- 著者
- Luigi Napoleone Cittadella
- 発行
- 1868年
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NOTIZIE RELATIVE A FERRARA NOTIZIE AMMINISTRATIVE, STORICHE, ARTISTICHE RELATIVE A FERRARA RICAVATE DA DOCUMENTI ED ILLUSTRATE DA LUIGI NAPOLEONE CAV. CITTADELLA BIBLIOTECARIO VOL. I. PARTE PRIMA E SECONDA FERRARA TIPOGRAFIA DI DOMENICO TADDEI M DCCC LXV111 230928- C. L' Editore si riserva la proprietà della presente pubblicazione. EK
PREFAZIONE
L libro che io presento a' miei concittadini è un miscuglio di
cosé patrie tanto amministrative , quanto di arti. Da varii anni an
dava estraendo memorie nell' esame di antichi frammenti di libri
contabili della nostra Comune, di codici e pergamene antiche, di ro
giti dell' archivio notarile , non che di libri pubblicati nei primordii
dell' arte tipografica ; ed ora ho determinato di rendere di pubblica
ragione il prodotto della mia non lieve fatica, limitandomi per altro
ad esporre soltanto ciò che le storie nostre od i nostri biografi han
no taciuto , ed aggiungendovi ciò che, non detto dai nostri , ebbi a
trovare annotato da' stranieri, od in rarissime produzioni.
Lungo tempo sono rimasto indeciso prima di risolvermi a questa
pubblicazione, trattandosi di cose al tutto municipali e svariate fra
loro ; tanto più che io non intendo di dare una storia od una mo
nografia per ogni soggetto su cui anderò scrivendo, ma solo di ri
schiarare alcuni punti o risguardanti la storia stessa , o la vita di
personaggi specialmente artisti , sieno poi ferraresi o sieno forestieri
che qui abbiano dimorato o lavorato. In particolar modo è mio scopo,
nella parte storica ed amministrativa , di far conoscere come i padri
della patria, che ci precedettero, fossero ancor essi veramente saggi ed
avveduti, e come le attuali riforme e gli odierni provvedimenti ( non
parlando di quelli che sono frutto del vero progredimento delle scien
ze meccaniche o naturali) fossero in attività eziandio nei secoli scorsi,
e nella nostra Ferrara, che in que'tempi a niun' altra fu seconda in
ogni genere di arti e d'industria, in guerra ed in pace, nelle lettere
e nelle scienze, e nei modi di governare. Potrebbesi appormi la taccia
VI
d' inutilità del mio lavoro, perchè ristretto , come dissi, fra le mura
del nativo paese: ma non bisogna scordare che
la storia dei Mu
nicipii è ben diversa da quella degli Stati , e che nella storia patria
avviene talora che anche minimi fatti prestino luce a' massimi (1). — Е
come dice il nostro Leopoldo Cicognara- se non si fossero trovati
nei libri tanti nomi esteri e nazionali , chi mai avrebbe saputo quelle
tante e minute circostanze , e si care specialmente alle arti ed agl' in
vestigatori delle patrie curiosità ? Vedesi- egli aggiunge- quanto
giovi il seguire a traverso questi deboli fili delle istorie locali le dette
notizie , che hanno il debito di tener conto degli uomini secondari e
minori, sui quali passa talvolta e non cura la storia generale (2).
Un' altra non lieve difficoltà mi si affacciava , ed era quella di
dare alle memorie tale un ordine fra loro, che facile possa essere il
consultarle. Se per una parte alcune opere trattanti appunto di ma
terie fra loro staccate m' incoraggiavano a tentare l'impresa (3), dal
l' altra non mi lasciavano tranquillo sulla divisione degli argomenti ;
chè pure io voleva presentassero fra loro un certo collegamento. E
perciò verrò esponendo le cose da me osservate dividendole in due
parti principali , amministrativa e storica la prima , e la seconda di
arti in genere.
L' amministrativa e storica farà cenno di alcune chiese , di alcu
ni palazzi , di feste , di guerre , di leggi , di costumi ecc. , non tra
lasciando ancora di parlare di quegli artisti che vi abbiano avuta
relazione , o data opera. La parte poi risguardante le arti sarà sud
divisa in arti e manifatture , ed in arti belle. Non pochi documenti
pure anderò riportando, conservandone l' originale dicitura , che ne
caratterizza il tempo ed il luogo o la nazione , come sapientemente
osservava un distinto paleografo e scrittore (4). Un breve indice delle
(1) Ronchini cav. Amadio, discorso in morte del Pezzana: Parma , Carmignani
1862, pag. 9.
(2) Storia della scultura, to. II, p. 195, 197.
(3) Dizionario storico artistico letterario bellunese,compilato dal co. Florio Miari.
Belluno, Fr. De Liberali 1843, in 4.
Archivio patrio di antiche e moderne rimembranze felsinee raccolte e compilate
dal dott. ing. Giuseppe Bosi. Bologna, tipi delle Muse, 1859, in 8.
(4) Cav. Francesco Bonaini sopraintendente generale dei rr. archivii toscani.
Replica al cav. Cesare Cantù ecc. ( V. Arch. storico italiano
Tomo ottavo, parte 1ª 1858, pag. 252 ).
