasi la libreria, furono i libri in gran parte donati agli Estensi. Rimasero però i preziosi corali, che il Capitolo fece scrivere e miniare a proprie spese dal 1471 al 1535, ed il ch. can. An 70 tonelli ne diede un cenno, riportandone i documenti (1), dai quali si veggono i nomi de' miniatori, cioè Guglielmo dal Magro nel 1473; fra Evangelista da Reggio, ed Andrea dalle Veze nel 1481, Gio. Ven dramini da Padova nel 1482; Iacopo Flippo d' Argenta, e Martino di Giorgio da Modena nel 1485; Don Sigismondo da Fiesso nel 1532: gli scrittori furono un M. Lodovigo ( Raimondi ) da Parma nel 1472 , un fra Evangelista Tedesco nel 1501, e un Don Ambrogio da Cremona nel 1532 (2): li fornimenti con ornati, stemmi e teste, con s. Giorgio a cavallo , portano in qualche luogo il nome dell' autore Opus Iuliani de Appolinis Auriff.- Quantunque non sieno queste miniature cosi belle quanto quelle dei corali esistenti nella nostra biblioteca (3), nonostante sono pregevolissimi; ed uno di essi particolarmente ( quel lo della natività, miniato dal Vendramini ) sarebbe di un merito emi nente per la sua freschezza ed appariscenza, se le pieghe non fossero un po' troppo frastagliate. Altri libri miniati doveano esistere, e non pochi, per uso della sacristia, più antichi dei suddescritti. Ed infatti si trovano : 1412. Expendi ad faciendum scribere historias S. Maurelii et S. Leonis presbyteri libras duas. bere ecc. L. 5. It. ad faciendum miniare historias, quas feci scri 1417. Expendi in faciendo illuminari sequentiam corporis Christi, et re novari a Nicolao de Oppieris; et a Dno Verardo Clerico. 1426. Guido Brisia ( Brescia ) causa illuminandi biblias Episcopatus etc. (il qual Guido era cappellano del capitolo ; a suo favore si trovano altre partite nel 1427 per lo stesso titolo). 1435-1456. Francisco de Codigorio Mansionario , eo quia illuminat Ma nuale parvum L. duas. 1442. 17. Maij. Dno Francisco de Codigorio pro uno quinterno pecoris (sic) carte causa faciendi scribi sequentiam Corporis Christi , et pro cola cione, quia scripsit et amminiavit etc. 1444. 9. Febr. Expendi quos habuit Ser Mons scriptor causa aptandi et scribendi et notandi duos antiphonarios sacristie, pro ejus labore soldos 18. (1) Documenti risguardanti i libri corali del Duomo di Ferrara : Bologna, Sassi, 1846 in 8° (estratti dalle Mem. originalidiB. Arti serie 6ª anno 1845 n. 194); dove per isbaglio dello stampatore fu detto de Azzolinis invece deAppolinis. (2) Questo Ambrogio da Cremona era figlio del fuBattista. (3) Di questi hodetto alcune parole conmia Lettera al cav. Gaetano Giordani ecc. (estratta dalla Gazzetta ferrarese n. 49 del 1862) Ferrara, Bresciani in 8°; e tor nerò aparlarne alla parte esclusivamente artistica. -- 71 1447-4448. D. Stephano de Tuderto Capellano Capituli qui paginat biblias sacristie, et causa illuminandi actus Apostolorum- causa pingendi psalteria vetera et nova, et hoc per octo dies. Questo miniatore dicesi morto in Ferrara del 1452. 1455. Mag. Cristofano da Brexa studente medecina in Ferrara de havere L. 10. m. per uno libro de Canto scrito de soa mano in carta bambaxina. 1458. Don Andrea daBagnacavallo in questo anno annota il canto, e scrive gl' inni sul Manuale, mettendo le parole sotto il canto, con le miniature di penna, e Don Beltrame da Imola fa di nuovo i Salmisti e le Litanie nel 1460. scrive il Calendario. Michele dalle Coltre canonico nel 1462 L' abuso d' impegnare, per bisogno di denaro, gli arredi ed ili bri preziosi ancorchè addetti al sacro culto, non era infrequente, come già osservai nelle più volte nominate mie Memorie intorno al tem pio di san Francesco; e qui pure troviamo com' erasi annotato inun libro della sacristia l' ordine dato dal comune, il 4 giugno del 1286, ai canonici di restituire ai Massari della fabbrica la Bibbia in due volumi ch' essi canonici si tenevano per forza, e dei quali ne aveano già impegnato uno: come impegnossi un turibolo presso l'ebreo Ugo lino Museto per pagare nel 1424 alcuni lavori di ricamo di un pa liotto ricamato dal sartore Iacobo Bonfadio; e come nel 28 dicem bre 1570 s' impegnarono cinque degli otto arazzi (di cui più innan zi ) della storia de' Ss. Giorgio e Maurelio , per ducati 60 d'oro in oro. E dissi l' abuso essere invalso : ma non solo fra noi, bensi an cora in generale , dacchè ci racconta un eruditissimo scrittore (1) , parlando appunto di questo argomento, come anche del 1385 i frati di s. Caterina in Pisa impegnarono un calice d' argento con figure per diciotto fiorini , poi il turibolo, indi per 148 il fregio e paliotto d' argento dell' altare principale. Apparati sacri- Ricami ed Arazzi L'uso di apparare con festoni di verdura ed artificiali e con sim boli nei giorni solenni o funesti gl' ingressi dei templi pagani ed anche delle private abitazioni , rimonta a tempo antico assai , e ne (1) Bonaini cav. Francesco sopraintendente generale degli archivi toscani : Me morie inedite del pittore Francesco Traini, Pisa, Nistri 1846 in 8°, pag. 71. -- 72 fanno cenno Virgilio, Stazio, e Vitruvio ancora, credendosi che a ció alludano appunto i suoi encarpi , o struppi ( Lib. IV. N. 1 trad. Ga liani ) ; e le pitture stesse di Ercolano ce ne presentano disegni ed esempi ( vol. I pag. 272 e nota 9). Altresi ne usarono gli ebrei nella loro legge mosaica (Thesaurus Antiquitatum sacrarum ecc; Vete rum hebrehorum mores, Venetiis Hertz, 1765 fol. Ioannis Nicolai Tra ctatus de Phillobolia, seu florum et ramorum ecc. pag. 1227 ). Vuolsi però che soltanto s. Gregorio ne introducesse il costume fra i riti dei cristiani (1), che purtroppo ne abusarono a tal segno, che il grande san Bernardo ebbe a farne lamento sentenziando che la devozione stava in ragione inversa degli apparati. Non saprebbesi dire fino da quando il nostro maggior tempio venisse adornato in questo modo ; puossi bensi affermare che rimase in vigore sino alla metà circa del secolo XV l' ornamento delle verdure, e magli, ovvero maj, così detti dal mese di maggio, cioè dei fiori (2). Abbiamo sino dal 1420 una partita di spesa in vincis pro palmis, e nel 1438 al Liber expensarum extraordinariarum majoris eclesie ferrariensis solidos 38 expendi pro fraschis et xy mais pro faciendo festum S. Georgii cum stropis causa ligandi frascas et majos ; Item, pro pane et vino et carnibus pro Cle ricis et Capelanis, qui adjuvarunt aptare dictas frascas ;le quali spe se straordinarie avvennero all'epoca del concilio qui tenutosi da Eu genio IV. Se non che nell'anno 1453 si cominciò ad usare delle coltrine promiscuamente alle verdure, ch' erano per lo più frasche di quercia nella estate , di elice nell' inverno , prendendole dai luoghi presso la marina, forse alla Mesola. 1476. 7. Aprile Lire 20 m. a Don Sisto Mansionario in Vescoado, e com pagni , per andare a marina a tuore frasche et verdure per adornare certe feste in Vescoado per adornamento della Giesia per la festa de san Zorzo et de Pasqua —. Le anzidette coltrine erano tele dipinte con le storie della divina scrittura, e in detto anno eseguivane il nostro Michele Ongaro. Libro dela fabrica fol. 8. 1455 17. Martij L. 11: 7: 8: per bra za 68 de tela da la Massa a soldi 3. 2. per brazo , e per lib. una e meza de reve, comprado da una dona da la Massa, braza 64, e da M. Riz (1) Sappiamo però dirsi da s. Girolamo che il santo prete Nepoziano adornava con fiori e pampani le muraglie della sua Basilica. S. Girolamo visse nel 4° secolo. (2) Del Majo parlerò all' articolo Curiosità. -- 73 zo Strazarolo braza 4. per le cortine del testamento novo e vecchio de la sagrestia Lib. B. fol. 30. 1459. 7. Lujo. Mistro Michele Ongaro depintor de haver L. 25. m. per soa manefactura de choluri et ogni altra chossa de un pézo de cortina depinta cola Creation del Mondo de Adam et Madona Eva, la quale mancava alle cortine che se metono in Vescovado sovra el chore(coro) le feste principali. Puossi anche dedurre da questo lavoro che l' Ongaro non poteva essere artista di lieve conto. Nel 1494 si acquistarono pure quattro spalliere a verdura ( intender si deve a ricami o tessuti di verdura), facendole venire da Venezia col mezzo del Visdomino residente in Ferrara , per tre ducati d'oro l' una per fornir sancta sanctorum , et per poter adornar ale solenitade ecc.: Antico pur sarebbe il costume di sparger fiori, e per le solennită profane io ne parlerò altrove. Ma nel 1493 , essendo in Ferrara Lo dovico il Moro marito di Beatrice d' Este, e portatosi alla Cattedrale, si fecero apparati, et se butar zoso ruose, zerpillo, batesugene et altre zentileze de erbe, a dosso dello Illmo. S. Ducha, de Monsignor (il ve scovo ), et de Ludovico de Milano; gettito che faceasi da do putti ve stiti in forma d' anzoleti, ch' erano sopra l'architravo de la schaleta (1). Fra gli apparamenti sacri figuravano ( come asserisce lo. Scala brini ) un gran tapeto fatto in Erzerum con peli di camelo, ed un altro costruito al Cairo. E così eranvi origlieri di velluto rosso trinati d'oro, altri di tela vellutata a colori, eseguiti in Costantinopoli , già preparati pel sepolcro di Maometto, e predati da nave maltese capi tanata da Tomaso Ruffo nipote del cardinale. Moltissimi altri oggetti provenivano da generosi doni dei Carraresi, degli Scaligeri, degli E stensi, dei Malatesti , dei Visconti , dei Farnesi , e di papi e sovrani. In quanto a ricami , eccone memorie in gran numero, cominciando dalla prima che si è rinvenuta. EM 1424. Iacobus Bonfadius Sartor pro rechamatura palii,et fecit etiam frixia. го 1428-1430. Μ." Iacobo depinctori de S. Francisco , ex quia designavit frixium Sancti Georgii , quem fecit M. Iacobus rechamator ( il Bonfadio ). : (1) Anche ai nostri di si spargono i viali , o strade, ove passano le processioni, di foglie di rose, di verdure , di fiori. E nello scorso 1863 apprendemmo dai pub blici fogli che nel quartiere di Pera a Costantinopoli, fattasi dai cattolici una pubblica processione , a spalleggiare la quale le Autorità Turche prestarono armati e banda musicale, furono le finestre adorne di festoni di verzura, e le vie sparse di fiori. 74 It. M. Iacobo depinctori eo quod designavit capuzolum pluvialis magni, pro suo labore solidos 12. го ro ro 1437. M. Nicholaus a Cultri fabricator palii azurri, et pro spageto (cor dela) deaurato causa facendi frixium. 1452. Dal libro della fabbrica, al di 29 marzo, si trova pagamento a M. Antonio da Venezia depintore, M. Antonio Rechamadore, M. Zanin de Franza rechamadore, e M. Simon da Lamagna orevexe , i quali eseguiscono una pianeta con fregio ricamato , e con figure di santi , ponendo nei diademi una collana di 1050 perle; come pure a M. Zoane del Chavallo ( Baroncelli) per parte di manifattura a far rechamare li frixi nel aparamento, et a M. Santo da Lamagna (forse che questo Santo o Sante non sia lo stesso Simon soprannomi го ro nato, e con errore ripetuto ! ). Questo è l'apparato sacro , col quale fu ricevuto dal clero ' imperatore Federico allorquando creò Borso d' Este duca di Ferrara. In quanto agli artisti Antonio da Venezia dipintore, ed Antonio ricamatore, potrebbesi ritenere con molta pro го ro babilità che il primo fosse quell' Antonio Pochetino , che fu detto per errore Podetino nelle note al Baruffaldi ( e di lui farò cenno alla parte degli artisti ), e che il secondo, M. Antonio ricamatore , fosse quel M. Antonio de Zecolimo Negro, esso pure da Venezia, che sta bili contratto con la fabbrica del Vescovado nel 28 agosto 1456, cioè quattro soli anni dopo, per ducati ottantanove d'oro ferraresi, pel ri camo di un piviale completo, e di una pianeta di panno d'oro , pel giorno di santa Lucia, con penale di dieci ducati d'oro se non fosse compiuto il lavoro col mese di luglio del 1458. 1455. Mag. Baptista q. Nicholaj a Cultris aptavit mitram a perlis dni Episcopi, et palium feriale ab aquilis, una cum Magistro Michaele ejus fratre , i quali nel 1461 fanno per l'altare della sacristia un paliotto di zendado, su cui era dipinto s. Michele con due angeli. 1458. Il Capitolo compra da Belloforte da Fermo per ducati quat tordici e mezzo veneziani da soldi 571 l'uno un mantile ed una tovaglia di oro e seta ricamati, per l'altar maggiore. 1460. A M. Zohana mojer de Francesco Chorion, che fa d'oro el frixo denanci de la pianeda de pano doro bianco (forse di argento) per la sagristia. 1462. In un inventario di questo anno era notata Unam planetam de da masco alto vetustissimam et laceram , cum duabus tunicellis gramitatis de cendali rubeo, et cum figura S. Georgii super equo, cum duabus stolis , et tribus manipulis. -- 75 1469. Io Battista de Nicollo d'Andrea da Ferrara debio avere per mia ma nifatura et reve per chuxere e candelle per inzirare ' infrascriti lavorierj chunzi e fatj p. comiss. de Mess. l' Arzipriet et mess. don piero gorgescho sagrestano de la sagrestia de Ferrara del Vescoado et quisti per la ditta sacrestia lire quatro et soldi diexe de m. Prima a chunziare una pianeda de panno de seda biancha como (con) uno frixo recamado per la Nativitate del Nro S. Iesù Cristo Item per achunziare la pianeda et le tonexelle che fe fare M'ana ( Mad. Anna ) cum le gramitte recamade a San zuorzi che era tute rote et squarzade. Item per achunzare e repezare ( rappezzare) pivialli quat. de dalmasco bianco e per un pezo de dalmascho per li diti It. p. recunziare la pianeda allesandrina doro luchexe con lo frixo recamado . It. p. repicare ( attacar di nuovo ) tute le diademe e parte de le figure deli frixi et la pianeda e pivialli deli paramenti de Mess. Zoane da Tossignan It. p. desgramitare e refilare e inzirare ( incerare ) e ripezare ereapicare le gramite a camixi quatordexe per li signori calonezi (canonici) et per li mansonarij le qual gramite staxea malissi mamente p. che alcune persone le a guaste Item per reve et p. candelle . • Item p. multi altri lavorierj ho achunzadj de quali non ne voio met. per le candelle de Mª Santa Maria ciriolla aviegna che non nabia ( ne abbia ) abudo niuna non no fato linperche et ma recomando ale vre riverentie a ogni modo e sono uno schia vo e servidore piuche non credidj. It. del 1470 p. reffermare le perlle deli frixi deli aparamenti de mess. Francesco da padoa ( il Vesc. Lignamine ) e rechun zarllj in cierti lochi et anche quellj de mess. Zoane da tossignan et quellj de la fabricha de panno doro biancho che jera strasquar zadi p. poco reguardo et quistj p. volontade deli signori calonizj del vescoado de Fer rara comesso a mess. DonMonte al prexente sagrestano del dito vescoado. It. p. repezare piviallj vij de dalmascho biancho et una pia neda de panno de seda bianca, 23. manipulli et sei amittj a mie spexe de panno et reve et candelle p. inzirare . 1 • ... L. 4. 40. 0 " 0.5.0-1.10.0 : • : . » 0.10.0 0.5.0 0.5.0 1. 10. 0 « 0.5. i » 1.0.0 α 1 2. 0.0 -- 76 1470., It. Vicenzo di Lardi de dare a dì 18. d'Agosto per uno centanaro doro che ave M. Malatesta depintore soldi 52 . Et de dare a dì 17. de setembre p. uno centanaro doro che ave M. Malatesta... ... L. 2:12 2:12 Et a dì 19. de setembre per doa centanara doro che ave M. Malatesta. " α 5: 4 L. 10: 8 in Libro E ad 19. Retro Mess. Pollo de Costabillj p. lo pano doro biancho (forse argento) p. laparamento a libro X ad 60 го L. M. Batista p. franze et p. parte de manefatura al dito libro X ad 69 .. M. " Antonio dj Zerolimo al libro Ma 257 L. 292. 5. 8, et a libro B. a. 5. L. 109. in tutto (sic) E a libro E a. 37" Aparamenti a libro X a. 8. 1 1 го 765. 143. 5 075. 7. 0 D 400. 13. 3 14. 4. 5 L. 1255. 14. 11 « 052.09. 6 125. 0. 0 L. 1441. 04. 5 1541. A M. Francesco recamador per manifatura , et recami videlicet per nove poste di Santi del friso del pluviarino fu del Patriarca a soldi , nove per posta,meno uno soldo, monta Lire 4.-Item per il capuzino dov' è san Zorzo a cavallo, ch'era tuto in fracasso ecc.- Item per reconciadura de quatro gramite (forse le fimbrie o guarniture) alle tonicelle de san Zorzo ecc. 1577. Nel 16 Febb. si pagano lire dodici ad Achille Collevati ri camatore, per armi sopra pianeta e paliotti per la cappella di Mar garita Gillini, con croce d'oro su velluto morello, raso a più colori, e lamine d' argento, sei crocette, e croce grande. 1598. Venne dato in dono dal re di Spagna un ricchissimo ap paramento ricamato, del quale oggi si conservano nella biblioteca ca pitolare i soli cappucci. 1629. Si abbruciano alcuni apparamenti vecchi e sdrusciti, e se ne ricavano quattro verghe d' argento a mezzo dell' orefice M.º Giro lamo Amadori, che pesarono oncie 37 ÷, vendendole aM. Marco Spe ransa orefice all' insegna di s. Francesco in Venezia per L. 81' oncia. 1630. Si fa pagamento a M. Domenico Libanti per alcuni lavori -- 77 0 di ricamo , in L. 12; e cosi altre L. 132 al M. Ercole Barca rica matore, per aver fatto diciotto angeli piccoli , e quattro grandi , non che due immagini di s. Giorgio sopra i paramenti, e baldacchini. Per vero dicesi Agnolli, e potrebbesi equivocare forse con agnelli, essendo ' agnello l' impresa del nostro Capitolo : ma dacchè vi sono pure le effigie di san Giorgio, cosi puossi anche ritenere che fosse capace di ricamare angeli ancora; e per angeli si scrivea sovente agnoli ed agnolli. 1639. In questo anno si fanno le coltrine da porsi ai postergali delle panche pei canonici , e qui si riportano le partite varie della relativa spesa. 11 1 1639. 1. Aple- Spesa straordinaria Lire 33: 10: per B. sei di raso bianco , e giallo azurro ( sic) per fare li scudi delle arme del Capitolo sui panni verdoni pei banchi dei Canonici comprato da Norsia l'ebreo L. 33. 10 4. d. A Lod. Lombardi merzaro p. seda on. 7. ferlino 1. di div. colori p. far vergole e cucire, a soldi 2. l'oncia , e più per br. 3 di tela gialla da foderare d. arme, a soldi 24. il bro 61M e più br. 20. di tela di canepa per far forteze ai pannis Pro- A7 A23. d. Br. 33+ di panno verdone mandato a pigliar aca ado Padova p. M. Domen. Guizardi Fattore del Capitolo, che si pagoslicinga o L. 13. al Br. di moneta Veneziana 435. 10 cioè nostrale E per viaggio Adi d. pagati a M. Gulielmo Barca recamatore per fatture dell' arme ricamate, in ragion di duoi reali l'una poste in opera Oltre a Lire per frangia e fattura. APellegrino Brusoni tintore p. tinger morello le br. 20. per forteze, e br. 40 di tela vecchia p. fodere 1 1 α 255.04 Pol 45, 12 12 77. 04 12.04 id-c 9348 Sforzino br. 90. a quattrini due, per le chiappe.861.145 E fattura a cucire e foderare al sarto Ippolito Bergamino 346. Due sono i paliotti antichi , senza potersene dire l'epoca precisa, Uno con ornati, ed avente, in un fregio alto 25 centimetri, messona colori ed oro , otto mezze figure di santi, e nel mezzo ad esse il Salvatore. L'altro è diviso in diciotto caselle, alte similmente cen timetri 25, in ognuna delle quali è ricamata un' architettura, ed una mezza figura di santa o santo, le cui carni per altro sono colorite in cartoncino. Le parti inferiori di questi paliotti furono rifatte in tempi a noi più vicini. Anche di arazzi non mancò, nè manca oggidi lanostra Cattedra le, conservandone uno di grande dimensione nella libreria del Capi -- 78 tolo, rappresentante visioni dell' apocalisse , con alcuni versi allusivi all' argomento, in caratteri gotici, ma senza sigle affatto, attribuibile al secolo XV. Vi sono poi otto pezzi esprimenti le azioni ed il mar tirio dei Ss. protettori Giorgio e Maurelio, che furono cominciati nel 1543, e terminati nel 1555 nella stessa città di Ferrara, ove tale ma nifattura esisteva con molto credito da lungo tempo. Vuolsi che fossero eseguiti da alcuni Maestri di Bruzi ( Bruges ) sui cartoni dei fratelli Dossi, i quali per certo non li videro finiti , perchè morti ambidue da lungo tempo prima di questo ultimo notato anno, come compro verò nell'articolo dei pittori: nè può essere a dirigerli succeduto loro il Pordenone , come da taluni fu detto , perchè di molto precesse i Dossi nel silenzio del sepolcro. Orificeria, ed altri lavori metallici Era un'arte ' orificeria nei secoli andati, che godeva di moltissi ma fama, e diede artisti di prima classe. Non v' era chiesa matrice che non si gloriasse di possedere qualche bell' opera, in cui la fina e squisita esecuzione andava del pari con la ricchezza del metallo. Tutti sanno quanta gloria si acquistasse un Cellini, e la sagristia di S. M. del Vado in questa città possédeva una di quelle Paci, che tanto sfolgoravano per preziosità di gemme e pietre peregrine , per eccellenti nielli è per cesellature. Furono abbondanti di rinomati ar tisti i secoli XIV e XV, e fiorirono fra gli altri un Alessandro da Parma e suo figlio operanti nel 1410; un Corrado Cagnoli Cortonese del 1433; un Bartolomeo da Bologna nel 1443; un Gianagostino, ed un Giovanni da Padova nel 1472, ed un Baldassare de Prato sul finire del quattrocento. Le opere loro , ed in generaledi quel tem po, imitavano lo stile architettonico dell'epoca, e belli oltremodo erano i turiboli e i reliquiarj colle loro gotiche nicchie e statuette, colle acuminate guglie, coi tempietti, e mille altre cose minute. La Cattedrale fu ricca nei secoli scorsi di cosiffatti cimelj ; ma il tempo, i bisogni , e più di tutto la invasione francese del secolo passato, ne la resero quasi priva: ne resta però ancora quanto basta per farne oggetto di ammirazione, e di riverenza verso gli avi nostri. II più antico reliquiario è il cosi detto braccio di S. Giorgio, sostenuto da una specie di architettura, nella cui base a lettere moderne ( di quel tempo , cioè le semigotiche) porta la data del 1388, sebbene -- 79 io ritenga che questo braccio nella parte superiore sia stato rin 1 novato. E ciò tanto più è da credersi, in quanto che si trova un pagamento fatto nel 1499 a M. Zemignan deBozon (sic) per haver ro fato la carnaxon ale man del brazo de san Zorzi, et a M. Francesco orevexe per chomprar oro da dorar lo dito brazo. Quello di s. Maurelio che gli fa pendant fu cominciato nel 1455, imitandosi l'architettura ed il gusto dell' altro : pesa oncie 137, che a soldi 52 per oncia, costó L. 356. 4. O, e ne fu artefice un Maestro Simone di Giacomo di Ale magna, che lo terminava in capo ad un anno, consegnandolo alla sagrestia nel 7 febbrajo del 1456. Porta esso pure nel piede la data, che è del 1455, ma in lettere , che allora si dicevano antiche, cioè romane. Discaro non sia che qui si riportino le varie partite relative a quest' opera. 1455. 1 a Vincenzo di lardi massaro de la fabrica de Vescovado M. Simon de Iacomo da lemagna orevexe de dare a di 29 de novembre 1455. L. 40. soldi, 0. den. 0 m. contanti a lui in persona che Tadie de Albarexani banchiero p. concession a mj Vincenzo fata p. mess. lo vescovo de ferrara, e mss. Michiel Calonezo (canonico) p. comprare oro p. dorare el brazo darzento donde se avera a metere dentro losso del brazo de S. Mau rellio • Item de dare a di 19. dexebre L. 6. soldi 0. den. 0. m. contanti per uno mio bulletino chel dito mss. Tadie per lama nefatura del dito brazo D.40. s.0. d.O. " 06. 0. 0. It. de dare a di 23. de dexebre L. 7. s. 17. d. 6. m. con tanti per uno bull" in nome del dito M. Simon, Zohane peron dello banchiero e compra per onze v. otavj v. de arzento a dato Zohane da livrar ( terminare ) al dito M. Simon... It. de dare a dì 7. de feb. 1456. L. 5. 0. 0. m. contanti per uno mio bull. al dito M. Tadie p. parte de pagamento 0 del dito brazo de arzento. It. de dare a dì 11. de feb. L. 35. 7. 6. m. contantiper uno mio bull. el dito M." Tadie p. compido pagamento del soprascrito brazo de arzento .. : " い " ۱ 07.17. 6. 1 05.0.0. 35,7 6. Soma L. 92. s.5.d.0. 1456. M. Simon de Iacomo da lemagna contrascrito de avere a di 11. de febb. 1456. L. 92. 5. 0. m. p. lui dala sagrestia del veschovado de Fer rara p. comession a mj Vincenzo de' Lardi p. mss. Francesco da Padova ve schovo nostro de Ferrara p. parte de pagamento del contrascrito brazo -- 80 d'arzento lui si a fato per meter dentro losso del brazo del dito S. Mau rellio posto che la dita sagrestia debia dare a libro X de crededurj e debi turj de la dita fabrica nostra 124. p. conto de Vincenzo di Lardi massaro de la dita fabricha del dito vescovado de Ferrara L. LXXXXIJ soldi V. d. 0. bo srullotica 2001 Soma L. 92. 5. 0. La sagrestia sopra scrita de avere dala fabrica del vescoade de Ferrara 1 L.. 5. 18. 0. m. a dì ultimo de zenaro 1456. p. onze iiij 09. 1. de arzento de liga ya a soldi 28. l'onza a dato mss. Michiel calonego de quello de la dita sagrestia al sopra scrito M. simon in alturio (ajuto) a fare una navexella da incensso p. la dita sacristia L. 5. 18. d. 0. 1455. a di M. Simonde Iacomo da lemagna orevexe de dare a di dito L. IJLXV ( 265 ) soldi 0 m. per duch. 100. d'oro a soldi 55 den. 0. per ducato per la valuta de onze ( è in bianco ) de oro computa uno duchato fo la roxa de oro che de el marchexe a la sagrestia p. parte de pagamento de uno br. ( brazzo) darzento luj sia a fare donde se metera dentro losso del brazo de S. Maurello + como apare p. carta stipullada per mano de s. Nicollo Cognazo nodaro 0 L. 265. s.0. d.0. E da dare L. LVIIJ s. XVIJ d. VJ el Sindaco Vicenzo de Lardi in quat volte comenzando a dì 29. de novebr. pros simo passado del ano 1455. p. tuto dì 7 de febr. 1456. com puta l' arzento ge die (gli diede) el famio ( il famiglio ) del vesco. ( vescovado ) ..... 058.17. 6. 1456. a di VIJ, de febr. M. Simon de Iacomo da lemagna orevexe contra scrito de aver a di dito L. IIJLVI. s. 4. de m. p. uno brazo de arzento fino dorado e smaltado e fato a più lavorj p. metre dentro losso del brazo de San Maurellio che luj sia fato p. la sagreztia del Vescovado nostro de fer rara, che pexa in tuto onze cento trentasete p. soldi 52. per onza de so ar zento oro e manefattura consignado questo di p. lo dito M. Simon in la dita Sagristia a don perecino sagrestano prexente mess. Otaviano , mess. Michielle , mess. Pollo da Villa Canonixj del dito Vescovado , e mj Vicenzo di Lardi massaro de la fabrica. L. 356. s. 4. d. 0. Una teca, a foggia di reliquiario , ma che un tempo serviva per ' Ostia sacra, è d' argento dorato , con piede cesellato e guarnito di pietre preziose , portante attorno al collo del piede alcune testoline di, smalto. Vi si veggono ancora in minutissime dimensioni , ed a pieno tondo, un Crocifisso, M. Vergine, e san Giovanni. Segue una croce di cristallo diMonte, alta circa centimetri sessanta, con lavori e cornicette di forme le più eleganti , che s' alzano sopra -- 81 un piede indorato. Fu eseguita da M.º Cabrino da Cremona, e stando alle partite di pagamento, pro factura Crucis Cristalli, dev' essere ciò stato dal 1432 al 1437, in cui l'ultima è del di ultimo di gennajo (1). Sembra che tali croci di cristallo fossero molto in uso dovunque , scorgendosene accennate in molti antichi inventarj, ed i PP. Predicatori di Firenze spedivano il loro fra Pietro converso nel 1320 persino a Ve nezia, perchè ne facesse costruire una per la loro chiesa ; il che vuol dire che forse in quel momento Firenze non avea chi potesse o volesse operarla (2). Dai restauri che in varii tempi furono praticati alle ar genterie, viensi a conoscere la esistenza di qualche altra suppellettile che per rapporto artistico avrebbe meritata considerazione : passeremo a rassegna le poche partite, delle quali ci rimase memoria. 1405. Maestro Pase è pagato per indorare la croce. 1424. Solidos 16. M. Jacopo aurifici pro aptatura mitrie sacristie et duo rum turibulorum. 1429. 11. Xbris. Nicholaus de Faventia aurifex pro sua mercede et pro una uncia argenti cum dimidia laborata et pro duobus smaltis et pro uno pirone de ramo quod posuit et fabricavit in mazza mansionariorum L. 11. 8. 0. 1442. 25. Martij. Solidos X. quos habuit M. Blaxius de Bononia garzonus M. Arduini causa aptandi Maziam mansionariorum, et unam pacem. ItemSimon garzon: M. Arduini pro colla facienda etc. 1444. 23. xbris. Magister Iacob Cantabene si sottopone a multa se dentro il gennaio del 1445 non saranno fatte da M.º Iacopo Carpe sano Magnano de Carpi triginta stafetas de metallo bono et legali, de auratas; il qual Iacobo Catabene era zio paterno dell' altro Iacobo, e perció dello stesso cognome di famiglia. Quel Simon d' Alemagna, che nominai poco fa pel braccio di san Maurelio, fece pure altri lavori, cioè : 1454. 5. Aple Soldi 26. gli si pagano per una croxe fata per una paxe cum una resurexion, la quale pesò onze 26. 1456. 28. Aug. L. 75: 8: per una mazza d'arzento fino dorada con più figure d' arzento pizzole ( piccole ) chomo ( con ) uno S. Zorzo chomo el bissoni ( il drago ) sotto li piè, de arzento smaltado verde in cima de d " (1) Cabrino da Cremona lavorava in Ferrara, ed avea un figlio sacerdote, al quale si pagò una messa nel 1450 D. Gujelmo Magistri Cabrini pro sua missa. (2) Transivit Bononiæ de hac vita (il d. Fra Pietro) vadens Venetias ut fieri facere crucem magnam de lapide cristalino ( cav. Bonaini già nominato rie del pittore Traini ; a pag. 39 nota 1ª ). 6 Memo 82 mazza, che pexa onze 29. per soldi 52. Ionza, per li mansionarj per le feste grande de solinitade. 1458. 1. Martij- Pagato ( Simone) per indorare le due crocette messe nelle colonne sotto l'arca di papa Urbano. 1455. 9. Zenaro A M. Simon d' Alemagna orevexe onze doe e octavi uno d' arzento, zoe (cioè) una mane e uno chavalo et altri pezoli d'arzento rotto per rezunzere a lo smalto novo da tegnire lo piviale biancho novo e achunzarlo come si è li altri smalti. 1460. In questo anno M." Simon accomoda le navicelle, la mazza piccola , la gugiara de perle ( forse il cucchiaio di madreperla ), il turibolo nuovo, ed un pastorale. Del 1470 si trova nominato in una partita, nè dopo si trova di lui più menzione. 1528. Il canonico Trotti lascia alla sagristia una croce di porfido e di serpentino, con diaspri e calcidonie, incassata in argento smal tato, avente da un lato i quattro Evangelisti, dall'altro i quattro dot tori della chiesa, con Gesù Cristo fra i primi, e Maria Vergine fra i secondi. 1536. A Mastro Francesco orefice si fa pagamento per manifat tura nella mazza piccola , per una fibbia ad una scarpa di velluto cremisino di m." vescovo , per un cantone d' argento al messale del Capitolo, per un Cristo sulla croce, e per doratura dei predetti oggetti. Altre partite a favore di lui si trovano all' anno 1541. 1536. 24. Sett. A M. Chabriel pictore per sua manifactura oro et cholori per haver conzo la paxe piccola de la Sagristia L. 4. —, e pagati soldi 18 in Venezia per acquistare sei pezzi di osso bianco trasparente per metterli alla detta Pace; allo stesso Gabriele nel 1539 si pagano soldi quattro per un' arma papale da porre sulla cassa delle indulgenze. Forse questo Gabriele fu ilBonaccioli Girolamo detto Cabriletto; non potendo essere quel medesimo Gabriele che accomodò unamazza rottasi nel 1598, perchè questi è detto orefice, e non pittore. 1545. M. Antonio Veneziano orefice accomoda la Pace d'argento detta del Crocifisso.- M.º Girolamo orefice (1) restaura l'altra Pace detta della Pietà, e la cima della crocedi cristallo. 1583. 1 Sett. quattro cecchini in rag. de L. 4: 15. I uno, con una vergheta d'oro , a M. Pierfrancesco Gracini orerese per adorare ( in (1) Non può essere l'Amaderi, di cui piùavanti, perchè questi lavorava eziandio del 1641: cioè novantasei anni dopo. 83 dorare ) due calici , e due patene , et amminiato uno calice. Questo Pierfrancesco fu padre a Gio. Paolo orefice e pittore , il quale forse invogliossi alla pittura per l'esempio del genitore , che non avrebbe miniato il calice, se non fosse stato pittore pur esso. 1604. 11 Gennajo. M. Orazio bolognese orefice racconcia la croce di argento, che, serve alle processioni, e che per una caduta si ridusse in cattivo stato nel 1607 egli torna a restaurarla per altra caduta ! 1621. 23 Giugno. La stessa croce è accomodata dall'oreficeIseppeRizzi. 1628. 30 Maggio. M. Domenico Freguglia orefice restaura la mazza grande, ed il pastorale, che poi nel susseguente anno si riaccomodano dall' orefice Amadori Girolamo, adoperato in altre manifatture del 1639 e del 1641. All' anno 1629 , il Capitolo , sia che facesse uno scarto di cose antiche, sia che si trovasse in urgenti bisogni, ciò che pare più pro babile dacchè i metalli preziosi non invecchiano , ebbe a fare una vistosa vendita di argenteria, con che si gettarono due grandi verghe nella zecca di s. Marco in Venezia, e si ricavarono lire venete 4010. 8, pari a lire ferraresi 2339. 8. Eccone qui appresso l' inventario , che ha la data del 14 Gennajo : Oro et argento abrusciato, delli paramenti vecchi et guasti, per libbre 35. Tre calici con patene di argento fino. Sei smalti, ovvero bottoni di argento dorato. Uno scatolino da ostie, già di m. vescovo Fontana. Quattro anelli d'oro con pietre di poco valore. Due crocette piccole da collo, una d' argento, ' altra di rame dorato. Una barchetta d'argento piccola ( navicella ). Filza di coralli di poco valore. Cinque mitrie vecchie. Una mitria antichissima del patr." della Rovere. Un pastorale antichissimo di rame indorato con oro basso. Sei piccole lettere d'argento, ch'erano in una cassa di legno da mitria, del suddetto patriarca. Due croci antichissime da pianete, con figure. Un cappuccio da piviale antico. Tre stole et manipoli del paramento Aldobrandino, et altre stole, et ma nipoli vecchi rotti et inutili. Nel 1796 , richiamate con decreto repubblicano tutte le argen terie , vennero consegnate dal Capitolo della Cattedrale once trenta seimila di questo metallo ; e solo per cura di persone beneficenti si 84 poterono redimere, con corrispondente valore a contanti , non pochi oggetti, specialmente i più preziosi, fra i quali alcuni dei già descrit ti. Appartengono pertanto alle antiche supellettili ( però di epoche diverse ), oltre alle due braccia de' Ss. Giorgio e Maurelio, alla gran croce di cristallo , ed alla teca per la sacra Ostia, li due busti dei Ss. predetti , coperti di lamine d' argento ; alcune Paci , fra cui una del secolo XVI , come lo dimostrano le cariatidi che vi fanno cor nice; tre calici d' argento, fra i quali uno con ornati e figure dorate, uno del secolo XVIII per dono dell' eminentissimo arcivescovo Cre scenzi , altro per elargizione del Pontefice Pio VI allorchè transitò per Ferrara portandosi a Vienna. Quasi tutto il resto appartiene al presente secolo : vi si distinguono due mazze di forme infelici e di nessun lavoro ; un grande Ostensorio di circa un metro di al tezza , sfarzoso per pietre preziose e per dorature , ma senza pregio artistico , eseguito in Roma pel Re di Portogallo , e comprato dal card. Ruffo , che ne fece dono alla nostra chiesa; un altro fatto in Ferrara dall' orefice fiorentino Luca Bettoni , che fece anche la gran croce, ed alcuni candelieri, regalato dal Patriarca Girolamo Crispi, di circa cent. 60, con appiedi alcuni angioletti di non dispregevoli forme; alcuni altri calici, fra cui uno donato dall' eminentissimo arcivescovo Della Genga, con patena d'oro. In questo calice vi sono posti ad oro minutissimi ornati a basso rilievo, e le figure simboliche a pieno tondo della speranza, della carità , e della fede , ne adornano la base : ma la sproporzione di questa e della coppa col piede che le separa lo rende meno bello all' occhio avvezzo alle gentili proporzioni , ed alle forme si snelle che sono proprie del secolo di Cellini , edi quello che lo precedette. Funzioni Inutile sarebbe il raccogliere le memorie di tutte le straordinarie funzioni , che hanno avuto luogo nella Cattedrale. Passaggi di papi. ed imperatori , di re, duchi e grandi personaggi di ogni classe, ma trimonii e funerali pur anche di molti sovrani vi prestarono causa. La morte di Urbano III nel 1187, e la elezione del suo successore Gregorio VIII qui avvenuta dopo soli sei giorni: il Concilio Ecu menico, dettodi Firenze, qui cominciatosi da Eugenio IV; le Messe di Pio II, di Paolo III,di Clemente VIII, di Pio VI, di Pio IX, furono -- 85 altrettante solennità, che la storia ha registrato nelle sue pagine, per cui non è qui luogo a farne parola. Per la venuta di Renea di Fran cia moglie di Ercole II d' Este nel 1528 si appesero nel tempio tutti i palii delle arti , e le spalliere furono somministrate dalla Corte E stense, insieme a molti arazzi; e M. Albertin de la Mirandola depin tore ebbe per sua mercede , a fare 14 arme a soldi 12 l'una , un pagamento di L. 8. 8. E cosi nel 1598 le pareti furono coperte dei celeberrimi arazzi tessuti per Leone X sui cartoni di Raffaele , por tati qui seco dal ricordato pontefice Clemente VIII pel suo possesso di Ferrara. Tre immagini di M. V. dipinte sui muri o pilastri della Chiesa ottennero da secoli un' immensa venerazione dal devoto popolo fer rarese. La prima , di cui rimane ora la sola testa , era un affresco sopra uno dei pilastri del vecchio interno verso la viadi Gorgadello, ed ora trovasi nella sacristia maggiore capitolare. La seconda , che vedevasi al terzo pilastro passata la prima colonna della nave mag giore , dalla parte destra , è all' altar piccolo presso i gradini che mettono alla superiore crociera dalla parte ove sono le statue di bronzo , e dicesi dipinta nel secolo XIII da Gelasio di Nicolò della Masnada , che vuolsi scolaro di Teofane Costantinopolitano pittore in Venezia. Poco appresso al 1340 si cominciò a prestarvi non ordinario culto, e vi si costrusse un altare, e nel 1590 M." vescovo Fontana la fece segare dal muro e trasportare nella cappella del SS. Sacramento: nel 1614 il vescovo card. Leni , avendo fatta otturare la porta detta dello Staro, vi fece fabbricare all' interno un nuovo altare, ponendovi quell' immagine nel di 24 marzo. Nel 7 giugno del 1626 venne so lennemente incoronata; dilà fu tolta nel rimodernamento del tempio, indi collocata ove trovasi di presente. L' altra immagine , già detta del Cantone , stava dipinta sul muro , dove ora è l' atrio moderno, e sta il battistero, e perciò denominata dell' atrio: vorrebbesi eseguita da Ettore Bonacossa nel 1448 , ma non vi hanno sufficienti prove, o fondata tradizione per comprovarlo (1). Ebbe venerazione fino dal se colo XVI ; ma nel 1712 pei lavori della parte interna rimase dimenti cata fra le pietre e i rottami, sino a che nel 1720, per nuove grazie (1) L'opinione che sia dipinta dal Bonacossi è perchè una Madonna scopertasi già sul muro del tempio portava la iscrizione Hector de Bonacossis pinxit MCCCCXXXXVIII. Ma questa era situata altrove , e non nel luogo dove ora vedesi l'atrio , dal quale ebbe denominazione quella di cui si fa parola. -- 86 da M. V, impartite, e conle copiose elemosine dai devoti elargite, le si eresse quel grandioso altare dalla stessa parte meridionale, ch'è il primo nella grande crociera inferiore, di marmi preziosi, e colla spesa di sei mila scudi, essendone architetto Agapito Poggi, e scolpendone le figure Andrea Ferreri. Nel 25 marzo del 1734 se ne fece la tra slazione , dopo segata dal muro, al predetto nuovo altare, mentre poi la Incoronazione venne fatta nel 24 maggio del 1779. Straordinarie per apparati, per pompa, per illuminazioni, e per concorso di popolo, furono ambedue queste funzioni , la cui descrizione può leggersi a stampa (1). Le iscrizioni , già dettate dall' abate Gaetano Migliore, fu rono adulterate nel 1796 da persona ignota (2). Inventarii Degl' inventarj, che mi sono giunti alle mani, oltre ai pochi già inserti o che inserirannosi a loro luogo, perchè trattanti di una sola materia, nessuno a mio vedere presenta un qualche interesse che de gno lo renda di essere pubblicato, se si eccettui quello qui appresso. E perciò lo riporto per intiero ; tanto più che gli oggetti descrittivi furono consegnati al Comune, circostanza che non saprebbesi a quale causa doversi attribuire , se non alla parte che anche per la Catte drale prendevano i duchi signori di Ferrara , stantechè la consegna venne fatta per ordine del duca. Registro delle commissioni ducali N.º 13 p. 13 retro ). 0 A e ( Arch. Com. lib. 7 Inventarium omnium et singulorum bonorum fabrice ( Cattedrale ) epi scopatus ferr. mihi Ioanni Castello notario xij sapientum ferr. reipublice nomine communis ferr. p. SerVincentium deLardis hactenus Massarium dicte fabrice consignatorum. (1) 1. Vera e distinta relazionedella solenne traslazione della B. V. delle Grazie dell Atrio nel Duomo. Ferrara, Bernardino Pomatelli, 1734. 2. Foglio aggiunto all ordinario N. 12. Ferrara 27 Marzo 1734. Ferrara, Girola mo Filoni. ( È un supplemento al Giornale o Gazzetta). 3. Notificazione per la traslazione della miracolosa immagine di M. V. nell'Atrio. 4. Ragguaglio della saera pompa per la solenne incoronazione dell' antica mira colosa immagine ece, nel 24 Maggio 1779. Ferr. Bernardino Pomatelli, 1779 ( del sae. don Cagnolati ). (2)Manini can. Giuseppe- Compendio di Storia sacra e politica di Ferrara, tom. II. pag. 102. 87 In Christi etc. 1462. 23. 7bre. Ommissis Lapides marmoreos inter magnos et parvos quam plures, qui numerari nisi cum summa difficultate possent, inter quos sunt nonnulli capitelli. Petium unum ligni nigri pro faciendo tarsias. Rustigam (1) unam cum suis zulamentis et capis omnibus. Scalam unam pro pulbito (sic)ligneo. Certum preparamentum de ligno pro copriendo pulbitum ligneum quando contingit in foro et platea communis ferr. predicare. Duos capitellos de ligno veteres. Unum alium capitellum de quercu non laboratum. Duos tripedes pro marangonis. Duos tajonos (2) pro tirando lapides marmoreos. Duos pallos de ferro. Unum penellum et unam spongiam pro lavando lapides marmoreos. Unum endegarium (3) magnum usitatum. Unum alium endegarium subtiliorem predicti. Unum lapidem marmoreum in curtili canonice veteris prope scalam qua ascenditur ad dictam Canonicam. Duos alios lapides rubeos laboratos pedum duorum et plus pro quolibet existentes in dicto curtili juxta ostium ingressus dicte sacristie. Quattuor Gornas (4) de lapide marmoreo rubeo existentes in dicto curtili juxta campanile novum, quod de presenti fit et construitur. Assides multos pro solando episcopatum tempore hiemali qui occupant et tenent a choro ipsius episcopatus usque ad secundam columnarum versus portam magnam ipsius episcopatus e regione ( dalla parte ) curie sive pa latii Illmi Domini nostri. Duas assides de rupere non laboratas longitudinis pedum viginti quatuor existentes juxta portam per quam ingreditur dictam Canonicam veterem e regione domus magnificorum de Contrariis. In primis certos petios funis veteris et fracte cum quibus olim consuevere tirare Campanas campanilis. Tres enses cum vaginis suis. Duas balistas de ligno vetere. Unum ensem sine vagina. Unum pectus ferreum vetus cum corrigiis quibus accingitur. (1) Taglia, o troclea, ossia macchina con carrucole da tirar su pesi. (2) Carrucole, per tirar su pesi. (3) Non rinvenni cosa significhi ; forse un imbuto od altro istromento. (4) Zorni di marmo per dare scolo alle acque di pioggia dai tetti. 88 Unam cirellam a ballista. Duos acus ferreos, unum magnum et alium parvum. Duos brazalos ferreos cum una celatina coperta (1). Unam seccam (sega) pro seccando lapides marmoreos. Tres cannas stagneas ab organo. Quatuor candelabra ab altari. Unam catedram de nogaria laboratam, divisam in pluribus petiis lignorum. Unam capsam pro tenendis aparamentis. Certas petias plombeas. Unum batochium de ferro a campana. Duo brachia tele incerate. Certos petios lapideos marmoreos laboratos qui soliti esse erant ubi de presenti est monumentum sive archa Rmi Episcopi ferrariensis. Duos mantices ab organo veteres. Unam banzollam ( banchetta ) de ligno parvam. Tria contrapisia marmorea cum annulis affixis. Tres columnas marmoreas laboratas, videlicet duas rubeas, et unam albam. Quatuor mille vel circa de terra cocta (vorrà dire lapides) sagramatos pro selicando vel solando sacristiam episcopatus ferrarie. Duas Gornas albas marmoreas veteres. Unam lilciam (2) magnam. Unam Anguzenetam (5) ferream que est penes magistrum Meum Floren tinum marmorinum ( M. Meo da Fiorenza ). Unam Crippam (4) magnam de ferro cum tubis aliis parvulis que est penes dictum Meum. Unam canellam de metallo a lavello (5). Unum lectum cum uno capizali sine linteaminibus ( lenzuola ) et sine cultra, qui est penes dominum Jacobum a Turri Cantorem, ut asseruit dictus ser Vincentius. Facciata Ora sortiamo dall' interno , dove ritorneremo per parlare della nuova sua struttura , ed ammiriamo ciò che ci rimane di vetusto. (1) Ritengo che questi oggetti guerreschi appartenessero a qualche antico mo numento. (2) Ilcia, Ilza, cioè Treggia o carro senza ruote, che si tira dai bovi, (3) Forse piccola incudine, ovvero mola da aflilar ferri. (4) Crippa equivale a Cumba; forse un zorno di metallo. (5) Laveggio , o vaso di terra olliare ; qui, essendovi la cannella di metallo, può prendersi pel laveggio di marmo. -- 89 Sulla grande importanza cronologica della facciata , scrisse alcune brevi ma erudite parole il ch. D. Luigi Casazza (1); e sul merito ar tistico di essa facciata, dei fianchi e del campanile, il già citato mar chese Canonici con qualche dettaglio ne scrisse nel memorato suo libro. Questa sontuosa fronte presenta un tritico con quattro gallerie , tre orizzontali, e la suprema saliente ai lati dei cimacoli a linee inclinate formanti frontoni, sul culmine de' quali sono la croce, l'aquila ed il leone (2): ricoperta è di marmi regolarmente tagliati, ed a colori av vicendati in rosso , bianco e semiazzurro : è imponente per età, per maestosa robustezza, e per una regolare disposizione, che di rado si trova negli altri coetanei monumenti. Una certa somiglianza con quella di s. Zeno in Verona, su cui leggesi Hic exempla trahi possunt Jad. Nicolai che il Maffei spiega per Jaderensis , cioè di Zara , farebbe a qualcuno dubitare che anche il nostro- Artificem gnarum qui sculpserit hec Nicolaum fosse quello medesimo sculto re; dacchè ben devesi rifiutare la leggenda del Baruffaldi ( ripetuta dal ch. Cantu ) (3), che lo chiama Nicolò da Ficarolo , perchè negli ornati ripetesi frequentemente la foglia del fico. Lo stesso marchese Canonici , e prima di lui l'illustre nostro Leopoldo Cicognara nella sua storia della scultura, ebbero a smen tire quest' errore , non già perchè si abbia voluto dar origine a Ficarolo da Vico Ariolo, come dicono Guarini e Borsetti, essendo ció affatto privo di fondamento , ma bensi osservando come quella sorta di foglie sia comune a pressochè tutti gli scultori del medio evo, animati forse com'erano dalle idee e sentimenti religiosi, perchè la foglia del fico, al pari della vite, del pavone , dell' agnello e cento altri segni convenzionali del cristianesimo , erano od almeno si giu dicarono altrettanti simboli dei misteri e dei riti religiosi. Quattro leoni si veggono in guardia alla facciata : due di essi sostengono i (1) Memoria sulla importanza etc. Ferrara, Bresciani 1836, in 8. (2) Dovea esservi nel mezzo s. Giorgio a cavallo, perchè si trova notato nelle spese della fabbrica un pagamento fatto nel 1572 a Bartolomeo Copricasa per a vere ajutato a calare il cavallo con s. Giorgio ch' era sulla facciata, guastato dal terremoto del 1570, e finalmente fuso nel 1607 con la campana gettata dal Censori, come si dirà a suo luogo. (3) Dice che i migliori rilievi della facciata di s. Zeno in Verona appartengono a Nicolò da Ficarolo, che nel 1135 ne lavorava sulla facciata del Duomo di Fer rara ( St. degl' Ital. To. II, pag. 643 ). -- 90 telamoni, e questi alla loro volta le colonne, sulle quali s' innalza il pronao ( leoni, telamoni e colonne , che si rifecero in maggiori di mensioni nel 1829 (1), collocando i vecchi lavori dapprima presso la fronte stessa, indi, all'atto del generale ripulimento del 1843, nel cor tile dietro il coro): due altri sono quelli che stavano alla porta dei mesi. Questi simboli eziandio furono comuni ai templi maggiori , e sembrano un avanzo di paganesimo , giacchè romani ed egizi pone vano essi pure a guardie dei monumenti consecrati agl' idoli queste immagini della forza e del terrore , cioè leoni , sfingi e colubri. Se non che anche in questo si è voluto interpretare una mistica filosofia, al cui tesoro i soli perfetti potevano attingere. Questi simboli di santa elevazione rivelar si doveano ai soli studiosi in divinità. La simbolica cristiana, se apparisce negli ornamenti con figure e rappresentazioni di animali od altri emblemi , è detta orfica : ma pare più atta al ' adornamento di qualche tempio pagano di quello che ad abbellire la casa dove regna il Dio d' Israello (2). Di questa simbolica se ne fece una scienza misteriosa , una convenzione dei franchi-muratori o so cietà comacinesche. Accade bene spesso che gli antiquarj aguzzino il cervello, e ricorrano alle più astruse ipotesi per trovare la filosofia, l'oracolo , il mistero dove una mente serena e non prevenuta non saprebbe rinvenire che un significato il più ovvio e naturale. Per chè adunque, io pure, giacchè tanti uomini ne hanno pensato diver samente fra loro , non potrò con mia propria opinione supporre che gli artisti all' epoca del risorgimento delle arti siensi fatti imitatori dell' arte stessa , che dominava al nascere del cristianesimo , e che nelle sue produzioni stranamente amalgamò le cose degl' idolatri con quelle innovate dalla religione del Cristo , dando bensi figura e vita alle parabole del Salvatore , ma però maritandole con antiche imma gini non peranche dimenticate ? Non vedemmo noi forse anche nei secoli della perfezione artistica , cioè nel XV e nel XVI sortire dalle mani dei più distinti pittori e scultori un numero immenso di pro duzioni, entro le quali , fra i santi apostoli e i dottori ei campioni della Chiesa , figurarono in atti lubrici ed osceni dei satiri e delle ninfe, delle sfingi ed ogni sorta di animali? Ogni secolo, o piuttosto (1) Questo lavoro, reso necessario dallo stato minaccevole del pronao, fu eseguito con sapiente armatura e sotto la direzione dell' archit. comunale prof. Giovanni Tosi. (2) Banchero Giuseppe- Il Duomodi Genova illustrato e descritto: Genova, Fer rando, 1859, a pag. 133. 91 ogni epoca delle arti ebbe un carattere proprio, non solo nelle ester ne forme , ma pur anco nella parte intellettiva (1). Tornando al Ni colò scultore ( di s. Zeno), curioso assai è il rincontro che si trova in questi due versi << Tutto quel, che vedesti, opra e lavoro « Fu dei Pisani Nicolò e Guglielmo >> e nella nota si aggiunge che nel XII secolo, come si ha dal Tiraboschi, fio rivano nella scultura Nicola e Giovanni figlio di lui, e così pure Guglielmo converso dell' ordine de' predicatori, e discepolo del suddetto Nicola (2). E dissi curioso; perchè anche noi abbiamo li due nomi, Nicolò scul tore, e Glielmo cioè Guglielmo auctore. Certo è in ogni caso che non sarebbero i Pisani, perchè Nicoló padre di Giovanni venne a vita nel secolo XIII, e Guglielmo converso dei domenicani , architetto e scul tore, moriva nel 1313, come scrive il ch. P. Marchese, nè potevano questi perciò eseguire la facciata di san Zeno , se la chiesa , come asserisce il Gualtieri , cominciata fino dal secolo IX fu compiuta nel 1138. Prescindendo pertanto da questi nomi , chi potrebbe assi curare che il Guglielmo autore della nostra Cattedrale sia l' Adelardi che ne fece la spesa, o piuttosto l'architetto che ne diede il disegno? Nè ciò, io credo, toglierebbe alla verità della iscrizione, che fu ripro dotta sul pavimento, relativa a Guglielmo Adelardi, perchè non sarebbe affatto cosa inconciliabile che l'un Guglielmo fosse, come dissi, l'ar chitetto, e l' altro il benefattore munificente che ne pagò la costruzione. La statua che scorgesi allato alla porta minore verso la piazza, è di Alberto d' Este in abito di pellegrino, messavi nel 1393 per decreto fattone dal Comune il 25 marzo , a gratitudine delle Bolle riportate nel suo pellegrinaggio a Roma nel 1391 sulle enfiteusi e sulla Uni versità degli studj. Sfuggi alla distruzione del 1796, forse perchè cre duta l' immagine di un qualche santo. Quando ancora non si cono scesse chi rappresenta, si scorge di leggieri come vi fosse collocata in' tempi posteriori, se vogliasi por mente che il vertice del cuspide sor montante la nicchia ricopre in parte un antico pertugio ; come al tresi che i lati esterni del cuspide istesso erano adornati di cespi (1) Dicesi che ' illustre orientalista Giuseppe Hammer-Purgstal abbia scritto in torno alla spiegazione orfica dei bassirilieri e figure di questa nostra facciata : ma non mi fu dato di leggere il Foglio straniero, sul quale lo scritto venne inserito. (2) Gualtieri Bartolomeo arciprete di s. Zeno Maggiore Maggiore di Verona, poemetto: Verona, Bisesti, 1832, in 8. La Basilica di s. Zeno 92 dello stile del secolo XIV, come lo dimostra un qualche avanzo tut tora esistentevi, mentre nel resto rimangono i soli fori, ov' essi erano contenuti dai pironi. Afianco della nicchia è incisa la Bolla sui beni enfiteotici per opera di un Tedesco Henricus de Colonia Aurifex come sta scritto in fine: quei caratteri, forse in origine posti ad oro, vennero ripuliti nel 1601, e nel 1843. Affatto oscura è la significazione di quella testa colossale di donna, che, postavi nel 1601, vedesi sporgere al di sopra dell' arco della suc citata porta minore , e che volgarmente viene denominata Madonna Ferrara. Nel sottarco scorgesi per entro un circolo una di quelle croci che i blasonisti dicono patenti, e sopra di essa una mano in atto di benedire, con che i fedeli rappresentarono anticamente il Dio Padre, sino a quando la chiesa più oltre non vietò di poterlo effigiare sotto forme umane ; e siccome nell' architrave si veggono traccie di una scrittura, che il Guarini, Dio sa come, interpreto- ab aquis multis libera nos domine-, così invalse la opinione che la mano fosse in dizio di un' inondazione del Po salita a tanta improbabile altezza. Una testa con busto ad alto rilievo del pontefice Clemente VIII fusa da Giorgio Albenga in Ferrara nel 1601, come si ha dal contratto esistente negli atti dell' archivio governativo , nel 24 maggio venne collocata per volere del card. Collegato sulla fronte del tempio a fianco della porta minore dal lato di Gorgadello, togliendone Madonna Ferrara, di che ho più sopra parlato : indi vi si aggiunse al di sotto la iscrizione pur fusa in lapide di bronzo. Levato il tutto nel 1796 il di 11 ottobre, vi fu riposta nel di 8 luglio 1843 e vi si trova pre sentemente la testa ; ma gli ornati e la lapide andarono dispersi , e nel 1844 vi fu sostituita la stessa epigrafe incisa in marmo , ai piè della quale sta scritto-Georgii Albenga opus-. Ciò sta bene : ma doveasi con secondaria iscrizione almeno ricordare che l' Albenga non la esegui già in marmo, bensi in bronzo, e che quella è una copia. Di nessun documento potrei recar notizia intorno alla statua se mi-colossale che nel 1427 fu posta sulla loggia del pronao , e chẹ dicesi opera d'un Cristoforo da Firenze : solo si ha dai libri della fabbrica che fu indorata nel 1590, e nel 1676. Le colonnette di marmo, con catene, che racchiudono l'area del sacrato, vi si piantarono nel marzo del 1591 affinchè non fosse pro fanato un terreno, che per lungo tempo servi anche a cimitero, prima che a ciò servisse il cortilazzo, o piazzetta di Gorgadello. --- 93 Fianchi e Loggiato Differenti fra loro erano i due fianchi. Quello a settentrione con serva la sua originalità con la galleria che lo ricinge , per un terzo più in alto del rimanente, le cui colonne e capitelli farebbero sup porre una maggior antichità; ma è spoglio di ogni altro ornamento. Delle porte che vi erano, tuttora mostra le orme sull' incolta parete. L' altro dalla parte della piazza, o di mezzodi , presenta un magni fico aspetto , e meglio lo presenterebbe se integro fosse nelle sue parti antiche. Sulla sua linea superiore ricorreva un ornamento, che dalla descrizione rimastane in un manoscritto di oculare testimonio può dirsi del secolo XIV. Infatti vi si ergevano in marmi alternati di bianco e rosso piramidi con grandi trafori a circolo, intercalate da torricelle ottagone al di sotto, e sessagone superiormente, due delle quali dal lato che prospetta il palazzo della Ragione portavano scol pite in seno l'una l' aquila Estense, l' altra lo stemma del Comune. Dei quali ornamenti ci è testimonio un' antica stampa d' intaglio in legno, della quale avrò d' uopo di parlar nuovamente. Vi erano due porte, una inferiormente detta dello Staro, perchè vì stavano lo staro ed altre misure di capacità per campioni a comodo dei commercian ti (1) ; l'altra ove stavano confitti i campioni del passo , e di altre nostre misure lineari , otturata nel 1718 , ed affatto distrutta nel 1736, denominavasi dei mesi , perché avea gruppi di piccole figure rappresentanti ognuna le operazioni campestri relative appunto ai do dici mesi dell' anno. La detta porta , della quale si veggono ancora le vestigia di fronte alla via di san Romano, adornavasi di due grandi colonne di marmo, sostenute da due ippogrifi (uno de' quali giace nel cortile dietro al coro ), e sormontate da un arco diviso in dodici scom parti , che contenevano i gruppi summenzionati. Sotto l'arco stava un Salvatore con la croce in atto di benedire calpestando l'aspide e il basilisco: intorno alla porta eranvi altri scompartimenti quadrilateri, con entro alcuni bassi rilievi esprimenti alcuni fatti della Genesi ; ed ai lati erano pure due statue al naturale, una di vecchio rivestito di (1) La porta dello Staro dev' essere stata chiusa prima del 1594 , perché in un rogito di Girolamo Colornio del 15 novembre sta scritto apotheca constructa ubi solebat esse porta dictæ ecclesiæ ( Cattedrale ) nuncupata Porta dello Staro. 94 giacco ed armato d'asta, altra di giovine con usbergo e con elmo in testa, e con la spada imbrandita, tenenti ambidue un alto scudo crocesegnato , forse ad accennare a que' Adelardi che militarono alle crociate. Superiormente all' arco poi erano li due leoni di marmo rosso ( dei quali parlai alla facciata ), che sostenevano colonne ag gruppate in quattro ordini ; e su di esse poggiavano gli archi del coperto della porta. Sopra tutto ciò, un Redentore, quasi a pieno ri lievo, benediceva il popolo, nel mentre che a' suoi fianchi stavano inginocchiati un giovane ed un vecchio coperti di antica toga nel corpo, e di una cuffia a cappuccio nella testa. In origine tutta la Cattedrale scorgevasi per intero, isolata sulla piazza, priva delle inopportune adjacenze, che la deturpano ; e tanto più doveva essere di sublime apparenza, in quanto che compariva eziandio in tutta la sua altezza ; il che non è ora, essendosi alzato il piano circostante (1) , che ha sepolto buona parte del muro, col sedile che tutt' attorno coronava il basamento , com' ebbi a vedere io stesso quando pochi anni or sono si apposero quelle impelliccia ture di marmi nel fianco di Gorgadello, per toglierne le sozzure. Ri cordo ancora che nel fianco meridionale sta incisa lungo il fabbricato un' iscrizione, della quale potei vedere una partę nella circostanza di un restauro di alcune botteghe (2). Ma queste ben presto devono esservi state addossate, od almeno i porticali , mentre pei medesimi fu emanata una legge statutaria fino dal 1264. De porticalibus extra Episcopatum, et juxta Episcopatum ma nutenendis Statuimus quod Porticales manutenentur , et reaptentur per potestatem quoties opus fuerit, et ibi fiat bancha, et teneatur expe dita... et nullas habere debeat tabulas neque barulam etc. Quindi è da supporsi che le panche siensi fatte, od almeno rinnovate in detto anno, e che vi fosse un porticale a rifugio del popolo dai raggi del sole, e dalle pioggie. Se non che, stando alle cronache, nel 1327 vi si co (1) Nel disfacimento delle bottegucce presso il palazzo estense, la colonna che sosteneva un tempo la statua di Borso trovossi sepolta per tutto l'imbasamento, ed alquanto superiormente all' imoscapo. (2) Il sedile appoggiava, dalla parte della piazza, ad un' impellicciatura di mar mi in gran parte gentili, sui quali , a ricorrenza del sedile stesso, leggevasi una iscrizione latina con abbreviature. Mons. Antonelli tento di rilevarne copia , ma nol potè per intiero , perchè in parte coperta , e perchè in parte devastata per appog giarvi i muri delle botteghe. 95 struirono botteghe, le quali nel 1332 come riporta quella dell' Equi cola, si bruciarono per un incendio. Nel 1468 si tratto dal Comune di costruire quella Loggia , che vi si vede ancora oggidi , chiamata de' strazzaroli , ossia de' mercanti di drappi e seterie, purchè non in gombrasse piazza per più di otto piedi ; ma si cominciò a costruirla soltanto nel 1473 (1). Sabado 20 Marzo Ala Compagnia del Arte deli Strazaroli dela Cità de Ferrara, e a tutti li altri artefici che hanno botege nela piaza del Comun a presso el' muro del Veschoado dal Campanile novo persino al banco del Cornachia, ducati trecento d'oro de V. (Venezia), et per loro a M. lacomo, et Albertino fratelli de Riaschoni tajapredi ducati doxento trenta d'oro de V. et a M. de Lecho, et a M. Ambroxo de Millano, compagni tajapredi du cati setanta d'oro Venetiani , li quali ducati trexento il Chomun de Ferrara li presta de puro amore per tuto lo anno presente ali dicti strazaroli, et altri che hano botega ut supra, cioè cadauno per la ratta sua: et questo per la fabrica dele dicte appoteche poste apresso il dicto muro del veschoado ; le quale se fano de prede de marmoro novamente per ornamento dela cità de Ferrara nela piaza, de comandamento del Ill. sig. Iachomo Trotto Iud. deli XIJ Savj del Chomunede Ferrara , cum voluntade et aconsentimento delo Illmo. sig. Nostro. La loggia era coperta di un ambulacro cinto di una balaustrata marmorea, e di ampie lastre di marmo n'era il pavimento, come da conto tassato per maestro Benedeto da Rimene ingegnero a ciò electo : vi si ascendeva per due scale poste ai fianchi della porta dei mesi, e colà si adunavano e principi e dignitarj e ricchi personaggi per godere degli spettacoli, de' tornei ed altre pubbliche feste che aveano luogo sulla piazza. Degli abusi e non pochi ebbero a verificarsi ri guardo alle botteghe ; per cui nella visita decretata già dal Pontefice Pio V, ma eseguita solo nel 1574 , si ordinò che non si affittassero per arti sordide o strepitose, che non vi si costruissero latrine, che i paraventi di legname non occupassero troppo spazio, e tutto ciò sotto pena di ecclesiastiche censure. Si era occupata persino l' area del sacrato , inalzandovi presso la facciata delle botteghe di legno , che per ordine del vescovo vennero disfatte nel 1591, ma che poscia (1) Da ciò ben vedesi che le botteghe doveano preesistere alla loggia, la quale appunto è ristrettissima; e che il verone superiore dovea occupare soltanto lo spazio della loggia stessa. Le botteghe erano interrotte dalla porta dei mesi , distrutta la quale furono poi congiunte fra loro con altre intermedie. 96 vi furono arbitrariamente ricollocate , perdurandovi sino alla metà circa del secolo scorso. L'erezione di un più ampio loggiato venne intrapresa nel 1844, con disegno dell' architetto prof. Giovanni Tosi già nominato ; indi sospesa non saprei dire se per insorti ostacoli, se per cangiarne le forme , o se pel grave dispendio ; dacchè la parte che ora si vede costò al Comune, oltre al concorso dei proprietarj delle fronteggianti botteghe, circa due mila scudi. Al capo di questo nuovo porticato venne apposta nel 1849 una lapide, in cui a caratteri messi ad oro stanno segnati i nomi di quei generosi cittadini che si diedero in ostaggio agli austriaci per garantire la contribuzione imposta alla città ; lapide che fu scoperta il 9 marzo. Campanile e Campane La torre campanaria gareggiar potrebbe con le più celebri d' Italia, se fosse compiuta. Piantatene le palizzate, gettatine i fondamenti nel 1412 per volere di Nicolò Estense, non si vide però a sorgere che poc' oltre sopra terra, forse per mancanza di denaro, dacchè poco ebbe a fruttare il progetto fatto e posto ad esecuzione di Nicolò da Campo Ufficiale alla banca dei soldati, e non si riassunse la costru zione che nel 1451 dagli Evangelisti in suso, compiendosi l'ordine primo nel 1458. Indi si videro aggiunti il secondo ed il terzo, domi nante l'Estense Ercole I, ed il quarto ultimossi regnante Alfonso II (1). Si vorrebbe architetto del campanile lo stesso Nicolò da Campo : con quale fondamento, io non saprei dirlo. Forse invalse tale credenza dall' averne egli, come si disse, suggerito il modo a supplirne alle spese; ma io non crederò si facilmente a questa popolare tradizione, od alla cronaca del non troppo fedele da Marano, quando non la vegga consolidata da qualche argomento, ovvero dalla conoscenza di qualche altra opera d'arte di quel Ministro Estense. (1) Diario ferrarese nel Muratori. Si veggono infatti nella base dell'ordine primo i simboli de' quattro Evangelisti; ed un tempo l'altra base inferiore do vea ben essere di maggiore altezza, dacchè il piano della piazza è ben noto essersi alzato di assai. Frizzi , a pag. 10 , to. IV, dà notizie sulla costruzione , ma con non poca incertezza sulle varie sue epoche e sui costruttori. Vedremo da queste memorie assai schiarito un tal punto dell' artistica nostra storia.-- -- 97 Ora non farò io che riportare con ordine cronologico tutte le partite da me vedute, ove interessi conoscerle nella loro integrità, ovvero esporne il contenuto, e cosi costituire una specie di giornale. 1451. 30 gennaio. — Il marchese d' Este determina che per la fabbrica del vescovato sieno esenti da dazio li materiali da intro dursi-pro ut etiam alias fuit decisum pro ramo et stagno conductis pro statua Ill. q. Dni Nicolai March. conficienda- (Arch. Com. lib. 2, n. 28 lib. A pag. 100). Ed altrettanto si ottiene dalla Signoria di Venezia pei marmi provenienti da Verona, e dall'Istria, bianchi, rossi e neri, come si ha da una partita di spese del 1465 per le litere de la gracia de' dacij de le prede marmore che vengon etc. Il muratore che portò a compimento l' Ordine o Dado primo , fu Cristoforo del Cossa, concorrendovi pure quel Pietro Benvenuti , inge gnere ducale e del Comune, detto Benvenuto dagli Ordini, forse, come sembra doversi ritenere , per avere diretta la costruzione di questo , e degli altri due dadi , come troveremo. Chi ne lavorò i marmi fu quale artefice primario Bartolomeo detto Meo da Firenze, con M. Lo renzo de Guido da Chomo, Lucha de Iacomo da Firenza, Lunardo de го ro Nicholò de Maffei da Verona, M. Albertin da Mantova (che vedremo essere de Rasconi) , M. Iachomo Lazaro da Venezia, M. Lorenzo de frixi (forse per operare i fregi) da Chomo, M. Alvixe da Venezia, e li M. Fiorino e Mattia, tutti taglia pietra viva, ossia scalpellini. ro ro 1456. A Mastro Paolo di Lucha da Fiorenza per soa manifattura de qua tro fenestre , e cornixate , et a M. Bartholomeo de Checo dito Meo taja preda so cuxino, che abitava in una casa dal Castelo vecchio di ragion de Mistro Pelegrin Punzinella Marangon, lavorante esso pure al Campanile L. etc. 1458. Si paga Antonio di Francesco Naselli fornaciajo nel borgo san Luca per le pietre. Dello stesso 1458, come accennano memorie nel libro della fab brica, fu terminato ' ordine primo (1). Sembra che si proseguisse immediatamente a lavorare negli altri due , perchè poi nel 1464 si conviene cogli scalpellini per le impellicciature dei succitati dadi. (1) Infatti ecco due partite del 1458, l'ultima delle quali del 9 novembre. = Per carta e asse a M. Piero degli Ordeni per fare el desegno del centano de la pri ma volta del champanile- Formajo, povine ( ricotta ) , ove p. fare una torta ai muradori e marangoni, per la prima volta del champanile , la qual questo com pieno a serarla. 7 -- 0 98 1461. A M. Piero de Benvegnudo dagli Urdini murador per l'ultimo corso de prede ( s' intende dei marmi ) fato per Meo da fiorenza Lire etc. Dall' estratto, che qui riporto, di un rogito di Mengo dall' Arme , in data del 26 ottobre 1464 ( nell' Archivio Notarile ), si rileva che di questo anno furono stabiliti i patti coi fratelli Albertino e Iacobo dei Rasconi da Mantova (1), per la impellicciatura degli ordini secondo e terzo, come si era fatto pel primo con M.º Meo. Pacta et conventiones Laborerii Campanilis Episcopatus Ferr. pro fabrica Episcopatus cum Magistris Albertino et Jacobo de Rasconibus de Mantua marmorariis seu lapicidis. In Curia Episcopali etc. presentibus etc. Venerabiles Canonici (fra cui Emanuele Guarino ) Omnes rectores et gubernatores fabrice Episcopatus Ferrarie desiderantes opus dignissimum et laudabile ac quippe ab omnibus intuentibus admiran dum campanilis marmorei Ep. Ferr. prope sacrist : ipsius Ep. incepti , pro sequi et ad finem et perfectionem ornate et perfecte deduci per specta integritate et laudata experientia Artis et Magisterii Magistri Albertini et M. Jacobi fratrum de Rasconibus de Mantua marmorariorum, seu lapicida rum civium ferrariensium, de cont. s. Agnetis, qui ne dum Ferrarie, sed Bo nonie et alibi circa marmorea edificia ac laboreria laudabiliter sese gesserunt etc. . promiserunt incipere, mediare et perficere fabricam et constructio nem tante partis Campanilis predicti super ea parte que nunc jam cepta et constructa reperitur, quanta bis facta reperitur, videlicet duas fenestratas (cioè due ordini) unam supra alteram in altum ad instar prime fenestrate etc. . et cum marmoribus albis rubeis nigrisque cum voltis et columnis sicuti prima ipsa fenestrata predemonstrat , et secundum designum per eos exhibi tum prefactis rectoribus fabrice etc. etc. .... et laborare in eis duabus fenestratis faciendis lapides marmoreos histrianos et veronenses sufficientes laudabiles bonosque et boni membri, et quod fenestre que fient in fenestra tis duabus partibus vadant etc. = con gli ulteriori patti cioè : 50 ducati d' oro di sigurtà; che lavorino continuamente, e vi sia sempre l'uno o l'altro dei fratelli , quatuor chiavarolos marmoreos pro quolibet pede, e per ducati d' oro 85 per ogni piede ecc.; mate riale di marmo a spese della fabbrica , ma a cura dei Rasconi , da (1) Tutti gli scrittori , compresi il Cicognara ed il De Boni , diedero sempre a questi due artisti il cognome di Rusconi. Trovai nelle note o giornali del Comune più volte ripetuto invece Raschoni; ma ne venni poi fatto certissimo da questo do cumento originale, i cui caratteri sono intelligibili pienamente. -- 99 0 ritirarsi dai medesimi ; la casa per gli utensili ecc. come si fu soliti a M.º Meo da Fiorenza, qui primam fenestratam dicti campanilis per fecit...... e diedero giuramento. Ed infatti nello stesso anno ne aveano già cominciata la esecu zione, perchè ne ricevono un pagamento. ro ! 1465. 8. Marzo. M. Benedetto de Arimino Marangone si obbliga al Comune, ed al Massaro della fabbrica del vescovado, di provvedere il legname per l' armatura del campanile novo de marmo , sursum et supra ipsum campanile, juxta designum et edificium ipsum factum ac fabricatum de lignamine.- La quale armatura venne poi costruita; ed a far si che la Plebe non la danneggiasse in occasione di allegrezze, per le quali allora si usavano i fuochi detti falò, convenne regalarla generosamente, nel mentre che i Massari della fabbrica fecero dire una messa, affinchè pure il divino ajuto in ciò non mancasse (1). 1466. 7 novembre. A m. Zohane Trullo ( che farò poi conoscere essere una stessa persona che il Bianchini) depintore de have livre 54. 10 m. per sua manefactura et spexa de haver depinto de colurj fini et messe doro parte, et parte de stagnoli dorati li zinque scudi posti suxo la segonda fe nestrada del campanile novo, cioè uno cum l' arma ducchale del N. S., dụi cum sue divixe, et li altri due cum le arme del chomun nostro de Ferra ra monto la spexa L. 20: 10: 2 : et L. 14. la manifactura del dipinto re, come appare. Da questa partita viensi a conoscere che nel 1466 trovavasi già compiuto l' ordine secondo. Die ultimo xbris L. 25 : 6 : 6 : Item per sua manifactura et spexa de haver lavorado et posto de oro fino le zinque teste de marmoro poste sopra le arme affixe al campanile, et per havere dorate le zinque corezze (queste ora più non vi sono) de ramo'poste al collo a dicte teste, et ficte et apicha te a dicte arme. 1466. 9. 9bris. M. Mathie di Castaldi da Milano tajapietra de haver fio rini diexe d'oro per sua merzegna de havere sculpido inpreda marmora la figura de san Maurelio in Pontificale da la corexa in suxo , cum una festa (1) Ciò era pure avvenuto nel 1458, in cui, dopo aver dovuto riparare la ruota che serviva ad innalzare i marmi, affinchè i fanciulli, col farla girare , non la gua stassero, gli stessi Massari diedero a M. Zohanardo di Chadinelli Marangon uno fiorino d'oro milanese, perchè la sua brigata non abbruciasse la ruota e l'arma tura, che non si rifarebbe neppure con Lire 200; la quale brigata diede gran danno in piazza e per la città, bruciando panche, paraventi (ripari di botteghe ) e tavole per la nuova della elezione di Pio II parente del duca Borso. ( festone ) de intorno al anticha, che se ha a metere in quelo tondo de la prima fenestrata ( ossia ordine ), che fece M. Meo da Fiorenza. 0 Da ciò si vede che il s. Maurelio vi fu collocato quando era già fatto il secondo dado. 1467. 15. Aple. A M. Zoane Trullo per suo magisterio oro et coluri de havere depinta et adornata la imagine de preda viva de S. Maurelio posta nel campanile novo in la prima fenestrada, L. 11. 0. 0. Ora vedremo che l'ordine terzo venne terminato nel 1493, alme no per la parte di cotto, e coperto di tavole e legnami a riparo delle campane che vi si posero ; che fino da quell' epoca il duca già or dinato avea , e fatto eseguire da Domenego de Parixe ( genero di Nicolò Baroncelli ) ancor vivo il disegno pel totale compimento della torre ; e che fino dal 1494 era già stabilito di proseguire il lavoro al quart' ordine , dacchè si trova che in detto anno aveano assunto di farlo M. Rinaldo de Renaldo Murador, e M. Iachomo de Rasco ro ni da Mantoa tajapreda , per haver tolto a far la quarta fazada del Campanil de preda viva, como de preda cotta, ferramenta etc.; il che poi non ebbe a verificarsi nė del 1494, nè in appresso, ma soltanto nel secolo susseguente bene avanzato. 1473. Cogl' imprenditori Giacomo ed Albertino Rasconi lavora vano altri tagliapietra da loro dipendenti , ed erano , come da nota del 27 ottobre, Iacomo dicto Barassa vano e Domenego da Verona nese )-- Zorzo da Como Mazollela da Verona-- Bernardino da Verona-- Stie Iacomo Iachomo da Varena (territorio modo Comando (sic) de Voltolina Andrea et Iachomo de S. Polo 1486. 14 Ottobre. Pagamento a M.º Iacomo Diante marangon per una ruota grande di legno, con suo telaro, per tirar su calce, pietre ec. 1487. Chabriel de Frisoni da Mantoa tajapreda , che al presente abita in veronese in val Polesella , per prede marmore che promette spedire, fra cui le seguenti pietre lavorate Per otto volti fornidi da finestre a rason de L. 35 l'uno. Per 4 mesoni ( mensoloni ) a rason de L. 30 l' uno. Per piedi 127 de architravo a soldi 20 al pè. Per piedi 86 de vovolo ( ovoli ) a soldi 30 al pè. Per piè 114 de cornisoni a L. 3 al pè. Per piedi 73 de piani bianchi e rossi a soldi 12 al pè , e così per altri piani, per sordelli bianchi e rossi ecc. 1487. M. Bellin da la MassaMurador che messe in opra i chapitelli de marmoro de le cholone, et lavorò etiam de preda cotta. 100 -- 101 1489. Et al dicto Frison per uno pezzo de preda marmora in uno trian golo, che monta L. 14 m. de la qual preda se a a far far uno s. Zorzo a cha valo con el Dragon soto , intajado et de rilievo ; el qual s' haveva a meter in faza del campanil chomo fo el S. Maurelio. Et per dui schudi de preda marmora granda per far l'arma de Monsignor Veschovo de Ferrara , la qual se haveva a meter nella fazada ali cantoni de dito campanile segondo le altre arme (il quale san Giorgio poi non vi si pose). 1492. 21 Ian. A M. Domenego del Chavallo ( Parixe da Padova ) deve havere L. 5 m. per parte de uno modello de legname, el qual fa el dito Do menego de la similitudine del campanil fu fato, e che resta a far, segondo che per dito modello appar de chomission del Mag. Judexe dè xij Savj 1495. 24. Dexemb. Et al dito L. 2. per chason del modello del campa nil a lui dado a conzar et a far in altri modi et fantasie per far la quarta fazada va aperto le finestre d' intorno intorno ; et questo se fa per chason che l' excell. del N. S. possi veder qual più a S. S." piasera azio se sapia quale se haverà a far per poser livrar dito Campanil, et perché el dito M.° Domenego se duol et dice non lo vol far se lui non vien pagado pel model quanto sia per le tre fazade con sua chuba de sopra etc. E qui ognuno può ben vedere di quanta importanza sia la so vrapposta partita. Fu sempre creduto che agli odierni quattro ordini della torre dovess' esservene aggiunto un quinto , indi la cupola o guglia ; e qui si parla di un modello eseguito e cangiato in più modi , affine di poter farne la scelta. Non sarebbe stato credibile che si fosse cangiato disegno nel quarto dado , se un quinto avesse do vuto comparirvi sopra. Ma decisiva è l' espressione della partita stessa in due punti, cioè dove dice per far la quarta fazada , e dove sog giunge per poser livrar dito campanil. Cosi ora si potrà tenere per certo che il tratto di cornicione assai sporgente in uno degli angoli alla sommità del quarto dado segni il confine della torre quadrata , e la base, su cui dovea poggiare la cuba o termine acuminato, qua lunque disegno poi si fosse prescelto, come già ne portava opinione il Frizzi ( to. IV , pag. 13 ) scrivendo = sembra che non si avesse in animo di andar più in alto (1) =. In quanto al quarto dado noi ve diamo che il duca preferi di farlo costruire conforme ai tre altri sottopostivi ; colla sola variazione che le mezze colonne delle finestre, (1) Il march. Canonici nel suo progetto ha pure seguita l'antica idea o credenza, progettandolo di cinque ordini , sui quali pose un' ulteriore fenestrata ottagona , o per così dire tamburo , che fa base alla piramide. Vedremo che anche il nuovo progetto del 1790 tendeva ad aggiungere un quinto dado. -- 102 0 anzichè poggiare colla base sulla cornice dell' ordine sottoposto, come nel secondo e nel terzo, si posano, in quanto alle due estreme, so pra piedestalli, ed in quanto al binario, sopra uno stilobato. Proseguono le partite relative al terzo. 1493. A Francesco Minichin per mandar a chomprare oro a Venezia per far dorare le litere che hano ad esser poste suxo al Campanille. It. alla Dadia et per epsa a M. Bartholomeo Tristan murador per compto de la fabrica del murare de preda cota lui fa al Campanile de marmoro ecc. It. a M. Ludovico Barigozo p. sua merzede de havere internado et in castrado litere all'antiga (1) che hano andare ne la fazada ecc. et per ovre a impiombare litere dorade a oro masenado e a fogo etc. It. a Domego dal Chavalo che fuse le letere sessanta , sedexe punti, et un titolo (sic) furono dorade a mordente da Lachin Malazissi orevexe a sol di vintotto ' una intajade da Lodovigo Barigozo ecc. It. Alla Dadia etc. per conto de opere a tirar suxo lo campanile de pre da viva prede, calzina, et tavole per metere el piovente de la terza fazada al dicto Campanille , et per epsa Dadia a Belin de la Massa murador , che mise in opera dicto piovente ( dal che si viene a conoscere come del detto anno 1493 fosse già innalzato questo terzo dado ). ro 1494. Iacomo Rasconi da Mantova, e M. Renaldo de Rinaldi compagni ( forse il Benvenuti era morto ) presero a fare come già si è detto, la quarta fazada, mediante rogito di Antonio Bonacossi detto il Grasso, del 2 maggio 1494 ( che non esiste nell'archivio notarile), e vennero pagati del lavoro terminato alla terza , e del piovente sulla medesima, sulla quale avrà a prinzipiare el basamento della quarta fazada. E qui finiscono le partite della terza, nè si conosce come non ve nisse portato ad effetto il succitato contratto , nè più oltre se ne ha novella sino al 1579, in cui cominciasi nel maggio ad armare il campanile, e nel 3 agosto si trovano pagate L. 7: 16: a M. Iseppe Bastarolo (Mazzuoli, distintissimo pittore), cioè ducati duj da soldi 78 Iuno, per el desegno del Campanile, che forse venne richiesto dal Duca. ro Ora eccoci a poter assicurare che il nostro celebre Giambattista Aleotti fu il direttore dei lavori al quart' ordine, non già l' inventore, perchè, come ognuno può vedere, non trattavasi che di compiere un'o pera già tanto inoltrata. (1) All' antica intendesi qui romane, perchè il moderno d' allora era il gotico, o semigotico, com' ebbi già a dire parlando dell' arca di Urbano III. -- 103 1580. 29 Aprile. Lire 39 pagate ai frati degli Angeli per conto de' mar mori havuti da loro per lafabrica del Campanile, et p. loro a M.'" Gio: Batta Aleotti Argentese. It. a dì 4 Zuguo L. 13: 16: m. a GB: Aleotti Architettore della fabrica del Campanile, a conto delle sue provisioni. 1 It. a dì 12 Dec. A M. Lorenzo Nogari e compagni tajapredi per loro havere come da lista dell' Architetto- (e quindi seguono molte altre par tite sino al 1582). ro 1582. Pagamento a M. Lorenzo Nogari scalpellino per avere in tagliati piedi trenta dei vuoti ( sic ) de' capitelli delle colonne del Campanile : e seguono partite diverse di lavori ordinarj sino al 1594, in cui si trova pagamento a M. Andrea Pelizzoni e compagni, a ro ro ro ro M. Camillo Foscardo, a M. Gio. Antonio Guardino, ed a M. Iseppo, tutti tagliapietre. 1596. Il lavoro viene misurato d'accordo fra l'architetto direttore Aleotti, ed Alessandro Balbo altro degli architetti ducali, quello cui si debbe il sontuoso tempio di M. V. in Reggio. Terminatosi l' ordine quarto , pensavasi di portare a termine il grandioso lavoro, e già se n'era spedito disegno al Pontefice in Roma, ed altro si diede al card. Legato di Ferrara Pietro Aldobrandini, il quale, avendo tolta la Dadia ch' esigevasi a favore della fabbrica, im pedi per tal maniera di poter compiere allora l' insigne monumento. 4600. Lire otto m. a M. Sigismondo da Vento (Aventi) per haver fatto il desegno del Campanil per mandarlo a Roma a Sua Santità, e pel cannon de latta da porvelo dentro soldi 18.- più Lire 8 per altro desegno da dare al card. Aldobrandino 一 . Il campanile fu varie volte percosso dal fulmine; ma in particolar modo dell' anno 1630, in cui furono guastate le lettere Divo hercule secun. imperante, che sono entro la fascia del secondo dado, e poi restaurate ; indi nel 30 ottobre del 1687, in cui quelle lettere di bron zo si staccarono, nè più vi furono rimesse, ora scorgendovisi le me desime ad incavo nel marmo. Forse Iddio volle dare ai nostri avi un avvertimento come agli uomini per quantunque virtuosi non abbiansi per adulazione a dare gli attributi che si deggiono soltanto a Lui. ro 1735. In settembre viene riparato il coperto da M. Francesco Trentini Marangone, e postavi una base delle colonne ch' erano già sotto l'antico pulpito. Questa base serve di acroterio, su cui si con ficco il pennello sormontato dalla croce. Al finire poi del secolo scorso venne fatto un modello di campanile, su disegno del distintissimo -- 104 nostro architetto Foschini, e coll' opera di M.º Giovanni Benetti detto Moretti ingegnere e meccanico ferrarese, collocandosi ai quattro angoli della base della cupola quattro statue rappresentanti il b. Alberto Pandoni, il b. Giovanni da Tossignano, la b. Beatrice d' Este seconda, e s.ª Caterina dei Vegri; modello, che ora sta nell' archivio capito lare (1). Forse dovea servire al compimento della Torre, per la cu pola della quale si procurarono altri disegni adattabili, e si esposero alla pubblica vista, affine di scegliere il più gradito (2); ed allo scopo di trovar mezzi all'opera , venne aperta una lotteria nel luglio del 1791 per diecimila voci di centesimi 53 per ogni mese per sei anni, per poi disporre delli 72 mila scudi la metà nel lavoro , e l'altra in premj nella ragione di scudi 6000 per ciascun anno del sessennio: in pari tempo richiamavansi anche offerte volontarie, da deporsi en tro una cassetta collocata nell' atrio del Tempio , colla iscrizione Pel Campanile-. Il manifesto a stampa di questa lotteria vedevasi firmato dai presidenti e deputati canonici Giovanni Montanari, Loren zo Dorighi, Onofrio Minzoni, e Conte Gio. Battista Masi; ma le offerte e le azioni della lotteria non corrisposero al bisogno, nè altro modo si rinvenne per procacciare il necessario denaro, e più non si parlò del tanto desiderato lavoro. Non solo peraltro si procedeva perspica cemente a quel concorso di disegni e progetti (3); chè anzi con molta sapienza in prevenzione a questi erasi già chiesto ed ottenuto sino dal precedente anno, cioè nel 1790, un voto dell'illustre nostro concittadino cav. Teodoro Bonati , per conoscere se con piena sicu rezza si fosse potuto far luogo a tanta impresa. Il qual voto ( ma noscritto della pubblica Biblioteca ), lasciando a parte alquanti altri studj ed assaggi preparatorj , mi piace di qui riportare intieramente, osservando che ottenne pure l' approvazione del conte Giordano Ric cati matematico , il quale aggiunse doversi accrescere i ligamenti delle marmoree impellicciature , palesandone la convenienza il fre quente bisogno di restaurarle. (1) Questo modello in legno ha quattro ordini , con sopra un tamburo rotondo ad otto finestre eguali alle altre , sormontato da un attico con finestre a circolo , e poscia da una cupola pure circolare ben poco svelta. (2) Da questa misura, o concorso, ben si scorge che l'antico modello non dovea più esistere negli atti della fabbrica, od almeno limitavasi agli ordini senza la cupola. (3) Vi sono tuttora i disegni, fra quali uno a cinque ordini, con una specola che sovrasta all' ultimo; il che al certo non produce buon effetto. -- 105 Al sig. conte canonico G. Battista Masi Dall' annessa memoria, che non avrebbe potuto capire in questo foglio , potrà raccogliere il rispettabilissimo sig. conte canonico 1.° Che la torre di questa Cattedrale ha una pendenza da maestro a sirocco non uniforme, e che dei quattro ordini che la compongono , il se condo e terzo pendono meno del primo, e che anche meno pende ilquarto. 2.° Che la grossezza dei muri è la medesima in tutta l'altezza. 3.° Che l' oscillazione eccitata dalle campane non arriva ad un terzo di oncia alla sommità della torrė, riescendo poi sempre minore nei punti inferiori. 4.° Che la torre , non ostante la sua pendenza , che in tutto è di piedi 1. 6. 10 nell' altezza di piedi 125+, ammette benissimo una giunta, che pesi anche più della terza parte della torre, senza rischio. 5.° Che trasportando le campane anche trenta piedi più in alto, non sa rebbe altrimenti da aspettarsi da esse una tanto maggior oscillazione nella torre che fosse per iscomporre i muri nella loro parte sostanziale , che è di mattoni. Al più, un qualche maggior detrimento sembra potesse sentirne ' incrostatura nella parte più alta , il che non richiederebbe altro che dei risarcimenti alquanto più spessi dei praticati finora; quando pur non si trovasse la maniera di temperare quell' azione delle campane , che deriva dal loro moto, e non dal loro suono. Se i miei raziocinii nell' annessa Memoria sono giusti ( ed io desidero che sieno ben ponderati da persona abile), non vedo il bisogno di un esa me dei fondamenti: ciò non ostante non lo riproverei , potendosi dare che da esso ne risultassero nuovi argomenti per una maggior quiete venendo alla esecuzione del progetto. Questo è quanto ho dovuto concludere dopo più esami fatti inubbidienza dei veneratissimi comandamenti del pregiatissimo sig. canonico , al quale il più profondamente mi professo Questo dì 12 aprile 1790. : Umo Devmo Obbmo servitore Teodoro Bonati Memoria Dall' esame fatto delle pendenze dei muri della torre di questa Catte drale è risultato che il muro verso la chiesa , ed il suo opposto che è a garbino, non pendono punto : gli altri due però, l' uno a sirocco, e l' altro a maestro, hanno della pendenza, tale per altro che colla semplice ispezione oculare non si distingue. Inclinano ambidue verso sirocco , e la deviazione dal perpendicolo in tutta la loro altezza di piedi 125+ è di piede 1. 6. 10. di Ferrara (1); ed è tale che quando anche i due muri fossero staccati da (1) Il piede di Ferrara sta al piede di Parigi come 40 a31, e si divide in do dici once di dodici punti l' una. 106-- gli altri due, ed isolati affatto, non crollerebbero ; anzi così isolati regge rebbonsi anche quando l'inclinazione divenisse tripla della presente, giacchè il centro di gravità di ognuno, attesa la loro grossezza, caderebbe dentro i limiti delle proprie basi.- L' accennata inclinazione di piede 1. 6. 10. non è però ripartita uniformemente in tutta l'altezza. E qui gioverà sapere non solamente le pendenze particolari delle diverse parti di questa torre , ma ancora i tempi della costruzione di esse parti, perchè da questo si potranno tirare delle conseguenze interessanti intorno alla sodezza dei fondamenti. Questi furono gettati li 11 Luglio 1412 d'ordine del march. Nicolò Estense. Dei quattro ordini che ne compongono tutta l'altezza, il primo fu fatto sotto Borso, che comandò dal 1450 al 1474. Il secondo ed il terz' ordine furono fatti da Ercole I. fra il 1491 e il 1495 (1), ed il quarto fu fatto sotto Al fonso II alla fine del secolo XVI, cioè circa un secolo dopo il terz' ordine. L' Architettura è Lombarda; quantunque l' incrostatura, ch'è di marmi bian-- chi e rossi, abbia abbisognato talvolta di essere risarcita, la parte però so stanziale dei muri, ch'è di mattoni, è sanissima, senza la minima fenditura; dal che si può raccogliere che non dovremo ammettere il movimento di una parte di questa torre senza un movimento corrispondente di tutte le altre sue parti. L'ordine primo che, compresa la base, è alto piedi 32 pende on-- cie 6. 8. Il second' ordine , ch'è alto piedi 28 , ed il terzo alto piedi 30+, pendono uniformemente, e la pendenza di tutti due presi insieme è di oncie 9.8; e quella del quart' ordine alto piedi 35 è di oncie 2. 6. Ora egli è certo che questo quart' ordine dovette essere costruito a piombo ( e lo stesso è da dirsi anche degli altri ordini ); e che se in appresso è divenuto pendente verso sirocco oncie 2. 6 nell'altezza di piedi 35, è forza il dire che la base verso sirocco ha ceduto a proporzione : e se concepire-- mo che codesto sia stato un movimento di tutta la torre intorno alla sua base a maestro , siccome la larghezza della base è di piedi 32 , l' abbassa mento di questa a sirocco dev' essere stato di oncie 1. 11 e non più , dal tempo della costruzione dell' ultimo ordine fino al dì d' oggi, che sono più di 90 anni (2).- Il terz' ordine, ed il secondo, che pendono ognuno ugual mente, essi pure devono essere stati costruiti a piombo, ed ora nell'altezza di tutti due, ch'è di piedi 58+ pendono oncie 9. 8.- Dunque a questo movimento, giusta il discorso fatto, deve aver corrisposto un abbassamento della base a sirocco di oncie 5. 3 dal 4495 a questa parte. Anche il prim' ordine sarà stato fatto a piombo; ed ora coll' altezza di piedi 32 , compresa la base, pende oncie 6. 8.- Dunque la base a sirocco si deve essere profondata pure oncie 6. 8 dal tempo della costruzione del prim'or (1) Abbiamo veduto dalle partite le più precise epoche. (2) Gli sfuggi una unità, e voleva dire 190. -- 107 dine al dì d' oggi.- Da questo avvallamento di oncie 6. 8della base verso sirocco , ch'è il totale dalla costruzione del prim' ordine sino al presente , si levi la depressione accaduta dalla costruzione dei due ordini secondo e terzo fino al presente, trovata di oncie 5.3 , e rimarranno oncia 1.5 di depressione accaduta dalla costruzione del prim'ordine all'altra dei due or dini secondo e terzo : e dalla detta depressione di oncie 5. 3 avvenuta dopo la costruzione del terz'ordine, si levi l'altra di oncia 1. 11 seguita dopo la costruzione del quart' ordine, ed avremo oncie 3. 4 di depressione avvenuta della detta base a sirocco dalla costruzione del secondo e terz' ordine sino a quella del quarto. Dalle quali cose discende che il peso del prim' ordine ha fatto calare la base verso sirocco oncia 1.5 che sono punti 17; che la giunta del se condo e terz' ordine l' ha fatta calare altri punti 40 , e che la giunta del quart' ordine l' ha fatta calare altri punti 23. Si trova che gli ultimi due cali sono in ragione delle altezze aggiunte, perchè 18+ sta a 40, come 35 a 23: e perciò stando alla sperienza che abbiamo della stessa torre , ne viene finalmente che , se si aggiungessero altri due ordini alti insieme piedi 69+ e peso di altrettanta altezza pre sente della torre, non si dovrebbe aspettare altro abbassamento della base a sirocco, che di altre oncie 3. 11+, il che importa una ulteriore devia zione dal perpendicolo di piedi 1. 11. 1, che uniti al piede 1. 6. 10 fareb bero una deviazione totale di piedi 2. 6. 11 (1) con un' altezza totale di piedi 195. L'angolo è poco più di tre quarti di grado: dunque nè vi sa rebbe pericolo di crollo, nè vi sarebbe deformità, perchè l'inclinazione non sarebbe tuttavia discernibile dall' occhio-. Ma tanto la giunta proposta dal s. Foschini, che l'altra proposta dalla parte di Parma, sono più leggiere no tabilmente di altrettant altezza presente della torre. Dunque nè dall' una, nè dall' altra è da temersi verun inconveniente. Avvi chi teme che coll' aggiunta di altri due ordini alla torre possa cre scere di troppo quel moto, che si osserva nella torre stessa mentre suonano le campane; credono che questo moto derivi dal suono, e che sia per divenir maggiore in ragione della maggior lunghezza che si dasse alla torre, perchè di tanto (dicono essi) si accresce la massa del fluido sonoro dentro la stessa torre; dunque più onde sonore debbono percuotere le circostanti pareti; dunque deve farsi una maggiore oscillazione. Ma che quel movimento della torre derivi dal suono delle campane, è una sentenza smentita nel 1708 da un fatto so. lenne in Reims alla chiesa di san Nicasio (Spettacolo della Natura To. XII), dove al suonar delle campane oscillava notabilmente un loggiato frapposto a due campanili. Fu notato con attenzione il movimento dell' acqua in un (1) Dovrebbe dire piedi 2. 5. 11. 108-- vaso sul loggiato, mentre le campane suonavano; indi il P. Garreau Benedet tino fece levare i martelli delle campane, e messe queste di nuovo in moto, si vide in quell' acqua lo stesso movimento senza suono, che si era osservato col suono, con confusione degli Armonisti- La esperienza si rinnova tutto di nella nostra torre, perchè i suonatori delle campane, qualora cominciano amuovere una campana grossa per farla suonare, sogliono non lasciare che il martello urti la campana finchè questa non abbia concepita tutta la sua ondulazione; e prima di permettere il suono, già la torre si muove come in appresso quando la campana suona. Egli è adunque il movimento della torre un effetto non del suono , ma di una spinta, che esercita la campana inmoto col suo asse contro le sponde degl' incastri dell' asse stesso, e senza dei quali ritegni la campana per l'im peto concepito nella oscillazione potrebbe sbalzare fuori della torre. Dalla meccanica poi abbiamo: 1° che caricando la torre di un nuovo peso, l' azione di quella spinta dovendosi ripartire in una maggior massa , ecciterà un' o scillazione minore nella torre: 2º che il movimento della medesima spinta di verrà maggiore secondo che le campane venissero portate più in alto. In tanto, l' oscillazione della nostra torre che è nella direzione del moto delle campane, cioè da maestro a sirocco, e da sirocco a maestro, è stata misu rata con un cannocchiale fissato ad una finestra dirimpetto alla torre dalla parte di Garbino. Al piano delle campane, cioè all' altezza di piedi 95, stava uno scopo segnato di più striscie verticali bianche e nere, larghe un quarto d' oncia, ed il micrometro del cannocchiale collimava ( a campane ferme ) ad un confine fra due delle dette striscie. Mentre suonavano tutte le campane, il micrometro denotò che la maggiore oscillazione della torre all' altezza dello scopo non arrivava ad un quarto d' oncia. Ne viene quindi che alla sommità della torre ( cioè all' altezza di piedi 125+) le oscillazioni mag giori non arriveranno ad un terzo d' oncia, contro ' aspettativa di molti, che la credevano ben maggiore. — Si voglia intanto fare alla torre una delle due giunte proposte, ognuna dell' altezza di piedi 69+, ed il peso di questa giunta sia solamente la quarta parte del peso presente della torre. Se l'o scillazione della sommità presente dovrà in questo caso scemare, appunto in ragione del peso maggiore dopo la giunta, noi ci ridurremo dal terzo ai 15 d' oncia di oscillazione: e se l' oscillazione della nuova sommità dovrà essere in ragione della maggiore altezza, quella stessa oscillazione che ai piedi 125+ di altezza è detta di 15 d' oncia, all' altezza della nuova sommità che sa rebbe di piedi 195 diviene di due quinti d' oncia. trovata di E quando pur si volesse inoltre trasportare tutte le campane trenta piedi più in su, cosicchè invece dell'altezza presente dei loro assi, ch'è di piedi 104, si avesse l' altezza dei medesimi assi di piedi 134, accrescendo I' oscillazione d' oncia nella ragione di 104 a 134, si ha l' oscillazione mas -- 109 sima di mezz' oncia.- Quindi si crede in primo luogo che siamo ben lon tani dal dover aspettare un rovesciamento della torre per quel movimento che in essa può eccitare il moto delle campane trovato al più di sola mez z' oncia. E si vede ancora facilmente in secondo luogo che questo moto o scillatorio di mezz' oncia alla sommità ultima della torre, e poi sempre mi nore nei punti inferiori , non è nemmeno tale da potere scompaginare in veruna maniera i muri dove sono di mattoni , perchè trovati fortissimi, e senza una fenditura. Al più, dal detto moto oscillatorio si potrebbe aspettare qualche detrimento nell' incrostatura ; il che poi non richiederebbe che una certa maggiore vigilanza, ed una qualche maggiore spesa per la manutenzione. La campana più grossa , ch'è di 9100 libbre romane, fu fatta nel 1607, cioè dodici anni circa dopo la costruzione dell' ultimo ordine della torre; nè si sa che questa avesse per l' addietro sperimentato campane (1). Se si vo lesse dire che al calo della base a sirocco, seguito dopo che fu fatto il quar t'ordine , e qui sopra notato di 23 punti , abbia contribuito il moto delle campane, che oscillano appunto da maestro a sirocco , e da sirocco a mae stro, e si temesse anche in appresso un qualche maggior calo in grazia delle campane , il rimedio sarebbe facile : basterebbe far giocare le campane da Garbino a Greco , e da Greco a Garbino. Prima di metter fine , non so non soggiungere che muove veramente a compassione il vedere una torre , tuttochè non compita, assai bella , e che anche in oggi può gareggiare con le più famose, il vederla dissi deturpata , oppressa, sepellita per più di una sua quarta parte inferiore da certe fabbriche costruitevi d' intorno , deformi e sconcie, che appena le lasciano di libero una sola facciata sulla piazza di san Crespino, in maniera che non si può comprenderne il bello che a forza di una viva immaginazione di chi si metta a considerare quale ne sarebbe la sua comparsa se fosse isolata e libera da tutti quegl' intoppi che le ru bano, buona parte del suo pregio. Lodevolissimo è il pensiero di renderla più altiera elevandola più ancora verso il cielo ; ma egli è desiderabilissimo che prima di tutto si voglia ridonare alla luce del giorno quanto a quest' ora ci è di essa, e che si voglia disepellirla , e sgombrarla da tante brutture non sue, onde l'occhio e nostro e dei forestieri possa formare un più giusto giudizio de' suoi ornati, e di quell'altezza che ha in adesso, e ch'è per avere da poi. Ferrara, 13 Aprile 1790. Teodoro Bonati (2) (1) Vedasi in seguito, alle partite relative alle campane. (2) Riportandomi ad altra nota, osservo che un quint' ordine stava nei progetti, dacchè il Bonati parla di un' ulteriore altezza di p. 69 1/2 , e di portare le cam pane trenta piedi più in su, il che appunto equivalerebbe a circa la metà dell' ag giunta, e ad un quinto dado sottostante ad una cupola o piramide. Diremo finalmente sulle campane, rimarcando prima che i campanari erano eletti dal sagrista, come se ne ricavò memoria in un antico de creto (accennato dallo Scalabrini) del vescovo Graziano, in cui vengono nominati Jacobus, et Bonus Joannes, Campanarii ecclesie Cathedralis ecc. Già sino dal 1438 venne fusa una campana in Mantova per cura del Protonotario Guido M. Gonzaga, e nel 25 febbrajo 1451 ne fu gettata altra grande dal fonditore M. Guasparin de Zoanne de s. Au gustino da Vicenza Maistro de far campane, con ajuto di M. Lucha Campanaro, sul terraglio di questa città fra le stalle del Marchese Estense , e la torre detta di S. M. in Vado, entro un casotto di le gname appositamente costruito. Nel 1459 queste due campane, con altrettante già fuse non saprei dove o come o da chi, vennero col locate su quelle due torrette laterali alla tribuna, che in causa del terremoto del 1570 si dovettero poi abbassare, e che si disfecero ro го all' atto della interna riedificazione. 1483. Si gettò un'altra campana dall'artefice Alberico Zueta (sic), che teneva fonderia presso s. Giovanni di Castel Tedaldo, e che all'opera sua diede il nome di Schilla (forse squilla). Nel 1485 si ruppe una delle campane, che alcuni fiorentini pretesero, ma invano, di accomodare a saldatura ; per cui venne rifusa da M. Giuseppe e da M. Giovanni di M. Polo compagni, che nel 7 maggio la denominarono S. Maurelio. Era del pesodi libbre 6468 , e si ruppe di nuovo avanti al termine di garanzia, nè valse il rifonderla per altre due volte, mentre cadde nell' alzarla, e sfondò il tetto della chiesa. Fu nel 1499 che, minaccian do assai le anzidette piccole torri, si pensò di trasportare le campane sul campanile nuovo (1), nè più si ebbero disgrazie sino al 1516, in cui , rottasi la minore, fu rifatta da M. Giacomo di Guido fonditore delle grosse artiglierie del duca Alfonso I, che ne pagò la manifattura, e che per non essere sortita di suono soddisfacente volle fosse rifatta pure a sue spese, aprendo egli stesso di sua mano il canale del me tallo alla fornace. Riesci del peso di libbre 2342. Un M. Bernardin intagliatore fece lo stampo che servir dovea per le lettere da porsi го ro (1) 13 Luglio. Fu posta la campana piccola detta Agata sul terz'ordine, e nel 15 d. la grossa , d.ª Santina , e quando fu de sopra, se rompette le corde , et la campanavene a terra, et rompette el cordone del campanille. Fu rigettata e con dotta sul campanile in un quarto d' ora ( ! ) p. opera de M.º Uguzon dal Bonden. (Di questo capomastro feci parola nel mio libro Bondeno e la sua Chiesa ecc. Fer rara, Taddei, 1856 in 8º a pag. 16 ). 110 -- ro 111 sulla campana , ed un M. Antonio Bochalaro fece le lettere sulla cappa (forse in plastica). Si stette per quasi un secolo senza innovazioni, sino a che quella stessa minore si spezzò nel 1606, cosicchè in quell' anno e nel sus seguente 1607 per opera di Giambattista Censori di Bologna vennero rigettate e questa e la maggiore; l' ultima, nella notte di s. Giorgio, ( per la quale circostanza, e per esservisi incluso il metallo del san Giorgio che vedemmo tolto dalla facciata, prese nome dal detto santo protettore ) del peso di libbre 7800, che costò scudi 2000, e la mi nore nel 6 marzo, del peso di libbre 1800, che costo scudi 29. 45. 5; dalla quale sproporzione devesi a forza dedurne che nel primo valore si comprenda pure il metallo, e nel secondo la sola manifattura. E dopo circa un secolo cioè nel 1725 se ne gittò una mezzana ; e per chè il terreno era cedevole, si sperse il metallo, e riesci senza zaz zera, per cui bisognó tornare alla fusione, che sorti soddisfacente, del peso di libbre 3750; il fonditore ne fu unAntonio Babandi (sic). ro ro Finalmente nel 1752 un Angelo Pondi veronese venne qui a git tarne un' altra, che nel 27 ottobre venne innalzata. In quanto a fa legnami, abbiamo soltanto che del 1459 un M. Bonsignore, e Boni fazio so fiollo concorsero a collocare le campane sulle due torrette ; che nel 1499 un M. Salvador, nevodo de M. Uguzion Ingegnero ebbe pagamento per aidar a drizar i telari de le campane; che nel ro 1607 altro telajo di quercia, coi mezzuoli ( mezzuli ) di olmo, venne fatto da M. Polo Antonio Melotti, e compagni; e che nell' agosto del 1683 venne costruito , pure di quercia , un telajo. Non parlero dei lavori a noi più vicini, perchè non ne trovai alcuna notizia ; e solo dirò che da una memoria del canonico arciprete nel 1790 rile vasi che il peso delle quattro campane era il seguente : della prima libbre ferraresi 7500 della seconda . 2725 della terza della quarta 1500 • 500 Riedificamento interno Eccoci a quell' epoca infausta, in cui l'interno del tempio cambió aspetto. Non è già che non sia lodevole per sè stessa la nuova co struzione; ma solo vuolsi dire come sarebbe stato miglior consiglio il -- 112 conservarvi le antiche forme, perchè ora non avremmo noi, nè gli stra nieri, quella dolorosa sensazione che proviamo nel passare che fa il no stro occhio dall' ammirazione di una superba facciata del medio evo alla vista, inaspettata pei forestieri, di un odierno manufatto, che invece dovrebbe corrispondere all' esterno, come un tempo lo era. Ecco in breve la serie dei fatti. Nel 1636 la Cattedrale sembrò minacciare spe cialmente nel tetto (1); ed il card. vescovo Magalotti, con disegno del cav. Luca Danese, togliendo due archi e due colonne per lato nella par te superiore del tempio, nel 3 agosto pose la prima pietra delle due grandi cappelle che formano crociera presso il presbitero, aggiungendo un nuovo muro al vecchio a sostegno delle nuove volte. Ma quasi un secolo ancora trascorso avea fatto crescere le minaccie nella vecchia parte, per lo che il card. vescovo Dal Verme, volendo accorrere al riparo, fece incominciar lavori di ristauro : se non che, nel levare le antiche travi, si trovò che al pari di altri antichi fabbricati, e come di recente in san Francesco, alcuni muri erano fatti ad incassatura, cioè stipati di rottami e di cementi (2) ; come altresi che la tribuna e le torricelle per le sofferte scosse di terremoto erano in pessimo 0 0 stato. Fu allora che , cangiando affatto pensiero , nel meriggio del 2 giugno 1712, chiamato a sè l' arch. Francesco Mazzarelli, l'arcip. Scalabrini, il can. Fioravanti segretario, ed il cappellano don Giuseppe Petrucci, entrò nel tempio, ed a porte chiuse, tenuto seco loro un congresso , delibero di rimodernare tutt' affatto l' interno, e ne com mise al Mazzarelli il disegno. Questi non fu tardo a presentarlo, e e (1) Da una relazione sincrona del 1713 si rileva che le pioggie aveano infraci diti i legnami dei tetti; che le acque , penetrando nelle fessure di connessione dei marmi, ne aveano corrose le chiavelle; che si erano fatti dei tagli nelle grandi co lonne di pietra e nelle pilastrate per ascendere alle cantorie , togliendo così la so lidità delle parti principali, e specialmente di quelle, che sosteneano le due torricelle superiori ; che pel traslocamento dell' arca del Pontefice Urbano erasi praticato uno sfondo in un muro maestro corrispondente ad un perpendicolo di una delle dette torricelle; oltre a tanti altri stratagli dannosissimi, che produssero que' difetti, dai quali si dovette riconoscere il sommo pericolo e la minaccia di ruina ( Relaz. presso mons. Antonelli ). (2) Si usò anche in antico, e se ne parla anche da Vitruvio: ma o con rottami slegati, se il muro debba sostenere lieve peso in confronto alla sua solidità, ovvero con rottami commisti a calce assai liquida in modo da formare , condensandosi , un forte masso, come si praticò in muri anche di fortificazione; con questo però che le pareti esterne o della cassa furono di grosse pietre vive (V. Vitruvio, e Rondelet ). -- 113 venivansi con esso a stabilire sei cappelloni, ossia tre crociere, com presa quella fattasi costruire dal card. Magalotti , otto cappelle mi nori, e tre grandi catini, il tutto voltato in pietra, non lasciando di antico che i muri circondarj, ed il coro, il quale, per la mancanza delle due torri e sottoposte scale a chiocciola entro i quadrati risalti, andava pure a rimanere più aperto e decoroso. Quindi con legnami appositamente acquistati in Verona con esenzione di dazio per ge nerosità del Veneto Senato, e coll' opera de' capi mastri Giuseppe Ma rescotti e Giulio Panizza, s' innalzarono le armature, facendole, come dicesi, con mirabile artificio da potersi trasportare da un luogo all' al tro, e si cominciò a scoprire il presbitero per costruirvi la volta di nuovo , nella quale s' impiegarono mattoni della facciata del palazzo già Varano presso Bellaria, ora Dotti. Nel 6 giugno del 1713 vennero a Ferrara gli eminentissimi Casoni e Boncompagni per vedere il modello della nuova Cattedrale , fatto di legname, ed esposto alla pubblica vista nella chiesa stessa, e furono incontrati dal legato , dal vicelegato e dal vescovo con un magnifico treno di sedici mute a sei cavalli. Progredivano intanto i lavori a modo che nel giorno della Pasqua di Risurrezione del 1715 potè essere a perta la terza parte del Tempio,essendosi rimosso alquanto dal luogo antico, e cinto al piè di cinque gradini di marmo rosso, l'altar mag giore, già costruito con marmi trovati aRavenna fra le ruine del palazzo diTeodorico re, come asserisce lo Scalabrini, e con altri lavorati a Ve rona da Celio Tirini scultore veneziano. Il cardinale Dal Verme non giunse a veder compiuto il riedificamento del tempio; lo che avvenne sotto il suo successore cardinale Tommaso Ruffo negli anni 1724-28, nel quale ultimo poteva il 15 settembre, giorno suo natalizio, farne la solenne consacrazione. Si terminò poi di pavimentare le navate con marmi rossi e bianchi a scacco, essendosi rialzato il suolo di circa due metri, per cui anzichè discendere, come in antico, dal piano stradale alla chiesa, e da essa per nove gradini ascendere alla tribuna, questa s' inalza in oggi di soli tre gradi dal suolo generale del tempio. L' atrio più depresso per due scalini, è al livello della strada : fu pure pavimen tato di marmi e vi si veggono incastrati due bassi-rilievi antichissimi , che appartennero al parapetto del vecchio pulpito, e che purtroppo si corrosero coll'attrito del passaggio, quando invece fra gli oggetti d'arte sarebbe stato il posto loro acconcio e dovuto. Io non saprei dire vera mente per quali mezzi fosse procurato il denaro a tanta impresa; e solo 8 -- 114 è noto che largamente vi concorsero gli stessi vescovi, ed il pontefice Clemente XI, il quale donava la non lieve somma di dieci mila scudi. Ora io non mi farò a descrivere l' architettonica disposizione del tempio , che ognuno dei presenti può vedere; ma bensi voglio fare alcune osservazioni sulla opinione invalsa che nelle pile del nuovo stieno concentrate e sepolte le antiche. Si disse ( march. Canonici ) che i solidi principali sostenitori delle volte e de' tetti coincidono colle precipue divisioni..... non si sorti dall' antico perimetro , nè si rialzò il tetto se non ne' tre cappelloni..... e si soggiunse: É opinione, ed è as sai credibile, che la nuova costruzione abbracci ed includa tutti i pila stri antichi della nave mediana , poichè essendosi ricostrutta la parte interna senz' alterare i confini del pavimento preesistente, nè movendo i coperti se non in qualche punto , ed essendosi ritenuto in allora per necessario di dare opera di rinforzo alle antiche costruzioni bisognose di soccorso , era più ovvio e meglio suggerito un rinvestimento ; tanto più che il nuovo modo di architettura ne prestava tutto ' agio per la sua disposizione a' gravi piloni, i cui riparti nella maggiore navata co incidono coi preesistenti , come si scorge dal confronto delle due piante appositamente ravvicinate. Nè da ciò dissentiva un altro scrittore (Co. Laderchi): non si può credere che a riparare il male fosse ne cessario cambiare lo stile dell' architettura interna, quando si conserva vano, come si conservano gli stessi muri, le stesse volte, lo stesso tetto e persino gli stessi sostentacoli interni. Imperocchè oggi è chiaro che i grandi piloni moderni occupano nella pianta lo stesso luogo dei pilastri e colonne antiche della nave di mezzo ; e fan quindi supporre vero quanto fu detto più volte, che cioè quei vecchi appoggi non fossero ab battuti, ma rinchiusi nei nuovipiloni di maggior dimensione, accorrendo cosi al bisogno di rinforzare le antiche costruzioni indebolite. Io non intendo di negare in modo assoluto questa loro opinione ; ma per essere appunto una opinione , vorranno essi, ai quali professo vera stima, permettere a me di esternare la mia. Il primo rimarco si è l'asserzione dello storico illustre Antonio Frizzi , che asserisce avere l' eminentissimo Dal Verme avuto il co raggio di accingersi a tutta rinnovarla ( la Chiesa), salvo il suo mae stoso coro , le pareti esterne laterali, e ' ammirabile prospetto ; asser zione , che non è smentita dai fatti , come vedremo. Io pure ho una pianta che copiai da quella esistente nell' archivio capitolare (1), di (1) Nel 1628 per la visita del card. vescovo Magalotti fu eseguita dai periti Gio. -- 115 visa in due parti, l' una dell' antica, l' altra della nuova disposizione, e veggio io pure che ' attuale divisione in generale concorda colla vecchia. Ma di grazia , guardiamo in primo luogo come i grandi pi loni della navata maggiore trovavansi alternati con altri di minori. dimensioni; che i pilastri e le colonne pure alternate, che dividevano fra loro le inferiori navi, sparirono, perchè ognuna delle piccole navi attuali comprende appunto lo spazio delle due , che la precedettero ; che le volte nel loro sistema latitudinale vennero tolte, e sostituite da altre che le abbracciano ambedue ; che sulla linea longitudinale furono gittate sulle piccole cappelle altre volte a tutto sesto, nel mentre che ogivali erano le vecchie ; che questa linea trovasi affatto inter rotta dai tre cappelloni che formano le tre crociere. Aggiungiamo in secondo luogo che gli archi ed i volti delle minori cappelle sono di assai più alti che nel vecchio riparto : lo dice il vecchio disegno , e lo dice la snella proporzione dell' attuale architettura ; la quale altezza poi si fa di altrettanto maggiore considerando all' alzamento avvenuto nel piano della chiesa, che vedemmo essere di sei gradini. Teniamo a mente questi rimarchi, ed osserviamo il tetto. Nelle minori navate stava il medesimo all' altezza de' muri di cinta, altezza mag giore di quella delle piccole stesse navi , perchè allora sormontate dalla loggia o sala coperta ; ' altro della navata mediana innalzavasi persino quasi alla sommità del cimacolo, secondandone in tutta la sua lunghezza le inclinazioni, mentre ora vi sorgono soltanto isolati li tre grandi catini. E che ciò fosse, lo comprova non solo il conoscersi che il soffitto era diviso in lacunari, ma bensi meglio ancora l'antico di segno ad intaglio in legno che fortunatamente si conserva tuttora della facciata e del coperto : adunque anche le linee dei tetti ven nero interrotte , specialmente nella parte alta o principale. Come si può asserire, dopo tutto ciò, che le parti principali del nuovo tempio coincidono con quelle del vecchio ? quando invece si dovrebbe dire ció soltanto delle principali divisioni d'impianto, ed anche non di tutte! come si può assicurare che i coperti non furono mossi ? quando in vece le volte hanno un sistema diverso nelle piccole navi, ed un affatto diverso sistema nella maggiore! Ma più di tutto valganci a persuaderne gli stessi occhi nostri, portandoci ad esaminare le volte, Battista Aleotti, e Giacomo Ruscelli, una piantadel Duomo e sué adjacenze : ma ora più non vedesi unita a quell' atto di cancelleria. -- 116 i catini ed i tetti: essi sono del tutto moderni, e costruiti con tale una robustezza e precisione che non ti mostrano la più piccola crinatura, non vedi una giunta, non un innesto, non una parte vecchia; il tutto è nuovo, sia di laterizî , sia di legnami , sia di costruzione , se ne eccettui il coperto del coro, che non fu tocco dalle innovazioni, come non lo fu il coro stesso. Le cose che ho qui esposte sono di fatto , e si possono verificare all' istante , nè vuolsi a ciò la scienza o l'arte , bastando una semplice ispezione locale. Ora io chiederò come si possa ritenere probabile la opinione che le nuove pile inclu dano le originarie ? forse perchè- fu detto- non si ha memoria di alcuna delle antiche colonne: ma queste furono ben poche, ed appartenenti alla divisione delle navi minori, per cui, essendo anche alternate, come si disse, ammontavano ad otto: il resto era di cotto, come di cotto erano i grandi e principali piloni, e lo dice lo stesso Borsetti che n'era testimonio oculare- Templum in quinque distin ctum naves columnis quadraginta lateritis innitebatur ( His. ferr. Gymn. vol. I pag. 356 ). Altre osservasioni ancora : la nuova costruzione avea bisogno di robustezza, e questa si ottenne. Ma o le antiche pile aveano le stesse dimensioni delle attuali , e conveniva disfarle per sostituirvi le nuove di ben diversa modonatura; od erano minori, ed in questo caso volea forse la scienza che si collegassero parti nuove avecchie, onde quelle col loro sedimento naturale avessero a staccarsi e produrre difetti nelle volte, come avvenne in altri fabbricati e spe cialmente nel tempio di s. Francesco, ma non in questo per verun modo? ed in ogni caso , i nuovi piloni non doveansi forse alzare e non si alzarono difatti maggiormente affine di portare più in alto il so stegno degli archi e delle volte ? Ma di più ancora: se per ottenere quella solidità reale, che veramente si ottenne, fu mestieri di palificare (se ciò venne fatto, non avendosene documenti, ma facendolo credere probabile la poca fermezza del nostro suolo paludoso), od almeno di fortificarne le fondamenta, come sarebbesi a ciò proceduto coll' im pedimento dei vecchi manufatti ? Non era forse più ovvio e naturale che fossero per intiero distrutti quei frammenti di cotto, che non avrebbero servito se non d' ingombro, e dei quali già una metà era stato giuocoforza di abbattere per fare spazio ai cappelloni delle crociera ? perchè adunque voler supporre nell' architetto , che seppe darci una eccellente opera (benchè moderna), una irregolarità cotanto grande ed eccezionale ? Concludo coll' esternare la mia opinione, qua -- 117 lunque siasi, che nonvi fosse ragione di scienza, nè d'economia, per includere le vecchie pile nelle nuove, e che l' architetto non abbia quindi commesso un irragionevole atto, del quale non avrebbe, io credo, taciuto la storia se avesse avuto effetto, e non avrebbe invece riferito che nella nuova riedificazione rimasero del vecchio fabbricato il solo coro, le sole pareti esterne laterali, e ' ammirabile facciata. VII. Costumi Sarebbe qui fuori di luogo il parlare di costumi relativamente al morale , per cui verrò a dire alcun poco di ciò che riguarda il ve stiario ; il quale oggetto fu argomento di tante Leggi suntuarie , spe cialmente nelle città dell' Italia. Vi ha chi pretende che Luigi il Buono re di Francia, figlio di Carlo Magno, nel secolo nono dell'era volgare fosse il primo ad emanaredelle leggi sul vestire degli ecclesiastici (1) e dei guerrieri, per riformarne il lusso, interdicendo loro le vesti di seta, e gli ornamenti d' oro e d' argento: ma se creder dobbiamo al libro Imperiale, che tratta gli Triumphi, honori etc. de Giulio Cesaro in Roma 1488 ( e Venetia per Simone de Lucrenela 1510 in 4°), dove parla de certi ordine che fe in Roma, rimonterebbero tali provvisioni ad un secolo prima di G. Cristo, in cui appunto visse quel celebre personaggio. — Anco stabili Cesaro vecture a portare strame e mer cantie. Elli Stabili che nullo havesse in casa pinture , ne tenesse perle ne petre pretiose o roba di seta ne de gran valuta, se non solo a cui convenisse secondo la sua qualità e secondo la sua natione. piamo pure che gli antichi cristiani aveano vestimenta piene di fi-- Sap (1) Nel 1524. 26 novembre il Pontefice spediva un breve ai religiosi di Modena, che sotto pena di scomunica e di perdere i benefizj debiano andare in habito da pretehonesto, senza barbe, et altri portamenti dishonesti, come portano, de scarpe de veluti, camixe lavorate de seda, tagliate econ bragete deshoneste, et questi cussi vani erano certi zovenastri beneficiati, inamorati, li quali stariano bene in galea, eMartin Lutero alega questiportamenti in le so prediche che Lui fa in Lamagna contra al Papa, e S. S. ha fatto vestire la Corte da preto e più non vanno da sbrichi ( bricconi ) como facevano ( Cron. Mod. di Tomaxin de Bianchi, nelle Me morie di storia patria per le provincie modenesi, vol. 1, parte II, pag. 293 ). -- 118 gure , anche talvolta mitologiche miste a sacre , per cui parecchi de creti imperiali vi vollero per frenare tanta intemperanza di vestire (1). Nel 1286 il Comune di Firenze vieta alle donne di portare in capo corone di argento , d'oro , di perle , di usare spilli con perle , di ornarsi di ciarpe o cinture con argento, od argento dorato superio re al peso di una libbra ( Bonaini, Mem. ined. di Fr. Traini pittore, pag. 78 nota 2 ). Altri statuti del 1322, del 1332, del 1388 riguar dano il vestire degli uomini e delle donne in Perugia, ed in Firenze suddetta. Ordinamenti varii tendono a frenare le eccessive spese ne gli sponsali, e nei mortorii ( Zambrini cav. Francesco; Le opere vol gari a stampa dei secoli XIII e XIV ecc.). Più tardi, nel secolo XVI, la repubblica di Venezia, con decreto del 4 febbraio 1511, pubblicato in Rialto il dì 15, stabiliva esser lecito portare in testa lavor d'oro over d' arzento si filado, come tronchafilà , purchè non ecceda la va luta de docati 15; de perle et zogie nulla in testa nè al collo , salvo un fil de perle al cavero de valuta de docati 50; discende indi a limitare la quantità delle tele per vesti, traverse, fazuoli, grembiali a manege averte, e a manege ducal; indi a limitare gli ornamenti delle camere, delle spalliere, e persino dei lenzuoli da letto, e delle coltre 1584. senza lavoro alcuno, excepto che oro messo per dipintor, e finalmente pei ziponi e camise alla franzese , calze stricade, zocholi et scarpe che sia contra la leze etc. Più oltre procedeva una Provisione sopra le pompe et vestire cosi di donne come di huomini , apparati di dote e banchetti , pubblicata da monsignor Gio. Battista Castagna ( poi papa Urbano VII nel 1590) legato di Bologna, nei di 19 e 23 decembre Con questa legge si proibivano gli ornamenti d' argento e d'oro, le gioie, le pietre preziose, il broccato, i ricami a telaro , od a gucchia ; i frontali e le cinture gioiellate ; i gibellini , ventagli , e lupi cervieri con pietre preziose ; concedendosi alle spose soltanto un (1) Una tunica ed un mantello racchiudevano sino a seicento figure, che porgevano fatti della vita di Cristo , e spesso con capricciosa mistura; imitazioni di quei droppi delle Indie in cui stavano impresse pantere, leoni, tori, alberi e quant' al tro poteva immaginare sbrigliata fantasia di pittore: nè i soli cristiani d' Oriente, chè della intemperanza di quelli d' Occidente si querelavano parimenti i Padri della Chiesa ecc. (Ricci cav. Amico; Storia dell'archit. in Italia ecc. vol. J, pag. 70). Chi volesse poi conoscere le origini, i progressi, le variazioni, le qualità dei vestiti, e tutto ciò che vi ha relazione , può leggere ' eruditissimo e dettagliato articolo Vesti e Vestimento, nel diz. di erud. eccl. del Moroni. 119 filo di perle che non sorpassi gli scudi trecento in valore , due soli anelli in dito ecc. Si vietano le pellicce ; si limitano gli ornamenti nei vestiti, nelle gualdrappe, nei fornimenti dei cavalli, negli apparati delle carrozze, vietandone il velluto, il damasco, il raso, quando non sia senza ricami o trinciature ; si limitano i cavalli ad un paio per carrozza. E per ovviare all' eccessivo dispendio , che si fa nei ban chetti, si prescrive che non si possano usare o far portare più di due portate, fra le quali vi possano essere due sorta di selvaticine , cioè una volatile e ' altra quadrupede ; che in tutto non possano esservi più di tre arrosti, e tre lessi; et fra le dette portate una sorta dipa stizzi, purchè non sia di selvaticine, et due sorta di torta, et due sorta di potaggi. Ma veniamo a Ferrara. Il marchese Nicolò nel 1434 pubblicò una prammatica , colla quale corresse l' immodesto vestire delle donne ( Frizzi vol. III pag. 468 2. ediz. ) (1). Leonello nel 1447, tenute al cune pubbliche congregazioni coi più assennati cittadini , determinò ' intimare la guerra alle lunghe code delle vesti delle donne , ed alle loro maniche aperte, e con troppo lusso guarnite di peli peregrini (Sudd.; luogo cit. pag. 502 ). Proibi di spendere più della terza parte della loro dote in una o più volte, rendendone responsabili notaj, sartori, orefici ecc.; vieto alle contadine le vesti e le fascie di seta, e gli ornamenti d'oro, d' argento e di perle; bandi affatto negli abiti fem minili quelle code che, stando la donna in piedi, eccedessero di mez (1) 1434: 14 Ianuarij (arch. com. lib. 4, num. 9, pag. 4) ommissis Vestes sint sine cauda excedente quartum brachii: habeant manicas clausas non suffultas aliquibus pellibus in sindone Non possint esse latitudinis ultra duodecim bra chia ab imo-Manice non possint esse latitudinis nisi unius brachij- Vestes auree et serice habere debeant ab imo listam panni cum quo non excedat unum quartum in toto cum dicto panno- Item super facto rechamorum quod debeat fieri limitatio usque ad certam mensuram- Super facto vestium pro quod ma nice sint clause eorum-- Item ab imo habeant profilum sine cauda more Venetorum Item quod adherentes domino N.º debeant prerogativari circa indumenta mulierum Item super vestibus factis de presente atque usque ad certum tempus debuissent vendi et ab inde ultra reduci ad formam supradictam in quantum non vendantur Item quod nulla mulier possit facere nisi unicam vestem auream vel sericam limitatam et tassatam Item quod reducantur omnes vestes tam lance quam serice facte ad limitationem supradictarum- Item quod vestes rechamate facie possint deferri tamen reducte ad limitationem predictarum, et quod alterius fieri non valeant perlis etc. etc. etc. Item quod non possit fieri aliqua collana de cetero nisi de -- 120 zo braccio (1). Ciò che devesi non poco rimarcare si è la facoltà che ognuno aveva di accusare chi contravenisse a dette leggi , po nendo l'atto di accusa entro una cassetta nel Duomo. 1459. A M. Bonsignore de Bonsignori Marangone per soa manefactura de haver lavorato et cavado uno pezio de uno ziocho de nogara , che del mexe de Aprile de l'anno 1457 se fieze metere in opera a la cholona de lo Spargolo de l'aqua santa de zozo el batexemo grande del Veschoado al quale ziocho fe fato tre chiave, de le quale tene una l' Offizio de' xij Savij, una tene Messer lo Podestà de Ferrara, et una M. lo Sindicho del Palazzo, et questo solo per posere (potere) andare a loro piazimento a deschiavare, et vedere e in quelo ziocho ge fosse stado butado alcuno boletino per acu xare queli che contrafarono a le provixione et chride che fo fate per quelo che non poseno portare Manege et veste de sede, per lo semele ( simile) altri fornementi da veste , como appare etc. ( Libro della fabbrica della Cattedrale). In quanto alle doti, fino dal secolo XVI si erano talmente accre sciute che lo stesso duca ebbe a lagnarsene all' atto di fare il suo testamento. Ercole II testò nel 13 Marzo 1558, e lasciò scritto perchè si vede che le doti sono inalzate da uno tempo in qua , però che per havere uno buono partito bisognasse pagare tutta la som-- et ma ecc.-, per cui disponeva che al caso, per matrimonio delle sue figlie ( Lucrezia ed Eleonora: Anna era già maritata), si sborsassero pure le somme disposte per le loro rispettive doti-. Parlando dei particolari del vestiario, e di ciò che serve alla vita ordinaria delle famiglie , chi potrebbe trovarne e trascorrerne tutte le fasi ? Ci contenteremo di vedere alcune cose, quali risultano dai veduti documenti. Una cronaca esistente nella nostra Biblioteca ci racconta che gli antichissimi vestiti d' Italia erano per gli uomini un pelliccione sopra la carne , indi un pegnolato bianco nell' inverno, e nell' estate soltanto quest'ultimo; per le donne una tunica pure di pegnolato , ed una sottana di grossissima tela; e quando andavano a marito, si adornavano il capo con la sola capigliatura, e tenevano anelli d'argento di mezzalega. Ma ignorando noi se dobbiamo prestar cieca fede a questi detti, anche per non averne determinata l'epoca, sara meglio apprendere ciò che in essa cronaca si dice di tempi alla medesima più vicini. (1) Li due decreti del 1447 si trovano stampati nel Barotti; Mem. istoriche di letterati ferraresi ; Leonello d' Este ( pag. 41 e seg., 2ª edizione ). 121-- 1474. Cominciarono i cortigiani a vestire mantelli negri con scapuz zini (1) de seda di drieto a modo tabare , aperti dalle bande per metter fuori le braccia , e portarsi sopra li zipponi ; mantelli ch' erano larghissimi a terra, et si dismisero le vesti d'oro dopo la morte di Borso, e il vestito di corrotto era di raso o panno morello. Vi sono calze a braga (2), scarpe alla catalana, in maggior parte negre, e prima erano bianche, e molti hanno la calza braga solata senza scarpe. Si portano berette che fanno bel vedere, et gli uomini sono rasi con le zazzere, e i cavalieri e gentiluomini con co lanne al collo alla napoletana, et altre galanterie. In quanto a donne , por tano veste lunga dita passatempo ; et le maritate vanno con le coppe di scoperte , et le vedove con guanti sottili di cane; le donzelle con code lunghe alla veste et con cinture damaschine larghe et dorate , et scarpe rosse alla catalana, et le figliuole vanno coperte ad uso di Venezia vituperosa che è causa che in Ferrara si fanno pochi maridazi , et anco manco se ne farà, perché vi sono tante puttane casalenghe, che trattengono cosa la gioventù che la non si cura di tuor moglie-. C' insegnano dunque la storia e la esperienza che la razza uma na può ben cangiar di tempo, di nazione, di costumi, di vestito, ma non di quelle abitudini che provengono dalle affezioni, dalle passioni, e dalla propria corrotta natura. 1449. In uno dei corali , ora nella Biblioteca , un tempo degli olivetani , trovasi fra le miniature un uomo col cappello sul capo ; quindi è da supporsi che i ferraresi lo adottassero ben tosto al co minciare di quella innovazione, se pongasi mente che quei corali fu rono eseguiti a Ferrara, e che uno dei primi cappelli, di cui facciano menzione le storie , fu quello che tenea sul capo Carlo VII quando nello stesso 1449 entrava pubblicamente in Roven. 1570. In un rogito del 20 gennajo de' notai Gio. Andrea Del finoni , e Lanfranco Turrini , si costituisce dal duca di Ferrara una dote di due mila scudi a favore di Flaminia Costabili, che sposa Ercole di Nicolò Angiari ; e fra le molte cose di vestiario e corredo nuzia le si trovano annotate le calze con bragoni ossiano calzoni lunghi. (1) Nel medio evo troviamo dovunque il cappuccio, nè da altro provengono quelli che portano i frati e le monache se non dal costume del tempo dei rispet tivi fondatori. Dante, Boccaccio , Petrarca e tutti i loro coetanei li vediamo nei loro ritratti col cappuccio: nel 1331 parlandosi dei modonesi radunati nel tempiosi dice-elevatis caputeis de capitibus suis ecc. (Borghi Carlo; il Duomo di Modena ecc.). (2) Dismesse dopo la metà del secolo XVI, vedendo noi come ne andassero co perti anche Ariosto e Tasso. -- 122 Parve ai nostri tempi una maraviglia il vedersi generalmente ripro dotto questo uso, ch'erasi perduto ; eppure antichissimo ce lo dimo strano la storia e l' archeologia , vedendosene anche nei bassi rilievi e nelle pitture di Ercolano (Tom. I pag. 267 nota 9), e nell' opera del Passeri Lucernæ fictiles ecc., in non piccol numero gli esempli. 1577. Troviamo in una tariffa di mercedi decretata pei sartori le Calze schiette imborsate , intiere e scavezze- Giuppone con zippadura-- Sajo Gavardina sajona- Calze alla Savoina Calze intiere all'antica- Cappa- Ferrajuolo e cappotto, con cordelle e mostre- Cappotti- Vesti e sottane da preti, e dottori Camisotto o con liste o cordella-- seguenti qualità di vestiti e bambagio- Scofoni senza bambagio, trinzate-Giuppone da contadino Sarza schietta , o con cordella o lista schietta, o con cordella o lista sti di ormesino 1577. Abiti guarniti di pelle di faina. 1578. Camicie di tela di renso. 1583. Velluto nero da listar tabarri per gli stafieri. 1584. Raso berettino fratesco ( cioè del colore delle tuniche dei frati) per fare una livrea da correre per la venuta della Duchessa di Mantova , e correre alla Montagnola, ed altro di raso per il colletto ricamato a fiamme. Cotta da donna, schietta, Vesti di velluto, damasco, e raso 1795. Per uno brocadello di seta morella. Burata Ve 1595. Per para due di scarpe col sovero (1), et un paro di mule (qua lità pure di scarpe), et un paro di scarpe da una sola (ossia suola). 1691. Per una veste da camera di stofa fiori di velluto ec. (2). Le trecce dei cappelli erano legate nei secoli XV e XVI in bel pendio avvolte in reti alternate di perle, pietre preziose e coralli, come si scorge dai ritratti, specialmente principeschi, e da quello di Lucrezia Borgia; costume oggi ritornato a vita. Intorno all' eccessivo lusso del mangiare, ben dice un moderno scrittore (3): Mentre il ricco tripudia al banchetto , mille artigiani travagliano, e col sudore della (1) Scarpe con suole di sughero aveva pure Federico III imperatore in Ferrara nel 1452. Vedasi la miniatura nel codice manoscritto delle tavole astronomiche di Gio. Bianchini, nella nostra biblioteca. (2) Il Lanzoni scrisse intorno alle vesti convivali o da camera, usate dagli an tichi ( Venezia, Gio. Gab. Hertz 1772, supplemento al giornale dei letterati d'Italia, to. I, pag. 330 ), come circa due secoli prima ne avea scritto Celio Calcagnini. (3) Valentinelli avv. Francesco ferrarese ; Ragionamento sul lusso considerato nei suoi rapporti politici. Ferrara, Bianchi e Negri 1802, pag. 54. -- 123 loro fronte preparano tutto ciò che distruggesi in un istante , e serve di delizia agľ indiscreti Epuloni. Ma tiriamo un velo su quest' oggetto, e passiamo ad altri. Per le carrozze, a ben pochi sarà ignoto come tardi assai siasi cominciato a far uso di quei veicoli di odierna forma, usato essendosi dapprima per le donne delle carrette che erano sormontate da coper ture sostenute da colonnette, come rilevasi anche dalle nostre cronache nelle descrizioni degl' ingressi, e delle nozze dei nostri principi d'Este. Alla metà soltanto del secolo XVI , e cioè circa il 1540 rimontano quelle che si adattano sulle molle (1). Ad esempio di una carrozza del secolo succitato, ecco una partita di spesa. 1584. 15. Zugno. Il S. Pio Enea Obizzi deve ( non dicesi a chi) per manifatura et merzede de haver guarnito una carozza alla Ducale,de veluto negro, con cuscini, spalliere, coltrine, scannelli, colonne coperte de veluto guarnite de franza, appozi de veluto, grombiali di corame foderati de tela franzati, con quattro bandinelle. Il Baruffaldi consacra uno de' suoi Baccanali allo Swimero, che per la prima volta comparve sul corso della Giovecca nel carnevale del 1714; ivi parla di Carri, e Carpenti, e poi soggiunge : Come quattro forti braccia, Due per faccia, Lungi dai vicoli Cani, e veicoli, Basterne, e bighe, Birbi, e quadrighe, Sterzi, Landò, e Cupè...... Sopra quattro obeliscose, E striate o nodose Ma gentili colonnette Sgolate e strette Una testuggine Color di ruggine Nera nerissima, E pulitissima , Con doghe e costole Stese in tetragono , Od in ottagono, Come ciel che fermo posisi Stassi avvinta a quattro cardini- ecc. Da questi versi ditirambici viensi a conoscere la forma di quel veicolo , che tanto era sorto in voga. Sembra poi che gli asini , dei quali generalmente servivasi per trasporto dell' acqua, e delle biade, avessero anche la gloria di tirar carrozze con ricchissime signore. Violante Signa seconda moglie di Alfonso d' Este ( nato di Laura Eustochio ) se ne serviva, forse per andare a villeggiare. (1) Veggasi intorno a ciò ronesi-- Delle antiche carrozze, e segnatamente di due ve Cenni del co. sen. Gio. Gozzadini. Bologna, Monti 1862, in 4. -- 124 Molto Mag. S. Paolo Zerbinati banchiere et Thesoriere dell' Illma et Eccma S.ª N.ra la sig. D.ª Violante d' Este : Piacciavi V. S. pagar per conto di S. S. Illma a M." Torquato Veris Ducatoni fiorentini otto per altrettanti che lui à pagati in comprar un' asina morella per la carrozzina della Eccza sua, la qual è stata consegnata ecc. A di 27 Giugno 1595. Fabrizio Cavezzi-. Il quale uso mi fa risovvenire della questione intorno alla pretesa proibizione degli antichi ebrei di ca valcare destrieri, e se s. Paolo andando a Damasco usasse di asino, o di cavallo (1); venendo per altro confermato dai fatti che in que' paesi per lunghissimo tempo parve proscritto l' adoperare si nobile animale. Infatti sappiamo che Nicoló marchese di Ferrara , nel suo viaggio a Gerusalemme dell' anno 1413 dovette egli stesso colla sua comitiva, quantunque avvezzo ad infrenare superbi e focosi cor sieri, usare di asini, e condottieri detti asinari, perchè a Giaffa nessuno Cristiano osa cavalcare cavallo (2). Gli appartamenti anche i più nobili , sebbene sfoggiassero in di pinti, arazzi e damaschi, aveano le vetrate ad occhi; e questo uso per durò sino quasi ai di nostri, sebbene da lungo tempo si vedessero lastre in non pochi luoghi. Ve ne erano però di cristallo, e tali erano forse gli occhi che adornavano la camera, in cui nel 1452 l' imperatore Fede rico III ricevea da Giovanni Bianchini le Tavole Astronomiche in dono, in questa città di Ferrara, presente Borso d' Este, come vedesi nella miniatura esistente nel codice manoscritto di questa Biblioteca nostra; miniatura che si attribuisce, non saprei in forza di quale documento, a Cosimo Tura detto Cosmė, pittor celebre ferrarese, giacchè non sus siste che appariscane l' annotazione sotto la miniatura menzionata. Gran numero di famigliari tenevano i ricchi ; e per darne un saggio riporterò qui la nota di pagamento della mesata di luglio a quelli del conte Alfonso Turco nell' agosto del 1584. Mastro di casa. Sescalco . Camariero , Mastro de stalla Spenditore Despensiero . L. 19. 10 » • » « « α 3.18 5.17 5.17 6. 5.10 Falconiero . Gargion del Falconiero Credenciero . Canevaro ( cantiniere ) Cuoco . Gargione in cucina L. 3. 48 » » D « 3. 6. 3.46 5.10 3. (1) Veggasi la mia traduzione del Pittor Cristiano dell' Ayala. Ferrara, Taddei, 1854, pag. 228. (2) Collez. di opere inedite o rare dei primi tre secoli etc. 1861, vol. I, Viag gio di Nicolò d' Este a Gerusalemme, a pag. 118. -- 125 Guattaro in cucina . Mulatiero Cucchiero . Famiglio da stalla L. 2. 4. D 3. 20 2. 10 Fattore. Chi insegna alle puttine Chi governa le puttine Famiglio Altro Donua da Governo Alle savonate. Staffieroמ • D 3.10 6. Altro 2. Ortelano « L. 4. 3.46 3. 18 1.10 α . 2. 2. 2. Da questa nota impariamo come tenuissime erano le paghe a si gran numerodi salariati, e vediamo ancora che l'insegnante avea minor soldo del cuoco, del cameriere e del cocchiere; che il mastro di stalla, in ragione di salario, era forse un sopraintendente o cavallerizzo ; e che il mastro di casa godeva di un compenso triplicato degli altri. Anche pei funerali, il cui lusso è un mero retaggio dell' antica am bizione, servendo più alla pompa dei vivi, che al suffragio dei trapas sati (1), potrebbesi osservare che le spese erano forse eccedenti e ro vinose, come lo sono di presente, in cui per giunta convien pure far elemosina, o piuttosto distribuzione di denaro agli oziosi , al pari di quelle circostanze che ci rallegrano la vita, quali sono i matrimoni , o le nascite di figli ; e dissi eccedenti, dacchè si riconobbero neces sarii nel secolo XIV , come abbiamo veduto , degli Ordinamenti per limitarne il dispendio ; ma non mi venne fatto di esaminare se non che descrizioni di tali funebri solennità per privati, non mai le note di pagamento. Ciò che per altro potrebbe dirsi di certo si è che l' accennata eccedenza dovea riguardare soltanto le principali e più doviziose famiglie , mentre per gente non ricca erano ben miti le spese , ancorchè si guardi al minor costo delle derrate, quindi alla maggiore facilità di mantenersi con minori entrate o proventi. Per esempio, la nobile famiglia Mosti nel settembre del 1584 fa seppellire a proprie spese il suo credenziere Pietro Masoni, e paga : Doppiroli N. 72 , e torcette N. 9 pesa Libbre otto , onzie 9 soldi a 13 la libbra Al Chapelan de S. Stefane,et champane. A quatre preti. A li frati de li Angioli, et champane Aun chonfalon Ala choperta, et chadilete A l' Archa dove va il morte A far aprire l' Archa Ale bolete. Per la mia mercede . . L. 5. 15. 8 α « « » « • 14. 8. 4. 10. 15. 10. 1. 0. 6. 1. 1.-- •-- Soma L. 11. 17.8 (1) Rag. succitato, pag. 83. -- 126 Di molto ancora potrebbesi dire, dacchè tanti e tanto varii furono sempre ed in ogni epoca i costumi; ma sarebbe ora impossibile il farlo , non avendone documenti , e solo di cose appoggiate a docu menti volendo io parlare. D'altronde, di qualche altra particolare u sanza dirò ancora nell' articolo seguente. VIII. Curiosità È un titolo questo in cui comprendonsi molte particolarità , che ricadrebbero nell' altro dei costumi. Trattandosi però di una miscel lanea di memorie , che serviranno a soddisfare chi abbia vaghezza di leggiere novità, piuttostochè ad istruire il lettore, mi determinai di trattarne a parte, dandone di ognuna un breve cenno , secondo che per la loro natura credei conveniente di classificarle. Amido Nel 1576 lo spenditore di Marco Pio compra un cuor di porco, e passeri per gli uccelli ; una falsariga; un bucelato ( ciam bella ) ; e salda ( amido ) per li panilini. Bastoni Si portano ai tempi nostri dei bastoni ricurvi al capo superiore a foggia dei pedi , o vincastri da pastore. Questi sono talmente antichi che non solo si usarono dai montanari dopo l'epoca volgare , ma persino dai pastori dell' antica Grecia, e dell' Etruria , come rilevasi dai più vetusti monumenti, e dalle pitture d' Ercolano e Pompeja. Battagliuola- È celebre questa finta zuffa in Ferrara che nel giorno 22 di luglio annualmente facevasi dai giovinetti e special mente scolari, perchè originata dalla nota strage dei Guasconi avve nuta per fatto dei ferraresi nel 1317 (1). Era una battaglia tra fan ciulli divisi in due squadre, che si assalivano con frutta scagliate dalle frombe : durò più di due secoli questa costumanza, ma perchè vi si (1) Almeno cosi si dice dallo storico Pigna: giacchè il Moroni ( art. Giuochi ) racconta che Teodorico, per tenere in esercizio la gioventù, fece eseguire finte bat taglie, che si faceano ancora nel secolo XIV, e si chiamarono battagliuole. Comun que sia la loro origine, può dirsi ben ancora che qui forse cominciasse, sull' esem pio di altre città, in quella occasione del 1317. : -- 127 mescolavano spesso uomini adulti, ed alle frutta si sostituivano talora ciottoli, bastoni e coltelli, Alfonso II, a prevenire gli omicidii, e gli al tri disordini che ne provenivano ne' primi anni del suo governo, ' aboli; sebbene sino dal 1537 anche il duca Ercole II l'avesse proscritta, quando ebbe a chiudere il Praisolo, dove avevano campo franco i duellanti , e dove andavano a battagliare quelle piccole schiere. Nė al certo allora cessò quell' uso, giacchè, anche a fronte di una ulte riore proibizione del 1659, il nostro Luigi Billi nel suo poemetto la Montagnuola di Ferrara ( canti sei, Ferr. Gius. Rinaldi 1779 ) ne parla come oculare testimonio, e racconta come la Battagliuola facevasi allora in quei prati, e come allora pure accadessero i disordini stessi. Osservo per altro che queste piccole guerre non erano solo in Fer rara , ma in altri luoghi , e la cronaca di Modena ce ne porge un esempio nel 1509: 10 Zugno- domenega- li puti fecene do squadron con pertiche e maze et altri baston, con stendardi , et andavano per Modena et se atrovone da san Paolo et fenne una gran bataglia, per modo che el se ge amischio deli homini con spade e rodelle, et fecene gran question , ma nessuno non se fece mal ecc. 17 Zugno l dome nega In questo di più de 400 puti sono andati insemo con pertiche in mane, et uno tamburo , et uno stendardo vechio suxo el quale ge un arma dela caxa da Este con ' aquila negra e li zigli, e uno altro stendardo de l'arma della Comunità, e vano correndo per Modena cridando che el pare che siano soldati (1). Befana Del 1473 si conosce per la prima volta praticata la cosi detta ventura, che poi fu ripetuta negli anni susseguenti. Consi steva in ciò che il Duca con grande comitiva, ed accompagnato da istromenti, girava la città per due notti, l'una prima, l' altra dopo il di della Epifania , accattando di porta in porta presso le benestanti famiglie. Questa pratica cessò nel 1486, ma fu ripresa nel 1496, mentre poi sino dal 1492 si vide applicato il nome di ventura a quei Lotti che per la prima volta si fecero in detto anno in Ferrara, e pei quali si estraevano biglietti a sorte. Dei generi raccolti in quel primo anno la cronaca di Equicola ce ne conservò la nota, che qui riporto, lasciando a parte le famiglie, che vi contribuirono. (1) Mem. di storia patria per le provincie modonesi; cronaca di Tom. de' Bian chi d. de Lancellotti, vol. I, parte H." pag. 54 e 55. -- 128 a 1. notte 2. notte Agnelli. Manzi. Vitelli Ν.° 15 . Caponi. Ν. 1849ת 15 Formaggio forme » 235 » 413 Vitelli D 82 Capriolli Capretto D 5 Manzi D 6 Conigli α ५ 1 Scattole » 206 3 Pavoni . 15 Cavallo. » 1 Pernice. α 146 Porchette 2 Lengue. » 100 Porcode' pesiX » 1 Faggiani מ 92 Anatre 66 Agnelli. Caponi » 1521 Coturnice « α 17 7 Galine L D 22 Conigli. 9 Cisano 1 CavallodipreciodeDuc.40 » 1 Faggiani Ochegrasse ५ « 24 Lievore (lepri) 8 Ochate 23 2 Porco 1 . » 3 Porchette 7 Pernice e Coturnice » 73 Quaglie. 54 Pavoni. ת 48 Tordi 64 Polastri D 2 Viuo Fusti » 2 Quaglie. D 60 Tortore 12 Tortore D 10 Brachi 2 Tordi » Tarabusi » 94 9 Cengiaro (cinghiale) 1 4 Farinazzi di pecora Formaggio forme » 191 Francolini (uccelletti) α α 28 5 . Formelle α 45 Grue » 1 Tornini. » 6 Meglioramenti (anguille) « 40 . ScattolediConfetture. 155 Mezene di porco 2 Scattoloni . 400 Malvasie botte « 1 Albarellidi Confetture » 4 Oche D 3 • Marzapani. » 28 Pizzoni. D 6 Torta di Marzapane « .رد Salcizzoni . 36 Tortelle D 76 Tavoliero ת Diamantini diZuccaro. 4 Luzzi (pesce) 19 1 2 Mandolata. Morseletti . Salami. Pani di specie Pignocatti piatti. Salcizzoni Lengue salate Testa di Vitello . Brazzadelle piatti Cervelati Duppieri : ५ « α « α 1 Pescedipiù sorte lib. D 25 16 Acqua deVita fiasco 1 2 Albarellidi Confetti « 3 1 Olive Barilotti 2 190 Mandole confettecrivello » 1 32 Marzapani 7 36 Pampati(sicpanpepati) « 7 » 1 Zuccaro pani D 2 « « 1 Pane di specie D 3 2 . Duppieri « 36 D 16 Candelotti 56 Candelotti. » 30 Cervelati 3 Pomi Cesti » 2 Naranci D 194 Tribbiano (vino) Barille D Torteletti piatti . α 24 Tortelletti. » 191 Pomi piatti » 1 Vino Vasello . » 1 It. Cesti » 4 -- Bisacce 129 I contadini del ferrarese portavansi un tempo, e ta luni dei più vecchi oggidi si recano alla città , portando le bisacce al collo, una delle quali sul petto, altra sulle spalle, e per entro po nendovi pane , formaggio ed altri oggetti. Costume antichissimo , anche in altre regioni : prova ne sia la narrazione del viaggio di Nicolò Estense a Gerusalemme ( già citata ) del 1413 , ove si dice coi turcimanni , e lo guardiano di Monte Sion, si misero in punto per andare a Betlem , e cosi ogni uno tolte le sue bisacce , e tappeti al collo, andammo fuori della terra ecc. Buone feste-- Dalle visite e dai regali che i vassalli faceano ai ricchi feudatarj nacque il nojoso ( come dice Frizzi ) complimento delle buone feste per Pasqua e per Natale un tempo , indi pel solo Natale , ora ridotto al Capo d'anno , forse al riprovevole scopo di togliergli anche il simbolo cristiano. Vuolsi di origine antica, e fareb besi rimontare ai tempi di Azzo Novello sul principio del secolo XIII. Non è sperabile, soggiunge lo stesso Frizzi, che veggasi del tutto abo lito fin che vi abbia suo pascolo l'interesse di chi lo fa, e l'ambizione di chi lo riceve. Ora pretenderebbesi di soddisfare a quest' obbligo col pagare un tributo a qualche pio stabilimento; ma questa nuova pratica , se può essere bastante verso gli amici , od eguali , non lo sarà mai verso chi ci sovrasta per dignità, o per grado. Comacchio spediva in ogni anno, per la vigilia del SS. Natale, una quantità di pesce, il cui riparto venne stabilito a favore degl'impiegati comunali. La distribuzione era la seguente : Distribuzione che fa l' Illustrissimo Magistrato di Ferrara del pesce che gli viene mandato ogni anno da Comacchio per la vigilia del S. Natale, stabilita con Partito de 20 Dicembre dell' Anno 1684, e riformata, con altro Partito de 12 Febbrajo 1787. All' Illustrissimo Sig. Giudice de' Savj Pesci . Ai nove Sig. Savj del Magistrato Pesci 32 per cadauno in tutto Ν. 64 » 288 Al Sig. Segretario Al Sig. Consultore Al Sig. Avvocato della Città Al Sig. Sindaco di Palazzo Al Sig. Procuratore, o Sindaco del Pubblico Al Primo Cancelliere All' Aiutante di Segreteria aggiunto dopo Al Mastro del Conto . Al Capo Notajo del Comune 9 » • . α »מ » » « 32 16 12 08 10 20 16 16 16 -- 130 Al Secondo Cancelliere Al Coadiutore del Mastro del Conto Agli Ajutanti di Computisteria per cadauno Agli Ufficiali de' Lavorieri Al Munizioniere Al Foriere fin che vive il Picchi Al Depositario della Illustrissima Comunità Al suo Ajutante Ai due Notaj del Capo Notajo del Comune Al Cappellano dell' Illustrissimo Pubblico. Ai due Uscieri Al Reverendo Capitolo del Duomo Al Perito della Comunità Ai dieci Giudici d' argine Ai dieci Notaj d' argine Ai due Massari della Pioppa, e Misericordia. Al Sollecitatore Ai due Torcolieri della Stampa Al Granarista . Al Marangone • Al Muratore Al Copricasa Ai quattro Donzelli • Al Cameriere, e Staffieri del Sig. Giudicede' Savj . Ai quattro Trombetti Allo Scopatore delle stanze del Comune Al. Comandatore del Comune Ai due Sagristani di Chiesa Nuova • " « 16 08 04 08 18 08 08 D 04 » α « α α « « α » « « α α Antonio Frizzi Segretario 08 04 10 60 08 40 20 08 04 06 04 02 02 02 16 12 08 02 02 08 Cambiaria- Figlia dell' ingegno italiano nacque e crebbe l'arte del cambio , che spianò il cammino al traffico , e celere gl' impresse il movimento ; arte , che non conobbero gli antichi , e la cui origine si volle attribuire senza buon fondamento agli ebrei di Francia nel secolo settimo , quando invece devesi riconoscere dall' Italia nel se colo XIV (1). Ecco pertanto una cambiale ferrarese del secolo sus seguente. (1) Cenni istorici sulla invenzione dell' arte cambiaria; memor. del co. D. An drea Cittadella Vigodarzere ecc. Padova 1838. Unbuontrattato poi dei cambj vedesi nelle opere di Alessandro Turamini senese. 131 1450. a 26 de Septembre. Pagatj per questa prima de cambio per tutto el mexe de febraro pro ximo avenire a Bandino daMeleto e compagni lire sesanta de bologninj per la valuta autj qui da Zilio di Turchi e compagni, e ponetj a mio conto. P. de Zohane Gudengio in Ferrara prima Paxe fiolo che fo de Malatestaff. Questa modula di cambiale , che ho copiata dal suo originale , presenta gli stessi termini , e quasi alla parola , di quelle che oggi dopo quattro e più secoli si fanno sulla nostra piazza. Con let tera di cambio, nel 1518, il duca Alfonso I spediva scudi venticin que a Raffaello Sanzio , affinchè sollecitasse la esecuzione della tela commessagli pel camerino di castello ( di che parlerò alla parte di B. Arti). Per altro anche nei secoli scorsi, come al presente, vi erano fallimenti dolosi, come appunto quello di Vincenzo Ruggieri banchiere, che nel 21 novembre del 1584 chiuse il banco , e se ne fuggi da Ferrara col mammone. Darò fine a quest' argomento col trascrivere la intestatura di un antico libro di commercio-- Al nome di Idio M. D. LXXXIIJ Al Nome sia delo Omnipotente Idio, et dela sua gloriosa benedeta et s. Madre Madona S. Maria et de san Zoan Bat tista, et de san Zoan apostolo et Avangelista, et del glorioso san Zorzo, et de san Maurelio , et de tuta la celestiale et trionfante Corte del santo Paradiso , che per la loro gracia ci conzedano buono guadagno con salute del anima et ancora del corpo nostro Amen- Questa va chetta serà di Noi Vincenzo Ruggiero banchiero de Ferrara , et è de carta realle coperta de vitello biancho de c. 1400 signata B., la quale serà scrita de mia propria mano de ogni quantità de dinari che si dispenserano et receverano, cominziando a di p.º zenaro 1583 , et per nostro segno useremo el sottoscritto bollo : et la presente intitolacion havemo fatto noj Vincenzo Ruggiero sop. a di p.º zenaro 1583. 0 Ed è quello stesso banchiere, che poco fa notai essersene fuggito un anno dopo, seco esportando con mala fede l'altrui denaro, men tre invocava la salute dell' anima sua ! Camini Sebbene siasi vista una quasi generale riforma, non ostante si veggono ancora in antichi fabbricati dei vasti ed alti ca mini sovrastare ai medesimi , come altrettante piccole torri, che po tendo ruinare specialmente per essere di maggiori dimensioni nella parte più alta, produrrebbero un gravissimo danno alle sottoposte -- 132 case. Pochissimi però se ne conservano di quelli specialmente di forma cilindrica, che si compongono di pietre sagomate, e con mem brature architettoniche le più gentili ; giacchè , ben sapendo i nostri avi come qui germoglino i nitri, preferivano con saggio consiglio i muri scoperti nella fronte delle case, che venivano adornate di cornici, archetti, mensole, dentelli, nel modo il più grazioso e con meandri ed ornati di ottimo stile intorno agli archivolti delle finestre , e delle porte d' ingresso. Un esempio di ruina, fra i molti, per la forza dei venti , avvenne al boschetto degli ammorbati nel 1555, colla caduta di quindici camini , che smantellarono i coperti delle caxette. Il bolo gnese architetto Sebastiano Serlio ne lamenta siffatto inconveniente ove dice I cinque camini, che si veggono qui davanti , sono al co stume d' Italia ; non già al modo di Ferrara, perchè sono di smisurato peso sopra le muraglie (1). Bisogna dire che anche le interne costru zioni di sovente male corrispondessero al bisogno ed al desiderio , difettando pel fumo. Non è già che non si conoscessero certe forme come sarebbe quella , che vuolsi tanto moderna, di un mezzo esago no , giacchè notissima era persino in Iscozia ed in Inghilterra (2) , per cui non potrebbesi dire il risultato di odierni studi e scoperte ; anzi, vedendosi non peranche tolti quei difetti che sussistevano ezian dio tre secoli e più or sono, converrebbe quasi dedurne che si dovesse cercarne la prima causa fuori della costruzione, per poscia potervi apporre corrispondente rimedio. Alfonso I d' Este desiderava di avere un modello di camino da costruirsi nelle camere murate in volta ; ed il suo ambasciatore in Roma Alfonso Pauluzio ne interpellava l'ar chitetto Giuliano Lena, il quale disse doversi tener elevati i camini di maniera che le case non rattenessero la circolazione dell' aria : e non ottenendosi con questo l'intento, si costruissero le canne tortuosamente; ma il duca non sentivasi volontà di far esperimenti, e richiedeva un modello di conosciuta e provata bontà. Fu allora che l'ambasciatore volle sentirne in proposito il celebre Raffaello Sanzio, il quale appro vò la proposta, e promise di studiare l' argomento, e di mandare tre o quattro maniere di disegni, soggiungendo riconoscere per rimedio effi cace ' operare un pertugio presso il focolare nel pavimento , perchè (1) Opere di architettura et prospettiva di Sebastiano Serlio bolognese; Venetia, Franceschi, 1619 in 4º, lib. VII, pag. 74. (2) Types d'architecture gotique en Angleterre pendant les siecles 12-16 par A. Werby Pugin ecc. Paris, 1851. -- 133 ' aria che penetra di sotto ajuta a cacciare il fumo. Io non so se qual cuno ingegnere o scrittore moderno siasi dato vanto di questa pro posta, che noi abbiamo il piacere di veder fatta dasi grand'uomo, e per la nostra Ferrara, come ne da cenno il carteggio originale che trovasi nell' archivio Estense (1). Scorsero appena sedici giorni , e Raffaello più non era ! Campane- Cominciasi ad adottare anche fra noi, specialmente nei villaggi , l'uso di suonare le campane della chiesa facilitandone il suono con una ruota, che scema d' assai la fatica a chi vi presta opera, come da lungo tempo si pratica in molti luoghi della Lom bardia. Quest' uso è pure fra gli antichi , mentre , se non in Italia, almeno in Inghilterra, trovavasi già vigente nel medio evo , quando cioè cattolica era quella regione (2). Carnevale Era proibita la maschera nel carnevale se non la concedeva formalmente l' Autorità. In questi ultimi anni la sposa più giovine fra le patrizie ne chiedeva la concessione al Legato, che nella sera esponeva la maschera al proprio palco : ma questa pure non è che un' usanza bene antica. Del 1476, nel giorno dopo l' Epi fania, aperse il duca nostro il carnevale, annuendo al solito costume, e nel 1537 si facea pubblica grida che non si potesse darvi comin ciamento se prima non fosse stata esposta una maschera ad una delle finestre del palazzo del podestà. Molti erano i divertimenti, ed il corso della città si mantenne si gajo e vivo sino ai tempi nostri, da non invi diarne quei delle capitali. Nel 1595 le carrozze furono in tal numero chenon potevano scambiarsi, abbenchè il giro si estendesse a doppia fila dalle fosse del castello al palazzo di Marfisa d'Este (la palazzina). In quello stesso anno trenta donne comacchiesi fecero una regata con sei barchette, aggiudicandosi il palio di raso cremisino a quella fra le barchette succitate che partendosi dal Ponte della Rosa, e passando sotto il Rivellino , giungeva per prima nelle fosse del Castello verso la Giudecca. Qui pure le maschere vestivano talvolta abiti da frate o da monaca; il perchè nel 10 gennaio 1482 il duca ne pubblicò grida di divieto ; e qui pure si tiravano palle di neve, per cui il cardinal legato Spinola, con editto 9 gennaro 1608, dovette vietarlo tanto alle persone con maschera, quanto senza, sotto pena di cento scudi, e di (1) Campori march. Gius. Notizie inedite di Raffaello ' Urbino; Modena, 1863. (2) Types d' achitecture gotique etc. -- 134 tre tratti di corda. E qui eziandio si spargevano confetti, uso che oggidi trascese ad un abuso riprovevolissimo ed ignobile, allorquando in particolar modo si gittano con tanta profusione gessi e farine, con non lieve danno talvolta ed incomodo dei passeggieri , che maledi cono a quei pochissimi, i quali per si strano ed insulso piacere non si peritano d' insultare alla moltitudine più di loro assennata. Questo inconveniente in Milano era giunto a tale un segno che il governa tore spagnuolo dovette reprimerlo con un editto del 14 febbrajo 1592, proibendo il gittarsi dietro uova colme di sozzure, o sprizzarsi addosso acque fradicie (1); come anche racconta Melchiorre Gioja nel suo nuo vo Galateo, soggiungendo che il gettito dei non sucidi è vero ma mo lestissimi confetti, dopo molte proibizioni, fu permesso alle sole dame, essendosi forse lusingato il legislatore che la gentilezza di queste lo farebbe presto cadere in oblio (2). Le descrizioni che si hanno Cerretani e Saltimbanchi di pubbliche feste abbondano in raccontare come vi concorressero in numero grandissimo giuocatori di mano, e funambuli, come avvenne per l' ingresso di Lucrezia Borgia nel 1502, in cui uno di costoro ballò su due corde alla moresca, tutt' armato come guerriero, e quindi esso stesso , ed altro funambolo , eseguirono una discesa , o volo , l'uno dalla torre di Rigobello, l' altro da quella della Ringhiera, giungendo ambi nello stesso punto appresso la Cattedrale sulla pubblica piazza. Un secolo prima il marchese Nicolò avea potuto vedere ( nel 1413) in Cipro, dove passò per andare, come già dissi, ai luoghi santi, un celebre ginnastico e giocoliere, il quale alla presenza del re di quel l'isola fece salti colle spade in mano ed in bocca, sopra persino a 12 fanciulli , giuocava di destrezza con un bastone, ballava sulla fune senza e con contrappeso avente ai capi alcuni sacchetti , e fingendo di cadere e di rimettersi all' equilibrio , sostenendosi alla corda ora col braccio , ed ora colla gamba, o rimanendo appeso con le lacche delle ginocchia ; indi tagliava con sciabola ossa e carta sottopostavi senza ferire l' uomo che le sosteneva ; e finalmente rompeva ossa di bue sulla mano a chi teneale, ed altre ne spezzava nei nodi con un forte pugno, collocate che fossero sopra una pietra (3): il che ci ram (1) Muoni Damiano: Collez. d' autografi, e fam. sovrane ecc. Governatori di Mi lano, ivi 1859, pag. 33. (2) Vol. I, pag. 146, ediz.di Lugano 1840. (3) Collez. di opere inedite o rare etc. Viaggio ( già citato) di Nicolò Estense a Gerusalemme, da pag. 133 a 137. -- 135 menta lo spezzatore dei sassi , che tutti vedemmo in Ferrara pochi anni or sono. È curioso il vedere, in proposito di cerretani, come il magistrato de' Savj nel 1742 rilasciasse diploma ad uno di essi , per attestarne la virtù ( o meglio empirismo ) che possedeva, fra tante altre , di trangugiare il sangue e le interiora dei rospi , risanandosi tosto da se col decantato suo Orvietano. La patente in pergamena , con gli stemmi a colori della Comune e dei Savj suddetti , l' ho veduta e letta io stesso, sebbene poi non ne trovassi l' originale minuta negli atti dell' antico Archivio già da me custodito ; il che forse attribuir si deve al trattarsi di oggetto dipendente dalla sanità, per cui, dopo la firma del Giudice de' Savj , segue quella del cancelliere sanitario , anzichè l' altra del segretario maggiore. Non sarà discaro l' averne qui per disteso la trascrizione. Cajetanus Modoni Comes Iudex sapientum ac Sapientes Magistratus Civi tatis Ferrariae. Essendosi pubblicamente manifestata ed applaudita la virtù del signor Generoso Marini col suo maraviglioso esperimentato Orvietano , mediante il quale sul palco in piazza pubblica di questa nostra Città di Ferrara alla presenza di un intero popolo sì di nobiltà che di rare virtù adornato , co me di forestieri , e di ogni sorta di persone ; e ciò coll' aver preso cinque rospi, non da se ritrovati , ma dal popolo a loro piacimento portati , e vivi sopra il banco furono da lui presi, ed alla vista di tutto il radunato popolo spaccati con coltello per mezzo, fe cadere in una tazza il sangue, l'orina, lo sterco , la bava e quanto nell' interiore aveano , con le sue mani spremuto, fecesi una bevanda, e trangugiata, immediatamente gonfiossi il corpo ; divenne tremolo , pallido e di color di morte; d' indi creduta dal popolo spettatore irremediabile la sua salute, richiamando a se il dispensato e venduto Orvie tano, presolo per bocca, istantaneamente ed ocularmente videsi col rigetto del veleno preso sgonfiarsi il corpo , ed acquistare la primitiva sua salute. Maravigliato il popolo, applaudendo alla virtù sua riposta nel suo Orvietano, andarono alla di lui casa molte riguardevoli persone virtuose, ove restarono maggiormente soprafatte nel vedere la sua spezieria , di molti antidoti e spiriti fornita, tra quali tiene una polve detta viperina, atta a scacciare ogni sorta di febbri , ove esperimentata da più persone di qualità e di virtù re starono liberi affatto dal malore di dette febbri ; come ancora tenendo ap presso di se il suo balsamo attivo ed approvato nel sanare tagli e ferite e guarire scoltature di ogni qualità di fuoco ; e quello di più l'adorna si è la perizia sua in cavar denti con maestria particolare; come pure guarnito d' altre virtù particolari, che lo distinguono massimamente coll'avere resti , -- 136 tuita la sanità a persone da diversi mali incurabili aggravate, e da virtuosi abbandonate ; quindi di tal rara virtù fornito il sig. Generoso Marini, in se gno d'amore ed in lode della sua sapienza , abbiamo voluto con questo nostro privilegio pubblicamente premunirlo, acciò universalmente sia ricono sciuto, applaudito e rispettato ; cosicchè col mezzo di questo nostro diploma passar possano a cognizione di chiunque le virtù che altamente lo fregiano: in fede di che il presente sottoscriviamo , e col nostro pubblico sigillo lo autentichiamo. Dato in Ferrara, con grandissimo applauso, il dì 26 Luglio 1742. Joannes Cajetanus Modoni Judex Sapientum Sapientes Magistratus Civitatis Ferrarie Franciscus Oltramari Cancellarius Cipro ( polvere di)- Non fu propria solo del secolo XVII, nel quale vedeasi abbondantemente ricoprire le folte e lunghe peruc che; ma la troviamo usata e menzionata in opuscoli del XV. un raro libriccino di otto pagine , senza dati di stampa , ma che si ritiene da taluni di tipografia ferrarese, si trovano ( forse per finzio ne ) descritti oggetti qui trasportati da lungi-- In Capitolo de duo mercanti venuti di Soria quali dimostrano haver condutte infinite et preciose mercantie como legendo intendereti, intitulato il mercante << Agarico : schamonea : incenso grosso « Polver di Cipri : zucher candiano, <<< Turbiti : talco : et coral bianco et rosso. Non potrebbesi con questo assicurare che l'uso si fosse generaliz zato, ma bensi che quella polvere già era conosciuta. Un secolo ap presso prevalse la moda dei capelli biondi , e vi sono ricettarii stam pati e manoscritti per farli divenire cosi colorati. Venezia in parti colare portava in sommo grado questa usanza, come lo addimostrano specialmente le pitture di quel tempo. Uno di que'stampatori fece sortire da suoi tipi ( ed io qui lo dico , perchè fu ferrarese ) un li bretto intitolato- Questa si è una operetta molto piacevolissima et da videre de Arte manuale et utilissima a molte infermitade et expri mentada da molti excellentissimi homini , et sono aprobate per mi Ni cholò dicto el Zopino- Cum gratia etc., libro che contiene un ri cettario per diverse cose sui colori dei capelli, pulir faccia e denti ecc. Il cav. Armando Baschet, eruditissimo scrittore, allorchè portossi per la prima volta in Venezia, ebbe a maravigliarsi di non trovarvi quelle capigliature bionde fiammeggianti, che avea visto nelle sale del Lou vre in tanti ritratti di mano del Tiziano, del Veronese, del Giorgione: -- 137 Que de chevelures ainsi blondes je promettais a' mon admiration !....... mais à peine arrivé, je connus toute ' etendue de mes déceptions........ ' étude de quelques livres de ' an 1500 et tant, et le hasard de mes recherches dans des papier à peu prés oubliés , m' a révélé le mot de ' énigme. S' accorse allora come la sola moda e l'artificio faceano bionde le chiome nel secolo appunto in cui que'tanto eccellenti pit tori ne ritraevano le forme di quelle amabili donne , che le aveano sul capo (1). Anche di Luigi Tansillo si ha colle stampe un Capitolo inedito in lode del tingere i capelli Corrotto per nozze Baglioni-Oddi , e Vermiglioli- Napoli, Fernandes 1820 in 4.° Trovo nel 14 luglio del 1573 un pagamento pri vato per roba da vestire il s. Conte Francesco Villa moderno ( cioè il juniore ) per il corrotto della S.ª Laura d'Este; il qual costume che un tempo , sortendo dalle corti sovrane , limitavasi alle famiglie più nobili e potente , ora vedesi esteso anche alle meno ricche e meno che cittadine, con grave danno della domestica economia. : Dessert- Anche di questo abbiamo esempii nella nostra Fer rara. Volendo l' abate Bettinelli , nella sua opera del risorgimento d' Italia, parlare di celebri feste, accenno ad una in Treviso nel 1214, ad altra in Firenze nel 1364, e ad altra in Tortona nel 1480; ma il conte Giulio Perticari osservava come assai più grande fosse stata cinque anni prima, cioè nel 1475, quella celebrata in Pesaro per le nozze di Costantino Sforza con Camilla d'Aragona, cui pure assisteva 1' ambasciatore dell' Estense. E dandone una ben, elaborata descrizione (pubblicata dal conte Gordiano; Pesaro, eredi Nobili 1843) ci racconta pure dei desserts che furono di una straordinaria ricchezza e magni ficenza. Vi si eseguirono al tempo del pranzo i più strani esercizj di (1) Gazette des beaux-arts ; Courrier Européen de l' Art et de la Curiosité etc. Paris , 1859 , 4. Livraison pag. 232. Cronique vénitienne; Les femmes blondes etc. par Armand Baschet. Ma qui è pure a notarsi comeanchele pettinature abbiano sem pre presa denominazione dalle principali signore che le adottarono per prime. Dissi sempre , giacchè sino al tempo dei romani se ne hanno esempi. On s' appliquait à imiter les Imperatrices , et les dames de la cour, et les coiffures à la Poppea, à la Plotina, à la Faustina, eurent leur temps de vogue, comme il arriva chez nous pour celles à la Valliere, à la Sévigné, ou à la Pompadour (Catalogue des Bijoux du Musée Napoléon III, Paris 1862. Epingle á chaveux , pag. 12). Altri nomi si danno ancora oggi alle varie foggie di ornarsi con la capigliatura , come la danno , contro ogni buon senso, ai varii colori , quali d' Isabella, di Donna M. di Gloria, di California, di Solferino e simili leggerezze. -- 138 membra dai primi giocolieri che ivi erano convenuti ; si gittarono piccoli pomi d'oro massiccio al popolo, con molte altre distribuzioni, mentre una grande fontana da un lato della piazza gittava squisitis simi vini di varie sorta ; mille grandi monete d'oro si dispensarono ai pittori , ai musici ed agli artefici che aveano lavorato; si recarono le ventiquattro castella di Pesaro, fabbricate tutte di finissimo zucchero, mentre ottanta giovani vennero con grandi corbe dorate, ricolme tutte di canditi e confetture. Tanto più ammirabili tali feste, e desserts, in quanto che il tutto fu interamente operato dai Pesaresi: e ben disse il Perticari che, mentre i francesi copiarono da noi ancor queste u sanze, noi le riteniamo come insegnateci da loro, e quasi a segno di gratitudine vi abbiamo dato persino la stessa loro denominazione ! Intanto un anno dopo si ricco festeggiamento celebravasi in Fer rara l'arrivo di Beatrice regina d' Ungheria sorella della duchessa nostra Eleonora d' Aragona, ed alle ore 23 del giorno 10 di ottobre (1476) se fece una beletissima (sic) et habundante collatione de confecti con castelli de zuchero , et altre cose , et cum vini dolci. In fatti era nell' animo degli Estensi di non istarsi mai al dissotto di qualsiasi altra Casa dominante in Italia nè per potenza, nė per isfarzo; e quindi era ben naturale che procurato avessero di emulare la grandiosità del Pesarese signore in una sì vicina circostanza; nella quale noterò come, appena presentati quei desserts ai forestieri, furono posti a sachomano; galanteria che non ando menomamente perduta , dacchè nei grandi e specialmente diplomatici convegni vedemmo e vediamo non man care neppure oggigiorno que' rapaci artigli che ci rinnovarono e ci rinnovano l'antico saccheggiamento. Un altro esempio di profusione ' abbiamo per le nozze di Lucrezia Borgia nel 1502, in cui si con sumarono , come si ha dalla contemporanea cronaca del Zambotti , quattordici moggia di confezione, trecento bestie bovine di perfetta qua lità, trecento grossi formaggi, mille cinquecento capi di pollame, ed al trettanti di selvaggiume. Altra prodigalità la vedremo all' articolo fe ste ecc. all' anno 1598 (1). (1) Il nostro Lanzoni (Gall. di Minerva), in una Lettera sull uso antico delle fontane nei conviti e nei teatri, ci fa conoscere che si rinfrescavano i teatri ed i cenacoli con fontane di acque odorose , che sgorgavano da statue di uomini , o di sfingi , o di deità , o di animali specialmente marini : uso che vorrebbesi introdotto da Pompeo il Grande riguardo ai teatri , ch' erano cosparsi di acque odorate col zafferano. Di siffatti costumi parlarono Stazio , Orazio , Properzio , Ovidio, Marziale, -- 139 Dottorato Per l'assunzione di questo grado, le cui insegne furon date a Colombino Colombi per mano dell' imperatore Federico III quando trovavasi in Ferrara, e per altre onorificenze o cariche relative alla Università degli studî, vi erano anche nei secoli scorsi delle com petenze, e si distribuivano confetti, come si è fatto sino verso la metà del secolo presente. Nel 1505 : Al Mag. Piedro Antonio de Ventura de Trano L. 4. 6 m, le quale spetano a mi Daniele De Fini per esser etiam Canzeliero del studio, videlicet L. 3.2 per la valuta de ducato uno, et L. 1. 4 per libre quattro de confecti el quale ducato et scatole de confecti è per el doctorato ecc. (arch. Comunale). Così nel 1540, a di 8 di maggio, Francesco Diolo Argentino rettore dei leggisti riceve per-sua honoranza de assumere el capuzo dominica proxima ventura, et per sua magnificentia lire 110 et soldi 14 per tanti drappi de seda, et uno ducato et due scatole de confecti per regalia a Gio. Battista Bonacossa Canzeliero dello studio eсс. Etichetta ! Fuvvi un tempo in cui le cerimonie delle funzioni erano talmente rigorose nell' ordine loro che ogni più piccola diver sione da esse dava luogo alle più acerbe liti. Chi non sa quali e quante dissensioni passarono fra i Medici di Firenze, e gli Estensi di Ferrara , per oggetto di precedenza ? e quante scritture pro e contro vennero stampate nel secolo XVI , delle quali puossi vedere la in dicazione nel Saggio di una bibliografia storica ferrarese del ch.º m." can. Antonelli ? Ma non solo i principi, bensi ancora i privati, e più di tutti furono in ciò tenaci le rappresentanze Municipali, trovando sene per entro gli archivii manoscritte le prammatiche e le leggi a ciò stabilite , persino pei posti nelle carrozze , e pel tempo di salirvi contemporaneamente ad altri magistrati. Essendovi a stampa del 1785 una regola pel Dicastero Municipale , qui si darà per intiero; sol : : Svetonio, Apulejo e Vitruvio. Non saprei dire se in Italia durasse ancora nel secolo XVII, come perdurava in Francia, il suddetto uso di quelle fontane zampillanti, che rappresentavano fanciulli e fanciulle da cui scorrevano vini esotici ed acque odorose, sortendo da tutt' altra parte che dai loro begli occhi neri ( Gioja, Nuovo Galateo ) con insulto alla decenza ed al pudore. Antico è anche in Italia il Blanc-manger , che forse taluni si pensano essere un trovato della moderna Culinaria francese. E se ne trova la descrizione sotto il titolo di- Se vuoli fare blasmangieri, e così De Blan mangieri alle pagine XLIX e 46 del testo di linguadel secolo XIV: Il Libro del la Cucina, che è il fase. 40.º della Scelta di curiosità letterarie etc. Bologna 1863, in 8º piccolo. -- 140 tanto rimarcandosi come non vi comparisca il segretario capo, per la ragione che questi fino ad oggi si tenne sempre qual parte inte grale ed inseparabile dallo stesso Magistrato. Regolamento sulla precedenza de' pubblici Ministri nelle carrozze per i corteggi all' Illustrissimo Magistrato , fissato con Partito de' XVIII. Giugno MDCCXXIX. , stampato li XII. Luglio MDCCLXVI. , e confermato con altro Partito de' XXII. Giugno Anno corrente MDCCLXXXV. 1. Il Reverendo Cappellano. 2. Il Capo Notajo. 3. Il Primo Cancelliere. 4. Il Mastro del Conto. 5. Il Coadiutore del medesimo. 6. I Giudici d' Argine, secondo ' anzianità della loro elezione. 7. I Notaj d' Argine, secondo dell' anzianità. 8. I Massari delle Contrade, secondo dett' anzianità. 9. L' Esattore de' Lavorieri. 10. I Tesorieri o Depositarj. 11. L' Ajutante del signor Segretario. 12. Il secondo Cancelliere. 13. Il Sostituto del Capo Notajo. 14. Il primo Ajutante del Mastro del Conto. 15. Altri Ajutanti di Computisteria, secondo l'anzianità del servigio. 16. Ajutanti dell' Esattore de' Lavorieri, secondo ' anzianità. 17. Copisti del Capo-Notajo, secondo dett' anzianità. 18. Gli Uscieri , che però sempre abbiano luogo nell' ultima carrozza ad esclusione di qualunque altr' Offiziale. 19. Il Foriero del Pubblico. 20. Il Cameriere del Signor Giudice de' Savj pro tempore, il quale però abbia luogo nell' ultima carrozza. 21. Il Munizioniere generale. 22. Il Munizioniere del fieno. Dal Magistrato, questo di 22. Giugno 1785. Ercole Lollio Brancaleone Giudice de' Savj. Antonio Frizzi Segretario. Facchini- Sogliono i facchini , e specialmente da olio , in questa città portare il mastello ripieno , tenendo nella mano un ba stone per ciascuno dei due , del quale si servono come a riposo o sostegno , battendolo di passo in passo sul suolo. Questo modo , che loro alleggerisce in parte la gravità del peso , è antichissimo , e già cominciai a crederlo vedendo che nelle bibbie figurate in egual -- 141 maniera si esprimeva il fatto di coloro che, reduci dalla esplorazione della terra promessa , ne recavano a testimonio di fertilità quel si grande grappo di uva. Rimanevami per altro il dubbio che tale forma procedesse dalla immaginazione del pittore ; quando a togliermi dal l' incertezza ebbi a vederne una testimonianza nelle pitture di Pom peja, dove stanno espressi due portatori di vino (1). Fiori ( gettito di )- Il versar fiori sulle pubbliche vie non fu solo delle feste sacre al culto, ma bensì ancora delle profane , in cui se ne sparsero anche addosso ai personaggi, che si vollero festeg giare. Nel 1493, essendo a Ferrara Lodovico il Moro marito di Bea trice d' Este, si fecero apparati con ruose, zerpillo, batesugene, et altre zentileze de erbe per butar zosó a dosso dello Ill. Ducha, monsignor ( cioè il Vescovo ) , e Lodovico de Milano , che butaronsi da do puti vestidi in forma d'anzoleti, ch' erano sopra l'architravo della schaleta ( nella Catterale ) ( Libri della fabbrica del Vescovato ) (2). E cosi per la creazione di Ercole II in duca di Ferrara nel 1534, mentre le vie e le finestre erano coperte e addobbate di panni d'oro e di argento, di armellini, di velluti, di ricami e di gioje, si gettavano sul nuovo Ducha dei mazzetti odorosi dalle finestre Funerali (Mem. originale contemp. presso mons. Antonelli ). Già dissi non poterne parlare per non essermi avvenuto in note di spesa, nel mentre poi che de' più distinti e ma gnifici per papi, sovrani, principi e signori, se ne trovano pubbli cate le relazioni. Qui soltanto sarebbe a dirsi come non siasi rinve nuto avviso a stampa per annunciare la morte di qualcuno , se non del 1727 , nel quale , come di presente , si pregava a non prendersi verun incomodo. Gabelle Le gabelle o dazj, ed i gabellieri furono sempre oggetto, se non di odio, almeno di avversione : tanto più se questi usino di un indiscreto rigore, come non di rado ed in ogni tempo è avvenuto. E quei ministri che provocarono de' nuovi balzelli , bene spesso assai caro pagarono questo loro zelo. Anche Ferrara ebbe il suo Prina in Tommaso Tortona sino dal 1385. Diceva Ortensio Lando nel suo Commentario delle più notabili et mostruose cose d' Italia ecc. (1) Pompeja décrite et dessinée par Ernest Breton. Paris,Gide et J. Baudry, 1855, pag. 199, chapitre VIII, maisons et boutiques. (2) Per analogia di argomento si è qui ripetuto quanto venne detto a pag. 73. 