Nuova serie
VII
materie ed uno generale degli artisti ed operaj daranno termine al
lavoro , nel quale andranno pure intercalate alcune osservazioni a
seconda che ne sia riconosciuta l' opportunità.
Dissi che la nostra città ebbe sempre a gareggiare con ogni altra
più colta dell'Italia; e gli Estensi, che ne avevano fatta la loro capi
tale, non furono mai tardi a procurare tutto ciò che potesse arrecar
decoro alla stessa e reale vantaggio ai cittadini col chiamare artefici
e manifatturieri anche da fuori d' Italia, con lo stipendiare letterati e
scienziati d'ogni sorta. Essi principi diedero poi sempre indubbie prove
di saggio consiglio , di prudente politica ed anche di religione , per
quanto qualche straniero, sebbene distinto, abbia cercato di calunniarli
fuor d'ogni ragione. Ma di ciò sarà detto altrove. Intanto gioverà il co
noscere come Ferrara, surta in questo luogo appena da otto secoli, possa
vantare tutto ciò che rende celebre una città. Passaggi di sovrani e
di pontefici ; famiglie private che ospitarono imperatori e re; un papa
qui morto, elettovi un altro; più concistori, un concilio generale, molti
cardinali e forse un pontefice , se il card. Bentivoglio, già entrato in
conclave, non fosse premorto alla elezione (1). Qui si ebbero amba
sciatori stranieri ed anche d' oltremonti e d' oltremare; da qui sor
tirono ambasciatori all' estero moltissimi ; da qui archiatri pontificii ,
da qui filosofi e professori egregii. Qui ebbe sede una celebre Uni
versità, ove concorsero ed insegnanti e scolari d' ogni paese, d' ogni
nazione. Qui abitarono avi di Dante, qui fu accolto e curato Petrarca,
qui compose e visse lungamente l' infelice Torquato ; qui suo padre,
un Bembo ed altri moltissimi vissero alla Corte ; qui fiorente fu la
poesia , nessuna città potendo vantare tanti e si egregi poeti quali
furono Ariosto, Bojardo, Brusantini, Giraldi, Guarini, Beccari, il Cieco,
Varano , Monti e Minzoni. Ferrara ebbe le sue fazioni ed un vespro
catalano; fece parte della lega lombarda, e più tardi partecipò a quella
di Cambrai : ebbe capitani distinti quai furono i Villa, i Bentivoglio,
i Tassoni, gli Obizzi ed i Pio, per non dire de' suoi principi Estensi.
Qui giostre e caccie, e feste sontuose. Qui santuarii, santi e beati, qui
purtroppo eretici e roghi. Qui trovarono asilo sovrani e case regnanti
quali furono que' d'Aragona, i Visconti, e i Bentivoglio e i Varano, e
(1) Anche mons. Bonaventura Barberini predicatore apostolico, poi arcivescovo in
patria, come fa sapere il Moroni , ebbe alcuni voti pel papato ( Diz. di erudizione
storico-eccles.ec. all' art. Barberini Franc. Juniore, vol. IV, pag. 115 ).
--
VIII
cosi non poche nobilissime famiglie come gli Aldobrandini e i Neroni;
qui ripararono gli ebrei di Spagna e di Portogallo, qui dalla Spagna e
dall'America rifuggiaronsi i gesuiti. Da qui partirono a devoti pellegri
naggi princip Estensi e confraternite e famiglie pei luoghi santi a
Gerusalemme , a Loreto , a Roma , ed a s. Giacomo di Gallizia. Qui
nacquero un Savonarola , un Bartoli , un Finetti ; da qui non lungi
abitò un Guido d'Arezzo, cui dobbiamo una scala musicale. Ma tempo
è ormai di chiudere questo mio discorso ; chè troppo lungo sarebbe
il narrare ogni nostra gloria, il nominare ogni nostro illustre concit
tadino ; intorno alle quali cose e persone ognuno può, che lo voglia,
consultare i molti scrittori le cui opere videro la luce.
Tornerò soltanto ad avvertire che mio divisamento è quello, come
ben disse il chiarissimo march. Campori, di confermare i fatti già noti,
di svelarne de' nuovi , di correggere gli errori , di chiarire dubbiezze ,
facendo palese tutto ciò che fino ad ora potei rinvenire di relativo a
Ferrara , onde almeno , col perdersi delle carte da me accumulate ,
non vadano perdute le memorie che vi stanno scritte. I miei concit
tadini accolgano di buon grado questo lavoro, che per me non fu al
certo palestra oratoria, ma è solo una semplice esposizione di fatti e di
osservazioni ; e nel quale avranno , se non altro, una prova del mio
buon volere e dell' amore che porto alla mia patria.
Oltre all' Archivio antico municipale , che per 28 anni ebbi a custodia ,
ed alla pubblica Biblioteca , cui ora sono preposto , ebbi a giovarmi della
cortese annuenza del Conservatore dell' Archivio notarile dott. Domenico
Bottoni per ispezionarvi rogiti e documenti. Anche mons. can. Antonelli mio
cugino ed amico mi aperse i manoscritti e le cronache preziose, delle quali
è in possesso; come alcuni altri amici e corrispondenti, fra i quali si distin
sero il N. U. marchese Giuseppe Campori, il cav. Gaetano Giordani e Mi
chelangelo Gualandi , mi coadjuvarono coi loro lumi e consigli. Ora ne at
testo a tutti la mia gratitudine.