142-- 1548 ( a pag. 8). Fuggi come la peste i gabellieri di Firenze, di Ber gamo, di Brescia, et di Ferrara ; chè non provasti mai le più importune et ingorde bestie : Benvenuto. Cellini si scaglia esso pure contro questa gente ; il cel." intarsiatore fra Domenico da Bergamo de' PP. PP. rifiutò in Bologna l'ingresso nella sua cella al duca di Ferrara, che vi accom pagnava l' imperatore Carlo V, perchè i suoi gabellieri aveangli fatto pagare con inurbani modi un balzello sui ferri dell' arte sua (1). Non erano le dogane meno irragionevoli in Francia, dove ora sembrano essersi rese plus intelligentes, et moins vexatrices, come dice un fran cese, et jai remarque un veritable progrès. Utinam che lo sia pure in Italia. Tenevansi anche delle catene attraverso ai fiumi, per impe dire il passaggio delle navi non solo all' inimico, ma bensi ancora perchè non fossero defraudati i dazj. Una di queste fu per lungo tem po al Po di Primaro presso Argenta, e ve la teneano i ravennati; altra fu al Podi Lombardia, e ve la teneano gli Estensi. In argomento alla prima, ci dice un rogito di Rodolfino Codegori ( nell' archivio notarile ), del 12 giugno 1373, che il marchese d' Este pagò all' arci vescovo di Ravenna ducati d'oro quattromilatrecent' ottanta pro affictu, censu et recognitione terre et castri Argente , catene padi ad introitum ipsius terre et castri; ed altro atto dello stesso notaro , del 2 agosto successivo, ci avvisa come Gerardino del fu Giovanni dall' Olio ( ab Oleo ) cittadino ferrarese abitante in Argenta, e capitano della torre oltre Po di detta terra, promettesse di tenere la torre medesima mu nita e custodita con catena ecc. Trovo per altro essersi scritto in un erudito libricino intorno alla pietra arringatora (2) ( di che ragionerò parlando intorno alle leggi),le seguenti cose : Una procella di ferraresi , che assalirono armata mano la terra d' Argenta , e dopo di averla, cosi per vezzo, presa saccheggiata ed arsa, ne tolsero la cate na , colla quale chiudevano il Po , ed una enorme pietra marmorea , alla quale era raccomandata, e come fosse stata un fuscello, o qualche vago gingillo , giulivi e festanti seco portaronla a Ferrara , collocando la catena in Duomo e quel grosso petrone in sulla piazza maggiore annotando che ciò avvenne il di 15 aprile 1201 一. Se questo è vero, (1) Marchese p. Vincenzo domenicano : Memorie dei più insigni pittori, scultori e architetti dell' ordine ; Firenze , Le Monnier , 1854, vol. II, pag. 236 ( di fra Da miano torneremo a parlare nella parte delle arti ). (2) La Pietra Ringatora (di Modena); Mod. 1860, pag. 6 (autore il ch. D. Carlo Borghi, uno de' bibliot. della Estense ). -- 143 bisogna d' altronde ammettere che i Ravennati rimettessero la catena, se ne vedemmo pagato persino un censo dall'Estense nel 1373, cioè dopo un secolo e mezzo: il che non si può mettere in dubbio, risul tando da originale documento. Dalle cronache poi abbiamo che dal Duo mo fu toltala catena soltanto allorchè se ne ricostrusse l'interno nel secolo XVIII, essendo sempre rimasta, come trofeo, presso l'arco della tribuna , ov' erano pure tante bandiere , e i rostri delle navi tolte ai veneti nel 1509-. L'altra , che stava nel Po di Lombardia, presso Ficarolo, venne fatta, od almeno rinnovata nel 1399, avendosi nel 3 Agosto Iacobus de Savana, pro nomine Magistri Bonzohani, et Bo nacursius etc.... facturos unam catenam ferream quatringentorum pedum longitudinis , seu sexcentorum anulorum , existentem quolibet dictorum anulorum ponderis XVJ, seu XVIJ librarum, quam catenam totam pro miserunt construere de ferro bono de mujeta ( archivio Municipale ). Era certamente di gran mole se avea seicento anelli di 16 libbre per ciascuno, in tutto chilogrammi circa tremila ducento , ed era lunga cento sessanta metri ; la quale catena la troviamo ancora del 1472 , come da un pagamento fatto per accomodarla. Discendendo agli oggetti sottoposti a dazio, variarono più volte per qualità, e per balzelli, secondo i tempi e le circostanze. Abbiamo nella biblioteca un codice del secolo XV , che tratta De rebus conducendis de Venetiis ad partes Lombardie Modus et forma quibus colligitur gabella magna Civitatis Ferrarie, et primo de mercimoniis , rebus , et merchantiis conductis, vel conducendis de Venetiis ad partes Lombardie superioris per passom (sic) Stellate, Figaroli, ac etiam per passom du ciarum Bondeni, turisque nuncupate ecc. Le merci principali, che meri tano attenzione, sono de marmore-- Spiciarie Terra de Valenza (forse d' Istria)- Mole-- Lavizi de preda- Olio-- Pre Verzie ( verghe ) — Prede vive Maxene Oxeli de rapina (di certo per la caccia ), zioè Falchuni, Astori etc. E così nel 1598 il card. legato Aldobrandini, procurandodi far dimenticare a Ferrara la perduta sua grandezza, diminuiva di assai le gabelle sovra moltissime mercanzie, che sarà soddisfacente il conoscere quali fossero , allo scopo di farsi una giusta idea del commercio di quel tempo in questa città. -- 144 Moderamento , reduttione, soppressione, e Gratie respettivamente de' Datij, et Gabelle fatte alla Città , e Dominio di Ferrara dalla santità di Nostro Si gnore Clemente Papa VIII. Essendo per la infinita providenza etc. ( 9 Febb. 1598 ) Estratto Entrate vecchie- Ridotte o diffalchi 69600 Lire annue Gabelle che si riducono 34800 La gabella della nota magna sui frumenti e biade che si vendono in città del 10 p.ridotta a metà. 53000 9400 9000-- 25000 26400 Membro del Registro 4700 Dazio del vino a mastelli 4500 D in castellata α » « » « 11500 Membro de' Libricciuoli , cioè pei marzatelli , et bestiami. 39500 45600 14813 Pesce dolce et di mare, entrata e transito dal 20 al 5 p. entrata e consumo, al 20 stesso p. transito. 18240 Del sale di Ferrara, che si vende quattrini 5 p. lib bra , e che si riduce a 4., cioè tre per la ca mera , uno pel Comune. da 17 Membri della gabella grossa che si riducono per entrata e transito Pietre da aguzzare Legnami di più sorte Acquavite . Seme di lino Colombina e pilumi. al 10 14 13 13 13 Marmi 18 7 8 8 6 10 Altre robe che pagano gabella grossa e grassa dal 13 al 6 p. entrata e transito Arbori da navilj Armature Garavelle Gesso Altri lavori simili di ferro Grana Badili di ferro Guado Bestie d'ogni qualità, ec- Herbe da tingere cetto asini Cannotiglia Carrette Indigo Instrom. da sonare Morioni Occhidi vetro da finestre Organi Oricello da tingere Pellicciaria selvatica Quadri di pittura Risi nostrani Lana pellizzarola e filata Ritratti in tela Carri Cirume delle api Cimatura de' panni Corame onto Corone di pasta Cremesi Forconi Galla Lane filate Lavori di noce Libri d' ogni sorte Mannare Mannarini Mascare Merci nostrane d' ogni qualità Rubia da tingere Salvaticini Scodano da tingere Scopette Soveri lavorati Terra gialla Trippa di velluto 145 AnnueLire Membri e Gabelle che si levano affatto 24000 Membro del Boccatico pagato dai cittadini e contadini fuori del distretto della macina 16000 Dadia pei lavorieri 35000 Gabella di legna paglia e fieni da 6 22800 Augumento del pane 1853 Invenzioni pei frodatori di gabelle 1129 Cameretta delle Accuse Datij delle tele e panni 1900 Capitaneato della piazza 1000 Bollettini de forestieri 890 Salario della Camera 60 Salario del Comune alla posta 418 Dazio delle carrozze da nolo Dazio delle meretrici ( ! ) 6740 Del vino a spina Della Malvasia 550 Del pesce di Po , pel pesce a minuto 2 p. 응 Membri della gabella grossa et grassa che si levano affatto Marmi ch' entravano in città col 17+ p. 응 Altri Membri del 13 p. levati affatto Agli Berrette vecchie Botte Garzadura Garzi Giaroni Cacoledi pecoracomposte Gianda Calcina da murare Capelli da donne Carciofali Carte dipinte Canne di valle Ceci franti Cenere Citare Code di cavalli Collari da cavallo Copeta Grisciole di canna Guanti Historie Lavori di tela Lettere da stampa Libri usati Letami Limatura Maccaroni di pasta Majolica Maglia vecchia Coltre usate da letto d'o- Mobili di casa usati Mostarda gni qualità Crivelli Disegni Diverse stracciarie Faldee Ferro rotto 10 Ortaglia d'ogni qualità Pattaria Pellicciarole Peli d' animali Pelo di bue Penne da scrivere Pietre di più sorti Pignatte Razzi usi p. quelli della città Ritagli Sabione Semola Santi di legno Scaglia Salnitro Stivali Stagno usato Spalliere d'ogni sorta u satep. quellidella città Tamarazzi di lana Tamburi Tartaruche Tasso da botte Terra da boccali Uccelli di rapina Vele use Vestiti d'ogni sorte usi -- 146 Gabelle che si lasciano e donano alla Comunità per servitio pubblico Li danni dati, che importano circa annue Appalto delle fornaci de' vetri , ed assumamento delli stracci p. far carta , affittato Delli quattro quattrini del sale , uno p. la Com. L. 2671. « 3600. 9120. Le quali si riscuoteranno però dal Tesoriero o Ministri della Cam. Ap., da pagarsi in mano del Maestrato.-- « Gastronomia Bene spesso gli stranieri cercano, viaggiando, di conoscere quali sieno le cose particolari di ogni città, in singolar modo relative ai commestibili ; e molti conosceranno la Guida Italica del distinto letterato M. Valery che, percorrendo la penisola, volle re gistrarne le singole preziosità gastronomiche (1). Parlando egli adun que di Ferrara ( pag. 75) disse : La chère est bonne : On cite l'e sturgeon du Po, soit au court-bouillon, soit rôti, ou sur le gril; l'an guille salée de Comacchio ; le caviar d' esturgeon ; le soucisson á suc ; le vin rouge du Codigoro; e poteva pure aggiungere le persicate, spe cie di candito di pesche (2). Dei menzionati squisitissimi cibi tiene il principato il salame da succo, anche per essere totalmente speciale alla nostra città (3): fu celebrato dai poeti patrii, e primo, ch'io conosca, fu il march. Scipione Sacrati Giraldi con un suo Ditirambo intitolato la Porcheide, composto ad istanza di bella dama. E siccome inedita è questa poesia , così piacemi di riportare almeno i legati principali che fa il Porco nel suo testamento. ai librai i denti per lisciare le carte i peli del dorso ai pittori per far pennelli le cotiche ai statuarj per farne stucco forte le vesciche ai fanciulli per giocare il liquor delle mascelle per unguenti il grugno per trovare la tartufola (1) L' Italie confortable, manuel du touriste. Bruxelles, A. Wahlen, in 8. (2) Potrebbesi anche nominare il tartufo bianco, il quale in non pochi luoghi della provincia ferrarese si trova in quantità. È buonissimo a mangiarsi, quantunque abbia minore fragranza del nero. (3) Se ne fecero altrove anche dai ferraresi stessi , ma non riescirono mai così eccellenti. Un Domenico ferrarese nel secolo XV faceali fare inRimini, di dove fuggi nel 1492 quale indiziato di complicità nella uccisione diRaimondo Malatesta, ed ac cusato di contrabbando di sali per far salami alla ferrarese. ( Cappelli , Mem. di Storia patria Vol. I fasc. 5 ). -- 147 la pelle per tamburi e crivelli le ossa per far dadi, e il fiele per cavar spinė l' ugne per concimar terreni la sugna ai cocchieri per ungere le ruote ben s' intende che le carni sono il lascito principale pei salami. Di poi ne scrisse , e con molto maggior gusto, il dott. Antonio Frizzi , che al canto II stanza 56 descrive coloro che vengono dalle montagne a fabbricare i salami (1) Nu sem sfangin da le Montagn de Trent Da Bormio, da Morbegn, e da altri stat, Che calem cusi in trupa a des e a vent, Com'el comenza el tempo de i busegat, 1 : Eghe slapem a sta poltrona zent La polenta, e al formagg' con i begat, Po, com' ' invern va a far i fatti soi, Portem su dei felipp a i nostri fioi. Costoro , che noi chiamiamo porcaroli , discendono annualmente per quest' oggetto , nè si potè mai pienamente rimpiazzarli con dei terrieri : e devesi ben ritenere che antichissima sia quest' usanza, se sta notato in uno statuto del 1385 ( non rammento di quale arte ) un Guido fiolo de Bonaventura porcharolo, pastor. Finalmente il conte Aventi celebrò il salame in un' adunanza dell' Accademia Ariostea con alcune sestine, com' ebbe a fare in altre per le brustoline ( semi di zucca tostati ) che il volgo chiama ezian dio amandorle o confetti, e pei Storioni che specialmente nel maggio si pescano entro le acque del Po di Lombardia sulla linea del fer rarese (2). Lo Storione trovasi lodato da F. Tomaso Garzoni da Ba (1) La Salameide, poemetto giocoso, con le note. Venezia, Zerletti 1772, in 8.. (2) Versi giocosi del conte Francesco Aventi. Rovigo, Minelli , 1844 , in 8. alle pag. 5, 19 e 37.- Il salame era cibo tale ( e lo è ancora ) che uno solo era già squisito regalo anche per sovrani. Il magnifico Lorenzo De Medici nel 15febb. 1481 ringraziava il nostro Ercole « Io ringrazio la Ex. V. del salame , che quella s'è degnata mandarmi , che mi è stato gratissimo etc. ( Cappelli, Lett. e Not. etc. a pag. 243 , lett. XII ) ›. Anche lo storione è cibo prelibato: e nel 1554 con lettera 21 aprile il vescovo di Bologna ringraziava grandemente il cav. Costantino Prosperi di avergliene spedito uno in dono (archivio di detta famiglia). Squisiti sono pure i meloni, ed un Massimiliano Dragoni prete di Sassuolo scriveva ad un march. Ben tivoglio che i vintiquatro meloni da lui speditigli aveali presentati in nome di lui alla Serenissima Infante che gli ha avuto molto cari ( lett. 28 luglio 1616 ). -- 148 gnacavallo nella sua Piazza Universale di tutte le professioni , al Di scorso 94°, dove si tratta dei cuochi, delle cucine ecc. Servi di pasto non di rado anche ai sovrani che transitarono per Ferrara , ed io trovo in una partita di spesa che nel 29 aprile del 1574 il cav. Tas soni spediva a Sassuolo ad Enea Pio di Savoja del pesce per la ve nuta del re di Francia, primeggiandovi lo strion (storione), le chiepe, e le ove de strion ( caviale ). Ortensio Lando , che moriva dopo la metà del secolo XVI , nel suo Commentario già citato altrove , a pag. 6 cosi si esprime : che ti dirò della magnifica città di Ferrara , unica maestra del far salami, et di confettare erbe , frutta e radici ? dove berrai ' estate certi vini detti Albanelle, che non si può bere più grata bevanda ? vi si godono di buone ceppe, sturioni, et buratelli, et fannosi le migliori torte del mondo. E qui troviamo anche i buratelli, che sono una qualità di quelle tante anguille (1) di che abbondano le valli di Comacchio, e che vedemmo nominate dal Valery. Queste valli danno al governo una ingente entrata , ed un tempo chi le avea condotte in affitto per qualche anno, poteasi già dir ricco: e ne sia prova una memoria , che ci dà una cronaca anonima , di un Barto lomeo di Orlando già sprocano nel 1474 , fattosi forte di trentamila ducati per aver condotto le dette valli per qualche tempo. Nel 1527 l'entrata fu di lire ventinovemila e quattrocento; nel 1575 rendevano circa scudi trentamila , mentre poi unitamente alle saline , che sono fra Comacchio e l' Adriatico , si avea un reddito di ducati ducento mila , come scriveane al senato veneto il suo ambasciatore qui resi dente (2). Fuvvi un tempo in cui la repubblica di Venezia che qui tenea un Visdomino, come vedremo a suo tempo, pretese che non si facesse sale nel territorio ferrarese ; dal che poi ne avvenne (ed era il 1475) che a Comacchio, a Volano, a Filo, Portomaggiore, Ostellato, Ro, Coccanile, Ariano ed altri luoghi non pochi, ove battevano acque salse, i particolari ne raccoglievano in abbondanza. Ignoro se allora (1) Il duca Ercole I per la quaresima spediva ogni anno al signore di Rimini cento anguille salate , e ne veniva ricambiato con 48 mazzi , o due some , di fichi secchi ( Cappelli ecc. ). (2) Nel 1852 volendosi dal governo francese formare de' vivaj di anguille , per procurare anche in quell' Impero una siffatta industria, venne in Italia il chiarissimo cav. Coste membro dell' Istituto di Francia, per fare degli studi, ed io incaricatone verbalmente dall' ufficio di Legazione diedi a lui una memoria scritta intorno alle valli di Comacchio, ed alla loro pesca. 149 ciò fosse permesso , ovvero accadesse per contravvenzione : io ben ricordo aver veduto in alcuni prati formarsi naturalmente il sale, che veniva poi guardato dai gabellieri , e guai a chi ne avesse approfit tato ! l'attuale progresso vorrebbe affatto bandire ogni privativa, ma solo allorquando trattasi di privato interesse, non mai di prodotti di regalia ! In appresso però Ferrara tornò a somministrarne a Venezia, e nel 1595 i Mag. Capponi di detta città pagavano a S. A. serenis sima il ducadi Ferrara, e per esso a' suoi ducali fattori generali la ingente somma di scudi Tredicemiglia quatrocento quaranta uno e cin que ottavi de scudo di monetta Venetiana , o sua valuta a soldi 82 denari 4 per scudo, per il credito suo de Sali. Abbiamo anche visto lodato il vino di questa nostra provincia e dal Lando e dal Valery ; e celebre fu nel secolo XVI la osteria di un certo Chiuchiolino in Gorgadello, che per abbreviatura dicevasi del Chiù, ed Ercole Bentivoglio, accennando a coloro che dilettavansi di quei vini, e per aver denaro a berne facevano pegni agli ebrei, disse: Li quai per trangugiar Don Berrardino Spesso all' hebreo porta il gaban sul braccio Compagno in Gorgadel di Chiuchiolino (1). Altri ancora , soddisfatti del soggiorno e del vitto nella nostra città , ebbero a lodarla in più modi , e troppo sarebbe ora il nomi narli tutti. Mi limiterò a dire che Pietro Nelli nel suo Capitolo a M." Benedetto Barbarigo in lode della lingua, disse : Fanno lingue perfette i Bolognesi Di teneri manzotti, e sono in prezzo, E ' han grande le vacche ferraresi. che Antonio Abbondanti d' Imola , nel Capitolo sopra i suoi viaggi , scrisse : Emassime i signori ferraresi Del viver malinconico nemici. che burlescamente si lodarono persino le rane, che abbondano nelle campagne di basso fondo , come al capitolo di Mario Nigrisoli nel le Rime di diversi ingegni eсс. (1) Satire: Vinegia per Gabriel Giolito de' Ferrari 1546, in 8. pag. 10. Convien dire però che fosse nome comune pure ad altri paesi, giacchè vediamo anche oggi giorno esservi la Osteria del Chiù fuori di porta san Felice a Bologna. -- 150 Quanto è felice dunque il ferrarese U' cantan d' ogn' intorno in mille tempre Botte (1), rane e ranocchi alle sue spese. Ma se molti ci versarono sopra delle lodi, non pochi altri ebbero a mostrarne malcontento ; e ciò a torto , non dovendo giudicarsi dello stato materiale di una città , nè della gentilezza o dello spirito de' suoi abitanti , da qualche particolare circostanza , o da qualche rozza ed incivile persona. Mal disse di Ferrara quello spirito irre quieto e visionario di Benvenuto Cellini , quantunque bene accolto dagli Estensi , ai quali cacciava nascostamente i pavoni al parco di Belfiore, com' egli stesso confessa nella sua autobiografia. E circa lo stesso tempo disprezzava i nostri vini quell' altro umoretto che fu Matteo Frangesi nel suo capitolo a messer Annibal Caro , intitolato il Maggio ecc. (2). Ommissis Fummo alla posta, idest all' Osteria, Cinque, duoi Romagnoli, un Ferrarese, Et io ; l'altro non so donde si sia : Lodava ciascheduno il suo paese, Io d'aria, e d' acqua, e vin lodai Fiorenza; Il Ferrarese allor per più riprese Disse, il vin nostro è buon per eccellenza, L'acqua del Po è migliore della vostra, Dell' aria io non vi veggo differenza. Or mentre l' un coll' altro così giostra, E ridendo garreggia , eccoti l' oste Che dice, intesa la disputa nostra: E' non è molto, che io tenea le Poste In Ferrara, e per sorte un Aretino S' alloggiò meco per la Pentecoste. Il quale altrove non beeva vino, Eparendogli le acque dolorose ; Se ne fece portare un Centellino ; Ma non prima alla bocca se lo pose, Non per la novità, ma per grassezza, Dell' uve squaqquerate e pantanose, Che sentita si strana morbidezza , Lo sputò, venne manco, e di Ferrara Partio con una subita prestezza. (1) Botta è la femmina del rospo. (2) Berni messer Francesco, ed altri ecc. Opere burlesche; Londra, Pickard, 1724, vol. II, pag. 158. -- 151 Moltissimi autori scrissero di gastronomia , e trovansi sparsi per le Biblioteche dei preziosi codici anche su questo argomento , e dei trattati editi nel secolo XV. La nostra libreria conta fra questi ultimi Apitü Celii de re Coquinaria libri decem ; Venetiis per Bernar dinum Venetum, dove fra le altre ricette vi è la seguente : Ut carnem salsam dulcem faciam Carnem dulcemsalsamfacies, siprius in lacte coqueas, etpostain aquam(sic); e cosi Bartolomeo Platina, de la honesta voluptate ecc., Venetia 1487, libro già stampato in latino nel 1475 in Venezia medesima ; dedi cate ambedue le edizioni al nostro concittadino cardinal Bartolomeo Roverella. Il Bentivoglio già nominato detto uu capitolo in lode del formaggio, dando per altro il vanto a quello di Piacenza ; ed il no stro Cristoforo Messisbugo diede in luce un operetta, ristampata po scia in più edizioni , col titolo i Banchetti ( Ferrara , per Buglhat et Hucher 1546, in 4.), in cui descrive alcuni pranzi dati dagli Estensi, de' quali era scalco, ed uno ai medesimi da lui dato. Gazzette Vuolsi che la prima sia del 1534 stampata forse a Norimberga , e che poscia nel 1588 la regina Elisabetta d' Inghil terra se ne servisse per entusiasmare i suoi sudditi alla guerra con tro la Spagna. Un secolo dopo Ferrara vide le sue gazzette , che comparvero dal 20 luglio 1688 al 20 giugno 1689, di 16 pagine per ciascuna , dedicate dal dott. Giovanni Antonio Filoni ( forse il com pilatore ) al vicelegato M. Francesco Acquaviva , e stampate da Gi rolamo Filoni. Giocaglie- Quei gingilli che più o meno si portarono e si portano appesi alle catenelle dell' orologio dagli uomini , ed ai vezzi al collo delle donne, oggi si chiamano sciocaglie. Non altrimenti chia maronsi nei secoli passati , con minima differenza , cioè giocaglie in italiano, jocalia in latino. Io ne trovo memoria persino dal secolo XIV in un testamento del 9 luglio 1348 a rogito di Alberto di Lapo de gli Alberti , dove dicesi pannos laneos et lineos , anula , cincturas , et jocalia (1), e cosi poi in altri non pochi rogiti da me letti negli ori ginali del secolo XV , come pure nei patti che si fecero in Bologna fra i rappresentanti del pontefice e quelli del marchese d' Este nel 1438 pel Concilio da tenersi e che si cominciò in Ferrara. In uno (1) Moisè F. Molini 1845, a pag. 469. Santa Croce lirenze, illustrazione storico-artistica ; Firenze, 152 di quei capitoli si disse..... non imponat datium etc..... rebus ac bonis in auro, argento, jocalibus, equis etc. Guardaportone Sotto la denominazione di Scaliero noi troviamo quest' incarico affidato nel 17 aprile 1577 a Bonso Maure lio torresano al palazzo della Ragione , sostituito poi nel dì ultimo di febbraio del 1580 da Domenico Salariolo de Russi. Insegne alle botteghe- Nei più antichi statuti degli spe ziali, e di altre arti, si trova prescritto che debbano tenere sulla por ta delle rispettive botteghe le insegne dell' arte loro ; la quale usanza poi si estese maggiormente nel secolo XVI, in cui avemmo le osterie della Campana, e dell' Agnolo (angelo), e le spezierie del Leoncorno, della Pigna, ed altre non poche. La Campana diede il nome a quel quadrivio di strada che conduce al Castello per una delle vie; quella dell' Angelo cessò ai giorni nostri ; il Leoncorno è tuttora l' insegna di un' accreditata farmacia; la Pigna diede un nuovo cognome al celebre segretario ducale Giambattista Nicolucci, ora più conosciuto sotto l'altro del Pigna. Longevità– Le Guide d' Italia ripetono senza fondamento la consueta leggenda che Ferrara sia d'aria malsana, perchè in mezzo a stagni e paludi , come alcuni secoli addietro. Ma chi guardi alla vigoria delle persone d' ambo i sessi, anche senza conoscere lo stato attuale del nostro circondario esterno , può ben di leggieri persua dersi della erroneità di siffatta credenza. Io non dirò che possiamo noi vantarci di un secondo Alessandro-Vittoriano-Narciso Viroux nato nel 1708 , vivente ancora nel 1859 in Belgio ; ma vediamo età cen tenarie , non contando tutti que' moltissimi che al secolo giunsero ben vicini. Spiace che il Necrologio tuttora esistente cominci sol tanto nel 1579, chè forse potremmo addurre esempii più antichi; ma ci basti l' annoverare uno Stefano Boccaletti d' anni 108 nel 1622 ; una Giulia Trotti di oltre ai 100 nel 1623; una Pasqua Storari di 115 nel 1639 ; una Elisabetta Fabbri Giaceti di 100 nel 1653 ; un Giovanni Marzi di 102 nel 1732 есс. Majo È attivo tuttora nelle campagne nostre quell' uso an tico di portare e piantare il majo nella prima notte di maggio in nanzi alle finestre della casa ove abitano le amanti. Già vedemmo che majo si chiama ogni ramo e festone di verdura con che nei se coli scorsi adornavansi anche le chiese, come si disse parlando della Cattedrale. Ma più particolarmente s'intende per majo o maggio l'ar 153 buscello succitato , ch'è segno di più o meno di amore , od anche di abbandono, secondo che l'amante ne sceglie la qualità della pian ta. Di questa pratica o costumanza fe' parola Francesco Alunno nella sua Fabbrica del Mondo (1), e ne parla Frizzi nella storia di Ferrara , dicendoci che il duca stesso nelle calende di quel mese se ne andava con festevole brigata a cavallo per la città e sulla piazza portando l' arbuscello nelle mani (2). E ciò tutto riguardo a Ferrara; giacchè sono infiniti gli altri autori che ne danno cenno, trattandosi di uso generale , fra i quali Dante , Boccaccio e il Doni (3). Ma io non aggiungerò ulteriori racconti , potendosi vedere un prezioso li bretto del già citato chiar. Carlo Borghi 4), nel quale descrive il maggio, le regine, la frasca, le mattinate dei Bigami, e le maggiolate o canzoni. E canzoni erano pure le mattinate , che si cantavano il mattino sotto il balcone dell' amata ; ma come osserva il citato au tore , cangio di poi in que' sfrenati schiamazzi, coi quali si scherni scono i vedovi, o le vedove , che tornano al matrimonio. In Francia si dissero charivari, ma in Italia ebbero ed hanno varj nomi, in To scana e in Garfagnana scampanata, in Lunigiana bacilata, negli sta ti piemontesi zabramaritum , nei modonesi mattutinata , nei parmi giani maytinata, nei ferraresi pure mattutinata (5) Di caldaje, bacil, trombe e tamburi Sode lontano un' infernal gazzarra : Al tetro suon dell' armonia bizzarra, Come stesser gli sposi, ognun figuri. (1) Majo- sono i rami de gli arbori che si tagliano ilprimo diMaggio alla villa per portarli alla città da giovani davanti le case delle innamorate , per un segno di favore amichevole (art. 1163 ). (2) Tomo IV pag. 97 Ediz. 2. (3) Il Doni ne' suoi Pistolotti Amorosi fa parlare Beco Sparpaglia alla Silvana sua innamorata, cui dice i Fo tutta notte zuſolo a rovajo, Come strologo fossi et indovino , Per piantarti in la porta ritto un majo Non già di salcio........ ecc. ( Ven. Giolito 1552 a pag. 58 retro ). (4) 11 Maggio, ossia feste e solazzi papolari italiani.-Modena, 1848 in 8. (5) Nello statuto di Ferrara, la cui prima stampa è del 1476 , al libro III rub. 335 vi sta pena facientium matutinatas de nocte che termina et hec etiam locum habeant in illis matutinatis que senibus nubentibus et viduis fieri consue verunt fra le quali pene vi era di vedersi tolti gli stromenti. -- 154 Dice la cronaca Vacchi ( To. IV nella biblioteca ), la quale per altro non è sincrona, che del 1501 cadde in Ferrara una cometa (già intender si deve un aerolito ) alla presenza del duca Ercole d' Este , presso la chiesa di S. M. degli Angeli ; il che viene confermato dalla iscrizione in lapide marmorea , che si conservò in quel convento sino alla sua demolizione. Ora è nel cortile della Uni versità ; ma le parole ne sono assai guastate. Chi volesse leggerle , ricorra al Guarini ( Chiese ecc. pag. 152 ). Notaj A far conoscere che non è solo d' oggidi che si deve porre un limite alle scritture de' notaj, sia pel pagamento, sia per le qualità della scritturazione, basterà citare il decreto fatto dal giudice de' Savj Uberto Sacrati nel 1495, col quale levò gli abusi e volle che dovessero fare ogni facciata de' processi di trentadue righe compite, e li fece esaminare e vedere se abili fossero, perchè i Notaj ed i Procura tori faceano pagare quattro soldi per facciata, con lettere grandissime e zifre difficilissime ad intendersi. Padimetro Le inondazioni del Po avvenivano anche per le grandi escrescenze del ramo detto della Stellata, che inferiormente a s. Paolo divideasi e dividesi tuttora ( come canale navigabile ) in Vo lano e Primaro. E già le acque, come raccontano le cronache, ven nero in città del 1362, del 1470, del 1480, del 1493, e del 1498, in cui avendo sorpassato tutte le anteriori piene, don Ferrante d' Este fece mettere una seconda cavicchia presso il ponte di Casteltealdo. E quindi se questa cavicchia non era la prima, ci convien riportare più indietro l'apposizione di quel segnale, che, come ognun vede, corri spondere dovea per appunto al padimetro odierno. Nel 1499 poi ruppe il Po in s. Giacomo presso il Torrione, fu data campana a stormo, si fecero processioni, e le acque inondarono la Sammartina dal Po sino a Marrara (1). Nel 1509 fu posta una tavoletta di marmo bianco al lato destro della porta di Casteltealdo, per segnare l'acqua del Po in solitamente cresciuta ; e nel 1522 Alfonso I vi fece porre altre cavic chie di ferro nel muro , per sapere le escresenze e le decresenze. Po trebb' essere meglio comprovata l'antica esistenza del padimetro ? (1) Non saprei dire quale fosse , ovvero in che anno accadesse la Rotta per la quale ne venne il nome alla via che dal cortile municipale conduce allo spianato , già della fortezza. Forse fu questa del 1499, giacchè avvenne presso il Torrione, che era situato di fronte alla strada suddetta, e del quale vidi io stesso le antiche fonda menta nel disfacimento della fortezza succitata. Meteore م -- Piscina 155 Chi ha letto le sacre carte avrà bene appreso come vi si faccia menzione della Piscina probatica, le cui acque guarivano dalle infermità coloro che vi s' immergevano. Senza obbligare il let tore a credere, perchè io lo rimando alla cronaca di Mario Equicola, alla quale si appoggia il Dalla Fabbra nella sua.Efemeride ( Ferrara, Barbieri, 1749 ), dicesi che nel mese di giugno del 1282, ovvero del 1288, incominciasse a sorgere dalla terra nel Polesine di s. Giorgio, in luogo detto la valle d' acqua, una cert' acqua salutifera o termale, per la quale venne a formarsi un Lago detto poi della Gattola, in cui gli ammalati , che vi si bagnavano il giorno di s. Giovanni Battista, risanavano pienamente ; aggiungendosi che fuvvi un anno in cui tale concorso ascese a tremila persone ( che il Giraldi scrisse trentamila, e lo scrisse in lettere, per cui non fu errore di stampa). Questo lago vuolsi che mancasse del 1444, in conseguenza di che poi fosse dal b. Giovanni Tavelli da Tossignano vescovo nostro istituito il grande Arcispedale di sant' Anna. Certo è peraltro che abbiamo noi pure scaturigini di acque termali, quantunque non coltivate, o non adottate, per cui non sarebbe a farsi grande meraviglia che un tempo esistesse una di queste sorgenti salutari , e che ne usassero gl' infermi, come in tanti altri paesi ove le popolazioni seppero approfittarne (1)... ! Politica- Non è del modo di governare ch' io parlar voglia in questo luogo, ma solo di alcuni titoli che l'ambizione da una par te ed una cieca adulazione o l' interesse dall' altra hanno legalizzato nella società. Quel Giulio Ottonelli da Fanano, che lungamente fu im piegato sotto gli Estensi, ebbe a stampare nel 1586 pei tipi di Giulio Vassalini in Ferrara un suo Discorso sopra ' abuso del dire S. Maestà, Sua Altezza ecc.; e le controversie di precedenza fra i Duchi di Fer rara e di Firenze furono svolte in quello stesso secolo XVI in molte : (1) Bononi Jo. Vinc. De situ, aquis, aere etc. Ferr. dissertatio Ferr. 1781 pag. 49.- Qua virtute polleant Eridani aquæ topice admotæ in balneorum modum expositurus etc. Nigrisoli Gaetano ; Analisi qualitativa di un' acqua marziale scoperta nel borgo s. Luca; Ferrara, Negri 1841 Bertoni Giovanni; Sulle acque marziali del Gallo provincia di Ferrara; Rovigo, Minelli 1841-Migliazzi Euge nio; Sull' acqua marziale presso al Volano, e al Gallo; Milano 1842-; e giàsulle acque del Volano atte a bagni avea stampato nel secolo scorso una dissertazione o lettera il dott. Alessandro Soldati.- Ora da pochi anni va progredendo lo stabili mento dei bagni marittimi a Magnavacca; ma dopo l'attivazione della ferrovia per le Romagne, che rende sollecito e facile l'accesso a Rimini ,que' bagni diminui ranno di concorso, se non vi si faciliti il viaggio. -- 156 stampe a favore e contro di ciascuno dei contendenti. Quell' odierno titolo di chiarissimo, che oggidi si profonde con tanta prodigalità, si dava un tempo ai più potenti , come scorgesi da un atto del 1187 , in cui è scritto- Ego Taurellus quondam Salinguerre viri clarissimi filius . Quello di Barone lo trovai applicato a sant' Antonio Abate.-Proclama pro oblatione gloriosissimi baronj Sancti Antonii Per parte de lo Illmo principe et excmo Signor Nostro Messer Borse (sic) per la Dio gratia Duca de Modena et de Regio, Marchexe da Este, et de Roigo Conte ecc. Il se fa comandamento a tutti li Massari de leAr te, ed ad epsi Artesani che a dj xvij del p. mese de Zenaro che serà il di del glorioso barone Misser Sancto Antonio ecc. (1). L'epiteto divo e divino si diede ai sovrani ed ai poeti, come i romani l' attribuivano agli Dei non solo, ma bensi anche agli eroi. Innumerabili sono gli esempii di tale aggettivo, specialmente a Carlo V; ma restringendosi a Ferrara, fu dato anche agli Estensi, e nel fregio che sormonta l'or dine secondo della torre campanaria della Cattedrale sta scritto divo Hercule imperante ; in quanto ai poeti, fu applicato a Lodovico Ariosto come vedesi da qualcuna delle edizioni del Furioso, dalle iscrizioni di qualche ritratto , e da qualcuno degli autori che scrissero di lui. La parola prepotente presa nel vero ed originario suo senso altro non vuole significare che un potere maggiore degli altri ; e quindi a torto mi si rimproverava un giorno di averla benchè in tal modo esplicativo adoperata. E tanto è vero che debbasi attribuire a senso di onore, che si vede applicata a Dio, di che abbiamo esempi non pochi, anche in invocazioni di sentenze, o giudicati- Auspice Deo præpotente- (2). Prove poi di adulazione sarebbero molte suppliche presentate ai grandi ed ai sovrani; e ricordo che la Comunità di Ferrara, cui il Duca circa il 1450 volea caricare certi pesi che prima soddisfaceva la Ca mera Ducale, in una sua istanza diceva essendo che questa spexa sempre, et per muodo de parlare ab eterno ecc..... alla Excellentia Vo stra tutta savia, tutta justissima , et piena de ogni bontade, clementia et liberalità..... et etiam la Excell. Vostra gloria conseguiva che questa sua inclita Città fusse il refugio d' Italia ad ognuno che non potesse, on non volesse per qualche rispecto stare nela propria patria ecc...... (1) Archivio antico municipale; libro delle commissioni ducali dì 9 Genaro Domenica A , 1463 a ( lib. 7, n.º 10, pag. 25 retro ). La voce Baro equivale a Magnate, o Grande etc. (2) Tertulliano- præscientia et præpotentia Dei. 157-- questa sua inclita cita et suo peculiare populo de ferrara per la fede lità , et ardentissimo amore che sempre ha portato, et porta a questa Illma Casa da Este, come quasi a loro dij ecc.-. Dal quale brano di scrittura vediamo come a Ferrara fossero bene amati gli Estensi, ed apprendiamo ancora come questa città fosse di sicuro asilo e pro tezione agli emigrati. In quanto a misure politiche, già osservai non doversene qui parlare ; limitandomi ad accennare come nel 1500 con una grida del 6 febbrajo venisse fatto divieto di parlare, nè far trebbi de fatti dei Principi, soto pena de ducati 25, e se saranno putti, de 25 staffilate da esserli date in pubblico. Troppo barbara sarebbe oggi questa legge; ma troppo abuso si fa d'altronde di quella libertà che ci viene concessa, giungendosi persino a porre in ridicolo e in di scredito i pubblici e più alti funzionarj dello Stato- disprezzo ed inconveniente morale, che non lascierà di produrre i funesti suoi frutti. Pel resto , gli Estensi furono in politica talmente saggi da es sere talvolta eletti ad arbitri di questioni le più gravi di altri Dominii, ed a far paci ed accordi, e procurarono sempre quell' equilibrio, che nei secoli scorsi era più arduo di mantere ad un tempo con le gran di potenze d' Europa, e con tanti piccoli Stati, ne' quali era divisa l' Italia (1). Portalettere e Poste Mario Equicola nella sua cronaca ferrarese racconta che nel 15 maggio del 1534 il duca parti per le poste per andare a Milano , e nel 25 settembre parti don Francesco pure nello stesso modo per andare in Francia. Nel 1549 troviamo il (1) L' equilibrio delle potenze in Europa, ridotto aduna politica reciproca e com plessiva, veniva ideato da Enrico IV re di Francia, in pari tempo che vi pensava E lisabetta regina d' Inghilterra , la quale abboccandosi a Douvres nel 1601 col mini stro Sully , si accorse che non fu sola in quella vasta idea. E dissi ridotto a poli tiea ; giacchè anche in antico si conobbe e si pratico , e lo stesso Frizzi all' anno 1478, nel giustificare la condotta degli Estensi nell' affidarsi o collegarsi ad un par tito anzichè ad altro , soggiunge : convien riflettere che la massima dell' equilibrio si conosceva nei gabinetti anche allora..... Ma un dotto scrittore non si limitò a questa osservazione : giunse a dire come dagli atti e dalle corrispondenze estensi co' suoi ambasciatori all' estero risulti che il merito d' aver conservato l' equilibrio politico mediante l'unione di Milano, Firenze e Napoli, che salvò ' Italia dall'in vasione straniera fin che visse il magnifico (Lor. de' Medici), devesi in parte ai consigli, e raccomandazioni continue del duca Ercole d' Este. (Rendiconto della R. Dep. di Storia patria in Modena- foglietto N. 55 del 20 luglio 1863 sul lavoro del ch. Cappelli ). 158-- D. Franci Mastro delle Poste in un rogito di Giovanni Palmieri. scus Turbidus Mansionarius Cathedralis Ferrariæ vendidit provido et discreto viro Antonio Scaramuccio supranominato Tortello, fil. q. Fran cisci, Magistro Postarum Cancelleriæ Ducalis, et civi Ferrariæ etc., nel quale impiego subentrò poi suo figlio, che le prese poscia in ap palto. E vi erano addetti li postieri, qual fu nel 1575 un Bartolomeo; e nel 1601 un Gio. Battista Valentini Portalettere, cosi accennato in una partita di pagamento. Satire È proprio per cosi dire dell' animo nell' uomo il dir male d' altrui, ancora quando ne venga danno : se non che talvolta il danno ricade sopra il maldicente, come avvenne del 1495 , in cui un Francesco di Bernardino Cestarello fu condannato al taglio della testa, o invece allo sborso di mille ducati, per cagion di satire com poste contro il duca, e il nuovo giudice de' Savj (1). Racconta pure il Zambotto nella sua cronaca che nelle feste celebratesi per le nozze di Lucrezia Borgia furono trovati sonetti in gran numero nella sala delle commedie nel palazzo della Ragione contro il duca Ercole I per le grandi spese e profusione di denaro. E persino di quelle sa tire, che vedemmo a nostri giorni essere qua e là sparse per Fer rara, col titolo di Libreria, non ci mancano antichi esempj degli avi nostri : eccone uno Libreria , o studio del celebratissimo , eccellen tissimo, eruditissimo, et plusquam opulentissimo Arcidottor Gratian For bison de Francolino- Opera curiosa et utilissima per tutti i profes sori de le scientie mattematiche et per i studiosi de le opere bizzarre et capricciose — Raccolta per Mastro aquedotto dalle sanguettole re visor et reformator de la famosissima hosteria del Chiù. In Ferrara , per Vitiorio Baldini, 1596 in 8.º con ritratto nel frontispizio. Indice Universale Ommissis Acaso un giorno mi guidò la sorte fibbie di legno lavorate alla Zimina. Altobello , in ottavo tomo primo in quarto , con le sopra la logica- tomi due è andata al coliseo, per emendare certi errori di stampa, che vi sono. Fa la danza Zampiero , in quarto la terza parte con i suoi pendacoli , et lochetto d'aprire et serrare, secondo la forma del Statuto femminile, miniatodi cre misin pavonazzo, et capitolato del medesimo, eccetto ilfoglio di dietro, che non entra nell' opera. (1) Frizzi, Storia di Ferrara, vol. IV pag. 177 ediz. 2. 159-- Avri l' uscio Balsarina, tomi sei Cacciamuleta. Bazzica, con il comento, tomi 10 in foglio etc. Ommissis con le dichiarationi di Francatrippe 1 Ho voluto dare un saggio di questo raro libretto, nè farà d'uopo di osservare che solo chi vivea nel tempo, in cui il medesimo veniva in luce, potea comprenderne il vero significato, e le persone cui al lusero i varii libri. Scolari Giova sperare che se qualche scolaro sia per leg gere queste memorie non voglia prendersela meco se veggomi co stretto a comprovare che in ogni tempo essi furono autori di azioni inconsiderate , e talvolta dannose , mossivi però soltanto da uno spi rito di allegria e di consociazione. Gli scolari giuristi del 1478 , nel giorno in cui si nominava il nuovo Rettore, vennero a contesa, e si dettero pugni, e già sfoderate le armi ( aveano il privilegio di por tarle ) stavano per venire a sanguinosa zuffa , se accorso non fosse il capitano della Piazza. I reggiani ed i modonesi , che qui trova vansi a causa di studio, volevano un loro concittadino. Si scelse un modonese , e fu portato a casa sua il majo , che i reggiani strap parono. Si rinnovò quindi la contesa, e vi furono ferite ; allora ven nero ambidue nominati i proposti , stabilendosi che avessero a reg gere la loro Facoltà una settimana per ciascuno alternativamente. Nel 1510 gli alunni di Alessandro Guarino molestavano quelli di Ni colò Panizzato, e nata lite fra loro, guastarono le scale immittenti alle scuole, ch' erano allora nel locale dell' arte de' Callegari, ora s. Cre spino. Del 1542 gli scolari andarono al Boschetto , che serviva agli ammorbati (allora non abitato che dai custodi), e vi guastarono i co perti per torre li sturnj et passarini, per lo che il Comune obbligato si vide a rifare quei tetti. Nel 1551 si rinnovarono le risse dei leg gisti per la nomina del loro Vicerettore , e la Comune stessa dovette rifondere i guasti a Josepho da Venetia, che fa il Lotto in piazza, per danno li han dato in piaza i scolari a la sua botega, e il d. Josepho ha portato più peci de roba de ottone, et fiaschi de peltro scomachati, et rotti li hottoni nanti al prefato Josepho ecc , dalla quale poliza pure scorgiamo ch' eravi pubblico lotto in Ferrara sino d' allora. Nel 1572 l' amministrazione istessa è costretta di far conzar telari da fenestre et scrane et banche nel palazzo del Paradiso, quali furono rotti da li scolari il di che se fece el Rettore. Ma bastino questi pochi fatti, seb 160 bene anche oggidi non ne mancherebbero per comprovare che quali erano tre secoli addietro, e forse anche prima, tali sono pur di pre sente ; leggierezze per altro condonabili per l'età loro , e per quelle virtù e bontà di cuore che d' altronde vi possono contrapporre. Scrittori di Curiosità Molti ne abbiamo avuto, ma pochi ne annoterò. : Francesco Cieco ( Elisei ) detto Francesco Bello. Nelle Delizie delli Eruditi Bibliofili Italiani ; 1.ª pubblicazione ; Firenze Giac. Molini 1863, si diede un poemetto col titoloفسيم Calcagnini Celio . Perchè si dice è fatto il becco a ' oca- pubblicazione poi ristampata col nome dell' autore nostro ferrarese. Vuolsi pubblicata a parte , ma è compresa nel Poema il Mambriano, libro d' arme e d' amore; Ferrara per Gio. Maciocchi dal Bondeno 1509 in 4°; ed anzi il poema stesso comincia colle due pri me stesse stanze del 1º canto, ed il resto si contiene nel secondo canto. Encomium pulicis sta nel libro Dissertationum, Lud. et Amænit. scriptores varü ; Lugduni Batavorum per F. Hegerum 1644 in 12 ( 2 ediz.) pag. 71 ( è del 1519 in origine , come dalla lett. di dedica ). Vedemmo già nell' art. Gastronomia lodarsi il for maggio, il salame, il vino ecc. da altri ferraresi. Fanti Sigismondo : Trionpho di fortuna ; Vinegia per Agostin da Portese 1526 in fol. ( gl' intagli di questo rarissimo libro si credono di Giovanni Buonconsigli , come viene accennato da Leopoldo Cico gnara nel suo Catalogo rag. dei libri d' arte ecc. ) Pronostico novo cavato dalla gran Pampisia , del D. G. Battista Ghelini ferrarese, Astrologo e Matematico, sopra l'anno 1582. Ferrara, per Vittorio Baldini, appresso la Campana in 4.° ( Ne avea già stam pato un altro per l'anno 1563 ; esemplare imperfetto nella nostra Biblioteca ). e Garzoni Tommaso da Bagnacavallo, Can. Reg. Lat. Teatro dei varj et diversi Cervelli Mondani; Venezia e Ferrara, cinque edizioni (parlo delle sole conosciute da me, e cosi in seguito ) dal 1583 al 1593. Piazza universale di tutte le professioni del mondo; Venetia, dieci edizioni dal 1585 al 1665, e Francoforte 1641. ' Ospedale dei pazzi incurabili; Piacenza, Ferrara e Venezia, cin que edizioni dal 1586 al 1617. La sinagoga degl' ignoranti; Venezia 1589 e 1601. Serraglio degli stupori del mondo, con annotazioni e giunte di Bar tolomeo Garzoni suo fratello- Venezia, 1613. -161 Croce Giulio Cesare ( che pongo tra i ferraresi , perchè visse qui lungo tempo, e forse vi mori (1) ): Cognomi delle casate nobili et igno bili di Ferrara; Ivi, Baldini 1589 in 8.° È un opuscolo in terza rima, che Girolamo Baruffaldi seniore pose in quartine, e che i suoi eredi pubblicarono come cosa sua originale nelle Rime postume , al vol. III, per cui l'autore, ossia il Baruffaldi, non devesi accusare di plagio. Di quest' ultimo è veramente l'altra poesia, pure nello stesso volume Le Maraviglie di Ferrara-, scherzo sopra varii cognomi delle famiglie , in sestine , in cui sono posti con ordine di racconto quelli che hanno il significato di città, di animali, di pesci, di monti e valli ecc. Più faticoso, ma più dilettevole, ne avea cominciato uno l'ab. don Cesare Cittadella mio prozio, nel cui primo canto descrisse una battaglia: ma il lavoro rimase incompleto , e fra i manoscritti. Qui pure fu stampato il celebre libro delle Profetie, ovvero Vaticinj dell' Ab. Gioacchino , et di Anselmo ecc. In Ferrara, Baldini, 1591 in 4.°, e 1592 in 12.°, libretto assai raro; inoltre con una particolarità e cioè: che nelle nostre due edizioni, sotto la Ruota di Sisto IV che rara. predice otto futuri Pontefici vi si aggiunse- pubblicata in Venetia, et donata ad un Religioso di San Francesco Minore Conventuale di Fer Nello scorso anno 1863 sortiva dai tipi di F. Martinengo in Torino una nuova edizione della Ruota simbolica , e profetica di sant' Anselmo vescovo di Marsico, commentata da Diego Tasi; nella cui prefazione si fa cenno delle succitate nostre edizioni. Sbravamente Corezza da Bertevello dalle Brentelle Contain Pa van, cava fuora del Slibrazzon de Barba Vigo Ariosto: In Venetia 1612, appresso Daniel Bissuccio, in 4.°, con intaglio in legno ad ogni canto. De Novi cometæ loco essentia et prognostico considerato , qua Ty chonis Brache opinio etc. etc. etc. Aucthore Hyppolito Obicio equite au rato, Medico et Philosopho ferrariensi , olim in patrio Gymnasio Medi cinæ lectore , nunc Civitatis Bellunni Medico primario : Venetiis apud Jo. Bapt. Ciotti 1619 in 4.° Tende a persuadere che non puossi mu tare il sistema astronomico, e che non devesi aver timori per la com parsa delle comete. Spadoni Nicola agostiniano.- Scuola di Fisonomia, Chiromanzia, (1) Il Fantuzzi negli Scrittori bolognesi ne porta le Opere , ma tace che sia stato in Ferrara. Mori nel 1609 lasciando la moglie, che pure mancò ai vivi in questa città nel 7 gennaio del 1625 , venendo annotata nel necrologio qual moglie di Giulio Cesare Astrologo. " 162 Metoposcopia ecc. Macerata, per Filippo Carnacci, 1654 in 16.° Opera che rivide la luce in Venezia con tre ulteriori edizioni, sotto il titolo di Studio di Curiosità, nel quale si tratta di Fisonomia ecc. ecc. La caccia dello Schioppo. Bologna, per Giuseppe Longhi 1673 in 12.° L' Antastrologo sopra la Stella non cometa , ma perforata diame tralmente dai raggi del Sole , apparsa nell' uno e nell' altro semiciclo il 30 novembre 1664; allo splendor glorioso dell' Illmo Marchese Giu-- lio Sacrati, di 12354.- Ferrara, Giulio Bolzoni Giglio, 1665, in Cor tile in 4.. Non si conosce l'autore ferrarese , che si nasconde sotto quei cinque numeri. Felletti Nicola monaco olivetano comacchiese, del quale si hanno: Il Diavolo Zoppo; opera tradotta dallo spagnolo in francese, e dal francese in italiano dall' abate ecc. Venezia, Gio. Rattista Recurti, 1721 in 12.°; e ivi per Adamo Sappa 1748 in 12.º ( ristampato poi varie volte modernamente, e con gran lusso ). Li diavoli in maschera , dialoghi curiosi ricavati dal francese ; Ve nezia, Fr. Storti 1726 in 12.° Dialoghi tra il Diavolo Zoppo, e il Diavolo Guercio ; Trattenimenti curiosi del sig. Le Noble , tradotti dal francese ; Venezia , Fr. Storti 1723 in 12.° Non è vero che il Diavolo Zoppo sia di origine spagnuola; ma bensi Alano Renato Le Sage del secolo XVII compose un romanzo , che fu stampato nel 1707 , e del quale tolse solo il nome e ' idea dall' opera di Luigi Vellez de Guevara El diablo Cojuelo. Bertoldo , Bertoldino e Cacasenno in ottava rima ecc.; Bologna Dalla Volpe 1736, in 4.°fig., dove il canto 8.° è del dott. Ferrante Borsetti , il 12.° d' Ippolito Zanelli , il 15.° dell' arciprete Girolamo Baruffaldi, e le annotazioni del dott. Giannandrea Barotti. Quest' ultimo ci diede una bella dissertazione sull' antico motto Nemo propheta in patria; proverbio già consecrato dal nostro Divin Redentore: Ait autem , amen dico vobis, quia nemo propheta acceptus est in patria sua. Tale ragionamento fu stampato in Ferrara ( pel Barbieri 1729, e nel 1.° vol. delle Prose 1770 a pag. 5). L'argomento era stato anche trattato dall' altro nostro concittadino Giuseppe Lan zoni : De viris sapientibus patriæ invisis. Lo stesso Lanzoni ha eziandio una Lettera sull' uso antico delle portiere, e cortine ai letti , nelle sale di udienza e convivali ( Galleria di Minerva ecc. Venezia 1696-1706 tom. 1 pag. 353 ). Altra disser 163 tazione se il coppiere portava il bicchiere in mano , oppure nella sottocoppa , non che sulla celebre bicchierografia antica, ch' ei com prova non mai superata ( Gall. succit. to. II. pag. 43 e 385 ). Mini P. Antonio carmelitano Trattenimenti di Climene sulle cuffie e pettinature (1784) ( Ovetu, passionė, Colosseo ecc. ) Serragli- Ci è noto che gli Estensi tennero leoni vivi , ma non cosi che ne accadesse propagazione. Vorrebbero taluni che gli animali dei paesi torridi non potessero in Europa concepirè e por tare a compimento i figli; ma i fatti ci persuadono in contrario. Nel serraglio Charles, ch' era in Firenze del 1859 , accadde un parto di una leonessa, che dicevasi essere il secondo avvenuto in Europa, forse alludendo al primo nel serraglio del Giardino delle piante in Parigi: ma il Monitore toscano (1) comprovò colla testimonianza dello storico Villani, e colle osservazioni del Lastri, che in Firenze, ove si tenevano razze di leoni, si ebbero nascite dal 1331 al 1777 (2). Potrebbesi ag giungere ora che nel serraglio Pianet, in Bologna nello scorso anno 1863, una Jena partori quattro figli , come annotò l' Eridano del 29 aprile. Ma una cronaca esistente nella nostra Biblioteca, di Guglielmo Cortosio, intorno alle novità di Padova e della Lombardia, fa cono scere che de mense Martii 1317 Leona quedam peperit Venetiis, in istis partibus res miranda, per cui Venezia era testimone di cosiffatto parto quattordici anni prima di Firenze. Ma tornando a noi , debbo dire come io ritenga che gli Estensi avessero il loro serraglio, dacchè di leoni ammansati parlano le storie , come parlano di leopardi adde strati alla caccia delle lepri ( di che dissi all' art. Caccie ) : di altri animali ci danno cenno le cronache ferraresi. L'Equicola, al di'4 feb brajo del 1479, così si esprime : Iacomo Abraam gentil huomo Vene tiano condusse a Ferrara uno Elefante di trentadue mesi, ch'era della grandezza d' un bue , ed una tigre , che vendette al Duca Ercole per Ducati XII mila d'oro : siccome poi pentito Iachomo ne voleva venti mila, per ciò sdegnato il Duca glie li restitui (3). La quale restituzione non toglie che non ne facessero incetta gli Estensi , e quindi non (1) Appendice, a pag. 4 del n.º 221 in data 2 settembre 1859. (2) Oltre ai leoni, doveanvi essere altri animali rari. Firenze 12 9bre 1487. Jeri entrò in Fiorenza l'Ambasciadore del Soldano , quale ha menato la Giraffa , ed altri animali al mag. Lorenzo ( de' Medici ). ( Cappelli, luogo già cit. pag. 297 ). (3) Di questi due animali parlano pure le Storie del Sardi al lib. X, pag. 201, edizione 2.3 164 infirma , bensi avvalora la mia opinione. Degli elefanti se ne videro in Ferrara molte altre volte , e del 1654 eravene uno , che giuocava sorprendentemente , maneggiando bandiera e spada, scaricando pistole, porgendo acqua da lavarsi, ed altri atti simili. Ciò ch'è assai da ri marcarsi è la notizia dataci dalla stessa cronaca, e cioè che nel 1519 una mula di Messer Benedetto Trotto partori un muletto; il che lascio de cidere ai zoologi, non costandomi l'asserto da un indubbio documento. Simbolica Fulvio Pellegrino Morato mantovano ( padre di Fulvia Olimpia celebre nostra concittadina ) scrisse Del significato dei colori de mazzolli : operetta ristampata , et da lui medesimo di nuovo revista ; in Ferrara , per Giovan Maria di Michieli , et Antonio Maria di Sivieri Compagni 1545 in 8.° Giovanni de Rinaldi stampò : il Mostruosissimo mostro, diviso in due trattati, nel primo de' quali si ragiona del significato dei colori, e nel secon do si tratta dell'herbe et fiori. In Ferrara, per Vittorio Baldini, 1584 in 8.° Bertoni Giovanni ci diede: Le Gemme simboliche: Ferrara, Bresciani 1838 in 8.°- sono dodici gemme corrispondenti ai mesi dell' anno, con le rispettive note di storia, di proprietà geologica, e di simbolo. Teatro-Vi sono certi costumi teatrali, che rimontano a qual che secolo addietro. Per esempio , chi crederebbe che il Meneghino Milanese non fosse cosa odierna ? eppure nell' anno 1503 a di 27 di febbrajo, secondo racconta il Zambotti, se rapresentò una comedia de dui gemeli chiamati Menechini , molto bella et piacevole , apparata in sala al conspecto del Ducha nostro , et de tute le zentildone , et ma trone , con tutta la Corte , facendose de più fatte moresche , et can tàri (1). E cosi l' altra usanza delle maglie di color di carne , onde poter decentemente, od a meglio dire alquanto meno indecentemente rappresentare alcuni personaggi, specialmente per causa di ballo: ciò si vide per le feste date nelle nozze della Borgia , ove comparvero sulla scena homini e donne vestite de panno incarnato , che pareano nude, spargendo polvere artificiate, et odorifere. In quanto a trasforma zioni, cangiamenti di scene, e perfino l'alzamento del piano della sala degli spettatori, per farne colla scena un intiero recinto di ballo, con apparizioni di numi o di genj, ed imitazioni di tuoni, folgori, pioggia e tempesta, egli è certo che sono cose antichissime, e basterebbe leg (1) Vuolsi che i Meneghin moderni altro non sieno che l'imitazione dei Mene emi di Plauto. E cosi pure usavasi la maschera dello Zanni, come si ha dal Giraldi. -- 165 gere il Discorso sul comporre de' romanzi del nostro G. Battista Giraldi Cinthio , per vedere come nel dar precetti sulle varie rappresentanze teatrali del suo tempo ( secolo XVI ) ne prenda gli esempi dagli an tichi autori greci e latini.- Le curiosità sono finite, per cui passerò a dire parole di altro argomernto. IX. Estensi, e loro famigliari Non la storia degli Estensi , chè questa l' abbiamo da molti , in particolar modo e più esatta dal Pigna, dal Muratori, da Frizzi, e da Pompeo Litta : bensì alcuni cenni vengo a dare intorno a personaggi fin qui non conosciuti da essi, ed intorno ad altri che degli Estensi furono cancellieri , segretarj , o in altro modo aderenti o provvisio nati. Pochi saranno, giacchè di pochi trovai memoria nei documenti che presi ad esaminare ; nė sarebbe possibile d' altronde il darne piena contezza, quando non fosse concesso di portar ispezioni entro l' archivio Estense; desiderio che i miei privati mezzi non mi con sentirono di soddisfare. 1264. Morte di Azzo Novello, il quale con testamento lascia erede dei proprii stati Obizzo figlio naturale del di lui figlio Rinaldo , es sendo già morto da lungo tempo suo fratello Aldobrandino. Il Pub blicista , foglio di Torino , nel suo N.º 20 anno 1 del 31 maggio scorso anno 1863, riporta un articolo segnato C. Z. S. intitolato = Non tutti i principi si rassomigliano = dove sta scritto Passando ora ai Ducati Estensi, dopo la morte di Azzo VII doveano per diritto passare al Principe Stefano Arpad d' Ungheria. Azzo VII nel suo te stamento disponeva a favore di un bastardo ciò che legalmente spettava al principe di Arpad; e soggiunge che i diritti degli Arpad furono cansacrati dalla Investitura dell' Imperator Federico, concludendo, che quegli stati apparterrebbero al principe Augusto Crouy-Chanel discen dente di Andrea III, vivente ora in Parigi , e che al certo non pensa a ricuperarli. Già s' intende che trattasi di Modena e di Reggio , dipendenti dall' impero , e non di Ferrara, feudo della Santa Sede : ma non posso a meno di osservare come sembrassero giuste le pre tese, se la discendenza dei principi o re d' Ungheria provenisse da -- 166 un individuo mascolino e legittimo della casa d'Este, in confronto ad altra prole naturale. Invece l' asserto diritto si fa scaturire da ció che Beatrice nipote di Azzo Novello fu moglie di quell' Andrea re di Ungheria, il cui figlio Stefano trovavasi già da due anni abitante in Ferrara, ammogliatovi con la figlia di Guglielmo di Paolo Traver sario. Se la figliuolanza femminile, perchè legittima, avesse prevalso alla illegittima maschile, non avremmo avuto Nicolò III, Leonello, e Borso, nè Cesare avrebbe lasciata Ferrara, perchè ad Alfonso sarebbe succeduta una delle figlie : se ciò non avvenne , bisogna concludere che per le femmine vigesse la legge salica, e fossero quindi affatto escluse dalle investiture tanto pontificie, che imperiali. D' altronde, chi creava Borso in primo duca di Modena e Reggio , se non lo stesso imperatore ? lo avrebbe fatto, se le ragioni estensi fossero state contra state dagli eredi del trono d' Ungheria ? Ma io non voglio più oltre discutere intorno a ciò , e lascierò a qualsiasi aspirante il campo a perto per rinvendicare i pretesi diritti (1). 1364. Nobilis Dna Dna Tomaxina uxor nobilis militis dni Azonis de domo Estensi, et filia q. nobilis militis domini Duxij de Guramon tibus ( Gruamonti ) , come da rogito 20 aprile di Pietro Pialbene. Vuolsi che Tommasina in secondo voto sposasse un Giglio Turchi pure ferrarese. 1375. Con rogito del 24 decembre di Rodolfino Codegori , stipu lato nella camera azzurra del palazzo Estense , il marchese Alberto di Obizzo, mediante procura di Petruccio de Mare de Neapoli, riceve in moglie Joannam de Marzano filiam legitimam et naturalem q. ma (1) Io scrivea queste cose alcuni mesi addietro: più tardi trovai nel Subalpino ( 19 ottobre 1863 N. 240 ) il seguente articolo : « Il Panaro di Modena del 14 < reca l' Atto formale in data 12 ottobre , col quale il Principe Francesco Augusto « Crouy-Chanel di Ungheria si rivolge al Tribunale del Circondario di Modena < per rivendicare a proprio favore il titolo di Marchese d'Este, fino ad ora portato « dall' ex-Duca di Modena, il quale a tale uopo è citato a comparire al sudd. Tri < bunale entro il prossimo 12 decembre. Il Principe ha per avvocati i Sigg. Com <> Il friso intorno a detta stanza è alto p. 2 on. 4 computa ' architravo, et è intorno p. 91 qual è fatto con fogliami, et acquile, et tavolazze, con arme diverse a sol. 25 il piede . 120. 0.0 α » » « " D 68. 8.0 182. 8.0 76. 0.0 10. 0.0 18. 12.0 61. 5.0 72. 0.0 44 0.0 31.17.0 18.0.0 64. 0.0 : 443. 15.0 Sommano in tutto L. 1048. 5.0 Io Bastiano di Filippi pittor ò estimato le sopradette pitture. Io Leonardo Bressi concludesimo con verità essere l' honesto come la sopralista per verità. -- 328 Eccoci al Castello , che fu da ultimo la residenza dei duchi. Ma di questo io dirò pochissimo , perchè niuno ignora come se ne tro vino descrizioni dettate dal Petrucci , dall' Aventi, e nelle varie altre Guide. Surse nel 1385 con architettura di Bertolino Ploti da Novara, quello che nel 1392 fu con altri chiamato e consultato a Milano per quel magnifico Duomo; e capo muratore dicesi che ne sia stato un Gio vanni dei Naselli. Molte aggiunte gli vennero fatte, e il vedersi coperta la lapide marmorea della più antica fra le torri detta de' Leoni fa cono scere che le fabbriche framezzo alle torri suddette non sempre furono si alte. Molte riforme altresi ebbe a subire, comelo addimostrano le varie specie di cordonate che lo ricingono attorno : gli si tolsero in parte, ed in parte caddero le merlature pel terremoto del 1570, per cui si ridussero le torri nello stato presente dall' architetto e pittore Girolamo Carpi. Sparirono dal cortile, in causa delle intemperie, i ri tratti degli Estensi dipintivi dai fratelli Faccini ; come spari quella magnifica scala a cordonata, per la quale poteasi ascendere a cavallo. Questo cangiamento spiacque assai a chi ha in amore le antiche e gloriose memorie, e chi lo proponeva dovea bene aver presente come dapprima fosse la scala più nobile e magnifica per le grandi circo stanze e comitive di pubbliche feste. Nel 1506 le fosse non erano an cora cinte di muro, dacchè sappiamo che una Turchi Sacrati vi cadde con tre sue donne, con carretta e con cavalli, perchè il cocchiere fu distratto in osservare quel Gianni Guascone ch' era stato posto entro una gabbia di ferro , per castigo del suo tradimento contro il duca. Il palazzo dei duchi di Ferrara , dice il ch. Cantu , cinto di fossa, palesa un uomo che fa tremare e trema ( Storia degl' Italiani Vol. II pag. 641 ). Ma questo palazzo non era diverso dagli altri di tanti si gnorotti e feudatarj , ed inoltre fu eretto in causa di popolare solle vazione, in cui il marchese di Ferrara videsi costretto a cedere alle sanguinarie esigenze dei cittadini ; e quindi era bene a scusarsi se cercò di evitare una seconda umiliazione. Se oggi non vi sono le fosse ed i ponti levatoj, vi sono le mille bajonette, in mezzo alle quali è d' uopo che tu passi per giungere a vedere la faccia di chi regna. Ma varii sempre furono , e varii sempre saranno i giudizj degli uo mini, al pari del pensiero di Eraclito o di Democrito , uno de' quali sempre piangeva, e rideva l' altro pur sempre. Chi osserva per la pri ma volta le spesse merlature e i ponti levatoj del castello, si lascierebbe facilmente trasportare coll immaginazione ai ferrei tempi feudali, se le 0 329 tradizioni della casa d' Este non fossero per avventura men fiere , e ben più gloriose che quelle dei tirannelli di allora. La dominazione E stense è una di quelle poche Signorie che la famiglia umana ricorda con qualche soddisfazione. (L. Seguso a pag. 75 Anno IV 1861. Mon do illustrato ). Chi errò fra i due giudizj ? Certo che se le pareti del Castello dovessero palesare ciò di che furono forse testimoni, sareb bevi qualche pagina sanguinosa e crudele, qualche pagina di funesti amori ; ma questi delitti erano comuni allora a tutte le Corti d'Italia, mentre poi Ferrara ed il nostro Castello non videro assassinii fratri cidi , ed assassinii di parenti e di nipoti , avvelenamenti e ferite di mogli , nè far pasto ai cani di carni umane. Ma tiriamo un velo su tanto lugubri rimembranze. : Pare , anzi è tradizione che dal Castello si avesse una secreta u scita e sotterranea; nè potrei interpretare altrimenti la spesa che trovo all' anno 1487 per opere facte cioè una porta ala doza sechreta dele fosse de chastelvecchio, et per sua provixione a raxemo (Erasmo) fachino, per custodire la porta dela chiavega dentro la chiexia de san Marcho. Infatti , a che servirebbe un condotto secreto ? Nel 1530 in marzo viene principiata sui fondamenti che furono della porta del Leone la grande stanza che servi poi a cucina di Ercole, e su di essa una loggietta su le colonne di marmo, et un giardino (pensile) in cui si piantarono alberi. Ora la stanza serve per anche a cucina, il giar dino è ridotto a grande ballatojo , e la loggetta è chiusa , essendovi que' camerini , in uno de' quali si veggono i tre bellissimi baccanali creduti di Tiziano. Questa data del 1530 ci viene somministrata da una cronaca anonima nella Biblioteca : ma se è vera, e stantechè nel 1554 avvenne quell' incendio, che bruciò quasi tutti i coperti del ca stello , con una parte della spezieria e dell' armeria ( ove si consu marono molti corsaletti, ed armature molte di maglia, ma si salva rono gli schioppi, ch' erano in numero di cinque mila ) per cui furono finite le camere, sale, loggie e giardino a solaro, converrebbe dire che i camerini dei baccanali fossero posteriori al 1554, e non fossero già quelli pei quali nel 1517 Alfonso I sollecitava Raffaello a dipingervi appunto un baccanale acanto all'altro fattovi da Gio. daUdine. Tor neremo sull' argomento nella parte delle arti. Già si disse che nella torre dei Leoni era una campana, colla quale si ribattevano le ore, e vuolsi che dalla medesima provenisse il nome di canton della cam pana a quel quadrivio che cosi vedesi chiamato sino dal 1410 sui libri 330 della Cattedrale, e che tuttora lo conserva. Fu poi trasportata sull' al tra torre detta Marchesana, come accennai nell' articolo precedente. Fiaschi. Questo bel palazzino appartenne alla famiglia Dall' Erba, cui poscia fu confiscato, e dagli Estensi donato ai Marchesi Fiaschi , che lo ridussero allo stato presente. Gavassini fabbricato a spese degli Estensi, detto già di Belvedere; venduto dai creditori del Monte Gualengo alli Gavassini che lo riedi ficarono in parte , non alterando però nè loggiato , nè cortili. Ora è posseduto dalla famiglia Pareschi. Vi abitarono Isabella d'Aragona, e Renea di Francia (1). Ghillini Benedetto nel 1494 costruisce una casa sull' angolo di san Guglielmo ; passò a Giulio Bonlej , che la modifico ed amplió ; indi l'ebbe il segretario ducale Giambattista Laderchi. Dopo altri pas saggi pervenne alla famiglia Raspi, indi al Nagliati, ed ora è del Braghini-Nagliati. Graziadei. Di questa famiglia era il palazzo di fronte al sacrato di s. Francesco, ed in angolo alle vie di Volta Paletto e di Terra Nuova. Guarini Gio. Battista seniore, dopo la morte di suo padre, fabbricò il palazzo in via degli Angeli, come da assoluzione fattagli dal M.º mu ratore Alessandro Biondo per essere stato pienamente soddisfatto pro rebus, et laboreriis in subsidium construendi et fabricandi domum suam positam in Terra Nova. Nel 1545 Alessandro Guarini segretario du cale, acquistati alcuni terreni in confine coi diritti della Certosa , e volendo aggrandire la propria casa, chiede in grazia la esenzione di quel terreno da tasse. Il duca, cui stava a cuore l' ingrandimento e il decoro della città, ben sapea che tali domande debbono essere fa vorite per allettare e premiare per così dire chi fabbricando con corra al civico ornamento. È uno dei principii di economia pubblica il facilitare il modo e conceder esenzioni a chiunque apporti utilità o comodo alla pubblica cosa, invece d' incepparne il corso con im provide leggi o con legami di tasse o di gabelle , che devono altri menti e su altri oggetti èssere imposti, ove la necessità di far denaro (1) Era detto di Belvedere questo luogo, come lo era tutto il circostante. Nel 1483 Gio. Romei lasciò il palazzo alle monache del Corpus Domini , e nel 1491 la duchessa Eleonora d' Aragona , pagando all' erede e figlio Borso Romei 2000 ducati d'oro , libera il fabbricato e lo consegna alle monache , affine di compenetrarlo nel loro monastero. Nell' Istromento a rogito di Andrea Succi è chiamato palazzo posto in luogo detto Belvedere. Vedasi poi la Delizia di questo nome. -- 331 lo richieda. Il palazzo passó ai Gualengo in causa di dote, ed in questo secolo ai Luzzato , indi ai Baratelli, ed ora è posseduto dai Giordani. Gulinelli in via de' Piopponi : appartenne in antico alla distintis sima famiglia Dall' Armi. Guidetti. Scipione Dalla Sale nel 1493 fece costruire un palazzo di rincontro a s. Leonardo con vôiti su colonne di marmo nel Borgo del Leone. Passó ai marchesi Monti, poi alla famiglia Roverella , che lo vendette alla Eredità Penna per collocarvi il collegio de' nobili. Furono chiusi gli archi, e più tardi pervenne alla famiglia Guidetti , il cui erede ing. Ippolito Guidetti vi ha riedificato un superbo e vasto edi ficio, con giardini e loggiati. Lardi Francesco era il proprietario di un edificio presso quello già dei Castelli poi Prosperi, sulla via dei Piopponi : ora trovasi compe netrato nè pubblici granaj eretti al finire del secolo passato. Lollio Alberto. Vuolsi che l'abitazione di questo celebre letterato del secolo XVI fosse il casamento in angolo alle vie dei Piopponi , e di Spazzarusco , non ha guari acquistato e restaurato dagli eredi dell' avv. Giuseppe Scutellari. Mirogli. Abitarono questi signori originarj di Monferrato in un palazzo giá eretto da Borso al di là de' Bonacossi, presso S. M. di Cabianca, e che questo duca donò al suo consigliere Compagni. Passó . ai Calcagnini, e quindi ai Mirogli, che poi si traslocarono nell'altro di fronte al palazzo Agnelli, da loro restaurato con direzione dell'Archi tetto Carlo Pasetti. Quel primo servi di ospedal militare nel 1708, e nel 1745 vi si fecero i forni per le truppe: indi fu demolito nel 1764. Montecatini abitava in via del Saraceno , ma forse coll' ingresso principale in via Zemola , casa già Rizzi o Ricci , ora della famiglia Righetti. Passò poi la detta famiglia Montecatini a quell' ampio fab bricato in via de' Contrarj, da non molto andato in proprietà ai Na gliati. Fu eretto questo nel 1514 a spese di Gianfrancesco Calcagni. Nappi. Il loro palazzo fu fatto erigere da Gasparo Dalle Frutta nel 1493 in via degli Angeli. Vi abitò Carlo Gesualdo di Venosa ma rito di Eleonora d' Este sorella del duca Cesare. Pervenne ai Conti Nappi, e poscia al cav. conte Camerini, che sul disegno dell'architetto Gio. Tosi vi costrusse un palazzo con molta magnificenza. Neroni Diotisalvi fuoruscito fiorentino , ed ambasciatore degli E stensi, fabbrica in via di Cisterna del Follo un palazzo con merlature, -- 332 nel 1469 circa; fu al Neroni confiscato , e poscia ridonato ; passò a Sigismondo Cantelmo compagno di Borso d'Este, indi aGurone Estense, cui fu pure confiscato e dato a Paolo Antonio Trotti segretario ducale; indi alla contessa Thiene di Scandiano; poscia a don Francesco d' Este, Finalmente passó ai Bonacossi, che lo possiedono tuttora, e che prima dimorarono nel palazzo ora Boldrini in angolo alle vie delle Vecchie e Zemola. Su quest' ultima, a contatto dei Boldrini, stavano i conti Gi glioli. Appresso alla fabbrica del Neroni erigevane un' altra un Aldo brandino Tibertelli da Pisa, che fu poi de' Leccioli e dei Vaccari, ora dei Pasi. Quella che viene all'angolo di Madama fu eretta da Rodolfo Rodolfi, e più tardi passò alli Scardova, indi alla famiglia Cantua. Novelli : casamento antichissimo , ora del conte Ferretti , nel cui angolo sulle due strade di Borgo di sotto , e Ghisiglieri detta volgar mente dei Romiti, stava una pilastrata di marmo con due iscrizioni , l' una riguardante Leonardo Novelli , l'altra portante la indicazione di Ercole I , e la data del 1500. È stata tolta nell' agosto del 1863 per causa di restauro la pilastrata, ma vi furono rimesse le lapidi. Obizzi. Di fronte a s. Alessio presso la chiesa di s. Pietro era un antico palazzo di questa nobile famiglia, distrutto ai nostri giorni. Sembra che fosse quello che appartenne ai Casotti, e prima alla po tente stirpe dei Marcheselli. L' altra abitazione Obizzi fu quella sul Saraceno , rimodernata dalla parte sulla via della Paglia , che passò ultimamente per ragioni ereditarie nei Dal Verme di Parma. Palazzina : fatta erigere in fondo alla Giovecca da Francesco M.ª d' Este marchese di Massa Carrara, indi data per dote di Marsisa alla famiglia Cybo, della quale fu agente mio bisavo Luigi Cittadella, che vi abitò per moltissimi anni. Rimase lungo tempo non curata, con sommo danno e dilapidamento delle ottime pitture che vi erano, e delle quali si veggono ancora infranti ed affumicati avanzi, perchè vi stette lungo tempo una fonderia di ferro. Fu recentemente acquistata dal Comune per collocarvi la Scuola speciale degl' Ingegneri. Si vorrebbe pure far credere che le pitture fossero dei Dossi: ma per chi voglia usare un po' di critica, basterà por mente che la palazzina fu costruita del 1559, mentre i Dossi erano già morti ambidue da ben dieci anni, come comproverò con documenti nella seconda parte, in cui dirò delle Arti. Pavanelli già Scutellari. Edificio fabbricato dal fiorentino Domenico Simonati, al quale il card. Ruffo donò le statuette, che vi si veggono sulla facciata , e ch' erano sulla porta dell' antico foro de' veneziani , 333-- ove risiedeva il Visdomino di quella Repubblica, a contatto col vesco vile palazzo. Appartenne pure la casa per alcun tempo ai Minzoni. Pendaglia. È quel palazzo che ricoverò le zitelle dettedi s. Mar gherita , le quali prima stavano in via di Porta Spinello , indi nella casa Ballerini rimpetto all' Università ora dei Monti. Era talmente a dornato negl' interni appartamenti che si tenne pel più bello di Fer rara : ivi furono celebrate le nozze di un Pendaglia con una Costa bili nel secolo XV, cui intervennero l' imperatore Federico, il re di Ungheria e Borso d' Este. L' ingresso principale era sulla via de' So gari: ora serve a quartiere, e l'annessavi chiesa fu ridotta a magaz zini e depositi delle pompe : nel palazzo ebbero sede in questo se colo le scuole di ornato e prospettiva, e l' accademia filarmonica : vi sono tuttora scuole elementari per le fanciulle. Pigna in viadi san Paolo; Nicolucci è il vero cognome, che poi fu cangiato in Pigna per l'insegna che dava nome alla farmacia. Nacque da questa famiglia il celebre storico e segretario ducale Gio. Battista. La casa divenne quartiere dei birri; poi pervenne alli Montanari-Calderoni. Pio di Savoja. Palazzo di Giulio d' Este, cui venne confiscato , e donato nel 1506 a Nicolò di Correggio. Dovette poi tornare alla fa miglia Estense , se il card. Ippolito I lo diede in dote ad Elisabetta sua figlia naturale, quando sposó Giberto Pio. Postaccia ove fu l'osteria detta dell' Angelo, che trovasi nominata sino dai primi anni del secolo XVI ; e che cesso da poco tempo. Fu eretta da Ercole I con disegno di Gasparo da Corte suo architetto (che vedremo chiamarsi anche Ruina V. art. Ing. ecc. 1513) , ver dendovisi nell' interno alcune loggie od ambulacri coperti, a più ordini o piani. Vi fu alloggiato Gio. Bentivoglio con grande corteggio, e con fanti e cavalli. Ragione ( della ). Trattandosi di tanto cospicui e storici monu menti pubblici, dei quali fu scritto da uomini dotti, io dovrei dispen sarmi dal farne parola, quando non avessi documenti o inedite notizie da aggiungere ai nostri scrittori. E cosi è pure di questo palazzo, di cui si principiarono le fondamenta nel 1315 , che sorse da terra nel 1326 , e fu compiuto nel 1328 ; incendiatosi nel 1512 e ristaurato , coperto da informi e misere botteghe a' suoi piedi e nelle loggie; mi nacciante ruina nel nostro secolo meno per la sua vetustà che per le innovazioni dei proprietarii di dette botteghe nei piloni e muri mae stri col toglierne loro la solidità ; rifabbricato con disegno dell' archi -- 334 tetto prof. Giovanni Tosi dal 1831 al 1840. Nel 1473 aveane il Duca fatto dipingere l'esterna fronte; nel 1512, come si disse, soggiacque a gravissimo incendio con morte della moglie e di cinque figli del cu stode della torre, ov' era la campana, in causa di essersi abbruciate le scale. Il fuoco erasi acceso nella fucina di uno spadaro. Al piano terra eravi un locale detto tananova, del quale non saprei dare spie gazione- 1430 in palatio juris com. in porticu, in loco vocato tana nova. Sofferse ancora moltissimo pel terremoto del 1570, e vi si dovette rifare il muro principale che minacciava in modo terribile. 1570 A Marcho da Corezo Marangon per Armatura al muro nel palazzo dela ragion, a tuto suo pericolo e spesa, perchè tuto schiapato, et abandona et dal terrore del teremoto in modo che li homini non li bastava l'a nimo a star sopra di essa moralia ( muro ) L. 39. ro ( Lib. Giorn. nell' arch. comunale ) : dopo dei quali riparamenti, nel 1577, vi la vorarono un M. Ottaviano ( Cariboni ) taglia pietra viva, ed un M. Oliviero dipintore , come da nota di pagamento del 23 febbrajo. Sa rebbe stato desiderabile che all' ultima ricostruzione si fossero ado ro perati nella facciata dei marmi, anziché della costoza, essendo quella prima materia più consentanea alla grandezza e nobiltà di un'opera pubblica ; come altresi sarebbe stato assai opportuno , dove le circo stanze del vecchio fabbricato l' avessero permesso , l'adito ai ruo tabili sino all' interno , tanto per quei Funzionarj che in causa di onorificenza si servono di carrozza, quanto per la garanzia di magi strati e di delinquenti nei casi di popolari tumulti o di altre impe riose circostanze (1). (1) In questo forense palazzo era pure una cappella per la conforteria , con quadro del Garofalo, o de' suoi scolari. Tutt' attorno girava un fregio a chiaroscuro, nel quale stava rappresentata la Danza della Morte , vedendovisi gli scheletri bal lare ciascuno in compagnia di qualche personaggio in dignità. Lo Scalabrini vorreb bene inventore il Carpi allievo del Tisi, ed esecutori Battista Griffi e Bernardino Flori pure suoi scolari : ma è più da credersi che l'invenzione fosse del Tisi stesso , e l'opera del Flori , artista morto nel 1523. Il pensiero non è nuovo; le danze mortuarie risalgono all' antichità, e si videro espresse in ogni luogo di Eu ropa : però il primo esempio in Italia di allegorie mortuarie in dipinto sembra es sere quello dei Novissimi di Giunta Pisano al principiare del secolo XIII. Molte ne andarono perdute; ma qualcuna se ne conserva tuttora, e il ch. Giuseppe Vallardi ci diede una concisa e giudiziosa descrizione di quella dipinta a Clusone, provincia di Bergamo, alla metà circa del secolo XV, fornendone anche una copia inlitografia (Milano, Agnelli, 1859 ). Queste pitture si chiamarono Danze della Morte, o Danze -- 335 Ricovero e Industria ( Casa di ). Fabbricato fatto erigere dagli E stensi, e dove nel secolo XVI s' istituirono i forni. Nel 1629 l'acqui sto il Comune nostro , e vi stabili la conciera, erigendovi poscia nel 1643 anche il bagno delle pelli. Non sono moltissimi anni che cessò un esercizio, il quale, se non era proficuo come nei tempi delle pri vative, non era perciò meno di utilità al Municipio, rendendo pure qualche migliajo di scudi. Si cedette l'uso del locale alla Pia Casa sino a che sussisterà un siffatto filantropico stabilimento. Roberti da Tripoli. A questa famiglia un tempo appartenne il palazzino , che fu anche, non so in quai tempi, degli Estensi e dei Marcheselli , come asserisce lo Scalabrini. Pervenne alla famiglia dei conti Berni, e poi a quella dei Cicognara , che lo possedono tuttora. Il prospetto fu rinnovato daAlberto Schiatti architetto sul finire del seco lo XVI. Il celebre nostro Leopoldo nacque nella casa, che fu pure dei Cicognara, da santo Stefano, attualmente degli eredi dell' avvocato Leati. Romei. Il Palazzo di questa famiglia trovasi compenetrato nel con vento del Corpus Domini, e nel muro di fronte al palazzo già E stense ( poi Gavassini, ora Pareschi in via di Volta Paletto) veggonsi le traccie delle porte, delle finestre e dei veroni. Un Giovanni Romei lasciavalo in testamento alle monache dell' attiguo monistero, che ad aggrandirlo vi aggiunsero quest' ultimo fabbricato. I Romei passarono Macabre, denominazione cominciata, come credesi, nel secolo XIII, e che il Vallardi vorrebbe derivata da S. Macario , ed altri scrittori da altre fonti. Hanno in gene rale scheletri danzanti con papi, vescovi, sovrani, giovani e vecchi, uomini e donne di ogni età e condizione, forse a denotare che la morte batte ugualmente ad ogni porta dalla superba regia degl' imperatori all'umile e sdruscita capanna del pe scatore. Più opere in molte lingue furono stampate intorno a quest' argomento , e per indagarne l'origine : la prima che si conosca a stampa è La danse Macabre: cy finit la danse Macabre imprimée par ung nomme Guy Marchant demorant en Champ Gaillart a Paris, le vint huitiesme iour de septembre milquatrecent quatre vingz et cinq. Vi è chi ne vuole autore un Macabro poeta tedesco, del quale per altro si pone in dubbio la reale esistenza ( Biogr. univ. ) : ma è certo che nel se colo XV vi si prestava fede,come dalla seguente opera: Chorea (danza) ab eximio Macabro versibus alemanicis edita, et a Petro Desrey trecacio ( belga ) quodam oratore nuper emendata : Parisius (sic) per mag. GuidonemMercatorem pro Go deffredo de Marnefanno dni quadringentesimo nonagesimo supra millesimum, idi bus octobris impressa. Altri autori , oltre gli anonimi che ne scrissero con varii titoli, vi sono Jean Holbein 1538; Math: Merian 1698 ; Gabriel Peignot 1826 ; c nel succitato secolo XV è da contarsi anche l'opera tedesca Todtentanz (danza della morte ). Veggasi , oltre il detto Vallardi, anche il Brunet, Manuel du Libraire etc. -- 336 ad altro edificio in angolo alla Giovecca, ed alla strada dal loro co gnome detta de' Romei, volgarmente di Santa Margherita: per ragioni dotali passò ad un ramo dei conti Cicognara, e da questi nella fa miglia Agnoletti (1). Ronchi. Fu della famiglia Canani, estinta la quale, pervenne ai Ber ni, e poscia al barone Grazio Ronchi Braccioli. Il maggiore de' suoi figli, erede anche dei titoli annessi alla primogenitura, passò nel pa lazzo già dei conti Boselli, attiguo a quello degli Avogli Trotti. Rondinelli. Fu edificato sopra disegno dello Stancari. Sembra che ció fosse a spese di un Ronchegalli, vedendosene lo stemma sopra la pilastrata che resiste al colonnato nell' angolo della via del Fossato. Passò ai Marchesi Rondinelli, ed ultimamente alla famiglia Zatti. Sacrati. Vedemmo abitare questa famiglia nel palazzo Castelli ora Prosperi, e la vedremo pure in quello che attualmente appartiene ai march. Strozzi. Ma non posso tralasciare di recar qui un atto ri guardante l' adornamento di una porta di un loro fabbricato nella parrocchia di san Gregorio , che non mi è possibile d' indovinare. Da un rogito di Nicolò Lavezzoli del 23 aprile 1554 (arch. notarile) si ricava : Providus vir M.º Octavianus filius q. M. Nicolai de Caribo nis, lapicida , de contracta buccæchanalinm, agens suo nomine , et vice M. Maffei de Grilandinis, et Mag. Antonii de Trinchanis , Incisorum la pidum marmoreorum, et ejus Octaviani sociorum, promisit nobili et ma gnificæ dnæ Ioannæ uxori q. mag. comitis Antonii a Sacrato, de contra cta S. Gregorü, præsentis etc. per se facere et fabricare portam la pideam marmoream, fabricatam, laboratam et sculptam per modum de quo et pro ut in pictura, seu disigno per ipsos præsentes in præsentia te stium mihi notario facto ostenso, et exibito etc., et cui ego Notarius infr. subscripsi, nec non portam sic fabricatam, constitutam, et perfectam dare et consignare ipsæ dnæ Joannæ, per totum mensem Juniij proximi ven turi, ad finem ut ipsa Dna Joanna illam possit in operam poni facere ad portam domus suæ habitationis de præsenti etc. Pro cujus portæ adorna mento etc..... paga ai medesimi ventinove scudi d'oro in oro. Se si fosse conservato il disegno, sapremmo dove tale porta fu posta in opera (2). (1) Vedasi la nota al palazzo Gavassini. (2) Non si può sospettare che sia la magnifica porta attribuita al Peruzzi , non solo perchè la tradizione la dice fatta costruire da un Castelli, ma perchè il docu mento parla di fabbrica in contrada cioè parrocchia di san Gregorio; nè d' altronde lo prezzo di 29 scudi d' oro è attribuibile a lavoro di tanta mole, e di tanta e si grandiosa esecuzione. -- 337 Salinguerra. In fondo al vicolo dove trovasi la soppressa chiesa di s. Salvatore , e che dai Salinguerra prese la denominazione, sorgeva il palazzo di questa potente famiglia, in angolo alla via di Ripa Gran de. Venne atterrato, insieme al castello de' Cortesi, circa il 1676, al meno in parte ; mentre il residuo fabbricato scomparve ai di nostri , e con esso scomparve un monumento interessantissimo e venerando per la storia della patria nostra. Schifanoja. Piacquero agli Estensi alcune particolari denominazioni, che diedero ai loro luoghi di delizia , ma che nuove non erano , a vendole piuttosto essi prese da altri come vedremo più innanzi. Questo regale palazzo di Schifanoja fu cominciato da Alberto d'Este nel 1391 nel luogo detto Formignana, ma fu posto a solaro da Borso soltanto nel 1469 , come si ha dalla cronaca di fra Paolo da Legnano nel l' archivio Estense di Modena : la quale certezza di data ci porge qualche fondamento ai giudizį sulle pitture della gran sala superiore : ma di ció si dirà alla parte artistica. E tanto è certo che del 1469 vi si fabbricava, che lo abbiamo dauna nota di spese nell'archivio Estense Lire 1000 a M. Piedro de Benvegnudo Muratore per la fabbrica de Schivanoja (1). Inoltre, convien dire che prima del 1471 non vi fossero neppure i dipinti nella sala suddetta, se in detto anno si fa un pranzo al pianoterra, perchè il piano superiore non era ancora terminato ( cronaca suddetta). Molte volte ho dovuto interrogare me stesso come mai due sole pareti delle suindicate pitture abbiano re sistito al tempo, mentre le due ad ostro e ponente lasciano cadere i colori collo strato di calce con che furono barbaramente un tempo imbiancate : nè sapeami dare altra ragione se non di un subitaneo volere del Duca che fosse tosto e in tutta fretta terminato il lavoro per qualche pubblica festa, o sovrano ricevimento. Ma un annota mento di spesa negli antichi registri del Comune venne a porgermene la spiegazione.- 1493 : Spexa extraordinaria Lire 12 soldi 6 et per Lej a Ruberto Bagarolo quisti per la mitade de L. 25 m. che luj ha pagato per fare portare via terazo che fo facto da caxa sua quando ruino le mura de Schivanoglio, che spettava a mandar via ala camera duchale, et per fare netare la strada per la venuta del S. L. ( Lodo vico il Moro ) se ha rimasto dacordo che lo dicto Ruberto pagi la mi (1) Questa ed altre memorie estratte dall' archivio di Modena mi vennero comu nicate dall' esimio sig. march. Giuseppe Campori Modonese , indefesso indagatore di cose degli Stati Estensi. 22 suddetto 338 tade et el Chomun de Ferrara laltra mitade- dunque , se cadde il muro dalla parte della strada e dell' attigua casa , sparvero anche le pitture ; dunque le medesime vennero fatte fra il 1471 ed il 1493 , ed anzi più indietro assai di questo ultimo anno , perchè essendosi rinnovate poi tanto meno consistenti , bisogna indurne che più non vivessero gli artisti della prima esecuzione. Il palazzo nel 1471 fu donato da Borso al proprio fratello Alberto, e ritoltogli nel 1476. Ap partenne del 1505 a don Sigismondo d' Este, che vi abitava, indi per venne a Francesco Estense , e quindi alla sua figlia Marfisa , che per dote in 2.º voto lo portò in proprietà della famiglia Cybo di Mas sa Carrara. Per la rivoluzione francese fu venduto a Giacomo Mayol ; poi passò alla Ditta Colot Ainé di Genova, indi alla Colot Carenet, e finalmente alla Ditta Carenet la Blaquiere di Montpellier, che tuttora ne esige la pensione livellaria. La famiglia Cybo ne avea fatto sino dal 1703 un livello con la famiglia Tassoni, la quale ne fe' un subli vello nel 1789 a favore del Comune. Questi poi si sciolse dai Tas soni, ed è ora direttamente riconosciuto dalla Ditta Carenet. Fu detto anche palazzo di Scandiano , perchè per qualche tempo vi abitarono i Thieni conti di Scandiano. Fu occupato lungo tempo per la fabbricazione del Tabacco , mentre le pitture rimasero per due secoli coperte di calce; lo che se non era, forse non vi sarebbero state con servate. Nel 1469 si ha pagamento per uno sparaviero da letto dato al Castaldo et Gubernatore del palazo de Schivanoja. Nel 1498 si trova una spesa a favore di M. Biagio Rossetti p. far conzare la pergo la (1). Nel 1510 si paga M.º Cabriletto (Gabriele Bonaccioli) dipintore per aver dipinto tre camini nelle nuove stanze, e la facciata esterna dalla parte della piazza. Nel 1515 , si pagano pure M. Bernardino da Milano e M. Bernardino Tansini tagliapietre per alcune opere , ed un M. Domenico taliapietra che intaglia capitelli a Schivanoja. Nel 1522 Don Sigismondo fa costruire un Organo per la chiesa di santa Maria di Consolazione, il quale viene intagliato da Angelo da Piacenza, e indorato da un M.º Filippo pittore: M. Tommaso da Carpi ne di pinge i fregi. Costruttore dell' organo è un M.º Carlo da Cremona : il 5 marzo si racconcia ed allunga l'uscio della Guardacamera del salotto, dove si fa l' organo, perchè il signore volea andare a cavallo (1) Pare che l'architetto Biagio Rossetti abitasse in Schifanoja, dicendosi in altra partita del 1502 che la stalla racconciavasi sotto la sua direzione, e nominandosi le camere piccole di mezzascala dove stava Μ.° Biaxio. 339-- della mula drento a vedere lavorare a l'organo: nel 2 maggio si dà un acconto per l' ornamento dell' organo che si fa in lo palazo de Schifanolia in lo salotto terreno a capo a la logia depinta verso il broilo (1); si dà di bianco alla camera de' forestieri, e alla guardacamera del salotto dove si facea l' organo ; nel 1523 lo stesso M.º Tommaso da Carpi pittore dipinge il solaro del salotto di sotto; e vi dipinsero pure un M. Tommaso Crobicà , un M. Florio di Fiorin , un M. Gio. Antonio Ciavatta , ed un M. Alessandro. Le quali cose tutte risultano da un registro di spese di Don Sigismondo da Este, che trovasi nel succitato archivio Estense. Ora non mi occuperò delle pitture della a gran sala, intorno alle quali scrissero l'avv. Laderchi , Giovanni M.ª Bozoli, il conte Francesco Aventi, il prof. Giuseppe cav. Saroli, senza poi fondatamente potersi asserire che sono di Cosimo Turra. Ne duole assai che nell' archivio Estense neppur una memoria, od una sola partita siasi rinvenuta intorno alla sala ; perchè allora sarebbe tolta ogni questione, sparirebbe ogni dubbio. Nell'ultimo mio libretto, par lando dei corali nella Biblioteca , dissi che o questi non sono come si vorrebbero del Tura, o se lo sono, non potrebbero essere del Tura le pitture di Schifanoja, dovendo essere assolutamente lavori di due diversi artisti , abbenchè contemporanei. Propenderei per altro più a negare al Tura la esecuzione dei Corali, che quella delle pitture del palazzo. In quanto al poema, che cosi mi piace di chiamare quel com plesso di dipinti , una parte dei quali sembra di meno finita esecu zione, dev' essere parto di una mente sola, e forse di uno de' nostri letterati , perchè in quel tempo della erudizione dei letterati si vale vano i pittori : ma non era nuovo il sistema di consociare ai fatti storici anche gli emblematici, ed i pianeti ed i segni zodiocali, giacchè anche nel secolo antecedente il padovano Guariento , imitatore di Giotto , ne avea dato l' esempio nel coro degli eremitani di Padova ( Cicognara; Mem. della Calcografia, pag. 174). Vuolsi pure che Piero della Francesca dipingesse in Schifanoja; ma come saviamente osserva il ch. conte Laderchi , non potrebbe avere operato che nella parte inferiore ; al che aggiungerei qualche altro dubbio,perchè se la fab (1) Qui per altro non possoameno di osservare che fu appunto don Sigismondo d' Este che fece fabbricare S. M. della Consolazione, la quale venne compiuta circa il 1524, e quindi, sebbene si dica in questi documenti l'organo che si fa in lo palazo de Schifanoja , sarei per credere che si trattasse di quella chiesa , anzichè di un oratorio inerente al palazzo, entro il quale forse l'organo sarà stato costruito. 340 brica fu portata a solaro del 1469, e se per portarla a solaro debbasi intendere non già di avervi aggiunto il piano superiore, ma di aver compiuto ' inferiore, anche Piero della Francesca non potrebbe avervi dipinto che dopo la detta epoca del 1469. Certissimo è che nel piano superiore vi erano altre pitture , con iscrizioni gotiche all' intorno , che s' ignora affatto da chi eseguite , tanto più che furono pur esse coperte di calce, nè mai scoperte come avvenne di quelle della sala. La camera degli stucchi, che vi è attigua, fu restaurata e serve ai sor do-muti, ora che la Comune cesse l'uso del palazzo per quel benefico Stabilimento. All' atto del restauro si volle far questione intorno alla convenienza di dipingere a colori quelle piccole statue simboliche di stucco, che stanno per entro il fregio: ed io, che fui fra gli opposi tori, ho bene a grado di qui riportare un giudizio di un grand'uomo, quale si è il ch. Tullio Dandolo ( Studi storici; I secoli di Dante e 1 di Colombo, tom. II )- e in quanto ai della Robbia e loro lavori in plastica a colori , siami permessa una parola di biasimo : quella vaghezza di bassi rilievi , busti e statue colorite , può sedurre gl' igna ri , e piace ad un volgo ineducato ; ma stanca , e suscita a disgusto chiunque ha sapore di estetica , sendochè ogni statua recante il color proprio della materia , in cui viene sculta o fusa , apparisce quale è veramente una imitazione di natura , uno sforzo dell'arte , a cui la fantasia aggiunge ciò che solo le manca , la vita : alla statua colorita invece la immaginazione nulla può aggiungere, bensi molto le toglie pel confronto che istituisce tra cotale sudata opera dell' uomo , bugiarda come maschera, immobile come cadavere, e l'opera di Dio raggiante e animata dell' immortale suo soffio-. Nel palazzo di Schifanoja nacquero , abitarono e morirono molti della famiglia Estense; vi si celebrarono matrimonj ; vi si fecero feste e pranzi e tripudj , con tutt' altro che può esserne conseguenza. Vi abitarono pure molti sovrani, principi e cardinali, non che moltissimi ambasciatori ; come furono giuocate alcune giostre nella piazza che vi fronteggia. Spogliando alcune cronache, si potrebbero vedere quali fossero tutti i personaggi, pei quali servi questo edificio ; ma ciò sa rebbe fuori del mio proposito ; e solo dirò che la prima memoria che io m' abbia trovata, si è quella del parto di Eleonora d'Aragona nel 21 luglio 1476; lo che sempre più ci conferma che solo dopo il 1471, come narrai, si cominciò ad abitare al piano superiore (1). (1) Il sempre cortese march. Campori di Modena mi comunica in copia un do 341-- Scrofa-Calcagnini. Questo superbo palazzo , che non fu compiuto , venne eretto da un Antonio Costabili a spese di Lodovico il Moro, che voleva forse rifugiarvisi a tempo opportuno : ma condotto pri gioniero in Francia, non ne fu liberato che dalla morte. Dicesi che dalla sua prigione ne facesse dono al Costabili. Nel 1595 passò da uno di questa famiglia senza prole nell' altra de' Bevilacqua ; e nel secolo susseguente pervenne per ragioni dotali ad un Calcagnini, una cui figlia ne portò in parte la proprietà alli conti Scrofa; finalmente nel secolo nostro lo acquistavano li Berettoni. Magnifici sarebbero i loggiati inferiore e superiore, se non fossero stati vandalicamente chiusi ; sebbene si veggano ancora i capitelli delle grandi colonne, e gli ornati delle pilastrelle. Vi sono pure dei preziosi dipinti del Ga rofalo, con superbe lunette. Chi ne fu l'architetto? s'ignora. Vi erano allora un Bartolomeo Tristano, ed un Biagio Rossetti architettori come già dissi di san Francesco, di santa Maria in Vado, e del Coro del Duomo, le cui parti ornamentali esterne di cotto non male si con fronterebbero con le grandi cornici pure di cotto di questo palazzo ; ma tali ornamenti allora erano qui comuni , e uscivano dalle nostre fabbriche come prodotti di un' arte meccanica, dopo che ne aveano per una volta procurati i disegni e le forme. Un Jacopo Andrea era pure architetto ferrarese assai stimato al servizio appunto dei duchi di Milano circa il 1480; come architettava per essi nel 1486 un ma gnifico palazzo in quella città il grande Leonardo. Perchè dunque non cumento del 1449 del di 16 decembre, desunto dal Libro dei Decreti nell' archivio Estense, segnato 7, IX. Con questo atto il march. Leonello autorizza Jacopo Antonio Della Torre vescovo di Modena ( già di Reggio sino al 1444, poi di Parma nel 1463 ) , ed i suoi fratelli Luca e Gio. Francesco acquisitori nuperrime dal magni fico e potente sig. Alessandro Sforza del Palacium Schivanogli cum suis pertinen tiis positum Ferrarie in contracta Sancti Vitalis etc. cum pacto appropriandi in una vice, seu pluribus, pro ducatis mille auri, et pro stariis tribus millibus fru menti ad mensuram Reginam, li autorizza, dissi, ad estrarre da Modena, Reggio ecc. il detto grano senza pagamento di gabella o dazio ecc. Alessandro Sforza come ne divenne padrone ? egli non fu figlio , nè marito di una Estense, per supporsi gli giungesse per titolo di dote. Dunque s' ignora come lo acquistasse; e s'ignora al tresi come egli o gli Estensi approfittassero dell' indicato patto di appropriazione , ossia di ricupera, ed in qual tempo ciò avvenisse. Documento prezioso, il quale però è a desiderarsi che si accompagni ad altri, per rischiarare questo punto della storia di Schifanoja sin qui sconosciuto. Alessandro Sforza, fratello di Francesco, nacque in Cotignola nel 1409, e mori presso Ferrara nel 3 aprile 1473. -- 342 avrebbe potuto dare il disegno del nostro anche lo stesso Leonardo, o quel Jacopo Andrea? Ma inutile ora sarebbe il procedere più oltre in tanta oscurità : lasciamo al tempo e al caso il farci noto il nome di un tant' uomo; chè al certo eccellente doveva essere chi seppe in nalzare un si bello edifizio ! Scutellari. La casa o palazzino in via della Paglia , che sta rim petto al vicolo Zemola, o Gemola, fu già dei Rondinelli, e poscia de' Bendedei. Altre abitazioni hanno poi le diverse famiglie Scutellari. Seminario. Il marchese d' Este nel 1444 fa edificare un palazzo in via di Borgonuovo fra l' Episcopato e l'abitazione di Giovanni Bian chini, e lo dona a Folco di Villafora suo Mastro di camera. Questi lo vendette a Francesco Strozzi mercante fiorentino abitante in Venezia, indi in Ferrara. Passó ai Trotti , e Alfonso nel 1553 lo abbelli nel modo in cui trovasi tuttora , adornandolo di marmi con bella porta , verone , e col ritratto di Ercole II. Poscia nel 1721 vi si traslocò il Seminario, che sino dal 1584 era stato istituito in santa Giustina, e vi si aggiunsero gli altri attigui palazzi dei Libanori e dei Bianchini, che poi servirono pel Collegio or ora abbandonato. Vi sono pitture preziose del Garofalo , specialmente a chiaroscuro. Sivieri Siviero Segretario ducale del secolo XVI fabbricó un palaz zino in via degli Armarii di fronte alla strada di Spazzarusco; passò questo fabbricato ai Pistoia , ed ultimamente alla famiglia de' conti Squarzoni , che non ha guari lo vendette ai Piva. Strozzi. Questa nobile famiglia abitava in Volta Paletto in un ca samento , che comprò dal cav. Baldassare Paganelli da Treviso citta dino ferrarese, nel 1466 ; e vi abitava l' infelice Ercole quando sul quadrivio di san Francesco e del Praisolo venne ucciso da mano e per comando misterioso. Ora vi sono i PP. della Missione, e gli Strozzi hanno un magnifico edificio sul piazzale di san Domenico. Fu questo di Prisciano Prisciani Segretario ducale, dopo la cui morte passò alla sua unica figlia naturale legittimata, la bella Beatrice, che sposó in primo voto l'altro Segretario ducale Bartolomeo Prosperi, ed in secondo un Ferrante Tassoni. Da questa famiglia passò ai Sacrati e da essi negli Strozzi, de' quali è tuttora. Si disse che fosse di Bonvicino dalle Carte fattor ducale, e che il Duca a lui confiscatolo ne facesse dono ad un Tassoni : ma i documenti da me esaminati nell'archivio di quest' ultima famiglia mi diedero la provenienza ed i passaggi da me accennati, e mi fecero constare che vi sono compenetrate altre fabbriche de' fra 343 telli Galeotti , e del cav. Alberto Petrati, di ragione feudale della Ca mera ducale , che ne investiva il Prisciani per un pajo di stivali; che vi è pure compreso un intermedio stradello donatogli dal duca Borso; che nel 1591 furono chiuse le loggie esistenti dalla parte del piazzale che guarda il fianco della chiesa, e che a compenso del pas saggio , del quale i frati domenicani pretendevano un diritto , furono sborsati 150 scudi. In quanto ai Tassoni, avea già il ramo principale un palazzo in via della Ghiaja, mediante investitura ducale del seco lo XV, rinnovata nel susseguente. E credo appunto sia questo che fosse confiscato al Dalle Carte circa il 1475, e che aveva l' ingresso principale nel vicolo che ora gli sta di fianco e fu chiuso dappoichè il palazzo venne acquistato dalla Provincia e ridotto a Manicomio. Taruffo ( Bernardino Riccio detto ) provveditore ducale fabbricò un casamento fra san Leonardo e santa Caterina martire; e sembra che sia quello attualmente posseduto dai conti Fioravanti. Tolomei dall' Assassino. Si pretende che a questa famiglia abbia appartenuto il fabbricato in via della Tromba , ora magazzino , che conserva nella facciata le sue forme antiche : e vuolsi che vi abitasse la Stella che fu madre di Leonello , e di Borso. Ciò potrebb' essere , perchè la fabbrica mostra lo stile del principio del secolo XV, o del finire del XIV, e ciò concorda coll' epoca di quella bellissima donna. Trotti. Il palazzo principale dei conti Trotti è quello di rimpetto all' Ateneo, sul quadrivio dei Piopponi o via degli Angeli. Fu comin ciato da Aldobrandino Turchi (1) nel 1493 e compiuto nel 1555, in cui fu ultimato l' adornamento marmoreo della porta d' ingresso : fu poscia dei Costaguti e dei Bevilacqua , indi passò a quel ramo dei conti Trotti che vedemmo abitare nell' ora Seminario, e de' quali sa rebbe tuttora, se non si fosse estinta questa linea. Per ragioni dotali dell' ultima de' Trotti pervenne ai marchesi Di Bagno , e tuttora loro appartiene. Altri rami de' Trotti vi furono , ed uno ebbe stanza nel palazzo di Giovecca, passato poi alli Galvagni e dopo al cav. Forlani, che lo possiede attualmente. Ivi abito un tempo Benvenuto Tisi da Garofalo, e vi era quando eseguiva il quadro della famiglia Del Pero, che poi passò ai Riminaldi, ed ora Saracco nella loro cappella genti lizia in s. Francesco. Altro palazzo, pure in Giovecca, è quello abitato (1) Questa famiglia abitava da san Michele, e diede nome al vicolo ed alla piaz zetta là presso, che tuttora si denominano del Turco. -- 344 dal conte Camillo Trotti, ch'è senza prole; acquistato dall'amministra zione dell' eredità Penna, ed è in angolo allo stradello de Coramari. Ungarelli. Elegante prospetto di un gran casamento in via dei Cappuzzoli, già edificato dai Fabiani, passato ai Freguglia , indi agli Ungarelli ed ora della famiglia Genta. Università. Il palazzo dove sono gli studj universitarii è di proprietà del Comune , chiamato del Paradiso. Fu eretto da Alberto d' Este nel secolo XIV : Borso nel 18 settembre 1450 lo concesse in feudo a Galasso del fu Marco Pio signore di Carpi; ma nel 1 otto bre 1469lo dichiarò devoluto alla Camera ducale in causa della nota congiura contro di lui ordita. Avea l'ingresso sulla via del Giuoco del pallone , e la sua stima era di lire 15000 , oltre a 600 per la stalla. Per altro convien credere che o non fosse eseguita la devolu zione, o fosse permesso ai Pio di abitarvi anche in appresso, perchè ve li troviamo sino al 1533, in cui vi moriva Enea Pio governatore di Modena. Torno poi agli Estensi , ed il card. Luigi nel 1586 lo vendette al Magistrato , che già conducevalo in affitto sino dal 1567 per gli studi. L'attuale prospetto venne cominciato negli ultimi anni del secolo XVI, e terminato con la torretta dell' orologio soltanto nel 1610. I muratori furono un Pietro Tristano, ed un Alfonso Cal legari, e gli scalpellini un Alessandro Cariboni, ed un Pelizzoni; ed i lavori furono stimati da Gio. Andrea Nigrisoli per ' interesse del Co mune, e da Ercole Vacchi per quello dei costruttori. E queste perizie furono visate dall' architetto Alessandro Balbi; ciò che mi fa sospet tare possa essere egli stato l'architetto della facciata, anzichè l'Aleotti come si vorrebbe dalla tradizione comune. Da una lunga nota del 1588, che sarebbe qui superfluo di riportare, si viene a conoscere che nel palazzo eravi un' accademia; un teatro anatomico con suo camino ed acquajo ; dei camini alla fiorentina ed alla bolognese ; de' solaj alla veneziana ; una madonna dipinta in un muro di tre teste; il cortile selciato in pietre a libretto, entro il quale si tenea il mercato del paviglione , ossia de' bozzoli da seta; e come si fossero posti dei pezzi di marmo in due file sul pavimento per le carrozze, lo che ci dice come ora dunque tanto recenti nonsieno le carriere, che vedia mo sotto gli atrii dei palazzi. Nel 1762 si determina il 20 aprile di rinnovare l'antica cappella dedicata a san Luca, già distrutta nel 1738 per collocarvi le scuole del disegno , e riconsegnarla al Collegio dei medici ; e da una lista di pagamento si rileva che gli stucchi dei 345 capitelli , dell' ancona e della mensa vennero eseguiti da un Ales sandro Turchi. Nel 1766 si accorre al restauro del loggiato , le cui colonne di marmo strapiombavano, e vi si sostituirono dei pilastri di cotto, togliendone per tal modo in parte la maestà. Forse questa misura fu dettata da necessità per essere le colonne in triste stato ; giacchè se fosse ciò avvenuto per mira di economia , dovrebbesi incolpare chi ciò ordinava di grettezza e di mal inteso interesse della pub blica amministrazione : l'architetto direttore fu Agapito Poggi. Nel maggio del 1850 volendosi migliorare la condizione della cosi detta terza sala della biblioteca , si aggrandirono gli armadii , per collo carvi i libri di nuovo entrati; e fu in tale circostanza che si scoperse esserne quei muri dipinti tutt' attorno con tre file di medaglioni , a chiaroscuro giallognolo, portanti i ritratti de' professori della Univer sità, cominciando dai più antichi, avendovi io stesso letto i nomi di un Barbazza, di un Corni, di unAurispa, coll'aggiunta dei nomi degli Estensi al tempo de' quali rispettivamente fiorirono. Le pitture però erano del secolo XVII , e non presentavano alcun interesse artistico, nė forse avrebbesi potuto rivendicare molti di que'ritratti dalla calce da cui erano coperti. Il nome di Paradiso da che gli venne? Si dice che ne fosse causa la pittura del Paradiso in una camera, fattavi da An tonio Alberti, dopo di che fu chiamato con tale denominazione, dan dola anche al contiguo stradello: ma dicesi ancora che dipingesse il Concilio Ecumenico del 1438 (1). Che fosse chiamato palazzo del Pa (1) Il Baruffaldi, nella vita di Antonio Alberti, ci dice « dopo del qual Concilio il padrone del palazzo volleche Antonio dipingesse sopra i muri di quelle sale tut ta la storia di questo Concilio ecc..... ma perchè varii muri, dopo compita quella storia, vi rimasero nudi in alcune stanze e sale, stimo bene di colorirvi la Gloria del Paradiso..... dal che ne nacque poi avere acquistato il nome di Paradiso ›. D'altronde , trattandosi di soggetti principali, le pitture doveano essere eseguite negli appartamenti superiori: ed in fatti que' pochi frammenti, che da qualche anno si scuoprirono nella camera al piano inferiore presso il loggiato d' ingresso, sono di ben diverso argomento. Vi è un uomo che coll'arco dirige la freccia verso un gruppo di due persone di diverso sesso, che sembrano stare in amoroso colloquio; in altro quadro pare esservi uncombattimento a cavallo. L'architettura è ad archetti gotici , i cui piedritti poggiano sopra mensoline. Sussiste eziandio che lo stradello fu detto un tempo dell' Inferno, avendolo io stesso trovato cosi annotato in un istro mento del secolo XVII ; dal che è provato che tale denominazione conservossi ben lungo tempo anche posteriormente ai dipinti dell' Alberti. Ora , nè saprei da quale epoca, è segnato Buonporto. -- 346 radiso anche nel 1403 si vorrebbe desumerlo da un rogito citato nel Ser vitore di Piazza, ove dicesi In paradiso ubi moratur etc.- Se dicesse in palatio paradisi, noi ne saremmo certi ; se non che, la espressione di quel notajo potrebbe anche riferirsi ad altra abitazione posta nello stesso recinto che fosse detto Paradiso, per cui il recinto o la strada a vrebbe dato il nome al nostro palazzo. Ma riteniamo pure che intendes se parlare di questo, anche perchè dice ubi moratur Legatus etc.; egli è però a considerarsi che potea bensi esservi dipinto il Paradiso, ma non il Concilio , perchè questo ebbe luogo trentacinque anni dopo di quel rogito ; e poi ancora, se l' Alberti del 1387 come sappiamo da suoi biografi era già provetto pittore , noi dovremmo dargli almeno 27 anni e ritenerlo nato nel 1460, per cui al 1438 contando 78 anni non sarebbe stato in caso di eseguire questa pittura. Eccoci pertanto ad un' altra di quelle questioni , che solo per tempo e per fortuna potranno sciogliere forse un giorno i nostri nepoti (1). Varano. Questa già un tempo regnante famiglia di Camerino ebbe dessa pure varie abitazioni. Una fu quella sulla strada di Porteserrate in angolo a Bellaria, che fu già della famiglia Cortili, poscia de' Vil lafuora, indi Arlotti , ora Dotti, la cui facciata è tuttora incompiuta. Un'altra fu in angolo al Praisolo ed al Borgodisotto, ed appartenne già ad Anton Maria Guarnieri ed ai conti Aventi; ed in questo se colo fu dei Tebaldi, ed ora è della famiglia Trotti detta della Ghiara, perchè prima ivi abitava. L'ultimo stipite vivente dei Varano abita ora nel palazzo in via degli Angeli o Piopponi, fabbricato dopo il 1493 dai Giglioli, e posseduto per alcun tempo anche dai Macchiavelli. Vegri. Antichissima famiglia : Vigrio trapiantossi da Roma in que sta città, ove trovavasi nel 1307. Di questa stirpe nacque Caterina nel 1413, che morta nel 1463 venne più tardi innalzata all' onore degli altari. La sua casa era ove da pochi anni fu eretto l'oratorio a onore di Lei, in angolo alla piazzetta della Tenca ed al vicolo detto de' Vegri. Villa- ora Ateneo Civico. Già degli Estensi che lo fabbricarono nel 1493 e vi diedero pranzi , feste, cene, tornei ; fu venduto dai duchi (1) Non mi spiacerebbe l' opinione del ch.º Rio che Paradiso fosse denomina zione data all'atto di fabbricare il palazzo, come aveano gli Estensi dato simili nomi ad altri fabbricati, cioè di Belfiore , di Belvedere ecc.; se non che spiace il sentire che un si distinto scrittore con la sua consueta ed acerrima censura degli Estensi , non di rado ingiusta, dica esser questi tai nomi qui formaient le plus étrang con traste avec ses sinistres habitudes ( L' Art Chrétien, vol. II, pag. 395). 347-- di Modena alla famiglia Villa. Ebbi a farne una dettagliata descrizione col mio libretto di Notizie sul medesimo (Ferrara, Taddei 1843 in 8). Dissi in quello , all' appoggio dello storico Frizzi, che fu ridotto allo stato presente dal card. Luigi nel 1567 , e già era volgare credenza che s' intendesse in ciò compresa anche la duplice facciata : ma poi nella mia Guida di Ferrara (Indice Manuale ecc. Ferrara Taddei 1844 in 8. ) soggiunsi che dappresso esame di autentici documenti del l'archivio comunale assicurare io poteva che anche nel 1559 era già denominato dei Diamanti. Ed ora posso di più assicurare che Ercole II col suo testamento del 1558 lasciava al secondogenito Luigi il Pa lazzo dei Diamanti, còn 6000 scudi d'oro per finirne la fabbrica , e 14000 scudi d'oro per fornirlo di suppellettili, tappezzerie ed argenti. Ma più ancora : la cronaca de' Lancellotti di Modena , che già si è stampata negli atti della Deputazione di storia patria, ci fa conoscere che nel 29 novembre del 1496 Paolo e Jacopino Lancellotti eransi portati a Ferrara, e aveano veduto costruirsi le nuove mura con tor rioni e porte , e che si erano principiati palazzi dietro la via degli Angeli, e prima quelo del sig. Sigismondo...... alto e la fazada a schar pa e lavorada de fora a malmora e diamanti, con altri palazzi dei Mosti e dei Castelli. E perciò veniamo a sapere in modo indubbio come fosse già coperta quella facciata di marmi a diamante, e come sino d'al lora debba essere stato denominato come lo è di presente. Nel 1598 il palazzo venne stimato per conto di Cesare d' Este dal perito Alfonso Benmambro che asseri esservi pietre a diamante N.º 12600, e vi at tribuì lire 4 l' una di moneta vecchia ; e tutto il fabbricato con or nati ecc. valuto sc. 54247. 68. 1 da Lire 4 l' uno (1), sebbene da al tra stima risulti un valore di soli sc. 39452. 97. 2. Il Ducadi Modena lo vendette nel 1641 alla famiglia Villa , i cui eredi lo ce dettero nel 1842 ( l'ultimo Villa moriva nel 1808 ) (2) al Municipio per seimila ottocento scudi. La porta principale che vi si vede attu almente fu fatta dai Villa tosto dopo l'acquisto, come da una scrit tura del 1.° ottobre 1642 , con la quale Filippo Giorgi ed Agostino (1) Questa stima è presso mons. Antonelli, ed è una copia di mano del distinto ing. Gio. Battista Benetti. (2) Guido III Villa fu talmente caritatevole che negli ultimi sette anni di sua vita fece in elemosina oltre a scudi 48 mila , come da note originali trovatesi fra le sue carte. I suoi beneficj erano senz'ostentazione, per solo amore del prossimo e per sentimento di vera pietà. -- 348 Rizzi tagliamarmi , ossia scalpellini , si obbligano verso Ghiron Fran cesco Villa, che agisce per conto del march. Guido suo padre, di fare la porta di marmo del Palazzo dei Diamanti conforme il disegno del conte Vincenzo Tassoni , et gli due pilastri intagliati conforme il dise gno di Ercole Barca ricamatore ; et di più accomodar l'arma di mar mo ch' era sopra la porta dell' appartamento dei forestieri in detto pa lazzo, con intagliarvi ' arma dei Villa , e tutto ciò per lo prezzo di L. 4240, oltre a mastelli 23 di vino per gli operaj , ed anticipata mente sc. 200 per andar a provvedere i marmi necessarii: il tutto da esser posto in opera entro dieci mesi decorrendi dalla scrittura stessa. Inoltre si hanno alcune liste e pagamenti, che io copiai sugli originali ; e prima a favore del falegname Bulgarelli p. haver fatto un mezo castel per metter in hopra gli quadrinelli sfondadi degli camaroni, et haver disfatto un quader et tornato a fare, de mercede L, 5: 10. A Barcha Ercole recamator che fece li disegni de li pilastri della porta: lavorò per L. 256: ridotte a L. 210: nei quali lavori fu pure compreso un disegno di apparato di corami per quattro pelli, altre tre per il fregio, tre per le colonne, uno per la frangia, tre per un damasco di undici fogli ' uno; altro per una porta di Archittettura, di mezzo foglio imperiale- AG. Batta Bortolomasi si pagano L. 29:.8 per spesa e fattura di festoni delle tre arme sopra la porta del pa lazzo ; A Gio. Menegatti pittore per dipingere di color di noce porte e finestre L. 28:14; A Francesco Ghillino pittore per aver dipinto un Amore , un Marte ed un soldato armato, posti negli ovati del primo camerone L. 81. 8: Amore e Marte erano ambidue ignudi ; Amore ed il soldato erano in ovato ; Marte in campo ad otto faccie, cioè in un ottagono ; A Giulio Cromer pittore per dipingere quattro gran portiere di corami d'oro, con le armi Villa, e venti panche ed una credenza L. 267.8 : Al Mona pittore una doppia pel disegno dei corami mandato in Piemonte L. 15. 10: Al sig. Gio. Luigi Gonzaga pel ritratto mandato del Ser. di Mantova L. 48. 12: Al d.º Ghillino per imprimitura de' quadri da porsi sopra i camini L. 25. 10 (1). Oltre poi a tante altre spese di velluti, di specchi di Venezia, di cora (1) Del Bortolomasi, del Barca, del Ghillino , i nostri biografi non fanno men zione ; io però del Barca tornerò a parlare all articolo Belle Arti. Giulio Cromer sarebbe un nuovo pittore , giacchè il Giulio nominato dal Baruffaldi , e padre di Cesare , moriva nel 1632; e il Mona pure sarebbe da aggiungersi alla lista dei nostri artisti, perchè Domenico moriva nel 1602. -- 349 mi, di frangie d'oro e di tante altre di operaj , che si tralasciano , perchè senz'alcun interesse, non senza però accennare che il march. Villa avea disposto per abbellimenti la ingente somma di mille doppie d'oro , e che alla metà circa del 1642 si erano già spesi quattro quinti della somma. Qui poi , come ognun vede, non vi sono che poche memorie dei molti quadretti posti nei fregi e nelle soffitte, e che prima dell' acquisto del municipio sparirono affatto. Visconti. La potente famiglia Visconti ebbe qui pure domicilio, es sendovisi rifugiato qualcuno della medesima. L'abitazione antica vuolsi quella che ora serve a stallatico dell' Agnello in via di Boccacanale s. Stefano ; poi passò al miglior fabbricato nella strada della Rotta , dove in seguito abitarono i Novara , indi gli Anelli , ora proprietà del prof. cav. Saroli. Zavaglia sulla Giovecca un tempo appartenne agli Estensi, e par ticolarmente a Filippo d' Este marchese di s. Martino, generale al servizio della Savoja. Ora è degli eredi del conte Alessandro Masi per eredità Zavaglia. Altri palazzi ebbero gli Estensi, oltre ai già citati, ed a quelli che nella loro grande munificenza aveano donato a tanti loro fami gliari. Uno era sul luogo, dove ora è la Certosa; un altro fu là presso, ed era del card. Ippolito I. Alberto d' Este n' ebbe uno nel Borgo san Luca , ove dormi Lucrezia Borgia la notte antecedente al suo solenne ingresso in Ferrara. Nel secolo XV si erano costruiti quelli in Medelana, e Virginese. Altri ne possedettero in varie città , e spe cialmente uno in Roma, uno in Firenze, altro in Milano, ed altro in Venezia , ora detto il Fondaco de Turchi, donato loro dalla Signoria sino dal secolo XIV, e ceduto nel 1598 (1); come altresi molti altri (1) Il palazzo fu fondato verso la metà del secolo XIII dai Palmieri oriundi di Pesaro, per cui furono chiamati Da Pesaro, nel 1364. Nicolò d' Este domandò alla Signoria di acquistare casamenti in Venezia ed in Treviso, e la Signoria fecegli dono di due fabbricati, lasciando per altro pendere la risoluzione per 17 anni, sino a che Nicolò per la guerra di Chioggia ebbe a rendersi benemerito di quello Stato, per cui nel 1381 potè prenderne il possesso. Il dono del palazzo di Venezia costò, pel fat tone acquisto dai Da Pesaro, 10000 ducati d'oro. Venne ritolto agli Estensi quando si collegarono con Sisto IV e con Giulio II contro la Repubblica; indi restituito con le paci. S' incendio e fu risarcito col pubblico erario, perchè il Governo alla cir costanza vi alloggiava principi e sovrani. Cesare duca di Modena lo cedette nel 1598 al card. Aldobrandini, che nel 1602 lo vendè ad Antonio Priuli, il quale lo appigionò per albergo dei turchi, riducendolo a fondaco nel 1621 , ed atterrando le -- 350 erano i luoghi di delizia dentro e fuori la città. Ecco i nomi dei principali : Belfiore fu costruito da Alberto nel 1392 e nel 1472 venne di latato il suo recinto : era nel borgo san Leonardo, ora via de' Piop poni o degli Angeli, e vuolsi architettato fosse da Bertolino Ploti da Novara. Vedremo all' art. Arti come Benvenuto Cellini vi cacciava i pavoni o pavoncelle all' insaputa del Duca. Vuolsi pure che un An gelo da Siena vi dipingesse sotto le loggie il ritratto e le gesta di Alberto suddetto (Rio, art. Chret. pag. 395 Vol. II). Nel 1478 usciva una grida ducale, con cui si vietava di entrare nel barco di Belfiore di sopraviglia delle muraglie, ni per buxi, ni per porte, per portar via frutti ed altro, soto pena de lire 10 m. et tre strapade de corda Ora non vi è più traccia di palazzo, nè di parco. Bellombra : nessuna notizia (1). Belriguardo. Esiste ivi ancora il palazzo , dove nelle sale dipinte si fecero aperture e fori per praticarvi scale, solaj e finestre, taglian do figure, ornati ed ogni altra pittura. E a circa sette chilometri da Ferrara , e se ne vuole architetto Giovanni da Siena ( Rio , ivi pag. 402 ). Se ne trova una breve descrizione nei Carmi latini dello Zini, non che qualche cenno nei Discorsi del Romei. Un Belri guardo è pure in Germania, di prospetto a Magonza (Campori Cesa re, Viaggi ecc. Modena 1852 pag. 190 ). Belvedere fu luogo deliziosissimo fuori le mura di san Benedetto in un' isoletta entro il Po, con palazzi e giardini (2). Andò distrutto torricelle nel 1627. In causa di dote torno nel 1648 dai Priuli ai Da Pesaro, che lo tennero sino all'estinzione della famiglia nel 1830. L'erede conte Manin lo vendè nel 1838 ad Antonio Buseto Petich, e da questo lo acquistò il Comune di Venezia nel 1843. Una pianta fattane da Alberto Duro nel 1500 potè servire in parte di guida ai restauri cominciati del 1861 ( Bembo co. Pier Luigi ; Il Comune di Ve nezia ecc , ivi 1863 ). (1) La strada di Bellaria, nome di tanta analogia con le delizie Estensi,non sa prei donde sia stata così chiamata. Non sarebbe per nulla strana la ipotesi che de rivasse da qualche altro luogo a noi ignoto. Bellaria era pure un castello con attigua delizia poco lungi dal Cesenatico, dove recavasi a godere i piaceri del riposo il Si gnore di Rimini nei secoli XV e XVI. (2) Belvedere fu cominciato nel 1514 sull' isola presso Ferrara in terreno già pos seduto dalla famiglia Pincari. L'isola era lunga presso un miglio, vi si approdava ad una magnifica scalea di marmo, vi erano palazzi,torri, loggiati con colonne marmo ree, cancelli di ferro, bagni o terme , giardini e fontane con giuochi, e quanto può -- 351 quando ivi presso fu eretta la fortezza non ha guari poi aiterrata. Un Belvedere è palazzo fuori s. Benedetto a Vienna, già del P. Euge nio di Savoja, ora Imperiale Galleria di pittura. Un altro è citato nel Viaggio di Nicolò d' Este a Gerusalemme ( Collez. di opere inedite o rare vol. I pag. 131 ) , ove dicesi e giunsero ad altro bellissimo palazzo lontano da Nicosia (in Cipro) otto miglia , chiamato Potomia, et altri per più honesto vocabolo gli han cambiato el nome , et lo ap pellano Belvedere. Benvegnante. Sulla strada che conduce in Romagnola , a quindici miglia circa da Ferrara esiste tuttora il luogo così denominato ; ma nessun' altra notizia ne resta della sua delizia. Boschetta. Luogo a mezzo chilometro circa dal ponte di san Gior gio. Abbellito dal tesoriere pontificio in Ferrara Lorenzo Panzacchi. Ora è della famiglia Boldrini. Giuseppe Sabbatini ne fece argomento di un poemetto (Ferrara Rinaldi, 1774 in 4). — Ne ho fatto cenno perchè vorrebbesi che fosse stata una delle Delizie Ducali , sebbene non ne abbia io trovate prove. Casette- già luogo di caccia presso Mesola. Castellina entro la città presso l'antica porta di s. Biagio. Nel 1589 Alfonso II vi fece costruire un bagno : andò distutta in causa della già citata fortezza. Chiaramone : era un ducal giardino, ehe nel 1505 fu incluso entro le mura presso la vecchia chiesa di san Marco. Confortino si trova nominato in un rogito di Nicolò Zerbinati con cui Filippo Castelli nel 1494 contratta col muratore Rinaldi de Rinaldi il trasporto delle legna da fuoco alle delizie, cioè ad pulchrum florem , ad Kartusiam, ad Schivanoglium, et ad Confortinum. , allettare : vi erano pure dipinti del Dossi e del Carpi ; arazzi tessuti sui disegni di Giulio Romano e del Pordenone ; una cappella coperta di piombo , e internamente pure dipinta dai Dossi suddetti; ricami in seta ed oro. Ne scrissero molti: passò alla Lucrezia d' Este duchessa d' Urbino , che lasciò questa delizia al card. Pietro Aldo brandino, privandone i parenti. Quel cardinale si affrettò di venderla alla R. C. А., ben sapendo che lo zio Clemente VIII avea divisato di fare una Fortezza, che cader dovea in parte su quel terreno (Notizie desunte dalle cronache e da un manoscritto del fu Gius. Boschini , ch'era preparato per la stampa , con relativo disegno ). Si avverte poi che Belvedere prima della costruzione di questa delizia , era il luogo presso san Francesco , ove ora sono il palazzo già Estense poi Gavassini e Pareschi , ed il monastero del Corpus Domini già palazzo Romei. E così molti altri luoghi deliziosi d' Europa ebbero consimili denominazioni. Anche Schönbrunn a Vienna e quivale a Bel-fonte. -- 352 Consandolo, e Copparo. Del palazzo in Consandolo si ha qualche cenno nei Discorsi citati del Romei: di quello magnifico di Copparo si possono vedere memorie nella vita del pittore Girolamo Carpi scritta dal Baruffaldi ( tom. I. pag. 387 ). Mesola il cui palazzo fu cominciato nel 1578 e terminato nel 1583 , e costò circa ducentomila scudi , oltre le opere comandate di uomini e di trasporti. Vi è una caccia riservata , con boschi e valli ed una razza di bovini pugliesi, de' quali si ha memoria sino dal 1554 in cui si spesero alcune lire per armare el ponte de San Zorzo per el pasazo delle poese ( le bestie pugliesi )- che va al barcho ( di Belfiore ora fuori delle mura degli Angeli , parco Bentivoglio , poi Braghini-Nagliati ) provenienti dal bosco dela Mesola. Questa sontuosa e vastissima delizia fu nel 1598 riconosciuta Allodiale, e Francesco III d' Este duca di Modena la vendette nel 1759 all' imperatore France sco I: Giuseppe II poi ne fece vendita al pontefice Pio VI nel 1785. La incamerarono i francesi nel 1796: il Papa ne fece la cessione col trattato di Tolentino del 19 febbraio 1797 alla Repubblica francese , che la passò alla cisalpina dietro pagamento di tre milioni di lire tornesi ; ed allora l' agente Michoud nel 1801 la vendette al Mayr e socj per tre milioni e seicentomila lire della stessa valuta. Il Papa la riacquistò nel 19 febbraio 1823 per cinque sesti, e per lo prezzo di centomila scudi, e poi nel 9 aprile 1836 la cedette per scudi quattro centomila all' arcispedale di s. Spirito di Roma. Montagnone. Sussiste ancora sul pubblico passeggio un fabbricato che vuolsi architettura di Girolamo Carpi , ora detto il quartiere del Montagnone, un tempo bagni ducali, annessi alle delizie che adorna vano l' odierno cavaliere di terra detto un di la Montagna , ora il Montagnone. Una veramente poetica descrizione abbiamo di quell'an tico luogo dalla penna del ferrarese M. Tomaso conte Gnoli- Il Bel Colle , o l'ultima notte di Torquato Tasso in Ferrara ; ivi , Bresciani 1857 in 4.° stanze edite per mia cura in quell' anno (1). (1) Vi erano pure deliziosi giardini alla Montagnola, ed alla porta di s. Bene detto, nell' atterramento della quale, all' atto di costruirsi quella barriera, si rinven nero ancora i resti della loggia che servir dovea pei vasi degli aranci. Si ha colle stampe compilata da Alberto Penna una Descrizione della porta di s. Benedetto della città di Ferrara , de' luoghi deliziosi, ch' erano attorno alle mura di essa e del residuo de' giardini ducali; in Padova per Matteo Cadorin , in 4.º ( Edizione del secolo XVII ). -- 353 Palazzina e Schifanoja. Di questi due fabbricati , che sono entro la città , ho già parlato in particolare : solo aggiungo che un luogo detto Schifanoja è presso Otricoli nel distretto di Terni , altro si trova presso Berlino qual delizia reale chiamata Sans-Souci , come appunto è denominata la nostra dagli stranieri, fra quali il Rio nella citata sua opera L' Arte Cristiana. E vi fu persino una famiglia, tro vandosi nei registri battesimali di santa Maria del Vado in questa città, sotto il di 26 novembre 1539, uno Schifanoja Brunorius filius...... patritü Mantuani: non so poi se il patrizio sia il nome paterno , o titolo di onore , ciò che sembra più probabile per la lacuna che vi si vede. Tivoli. Finalmente rammenterò il celebre giardino di Tivoli , ap partenente al card. d' Este , e del quale si trovano disegni e descri zioni a stampa (1). Si tenne per una delle più sontuose delizie del Mondo...... e benchè presentemente questa villa sia molto deteriorata , non lascia però di offrire un' idea dell' antico splendore ( I Giardini d' Italia, Monza 1836, Anno III pag. 51 ). Nella Biblioteca reale di Parigi si trovano i seguenti manoscritti : Pirro Ligorio : Descrit tione della superba et magnificentissima Villa Tiburtina , dedicata al ' Illm. et Rev. Hippolito Card. di Ferrara ( Marsand Vol. I pag. 514 Manoscritti ecc.) È noto che il Ligorio , morto in Ferrara, fu al ser vizio degli Estensi. Descritione di Tivoli, et del giardino dell' Illm. Card. di Ferrara, con le dichiarationi delle statue antiche et moderne, et d' altri belli et maravigliosi artifici che vi sono , con l'ordine come si trovano disposti; fatta da un anonimo intelligente di arti , come di chiara lo stesso Marsand ( Manoscritti della Biblioteca del re a Pa rigi, Vol. II pag. 112 ). So bene che molto più avrei potuto dire intorno ai palazzi e fab bricati di Ferrara, ed alle delizie Estensi : ma sonomi limitato a ciò che trovai di nuovo o di poco noto relativamente ai suddescritti, e spero nonriesca discaro il trovarne qui tutte unite le premesse notizie. (1) Antonio del Rè, Antiquitates Tiburtince in duas partes divisa, cioè De mi rabilibus palatii hortique ser. familiæ Estensis ecc. , e Compendium ædificiorum superbissimæ villæ Hadriani imperatoris ecc. con note ecc. di Sigiberto Haver campo (Lugduni Batavorum sumpt. Petri Vander Aa). Sta nel tomo VIII, parte IV dell' opera di Gio. Giorgio Grevio Thesaurus antiquitatum etc. 23 : -- 354 XXIV. Panizzazione, e Vittovaglie La libertà di commercio è utilissima dove il commercio stesso agisce con estensione, dove gli esercenti sono in tal numero che gli onesti facciano argine ai monopolisti , e le gare apportino un van taggio nei prezzi o nelle qualità delle merci. Dove gli esercenti sono pochissimi ne nasce una funesta oligarchia. La libertà è sapiente mente diretta allo scopo di procurare un vantaggio alla popolazione: dove ciò non si ottenga , o peggio ne arrechi un danno , è tolto lo spirito della legge che deve cadere da sè. Infatti ai Comuni era la sciata la libertà di scegliere in ogni anno fra il libero smercio del pane, e le mete, ossia calmieri ; come altre leggi secondarie provve devano acciò non vi fosse tale libertà negli altri esercizj se almeno in più di tre non fossero gli esercenti. Per la panizzazione , genere di assoluta necessità pel popolo, era provvidissimo il Monte delle fa rine (1) che venne abbandonato, nè più si volle riattivare, abbenchè a' nostri giorni riproposto. Fuvvi un tempo in cui gli avi nostri , sebbene fosse lieve il co sto dei generi necessari alla vita , pensavano pur anche in tanti altri modi al ben essere del popolo , affinchè non difettasse di alimento. Nel 1476 20 luglio viene fatto un proclama ducale , ingiungendosi che per la scarsezza di miglio, ed altri legumi non venuti in tempo, e per provvedere ai poveri, debba ogni possidente, che abbia fondi sino alle tre moggia di semina , far piantare una biolca di rape , e per maggior estensione di possidenza debbane far piantare due biolche tosto dopo levati i frumenti e le stoppie. La quale provvidenza la trovo rinnovata molte volte, e in particolare nel 1556; mentre poi nel 1560 si ordina che i possidenti, oltre alla ordinaria quantità di fava, debbano seminarne due staja a palozzo, ossia farla piantare. Dalle quali cose vedesi come tai legumi fossero qui allora maggiormente in uso che (1) Il P. Lorenzo da Bergamo domenicano, in causa della grande penuria del l'anno 1533 predica nella Cattedrale , e nel 24 giugno fa instituire il Monte delle farine, con un mulino a sua disposizione, intitolato a san G. Battista, e sotto la pro tezione di Renea. Il duca Alfonso vi contribui con larga elemosina, e concesse im munità ed esenzioni. -- 355 non al presente. Anche dopo la devoluzione, furono ripetute nei bi sogni eguali prescrizioni , ed il legato card. Spinola nel 1608 , 27 settembre , ordinava che le sementi del grano e de' marzatelli , già denunziate a tal uopo come prescrivevano le leggi sino dal tempo del dominio Estense, si dovessero effettivamente impiegare nei terreni, e non in altro uso. 1. Nel 1434 2 luglio si determina la istituzione di una pubblica pesa pel macinato, e se ne pongono anche appositi ufficiali, e già trovia mo nel 1438 un Donato de Martino da Firenze incaricatovi alla porta del Leone. Nel 1444, non potendosi macinare nei molini sul Po in causa dello straordinario gelo , si costruiscono dei pistrini : e sicco me poi questi non bastavano , si eressero anche alcune macine sul naviglio ( ossia canale di Baura ); ma non si scorge bene se doves sero lavorare ad acqua o a cavalli, sebbene la parola in navigio sem bri dire nell'acque, che per altro si doveano esse pure ritenere gelate. 22 Januarj 1444. Cum hoc tempore tanta vis frigoris sit ut nullam un quam major fuisset , nullam inveniunt hominum memoria extare , qua gelu tantum concretum est ut non modo aque stantes congelate sint, sed fluentes fluvij, et ipse Padus fluviorum rex multis in locis et per multa milia totus citra et ultra gelu sit captus, vadaturque undique per pedites et equites cum curribus, et bobus, vacuis et onustis etc...... tantaque farine et lignorum (1) egestatem incurrat, cui nullo pacto pistrini supetere possunt, deliberaverunt fabricare in navigio, ubi consueverat esse fullus, rotas tres ad macinandum, et fullum unum pro pannis laneis fullandis, quorum edificiorum conscius et contentus est Illmus et excelsus Princeps D. N. Leonellus Marchio Estensis ecc. È perchè la casa ove sarebbe comodo il fare tali edifici spetta a Nicolò da Consandolo , se ne farà acquisto , ovvero se ne fabbricherà altra per lui-- inferius super dicto navigio. Altri pistrini si fecero posteriormente , anche nel luogo dov' era la così detta Muni zione , ossieno Magazzini comunali, per esserne pure nel 1573 impe diti i molini ad acqua. Provvedevansi eziandio formenti, quando eravi scarsezza di raccolti, e l' Estense mandò nel 1456 Antonio Vendeghini a Firenze ad innarare ( ossia a dare arra, cioè incaparrare ) formenti per lo Comun de Ferrara , come lo mandò a Venezia nel 1459 , per levar le biade d'orzo e grani acquistati da Gio. Strozzi da Firenze per la Città di Ferrara, ch' erano stara 425. E nel 1505, in cui era grande carestia per tutta ' Italia, di modo che i poveri mangiavano scorze di roveri , noci macinate , radici d' erbe , vincioli , e ghiande, il -- 356 Duca si recò personalmente a Venezia per provvedere del grano , che pure era cattivo , non se ne trovando altro , e facendolo venire dalla Puglia , per la via di Comacchio , distribuendolo poi gratuita mente ai poveri. Nel 1527 si trova che per provvedere alla panizza zione voleansi moggia N.° 1158 di grano per la città, e N.º 411 pei Comuni del territorio : misura però assai scarsa, e da lasciar credere che questa cifra si riferisse piuttosto alla quantità occorrente a com pletare la consueta provisione , anzichè a provvedere quanto fosse necessario per un anno. Nel 1596 il Duca pubblica un proclama il di 30 di agosto, col quale inibisce portar fuori di Ferrara biade, fa rine e pane, desiderando che in questo tempo di tanta penuria di vivere, non sieno trafugate , nè consumate in altre parti ecc. Eppure il grano era per lo più a mitissimo prezzo; nel 1681 costava sette scudi per moggio. Calmieri e prescrizioni vi furono sempre per la fabbricazione del pane: il grano vagliavasi a due crivelli, come si fa o si dovrebbe fare presentemente. Di cio fanno testimonianza alcune partite di spese fra cui una del 1491. Compto de le farine, et per luj a Johanne da le gra delle bastarolo per avere crivellato a duj crivelli moza sesanta de for mento. Sino dal 1444 il magistrato prendeva rigorose misure per as sicurarne anche la nettezza, cioè contrapistores che lavorano la pasta cum pedibus sepe et quampluries non ablutis , et fetidis , scabiosis , et marcidis, e si ordina pastam pinsere cum zancheta lignea, aut brachiis aut manibus lotis , et unguibus bene nitidis et incisis (1), di modo che a que' poveri lavoranti di pane, se fosse invalsa in que' tempi la mo da odierna, non sarebbe stato permesso di seguirla, cioè di lasciarsi crescere smisuratamente le unghie come crescono ai falchi ed ai gatti. Atogliere poi ogni contrasto coi fornari , che anche allora doveano essere astuti al pari dei moderni , fu stabilito nel 18 marzo e con venuto seco loro, con tutta semplicità ma con tutta saviezza, il se guente calmiere. Quando Sextarius (lo staro) furmenti vendatur soldos 4 e 5dentur uncie panis 54 5e 6 6e 7 7 e 8 8e 9 52 50 48 . 12 e 15 dentur uncie panis 38 13 e 14 14 e 15 15 e 16 46 16e17 9 e10 10 e 11 11 e 12 44 42 40 17 e 18 18 e 19 19 с 20 (1) Archivio comunale, libro N. Det. com. pag. 10, lib. 10. Ν. 4. . 36 34 32 50 28 26 24 -- 357 Evitavansi anche per tal maniera le non lievi spese di un annuale calmiere. Le principali prescrizioni poi degli statuti di tale esercizio dal 1472 al 1569 furono le seguenti : Che alle tessere ( non avendo libri di credito) si dovesse dare intiera fede che ogni fornajo dovesse denunciarsi a principio d'anno , sine qua non , cioè che non sarebbesi permesso l' eserci zio- che si dovesse dare una sigurtà di altra persona, quando non si possedessero beni immobili SO che si dovesse fare il pane di peso secondo il calmiere, notificando il calare od il crescere del pane stes che stando tre mesi senza far pane, non potesse più quel for najo esercitare l'arte ; giacchè , come dicesi nello Statuto , aveano i fornaj la malizia di tralasciare la fabbricazione quando il guadagno diminuiva. Da tutto ciò ben si rileva che presso a poco anche le o dierne discipline non sono che una costante ripetizione delle più antiche, senza che vi si veggano sostanziali e giudiziose aggiunte, se si eccettui ciò che indispensabilmente venne comandato dal cangiarsi dei tempi e del commercio. Nel 1570 poi avvenne ciò che non di rado accade anche a' tempi nostri , che taluni sotto il velo di be neficenza e di amor patrio intendano invece al solo loro interesse anche con vero danno per lo più dei concittadini. Quel Cristoforo (Fauretti) da Fiume, fuggito da Venezia e rifugiatosi a Ferrara, ove divenne conduttore delle gabelle , assunse di far pane pei poveri a due oncie in più del calmiere, quando invece lo facea a due oncie in meno, ed era d' uopo di ciò sopportare pel gran favore di che go deva nella Corte; all'ombra della quale forse dimenticava le pene comminate ed inflitte ai trasgressori , persino della corda, come av venne ad un fornaro nel 1505 per aver fabbricato il pane ad oncie quattro meno del calmiere. Avea inoltre ottenuto che li fornaj non potessero vender pane fuori de' loro forni; che non potessero farlo ri vendere per loro, che non potessero darne in credenza senza il suo permesso; che non potessero fabbricarlo maggiore del calmiere: sotto pena di scudi 50. Siccome poi ilDuca, forse ad istigazione di costui, fece chiamare nel 10 luglio i fornaj chiedendo loro settemila scudi l'anno per la concessione di panizzare , ed essi vi si ricusarono di chiarando di non volere sorpassare la gabella e macina di consuetu dine , pronti ad abbandonare l'esercizio, così nel 19 agosto usci un proclama , col quale manifestavasi come al terminar del mese niuno potesse più fare o vender pane, nè farine, nè biade, senza licenza del 358 Dal Fiume, ch'erasi assunto di farne per tutta la città. Infatti abban donarono l'esercizio , e nel 4 settembre il gabelliere cominciava a panizzare coll'attivazione di molti forni nella casa dei Zambotti presso il palazzo dei Muzzarelli in Borgo Nuovo. Mori costui nel 2 agosto 1575 portando seco l' esecrazione della città, e dovendo lasciare agli altri e denari e stabili. Ebbe un figlio naturale, che mori giovinetto ; succedendogli un suo fratello magnano, cioè fabbro-ferrajo, e poi oste, che mori pur esso nel 1586 lasciando un figlio. Cristoforo fu detto lo Sfrisa, sfregiato , perchè per le sue benemerenze avea ricevuto uno sfriso sul mostacchio , e gli era stata tirata un' archibugiata che non andò piena. A fronte dei fissati calmieri , come vedemmo , a seconda dei prezzi del grano, si tornò a farli annualmente , come dalle spese del 1573 , in cui si pagano alcune lire ad Ippolito Zabardo munar per esser stato al pontelagoscuro a far macinar stara quatro de for mento per far uno scandajo de pane; ed alcune altre a Nicola Mon tachiese per merzede d' esser stato tri giorni ed una note per far il dito scandajo. Nel 1597 appena Cesare d' Este subentrò nel dominio di Ferrara, volle che si accrescesse il pane ad arbitrio del Comune, levando l'au mento della gabella sul medesimo , e donando la metà della macina per un anno (1); e forse fu dappresso a queste disposizioni che , allontanatosi l' Estense , e subentrato il governo Pontificio , Clemen te VIII vi si conformò per non rendere malcontento, il popolo, fa cendo per altro tutta sua propria tale concessione. Obbligaronsi an che i proprietarj di vendere il grano ai fornaj a giusto prezzo , per quella quantità che non fosse di bisogno alle loro famiglie e coloni; legge , che sarebbe si utile fosse vigente oggi pure in proporzione di possidenza nel rispettivo comune , e di bisogno per la popolazio ne del medesimo. Lo che, senza recar danno al possidente, assicure rebbe per tutto l'anno ai consumatori una più giusta misura , ed un più costante buon peso del pane e delle farine. Il legato card. Spinola con editto 17 aprile 1608 esordiva con queste savie pa role : Sapendo Noi benissimo che in questa città per la grazia del Si gnore Iddio si trova buonissima provisione di formenti e biade , non solo sufficienti al vitto e consumo di esse, ma etiandio d' avantaggio ; (1) Si levarono anche le tasse della carrezzaria e del quattrino sulla carne, sul pesce e sull olio; si sospese la datea, si riformò la cameretta, si ridussero le accuse e si rimise il boccatico per un anno. 359 et indendendo anco , che molti, i quali si trovano robba d' avanzo oltre il bisogno loro , nondimeno per poca carità verso la patria , e meno amatori del ben pubblico, recusano di venderne per il prezzo ho nesto già stabilito a' fornari. Però ecc. e prosegue prescrivendo che debbano vendere ciò che hanno ad esuberanza relativamente alla fa miglia ed ai coloni,dando rigorose denuncie; e ad evitare ogni fro de, viene loro proibito di provvederne alla piazza quando ne sieno a sufficienza provveduti sui granaj , che potranno essere visitati ecc. Portavansi poi anche ai forni d' improvviso e non di rado Legati , Vicilegati e Consoli , come si ricava dalle memorie e dalle procedure per rinvenute contravvenzioni. E siccome fra i generi di assoluta necessità pel vitto,dopo il pane viene il vino, cosi a garantire le frodi si ordinò nel 13 giugno 1400 (o forse non si fece che rinnovare una più antica disposizione ) che non si potessero adoperare castellate, mastelli, situle,et altre mensure pro mensurando , que non sunt avistate et bullate ad officium consulis de bullo communis ferrarie. E nel 1435 si prescrisse che nessuno po tesse chiedere per sè o per altri decima o quartese de vino , se non con secchia advisata et bullata del bullo del chomun de ferrara. In quanto ai vini, forse in antico eranvi bianco, e vermiglio, como quel vermiglio puro del quale nel 1510 furono mandati 19 mastelli et una secchia alla Certosa da dispensare fra li fanti del sig. Federico da Gonzaga da Bozzolo. La qualità comune e generalizzata fra noi è chiamata vino d' uva d' oro, perchè trasportata ed introdotta fra noi d'ordine di Alfonso d' Este dalla Borgogna , e precisamente da un circondario detto la Costa d' oro. Non mancavano già, come accennai, il vermiglio e la celebre albanella , di che parlai all' articolo Curiosità Gastronomia , ed il vino santo come rilevai da alcune note di par ticolari famiglie. Vi furono leggi repressive pei venditori di vino , e nello Statuto delle bollette ne troviamo fino dal 1475 per chi ne vende in taberna, e per chi ne vende ad spinam, seu ad minutum. E così ve ne furono per obviare il rubbar de le uve nelle Ville, come dalle Gride stampate a tal uopo dal tipografo Francesco Di Russi, e spedite ai villaggi per farne la pubblicazione. Molti editti poi furono emanati anche dopo la Estense dominazione per proibire l' incetta e il monopolio del vino tanto colato, quanto in grappe, ed altresi agli osti di bollire il mosto in casa propria o nelle proprie cantine , prescrivendosi che i pos -- 360 sidenti dovessero farne venire sulla piazza almeno una mezza castel lata per ogni versuro ; ed altresi proibendosi a chiunque di portarsi o alle porte della Città, o fuori, o lungo le strade anche nell' interno per contrattare le castellate o mezze, ancorché dopo il contratto fos sero tradotte alla piazza : per la esecuzione della quale providenza gli officiali alle porte dispensavano ai singoli boari o carrettieri un viglietto gratuito, che serviva di controllo verso il Consolato, dovendo per tal modo comparire sulla detta piazza in quel numero che corri spondesse ai viglietti dispensati. Erano provvidissime queste misure , che si tento, ma invano, pochi anni or sono di risuscitare. Oh! se dovessero gli esercenti essere richiamati a ciò che stret tamente vogliono giustizia ed onestà! Se leggessero ciò che ne scris sero i moralisti , forse con troppo di rigore ! De tabernarüs cat si vendidit unam spetiem vini pro alia-- Pec vel postque exposuit vinum venale et attraxit homines , miscuit illud aque vel minus bono vino Item , si ad clarificandum vinum aliquid corporibus nocivum miscuit- Item , si scienter vendidit vinum se inebriare volentibus Item si tenet in domo suo meretrices , latrones , ribaldos , et lusores , prestando eis naybos , carticellas, et taxillos- Item, si carius et plus debito vendidit simplicibus vel ignotis etc.- (1) Queste parole, scritte da quasi quattro secoli, sembrano perfettamente attagliarsi ad oggidi; ma io credo che farebbero poca sensazione, e che in tal dubbio si debba supplirvi con rigorose discipline e forti pene. Anche in antico non potevansi porre in mostra nelle beccherie le carni, od altre parti degli animali. Elli (Giulio Cesare) stabili una legge de comune dispensa , che el homo non vendesse carne in strada publica , si non in certi lochi deputati. Licito era a ciaschuna persona togliere la carne dey banchi dey bechare quanto la sera ne fosse re masta. E questo facieva perche laere non se corrompesse. ( Imperiale , Triumphi honori etc. de Giulio Cesare in Roma, 1488. De certi or dine che fe in Roma Cesaro). Vediamo da ciò come sin d' allora pensavasi all' ornato pubblico, ed alla pubblica sanità, ben anche ri guardo alli beccaj. I loro statuti sono de' più antichi ; ed in quello originale, che vedesi nella comunale Bibliotoca e che rimonta al 1385, si fa cenno de' vecchi statuti ed ordinamenti. Comincia la loro matri (1) Confessionale ven. fratris Barthol. de Chaimis de Mediolano ord. min. , compositum in loco S. M. de Angelis apud Mediolanum : Venetiis, per Reynaldum de Novimagio teoteutonico (sic) 1486. -- 361 cola Al Nome de Dio...... El savio e descrieto e valoroso homo Rodolfo fiolo che fo del savio descreto e valoroso homo ser Zanino Becharo so stiegno aduxedore ( condottiero ) e conforto de tuti i soi compagni e fpadeli bechari dela sopradicta compagnia etc. È scritto di mano di Zoane del Vescovo , fornito di miniature e di decreti con firme ori ginali di varii Estensi ; e nella fine vi si trova una memoria come nel 1391 al ritorno di Alberto d' Este da Roma i beccaj formarono una delle nove brigate che bagordarono , ossia fecero torneo e festa pubblica, e come fu quella che ne riportò il premio.-E la francha e honorevole brigada di bechari fo la prima che zunse a lui ala tore dela pontonara...... per premio a chi meio ( meglio ) bagordasse uno bello paglio de seda , el quale fo dado ai bechari , per sententia del Marchexe cussi chomo homini più valenti e valoroxi de tute le brigade in che bagordarono. Di privativa erano le beccherie , ossia era duopo di pagarne la gabella, e vendere nelle località stabilite dal governo : antichissima è la beccheria detta nuova al Saraceno; ma il grandioso locale , che servi un tempo a centrale beccheria, fu fatto erigere dai,Duchi, non so se del 1474 come asserirono taluni , o se del 1506-7 come rac conta l' Equicola nella sua cronaca di Ferrara. E qui per le vittova glie torna in campo quel briccone del gabelliere Dal fiume, il quale impose gabella o dazio pei formaggi che i lavoratoriportavano a Fer rara ai padroni per gli animali in soccida, per anche un solo salame, o per un po' di carne fresca di porco, e di cervellate; il che poi an dò in nulla , essendo cosa furfantesca (1) , soggiunge il cronista! Ed oggi con qual nome si chiamerebbe ? Nel 1501 con Grida 24 agosto si prescrive che nessun officiale alle porte tolga legne dai carri , nè faccia toglierne , sotto pena di lire tre : con tutto questo, l' abuso si conservò anche di poi, od al meno si riprodusse. Le legne non si poteano vendere senza licenza del Consolato; il perchè un contravventore nel 1556 viene condan nato a gravosa multa. Nel 1557 si vieta la estrazione di galline, polli, capponi, oche, anitre, ova, pesce, gamberi ecc., onde non ne venga danno al popolo per la loro penuria; e perché potessero provveder (1) Costui volle anche imporre un dazio sulle rane e sulle acquadelle, cosa non mai praticata e che durò poco. Mise eziandio gabella sulla legna da fuoco,ma i cit tadini non la vollero pagare. Proibi pure di prestar pane, sale, o farina; di modo che la popolazione era stanca e temevasi di vedere ripetuto il caso del Tortona. -- 362 sene i cittadini senza vedersi tolti di mano i generi occorrenti , non solo si vietò nel 1558 ai rivenduglioli di comprare prima di una de terminata ora, o prima che fosse levata la banderuola , ma si proibi loro, non che agli osti ed ai pescivendoli, di comprar polli , frutta , pesce , vino e formaggio per dieci miglia dalla città ; ed in caso che comprassero frutta sull' albero , od in luoghi distanti oltre le dieci miglia, dovessero avere le bollette comprovanti ' acquisto fatto , ed il nome del venditore. Anche nelle occasioni di grande concorso di fo restieri per pubbliche feste, od altre imponenti circostanze, cercavasi di porre un limite all' avidità dei venditori ed albergatori, e ciò che venne praticato nel 1844 per la occasione dell' apertura della nuova Fiera, era già stato adottato, ed in più larghe proporzioni, nel 1438 all' atto del Concilio qui tenutosi da Eugenio IV. Per esempio , libra olei non excedat pretium denariorum sexdecim pro libra : sed si obti nebitur gratia ab Illm. Ducali dno Venetiarum quod oleum duci possit Ferrariam, non ponendo partem aliquam Venetiis etc., dal che si viene a conoscere l'obbligo di lasciarne una data parte a Venezia , dove forse doveasi transitare per portarlo a Ferrara. E ciò mi fa ramme morare la condizione imposta dal Municipio di Ferrara a coloro che dalle Marche guidano i majali nelle provincie venete di terraferma , di lasciarne in questa città una parte per consumo della popolazione. Altre limitazioni poi ai varii generi di vittovaglie furono le seguenti : per ogni libbra di vitello lattante , soldo uno otto ri dieci di carne porcina, denari nove-- di manzo , denari di vitello sopranno, dena-- di castrato, denari dieci ( per cui esser doveva in molto credito se equivaleva al buon vitello ). Pel pesce era, per ogni libbra di storione, soldi due di porcelle del Po, denari dodici dano e cops (sic), denari dieci-- di la di scardove d'acqua dolce, denari quattro- pesce minuto, denari sette e così si prosegue pei pesci di mare a stabilire il prezzo secondo non solo la loro qualità , ma bensi ancora secondo la loro grandezza, e finalmente pei gamberi a denari otto del cento, e denari tre per le cappe. Stabilisconsi pure i prezzi per le legna da fuoco di ogni qualità, e per gli affitti delle case , come già indicai portandone i dettagli principali nel mio li bro Memorie Storiche-monumentali-artistiche del tempio di san France sco in Ferrara ( ivi Taddei 1860 pag. 36 nota 3). Vedemmo che si doveano bollare le misure ; ma per aver meglio un'idea di questa provisione , basterà osservare lo statuto degli speziali , ch'è del -- 363 1382 , e ne richiama uno più antico del 1353. Vi si dice che si bollino le bilancie al disopra di una libbra una volta sola , spe cialmente quelle che servono per la sale; che tutte le bilancie sieno giuste e buone, et intelligantur dicte bilancie esse juste bone et legales si in quolibet pondere minori una libra traheretur ad adversam partem cum additione unius ferrarini parvi , et si in quolibet pondere unius libre et ab inde supra traherentur cum additione unius aquilini grossi. Impariamo da tutto ciò che le bilancie erano anche allora a due piatti o catini , e ad equilibrio ; e che vi fu sempre quella tol leranza di una frazione in meno, che rimase in consuetudine fino ai dì nostri, anche nella legale bollazione. Scorgesi pure che gli speziali vendevano il sale : ma spacciavano anche l'olio , e le candele di sego e di cera, non che le bevande rinfrescanti. non compellantur ad dandum oleum clarum in tempore hyemali , cum modo aliquo fieri non possit nisi per totum mensem madij, dumodo sit bonum oleum-, e cosi teneantur etiam ipsas candelas pensari , et bullari facere prima di porle in vendita ed inoltre , li doppieri e candele di cera poteano essere di cera vecchia sotto e sopra, ma coprir la do veano colla nuova, e con stoppini buoni de bombicino, et sine immi xtione alicujus alterius liquoris, vel rei, omni malitia et falsitate remo ta ed anche- fiat piperata bona et legalis de bono pipere et zofrano bene trito. Chiuderò col dire che fra gli speziali vi erano quelli obbligati per turno a tenere aperte le botteghe anche nei di festivi , pei bisogni degli ammalati. XXV. Podestà, e loro Vicarii Antichissima è la carica di Podestà : ma noi la vedremo quando risorse nel medio Evo. Già Federico Barbarossa sino dal 1158 ne avea dato alle città sottomesse al suo impero, nelle quali erano essi altrettanti suoi fidi ministri, e nemici e concultatori delle italiane libertà. Nel 1162 ne diede uno anche a Ferrara, sino a che, permettendo poi che le città lo si scegliessero a piacere, nel 1179 per quanto ci è noto venne spon taneamente scelto chi dovea occupare fra noi una tale dignità (1). (1) Trovo nelle Memorie della R. Accad.di Torino le seguenti parole : Si ha barlume di un Podestà in Reggio nel 1154, in Modena nel 1151 ed in Bologna nel 1151-3 ( Ricotti, già citato ). -- 364 Nel 1268 disposizioni statutarie vengono emanate in proposito; gli si prescrissero giudici, cavalieri e cavalli ; ebbesi poscia a limitare le sue attribuzioni soltanto ai giudizj civili e criminali ; e dopo il 1598 con le nuove leggi pontificie venne surrogato con due luogo tenenti ossia giudici , l'uno civile , l' altro criminale. Godeva di molte onorificenze , recitavasi una orazione pel suo ingresso , ed all' uscire di carica ricevea in dono le insegne, che facevano prova del suo buon servizio prestato : ma in pari tempo fu soggetto a sindacato, e vedremo che taluni furono puniti, o si scansarono dalla punizione con la fuga. Non si ha certamente una serie completa dei Podestà, e meno poi dei loro Vicarj : una nota io ne trovai dalla metà del secolo XV sino alla cessazione del dominio Estense, nè potrei as sicurare della sua esattezza: molti altri ebbi a rilevare dai libri ori ginali del Comune, e non pochi dallo storico Frizzi, per quanto ri guarda l'epoca anteriore appunto alla metà del detto secolo XV, ri cavati da autentici documenti. A quelli della nota contraporrò un a sterisco ; affinchè, ove si trovasse inesattezza di nomi o di tempo, non abbia ad essere a me attribuita. Come altresi non vi saranno apposte notizie biografiche, le quali d' altronde potranno cercarsi negli scrit tori specialmente di que' paesi, cui appartennero, e che per la mag gior parte sono indicati (1). 1162. Conte Corrado di Bellanoce dato a podestà di Ferrara dal l' imperatore Barbarossa. 1179. Guido da Landriano, primo che si conoscadei podestà eletti spontaneamente dal popolo. 1193. Guizzardo di Odone. 1196. Azzolino d' Este. 1198. Isacco da Dovara cremonese. 1199. Salinguerra, il quale poi nel giugno passò a Verona. 1202. Uberto de Imblavato. 1203. Salinguerra per la seconda volta. 1208. Azzolino d' Este per la seconda volta. 1227. Ugolino di Ugone de Rossi di Parma sino al giugno. (1) Estesa memoria intorno all'origine ed alle attribuzioni dei podestà nostri ci dà lo Frizzi al tom. II, pag. 268, 2.ª edizione, da cui presi questo ristretto. Intorno poi alle persone, mi è noto che il ch. Camillo Boari siasi occupato e si occupi tut tora di quest' oggetto; per cui giova sperare che ne vedremo un giorno un detta gliato e diligente elenco cronologico e biografico alle stampe. 365-- 1227. Salinguerra per la terza volta. 1242. Stefano Badoaro podestà, che dopo la cacciata del Salin guerra resse Ferrara , succedendogli poi Azzo Novello nel 9 ottobre 1243, cioè nel dominio. 1264. Pietro conte da Carrara. 1275. Guilelmo Lambertini- suo vicario Jacobino Guardoli , co me dal Muratori ( Diss. de Fæneratoribus ). 1301. Caval. (miles) dott. Gerardo deEnzola, come si ha dal pro cesso di Pungilupo ( Muratori ecc. ) 1364. Cav. Philippus de Guazalotis di Prato,comeda rogito 9 lu glio 1364 di Pietro Pialbene nell' archivio capitolare, riguardante un giuramento pro nomine Zofredi de Pedemontinis medici et doctoris phi sice ; e lo troviamo anche nel 1370 coi titoli di Nobilis et potens miles ecc. 1376. Nobile e potente cav. Nicolò de Cavalcanti da Fiorenza suo vicario Sapiens et discretus vir Hieronymus de Polcastris da Vicenza. 1396. 15 aprile. Proclamatio nobilis et potentis militis d. Galeatii de Cavalcantis da Fiorenza. Sarà errore di nome col precedente, od un altro della stessa famiglia ? 1405. Gerardo Bojardi- suovicariodott.Simon deZachetisdi Reggio. 1407. Gerardo da Correggio, forse lo stesso Bojardi, che ha i ti toli di Nobilis et potens vir, che nel 1416 troviamo Consiglier ducale, 1418. e che Frizzi dice da Rubiera- suo vicario il Zacheti come sopra. .- suo vicario M. Jacopo di Juliari conte da Verona ( 13 marzo ). 1432. Cav. e dott. Troilo Boncompagni da Visso, conte di Macerata-suo vicario famoso dott. Antonio Angeli (Angellus) da Visso. 1440. Guido de Almerici da Pesaro. 1441. Guido Visdomini da Pesaro. Sospetterei di errore! ossia che questi due non fossero che una sola persona; e più facilmente il Visdomini. 1442. Francesco de Manfredi, che pare morisse nello stesso anno stantechè si dice olim potestas, ovvero avesse cessato dalle sue funzioni. * 1443. Lodovico Coccapani da Carpi. 1444. 12 febbrajo. Uberto Spinola da Genova. Questi viene ono rato di stendardo , di targa e di ciarpa con liocorno argenteo , per l'ottima sua amministrazione. 12 febbrarj — Item deliberaverunt de corare clarissimum et integrum virum Ubertum Spinolam de Ianua -- 366 functum pretura ferrariensi ( pretura, o podesteria era la stessa cosa ) insignibus stendardo , pelta , et cialea fulcta alicornio argenteo , quum continentissime , et sancte se gessit , ut exemplo sit posteris pretoribus , qui se bene et laudabiliter in magistratu gerant ( arch. comunale ). 0 *1445. Andrea Baronio da Fiorenza. Nicolò de Santi da Bologna. *1447. Giacomo Tolomei da Siena. * 1449. Cantelmo de' Balanzini, ovvero, Catelano de' Bellincini. * 1450. Nicolò Conti da Padova (1). 1451. Cav. Antonio Micheli da Siena , al quale pure fu dato lo stendardo dipinto da M. Michele Ongaro. 0 *1452. Antonio da Genova ( de' Odoni ). * 1453. Bartolomeo Zabarella da Padova. suo vicario dottor 1454. Caval. Jacobo de Brocardi da Imola Pietropaolo de' Bonifazj da Imola ( 11 maggio ). 1455 € 1456. Giovanni de Magalotti da Città di Castello , che in altro luogo si trova scritto Madalò de Fuzj. 1457. Corbi o Corbini Francesco da Siena suo vicario Antonio de' Punzini da Modena- suo cavaliere Giovanni de Mazzanti da Forli suo giudice al maleficio Filippi Busoli da Reggio. *1459. Giovanni de Giordani. * 1460. Giovanni degli Orsati da Padova. 1461. Cristoforo Almerighi da Pesaro da Padova. suo vicario M. Michele 1462. Cav. Benedetto Graziani- suo vicario Alessandro Mattarelli di Mantova. 1463. Caval. e cel. giureconsulto Giovanni Scamada di Sardegna. 1465. Chiaro cav. Gio. Battista de Arengerii da Siena, che la cro naca del Vacchi dice dei Rizzieri suo vicario dottor di leggi Do menico de Antonibus turio (sic), forse da Turi in Puglia. 1466. Esimio dottore Giovanni degli Orsati da Padova, per la se-- conda volta- suo vicario esimio dott. Filippo de Cortino da Pa dova suo giudice al maleficio preclaro ed egregio dott. Beltrame de Luvelli da Padova- suo cavaliere Taddeo Mezzabarca da Padova. 1467. Chiaro giureconsulto Accursio de Lunardello da Montefiore suo vicario esimio dottore Alessandro de Martorelli da Mantova. (1) In un' attestazione originale del suo cancelliere io lo trovo podestà , e col titolo Eques, nel 1452. -- 367 * 1468. Pietro Luigi de Bianchi da Fabriano. * 1469. Scipione Roberti da Borgo San Sepolcro. * 1471. Cav. Antonio Micheli da Siena per la seconda volta. 1472. Marc Antonio de' Scaldamonti d' Ancona suo vicario Benedetto Mastino. 1473. Cristoforo de' Bianchi da Parma. 1474. Giovanni Scamada di Sardegna per la seconda volta. 1475. Si trova lo stesso Podestà forse sino al giugno, in cui soleasi fare il nuovo- suo vicario dott. Romano de'Nobili di Vizzano. 1476. Antonio Gazzoli nobile di Reggio, il quale fu nominato il di 1 gennajo, in cui il celebre Lodovico Carbone ne solennizzò l' in gresso con una orazione. 1477. Lodovico Martinozzi da Siena, al quale nel 28 giugno del 1480 il Comune dona uno stendardo col proprio stemma, in beneme renza de' prestati servigi, recitando la orazione Matteo Canali- suo vicario Michele de Strozzi. * 1478. Cristoforo de Bianchi da Parma per la seconda volta. 1480. Nicolò de Bonzani o Bonzagni celebre giureconsulto di Reg gio, per la cui istallazione recitò il consueto discorso il già nominato Lodovico Carbone , il di 12 maggio. 1482. Cristoforo de' Bianchi per la terza volta. * 1483. Lodovico Paulucci da Forli. * 1484. Antonio Aldoini da Cremona. * 1485. Nicolò Coccapani da Carpi. : 1487. Giacomo de' Belardi da Parma, ovvero Bajardi- suo vica rio Francesco de' Parixi. 1488. Conte Gabriele de Noris da Firenze , che potrebbe anche essere dei Ginorj. La cronaca del Vacchi dice erroneamente de' Gino zj; ciò appunto che mi fa supporre che sia un Ginori. Io trovo poi che dicesi nel giornale del Comune electus loco Antonii de Bottis, ma non trovo quando il Botti lo fosse: forse dal giugno 1487 a quel lo del 1488. 1489. Giorgio ( o Gregorio ) Zampante da Lucca. 1491. Antonio Gazzoli da Reggio per la seconda volta- suo vi cario Francesco Buoso da Reggio- suo giudice al maleficio Ludo vico de Dipintori da Reggio. 1492. Paolino da Reggio: in altro luogo pure del giornale dice Paolino da Luca: forse fu Paolino De Luca da Reggio- suo vicario Giulio de Zobili. -- 368 1493. Antonio dal Pozo ( forse Pozzo ) d' Alessandria. 1494. Giorgio ( o Gregorio ) Zampante da Lucca per la seconda volta. Costui che era dottore e cavaliero, ed era pure Compare del Duca, nel 18 luglio 1496 venne ammazzato presso il castello rimpetto alla chiesa di s. Giuliano da uno scolaro artista (cioè di medicina) da Reggio, certo Girolamo Cassola, con una daga, che gli meno sotto mano, e lo sventronò, perchè quando era Potestà gli fece dare molti tratti di corda senza ragione. La moglie gridò, e il popolo si rallegrò, perchè era uomo crudelissimo ; e molte persone gli tolsero grasso dalle budelle. Alfonso d' Este volse farlo sepellire onorevolmente in san Do menico : lasciò moglie, e piccoli figli. Era allora capitano di giustizia ; ben diversa cosa dal cosi detto Mastro di Giustizia, che equivale al carnefice. Il suo grado equivalerebbe al Capo della forza politica suo vicario Antonio da Vivaglia. 1496. Giuliano da Montegranello- suo vicario Orfeo de Coffani suo giudice al maleficio Camillo de' Neroni. da Mantova *1499. Pino da Forli. 1500. Francesco Munari da Coreggio. 1501. Tonso Francesco. La cronaca Vacchi vi pone un Giovanni Valero d' Avignone. 1502. Pietro o Pirro de Nomas, o de' Nomaj. 1503. Trovo la stessa persona; forse nei primi mesi dell' anno. *1504. Nicolò Sadoleto. 1505. Pietro Simone de Isilerio ( Ghisiglieri ) da Esio ( da Jesi ) a tutto il 27 marzo. 1506. Amadeo ( o Amato) de Cusati (o Cusatri) da Mantova- suo vicario Alberto Agazano da Carpi suo giudice al maleficio Mel chiorre Tribolino da Sarzana. Per l'entrata in carica di questo pode stà e di un altro (i cui nomi si tacciono ) si donano dal Magistrato lire quindici a Pietro Antonio Azajolo coadjutore del notaro de' dodici Savii , in compenso di panno per un mantello per honoranza , et in remuneratione de aver composte et recitate due oratione degne et ele gante a duj magnifici Potestati de Ferrara. * 1507. Sebastiano da Montegranello- suo vicario dott. Alberto A gazano da Carpi già nominato. 1509. Matteo Casella da Faenza. 1510. Alessandro Tentori da Crema, che pare lo fosse ancora nel 1513-suo vicario Leonardo Roselli d'Arezzo. Si trova pure in que sto triennio un altro vicario del podestà in Zuliano Coccapani. -- 369 1513. 7 ottobre. Sebastiano da Montegranello per la seconda volta, per la cui entrata recita l'orazione Battista Pisone, che ne viene ri munerato dal Comune. 1514. Salvatore Lancia da Faenza bolino da Sarzana già menzionato.. ta suo vicario Melchiorre Tri 1516. Conte e cav. Sebastiano da Montegranello per la terza vol suo vicario Leonardo Roselli d' Arezzo giá citato. 15 17. Salvatore Lancia da Faenza, per la seconda volta. *1519. Marco da Faenza. * 1520. Bernardino da Reggio. 1521. Melchiorre Tribolino da Sarzana, la cui moglie Agnese viene intestata al Censo. 1522. Marcantonio Begazzi da Massa Lombarda- suo vicario Si monetto Carboneta d' Arezzo de Lee da Modena suo giudice alle appellazioni Angelo suo giudice al maleficio Tomaso de Accij da Fossombrone. 1527. Melchiorre Tribolino de Sarzana per la seconda volta- suo vicario Galeotto di Buosi da Reggio. 1531. Franzino de' Michieli di Manfredonia, per la cui entrata nel 14 gennajo recitò il discorso un M. Antonio Capardo da Modena: il Michieli subentrò nel di 12 detto mese, per essere fuggito il Tribolino, perchè il sindacato della sua carica lo avrebbe fatto condannare a morte. Suo vicario Pietro Antonio di Brusati da Carpi. 1532. 10 gennajo. Giuliano Coccapani: per la sua entrata, nel di 9 gennajo , recitò la orazione M. Martino Bondinaro suo vicario Gerardo Marzollo da Reggio- suo giudice al maleficio Gio. Tomaso Tabusio siculo, e poi Salvatore de Morelli succedutogli nel 1533. 1534 al 1537. Marcantonio Begazzi da Massa Lombarda per la-seconda volta; per la cui entrata , nel settembre , recitò la orazione Giambattista Foschini da Lugo- suoi vicarii furono Tommaso Piom bini, e Giulio de' Pazzi suo giudice al malefizio Salvatore Morello. 1538. Bonifazio Ruggieri da Reggio. Questi era cavaliere, e fu am basciatore a Roma per gli Estensi , che lo adoperarono assai negli affari delle acque, assieme all' architetto Terzo Terzi- suo vicario Ot taviano Bellino, cui successe nel 13 maggio Stefano Belletti da Lugo. 1539. Lanfranco Gessi da Lugo , pel quale recitó la orazione di possesso un Giacomo di Sabion da Reggio- suo vicario Gio. Batti sta Foschini- suo giudice al maleficio Rainaldo Salomoni da Imola. 24 370-- 1541. Giulio Scarlatino Modena. suo vicario Lodovico dei Bianchi da *1542. Gio. Battista da Reggio. * 1543. Sigismondo Augustoni da Correggio- suo vicario Girola mo Vaonj- suo giudice alle appellazioni Bartolomeo Cambiano pie montese. *1545. Antonio Coccapani. 1548 al 1550. Francesco Spolverini da Verona ; e la cronaca Vac chi ci dà un Giacomo Tosino o Costino da Verona. suo vicario nel 1549 Ippolito Fontana- suo giudice al maleficio nel 1550 Tom maso Fontanella da Modena. 1551. Salvatore de Galeazzi da Gubbio suo vicario Bernardino Merlino- suo giudice al maleficio Tommaso Fontanella già nominato. 1552 al 1555. Bartolomeo Melorio ( cioè Miroglio ) da Monferrato-suo vicario nel 1552 Cesare Silingardi- suo vicario nel 1554 Antonio Mazzoni da Modena- suo giudice al malefizio Rainaldo Sa lomone da Forli Codebò da Modena. suo giudice al malefizio nel 1555 Giulio Cesare 1556. Cav. Giovanni Maddaloti di Città di Castello- suo vicario dott. Maddalò de Fucci pure della Città di Castello. In questo tem po erano eziandio in Ferrara un Pandolfo ed un Paolo fratelli de' Fucci, figli di Bartolomeo. 1557. Bartolomeo Miroglio per la seconda volta suo vicario Giacomo Roncaglia- suo giudice al maleficio Giulio Cesare Codebò già memorato. *1559. Gio. Maria Crispi piemontese. 1561. Podestà • suo giudice al male ficio Anton Maria Viscontini o Costantini di Lugo. 1562. Giureconsulto Giuseppe Fontanella di Reggio sino al 30 a gosto, e dopo gli successe Gio. Maria Chissio- suo vicario Matteo M.ª Parisetti da Reggio. * 1563. Sebastiano Volendo da Imola. 1565 al 1568. Lodovico Frontorio da Cento detto de Rainaldi da Fanano-- suo vicario Bene suoi giudici al maleficio Ortensio Paganello da Modena, Giacomo Valenteri e Sigismondo de' Beccari de Regenta, cioè d' Argenta. 1569. Il Vacchi nella sua cronaca pone podestà in questo anno Matteo Maria Parisetti già citato : io però lo trovo dal 1571 al 1574 -- 371 suo vicario Sigismondo de Beccari già memorato al maleficio Pietro Antonio Basilio da Urbino. 1575. Bartolomeo Casella-- suo giudice suo vicario Leandro Grillenzoni suo giudice al maleficio Gio. Marco Lesinardo ( cioè Isnardo ). 1577. Benedetto de Rainaldi da Fanano occupò la carica per undici anni ed un mese. Si trovò morto in casa , nel 27 agosto 1788, non senza sospetto che fosse fatto strangolare dal Duca , per risparmiare un' onta a lui ed alla carica, per essere stato mal christiano , huomo di fatione, et fautore di alcuni banditi feo e Silvio Arlotto-- suoi vicarii Francesco Maf suo giudice al maleficio Ambrogio Crispi. 1589 al 1591. Gasparo Lotti da Ravenna- suo vicario Giovanni Codebò ; mori questi nel 17 gennaio del 1590, e il suo cadavere fu trasportato a Modena. Venne rimpiazzato da Uguccione Castelvetro suo giudice al maleficio Claudio Bassano. 1596. Attilio Ruggieri di Pergola- suo vicario Vincenzo Legalupo di Genova- suo giudice al maleficio Matteo Baracchi di Ravenna. Moltissimi ferraresi poi andarono Podestà in varii luoghi ; ma im possibile sarebbe il poterli conoscere, non avendosi memorie in pro posito. Ricorderò solo che un Azzo daEste lo fu a Padova nel 1199; nel 1201 e nel 1228 un Salinguerra a Verona; nel 1202 unMarche sino Mainardi a Vicenza; nel 1206 un Gaspar de Ferraria e nel 1455 un Prosper....... Ferrantini Ferrariensis a Fermo. Di questi due ultimi si ha notizia dalla Serie cronologica dei Podestà e Rettori di detta città, pubblicata dall' avv. Raffaele de Minicis (Fermo, Fracassi, 1855). XXVI. Privilegii Non parlerò che di due soli, lasciando a parte quello che aveano i sudditi Estensi di essere esenti dalle tasse quando oltrepassavano l' età di sessant' anni ; esenzione che di frequente vidi notata sui registri del secolo XV , e sui libri dell' estimo del susseguente, e che durò, come pare, sino alla partenza di que' principi, perchè an che del 1585 trovai se fano boni per la colta a Antonio da Pisa, perchè in del anno 1580 il detto Antonio passava sessanta anni, come ha fattto fede ecc. Il primo ed antichissimo dei detti due privile -- 372 gii si è la esenzione dai dazi comunali a que' cittadini che danno dodici figli allo Stato , o piuttosto che hanno dodici figli viventi ad un tempo, tanto maschi che femmine. Anche l' ultima legge pontificia, che non fu abrogata, concede siffatta esenzione, e perchè non se ne faccia abuso , ne da un compenso in denaro , lasciando ai Consigli comunali di stabilirne la misura ; maggiore però pei ricchi , minore pei meno agiati. E saggia fu questa determinazione , perchè oltre all' evitare gli abusi, che per parte dei privilegiati si potrebbero veri ficare coll' introduzione di generi non proprii, lascia campo anche al proletario privo di beni di fortuna di godere dello stesso beneficio. Si dubitò, non è molto, se doveasi proseguire in tali concessioni, caricando la comunale amministrazione di siffatti pesi. Non mi degne rò di rispondere a quelli, i quali si maravigliano che a chi più pos siede maggior corrisposta si assegni ; giacchè non comprendono che, essendo la corrisposta equivalente al dazio che pagherebbe una fami glia per l' introduzione dei generi occorrenti , ne viene per giusta conseguenza che quanto più ricca tanto maggior quantità ne intro duca, oltre ai fieni ed alle biade pei cavalli: ma risponderò a chi re putasse inopportuno o non più all' altezza dei tempi questo privile gio. Favorirono sempre i governi più illuminati l' aumento delle po polazioni, oltre a che la legge in discorso favorisce anche la morale; e poco vi vuole a vedere in che modo. Si ha dalle storie istesse di Roma che Augusto assegnava pensioni a coloro, i quali avessero un certo numero di figli : ma non solo i Romani, bensi ancora gli Spar tani accordavano premii ai padri di numerosa figliuolanza- Qui leges dedit, cum cuperet quamplurimos Spartas esse, adhortatus est Ci ves, ut quammaximum liberorum numerum procrearent, pluraque præ mia constituit ( Arist. )-. E tornando ai romani , l'aver molti figli era considerato come uno dei migliori requisiti pei cittadini , e to glieva la facoltà ai tribunali di assoggettarli a confisca. Moltissimi dotti giureconsulti hanno parlato nelle opere loro di questa sorta di esen zioni , e sebbene vario sia il modo di esercitarle, non perciò co muni ne sono la massima e l'effetto in tante città dell' Italia, come appunto in Milano, in Firenze, inPiemonte. Anzi se ne dava in Fer rara una patente formale e con tanta estensione ai conjugi e loro fi gli nati e nascituri, anche dopo la morte di uno di essi conjugi, che si usavano le seguenti espressioni- liberamus ab omnibus , et quibus cumque datis, gabellis, collectis, et quibuscumque dirictis, quavis occa 373-- sione vel causa, quocumque etiam cortesiæ nomine nuncupatis, nec non cæteris oneribus ordinaris, et extraordinariis tam realibus, quam perso nalibus et mixtis , sub quovis nomine etc. Come altresi i nostri giure consulti dichiararono che in ogni caso dubbio relativamente a tali esen zioni si dovesse sempre decidere a favore del privilegiato, e che non dovessero patire diminuzione neppure nelle pubbliche urgenze, e nem meno ex causa belli; tanto più che si pose mente non potersi dire assai ricchi , per quanti sieno i beni , coloro che hanno dodici figli dum tantam familiam alere , et filiabus de dote providere teneantur. E qui gli atti del nostro archivio municipale ci danno le prove che costantemente venne osservata la legge , fra i quali casi un Agostino Villa nel secolo XV, sebbene fosse consiglier ducale, un Galeotto del l' Advogaro nel 1501 , un Matteo Forlano di Parasacco nel 1516 , e cosi di mano in mano e di dominio in dominio sino alle concessioni recenti , che tutti noi ben possiamo ricordare. Ora dunque quale sa rebbe un giusto motivo per ritirare il beneficio ? forse di economia ? Si aprano pure i libri di pubblica economia, s'interroghino le storie antiche e moderne , si consultino la coscienza ed il cuore , e si ve drà se debbasi negare o piuttosto concedere il privilegio. L' altro è particolare ad alcuni impieghi ed impiegati del Munici pio, e nel parlarne sarò breve. Il Municipio non avea teatro proprio, e serviasi di quello della nobile famiglia Scrofa ; e sia per le opere , sia per le commedie , pagava un numero di biglietti d' ingresso pel Giudice e Maestrato de' Savi e pel suo ministero. Andò bensi varian do questo numero, ma non cessò mai questa consuetudine , la quale non saprei dire quando avesse origine , ma che troviamo in pratica sino dalla metà del secolo XVII , vale a dire da ducento anni circa. Vi erano ammessi segretarj , cancellieri e notaj, coi rispettivi aggiunti, scrittori , donzelli ecc. sino al numero di circa trenta , che tal volta venne aumentato e talvolta diminuito. Nel 1773 nacque il pensiero di un teatro pubblico ; nel 1786 cominciossi ad innalzarlo ; nel 1790 si distrusse in parte il già fatto per meglio ricostruirlo , e nel 1798 ne avvenne la solenne apertura; ed è il nostro comunale teatro che primeggia fra molti, se non per grandezza, per le belle sue forme e per gli acustici requisiti (1). Se gl' impiegati del Municipio (1) Veggasi il mio libretto : Lettera di Leonide Deliaco ( mio nome Arcadico ) sul Teatro pubblico di Ferrara; Ivi, Taddei, 1850, in 8. 374 godevano di un privilegio , allorquando alla sua amministrazione co stava una spesa , era ben più consentaneo a ragione ed a giustizia che fosse loro conservato quando la spesa cessava; e cosi fu. Segui tarono infatti a godere di questa franchigia senza interruzione per oltre a trent'anni, non solo perchè il Magistrato riguardava i suoi di pendenti come figli per dir cosi e membri di unastessa famiglia, ma bensi ancora perchè all' uopo avrebbe potuto da un istante all' altro servirsi dell' opera loro in casi urgenti che fossero sopravvenuti nelle ore notturne. Alcuni abusi, ch' erano invalsi , condussero alla deter minazione di togliere questo privilegio; il quale per altro non molto dopo venne restituito nei limiti dovuti. Scorreva pertanto un altro trentennio , quando a migliorare la condizione dell' impresa , cosi al meno fu detto, si ritirò nuovamente la franchigia. Ando per tal modo perduto un privilegio rafforzato da una cosi costante consuetudine da costituirne per cosi dire un diritto. Io non parlerò de' mali cronici del teatro, perchè non è mio assunto, e perchè le mie opinioni potrebbero essere troppo disparate da altre dominanti; mentre io penso che, al meno in gran parte, la medicina si potesse ricavare dalle costituzioni stesse con le quali venne in origine aperto e regolato il teatro. XXVII. Religione Ferrara nata cristiana, come si disse altrove, si distinse in ogni tempo negli esercizi di pietà e di religione; i suoi dominanti la pro tessero in ogni modo ; nè valgono poche parole di qualche scrittore a togliere alla nostra città questo bel vanto. Vollero in modo spe ciale taluni apporre agli Estensi le più odiose taccie, appoggiandosi , come asserirono, alle storie nostre (1): ma queste sono aperte a tutti, e smentiscono gli errori colle stesse loro pagine che o furono male interpretate, o riportate a brani smozzati. Già lo dissi altra volta : io non difenderò i nostri principi antichi pei delitti o fatti che commi sero , e de' quali debbesi piuttosto incolpare il tempo in cui vissero ; ma dirò agli accusatori che volgano l'occhio alle altre Corti d' Italia, (1) Rio A. F. De liArt Chrétien Paris 1855 To. II École de Ferrare. 375-- leggano su quelle misteriose mura, e confessar dovranno che la Corte di Ferrara fu la meno rea di ogni altra pel male, fu tra le migliori pel bene. Chi vi autorizza , o stranieri chiunque voi siate , a volgere a danno e colpa persino le virtù , fossero anche apparenti e limitate alla esterna forma ? Chi penetrò mai nel cuore umano? Se giungesse questo mio libro nelle mani di qualcuno di essi, consulti nuovamente co' suoi propri occhi la storia nostra , pongasi la mano al petto , e giuri coscienziosamente di persistere nelle sue già espresse credenze. Ma basti su di ciò; e parliamo di fatti. Al tempo delle Crociate molti furono i ferraresi che vi militarono , abbenchè non se ne dicano i nomi : basti però quel Guglielmo Adelardi che nel 1187 venne fatto capitano della galea che armarono i ferraresi; del che parlai all' ar ticolo Guerra; mentre altro esempio l' abbiamo nel 1459 in cui il Nobilis Vir Franciscus de Pisis ( Tibertelli ) qm. Marchisiü qm. Filippi, volens se absentare a civitate Ferrarie , et ire contra Turcos pro bello quod tunc parabatur pro fide christiana, fa testamento e lascia i suoi beni alla moglie , ove non avesse a fare ritorno : dal che impariamo come i crociati facessero testamento prima d' incamminarsi a quella guerra che intraprendevano per ispirito religioso. Nel 1479 poi usciva un ducale proclama, col quale veniva pubblicata la Bolla pontificia , ed affissane una copia sulla porta della Cattedrale, per le indulgenze concesse a chi darà sussidio ai Cavalieri Hierosolimitani nell' Isola di Rodi, perchè si difendano contro l' imperatore de' turchi ; e si desti narono anche quattro chiese, che furono s. Spirito , s. Maria degli Angeli, s. Andrea e s. Nicolò, con casse negre segnate de croxe bian che , cum una tela negra de sopra cum una croxe biancha granda , in cui si deponessero le elemosine o sussidii (archivio del Comune). Antica molto è la consuetudine in Ferrara di lasciare ai superstiti eredi l'obbligo di spedire qualche persona a visitare o S. M. di Loreto , o s. Giacomo di Gallizia , od altro santuario ; e cosi l' altra che alcune donne andassero vestite a lutto a piangere per qualche giorno in una chiesa, che per lo più era quella di s. Lorenzo nella stessa nostra città (1). Di questa seconda pratica è inutile il ripor (1) Queste donne dette piagnone sono un esempio delle antiche. Veggasi il Ba ruffaldi nel suo libretto Dissertatio de Præficis, Ferr. hered. Pomatelli 1713 in 8°, dove si vede che un tale ufficio talvolta esercitavasi anche dagli uomini, e che fu colpito d' interdizione dai Concilii. Non pertanto racconta l'autore di essere stato -- 376 tare esempii , essendovene presso che in ogni ultima disposizione di ricchi nei secoli XV, XVI e XVII. Della prima eccone un caso in un rogito del 28 luglio 1399 del notajo Pietro Pialbene. Illma Dna Thadea filia qm. dni Antonii de Mazonibus etc....... Item reliquit quod mittatur unus homo ad visitandam Ecclesiam S. Iacobi de Gallitia etc. ( nell' archivio capitolare ). Il Comune facea frequenti elemosine ai Monasteri di frati e di mo nache, ricavandosi anzi dai libri giornali che talune fossero annuali. Per esempio, erano di circostanza quelle di lire cento donate nel 1451 , ai frati Agostiniani di sant' Andrea e di altre lire cento ai frati Mi nori di san Francesco nel 1472, perché doveano tenere il loro capi tolo. Erano annuali quelle di una o più pezze di panno berettino , che si davano ai frati di santo Spirito amore dei , come trovo agli anni 1531 , 1550 ecc. E qui mi occorre un' osservazione. Parlai nel mio libretto sul Tempio di san Francesco (pag. 31 nota 1ª) sulla for ma e sul colore dell' abito del fondatore, e riportai quanto scrivea l'e simio P. Gonzati nella sua Basilica di s. Antonio di Padova, cioè che si trovano ivi pitture indicanti il color cenericcio; ma che una figura scopertasi nel 1851 , e attribuita a Giotto ne dava indizio di tanė , cioè color del guscio della castagna. Eppure cogli abiti di color ce nericcio in Padova e in san Francesco di Ferrara concordano questi panni dati in elemosina, come vi concorda un altro passo dello stesso , P. Gonzati nella sua operetta- Il Santuario delle Reliquie ecc. dove dice.... lascia vedere l'interno dell' edicola , dove sono riposte le rozze lane del Taumaturgo. Esse appariscono intessute di filaticci bianchi e grigi traenti insieme al cenericcio ( pag. 17). E tornando alla pezza di panno, era pure berettino quello che si donava alle monache, le quali andavano alla cerca , perchè forse non soggette come ora a perfetta clausura. 