&
CRIF
Partę Prima
AMMINISTRATIVA E STORICA
I.
Amministrazione
Comincio da questo argomento, perchè trattasi ditaleun oggetto
che costituisce il ben essere non solo delle famiglie, ma bensi ancora
delle comuni, delle provincie e degli stati, che non sono alla perfine
se non grandi famiglie pur essi. E restringendomi, com'è mio scopo,
alle cose municipali, dirò di alcune provvidenze prese dai magistrati
per ottenere una buona amministrazione. Questa un tempo si chiamò
in ogni luogo Repubblica, e pieni abbiamo i libri delle determinazioni
di un vocabolo siffatto , sebbene l' ultima volta che mi fosse dato di
rinvenirlo , fu nel 1571. Una saggia economia conciliata coi biso
gni, e possibilmente col decoro del paese, rende contenta la popola
zione, senza che accada di trovarsi le casse esauste di denaro. Ciò è
avvenuto ben di rado, ed una sola volta ho trovato che un creditore
nel secolo XVI non ardisse domandare il suo restante , intendendo il
chomune essere exausto; ma ben tosto si rimettevano i capitali, o con
piccole contribuzioni, o con risparmj di cose non assolutamente ne
cessarie, o restringendo il numero dei salariati, se veramente eccedes
se il bisogno. Infatti nuovi non sono questi eccessi provenienti bene
spesso dal favore di alti funzionarj. Cesaro apicolo e menui coloro che
soleno contare li capi deli homini per sapere quanta gente fusse soto
--
2
Roma, e quilli contatori soleno essere vinti milia, e tutti haveno salario
in chomuno. Cesaro li reco a centocinquanta per minuire la spesa (1).
Questa providenza, che fa conoscere come sino d'allora fosse vigente
la statistica di popolazione , ci mostra com'erasi abusato della pa
zienza dei cittadini in sopportare si enorme dispendio. Un esempio di
pubblica economia congiunto a quanta grandezza e magnificenza può
dare una città, ce lo presta Venezia, che nel 1351 avea spento in
meno di un decennio un debito di quaranta milioni di zecchini, e
potè prestarne, come racconta Cesare Cantù (2), settantamila al Mar
chese di Ferrara.
In quanto al reggimento del Municipio, lascieremo a parte l'epoca,
in cui l' Italia reggevasi in comuni avendo consoli proprii, e poscia
partecipando alle cosi dette libertà italiane dopo la morte della Cont.ª
Matilde avvenuta nel 1115. I quali consoli sappiamo essere stati pre
ceduti dai Massari, o Giudici delle dodici Masse, delle quali si com
poneva il ferrarese territorio. Ma è certissimo che almeno dal secolo
XIII si conobbero e il Giudice de' Savj, ed i Savj in numero appunto
di dodici, conservandosi per tal modo una onorevole consuetudine
antica. Negli affari poi di maggiore urgenza si chiamavano a consi
glio col nome di aggiunti quei cittadini, che fra ogni classe e condi
zione sociale reputati erano i più saggi ed onesti. Ed il Giudice, che
prima fu chiamato proconsole, veniva eletto fra i più letterati o scien
ziati della città. Un tale magistrato perdurò fra noi sino alla inva
sione francese del 1796, nè si volle restaurare al ritorno del Governo
Pontificio , sebbene a Bologna fosse restituita l'antica sua dignità di
Senatore. Devoluta Ferrara nel 1598 alla Sede pontificia, venne con
fermata l' antica rappresentanza, e fu instituito un consiglio centum
virale, del quale ventisette membri patrizj costituiva l' ordine primo,
cinquantacinque il secondo de' cittadini e patrizj cumulativamente, e
diciotto l'ordine terzo composto di setajoli , drappieri , orefici , spe
ziali, e banchieri. Siccome però dal solo primo ordine si eleggeva il
Giudice de' Savj, così non potevano essere soddisfatti quei patrizj che
rimasti erano all' ordine secondo, e fu perciò che il Governo con ap
positi e speciali brevi, moltissimi ne andò aggregando al primo, che
(1) Imperiale; Triumphi, honori etc. de Giulio Cesare in Roma. Ven: p. Simone
de Lucrenela 1488. De certi ordine che ſe in Roma Cesaro.
(2) Storia degli Italiani vol. II pag. 858.
in tal modo si aumento sino ad oltre cinquanta. È pure a notarsi
che i posti di consigliere nell' ordine primo erano stazionarj di padre
in figlio nelle famiglie, nel mentre che per gli altri due ordini erano
rinnovabili ad ogni triennio, ma non rieleggibile la persona se non
dopo una triennale interruzione. Nella quale annuenza sovrana di
aumentare il numero di ventisette, aveasi anche in mira un politico
provvedimento, dacchè il card. Magalotti nostro vescovo, nell' informa
re il card. Barberini segretario di Stato, esprimevasi con sua lettera
del 1628 ne' termini seguenti: fa bene il Papa ad accrescere li 27
consiglieri del primo ordine, perchè così contenta l' amor proprio delle
famiglie, e divide in più ' autorità di pochi. Clemente VIII nel 1598
instituiva pure una Rota pari a quelle di Genova, Lucca, Perugia,
come altresi concedeva alla Comune un ambasciatore, un uditore di
Rota, ed un agente, tutti residenti in Roma per gli affari della città.