1533 Test. di Agostino Fini a rogito di Cesare Bellaja-. Item jure legati , reliquit sorori Clara Monacæ s. Bernardini , quæ est testimonio in Comacchio di una turba di donne che poi dopo ridendo andarono a prendere la mercede delle loro lagrime che'l pianto oggi si vende ...... Acontanti, e con l'ago e con la rocca La femminuccia a pianger morti apprende. Calabria e Puglia han questa usanza sciocca Di tor le donne a vettura, a contanti, Che piangano del mal che non le tocca ( pag. 78). -- 377 una ex monialibus, quæ vadit quærendo ælemosinas , pannum beretti num pro faciendo unam tunicam pro usu ipsius sororis. Queste mona che di san Bernardino erano pur esse Francescane Clarisse, cioè della regola di Santa Chiara. Elemosine faceano pure i particolari ; giacchè tutti sanno quali e quante ne facessero gli Estensi , alle cui spese vidersi eretti magni fici templi come quelli della Certosa e di san Francesco , Chiese e Conservatorii come quelli di santa Margherita e di santa Barbara , tante Opere Pie, tanti concorsi ad altri Istituti , e tante beneficenze. Contribuirono infatti alcune famiglie nobili e ricche alle fabbriche del Gesù, di san Nicola da Tolentino, e di altre molte, fra cui i Tassoni e i Pio di Savoja, e i Villa , ei Frassoni , e i Gessi alla prima, un Girolamo del fu Gian Paolo Roadino alla seconda. Ma non basta forse per tutte la nostra Cattedrale, che sappiamo per costante tradizione non mai smentita essere sorta col peculio di una sola e potentissima famiglia, quella degli Adelardi o Marcheselli ? Qui pure come in tanti altri luoghi ebbero a vedersi quelle pro cessioni e quelle solennità , in cui vestivansi uomini e donne in co stume di angeli , di santi , e persino di Dio e di Maria , mentre altri vestivano da demonj (1). Nel 1440 , il libro di sagristia della Catte drale ci presenta una spesa pro carta stracci causa faciendi alas ab angelis causa eundi in processione.- It. pro factura dictarum alarum cum corigiüs, et fibulis, et coloribus etc. Nel 1454 si cominciò a fare il gettito della Colomba nel giorno delle Pentecoste , rappresentante lo Spirito Santo ; nè potei comprendere in qual modo, solo avendo rin venuto delle spese fatte a tal fine in istoppa e nevole. (1) Chi voglia idea di una ben strana processione ch' ebbe luogo in Modena ( la cui vicinanza ed il cui stesso dominio fanno supporre che altrettanto o simile avve nisse in Ferrara ), legga la cronaca del Lancellotti ora stampata negli atti di Storia patria modonese , all'anno 1500 ; processione fatta per nove giorni a prevenire la discesa del Turco in Italia. Vi erano uomini vestiti da profeti , da angeli, un Dio Padre, e dietro loro tre asini carichi di vittovaglie, un gigante, un orso, iReMagi sui giumenti , M. V. col bambino , due diavoli , e le virtù e ' invidia strascinata dal Demonio, e i Demonj incatenati e strascinati da san Bernardo e dasan Paolo, un Cristo morto, i discepoli e gli apostoli, sorete ( suore ), fratizoli ( fraticelli ) , filoxafi, san Domenico, san Francesco, san Sebastiano sopra lelza ( treggia o ilza) condotta da un buffalo, san Michele, G. Cristo pure sopra la treggia, e M. V. morta in mezzo agli apostoli , con cavalli, staffieri ecc. e con 12,000 persone !!! non fosse un cronista contemporaneo e degno di fede, chi vi crederebbe ? Se -- 378 Nel 1478 il duca institui e fece poi per moltissimi anni la Lavanda 'del giovedi santo nella sala del palazzo , convitando cento poveri a diverse tavole. Una era di 12 persone, che simboleggiavano gli apo stoli. Egli stesso lavava loro i piedi , e serviva alle mense, associan dosi a lui Sigismondo e Rinaldo suoi fratelli : donava a ciascuno un paio di scarpe grosse , uno di calze bleu, un berretto nero , e alcune braccia di panno bleu per un vestito , ed alcune altre per un man tello, alcune braccia di pignolato per un zippone, tela per una cami cia, e mezzo ducato. Nel 1503 ne convitava cento sessanta , ed a lui si univano i figli ed i cortigiani pel servizio. Eravi pure una tavola di frati di san Domenico. I cantori di Corte cantavano el mandato de Christo. Nel successivo giorno, cioè nel venerdi santo, egli e tutta la Corte assistettero alla passione che fu rappresentata nella Cattedrale, ov' era il teatro presso ' altar grande, con Gesù nell' orto : il cielo si apriva, e discendevane l' angelo col calice : presso il calvario eravi la bocca del serpente ( il limbo ) donde uscivano i santi Padri, ch' e rano i cantori ducali, cantando lodi a Dio. Cosi nel 6 gennaio dello stesso anno si erano rappresentati i Magi al presepio ; cosi nel 25 marzo l' Annunciazione di M. Vergine; così nel 28 di detto mese , ch' era la domenica delle Palme- fu rapresentata la vita de Jesu Cristo in lo Vesquà ( vescovato ossia Cattedrale ) de Ferrara suxo Tribunali (palchi) grandi, con caxamenti fatti d'asse, depinti in modo de chastello, et al tecto del Domo denanti al altaro grando ge hera constructo un celo che se apriva, et se vedeva la gloria del paradixo, et se vedeva et oldiva ( udiva ) suonare e cantare anzoli con diverse melodie ch' herano canti deli cantori e sonatori del Duca Nostro, il quale stava con grandissimo apparato, e molti signori e zintilhomini e zintildonne a vedere; et la spexa soa signoria la fece tanto grande che fu estimada de milecinquecento ducati, e se fece in dui zorni (cro naca del Zambotto , da cui desunsi anche le notizie delle lavande). E si faceano tali funzioni anche in luoghi privati, come avvenne del 1510 , in cui nel palazzo ( gia Gavassini ) ove trovavasi rifugiata la regina Isabella d' Aragona venne fatto uno aparato in forma de uno sepolcro in la septimana santa, dove se mostrava el legno de la Croxe de Christo. Nel giorno 10 luglio 1535 il Comune paga alcune lire ai trom betti ducali per aver pubblicata la Bolla delle indulgenze pel giubileo concesso per la vittoria riportata contro gl' infedeli; qual Bolla d' in -- 379 dulgenza plenaria a beneficio universale aveala lo stesso Comune man data a prendere a Bologna , pagando a tale scopo un cavallo ducale ( vorrà dire un postiglione o corriere del duca ). Anche nel dominio degli Estensi solennizzavasi la ricorrenza o an niversario della loro creazione, come nel 1472, in cui si fece con solenne processione ed ufficii divini. Come altresi trovai nei libri gior nali molte spese straordinarie per pubbliche preci alla Cattedrale pro pluvia impetranda , molte pro serenitate obtinenda , facendosi proces sioni e tenendosi chiuse le botteghe nel passaggio delle medesime, che aveano luogo per tre giorni, come fu negli anni 1476 e 1477. È tradizione assai accreditata che il nome di Gesù sulle abitazioni fosse proposto e fatto adottare dal b. Bernardino ( degli Albizeschi ) da Siena, quando nel 1435 predicava in Ferrara (1): costumanza che venne poi nuovamente raccomandata nel 1746 dal b. Leonardo da Porto Maurizio. Nel 1855 si ebbero a vedere sulle case , nella terri bile circostanza del cholera , apposte immagini di M. Vergine. Del 1698 il p. Mazzolino chierico regolare istitui il suono della campana in ogni venerdi alle ore 21 italiane , detto degli agonizzanti. Molti pellegrinaggi faceano i ferraresi, tanto di famiglie particolari, quanto degli Estensi , che si videro andare devotamente nel 1391 a Roma, più volte in epoche varie a Loreto, nel 1413 a Gerusalemme , dove Nicolò, giunto al Monte Calvario, creo cavalieri alcuni de' suoi corti giani ( Collezione di opere inedite e rare , vol. I; Viaggio di Nicolò ecc. pag. 106 ) (2). E di tali sacri viaggi ne fecero anche i pii So (1) Sul Nome di Gesù promosso dal b. Bernardino parlai nel mio libro Istru zioni al Pittor Cristiano ( pag. 100 nota 1). Della origine e valore della scrittura compendiosa I. H. S. scrisse una dotta dissertazione il can. Celestino Cavedoni di Modena. Ivi, Rossi 1855 in 8°. (2) Prima d' intraprendere i lunghi pellegrinaggi , ne invocavano l' approvazione del pontefice, come si ha dalla indicazione delle Bolle per ciò emanate. Borso invocò pure una bolla pontificia pro concessione eligendi confessorem idoneum secularem vel regularem, cum facultate absolvendi ipsum in mortis articulo etc.; concessione già accordata ad altri suoi antenati. Ciò ch'è rimarcabile assai , giacchè parlo di bolle pontificie , si è il vederne una di Clemente ( VI ) ad Obizzo, data Avinioni Kal. Oct. pontif. ejus anno VJ, che corrisponderebbe al 1347, prout valeat januis clausis, et non pulsatis campanis in locis interdicto eclesiastico suppositis, sibi et familiariis suis missam voce sumissa celebrari facere etc. ( Libr. di Borso, lib. 9 n. 3 pag. 49 retro, Arch. Com.). Questa bolla farebbe credere che veramente Fer rara fosse stata interdetta dal Papa sino da quando nel 1342 era cessato il decen dalizii , mentre sapppiamo che nel 1600 i confratelli di s. Job in numero di trentaquattro col loro gonfalone, con due servi e due muli, portaronsi pure a Roma pel giubileo , come dalla descrizione che ne lasciò don Ascensio Poli ferrarese , rettore della villa di Cona ( Ferrara, per Vittorio Baldini, 1602, in 4.° ). Moltissimi scrittori avemmo di cose sacre, ma in ispecialità sono da notarsi fra le opere del celebre Alberto Pio , che scrisse contro Lutero ed Erasmo, i trattati de Templorum ornatu, de Confessione Au riculare, e de Primatu d. Petri, pontificisque maximi potestate ( Parigi secolo XVI ), nel quale argomento fu preceduto dal p. Bauria postolicæ potestatis defensio , Reverendi patris fratris Andreæ Bauriæ Ordinis Erem. S. Augustini sacræ Theologiæ doctoris eximii , ac verbi divini prædicatoris celeberrimi, in Lutherum ( stampata circa il 1523). Avemmo il Concilio del 1438, che fu poi terminato in Firenze, e gli atti ci sono riportati nel seguente libro A-- Acta generalis Synodi sub Eugenio IV Ferrariæ inceptæ : Florentiæ vero peractæ , e græco in la tinum nuper traducta, interprete Bartholomeo Abramo Cretensi Præsule Ariensi : Romæ , apud Ant. Bladum de Asula , an. 1526. Libro raro in foglio, esistente nella nostra Biblioteca, e nel quale raccontasi, nella introduzione, come Nicolò d'Este ed il pontefice Eugenio andas sero incontro all' imperatore di Costantinopoli, ch'era giunto in Fran colino; e come volendosi questo inginocchiare, il Papa lo rialzasse, ab bracciandolo e porgendogli la destra da baciare. Nell' archivio del Co mune poi si trova una preziosa copia sincrona del privilegio seguente: Copia privilegj unionis facte inter Grecos et Latinos Christianos Orientales et Occidentales ( segue il privilegio): Data Florentie in sessione publica Synodali , solemniter in ecclesia majori celebrata anno incarnationis di vine MCCCCXXXVIIIJ pridie nonis Julij pontificatus nostri anno nono ( 1439 ). Ignazio di Lojola, institutore della Compagnia di Gesù, passò più volte incognito per Ferrara lasciandovi opinione di santità. Simeone Rodriguez d' Azevedo portoghese , e Claudio Jaj ginevrino e teologo nio della investitura e vicariato di Ferrara , mentre poi li fratelli Estensi da lungo tempo aveano cessato dal pagare alla Chiesa l'annuo censo, per pretesi risarcimenti a danno di guerra. E dissi farebbe credere , perchè lo storico Frizzi dichiara non trovarsi atto alcuno ( almeno egli forse non lo trovò ) per cui si mostri che gli si movesser contro scomuniche ( all' Estense signore ) ( Storia di Ferrara ; tomo III , seconda edizione, pag. 305 ). 380 -- 381 del Concilio di Trento , ebbero qui ricovero , servirono negli ospeda li, e predicarono sulle Piazze. Il Iaj fu teologo Ducale, come già dissi in altro Articolo: Francesco Borgia si trattenne per quattro giorni nel 1550 presso il Duca di lui congiunto. Molti personaggi ferraresi in tervennero al celebre Concilio di Trento in epoche varie, come si ha dalla storia scrittane dal card. Sforza Pallavicini, ed illustrata da fra Antonio Zaccaria ( Ven. Zanardi 1803 al To. XIV. ) Filiaso Roverella vescovo, fra Franceschino Visdomini minor conventuale, Ercole Tombesi diacono, Alessandro da Lugo minor conventuale, Alfonso Rossetti ve scovo di Comacchio, Lattanzio Roverella vescovo , Giulio Canani poi cardinale, Scipione d' Este vescovo di Casale, Marc Antonio Gambaroni ed Agostino Balbi da Lugo; tutti pure accennati nel Catalogus Lega torum, Patrum, Oratorum, Theologorum etc. (Brixiæ, Bozola 1562, in 4.) Non solo però si amava, ma bensì ancora si proteggeva e difen devasi la religione col farla rispettare. Non parlerò già di alcune cose di forma, come sarebbe la multa inflitta dal Capitolo nel 14 gennajo 1429 a certo Lazaro da Albarea campanaro, perchè non suono l'Ave Maria nell' ora competente, lasciandosi prevenire dalla chiesa di san Romano, quod scandalum magnum fuit !!! ma dirò come nel 1560 si multasse Domenico Lumaga calzolajo per avere aperta bottega in tempo delle Rogazioni; come nel 19 aprile 1544 si vietasse il passeggiare per le Chiese in tempo della Messa, infliggendo la condanna di uno scudo ai contravventori, o la pena di un tratto di corda, e togliendo così un abuso vecchio, perchè le genti passeggiavano per le Chiese quali se fossero state in Piazza; come Alfonso II nel 12 gennajo 1595 proibisse di questuare nelle chiese, raddoppiando la pena imposta nel bando antecedente, ponendola cioè a quattro scudi d'oro. Ma più ter ribili erano le pene pei delitti di offesa alle cose sacre. Già vedemmo, all' articolo Leggi ecc, riportando il proclama statutario del 12 aprile 1496, quali pene fossero comminate pei bestemmiatori del Nome di Dio , di M. Vergine e dei Santi: Ercole II nel 10 gennajo 1558 rin nova un proclama, col quale condanna i bestemmiatori di Dio e di Maria alla multa di lire 6, e dei Santi a lire 3 ( giudiziosa distin zione fra il Santo de' Santi, e gli uomini santificati), e per la recidiva a lire 25, e per la terza volta a lire 100, ovvero all' amputazione della lingua; e non potendo pagare nella prima contravvenzione, la condanna era cangiata in due tratti di corda, o nel bando per sei mesi ; per la seconda, veniva perforata la lingua in pubblico, e dato -- 382 il bando per dieci anni; con questo però che se il contravventore fosse cittadino, pagherebbe il doppio: se gentiluomo o cortigiano, pa gherebbe il triplo : e questa pure io la chiamo una savissima dispo sizione, perchè il grado di colpa si accresce in ragione della educazione e del più eminente grado di società in cui vive e fu allevato il con travventore. Nel 7 agosto 1635 venne impiccato, con isbadiglio in bocca, un Alberto Romani neofito , che tirò un' archibugiata per di sprezzo ad una immagine della Madonna. Ora parlerò di altre sorta di delitti religiosi. Già è noto come nei secoli scorsi vi fosse una grande predilezione per gli studj astro logici e simbolici, e quanti fossero i pregiudizj specialmente del volgo pei sortilegii , per le interpretazioni dei giuochi , e tutt' altro che segnava una caratteristica di quel tempo; di modochè passati essendo questi studj e queste credenze fuori dei limiti concessi a chi professa la cattolica fede, convenne porvi argine : se non che i tempi erano tali che si usarono fortissimi castighi bensi, ma non preceduti con la via della persuasione. Il popolo vedeva in ogni vecchia volgare per cosi dire una strega: non poche di costoro d'altronde non di rado abusavano della ignoranza e della credulità per predire agli uomini ciò che Iddio solo conosce. Pure, chi lo crederebbe ? vi hanno anco ra femmine astute e mercenarie, le quali per pochi denari predicono la sorte nel gioco del lotto, e indovinano i pensieri o le infedeltà degli amanti (1). Purtroppo si ebbero molte vittime o della loro stessa (1) Illudono col gioco delle carte , che un tempo era diretto all' istruzione. Il tarocco era come un libro instruttivo pei fanciulli, perchè ogni carta interpretavasi con senso morale. Il nostro Alberto Lollio ne parlò in una sua invettiva pubblicata dal Giolito in Venezia nel 1550. Naibi dissero gli spagnuoli le carte da gioco, Naib gli ebrei chiamano ' Astrologia o Stregoneria, Naibi adottarono anche i leggisti no stri nel loro latino , equiparandolo a carte. Il significato tarocco ( Tar Rog) è cammino reale, perchè con quelle carte s'insegnano simbolicamente le cose della vita ; e qui osserverò come Leopoldo Cicognara, non di rado azzardoso nelle sue mistiche interpretazioni , abbia detto che nel simbolo della creazione, in cui sta 1 side con le quattro stagioni espresse dal Leone per l' Estate , dall' Aquila per la Primavera, dal Bue per l'Autunno e dal Genio per l'Inverno- non è meraviglia che dai moderni fosser presi per quattro segni evangelici ( Memorie per la Sto ria della Calcografia , pag. 15 , 18 , 20 , 32 ). Ma per avere un esempio delle stolte credenze dei tempi andati, basterebbe vedere l'avviso dato al duca di Parma da unanonimo delle fattucchierie di una donna per farsi padrona della volontà di lui , operate con menstruo , cera et carta vergine, calamita botegiata , olio santo , 383 malvagità, o di una precipitazione nei giudizii per zelo eccessivo di giudici non abbastanza dotti e conoscitori del cuore umano : nè al certo se ne deve incolpare la purità e santità della nostra santissima religione che fu e sarà sempre la stessa negl'inconcussi suoi princi pii. Già nel 1377 erasi brucciata viva in Bologna una Caterina da Piacenza per incantesimo per farsi amare da un Andrea de Negri, e bruciato fu pure un De Luca, che le avea scritto il breve incantatore ( Bosi, arch. storico Felsineo ) : ma certo anche fra noi erano invalse le credenze d'incanti, dacchè nello statuto delle bollette del 1438 alla Rubrica sesta vi è il divieto di vendere, o tenere anelle o centure o altre cose de Archimia ( Alchimia ), e quelli se debano condemnare e punire. E purtroppo nel 1400, secondo che riferisce lo storico Pigna, una Roberti venne decapitata per avere con malia procurato d' innamo rare il padre di Nicolò d'Este, nel mentre che ad Alberto figlio di essa fu mozzata la testa per mal governo nell' impiego di Capo del Consiglio, e si posero al bando perpetuo due suoi fratelli ; come altresi nel 1454 il 22 novembre fu brusada in uno caxon de cana Orsolina delfu An tonio Denton, diabolica, affaturatrixe ( fattucchiera ), et incantatrice ; nel 6 agosto 1523 incontro la stessa sorte un' Agnesina strega et fat tuchiera ; e nel 1555 26 ottobre una vecchia venne condotta sulla porta della Cattedrale , e condannata per strega ; i fanciulli la tolsero ai birri, e la strascinarono sino al Po, dove la gettarono e la fecero affogare (1). Vi furono anche scrittori, e vedemmo all' articolo Curio sità le opere del Fanti, e del frate Spadoni. Di questo le opere sono all' indice, nè senza ragione, perchè in quel tempo erano assai in voga le credenze nei segni che si pretendeva d' interpretare, e che, a se conda degli elementi, erano denominati di Astrologia se dal cielo, di et certe sementi d'herbe raccolte la notte di S. Gio. Battista etc. ( Bicchieri prof. Emilio, Vita di Ottavio Farnese, negli Atti e memorie delle RR. Deputaz. di Storia patria ecc. Vol. II ). (1) Credevasi che queste femmine avessero commercio ed operassero a mezzo di spiriti maligni pronti ad ogni loro comando, e delle loro clientele. Tanto più era invalsa poi questa credenza , perchè non mancavano scrittori di tali argomenti. Ed assai rimarcabile si è quanto riguarda gl' incubi : veggasi per esempio nel libro Malleus maleficarum auctore Jacobo Sprengero Ord. Præd. olim Inquis. Sec. XV. Sedet hoc contingisse certum est quod maritis visibiliter interdum cernentibus incubus demones quos tamen non demones sed viros putabant cumeorum uxoribus talia peragere, dum arma arriperent et transfodere volebant, subito demon dispa ruit.- Sarebbe questa in vero un' assai comoda scusa per le infide consorti ( ! ) -- 384 Geomanzia se dalla terra , di Chiromanzia se dall' acqua, di Piroman a zia se dal fuoco. Vorrebbesi che Bianca Aurora d' Este fosse autrice del libro Le risposte della S.ª Leonora Bianca, dove ingeniosissima mente et con mirabil arte si pronostica et risponde a diverse et molte curiose dimande et richieste circa le cose future ecc. Venetia p. Fr. Rampazetto , 1505 in 4°. Ma non si può ritenere stampata postuma quest'opera, se si consideri che l'offerente L. B. dichiara esser notis sime per tutto il Piemonte le virtù dell' Autrice, che con le altre gen tildonne soleva passare la noja nel 1524. Oltre ai pregiudizii ed ai sortilegii, si ebbero purtroppo anche dei veri eretici. Uno dei principali fu quell' Armanno Pungilupo , intorno al quale tratta lungamente lo storico Frizzi ( to. III, pag. 225 e seg. 2ª ediz. ). Appartenne ai Patareni, o Gazari; mori nel 1269 in con cetto di santità , e il popolo andava ad orare al suo sepolcro nella Cattedrale ; ma nel 1301 fu dichiarato eretico , dissotterrate le sue ossa, atterrato l'altare, disperse le immagini , eseguendosi tutto ciò di nottetempo col favore del march. Azzo d' Este , e siccome la mattina dopo il popolo corse minaccioso a san Domenico , sopraggiunse il mar chese con armati e lo sedò. Questa setta avea i gradi di Cattaro con solato , di Figliuol Maggiore, di Nunzio , di Questore e di Vescovo ; e siccome dal suo processo si ricava che nel 1267 in Verona fu con solato da Alberto Vescovo della Setta, cosi poi si volle confondere con Alberto Pandoni vescovo di Ferrara, che si osò di tacciare di conni , venza col Pungilupo , ma che invece assunto avea le primitive infor mazioni su di lui, e fu si virtuoso da non essergli vietato dalla chiesa, dopo la morte , l'onor degli altari. I nostri biografi vogliono Armanno ferrarese : lo Frizzi ne dubitò allorchè scrivea Visse in Ferrara, se ferrarese non si sa ecc.-, ed il Moroni lo vuole nativo di Novara (1). Fuvvi altresi un' altra setta di fraticelli ( che non so poi come confusa coi Patareni ) (2) , cui gli scrittori danno per Capi (1) Un fra Stefano dei Pungilupi dell' Ordine dei predicatori vivea nel 1345 (Bonaini; Memorie del Traini pittore, a pag. 12, nota 2.a). (2) Però i fraticelli vi sono veramente stati in questa città ; dacchè in un testa mento di TommasinaGruamonti del 15 settembre 1388 a rogiti di Francesco Santi, esistente già negli atti di s. Giovanni di Castel Tedaldo e poi di S. M. della Rosa (forse ora nel Demanio ), si trova scritto : Et Fraticellis Conventum civitatis Fer rariæ, ch' era in una di quelle case dalla parte del già distrutto san Clemente , in faccia alla chiesa parrocchiale di S. M. di Bocche, essa pure atterrata. -- 385 Ermano di Pungilupo nativo di Novara, e Guglielmetta di Boemia in struita nella di lui Scuola etc. ( To. XXVII pag. 235 ). Che fossero Patareni lo dice l' editto dell' imperatore Ottone, riportato dal Mura tori ( Antiq. Italicæ Medii Evi To. V Diss. XVIª pag. 90) Ottonis IV Imperatoris Edictum contra Patarenos sive Gazaros hereticos , Ferrarie promulgatum anno 1210. Otto Quartus etc...... statuimus, et perpe tuo edicto sancimus, omnes hereticos Ferrarie commorantes, Patharenos sive Gazaros, Imperiali banno subjacere, nisi etc. et domus destruantur etc....... Datum Ferrarie MCCX. Ind. XIII Octavo Kalendas Aprilis. La quale setta poi continuò , e vi appartenne più tardi alla metà circa di quel secolo XIII il Pungilupo , la cui sentenza è riportata dallo stesso Muratori. Sulla esecuzione della medesima contro le ossa e le ceneri di questo eretico, dice chiaramente il Polistore Per la qual cagione il detto Inquisitore , coll' ajuto e col favore del March. Azzo , una notte fece rompere la sepoltura del Ponzilovo........ la mattina il popolo, vedendo rotta ' arca, e gittata in mille pezzi sopra la piazza, subito con grandissima furia corsero a san Domenico per prendere l'In quisitore : e senza dubbio l' avrebbero preso, e forse morto, se non che il Marchese Azzo con molti armati corsero al detto luogo, e fecero tor nare ciascuno indietro. Le quali cose tutte vengono confermate dal processo suddetto , risultando ancora dal medesimo come una parte del Clero e quasi lo stesso Vescovo sul principio avessero prestato qualche fede alle apparenti di lui virtù, delle quali non sospettava il popolo, neque suspicati sunt boni ferrarienses etc. (1). Un Gianfrancesco Torelli nel 1284 apparteneva alla setta dei Gau denti, che voglionsi originariamente istituiti in detto secolo col titolo di Cavalieri di s. Maria , per onorarla in quel tempo in cui alcuni eretici non volevano ammetterne l' esistenza. Degenerati nell' opera loro, e deviati dal santo loro fine , si cangiarono essi pure in sètta , e fu detta dei Gaudenti ( Selvatico ; Cappella degli Scrovegni in Pa dova ecc. pag. 13, nota 1. ). Nel 1527 mentre assediavasi Roma , un ardente luterano , Giorgio Francesberg (o Fronsberg) svevo, che volea spianar Roma e strozzare il pontefice, avendo già preparato il capestro di seta e d'oro, giunto (1) Affinchè si vedesse fin dove era giunta l'impostura di quell' eretico di trarre in inganno perfino alcuni ecclesiastici di probità, e forse forse lo stesso b. Alberto Pandoni già nostro vescovo: sono parole del distinto nostro storico ecclesiastico canonico Manini. 25 -- 386 presso a Ferrara fu colpito da paralisi e portato sopra una lettiga in città, ove mori poco dopo ( Moroni ; Dizion. succit. copo ; Ragguaglio storico del sacco di Roma ecc. ). Bonaparte Ja Nel 1537 avea qui predicato con molto plauso nella nostra Catte drale un Bernardino da Siena dell' Ordine dei cappuccini, e fu allora che venne questo pure in Ferrara instituito , essendovisi collocato in umile ricovero nel 18 agosto il detto Bernardino con alquanti suoi compagni : ma dopo essere stato eletto a Generale dell' Ordine suo , disertò la bandiera di G. Cristo, e passò verso il 1545 alla setta lute rana e sociniana, componendo libri pieni di errori e di empietà (1). Nė meno è da compiangersi il nostro concittadino Emanuello Tremellio , dottissimo professore di lingue orientali, che dopo essere passato dal giudaismo, in cui nacque, alla cattolica religione, volle abbandonarla seguendo nel 1542 quel Pietro Martire Vermigli, che fuggito da Luc ca erasi rifugiato in Ferrara, e poi lasciava l'Italia per ricoverarsi a Strasburgo : Tremellio mori nel 1580 lasciando molte opere a stam pa. Qui non ebbe vita quella tale Inquisizione , che in Ispagna oltre passò , come accenna il Moroni , i limiti del suo mandato : ma un tribunale pure vi era, dal quale furono emanate sentenze capitali. Io mi limiterò a raccontare i fatti, di che taciono le storie stam pate. L' Inquisizione in Ferrara nel secolo XIII fu estesa pure ai Mi nori Francescani, che in qualche luogo conservano anche oggidi quella lieve rappresentanza che ne rimane tuttora: ma propriamente appar tenne ai Domenicani. Già in altri luoghi da lungo tempo e sino dalla prima metà del secolo XV si eseguivano condanne , raccontandosi dalla cronaca Agazzari ( Monum. historica ad Parm. et Placentinam Provincias Chron. Placentiæ ) Eodem anno ( 1413 ) in Diœcesi pa piensi similiter et placentina capta fuit multitudo virorum et mulierum •Hereticorum, et in loco Varcii combustæ fuerunt mulieres XXV, et aliqui viri per sententiam Inquisitoris hereticorum. Qui non si ebbero a de plorare vittime per allora : ma purtroppo un secolo più tardi molte ve ne furono, e siccome le trovo tutte posteriori alla venuta in Fer rara di Calvino e de' suoi compagni nei 1535 e susseguenti , cosi non potrei a meno di dedurne che quegl' infelici riconoscer debbano (1) Questi è Bernardino Ochino, del quale feci memoria all' articolo Estensi; c di cui dice il Bonnet che si perdettero le tracce all' uscir di Ferrara, e ritenersi essere stato vittima della inquisizione. Invece si conosce esser morto di peste in Moravia nel 1564 ( Diz. biog. univ. ). -387 da lui e consocii. la fatale disgrazia.. Tutti quelli che non ignorano la patria storia, ben sanno che Renea di Francia sen venne sposa di Ercole d' Este poi duca nel 1528 , accompagnata da quattordici da me , e da Madama di Soubise sua governante. Questa giovine donna, figlia di un re di Francia, promessa sposa a Carlo arciduca d' Au stria poi imperatore ; desiderata dal principe Elettore di Brandem burgo e dal re d' Inghilterra, dedicavasi agli studi più astrusi; ebbe, richiestolo , a suo segretario un Bernardo Tasso padre del gran Tor quato ; studio filosofia, storia e matematica ; conobbe le lingue greca e latina; poi volle apprendere l' astrologia che le insegnò Luca Gau rico; studio che a lui costò, come si vuole, la vita fra le torture della corda. Renea volle pur conoscere le questioni di Lutero, di Zuinglio e di altri eretici di quel tempo. Questi studi e la convivenza colla Sou bise ch' era segretamente protestante, la vicinanza e le insinuazioni di Calvino e di altri cortigiani e professori infetti di eresia , la fecero prevaricare in religione. Suoi segretarii furono Clemente Marot e Pietro Vergnano (1) altrove già nominati ( pag. 182 e 183 ); suoi intrinseci furono ancora un Lodovico Domenichi di Piacenza , ch'essa racco mandò poi al Duca di Firenze ove trovavasi imprigionato ( Lett. da Consandolo del 20 marzo 1552 ) per aver fatto stampare la Nicome diana di Calvino in Firenze stessa sotto data di Basilea , un Andrea di Sebastiano Dedi di Castrocaro, che pure dovette raccomandare allo (1) Veramente non Vergnano o Vergnani, come trovai scritto nei libri dell' esti mo; bensi Pietro Vergnanini, come da autografa sua supplica ad Alfonso II , dopo la morte della duchessa Renea ch'egli avea servito per quindici anni , allo scopo di ottenere che gli fosse continuata la provvisione decretatagli di un ducato d'oro in oro per giorno all'epoca della sua partita d' Italia, con istromento a rogiti Bonsi gnore (Bibl. com, codici, classe 1.ª scritt. ferr.). Vergnanini era ancor vivo nel 1597, in cui fece testamento il dì 25 maggio a rogiti di Nicolò Baldassari ( Bibl. com. ) : ivi èdetto Regiensis, filius qm. Jacobi, valde magnificus et insignis, ac olim a secretis sem. fel. rec. Renatæ de Gallia Ducisse , nunc vero moram trahens ferrarie , in contracta S. Romani. Tra i famigliari di Renea ( che rinvenni dopo stampato l'ar ticolo Estensi e loro famigliari ) vi furono pure Ippolito Putti e sua moglie Ip polita, la cui figlia Dalila fu beneficata dalla duchessa; Reneo Cardon o Chiardon primiero maggiordomo ; Tomaso Racon o Ragon del fu Martino cameriere; Dome nico di More ; Luygi Tesseran; Jaques Belliot; se pure questi nomi furono retta mente scritti nei rogiti di Girol. Bonsignore , ove ne trovai memoria. E cosi li fra telli Ercole , Guidobaldo e Alfonso pure de' Putti; Bonmasso Andrea; Fattorino Girolamo ; Bartol. Bellossa ; Alessandro Veronese; Franceschino dal Bondeno ; mad. Francesca Della Mella, e mad. Isabella della Landa moglie di Ant. Nigrisolo. 388 stesso Duca. Avea fatto intermettere le pratiche esterne del culto alle sue proprie figliuole; di modo che il duca Ercole ne scrivea nel 1554 al Re di Francia , onde spedisse a Ferrara qualche valente teologo a convertirla dall' eresia. Venne infatti il Domenicano Ortiz, ma non riesci nell' intento, risolvendosi Renea soltanto ad udire nuovamente la Messa dopo dodici anni che non ' avea fatto. Ma poi pentitasi di tale risoluzione , non la portò ad atto, e venne dichiarata eretica e condannata al carcere perpetuo con 24 altri fra uomini e donne della sua Corte , che per altro fuggirono ( Lett. Babbi del 7 otto bre 1554 ). Allora il Duca le tolse la provigione, e la mise anche in prigione nel palazzo ducale con divieto a chiunque di parlarle, e con due sole donne di compagnia. Le figliuole furono ricoverate in Mo nastero. Li due che andarono alevarla in cocchio dal palazzo a san Francesco (1) furono il Vescovo Rossetti , e il cav. Ruggieri , condu cendola nelle stanze del cavallo. Non passò lungo tempo che la Du chessa ebbe a confessarsi e ad ascoltare la messa , e fu allora che nel 15 settembre dello stesso anno 1554 il Duca s' intrattenne molto con la consorte nella prigione : sorti Renea , si comunico , e disse di credere nella Chiesa cattolica, non nella Romana !!! Le furono restituite le figliuole, sino a che poi mortole il marito nel 1559 preferi nel 1560 di ritornarsene in Francia piuttosto che cedere ai voleri di Alfonso suo figlio relativamente alle sue credenze, pianta dal popolo ferrarese per le beneficenze che ad esso a larga mano dispensa va (2). Si attende un' opera intorno a Renea da uno scrittore fran cese, che ne ha dato episodiü pubblicando la vita di Olimpia Morata e di Antonio Paleario , che noi già vedemmo alla Corte della Du chessa ; ma se anche in prevenzione a ciò vogliasi giudicare dello spirito di cui sarà informata , basterà fare un riflesso sui seguenti brani- tel est donc le sujet de cette etude, épisode d'une composition plus étendue, consacrée à la vie d'une des femmes les plus distinguées (1) Il palazzo da s. Francesco era pure abitato da Renea nel 1560 anno della sua partenza da Ferrara per la Francia,come davarii istromenti di Girolamo Bonsi gnore, ove si dice in palatio habitationis M. D. Renatæ, in contracta S. Salvatoris etc. (2) Questi fatti si ricavano da una lettera autografa scritta da Ercole II al re di Francia e da altre originali corrispondenze nell' archivio centrale di Stato in Fi renze, da cui fu desunto un articolo dell' Archivio Storico Italiano ( Nuova serie , to. X disp. 2.ª, Firenze Viessieux 1859 ) Dell' imprigionamento , per opinioni reli giose, di Renata d Este e di Lodovico Domenichi ecc. -- 389 de ce temps, Renée de France, duchesse de Ferrare (Préface)- Fer rare n'était pas seulement une cité privilégié par le culte de la science, et de la poesie; c'était aussi un asile ouvert aux témérités de la pen sée, et aux proscrits de ' opinion (pag. 17 ) 一 L' Inquisition se cacha dans cette ville sous l'éclat des fétes qui accompagnérent le séjour de Paul III auprés du Duc d'Este. L' Inquisition n'y déploya ses rigueurs que plusieurs années après , grace à la généreuse intervention de la Duchesse , et à la protection éclairée dont Elle couvrait les savants (pag. 51 )- Sa cour fut long temps un asile ouvert en secret aux novateurs. Elle y reçut Ochino , et Pierre Martyr, dejà voués à ' exil (pag. 54)- (1). Vedemmo poi all'articolo Estensi e loro famigliari molti altri personaggi che furono presso Renea, ovvero fra i provvisio nati del Duca al tempo di lei. Abbiamo adunque, quali vittime di un'erronea e deviata credenza, nel 22 agosto 1550 un Camillo detto Fanino o Fannio da Faenza impiccato e bruciato qual luterano; e per tale pure impiccato nel 23 maggio 1551 un Don Giorgio Siciliano. Nel 1568 furono arrestati se dici infelici dell'uno e l'altro sesso, avviluppati negli errori de Giorgiani, de' Monoteliti, ed altri settarj e furono condannati in parte al remo, in parte a perpetua carcere, ed in parte al taglio della testa (Frizzi tom. (1) Vie d' Olympia Morata-Episode de la Renaissance et de la Réforme en Italie , par Jules Bonnet; Paris 1855. Lo stesso autore ha pure pubblicato nel 1863 la vita di Aonio Paleario ( che già citai all'articolo Estensi) ; lavoro tradotto dal prof. Stanislao Bianciardi ( Firenze, tip. Claudiana , in 8. ). Vi si dice parlando di Renea- Quella Principessa illustre, che della Corte di Ferrara fece un foco lare di evangelico risorgimento, i raggi più puri del quale si concentravano sopra Olimpia Morata ecc. ( pag. 2).... Mentre che la Corte di Ferrara vedevasi svolgere nel proprio seno , sotto gli auspicii di una principessa illustre , un risorgimento spirituale , che fu da Calvino stesso inaugurato ecc. ( pag. 71 )...... Ferrara era centro della opposizione alla Corte di Roma ecc. ( pag. 95 ). E poscia aggiungeva francamente , senza dirne la fonte donde attinse, che Il Duca di Ferrara, sma nioso di meritare il favore del Pontefice, assisteva circondato dalle sue dame (!), e col sorriso sulle labbra, ad alcuni Auto-da-fe ecc. ( pag. 225)-. Ma più acer bamente ancora soggiunge un altro autore Riformato ( Mac-crie Thomas ; Istoria progresso ed estinzione della riforma in Italia nel secolo XVI : dall' inglese; Genova 1858 )- Era cosa naturale per i protestanti, quando erano colti dalla tempesta, di rifugiarsi alla Corte di Ferrara ( pag. 235.... Nel 1545 si riguardava Ferrara come la culla e il nido dell' Eresia ( pag. 239)..... La città che a giusto titolo (!) si presenta prima di tutte le altre nella storia della riforma è Ferrara, perchè fu dessa che nei primi momenti accordò protezione agli amici ecc. (pag. 81 ). 1 -- 390 IV pag. 394 2.ª ediz. ) : ma gioverà l'apprenderne il dettaglio dalla cronaca aggiunta all'Equicola, che ci dà i nomi di quattordici di costoro. 28 Agosto 1568. Li Frati Dominicani condannano alcuni già tenuti pregioni et convinti per heretici. Francesco d' Argenta, fisico di magg. riputatione della Città perpetua-- alla Galea ( Questo era Fr. Severi Prof. in Ferrara, il quale avendo voluto giustificare con lettere a Sua Santità che eraglisi fatto torto , e sentendosi così i frati toccare sull' onore trovarno che l'era stato abjurato, pel che fu dato al braccio secolare e decapitato et brusciato nel 1570, con consenso del Rmo Episcopo, et di alcuni prelati ecclesiastici ; la quale abjura fu trovata da processo in Roma. La condanna fu il 27 agosto 1570 , e la esecuzione nel 7 Settembre successivo, in piazza ). Marc' Antonio Florio fiisico Nicolò de' Beccari Don Antonio frate di S. Benedetto- privato dell' abito Ant. M. Gnolo dal Finale de Modena Cesare Fiascho Gentil huomo ferr. Aurelio da Trevigi Alessandro de' Masi da Ferrara (*) Giulio Crotto (1) prete dava in abito, nè in tonsura Galea perpetua » α α » anni 7 perpetua anni 10 anni 10 anni 7 alla immurazione perpetua. Cremonese et mastro di Schola , ma non an Gio. Cortaldo ferrarese alla prigione perpetua. alla prigione perpetua. Caterina matrigna et concubina di Don Giovanni della Dia gione perpetua. (**) { alla pri D. Gio. della Dia prete d'Adria, degradato et dato al braccio secolare. Thomaso Scurta dal Finale Giovanni Pajano Modonese. Idem Idem (*) Il Crotto fu relassato et andò a Roma, e presentò a S. S. alcune sue poe sie, e fu assolto da ogni condemnazione, e dopo andò in abito e tonsura. (**) Questi tre imprigionati, a di 4 settembre furono decapitati et poi brusciati. In quanto poi a Francesco ' Argenta, cioè il professore Severi, trovo nell' arch. del Comune al Giornale del 1568,- Francesco Se veri d' Argenta, Dottor fisico pubblico leggente, per suo salario princi piato alla festa d' ogni santi 1569, et finito a di 23 de Xbre 1569 per la mitta del suo salario d' un anno, ch' era di Lire ducento m., (1) Il Crotto stampò in Ferrara- Opuscola etc. 1564 in 8.º per Valentem Pa nizzam Mant. typ. Duc. Avea nome Elio Giulio. -- 391 et per non haver potuto finir di leggere per causa che fu incarcerato appresso l' Inquisitor dell' heretica pravità, per questo gli mag. Riforma tori del studio gli ha tassato la metà del salariop. haver letto il detto tempo alla lettura ordinaria di pratica medicina 一. Prima di dar termine a questo articolo, voglio dire come anche gli artisti possano incorrere col pennello in eresia. Ne abbiamo un esempio in un quadro del nostro Domenico Panetti ch' esiste nella comunale Pinacoteca; errore che piacemi d' attribuire ad esuberanza d' immaginazione, anzichè a pervertimento d'intelletto. Eguale errore vide l' Ayala sopra un Breviario: eguale commiselo il Guariento pit tore padovano : ma in esso pure vuolsi dir che provenisse non da eresia , bensi da mente gagliarda ed esaltata (1). XXVIII. Sanità Uno dei maggiori mali che affliggano la umanità si è la pestilenza, che bene spesso tien dietro alla guerra, od alla carestia. Ed una del le maggiori e più proficue cautele in si fatale disgrazia si è il Laz zaretto. La più sensata e quindi la più probabile opinione della sua origine l' abbiamo da più d'un autore, vale a dire che dall' epoca non con precisione conosciuta, in cui s' instituirono gli ospedali pei lebbrosi , ma che rimonta per altro alle prime crociate, cominciossi ad intitolare que' luoghi e le annessevi chiese a san Lazzaro in me moria ed onore del lebbroso Lazzaro della parabola evangelica, e non già, come dice il Tramater, del quattriduano resuscitato ex quo factum est ( de Lazzaro ) ut lepra affecti patrocinium ejusdem implo rarent, ac plura Nosocomia leprosis destinata, ejusdem sancti nomine dedicarentur ( Calmet; Dict. hist. criticum sacræ scripturæ ). Le nom du pauvre lépreux de la parabole évangélique ecc. ( Encyclopedie du dix neuviéme siécle- supplement ) (2). Se non che furono orga (1) Veggasi il mio libro Istruzioni al Pittor Cristiano , a pag. 43 nota 1.ª: e Pietrucci Napoleone; Biografia degli Artisti Padovani, a pag. 147 nota 2.a (2) Non è ammissibile quindi affatto l'opinione espressa nella lettera XXXI di G. Francesco Rambelli a pag. 152 dell' opera Intorno invenzioni e scoperte italiane ecc. Modena , Rossi, 1844 , in 8.° in cui si vorrebbe ancora che Ferrara fosse stata la prima in Italia ad instituire un Lazzaretto. -- 392 nizzati questi utilissimi stabilimenti solo al sopravvenire del secolo XIV, e pare che Milanolo istituisse nel 1374, servendo poi ad isolare gli ammorbati nelle epidemie, e più nei contagi, dacchè alla mercè di una migliore pubblica igiene cesso od almeno si rese assai infre quente la lebbra. Perché io possa qui dare alcune originali memorie, che conferma no il racconto in più volte fatto dallo storico Frizzi , e che già fu con molto buon senno raccolto dall' illustre nostro medico fu dott. Luigi Buzoni nel suo libretto e note- Di alcune gravi pestilenze eсс. ( Ferrara Bresciani 1829 )-, mi è d' uopo di succintamente qui ri cordarne i fatti principali. Del 1177 Guido de Bora, Paganino Cambiatore di Bocca Canale, Ramberto Raguseo, e certo Durante ottennero da Alessando III allora in Ferrara di poter edificare una chiesa ed un ospitale con dedica a s. Lazzaro nel Borgo di Quacchio, allo scopo di curarvi i lebbrosi. Quindi per questa parte vantar ci possiamo di essere stati fra i pri mi ad instituire tale benefica provvidenza. Io non dirò sia col Guarini, sia collo Scalabrini, o con qualsiasi altro scrittore in quale anno si erigesse l' ospitale di s. Matteo in Mizzana, ma per certissimo esisteva sui primi anni del secolo XV, se troviamo che del 1436, come ve dremo fra breve, additar volendo questo luogo gli storici nostri si esprimono così : Nei tempi addietro i pestiferati si mandavano a cu rare in una isoletta del Po tra la Chiesa di S. M. di Betlemme ( già s. Matteo ) oggi Mizzana , e quella di Cassana. Ed infatti nell' agosto del detto anno 1436 , non bastando quel luogo per gli appestati si pensò di attivarne un altro nel Monastero di san Lazzaro. Ricorsero que' canonici per allontanaré da essi loro quel pericolo ; ma otten nero soltanto che si sarebbe eretto un locale a parte; per lo che a facilitare l' esecuzione anche di questo , nel 12 gennaio del 1449 sborsarono mille lire al Magistrato , che ne ordinò tosto la fabbrica zione, deputandovi a medico un Vitale Ragonesi , mentre all' altro di s. Matteo o di S. M. in Betlemme sino dal 1438 eravisi destinato un Giovanni da Pavia; forniti ambidue di servi , nocchieri e medicine. Pertanto se anche Ferrara non fu prima ad avere un Lazzaretto, per chè Milano l' ebbe, come dissi, nel 1374, fu bensi la seconda (1). (1) Sino dal 1277 vantava Ferrara nel suo circondario un ospitale , ch' esisteva sulla via di Cona, e fu detto della Misericordia, titolo rimasto a quel comprenso -- 393 Nel 1461, o meglio nel 1462, fu l'ospedale di Mizzana rivendicato dalla Commenda di s. Giovanni Gerosolimitano, e fu allora che anche un Peregrino Punzinella nel 1464 lasciò la propria eredità al Pubblico per la esecuzione di un più ampio e salubre ospitale di quello di s. Lazzaro , che era rimasto unico disponibile all' uopo. Nel 1466 si prese a livello e nel 1471 si comprò da Dionigio Spezia la isoletta sul Po all' occidente di Ferrara nel Borgo di Mizzana, detta di s. Se bastiano , e poscia il Boschetto, sulla quale negli anni 1486 ο 1487, coll' aggiunta di una pubblica colletta, si comincio un grande edifi cio , che solo del 1493 vide il suo compimento. Pare che sussistesse ancora al tempo che mons. Guarini stampò la sua opera sulle chiese di Ferrara ( nel 1621), ma per altro solo in parte, perchè egli stesso dice le celle aveano esito sotto un porticale, che si diffondeva ecc. e quindi ciò allora più non era; sebbene poi soggiunga, come dalla la pide di marmo in parte si vede, per cui parladi cosadel suo proprio tempo. Si racconta che avesse oltre a cento celle, ed innanzi alle medesime ricorresse un porticale sostenuto da colonne rotonde di mattoni. I proventi dell' erbe e delle piante del Boschetto si concedet tero al medico curante, che nel 1500 fu il distinto Francesco Castelli; alla cui morte nel 1528 fu concesso quell'ufficio al Castagno, che per trascuranza de' suoi doveri lo perdette nel 1549. Fu ceduto nel 1598 ad Ippolito Boschi , il quale ricusandosi a medicare nel 1630, in cui maggiore fu il bisogno, ne fu privato, e il fondo si vendette a Cesa re Foglianí: vendita la quale mi fa credere che già il locale non fosse più atto a Lazzaretto od almeno fosse stato abbandonato (1). Infatti racconta lo Scalabrini che per l' interramento del Po l'isola venne a congiungersi colle vicine campagne, per cui più non attagliavasi a luogo d' isolamento. Vedremo adesso alcuni documenti, o memorie rio. Era custodito colla chiesa da monache, che vi stetterò per lo meno sino al 1307. Ed eccoci che, qualunque fosse la denominazione di quelle suore, abbiamo in esse un' antica rappresentanza delle Suore di carità. (1) Un altro lazzaretto nel 1630 fu eretto in via interivale in Cocomaro di Fo comorto nel palazzo Strozzi, ora distrutto , in luogo detto la Camerina, perchè ap partenente dapprima alla famiglia Varano di Camerino ( Frizzi, to. V). Una ulterior prova che non più potevasi usare dell' antico, sono gli editti del 1631 , uno dei quali dice intendersi per Lazzaretti ogni et qualunque luogo serrato per gl' in fetti , et ogni luogo che una volta sarà dichiarato Lazzaretto continuerà ad esser tale sinchè sarà dichiarato liberato ( Editto del card. Sacchetti del 19 maggio ). dai medesimi ricavate. Nell' agosto del 1436 si delibera di chiedere al Marchese d' Este che si possa adoperare il monastero od ospitale di s. Lazzaro per isolarvi e ricoverarvi gli appestati, sino a che du rerà il contagio. Forse l' Estense, trattandosi di cosa di grave mo mento, nè volendo recar dispiacere con un assoluto comando a quei monaci, che erano assai stimati e protetti dal Papa, fece chiamare a se il Giudice de' Savj, e lo persuase a cercar un pretesto che potesse coonestare quella misura, giacchè riportava questi a' suoi Savj in un posteriore congresso non sibi ( al Marchese ) videri honestum ut fratres habitantes eo in loco adeo inepte disturbent ; sed aliquo quesito colore ad cedendum inducant , ne caussam haberent querellam facere cum ssmo Dno N. Papa, a quo investiti sunt de dicto hospitale , et cui acceptissimi sunt. Sed hoc pacto peri posset , ut fama devulgetur communem Ferrarie domum unam edificare velle aptam ad quam pes tilentia laborantes curari mittantur, et aliquam demonstrationem facere, qua intelligi possit id verum esse ; ET SI INTERIM ACCIDERIT ALIQUEM INFIRMARE, MITTATUR AD S. LAZARUM, ET DICATUR QUOD COMMUNE FER RARIE DOMUM DELIBERATAM FABRICARI FECERIT DICTA DE CAUSA. Quam sententiam Illmi Dni Marchionis sapientes summopere laudaverunt , et deliberaverunt eam esse exequendam- (Arch. Comun. Lib. 4 N. 9). — Nella quale sentenza , ovvero consiglio , si ravvisa la scienza politica, la quale sa provedere senza che appajano il dispotismo e la prepo tenza. È duopo di osservare ancora che i Savj aveano giuramento del più stretto e rigoroso silenzio , per cui saper non avrebbe potuto il popolo, o chiunque non appartenente al Maestrato, quali discussioni si fossero fatte nel municipale gabinetto. Fu dopo queste voci sparse che i monaci assegnarono il dono di mille lire, perchè fosse eretto altro ospi tale là presso. Io non so dire se fosse ciò effettuato in brevissimo tempo, o se poi veramente si fosse costretti a servirsi del loro Nosocomio; giacchè trovo nel 31 agosto dello stesso anno una spesa fatta , dap presso ad accordo, coi nauti pel trasporto dei pestiferati a s. Lazzaro. Lo che mi prova pur anco potersi a quel tempo ed a quel luogo ac cedere per la via d' acqua (1). (1) Furono adottate molte misure, fra le quali talune appariscono da una memo ria sincrona, e sono ; di distribuir letti ai Battuti bianchi, ai Battuti neri, a quelli di S. Agnese ed agli altri di S. M. de' Servi.- Jacobus bilacqua fornaius eligatur ad serviendum egrotis, si sibi placuerit ;- eligatur nauta qui portet infirmos Item servientes duo cum una muliere; Item Prior, vir bonus , acceptet et 394 -- 395 Nel 1466 , sebbene poi non si effettuasse si presto, si convenne la costruzione del nuovo ospitale nell' isola di s. Sebastiano detta il boschetto , dandone cenno quella determinazione del 26 giugno , che comincia Preterea ut principium detur etc. e colla quale decre tano il Giudice ed i Savj di recarsi nel lunedi ad examinandum et designandum locum ubi incipere debeant etc.-; e tanto più ciò si con ferma dal vedersi che nel successivo luglio se ne stipulano i patti coi mastri muratori. Eccone l' estratto, ch' io prendo dall'originale, a ro gito di Mengo dall' Arme. 44 Julij 1466. Conventio pro Commissariis hereditatis q. M. Peregrini Punzinelle pro hospitali ecc. Ad honorem omnipotentis Dei, ejusque glo riosissime Virginis Matris Marie, et gloriosi Sancti Sebastiani, sub cujus titulo et vocabulo fundatur et fabricari intenditur laudabile pium et sanctum opus hospitalis pestiferatorum, super policino sito in Pado ex opposito Cassane-- Burgi Ferrarie , loco electo ad predicta , ut ipsi detur primordium- Μ. Nicolaus de Cremona Murator filius q. Antonii de cont. S. Nicolaj superioris M. Jacobus q. Rainaldi Murator de cont. S. Leonardi Burgi Ferrarie in solidum...... promiserunt de arte eorum muratoria incipere et complere laudabile opus prefati hospitalis Sancti Sebastiani pro pestiferatis in dicto loco , fabricando et construendo , arbitrio boni viri , cum pactis , capitulis , modis eec....... Primo , quod dicti Magistri debeant facere , aut fieri facere fabricam juxta formam et designum facti (sic) per Mag. Petrum Benvenutum ab Ordinibus Muratorem in similibus peritissimum (1), et ipsis Magistris Ni colao et Jacobo exibitum , et ostensum in presentia testium et mei Notarj , faciendo et facere debendo columnas claustrorum ipsius hospitalis vel tondas, vel ad octo cantonos seu angulos , et prout deliberabitur , bene compositas et incisas, cum bassis ( basis ) et capitellis incisis etc. Poi si conviene per la smaltatura , ossia intonaco , imbiancatura , tavellatura dei coperti, soffitti , e per una cisternam quadram et ma gnificam in medio curtilis ; per le porte ben fatte, finestre et ochi nella Chiesa,.... cum turricinis, ac intratam porte magistre. In questo interes sante documento , che ci conferma l'epoca della costruzione , impa dispenset helemosinas ; et scamnis opportunis ; Fiant lectice due et muniantur lanis superpenna, storiis Item deliberatum fuit in pleno et generali consilio quod non fiant panni nisi de lanis mazzaticis etc. (1) Pietro Benvenuti fu al servigio Estense e del Comune di Ferrara come ar chitetto, che in quel tempo era detto capo mastro. Si chiamò de Ordinibus, perchè avea cooperato agli ordini primo secondo e terzo del campanile della Cattedrale , come già vedemmo. 396-- riamo che il disegno e quindi la direzione fu di Pietro Benvenuti , ed abbiamo un' idea dell' edificio , e come sapientemente , sebbene circondato dalle acque , si fosse pensato ad una grande e magnifica cisterna. Convien dire però che la nuova pestilenza che sembrava av vicinarsi nel 1493 , o la esperienza del passato facesse conoscere il bisogno d' aggrandire lo Stabilimento, e devesi dar ragione al Guarini che ce lo dice ampliato in quell' anno. Infatti, sempre intenti gli avi nostri a fare il meglio che fosse possibile, commisero a Milano il di segno di quel Lazzaretto , perchè servisse loro di norma. Questa no tizia inedita la trovo in una partita.- 1493 a spexa dela fabricha che se fa suxo el polexeneto deli amorbati Lire doe m. per lej a S. Bonjacomo da vento per nome del Mag. mess. Jachomo de Trotti per altrettanti che sua Mag. ha pagato in Milano per far fare uno dessi gno de lo Lazareto de Milano, et mandato a questa Comunitade. Forse in base a questo disegno venne fatto l'altro in pergamena per le fabbriche di ampliazione.- 1493 a spexa extraordinaria Lira ro una soldi 10 m. et per lej a M. Alberto Trullo depintore per sua mercede de havere facto uno dessigno in carta de piegora dela fabrica del boschetto ; e forse su questo ultimo piano vennero eseguiti i la vori, che si andarono nello stesso anno a designare. 1493. Spexa dela fabricha del Chomun che se fa suso el boscheto et per Lei a Gua spero da Padoa nocchiero per sua mercede de haver conduto el Mag. Judice de xij Savij con Pellegrin de Persian, ed altri Savij al dito bo scheto, per designare li cavaminti de fondaminti de dita fabricha. Ma non solo vediamo determinata ed eseguita la citata amplia zione, bensi ancora convertite in Ospedali molte case private in varie ville, impedite le adunanze non necessarie, arse le vestimenta e per sino le case di alcuni infetti. Si allontanarono pure tutti gli oziosi e vagabondi- 1493. Spexa a Salvestro dala Banca de' Soldati per sua merzede da più mixi per haver catiati ( cacciati ) fuori del paexe tuti li truati ( sic ) et pitochi et cussi per latroni , et quelli accompagnati fuora per suspeto del morbo. Nel 1533 vi si dipinse.-M. Alberto gripho, et M. Hieronimo bo naciolo depinturj per compto de sua mercede de lavorare et depingere a la fabrica del boschetto dj amorbatj deno dare a di xiij de Novem bre Lire venticinque M. portolj contro M. Hieronimo al dicto Zornale L. 25. Nel 1550 si trovano spese per ussi et fenestre del Palazzo, et per fare la tieza et il forno; e negli anni 1554 e 1555, in cui trovo -- 397 la seguente denominazione- hospital de S. Rocho , seu boscheto dei amorbati per cui non puossi prender equivoco,stante la parola bo schetto, si fecero altri lavori, come da partite di spese- A M. Zoane da Vento tajapreda per stara doa de polvere de stile ( sottile, o pol vere di mattone ) per fare rosse le colone de preda de le lozete; a M. Arma dalli Arma tajapreda , per capiteli , basse ( basi ) , colon ne ecc.; a M. Bartholomeo Calabreso tajapreda per cholone et chapitia sulle corsie de le loze alla fabrica del boschetto de li amorbati del polesenecto de ' hospitale de San Rocho ; pel muro de la infermaria , che cascò ai di passà; per parezare el teren de le loze, che va intorno a le chamare del boscheto, a fin intorno via dali parapieti che fu fato fare soto ditte loze. Nel 1570 poi le fabbriche soffersero assai pel terribile terremoto, e si trovano spese sino al 1572 per restauri a la fabrica del boscheto per travi, et per contiar i tetti a le casette ruinati per causa ecc. Vi era pure un' esattissima sorveglianza, e vi si punivano le contravenzioni alle leggi sanitarie; punizioni ch'erano severe, quali richiedevansi da tanto imperiose circostanze. Già vi era destinata in tempo di peste un' apposita porta della città, che cessato il malore veniva murata , come rilevasi da relativa spesa nel 1510 , ed era in fondo alla via della rotta, per dove uscivano le carrette de li infettati de peste; nel quale anno si spendono anche alcune Lire in far fare tre banderole de tela negra , depinte con una testa de morto et arma del chomun da ogni lato , et sei bande ( fascie) de tela negra cum croce bianca depinte suso, per atachare ali pizamorti ( becchini , detti beccamorti ) che sieno cognosciuti, et le bandirole poste a le carette et al burchiello ; forse perchè le carrette doveano andare alla ripa del Po, e quindi si trasportavano gli ammalati sulle barche. Avanti alle carrette andava un banderaro et guida , e suonavasi un campanello , forse perchè ognuno si ritirasse, come fanno le monache allorquando viene permesso a qualcuno di entrare nei luoghi di Clausura 1510. A Bellin Morando Officiale Deputato ad accompagnare col campanello li assetradori; lo che mi dà spiegazione di questa ultima parola , da intendersi per sotterratori , o sottramorti , che già vedemmo or ora detti anche pizzamorti (1). Nel 1550 si paga una chorda da tremento (1) Questi sotterratori o becchini , detti volgarmente beccamorti, nelle denunzie date al necrologio nei secoli passati si vedono sempre denominati libitinarii. Un tal nome che pute di gentilesimo viene dalla Dea Libitina, che presiedeva alle pompe funebri , ed infatti sarebbe tale l'ufficio del Libitinarius , mentre il sotterratore sa rebbe il Pollinctor. 398 ( tormento ) quando li signori della sanità faseva dare la chorda al boscheto, et uno talione (carrucola) che se adoprava a deta chorda Nel 1552 si fa correre dietro ad una donna nomata la Diana, che rubo denari et robe al boscheto degli amorbati, et che vi stava sino de l' anno 1549 a dismorbare, et fuggi il 20 Gennaro, et andò verso Ravenna; e nel 1576 un Vincentio Gambasso da Hostia fu impicato, et scoato un suo figliuolo, d' ordine dei signori Deputati alla Sanità di Ferrara, per haver conduto un Mercante da detto locho in ferrarese, con fede false, essendo banditi Mantoa , et Mantoani , pena la forcha, da Ferrara et suo di strecto , per causa de la peste de Mantova et altri luochi : adunque che le leggi non erano una parola morta. si vede Non parlerò delle frequenti pestilenze più o meno gravi avvenute in Ferrara, perchè già le annunciano lo storico Frizzi, e il lodato dottor Buzoni, ed è noto che tremende furono quelle del 1398, del 1436, del 1483, del 1505, per la quale si vogliono morte oltre a sei mila persone. Cominciò nel di 8 giugno, come trovo nei Libri Gior nali, in cui è detta peste crudele et atroce. Compensava poi il Comune chi prestavasi con diligenza e premura, esponendo anche la propria vita; e nel 1506 si pagano Lire cinquanta, ricognizione a Jacomo d'A vento Notaro de xij Savij per sua mercede de essere stato tuto el tempo de peste a ' officio a servire il Giudice de' Savij per beneficio dela Re publica, in scrivere infinite letere, tener conto delle bocche ( cioè persone ) infette de peste, dentro et fuori de città ali boschetti deli ammorbati ; far licentie ai religiosi, medici, et barbieri ; tener conto de qualunque infirmitade, et de tuti quelli che sono mancadi in tempo si de peste, come d' altre infirmitade ; dare adviso deli progressi quotidiani a lo Illmo S. Duca, et sua consorte, et a tuti li altri Signori della Illma Casa d' Este ; in tener compito de li salariati officiali de la peste, de scriptione de le biade et bocche; attento il continuato gran pericolo de la vita, ricusato da altri, et morte del q. s. Bonjacomo de Avento suo barba suo predecessore ecc.: del quale compenso già feci parola all' articolo Amministrazione. Cinquanta lire in quel tempo non era una lieve ricompensa; ma oltre al vedere come si premiavano le straordinarie fatiche dei salariati, rilevo un' altra cosa interessantis r sima, ed è la incombenza ch' egli avea di tener conto di ogni infer mità, e di avvisare dei quotidiani progressi delle medesime. Dunque le statistiche de' morbi e de' loro stadii e progressi, non che delle morti, noi le avevamo sin d' allora, e quindi per noi le attuali non -- 399 sarebbero che una copia od imitazione di quanto seppero fare i nostri padri. Nel 21 agosto 1522 fu pubblicata una Grida, con cui si prescri vono cautele e si fanno proibizioni , per impedire l'introduzione od arrestare i progressi della peste : grida riportata dal Buzoni ( pag. 38, nota 25). Nel 1528 si manifestò quella tremenda peste, a cui si aggiunse una micidiale influenza del male detto mazzucco, e vorrebbesi che pe rissero da circa ventimila persone : ciò che ritengo assai esagerato. Nel 1549 si ebbe altra pestilenza, e nel 1576, mentre fece orribili squarci in molte provincie d' Italia, et in Venezia più che altrove, fu dai fer raresi, quasi con prodigio, tenuta lontana col mezzo de' soliti regolamenti ( Frizzi To: IV ). E fu in detto anno che già con editti a stampa si era proibito il ballare pubblico et privato, li trebi de sonare, li pac chetti delle litere, et quelle mandate in plichi. Orribile fu pure quella peste che afflisse l' Italia del 1630, per la quale si fece poi il pubblico voto a s. Rocco; voto che sussiste ancora, e parve miracolo che Ferrara ne potesse andar esente. Moltissime e ben rigorose furono le cautele prese, preparandosi il servizio di medici, barbieri e medicine; dividendo la città in nove parti , ciascuna delle quali avea destinato medico e barbiere , e comminando severissime pene. Si avverarono per tre volte casi di peste nella città , ma la prontezza dei rimedii e degli isolamenti impedi che si propagassero , e salvò la città da si grande flagello, da cui era tanto minacciata, stantechè luoghi molti ne furono infetti sino a Pontelagoscuro. Di alcuni medici di quelli destinati ai lazzaretti si ha memoria, e già vedemmo del 1436 un Vitale Aragonesi destinato a san Lazzaro, ed un Giovanni da Pavia assegnato a S. M. di Betleme cum salario ducatorum decem auri omni mense, come rilevasi da partita del 1438. Nel 1439 il peritissimo fisico Aragonesi già nominato viene incaricato di curare anche gli altri morbi nella città , e suoi borghi. Nel 1436 si dà salario a M.º Bartolomeo Gerardo medico cirusico, qui laboravit, et liberavit infirmos peste ; e cosi nel 1439 ad un M.º Viviano Bassi Cirusico ; nel 1440 ad un M. Alessandro fisico e chirurgo. Nel 1458 eravi un Guglielmo da Vignola, il quale nel 27 marzo riceve lire otto, soldi otto de m. per sua merzegna de di iij per andare da Ferrara a Ostelà ( Ostellato ), e stare in dita, et tornare a Ferrara , per raxone de andare de commission de lo Illmo Sig. N. a vedere se in dita vila moriva le persone de malle de peste. Nel 1503 un Sigismondo Ave nanti è in Gualdo alla cura di certe famiglie che muoiono in dicto 400-- tempo de peste, et cussi in Quartexana, Doxentola, et Cona. Nel 1508 un Nicolò da Montepulciano medico; nel 1510 un M.º Augustino da Pia senza medico ; nel 1513 un M. Zoane Soncino barbiero, per medichare, salassare, et ventosare gl' infecti (1); nel 1524 lo eximio medico Mess " Leonello d' Egano Fiorin, come da domanda di un suo nipote Fran cesco Fiorin del salario che quegli avanzava di tre mesi ; nel 1534 un Mariotto porentino medico; nel 1537 un M. Ippolito Canani medico nostro ferrarese viene compensato con lire 7 e soldi 4 per esser andà aBagnolo con M. Zoane da la Tavolaper vedere certi corpi che morte ( che sono morti ) se li era morte de peste; nel 1597 si accorda M.° Ippolito Spadazzoni medico fisico; nel quale anno il medico Ales sandro Castagno viene deputato ad aprire le lettere in tempo di peste, e disinfettarle, altra misura di cautela che pure fra noi vediamo adot tata quasi da due secoli, e forse allora chi sa già da qual tempo praticata. Giacchè nominai un Castagno, dirò alcune parole di questa famiglia , dalla quale venne il celebre olio contro-peste di Ferrara. Fu per l' epidemia o contagio del 1528 che un Pietro Castagno me dico spagnuolo e salariato dal nostro comune per la peste, fece uso di dett'olio , di cui egli teneva il segreto. Godette costui di un sala rio di lire ventiquattro mensili , e gli si pagarono le spese per com porre quella medicina: del 1549 rifiutolla a taluni, e vi furono que rele de malo regimine quod faciebat versus infectos , ita quod fere omnes qui infecti fuerunt et erant , decesserunt etc..... et perabunde in formati et de mala vita dicti M. Petri, et de suo malo opere, ac ob ejus perpetrata scelera , gli si toglie lo stipendio. Dopo dodici anni , cioè del 1561, fa istanza di ripigliare il servizio senza paga, purchè gli si conceda il godimento del Boschetto , come avea avuto dal 1528 al 1549, almeno per 25 anni, e che morendo esso abbiane a goderne chi egli nominerà ; egli insegnerà il segreto dell'olio , purchè non sia pubblicato lui vivente, anzi debba tenerne una chiave; medicherà gratuitamente gli appestati, meno gli ebrei e i portoghesi !); ma per allora non venne accettata la domanda , ch' egli poi riprodusse nel 1564 , additando le esperienze da lui fatte in Fiorenza , ed in altre città , et essendo vecchio , et desideroso de reposar, se contenta rivelar (1) I barbieri ch' esercitavano flebotomia dicevansi anche Stuffaroli, come da un loro statuto particolare; titolo che corrispondeva a Balneatores , o quelli che attendono ad ogni sorta di bagni ( V. Garzoni, Piazza Univ. ec. Discorso 125 ). -- 401 el secreto anche luj vivente, dietro cortesia. Gli assegnano lire seicento in tre anni da darglisi in rate settimanali ; ma gli si accordano poco dopo altri quaranta soldi ad ogni settimana, essendo povero, nèpotendo vivere coi figli piccoli (e ne avea tre) e la serva. Nel 1568 rinuncia il bo schetto, col compenso di lire sette settimanali e l'abitazione, trovandosi già in età decrepita; ei muore nel 4 settembre 1569, e il suo cadavere viene sepolto in san Jacopo oltre Po. Uno de'suoi figli ebbe nome Gian Paolo, e lo vedremo autore del libretto sull' Olio già citato; e figliodi Gian Paolo fu Alessandro; i quali alla loro volta furono salariati dal Co mune. Pare che nel 1573 il boschetto fosse concesso a Gian Paolo, con obbligo di bonificare a proprie spese quel fondo. L'Olio contro peste fu in tanta stima che cardinali e principi faceano mediatori gli Estensi, e poscia i card. Legati, per averne dal Maestrato, come io stesso potei ve dere dalle lettere con cui ne veniva fatta richiesta, sino al finire del se colo XVII. Non potrei dire quando ne cessasse l'uso; ma non si andreb be forse lontano dal vero se si ritenesse che il così detto unto di castello, che dai donzelli del Municipio si vendette privatamente sino ad oggidi, fosse un avanzo od una materiale tradizione passata di generazione in generazione dell'antico Olio contro peste. Ma di che si componeva? Non sempre si avrà fatto uso totalmente delle stesse dosi e materie; ma pres so a poco: e per conoscere siffatto empirismo, io credo non sarà di scaro che ne rechi due note riferibili al tempo incui quel farmaco era nella maggiore estimazione, cioè una del 1568, ed un'altra del 1591. Sabato adi xxiiij detto ( Aprile 1568 ) Alla spesa del suspetto della peste, la infr. quantità de dinari, et per la detta al Magn. M. Agostino Mosti, per altri tanti che luj assegna haver speso et pagato nelle sotto scritte robbe comprate in Venetia per far il com posito che luj fa fare in la spiciaria dell' Ospitalle della beata S. Anna, per Zan Paulo Castagno, et sono ut infra videlicet prima, in Triaca lib. una, a ducati 3 grossi 6 la libbra L. 20. 5. Mitridato lib. una a duc. 1 gr. 6 la lib. Bollo armeno orientale onze 3+ a soldi 8 l'onza 2 Spigo Nardo onze 3 2 a grossi 2 1 onza. Aloe epatico onze 31 a soldi 4 ' onza 2 Mirra fina onze 5+ a soldi 6 l' onza Reubarbaro elletto onze 3 Coragli grossi macinati onze 3+ a soldi 12 l' onza a soldi 42 l'onza Croco onze 5 a soldi 25 l' onza Una scatola Zedoaria onze 7 a soldi 8 l'onza Oleo vecchio lib. 20 a soldi 19 la lib.. Bozze una di rame che pesò lib. 10 onze 2 a soldi 32 la lib. 26 » 7.15. » 1.08. » » 1.16. 0.14. 4. 1. 2. 2.---- 7. 7. » » » » » 4.7.6 0. 4. 2.16. 19.-. 16. 5. 4 Summa di picioli L. 84. 18. 10 -- 402 Per portadura d'esse robbe Che tornano di moneta di Ferrara L. 47. 6. 5 ১ « Per scorpioni N. 1000 comprati in Bologna , a soldi 25 il cento, fan di quella moneta L. 12. 10, che tornano di Ferrara » Per vipere N. 21 computà 3 morte comprate in Bologna a soldi 7 l' una, che fan di quella moneta L. 7. 7, che tornano di Ferrara. per portadura d' esse robbe. Per scorpioni N. 180 comprati da Fidelle Fiaschetti N. 8 per far le infusioni Per candelle per pigliar li 900 scorpioni mancavano Per Aristologra longa comprata Che in summa pigliano Lire settantadue, soldi uno. « » » D 0.10. 11.12. 4 6.16. 6 0.10. 4.16.-- 1. 0. 1.16. 0.14. L. 72. 01. Adi 20 Aprile 1591. Aspesa del composito da farsi per la peste Lire ducentoventitre mar chesane et per la detta a M. Gioan Paolo Castagna per pagare le infra scritte cose comprate per fare detto composito, coine per mandato de dì 8 Gennaro 1590 a N. 130. Per oglio antico libb. 40 in ragion de soldi 30 la libb. L. 60. 0. Per nove sorte de fiori cordiali » 1.48. Per nove sorte de semi, et nove sorte de radici fatte venir da Bologna » Per sachetti, scatole, e portadura Per malvasia per infondere le sudd. radici , e semi Per vipere N. 40 in ragion de soldi 15 l' una Per farle portare da Bologna a Ferrara per homo a posta Per scorpioni N. 4320 in ragion de soldi 25 il cento. « D Per diversi aromati ordinati a Venezia , che costorno l'an no passato » Per dodeci vasi da riporgli il composito , et per mercede del corriero » 6. 8. 0. 7. 1. 8.---- 30. 0. 3.46. 53. 25. 58. 18. 6. 0. Fanno in somma come di sopra L. 225. 0. Osservo poi che, in mancanza di vipere, si adoperarono talvolta dei marasci , che sono pure una specie di rettili delle nostre campagne , in particolare dei bassi fondi, come si fece del 1555 (1). (1) Non si creda già che mancassero altre norme od istruzioni. Un olio contro peste del 1466 viene accennato nelle aggiunte al manoscritto di Michele Savonarola, in cui si dice il Modo di M.º Tomaso da Lucca per ungersi i polsi, il cuore , per berne due goccie con un poco di vino bianco. Un medico mantovano trovò o cre dette trovare altro rimedio, pubblicato dal card. di Mantova l'anno 1483 in Ferrara, cioé aceto bianco fortissimo e sugo di limoni, ungendosi la mattina intorno alla mammella stanca a digiuno e poi vadi sicuramente! così dice il libro. Del 1522 si ha un Trattato contro la peste cavato dal Manardo ecc. Ferr. per Fr. Russi da -- 403 Ma se terminai di scrivere sui Lazzaretti , e sulle pestilenze , vi sono pure tanti altri mali, su cui dovrò dire altre parole. Vi sono le ordinarie malattie, per curare le quali non hanno i poveri alcun pe culio per pagarne medici , chirurgi e medicine ; e se ora vi sono i medici e i chirurgi per ogni quartiere, con meschini salarii, vi erano anche ne' secoli XV e XVI ( non saprei se vi fossero nei precedenti, perchè non abbiamo atti ) , stipendiati dal Comune con dieci e sino con venti scudi mensili, oltre le abitazioni o gli assegni equivalenti. Li quali stipendii, se ben si guardino i tempi, non erano piccoli ; eppure sono maggiori degli attuali ! Medici ordinarii, ossia per le malattie di ogni specie nei poveri, furono un Antonio Papozzo nel 1472; un Ja cobo Ebreo nel 1473; un Ferrando milanese chirurgo nel 1505 , е vi si trovava pure nel 1510; un M. Frante ( Ferrante o Ferrando ) nel 1542, che potrebbe anch' essere il precedente ; un valente medico chirurgo, Orlando Orlandi, nel 1633 con annui scudi 200. le farmacie erano soggette a sorveglianza ed a visita , come lo sono presentemente. Un Luigi o Lodovico Anguillara ebbe questo incarico, come lo ebbe un Alfonso Pantio o Panza che trovo in tale ufficio dal 1.° ottobre 1570 al 31 agosto 1574 ( in cui mori ) con la rimu nerazione di cinquanta scudi d'oro per ogni anno ; e vedesi essere stata questa pratica osservata costantemente, dacchè anche nel 1725, Valenza ..... Anche il corpo si debe mundare da ogni sua superfluità: chi dunque è con suelo , se cavi sangue de la vena meza nel cubito, chiamata comune: la quantità del sangue sia secondo la complexione , vila, eta et consuetudine..... Dunque non era proscritto, come si vorrebbe oggigiorno, il salasso nei casi di peste. Un Diario per conservarsi sano in tempi contagiosi l'abbiamo pure del nostro medico Ippo lito Boschi ; Ferr. Baldini 1600. E finalmente sappiamo dalla Relazione veneta del Contarini al Senato nel 1565 sulla Corte di Ferrara che Alfonso II stimato giu stissimo e molto casto, è intento all'armi, cavalli, al gioco della palla, et ha gusto grandissimo delle cose di lambico , con le quali fa il cimento di erbe et ogli, che sono per molte infirmitadi appropriati, et de quali ne ha portato in Germania a donare, come cose preziosissime, a S. Maestà Cesarea-- ( Le Relazioni degli Am basciatori veneti , raccolte ed illustrate da Eugenio Albéri , Firenze 1863 , to. XV, pag. 243) . In quanto poi al libretto dell'olio nostro, abbiamo Reggimento contro peste di Gio. Paolo Castagno etc. che fu stampato in Ferrara da Fr. Rossi da Va Jenza nel 1572 in due edizioni, ed in altre due dal Suzzi nel 1617. Un'altra edizione fu fatta in Parma nel 1630 dal dott. Fr. Isappini cittadino ferrarese , altra in Bo logna nel 1652 dal Peri, ed altra in Ferrara dal Pomatelli , senz' anno. Il ferrarese dott. Gio. Battista Sperelli vi fece un' aggiunta , e si stampo col libretto in Ferrara dal Baldini nel 1608, dal Suzzi nel 1619, 1622, 1623, ed altre due volte nel 1630. 404 essendo protomedico il dott. Pietro Domenico Voltolina, risulta essersi esercitato dal Collegio medico questo suo diritto, stabilita la nota dei medicinali da tenersi dai farmacisti , e decretata la tassa per le so stanze. Vuolsi che Manardo nostro celebre medico facesse separare la medicina dalla farmacia; lo che farebbe supporre che un tempo fossero conciliabili queste due arti : è certo però che non era impe dito ai medici e speziali di associarsi, giacchè potei vedere un rogito del 15 febbraio 1369 del notaio Pietro Pialbene , con cui si forma una società per cinque anni fra lo speziale Nicolò del fu Lorenzo Li gnarolo ( non so se cognome o mestiere), ed il medico Giovanni figlio di M. Salveto : tanta era in quel tempo la buona fede ! Moltis sime opere furono scritte e stampate da illustri ferraresi sull' arte farmaceutica (1) e sui semplici, e dicesi che un farmacista nostro fosse l' inventore del tamburlano, o lambicco. In generale poi anche alla coscienza de' speziali e dei medici provvedono i moralisti, che insegnano essere peccato si curando infirmum non est secutus artis traditiones , sed capitis sui opiniones , et contingat infirmo malum ; in torno alla quale sentenza io mi azzarderei di dubitare , stantechè se tutti l' avessero seguita , l'arte non avrebbe progredito di un solo passo, ovvero non esisterebbe, perchè i primi cultori della scienza di Esculapio e di Galeno non potevano che seguire appunto capitis sui opiniones ; insegnano essere peccato l' allungare il male per molti plicare le visite , ovvero il prevalersi di medicine a quelle botteghe ove abbiano una parte di lucro ; insegnano essere peccato se i far macisti mescolano sostanze cattive alle buone , se danno farmachi vecchi ed inefficaci, se sostituiscono ad una un' altra diversa sostanza (Confessionale P. fr. Barth. de Chaimis; Mediol: 1846-Vedasi all' art. Panizzazione ). Noterò alcune farmacie , o loro titoli. Del 1348 vi era la spezieria detta del Calamella perchè ne era conduttore quel Cala mella Tavelli che in detta epoca fondava nella Cattedrale il di 4 gennajo la cappellania sotto l'invocazione di s. Giovanni apostolo ed evangelista : del secolo XV vi fu un Giovanni Battista Saracca, e preci samente del 1483 come da rogito di Ant. M.º Fiessi ; del 1503 si incendió la spezieria del Diamante in piazza, e vi si bruciarono un figlio di Giacomo Beccari, e sua nuora con due bambini. Nel 1515 vi (1) Il nostro concittadino Antonio Campana compose una Farmacopea di tanto pregio che fu ristampata in più di venti edizioni , ed in varie lingue, persino fuori dell' Europa. -- 405 erano le seguenti spezierie, oltre a quattro senza denominazione- del la Fontana, della Corona, dell' Annunziata, della Colonna, delle Due co lonne, della Banca de Callegari, della Pigna, del Melone, del Pavone, del Gallo, della Luna, del Leone, della Loggia, dei Servi, dell'Elefante e della Cicogna nel 1576 condotta da unAlvarotti. Del 1556 troviamo ancora la Pigna occupata dal Nicolucci famiglia del celebre storico nostro Giovan Battista segretarió Ducale ; mapoi verso il 1570 vi ve diamo un Giulio Parolino; del 1545 e del 1553 eravi un Tommaso Vi sconti da Lucca farmacista coll' insegna del Alicorno (Liocorno), dove poi all' anno 1573 era invece un Jacomo Pereti pure da Lucca, indi un Bastiano del fu Domenico Pereti fatto nel 1602 cittadino di Fer rara, ove abitava da circa trent'anni ( forse della stessa famiglia del precedente Giacomo ) , ottenendo anche pel fratello Vincenzo , non che per Antonio e Domenico figli di Vincenzo, lo stesso privilegio. Nel 1543 eravi lo speziale Francesco Ballarini ; un Rinaldo de Biasin alle Tre colonne nel 1548; un Thomaso d' Anzolin nel 1549; un Vincenzo Celato alla Fontana nel 1556. Nel 1508 , il 21 maggio, il Duca dono a M.º Battista da Vercelli herbolato una vesta di panno d'oro foderata di zendado verde, e lo confermò cavaliere, quale lo avea già creato la Repubblica di Venezia; il Nicolucci alla Pigna era molto ricco, ed era il solo che sapesse comporre l azzurro detto Oltrama re (1), come si ha dal Ricci e dal Tiraboschi ; e Baldassare Baldas sari Aromatario stampo le Ragioni , con le quali si dimostra che il Lapislazuli si deve lavare et non abbrucciare , per la confetione del ' Alchermes di Mesue ( Ferrara, Stamp. Cam. 1618 in 8. ) Non solo erano soggette a visita le farmacie, ma bensì ancora le (1) Un tempo i conventi aveano pittori e farmacisti esimii; e questi ultimi, nel mentre servivano al bene dell'egra umanità, contribuivano alla parte materiale della pittura colla confezione di colori di ottima e vaga qualità. Vi ha chi dimostrò come fuvvi un nesso fra i primordii della pittura e della medicina, e come il Da Vinci, il Correggio e il Vandik fossero anche per questo scopo amici di un Marcantonio Della Torre, di un Gio. Battista Lombardi e di un Teodoro di Mayerne (Eastlacke cav. Luigi Carlo; Notizie e pensieri sopra la storia della pittura ad olio; trad. dal l'inglese di Gio. Bezzi ; Torino , Fontana, 1849). Celebre per colorito fu Pietro Paolo Rubens ; e il pittor francese I. D. Regnier fa ora conoscere di avere seo perto , dopo quindici anni di ricerche e di esperimenti , le matières colorantes et prócedés de peinture employés da quel grande artista (Gand; Busscher Fréres 1847). Quest' opuscolo è interessantissimo pei pittori, e conferma come anche la pittura col mezzo della chimica possa per la parte materiale maggiormente perfezionarsi. -- 406 prigioni ; e nel 1561 vi era già da molti anni incaricato un Marco dalla Cicogna medico chirurgo , il quale pure dovea curare i prigio nieri. Gli successe a visitatore nel 1580 un Gio : Battista Zolea; indi fuvvi un Savonuzzi Alessandro, che nel 1593 venne surrogato da un Francesco Dal Vescovo , e questi nel 1596 da un Ippolito Boschi. Si era pensato dai nostri maggiori anche alla malattia degli occhi , e già nel 1458 erasi condotto dal Comune il medico oculista M. Suzio da Camerino: e nel 1465 con decreto 5 giugno si prende al servizio il famoso Nicolò d' Olanda Advenit hanc urbem vir summe pro bitatis et virtutibus totis illustratus , ac decoratus equestris Ordinis, ac Medicine doctor D. Magnificus Nicolaus de Olandia , singularis et inge niosus cecorum ex catharatis liberator , ac aliarum infirmitatum cura tor, cujus fama per universum sparsa et seminata est per orbem-.... Decretum et deliberatum unanimi consensu quod ere publico eidem D. Nicolao dentur omni mense libre decem m. pro sua provisione. Item libre triginta m. annuatim pro pensione unius domus pro usu ipsius D. Nico lai, ( e ciò cominciando dal gennajo 1466 )...... habitante et habitare debente cum eius familia in dicta Civitate ferrarie, et non aliter, ut hac aurea et preciosa gema, ut dixerimus, hæc urbs decoretur.... E siccome nel 1466 fu assente, cosi il Duca con sua lettera 6 Marzo , data da Fossadalbero, vuole che il cav. Nicolò abbia nonostante la sua pro vigione, perchè era fuori con licenza dello stesso Duca ( Arch. Com. lib. 7 N. 10. pag. 54 ). E sugli Occhi fu pure stampata un' opera in Ferrara sino dal secolo XV. Benvenuti Grassi Hierosolimitani doc-- toris celeberrimi, ac expertissimi , de oculis , eorumque egritudinibus et curis Ferrarie ; Sever. ferr. F. F. IIII. in 4. ( Antonelli , ricerche Bibl. sulle ediz. ferr. del secolo XV. pag. 87 N. 89- ove dicesi e seguita la stampa verso il 1475 ). 0 Nel 1495 fu pure stipendiato un M. Ferrante da Milano apposi tamente per curare le piaghe ( forse quello che vedemmo qual medico ordinario nel 1505 ). Nel 1598 1° settembre Vincenzo Dainese di Pe saro è provvisionato dal Pubblico per guarire ogni sorte de carnosità, ranelle, et altre malattie, col salario di L. 12 al mese; cui viene sur rogato nel 24 novembre del successivo anno 1599 Romolo Carozzi da Norsa ( Norcia) per guarire carnosita , cavar cataratte de occhi , pietre alla vescica , per rotture ed altro , collo stesso salario mensile di L. 12, e coll' obbligo di guarire gratis i poverissimi. Ciò avvenne perchè il Dainesi mori , come dalla istanza presentata dal Carozzi, -- 407 nella quale si offre pure, oltre alla cura delle sovraespresse malattie, anche di curare la Lichopesia, cavar natte, componer bocche leporine, et altre recitate nel privilegio già alcuni anni sono fattogli dal Collegio de' signori Medici di Ferrara, e cosi cavar l'orina dalla vescica ed an che soccorrer quelli che stano a mal partito per gl' interiori che per rotture cadono a basso. Dissi all' articolo Beneficenza com' erasi progettato un ospedale apposito in Ferrara per gl' infetti di sifilide , e come Alfonso I. nel 1505 permettesse una questua a tale scopo. E dissi pure che ignoro se poi fosse eretto : certo è però che sino dal 22 maggio 1501 il Maestrato elexit, et deputavit D. Mag. Ferrantem de S. Dominico ciroi cum ( chirurgo ) hispanum in medicum et pro medico hujus civitatis , ad ciroicandum pluries et varios morbos , et maxime morbum eorum qui sunt infecti a partibus inferioribus , et qui laborant morbo cancri, incurabiles , et morbum pestiferatorum etc. , e nel 1508 si rimette la colta, ossia tassa d'estimo, a Zoane Antonio de Thebaldo per ' anno 1506 e 1507 per povertade et per il mal franzoso che ha. È poi curioso quanto racconta una cronaca- 1571 settembre ; venne a Ferrara Lucretia Estense moglie del sig. ' Urbino, infetta dal consorte de mal cattivo ( Biblioteca Comunale ) (1). Cosi pure per le disgrazie di rottura di gambe, o braccia, conducevasi dal Comune un chirurgo, e il primo che trovai fu nel 1453 un Iachomo da Imola chunzador dosa ( di ossa ) per chonto de soe page ( paghe ); che in altra partita del 1458 è chiamato priete, et magistro de conziare osse, ed avea un nipote per nome Noè. Fuvvi poscia nello stesso impiego un M. Gio vanni dale Conchelle, che conzava le osse guaste , et mosse , come da supplica fatta da suo figlio Giuliano nel 3 decembre 1503 , dopo la morte del padre , attestando della di lui capacità più di ducento persone. Nel 1468 si ordina che le materie fetenti e fracide del macello si debbano portare in luogo non abitato , stercora et imonditias ad lo cum consuetum, et ad teralea, cioè sulle mura. E così nel 1559 si ordina di segare le erbe nei luoghi già inondati dalle acque , e di (1) Avrei desiderato di vedere il seguente libro rarissimo, allo scopo di cono scere se discenda a qualche particolarità riguardante la Corte Estense Sorti di Francesco Marcolino da Forli; ossia Giardino di pensieri, allo Illmo S. Hercole Estense Duca di Ferrara : Venetia 1540, in fol., contenente un capitolo, che co mincia Se una cortigiana ha il mal francese etc. 408-- abbruciarle ; e che i custodi degli argini facciano altrettanto presso i fiumi, sotto perdita delle terre e del doppio costo ai padroni, e di tre tratti di corda ai contadini. Nel 1589 del mese di marzo il Duca ordina, con apposita Grida , che sieno otturati tutti i maceri per un miglio fuori di Cento. Nel 1746 si fanno ammazzare i cani vaganti e abbandonati per le strade , perchè non iscuoprano cadaveri e non infettino la città; misura che ho veduto praticata sino dal secolo XVI in occasione di peste, almeno per quanto riguarda l' impedirne il va gamento. Dalle quali cose vediamo come ancora queste salutari mi sure sieno già vecchie presso di noi, sebbene siensi rinnovate oggidi, e vogliansi da taluni far credere altrettanti passi di avanzamento nella civiltà : ma i nostri avi ce ne lasciarono gli esempii , che ora disot terrati dagli Archivii e dalla polve mi è buon grado di porgere a conoscenza della patria. Finirò col dire che anche le provvidenze prese al comparire del Cholera nel secolo nostro non sono già nuove. Chiamavasi tale una malattia comparsa in Parigi da due secoli sotto Luigi XIV, ed io ri cordo di aver letto in un libro, che non annotai e scordai, stampato appunto nel secolo XVII che trattando del Cholera prescriveva di non bere appresso le frutta, specialmente di ciliegie, di astenersi dal cibo di cocomeri e meloni , e additava tutte le altre cautele , utili o no , che furono eziandio prescritte del 1831, del 1836 e del 1855-.-. Vi ha chi disse essersi scoperta la etimologia di questo nome nella Bib bia. C'est un mot formé de la réunion de choli, et de rà, qui signifie I un souffrance, maladie, l'autre mauvais, mal faisant, destructif. Ainsi vous lisez dans ' Ecclesiaste ( ch. VI. vers 2 ) Ceci est sanite, et une maladie tres-affligeante ( choli-rà ) ( Fournier Edouard; Le Vieux-neuf tom. II pag. 225 not. 2). XXIX. Sicurezza pubblica Alla sicurezza delle proprietà e delle persone hanno i cittadini un sacro diritto tutti insieme: lo ha pure ogni cittadino individualmente. I sudditi difendono coi loro averi e col loro sangue i sovrani, e questi hanno l'obbligo di proteggere e di difendere i sudditi con ogni mezzo efficace. Poche, ma buone leggi ; sorveglianza, imparzialità e pronta -- 409 giustizia , rendono tranquillo il popolo , e sicuro lo Stato. Rammen to aver letto che un Bey dell' Egitto avea reso talmente sicuro il paese persino ai più lontani deserti che un fanciullo e un inerme avrebbero potuto percorrerlo per ogni verso incolumi e senza rischio. La delazione dell' armi fu costantemente pericolosa, perchè l'uo mo nell' impeto delle passioni, ed in mezzo anche allo stravizzo, coll' armi alla mano è più audace: quindi più facile e più frequente l'omicidio, la ferita, la percossa, l' insulto. Ma vediamo qualcuna delle leggi nostre. Nel 1470 il Duca fa proibizione di portar armi vietate dalli Statuti de di e de nocte cum lume e senza lume ( allora non vi erano i fanali , e la sera i cittadini portavano la lanterna ) , sotto pena per chadauna arma de tre strapade de chorda incontinente ( cioè immediatamente), come anchora nè arme inhastate ecc. Il quale divieto era già esistente anche due secoli prima , trovandosi in una rubrica di antichissimo nostro Statuto, riportato dal Muratori (Dissert. 26 ) e dal Frizzi ( to. III, pag. 191 ediz. 2. ), che per armi proibite intelligimus Bordonem, Lanzonem, Transferium, Scimpum, Cultellatium, Cultellum cum puncta habentem ferrum majus semisse, Ronconem, Lan ceam, Spatam: Lanceam vero concedimus militibus quum equitant: Spa tam pediti quum vadit de una Terra in aliam, et domi dimittat. Si quis de nocte inventus fuerit portare Falzonem de Cavezo , Bordonem, Lanzonem, Transferium, vel Azam, condemnetur pro qualibet arma in 25 Lib. ferr., et de die in 10 Lib. ferr., mentre poi in una posteriore rubrica si citano le armi da offesa e da difesa, come dallo stesso Frizzi, a cui il lettore può ricorrere ( ivi, pag. 192): ma intanto veg giamo che persino i soldati fuori di servizio non poteano andare ar mati. Nel 1477 si vieta alle maschere portar armi o bastoni , e di penetrare nelle scuole, in causa delle ferite già riportatesi da alcuni cittadini. Un proclama del 12 aprile 1482 decreta pene severe contro chi questioni in piazza e ne' suoi confini , sotto pena di quattro tracti de corda et uno mese in presone et se taluno in piaza cavasse mano ad arma per questione alcuna, over sfodrasse spada, o cortella, o ve ramente traesse ballote di piombo o di ferro o di sasso, o havesse ar ma inhastada, avrà octo tracti, et duj mesi de prisone, senza speranza di grazia, et cosi per chi difendesse i costionieri ( i litiganti ), et se in far ciò cot Capitano, o Fanti , venissero morti o feriti, se ne haverano il danno. Nel 1608 il legato card. Spinola proibisce di portare stiletti, spade e pugnali che in punta sieno a guisa di stiletti e fusellati, e -- 410 dà tempo quindici giorni per ridurre le dette armi in punta a forma d'oliva , od a spedirle fuori dello stato ( Edito del 14 maggio ). Nel 1523 si ordina di fare i capi dei quartieri , a ciò bisognando se possa mettere el populo al ordene. Nel 1517 esce un Proclama contra caraterios.... per por freno ai temerarj caratieri che carezano per città , quali senza respecto alcuno stanno in careta, et fano correre li cavalli a tutta briglia, e si proibisce loro che stieno in carretta, sotto gravose pene; la quale salutare disposizione sta pure nello Statuto nostro Poena eorum qui currere faciunt equos per Civitatem , permettendosi loro ciò soltanto sui terragli e ne' luoghi non frequentati ; che se qualcuno ucciderà, sarà punito di omicidio. Adunque anche l'attuale nostra legge in vigore nello scritto, ma non nel fatto , era già stata emanata dai padri nostri ! Se non che , allora veniva osservata e se ne punivano i contravventori che osavano disprezzarla. Anche pei Festini pubblici, oltre alle leggi antiche dello statuto, abbiamo l'editto del legato Spinola , in data 30 Gennajo 1608 , col quale , mentre si concedono i consueti divertimenti, si vieta di accedere ai festini con armi, ancorchè fossero soldati; sotto pena di tre tratti di corda e del pagamento di cento scudi, e che il padrone debba tosto sospen dere i suoni e darne denuncia. Le quali cose non s' intendano pei fe stini, che si facessero in casa di cittadini , e persone honorate per suo diporto ; ma per hosti, cameranti, meretrici, o altri che per guadagna re ec. Adunque i cittadini e le persone onorate godevano la fiducia del governo a modo da essere le loro feste o ricreazioni non solo non molestate o conturbate dalla presenza della forza armata, o dei fanti di Giustizia , ma neppure soggette alle prescrizioni delle feste pubbliche o mercenarie! Eppure que' tempi ora si chiamano per cosi dire semibarbari , od almeno tempi di arbitrio , di prepotenza e di vessazioni ! I passaporti ai viandanti vengono ricordati da molti secoli : ne ho veduti del XIV , ed uno in particolare del 1308 Datum Pisis a varie persone che si portano in Sardegna. Nel 1522 era un Antonio di Gardi deputato ale bollette de viandanti ; nel 1532 un Antonio Sardi ; nel 1533 un Lodovico Canani; nel 1541 un Antonio Scaramuzza detto Tortello ; nel 1555 un Zan Maria Valiero; nel 1597 un Paris Fer rari. Che poi fosse in attività l'uso del passaporto in Ferrara anche nel secolo XV, me ne persuadono tante altre disposizioni relative ai forestieri, quali sono le seguenti : 1438 : Statuta Bullettarum : I bar 411 caroli de Francolino che usano passare viandanti, e forestieri, entro tre giorni debbano denunziarsi e dare la segurtà secondo usanza , e tore quili ordini che li offitiali li darano , come altresi denontiare nell' offi tio i forestieri ; e cosi tenere nella notte le navi a chiave presso la ripa ; ne trasportar persone fuora del distretto con le navi, se non ab biano le bollette ordinarie , e la licentia del Capitanio del Porto : di sposizione che si trova pure all' anno 1576, vietandosi ai barcaruoli di passar gente pel Po e fiumi dopo ' Avemmaria, ed ordinandosi loro di tener incatenate le barche. Nel 1524 si comprano sei antenne per far una penza de fora a la porta de s. ZoanneBaptista per star ge li forestieri a coperto, se non sono licenziati, per expectare la licen tia de potere entrare : e nel 1571 un Vincenzo Gattamelata era offi ciale deputato alla guardia della Porta di san Benedetto, perchè li forestieri non entrino nella Terra nostra de Ferrara; per cui anche alle Porte si tenevano deputati pei forestieri, come vi sono in oggi i politici ispettori. Infatti nel 1552 si distribuiscono nove bolli uno per ciascuna porta della città ( ed allora si vede ch' eran nove ) per bol lare le fede ai viandanti. Nel 1572 si pagano le guardie perchè vadano dintorno le mura , quando nelle fosse è il giazzo, e sorveglino di e notte affinchè non s'in troducano forestieri clandestinamente. Lo stesso statuto delle bollette suenunciato prescrive replicatamente che gli osti denunziino seral mente i forestieri alloggiati; che non dieno alloggio a meretrici ; che la scino libero accesso ai daziatori del vino; che non chiamino i forestieri; che non si associino ai medesimi dietro via; che non cerchino di per suaderli partendo a scegliere piuttosto una che altra via; che gli ufficiali ai passi facciansi presentare le carte per le sigurtà che devono dar gli osti ecc. Nel 1484 l'Ufficio delle bollette, ove si iscrivevano li forestieri appena giunti in città , e pagavano la tassa di un soldo , pagandone un altro alla partenza dopo quindici giorni ( il primo a prò del Go verno, l' altro dell' officiale ) era situato sotto il palazzo Vescovile. Pel transito poi il pedone pagava un soldo; un cavallo ne pagava cinque; e se il pedone prendeva un cavallo in Ferraraper altrove, ne pagava quattro. La quale tassa fu tolta nel 22 Luglio 1496, e riattivata da Ercole II, che la donò ad Antonio Tortello ( lo Scaramuzza ) Maestro delle poste. Questi esercito poi ' ufficio presso la ducale Fattoria (uf ficio contabile ) , ed i forestieri erano tenuti di presentarvisi , dando nome, patria, luogo del preso alloggio o da prendersi, pel quale veniva -- 412 rilasciata loro una polizza, pagando un bolognino, qualunque fosse il numero delle persone che vi fossero descritte. Che se alcuno allog giava forestieri senza il dovuto permesso , cadeva in pena di cento scudi da pagarsi al Tortello conduttore. Si attivò anche la tassa di un soldo per le femmine , che prima n' erano esenti. Dopo la morte di Antonio, gli successe il figlio ; e decesso questo , venne fatto per tale ufficio e per quello delle Poste un appalto con aggiunta di ul teriori disposizioni. Potrebbesi bramar di più per vedere allora prati cato tutto quanto si pratica oggi giorno ? con questo che oggidi è una copia del passato, ed ognun vede quanto siavi di distanza fra la copia, per bella che siasi, e l'originale. Nè si creda che mancassero i confidenti ; chè della loro esistenza me ne fa certo la spesa di al cune Lire nel 1517, a un amicho sechreto noto al mag. Iudice de XIJ Savij : ed è noto come i Comuni avessero nei secoli scorsi presso di loro le amministrazioni delle acque, della sanità, delle vittovaglie, e di quella parte politica che non fosse la suprema , cioè fra Stato e Stato , cioè la internazionale , mentre poi era dei Pretori o Po destà l'amministrazione della Giustizia. Le carceri aveano pure i loro registri di entrata e di uscita dei prigionieri , nonchè degli ef fetti; trovandovisi annotati nel 1470 quel Bonifaccio Ariosti che fu pa dre ad un Lodovico contemporaneo del poeta, ed uno de' Mastri del conto nel Comune, una Giovanna di Piacenza , un' Agata di Firenze, ed una Romanella, tutte meretrici ; e fra gli effetti un paro de zippi ( ceppi ) che sono in la Franchina da chanto del Podestà. Ricavasi poi dagli atti, che anche in passato doveanvi essere carcerati liberi per sigurtà ; giacchè nel 1556 trovo accordate le ferie al Tribunale pro pter immensos calores , salvo che per le cause dei carcerati che sunt realiter in carceribus; per cui ve ne doveano essere di non realiter, ai quali non era dovuto quel riflesso di non vedere ritardate per qual che motivo le loro cause o sentenze, e quindi in caso di assoluzione prolungata per comodo altrui la loro prigionia; disposizione , che o nora coloro i quali per senso di giustizia e di vera umanità la emana vano. Manteneva pure il Comune un apposito Ufficiale incaricato di mandar via li furfanti; e nel 1519 erasi affidato questo ufficio a Ga sparino diAphieri (o Alfieri), e quindi ad un Battista di Rossi detto Fonta gazzo; ad un Antonio de Bianchi nel 1532; ad un Zohan Maria Valliero dicto Bubacho nel 1537, che l'ebbe almeno sino al 1544. Nè meno erano severe le leggi contro i malfattori; e perchè un tempo furono d'uso le 413 immunità anche secolari, il Duca nel 28 marzo 1480 emanó un procla ma, col quale dicevasi non volere che i delinquenti fossero sicuri neppu re nelle chiese e nei monasteri, e perciò annunciava essersi concertato e firmato fra esso ed il vescovo che saranno considerati come in luoghi profani e che chiunque sacerdote o religioso gli darà ricetto sarà sco municato dal vescovo. Cosi le due Potestà si porgevano la mano per conservare la giustizia , e mantenere in pari tempo il debito rispetto alla religione. A dimostrare poi con quanta sagacità e vigore si per seguitassero gli assassini , mi sia lecito di qui raccontare quanto è scritto nella cronaca dell' Equicola all' anno 1591. Eransi uniti in gran numero briganti banditi si delle Romagne dello Stato ducale, quanto della parte soggetta alla s. Sede; vuolsi che oltrepassassero i quattro cento, capitanati da Jacomo dalla Serra, da Pandolfo Faggiolo notajo di Bagnacavallo, da Jacomo del Gallo, e da un frate Francescano apostata: prima divisi in due bande dette l' una de' Guelfi, l' altra cioè la se conda de' Ghibellini; ma fattone un corpo solo, taglieggiavano, cattu ravano e rubavano , impiccavano e tiravano al bersaglio sulle loro vittime; aveano preso un bolognese, chiedendone al padre un riscatto di 500 scudi, e portando poi lametà del figlio al misero genitore, per chè questi non avea potuto spedir loro che la metà di detta somma. Si combinarono i due Governi, ponendovi 300 fanti, 150 archibugieri a cavallo e 50 lancieri per parte: il conte Enea Montecuccoli ed il Commissario delle milizie per Ferrara, il conte Ascanio Sforza ed un cav. Cremonese per la s. Sede , furono i condottieri. Essendosi quei malandrini trincerati fortemente nelle case , il Duca fece costruire in Belriguardo alcune macchine di legno sulle ruote, da tirarsi facilmente, con bombardiere onde tirar colpi : le muraglie delle macchine erano due asse grosse, con framezzo una intavellata , di modo che le palle degli archibugi più grosse vi morivano : vi furono poi poste su alti pali grandi lumiere di ferro, con cui scuoprirsi gran tratto intorno ad un tempo abbarbagliare la vista agli altri (1). Nel di 29 aprile si , e (1) Giacomo Balbi di Lugo in provincia ferrarese, meccanico, dimorante da varii anni a Parigi, inventò una Fortezza mobile, che meno grido in Francia e nel Belgio, i cui fogli ne diedero le descrizioni e ne fecero le lodi. È una torre che gira e si muove colla forza del vapore , ha gallerie per cannoni e feritoje per moschetti, im penetrabile al cannone, fornita di punte o picche, rotonda, e che assalita da un ne mico si porrebbe rapidamente in giro: adattata su ruote ed assi articolati da potersi trasportare dovunque e volgere da ogni lato ( Vedi mio dettaglio nella Gazzetta -414 inviarono le macchine con quattro cannoni da sessanta, ed in Lugo se ne aggiunsero altri: ordinossi poi che ben si sorvegliasse affinchè nessuno fuggisse vestito da frate. La fazione durò per circa un mese; furono presi il Gallo con 2000 zecchini ed il frate con 300, ammaz zati dai Cavalleggeri Ducali , mentre fuggivano ; gli altri presi nelle case si passarono a fil di spada; ed alcuni ch' eransi rifugiati in una colombaja vi furono sepolti sotto dalle artiglierie. Alquanti eransi ri parati nelle valli ; ma essendo cresciuto il Po, si tagliarono gli argini, ed inondate cosi le dette valli, vi perirono affogati, o per fame: i presi vivi vennero impiccati. Nel 1608, in cui Ferrara era già passata sotto il Dominio Ponti ficio , venne pubblicato un Bando Generale per rimediare agli omi cidii, crassazioni , latrocinii, ricatti, et incendii, dichiarando complici i ricettatori , od in qual siasi modo favoreggiatori dei malandrini, fos sero pur anche genitori, figli, o fratelli, ed obbligando gli affini sino al quarto grado conviventi con essi loro banditi a darli nelle mani della Giustizia o vivi o morti entro due mesi, ovvero sfrattar essi dal paese, a disposizione del Governo. Mi rimane a dire di alcune par ziali disposizioni di varie sorta. Nel 1438 pel Concilio di Ferrara viene incaricato un Andrea Guarini , già nobile ferrarese anche nel 1421, alla custodia notturna della Città , unitamente ad alcuni altri cavalieri , per la sicurezza specialmente dei forestieri intervenuti. Nel 1473 si permette dal Duca la chiusura di una contradella fra la contrada de S. Nicolò, et quella de la Gosmaria, che non è usitada, et è comoda da ladri e malandrini, et in quela se ge fano tante sceleri tade et vittuperij de sodome, et de altre cose obrobriose , et vi si gita fango , ledame , chani, gate , galine morte ecc. Nel 1556 si ordina la denuncia al Giudice de Savj per quelli che affittano case , camere , o dozzine , perchè non manchino allogi e dozzine ai molti studenti fo ferrarese N. 29 , 1861 , del 12 marzo). In seguito si è venuto a conoscere ch' egli .pure inventò nel 1850 , propose al Ministero della guerra in Francia nel 1854 , e perfeziono nel 1863 un bastimento che non può esser preso all' arrembaggio ; ch'è armato di macchina da lanciar palle senza polvere; che ha una punta mobile colossale messa in moto dal vapore, contro la quale non v'è corazza che possa resistere ; che assalita non può essere presa all' abbordo , stantechè si circonda in una rete di ostacoli , i quali per altro lasciano libere le manovre della nave stessa che a danno nelle nemiche può muovere enormi ganci ( Gazzetta di Ferrara del 26 Marzo 1864, N. 70, articolo desunto dal Siecle ). 415-- restieri. Nel 1559 il 28 decembre , facendosi allegrezze per ' esalta zione di un Medici al Papato sotto nome di Pio IV, creparono alcuni mortaletti in piazza, per cui il Duca ordinò che in appresso si faces sero gli spari al Po, e non più entro la città. Nel 1605, essendo se dia vacante, si andò a prender l'acqua del Po fuori per la porta di san Benedetto, perchè le altre erano chiuse. Dunque in sedia vacante si chiudevano le porte della città. XXX. Statue pubbliche Statue equestri , che sono il monumento eroico per eccellenza , non s' erano fatte da Giustiniano in poi , ed ecco in trent' anni eseguirsene quattro da fiorentini ( Cantù, St. degl' Ital. vol. III, pag. 275) Antonio di Cristoforo (1) e da Giovanni Baroncelli ( doveasi dire Ni colò ) quelle di Nicolò e Borso d' Este a Ferrara nel 1445 ( vedremo le più precise epoche e che quella di Borso non fu equestre ) , del Gattamelata in Padova per opera di Donatello nel 1453, e del Col leone in Venezia, modellata da Andrea da Verocchio e fusa da Ales sandro Leopardi nel 1479. Dunque Ferrara può anche vantarsi di da ..... essere stata la prima a far risorgere in Italia questi eroici monu menti ! come fu la prima ad innalzare una statua all' imperatore Na poleone I, ed a progettarne una al pontefice Pio IX. La più antica statua pubblica però che noi conosciamo in Fer rara , si è quella di Alberto d' Este posta nel 1393 sulla facciata della Cattedrale, in abito da pellegrino. Di questa s' ignora l' artefice, tacendone il municipale archivio, sebbene la distruzione de' suoi atti anteceda quest' epoca di otto anni. Del 1443 nacque il pensiero di erigere una statua equestre al marchese Nicolo : venne modellata e fusa , e nel 2 giugno di dell' Ascensione 1451 innalzata in mezzo alla piazza rimpetto alla Cattedrale sopra due colonne di marmo. Nel frattanto si determino di erigerne un' altra ad onore di Borso ancora vivente, e ciò venne eseguito coll' opera degli stessi artisti o peratori della prima , ed innalzata presso il palazzo della Ragione (1) Non sarebbe strano pensiero che fosse Antonio Filarete; quello stesso che con Simone fratello di Donatello fece le porte in bronzo a s. Pietro in Vaticano. 416 sulla piazza istessa nel 19 dicembre 1454. Ambedue poi furono tra sportate nel 1472 a lato dell' ingresso principale del palazzo Estense, ora perciò detto il volto del Cavallo , ed abbattute dal furore repub blicano nel 1796. Nicolò era in abito e mantello con cappuccio pen dente alle spalle, con berretto marchionale. Borso stava seduto in una specie di faldistorio in abito ducale , con lamine dorate ( forse al l'azzimina ) , ed ai quattro angoli dell' abaco del capitello della sot toposta colonna erano quattro angeli , o piuttosto genii , portanti gli stemmi del Duca e del Comune. Possedeva il fu Giuseppe Boschini un' orecchia di Borso , e la testa di uno di que' genii , la quale era di una bellezza artistica sorprendente : ciò che fa credere che tutto il resto vi corrispondesse. Gli artefici delle statue e dei lavori in mar mo furono Antonio di Cristoforo da Firenze, Nicolò e Giovanni padre e figlio Baroncelli pure da Firenze, e Domenico di Paris padovano e genero di Nicolò, con altri sotto di loro come vedremo. Si disse che dei due modelli venne scelto quello di Antonio di Cristoforo, ma che poi l'opera venne eseguita dai Baroncelli. Noi però abbiamo docu menti che ci fanno ritenere avervi lavorato ambidue; di modochè a schiarire questo punto storico , coi soli documenti sin qui rinvenuti , bisogna ritenere assolutamente una delle due cose : o che Antonio abbia dato il modello, e l'opera fosse dei Baroncelli; o che tutti ab biano insieme lavorato e forse il Baroncelli al cavallo detto perciò Nicolò dal cavallo , ed il Cristofori alla figura; lo che è più proba bile come vedremo. 1444. die vigesimo septimo Novembris Facte sunt due imagines: una perM. Antonium de Florentia, et alia per M.' Nicholaum de Florentia, figu los et sculptores ; representantes Illm. quondam Dm. N. D. Nicholaum Mar chionem Estensem equitantem. Utraque ipsarum assimilatur dicto principi : per pulite ambe sunt: adeo ut non nisi summo cum labore et a peritissimis picture de eis que aptior et melior sit judicium fieri possit : quod utraque a multis dictum est; placet hec uni, alii hec magis placet; eligenda altera est: ac decernendum cui predictorum opus factu sit dandum. Vult Princeps ut sapientes deliberent. Asserantur fabe albe et nigre : proponitur per judi cem cui magis placet imago facta per M. Antonium, albam fabam imponat; cui vero imago facta per M. Nicholaum,nigram ; et quis eorum fautores plu res habuerit fabas, et detur imago enea facienda Illm. q. Dni N. apponenda in foro. Recensentur fabe : sex sunt albe, quinque nigre. Quare fautores plu res habuit M. Antonius. Decretum est ut hec dicantur Illm. N. N. et predictum spectat ad Judicem xij Sapientum, et ipsos Sapientes quod M. Antonius hoc opus faciat ( Arch. comunale Lib. F. Determ. Lib. 4 N. 6 pag. 85 retro ). Seguiterò a riportare i documenti (1) e le partite desunte dagli originali dello stesso archivio. 1449. A pixon de caxa abita M. Nicholo de Zoane Baroncelli da Fiorenza, che fa el chavallo de bronzo posta in l' androna (la casa) di Sogari che foe de Andrea Marsapesce, da comenzare col primo de Zenaro. Di questa famiglia Marcapesci fuvvi mezzo secolo prima un ve scovo di Ferrara. Nel 1451 si rileva da una partita essere stato introdotto nello Stato rame e stagno per la statua, esente da gabella. 1451. Bartolamio ditto Meo de Francescho dito Checo da Fiorenza, taja preda ( pagato per fatture in marmi). 1451. Martj adi xvij de Agosto. A M. Antonio de Christofalo da Fio renza Lire cinque centto nonantta hotto soldi dodexe dinari quatro de m. quisti a luj per uno so mandato de resto de soa merzede ne fare I mazene del III. N. S. Messer lo Marchexe Nicholo pasado a pare de esso so chre dito al Lib. L. e c. 50. Vedremo l' importanza di questa partita. 1451. A Lazaro da Padova intajador de preda , per intajare le prede donde dev esser posto el chavallo dell' III. S. Nicholo. cholò da Fiorenza. A Antonio e Ni A M. Bacio de Netti da Fiorenza tajapreta.-AM. Bartolomio de Francescho numinato checho da Fiorenza ( ai quali vengono dati alcuni acconti ). 0 4451 16 Marzo. A Andrea Marsapesci per prezzo de caxa dove sta Ni colò Baroncelli da Fiorenza, che fabricha el chavallo dove se dè ponere suso l' imazene del Marchexe Nicholò passado. 4451 3 Settembre. A Luduvigo Mascharin per nolo de uno goletto ali maistri dele prede scolpite, in su le quale e posta la imazene za de lo III. sig. Marchexe Nicholo da Heste. 1452. A Michele Ongaro depintore per merzede de dorare l'imazene del Mxe Nicholo, e el chavalo, e per quantita de oro per indorare el Chavalo , lire trenta m. Le predette partite si riferiscono tutte alla statua di Nicolò d'E ste ; e vi rileviamo che Antonio Cristofori e Nicolò di Gio. Baron celli fecero un ottimo disegno od immagine del marchese; che ai (1) Il premesso documento ed altro del 1453 (pro labore etc.) furono pubblicati anche da mons. Antonelli nel suo opuscolo : Sulle statue di bronzo nella Cattedrale, inserito nelle Mem. origin. ital. di B. Arti, che pubblicavansi dal ch. Michelangelo Gualandi in Bologna; 1843, serie 4. N. 121. 27 417 -- 418 voti venne scelta quella di Antonio ; che è indubitato , come dai pa gamenti , che ambidue hanno operato nella statua equestre ; che il Baroncelli fece il cavallo ; che furono artefici dei lavori in pietra Meo di Cecho da Firenze, Lazaro da Padova, Baccio de Netti pure da Fi renze ; che Michele Ongaro indorò il cavallo e la figura. Io non so come il Cicognara , parlando del Baroncelli e dicendo che fuse la statua dell' Estense, soggiungesse che del 1492 fuse una medaglia di Alfonso I ( Vol. II pag. 403 ), quando il Baroncelli era già morto da trentanove anni ! Frattanto, come già dissi, erasi pensato anche alla statua di Borso, e già sino dal 1° settembre dello stesso anno 1451, in cui s'innalzó I'altra di Nicolò, trovo una partita a favore di M. Micholo Barocelj da Fiorenza per stabelire la statua de ' Illmo Mss. Borsso da Heste , e nel 30 detto mese altro pagamento per parte de soa merzede per fare ' imazene ecc. Nel 1452 spesa per comprare dallo speziale Lu dovigo Costabili della trementina per fare ' imazene del S. N. Messer Borsso , e più tardi altra per andare a chomprar prede de malmoro da ponere sula cholona donde che sera posto lo Ill. Messer Ducha , Lire cento vinticinque. 1465. A M. Nadale de Zanpolo ( Gio. Paolo) stazonero de ligname L. 10 soldi 2 de m. per ligname dato al Chomun per paliphicare lo fondamento dela cholona dove va suxo l' imazene delo S. Nostro ; e a M. Paolo Braxa vola murador lire sete per suo maisterio de ave lavora al fondamento eсс. 1455. A Biaxio Dal Pero Tryntino Charetiero per merzegna de haver chonduto prede marmore da Po a caxa de M. Nicholo da Fiorenza ecc. 4455 24 Ottobre. AM. Nicholò Baronzeli da Fiorenza Lire zento sesan tuna soldi dixedoto de m. quisti a luj et questo sia per andare a tuore prede per adornare la cholona dove va suxo la imazene delo III. S. N. 1453 29 Ottobre. Ali heredi de M. Nicholo Baronzeli ducati quatro doro, et per loro a Guido Brina sta suxo lo polexine de S. Antonio, et questj sia per suo nolo de haver conduto prede marmore ecc. 1453 Mercordi 7 Novembre. Ali heredi de M. Nicholo Baronzelli ecc. et quistj portollj Meo suo garzone dise per fare sepelire dicto M. Nicholò. Ognuno vede la grande importanza delle tre premesse partite ; giacchè oltre al confermarci che Nicolò ebbe parte, se non nella sta tua di Borso , almeno nei marmi e preparativi , veniamo a sapere dove e quando morisse questo eccellente artista. Moriva egli adunque in Ferrara, dov' era già tornato dopo la provvista dei marmi , come 419 lo comprova il pagamento al nocchiero; e moriva fra il 24 ed il 29 di ottobre, dacchè il 24 gli si davano denari, ed il 29 invece si pa gavano i suoi eredi. Abbiamo inoltre che fu fatto seppellire da Meo di Ceccho suo allievo. Continuarono l' opera Giovanni Baroncelli suo figlio e Domenico di Paris suo genero. Fu pertanto in questo anno che il Magistrato accordo agli eredi del defunto Nicolò Baroncelli, che sembra si fossero già qui stabiliti, un assegno vitalizio, come da de liberazione del 13 decembre (Lib. 6, N. 20 pag. retro)-Pro labore immenso, quem passus fuit quondam Magister Nicholaus Baroncelli de florentia circa constructionem fabrice lapidis et fundamenti colone posite in platea comunis ferrarie juxta logiam Illm. Dmi. supra qua deputata fuit et est imago Illmi. D. Nostri Dn Nicolai Marchionis Estensis dantur heredibus dicti Mag. Nicolaj pro toto eo tempore quo vixerint , libras septuaginta usque ad octuaginta m. (1) Dalla quale deliberazione sembra potersene dedurre che alla citata epoca del 1453 era già posta in opera juxta logiam la colonna per la statua di Borso, che nel decembre del 1454 venne innalzata al posto designato , come già vedemmo. Pei genietti erasi già fatta una compra, nel 26 agosto precedente, di metallo per zetare gli agnoli che va suxo la collona del imazene del Marchese Ducha Conte Borso da Este. Dopo di questa epoca si comincia a trovare i nomi di Giovanni e di suo cognato. 1456. Agli heredi de M. Nicolo Baronzelli, e portollj Zoane suo fiolo A Domenego de Parise lire sei , et questi per luj ad uno nobelle ( sic ) de Ingletera (2). 4456. A Domenego de Parixe da Padoa, e lui dise per dare a Zoane de Franza suo lavorante, et altri soi garzoni. 4546. A Obizo del saraxino spezialle lire quattro soldi dexedotto dinari otto de M. per azuro de Alemagna e altri culurj auti da lui per adornare lo lavoriero de la stola. Per cui si deve credere che la stola fosse adornata con qualche smalto. (1) Ancor questo documento venne pubblicato da mons. Antonelli : veggasi la nota a pag. 417. (2) Domenico Paris da Padova nel 1472 stampò un Ercole di piombo da porsi sulla cima del padiglione del giardino ducale presso la Certosa (Mem. dell' Archivio Estense di Modena ). 420 1456. a Domenego de Parixe da Padoa per conto de la imazene de lo Illm. S. N. et per lui a Antonello portadore de charbon per costo de una chorba de charbone ec. per zetare zirti metali, per la imazene dello Illm. S. N. Quindi è da ritenersi che due anni dopo collocata la immagine non vi fossero ancora i genietti e gli stemmi , altro non potendo essere que' certi metalli da gettarsi sopra menzionati. 1457. Alli heredi de M. Nicolò Baronzelli et per loro a Meo da Fiorenza tajapreda, che detto Meo restava a avere. 1457. A Domenego de Parixe da Padoa per conto de la imazene de lo Illm. N. S. lire undexe soldi otto de M. per lui a Zoane capelino per lo chosto de caratj 76. d'oro che lui li vende Pier di Fano per dorare la ima-- zene- et cusì per dorare le letere che vano a lo epitafiio de la colona есс. E quindi anche le lettere erano dorate. 4457. A Paullo et Nicolò da Firenze tajapreda et per loro a Francesco de Amorotto da la Mirandolla tajapreda, lira una e soldi sei, et questi por portollj Meo da Firenze. 1457. A Fiorino da V. (Verona!) tajapreda e compagni lira una, e soldi dexedotto et questj portollj Meo da Fiorenza tajapreda. 1458. Titolivio depintore de have a dj xxxj de dezembre lire quatordexe de m. zioè L. 12, soldi 10 p. havè messo un'opera insino de mexede ze nare de l'anno 1457 megliara uno d'oro suxo li spirtelli (genietti) de me talo che suni suxo la colona de marmoro dove posto suxo la imazene de lo Illm. Ducha Nostro, zioè uno spirtelo per cantone, la quale colona et ima zene si è posta suxo la piaza de ferrara per mezo lo palazzo dove che stanzia el podestà de la zita de ferrara; et Lire 1. 10. sono per opere tre a ragioni de soldi 10 l'opera che luj diede ad inoliare (sic) lo chapitelo de la dita colona come de tuto apare per boletino de mane de Bart. Tosego Ufficiale sopra la monition del chomun de Ferrara e posto a di dicto al Chomun per conto de la dita imazene 1464. A li heredi de M. Nicolo Baronzelo lire dexesete soldi dodexe m. portolli questi Zoane suo fiollo dise per scodere soi pigni e pagare uno sacho de farina. E questa è l'ultima partita che trovo relativamente alla statua di Borso. Ma qui mi è d'uopo di fare una osservazione. All' atto di demo lire le bottegucce , che ingombravano la fronte del palazzo Estense nello scorso mese di giugno si scoprirono la colonna e l'arco. Que sto ultimo ha una delle colonne incastrate nel muro : ma da ispe zione attentamente fattavi mi risultò che quella incassata non ton , -- 421 deggia che per metà la quale vedesi ricavata dal masso rettangolare cui si appoggia ( ed anzi è un solo ed unico masso ) ; come altresi è solo per metà il corrispondente capitello. Inoltre, la colonna ed il capitello a pieno tondo sono di marmo bianco di Verona, mentre la mezza colonna e mezzo capitello sono di pietra d' Istria , ed hanno un lavoro meno finito e meno gentile. Che pensarne ? O l'arco non fu isolato sulla piazza, e questo non pare possibile, avendo noi veduto che fu juxta logiam; ovvero fu al medesimo rinnovata una parte , com' è più probabile, e come bisogna ritenere, se vogliansi fra loro conciliare due cose ambe di fatto, su nessuna delle quali puossi aver dubbio, e cioé della primiera situazione del monumento, e dell' essere in oggi mezza colonna non tagliata o ridotta, ma appositamente fatta. Riassumendo le partite di Borso, abbiamo che Antonio di Cristoforo non vi si trova menzionato ; che l' incarico l' ebbe Nicolò Baroncelli; che, morto lui, vi soddisfecero il figlio Giovanni e il genero Domenico Parixe da Padova ; che furono loro colloboratori Meo di Checco da Fiorenza, Giovanni di Francia , Paolo e Nicolò da Firenze , Francesco di Amorotto dalla Mirandola, e Fiorino da Verona; e che il pittore Titolivio fu l' indoratore. Di taluni di costoro non si rinvengono notizie , ma di qualcuno si sa che non sono indegni di memoria , non dovendo far caso che vengano chiamati coll' umile denomina zione di tagliapietra, equivalente a scalpellino, come non fa maraviglia che Capi Mastri fossero detti alcuni fra i più celebri architetti. Nicolò di Giovanni Baroncelli da Firenze ( che non so come il De Boni lo ponga ferrarese ) fu discepolo , come dice il Vasari , di Brunellesco , e le sue opere parlavano abbastanza per attestarne il suo merito. Di suo figlio Giovanni nulla saprei dire; e solo rammento che del 1493, fra i graziati ch' erano stati banditi per la congiura contro il Duca nel 1476, trovasi un Giovanni dal cavallo , che non esito a ritenere pel nostro fonditore figlio di Nicolò detto appunto dal Cavallo per aver lavorato quello dell' Estense ; come Pietro dagli Ordini fu detto Pietro Benvenuti , perchè operò negli ordini o dadi della torre cam panaria della Cattedrale. Meo di Cecco, ovvero Bartolomeo di Francesco dicesi pure scolaro del Brunellesco , come riporta il lodato De Boni; ma noi trovammo al 1453 Meo suo garzone: dunque se fosse stato discepolo del Brunellesco, e compagno di scuola del Baroncelli , non avrebbe in si umile qualifica lavorato sotto di lui. Se non che mi sembra facile il conciliare tale apparente contraddizione. Fu detto -- 422 garzone dal contabile del comune, forse perchè lavorava sotto la di rezione del Baroncelli imprenditore del lavoro principale. E non per altro motivo , nè da altri per tale chiamato : infatti è noto ch' egli era già da lungo tempo maestro dell' arte sua (1). Di Domenico Paris non si trova scritto nella Biografia degli artisti padovani di Napoleone Pietrucci ( Padova Bianchi 1858 in 8) se non quanto già conosciamo, cioè di aver lavorato per la Cattedrale e per gli Estensi in questa città. Stabilitasi e cominciatasi l' addizione erculea per l'ingrandimento della città , il Duca volle che vi si formasse una piazza non lungi dalla Certosa, e nel 28 aprile 1494 la fa disegnare, ed è quella che ora vediamo sotto nome di Ariostea, che sino dal 1695 fu circondata di fittoni di marmo con catene. E già nello stesso anno eravi una gran base atta a sostenere due colonne, che sino dal 1499 giunge vano pel Po a Ferrara, sulle quali doveasi porre la statua equestre di Ercole I. Ma nel farne lo scarico, una cadde nel fiume, nè più si riebbe ; l'altra fu strascinata fino alla piazza succitata. Si era contrat tato il lavoro dei marmi con Antonio di Gregorio, come da rogito di Nicola Zerbinati nell' archivio notarile Providus vir M. Antonius Tajapreda filius q. Gregorii ecc. promette al Giudice de' Savj Tito Strozzi di condurre alla piazza in terra nova , e porre in opera columnam magnam , che stava fuori della porta di san Paolo , con base, capi tello, fregio, ed architrave, stantechè già come vedemmo si volevano porne due. Et pro lapidibus marmoreis necessariis ac opportunis, et pro ponendo in opera eandem columnam et pro basse et capitello etiam in opera cum ipsa columna ponenda ac ponendo et aliis in et pro pro missis opportunis et necessaris,juxta designum presentatum magistri her culis de Grandis pictoris prefato mag. judice, et quod sit pro capitello superiori, juxta designum ut supra. Intanto, convenendo io pure che possa essere un errore quello dell' Orlandi di dar nato il Grandi nel 1440 , debbo eziandio convenire nella nota apposta dal Boschini al (1) Anzichè dicepolo di quel grande architetto, fu uno dei lavoratori alla cupola di S. M. del Fiore sotto la sua direzione. Fu detto Francesco di Meo di Ciechino e-Checus Mei Cechini, e lavorava alla detta cupola sino dal1433 quando nel luglio del 1438 fu eletto fra i maestri nomina magistrorum , qui debent ire ad Can pigliam pro faciendo experimentum marmi ( Guasti Cesare ; La cupoladi S. Ma ria del Fiore, pag. 68 e 96, documenti 164 e 279). Dunque del 1438 era già mae stro nell' arte dello scalpellino, ed era maestro accreditato se veniva nominato fra i pochi prescelti a tale incarico. 423-- Barruffaldi ( Vite de' pitt. ferr. Tom. I pag. 145), ove si dice non poter essere neppur nato nel 1491, stantechè del 1483 era pittore e padrino in Bologna di un bambino Garganelli, come trovò il ch. Mi chelangelo Gualandi ( Mem. orig. ital. di Belle Arti serie 1844 ). Giu stissima quindi la osservazione del ch. conte prof. Laderchi che dovess' esser nato almeno del 1463 od in quel torno. Ed eccoci a sapere col premesso documento che del 1499 dava il disegno per l' innalzamento delle colonne succitate ; di modochè quando ancora il pittore padrino in Bologna non fosse il Grandi, nè del Grandi par lasse la elegia latina di Daniello Fini, noi ora saremmo e siamo cer tissimi che il pittor ferrarese Ercole Grandi nel 1499 era pittore ed artista provetto se veniva scelto dagli Estensi e dal Comune per un' opera pubblica e riguardante il sovrano (1). Nel 1500 Antonio di Gregorio recavasi altrove, forse a Verona, per acquistar marmi pel lavoriero , come si ha da un decreto ducale del 22 ottobre 1501 ( Commis. ducali O lib 12 n. 12 pag. 26 arch. com.). Nel 1503 Biagio Rossetti del fu Andrea, muratore ( già vedemmo quanto fosse distinto in architettura), con Bartolomeo Tristano altro architetto, uni tamente ai tagliapietra Cristoforo da Milano, Borso di Campi e Andrea di Tani , riferiscono e stimano lire marchesane 5210 tutto il lavoro fatto e fatto fare dal fu Antonio di Gregorio tagliapietra per lavoriero basamenti, piedestallo, fregio, cornice , intagliamenti , scalinate, ed ogni lavoro di marmo e pietraviva , intorno , sotto, e circa la colonna, o colonne grandi di pietraviva, su cui dev' essere posto il cavallo di me tallo in piazza nova di Terra Nova, compreso un fregio, ed altri lavo ri, intagliato e lavorato da Domenico et Bernardino fratelli da Milano et Magistri dell' Illm. don Alfonso, che monta L. 800. Forse la morte avvenuta di Antonio di Gregorio e quella successiva di Ercole d'Este sospesero l'opera, che non fu mai posta in effetto; e solo si conosce che nel 28 luglio 1525 Francesco Tajapreda figlio del fu Antonio di Gregorio chiede al Comune il pagamento del lavoro eseguito dal padre, mentre la stima fu sempre nelle mani del figlio di M. Biagio Rossetti. La quale ultima circostanza ci viene raccontata dallo Scalabrini, che dice averla desunta nell' arch. comunale da uno dei registri giornali ora più non esistenti. Nessun altro atto si rinviene intorno al pro (1) Nelle Memorie orig. ital. di B. Arti pubblicate dal ch. Gualandi si fece ve dere che del 1483 Ercole da Ferrara teneva a battesimo un bambino , ed era già pittore. -424 getto di questa statua equestre, se si eccettui un pagamento di po che lire a M.º Jeronimo de Pasin Magnan nel 1504 , per conto del capitello della colonna de marmoro se ha a drizare suso la piaza in Terra nova ; che poi non si drizzó. Nel 1602 sul prospetto della Cattedrale venne posta una lapide di bronzo, come accennai all' articolo Cattedrale, dal Card. collegato di Ferrara , e al disopra la testa e busto in alto rilievo di bronzo del Pontefice Clemente VIII , con altri ornamenti è stemma , lavoro di Giorgio Albenga eseguito nel 1601. Nel 1605, morto quel Papa , il Magistrato pensò d' innalzargli una statua pure di bronzo , e ne trattò con lo stesso Albenga, e col cav. Gio. Bologna (1) ; ma di que sta pur nullapiù si fece, forse per la morte del Bologna, come osserva lo Frizzi , la quale per altro accadde nel 1608 (2). E pare che inten zion fosse di servirsi della colonna già esistente di piazza nova, e di colà innalzarla, come dalla seguente lettera dell' architetto Aleotti: (1) Gio. di Gio. Bologna di Dovay di Fiandra, cav. di s. Giuseppe , fece testa mento nel 1.º settembre 1605, e lascio a suo bisnipote Gio. di Dionisio di Senua Bologna , coll' obbligo di assumere cognome e stemma senz' altra aggiunta ( Gaye; Cart. degli artisti etc. vol. III, pag. 555 ). (2) Io trovo peraltro che si erano cominciate trattative, anche vivente il ponte fice , giacchè un progetto o piuttosto conto di spesa di anonimo fonditore porta la data di Venezia del 24 novembre 1604, ed è concepita come segue: p. Bronzo a peso di Venezia che sia di bonissima qualità di bel geto senza fraude val. p. Cera. p. fasi (cioè fasci di legna) p. Charbon. p. Piere cote . Ducati 600 80 12 10 p. homini quatro et più pisogniando afar la forma di ceso (gesso) et butar le tere, et far mastgi (mastici), et dar di creda et altre cose așa (assai) p. homini a netarda poibutato dibronzo, ciovè che sia chome ha dite ben finito, et che sia neto . • p. fero di ligar la dita figura . p. fondari (fonditori) et homini afar fose (fosse) et altri bisogni val p. far ilmodelo in grando comevafatodal Mastro ciovèdel squltore val « « α α 8 120 300 60 40 300 Ducati 1530 Però volendo poi uno modelo picholo p. mostrar al Magistrato sarà fato ma in caso elezendo altri mastri che il modelo mi sia pagato. Esarà al siguro più cose che non si fano mencione di sopradetto cosi vano le cose del geto sempre mancha qualcosa. -- 425 Illm. S. Giudice de' Savj et Maestrato Io Gio. Batt. Aleotti d. l'ar genta m' eshibisco a VV. SS. Illm. di trovar persone le quali a tutte loro spese s' obligherano di rizzar in piedi la colona di piazza nova sopra un ped. conforme al modello si trova in mano, con la statoa di marmo detto Bronzo (sic ) purchè le SS. VV. si compiaccino darli sette milla ducati di buona moneta corrente in Ferrara ecc. la sudd. colona con il suo capitello che è sul Po fuori de la porta di san Paolo , tutti gli marmi d' ogni sorte che si trovano nella Munizione di san Benedetto, tutte le pioppe che accor reranno per palifichare il fondamento et tutti gli careggi et buoi da condurre ogni sorta di materiale pertinente al sud. bisogno. Et perchè Elle siano di ciò sicure, gli ho fatto la presente di mia propria mano. Il primo d' Otto bre 1604. Di VV. SS. Illm. Dev. Ser. Gio. Batt. Aleotti d. l' Argenta Ora io domanderei ; se una delle colonne venne perduta nel Po del 1499 essendosi spezzata nè più ricuperata , e ' altra nello stesso anno condotta salva alla piazza nova ( Frizzi , to. IV pag. 175 2.ª ediz. ) , di quale colonna e di quale capitello sul Po egli parla? forse vorrà intendere del solo capitello: ma come trovavasi ancora sul Po ? non saprei rispondere a tali domande che faccio a me stesso, nè d' altronde puossi a meno di credere all' Aleotti per quanto asse risce, almeno riguardo al capitello. Intanto si ebbero progetti. Illm. et Eccm. Signore Georgio Albenga farà la statua di N. S. di altezza di sette piedi in circa, bella ben fatta , di bella precisione , di buona lega ben netta et ben finita a laude di periti per tutto il mese di Giugno per il prezzo di scudi.... ( è cancellato ) , li qualli si habino di pagare in quatro termini , cioè nella stipulazione del Istromento , ecc.... et finita la forma per gitarla ecc.... et gittata che sarà ecc.... et il restante finitta che sarà detta statua et in ter mine di poterla metere in opera, et il tutto con quelle obligatione che co mandarà V. S. Illma et Ecc. alla quale ecc. Io GeorgioAlbenga prometto di fare et di osservare quanto di sopra. Dopo questa offerta il Maestrato ne chiede parere a Firenze , di chiarando di volere la statua di ottima lega , di sette piedi , seduta in sedia pontificale , col triregno in testa e manto attorno , doman dando anche di quale peso riescirebbe , e quale ne sarebbe la mer cede dovuta al Maestro ; e si risponde con un pro-memoria che, fa cendosi la statua nella scuola del cav. Gian Bologna, vi abbisogne ranno libbre 3300 di metallo , e 700 ve ne saranno di calo , quindi in tutto 4000; ma che converrà prenderne 10,000 da potersi poi re stituire l' avanzo. Lo prezzo batterà da ducati 14 al cento , come si 426 vende in la galleria di S. A. S. , la manifattura non meno di scudi 3000; pensando a ferramenta , cera ec, da farsi in due anni (1). Dappresso a cosiffatte informazioni si offerirono all' Albenga tre mila scudi moneta di Ferrara per la statua e tre arme di bronzo , e quegli rispose : . Illm. et Eccm. S. Giudiceet Signori. Ho io Giorgio Albenga considerato la spesa et fattura che si vole nel fare la statua di N. S. dico che non la posso fare di gran longa per il prezzo offertomi, poichè la statua conforme il modello già fatto non pesarà meno di cinque migliara, et più di un mi gliaro di callo, onde che Ella non si po gittare con meno di dieci in duo deci migliara di bronzo, et oltra il bronzo , sarò necesitato comprare tutto il restante del opera , cossa che il Sig. Cavaglier Gio. Bologna non à da comprare cossa alcuna perchè esso à ogni cossa della Municione o sia ga laria del Ser. Gran Duca , et di più à il beneficio del tempo di duoi anni o più o meno secondo andarà il tempo , il che a me doverò fare molte (1) Altre informazioni si ricercano, a mezzo di certo Cosimo, ad Agnolo Serani, il quale dà la seguente risposta- Illm. S. et Pad. Mio. Sono stato ricercho dal Sig. Cosimo ch' io deva dare informationc de prezzi per la statua , il che è cosa dificile il dichiarare ogni particulare , avendo molte cose sottoposte ai cali et ale disgratie, che ogni giorno possono ochorrere, pure dirò quantto potrò giudicare, e prima per il tutto dando la statua gettata, rinetta, a nostro metallo di peso qua tro mila in circha et alta a braccia fiorentine braccia quatro tt: due, ariverà a prezzo di scudi du mila dugento; quantto a particulari dico chel fare il mo dello con spese di terre , ferramenti , formarre, coprir di cerra , metter condotti, ricoprirlo, armarllo con ferri, ricuocerllo, cavarne la cerra, metterlo in nela fossa con ogni nostro danno e pericolo di smarrir metalo e calare, gettarlo tutto a riverà al prezzo di scudi mille e da vanttaggio; di poi il fonderre sette migliaja di metallo si per quel che va in ne le canne , si p. stare a vantaggio , spese di fuoci e fornaci a proposito a tal getto , tagliar le boche, a nettare , et in soma darlo qui complitto, é vernicato, con sua vernice e colore, che à da avere in ope ra, monterà mille dugento , che sarà in tutto la sopradetta somma di dumila du gento : questo è quanto li posso dire , sendo il dare ogni particulare prezzo cosa dificile a giustar tanti capi; altro non ochorre che oferirmeli prontto, pregandoli dal S. Dio ogni contentto. Di F. ( Firenze ) Di V. S. Ill. Servo pront. Agnol Serani Del Serani parla brevemente il De Boni nel suo Dizion. biografico, ricordandolo come scultore fiorentino che operava del 1600 col Tacca, col Mocchi e con Giovanni Dall' Opera. Lo giudica degno di menzione, avendo scolpito alcune porte della basilica di Pisa. Mastro Agnolo Serani detto il Giovane del frate di s. Marco, e Zanobi Porti giani , fonditori alle stalle , nel 6 maggio 1602 ricevono in consegna i bronzi pel getto dell' ossatura della palla della cupola di S. M. del Fiore in Firenze , del suo nodo e della croce ( Guasti Cesare; La Cupola etc. pag. 165, docum. 376 ). 427-- spese per darla finita al tempo promesso, et pagare gli homini tutto quello che voglino; bisogna ancora considerare la conduta di essa, se bene intendo che il signor Argenta dice di condurla in pezzi, cosa nè più vista, nè sen tita in nesuna parte del Mondo. E siccome io non trovo ulteriori documenti, cosi sono tentato di credere che non la morte del Bologna avvenuta , come accennai, tre anni dopo queste trattative , ma il non essersi dall' Albenga ac cettata la offerta degli scudi 3000, come risulta dal premesso do cumento, fosse la vera causa del non essersi effettuato il monumento. Nel 1618 s' innalzò la statua in marmo del Pontefice Paolo V nella piazza d' armi della nuova Fortezza, opera colossale di un Gian Luca genovese ; statua decapitata , rovesciata e sepolta dai Francesi nel 1796, rimessa col ritorno del Governo pontificio, e tolta nell' at terramento testè avvenuto della Fortezza suddetta. Nel 1659 il Maestrato propose di erigere una statua in bronzo al pontefice Alessandro VII, che per non breve tempo era stato in Fer rara qual Vice-legato, procurando molti vantaggi e beneficii alla città; e nel 13 aprile del susseguente anno 1660 venne facoltizzato il march. Rossetti a concordarne il prezzo in Venezia, come lo fu poi nel 21 giugno per gli ornamenti attorno alla statua, non che di combinare per lo stemma pur di bronzo da farsi in Ferrara. Infatti si trova nel detto anno un pagamento a Ferrari Bernardino campanaro (cioè fon ditore di campane ) per ciera e trementina per fare le Arme per met tere in piazza sotto la statua di Papa Alessandro. Il monumento s'in nalzó in Ferrara, e l' incarico ne venne affidato al cav. Luca Danese architetto governativo , che ne provvide pure i marmi a Verona. Si palificarono le fondamenta , si pose una base con tre gradini e con sei marmorei fittoni ad otto faccie, indi un piedestallo alto venti piedi romani. Le arme gentilizie in bronzo vi erano incastrate in tre lati, e nel quarto stava la iscrizione. Il piedestallo costò oltre agli scudi 380. La statua fusa nell'Arsenale di Venezia da Lorenzo Caprioli, che nella base vi lasciava il proprio nome, fu eretta il 10 agosto ( il Papa stava seduto in abito pontificale e in atto di benedire), e posta poco lungi dal Palazzo della Ragione in modo che scorgevasi da chi proveniva tanto dall' una che dall' altra delle due piazze. Perchè poi quel Pontefice potesse averne sott' occhio il disegno, gliene venne offerto un modello in argento eseguito da un artefice mantovano appositamente condotto, insieme all'artefice nostro Giovanni Spagnoli, e portato a Roma con la pianta della piazza da Francesco Masini. 428 Nel 21 giugno del 1675 la statua fu trasportata nella piazza di Terra nuova con direzione dell' architetto Gio. Battista Barbieri Ingenio et macchinamento Io: Baptiste de Barberis-( già nel piede stallo: V. Effem. Della Fabbra pag. 112 ), e là s' innalzò il fusto di colonna per anche rimasto dal 1499, riducendone la base ad un solo quadrato , mentre era stata preparata per due colonne. Cesare Mezzogori scolpi attorno alla detta colonna quel ramo di quercia che tuttora vi si vede, od almeno ne diede il disegno, volendosi che poi gli scultori ne fossero Andrea e Michele Bresciani. La mitra, il manto, la sedia e le imprese negli scudi furono indorate con oro di zecchino ed ongaro e con la spesa di scudi 50 dallo stesso Mezzogori pittore et indoratore , come risulta del partito Municipale del 9 Luglio di detto anno 1675 ( Arch. lib. 188, N. 56 ). Il capitello della colonna fu eseguito da Giovanni Comini intagliatore, come da altro partito del dì 10 detto mese (Arch. lib. 188, N. 58). Nel di 8 di ottobre del 1796 fu levata la statua e condotta per ischerno per la piazza sopra un carro sino al Castello , indi gittata in una stalla; nel 30 ottobre si pose sulla base il simbolo figurato della Libertà, alla presenza del ge nerale in capo Bonaparte , con due mila francesi e la Guardia Na zionale. Era stata formata in gesso da Luigi Turchi ; distrutta poi dagli Austriaci nel 22 maggio 1799. Non farò parola delle statue nelle chiese , cioè delle due fatte da Giovanni Merchiori in Venezia di marmo bianco , poste nella Catte drale del 1745 , per lo prezzo di scudi trecento ; né delle quattro collocate nel 1786 sul ponte fuori san Giorgio attraverso il Volano , eseguite in Verona da Gaetano Cignaroli, di non felice scalpello, come dice il Frizzi ; giacchè fu ed è mio scopo d' indicare soltanto quelle innalzate a pubblico monumento di uominí benemeriti a Ferrara. E perciò tornando alla gia mentovata colonna, dirò come nel 31 mag gio 1810 vi fosse posta a cura del Magistrato e con solenne pompa l'effigie dell' imp. Napoleone I scolpita dal bolognese Giacomo De Maria, atterrata , gittata in pezzi e sepolta nel 14 maggio 1814. Nuovo abbandono di quella colonna, e di quella piazza, cui erasi dal detto anno 1810 imposta la denominazione di piazza Napoleone (1). Final (1) Un eccellente disegno della colonna e statua venne fatto da CG, ed inciso a granito dal prof. Ferdinando Albertolli. La testa ed una mano della statua furono deposte nella scuola del disegno all' Università , ed ora stanno nella scuola di scul tura al Civico Atenco già palazzo dei Diamanti. 429 mente il Municipio con saggio consiglio risolse di collocarvi tale una effigie che non potesse giammai cadere sotto i colpi dell' odio e del furore di partito che sorge sulle ruine di un altro , e vi fece collocare la statua di Lodovico Ariosto gloria di Ferrara , d' Italia e d' Europa, dandone anche il nome alla piazza; e ció venne fatto nel 23 novembre del 1833. La statua fu scolpita dai fratelli Francesco , e Mansueto Vidoni. Eletto a Pontefice Pio IX, e proclamata nel 16 Luglio del 1846 dall' alto del Vaticano la parola perdono , Ferrara, la quale era stata la prima città in Italia ad innalzare una statua a Napoleone, fu pure la prima a concepire il pensiero di consacrare un monumento al sommo Gerarca della Chiesa, e già la società promotrice ne avea co minciate le trattative col nostro professore di scultura Giuseppe Fer rari , che ne diede un programma col proporre la statua in piedi, vestita pontificalmente, in atto di concedere la grande amnistia ; ma il pensiero rimase senza effetto. XXXL. . Strade, e Agraria Soltanto alcune memorie mi farò qui a riportare intorno a questi due oggetti. E primamente mi è d' uopo di osservare come seimpre abbiasi avuto lo scopo di allargare e raddrizzare le vie, per renderle di maggior comodo ai cittadini e di maggior decoro alla città. Un bell' esempio recente lo abbiamo all' epoca del conte Ippolito Saracco Riminaldi, che nel suo Gonfalonierato non solo riesci a svegliare nei proprietarj la volontà di abbellire la fronte delle loro case , ma ci rese più ampia la via di san Paolo nel tratto il più angusto , e più maestosa la riva del Panfilio coll' atterramento di una fila di mise rabili tugurj e colla erezione di un gran muro e parapetto. Anche gli Estensi ebbero tali generose viste. Nel 1457 si pagano lire quindici per prezzo in parte di una casa presso il ponte di san Giorgio , comprata per la chomun de Ferrara per fare la via drita che se dé fare per vegnire dentro de la torre.- Che se questo lavoro è all' esterno della città, non ci mancano esempii anche per l' interno. 430 MVXXI.IJ Mercuri adi vs deNovebre spesa de fare una via per imboccare la via de santo Stephano in la via grande exclusa la prima via quale era stretta , et non era per recta linea de dicta via de santo Stefano , dé dare adi suprascripto L. 425 soldi 14 le quale se fano bone per la dicta al Sp. M. Alberto bendedio per l' amontare de uno terreno vacuo largo dal capo verso le volte piedi numero vintiuno , et dal altro verso dicta via grande piedi numero vintitri, longo egualmente piedi N. 86 che sono piedi quadri N. 1892 ; confinando da uno capo cum dicta via grande, et dal'altro la via delle volte, da uno lato el predicto M. Alberto, et la heredità del qm. spec. M. Thimoteo Bendedio, del quale dicto terreno era etiam, et dal altro lato era la via vecchia stretta, la quale li vicini lie l'apprendeno, et come sera dicto infra , quale terreno è entrato in dicta via facta per imboccare la via de S. Stephano recta linea, ut supra, et è sta visto ed assazato per M. Jacomo paruto M. de Abaco , et per M. Dominico Torbedo , Agrimen sori....... ciò a beneficio universale, et adornamento grandissimo, et comodo de questa cilà de Ferrara, maxime al tempo de la processione ecc. Nel 1532, cioè soli otto anni dopo, incontrasi altra Spexa per alar gare et drizare la via drietto S. Agniese, che va drito a la porta del Po appresso Castello Novo. Ed anche per l' ingombro delle strade vi erano leggi repressive; nė gli smerciatori potevano far isporgere le scaffe delle loro botteghe oltre il prescritto. Nel 1475 due distinti fabbricatori di orologi dovettero chiedere licenza di allargare alquanto la scaffa del loro negozio, per porre in mostra un orologio planetario ; e vi volle un decreto ducale per un mezzo piede più di quelle degli altri spacсј. Nel 1461 Borso fa selciare la via degli Angeli, e fa piantare lun go i lati della medesima degli alti pioppi, detta poi per questo de' piop poni, a spese degli ebrei per condanna, come dice la cronaca dell' E quicola , di prevaricazione alla Mosaica legge; e nel 7 maggio 1476 si fa un proclama pro populis incisis in via angelorum, per iscuoprire i malfattori, che tagliarono alcune pioppe nella via de S. M. deli Angeli, spasso bello , ameno , et dilectevole. Nel 1507 si fa selciar l'altra ora detta del Gesù- Solari lapidibus viam burgi leonis inchoando ab hospitio campane seu castelli , et prosequendo usque ad portam viridarj Mag. D. Bonifatiü Bülacque ; spesa che viene sostenuta dai possidenti su detta via, ed in parte da tutta la contrada, cioè parrocchia. Si vede poi da questo brano che i Bevilacqua sin d'allora avevano un giardino (1). (1) La via di Porta del Leone fu selciata sino dal 1418, anzi era selciata anche prima, dacchè nella determinazione presa a tal uopo il Capo M. Gio. del Cossa ob bligossi a disfare la vecchia selciata e rifarla. -- 431 Nel 1524 si pagano Bigo Tristano e compagni per mercede e spe sa de una selegada de silici da moncelese , ed in altra partita dicesi de Montecelese, non accennando però nè luna nè l'altra quale fosse la via selciata. Intanto rileviamo che sino da quel tempo si faceano qui venire quelle pietre come oggidi , le quali avranno indubbia mente servito od a marciapiedi come attualmente, o per tutta la se zione della strada , come si pratica tuttora nella Toscana. Per la venuta di Paolo III a Ferrara nel 1543 si fa selciare la piazza di nanzi al champanile del Vescovado ( cioè Duomo), come dapagamento fattone nel 1545. ro Nel 3 decembre 1558 troviamo una spesa di denaro dato a M. Zampiero tajapreda viva per le selciate della piazza o sia per cento septantatre piè de profilli de marmore de queli del chomum , per la piazza grande quando la se farà selegare. Già la vedemmo in parte selciata nel 1543, e qui scorgiamo adottarsi i profilli di marmo o guide, come si fa di presente. Dissi al 1524 che quelle lapidi marmoree o di Monselice avranno servito od ai marciapiedi , od a tutta la via ; perchè infatti si rileva che le strade in parte erano coperte di lastre di marmo. Nel di 11 giugno 1562 si propone di togliere selegatas confectas ex silicibus, et lastris lapideis que sunt valde periculose, ma xime in equitando super ipsis, et conficiantur ex lapidibus communibus coctis, ut moris est. Dunque si selciarono di pietre in cotto , ed era già costume , per cui le selciate di marmo erano forse un esperi mento; si propone inoltre di proibire rotas ferratas, quæ apponuntur, et affiguntur curribus , et carretis , quæ maxime devastant selegatas ( Arch. comunale ). La pulizia delle strade si appaltava eziandio nei secoli scorsi, come abbiamo dai capitoli fatti a tal uopo nel 1597 (1). Si applicarono anche i così detti zorni o condotti per le acque plu viali dei tetti, come nel 1473- spixi in orzoli posti a uno conducto facto presso la sagristia del vescovado sopra le botteghe , per cogliere le acque piovane et non guastare le fenestre. (1) Da questa posizione si rileva pure il nome di quasi tutte le viediqueltem po con le proprietà delle fabbriche; ma non essendo allora numerate difficilmente si può determinarne la ubicazione precisa. Un elenco delle vie ci diede non ha molto Filippo Conti sotto il titolo di Ova di Pasqua , e di Ferrara antica e moderna essendosene fatte due edizioni, la prima del 1842, l'altra del 1861. Un'altra lista ci porse il Baruffaldi nel suo Baccanale Banchetto fatto dalla Giovecca a tutte le strade di Ferrara-- (Opere postume To. III pag. 22; Ferrara, Pomatelli, 1787). -- 432 Nel 1438 , con una legge statutaria, si ordina di tener nette le strade e riparate , e di non depositarvi letami , immondezze , rusco , spazzature ecc. , e chi ha stalle possa farne cumulo sulla via senza però impedirla presso il proprio muro , e farlo trasportare entro le ventiquattro ore; ciò che non si pratica di presente. E neppure altre materie si poteano depositare sulle vie. Ercole Domaro maestro di scuola incorre in multa per aver fatto deporre presso il muro della propria casa in via di centoversuri terraccio et spazzatura : ciò av venne del 1537 circa. Dissi di appalti per la pulizia stradale, che forse talvolta esercitavasi economicamente, giacchè del 1522 si trova la partita- Carrezaria de questo chomun de Ferrara a Bellin Baura Massaro dela contrata de la piopa, per far portare via le imonditie de le piaze de questa Cità de Ferrara ; ed altra del 1532 Hercule di Lardi officiale deputato a fare scaricare le immonditie a la ripa del Po sopra la Porta della Gosmaria. Lo che ci dice che non facevasi allora incetta di letami o materie provenienti dalla pulizia ; chè anzi obbligavansi i carri a uscir fuori dalla città carichi delle materie sud dette, come dalla seguente spesa- 1537 Ai marangun che ha lavora a fare tre sbare zoè una per elponte del Casteltialto, una per la porta de san Benedetto , et una ala porta de san Zoane batista , perche li cari non vada fora dela terra ( cioè città ) vodj , che torni a cargare de ledame perchè se nitj la terraم E vi erano deputati a queste o perazioni , come del 1544 un Hieronimo Bersano era deputato a far spazzare le piazze e Cortil Ducale. Di questo istesso anno trovo pure una spesa per la dozza che se fa dinanti la bancha de soldati da la dozza maistra sino al drito de la porta del palazzo del Vescovado, per torre ' acqua dalla strada de Gorgadello, perchè la piazza non s' affondi. Convien quindi supporre che in quel luogo vi fosse grande concorso d' acque, se potevano essere sufficienti ad inondare la piaz za : forse la via fu detta di Gorgadello in causa di tale affluenza, che doveavi produrre un ristagno. Nel 1556 si proclama una grida nei due giorni 18 e 19 luglio, colla quale si ordina che sieno levati dalle vie, e vicinanze delle case, ledami, ruschi , fanghi, vinazzi , polvere , et ogni immonditie , e si faciano conziare ( riparare ) le selegate rotte ; et cussi asservare perchè non discorrano sulle vie orioli d' acque , lavelli, secchiari , et acquedotti ; di modochė troviamo antica eziandio questa legge igienica e di pubblico ornato, la quale oggidi in onta alle ripetute pubblicazioni non viene per anche del tutto osservata. E nel -- 433 1587 furono multati alcuni cittadini per non avere spazzata la stra da : giacchè anche in quello stesso anno si era prescritto che ciò si dovesse fare avanti le proprie case ogni sabato, e che non si doves sero portar fanghi, rusco, rottami, e calcinazzi avanti a' luoghi non suoi, e che i padroni fossero tenuti pei servi, e per le massare; sul quale proposito il nostro Ippolito Bonacossa nella sua opera De servis et fa mulis tractatus ( Venetiis Zenari 1575 ) diceva Ancilla proiciens tavatorias per fenestras , an faciat dominum in pænam incurrere? e decide affermativamente , citando il Cipolla in tractatu de servitu tibus (1). Che la città fosse divisa in quartieri e vi fossero i Capi Strada, lo dissi altrove (2) , ma posso aggiungere ancora che per la pulizia stradale vi erano i Cavalieri Presidenti di quartiere, senza l'at testazione dei quali di aver soddisfatto pienamente agli obblighi as sunti non si pagavano le rate agli appaltatori. Non so se tale misura sia tanto antica , ma bastantemente per provarla non del secolo no stro, rimontando i Rescritti da me visti al 1742. Per ciò che riguarda l' Agraria , per la quale attendiamo invano un particolare statuto che dalle stesse leggi eraci concesso di attivare, dirò che antichissimo è l'uso delle opere comandate sia di uomini , che di trasporti, e chiamavasi Domicato , forse perchè si considerava quale un tributo al padrone , cioè Dominicato da Dominus. Nel 1464 il di 26 marzo il Ducal Cancelliere Gio. Compagno dispone che il Giu dice de' Savj faccia dare a Margherita sorella del Duca trenta carreggi in domicato , per condurre canna a Fossadalbero a fine di fabbricare una nuova casa di canna da pochi giorni distrutta dal fuoco ( Com miss. Ducali Lib. 7 N. 10. pag. 35 retro). Doveansi però queste o pere comandate fornire di pane e vino, come si rileva da un atto del 1475; e già nel 1492 dovettero i contadini comandati in gran nu (1) Lo Statuto di Ferrara proibiva eziandio di tenere zardina (cioè giardiniere) vel vasa ad fenestras sine riparis etc.; lo che per altro riguarda maggiormente la pubblica sicurezza ( lib. VII ). (2) Si trovano sempre negli antichi rogiti le parole de contracta, lo che non vuol dire precisamente della strada o via, ma bensi in generale della parrocchia. S. Ro mano chiamavasi Sesto o Sestiere , ed era il principale. Ma la denominazione di quartiere è antichissima, conoscendosi ciò dal seguente documento, che dovrebbe tro varsi nell' archivio Estense di Modena Catastrum pecudinum antiquum in quo pre mittuntur omnes vassalli omnium QUARTIERORUM urbis Ferrariæ , il quale ca tastro era del 1272, eppure chiamavasi antico! (Arch. Com , lib. di Borso, lib. 9, n. 3). 28 -- 434 mero portarsi a lavorare alle mura nuove e starvi per un mese. Questo costume cessò ai nostri giorni, essendosi veduto in pratica sotto il Regno Italiano, e per qualche anno anche dopo la restaura zione del Governo Pontificio. Gli alberi sulle ripe dei canali non si potevano piantare, come si scorge da una istanza al Duca nel 1475 per aver esenzione da multa incorsa per zerte piante piantade de suso la riva del navilio. Nel 1479 poi si proibisce di far tagli alle ripe sia per iscolar acque de' campi , sia per prenderne, prescriven dosi che si debbano far chiaviche , con porte di legno , riportandone licenza dal Giudice de' Savj, e dietro parere judicis aggerum. Nel 1585 si provide all' esterminio dei lupi nelle campagne ferraresi , facendo appositamente venire dei pastori regnicoli avvezzi a tali caccie ; e di ciò parlai all' articolo Estimo e Tasse. Ma noi provammo anche un altro flagello, che non ha rimedio, cioè le cavallette o locuste. Ci ri cordano le cronache, e ce lo rammenta il Dalla Fabra nella sua Effe meride del 1749, che nel 20 luglio 1366 ne apparve una gran nube, che danneggiò le campagne divorando erbe, biade e foglie delle pian te. La quale disgrazia dovette rinnovarsi nel 1542 , giacchè in detto anno un Autore anonimo stampava in Ferrara ( per Fr. Rossi il 1 di ottobre, in 4 ) un Discorso sopra il nuovo apparir delle Cavallette , a Nicolò Vincenzi e vi si dice-- di queste , che vanno depredando i nostri paesi, per lo che parla di cosa di quel tempo in cui scrivea. In quanto ai rimedii che va passando in rassegna , conclude cosi : Trovasi una via spedita per discacciarle , la qual è se si pagarà la Decima , cosa detta da Iddio per bocca del profeta- portate la de cima, ed aprirò le porte del cielo..... riprenderò gli animali devoratori de' vostri ricolti..... che non mi maraviglio se ora vengono, perchè non si paga la decima... ! (1) I danni alle campagne sono gravi, special mente per fatto di malviventi che viver vorrebbero di altrui roba. Ed a frenare i danneggiatori, sino dal 1518 la duchessa Lucrezia Borgia emanava un proclama Contra damnificantes in legnaminibus et lignis existentibus in campanea, e si stabiliscono pene contro chi porta via dale possessioni et casali carazzi, legni tagliati , o che tagliano anche di loro mano rami d' alberi et arbori et portano in cittade per loro (1) Nello scorso anno 1863 si ebbe notizia dai fogli che a Smirne gli sciami di locuste si erano gittati attraverso la strada ferrata, e ' unţume prodotto dal loro schiaccia mento cagionò qualche deviamento dalle rotaje, di modo che si è dovuto ricorrere a spargimento di arena ( Eco di Bologna N. 192, anno III. 24 luglio ). -- 435 uso, et per vendere, comminando multe anche agli officiali delle porte che lasciassero entrare tai generi rubati. Questo abuso , o per meglio dire questo ladroneccio è oggidi ancora esistente, nė valsero a toglier lo gli editti (1). Eppure, impedita l' introduzione , cadrebbe da se , perchè di legne al minuto nelle campagne non si fa acquisto. Nel 1609 il Giudice de' Savj con editto del 3 luglio stabilisce pene pe cuniarie e corporali a quei contadini che vendessero dietro via generi padronali ; e ciò perchè frequentemente nel condurre l' entrate dei loro padroni alla città rubavano pali, zocca e fascine, facendone poi vendita di nascosto a coloro ch' attendono a simili sorta di traffico. Già sino dal 1581 con avviso del 9 giugno (Arch. com. lib. 27 n. 9) la Rappresentanza comunale vietava di spigare nei campi mentre i rac colti sono in campagna sebbene legati, e cavajonati, sotto pena di soldi 40 , e perdita delle biade spigate, tenendone responsabili i capi di famiglia per ciascun individuo della medesima, quando ancora fossero donne, o servi ; le quali proibizioni le troviamo rinnovate sotto il Governo Pontificio come dall' editto 3 luglio 1609 del Giudice dei Savj, e sotto il Regno d' Italia come dall' avviso del Prefetto in data 18 giugno 1807. La campagna ferrarese ha sempre dato e dà oggidi una delle mi gliori canape del mondo, specialmente per la marineria, e già cordaggi e telerie per vele furono premiate nella mondiale esposizione di Londra. Non mi farò poi a numerare tutti gli autori che hanno scritto intor no alla nostra agricoltura, ed agli animali che vi servono, chè troppo sarebbe, e d'altronde le opere si possono vedere nella nostra biblio teca ; e solo a titolo di grata ricordanza citerò il nostro sacerdote Chendi, che scrisse varie opere di tale argomento, fra cui l'Agricoltor ferrarese (1775), segnando le operazioni speciali da farsi in ciascuno dei dodici mesi dell' anno. Anche per gli animali si prendevano pro videnze ; come avvenne del 1481 che per molta scarsezza di foraggi e di strami il Duca fa tenere a sua disposizione carra 1650 di stoppie, come da ordine pro stupüs, seu stipulis. E giacchè si parla di foraggi dirò pure che , sebbene per consueto sieno estese le praterie e non manchino i foraggi, si coltivano l'erba medica, la lupinella, il trifo (1) Anche prima furono emanate leggi a ciò relative; nè tacquero gli Statuti, es sendovi al libro IV (de damnis datis ) una rubrica che parla de pæna scapantium arbores, et de pæna incidentium, et scapizantium zochos,aut cavacias ex arbore; e cosi molte altre di símil sorta. 436-- glio ; ed aggiungerò che anche il fieno greco usavasi fra noi sino dal secolo XV, avendolo trovato più volte menzionato (1). Un altro abuso che per le nostre campagne dura tuttora nel ferrarese si è quello dei boari, carrettieri e baroccianti che, sebbene coi rotabili non ca richi, non vogliono cedere il posto alle carrozze o veicoli di trasporto delle persone. Che si potessero costoro costringere a lasciar libero il corso lo dimostrano gli editti dei secoli scorsi, fra quali citerò quello del 22 giugno 1676 del legato card. Marescotti : Perchè sono state fatte diverse lagnanze in varii tempi da molti, dell' in discreto modo che tengono li contadini del ferrarese, mentre con loro carri e carrette, cariche e scariche, incontrano carrozze per strada di Gentilhuo mini e cittadini, che vanno e ritornano dalla città, con negare non solo di voler loro dare la strada uscendo di carreggiata, ma con necessitarli inoltre a darla ad essi, con parole molte volte superbe et ingiuriose, e ( quel ch'è peggio ) con minaccie, venendo insino all' atto prossimo di offenderli con forchette, od altri instromenti che portano ; Pertanto ecc. e si ordina ai boari per carri con bovi ed ai carrettieri per carrette con cavalli che, carichi o scarichi che siano i veicoli, debbano all' av viso del cocchiere di una carrozza venir fuori dalla carreggiata ecc. sotto pene pecuniarie e corporali, estendibili sino alla galera. Massimo è in oggi questo disordine, che meriterebbe di essere represso : non dirò già coll' ordinare soltanto che lascino la carreggiata i carri cari chi quanto basti a permettere in angusta via il passaggio delle car rozze , ma bensì che i carri scarichi, ove la sezione stradale sia ba stantemente estesa, debbano lasciare la carreggiata libera del tutto. XXXII. Territorio : Molte sono le opere, le quali trattano del territorio ferrarese, come siasi formato, come abitato ; ma in modo particolare il nostro Frizzi nel vol. 1 ed in parte del 2 delle sue Memorie per la storia di Fer (1) Questo foraggio, che dà un odore disgustoso alle carni ed al latte degli a nimali bovini , usavasi a rimedio eziandio della lebbra od Elefantiasi , detta an che Elefanzia. Veggasi- Almansor, cum expositione doctoris Sillani deNigris de Papia; Venetiis 1490 , in fol. jussu et impensis nob. viri Octaviani Scoti civis Modoetiæ nel libro De Cephalea et aliis morbis all'art. Elephantia, fra i cui ri medii cita farina fænu greci et stercor caprinus. 437 rara. Paludi ed ampie valli costituivano in gran parte questi fondi ; e quel tratto che dalla città va sino al mare chiamossi Bonificazione, comprendendo due Polesini, l' uno detto di s. Giorgio fra il Volano e il Primaro , l'altro detto di s. Giovanni Battista fra il Volano ed il Po grande o di Lombardia, poscia Po di Goro dalla Punta di s. Maria alla foce in mare. Era nell' animo degli Estensi di bonificare questi luoghi, e se ne hanno memorie sino dal secolo XIV; come si ha me moria che anche fra i privati eranvi bonificatori de' proprii fondi, trovandosi che il 16 gennajo 1549 con rogito di Aurelio Roiti li conti Mosti contrattano con M.º Tommaso del fu Nicola de Garisendi da Carpi alias dai Cocchi, citt. ferr. della contrà di s. Giacomo , perchè costruisca unum ædificium pro evacuandis et scolandis terris, vallibus, et campaneis a quibuscumque aquis. Ma la certezza di pubblici lavori artificiali rimonta solo al dominio di Alfonso II, che nel 1559 ne concedeva l' impresa ad Isidoro dal Portello di Padova, benchè poi si cominciasse, come sembra dagli atti relativi, soltanto nel 1564 ; indi fu concessa ad altri con esenzioni temporarie e privilegi ai bo nificatori. Questi nel 1579 chiesero al Duca un regolamento, che ven ne accordato nel 1580 con la istituzione di una Conservatoria, la quale amministrava e faceva eseguire scoli, ponti , arginature di di fesa, ed altri lavori. Clemente VIII succeduto nel dominio agli Estensi ne confermo i privilegi e le facoltà. Il resto del Territorio confina col Bolognese, col Ravennate ed Imolese mediante la Romagna, col Modonese e col Mantovano ; ma una parte vi era pure oltre il Po nel Polesine di Rovigo, detta la Traspadana, tolta alla S. Sede nel Con gresso di Vienna del 1815, ed anche colà vi erano valli e paludi e vi si fecero bonificazioni dette di Zelo e Bergantino, del Tartaro, del Bentivoglio ecc. Trattossi pure in un congresso del di 11 aprile 1715 di bonificare la parte inferiore dell' isola di Ariano, che era soggetta al ferrarese, ma non ebbe ciò effetto. Di molte di queste cose io die di un breve cenno nella mia Vita dell' Aleotti detto l' Argenta ( Ferr. Taddei 1847): ma chi nevolesse dettagliate memorie, le troverà nel ' opera di Giuseppe Bartoli-Entrate e spese di Ferrara ( Ivi Barbieri 1712 ) nella parte che contiene la Informazione, e Tabella della Cassa de' Lavorieri ( pag. 61-128 ) (1). Venuto nel 1778 a reggere la Lega (1) Ora si è formata una società di Azionisti per operare una grande bonifica zione, che arrecherebbe varii e sommi vantaggi al nostro Territorio. Duc. eccellenti -- 438 zione di Ferrara il card. Carafa, emanò le più sapienti leggi, fra le quali esimia si è la Costituzione sulla Congregazione per la Cassa dei Lavorieri, che vide la luce colle stampe nel 1785, e che serve tuttora di norma per quanto riguarda tutto ciò che dipende dall' amministra zione comunale, dalla provinciale e dalla consorziale in materia di acque. Quella Costituzione divise tutto il ferrarese in tre grandi com prensorii, oltre a quello separato dell' Isola di Ariano. Nel 1796 venne conservata la Congregazione de' lavorieri ; ma nel 1799 cominciò a subire delle variazioni , sino a che nel 1801 fu abolita. Ebbe varie vicende ; chiamossi Amministrazione d' acque e strade ; Commissione sulle Acque ; Magistrato d' Acque , che nel 1806 venne affidato al Consiglio di prefettura. Nel 1808 vennero creati dei Circondarii, o Delegazioni per le società degl' interessati, sino al 1814, in cui fuvvi una Congregazione de' scoli Interni. Nel 1817, in seguito al M. P. Pia no, fu emanato nel 23 ottobre un regolamento d' acque e strade col quale i lavori d' acque furono divisi in nazionali, provinciali e con sorziali , cioè quelli che interessano un consorzio di possidenti. Si crearono del 1818 le Congregazioni Consorziali, che abbracciavano, esclusa la Romagnola ed escluso Comacchio, tutto il resto in cinque grandi Circondarii , alle cui amministrazioni fu affidato in particolar modo l' invigilare ai canali di scolo ed alle chiaviche. Sussistono an cora questi Circondarii, nel mentre che all' Azienda idraulica gover nativa incombe tutto ciò che riguarda i fiumi, le arginature e le strade nazionali. Alla Provincia spettano le strade che immettono ai capi-luoghi della medesima ; ai comuni le strade interne di comuni cazione; ed a quello di Ferrara, oltre a ciò, anche l'amministrazione del canale di Cento dai Rodoni a san Paolo. L'antica Congregazione di manutenzione, istituita dopo la metà del secolo scorso, fu compe netrata in uno de' grandi Circondarii. Queste sono le nozioni principali e generali, cui potrebbesi aggiun gere che sino ad oggi non erano conformi in ogni luogo i pesi e le misure, sia dei solidi che dei liquidi , non che per la fabbrica zione dei mattoni ; che il manso era la maggiore misura , nome che conservasi oggidi a qualche intiero villaggio come sono i Mansi detti libretti sul medesimo vennero alla luce, del ch. Ing. Carlo Passega-- Intorno alla pianura ferrarese, ed alle sue acque; Bologna alla Volpe 1841 nificazioni ferraresi , e dei lavori a conservazione della loro Agricoltura ; come sopra 1845. e Delle bo -- 439 Masi del Torello ( perché forse appartenenti alla famiglia Torelli ) , e quelli di san Giacomo; il qual Manso comprendeva quaranta tor nature, o pertiche quadrate quattro mila ; la tornatura era di cento pertiche quadrate ; la tavola era di piedi cento , o pertica quadrata ; che le stime si facevano a moggia, staja, quarte , minelli , scodelle, e punti ; che la Bubulca , o biolca, era la quantità di terreno , che di consueto un boaro arava in una mattinata. In qualche luogo poi del territorio traspadano si usò la parola di campi , come tuttora si usa nel Padovano , e gli Estensi ebbero a servirsi di tale espres sione investendo particolari , specialmente nel circondario di Este in provincia di Padova , come da istromento del 1263, con cui si concedono 40 campi ad Albergetto Rangi. E finalmente si potrebbe ossservare che il primo Territorio ferrarese era costituito delle cosi dette dodici masse, nome che rimane ancora in Massa Fiscaglia , ed in Massa superiore in Traspadana ; come rimangono ancora i nomi di Correggio e di Vico , sebbene corrotti ed uniti ad altra paticolar de nominazione, quali sono Vico Novo, Vigarano, Voghenza e Voghiera ecc. Si potrebbe anche far cenno di quelle isole natanti, di che fa parola Plinio, asserendo trovarsene nel Lago di Bolsena; come ne par lano ' Ayala per alcuni luoghi delle Spagne, ed il Ferrario per altri punti dell' Italia ed altrove. Qui pure se ne hanno , e le diciamo Quore , alcune delle quali s' abbassano e s' innalzano nelle valli , e sono di tale una estensione che vi crescono salici ed ontani , e vi pascolano armenti di bovini e di cavalli. Altre sono congiunte alla terra ferma, e si risentono della pressione, come avvenne due secoli or sono presso Filo, dove costruendosi un' arginatura nella sera, tro vavasi nella mattina od avvallata di molti piedi per varie pertiche di lunghezza in causa del proprio peso , od innalzata d' altrettanto in causa della pressione dei tronchi vicini collocati pur essi sopra un fondo mal fermo o di quora. Queste cose hanno una testimonianza negli atti e rapporti originali ch' esistono nell' Archivio del Comune, a persuadere coloro che n'ebbero a dubitare. Anche di ciò parlai nel citato mio libretto sull' Aleotti. Ora passerò a dire di alcune cose particolari a seconda che ne trovai le memorie. Fra Benvenuto da Bologna domenicano nel 1314 ha l'incarico dal Maestrato patrio di associarsi ad altri sei ingegne ri ; e cioè, ch' essendosi colmato il canale naviglio destinato alle per sone e merci da Bologna a Ferrara , si debba cavarne il fondo per -- 440 la lunghezza di pertiche seicento, e dargli un letto maggiore voltan do le acque pel Cavadiccio ( P. Marchese Artisti Domenicani ). Dunque da Bologna poteasi venire a Ferrara per via d' acqua! (1) Nel 1459 Antonio Vendeghini ufficiale alle mura nuove fa spexe per andar al Finale de Modena , et a Zento dove era el Rmo Gardinale de Bologna , ed altri Zetadini de Bologna , che forno per cagione de retrovare e dare capo a Reno, el quale per la rota che el fieze zirca ' duj anni fa de supra da C.° etc. E qui debbo dire che non mi occorre di far parola delle grandi e secolari controversie del Reno, e delle sue immissioni nel Po, dalle quali venne perciò interrato , giac chè trattasi di oggetto sul quale si hanno infiniti scritti , e si scrive oggidi che vorrebbesi tentarne una nuova confluenza, per eccitamento dei bolognesi, per porci sul collo due tremendi fiumi assieme con vogliati , affrettando l' ostruzione anche del Po grande, e lo sbriglia mento del Reno per le nostre campagne (2). 1575. Al M. Paulo Leone Ambasciator di sua Eccza in Roma scuti cen to d'oro in causa delle confine ferraresi co' bolognesi, et per sua Mag.tia a M. Hercule dal Capril, cognominato el ferrarese , per altretanti havati in Roma ecc. Il Leoni di Padova fu professore e poi vescovo di questa città (3). (1) Quando Pandolfo Malatesta fu ad assistere in Bologna agli sponsali di Anni bale Bontivoglio con Lucrezia naturale di Ercole I d' Este nel 1487 , volle tornare col suo seguito a Rimini per la via del Po, montando sopra battelli che ' ordine del Duca Estense trovaronsi la mattina del 6 febbrajo apparechiati a Cortesella per essere la sera al Castello detto Bentivogli, e il giorno dopo a Ferrara. ( Cap pelli Mem. di st. pat. per le Prov. Moden. e Parm. vol. 1 pag. 422 ). (2) Trovo la seguente partita nel proposito del Reno 1582 Spexa de levare via el Reno dov'è de presente, et condurlo per un novo alvio, et per lej agl' infr. inzegneri, in Ducati 310 de moneta de Venetia, quali sono stati per li lochi, dove se voria mandarlo, havendo scandajato et livellato quei lochi, et questo de comis sione de S. Altezza Ser. cati 50 AM. Gioseffo Pontone Veronese Due. 130. AM. Gio. Agnollo Bertazzolo Duc. 130.- AM. Altobello Marcobruno da Mellara Du In tutto Ducati 310. (3) Si portò a Roma col notaro Michele Salano , con Gio. Alfonso Dal Corno e con scrittori, in tutto ottopersone, e vi rimase dal 19 ottobre 1573 al 3 marzo 1574, andando in barca sino a sant' Alberto , e la spesa totale fu di paoli 5215 e baj. quattro di moneta di Roma, che ridotti a scudi d'oro in oro a rag. di paoli 11 112 che sono baj. 115 per iscudo, tornano scudi 433 d'oro in oro, paoli cinque, e baj. nove di moneta di Roma. -- 441 0 4573. A spexa del confine Lire 27 soldi 6. de m. a M. Nicholo Rosello pittore per sua mercede d' aver copiato dui disegni simili uno all' altro delle confine del ferrarese , et L. 25 a M. Giovanni Alfonso del Corno per sua cortesia usata in andar con li periti del bolognese a far undessegno per poter poner e terminar el confine, dove li ha perso grandissimo tempo. Nel 1576 per questi affari era in Roma G. Battista Laderchi prof. e segretario ducale, come da spesa per scritture mandategli per causa de' confini. Questi però col bolognese non furono posti che del 1583 sopra una pubblica via, mediante manufatti ad eguale distanza, muniti di marmi con iscrizioni e stemmi , che una erronea tradizione attri buisce agli antichi romani , quando Ferrara forse neppure esisteva ; e ciò perchè quella via è detta e dicesi Imperiale. 1583. Venerj a di xxx. Desembre : a Mas. Ottavian Carribon taglia pie tra viva Lire 418 de m., per luj a so filio Giorgio, per esser morto il detto Ottaviano, qual è suo herede ( cioè Giorgio ) , et sono per resto et compito del prezzo de 18 termini de marmo, che importano de valore L. 1568. m. quali ha fatto a questo Comune da ponergli a li confini con bolognesi: da una banda gli è fatto l'arma del ser. S. Ducha nostro de Ferrara, et quella de questa Illma Comunità, et da l' altra quella della Santità de Pappa Gre goro xiij de casa Boncompagni bolognese, et quella della magnifica Comuni tà de Bologna, in ragion de Ducati 20 l' uno da soldi 76 m. per scudo , come ne appare instromento rogato per M. Cesare del Sagrà notaro de' Sa vij a dì 12 Luglio 1583, et ha havuto in più volte a buon conto L. 950. E il disegno dell' arma o stemma ducale lo fece il pittore Mon ferrato ( detto de' Calcagnini ). 1582. A spesa di confini fra Ferrara e Bologna- A M. Paolo Monfe rato pitore p. haver fato l'Arma del ser. Ducha nostro , de terra , et il rilievo de zesso , et l'impronto de stuccho , per darla a M. Ottavian ta glia preda viva , per intajarla nei marmi dei termini, che vanno posti alli confini con i bolognesi. Quando per gli oggetti di acque si erano fatte delle Congregazioni di cardinali per parte di Roma, il Duca dovette forse scriverne parti colarmente al Pontefice perchè non si usassero parzialità od ingiustizie, e perchè si sollecitasse una decisione ; giacchè lo stesso Pontefice , ch' era Sisto V, con lettera privata di tutto suo pugno e munita del particolare piccolo sigillo, rispondeva Sixtus P. P. V. Dilecte filii salutem, et Apost. Benedictionem Alla carta di V. A. delli 22 di questo, dico che Lei non solo non deve pigliarsi -- 442 afflitione, che la causa delle acque e del Reno se cometta alli tre Cardinali, ma ne deve pigliar molta consolatione ; si perchè se levarà una volta di un disturbo hormai di cinquant'anni , sì anco perchè se metterà silentio hora per sempre. Non vede Lei che il mio predecessore per non tener or dine nella Metropoli di Bologna, oggi mette il tutto in disputa: non è bene che noi caschiamo in questo disordine : nè dubbiti della prestezza, perchè la sollicitarò io : nè mi fidarò de'suoi Agenti. Stia dunque di buona voglia, et consolata; et Dio N. S. lo benedica sempre. Di Roma il di 31 di Gen naro 1587 Dilecto filio Nobili viro Alfonso Estensi Ferrariae Ducis. Questo prezioso documento esiste nell' Archivio del Comune ( Lib. 28 Ν. 13 ). Di topografie del ducato o provincia ferrarese abbiamo quella di Alfonso del Corno del 1575 (che però a me non fu mai dato di ve dere, ma che trovo citata nel Saggio di Bibl. storica ferrarese di mons. Antonelli ); altra dell' Aleotti del 1599 riprodotta nel 1602 e 1603 ; altra del Bonfadini del 1709, altra del Baruffaldi del 1758, altra bel lissima del Barbantini del 1825, non ponendo mente ad altre molte cumulative, od in piccole dimensioni. Della città non abbiamo piante antiche , se vogliasi eccettuarne quella inserita dal Frizzi nella sua storia di Ferrara. Una di grande dimensione si è quella incisa da An drea Bolzoni nel 1747; altra del Pampani del 1836; e finalmente una grande incisa in Roma nel 1850 per cura del Dicastero generale del Cen so. In quanto a luoghi antichi, o di antica denominazione , io non po trei darne qui alcun dettaglio; intorno a che si potranno vedere il citato Frizzi, e la Historia Rer. Pomposianarum ecc. del P. Placido Federici. Non trovai che pochissime cose quali sarebbero, per esempio, nel 1361 choa de Rondana in vicinanza del canal di Vigarano, lo che mi fa sospet tare sia la Rondona, nome che ivi porta anche attualmente una strada ; nel 1373 il canale di Prerotto in fundo dicto Prerupto ( v. all'art. architetti , Bertolino Ploti da Novara ) ; nel già citato 1361 in fundo Catinare, in fundo Tassaroli ; el vargo ( forse varco o guado ) de Vil lamana; in fundo Gaibane juxta Pellacanos et viam Gattamarze; Caput retis , e rete Capo di Rete ( forse di scoli o d'acque ) poi Codereta come da atto del 1510, indi Codrea; Mergone, Vergundino, Grassallo, Ducatus Merzoni nel 1373; Massa Fuscaja come da rogito del 1483 , ora Massafiscaglia (1) ; Maderius forse Majero, Madraria cioè Marrara, (1) Non sarebbe affatto improbabile che fosse Massa Piscaglia; ovvero non sa rebbe fuori di proposito il credere che appunto da Fuscaja fosse venuto Fiscaglia. Una Valle fosca fu compenetrata del 1493 nell' Addizione Erculea. -- 443 Portus Vedrarie , cioè Porto Verrara nel 1370 ; Aquachius cioè luogo acquoso, ora Quacchio ; Lacusellus piccolo lago, ora Aguscello ; lacus Cumarj , o Cumarum ( forse della famiglia Cumari ) indi Cocomaro nel 1308; e nel 1473 Peloxella o Paduxella ( forse piccola Padusa ) come viene detta latinamente da mons. vescovo d'Adria in una bolla del 1846 , cioè Polesella nella Traspadana ; Goltarasa , ora Stellata ; fiume Scoltenna, ora Panaro; Caput canitum cioè Coccanile forse Capo di terra con canna; Firminiana cioè Formignana (ove del 1361 pos sedeva un Paolo Faliero di Venezia); Cinzalinus cioė Zenzalino; Cor bulle cioè Corbola ; Mensulle cioè Mesola ecc. Gli antichi borghi , come non solo dall' estimo fattone nel 1494 , ma bensi ancora dalle norme scritte per la perequazione del 1432 , erano Perlo ( che del 1361 trovai detto anche Dossobono, in fundo Dossoboni, sive Perli ) , Mizzana , San Leonardo , San Guglielmo , Sant' Antonio , San Luca , San Giacomo oltre Po ( cioè di là del ramo di Ferrara), Pioppa , e Misericordia. Fra le strade interne, di cui ora son perdute le vestigia e la memoria, eravene una, come da rogito nell' Archivio notarile, detta contracta Petricochi, che rinvenni citata più volte nel 1354, ed in qualche anno susseguente. Terminerò coll' accennare ad un rogito esistente nell' Archivio capitolare, del 1364 10 febbrajo, di Pietro Pialbene ( fasc. B. ), dove si dice presentibus testibus vocatis et rogatis fratre Joanne Canonico regulari sancti Georgii de Ferrarola; per cui ben si vede che la parte di città rimasta oltre il Po di Volano , detto ora il Borgo di san Giorgio Traspadano, fu lungamente denominata Ferrariola (1). XXXIII. Torre di Rigobello Hanno sempre gli storici nostri prima di Antonio Frizzi confuso questa Torre con l'altra dei Ribelli , volendo far credere che la pa rola Rigobello sia un' adulterazione dell' altra , e non ponendo mente (1) Cosi avea fatto il Vescovo Giustino, che nel Concilio Romano del 680 , seb bene presule di Ferrariola ove si erano rifugiati i Vico-Aventini sino dal 657 , si firmò Justinus Sancte Ecclesie Vico-Aventine Episcopus. Non so poi comprendere come nel Circondario di s. Giorgio, che pure fu città se ebbe Vescovi proprj (come appunto li ebbe ) per quasi cinque secoli , non si trovino monumenti antichi e tali da far testimonianze oculari ch' ivi esisteva Ferrariola. 444 che le parole per corruzione si accorciano , ma non si allungano giammai. Parlando io de' pubblici orologi in Ferrara ebbi a ripor tare alcuni documenti , ed a scrivere alcune memorie sulla Torre in discorso , giacchè sopra di essa fu posto il primo orologio nel 1362 (Storia patria, documenti ed illustrazioni riguardanti le Belle Arti in Ferrara ; Bresciani 1852. Storia patria , sulla Torre di Rigobello ; Bresciani 1852 ). Quella dei Ribelli era sull' angolo del palazzo della Ragione, il cui fianco guarda la chiesa di san Romano, e colà si e sponevano gl' impiccati , e le teste ed i quarti dei giustiziati. Quella detta della Renga, ossia dell'Arringa indi della Massaria, stava dall'al tra parte dello stesso palazzo in angolo alla via di s. Paolo, dove ora si vede l' elegante torretta di architettura dell' Aleotti eretta nel 1603: quella della Massaria si rovesció pel terremoto del 1570, e se ne sostitui altra di legno, determinandosi poi nel 1600 di ricostruirla. L'altra di Rigobello era inerente al palazzo Estense in angolo alla piazza ed alla via della Trinità , o di Corte Vecchia , detta volgarmente degli Orefici. Non saprei dire con certezza come abbia potuto essere deno minata di Rigobello; che se una cronaca anonima volle dire che un architetto di tal nome ne fosse il costruttore , potrei rispondere che a ciò non basta una semplice asserzione , tanto più che non mi fu giammai dato di rinvenire tale denominazione prima del 1457 (1) , vale a dire quasi un secolo dopo che vi fu collocato l'orologio. Forse le diede il nome un custode; nè ciò sembri affatto improbabile, giac chè molti vi furono di nome Rigo cioè Federico, e di cognome Bello, e vi fu pure la famiglia Rigobello, avendo io trovato in un rogito di Ugo Caleffini, del 1435 21 ottobre, nominati Leone, Pietro ed Ugo fi gli del fu Domenico de Rigobelli; e cosi un Bon nel 1583, una Lucia nel 1610, un Gio. Antonio nel 1749, e persino un Gaspare nel 1836, tutti di quel cognome. Nè una maggiore sicurezza potrebbesi avere della costruzione , perchè non si hanno di ciò precise memorie , nè documenti certi. Per non omettere cosa alcuna, riporterò le parole, di una cronaca ( anon.ª presso mons. Antonelli ). 1274. Pel bisogno di una Torre per l'Orologio, fu fatto fare un edifizio eminente da un uomo eccellente nell'arte del Muratore , chiamato Mistro Rigobello , e si fece una gran torre sul cantone della Piazza , che va a S. Stefano, e si cominciò del mese di Giugno, con palificata di travi di Rovere (1) Se sussistesse la corruzione, perchèl'Ufficio Camerale che del 1457già si chiama va Rigobello, nel 1488 sarebbesi poi detto de liRebelli, come si trova in autentico atto? 445 ben fitte in terra , e si chiamò col nome del costruttore, facendosene poi un' altra sul cantone contro san Romano colle pietre delle case dei ribelli ec.
 Ma oltrechè non sappiamo chi abbia scritto e quanta meriti fede, egli scriveva in un'epoca in cui già la torre avea preso la nota de nominazione. A constatare poi la verità della sua ubicazione infinite sarebbero le prove :- del 1601 13 Marzo si fece in piazza tra la casa del D. Bernardi e la Torre della Renga un palco ecc., e ciò esclude che quella di Rigobello fosse sul cantone di san Paolo ,- Il Pa lazzo Estense si dilungava dalla torre di Rigobello sino alla piazza del Castello ecc. ( Scalabrini )- Aggiunse ( il Duca ) all'antico- Pa lazzo Estense vari loggiati e poggioli di marmo verso la torre di Ri gobello ecc. ( Frizzi ).- Nel 1496 un terremoto dirocco la Torre di Rigobello, la Torre dei Ribelli e l'altra ecc. (Cronaca anon. già nella Bibl. Costabili ora di mons. Antonelli): dunque erano due edificii sepa rati,- 1512. 9 Febb. Incendiossi il Palazzo della Ragione,.... le due stra de di S. Paolo, e di S. Romano sul canton della quale restò incendiata la Torre dei Ribelli..... ( Cron. sudd.): dunque latorre dei Ribelli era di fronte a s. Romano.-1536. Unasaetta colpi la Torre di Rigobello, e s' impedi che il fuoco passasse in Corte Vecchia ( Cronaca stessa) : dunque la torre di Rigobello era nel palazzo di Corte Vecchia. E cosi mille altre prove. Questo magnifico monumento , del quale diedi an che un disegno, fu colpita dal fulmine ed in parte distrutta nel 13 settembre del 1536, cioè per la metà superiore , mentre per l' altra era costruita a volta; poi riparata, sino a che non ancora totalmente compiuta , nel 25 ottobre del 1553 sulle ore 21 ital. , ruinò affatto danneggiando il Consiglio di giustizia è la Cancelleria ducale, con la morte di un merciaio, ed atterrando in parte la casa dirimpetto degli Avenanti detti della Colonna, che venne poi risarcita coi marmi della caduta fabbrica. L' Orologio fu trasportato in una delle torri del Ca stello. Nè saprebbesi accennare alla causa della caduta se non la mancanza di solidità; nel che sembrerebbe confermarci la spesa che trovasi fatta del 1551, cioè nel tempo stesso in cui si stava ricostru endola nella parte superiore , di quattro grandi contrafforti appostivi da Mastro Bertolin (Gigli) da Cento Inzegnero al servizio del Comune, ponendosi anche asse a li aremarj de la libreria , dove se fa il con trafforte, a fin che non sia mosso li libri de sua Excellentia ; lo che sempre più viene a persuaderci che la torre era parte dello stesso Pa lazzo degli Estensi. Al di sopra della mostra dell' orologio era una nicchia a trittico sormontata da una campanella, forse quella che suo nava chiamando i Re Magi, come vedremo più innanzi. Una cornice dorica terminava il fusto della torre , poi vi sorgeva un poggiolo di marmo sostenuto da archetti basati sopra modiglioni discendenti alla detta cornice. Sul piano del poggiolo innalzavasi un loggiato o tem pietto ottagono con piedestalli e colonne d'ordine corintio ; indi un altro poggiolo ; poscia un tamburo sostenuto da otto colonne, il quale conteneva la campana delle ore; quindi la cuba o piramide scannel lata , o piuttosto a striscie , al cui vertice stava un angelo alato , e sul capo di esso un' asta di ferro con banderuola. Ritengo poi che l' architetto restauratore fosse Terzo Terzi, dacchè una nota originale che io posseggo del 4 febb. 1554 , e riferibile a' lavori dell' antece dente anno in cui cadde la torre, tutta di pugno del capo muratore Zoane Batista Tristan , vedesi firmata dal Terzi. La sua altezza era di piedi ferraresi centotrentatrė , ossia più di cinquantatrė metri. È poi certissimo che si pensò a ricostruirla :
 1579. 19 marzo.... Postremo sermo habitus circa turrim fiendam horologii olim appellatam di Rigobello, in loco ubi alias fuit ædificata, in quo loco ef fecta sunt fundamenta , sed non tam magna pro ut necesse fuerit , cum in totum fienda fuerit ipsa turris, et propterea necesse fuerit augere funda mentum, et augere etiam turrim... deliberaverunt fieri cum opus fuerit. Ma più nulla venne discusso, nè deliberato , ed anzi nel 1593 vi si adattarono alcune stanze ed un poggiolo terminatosi nell' aprile del 1594 , che più ora non esiste, ma del quale tuttora si veggono le esterne traccie. Ora darò i documenti che rinvenni relativi a lavori ed orologi della torre. 1456 A Fiorino de Domengo da Verona tajapreda per lo lavoriero de marmoro che luj fa in la tore de rigobello al orelogio, e a cinque soi chom pagni, che li ajutano. 1457. AGirolamo (1) depintore Lire cinque questo a luj dise per chom prare chulurj p. depingere le arme in la tore de rigobelo- Item p. chom prare azuro e peze cinquanta d'oro per dorare l' arma de lo Illm. S. N. sopra lo relogio et per l'azzuro da metere al tondo del reloglio. It. Lire (1) Questo pittore Girolamo era da Pavia , e da lungo tempo già dimorava in Ferrara ; e dovea pur essere di qualche merito se non solo queste armi o stemmi ci dipinse , ma bensi ancora l'immagine dell' Estense Signore nel 1453 alla Torre del Fondo. -- 447 otto soldi diexe per chomprare folgie d'oro e de rezento ( argento) e chu lurj per adornare l' arma ec. (1). E così altre partite a favore dell' altro pittore Titolivio. 1472. 30 Agosto. A M. Gio. Bianchino depintore Lire doxentonove soldi quindexe dinari oto , li fazemo boni per la fabrica de' pozoli de piaza per soa merzegna de havere depinto e fato l'infr. lavori como apare da scritta tasada per M. Piero de Benvegnudo- Per ritoccare merli 22 su la tore dele hore soldi 20 l'uno L. 22 : per haver ornado e depinto pertege 40 de la torre del mezo in su a soldi 33 L. 66: per haver depinto de mezo in zoxo dela tore pertege 17L. 10 40: per haver depinto azurro fino e messo d'oro l'arma duchale dela tore L. 15 12: per haver depinto el primo pozolo che sono p. 864 a soldi 6 el pè L. 21 12, et per el terzo pozolo che sono pè 356 a soldi uno L. 16 16 : et per l' antipeto del primo pozolo Li re 4.5 : et per l' antipetto dell' altro pozolo a biaca ed olio L. 18: Item L. 124, 17, 2: che li faziamo boni per la fabricha suddetta per sua mer zegna de havere depinto a tutta sua spexa li inf. lavorieri como tassò M.΄ Piero de Benvegnudo per una scritta posta in filza It. per haver depinto champi sedexe, modioni, sfondi, cornixe , messi ad oro in raxon de L. 5 el champo L. 80: It. per 65 chantinele L. 55: It. per 185 coreze incampi a soldi 2. l' una L. 18. 10. Dalla quale nota che non è compiuta, mancandone la parte infe riore, si rileva che la Torre, anche prima del fulmine cadutole sopra nel 1536, era adorna di poggioli, cornici ed altri ornati. 1537. p. cavare un pozzo dal 20 al 23 Febraro da la botega de M.° Iacomo per atrovare el fondamento de la tore ; e per pagare una antena lunga piedi 25 per fare una trivella per trivelare dito pozo. Se nel ricercare le fondamenta si fossero trovate acque, non sa rebbe stato questo un pozzo artesiano o modonese ? 1537. 11 7bre. Spexa per fare el primo solaro de la tore de Rigobello It. per livrare ( terminare ) de choprire il choperto novo, che se fato a la tore de Rigobello. 1550. Spexa per far tri solari d'asse che se bruso da la sita del tron (saetta del tuono ! ), et per portar zoxe de la tore le imondizie che se li fo suso quando la se bruso Item p. li coperchini e manoali ch' à lavorà a choprire el palazo del Duca videlicet dov'è la tore de rigobello , et la vora a portar zoxo del predamo et chupi ch' à roto li muradori et maran (1) La premessa partita la riportai già sotto i N. 1, 2 e 3 a pag. 18 del libretto Storia patria etc. già citato , come vi posi quelle che qui riporterò con altre, ma che contrasegnerò con asterisco. 448-- goni quando s' armò e feze li solari dentro via , e s'è rotto a fare li busi dove se posto li chiavoni 一. Altra manifesta prova che la nostra Torre faceva parte del Palazzo degli Estensi. 1551. A M. Matia da San Felize chapomistro e conductore de la fabri cha, che ha chonduto el lavoriero etc. Qui peraltro ricordo la nota già accennata del 1554, che fu stesa dal Muratore Tristano; forse gli era subentrato, o gli fu compagno. 1551. A Zoane Boscho medego che à medegà Bertolino più volte del mese de Novembre, che havea lavorà fino sira a la tore de Rigobello, et andaseva a chaxa, e uno regazo menava uno chavalo a la stalla del Duca, et chorse adosso a dito Bertolino, e lo butè in tera como ( con ) la schina indria et se rompè la testa, e stete malo per morire, et M. Zoane l'à me degà et guarito, et perchè Bertolino è povero , el sig. Conte (il Giudice dei Savj ) pagò el medego per essere M. Bertolino inzignier de dito chomun. Quindi vediamo che anche l' ingegnere Bertolino Gigli da Cento assisteva i lavori ; e forse sotto la direzione dell' architetto Terzi. 1551. Pagamenti a M.º Piero da Como tagliapietra viva per marmi lavorati : in altra partita M.º Pietro è detto da Bergamo. 1551. Per uno palo de ferro acialato da dui capi per fare li busi nella tore dove vano inchiavati li marmori. 1552. Pagamenti a M.º Ottaviano Cariboni, ed a M.º Gio: Antonio de Jacomo de Trinchi suo compagno tagliapietre vive, di ducati dieci d'oro in oro, nel 30 marzo, per lavori ecc. 1552. A M.º Iulio da Foligno orevese per la bottega disfattagli ai piè della torre, perchè impediva di tirar su le armature i materiali, si dà un compenso, e gli si paga l'affitto sino a che possa far ricostruire la bottega, od erigerne un' altra. E qui vediamo manifestamente che anche prima del 1552 le basi del palazzo e della torre erano già ingombre e deturpate dalle botteguccie, che ora solo dopo tre secoli vengono finalmente distrutte. In quanto agli orologi, vedemmo già che uno vi fu posto nel 1362, primo su quella torre, primo in Ferrara ed uno dei primi esposti al pub blico in Italia; e vediamo ancora dai documenti che, se non allora, ben presto però vi si stabilirono degli appositi custodi, uomini dell' arte. * 1435. 22 marzo. Deliberaverunt quod Magister Stephanus de Morsiis de Padua habeat libras xxx mutuo, ut possit venire Ferrariam cum ejus fa milia et victualiis et masseritiis ad serviendum horologio turris comunis 449 Ferrarie. Preterea pro salario singulorum mensium habeat quod habet Bul zonus ad presens magister dicti horologii , qui est librarum quinque pro singulo mense (1). Sembrerebbe però che il Morsio non venisse, ma invece fosse so stituito il Bolzoni da un Michele da Fiorenza, come dal partito del 6 ottobre dello stesso anno Deliberaverunt quod Michael de florentia Mag. horologii ponatur cum bulletta Kal. mensis sept. proximi elapsi, loco Bulzoni, qui Michael promisit gubernare dictum horologium eo modo et forma quod prius faciebat dictus Bulzonus-. Ma poi anche di questo io sospetto che non si avverasse la ve nuta , perchè io trovo del 1453 e del 1458 ancora M. Bolzone da Bergamo maistro de chonzare ' orolojo , e persino del 1470 , in cui con supplica del di 8 febbrajo chiede al Comune di Ferrara , un aumento di paga per la grande diligentia et intollerabile fatica dura zorni e nocte andando a la torre a riparare dicto orologio che è lo governo de tutta Ferrara , per lo che intanto il Duca gli dona due paghe , e le paghe morte ; non vedendosi poi cosa risolvesse il Mae strato. Questo Bolzone , che in detta istanza dichiara il proprio co gnome dicendosi Bulzonus a Donatis, sarà quello stesso del 1435, od un suo discendente ? ★ 1510 Spexa extraordinaria a M. Bernardino da li Orologi p. sua mer cede de havere conzio per tutto di XI Aug. lo orlogio de la tore de Rigo bello, che era guasto et non sonava el justo , alongato el martello , et re conzo la volandola, et un rochetto che scrulata dal martello, et facto refa re ferri ec. (2). 1511. 1. Maj : Convenit cum Dno Peregrino filio Mag. Simonis Caneyarii, officiale ad horologium turris Rigobelli, pro reparando, et mantenendo horo logium expensis suis quantum sit pro omnibus rebus ferreis ecc. et pro pulsanda campana ob incendios ecc. (3). : (1) Sino dal 1427 un Giovanni Bolzoni da Parma era rettore della chiesa di san Gregorio. (2) Questo Bernardino potrebb' essere quello di Padova detto pure dagli Orologi, e che nel 1550 concorse all' invito dei Procuratori di s. Marco in Venezia pel restauro di quell' orologio. (3) 11 Peregrino f.º di Simone Canevaro ( non saprei dire se di cognome , o cantiniere ) non venne rimpiazzato in causa di morte; giacchè anche nel 1513 tro vasi un pagamento allo stesso già Officiale a la custodia etc. 29 -- 1513. 16 Aprilis 450 Elexerunt Mag. Ambrogium Gallinam de Regio of ficialém, loco dni. Peregrini, ad horologium pro salario consueto. E questo si trova custode anche nel 1529; mentre poi del 1532 cra morto, come da partita a favore de' suoi eredi. Vi subentrava un Giovanni Battista Ravillio , che vi troviamo anche del 1544. Costui fu anche artefice di stampi o conii da monete, e fu padre di un ca nonico Giulio traduttore del libro Successi d'Inghilterra ecc. (1). Nel detto anno 1544 entrò un Bernardino di Matti, ed era deputato a far andare in volta la spada che segnia le hore à la torre de Rigobello ; lo che ci fa sapere come per anche le sfere non giravano da sè stesse, ossia per macchinismo. Tornando a parlare degli Orologi , va rie volte su questa torre vidersi a cangiare. Dopo quello del 1362 pare che succedesse l'altro del 1402 , di che fa parola la cronaca del Delaito, intrapreso da un Corrado tedesco, il quale poi, non sen tendosi capace di condurlo a fine, se ne fuggiva. * 1402. De mense... fuit incepta constructio, et laborerium horologii novi super turri Palatii Domini Marchionis cum Angelo , tuba , stella et aliis in geniosis artificis per Magistrum Conradum Teotonicum, qui tandem non capax industrie ad perfectionem opere sue, absentavit per fugam Non mi risulta se e chi lo compiesse; ma nel 1433 ne era già stato costruito un altro, mentre ne vediamo il collaudo nel 16 luglio * Ser Ferragutus Cataneus coram dominis Judice et Sapientibus consti tatus, eisdem retulit se fuisse de mandato ipsius Dni Judicis , una cum Sa lomone de Sacrato, ad videndum, et examinandum horologium noviter con structum, habentem perfectionem juxta premissa për magistros dicti horologi constructores , et invenisse edifitium predictum secundum scripturam.... di cens fore debitum, et honestum quod ipsis magistris , et constructoribus i psius horologii fiat debita solutio. Deliberaverunt ipsam solutionem fieri etc. Ma qui non si vede chi fossero quei costruttori, che forse conosce remmo, se le presenti memorie non fossero estratte da soli frammenti dei libri giornali , che quasi totalmente andarono dispersi e distrutti. 1557. 12. Martij. Deliberaverunt necesse esse fabricari facere unum ho rologium eo quod ad présens sunt in hac civitate Magistri, qui se obtulerunt (1) Un altro figlio di Gio. Battista fu Alessandro Ravillio, che pure era custode dell' orologio , ma alla torre del Castello dove fu trasportato dopo la caduta di quella di Rigobello. Alessandro moriva nel 30 decembre del 1580, e veniva sepolto con honorata pompa nella Chiesa dello Spirito Santo. -- 451 dictum horologium facere eo modo quo ipsi Judici videbitur et placuerit, qui magistri in medium adducti fuere, exortantes predicti d. sapient. et adjun. ut eorum parere dicant quid agendum sit, maxime cum dicti magistri petant trecento pro mercede dicti horologii scutos tercentum quinquaginta- si delibera per et tunc contulerunt potestatem, bailiam et facultatem etc. Ed infatti nel giorno susseguente a rogito di GiammariaAgolanti se ne stipulò il contratto ( Arch. notarile ) col quale * Lionellus filius q. Magistri Jo. Pauli de Raineriis , civis regiensis , co gnominatus dali Orologi , et Christophorus filius q. mag. Marci de Ponte , civis parmensis ecc. promettono ad Aldobrandino Sacrato Giudice de' Savii di fare in turre dicta de Rigobello , unum horologium magnum pulsantem horas, cum suis radiis de auro ecc.- ed alle condizioni si dice-In prima l' orologio lavorato, adornato, fabbricato et posto in opera. Item, che avanti. bata le hore, soni un boto de una campanella, et poi descenda uno angello che sonarà la tromba, et cum quello verrà fora li tre Magi, li quali faciano la riverentia alla Verzene Maria, e passati che saranno, lo Angello ascenda al suo loco ; overo quelo che più piazerà alla Excellentia del sig. Duca de Ferrara che se li habia a porre, perchè bata le hore de sei hore in sei hore Questo orologio venne quindi eseguito dopo che il fulmine rovinò in parte la torre: e se dessa non fosse poi caduta, forse lo vedremmo ancora, come si vede tuttora in Venezia quello sulla torretta nella piazza di san Marco, eseguito pur esso di questo tempo dagli artefici Rainieri da Reggio (1). Intanto a Leonello furono tosto prestati dal Comune ducati sessanta d'oro, come fu pagato l'oste Giovanni Guer zo ( cognome, o guercio ? ) per sette giornate d' alloggio e vitto ai detti costruttori. V' impegnarono non breve tempo ; giacchè anche del 1542 erano in Ferrara, e fra molte partite da me vedute, sol tanto la seguente parla dell' orologio come già fatto : 1542. A Mo Lionello Rainieri da Reggio, et M. Cristoforo dai Ponti da Parma, compagni mistri de horologi a dì 7 oct. L. 90: per quello che loro hano a venire chredituri per uno horologio che hanno fatto a questa Comu nità de Ferrara, per ponere suzo la tore de Rigobello, per potere fare an dare in volta la spada che mostra le hore, et per fare sonare quele suzo 1) 11 ch. D. Nicolò Erizzo ci diede una Relazione storico-critica della Torre dell' Orologio di san Marco in Venezia, corredata di documenti e con tavole ; Ve nezia 1860, in 8º, in, cui a lungo parla della famiglia de' Ranieri, che fecero oro logi in tante città d' Italia , dove il meccanismo dei Re Magi salutanti M. V. era il tipo speciale della parte esterna, come appunto in Venezia. dita tore ogni volta che li sia posto la sua champana, et sono la valuta de Ducati vinticinque d'oro a ragion de soldi 72 per Ducato. La quale campana venne già intrapresa nello stesso anno 1537 contemporaneamente all' orologio : eccone le prove 1537. Spessa de refare la champana la quale scole ( si fuse ) in parte per el focho, che fu in dita tore, et per fare un pozo in la monition de s. Benedecto per fare zetare la champana, et se li è facto una sezunta eсс. Item, a M. Antonio Francesso ( francese ) muradore et a Benedecto Cima duro per fare le forme de la champana (1). ★ 1537. A Nicholo Francesso da Nansi ( da Nancy) M. che azeta la champana, et champanello de la tore de le hore de Rigobello L. 105. per resto de L. 115. e soldi 10. per suo chredito ecc.... et per la dicta champana pessi ( pesa ) pisi dosento, et il champanello pessa pisi tri e lire sete. . Si pagarono poi nello stesso anno e per la stessa campana altre lire a Simon Franzesso, cioè Francese, e ad altri che somministrarono cera, filo di ferro, cerchi di frassino ecc.; tanto più che la campana si dovè gettare due volte, come si ha da ulteriori partite. Si pagò pure M. Stievano Segizo intagliadore de legname per fattura de tre arme fate de cavo per mettere sopra a la champana- M. Antonio Rigon Magnan per haver fato un fero dove va a tacha el batochio cum la champanela pi 0 zola M. Albertino Pegiato per piombo per uno contrapexo a la spada che va intorno de fora via de la tore al signo de le hore 一. Nel 1542 si fece un riparo all' orologio, affinchè i curiosi non lo guastassero, salendo sulla torre 1542. per uno armaro de asse de peso ( pezzo cioè abete ) in suzo la tore de Rigobello a bisogno de l'orologio novo, che se mete suzo dito ar maro suzo uno scabelo fato con duj scalini de ase con quatro porte per posere aprire, perchè quando le persone va suzo dita tore non posa guastare diti instromenti Nel 1550 M.º Antonio torlidore viene pagato di sete ragami ( ar gani ) de sorbaro posti in opra quando se tirò su la champana, nel quale incontro si adoperò la rustega ( cioè molinetto ) del Comune che era menata in voltaper tirar la campana da terra suso la torre ; e per questa operazione si pagarono i soldati perché sorvegliassero che non fosse tagliato il cavo. Terminata l'opera , si comprarono fiori, e ne fu fatta una girlanda de'più sorta posta intorno a la cham (1) Benedetto era di cognome Della Mela. 452 -- 453 pana nova, ed a Bertolino Gigli da Cento Ingegn. del Comune fu do nato da vestirsi per haver fato tirare suso la tore la campana grossa deputata per sonare le hore. Furono pure pagati quei militari , o birri che fossero , per sorvegliare la ciurma dei curiosi giovinetti , perché li puti andaseva suso dito coperto ( del palazzo Estense ) per vedere tirare suso la champana; ma poi traseva soxo de le prede , e rompeva la testa a le persone che lavorava Fra le riparazioni all' orologio dei Rainieri e Da-Ponte, la princi pale fu quella fattovi nel 1552 da un Nicolò Tedesco bombardiero de' sua Excellentia , che vi ricostrusse due rode de ferro , e conzo el tempo ecc.; il qual Nicolò nel 1554 venne imborsato dal Comune per lo amontar d'un oronojo (orologio ) comprato da lui e posto sulla torre dell' Arringa * fornito di tutti li fornimenti , et la spada da mostrar le hore, cum una cassa de legnio depinta de verde intorno, consigniata a Crespino torresano, che batte le hore. Null' altro si trova dopo quest' epoca, se non la malaugurata me moria un anno dopo, cioè del 1553 , della improvvisa caduta di quella superba Torre. XXXIV. Visdomini Veneziani La giurisdizione che dalla Repubblica di Venezia per sì lungo tempo si esercito in Ferrara, ebbe origine dall' ajuto che i veneziani diedero alla Gran Contessa Matilde a ricuperare Ferrara dalle mani dell' Imperatore , per ridarla alla s. Sede. Fu allora che ad essi ven nero conceduti molti privilegi, al mantenimento e alla difesa dei quali ottennero che risiedesse in Ferrara un giudice con Foro separato per le cause e questioni dei loro sudditi sia per commercio che per altri affari. Qui ebbero chiesa dedicata a s. Marco, alla quale si por tavano, almeno dal secolo XV in poi, nel giorno sacro a quel santo, con solenne cavalcata, passando pel cortile ducale ed unendosi alla -- 454 famiglia Estense, con bandiere spiegate ed al suono di pifferi e di trombe. Nel 1499 il Visdomino volle pur dare lo spettacolo di una corsa di donzelle ; ma ciò spiacque al popolo ferrarese , perchè con siderava quella festa quale un eccesso di potere di tale un Magistrato che giammai vide di buon occhio. Ebbe residenza ed ufficio in varii luoghi, fra quali presso l'antico episcopato , nella piazzetta del Co mune dove stava nel 1476, e presso la loggia grande in piazza nel nel 1495. Adoperava pure un notaro , come vediamo del 1427 esser ne un Raffaele Rangoni di Modena; ed altresi adoperava il suono di una campana, ciò rilevandosi da una determinazione comunale del 22 decembre del 1399di restituirgliela, o di darne altra simile, perchè gli era stata tolta in causa della guerra : 1599. 22 Dec. Item, deliberavernnt quod fiat restitutio campane ad Vis dominum, aut provideatur de una simile, quia constat per testimonium Ser Facii Strazaroli quod illa campana que deputata est servire ad Visdominum fuit accepta per Exm Dm Novè de Guidobertis de anno 1390 tempore guerre, de mandato q. Ill. et Mag. Dni Alberti March. Estensis. Questo Giudice o Rappresentante chiamossi dapprima col titolo di Podestà, indi di Console, poscia con quello di Vicedominus, Visdomino, e sembra che il primo con tal titolo sia stato Nicolò Adoldo nel 1383 , sebbene poi si abbia notizia certa di questo Magistrato sino dal 1204 in cui era coperto da un Pietro Bembo. Cessò colla guerra del 1509 nella persona di Francesco Doro secondo lo storico Frizzi , o Francesco Orio secondo una cronaca veneta; lo che per altro mi pare lo stesso, vale a dire Francesco d'Orio ed in veneto Doro. Dopo que ste principali nozioni , discenderò a qualche particolare ed alla nota che si ha, con interruzioni , dei Visdomini dal 1204 ai 1509; parti colari e nota cortesemente favoritimi dal ch.º amico mons. can. Giu seppe Antonelli. Nel 1230 i ferraresi convengono coi veneziani per le libertà commerciali ; lo che viene rinnovato nel 1240, in cui da ta luni si vorrebbe allora soltanto stabilito un loro giudice in Ferrara , mentre il Sabellico lo porterebbe al 1308. Ma ciò viene smentito dal trovarvisi già il Bembo nel 1204 , come vedemmo, e come asse risce l' accuratissimo Muratori (Diss. 49 pag. 116). Dopo quest'epoca si trovano citati qui testimoni o contraenti varii col titolo di Vice domini D. N. Marchionis Estensis, lo che ci fa ritenere che fosse an che un titolo dato a personaggi diversi dal veneto rappresentante. Nel 1313 si rinnovarono le convenzioni , e si restituirono Commercii -- 455 libertates inter ferrarienses et venetos , e i patti si ridussero a compe tenze di foro, esecuzioni di sentenze relative, tenute di possesso, e ma terie giudiziali. Nel 1454 Borso fa rilasciare Andrea Pace di Trieste fatto carcerare dal Visdomino per preteso contrabbando di sale. Nel 1469 il Duca ed il Visdomino assistono ai funerali del Cancel liere Estense Lodovico Casella, e nel 1473 per la ventura o befana il Visdomino regala al Duca cento scatoloni di confetti. Del 1481 il Visdomino procede contro un chierico , e viene scomunicato dal no stro vescovo : il Duca non sostiene il Rappresentante veneto, il quale lascia Ferrara e va a Venezia ad aizzare la Repubblica alla guerra , che scoppiò poi terribile nel 1482. Ma quei motivi erano apparenti ed un giuoco di quella politica, che più o meno fu eguale in tutti i tempi. Finita la guerra , tornò il Visdomino a Ferrara nel 1484 , e nel 1487 fu presente ai funerali di Gio. Francesco Faruffino amba sciatore del Duca di Milano, qui morto il 4 novembre , come lo fu nel 4 febbrajo del 1488 a quelli di Teofilo Calcagnini e nel 3 settem bre dello stesso anno a quelli del conte Antonio Sacrati. Nel 1495 si porta il 2 aprile , formalmente vestito di velluto cremisino , ad inti mare al Duca di prender parte alla Lega del Papa coll' Imperatore, il Re di Spagna , Venezia e Milano. Nel 1496 andando a fare l' offerta di san Marco , preceduto dallo stendardo della sua Repubblica, viene a rissa col Rettore della Università degli studii in causa di etichetta , non volendo alcuno de' due cedere il lato del muro; nè si conosce come avesse termine la questione. Erasi talmente accresciuta la potenza , o per dir meglio prepo tenza di costui che nel 1499 in cui il Duca tornava da Venezia, ove compose come arbitro i fiorentini ed i pisani con quella Repubblica, dovette cedere alle pretese del Visdomino di assoggettare a visita i suoi forzieri e quelli de' suoi cortigiani. Ma non passarono dieci an ni che cesso affatto, cioè per la guerra del 1509, come già si disse. Ora darò due note, l'una posta insieme dai nostri storici e cro nisti, l'altra estratta dalla biblioteca marciana di Venezia all' articolo Reggenti, classe VII, codice CXCVIII, aggiungendovi in via di anno tazione le pochissime cose da me trovate. 456 NOTA DEI CRONISTI 1204. Pietro Bembo (1) 4308. Nicolò Quirini NOTA DELLA MARCIANA Podestá 1240. Stefano Badoer 1308. Zuane Soranzo Giovanni Soranzo 1309. Vidale Michiel 1424, Andrea Marcello 4427. Bartolomeo Loredano 1309. Vidal Michiel Consoli 1550. Marco Ghisi 1353. Andrea ..... 1359. Donà Donado 1361. Marco Dandolo (2) Visdomini 1383. Nicolò Adoldo 1385. Nicolò Vettori 4387. Pietro Zane 1403. Piero Zaccaria 1406. Antonio Ferro 1408. Antonio Barbaro fu Jacomo 1410. Bertucci Bonaso 1412. Zuane Corner da S. Zacaria 1413. Francesco Basadonna 1416. Francesco Contarin Mazor 1418. Francesco Cocco da S. Trinita (3) 1420. Andrea Marcello fu Fantin 1422. Bernardin Mosto fu d' Andrea 1424. Nicolò Marcello ſu Nicolò 1426. Bertocci Loredan Mazor 1428. Marco Loredan 1431. Francesco Bon fu Alessandro (1) Pietro Bembo è portato dal Muratori e dal Frizzi. (2) Nel 1364 trovo un Marco Dandolo Visdomino nominato in un rogito di Pie tro Pialbene, nell' archivio del ven. Capitolo Metropolitano. (3) Nel testamento di Francesco Morelli da Venezia, fatto nel 1418, è nominato commissario esecutore: ivi sembra dirsi Francesco da Crestho Inq. e Vicedomino di Ferrara per la Repubblica Veneta. 1432-5. Francesco Bon 457 1 : 1453. Andrea Marcello fu Vettor 1455. Lonzi Viaro Mazor 1438. Andrea Gusson fu Jacomo 1440. Zuane Boldù Mazor (1) 1443. Francesco Coreo Mazor 1445. Zuane Dandolo de...... 1447. Antonio Querin fu Stefano 1450. Nicolò Barbo fu Piero 1455. Zaccaria Sagredo fu Bernardo 1455. Zaccaria Sagredo 1458. Nicolò Bembo 1459. Leonardo Sanudo 1461-2. Alessandro Bon 1466. Benedetto Trevisan Antonio Quirin Antonio Trevisan 1467. Nicolò Pasqualigo 1472. Gio. da Canal 1476. Girolamo Zanni ( o Nanni). 1477. Benedetto Trevisan 1455. Lunardo Boldu fu Piero 1457. Lunardo Sanudo fu Marin 1458. Antonio Malipier fu Nicolò 1459. Zuane Basegio fu Nicolò 1461. Alessandro Bon fu Nicolò 1462. Francesco Morosin fu Paolo 1465. Antonio Querin fu Marco 1464. Marin Leon de Andrea 1466. Benedetto Trevisan fu Francesco 1467. Nicolò Pasqualigo fu Marin 1469. Marco Marcello fu Zuane 1470. Zuane Canal fu Francesco 1471. Francesco Contarin fu Polo 1474. Lodovigo Zane fu Bernardo 1477. Antonio Venier fu Andrea 1478. Bernardo Zuzagne fu Pangrazio 1479. Vettor Contarin fu Zuane 1480. Francesco Salamon de Marco 1481. Gio. Vittore Contarin (2) 1481. Piero Querin Kav. de' 40 fu Antonio 1484. Luca Zen 1484. LucaZen fuSavio det.f. (3) deMarco (1) Del 1441 trovo un Giovanni Baldi; ma credo che sarà il Zuane Boldu che vedesi al 1440. (2) Gio. Vettore Contarini è nominato in un rogito del 1481 di Ugo Caleffini , nell' archivio notarile : assentatosi , dopo la scomunica datagli dal vescovo , lasciò Francesco Dottori suo cancelliere, che poi parti pur esso nel 1482. (3) Le lettere t. f. significano Terraferma , cioè il territorio veneto fuori delle lagune. 29* -- 1486-7. e 8. Pietro Doná 458 1487. Piero Donado fu Lorenzo 1488-9. Ant. Vinciguerra Dandolo 1488. Vinciguerra Dandolo fu Savio de t. f. de Marco 1489. Antonio Erizzo fu Marco 1491. Bartolomeo Vitturi fu Savio de t. f. de Maffio 1492. Piero Duodo fu Savio de t. f. deLuca 1494. Francesco Pasqualigo D. fu Alvise 1495. Antonio Boldù 1496. Zuane Mocenigo fu Piero 1497-8. Bernardo Bembo 1501. Cristoforo Moro 1504. Marco Zorzi 1505. Luigi Da Mula 1506. Sebastian Giustiniani 1509. Francesco Doro 1497. Bernardo Bembo D. e Proc. 1498. Donado...... Ambasc. a Roma, fu Ant. 1500. Francesco Moro fu Co. del Cons.deX, fu Lorenzo 1501. Zaccaria Contaren Kav.Amb. all'Imp. 1502. Marco Zorzi Kav., del Cons. de X, fu Bertucci 1504. Alvise Mula f. (1) fu Francesco 1505. Sebastian Justinian 1507. Ang...... Pisan 1508. Francesco Orio fu Avogadro, fu Piero, ultimo, partito nel 1509. Delle due note devesi preferire certamente quella data dalla bi blioteca veneta, non solo come la più copiosa, ma come anche la più esatta , persuadendone la stessa provenienza. Le differenze che vi s' incontrano, se sono di uno solo anno, con la uguaglianza dei personaggi, può derivare dall' epoca, in cui forse accadeva la rinno vazione del Visdomino, se cio era non al 1 gennajo, ma a tempo inoltrato nell' anno. (1) 1505. 18 dicembre. Leonardo Loredano scrive al Vicedomino in Ferrara Nob. Luigi ( cioè Alvise) Da Mula sopra una concessione a D. Antonio del fu Bar tolomeo Tessari di Cluca territorii Coloniensis, che viene astabilirsi in questa città. -- 459 XXXV. Zecca La Zecca di Ferrara non ha bisogno di essere illustrata, dopo le opere dell' ab. Vincenzo Bellini sulle Monete di Ferrara, sulla Lira Marchesana, e sulle Monete d' Italia del Medio Evo (1), le cui lacune vengono riempite dagli Ultimi Momenti della Zeccha stessa e dall' al tra operetta Monete e Medaglie Ferraresi del ch. Giuseppe Mayr. Quin di mi limito, com'è mio scopo, a dare alcuni documenti intorno ai varii conii da monete. Il privileglio di batterne l' avemmo da Federi co I imperatore sino dal 1164, come si comprova dall' atto di con ferma datane da suo figlio Enrico VI nel 1191 ; e la prima moneta, che comparve con lo stemma di Ferrara bipartito,fu del 1347, men tre le prime della zecca portarono il nomedi Federico. Cesso l'eser cizio ed il privilegio della Zecca con un bajocco del Pont. Bened. XIV nell' anno 1754. Ferrarino si disse la prima moneta dalla città di Ferrara , nella stessa guisa che il bolognino da Bologna , il carlino da Carlo d'Angio, paoli da Paolo, giuli da Giulio, gregorina da Gre gorio , bajocco dalla città di Bayeux , quattrino o quadrino dalla sua primitiva forma quadrata ecc. Già tutti sappiamo con quali stadii di meccanismo si esercitarono le zecche , e quale sia la diversità fra il battere a martello , a palla , ed a macchina ; quale la differenza fra il conio ed il ponzone, chesi costruisce di fino acciajo, addolcendolo per lavorarlo, e ritemprandolo dopo. Nuova non è quest' arte di ammollire tale metallo, che ora si ado pera eziandio per la incisione: del relativo processo parla pure nella sua vita il Cellini , che visse nel secolo XVI. Gli Estensi , cui pochi erano eguali, nessuno superava non solo nella magnificenza, ma ben ancora nella scienza politica e nella pubblica economia,ben sapeano tenere un giusto equilibrio nel corso e nel valore delle monete , per non soffrir danni di metallo o di contante. Allorquando uno Stato (1) Il Bellini avea fatto preparare molti intagli in legno per compilare un' ag giunta alle monete ferraresi : ma non pose ad effetto il suo pensiero. Quegli stampi stanno presso mons. Antonelli, dal quale forse avremo il lavoro. 460-- vicino batteva moneta di lega inferiore alla propria , o se ne proibi vano la introduzione ed il corso, o se ne batteva altrettanta di egual lega , per versarla nell' altro Stato. Cosi toglievasi modo agli specu latori , che sempre ve ne furono , di ritirare ed estrarre dell'argento e dell' oro per darne un corrispondente valor ideale in rame od in zinco. E tanto é vero che si conoscevano e si praticavano tali studi ste a beneficio dei sudditi, che si trovano anche stampate istruzioni su tali materie, fra cui pregevole si è quella, in rapporto al suo tempo, del segret. e cancell. ducale Bartolomeo Prosperi ad Alfonso II d' E Breve istruzione sopra il discorso fatto dal mag. M. Gasparo Scaruffi per regolare le cose delli danari ; In Reggio , per Hercolano Bartoli 1582 in fol.; libro nel quale si fanno conoscere i rapporti fra l'oro e l'argento , le leghe , la impressione delle note sulle mo nete, ossia il vero loro valore, il conteggio a moneta Imperiale, cioè lire a soldi venti, e soldo a denari dodici , appunto perchè l'oro sta all' argento come uno a dodici ecc. Infiniti furono i bandi proclamati sulle monete , sia per batterne sia per proscriverne il corso o per regolarlo, sia contro i falsarii (1) ed ancora pei tosatori. Già nel lib. III dello Statuto vi è la Rubrica Pena sbolzonantium vel tondentium monetas-, ma vi furono anche proclami speciali , fra cui è meritevole di menzione quello del 13 novembre 1462 Bando per moneta falsa , e manutengoli ecc. il contravventore cada a la pena del fuocho, cioè de essere brusato et arso sì chel mora et ' anima dal Corpo separtisca, et a la confiscatione et publicazione de tuti li suoi bieni (sic) a la Camera del N. Signore ( Commiss. Ducali Lib. 7. N. 10 arch. comunale ). Nè mancarono i consigli della Chiesa stessa e de' suoi ministri, e vediamo nel Con fessionale generale del b. Bernardino da Feltre molto utilissimo ( Ediz. del sec. XV ), porsi a peccato ai mercanti non solo la spesa di moneta falsa, ovvero che mancha di peso, ma sibene se l'ha tosata. Con tutto ciò questa colposa industria seguito pur sempre , ed in modo che dovea trovarsene anche alle pubbliche casse o banchi , perchè un Annibale Leati ministro del Comune , che nel 1578 sopraintendeva a lavori di un baluardo, nel chiedere al banchiere comunale del de naro per pagare gli operaj termina con queste parole- V. S. si (1) Lodovico I f.º di Carlo Magno prescrisse la pena del taglio della mano ai falsificatori di monete. -- 461 contenti di grazia darmi buona moneta che mi convien spender a' mi seri fachini, et simil gente che nissun vole certe monete tose, et non mi occorendo altro ecc. Dal baluardo , alli 16 Luglio 1578. Inutile sarebbe il dar nota delle monete che furono in corso, potendosi ciò vedere dalle opere sopracitate ; oltre di che molte di forestiere po teano pure qui spendersi al valore loro assegnato; fra cui si trovano accennati i bezzi venetiani et tedeschi , i berlingozzi di più sorta , i Mozzenighi di Modena e i Zanfroni del regno ; la quale ultima moneta odesi anche oggidi non infrequentemente nominare : ed un sanfrone trovasi annotato in un libro della sagristia Cattedrale, dato in elemo sina da un Ottaviano Ongarello fratello de M. Primicerio, per rifare un camise vecchio, rotto, trovandovisi di contro segnate L. 4. 4. Non si hanno memorie precise dei locali dove si esercito la zecca, ricordandosi però una bottega in piazza nel 1529 , come vedremo , e l'ultimo locale nella casa tuttora conosciuta con tal nome in an golo alle due vie de' Carri, e del Camaleonte. Neppure si ha la nota di tutti li zecchieri ed incisori, e solo di talune opere e di taluni con duttori o capi si ha qualche cenno, ed ora dirò di questi e di quelle. Nel 15 febbrajo del 14... si ha un Gerolimo de Alberto da Vienexia Mai stro de la cecha de Ferrara, che somministra del rame a Guasperino da Vicenza per gettare la campana della Cattedrale; mentre poi nel 31 Agosto dello stesso anno trovo un Guron da Porto superior m a la cecha del comun de Ferrara. Nel 1452 M Chabrino da Cremona orevexe fa asazi de monede pel Chomun; nel 1530 in un rogito del 28 gennajo di Girolamo Terzani Cremona si nomina Magr. Pandul phus filius q. Peregrini Cervi Magister cunei monetarum civitatis Fer rariae civis et habitator in contracta S. Petri , e dello stesso anno un Francesco Novellino è menzionato quale già Maistro dela Cecha nel 1529 pagato per la bottega de M. Christophoro di Girardi posta in piaza drito il campanile del Episcopato de Ferrara , in la quale se Nel 1536 uno Stefano Beltramotti exercita il maisterio de la cecha. figlio di Francesco si trova iscritto nell' estimo della età annorum quindecim exercens se ad cecham. Nel 1550 un ferrarese assaggia mo nete in Venezia dono in drieto taliati scudi doi mandati a Venexia allo ambassadore per far fare il sazo per uno Mantuano et uno ferrarese, quali reman il quale ambasciatore era il M. Girolimo Faruffino Oratore Ducale a Venesia , che fa fare il sazo de la bonta de li schudi che se bateno in Ferrara. Nel 1555 muore Francesco del -- 462 fu Galeotto Zerbinato, Maistro della Cecha anche del 1554 assieme ad un Domenico Gambaro; il quale Zerbinato teneva l' esercizio in casa propria ; e circa quest' epoca ne fu pure Maestro un Tomaso Zerbi nato padre di quel Paolo , dalle cui memorie ricavò una cronaca delle cose ferraresi suo figlio Giovanni Maria. Nel 1568 vi tro viamo un Marco Zangarino , che pare vi fosse ancora nel 1579: e dissi pare , perchè del 1572 vì trovai un Marc Antonio Trevisano ; e finalmente rinvenni del 1575 un Battista di Galuzzi da Bologna assaggiador deputato sopra la zeccha de Ferrara , et Ponzoneria. Ora veniamo alle monete. 1472, 28 Aprile. Grossi d' argento novamente battuti ala liga Veneziana in Ferrara, col conio et stampa dela imagine de San Maurelio da uno lato, et dal altro dela imagine de sua Excellentia a cavallo, che valevano qua trini XII l' uno , non hano quel spazo et corso a Venetia, nè la conformità et convenientia cum li grossi Venetiani , gli uni batuti al tempo de Borso Duca ( el Veneziano vale quatt. XI e per cio ne viene dano ), se determina che se batano in avenire da quattrini XI con lo stesso conio et stampa. Et perché non se ne abbia dano da chi posega, fra cinque giorni sarano portati al Nobile homo Alessandro di Ariosti Superiore ad epsa cecha, et cambiati a quatt. xy. Questa determinazione ci conferma quanto ebbi a dire or ora sull' equilibrio mantenuto sempre dagli Estensi nel valore intrinseco delle monete, in rapporto ai limitrofi Stati; e ci fa eziandio conoscere come diverso dovea essere l'incarico corrispondente al titolo di Su periore da quello di Maestro della Zecca. Prima di proseguire noterò che del 1475 nel di 11 febbraro furono impiccati Felippo orevese, con Francesco da Venezia , drito la rengiera del palazzo su due forche grande per aver rubato la ciecha ; forse volea dire nella zecca ! 1493. A spexa extraordinaria Lire tre soldi tredexe m per lej a M. To maxo dala Cecha videlicet Lire una soldi nove dinari sei per lo interesse de testoni 240 che pexo L 5: 7: li quali lui desfeze adi passati che a sol di 6 l'uno sono L. 72 et sono restati in tante monde (sic-forse monede) de Alecornij et Balzarinj lire 70 soldi 10. et L. 1: 8 den. 6 per la mani factura a soldi undexe per Lib; la quale volse lo Illm Don Alphonso per zugare , et soldi .... per lo interesse ....... a mixi passati lo dicto M. Tomaxo per desfare liAlichornij dele p. stampe et reffati in l'altra stampa. 1505 Luni a dj xxviiij de decembre A M. Zoane Antonio da Folegno orevexe per sua mercede d' havere facto para doa de stampe da monede , videlicet una da quarti de arzento de soldi 15 l'uno , nel quale da uno -- la 463 do gli è intagliato la testa del nostro Illm s. Ducha Alphonso con litere che dicono- Alphonsius Dux Ferrariæ iij- da l'altro lado gli è una figurina che siede cum una testa de lione in mano , cum litere che dicono de forti dulcedo-; L'altra stampa che è per dopioni da duj ducati l'uno glie da uno lado la testa del prefato S. N. Duca cum le suprascrite letere, et dal' altro lado due figurine, cioè uno Christo, et uno hebreo, cum litere che dicono quæ sunt Dei Deo. Et queste attento che il dicto M. Zoane Antonio è obbligato senza altro pagamento a mantenire le stampe che se rumpono ala cecha , secondo l'ordine consueto , et como appare etc. 1522. Spexa extraordinaria dè dare lire trentatre, le quale se fano bone per la dicta a M. Zoane Antonio da Folegno orevese per sua manifactura et spesa de havere fatto una stampa da monede de arzento , che se expen dono per soldi cinque m. I' uno , suso la quale lie la testa del n. Illm S. Ducha Alphonso cum litere intorno Alphonsus Dux Ferrariæ iij-et dal altro lato uno Re inzenochioni devanti ad uno altare cum litere intorno invocasti me, liberavi te- et de sotto dele figure Kezerkas (esergo), attento che il dicto M. Zoane Antonio è obbligato a mantenire a sue spese le su pras : stampe ala Cecha de Ferrara ecc. 1522 Mercurj adı xı Zugno- Spexa extraordinaria dè dare Ducati dieci d'oro, li quali se fano boni per la dicta a M. Zuane Antonio da Fo ligno orevese , li quali se meteno a moneta L. 33 m. d'accordo cussi in dicta summa, come per due altre stampe che luj fece del anno 1505; per chè allora l' oro non era de tanto valore come hora , et attento che luj è obbligato a mantenere le stampe senza altra spesa de questo comune de Ferrara , quando dicte stampe se rumpessero , li quali dinari sono per il pretio et sua mercede de havere facto uno paro de stampe da monete , su le quale da uno lato gli è la testa del N. Illus. Duca, cum litere intorno Alphonsus Dux Ferrariæ III dal riverso un David che ha tratto uno agnello de bocca del leone, cum litere intorno de manu leonis , le quale monete sono già già stampite , et se expendono per soldi diece m. l'una , de commissione de s. Excellentia; le quale stampe furno facte de mese de Aprile proximo passato.-- Il quale Giovanni Antonio da Foligno si riscontra eziandio molti anni più innanzi per stampe da monete de Hercule II et per stampeper sesini persino al 1545, come da suo credito per l' antecedente 1544. Dal 1534 al 1536 lavorò un Leone Battista orefice modonese. 1536 30 agosto. A Maes. Lione Baptista aurifice da Modena et Maistro de le stampe de le monete che se bate in cecha , per la stampa di mezi quarti de argento ( si pagano alcune Lire, ed invece che a lui ) a Bonajuto di Jacob hebreo prestadore, per rescodere suoi pigni ecc. -- 464 1536. Nel 28 febbrajo questo artefice fa istanza per lire 83 e soldi 12, da pagarsi per L. 50 al detto Bonajuto al banco de' Sabbioni in Ferrara per riscuotere suoi pegni, e lire 10 al Monte della Pietà , e pel resto a lui stesso. Questa istanza autografa e firmata esiste nel l' archivio del Comune. Molte altre partite si trovano a suo favore, ma non interessano per non dichiararvisi il lavoro. Egli firmavasi Leon da le stampe di la cecha duchal (1). Di questa epoca circa lavorò pure un Daniele da Basilea con suo suocero Zoane Antonio per istampi da monete della Zecca; e non andrebbesi forse lungi dal vero nel ritenersi che questo suo suocero Gio. Antonio fosse l'artefice da Foligno, che poco fa abbiamo veduto. Viene ora un Bartolomeo Nigrisoli, a cui favore si trovano partite dal 1537 al 1570. La prima da me rinvenuta è appunto del detto anni 1537 per stampe da mezzi quarti de aregiento ; altra è del 4 gennajo 1550 per una stampa con la figura del Duca Ercole II e con le lettere- Mihi vindictam, et ego retribuam vobis e per altra stampa da meggio ducato, con al lato la testa de Hercule II cum litere intorno Her. II dux ferr.; IIII-et dal lato reverso una Forza de Hercule cum litere atorno che dice- Mihi vindictam, et ego retribuат. Nel 1550 è pagato per alcune monete ducali in genere; e nel 1554 a di iij Feberaro per manifactura de havere a fare uno paro de stampe da batere monete de argente da megio scudo ' una, dal lato drito la testa del N. S. Don Hercule cum litre intorno her. dux ferrariæ IIII, dall' altro colle litere ecc. come a quella del 1550. Nel 1568 ne fa da batter quattrini con l'aquila da una parte e le lettere Alfonsus II Dux quintus, e dall' altra ' arma del comun con litere Ferrariae. La seguente partita del 1570 si riferisce a lavoro eseguito fino dal 1559. 1570 Sabado di xxx Septembre- A Barthol. Nigressuolo orevexe per mercede sino dell' anno 1559 de due para stampe, una da Ducati da uno lato la Croce con una santa Madalena, e dal altro l'arma duchale ; et altra stampa per quarti da uno lato la testa del gran (sic) già Illm S. Ducha (1) Un Nicolò Lioni da Zagabria fu zecchiero in Parma tra il 1551 ed il 1554, ed era figlio del q. Stefano cittadino di Parma della vicaria di s. Alessandro. È ri cordato nella Zecca parmense dell' Affò all' anno 1559 come orefice e saggiatore della zecca stessa ( Cappelli, not. ecc. pag. 204 e nota 3ª ivi). Forse fu della stessa famiglia o figlio di Battista. -- 465 Hercule, et dal altro là el cane corbaro ( sic, voleva dire cerbero ) , et per non haverli posto le lettere ecc. L. 22 soldi 10. de m.-- Un Pastorino da Siena lavorò eziandio per alcuni anni nella zecca ferrarese, se pure non furono due, giacchè del 1554 si trova pagato Pastorino Gian Michele senese, mentre poi del 1559 viene accennato nelle partite un Pasturino di Pastorini da Siena ; potrebbero essere stati padre e figlio (1). 1554 17 Sett. A mas. Pastorino Gioa : Michielle Senexe per stampe di più sorte da monete per la cecha. 1554 1. Dec. Allo stesso per havere facto le stampe consegniate a M. Francesco Zerbinato et a M. Domenico Gambaro Maistri Cecchieri, vi delicet 1. un paro de stampe da quarto de scudo dargento con la figura de la testa d' Herc. II. Hercul. II. Ferr. Dux IIII. cum el 1554. (1) Sempre più mi confermo in questo mio dubbio , nel vedere che Pastorini Pastorino ( non Gian Michele ) servi gli Estensi anche per la zecca di Novellara nel 1574, come da lettera scrittagli nel 31 marzo da Reggio da Gio. Antonio Signo retti conduttore e zecchiere in Novellara stessa, donde allora trovavasi assente. Dice il ch.º march. Campori ( Dizion. degli artisti ecc. pag. 349 ) che tale documento prolungherebbe di parecchi anni la vita di Pastorino in confronto al termine datogli dagli annotatori del Vasari. Ma se furono due persone , il documento si riferirebbe certamente al secondo. Lo stesso march. Campori lo dice pittore e coniatore: il Ci cognara nella Storia della scultura lo dice coniatore di medaglie (to. II, pag. 431) chiamandolo semplicemente Pastorino da Siena, e così lo chiama il Baldinueci nelle vite de' professori del disegno ( vol. V ) qualificandolo pittore di vetri , ed in tale qualità lo pone Cantù, dicendolo per altro Pastorino Micheli da Siena. Il De Boni nel suo Dizionario Artistico ne pone due distinti : il primo , eccellente coniatore ; il secondo, allievo di Guglielmo buon pittore sul vetro. In tanta incertezza e discor dia sarei per opinare , come già dissi, che due sieno stati i coniatori e zecchieri e cioè del 1554 Pastorini G. Michele, indi nel 1559 Pastorini Pastorino , forse suo figlio coniatore a Novellara nel 1574 : e quasi sarei per credere che il Pastorino pittore di vetri fosse diverso affatto da questi due coniatori , dacchè il Baldinucci non fa parola di conii, nè di medaglie, e chiamalo solamente, come ripeto, Pasto rino da Siena , per cui Michele sarebbe un nome , e non un cognome, nè saprei come aggiuntovi nella storia degl' italiani. Cellini, contemporaneo de' Pastorini , non trovo che ne abbia fatta menzione. Bensi trovai un Pastorini Pastorino senese ap punto del 1574 essere annoverato ( ed è il secondo in lista ) fra i Maestri Com mettitori, Direttori e disegnatori dal 21 aprile detto anno al 3 febbrajo 1609, come dalle Notizie storiche sulla origine e progressi dei lavori di commesso in pietre dure , dell' I. R. Stabilimento di Firenze, del Cav. Prof. Antonio Zobi, Fir. 1853 , 2ª edizione. -- 466 2. Una stmpa de uno biancho chè per la mitade del quarto, cum la fi gura sopras. ecc. dall' altro lado una patientia cum litere- Superanda omnis fortuna. 3. Stampa del megio biancho de sopra, d' aregento, da soldi IIII e din. VI l' uno, e la figura dela testa ut supra ecc. e dal altro lato una aquilla biancha ( sic ) possata nel semprevivo, cum uno gilglio de sopra le litere Nobilitas Estensis. intorno 4. Una stampa da cavalotto daregento , che val doe moraglie , da uno lato cavallo cum uno homo armato sopra, cum litere intorno Deus for titudo mea; da laltro lato le arme dela caxa da Este cum la corona sopra, cum litere intorno Herc. II Ferr. Dux IIII. 5. Una stampa da batere Moraglione da..... uno lato cum la figura della testa ecc. et da laltro lato una sphera cum due semprevivo cum litera Usque ecc. Segue una spesa pel cassone, ove si custodivano gli stampi 1558. Ala spexa extraordinaria ed al magnan per chiavadure como le soe chiave, una da otto chrosse, et una da quatro chroxe, nel 21 Desembre 1558 de chommission del Sig. Judice delli xij Savij, a uno chassone chè in la cecha, dove se bate li dinari, et questo chassone si è del Maistro dela cecha , dove se mete le forme che se bate li dinari ogni sira; il M. dela Cecha tene una chiave, e l' soprastante dela cecha una altra, et non se pole aprire dicto chasson l' un senza el compagnio, et quando dicto M. dela Cecha partirà, è obbligato a rendere le doe chiave, et doe chiavature como le sue chiave al chomun de Ferrara, monta Lire sete, soldi quatro m. 1559 a dì xxvij Aprille. Mandato Illm. dni Comitis Galeatii Esten. Tas soni Jud. xij Sap. comm. Ferr. Voi Mss. Alexandro Quaresima Thexor. del dicto Comm. dacti et pagati L. 25 m. a spexa M. Pasturino di Pastorini da Siena a bon conto de fare stampe et ponzoni da batere dinari in ceccha di Ferrara. Franc. di Mantuani M.º del conto ecc. Vedemmo del 1575 un M. G. Battista Galuzzi bolognese assag giatore alla nostra Zecca : questi nel 1580 è pagato per havere inta jato uno bollo de ferro per bollare li ferramenti che se adoperano zornalmente per questo chomun; pel qual modo il Municipio si cau telava per quanto poteva da rubamento che si potesse fare di que' suoi effetti. Sappiamo ancora che lavoro per la Zecca di Ferrara il celebre coniatore di medaglie Paolo Selvatico, posto fra i ferraresi e lodato dal Cicognara nella sua Storia della Scultura; egli fece de' conii per 467 gli Estensi, che segui poi a Modena ; indi passò a Parma al servigio di Ranuccio I nel 1606. Di lui si hanno bellissimi conii di acciajo in Milano nella Zecca , e specialmente nel regio gabinetto delle Medaglie ( Cicog. succit. St. vol. II pag. 419 ) (1). Finalmente accennerò un Maturino Bernardi, cui si pagarono nel 4 febbrajo 1656 scudi cin quantasette per fare l' impronta di papa Alessandro VII, e quello dei conii per battere le monete, come da sua lista ecc.; unica partita che trovai per la zecca ferrarese al tempo del dominio dei papi. (1) Se non fu lo stesso Paolo, al certo qualche suo affine, forse un suofi glio, prosegui a servire gli Estensi in Modena: infatti con avviso stampato colà dagli stamp. Ducali Antonio e Filippo Gadaldini, in data 13 agosto 1612, Lodovico Selva tico Zecchiero e Pietro Gio: Ingoni Banchiero offronsi a riprendere le monete Mo donesi da venti col mollo Addit. etc., valutate a Ferrara undici bolognini, per ribat terle in altra moneta. FINE DELLA PRIMA PARTE Partę Seconda ARTISTICA Sezione Prima ARTI E MANIFATTURE I. Arti in genere Lee Arti si può dire che nacquero coll' uomo ; e c'insegna la stessa Genesi che gli uomini antidiluviani fondevano , temperavano e lavoravano i metalli , e singolarmente il ferro materia madre di tanti altri mestieri. La sesta generazione conosceva gl' istrumenti mu sicali , e poco dopo il diluvio sorsero alcune città e monumenti orientali , della cui grandezza e magnificenza conservasi tuttora la memoria; e per quanto il sapere in allora pur vogliasi ritenere limitato , è ben certo che magnificenza e grandezza non si sareb bero raggiunte senza industria e senz' arti. Loro compagno è il lusso; le armi sono una necessità; quindi l'arte di fabbricare, l' arte di abbellire , l'arte delle vestimenta , de' giojelli , delle armi e di quanto addiviene di mano in mano un bisogno per la vita e l'arte stessa di eseguire quanto sia necessario all'esercizio di tutte le altre. Siccome poi gli uomini sentirono il bisogno di formare tra loro una società, cosi gli esercenti arti e mestieri sentirono quello di strettamente collegarsi fra loro , e formarono in diversi tempi e luo 30 470 ghi delle corporazioni od università coloro tutti che si occupavano di una stessa qualità di lavoro. Una differenza esiste ancora fra le arti ed i mestieri , chè questi si esercitano meccanicamente senza il concorso dell' ingegno ; quelle più coll' ingegno che coll' opera si professano. Arti belle poi sono l' architettura , la pittura, la scultura, l' incisione, la musica e tutto ciò che a queste si riferisce. Come tali corporazioni vi fossero in antico , ben diverse però dalle caste , che dividevansi a seconda della nascita e della lingua; come le unio ni veramente artistiche avessero esistenza sino dai tempi romani , e poscia nei Municipii (1); come si sviluppassero; come avessero luo go in ogni solenne radunamento , in ogni regale ingresso , in ogni magnifica festa ; come occupandosi di politica preponderassero nelle pubbliche risoluzioni, o nelle fazioni, a favore talvolta e tal altra a danno dei Governi; tutto può vedersi dettagliatamente narrato da varii scrit tori (2). Queste corporazioni con la loro unità faceano fiorire le arti ; ne venivano solidarietà, protezione, insegnamento, sovvenzioni, mutuo soccorso, morale e religione. Vennero soppresse nella vista di togliere una forza compatta che potevasi scagliare contro quella del Governo ; e così cessava una delle più utili e più belle istituzioni della umana famiglia. Il Pontefice Pio IX tentò di richiamarla in vita nella città di Roma; lo che servir dovea di esperimento per farla rivivere in ogni altra dello Stato; ed è un saggio di alta sapienza legislativa l' Editto che ne dà l'autorizzazione. In questo Moto proprio ( 14 maggio 1852) si hanno le seguenti parole : I gravissimi mutamenti che rispetto all' esercizio delle Arti industriali s' introducevano nel commercio sul declinare del passato secolo , ed alcuni riprovevoli abusi che nella lunga serie de' secoli si erano sventuratamente insinuati nelle associazioni ed Università, in cui si raccoglievano i commer cianti e gli artieri di questa nostra Metropoli , indussero l' animo di Pio VII nostro antecessore di g. r. a privare le Università medesime di quei privilegi de' quali si erano fino allora avvantaggiate. E per quanto l'ultimo dei tre Motu-proprii a ciò relativi sembri esser dettato con qualche rigore, non di sconosce tuttavia le virtù e le opere meravigliose , che per intieri secoli la prudentissima istituzione di tali Università avea prodotte a beneficio della (1) Luigi IX ( il Santo ) nel 1254 organizzava in Francia il Corpo dei Mestieri. (2) Fra gli altri , veggansi specialmente il Moroni all' articolo Universitá Arti stiche, l'ab. Raffaello Marchesi nel Cambio di Perugia ( Prato, Alberghetti 1854), e la Civiltà Cattolica anno III vol. X 1852. intiera società cristiana 471 e poi soggiungesi-La ragione de' tempi e delle attuali legislazioni ci vieta assolutamente il volgere i nostri pensieri al ri stabilimento degli antichi sistemi di privilegio in favore di qualche classe di commercianti ed artisti, ma per altra parte la sollecitudine del N. A. Mi nistero imponendoci il sacro dovere di procacciare nei migliori modi il vero bene delle anime de' nostri sudditi, senza dimenticare perciò i domestici loro interessi, esige da Noi un salutare provedimento, il quale richiami la spen sieratezza, in cui molti vivono, ad una cura più attenta , singolarmente de gl' interessi spirituali ecc. Poscia si discende alle prescrizioni che debbono regolare le Uni versità degli Artieri, che andavasi a resuscitare. Passati quei secoli nei quali la guerra e la prepotenza erano il principale pensiero dei governi e dei feudatarj, ebbero a risorgere le arti , le manifatture, le industrie. Per chi potea giungere al ritrova mento di un nuovo meccanismo, di un nuovo metodo di confeziona mento in qualche ramo commerciale, o di operazioni d' industria, era preparato un brevetto di privativa, perchè l' inventore avesse in essa per un determinato numero di anni un compenso alle sue fatiche ed al suo ingegno. Io non discuterò se tali privative possano affarsi ai principii di una vera giustizia, o se piuttosto fosse dovuto un pre mio agl' inventori, lasciando poi che il già segreto rimanga palese a beneficio di ogni altro cittadino ; chè inutile sarebbe siffatta disquisi zione mentre abbiamo privative secolari, adottate anche dai governi che si chiamano liberi, solo perchè giovano ad impinguare l' erario dello Stato. Molti sono i generi di Regalia, fra cui la coltivazione del tabacco e la confezione del sale, che niuno impunemente potrebbe attentarsi d' esercitare senza correre il rischio di vedersi lesa o la incolumità della persona, o la santità del domicilio ( Art. 17.Decreto minist : 26 settembre 1862 ). Non è permesso al cittadino di allevare una qualità di piante che sorelle uscirono alle altre dall' onnipotente mano del Creatore ; non gli è dato di approfittare del sale che an che senz'artificio, ma con la sola evaporazione degli umidi suoi terreni possa produrre l'azione del sole ! Ma lasciamo questo argomento ; e venendo a Ferrara, chi non sa che specialmente gli Estensi procurarono constantemente d'introdurre nel loro Stato qualsiasi possibile arte ed industria , per farvi fiorire il commercio , e procurar si che la nostra città seconda non fosse giammai a verun' altra ! Stampa, e panni e sete , velluti e telaggi ; -- 472 artiglierie, polveri, vetri, maioliche e porcellane; filature d'oro e di ar gento ; corami ed ogni genere di pelli, e tante altre manifatture, di che anderò a dare un breve cenno per quanto potei rinvenirne memoria (1). II. Stampatori, Libraj e Cartolaj La stampa, questa prodigiosa invenzione dell' ingegno umano, ebbe nascimento in Alemagna alla metà del secolo XV (2), sebbene già si conoscessero i tipi mobili, coi quali s' impressero moltissimi codici, molte carte da giuoco. Dalla Germania passò sollecitamente in Italia ed in Francia, e gl' italiani furono i primi ad accoglierla. Ferrara fu tra le prime città della Penisola ad attivare tipografia, ciò che avvenne del 1471 con magistero di Andrea Belforte francese, che i ferraresi aggregarono alla loro cittadinanza ; e già l' avrebbe avuta un anno prima se il march. Estense non si fosse rifiutato alla domanda di Clemente Donati di qui portarsi e stabilirsi coll' arte sua, che avrebbe esercitato con otto torchi o telaj , rifiuto ch' ebbe causa dalle gravis sime spese di guerra e di rotte ai fiumi. Lasciando a parte il Com mento di Servio Onorato, che niuno de' nostri bibliografi giammai potè vedere, il primo libro qui stampato che si conosca è il Marziale del (1) Vi era pure una sega ad acqua pei legnami sino dal secolo XIV , come ve dremo alla seconda Sezione di B. Arti, articolo Ingegneri ed Architetti, 1376, Ber tolino da Novara. (2) Gio. Guttemberg di Magonza, nato nel 1400, fece nel 1436 società con An drea Dryzhen d' arti e segreti in Strasburgo. Poi tornò a Magonza nel 1443, e nel 1450 si associò all' orefice Fust. La tabellaria cioè tavole incise, la xilografia cioè caratteri mobili in legno, e la impressione di caratteri cavati da matrici fuse, furono i loro esercizj. Capitò a Magonza Schoeffer di Darmstadt copista a Parigi, e nel detto anno 1450 fu stipendiato da que' due socj. La Bibbia a caratteri mobili e fusi usci nel 14 agosto 1457. Per la stampa si adoperarono carte e membrane : la carta risale al secolo IX, ma l' Europa non l'usò comunemente che verso il secolo XIII; la pergamena ( da Pergamo nella Turchia asiatica ) equivale alla membrana; la più antica per la scrittura fu di vitello, e di capra ( Dandolo Tullio; I secoli di Dante e di Colombo, Studj storici, tom. II pag. 248 e altrove). In quanto poi alla stampa tabellare, che pur vorrebbesi trovata in Harlem, vi ha chi ne accorda la preferenza a Ravenna per quell' antico libro del conte di Cunio, che rimonta ai tempi di Ono rio IV, cioè tra il 4285 e il 1288 ( Cenni sulla invenz. della stampa ecc. Forli, Ca sali 1841, pag. 31 nota). -- 473 2 luglio 1471. Non parerebbe credibile per altro che un'opera volu minosa quale si è questa potesse allora eseguirsi in si breve spazio di tempo; ed è perció che vuolsi piuttosto ritenere introdotta la stampa presso di noi nello stesso 1470. Ciò che io trovo assai curioso è il vedersi come in questa città non siasi giammai riprodotta edizione alcuna di Dante (1) o di Pe trarca , nè rinnovate quelle del Furioso dopo la celebre e rarissima del 1532, nè della Gerusalemme, nè dell'Aminta, nè del Pastor Fido dopo le prime del secolo XVI, e solo della Teseide del Boccaccio nel 1475 siasi veduta la edizione uscita dai tipi di Agostino Carnerio. Ora darò la nota de' stampatori estratta dai manoscritti di Giro lamo Baruffaldi juniore per quanto riguarda i due secoli XV e XVI, con la continuazione dei susseguenti due, che non potrei per altro azzardare di assicurare completa. Aggiungerò quelle notizie che somministra lo stesso scrittore , non che i documenti da me trovati ed esaminati. E pongo avanti a tutti colui che in Ferrara non istam pò; ma primo fu ad offerirsi a stampare, cioè quel Clemente Donati che propose al Duca di venire con la famiglia da Roma a stampar libri in qualunque scienza e facoltà, chiedendo provisione dal Pubblico per vitto alla sua famiglia , e per potere per un triennio cum octo telariis seu torcularibus continue laborare ; alla quale proposta , come già dissi, non si annui per ragioni di pubblica economia, prometten dogli però , se vorrà venire , ogni onesto e possibile favore , tanto più che se l'arte è di molto profitto, ritroverà socj e mercanti da sovvenirlo. 1471-93. Andrea Belforte Gallo, o di Francia, che il Baruffaldi nella sua Tipografia ferrarese vorrebbe nostro. Fu bensi cittadino ferrarese per privilegio, e nell' opera dell' Alfragano stampato del 1493 vien chiamato impressorie artis peritissimus ; ma egli stesso chiamossi di Francia. Si appoggierebbe lo stesso Baruffaldi al trovarsi che circa del 1440 la chiesa di sant' Agostino fu fabbricata da Ailise figlia di Gio vanni del Gallo cittadino di Ferrara ; ma è bene ad osservarsi che questa qualifica era data a tutti coloro che dopo avere abitato per qualche tempo nella nostra città chiedevano di esservi ascritti, e fre quentissimi sono gli esempii di un orefice da Bologna cittadino fer rarese , di un pittore da Pavia cittadino ferrarese , e cosi di cento e cento altri. Piuttosto guarderemo che nel 1482 era bidello della Fa (1) Non sussiste la ediz. di Dante citata dal Panzer ( sull'autorità del catal. della bi bliot. Asckew) col commento del Landino, inFerrara 1481 in fol. senza nomedistampatore. -- 474 coltà medica nella Università degli studii un Michael heres et filius quondam Magistri Gulielmi a Gallo de Flandria , bidellus artistarum ferrariæ, mentre poi tutti sanno che in passato i bidelli erano per lo più nominati fra i libraj o stampatori. Ed è per ciò che potrebbe so spettarsi essere il detto Michele della stessa famiglia del tipografo Belfor te, ed avere errato il notajo scrivendo de Flandria invece di de Francia. 1474. Agostino Carnerio , figlio del librajo Bernardino , e che in detto anno era puer. Io trovo affatto inutili le discussioni del Baruf faldi per ismentire coloro che credettero Augustinus il cognome e Carnerius il nome, e quindi essere della famiglia Agostini, quando la sua stessa conclusione fa conoscere che lo stesso Carnerio ci dice il proprio cognome nella Teseide del Boccaccio. Che Bernardino suo pa dre fosse librajo è cosa certissima , come altrettanto certo è che la famiglia Carneri si conobbe per lungo tempo in Ferrara. La prima notizia che io ne trovo è di un Antonio nel 1448 (1), il quale nel 1456 abitava da sant' Agnese ed era fratello di Bernardo ; nel 1457 rinviensi un Tommaso, indi nello stesso anno si fa parola di un Gio vanni figlio di Antonio e nipote di Bernardo. A la spexa straordinaria Lire una soldi dexesete denari dodici de m. per lej a Bernardo Carniero Cartolaro per conto de uno quinterno regato de carta pegorina per scrivere statuti novi che scrive Gujelmo da Roma schritore , e per chonto de tre repertorj per scrivere certe chopie de bolle per l' ufizio del Comun ecc. portolli questi Zuane Carniero suo nipote , e Zuane de Antonello da Verona suo garzone. tonio Carniero ecc. Item a Zoane fiollo de An Item a Bernardino Schudellaro suo garzone. Nel 30 settembre del 1472 Giovanni Carnerio cartolaro , del fu Domenico, della contrà della Rotta fa testamento a rogito di Libano rio Bonomelli , ed a sua moglie Caterina lascia due case per restitu zione di dote ed un casale per legato; sono sue figlie Polissena, Or solina e Flisca ; e suoi figli Girolamo e Giovanni legatarj, e lo stesso Girolamo e Domenico altro suo figlio eredi universali. Girolamo fu cartolaro , e vivea nel 1495. Nel 1479 con rogito del 6 maggio di Bartolomeo Codegori maestro Bernardo Carnerio cartolaro , pur esso figlio di Domenico cittadino ferrarese della contrada di s. An drea, riceve confessione a suo favore da Giuliano da Modena factore et procuratore Dni Ioanis Antonii de Gallarace Cartolari , sive bidelli civitatis Papie, di essere stato soddisfatto de et pro Inforciatis decem octo ad stampam, et voluminibus duobus consiliorum Angeli ad stam (1) Circa di quest' epoca egli fu Cartolaro in Venezia. -- 475 pam (1). Nel 1488 un Bonmatteo de Nigrisoli affitta a Girolamo del fu Giovanni Carnerio cittadino ferrarese una bottega da s. Romano ad uso di Cartoleria, fra altre due da berrettajo e da orefice. Nel 1501 il notajo Luca Isnardi fa l' inventario dei beni pro dote dne Cestantiae filiae M. Pauli de Carnerio. Nel 1510 con rogito di Andrea Succi Taddea figlia del fu Bernardno Carnerio e moglie di Mastro Battista Rinaldi fa il suo testamento ; come lo fa nel 1512 con atto ro del notajo stesso un M. Alessandro Carnerio cartolaro, figlio del fu Agostino , cittadino ed abitante in Ferrara nella contrà di s. Romano in via de' Sabbioni. In questo rogito si fa cenno di Bernardo suo avo già morto ; di un frate Gian Domenico de' Carnerj eremitano di sant' Agostino nel monastero di s. Andrea; di sua sorella Ifigenia mo naca in s. Vito; di Cassandra altra sua sorella e moglie di M. Pie tro Giovanni Malavolta ; e lasciasi dal testatore sua erede universale Donna Bella fu moglie del fu Girolamo Carnerio suo zio. Qui dobbia mo annotare due cose : la prima che del 1479 è Bernardo padre e non Agostino figlio che riceve la confessione di Giuliano, per cui egli conti nuava il suo commercio librario, e già in quei primordi della stampa, oltre le opere della propria tipografia, ne provvedeva pure altrove : la seconda è che se Agostino del 1474 era puer e del 1512 era morto, la sua età non avrebbe oltrepassato che di poco i cinquant'anni. Dalle premesse memorie si ricava il seguente brano di albero documentato Domenico Carniero o Carnerio Giovanni m Caterina Antonio Giovanni Bernardino Giovanni Girolamo Domenico Polissena Orsolina Flisca Iacobino come darogito di Ni colaImolesi del 1484 Taddea 0 m M. Gio. Battista Rinaldi Cassandra Agostino tipografo del secolo XV. iu Ferrara. Alessandro Girolamo m Bella... Ifigenia m Pietro Gio. Malavolta forse l' Agostiniano fra Gio. Domenico. (1) Infortiatum è il titolo, detto con barbarismo, del secondo volume dei Digesti. -- 476 oltre a Tommaso, a frate Gio. Domenico ed a Paolo e sua figlia Co stanza, a collocare i quali mancano i documenti. 1475 Picardo Giovanni. Di costui non si conosce che un' opera, e nulla delle sue vicende; della quale opera si legge Magister Jo. Picardus hunc librum impressit et finivit ecc. Il Baruffaldi fu di opinio ne che fossero una stessa persona Giovanni Gallo, Giovanni Tornaco ossia di Tournay, e Giovanni Picardo francese. 1475. Pietro da Aranceyo, e Giovanni Tornaco socii. 1476. Ben-Chaim Abramo. Vuolsi che fosse di Pesaro. Nel 1488 era già passato, come dicesi, a Bologna (1). 1476. Severino ferrarese. La sua famiglia si conservò lungo tempo in Ferrara , e nel 1551 abbiamo un testamento di Vittoria del fu Bernardo Severini , già moglie di un Antonio Gallo. Potrebbe questi essere stato un discendente del Belforte , che chiamossi anche sem plicemente Andrea Gallo. 1485. Lorenzo Rossi da Valenza , che poi si associò nel 1492 ad Andrea de Grassi di Castelnovo. Male interpretava il Baruffaldi que'due vocabili Rossi da Valenza facendone due cognomi, e per di più at tribuendogli quello da Valenza per primo e l'altro del Rossi quale un' aggiunta in causa di eredità od altro legame famigliare ; basan dosi unicamente sulla esistenza in Ferrara di una famiglia Valen za (2). Lorenzo nel 1488 sposa una ferrarese. 1488. 19: Nov. Dos Dominæ Lucretiæ uxor Laurentii de Valentia gister Laurentius de Valentia Cartularius, filius quondam Antonj de Rubeis, civis ferr. de contracta S. Romani, fuit contentus et confessus cum Nicolao et Ioane fratribus de Perondinis , calegariis, de contracta S. Pauli, filiis q.m Perondini, nomine etiam Antonj eorum fratris , et Perondini eorum nepotis, recepisse ab ipsis.... libras 300 , videlicet 150 in rebus mobilibus , et 150 in pecunia, pro dote D. Lucretiae ipsorum fratrum neptis, et filiae quondam Bonfadini de Perondinis, uxoris ipsius Laurentii ecc. ( Rog. di Ugo Caleffini nell' Arch. Notarile ). Ma 1492. Nel di 9 luglio il notaro Giovanni Biondi o Blondi auten tica la scrittura fra li due socii. Eccone l'estratto dall' originale ed (1) Intorno a Ben-chaim ed agli altri tipografi ebraici si potrà consultare l'ope retta di Gian Bernardo De Rossi, De Typographia hæbreo-ferrariensi Comment. histor , Parmæ R. Tip. 1780. (2) Nel 1493 eranvi un Verzilio ed un Felipo da Valenza, e nel 1522 un Bia sio del fu Zoane da Valenza. -- 477 autografo di Lorenzo , esistente nell' archivio sopracitato. Lorenzo da Valenza Cartolaro in Ferrara da sancto Francesco fa compagnia con Andrea dei Grassi da Castelnovo per anni dieci a stampare e a com prare e vendere , a bene et male, sotto pena di cento ducati a pagar subito , e dal primo dei due che chiamerà la divisione ; ed in caso di eccezione , altri ducati cinquanta da applicarsi alla Camera du cale. Lorenzo si obbliga mettere la caxa et torculo, el stagno , forme madere ( matrici ) e tutti gli usvegli ( attrezzi ) necessarii a stampare , excepti gl' intagli , che potessero achadere per dicto lavoriero. Obbligo in ambedue per le spese de zitare letere , et achadendo fare legni e intagli , etiam si obliga la dita Società. Che Lorenzo , da ogni opera che faranno, possa cavare sessanta Lire per la onoranza e premio de le 0 forme madere, et altri ingegni posti per el dito M. Che Andrea abbia la parte dei breviarj che ha fatto stampare M. Francesco da Chastello per nome del signore ( cioè il Duca). Che Lorenzo possa fare o far fare le litre alla stampa dell' anno 1493; et alcune altre charte delle secreterie eclesiastiche (sic), e tolle (cioè tavole, forse sinottiche) da puto per suo uxo e de caxa, et de li psalterj da putj. Termina la scrittura con altri patti d'interesse non riguardanti l' arte. Nell' autentica è scritto Egregius vir mag. Laurentius de Valentia filius q. Antonj de Rubeis Cartularius, et Andreas de Grassis filius q. Gulielmi de Castrono vo ecc. Dal quale documento risultano alcune cose stampate finora non conosciute. Nel 1501 e 1513 e 1521 Lorenzo abitava in contrà di san Gregorio , e veniva detto in un rogito di Girolamo Fiaschi M. Laurentius de Valentia cartularius et librarius , ac librorum stampator ecc.; ma poi nell' anno 1522 si trova una partita di spesa del Co mune , che dice ad olim Maestro Lorenzo da Valenza già carto laro , on a soi heredi per nome de M. Zoane Francesco di Costabili già suo zenero et libraro.- Quindi impariamo ch'ebbe una figlia, e che un librajo era di cognome Costabili. In quanto al Grassi poi , si trova annotato nel libro degli estimi dei borghi compilatosi nel 1494 per un casale ortivo: dicesi in questo Magister Andreas stampator libro rum; e siccome il Belforte cessava di stampare, per quanto si conosca, nel 1493: quindi si deve ritenere pel Grassi che trovasi nell' estimo anche del 1513, come da partita del 1522. A li heredi de M. Andrea Chartaro , per tanti che sino dal anno 1513 se gli donarono ecc. Prima di terminare il secolo XV dirò esservi stato in Venezia , oltre a Nicolò Zoppino, di cui più innanzi, un altro stampatore ferra -- 478 rese, come si ha da un'opera pubblicata co' suoi tipi nel 1483, cioè per Nicolaum Contengo ferrariensem, che dicesi compagno di Pietro Maufer (vedi Baruffaldi; Della tipografia ferr., Ferrara, Rinaldi 1777 pag. 94) (1). Nell'anno antecedente, cioè del 1492, erano state impresse le com medie di Plauto in Treviso, opera et impendio Pauli de Ferraria atque Dionysii de Bononia; Tarvisii ecc. ( Panzer, Brunet etc. ). Nel 1483 il bolognese Dionisio erasi unito in società con un Peregrino , di cui s' ignora il cognome, come lo s' ignora del nostro Paolo succitato. 1503. Eravi una stamperia anonima presso i PP. Certosini di questa Città, e nel 1503 sortiva da que' torchi una superba edizione del loro Missale secundum Ordinem Chartusiensium etc. (2). 1509. Giovanni Mazzocchi di Bondeno , provincia ferrarese. Il Mit taire malamente sospetto essere Alessandro Bondeni ch' era corret tore in Venezia dell' Aldina; ma quello era Bondeni di cognome , come lo era il Vincenzo celebre giureconsulto di Argenta. Giovanni si chiamò del Bondeno, dal suo luogo natale , per non essere confuso col Jacopo Mazzocchi che contemporaneamente fioriva in Roma con una distintissima tipografia. Passò alla Mirandola nel 1518 chiama tovi da Gio. Francesco Pico, che gli fece stampare le proprie opere, e quelle del celebre suo zio Giovanni Pico; lo che tutto si rileva dal Breve di Leone X riportato nel libro De veris calamitatibus etc. impres so colà nel 1519. Pare che dopo il 1520, cioè dopo la edizione del l' altro libro Examen vanitatis etc. più non esercitasse l'arte, o fosse morto (3). Era figlio di Pellegrino , e sembra che questi vivesse nel (1) Il Mittaire dice apud Petrum Maufer , et Nicolaum de Contengo ferrarien sem; il Panzer dice ferrarienses; ma siccome in altro luogo poi chiama il Maufer Gallicum ed altrove Francioso, così mi verrebbe il sospetto che potessero essere di Ferrier se poi in una edizione riportata dal Catalogo Bolongaro Crevenna non vi si dicesse schiettamente Devote Meditatione sopra la meditatione del N. S. cavate da s. Bonaventura , per Pietro Maufer Francioso , et Nicolò del Contengo da Ferrara 1483 Venetia ( Tom. I. pag. 184 ). Nè di quest' uomo, nè di tale fa miglia si trova fatta menzione alcuna , ed avrei amato di vedere io stesso il libro od uno de' libri ov'è indicato, come si asserisce, dirsi da Ferrara o Ferrariensis. (2) È da osservarsi che la Xilografia di questo messale uguaglia perfettamente quella della stamperia di Lorenzo Rossi da Valenza , e devesi ritenere che fossero i suoi tipi. (3) Dice il ch. Giuseppe Campi nel suo libretto Degli Uomini ill. e dei co. Greco di Mirandola ; Modena 1830 ( pag. 22 ) che il primo libro stampato in Mirandola fu l'opera del Pico De verís calamitatibus nel 1515; malo fu veramente del 1519, tale essendo anche la data dello stesso Breve Pontificio già citato . -- 479 1505, in cui a rogito di Battista Saracca cancelliere Ducale , del di 8 marzo, viene nominato senza il quondam. Vi si dice Mag. Marcus Antonius de Belludis de Corniana, fil: q. Michaelis, gramatices professor, de contacta s. Jacobi, facendo mandato di procura a suo fratello Fran cesco, assente , in apotheca Mag. Joanis Mazochi librarü , posita super via sablonum, filii ser Peregrini de cont. S. Romani ecc. Un Bigo Maz zocco dal Bondeno viene impiccato a cinque ore di notte del 22 set tembre del 1555 per avere ammazzato il conte Scipione Romei: nel 1564 gli eredi di Giovanni erano pure cartolaj in Ferrara. Trovasi un lavoro stampato col nome di Sigismondo Mazzocchi del 1518; ma si crede che sia pseudonimo dello stesso Giovanni : è l'opera a morosa di Notturno Napolitano , in cui si vorrebbero riconoscere i tipi dell' editore della prima edizione del Mambriano e del Furioso (1). : 1510. Baldassare Selli da Carpi, del quale non si conosce che un libro solo: era cognato del celebre Benedetto Dulcibello. 1521. Francesco Rossi da Valenza. Si disse che nel 1522 era già morto Lorenzo; ma si potrebbe supporre che tal morte avvenisse ap punto nel 1521 , anno in cui cominciano le edizioni di Francesco : non si conosceva se fosse suo figlio , e solo era noto che nacque del 1503 , dacchè nel suo ritratto in legno inserto negli Statuti del 1567 vi si dice Franciscus Rubeus typografus annorum LXIIII; lo che ci confermerebbe eziandio che il vero cognome fu Rossi e non Valenza ; ma da un atto del 1º decembre 1543 risulta ciò positiva mente, dicendovisi Francesco del fu Lorenzo Rossi da Valenza Carto laro, cittadino ferrarese, abitante nella contrada di san Guglielmo. Nel 1538 fa pace con due carcerati per contumelie che questi aveano scagliate contro di lui : nel 1573 lo si vede per anche vivente, men tre poi nel 1576 trovasi una partita intestata Heredi di Francesco Rosso da Valenza Stampatori. Egli pure possedeva alquanto di terre no, essendo inscritto nel Libro dell' Estimo de dosentulla (Ducentola) a poche miglia da Ferrara per una pezza de terra, come anche viene confermato da rogito di Filippo Sivieri del 12 giugno 1570.) Ora è da sapersi che un distintissimo tipografo della famiglia fer rarese de' Rossi detti da Valenza , perchè forse di colà originarj , e sercito lungo tempo in Venezia , ed è quel Nicolò d' Aristotile di (1) Ho detto citasi, perchè vi ha dubbio se detta edizione sia mai esistita. Nè a me fu dato di vederla, o di averne relazione di veduta. 480 Ferrara detto Zoppino, il quale fu anche in compagnia di certo Vin cenzo, como dalle Stantie nove de Messer Antonio Thibaldeo ecc. allo illustro Signor Orsino ecc. stampato nella inclita Città di Ve nezia per Nicolò Zopino e Vicentio Compagno nel MDXX a di 11 de Setembre in 8., e come dal privilegio pontificio che vedesi nell' I solario del Bordone stampato nel 1547. Che sia ferrarese non è a dubitarsene chiamandosi cosi egli stesso, non come cittadino , chè potrebbe ciò essere per privilegio , ma come da Ferrara , ed è per tale riconosciuto anche nei privilegi che si veggono stampati nelle sue edizioni , fra le quali é specialmente da osservarsi quella delle Guerre de' Romani di Dione Historico del 1533 , nel cui breve ponti ficio, che rimonta sino al 1521, e vedesi riportato anche nell'Isolario succitato , sta scritto Cum dilectus filius Nicolaus Zopinus de Ri stotile ( sic ) de Ferraria, Venetiis Mercator bibliopola Venetüs residente ( sic ) historias rerum in Italia ab anno domini etc. Che poi sia della famiglia Rossi, lo ha potuto verificare il ch.º M. Antonelli negli atti del pubblico archivio di Venezia, riserbandosene a produrre i docu menti in un suo lavoro bibliografico di cui si sta occupando. Questo Nicolò Zoppino lo vedremo eziandio nominato fra gl'intagliatori. Nella stessa epoca di Aristotile esercitava la stampa pure in Venezia un Gio. Rossi vercellese, che diede in luce co' suoi tipi nel 1514 un'o pera del nostro Sigismondo Fanti. 1521. Bernardino Odonino. Un solo libro del Manardo si conosce di questo stampatore, ed il Baruffaldi in un suo manoscritto esterna il sospetto che l' opera sia stata stampata in Ungheria colla falsa data di Ferrara. 1521. Giambattista dalla Pigna milanese, del quale pure non è nota che la rarissima edizione del Furioso con data di Ferrara del 1521. 1523. Francesco Merlo ferrarese figlio di Gio. Antonio, già librajo, indi stampatore. 1537. Scipione e fratelli. Si conoscono poche cose di questa socie tà, de' cui personaggi neppur è noto il cognome (1). 1543. M. Gio. Francese. Un raro opuscolo intitolato La sontuosa entrata di Carlo V in Franza : Lettera in data 3 Gennaro 1543 , ha (1) A me per altro sorge un sospetto. Nel 1533 a rogiti Lavezzoli Nicolò servi rono come testimonii i fratelli Scipione e Lorenzo figli del fu M. Francesco Villa fora Cartolari e Libraj. Che fossero gli stampatori ??? Anche Francesco lo trovai Cartolaro nel 1506. -- ro 481 i dati di stampa di M. Gio. Francese , in la contrada de' Fasoli in Ferrara ; strada che ognuno conosce per quel tratto che da Voltapa letto immette ai Contrarj all' angolo del palazzo già Montecatini. 1545. Anton Maria Sivieri , che poi si vede unito con Giovanni Maria di Michieli. Anton Maria Sivieri era cartolaro , ed avea bottega in piazza nel 1533, abitava nella parrocchia di s. Apollinare, ed era figlio del fu Giacomo esso pure già cartolaro, come da rogito di Ni colò Lavezzolo. Pare che fosse in questa famiglia ereditario l'esercizio di cartoleria, perchè dal 1513 al 1537 vi si trova un Domenico libra ro; dal 1524 al 1533 un Siviero libraro ch' era fratello di Anton m Maria. Un' Eleonora del q.™ Domenico fu moglie di M.º Battista de Bianchi librajo ; e con un rogito di Cesare Bellaja del 1549 un M.° Giovanni del fu Bonpolo librajo prende da certo Turino Lire cen tum pro arte, trafico , et mercacione librarie , et pellium sive coriorum facienda, et exercenda in Civitate Ferrariæ. Bonfiolo poi era figlio del fu Nicolò, come da rogito di Girolamo Bonsignore del 1530. 1546. Giovanni Buglath o Boglath Antonio , ed Antonio Hucher compagni per oltre a dodici anni. Quest'ultimo era intagliatore in legno, ed un saggio del suo operare può vedersi nella prima edizione dei Banchetti di Messisbugo stampati nel 1549 con eccellente ritratto dell' autore, e con tavole relative all' argomento. 1551. Samuele Ben-Aschara Sarfadi, ossia Gallo ebreo, perchè di origine francese. 1552. Giovanni Maria e fratelli Nicolini da Sabbio stamparono nel convento de' PP. Serviti della Consolazione, e pare che venissero da Venezia , dove sino dal 1516, come asserisce il Baruffaldi , tenevano aperta una tipografia. 1552. Abramo Usque ebreo , detto anche Oscki od Uski portoghe se rifugiatosi qui dopo la espulsione degl' israeliti da quel regno. Stampò una Bibbia spagnuola, ch'è celebre nei fasti della tipografia, e si conosce colla denominazione speciale di Bibbia di Ferrara , che fu stampata a spese di Girolamo Vargas. Ebbe in famiglia due lette rati Samuele e Salomone , che si resero autori di opere , sembrando eziandio che il primo di essi sia quello che attivo a Costantinopoli una stamperia. 1565. Francesco Senese. Di questo buon stampatore di Venezia trovasi la Geografia di Strabone tradotta dal ferrarese Bonaccioli, la cui prima parte vedesi stampata in Venezia nel 1562, la seconda nel -- 482 1565 in Ferrara. Vorrebbesi che quella prima parte fosse pure stata eseguita nella stessa Ferrara da Valente Panizza per conto del Se nese; ma dappresso ad accurato esame ho dovuto persuadermi che i tipi sono diversi, per cui non potrebbesi altro sospettare se non che fosse qui stampata la sola seconda parte dal Panizza, il quale poi vi abbia posto il nome del Senese. porta scritto 1562-66. Valente Panizza mantovano fu in Ferrara ducale tipo grafo, e stampò qui con Domenico Mammarelli, in Firenze nel 1567, ed in Perugia. L'opera ÆliiJuli Crotti Cremonensis opuscula del 1564 Ferrariæ excudebat Valens Panicius Mantuanus typo Dominico Mammarello Auspice etc. graphus Ducalis Ex officina nostra.-- ed in fine 1575. Dissi che Francesco Rossi era vivo nel 1573, morto nel 1576. Infatti la Ditta degli Heredi Francesco Rossi comincia a comparire del 1575; la quale Ditta ebbe in società il già nominato Domenico Mam marelli e Giulio Cesare Cagnaccini con officina in via di san Gugliel mo sino al 1582, in cui si trova poi unita a certo Paolo Tortorino , come si rileva dall'unico libretto del Mirami Raffaele hebreo; Dell' arte specularia ecc. 1575. Vittorio Baldini , che vuolsi dal Baruffaldi di origine vene ziana , sebbene sino dal 1404 un Basilio Baldini fosse Fattor ducale. Fondamento all' asserzione si è la dedica che il Baldini stesso nel 1597 fece a Marfisa d' Este della favola La Pazzia del Cucchetti , giacchè questi nel frontispizio del libro stampato in Venezia dicesi veneziano, ed il Baldini nella dedica dice Essendo noi di una me desima patria ecc.; ciò che non puossi riferire a Marfisa dacchè sog giunse e grandissimi amici : lo che non è probabile fra il librajo e la principessa (1). Ma sta in fatto ch' egli esercito in Ferrara la tipografia, esercizio proseguito poi per molti anni da' suoi eredi ; che egli era coltissimo , avendosi di lui qualche sonetto e la Cronologia Ecclesiastica stampata nel 1591 ; ch' egli fu anche intagliatore in le gno non dispregevole, come da alcune tavole e santi. La sua marca (1) La dedica del Baldini è del 1581, e la prima edizione fu fatta in detto anno in Ferrara; la seconda pure nella stessa città da Giulio Cesare Cagnanini nel 1586; ma ciò non infirma la opinione del Baruffaldi , dacchè l'autore è sempre quello , cioè il Cacchetti Veneziano. Nel detto anno 1586 stampò il Baldini in Ferrara Le lagrime di s. Pietro di Luigi Tansillo (il 1º canto) in 12º, insieme alle Lagrime di s. M. Maddalena del sig. Erasmo delli signori di Valvasone in 12°. -- 483 fu VB (uniti), quale vedesi anche nel frontispizio della Orazione del can. Levalori per san Carlo Borromeo nel 1610. Mori nel 1618 e fu sepolto in san Gio. Battista. Fu stampator ducale sino alla partenza degli Estensi , e poscia camerale come da Bolla ottenutane il 25 no vembre 1598 in Ferrara stessa dal card. Procamerario Bartolomeo Cesi, visata da M. Buonvisi , e rilasciata in seguito di attestazione del card. Aldobrandini legato. Con questo Breve gli viene data esen zione da ogni gabella per qualsiasi quantità di carta da condurre per tutta la Legazione ; pei libri impressi da lui da estrarsi dovunque vo glia; e per ogni altra materia necessaria alla sua tipografia.... ad vitam Victorii, et Hieronymi ejusdem Victorii filiorum (sic) extendantur, dicti que ejus filii post obitum ipsius Victorii , donec in comunione vixerint ( con chi , se il padre moriva ? ) , et impressores Camerales appellari et esse valeant etc. ( Bolla originale da me esaminata ). Pare che stampasse anche opere musicali, avendo io veduto alcune polizze a ciò relative per un lavoro intitolato il Lauro Verde ; forse il pendant del Lauro Secco composto dal celebre Claudio Merulo di Correggio, Madrigale a cinque voci stampato in Venezia dal Gardano nel 1596. La officina del Baldini ebbe l' insegna della Campana, perchè situata forse presso il cantone cosi chiamato: egli era rimasto vedovo di Margarita...... nel 22 novembre 1591. 1583. Giulio Cesare, e fratelli Cagnaccini. Il primo già lo vedem mo unito agli eredi Rossi e a Domenico Mammarelli, ed ora lo vedia mo co' suoi fratelli. Questa nuova Ditta stampo anche in Venezia le Tragedie del Giraldi , od almeno vi pose la data di quella città. Il Cagnaccini era già librajo quando si univa agli Eredi Rossi , come da partita di pagamento fattogli dalla nobile famiglia Pio per le Epi stole di Ovidio col commento comprate per Marco Pio. 1583. Domenico Mammarelli fu in società con varii, come abbiamo veduto, indi stampò da solo. Nel 1549 era pure librajo, come da ro gito di Aurelio Roiti in cui dicesi investivit Egregium juvenem M. Do minicum quondam Francisci de Mammarellis Bibliothecam (sic), ac civem ferrariensem de contracta s. Gregoriü; il quale Francesco era figlio del fu (1532) Princivalle , e padre di un altro Princivalle e di un altro Francesco, per cui li due ultimi erano fratelli dello stampatore Do menico. Questi moriva nel 26 maggio 1592 , ed era sepolto in san Francesco. La sua officina era situata presso la Chiesa di sant' A gnese, ed egli fu bidello della Università dal 1572 fino alla morte , succedendogli nell' impiego Francesco suo fratello. -- 484 1585-6. Simone e Giulio Vassallini: Giulio ebbe a stampare in Fer rara alcune opere colla data di Venezia, e con quella di Mantova. 1586. Vincenzo Galdura stampò per alquanti anni quasi sempre ad istanza di Alfonso Caraffa. 1589. Benedetto Mammarelli fu in società per qualche opera col Baldini ; fu stampatore episcopale , e a di lui istanza venne pubbli blicata in Venezia nel 1592 una Raccolta di Rime piacevoli. S' ignora se fosse figlio di Domenico : un Lorenzo Mammarelli era librajo, come dall' atto di morte di sua moglie Giulia nel 22 Luglio del 1647. 1594. Gio. Battista Bellagamba, del quale si conosce una sola o pera stampata in Ferrara. Forse lo fu in Bologna con la falsa data della nostra Città, mentre del 1598 esercitava la tipografia colà. Prima di lasciare il secolo XVI non sarà inopportuno di anno tare alcune cose , cioè che molti e distintissimi letterati furono di rettori o correttori delle nostre tipografie nel secolo succitato e nel precedente, quali un Guarino Veronese, un Aldo Manuzio, un Gio. Ma ria Tricellio, un Badio Iodoco Ascensio, un Lodovico Carbone, un Lo dovico Mario Paruto, un Pietro Buono degli Avogari , un Pietro Mal fetta; che un Ercole Caraffa librajo, forse affine a quell' Alfonso che vedemmo col Galdura , e discendente dall' altro Zoane Maria Caraffa già libraio sino dal 1518 , fece stampare alcune opere in Venezia , premettendovi sue lettere di dedica datate da Ferrara ; che un Febo del Giglio librajo fu pure stampatore , come da pagamento fattogli dal Comune nel 1582 per due mila poiizze stampate circha le biade (1); che un Gio. Antonio Guidone stampatore in Casale di Monferrato chia mossi Nobile Ferrarese, come dall'opera di Lorenzo Silvano edita nel 1543. Ritengo però due cose : la prima , ch'ei fosse cittadino fer rarese per privilegio; la seconda, che fosse editore e non tipografo , (1) Il Baruffaldi nota soltanto che del 1595 Febo del Giglio fece stampare dal Mammarelli le Relazioni del Botero, e che un Francesco dal Zio o Giglio era già cartolajo e legatore sino dal 1476. Jacopo Giglio era cartolajo nel 1454, ed un altro Jacopo pure cartolajo comprò da Lodovico Ariosto nel 1521 alcuni esemplari del Furioso. Questa famiglia la troveremo nuovamente nel secolo XVII. Ma in tanto si conferma la esistenza di quel Francesco, cui vien concesso di proseguire sulla via un muro , come dal libro delle Commiss. Ducali nell' archivio comunale ( lib. 9 n. 30, 1479 24 ottobre ) Cum sit quod Franciscus a Zilgio , seu a Liliis bibliopola habeat quondam domum in contrata s. Andreæ etc. Aquesto infelice nel 1504 a di 14 settembre furono ammazzate la moglie e la nuora in caxa soa suxo la via dela Giara ( cronaca Zerbinati ). 485 dicendovisi semplicemente Apud Guidonem ecc. lo che mette in dub bio la qualifica di stampatore. Ora venendo agli altri secoli XVII e XVIII non darò che una semplice nota di quelli che ho potuto conoscere. Già qualcuno di quelli annotati nel secolo precedente , cioè il XVI continuò ad eser citare anche nel XVII, come il Baldini , e dal 1619 in appresso ten nero esercizio i suoi eredi. 1620-42. Suzzi Francesco, il quale fu anche stampatore camerale. I ritratti degli Estensi nell' opera del Berni nel 1640 e nell' altra del Cariola nel 1641 furono con molto spirito incisi da Caterino Doino , come egli stesso lo fa conoscere nella dedica dell' ultimo di detti libri ad Alfonso IV d' Este duca di Modena , con lettera 10 marzo , nella quale dichiara eziandio di averli operati nell' età senile. Il Doino era veneto , ed avea già ricevuto la cittadinanza ferrarese da moltissimi anni. 1634. Giuseppe Gironi e Francesco Gherardi : il Gironi poi conti nuò solo, e si vedono sue edizioni anche nel 1654. 1658. Eredi Suzzi e Giovanni Imberti sino al 1662, in cui quegli eredi continuarono soli, e si veggono loro stampe del 1664. 1657-71. Giambattista ed Alfonso Maresti : quest'ultimo continuò solo dopo la morte di G. Battista , che sembra fosse suo padre. Fu marito a Barbara Gironi, che mori nel giorno 16 decembre del 1680. Egli poi, dopo di aver dato in luce varie opere, quali tutti conoscono senza critica e con moltissime falsità, e riportato già il titolo di cava liere, cessava di vivere nel 2 luglio 1698, e veniva sepolto in s. Domenico. 1665-72. Giulio Bolzoni Giglio, avente bottega in cortile, nel 1666 si vede unito a Giuseppe Formentini. Un Domenico Bolzoni Giglio cser citava dal 1731 al 1736. 1671. Lodovico e Francesco Nobili stampatori camerali. 1672. Il Giglio, e poscia gli Eredi del Giglio, come da edizioni del 1679; e quindi i fratelli Gigli, come da altre stampe degli anni 1726-36, ed un Giglio Giacomo nel 1768. Di Febo dal Giglio feci già parola. 1688. Bernardino Pomatelli , e nel 1712 gli Eredi di Bernardino suddetto , per cui , vedendosi altro Bernardino dal 1732 al 1770 , è da stabilirsi che fosse un suo discendente. 1693. Stamperia anonima di san Nicolò in Ferrara, la quale però, è la stessa che la seguente. 1687-96. Antonio Carrara. 3 486-- 1692. Girolamo Filoni, che fu pure in società nel 1693 con Joseph Nissim e Abraham Chaim. Il Filoni stampava eziandio nel susseguente secolo, e del 1768 si vedono libri colla data della Tipografia Filonia na; forse dei suoi Eredi. 1710. Giambattista Scalini , come da sue liste per lavori fatti al Comune di avvisi, ed altro. Era stampatore camerale. 1708-29. Bernardino Barbieri, e poscia Giuseppe, del quale si hanno edizioni anche nel 1762. 1753. Giuseppe Rinaldi: l'ultimo lavoro da me trovato è del 1781 ; mentre poi del 1804 ne rinvengo degli Eredi di Giuseppe Rinaldi. 1745-66. Tommaso Fornari. 1760. Tipografia Anonima all' insegna del Sansone. 1767-79. Carlo Coatti. 1785. Giambattista Fabbri. Terminero coll' osservare che nel 1757 fu impressa in Ferrara un' opera Sumptibus Remondinianis, ed altra nel 1763-65 impensis Jo annis Manfrè (1). In quanto a libraj , nel 1492 eravi un M.º Armanno da Colonia , che prese in affitto dal Capitolo della Cattedrale una bottega presso il campanile per vendere libri a stampa. Nel 1533 si ha memoria di que fratelli Scipione e Lorenzo di Villafora , de' quali parlai all' anno 1537. Nel 1548 vivea un M. Baptista de Blanchis librarius , che fu marito ad Eleonora figlia di Domenico Sivieri, come già dissi ; nel 1551 un Maestro Cristoforo Della Doneta del fu Gio. Maria; ed un Girolamo de Bianchi era librajo all'insegna della Fenice nel 1575, come da somministrazione fatta pel pupillo conte Annibale Turco di un Vir gilio con commento, di un Terenzio senza commento e di un Cicerone. Più numerosi erano i cartolaj, nè mi perderei a farne menzione se non dovessi avere un riflesso all'epoca , per cui mi ristringerò a quelli che trovai de' secoli XIV, XV e XVI, oltre ai già nominati fra gli stampatori e i librai. (1) M. Antonelli tiene da lungo tempo preparato un pregevolissimo lavoro Monografia delle Edizioni del secolo XV negli Stati Estensi-- la quale abbraccia Ferrara, Modena, Reggio, Scandiano e Nonantola, con fac-simili dei caratteri e delle xilografie ; opera che sarebbe utilissima se vedesse la luce, come utile fu quella già stampata nel 1830 Ricerche bibliografiche sulle Edizioni ferraresi del secolo XV ( Ferrara, Bresciani ) , in continuazione del qual libro ha già in pronto le Ricerche su quelle del secolo XVI. 1373. Martino figlio del fu Antoniolo. 1373. Domenico del fu Maestro Pietro Pritati cartolaro della con trà di Boccacanale, fratello di Giovanni pelacano (pellajo o conciapelli). 1401. Nicolò di Bologna. 1427. Maestro Bartolomeo. 1433. M. Gabriele degli Avenanti del fu Jacobo, e fratello di An tonio che ancor vivea nel 1449. 1443. Antonio di Paolo Simone. 1447. Gerardo figlio di Domenico Tanerio ; quando non fosse un Carnerio! 1452. Nicolò de Negrisoli. 1454-58. Maestro Gregorio del fu Gasparino. Fece testamento a rogito di Nicolò Brugia nel 6 febbrajo 1458, da cui risulta ch' era figlio del fu Gasperino Fornaro ( forse cognome), della contrà di s. Agnese, e che suoi fratelli furono Giacomo, Francesco e Maurelio. 1458. M. Nicolaus defufia (sic) cartolarius, seu librorum venditor, filius q. Macharj, hab. Ferrariæ in contracta centum versurorum : sem bra fosse forestiero , nè saprei di quai libri qui s' intenda parlare , trattandosi di epoca precedente la stampa; forse di codici manoscritti. 1458-89. Maestro Nicolò dei Cortellini del fu Matteo forse lo stesso ch' è nominato in un rogito di Nicolò Brugia del 10 decembre 1457 Consignatio seu restitutio certorum librorum facta per Nicolaum Mathei cartularium domino Quirico de Vivulo Ianuensi etc. 1459. Maestro Nicolò de Zechino. 1459. M. Ioanne de Bartolomeo da Bologna ; nè saprei se il Bar tolomeo fosse il nome paterno od il cognome. Sarei inclinato a cre derlo cognome, trovandosi anche del 1476 uno stampatore a Venezia chiamato Maestro Antonio de Bartolomeo da Bologna. Un figlio di lui mori di peste nel 1460: quidam filius Ioanis de Bononia Cartularii habitator in burgo Leonis prope domum Ioanis de Imola pelacani, peste nunc decessit, ita retulit Marianus de Thomasiis senensis, alter a supe rioribus officiü bullettorum ( Arch. Comunale ). 1468. Jacobo ebreo di Cesena ; qui vult artem cartularie in hac civitate exercere, et apoteca facere, et fuit recordatus quod est optimus et solemnis magister hujus exercitii et stetit cum Magnif. Dno Cesene multis et multis annis ad dictum exercitium e nel giorno 23 novembre si determina l' interpellare gli altri carto larj se abbiano cosa in contrario ( Arch. Comunale ). 487 488 1472. Bernardino de' Gavi. 1473. Antonio de Brigno da Reggio, 1477. M. Peregrino Cilano da Lucca, abitante in Ferrara. 1492. Sebastiano de' Venerandi e Piero dal Da (dado) da Mantova abitante in Ferrara. 1516. Ieronimo de Burnoro ( Brunori ). 1516. Bartolomeo di M. Martino da S. M. Nuova. 1522. Giacomo di Battista de' Franchi. 1523. Girolamo de' Bernardi. 1523. Frachasso Cartolaro. 1525. Petrus filius q. Mafei de Lolo. 1527. Paulus a Mella , ch' era anche bidello della Università de gli Studii. 1529-41. Maestro Bernardo del fu M. Pietro de Lolo; quindi Pie tro moriva fra il 1525 e il 1529. 1529. Dalle Veze Gio. Battista cartolaro e bidello della succitata Università , come da istromento dove sono nominate sua moglie Gia coma del fu Tomeo pelipario , e sua sorella Margarita. Suo padre a vea nome Cesare , come da rogito di Anton Maria Gillini del 1538 , in cui Giov. Battista è detto a Vegetibus, librarius etc. 1530. Hieronymo d' Aliegro cartolaro , et già deputato a la caneva facta in le schole terrene de san Francescho per li vini per bisogno dela peste. 1573. Ercole Pasqualino. 1577. Girolamo Gazino. 1591. M.º Pier Antonio Contoli. Non mi ê venuta mai sott' occhio alcuna cosa relativa a fabbrica zione di carta nella nostra città o sobborghi, se si eccettuino le fab briche di carta straccia nel nostro secolo, una entro Ferrara ed altra nel sobborgo di san Luca. Eppure negli altri luoghi dell' Estense dominio ne esistevano, e nel 1510 non so se per mura nuove od al tro , in Modena si comenzó a butare zoxe caxe e altri edifiziü ecc, et in fra li altri una bella Cartaria de ser Pellegrin de Milan , la quale si è apresso le mura circha 20 braza , per modo che ogne persona è de mala voglia ( Cronaca de Lancellotti Vol. I. part. 2. pag. 106. ) Finalmente per legature, per quanto sieno magnifiche le moderne, difficilmente sorpasseranno le antiche in ispecial modo per opere di compressione sia d' ornati che di figure. Superbi lavori ho veduto in -- 489 libri del secolo XV, ma in particolare del XVI; o ne abbiamo anche nella nostra Biblioteca, fra i quali una Geografia di Claudio Tolomeo Alessandrino del 1541 , e le opere di Lutero del 1564-6, col ritratto dell' Autore. A ciò si prestano più d' ogni altra le pelli di bufalo e di porco. Un libro di squisitissima legatura originale, cioè dell' epoca stessa della edizione , fu l'esemplare di un Plinio che appartenne a Luigi di san Mauro ( Basilea 1545 in fol. ): il disegno e la descrizione si trovano a pag. 5 della Gazette des Beaux-Arts etc. Paris 1859 (2 Livraison 15 Ianvier. de l' Art et de la Curiosité ) (1). III. Armi, Polveri, Artiglierie Se Ferrara conta pochi secoli , non può vantare armi di offesa e di difesa molto antiche , ma soltanto quelle che usavansi nel me dio evo. Già dissi all' articolo Sicurezza Pubblica come lo storico Frizzi riporti la lunga serie delle armi che dallo Statuto del 1268 erano vietate a portarsi dai cittadini ferraresi ( tom. III 2.ª edizione , a pag. 191 e 192). — Vennero poi i secoli XIV, XV e XVI che furono del tutto guerreschi, e nel mentre che per la invenzione della polvere andavasi rovesciando e cangiando l'antico sistema di guerra, le armi da combattere a corpo, e da coprirsi le membra, pareano farsi sempre migliori. Fu sotto un Giovanni Maria Visconti signore ed arcivescovo di Milano che si fondarono quelle celebri fabbriche, le quali diedero in seguito tanta rinomanza agli armajuoli Milanesi , e che nel 1427 poterono armare completamente in pochi giorni quattro mila cavalieri e due mila fanti ( Rio ; l'art. Chrétien vol. II p. 13 ); ed erano in tanto pregio le armi delle fabbriche di Gardone e di Brescia , e le squamme metalliche lombarde , che l'armiere Serafino bresciano ebbe il vanto di lavorare una corazza per Carlo V, ed un magnifico pu (1) Ciò che per altro è maggiormente da rimarcarsi sono le legature in pelle u mana. In questo anno 1864 ne fu venduto uno, ed acquistavalo un librajo di Parigi per 226 franchi. Apparteneva alla collezione di libri rari e preziosi del sig. de L.... Vuolsi poi che tali legature non sieno un fatto nuovo , poichè esistevano a Meudon delle conciaje di questo genere ( La Presse del 24 febbrajo 1864 ). -- 490 gnale per Francesco I ( Capranica ; la congiura di Brescia , vol. I pag. 86, nota 1. ). — Nè gli Estensi tardarono ad invitare in Ferrara uomini espertissimi nell' arte, richiamandoli appunto dalla Lombar dia, anzi dalla stessa Milano, ed incaricandone il Maestrato. 1464. Conductio Dni Ottolini de Mediolano pro arte armorum introdu cenda in civitate Ferrarie. Ser Ottolinus quondam Ioanis de Corneto de Me diolano, magister armorum, obligando se ecc. promisit magnif. Antonio San deo Judici xij sap. Ferr. presente et stipulante nomine et vice reipublice Ferrarie conducere se cum familia sua usque ad duos menses proximos futuros ad habitandum in Civitate Ferrarie, et ibi cum duobus Magistris et duobus gargionis continue et toto ejus vite tempore de arte et magisterio armorum laborare bene et laudabiter. In premium cujus introductionis ipse D. Judex dedit, voluit, et mandavit dicto Magistro Ottolino presenti, recipienti, et ad se trahenti florenos quinquaginta aureos pro parte florenorum centum auri, quos mandat Ill. Dom. Noster Dux etc. per suas literas etc. Et casu quo ipse Magister Ottolinus non se conduceret cum familia sua infra dictum ter minem ad laborandum ut supra, vir prudens Matheus Herba de Mediolano , mercator, et civis ferrariensis, promisit ipsi d. Judici ipsos florenos quinqua ginta auri redere , et restituere dicte Communi Ferrarie , et se constituit principalem debitorem etc. E nel 1465 poi, essendosi il Corneti già condotto a Ferrara con la famiglia , viene assolto e liberato dalla prestata cauzione il detto Matteo Erba, ed il Comune d' ordine Ducale presta al primo ducento fiorini d'oro per potersi provvedere del necessario all' attivazione dell' esercizio (1). Non si creda però che prima del milanese Ottolini qui non si fabbricassero armi , ma solo che questi venisse piuttosto a perfezionarne l' arte: infatti nei rogiti di Nicolò Bischizzi trovansi nominati sin dal 1365 un Mag. Giliolus fil. q. ser Nicolini, etc., ed un M. Mag. Zacharia Cavatius filius q. Bettini, ch' erano spadari, e stipu lavano quai massari dell' arte suddetta. Nel 1466 vì erano pure in Ferrara Marco e fratelli da Crema maestri da baliste in contrà di san Paolo, i quali vennero aggregati per pri vilegio alla cittadinanza nostra : riparleremo di loro fra gli orologiai. (1) Come osservò il ch. Francesco Manfredini (Modena al tempo de Bonacolsi ecc. pag. 7 ) ogni città o terra avea qualche contrada col titolo degli armajuoli, degli scudaj, degli spadaj ecc. appunto per esservi ovunque fabbricazioni di tali armi. Diffatti come in Bologna vi è tuttora la via delle Spaderie , qui abbiamo ancora quella degli Armari. -- 491 Prima del 1485 era distinto Armarolo un Leonardo , di cui s'i gnora il cognome ; in detto anno egli era già morto, e suo figlio Taddeo Lunardo ( da ciò potrebbesi dedurre che Lunardo fosse il cognome ) sposó Giovanna Marchiani, come da rogito di Bartolomeo Silvestri del 6 maggio. Un Romero Antonio celebre armajuolo e la voratore all' azzimina fu ai servigi di Alfonso II, e lavoro, come as serisce il Cicognara ( storia della Scultura tom. II pag. 437 ) incom parabili armature. Nè solo in Ferrara gli Estensi chiamarono arma juoli milanesi, ma eziandio in Modena, quali furono uno Stefanino dalla Polla figlio di Giorgio, fatto cittadino di Modena ove operava del 1477, ed un Martino del Pizo figlio del fu Gabriele , aggregato pure alla cittadinanza della stessa Modena ové lavorava già del 1485 asso ciandosi al modonese Jacopo Magnanini ( Campori : gli Artisti italiani e stranieri negli stati Estensi, pag. 378 e 380 ). Nel 1579 trovo un M. Giovanni Giacomo armajuolo, che ripara una corazza da quintana , e disbrocha et de novo imbrocha la celata. Nel 1598 un Gio. Pietro Romeo milanese fu armajuolo del Duca (forse che non sia un Romero!) Per le balestre noi troviamo nel 1369 un maestro Maxius q...... de Bononia hab. Ferrarie, un Tommaso Panciera nel 1486, un Fran cesco ed un Bataino nel 1494. Nel 1509 si usavano ancora verrettoni, giavellotti e freccie, come all' assedio di Padova (Gloria, assedio ecc. pag. 45 ) : e cosi rotelle e targoni e lanzote da fante a pede, come si ha dalla cronaca del Lancellotti (Vol. I part. 2 pag. 23), che dice essersene provedute dieci mila. E così si fabbricavano spade e pu gnali d' ogni sorta con foderi lavorati e bruniti, ed eccellenti artefici ne furono un M.º Antonio Peccenini nel 1577, un Bernardino...... nel 1581. Nel 1594 il Duca proibisce non solo di portare, ma ezian dio di tenere in casa spade , pugnali e fusetti con punte quadre e affusellate, sotto pena di scudi cinquanta e di tre tratti di corda per la ritenzione , di cento scudi e della galera per la delazione. Anche le alabarde si usarono a lungo e il Duca teneva una compagnia di alabardieri , che nel 1559 accompagnarono il cadavere di Ercole II nel funerale. Oltre agli alabardieri ed ai balestrieri a piedi e a ca vallo, vi erano gli schioppettieri, e coloro che fabbricavano gli schiop pi, e nel 1555 un Francesco del fu Bernardino da Modena intarsia tore era superiore alle munizioni, et loci deputati pro conservanda pul vere a sclopis, arcobusis, et balistris Ill. Dni Ducis Ferrarie. Dei quali archibugi molti erano a corda, vale a dire a miccia, perchè del 1557 -- 492 rinvengo una spesa per carboniera per tenir fuocho dove se tiene li corpi de Guardia a bixognio d' inpizare ( accendere ) le corde deli archibussi ; e dall' opera di Bonaventura Pistofilo, l' Oplomachia, scor gesi che gli schioppettieri o meglio gli archibugieri portavano la mic cia attaccata ad un bastone forcuto, su cui si appoggiava lo schioppo dopo di avere applicata la miccia al focone. Vi erano pure gli archi bugi da pietra ; ma questi si consideravano pericolosi alla pubblica sicurezza, nè si potevano tenere se non riportatane licenza dal Duca; legge estendibile sino ai parenti ed agli stessi di lui fratelli ! Io non ho provata grande maraviglia di un archibugio da caccia a quattro canne, con due soli acciarini e due soli grilletti, con una molla raccolta e serpeggiante negli acciarini stessi , archibugio alla esposizione di Ra venna del 1860, perchè io stesso n' ebbi fra le mani per non breve tempo, e sono molti anni scorsi, uno a due sole canne, con due soli acciarini e due soli grilletti con molla serpeggiante, ma con quattro cani o ganascie che davano quattro colpi ;lo che equivale per la po tenza , ed è assai più comodo per portarlo e per farne uso. Distin tissimi artefici di archibugi furono un Gio. Maria Trombino già fi gliuolo del Fra del Schioppo nel 1568 , un M. Vidale di Moletta nel 1583, un Andrea Tedesco morto nel 1591. Nel nostro secolo un Pie tro Torquato Tasso fu si eccellente meccanico che potè dare una canna da fucile di propria invenzione all' imperator d' Austria, ed al pontefice Leone XII due pistole, e potè dare un saggio di un nuovo e più leggiero cannone di ferro. (Mem. di P. T. Tasso ferr. dettate dal D. Aurelio Colla; Bologna, Volpe 1842 in 8° ). Passando alla polvere d'archibugio , è noto che si conosceva e ziandio nel secolo undecimo, abbenchè si adoperasse per fuochi arti ficiali : ma l'uso per la guerra pare si limiti al secolo XIII. In Fer rara si fabbricava nel secolo XV, e forse nel fine del precedente, nel quale qui pure si usavano bombarde. Abbiamo da una cronaca che in una delle torri del castello il di 7 aprile 1482 si abbruciarono cinque facchini, che pestavano la polvere da artiglieria, con una favilla de fuoco gettata dal pistone col mortajo de bronzo (1). Alfonso I a (1) A dimostrare che non fu interrotta la fabbricazione si potrebbe osservare che nel 25 ottobre 1628 si accese la munizione, e vi furono quindici feriti, cinque de' quali morirono. Fra i feriti vi erano due trentini, due veneziani ed un bolognese ( Infermi medicati da Alf. Boschi chirurgo di s. Anna. Ferr. Gironi 1635 ). Ed anche nel 1607 un Modesto del fu Giovanni Pozzobuono da Castelfranco trivigiano 493-- vea inventata una fabbrica idraulica per meglio fabbricarla e granirla : nel 1555 vedemmo già un Francesco da Modena essere custode del luogo deputato pro conservanda pulvere a sclopis; e nella nostra città feconda di nitri , de' quali sotto il regno Italico di Napoleone I si somministravano al governo i migliori e si ebbero premii a favore degl' incettatori, vi furono frequentemente fabbricazioni anche di pol veri. Ma ciò che fa qualche maraviglia si è il vedere che sino dal secolo XVI eravi pure la polvere muta , cioè che gittava i projettili senza rumore; della quale ne fabbricò in Ferrara il celebre Benve nuto Cellini , che se ne serviva per prendere clandestinamente nella delizia ducale di Belfiore i pagoni ( pavoni ) con colpi muti ( Cellini, sua vita). Il Lancillotti medesimo, autore della cronaca modonese, racconta che nel 1494 vennegli ordinato dal Duca di preparare quat trocento libbre di polvere da bombarda et fina, 300 panedin de raxa, avendo già racolto 10,000 lire de salnitro et circa 16 e più miliara de solfano , e si fecero macinare nei mulini della vallonea salnitro , zolfo e carbone. Per l'assedio di Pavia nel 1525 fecesi comandare sesantacinque carra da condurepolvere da artelaria in campo de fran cexi che ge dà el Duca de Ferrara, el qual campo è atorno a Pavia. Ma la più terribile invenzione fu quella delle artiglierie coll' ap plicazione della polvere. I cannoni, conosciuti col nome di bombarde, che in principio davasi a tutte le bocche da fuoco , furono a quanto pare adoperati la prima volta dai Cinesi nel 1232 all'assedio di Cai-fung, sebbene alcuni altri attribuiscano il merito della loro invenzione a Costantino Anchtzen di Friburgo , che ne fece esperimento nel 1530. Più tardi i mori chiusi in Algeziras nel 1345 usaronvi macchine, che dietro grande esplosione lanciavano projettili a grande distanza..... Pare dimostrato che gli Europei incominciassero a servirsene nei primi venti anni del secolo XIV, e fra essi se ne deve attribuire la prio rità agl' Italiani. Diffatti la più antica menzione dell' uso delle bombarde fra noi è del 1311 quando i Bresciani con esse virilmente e fortemente si difendevano contro l'Imp. Arrigo di Lussemburgo ( Crollalanza G. Batt , Sto ria Militare di Francia, vol. II pag. 639 ). Rinaldo d' Este nel 1334 andò contro gli Argentani , avendo già preparato maximam quantitatem balistarum, sclopetorum, et spingarda esercitava il polverino , e chiese di essere cittadino di Ferrara , stando per con trarvi matrimonio. -- 494 rum etc. ( Chronicon Estense nel Muratori , Rer. Ital. ecc. tom. XV pag. 396 C. ) : quindi vediamo di quanti anni fosse preceduto l'uso delle artiglierie in confronto alla memoria dataci dal Fantuzzi nei Monumenti Ravennati ( vol. 5 pag. 19 ) di essersi adoperate dalle truppe pontificie nel 1358 nella guerra contro Forli. Un cannone a vapore vuolsi inventato da Leonardo da Vinci, come dalla descrizione che se ne trova nelle sue carte inedite a Parigi, cioè ' Architronito di cuojo, che lancia palle di ferro con gran rumore e violenza. Cannoni ed armi da fuoco , che si caricano per la culatta, sono pure di vec chia invenzione e ben prima che Pietro Diamanti armajuolo seco si portasse il segreto da lui annunciato e non comunicato , per non essergli stato accordato il premio richiestone (Valery; L'Italie confor table pag. 201, Rome) (1). Nè manco la bombarda a vite, come quella fabbricata nel 1454 dall'architetto Giovanni da Lodi pel marchese di Mantova , al quale era stato egli spedito dal Duca di Ferrara ; bom barda che caricavasi sopra i muli in diversi pezzi. Tutte le fortezze del ferrarese vennero munite di artiglieria, e se troviamo le bombarde nominate solo nel 1399 e non prima, come già dissi all'articolo Guerra ecc , e se il libro delle riparazioni ai Forti comincia soltanto dall' anno 1400, ciò deve attribuirsi alla già citata dispersione degli atti , anzichè alla mancanza di quegl' istrumenti , sembrando incre dibile che le rocche e i luoghi fortificati ne fossero privi nel mentre che gli Estensi ne facevano uso nelle battaglie sul campo (2). Il bucintoro che da Ferrara portossi a Francolino del 1438 per accogliervi il Patriarca di Costantinopoli, che recavasi al concilio qui tenuto da Eugenio IV, era coperto d'oro , di pitture , di drappi ed intagli, ma era pure fornito di artiglierie (Frizzi tom. III pag. 432). Per la lunga guerra del 1482 contro i veneziani si tolsero da tutte le ville del territorio le campane non necessarie , lasciandone cioè una sola per ogni campanile, per fonderle e gittarne cannoni; men tre poi il Comune di Modena presto 24 spingarde, con due cannoni, tratte da la botega de ser Francesco de ser Nicolò di Chapeli , e da lui fatte fare a la miniera del ferro del Friuli, o vero de Bresana per (1) I fucili caricabili per la culatta rimontano al secolo XVI, ed ai primi anni del medesimo i cannoni di simil sorta ( Fournier, Le Vieux-neuf, To. I pag. 309 e 311). (2) Nel 1845 nella guerra di Montevideo le truppe guidate da Garibaldi presero al nemico un cannone da 24 di fonderia italiana che portava sul dorso Cosimo Cen ni 1492. ( Dumas, vita di Garibaldi, trad. dal Bellagambi, To. I parte 2ª pag. 28 ). -- 495 nome della Comunità, e furon poste in nave e menate al porto con le carra e funi mandate a Ferrara. Le spingarde furono bollate con un bollo M. Per l'entrata di Paolo III in Ferrara nel 1543 fu posta una batteria di code sul torrioncello del Barbacane , e gli spari spa ventarono le mule , per cui caddero alcuni uomini ; come si posero sulle mura di S. Giorgio tutte le artiglierie per l'ingresso di Cle mente VIII nel 1598, facendoglisi grandi salve dai bombardieri. Celebre e lodatissimo fu il nostro Alfonso I d'Este, che avea una rinomata fonderia di cannoni, della quale si occupava egli stesso, e vuolsi anzi che vi lavorasse ancora con le proprie mani. Dicesi che avea il più bel treno del suo tempo, e la più bella artiglieria dell'Eu ropa, facendo egli consistere il suo maggior lusso nella fusione dei cannoni ( Valery ed altri ). Mons. Filippo di Roccaberty, oratore di Francia alle nozze di Lucrezia Borgia nel 1502, nella sua Relazione ( stesa da Nicolò Cagnolo da Parma ) racconta che andorno al ca stello a vederlo (il Duca), et le artelarie dignissime ge sono dentro in numero grandissimo; ed anzi è osservabile che, parlando dei regali, si credè fargliene uno gradevolissimo mandandogli per messer Pietro Gior gio da Lampognano una recepta da esser notataper esser singolare da fundere artigliarie, al S. Don Alphonso scripta de mia mano ( del Ca gnolo ). Un celebre cannone avea fuso Alfonso I dandogli il nome di Giulia; era forse una colubrina. Quando nel 1506 Michelangelo Buo narroti presentossi al pontefice Giulio II in Bologna, si rappacificarono e questi gli ordinò la sua statua in bronzo ; dopo sedici mesi di la voro fu posta sulla porta del tempio di s. Petronio, ma nell'entrata dei Bentivoglio in Bologna fu rovesciata dal popolo e fatta in pezzi. Alfonso ne comprò i frantumi, meno la testa che si conservò per qualche tempo nella stessa Bologna e poi andò perduta, e ne fece il detto cannone ( Bréton, Notice de Michel-Ange, 1860 a pag. 15 ). E ben giovarono all' Estense le sue famose artiglierie, specialmente nella guerra del 1509, in cui con le medesime fracassò ed affondò le navi dei veneziani alla Policella sul Po. In quanto a fonditori, po chissime notizie si hanno, e solo si ricordano un M. Nicolò Francese da Nancy ed un Simone pure francese nel 1458; un M.º Jacomo già morto nel 1528, e come Sigismondo Alberghetto, di origine ferra rese ed abitante in Venezia, chiedesse nel 24 febbrajo dello stesso 0 anno di essere surrogato al defunto nell' impiego di Maestro delle arti glierie ; un Annibale Borgognoni, del quale parlerò all'Articolo scultori e -- 496 plastici, fonditori ecc.; e finalmente nel 1574 un Giovanni Lamprecht di Scuathyrsen (1). Sino dal 1509 abbiamo pure memoria che vi fossero i mortaj, perchè nell' assedio di Padova, ov' erano anche i Ferraresi, gli assedianti projciebant artillarias et mortarios in civitatem , et in muros ( Gloria , assedio ecc. pag. 63 Doc. I ); ben inteso che non vi cacciavano le artiglierie ed i mortaj come è qui male espresso, ma con questi istromenti vi cacciavano le palle e le bombe. Noi vantia mo pure , per quanto si asserisce , la invenzione di un cannone o meglio una modificazione , che chiamossi Obizzo , il quale ora serve a mandar palle ripiene di materie combustibili o projettili minori , vale a dire piccole bombe o granate. Un errore si è quello di cre dere che da questo cannone dettosi Obizzo avesse il cognome quel Pio Enea Obizzi seniore , celebre generale e cittadino di Ferrara e di Padova, che l'inventava : è piuttosto a stabilirsi ch'ei trasmettesse il proprio cognome a quell' istromento da guerra, perchè quel gene rale visse nel secolo XVI , e già la sua famiglia da qualche secolo era degli Obizzi, e si conobbe nella stessa Ferrara sino dal 1393 un Tommaso Caval. della Giarettiera e Consigliere del marchese Alberto d' Este (2). Anche il nostro Nicolò Cabei Gesuita, pel duca Francesco d' Este sul principio del secolo XVII provò una bombarda di ventisei libbre di portata , ma più leggiera delle altre della portata stessa , e quindi più maneggiabile, che avea prima inventata, e proposta in Ferra ra il march. Nicolò Guido di Bagno qui Governatore dell' Armi (Barotti Mem. di lett. ferr. tom. II pag. 267 ).- Finirò col dare la nota delle artiglierie lasciate in Ferrara da Cesare d'Este nel 1598 a ter mini della famosa convenzione faentina. Columbrina detta il Diavolo, da 125 di palla N. 1. Item da Item da Cannoni da. 15 27 20 1. 5. 5. (1) Qui mi è d' uopo di ricordare a cagione di gratitudine il ch.º capitano An gelo Angelucci architetto e direttore del R. Museo di artiglieria , il quale amantis simo com' è delle vere glorie italiane ha giàpubblicato varii lavori Sul tiro a segno in Italia dal XII al XVI secolo, e sulle Artiglierie da fuoco italiane. Oltre a che ci promette altri lavori , specialmente intorno al Borgognone ed ai fonditori degli Estensi nel secoto XVI. (2) Più dettagliatamente ebbi a farne parola nel mio libro delle Istruzioni al pittor Cristiano. Ferrara Taddei 1854 pag. 50 nota 2. Cannoni da. Item Item Item Item Pontegotti da Item 497 1. 4. 15 47 60 17 27 27 6 2. 6. 5. 1. 1. Periere ( forse petriere )- da 27. di palla N. 4. Falconi Falconetti Mortaretti Odette. Polvere libbre 4582, onze 3. in barili N. 28. Salnitro Solfo Piombo Palle di ferro IV. Lamine d'oro 9. 4. 20. 17. Filatura dell'oro e dell'argento Fonderie di ferro Peltrari, Forbiciaj e Chiodaroli Leonello d' Este nel 1446 chiamava da Venezia un Girolamo Al berti distintissimo artefice di lamine d'oro , rilasciandogli ampia pa tente , accordandogli , oltre alla privativa per dodici anni nell'arte , anche sei moggia di grano, tre castellate di vino e due mila stanghe da fuoco , cioè pali , e facendogli dare dal Comune una idonea casa per l'esercizio, ed otto lire marchesane di stipendio mensile. La Bolla, che qui riporterò per intiero trattandosi di documento presso privata famiglia, è una copia presa dall' originale per mano del fu ch.º Giu seppe Boschini già mio amico e cugino , e profondo archeologo e conoscitore delle cose patrie. L. Marchio LEONELLUS MARCHIO ESTEN. etc. Ad honorem et incrementum huius nostre alme civitatis et ad utilitatem commodum nec non ad subventionem 498 personarum in ea habitantium. Ecce per has nostras cum Nicolao de Sancto Severino familiare et Sartore (sic) nostro, ac cum Dominico Grimaldo de Ve netiis , de conducendo ad hanc nostram urbem ferrarie Hieronimum Alberti de Venetiis gratia habitandi in ea, et in ipsa aurum cum malleolo et aliis necessariis instrumentis necessariis quatiendi , ut ex grosso in extremam subtilitatem redigatur, id quod in multis preclarissimis urbibus mirabiliter producit varia genera exercitiorum utilium et honorabilium. Et sic eum Hie ronymum conducentes tenore presentium, ac cum ipsis Nicolao et Dominico in concordia remanentes firmamus rem ipsam pactis modis et conditionibus infrascriptis.- Nam promittimus nos esse facturos et curaturos quod per Commune nostrum ferrarie et expensis ipsius communis dabitur dicto Hiero nymo domus una bona pro habitatione sua habilis et idonea pro ministerio ipso conficiendo in ea. Item libre octo march. singulo mense pro sua pro visione et stipendio. Et ultra hec sibi facienda p..... (sic) Commune dare et tradere sibi permittimus expensis Camere nostre omni anno modios sex fru menti, castellatas tres vini cum graspis, et miliaria duo stangarum ab igne. Que omnia sibi danda durent et durare debeant et sic firmata ac promissa sint et esse intelligantur usque ad nostrum beneplacitum. Item omnia alia et singula paulo infra dicenda concessa sint et pro concessis firmiter habeantur usque ad duodecim annos subsecuturos posteaque se contulerint ferrariam pro hujusmodi ministerio inchoando et faciendo. Quia tenore presentium eum hieronymum cum tota sua familia eximimus et liberamus et pro exem pto ac penitus libero haberi volumus et mandamus omni contradictione re mota. Simul cum omnibus aliis et singulis personis forensibus que venient aliunde ad hanc nostram urbem causa et occasione predicti ministerii. Ab omnibus et singulis oneribus realibus et personalibus ac mixtis angariis et pro angariis ac collectis , et generaliter a quibuscumque aliis gravaminibus impositis et seu etiam imponendis : communi nostro ferrarie quomodolibet infra tempus ipsorum duodecim annorum mandantes etiam quod ipse Hiero nymus et familia sua, cum omnibus aliis quibuscumque personis forensibus huc venientibus, ut est dictum, salvus et securus sit, et esse debeat nec mo lestari aut inquietari ullo modo possit realiter nec personaliter dicto tem pore duodecim annorum durante ad instantiam et petitionem aliquorum suorum creditorum ubicumque et quomodocumque contractorum , exceptis semper venetis , mantuanis et civibus ac subditis nostris , et preterque pro debitis et obligationibus initis et factis in terris et locis nostris. Item mandamus et iubemus quod dicto tempore duodecim annorum durante nulla alia persona cuiuscumque generis et conditionis existat, possit venire ad fa ciendum in hac urbe nostra, nec in ulla alia nostra civitate huiusmodi mi nisterium percutiendi aurum vel ut dicitur filandi, nec quodque aliud, quod ullo modo ad ipsum ministerium pertineat. — Item quod nulla alia persona -- 499 cuiuscumque gradus et conditionis existat seu sit nostra indigena seu sit fo rensis possit nec sibi liceat conducere per se aut alios ad hanc nostram ur bem ferrarie nec ad ullas alias nostras terras et loca aurum vel argentum filatum, nec folium auri vel argenti , neque frisios aut cordellas aureos vel aureas , nec ullas alias res ad dictum ministerium quovis modo pertinentes in magna vel modica quantitate. Et si quis contrafecerit, habeatur pro con trabannerio et quidquid repertum fuerit de huiusmodi rebus pro contrabanno iudicetur et pro predicto habeatur et intelligatur et cadat etiam in penam alius tanti valoris , quanti erit ipsa res sic inventa. Et tertia pars perveniat ad Cameram nostram. Tertia ad accusatorem seu inventorem, et alia tertia su pradictis Nicolao, Dominico et Hieronymo irremissibiliter applicetur.- Item si contingeret aliquem mercatorem , aut alium civem nostrum seu quemvis alium forensem dare ulli magistro vel magistre de huiusmodi arte aurum forense, et accusatio seu denuntiatio fieret supradictis per ipsum magistrum vel magistram, is accusans consequatur tertiam partem eius , in quo fuerit condemnatus ille aurum ipsum dans, et alia tertia pars perveniat ad supradictos Nicolaum, Dominicum et Hieronymum; et alia tertia pars Camere nostre ap plicetur. Si non alius fuerit accusator quam magister, vel magistra ut supra, et sic ipse magister vel ipsa magistra postea fuerit accusatus vel accusata de premissis, cadat in penam librarum vigintiquinque march. applicandarum ut supra. Item statuimus et ordinamus quod pro omni quantitate auri vel argenti sive de quacumque alia re ad dictum magisterium pertinente , que extrahetur et alio conducetur de hac urbe nostra dicto tempore durante, solvantur et solvi debentur pro datio duo pro quolibet centinario iuxta con-- servatum. suetudinem et stilum civitatis Venetiarum circa huiusmodi ministerium ob Item ut occurratur et obuietur contrabannis et aliis fraudibus que committi possent adversus huiusmodi ministerium, facimus et constitui mus supradictos Nicolaum, Dominicum et Hieronymum in iudices pro mini strando iustitiam et exequendo eam supra ipsis contrabannis et fraudibus perpetrandis. Et si quis per ipsos sibi iniustitiam aliquam factam fuisse pre tenderit , recurrat et recurrere possit et debeat ad factores nostros genera les qui habeant recognoscere de ipsa iniustitia allegata vel pretensa. Et hoc secundum consuetudines et modos aliorum nostrorum datiorum. Postremo concedimus et mandamus quod dictus Hieronymus possit et valeat conducere ad hanc nostram urbem ferrarie omnes et singulas suas massaricias et u tensilia , et res tam a domo quam a coquina et similiter ipsas omnes po stea extrahere libera sine solutione alicuius datii vel gabelle per quoscum que passus et loca nostra. Mandantes has servare omnibus et singulis....... officialibus et...... subditis nostris tam huius civitatis ferrarie quam quorum cumque aliorum locorum nostrorum has visuris. Quatenus premissa omnia et singula servent et servari faciant inviolabiliter in terris ac locis nostris. Sub -- 500 pena indignationis nostre et alia qualibet nostro arbitrio imponenda. Non obstantibus aliquibus statutis vel ordinamentis nostris et huius nostri com munis tam editis quam edendis quovis modo in contrarium facientibus. Qui bus omnibus et singulis quantum est respectu premissorum dumtaxat dero gamus expresse, etiam si talia forent que clausulam specialem et derogato riam exigerint et non secus ac si de eis de verbo ad verbum fierit mentio specialis. Ad quorum robur et fidem has nostras fieri et registrari iussimus nostrique sigilli impressione muniri. Datum Ferrarie in palatio Curie nostre, Anno Nativitatis dni nostri Jesu christi millesimo quadringentesimo quadra gesimo sexto. Inditione Nona, die duodecimo Mensis Aprilis. Da lungo tempo erasi qui stabilito con la sua famiglia l' artefice Alberti per ridur l'oro in sottilissime lamine : ma Borso vide pure la necessità d' introdurvi la filatura dell' oro e dell' argento ; e nel 29 ottobre del 1465 venne condotto a tal ffne M. Marco Calvi di Ge nova pro arte batifolii auri et argenti in Civitate Ferrarie ; convien supporre però che non vi riuscisse costui, o subito sia morto, perchè nel susseguente anno 1466 con rogito 26 maggio di Mengo dall' Ar mi viene fermato un M. Nicolò del fu Pietro di Venezia detto Rimi minese ( Riminensis ) , il quale sembra che avesse già esercitato per varii anni in Padova (1). Nel 1470 un Magister Augustinus Bargagis Mercator Januensis fa offerta al Duca di qui recarsi con la famiglia per introdurvi artem auri et argenti filati ad honorem et gloriam hujus Civitatis , chiedendo una provvisione di trecento ducati all' an no per otto anní, ed un prestito di mille ducento ducati , oltre alla casa di abitazione capace per venticinque persone : ma il Magi strato nel di 23 novembre decreta che si rifiuti la offerta per le ra gioni già addotte per Clemente Donati stampatore , cioè per le gravi spese dell' Erario pubblico in causa di guerra e di acque. Se non che il Donati non replicò, mentre il Bargagi venne in seguito accet tato. Nel 1595 eravi un Gio. Francesco Bonazza tira oro ( ciò che ora fanno gli orefici ) , il quale chiese pagamento di lavori d' oro ed argento filato alla famiglia Tassoni , raccomandandosi pel pronto soddisfo , anche per essergli morto un caro e buon figliuolo, che gli levava il fastidio della cura de li negotj ed essendogliene rimasti sei , non avendo altra intrada che la bottega. Fonderie di ferro qui pare non ve ne fossero nei secoli scor (1) Questo Calvi lo troveremo nello stesso anno (1465) a far domanda d'intro dur l'arte dei panni d' oro e serici. -- 501 si (1), bensì di bronzo per campane e cannoni ; e già ne feci parola nella prima parte all' articolo Cattedrale, non che all' altro di questa seconda parte Armi ecc. Soltanto da pochi anni se ne introdusse una, indi una seconda, dalle quali vedemmo e vediamo uscire pre gevolissimi lavori anche artistici, oltre a molti rurali istrumenti, o di domestica economia. Dei peltrari ve ne furono sempre, oltre ai girovaghi che nel loro passaggio lavorano pei cittadini. Del 1575 un Maestro Zan-Antonio Peltraro esercitava in questa città con ricco negozio ; nè ciò sia di meraviglia, dacchè sino al secolo passato, e forse anche nel presente riguardo alle campagne , si usarono piatti , sottocoppe, vasi e botti glie, non che altri molti utensili famigliari di quella malleabile materia. Sino dal secolo XV si doveano qui fabbricare le forbici , se del 1494 trovasi iscritto nell' estimo dei borghi un Hercules Christophori a forbicis ; come vi erano i chiodaroli, trovandosi nominato nel 1473 un Magister Antonius Nigrus chioldarolus; del 1483 un Franciscus fil. mag. Gasperis de Ricobono , e del 1485 in un rogito del 10 feb brajo del notaro Bartolomeo Silvestri un M. Joannes Ricoboni (forse fratello del preced.), che fa contratto col pittore M. Giovanni Bian chini alias Trullo, ambidue pure chiodaroli. 0 V. Panni d'oro, d'argento e comuni, Sete, rasi, velluti e damaschi, Filatoj, calzette, fustagni, veli, tele, Mangani,frangie e tintorie t Le arti di lavorare o di tessere drappi di seta e di lana sono antiche tanto che la origine loro si perde nella caligine del tempo. Non è mio scopo di farne la storia, e quindi mi limito a dire di (1) Trovo però che Ercole II con privilegio del 18 giugno 1550 concesse a Giu lio Giomoletto di poter estrarre e vendere libbre 400 mila di ferro ogni anno per un sessennio dalla fabbrica che lo stesso duca farà fare a Ligonchio, o a Rialbo, o a Fontanelazo ecc. Intendesi qui una fabbricazione di ferro ? non potrebbesi dire di certo, non potendosi vedere la patente ch'era nella Costabiliana, e fu venduta a Parigi ( Catal. Costabili 1ª parte pag. 334 N. 3974 ). 32 : 502 Ferrara, non senza ripetere ciò che mi occorse di dichiarare più volte, cioè : che per mancanza di documenti e di archivii antichi difficil mente o raramente queste memorie rimontano più lungi del seco lo XIV. Se non che i tempi più fecondi per l' industria per le arti e pel commercio in questa città camminano a paro di Leonello , di Borso, dei due Ercoli e dei due Alfonsi d' Este, i quali tutti , anche in mezzo al frastuono delle armi ed alle nemiche devastazioni, vollero e seppero avvantaggiare Ferrara di ogni possibile utilità cittadina e di ogni maggior decoro. Pare che i fabbricatori di drappi congiungessero bene spesso la fabbricazione de'medesimi tanto in seta, quanto in lana, come altresi de' broccati cosidetti panni d'oro e d'argento, ed esercitassero ezian dio la tintoria de' loro tessuti ; giacchè rinvenni tale unione in di versi di questi artefici del secolo XV. Che se non ne trovai di broccati nel susseguente , debbesi attribuirne la causa all' esserne ben presto cessato il costume, giacchè gli ultimi Duchi e le loro mogli non ne usarono più tardi se non nelle pubbliche mostre o per magnificenza di feste. Cominciamo. Nel 1453 un Mastro Battista di Nicolò dalle Coltre viene pagato per panno d'oro somministrato per la processione del Corpus Domini; ma non risulta che avesse fabbrica, e quindi potrebb' esserne stato soltanto smerciatore. Nel 1462 alcuni genovesi Magistri Artis Serice numero quatuor , fecero istanza al Duca per introdurla in Ferrara, chiedendo concessioni per un decennio. Il principale fra essi chiedenti era Urbano Trinche rio cittadino di Genova , ed offerivasi alla fabbricazione di drappi d' ogni sorta ed a più colori, non che di broccati d' oro e d' argento, in tutta perfezione , oltre ad una tintoria. La domanda era di una provvisione a tutti quattro, un luogo per esercitarvi l'arte, un'abita zione per le loro famiglie , l'introduzione delle sete oro ed argento necessari senza dazii o gabelle , la esenzione de' pesi reali e perso nali , e il divieto d' introdurre dall' estero tali sorta di generi , se quelli della fabbrica sieno sufficienti per la città e sue dipendenze. Offrono di attivare venti telaj , con che si dia formento per mesi quattro alle cinquanta persone che condurranno seco loro per l' im pianto ; e chiedono trecento fiorini d'oro a titolo di prestito , per acquistare e condurre a Ferrara istromenti, ordigni ecc: (Arch. com. lib. 7 n. 4 pag. 46). Il Magistrato, dappresso a raccomandazioni -- 503 ducali, accetta per un quinquennio. Infatti lavoravano già questi da ben due anni, quando nel 9 agosto del 1464 un Antonio de Laizza, o Zoizza mercante domandò egli pure di attivare altra egual fabbri ca, chiedendo di poter introdurre le lane anche da altri luoghi: ma il Comune rifiuto , non potendo concedere se non col consenso del Trincherio , col quale pendeva la Condotta di quell' Arte. Così nel 1465 quel Marco Calvi di Genova , che vedemmo qui accolto per la filatura dell' oro e dell' argento , chiese di attivare la fabbricazione panorum sirici, et auri, con provigione di ducati quaranta d'oro, ed assegno per la casa: ma la privativa concessa al Trincherio impe di l' accettazione anche di questa , come nell' anno antecedente lo avea impedito pel Laizza. Convien dire però che lo stesso Trinche rio , sia per le intercessioni ducali , sia che ricevesse un compenso , ne accordasse l' attivazione ad altri , perchè nello stesso anno 1465 a rogito di Mengo dall' Armi viene pure condotto per la stessa arte Magnificum et generosum virum et equem Franciscum Forzatè filium quondam Aledusii, ferrariensem, il quale promette di far lavorare per buoni ed abili maestri i panni serici, ed il broccato, con cinque te laj. Il cavalier Forzatė appartenne a nobile ed illustre famiglia, ma non isdegno di occuparsi di mercatura; come non si sdegnavano tante altre primarie famiglie di tener banca, o sconto di cambio, non già per farne monopolio, o per trarne aggiotaggio, bensi per onesto lucro e per utile occupazione. Se il lanificio in Modena era coltivato sino dal principio del se colo XIV ( Borghi, il Duomo di Mod. ) convien credere che lo fosse anche in Ferrara dominata dallo stesso Signore ; nè so comprendere come essendovi in quella città nel secolo XVI non meno di trecento telaj (1) si venisse a spacciarne in parte i drappi a questa nostra città, dove pure fiorivane la fabbricazione. L' Arte di Calimala , cioè il commercio dei panni greggi oltramontani, che poi si cimavano e tingevano , era conosciuta in Italia anche nei primi secoli dopo il mille: ma del 1204 il lanificio esercitavasi già in Firenze, nè furono tarde altre molte città a seguirne l' esempio. Il lanificio fu sommamente protetto, e costantemente in ogni tempo ; le stesse leggi pontificie ne promovevano anche in questo secolo l' incremento con privilegii e (1) Questa esorbitante cifra , essendo portata dal Vedriani , potrebb' essere un equivoco in forza del quale si avesse forse a detrarvi uno zero ! cosi rimarreb bero trenta ! -- 504 còn premii; se non che queste leggi, che istituirono premii in favore dei fabbricanti di drappi in lana nell' Umbria, nelle Marche e nelle Ro magne, furono abrogate. ( Gazzetta Ufficiale del Regno 9 agosto 1862 ). Non so capacitarmi di tale abrogazione fattasi dal Ministero delle Arti e del Commercio, se non per l' intendimento in cui si fosse di pro mulgare leggi migliori; lo che per altro parmi dovess' essere contem poraneo. Che l'arte della lana siasi esercitata in Ferrara nel secolo XIV è un fatto. Nel 1374 fa testamento una Maddalena del fu Gu glielmo de' Malsalati moglie di Agostino Taruffo drappiero ; e se que sta qualifica si dovesse riferire soltanto a venditore, abbiamo del 1370 in un rogito di Rodolfino Codegori memoria di un Bajamonte de Bajamonti lanarolo; e se pur ciò non bastasse, nominerò un Maestro Beleto ed un Maestro Mafeo de Cordoani del fu Maestro Pietro abi 0 tanti in via Centum vassurorum ( dei cento versuri ) cimatori, come risulta da istromento di Nicolò Sansilvestri del 1380, col qualeAgnese figlia di M. Jacobo de Beleto costituisce la dote a Lorenzo sartore ; come cimatori furono un Giovanni d' Arduino nel 1384 ed un Nicola Bernabò nel 1397 : nè vi sarebbero stati cimatori, e più d' uno , se non vi fosse stata l'arte della lana. Non mancarono poi più tardi i lanaroli, come un M. Grilino ed un M.º Guideto fratelli e figli di M. Gregorio nel 1407; un Bertolino de Guastavini del fu Maestro Giovanni nel 1418; nè i tessitori, quali nel 1372 un Giovanni del fu Antonio de Cividali Belloni (forse Belluno) textor pannorom lane, abitan te inFerrara, che si pone in società con Ser Giacomo del fu Pantaleone da Genova, che abitava in Mirasole in Bologna, e furono testimoni al rogito qui stipulato un Tommaso da Mantova del fu Giovanni, ed un figlio di Giovanni de Cumis, ambedue tessitori di pannilani ed abitan ti pure in Ferrara; un Mag. Antonius tessarius, ed un Magister Gerar dinus textor pannorum nel 1414, un M.º Franciscus Maria de Gaspa rino nel 1527, ed un M.º Bartolomeo del fu Leonardo dalla Costa nel 1530, ambidue pur essi tessitori. Nel 1476 Nerio Acciajuoli fiorentino del fu Angelo, consocio di Sigismondo d' Este, vende uno stabile Ciono ( Uguccione ) de Florentia filio q. Michalis Nilini mercatoris draperie, seu pannorum, civi et habitatori Ferrariæ. Ed all'arte della Lana pre siedevano persone rispettabilissime, quali per esempio un Lodovico Ariosti nel 1463, un Venanzo de Camerino nel 1472 (1), ed un Nicolò (1) Sospetterei che fosse un Varano; ma questa principesca famiglia riparó a Ferrara soltanto nel 1502 circa ( Frizzi, to. IV pag. 208- Litta, fam. cel. d' Italia ). -- 505 de' Caprarj di Reggio nel 1480. Era poi salito a tanta fama il lanifi cio ferrarese nel secolo XVI che un drappiero o mercante di tal ge nere in un autografo suo del 1550 ( nella Biblioteca comunale ) fir mato Ri....... G. ( forse Rinaldo Grana ) lasciò scritto L'arte de la lana, come se usita ne la cita de Ferrara con lane ferra resi, francesche et spagnole, facte come se costuma in Fiorenza, Venetia et altrove....... perche mie parso lassare questa memoria apresso di miej heredj acioch volendo fare lavorare ne sia instrutti. e perciò si vede che i nostri tessuti erano assimilati ai più celebri , cioè di Venezia e di Firenze. Soggiunge poi lo stesso autore lavorar lane ferraresi, che sono finissime, che exceptuando le lane france sche che son più forte de natura, ma de fineza non li facio molta dife rentia ; ma in vero per lane che nascono in Italia, possono stare al para gone; e sarebbero buone anche le Mantovane, Mirandolesi, Veronesi, Padovane, Vicentine, ma vi si trova differenza, perchè per lo più sono di otto mesi. Nella quale opera lo scrittore då norme pei varii stadii della fab bricazione, per macchine, per colorire ; e soltanto non approva il luogo ed il modo di espurgo Purgare secondo che costumano li mercanti della Cità di Ferrara, le un malissimo purgo posto in mal luocho atto per simile exercitio; prima se purga con acque de pozo cattivissime, posto in mezo de doze, de arche, de' necessarii (latrine), et è marze, et puzolentissime, et fano sapone cativo, facto solo de aliazzo cotto, et aqua forte ( cioè lisciva ) che consuma li panni ecc. difetto che è bene credere sarà stato rimediato. Vi sono tuttora due strade denominate Vicolo del Follo , e Cisterna del Follo , per chè in ambedue le località vi furono folli pei panni; come se ne fecero all' esterno. Alessandro Fabiani e Girolamo Brasadola ( cioè Brasavola ) lanari, non avendo sempre acqua corrente nell' interno della città , nel 20 febbrajo del 1476 chiedono attivarne due sul Po fra il ponte di s. Giorgio e la chiesa della Misericordia,lo che viene Ioro concesso, dopo sentitone il padrone della schiappa presso il Po, e con che facciano a proprie spese due paraduri ( paratoje ) per con servazione delle ripe del fiume. Sino al 1700 abbiamo memoria del ' attivazione di un nuovo follo ; ma l'arte già era molto scaduta, e fini l' esercizio poco dopo (1). Vi erano pure i battilana, come nel (1) Il Duca Ercole II vedendo che il lanificio andava decadendo lo fece risorgere chiamando in Ferrara Maestro Angelo Populeschi cittadino fiorentino, onde far fio rir l'arte in grosso ( Rogito del cancell. ducale Battista Saracca del 1541 ). 1 0 506 1479 Antonius et Gerardus filiü q. Bartholomei de Baldino de Lende naria, habitantes ferrarie in contracta S. Romani ecc.; e nel 1545 un M.º Nicola del fu Benedetto de Canforega cittadino ferrarese , che fa testamento a rogito di Cesare Bellaja nominando erede la propria moglie Elisabetta del fu Lodovico Gavarini. Nel 1565 un Filippus de Laude civis Mediolanensis magister egregius Artis pannorum de saja supplica per introdurre la fabbricazione di buona qualità, come quelli di Milano, e chiede cento ducati d'oro di premio, e trecento a mutuo per le spese d' introduzione. Si rifiuta l' offerta di dargli una prov vigione , ma gli si promette ogni protezione e favore. Tale decreto è del 29 agosto, e il proponente vedesi poi esercitare in Ferrara nel l'anno successivo ; come altresi nel 1468 si fanno concessioni, e si emanano ordini pei tessitori di mantelli , per cui sarebbe quasi a credersi che si trattasse di una speciale e separata fabbricazione, for se di un solo pezzo ad esempio degli spagnuoli. Relativamente a quest' arte della lana vi furono leggi , ordini e statuti a parte. Nel 1434 si prescrive che i lanari non possano ven dere panni a ritaglio sino dopo la Pasqua di Risurrezione ; che deb bano limitare i prezzi per bonos viros ; che possano portare in città, per ' utile che ne viene, i panni pelosi, ossiano biselli ( bigelli ), e ciò attento quod in civitate hac non fiunt panni séu biselli pilosi pretii sol dorum octo vel decem pro brachio ( Arch. Com. lib. 4, N. 9, pag. 1, a di 7 ottobre). Nel 1490 si ordina che non si facciano panni de lanis nostratibus octuaginta portatarum , et si aliquis eos facere volue rit , teneatur facere eos de lanis francischis. Nel 1461 si propone un Capitolato che dal Comune viene assoggettato all' esame ed alla san zione del Duca. Ora non sarà discaro ch' io qui riporti una nota dei pannilani, e dei rispettivi prezzi della città nostra, nei primi anni del secolo XVII , ossia del dominio pontificio dopo gli Estensi ; nota co piata da altra a stampa, senza data. Panni di lana d' ogni sorte et colori fatti in Ferrara, calculati et tassati pel M. Giudice de' Savj, li quali se ha da vendere li infrascritti precij, videlicet Il panno de 90 Item de 80 Item de 80 Item de 80 Item de 80 Item biancho — cuppo. cuppo alla piana cuppo a tre lici saldo.---- a saja cuppo. cuppo a tre lici per calze Item cremesino Item zallo et beretino Item verde azuro et morelo : Lire 7. 50 6,0 » » » « D » 5. 6 4. 15 4. 7 4.0 5. 12 4. 2 4. 2 507 Item scarlatino Item alionà. Il panno de 70 cuppo saldo Item cuppo per calze Item biancho Item zallo et beretino Item verde azuro et morelo Item cremesino Item aliona. Item scarlatino Il panno da 60 biancho Item zallo et beretino Item azuro verde et morelo Item alionà et scarlatino Item negro . Il panno da 50 beretino et zallo Item azuro verde et morelo Item alionà et scarlatino Lire 4. 3 « . » »ת » » » « α D D « 4. 4 4. 4 3.8 3.0 5. 2 3.5 4. 14 3.6 3.5 2.10 2. 10 2.14 2.45 2. 13 2.0 2.4 2. 5 Dalle qualità suddette, e più dai colori, scorgesi chiaramente come di ogni sorta se ne usassero nel costume del vestiario. Abbiamo già veduto come gli stessi fabbricatori di panni d' oro', e di pannilani, lo fossero anche di sete. A Firenze fu portata l' arte serica nel secolo XII dalla Sicilia, dove si dice che il normanno con te Ruggiero II ne avesse divulgato il segreto , facendo anche ve nire dalla Grecia degli operatori , e promovendo la coltivazione dei gelsi. Da Firenze poi sollecitamente si trasfuse nelle altre città e fu sempre considerata quale arte nobile ed onorevole (1). Quell' Urbano Trincherio genovese, che nel 1462 qui venne ad impiantare la fabbri cazione dei broccati e dei tessuti di lana, vi attivo eziandio quella delle sete, pretendendo poi nel 1466 che nessun' altro la esercitasse nisi civis originarius Ferrariæ; la quale pretesa ignorasi come fosse giudicata. È certissimo che nel 1 marzo, con istromento di Mengo 2 (1) Dicesi che SerBorghesano mercante da seta lucchese fu il primo che venne a Bologna, e fece fare nel 1272 un filatojo di seta. Soggiungesi poi che in Modena era coltivata sino dal 1306 , rammentando come del 1327 gia si tenesse pubblico mercato dei bozzoli ; come si prescrivessero in ogni podere almeno tre gelsi; e come si usassero le molinelle a mano per torcere ed orsogliare la seta; che nel 1481 i mercanti e i lavoranti di seta si separarono dall' arte della drapperia , e chiamarono la loro Nobilis Ars Serica; che si lavorarono indi stoffe , cendaline , veli , ormesino, damasco, tabino, spomiglione, velluti; che tali tessuti vendevansi an che ai ferraresi; che nei due ultimi secoli si ridusse ai soli veli gretti , zendadi , cordele etc. , e che tutto cesso nei primi trent' anni del secolo presente. Dubiterei molto della vendita ai ferraresi, dacchè anche fra noi l'arte della seta fiori, se non nel secolo XIV, al certo nel XV. -- 508 Dall' Armi, viene permesso a Battista Magnolino, per ordine del Duca, di fabbricare i tessuti di seta , e gli vengono anzi prestati dal Co mune duemila ducati per suo sovvegno , da restituire in tre anni; come poi nel 5 febbrajo del successivo anno 1467 un Francesco da Porto di Bologna Maestro de sede tessute chiede sovvenzione di cin quanta ducati d'oro per lavorare dell' arte sua , considerando che in città vi sono già oltre a venti telaj lavoratori ; quale sovvenzione gli si rifiuta , eccitandolo però a continuare , giacchè vi lavorava con al cuni telaj. Nel 1618 il Cardinal Legato , con editto 26 giugno , pub blica licenza di fabbricar tabini crudi e remesini alla fiorentina , om messi nei capitoli poco prima emanati per l'arte della seta. Che si fabbricassero in Ferrara tele di raso lo comprovano due partite di pagamento , l'una del 1550 a favore di Girolamo Braco lavorante di rasi di seta, l'altra del 1576 a favore di Maestro Jacomo Cecchino rassaro de seta. Che si vendessero velluti non è a dubitarsi, e se ne facea commercio di qualità finissime, sembrando ancora che ve ne fossero lavorati a figure ; giacchè in un rogito di Agostino Villa del 1414 fa parte di un inventario di Maddalena del fu Gio. Mariani moglie del sartore Bartolomeo Panizzato una zornea velluti affigurati bruni, foderata de tella azura. Che poi qui si fabbricassero, non solo lo dice Ortensio Lando , il quale , dando ordine ad un suo servo di provedere varie cose rare di che ciascheduna Città d' Italia è meglio proveduta , o ne fabbrica con maggior esito , gli disse torammi in Ferrara due pezze di velluto, lo che prova la superiorità delle no stre manifatture di tal sorta , ma lo dimostrano i tanti vellutari no minati in infiniti documenti. E valgano questi pochi ; cioè del 1483 (rog. di Nicoló Zoja) un Petrus de Mediolano testor veludorum, filius a q. Jacobi, della contrada di Santa Croce del 1487 un Dominicus de Laurencio fil. q. Laurencii de Raspadola territ. Trevixi, con sua moglie Elena del fu Francesco Capodistria; del 1522 Girolamo de Zuane Ma gagnin veludaro a la Gosmaria; nel 1526 M. Antonio Maria Baruzzi del fu Gio. Battista; nel 1529 M. Bartolomeo Aleotti; nel 1530 M. Bar tolomeo dai Ocelli figlio di M. Maurelio dipintore; nel 1537 M. Tre visius de Barbuis; nel 1545 M. Girolamo del fu Nicolò Palmieri ; nel 1547 Girolamo Tabazino del fu Antonio; nel 1551 M. Leonello Balotta e suoi figli Lodovico e Matteo , la cui madre Antonia del fu Pietro M.ª a Caligis in quell'anno fa testamento; nel 1572 un Paride del fu Troilo Naselli, un Lanzelotus de Claveriüs e un Taddeo Malagola; nel 509-- 1577 un Maestro Bernardino da Padova; nel 1583 un Tomaso di Ca laj; tutti rammemorati con la qualifica non solo di Veludari , ma bensi ancora coll' altra significativa di Maestri , cheli dimostrano o peratori. L' arte dei drappi di velluto durò pur essa lungo tempo , giacchè si trova che dell' anno 1767 il Comune licenzia Antonio Ma ria Casareti da Genova qui condotto sino dal 1743 con alloggio per lui e sua famiglia per far rivivere la fabbrica di tai tessuti; e lo li cenzia perchè non è comandato dai mercanti in causa di non servirli bene. E gli stessi vellutari esercitavano sovente ad un tempo la tessi tura dei damaschi, uno fra quali nel 1551 era Leonardo del fu Gio vanni Maria Della Doneta cittadino ferrarese , textor damaschi et vel luti, fratello di Maestro Cristoforo librajo, come si ha da rogito del 7 aprile di Aurelio Roiti. Nel 1599 un Gaspare Bernardi pure ferrarese era damaschinaro. Anche i filatojeri, o meglio filatojai, si trovano men zionati in alcuni rogiti notarili. Nel 1533 ad un testamento assiste vano quai testimonii un Maestro Matteo del fu Lorenzo de Biasü , ed un Francesco del fu Paolo Zanetti, ambo filatojeri; nel 1547 in al tro rogito di Gio. Palmieri comparisce un M. Antonio de Rossi del fu Princivalle ; nel 1572 un Luigi figlio di M. Gasparo de Ferri. Un fi latojo si abbrucia nel 21 ottobre 1559 presso la sala de' callegari. Nel 1494 si trova una fabbricatrice di calzette a telaro annotata nel l' Estimo dei borghi- Dna Donzella (sic) uxor Magistri Pauli de Ve netiis, calzataja cum telario ecc. Nel 1455 rinvenni, ma non ricordo il documento , i fustagneri; come del 1473 è registrato nella matricola de' merzari un Giovanni Biscazza che fabbrica veli. Passando a far cenno delle tele, non è certo a credersi che vi sia quel progresso che vorrebbesi pur vantare. Si prendono per grandi maraviglie i scialli contesti di capelli umani , quali si videro esposti a Londra nel 1862, tessuti da Guglielmo Danson; nonchè i guanti a maglia con filo di tele di ragno, come se non fosse noto cheAdria no Salari sino dal 1532 pingea sopra una tela di ragno! pittura che dicesi unica, già di Luigi Filippo d' Orleans, e venduta per quaran tamila fiorini, esposta in Pesth nel 1854 ( Gazz. di Ferrara N. 30). Ma non basta; chè io aggiungerò possedere una breve poesia stam pata nel secolo XV, dove sta scritto Vè le tele di Pallas et di Aragne A D Nel una le vitorie deli Dei Nel altra ve tutte le lor magagne. (Capitolo de duo mercanti venuti di Soria ecc ) 510-- Ed in ogni caso di dubbio sulla più vera interpretazione della pre messa terzina, sarà ben più che sufficiente il dipinto del Salari per comprovare la non novità di tal sorta di tela. Di moltissime qualità qui pure si fabbricarono le tele, fra cui si fa cenno di quelle de ortigete ( che fosse di tiglio d' ortica ? ) nel 1493 ; di solindente o filindente nel 1522 ; di renso nel 1595. Nel 1489 il di 11 febbrajo un Nicolaus textor pannorum lini quondam Francisci Frisati era già morto , e la sua vedova Antonia sposa un pittore. Nella nostra Biblioteca esiste un codice di autore anonimo della prima metà del secolo XVIII , in cui sta scritto un Progetto per la manifattura di tele di sette qualità, pari a quelle di Olanda, presentato, come sembra, per la città di Fer rara, e cioè di far venire dieci tessitori , dieci filatrici , due tessitori a fogliami e due apparecchiatori : il direttore si obbligherebbe di far venire i detti artieri da Fiandra ed Olanda per fare i telari per ogni sorta di tela, i naspatoj, e tutti gli ordigni, filatoj, tornelli per filare, pettini d' acero , ossia carpini fini per filare il filo piatto e rotondo ; e ciò per far tele, tovaglie e salviette con bellissimi disegni, lenzuola lunghe otto braccia ed alte sei , cioè lenzuola alla reale ; attivando quattro telaj per tela ordinaria , due pel cambrai, due per quella a fogliami, due per altra a filo piatto, e due grandi per le dette lenzuola alla reale. La fabbrica sarebbe in un prato grande per distendervi le tele, presso un fiume per inacquarle quattro volte al giorno ; una casa per distendere le tele lunghe piedi centoventi , larghe quaranta , con le sue corde e con molte finestre; non che altre fabbriche di adja cenza. Le macchine, delle quali è unito il disegno al progetto, sareb bero la 1.ª per filare la canepa; 2.ª per fabbricare le tele; 3.ª per lustrarle ; 4.ª per condurre le acque per l' imbiancatura; 5.ª altra per le acque; 6.ª per dar l'ultima mano alle tele con acqua calda e fred da, e per colorirle ; 7.ª per soppressare le tele ; 8.ª per soppressare le tovaglie e le tele colorate; 9.ª per spianare le tele, dare amiti, co lori e la totale lustratura. Questo grandioso progetto, al prosperamento del quale noi abbiamo il genere originario, rimase un semplice desi derio. A proposito di soppressare, avevamo già i mangani, come da partita dell' anno 1556 a favore di M. Gasparo Manganaro (1). Una distinta fabbrica noi abbiamo al presente di lavori in frangie, (1) Non trovai anteriore menzione di mangani in Ferrara : ma questa macchina ė citata in una nota di spese per la guerra fatta dai soldati della S. Sede contro Forli nel 1358 ( Fantuzzi, vol. 5, pag. XXII § 25 ). -- 511 galloni, passamani, agramani, felpine, cordoni e fiocchi tanto in seta quanto in oro ed argento, nonchè pizzi, luisani, lamiglie, tocche, spighette , lame, canutiglie , talchi ecc. Ignoro se nei secoli scorsi vi fossero qui tali manifatture in grande; ma è ben da supporre che qualche artefice pure vi fosse di tai generi dove si fabbricavano broc cati, panni, sete, velluti e damaschi. Sino dal secolo XIV mi si presentano i tintori e le tintorie. E per primo nel 1368 un M.º Giovanni del fu Galeone da Trevigi abi tante in Ferrara ; nel 1379 un Bonavita del fu Jacobo, con sua mo glie Jacoba figlia dell' altro tintore Bartolomeo da Padova, e con Agnola di lui sorella e moglie di un Bongiovanni del fu Francesco Strazzarolo cioè drappiere ; nel 1399 Bartolomeo del fu M. Bartolino da Padova pure abitante in Ferrara; nel 1411 Giovanni Giunta bolognese abitan te in Ferrara, marito di Lucia del fu Galvano de Romei di Bologna, erede di Bartolomea fu sua suocera, come da rogito di Lancellotto Villa; nel 1438 un M. Melior tintor filius mag. Petri de Forlivio, moram trahens ad presens Ferrarie, et Mag. Simon de Verona tintor, filius q. Joanis ecc.; nel 1446 un Richus de Florentia artium tintorie magister, al quale con rogito 14 maggio di Bartolomeo Isnardi viene data la cittadinanza ferrarese ; nel 1461 Pietro Paolo dei Moroni milanese, testimonio prodotto da Giovanni Antonio da Milano, pur esso tintore, abitanti ambedue in Ferrara; nel 1464 il di 8 giugno riprodussero istanza i fratelli Angelo, Giorgio e Francesco de' Morengi da Cremona per tingere le pelli del Brasile, dette Brasilii, e il Magistrato chiama due fra i più periti merciaj e callegari , a riferire sulla domanda , per maturamente deliberare, come infatti deliberarono poi affermativa mente. Nel 13 gennajo del 1465 Antonio Zanolino mercante bolognese domanda introducere artem tingendi de grana et cremesino in hac urbe; lo che viene concesso, provvedendosi dal Comune una casa ed un fondaco , e pagando al petente per affitto di detti locali venticinque fiorini d'oro all' anno. Egli si obbligava di condurre buccas centum quinquaginta , e di tingere annualmente cento panni. E siccome per tingere occorrono materie coloranti, specialmente vegetabili, così nel 1467 25 maggio viene accordata a Roberto Roberti ferrarese, e suoi socii, d' introdurre la coltivazione del guado per tingere azzurro, non che ' arte et magisterio de dicto guado ; gli si accorda privativa per sei anni , che nessuno possa seminarlo e raccoglierlo senza il loro consenso, ed inoltre col pagamento, in caso, di dodici denari pro -- 0 512 singulo pondere guadi , sive in pulvere, sive in panibus existentis. H Duca poi, vedendone l' utilità, proroga la privativa sino ad un decennio ( Arch. comunale). Seguono fra i tintori nel 1476 un Andrea del fu Leonardo d' Alemagna, il quale si associa con Michele e fratelli degli Arienti per la tintura dei panni ; nel 1482 un Ambrogio del fu Mar tino de' Cumi, ed un Giovanni de Milio ( forse Emilii ) marito di Gio vanna del fu Manino degli Oldoini di Cremona, che nel 24 settembre arogito di Libanorio Bonomelli fa un codicillo; nel 1489 un M.