Econquel cangiamento di Governo cangiarono puré i metodi ammi
nistrativi , specialmente di contabilità, e di archivio; come di nuovo
ebbero a soggiacere a cangiamento nel 1796 (1), oteriele
1,
L' antico magistrato ebbe stanza nel palazzo vescovile, indi cangio
varie volte , poi dal 1383 sino al 1474 emanò i suoi decreti nel lo
cale attiguo alla chiesa di san Romano, donde traslocossi nel cortil
Ducale, ove oggidi risiede il consolato di Annona, sino a che nel
1623 passò nel palazzo già abitato da Lucrezia Estense Duchessa di
Urbino, pagandone un annuo tributo agli Estensi, dal quale, non sa
prei giustificarne il perchè, nè volle nè seppe giammai affrancarsi.
Ma ' amministrazione ebbe sempre un ministero; e se i presenti si
credessero di vederne oggidi uno troppo numeroso, gettino uno sguar
do a quanto dirò in appresso, e fatta ragione dei tempi, e delle tan
te nuove attribuzioni municipali, vedremo se osino di darne uno sfa
vorevole giudizio. Lasciamo i compensi, giacchè questi debbono, od
almeno dovrebbero naturalmente seguire l'altalena dei prezzi occor
renti a procurarsi tetto e sussistenza; e devesi ben imprimere nella
mente una necessità, non sempre o avvertita o curata, che gli ad
detti al pubblico ministero debbono poter vivere, conle loro famiglie,
(1) Sull' antico archivio del Comune , che io nella qualità di segretario aggiunto
ebbi per ventotto anni a custodia, può vedersi quanto ne scrive il cav. Bonaini
( altrove nominato) nella sua pregevolissima opera
Gli archivi delle provincie
dell' Emilia, e le loro condizioni al finire del 1860. Studj ecc. Firenze, Cellini, 1861
in 8º a pag. 84-105.
3
-
con quella decenza e con quelle comodità che si addicono a perso
ne conviventi, per quasi dire, ed a costante contatto dei principali
rappresentanti della patria podestà. Ebbe pertanto il Comune un sigil
lifer sigilli, che nel 1344 consegnò il maggior sigillo (con s. Giorgio)
in segno di ossequio al vescovo di Ferrara, che tosto lo riconsegnava
ad Obizzo, rinvestendolo a nome del Pontefice del vicariato di Ferra
ra: ebbe un sindaco ed un avvocato salariati per mantenere e difen
dere i diritti proprii, e sembra che questo ufficio cominciasse nel
1435, perchè in detto anno se ne trova la risoluzione (1): ebbe pro
curatori, e nel 23 agosto del 1596 troviamo annotata la morte di un
Ferrante Turazzo: ebbe sollecitatori, e tale fu nel 1578 quel Bonza
gni Bartolomeo, o Brunazzo, che mori nel 1583, e che venne rimpiaz
zato da un Cesare Ferrari : ebbe architetti ed ingegneri, e nel 1473
la residenza del magistrato, di che già si disse, venne eretta sotto la
direzione di un Pietro Benvenuti; come tante altre fabbriche ebbero di
poi a sorgere sui disegni di un Bertolino di Zilij o dei Gigli centese,
che vedesi salariato anche nel 1550, e di un Aleotti Gio. Battista detto
l' Argenta, che presto servigio per tanti anni. E non solo vi erano
architetti ed ingegneri, ma ben anche assistenti alle fabbriche ed alle
strade, quali furono nel 1597 un Bartolomeo Tristano, ed un Gio.
Battista Schidoni detto Modenino, e nel 1598 un Gio. AndreaNigrisoli;
al cui salario aggiungevasi anche un compenso affinchè avessero un
cavallo per le visite foresi. Nè mancava pure allora un economo, col
titolo di deputato a la cura dei locali et suoi fornimenti, ed altro pei
magazzini, ch' era chiamato ufficiale alla monitione, quale fu nel 1510
un Gasparo. Oroboni. E così un tubatore che dalla rengiera, ossia log
gia o verone del pubblico palazzo leggeva le gride al popolo , e po
scia ne attestava sui registri la pubblicazione con atto che oggi si
direbbe cursorile. Si eleggevano pure allora commissioni per esamina
re e giudicare liti e controversie amministrative, come appunto av
venne del 1471 per provedere all' inconveniente ocorso de le scripture
bruxate et lacerate al tempo de la sublimatione del Ill.mo N. Signore
a questo glorioso suo stato. Come altresi se ne eleggevano per prov
vedere agli alloggi, agli abusi di prezzo, e tutt' altro in circostanze
(1) Statutum est quod eligi debeat unum Sindichum et unum Advocatum Co
munis Ferrarie qui debeant manutenere et defendere jura comunis predicte , cum
salario de bonis confiscatis.