º Mat teo di M. Zanino dei Succj; nel 1494 un Giovanni Antonio Scoperti alias de la Grana milanese del fu Ambrosio; nel 1532 Giovan Lodo vico ed Ippolito fratelli Della Bona; nel 1536 un M.º Vincenzo da Lucca; nel 1552 un Lodovico de Ricardi; e nel 1590 Giulio Cesare e Giovanni Maria fratelli de Rizzardi, che dopo venti anni, cioè nel 1610, eserci tando ancora la tintoria, vennero aggregati alla ferrarese cittadinanza. 0 Degli arazzi e dei corami d' oro, sebbene per loro natura doves sero associarsi alle arti fin qui descritte, non pertanto andando essi adornati di disegni e di figure ho reputato più conveniente di par larne alla seconda Sezione di quest' artistica parte. VI. Cappelli di paglia e di feltro , Stuoje ecc. L'uso del cappello non è antico, e vediamo che ai tempi di Dante e di Boccaccio era in costume il cappuccio. Pare che non siasi usato anteriormente al secolo XV , ed uno dei primi di cui facciano men zione le storie fu quello che tenea sul capo Carlo VII quando nel 1449 entrava pubblicamente in Rouen: di poi si videro cappelli do vunque, e testimonii possono esserne, anzi ne sono, monumenti con temporanei della prima metà del secolo XVI , quali sono stoviglie di majolica, incisioni e pitture non poche. In quanto alle forme, hanno sempre variato e varieranno pur sempre, ma non tanto da perderne le sembianze primitive. Cilindrico o schiacciato, con falde larghissime o strettissime , acuminato o costantemente uguale nel suo diametro , alto o basso, fu sempre denominato cappello, e cappello sarebbe an che il militare , se le modificazioni venuteci dagli stranieri non ci -- 543 avessero indotto, come fanno pursempre in tutt'altro, a darvi anche il nome straniero. Persino il Kepi attuale della nostra Guardia Citta dina, che noi crediamo regalatoci dai Francesi, pare che fosse già in uso nella nostra Italia sino dai primi anni del secolo XVII (1). Credo per altro che i cappelli di paglia sieno più antichi : ma ora non è mio scopo d' indagarne l' origine , ignorandosi persino quando nella nostra città e territorio abbiane avuto cominciamento la fabbricazione. Soltanto è noto che nel 15 novembre del 1635 il pontefice Urbano VIII con suoBreve conferma all' ospedale dei mendicanti l' appalto di tale industria, non vietando alle comuni di Comacchio, Trecenta, Melara, Argenta e della Romagnola, di fabbricarne pur esse, a condizione però che in cumulo paghino all'ospedale suddetto annui scudi ducento. Nel 1612 Francesco e Fabrizio Bonetti da Verona chiedono d' in trodurre in Ferrara l'arte di far cappelli finissimi di feltro; con che per altro possano far entrare per anni venticinque le lane con esen zione di gabella, ed estrarre i cappelli, pure senza dazio, che sieno esuberanti al consumo della città. Le stuoje, i cannicci dette arelle o grisuole e non pochi altri la vori di canna e di vimini, si fabbricarono sempre nei luoghi del du cato o provincia, dove abbondano i prodotti che servono alla esecu zione di tali oggetti. Ora è un ramo d' industria, del quale si giova eziandio la Casa di Ricovero da molti anni instituitasi fra noi. VII. Letti a vento, Sedie snodate, Cocchi e Selle Credereste forse , o lettori , che i morbidissimi letti a vento e le soffici poltrone a nodi, sieno suppellettili moderne, inventate in que sto secolo si ripieno, come almeno si vanta, di lumi e di progresso? Tutt' altro. (1) LeKepi actuel de l'Armée francaise en usage en Italie en 1607. Louis Mon thorot Commissaire Imperial, Milan 8 Fevrier 1607: lettre avec un soldat coiffe d'une casquette a visiere absolument semblable à notreKepi actuel ( Laverdet, ca talogue XXIX des autographes, Paris: pag. 74, N. 673 ). :-- 514 lo sottoscritto ho ricevuto (dalla famiglia Tassoni di Ferrara) scudi due ebajocchi sessanta per pagamento di un letto a vento, et in fede questo di 25 ottobre 1694 dico scudi 2. 60 moneta. propria- Io Filippo Radice affermo q. s. Io Francesco Crotti mano E se questo, che basta per Ferrara, lo credeste anche poco, sen tite un moderno autore distintissimo: Eliogabalo, costruiti letti di cuojo empiti d'aria , mentre i commensali ( parlasi dei letticciuoli che usa vansi dai romani alle mense ) mangiavano, faceva aprire il lucchetto, e davano essi del naso sulla mensa ( Gioja; Nuovo Galateo). In quanto alle poltrone, un istromento di divisione fra le sorelle Sforza, in data del 1493, fra gli oggetti da dividersi, accenna ad una cadrega desno data , coperta de velluto morello ; che toccò in parte ad Angela mo glie di Ercole di Sigismondo d' Este in Ferrara. Passando ai cocchi veramente detti, ossieno carrozze, devonsi con siderare ben diversi dalle carrette ch' erano fornite di coperto soste nuto da colonnette e adorno di panni d'oro e d'argento, o di seta; e sappiamo che nel 1476 Beatrice di Napoli sorella della nostra du chessa.Eleonora d' Aragona girava per la città in una di quelle car rette. Ma le carrozze con molle non ebbero a mostrarsi che verso il 1540 (1). Io non potrei assicurare che avessero molle i cocchi adope rati fra noi per l'ingresso del pontefice Paolo III nel 1543, ma posso bene attestare ch' erano distinti dalle carrette, dacchè nelle relazioni di quella solennità si dice- non voglio poi narrare el numero delle carrette e dei cocci ecc. Potrei anche aggiungere che i cocchi si fabbricavano qui per lo meno anche nel secolo XIV, dacchè trovai nei rogiti di Nicoló Bischizzi del 1397 un Mag. Petrus Zarlotus filius q. Fulci magister a currubus ; più estesamente poi nel 1538 e nel 1541, nel quale anno vediamo un M. Martino de Federzoni da Carpi Caradore et Maistro da Cochij chiedere esenzione di estimo : famiglia che sembra aver continuato di padre in figlio in tal' arte, dacchè an che del 1582 si rinviene un M. Tommaso , figlio del fu M. Bartolo (1) Su questo argomento puossi vedere un pregevole opuscolo del ch.º conte Gozzadini bolognese (Delle antiche Carrozze ecc. Bologna, Monti, 1862, in 4.), nella quale operetta vedesi anche rimontare alla metà del secolo XVII l'uso degli Omni bus e dei Fiacres, che il ch.º Fournier poi nell' ottimo suo libro Le vieux neuf fa vedere aver acquistato tal nome dall' edificio Saint-Fiacre abitato da Sauvage in via S. Martino : i quali fiacres sino dal 1657 per cura di un Giuri furono già nu merati e dati a nolo a giornata e ad ora etc. -- 515 meo Federcioni da Carpi Carpentario e cittadino ferrarese , il quale a rogito di Antonio Colornio confessa la dote di sua moglie Lucia del fu Alberto Piganti. E cosi troviamo nel 1550 un M.º Francesco Fanti magister currum ; un Zan Maria Michilino Mastro da Cocchi in Ferrara sino dal 1541 chiedere nel 1554 di essere esentato dalle colte , atteso che per ' avanti stava per gargione con altri del me stiere de far cochij. Un M. Gabriele Grisendi o Garisendi ed un Tommaso nel 1537 erano Magistri Cisiorum ( di cocchi adue ruote). Tommaso Maistro da Cocchi attesta che il già citato Michilino e suo fratello furono suoi gargioni. Questo Garisendi era chiamato Tom maso dai Cocchi; fu figlio di Maestro Francesco cittadino ferrarese , della parrocchia di S. Jacobo , e nel 12 luglio 1555 a rogito di Giovanni Palmieri costituiva dote a sua figlia Laura per matrimonio con M. Camillo de Ferrino coquo del Ducha (1). Del 1554 , quando Renea di Francia duchessa di Ferrara fu posta come prigioniera nel Palazzo ducale, venne levata dal palazzo di san Francesco ( ora Gavassini ( Equicola ). Pareschi ) dove abitava , e condotta con un cocchio Nel 1473 vedesi annotato nella matricola de' merciaj un Simone Mastro de' fusti da sella: indi un Giovanni fiolo de Piero, ed un Leo nardo di Domenico, ambidue sellari. Nel 1480 un M. Antonio cittadino Ferrarese, di Modena ( cioè nativo di ) , qui facit bastos Illmi Dni N. Ducis, abitante in contrà di santa Croce; nel 1486 un Bartolomeus de Agucio de Mutina scelarius M. D. N. Ducis. VIII. Pellacaneria e pelli colorate Pelliccie- Ossa di balena Non si ha memoria nel Municipale Archivio della primitiva isti tuzione di una fabbrica di corami e pelli; e solo si scorge che sino dal 25 settembre del 1399 si emanarono provvisioni dal Maestrato (1) Già parlammo dei Grisendi all'art. Territorio nella prima parte, ed essendo anche intagliatori, li vedremo nuovamente in quella classe; come vedremo le prove che si fabbricarono i cocchi sino dal 1538 con molto lusso ( V. Intagliatori ; Ca varia Bernardino e Trotti Lodovico ). -- 516 pei dazj del corame che qui si preparava. Nel 1598 il pontefice Cle mente VIII donò alla comunità di Ferrara detto dazio assieme a va rii altri, fra cui quello delle pelli morticine e di ogni sorta di grassi. Tanto i macellari quanto i possidenti privati aveano l'obbligo di dare le pelli alla pubblica conciera ad un prezzo ch' era già stato determinato con apposita tariffa. Si faceva commercio di pelli concie e bollate, non solo di animali ferraresi ma ben ancora di vacche del Brabante, di Polonia e di Moscovia. La donazione di que' dazj venne confermata in perpetuo da Gregorio XV nel 19 agosto del 1622; e vennero dessi ora esatti per economia, ed ora condotti per appalto. È un fatto, verificabile dagli atti comunitativi , che talmente fioriva questa manifatura da ricavarsene per sino a scudi trentamila , come fu del 1608, somma cui , per fare un giusto calcolo del prodotto , andrebbe unito il guadagno dell' appaltatore : bensi ebbe le sue vi cende che fecero discendere tale fruttato sino a scudi ottomila , ma per rialzarsi nuovamente ben presto , e prima della invasione francese produceva un' entrata di oltre a scudi ventimila. Tolte al finire del secolo scorso le privative ( però quelle particolari , non le governative , specialmente di Regalie ) discese com' era ben naturale il guadagno ; ma era già scorso quasi un mezzo secolo che la con cia delle pelli dava un prodotto netto di oltre a scudi quattromila. Fu disseccata quest' industria ed abbandonata ai privati , vendutine gl' ingenti capitali morti , cambiato uso al fabbricato , e tolta una considerevole parte dell' attivo annuale, senza che plausibili od almeno sufficienti ragioni ne avessero a ciò consigliato. Visto che del 1399 erano già in corso i dazj del corame, sarebbe inutile il far menzione di operaj, se non potesse per avventura insorgere il dubbio che quei dazj avessero a riferirsi ad introduzione dall' estero anzichè ad estra zione dalla fabbrica. E perciò vengo a far cenno di Maestro Ugo pel lacano figlio di M.º Ugone pure pellacano, come da istromento del 1405 di Lancellotto Villa. Nel 1439 con determinazione del 20 gennajo si permette di portare o far venire a Ferrara da qualunque luogo corea apta ad solas, forse perchè le nostre qualità erano inferiori alle stra niere. Nel 1464 domandanoAngelus, Georgius et Hieronymus de Moren gis de Cremona d' introdurre l'arte di tingere pelles Brasili, che pri ma non eravi fra noi, chiedendone privativa ed obbligandosi a com penso di mantenerne provvista la città, dove i petenti abitavano già da dieci anni. Risolve il Maestrato di dar incarico a due merciaj e due -- 517 calzolaj di riferire, affine di potersi decidere maturatamente, come giá dissi all' articolo Panni ecc., e quindi concede. Nel 1557 il Duca, me diante rescritto del suo cancelliere Giraldi, del 26 novembre, permette ad Alessandro e Girolamo degli Ariani pelacani , di fare una compa gnia d'arte di pelacaneria ; e siccome Girolamo contava soli dicias sette anni, cosi chiede in grazia di essere dispensato dalle formalità consuete. Il loro socio era un Bernardino de' Baldi. Nel 1562 scar seggiando le pelli viene derogato al divieto d' introdurre corami fo restieri , e si permette che vengano verdi et dsconzi, per farli qui conciare, e provvedere pienamente al bisogno della popolazione. Un rogito del 2 gennajo 1570 stipulato dalli notaj Giovanni Andrea Del fiore e Lanfranco Turrini assegna per ordine ducale una dote di duemila scudi sull' entrata dei corami alla Flaminia Costabili all' oс casione del suo sposalizio con Ercole di Nicolò d' Angiari. I Varotari non solo debbonsi prendere a stretto senso per lavo ratori di pelli di zibellino o armellino , ma di pelliccie in genere : forse preferivasi da loro tale denominazione pel grande uso dell' ar mellino specialmente negli abiti, e nei berretti dei ricchi, e per le corti. Sino dal 1391 vedesi ricordato, in una descrizione inserta nello statuto de' beccaj del 1385, come Alberto d'Este fece correre un palio de scar lato frodato de varota: nel 1488 eravi un Magister Jacobus Ritius varo tarius, e nel 1563 un Magister Bastianus varotarius super via sablonum. Finalmente , per la fabbricazione delle ossa di balena, sappiamo solo che il pontefice Clemente X ne concesse la privativa nel 1672 al Comune, che la diede in appalto per ducento scudi all'anno, che poi discesero a soli sessanta, e rimontarono del 1779 ad ottantotto. IX. Anguille, Sanguisughe, Sale , Cremore di tartaro, Candele di cera e di sego, Sapone, Acquavite, Confezioni, Persicate, Profumerie, Tabacco, Carte da gioco Due sole parole su ognuno di questi generi verrò a dire, perchè memorie pochissime si presentano intorno ad essi. Grande commercio si fa in Ferrara di anguille fresche, in barile, 33 -- 518 ed affumicate: le lagunedi Comacchio ne danno centinaja di migliaja, di modo che gli appalti di quelle valli sonosi alzati a molte migliaja di scudi : nel 1586 si affittarono per ducati circa sessantamila. L'Istituto di Francia pochi anni or sono mando uno de' suoi membri, l' illustre M. Coste, per fare studio di quelle acque e di quel pesce, affine di attivarne de' vivaj in quel Regno. Sulla propagazione delle anguille molti autori hanno scritto e detto degli errori non pochi : il celebre Dionisio Sancassani giunse a capo di vederne colle ova, e ne comuni cava la scoperta al parimenti celebre Antonio Vallisnieri ; ma restava a verificarsi se fossero ovipare o vivipare, quando, come si asserisce, il D. Gioacchino Elsner potè osservarne una in Olanda, la cui matrice era piena di piccole anguille. Io non son qui a decidere la questione, che lascio nelle mani e nella testa dei dotti naturalisti ; e manderó i miei lettori , che ne abbiano la volontà, a leggere il libro Di Co macchio e delle sue lagune e pesche del Bonaveri con note del Proli ( Cesena, Biasini, 1761 in 4° ), dove sono ancora con intagli in legno dimostrate le maniere di cuocere, e di riporre in barili le succitate anguille. In quanto alla loro pesca , è un metodo del tutto proprio del paese, e rinomati ne sono i giuochi, de' quali parlò pure il Tasso nella sua Gerusalemme (1). Veggansi su tale proposito li Due saggi ( didascalici ) del poema sopra la celebre pesca ecc. del dott. Giuseppe Antonio Cavalieri comacchiese ( 1782 in 4° ); il poemetto dell' ab. Berti; l' altro poemetto dell' avv. Gasperini ( Bol. Volpe 1856 ) ; e prima di loro , il Pandolfi, il Ferri ecc. Le sanguisughe, o mignatte, sono abbondantissime in alcune valli tra Ferrara ed il mare : a' miei giorni, saputosi che in Francia era vene forte ricerca ed incetta non solo per nuovi metodi di cura, ma bensi ancora per farne de' vivai , alcuni con ardita industria ne rac colsero de' grandi vasi, e le portarono colà, ritirandone ingenti som (1) « Come il pesce colà dove impaluda « Nei seni di Comacchio il nostro mare, ◄ Fugge dall' onda impetuosa e cruda, α Cercando in placide acque ove ripare; « Evien che da se stesso ei si rinchiuda In palustre prigion, nè può tornare; Chè quel serraglio è con mirabil uso << Sempre all' entrar aperto, all' uscir chiuso. ( Canto VII, st. 46 ) Nel museo di Bologna esiste il modello di questi giuochi. -- 519 me, che ad esuberanza compensarono i loro viaggi e le loro fatiche. È ben vero che questo commercio non richiede nè arte, nè manifat tura , come ne richiede invece la confezione delle anguille ; ma non mi si rimproveri questa si breve digressione , la quale se non altro potrà servire al forestiero, se pur qualche forestiero avrà la pazienza di leggere uno scritto del tutto municipale. Antica e celebre si è la Salina fra Comacchio e Magnavacca , e tuttora sussiste con grande prosperità , dando tanto sale da poterne provvedere altri Stati. Non è questo il luogo di narrare le conven zioni ch' ebbero a farsi coi veneziani e coi modonesi, non che le liti insorte coi primi per la stessa causa (1) , e basti l'aver fatto qui cenno di un vetusto e considerevole ramo manifatturiero, che per al tro è di privativa sovrana , e che i sudditi talvolta comprar debbono a prezzo maggiore che gli stranieri. Ora Venezia possiede una cospicua salina detta di san Felice, fondata nel 1844 per cura del cav. Carlo Astruc di Mompellier ( Erizzo; Memoria etc. Milano, 1855, in 8.°). La formazione del Cremore di Tartaro ebbe vita fra noi, per quanto riguardane il commercio in grande estensione, soltanto in questo se colo ed anche inoltrato : ma tale fu il suo progresso che la vendita ne venne in breve tempo e perdura estesissima in Francia, in Inghil terra, e persino in America; genere che ottenne ripetuti premii nelle mondiali esposizioni. Candele di cera e candele di sego se ne fabbricarono anche nei secoli passati , e pare che nel XIV e per assai tempo dopo uscissero dalle botteghe de' speziali , trovandosi nei loro antichi statuti delle prescrizioni che si riferiscono a tali materie , come già accennai al l'articolo panizzazione e vettovaglie nella prima parte, citando i suin dicati statuti che sono del 1382 , e che si richiamano al 1353 ; per cui non istarò qui a ripetere quelle leggi. Del Sapone abbiamo parole sino dal secolo XVI. Cristoforo Dal Fiume , quel famoso e odiato gabelliere , di che tenni discorso più volte, nel 19 gennajo del 1574 imprese a fabbricarlo di bianca qua lità, vietando ad ogni altro di venderne , prestarne , contrattarne se (1) Nel 1810 le saline furono modificate col metodo francese dal sig. Bayon; i veneziani nel secolo XVI collegandosi col Papa fecero si che il card. Ippolito d' E ste dovesse per convenzione colla S. Sede sottomettere lo Stato ferrarese a dissec care tale stabilimento , che poi più tardi tornò a rivivere. Ora compete con ogni altro, e secondo le stagioni produce dai 50 ai 100 mila quintali di sale granito. 520 non con lui, sotto pena della perdita del genere et de uno scuto per pezza. Egli s'era impadronito dei dazj, e forse la mancanza di denaro nel pubblico Erario facea chiuder gli occhi alle Autorità tutrici , che frattanto vedeano in quelle vessazioni la sorgente del necessario con tante. Nel 1642 il pontefice Urbano VIII con Breve del 20 novembre concesse al Comune la privativa di fabbricarlo e di venderlo. Delle nostre officine quella che maggiormente sali a di nostri e si conserva in fama si è del Turchi succeduto al Tranz , avendo i saponi confe zionati all' uso inglese riportati essi pure il premio a Londra. Un an tico fabbricatore noi ne avevamo nel secolo XVI in un certo Ippolito ferrarese, che fu anche poeta, ma del quale s' ignora il cognome. In una sua poesia stampata ( di 8 pag. senza dati ) ed intitolata Il pianto el lamento fatto per Hippolito ferrarese in Luca un giorno a vanti la morte sua, con uno epitaphio sopra de la sepoltura, molto bel lissimo- scorgesi che dimorò in Firenze, che mori in Luca e ch' era ferrarese, non solo cittadino ma bensì ancora per nascimento. » Mi fussi stato almen da Dio concesso Nella patria tornar così malato » » D » » カ » " » » E tu dolente mia diletta sposa Ti raccomando e mia (i miei) e tuoi figliuoli Rimasti troppo presto così soli. Oh ! patria mia diletta unica e rara Che mi accoglievi si benignamente , Vale dolce mia patria di Ferrara. Vorrei siccome nato esserli morto Che l passar mio faria con più conforto. Adesso conosciute fien le balle Del ferrarese dall' altrui sapone. Eccone poi l' Epitaffio scritto da lui stesso , che sembra dai ri portati versi esser morto in età ancor fresca. >> Qui giace il Ferrarese al mondo solo D » « Di sua virtù, et del suo ingegno tanto Rimbomba il suono al uno el altro polo E valse in far le palle o tanto o quanto, E va la fama sua pel mondo a volo , " " O la dolcezza del mirabil canto, Et col odor del suo gentil lavoro Fatto ha si, che li Dei lha tolto loro. Anche per l' acquavite v' erano privative, che pare cessassero solo vèrso la fine del secolo scorso ; ma non vi sono atti che ci narrino -- 521 0 come avesse origine la fabbricazione e come cessasse. Che se an che per le Confezioni abbiamo tali mancanze, troviamo però che sino dal 1374 erano in uso, dacchè un Mastro Pietro Confettore figlio di M. Stefano, della contrada di san Romano, viene fatto massaro della medesima : e cosi nel 15 decembre del 1468 un Francesco dal Ve scovo ed un Baldassare Bellaja speziali chiedono di poter fare con fectionem in modum et formam cedronati, cum cucubirtis et etiam rapis, promettendo di venderla non per cedronato, ma come semplice con fezione ferrarese, per due soldi la libbra, affinchè i poveri artefici che non hanno mezzo di comprare il cedronato possano godere di quel rinfrescante. Sentiti però Gio. Zambotto massaro degli speziali ed altri due dell' arte, i quali furono Alessandro Pigna ed Ottonello Ottonelli, che non trovarono ciò conforme alla convenienza loro e della città, si de termina di negare per onore della stessa Ferrara. Bell' esempio da i mitarsi ora che i cibi e le bevande soffrono frequenti adulterazioni con rischio persino della vita dei cittadini. Le persicate, o canditi di pesche, sono squisite, e i forestieri ne commettono provviste a Ferrara, specialmente per infermi..Le migliori sono quelle confezionate dal Valeri, e prima d'ora dalle monache di s. Antonio Abate in Polesine, che cessarono da tale smercio. Vi erano profumeri, e quindi profumerie, come lo comprova un rogito del 1542, in cui è menzionato un Magister Archilius filius quon dam Baptistæ de Superbo profumerius et civis ferrariæ. Il Tabacco proveniente dall' America fu portato la prima volta da Nicot ambasciatore in Portogallo alla regina di Francia Caterina Me dici verso la metà del secolo XVI. Fu detta pianta Nicoziana, ed Er ba della Regina, e dalla Francia passò in Italia. Fu si rapido il dila tarsi l'uso della polvere di quella pianta che i governi pensarono a farne un genere di privativa non solo, ma bensì ancora di Regalia , di modochè non può un privato nemmeno coltivarne pel proprio con sumo. É molto ancora che siaci permesso di averne sino a tre gambi di diversa specie a formar serie delle esotiche piante del nostro giardino ! Io non conosco in quale anno si cominciasse a fabbricarne ; ma so che il pontefice Alessandro VII con breve del 29 novembre 1657 concesse al Comune il diritto o piuttosto la privativa di preparare e vendere il tabacco : ed il Comune fecene un appalto nel 1658 colla corrispo sta di annui scudi 4450; ed una prova del maggior consumo è l'a versi nel susseguente secolo percetti sino a tredicimila e ducento -- 522 scudi, e fu nel 1745. Nel 1769 si progetto di erigere un edifizio, ma poi si prese a livello il palazzo di Schifanoja nel 1770. Cesso la fab bricazione al finire del secolo scorso. Rimane a dirsi delle carte da giuoco, il cui dazio fu da Gregorio XV accordato al Municipio, che più tardi, cioè nel 1648, ne faceva un appalto per annui scudi 1501, disceso nel 1791 a soli scudi 210. Si fabbricarono qui le carte anche nel nostro secolo ; ma cessó ezian dio quest' industria, che per altro era pure privativa. Figulini o boccalari, vasai e pignattari, Pietrari- Stuffe- Vetri e specchi Come ho detto di parlare degli arazzi e dei corami d'oro nella seconda sezione in cui tratterò di Belle Arti, cosi ora dico di fare delle majoliche e porcellane ( per quel poco che se ne conosce ) , dacché ancor queste due manifatture vi debbono essere compenetrate in causa degli ornati e delle figure che di frequente ne adornarono i prodotti. Anche i figulini o vasellaj aveano la loro corporazione, ed erano ammessi colle altre arti alle solennità, ed alle pubbliche feste. Il pri mo da me riscontrato è del 1462 (1) Magister Antonius figulus ; poi nel 1512 un M. Cristoforo da Padova, un M.º Giovanni del fu Ales sandro di Modena, ed un M. Giovanni Maria f.º di Maestro Guizardo da Alessandria alias da Modena , tutti con la qualifica di figulus. In un rogito di Benedetto Codegori del 1526 i frati di san France sco fanno mandato al cav. Alvarotti consigliere di giustizia per esi (1) Non si deve credere che fra noi non si fabbricassero anche prima oggetti fittili. Si disse per lungo tempo che le pietre , i tegoloni e tante altre cose di figu linaria provenissero dalle fabbriche di Pesaro, specialmente dei Pansiuni; ma poi, scopertasi in Montesanto la lapide riguardante Lutazio Pansiano figulino , si pensò che potesse esercitarne la fabbricazione anche in questi luoghi , tanto più che non sarebbe affatto credibile che soltanto da Pesaro si dovessero provvedere lo Stato Pontificio, il Ferrarese, il Veneto e l'Istria. La quantità e diversa qualità delle ma terie che si verificarono nei molteplici ritrovamenti fanno ritenere che molte qui pure fossero le fabbriche di tal sorta. Montesanto è a circa quattro miglia da Vo ghenza, un tempo città, e circa dieci miglia da Ferrara. -- 523 gere una somma di centocinquanta ducati d'oro in oro da Alberto figlio di M. Antonio da Magonza figulo, seu bocalario , che li aveva rubati al superiore del convento : poi viene nel 1548 un M.º Andrea del fu Maurelio de Zambardi alias de la Fantina, come da rogito di Aurelio Roiti. Altri ne trovai espressi con qualifica di Boccalari, cioè: nel 1481 un Maestro Rigo d'Alemagna che mori nel 1483 lasciando la moglie Lucia fu Nicolai ab Olis , senza figli , abitante in via Muz zina ( e qui ab Olis, che al certo devesi credere ab Ollis, non pare cognome, bensi che il Nicolò fabbricasse le Olle, o pignatte) ; nel 1485 un M. Bettino era già morto, come da testamento di Flora del fu France sco Zaccarelli, che lascia ventri suo, essendo gravida; nello stesso 1485 un Taddeo Lunardo figlio del fu Lunardo armajuolo marito di Gio vanna del fu Filppo Marchiani, come da rogito del 6 maggio di Bar tolomeo Silvestri. Un Giovanni da Modena del fu Alessandro Bollandi che agli stessi rogiti e nello stesso anno , il di 23 Giugno , accetta la dote di sua moglie Sebastiana figlia del fu Maestro Antonio Bian chini alias del Trullo; il quale Bollandi abitava in Ferrara in via della Rotta, e nel 19 ottobre dello stesso anno, ed a mezzo dello stesso no taro fu assolto da debito verso altro Boccalaro, che fu Pietro figlio del q. Giovanni de Surgo, o Sorgo , cittadino ferrarese ; indi nel 1504 fu Officiale sopra la peste pei bisogni dei amorbati. Negli anni 1515, 1518, 1524 e 1532 si fa cenno di un Zoane Maria Rizzardo, annotato nell' e stimo per terreno di oltre a nove moggia; lo che per un artiere non era al certo poca cosa. Nell'ottobre del 1552 eravi un Franciscus de Mal piüs e nel giugno del 1553 un Paulus de Malpiis, che poi nel 1555 trovo scritto italianamente de Malpio, ma forse Malpigli o Malpighi. Quel Paolo si riviene sino al 1573, come da una partita di pagamento per avere somministrato al Comune dei calamai di pietra per la Cancelleria etper l Officio. Nel 1570 vi è un M. Bartolomeo Zambardo , e nel 1577 un M. Francesco Manarin, per costo di orciolli ( orciuoli ). Colla qualifica di vasaj trovo nel 1527 un M. Matheus de Macantis de Porto; nel 1530 Ludovicus Galvanus de hostelata habitat Ferrariæ in policino Sancti Antonii , et ejus filius Jacobus , et ejus nepotes Gerardus et Alexander domandano la esenzione dall'estimo di Girolamo, altro figlio del detto Lodovico, lo che viene concesso donec steterit cum M. Francisco Carello vasellario ad discendam Artem vasellorum, ad ejus Magistri Francisci panem et vinum : viene poi esentato Lodovico quia est ætatis annorum sexaginta quatuor. Nel 1542 con decreto del 9 giugno viene pure -- 524 esentato Nicola figlio di Battista Ottaviani, quia ivit extra supra navi Illmi D. N. Ducis, e nel 1546 è rimesso nei registri dell' estimo, quia reversus est jamdiu incolumis in patria, dove poi muore nel 15 mag gio del 1573, come da annotazione degli stessi registri donde si to glie quia mortuus est. Con rogito di Cesare Bellaja del 1549 M. Ba stiano del fu Peregrino Macanti riceve cento lire m. da certo Turrino pro arte, trafico, et mercacione vasellarie facienda et exercenda in hac civitate Ferrariæ. Nel 1554 Egregius vir Magister Baptista q. Sebastiani Romanini vasellarius abitante nella villa di Consandolo riceve la dote di sua moglie Angela figlia di Giacomo degli Azzi di Modena, don zella della marchesa Eleonora Fiaschi. Nel 1557 un Tommaso Rovac chio, morto poi nel 1570, ed un Joannes Jacobus de Monticulo figlio del fu Pietro. Con la denominazione di pignattaro trovai accennato nel 1495 un Bernardino da Padova : questa manifattura , ristrettasi appunto alle pentole, vasi da fiori, orciuoli, si spense nel secolo presente. In quanto a pietre, coppi o tegole da tetti ed ogni qualità di laterizio per la co struzione delle case e manufatti , antichissima è la loro fabbricazione e dura tuttora con molte fornaci, delle quali si fa uso anche per fare la calce sia con le pietre d' Istria, sia con quelle delle montagne bo lognesi. Anche di stufaroli e stufe abbiamo memoria; da non con fondersi però con gli stufaroli cosi chiamati dall' arte ch' era unita a quella de' barbieri, e che riguardava l' applicazione dei bagni sia ad acque calde, sia col fumo ovvero a vapore. Del 1392 si manifesta un incendio in via di san Salvatore poco lungi dagli stufaroli; del 1474 si fa pagamento a Mastro Righo Todescho, per factura a tute soe spexe de una stua facta per ' officio de li extimi del chomun; nel 1479 si aggrega alla ferrarese cittadinanza un Baldassare Teutono stuaro abi tante in Ferrara; nel 1597 si fa dedizione al Duca Cesare d' Este di questa città in magna sala appellata stufæ, in aula castri ecc. (1). Sull' origine ed uso de' vetri non farò parole , avendone trattato molti autori , fra i quali è da vedersi il Moroni all' articolo vetro nel suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica. È noto che si opera col vetro tutto ció che si vuole , non mancando persino tessuti di tale materia che , adoperati poi ad uso sacro , vennero vietati in ri (1) Un Giovenco di Lorenzo della Stufa era in Firenze del 1468 ( Guasti; La Cupola di S. M. del Fiore, pag. 114, doc. 332 . 525 flesso agl' inconvenienti che poteano avvenirne. I cosi detti occhi fu rono usitatissimi da pincipio, sebbene oltre ai rotondi se ne vedessero fra i più antichi degli ottagoni e dei sessagoni. Nel codice che il Bian chini presentava in Ferrara a Federico III alla metà del secolo XV veggonsi le finestre coi vetri ad occhio : in un rogito di Sperindio Sperindei del 1441 si trova memorato un M. Biagio da Venezia Mae stro da finestre di vetro, che prende in affitto una casa in Ferrara da Cristoforo dai Carri fratello del pittore Michele; in altro rogito di Giacomo Vincenzi del 1444 si trova nominato un Magister Petrus a fenestris filius q. magistri Jacobi de Montanariis de Bononia, civis et habitator Ferrarie in contracta sancte Marie de Buco. Nel 1527 un Ippolito de Tercüs o de' Terzi vedriaro. In un rogito del 1548 si fa la seguente menzione : Juvenis Magister Vicentius quondam Secondini de Bordonis vitrarius de terra Altaris Monferrati , ad præsens habitator Ferrariæ , in domo deputata pro fornace vitros conficiendi , testibus M. Francisco q. Joanis Antonii Mi rengi, Laurentio q. Nicolaj de Maistris,et Joanne q. Vincentii Gisani, omni bus Magistris ad vitros conficiendos deputatis et omnibus de terra Altaris Monferrati , ad præsens habitatoribus Ferrariæ , recipit a Magistro Simeone q. Abhrae de Bertolaciis vitrarii, et de terra Altaris Monferrati, ad præsens tamen Ferrariæ , pro et nomine dotis Roscæ filiæ dicti Simeonis etc. scutos auri vigintiduo etc. Nel 1580 un M. Gio. Battista de Mambri bichieraio , con atto no tarile di Antonio Colornio affitta la casa , bottega e usevei ( utensili ) della sua bocalaria, con due fornaci e tre torni, in contrada di s. Ro mano a M. Romano da Nuvollara ( Novellara ). L' appalto dei vetri fu da Clemente VIII applicato a far parte dei fondi pel mantenimento della Università degli studi. A vedere poi le varie qualità di oggetti che si fabbricavano nel secolo XVII, riporterò quelli che trovo accennati nei Capitoli per detto appalto dal 1628 al 1633 cioè : Vetri comuni- Ogni sorta di vetri cristallini all' Altarese (1) ; occhi buoni da finestre Bicchieri dorati e a gioja- Bicchieri alla tedesca senza bottoni ed a bottoni busi, e a gamba d'ogni sorta Bicchieri gran (1) Vedemmo i fabbricatori del 1548 ch'erano tutti di Altare nel Monferrato, e quindi dai metodi portati dal loro paese si dissero poi questi vetri all' Altarese. Di Altare sono pure i Brondi, che qui anche attualmente fanno esercitare l'arte ve traria con molto credito e successo. -- 526 di al groppo d' ogni sorta, mezzani e piccoli, a mezza costa, senza groppo, a pigna ed a scartocci Mastelline da frati Tazze e mastelline da pedino, e senza manico Bottoni falsi Ampolle da sciloppo e schizze , bus-- soli da pomata e beveruoli da uccelli, ampolle da messa e da oglio-Fia schi, zuccole dal collo torto , fiaschetti doppj , inghistare , orinali , piretti , stampette , lampade dalla covetta , boccaletti da salsa , anzolline doppie ed altre Ventose, lattarole, fiaschi da coprire di venzi-- Mastelline da ma rinata- Cantemplore- Inghistarole dal collo lungo- Margarite- Gai bane Fojette Robbe di Venezia; bicchieri di cristallo con manico e senza, a gioje, gemmati a stampetta- Inghistare, piretti a filo , e mastel line a filo. Quindi vediamo chiaramente che la fabbricazione dovea ben essere di qualche entità ed importanza ; che cercavasi d' imitare i generi della celebre fabbrica di Venezia ; e che si producevano anche le margarite, o perlette quali con tanto grido si danno tuttora dalle ri nomate officine di Murano. L'appalto dei vetri, ossia il compenso che pagavano i fabbricatori e smerciatori degli oggetti vitrei per la loro privativa, pervenne sino ai mille scudi, ma poi discese sino ai quat trocento. Il cardinal Banchieri Legato nel 20 marzo 1758 aboli la privativa dei cristalli di Boemia, ch' erasi abusivamente introdotta nel l' ultimo novennio; sino però del 1747 l'appalto era stato assegnato in particolare alla Biblioteca, e cesso questo prodotto col cessare del le privative e del secolo decimottavo. Ancora gli specchi è da supporsi che si facessero nella nostra città, sebbene le più distinte fabbriche fossero quelle di Venezia. Ora in Ferrara esiste una buona officina d' orpellatura. Dissi è da supporsi, giacchè se trovai anche frequentemente fatto cenno di magnifiche specchiere, non rinvenni però memorie tali da poterne dichiarar certa la manifattura : trovai bensì la seguente opera stampata- Compen diosa introduzione alla prima parte della specularia, cioè scienza de gli specchi- Opera nova nella quale si rende la cagiane ( sic ) di tutti i loro miracolosi effetti ; composta da Rafael Mirami hebreo, Fisico e Matematico- Ferrara, heredi di Fr. Rossi, et Paolo Tortorino Com pagni 1582 in 4º con figure geometriche. Ho fatto cenno delle arti e delle manifatture, che in gran parte più non sono purtroppo qui esercitate ; sebbene poi molte altre siensi attivate che prima d' ora non vi furono. Delle attuali non farò storia o descrizione, giacchè o se ne trovano memorie già stampate, o pos sono visitarsi ed esaminarsi da chiunque lo voglia. Qui si fabbricano -- 527 istrumenti musicali, e veramente distinto fu quel Giuseppe Marconcini artefice d' istrumenti da arco, del quale si ha stampata una biografia; qui si fanno pure oggetti di meccanica, e celebre fu quel Torquato Tasso , del quale si conservano le grandi bilance, che fece ed espe rimentò un piccolo cannone di ferro, e che per due fucili a tortiglio ne da caccia da lui eseguiti ed offerti al pontefice Leone XII ottenne una vitalizia pensione. Qui pure si fanno zolfanelli fosforici, cera lacca, confetture, chiodi, carrozze e mobiglie di lusso ; qui sono tintorie e stamperie di tessuti; qui vele e cordami per la marineria anche fran cese ed inglese ; qui distillerie di spiriti , birrerie, aceto e canfino ; qui filande di seta e fabbricazione di saponi ; qui sono un pillatoio da riso ed un mulino a vapore ; qui nitriere, qui fonderie di ghisa, ed anche di bronzo per gettar campane (1). Speriamo che le arti ed il commercio si accrescano sempre mag giormente, e sopra una più vasta scala con più gran numero di ma nifatture ; giacchè la floridezza e la estensione del commercio e delle arti possono riguardarsi come il termometro della prosperità e del la grandezza tanto di una città quanto di una nazione. (1) Un utilissimo libro è quello del ch.º prof. Gaetano Nigrisoli- Rivista dei più importanti prodotti nuturali e manifatturieri dello Stato Pontificio: Ferrara, Taddei, 1857, in 8.º -- 528 Sezione Seconda BELLE ARTI I. Belle Arti in genere Io o non debbo dare la storia delle Arti Belle in Ferrara , nè le biografie degli artisti ; ma solo far noti que' nomi e quei lavori di coloro che sin qui rimasero ignoti , o rettificare alcune particolari circostanze intorno alla vita ed alle opere loro, appoggiandole in parte con que' documenti che valgano a confermare le mie asserzioni: e ciò per quel tanto, e non più, che mi fu dato di trovare negli esami di rogiti e di atti ch' esistono in varii archivi pubblici e privati. Sino dai primi secoli del risorgimento delle arti, cioè dopo il mille, Ferrara ebbe al pari delle altre città la sua scuola pittorica ; nè de vesi dare buon passo al Rio scrittore straniero, abbenchè uomo tanto illustre, allorquando ci niega questa scuola propriamente detta, e viene da altri ancora seguito. Il Pelloquet nella sua Guida del Louvre e del Lussemburgo, sebbene a poche riduca le scuole italiane, ci fa l'onore di conservare la nostra ( Paris Paulin 1856 in 8° pag. 11 e 12 ). Il Lanzi , giudice assai più competente, se non altro per essere ita liano, ci dà posto nella sua Storia pittorica dell' Italia, e dice aperta mente Ferrara vanta una serie di pittori eccellenti, superiore d'assai alla sua fortuna, ed alla sua popolazione Perchè al Rio vorremmo posporre il Lanzi ? perchè vorremmo credere ciecamente agli equivoci incorsi ( e indubitatamente inseparabili dalle opere grandi ed univer sali ) da quel sapiente cotanto ch'è Cesare Cantù, perchè circondato di un' abbagliante aureola di fama veramente meritata ? Quando i fatti contraddicono ai detti ed alle opinioni, la sola verità deve prevale re. Nè io vorrei d'altronde prendere la penna per confutare le piccole 529 inavvertenze di un grand' uomo pel solo spirito di opposizione , d per una malintesa vanagloria; ma dovendo parlare della mia patria , nel protestare tutta la venerazione al sommo storico, al celebre scrit tore , al distinto filosofo , io non posso associarmi pienamente a lui per quanto si riferisce alla mia Terra natale. Io non l' accuserò se lagnasi che Ariosto abbia scelto a téma de' suoi carmi gľ inonorevoli dinasti di Ferrara ; non vorrò farmi dire quando ed in qual modo un Pirro Ligorio antiquario di Alfonso II riparasse questa città dal Po , come asserirono alcuni collaboratori di Biografie universali , e il De Boni in quella degli Artisti ; non gli darò rimprovero che accennando agli storici parziali delle varie scuole abbia voluto nominare un Vedriani per Modena , tacendo di un Ba ruffaldi per Ferrara. Gli domanderò bensì come chiami trista genia gli Estensi , che io non difendo come innocenti , ma che tutti cono scono meno cattivi e meno crudeli degli altri del loro tempo ! chie derò come loro conceda il sentimento del bello, senza neppure la pos sibilità di aver quello del buono ! come gli uccelli e le caccie in Schifanoja le dica dipinte da Pietro della Francesca, e non da Cosimo Turra ( come almeno ne è la volgare opinione, ma certo posteriori al pittore da san Sepolcro ) ? perchè la caccia sia la meno ignobile delle passioni degli Estensi , e non la meno nobile ? come e dove questi Principi cuoprissero palazzi e chiese di sculture ? come si lagni del Garofalo ( che produsse non gli stessi tipi, ma lo stesso tipo nelle Madonne e forse credendolo il migliore ) perchè , se fu encomiabile per la devota idealità di molti suoi quadri, in altri sagrificò alla mo da, o alle commissioni ducali , pingendo Veneri e Baccanali ? Non ri sponderò cogli scrittori ferraresi, ma con lo stesso Rio, non favorevole al certo alla nostra scuola da lui per così dire negata. Le Veneri e i Baccanali sono pitture dei Dossi , e non del Tisi; che se pur questi fece una Venere , dice il Rio stesso che sembra piuttosto una Vestale Tout ce qu'il a pu faire pour ' accomoder au goût de son patron a été d' accumuler les demi-nudités, sans qu'onpuisse en signaler une seule dont ' attitude et ' expression soient véritablement indécen tes (!)- ( Ecole de Ferrare To. 11. pag. 470 de l' Art Chrétien ). E se dipinse una scimmia in un quadro della sacra famiglia, non fecero altrettanto un Baroccio , un Sanzio ed altri moltissimi? Chie derò perchè nel Giudizio universale della Metropolitana Filippo Baffico (!) seppe riuscir grande e nuovo anche dopo Michelangelo? quel nostro pit. -- 530 tore fu Sebastiano Filippi, detto Bastianino, il quale dipinse quel catino dopo avere ammirato il grande lavoro del Buonarroti ; nè ebbe un competitore giammai nel ferrarese Sigismondo Scarsella detto Mondino, il quale fu di molto minor fama, e di veneta scuola. Alfonso ed Er cole d' Este, soggiunge l' illustre scrittore , facendo dipingere nudità mitologiche, e le imprese di Ercole , trovavano compiacenza nell' estro pagano di Gio. Battista Dossi paesista, e di Dosso Dossi figurista e co loritore vantato........ che non meritavano che ' Ariosto gli affastellasse coi sommi. Non vi hanno quasi pittori del tempo dei Dossi, che non abbiano dipinto fatti mitologici od amori; ma come Giovanni Battista Dossi avrebbe tratto ne' suoi dipinti l'estro suo pagano , se i suoi dipinti fossero stati soltanto di paesaggio, come farebbe credere il titolo di paesista ? come potrà negarsi all' altro Dossi il vanto di buon coloritore, quando gli stessi suoi lavori ne fanno ampia e lumi nosa testimonianza ? dipinti , che bene scusano l'autore del Furioso se ripose que' suoi amici tra i sommi. A chi voglia toglier loro е merito e fama di sommi, venga ad ammirare nella nostra Pinacoteca il S. Giovanni in Patmos, e la Madonna in trono, e poi giudichi con scienziosamente chi di noi vada errato ! ma l' universale consenso di tutti coloro che ammirarono quelle opere già bastantemente ne die de giudizio (1). Fra le Arti del secolo XIV non rinvenni giammai menzione di quella dei pittori; e solo in un elenco, del quale non saprei rammen tare ora la posizione d'archivio , trovai del 1440 fra moltissime al tre quella depictorum, et miniatorum : come altresi fra gli scritti dello Scalabrini rinvenni la seguente nota 1454 Ex libris Tribunalis DD. Consulum ad victualia Civitatis Ferrariæ- in membranis denamento delle Arte, che hanno a offerire la vigilia de Sancto Zorzo; essendovi fra queste pur quella dei Dipinturi , Orevexi ecc. Avrei de siderato di vedere l' originale, ma più non esiste ; nè vi hanno Sta tuti per l'arte della pittura (2). La scuola ferrarese segui le ondulazioni di tutte le altre d' Italia , contando l'epoca del purismo , e quella Or (1) Ebbe a dirmi l' illustre Presidente de' reali musei di Londra nel guardare a quel dipinto, questo può stare al confronto di qualsiasi altro quadro! (2) Noi avevamo quindi l'Arte separata nel 1454 mentre a Bologna furono i pittori confusi con altre arti sino al 1599 , dopo di che fecero famiglia a parte ed i primi massari furono Gio.Battista Cremonini di Cento, Guido Reni , Ercole Luc chini e Francesco Albani ( memorie favoritemi dal Gualandi ). 1 -- 531 detta il secol d'oro, e quella della decadenza, donde per anche non risorse , quantunque oggidi non manchino buoni artisti (1). Nei due preziosi secoli della pittura non vi erano Accademie, ma scuole ; non sistemi, ma precetti ; e gli scolari erano detti garzoni, e non disde gnavano di copiare il maestro, ancor quando poteano fare e far molto da sè stessi. Esponevansi le opere al Pubblico, nè ciò faceasi a sola bramosia di lode , ma per impararne i difetti e correggerli. I Chi nesi, anche in antico, esponevano i loro lavori alla porta del palazzo Imperiale , ove rimanevano per un anno : se niun difetto veniva rimarcato , l'operajo ricevea dall' imperatore un premio , e veniva inscritto nel corpo degli artisti ( Gazzette de beaux-arts etc. par M. Blanc : Paris- 1859, 2 Livraison, pag. 66 ). Oh quanti oggidi ver rebbero rimandati ! Ma è tempo di parlare degli artisti, e solo mi è d'uopo di osser vare che nei susseguenti articoli nulla ripeterò di coloro , dei quali già venne fatta menzione alla prima parte, nè delle opere loro d'arte ivi accennate , quando non siavi ulteriore materia da esporre in ri guardo alla vita di essi artisti , od ai loro lavori estranei alle cose già trattate. II. Ingegneri ed Architetti Siccome sarebbe assai difficile il poter determinare con precisione, riguardo a moltissimi , se debbano porsi nel novero degli architetti , o degl' Ingegneri, così non dovrà essere maraviglia se taluno de'pri mi andasse da me collocato fra gli altri e viceversa. Comincierò da quelli che trovai col titolo d' Ingegneri. 1394. 4. Decembre- Inginolfus de Moise missus ad videndum et exa minandum ubi possit fieri tajatas pro evacuatione aquarum rupte fossadalberi. Domenico da Firenze ingegnere militare , soprastante alle opere di assedio alla fortezza di Reggio , sotto il marchese Nicolò d' Este , (1) Avemmo anche un Contri ferrarese cui vuolsi dovuta la scoperta di staccare i dipinti dal muro; ed un ab. Requeno dimorò lungamente in Ferrara, ove tentò di far rivivere l' encausto, e scrisse anche un' opera su quest' arte. -- 532 morto di un colpo di bombarda. Lo vedemmo all'articolo Guerra etc. ( Campori Catalogo degli artisti ital. e stran. ecc. pag. 207 ). 1435. Iseppi Giacomo ferrarese, ingegnere, invitato dal Comune di Modena, nel 22 giugno, per sopraintendere alle riparazioni da farsi alla torre di s. Ambrogio sul Panaro ( Campori, c. s. pag. 277 ). 1435. Zilio Ferrarese ingegnere spedito alla visita della torre so praddetta; ebbe dieci lire per giorno ( Campori, c. s. pag. 492 ). 1435. Magister Krollus de Brethania. Era fra i giudici ai lavori di restringimento del Porto di Magnavacca. 1459. Andadi al porto de Ferrara, e tornadi da Figarolo li magistri In zigneri de l' Illmo Ducha de Melano con Roman Burnello ( forse Brunello ), li quali andorno a schandagliare et asazare la largezia et profondità di li duj puo (Po) zioe lo puo che va verso a Francholino, e lo puo che adriza verso a Ferrara (Arch. Comunale, frammenti di Giornali). n. 1487 m. 1549. Cristoforo Casanova ferrarese ingegnere incari cato col Pasqualetti e col Terzi a ingrandire e fortificar Modena, dal 1535 in avanti; diede nel 1544 il disegno per introdurre in Carpi il canale dei mulini (Campori, c. s. pag. 139 e 497). Nel 1535 Marco antonio Casanova ferrarese , il Terzi e Gio. Pasqualetti sono alla di rezione delle fortificazioni di Modena; nella quale occasione il Duca vuol sentire il parere del modonese Jacopo Seghizzi (1) ( Campori , not. del Seghizzi ). 1460. Sante da Nuvolino e Rigone furono due ingegneri ducali , e vennero adoperati nella erezione della nostra Certosa , come si ha dalla cronaca di Fra Paolo da Legnago nell' Estense archivio di Mo dena. È però da notarsi che il tempio e il convento furono fondati nel 1452 ; forse li due architetti la terminarono, dacchè i certosini vi furono introdotti soltanto del 1461. n. 1490 vivea 1552. Bellarmato Girolamo sanese ingegnere del re di Francia servi gli Estensi dando giudizio in fortificazioni, e il di segno di un baluardo. Servi in Modena; ma siccome si prestò pel (1) Jacopo Seghizzi, che il ch.ºmarch. Campori ha comprovato essere la stessa persona che il Capitano Frate da Modena , fu chiamato da Pesaro a Ferrara per essere sentito del suo parere, andò a Modena , fece fare i modelli di legno dall' in tagliatore Cesare Cesi, e li portò qui al Duca. Nel 1544 era stato invitato dalla Re pubblica di Lucca, mediante un Gio. Battista Lamberti ricco mercante lucchese a bitante in Ferrara, in compagnia dell' altro lucchese Michele Antognoli ( Campori ; Notizie ecc. ). -- 533 Duca, è ben probabile che venisse a concertarsi con lui in Ferrara. In ogni caso, se ne fa memoria per essersi adoperato per gli Estensi. 1493. Pier Jacomo Marchesino officiale alla nova fossa delle mu ra nuove. 1498. Di Uguccione dal Bondeno parlai nel mio libretto Bondeno e la sua Chiesa ecc. a pag. 16. Da un rogito di Matteo Caprili (arch. not. ) viensi a confermare ch' egli fu veramente Ingegnere , essendovi per tale qualificato, Ugutio Inzenierius de Bondeno etc. Essendosi ve duto talvolta essere chiamato Marangone ( come si dicevano capoma stri o muratori gli architetti) si potrà conciliare la cosa, ritenendolo per Ingegnere non idraulico, ma meccanico. 1505. A M. Salvadore Passarino Ingegnero, et a M. Polo Passarino Ma rangone, Lire cinque per andar a scandajare la rotta d'Umana, et farli pro visione de quelo fara bisogno. 1527. Barbazza Sebastiano ingegnere, mandato da Alfonso I ad in grandire e fortificare la città di Modena ( Campori, c. s. pag. 32 ). 1528-48. Oraboni Gio. Maria ferrarese , ingegnere spedito da Er cole II a riparare i danni del fiume Secchia. Alcune di lui scritture si custodiscono nell' Archivio comunale di Ferrara, una delle quali del 19 luglio 1540 firmata pure da Jacomo de Lione, da Laomedonte Sacrati e da Ferrante Punzoni ( Campori c. s. pag. 336). 1513-33. In questo periodo di anni io trovo molti pagamenti fatti a favore di M. Gasparo Ruina Inziniero, chiamato altre volte Gasparo Ruina alias da Corte, ed altre Gasparo da Corte alias Ruina. Quindi quest' uomo sarebbe anche architetto eccellente, giacchè a lui si at tribuisce, come dissi all'art. Palazzi (prima parte), l'architettura della Postaccia (1). Inoltre servi la Signoria di Venezia : eccone la prova : 1553. Spesa de salariati et per la dicta a M. Gasparo Ruina alias da Corte, inzegnero, per suo salario; quale suo salario dal dicto giorno (11 maggio) in quanonpiù acontinuare, quale M. Gasparo al principio del mese de aprile proximo passato per ordine de la Eccellentia dell' Ill. Sig. Don Hercule Esten se, et del Magnifico Judese di xij Savij fo mandato a servire la Illma Signoria de Venetia per certi soi inzigni; ma el prefato Mag. Judese di xij Savij è sta contento che dicto suo salario se extenda sino al predicto dì (Arch. comunale). 0 (1) Non saprei dire precisamente l'epoca della costruzione di questo fabbricato: ma l'osteria dell' anzolo la trovai accennata in un rogito di Gentile Sardí del 1493, ove stanno i capitoli per affittarla ad un Baptista de Fantolo , dicendovisi appunto sulla via grande in la contrata de san Paolo. 34 -- 534 1549. Pasqualetti Gio. Francesco ferrarese, ingegnere morto nel 7 settembre, mandato da Ercole II alle fortificazioni di Modena ( Cam pori c. s. pag. 346 ). 1552. Alessandro da Terni ( forse il Tomasoni ) ingegnere mili tare , adoperato da Ercole II. Passò poi a Siena in servizio delle truppe assoldate dal Re di Francia ( Campori c. s. pag. 453 ). Nato 1553 + 1637. Vacca o Vacchi Antonio ferrarese ingegnere e Vacca o Vacchi Francesco pure ingegnere ferrarese ( op. 1623 54 ) servirono gli Estensi anche in Modena. Il primo diede il disegno del catafalco per le esequie di Virginia Medici moglie del duca Cesare , l' altro fu impiegato nel 1643 nelle fortificazioni di Comacchio ( Cam pori c. s. pag. 474). 1558. In una partita di pagamento comparisce un Remitano ( for se Eremitano ) Arcangelo Inzegnero da Vicenza. 1579. Silvio Belli vicentino fu ingegnere della Repubblica di Ve nezia, ed operò di concerto cogl' ingegneri ferraresi anche pei con fini. Fu amicissimo del celebre nostro Aleotti; e nel comunale archi vio di Ferrara vi sono suoi scritti. Servi eziandio il Duca di Fer rara ( Campori , c. s. pag. 60 , e arch. comunale ). Stampò anche operette matematiche, fra le quali il Libro del misurare con la vista, ed il Trattato della proporzione ecc. , il primo nel 1565, e l'altro nel 1573. Fra i manoscritti di Leopoldo Cicognara trovasi una me moria dalla quale risulta che Silvio fu figlio di Francesco e fratello di Valerio ; che questo Valerio ebbe due figli uno Elio, e l'altro Marc' Antonio naturale ; che Elio ebbe tre figli, cioè Leonida, Onorio e Valerio ; che Valerio fratello di Silvio è nominato da Palladio come celebre pe' camei, per lo scolpire in cristallo e pei conii ; che di lui parlano pure Bembo, Vasari, Zeno, Mazzucchelli e Calvi; che Elio fu pure lodato da Palladio qual uomo letterato e studiosissimo di archi tettura; che Leonida fu dilettante di pittura, ed amico del Maganza; che Onorio fu medico insigne ; che Valerio juniore fu accademico olimpico, e recitó la orazione funebre a Palladio (Biblioteca comunale). Silvio nel 1573 è pagato dal Comunedi Ferrara per veder la punta de san Zorzo , et veder el modo che se debbe tenere per fortificar quella- Nel 1579 vivea. 1574. Pagamento a Josepho Pontone Inzegnero, ch' era a Verona. 1574. A Mastro Marco da Corezzo officiale, et Inzegnero , per suoi sa larii, deputato sopra li paraduri, et altre fahbriche de inzegno. -- 535 1574. A Valentino de Ranzi ( che talvolta firmasi anche Ranci ) giudice d'argeni del Polesine de Marrara, andato a Comacchio con Silvo Belli ( già nominato ), e con Gioseffo, et Prospero Ingigneri Veneziani, per cause note al Ducha , et al Giudice de' Savj , dal 2 al 14 Decembre del 1573 proximo passato.- Enel 1577 luni adì 13 Maggio: Magnifico M. Vicenzo Ruggieri ( banchiere ) pagate al Mag. M. Valentino di Ranzi ingigniero Ducati tri d' or per la cortesia usatimi d' un disegno fatomi de certi miei beni e lochi del Co del fiume e della Mulinella dico Ducati 3.0 Pia. ( Il Ranzi mori nel 12 decembre del 1589 ). Lucretia Roverella 1585. Gasparo Camuncella, o Camunzolla (come da altre partite, da Reggio), Inzignero sulle aque a scandaliare il Po per ordine di sua Altezza. ( In altra partita lo trovo come segue ) Prospero Camuzzolla da Reggio, a luj fogli de carta imperiale da far più pezzi de disegni, et diversi coluri da colorirgli : Item, tela da ponervi il disegno sopra in colla. n. 1586 + 1650. Cabei Nicolò ingegnere idraulico, con Francesco Vecchi (forse Vacchi) pure ingegner ferrarese (Campori c. s. pag. 108). Sul Cabei veggasi anche all' Articolo Armi, polveri, artiglierie. Ор. 1587-97. Bertazzoli Gio. Angelo mantovano, architetto ed in gegnere, servi Alfonso II. specialmente in cose idrauliche ( Campori, c. s. pag. 68 ). 1591. Era già morto un Mastro Tommaso da Cento detto lo inge gnero, la cui moglie Ippolita è soddisfatta per opere date dal defunto per la rotta della Rossetta. 1 1591. A M. Gulielmo Ingegniero de' Sua Altezza Serenissima per essere stato al cavo nuovo della San Martina a vedere se si potea.... (manca lo scritto). 1618. Moriva nel 2 maggio di detto anno in Pisa Cosimo Pugliani sanese ingegnere al servizio di Alfonso II e poi di Cesare: uno di quelli che fecero modelli per la Madonna della Giara in Reggio , in concorrenza coll' Aleotti e col Balbi, e che fu assai adoperato per le acque ferraresi ( Campori, c. s. pag. 391 ). Passerò poi sotto silenzio tutti quelli che furono impiegati per le interminabili controversie delle acque per le tre Provinciedi Ferrara, Bologna e Ravenna , quali un Corradi d' Austria, un Manfredi, un La-Seur, un Lecchi, un Iacquier , un Iacomelli, un Valeriani, un Freguglia, due Baruffaldi, un Bonati, un Gozzi, e cento e cento altri ancora i cui nomi ben si possono vedere nelle Memorie per la storia di Ferrara del nostro D. Antonio Frizzi , e negl' infiniti scritti d' acque, particolarmente per la immissione del Reno in Po, e per le linee da scegliersi alla cadente delle acque. 536 1638. Nel 27 Maggio mori pure in Ferrara , ove dimoro lungo tempo, il cav. Pietro Floriani di Macerata architetto militare , e fu sepolto in san Paolo, come si ha dal pubblico Necrologio. Lascio Offesa e difesa delle piazze ; Macerata 1630 in fol., opera accreditata. In questo istesso secolo un Felice della nobile nostra famiglia Prosperi, come vedemmo all' Articolo Estensi, serviva in Ispagna e fu capo degl' ingegneri Reali, colonnello di artiglieria, comandante di A ragona, e spedito in America ove edificò un forte ( Arch. di famiglia). In quanto poi ad Architetti, troviamo : 1376. Bertolino da Novara , che noi contiamo fra i più distinti architetti , non solo di Ferrara, ma del suo tempo, e che non devesi confondere con Bertolino da Novara camerlengo al Finale di Modena nel 1458, fu della famiglia Ploti di Novara, dalla cui patria prese di poi il cognome , e fu lo stipite della nobile famiglia Novara in que sta città. E che fosse a considerarsi fra i primi lo dicono le storie. A lui si deve la prima idea del nostro turrito castello ( Frizzi ; Storia di Ferrara Cronache ) ; a lui il grande palazzo fatto costruire in Mantova dal Gonzaga dal 1395 in poi ( Pietrucci ; Artisti padovani , pag. 168, nota 7."); a lui pure si fece ricorso pel Duomo di Milano il 10 Maggio 1400 ( De Boni; Biografia degli artisti- Ricci ; Del l' architettura Descrizione del Duomo di Milano, ivi, Pirola, 1861, a pag. 43 ). Chiamato dagli Estensi , qui fermò stanza, ed oltre al Castello vi operò non poche altre fabbriche, riatto e fortificò le mura del Finale , ed ebbe doni e compensi dai Signori di Ferrara ( Cam pori , c. s. pag. 378 ). Nel 1376 a rogito di Rodolfino Codegori del 30 gennajo nel palazzo Estense, in camera rubea, il march. Nicolò dona presenti suo Inzignerio et familiario Bertolino de Novaria habit. Ferra rie in contracta S. Gregorii, in perpetuum, unam domum cupatam, so laratam, cum horto post portico (sic) et una curte a latere ipsius do mus, cum puteo, in contracta S. Gregorü..... aliam domum in contracta Sancte Agnetis, della quale lo stesso Bertolino era livellaro colla cor risposta di un ferrarino all'anno ; come il Comune altresi gli dona l'uso dell' acqua e dell' acquedotto del Canale di Perotto o Prerotto (1). (1) Ciò risulta da un rogito di Rodolfino Codegori del 29 agosto 1373 nell' ar chivio notarile ; atto tanto più prezioso , in quanto che ci riporta indietro di alcuni anni la presenza di Bertolino in Ferrara, e ci dà notizia di un mulino da maci nare il grano ed altro da segare i legnami. Inoltre è da osservarsi che la determi nazione non esiste più nell' archivio del Comune, perchè anteriore al grande incen -- 537 E sempre più si conferma la fama del Novara, per essere stato chia mato anche dalla Signoria di Firenze. Il Gaye nel Carteggio inedito di artisti ecc. Firenze, Molini, 1839 ( al doc. XX, vol. I, pag. 85 ) pub lica la lettera che a tale scopo fu diretta a Nicolò margravio ( mar chese ) d' Este. Marchioni Estensi etc. Illustris et mag. dne frater et amice Kme ( carissime ). Propter quedam que necessario edificare proponimus placeat Architectum vestrum, magistrum scilicet Bertolinum , de cujus virtutibus multa nobis relata sunt, Florentiam destinare. Cui quidem taliter providebimus, quod merito poterit contentari. Dat. Florentie XXV feb., XIIII Indict. 1405 (1). 1392. Giovanni da Ferrara trovasi fra gli architetti che furono a-- doperati o consultati pel Duomo di Milano. Ei lo fu nel 1 maggio Descrizione del Duomo di Milano c. s. pag. 41). (Ricci; Architettura Leopoldo Cicognara nella sua Storia della scultura ( to. I, pag. 222 ), e dietro lui il De Boni nella sua Biografia degli artisti , soggiungono che Giovanni operava in Verona quando fu chiamato a Milano quale dio delle scritture avvenuto nella sommossa popolare del 1385 per Tomaso da Tortona = Cum hoc sit quod Salamonius de Sacrato massarius Communis ferra rie pro ipso commune, et ipsum commune habeat in fundo Prerupti districtus fer rarie unum canalem qui vocatur preruptus et unammotam in capitedicti canalis quasi super padum , super qua mota edificata est una domus de cupis , et in capite cujus canalis versus padum factum fuit fieri cum dicta domo quoddam edificium cujusdam sige ad segandum lignamina, et aliud edificium coram ibi dem ad macinandum et pro macinando etc. E siccome il minimo impeto della cadente fece andar a male alquanto i detti esercizj , così s'investe Bertolinum de aqua et aqueductu canalis prerupti comitatus ferrarie , cum etiam mota prope ipsum posita , et terreno operi contiguo, purchè egli faccia reparare et exercere suis expensis et periculo etc. Questo documento conferma pienamente che non debbasi assegnare alla villa, un tempo borgo di Porotto, l' origine della sua deno minazione dalla Rotta del Po, la quale fu solo nel secolo XVI , essendo l'immis sione del Reno in Po posteriore al 1522, ma essere antichissimo il suo titolo, seb bene ora si chiami Porotto invece di Prerotto. Già sino dal 1010 Ingone vescovo di Ferrara , o piuttosto di Ferrariola, donava ad alcuni suoi canonici varii terreni, fra quali uno in fundo qui vocatur Prerupto , ma non avrebbesi potuto dirne la vera ubicazione: ora troviamo da questo atto originale, di quasi quattro secolidopo, che il fondo ed il canale di Prerotto , detto anche in alcuni rogiti Perotto , era in vicinanza della città e presso il Po che ne lambiva le mura. (1) Pare che vi debba essere errore di data, perchè l'anno 1405 era l' Indizio ne XIII : forse l' originale ha tre sole I, ovvero è del 1406, come potrebbesi anche sospettare dal vedersi, nello stesso Gaye, scritto da Firenze 25 febbrajo 140 5/6. -- 538 arbitro delle differenze tra gl' ingegneri addetti a quella Cattedrale ; che fu lodato per fedeltà e dottrina ; e che fu regalato di venti fio rini d'oro, indi ricondotto a Verona. 1425. Giovanni da Siena lo vedemmo all'articolo Palazzi: egli poi riparò la Rocca Possente Marchesana nella terra del Finale, innalzan dola con quattro torri e compiendo l'opera nell' anno 1430. Gio vanni si stabili colla famiglia in detto luogo, ed i suoi discendenti vi comparivano anche nel secolo XVI ( Campori , c. s. pag. 443 ). Fu l'architetto di Castel Novo in Ferrara da s. Agnese , ora non più e sistente, come altrove notai. Venne adoperato dagli Estensi anche in lavori idraulici : 1435. 1 aug. Facta longa disputatione hinc inde, et argumentatione, de liberaverunt quod portus Magnavache debeat astringi et ageres padiverj al zari et fortificari ac manuteneri, et maxime ex informatione facta a Magistro Johane de Senis Ingenierio Illm. D. Nri, qui asseruit pro hoc non minui red ditus Comacli prefati Dni Nri, et cum parva expensa posse facere capiendo aquam dicti portus a lunge a mare per medium miliare et descendendo ver sus valles Comacli predicti ( Arch. Comunale lib. 4. N. 9 pag. 38). 1432 : L'Opera di S. M. del Fiore in Firenze permette a Ser Filip po Brunelleschi di recarsi a Ferrara , benchè attendesse a quella im mensa Cupola 2 : Apr: Deliberaverunt quod eorum parte (gli Ufficiali dell' Opera) scri bantur due litere, una domino Marchionni ferrariensi, et alia domino Man tuano, quod eorum contemplatione dederunt licentiam Filippo Ser Brunelle schi eundi ad eos pro uno mense et dierum quindecim, pro faciendo et exe cutioni mandando eorum mandata , allegando necessitatem Opere : et quali ter elapso dicto tempore opus edifitii eorum indiget sua reversione (Guasti Cesare, La Cupola di S. M. del Fiore pag. 51 doc. 102). Ciò fa supporre che veramente il Brunelleschi si recasse e sia stato a Ferrara per servirvi I' Estense ; ma non saprebbesi poi dire per quale oggetto, non avendosene memoria. Circa il 1450 Leon Battista Alberti, pregatone da Meliaduse d'Este, gli scrive alcune piacevolezze matematiche (1) , e nella lettera dedica toria si scusa della tardanza a soddisfare i desideri di lui, e racco manda all' Estense il proprio fratello Carlo. Questo manoscritto , in copia del secolo XVI, è nella Riccardiana ; e la lettera fu pubblicata dal Gaye ( op. cit. Doc. CLXXIV vol. I pag. 345 ). — Non per altro ( 1) Ex ludis rerum mathematicarum, dice il Gaye essere il titolo del manoscritto. -- 539 accennai anche all'Alberti, sebbene non si riferisca a Ferrara, che per dimostrare la relazione che pure seco lui ebbe la famiglia Estense. 1414. Di Pietro Benvenuti architetto Ducale si è molto scritto bensì, ma con altrettanta incertezza. Ne feci parola nel mio libretto già ci tato sul Tempio di san Francesco ( pag. 11 nota 2 ), e ne parlai in questo libro all' Articolo Chiesa Cattedrale. Nei frammenti che restano dei Libri Giornali del comunale archivio, al fol. 89 del registro 1474, trovasi annotato quale ingegnere al servizio del Pubblico 1474 spexa del officio novo de la biava, a Mastro Pollo da Vinexia finistraro ecc. come da taxa facta per mistro Piedro de benvegnù inzignero dela Co munità. Dissi allora non essere stato architetto di san Francesco nè Gio. Battista come to asserisce lo Scalabrini, nè Pietro di lui Zio, ma Biagio Rossetti. E ciò è verissimo , e lo comprovai con documenti : ma errai nel dire Pietro di lui zio, o a meglio spiegarmi tale si era la credenza invalsa che fossero l'uno zio, l' altro nepote. Invece furono fratelli ; e ciò mi risulta da irrefragabili prove, quali sono i rogiti del pubblico Archivio notarile , donde ricavai pure che questa famiglia, possidente varii beni in Racano ed altrove, fu detta dagli Ordini per avere avuto parte nella erezione del Campanile del Duomo, come già osservai nel parlare di quello. Del 1477 vivea peranche Maestro Ben venuto dagli Ordini M. Muratore ( in quel tempo i M. Muratori con fondevansi talvolta con gli architetti ) , che poi nel 1483 era morto. Sino dal 1454 avea assunto i lavori delle nuove mura della città, che in parte in quel tempo si costrussero ( Arch. com. Reg. H. Lib. 6. N. 20); e fu questi il padre dei due sunnominati , cioè Pietro inge gnere Ducale e della Comunità, che vedemmo lavorare del 1458 ( Cat tedrale ecc ), e Giovanni maestro pur esso di arte muraria, il quale, es sendo sopravvissuto a Pietro morto nel 1484, ne fu anche l' erede. Moglie di Pietro fu Caterina Coracina morta prima del 1486, e loro figlie furono Margarita e Lodovica. Figli diGiovanni furono Teofilo e Francesco marito di Lodovica dela Cabianca, già morto nel 1506. Le prove sono le seguenti: 1477 Rog. di Ugo Caleffini del 7 maggio; Magister Petrus de Benvenuto , filius magistri ( dunque era vivo ) Ben venuti, Ingenierius Illm. Dni. Nostri Ducis, nomine suo, et Magistri Ioa nis de Benvenuto ejus fratris ecc. 1483 agli stessi rogiti : Magister Petrus de Benvenuto ab Ordinibus, et Magister Ioanes ejus frater mu rator ( dunque non potrebbe mai essere il Gio. Battista pittore ) filiü quondam Benvenuti ab Ordinibus.- 1485. Dna Ludovica filia q. Magistri -- 540 Petri de Benvenuto ab Ordinibus (dunque Pietro era defunto) et dnæ Catharinæ q. ejus uxoris, in præsentia Mag. Joannis de Benvenuto ab Ordinibus, fratris et heredis dicti q. Mag. Petri ecc.- 1486: M. Giovan ni fa procura in suo figlio Francesco ; e da questo rogito si ricava il cognome di Caterina moglie di Pietro, come si disse. Da altro rogito del 15 marzo 1506 si ha la Ludovica f. q. dela Chablanca olim uxor Francisci filii q. Joanis ab Ordinibus , habitatrix Ferrarie , per cui la parola olim si riferisce al di lei marito Francesco. Da altro istromento dello stesso Caleffini del 1501 si ha Teofilo altro figlio di Giovanni; come altresi da un rogito 11 maggio 1506 ( nell' archivio Tassoni ) apparirebbe un terzo figlio di nome Alberto. 1484. Lo stesso Caleffini ha un atto , dal quale si ricava che Maestro Biagio Rossetti fu figlio di Andrea , cittadino ferrarese , abi tante sotto la parrocchia di Santa Maria in Vado , ed Inzignero Du cale. Ne parlai non poco nelle citate Memorie intorno alla chiesa di san Francesco, ed al surripetuto articolo Cattedrale. Nel 1510 io lo trovo annotato nei libri contabili della Comunità qual Giudice d'Argini, che non è certamente un impiego manuale, ma scientifico e di grande responsabilità, equivalendo all' odierno Ingegnere Ordinario, ossia di pri ma classe sotto gli ordini dell' Ingegnere-capo per la intiera Provincia. Il marchese Campori nel suo Catalogo ecc. più volte citato sog giunge ancora, fra non poche altre notizie, che nel 28 agosto 1497 Biagio riceve ducati cinquanta d'oro per dote di Lodovica figlia di Jacopo Cervella e moglie di Nicolò figlio di esso Architetto; come altresi trovasi menzione di Diamante del fu Nicolò Rossetti, moglie del Dott. Alessandro Fontana , la quale ancor vivea nel 1554 ( a pag. 424 ). Ciò per altro che non saprei conciliare si è quanto dice la Guida di Padova compilatasi pel congresso degli scienziati (Pad. al Semin. 1842 a pag. 276 ) cioè che la Loggia del Consiglio , ora Gran Guardia nella Piazza dei signori di quella città, secondo il ma noscritto Monterosso fu cominciata del 1493 sul modello di Annibale Bassano patrizio , e proseguita lentamente cosi che solo nel 1523 si costrussero e le scale e le porte interne dall' architetto Biagio ferrarese. Non conoscendosi che Biagio Rossetti, e sapendosi ch'egli moriva del 1516 , ne viene o che il disegno fosse dato prima , o che non sia vera l'epoca della morte. Se si avessero prove ch' egli assistesse a que' lavori ed in quell'epoca , potremmo in tal caso assegnargli una più lunga vita per ulteriori sette anni. -- 541 1528. Le lettere scritte dalla Balia di Firenze al duca Ercole II per ringraziamento di avergli concesso l' architetto Sebastiano , sono pubblicate dal Gaye ( Carteggio ecc. tom. II pag. 170 ecc. ). E pensa l' editore che sotto questo nome di Sebastiano si nasconda il famoso Serlio; ma il march. Campori saggiamente osserva (Catal. c. s. pag. 33) che il Serlio, per quanto sappiasi, nè allora né mai fu ai servigi dei duchi di Ferrara. Ed aggiungasi poi che sembra molto ragionevole il pensare non essere stato se non quel Sebastiano Barbazza ingegnere nominato dal Vedriani , che assieme ad Antonio Quattrini dirigeva nel 1526 mille operai alle fortificazioni di Modena. Io non posso che associarmi al savio opinamento del lodato marchese Campori. Oltre di che, il Serlio era già disgustato del Duca perchè non lo avea ri meritato generosamente- forse quanto egli si aspettava- per la dedica fattagli della sua opera Regole generali di Architettura , che poi vedesi dedicata al Re di Francia, chiamandolo mio unico Si gnore (!) Si potrebbe inoltre osservare che appunto in detta e poca , cioè dell' anno 1529 un Sebastiano da Monselice ingegnere od architetto, e ch' io ritengo fosse lo stesso Barbazza, venne rimu nerato dal Duca pei lavori alle mura della città, ai quali egli avea prestata assistenza e direzione ( Frizzi, to. IV pag. 289 edizione 1 ). Inoltre potrebbesi considerare che in una delle lettere della Signoria di Firenze dicesi avendone esso (Sebastiano ) desiderio ( di ritornare a Ferrara ) anche per la sua età etc.; e ciò parmi non potersi dire di Serlio che , nato nel 1475 , non contava nel 1529 che cinquan taquattro anni. 1536 circa. Di Jacobo Meleghini ferrarese uno degli eredi, con Sebastiano Serlio , degli scritti di Baldassare Peruzzi, abbiamo poche memorie. La sua famiglia conoscevasi anche non solo nel secolo precedente, mentre del 1464 i fabbricatori di arazzi andarono a col locarsi nella casa de' Meleghini posta in Gusmaria , per esercitarvi l'arte loro ; ma bensi ancora nel secolo XIV , dacchè del 1376 tro veremo fra gli orefici un Giovanni Meleghini abitante pur esso in detta strada di Gusmaria, per cui potrebbesi più facilmente ritenere della famiglia stessa. In quanto a Jacobo , potrebbe sospettarsi che fosse figlio di quel Tommaso che del 1487 si trova come notaro pub blico e cancellière della Curia vescovile di Ferrara, dalla cui Mensa fu poi nel 22 febbraio 1498 investito di alcune decime novali in Vi garano ; il quale sospetto proverrebbe dal vedersi che Tommaso fu -- 542 figlio di un altro Jacobo. E dovea pur essere di assai civile famiglia, giacchè in un' attestazione di cancelleria chiamasi e firmasi Ego Thomas Meleghinus filius q. nobilis Viri Ser Jacobi ecc. (1). Del nostro, che diremo juniore, sappiamo che da Paolo III fu nominato archi tetto delle fabbriche pontificie, intorno a che gli annotatori del Va sari ( ediz. dei classici ) dissero essere una di quelle sconciature abor tite dal genio dei sovrani; ed Antonio Sangallo ( to. X pag. 275 ) era dispiacente di vedere che il papa teneva gran conto di un Jacopo Meleghino ferrarese, e se ne servia nella fabbrica di san Piero per Ar chitetto , ancorché non avesse nè disegno , nè molto giudizio nelle sue cose, con la provisione medesima che avea ( lo stesso Antonio ). Si ha poi dalla vita di Taddeo Zucchero ( to. XIII pag. 303 ) che Jacopo Barozzi da Vignola si trattenne a Roma in Belvedere col Meleghino ferrarese Architettore di Papa Paolo III, disegnando per lui alcune cose di Architettura. Vuole il Guarini che il Meleghino sia morto in Ferrara e sepolto in san Martino (2). 1550 circa. Il ch. Cantù nella Storia degľ Italiani ( vol. III pag. 321 ) fa cenno di un Pasini ferrarese, che fortifico Sedan. 1531. Terzo de' Terzi fu valente idrostatico ed architetto della Comunità e del Duca. Ripeterò le parole del ch. marchese Campori ( Catal. c. s. pag. 455 ). Questi è quel Terzo de' Terzi , di cui il Cellini nel Trattato sopra la scultura e nel Discorso sull' architettura dice ch' egli era merciajo, e l'arte sua propria si era il fare bottoni moreschi, e cotai cose appartenenti alla merceria ; che di merciajo tramutatosi in architetto , e adoperato in molte opere dal suo principe , venne in tanta vanagloria che assunse il nome di Terzo per dare ad intendere ch' egli si credeva il terzo tra gli architetti del suo tempo, dopo Bramante e il Sangallo. (1) Compose un libro in distici = De contractibus summatim versibus elegis editus libellus ecc.- che dopo la sua morte fu stampato con commenti e note di Polidamante Tiberto da Cesena, ivi 1525; e vi si dice dal commentatore = fuit vir sane exquisitissimus Ferrariæ oriundus ex Meleghina prosapia etc. per cui si conferma l'antichità della famiglia. (2) Vedasi alla prima parte , articolo Famiglie , al nome Fini Daniele ch' era cognato del Meleghino. Si trova pure che il Meleghino fece in Parma un discorso per consigliare la Compagnia della Steccata in detta città a non fare in quella Chiesa un campanile ( Ronchini cav. Amadio; La Steccata di Parma, Atti della Dep. di storia patria, vol. I fasc. 3 a pag. 184 ). -- 543 Primieramente osserverò che la famiglia de'Terzi la trovo in Fer rara da circa un secolo prima in un Benedetto massaro di contrada, indi nel 1515 (1) in un Messer Antonio de' Terzi alias de Setaquarti, ovvero Setaguaiti, e poscia al tempo del nostro Terzo trovo testamenti e rogiti relativi a famiglie di siffatto cognome. Che fosse merciajo lo disse il solo Cellini, e non lo credono il ch.º Campori già citato e il 0 ch. Carlo Milanesi editore del Cellini secondo il codice Marciano (Fi renze, Le Monnier 1857 in 8). Il Milanesi ( pag. 221 nota 1ª ) cosi si esprime : Ecco un' altra di quelle favole che la viva e pronta fantasia del Cellini sapeva facilmente inventare. L' architetto del quale egli fa menzione si chia mò per vero e proprio nome Terzo, per cognome Terzi , e fu figliuolo di un Alessandro, secondo che attestano i documenti. Che egli avesse per patria Ferrara non è provato , e nemmeno si sa in qual anno nascesse. Che egli da prima fosse merciaio, lo dice il solo Cellini, mentre gli storici e i cro nisti contemporanei tacciono affatto di questa particolarità. Il certo si è che il Terzi esercitò l'arte dell' architetto civile e militare con riputazione grandissima così in Ferrara, come a Modena, dalla quale ultima città nel 1551 gli fu dato l'onore della cittadinanza , e il carico di più e diversi lavori fin dopo il 1552. La torre di Rigobello, il palazzo della ducale villa di Copparo, sue architetture, non sono più in piedi. Maestro Terzo fu anche ingegnere idraulico : lo che viene testificato da parecchie sue scritture auto grafe , le quali si conservano nell' Archivio comunale di Ferrara, spettanti all' andata da lui fatta per comando del Duca a Roma, a Bologna e a Ra venna per aggiustare le gravi questioni insorte coi ferraresi nella materia delle acque del Po e del Reno. Ignorasi del pari l'anno in che il Terzi mori: il fatto è che dopo il 1556 non si ha più memoriadi lui. Ho desunto queste notizie da quelle cortesemente favoritemi dal chiarissimo sig. Luigi Napoleone Cittadella, Conservatore dell' archivio comunale di Ferrara, e dalla recente opera del marchese Giuseppe Campori intitolata : gli Artisti italiani e stranieri degli stati Estensi : Catalogo storico corredato di documenti inediti (Modena tip. R. D. Cam. 1856 ). Da tutto ciò si rileva ch' eglt era figlio di Alessandro , e che nel 1551 vennegli data la cittadinanza modonese ; quindi a Modena non (1) In un rogito di Federigo Jacobelli del 23 agosto 1514 trovo fatta una divi sione tra i fratelli Leonello e Francesco del fu altro Leonello de Terzi di Parma cittadino ferrarese abitante in contrà di Santa Croce, e marito di una Elisabella; e fra i confini de' loro beni vi sono pur quelli di un Pietro Antonio Terzi. E cosi del 1526 rinvergo un Antonio del fu Francesco Terzi alias de Septaguaitis. -- 544 apparteneva per nascita, ed in questo avremo un motivo di più per 0 crederlo ferrarese. Ma siccome la verità debbe prevalere in ogni cosa, e specialmente negli scrittori di cose storiche, cosi debbo confessare che, dopo di aver date al ch. Milanesi quelle notizie, delle quali egli fa cenno con tanta cortesia, mi capitò alle mani una memoria auten ticissima 1531 19 Decembre. Mr Terzo di Terzi merzaro de dare Lire 10 marchesane per essere intrà in l'arte deli drapieri ; e nel 1532 4 febbrajo ed 11 marzo vi sono ripetute altre partite ( Archivio co munale , libro dei debitori della massaria dal 1527 al 1534 lib. 16 n. 14 a pag. 32 retro). Inoltre : in un rogito di G. Battista Pozzo del 16 maggio dello stesso anno 1531 ( archivio notarile ) si trova che Magister Tertius filius q. M. Alexandri de Terzo , recamator , et Civis Ferrariæ, de contracta ruptæ, riceve la dote di Margarita figlia di Gio. Gogo già da lui sposata da varii anni come noterò all'articolo Ricamatori ecc. La quale arte appunto si confà colla vendita dei bot toni e delle frangie. Adunque ? Se per una parte questa interessan tissima scoperta smentisce il detto Cellini intorno al nome di Terzo ch' egli avea già quando era merciajo, gli darebbe d'altronde ragione sull' arte o merceria da lui esercitata. Quindi, o il Terzo Terzi archi tette fu diverso dal merciajo ( figli ambidue di Alessandro ) , od il merciajo potè innalzarsi co'studii sino ad essere architetto ducale ed ingegnere della Comunità, in un tempo in cui sapeansi ben scegliere al pubblico servigio gli uomini migliori ; e perciò il Cellini potrebbe essere accusato di malignità, rimproverando all'architetto la sua mer cantile condizione. Si disse anche dal Milanesi che fu eccellente idrostatico ed archi tetto del Palazzo Ducale di Copparo. Che fosse idraulico lo compro vano i suoi infiniti scritti nell' Archivio comunale, e l' essere stato mandato a Roma per trattare gli affari di acque delle tre provincie persino al cospetto del Pontefice, ed in contrasto con altri eccellenti uomini dell' arte che vi si opponevano per parte di Bologna e di Ravenna. E se raccolti fossero tali scritti e poi stampati, ritengo che apporterebbero lumi e cognizioni ulteriori sulle acque ferraresi. Come architetto lo citai all' articolo Torre di Rigobello ; ma ciò non gli sa rebbe di grande onore, perchè se grazioso ed elegante ne fu il dise gno, non vi corrispose la solidità, essendo caduta improvvisamente la stessa torre appena riedificata nel 1553. Miglior riputazione potreb besi assegnargli pel palazzo di Copparo, che non so con quanto fon -- 545 damento attribuito al Carpi. Infatti il Baruffaldi, nella vita di questo eccellente pittore , dice piacque ad Ercole II, il quale già ne avea piantati i fondamenti, di condurlo eziandio a buon termine; poi segue a descriverne le pitture, nè fa cenno dell' architetto. D' altra parte si ha da una lettera dello stesso Terzo Terzi al Duca, scritta daRo ma il 3 gennajo 1545 Delle cose di Copadero ( cioè Copparo ) io no so che fabbrica pensi di far questo anno che viene la Eccellenza Vostra ; e soggiunge che intanto si preparino le pietre, e che pel di pingere spera venir pieno di buona roba, e che non dorme, e che ha già disegnato molte fabbriche antiche ecc. Questo è originale documen to del detto anno 1545, nè so come dallo stesso Baruffaldi, riportan dosi la iscrizione incisa a testimonio delle effigie dei molti Estensi dipintivi, si ponga l'anno 1534 primo del dominio di Ercole II, per cui non vi sarebbe neppure stato il tempo sufficiente alle opere ivi eseguite. Perciò sarebbe a temersi di equivoco in tale iscrizione ; e questo tanto più è da credersi, in quanto che lo stesso accuratissimo Frizzi riporta che la deliziosa caccia di Copparo venne costruita nel 1540, e che solo dopo sette anni, quindi nel 1547, erigere vi si fece il vasto palazzo ; e ciò concorderebbe colla lettera del Terzi, che nel 1545 fa parola di fabbriche da eseguirsi in quella terra. Un'altra pro va ch' egli occupavasi anche di architettura l'abbiamo in un codice esistente nella Biblioteca nostra. È l'opera del Vignola, la quale ha in aggiunta molti disegni a mano del Ligorio, ed è piena di annota zioni e postille del Ligorio stesso, del Terzi e dell' Aleotti, che la possedeva. Egli vi scrisse in una pagina Questa cornice et capitello l' ho trovato nelle scritture dela munitione del Duca Alfonso II di Ferrara: credo fussero di mano (trattasi di un disegno) di quel Terzo de' Terzi che fu Architetto del Duca Ercole , padre di Alfon so suddetto ( II). ed in altra pagina soggiunge Tutto quello che di quest' ordine toscano tu vedi qui dissopra descritto, et dissegnato, s' io non m' inganno, è di mano di quel Terzo de Terzi, il quale fu Architetto del già Ser. Sig. Don Hercole II d'Este Duca di Ferrara ecc. e non s' ingannava, perchè veramente quegli scritti sono del Terzi, al quale non mancavano le cognizioni opportune per postillare le opere di un Vignola. Del Terzi non conosciamo l'anno di nascita, nè quello della morte: fra i salariati del Comune M.º sopra le acque lo troviamo sino dal 1542, ed ulterior prova ne fanno le sue rela -- 546 zioni da Roma; nel 1551 era mandato a Ficarolo qual ingegnere a trovar la via de le aque a beneficio de questa città de Ferrara , e vi andò con quattordici cavalli, ed altrettante persone. L'ultimo anno che lo rinvenni accennato sui registri fu del 1557 con la qualifica di Deputato sopra le acque, mentre poi sino dal 1555 trovai nominato un Julio Cesaro suo polo, cui si pagava la provisione del genitore. 1520-1639. Fra gli architetti sono pure a nominarsi un Cornelio Bentivoglio seniore, nato nel 1520, morto nel 1588; ed un Enzo Ben tivoglio , figlio del precedente, morto nel 1639. Cornelio fu luogote nente generale della milizia dello Stato, e direttore delle fortificazioni ; bonificò il suo feudo di Gualtieri, e promosse e portò a compimento altri lavori. Enzo lasciò memoria durevole nella continuazione, o nella riforma del Teatro Farnese di Parma, opera insigne dell'Aleotti ( Cam pori, c. s. pag. 61 e 62 ). 1549. Quel Bertolino Gigli da Cento, Ingegnere della Comune, che vedemmo all' articolo Torre di Rigobello , venne al servigio suddetto col principiare del 1549. Sabado 26 Zenaro- Spexa extraordinaria a M. Bertolino da Cento de Zilio, per far condurre le sue robe da Cento a Ferrara , lo quale vene a stare quì luj et la sua famiglia , a salario del chomun, che principia a di primo de Zenaro, perchè venne per M. sopra li paraduri, et altre chose etc. 1559. Poco si conosce di Alessando Balbi architetto ducale, auto re della Madonna della Giara in Reggio. Eppure la famiglia Balbi è antica fra noi, avendosi un Ser Jacobus de Balbis civis Ferrarie filius q. Gyminiani nel 1375 ; un Giovanni Balbi notajo nel 1453 ; un Gio : Maria del fu Francesco nel 1499. Nel 1559 Ercole De Bovi dona all' Architetto Alessandro una casa in Ferrara super via Zoeche : se si eccettui quella Chiesa, ed il pronao innanzi all' altare del Prezio sissimo Sangue di N. S. G. C. nel grandioso Tempio di S. Maria in Vado, null' altro si conosce di questo architetto ingiustamente dimen ticato dagli storici, come osserva il marchese Campori. Parlai, all' arti colo Palazzi-Università , del dubbio in cui sono ch' ei possa essere , e non l' Aleotti, l' autore della facciata del Palazzo del Paradiso. 1778. Dell' architetto Agapito Poggi morto nel 1778 , e del quale parla vantaggiosamente Luigi Ughi nel suo Dizionario degl'ill. Ferra resi, si ha un elogio in versi latini del P. Giovanni Disdal spagnuolo, stampato in Ferrara dalla tip. Camerale in 4.º ( senz' anno ). 547 1745. Fu celebre il Veronese Girolamo Dal Pozzo, le cui lodi si veggono anche nella Biog. degli Artisti del De Boni. Egli lavorò nel Palazzo Gavassini, ossia diede il disegno della sontuosa scala ornata di statue lavorate in Verona. Ciò tutto risulta da sua lettera autografa del 28 ottobre diretta al march. Gavassini suddetto, in cui gli parte cipa il suo credito. 1745-70. Borelli Francesco Architetto Ferrarese: cosi trovo in una memoria anonima e manoscritta, nella Biblioteca. Nato in Ferrara , figlio di Domenico e di Maria Giuseppa Maffei , milanesi , nel 1745, 15. Agosto. Andò nel 1761 a studiare a Bologna, e fu accettato scolaro dal Cav. Antonio Galli Bibiena, che si servi di lui nei teatri di Bo logna, Brescia, Verona, Trevigi, ecc. in Chiese e Cupole ecc. L'incaricò poi di prospettive in Mantova, e del disegno della Cupola di sant' Andrea , non che di un teatro ivi, ecc. Fece anche un Palazzo , poscia da lui dipinto a perfezione ; dipinse la Chiesa de' PP. Serviti in Sabbioneta , e cadde dalla cupola rimanendo morto, il 25 Giugno 1770, trovandosi presenti la madre ed il fratello. Quindi nella sola età di anni venticinque avea potuto fare tante cose, cominciando dagli studj soltanto nove anni innanzi ! 1615. Accennerò solamente ad un Arcangeli Giambattista di Pesaro, che il Ricci nella sua Storia dell' architettura dice aver lavorato nel Castello nostro, ed esser morto in Ferrara nel 29 settembre : ma nel Necrologio pubblico non mi fu dato di rinvenirne l'annotazione. 1703. Quel Mazzarelli Francesco, che all' Articolo Cattedrale nella 1.ª parte vedemmo architettore dell' interno della medesima , fece pure l'arco della Giovecca nel 1703 ( arch. Com. lib. 242 Ν. 27 ) , e diresse nel 1718 il catafalco e gli ornati pel funerale del conte Strozzi Giudice dei Savj ( Ivi, lib. 371 N. 23 ). 1759. Non parlerò del sacerdote Giambattista Baroni , perchè non ferrarese ma di Cento , non risultandomi che abbia operato fra noi. Ne parla lo storico Gianfrancesco Erri nella sua Storia di Cento come di colui che, sull' esempio di Ridolfo Fioravanti detto Aristotile in Bologna nel 1455, volea nel 1759 trasportare da un luogo all'al tro quell' antica torre di san Biagio. 1760. Gaetano Barbieri fu architetto comunale, e nel 1760 diresse l'apparato da lui ideato nel teatro il 9 novembre pel passaggio dei principi Rezzonico nipoti di Clemente XIII Papa (Arch. com. lib. 365 N. 32 , e lib. 366 N. 2). , -- 548 1782. Nel passaggio delle AA. RR. delle Russie ' architetto Giu seppe Campana diresse l' adornamento del teatro Scrofa pel gran Ve glione, che ivi fu dato ( arch. com. lib. 398 N. 5). Fu architetto del Comune esso pure. Dei decessi recentemente , o dei viventi, non è mio scopo di fare alcun cenno ; quali furono tra i primi li pubblici professori Gaetano Genta , Antonio Foschini , del quale si ha la biografia stampata , e Giovanni Tosi di lui genero , l'uno autore del reputatissimo nostro comunale teatro , l'altro restauratore del palazzo della Ragione , e del tempio di s. Maria in Vado ecc.; e tra i secondi il prof. Antonio Tosi, ed il march. cav. Ferdinando Canonici , l'uno restauratore del tempio di s. Francesco ( come accennai nel mio libretto sul medesi mo ), e l'altro illustratore della Cattedrale e della Certosa. Una sapiente sentenza del Cicognara è questa: come gli studj della storia dell' arte restituirono ad oscuri capomastri di muro e scar pellini il vanto di maestosi edifizii e di magnifiche opere di scultura, assegnate agli artisti più insigni e più conosciuti , cosi voglio ram memorare io pure alcuni di que' capomastri muratori , che furono adoperati per pubblici manufatti d'importanza, e più frequentemente. 1370. Bartolomeo del fu M. Benvenuto lavora qual capomastro muratore , essendo socio all' altro M.º Francesco del fu Samachino de Brichis ( rogito di Rodolfino Codegori ). 1380. Bonagrazia era capomastro , e forse possidente , se ebbe modi di fondare, come fondo, nella Cattedrale una cappella in onore della SS. Trinità. 1385. Gio : Naselli vuolsi il capomastro muratore del Castello come già si disse all' articolo Palazzi. , , 1440. Giovanni del Cossa , cui nel 22 gennajo si permette possit edificare unum fornasotum per fabbricare le pietre occorrenti alle mura della città. Egli nel 1418 fece il selciato nella via dei Leoni M. Joanes Cossa de contracta S. M. de Bucho ecc. si obbliga di disfare la vecchia selciata e di ricostruirla, facendo portare lapides, calcem, et sabulum, equalando terrenum, exportare totum terrenum inutilem, ponere lapides planas, et facere selicatam vie porte leonis que in cipit in capite platee a chasaleo offitialium stipendiatorum , et durat quan tum tenet palatium Dni. Marchionis ecc. ( Arch. comunale lib. 3 N. 8 lib. + C+ pag. 34); pel qual lavoro, che la Comune non gli volea pagare per intiero, fa -- 549 poi ricorso al Duca il figlio di lui Nicolò Cossa nel 1421 , dal che si deve indurre che Giovanni allora fosse morto. Nel 1401. Mag. Blaxius Salamus de Sancto Leonardo magisterpu teorum, missus fuit ad Finalem causa reparandi puteum Roche Finalis devastatum, e viene generosamente pagato. Vedesi ch' era l'arte sua principale quella dei pozzi, o cisterne. 1432. M. Antonio Cossa muratore è figlio ed erede del fu M.° Giovanni Cossa esso pur muratore. Potrebb' essere il Giovanni già nominato poc' anzi, per cui Antonio sarebbe stato fratello di Nicolò eziandio summenzionato. 1434. In questo anno lavorarono in società un M.º Jachomo Si gnorello, ed un M. Andrea da Faenza. 1436. Maestro Simone da Reggio , abitante in Ficarolo , deve riparare i fortilizj, prestando operas magistrales. 0 1454. Ad altri lavori delle mura e fortezze trovasi un M.º° Cristo foro del Cossa figlio del fu M. Nicolò, della contrada di s. Salvatore. Pare che fosse figlio del Nicolò di Giovanni che già nominai, e diverso perciò da quel Cristoforo Cossa, ch' ebbe a padre un Lodovico , ed a fratelli un Sebastiano, un Francesco ed un Filippo , i quali nel 1486 vennero investiti dalla Mensa arcivescovile di una bottega in piazza ad uso di drapperia. 1474. M. Giovanni Manfredini M. muratore, figlio di M.º Manfre dino , della contrà di s. Gregorio. Una serie di capomastri della famiglia Rinaldi ci si presenta dal finire del secolo XV alla metà del XVI. I principali furono Rinaldo e Giambattista fratelli, e figli del fu M. Giacomo pur esso capoma stro. Da un rogito di Francesco Beltrami di Gambulaga in data 2 maggio 1491 risulta che la detta famiglia possedeva alcuni beni (1). Nel 1493 G. Battista produce alla Comune il rapporto dell' assaggio commessogli di un sostegno che attraversava la nuova fossa della città, e nel 1520 prestasi ancora per la stessa Comune , come da paga mento fattogli di denaro da spendere in fortificazioni. Un' altra serie di capomastri si è quella dei Tristani. Un Barto lomeo seniore, del quale ho parlato all' articolo Cattedrale-Campanile, (1) Dello stesso anno 1491 a rogito di Gentile Sardi ( arch. not.) Rinaldo vende al Duca Ercole I una grande possessione in Sandalo ed altri appezzamenti per la somma , in allora ingente , di Lire 5500 marchesane. Unita al rogito sta la lettera Ducale, che ne ordina la stipulazione. 35 -- 550 vedesi sul finire del secolo XV (1). Egli è compromissario fra l'architetto Biagio Rossetti e l'altro capo mastro Alessandro del fu Guidone o Guido Biondi, pei lavori delle nuove mura nel 1510 ( già cominciate nel 1493 ), come da rogito del 1° luglio di Bartolomeo Codegori ; e nel 1519 era per anche vivo, avendo compiuto il tempio di S. M. in Vado dopo la morte di Biagio Rossetti. Francesco capomastro era fratello di Bartolomeo , ed un Zanino era loro contemporaneo e del l'arte stessa. Questi erano anche possidenti, dacchè si trovano iscritti nel libro dell' estimo dei Borghi compilato nel 1494. Un Alberto ed un Giambattista operavano del 1546, ed un Bartolomeo juniore ope rava dal 1566 in poi. Un Girolamo , pure capomastro , era figlio di Bartolomeo seniore: un Pietro dava relazioni scritte intorno a lavori di chiaviche nel 1590. Un Lorenzo , un Cesare ed un Giulio nel se colo XVI erano giudici d'argini. Di Giovanni Battista e di Bartolomeo juniore parla eziandio il marchese Campori ( Catal. c. s. pag. 470 e 472 ), indicandoli quali architetti per lavori fatti e visite praticate nel Modonese. Un Pietro da Ferrara nel 1555 andò a visitare la Rocca di Vi gnola ( Campori; c. s. pag. 472 e 498). Forse fu dei Tristani. Un Zanino della Castellarina nel 1544 ed un Gio. Andrea Nigri soli nel 1588 si trovano adoperati quai capomastri dirigenti pub blici lavori. III. Inventarii di pitture, ed altri oggetti di belle arti Sotto questa denominazione darò la copia di alcuni documenti risguardanti oggetti di pittura ed orificeria, osservando preventivamente come si trovino stampati alcuni elenchi, od inventarj, od illustrazioni di gallerie, quali furono quella del card. Ruffo descritta in sonetti e cenni biografici dei pittori da Jacopo Agnelli ; quella di Filippo Zaf (1) Nel 1491 con lettera 5 decembre il Duca Erco'e I gli affida l'erezione del ' osteria in Goro , per lire quattro e soldi cinque Li. ad ogni migliaro di pietre poste in opera a tutte sue spese , smaltando anche li muri , e prendendo le pietre all' abbazia di Pomposa per soldi 40 m. del migliajo. -- 0 551 ferini in due distinti opuscoli ; la comunale Pinacoteca del dott. Fran cesco Barbi Cinti ; la descrizione delle pitture di Schifanoja, fatta dal ch. conte Laderchi, dal conte Aventi, da Giovanni Maria Bozoli; quel la delle pitture nel Castello scritta da un Bonacossi, dal conte Aventi, dal conte Graziadei ecc.; ma più interessante ed assai rara si è quel la che trovasi inserita nel Testamento solenne e Codicilli del marchese Roberto Canonici ( Ferrara, Gironi, 1632 ), non solo per la sua va stità, ma bensi ancora per essere stato consunto il tutto, cioè la gal leria ed il museo, da un terribile incendio poco dopo il 1627, in cui fu stipulato il testamento suddetto. Non saprei assicurare per altro la esattezza o verità degli autori assegnati ai dipinti, intorno a che fa cilmente vi potrebbero essere errori, prodotti da quella un po' facile credenza di che non va scevro affatto raccoglitore veruno. Nè sarei più indulgente verso il mio prozio don Cesare Cittadella, autore del Catalogo dei Pittori ferraresi, che avea raccolto una galleria di quadri, dove non mancavano- secondo la nota- esemplari dei più insigni artisti, non che moltissimi dipinti da esso lui operati, quasi tutti di ritratti o di santi. Mi resta la nota originale, testimone della solerzia di quel mio congiunto , e del moltissimo amor suo per le arti ; ma i quadri sparirono, e non potei trovare giammai un docu mento solo, dal quale imparare dove come e quando sieno spariti, a quale prezzo, ed a vantaggio di quali persone. Coprirò tutto questo col velo dell' oblio ; come altresi risparmierò al lettore una lunga e nojosa esposizione di pitture che unite più non sono, e ch'egli ora indarno ricercherebbe. 1564. Il cardinale Rodolfo Pio fece testamento nel di 25 aprile, lasciando eredi universali Leonello suo padre ed Alberto suo fra tello. Nel susseguente giorno fece un codicillo , con cui lasciò alla Biblioteca vaticana il Codice antico del Virgilio (1), ed al Senato di Roma La testa in bronzo di Giunio Bruto, perchè sia posta nel palazzo Capitolino. Nel testamento, dopo aver disposto di molti legati sugli scudi 10,000 donatigli da S. Maestà il re cattolico , e che vendasi al card. San Fiore la Vigna al Monte Cavallo, con tutte le scritture ; dopo di avere lasciata in dono a Latino Latini la libreria latina , e ordinato che si venda la greca per pagar debiti ; e raccomandando (1) La maggior parte delle cose letterarie l'acquisto Cosimo Medici. Fra i te stimonj al testamento cravi il celebre Velutello Alessandro espositore di Dante e di Petrarca. 552 il padre ed il fratello al pontefice Pio IV, al re Cattolico ed ai duchi di Parma e di Firenze, lascia Scudi 100 a Danielo da Volterra pittore e scultore. Ad Alberto Pio suo fratellole anticaglie e pitture che sono in casa, col patto di mantenerle in perpetuo, specialmente il quadro della Ma donna di mano di Raffaellc. A Marc' Antonio Bentivoglio gli argenti ed un vaso tedesco in piú pezzi , ed una pittura piccola di s. Girolamo , a similitudine di altra che lascia alla sorella Lucrezia. Alla sorella Lucrezia la pittura del s. Girolamo, fatta da quel pit tore veneziano. Alla Cecilia Orsina contessa di Carpi un Crocifisso d' avorio. A donna Hieronima moglie del Comm. Magg. di Castiglia amba sciatore di S. M. Cattolica in Roma un Crocifisso di legno, che venne ultimamente da Napoli. Al card. Farnese quel vaso venuto di Portogallo, che è contro il veleno. La Cappella coi piviali alla Madonna di Loreto ( Archivio Pio ). 1579. Da un sommario di causa della famiglia Bentivogli , del 1696, si ricava un brano di testamento del march. Cornelio, in data 26 marzo 1579, da cui un inventario nel quale veggonsi registrati Un vaso d' argento con istorie, dorato, che trovasi impegnato per sc. 390. Due candelieri d' argento, lavorati e rilevati, per sc. 108. Un pendente di perle, con cinque diamanti, diecisette rubini, un rubino grande, un zaffiro, ed otto altre perle, per sc. 487. 10. Osserverò che, se il vaso era impegnato per scudi 390, dovea es sere cosa preziosa anche per lavoro. 1584. Doni fatti a Margarita Gonzaga terza moglie di Alfonso II d' Este , nel suo passaggio per Modena, da quella Comunità ed altri luoghi vicini ; doni ch' ella reco seco a Ferrara (cronaca dell'Equicola). 16 Settembre. Dal Finale di Modena Uno scaldaletto d' argento, col suo coperto, et manico cornisato , et la vorato di basso rilievo. Un bacile d' argento, col suo boccale da camera tutto dorato. Due coppe da vino lavorate a onde marine, tutte dorate. Valore totale sc. 400. 19 Settembre. Da Modena. Un bacile et un boccale d'argento la vorati, dorati, con le sue asse di corame. 553 Quattro gran candelieri d' argento dorati. Due fiaschi d' argento con catene. Una panatiera, o saliera d' argento dorata. Due tazzoni d' argento lavorati et dorati. Due sottocoppe d' argento lavorate, et dorate. Tondi ventiquattro Valore totale sc. 2200. piatti 20 mezzani piatti 10 grandi d'argento. N. B. Pei seguenti oggetti non è assegnato il valore.-- 19 Settembre. Da Nonantola. lavorati a fojazzi de rilievo. Un boccale et un bacile d' argento, 21 Settembre. Dal Vescovo di Modena. di un tazzone, tutta dorata, con dieci vasi tutti dorati sopra. Un profumo d' argento, forato, col piede a triangolo. Due para di guanti profumati.-- 21 Settembre. Dal Clero di Modena. Una saliera fatta in foggia Una bacila d'argento dorata, col suo boccale, con san Geminiano per arma, fatti a onde, con maschere dentro. 23 Settembre. Da Rubiera. Due tazze col piede alto, e col coperto, con quattro maschere nella coppa, in campo azzurro, lavorate all'arabesca. 24 Settembre. Da Carpi.- Due baciletti ovati da tavola, tutti dorati, et lavorati con un friso ( fregio ) in mezzo, et intorno di bolino, a termini, con l'arma della Comunità in mezzo. Due vasi da acqua, in forma antica, con fregi di figure di rilievo, con i manichi de serpe. Due tazzoni col piede alto, tutti dorati, fatti in forma di vaso, et i piedi con quattro maschere per ciascun piede. Un quadro (cioè un piatto) da pane alla Ducale, fornito coi suoi bussoli, con l'arma di sua Altezza in mezzo. 2 Ottobre. Da Reggio.-Un renfrescatojo grande d'argento, condue ter mini per manichi, con due mescole per pigliar l'acqua, con i manichi lunghi. Due fiaschi da vino, con le sue catene, con due aquile di rilievo. Un secchio da acqua fatto a coste, con due aquile di rilievo alle bande. Un secchiello da camera, fatto a coste, lavorato all' arabesca. Una brocca da acqua col pepio ( cioè pippio o beccuccio ) nel mezzo di una maschera. Due tazzoni col piede alto, con un' aquila nel mezzo, tagliata di bolino, con un festone attorno , l'uno con paja 12 di guanti , l'altro con mazzoli 36 di fiori et frondi di seta napolitana di diversi colori. Due coppe da bere, d'oro, giojellate , fatte in foggia di cappe marine , con rubinetti, et diamanti per cadauna N. 13, et perle N. 9 per cadauna con le sue casse. , 2 Ottobre. Dal Clero di Reggio.- Un boccale d'argento lavorato col bulino all' antica, con frisi arabeschi. 554 9 Ottobre. Da Brescello. Un bacile col suo boccale d'argento, con un rosone nel mezzo, di fojazzo, con maschere et un friso. Due tazzette fatte a onde marine ; con cappette dorate dentro. Dalle quali descrizioni, sebbene non si conoscano gli artefici , si può trarre argomento a ritenere di quanta importanza artistica doves sero essere quegli argenti, ed altresi desumere idee d'imitazione per qualche consimile circostanza che si avesse a presentare. 1704. 18 luglio.- Rogito di Giuseppe Malucelli. Pubblica zione d' inventario del marchese Filippo Rossetti , morto il 7 marzo di detto anno. Inventario Due ritratti. Un paese, con l'adorazione dei Magi. San Francesco di Paola. Altri due ritratti Una Madonna. Un sudario Santa Elisabetta. Altri cinque quadri di ritratti. Angelo Custode Due quadri con vasi di fiori. Madonna, con bambino, e san Rocco. Un Salvatore Un altro ritratto Un san Gaetano. Un Crocifisso. 1776-81. Da un sommario di causa della nobilissima famiglia de' principi Pio di Savoja, stampato nel 1816 , ricavasi un elenco di preziose pitture della loro Galleria in Roma. Quantunque non sia inedito, io lo considero ben degno di essere ristampato , suppor do vendo che pochissime copie debbano esserne state al Pubblico dira mate, se pur anche avvenne tale pubblicazione ! Ommissis Hoc est inventarium etc. Die 14 Junii 1776. Nel Palazzo degli IIlmi Signori Datti , abitato dall' Illmo Sig. Avv. Gio. Batt. Orlandi già agente generale della ch. m. Gisberto Pio di Savoja etc. Ommissis Siegue ' inventario delle carte etc. Ommissis Inventario de' quadri , e mobili etc. ritrovati esistenti nella sudd. abita zione etc. Un quadro per traverso da 7 e 5 (sic) con cornice etc. rappresen tante una Venere etc. Altro da 9 e 7 etc. etc. 555 Sequuntur aliæ tabulæ pictæ usque ad numerum biscentum quinqua ginta et duo. Ommissis Due busti di marmo etc: Sequuntur aliæ statuæ ex marmore etc. Detto ( 31 Xbre 1776 ) Ommissis Sc. 10 a D. Francesco Preziado per assi stenza prestata alla consegna de' quadri fatta dal Sig. Avv. Orlandi etc. Nel nome etc. Ricercato io sottoscritto Notaro etc., mi sono portato all' Archivio della Eccma Casa Pio posto etc. ed ivi nell' Armadio 1. cassa 15. N. 18. ho ri trovato un piccol libro manoscritto coperto , e legato in pergamena , por tante il seguente soprascritto- 1742 Inventario de' quadri dell' Eсста Casa Pio esistenti nel Palazzetto della Illma Casa Falconieri, che si ritiene a pigione per il comodo de' suddetti quadri. Aperto detto libro, ho trovata la seguente iscrizione I. M. I. Inven tario de' quadri dell' Eccma Casa Pio esistenti nel Palazzo etc. fatto coll'as sistenza del Sig. Aureliano Milani pittore a quest' effetto chiamato etc. Primo appartamento- prima stanza Un quadro fuor di misura ( sic ) rappresentante San Francesco , del Cav. d' Arpino Sc. 50. Nell' altra facciata Un quadro grande per traverso rappresentante la Fucina diVulcano etc. del Bassano Sc. 1000. Sieguono altre partite etc. Un quadro grande in tavola etc. rappresentante Cristo N. Signore, della scuola di Raffaelle Sc. 500. Si ommettono altre partite etc. Un quadro in figura quasi quadrata rappresentante Romolo e Remo, di Pietro Paolo Rubens Sc. 600. Un quadro rappresentante Cristo nella probatica piscina , di Ludovico Caracciolo ( sic deve dire Caracci ) con molte figure etc. Sc. 2000. Si ommettono altre partite etc. Nell' altra stanza grande etc. Un quadro per traverso rappresentante il convito degli Dei di Giulio Romano Sc. 300. Si ommettono altre partite etc. Un quadro di palmi etc. rappresentante la disputa coi Dottori etc. di Mastro Amico Lespartini Sc. 50. Si ommettono come sopra Un quadro grande rappr. la Presentazione, di Gio. Bellini Sc. 1200. -- 556 Sotto alli suddetti quadri grandi Un quadro per traverso rappresentante S. Girolamo , e la Madonna etc. di Raffaele Sc. 500. Nell' altra stanza Un quadro etc. rappr. Angelica e Medoro, di Paolo Veronese (1) Sc. 100. Sieguono altre etc. Un quadro rappr. S. Francesco d' Assisi, di Annibale Caraccio Sc. 400. Altro rappresentante il Padre Eterno, di Giacomo Bassani Sc. 100. Altro rappresentante la Coronazione di Spine, del Tintoretto Sc. 400. Altro rappresentante la Madonna col Bambino, del Tiziano Sc. 500. Si ommettono gli altri etc. Un quadro rappresentante S. Gio. Battista, maniera del Tiziano Sc. 600. Altro più grande rappresentante la Madonna col Bambino etc. del Par megianino Sc. 2000. Altro rappresentante Europa a cavallo al Toro , opera particolare di Paolo Veronese (2) Sc. 15000. Altro rappresentante Sant' Elena in atto di adorare la Croce , di Paolo Veronese Sc. 2000. Altro rappresentante tre martiri, del Tintoretto Sc. 1000. Altro rappresentante S. Sebastiano, del Cignani Sc. 150. Sieguono altri etc. Nel camerino verso l'armata ( sic ) Un quadro rappresentante Darae ( sic putto, del Tiziano Sc. 2000. Sieguono altri etc. deve dir Danae ) con un Altro in tavola rappresentante la Madonna, del Parmegianino Sc. 120. Altro rappr. una Venere ignuda a giacere, del Tiziano Sc. 3000. Altro rappr. una Venere a giacere, con un putto ed un soldato , di Tiziano Sc. 9000. Altra rappr. una Venere a giacere, con Cupido, ed un uomo che suona ' organo, con un cagnolino etc. del Tiziano Sc. 9000. Un quadro in tavola rappr. la Mad. col Bambino etc. di Raffaelle Sc. 1500. Un quadro in tavola rappresentante una Venere con Marte, di Paolo Ve ronese Sc. 1000. Altro rappresentante Giuditta etc. di Guido Reni Sc. 400. Altro rappres. la Madonna col Bambino etc. della scuola veneta Sc. 500. (1) O v'è sbaglio, o il quadro era piccolo, o guasto. Il prezzo non è proporzio nato all' Autore. (2) Quadro, che recentemente adornava il Palazzo della famiglia Pio in Milano : asportato dai Tedeschi nel loro reingresso in agosto 1848. -- 557 In tutto quadri 295 ( e termina tal libro colle parole ) SOMMA IN TUTTO Sc. 76,738 : 20. (1) E come dal sudd. libro, al quale etc. In fede etc. Roma questo di 20 Maggio 1816. Così è Nicola Frattocchi Not. pub. collegiale della Curia Capitolina II N. 13 è un chirografo di Pio VI per poter vendere le pit ture, ossiano i quadri fidecommissarj, con obbligo d'investirne il de naro. Diffatti ne furono venduti molti. Di N. 78 venduti nel 3 giugno 1777 furono presi sc. 2175! (erano forse gl' inferiori ) a forma della stima fattane dal sig. d. Francesco Preziano ( 31 decembre 1777 ) . 21 Settembre 1784 Scudi 10...... per prezzo di un quadro dipinto in tavola, rappresentante la Madonna SS. col Bambino in braccio, alto palmi tre, largo 2 , venduto d' ordine del sig. Agente, per essere in cattivo stato. Ommissis IV. Pittori Molte inesattezze, molti errori, molte inverosimili tradizioni abbia mo intorno a buon numero di pittori e loro dipinti , molti ne igno riamo , che forse potrebbero competere coi migliori fra i conosciuti, se rimaste fossero le opere loro. Non risparmiai ricerche nell' archi vio demaniale , ove stanno in molta parte gli atti delle corporazioni e dei sodalizj, ma pochissimo vi rinvenni, e forse con qualche ragio ne, dacchè i dipinti venivano eseguiti per la maggior parte per com missione dei privati proprietarii delle cappelle. Ben più ampia messe vi sarebbe a fare nell' Archivio notarile , se quei rogiti non mancas sero d' indici appunto nei più antichi tempi, dei quali non scrissero o male scrissero le storie e le guide : non pertanto, abbenchè a ten toni, potei con pazienza e mercè la veramente cortese annuenza del l' Archivista direttore, approfittarne non poco. Moltissimo ancora mi avrebbero giovato a rettificare molti fatti e credenze particolari i pre (1) Le somme dei 29 quadri descritti importano soli se. 54570. -- 558 ziosi atti dell' Archivio Estense di Modena, ora ch'è aperto agli stu diosi di ogni classe : ma se a me non mancò la volontà, mancarono i mezzi , come già dissi altrove , per colà portarmi e rimanervi pel tempo necessario alla ricerche (1). Ferrara sarebbe ricchissima di pitture preziose, se l' incuria, l' a vidità del danaro e l'abuso di potere non ne l'avesse spogliata in gran parte. Gli affreschi periti per trascuranza, oltre al natio danno della umidità del nostro terreno; le opere vendute agli stranieri d'ol tremonte e d' oltremare (2); i quadri più distinti asportati dalle chiese per comando di alcuni Legati, ci hanno impoveriti di oggetti di belle arti. Di questi spogli fanno parola i nostri scrittori, e ne da cenno Belmonte Belmonti nelle sue Lettere, ( Rimini 1650 e 1664 ecc. ), il quale ci narra eziandio dell' ulteriore spogliamento di disegni, come da una lettera data da Ferrara del marzo 1647 ad Ascanio della Penna a Pisa , in cui, dicendo credere che i disegni mandatigli sa ranno di suo gusto, avuti per lo prezzo di soli quindici scudi papali, ed essendovene di Tiziano, Bassano, Franco, Giovanni Bellini, Dossi, Raffaele, Carpi, Correggio ed altri pittori di prima classe, soggiunge e sono particolarmente notabili quelli del Veronese, Parmegiano, Gior gione, Pordenone, Salviati, Tintoretto, Palma, Buonarroti, e Caracci, com'el la vedrà, se non falla il giudizio di questi professori di pittura, ai quali mi sono riportato. Il S. Salvator Rosa, che si trova in Pisa, saprà molto ben dire se havrò fatto buona spesa. (1) Ciò ha potuto fare e fece maestrevolmente il ch. march. Campori , autore conosciuto di molti pregevoli lavori. Ed in un suo rapporto alla Deput. di storia pa tria egli diceva sperare da quelle ricerche molte utili e nuove illustrazioni sulla vita e sulle opere di Girol. da Carpi, di Pirro Ligorio, dei Lombardi scultori, del Maz zolino, del Costa, del Garofalo, non che sulla storia delle arti, specialmente la mi niatura, la tarsia, ' orificeria, la fonderia, la giojelleria, le manifatture d' armi di arazzi e di maschere , le majoliche , e finalmente degli appurati ragguagli in torno ad artisti di cui appena è noto il nome, come Gerardo da Vicenza, Speran dio, Bonacossi , Galasso , Ercole Grandi e Cosimo Tura ecc. ( Atti delle Deput. Mod. e Parmensi vol. 1 pag. LVI. e seg. ) (2) Francesco III. Estense Duca di Modena vendette al Re di Sassonia i più di stinti quadri della celebre avita galleria , per l' importare di settemila zecchini , ed il contratto fu stipulato in Ferrara nel 17 settembre 1745 ( Notizia di sei dipinti ad olio di Ant. Consetti modenese posseduti e descritti dal Co. Gio. Fr. Ferrari Moreni: Mod. Soliani, 1858. pag. 13 ). Non potei saperne il notajo stipulante , per vederne l' elenco; se pure fu fatto per rogito notarile, anzichè per privata e segreta conven zione, come si potrebbe sospettare! -- 559 Io nominerò tutti coloro, cui ebbi a trovar ' aggiunto di pictor, fossero pur anche di vernici, perchè non sarebbe buona ragione di tacerne per non conoscerne alcun' opera, potendo questa scuoprirsi col tempo, ovvero capitare qualche documento che ne assicurasse la valentia, come avvenne di taluni, i quali, progredendo nelle ricerche, rinvenni essere stati autori o dei ritratti dei Signori di Ferrara ( nè gli Estensi avrebbero scelto gli artisti peggiori, e neppure mediocri ), o di sacre immagini sulle porte della città o dei fortilizj , come fu costume nei secoli scorsi non solo in Ferrara e nel ferrarese, ma do vunque (1): nè i pittori eccellenti rifiutavano allora lavori, che oggidi sprezzerebbero i mediocri; perchè nell' età, di cui dico, disegnatori eccellenti ornavano di pitture anche le finestre, le targhe da guerra e da giostra, le selle da cavalcare, nella stessa guisa che arricchivano di figure gli armadii , le panche , le casse ed ogni altro attrezzo di casa ( Bonaini c. s. pag. 47 е 95 ). Pare indubitato che moltissimi fra i sommi onorassero Ferrara di loro presenza : per esempio , come potrebbe supporsi che il gran Leonardo da Vinci non vi fosse stato, se percorse l' Italia, e disegnò oggetti a Urbino, Pesaro, Rimini, Cesena , Bertinoro , Imola, Faenza e Forli ? Come credere che non passasse per Ferrara il celebre Alberto Duro, quando da Venezia portossi a Bologna , e da Bologna retro cesse a Venezia, nell' anno 1506 ? ( Janin , mem. di Alberto Duro , Milano , Roveda 1843 in 8° p. 44 ) (2). — In quanto a lavori , ben sappiamo aver operato in Ferrara un Giotto, un Piero della Francesca, un Tiziano e tanti altri , dei quali più non restano nė gli affreschi , nė le tavole o le tele. Ora incominciero ad esporre il risultato delle mie ricerche intorno ai pittori (3). 1358. Per primo si presenta un Gulielmus de Venetis pins. orate pro eo MCCCLVIII decimo Lujo. L' abate Cesare Barotti dice di avere (1) Nello Statuto Pisano del 1275 al Capitolo che tratta delle feste di M. V. prescrivesi che si facciano riparare e rinnovare, quando occorra , quelle che sono sulle Porte della Città. ( Bonaini F. Mem. ined. di F. Traini pittore ; Pisa Nistri , 1846 in 8 pag. 87 nota). (2) Il Duro o Durero fece per gli Estensi la pianta del loro Palazzo in Venezia nel 1500; pianta che recentemente servi di qualche guida pei restauri, affine di ri vendicarne in parte le antiche originali forme ( Bembo, op. cit. ) (3) Ho creduto meglio di preferire ' ordine cronologico , ( approssimativamente riguardo a qualcuno ) all' alfabetico, affinchè si passi dai più antichi ai più moderni; tanto più che all' alfabetico supplisce l'indice alla fine del libro. 560-- veduta in Ferrara una M. Vergine col. bambino sulle ginocchia, e so pra in piccole figure li ss. Pietro e Paolo, con la qui riportata iscri zione ; pittura ch' era in vendita nel luglio del 1777. 1364. 10 decembre.- Comparuit Bartolomeus de Regio quondam Magistri Francisci pictoris de Denonio (?) da un interrogatorio giudiziale, in cui malamente si rileva il cognome. 1364. 5 decembre. Come testimonio ad un rogito di Pietro Pialbene nell' Archivio capitolare , trovasi un Zanoto pittore del fu Maestro Lombardino de Lombardini. 1379. Trovo qui un Giovannino Marescalchi pittore. In un rogito di Pietro Pincerna del 1° gennaro ( Archivio notarile ) sta scritto Mag. Jacobus Marescalchus Ser Nicolai Marescalchi de contracta Sexti S. Romani, obligando se et ejus bona per se etc. fuit contentus et con fessus in concordia cum dna Caterina filia q. Magistri Johaninj pictoris ejus amita, habitante in domo dicti Jacobi etc. Se Caterina era zia pa terna di Jacobo Marescalchi, ne viene che Marescalchi dovea pur es sere il pittore Giovannino, e quindi anche avo dello stesso Jacobo. 1379. Negli stessi rogiti del Pincerna, sotto il di 16 marzo, tro viamo pure fra i testimonii un Bartolomeo pittore de Vilanello della contrà di Voltacasotto ; il quale essendo figlio del fu Grimaldo , non può essere nè il Bartolomeo da Reggio del 1364, nè il seguente. E sistevano poi di questo cognome altre famiglie fra cui un Matteo di Benvenuto ed un Sebastiano del fu Antonio nel 1494. 1393. Con rogito del 3 fabbrajo, S. Maria in Vado investe M.ro Bartolomeo pittore del fu Guglielmino da Bologna, abitante in Ferra ra, di alcuni beni. 1397. Nelle note al Baruffaldi si citano due Turola di nome Bar tolomeo, e due di Giacomo. E vi furono veramente. Il primo cui si dà l'epoca del 1355, dev' essere quello che nella provisione del 20 agosto 1397 dopo essersi annunciato sunt hec Nomina quorum sapientum vien detto Mag " Bartholomeus Turola pictor-, e cosi pure lo stesso del 1401-Mag. Bartholomeus Turola depictor de via Sablonum habuit causa depingendi, et ornandi imaginem B. M. V. in officio videl. pro factura et auro L. 2: 9. ( Lib. delle spese pei for tilizj dal 1400 in avanti, arch. com. lib. 3 n. 6 ), e che poi dipinse divixias xvj a Navillis, et a ciresis, a ganzirolis, et a barbotis, ed ebbe pel suo lavoro L. 3: 20 (c. s. a pag. 44 retro a di xxx giugno ). Poi viene un Giacomo morto dopo il 1462: ed è quello che del 1445, a 561 rogito di Giovanni Agolanti 14 gennaio, della contrà di s. Agnese, pit tore del fu Bartolomeo, viene investito di alcuni beni, e nel 1451 agli stessi rogiti fa legittimare dal conte Palatino d. Bonaventura Gigli il proprio figlio naturale Bartolomeo nato ex se conjugato, et ex Joanna soluta. Che sia morto questo Giacomo non prima del 1462, si ha dal registro dei pegni del 1461, in cui egli ha notati più pigni a Salomon da Padoa hebreo. Ecco dunque l' altro Bartolomeo Turola notato al 1501 in quello stesso legittimato nel 1451, e che nel 1479 nel rogito di Gio. Cristoforo Canonici è detto del fu Giacomo e pittore. Vedesi annotato nell' Estimo del Borgo della Pioppa come possessore di un casale aratorio e di una pezza schiappiva ; e questo istesso poi è il padre dell' altro Giacomo portato nel 1511 all'Estimo con indicazione retroattiva al 1504 e non più vivo nel 1515; anch'esso qualificato per pittore. Mi nasce per altro il dubbio che Turola sia cognome provenuto dal nome di un loro ascendente, e di preciso dal padre di Bartolomeo seniore, e che di poi siensi tutti chiamati de' Turola ; caso al certo non nuovo , nè infrequente dovunque , e dal quale riconosciamo in molte famiglie il cangiamento di cognome. Infatti in un rogito del 1° gennaio 1379 di Pietro Pincerna ( nell' Archivio notarile ) si trova per testimonio Bartholomeo pictore q. Turole de Beis, di modo che sarebbero tutti della famiglia de' Bei, ( o Belli,) chiamati poi de'Tu rola. E dissi de' Belli, perchè in altro rogito del 1414 di Agostino Villa, vi si dice Bartholomeus pictor filius q. Turole de Bellis ; rogito che, oltre al confermare il cognome, corrobora l'espresso parere che si tratti della medesima persona del Turola pittore. 0 1400. Nello stesso registro di spese trovasi pure un pagamento fatto per acquisto di stoppa ( lo che forse prova essere stato possi dente ) a M.º Paolo dai Coffani, che vi è ripetuto più volte sempre con la qualifica di pittore- Mag. Paulus a Coffanis depictor (1). 1402. Di un Giacomo Gavaceto non trovo memoria nei biografi degli artisti. Da un rogito di Nicolò Consandolo si ricava che nel 1402 era già morto, e che suo figlio Tommaso lanarolo abitante nella contrà di santa Croce ripudia l' eredità paterna , in causa di essere dannosa, e si riserba i diritti a quella della madre. Ivi si dice Thomas (1) Nel 1496 era Vicario del Podestà di Ferrara , come già vedemmo all' Art. Podestà, un Orfeo de' Coffani da Mantova. -- 562 de Gavaceto lanarolus, filius q. Magistri Jacobi de Gavaceto pictoris ecc. Non è a confondersi il Gavaceto col Vacieto di cui più sotto al 1408. 1404. In due rogiti del notaro Nicolò Bischizzi ( Arch. Not. ) l'uno del 22 febbrajo e l'altro del 16 maggio si trova notato Magister Georgius pictor quondam Salvatoris de Costantinopoli , de contracta S. Georgü ecc. Col primo di quei rogiti, egli qual conduttore di una possessione in Parasacco , distretto ferrarese , in fondo detto Campo perdu di ragione di un Daniele di cui si tace il cognome, affitta la possessione stessa per un quinquennio ad altri. L'atto fu stipulato in Ferrara nel palazzo della Ragione ecc. È interessantissimo questo documento perché ci mostra che anche nel principio del secolo XV avevamo ancora in Ferrara di quei pittori d' Oriente, ed inoltre ci dà il nome e la patria di uno di essi (1). 1407. Dagli stessi rogiti del più sopra citato Consandolo viene con fermata l'epoca in cui vivea quel M. Bartolomeo Vaccarini pittore, che è nominato dal Baruffaldi e dal Laderchi. Egli con atto del 7 no vembre assolve M. Facino dalle Conchelle dal pagamento di L. 5 re sto di L. 20 già a lui dovute. 1408. Magister Johanes Vacietus pictor filius q. Nicholaj marangoni cittadino ed abitante in Ferrara in contrà di S. Romano, in concor dia con sua moglie Manusia figlia del fu Rinaldino degli Uccelli delle detta contrada, e di Guglielma....., riceve ad aumento di dote L. 85 provenienti da eredità della fu Bartolomea del fu Francesco Ferrari da s. Giuliano, e moglie del fu Benedetto Beccari di Mantova abitante in Ferrara ( rog. di Nicolò Bischizzi del 12 maggio nell'arch. Notarile). 1419. Uno Jacomo depitore da Bologna havendo molti giorni por tado una grandissima infirmitate in bocha per modo che non potea ci bare per alcuna via, venendo ancora luj al dicto loco cum divoto core, et bagnandose la bocha cum quella aqua , fu liberato ( Leggendario de s. Maurelio, Ferrara , per Lorenzo Rossi da Valenza 1489 in 4 ). Si riferisce al ritrovamento del Corpo di S. Maurelio comprotettore di Ferrara; potrebb' essere quel Jacobus depictor pagato nel 1433 dai frati di s. Francesco pro parte solutionis cantinelarum, et cornixotorum sacristie ecc., o quello che nel 1417 dipingeva în Bologna in concor renza del nostro Galasso. (1) Forse questo Giorgio è il medesimo che abbiamo veduto dipingere il cereo della Cattedrale nel 1409 ( v. a pag. 52 ). 563 1423. Il ch. sig. Napoleone Pietrucci , nella sua Biografa degli artisti padovani ( Padova, Bianchi 1858 in 8 ) riporta il seguente ar ticolo Miretto Giovanni contemporaneo , ma non per altro rivale dell' illustre Guariento di lui concittadino, fiori dal 1423 al 1441, nella qual' epoca, eser citandosi in Padova certo Stefano da Ferrara discepolo dello Squarcione , vuolsi dall' anonimo Morelliano che il primo fosse sussidiato dal secondo nella ridipintura del salone, condotta sullo stile giottesco ; e dissi ridipin tura, dacchè se in una vecchia cronaca già posseduta dal fu Cavaliere de Lazzara stava registrato: hoc anno (1271) depictum fuit palatium Communis Padue, e se , da quanto ci narra Riccobaldo ferrarese scrittore del secolo XIV, e Giovanni da Naone Archeologo del 1340, riportato dal diligente Bru nacci, ritiensi per fermo che il celebre fiorentino ne colorasse la grandiosa vôlta, togliendone le immagini dall' Astrolabio di Pietro d' Abano, si conso lida con ciò la opinione, manifestata dal Campagnola, e seguita dal Moschini e dal Selvatico, che gli affreschi presenti operati soltanto dopo il distruttore incendio del 1420, che devastò quasi per intiero quella vasta mole, sieno assolutamente di mano del Miretto, e del suo egregio compagno, in onta alle non chiare osservazioni dello Scardeone e dell' Orsato, che li vorrebbero di Giusto morto vent' anni prima dell'avvenuto infortunio (1). Nella quale sentenza già era venuto poco innanzi anche il chia rissimo dott. Andrea Gloria, professore di Paleografia, e direttore del civico archivio in Padova ( Dell' Archivio Civico antico in Padova , Mem. storica, Pad. Sem. 1855 in 4° ).- Nel riportare questo arti colo, perchè tratta del nostro Stefano da Ferrara, mi occorre di fare . alcune osservazioni. Se il salone fu dipinto nel 1271 , ognuno vede che il pittore non poteva essere il celebre Giotto, il quale o nato del 1266 secondo il Baldinucci , allora non contava che cinque anni , o 1) Con rogito 14 gennajo 1373 del ferrarese Rodolfino Codegori il March. sig. di Ferrara reinvesti di alcuni campi nel padovano, già decaduti e devoluti, Antonium Nicholaum filium quondam Johanis Philippi de Mireto de Padua, de contracta prati Vallis , presentem etc. L' Istromento fu stipulato in Ferrara. Sarebbe forse temerità il pensare che il detto Antonio Nicolò fosse il padre di Giovanni pittore fiorente dal 1423 al 1441, conservandosi per tal modo in quest' ultimo il nome del l'avo Giovanni Filippo: ma un Nicolò q. Antonio Miretto pure del prato della Valle è menzionato dal Vasari come pittore, e non sarebbe strana la opinione che l' in vestito Antonio Nicolò succitato fosse il padre di Nicolò del fu Antonio pittore, pure del prato della Valle, nominato dal Vasari, e dallo stesso ch. Pietrucci ( opera ci tata pag. 197 ), che ora compiacevasi di esternarmi eguale parere, in seguito della comunicazione da me fattagli del rogito sovraccitato. 564 nato del 1276 secondo il Vasari, non poteva dipingere prima di ve dere la luce. Che se d' altronde si avessero attestazioni contempora nee che Giotto vi abbia operato, ciò non sarebbe certamente avvenuto del 1271, ma più tardi. In quanto a Stefano da Ferrara, come po teva dipingere col Miretto dopo il 1420, ed essere stato alla scuola dello Squarcione nato del 1394 ? Egli così di non ancora trent'anni avrebbe dato degli allievi, che non poteano al certo essere più vecchi di lui ! forse le pitture del salone potrebbero essere state rinnovate ben molti anni dopo l'incendio ; lo che non è impossibile. Osserverò per altro che il Campagnola facea cenno di un ferrarese senza dar gliene il nome. In ogni caso, mi è d'uopo di convenire col ch.º conte Laderchi, e cioè che lo Stefano da Ferrara, che dev'esser nato al meno del 1400, e forse assai prima, non può essere lo Stefano Fal zagalloni morto nel 1500 ; come i quadri attribuiti a Stefano ( senza neppur dichiarare quale dei due ) con le date del 1524 e del 1531 non possono essere nè dell' uno, nè dell' altro, perchè il primo trop po antico, e l'altro già morto, come si disse, nel 1500. 1440. Un maestro Benedeo pittore figlio di maestro Nicolò è quello che con rogito di Sperindio Sperindei del 27 giugno riceve la dote di sua moglie Catina del fu Pietro sprocano in lire 200. Egli è pure quel Bendedeus pictor filius Nicolai Salarolli de contracta S. Crucis, che nel 1450 è testimonio in una stipulazione. 1440. Il Michele dai Carri pittore figlio di Jacopo (vedi a pag. 51) è morto nel 10 febbraio 1440, come da rogito di Sperindio Sperin dei del 30 giugno 1441 , col quale suo fratello ed erede Cristoforo strazzarolo detto il Vecchio consegna la dote a Dorotea Benetti già domestica del detto Michele. Osservo che la parola strazzarolo equi vale a mercante di drapperie. 1445. Nel 10 novembre, con rogito di Bartolomeo Isnardi , viene data la cittadinanza M. Georgio q. Dominici de Ungaria, pictori ( Ar ebbe la cittadinanza di Ferrara chivio notarile ). 1448. Quel Michele Ongaro , del fu Nicolò, che già conosciamo , e che marito una figlia all' orefice Giambattista Amadei ( vedi O refici , 1456 ), con rogito di Bartolomeo Isnardi datato 18 marzo Civilitas Michaelis Ungari pictoris habit. civ. Ferr., in contracta S. M. a Vado-- Fu Ungaro di nazione, o di cognome? Io propendo a credere che fosse uno di que' teutonici, che tanto innanzi nell' arte pittorica scendevano allora in Italia, e 565 fermasse stanza in Ferrara , come altri pur fecero di quella nazione ( vedi più innanzi , 1454 ). Ongaro ed Ungaro lo trovai pure adope rato qual nome proprio , come un Messer Ongaro delli Odi perugino e podestà in Padova nel 1298 ( Murat. Rer. it. vol. IIII, 390 ). 1449. Andrea di Gherardo che nelle note al Baruffaldi troviamo agli anni 1425 e 1432 vivea per anche nel 1449, come da rogito di Giovanni Agolanti. 1549. Un Malatesta citasi morto nel 1465 , ed un Gianfrancesco Malatesta da Ferrara si è trovato in un catalogo di artisti pesaresi ( Cittadella Cesare, pitt. ferr. ecc. to. IV pag. 306). É certo che un Magister Malatesta pictor, filius Magistri Petri Marie Sartoris de con tracta S. Gregorii nel 1449 col consenso e coll' autorità del padre pren de a mutuo una somma di danaro daimpiegare in arte et mercatione lane et pannorum de lana ( Archivio notarile ). E questo Malatesta conservò il nome di suo padre in uno de'suoi figli, giacchè nel 1480 a rogito di Baldassare Diani del 15 decembre Pietro Romano pittore' unitamente a sua moglie Francesca, vende al proprio fratello Gianfran cesco pittore figlio del fu Maestro Malatesta una casa nella parrocchia di s. Gregorio. Pietro fu marito a Lorénza del fu Francesco Zirondi e cognato del dottor Bartolomeo Zirondi, come da rogito di Ugo Ca leffini del 18 febbraio 1474, e del 2 marzo dello stesso anno. A ve dere poi che Romano non fu il cognome, ma la patria, ci sovviene altro rogito di Lodovico Bonomelli del 7 aprile 1484, con cui, essen do già morto Pietro romano , Venantes ( forse Venantius ) filius q. Magistri Malatesta de Roma, si conviene con Lorenza sua cognata, e col nipote Maestro Bartolomeo ; per cui pare che anche quest'ultimo fosse pittore. Forse il cognome fu Malatesta, come pure dello stesso cognome vi fu un Notaro che del 1425 il 22 novembre in una sti pulazione a rogito di Antonio dei Cortellini è testimonio ed è chia mato Malatesta filius q. Magistri Paxii pictoris notarius ecc. Ma que sto Pasio è cognome, o nome ? Forse è il nome del padre, nel quale in ogni caso avremmo un altro pittore della stessa famiglia. 1452. Alla pag. 74 feci parola di un Antonio Pochetino (detto per errore Podetino nelle note al Baruffaldi ), osservando come potesse essere l' Antonio da Venezia che lavorò per gli apparati da ricamarsi per la sagristia della Cattedrale. Questo cognome si conferma dal tro varsi anche a testimonio in un rogito del di 11 aprile 1493 di Gio. Miliani o Emiliani un Mº Antonio Pochetino precone , figlio del fu 36 -- 0 566 altro M. Antonio Pochetino. Forse non si andrebbe tanto lungi dal vero se si volesse ritenere che l' Antonio padre già defunto fosse il pittore sopranominato. ( Vedasi poi a pag. 215 testo e nota 2 ). ro 1453. Noi troviamo un Titolivio depintore polo de M. Antonio depintore, cui si pagarono lire diexe de m. q. a luj sia per sua mer zegna de havere depinto le mura nove de Ferrara (Arch. comunale). Non potrebbesi menomamente supporlo Livio Agresti di Forli , che 0 moriva del 1580 (1). Anzi abbiamo cheAntonio padre di Titolivio era padovano, perchè in un rogito di Libanorio Bonomelli.del 12 mag gio 1475 un Ludovico Piattesi investe Magistrum Titumlivium picto rem, filium q. Mag. Antonii de Padua, civem et hab. Ferrariæ, in cont. S. Martini di un fondo e casamento in Boara (2). Esser dovea Tito livio un pittore di qualche conto , perchè da pagamenti fattigli nel 1456 risulta che avea varii garzoni sotto di sè. Nel 1457 egli rila scia la sua quota ad altro pittore, che pur ci riesce nuovo-ATito Livio depintore soldi quindexe de m. quisti per luj al Rosso depintore, portolli questi M.ª Zoana sua madre (Archivio comunale).- Nel detto 1457 A Don Jacomo da Imolla che chonza le osa ( ossa, cioè chirur go ), et per luj a Titolivio depintore, per sua manifatura de averlj de pinto una casa, quisti al dito. che del 1458 si dice-- Ma ciò ch'è assai rimarcabile si è A Titolivio depintore Lire quatro portollj quisti Jachomo Panizato suo garzon. Noi sappiamo che anche di stinti pittori , quando erano ancora sotto il maestro , dicevansi gar zoni ; e sappiamo ancora che Ferrara ebbe un Jacomo Panizzato pit tore. Se non che questi mori ancor giovine intorno al 1540 , cioè quasi un secolo dopo, nè poteva esser quello che fu garzone o sco laro di Titolivio. Lo porremo quest' ultimo nel catalogo dei ferraresi (1) Con rogito di Gio. Miliani o Emiliani (arch. not.) del di 11 aprile 1493, gli eredi di un Zanino dictus Agrestus filius q. Petri Andreede Crema, qui habitavit in Comitatu Ferrarie, et propter guerram passò per qualche anno sul territorio di Verona, si dividono la sua eredità, in relazione al testamento fatto da lui nel 1484. Ciò dico solo pel cognome; mentre l' Agresti Forlivese moriva un secolo più tardi, come si è detto. (2) Non saprei dire se questo Antonio da Padova pittore potess' essere quello di scuola Giottesca citato dal Pietrucci (Biografia degli Artisti Padovani, pag. 11 ), per chè non ne è bene stabilita l'epoca della nascita o morte, e d' altronde si dice fio rente nel 1361. Altri due pittori di nomeAntonio pone il Moschini ( Orig. e vicen de della pitt. in Padova) l'uno al 1382, l'altro al 1406, che potrebb' essere l'epoca il padre di Titolivio; nel qual caso ilsuo cognome sarebbe de Zucconi. per 567 artisti ? L' ultima volta che trovo il nome di Titolivio è del 1473, 11 decembre, data di un rogito di Simone e Girolamo Gillini , con cui prende in affitto alcuni beni in Baura da Gerardo Caprioli da Cor reggio ( Archivio notarile ). — Nello stesso anno 1473 , da un ro gito di Nicola Imolesi del di 11 maggio, non solo si conferma la pa ternità e patria originaria , ma bensi ancora che avea una sorella, costretta forse per povertà a servire, quantunque Titolivio possedesse una casa In domo Magistri Titilivii pictoris posita in cont. S. Mar tini. Nob. et generosus Bartholomeus Peregrinus fil. nob. et gen. Lanza lotti de Zaffis- ricordando i beneficii compartiti a lui e sua famiglia dalla infrascritta, promette oneste domine Ludovice filie q. Mag. Anto nü de Padua, et civis ferr., et sororis dicti Mag. Titilivii pictoris, pres. et stipul., 500 lib. m. pro famulatu etc. etc. ( Archivio notarile ). 1454. Honesta dna Dorothea filia q. Federici de Alemania, et olim uxor Cocalj de Alemania , pictoris , hab. Ferr. in contracta rupte , fa testamento nel 30 giugno, ed instituisce un legato a favore M. Nico lai Teotonici pictoris hab. Ferr. in contracta bucechanalium (1). 1454. Oltre al celebre nostro Lorenzo Costa morto in Mantova, ove lasciò una discendenza di molti pittori, si accennano un Michele Costa del 1507 fra i salariati da Lucrezia Borgia, ed un Francesco Costa del 1597 , ambidue pittori ( Baruffaldi, pitt. ferr., to. II pag. 586 е 589 ). Ma posso aggiungerne altri quattro , cioè un Domenico Costa pittore del fu Bartolomeo della contrada di s. Gregorio, il quale a rogito di Bartolomeo Gogo o Cuoghi delli 11 maggio 1454 si co stituisce curatore di Giovanna del fu Rampanino, che va famula ecc.; ed un Bernardo Costa pittore del fu Domenico ( e quindi figlio del precedente) cittadino di Ferrara, abitante in Bergantino, che a rogito di Francesco Valenza del 3 giugno 1480 compra da Cristoforo e Ja copo Bazani di detta terra un fondo per quanto sia pro duabus bu bulchis et tabulis quinquagintaocto ( arch. notarile ). Un M. Johanes Baptista Costa pictor nel 1484 figlio di..... ferrarese , della contra di san Salvatore , e suo fratello Gerardo pure pittore si compongono per la eredità del fu Bartolomeo loro fratello. Potrebbe però darsi ( non avendosi qui la paternità ) che Gerardo non fosse che lo stesso 1) Un Nicolò teutonico ( tedesco ) pittore era pure negli anni 1442-5 ascritto alla fraglia dei dipintori in Padova, al che conseguire era necessario d' avervi a bitato per nou breve tempo ( Selvatico; Scritti d'Arte, Firenze, Barbera, 1859: Vita di Fr. Squarcione, pag. 9 . Forse il nostro è lo stesso artista qui passato ad abitare. 568 Bernardo , del quale avessero gli scrittori non sempre troppo esatti adulterato il nome. Ma ciò non è che un dubbio , dacche Gerardo o Zirardo lo trovai scritto più volte, mentre Bernardo è chiaramente espresso nel rogito del 1454, cioé trent' anni prima di Gherardo. Lorenzo era figlio di Ottavio, e sembra nascesse del 1460, se sussiste che avesse 75 anni quando mori nel 1535, come dal necrologio mantovano. 1455. In questo anno mori Antonio Solario detto lo Zingaro. Stando al De Boni (Biog. degli artisti) , egli studió la pittura anche in Ferrara , lo che sarebbe confermato dal ch. march. Campori, il quale nè suoi Racconti Artistici Italiani (Firenze Mariani 1858 in 12) dice che il Solari qui conobbe il nostro Galasso. 1459. Trovammo del 1449 un Andrea di Gherardo; ed ora trovia mo un M. Gherardo del fu Andrea che potrebbe essere suo figlio , attesa la conservazione di un nome di famiglia , e dell' arte istessa. 1459. M. Folcho fabro per conto ecc. e per luj faziamo bonj a Maestro Gerardo da Vezenza depintore, so creditore ecc. e nel 1470, 3 agosto a M. Gerardo da Vicenza del fu M. Andrea pittore-. Questo Gherardo, assieme al Bongiovanni , dipinse nella Certosa nel 1471 , e cioè cantinelle 800, L. 53. 68: frontespizj cinque con torresini L. 7, 10: un camino L. 1. 10: le cornici col fregio sotto li coppi per pie di 180, L. 9 : corniciotti 20, L. 6. ( Arch. Ducale Estense di Modena dal Giornale Novelli EE del 1458, e Lib. della Fabb. F ). Ebbe un figlio dottore in medicina, il quale gl' intentò lite Die ultimo Jan. 1466. Quia egregius artium et medicine doctor Eganus S' Gerardi pictoris petiit ab ipsis ( dal Magistrato) licentiam agendi contra patrem a quo se separare intendit, ad evitanda scandala etc. ( Arch: Comи nale, lib. 8, N. 6, libro M). Ma non basta; rinveniamo un altro figlio di Gerardo nel pittore Sperindio marito di Violante de' Marchi. Rogito di Ugo Caleffini del 9 luglio 1483 Magister Sperindeus pictor filius Mag. Girardide Vicentia pictoris , civis Ferrarie super via sablonum, fuit contentus in concordia cum Mag. Alipran do tonsore fil. q. Joannis de Marchis cive ferr. recipere in dotem Violantis sororis ipsius M. Aliprandi et uxor dicti Sperindei etc. la somma di lire centoventi , cioè lire 115 in mobili e cinque in denaro. Nė parmi che il Gerardo padre di quest' Andrea possa es sere il Costa, di cui parlai poco fa, perchè questi era ferrarese, e il Gerardo padre di Andrea lo vediamo di patria vicentino. 569 1469. Prima d'ora Cosimo Tura si dava morto nel 1469, quando poi il ch. conte Laderchi scopriva un documento che lo facea vivo nel 1480 : io ne trovo altri che ce lo portano sino al 1482. Si disse che il Duca donasse a Cosimo una casa nel 1462 : ma ora è accer tato che la casa gliela dono , perchè nel rogito 20 luglio 1471 di Bartolomeo Gogo si ha una convenzione fra un Petrocini Domenico ed il Tura per una casa in contracta s. Petri , que confinat cum qua dam domo preclari pictoris Cosimi q. Magistri Dominici del Tura , que domus ipsius Cosimi est illa , quem solebat habitare Capitaneus porte veteris s. Petri quam domum ipse Cosimus dono habuit ab Ill. D. No stro Duce ecc. Nel 1479 egli compra una casa in contrada di Boccaca nale, come agli stessi rogiti, nel 14 ottobre, e vi è detto prestantissi mus omnium pictor Cosimus filius q. Mag. Dominici del Tura civis et hab. Ferrarie ecc., per cui opinerei che anche il padre suo Domenico fosse pittore. Nel dì 8 febbrajo 1480 vi si dice prestantissimo viro Co simo omnium nostri temporis pictore ecc. comprando una casa in via di Ognissanti per L. 150: nel rogito poi del 22 gennajo 1482 si dice Industriosus vir Cosimus pictor f. q. Magistri Dominici ecc. , ed è un rogito di Ugo Caleffini, nell' archivio notarile, con cui prende al ser vigio come lavoratore in un fondo detto Tassarolo un Antonio ecc. Da questo atto si viene ancora a conoscere un suo fratello etiam nomine et vice sui fratris Ioannis etc. Nel 1481 a rogito del Gogo Petrus filius Mag. Amati, aurifex, et Baptista de Vitalibus, suis nominibus propriis et nomine et vice.Mag. Gosmè pictoris infirmi, obtulerunt, et pre sentaverunt M. Tortoleto, qui laborat cum turlo , corium unum unius bovis mortui, quod corium, ut vulgo dicitur, erat bonellum. Et dixerunt et notifi caverunt eidem Mag. Tortoleto , quod corium ipsum erat corium unius sui bovis, quem ipse Gosmus, et Petrus etc. insomma è la pelle di un buè , che era in soccida, e che mori di morte naturale (1). 1465. Quando nacque in questa città nel 1481 Benvenuto Tisi da (1) Si vorrebbe porre in dubbio la patria del Tura, e forse farlo provenire da un luogo così nominato nel territorio Pisano. Io non potrei nè asserirlo, nè negarlo; e solo mi limiterò ad osservare che i biografi lo pongono ferrarese , che di lui și hanno memorie per molti anni , e che in Ferrara stessa ebbe pure un fratello ed acquistò case ecc., come abbiamo veduto. Un Agnolo di Tura ( cioè del paese de nominato Tura ) detto il Grasso fu il continuatore della Cronaca senese dal 1348 al 1484 ( Murat. Rer. Ital. ecc. To. XV ). 570 Garofalo, la sua famiglia era già stata aggregata alla cittadinanza di Ferrara. Domenico figlio di Folco l' ottenne nel 1465, al quale scopo, secondo le leggi allora in corso , furono esaminati i testimonii per comprovare che vivea civiliter, et civilibus moribus, et nunquam se im miscendo operibus rusticalibus ; e delle tre testimonianze basterà ri portarne una , per far vedere la civiltà di detta famiglia. Dicto die ( 30 gennaio 1465 ) Benedictus filius q. Joannis de Imola de contracta S. Leonardi Burgi Ferrarie testis productus ut supra monitus, et juratus etiam pro juramento, dixit et testificatus est vidisse dictum Dominicum stare et habitare in subur biis Ferrarie annis tribus et ultra continuis adiscendo literas, et more civili vivendo, nec unquam se operibus rusticalibus immiscendo. Et se scire quod dictus Dominicus in domo ipsius testis posita in dicta contracta Ş. Leonardi habitat , se teste presente , et omnibus de sua familia. Dicens dictus testis quod dicere audivit a patre ipsius Dominici , quod ipse Dominicus steterat Padue certo tempore pro ibidem adiscendis literis; quanto autem tempore dixit se non recordari ( Nota Quot. offitij xij Sapientum Ferr. Lib. 8 N. 5 pag. 77 retro, Archivio comunale). Si ha pure dalla Ducale investitura che fratelli di Domenico fu rono Giovanni, Lorenzo e Michele , fratelli di Benvenuto furono Lodo vico ed Antonio. La quale investitura, citata nelle note al Baruffaldi , era del 13 febbrajo 1506, e fu una rinnovazione di quella già con cessa a Benvenuto avo del pittore nel 17 novembre 1410 ; e questa fu altra rinnovazione della concessa ad altro Tisi nel 29 luglio 1399. Nel 30 aprile 1514 con istromento di Bartolomeo Codegori un Tomasino Bonafini di Focomorto attesta che i tre fratelli Benvenuto , Lodovico ed Antonio figli del fu Pietro, erano possessori di animali, cioè cavalli, polledri, e castroni. Nell' estimo ducale poi compilato del 1527 veggonsi annotati sotto il di 15 ottobre 1529 Ludovicus, et Benvenutus de Tisiis de Garofalo pro suo extimo L. 4. 9.3 pro toto presenti estimo portato in contracta S. Gulielmi, in qua habitant , vigore deliberationis Comunis ferrariæ rogat. per q. S. Nicolam de Savana Not. anno domini 1493 die 20 Augusti; (la quale deliberazione ora non esiste). Sembra pertanto che Antonio fosse già morto. Nel 1528 a rogito di Nicolò Lavezzoli del di 8 luglio Paolo del Giglio fa testamento, e lascia a Benvenuto una casa Item jure legati reliquit M. Benvenuto filio q. Petri de Tisiis de Garo falo , pictori , domum ipsius testatoris , et in qua ipse testator de præsenti -- 571 stat et habitat, cum omnibus et singulis bonis, et rebus mobilibus , massa ritiis, et pecuniis quæ in ipsa domo tempore mortis ipsius testatoris repe rientur, et hoc in remuneratione benefitiorum habitorum per ipsum testato rem a dicto Mag. Benvenuto. E quindi ci risulta che il nostro pittore avea buon animo ed era beneficente. Sua madre fu Girolama Soriani , e sua moglie fu Caterina di Ambrogio Scoperti sopracchiamato Dalla Grana , già ve dova di Nicolò Besuzzi. E forse portò essa in dote qualche cosa già del primo marito, perchè Benvenuto pagava pure le tasse sotto nome del Besuzzi suddetto, come da istanza nell' Archivio Comunale , fatta di mano del M.º del Conto a nome del pittore Molto Mag. S. Jacomo Trotto dign. Judice di xij Savij del Comun di Ferrara. Supplica a V. S. Maestro Benvegnù da Tisi alias de Garofalo che quella voglia esser contenta di commettere che si faccia Scrittura a debito di Zoan Francesco da Colirago già exattore del Com. de lire cinque m., et a credito delli libri dove esso appare debitore appresso li exattori, et questi per tanti ch' egli pagò a detto Zoanfr. sin dello anno 1544 sotto nome de Nicolò Besuzzo in somma di lire otto m., come appare per ricevuta de di 12 de Zugno 1544 suso un libercolo di detto M. Benvegnù, la quale rice vuta chiama li libri et carte, et non si trova esser sta scritte se non lire tre m. a suo conto et hoc de gratia- Fiat attentis narratis, Jacomo Trot to Facta la Scriptura al M. † † ††† 135. Questa supplica non ha data, ma è certo fra il 1545 ed il 1550, epoca in cui il Trotti fu Giudice de' Savj. Dicesi che Benvenuto si ammogliasse di anni 48, e quindi verso il 1529, per cui non avrebbe potuto avere nel 1531 due figlie monache in san Bernardino, come accennano alcuni de' suoi biografi ; d'altronde non ne fanno parola i suoi testamenti ; dicesi pure che perdesse l'uso di un occhio nel 1531, come da tavoletta votiva, dappresso a grave malattia. Due fu rono i testamenti da lui fatti, l'uno a rogito Schivazappa del 22 gennajo 1533 , dal quale risulta che avea la figlia Antonia nata nel 17 decembre 1530, e la moglie gravida di Pietro nato nel 20 febbrajo del succitato anno 1533 e morto anteriormente al secondo testamento fatto a rogito di Aurelio Roiti nel 29 ottobre 1550; nel qual tempo avea l' altro figlio Girolamo natogli nel 17 agosto 1536-. Questo Girolamo fu letterato e Cancelliere dell' Almo Studio , succedendo a Silvio Nigrisoli nel 1 novembre 1576 ; di lui si trova unavita di Lo dovico Ariosto nella edizione del Furioso del 1584 fregiata delle di -- 572 stinte incisioni di Girolamo Porro; e di lui pure si trovano stampate postume alcune stanze in lode d' una bellissima Gentildonna Ferrarese per nome Diana ( Venezia per Gratioso Perchacino 1588 in 4° p.° ). Vuolsi che mancasse del 1581 , ma per certo del 1585 era morto, e pare fosse l'ultimo del suo ramo, perchè dal libro dell'estimo si ha che venne fatto pagamento per nome de Girolamo de Tissi alias da Garoffalo ecc. per li anni 1582 p. tutto il 1585 per certe terre poste in la villa de Garoffalo quale per la mor te de d. Girol. sono divolute alla Ducal Camera, la quale le tiene et pos-- siede per detto tempo e quindi se la Camera teneva le terre dal 1582 in poi, è da credersi che appunto Girolamo morisse del 1581 (1). Tornando ai due testamenti di Benvenuto, è da sapersi che con temporaneamente al primo , agli stessi rogiti e nello stesso giorno ed anno, fecelo pure sua moglie Caterina , la quale lasciava al mo nastero di san Bernardino due scudi d'oro in oro annualmente amore dei, et pro anima ipsius testatricis figlia; come lasciava che si dovesse fieri et pingi faciendum unum quadrum, seu anchonam cum imagine sancti Lucæ Evangelistæ, seu pictoris pingentis, seu retrahentis imaginem gloriosæ Virginis Mariæ, et illum, seu illud colocari in Ecclesia predicta ( di s. M. in Vado ) in cappella, seu altare, extruenda sen facienda ecc. Il secondo testamento fu fatto dal pittore nel primo anno della totale sua cecità, come dice il Baruffaldi ; ma il notajo, nel mentre disse sanus mente, sensu, corpore, et intellectu, tace affatto della privazione in lui della vista; come non ne facea cenno in altri rogiti di poco anteriori, fra quali uno del 6 aprile 1549, dove lo dicepictor et civis ferr. de cont. S. Petri ( lo che mostra essere stata l' ultima abitazione quella in via di Volta Casotto), e col quale Benvenuto fa un compro messo per una soccida. Ne parlò pure l' annotatore Boschini ; ma non riferendosi alle arti, nè accrescendo luce alle memorie della vita, tralascierò di qui allegare un documento, che d'altronde può leggersi senza nominare alcuna (1) Il suo testamento a rogiti di Antonio Colornio è nell' Archivio Notarile , e porta la data del 21 settembre 1581. Ei fa un legato di L. 300 m. a Peregrina fi glia di M. Antonio Malvezzi pittore, perchè le servano a dote pel matrimonio o per monacazione: lascia usufruttuaria la madre Caterina, e proprietaria lasorellaAntonia. 11.Malvezzi fu testimonio a questo atto di ultima volontà del Tisi. -- 573 nell' archivio notarile, od anche nella Biblioteca comunale, dove ne ho depositata una copia da me fatta sull' originale. Fu stipulato l'atto dal notajo Aurelio Roiti nel 29 ottobre dell' anno 1550, come già si disse. Un piccolo brano genealogico ricavato dai preindicati documenti risulterebbe come segue Folco ! Domenico 1 Tisio (1) Ν. Ν. Benvenuto 1 Pietro 1 Lodovico Antonio Benvenuto pitt. NN. fem.? Giovanni Lorenzo Michele Girolamo Antonia Pietro Girolamo 1474. Guglielmo da Pavia detto il Compare. A rogito di Ugo Ca leffini del 29 marzo, stipulato Venetiis in domo Illmi D. Herculis Du cis Ferrarie ( ed ecco perchè stipulava in Venezia un notajo ferrarese, e quel rogito sta nel nostro archivio notarile), in quadam camera ipsius domus in solario picta, presenti come testimoni quasi tutti fer raresi e commissarii ducali spectabilis vir Bonvicinus a Chartis Civis Ferrarie, Ducalis Factor generalis, filius q. Romani, donavit discreto viro Gulielmo de Papia filio quondam...... cognominato el Compare, civi et pictori ferrariensi, de contracta sancti Lucæ ultra padum civitatis Ferrariæ, nec non factori ipsius Bonvicini, ibidem pre senti, modia viginti terreni ex terreno valli ( cioè vallis ) Sanctæ Justinæ Policini Rodigii, ser Bonvicino donato a Dno Illmo Duce Ferrariæ etc. Nell' istromento non parla della causa impellente a tale donazione. 1472. Le note al Baruffaldi portano del 1473 un Giovanni Bran dini, cosi accennato ivi per errore, dovendo dire GiovanniBianchini, e del 1533 un Francesco di Trulli; mentre poi un Giovanni Trullo è (1) Una Chiara de' Tisi alias da Garofato figlia di Alberto e moglie di Anto nio Isnardi fece il suo testamento nel 19 agosto 1560 a rogito di Girolamo Bon signore (Archivio Notarile ); ma non si può rilevare se e quale vi fosse affinita con questa famiglia del pittore. 574-- citato in dette note, e dall'ab. Cesare Cittadella nel suo Catalogo dei pittori ( to. II , pag. 203 ). Che vi sia stato il Bianchini , l'abbiamo dai registri comunali, in cui vi sono partite di pagamenti per lavori in genere del 1472 e del 1473 Marti a di X de novembre: A M. Zoane Bianchino depintore lire dese sette soldi tredexe dinari dui m. et quisti per le mane de pierino Pocha terra in loco de Rainaldo suo padre massaro de San Roman. Questo Rinaldo vedesi ch' era il padre del Pocaterra. Che poi vi sia stato un Giovanni Trullo, l' abbiamo pure dall' archivio comunale per una partita del 1473, non che pel seguente atto Illm. et Exme Dux Suplicat humiliter ejusdem servitor fidelis Joannes Trullus pictor quali ter celsitudo vestra dignetur de sua solita liberalitate eidem suplicanti donare libere piardam Villenove Denorij in Pado, longitudinis perticarum sexaginta, incipiendo a Froldo Villenove et eundo inferius , ut in ea possit tenere et possidere unum suum molendinum pro se et heredibus suis in perpetuum, ac ea uti et frui ut etc. consideratis, referat Iudex sapientum ferr., singulis prospectis et Siverius de Siveriis 25 Junij 1481. Visa suplicatione Joanis Trully pictoris, Ill. D. Dux concedit etc. La quale piarda poi, con rogito di Nicolò Zoja del 12 aprile 1485, Mag. Johanes Trullus pictor fil. q. Mag. Antonii pictoris della contra di s. Romano la concede in affitto a Guglielmo e Cristoforo figli di Ange lo Murari di Albarea; ed era di lunghezza pertiche sessanta, quæ fuit sibi locatori donata per Illm. D. N. Ducem Ferrariæ etc. Ora ve dremo come Giovanni Bianchini e Giovanni Trullo non sieno che una sola persona. Con rogito 10 febbraio 1485 di Bartolomeo Silvestri , Giovanni Riccoboni chioldarolo contratta col Maestro Giovanni Bian chini alias detto Trullo , pittore , figlio del fu M. Antonio cittadino ferrarese della parocchia di san Romano. E coi due cognomi si chia mava pure il detto Antonio padre di Giovanni , dacchè agli stessi rogiti nel 23 giugno dell' anno medesimo Giovanni da Modena bocca laro del fu Alessandro Bollandi accetta la dote di sua moglie Seba stiana figlia del fu M. Antonio Bianchini alias del Trullo. Cosi pure con un rogito di Bartolomeo Codegori del 18 settembre 1503 Giaco mo , Lodovico e Francesco fratelli , e figli q.m Johanis Bianchini alias de Trullis pictoris, minores annis 25, et majores 14 , e la loro madre -- 575 Antonia figlia del fu M. Domenico Baroni di Comacchio, stipulano un contratto d' uso ecc. Dunque del 1503 Giovanni era morto ; e frat tanto abbiamo la figliuolanza , fra cui il Francesco portato al 1533 nelle note stesse del Baruffaldi, al qual Francesco nasce nel 10 ago sto di quell' anno il figlio Alfonso-Fellegrino, e nel 29 decembre 1536 l' altro figliuolo Lodovico-Girolamo. In altro rogito del Codegori li due cognomi sono inversamente, cioè M.º Gio. Trulli alias dei Rian chini. Provato così che que' due furono una stessa persona, ne trarrò il seguente brano di albero M. Antonio Bianchini alias Trullo pittore M. Giovanni pittore Giacomo Francesco pittore Lodovico Alfonso-Pellegrino Lodovico-Girolamo 1473. Vuolsi che Galasso Galassi antico nostro pittore sia morto verso la metà del secolo XV. Nella Pinacoteca abbiamo una piccola tavola portante la marca + GGal pari delle altre sue pitture di Bologna ; lo che proverebbe essere stato veramente Galassi di nome, e di cognome. In un testamento di Francesco Vendeghini del 25 aprile del sopradetto anno 1473 del notaro Giovanni Castelli è notato come testimonio un Andreas de Galassio filius q. Magistri Galassij civis ferr. de contracta S. Romani. Avendo la qualifica di Magister , potrebbesi sospettare che fosse il pittore. 1473. Ricorderò un Bonzoane o Bongiovanni pittore, che del 1473 fece la tavola dei dodici Apostoli per la Cattedrale , tassata poi da M. Gherardo, e da M. Antonio da Venezia. 1473. A M. Bonzhoane depintore Lire 50 m. per resto de L. 90, che monta la depinctura in tutto della tavola di xij Apostoli sita in Vescoado , et il sopracielo facto a dita tavola el quale anche soplisse per edifitio del ' Organo. Le quali L. 90 sono sta tassade per M. Girardo depintore et M. Antonio da Vinexia depintore, electi per el mag. Antonio Sandeo ecc. -- 576 Quale sarà il vero cognome di costui ? trattandosi di un pittore , ch' eseguiva un lavoro interessante per una Chiesa matrice , vi sa rebbe il prezzo dell' opera di occuparsene. L'abate Cittadella nomina questo Artista quale autore appunto di quel quadro : e nelle note al Baruffaldi si cita un Bongiovanni ed un Dns Jacobus Benzonus filius q. Bonjoanis pictoris. Comincierò dal dire come potrebb'esservi errore in questa ultima leggenda , e si dovesse dire D. Jacobus Bonzoanis filius q. Bonjoanis etc. e ciò concesso, sparirebbe il Benzoni, e rimar rebbe il Jacobus Bonzoanis figlio di Bongiovanni pittore. Infatti nel rogito di Ugo Caleffini del 17 giugno 1475 si dice-- Confessio et absolutio Baldassaris fornasarii preconis a Gabriele Bonjoannis Gabrielis. Gabriel pictor civis ferr. filius Bonjoannis Jeminiani Gabrielis de cont. S. Marie de Bucho, etiam procuratorio nomine dicti Bonjoanis sui patris etc. Oltre a Gabriele, ebbe a figli Girolamo (1), Jacobo e Ber nardino tappezziere e pittore, detto Bernardino dalla Tapezzeria. A buon conto noi troviamo il Giacobo figlio di Bongiovanni pittore, cui si sa rebbe dato il cognome di Benzoni. Che Bongiovanni avesse questi figli, risulta da rogito di Andrea Succi 24 settembre 1498, dal quale pure si rileva che già era morto, ed anzi era già defunto anche nel 1488, come da altro stipulato di Bartolomeo Codegori del 5 maggio di detto anno. Che Bernardino fosse pittore, e tappezziere, l' abbiamo da questo istesso atto che ci dice : contratto di M. Bernardino del 0 fu Bongiovanni, pictoris et tapezerij Illm. D. N. Ducis, et civis Ferrariæ de contracta S. M. de Bucho. Fu marito a Veronica di Matteo Pessoni già vedova di Francesco del fu Biagio Verati, e lascio figli che fu rono Agostino e Lorenzo, eredi della loro madre nel 1528, come da rogito di Alessandro Pigna del 21 maggio. Agostino è anche nomi nato col fratello Lorenzo in un atto del 1532. Il Gabriele pittore poi ebbe pure un figlio di nome Bongiovanni. Io sospetto che il vero co gnome sia stato de' Gabrieli, non solo per aver trovato nel detto ro gito 1475 filius Bonjoannis Jeminiani Gabrielis, perchè qui si potrebbe stare nell' incertezza fra il Jeminiani ed il Gabrielis quale dei due fosse il nome paterno, quale il cognome, ma più ancora particolar (1) Non può confondersi col Hieronymo Bonzanni del 1575 , che accennai al I art. Cattedrale (Alcuni oggetti di Belle Arti), nella prima parte di questo libro pag. 54, e che nel 1 febbrajo 1577 è pagato dal sagrestano di L. 15 per haver dorato li candelloti deli Ilim. et Revm. Can. con le loro armi. Forse fu della stessa famiglia, dove il Bouzanni sia il cognome del padre. -- 577 mente perchè da altro rogito di Bartolomeo Codegori del 17 decem bre 1495 abbiamo ; Egregia Dna Auveronica ( Veronica ) filia Mag. Mathei Pessoni , uxor ex primo matrimonio Francisci q. Biaxii Verati, et nunc uxor Mag. Bernardini filii q. Bonjohanis pictoris de Gabriele, tapezerij III. D. Ducis etc.-(e cosi da altro atto)- Egregius vir Mag. Bernardinus f. q. Bonjohanis pictoris de Gabriele tapezerius Dn. N. Ducis, (confessando la dote di Veronica sua moglie). E sempre più mi confermo in questo sospetto, in quanto che nel rogito di Mengo Dall'Armi del 12 luglio 1465 si dice cum Magistro Bonjoanne hieminiani pictore, cioè figlio di Geminiano, dacchè in quel l' epoca raramente si terminavano in latino i cognomi colla i. Ma cresce forza al mio argomento un altro rogito di Giovanni Agolanti del 6 luglio 1451 , che ci dà Mag. Bonjoannes pictor filius Mag. Je miniani pelipari; lo che non ci lascia più alcun dubbio sulla pater nità di Bongiovanni. A lui poi non vediamo dato cognome, nè ciò fa caso, perchè era costume quasi generale. Nè fa obice l' avere io ve duta una nota di fatture firmata da Bernardino de Bonzoane tapez ziere, perchè appunto era pur costume di firmare più spesso coll'ag giunta del nome paterno, che col proprio cognome. Vi fu per altro un Gabriele di Bongiovanni pittore , che per l'epoca non può essere il già nominato, essendo morto nel 1570. Geminiano Gabrieli Bongiovanni pittore Gabriele pittore (1) Giacomo Bernardino pitt. e tappezziere Girolamo 1 Agostino poi Fr. Nicolò Lorenzo Oltre ad un Gabriele juniore, pittore, se pur fu di questa famiglia! Ora tornando al vecchio Bongiovanni , che anche in altro rogito di Gio. M. Pelliparj del 29decembre 1476 trovo esser detto filius q. Jeminiani Gabrielis ( e fa mandato in Magistrum Gabrielem pictorem (1) A la spesa extraord. a di dito (30 Genn.) lire doe m. et per loj a M. Cabrielo di Bonzoane depintore, e questo per sua mercede de haver fatto uno disegno dove retrato il paese e corso dele aque lo quale e apreso lo Ill. S. Iudixe de Savij qualle a fatto fare S. Signoria per esser più instruitto del paese a be neficio e utile del ditto comun. -- 578 ejus filium ), egli è quel desso che trovammo a dipingere nella Chiesa di san Giacomo (pag. 30), ed era detto Bonjoannes Hieminiano, forse per errore, dovendo dire Hieminiani, cioè figlio di Geminiano. Costui nel 1467, con rogito di Gio. Pasetti (Archivio notarile) del 3 aprile, assume di dipingere la soffitta della camera detta degli stucchi nel Palazzo di Schifanoja. Lo che venne da me ommesso nel parlare di detto fabbricato ( pag. 337 ) , perché non ancora mi era venuto sot t'occhio il relativo documento. Interessantissimo è questo, perchè viene a stabilire che del 1467 era tuttora incompiuto il piano superiore , che io dissi terminato del 1471. 