5
straordinarie. Pel concilio Ecumenico del 1438 se ne fece un capitolo
apposito nei patti fra l' Estense, ed il Pontefice ; e per la venuta di
Papa Paolo III nel 1543 se ne emise un decreto pro electione de per
sonis (sic) ad quas possit habere recursum pro provisione alogiamento
rum, et aliorum etc. Vi furono poscia segretari e sotto segretari, can
cellieri e sotto cancellieri, notaj dell' ufficio, mastri e sotto mastri del
conto, portieri e donzelli, ed infiniti altri salariati, come vedremo al
trove parlando di altri rami della pubblica cosa. E tutti erano protetti
e stimati , ed il segretario era parte del magistrato , e tale tenevasi
la onorevole di lui posizione, che il Giudice ed i Savj non avrebbero
giammai tralasciato di associarlo seco loro nelle più ardue e segrete
radunanze, e nelle più solenni funzioni. Anzi era il segretario che
per primo iva incontro ai sovrani ed ai pontefici, ed al loro cospet
to recitava un' orazione o discorso in nome della municipale rappre
sentanza, annunciandone poscia la visita, o porgendo preghiera per
chè fosse visitata.
Prefazione
I. Amministrazione
II. Beneficenza
III. Caccie
IV. Carroccio, bandiere, e stemmi comunale ed estense
V. Alcune Chiese.
S. Antonio Abate in Polesine .
S. Francesco
S. Giacomo
S. Maria in Vado .
S. Paolo .
S. Maria della Rotonda
S. Maria del Salice, detta della Schiappa.
VI. Cattedrale
Memorie generali ed antica disposizione interna.
Statue di bronzo
Pulpito e battisteri
Alcuni oggetti di belle arti
Coro e stalli
Sacristie--
Organi- Organisti- Cantori
Libreria
Corali
Apparati sacri
Canonica
Ricami ed arazzi
Orificeria ed altri lavori metallici
Funzioni .
Inventarii
Facciata
1
Fianchi e leggiato
Campanile e campane
Riedificamento interno
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VII. Costumi
VIII. Curiosità
Amido
Bastoni
Battagliuola .
Befana
Bisacce
Buone feste
Cambiaria
Camini
Campane.
Carnevale
Cerretani e saltimbanchi
Cipro ( polvere di )
Corrotto
Dessert
Dottorato.
Etichetta .
Facchini
Fiori ( gettito di ).
Funerali
Gabelle
Gastronomia
Gazzette
Giocaglie .
Guardaportone
Insegne alle botteghe
Longevità
Majo
Meteore
Notaj
Padimetro
Piscina
Politica
Portalettere e poste
Satire .
Scolari
Scrittori di curiosità.
Serragli
Simbolica
Teatro
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IX. Estensi e loro famigliari
X. Estimo e tasse
XI. Famiglie
.
XII. Feste e apparati.
XIII. Fiere, mercati e sensali
XIV. Fontane, pozzi e molini
XV. Fortificazioni
XVI. Giostre e tornei
XVII. Giuochi e leggi repressive .
XVIII. Giustizia e giustiziati
735
XIX. Guerra, paci, duelli e marina
XX. Istruzione
XXI. Legislazione
XXII. Orologio
XXIII. Palazzi .
XXIV. Panizzazione e vittovaglie
XXV. Podestà e loro vicarii
XXVI. Privilegii
XXVII. Religione
XXVIII. Sanità
XXIX. Sicurezza pubblica
XXX. Statue pubbliche
XXXI. Strade e agraria .
XXXII. Territorio
XXXIII. Torre di Rigobello
XXXIV. Visdomini veneziani.
XXXV. Zecca
PARTE SECONDA
ARTISTICA
SEZIONE PRIMA
Arti e Manifatture
I. Arti in genere
II. Stampatori, libraj e cartolaj
III. Armi, polveri, artiglierie
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736
IV. Lamine ' oro, filatura dell' oro e dell' argento , fonderie di
ferro, peltrari, forbiciaj e chiodaroli
V. Panni d' oro, d'argento e comuni; sete, velluti e damaschi,
filatoj , calzette , fustagni , veli , tele, mangani , frangie e
tintorie
VI. Cappelli di paglia e di feltro , stuoje ecc.
VII. Letti a vento, sedie snodate, cocchi e selle
VIII. Pelacaneria e pelli colorate; pelliccie, ossa di balena.
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.
.
IX. Anguille, sanguisughe , sale , cremore di tartaro ; candele di
cera e di sego ; sapone , acquavite, confezioni, persicate,
profumerie, tabacco, carte da gioco .
SEZIONE SECONDA
Belle Arti
I. Belle arti in genere .
II. Ingegneri ed architetti
III. Inventarii di pitture ed altri oggetti di belle arti
IV. Pittori
V. Scrittori e miniatori.
VI. Ricamatori, arazzieri e tappezzieri.
VII. Coramari d'oro .
VIII. Scultori e plastici ; fonditori , coniatori di medaglie e inci
sori di gemme; majoliche e porcellane
IX. Incisori, orefici ed orologiaj
X. Intagliatori, intarsiatori e tornitori
XI. Indoratori .
XII. Musici, organisti, cantori e comici
•
XIII. Scherma, ballo e fuochi pirotecnici.
Aggiunte e correzioni
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709
725
727
737--
INDICE ALFABETICO
DEGLI ARTISTI ED OPERAJ
Abaisi Arduino .
Tommasino o Tommaso
»
Nicolò e fratelli.
Abate Nicolò
Acceso (1)
intagliatore- 62, 63, 81
intagliatore- 63, 64
intagliatore- 49, 63
intagliatori- 698
pittore- 613
.
comico vedi Cecchini Pier Maria
Adriano
Agnollino
Agostini Agostino
»
Lodovico
Pietro
»
Agresti Livio
Agucci Bartolomeo.