1367 ecc.- Magister Bonjoanes filius M. Jeminiani pictor de cont. S. M. de Bucho, obligando se et sua bona presentia et futura per se et suos heredes, promisit spectabilibus viris Bartol. a Carris et Gabriele de Macro stipulantibus et recipientibus nomine et vice Ill. D. N. Ducis, pingere suffi ctatum canere superioris, annotatum , faciendum et fabricandum de relevo per Dominicum de Parisio de Padua omnibus suis expensis, ponendo in di picturis fiendis ibi in dicta camera collores bonos et sufficientes, et tantum aurum quantum capit eterit dimidium totius dicti laborerj, arbitrio boni viri, et ponendo bonos collores sufficientes de azurino de Alemania secundum demonstrationem factam per eum, et promisit facere dictum laborerium de tempore in tempore secundum quod expediverit et fabricabit dictus M. Do minicus, et hoc pro pretio et nomine pretii solidorum 34 pro quolibet pede quadro mensurando pro quotiescumque fuerit expeditum , quod pretium M. Petrus ab Ordinibus ( Benvenuti) Murator ecc. ecc. 14..... Dopo la metà del secolo XV vivea un Oliviero da san Gio vanni pittore , e ne fanno parola l'abate Cittadella e l' annotatore del Baruffaldi (1). Poi nelle note istesse vien nominato un Valerio da san Giovanni morto nel 1591, ed un Oliviero pittore , che nel 1576 dipinse una camera al cantore musico ducale Giusberto Batenborck de Bolduch , ossia Bois-le-duch , da cui la famiglia Bolducchi ora e stinta, portandone il cognome l'altra degli Azzolini. Qui pure io penso che il Valerio da san Giovanni, di cui segna la morte il pub blico Necrologio nel 1591, non sia che Oliviero sopraccitato, ben in teso il juniore, giacchè è indubitato che ve ne furono due. Chi nòn (1) Qui dirò una volta per sempre che lenote,e le giudiziose aggiunte all'opera stampata postuma del Baruffaldi seniore sui pittori ferraresi , sono del fu Giuseppe Boschini mio carissimo amico e cugino, distinto archeologo ed intelligente di B. Arti. Era dovere di non defraudarlo di questa notizia, che do ad onorata sua memoria. -- 579 sa quanti spropositi hanno scritto sul libro delle Bollette (Necrologio) taluni de' Notai, cui spettava per turno di tenere quel Registro, vada ad esaminarlo e si persuaderà ben tosto della somma probabilità di equivoci. Un Oliviero da san Giovanni vivea nel 14 novembre 1564, in cui tenne al s. Fontedi S. M. in Vado un figliuolo a Francesco Manini ; ed un Oliviero pittore l'abbiamo dalla nota autografa del citato cantor ducale Batenborck , da me stesso veduta, e da altro originale documento presso di me Li 19 April 1584. Mag. V. Vincenzo Rugieri saratte contento pagar livre dodici a M. Oliviero depintore et questi per l'ultimo pagamento di tutto quello che ha auto a far cum noi L. 12. Orsina Sacrati de Rossetti. Ed ecco la probabilità che l' Oliviero da san Giovanni padrino sia lo stesso che il pittore, come io ritengo. E siccome è difficile che nello stesso tempo vi fossero tanto Oliviero , che Valerio , ambi da san Giovanni ( sia poi cognome o patria), e d'altronde di Oliviero ossia sotto nome di Oliviero il Necrologio non ci segna più la morte, cosi bisogna dedurne a risultanza delle premesse cose che due fu rono gli Olivieri da san Giovanni in due secoli diversi, e che non vi sia stato il Valerio. 1483. Nominai a pag. 215 un Bartolomeo dicto Reverentia depin tore pagato già nel 1473 per alcuni lavori. Ora sembra che il suo cognome fosse Palazzi o Palagi , dacchè in un rogito del 5 giugno (1483) di Anton Maria Fiessi vi è detto fra i debitori di un Bailardi sellajo- Magister Bartholomeus a Palatio pictor nuncupatus Reveren tia per L. 29 e s. 12. 1509. Romano de Bonacossi, che talvolta si trova scritto de' Bona cursis, ebbe un figlio pure pittore di nome Angelo , come da rogito 20 Ottobre 1509 di Andrea Succi , al quale fu testimonio. Era il te stamento di Elena figlia di Giovanni Arquado. M. Angelus filius Mag. Romani de Bonacursis pictor , de contracta S. Petri. Quindi abbiamo una certezza di questo suo figlio , e dell'arte del padre da lui se guitata ; come altresi abbiamo altra certezza , o quasi certezza che Romano era vivente anche del 1509. E dissi quasi certezza, pel caso che fosse stato dimenticato il quondam, cosa non tanto facile ad acca dere. Io avea detto nelle mie Memorie sul Tempio di san Francesco che la epigrafe sul sepolcro di Romano in detta Chiesasembravadel finire del secolo XV, lo che non toglie che queste stesse forme non -- 580 possano essere del 1509 : come dissi anche Vorrebbesi esser egli padre di quell'Angelo il quale ha dipinto ecc. (pag. 54) —; e quindi, lo ripeto , vediamo rettificati due punti relativi al vecchio dipintore summentovato (1). 1473. Bartolomeo dicto Bonaventura depintore apparisce da una partita di pagamento nei Registri-Giornali del comunale Archivio. 1473. Vedemmo un Andrea di Gherardo, un Gherardo di Andrea figlio del precedentė, ed un Sperindio figlio di Gherardo, tutti pittori detti da Vicenza e cittadini ferraresi. Ora potremo dire che il detto Sperindio fosse la stessa persona di Sperindio da Mantova pittore , che lavorò nel 1473 per le feste per Eleonora d' Aragona sposa ad Erco le I d' Este ? Debbo dichiarare che furono due affatto diversi pittori. Ed infatti , quello era figlio di Gherardo e di patria vicentino ; questi era figlio di Nicolò ed era di patria mantovano. Egli è quel desso ch' ebbe pure un figlio, il quale sino dal 1452 avea sposata Giovanna del fu Nob. Alberto Montecatino, come si ha da rogito di Nicolò Bru gia del 1454, in cui Giovanna è detta ejus Sperandei nurus. Un Ni colò Sperandio da Mantova pittore trovavasi allibrato nell'Estimo dei Borghi del 1494 per unum caxale ortivum in burgo Mizzani, sul qua le , con rogito di Bartolomeo Codegori del 12 febbraio 1489, accor dava per lavoratori i fratelli Cremonesi. Possedeva pure Nicolò pittore una casa in Ferrara , e concesse che vi venisse collocata una bec cheria, mediante rescritto ducale. Chi potrà ora dubitare che questo Nicolò Sperandio pittore del 1489 e 1494 non sia il figlio di Speran dio figlio di altro Nicolò già morto nel 1454 come vedemmo ? forse lo Sperandio figlio di Nicolò ( seniore ) è quel celebre coniatore di medaglie, che qui visse ed operò lungamente, e lo Sperandio (juniore) che dipingeva del 1473 è suo figlio Nicoló, in cui venne conservato il nome dell' avo! (2). (1) Da ulteriore documento vengo a scoprire che del 1515 Romano era decesso. Un rogito di Alessandro Benasciuto del 17 aprile 1515 (Arch. Notarile ) dice come un Biagio del fu Nane dall' Oro liberavit providum virum Mag. Anzolum filium et heredem q. Romani, pictorem , da ciò che potrebbe pretendere in causa di dote della fu Lucia di lui sorella, cioè di detto Biagio. Non vi si dice il cognome di Bo nacossi , ma è bastantemente chiaro trattarsi di lui e di Angelo suo figlio , che ora quindi sappiamo essere stato marito di detta Lucia dall' Oro. (2) Dal 1425 al 1456 fu qui notajo esercente un Sperandio de Sperandei da Mantova figlio del fu Nicolò; lo che appoggia il dubbio a me sorto che Sperandio fosse pure il cognomedeipittori. Un Pietro del fu Rodolfo Sperandei vivea nel 1455. -- 581 1473. Francesco de Cecilia (forse Sicilia ) cavalendere ( cavallaro ) de V. Excellentia nara como a dì passati quella gratia concesse el poter fare una posta da becaria da omnisanti in casa di Nicolò de Sperandio da Man tova, dela quale lui ne havea ogni anno L. 150. (Arch.com. lib. 7 n. 10 libro + A + Commissioni ducali ). E quindi vediamo che, dopo essere stato annotato più volte Ni colaus pictor , in questa istanza si chiama Nicolò de Sperandio da Mantova. Nicolò ebbe una figlia di nome Malgarita , la quale fece testamento nel 1528. 1500. Ma un altro Sperindio pittore visse pure appresso ai succi tati. E parmi non possa confondersi coi precedenti, perchè sappiamo per certo che questi era figlio di Giovanni e portava il cognome de Campo. Ciò risulta da un rogito 3 luglio di Girolamo Novello (Arch. notarile ), col quale atto riceve 200 lire ad mercationem dal causidico Leonardo Novello. Ivi si dice : contentus confessus, et bene in concordia cum magistro Sperindeo de Campo pictore filio q. Joanis civis Ferrariæ, de contracta S. Nicolaj, presentis, stipulantis etc. 1474. Oscure sin qui furono le memorie di un valente pittore e coniator di medaglie quale si fu Baldassare Estense. La iscrizione che nel ritratto di Tito Strozzi fatto nel 1499 volevasi interpretare, essendo corrosa, ann. 36, il ch. Laderchi la interpretò per 56, appoggiando la interpretazione sull' epoca delle ben note medaglie di Baldassare, che sono del 1472; giacchè, se avesse contati soli anni 36 nel 1499, sarebbe nato del 1463, e non avrebbe potuto operare di soli nove anni le meda glie suddette. Giustissimo riflesso, ed io non potrei che convenirne, come convengo nella di lui opinione che fosse un bastardo di casa d'Este. Infatti nei molti rogiti per lui stipulati e da me veduti giammai vi ho trovato accennata la sua paternità, sebbene sia cosa essenziale in un istromento. In quello di Ugo Caleffini del 13 luglio 1474 la Mag. Dna Grana de Zovinis filia Dominici, uxor Antonii Ferotij affitta com mendabili et prestanti viro Magistro Baldassari de Esto pictori, commo ranti in castro novo civitatis Ferrariæ, presenti, stipulanti etc. un casale, con mezza casa, brollo, forno ed alcune staja di terreno. E nell' al tro rogito del 12 marzo 1475 dello stesso notajo si conferma l' af fitto ; e qui si dice non Baldassari de Esto , ma Baldassari Estensi. E si nota che in Castro novo vuol dire in Castello, e quindi abitava nella residenza del Duca. E cosi pure osservo: se stipulava del 1474, ed era già chiamato commendabile e prestante uomo e Maestro di 37. -- 582 pittura , non avrebbe potuto dirsi tuttociò di lui se fosse nato del 1463, e quindi nella età di undici anni. Avea egli già fatto testamento in Reggio, ed altro ne fece in Ferrara cogli atti del medesimo Ugo Caleffini nel 2 decembre del 1500; e dovea essere sano anche di corpo , perchè fatto nella sagristia di S. M. de' Servi. Qui pure manca la paternità del testatore. Lasciò tre femmine maritate ed un maschio, ed ecco altra prova dell' aggiustatezza del suindicato riflesso del conte Laderchi. Se avea tre figlie maritate nel 1500 , per lo me no la maggiore contar dovea l'età di circa venticinque anni, e dan done a lui non solo altrettanti, ma pur venti soltanto, non si rimon terebbe al 1455 ? e quindi ad otto anni prima del 1463 ? Eppure non avrebbe contato che 17 anni quando coniò le medaglie ! cosa ben difficile a credersi : ma, tolta la cifra di 36, e dovendo leggersi 56, ne viene ch' ei fece l' ultimo testamento di 57 anni, che nacque circa il 1443 , e che operò le medaglie di 29 anni circa. Darò l' estratto del testamento- Magister Balthassar Estensis pictor, et Ca pitaneus Castri Thedaldi in Civitate Ferrariæ-" si lascia sepolto in san Domenico, con cento messe ed una persona che vada a san Lo renzo nella città ove morirà: lascia lire 100 d'oro alla propria mo glie Giovanna del fu Mag. Guido Savina di Fogliano nel reggiano, et omnes suos pannos lineos, laneos, aureos, sericos, tessutos, velos, anulos, et omnia alia sua jocalia , et ornamenta cujuscumque conditionis. Sue figlie furono Antonia moglie di Giovanni Rascazzi di Reggio , Bianca Maria moglie di Nicolò Bianchi di Reggio, e Cassandra moglie di To maso Patiero di Reggio: lascia ad esse i beni materni, quos tenet in civitate Cumarum ( Como ) in Lombardia, e suo distretto ; erede uni versale lascia la detta Giovanna sua seconda moglie, e dopo la morte di lei Nicolò-Alfonso di lui figlio naturale e legittimato , nunc an norum tresdecim. Dalle premesse cose rilevasi che non era più abi tante in Castello , ma capitano di Castel Tedaldo , uno dei punti principali della città ; che era fornito di ricchezze; che i suoi beni erano sul reggiano ; che ebbe due mogli , e che il maschio fu il legittimo , e non partecipò dei beni materni con le femmine. Agli stessi rogiti e nello stesso giorno , la sua seconda moglie Giovanna fece pure il suo testamento, lasciando erede universale il proprio ma rito, e poscia il figlio di lui naturale Nicolò-Alfonso. Forse che era figlio pure di lei ! Nel 1499 Baldassare avea fatto un mandato di procura, per certi suoi affari, nella persona di Bartolomeo suo gar -- 583 zone, figlio del fu Jacopo Bennati di Parma. Probabilmente fu pittore anch'esso , perchè allora gli scolari de' pittori si chiamavano anche garzoni ; ed inoltre dovea Jacopo essere maggiorenne se potè assu mere una procura. Tutte le circostanze poi di avere molti beni , di abitare in Castello, di essere capitano ecc., e quella in particolare di trovarsi costantemente omessa la paternità, mi confermano nell' opi nione ch' ei fosse un bastardo di Casa d' Este. 1479. Nelle note al Baruffaldi, seguendosi l' ab. Cittadella ( Cata logo, to. IV, pag. 310), nominasi un Ercole Roberti della contrada di s. Croce. Ecco un documento che riguarda lui ed un fratello. Con rogito del 5 febbrajo (non ricordo se dell' Isnardi, o di Gio. Palmieri ) M. Hercules filius q. Mag. Antonii de Robertis , pictor , civis Ferrarie de contracta S. Crucis , e suo fratello Polidoro fanno società con Gio vanni figlio di Giuliano da Piacenza, il quale promette di lavorare in arte et exercitio concutiendi aurum et argentum pro pictoribus, mentre li due fratelli Roberti vi concorrono col prestare a metà la bottega , col somministrare gli utensili necessarii e col mantenere il capitale di oro e di argento a metà : il lucro sarebbe diviso per metà ai fratelli suddetti , e per metà a Giovanni da Piacenza. È noto che i pittori sino al secolo XVII indoravano anche le cornici e quant'altro era aderente alle loro pitture ( vedasi poi al 1495 ). 1485. Oltre alla preparazione dell'oro e dell' argento pei pittori , vi era pure lo smercio particolare dell' azzurro oltramarino ed altri colori. Con rogito del 24 novembre del notaro Nicolò Zoja M. Giro lamo pittore del fu M. Antonio da pittore della contrà di S. M. di Bocche prende a mutuo una somma da Bona del fu Roberto de Gajeri , causa mercandi et negociandi coloris azurri ultramarini , et quamplurium aliorum et diversorum colorum , facienda (sic) et exer cenda per ipsum Hieronymum in civitate ferrarie et ejus burgis, ad di midium lucri (1); e il dott. Lodovico Pacchiarino rettore e governatore dell' Ospedale di s. Anna gli fa garanzia , mentre poi con successivo istromento dello stesso giorno il pittore suddetto obbliga al fidejus sore una casa. Chi erano questi due pittori ? la lacuna lasciata nel rogito relativamente alla patria del padre lo farebbe ritenere non fer rarese, mentre poi un Antonio da Padova pittore fu padre del Titoli (1) Vedemmo già come il Nicolucci speziale alla Pigna nel secolo XVI fosse il solo che sapesse comporre l'azzurro oltramarino ( pag. 405 ). 584 vio pittore, che gia conosciamo, e del quale l'ultima memoria da me trovata è del 1473. Sarebbe Girolamo un fratello di Titolivio? 1479. Di Gabriele Bonaccioli parlai all' articolo Feste nella prima parte , osservando come fu quel desso ch' era mastro del conto del Comune; e ne parlai pure all' articolo Chiese, S. M. del Salice. Questo pittore non solo vivea del 1486, come dice il Baruffaldi, e del 1505 come alle note ed aggiunte al medesimo , ma ben anche nel 1522 come vedemmo al succitato articolo Feste; ma ciò ch'è ben mirabile, quantunque indubitato , si è che del 1479 era già pittore, come da rogito di Luca Isnardi del 2 febbrajo al quale serve a testimonio-presentibus et rogatis Gabriele filio q. Bonaventure Bonazoli pictore cive ferr. de contracta policini S. Antonii (1)-, mentre poi del 1533 era già morto, come da altro rogito del 29 marzo del notajo Coltel lini, in cui Girolamo è detto del fu Gabriele. 1533. Suo figlio Girolamo chiamato Cabriletto o Gabrieletto, come lo era il padre suo , seguitò l'arte paterna , cioè della pittura. Nel 1533 dipinse l'esterno del locale ad uso di munizione , ossia magaz zino del Comune, presso san Benedetto, come da partita 9 decembre: Spexa de la munitione nova de questo Comune de Ferrara apresso la Chiesa de san Benedetto de dare a dì dito lire dodexe , soldi decesepte m. le quale se fano bone per la dicta a M. hieronymo bonaciolo pictore , per havere depinto a dì passati , de fuora via de la dicta munitione prima uno frizo depinto de più coluri lungo in tutto piedi cento trentaotto , et largo piedi due e mezzo a soldi uno e denari sei m. il pede corrente, che monta lire diece soldi septe m. Et tre arme, una Ducale in mezzo,soldi vinte m., et doe altre una da uno lato che è del dicto comune , et l'altra del mag. Judice dè xij Savij a soldi quadere ( quattro ) m. l'una. Lavorò negli archi trionfali tanto per la venuta del pontefice Pao lo III in Ferrara nel 1543 , quanto per la creazione di Alfonso II a nostro duca nel 1559 1545. A. M° Heronymo bonazolo alias Cabrileto , e compagni dipinturi, per havere dipinto li archi se fatti sulla giara, et per haver dipinto la porta del ponte de San Zorzo dal lato de dentro verso la terra (cioè la città). It. A Mistro Jeronimo bonazolo alias Cabrileto per haver fato arme papal (1) Bonaventura, padre del pittore Gabriele, fu figlio di M. Bonaccioli Maran gone, come dal suo testamento del 1467 a rogito di Bartolomeo Sprocano ; col quale atto lasciò erede usufruttuaria la moglie Agnese , proprietarj i figli Gabriele , Tom maso e Romano ( Arch. Notarile ). -- 585 de carta N. duxeto ( 200 ) otantatrè ecc., et per haver fato una altra Arma dorata facta in tella dorata ecc, ( Arch. Com. Lib. 18 N. 45 ). 1559. Vui Francesco di Mantuani fati dare et pagare soldi quaranta a M. Girolamo Chabrileto pitore, e quisti ecc. per lavori fatti agli ar chi per Alfonso II d' Este. Girolamo ebbe cinque figlie, due delle quali furono Margarita e Ginevra, tutte figlie di Taddea......, come dal testamento da lui fatto a rogito di Antonio Silvestri del 16 giu gno 1566 , ovvero 1567 , e tutto ciò vien detto nelle note al Baruf faldi. Aggiungerò io che le altre tre figlie furono Angela , Cascia e Teofila professa in san Vito ; che Margarita sposò un Morandi ; e che il soprannome di Cabriletto o Cabriletti fu dato persino alle femmine della famiglia , come in un rogito 20 gennaio 1592 , ove Girolamo Bassi mercante di tele confessa la dote avuta da Lucrezia Morandi figlia di Margarita Bonazzoli alias Cabriletti figlia del pittore Girolamo. 1487. Fino e Bernardino fratelli Marsigli da Verona, cittadini fer raresi, figli del fu Domenico. Lungamente ho parlato di loro nel mio libro Storia patria , Documenti ed Illustrazioni ecc. Siccome in una lettera ducale del 12 febbraio 1498 sta scritto 0 in nostro nome debi vender ad M. Fino et Bernardino fratelli de Fino depinturi ecc., cosi si dedusse che vi fossero questi due pittori nel tempo stesso che viveano li due Marsigli dello stesso nome e dell' arte stessa. Tale improbabile combinazione però mi pose in grave sospetto che sia corso errore in detta lettera ducale , ove invece di fratelli de Fino dovesse dire fratello de Fino; tanto più che di pittori Fini nessun biografo ebbe a parlare. Non pertanto conclusi non potersi ragione volmente negare la loro esistenza , quando non venisse constatata la loro identità coi Marsigli. E il ch. Ricci , nella sua Storia dell' ar chitettura , corse più innanzi e volle stabilire che vi sieno effettiva mente stati gli uni e gli altri, e quindi quattro pittori anzichè due. Ma ora io debbo ricredermi affatto, e ritenere appunto che allo scri ba ducale sfuggisse (cosa ben facile) fratelli invece di fratello, e che per sostenere quell' errore non si debba negare la luce che spandono tutti gli altri documenti ed osservazioni. E ben forte si è quella di non vederli, o non averli veduti mai nominati da veruno ; indi la impro babilità di combinare che nello stesso tempo vi sieno altri due fratelli cogli stessi nomi , della stessa arte e della stessa paternità , e tutti quattro impiegati nello stesso tempo e negli stessi lavori. Nè lieve si è il riflesso di vedere che se in quella lettera ducale si dice a -- 586 M. Fino et Bernardino fratelli de Fino , nell' altra del di 8 agosto 1495 si era detto più precisamente Nuj havemo venduto a M. Fino et Bernardino fratelli de Verona depintori , per cui è forza ritenere che qui per certo si parla dei Marsigli. Nè mai alcun documento mi si è presentato fra tanti da me veduti, specialmente fra i Libri Gior nali del Comune e fra le partite relative alle nuove mura , cui ap punto si riferiscono i documenti citati nel suddetto mio opuscolo. 1 Invece molti ebbi a trovarne riguardanti i Marsigli 1487. Spexa extraordinaria lire sei soldi tredexe p. lej aM. Fino depin tore per sua merzede de havere depinto 200 banderole p. la ritornata de lo Illm. S. Nostro. Nel 1488 a rogito di Obizzo Arquado si trova il 20 decembre Ordinatio ad primam tonsuram dni Baldassaris filii Magistri Bernardini pictoris de Verona civis ferrariensis. Bartolomeo della Rovere vescovo di Ferrara , nella cappelletta del suo palazzo, ordina egregium et discretum adolescentem Baldassarem filium Magistri Bernardini pictoris de Verona , civem ferrariensem etc: che se qui non vediamo il cognome, lo troviamo nell' altro rogito del 19dicembre 1489 Ordinatio ad quatuor minores ordines Båldassaris filii Magistri Bernardini Marsilij pictoris etc........ Ordinat egregium adolescentem Baldassarem filium M. Bernardini Marsilij pictoris civis ferrariensis etc. ! Net 17 aprile del 1510 vengono a convenzione per una parte Ber nardino del fu Domenico Marsili pittore e cittadino di Ferrara , della contrada di san Pietro , e dall' altra Jacobo e Sigismondo figli del fu M. Fino Marsilij già fratello di detto Bernardino, adulti ecc. Vedemmo parlando dell' Oratorio di S. Maria del Salice detto della Schiappa che Fino anche nel 19 decembre 1505 era già morto. Pare poi che Bernardino morisse nel 1527, mentre nell' Estimo di detto anno al Catasto BB pag. 51 era scritto Mag. Bernardinus de Marsiliis pictor ; non gravetur quia defunctus. Abitava in via di san Salvatore , e pos sedeva altra casa da san Guglielmo. Marsigli Domenico da Verona Fino pittore Jacobo Sigismondo Bernardino pittore Baldassare sacerdote -- 587 1494. Un Rinaldo pittore non è a confondersi con Rinaldo Costa bili, il quale operò per gli apparati fatti nel 1559 per la creazione di Alfonso II ( Archivio comunale lib. 22 n. 13 ), e nel 1563 fece i scenarj per l' Aretusa rappresentatasi nel palazzo Schifanoja. Il Ri naldo, di che intendo parlare, trovasi iscritto nell' Estimo dei Borghi compilato nel 1494. Lib. segnato B. (Archivio comunale lib. 11 n. 4), per un casale in Mizzana e Borgo san Giacomo. 1489. Un Messer Costantino pittore vivea nel 1481, dice il Baruf faldi ( to. II pag. 389 ). Il suo cognome fu dei Fiorini , e così ne aggiungeremo un altro ai molti nominati nelle note al Baruffaldi suddetto. Da un rogito di Bartolomeo Codegori del di 11 febbraio 1489 si rileva che Donna Antonia del fu M. Biagio de Zanelli già vedova di Nicolò del fu Francesco Frisati , tessitore di pannilini , e moglie di Costantino pittore figlio del fu........ de Florenis, transige con Antonia Sogari assistita dal proprio fratello Bartolomeo Zanelli , sti pulando nel palazzo di Rinaldo Estense, detto del Paradiso. Nel 1494 in altro rogito è chiamato Mag. Costantinus pictor , et præceptor tri pudiorum , cioè maestro di ballo ; e nello stesso anno si vede iscritto nell' Estimo, nel Borgo della Pioppa , per un Casale casamentivo ed aratorio. Ma non solo il Costantino abbiamo ad aggiungere ; bensi ancora un Bernardino, dando anche qualche notizia del di lui padre Sigismondo accennato nelle stesse note al Baruffaldi. E cominciando dal più vecchio, noi già lo trovammo a dipingere nel 1491 agli ar chi trionfali presso Schifanoja ( vedasi a pag. 217 ). Allora io dissi che quel Sigismondo non poteva essere il Pecenino , e che non avrei saputo dirne il cognome: ora noi abbiamo certezza essere stato il Fiorini. Una lettera di Ercole I nei rogiti di Matteo Caprili ( Archi vio notarile ) ci dice : Ali mixi passati vi supplicò M. Sigismondo dipintore cittadino nostro de Ferrara, exponendo come luj ci era consignado per uxuario de lire duxento m. et come nuj eravamo suo debitore on per nuj la Caméra nostra de Lire 101 per sue manifacture facte ali Bucintori nostri, ET AL ARCO TRIUMPHALE DA SCHIFANOGLIO ecc. e ordina che gli sia abbuonata altrettanta parte di diretto domi nio ecc. Nel rogito relativo poi si dice il cognome di Fiorini : è del 1492. Inoltre nel 1514 agli stessi rogiti , suo figlio è investito dal l' Abbazia di Pomposa di una pezza di terra investivit M. Bernar dinum Florinum pictorem , filium q. magistri Sigismundi pictoris , de -- 588 contracta S. Gregorii.- Sigismondo ebbe a moglie Caterina de Fa veri vedova già di Bartolomeo dal Ferro, come da supplica dello stesso Bernardino, del 1516. E finalmente, in un rogito di Nicolò Zoja del 3 marzo 1486 si trova notato un Magister Jo. Franciscus pictor filius q. Magistri Gerardi de Florinis della contrà di san Gregorio, il quale promette a M.º Antonio del fu Guglielmo Ferigati ( Frigati ) della villa di s. Zagno distretto di Migliaro lire 100 per dote di Faustina sua sorella, e futura moglie di detto Antonio. Ecco pertanto in Gian Francesco un altro Fiorini pittore , come lo abbiamo in suo padre Gherardo ; mentre se qui non gli è data questa qualifica, le note al Baruffaldi ce lo additano tale nel 1460. 1493. Di un Bartolomeo Busoli si fa cenno alle note del Baruffaldi in appoggio agli atti dell' Archivio di san Francesco, all'anno 1460. Del 1493 fa una permuta con la Camera ducale, come si ha dal rogito di Matteo Caprili del 24 luglio ; mentre poi con altro rogito di Gentile Sardi del di 8 luglio 1494 egli- Mag. Barthol. Busollus pictor filius q. Jacobi, civis Ferr. de contracta S. M. de Bucho, vende per lire 90 ai fratelli Antonio e Leo dei Miloli metà di un molino nella piarda detta la Jacomella, la cui altra metà era di ragione dei detti acquisitori. Nel 1496 fa un altro contratto con la stessa Ca mera ducale. 1494. Nel già citato libro di Estimo sta iscritto per una casa con orto nel Borgo della Pioppa Dominicus Mercati pictor ( a pag. 70 ). Per altro è da ritenersi che il Mercati è il nome paterno, ed il co cognome è de' Rafanelli, dicendolo un rogito del 3 luglio 1500 di Girolamo Novello , cui interviene come testimonio. M. Dominico de Mercha fil. q. Mercati Rafaneli pictore cive Ferrarie de contracta burgi Plope. Due altri pittori di questo cognome vissero alla metà del secolo XVIII ( vedi Baruffaldi ). 1495. Vedemmo al 1479 un Ercole Roberti pittore, e suo fratello Polidoro. Vedemmo all' articolo Statue che il pittorè Ercole Grandi del 1483 era già provetto nell' arte. Abbiamo dai biografi che sia morto del 1531 ; si rifiuta che il Girolamo Grandi menzionato dal ' Alunno nella sua Fabbrica del Mondo possa essere stato figlio di Ercole, e si è persino pensato che si errasse nell'epoca , dicendolo coetaneo del Carpi, e che fosse lo stesso Ercole con un secondo no me di Girolamo. E si osò di dire che vi sieno stati due di nome Er cole e di cognome Grandi, ambidue pittori e contemporanei; e fra gli -- 589 altri, l' abate Cesare Barotti diceva nel suo libro delle Pitture di Fer rara ( pag. 9 ) — Più di un Ercole da Ferrara bisogna che vi sia stato : un solo uomo sarebbe vissuto un insolito tempo. Egli avea ra gione : un solo ed autentico documento ce lo comprova , e ci chia risce molte circostanze. Ercole Grandi celebre pittore fu figlio di Giu lio Cesare, e mori nel 1531 (1); ' altro Ercole Grandi medemamente pittore fu il Roberti figlio di Antonio , che nel 1513 era già morto. Ecco l' estratto di un rogito 21 gennaio del 1530 di Nicolò Lavez zoli ( Archivio notarile ) portante un' assoluzione a favore di Uber tino Zuccardo e di Agostino Mazzocchi Cum alias Ser Polidorus de Rubertis, alias de Grandis , civis et merca tor lignorum ab igne, de contracta S. Romani etc. vendidit Augustino Maz zocchi de Perusia etc. Id eirco prudens vir M. Hieronymus filius quon dam Magistri Erculis de Rubertis alias de Grandis, pictor et civis Ferrariæ de contracta Sancti Romani, et nepos et hæres dicti Polidori ecc. In queste poche parole si ha con infallibile testimonianza cheEr cole Roberti pittore, che già vedemmo figlio di Antonio , si chiamava anche de' Grandi; chelo stesso Ercole eragià morto non solo all'atto di questa stipulazione del 1530, ma sino dal 1513, come da un rogito di Matteo Caprili ; e che Girolamo Grandi pittore fu figlio di Ercole Grandi bensì, ma di Grandi Roberti figlio di Antonio e non di Giulio Ce sare. Finalmente siamo assicurati che veramente vi furono due pittori contemporanei dello stesso nome e dello stesso cognome Ercole Grandi, e che vi furono contemporanei due pittori di nome Girolamo, l' uno Grandi Roberti , l'altro Carpi , come appunto accennò ' Alunno. Al più distinto, cioè ad Ercole di Giulio Cesare, anche per averlo veduto incaricato per la statua che si voleva erigere nella piazza ora Ariostea, ritengo appartenere un' altra operazione architettonica, quale si è la seguente. Da un rogito quasi consunto, del quale non avanza che un frammento, con la data del 1495, negli atti di Nicolò Zerbinati , si vede una delibera a M. Antonio fatta da un fra Giacomo per la fabbrica della Chiesa di detto Monastere, e vi si parla della navata di mezzo, e di alcuni pilastrelli; il tutto da farsi col disegno di M. Ercole pit tore. Di quale chiesa e monastero si tratti, non saprei dirlo. (1) Ne parlai all' articolo Statue; e ritengo che fosse celebre, trattandosi di eri gere un monumento al principe. D'altronde dicevasi nel documento Ercole Grandi senza il Roberti. 590-- 1498. Io trovo ai rogiti di Lodovico Bonomelli del 21 aprile 1498- Obligatio Antonii pictoris de Argenta , de non offendendo ejus uxo rem Magdalenam. — Pare adunque che fosse della terra d' Argenta e non di cognome Dall' Argento. Non si deve confondere con Gio. Antonio dall' Argento che vedremo al 1527. 1499. Un Ruggero Gallico ossia Ruggero da Bruggia , forse da Bourges , fu in corte di Leonello d' Este, dove fu ammirato un suo Cristo deposto dalla Croce ( Laderchi, sopra alcuni punti della pittura ital. Lettera al Bernasconi di Verona, 30 marzo 1860. Est. dal Giorn. di relig. di Mod. to. VIII). La famiglia Bruggia era stabilita in Fer rara nel secolo XV, ed un Nicolò Fattor generale ducale vuolsi morto nel 1481 , e del 1515 un Benedetto che occupò la stessa carica in Corte. Osserverò solo che Leonello mori del 1450, e quindi o deve intendersi 1449, o deve credersi che Ruggiero fosse presso Ercole J. 1505. Francesco da Parma depintor , descripto in extimo per la persona sua per ' anno 1504 per haver roto una gamba et strupiato, viene esentato dalla relativa tassa. 1510. Di Francesco di Bianco Ferrari detto Frari modonese morto in patria nel 1510, fa parola l'annotatore del Baruffaldi ( to. II, pag. 531). Essendo libero ad ognuno di esporre la propria opinione, mi sia le cito di dire , come io fossi disposto a credere che il pittore debba dirsi Francesco de Bianchi ( suo cognome ) ferrarese ; giacchè la cro naca del De Bianchi detto Lancellotti , or ora pubblicatasi dalla De putazione di storia patria (vol. I, pag. 77 ) dice fiole.-- Mori M. Fran cesco de Biancho Frare ( che forse nell' originale manca dell' accento e quindi Frarè o ferrarese) depintore perfetto e homo da bene, et mori de una malatia incurabile e lunga de mexi tri , e non haveva fioli nè Infatti eravi questo Francesco Bianchi, e forse il cronista i gnoro che avesse un figlio, come da rogito 3 febbraio 1540 di Ales sandro dalla Pigna: In Sacristia etc. præsentibus testibus etc..... et Hie ronymo filio Mag. Francisci de blanchis pictore, de contracta prædicta (di san Gregorio ) etc., e quindi il figlio Girolamo era pur esso pit tore (1). Aggiungerò che il Vedriani, facile a far modonesi molti altri di diversa patria, nomina esso pure fra i suoi pittori ( pag. 39 ) un (1) Questo è quel rogito Pigna, di che si fa parola nella nota alla vita di Giro lamo Carpi (Baruffaldi, to. I, pag. 374 e 375), che si vorrebbe essere questo istesso Girolamo Bianchi detto Carpi. Ciò è un errore manifesto, come vedremo. -- 591 Francesco Bianchi, alias Frari. È poi curioso il vedersi che del 1556 vivea appunto in Ferrara un Girolamo Ferrari pittore marito di Taddea Bianca, come si ha da un rogito di Giovanni Palmieri ( Ar chivio notarile ). 1508. Un Brasone Bartolomeo ferrarese pittore ce lo rivendica il ch. march. Campori ( Catalogo etc. pag. 96). Figlio del fu Domenico, fece testamento nel 1509, lasciando erede sua moglie Giovanna Ocelli dei beni sul ferrarese e sul reggiano ; ma sopravvisse alcuni anni , avendo fatto un crocifisso per la confraternita di S. Maria di Cor reggio, come da partita del 6 aprile 1514. Abitava in Modena, e forse colà lasciò la vita. 1551. 1514. Il Baruffaldi ( to. II pag. 390 ) nomina un Giovanni Anto nio Chiavenna detto Zavatta come operante nel 1595 , da non con fondersi con Giulio Zavatta o Ciavatta , che operava del 1535 e del Forse vi fu errore nell' assegnargli l'anno 1595 , giacchè nel 19 maggio 1514, a rogito di Bartolomeo Codegori, Maestro Gio vanni Antonio de Clavena pittore acquista una casa con orto ; egli era cittadino ferrarese , abitante nella parrocchia di san Guglielmo , e sua moglie fu Caterina figlia di M. Bianco de' Bianchi barbiere e di Orsolina del fu Bartolomeo Zanoni. Pare che anche Gio. Antonio operasse del 1535, ma non avrebbe mai potuto esercitar l'arte del 1595, se già del 1514 era pittore provetto , sebbene in età la più possibilmente giovanile ( allorquando non era pictor o magister se non chi sortiva dall' essere garzone , ed autorizzato dalla rispettiva Arte), ma per lo meno di anni 20. Quindi, se nasceva del 1494, non poteva lavorare del 1595, come si è già detto. 1507. Ad ogni piè sospinto , eccoci ad un nuovo inciampo : ma non per questo perderò il coraggio. Abbiamo veduto un Francesco de' Bianchi detto Frari ( seppure non voglia dire ferrarese ), ed un Girolamo suo figlio, che si pretenderebbe essere il nostro si distinto architetto e pittore Girolamo de' Carpi , sul quale sonosi fatte tante quistioni. Non saprei dire neppur io se Girolamo nascesse in Ferrara od altrove, e quando nascesse. Certissimo è ch' egli non nacque da Francesco Bianchi detto Frari; ma bensi da Tommaso da Carpi , il quale del 1507 era al servizio di Lucrezia Borgia, come da note o riginali da me vedute, e che è quello stesso che dipinse in san Fran cesco gli ornati, ed a mio credere anche il fregio, come dalle partite che trovai persino al 1532, mentre poi suo figlio Girolamo dipinse le -- 592 figure nei pennacchi degli archi lungo la nave maggiore, come avea dipinto la cupola che le vecchie Guide citavano come pitture esistenti, senza por mente che queste sparivano in causa del terremoto del 1570, per cui indarno i forestieri le avrebbero cercate. Ne sarebbe ragio nevole il pensare che fosse un Girolamo Carpi diverso dal distintis simo nostro seguace del Garofalo ; tanto perchè lavorava nello stes so tempo e nello stesso tempio suo padre Tommaso , quanto perchè le mezze figure tuttora esistenti fanno chiara testimonianza dell' au tore. Parlai molto sui due Carpi suddetti padre e figlio nelle mie Memorie su S. Francesco ; ma un nuovo documento viene a spargere molta luce intorno ai dubbii proposti dal ch.º march. Campori nel suo Catalogo degli Artisti ( pag. 124). Il punto più importante vuolsi quello di conoscere se fu della famiglia Sellari o de' Carpi (1) ; non certo della nobile di quest' ultimo cognome di Ferrara , perchè ciò resta escluso dalle stesse formole dei rogiti che riguardano il padre di lui : ma viensi ora a conoscere luminosamente ch' ei fu figlio di Tommaso da Carpi, al quale nel rogito, di cui appresso, non è dato alcun altro aggiunto, mentre poi, se fosse stato dei Sellari, vi si ve drebbe questo come principale. È bene a dolersi che in due istro menti da me veduti si taccia il nome del padre di Tommaso , giac chè, quando non fosse figlio di Pietro Angelo, sarebbe tolto affatto anche il minimo dubbio ch'esser potesse almeno uno stesso indivi duo col Sellari. Intanto è certo ancora che Tommaso padre del nostro Girolamo stipulava del 1538 ed ammogliava suo figlio , per cui nel 1538 era con esso lui in Ferrara, come in Ferrara trovavasi Girolamo del 1539 e del 1543, perchè vi battezzò dei figli. Nei libri dell' E (1) Si è voluto dire, e lo dissi io pure che, venendo egli nominato Hieronymus de Carpis e non de Carpo , ne conseguiva che Carpi fosse il suo vero cognome. Ma ora osservo che quando ancora si trovasse scritto de Carpo, ciò non ci renderebbe certi che si volesse indicare la patria, avendone io a testimonianza infiniti rogiti nei quali individui della nostra ferrarese nobile famiglia sono annotati ora de Carpis, ed ora de Carpo. In quanto poi al dirsi che la famiglia Carpi si chiamava de' Grassi, solo potrei soggiungere che alla metà del secolo XV si trovano molti rogiti dai quali si scorge che la famiglia dei Carpi altra volta de' Grassi era la nobile della nostra Città, e non quella del pittore, o qualsiasi altra, ciò desumendosi da un ro gito fra molti di Giacomo Zandali del 1464 e da altro del 1466 in cui sono nominati un Reverendus ds. Albertus q. Ioanis de Grassis de Carpo Canonicus Ecclesie Chathed. Ferrarie , ed un Egregius et famosus legum doctor D. Paulus filius q. Francisci de Grassis de Carpo ecc. -- 593 stimo al 1527 stava registrato M. Thomas de Carpo pictor, e nel 1531 13 maggio vi si fa correzione, quia est ætatis annorum sexaginta, visa infr: fide. Il rogito di Antonio Gillini 13 maggio 1538 ( Archivio notarile ) porta : Residuum dotis Catherinæ uxoris Hieronymi de Carpo. Prudens vir An tonius Maria de Amatoribus f. q. Petri civis Ferrariæ de contrata s. Gulielmi, agens suo nomine proprio, ac ut procurator et proprio nomine Dominici e jus filii, a quo ad infra et alia se habere sufficiens mandatum dixit, ex instr. rogato per Benedictum de Silvestris Notarium ferr., et nomine et vice Ale xandri ejus filii , et pro quibus Alexandro ed Dominico obligando se et ut infra, promisit de rato ecc. hoc. inst. titulo consignationis residui dotis jure proprio et in perpetuum, dedit , tradidit , et consignavit provido viro Magi stro Thomæ de Carpo pictori fil . q.... civi ferr. de contracta s. Andreæ , presenti, et pro residuo dotis, videlicet pro libris centum m. dnæ: Catherinæ filiæ q. Petri de Amatoribus et uxoris Hieronymi filii prædicti M. Thomæ, quæ dos librarum mille m. fuit promissa ipsi M. Thomæ in instromento ro gato per me Notarium ecc. 0 Dunque la moglie del pittore Girolamo Carpi fu Caterina Amatori, dalla quale ebbe figli; ed io trovai nei libri battesimali di s. Maria in Vado un Julius Petrus Ludovicus filius M. Hieronymi pictoris de Carpis ( si noti bene , e non de Carpo ) ex parr. s. Andree etc. 19 Junii 1539; ed in quelli della cattedrale al 19 Decembre 1543, Anni bale et Andrè fiolo de M. Girolamo da Carpi pictore; il compare fu M. Jeron. Canan, e Terzo de' Terzi ( l'Architetto ). Nel 1550 gli E redi Beltrami fanno istanza al Giudice de' Savj per trasporto di colta ossia tassa de M. Girolamo da Carpi pitor. Noterò per una strana incidenza un Girolamo da Carpi (forse non di cognome, ma di quella Città ) decapitato in Castello per ribellione nel 1528 ( Vacchi, Mss : cronaca To. V. N. 205 ) (1). 1513. Dice il ch. Conte Laderchi nella sua Pittura ferrarese, par lando di Giambattista Benvenuti detto l'ortolano,- io sarei stato mille volte tentato a supporre che non avesse esistito se non di nome- spe cialmente in causa della varietà di stile delle diverse opere , che a (1) Il Carpi dipinse il ritratto di Anna sorella di Alfonso II d' Este , come ci dice Lilio Gregorio Giraldi ne' suoi poemi giovanili- De imagine Annæ Estensis Principis « Quare hæc tantula pars decoris Annæ Quæ Carpi poluit manu reponi ». 594 lui vengono attribuite; avendo già detto prima- Quel solo che pare sicuro si è che visse presso uno Zio di nome Pietro, architetto ecc. E ben fece a dir pare : giacchè all' articolo Architetti comprovai che al tramontare del secolo XV vi fu un Maestro Benvenuto detto dagli Ordini, perchè ebbe parte nella costruzione degli Ordini o dadi della Torre campanaria della Cattedrale; che figli di lui furono Pietro ' ar chitetto , e Giovanni Benvenuti detto pure dagli Ordini e capoma stro muratore ( che un tempo equivaler potea pure ad architetto ); e che figli di Giovanni furono Teofilo , Francesco ed Alberto. Quindi Pietro fu bensi architetto , ma fratello e non zio di Giovanni ; e Giovanni fu capomastro muratore e non pittore. E convengo pure nei dubbj insorti al chiarissimo conte Laderchi sullodato , come già dissi nelle mie Memorie intorno al Tempio di S. Francesco ( pag. 83 ) , dove soltanto volli accennare che sino dal 1448 esisteva in Ferrara un Benvenuto Ortolano del fu Giovanni, ed ora solo aggiun gerò come la famiglia Benvenuti abbia sempre continuato ad esistere, trovandosi del 1515 un Bernardino di Antonio Benvenuti, e nel 1531 uno Zeno, un Lodovico ed un Luca, tutti figli del fu Bartolomeo Ben venuti. Ma è sommamente strano che giammai alcun documento sia capitato, relativo a questo che sarebbe stato si distinto pittore, in un tempo in cui anche i contratti di pitture faceansi con rogiti di notaro. 1516. Nei registri dei pegni presso gli ebrei, al 1571, si trova no tato molte volte Jacomo de' M. Andrea Tacha depintore; ma basterà una sola partita- Jacomo etc. uno manto negro impigna lire tre e stima lire quatro e soldi diexe ecc.- Qui non si scorge se la quali fica di pittore applicar si debba a Giacomo o ad Andrea ; ma certo è che uno di loro lo era. 0 1517. Dimorò in Ferrara fra Bartolomeo da san Marco , come si ha da lettera del 14 giugno al Duca Alfonso I, nella quale sta scrit to : Con questa anchora mando una testa del Salvatore alla Illma Signora ( Lucrezia Borgia ) della quale, sendo io costi, da epsa fui ri chiesto. Questa notizia e la pubblicazione della lettera le dobbiamo al ch. march. Campori ( Relaz. degli studi fatti nell' Arch. Palatino di Modena, presentata alla Deput. di storia patria nella tornata del 17 gennajo 1862, a pag. 3 ). Intorno a questo celeberrimo artista, detto anche Baccio dalla Porta, può consultarsi quanto accuratamente e sa pientemente ne dice il p. Vincenzo Marchesi nelle sue Memorie dei più insigni pittori, scultori e architetti domenicani. -- 595 1517. Pellegrino di San Daniele , conosciuto più sotto il nome di Gio. Martino da Udine, stette parecchi anni alla Corte Estense , dalla quale fu provisionato, e fra gli altri lavori operò una storia di Bacco pel camerino , dove poi dovea andarvi altro lavoro ordinato a Raf faello , come vedremo. Non istarò qui a rischiarare l' oscurissimo ar gomento dei camerini e dei baccanali ; e solo mi basta di far cono scere la presenza e dimora in Ferrara di quel pittore ( Notizie ine dite di Raffaello d' Urbino tratte da documenti dell' Arch. Palatino di Modena, di Gius. Campori: Mod., Vincenzi, 1863, in 4. pag. 7, nota 3 ). 1517. Da questo anno sino al 1534, nel Libro di Cassa delle MM. di san Silvestro, ora nell'Archivio Demaniale, si trova un M. Ziminian depintore ; ed in particolare una partita del 1518 per lire 24 m. 1517. Anche di Raffaello da Urbino mi è concesso di dire una parola. Questo sublime artista fu in intime relazioni con Alfonso I , che forse conobbe in Roma nel 1513, in causa dell'amicizia con Lo dovico Ariosto. Era stato incaricato dal nostro Duca a comprargli cose antiche, medaglie, teste, figure ; come altresi allogatagli avea lo stesso Alfonso una pittura, il cui argomento era il Trionfo di Bacco nelle In die; ma siccome poi ebbe il Sanzio a conoscere che tale argomento era stato trattato da Pellegrino di s. Daniele, così non volle più farlo, e pro mise di eseguire un diverso baccanale, che servir dovea pel camerino. Se non che l'opera non fu mai eseguita , quantunque per tre anni il Duca lo facesse mille volte sollecitare a mezzo del proprio Amba sciatore in Roma e di altri distinti personaggi; ed invece n' ebbe in dono tre cartoni , uno de' quali giunse a Ferrara il 10 novembre 1518. Dicevagli Alfonso...... la pictura la qual sola ci manca a fornir il nostro camerino ecc. Qui osserverò una cosa, ed è questa : che le pitture di detto camerino confondere non si dovrebbero coi tre bacca nali che ora si mostrano ai forestieri; giacchè non potevano essere a fresco, se anche Raffaello dovea farne uno stando a Roma! (1) Raffael (1) Li tre Baccanali che ora si vedono, non senza restauri, si attribuiscono due ai Dossi ed uno a Tiziano; ma non sembra questo il camerino citato da Alfon so I , sia perchè vediamo che non trattavasi di affreschi, non essendo probabile che la sola pittura di Raffaele dovess' essere ad olio , sia perchè già vedemmo che quand' anche l' incendio del 1554 non avesse danneggiato il camerino degli attuali dipinti , sarebbe questo sempre posteriore , stantechè la sottoposta cucina fu eretta sullo spaldo nel 1530 , e quindi tredici anni dopo la pittura di Pellegrino, e ' in carico di Raffaello ( V. all' Art. Palazzi nella prima parte, Palazzo Estense ). -- 596 lo avea già in pensiero di portarsi a Ferrara , ed avea già detto che voleva venire un giorno a stare un mese con sua Excellentia , e cosi avrebbe riveduto l' amicissimo suo Ariosto, ch' ei consultava per una sua pittura chiedendogli notizia delle persone che voleva introdurvi, per esprimer bene il loro carattere; lo che ben ci dimostra quali e quanti studi facessero que' sommi artisti e di quanti consigli si prevalessero perché le opere loro divenissero eccellenti sott' ogni aspetto , anche estetico e filosofico. Queste notizie le prendo dal pregevole lavoro del più volte ricordato march. Campori- Notizie inedite di Raffaello d' Ur bino ecc. tratte con quel sapere e quella sana critica, di che tante prove ci diede quest' uomo amantissimo de' buoni studi e delle arti. 1520. Nella Descrizione delle sculture e pitture del Campidoglio , compilata dal ch.º Agostino Toffanelli trovasi a pag. 154 al N. 28. La Madonna col Bambino di Gaudenzio da Ferrara. Noi non avemmo alcun pittore di tal nome, nè suppongo sia fra quelli a noi incogniti. Ritengo che sia corso un equivoco e debbasi dire Gaudenzio Ferrari. Qui ho posto quest' annotazione, non perchè sia l'anno in cui fu e seguita la pittura, ma come l'epoca la più fiorente di questo celebre pittor milanese, nato nel 1484 e morto circa il 1550. 1520. In un istromento d'uso delle MM. di sant' Antonio a rogito di Gio. Battista dal Pozzo, in data del 5 giugno, troviamo notata una casa confinante con gli eredi di M. Giovanni Maria d' Avento pittore. 1521. Lodovico Mazzolino ebbe a moglie Giovanna figlia di Bar tolomeo da Venezia pittore e figlio del fu M. Filippo, cittadino ferra rese della parrocchia di S. M. di Bocche; e la dote fu di lire 250 m., come da istromento a rogito di Giovanni Palmieri del 21 novembre ( Archivio notarile ). Da questo atto, e da altri due rogiti di Barto meo e Francesco Codegori, del 14 giugno 1518, oltre alla paternità del Mazzolino abitante nella parrocchia di san Gregorio, si ha il se guente brano d' albero genealogico Mazzolini Guirino Fra Antonio che nel 1499 fa testamento prima di entrare in Religione, e lascła eredi li tre suoinipoti: forse non mori chenel 1518, perchè solo in detto anno si pa garono 1 nipoti suddetti. Questo Anto nio non è da confondersi con l'altro Antonius Mazolinus Comensis creato cittadino ferrarese con decreto Ducale del 12 gennajo 1526, annotato all' E stimo nel 1530, e morto nel 1544. Maestro Giovanni Lodovico pittore Riccardo detto Ventura Nicolò Cittadino bolognese e ferra rese, della parrocchia di san Romano. -- 597 Osserverò che , se per una parte ciò conferma essere stato un Giovanni il padre del pittore , non si possa d' altra parte ammettere ciecamente che fosse quel Giovanni Bastarolo Mazzuoli citato nella a nota 1ª a pag. 126, tomo Iº° del Baruffaldi ; nè so perchè si debba credere che si dicesse Mazzolino per vezzo, essendovi tante famiglie di questo cognome, e venendo cosi chiamato in pubblici atti ove non si sarebbe omesso il cognome, apponendovi poscia l' aggiunto. 1522. Da Guasparo de Jacomo Filippo depintore braza 21 de tela verde fu impegnà L. 3, come impegnò un mortal per mixi 7 Lira una, soldi sete, dinari dui. 1522. Dallo stesso libro de' pegni risulta Ugizon ( Uguccione) de Biasio da loro ( dall' Oro ) depintore da S. Jacomo , undese bottuni d'oro , prezà carati 16 , fu impegna ducati 2. 8, monta ' uxura per mixi 17 soldi dixenove, e dinari octo. In altro luogo era scritto Ugution de Orio etc. 1523. Con rogito di Lodovico Mazzoni e Deodato Bellaja del di 11 maggio Mastro Giovanni del fu Mastro Rodolfo Pasetti , pittore , viene investito di un terreno vacuo in via di Mirasole dai coniugi Lucrezia di Tomaso Pistoja alias Camelli eAnton Maria Giglioli. Que sto Giovanni non è nominato dai biografi; ma solo un Filippo Pa setti pittore, il quale nel 1540 tenne a battesimo in S. M. del Vado il di 5 decembre Baldassare figlio di Francesco Cornacchia. Trovo poi in un rogito del 21 giugno 1531 di Giovanni Palmieri, ch' ei fu figlio di Maestro Bernardino , e fece procura in Agostino Pasetti. E cosi era pure ignoto un Lodovico Pasetti pittore , che nel 16 luglio 1578 venne esentato dall'estimo pro sua persona quia natus est ultra annos sexaginta suæ etatis. 1527. Del gran Michel più che mortal Angel divino narreró ezian dio come del 1527 si portasse a Ferrara per istudiarvi le nostre for tificazioni, per poi munirne Firenze per l'assedio del quale era mi nacciata e che dovette sostenere. Afin de se mettre én elat de remplir cette tâche à la quelle rien ne l'a vait préparé, Michel-ange alla a Ferrara étudier le nouveau genre de forti fications et de défenses employé par le duc Alphonse : au moment de son départ, ce prince lui dit en plaisantant: Michel-Ange, vous êtes mon prison nier; si vous voulez avoir votre liberté , il faut que vous me promettiez quelque ouvrage de votre main en peinture ou en sculpture. Et Michel-Ange promit...... ce fut pendant la derniére période du siège, au milieu des com 38 598 bats et du fracas de ' artillerie qu'il pensa a remplir l'engagement. qu'il avait contracté à Ferrare. Il peignit à la détrempe une Léda qu' il destinait au duc Alphonse. Se non che il gentiluomo incaricato alla consegna del quadro disgusto Michelangelo , che ne fece un regalo al suo allievo Antonio Mini , ( Notice sur la vie et les ouvrages de Michelange , par Ernest Breton ecc.; Saint- Germain- en- Laye 1860, pag. 22 et 23 ). E ciò era pure stato detto e da Filippo Scolari in una sua Lettera ecc., e dal De Boni nella sua Biografia degli Artisti ecc.; ma il Buonarroti venne anche del 1529, se il vero ci narrano gli storici fra loro non totalmente concordi, quando da Castelnuovo di Garfagnana si trasferi a questa Città, indi a Venezia, dove ricevette dalla Signoria di Firenze l'invito per ripatriare. Il Dolce poi , nel suo dialogo della pittura , narra che, vedendo in corte di Alfonso le pitture di Tiziano, rimase rapito in ammirazione, esclamando non avere mai veduto che l'arte potesse giungere a tanto, e che il solo Tiziano era degno del nome di pittore, ( Mayer Andrea- Apologia ecc. di Tiziano contro le lettere del Carpani all' Acerbi Ferrara ; 1820 , a pag. 175 ). 1527. Antonio dall' Argento è nominato dal Baruffaldi come vi vente nel 1495 ( Tom. II. pag. 389 ) , da non confondersi con Anto nio da Argenta, di cui dissi all' anno 1498. Ma Gio. Antonio dall' Ar gento vivea pur anche nel 1527 ; ed il suo cognome era Dianti. Che vivesse nel 1527, lo abbiamo da una sua ricevuta al Beltrami can celliere del march. Agostino Villa, di Lire 20. 2, per conto di prezzo di forzieri dipinti ; ricevuta in data del 5 agosto. Che poi fosse della famiglia Dianti, lo abbiamo in un contratto di suo figlio pure pittore, in data del di 8 luglio 1561 a rogito di Antonio Gillino Uso a favore di Gio. Francesco Dianti pittore, figlio di Gio. Antonio Dianti, alias dall' Argento, di alcuni beni avuti per testamento di Lucia del fu M. Pietro del Sacho , già moglie in primo voto di Francesco Dal Pane ( Arch. Notarile ). 1528. Un Maestro Albertin da la Mirandola dipintore è pagato nel 25 novembre per aver dipinto quattordici arme o stemmi a soldi 12 l' una per le festedi Renea di Francia. Questo Albertino fu pure pagato nel 1529 per dipingere nel palazzo di Schifanoja usci e fine stre, una camera, l' oratorio della suddetta a liste berettine con incar nato e azzurro, et per havere reconcià la salla de sopra con la prima camera de sottovia et per haver finto li marmori con le finestre de la 599 sala, per haver depinto la loza de sottovia, e la loza d' ingresso, e la camera de cò dela loza ( mem. somministratemi dal lod. march. Cam pori ). Forse i dipinti della sala sono quelli che spariscono colla calce nelle pareti di mezzodi e di ponente. 1530. In questo anno fa testamento Bartolomea moglie del fu Mae stro Ambrogio pittore , figlia del fu Guizzardino, della parrocchia di san Paolo. Pare che suo marito fosse morto da pochi mesi , perchè essa dovea esser gravida se lasciava i suoi averi ai proprii futuri figli! 1532. Che Tiziano Vecellio sia stato più volte a Ferrara , non è da porsi menomamente in dubbio. Egli era compare di Lodovico A riosto , al quale disegno il ritratto per la edizione del Furioso del 1532, come si ha dalla lettera originale del Verdizzotti ad un nipote del Poeta, esistente nella comunale Biblioteca , e da mons. can. An tonelli già Bibliotecario pubblicata. L' Ariosto e Tiziano erano amici , dice Valery ( Osservazioni sulla Bibl. ferr. pag. 14 ), e sovente aveano fatto insieme il viaggio da Ferrara a Venezia, accompagnando il Duca Alfonso nella sua peota- Ebbe con Alfonso I, soggiunge il march. Campori ( Notizie inedite su Raffaello ) famigliarità, corrispondenza , e commissioni di pitture : ricercato con vive istanze venne più volte a Fer rara, ospitato nella Corte, ch' egli adornò di opere del suo pennello Ma ben sicuro documento si è la Lettera nova di M.º Agostino Mosti, stampata nel 1543, per la venuta di Papa Paolo III. in Ferrara, alle cui feste ei pure il Mosti fu presente in piazza trovammo uno in finitissimo numero di gente , et massime di forestieri , de quali dicono esser venuto a Ferrara più di dieci mila persone..... da Venetia ne ho conosciuto una gran parte, non pur messer Tiziano , ma infiniti altri ; mentre poi nella seconda edizione vi si dice- il gran Tiziano (1). Un quadro al Louvre, che comunemente si ritiene rappresentare Tizia-- no, vorrebbesi ora invece che fosse Alfonso I. ce tableau Titien et sa maitresse On a long temps appelé mais sans donner à ' appui de cette dénomination aucune preuve sérieuse —. D'autres croient y voir le portrait d' Alphonse I duc de Ferrare, e de Laura Dianti sa mai tresse : hypotese plus vraisemblable ( Pelloquet , Guide du Louvre pag. 29 N. 171. ) In ogni modo volli farne parola, tanto più che il titolo (1) Nella tornata del 29 aprile 1864 della Dep. di Storia patria in Modena il ch. march. Campori parlò delle relazioni di Tiziano cogli Estensi , e delle sue di more in Ferrara, determinandone con esattezza almeno due dal 1516 al 1529. -- 600 dato al detto numero 171 nella Galleria è Titien et sa maitresse. In quanto alla Laura Dianti ( Eustochio ) non v' ha ora quasi più chi non sia convinto del suo matrimonio con Alfonso I. 1532. Bartholomio dai Ocelli veludaro , figlio che fo de M. Maurelio de pinctore descripto in extimo lire quatro soldi septe m. per la colta deli anni 1550 e 1534 есс. 1535. M. Lorenzo del fu Antonio Cartari ( de Cartaris) da Bologna, pittore, abitante in Ferrara nella contrada di s. Tommaso. Nè il Mal vasia , nè il Masini, nè lo Zani, fanno di lui menzione: il De Boni dice ignorarsene la patria, essere italiano secondo alcuni e secondo altri tedesco stabilitosi in Roma , ma più probabilmente di Reggio , dove fiori una famiglia di tal cognome. Ma un' altra ne fioriva pure in Bologna, ed il summenzionato pittore forse appartenne a quella. 1540. Pare che Cosimo Loschi di Parma figlio di Jacopo , abitante in Carpi, sia stato in Ferrara dacchè si desume la sua morte da un rogito qui stipulato in detto anno. Si chiamo anche Pio, avendo otte nuto da quella nobile famiglia il privilegio di adottarne lo stemma e di portarne il cognome , come più tardi ottenne , cioè un secolo dopo , un Giovanni Bonati detto Giovannino del Pio. 1534. Tommaso da Treviso lavorò per l'entrata di Paolo III in Ferrara nel 1543 : ma ritener conviene che da lungo tempo fosse già stabilito in questa Città, perchè sino dal 1534 egli vi acquistò una casa e fu detto cittadino ferrarese. La casa era in via di san Vitale, e gli fu concessa ad uso dalla Congregazione dei parrochi di cui era priore don Bernardino Barbuleio parroco di san Pietro. Tommaso , nel rogito del 26 giugno di Nicolò Lavezzoli, vi è detto figlio del fu Domenico ed abitante nel Polesine di sant' Antonio. Nelle feste per Paolo III era uno dei capi, ossia dirigeva alcuni altri compagni, co me faceano in altre parti della città Battista Dossi e Girolamo Bonac cioli detto Cabriletto. A M.º Tomaso da Trevixe, e compagni depin tori, per haver depinto l'arco se fato da S. Antonio ecc. ( Archivio comunale lib. 18 n. 15 ). Ebbe figli, come dai Registri battesimali di S. Maria in Vado- A 10 Jan. 1540. Lodovica Elisabella filia Tho mæ de Tarvisio sub parr. S. Vitalis ecc. levata per Mag. Albertinum Griphum pictorem.- Per cui si vede che dopo il contratto d'uso fatto nel 1534 era passato alla nuova abitazione da san Vitale. Altre fedi si trovano in antecedenza a quella del 1540, e cioè del 13 luglio 1533 per Elisabetta Margarita, del di 11 agosto 1535 per 601-- Domenico Girolamo, e del 24 novembre 1536 per Giovanni Girolamo ; ma in essa vi è la sola indicazione di Tommaso pittore. Io però ri tengo che sia lo stesso Tommaso da Treviso, e quindi la sua dimora in Ferrara sarebbe portata anche di un altro anno più indietro. 1535. Di Michele Coltellini esimio artista si conoscono dipinti, ma non le vicende. Col nome e l'anno avvi un quadretto presso il sig. conte Antonio Mazza, del 1502; ed una pala d'altare in s. Andrea del 1506. Alcune altre pitture segnano soltanto l'epoca (una era del 1517), fra cui quella della nostra Pinacoteca, che porta l'anno 1542. Ma il ch. Laderchi dubita dell' autore, perchè trova il dipinto di ma niere assai diverse, ed io aggiungerò anche assai meno belle di quelle del quadro di s. Andrea. Qui riporterò poche parole, ma interessanti, sul Coltellini, dicendo aversi prove che del 1535 era vivente ed assi steva ad un atto riguardante la propria figlia. Nei rogiti di Benedetto Silvestri ( Archivio notarile ) del 21 ottobre detto anno Honesta dna Eleonora filia Mag. Michælis de Cultelinis , et uxor ex se cundo matrimonio M. Petri de Bondenariis calegarj (calzolajo) de contracta S. Gulielmi, agens cum presentia et consensu M. Alexandri ejus fratris filii dicti M. Michælis de Cultelinis civis et pictoris Ferrariæ , de contracta S. Clementis , ejus Eleonoræ fratris, majoris ann. vigintiquinque ecc..... Qua propter Mag. Michael prænominatus ejus dominæ pater, filius Magistri Luçæ, pictor Ferrariæ ecc. Ed al rogito sta unita una nota degli effetti dotali, in data del 4 ottobre 1532, che servi forse al primo matrimonio, di tutto pugno e firmata dal pittore. Comincia- Uno quadro chomo (con) una Madona con altre figure ecc., segue cogli effetti di vestiario, e termina- Lo Michjele daj Chortelj depintore schrisse de mja propria mane. 1 Eleo nora fu moglie in primo voto di Battista Mascarini, di cui le rimase il figliuolo Alfonso (1). 1) Un M. Michele Coltellini figlio del fu Pietro nel 1451 era Sindaco della Società o Scuola dei Battuti Bianchi , e nel 1463 a rogiti di Lodovico Arienti prestò sigurtà al Custode di Castelvecchio per potervi dimorare , promettendo di non tentare la fuga, dacchè trovavasi in carcere per debiti. Forse fu avo del pit tore. Altri rogiti si trovano nell' Archivio Notarile stipulati pel Cortellini pittore, fra i quali uno del 1529 con cui vende una casa al nob. Gio. Fr.ºdel fu Vincenzo da Bagnacavallo, che compra in nome di Antonia moglie di M.º Francesco orefice ecc.; ed altro del 1533 con cui viene assolto da un debito di L. 120 per lo prezzo di un casale da Girolamo degli Agostini Notaro di Mantova , mandatario di Isabella d' Este Gonzaga Marchesana di detta Città, quale erede di Margherita Cantelmo, 602 1535. Vuolsi che anche il Pippi, conosciuto sotto il nome di Giu lio Romano, fosse chiamato al servigio di Alfonso I d'Este in Ferrara, alla qual Corte lasciò molti lavori e disegni ( Castellani Tarabini Fer dinando; Cenni storici e descrittivi intorno alle pitture della R. Galle ria Estense ecc , Modena 1854 a pag. 160 ). Ciò che non può mettersi in dubbio si è ch' egli fu invitato nel 1535 a proporre i restauri del Palazzo Estense dopo l' incendio del 1532, come già vedemmo nella 1ª parte all' articolo Palazzi-Estense, ove riportai un interessante brano della lettera da lui scritta al Duca. Ivi feci conoscere gli equivoci corsi, e doversi ritenere per fermo che si trattasse del palazzo origi nario Estense anzichè dal Castello, e cosi della delizia di Belriguardo anzichè di quella di Belvedere; equivoci nei quali era ben facile d' incontrarsi chi non sia ferrarese , e quindi da non potersene ac cusare d' inesattezza il distinto biografo del Pippi ch'è il ch.º conte Carlo d' Arco già lodato. Egli poi soggiunge Solo sappiamo che forse per non mostrarsi affatto scortese, diede a quel Signore ( Ercole II ) alcuni disegni, che vennero tessuti in seta ed in oro nelle Fiandre da Nicolò e Battista dei Rossi valenti maestri in quest' arte. Ma di que' panni non resta ora in Ferrara memoria (ed è verissimo) perchè nelle fatali sciagure che poi percossero l'Italia, vennero venduti alla Francia, ed alcuni toccarono al Signore di Guisa, altri furono posti nella guardaroba del Re. E gli originali disegni di Giulio, dispersi quà e là, pervennero a private e pubbliche gallerie, le quali gli ebbero oltremodo carissimi, e come oggetti di gran conto li conservarono. Furono anzi in seguito tutti posti alle stampe. Indi alle annotazioni riguardanti tali arazzi riporta i seguenti passi del Felibien Une autre tenture qui represente l'histoire de Lucrece, celle des triom phes de Bacchus, celle d' Orphee, les grotesques , les douze mois qui esto ient autre fois a M. de Guise, et le ravissement des Sabines, sont des on vrages tous tissus de soye et d'or. Il y a ancore dans le garde-meuble du Roy trois autres tentures de tapisseries qui representent l'histoire de Scipion, les triomphes de Venus ecc. Potrebbe darsi però che questi arazzi in parte li avesse portati seco Anna d' Este moglie del duca di Guisa , ed in parte Renea quando si ritiro in Francia ! Fra le stampe prese da alcuni disegni di arazzi fatti da Giulio pel Duca nostro figurano un Chirurgo che attacca le coppette ad una donna ; tre carte di battaglie ; il riposo dopo la fuga in Egitto ; una Lupa che allatta Romolo e Remo ; e quattro storie di Plutone, Giove e Nettuno che si dividono il mondo. -- 603 1535. Nel dicontro anno sortiva un'operetta di Sigismondo Fanti ferrarese Thesauro de' scrittori ecc. i cui intagli in legno si ritengono di Ugo da Carpi pittore, il quale è della famiglia dei Conti da Panico , come comprovò con erudito lavoro il ch. Michelangelo Gualandi ( Bologna, Sassi, 1854 ). Non tanto perchè abbia egli lavo rato per un ferrarese io vengo a dire alcune parole , ma perchè un ramo degli stessi Panico trovavasi già stabilito a Ferrara oltre un secolo prima che nascesse il pittore Ugo ; e tanto più è da ritenersi dello stesso ceppo, in quanto che anche i nostri erano nobili. Eccone la prova in un rogito del 1379 di Pietro Pincerna ( Arch. notarile) Dna Johana filia q. Jacobi de Luzolo ( poi Leccioli ) aurificis et uxor nobilis viri Jacobi de Panico de Bononia habitatrix Ferrariæ in contracta S. Martini- stipula assieme a suo fratello Leuzolo de Leu zoli. Ed a togliere il dubbio che veramente non solo il Leuzolo, ma bensi ancora il da Panico qui dimorasse, presentasi tosto dopo un altro rogito degli stessi giorno ed anno- Nobilis vir Jacobus de Panico lius q. nobilis viri Joanis de Panico de Bononia habitator Ferrarie ecc. Il qual Giacomo non potrebb' essere quello nominato dal Gualandi all' anno 1404 ( pag. 6), perchè abitante in Padova. Undiscendente forse della famiglia stessa nel 1641 ottenne la cittadinanza ferrarese, nel mentre che trovavasi governatore a Cento; e fu Gio. Giacomo del q. Orazio Panico conte di Petrella e Castro Falcinio, maceratese (Arch " comunale, 18 aprile ). 1539. Tutti si accordano in dire che il Pordenone sia morto in Ferrara, ma lo dicono decesso nel 1540. Il ch.º march. Campori con sua lettera del 26 marzo 1863 mi assicurava invece che desso mori certamente fra il 5 ottobre 1538 ed il 22 gennajo 1539: ciò vorrà dire che avrà rinvenuto nell' Archivio Palatino di Modena dei documenti tali da provare che nel 5 ottobre 1538 era vivo e nel 22 gennajo 1539 era già morto. Di questo insigne pittore noi non abbiamo in Ferrara alcuna traccia o memoria : io sarei per credere che , oltre all' avere disegnato per l' Estense , come racconta il De Boni ( Bio grafia degli artisti ecc. ) il lungo pellegrinaggio di Ulisse e le fatiche di Ercole , da eseguire in arazzi , abbia in Ferrara eziandio dipinto quel superbo quadro che ora trovasi nella galleria di Belvedere in Vienna, ove Alfonso I sta in ginocchio avanti a s. Giustina, sotto le cui forme è ritratta Laura Eustochia Dianti (quadro del quale riportò il disegno miniato Pompeo Litta nella Famiglia Estense , e che fu 604 pure eseguito in litografia in Vienna da Giovanni Krieuber , stampa di Giuseppe Trentsenski). Le biografie parlano dei nipoti e parenti del Pordenone, ma non rammentano alcun suo figlio , sebbene ne abbia avuti cinque, non so poi se maschi o femmine e se venuti adulti Dipingendo in S. Mariadi Campagna ( a Piacenza) Licinio s' invaghi perdutamente d' una bellissima gentildonna piacentina, la Dal Pozzo, che ot tenne in isposa e ne ebbe cinque figli ; se desideri conoscere il grazioso ri tratto della Dama, va in quella Chiesa, ed osserva la Madonna nel quadro dello Sposalizio di Santa Caterina..... nella faccia di San Paolo raffigurò se stesso ; ha severo aspetto , ed atteggiato a maestà ; calvo , fronte spaziosa , folta barba e sguardo penetrante. ( Garilli Raffaele ; Pordenone , e Lomazzo in Piacenza ; ivi 1861 a pag. 15). Quel Giovanni Maria Licinio figlio di Bernardino, pittore, del quale si trova segnata la morte in Ferrara nel Necrologio all' anno 1619, era forse della stessa casa del celebre Gio. Antonio, di cui Bernardino suo padre fu allievo ; parmi però che se una famiglia de' Pordenoni fosse rimasta permanentemente in Ferrara dal 1539 al 1619 esercitan dovi l'arte della pittura, non se ne sarebbero perdute affatto le trac cie , com'è avvenuto (1). 1538. Un Alberto pittore del 1535 della contrà di santa Croce ; ed un Alberto pittore ed orefice , che segnò un suo quadro- Al bertus Ferrariensis aurifex pinxit 1502-, si trovano citati nelle note ed aggiunte al Baruffaldi. All' ultimo di questi dovrebbersi riferire le fedi battesimali del 10 novembre 1538 , e del 16 decembre 1548 , dalle quali risultano i battesimi di Giulio Cesare e di Ginevra suoi figli. E siccome del 1536 vi era un Alberto Ferrozzi o Ferrocci pit tore, cosi si potrebbe dedurne che fossero una stessa persona , ossia che Ferrozzi fosse ' Alberto di che parliamo. Un' osservazione per altro mi occorre di fare : Se del 1502 era già pittore provetto, come poi avea figli nel 1548 ? perchè dandogli al minimo la età di venti due anni, nel 1548 ne avrebbe contati sessantasei, età nella quale si possono bensi , ma non tanto facilmente , far battezzare dei proprii figli. Nè potrebbesi sospettare che fosse Alberto Fontana modonese , che del 1543 lavorò in Ferrara per le feste fatte al pontefice Paolo III, (1) Forse con più ragione potrebbe sospettarsi che fosse figlio del Pordenone quell' Attilius Regilius ( il pittore chiamossi anche Regillo ) che Gio. Battista Giraldi Cinzio disse discipulus meus nel suo manoser. In obitu Ill. Alfonsini Atestini Alumni mei, morto di anni 16 nel 1547 ( Cod. nella Com. Biblioteca ). -- 605 giacchè nel 1542 era peranche in Modena sua patria , ove fu scelto ad uno degli arbitri per quistione insorta per un quadro di uno dei Dossi ( Campori Catalogo ecc. pag. 190 ). 1542. Il Baruffaldi ( To. II pag. 390 ) fa cenno di un Sigismondo Pecenino nel 1547; ed io trovo del 1542 , in un rogito del 7 maggio di Aurelio Roiti , che un Maestro Agostino Pezzenini pittore , figlio 0 del fu M. Francesco, fa testamento. È detto cittadino ferrarese della contrà del Polesine di sant' Antonio, marito di Lucrezia figlia del fu M.º Domenico Torbido Agrimensore ; la madre sua avea nome Giacoba; mori senza figli e lasciò i suoi averi ai proprii fratelli M. Girola mo, Giovanni e Cesare. L'atto fu rogato nella sacristia di sant' An drea; lo che dimostra ch' egli era sano anche di corpo. 1545. Dai libri giornali dell' Archivio comunale si ricava la esi stenza in questo anno di due pittori : l'uno è M.º Antonello pagato per aver dipinto alcune banderuole ; l' altro M. Bartolomeo Zoppo mantovano , descritto qual debitore per tasse verso il Comune. 1546. Non mi si accusi di temerità se ardisco di portare una ri voluzione alle memorie che riguardano i due fratelli Dossi; ma io ne 0 prendo tutto il coraggio da incontrastabili documenti, quali sono i rogiti dell' Archivio notarile; rogiti che in parte già furono conosciuti, ma non abbastanza esattamente interpretati. Ora intendo di provare che Dosso Dossi ebbe nome Giovanni, che mori non più tardi del 1546, e prima di suo fratello ; che questi ebbe nome Battista , e mori sul cadere del 1548; di modo che , rovesciato l'edificio dei precedenti biografi, cessa pur anche la maraviglia se Battista fece testamento a favore del Duca, anziché del proprio fratello, Il rogito di Giovanni Palmieri del 31 maggio 1546 è una Cura pro Dna Lucretia , et Dna Delia sororibus et filiabus q. Magistri Dossi. Die ultimo mensis Maj, Ferrariæ in domo hæredum infrascripti quon dam Magistri Joannis nuncupati M. Dosso, posita in contracta buccæcana lium, in loco vulgo dicto in la contrada de la Colombara, præsentibus etc. Honestæ adolescentes Dna Lucretia, et Dna Delia sorores et filiæ quondam ac hæredes pro suis duabus partibus ex tribus quondam Magistri Joannis de Lutero pictoris, cognominato M. Dosso, olim civis Ferrariæ , soliti habitare in contracta buccæcanalium, minores ann. vigintiquinque, majores tresdecim, videlicet ea Dna Lucretia ann. sexdecim, et ea Dua Delia quatuordecim etc. Adunque nel 31 maggio era già morto il pittore Giovanni Lutero detto Dosso , padre di Lucrezia e di Delia. Ma qui appunto cadde 606 I equivoco sino ad ora non avvertito. Veggendo un Giovanni ed es sendosi sempre parlato di un Dosso Dossi e di un Battista Dossi , si è creduto fin ora che questo defunto pittore fosse Giovanni Battista. Ora per far vedere che erano due persone distinte fra loro , eccoci Battista vivo e curatore delle nipoti. Honesta mulier Dna Martia (terza figlia del Dosso) filia q. et hæres pro sua tertia parte olim Magistri Ioannis de Lutero alias de Costantino , vulgo nuncupato Maestro Dosso ( si badi bene che qui non dice Battista, ma Dosso), et uxor Mag. Baptistæ de Bertolino fructaroli, et civis Ferrariæ, cum præsen tia, auctoritate, et consensu præstantis viri Magistri Baptistæ de Lutero alias de Costantino q. Nicolaj , pictoris , et civis ferrariæ de contracta buccæca natium, ejus patrui, et sic ejus proximi consanguinei a latere paterno etc. vi si dice Quindi era vivente un Battista senza che si dica di lui co gnominato Dosso, che abitava pure in Boccacanale, che era Zio delle stipulanti ; e lo era dal lato paterno; e quest' uomo era pittore , e riceveva dal notajo il titolo di prestante. E cosi pure in altro rogito Honesta mulier Martia filia q. prestantissimi Magistri Jo anis de Lutero alias de Costantino, vulgo nuncupato Maestro Dosso ecc..... præsentibus S. Hieronymo de Monferrato q. Mag. Petri, et M. Camillo pictore ( forse il Filippi ) ecc.- Dunque Giovanni, detto M. Dosso , riceveva il titolo di prestantissimo nell' arte sua, a differenza di Bat tista , che lo troviamo chiamato solo prestante. E tutto ciò si ripete in molti altri rogiti, fra quali uno del 9 ottobre di detto anno 1546, con cui le tre sorelle assolvono M.º Francesco de Barberiüs lanarolo da un pagamento ecc. Dalle ricerche poi che il già ripetuto marchese Campori ha fatte nell' Archivio Palatino di Modena si ricava esservi menzione dei Dossi sui registri dei pagamenti , come appresso : di M. Dosso, la prima volta nel 1524, e l'ultima nel 1544, mentre poi del 1547 vi si nominano i suoi eredi ; ma si noti bene di Dosso, e non di Battista. 0-- M.° Infatti vedemmo che Giovanni vulgo nun cupato M. Dosso era già morto al 31 maggio 1546. Di Battista poi, sempre annotato con questo nome , si ha un pagamento a suo favore nel 12 settembre 1548, mentre nel 24 del successivo decembre si vede registrato un pagamento a due facchini per haver tolto di casa del q. M. Battista de Dosso due botte de vino de sua Signoria ( Don Alfonso d' Este). Adunque il quondam Battista più non esi steva , e la sua morte devesi ritenere fra il 12 settembre ed il 24 decembre dell' anno 1548. Infatti del 1547 nel 15 settembre com -- 607 pariva pure quale assistente alle nipoti Idcirco predictus Mag. Baptista de Lutero alias de Costantino, quondam Nicolaj, pictor, et civis Ferrariæ ecc. La moglie di Giovanni detto M. Dosso , ebbe no me Giacoma, come da istromento del 15 marzo 1557, col quale Lu crezia una delle figlie e moglie di Giovanni figlio di Domenico Fal lati notaro in Codigoro fa mandato di procura a....... per ricevere la parte di eredità spettante a detta sua madre vedova di Giovanni de Lutero pittore detto M. Dosso ; per cui pare che Giacoma morisse in detto anno 1557. Delia poi fu moglie di Ottaviano dei Guidoni beccajo. Giovanni detto M. Dosso fece testamento a rogito del Can celliere ducale Battista Saracca nell' agosto 1541 , come da citazione fattane nei rogiti di cui sopra , ma non si trova nell' Archivio nota rile. Abbiamo pure veduto come Giovanni padre delle tre sorelle sun nominate , e Battista , ambidue pittori l' uno prestante e l'altro pre stantissimo fossero indubitatamente fratelli , dicendosi di Battista patrui et prox. consanguinei a latere paterno-, e cosi pure come padre di essi loro fosse il Nicolò le tante volte ripetuto in varii istromenti. Avea quindi ragione il biografo Girolamo Baruffaldi nel dirli figli di Nicolò, anzichè di Evangelista , e perciò non è a rimproverarglisi di aver fatto alcun cambio. Nè vorrò dilucidare come Nicolò Baruffaldi trovasse fra i morti un Dosso ' Evangelista pittor celebre morto del 1548 , e sepolto in san Polo (1) : a me bastano i riferiti documenti , che ognuno può leggere nel pubblico Archivio de' Notaj, e che par mi abbiano bastantemente gettata luce su tanto importante punto della vita di questi due pittori. Certo è solo che di un Evangelista Dossi, che vuolsi figlio di Battista come appresso, e forse quello che venne detto Dossazzo, è notata nel pubblico Necrologio la morte nel di 6 luglio del 1586. Mag. Evangelista de Dossis pictor in ecclesia S. Salvatoris, sepultus ecc.- Ognuno vede poi come cada affatto tutto ciò di che s' incolpa Battista, cioè di essere stato ingrato al fratello , nemmeno incaricandolo a dargli sepoltura, chè ciò lasciò a disposizione di Don Alfonso ecc., per cui non commise ingratitudine, essendo stato preceduto dal fratello nella tomba. Dice lo stesso Baruffaldi ch' ei mori del 1549, e noi vedemmo che al 24 decembre del 1548 era già morto. Questa è lieve differenza ; ma ben di peso è quella riguardo a suo fratello, che, morto prima di esso, si vorrebbe decesso circa il 1560, (1) Baruffaldi; Vite dei pittori, to. I, pag. 250, nota 2. 608 donandoglisi cosi oltre a quattordici anni. Cessa pure la meraviglia e spressa dall'annotatore (pag. 272 nota 1ª) perchè Battista, che avea tre figlie , lasciasse i suoi averi al Duca; giacchè vedemmo che le figlie erano appartenenti a Giovanni suo fratello, e ch' egli nella sua qualità di Zio paterno le assisteva nelle stipulazioni. A me piuttosto fa meraviglia come Battista non lasciasse la sua eredità ad Evange lista ( del quale citasi la morte nel 1586 ), che il Baruffaldi asserisce aver egli avuto dalla propria moglie Virginia Salimbeni ( e scannato , come dicesi , dalla propria moglie donna di vil condizione ) , mentre poi dichiara , ignaro delle tre femmine succitate , che il solo Battista suddetto entrò nel nodo maritale. E qui pure cade la nota 1ª pag. 291, dove dicesi che Vangelista si troverebbe nominato insieme alle tre sorelle , perchè si ripete ch' esse erano figlie di Giovanni , e non di Battista. Ma non ho finito : mi si potrebbe opporre un dubbio. A pag. 290 ( tomo I ) si riporta dal Baruffaldi una lettera scritta nel 1554 da Alfonso d' Este ad Alfonso Trotto ambasciatore del Ducadi Milano in Ferrara intorno alle molte faccende che avea questo insigne artefice, da che dedurre si può quanto fosse adoperato e stimato Molto magnif. S. Alfonso amabilissimo Alla relazione di colui del Dosso, di che la S. V. mi fa instanza, le posso dire che segondo che intendo da altri, chè da me non le so dire molto di lui : egli fa un ritratto al S. Duca nostro, et ha molto tempo che gli è attorno. A me fa il simigliante, e più dì sono ni di l'uno ni di l'altro per anco s'è spedito. Insomma per il pubblico odo, che lavora, e questo è quan to le ne posso fare fede ecc..... Mi si domanderà ; qualunque sia dei due Dossi, come poteva la vorare, se ambedue erano già morti da lungo lempo ? Io risponderò che ai documenti non si fanno eccezioni, e i documenti sono là da potersi esaminare da chiunque lo voglia; mi si mostri la lettera del l' Estense al Trotti, e forse vedremo che vi sarà errore nella data : forse potrebbe dire 1544 ! Ma sino a che non potrò leggerla se non stampata un secolo e mezzo dopo che scrisse il Baruffaldi, che visse un altro secolo e mezzo dopo i Dossi, mi si permetta ch' io rimanga nella mia opinione. Aggiungerò finalmente che già nel 1550 gli Eredi de M. Dosso depintore sono fatti debitori nel libro del Terratico di alcune lire verso l'esattore Girolamo Contugo : dunque ancor questa partita originale che serve ad ulteriore documento ci accenna già morto nel 1550 M. Dosso. Ad una Laura Maria di Dossi dell' Ordine --- 609 di S. Guglielmo si fa elemosina di lire 2 nel detto anno 1550. In quanto alla famiglia Luteri , se ne trovano memorie non poche , fra le quali un Francesco nel 1568 ; e ne vennero anche altre famiglie in Ferrara, ove ottennero la cittadinanza nel 12 giugno 1620 li fra telli Lutero e Romano de' Luteri di Cremona. Un brano d' albero genealogico può farsi come segue : Nicolò Lutero alias de' Costantino 1 Giovanni pittore detto Maestro Dosso Delia Lucrezia Marzia Ora venendo alle pitture, Battista lavorò Battista pittore Evangelista (?) pittore detto Dossazzo negli archi trionfali per la venuta a Ferrara del pontefice Paolo III nel 1543 Vui spectabile messer Piero Maria de Fino M. del chonto general del chomun de Ferrara fati dar e pagar lire sette m. a M. batista de dosso, e a M. Camillo ( Filippi), dipintori e compagnij per resto de' suoi avancj per le hopere loro ch'anno posto a dipingere li archi e porte furno fate per la venuta de la santità di nro S. papa paulo iii in questa inchlita cita di Fer rara adì 24 Aprile delo anno presente 1545, et per resto de carta. così pure )-- (E A M. Batista de Dosso, a M. Camillo, e compagni per ha ver dipinto la intrata del Cortil novo. Ali diti: l'Arco fato dala fontana etc..... dal Saraxino..... la porta del ponte de San Zorzo, et de fora..... Arme papale num. sesanta ecc. Ed eziandio da un' altra lista del 10 maggio risulta come cor ressero pericolo di accopparsi Et a M. Franc. Bochalaro per haver dato tre chadinele , et per haver dato schudele 23 rosse, et per haver dato oto schudloti grandi, schudloti sei picoli, e quisti per metre drento più cholurj, e dite chadinele , e schudele, e schudeloti se roto tuto perchè cascho larmadura e schudele e schudeloti se roto e loro se rompe quasi el cholo, monta le schudelé ogni chossa etc. ( Archivio Comunale lib. 18 n. 15 ). 1549. Da un' istanza fatta al Comune dagli eredi Saletta nel 1575 risulta che un Giovanni Saletta dipintore , padre ed amministratore di Francesco erede proprietario del q. Alfonso Cuogo d' Alfonso d'Este, mori di peste nel 1549. Ma un altro Saletta Giovanni fu medemamente pittore al finire del secolo decimosesto, perchè del 1599 dipinse una 610 prospettiva nella villeggiatura di Giulio Moro in Boara, ed altra nella casa di suo fratello mons. Camillo , come da dichiarazione dello stesso Giulio in data 15 luglio 1600. 1560. Il Baruffaldi , parlando del pittore Sebastiano Filippi detto Bastianino, viene a dire che fu figlio di Camillo e fratello di Cesare, ambidue pittori pur essi. Il seguente documento ce ne darà una in dubitabile conferma, oltre di che ci farà conoscere una nuova circo stanza relativa al loro impiego presso Francesco d' Este Molto Magnifico S. Gio. Antonio Rondinelli Judice degnissimo dei xij Savij del Comun de Ferrara. Camillo de Filippo depintor si ritrova esser sta gravato alle colte celate in dicto Comune per la sua persona, et per la persona de Bastiano e Cesar, suoi figlioli. E perché esso supplicante insieme co' detti suoi figlioli sono sempre stati al servitio delo Illm. S. Francesco de Este, come se ne farà fede a V. S., suplica quella voglia esser contenta, che li sia canzellato la predicta gravezza dela predicta persona, et de quella deli predicti suoi figlioli , attento che ancora stano al servitio del predicto S. Illm. S. Don Francesco, e anche che dicto suplicante è di età oltre li anni sexanta, come la effigie sua lo dimostra, et hoc de gratia Gio. Antonio Rondinelli. Fiat La supplica non è autografa, ma bensi autentica, di carattere di Antonio Gillini notaro dell' Officio al trasporto degli Estimi : spiace però il non potersene determinare l'anno preciso, non essendovi la data. Il Rondinelli fu Giudice dei Savj dal 1560 al 1571, e solo col confron to di altri registri si verrebbe a conoscere che la registrazione +++++ appostavi equivaleva al 1568. Ora veniamo ad altro. Che Sebastiano Filippi avesse pure il soprannome di Gradella, non potrà porsi menomamente in dubbio, daccchè il Baruffaldi riporta la registrazione fatta del 1554 sui libri dell' Arciconfraternita della morte di lire 50 a favore M. Bastian Gradella di Filippi pittore, vedendosi qui ambidue li pronomi. Ma soggiunge lo stesso Baruffaldi persuadersi che derivasse a lui ( Bastiano ) il soprannome di Gratella , portato a vendo a Ferrara la prima volta quest' uso ( di graticolare ). Doman derei primieramente se , stando al Baruffaldi che lo dice nato del 1540 , poteva poi Bastiano del 1554 aver dipinto il Confalone per l' arciconfraternita della Morte , essere andato ed avere studiato in Roma, ed essere anche ripatriato ? ma riteniamo pure che sia nato , come dissero l'abate Cesare Cittadella ed il Lanzi , nel 1532 ( ve dendosi da una fede battesimale di S. M. in Vado la nascita di suo fratello Cesare nel 7 febbraio 1536), si potrà dire per questo che il graticolare i disegni gli guadagnasse quel soprannome? La famiglia Gradella è antichissima in Ferrara , ed ebbi a riscontrarne io stesso individui in ogni tempo , fra i quali citerò un Mag. Jacobus a Gra delis murator del 1401 ; un Bartholomeus a Gratellis filius q. Antonii nel 1481 ; un Bastianus a Gradellis nell' Estimo dei Borghi del 1494 ; un Pietro dale Gradelle nel 1522; un Antonio Maria nel 1549 ; un 0 Sigismondo nel 1558 ; un altro Sigismondo nel 1577; e quindi una serie non interrotta per quasi due secoli. Ma ciò che più deve mara vigliare si è la esistenza di un Bastiano Gradella pittore contempo raneo al Filippi. Ne diedi già le prove con la lettera che stampai nel 1853 diretta al ch. Michelangelo Gualandi , e quindi ora non la ri porterò qui per esteso ( veggasi la Gazzetta ferrarese n. 63di quel l' anno, donde fu estratta ): mi limiterò a riassumerla per sommi capi. Qualunque fosse l'anno di nascita di Bastiano Filippi , è certo però che nel 1600 ebbe un compenso dal Comune per contracambio dell' emolumento che luj riceveva d' una chiavica concessagli dal già Illm. Co. Galeazzo Tasson d' ordine de S. Altezza , e che gli fu data sotto il 12 gennajo 1598 , e furono lire 57 ( Archivio comunale lib. 33 n. 79 ); com'è in pari tempo certissimo che mori nel 23 agosto del 1602 , comprovandolo il pubblico ed originale Necrologio che lo pone sepolto nel susseguente giorno- Die 24 Aug. 1602. Bastianus de Philippis pictor sepultus est in Ecclesia S. Mariæ a Vado per Her culem Azzolinum libitinarium. Dice pure il Baruffaldi che Cesare dopo non molto tenne dietro al fratello, ed in questa guisa ebbe ter mine questa famiglia di pittori ecc., per cui si vede che non presero moglie e non lasciarono prole. Già vedemmo un Bastiano Gradella del 1494, che non potrebb' essere il pittore Filippi : ma la Maria E lisabetta figlia di Sebastiano Gradella, battezzata in S. Maria in Vado nel 12 giugno 1562, potrebb' esser figlia del pittore s' egli non ebbe prole ? Eppure lasciamo andare ancor questa, dacchè non vi ha l'ag giunto di magister o di pictor. Ciò che interessa è il vedersi già morto nel 1567 un Bastiano Gradella pittore; ed è tanto vero che Elisabetha Vidua già moglie de Bastiano Gradella pittore è gravata in comune per colte celate de certe casette ch' affitta dapoi la morte del marito ecc., e chiede di esserne esentata ; esponendo poi come abbia quattro figli, tre de' quali alla morte del padre erano piccole figliole , come attestava Lorenzo Tristani esecutore testamentario. Ed a persua 611 -- 612 dere sempre più il lettore del mio asserto , voglio dirgli ancora che quel documento, da cui desunsi le notizie ed esistente nell' Archivio comunale , non ha data, per cui mi si potrebbe fare un'eccezione : ma io risponderò che il decreto è del Giudice de' Savj Rondinelli , e che la registrazione è segnata ++++. Ebbi a dire che il libro +++++ corrisponde all' anno 1568, e quindi la istanza segnata di registra zione a sole quattro croci corrisponde al 1567. Nè sono ancora con tento , e voglio discendere sino all' ultima possibile prova. Giovanni Antonio Rondinelli fu Giudice de' Savj dal 1560 al 1571 e dal 1595 al 1598. L'istanza deve riferirsi al primo periodo , perchè del 1598 essendosi già cangiata forma di governo, erasi pure cangiato il metodo contabile della comunale amministrazione: ma quando ancora suppor si potesse la istanza essere stata fatta nell' ultimo anno del secondo periodo, non pertanto precederebbe di due anni il compenso sopraccitato per la Chiavica , e di quattro anni la morte del pittore Sebastiano Filippi. Quindi furono due persone distinte e due diversi pittori Bastiano Filippi detto Gradella e Bastiano Gradella. Camillo lavoro con Battista Dossi negli archi fatti per la venuta del Pontefice Paolo III in Ferrara nel 1543, ed altresi negli altri or namenti eseguitisi per la creazione di Alfonso II nel 1559. AM.° Chamilo pitore schudi diexe d'oro per sua merzede , fa la soma de lire trenta ecc. Ma in questa seconda occasione lavorò pure secolui il figlio Bastiano 0 E a M. Bastian dale gradelle pintore per havere lavorato al porton fato fare suso la giara da la montagna ecc. E al dito Lire zinquantasete m. per haver lavorà al archo fato da chasa de Alfonsino Troto , et al archo fato suso la giara da la montagna ecc. Che se pure si volesse dire non sapersi quale dei due da me ac cennati di nome e cognome Bastiano Gradella sia stato l' operante ai detti archi , osserverò come ragion voglia che si ritenga pel Filippi, stantechè trattasi di lavoro in cui operava suo padre Camillo. 1543. Agli archi per la venuta di Paolo III a Ferrara nel 1543 non operarono solo pittori ferraresi , ma bensì ancora forestieri di stinti, ed in particolare Modonesi Vui spectabile M. Pier Maria de fino mistro del conto gienerale del Co mun de Ferrara peritissimo fati dar e pagar la infraschrita quantita de dinari all' infraschriti dipintori modonesi, li qualli sono venuti da Modena a dipin gere ne lo arco che se fato da la fontana, et al arco del Saraxino , quali -- 613 archi se fati per la venuta de laSantita di nro Sig. papa pavolo iii in questa inchlita Cita di Ferara cominciorno adi 17 Aprile 1543 e finete adi 21 dito. I quali artisti modonesi erano i seguenti : A M. Zoane Tarasco dipintor per opere N.`quatro in ragion de soldi vinti m. l'opera monta le sue opere Lire quatro. A M. Alberto Fontana.... a M. Ambroso Canalino...... a M. Ludovigo Brancolino..... a Zoane Branco lino ecc. ( Archivio comunale lib. 18, N. 15). Di tre Taraschi parla in genere il Vedriani, ed in particolare parla del Fontana dicendoci ( a pag. 69, pitt. mod.) che nel 1537 dipinse in patria con Nicolò Abate. Valorosi pittori sono chiamati dal Tira boschi il Tarasco ed il Fontana , dicendo però che quest' ultimo non sorti mai dalla patria; il che è contraddetto dai riportati documenti. È questi pure lodato dal Borghi ( Duomo di Modena ecc. pag. 115 , nota ecc. ). Dallo stesso Tiraboschi si loda eziandio Ludovico Bran colino , dicendolo compagno al Fontana nel dipingere la Residenza comunale di Modena. Degli altri due , cioè Giovanni Brancolino ed Ambrogio Canalino, non trovai memorie di sorta. 1544. Dai registri battesimali di s. Maria in Vado si ha un Mat teo pittore, che nel 18 maggio presenta al sacro fonte il propriofi glio Francesco- Rinaldo. 1546. Nelle note al Baruffaldi si cita un Luca fiammingo, che u nitamente al Garofalo nel 4 gennajo tenne al sacro fonte un bambi no Ercole figlio del pittore Gio. Battista di Rusuti. Il fiammingo però non è Luca di nome, bensi di cognome Lera. ( Nell' errata-corrige alla fine del II. volume fu fatta la correzione ). 1551. Qui sopra vedemmo nominato Giambattista di Rusuti. Già il ch. march. Campori nel suo Catalogo ecc. ( pag. 201 ) fa menzione di un pittore Giambattista da Ferrara operante nel 1563 con Fabri zio Orsi nel casino di sopra presso Novellara , e fa travedere il so spetto che sia quel Battista pittore della cui figlia Silvia si vede anno tata la morte nel Necrologio al 7 decembre 1590, e che nel 1597 trovasi citato come possessore di una casa in via delle Chiovare : co me altresì mostra sospettare che possa pur essere il Gio. Battista Ber lingieri detto il ferraresino vivente nel 1600 , menzionato dallo Zani, e taciuto dal Baruffaldi. Ma siccome il ferraresino è Camillo Berlin gieri, che venne cosi chiamato in Venezia, così è da ritenersi che lo Zani abbia equivocato nel nome, e che Gio. Battista Berlingieri non abbia mai esistito. Esiterei poscia a credere che il Gio. Battista da 39 614-- Ferrara del 1563 fosse quello stesso del 1590, e meno del 1597. In clinerei piuttosto a giudicare che fosse Giambattista de Rosuti, che facea battezzare il figlio Ercole-Tomaso a S. M. in Vado nel 1546. 1571. Da questo anno al 1618 si trovava in Modena il pittore Cesare Pigozzi ferrarese, che nel 1597 fece per L. 52 un' immagine di G. Cristo per la Confraternita di S. M. della Misericordia in Carpi. Egli andò a porre domicilio in Carpi per assumere la cura delle figlie del suo parente Sebastiano Pigozzi capitano del presidio di Carpi, morto nel 1570 ( Campori, catalogo ecc. pag. 370 ). Fu Cesare ascritto alla cittadinanza di quella città nel 1575 , e nel susseguente anno sposó Francesca Giudici alias Storti: finalmente, nel 20 decembre 1618 fece testamento. E nello stesso modo prosegue il lodato march. Campori a darci notizia di altro pittore della stessa famiglia , quale fu Iacopo Pigozzi operante nel 1590, morto nel 1610 il sei maggio, come dalla Cronaca dello Spaccini, ove si dice Muore in Carpi Iacopo Pigozzi pittore e soldato; il che poi confermasi dal Necrologio. Dai registri matrimoniali della Cattedrale ( di Carpi ) risulta che Gia como del fu M. Antonio Pigozzi sposò nel 1591 Vittoria Bianchi, dalla quale ebbe tre figli, Gio. Battista , Giulio e Antonio gemelli , l'ultimo dei quali continuò la famiglia in Carpi sino al secolo XVIII in cui rimase estinta ( Campori, pag. 371). Ora posso aggiungere che , essendo il pittore e soldato Iacopo Pigozzi figlio di Antonio, sembra questo Antonio essere quello stesso che nel 1554 firmava in Ferrara un ordine di pagamento relativo alle prigioni, e firmava in nome di Giovambattista dito fra pigoscio o pigozzo, ch' era capitano delle carceri, come da moltissimi altri or dini si vede : e forse questo Gio. Battista fu lo stesso ch' era padre all' altro pittore Cesare. Si scorge, oltre alle combinazioni dei nomi , anche la stessa professione o aderenza alle carceri tanto in Carpi quanto in Ferrara. Tralascio di dare un brano d' albero genealogico, perchè tuttociò che ho detto non è che induzione , sebbene forse poco lungi dal vero : basti averne fatto cenno pel caso che un qual che altro atto ci porga l'anello di congiungimento. In quanto alla famiglia Pigozzi trovavasi già in Ferrara nel 1415, in cui un Mastro Paolo Pigozzi da Cadalto cittadino e abitante in Ferrara, del fu Mat teo, stipulò un contratto a rogito di Nicolò Bischizzi ( Arch. notarile). 1553. Un Maestro Tommaso dipintore operava nel 1553 dodici banderuole per le prigioni. E nel 1559 lavoro per le feste della crea 615 zione di Alfonso II assieme a Domenico suo figlio, non che agli altri modonesi Giacomo ed Oliviero padre e figlio Busso o Buxo (ο Busi). It. a certi pittori modonesi de commissione ecc. e ali pitturi che venuti a frara a depinzere l' archo fato suso la zuecha da lostaria dala champana.... Item fati dare et pagare lire dodese m. a M. tomaso depitore, e quisti per chè luj ha lavora a dì et nut a bixogno de depizre e fare gli fustoni. It. lire trenta m. a domenego fiolo de m. tomaxo depintore ecc. Nè può dubitarsi che il figlio Domenico non fosse pittore, perchè It. a M. Domenego e compagni pituri da Modena, e quisti etc. It. pezze d'oro N. 150 a soldi 6 ' una per dar a M. Jacomo modonese pittor per far due arme ducale , et pagare lire quarantatre m. a M. Uliviero de. pitore filiolo de M. Jacomo busso e quisti etc. It. al sop. M. Uliviero buxo depintore per la sua mercede sopr. de haver depinto nel larcho (archo) trionphale etc.- ( Archivio comunale, lib. 22, Ν. 13 ). 1556. Di Nicolò Roselli scrive la vita il Baruffaldi, e ne parla il march. Campori ( pag. 422 ) aggiungendo che la sua moglie fu Sil via del fu Girolamo Muzzarini di Carpi; come altresi parla di un Gio. Battista Roselli pittore ferrarese , che nel 1584 ornò di pitture due archi di legno costruiti in Carpi per festeggiarvi l' arrivo della du chessa di Ferrara. Ma io trovo pure memoria di un Antonio Rosello dipintore , registrato come debitore di lire sette e soldi sedici per uso di una casa posta in via di san Benedetto ( Archivio comunale, lib. Estimo 1576 de' Luoghi Pii, pag. 142 ). In quanto a Giambattista lo veggo in Ferrara del 1581 , come da ordine di pagamento per aver dipinta una carrozza; il che nulla toglie alla probabilità di essere stato buon pittore, dacchè sappiamo aver lavorato in carrozze anche i Dossi ed altri fra i più distinti artisti. Riguardo poi a Nicolò , che dicesi morto nel 1580, si esercito molto a far disegni , specialmente topografici , trovandosi annotato frequentemente in partite di paga menti per tali commissioni , fra le quali la pianta del Poazzo , di molti beni in Capo di Fiume, ed altre ; e nel 1575 è pagato in lire 11. 14 per fattura ed oro messo ad un quadro, e indorarne la cor nice per suor Cristina nel convento di s. Caterina da Siena. Egli fu veramente ferrarese, come lo era suo padre Gio. Battista, ed ebbe un fratello di nome Jacobo , di professione mastellaro , come da rogito Pigna Gianalberto del 17 novembre 1549. La quale epoca toglie il dubbio che il Gio. Battista poco fa nominato possa essere stato la stessa persona, dacchè dipingeva nel 1584 , nel mentre che Nicolò era già -- 616 pittore ; per cui soltanto attribuendo quarant' anni al Gio. Battista pa dre vivente nel 1549, avrebbe dovuto dipingere di anni 75, cosa im probabile, come non facile si è che nel 1549 avess'egli soli anni 40, e suo figlio fosse pittore di anni 20. 1584. Anche un Giovanni Rosi o Ruosi del fu Giovanni , pittore ferrarese, dipingeva in Carpi uno degli archi per l'arrivo ivi della Du chessa di Ferrara : il quale arco dovea essere a chiaro-scuro , e con un certo numero di statue, istorie, ed altri ornamenti, giusta il disegno dato dal S. Pietro Corni, e a norma dei capitoli esibiti per detta di pintura dal pittore Gio. Battista Roselli nel 10 luglio, e per la som ma di lire 180. Il Ruosi, prima di passare a Carpi, abitava in Bolo gna. Il Corni fu architetto di Carpi ( Campori, pag. 207 ). 1557. Nelle mie memorie sul Tempio di san Francesco ( pag. 80 e 81 ) dissi che a due quadri segnati N. P., la cui unione però pre senta pure una H, si volle dar per autore un Nicolò Pisano ; mentre dei due di questo nome l' uno fu soltanto architetto e scultore e già era morto nel 1270; l' altro fu pittore, ma avendo dipinto nel 1505, non poteva aver fatto altrettanto nel 1583 , epoca pure segnata nei quadri suddetti. Soggiunsi che nella mia Guida li assegnai alla scuola del Roselli morto nel 1580 , e conclusi che dopo deposte le tavole dagli altari vi si trovò scritto- Hyppolitus Nasellus fecit- ed in altro luogo- Hyppolitus Nasellus Civis ferrariensis.- A me parve bastare la testimonianza dello stesso autore , nè mi curai delle insus sistenti opposizioni che si vollero fare, pel solo motivo che di un Ip polito Naselli nessun biografo ebbe a parlare ! In tal caso come si farebbero nuove scoperte ? come sarebbersi rivendicati dall'oblio tanti nomi illustri ? Ricorderò qui pure come il Baruffaldi scrivendo del pittore Francesco Naselli si esprima come segue:- e sebbene rimane ancora occulta la scuola dalla quale egli il disegno apprendesse , la comune opinione ecc. Francesco apprese l'arte , come non è a dubitarsi, da Ippolito suo padre. E che Francesco fosse figlio d' Ip polito ce lo dice un rogitodi Scipione Naselli (Archivio notarile) in data del 29 marzo 1590-- Franciscus filius Hyppoliti Naselli pictor. Ippolito poi era figlio naturale di Andrea, come da testamento a ro gito di Giovanni Palmieri del 1557 Testamento di Andrea del fu Alberto Naselli, il quale lascia un legato a Sigismondo suo figlio na turale, altro ad Ippolito suo figlio naturale , ed altri alle tre figlie naturali Lucrezia , Violante e Giulia , testando poi a favore della mo 617-- glie Lucrezia. Alessandro fu figlio di Francesco : il primo moriva nel 10 gennaio 1674 : Francesco nel 1630. genealogico Naselli Alberto Andrea Sigismondo Ippolito Ecco il piccolo brano Lucrezia Violante naturale naturale pittore Francesco pittore Alessandro pittore Giulia naturali 1598. È inutile la questione sul vero cognome del Mona, dacchè egli stesso in atti originali si firmò Domenico Mona. Lavorò assai per le feste fatte in Ferrara per l'ingresso del pontefice Clemente VIII nel 1598, delle quali feste ebbe la direzione per quanto riguarda le pitture, e non già lo Scarsellino come vorrebbe il Baruffaldi Giornate N. 12 di marangone, et giornate N. 3 d' un garzone , le quale sono andate a fare l' alzata della prospettiva alla Campana, che fu disfatta d' ordine dell' Illmo Giudice de' Savij per rifarla in altra maniera. A soldi 30 il giorno L. 10 et le 3 a raggion di soldi dieci il giorno L. 1. 10. Dom. Mona pittore D'ordine dell' Illmo S. Giudice de Savij del Comun di Ferrara per la venuta di Sua Santità ho fatto fare le sottoscritte cose Seguono le indicazioni di molti lavori , con armi , santi , misteri , lavori ad olio, altri sull' oro, e chiaroscuro ; e si notano specialmente il baldacchino , la facciata della Porta di san Giorgio dentro e fuori , la facciata della Casiglia, il fregio della stessa nell' interno, con sedici angeli coloritivi, e finalmente per haver fatto la perspettiva della Mon tagna a tutta mia spesa di tella, et telari, et pittura. Domenico Mona pittore A M. Domenico Mona pittore, per sua mercede d' haver fatto , et fatto far le soprascritte cose per bisogno di detta venuta, et stimate per M. Giu lio Belloni et M. Gio. Andrea Ghirardoni pittori, per l'una et l'altra parte. A di 22 Giugno 1598.- ( Archivio comunale, lib. 30, n. 53 ). 1591. Tiberio Vargas o De Bonmartinis pittore morto in Ferrara nel 1591 fu marito ad una Bartolomea , che gli sopravvisse. Ebbe pure molti figli , come si ha dai registrî battesimali , agli anni spe cialmente 1573 e 1579. -- 618 1563. Ocati Girolamo pittore ferrarese operava nel 1563. Era figlio di Maestro Francesco e di Sara de Petrorubellis ( famiglia Pietrobelli ) di Fellonica, cittadino di Ferrara, per cui Girolamo ere ditò i beni dei Pietrobelli. ( Campori, catalogo ecc. pag. 335 ). Ebbe una figlia, che fu moglie a Gio. Francesco del fu Pietro Antonio Spa gnolati calzolaio. 1557. Girolamo Romanino fu pittore distinto di Brescia , e lavoro in Modena. I disegni e i cartoni di due de' suoi migliori quadri fu rono donati ad Alfonso II ( Campori, catalogo ecc. pag. 410 ). 1569. Pirro Ligorio napoletano fu alla Corte del Duca Alfonso II, . e mori in Ferrara non già nel 1580, ma nel 1583. Nel 1579 fece battezzare un figlio a S. Maria in Vado , di nome Cesare Gabriele , per cui si deve supporre che all' epoca di sua morte avvenuta nel 1583 cioè quattro anni dopo , non fosse tanto vecchio ! Eppure sino dal 1569 egli assisteva un figlio ad una stipulazione di mandato, che nel figlio stesso lascia supporre almeno l'età di 20 anni! ( Ro gito di Nicolò Ballotta del 4 agosto)-Mandatum mag. et clarissimi D. Equitis Priorati Montini a M. Achille Ligorio.- Egli avea com prato un censo dal romano Orazio figlio del capitano Mazio Muti , assentato sopra un casale nel territorio di Roma ; e fa perciò man dato al cav. Montini per farne le esigenze Constitutus mag. Dominus Achilles Ligorius principalis ecc. Sponte, cum consensu, præsentia, et voluntate Magnifici Domini Pirri Ligorii ejus patris præsentis ecc. Non saprei dar ragione di un Pirro Ligorio Tramezzino incisore e calcografo. In un Catalogo d' una collezione di 5000 e più inci sioni classiche in Piacenza ( ivi, Solari, 1861 a pag. 3 ) vedesi an notato Anonimi del 1500 Italiani Architetture Pirro Ligorio Tramezzino excudit (1). 1570. Nell' anno di cui contro, Nicolò del fu Alfonso Capraro da Reggio, pittore, fa testamento e lascia a Camilla sua sorella un le gato ; a Paolo Monferrato suo cognato tutti li suoi disegni cosi a stampa come a mano , i libri de tutte le sorte , rilievi , forme , et un banco da marangone , con suo armario fornito di tutti li fornimenti ; e lascia al suo compadre M.º Alessandro de' Bergonci Torlidore un (1) Nel secolo XVIII esistevano ancora in Ferrara individui della famiglia Ligo rio, come da una istanza delle sorelle Rosa e Chiara. 619 Torlo ( torno ) fornito de tutto punto, con tutti li suoi ferri per detto esercizio : lascia poi eredi Orante de Betto sua consorte e la di lei sorella Maria. Il Capraro dimorava in Ferrara ; ma non mori cosi presto, perchè lo vedremo anzi ereditare dal cognato Monferrato (1). 1570. Abitava in Ferrara nel palazzo del nobile Gio. Battista Gua rini in via degli Angeli un Joanes f. q. Galeatii de Bonasonis nobilis bononiensis, nunc moram trahens ecc., e con rogito 21 giugno di Gian Alberto Pigna ratificava un contratto fatto dal proprio procuratore in nome di Lucio del fu Gio. Malvezzi e di Alfonso del fu Giulio Bonasoni nobile bolognese. Che fosse il Giulio pittore e incisore ? Di lui trovo incerta nei biografi la morte , che dicesi avvenuta prima del 1580 : ma ciò solo noto per memoria. 0 1574. Lodovico del fu M.º Geminiano de Settevecchie e M. Fran cesco del fu Gio. Andrea de Viarii ambidue pittori sono testimonii ad un rogito di Gian Alberto Pigna nel 10 aprile, con cui Leonardo Bre scia pittore del fu Gio. Stefano fa società con Paolo Ferrari per una bottega da varotaro, cioè di pelli di diverso colore, mettendovi il Bre scia 25 scudi d'oro, ed il Ferrari la conduzione e smercio. Il primo di questi pittori è Lodovico Setti detto Settevecchie , citato anche all' anno 1577 in un ordine di Tommaso Pistoja al banchiere Vincenzo Ruggieri, in data del 6 maggio. 1576. Eccoci al testamento di M.º Paolo Monferrato de Calcagnini pittore , cui fu dato quel secondo cognome in benemerenza di servigi ch' ei prestò a quella nobilissima famiglia. Fu figlio di quel Gio. Giro lamo, che fece stampare le opere di Celio Calcagnini: lasciò in legato a M. Nicolò del fu Alfonso Capraro da Reggio pittore e suo cognato abitante nel Borgo dei Leoni ( Paolo abitava in via Muzzina ) tutti i suoi libri a stampa , medaglie , ornamenti da studio , desegni , et ogni altra cosa pertinente a pittore ; lasciò pure un legato al proprio fra tello Gio. Battista, ed a Vittoria sua sorella, e ad Orante del fu Camillo Betto moglie del cognato Nicolò Capraro; indi istitui erede usufruttua ria la propria moglie Anna di Vincenzo Cefali, e finalmente fece un altro legato a Virginia figlia di sua sorella Vittoria, e del fu Giovanni Alberto de' Bianchi. Paolo pittore non devesi confondere coll'altro , che fu figlio di un Pietro Filippo , e che nel 1635 era chierico e fece testamento per entrare nell' ordine de' Gesuati. (1) Un Gio. Nicolò de Caprarida Reggio nel 1480 era Provisore dell'arte della lana nella nostra città; forse fu avo del pittore, -- 620 1573. Quel Paolo da Ponte pittore ch'è citato all' anno 1583 dal Baruffaldi ( to. II , pag. 390 ) io trovo in un rogito di Luca Zannini del 1 ottobre 1573 ch' era già marito di Laura figlia di M.° Vincenzo Zurlato, ed era fratello di M. Pietro da Ponte. 1574. M.º Di Vecchi Felippo : quantunque io lo trovi pagato per dipintura di una carrozza, non pertanto, riguardo all' epoca, ho voluto farne cenno per le ragioni già dette altra volta in simile circostanza. 1574. In fatti, dello stesso anno trovo pure pagato per eguale o perazione un Pissis o Pississe Girolamo dipintore, cui si danno scudi dieci d'oro in oro per un resto ( il che suppone almeno altrettanto di prezzo) per aver dipinto pure un carrozza. Non si sarebbero pagati a quel tempo venti scudi d'oro, ed anche più, per una semplice vernice; e d'altronde si ripete che allora si usavano le figure , ch' erano al trettanti quadri in piccole dimensioni. 1574. Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo (1) lo trovo precettore di disegno in varie famiglie, fra le quali quelle dei Villa, dei Mosti , dei Turchi e dei Tassoni 1578. Adi xxviij settebre. Mag. M. Vicenzo Ruggiero banchiero piaciavi pagare a M. Josepho bastarolo depintore scudi quatro d'oro che sono a buon conto de sua provisione per insegnar de dessegnare all' Ill. S. Conte Annibal Turco- Hippolito Corli Tutore del sodetto S. Conte. In taluni di questi mandati è detto Iseppo Bastaruolo Architetur. Egli copiò in disegno ed acquarello la prima edizione del Vignola ( che Cicognara e Brunet assicurano del 1563, ma certo non poste riore al 1565, perchè contiene un Privilegio di Pio IV morto in detto anno ) : dicesi almeno che sia di suo disegno ; non avendosene docu menti, ma solo una semplice annotazione non autografa, nè sincrona. Esiste fra i codici della nostra Biblioteca. (1) Detto Bastarolo perchè figlio di un venditore di biade sotto uno di que' ca pannotti che chiamavansi basti; almeno così dicono i biografi, che ignorarono il no me del padre. Un Bernardino di Mazollj alias de Bastaruolj nel 6 settembre 1541 emette un arbitrato fra due soci di mereanzia ( Bibl. com.; scritt. ferr. ). Potrei anche aggiungere di aver trovato sino dal 18 febbrajo 1380 un Bartholomeus filius Naseli Bastaroli; il che se lascia dubbio che quest'ultima parola significhi l' arte piuttosto che il cognome , ci fa per altro vedere che tale denominazione non è do vuta ai basti istituiti nel 1411, come dice l' Equicola , per la vendita del formento comprato da Venezia ( Baruffaldi ; pittori , vol. I, pag. 423, nota 1.ª), ma rimonta bensì ad antichità maggiore. 621-- 1576. Di Francesco Valides è fatto cenno nelle note al Baruffaldi. Nel rogito di Jacopo de' Conti del 31 agosto, si contiene Testamentum Angelæ filiæ q. Bartholomei de Leone, et olim uxor Fran cisci de Valides pictoris , abitatrix in contracta S. Apolinaris in domo Dni Horatii de Nigrisolis, sed ad præsens infirma etc. 1576. Nell'Estimo de' Luoghi Pii esistente nell' Archivio comunale, al N. 206, pag. 189 retro , sta notato qual debitore di uso verso li PP. di s. Polo ( Paolo ) di Ferrara Maestro Andrea Tesino pittore per L. 5 marchesane. 1577. Nel 1538 vedemmo un Alberto Ferrozzi pittore : ora trovia mo un Maestro Zeneso ( ossia Ginesio ) Ferrozzi dipintore notato nei libri dell' Estimo per uso di casa con cortile in Fossa Nova. 1577. Gazzuolo Ruggiero vedesi pure accennato nelle note al Baruffaldi. Egli era notato nel libro dell' Estimo per una casa in Fossa Nova. È poi a sapersi che Ruggiero era figlio del fu Francesco Gazzola pure pittore, cittadino ferrarese della contrada del Polesine di sant' Antonio , come da investitura concessagli nel 7 marzo 1579 a rogiti di Aurelio Roiti dalla famiglia Giglioli di un poco di terreno. Francesco dipinse la cornice della cappella del Pero , poi Riminaldi ora Saracca nella chiesa di san Francesco , ov'è il quadro detto del Riposo del celebre Garofalo. 1577. Anche Francesco Salmi è nominato nelle note al Baruffaldi: e presso di me sta l'ordine seguente M. Vincentio Ruggieri carissimo Siate contento di pagar a Maestro Francesco di Salmi depintore lire sei, e soldi undece m. per resto de depin ture ch' ha fato nella mia fabrica di casa piaceri di V. S. Alessandro Pantio. Adi 8 di Giugno 1577. Alli 1577. Il Baruffaldi parla del pittore Giulio Cromer come nato nel 1572 e morto nel 1632. Ma l' annotatore ( a pag. 540, to. II ) fa giustamente osservare che , avendo avuto il figlio Cesare nel 1581 come lo dimostra incontrastabilmente il registro battesimale della Cat tedrale ( fosse pur anche un Cesare diverso dal pittore ), non poteva esser nato del 1572, cioè aver figli nella età di soli nove anni. In fatti, quando ancora non avessimo questa fede di nascita , avremmo altri documenti che lo qualificano per provetto pittore nel 1577 e nel 1578 ; e perciò è giuocoforza ritenerlo nato alla metà o pochis simo dopo la metà del secolo XVI , e quindi, anche dandogli solo -- 622 venti anni nel 1577, sarebbe morto nel 1632 non di anni sessanta , ma bensi di settantacinque-. I quali documenti sono questi Sabato Adi 19 Ottobre 1577. Mag. M. Vicenzo Ruggieri : Pagate a M. Giulio Cromer pitor ducati quatro d' or per resto et intier pagamento di Ducati tredice siamo d cordo per havermi fatto in su un quadro il misterio della Nonciata cioè dipita dico L. 15. 4. 0. Lucrezia Roverella Pia. A...... Agosto 1578. Mag. Vincenzo Ruggieri : pagate a M. Giulio Cromer ducati quatro da..... l'uno a bon conto de ducati otto che sono rimasto d'acordo de farmi uno pedaglione da torno di sopra la casa della cappella della Nontiata in San Domenico , et anco fare uno quadro simile al altro , ed uno Cristo Resusitato, et anco refreschare il suo compagno della Natività in detta Cappella, dico Lire 15..... il tutto facendo da homo da ben con tutte figure, che si aspetta alla resuretion de Cristo Lucretia Roverella Pia. È osservabile inoltre che al 1632 non trovasi nel Necrologio an notata la morte di Giulio , ma bensi nel 28 febbraio 1644 si trova Giulio Cesare Cromer pittore morto in casa della S. Violante Genovesi sulla via grande, e sepolto in S. M. in Vado. Se questo Giulio Cesare è il Giulio padre, conviene che avesse l'età di presso gli anni novanta, perchè già lo vedemmo pittore del 1577. Che se poi è Cesare il figlio, sarebbe questi morto di sessantatrė anni. Giulio era figlio di Giovanni, come da rogito di Alfonso Usanza del 4 giugno 1603, ed abitava sotto la parrocchia di san Vitale. 1578. Di Alfonso Dardi, nominato nelle note al Baruffaldi, conservo un ordine di pagamento a suo favore Magnifico M. Vincenzo Rugieri de comissione dell' Illm. S. Conte Ercole Bevilaqua piaciavj pagare a M. Alfonso Dardo, et M. Hipp. ( forse lo Scar 0 sellino ), depintorj compagni lire sette m. et questi per resto de sua mani fatura della livrea di mori come appar per una sua nota in filza- L. 7. Baldissera Tarantin Contista adi 9 Marzo 1578. Io Hercole Bevilacquj ho visto- Hippolito Bevilacqua curatore. 1579. Lorenzo Zucchetta non è della città di Ferrara, ma della pro vincia, essendo nato ed avendo lavorato in Cento. Non vedendosi però accennato dai nostri biografi, ho voluto qui registrarne il suo nome. 1581. Bensi è nominato un Zanino ( oltre a quelli del 1335 e del 1370 , che potrebbersi forse ritenere per uno solo ) qual proprietario di una casa in Ferrara nel 1597. Io penso che fosse della civile fami glia dei Vendeghini. Giannino fece un ritratto nel 1581, come da ordine del 13 novembre, per un ducato alla Orsina Sacrati Rossetti, od almeno -- 623 a qualcuno della sua famiglia , vedendosi ch' essa ne era l'ammini stratrice. Altro ne fece per Francesco Villa, che divenne poi generale M. Vincenzo Ruggieri vi piacerà pagare d'ordine del signor Cavaliero Tolomeo Curatore del molto Illustre Signor Francesco Villa a Mastro Zanino Vendegino pittore scudi cinque da soldi 76 l'uno, e questi sono a conto de retratti fatti per il ditto sig. Francesco L. 19. Francesco Villa Il Caval. Tolomeo Curatore. Adi 7 di Novembre 1585 1581. Di un Benedetto Malvezzi parla il Baruffaldi.(to. II, pag. 390), che lo dice morto nel 1524: ma del 1581 troviamo anche un M. Antonio Malvezzi pittore del fu Francesco essere testimonio al testamento di Girolamo Tisi figlio del fu Benvenuto, come già annotai all' articolo riguardante questo esimio artista. 1581. Si è già corretto dall' annotatore del Baruffaldi l'errore in corso circa l'epoca della morte di Girolamo Faccini, che si deve ri tenere quella segnata dal Necrologio nel 29 novembre 1614, sebbene non vi si dica pictor; giacchè nel 1613 dipingeva in s. Paolo, e nel 1618 era già morto. Nel 1581 dipinse otto armi o stemmi e fece altri lavori sopra i corami in un camerone del palazzo Turco, come da ordine di pagamento del di 11 decembre. Già è noto come fossero in uso gli ornamenti cosi detti corami d' oro, dei quali parlerò a suo luogo Molto Mag. M. Vicenzo. Sarete contento pagare a M. Girolamo Fazini schudi sei da soldi 76 m. a conto di pitture in una chamera de casa, e me v' offero et raccomando. De casa il xxiiij Marzo del MDLXxxiiij- Per servirvi Dante Sogari. Bartolomeo pittore Ercole Battista Faccini Battista Lucrezia Laura Ginevra monache in S. Antonio Gio. Battista Fra Orazio forse fra Orazio potrebb' es sere il nome di religione, e quindi essere stato uno degli altri due. Girolamo pittore (1) Annibale Violante Ippolita (1) In un rogito di Girolamo Bonsignore trovasi annotata una honesta domina homelia ( forse Amelia ) filia q. Hieronimi Faccini. Potrebbe darsi che fosse sorella di Battista padre del pittore. -- 624 0 1582. Tristano Tristani è nominato nel Catalogo più volte citato del ch. march. Campori ( a pag. 472, nota 2ª) per alcuni lavori di pittura relativi ad una giostra: ecco un' altra prova dell' arte sua 1582. A M. Tristano di Tristani per haver fatto una Madonna suso la tela, et fattogli fare la sua cornice atorno, la quale se posta in ditto offitio ( Comune ) ecc. L. 12. 1584. Un Alfonso Castagna dipintore viene pagato per una carrozza dipinta al marchese Pio Enea Obizzi. 1584. Altra carrozza dipinge allo stesso march. Obizzi un Giro lamo Fanino dipintore, da non confondersi con Girolamo Fiorino, che vedemmo al 1539. 1585. Lazzaro pittore è nominato nelle note al Baruffaldi : aggiun gerò che sua moglie fu Giovanna..... la quale mori nel 12 decembre 1585 e fu sepolta nella chiesa di santa Caterina martire. 1585. Abbiamo veduto un Giulio Belloni stimare col Monferrato Paolo i lavori d' Ippolito Casoli nella chiesa di S. M. della Rotonda ( pag. 38). Di lui parlarono anche i biografi : ma non di un Alfon so de Placentinis alias de Belonis pittore del fu Francesco , cittadino di Ferrara della parrocchia di S. M. in Vado , il quale a rogito di Antonio Colornio del 3 marzo 1586 ( Archivio notarile ) promette scudi mille per dote a sua nipote Eleonora figlia del fu Bartolomeo Mazzocchi, che va sposa a Lodovico del vivente Francesco del fu altro Lodovico de' Coriandoli ; e cosi altri 300 scudi se possa ricuperarli del conte Guido Calcagnini, dal quale gli sono dovuti. 1595. Lodovico Lanzone pittore dipinse pure una carrozza nuova per Donna Violante d' Este, come da ordine di pagamento del 3 marzo. 1598. Moriva nel 23 novembre e veniva sepolto nel tempio di sant' Andrea un Nicolò delle Calze depintore, come dal libro de' morti di quella parrocchia, che comprende dal 1574 al 1630. 1600. Francesco Malvezzi dipintore , che da denari a prestito a don Alfonso Musacchio , come da libro di ricordi di quest'ultimo , sotto il di 11 aprile. Un Francesco fu padre del pittore Antonio Mal vezzi, che vedemmo al 1581, nella quale epoca era già morto: adunque non potrebbesi altro sospettare se non che questo pittore Francesco fos se figlio di detto Antonio, conservando per tal modo il nome dell' avo. 1613. Brizzi Francesco bolognese pittore e intagliatore nel 1603 dona al card. Alessandro d' Este un quadro, e gli dedica alcuni inta gli ( Campori, catalogo ecc., pag. 97 ). -- 625 1621. La morte di un Giambattista Barbarini pittore è posta dal Necrologio al di 16 aprile 1621, con sepoltura nella chiesa di santa Maria in Vado. 16..... Missoli Antonio ferrarese pittore operò il quadro del coro nella chiesa parrocchiale di Fabbrico per lire 234, oltre le spese di tela e di colori : come fece altresi quattro quadri per la chiesa di san Francesco in Correggio ( Campori, catalogo, pag. 318 ). 16..... Mera Pietro pittore fiammingo operava fra il 1600 ed il. 1630. Il card. Luigi d' Este aveagli ordinato un quadro rappresen tante san Francesco , come risulta da lettera a pag. 245 del libro Della Nuova Idea di lettere ecc. di don Benedetto Pucci ( Venetia , Barezzi, 1642, in 8°). Il Mera non è che una stessa persona col Pietro Meert o Merat di Brusselles, come almeno vuole l' abate Zani nella sua Enciclopedia Metodica, mentre il De Boni ci dà un Pietro Meert di Brusselles nato nel 1618, ed un Pietro Mera fiammingo di nascita e veneziano di scuola, senza indicarcene l'epoca. 1612. Fra le incombenze ch' ebbe il ferrarese Scarsellino (Ippolito Scarsella ) fuvvi un quadretto rappresentante la Nascita di N. S., che veniagli ordinato dal march. Ferrante Bentivoglio per conto di Lodo vico Ronchi modonese. Questi dovea essere di famiglia ricca e distinta se veniva onorato alla propria mensa della presenza del suo Principe. Qui riporterò due lettere scritte dal Ronchi al Bentivoglio in proposito, nella parte che riguardano il nostro pittore Ill.mo Sig. mio Pad. Sing. Ho sempre conseguiti così chiari segni della benignità di V. S. Ill.ma, che per questo, et anche perchè so che nessuno vive a Lei e a tutta la II lustrissima sua casa più devoto servitore di me, io vengo humilmente a sup plicarla, che voglia degnarsi di far opera, che il Scarsellino pittore mi faccia quanto prima di sua mano et inventione sopra il quadretto che le mando la Nascita di N. S. che seben sarà cosa picciola , entrandoci col bambino nato la Santissima Vergine, san Gioseppe, et alcuni pastori, deputando a ciascuna figura con buon arte e giuditio la proportionata attitudine , haverà però campo di mostrare il suo gran valore. Come sa il sig. Ferrante Ill.mo ho poste insieme alcune pitture in una mia gallerietta forse non affatto sprez zabile, et non ha molto mi degnò d' una figuretta del detto Scarsellino da fraporci , che non è bastevole a far conoscere la virtù di cotesto valente homo, e perciò desidero qualche cosa del suo, dove più possa rimostrare la sua eccellenza con mio gusto. Parrò forse troppo ardito ecc. Modena a 8 ottobre 1612. Di V. S. Ill.ma Humilss. et Obblig. Servo Lodovico Ronchi 626 Ill.mo Sig. mio Pad. Sing. Non credo già di parer importuno a V. S. Ill.ma se novamente vengo a supplicarla, come facio con ogni humiltà, a restar servita di comandare che sia solecitato il quadretto, che per sua molta bontà si è degnata incaricarsi di farmi fare al Scarsellino, perchè una vera cortesia qual è quella di V. S. Ill.ma più adoprata non sminuisce, ma rinvigorisce. Io tengo qualche pen siero di procurare che l' Infante et il Principe mi faccian ' honore di venir a desinare in casa mia la prima mattina che qui si cominciaranno le ma schere , e volendo ornare la camara dove mangiaranno le loro Altezze di pitture , che ho, vorrei anche poter fraporci il detto quadretto come gioja principalissima , e per questo spero anche che V. S. Ill.ma scusarà il mio desiderio, che per altro ecc. Modena a 23 novembre 1612. Di V. S. Ill.ma Humilissimo Servitore Lodovico Ronchi Trovai pure annotate alcune sue pitture , di che non fecero cen no i biografi. Un can. Alessandro Bonaccioli del fu Girolamo con suo testamento a rogito di Alessandro Bresciani del 23 ottobre 1670 la scia a Francesco Bonaccioli suo nipote un quadro coi ritratti dei Duchi di Ferrara ; ai due figli del fu Giacinto suo cugino un quadro per ciascuno , cioè al maggiore il ritratto di Paolo V Papa di famiglia Borghese, al minore il ritratto del Card. Vendramin , a don Stefano Bertoli parroco di s. Salvatore il ritratto del Card. Corradi, a don Domenico Ghirelli vicario di s. Agnese il ritratto del Card. Antonio Barberini; tutte pitture di mano dello Scarsellino. ( Bibliot. com , car tella de' testamenti ). 1619. Testamento del Mag. Gio. Tommaso Marocho ( Rog. di Calisto del fu Alberto Penna del 13 giugno 1619, parr. s. Vitale ) Gio. Tom maso figlio di Pietro Marocho cittadino ferrarese ecc. Ommissis Item per ragion di legato , et in ogni miglior modo che puole , lascia esso testatore a Don Georgio suo nepote, figliuolo di mad. Anna sua sorella, Canonico Regolare di S. M. del Vadodi Ferrara , due quadri di pittura , cioè la Maddona tonda et il san Francesco del naturale de' Carratij, et cin que scudi annui sino che viverà, da essergli dato detto legato dopo la morte della suddetta sua consorte , il qual legato detto Testatore vuole che duri in vita tanto di detto Don Georgio, salvo che delli quadri, de' quali gli con cede facoltà di farne, et disponerne a suo piacere. Item per la ragione suddetta -- 627 lascia al Rever. P. Cherubino Suzzi da Ferrara, dell'Ordine di S. Agostino, due quadri uno di s. Carlo grande l'altro di s. Girolamo, toccato dal Carraci. r 1619. Non perchè abbia lavorato in Ferrara Giulio Donnabella, ma perchè ottenne presso il re di Francia calde raccomandazioni dal Nunzio pontificio ch' era M. Guido poi card. Bentivoglio nostro con cittadino , per succedere nel posto e soldo del defunto cav. Martino Freminet detto Flaminet regio pittore , io riporto qui la lettera che da Fontainebleau scrisse a certo Santi agente o segretario di monsi gnore, onde sollecitarne la mediazione. Il Donnabella non lo trovo citato che dallo Zani quale eccellente pittore, come infatti esser do vea se aspirava a coprire il posto del decesso celebre artista ; nè dee confondersi con Lucilio Gentiloni detto Donnabella nominato dal De Boni, e detto dallo stesso Zani anche Primo o Primi Luigi o Lo dovico pittore fiammingo; eziandio perchè se questi nacque del 1597 non avrebbe potuto nel 1619, cioè di soli anni 22 , essere fatto si facilmente pittore di Corte e Molto Ill. Sig. Mio oss. Mando il latore in posta con mie lettere dirette a Mon. di Luina , et a Mons. Nunzio, et io me ne vengo con la meglior diligenza che mi è possi bile, et domando a Mons. di Luina , che mi faccia favore di domandar per me a S. Maestà la carica e appuntamento che havea M. Fleminetto pittore di Fontanableu, il che facilmente potrei ottenere si per le promesse che il sig. di Luina sempre mi à fatto, come per il favore di Mons. Nunzio con detto Signore : di che lo prego nella littera diretta a S. Sig. Illma: ma tutto quello che è necessario se ( si è ) che Mons. faccia l' officio più presto che è possibile, et caldamente, a fine che non si prometta a altri prima che io venga, de ( deh ! ) Sig. Santi mio adesso è il tempo che V. S. mi favorisca, perchè se perdo questa occasione , son sicuro non mi farà mai più grata cosa ; questa occasione è quella che mi ha trattenuto fin hora qui ; prego V. S. per l' affetione che so mi porta di subito ricevuta la presente far che M. abbia la mia littera, et accompagniarla con quelle parole in mio favore, che V. S. (sa) spendere per li soi servitori, et veda che M. faccia l' officio a bocca quanto prima se è possibile , che questo è quello che importa o vero lo faccia fare, et se M. di Loina dicesse che il Re ha dato la carica a qualchedun altro, in tal caso sempre posso domandar una parte dell'appun tamento , che il defunto havea , ch' erano doi mila scudi, il che son sicuro non mi sarà negato, mentre averò chi parli per me : infine vi prego usare ogni diligenza e prontezza a favorirmi in questa occasione , et se il latore avesse a far di qualche cosa , prego V. S. assisterli di tutto , et metterlo -- 628 per la strada di quello che à da fare : mi scusi della troppa liberta che piglio con V. S., et mi aspetti domani a sera che senz'altro sarò alla Corte, se piace a Iddio, il quale prego per ogni contentamento di V. S., alla quale bacio le mani per mille volte Di Parigi li 19 di Giugnio 1619 Di V. S. M. III. Serv. Aff. di core Giulio Donnabella 1624. Vivea in questo tempo un Tedesco anonimo pittore ai ser vigi del card. Alessandro d' Este ( Campori, catalogo, pag. 453 ). 1633. Lodovico Lana figlio di Giovanni fu ferrarese, ed ebbe ra gione il ch. conte Laderchi nel dire che il Baruffaldi non lo avreb be asserito si francamente, se non ne avesse avuta la certezza. Infatti, come mi annunciava cortesemente il ch.º march. Campori, si è trovato che il Lana nel 6 agosto del 1633, abitante già da quattordici anni in Modena, ne ottenne il privilegio di cittadinanza. Se fosse stato modonese, inutile sarebbe riescita l'osservazione di trovarsi colà da 14 anni, e più inutile il diploma di cittadinanza a chi già fosse cittadino. 1630. Dopo la fatale pestilenza del 1630, della quale per grazia specialissima della Provvidenza ed in seguito alle saggie misure di precauzione prese dalle Autorità locali, non ebbe Ferrara a risentirsi; il Magistrato a nome della popolazione ferrarese fece un solenne voto di erigere nella Cattedrale una cappella od altare a san Rocco , de cretandone anche la corrispondente dotazione. Tutto ciò venne ammes so a pienezza di voti dal Gran Consiglio nella seduta del 24 settembre 1630 stesso. E si affidò all' insigne pittore Carlo Bononi il dipinto per l'altare; ma la morte avendone impedita la effettuazione, l' inca rico fu dato a Gianfrancesco Barbieri detto il Guercino , e nel 1634 si stabiliscono le figure che si devono dipingere nell' altare votivo, e se ne manda la nota con danari al Guercino suddetto ( Archivio comu nale, lib. 113, n. 37, pag. 24 e 40). È noto che il quadro fu ritoccato nel 1661 dallo stesso Barbieri; che nel 1668 li fratelli Gennari ne fecero una copia ; che nel 1717 l'originale fu restaurato da Giacomo Parolini; che fu nuovamente riparato nel 1778 dal sedicente cav. Carlo Bernini; che nel 1839 fu venduto l' originale; e che poco, dopo la copia delli Gennari fu collocata nella Pinacoteca , dove tuttora si vede. Ma io aggiungerò ancora che il quadro del Guercino sino dal 1641 minacciava di guastarsi, essendovisi manifestata della bianchezza, -- 629 e che perciò dallo stesso autore furono mandati a Ferrara due gio vani suoi allievi per ripararne i danni ; e quello fu il primo re stauro fattovi da Benedetto Gennari e Gio. Antonio Comarini, ambedue da Cento , che qui vennero con le opportune istruzioni. Aggiungerò ancora , non già le epoche dei pagamenti e del prezzo del quadro , perchè tutto ciò è annotato nel giornale annesso alla vita del Bar bieri, ma bensi che pel primo restauro, o per dir meglio pel secondo ( pel primo del 1641 non vi è memoria di pagamento ) del 1661 furono pagati nel 6 agosto cinquanta scudi; per la copia del quadro fatta nel 1668 , nel 23 novembre scudi centottanta; pel restauro del 1717 nel di 11 giugno scudi settanta ; e pel pulimento del 1778 nel 22 decembre scudi quarantuno ( Archivio comunale lib. 162, n. 57-- lib. 175 , n. 30 lib. 268 , n. 43 ). l' altare non venne eretto nella Cattedrale, ma nella chiesa delle mo È noto ancora che nache di san Rocco ; le quali nel 21 giugno 1669 faceano Memoriale al Magistrato per poter piantar pioppe che facciano ombra alla finestra della chiesa, onde il sole non danneggi il quadro. Dopo il restauro del Parolini, cioè nel 1717, siccome il quadro dovea stare nella Residenza del Magistrato, cosi gli si fece costruire una cornice A Giuseppe Albioli intagliatore scudi otto a conto di sua mercede per la cornice d' intaglio del quadro del san Rocco, che si trova nelle Camere della Sanità , che viene accomodato dal pittore Parolini Giacomo Filippo, con sc. 70 di fattura, e recognizione. Ecco poi due lettere del Guercino relative al quadro in discorso , dirette al pittore Antonio Bonfanti detto il Torricella , che si con servano nell' Archivio del Comune Illm S. mio Oss.m Da la compitiss. lettera di V. S. intendo come questi S. S. del Maggi strato di cotesta Cità li hano comandato ad intendere da me se potrei ser virli di un quadro d' Altare, dove vi anderebbe queste figure, cioè una Ma dona col putino in braccio San Giorgio San Maurelio et un San Rocho, ma lo vorebero dentro di un tempo tanto breve, che in quanto a me se li io da dirli il vero, non trovo possibile, ma se mi sara concesso tempo baste vole come saria sino a Sett. prossimo , pigliarò l'opera , et cercarò di tra lasciar indietro ogni altro hobligo per mostrarli la mia ottima volontà che tengo in ser." questi S. S. da V. S. racomandatimi. Intanto se posso in qualche cosa altra mi comanda, che di vivo cuore li baccio le mani, si co me fa ancor lui Paolo Antonio. Di Cento a dì 10 Genaio 1633. Di V. S. Illma 40 e Aff. Ser. vero p. ser.a Gio: Fran. Barbieri -- 630 Illm St. et Pr. Colmo Vaddo continuam. oprando nel quadro per cotesto Maggistrato, et inten dendo nuovam. da V. S. Illma la premura particolare ch' Ela mi fa di ha verlo finito quanto prima, non mancarò di far conoscere à cotesti SS. l'hau torita ch' ella tiene sopra di me, onde le prometto d' ogni solecitudine acció nel tempo acenatomi da V. S. Illma ella abbia l'intento suo. Il Sig. Cesare Mazzarelli ha mandomi altri duc.ni N. cinquanta, a bon conto del opera , del che ancho havrei seguitato deto quadro , senza l' aver alcuno danaro bastandomi la parola di V. S. Illma alla qual mi le racordo ser di par ticolar osservanza , e come tale tenermi esercitato con suoi comandam.,ti , mentre col fine con ogni humilta le bacio le mani. Cento li 3 Maggio 1636. Di V. S. Illma 0 Aff. et devoliss. Ser. Gio. Franc. Barbieri Finalmente riporterò li due documenti che seguono Maestrato , 23 novembre 1668..... essendo state le SS. II. Illme necessi tate a farne dipingere un altro ( quadro di S. Rocco ) simile , siccome han fatto per mezzo della virtù de' SS. Benedetto e fratelli de' Gennari , et es sendo riuscita l' opera di soddisfazione delle SS. VV. Illme , per la quale anco è stata concordata la recognizione nella somma di scudi centottan ta ecc. si pone a partito ecc. ( Arch. com. lib. 175, N. 30 ). Ho ricevuto io qui sottoscritto dal s. Gio: Buosi Zecchini romani venti, che scudi quarantuno (sic) sono per accordo fatto col medesimo di pulire il quadro rappresentante San Rocco, esistente nella chiesa Nuova, di ragione di questo Illmo Pubblico avendo già lodevolmente ( lo dice egli stesso ! ) falta la detta operazione , ed avendo ricevuto amplio attestato dal sudd " Illmo Pubblico, e però mi chiamo soddisfatto con la suddetta somma di ro 0 mani N. 20, che sc. 41 (sic).- Carlo Bernini (Arch. contabile del Comune). Le difficoltà che insorsero per collocare l' altare in Duomo ebbero principio nel 1633, per cui nel 24 gennajo si determinò di erigerlo in s. Rocco : ma sino dal 1631, con atto del 27 giugno, si accordarono i patti per la costruzione dell' altare suddetto in marmi , coll' opera di M. Gio. Battista Rizzi veronese, che già ne avea fatto un prelimi nare nel 24 gennajo. Le condizioni sostanziali furono le seguenti : Gio. Battista Rizzi di Verona tagliapietra viva , abitante in Ferrara con sua famiglia, ed aventevi casa e bottega aperta, farà l'altare ed ancona di marmi lustrati, delle macchie e forma come al disegno : farà venire da Ve rona i marmi, scaricarli alla riva del Po al Ponte a proprie spese , e così dal Ponte a Ferrara; da lavorarsi nella piazzetta di Gorgadello, o nella Piazza -- 631 de Callegari , facendogli fare un coperto da potervi stare i marmi, e gli uomini a lavorarvi : i marmi saranno portati al luoco di erezione a spese comunali, e così i marangoni, ferramenta, piombi, legnami, armadura, pictre comuni, calce ecc. ( S' intende che tutto ciò sarà pure pagato dal Comune). Il Rizzi assisterà i lavoranti per porre in opera i marmi per la fe sta d' Ognissanti, e avrà scudi duemilatrecento da lire quattro per iscudo, di moneta ferrarese : Le colonne di pietradi monte saranno come la mostra che sarà in nano al Notaro; li neri di paragone, et li bianchi di biancon tutti lustrati: Li ca pitelli e basi di bronzo gettato et netto conforme di ordine Corintio. E cosi due arme di marmo e le lettere da intagliarsi dal Rizzi saranno pagate a stima d' intelligenti, e con rischio del Rizzi stesso se si spezzasse il marmo. La Chiesa di san Rocco non esiste più. Quantunque il lavoro del Rizzi avesse dovuto essere accennato all'ar ticolo scultori, non ostante ho creduto non inopportuno di farne come un' appendice in questo luogo per la stretta relazione che ha col dipinto del Guercino. 1645. Nel 10 novembre moriva Francesco Guitti, che dev' essere stato anche pittore perchè nel Necrologio si dice- Francisci Guitti pictoris ferrariensis cadaver humatum fuit in ecclesia S. Nicolaj de To lentino-. Egli inventò il teatro e la nave di cui fa parola il card. Guido Bentivoglio nella sua relazione di una festa in Roma nel 1634. 1645. Volle il card. Alderano Cybo, venuto alla Legazione di Fer rara , che Giusto Suttermans gli facesse il ritratto , per lo che il pittore chiese ed ottenne licenza dal Duca di Modena di recarsi a que sta città per soddisfare al desiderio di quel cardinale. Giusto era nato in Anversa ( Campori , catal. pag. 451 ). 1646. Di Giacomo Bambini pittore figlio di Carlo , e di un Carlo pittore , fanno parola il Baruffaldi e il suo annotatore. Ritengo però che questo Carlo sia di lui figlio , vedendosi conservato in esso il nome dell' avo. La mogliedi Carlo fu Giacoma Mattei morta nel 20 Decembre 1671 ; cioè due anni prima del marito, che mori nel dì 8 ottobre 1673. Aggiungo poi aver trovata memoria anche di un Giam battista Bambini pure pittore, nel pubblico Necrologio, al dì 27 giu gno 1646. Dna Ursula uxor D. Io. Baptiste Bambini pictoris de parr. s. Stephani. sep. in ecclesia Angelorum —. 1648. Anche di un Giovanni Brusoni pittore fa menzione il detto Necrologio, al di 20 marzo 1648. Era della parrocchia di san Roma no e fu sepolto in san Domenico. -- anno. 632 1648. E così pure dell' altro pittore Gio. Antonio Fioretti , la cui morte è segnata al 5 gennajo e la sepoltura in san Romano. Altri pittori ci scuopre il Necrologio nel susseguente anno 1649. Un Vanglesi Giovanni fiammingo della cui figlia infante di nome Anna si nota la morte al 10 settembre. Gli si dà la qualifica di pittore fiammingo , della parrocchia di santo Stefano. Io ritengo poi che male sia scritto il cognome e debbasi intendere per quel Van geldri o Vangheldri Giovanni pittore fiammingo che dal 1651 al 1675 operò in Modena ov' erasi domiciliato, e che pel Duca di quella città dipinse i ritratti dei nostri Duchi di Ferrara (Campori, catal. pag. 477). Forse prima di andare a Modena dimorò in Ferrara per qualche Un Gio. Battista Bresciani pittore morto il 9 settembre. Un Gio. Battista Ferraresi , al quale nel 9 settembre muore la figlia infante di nome Ginevra.- Un Domenico Ruedi pittore figlio di Silve stro , morto nel 16 decembre. Ed un Furlas Achilles (sic) marito di Angela Bordona , al quale pur muore un figlio infante di nome Michele nel 28 luglio. Nè si potrebbe confondere col Fierlans, giacchè questi fu bensi contemporaneo, ma ebbe nome Nicolò Martino. 1650. Seguitando la scorta del pubblico Necrologio, abbiamo un M. Alberto di Camillo de' Masi pittore morto il 2 maggio; ed un Gio vanni Corazzina pittore decesso il 21 marzo. 1651. Valerio Fregi pittore veneto abitante in Ferrara muore il 16 settembre ed è sepolto nella chiesa parrocchiale di san Michele. 1654. In quest' anno il Necrologio ci dà la morte in Ferrara, al di 4 settembre, di un Giovanni Vaiberlenghi. Dev'essere al certo pam mingo o tedesco ; nè potrebbesi dire per equivoco male espresso il suo cognome e confondersi col Giovanni Vanglesi o Vangheldri poc' anzi nominato, perchè vedemmo che questo operava in Modena anche nel 1675. 1654. Un Nicolò Balechini pittore dipinge una carrozza, ed alcune sedie alla francese , per la nobile famiglia dei marchesi Tassoni. 1668. Francesco Mantovani pittore nel 1668 dipinse per la chiesa dei ss. Dottori (sic) di Ferrara un baldacchino con un Padre Eterno, e duoi puttini, et sua caschata fatta a guarnicioni , e n'ebbe per la spesa e per mercede scudi tre e baj. cinquantanove. 1661. Sisti Francesco pittore dà nota di pitture, arme e ritratti fatti per la nobile famiglia Pio di Savoja. La sua morte viene portata dal Necrologio al 27 decembre 1681 ; e facilmente è lo stesso Francesco -- 633 Sisti, di che fa cenno l'annotatore del Baruffaldi al 1631, quale no tato appunto dal libro mortuario. È troppo facile lo scambiare fra loro le due cifre tre e otto, ed è più ragionevole supporre questo e quivoco , anzichè moltiplicare le persone , ritenendoli due pittori di versi benchè dello stesso nome e cognome. Potrebbe anch' essere un nipote ex patre ; ma troppo lieve è la distanza dal 1631 al 1661 , cioè di soli trent' anni. 1672. Tommaso pittore fece pel Collegio dei teologi nel 30 set tembre un disegno da servire per un intaglio in rame per alcune Conclusioni teologiche Per disegnare il frontispizio delle Conclusioni, dato al S. Tommaso pit tore , che habita in casa dell' Illmo ed Eccmo S. Marchese Ippolito Ben tivoglio ecc. Ritengo che questo sia Tommaso Malmignati che mori nel 30 de cembre 1673, quantunque in quell' epoca vi fosse anche il pittore Tommaso Capitanello. 1687. Fra i Mornasi nominati da Cittadella Cesare e nelle note al Baruffaldi non è Giambattista pittore , che nel 27 gennajo 1687 è pagato per aver miniato un cereo della Compagnia di san Giovanni. E pare che vivesse assai lungamente , perchè si trova che un Gio. Battista Mornasi dipinse e miniò le candele della Ciriola ( la Purifi cazione di M. V. ) per ' Arte dei Sogari negli anni 1735 , 1736 е 1743, cosicché si troverebbe operare per un periodo di anni cinquan tasei ; cosa non impossibile , specialmente per si lievi lavori. Trovo poi un Antonio Mornasi pittore nel 24 ottobre 1736. 1696. Di Giuseppe Menegatti , già citato dai biografi , trovo il se guente documento nei conti del Collegio de' teologi A dì 2 Marzo 1696: fu fatto mandato in banco Ursino al Mag. Gioseppe Menegatto pittore di scudi due, e questo per sua fattura di havere accomo dato in Vescovatto, nella stanza, dove si fanno i Dottori, alcune figure gua ste di pittura, così concordato in tutto, e per tutto per sua mercede. 1700. In questo anno muore in Ferrara nel 27 agosto Giulio A vellino Messinese pittore e poeta , Accademico Intrepido ed Incitato ; e muore nell' ospedale dei Battuti Bianchi sotto la parrocchia di san Salvatore , ove gli si dà sepoltura ( Cittadella Cesare , tom. IV, pag. 341 ; e Baruffaldi, tom. II, pag. 222, nota 1ª ). Giulio visse qui non breve tempo. -- 634 1710. Ruggiero Ceppi o Zeppi, che vorrebbesi di Verona, fu fatto venire da Mantova nel 1710 per operare il ritratto al card. Ruffo, che riesci di soddisfazione, atteso l' abbellimento anche fatto con architet tura, ed altro, e perciò si passa partito nel 20 agosto se oltre gli scudi 44 pagati al suddetto pittore per sua mercede , comprese le spese di viaggio, si debba far spedire Mandato al medesimo di scudi sei per ricognizione ed aggradimento attesa la fatica maggiore usata in detta operazione ( Arch. com. lib. 254, Ν. 70 ). Egli si fermò in Ferrara ove dicesi pure che sia morto : nel 1714 fece il ritratto del card. Piazza , pel quale trovo datogli nel 29 ottobre un acconto di scudi trenta (Arch.com. lib. 261, N. 66). 1711. Non può essere, come asserisce Cesare Cittadella, che Fran cesco Fantocci Parma fiorisse del 1650 per quantunque fosse morto in età decrepita. Come avrebbe potuto del 1711 essere nominato pittore del Pubblico ; nel 1718 dipingere le arme e le banderuole pel fune rale del Giudice de' Savii Nicolò conte Palla Strozzi; e nel 1724 0 perare negli ornati delle feste per l' esaltazione di Benedetto XIII ? Dandogli nel 1650 soli 20 anni avrebbe operato di anni novanta quattro. E ciò possibile ? 1713. Giovanni Battista Barozzi nel 2 aprile è pagato di lire qua ranta per aver dipinto una carrozza alla marchesa Campori (in Mon tecuccoli ). 1715. Il pittore centese Giuseppe Guaraldi muore in Argenta nel 17 agosto , di anni 75 , ed è sepolto in quella Collegiata ( Diario Baruffaldi ) . 1718. Grandi Domenico nel di 5 novembre viene pagato per avere accomodato un quadro all' Em. Legato di Ferrara. 1718. Francesco Ardizzoni dipintore fa le armi del card. vescovo Tommaso Ruffo in Ferrara. 1719. Carlo Bianchi pittore pagato per ornati e paesaggi ese guiti nella famiglia de' conti Pacchieni Susena. 1629. Antonio Andreasi pittore riceve pagamento per fattura di stemmi e di fregi. 1795. Cittadella Cesare ( tom. IV, pag. 195 ) dice che Filippi Giuseppe moriva del 1757 , e poco dopo moriva suo fratello Pietro. Ora , trovandosi nel 15 aprile 1795 una ricevuta di Pietro Filippi ornatista per lavori fatti al march. Sigismondo Gavassini , bisogna ritenere l'esistenza di un secondo Pietro Filippi. Trovo eziandio un -- 635 Francesco Filippi ornatista pagato nel 1756 per alcuni lavori di pit tura ; e così del 1775 unAndrea Filippi pure ornatista retribuito per lavori fatti nella casa Pacchieni , cioè soffitto , parafuoco , antiporti alla chinese, contorni, dorature ecc. 1737. Il conte Ottavio Fava di Bologna dipinge per l' Oratorio del Seminario un quadro rappresentante San Pietro , che riceve le chiavi dal Redentore. 1750-86. Di soli trentasei anni moriva il distinto pittore France sco Montanari di Lugo, già provincia ferrarese , scolaro di Benedetto Dal Buono suo concittadino , e che meritò un non breve articolo di lode nella Biografia Universale ( Firenze , Passigli ecc. ). 1777. Spiga Gio. Battista dipinge bandiere per le feste de' santi protettori Giorgio e Maurelio , e così nel 1782 e nel 1784 in cui fa delle armi comunali pel Porto sanitario di Goro. 1778. Dall' Ettore o Ettori Giambattista non sarebbe conosciuto per pittore, se il Barotti nel libro delle Pitture ecc. (pag. 187) non ci di cesse che avea eseguito il s. Giorgio a cavallo ch'è sotto il loggiato del Castello (pittura già più volte rinnovata), per cui poscia ne venne fatto cenno anche nelle note al Baruffaldi. Egli però esegui altri lavori, e si conoscono i seguenti-Nel 1778 fece il ritratto del card. Carafa Adì 3 xbre Ricevo io sottoscritto dal s. Giovanni Bossi ( Bosi ) come Savio del Magistrato sudi (sic) sedici e baj. quaranta per aver dipinto il ritratto di S. Em. il Card. Carafa da colocarsi nel Magistrato , in fede dico sc. 16:40 : Gio. Batta Dall' Ettore ( Contab. comunale ). Pel passaggio dei Principi imperiali delle Russie nel 1782 dipinse nel teatro gli ornamenti fattivi La Scena rappresentava una magnifica Sala sostenuta da colonne di or dine composito, con sette statue colossali di stucco, distribuite fra gl' inter colonnj , e nelle nicchie , rappresentanti varie scienze , e belle arti ; lavoro del sig. Alfiere Gio. Battista Ettori pittor ferrarese. Per la funzione fattasi nella chiesa di sant' Antonio in Polesine il 9 aprile 1780 Le molte statue bianche con invenzion tutto nuova, a bella posta trava gliate in pochi giorni a finto stucco , furono disegno del sig. Gio. Battista Ettori professore di pittura. Otto di esse rappresentavano Viriginità, Povertà, Ubbidienza, Penitenza , Meditazione , Innocenza , Costanza , e Concordia ; ed altre quattro erano Sant' Antonio , San Benedetto , Santa Scolastica , e la Beata Beatrice II Estense. -- 636 Finalmente abbiamo da una nota di spese dell' Ufficio di Sanità che del 1789 gli fu pagato pel quadro dėl nuovo Oratorio di Goro per mercede e fattura scudi 25. 80 : mentre poi si pagarono scudi 5 a Tomaso Bedani intagliatore per la cornice fornita di cordone ad in taglio, ed altri scudi 6. 45 a Giovanni Rossi indoratore per indorarla. 1787. Si compensa un Vincenzo Presendi pittore per fatture di dipinti a chiaroscuro nei palchi del teatro Scroffa. 1789. Francesco Dirani di Bagnacavallo, provincia già di Ferrara, mi sembrò un discreto pittore, se giudicar debbasi da un ritratto da lui eseguito nel 1789 ad olio in tela del P. Francesco Boccafogli minor conventuale. 179... Serafino Barozzi, dopo il 1790 , dipinse la Sala Armonica del nostro comunale teatro, che fu poi ridipinta per altre due volte ; l' ultima delle quali dal distinto ornatista e scenografo Francesco Mi gliari, del cui valore artistico il dipinto stesso tuttora esistente ci presta bella prova. 1825. Di Giuseppe Santi bolognese fecero parola il Boschini an notatore al Baruffaldi , e il conte Laderchi. Ecco la copia di una sua obbligazione Ferrara 15 Genn. 1825. M' obligo io sottoscritto di eseguire ad olio ed a colori per commissione e per conto del sig. Bendet. Casazza di Ferrara un quadro il cui soggetto è il convito degli Dei, come resta già disse gnato nella tela già messa sul tellaro , e sul sistema dello schizzetto già presentato. Il sig. Bened. Casazza accorda al s. Prof. Santi per l'intiero lavoro di detto quadro, che si assume di darlo compito a dovere, Bavare ottanta effettive, da pagarsi al medesimo di mano in mano che si innoltrerà il lavoro. Il Sig. Prof. Santi si assume e si obbliga di compire il lavoro en tro Maggio prossimo venturo dell' anno corrente. Dichiara innoltre di avere già ricevuto Bavare diciotto a conto delle sud. Bavare ottanta, La presente scrittura, che deve aver forza come di pubblico giurato Istromento , viene dalle parti firmata--Giuseppe Santi Affermo Ebbe poi altri due scudi, ossia bavare; ma la sua morte avvenuta nello stesso anno 1825 fece sì che il quadro rimase soltanto abbozzato. 1825. Nell' anno medesimo lavorò per la nobile famiglia Casazza anche Girolamo Prepiani Ferrara li 6 Luglio 1825 Dal sig. Benedetto Casazza ricevo cinque luigi d' oro effettivi in conto del convenuto per fare il suo ritratto, e della sua signora Consorte. Dico aver ricevuto- Luigi N. 5. eff.vi Prepiani-. Girolamo -- Li 14. Ottobre 1825. Ferrara 637 1825. E cosi pure lavorò nel palazzo degli stessi Casazza, eretto da non molto sopra disegno dell' architetto Antonio Armanini ferra rese , la compagnia Giani e Bertolani Sono scudi trecento e cinquanta che ho ricevuto io sottoscritto dal s. Benedetto Casazza, e questi serve per la voro fatto in dipinto nella sua Casa, così convenuti, in fede mi sottoscrivo. Gaetano Bertolani. 1821. Di Giuseppe Grillenzoni del Finale di Modena, che visse lun gamente in Ferrara ove attualmente ha stabile domicilio la sua fa miglia, scrisse un elogio il conte Ercole Graziadei (Atti delle solen ni Adunanze nella Scuola d' Ornato in Ferrara negli anni 1821 e 1822, pag. 29 ), ed un onorevole articolo ne ha la Biografia Universale ( Firenze, Passigli ecc. ). 1859. Uno degli ultimi lavori di Lodovico Giori fu un quadretto per me, spedito a Costantinopoli A di 2. Genn° 1859. Dichiaro di aver ricevuti dal sig. Luigi Napoleone Cittadella napoleoni d'oro da franchi venti N. 2. due, e questi a saldo di una tavoletta da me dipinta per sua commissione, rappresentante San Paolo Lodovico Giori. In una nota poi di pittori dal 1600 al 1725, riportata dalla cro naca di Francesco Vacchi, esistente nella comunale Biblioteca , risul tano i nomi dei seguenti artisti non nominati dai biografi: Solari Agostino, che dipinse il quadro di s. Lucia in s. Giuliano ; Dall'An gelo Antonio ; Motta Bartolomeo ; Becocchi P. Ferrante Filippino ; Poli Giacomo, che operò il s. Onofrio nella Chiesa di S. M. della Rosa ; e Bertazzoli Giacomo, che fece l' Annunciata nel tempio dei Teatini. Tralascio di parlare di molti altri che morirono in questi ultimi anni , non avendo documenti da pubblicare , scopo principale del mio lavoro; e mi limiterò a dirne puramente i nomi per quanto io li ricordi e furono Francesco Scutellari dilettante, che operò qualche buon dipinto a calce per ornamento di stanze ; Gaetano Turchi ar tista di ottime speranze morto nel 1851 (1), ed Antonio Ungarelli morto nell' agosto 1853 , tutti figuristi ; fra gli ornatisti li due fratelli Filippo e Pietro Vallini , Tamarozzi Giuseppe , ed il distin tissimo Francesco Migliari , che fu anche ottimo scenografo ; e fra (1) Prose e versi in morte di Gaetano Turchi. Ferrara , Bresciani , 1851, in 8.9 Mancò ai vivi nel di 11 ottobre : era nato nel 1817. 638 i paesisti un Gio. Battista Bassi di Massa Lombarda salito pe' suoi lavori in alta fama , e Giuseppe Coen ferrarese celebre pittore di ve dute e buon fotografo, mancato ai vivi nel 1857 (1). Dei viventi parleranno altri, non essendo mio assunto di far ciò ; e quindi passerò ad altra classe di Artisti. V. Scrittori e miniatori Gli scrittori o calligrafi , prima dell' arte della stampa , erano per lo più anche miniatori, od almeno mettevano ad oro e colorivano gli ornati delle iniziali: ma e miniatori e scrittori sparirono quando sur sero la stampa e l'incisione , e rimasero i calligrafi semplicemente detti, che si occuparono delle copie dei diplomi , degl'istromenti dei notaj, e degli atti di pubbliche amministrazioni. Sarà quindi a tenersi conto, riguardo alle arti, di quegli scrittori che precedettero la tipo grafia, o che per poco l'accompagnarono, cioè sino alla metà circa del secolo XVI. Come vi sono codici, e come vi sono rogiti, cosi doveanvi essere pure fra noi degli scrittori anche da remotissimo tempo : ma il primo, il cui nome abbia io trovato con tale qualifica, è nel 1354 un Mag. Bartholomeus Scrignarius filius q. Magistri Johanis Scrignarij, cioè scrit tore cancelliere, com'erano chiamati anche quelli della Curia Romana ( vedi Ducange ) ; indi viene un Francesco da Codegoro scrittore di libri, mansionario della Cattedrale, la cui morte è segnata il 28 marzo 1430. Dipoi nel 1437 un Marco del fu Franceschino, scrittore ; poscia nel 1446 con rogito di Bartolomeo Isnardi viene data ła cittadinanza ferrarese Joanni de Alemania scriptori, et pro exercitando artem scri ptorie ( Archivio notarile ) ; poscia dal 1454 al 1457 si trovano accen nati Franco , Simone e Nicolò d' Alemagna. Del quale ultimo anno 1457 si hanno partite di pagamento nei frammenti de' Giornali del Comune ad un Gulielmo da Roma scrittore de li statuti et provixione del Comun de Ferrara, che al presente se fano ; e ad un Andrea Da (1) Albo funereo alla memoria di Giuseppe Coen pittore e fotografo. Rovigo , Minelli, 1857, con ritratto. Moriva il Coen nel 25 novembre. 639 le Calze a scrivere le provixione et statuti, per sua merzegna etc. Nel 1458 si hanno carte da Capreto scritte da Simone del Fabro ; e si ha pagamento a Don Zoanne Chioara perchè noti il canto di lo ofitio de papa Calixto per la transfiguratione; e a Don Andrea da Bagnacavallo per scriver li Inni sui capriti, e metter le parole sotto lo canto cum le aminiature de pena; per cui quest' ultimo potrebbe porsi nella classe dei miniatori-calligrafi. Forse il Simone del Fabro potrebbe essere il Simone d' Alemagna, come il Don Andrea Da le Calze potrebb'essere il Don Andrea da Bagnacavallo ; ma non essendovi prove, li ho no tati tutti quanti coll' ordine con cui ebbi a trovarne memoria. Un Don Beltrame da Imola nel 1459 è compensato per ispesa di vernice e inchiostro, e per scritturazione di due quinterni de carte de capreto. Nel 1478 un Nicola Mascarini ferrarese scrisse un Codice dell' Ago stiniano P. Cristoforo da Bologna , e nel 1488 la Storia naturale di Plinio in pergamena per conto di Giovanni Pico della Mirandola ; codice posseduto in seguito da Apostolo Zeno, e citato dal Tiraboschi nella Biblioteca modonese. Un fra Matteo d' Alessandria certosino in Ferrara scrisse dal 1469 al 1476 li quattro volumi della Bibbia esi stente nella nostra Biblioteca, con superbe miniature d'incognita mano, e li terminò nella età sua di anni settantacinque. Del Mascarini e di fra Matteo feci parola nella mia Lettera al cav. Giordani sulle minia ture dei corali della Certosa, che si ammirano nella Biblioteca sud detta ( Estratto della Gazzetta ferrarese N. 49 del 29 aprile 1862 ). Nel 26 agosto 1479 in un rogito di Luca Isnardi è citato un Magister Paulus de Brabantia scriptor, quondam Cornelii, habitator ferrariæ in Policino Sancti Georgii. Sebbene abbia detto che sarà da tenersi conto degli scrittori sino alla metà del secolo XVI riguardo alle Belle Arti, non pertanto voglio proseguirne i nomi che ho potuto conoscere. Un rogito di Rinaldo Rinaldi del 5 settembre 1528 porta il testamento di un Ziraldi o Gi raldi- Egregius vir M. Bartholomeus filius q. Mag. Herculis de Ziral dis scriptor, civis et habitator Ferrariæ, in policino S. Antonii ecc. Vi fu rono pure calligrafi che lasciarono alle stampe qualche opera dell'arte loro, quali fra gli altri abbiamo un Fanti Sigismondo, che lasciò Theorica et pratica de modo scribendi, fabricandique omnes litterarum species ; Venetiis per Joanem Rubeum 1514 in 4°-- e cosi un libro intitolato Thesauro de' scrittori, del 1535 senza luogo e stampatore ; ed un Codice inedito Theorica scribendi, ove le parole sono formate -- 640 con metodi e figure geometriche. Abbiamo pure un frate Vespasiano Amphiareo da Ferrara ( il cui vero cognome fu Albertazzi ) dell' or dine de' minori conventuali, che lasciò un Opera nella quale s'insegna a scrivere in varie sorte di lettere ecc.; opera ch' ebbe più edizioni cioè del 1565, del 1575, del 1588 e del 1620; tutte di Venezia. E con gli scrittori pongo anche i disegnatori a penna, che per lo più unirono anche la calligrafia. Un Lucilio di Filottrano disegna tore a penna fu al servizio di Alfonso II al finire del secolo XVI come cameriere ducale; un card. Alessandro d' Este fu pure distinto in tal sorta di disegni ( Campori , catalogo ecc. a pag. 239 e 453 ). Un nobile Alfonso Rossetti nel 1643 delineò e fece a penna i Forti fab bricati in Pontelagoscuro per la guerra fra i pontificii e la Repubblica veneta ; un Francesco Padovani ferrarese, che copiò caratteri e disegni del rarissimo libretto sui muscoli, del celebre Gio. Battista Canani ; e che pure copiò due carte nella Teseide del Boccaccio , ch' era nella Costabiliana, con tanta verità che gli acquisitori, nel fare l' acquisto dell' esemplare per 4000 franchi , non ebbero ad accorgersene : lo dice lo stesso Brunet ' exemplaire avait 2 ff. refaits a la plume, mais on ne s'en est aperçu qu' aprés ' adjudication- ( Edizione del 1861. Art. Boccaccio ). Fra i miniatori si distinsero quell' Oderigi da Gubbio e quel Franco da Bologna, che meritarono di essere menzionati dall' Allighieri: ma non sono i più antichi. Un Alberto da Volterra operava nel 1169 , ed era chiamato scriptor de licteris majoribus de auro , et de colore ( Bonaini; Mem. ined. di Franc. Traini pittore, a pag. 87, nota ) (1). (1) Oderigi visse nel secolo XIII e Franco nel XIV, in un tempo cioè del quale molte Biblioteche hanno codici miniati. Quella di Laon ne possiede 151 del 13º e 125 del susseguente, come racconta M. l' Abbe J. Corblet nel suo libretto Les Ma nuscrits á miniatures de la Bibliothéque de Laon ( Arras , Rousseau-Leroy 1864 ). Questo autore dice ( pag. 7) La plupart des manuscrits ont été écrits et enluminés dans l'abbaye dont ils ont été extraits en 1789 ; e quest'asserzione pei Codici di Laon io credo che valga pure per ogni altro luogo, specialmente se trattisi di Bibbie e Corali. Noi vediamo quelli de' Certosini, e quelli degli Olivetani nella Biblioteca no stra, portare per entro ai fregi i frati e le imprese dell' Ordine rispettivo, il che fa supporre che fossero fra loro eseguiti. Aggiunge lo stesso Corblet che Laon possiede codici di origine italiana già dei Canonici di detta città sino dal 1346 , sebbene si pretenda che la miniatura italiana portasse influenza sulla francese soltanto nel se colo XV a mezzo del genovese Francesco d' Oberto ( pag. 17). Debbo io per altro osservare che Oberto appunto fioriva nel XIV, come si ha da un dipinto col nome e coll'epoca 1368. -- 641 Giá mons. canonico Antonelli ci diede la nota degli scrittori, e deimi niatori dei corali che sono presso il Capitolo della Cattedrale, e che furono lavorati dal 1471 al 1535 da un Iacopo Filippo d' Argenta, e da un Sigismondo Fiesso , luoghi ambidue del territorio ferrarese , da un fra Evangelista da Reggio dell' ordine francescano , e da un Gu glielmo del Magro. Gli scrittori poi furono un Lodovico Raimondi da Parma, un Andrea dalle Veze ch' era pur anche miniatore, un Martin di Zorzi da Modena, ed un fra Evangelista tedesco pure fancescano. Un Plutarco era nella Costabiliana con eccellenti miniature , come altresi eravi un poema con altre uguali a quelle del Carlo Magno nella no stra Biblioteca , le quali vi ha fondamento a credere siensi eseguite in Ferrara, stante la somiglianza con quelle degli antichi statuti delle Arti che si conservano nel comunale Archivio. Dei magnifici corali della Biblioteca, un tempo appartenenti ai Certosini, non si conoscono gli esecutori , e solo ne è segnata sovra un ornato l' epoca del 1468. Furono erroneamente attribuiti a Cosimo Tura; ma in detta mia Lettera al cav. Giordani procurai di provare come debbasi ritener falso tale asserto. La famosa Bibbia Estense in due volumi la sappiamo lavorata da Francesco de Russi mantovano e da Taddeo Crivelli , pel prezzo di 1375 zecchini, come asserisce il Tiraboschi, il quale aggiunge pur ancora che quei dipinti sono di un disegno e di un fare più vago as sai del comune di quei tempi; e fu per questo ch'io mi portai appo sitamente a Modena per instituire poscia un confronto coi detti corali, che appunto si allontanano dalla sfera comune dei lavori di quel tem po. Ma la Bibbia, come uno dei più preziosi cimelii e di privata pro prietà ed eredità Estense, era stata asportata dal Duca , e deluso ri mase il mio desiderio e lo scopo del mio viaggio. Per Borso d'Este lavorò pure un Ghisilieri bolognese , come da partita di pagamento riportata dallo stesso Tiraboschi al 7 settembre 1464 Nobili viro Gerardo de Gisileriis de Bononia Ducatos octo auri pro sua mercede illuminandi quemdam librum in vulgari sermone vocatum Lanzalotum. Molti Codici miniati possedevano gli Estensi, come si ha dalla nota ch' esiste nell' Archivio municipale di Ferrara all' anno 1467 della libreria di Borso, e che rilevasi essere stati miniati appositamente per essi loro : ma se ne taciono i nomi. Un Guglielmo Cappello ferrarese, chiamato egregius Magister e creduto agli stipendii della Reggia E stense di Ferrara, vuolsi che fosse scrittore e miniatore nel 1426 di un Dittamondo di Fazio degli Uberti, che dicesi esistere in Torino. In -- 642 quanto poi alla serie dei corali che appartennero agli Olivetani , e sistenti pure nella nostra Biblioteca, ma di assai minor pregio de' pri mi, potei rinvenirne intorno ad una iniziale il miniatore, che fu Gui nifortus de Vicomerchato Mediolanensis 1449 Aug. Ego enim sum mini mus omnium miniatorum; e che intorno ad altra lettera iniziale scrisse-Guinifortus de Vicomerchato Mediolanensis hoc opus miniavit anno domini 1449 die p. Decembris (1)- Pare che il distinto Antonio Ci cognara, miniatore dei corali nella cattedrale di Cremona , si traslo casse a Ferrara ove fece eseguire un quadro da uno de' nostri valenti pittori: l'epoca sarebbe di qualche anno dopo il 1480 ( Grasselli , Abecedario biog. dei pitt. Cremonesi, pag. 104; e Cicognara Leopoldo, Mémorie per la calcografia ecc. a pag. 159 ) (2). E parlando in genere delle miniature, tante delle quali sono sor prendenti per bellezza , verità e sentimento religioso , io debbo dire come sia d' avviso che anche i più grandi del secolo d'oro della pit tura vi abbiano forse attinto. Infatti chi rechisi a contemplare la nostra Bibbia , il cui primo volume ha in una pagina tutt' attorno espressa in alquanti quadretti la storia della Genesi, vede come il Signore co perto di un gran manto alzi ambedue le braccia, e sembri dare come uną spinta al sole ed alla luna che tiene nelle mani , quasi dicesse loro andate al posto che vi assegno ed illuminate l'universo Questo sublime pensiero è pur quello identicamente espresso da Raf faello nel Vaticano: eppure quel primo volume della Bibbia era scritto e miniato nel 1469, e il Sanzio nacque nel 1483! Adunque Raffaello desumeva quel pensiero dalla nostra Bibbia ? Ma dissi forse ; e lo dissi appunto perchè io pure veggo l' improbabilità che il sommo pittore attingesse alla Bibbia nostra ; e se parlando in genere mi confermo nel mio pensiero , in quanto a Raffaello potrò credere ch' egli pure siasi animato alla lettura del libro sublime , e che le parole ispirate dalle sacre carte abbiano suggerito tanto a lui, quanto (1) Nello stesso secolo fuvvi un altro miniatore da Vicomercato, col nome di Battista (Muoni cav. Damiano; Binasco ecc. pag. 75 ). (2) Si vorrebbe stabilire a questa epoca del finire del secolo XV il traslocamento a Ferrara della detta famiglia: ma io trovai nei rogiti di Nicoló Bischizzi (Archivio com. ) all' anno 1410 un Benvenutus q. Grappij de Zigognara già qui abitante e far testamento nel 17 febbrajo lasciando alla moglie Lucia del ſu Gio. da Melara ed al figlio Giovanni. Si disse pure che cangiò il cognome de Grappi in Cicognara; ma qui vedesi che Grappo o Grappio era il nome del padre di Benvenuto. 