Agujari Lucrezia detta la Bastardina
Aholiab
Albani Francesco
Albareta (d ) Antonio
Albenga Giorgio
Alberghetti Alfonso
Giovanni
Sigismondo
musico 746
vedi Stefano (di) Pietro
.
cantore 747
musico- 721
trombone- 744
pittore- 566
sellajo- 515
cantante 721
ricamatore- 645
pittore- 530
orefice- 683
scultorefonditore- 92, 424,425,426, 427
fonditore- 670
fonditore- 670
fonditore 495, 669
D
Albertazzi P. Vespasiano, d.Amphiareo scrittore- 640
α
Alberti Antonio .
Aristotile
D
Girolamo
Innocenzo.
Giorgio
«
D
»
Leon Battista
Albertino da Mantova.
dalla Mirandola.
Alberto
da Volterra
»
α
Albertolli Ferdinando .
Giocondo
Albini Giovanni Maria
Albioli Giuseppe
Albonesj Can. Afranio
.
.
.
.
pittore
26, 345, 346
vedi Fioravanti Ridolfo
tagliapietra- 666
tiraoro- 497, 498, 499, 500
musico- 721
architetto- 169, 538
vedi Rasconi
vedi Mirandola (dalla)
pittore e orefice- 604
vedi Volterra (da)
ornatista- 428
ornatista- 667
cantore 748
intagliatore- 629
fagottista- 711
--
Alemagna (d') Andrea
«
»
α
»
ת
Bastiano
Cocalio
Franco, Simone e Nicolò
Giorgio
Giovanni
Martino e Nicolò
Michele
738
tintore
512
apparatore- 650
pittore- 567
scrittori- 638
intagliatore- 66, 67
scrittore
638
miniatori- 643, 644
piffero- 711
Rigo
»
α
Sante
Simone
Aleotti Bartolomeo .
«
boccalaro
523
orefice- 74
orefice- 74, 79, 80, 81, 82
vellutaro- 508
Gio. Battista detto ' Argenta . architetto- 4, 39, 102, 105, 115, 231,
232, 240, 265, 274, 544, 544, 424,
425, 427, 437, 439, 442, 554, 555,
545, 546, 712
»
Suor Raffaella detta l' Argenta .
Alessandria (d ) alias da Modena Gio
vanni Maria
fra Matteo
Alessandro
»
da Parma
Alghini Galasso .
Aliegro (Allegri) Girolamo
Allegri Antonio da Correggio
Alonso .
Alvise da Venezia
Alvixe .
.
organista- 712
figulino- 522
scrittore- 639
pittore- 339
vedi Parma (da)
architetto- 311, 325
cartolaro- 488
pittore- 405, 558
orefice- 691
vedi Venezia (da)
tagliapietra- 49
Amadei Amadeo d. Amadio da Milano orefpice- 687, 688
Amadei Giambattista
» Pietro
Amadeo dai ricami.
Amadio da Milano .
Amadori Girolamo .
Amati Nicolò
»
Pietro
Ambrogio .
»
»
»
del fu Guizzardino .
da Cremona
da Milano.
Amphiareo
Andrea
»
αת
tedesco
(don) da Bagnacavallo
da Belfiore
di Gherardo .
da S. Polo (Paolo)
da Vicenza
orepce- 564, 687, 688
orefice
687, 688
646
vedi Amadei Amadeo
orefice- 76, 82, 83
istrumentista- 714
orefice- 569
cantore 68
pittore- 599
vedi Cremona (da)
vedi Milano (da)
tagliapietra vedi Milano (da)
vedi Albertazzi
.
organista- 67
tagliapietra- 661
schioppettiere- 492
vedi Bagnacavallo (da)
vedi Belfiore (da)
vedi Vicenza (da)
vedi Paolo (da S.)
vedi Vicenza (da)
739--
Andreasi Antonio
Angeli Alessandro
Angelo (dall') Antonio
»
»
Giacomo
da Piacenza
da Siena
D
Angelucci capitano Angelo
Angonis Severino
Annibale figlio del Rossino
pittore- 654
scultore fonditore- 46
pittore- 637
orepce- 691
vedi Piacenza (da)
vedi Siena (da)
architetto- 496, 670
orefice- 692
musico 712
Annichini Francesco Luigi d. Nichino coniatore- 672, 675
Anonima stamperia
»
stamperia al Sansone
Anonimo M.
»
tedesco
Anso Giovanni
Antonello .
D
da Verona
Antonio di Cristoforo .
Veneziano .