643-- al nostro ignoto miniatore , la stessa grandezza del concepito pen siero. Forse ho troppo digredito dallo scopo mio, ch'è quello di far noto il risultato delle mie ricerche: ma non sieno discare le digres sioni, allorquando specialmente si riferiscono alla nostra patria. Noi forse possiamo vantare un miniatore ( non so poi di qual me rito ) contemporaneo a Oderigi da Gubbio. Il ch. Pietrucci nella sua Biografia degli Artisti padovani ( pag. 124 ) ci nomina un Gaibana Giovanni già Plebis de Trisigola Diocesis Ferrariæ Archipresbyter , che poi fu prete mansionario della Cattedrale padovana nel 1259 , e che fece testamento nel 21 agosto 1293, essendo canonico di Conselve ecc. Presso la detta Cattedrale esiste un epistolario tutto scritto, e miniato di sua mano, e nel quale vi effigiò la sua figura nell' atto di segnare le seguenti parole : Ego Presbyter Johannes scripsi feliciter. Le quali cose vengono riportate dal nominato autore sulla fede di Mons. Oro logio ( Storia eccles. di Padova. Dissert. VII , Padova, 1813 ). Que sto prete adunque fu parroco di Tresigallo ( Trisigola ) poco lungi dalla città di Ferrara; e siccome anche Gaibana è altra villa a circa dieci chilometri dalla nostra città, cosi oserei quasi di credere che il prete Giovanni non fosse altrimenti di Padova ma di Gaibana, o par roco anche là prima di esserlo a Tresigallo (1). 1 In un atto del 1473 si vede accennato un Gerardino di Barto lomeo del Tura da Legnago miniatore; come dello stesso anno trovasi annotato nel Registro dei pegni presso gli ebrei un Domenego de Ri getto aminiadore per soi pigni lira una e soldi oto ecc. ( Giornale FF. 8 marzo). In un rogito del 13 marzo 1485 del notaro e seg. ducale Ludo vico Bonomelli ( nell' Arch. notarile ) si contiene Absolutio pro spect. Francisco Nasello a Martino, et Nicolao q. Georgi de Alemania. In Cancelleria Ducali ecc. Egregius vir Martinus miniator filius q. Georgii de Alemania, habitator ad præsens Mutinæ in cinquantina S. Bla sii, et ejus Georgii hæres pro sua quota , nec non etiam hæres pro sua parte q. dne Priscinæ, olim ejus matris , et procurator et procuratorio no (1) Che il Giovanni fosse ferrarese o del territorio , potrebbe darcene conferma l' averlo io trovato ad assistere come testimonio all' istromento d' Investitura, rinno vata dal Vescovo di Ferrara a favore della chiesa di s. Croce, delle decime alla medesima donate sino dal 1083 da Aldigero Aldigeri. La quale rinnovazione avven ne del 1253 , cioè sci anni prima dell' epoca in cui lo troviamo a Padova pre sent. Dno Joanne Archipresbitero Tresegalis ( Arch. comunale ). -- 644 mine ejus fratris Nicolaj ecc. ad infrascripta et alia habens plenum et suf ficiens mandatum rogatum per Antonium Jo: Livizani Notarium Mutinensem de anno 1478. die 4. Maij ecc.... liberavit, finivit ecc. spect. virum D. Fran ciscum Nasellum Ducalem secretarium fil. S. Iacobi , a debito et obl. lib. centum m. pro resto et residuo lib. 300 m. pretii unius domi in Ferraria eсс. quem olim dictus Georgius vendidit dicto Fr. Nasello ecc. Risulta poi dallo stesso istromento che li fratelli Martino e Nicolò danno lire cento a Gregorio Mascarello di Modena sposo di Paola loro sorella. Mastro Martin fo de M. Zorzi da Modena cosi detto , sebbene fosse di Alemagna, perchè era domiciliato in Modena, fu uno dei miniatori de' corali della Cattedrale , come vedemmo; e siccome dal libretto sui corali suddetti si vede un pagamento fattogli nel 1485, cosi si scorge la ragione per la quale appunto in detto anno stipulava in Ferrara col fratello Nicolò l' istromento qui accennato. Finalmente con altro rogito di Giovanni Ulivieri del 5 settembre dello stesso anno 1485 l'Abbazia di san Bartolo presso Ferrara investe Andream a Vegetibus scriptorem, et miniatorem, filium magistri Joannis a Vegetibus, emancipatum, di una pezza di terra in Laguscello. Anche questo Andrea vedemmo essere uno degli scrittori e miniatori dei corali della nostra Cattedrale, cioè Andrea dalle Veze , il quale ebbe un fratello lanarolo di nome Guglielmo marito di Costanza di Al bertino Novara. VI. Ricamatori, Arazzieri e Tappezzieri L'arte del ricamo va posta fra le Arti Belle pur essa; formò un tempo corporazione a parte co' suoi statuti e privilegi ; ed i ricama tori vennero ammessi alla celebre Accademia di san Luca in Roma L'arte del ricamo rimonta alla più alta antichità: e i Romani le diedero il nome di lavoro frigio (1), forse perchè i popoli della Frigia ne furono gl'in ventori : gli ornamenti del tempio e dei sacerdoti di Gerusalemme sono fra le prime opere di ricamo, di cui ci parla la storia;..... Elena dipingeva a ricamo i combattimenti de' Greci e dei Trojani..... gli Etruschi aveano dei letti ornati di stoffe a fiori..... i lavori dei Chinesi sono di una diligenza, e (1) Vedremo noi pure al 1577 un M. Livio Brazzolato esser detto M. Phrigius 645-- di una freschezza inimitabile ecc. Il Sig. di Saint Aubin ha scritto dettaglia tamente intorno all' arte del ricamo ecc. ( Saggio storico dell' arte ecc. trad. dal francese da Angela Paganelli Fapanno; Mira, 1807 in 8° ) (1). Non v' ha in oggi scrittore di Belle Arti , o indagatore di patrie memorie, che non tenga calcolo anche dei ricamatori ; e potrei citare il ch. march. Campori nel suo Catalogo ecc. più volte citato, il ch. prof. Santo Varni nel suo Elenco di documenti artistici ecc. Genova, 1862 , e cento altri. Io già parlai di alcuni ricamatori quando feci parola degli Apparati sacri all' articolo Cattedrale nella 1ª parte : ora 0 dirò i nomi degli altri , de' quali ho rinvenuto notizia. E pel primo si presenta 1364. Un Nicolò dall' Ore. In un rogito del 20 gennaio, sub por ticu palatii communis, presentibus testibus etc. Magister Nicolaus ab Auro filius quondam Ser Bertholini, de contracta Sancti Romani, per se et suos heredes fuit contractum, confessum, et bene in concordia cum Joanne Griffo notario dante et solvente nomine et vice Jo annis de Majo duodecim libras et tresdecim solidos m. pro frixis de argento, panno de sirico, et pro uno tesuto (tessuto), et centura de sirico nigro, ha bita per Anthonium Griffum, et recepta pro dicto Joanne de Majo ecc, Una famiglia dall' Oro od Ori si vide poscia in Carpi , dove del 1431 circa una Pasqua Ori fu moglie del distinto ricamatore Enrico dalle Selle tedesco, figlio di altro Enrico sartore di Bonn in Prussia, già morto nel 1448. (1) Vorrebbesi che il ricamo fra gli ebrei vi fosse portato da essi loro ritor nando dall' Egitto; e dalle sacre storie si ha che celebri furono due artisti Aholiab della Tribù di Dan e Betzabel di Giuda. I babilonesi erano distinti pel ricamo a telajo , i frigii per quello ad ago, ed anche fra i romani si distinguevano i ricama tori col titolo di frigioni. La voce ebraica rokem e l' araba rakama significano ri camare o ricamo. Quello a capelli vuolsi di recente data e dicesi che prime ad usarlo fossero tre signore di Willich nell'Annover, nell'anno 1782 ( Nardi ab. Fran cesco ; Cenni storici sull' origine dell' arte del ricamo, Padova, Seminario, 1839 Narducci Enrico ; Secondo saggio di voci italiane derivate dall'arabo ; Roma, Belle Arti, 1863 , in 8.°) Dissi essere recente il ricamo a capelli , secondo l'asserzione del Nardi ; ma trovo che le donne del Canadà da lungo tempo hanno quest'uso , adoperando anche peli di camello. Il ch. Antonio cav. Merli segretario dell'Accademia di Belle Arti in Genova sua patria pubblicò recentemente un libretto intorno alla Origine ed uso delle trine a filo di refe (Genova, 1864, in 4º, per le nozze Costa bili-Caselli ) ; col quale scritto rivendica all' Italia la priorità pur anco della bel l'arte del ricamo in Europa. 41 646 1386. Nel 7 giugno è fatto morire un Amadeo dai recami , qual complice della congiura contro Tommaso da Tortona. 1429. Nel dì 11 decembre si ha partita di pagamento nei registri della Cattedrale di lire 224 m. a favore di Jacomo ricamatore, il cui cognome era de' Bonfadi- per lo frixo recamado de la istoria de S. Zorzo fatto per la Sagristia del Veschova de Ferrara-; somma che rilascia per l' affitto di casa tenuta da Nicolò suo fratello. 1430. Con rogito di Bartolomeo Isnardi viene data la cittadinanza ferrarese a M. Augusto ( in altro atto è detto Agostino ) nominato Frambaja ricamatore, figlio del fu Andrea, della contrà di santa Croce : come viene data agli stessi rogiti nel 1446 all' altro ricamatore Gia comino de' Lupi da Milano, che sino dal 1441 abitava in questa città. 1447. M. Giovanni Bischizzi ricamatore , figlio del fu Viviano , della contrada di sant' Apollinare, con Francesca sua figlia. 1459. Giacomo del Bailo. Partita nei registri comunali a favore di Simon Rofeno merciajo per seda de gromo, e seda verde da frixe, e tafetado de grana, consegna a Jacomo Del Bailo strazarolo che ſieze el Confalone per lo di de Madona sant' Anna, soto del quale de andare al oferta el Ma gnifico Messer lo Zudexe de xij Savij. 1470. Un rogito del 27 gennaio di Paolo Albertini porta l' inve stitura data dall' Abbazia suburbana di san Bartolo a M. Cristoforo ricamatore , del fu Silvestro sprocano di Ferrara, della parrocchia di S. M. Nuova, di una casa in Ferrara. Sua madre ebbe nome Antonia. Da una partita poi di pagamento si ricava il cognome di Cristoforo 1475 ; Zobia adi primo de Lujo- Alo Illm. Nostro Sig. per conto dela donacione dele L. diexemila, L. sexantuna, et soldi uno m. per luj ad M. Cristophono Caleffino Rechamatore per parte de lavorieri de rechamo facto a sua Excellentia, per lo dicto M. Cristophoro, portolli Zoanne baptista re chamator suo messo. Quindi anche un Gio. Battista era ricamatore : ma Cristoforo ebbe pure un figlio di nome Giovanni e dell'arte istessa- 1491, 14 aprile, rogito di Ugo Caleffini Mag. Joanes filius q. Gristophori recamatoris Ferrariæ de contracta S. M. Nova , rechamator etc., dal quale atto si scorge ancora che suo padre Cristoforo del 1491 era già morto. 1479. Un altro Giovanni era pure ricamatore, e fece lavori a Ri naldo d' Este ; fu di cognome dei Corbi, come da nota di fatture datata 20 luglio. -- 647 1496. Catabene Villafora ricamatore con testamento rogato da Matteo Caprili ( Archivio notarile ) vien fatto erede usufruttuario dalla propria moglie Antonia figlia del fu Andrea Natali alias de Zaponi da Cadalto. 1507. Nel dicontro anno trovo ricamatore un Guglielmo da Fiexo, ed un Sigismondo Paxin ; come nel 1522 rinvengo un Zanbatista de Sisemondo recamadore, che puossi ritenere un Pasini figlio del preno minato : e forse fu figlio del detto Giovambattista quel Sigismondo Pasino recamadore che del 13 giugno 1575 è pagato dalla nobile fa miglia Turco per alcune fatture. 1531. 16 maggio.- Terzo del fu Alessandro Terzi ricamatore ri ceve la dote di Margarita figlia di Giovanni Gogo ( Cuoghi) già sposata da varii anni. Intorno a questo artista mi riporto all'articolo Architetti ed Ingegneri, in vocabolo Terzi Terzo. 1535. Si trova in questo anno accennato un Francesco Bianchi ri camatore ed un Girolamo suo figlio, che si vollero ritenere da Carpi, erroneamente dicendo che Girolamo fosse il Carpi nostro distinto di pintore. Vedasi all' articolo Pittori quanto dissi intorno a Francesco Bianchi pittore e Girolamo suo figlio, non che intorno a Tommaso da Carpi e Girolamo suo figlio. 1563. É citato come testimonio in un rogito di Bonaventura Ne grini del 30 decembre un Matteo dalle Vacche ricamatore figlio del fu Gaspare, cittadino ferrarese, abitante in parrocchia di Boccacanale; quale poi si riscontra nominato anche nel 1577. 1574. Borsani Francesco ricamatore. 1575. Maestro Federigo rechamador. 1577. Un M.º Achille rechamador è pagato di L. 39 dalla sacri stia della Cattedrale per resto della sua fattura della Croce fatta nella pianeda de raso bianco. Forse il Collevati, di cui qui appresso. 1577. Ora viene un Ercole Brazzolato , che nel 19 ottobre e nel di 8 novembre viene pagato per ventinove braccia di ricamo d' un sparaviero ( cortinaggio da letto ) di saja cremesina, eseguito pel pro fessore Alessandro Panzio, come da due suoi ordini autografi presso di me esistenti. Fece pure nel 1578 al fattor ducale e prof. Dante Sogari un ricamo di un giuppone di ormesino cremisi , ed al conte Bevilacqua alcune vesti, come da altri ordini di pagamento. Un Ma gister Livius Brazzolatus phrigius ( ricamatore ) fu sepolto nel 3 feb braio 1583 nella Cattedrale. 648-- 1582. Cesare Collevati ferrarese , ricamatore , servi Alfonso II e poi passò a Modena col duca Cesare, trovandosi memoria di lui sino al 1622. Sua moglie Nicola Morandi mori il 22 luglio del 1600. ( Campori , catalogo, pag. 159, ove pure si nomina un Maurelio Col levati ferrarese e ricamatore ). Siccome poi dal Necrologio di Modena si ha pure la morte di un Cesare da Ferrara ricamatore d'anni 52, seguita nell' ospedale il 23 giugno 1582 con sepoltura nella chiesa di san Nicolò , così non può confondersi col detto Cesare Collevati , quando pur Collevati si chiamasse anche l'altro di cognome. Un Achille Collevati ricamatore lo trovo in Ferrara nel 14 giugno 1581. 1594. Un Giambattista ricamatore è pagato di fattura per Barbara figlia di Donna Violante d' Este. 1603. Tommaso Tominasi ricamatore viene ricordato da Giulio Moro in un suo libro di memorie famigliari. 1607. Un Eliseo dell'Oro, figlio di Fedriano (forse Frediano), mi lanese già da tre anni abitante in Ferrara , ricamatore , chiede di essere aggregato alla cittadinanza. 1631. Gasparo Tedaldi ricamatore di gambali, ginocchiali, bracciali, maniche, casacche, ecc. 1648. Guglielmo Barca pagato di L. undici per quattro agnoli ( angeli ) a due toniche di damascone morello , e due ad un pluviale. 1707. Paola Termanini ricamatrice per ricamo ad una zamarra, mercede al disegnatore , oro, fattura , cannutiglia d'oro e d'argento , in tutto L. 815. 8. 4 per donna Camilla Campori Montecuccoli di Modena : e bisogna dire che il lavoro fosse assai ricco e bello , se guardisi a si grande somma in quel tempo. 1721. Aventi Carlo lavoratore di ricami, passamani ed altro ecc. e per una coperta per la tavola del Maestrato. 1746. Don Matteo Termiern de Masini olandese, sacerdote dimo rante in Ferrara, ricamatore, operò il gran manto nuovo di ormesino bianco con oro riccio sopra riccio per la festa di M. Vergine del SS. Rosario in San Domenico, da porre alla statua. Perdutosi l'uso dei ricami sulle vesti, specialmente maschili, an che l'arte del ricamo si viďe limitato alle donne , fra le quali non solo vi sono le artiere che operano per mercede , ma donne nobili e giovinette che all' ago producono i più bei disegni siano coloriti , siano a nero con seta e con capelli e con crini, rappresentando figure, fiori e frutta, ornati e paesaggi d' ogni sorta. -- 649 Le tappezzerie, comprese quelle che chiamansi Arazzi, furono pur coltivate e fabbricate in Ferrara. Arazzi furono chiamati da Arras in Fiandra Tapisseries en laine , soje et or, telles qu'on les exécutait alors en Flandre, et qui devaient le nom d'Arazzi a'la ville d' Arras surtout renom mée pour ce genre de fabrication. Il en demanda a' Raphaël les cartons qui furent envoyés a' Arras , où ils furent exécuté en tapisserie sous la di rection de Van-Orlay, et peut-être aussi de Michel Coxie, tous deux élèves de Raphaël ( Notice sur la vie et les ouvrages de Raphaël , par Ernest Bre ton, pag. 30). Egidio Gobelin poi, tintore parigino , vuolsi che scoprisse la bella tinta di scarlatto detta scarlatto-Gobelin , per cui anche da questo nome furono detti tappeti gobelini. La manifattura si stabili in Parigi nel 1667, e vi sussiste tuttora per conto governativo , come si asse risce dalla Biografia Universale. Artefici distintissimi furono chiamati dagli Estensi , e da altri piccoli regnanti ; un Rinaldo ed un Pietro Duro erano in Correggio, il primo del 1480, il secondo del 1508, chiamativi dai Gambara ; un Barbanti Antonio figlio del fu Gerardino di Brusselles ( forse che lo scrittore volesse dire Antonius Brabanti , ossia del Brabante ove ap punto è situata Brusselles ! ) era in Modena del 1488; un Giovanni de Gesulis pure fiammingo vi era nel 1528. In Ferrara è noto che diedero disegni e i Dossi e il Pordenone ; ma non fu si tardi che s' introdusse quest'arte, chè già quasi da un secolo vi si esercitava (1). Si vuole che gli arazzi , di che tanto andarono fregiate le pareti di tutti i nostri palazzi ducali, fossero eseguiti fra noi ; opinamento ben ragionevole dacché introdotta erasi qui l'arte in discorso. Nel 1501, per le nozze di Lucrezia Borgia , la gran sala di Castello era ornata di cinque gran pezzi de tappezzeria lavorata cum diverse histo rie, d'oro et d'argento et seta: un tribunale (trono, o luogo più alto ed onorifico ) stava in capo ala Sala con uno capizelo ( capo cielo ) d'oro : altri panni de razo preziosissimi erano soto quel capizelo (Cro naca del Zambotti ). E quando nel 1543 il pontefice Paolo III da Parma venne a Ferrara, oltre che tutte le strade vedeansi coperte di panni, tutta la corte dala grande scala fino in castello era guarnita (1) Il Ricci, (Architett. vol. II, pag. 175),vorrebbe introdotta l'arte in Ferrara da Ercole II nel 1556. Vedremo qui appresso che questo è un errore. -- 650 di panni d' oro, e le Camere nove del Duca Ercole, e i Camerini del fu Duca Alfonso erano guarniti di finissimi panni d' arazzo ( Mosti M. Agostino; Lettera nova de tutte le feste ecc. ). Ma noi abbiamo la certezza e l'epoca precisa della introduzione di questa manifattura in Ferrara, dove però sino dalla metà del se colo XIV si tesseano nastri a figure, con leggende , il tutto a colori ed a oro, come praticavasi in qualche città della Toscana. Nei libri delle Determinazioni comunali si trova registrato quanto segue 1464.-- die secundo decembris Pro arte tapezarie introducenda Per parte del magnifico, et generoso Antonio Sandeo dignissimo Judice di xij Savij de la Citade de Ferrara et suo distrecto ecc. se Notificha a qua lunque persona de che conditione se sia come questo Magnifico Comune de Ferrara ad ornamento et augumentatione dele Arte et Magisterij de questa inclita citade de Ferrara ha conducto ad salario et provisione Maestro Zoane Mille, et Maestro Raynaldo Grua de Franza, maestri solenni et perfectissimi de l'arte dela tapezaria ad introdure in dicta citade epsa arte de Tapezaria, et banchali , et insegnarla ad qualunque persona la vogliano imparare : sì che se alchuna persona vole imparare dicto laudevole et bello Magisterio , et de lavorare de quello sì de figure , come de fogliame , et verdure , epsi Maestri gli insignarano. Ma voleno per loro mercede de tale insignare da chadauna persona, che dicto Magisterio vogli imprendere, ducati nove d'oro, havendo ogni quatro misi uno ducato, et voleno epso Magisterio de tapeza ria insegnare in tri anni. Notifichando che loro Maestri lavorano, et mostrano in la casa de Zoane Meleghino dala Gosmaria , la quale al presente loro hanno conducto. Nel 1470 si accenna ad alcuni maestri di Bruzi ( Bruges) fabbri catori di arazzi, fra i quali citasi un Giovanni della Mirandola. Queste citazioni si fanno da mons. canonico Scalabrini in un manoscritto ; ma io ne lascio allo scrittore la responsabilità dell' asserto. Nel 25 novembre del 1490, non essendovi in Ferrara altro tappez ziere che uno solo grandemente aptus ad faciendum et laborandum circa tapezerias, nisi unus qui vocatur M. Bernardinus homo bonæ con ditionis et famæ et in similibus expertus , ed essendosi vociferato che voleva spatriare, così per utile ed onore della città gli si danno quattro lire al mese ( Determ. comunali). Questo Bernardino poi è il figlio di quel Bongiovanni pittore, che io opinai chiamarsi di cognome Ga brieli ( vedasi all' articolo Pittori). Accennerò di volo ad un Girolamo del fu Antonio de' Benvenuti festarius, cioè che fa apparati per feste ; ad un Mº Bastiano d' Alemagna parechiator, che nel 1446 riceve la 651-- cittadinanza di Ferrara ; ad un Tomaxo de M. Girardino tapeziero, che nel 1516 avea impegnato un razo a fojame, ed un razo a figure ; ad un Mag. Franciscus a Razis filius q. Magistri Ludovici a Razis, forse Razzi non di cognome , ma invece a significare dagli arazzi che volgarmente razzi eran detti. Nel 1525 ad un Mag. Michael fil. Joannis de Combis dela Argenteria anche nel 1530 habitator Ferrariæ, tapezerius Dn. Arnee ( Renea ) de Francia ducisse de Chartres, et uxo ris Ill. D. Herculis Estensis. Allora Ercole era principe, e non ancora duca di Ferrara , e Renea portava il titolo di duchessa di Chartres. Del 1604 Giovanni di Feloni da Arras fiammingo, della parrocchia di san Paolo, muore nel di 8 ottobre ed è sepolto in san Paolo, coll'in tervento gratuito del reverendo Collegio del Capitolo : ma non potrei veramente accertare che costui fosse tappezziere, o fabbricatore di a razzi. Vuolsi pure che nel secolo XVI lavorassero di quest' arte in Ferrara Nicolò e Gio. Battista fratelli Rossi fiamminghi ; e forse corri sponde ad uno dei loro nomi cioè a Giovanni, la prima delle due cifre o sigle (l'altra sembra dire Enricus), che vedesi sopra tre tap peti che tuttora conservansi nella guardaroba del Comune (1), cioè : 王 $ IAN RAES 1 FR (1) Sono tre bellissimi arazzi con architetture , figure e verdure stupende: sol tanto il tempo ha fatto degradare i colori cremisini e azzurrini. Furono sin qui tra scurati e adoprati bene spesso a tappeti da terra per funzioni , di modo che ven nero barbaramente calpestati. Giacciono sul granajo che serve di guardaroba ; ma meriterebbero di essere posti nel Museo; perchè oltre all' essere di manifattura bellissima, io li ritengo di fabbrica ferrarese. Quelli del Duomo che diconsi dise sta scritto gnati ed assistiti dai Dossi ( i quali però per le ragioni dette all' articolo Pittori Dossi, non poterono vederli al loro termine, il che fu del 1553 ) furono lavorati in patria come dal cartello che si vede in quello esprimente s. Giorgio sulla ruota, ove mentre poi nel margine più vicino al detto cartello vede FACTVM FERRARIÆ .M.D. .LIII. , si la cifra o sigla Ip I-R -- 652 È poi comprovato che anche negli ultimi periodi della Estense dominazione si teneva in pregio questa fabbrica, perchè Pirro Li gorio che fu ai servigi di Alfonso II avea preparato i disegni per se dici storie riguardanti la vita di Vibio detto altrimenti Ippolito figlio di Teseo , che il card. d' Este volea poi far tradurre in arazzi. Que' disegni sono all' acquarello ; appartennero a Francesco Villamena in cisore in Roma ; indi passarono e sono tuttora nella Biblioteca reale dell' Arsenale in Parigi ( Marsand Antonio: Manosc. ital. ecc. vol. 2, pag. 270, n. 920 ) (1). VIL. Coramari d'oro Anche i Coridoro, cioè corü o corami d'oro, erano usati grande mente fra noi non solo , ma se ne esercitava una speciale fabbrica zione, tale da poter gareggiare con qualunque altra. Già è noto che il cuojo servi ad armi di difesa, come furono gli scudi da braccio e quelli da nave dietro cui si riparavano le vedette ; com'è noto che si fecero anche delle monete , ch' ebbero corso. Nè lo ebbero sola mente in antico , ma bensi ancora in tempi non tanto lontani ; e narrasi nelle Memorie di Andrea del Gobbo (Solari) che, allorquando dovette nelle sue disgrazie acconciarsi a vivere della liberalità di Lo dovico il Moro, egli ricevea ciascun mese una modica provisione, che il cassiere di S. Altezza gli numerava con viso arcigno ed in moneta di cuojo ( Paolode Musset; Memorie ecc. Milano , 1843, pag. 84 ). Ciò vuol dire peraltro che in quel tempo dovea essere la moneta più vile. Ma di corami si vestivano le pareti degli appartamenti, ornandoli pri ma di arabeschi in oro e dipingendovi figure. La residenza di Ca brino Fondulo, tiranno di Cremona, in Castelleone fu da lui fatta ricca nel 1422 per ogni modo di abbellimenti di pitture e sculture , di tarsia e d' intaglio, di tappezzeria e di corami ( Racconti artistici i taliani di Giuseppe Campori- Onorata Rodiani a pag. 29 ). Le (1) Il titolo del mss. segna il card. d'Este il vecchio, che non potrebb'essere se non Ippolito I morto nel 1520. Il Ligorio passò ai servigi di Alfonso nel 1568, e mori nel 1583. Forse fu Ippolito II; e forse il titolo fu scritto quando era vivente it card. Luigi. Non saprei darvi migliore spiegazione . 653-- quali decorazioni si costumavano anche in Francia, vedendosi ancora nel Museo di Cluny alcuni Tableaux peints à l'huile sur basane dorée ( bazzana detta Alluda, o cuojo sottile ), et travaillée au petit fer, pro venant de la decoration d' une maison de Rouen , esprimenti alcune storie di Roma, cioè la città di Roma, ed i fatti di Scevola, Torquato, Goclite, Curzio, Manlio e Calfurnio ( Musée dell' Hôtel de Cluny; Paris 1858, pag. 111, N. 775-81 ). In Ferrara non eravi signorile palazzo che non ne avesse ornata qualche stanza o qualche sala; e quando il pontefice Paolo III del 1543 venne a Ferrara, discese dal bucintoro e dormi la notte del 21 aprile nel Boschetto ( ov' era il Lazzaretto ), i cui appartamenti erano tutti tappezzati di corami d'oro bellissimi , nel mentre che la stanza da lui occupata era guarnita di panni d'oro e cremisi ( Agostino can. Mosti; Lettera Nova di tutte le Feste ecc. 1543, in 4° ). Che poi la fabbricazione in Ferrara fosse assai prege vole, io lo ricavo dall' averne gli Estensi fatto oggetto di regali an che a sovrani stranieri , come avvenne del 1575 , in cui il duca Al fonso II mandò in dono corami d'oro di gran valore al principe di Sassonia, per lo che il Manolesso Ambasciator veneto in Ferrara nella sua relazione al Senato si fa maraviglia che Alfonso regali un Prin cipe eretico, e barbaro nemico della Chiesa; ciò che fa credere che sia qualche gran pensiero nell' animo del Duca, et a qualche fine di novità ( Relazione ecc. di Emiliano Manolesso a pag. 425, vol. II, serie II delle Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato raccolte da Eu genio Albèri ). Anche nel 1598 per l'entrata in Ferrara del papa Clemente VIII le strade vedevansi dovunque ornate di panni, arazzi, tappezzerie, quadri di pittura e corami d'oro (Felicissima entrata ecc. di Autore anonimo, 1598 , in 4° ). — Io non avea mai potuto ve dere alcun lavoro di tal sorta quando, non ha molto, mi pervenne alle mani una cassetta ( ora presso l' eruditissimo ed amantissimo d' Arti N. U. sig. conte cav. Giberto Borromeo di Milano) coperta di corame sottilissimo, con molti arabeschi a graffito in oro sui fianchi, e con figure sul dinanzi e sul coperchio a botte. Sopra di questo sonovi tre genii alati ; e sulla parete anteriore , il trionfo di David portante la testa di Golia, e preceduto da guerrieri e da suonatori. Le teste, le mani, le parti che nelle gambe sono scoperte , veggonsi dipinte al naturale sopra pelle finissima, o cartoncino, e rimessevi a guisa di tarsia : i colori degli abiti sono in gran parte spariti. Ora passando ai fabbricatori, non ne trovai prima del 1554 ; ma -- 654 ciò non vuol dire che non ve ne fossero lungo tempo prima, se ve demmo già tanto in uso fra noi i corami. Del 1554 trovo un Pietro Ruinetti bolognese maestro de' corami dorati, che ne lavora pel came rino de' Savj nel Municipio , e vi opera pure due grandi cuscini alla ducale. Più tardi, cioè dal 1575 al 1584, trovo un Giacomo Ruinetti, forse figliuolo del sunnominato Pietro ch' erasi domiciliato in Ferrara Di commiss. dell' Illm. S. Conte Belisario Estense Tasson per conto suo proprio piacerà a voi M. Vincenzo Ruggiero pagar a M. Giacomo Ruvinetti dalli Corami d'oro Lire diecenove , et soldi quattro per il prezzo di duoi antiporti nuovi di pelle bianchi con i freggi d'oro , comperati da lui ecc. Federico Cozzi, a dì 23 Agosto 1575. Bellisario Estense Tasson Nel 1578 lavora un paliotto per la cappella di san Domenico, ed un fornimento per la cappella nel palazzo degli Angeli , il tutto per conto di Lucrezia Roverella Pia. Nel 1580 un Callisto Dalla Penna trovavasi al servigio di sua Al tezza nella bottega dei corami d'oro. Nel 3 dicembre 1581 un M. Giam battista Grana è pagato dal conte Alfonso Turco di scudi venticinque da soldi 76 per terzo del valore del fronamento ( fornimento) del co ramo rosso, con colone e fressi ( fregi ) d'oro. Nel 1591 eravi un Augustinus exercens artem curamorum aureorum fil. q. Joanis de Pivis cittadino di Ferrara ed abitante in contrada di san Nicolò. 0 Antonio Bartoli M.º da corami d'oro comparisce nel 1584 per somministrazioni fatte nel 17 ottobre al D. Imola, cioè al professore Gio. Battista Laderchi segretario ducale ; e nel 1615 per altre fatte alla Confraternita della Morte, come apparisce dalla nota che segue : Al Nome del S. Iddio 1615 Nel paramento de Corami fatti da M. Antonio Bartholi, e compagni co ramarij per la Chiesa della Confraternita della Morte di Ferrara , vi sono tra le pelle rosso et oro, et le collone oro e turchino, in tutto pelloni N.° 753 compreso ogni cosa pelle, collone , frisi e filleti , che a soldi 29 den. 8 m. per pellone, montano . Lire 1116. 19. E per braccia 20 borazzina per le fortezze di detto para mento a soldi 6 il br. montano E più per sforzino per detto paramento » » E più per libbre 6+ di azzuro di Spagna , entrato nelli 6. 一. 2. Somma segue Lire 1124. 19. -655 Riporto Lire 1124. 19. frisi, et collone di detto paramento, non spetante al curamaro, comperato a Venezia, a soldi 36 di picoli la libbra, importa Lire 234 di picoli, che a soldi 12 den. 2 m. l'una fanno di Ferrara Et più per le stampe fatte fare il curamaro per detti curami a posta » 142. 7. 8.-- Che somano questi spettanti al curamaro Lire 1275. 6. E più al dipintore per le figure di pittura entrate nel detto paramento, videlicet Et prima in pezzi di collone N. 376 a soldi 5 il pezzo dacordo Lire 94.-. Et più in pezzi de fusi N. 126 a soldi 5 il pezzo » 31.10. 30. 8. Et più in teste N. 152 a soldi 4 m. l'una Et più per arme della casa dell' Illmo S. Conte Cesare Tassoni Presciano, giande N. 12 a soldi 20 » m. l' una D 12.-. 467.18. Che pigliano in tutta summa Lire 1443. 4. 0 Si sono havuto dall' Illm. S. Co. Cesare sop. in tre volte » 682.-. Che restano Lire 761. 4. Un Bartoli Giacomo, forse figlio del precedente, fu fabbricatore di corami d' oro esso pure ; ma fu anche pittore (Baruffaldi, to. II, pag. 99, nota). Nel 22 agosto del 1628 Giacomo promette al sig. France sco ( non vi è il cognome) di dare un paramento di corami bianchi, con suoi frisi d'oro e d' arzento, con ' aca ( lacca ) di carmesi (cre misi ), con frisi di sopra , et di sotto , dando le pelli bianche N. 6 al scudo, et le pelli d' oro N. 4 al scudo. Del 1648 accomoda l' altare della sacristia nuova nella Cattedrale. L'ultimo poi che io rinvenni di quest' arte fu un Francesco Do ria, non fabbricatore , ma venditore di corami d'oro , citato in una partita di pagamento del 28 giugno 1720 (1). (1) Sebbene vi fossero fabbriche di tai lavori nella nostra città, non mancò an cora chi ne provedesse altrove; forse perchè l' arte andava declinando dall' antico splendore. Avendo un march. Bentivoglio nel 1616 ordinato a Roma alcune pelli, per apparare varie stanze del suo palazzo , al fabbricatore Costanzi, n' ebbe il -- 656 VIII. Scultori e plastici; Fonditori, coniatori di medaglie, e incisori di gemme; Majoliche e porcellane Se i titoli sono molti, le parole saranno poche, perchè scarsissima è la materia raccolta in proposito. Una sola osservazione premettere io debbo, ed è che chiamati essendosi frequentemente lapicida o ta gliapietra anche coloro che diedero poi coll' opera prove non dubbie di valore in arte , sarà necessario ch' io dia nota di tutti quelli che con tal nome trovai pure segnati : con questo però , che la osserva zione suddetta si riferisce piuttosto agli artefici de' secoli XV e XVI, anzichè ai susseguenti, ne' quali fu minore il merito e fu maggiore riscontro che ritengo utile riportar qui per intiero, contenendo nozioni sulla prove nienza e sulle qualità delle pelli, e sul loro costo. Ill.mo Signore Le pelle d'oro e azurro fino di quella grandezza che li mandai la mostra, il Papa, et l' Ill.mo sig. card. d' Este , et l' Ill.mo sig. card. di Fiorenza , oltre la franchitia della Dogana , me le pagano quattro giulij l'una , et mi creda che a voler servire di quella maniera che io soglio servire non si possono dare per meno prezzo di quattro giulij l' una, e le pelle bianche di sommacco come quelle che li mandai, baiocchi venticinque ' una, che sebene sono senza tinta, nondimeno per essere pelle di sommacchi, che sono assai bianchi, vagliono più care dell'altre, et le pelle rosse pur vagliono bajocchi venticinque l' una. E tutto quel servitio che si puol fare di detti prezzi per servitio di V. S. Ill.ma, mi contentofarlo, assicu randola anco che saranno tutte pelle di Fabriano buone e saranno ben lavorate , e si potranno mandare scusciti nelle casse che andranno ben conditionate , et non vi sarà pericolo patischino per viaggio , essendo che li vi sono coramari che le potranno cuscire, et aggiustare nelle stanze , che così scusciti anco ne vengono da Spagnia, e ne mandai già all' Ill.mo sig. conte Sansecondo in Parma, et all'Ill.mo sig. conte Nugolara, e similmente al Duca d' Urbino, che sebene vi sono là li co ramari, non vi è quella commodità di buone pelle e belli azurri spagnoli, e som macchi si bianchi come in Roma, li quali tutti me l'hanno pagate per li prezzi suddetti, et il Duca d'Urbino me le ha pagate assai più che ha voluto pelle di som macchi tinti torchini lavorate come le bianche che veramente erano pelloni grandi quasi al doppio di quelle, che mando a V. S. Ill.ma, con una guarnitione d' oro profilata di torchino, e me ' ha pagata otto giulij ' uno, ma era una cosa che non -- 657 la pretesa e la vanagloria , come lo fu in ogni altra bell' arte (1). Ferraresi veramente scultori, che siensi elevati sopra la sfera comune, non possiamo contare che i Lombardi, cioè Pietro, Alfonso (2) e Gi rolamo : qui per altro cade benissimo in acconcio quanto saggiamente viene a dirci il nostro Leopoldo Cicognara Non meno celebrata per l'arte della scultura, che per quella della pit tura, si fu la nostra città. Se numero grande non vanta di artisti in questo genere, si getti uno sguardo sullo scarso numero di scultori , che a fronte de' pittori ha dato l' Italia. Si osservino le immense difficoltà , che si pre sentano ad uno scultore per divenir eccellente, e poi si concluda che quella Nazione, che ha la fortuna di poterne annoverare qualcuno che star possa nel primo rango, ha già di che superba mostrarsi in confronto di tutte le altre. Primieramente dirò come abbia io dovuto escludere anche dalla nota dei chiamati tagliapietra alcuni che mi è stato forza ritene re lo fossero di cognome , quali per esempio quel Bonmercato de Tajapredis Aurifex del 1347 notato negli statuti degli orefici ; un Marco notaio nel 1364 ; un Francesco figlio del fu Gianfilippo già ve ne erano più fatte , di quelle d'oro e azurro ne mandai a Venetia che erano più piccole per il prezzo di quattro giulij ' una, vengo a dir che in Roma si lavora di altra maniera che fuori. Ho sommamente a caro di servirla che 'ho anco servita in Roma: perfine fo reverenza V. S. Ill.ma, et all' Ill.mo mons. Pa triarcha suo fratello, bagiandoli le hon: mani, pregandoli da N. S. Iddio il colmo d' ogni contento. Di Roma a di 4 di Marzo 1616. Di V. S. Ill.ma Hum. Servo Flaminio Constanzi Coramaro in Torsanguignia Per servirla presto lasciarò qualsivoglia altro lavoro, acció V. S. Ill.ma resti sodisfatta : potrà ordinarmi tanto numero voglio della tal sorte, tante dell' altra, che se poi nell' aggiustare nelle stanze mancasse qualche cosa, sipotrà refare che così si usa. (1) Artefici di grande prestanza, essi stavansi contenti all' umiltà di que' titoli, e alla rozzezza delle paterne officine: i successori , il cui valore è pur tanto da meno, vantano appellazioni speciose, ed han seggio in isplendide aule accademiche ( Ronchini cav. Amadio: La Steccata di Parma ecc. negli Atti della Dep. di st. pat. vol. I, fasc. 3, pag 180 ). Io pure in altra occasione ebbi ad esternare tale ri flesso, mi si gridò crucifige! (2) È inutile qui rimarcare che Alfonso Lombardi fu veramente ferrarese, dopo quanto fu scritto nelle annotazioni al Baruffaldi contro quanto vorrebbe provare il ch. Carlo Frediani nel suo Ragionamento intorno ad Alfonso Cittadella scultore di Lucca ( ivi, Gius. Ferrara, 1834 Baruff. to. I, pag. 195 ). -- 658 notaio nel 1373 , e poscia sino al 1389 Referendario del marchese Alberto d' Este ; un Bartolomeo barbiere nel 1459 ; un Bernardino pure barbiere nel 1502 ecc., nei quali l'aggiunta della rispettiva loro arte o professione esclude l'esercizio della scultura. Piuttosto sarei per credere che tagliapietre fossero di mestiere quel Comino o Camino e quel Giovanni, che furono fatti ammazzare come complici nella con giura per la morte del Tortona nell' anno 1386. Bartolomeo di Francesco , detto Meo di Cecco da Firenze , già lo conosciamo, essendosene parlato agli articoli Cattedrale e Statue. Egli però sembra fosse domiciliato in Ferrara ben molti anni prima che venissero decretate le statue di Nicolò e di Borso; giacché lo troviamo qui anche del 1434 15 Octobris. D. Judex Sapientum dixit Meo, et consocio quod per eum non stat quin possint ire ad faciendum laborerium duciarum Padiverij (Arch. comunale lib. 4, N. 9, pag. 13 ). Indi al 9decembre si trova : Deliberaverunt quod M. Meo et socio provideatur de mercede condigna laborerj Padiverij per illos constructi, et quod supra constructionem domus ibidem fiende pro usu habitationis Capitanei, ibidem deferatur usque ad tem pus congruum, ac per laborerium factum per illos ibidem debeat laudari per eligendos per officium xij Sapientum- Item quod scribatur Juliano de Avenantibus ut ire debeat ad videndum laborerium predictum factum per predictos consocios ut supra, et ipsum bene considerare, et etiam videre, et informare se de quantitate lapidum in dicto laborerio positorum secundum ejus judicium, et referre ut videbitur super ejus conscientiam.- (Ivi pag. 14 retro ). In una partita poi delle Commissioni ducali all' anno 1462 egli è detto Magister Meus Florentinus Marmorinus. 1438. Dagli atti di Aristotile Brutturi del 5 decembre abbiamo un Magister Aloysius tajapetra filius Magistri Anthonij tajapetre, de contracta S. Gujelmi burgi Ferrariæ, che riceve la dote di Franceschina figlia del fu Luigi Rizzardi sua moglie. E questi li ritengo scultori, od almeno scalpellini, dacchė ai loro nomi è premessa la qualifica di Maestri. 1451. Lazzaro da Padova tagliapietra, come da partita del 10 aprile. 1453. Baptista tajapietra filius q. Joannis de Cumis, forse da Como. 1456. Paolo di Lucca da Fiorenza lo vedemmo all'articolo Cat tedrale-Sacristia. Era cugino di Meo di Cecco , ed avea per suo gar zone un Francesco dalla Mirandola, che io credo sia il Francesco de -- 659 Amorotto nominato del 1457 come tagfiapietra , all'articolo Statue. Paolo nel 1456 fa un epitafio , ossia un' iscrizione in marmo da porsi nelle mura della città e precisamente in lo torexino da chaxa de Tadeo da Chomo. Non andrebbesi forse lontano dal vero se si ritenesse che di Lucca o di Luca fosse ilcognome, trovandosi scritto, come vedemmo, e specialmente del 1457 Paullo de Lucha da Fiorenza. 1456. Dal 1456 sin' oltre alla fine del secolo troviamo una lunga fila di tagliapietra viva, molti de' quali già conoscemmo ai sunnominati articoli Cattedrale-Campanile e Statue. E primi fra essi que' due fra telli Jacomo e Albertino de Rasconi da Mantova , che , come già ac cennai, si dissero sin qui de' Rusconi anche dai biografi degli artisti. Ecco una nota dei loro compagni 1473. A lo Illmo N. Sig. per conto dela donatione dele L. 10,000 le fece la Comunità de Ferrara Lire 50 m. per la Signoria sua ad M. Jacomo et ad M. Albertino fratelli dei Rasconi, per conto dela fabrica de l' officio dela biava, et per loro ad li infr. per chadauno per la infr. quantità per parte de loro mercede de haverlj lavorato, videlicet : A Antonio dito Passarino. A Zorzo dapiero dito Ferrara A Tomaxo ramparino dito Motono. A Stievano ( Stefano ) de Piero dito Agnollino A Zoane Ventura A Jacomo dito barasso A Guasparino. E per altre spese L. 5. 0.0 » » 4. 3.0 8. 0.0 » » « 4. 0.0 4. 0.0 4. 0.0 18. 7.0 2. 10.0 In tuto L. 50. 0. 0 E cosi un Domenego da Como con Fiorino fiolo de Domenego da Verona , che veggonsi dal 1456 al 1473. E cosi un Ambroxio taja preda era compagno alli Rasconi nel suddetto lavoro all' Ufficio delle biade. Questi due , che vediamo denominati tagliapietra , fecero bel lissimi intagli in Ferrara , in Bologna ed in Milano , come asserisce il De Boni nella sua Biografia degli artisti , seguendo però l'errore degli altri nel chiamarli Rusconi, e ponendo un Luigi invece di Gia como. Il Cicognara ( to. I , pag. 247) dice che Albertino ( esso pure chiamandolo Rusconi ) scolpi storie nell' esterno di san Petronio in Bologna. Ambidue furono figli di Giovanni (1), come si ha da un ro (1) Un rogito di Filippo Stabelini, del 6 ottobre 1478, li chiama Rusconi e figli di Giuliano; ma io seguo la leggenda di tutti gli altri notaj che sono molti , e le note originali della Contabilità nell' Archivio del Municipio, dove sono detti figli Io annis e veramente de Rasconi. -- 660 gito di Urbano Rossetti del 18 gennajo 1495, alla cui stipulazione Giacomo comparisce qual testimonio, e vi è detto cittadino di Ferrara, della contrà di san Romano. Albertino avea preso moglie in Ferrara , come dall' istromento di dote del 1464; fu dessa una Giovanna del fu Bartolomeo Colombari: ma siccome ne ebbe due, così non si potreb be dire se la prima, o la seconda. Sino dal 1470 si erano preparata una lapide mortuaria in s. Agnese ( tolta di là nel rimodernamento praticatovi dal preposto L. A. Muratori ), che portava scritto Jacobus et Albertinus fratres lapicidæ Mantuani, et suorum heredum 1470 ( così viene riportata nei manoscritti dello Scalabrini ). Eppure vedemmo Albertino ancor vivo nel 1478, e vivo esser Giacomo nel 1495; igno rasi però quando l'uno e l'altro morissero. È noto che dal matri monio Albertino ebbe una figlia , come da istromento di Nicolò La vezzoli del 1516 Honesta mulier Domna Catherina filia quondam Albertini de Rasconibus et uxor quondam Petri Martiris, habit. ferrarie apud portam S. Pauli extra muros civitatis ferrarie , cum consensu providi viri M. Jacobi de Maximo calegarii, filii q. Joanis, civis ferr. de contracta Policini S. Antonii, ejus do mine Caterine fratris uterini , fuit contenta et confessa in concordia cum provido viro Mag. Francisco f. q. Petri de Zernobio habitatori Bononie nunc vero moram trahente in Civitate Ferrarie etc. Anche un Ambrogio l'abbiamo veduto compagno dei Rasconi ; ed è quel distintissimo scultore che fece il monumento di Lorenzo Roverella in s. Giorgio suburbano di Ferrara , ponendovi il proprio nome Ambrosii Mediolanensis opus 1475. Un Maestro Ambrogio lapi cida e scultore egregio fu testimonio al testamento di Giovanni Santi in Urbino nel 27 luglio 1494 , il qual Giovanni fu padre del cele bre Raffaello. Il ch. Pungileoni nella vita di Giovanni suddetto dice ritenere che sia quel desso che stimasi probabilmente l'autore del Monumento Roverella , e da non confondersi con altri allora viventi di egual nome e patria ; ma poi vuole che questo suo sia ' Ambro gio del fu Antonio Baroccio da Milano ( Elogio storico di Gio. Santi ecc. pag. 17, 85 e 136). In primo luogo non già stimasi, ma è cer tissimo che un Ambrogio da Milano scolpi quel sarcofago , avendovi egli stesso inciso il proprio nome ; poi debbo eziandio notare come quello in Ferrara non fosse il Baroccio. Inoltre il nostro lasciò un fi glio di nome Cristoforo, che troviamo nel 1510 professare l'arte paterna. 1480. Dna Catherina filia Andreæ de Florio , et uxor q. Blasü 661 tajapietre fa testamento nel 22 giugno a rogito di Bartolomeo Gogo, lasciando ai figli Alberto e Lucia , non che a Terenzio e Biagio suoi nipoti ex filio, cioè figli di Alberto ecc. 1485. In un atto del 17 febbrajo è fatto cenno di un Bernardino tagliapietra alias detto Toso, figlio del fu Gherardino Lazarini, abitante sotto la parrocchia di sant' Andrea. 1497. Istrom. diAndrea Succi. Lodovixa filia q. Bartholomei tajapre da; se pure non sia cognome, stantechè dice tajapreda, e non tajaprede. 1499. Gabriel frixonus tajapreda , filius quondam Jacobi , de contracta S. Pauli, marmorinus. Sino dal 1494 Ercole I con lettera del 9 giugno ( fra i rogiti di Matteo Caprili nell' Archivio notarile ) dice Hercules Dux Dilectissime nost . Nuj se siamo convenuti cum magistro Gabrieldi Fri soni da Mantua, che luj habij a dare et consignare per tutto mezo il mese d' Agosto proximo tre colonne et uno pillastrone de marmoro , lavorate et fornite con le loro basse ( basi ), capitelli, peduzi , chiave, et cornise et fi nalmente de quella sorte e qualità, et secundo et per quello modo sono le altre e poste in opera ne la logia nova faciamo fare sotto el Palazzo de la Residentia nostra ecc.... per ducati 160 doro in oro etc. Io ; Nic. ( cioè il Correggio cancell. ducale ) Questo Frisoni già lo vedemmo lavorare ne'marmi pel campanile della Cattedrale ( v. a pag. 100) (1). 1508. Rogito di Giovanni Biondi del 29decembre Egregius sculptor Mag. Antonius filius q. Mag. Dominici de Ligono (forse Legiuno, Provincia di Como , quando non sia il cognome ) de Osteno diecesis Mediolani , taliapreda , habitator extra menia urbis Ferrarie ad pa dum non longe a porta S. Pauli civitatis Ferrarie , conduxit pro gargiono, ct per gargionum Baptistam filium q. Petri de Saltariis de Cornobio talia preda, ad laborandum cum prefacto tajapreda usque ad annos quatuor eсс. da cominciare col 1° gennaio 1509, per ducati venti d'oro all'anno, et unum par calligarium panni novi de numero septuaginta, et expensas neces sarias tam pro medere, quam pro lavando camisias, et alios pannos lineos etc. (1) Un Marco da Campione, che vuolsi abbia fornito del 1386 ovvero 1387 il primo disegno della Cattedrale di Milano, era di cognome Frisone. (Muoni cav. Da miano, Binasco, ecc. pag. 79). Potrebbe darsi che il nostro Gabriele discendesse da quella stessa famiglia. 42 -- 662 e Francesco fratello di detto Battista , essendo maggiorenne , gli fa la garanzia. 1510. M. Andrea Tansino e M. Antonio de Rigetto. 1514. M. Zoane Andrea de Gilardoni da Tremigo de Lago de Como feci per mi e miei eredi , 1520. In altro luogo, cioè del 1514, lo tro vai detto de' Giraldoni. 1519. Ambrogio Muttoni di Legiuno fu al servizio di Alfonso I , indi architetto e ingegneredi Ercole II. E sebbene abitasse in Carpi e vi fosse fatto cittadino, pure è ben da ritenersi che qualche lavoro facesse anche fra noi. In ogni caso , appartenne ai salariati Estensi, e ciò basta per poterne qui far memoria. E forse fu uno di que' diversi tagliapietra, che si riscontrano col solo nome di Ambrogio: mori il 30 ottobre 1564. Fu figlio di Simone e marito di Caterina Roncaglia mo donese morta il 3 ottobre 1588 ; dalla quale ebbe sei figli, Ercole , Gio. Ambrogio, Alfonso, Margarita, Lodovico e Camillo ( Campori, ca talogo ecc. pag. 328 e 329 ). E suo compagno in Carpi fu Gio. Do menico Barassi, forse figlio di quel Jacomo dito Barasso che vedem mo nel 1473 lavorare all' Ufficio delle biade in Ferrara coi fratelli Rasconi. Gian Domenico Barassi fu cognato dello scalpellino Paolo della Ponzia luganese marito di una sua sorella ; mori nel 1530. 1531. Con istrumento 26 maggio M. Biagio degli Azzolini q. Felice dà la dote a sua figlia Caterina, che va moglie a Maestro Francesco del fu Michele lapicida. Un Ercole Azzolino tagliapietra viva si trova nel 1574. Forse fu suo discendente. 1536. Filippo d' Avento tajapreda lavorò anche nella ricostruzione della torre di Rigobello ; ed è a ritenersi che fossero suoi discendenti un Giovanni da Vento dal 1558 al 1575, ed un Ippolito dal 1574 al 1577. 1538. Nei rogiti di Antonio Gillino, all' anno 1538, avvi una grida od atto, si direbbe oggi cursorile di diffida , in data del 26 ottobre , che comincia L'ha comprato il provido homo Maestro Gieronymo Balzanino de Lu nado, Cittadino de Ferrara, della contrata de Boccanale, da Madonna Isabetta et Lucretia gia figliuole et herede de Maestro Bartholamio di Bonelli da Pi stoja sculptore della contrata de s. Michele, per ragione de uso dalli heredi del q. M. Gieronymo Bonzo etc. .... Zanjacomo da le Mascare scrisse. 1540. Da altro rogito di Giovanni Palmieri del 20 febbrajo si ha Orsola della fu Nicolosa, già ancella di Messer Costantino del fu Ber nardino Prosperi , esser moglie di M. Martino del fu M. Giovanni , -- 663 incisoris lapidum de Verona, già vedova di Giovanni Antonio de Ruf fonis lapicida, del quale ebbe due figli Girolamo e Giovanni. E forse il detto Martino era padre di quel Bellino del fu Martino Burzoni la picida e cittadino di Ferrara , del Polesine di s. Antonio, nominato in un rogito di Cesare Bellaja del 1548. In tal caso avremmo il co gnome anche di Martino, e sapremmo che del 1548 era già defunto. 1542. M.º Peregrino del fu M.º Gio. Battista de Checo lapicida, cit tadino ferrarese della contrada di s. Tommaso, marito di Maria figlia di M. Ercole Guasperini, alla quale fa un aumento di dote. 1543. Negli Epigrammi di Gio. Battista Giraldi Cinzio, al lib. II (Ferr. Fr. Rub. de Valentia 1543) avvene uno- De Iulio sculptore Si posset saxis animam conjungere Iulus, Arte sua possent marmora dura loqui. Chi era questo Giulio scultore, che al solo nome dovea in quell' epoca essere conosciuto, e da un tanto letterato aver lodi? S'ignora totalmente. 1547. Lodovico da Vicenza lapicida , figlio del fu Francesco, della contrada di S. M. di Bocche. 1566. Si dice che Civitali Vincenzo lucchese architetto e scultore sia stato al servizio di Alfonso II, e secolui alla guerra d' Ungheria nel 1566. Ma il ch. march. Campori, nel riportare questa notizia tolta dalle Memorie per la storia di Lucca, fa pure alcune giudiziose osser vazioni per dimostrarne l' improbabilità ( Catalogo ecc. a pag. 155). 1550. Dall' arch. di Modena m'ebbi nel 1851 una memoria, per la quale viensi a conoscere che in detto anno 1550 Jacopo Sansovino, trovandosi a Venezia per lavori di scultura, venne incaricato dal Duca nostro di scolpirgli un Ercole. 1551. Piero da Bergamo tajapreda viva, e Giacomo di Trinchi ta japreda viva. 1552. Ottaviano Cariboni e Gio. Antonio figlio del sopra nomi nato Giacomo di Trinchi lavorarono alla torre di Rigobello , e il Ca riboni lavorò pure pei confini del territorio, come vedemmo ai rispet tivi articoli ; ma dopo il 1576 più di lui non si trova memoria. Bensi di un Alessandro suo figlio sino al 1590 , e di un Giorgio puré altro suo figlio sino al 1583. 1554. Di questo anno si trovano accennati un Maestro Arma da Rezenta (Argenta) tajapreda, un M.º Alisandro Chagnon tajapreda ed un M. Bartholamio Calabreso tajapreda, che operano capitelli e colonne. -- 664 155... Un Ranzi Lodovico ferrarese è nominato dal Cicognara nella Storia della scultura (to. II, pag. 350) come operatore di molte statue nella gran sala del pubblico palazzo in Brescia, con pagamento fatto gli di scudi settanta d'oro per ciascuna. 1554. Di questo dicontro anno abbiamo memoria di un Gio. Gia como Bernini lapicida. Che abbia qualche affinità con la famiglia del celebre Gio. Lorenzo figlio di Pietro, nato nel 1598? 1574. Dall' anno 1574 al 1598 troviamo tre della famiglia Peliz zoni (1). Il primo è Giampietro tajapreda viva : l'altro è un M.º Alberto Sabato adi 6 luio 1577.- Mag. M. Vincenzo Ruggieri: Pagate a Mi stro Alberto Pelizzon Ducati quatro da L. 76 per scudo qualli sono a bon conto della preda et preffilli che mi ha da dare per bisogno dell' archa che facio fare nella Capella della Nonciata in S. Domenico in Ferrara dico a bon conto L. 15. 4. 0. Lucretia Roverella Pia. L'ultimo è Andrea, che nel 1581 troviamo ad operare le basi delle colonne nella chiesa di san Paolo. Ei fu scultore anche di or nati e di figure, come alla venuta del pontefice Clemente VIII nel 1598 Item de dare per haver batu via larma duchal e fato quella de Sua San tita, e trato via la corona, et haver fato due teste de virtù, de dui satara ( satiri), et haver fato una testa de uno angello , et de una dona in deta arma, in tutto Lire trenta ( Archivio comunale, lib. 30, n. 53) Sua moglie fu Leonora Nicolini, come rilevasi dai registri battesi mali della Cattedrale , dove a di 19 febbraio del 1589 è segnato il battesimo di una loro figlia di nome Costanza Virginia. 1576. M. Lorenzo di Vari tagliapietra viva , e nel 1584 un M.° Marco Maccapani. 1595. Da quest' epoca sino al 1630 si ha memoria del tagliapietra Giambattista Priori, il quale in detto ultimo anno taglio pure una porta con pilastri , vôlto e cornice di pietra cotta per la famiglia Su sena ; indi un Francesco Priori dal 1684 al 1694, in cui fece alcuni lavori in marmo pel tempio di san Domenico , come da lista del 14 aprile, nella quale però non sono qualificati. 1596. M. Camillo Foscardo e M.º Gio. Antonio Guardino compagni, tagliapietre vive. 1601. Muore in Modena il 5 agosto M. Ipolito Cariuolo da Frara, tajatore de pietra, d' anni 45. (1) Un Gio. Pelizzoni era architetto sul finire del secolo XV. -- 665 1618. Era già morto un Battista Cati tagliapietra, come da lettera del 15 decembre, colla quale la sua vedova Lucretia Cati chiede soccorso ad un M.º Bentivoglio che le fa donare due scudi , ciò ap parendo da nota sulla lettera stessa. 1648. Nel 20 maggio muore ed è sepolto in Ferrara l' intaglia tore Gio. Paolo Porri di Filippo ; ma ignoro se lavoratore più di marmi o di legno. È da ritenersi che fosse suo figlio quel Filip po scultore che l' ab. Cesare Cittadella pone morto di anni 70 nel 1680, vedendosi rinnovato in esso il nome dell' avo. 1660. Agostino Rizzi tagliamarmi è pagato per alcune cornici. Forse fu figlio od affine di quel Gio. Battista che nel 1633 venne a Ferrara con la famiglia da Venezia per l'altare di s. Rocco ( vedi ar ticolo Pittori ). 1679. Bersani Andrea di Verona operò le tre armi , o stemmi , ch' erano sulla porta d' ingresso al Sacro Monte della Pietà. 1694. Nel febbrajo si pagano alcuni lavori a Filippo Bezzi scultore, operati nella cappella di M. Vergine in Chiesa Nuova , ossia Chiesa Municipale. 1695. Con scrittura 11 gennajo un Gio. Battista Ranghieri di Ve rona costruisce l'altar maggiore nella chiesa di s. Pietro in Valle in Traspadana, di marmi variati, per ferraresi sc. 250, ed il cupolino o ciborio per altri sc. 140 (Bellini don Giuseppe; Mem. di st. patria di Massa-Mantova, Segna, 1863, in 8.° a pag. 40 ). 1713. Calderoni Matteo lavorò nel palazzo Gavassini ; ma dalle sue lettere non risulta quali fossero i lavori di cui chiedeva il pa gamento. Egli , al finire del secolo precedente , avea scolpito alcune statue nella facciata del Gesù in Venezia sua patria ( De Boni, Biog. degli artisti ). 1725 Putti Angelo scalpellino: vuolsi che abbia scolpito eziandio degli ornati. 1744. Anche un Giovanni Maria Canziani da Forli operò lavori in marmo pel palazzo Gavassini, come da lettere del maggio e del luglio. 18... Angelo Pio o Piò scultore bolognese plasticò la statua della V. Maria Immacolata nel tempio di san Francesco. Egli è autore di moltissimi lavori di qualche pregio ( vedi De Boni, Biog. degli artisti-Campori, catalogo ecc. pag. 371 ). 1745. Santi Lorenzo scultore pur esso bolognese lavoro assai in Ferrara, come asserisce il ch.º march. Campori ( Cat. ecc, pag. 435 ). 666 1753. Ambrogio Pagani tagliapietra nel 13 novembre è pagato dal march. Luigi Estense Tassoni per fattura dei nomi di Gesù e di Maria, in marmo di Carrara, con ornati all' intorno. 1780. E cosi è pagato nel 13 decembre un M. Andrea Marchesini per restauri alla colonna di Piazza Nuova, ora Ariostea. 1780. Pietro e Giuseppe Puttini di Verona operarono in Ferrara ; Pietro fu anche scultore di figure. 1787. Vincenzo Giani da Chiozza, tagliapietra, fa i piedestalli alle statue sul ponte di san Giorgio fuori le mura ; come si ha da nota di pagamento del 24 di ottobre. 1797. Addi 27 Ottobre, Ferrara. Attesto io infrascritto, che il Citta dino Giorgio Alberti da S. Ambrogio, Stato veneto, giunse in Ferrara il di 26 Agosto pel lavoro dell' altare di marmo dell' opera Pia del SS. Croce fisso di questa nostra Cattedrale e passa a Verona per condurre qui tre altri Marmorini ad effetto di compiere detta opera pel SSmo Natale. Infe de etc. Francesco Azzolini Direttore della suddetta Opera affermo. Qui finiscono le memorie degli scultori e tagliapietre vive o ferraresi o che operarono in Ferrara ; ommettendosi tanti lavori, de' quali non si conoscono gli autori , e non parlando dei pubblici monumenti e di quelli del Campo Santo , di che si trovano le indicazioni nelle Guide. Al certo nel nostro Cimitero vi sono opere dei più distinti artisti moderni , quali furono e sono un Baruzzi , un Bartolini , un Finelli, un Tadolini, un Rinaldi, un De Maria, e fra tutti un Tenerani del quale fu innalzato non ha guari il grandioso monumento Co stabili, ed un Canova di cui abbiamo l' ultima opera da lui sculta , il busto del suo amicissimo e nostro concittadino Cicognara (1). Anche gli stuccatori operavano statue ed ornamenti, e fra essi vi erano pure i mascheraj che facevano figure di carta pesta e stracio vuote al di dentro, non che le maschere pel carnevale. Gioseff'Anto nio Cavalieri comacchiese compose un poemetto , che pubblicò nel 1783 ( Comacchio , in 12.° di pag. 16) sotto il nome Arcadico di Floridano Atenejo, diretto a Pittaco Laconio ( nomi sfuggiti al Melzi ed al Lancetti) — La manifattura delle maschere 一. È unpoemetto didascalico. Nel 1538 un Zanjacomo dalle Mascare scrisse la grida ov' è nominato lo scultore Bonelli, di che già parlai. Nel 1543 per le (1) Anche il sommo Canova onorò Ferrara di sua presenza. La casa sull'angolo detto della Campana, già di MariettaRossi Scutellari, lo ebbe ad ospite presso quel la coltissima signora. La casa passò alla famiglia Pavanelli. -- 667 feste fatte alla venuta del Pontefice Paolo III un M. Zoane di banchi oreuso seu schultore è pagato per haver fato la Prudenzia, et la Justi tia, messe in opra, le quali se messe in munizion (in magazzino ) che li è fato de stucho monta tute do lire desdoto m. dacordo con M. Bo naventura Bonleo-. Un Nappa stuccatore fece molte figure per gli archi trionfali alla creazione di Alfonso II d' Este nel 1559. ( Arch. com. lib. 22, N. 13). Forse Nappa non è il cognome, ma sopranno me venutogli dal mestiere. Galasso e Baldissera dalle maschere lavo rarono per le stesse feste per Alfonso II nel detto anno 1559, e spe cialmente al palazzo dei Diamanti A M. Galasso da le mascare opre vij a soldi quatordese m. l' una per haver lavorà al Palazzo delli Diamanti a fare gli stucchi, e figure per bixogno del archo che se fato fare da chasa del s. Judice de Savij- (Arch. sud. ivi). Che poi Galasso fosse fratello dell' altro, eccone la prova-A M. baldissera suo fratello per opre tre etc. r Nè si deve confondere que sto Galasso con l'altro dello stesso nome, cioè Galasso Cortellini ma scheraro, perchè quest' ultimo lo troviamo a lavorare del 1631, come da lista del 3 marzo per opere al march. Nicolò Tassoni, fra le quali sette maschere di renso per servizio della Serenissima di Mantua L. 5. 12. Una maschara da cingana ( zingara) stellata di oro con una luna inargen tata bronita per sua S. Illma, per core ( correre) a la quintana L. 3. in tutto Lire 10 : 12: 0. Un Carl Antonio bolognese lavorò nei paliotti di scagliola in san Francesco come già dissi nelle mie Memorie su quel tempio (pag. 64, nota 1.ª ). Stuccarono eccellenti quadrature ed arabeschi un Camillo Turchi , non nominato dai biografi , nel palazzo Gavassini come da nota del 5 novembre 1777 , ed un Pietro Trefogli di Torricella, vis suto lungamente fra noi (allievo dell'Albertolli ed amico di Canova), come si ammira nel palazzo dei sig. Casazza ed in molti altri luo 0 ghi, ove ricondusse ne' suoi lavori il buon gusto dell' ornato. Di lui scrisse una Biografia il ch. dott. Luigi Casazza ( Bologna, 1840 ). Finalmente lo scagliolista Agostino Canturio , eccellente imitatore di ogni sorta di marmi , fece l'altar maggiore della già indicata chiesa comunale, comunicando anche i più reconditi segreti dell' arte sua allo scultore vivente Gaetano Davia , che sa tanto bene imitarlo. Facemmo già conoscenza di alcuni fonditori, quando parlai della Cattedrale e della sua torre campanaria , e più specialmente quando feci parola delle statue di Nicolò e di Borso d'Este. Vedemmo ancora -- 668 che un Domenico Paris di Padova è nominato nella Biografia degli artisti padovani come operante in Ferrara e non altro. Si disse però esser genero di Nicolò Baroncelli ; e di questo non puossi menoma mente dubitare, perchè risulta dalle partite di pagamento nei registri del Comune : ma viensi anche a conoscere ch' egli ebbe due mogli , l' ultima delle quali fu da lui sposata nel 1471 , e si rileva eziandio che fu figlio di un Parisio 1471. 25 gennaio : rogito di Lionello Grana, contenente l' assegnazione di dote di Eufrosina moglie di Do menico Parisi scultore di Padova ( Archivio notarile ) Testibus etc. Mag. Dominicus de Parisi de Padua fil. q. Parisii , de contracta S. Martini, sculptor, in concordia cum Petro f. q. Zanini Marescal chi, de contracta S. M. de Bucho ecc. Riceve da questo la somma di lire 188 ed alcuni mobili per dote di sua moglie Eufrosina figlia del nominato Pietro. Troveremo questo artefice fra gl' Intarsiatori al 1467, non potendo io persuadermi che possa essere una persona diversa, in cui si combinassero l'epoca, il nome, il cognome, la patria ed il soggiorno contemporaneo in Ferrara. 1451. Un Luca fonditore ed un M. Gasparin de Zohane de Santo Augustino da Vicenza abitante in Ferrara sono maestri da campane. 1535. Quell' uomo stravagante, quale si fu Benvenuto Cellini , vi sitò più volte Ferrara , come si ricava dalla sua vita scritta da se stesso. La prima volta fu quando da Firenze andò a Venezia. Qui alloggio all' Osteria della Piazza, poi andò col Tribolo a veder tornar il Duca da Belfiore, e trovò rissa con Nicolò Benintendi. La seconda volta fu allorchè nel 1537 di Francia ritornò in Italia ; qui fermossi, ando a riverire il Duca, e baciargli le mani, e gli tenne compagnia : poscia se ne andò all' osteria, dove già il Duca gli avea mandata la cena. Nel di seguente se ne parti per Loreto e Roma. Intanto venia mo qui a conoscere che anche il Tribolo cioè Nicolò de Pericoli fio rentino stette in questa nostra città. Per andare in Francia il Cel lini era stato regalato dal card. Ippolito d' Este di un cavallo detto Tornon, che il cardinale di questo nome avea già donato al nostro. Benvenuto fece pel card. Ippolito molti lavori , come si può vedere leggendo la vita succitata. Del 1540 ritornò a Ferrara , e ricevette ospitalità dal Duca nel suo delizioso palazzo di Belfiore, dove dimorò per più mesi lavorando il bacino e il boccaletto commessigli ; ma fu anche allora ch' egli con polvere muta ogni due giorni ammazzava un pagone nostrale del boschetto, perchè diceva che l'aria di Ferrara -- 669 era cattiva ed avea bisogno di quel ristoro. E questa volta pure trovò contesa con M. Alberto Bendedei gentiluomo del card. d' Este. In detto tempo, avendo egli anche seco i suoi camerati Ascanio e Paolo , fece il ritratto al Duca in otto giorni , in un tondo di pietra nera col rovescio esprimente una Pace con facellina in mano, che ar deva un trofeo d' armi, e con le parole prætiosa in conspectu domini, per cui n'ebbe in compenso un anello di diamanti del valore di 200 scudi ; ma a mezzo del suo amico Bernardo Saliti lo fece restituire al cameriere Fraschino. N' ebbe poi uno di circa sessanta scudi, seb bene il Duca ordinassene uno di più di 300 scudi. Dissi all' articolo Curiosità-Gastronomia che quest' uomo tanto irrequieto sprezzò non poco Ferrara dicendo-- i ferraresi sono gente avarissima, e piace loro la roba altrui in tutti i modi che la possono avere, e cosi sono tutti; e quando fur fuori di Ferrara, n' ebbi gran piacere, perchè, da quei pagoncelli ch' io vi mangiai, causa della mia sanità, infuore, altro non vi conobbi di buono. Tutti giudicheranno il Cellini un grand'uomo nell' arte sua: chi peraltro vorrà credere alle invettive ed alle querele di un uomo si tempestoso , irascibile e talvolta si pazzo da credersi-cinto di un'aureola di splendore ?- Ma chi erano que' suoi camerati Ascanio e Paolo ? Ascanio di Giovanni, come nota il Cellini in un suo ricordo, o di Pietro, come segna il libro de' Conti, nativo di Taglia cozzo nel territorio napoletano , andò nel 1537, mentre non contava che sedici anni di età , ad allogarsi col Cellini in Roma per perfe zionarsi nell' oreficeria , di cui aveva appreso i rudimenti da un o rafo di nome Francesco. Segui il maestro nei due viaggi intrapresi in Francia, e lo ajutò grandemente nelle opere dalui condotte infino al 1545. L' altro allievo , Paolo Romano , persona, scrive Benvenuto, nata molto umile e non si conosceva suo padre, del quale l' accenna to Registro ci rivela il cognome assegnatogli che era Della Frangia, venuto più tardi sotto la disciplina di lui, lo segui nel secondo viag gio in Francia insieme con Ascanio ( Campori , Notizie inedite delle relazioni tra il card. Ippolito d' Este e il Cellini ; Modena , Soliani , 1862, in 4.° a pag. 10 ).- Ebbero pur essi due stipendio mensile dal cardinale di Ferrara nell' anno 1540, ma assai più splendido l'ebbero poscia dal re Francesco I in Parigi, lavorando col maestro (ivi pag. cit.). 1524. Un Sigismondo del fu Alberghetto Alberghetti , abitante in Venezia, prende in affitto una possessione in Massafiscaglia territorio ferrarese, come si ha da un rogito di Battista Saracca segretario du -- 670 cale, in data del 18 agosto. Un Alfonso Alberghetti ferrarese fu eccel lente artefice, che operò uno dei due magnifici pozzi pubblici nel gran cortile del palazzo di quella Signoria nel 1559. Fece pure due va setti di bronzo con figure , sfingi ed arabeschi , ora presso la nobile famiglia Costabili ( Cicognara, storia della scultura, to. II, pag. 344 ). Io li ho veduti questi due vasi, nella base di uno dei quali sta scritto--Alfonsi Albergeto ferarensi me fecit anno domini 1572. famiglia è oriunda ferrarese, forse da quell'Alberghetto che del 1487 è nominato nella lettera di Galeotto Manfredi ad Ercole I d' Este, e che diede fonditori di generazione in generazione sino ai di nostri ; po tendosene vedere quanto ne dice il ch. cav. Emanuele Cicogna nella tanto pregevole sua opera Questa Iscrizioni venete ecc. (1). 1550. Dicesi che un M. Camillo da Urbino fosse gettatore di arti glierie presso gli Estensi: a me non giunsero di lui notizie, nè vorrei fosse confuso con quel Camillo da Urbino (che vedremo fra non molto) rimasto ucciso dalla involontaria esplosione di un cannone nell'arse nale del Duca nell' anno 1567. Egli era lavoratore di majoliche 1567. Nel 22 agosto alcuni gentiluomini urbinati andarono alla munitione di sua Altezza a vedere le artiglierie, e maestro Anibale Borgognone getta tore di artiglierie disse che l'interno era lucido come specchio, e introdusse in un pezzo un' asta con un lumino , scordandosi ch' era carico. Sparò ; e l'asta con lo scoppio uccise due gentiluomini, e ne feri alcuni altri, fra cui lo stesso Borgonone, e un M. Camillo provisionoto di s. Eccza per far ma joliche, nella quale arte era come unico. Il Borgognone sopravvisse, e Camillo mori dopo pochi giorni ( Cronaca dell' Equicola nella Comunale Biblioteca ). Parve che il Borgognone fosse nativo di Cento, già terra ora città soggetta alla Provincia di Ferrara, trovandosi numerosissimi individui di questa famiglia nella storia centese ( vedi Erri Gio. Francesco , Memorie ecc. ) (2). (1) Nel 28 marzo 1602 un Alberghetti Giovanni fonditore di artiglierie per sua Altezza ( di Firenze ) fa istanza di lavorare alla restaurazione della palla nella cu pola di S. M. del Fiore ( Guasti Cesare ; la Cupola ecc. pag. 162, doc. 373 ). (2) Ora però il dotto sig. cap. Angelucci, già da me altrove nominato, mi scrive che Annibale era nativo di Trento, figliodi M. Pietro e fratello di Odorico ; che ebbe la cittadinanza di Ferrara nel 10 gennajo 1556, ed il fratello Odorico nel 28 marzo 1558; che del 1537 si ha la prima menzione di M.º Annibale dalle artiglie rie; che dai Registri Ducali risulta ch' egli nel 1 settembre 1564 era vivo e che nel 1 settembre 1571 era già morto, citandosi una Casa di S. Eccell. in s. Giuliano , dove sta li heredi di M.º Annibale Borgognone. Osservo che la chiesa di s. Giuliano -- 671 Un Alfonso Borgognoni è pure citato qual fonditore ferrarese dal l' ab. Zani , vivente nel 1570. Egli mori nel 1595- Alfonsi Borgo gnoni Centensi ( sic ) Ossa meritissima , cujus spiritum cælum arripuit , mæstissima conjux Iulia Lamberta P. C. anno salutis MDXCV die XVIII. septembris- ( Sant' Agnese di Ferrara ). 1606. Giovanni Battista Censori lavorò anche per Ferrara, special mente in gettar campane per la Cattedrale negli anni 1606 e 1608, come si disse all'articolo Cattedrale-Campanile, e fu bolognese di patria, ma pose stanza in Modena, ove anche molti suoi discendenti eserci tarono la stess' arte di fondere specialmente artiglierie (Campori, ca talogo, pag. 148 ). Nel 1667 si fuse in Ferrara la campana mezzana di s. Pietro in Valle oltre Po, che si ruppe nel 1671 e venne poi rifatta da Ber nardino Ferrari ferrarese ; mentre la grossa o maggiore venne get tata da Bartolomeo Pisenti di Verona nel 1668 , pel prezzo di Du catoni 5 112 per ogni peso. Venne condotta a Massa e posta sul campanile nel 27 novembre 1669 , e costo , coi fornimenti , sc. 455. ( Bellini don Gius.; Mem. patrie-diMassa- Mantova, Segna, 1863 in 8.° a pag. 31 ). 1794. Le due nuove campane, che attualmente servono all' orolo gio esistente nella Torretta che sovrasta al palazzo della Universita detto del Paradiso, furono gettate nel 1794, come dalle iscrizioni che vi stanno improntate.- Cajetanus Marzolla ferrariensis fecit anno MDCCXCIIII su quella dei quarti , che quasi giunge alle dimen sioni dell' altra delle ore su cui sta la medesima iscrizione, meno la parola ferrariensis. Veniamo alle medaglie, intorno alle quali hanno talvolta gli anti quarii, come per le marmoree lapidi, suscitato le più strane discussioni, dove la più ovvia spiegazione avrebbesi potuto forse darvi a mente quieta, e serena (1). è al fianco della già fonderia od arsenale Estense, ora posta dei cavalli, nelle vici nanze del Castello. Un M. Cesare del fu Girolamo Borgognone da Cento e di Lu crezia Campi da san Felice, nel 1534, stipulava contratti in Ferrara. Ma alla parola Maestro non va congiunta la qualità dell' arte. (1) Il Padovano Napoleone Gaetano Valeri inventò una medaglia, ne fece i punzoni e la leggenda , le diede le forme antiche e , gittatala fra le macerie , si compiacque nascosto di ascoltare le profonde discussioni degli antiquarj, e sorri dere sui dotti loro commenti-. La inedaglia portavada una parte il prospetto di un -- 672 Abbiamo nel Museo comunale della nostra città non molte , ma molto pregevoli medaglie de' seguenti: di Pisano pittore cioè Pisano Vittore, detto Pisanello (1); di Antonio Marescotti, che nella medaglia rappresentante il b. Giovanni da Tosignano si dice ferrarese ; di Fran cesco Enzola da Parma; del Fiorentino Petrecini ; del Corradini ;di Giacomo Lixignolo; di Baldassare Estense, che trovammo fra i pittori ferraresi ; di Matteo de' Pasti ; di Amadio Milanese ; di Federico Par mense; e di Sperandio da Mantova; dei quali tutti fa parola il Cico gnara nella sua Storia della scultura. Avemmo pure in Ferrara coniatore di medaglie e fabbricatore di conii da monete quel Paolo Selvatico di nobile famiglia padovana , che fu detto ferrarese, avendo qui stabilita la propria famiglia. Egli mori a Parma nel 1606, direttore di quella Zecca, dopo aver seguito il duca Cesare d' Este a Modena , e di essere stato a' suoi servigi per qualche anno. Scrissero di lui Vedriani , Tiraboschi , Cicognara ed altri. Vi sono ancora medaglie di un Pompeo del 1556, 1560 е 1564, alcune delle quali, non avendo la intiera parola Pompejus, ma la sola iniziale P, potrebbero essere attribuite a Paolo Selvatico soprano minato : altre sono di un Giorgio Ravennate ed altre di un L. San quirico che riguardano la conquista di Ferrara fatta da Clemente VIII; ed altre sono moderne, come quella di un Ottone Hamerani fatta in Ferrara nel 1751 per la consacrazione della Chiesa di s. Pietro in Valle in Traspadana ; medaglia pur anche incisa dal nostro Andrea Bolzoni. Eccellenti poi sono quella di un A. Fabris di Udine rappre sentante Leopoldo Cicognara e le due del cav. Nicola Cerbara di Ro ma, l' una pel premio che dà il Consiglio Provinciale nei concorsi annuali ai temi dell' Accademia Medica-Chirurgica, e l' altra colla ef figie di Lodovico Ariosto. D' intagliatori in gemme o pietre dure sono a rammemorarsi il ferrarese Francesco Luigi Annichini cotanto lodato persino da Camillo Leonardi nel suo Speculum lapidum ( Hamburgi ap. Christ. Liebezeit, 1717 a pag. 390), ove al Capo II, lib. III dice-- sed quid de scul Pantheon, e sul rovescio il rostro di una nave; fatta ad arte rinvenire negli escavi per le fondamenta del caffè Pedrocchi in Padova, fu il soggetto di molteplici e di sparate dissertazioni de' numismatici , che la volevano ad ogni costo una reliquia Etrusca, o dei primi tempi romani (Pietrucci Napol ,Biog. degli art. pad. a pag. 273). (1) Intorno al Pisano può vedersi il libretto del ch. Cesare Sac. Cavattoni bibl. di Verona Tre Carmi latini in lode di Vittore Pisano ecc. Verona 1861, in 8. -- 673 ptoribus nostri temporis... Venetiis, Franciscus Nichinus ferrariensis; non che da Nicolò Liburnio nel Libro delle Selvette Beato dunque chi seguir procaccia Le gemme, e le virtudi di Nichino, Qual non mai tempo o morte è che disfaccia. ( Baruffaldi, Vite ecc. to. I. pag. 150 ). Un Giovanni Bernardi da Castel bolognese , chiamato dal Cellini uomo classico nella incisione delle pietre minute. Racconta lo stesso Cellini che Giovanni fu molto valentuomo per far medaglie in acciaio, in intagliar cammei e cristalli ; che fu invitato a Roma dal Giovio e cola divenne Mazziere Pontificio ; che lavorava molto e prestissimo ; che soggiornò parecchi anni presso Alfonso I; e che mori a Faenza nel 27 gennaio 1555 in eta di sessant' anni. Un Poggi Paolo fiorentino, le cui opere non di rado vengono at tribuite al Cellini, e che lavoro medaglie di Alfonso II , di Lucrezia Medici sua prima moglie, e delle due sue sorelle Lucrezia poi du chessa di Urbino ed Eleonora. Un Giovanni dalle Corniole , o Giovanni fiorentino, che intagliò il ritratto di Savonarola ; cimelio, che ora conservasi nella galleria Me dicea. È una grandissima corniola, nel cui rovescio sta scritto- Hie ronimus Ferrariensis Ordinis Prædicatorum propheta vir et martyr ( d' Agincourt ; Storia della scultura, tav. XLVIII, N. 81 ). Non molto si può dire intorno alle maioliche ed alle porcellane, seb- bene delle prime siavi stata in Ferrara una cospicua fabbrica, e delle seconde siensi fatti molti e non inutili tentativi. Questi oggetti d'arte ceramica furono talvolta fra loro confusi, perchè majoliche non di rado furono dette anche le porcellane : in Francia le prime sono dette faïences per onore a Faenza dove fiori un tempo una eccellente fab brica, la quale dura tuttora, quantunque non giunga per merito arti stico all'antica. Furono di gran pregio i lavori sortiti nel secolo XVI, e più specialmente nella 1.ª metà, dalle officine di Gubbio, di Urbino, di Pesaro e di Castel Durante (1). Alfonso I, quando ancora non era giunto al dominio dello stato , si occupava entro segreta bottega (1) Vuolsi che Majolica derivi dall' essere provenute le stoviglie, o l'arte delle medesime, dalla Majorica la maggiore delle Isole Baleari. Che si dicesse Majolica invece di Majorica , l'abbiamo da più testimonianze , fra cui ho veduto io stesso un rogito nell' Arch. notarile , di Antonio Zangarini del 1473 , ove fra i testimonii avvi un Frater Christophorus de Majolica dell'ordine di s. Domenico. 674 domestica in lavorare al torno, alla ruota figulinaria, alla fonderia dei metalli, alle manifatture di acciajo, e ad altre simili meccaniche fatiche. Le opere di sua mano erano eccellenti : conservavano, come dice il Sa vonarola , fino a' suoi giorni i cittadini le dipinte majoliche del Duca Alfonso, le quali noi potremmo porre in concorrenza con quelle tanto celebri, che negli anni stessi uscivano dalle figuline di Pesaro ecc. (Friz zi, tom. IV, pag. 222, ediz. 2.* ). Lo stesso Alfonso inventava il cosi detto bianco allattato , malamente oggi detto bianco faentino. Due fu rono veramente le fabbriche ferraresi di majoliche , o piuttosto una sola ch' ebbe due diverse epoche nel secolo stesso , che fu il XVI , cioè la prima sotto Alfonso I, la seconda sotto Alfonso II , la quale fu più ammanierata per disegno, ma superò l'altra per la verità. De vesi ritenere però che Alfonso I cominciasse assai presto le sue prove, perchè già sino dal 1495 troviamo un Fra Marchioro da Faenza es sere in questa città Maestro de lavori de terra ; nè può confondersi questo titolo di lavori di terra, dacchè lo stesso Melchiorre lo troviamo nuovamente nel 1502 co' suoi figli tutti boccalari , che comprano in Ferrara una parte di casa e terreno, e vengono esentati dalle gravezze per ordine del Duca (Arch. del Comune). Riguardo all'epoca seconda, il duca Alfonso II fece venire da Urbino un Camillo , che colà lavo rava , nativo di Castel Durante , accompagnato da un socio che fu Giulio d' Urbino, distinto esso pure ma del quale s'ignora il cognome. Dissi distinto esso pure , perchè tali sono le parole de' storici nostri, per cui tanto più doveva esserlo quel Camillo, come infatti ne suona la fama, e se dai Principi era stato prescelto a ritornare quell' arte all' antico suo lustro. Nel 1567 erano ambidue in Ferrara , come da lettera del 25 agosto di un Canigiani , che trovasi nella Segreteria vecchia di Firenze ; ma Camillo moriva nello stesso anno , e forse nello stesso agosto, per la esplosione che successe nell' arsenale del l'artiglieria, come vedemmo poco fa parlando di Camillo fonditore , pure da Urbino, e del Borgognone. Che realmente Camillo boccalaro ( come chiamavansi i lavoratori di majolica) avesse a socio quel Giu lio, lo confermano e la detta lettera del Canigiani , ed il Pungileoni ( agg. al Passeri ) , ove dice Socium Julius Ferrariæ habuit ad enunciata vasa paranda Camillum Durantem Urbinitatem in eodem divino opere prestantem etc. (1). Si potrebbe forse dubitare se il (1) Trovo unn memoria curiosa ed interessante. Al re di Francia Enrico II, che sali al trone nel 1547 e mori nel 1559, presentarono istanza un Iulien Gambyn ed -- 675 Camillo possa essere stato, com'è tradizione, il distinto Fontana fratello del celebre Orazio : a me pare peraltro che oltre alla comune tradi zione, che viene confermata dagli storici e biografi, concorrano altre circostanze per ritenerlo veramente di quella famiglia. Sino dal 1549 lo troviamo assente dalla medesima, quando Guido suo padre stipula il contratto pel suo matrimonio pro Camillo filio ipisius mag. Gui donis, absente etc.;- e così pure lo troviamo assente quando nel 1565 Orazio si separa di lavoro e di bottega dal padre, per andare a stabilirsi in Pesaro, non essendo per nulla nominato in quel contratto, nel quale impossibile sarebbe che non ne fosse fatto cenno sia che rimanesse col genitore, sia che passasse col fratello; e finalmente nel 1571 quando Orazio, vicino a morire, concede a sua moglie di porsi a società col nipote Flaminio ( Nicolò padre di Flaminio era già morto), per nulla parlando del fratello Camillo. Che Guido padre di Orazio e di Camillo fosse pur esso figulino, è certissimo , ma parmi cadesse in equivoco il cav. Lazari ( Museo Correr ) dicendo che anche Nicolò Pellipario padre di Guido era pure vasajo, per cui avrà supposto che Pellipa rio fosse il cognome. Egli si appoggia ad un istromento riportato dal Pungileoni , dove sta scritto- Mag. ( che vorrà dire Magnificus , e non Magister ) Guido Nicolaj de Durante figulus Urbinas,- non che ad altro rogito, in cui dicesi præsent: testibus Guido Nicolaj Pelliparj figulo de Durante etc. Quindi il figulus nel primo passo si riferisce a Guido, come vi si riferisce il figulo nel secondo , nel mentre che la parola Pelliparj si rapporta all' altra Nicolaj, del quale non era il un Domenge Tardessir, tous deux natifs de Fayence en Italie; ils ont la cognois sance et experience de faire la vaiselle de terre, façon de Venise, per attivare una fabbrica di majoliche a Lione dove il Gambyn aveva già praticata l'arte sotto Gian francesco da Pesaro; e sebbene questi si opponesse adducendo ch' egli già eserci tava ivi da ben venti anni , il Re ne dà loro la concessione ( Une fabrique de Fa ience a Lyon sous le Regne de Henri II, par M. le C. de LaFerrière-Percy ; Paris Ch. Jouaust 1862, ove si riporta la patente, ma senza data, non che una delibera zione Consolare del 23 febbraio 1555-6 per una terza fabbrica sopra domanda del mercante genovese Sebastiano Griffo ). Io non so comprendere come due italiani e specialmente delle Romagne potessero avere cognomi che appariscono francesi. Non puossi confondere il Giuliano con Giulio che fu in Ferrara compagno a Camillo sotto Alfonso II, perchè questi divenne Duca del 1559; come il Domenico Tardessir non potrebb' essere il Domenico da Venezia, perchè del 1568 era per anche in que st' ultima città ; sebbene si avesse potuto sospettarne per la circostanza che quei due faentini promettevano di lavorare ad uso di Venezia. -- 676 cognome, ma l'arte, cioè del pellicciajo. Non sia discaro l'aversi- qui un brano d'albero di questa famiglia di Artisti Nicolò di Castel Durante Guido detto poi Fontana Andò ad Urbino circa il 1520, e vi lavorava pure del 1535 m 1. Giovanna ...... 2. Elisabetta de Callio 1 Orazio Apri officina da solo inPesa Vittoria m ronel1565,morto nel1571 Gio. Ant. Federici m Agnesina Franchetti di Venezia Virginia .... m Giunta maritatasi dopo la morte del padre Nicolò premorto al padre Flamminio che portò l' arte a Firenze Ersilia Camillo Lazari dice che ripatrio, desumendolo dal Pungileoni, ma Raffaelli asserisce non sapersi quando e dove morisse m Margarita di Mar c' Antonio del fu Tommaso Spelli Guido Durante da Castel Durante ch' entrò nella Confraternita di santa Croce d' Urbania nel 1581, emori del 1605. Il non sapersi quando e dove morisse Camillo mi presenta una ulte riore prova della mia opinione, come altra me ne dàl'avertrovato anno tamento nei libri dell' Estimo del 1576 (Archivio comunale) a favore di un Durante da Castel Durante per una casa divisa in due nella contrada del Polesine di s. Antonio in Ferrara, di modo che non sarebbe improbabile che costui fosse appunto il figlio di Camillo. Ma lasciando i Fontana, dirò che nel 15 marzo 1577 un M. Sci pione de Cittadini da Faenza è pagato per majoliche turchine sommi nistrate a Lorenzo Tristani abitante già in una casa di Giulio Ariosti; e così un M. Francesco Marceto faentino è pagato in Ferrara di lire 28. 10 per donzene ( dozzine) otto de piatti de majolica bianca , et doi bocchale daceto e ojo (olio) per la chredenza. Potrebbe quest'ul timo essere uno smerciatore; ma la qualifica di maestro lo fa sup porre un artefice. La fabbricazione della majolica forse non cessò cogli Estensi, ma certamente non prima; perchè nel Compendio delle case fatto nel 1597 ( Archivio comunale ) si trova pure quella de' Boccalari di Sua Altezza, i quali d' altronde non doveano essere doz zinali fabbricatori di pignatte, se dal Duca erano stipendiati ! (1). Nel (1) Il ch.º march. Giuseppe Campori ebbe la gentilezza di comunicarmi una sua Memoria sulle majoliche e porcellane in Ferrara, letta alla R. Dep. di storia 677 disfacimento della nostra Fortezza, che avvenne lo scorso 1859, si tro varono fra le macerie moltissimi frammenti di majoliche, con contorni anche a rilievo, con figure, arabeschi e meandri del più vago intrec cio ; e i colori che vi primeggiano e si mantennero brillanti sono il verde, il bleu e ' arancio. Non pochi di que' rottami.si assomigliano ad un vago piatto esistente nel nostro Museo, per dono di monsignor Antonelli, e che ritiensi per fermo di fabbrica ferrarese ; come altresi si rinvennero di que quadrelli, de' quali mi ricordo io stesso averne veduto in più luoghi sulle pareti esterne delle case nostre, con figure sopra di uccelli, di aquile, di sfingi e persino col diamante degli E stensi (1). E si rinvennero pure in gran quantità frammenti di sup pellettili più comuni ad uso del volgo, la cui fabbricazione continuo sino quasi ai nostri giorni : ma dei figulini e vasai ecc. feci parola nella prima Sezione di questa seconda parte. Ben poco si può dire delle porcellane , ma quanto basta perchè Ferrara ne vada distinta per averne dato l'impulso. Il ch.º Eugéne patria di Modena, e da stamparsi in quegli atti; e di più mi autorizzó a prevalermene in questo mio libro , sebbene allora la Memoria non fosse ancor pubblicata. Io gli rendo grazie, e ne ho approfittato; ma non debbo abusarne, per cui dichiaro frutto delle sue dotte ricerche quanto segue. Nel 1505 un M. Biagio di Faenza fa la vori da sovrapporre alla stufa in Castelnuovo ( das. Agnese ); nel 1522 Alfonso I affida l'incarico a Tiziano di provvedergli in Venezia stoviglie per la spezieria , e vetri di Murano, il che farebbe credere che l'arte fosse deteriorata, se poi non si trovasse dello stesso anno un M.º Antonio da Faenza stipendiato fino al 1528, in cui gli venne surrogato un Catto pure faentino, col quale lavorarono un Girolamo, ed uno di Sicilia. Il Catto n'era il direttore e mori nel 1535. Dipingevano poi pei boccalari un Camillo ed un Battista. Nel 1552 vi era un M.º Iacopo, nel 1556 un M.º Francesco, e nel 1559 un Pietro Paolo Stanghi , tutti da Faenza , e quest' ul timo lavorava in far aquile alla stufa di Castello. Aggiunge pure il lodato sig. march. che anche Sigismondo d' Este tenne una fabbrica di majolica nel palazzo di Schi fanoja, della quale si rinvenne memoria al 1515, indi se ne hanno sino al 1524 , epoca della morte dell' Estense. Vi lavorava un M. Biagio de Biasine faentino, che forse passò ai servigi del Duca; e cosi del 1523 vi erano un Grasso ed un Zaffarino pittori, ed un frate pittore, ch' ei pensa possa essere quel Gio. Battista Carli ch'era detto il Frate da Fossombrone, ed il cui nome si trova in alcuni vasi da spezieria . (1) Sul proposito di quadrelli di majolica racconta il ch.º Enrico Delange (Appen dice al Passeri, pag. 181, ed. 2ª di Pesaro, 1857) che nella raccolta del sig. Luigi Fould si trova una piastra di piccola dimensione circolare rappresentante un fa moso capitano di Ferrara, e vi è scritto al rovescio mille cinquecento trentasei a dj tre de lujo, Baldesara-Manare faentin faciebat. Chi sarà questo illustre Capita no ? il Manara lavoro in Ferrara ? 43 678 Piot nel suo periodico Le Cabinet des Amateurs de Ceramica N. 1° Mars 1861 pag. 4 e 5 dice Il était réservé à son fils ( del duca Ercole II, cioè Alfonso II ) sur le declin de seizieme siecle de tenter les premiers essais de fabrication de porcelaine qui ajent été faits en Europe. Les premiers essais fuerent tentés a Ferrare, et peut-etre a Pe saro, vers 1567 par des artistes de Castel-Durante. Non è poca lode per Ferrara città italiana sulle labbra di un francese ! Soltanto devesi qui avvertire ch' ei prese abbaglio relativamente al tempo , giacchè se intendasi parlare di majolica, noi la vedemmo qui eserci tata anche sul finire del secolo XV, e non era nuova in Europa ; e se voglia intendere, come io credo, veramente la porcellana, i tenta tivi furono di assai anteriori al 1567 , e fatti da Alfonso I (1). Una sola memoria io trovai su questo argomento , cioè menzione di un Battista Gatti Maestro della porcellana di Sua Altezza, già morto nel 1578, in cui viene data una elemosina dotale a Lucrezia sua figlia, come da ordine del 29 aprile rilasciato da un Codegori al banchiere Vincenzo Ruggieri, e da pagarsi con denari della nobile famiglia Sacrati (2). (1) Ci fa sapere il più volte nominato sig. march. Campori che Jacopo Tebaldi Ambasciatore a Venezia per gli Estensi ebbe ordine dal duca Alfonso II nel 1519 di fargli fare da un artefice di majoliche alcuni piattelli di porcellana. Ma la prova non riesci, ed il Maestro non volle più saperne, temendo di rimettervi tempo e ca pitale ; ed avendolo il Duca suddetto fatto invitare a recarsi a Ferrara al suo ser vigio, vi si rifiutò per essere già vecchio. Ma dopo di ciò Alfonso ne tentò altre prove in Ferrara, che riescirono; e quindi noi dobbiamo considerarla in questo an teriore anche a Firenze , e tenerla per iniziatrice dell' arte in Italia , e forse in Europa, come appunto disse il ch.º Piot sunnominato. Si conoscono pure alcune let tere del Pigna, che parlano di un Camillo ammalato e del suo segreto ( per la com posizione della porcellana ). Per la fabbrica di Doccia presso Firenze , istituita nel 1735, si può vedere l'articolo portato dai numeri 1 e 2 dell'Eco della scienza ecc. Foglio mensile di Milano. (2) Sino dal 1530 Giovanni, Teseo e Lucio Gatti di Castel Durante aveano por tate le loro fornaci , ossia la loro arte a Corfù ( Passeri e Lazari ). Molte opere , specialmente moderne, si trovano stampate intorno all' arte ceramica, ed in particolar modo in Francia , ove si fanno le più attive ricerche tanto per la storia dell' arte quanto perchè questa giunga all' antica rinomanza. L' Arte del Vasajo del Durantino Piccolpassi fu tradotta colà dall' italiano; e trattarono dell' argomento, o sulla storia delle majoliche di qualche particolar luogo, o descrivendone qualche museo,Brongniart, Riocreaux, Davillier, Demmin, Du Broc de Segange, Fillon, Greslou, Jacquemart, Leblant, La Ferrière, Palissy, Pavan-Dumoulin, Salvetat, Tainturier, e Warmont autori tutti che trovo citati, ma che non potei vedere, se si eccettuino La Ferriere , 679 IX. Incisori, Orefici ed Orologiaj Sino dal 1851 con mia lettera ( stampata nei numeri 1 e 2 della Gazzetta di Ferrara del 1852 ) feci vedere come la nostra Patria van tar non possa incisori di prima classe , o così detti Capi-scuola , e specialmente in rame. Migliori de' nostri furono fra noi alcuni fore stieri, e fra essi è classico Enea Vico , il quale pur qui depose la mortale sua spoglia. Non dirò parola di quel Bartolomeo Callegari che in un istromento di Gio. Maria Aldighieri del 13 gennaio 1546 vedesi nominato uno latere hæredes Mag. Bartolomei Callegarii in cisoris,- non trovandosi di lui alcuna memoria. Dirò bensì che o perava qui con molto spirito quel Catarin Doino di Venezia, che nel 1633, già da dodici anni in Ferrara, ne ottenne la cittadinanza. In cise i ritratti degli Estensi nelle opere del Carriola e del Berni, come si ha dalla sua lettera di dedica ad Alfonso IV di Modena, in cui dice di averli eseguiti nella sua età senile. Dissi ch'era in Ferrara da ben dodici anni ; perchè in tal modo si esprime l'istanza per esser fatto cittadino ferrarese, per cui sarebbe qui venuto nel 1621. Che se ve desi ristampato da lui o per suo conto in Venezia nel 1626 un libro Intermezzi di Gio. Battista Tassoni ecc., ciò non toglie ch' ei potesse avere qui allora già stabilito il suo domicilio. Il Berni ed il Carriola furono stampati l'uno nel 1640 , l'altro, cioè quest'ultimo, nel 1641. e Greslou. L'opera di quest' ultimo Recherches sur la Céramique suivies de Marques etMonogrammes etc.- io la stimo utilissima ; però mi fa maraviglia come non abbia parlato della fabbrica di Ferrara , di che fecero cenno il Piccolpasso , il Passeri con aggiunte di Delange , il Lazari e il Raffaelli , tutti meno quest' ultimo rammemorati nel suo lavoro. Non sono poi da ammettersi due cose; la prima che le majoliche derivino piuttosto da Fayence di Provenza, anzichè da Faenza d'Italia ( il che per altro attesta egli stesso francamente essere opinione invalsa solo in Francia ) ; e la seconda che la denominazione di Majolica provenga dalla famiglia de' Majoli di Ferrara, che verso la fine del secolo XV e sul principio del XVI furent zélés protecteurs des beaux arts, sebbene anche in questo dichiari l'autore prevaler piuttosto l' altra opinione di derivare dall' isola di Majorca , come già si disse. Ciò che io guardo si è che con quella prima opinione egli stesso viene ad ammettere fra noi un' antica fabbricazione di majoliche , cioè sino dal secolo XV, senza poi che ci abbia compartito l'onore di farne speciale menzione,come hapra ticato per tutte le altre d'Italia, trascurando persino quel Camillo ch' io ritengo il Fontana fratello di Orazio e di Flaminio da lui tanto e giustamente lodati. -- 680 Un Gnoli Bartolomeo, ingegnere al servizio del Comune, incise con molto brio all' acquaforte , imitando nelle figure Jacopo Callot , spe cialmente per cavalli e per guerrieri : la sua marca fu B+G che spesso impresse sulla coscia di un cavallo. Brillante si è l'assedio posto dai Veneziani al Forte S. Piero al Pontelagoscuro con la loro retirata se guita a di 3 settembre 1643 ; altri suoi lavori si trovano in un libro di mappe, che sta nell' Archivio del Municipio. Incise anche alcune figure. Vuolsi pur dal Borsetti (Hist. almi ferr. Gymnasii) che anche Alberto Gnoli fosse incisore ; ma non mi accadde mai di vederne cosa alcuna. Varii poi furono i pittori che incisero all' acquaforte per loro esercizio , quali un Giuseppe Caletti detto il Cremonese, un Lodovico Lana, un Parolini, uno Scala, un Braccioli e fra tutti un Pasqualini Gio. Battista centese , che conservò si bene il carattere del proprio maestro Gio. Francesco Barbieri detto il Guercino, e che all' acquaforte uni un bulino eccellente. Ma più d' ogni altro un Andrea Bolzoni ferrarese, la cui raccolta delle stampe è numerosissima. Egli non è conosciuto per quanto sa rebbe il suo merito, contandosi fra le sue stampe od incisioni alcuni lavori da stare a fronte di Cornelio Bloemart , di cui seguito lo stile nel taglio e nella lisciatura. Egli servi anche il Comune, il quale pur voleva mantenere in Ferrara eziandio quest' arte. Infatti , morto il Bolzoni, il Magistrato da scudi dieci a Nicolò Cavalli di Venezia, per incoraggiarlo a stabilirsi in Ferrara, ov' erasi portato A dì 17 Luglio 1761.- Dopo la morte del celebre nostro incisore An drea Bolzoni, essendo venuto qui con animo di stabilirvisi Niccolò Cavalli Incisor Veneziano, il quale ha presentato anche alle SS. VV. Illme alcune sue operazioni, che fanno conoscere il di lui merito e valentia nell'incidere ; e considerando Elleno il bisogno che avvi di aver nel paese un Professore di qualche vaglia ecc. ( Archivio comunale lib. 366, n. 47 ). Men che mediocri furono i tre Mandolini, Gaetano che fu marito di Caterina Cassaj o Casler , Vincenzo e Giuseppe suoi figli ; il primo nato nel 27 febbraio 1754, il secondo morto di anni 78 il 17 gen naio 1820. Nè di maggior valore furono un Colombo di Gaiba , un Saller, un Orsini e li due sacerdoti Luca Bonetti e Cesare Cittadella (1). Migliori d' assai furono un Giovanni Masi pittore ; un Meloni di Lugo ; (1) Cesare Cittadella ſu anche plastico, e lavoro per la Chiesa di s. Pietro in Valle in Traspadana , Comune di Massa e territorio della Bonificazione Bentivoglio (Bellini don Giuseppe; Cenni storici della Bonificazione ecc. Mantova, Segna, 1863 in 8.º pag. 17, nota 1 ). 681 un Luigi Ughi non dispregevole imitatore di Callot ; Ignazio Dolcetti ed un Michelangelo Vignocchi ; li quali due ultimi lasciarono indubbie prove della non poca loro abilità. Non parlo del merito dei viventi, non essendo ciò del mio assunto; e tutti conoscono d' altronde i lavori del prof. Gaetano Domenichini, di Enrico Parmiani, di Augusto Colla , ed in ispecial modo quelli di Ferdinando Poletti degno allievo del capo-scuola cav. Paolo Toschi. Nominai alcuni non ferraresi: ad essi è d' uopo di aggiungere il sacerdote Gio. Battista Galli, che qui operò e visse lungamente ; e Maria Fabbri di Comacchio, che ci lasciò in cisa la Vedutą di quella città nel 1755, e l' altra del Ponte detto Im periale nella città stessa pure operata nello stesso anno. Potreb besi ancora far menzione di alcuni che diedero in luce cose ferraresi, fra cui sono pregevoli le tavole anatomiche nell' opera di Arcangelo Piccolomini di Ferrara, incise da L. K., che per lo stile e la finitezza io giudico di Luca Killian esecutore dell' eccellente ritratto del no stro concittadino Bonaventura Pistofilo juniore ; i diciotto monumenti di ferraresi in Roma fatti incidere per cura e spesa del card. Rimi naldi dal romano Giuseppe Perini nel 1778 ; e le molte vedute , in foglio , della città di Ferrara e dei luoghi principali del territorio eseguite da Bernardo Rosaspina. Ma troppo sarebbe il voler enumerare le vedute , i ritratti , i monumenti e le topografie che riguardano persone o cose ferraresi, eseguite in Ferrara od altrove, sia per mano di nostri cittadini sia di stranieri , e persino fuori d' Italia e d' Eu ropa ; e specialmente ove trattisi d' iconografie generali , di storie d' ordini religiosi , di raccolte od altre opere di simil sorta. Noterò solo che una patria iconografia fu posta insieme con molta cura e dispendio da mons. can. Antonelli, che la cedette alla nostra Biblio teca, ove ora si trova. , Non vi sia chi voglia tacciare di frivolezza il pensiero di annotare i nomi degli orefici ; perchè non v' ha oggigiorno scrittore di Belle Arti e ricercatore di documenti e memorie che ne' suoi appunti non segni anche gli artisti di orificeria Nulla v' ha infatti che uguagli la ricchezza e la leggiadria del disegno degli arredi in argento fabbricati nel secolo XV. L' orificeria era un'arte veramento regale: i principi, e i papi si dilettavano di queste opere , come un antiquario a' di nostri vezzeggia le anfore d' Etruria. Arte perduta fra noi, e ridotta solamente ad inezie casalinghe, riproduceva a quel tempo le omeriche effigiature dello scudo di Achille. Era un' arte finita , complicata , 682 minuta , erudita, piena di eleganti capricci e di bizzarrie spiritose. Tutta la galanteria del secolo si compendiava nell' orificeria ( Giulio Janin, Mem. di Alberto Durero ; Milano, Roveda, 1843, pag. 17 ). Non è per ciò che oggi pure non si veggano superbi lavori ; ma non pertanto gli orefici artisti sono meno frequenti. Abbiamo già co nosciuto molti orefici all' articolo Cattedrale, ove si conservano alcuni eccellenti ed antichissimi lavori ; come si conservò per lungo tempo nella insigne Collegiata di santa Maria del Vado una sontuosa Pace menzionata da Leopoldo Cicognara nelle sue Mem. per la storia della Calcografia ( pag. 62 ). Gli Orefici erano uniti ai fabbri ferraj , e per dir vero l'associa zione riconoscevasi un po' troppo umiliante ; non pertanto essi pre valevano ai fabbri. Del 1371 aveano già i loro statuti e la loro ma tricola ; e nel 1391 andarono incontro con le altre Arti ad Alberto d' Este, ch' era stato a Roma in abito da pellegrino. Del 1400 chie sero di essere separati dai fabbri, ma non fu annuito alla domanda : chè anzi nel 4 di ottobre del 1441 si veggono costretti, ad onta di un loro rifiuto, a formare una sola Arte coi fabbri stessi, avendo però un Massaro per ciascuna, ed a fare unitamente la consueta offerta annua le. Non vedesi quando riescissero ad ottenere l'intento ; ma ciò che vi ha di certo si è che del 1472 chiesero nuovi statuti, che vennero poi concessi nel 24 gennaio del 1476 Hercules eсс. Sunt qui in hac nostra Civitate exercent artem et mi nisterium Aurificine inter ceteros honoratos artifices ejusdem Civitatis, laude, fama et honore digni, et a nobis quoque favoribus et gratiis prosequendi. Ipsi sunt qui aurum et argentum excoquunt, liquefaciunt et fundunt, ac pro principum , et dominorum, ac populorum libito in quasvis formas et im magines mirifice convertunt, et redigunt: Immo et omnes qui ex ornamentis et margaritis, aliisque quibusque preciosis lapillis monilia auro , argentoque redimunt : atque vasa et alia queque utensilia tam aurea , quam argentea principibus, et aliis claris, et prestantibus viris congruentia, et ad tota ho.. norificentissimum usum constituta. Atque anulos cum gemmis, indices honoris et excellentie, conficiunt, et componunt. Claro, et precipuo nomine Aurifices ubicumque nuncupantur. Et cum ad honestandum, et decorandum eorum Mi nisterium etc...... Dalla quale prefazione di decreto ben vedesi quanto gli orefici fossero tenuti in alta onoranza, e come lavorassero eziandio di figure e di effigie anche di sovrani in oro ed in argento. Gli ascritti poi -- 683 alla matricola, come veggonsi notati con lo stesso sincrono carattere della determinazione, per cui debbonsi ritenere contemporanei, sono i seguenti : Verde di Bellaj Codegoro- savio Beltramuo massaro Antonio d' Albareta savio Andrea da Milano Jachomo da Verona et Baptista fratelli da Chremona Chremona-- Sancto da Baldissera Lanzolo-Hieronymo Zoane Andrea de Lendenara Zoane-- Thomaso Zerbinato Marcho Brocholino SCO Sebastiano di Sardi Ambroso Beltramuo Pietro Martignon-- Franchino da Symone Thode Francesco de Mariano Bartholomeo Lanzolo Francesco da Larpa (dall'Arpa) — Francescho de Beltrame-Raynaldede Compagno- Bartholomeo da la schrimia (scherma) Alberto di Beltrandi Hieronymo di Bastaroli Paresino da Venexia Tolentino da Venexia Roma Luigi Vignon Lanphranco da Miliaro Jachomo Friada- Ugo de Galasso deli Ariosti Antoniolo da Venexia Amadio de Milano Tomaxo da Venexia-- Andresiche de Scotia--- Nicola e Baptista fratelli da Pietro de Asso fiamengo- Bonfio Carniero. Poi ne seguono in matricola del susseguente secolo XVI , fra i quali moltissimi sono da Cremona e da Venezia. Ora darò la nota di quelli che ho trovato in rogiti e documenti; e forse qualcuno sarà pure fra quelli che abbiamo or ora veduto nel sovrapposto elenco. 1347. Bonmerchatus de tajapredis aurifex. 1355. Bonjacobus de Calubris (forse gli odierni Calura) tradidit dne Flore uxoris S. Guiscardini, et filie q. Magistri Archatoris aurificis etc. 1364. Antonio figlio del fu Francesco orefice , della parrocchia di s. Romano, come da rogito 15 agosto di Pietro Pialbene, nell' Archi vio capitolare della Cattedrale. 1364. Agli stessi rogiti si trova una Dna Andriola uxor magistri Petri de Venetiis aurificis, qui nunc habitat ferrarie. 1364. E cosi pure i seguenti, da altro rogito dello stesso, in data del 18 settembre In statione speciarie Joanis a Gallo, presentibus testibus vocatis et roga tis Federico aurifice de Meleginis de contr. Gosmarie ecc. Ser Paganinus aurifex de contracta s. Andree Ferrarie, constituit et ordinavit Jacobum di ctum Frescura notarium , et Nicolaum aurificem de contracta S. Clementis , nepotem ipsius constituentis ecc. 1364. Finalmente, agli stessi rogiti nel 17 gennajo, un Mag. Raf fetus aurifex de contracta s. Michaelis, che riceve la dote di sua moglie Orsina figlia del fu Giovanni strazzarolo ( ossia mercante di drappi ecc) 684 1368. 4 settembre rogito Pialbene. Giovanni figlio del fu Buon mercato orefice, della parrocchia di s..Maria di Bocche: forse fu figlio di Buonmercato Tajapreda, di cui all' anno 1347. 1369. Marchesina q. Ottonelli de Rode uxor q. Jacobi campsoris filii M. Petri de Persian, in concordia cum Francisco aurifice filio quondam Magistri Coradini aurificis , heres per mortem quondam Beatricis ejus uxoris, et filie q. Bertanij de Rode ecc. Nel 1379 in un rogito di Pietro Pincerna si trova pure annotato un Pinamontes filius Mag. Coradini aurificis, e quindi fratello del detto Francesco, de contracta S. Agnetis, conductor dacii gabelle macinatum civitatis Ferrarie. 1369. Testimonio ad un atto notarile un Nicolò orefice del fu Pietro sartore. 1372. Joanes aurifex quondam S. Stevanini de Gaibana. 1375. Ser Bernardinus aurifex fil. q. mag. Pacis de Prevono (?) 1376. Joanes aurifex q. Ser. Zanelli de Meleginis de cont. Gusma rie ecc., come da rogito 5 settembre di Rodolfino Codegori. Forse fu parente di Federico, di cui all' anno 1364, tanto più ch'è anche della stessa parrocchia e contrada della Gusmaria. 1379. Nei rogiti di Pietro Pincerna si trovano un Magister Leo aurifex q. Ser Benvenuti de Ungarellis , un Mag. Bertholinus auri fex q. Magistri Jacopini de Regio , ed un Jacobus de Leuzolo aurifex, che già di quest' epoca era morto. 1397. Paulus de Veneciüs, f. q. Zanini aurificis, presbiter. 1399. Francesco orefice di san Vitale, abitante in contrada di san Romano, figlio del fu Rigo, anche a nome de' suoi figli e di France schino suo nipote. 1399. M. Bartolomeo orefice del fu Cabrino, M.º Agostino de' Leuti orefice del fu Bartolomeo de' Leuti e Mariano orefice di Siena. 1407. Rogito 21 maggio di Nicolò Silvestri. M. Mariano orefice figlio del fu Ventura de' Bonsignori di Siena (il precedente) cittadino ed abitante in Ferrara nella contrada di S. M. del Vado, anche a nome di Teresa ( Dyaresie ) sua moglie e figlia del fu Pietro de Raffanelli. 1410. Agostino Leuti del fu Bartolomeo era orefice, e già morto nel dicontro anno; lasciando aBartolomeo orefice del fu Dusio Tartaruga. 1410. Rogito di Lanzalotto Villa. Nos Antonius de Caloris de Mu tina et Nicolaus de Canelis aurifices, cives ferrarienses , arbitri etc., il quale Canelli orefice da rogito del 5 luglio 1415 risulta esser figlio -- 685 del fu Bartolomeo professo nell' Ordine de' Servi , e marito di Tom masina figlia di Giovanni Penelli strazzarolo e di Agnese. 1411. Dna Lucia f. q. Trencaini de Raffanellis, et uxor q. Nicolai Corone aurificis , habitator Ferrarie in contracta Bucecanalium etc.; il quale Nicolò era padre di Franceschino , e quindi avo di Prospero che vedremo fra poco. 1422. 21 Luglio.- sempre agli stessi rogiti.- Cristoforus , et Vitalis aurifices fratres et heredes pro duabus partibus , habito respectu ad octo partes, q. Magistri Joannis Magnani aurificis , de contracta S. Gregorii , et nomine etiam et vice Jacobi, Baldissere, Sepulcri, Francisci, Jeronymi et Jo annis, eorum fratrum 0 affittano per un biennio a M. Nicolò Canelli orefice uno stanzione da orificeria, posto nel sestiere di san Romano, presso il palazzo co munale ( vedemmo già che la Residenza municipale fu per gran tempo presso detta chiesa ). 1430. Galeotto orefice del marchese d' Este. 1440. Da rogito di Giovanni Agolanti del 12 maggio si ha Mag. Joannes Bagnigata speciarius de Clozia ( forse Chiozza ) quondam Martij, legitimus administrator q. Martij ejus filii , et filii olim dne Marga rite filie q. Beltrandi do Mediolano , et uxoris q. Vitalis aurificis , filii q. Magistri Joannis aurificis fratris M. Jacobi Magnani aurificis ecc. Del 1445 poi si trova un Girolamo di Gio. Magnani orefice ; e del 1448 un Baldassare figlio pure di Giovanni, coi fratelli Jacobo, Giro lamo e Francesco, ai quali lascia la sua eredità. Per porre con chia rezza gl' individui qui nominati è d'uopo d' instituire il seguente brano d' albero genealogico : N. N. Magnani di Vicenza 1 Giacomo oref. Giovanni oref. Francesco Baldassare oref. Girolamo Vitale oref. Jacobo Sepolcro | morto 1448 Cristoforo oref. oref. m Margarita di Bertrando da Milano Giovanna la quale sposò in secondo voto Giovanni del fu Marzio Bagnagata, e dal cui connubio nacque altro Marzio Bagnagata. 1444. Mag. Jacobus de Relegio aurifex , jam mortuus , come da annotazione ecc. -- 686 1444. Antonio Mazzoni orefice, figlio del fu Cristoforo, della con trada di san Michele ; come da rogito di Vittorio Dall' Arpa. 1445. Alessandro dei Romanini orefice. 1445. Giovanni Battista del fu Bartolomeo da Treviso, orefice. 1449. M. Cabrino de Nodari da Cremona, figlio del fu Guglielmino, orefice, cittadino ed abitante in Ferrara nella contrada di s. Romano, vende, con istromento 3 decembre 1450 del notaio Nicolò Lavezzoli seniore, una casa alla famiglia Sacrati. Da un altro rogito di Nicolò Brugia , del 1454, si conosce che moglie di Cabrino fu una Dorotea , e figlia loro un' Anna maggiore di anni 20 e minore di 25, moglie di Elia Pocaterra. Vi si dice filia Cabrini olim aurificis ; forse non più esercitava l'arte. Ei può ritenersi per quel desso, che vedemmo all'articolo Cattedrale-Orifice ria essere l' esecutore della croce di cristallo di monte. 1450. Da un rogito del 19 giugno , stipulato dal notaio sopra scritto, si rileva quanto segue : Magister Jacobus a Cavaltello de Verona , aurifex , filius q. Nascimbeni , de contracta S. M. a Vade, in presentia testium sup. dedit, accomodavit, et consignavit M. Francisco Nassani f. q. Joannis hab. in contracta S. Luce , presenti et accipienti , ad tenendum , salvandum, et custodiendum ac expo nendum pro remedio certi morbi, usque ad festum Paschatis Resurrectionis, Monetam unam de Argento, ligatam in uno cerchiello de argento, appellatam monetam Sancti Ludovici, que moneta habet ab uno latere in medio in uno circullo unam crucem in modum unius Anconitanj (forse a foggia di ancona o teca ), et ab eodem latere ipsius crucis circumcirciter scripta sunt Ludovichus Rex-, ab alio latere dicte monete est signum in medio in mo dum... ( vi sono cancellate due parole per effetto di corrosione ), que moneta est valde antica, et lixata, et est ponderis triginta trium caratorum etc. Dal quale atto ben si scorge quanta cura si avesse di quella mo neta e quanta fiducia si avesse in quel Santo , se l'uno per posse derla alcun tempo e l'altro per assicurarne la restituzione venivano alla solenne stipulazione di un pubblico istromento. 1451, 27. gennajo. M. Bartolomeo Sperindio orefice , pagato per fattura di un Aliochorno d'argento, eseguito pel Podestà di Ferrara. 1452. Con rogito di Bartolomeo Isnardi Alessandro de Baldoini da Parma è ammesso alla cittadinanza ferrarese (1). (1) Feci menzione a pag. 78 di un Alessandro da Parma e suo figlio, rinomati orefici operanti nel 1410. Sarebbe improbabile che il detto Alessandro fosse questo -- 687 1455. È nominato a testimonio in un atto notarile un Jacobus de Magnanis aurifex fil. q. Joanis de cont. S. Gregorü. 1455. Maestro Prospero Corona orefice, figlio del fu Franceschino , della contrada di Santa Croce inferiore , come da istromento di Ni colò Brugia del di 11 gennajo. Da lui forse discende M. Bartolomeo pure orefice , che in un atto del 1502 è detto Corona denominato dalla Scrimia ( Scherma ) ( Vedasi all' anno 1411 Nicolò padre di Franceschino ). 1456. Rogito di Nicolò Brugia del 9 luglio, dal quale risulta che Maestro Amadio da Milano orefice del fu Antonio da Castronago, cit tadino di Ferrara della contrada di S. Croce , presenti i testimonii , fra i quali è un M. Battista orefice da Cremona del fu Franchino avente bottega in via dei Sabbioni , riceve pagamento dal famoso giureconsulto Angelo del fu Giovanni de' Gambilioni d'Arezzo per sei tazze ed un piatello d' argento de boncirino ad ligas decem, paragonato ad paragonum Universitatis Aurifi cum, cum armis ipsius domini Angeli, inpulchra forma, et de bonis coloribus , per cui sembra eziandio che fossero smaltati, od almeno colorati a fuoco. Quest' orefice fu Amadio di nome e cognome , fu figlio di Antonio e marito a Maddalena ; ebbe a figli un Pietro orefice , un Tommaso, un Francesco, un Gianfrancesco ed un Giambattista orefice al servigio ducale , ch' ebbe una figlia illegittima di nome Paola ; fece testamento nel 6 giugno 1483 a rogiti di Bartolomeo Gogo per esservi in Ferrara peste , fame e guerra , e fu marito a glia di Michele Ongaro pittore , come da rogito di Baldassare Diani. Nel 1470 Battista figlio del vivente Amadio è investito dall' abbazia di san Bartolo di un fondo in Laguscello , che confinava con altro di Gerardo pittore figlio del fu Andrea da Vicenza pittore ; il qual fi .... fondo era già del pittore Ongaro suddetto, che lo diede in dote alla figlia. Egli n' era stato investito sino dal 19 agosto 1460. Il possesso di fondi che avevano questi due pittori in Laguscello e la dipendenza loro come usuarii dall' Abbazia di san Bartolo , non che il tempo da assegnarsi alle pregevoli pitture scopertesi nella chiesa parrocchiale di Laguscello suddetto, potrebbero non senza qual Baldoini, che ne ha il nome e la patria comuni, giacché se avea un figlio esercente del 1410, dovea per lo meno contare anni 40, e quindi del 1452 ne avrebbe avu ti 82: ma non sarebbe impossibile. -- 688 che fondamento far sospettare che i medesimi ne fossero gli autori ; tanto più che non fu sola-un mano, che ivi dipinse. Antonio Amadei da Castronago 1 Amadio detto da Milano, orefice ducale m Maddalena .... 1 Gianfrancesco Francesco Pietro orefice Tommaso Battista orefice ducale m di Michele Ongaro pittore Paola spuria 1457. Francesco Fuxaro orevexe, che riceve danaro dallo scultore Domenico de Parisi da Padova. 1458. Partita di spesa nei Registri comunali A M. Zoane da Cremona orevexe Lire tre de m. portollj questi Fran chino suo nepote per arezento e manifatura de uno suzelo ( sigillo ) per lu fizio deli xij Savij , dal cò ( lato ) grande una balzana , e dal cò pizollo (piccolo ) un alicornio. Non essendo questo lo stemma comunale , il sigillo avrà servito a qualche uso particolare, abbenchè relativo all' ufficio suddetto. 1459. Mastro Lorenzo da Venezia orefice abitante in Ferrara in contrada di Boccacanale, marito di Giovanna del fu Giovanni Riccidi Villanova di Denore. 1471. Maestro Andrea orefice del fu Frondosio di Scozia, abitante nel Borgo di san Guglielmo, e sua moglie Filippa del fu Nicola Fer rari, come da istromento dotale del 13 ottobre di Libanorio Bonomelli. 1473. Lodovico Magnini orefice nominato in un rogito di Barto lomeo Isnardi. 1473. Bernandino e Pietro compagni orefici, ai quali sono pagati ducati d'oro novantotto di Venezia per la valuta e prezzo de due broncini, et dui bizoli de Argento per el N. S. ( il Duca ). Questi due erano da Venezia. I broncini potrebbero essere campanelli , detti vol garmente bronzini perchè di bronzo : ma i bizoli ignoro cosa sieno. 1475. Nel di 11 febbraio sono impiccati gli orefici Filippo e Fran cesco da Venezia per furto nella Zecca di Ferrara ; come altresi erano in carcere in detto mese un Polo d' Argenta ed un Michele Sforza , orefici ambidue, per false monete della stampa de Venetia. -- 689 1479. Un Mario Testa ed un Mauro Brocolino, orefici, stimano la vori fatti da altri artefici al principe Rinaldo d'Este, come dalla loro relazione del 20 luglio. 1481. Lodovico f. di Battista da Cremona, orefice. 1481. Tarsia figlia del fu Ognibene Marescalchi e moglie di Maestro Bartolomeo figlio di M.º Parisino orefice fa testamento e lascia ai figli nascituri, per cui si vede ch' era gravida. Parisino poi era figlio del fu M. Giacomello abitante in Ferrara in Borgo della Pioppa : ebbe una figlia di nome Stefana, mogliedi....., ed a figli ebbe Barto lomeo già nominato e Bastiano. Fece testamento nel 27 maggio 1483 a rogito di Bartolomeo Gogo, e lasciò in legato a Stefana unum cin gulum damaschinum cremesinum, et thus argenti deaurati. Un Antonio orefice fu fratello di Parisino. Giacomello Antonio orefice Bartolomeo Parisino orefice Stefana m Bastiano m Tarsia di Ognibene Marescalchi 1482. Magister Franciscus filius Mag. Juliani de Apulinis, aurificis, de contracta Rupte. Questo Giuliano padre di Francesco , all' articolo Cattedrale-Libreria-Corali, lo vedemmo autore de' fornimenti in ottone alle legature di quei preziosi libri miniati. 1482. Jacobo del fu Nascimbene de Cavaletti da Verona , orefice , cittadino ferrarese. 1483. Mastro Lanfranco da Milano, cittadino ferrarese orefice della contrada di san Michele. C stui era di cognome Meloncini. 1483. Maestro Battista de Raimondi del fu Franchino, cittadino ferra rese della contrada di sant'Apollinare, riceve la dote di Antonia del fu Malatesta Avogari che viene sposa a Lodovico suo figlio, come da istrom. 7 gennaio di Libanorio Bonomelli. Lodovico era maggiore di 25 anni. 1483. Polidoro del fu Zeno Brutturi orefice ferrarese abitante in Modena dà la dote a sua figlia Taddea , che va sposa a Giovanni di Carlo Aretusi modonese ( Campori, catalogo pag. 99 ). 1484. M. Alessandro Romanini che avea il figlio Giorgio Aurelio fra i notai ; e Bernardino degli Anzilberti del fu Antonio. -- 690 1487. Marco de' Belaj del fu Antonio. 1491. Mastro Jacomo del fu Tomaso da Venezia orefice è pagato dal Comunedi alcune lire per haver intaja dui bullj per el chomune, uno grande, et uno pizolo, et per havere temprato uno paro de forbe sini et uno tempradino, et calamaro per l' offitio dei xij Savij. 1492. Bono del fu Petronio orefice. 1493. M. Zoane Antonio da Folegno che figura fra i salariati del Comune fu figlio di Maestro Giovanni da Foligno e cittadino di Fer rara, e venne investito di terreno per fabbricare una bottega in capo alla nuova loggia, dal mezzo del pilastro di marmo sino al muro della frutteria per piedi 3 e mezzo per 9 circa, pagando una longa da spara viero all' anno, come si ha da istromento del 5 marzo di Matteo Ca prile. Sino dal 25 febbraio il duca Ercole I gliene avea lasciato rescritto sulla istanza presentatagli e che autentica e firmata si con serva in appoggio al rogito suddetto. 1494. Nell' estimo del Borgo della Misericordia è notato M. Antonius de Jacomello aurifexhabet unum casalem aratorium, cumpergolatis ecc. 1494. Giannantonio de Ro da Milano orefice abitante in Ferrara nel sestiere di san Romano , figlio del fu Cristoforo , riceve la dote della moglie sua, che fu Lucrezia del q. Peregrino Bianchi ferrarese, come da rogito del 10 febbraio ; e forse mori ben tosto, o fu presso a morire, perchè nel di ultimo dello stesso mese fa il suo testamento, lasciando erede universale la detta sua moglie , che eredita 300 lire marchesane, pannos lineos, et laneos, anulos, tessutos, centuras, vergegas, jocalia, et generaliter ecc..... 1495. M. Francesco del fu Michele de' Beltrami orefice della con trada di S. Maria Nuova, sposo d' Imperiale figlia di M.º° Matteo del fu Antonio Rossetti, con dote di lire 200, come da rogito di Bartolo meo Codegori del 12 febbraio. Esercitava anche nel 1482. Questo Francesco non può confondersi con altro che già nel 1485 era morto, e il cui figlio Girolamo orefice nel 17 ottobre di detto anno, a rogito di Giacomo Zambotti, dà la dote a sua figlia Bella, che sposa Giro lamo del fu Bernardo Carnerio cartolaro e fratello dello stampatore Agostino. Con questo atto da me non ha guari esaminato viensi a conoscere a quale famiglia appartenne detta Bella , che all' articolo Stampatori ecc. fu lasciata senza cognome. 0 1496. M. Girolamo del fu M. Laco de Pisani alias Malacisü ore fice ; ed in altro luogo è detto del fu Laco Malacisii de Pisani. -- 691 1497. Hercules de Sesso filius q. Mellis ( sic ) aurifex illustrissimi Domini Nostri Ducis, come da istromento di Bartolomeo Codegori del 20 marzo. 1502. Mag. Marcus Bartholinus aurifex f. q. Grisantis riceve in vestitura dal Vescovato di una bottega ad uso di orificeria, come da rogito di Obizo Arquado. Costui, nel di 8 agosto del 1514, fu trovato entro la propria bottega impiccato per la gola. 1502. Fra il seguito di Lucrezia Borgia sono accennati un Alonso orefice con un cavallo e due bocche, e la fiola d'Hercule orevexe già hebro. 1502. Agli stessi rogiti dell' Arquado, in data del 27 aprile , tro vasi un M. Gianfrancesco cognominato Santolino de Raimondi da Cre mona , orefice cittadino di Ferrara della contrada di san Romano, figlio di M. Battista. 1506. Ercole Panizzato e M.º Ugo orefici. 1506. A rogito di Andrea Succi del di 8 gennaio trovasi un altro Raimondi orefice, col nome di Pietro Giovanni figlio di M.º France schino , della contrada di san Gregorio , unitamente ad un Maestro Giacomo dall' Angelo orefice figlio del fu Tommaso , abitante in con 0 trada di Boccacanale. 1510. M. Giannantonio del fu Lodovico Fulgineo ferrarese, orefice. Forse è il Gio. Antonio da Foligno, di cui all'anno 1493. 1512. M.º Tolentino orefice abitante in Ferrara , che chiede di acquistarvi una casa ; dal che si scorge ch' egli non era ferrarese. 1513. Francesco Rossi figlio di Bartolomeo, orefice, della parrocchia di Santa Croce. 1514. M. Nicola de Roma f. q. M. Antonij. 1513. M. Francesco del fu Stefano Beltramoti, orefice e cittadino ferrarese del sesto di san Romano, maggiore di anni 25, confessa di avere ricevuto dal notaio Alberghetto de' Lucenti di Ferrara lire 50 m. da mercanteggiare nell' arte dell' orificeria; come da rogito di An drea Succi del 2 maggio. 0 1516. Teseo figlio di M. Bartolomeo orefice da Rimini abitante in Ferrara ; Jacomo Guaraldo , Pellegrino de Persiano , e Zoane de Felipo Roveltela, tutti orefici. 0 1518. Era già morto un M.º Stefano dito Beltramuce ( vedasi al l'anno 1513 ) orefice e cittadino ferrarese del sestiere di san Ro mano, lasciando i figli Francesco, Girolamo, Gio. Maria e Agostino. 1527. E morto era pure nel dicontro anno un Sigismondo Cor -- 692 nacchia orefice ; mentre poi vivevano un Francesco de Rubini ed un Giovanni del fu Andrea de Fabbri, ' ultimo de' quali fu testimonio al testamento di M.º Francesco Panini : tutti orefici. 1527. Dello stesso anno 1527 troviamo un Girolamo Panizzato o refice figlio del fu Ercole (vedasi all'anno 1506), cittadino ferrarese della contrada di san Clemente, che stipula in nome suo e dello zio paterno Andronico Panizzati, presente M. Girolamo di Scozia orefice figlio di M. Andrea; ed è assolto da Patrizio Panizzati del fu Ri naldo del fu Maestro Antonio, già cittadino ferrarese ed ora abitante in Modena. E il rogito è del notaro Gio. Maria Panizzati, in data del 4 febbraio. 1527. Dai libri dell' Estimo del dicontro anno si desumono i se guenti nomi di orefici : Marco da Carpi- Peregrin da Carpi- Pavia di Marsilij 1531. Tommaso Conchella Antonio da Cremona Giacopo de Aviatto Bastiano Marchesino Michele Candiotto Francesco de'Bianchi-- Severino Angonis ( sic )- Antonio Rotta- Peregrin de Prisciano , e suoi figli Giannantonio e Paolo orefici- Girolamo e Francesco de' Cattivelli Guido Milanese Cesare de Costabili Antonio Maria Cadinello ed altri si vedrebbero, se il libro non fosse ridotto ad un frammento. 1528. Maestro Francesco Novellino , a rogito di Antonio Gillini del 2 settembre, fa il suo testamento. Era figlio di M. Bonaventura. Lascia duecento lire m. per far erigere due casette pei miserabili; ne lascia 180 al Monte della Pietà ; cinquecento ducati d'oro per cia scuna alle Tommasina, ed Elisabetta sue figlie infanti; ed erede uni versale la propria moglie Laura. 1530. M. Francesco de Rubini; Bernardo di Castelbolognese e suo figlio Orfeo ; Lodovico Lanzolo in via di vignatagliata ; e Bartolomeo del fu Francesco Nigrisoli ; tutti orefici, l' ultimo dei quali già lo co noscemmo all' articolo Zecca quale operatore di conj da monete. 1535. Mastro Severino orefice, che fece sigilli con lo stemma del Co mune e furono nove, per darli alle porte della Città per bollare le fede dei viandanti; per cui è da ritenersi che allora le porte della città fos sero ridotte a nove; almeno le principali ove si ammettevano i forestieri. 1536. Magister Joanes Sanctus de Fulginio Aurifex (vedasi al 1510) sexa gennarius, pro persona sua nichil, sed pro persosa Iulii ejus filii aurificis habitatio sua in burgonovo Civitatis Ferrariæ ( Libro dell' Estimo ). 693 4536. Mag. Petrus de Prisciano aurifex ( vedasi al 1531 ) Prisciani Pietro Matteo Taddea m Girolamo Netti Peregrino orefice Giannantonio orefice 0 1540. Μ.° Battista Raimondi orefice. Adi 4 settembre Paolo orefice A Mastro Baptista de Raimondi orevice per un paro de balanze da fare sazi de monete d'oro che se fano batre per la cecha, et perche dicte balanze furono fate condurre da firenza quale costorno uno schudo et non n'era bone per simille causa , le quale furon baratade ditte balanze in uno altro paro , che barato M. Marcho balanziero da Venezia che zoppo et se gli dette azunta uno scudo d'oro, che monta L. 7. 4-. Battista ebbe a fratelli un Pietro ed un Giovanni , essi pure ore fici, e furono figli di Franchino della parrocchia di san Gregorio. 1543. M. Franciscus q. Io. M. de Calciolaris de sancto Felici, ci vis et aurifex ferrariæ de contracta s. Salvatoris. 1544. M. Franciscus Beltramottus filius q. Stephani , e fratello di Francesco pure orefice, i quali si trovavano in esercizio anche nel 1535. 1545. Vedemmo del 1527 M. Girolamo Sforza orefice presente ad un atto dell' altro orefice Girolamo Panizzato. Lo Scozia fece te stamento nel 4 marzo 1545 a rogito di Giovanni Palmieri , e lasciò erede la propria moglie Filippa. Era figlio del fu Mastro Andrea. 1547. Francesca del fu Domenico Bertolini orefice, moglie in secon do voto di Mastro Vincenzo figlio di Antonio del fu Gio. Cattabeni alias de Ugolotto d' Argenta. 1548. Maestro Marcantonio del fu Giovanni Franzini orefice e cit tadino ferrarese, della contrada di san Tommaso. 1549. Marcantonio del fu Gabriele Guzzoni orefice e cittadino di Ferrara del Polesine di sant' Antonio riceve lire cento ad bonam et legalem mercacionem in arte, trafico, et mercacione aurificis facienda, et exercenda in hac civitate etc. come da rogito di Cesare Bellaja. 0 1550. M. Antonio Maria figlio ed erede del fu M. Sinibaldo de' Cassani da Cotignola, già marito ed erede in primo voto della fu Anna del fu Pietro da Milano, orefice e cittadino ferrarese abitante in con trada di s. Benedetto, come da istromento di Aurelio Roiti. 44 694 1552. Bartolomeo del fu Girolamo Perini, detto il Chiozza, orefice e cittadino di Ferrara abitante in Roma, e Susanna del fu Paride da Lino o Lini orefice ferrarese che stipula un contratto presente M.º Fer dinando del fu Ercole Fedeli di Ferrara, pure orefice. 1557. Giulio Fuligno orefice sepolto in s. Paolo nel di 11 novembre. 1564. Livio Vignon orefice, figliastro di M.º Jaches francese ore fice, è stato al servizio di madama Renea duchessa di Ferrara sino alla sua partenza per la Francia ; come da attestazione del 12 gen naio di detto anno 1564. Il qual Jacques o Giacomo era eccellente per colorire smalti e per pulirli. 1572. Nel di 8 novembre viene impiccato Mastro Iseppo fiammin go orefice eccellente nella sua arte; et questo per esser falsario da scudi. 1574. M. Antonio Ravizza orefice , che lavoro smaniglie d'oro , con incastri di rubini ed altre gioie per la famiglia Pio di Savoja. Nel 1584 si vede un suo figlio Annibale, desso pure orefice. 1574. Girolamo Cremona orefice. 1577. Eredi di Stefano Beltrami orefice. 1577. Gerri Lorenzo orefice e assaggiatore alla Zecca di Ferrara. 1577. Eredi di Maestro Battista Franchini orefice furono i suoi figli Pietro Giovanni e fratelli. 1577. Mastro Virgilio orefice in Gorgadello, per candelieri d' ar gento lavorati con ornati, pel conte Ercole Bevilacqua ; come da or dine di pagamento del 16 marzo. 1579. Maestro Elia Vicentino orefice, pagato per fattura di dodici tondi d'argento con armi ecc. pel conte Giulio Thiene di Scandiano ; come da ordine del di 8 luglio. 1580. Marco fiammingo orefice. 1583. Jacomo Maniagaja orefice, che fa lavori assieme al Jacques francese già nominato per le monache di santa Caterina martire, come da ordine di suor Giulia d' Este Priora. Del Grazzini orefice e pittore ha già parlato il Baruffaldi. Gian Paolo, di cui è parola, era figlio di Pietro Francesco, e la sua famiglia conta una lunga nota di esercenti la medesima arte, sino alla metà del secolo XVII, contandosi fra gli altri, come dalla matricola, un Ales sandro, un Enea, un Camillo, un Giovanni, un Girolamo ed un Carlo. 16..... Un Michele Hamingher orefice da moltissimi anni in Fer rara chiude la sua bottega posta in via di Giovecca, essendo vecchio e non esercitando suo figlio l' arte paterna. 695 1649. Un Gioseffo Grumi ferrarese orefice muore in Modena , di anni 65, nel 15 marzo. 1693. L'orefice Galletto accomoda ostensorj, calici e croci lavorate. 1728. In questo anno esercitava l' orificeria e la cesellatura un Ferdinando Arnesbergh. 1760. Per la nobile famiglia Calcagnini di Ferrara lavora in Ro ma Luigi Valadier una Caffettiera con suo scaldino, il tutto di argento di carlino e dorato, con ornamenti e cesellature di fiori, foglie e car tocci , con manico ecc. in peso di argento libbre 4. 8. 12 , quale im porta per argento, fattura e doratura scudi 143. 80. Rimarrebbe a dire degli Orologiai ; ma poco mi è dato di qui riportare , dopo che già ne vedemmo alcuni agli articoli Orologio e Torre di Rigobello. Nel 1466 Marco ed altri fratelli da Crema Maistri da baliste ed orologi nella contrada di san Paolo ottengono di poter lavorare in Ferrara , sebbene cittadini per privilegio e non originarj. Pare per altro che fossero francesi della città di Reims; il che fa rebbe supporre che fossero detti da Crema o per essere stati qualche anno in quella città o per essere stata malamente annotata la loro patria dal cancelliere. Dal libro delle Commissioni Ducali nell'Archivio comunale ( A lib. 7, n. 10, pag. 170) risulta quanto segue : 1475. 17 Septembris- Marcus et Andreas fratres de Raims ( sic ) Illme Princeps et Eccme Domine Dux noster Humilmente expone li vostri fidelissimi serviduri Marco et Andrea fra delli Maistri de horologi , balestre ecc., cum ita sit che siando essi spese fiate adimandati da valentissimi homini , et sì terreri cumo forastieri, deli sublimi et misteriosi efecti et demostratione quale demostra quella sua spe ra de horologlio fabricada nela fazada dela loro stantia, è stato molte volte necessario ascender cum schale per poter più precise demostrargela, et chia rirgela. Al quale inconveniente se li può provedere zioe fazando epsi le sue scafe large almancho pedi du et mezo, in suso la quale cum facilita se li pora montrare et dechiarare la dicta spera a chiunque la dimandara. Quapropter humilmente suplicano ala Illm. V. S. li piacia de concederli de gratia che possano far dicte scafe, como è dicto de supra. Advisando quella che in Ferrara se ne trovara assaissimi de tre et de quatro piedi , et ma xima in piaza, como M. Baptista Speziale , et la spetiaria dala colona , et multe altre che suni de tre on quatro piedi. Et hoc de gratia. Judex xij Sapientum, viso loco, ac notatis notandis, ac consideratis consi-- derandis, referat- Joannes Compagnus scripsit- 17 Septembris 1475. -- 696 Illme Princeps et Eccm. Dne Dux noster Vidi suplicationem Marci et Andree fratrum ab horologiis cum rescripto Celsitudinis Vestre eidem annotato, quo mihi injungitur ut visto loco, notatis notandis, consideratisque considerandis, Excellentie vestre referam. Quid ei dem supra petitis suplicationi videndum sit. Examinatis ergo diligenter in suplicatione narratis, ac petitis : viso ad oculum loco de quo in suplicatione vocatis vocandis, pensatisque pensandis : Refero Illm. D. V. quod habito re spectu quod ars suplicantium non est mecanica , sed quodammodo ingenua, et minime cum apothecis eam circumstantibus tenens , et spetiariis compa randa : ceditque Reipub. V. ferrariensi et comodo et ornainento : Eadem Illm. D. V. potest ipsis snplicantibus merito indulgere, ut possint fieri facere sca pham in suplicatione petitam, per medium dumtaxat pedem episcopatus aliis scaphis circumstantibus latiorem. Ad hoc, ut ipsi suplicantes narrant, quivis facilius speculari, et intelligere possit astronomie, et planetarum gradus, et rationes existentes in figura horologii desuper ibi graphice picta. Nihilo minus disponat super premissas Excellentia V. prout melius sibi visum fiat, cui Ego referens me humiliter commendo Ferrarie 19 Septembris 1475. Excell. V. S. Servitor 0 Jacobus Trottus Vedemmo a pag. 451 un Lionello del fu M. Gio. Paolo Rainieri da Reggio , ed un Cristoforo del fu M.º Marco da Ponte da Parma costruire l'orologio della Torre di Rigobello nel 1537. Di Gian Paolo, di Lionello e degli altri Rainieri da Reggio feci cenno nel mio li bretto Storia patria, documenti ecc. (Ferrara; Bresciani, 1852, pag. 31), e ne parlò a lungo il già citato D. Nicolò Erizzo nella sua Relazione della Torre dell' Orologio di san Marco in Venezia ( ivi 1860 ). Ma del Da Ponte dissi non avere rinvenute notizie ; dovendosi per altro ritenere artefice di gran merito , se trovavasi associato al Rainieri , ch' era tenuto fra i migliori d' Italia. Ora trovo un rogito di Pietro Pelliparj del 14 settembre 1502, col quale in apotheca quam conducit M. Petrus Antonius spetialis a Mag. Marco infra scripto , et præsentibus testibus Barthol. filio q. Ser Morellj de Venetiis nunc habit. Ferrariæ ecc. Maestro Marco del fu M. Cristoforo dagli Orologi cittadino ed abi tante di Ferrara nella contrada di san Romano investe M.º Giacomo 0 Callegario del fu Antonio di Mantova abitante in Ferrara di una casa posta in via Muzzina, col patto che non possa affittarla o farvi abi tare persone di mala vita o condannate a pene infamanti. Ora , chi potrebbe dubitare che questo Marco figlio di un Cristoforo non sia -- 697 il padre del Cristoforo che nel 1537 costruiva, come si disse, il no stro orologio e che figlio appunto era di un Marco ? Forse ripatriò in Parma; ma è certo che qui possedeva quella casa e quella bottega , in cui fu stipulato il contratto. 1690. Pietro Van-Strijp orologiaro accomoda tre orologi al mar chese Tassoni, con ingegni dentro ecc. 1691. Un Francesco Maresti accomoda l'orologio magico della stessa famiglia Tassoni. Intagliatori, Intarsiatori e Tornitori Non saprebbesi talvolta ben discernere a qual classe appartengano taluni che sono detti Maestri di legname; giacchè sotto un tal ti tolo, mentre una volta vedesi annunciato un rozzo fabbro-legnajuolo, si nasconde tal' altra un artista d' intaglio o di tarsia. I marangoni , vale a dire i fabbri-legnajuoli aveano la loro Corporazione distinta co me le altre Arti, e quando nel 1391 andarono queste incontro al marchese Alberto d' Este , che tornava dal pellegrinaggio di Roma , i marangoni hedificarno uno mirabile castello de ligname suxo uno carro molto ornado, in suxo e circha al quale era molte cevile brigade, fra i quali era duj in forma de zigante, fazando molto alegra festa: per la qual cosa el dicto Marchexe ge dono un bello palio de seda. ( Codice Stat. de'Beccaj, del 1385, nella Biblioteca Comunale ). 0 Comincierò da coloro che in genere furono detti Maestri da le gname , trattandosi di un' epoca in cui era loro necessario di avere cognizioni anche di meccanica e di ogni altra branca di lavori in legno ; e trovandosi molti qualificati per Magistri lignaminis, dei quali si conoscono eccellenti lavori d' intaglio. 0 1364. Pandolfo maestro di legname, del fu M. Nicolò da Modena, abitante in Ferrara in via della Rotta ( Archivio capitolare ). 0 1368. Pietro maestro di legname, figlio del fu M. Folco dei Gabioli, della contrada di s. Gregorio. 1370. Joaninus Centelinus magister lignaminis de contracta s. Salvatoris promisit edificare in terra Milliarij unam domum de lignamine olanis (forse ontano ). -- 0 698 1440. M. Ugozon marangon da Bonden (vedasi il mio libro deno, e la sua chiesa Arcipretale ecc. pag. 16). Costui era anche meccanico, e fu adoperato in varie occasioni dal Comune per oggetti d'acque , e dal Capitolo della Cattedrale per innalzare le campane Bon sulla torre. 1448. M. Cristophanus de Giandusiis incisor lignaminis, filius q. An tonii, ad presens habitator in civitate Venetiarum, con rogito 18 marzo di Bartolomeo Isnardi riceve la cittadinanza di Ferrara ( Arch. not.). Se si volessero enumerare tutti gl' intagliatori che hanno lavorato in Ferrara, o per cose o libri attinenti a Ferrara , o di ferraresi, troppo lungo sarebbe l'elenco e troppo difficile il darlo completo. Abbiamo moltissime figure in legno che adornano edizioni ferraresi, come per esempio l' Alfragano stampato da Andrea Gallo nel 1493 ; le Epistole di s. Girolamo nel 1497 da Lorenzo Rossi da Valenza ; la Leggenda di s. Maurelio nel 1544 da Francesco Rossi, dov' è ripro dotto il quadro di san Giorgio del Cosmè; tante operette del Savona rola edite nel secolo XV; come abbiamo libri impressi altrove fra i quali il Trionpho di Fortuna di Sigismondo Fanti , ove si veggono circa venti figure con nomi di ferraresi appostivi sotto ; libro stam pato in Venezia nel 1526, i cui intagli dal Cicognara si attribuiscono a Gio. Bonconsigli detto Marescalco : e così è a dirsi di mille e cento altri. Abbiamo ancora dei sontuosi ritratti in legno nelle vite od o pere di Fino Fini, di Francesco Alunno, di Muzio Sforza, del Velmazio, del Sandeo, del Rossi stampatore, del Messisbugo, del Verati, del Vis domini, dello Zarabini, del Savonarola e di tanti altri : ma basti per tutti il ritratto di Lodovico Ariosto nell' edizione del 1532 , che si attribuisce a Tiziano. Lasciamo la questione se o no Tiziano e suoi pari abbiano mai materialmente intagliato il legno : ma è certo ch'ei ne diede il disegno, come comprovai col mio articolo Belle Arti ecc. ( estratto della Gazza. di Ferrara n. 10 del 1854), e come avea già detto il ch.º mons. Antonelli in una sua Memoria stampatane fino dal 1825. r Si vuole ancora che molti stampatori eseguissero per se stessi gl' intagli per la parte sillografica delle loro edizioni; quali un Nicolò ( Rossi ) d' Aristotile detto Zoppino ferrarese in Venezia ; un Antonio Hucher col compagno Buglhat in Ferrara; un Vittorio Baldini ed altri. Abbiamo anche fatto conoscenza dei Canozj e degli Abaisi parlando del coro e della sacristia della Cattedrale, per cui riescirebbe inutile qui farne la ripetizione, avendone io parlato anche a parte nel li -- 699 bretto Belle Arti ; Documenti ecc., e nelle Memorie del Tempio di san Francesco, dove pure accennai a que' due fiamminghi Guglielmo ed Enrico, che in quella chiesa fecero gli armadj della vecchia sacri stia. In proposito del quale Enrico ( 1433 ) parmi poter dire che a vesse un figlio di nome Broccardo. Fra i liberati dalla carcere per privilegio di Pii Sodalizi trovai nel 1440 un Broccardus filius Henrici de Alemania ; un Georgius q. Christofori de Brabantia seu de Flandra, ed un Martinus de Brabantia, nè deve far caso il dirsi de Alemania invece di Brabantia o Flandra, giacchè lo stesso Enrico intagliatore io lo vidi annotato nello stesso modo. Un Cristoforo de Ferrara fu celebre in intagliar cornici di quadri , e pose il suo nome presso una pittura fatta sulla stessa tavola da lui lavorata : Cristofolo da Zuane Antonio da Muran ( cioè Antonio Vivarini Ferrara intaja ed il suo compagno Giovanni di Germania ) pinse 1444. Di Cristoforo fa cenno il Cicognara ( Storia della Scultura, to. II, pag. 449 ). Nel 1492 in un rogito di Nicolò Zoja è nominato un M. Ber nardino intagliatore di legname figlio di M.º Stefano de Donnabona del Borgo san Luca oltre il Po. 1507. M. Jachomo intajadore per legnamo e secamento ( segatura ) e manifactura de haver facto doe colonne intaja et vaxiti pure intaja, che de donachione ( forse donazione ) de M. Samaritana Camarera dela Illma D. S. nostra L. 4. come da nota del 19 agosto di Benedetto Callegari ministro della du chessa Lucrezia Borgia. 1517. Piedro dalla Massa intajador , cioè Pietro Rizzardi o dalle Lanze che lavorò negli stalli del coro della Cattedrale, come già ab biamo veduto a suo luogo. 15.... Rondanello Pompeo ferrarese, intagliatore in legno morto in Modena di anni 46 nel 7 settembre 1576 ( Compori , catalogo ecc. pag. 412) : non sarebbe difficile che fosse la stessa persona di Ronda nelli Gio. Giacopo citato dal Guarini (Chiese, pag. 237) e seguito dall'ab. Zani. Stando al detto mons. Guarini, Gio. Giacopo lavorò per diletto di tarsia, nè avea chi lo superasse in perfezione. Che se mai fosse acca duto un tal equivoco, sarebbe a preferirsi l'asserzione del ch.º march. Campori, comechè appoggiata ai documenti; e tanto più in quanto che del 1540 trovo un Cesare di altro Pompeo professare la stess' ar te , lo che fa sospettare che non fossero della nobile famiglia di quel cognome 1540 rogito del 2 dicembre di Alessandro Pigna- Ma -- 700 gister Cæsar Rondinellus intarsiator filius q. Pompei civis ferrariensis de contracta s. Gregorj , il quale riceve L. 40 a resto di dote della sua moglie Anna di M. Gaspare Brugnoli pistore, cioè fornajo; per cui viensi a confermare la condizione sociale di quegli Artisti. Si sono da me annotati fra gl' intagliatori, sebbene sieno piuttosto intarsiatori, perchè in quanto al Pompeo è notato con la prima di tali qualifiche, e Gio. Giacopo è posto fra i lavori di figure. 1531. Cabriel Grisendus de Carpo intajator lignaminum hic habitus pro sua persona, quia nullibi estimatus reperitur ( Libri dell' Estimo ) e nel 1532 Cancelletur quia forensis et de facili recederet. Indi nel 1533. 14 Maij. A dona Margarita filia Mag. Cabrielis Grisendi intajatoris lignaminum , pro apoteca, in qua ejus pater exercet artem suam ecc. Nel 1539, accomodò una croce di legno intagliata. Nel 1537 era stato allibrato all' Estimo un Maestro Tommaso Grisendi, detto in qualche luogo anche Carisendi o Garisendi di Carpi Magister cisiorum (maestro di cocchi a due ruote ), et intajator, quia civis ferrariæ fa ctus ex privilegio per Ducalem Decretum sino dal 4 luglio 1532, men tre poi trent' anni dopo, cioè nel 5 decembre 1562 viene cancellato, quia excedit annum sexagesimum suæ ætatis (1). Gabriele fu quegli che nel 1543 per la venuta di Paolo III fece quattro basi e colonne all' arco sulla Ghiara, in due delle quali furono poste le statue di stucco della Prudenza e della Giustizia. 1532. Stefano Segizzi da Modena intagliatore operava in Ferrara, ed era suocero di un Abraam de Abraam Terzo. Convien dire però che il Terzi abbia avuto due mogli, perchè nel 1555, con atto 18 marzo di Aurelio Roiti , fa testamento la sua moglie Laura del fu Pietro Beltrami lasciando eredi i figli Gio. Battista, Iacobo, Giannandrea e Diana. Anche Abraam era intarsiatore. 1532. Vi fu pure un M. Hieronymo , morto prima del dicontro anno, in cui scorgesi di lui erede essere la propria moglie Mad. Ver de figlia del fu Bartolomeo Nasello. In un' altra partita M. Hieronimo a è detto de' Balzanini. 1537. Ludovico Bresciano intagliatore levò al sacro fonte Gio. Tom maso figlio di Giuliano Tommaso de Grandi , come dai Registri bat tesimali di S. M. in Vado, al 5 settembre. (1) Essendo stati Grisendi anche Maestri da Cocchi ne parlai già all' art. VII . della Sezione prima di questa seconda parte, come ne parlai alla prima parte al ' articolo Territorio. 701 1538. Anche M. Bernardino figlio di M. Baldassare Cavaria fab bro-lignario e cittadino ferrarese della contrada di s. Gregorio , ed un M. Lodovico de Trotti insector lignaminum ( intagliatore ) della contrada di s. Salvatore con rogito 29 luglio di Antonio Gillini ( Arch. notarile ) promettono al conte Gio. Francesco Sacrati commissario di don Francesco d' Este, di costruire entro mesi otto, e per ducentoset tanta scudi d'oro- unum ternum a carpento aulico, sive ut vulgariter dicitur- Carretta da Corte-, cum suis bracis et falcono , longitu dinis pedum quinque cum dimidio ..... cum ingenioso artificio ( che fos sero le molle ? ) cum suis foliis, fructibus rilevatis , et non rilevatis , et optimæ proportionis, cum cornicibus a parte inferiore dicti terni, et cum frixo intaliato ....... cum aquilis ....... et cum figuris duorum puerorum nudorum ecc. Riportai qui la presente memoria , sembrandomi che questi due individui, e specialmente il Trotti, debbano figurare piut tosto fra gl' intagliatori , che fra i meccanici costruttori di cocchi e carrette. Forse ternum equivale a basterna ( lettica da muli ) e poi carrozza; e il dirsi ternum a carpento s' intenderà appunto basterna da cocchio. 1543. Rizzardi Gio. Battista figlio ed erede di Girolamo, intagliato re, non saprei se ascendente di Antonio Rizzardo Intajador, ch' ebbe nel 5 ottobre del 1564 un ducato d'oro per avere intagliata la fi gura del fiume Po col vaso, il cigno, l'acqua e lo stemma comunale al dissotto. E siccome questo intaglio servi per alcune Gride che stampò Francesco Rossi da Valenza , non sarebbe fuori di proposito il credere che per questo editore e stampatore lavorasse il Rizzardi anche lettere iniziali e vignette: nè mi pare che si possa confondere il Gio. Batta del 1543 coll' altro morto del 1631; perchè dando al primo soli 20 anni, sarebbe morto di anni 108 , cosa ben poco pro babile. Il Pietrucci pone l' ultimo fra gli artisti padovani (pag. 232). 1577. Mercore A dì 20 Marzo 1577. Mag " M. Vicenzo Ruggeri : pagate a M. Jacomo Perusino fiamengo ducati tri d'or per capara e parte de pa gamento di far la adornamente dll' Ancona dll" Anonciata che a da far per me del modo che siamo dacordo per un scrito insieme dico L. 11: 8: 0 Lucretia Roverella Pia. 1577. Peruzzi Giacomo, cui si danno, nel 13 maggio, dieci scudi d'oro a conto dell' ancona o adornamento dell' altare per la Compa gnia dell' Oraz. e Morte. Potrebb' essere che questo Peruzzi fosse lo stesso che il Perusino, forse Peruzzino, di cui sopra. -- 702 1583. Bosega Alessandro ; come da una nota di un letto pel conte Ercole Mosti, con quattro colonne e quattro aquile di noce ecc. 1610. Dissi che Vittorio Baldini (del quale ho parlato all' articolo Stampatori) operava intagli per le opere ch' esso stampava: nel fron tispizio dell' Orazione in lode di s. Carlo Borromeo di Gaspare Levalori trad. dal latino in italiano dal nipote G. Francesco Levalori (Ferrara, Baldini ; 1610 , in 4.° ) vi è il ritratto del santo con la sigla del ti pografo VBF. 1660. Antonio Travasone, cui si danno dal Comune scudi tre per una cornice d' intaglio per adornare il ritratto del Card. Fransone. 1688. Corradini Girolamo , cui si pagano , nel 3 luglio, scudi tre per fogliami operati in una carrozza grande da città , della nob. fa miglia Tassoni. 1695. Nel 22 marzo, essendo accaduto un furto nel Banco Orsini sotto la loggia di fronte al Castello per circa sc. 8000 di ori e gioje, e di 3000 genove ; ne furono scoperti autori un Muzio Fanti intaglia tore ed un Gio. Domenico Vestri fabbro-ferrajo , ambidue fiorentini. Fuggi il Fanti a Lucca, ove divenne conduttore di un teatro da com medie, ma riconosciuto da un ferrarese , fu arrestato e condotto pri gione a Ferrara, e fu condannato alla galera perpetua, per non avere mai confessato , scansando cosi la morte sulle forche ( Baruff. St. di Ferrara, pag. 461 ). 1714. M. Pietro Parenti intagliatore di fogliami, cornici, aquile ecc. 1719. Ghisi Giuseppe intaglia cornici e fregi. 1721. Giovanni Campi intagliatore di mobilie con fregi , cornici e foglie. 1729. Oler Cassiano del fu Giuseppe di Germania, ma da moltis simi anni in Ferrara, nel 5 aprile consegna il proprio testamento : egli era guardia svizzera del Card. Legato, e mori poi nel 1733. Fu autore del crocifisso di legno dorato, che è in una delle sacristie della Cattedrale. 1734. Barattozzi Giovanni Costanzo intaglia fregi , fogliami e cor nici per quadri, aquile ccc. 1736. Carlo Falavena fa dodici vasi intagliati con fogliami , e ne riceve a fattura e prezzo la somma di scudi 19, 80. 1737. Di questo dicontro anno nel 13 maggio nacque in Rovigo Massimino Baseggio intagliatore in Ferrara , da Sante del fu Giuseppe e da Felicita di Francesco Chiveto, come da fede autentica battesimale. -- 703 Fuvvi anche nel 1740 in Ferrara un Antonio Baseggio pure intaglia tore, e nel 1814 un Gaetano. 1743. Giulio Cassano ( forse Cassiano) intaglio cornici e fregi, e fece i pilastri lavorati dei cinque coretti di Chiesa Nuova, in trenta pezzi. 1748. Luca Felini ornatista intagliatore. 1753. Scandellari Filippo, che operò il busto del Guercino innalzato in Cento nel 1753 a spese dell'arciprete Girolamo Baruffaldi seniore. 1760. Neri Silvestro intagliatore di ornati , fregi, figure, cose ar cheologiche ecc. da stamparsi. Intagli suoi sono in gran parte le ta vole inserte nella Storia di Pomposa del P. Placido Federici ; e pre parato avea pure pel canonico Scalabrini un buon numero d'intagli da stampa per l' illustrazione dei monumenti ferraresi , specialmente di quelli che si trovano nel palazzo della Università. 1764. Merli Gregorio e Corazzari Antonio intagliatori di cornici, di tavole con fregi ed arabeschi ecc. 1793. Giuseppe Bucci intagliatore. Trovasi poi nel secolo XVI una qualità d' intagliatori, che sem brano da calzari, detti volgarmente- allora- Incisores calligarum, ovvero calligium. Certo che vi erano coloro i quali, non solo del se colo XVI, ma anche del precedente XV eseguivano i zoccoli o tacchi di legno usati sotto le scarpe o calzature. Dice il Muratori che in una pittura del palazzo Estense del 1452 evvi Federico III imperatore calzato in quel modo : io credo però che abbia voluto intendere una miniatura, che è quella del Codice di Giovanni Bianchini, ove scorgesi questo astronomo presentare all' imperatore Federico III suddetto il suo lavoro delle Tavole. In esso dipinto vedesi Federico calzato con scarpe ad alto e doppio tacco, e cosi uno dei tre cortigiani che stanno dietro a Borso. : 1479. Magister Antonius filius M. Bartolomei Marangoni, incisor caligarum. 1551. Mag. Antonius Maria de Mamajo, et Franciscus quondam Lucæ de Mediolano, incisores caligium. 1549. Dna Francisca filia M. Antonii Mariæ de Riciolis incisoris caliga rum, et sponsa Joanis Oliverii muratoris. 1578. M. Gaspar sutor, filius ser Simeonis, incisor lignorum; ma es sendo calzolajo, sarà stato incisore o intagliatore di legni per le scarpe. Passando agl' Intarsiatori, è da osservarsi come si veggano le più squisite tarsie antiche , specialmente nei due secoli XV e XVI. Di presente si ammirano anche superbi pavimenti a tarsia con fregi ed 1 ornati di eccellente disegno : ma non si creda moderno questo costu me, il quale vedeasi anche presso i romani al tempo di Vitruvio, che fa parola nell' opera sua di Architettura di tai pavimenti composti di quercia a varii scomparti e lavori, come una specie di musaico. 1467. A quest' epoca troviamo un Domenico de Parisi intarsiatore di legname , e già espressi opinione che non possa essere persona diversa dal fonditore ( vedi pag. 668). Rogito di Gio. Pasetti del 3 aprile detto anno 1467 ( Archivio notarile ) In Camera Factorie spectabil. factorum , superiorum possessionum Illm. Dni N. Ducis , presentibus etc. Magister Dominicus de parisio de Padua In tarsiator lignaminum filius q...... ( è in bianco ) de contracta S. Martini obli gando se, sua bona ecc. promisit spectabilibus et egregiis viris Bartholomeo a Carris et Gabriele de Macris, stipulantibus et recipientibus nomine et vice prefati Dni N. Ducis, facere et fabricare de novo de lignaminibus de relevio totum suffictatum camere superioris prefati Dui nri facte de presenti in pal latio prefati dni n. Schivonoj de bono pastumo , et bono stucho , in forma laudabili per ipsos Bartholomeum et Gabrielem ac eorum arbitrio omnibus suis expensis, pro pretio et nomine pretii solidorum decem m. pro quolibet pede quadro mensurando per eos, expedito dicto laborerio per ipsum d. Do minicum, quod laborerium reperitur de presenti pedes 508 quadros vel cir cha et plus aut minus secundum quod repertum fuit tempore quo fuit expe ditum, quod laborerium ipse M. Dominicus eis promisit dare expeditum usque ad sex menses proximos futuros quantum erit de stucho , et de omni alio lignamine, quod erit necesse facere pro relevio dicti laborerii. Pro quo quidem laborerio sic fabricando per dictum M. Dominicum, Mag. Petrus ab Ordinibus murator filius M. Benvenuti obligando ecc. E qui, oltre all' aversi l' autore della soffitta, ripetesi l' importan za di conoscere l'epoca di questi lavori, come dissi quando riportai l'atto contemporaneo del detto notaio, relativo alla dipintura del suindicato soffitto, all' articolo Pittori, anno 1473, Bonzoane ecc. ecc. (pag. 578). 1536. Mastro Lodovico intarsiatore. 1530. Il celebre Fra Damiano da Bergamo, converso domenicano, passó per Ferrara andando a Bologna a lavorare nel coro della chie sa del suo Ordine. Racconta il P. Marchese (Artisti domenicani, vol. II , pag. 235 ) che, giunto Damiano al confine di Ferrara coi pochi ferri dell'arte sua, si volle che pagasse un grave ed ingiusto balzello, ed anche con modo al tutto villano. E soggiunge che , allorquando Carlo V andò in Bologna alla cella di lui seguito dal Duca di Fer rara, entrato l' Imperatore , il frate chiuse la porta , nè volea vedere 704 705 il Duca; ma poi alle insinuazioni di quel potente sovrano lo accolse. Queste per altro sono stranezze di un animo risentito bensi, ma in colto. Altr' uomo diverso da quel rozzo frate avrebbe pensato che gli Estensi proteggevano le Arti, e che anche senza di questo, vi furono e vi sono purtroppo degli esecutori delle leggi che ne fanno sentire la gravezza più oltre del volere di chi le imponeva, procurando a quei governi , a loro insaputa , l'esecrazione dei popoli e la maledizione degli oppressi. 1541. Bernardino adulto figlio di Matteo Corzolla intarsiatore e cittadino di Ferrara della contrada di san Pietro, minore di anni 25, maggiore di 22. Del 1552 si emancipa dal padre, come da atto di Cesare Bellaja , dal quale si vede che Matteo era figlio del fu altro Bernardino. 0 0 1542. Giovanna moglie di M. Giovanni intarsiatore. 1552. M. Bernardino Marocco, che stava da san Domenico. 1552. M. Rigo intarsiador per un letto di noce con colonne ed intagli. 1555. Francesco del fu Bernardino da Modena intarsiatore, et su perior munitionis , et loci deputati pro conservanda pulvere a sclopis , archebusüs, et ballistis Illm. D. Ducis Ferrariæ. Nel 2 maggio di detto anno 1555, a rogito di Aurelio Roiti, Francesco fa testamento e lascia erede il figlio Ercole ed i nipoti Alessandro ed Alfonso figli di detto Ercole, non che un altro nipote di nome Francesco. 1556. M. Antonio figlio di M. Baldassare Cavazza intarsiatore. 1558. Girolamo del fu Bernardino de' Bianchi intarsiatore. 1560. Benedetto de Girardi o Gherardi entrò al servizio di Al fonso II in qualità d' intarsiatore ; e vi si trovava anche nel 1570. 1564. Enrico intarsiatore. Era figlio di Domenico. 1564. Paolo Brenieri (forse Bernieri ) da Carpi intarsiatore ch' era dell' ordinanza del Duca sino dal di 11 novembre 1550 , e perciò viene sgravato dall' estimo per la sua persona. 1564. Giulio Lovato intarsiatore al servizio di Alfonso II, e vi era eziandio nel 1574. 1578. Baldassare de Ga (sic) intarsiatore. 1571. Battista Balzano intarsiatore. 1572. Giacomo da Marrara intarsiatore. 1574. Giovanni Antonio da Carpi intarsiatore. 1574. Maestro Orazio intarsiatore. -- 706 0 1575. M. Lamberto fiammingo intarsiatore pagato per aver fatto un cavallo per la giostra da tener la quintana da correre in piazza ; fattura e legname L. 19. 0. 0. 1575. Maestro Girolamo intarsiatore. 1576. M. Antonio Cavazza intarsiatore padre di Vitruvio Cavazza morto nel 1575. 1577. M. Vicenzo Fusinato intarsiatore. 1577. M. Maurelio Bernabe (sic) intarsiatore, e M.º Antonio del fu Cesare de' Cariani da Carpi abitante in Ferrara in contrada di S. M. di Bocche. 1582. Primo Fabro intarsiatore da san Nicolò. 1584. Giacomo figlio di Maestro Girolamo de Galerü intarsiatore. 1591. Alizandro Sologna del fu Jacobo , intarsiatore abitante in contrada di san Romano ; e M.º Francesco di Clemente intarsiatore. 1595. Bernardino Schiavo intarsiatore pagato per l'adornamento dell' altare nella chiesa di Fossadalbero , fatto fare dai conti Mosti : pare quindi che fosse anche intagliatore. 1595. Μ.° Baldissera Ziliberto intersiador riceve lire due e soldi dieci per aver fatto due grandi modelli di noce pel cordone del ba luardo di Belvedere. 