»
»
«
»
»
»
α
»
»
»
bett. (sic) .
francese
di Gregorio
di Paolo Simone
da ( .
e Luigi suo figlio
detto Passarino .
fu Francesco.
di Giacomello
e suo fratello
•
de Domenico da Como
»
»
»
da Ferrara
vedi Carrara Antonio
486
intarsiatore- 53
•
fonditore- 424
orefice- 427
fabbricatore di tele- 510
pittore- 628
cantore 717
pittore- 605
vedi Verona (da)
scultore- 64
orefice- 82
boccalaro- 111
scrittore- 169
muratore 452
tornitore- 452
tagliapietra- 422, 423
cartolaro- 487
tessitore di panni- 504
sellaro
515
figulino- 522
pillore 583
muratore 589
tagliapietre- 658
agliapietra- 659
orefice- 683
orefice- 689
suonatori- 741
ricamatore- vedi Venezia (da)
vedi Como (da)
vedi Ferrara (da)
di Cristoforo d. Ant. da Firenze vedi Firenze (da)
α
»
»
»
«
»
di Nicolò da Firenze
de Lecho
da Mantova
da Milano
vedi Baroncelli
vedi Lecco (da)
vedi Mantova (da)
vedi Milano (da)
pittore- vedi Padova (da)
di Mastro Michele da Padova . vedi Padova (da)
da Venezia
da Verrara
.
vedi Venezia (da)
vedi Verrara (da)
--
Antonio da Vicenza
Anzilberti Bernardino .
740
vedi Vicenza (da)
orefice- 689
Apollini Francesco ( erron. Azzolini ) orefice- 689
n
Giuliano
Aranceyo (d ) Pietro
orefice
70, 689
stampatore 476
Arcangeli Giambattista
Arcatore
Archimede
Ardizzoni Francesco
Arduino (d') Giovanni.
»
da Baisio .
Arezzo (d ) fra Guido.
Argenta (1 ) .
D
architetto 547
orefice- 683
238
pittore- 634
cimatore 504
vedi Abaisi
musico 745
vedi Aleotti Gio. Battista , ed Aleotti
suor Raffaella
(da) Antonio ( non dall'Argento) pittore- 590, 598
0ת
»
M. Arma.
Bartolomeo
Jacopo Filippo
Polo (Paolo)
Argenteria (dell ) Combi Michele
Argento (dall ) Antonio
Ariani Alessandro e Girolamo
Arienti Michele e fratelli
Arimino (del) Benedetto
Ariosti Ugo di Galasso
Aristotile (Fioravanti) .
»
d') Nicolò detto Zoppino
Arlecchino (1 )
Arma (Armi dall') Arma.
Armanini Antonio
Armanno Marco
Arnesbergh Ferdinando
Arpa (dall ) Francesco
tagliapietra- 663
apparatore
40
miniatore- 70,641
orefpice- 688
vedi Combi
pittore- vedi Dianti
pelacani- 517
tintori- 512
vedi Rimini (da)
orefice- 683
vedi Fioravanti Ridolfo
vedi Rossi Nicolò
vedi Fiaschi Carlo
tagliapietra- 397
architetto
.
637
maestro di ballo- 726
orefice- 695
orefice- 683
Arpino (cav. d') cioè Cesari Giuseppe pittore- 555
Arrigo di Brabante
Arrigoni Francesco
Arrivieri Stefano
:
vedi Brabante (di)
musico- 721
.
musico- 721
scultore fonditore- 669
Ascanio di Gio. da Tagliacozzo
Aspertini Amico (erron. Lespartini ) . pittore- 555, e aggiunte e correzioni
Assassino (dall ) Tolomei d. l'assassin musico- 711
Asso (d ) Pietro
Avellino Giulio
Avenati Gabriele
»
Giuliano
Aventi Carlo .
»
Filippo.
Giovanni Maria
)
»
"
Giovanni
Giovanni ed Ippolito
Michele e fratelli
orefice- 683
.pittore- 633
cartolaro- 487
.
ingegnere- 658
. ricamatore
648
tagliapietra- 662
pittore- 596
tagliapietra- 397
tagliapietre- 662
muratori- 237
741
Aventi (o da Vento) Sigismondo
Aviatto (de) Giacopo
Azzolini Ercole .
(invece di Apollini)
Babandi Antonio
Baccio dalla Porta.
Bacillieri don Giovanni
disegnatore- 103
oreficc
692
tagliapietra- 662
vedi Apollini Francesco
fonditore
144
vedi Bartolomeo da san Marco
musico- 721
Baffico Filippo (per errore così detto) pittore- 529
Bagnacavallo (da) don Andrea
don Andrea
D
Bagnoli Vincenzo
Bagolino
Bailo (del) Giacomo
Baisio
Bajamonti Bajamonte
Balbi Alessandro
»
Giacomo
Baldassare de Prato
teutono (tedesco)
«
Baldi Bernardino
Baldini Antonio e Gerardo
»
»
»
»
Girolamo
Girolamo
Tommaso
Vittorio
Baldoini Alessandro
Balechini Nicolò
Ballerino Carlo
.
miniatore- 71
scrittore
639
.
scultore
58, 61
comico- vedi Verzelli Gio. Battista
ricamatore- 646
vedi Abaisi
lanarolo- 504
architetto- 105, 544, 555, 546
meccanico- 260, 413
vedi Prato (de) Baldassare
fabbricatore di stufe- 524
pelacane- 517
battilana- 506
pittore- 28
stampatore- 485
pittore- 28
stampatore intagliatore musico
483, 484, 485, 698, 702, 712
orefice- 686, 687
pittore- 632
pittore- 28, 29
Balletti Riccoboni ElenaVirginia detta
Flamminia.
Balotta Leonello e figli Lodovico e
Matteo
Balzanini Girolamo.