1595. Giovanni Antonio Scarpela intarsiatore. 1597. Giulio Lombardo intarsiatore. 1599. Carlo Rossi e compagni intarsiatori. 1631. Gio. Battista Riboni intarsiatore. 1679. Rinaldo Ciriani intarsiatore. 1750. Antonio Cioni intarsiatore figlio di Giovanni e di Caterina Morselli. I Tornitori aveano arte o corporazione separata, comparendo essa fra quelle che andavano ad offerire nel di di san Giorgio; erano detti Maistri da torlo nel 1454. 1481. M. Tasto Tortoletto che vedemmo socio col pittore Cosimo Tura, come dal già citato rogito di Bartolomeo Gogo 1481, dove di cesi qui laborat cum turlo. 1533. M. Bernardino de Bondeno tornitore figlio del fu Nicolò , qual padre di Nicolò e di Antonio suoi figli compra una casa in Ferrara da M. Martino Pedaza. Bernardino mori nel 1555, nel quale anno fu cancellato dal registro dell' Estimo per la sua persona. 1534. M.º Tommaso figlio di Antonio dei Berguzzi tornitore sul -- 707 l'angolo contro la Ca di Dio. Nel 1540 Antonio viene esentato dalla tassa personale per avere oltrepassati gli anni sessanta. 1537. Benedetto da Como tornitore. 1540. M. Pietro Bergamasco tornitore sotto il portico de'Callegari. 1542. Μ.° Marchione del fu Antonio de Salò torlidore. 0 1550. Μ.° Pietro Antonio torlidore. 0 1552. Μ.° Martino tornitore sulla via dei Sabbioni dalla chiesa di san Pietro ; lo che dimostra come allora anche la via ora detta del Saraceno continuasse ad essere de' Sabbioni. * 1554. M. Bernardino del fu Nicolò de Bondeni dalla Mirandola tornitore riceve la dote , nel 15 decembre, di Cornelia figlia di M.° Gian Giacopo de Testis che va sposa a M. Antonio figlio di detto Bernardino , il quale sino dal 9 gennaio dello stesso anno a rogito del Lavezzoli comprava una casa in Ferrara nella contrada di san Jacopo, di diretto dominio dei canonici di S. M. in Vado. Il preno minato suo figlio Antonio viene cancellato dall' estimo pro sua per sona nel di 11 novembre 1558 quia occisus fuit in mensibus elapsis. Nel 1568 si vede nominato un Vincenzo Bondeni pur tornitore del fu Bernardino (fratello dell' ucciso Antonio), il quale sino dal 1559 era stato esentato da tassa per essere ordinantia Illm. D. N. Ducis. Ri tengo poi che questo Bernardino Bondeni di Mirandola sia lo stesso che l' altro nominato al 1533, cioè M.º Bernardino de Bondeno. 1565. Vedemmo un Giulio Lovato intarsiatore del 1564 al servizio del Duca. Ora abbiamo un Battista Lovato tornitore e Majstro de bra zali e palete da zocho ( da giuoco ) da balle. 1570. M. Alessandro de' Bergonci tornitore. Questi è il compadre di quel Nicolò di Alfonso Capraro da Reggio pittore, che testó a fa vore dell' altro artista Monferrato, lasciando però al detto Bergonci un torno fornito di tutto punto ecc. Già ne parlai all'articolo Pittori. 1575. Mastro Giacomo da Marano tornitore , il quale da partita del 1586 vedesi essere di cognome Cantino , che fece sparavieri ed altre mobilie intagliate per sua altezza il Duca nostro. 1591. Mastro Battista Trentino tornitore. 1595. M. Pier Antonio Cantino tornitore. 1738. Barattozzi Giuseppe tornitore per fattura di rosette mille quattrocento pagato di alcuni scudi. Forse fu figlio di Giovanni Co stanzo che vedemmo nel 1734 fra gl' intagliatori. 708 XI. Indoratori Un tempo i pittori erano anche gl'indoratori delle cornici de' loro quadri e degli ornamenti sugli altari; e non solo pittori mediocri, ma bensi ancora quelli ch' erano distinti nell'arte , come vedemmo di Giovanni Bianchini o Trullo e di Michele Ongaro nel secolo XV, e cosi per qualche tempo sino al secolo susseguente ; ma poi si separarono queste Arti, specialmente quando si cominciò a non più indorare il fondo della tavola, e le aureole d' intorno alle teste, e le cinture, od a non più coprire di stelle gli abiti di Maria Vergine , o di fimbrie quelli del Redentore e de'Santi. É perciò le memorie degl'indoratori del secolo XVI e seguenti non possono presentare un grande inte resse in rapporto alle arti : non ostante farò cenno di alcuni di loro. E per primo di un M.º Battista da Carrara che del 1545 indoro le candele della Ciriola ( per la Purificazione ) da dare alle SS. LL. del S. Duca e consorte. Nel 1577 avvi un Girolamo Bongiovanni pagato dalla nobile famiglia Pio di Savoja per indorare l' ancona dell' altare dell' Annunciata, e per darle l' azzurro. Poscia nel 1581 trovo un Ludovico pure Bongiovanni che indorò un' ancona nella chiesa del Gesù ; e del 1584 un letto con fornimento di colonne ed ornati per la nobile famiglia Tassoni. Indi viene un Antonio Maria Finotti che indora l' ancona dell' al tare per la Confraternita delle Orazione e Morte. Nel 1595 un Francesco Malvezzi fu l'indoratore del coro di s. Paolo, come da ordine del P. Modesto Modesti priore di quel convento. Un Giovanni Covezzi nel 1677 indora una gran croce con quattro vasi messi a oro con lacca fina e le aste ed il Gonfalone della Con fraternita di sant' Erasmo. Nel 1684 Sacchi Angelo indora un paliotto d'altare per la Com pagnia di san Gio : Battista di Ferrara : egli però abitava in Bologna. Nel 1687 un Giacomo Ricci fa varie fatture d'indoratura d'intagli per la somma di sc. 3. 40 : Nel 1721 un Lorenzo Setti e nel 1730 un Carlo Arlotti erano indoratori di ornati, intagli, aquile, paliotti ed arredi sacri. 709-- XII. Musici, Organisti, Cantori e Comici Sotto il titolo generale di Musici voglio intendere tanto i compo sitori di musica , quanto i suonatori di qualsiasi strumento ; giacché taluno vedesi annotato con questa semplice parola, nè saprebbesi di scernere se dell' una o dell' altra sorta egli sia. Cosi accade non di rado che un Musico non sia nè compositore , nè suonatore , ma un cantante ; per lo che ove ben distinta non sia quest'ultima qualifica, mi atterrò alla prima classe, ponendolo fra i musici in genere. La musica e gl' istromenti da suono sono antichi quasi al pari del mondo. Questi ultimi si conoscevano alla sesta generazione, come si ha dalla Genesi ( Saulcy , Histoire de l' Art Judaïque , pag. 2 ). II canto si vuole anche più antico e nato coll'uomo , che nella espan sione della sua riconoscenza verso il Creatore innalzava parole di a more e di lode allungando il suono degli accenti a seconda del suo sentire, e dandone per tal modo una melodia produttrice di un'estasi la più soave e la più pura. Chi volesse percorrere la storia della musica e l'invenzione di tutti gli strumenti che furono e che sono, avrebbe certamente a con tarne un numero sterminato; giacchè pure istrumenti devono dirsi tutti quelli ancora che adoperarono o che adoperano i più rozzi po poli , e persino i selvaggi (1). Le sacre carte ci offrono memoria di (1) Il marchese d' Este, nel suo viaggio a Gerusalemme nel 1413, fermatosi al quanto in Corfù ebbe ad udire il canto ed il suono di coloro che battevano a festa con certi martelletti di legno sopra unapertica appesa a due corde. Forse fu l'o rigine dell' altro istromento, che suonasi con due martelletti di sughero sopra liste di vetro appoggiate a due funicelle, e che noi chiamiamo Armonico. Il Kirker ne inventò uno di egual sorta , battendosi però su assicelle di progressiva dimensione , invece di vetri, e lo chiamò Timpano (vedi Tramater ed altri ).-Della invenzione di alcuni strumenti musicali parla il Rambelli nel suo libro Invenzioni e scoperte Italiane, Lettera LI. È osservabile che Raffaello nelle sale Vaticane dipinse nel Par naso l' Apollo col violino, mentre l' incisione di Marc' Antonio Raimondi ce lo dà con la Lira dell' Apollo Musegeto; lo che ci dimostra che tale fu il primo pensiero del Sanzio , perché da questo pensiero ebbe Marc Antonio a prenderne la copia o disegno pel suo intaglio. Anche alcuni popoli quasi selvaggi dell' America hanno tut tora istrumenti composti di liste lignee su cui battono con due bacchette, come ri sulta dalle più recenti relazioni di viaggi ecc. 45 -- 710 quelli che adoperavansi dagli ebrei , che nel tempio di Gerusalemme tenevano assoldate numerosissime orchestre. Per la musica delle chiese cristiane vi furono compositori eccellenti, quelli cioè che, dotati delle qualità necessarie per divenir tali , seppero ispirarsi ai sacri cantici , ben conoscendo la lingua in cui sono scritti , e ben meditandone il significato, e quello slancio persin poetico che in essi viene espresso. Costoro non ebbero bisogno di ricorrere alle opere teatrali o profane per farne un' amalgama senza estetica e senza pensiero preconcetto ; e tale alcune volte da suscitare le più lubriche idee che naturalmente si associano all'origine di quel concerto musicale. Ho io stesso u dito in una chiesa nel momento della elevazione del SS. Sagramento suonare il Rigoletto ! Non è già che que' concerti non avessero pu tuto servire anche per la chiesa, ove per la chiesa fossero nati : per esempio, non è forse commovente la musica della Norma ! Se quelle note che accompagnano la strofa Casta Diva ecc.- fossero state applicate di primo getto ad una cristiana preghiera , il cuore non sentirebbesi innalzato alla Divinità ? ma dacchè quelle note le sen timmo sulla scena , udite poi nella chiesa ci risvegliano alla memo ria una prece profana, la donna che la cantava e tutto che le stava d' intorno. Eppure la chiesa riprova altamente questi plagi- Peccat qui in divis officiis pulsat ballatas et cantiones laicales ( Confess. V. fr. Barth. de Chaimis ecc. ). Ma troppo mi sono allontanato dal mio scopo di riportare i no mi dei nostri musici e cantori. La Cappella , et Musica degli Estensi era detta la prima d' Italia nel secolo XVI, come assicurava M. Mosti nella sua Lettera Nova sulle feste per la venuta di Paolo III nel 1543, e come anche osservava il Cellini nella sua vita. 1370. Il Petrarca con suo testamento del dicontro anno lasciò in dono all' amico Tommaso Bambagi ferrarese il proprio liuto con que ste parole : Magistro Thome Bambasie de Ferraria lego Leutum meum bonum , ut eum sonet, non pro vanitate seculi fugacis, sed ad laudem Dei eterni. 1401. Ser Pellegrinus galafaxus filius q. Iacobi de Mantua, habitator nunc super policino s. Antonii prope Ferrariam, obligando se et sua bona, locavit et pacto se convenit Ioanem Belinum ejus filium Filipo de Padua pifero Domini N. Marchionis Estensis, nunc civi et habit. Ferrarie, in con tracta centum vassurorum , ad habitandum secum , et ad discendam artem et ministerium pulsandi in arte sua usque ad sex annos proximos venturos, qui Filippus teneatur et debeat per totum dictum tempus facere expensas -- 711 cibi et potus solum, et eum in arte sua et ministerio sonandi instruere (Ro gito di Pietro Pialbene, nell' Archivio capitolare, del di 8 gennajo ) Il quale Filippo di Padova era figlio del fu Maestro Rigo di Pa dova, come da altro rogito. 1447. Corrado piffero della corte Estense, con rogito del 30 marzo di Bartolomeo Isnardi, riceve la cittadinanza ferrarese. 1475. Maestro Antonio dai liuti, dal che forse ne venne il cognome della famiglia Leuti. 1479. Pietro Agostini de Modono trombone del Duca ; egli nel di 11 febbrajo è fatto cittadino di Ferrara. 1467. Rinaldo Polverino, detto dal chitarrino. 15..... In un codice della Biblioteca, contenente operette di Gua rino veronese e di altri della sua famiglia , vedesi a pag. 65. Baptista Guarinus ad Petrum Bonum citharistam rarissimum : sono otto distici ; e dodici esametri sono di Girolamo Guarini a lode di Giovanni suonatore di flauto- Carmen epitaphium in Joanem tibicinem. 1504. Michele di Alemagna piffero ducale. 1535. Antonio del Corneto musico alla Corte ducale, e don Bernar dino Barbulejo Rettore di s. Pietro in Ferrara. 1538. Nobilis vir Matergianus filius q. Pauli del Mistro gallicus, magister cappella Illm. Dn Ducis, fa il suo codicillo. 1538. Mag. Joanes Franciscus de Tarvisio Trombonus Illm. D. ducis. 1540. Dissi che il Cellini dichiarava nella sua Vita essere la Corte Estense provveduta di eccellenti musici. Egli racconta che vi erano nel 1540 dei celebri fiamminghi fra i quali Josquino de Pres, Adriano Villaert, e Cipriano de Rore. Nello stesso tempo un Lodovico Fogliani ed un Don Nicola Vicentino erano scrittori di nuove teorie musicali. Il Canonico Afranio de' Conti Albonesi di Pavia fu reputato inventore del fagotto ; nel 1543 un Checco suonava la lira e la viola, un An tonio il cornetto , ed un suo fratello il trombone ; l' Assassin ( forse Tolomei dall' Assassino ) il liuto ; e Francesco trombone la dolzaina. Questo istromento detto anche dolzaino non è che l' odierno oboè , abbandonandosi per tal modo la denominazione italiana per servilmente adottare la francese. Forse i francesi lo migliorarono : ma intanto, cambiatosi quel nome originario , sembra che noi abbiamo dovuto accattare dalla Francia ancor questo. 1562. Un Francesco violino riceve in dono dal Duca il prodotto di alcune condanne. 712-- 1574. Girolamo Moschino maestro di musica; Don Ippolito maestro di monocordo e di canto ; ed Ercole Cornamusa, forse così chiamato dall' istromento che suonava. 1577. M.º Francesco Pazzagola maestro di liuto , il quale riceve scuto uno per suo salario d' aver insegnato due mesi al sig. Marco ( Pio di Savoja ). 1581. Ferrazzolo Cesare musico. 1583. Baldini Vittorio ed Alfonso Bianchi copiavano musica; e nel 27 agosto pagavano M. Claudio francese e M. Michel tedesco per loro mercede di avere lavorato nella musica del Lauro Verde. Se non si dicesse Claudio Francese , si avrebbe potuto sospettare di Claudio Merulo da Correggio, fra le cui composizioni a stampa vi è pure il Lauro Secco : d'altronde il Merulo era eccellente compositore, e non avrebbe copiato per mercede. 1586. Annibale figlio del Rossino musico ducale , morto e sepolto in S. M. del Vado nel 31 marzo, come dal pubblico Necrologio. 1588. Cesare Ferruzzi musico ducale morto e sepolto in san Fran cesco il dì 4 novembre. 1597. Un Pelaja Gio. Francesco ferrarese stampava nel 1597 coi tipi di Giacomo Vincenti di Venezia Le vaghe et dilettevoli canzonette alla Napolitana , a tre voci : mi astengo dal dare un saggio di quelle futili stranezze, perchè alla leggerezza uniscono l' impudicizia. 1576. Bolducchi, ossia Batenborch de Bolduch Ghisbert, musico du cale di Alfonso II ; a Giberto mori una figlia di nome Barbara nel 28 luglio 1591. Fu chiamato volgarmente Bolducchi Giusberto, e non sarebbe a maravigliare che fosse una stessa persona con Giulio Giu sberti detto l' Eremita, sebbene Frizzi ce ne dia due distinte persone, tanto più che si danno ambidue per musici e dell' epoca stessa. 1598. Dice mons. Guarini ( Chiese di Ferrara, pag. 375 ) che Clemente VIII in Ferrara, portatosi al monastero di san Vito , fosse sorpreso della soave musica di suono e canto di quelle monache , fra le quali primeggiavano una Catabene de' Catabeni , ed una Cas sandra Pigna tenori, un' Alfonsa Trotti basso, una Claudia Manfredi ed una Bartolomea Sorianati soprani , una Raffaella de' Magnifici, ed un' altra Catabene suonatrice di cornetto. E qui ho posto tutte queste, sebbene per la maggior parte fossero cantanti, perchè stando al Gua rini furono anche compositrici. Al suo tempo eziandio eravi una Raffaella Alcotti detta ' Argenta , figlia dell' architetto Giambattista , -- 713 singolarissima e senza pari in suonar d'organo, e che pose alle stampe motetti, e madrigali molto reputati; stampe che per altro non è dato ai bibliografi di rinvenire. 15.... Nel secolo XVI dimorò pure per qualche tempo in Ferrara un Baldassare da Palmia ecclesiastico parmigiano , che fu esimio cultore di musica e poeta comico : scrisse due commedie e le fece rappresentare in questa città, col titolo La Pellegrina, ed i Matrimonj ( Diz. biog. univ. ). 1614. P. Giannantonio da Cento, che nel 25 febbrajo fu chiamato da Trevigi, ov'era maestro in quella Cattedrale, per occupare altro posto al Santo in Padova. Quell' ufficio di maestro egli l'avea già sostenuto in san Francesco di Bologna. Mori diciassette mesi dopo la sua ele zione di Padova ( Gonzati, Basilica ecc. vol. II, pag. 452 ). 16.... Goretti Antonio dilettante di musica e raccoglitore di un museo d' istromenti , che i suoi eredi vendettero per qualche migliajo di scudi al Principe d' Inspruck. 1620. Orsini Ferdinando egregio musico. 1624. Fra Cesare da Ferrara sacerdote agostiniano , suonatore di violino , fu per nove anni col Bailo de' veneziani al Cairo Morto il 10 gennajo 1624, come dal Necrologio di sant' Andrea. 1642. Frate Nicolò Bellaja de' conventuali, ferrarese, compositore di musica. 1643. Malatesti Giuliano detto il Nano, timpanista, sepolto in san Romano il di 19 novembre 1643. 1654. Villani Barbara figlia di Francesco, dettala Rizza, composi trice, morta il 10 ottobre. 1652. Battiferri Luigi maestro di cappella dell' Accademia della Morte; la quale Accademia era di musica sacra. 1673. Rotondi Gio. Battista musico milanese , abitante in Ferrara e mortovi nel 24 agosto. 1674. Biancoli Lorenzo musico. 1681. Brasolini Domenico primo violino della già indicata Acca demia della Morte. 1682. Tosi Giuseppe che pose in musica alcuni oratorj , stampati coi tipi degli eredi Gigli. 1697. Grossi Gio. Francesco, alias Siface, musico fiorentino, ucciso al passo di Reno detto della Catena, sepolto in s. Paolo. 1711. Giacomo Rampinipose in musica alcuni drammi dell' avvocato Grazio Braccioli, stampati coi tipi di Venezia, Bologna e Ferrara. i 714 1712. D' Evil Merodae Millanta (sic) maestro di cappella in Cento, morto il 21 ottobre. 1789. Vicari Francesco il celebre cieco Novarese che suono in Ferrara il flauto ed altri strumenti da fiato ; come dalla iscrizione sotto il suo ritratto inciso all' acquaforte dall' Alfiere Ettori ferrarese. 1732. Appartennero alla cappella della Cattedrale Guizzardelli An tonio primo violino e Grimaldi Giacomo secondo violino ; Facchini Francesco e Marconi Giacomo altri violini ; Solimani Antonio violon cello e Grimaldi Gaetano violone. ! 1732. Campagnoli Giuseppe centese fu violinista di cappella nella Cattedrale , e nel 1825 Campagnoli Bartolomeo pure di Cento , del quale si ha il ritratto e la biografia stampata ( Bologna , Chierici , 1852 ) , celebre violinista, per alcuni giorni trattennesi a Ferrara. 1840. Moriva di anni 67 il ferrarese Giuseppe Marconcini fabbri catore di violini , viole, contrabassi ecc. alla foggia di quelli de' Cre monesi , Amati, Stradivario e Guarnieri. Fu figlio a Luigi e fratello a Gaetano fabbricatori mediocri di eguali istrumenti ; ed allevò un Luigi Meletti. La sua biografia fu dettata da Filippo Zaffarini dilettante di violino ed amico del celeberrimo Nicolò Paganini ( Ferrara , alla Pace, 1841, in 8. ). 1846. Dall'Occa Cavaliere Antonio concertista di contrabasso, nato in Cento da genitori bolognesi nel 1 giugno 1763, morto in Firenze il 17 settembre 1846. 1864. Maffei Lodovico figliuoletto di un nostro concittadino, nella sola età di anni cinque, istruito dal prof. Augusto Frediani poteva dare un' accademia pubblica di violino la sera del 25 febbrajo del corrente anno 1864 nel teatro Valle in Roma. Cosa quanto maravigliosa , al trettanto onorevole anche per Ferrara ( Gazzetta ferrarese 19 aprile N. 88, per estratto dall' Eptacordo Giornale romano di musica). Non parlerò poi di tutti i professori forestieri che diedero qui Accademie, o fecero parte dell' orchestra teatrale, o la diressero, come un Petrini Zamboni ed altri; nè farò alcuna parola dei viventi. Fra gli Organisti contiamo un M. Gioacchino nel 1429, che da una partita nel libro di sagristia della Cattedrale si rileva essere stato canonico e della famiglia Cancellieri. Nel 1455 un Guido Giovanni Coltellini chierico, e nel 1471 un Bartolomeo detto da Faenza sacerdote, che pare per altro fosse tedesco. Nel 1501 vi era un Maestro Antonio da Ferrara detto dagli organi, che pure ne fabbricava, e nel 1511 Paolo -- 715 del fu Alessandro da Modena maestro d' organi, che ricevea la dote da Simone del fu Bernardino degli Ambrosii da Verona per Caterina di lui sorella , che esso Paolo conduce a sposa. Nel 1540 un Giacomo Fogliani chiamato celebre suonatore di organo; e nel 1527 un Matteo del Sette alias della Mosca, il quale possedeva una casa unitamente al proprio fratello Pietro, confinante da un lato con M.º Carlo dall' Or gano. Nel 1591 eravi distinto professore e precettore di organo un Alvigi ( Luigi ) Mazzi. Un Cipri Giovanni ferrarese fabbricava organi in Bologna , come da iscrizione MDLVI. Un Antonio Vallini del 1788 era pur esso fab bricatore di organi. Tacendo poi di molti forestieri che lavorarono in Ferrara, o per Ferrara, quali furono un Cipriani , e i fratelli Callido dei quali abbiamo due sontuosi organi , l'uno nella chiesa di santa Maria della Rosa, l'altro ( ch'è il maggiore ) nella Cattedrale, che se potrà venir superato per quantità d' istromenti od altro, assai dif ficilmente lo potrà essere per l'armonia che l'animo ti commove. Fu suonato per la prima volta il 31 luglio 1814. Ho detto di non parlar di viventi, e quindi non farò parola dei tre fratelti Rasori di Bologna, che fabbricarono recentemente quello del nostro Tempio di san Francesco; del quale organo e dei quali distintissimi fabbricatori ho dato un dettagliato cenno con un lungo articolo nella Gazzetta ferrarese del 12 decembre 1861, N. 145. Ora passando ai Cantori, è d'uopo di far conoscere primieramente che l'attuale sistema musicale nacque in Ferrara, ossia in luogo sog getto a Ferrara ; perchè il celebre Guido d'Arezzo trovò quella scala in Pomposa ove egli era Abate La gloria di Guido consiste nell' aver trovato un metodo d' insegnamento per via di analogia; metodo tutto suo, che qualche maestro francese de' no stri tempi va spacciando come novello, e di propria invenzione ( Bellini Fermo; Fasti della Civiltà, Coltura e Indipendenza degl' Italiani; Venezia ecc. vol. 1, pag. 360 ). 1427. Quidam Cantor Francigena de Padua; forse perchè abitava in Padova. 1429. Francesco de Codigoro cantore e scrittore , già parroco in Codigoro, poi fatto mansionario. 1430. Bertrando cantore del marchese d' Este, che cantò in Duo mo per una musica straordinaria. 1445. Con rogito di Bartolomeo Isnardi del 10 novembre è am -- 746 0 messo alla cittadinanza di Ferrara M. Gerardo Leiay cantore del march. d' Este, figlio del fu altro Gerardo. 1462. Jacobus a Turri cantor. 1477. Don Bartolomeo Spagnolo cantore. 1478. Pietro Bernardi figlio di altro Pietro di Piccardia , cantore del Duca Ercole I, nomina suo procuratore Gio. Boves tenore nella cappella della Duchessa di Milano. 1484. Nei carteggi del nostro Duca coll' ambasciatore residente a Firenze, in data del 24 marzo, si dice- vogliamo che subito facciate trovare Cornelio, che era nostro cantore , il quale è li e che in nostro nome gli diciate che subito ne mandi la messa del huomo armato di Philippon nuova.... e poi in data del 27 agosto se ne ha il cognome-- Ad Cornelium Laurenti cantorem Dilectissime noster. La messa di Iacob Obrecht, che ne avete mandata , ne è stata grata ecc. ( Cap pelli, lett. e not. del Mag. L. de' Medici, già citate, pag. 268 е 269 ). Il quale Cornelio poi manda al Duca nel 1489 alcune Messe e Can zoni nove ( ivi, pag. 306 ). 1487. Francesco, eAntonio puti ( fanciulli ) fioli de M. Simon de Franza sellaro, che imparano a cantare, e loro insegnò grammatica per mesi cinque Don Nichollo de M. Meo. r 1494. Mathias cantadore in la Chapella delo Ill.mo S. Ducha; come lo era un Fra Francesco da Lodi. 1500. Qui porremo un Adriano musico , lodato da Lilio Gregorio Giraldi ne' suoi poemi giovanili già citati ( nacque nel 1478 )- Prin cipum salve decus, et Thaliæ Dux.... etc. 1502. Bartolomeo di Fiandra cantor ducale, nominato in un ro gito del 28 maggio di Lodovico Bonomelli. 1506. Giani cantore di Alfonso I si trovò fra i congiurati con Giu lio d' Este. Furono tutti condannati a morte , condotti fino sul Tri bunale ossia sul palco nel cortile del Castello, poi graziati della vita, ma posti in carcere in perpetuo nella torre che guarda la Giovecca. Giani però avea potuto fuggire e si portò a Roma; ma colà fu preso e dal card. San Giorgio rimandato a Ferrara , dove giunse nei pri mi giorni del 1507; ma il popolo gli cavò i capelli e la barba, ed a stento potè essere tolto e trascinato con corda al collo sino alla prigione del Comune. Fu condannato a morte, toltigli però gli or dini sacri; ma prima fu posto in una gabbia di ferro, che fu attaccata al Castello verso il Borgo del Leone il 6 gennajo di notte. Il di 13 -- 717 vi fu trovato morto, essendosi egli stesso impiccato con una tovaglia. Venne allora strascinato il suo cadavere per la città , indi attaccato pei piedi ad una carretta e condotto al Boschetto degli ammorbati , e là appeso per un piede. Egli era Compagno del Duca, e da lui fatto ricco di benefizj per un' entrata di ottocento ducati all'anno. Il Duca lasciò fare al popolo, forse compiacevasi di vedere in quell' ira popo lare una prova di affetto verso il Sovrano, ed una vendetta per l'in gratitudine di quell' uomo tanto beneficato ! 1507. Trombonzino e Pozino cantori erano al servizio di Lucrezia Borgia. 1508. D. Joannes Anso de Francia filius q. Alarici Joannis, Cantor Ducalis, come da rogito di Andrea. Succi. 1508. Don Jacheto cantore. 1510. La fabbrica del Boschetto degli ammorbati eredita L. 302. 2 per oncie 159, a soldi 38 per oncia, lasciate in sei tazze d' argento ed una confettiera dorata dal quondam M. Jacomo Obreth , già can tore dello Illm. S. Duca, che restorno sino dall' anno 1505 dopo la morte del d. M. Jachomo, quando l'morete de peste (Arch. comunale). Questo cantore già lo vedemmo al 1484. 1513. Don Masino figlio di Tommaso de Lupis Francigena, cantore della chiesa di san Giacomo oltrepò. Vivea pure nel 1522. 1517. M. Bidon cantore. 1518. Don Pietro Perondino, Don Paolo Conchella, eDon Corradini e compagni, pagati per cantare in canto figurato. 1520. D. Hieronymus Monti de Romandiola cantor della Cattedrale. 1527. Lettera diretta Venerabili viro Domino Joanni Grivio Cantori Illm. Domini Ducis Ferrariæ, da Reggio. 1542. Giani figlio di altro Giani de Cramer cantore e cittadino di Ferrara, della contrada di san Salvatore, a rogito di Cesare Bellaja compra una casa. 1513. Un Furlano cantava con Costanzo nelle feste fatte in Fer rara per il pontefice Paolo III, che venne nel dicontro anno. 1545. Agostino degli Agostini ; Iames dal Falcone; e Pietro da Vercelli; tutti cantori ducali. 1553. Don Giacomo Benzoni alias Bongiovanni eccellente musico e maestro di canto. ( Veggasi a pag. 576 quanto dissi del Benzoni figlio di Bongiovanni pittore ). 1562. Francesco di Lorena cantor ducale. 718-- 1561. Giovanni Maria Albini cantore e compositore. 1565. Johan Havic cantor ducale mori nel 28 agosto del dicon tro anno. 1577. Don Girolamo Merenda cappellano e cantor ducale , fatto mansionario dopo la morte di Don Francesco Torbido , morto il 10 gennaio 1603, lasciò una cronaca ferrarese. 1577. M. Giovan de Lege (di Liegi ) Maestro de cantar è fra i salariati della famiglia Dalfiume, e gli si pagano L. 3. 18 per la me sata di aprile; nel 1579 vi si vede sostituito un M. Fabio. 1579. Don Girolamo Moschino cantore, morto il 9 aprile e sepol to in san Francesco. 0 1579. M. Cristoforo cantore; e M.º Cesare cantore di Sua Altezza, pagato dal march. Belisario Estense Tassoni per insegnar a cantare a Camillo suo figlio. 1584. M.º Don Claudio Caribaldi pagato di lire venti, suo salario di aver servito il mese di luglio come cantore nella musica del Duomo. 1593. Breda Pietro Flaminio cantor ducale , morto il 24 maggio e sepolto nella Cattedrale. 1595. Due cantori Spagnoli furono condotti a Ferrara sino da quando dominava Ercole II, a mezzo del musico ducale Nicola Maron francese, ed educati da M. Alfonso Viola eccellentissimo musico di Sua Altezza. Questi due castroni ( evirati ) erano lamegliorparte della sua musica, essendo soprani di tal qualità che non haveano pari in Italia. Il più giovine uccise l'altro in rissa ma senza deliberazione, per cui fu perdonato ( Equicola ). 1596. Iachomo Tiolino professore e precettore di canto. 1659. Peccenini Don Gian Battista sacerdote e musico , morto il 27 gennajo. 1795. Gabrielli Francesca detta la Gabriellina , ferrarese , celebre cantante morta nel 1795 ( Biog. universale ) (1). Prima di dar termine a ciò che riguarda il suono ed il canto , devesi annotare che varie Accademie in varii tempi furono qui isti tuite, delle quali puonsi vedere la nota, il titolo, e l'anno della istitu zione ricorrendo al Baruffaldi Girolamo Juniore (Notizie istoriche delle Accademie letterarie ferraresi ecc. 1787, in 8.° a pag. 54). (1) Il Josquino de Pres e il Gian da Ferrara furono anche nominati dal Doni nella sua opera la Libroria; Venezia, Giolito 1557, in 8.º a pag. 150. -- 719 Ora per dire di alcuni Comici, accennerò per primo il celebre i strione di Borso 1466. A mezzo del suo cancelliere Gio. Compagni ordina al Co mune nel 26 maggio-jubet, etmandat Scoculamhistrionem sue Cel situdinis , et virum facetissimum , fieri et creari civem hujus inclite Ci vitatis Ferrarie. 1543. Nelle poesie, ossia epigrammi latini di Giambattista Giraldi Cinzio ( Ferr. per. F. Rossi 1543 ), al lib. 2, si trova un Epigramma in lode de Francisco Saraceno personato ( comico ). 1543. Sebastiano Clavigno da Montefalco fu l'attore principale nella recita dell' Orbecche dello stesso Giraldi. 1589. Nel dicontro anno moriva Battista Verati ferrarese, Istrione famosissimo al dire del Guarini ( Chiese , pag. 355 ) , che riporta un sonetto dedicatogli da Torquato Tasso. Fu sepolto in santo Spirito. 1602. Bernardino Lombardi detto il Comico Confidente, che scrisse l' Alchimista ( Vénezia , Spineda , 1602, in 12. ), con dedica da Fer rara sua patria, del 20 maggio 1583. Pare che sia la 3.ª edizione. 1614. Cecchini Pier Maria ferrarese detto Fritellino, Comico Acceso, che lasciò molte opere alla stampa intorno alle commedie ecc. Nel 1614 con patente 12 novembre ebbe dall' Imperatore Mattia la nobiltà per se e suoi tanto maschi quanto femmine in perpetuo , ed appro vandoglisi in massima l'antico stemma di famiglia gli si prescrive il nuovo di cui far uso. 1666. Giambattista Verzelli ferrarese, alias Bagolino comico, morto il 23 novembre e sepolto in santo Stefano. 1679. Carlo Fiaschi ferrarese, comico detto l' Arlecchino. 1717. Balletti Riccoboni Elena Virginia celebre comica ferrarese e scrittrice ; moglie del non meno celebre comico e scrittore Luigi Ric coboni. Di questi due conjugi , conosciuti sotto i nomi teatrali di Flaminia e di Lelio , parlano bastantemente le Biografie Universali , onde io non mi farò a ripetere quanto esse ci raccontano di loro. Fanno egualmente cenno del Lombardi sunnominato ; come ne dà ri cordo il De Boni nella sua Biografia degli artisti, ove nomina pure il Cecchini. 0 1732. Tornando ai cantori, erano tali nella Cattedrale i seguenti Beretti Pietro d' Argenta M. di Cappella d'anni 44al servizioda10 anni Nicolini Carlo da Bergamo soprano Berti Gius. di Torino 1.° contralto » « D α 19 71 2 40 α 720-- 0 Cinelli Agost. d' Orvieto 2.º contralto Lombardi Fil. di Ferrara 1.º tenore Rinaldi Gius. di Ferrara 2.° tenore Banarolli Nicola di Assisi 3.° tenore Biasioti Maurelio di Ferr. 1.° basso » d'anni 32 alservizioda 7 anuî 59 » » » Porta Ferrari Don Carlo diBologna2. basso (1) » 28 40 63 α » » D 30 α 6 » 2 D 11 》 45 1792 Ancora due comici. Nel dicontro anno muore Atanasio Zan noni del Bondeno sul ferrarese, comico detto il Brighella che lasciò alle stampe in molte edizioni una Raccolta di varii motti arguti ecc. Del Zannoni fa parola la Biografia degli artisti del De Boni. 18.... Conti Filippo ferrarese comico e scrittore di molte operette giudiziose. Le sue poesie sarebbero anche pregevoli se avesse potuto meglio coltivarle o limarle: ma desse gli prestavano un onesto mezzo di sussistere senza l'umiliazione di doverlo alla carità altrui , di modo che gli era d' uopo di sollecitamente comporre e stampare. Tralascio affatto di accennare a tutti coloro che sulle scene di Ferrara o suonarono, o cantarono , o ballarono , o diedero prove di ginnastica o di altre arti; chè troppo lungo sarebbe il farne l'enume razione, impossibile il raccoglierne le memorie. D'altronde si tratta di cose troppo momentanee, delle quali potrà in caso dar cenno la storia particolare dell' arte, cui rispettivamente appartennero gl' indi vidui. È vero bensi che di taluni si fece parola; ma o l'epoca re mota in cui furono qui a dar prove della loro valentia, o la straor dinarietà di questa, meritavano che ne fosse fatta speciale ricordanza. Ora mi gioverò di un manoscritto della Biblioteca, contenente una nota di scrittori di musica, e musici pratici ferraresi e della Provin cia ; nota compilata dal fu ch.º mio amico e cugino Giuseppe Bo schini, all' appoggio del Borsetti e di altri nostri biografi, e coll' ag giunta di quanto egli potè raccogliere in proposito. Intendo per altro di limitarmi pressochè ai soli nomi, perchè sieno conosciuti qui tutti insieme come per cosi dire in un repertorio ; potendo, chi voglia maggiori dettagli, ricorrere al manoscritto ed alle storie patrie. Ag giungerò che quelli già da me accennati non fanno parte della indicata nota Boschini ; cosicchè il tutto unito assieme ci dà un elenco di artisti assai più esteso. (1) Il Porta Ferrari , o Ferrari Carlo Antonio, sacerdote, è l'autore del libro Il Canto fermo ecclesiastico spiegato ai Seminaristi di Ferrara : Modena ; Bart. Soliani, 1732, in 4.°ת 40 -- 721 Agujari Lucrezia detta la Bastardina, nata nel 1747, celebre can tante allieva di Brizio Petrucci ( veggasi la Gazzetta ferrarese N. 95 del 6 decembre 1850): mori di soli anni 36 non senza sospetto di veleno , e fu lodata dal P. Paciaudi , anche per la sua onestà. Fu moglie al celebre prof. violinista Giuseppe Rolla maestro di cappella ducale a Parma. Alberti Innocenzo musico di Alfonso II. Arrigoni Francesco maestro di cappella ducale. Agostini Lodocico scrittore di musica e direttore dell' Accademia sotto Alfonso II. Arrivieri Stefano musico ducale. Bustamente Domenico musico ducale di Alfonso II. 0 Bassani Gio. Battista, che si stabili in Ferrara e fu M.º di cappella dell' Accademia della Morte. Vivea circa il 1600. Bassani Paolo Antonio figlio del precedente e di lui successore nell' Accademia suddetta. Burgatti ....... di Cento violinista, dopo il 1700. Barittoni Antonio violinista, morto cantore soprano. Bignozzi Antonio suonatore di viola, contemporaneo dei precedenti. Berardi Angelo di s. Agata nella romagnola ferrarese, maestro di cappella nel Duomo di Viterbo. Lasciò alle stampe molte opere e visse dopo la metà del secolo XVII. Bellaja Gio. Francesco che lasciò opere stampate nel 1597. Borgna Antonio compositore. Beretta Pietro suonatore di violino e compositore, scolaro di Ar cangelo Corelli, istitutore dello studio di musica nel palazzo Goretti. Berti Giuseppe compositore. Biasiotti Maurelio allievo del precedente. Bottazzi can. Giuseppe suonatore di mandolino. Brandembergh Fulvio nato in Ferrara da parenti svizzeri, capitano della Guardia Legatizia nel secolo XVIII. Belli Girolamo d' Argenta compositore e fondatore dell' Accademia degli Elevati in patria nel 1599. 1 Bacillieri Giovanni sacerdote, compositore. Bellinzoni Paolo Benedetto come sopra. Bianchini Gio. Benedetto da Trecenta, cantante basso, sul finire del secolo XVII. 0 Cazzati Maurizio sacerdote, compositore ed organista, M.º di cap pella in s. Petronio di Bologna. Stampò dal 1663 al 1686. -- 722 Cipri Nicola monaca in san Vito, cantante in contralto e suona trice di violino. Camelli Gio. Benedetto da Pistoja, sotto Ercole I d' Este, Primicerio direttore del canto nella Cattedrale. La sua famiglia fu poi detta de' Pistoja. Cavazza Gaspare monaco di s. Bartolo , musico, Abbate del mo nastero. Cottino Antonio basso, già al servizio di S. Maestà Cesarea, morto secondo il Baruffaldi nel 1693. Cottino Antonio ( di vero cognome Galli ), nipote del precedente ex sorore, e suo discepolo. Corelli Arcangelo di Fusignano, assai noto dovunque. Veggansi le Biografie Universali ecc. Coma Antonio di Cento, compositore (1). Contri Giusepре — come sopra. Cavazza Isidoro, celebre organista , morto il 17 agosto 1698 : fu marito di Cecilia Fabbri. Chierici Sebastiano, oriundo di Pistoja, musico soprano e compositore. Cortellini Camillo Coriandoli Francesco gnuola ; 1670-6. 0 lasciò opere alla stampa dal 1583 al 1586. lasciò alcune Suonate sulla chitarra spa Donati Ignazio.- stampo dal 1623 al 1646. Draghi Antonio M.º di cappella dell' Imperatore ; stampo 1663-65. Faifari Alessandro di Argenta, sacerdote e compositore. Ferialdi Angelo servita , maestro di cappella ducale in Mantova , vivente alla metà del secolo XVIII. Fiessi Giulio suonatore di varj istromenti e compositore, sotto Al fonso II. 0 Fiorini Ippolito M.º di cappella ducale di Alfonso II, indi del Duomo. Frescobaldi Girolamo allievo del Luzzasco suonatore di flauto ed organista in s. Pietro in Vaticano. Lasciò molte opere stampate. Frescobaldi Cesare fratello del precedente , monaco Cisterciense e Abbate di s. Bartolo, valoroso musico. Franchi Tommaso, cantor tenore, musico del secolo XVIII. Fiaschi conte Luigi, Bonacossa conte Antonio, Vigna Matteo e Zuffi Filippo, tutti suonatori di violino a metà del secolo XVIII. (1) Di lui si hanno opere stampate nel 1606 in Venezia e nel 1614 in Bologna. Vedi il Catalogo generale della Biblioteca. 723 Grimaldi Antonio bolognese e cittadino ferrarese, violinista e diret tore di orchestra nel secolo XVIII. Guizzardelli Antonio discepolo del precedente. Gajani Sante suonatore di viola nel secolo XVIII. Isnardi Paolo cantore di Alfonso II , e compositore ; quello che dal Possevino fu chiamato Isuardi. Leoni Olimpia monaca in s. Vito, suonatrice di viola. Lodi Angelo maestro del Petrucci, nato nel 1777 , raccoglitore di scritti musicali degli autori patrii, morto nel 1839 maestro di musica e direttore della banda. Lodi Antonio fratello del precedente, maestro di cappella nella Cat tedrale e cantante tenore. Lodi Carlo canonico e direttore dell' orchestra nel Duomo di Mi randola pubblicò opere ; mori alla metà circa del secolo XVIII. Luzzaschi Luzzasco musico ed organista eccellentissimo , e diret tore della ducale Accademia di Alfonso II. Non ebbe pari in Italia nell' organo, se non forse Claudio Merulo da Correggio. Lasciò opere stampate. Luppi Lorenzo suonatore dell' istromento bicorde detto Colascione; morto fra il 1742 e il 1750. Milleville Alessandro celebre compositore ed organista. Servi la Corte Imperiale ed il Re di Polonia, poi Alfonso II; morto il 7 settem bre 1589 lasciando molte opere. Manara Francesco musico ducale e scrittore. Manara Curzio lasciò un dramma stampato nel 1624. Masi conte Bartolomeo nato nel 1770, violinista, allievo dei profes sori Rolla e Bollo : lasciò molte opere manoscritte. Manfredini Nemesio nato nel 1809 , celebre suonatore di flauto e compositore. Non favorito dalla fortuna in patria , passò in Odessa e mori nel 1844 in Sirradi Grecia, ove fu deposto ammalato, mentre da Costantinopoli ripatriava per ristabilire la sua salute. Mazzi Luigi musico ducale : non si conoscono sue opere. Maroni Giovanni compositore e maestro di cappella in patria , poi in Lodi. Lasciò opere ; vivea nel 1620. Mezzogori Gio. Nicolò comacchiese , sacerdote, maestro di musica. Lasciò operette stampate. Mazzaferrata Gio. Battista. Lascio opere stampate. Mori Antonio suonatore di tiorba sul principio dello scorso secolo. -- 724 Mezzadri Alessandro suonatore di violino mediocre, ma eccellente in fabbricarli. Visse sul principio del secolo XVIII. Nicoletti Filippo musico compositore e cantore , maestro di cap pella in Roma, prete e poeta, vivente sul finire del secolo XVII. Ongarelli N. musico. Occhi Alberto compositore. Prati Alessio nato nel 1750, morto in patria nel 1788, dopo aver dato prove di se in tutta Europa. Veggansi le Notizie biografiche det tatene dal ch. conte Laderchi; Ferrara, Pomatelli, 1825, in 8.° Petrucci Brizio di Massalombarda, nato nel 1737, celeberrimo pro fessore e scrittore , specialmente di chiesa. Veggasi la Gazzetta fer rarese, N. 95 del 6 decembre 1850. Pasquini Ercole allievo di Milleville , suonatore di organo in pa tria ed in san Pietro di Roma. Fu eccellente e soavissimo nel suo no: ma poco fortunato. Pio Antonio di Pieve di Cento, allievo del Torelli, scrittore di mu sica vivente alla metà del secolo XVIII. Pittoni Giovanni insigne suonatore di chitarra o tiorba ricusò gli stipendj dell' Imperatore per rimanere in patria. Stampò molte opere. Visse dopo la metà del secolo XVII. Paini Alfonso maestro di cappella ducale a Modena. Pozzati Giuseppe sacerdote , suonatore insigne di viola sul finire del secolo XVII. Paganelli Vincenzo suonatore di viola del secolo XVIII. Porci Tommaso basso cantante , scrittore di musica ed organista. Lasciò opere: morì alla metà del secolo XVIII. Pomatelli Francesco tipografo , dilettante di violino che superò molti professori. Ricci dott. Francesco organista e scrittore di musica. Rosselli Adriana monaca in s. Antonio , egregia suonatrice di or gano, nel 1670. Sforzini ...... Salomoni ...... cantante assai distinta della scuola di Brizio Petrucci. organista e cantante, allievo di Alessio Prati. Sarasini Don Francesco canonico teologo , compositore di musica alla metà del secolo XVIII. Serraglio Ercole musico ducale. Tassoni Estense Francesco dilettante di musica, compositore e pro motore di un' Accademia nel proprio palazzo. 725-- Tombesi Sulpizio direttore dei musici dell' Imperatore Ferdinando I: mori in patria. Si preparò l' epigrafe in parte connote musicali. Visse nella prima metà del secolo XVIII. Toschi Antonio organista e scrittore. Tullini Giorgio professore di tiorba alla metà del secolo scorso. Viani Francesco maestro di cappella nel Duomo di Spoleto alla metà del secolo XVIII. Viola ( dalla ) Francesco maestro di cappella ducale; lasciò opere stampate : secolo XVI. Viola ( dalla ) Alfonso maestro di cappella nella Cattedrale e scrit tore. Di questo e del precedente s' ignorano i veri cognomi. Varano di Camerino Don Scipione sacerdote, suonatore di violino e di mandòla. Zagagnoni P. Francesco minor conventuale , nato in Argenta nel 1767, ed allievo del celebre Padre Martini, divenne esso pure celebre contrappuntista. Lascio molte composizioni manuscritte. Zocca Gaetano nato nel 1784, egregio violinista, allievo del Bollo e del Rolla; morto in Carbonara nel 1834. Bartoli Daniello : scrisse Trattati del suono e dei tremori ar monici , e dell' udito : Roma pel Tinassi , 1679 есс. Goretti Alfonso dottore di leggi : scrisse rogative della musica, discorso : Ferrara, per Vittorio Baldini, 1610. Della eccellenza e pre XIII. Scherma, Ballo e fuochi pirotecnici Brevissimo sarà quest' ultimo articolo non avendo materia per impinguarlo (1).` Nel 1479 si ha la memoria di un Maestro Bartolomeo dalla Scri mia ( Scherma ) , e nel 1481 di un Pietro Antonio pure maestro di scherma. Nel 1561 è tagliata la testa a Quirico Genovese maestro di scuola di scherma per esser capo de questione contro la volontà de (1) All' Articolo Guerra ecc. diedi cenno di alcuni nostri autori, che trattarono di scherma e di tornei. 46 -- 726 Sua Excellentia. Nel 1574 un M. Ognibene Dardazzo era precettore del march. Francesco Villa, che divenne poi valoroso generale. Per maestro di ballo si presenta nel 1494 un Costantino pittore de Fiorini (de Florenis) preceptor tripudiorum, che viene spiegato per precettore di danza. Un Ludovico dalla Mella insegnava agli eredi di Cristoforo Dal Fiume , come dalla nota dei salariati pel mese di set tembre 1575. Un Carlo o Carlino Ferro dal 1577 al 1584 si trova maestro nelle famiglie nobili dei Tassoni e dei Calcagnini. Nel 1578 eravi un Marco Armanno precettore nella nobile famiglia Zinanni Ma rocelli. In questo secolo fiorirono i maestri Ponci, Salomoni, Guitti e varii altri (1). Di Fuochisti non furono conservate memorie: sappiamo che in Ferrara nel 1782 fu incendiata entro la già Fortezza , nella sera del 5 maggio, una macchina sontuosissima di fuochi artificiali, il cui ar tefice fu un Ruggieri bolognese, ed altra nel 1785 pure il 5 maggio sulla spianata del Forte suddetto , che fu opera di Giuseppe Melina nativo di Stellata nel ferrarese , avendo a coadjutrice la propria mo glie. Divenne questo fuochista si celebre che potè dar saggio di se nelle feste in Milano per l'incoronazione di Napoleone I in Re d'Ita lia , ed in Bologna pel passaggio dell' Imperatore (Aventi, Storia cro nologica delle fortificazioni di Ferrara, 1854 a pag. 25 e 26, nota 23). Forse qualcuno avrà tenuto conto degli autori delle magnifiche mac chine incendiatesi in occasione di novelli Pontefici, o di altre solenni e pubbliche circostanze : a me non fu dato di rinvenire altre notizie. (1) Danza in italiano, Chorea in latino, Choreia in greco, Vimcholai in ebraico, Tanza in arabo, Danso in provenzale, Danse in francese, Dance in inglese, Dança in ispagnuolo, Dantz in tedesco. Molte sono le opinioni sulla sua origine: ma siccome quest'atto , che oggi è fra noi di piacere, si vide usato da tutte le nazioni , e da gli stessi selvaggi, tanto nelle liete quanto nelle funeste vicissitudini , e serve ad e sprimere la gioja, la sorpresa, il dolore ed ogni altro affetto umano, perciò io penso che sia antico quanto il mondo, e nato coll' uomo al pari del canto. Le nostre cam pagne conservano ancora le più antiche danze d' Italia, come la Furlana proveniente dal Friuli, la Trevisana da Treviso, il Trescone dalla Lombardia, la Tarantella dal Napoletano, il Saltarello da Roma ; come poi infiniti balli furono portati d'altrove, fra cui da lungo tempo la Montferine francese da noi detta Monfrina ( Vedasi la Histoire de la Danse chez les peuples anciens et modernes ecc. par F. Fertiault. Paris Aug. Aubry, 1854). I maestri di ballo insegnarono anche a fare le riverenze, et altre creanze ( Bicchieri Emilio; Vitadi Ott. Farnese, già citata ). FINE -- 727 AGGIUNTE E CORREZIONI pag. 21 Il Domenico del cavallo era quel fonditore Baroncelli di Firenze ecc. 24 canton franco d' ostro 34 del 6 agosto 1575 (1) 35 Fiornorelli 36 godremo 67 Ugolino de Urbepeteri 137 come ladanno. • • 142 fra Domenico da Bergamo. 147 el tempo • . 175 ( Articolo Bianchini )...... ma bensi Nicolò. Il Domenico dal Cavallo era quel Domenico Paris da Padova ecc. canton franco destro del 6 agosto 1575 (2) • Fiornovelli godranno Ugolino de Urbeveteri come si danno Fra Damiano da Bergamo el temp Aggiungasi che in un rogito di Nicolò Bischizzi del 21 aprile 1412 si trova- Coram egregio legum do ctore Dno Nicolao de Blanchinis de Bononia honorando Vicario nob. et pot. viri Valerini de Juliaris de Flo rentia potestatis Ferrarie. Con che ancora viensi a riempire una lacuna nei Podestà, dove dal 1407 si procede oltre sino al 1418, in 183 Marzoli . 212 n. 2. Giudecca. ... cui èVicario del Podestà un Giuliari Jacopo da Verona (pag. 365). Manzoli .... . è parola portata anche da Dante (Inferno, canto xxxIv) che dice >> Tu hai li piedi fra picciola sfera > Che l'altra facciafa de la Giudecca 728 Pag. 281 un Giacomini ecc. 305 assai giudiziosamente Gian nandrea Barotti. ...... « Giulio Gonzaga Colonna. 325 1374. A. M. Zohane di bian chini ecc. 368 *1499. Pino da Forli . • 482 Cacchetti 489 armiere. 531 555 Preziado ecc. << Lespartini ecc. ossia luogo di chi tradisce i bene fattori, e fra tutti il primo- Giuda Iscariotte ; luogo costituito dalla quarta ed ultima sfera del nono ed ultimo cerchio. un Giacomini, un Campana ecc. assai giudiziosamente GirolamoBa ruffaldi seniore.... Gonzaga Colonna Giulia 1474. AM.º Zoane diBianchini ecc. Questi è Pino Nomaj forlivese,quel lo stesso che trovasi al 1502 accen nato Pietro o Pirro de Nomas , o de Nomaj. Cucchetti armajuolo Dissi che nei due preziosi secoli della pittura non vi erano accade mie , ma scuole; non sistemi , ma precetti. Ora trovo ciò confermato ancora in un pregevole scritto del ch. Gio. Battista Cavalcaselle (Sulla conservazione dei Monumenti ed og getti di Belle Arti ecc. Torino, 1863), il quale cosi si esprime- Da Ci mabue e Giotto a Raffaello e Michel angelo, e dai Van-Eyck a Rubens e Van-dyck , in tutto quello splendido periodo dell' arte, non vi furono ac cademie, bensi scuole o botteghe de gli artisti ecc. ( pag. 6 ). Preziado ( sic ziedo ) ecc. deve dire Pre Lespartini ( sic- deve dire Asper tini ) ecc. 560 Non può essere il Bartolomeo 729 pag. di Reggio del 1364, nè il se guente ecc. . 565 Pietro fu marito есс. 590 Non può essere il Bartolomeo se guente ecc. Pietro seniore fu marito ecc. • Fu solo errore di stampa nell' opu scolo del ch.º Laderchi sulla Lettera del ch. Bernasconi il dirsi 1499, do vendosi leggere assolutamente 1449, perchè Ruggiero Gallico o da Brug gia fiori appunto in quell' epoca, cioè al tempo di Leonello d' Este. Dichiarai più volte che ove sono do cumenti debbono tacere le opinioni e le induzioni. Un recente opuscolo del ch. Andrea Cavazzoni-Peder zini, nell'atto che avvalora la Cro naca del Lancillotto e comprova che il quadro dell' Annunciata esi stente nella Pinacoteca Estense di Modena, già attribuito al Francia, fu operato dal 1506 al 1512 dai pittori Francesco Bianchi Ferrari ( morto nel 1510 mentre operava il quadro stesso ) e Gio. Antonio Scaccieri o Scaccieraro, ci dà pure certezza che veramente il primo dei detti artisti chiamossi Francesco Bianchi Frari o Ferrari. Cadono quindi i miei dubbii che la parola Frare potesse indicare Frarè, cioè ferrarese , e che Girolamo Ferrari pittore in Ferrara fosse poi suo figlio. Rimane certissimo nondime no che noi avemmo del 1540 un Girolamo Bianchi pittore figlio di un M.º Francesco; le quali rassomi glianze e combinazioni mi davano un quasi diritto di esprimere quella 730 pag. 618 Pirro Ligorio Tramezzino ecc.. 659 676 opinione che già esternai , e che ora a fronte dei documenti debbo ritrattare. forse Tremezzino , da Tremezzo nella provincia Comasca. Fra i tagliapietre compagni dei Rasconi, al 1473, vedemmo anche un Tomaxo Ramparino detto Mo tono : questi è forse della stessa famiglia , e forse anche padre di Ambrogio Muttoni (volgarmente Mo tono ) che notai al 1510 quale in gegnere di Alfonso I e di Ercole II. All'albero genealogico dei figulini Fontana devonsi aggiungere un al tro Nicolò figlio di Guido e della sua seconda moglie Elisabetta de Callio, ed una Domitilla sorella di Flamminio e figlia pur essa dell'al tro Nicolò premorto al padre; dac chè ambidue questi individui veg gonsi nominati nei due testamenti del padre fatti negli anni 1570 e 1576. Ed anzi, ove sieno esatte queste due date, com' è bene a ri tenersi per la conosciuta diligenza e perizia del dotto P. Luigi Pungi leoni, vengono a cadere tutte le mie osservazioni dirette a provare che il nostro Camillo da Urbino potess' essere una stessa persona con Ca millo Fontana. Infatti, non solo è da vedersi che Camillo nostro ebbe a fratello un Giambattista, mentre fra i Fontana non avvi alcuno di tal nome; ma è da considerarsi che se Camillo da Urbino lavorante in Fer rara moriva del noto colpo di can -- 731 pag. 684-7 Leuti Agostino fu Bartolo meo, orefice . 692 Castelbolognese (di ) Bernardo orefice. 693 1545. Vedemmo del 1527 M. Girolamo Sforza ecc. none nel 1567, non poteva essere compreso nominativamente fra gli eredi di Guido Fontana. Quindi mi è duopo di convenire pienamente col ch.º march. Campori , se non nell' opinione che Camillo fosse di famiglia Gatti (il che peraltro nep pur voglio o posso escludere ), al meno pero che il nostro Camillo non possa essere il Fontana- rite nuto, ben s' intende, che veritiera sia pure la cronaca dell' Equicola non solo nel fatto, ma bensi ancora nel tempo od anno. nominato al 1399, è ripetuto per inavvertenza al 1410, sebbene vives se ancora; come a pag. 687 è ripe tuto l' altro orefice Jacobo Magnani del fu Giovanni, che già vedemmo nel brano d' albero a pag. 685. Perchè non potrebb' essere il Gio vanni Bernardi da Castelbolognese lodato dal Cellini , e del quale io feci parola a pag. 673 ? Questo però non è che un mio dubbio. 1545. Vedemmo del 1527 M. Gi rolamo di Scozia ecc. N. B. I piccoli errori si lasciano alla discrezione del lettore. 1 733-- INDICE DELLE MATERIE

PARTE PRIMA AMMINISTRATIVA E STORICA

Prefazione I. Amministrazione II. Beneficenza III. Caccie IV. Carroccio, bandiere, e stemmi comunale ed estense V. Alcune Chiese. S. Antonio Abate in Polesine . S. Francesco S. Giacomo S. Maria in Vado . S. Paolo . S. Maria della Rotonda S. Maria del Salice, detta della Schiappa. VI. Cattedrale Memorie generali ed antica disposizione interna. Statue di bronzo Pulpito e battisteri Alcuni oggetti di belle arti Coro e stalli Sacristie-- Organi- Organisti- Cantori Libreria Corali Apparati sacri Canonica Ricami ed arazzi Orificeria ed altri lavori metallici Funzioni . Inventarii Facciata 1 Fianchi e leggiato Campanile e campane Riedificamento interno pag. » » α » D » » » D » « » » D » » » » » » » 》 V 1 12 17 19 25 ivi 27 29 30 33 37 39 42 ivi 46 49 51 57 66 69 71 78 84 86 88 93 96 111 -- 734 VII. Costumi VIII. Curiosità Amido Bastoni Battagliuola . Befana Bisacce Buone feste Cambiaria Camini Campane. Carnevale Cerretani e saltimbanchi Cipro ( polvere di ) Corrotto Dessert Dottorato. Etichetta . Facchini Fiori ( gettito di ). Funerali Gabelle Gastronomia Gazzette Giocaglie . Guardaportone Insegne alle botteghe Longevità Majo Meteore Notaj Padimetro Piscina Politica Portalettere e poste Satire . Scolari Scrittori di curiosità. Serragli Simbolica Teatro pag. 117 126 ivi » D » D » α » D D » « D » » α » » » » , » » D » ivi ivi 127 129 ivi 130 131 133 ivi 134 136 137 ivi 139 ivi 140 441 ivi ivi 146 151 ivi 152 ivi ivi ivi 154 ivi ivi 155 ivi 157 458 159 160 163 164 ivi -- IX. Estensi e loro famigliari X. Estimo e tasse XI. Famiglie . XII. Feste e apparati. XIII. Fiere, mercati e sensali XIV. Fontane, pozzi e molini XV. Fortificazioni XVI. Giostre e tornei XVII. Giuochi e leggi repressive . XVIII. Giustizia e giustiziati 735 XIX. Guerra, paci, duelli e marina XX. Istruzione XXI. Legislazione XXII. Orologio XXIII. Palazzi . XXIV. Panizzazione e vittovaglie XXV. Podestà e loro vicarii XXVI. Privilegii XXVII. Religione XXVIII. Sanità XXIX. Sicurezza pubblica XXX. Statue pubbliche XXXI. Strade e agraria . XXXII. Territorio XXXIII. Torre di Rigobello XXXIV. Visdomini veneziani. XXXV. Zecca PARTE SECONDA ARTISTICA SEZIONE PRIMA Arti e Manifatture I. Arti in genere II. Stampatori, libraj e cartolaj III. Armi, polveri, artiglierie pag. 165 » α D » » « « D α « « » α D » » » D α » « » » » » » 190 193 » 210 226 229 234 243 247 249 256 277 289 309 343 354 363 371 374 391 408 415 429 436 443 453 459 469 472 489 -- 736 IV. Lamine ' oro, filatura dell' oro e dell' argento , fonderie di ferro, peltrari, forbiciaj e chiodaroli V. Panni d' oro, d'argento e comuni; sete, velluti e damaschi, filatoj , calzette , fustagni , veli , tele, mangani , frangie e tintorie VI. Cappelli di paglia e di feltro , stuoje ecc. VII. Letti a vento, sedie snodate, cocchi e selle VIII. Pelacaneria e pelli colorate; pelliccie, ossa di balena. pag. 497 « . . IX. Anguille, sanguisughe , sale , cremore di tartaro ; candele di cera e di sego ; sapone , acquavite, confezioni, persicate, profumerie, tabacco, carte da gioco . SEZIONE SECONDA Belle Arti I. Belle arti in genere . II. Ingegneri ed architetti III. Inventarii di pitture ed altri oggetti di belle arti IV. Pittori V. Scrittori e miniatori. VI. Ricamatori, arazzieri e tappezzieri. VII. Coramari d'oro . VIII. Scultori e plastici ; fonditori , coniatori di medaglie e inci sori di gemme; majoliche e porcellane IX. Incisori, orefici ed orologiaj X. Intagliatori, intarsiatori e tornitori XI. Indoratori . XII. Musici, organisti, cantori e comici • XIII. Scherma, ballo e fuochi pirotecnici. Aggiunte e correzioni α « α » » • : α » « » » » « D » « 501 512 543 515 517 528 534 550 557 638 644 653 656 679 697 708 709 725 727 737-- INDICE ALFABETICO DEGLI ARTISTI ED OPERAJ Abaisi Arduino . Tommasino o Tommaso » Nicolò e fratelli. Abate Nicolò Acceso (1) intagliatore- 62, 63, 81 intagliatore- 63, 64 intagliatore- 49, 63 intagliatori- 698 pittore- 613 . comico vedi Cecchini Pier Maria Adriano Agnollino Agostini Agostino » Lodovico Pietro » Agresti Livio Agucci Bartolomeo. Agujari Lucrezia detta la Bastardina Aholiab Albani Francesco Albareta (d ) Antonio Albenga Giorgio Alberghetti Alfonso Giovanni Sigismondo musico 746 vedi Stefano (di) Pietro . cantore 747 musico- 721 trombone- 744 pittore- 566 sellajo- 515 cantante 721 ricamatore- 645 pittore- 530 orefice- 683 scultorefonditore- 92, 424,425,426, 427 fonditore- 670 fonditore- 670 fonditore 495, 669 D Albertazzi P. Vespasiano, d.Amphiareo scrittore- 640 α Alberti Antonio . Aristotile D Girolamo Innocenzo. Giorgio « D » Leon Battista Albertino da Mantova. dalla Mirandola. Alberto da Volterra » α Albertolli Ferdinando . Giocondo Albini Giovanni Maria Albioli Giuseppe Albonesj Can. Afranio . . . . pittore 26, 345, 346 vedi Fioravanti Ridolfo tagliapietra- 666 tiraoro- 497, 498, 499, 500 musico- 721 architetto- 169, 538 vedi Rasconi vedi Mirandola (dalla) pittore e orefice- 604 vedi Volterra (da) ornatista- 428 ornatista- 667 cantore 748 intagliatore- 629 fagottista- 711 -- Alemagna (d') Andrea « » α » ת Bastiano Cocalio Franco, Simone e Nicolò Giorgio Giovanni Martino e Nicolò Michele 738 tintore 512 apparatore- 650 pittore- 567 scrittori- 638 intagliatore- 66, 67 scrittore 638 miniatori- 643, 644 piffero- 711 Rigo » α Sante Simone Aleotti Bartolomeo . « boccalaro 523 orefice- 74 orefice- 74, 79, 80, 81, 82 vellutaro- 508 Gio. Battista detto ' Argenta . architetto- 4, 39, 102, 105, 115, 231, 232, 240, 265, 274, 544, 544, 424, 425, 427, 437, 439, 442, 554, 555, 545, 546, 712 » Suor Raffaella detta l' Argenta . Alessandria (d ) alias da Modena Gio vanni Maria fra Matteo Alessandro » da Parma Alghini Galasso . Aliegro (Allegri) Girolamo Allegri Antonio da Correggio Alonso . Alvise da Venezia Alvixe . . organista- 712 figulino- 522 scrittore- 639 pittore- 339 vedi Parma (da) architetto- 311, 325 cartolaro- 488 pittore- 405, 558 orefice- 691 vedi Venezia (da) tagliapietra- 49 Amadei Amadeo d. Amadio da Milano orefpice- 687, 688 Amadei Giambattista » Pietro Amadeo dai ricami. Amadio da Milano . Amadori Girolamo . Amati Nicolò » Pietro Ambrogio . » » » del fu Guizzardino . da Cremona da Milano. Amphiareo Andrea » αת tedesco (don) da Bagnacavallo da Belfiore di Gherardo . da S. Polo (Paolo) da Vicenza orepce- 564, 687, 688 orefice 687, 688 646 vedi Amadei Amadeo orefice- 76, 82, 83 istrumentista- 714 orefice- 569 cantore 68 pittore- 599 vedi Cremona (da) vedi Milano (da) tagliapietra vedi Milano (da) vedi Albertazzi . organista- 67 tagliapietra- 661 schioppettiere- 492 vedi Bagnacavallo (da) vedi Belfiore (da) vedi Vicenza (da) vedi Paolo (da S.) vedi Vicenza (da) 739-- Andreasi Antonio Angeli Alessandro Angelo (dall') Antonio » » Giacomo da Piacenza da Siena D Angelucci capitano Angelo Angonis Severino Annibale figlio del Rossino pittore- 654 scultore fonditore- 46 pittore- 637 orepce- 691 vedi Piacenza (da) vedi Siena (da) architetto- 496, 670 orefice- 692 musico 712 Annichini Francesco Luigi d. Nichino coniatore- 672, 675 Anonima stamperia » stamperia al Sansone Anonimo M. » tedesco Anso Giovanni Antonello . D da Verona Antonio di Cristoforo . Veneziano . » » « » » » α » » » bett. (sic) . francese di Gregorio di Paolo Simone da ( . e Luigi suo figlio detto Passarino . fu Francesco. di Giacomello e suo fratello • de Domenico da Como » » » da Ferrara vedi Carrara Antonio 486 intarsiatore- 53 • fonditore- 424 orefice- 427 fabbricatore di tele- 510 pittore- 628 cantore 717 pittore- 605 vedi Verona (da) scultore- 64 orefice- 82 boccalaro- 111 scrittore- 169 muratore 452 tornitore- 452 tagliapietra- 422, 423 cartolaro- 487 tessitore di panni- 504 sellaro 515 figulino- 522 pillore 583 muratore 589 tagliapietre- 658 agliapietra- 659 orefice- 683 orefice- 689 suonatori- 741 ricamatore- vedi Venezia (da) vedi Como (da) vedi Ferrara (da) di Cristoforo d. Ant. da Firenze vedi Firenze (da) α » » » « » di Nicolò da Firenze de Lecho da Mantova da Milano vedi Baroncelli vedi Lecco (da) vedi Mantova (da) vedi Milano (da) pittore- vedi Padova (da) di Mastro Michele da Padova . vedi Padova (da) da Venezia da Verrara . vedi Venezia (da) vedi Verrara (da) -- Antonio da Vicenza Anzilberti Bernardino . 740 vedi Vicenza (da) orefice- 689 Apollini Francesco ( erron. Azzolini ) orefice- 689 n Giuliano Aranceyo (d ) Pietro orefice 70, 689 stampatore 476 Arcangeli Giambattista Arcatore Archimede Ardizzoni Francesco Arduino (d') Giovanni. » da Baisio . Arezzo (d ) fra Guido. Argenta (1 ) . D architetto 547 orefice- 683 238 pittore- 634 cimatore 504 vedi Abaisi musico 745 vedi Aleotti Gio. Battista , ed Aleotti suor Raffaella (da) Antonio ( non dall'Argento) pittore- 590, 598 0ת » M. Arma. Bartolomeo Jacopo Filippo Polo (Paolo) Argenteria (dell ) Combi Michele Argento (dall ) Antonio Ariani Alessandro e Girolamo Arienti Michele e fratelli Arimino (del) Benedetto Ariosti Ugo di Galasso Aristotile (Fioravanti) . » d') Nicolò detto Zoppino Arlecchino (1 ) Arma (Armi dall') Arma. Armanini Antonio Armanno Marco Arnesbergh Ferdinando Arpa (dall ) Francesco tagliapietra- 663 apparatore 40 miniatore- 70,641 orefpice- 688 vedi Combi pittore- vedi Dianti pelacani- 517 tintori- 512 vedi Rimini (da) orefice- 683 vedi Fioravanti Ridolfo vedi Rossi Nicolò vedi Fiaschi Carlo tagliapietra- 397 architetto . 637 maestro di ballo- 726 orefice- 695 orefice- 683 Arpino (cav. d') cioè Cesari Giuseppe pittore- 555 Arrigo di Brabante Arrigoni Francesco Arrivieri Stefano : vedi Brabante (di) musico- 721 . musico- 721 scultore fonditore- 669 Ascanio di Gio. da Tagliacozzo Aspertini Amico (erron. Lespartini ) . pittore- 555, e aggiunte e correzioni Assassino (dall ) Tolomei d. l'assassin musico- 711 Asso (d ) Pietro Avellino Giulio Avenati Gabriele » Giuliano Aventi Carlo . » Filippo. Giovanni Maria ) » " Giovanni Giovanni ed Ippolito Michele e fratelli orefice- 683 .pittore- 633 cartolaro- 487 . ingegnere- 658 . ricamatore 648 tagliapietra- 662 pittore- 596 tagliapietra- 397 tagliapietre- 662 muratori- 237 741 Aventi (o da Vento) Sigismondo Aviatto (de) Giacopo Azzolini Ercole . (invece di Apollini) Babandi Antonio Baccio dalla Porta. Bacillieri don Giovanni disegnatore- 103 oreficc 692 tagliapietra- 662 vedi Apollini Francesco fonditore 144 vedi Bartolomeo da san Marco musico- 721 Baffico Filippo (per errore così detto) pittore- 529 Bagnacavallo (da) don Andrea don Andrea D Bagnoli Vincenzo Bagolino Bailo (del) Giacomo Baisio Bajamonti Bajamonte Balbi Alessandro » Giacomo Baldassare de Prato teutono (tedesco) « Baldi Bernardino Baldini Antonio e Gerardo » » » » Girolamo Girolamo Tommaso Vittorio Baldoini Alessandro Balechini Nicolò Ballerino Carlo . miniatore- 71 scrittore 639 . scultore 58, 61 comico- vedi Verzelli Gio. Battista ricamatore- 646 vedi Abaisi lanarolo- 504 architetto- 105, 544, 555, 546 meccanico- 260, 413 vedi Prato (de) Baldassare fabbricatore di stufe- 524 pelacane- 517 battilana- 506 pittore- 28 stampatore- 485 pittore- 28 stampatore intagliatore musico 483, 484, 485, 698, 702, 712 orefice- 686, 687 pittore- 632 pittore- 28, 29 Balletti Riccoboni ElenaVirginia detta Flamminia. Balotta Leonello e figli Lodovico e Matteo Balzanini Girolamo. Balzano Battista Bambini Giacomo ) comica 719 vellutari- 508 intagliatore- 700 intarsiatore 482, 526, 705 pittore- 631, vedi anche Carlo pittore Gio. Battista . : Banarolli Nicola Banchi Giovanni 0 Barassi Gio. Domenico o Barasso Giacomo Barattozzi Gio. Costanzo . pittore- 631 cantore 720 orefice- 667 tagliapietra- 662 Bandini Giovanni d. Gio. Dall' Opera scultore fonditore- 426 Barbanti (forse Brabanti) Antonio. Barbantini Tommaso Barbarelli Giorgio detto Giorgione . Barbarini Gio. Battista Barbazza Sebastiano 47 tagliapietra- 662 intagliatore- 702 arazziere- 649 ingegnere- 442 pittore- 136, 558 pittore- 625 ingegnere architetto anche Monselice (da) 553, 541 vedi 742 Barbieri Bernardino e Giuseppe » » Gaetano Gio. Battista . stampatori- 486 architetto 547 architetto- 428 » » Gianfrancesco detto il Guercino pittore- 628, 629, 630, 680, 703 Paolo Antonio Barbaj o Barbugli Trevisio Barbulejo don Bernardino Barca Ercole. » Guglielmo. Bardi Donato e Simone Bargagis Agostino Barigozzi Ludovico. Barittoni Antonio Baroccio Ambrogio da Milano Federico Baroncelli eredi di Nicolò « pittore- 629 vellutaro- 508 musico- 744 ricamatore 77, 548 ricamatore- 77,648 vedi Donatello tiraoro 500 tagliapietra- 102 violinista- 721 scultore pittore 660 529 49 Giovanni detto Gio. dal Cavallo scultore fonditore- 46, 74, 415, 416, 419, 420, 421 » Nicolò detto Nicolò dal Cavallo o da Firenze . Baroni don Giambattista . Barozzi Gio. Battista D Jacobo detto il Vignola Serafino Bartoli Antonio . D P. Daniello » Giacomo Bartolini Lorenzo » scultore fonditore 46 , 48 , 49 , 100, 415, 416, 417, 418, 419, 420, 424, 422, 668, vedi anche aggiunte e correzioni architetto- 547 pittore- 634 architetto- 620 pittore- 636 coramaro d'oro 654 scrittore sul suono 725 coramaro d' oro e pittore- 654 Marco Bartolomei Bartolomeo » » » » » » » D » » » D (don) tedesco detto Riverenza. dalla Massa di M. Martino del fu Benvenuto detto Bonaventura (fra) da S. Marco o Baccio dalla Porta Zoppo . scrignario- cioè. dalla scrimia ( scherma ) del fu Cabrino del fu Parisino scultore- 666 orefice- 691 vedi Bologna (da) Gio. e Antonio imbianchino- 34 fenestraro di vetri colorati- 61 organista- 68 pittore- 215 marangone 280 cartolaro- 487 cartolaro- 488 muratore 548 pittore- 580 pittore- 594 pittore- 605 scrittore- 638 . tagliapietra- 664 orefice 683, 725 orefice- 689 orefice- 689 -- 743 Bartolomeo fu Guglielmino da Bologna vedi Bologna (da) » » » » » (fra) da Bologna di Biagio da Firenze vedi c. s. vedi Firenze (da) detto Meo di Checco da Firenze vedi c. s. (fra) da Pietra Rossa. vedi Pietra Rossa (da) de Benedetto da Treviso o da Venezia. Baruffaldi Ambrogio ) Carlo Baruzzi Antonio Maria » cav. Cincinnato Baseggio Antonio vedi Venezia (da) ingegnere- 442, 535 ingegnere vellutaro scultore-- 535 508 666 intagliatore- 703 Gaetano Massimino » Basilea (da) Daniele, e suocero Gio. Antonio Bassani Gio. Battista » Paolo Antonio Bassano » Annibale Bassi Gio. Battista . Bastardina (la) Bastaroli Girolamo. Bastarolo Battista » (il) Bastianino Bastiano Bataino Batenborck Giusberto de Bolduch, os sia Bois-le-Duc Battiferri Luigi Battista » Becocchi P. Ferrante Bedani Tommaso Bei o Belli Bartolomeo fu Turola. Belaj fu Antonio Beleto Jacobo Belfiore (da) Andrea Belforte Andrea detto Andrea Gallo o di Francia. Belino Giovanni. Bellagamba Gio. Battista. Bellaj (di) Verde Bellaja Baldassare » Gio. Francesco fra Nicolò Bellarmato Girolamo Belli Girolamo Leonida intagliatore- 703 intagliatore- 702 zecchieri e coniatori- 464 musico 721 musico- 721 vedi Ponte (da) architetto- 540 pittore- 638 vedi Agujari Lucrezia orefice- 683 cantore 68 vedi Mazzuoli Giuseppe vedi Filippi Sebastiano pellicciajo- 517 balestrajo- 491 musico 579, 712 musico 743 tagliapietra- 52 pittore di majolica- 677 pittore- 637 intagliatore- 636 pittore- 561 orefice- 690 cimatore- 504 pittore- 325 stampatore- 472, 473, 474, 476, 477 piffero- 710 stampatore- 484 orefice- 683 confettore- 521 musico- 721 musico- 713 ingegnere 532 musico 721 pittore dilettante- 534 1 744-- Belli Silvio » Valerio seniore Bellini . » Giovanni detto Giambellino . Bellino Francesco Bellinzoni Paolo Benedetto Belloni Giulio « Piacentini Alfonso Beltrame (don) da Imola Beltrami Ambrogio α » » » Francesco Girolamo Stefano e figli Francesco, Giro lamo, Gio. Maria e Agostino eredi di Stefano Beltramotti Stefano Beltramuoe Beltrandi Alberto Benà seniore. » juniore. Ben-Ascharà Sarfadi Samuele detto Gallo ebreo » Chaim Abramo Benedetti . Benedetto (de) Bartolomeo Benetti alias Moretti Giovanni detto Moretto. Benmambro Alfonso Bennati Bartolomeo Bentivoglio Cornelio ed Enzo ingegnere- 534, 535 incisore di camei e cristalli- 534 pittore- 321 pittore- 321, 555, 558 pittore- 28 musico- 721 pittore- 38, 39, 617, 624 pittore- 624 vedi Imola (da) orefice- 683 orepce- 683, 690, 695 orefice- 683 orefpici- 691 orefici- 694 zecchiere- 461 vedi Beltrami orefice- 683 pittore- 325 pittore- 326 stampatore- 481 stampatore- 476 vedi Venezia (da) Bartolomeo pittore pittore- 21 intarsiatore e meccanico- 50, 104, 347 ingegnere- 347 pittore 582, 583 architetti- 546 Benvenuti Antonio . » » α Benvenuto detto dagli Ordini Gio. Battista detto dagli Ordini Gio. Battista detto l'Ortolano Pietro detto dagli Ordini Benvenuto Garofalo Benzoni don Giacomo alias Bongio vanni « di Bongiovanni Berardi Angelo . Beretta Pietro Bergamasco Pietro. Bergamino Ippolito Bergamo (da) fra Damiano Bergamo (da) Pietro Bergonci Alessandro Berguzzi Tommaso apparatore 650 muratore architetto- 539, 594 muratore architetto- 559, 540, 594 pittore- 27, 593 muratore architetto- 4, 27, 97, 98, 102, 237, 337, 395, 396, 424, 447, 539, 540, 578, 594, 704 vedi Tisi Benvenuto cantore 717 pittore- 747 musico 721 cantore e violinista- 68, 719, 721 tornitore- 707 sartore 77 intarsiatore- 142, 704, vedi anche ag giunte e correzioni tagliapietra- 663, vedi anche Como (da) tornitore- 618, 707 tornitore- 706 -- 745 Berlinghieri o Berlingieri Camillo det to il Ferraresino pittore- 613 α » Bernabè Maurelio Bernabò Nicola . Bernardi Gaspare D Giovanni Gio. Battista d. c.s. pittore- 613 intarsiatore- 706 cimatore . 504 damascaro- 509 incisore di camei e gemme- 675 , vedi anche aggiunte e correzioni « » « Girolamo Maturino Pietro Bernardino D dagli Orologj « » da Venezia Bernieri Bernini cav. Carlo . » « Gian Giacomo Gio. Lorenzo. Bersani Andrea. Bertazzoli Giacomo D Gio. Angelo Berten Guglielmo Berti Giuseppe » Pietro . Bertolani e Giani Bertolazzi Simeone Bertolini Domenico Bertolino da Cento » da Novara Bertrando. Bettino. Bettoni Luca. Betzabel Bezzi Filippo Biagiotti Maurelio Bianchi Alfonso. » Battista Carlo α « (di) Ercole Francesco. cartolaro- 488 coniatore- 467 cantore 746 intagliatore- 110 orologiajo- 449 spadajo- 491 tappezziere- vedi Gabrieli vedi Canozio vedi Brenieri pittore- 628, 630 tagliapietra- 664 scultore 664 tagliapietra- 665 pittore- 637 ingegnere architetto- 440, 535 professore di scherma- 247 cantore- 719, 721 intarsiatore- 60 pittori- 637 vetrajo- 525 orefpice- 693 vedi Gigli vedi Ploti cantore- 745 boccalaro- 525 orefice- 84 ricamatore- 645 tagliapietra- 665 cantore 68 musico 712 cartolajo- 481, 486 pittore- 634 , cantore 68 pittore- 647 Ferrari Francesco detto Frari pittore- 590, 591 e agg. e correzioni Francesco. » » « » Francesco. (detto erroneamente) Carpi Gi rolamo . Girolamo di Francesco Girolamo di Francesco ricamatore 647 orepice- 692 pittore- 590 pittore 590, 647 ricamatore- 647 » Girolamo fu Bernardino intarsiatore- 705 -- 746 Bianchini Giovanni o Trulli o Trullo pittore- 525, 447, 501, 575, 574, 575, vedi anche aggiunte e correzioni , » Gio. Benedetto Biancoli Lorenzo Biasi Matteo . Biasine (de) Biagio Biasiotti Maurelio Bibiena Bidon e Trulli cantore 721 musico 743 filatojajo lanarolo-- 509 677 cantore- 720, 721 vedi Galli cantore 747 Bignozzi Antonio Biondelli Ippolito suonatore 721 scultore fonditore- 46 Biondo Alessandro . Biscazza Giovanni Bischizzi Giovanni Bloemart Cornelio Boari Gregorio Bodettino Boglath Bombasone Benedetto . Bolducchi . Bollandi Giovanni Bollo Giovanni (?) muratore 257, 350, 550 fabbricatore di veli- 509 ricamatore- 646 incisore- 680 pittore 61, 324 vedi Venezia (da) Antonio vedi Buglath fabbro-ferrajo- 214 vedi Batenborch boccalaro- 525, 574 violinista- 723, 725 Bologna (da) Antonio de Bartolomeo stampatore » fra Bartolomeo Bartolomeo 487 organista- 67 » « > » » D « » » » » » Bolognese ( un giovine) » Orazio . Bolognini Giuliani Bolzone da Bergamo » Bolzoní Andrea . Giglio Domenico » » Giulio Giovanni orefice- 78 Bartolomeo fu Guglielmino fra Benvenuto Biagio Carl' Antonio Dionisio Franco. (Boullogne) Giovanni (Boullogne) Senua (di) Gio. (da) Giovanni e figlio . Girardo Jacopo . Lorenzo Masio Nicolò intagliatore- 81 pittore- 560 ingegnere- 439 scagliolista- 667 stampatore- 478 miniatore- 640 scultore fonditore- 424, 425, 426, 427 vedi Senua (di) libraj- 487 marangone 61 pittore- 562 pittore 326 balestrajo- 491 cartolajo- 487 pittore- 28 vedi Orazio bolognese vedi Giuliani vedi Donati incisore 221, 442, 672, 680 stampatore 485 stampatore 485 orologiajo- 449 Bona (della) Gio. Lodovico e Ippolito tintori- 512 Bonaccioli Gabriele detto Cabriletto o -- Gabrieletto 747 pittore- 40, 41, 54, 218, 219, 245, Bonaccioli Girolamo detto Cabriletto. Bonacorso Bonacossi o Bonacorsi Angelo . D conte Antonio 558, 584 pittore- 82,220, 245,596, 584, 585, 600 fabbro-ferrajo- 145 pittore 579, 580 violinista- 722 » » α Ettore . Romano Bonadè Antonio. Bonagrazia Nicola Bonasoni Giulio. Bonati Giovanni detto Giovannino del Pio cav. Teodoro Bonavita fu Jacobo Bonazza Francesco. pittore- 85, 558 pittore- 215, 248. 579, 580 intagliatore- 58 falegname- 258 muratore 548 incisore 619 pittore- 600 ingegnere- 104, 105, 109, 555 tintore tiraoro 511 500 Bonconsigli Giovanni detto Marescalco intagliatore- 160, 698 Bondeni Antonio Bondeno (da) Bernardino » Domenico . tornitore 707 tornitore- 706, 707 234 marangone » » » Giovanni Uguccione. Vincenzo Bonelli Bartolomeo Bonese. Bonetti Francesco e Fabrizio » Luca Bonfadi Giacomo Bonfadini Gioseffo Tommaso Bonfadio Jacobo « Jacobo Bonfai Ippolito detto il Frate vedi Mazzocchi ingegnere meccanico- 110, 111. 258, 533, 698 tornitore- 707 scultore- 662, 666 pittore- 326 cappellaj- 543 incisore 680 ricamatore- 646 ingegnere- 442 ricamatore 71 sartore ricamatore- 75 pittore 325, 326 Bonfanti Antonio detto il Torricella pittore- 629 Bongiovanni . pittore Gabrieli 515, 568 vedi Gabrieli » di Geminiano vedi Geminiano ) » Giulio Bonifazio vedi anche Benzoni indoratore- 57 fabbro-ferrajo- 143 vedi Bonsignore Bonihomini (di) Domenico Bonmartinis (de) Bono fu Petronio » Pietro Bononi Carlo. » Leonello Bonsignore Bartolomeo » Bonifazio D marangone 66 vedi Vargas Tiberio orefice- 690 . chitarrista- 711 pittore- 32, 628 pittore 28, 29 falegname- 242 falegname- 111 marangone 48, 111 -- 748 Bonsignori Bonsignore (altro) marangone 120מ » Mariano Bonso Antonio Bonzanni Girolamo, o Bongiovanni, o Bonzoani Bordoni Vincenzo Borelli Francesco Borghesano Borgna Antonio. Borgognone Alfonso « Annibale Borsani Francesco Borsati Carlo Bortolomasi Gio. Battista Bosega Alessandro. Bosi Antonio. Bottazzi can. Giuseppe Botti Ippolito Boves Giovanni . Bozoli Gio. Maria Bozon Brabante (di) Arrigo od Enrico Paolo fu Cornelio Braccioli Giovanni . Braco Girolamo. Bramante (Lazzari) Francesco Brancolino Giovanni Lodovico Brandembergh Fulvio . Brandini (deve dire Bianchini) Brasadola . Brasavola Antonio . Girolamo » » Pietro Buono Brasolini Domenico Brasone Bartolomeo Brazzolato Ercole Livio Breda Pietro Flaminio Bregoli Giovanni Brenieri ( forse Bernieri) Paolo Brescia (da) Cristoforo » 》 » D (Brisia da) Guido Leonardo . (da) Lodovico (da) Serafino (da) Simone Bresciani Giovanni Battista » Lodovico . marangone 242 orefice 684 marangone 58 pittore- 54, 65, 576 vetrajo 525 architetto 547 setajuolo- 507 musico 721 fonditore- 674 fonditore- 495,496, 670, 674 ricamatore- 647 pittore- 28, 29 tagliapietra- 348 intagliatore- 702 scultore- 348 suonatore 721 tagliapietra- 54 cantore 746 pittore miniatore- 389, 554 vedi Buzzoni intagliatore- 62 scrittore- 659 pittore incisore- 680 rasajo 508 pittore architetto- 542 pittore- 613 pittore- 613 musico 721 vedi Bianchini vedi Brasavola muratore 347 lanarolo 505 muratore- 235, 236, 320 violinista- 743 pittore- 591 ricamatore- 647 ricamatore- 644,647 cantore 748 pittore 223 intarsiatore 705 scrittore miniatore- 71 miniatore- 70 pittore- 326, 527, 619 intagliatore- 58 armajuolo- 489 ingegnere- 258 pittore- 632 intagliatore- 700 -- Bresciani Marino Bretagna (da) Krollo Brichis (de) Francesco Bridges capitano Brigno Antonio Brisia Brizzi Francesco Brocaro Giacomo Brocolino Marco Brondi fratelli Bruggia o Bourges (da) Ruggiero . Brunelleschi Filippo Brusoni Giovanni α Pellegrino. Brutturi Polidoro Bruzi (Bruges da) Maestri Bucci Giuseppe . Buffagnotti Carlo 749 maestro di scherma- 246 ingegnere- 532 muratore 548 architetto ingegnere- 222 cartolaio- 488 vedi Brescia (da) Guido pittore- 624 mastellaro- 21 orefice- 683, 689 vetraj- 525 vedi Gallico, e aggiunte e correzioni architetto- 421, 538 pittore- 631 tintore- 77 orefice- 689 arazzieri- 78 intagliatore- 703, vedi anche Buzzi incisore 65 Buffalmacco (Buonamico di Cristoforo) pittore- 210 Buglath o Boglath Giovanni. Bulgarelli . Buonarroti Michelangelo . stampatore intagliatore- 481, 698 falegname- 348 pittore scultore architetto- 60, 239, 495, 529, 530, 558, 597, 598, ed aggiunte e correzioni Buonconsigli Giovanni d. Marescalco vedi Bonconsigli Buoninsegna Duccio Buono (dal) Benedetto Burgatti Burnello (forse Brunello) Romano Burnoro (Brunoro) Girolamo Burzoni Bellino . Buseto Cesare Busi, o Busso, o Buxo Giacomo, efi glio Oliviero Busoli Bartolomeo Busso Bustamante Domenico. Buxo Buzzi Giuseppe (forse il Bucci) . Buzzoni Geminiano. Cabei P. Nicolò. Cabriletto. Cabrino da Cremona Cadinelli Giovanardo Giovanni D Antonio Maria Cagnaccini Giulio Cesare. Cagnoli Corrado Cagnoni Alessandro pittore- 44 pittore- 635 violinista- 721 ingegnere- 532 cartolajo- 488 tagliapietra- 665 falegname- 238 pittori- 615 pittore 588 vedi Busi musico- 721 vedi Busi intagliatore- 223 orefice 79 ingegnere- 535 496 vedi Bonaccioli vedi Cremona (da) marangone 99 marangone 213 orefice- 692 stampatore- 482, 483 orefice- 78 tagliapietra- 663 -- 750 Calaj Tommaso . Calabresi Bartolomeo . vellutaro 509 tagliapietra- 397 663 Calcagnini (de) Monferrato Calciolari o Calzolari Francesco Calderoni Matteo « Caleffini Cristoforo . Giovanni . vedi Monferrato orefice- 693 tagliapietra- 665 ricamatore 646 ricamatore- 646 Caletti Giuseppe detto il Cremonese . pittore incisore- 680 Caliari Paolo detto Paolo Veronese . pittore- 136, 556, 558 Callegari Alfonso muratore 344 » Bartolomeo Callido Antonio, e fratello Callot Iacopo Calori Antonio Calvi Marco Calze (dalle) Andrea (forse Andrea da Bagnacavallo). D Nicolò . Camelli Benedetto detto Pistoja incisore 679 fabbricatori di organi- 67, 745 incisore- 680, 681 orepce- 684 pannajuolo e tiraoro scrittore- 638, 639 pittore- 624 organista e cantore-- 500, 503 67, 722 Camillo da Urbino » ( forse il Filippi ) » » Camino o Comino, e Giovanni Campagnoli Bartolomeo » Giuseppe Campana Giuseppe » Campi Alessandro (de) Borso Giovanni » Campione (da Marco Campo (de) Sperandio fu Giovanni Camuncella, o Camunzolla Gasparo, o Camuzzola Prospero Camunzolla Camuzzola Prospero Canalino Ambrogio Cancellieri (de) Gioacchino Candiotto Michele Canelli Nicolò Canevari Pellegrino Canforega Nicola Canonici march. cav. Ferdinando Canova cav. Antonio Canozj ( Genesini ) .. ५ D » o Canozio Genesino Bernardino detto Bernardino da Venezia, e da Lendinara Cristoforo . Daniele vedi Fontana pittore- 606 pittore di majoliche- 677 boccalaro 678, 679 tagliapietre- 658 violinista- 744 violinista- 744 architetto- 548 pittore- 28 scultore 318, 425 intagliatore- 702 vedi Frisoni pittore- 581 ingegnere- 535 vedi Camuncella Gasparo vedi c. s. pittore- 613 organista- 67 714 orefice- 692 orefice- 684 orologiaro- 449, 450 battilana- 506 architetto- 42, 50, 89, 101, 349, 548 scultore- 666, 667 intagliatori intarsiatori- 698 intagliatore intarsiatore- 58, 59, 60 intagliatore intarsiatore- 60 intagliatore intarsiatore- 59 751 Canozj Lorenzo .. intagliatore intarsiatore- 60 Cantabene Jacobo seniore Canturio Agostino Canziani Gio. Maria Capitanello Tommaso . Capitano frate da Modena Cappello Guglielmo Caprari Nicolò Caprioli Lorenzo Caracci Annibale » Lodovico D magnano 81 scagliolista- 667 tagliapietra- 665 pittore- 653 vedi Seghizzi Jacopo scultore fonditore- 427 miniatore- 641 pittore- 648, 619 pittore- 556 pittore- 555 pittore 558, 626, 627 Caracciolo (deve dire Caracci) Lodovico pittore- vedi Caracci Lodovico Carafa Alfonso Ercole « Giovanni Maria Carani Battista Carelli Francesco Cariani Antonio . Caribaldi don Claudio. Cariboni Alessandro » D » Giorgio. Gio. Antonio . Ottaviano Carisendi . Cariuolo Ippolito Carli Gio. Battista . Carlo ( forse Bambini ) » da Cremona Carnerio Agostino di Bernardo o Ber nardino » Bernardo o Bernardino Bonfio (Bonfiglio ) » varii Carpesano ( da Carpi ) Jacobo Carpi (da) Gio. Antonio » » Girolamo Tommaso . Carpo (de) Lodovico » » » Marco Peregrino . o da Carpi Ugo ( de' conti di Panico) Carrara Antonio e stamperia anonima D Battista stampatore- 484 librajo- 484 librajo- 484 pittore- 325 vasellajo- 523 intarsiatore- 706 cantore 748 tagliapietra- 344, 663 tagliapietra- 441, 663 tagliapietra- 663 tagliapietra- 34, 334, 336,441,448, 665 vedi Grisendi tagliapietra- 664 pittore- vedi Frate (il) pittore pittore- vedi Bambini vedi Cremona (da) stampatore- 285, 690 stampatore 690 orefice- 683 stampatori e cartolaj 473, 474, 475, 476, 477 magnano- vedi Catabene intarsiatore- 705 architetto e pittore- 27, 65, 196, 320, . 328, 334, 351, 352, 558, 588, 589, 590, 591, 592, 593, 647, vedi an che Bianchi detto Carpi pittore 27, 338 , 339, 591 , 592, 593, 647 organista- 67 orefice- 692 orefice- 692 pittore incisore- 605 485 indoratore 54 -- Carri (dai) Michele. » Cartari Lorenzo. Casanova Bastiano . Cristoforo. Marcantonio Casareti Antonio Casoli Alessandro 752 pittore . 51, 525, 564 pittore- 600 falegname- 215 ingegnere- 552 ingegnere- 532 vellutaro pittore Girolamo Ippolito » Cassani Antonio Maria Cassano (forse Cassiano) Giulio 509 28, 29 pittore- 28 pittore- 31, 35, 37, 38, 624 . Castagna Alfonso Castagno Pietro (medico) Castaldi Mattia Castelbolognese (di) Bernardo D Orfeo Castel Durante (fra da) Giovanni Castellani Lodovico Castellano Lodovico Castellarina (della) Zanino Catabene Jacobo juniore d. Carpesano Catabeni (de) suor Catabene » suor..... Cati Battista . Cattivelli Girolamo e Francesco Cavalletti Jacobo Cavalli Bartolomeo. » Nicola . Cavallo (dal) Domenico D D Giovanni Nicolò Cavaltello ( di) Jacobo Cavaria Bernardino Cavazza Antonio D Gaspare « » Gio. Battista . Isidoro Cavazzi Zaccaria Cazzati Maurizio Cecchini Pier Maria detto Fritellino e l' Acceso Cecchino Jacomo Cellini Benvenuto Cenni Cosimo Censori Gio. Battista Centellino Giovannino . Cento (da) Bertolino orefice- 693 intagliatore- 705 pittore- 624 fabbricatore di organi- 67 tagliapietra- 99 orefice- 692, ed aggiunte e correzioni orefice- 692 fabbricatore di organi- 66 scultore- 32, 215 legnajuolo- 21 muratore 550 magnano 81 cantante suonatrice 712 712 tagliapietra- 665 orefici- 692 orefice- 689 tagliapietra- 47 incisore 680 vedi Paris Domenico vedi Baroncelli Giovanni vedi Baroncelli Nicolò orepce- 686 intagliatore- 545, 704 intarsiatore musico- 722 incisore 705, 706 29 organista- 722 spadaro- 490 musico e organista- 721 comico 749 rasaro 508 fonditore scultore orefice- 78, 84, 142, 150, 184, 350, 459, 465, 493, 542, 543, 544, 668, 669, 673, 710, 744, ed aggiunte e correzioni fonditore- 494 fonditore- 89,144,674 falegname- 242, 697 vedi Gigli Cento (da) P. Giannantonio . Tommaso . » Ceppi o Zeppi Ruggiero Cerbara cav. Nicola Cervi Pandolfo Cesare. Cesari Giuseppe Cesena (da) Bartolomeo D Jacobo Cesi Cesare Chaim Nissim e Abraham Checco Chechi o di Checco Peregrino Checho (de) Bartolomeo dito Meo Chenda (il) 753 musico- 743 ingegnere- 535 pittore- 634 coniatore di medaglie- 672 zecchiere- 461 cantore 748 vedi Arpino (cav. d') fabbricatore di organi- 67 cartolajo- 487 intagliatore- 532 stampatori- 486 suonatore 744 tagliapietra- 663 vedi Firenze (da) Meo vedi Rivarola Chiavenna detto Zavatta o Ciavatta Gio. Antonio Chierici Sebastiano Chioara don Giovanni Chiovare (dalle) Giovanni Chiozza (il) Chiozzi Leo . Chitarrino (dal) . Ciavatta o Zavatta » pittore- 339, 591 musico e cantore scrittore- 639 cantore 68 722 vedi Perini Bartolomeo indoratore- 54 vedi Polverino Rinaldo vedi Chiavenna o Zavatta Giulio Cicognara Antonio . Cignani cav. Carlo. Cignaroli Gaetano Cigotti Giacomo Cilano Peregrino Cimabue (Gualtieri) Giovanni Cinelli Agostino Cioni Antonio Cipri Giovanni » » suor Nicola Paolo Cipriani Giuseppe » Ciriani Rinaldo Cittadella Alfonso abate Cesare. Cittadini Scipione , Cividali Belloni Giovanni. Civitali Vincenzo Claverj Lancelotto . Clavigno Sebastiano Coatti Carlo . Codigoro (da) Francesco. Francesco. カ Francesco. pittore- 326 miniatore A pittore- 556 642 scultore 428 fabbricatore di organi- 67 cartolajo- 488 pittore- vedi aggiunte e correzioni cantore 720 intarsiatore- 706 fabbricatore di organi- 715 violinista- 722 fabbricatore di organi- 67 fabbricatore di organi- 715 intarsiatore- 706 scultore- 657 : pittore dilettante incisore e plastico- 551, 583, 680 boccalaro 676 tessitore di panni- 504 architetto e scultore- 663 vellutaro- 508 comico 719 stampatore- 486 miniatore- 70 scrittore- 638 cantore 745 -- Codigoro (da) Sante Coen Giuseppe Coffani (dai) Paolo . Colla Augusto Collevati Achille » Cesare . Maurelio Colombo Colonia (di) Armanno . 754 orefpice- 685 pittore e fotografo- 638 pittore- 561 incisore- 681 ricamatore- 76,647, 648 ricamatore- 648 ricamatore- 648 incisore 680 librajo- 486 « Enrico . Coltellini Guido Giovanni Michele Coltre (dalle) Battista. Michele Coltri Battista Michele D Nicolò Coma Antonio . Comando de Voltolina Comarini Gio. Antonio orefice- 92 organista- 744 pittore- 601 pannajuolo- 502 scrittore miniatore- 71 ricamatore- 74 ricamatore- 74 ricamatore- 74 musico- 722 vedi Voltolina (de) pittore- 629 Combi (de) de la Argenteria Michele tappezziere- 651 Comini Giovanni Como (da) Anton Domenico. D » 9 « » Battista Benedetto . Domenico . Giorgio scultore- 428 • tagliapietra- 56 tagliapietra- 56 tornitore- 707 tagliapietra- 659 tagliapietra- 100 Lorenzo de Guido detto de'Frixi tagliapietra- 97 Compagni Rinaldo . Compare (il) . Pietro detto anche da Bergamo Conchella don Paolo D Tommaso . Confidente (il) Consetti Antonio Containo don Battista. Contengo Nicolò Conti Filippo Contoli Pietro Antonio Contri Antonio » Giuseppe Corazzari Antonio Corazzina Giovanni. Corbi Giovanni Cordoani Maffeo. Cornacchia Sigismondo Cornamusa Ercole . Corneti Ottolino Corneto Filippo. Cornetto (del) Antonio . . . tagliapietra- 448 orefice- 683 vedi Pavia (da) Guglielmo cantore 747 orefice- 692 vedi Lombardi Bernardino pittore- 558 cantore 68-- stampatore 478 comico 720 cartolaro- 488 pittore- 531 musico 722 intagliatore- 703 pittore- 632 ricamatore- 646 cimatore 504 orefice- 692 suonatore 742 armajuolo- 490 cantore 68 musico 744 -- Corni Pietro . Corniole (delle) Giovanni. Corno (dal) Gio. Alfonso . Corelli Arcangelo 755 architetto- 616 incisore di gemme 200 ingegnere- 440, 441, 442 musico- 721, 722 Corezzo Bernardino » (da) Marco Corezolla Bernardino D Matteo. Coriandoli Francesco Corona Bartolomeo detto dalla scri mia (scherma) » α Franceschino. Nicolò . Prospero » Corradi d'Austria Domenico Corradini . Girolamo don.... Corrado tedesco Correggio (da) Corte (da) o Ruina Gasparo Cortellis (de) Guido Giovanni Cortellini Camillo « Galasso Nicolò Cosimo del fu Cecchino Cosmè o Gosmè Cossa Antonio » (del) Cristofano o Cristoforo α « » Cristoforo di Lodovico Cristoforo di Nicolò Francesco. Giovanni Nicolò Sebastiano Filippo , con Francesco e Costa (dalla) Bartolomeo » » » » 《 » « Bernardo fu Domenico Domenico fu Bartolomeo. Francesco. Giambattista . Girardo o Zirardo Lorenzo Michele Costabili Cesare. « ແ Gianfrancesco Rinaldo Costantino (de Lutero alias) Costantinopoli ( da) Giorgio fu Sal muratore 34 • ingegnere- 334, 534 intagliatore- 55, 705 intagliatore- 705 musico- 722 . orefice- 687 orepce- 685 orefice- 685, 687 orefice- 685, 687 ingegnere- 535 coniatore di medaglie- 672 intagliatore- 702 cantore 747 orologiajo- 450 piffero- 711 vedi Allegri architetto- 333 organista- 67 musico- 722 mascherajo- 667 cartolajo- 487 marangone 64 vedi Tura Cosimo muratore- 549 pittore- 52 muratore 97, 549-- muratore 549 pittore- 52 muratore- 450, 548, 549 muratore- 236,549 muratori- 549 tessitore di panni- 504 pittore- 567, 568 pittore- 567. pittore- 567 pittore- 215, 567 pittore- 21, 244, 567, 568 pittore- 198, 558, 567 pittore- 567 orefice- 692 librajo- 477 pittore- 55, 220, 255, 587 vedi Doşsi -- valore Costantinopolitano Teofane Costanzi Flaminio Costanzo Cottino Antonio . 756 pittore- 562 vedi Teofane coramaro d'oro- 655, 657 cantore 747 cantore Antonio (altro- già Galli) 722 cantore 722 Coxie o Coxcie Michele Cozza Giambattista Cramer Giani di altro Giani Crema (da) o da Reims Marco e An drea fratelli Cremona (da) don Ambrogio D α » D « D » » Antonio Battista Cabrino (de' Nodari) Carlo (da) Franchino Giovanni e Battista fratelli Giovanni Girolamo Lodovico Nicolò Cremonese (il) Cremonesi .... Cremonini Giovanni Battista Crescenzio Crescimbene Cristofano da Brexa pittore- 649 pittore- 67 cantore 747 orologiaj e balestraj- 490, 695, 696 miniatore- 70 orefice- 692 orefice- 687 orefice- 81, 461, 686 fabbricatore di organi- 358 orefice- 685 orefici- 683 orefice- 683 orefice- 694 orefice- 689 muratore 395 vedi Caletti Giuseppe instrumentista- 714 pittore- 550 tagliapietra 47 marangone 47, 217 vedi Brescia (da) Cristoforo (di) Antonio, o di Firenze vedi Firenze (da) Antonio di Cristoforo cantore 748 da Milano Crivelli Taddeo Crobicà Tommaso Cromer Cesare . Giulio e Cesare suo figlio » α Giulio (altro) Crotti Francesco Cumi Battista Cumis (de) .... fu Giovanni vedi Milano (da) miniatore- 641 pittore- 559 pittore- 621, 622 pittori 348, 621, 622 . pittore- 548 fabbricatore di letti a vento tagliapietra- 658 tessitore di panni- 504 D Ambrogio Dado (dal) Pietro Dalbuono Dall' Angelo Dall' Ettore Dall' Occa Dal Pozzo Damiano (fra) da Bergamo Danese cav. Luca Danicle da Lendinara tintore 512 488 cartolajo vedi Buono (dal) vedi Angelo (dall) vedi Ettore (dall) vedi Occa (dall) vedi Pozzo (dal) vedi Bergamo (da) architetto- 112, 427 vedi Canozio 544 -- Daniele da s. Pellegrino Daniello da Volterra Danson Guglielmo Dapiero Giorgio Dardazzo Ognibene Dardi Alfonso Davia Gaetano De Maria Giacomo 757 vedi Pellegrino (da) s. Daniele vedi Volterra (da) fabbricatore di tele- 509 tagliapietra- 659 maestro di scherma- 726 pittore- 622 scultore scagliolista- 319, 667 scultore 428, 666 Denonio (de) Francesco Diamanti Pietro Dianti Alberto Bartolomeo Bernardino α Giacomo pittore- 500 armajuolo- 494 falegname- 238 falegname- 213 falegname- 238 falegname- 100, 230 Gio. Antonio detto dall' Argento pittore- 590, 598 » Gio. Francesco alias dall'Argento pittore 598 Dirani Francesco Discaccia Angelo Cristoforo Doino Caterino Dolcetti Ignazio Dolcibello Domeneghe dal Chavallo Domenichini Gaetano Domenico » » D » (de) Antonio da Como dal Cavallo da Firenze da Milano dalle Nappe (di) Pier Maria pittore- 636 intagliatore- 58 intagliatore- 58 incisore- 485, 679 incisore- 681 vedi Dulcibello vedi Paris Domenico pittore incisore- 681 tagliapietra- 338 pittore- vedi Tommaso pittore e figlio Domenico vedi Como (da) vedi Paris Domenico vedi Firenze (da) vedi Milano (da) vedi Verona (da) Domenico vedi Modena (da) Donatello (Bardi Donato, o) Antonio scultore fonditore- 48, 415 Donati Bolzone Clemente . D Ignazio Doneta (della) Cristoforo . D Leonardo Donnabella Giulio Donnabona Bernardino orologiajo- 449 stampatore- 472, 473, 500 musico 722 librajo 486, 509 damascaro- 509 pittore 627 intagliatore- 699 Donzellamoglie diM. Paolo da Venezia calzettaja- 509 Doria Francesco Dossazzo » . coramaro d'oro 655 vedi Dossi Evangelista Battista (de Lutero alias Costan tino ) Giovanni detto M. Dosso Evangelista 48 pittore- 600 , 605,606 , 607,608 , 609, 612 pittore 551 , 558 , 605, 606,607 , 608, 609 pittore 607, 608, 609 -- Dossazzo fratelli Draghi Antonio . Dryzhen Andrea Dulcibello Benedetto Durante da Castel Durante Durero o Duro Alberto » » Rinaldo e Pietro di Domenico . Eastlake cav. Luigi Carlo Enrico di Brabante di Colonia ?) Enzola Francesco Ercole di Cristoforo dalle forbici Eremita (') Estense Baldassare. Ettore (dall ) o Ettori Giambattista Evangelista (fra) tedesco . » » (fra) tedesco : (fra) da Reggio . Evangelisti Agostino » Giovanni Basilio 758 pittori- 78, 332, 529, 550, 595, 605, 649, 651 musico- 722 stampatore- 472 stampatore- 479 boccalaro- 676 pittore incisore- 350, 559, 682 arazzieri- 649 pittore dilettante- 405 vedi Brabante (di) vedi Colonia (di) arazziere- 654 intagliatore- 699 intarsiatore- 705 coniatore di medaglie- 672 501 orefice- 691 vedi Giusberti Giulio pittore e coniatore di medaglie- 581 , 582, 583, 672 pittore incisore- 635, 744 . miniatore- 70 scrittore- 641 vedi Reggio (da) marangone 60-- marangone 60 Evil (d') Merodae Millanta Fabbri Giovanni D Maria Giambattista Fabiani Alessandro Fabio Fabris A. Fabro (del) Simone » Primo Facchinetti Giulio Facchini Francesco Faccini Bartolomeo » : musico 744 orefice- 692 inciditrice- 681 stampatore 486 lanarolo-- 505 cantore 748 coniatore di medaglie- 672 scrittore- 639 intarsiatore- 706 tagliapietra- 246 violinista- 714 pittore- 623 Girolamo e Bartolomeo fratelli pittori- 528 » Girolamo Faenza (da) Andrea » D " D Antonio (da) Bartolomeo (da) Biagio pittore- 31, 35, 37, 623 muratore 549 boccalaro- 677 organista- 744 boccalaro- 677 (da) Catto (forse Catti, o Gatti) boccalaro- 677 (da) fra Melchiorre. » (da) Nicolò Faifari don Alessandro .. . boccalaro- 674 orefice- 81 musico 722 -- Falavena Carlo . Falcone (dal) Iames Falzagalloni Stefano Fanino Girolamo Muzio Fanti Francesco » » 759 intagliatore- 702 cantore 747 pittore- 564 pittore- 624 carrozzajo- 515 Sigismondo Fantocci o Fantozzi detto Parma Fran cesco Fava conte Ottavio Fedeli Domenico Ferdinando Federico Parmense . Federzoni Martino » Tommaso Felice (da san) Felini Luca Feloni Giovanni. Ferdini Carlo Ferialdi Angelo . Ferrara (da) Antonio » intagliatore- 702 scrittore- 160, 480, 603, 639, 698 pittore- 221, 634 pittore- 635 fabbricatore di organi- 67 orefice- 694 ricamatore- 647 vedi Parma (da) carrozzajo- 514 carrozzajo- 514, 545 vedi Sanfelice (da) intagliatore- 703 arazziere (?)- 651 pittore- 28, 29 musico- 722 intagliatore- 48 (da) Antonio detto dagli Organi organista- 714 » » » » « » » » α ) » » » (da) Battista . (da) Cesare (da) fra Cesare (da) Cristoforo ricamatore- 75 vedi Collevati musico 745 . intagliatore- 699 (da) Gaudenzio (per errore) . pittore- 596 (da) Giacomo. (da) Giacomo (da) Gian . (da) Giovanni (da) Gio. Battista (da) Ippolito (da) Paolo (da) Pietro (da) Stefano seniore (da) Stefano juniore Ferraresi Gio. Battista Ferrari Bartolomeo » » D » » « « Bernardino (Bianco di) don Carlo. Francesco. Gaudenzio. o Gennari (de) Giovanni Girolamo Giuseppe tagliapietra- 52 scultore 318 musico 748 architetto 537 pittore- 613 fabbricatore di sapone stampatore- 478 muratore 550 pittore- 563, 564 pittore 564 pittore- 632 muratore 61, 62 fonditore- 427, 674 vedi Bianco (di) vedi Porta Ferrari pittore- 64 pittore- 596 muratore 61 520 pittore- 591 e aggiunte e correzioni Ferrazzolo Cesare Ferreri Andrea . scultore- 319, 429 musico scultore 712 86 760 Ferri Luigi Ferro Carlo o Carlino Ferrocci Ferrozzi Alberto Zeneso (Ginesio) Ferruzzi Cesare. Fiandra (di) Bartolomeo filatojajo- 509 maestro di ballo- 726 vedi Ferrozzi pittore- 604, 621 pittore- 621 musico 712-- cantore 746 Fiaschi Carlo detto l' Arlecchino D conte Luigi Ficarolo (da) Nicolò Ficcio Bartolomeo Fierlans Nicolò Martino Fiessi Giulio . comico 749 violinista- 722 scultore cantore pittore 89, 91 68 28, 29, 632 suonatore Fiesso (da) Guglielmo. 722 ricamatore- 647 don Sigismondo. D Filarete Antonio Filippi Andrea » » α » » « Camillo Camillo Cesare Francesco. Giuseppe Pietro Pietro (altro) Sebastiano detto Bastianino . Vincenzo Filippo. α Filoni Eredi » Girolamo Filottrano (da) Lucilio Finelli cav. Carlo Fini Fino e Bernardino (pretesi) Fioravanti Ridolfo detto Aristotile (Alberti) D » Fioretti Gio. Antonio Fiorini Bernardino . Costantino Florio Gherardo miniatore- 70, 641 scultore fonditore- 415 pittore- 635 pittore- 609, 610, 612 vedi anche Camillo pittore pittore 610, 611 pittore- 635 . pittore- 634 pittore- 634 pittore- 634 pittore- 60, 61, 326, 327, 530, 610, 611, 612 pittore- 222, 223, 224 pittore- 338 orefice- 462 stampatori- 486 stampatore- 436 disegnatore a penna 640 scultore- 666 pittori- 237, 585, 586 architetto- 547 pittore- 632 pittore- 587, 588 pittore e maestro di ballo- 587, 726 Gio. Francesco Girolamo 0 » Ippolito Sigismondo Fiorino α 1 Firenze (da) Antonio di Cristoforo (da) Antonio de Gasparo. D D (da) Antonio di Nicolò (da) Bartolomeo di Biagio pittore- 339 pittore- 588 pittore- 588 pittore- 624 musico- 722 pittore- 217, 587 tagliapietra- 97 scultore fond.- 415, 416, 417, 418, 421 vedi Gasparo (de) intagliatore- 63 tagliapietra- 56. 761 Firenze (da) Bartolomeo detto Meo di Checco ecc. (da) Ciono (Uguccione) (da) Cristoforo » (da) Domenico (da) Domenico . tagliapietra- 49 , 52, 64, 88, 97, 98, 99, 100, 286, 417, 418, 419, 420, 421, 422, 658 lanarolo scultore 504 92 tagliapietra- 213 ingegnere 259, 554 (da) Giovanni d. Gio. Fiorentino vedi Corniole (delle) Giovanni (da) Luca de Jacomo » » D α D » D » (da) Michele (da) Nicolò (da) Paolo de Lucha (da) Paolo (da) Paolo di Luca (da) Ricco (da) Rinaldo . (da) Sandro de Bartolo (da) Stoldo Flaminet Flaminia Flori Bernardino Floriani cav. Pietro Fogliani Giacomo D Lodovico Folco tagliapietra- 97 orologiajo 449 tagliapietra- 420, 424, vedi anche Ba roncelli Nicolò . tagliapietra- 56, 63 tagliapietra- 420, 421 fenestrajo- 97 tintore 511 fabbricatore di organi- 66 tagliapietra- 56 tagliapietra- 56 vedi Freminet comica- vedi Balletti Riccoboni Elena pittore- 334 architetto- 536 organista- 715 musico 711 . fabbro ferrajo- 568 Foligno o Fuligno (da) Gio. Antonio orefice 462, 463, 464, 690, 691 (da) Giulio Fontana Alberto orefice 448, 694 pittore- 604, 613 Camillo detto Camillo da Urbino boccalaro 670, 674, 675, 676, 679, ed aggiunte e correzioni » » D D Flaminio Guido Durante Guido di Nicolò. Nicolò di Guido. Fontana Orazio Fontina (de la) Forlì (da) Meliore Formentini Giuseppe Fornari Tommaso Fortini Carlo Forzatè Francesco Foscardo Camillo Foschini prof. Antonio D Tosi Fossombrone (il frate da) . Fracasso . boccalaro 675, 676, 679, ed aggiun te e correzioni boccalaro- 675, 676 boccalaro- 675 , 676 , ed aggiunte e correzioni boccalaro- 675, 676 boccalaro- 675, 676, 679 vedi Zambardi tintore . 514 stampatore- 485 stampatore- 486 pittore- 29 pannajuolo- 505 tagliapietra- 103,664 architetto- 104, 107, 222, 223, 225, 548 vedi Tosi Foschini vedi Frate (il) pittore cartolaro- 488 - 762 Frambaja Augusto o Agostino . Francesca (della) Pietro . Francesco (di san) Iacobo . ricamatore- 646 pittore- 322, 339, 540, 529, 559 pittore- 73, 74 » » » » » » α α (altro) del fu Antonio di Gregorio fu Michele fra Corradino e figlio Girolamo di Clemente di Amorotto della Mirandola da Codigoro da Medola Franchi Giacomo » . Tommaso . Franchini Giovanni Battista . » Giovanni Battista Francia (di) Andrea o Gallo » α « (di) Claudio • (di) Francesco, e Antonio (Raibolini Francesco detto il) » D (di) Gianino (di) Giovanni. Franco da Bologna » Giovanni Battista Frangia (della) Paolo d. Paolo Romano Franzini Marcantonio Frate (il) pittore (forse Carli Gio. Batt. detto il frate da Fossombrone) Frediani Augusto Fregi Valerio Freguglia Domenico Giovanni Battista Freminet o Flaminet cav. Martino Frescobaldi don Cesare Girolamo Friada Giacomo . Frisati Nicolò Frisoni Marco detto dal Campione » Gabriele Fritellino . Frixi (de) Lorenzo Fufia (de) Martino Fulgineo o (forse il Foligno da) Gian nantonio ricamatore- 76 orefice- 79 orefice- 82, 669 tagliapietra- 425 balestrajo- 491 boccalaro- 609,677 tagliapietra- 662 • violinista- 186, 744 orefice- 684 orefici- 690 intarsiatore- 706 trombone- 744 vedi Mirandola (della) vedi Codigoro (da) vedi Medola (da) cartolajo- 488 cantore 722 pittore- 28 orefice- 694 vedi Belforte musico cantori 712 746 pittore- vedi aggiunte e correzioni ricamatore- 74 fonditore- 419, 421 vedi Bologna (da) pittore- 558 scultore fonditore- 669 orefice- 693 677 vedi anche Bonfaj Ippolito violinista- 714 pittore- 632 orefice- 83 ingegnere- 535 pittore- 627, 628 musico 722 organista- 722 orefice- 683 fabbricatore di tele- 510 architetto 664 tagliapietra- 45, 53, 100, 101, 661 vedi Cecchini Pier Maria vedi Como (da) cartolajo e librajo- 487 orefpice- 691 763 Fulgineo Giovanni Sante . » Giulio Furlano don Girolamo. » » Furlas Achille Fusari Francesco Fusinato Vincenzo Fust Giovanni Ga (de) Baldassare. Gabioli Giovanni Pietro » Gabriele » (Bonaccioli Girolamo) di Maestro Michele. Gabrieletto o Gabriletto Gabrieli Bernardino Gabriele seniore « » » » Gabriele juniore Bongiovanni di Geminiano Francesca detta la Gabriellina Gabriellina (la) . Gadaldini Antonio e Filippo Gaetani Giambattista . orefice- 692 orefice- 692 cantore 68 falegname- 213 cantore 717 pittore- 632 orefice- 688 intarsiatore- 706 . orefice e stampatore- 472 intarsiatore- 705 falegname- 242 falegname- 697 orefice- 82 pittore- 82 vedi Padova (da) Antonio vedi Bonaccioli pittore e tappezziere- 576, 577, 650 pittore- 576, 577 pittore- 577 pittore cantante 575, 576, 577, 578, 704 748 vedi Gabrielli Francesca stampatori- 467 pittore- 29 Gaibana (o da Gaibana) Giovanni D Gajani Sante. (da) Giovanni Galassi Galasso . Galasso Galdura Vincenzo Galeotto Galerii Giacomo. Gallarace (de) Gio. Antonio . Galletto Galli da Bibiena Antonio Galli Antonio Galli don Gio. Battista Gallico Ruggiero da Bruggia Gallina Ambrogio Gallo Andrea . . ebreo Giovanni Galluzzi Battista Galvani Lodovico, Giacobo, Gherardo, Alessandro e Girolamo Gambari Domenico. Gambyn Giuliano Gandolfi Francesco. miniatore- 643 orefice- 684 suonatore 725 pittore- 26, 558, 562, 568, 575 stuccatore 220 vedi anche Alghisi stampatore- 484 orefice- 685 intarsiatore- 706 cartolajo- 474 orefice- 695 pittore- 547 vedi Cottino Antonio (altro) incisore- 225, 681 pittore- 590 orologiajo- 450 vedi Belforte stampatore- vedi Ben-Ascharà stampatore- vedi Picardo zecchiere- 462, 466 vasellaj- 523 zecchiere- 462, 465 boccalaro- 674, 675 intagliatore- 59 764-- Gandolfi Stefano Garisendi . Garofalo Garotta Marco Gasparini Francesco Maria Gasparino. D di Gio. di s. Agostino da Vicenza Gasparo (de) o Gaspari Antonio da Firenze . α ५ D intagliatore- 59 : vedi Grisendi vedi Tisi Benvenuto tagliapietra- 222 tessitore di panni- 504 tagliapietra- 659 vedi Vicenza (da) ingegnere- 213, 214-- di Giacomo Filippo (forseFilippi) pittore 597 « fu Simeone 510 ingegnere 254 manganaro intagliatore- 703 Gatti Battista D Battista e Camillo » Giovanni, Teseo e Lucio. Gavaceto Giacomo » Tommaso . Gavi Bernardino Gazino Girolamo Gazzola Gazzuolo o Gazzola Francesco . Ruggiero Gelasio di Nicolò della Masnada Gelino Zanbattista . Geminiano Bongiovanni o di Bongio vanni D Genesini Gennari Benedetto juniore » D fratelli . (de') Giovanni Genova (da) Giacomo . » (da) Quirico Genta prof. Gaetano Gerardino. Gerardo o Gherardo fu Andrea Germania (di) Giovanni Gerolmetto Gerri Lorenzo Gesulis (de) Giovanni Ghedini Giuseppe Gherardi Francesco Ghillini o Ghillino Francesco Ghirardoni Andrea. Ghisi Giuseppe Ghisilieri o Gisilieri Gerardo Giacomelli Antonio. Giacomo di Guido boccalaro- 678, ed aggiunte e correzioni boccalari- vedi ed aggiunte e correzioni boccalari- 678 pittore- 561,562 lanarolo 561, 562 cartolajo- 488 cartolajo- 488 vedi Gazzuolo pittore- 621 pittore- 621 pittore- 85, 172 cantore 68 pittore- 30, 67, vedi anche Gabrieli pittore- 595 vedi Canozj pittore- 629, 630 pittori- 628, 630 vedi Ferrari (de) Giovanni tessitore di panni 504 maestro di scherma- 725 architetto 222, 548 tessitore di panni- 504 pittore- vedi Vicenza (da) pittore- 699 vedi Bonaccioli Girolamo orefice- 694 arazziere- 649 pittore- 319 stampatore- 485, vedi anche Girardi pittore 28, 348 pittore- 617 intagliatore- 702 miniatore- 641 orefice- 690 pittore 62, 213 fonditore- 110 -- Giacomo (altro) . del fu Rinaldo » detto Barasso 765 fonditore- 495 muratore 395 tagliapietra- 659, vedi anche Jacomo » Giambellino Gian francese Gianagostino da Padova Giandusi Cristoforo intagliatore- 699 vedi Bellini Giovanni pittore- 246 vedi Padova (da) intagliatore- 698 Gianes Franceschino ( forse il Gian ) pittore- 246 Gian Francesco Giani D e Bertolani Vincenzo Gianino di Francia. Gianluca di Genova Gianni guascone Gigli o Zilj Bertolino da Cento Giglio Bolzoni (del) Febo » « ) Francesco. ed eredi Giacomo Jacobo . Jacobo (altro) » fratelli . Gigliolo fu Nicolino Gilardoni o Giraldoni Gio. Andrea Giorgi Filippo Giorgio Andrea . D » fu Domenico d' Ungheria. fu Salvatore Giorgione . Giori Lodovico Giotto (Angiolotto di Bondone). Giovane (il) del frate di san Marco Giovanni (forse il Bianchini) Giovanni di M. Polo (Paolo) » » » » » francese di Pietro scrignario orefice- 601 cantore 746 vedi Bertolani tagliapietra- 666 vedi Francia (di) scultore- 427 cantore 528 ingegnere- 4, 5, 445, 448, 453, 546 vedi Bolzoni Giglio cartolajo- 484, 485 librajo- 484 stampatori- 485 stampatore- 485 cartolajo- 484 cartolajo- 484 stampatori- 485 spadaro- 490 tagliapietra- 662 tagliapietra- 347 intagliatore- 28 pittore- 52 vedi Ungheria (d') vedi Costantinopoli (da) vedi Barbarelli pittore- 637 pittore- 210, 321, 339, 376, 559, 565, 564, ed aggiunte e correzioni vedi Serani Agnolo pittore- 52 fonditore- 110 cantore 186 stampatore- 480, 484 sellajo- 515 scrittore- 638 0 delle Corniole, d. Gio. Fiorentino incisore di gemme " D » » fu Bonmercato dal Cavallo delle 'Corniole . orefice- 684 intarsiatore- 705 flautista- 744 vedi Baroncelli 673 vedi Corniole ( delle ) D (da san) Oliviero 49 vedi Oliviero (da san) Giovanni (dasan)Valerio (forseOliviero) vedi Valerio (da san) « ৫ » » » D Giovannino Giovenco di Lorenzo della stufa Giraldi Bartolomeo Giraldoni . Girardi o Gherardi Benedetto Girardo Girolamo » » del fu Antonio pittore di Bongiovanni Gironi Giuseppe. Giuliani don Cristino Giulio romano Giunipero (fra cappuccino) Giunta Giovanni. » pisano . Giusberti Giulio detto l' Eremita Giuseppe di M. Polo (Paolo) Giusto (da Padova) Gnoli Alberto » Bartolomeo Gobbo (del) Andrea Gobelin Egidio Goretti Alfonso » Antonio Gosmè o Cosmè Gracini Gradella Iacobo. » Sebastiano » tagliapietra- vedi Camino (da) da Udine (di) Gasparino di s. Agostino da Vicenza Antonio Battista (altro) Francesco di M. Girardo Giacomo 0 . vedi Pellegrino da san Daniele vedi Vicenza (da) peltraro- 501 tagliapietra- 52 ricamatore 646 ricamatore- 648 pittore- 325 armajuolo- 491 cantore 68 524 scrittore 639 vedi Gilardoni intarsiatore- 705 pittore 67, 575 orefice- 82 intarsiatore- 706 pittore 583, 584 vedi Geminiano stampatore 485 cantore scultore 68 663 vedi Pippi Giulio ingegnere- 235 tintore 544 pittore- 334 musico 712 fonditore- 110 pittore- 565 incisore incisore-- 680 680 vedi Solari tintore 649 scrittore sulla musica- 725 musico 743 vedi Tura Cosimo vedi Grazzini muratore 611 vedi Filippi Sebastiano (diverso dal Filippi) pittore- 611, 612 Grana Giovanni Battista » Rinaldo » Grandi Domenico » » Ercole fu Giulio Cesare alias Roberti Ercole Girolamo .. » Grassaleoni Girolamo . coramaro d'oro 654 . drappiere- 505 vedi Scoperti pittore- 634 pittore- 422, 423, 558, 588, 589 pittore- vedi Roberti pittore- vedi c. s. pittore 31, 57 766 767-- Grassi Andrea » Federico Grasso Giovanni 》 Grazzini Alessandro , Enea , Camillo , Giovanni, Girolamo e Carlo 》 Gian Paolo Pier Francesco » Gregorio (di) Antonio fu Gasparino . Griffi Alberto, od Albertino. Battista Grilandini Maffeo Grilino e Guideto stampatore- 476, 477 lattajo- 34 fenestrajo- 53 pittore di majoliche- 677 orefici- 694 orefice e pittore- 83, 694 orefice e pittore- 82, 83, 694 . vedi Antonio di Gregorio cartolajo- 487 pittore 396,600 pittore 334 tagliapietra- 336 Grillenzoni Giuseppe Grimaldi Antonio » Gaetano Giacomo Grisani Giovanni Grisendi o Garisendi Gabriele » Tommaso . Grivio Giovanni . Grossi Gio. Francesco alias Siface Grua Rinaldo Grumi Giuseppe. Guaraldi Giuseppe ) Jacomo Guardino Giovanni Antonio Guariento . Guarnieri . Guasparino Gregorio Guastavini Bertolino Gubbio (da) Oderigi Guercino (il) . Guglielmo romano . » chierico ( o Chierici ) converso de' PP. Predicatori » Guglielmo da Marsiglia » » Guido (don) » d' Arezzo milanese Guidone Giovanni Antonio Guitti Francesco Francesco Guizzardelli Antonio Guttembergh Giovanni Guzzoni Marcantonio lanaroli- 504 pittore dilettante- 637 violinista- 723 violinista- 744 violinista- 744 vetrajo- 525 carrozzajo e intagliatore- 515, 700 maestro di cocchi e intagliatore- 437, 545, 700 cantore 747 musico 743 . • arazziere- 650 orepce- 695 pittore- 634 orefice- 691 tagliapietra- 103, 664 pittore- 339, 391 istrumentista 714 cartolajo- 302 lanarolo- 504 miniatore- 640, 643 vedi Barbieri Gianfrancesco scrittore- 10 pittore- 62 scultore- 91 vedi Marsiglia (da) ingegnere- 535 intagliatore- 699 organista- 66 vedi Arezzo (d ) Guido vedi Milano (da) stampatore- 484, 485 architetto e pittore- 634 maestro di ballo- 726 violinista- 714, 723 stampatore- 472 orefice- 693 768 Hamerani Ottone Hamingher Michele. Havic Giovanni Hucher Antonio. coniatore di medaglie- 672 orefice- 694 cantore 748 stampatore e intagliatore- 481, 698 Iaches o Giacomo Iacheto (don) Iacomelli Giovanni Iacomo detto Barassa . Iacopo » Andrea. Carpesano ( da Carpi ) » Iacquier fra Francesco Imberti Giovanni Imola (da) don Beltrame. Ippolito (don) ferrarese » Iseppi Giacomo Iseppo Giuseppe » Isnardi Paolo (per errore del Posse vino detto Isuardi). Isnardi Paolo Julio Killian. » Luca Krieuber Giovanni Labacco Antonio Laizza o Soizza (de) Antonio Lamagna (da) Santo « Simone Lamberto fiammingo Lambrecht Giovanni Lana Lodovico Lanze (dalle) Pietro « Rizzardo Lanzolo Baldassare α Bartolomeo Lodovico Lanzone Lodovico La-Seur fra Tommaso Laude (de) Filippo . Daurenti Cornelio Lazzari Francesco Lazzarini Bernardino detto Toso orefice- 694 cantore 747 ingegnere- 535 tagliapietra- 100, vedi anche Giacomo tagliapietra orefice- 81 231 boccalaro- 677 architetto- 341, 342 magnano vedi Catabene ingegnere- 535 stampatore 485 miniatore e scrittore cantore 712 vedi Ferrara (da) ingegnere 532 tagliapietra- 103 orefice- 694 cantore 723 vedi Isnardi cantore 68 incisore incisore-- 246 681 litografo- 604 architetto- 285 pannajuolo- 503 vedi Alemagna (da) vedi c. s. intarsiatore- 246,706 fonditore- 496 pittore 628, 680 vedi Rizzardi vedi Rizzardo orepce- 683 orepce- 683 orefice- 692 pittore- 624-- ingegnere 535 lanajuolo cantore 746 506 vedi Bramante tagliapietra- 661 74, 639 -- 769 Lazzaro Lecchi P. Antonio . . pittore- 624 ingegnere 535 Leccioli Giacobo o Luzulo o Leuzolo orefice- 684 Lecho (de) tagliapietra- 95 Antonio Lege (Liegi de) Giovanni. Legiuno (da) Antonio . Leiay Gerardo di Gerardo Lelio Lemagnia (di) Zorzo D Lena Giuliano Lendinara (da) Gio. Andrea. (da) Daniele (da) maestri » Leonardo . di Domenico. D da Vinci cestaro . 21 cantore 748 vedi Ligono (da) cantore 746 comico vedi Riccoboni vedi Alemagna (di) Giorgio architetto- 132 orefice- 683 vedi Canozio Daniele vedi Canozj armajuolo- 491 . sellajo- 515 vedi Vinci (da) Leoni Battista detto Leon dalle stampe orefice e coniatore- 463, 464 » Nicolò suor Olimpia. Lera fiammingo . Lespartini. Leuti Agostino Leuzolo Libanti Domenico Licinio Bernardino . » « D Giovanni Antonio detto Regillo il Pordenone Giovanni Maria di Bernardino . famiglia Liegi (de) . Ligono (da) (forse Ligiuno) de Osteno Antonio. Ligorio Pirro « Pirro Tramezzino ( forse Tre mezzino) Lino (o da Lino) Paride . Lione (de) Jacomo . Liuti (dai), forse Leuti, Antonio Lixignolo Giacomo. Lodi Angelo D » D » Antonio cav. Carlo (da) fra Francesco . Lodovico (da) Giovanni » (Raimondi) Lolo Pietro zecchiere- 464 suonatrice- 723 pittore- 613 • vedi Aspertini orefice- 684, ed aggiunte e correzioni vedi Leccioli ricamatore- 76 pittore- 604 pittore- 78, 351, 558, 603, 604, 649 pittore- 604 604 vedi Lege (de) tagliapietra- 661 pittore architetto- 221, 353, 529, 545, 558, 618, 652 incisore e calcografo- 618, ed aggiun te e correzioni orefice- 694 ingegnere- 533 suonatore 741 coniatore di medaglie- 672 musico 723 musico 723 musico- 723 cantore 746 architetto- 494 intarsiatore- 704 vedi Parma (da) cartolajo- 488 770 Lombardi Alfonso « , » » « scultore fonditore- 49, 657 Bernardino detto il Confidente comico- 749 Filippo. Girolamo e Pietro Giulio . . cantore 720 scultori fonditori- 657 intarsiatore- 706 scultori 558 Lombardini Zanotto fu Lombardino . pittore- 560 Lorena (di) Francesco Lorenzi Domenico Lorenzo bolognese . » de Frixi da Como Loschi (Pio) Cosimo Lovato Battista Giulio Luca campanaro fiammingo. Lucca (di) Paolo α (da) Vincenzo Lucchini Ercole Lucha (de) Paolo da Firenze Luchino Angelo Lugano (da) o da Milano Bernardino Pietro » Luigi K Lunardo Taddeo Lupi (de) Giacomo. Lupi Pietro Lupis (de) don Masino Luppi Lorenzo cantore 747 vellutaro- 508 pittore- vedi Bologna (da) vedi Como (da) pittore 600 tornitore- 707 intarsiatore- 705, 707 fonditore- 110,668 vedi Lera scultore- 658, 659 tintore 286, 512 pittore- 530 vedi Firenze (da) Paolo . intarsiatore- 58, 59 scultore- 318 tagliapietra- 52 tagliapietra- vedi Antonio armajuolo- 491, 525 boccalaro- 525 ricamatore- 646 tornitore- 221 cantore suonatore Lutero alias Costantino detto Dosso . vedi Dossi Luzulo (Leccioli) Iacopo . Luzzaschi Luzzasco 717 723 orefice- 603 musico organista- 68, 722, 723 Macanti Bastiano » Matteo . Maccapani Marco Maestri Lorenzo Maffei Lodovico . » (dè) Lunardo Magagnino Giovanni Battista ) Girolamo Magnani Baldassare » ) » » Cristoforo e Vitale. Giacomo Giovanni Girolamo Jacobo . Magnini Lodovico Maghanini Iacopo .. vasellajo- 524 vasellajo- 523 tagliapietra- 664 vetrajo 525 violinista- 744 tagliapietra- 97 pittore- 35, 36, 37 vellutaro- 508 orefice- 685 orefici- 685 orefice- 685, 687 orefice- 685, 687 prefice 685 orefice- vedi aggiunte e correzioni orefice- 688 armajolo- 491 -- 771 Magnifici suor Raffaella Magnolino Battista . Magonza (da) Alberto . • cantante Magro (del) Guglielmo 712 setajuolo- 508 figulino- 525 Maistrello Antonio Malacisi alias Pisani Malagola Taddeo Malatesta . » » mastro Bartolomeo. miniatore- 70, 641 muratore 54 vedi Pisani vellutaro- 508 • . pittore 56, 76, 565 pittore (?)- 565 Gio. Francesco di M. Malatesta pittore- 565 Malatesta Pasio . » Pietro romano (di Roma) » Venante, o Venanzio di M.0 Ma latesta • Malatesti Giuliano detto il Nano Malazissi (Malagigi) Lachino Malmignati Tommaso. Malpii ( forse Malpiglio o Malpighi ) Paolo . Malvezzi Antonio Benedetto . » D Francesco Francesco Mamaj Antonio Maria Mamari Giuseppe Mambri Giovanni Battista Mammarelli Benedetto Domenico . » Francesco Lorenzo Manara Baldassare. D Curzio . Francesco. • pittore- 565 pittore- 565 . . . . pittore (?)- 565 timpanista- 743 orefice- 102 vedi Tommaso pittore boccalaro- 523 pittore- 572, 623 . pittore- 623 pittore 624 indoratore- 34 intagliatore- 703 pittore- 29 bicchierajo- 525 stampatore- 484 stampatore- 482, 483, 484 stampatore- 485 librajo- 484 boccalaro- 677 musico 723 » Manarini Francesco Mandolini Gaetano , Gius. e Vincenzo incisori- 680 musico- 723 boccalaro- 523 Manfrè Giovanni Manfredi suor Claudia Eustachio . » don Ippolito Manfredini Giovanni D Nemesio Maniagaja Iacomo Mantova (da) Albertino » « α (da) Antonio (da) Sperindio (da) Sperindio di Nicolò (da) Tommaso Mantovani Francesco Marangoni Antonio. Marceto Francesco. stampatore- 486 cantante 712 . • . . ingegnere- 535 cantore 68-- muratore 549 flautista- 723 orefice- 694 vedi Rasconi muratore 40 pittore 21, 214 vedi Sperindio tessitore di panni- 504 pittore- 632 intagliatore- 703 boccalaro (?)- 676 -- « Marchesini Andrea. Bastiano Pier Jacomo . Marco » (da san) fra Bartolomeo fu Franceschino. Marcobruno Altobello . Marconato Giovanni Marco Marconcini Gaetano α » Giuseppe Luigi Marconi Giacomo Marescalchi Giovannino Marescalco Marescotti Antonio. » Marescotti Giuseppe Maresti cav. Alfonso D Francesco. 772 tagliapietra- 666 orefice- 692 ingegnere- 533 orefice- 694 vedi Bartolomeo da san Marco scrittore- 638 ingegnere- 440 orologiajo- 326 instrumentista- 714 instrumentista- 527, 744 instrumentista- 714 violinista- 744 pittore- 560 vedi Bonconsigli Giovanni scultore fonditore- 46 marangone meccanico stampatore- 324, 485 Giambattista Maria (de) Giacomo Mariani Francesco Marocco Bernardino Maron Nicola Maroni Giovanni Marrara (da) Giacomo Marsello Giovanni Battista Marsiglia (da) Guglielmo . Marsigli Bernardino « » Fino ( non Francesco ) Pavia orologiajo stampatore 697 485 vedi De Maria orefpice- 683 intarsiatore- 705 musico- 748 musico- 723 intarsiatore- 705 tornitore- 28 pittore- 465 pittore- 41, 585,586 . 143 pittore- 40, 41, 247, 585 Martignoni Pietro Martinelo Antonio Martini P. Giovanni Battista Martino fu Antoniolo n Martire Pietro Marzola Gaetano orefice- 692 orefice- 683 falegname- 215 musico- 725 cartolajo- 487 tornitore- 707 vedi Pietro Martire fonditore- 674 Mascare (delle) Galasso e Baldass. frat. mascheraj- 667 D Gian Giacomo Mascarini Nicola Masi Alberto D conte Bartolomeo « Giovanni Masini (de) don Matteo : Masnada (della) Gelasio Masolli Marco Massa (dalla) Bellino Pietro Mathias Matteo . mascherajo- 662, 666 scrittore- 639 pittore- 632 musico- 723 pittore incisore- 225, 680 : vedi Termiern vedi Gelasio scagliolista- 55 muratore 100, 102 vedi Rizzardi cantore 746 pittore- 613 773 MattiBernardo d. Bernardo degliorologi orologiajo- 343 Mattia .. Maufer Pietro Maurelio Mazzaferrata Giovanni Battista . Mazzarelli (non Muzzarelli) Mazzi Alvigi (Luigi) Mazzola Francesco d. il Parmigianino Mazzocchi Ciovanni detto Bondeno » Iacopo . Sigismondo eredi ) Mazzolella Jacomo veronese. Mazzolino Giovanni D Lodovico Mazzoni Antonio Mazzuoli Iseppe d. il Bastarolo Medola (da) Francesco Meert Mela (della) Meleghini Giovanni. Federico « Giovanni tagliapietra- 97 stampatore 478 pittore- 53, vedi anche Ocelli musico 723 architetto 43, 112, 221, 547 musico- 715, 723 pittore- 556, 558 librajo e stampatore- 286, 478,479 478 stampatore-- stampatore 479 cartolaj- 479 tagliapietra 100 pittore (?)- 596 pittore 54, 558, 596, 597 orefice- 686 pittore e architetto- 102, 620 pittore- 325 vedi Mera cimatore 452 orefice- 541 orefice- 685, 684 orefice- 684 Meleghino, o Melegino Iacobo architetto- 197, 541 Meletti Luigi. Melina Giuseppe, e moglie Mella (della) Lodovico D (dalla) Paolo . Meloncini Lanfranco Meloni Pietro Antonio Melotti Paolo Antonio. Menegatti Gio. Battista » Giuseppe Meo da Firenze. Mera o Meert o Merat Pietro Merat . Mercadello (de) fra Giovanni Mercati Merchiori Giovanni. Merenda don Girolamo Merighi Battista. Merli Gregorio Merlo Francesco Merlotti Merulo (Merlotti) Claudio Mezzadri Alessandro Mezzogori Cesare don Giovanni Nicolò Michele tedesco . 50 istrumentista- 714 fuochisti- 726 maestro di ballo- 726 cartolajo- 488 orefice- 689 pittore incisore- 680 marangone 112 pittore- 28, 3548 pittore- 633 vedi Firenze (da) pittore- 625 vedi Mera fabbricatore di organi- 66 vedi Rafanelli scultore- 428 cantore 748 intagliatore- 38 intagliatore- 703 stampatore 480 vedi Merulo Claudio musico organista- 483, 712, 723 violinista- 724 scultore- 428 musico 723 musico 712 scrittore 246 774 Michieli Giovanni Maria stampatore- 481 Pastorino . Michilino Zan Maria Migliani Francesco . Migliaro (da) Lanfranco Milani Aureliano Milano (da) Amadio » » ) » ) » D D (da) Ambrogio (da) Ambrogio (altro) . (da) Andrea (da) Antonio . (da) Bernardino. (da) Cristoforo (da) Domenico, e Bernardino (da) Francesco (da) Giovanni Antonio. (da) Guido (da) Pellegrino (da) Pietro Milio (forse Emilii) Giovanni Mille Giovanni Milleville Alessandro Mirandola (della) Albertino » (della) Alberto vedi Pastorini carrozzajo- 515 pittore 636, 657 orefice- 685 pittore 555 coniatore di medaglie- 672, 685 scultore 47, 95, 659, 660 vedi Baroccio Ambrogio orefice- 685 ingegnere- 230 tagliapietra- 558,vedi anche Lugano (da) scultore 348, 423 tagliapietre- 425 intagliatore- 705 • tintore 511 orefice- 692 cartolajo- 488 vellutaro- 508 tintore 512 arazziere- 650 musico organista- 723, 724 pittore- 85, 598 indoratore- 58 (della) Francesco di Amorotto . tagliapietra- 420, 424, 658, 659 " (della) Giovanni . Mirengi Francesco Miretto Giovanni » Nicolò fu Antonio Missoli Antonio . Mistro (del) Matergiono Mocchi Francesco D . . Moisè Inginolfo Moletta (di) Vitale . Modena (da) Capitano frate (da) Francesco fu Bernardino . » (da) Giovanni arazziere 650 vetrajo- 525 pittore- 565, 564 pittore-563 pittore- 625 musico- 744 scultore fonditore- 426 ingegnere- 534 schioppettiere- 492 vedi Seghizzi Iacopo intarsiatore 494, 705 figulino- 522 ) » ५ » » » (da) Giovanni Maria (da) Giuliano (da) Pandolfo Mona Domenico. 20 Mondino (da) Martino di Giorgio (da) Paolo (forse Domenichi ) (altro) Monferrato de Calcagnini Paolo (da) Pietro Maria de Dominico Mons Monselice (da) Sebastiano (forse il vedi Alessandria (da) cartolajo 474 miniatore- 70 maestro di legnami- 697 organista- 744, 745 ingegnere 253 pittore- 35, 64, 348, 617 pittore- 348 vedi Scarsella Sigismondo pittore- 58, 59, 57, 441, 618, 619, 624 scrittore- 70 -- Barbazza) . Montanari Francesco Pietro Monti don Girolamo 775 architetto 541 pittore- 635 fenestrajo 525 cantore 747 Monticulo (da) Giovanni Giacopo Montino Morengi Angelo, Giorgio e Francesco D D Moreto o Moretti Mori Antonio Mornasi Antonio Giambattista . Moroni Pietro Paolo Morsii (de) Stefano Angelo, Giorgio e Girolamo. Mosca (della). Moschino Girolamo Motono Motta Bartolomeo Murano (da) Giovanni Antonio Muttoni Ambrogio Nancy (da) Nicolò Nane Nano (il) . Nappa (il). Nappe (dalle) da V.... (Verona) Naselli Alessandro . Antonio di Francesco. » » » α Francesco. Giovanni Ippolito fu Andrea. Paride di Troilo Negri Antonio Negrisoli Nicolò. Negro (de) Zecolimo Antonio Negroboni. Neri Silvestro Netti Baccio . Nichino Nicoletti Filippo Nicolini Carlo » da Sabbio Giovanni Maria Nicolò da Ficarolo. di Antonio da Firenze » » » D dal Cavallo da Firenze da Firenze (altro) Jaderense (di Zara) da Pisa vasellajo- 524 cantore 68 tintori- 511 pelacani- 516 vedi Bonetti Giovanni suonatore 723 pittore- 633 pittore- 635 tintore 514 orologiajo- 448 vedi Sette (del) Matteo musico- 712, 718 vedi Ramparino Tommaso pittore- 637 vedi Vivarini architetto ingegnere e scultore- 662 vedi anche Motono, ed agg. e correzioni fonditore- 452, 495 marangone 423 vedi Malatesta Giuliano stuccatore 667 vedi Verona (da) Domenico pittore- 617 fornaciajo- 97 pittore- 616, 617 muratore 322, 328, 548 pittore- 616, 617 vellutaro- 508 chiodarolo- 501 cartolajo- 487 vedi Venezia (da) Antonio ricamatore falegname- 213 intagliatore- 703 tagliapietra- 417, 448 vedi Annichino Francesco Luigi musico 724 cantore 749 stampatore- 481 vedi Ficarolo (da) vedi Baroncelli vedi c. s. vedi c. s. vedi Firenze (da) Nicolò vedi Zara (di) vedi Pisa (da) » Nicolò di Antonio tedesco » » D » » teotonico (tedesco) . e Paolo di Aristotile detto Zoppino di Battista d' Andrea . Nicolucci (Pigna) Nigrisoli Bartolomeo » Gio. Andrea D Niso Nobili Lodovico e Francesco Noci (di) Antheo Nodari Cabrino Nogari Lorenzo . Novara (da) Bertolino . Novellara (da) Romano Novellini Bonaventura. Francesco. Novellini Zaneto Nozi Bartolo . Lodovico » Nuvolino (da) Sante Oberto (d') Francesco. Obrecht od Obreth Jacomo . Ocati Girolamo . Occa (dall') cav. Antonio Occhi Alberto . 776 pittore- 215 tagliapietra- 52 orologiajo- 510, 453 pittore- 567 orefice- 683, 684 vedi Paolo e Nicolò tagliapietre vedi Rossi Nicolò vedi Ferrara (da) compositore di azzurro 405, 585 zecchiere e coniatore- 464, 692 ingegnere- 4, 544, 550 muratore 320 armajuolo- 185 stampatori 485 intarsiatore 38 vedi Cremona (da) Cabrino tagliapietra 103 vedi Ploti da Novara bicchierajo- 525 marangone zecchiere 217 464, 692 falegname- 238 intagliatore- 54 intagliatore- 54 ingegnere- 532 miniatore- 640 cantore 746, 747 pittore 648 suonatore 744 musico- 724 Ocelli Bartolomeo fu Maurelio dipintore vellutaro- 508, 600 Oderigi da Gubbio . Odonino Bernardino Oler Cassiano Oliviero » da san Giovanni da san Giovanni (altro) . Olle (dalle) Nicolò Ongarelli Ongaro o Ungaro Michele Opera (dall') Giovanni Oppieri (de) Nicolò Oraboni Giovanni Maria Orazio bolognese Ordini (dagli) Organi (dagli) Antonio Organo (dall ) Carlo vedi Gubbio (da) stampatore 480 intagliatore- 67, 702 pittore- 255, 534 pittore- 578, 579 pittore- 578, 579 boccalaro- 525 musico- 724 pittore- 52, 60, 62, 65, 72, 73, 256, 366, 417, 418, 564, 687, 698 vedi Bandini miniatore- 70 ingegnere 533 orefice- 83 intarsiatore- 705 vedi Benvenuti vedi Ferrara (da) organista- 715 -- Orio (d') Oro (dall') Eliseo D « Nicolò Uguccione. Orologi (dalli) Bernardino Leonello Orsi Fabrizio Orsini Antonio 》 Ferdinando Ortolano (') . 777 vedi Oro (dall') ricamatore- 648 ricamatore- 645 pittore- 597 vedi Bernardino vedi Rainieri pittore- 613 incisore- 680 musico 743 pittore- vedi Benvenuti Gio. Batt. pittore Oscki Osteno (de) Antonio Ottaviani Nicola Ottonelli Ottonello . Padova (da) Antonio di Michele D » » » D « ) » (da) Gabriele di Michele e figlio Romanino (da) Antonio . (da) Bartolomeo. (da) Bernardino . (da) Bernardino . (da) Cristoforo (da) Filippo (da) Gianagostino (da) Giovanni (da) Giusto (da) Lazzaro (di) Rigo D Padovani Francesco Paganelli Vincenzo. Pagani Ambrogio Paganini Nicolò. Paganino Pagliarini Giacomo. Paini Alfonso Palagi . Palazzi o Palagi Bartolomeo detto Ri verenza. Palladio Andrea Palma Giacomo. Palmia (de) Baldassare Palmieri Girolamo . Pampani Francesco Panaroli Claudio Panciera Tommaso. Panetti Domenico Panico (conte di) Ugo. Panini Francesco vedi Usque vedi Ligorio (da) vasellajo- 524 confettore- 521 ingegnere- 254 ingegneri- 234 pittore 566, 583 tintore 514 vellutaro- 509 pignattaro- 524 figulino- 522 . . . piffero- 740 orefice- 78 orefice- 78 vedi Giusto tagliapietra- 417, 418, 658 piffero- 714 cantore 745 disegnatore a penna e scrittore- 640 suonatore 724 tagliapietra- 666 violinista- 744 orefice- 683 fabbricatore di organi- 67 musico- 724 vedi Palazzi pittore- 579 architetto 534 pittore- 558 musico- 743 vellutaro- 508 ingegnere- 442 orologiajo- 512 balestrajo- 491 pittore 26, 54, 391 vedi Carpi (da) Ugo orefice- 692 778-- Panizza Giulio D Valente Panizzati Andronico D marangone e meccanico- 115 stampatore » » » α Ercole . Giacomo Giacomo (altro) Girolamo Patrizio Pansiano Lutazio Paolo (da san) Andrea α « « (da san) Giacomo di Luca da Fiorenza romano veronese e Nicolò Parenti Pietro 482 orefice- 692 orefice- 691 pittore- 69 pittore 566 orefice- 692, 693 orefice- 692 figulo- 522 tagliapietra- 400 tagliapietra- 100 vedi Firenze (da) Paolo vedi Frangia (dalla) vedi Caliari tagliapietre- 237 intagliatore- 702 Paris o Parisi Domenico da Padova scultore, fonditore e intagliatore- 46,100, 101, 102, 416, 419, 420, 421, 422, 578, 668, 688, 704, e agg. e correz. Parisino Parma . « D (da) Alessandro e figlio (da) Federico (da) Francesco (da) (Raimondi) Lodovico. Parmigianino Parmiani Enrico Parolini Giacomo Filippo Paruto Giacomo detto dall' Abaco Pase Pasetti Carlo. » » Filippo Giovanni Lodovico Pasini Giambattista »מ Pasio Sigismondo Sigismondo (altro) Pasqualetti Giovanni Francesco Pasqualini Ercole orefice- 689 vedi Fantocci Parma orefici- 78, 686 coniatore di medaglie- 672 pittore- 590 miniatore- 70 vedi Mazzola incisore 684 pittore e incisore- 628, 629, 680 ingegnere 430 orefice- 31 architetto 28, 29, 331 pittore- 597 pittore- 597 pittore 597 ricamatore- 647 ricamatore- 647 ricamatore- 647 architetto pittore (?) ingegnere 542 vedi Malatesta 532, 534 cartolajo- 488 Giovanni Battista Pasquini Ercole. Passarino Paolo. Salvatore » Antonio Pasti Carlo D Matteo. Pastorini Gian Michele D incisore 680 organista- 724 marangone 533 ingegnere- 535 vedi Antonio detto Passarino pittore- 28, 29 coniatore di medaglie- 672 coniatore 465 Pastorino d. Pastorino da Siena coniatore- 465, 466 779-- Pavia (da) Girolamo .. (da) Guglielmo detto il Compare Pazzagola Francesco Peccenini o Pezzenini Agostino pittore- 241, 446 pittore- 241, 573 suonatore 712 pittore- 605 spadajo- 491 » « Antonio don Giambattista Sigismondo Pelaja Giovanni Francesco Pelizzoni Alberto Andrea » » Giampietro Giovanni Pellegrino da san Daniele detto Gio vanni Martino da Udine Penna (dalla) Calisto Peregrino . Peretti Giulio Pericoli (de) Nicolò detto il Tribolo Perini Bartolomeo detto il Chiozza » musico- 748 pittore 587,605 , vedi anche Sigi smondo pittore musico 712 tagliapietra- 664 tagliapietra- 103, 664 tagliapietra- 34, 664 architetto- 664 tagliapietra- 344 pittore- 595 coramaro d'oro 654 ۱ stampatore- 478 orologiajo- 312 pittore- 668 orepce- 694 Giuseppe Perondino don Pietro. Perugia (da) fra Filippo Perugino Pietro. Perusino (forse Peruzzino) Jacomo Peruzzi Baldassare. Giacomo ( forse il Perusino o Peruzzino ) Peruzzino . Pesaro (da) Gianfrancesco Petrecini Petrini Zamboni Nicola Petrucci Brizio Pezzenini . Piacentini già Belloni Alfonso Piacenza (da) Angelo » (da) Giovanni Picardo Giovanni ( creduto Gallo o Tornaco) Piccolpassi Piero o Pietro della Francesca Pietra Rossa da fra Bartolomeo . Pietro di Stefano Antonio Antonio « D « » " incisore 684 cantore 717 fabbricatore di organi- 66 vedi Vannucci Pietro intagliatore- 701 architetto 347, 318, 319, 336, 541 intagliatore- 701 vedi Perusino boccalaro- 675 coniatore di medaglie- 672 violinista- 744 musico 549, 721, 723, 724 vedi Peccenini vedi Belloni intagliatore- 338 compositore di colori- 583 stampatore- 476 boccalaro- 678, 679 vedi Francesca (della) fabbricatore di organi pittore- 34 confettore- 521 66 tornitore- 707 maestro di scherma- 725 dalle finestre Martire 325 tagliapietra- 47, 660 Maria di Domenico da Modena vedi Modena (da) -- Pigna Alessandro D suor Cassandra . » Pigozzi Cesare D (dalla) Giambattista Jacopo . Pinamonte Pio o Piò Angelo Antonio ) » Pio (Loschi) Cosimo (del) Giovannino Pippi Ginlio detto Giulio romano . Pisa (da) Giunta Pisanello Pisani alias Malacisi Girolamo . D (da Pisa) Nicola e Giovanni Pisano (da Pisa) Guglielmo . (da Pisa) Nicolò » (da Pisa) Nicolò 780 confettore- 521 cantante 742 stampatore- 480 pittore- 614 pittore- 614 orefice- 684 scultore- 665 musico 724 vedi Loschi vedi Bonati Giovanni pittore 323, 324, 551, 555, 602 vedi Giunta Pisano vedi Pisano Vittore orefice- 690 scultori- 91 scultore 91 architetto e scultore- 91, 616 pittore- 40, 41, 91, 646 Vittore detto Pisano e Pisanello coniatore di medaglie e pittore- 672 Pisenti Bartolomeo. Pissis o Pississe Girolamo Pistoja (dè) Camelli Pittoni Giovanni Pivi Agostino Pizo (del) Martino Ploti Bertolino d. Bertolino da Novara Pochettino ( erroneamente Podettino ) Antonio Podettino (invece di Pochettino) Poggi Agapito » Paolo Poletti Ferdinando. Poli Giacomo Polla (dalla) Stefanino Polo (Paolo) . Polverino Rinaldo detto dal chitarrino Pomarancio (Roncalli Cristoforo) Pomatelli Bernardino D » Bernardino (altro) Francesco. Pomo (de) Onorato (de) Siacho o Scacho » Pompeo Ponci Pondi Angelo Ponte (da) o dai Ponti Cristoforo seniore . 刀 (da) Cristoforo juniore fonditore- 671 pittore- 620 vedi Camelli Giovanni Benedetto suonatore 724 coramaro d'oro 654 armajuolo- 494 architetto- 199, 258, 550, 442 , 472, 556, 557 pittore- 215, 565, vedi anche Venezia (da) Antonio vedi Pochettino architetto- 67, 86, 224, 545, 546 coniatore di medaglie- 673 incisore- 681 pittore- 637 armajuolo- 491 tagliapietra . 215 chitarrista- 711 pittore- 320 stampatore 485 stampatore 435 stampatore e violinista- 724 ingegnere- 231, 235, 234, 258, 259 ingegnere- 230, 231 coniatore di medaglie- 672 maestro di ballo- 726 fonditore- 111 . orologiajo- 696, 697 orologiajo 451, 455, 696 -- 781 Ponte (da) Jacopo detto il Bassano pittore- 555, 556, 558 » « (da) Marco (da) Paolo Pontone Giuseppe Ponzia (della) Paolo Ponzinella Populeschi Angelo Porci Tommaso Pordenone . orologiajo- 696, 697 pittore- 620 ingegnere- 440, 534 tagliapietra- 662 tagliapietra- 61 lanarolo- 505 cantante 724 vedi Licinio Porri Flippo . » Gian Paolo Porro Girolamo . Porta (dalla) Baccio Giuseppe d. Salviati, Garfagnino Portaferrari, o Ferrari don Carlo. Portigiani Zanobi Porto (da) Francesco α (da) Gurone Pozino . Pozzati don Giuseppe . Pozzi Costanzo Pozzo (dal) Girolamo Pozzobuono Modesto Prati Alessio. Prato (de) Baldassare . . scultore 28, 29 intagliatore- 665 incisore 572 vedi Bartolomeo da san Marco pittore- 558 cantore 720 scultore 426 setajuolo- 508 zecchiere- 461 cantore 717-- suonatore 724 pittore- 28, 29 architetto 547 polverista- 492 Prepiani Girolamo Pres (de) Josquino . Presendi Vincenzo Prevono (de) Bernardino musico 724 orefice-78 pittore- 636 musico- 711, 748 pittore- 636 orefice- 684 Preziado (deve dire Preziedo) Franc.. pittore- 555, 557, ed agg. e correzioni Priori Francesco « « Giovanni Battista Prisciani Gianantonio Paolo » « Pellegrino Pietro Pritati Domenico Prosperi Felice Pugliani Cosimo Punzinella Pellegrino Punzoni Ferrante Putti Angelo . Puttini Pietro e Giuseppe Quattrini Antonio Radice Filippo Raffaello tagliapietra- 664 tagliapietra- 664 orepce- 692, 693 01 orefice- 692, 693 orepce 691, 692, 695 orefice- 693 cartolajo- 487 ingegnere- 536 ingegnere architetto- 535 marangone 97 ingegnere- 533 tagliapietra- 665 scultori 666 ingegnere- 541 fabbricatore di letti a vento vedi Sanzio Raffanelli Dom. fu Mercato, o Mercati pittore- 588 » Tommaso . pittore- 221 514 782 Raffeto. Raibolini Raimondi Battista Giovanni Francesco d. Santolino orefice 685 vedi Francia orefice- 689, 695 orefice- 691 » α « o Raimondo Lodovico da Parma Marcantonio Pietro e Giovanni Rainieri Leonello fu Paolo detto da gli orologi. Gio. Paolo detto dagli orologi Ramparino Tommaso detto Motono Rampini Giacomo. Ranci Ranghieri Giovanni Battista . Ranzi Lodovico » Valentino Rasconi Albertino (per errore Rusco ni) da Mantova Jacomo fratelli . Rasori Cesare, Quintino ed Egisto Ravenna (da) Giorgio detto Giorgio Ravennate . Raviglio Alessandro D Giovanni Battista Ravizza Annibale D Antonio Razzi (arazzi) (dai) Francesco Reggio (da) Bartolino . « » » (da) Bartolomeo. (da) fra Evangelista (da) Guglielmo (da) Simone Regnier I. D. Reims (di) .. Relegio (de) Jacobo scrittore- 641 incisore 709 orefici- 691, 693 orologiajo- 454, 453, 696 orologiajo- 696 tagliapietra 659, ed agg. e correz. musico 743 vedi Ranzi tagliapietra- 665 scultore 664 ingegnere- 535 tagliapietra 49, 95, 97, 98, 100, 659, 660 tagliapietra- 95, 98, 100, 102, 659 660 tagliapietra- 662, e agg. e correzioni fabbricatore di organi 28, 715 coniatore di medaglie- 672 orologiajo- 312, 543, 450 orologiajo e coniatore- 312, 313, 450 orefice- 694 orefice- 694 arazziere 654 orefice- 684 pittore vedi aggiunte e correzioni miniatore- 70, 641 fabbricatore di organi- 33 muratore 549 pittore- 405 vedi Crema (da) Marco e Andrea orefice- 685 Remitano (forse Eremitano) Arcangelo ingegnere- 554 Remondini Reni Guido Rezenta (da). Riboni Gio. Battista Ricardi Lodovico Riccati Giordano Ricci dott. Francesco . Ricciarelli Daniello Riccioli Antonio Maria Riccoboni Elena Francesco . stampatore- 486 pittore 550, 556 vedi Argenta (da) intarsiatore- 706 tintore 512 ingegnere- 104 organista- 724 vedi Volterra (da) intagliatore- 703 vedi Balletti chiodarolo 501 783 Riccoboni Giacomo. Giovanni α » Luigi detto Lelio Rigetto o Righetti Antonio fabbro ferrajo- 48 chiodarolo- 540, 574 comico 719 tagliapietra- 662 Righetti Domenico . Rigo tedesco . » Rigobello (supposto) Rigone Bartolomeo. 》 D Bastiano Francesco . Rigoni Antonio D Antonio Riminesi Nicolò . Rimini (da) Benedetto. Rinaldi eredi. D Battista D « » Giuseppe Giuseppe Rinaldo Rinaldo Rinaldo e Giambattista Rinaldo fu Gasparino da Fiorenza Rivarola Alfonso detto il Chenda . Riverenza . Rizza (la). Rizzardi Antonio « » Giovanni Battista Giovanni Battista (altro) Giovanni Maria . Giulio Cesare, e Giovanni Maria o Riccardi Pietro d. dalle Lanze Rizzi Agostino D Giovanni Battista Jacobo . Iseppe . Ro (de) Giannantonio Robbia (della) D « » (varii) alias Grandi Polidoro . miniatore 643 fabbricatore di stufe- 524 intarsiatore- 705 architetto 444 marangone 238 intagliatore- 58, 59 marangone 217, 238 ingegnere- 532 cantore 68 magnano 452 tiraoro 500 marangone e ingegnere 20, 95, 99 stampatori- 222 muratore 237 stampatore 486 cantore 720 muratore- 100, 102, 351 scultore 666 muratori- 549 pittore- 587 vedi Firenze (da) pittore- 33 pittore- vedi Palazzi Bartolomeo vedi Villani Barbara intagliatore- 704 intagliatore 701 intagliatore 701 boccalaro 523 tintori- 542 intagliatore- 58, 59, 699 tagliapietra- 347, 348, 665 tagliapietra- 630, 631, 665 pellicciajo- 517 orefice- 83 orefice- 690 scultore scultori-- 63 340 Roberti alias Grandi Ercole fu Antonio pittore- 583, 588, 589 alias Grandi Girolamo di Ercole pittore- 588, 589 fabbricatore di colori- 583, 588, 589 . « Roberto tintore 514 Robusti Giacomo detto il Tintoretto pittore- 556, 558 Rodolfi Nicolò Rolla Giuseppe . Roma (da) Guglielmo . » (da) fratelli Nicola e Battista marangone 322 violinista- 721, 723, 725 scrittore 302, 474, 638 orefici- 683 784 Roma (da) Nicola Romanini Alessandro Battista " o Romanino Girolamo Romanino di Antonio . Romano Giovanni Francesco Piero (Pietro) Romeo (forse Romero) Gio. Pietro orefice- 691 orepce- 62, 686,689 vasellajo- 524 pittore- 618 vedi Padova (da) M. Antonio 238 marangone pittore- 215 armajuolo- 491 Romero Antonio Roncalli Cristoforo d. il Pomarancio Ronchegallo Ludovico detto Tosino D Luigi (forse il precedente) Rondanelli o Rondinelli Cesareמ Giovanni Giacopo Pompeo Rore (de) Cipriano. Rosa Salvatore Rosaspina Bernardo Roselli Antonio « Giovanni Battista Nicolò . Rosi o Ruosi Giovanni Rosselli suor Adriana Rossetti Alfonso » Biagio . armajuolo- 491 vedi Pomarancio marangone 239-- marangone 47 intarsiatore- 699,700 intarsiatore- 699,700 intarsiatore 699,700 musico- 741 pittore- 558 incisore- 684 pittore- 615 pittore- 615, 616, vedi anche Russelli pittore- 221, 245, 441, 615, 646 pittore 646 suonatrice 724 disegnatore a penna 640 architetto- 27, 30, 43, 57, 217, 237, 348, 538, 341, 423, 539, 540, 550 Rossi Agostino « » « « « « Antonio Carlo Francesco. da Valenza Francesco. Giovanni Giovanni da Valenza Lorenzo stuccatore 57, 58 filatojajo- 509 intarsiatore- 706 orefice- 691 stampatore- 304, 359, 479, 482, 698 stampatore • 480 indoratore- 636 stampatore- 476, 477, 478, 479 Nicolò d' Aristotile detto Zoppino stampatore e intagliatore- 136 , 478 , 479, 480, 698 » da Valenza eredi Nicolò e Battista Rossino Carlo » (il) Rosso (il). Rotondi Giovanni Battista Rotta Antonio Rovacchio Tommaso Roveltella Giovanni Rubens Pietro Paolo Rubini Francesco Ruedi Domenico Ruffoni Giovanni Antonio stampatori- 479, 482, 483 arazzieri- 602, 651 intarsiatore- 38 musico 712 pittore- 566 musico 743 orefice- 692 vasellajo 524 orefice- 691 pittore- 405, 555, ed aggiunte e cor rezioni orefice- 692 pittore- 632 tagliapietra- 665 785 Ruggieri . Ruina da Corte Gasparo . Ruinetti Giacomo Pietro Ruosi Ruscelli Giacomo Rusconi (invece di Rasconi). fuochista- 726 architetto- 535 vedi anche Corte (da) coramaro d'oro 654 coramaro d'oro-- 526, 654 vedi Rosi ingegnere- 143 98, vedi poi Rasconi Russelli o Roselli Gio. Battista Russi (de) Francesco » o Rossi Rusuti Gio. Battista Sabbio (de) Nicolini Sacrati Loomedonte Salami Biagio Salari Adriano Salarolli Bendedio o Benedeo Saletta Giovanni Giovanni (altro). Salmi Francesco Salò (da) Marchione Saller Luigi . Salomoni . » Saltari Battista » Francesco. Salvatore . Salviati Sandro (de) Bartolo da Firenze Sanfelice (da) Matteo . Sangallo Antonio Sanquirico L..... Sansovino. Sant' Agostino (di) Gasparino Santi Giuseppe » Lorenzo Santolino . Sanvitale Francesco Sanzio Giovanni Raffaello Saraceni Francsco . Sarasini don Francesco Saratelli Alessandro Giulio Sardi Sebastiano Sarfadi.. Saroli cav. prof. Giuseppe Savena (da) Jacobo indoratore- 39, vedi anche Roselli miniatore- 641 vedi Rossi pittore- 613, 614 vedi Nicolini ingegnere- 535 muratore 549 pittore- 509, 510 . pittore- 63, 564 pittore 609 pittore- 609 pittore- 621 tornitore- 707 incisore- 680 organista- 724 maestro di ballo- 726 tagliapietra- 661, 662 tagliapietra- 662 marangone 414 vedi Porta vedi Firenze (da) Sandro muratore 448 architetto- 542 coniatore di medaglie- 672 vedi Tatti Jacopo fonditore- 668 pittore- 224, 225, 656 scultore- 665 orefice- vedi Raimondi Gianfrancesco orefice- 684 pittore- 660 pittore- 131, 132, 329, 529, 552, 555, 556, 558, 595, 596, 599, 642, 649, 709, e aggiunte e correzioni comico- 719 musico 724 architetto- 65 intagliatore- 64 orefice- 683 vedi Ben-Ascharà pittore 339, 349 fabbro-ferrajo- 143 Scacciero o Scaccieraro Gio. Antonio pittore vedi aggiunte e correzioni Scacho. Scala Francesco Scalini Giovanni Battista. Scandellari Filippo Scandiano Giuseppe Scarpela Giovanni Antonio vedi Pomo (de) pittore incisore- 680 stampatore 486 intagliatore- 705 pittore 28 intarsiatore- 706 Scarsella Francesco Ippolito detto Scarsellino Paolo Sigismondo detto Mondino Scarsellino Scazzerna Carlo Schiatti Alberto. Schiatto Taddeo falegname 215 pittore- 326, 527, 617, 622, 625, 626 falegname- 242 pittore 530 vedi Scarsella Ippolito pittore- 28 architetto- 28, 53, 55, 57, 258, 316, 335 Schiavo Bernardino Schidoni Gio. Battista detto Modenino ingegnere cantore 68 intarsiatore- 706 4 Schoeffer Pietro Schudellaro Scipione e fratelli stampatore 472 cartolajo- vedi Scutellari-- Scoccola Scoperti alias Grana Gio. Antonio Scozia (di) Andrea. stampatori comico tintore 749 542 orefice- 688 » « (di) Andresich (di) Girolamo Scutellari (Schudellaro) Bernardino orefice- 685 vedi Villafora orefice- 692, 693, ed agg. e correzioni « Francesco Seghizzi Jacopo detto il Capitano pre te da Modena o Segizzi Stefano Selle (dalle) Enrico Selli Baldassare Selvatico Lodovico. α Paolo Senese Francesco Serani Agnolo Serlio Sebastiano Serraglio Ercole Seur (la) . Sesso (de) Ercole cartolajo- 474 pittore dilett.- 637 ingegnere- 532 intagliatore- 452,700 ricamatore- 645 stampatore 479. zecchiere- 467 coniatore zecchiere- 466, 467, 672 stampatore- 481, 482 fonditore scultore- 426 architetto- 152, 541 musico 724 vedi La-Seur orefice 691 Sette (del) alias della Mosca Matteo organista- 745 Settevecchie Setti Camillo » Lodovico detto Settevecchie Severino D Sforza Michele Sforzini Siacho. Sicilia (di) anonimo vedi Setti Lodovico pittore- 28, 29 pittore- 619 stampatore- 476 orefice- 692 orefice- 688 cantante 724 vedi Pomo (de) boccalaro 677 786 787 Siena (da) Angelo , D » ) Siface (da) Giacomo (da) Giovanni (da) Mariano . pittore- 350 scultore 64 architetto- 235, 350, 558 orefice- vedi Bonsignori Sigismondo (don) da Fiesso Signorelli Giacomo Signoretti Giovanni Antonio Simone garzone dell' Abaisi « francese Simone » tedesco o Tedeschi. Sismondo (don) . Sisti Francesco . Sivieri Anton Maria » » « Domenico . Giovanni Siviero . Soizza (de) Solari Agostino . D D . vedi Grossi Gio. Francesco vedi Fiesso (da) pittore vedi Fiorini muratore 549 zecchiere- 465 magnano 48 intagliatore- 81 fonditore- 495 sellajo- 515 orefice- 683 cantore 68 pittore- 632, 633 stampatore librajo- 481 484 librajo- 481 cartolajo- 481 vedi Laizza (de) pittore- 637 Andrea detto Andrea del Gobbo pittore- 652 Antonio detto lo Zingaro Soldani (de) Jacomo Solimani Antonio Sologna Alizandro (Alessandro) Sorgo Sorianati suor Bartolomea Sorio Alessandro Spagna (di) don Bartolomeo (di) due cantori . D Spagnoli Giovanni Giovanni Battista Specoli Alessandro. pittore- 568 marangone- 20, 66 violinista- 714 intagliatore- 706 vedi Surgo cantante 712-- cantore 68 cantore 716 748 orefice- 427 orologiajo- 313 Sperandio ... Speranza Marco. Sperindio da Mantova seniore di Nicolò pittore e cantante architetto- 64 pittore- 558 orefice- 76 » Bartolomeo di Gerardo da Vicenza Nicolò » Spiga Giovanni Battista Squarcione Francesco. Stadiani Francesco. » orefice- 686 vedi Vicenza (da) pittore- 580, 581 pittore- 635 580, 672 : pittore- 563, 564, 567 Giuseppe Stancari Giovanni Stanchi Pietro Paolo Stefano da Ferrara de Tuderto D di Pietro detto Agnellino pittore- 28 pittore.- 28 architetto- 318, 336 boccalaro- 677 vedi Ferrara (da) vedi Todi (da) tagliapietra- 659 788 Stefano. cantore 68 Stievano (Stefano) da Verona Stradivario Antonio Succi Matteo. Superbi Archilio Surgo o Sorgo Pietro Suttermans Giusto . Suzzi Filippo « Francesco. eredi Tabazino Girolamo Tacca Giacomo . D Pietro Tadeo Giuseppe. Tadolini Adamo. Tagliacozzo (da) Tagliapietra Bonmercato . Tamara (da) Giacomo » (da) Polo (Paolo) Tamarozzi Giuseppe Tanerio (forse Carnerio) Gerardo Tani (di) Andrea Tansini o Tansino Andrea » Bernardino Tantino Costantino. Tarasco Giovanni Tardessir Domenico Tartaruga Bartolomeo. Taruffo Agostino Tasso Pietro Torquato Tassoni Estense march. Francesco Vincenzo Tatti Jacopo detto il Sansovino Tedaldi Gasparo Tellini Giovanni. Tenerani comm. Pietro Teofane Costantinopolitano Termanini Paola Termiern de' Masini don Matteo Terni (da) (Tomasoni) Alessandro . Terzi Abraam di Abraam » Giulio Cesare di Terzo Ippolito » ア Terzo fu Alessandro Terzo fu Alessandro (forse il precedente. Teseo di Bartolomeo Tesino Andrea vedi Verona (da) istrumentista- 714 tintore 512 profumiere- 521 . . . boccalaro- 525 pittore- 631 scultore 221 stampatore 485 stampatore- 485 vellutaro- 508 pittore- 594 scultore fonditore- 426 pittore- 28 scultore 666 vedi Ascanio di Giovanni orefice- 657, 683 marangone 34 marangone 217 pittore- 324, 637 scultore cartolajo- 487 318, 423 tagliapietra- 662 tagliapietra- 338 fabbricatore di organi- 66 pittore- 613 boccalaro- 675 orefice- 684 pannajuolo- 504 meccanico armajuolo- 492, 527 musico 724 disegnatore- 348 architetto scultore- 317, 663 ricamatore- 648 intagliatore 58 scultore 666 pittore 85 ricamatrice- 648 ricamatore- 648 ingegnere- 534 intarsiatore- 700 546 ingegnere vetrajo- 525 architetto- 369, 446, 448, 532 , 542, 545, 544, 545, 595, 647 ricamatore- 647 orefice- 691 pittore- 621 789 Testa Mario Tientamente Tigrino Tintoretto (il) Tiolino Giacomo orefice- 689 marangone 40 architetto .-- 44 vedi Robusti cantore 748 Tirini Celio Tisi Benvenuto detto il Garofalo o da Garofalo Titolivio Tiziano Todi (da) Stefano (de Tuderto) Toffanelli Agostino Tolentino Tolomei Tomasoni Alessandro Tombesi Sulpizio » Tommasi Tommaso Tommaso e figlio Domenico (forse Malmignati) » « 》 di Maestro Girardino Maestro da Cocchi. detto dalla Zecca Torbido Domenico . don Francesco Torelli . Tornaco Giovanni Torre Giacobo Jacobo . » Torricella (il) Tortoleto Tasto. Tortorino Paolo. Toschi Antonio cav. Paolo D Tosi Foschini Antonio Giovanni » » Giuseppe Tosino . Traini Francesco Travasone Antonio . Trefogli Pietro Trentini Francesco. Trentsenski Giuseppe . Trevigi (da) Giovanni Trevisani Marcantonio . scultore- 113 pittore- 50, 334, 341, 342, 545, 529, 558, 569, 570, 574, 572, 573, 592, 613, 624, 623 pittore- 214, 256, 420, 421, 447, 566, 567, 583, 584 vedi Vecellio miniatore- 71 pittore- 596 orefice- 691 vedi Assassino (dall') vedi. Terni (da) Alessandro musico- 725 ricamatore- 648 pittori- 614, 615 pittore- 633 tappezziere- 651 vedi Grisendi zecchiere- 462 ingegnere- 430 cantore 718 musico 724 vedi Picardo falegname- 242 cantore 88,746 vedi Bonfanti Antonio tornitore- 569, 706 stampatore- 482 musico organista- 725 incisore 681 architetto- 319, 548 architetto 90, 96, 351, 554, 548 musico 743 vedi Ronchagallo Lodovico pittore 71, 84, 148, 384, 559, 640 intagliatore- 702 stuccatore 667 marangone 103 litografo- 604 tintore 514 zecchiere- 462 Treviso (da) Bartolomoo de Benedetto vedi Venezia (da) Bartolomeo D « (da) Bartolomeo. (da) Domenico pittore- 21, 214 pittore- 220 790 « » Treviso (da) Giovanni Battista (da) Giovanni Francesco (da) Tommaso Tribolo (il) orefice- 686 trombone 744 pittore- 600, 601 vedi Pericoli (de ) Nicolò Trigi (de) Domenico Trincani Antonio Trincherio Urbano ५ Trinchi Giacomo Tristani o Tristano Alberto e Giovan ni Battista. Bartolomeo seniore D « α « » « » « « » Bartolomeo juniore Bigo Francesco. Giovanni Antonio Giovanni Battista Girolamo Lorenzo, Cerare e Giulio Pietro Tristano Zanino . Trombino Giovanni Maria Trombonzino. Trotti suor Alfonsa » Lodovico falegname- 242 tagliapietra- 536 pannajuolo- 502, 503, 507 tagliapietra- 663 muratori- 550 ingegnere e architetto- 4, 30, 402, 318, 341, 423, 549 muratore 550-- muratore 431 muratore 550 tagliapietra- 448 muratore- 446, 448 muratore 550 ingegneri- 550 muratore 344, 550 pittore- 246, 624 muratore 550 vedi anche Ferrara (da) Pietro • schioppettiere- 492 cantore 747 cantante 712 intagliatore- 515, 701 Trulli o Trullo alias Bianchini Alberto pittore- 396 alias Bianchini Antonio pittore- 574 » Francesco Giovanni . » Tuderto (de) Stefano Tullini Giorgio pittore 573, 574, 575 pittore- 99, 100, vedi anche Bianchini vedi Todi (da) suonatore 725 Tura Cosimo detto Cosmè o Gosmè . pittore- 66, 67, 124, 173 , 322, 339, 529, 558, 359, 641, 698,706 (del) Gerardino Turchi Camillo Gaetano Luigi » Turola Bartolomeo seniore » Bartolomeo juniore D « Giacomo seniore Giacomo juniore Udine (da) Giovanni (da) Giovanni Martino. Ughi Luigi Ugo. D di Maestro Ugone Uguccione dal Bondeno miniatore- 643 stuccatore 667-- pittore- 637 scultore 223, 225, 428 pittore- 325, 560, 561 pittore- 560, 564 pittore- 560, 561 pittore- 560, 561, vedi Bei o Belli pittore- 329 vedi Pellegrino da san Daniele incisore- 681 orefice- 691 . pelacane- 516 vedi Bondeno (dal) -- Ungarelli Antonio .ת Leone Ungaro. Ungheria (d) Giorgio Urbino (da) Camillo » ) 》 Uscki (da) Camillo (da) Camillo (da) Giambattista (da) Giulio Usque od Oscki od Uscki Abramo 791 pittore- 637 orefice- 684 vedi Ongaro pittore- 564 vedi Fontana boccalaro- vedi aggiunte e correzioni fonditore- 670 boccalaro- vedi aggiunte e correzioni boccalaro- 674, 675 vedi Usque stampatore- 481 Vacca, o Vacchi Antonio e Francesco Vaccarini Bartolomeo . Vacche (dalle) Matteo . Vacchi Ercole Vacieto Giovanni ingegnere- 534 pittore 562 ricamatore- 647 ingegnere- 344 Vaiberlenghi Giovanni Valadier Luigi Valenza (da) stampatori Valeri Antonio D Napoleone Gaetano. Valeriani Romualdo marangone 562 pittore- 632 orefice- 695 vedi Rossi da Valenza confettore-521 incisore coniatore- 674 ingegnere- 535 Valerio da sanGiovanni (forseOlivierr) pittore- 578, 579 Valides Francesco Vallini Antonio D Filippo e Pietro fratelli Van-Dyck Antonio Van-Eyck fratelli Vangeldri, o Vangheldri Vanglesi Giovanni (forse Vangeldri) . Vannucci Pietro d. Pietro Perugino . Van-Orlay ovvero Orley Bernardino Van-Striip Pietro Varano di Camerino Scipione Varena (da) Giacomo Vargas o dè Bonmartinis Tiberio . Vari Lorenzo Varini Paolo . Varni cav. prof. Santo Vasari Giorgio Vassallini Simone e Giulio Vecchi Francesco (forse Vacchi) Filippo. D Vecelli Tiziano Vendeghini Giannino Vendramini Giovanni Venerandi Sebastiano Veneta scuola di pittura . Venezia (da Alvixe) pittore- 621 fabbricatore di organi- 715 pittori- 637 . pittore- 405, ed aggiunte e correzioni pittori vedi aggiunte e correzioni vedi Vanglesi pittore- 632 pittore- 198 pittore- 649 orologiajo- 697 violinista- 725 tagliapietra- 100 pittore- 617 tagliapietra- 664 pittore- 28 scultore- 645 pittore- 421, 465, 554, 542, 563, 564 stampatori- 484 ingegnere- 535 pittore- 620 pittore- 136, 329, 556, 558, 559, 595, 598, 599, 677, 698 pittore- 622, 623 miniatore- 70 cartolajo- 488 556 tagliapietra- 97 -- Venezia (da) Antonio . » . 792 tagliapietra- 61 (da) Antonio, forse il Pochettino detto per errore Podettino . pittore- 74 D « « A " D « « » (da) Antonio , forse Antonio de pittore- 74 Zecolimo Negro (da) Antonio fu altro Antonio . (da) Antoniolo (da) Bartolomeo. (da) Bartolomeo de Benedetto forse Benedetti (da) Bartolomeo. (da) Bernardino e Pietro. (da) Bernardino . (da) Biagio (da) Domenico (da) Filippo e Francesco (da) Giacomo di Lazzaro. + , orefice- 683 pittore- 67, 74, 565, 575 pittore- 54 pittore- 214, 215 pittore- 596 orefici- 783 Vedi Canozio fenestrajo- 525 boccalaro 675 orefici- 688 tagliapietra- 49 » « « » » « » » תת » « (da) Girolamo di Alberto, forse Alberti . (da) Giuseppe, e Prospero (da) Guglielmo (da) Jacomo (da) Jacomo Lazaro (da) Lorenzo. (da) Marco (da) Paolo (da) Parisino . (da) Pietro (da) Tolentino (da) Tommaso (da) Zanino Veneziano Antonio . Vento (da) Ventura Giovanni Verardo chierico Verati Battista Vercelli (da) Pietro Vergezino Battista Verocchio (da) Andrea V ... (Verona da) Domenico detto dalle Nappe . Verona (da) Bernardino » « » » » » ת 刀 (da) Domenico (da) Fino, e Bernardino (da) Fiorino di Domenico (da) Giacomo Luigi (da) Martino (da) Simone (da) Stefano (da) Zuane de Antonello zecchiere 461 ingegneri- 535 pittore- 559 orefice- 690 vedi Lazaro Jacomo orefice- 688 bilanciaro- 693 fenestrajo- 539 orepoe- 683 orefice- 683 orefice- 683 orefice- 683 orefice- 684 vedi Antonio Veneziano vedi Aventi tagliapietra- 659 miniatore- 70 comico 749 cantore 747 sartore scultore 23 415 stuccatore- 40 tagliapietra- 100 tagliapietra vedi Marsigli 100 tagliapietra- 420, 421, 446, 659 orefice- 683 scultore 194 tagliapietra- 662, 665 tintore tintore cartolajo 511 100 474 793 Veronese Paolo . Veronesi Luigi Verrara (da) Antonio vedi Caliari musico 221 . magnano 48 Verzelli Giovanni Battista d. Bagolino comico- 719 Vescovo (dal) Francesco confettore- 521 Veze (dalle) Andrea α (dalle) Giovanni Battista Viani Francesco Viarii Francesco Vicari Francesco Vicentino don Nicola Vicenza (da) Andrea di Gherardo . (da) Antonio (da) Elia (da) Gasparino di Giovanni di sant' Agostino D D » (da) Gerardo 0 Gherardo fu Andrea. (da) Lodovico Sperindio di Gerardo . Vico Enea scrittore e miniatore- 70, 644, 644 cartolajo- 4883 musico 725 pittore- 649 flautista- 714 musico- 744 pittore 52, 565, 568, 580, 687 organista- 67 orefice 694 fonditore- 110, 461 pittore- 558, 568, 580.687 tagliapietra- 663 pittore- 568, 580 incisore 679 Vicomercato o Vimmercato Battista . miniatore- 642 D Guiniforte. Vidoni Francesco D Vidoni Mansueto Vigna Matteo Vignocchi Michelangelo Vignola (da) Giovanni. » (Barozzi Jacopo da) Vigon Livio Luigi » Vilanello Bartolomeo Villaert Adriano Villafora Catabene . Scipione e Lorenzo Villamena Francesco Villani Barbara detta la Rizza. Vimmercato Vincenzo » da Lucca . Vinci Leonardo . Viola o Dalla Viola Alfonso ) » Baldassare Francesco. Virgilio Vitruvio Vivarini Antonio « pittori . Volterra (da) Alberto » (da Ricciarelli ) Daniello. Voltolina (de) Comando miniatore- 642 scultore- 429 tagliapietra- 429 violinista- 722 incisore- 681 muratore 234 architetto- 545 orefice- 694 orefice- 683 pittore- 560 musico 741 ricamatore- 647 cartolaj e libraj- 480, 486 incisore 652 musica- 713 vedi Vicomercato stampatore- 480 vedi Lucca (da) pittore- 341, 342, 405, 494, 559 musico- 718, 725 indoratore- 58 musico- 725 orefice- 694 architetto- 72, 112, 159, 704 pittore- 699 22 miniatore- 640 pittore- 552 tagliapietra- 100 -- 794 Willich (da) tre signore . Zaccaria Nicolò Zaffarini Filippo Zaffarino Zagagnoni P. Francesco ricamatrici- 645 scrittore 302 violinista- 744 pittore di majoliche- 677 musico 725 Zambardi alias della Fantina Andrea figulo- 523 » Bartolomeo Zambellino boccalaro 523 vedi Giambellino Zambotto Giovanni Zampiedro Zampiero . Zanella Andrea . Zanetti Francesco Zangarini Marco Zanin de Franza Zanino Zan Maria Zannoni Atanasio Zanolino Antonio Zara ( di ) Nicolò ( Jaderense ) Zarloti Pietro Zavatta o Ciavatta Giulio Zechino Nicolò Zecolimo ( de ) Negro Zemignan de Bozon Zeppi . Zerbinati Francesco « Galeotto Tommaso . Ziliberti Baldassare Zilij Zilio Ziminian Zingaro (lo) Ziraldi. Zocca Gaetano Zoppino Nicolò d' Aristotile Zoppo . Zorzo ( Giorgio) de Lamagna Zuccola Agnolo Zucconi Antonio Zucchero Taddeo Zucchetta Lorenzo . Zucchola Girolamo. Zueta Alberico . Zuffi Filippo . confettore- 521 sartore 40 tagliapietra- 434 pittore- 28 filatojajo- 509 zecchiere- 462 Francia (da) pittore- vedi Vendeghini cantore 68 comico 720 tintore . scultore 511 89, 91 carrozzajo- 514 pittore- 591 vedi anche Chiavenna cartolajo- 487 vedi Venezia (da) Antonio ricamatore vedi Buzzoni vedi Ceppi zecchiere- 465 *. zecchiere- 462 zecchiere- 462, 683 intagliatore 706 vedi Gigli ingegnere- 532 vedi Geminiano vedi Solario Antonio vedi Giraldi violinista- 725 vedi Rossi Nicolò vedi Bartolomeo Zoppo vedi Alemagna (di) . pittore- 215 pittore- 566 pittore- 542 pittore- 622 falegname- 238 fonditore- 110 violinista- 722 FINE -- 795 ELENCO DEI SIGNORI ASSOCIATI In Ferrara Magnoni conte ing. Francesco Manfredini avv. Antonio Emo e Revmo sig. card.Luigi Vannicelli Manfredini dott. ing. Felice Casoni Arcivescovo Manzini prof. Pietro Illmo sig. cav. Alessandro Strada Prefetto Municipio di Ferrara copie 6 Provincia α Cameradi Commercio di Ferrara « Mazza conte Alessandro Mazza conte avv. Antonio Mazza conte Ruggiero 2 Modonesi dott. Antonio Angelini cav. Antonio Aventi conte Pompeo Bagolini don Antonio Baldassari dott. Domenico Bazzi Daniele Monti avv. prof. Cesare Negrelli dott. Giuseppe Nichisoli Wenceslao Ortolani Bartolomeo Ortolani Giuseppe Pasetti avv. Francesco Bentivoglio d' Aragona march. don Nicolò Pasi Alessandro Boldini Antonio Bonaccioli prof. Tommaso Bottoni dott. don Giovanni Bresciani dott. Luigi Calabria Pietro Canonici march, cav. Ferdinando Cavalieri dott. Giuseppe Cesare Chiocchia Odoardo Cisterni ved. Agnelli cont. Emilia Colla avv. Aurelio Dalpasso don Filippo Ferrari prof. Giuseppe Ferriani avv. Enrico Fiorani avv. Filippo Fioravanti conte cav. Giuseppe Follegati avv. Giorgio Forlani cav. Luigi Gattelli Giovanni Gnoli conte Cleto Grata avv. Prospero Keisler dott. ing. Efrem Laderchi conte avv. prof. Camillo Passega dott. ing. Carlo Piccoli dott. prof. Luigi Pividor prof. Giovanni Preti dott. Francesco Prosperi conte Enrico Prosperi conte cav. colonnello Gherardo Raimondi dott. Alessandro Righini dott. cav. Eugenio cop. 4 Rinaldi prof. don Eugenio Rizzoni Enrico Rizzoni cav. avv. Giuseppe Maria Saracco Riminaldi conte cav. Luigi Saroli prof. cav. Giuseppe Toni dott. Vincenzo Tosi Foschini prof. Antonio Trotti conte cav. Camillo cop. 2 Varano di Camerino march. don Rodolfo Zamorani dott. Tobia Zeni dott. Francesco Zeni dott. Silvio Zobi prof. cav. Antonio Zuffi avv. prof. Giovanni сор. 2 -- Fuori di Ferrara 796 Eccellentissimo Ministero di Pubblica Istruzione (Torino) copie 2 Rmo mons. Gaetano Carletti vesc. di Rieti Archivio Palatino di Modena Biblioteca Palatina di Modena Crollalanza cav. prof. Gio. Battista (Rieti) Daelli G. e comp. (Milano) Durazzo nob. Giovanni (Rovigo) Eastlake cav. Carlo Luigi (Londra) сор. 3 Errera dott. Alberto (Venezia) Ghinassi dott. cav. Giovanni (Faenza) Giordani cav. Gaetano (Bologna) Biblioteca comunale di Reggio di Emilia Gloria dott. prof. Andrea (Padova) Biblioteca civica di Padova Biblioteca Orsiniana in Roma Gozzadini conte comm. Giovanni (Bologna) Gualandi Michelangelo (Bologna) Guasti dott. prof. Cesare (Firenze) Marcolini avv. Antonio Maria (Padova) Angelucci capitano Angelo (Torino) Barozzi cav. Antonio Nicolò (Venezia) Bartoli d. Alessandro (Perugia) Bigi avv. Quirino (Correggio) Borromeo conte cav. Giberto (Milano) Calandrelli d. prof. Cesare (Bologna) Campori march. Gius. (Modena) Merli dott. cav. Antonio (Genova) Müntler cav. Ollo (Parigi) cop. 5 Perchins cav. Carlo (America) cop. 2 Cavalli conte cav. Ferdinando (Padova) Cittadella Vigodarzere conte comm. dott. Andrea (Padova) cop. 3 Ranghiasci Brancaleoni marchese France sco (Gubbio) Strozzi march. Carlo e figlio (Firenze) c. 2 Succi dott. Egidio Francesco (Bologna) Tamburini avv. Giovanni (Imola) Veratti prof. cav. Bartolomeo (Modena)

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