Balzano Battista
Bambini Giacomo
)
comica 719
vellutari- 508
intagliatore- 700
intarsiatore
482,
526, 705
pittore- 631, vedi anche Carlo pittore
Gio. Battista . :
Banarolli Nicola
Banchi Giovanni
0
Barassi Gio. Domenico
o Barasso Giacomo
Barattozzi Gio. Costanzo .
pittore- 631
cantore
720
orefice- 667
tagliapietra- 662
Bandini Giovanni d. Gio. Dall' Opera scultore fonditore- 426
Barbanti (forse Brabanti) Antonio.
Barbantini Tommaso
Barbarelli Giorgio detto Giorgione .
Barbarini Gio. Battista
Barbazza Sebastiano
47
tagliapietra- 662
intagliatore- 702
arazziere- 649
ingegnere- 442
pittore- 136, 558
pittore- 625
ingegnere architetto
anche Monselice (da)
553, 541 vedi
742
Barbieri Bernardino e Giuseppe
»
»
Gaetano
Gio. Battista .
stampatori- 486
architetto
547
architetto- 428
»
»
Gianfrancesco detto il Guercino pittore- 628, 629, 630, 680, 703
Paolo Antonio
Barbaj o Barbugli Trevisio
Barbulejo don Bernardino
Barca Ercole.
»
Guglielmo.
Bardi Donato e Simone
Bargagis Agostino
Barigozzi Ludovico.
Barittoni Antonio
Baroccio Ambrogio da Milano
Federico
Baroncelli eredi di Nicolò
«
pittore- 629
vellutaro- 508
musico- 744
ricamatore 77, 548
ricamatore- 77,648
vedi Donatello
tiraoro
500
tagliapietra- 102
violinista- 721
scultore
pittore
660
529
49
Giovanni detto Gio. dal Cavallo scultore fonditore- 46, 74, 415, 416,
419, 420, 421
»
Nicolò detto Nicolò dal Cavallo
o da Firenze .
Baroni don Giambattista .
Barozzi Gio. Battista
D
Jacobo detto il Vignola
Serafino
Bartoli Antonio .
D
P. Daniello
»
Giacomo
Bartolini Lorenzo
»
scultore fonditore 46 , 48 , 49 , 100,
415, 416, 417, 418, 419, 420, 424,
422, 668, vedi anche aggiunte e
correzioni
architetto- 547
pittore- 634
architetto- 620
pittore- 636
coramaro d'oro
654
scrittore sul suono 725
coramaro d' oro e pittore- 654
Marco
Bartolomei
Bartolomeo
»
»
»
»
»
»
»
D
»
»
»
D
(don)
tedesco
detto Riverenza.
dalla Massa
di M. Martino
del fu Benvenuto
detto Bonaventura
(fra) da S. Marco o Baccio dalla
Porta
Zoppo .
scrignario- cioè.
dalla scrimia ( scherma )
del fu Cabrino
del fu Parisino
scultore- 666
orefice- 691
vedi Bologna (da) Gio. e Antonio
imbianchino- 34
fenestraro di vetri colorati- 61
organista- 68
pittore- 215
marangone 280
cartolaro- 487
cartolaro- 488
muratore 548
pittore- 580
pittore- 594
pittore- 605
scrittore- 638
.
tagliapietra- 664
orefice
683, 725
orefice- 689
orefice- 689
--
743
Bartolomeo fu Guglielmino da Bologna vedi Bologna (da)
»
»
»
»
»
(fra) da Bologna
di Biagio da Firenze
vedi c. s.
vedi Firenze (da)
detto Meo di Checco da Firenze vedi c. s.
(fra) da Pietra Rossa.
vedi Pietra Rossa (da)
de Benedetto da Treviso o da
Venezia.
Baruffaldi Ambrogio
)
Carlo
Baruzzi Antonio Maria
»
cav. Cincinnato
Baseggio Antonio
vedi Venezia (da)
ingegnere- 442, 535
ingegnere
vellutaro
scultore--
535
508
666
intagliatore- 703
Gaetano
Massimino
»
Basilea (da) Daniele, e suocero Gio.
Antonio
Bassani Gio. Battista
»
Paolo Antonio
Bassano
»
Annibale
Bassi Gio. Battista .
Bastardina (la)
Bastaroli Girolamo.
Bastarolo Battista
»
(il)
Bastianino
Bastiano
Bataino
Batenborck Giusberto de Bolduch, os
sia Bois-le-Duc
Battiferri Luigi
Battista
»
Becocchi P. Ferrante
Bedani Tommaso
Bei o Belli Bartolomeo fu Turola.
Belaj fu Antonio
Beleto Jacobo
Belfiore (da) Andrea
Belforte Andrea detto Andrea Gallo o
di Francia.
Belino Giovanni.
Bellagamba Gio. Battista.
Bellaj (di) Verde
Bellaja Baldassare
»
Gio. Francesco
fra Nicolò
Bellarmato Girolamo
Belli Girolamo
Leonida
intagliatore- 703
intagliatore- 702
zecchieri e coniatori- 464
musico 721
musico- 721
vedi Ponte (da)
architetto- 540
pittore- 638
vedi Agujari Lucrezia
orefice- 683
cantore 68
vedi Mazzuoli Giuseppe
vedi Filippi Sebastiano
pellicciajo- 517
balestrajo- 491
musico 579, 712
musico 743
tagliapietra- 52
pittore di majolica- 677
pittore- 637
intagliatore- 636
pittore- 561
orefice- 690
cimatore- 504
pittore- 325
stampatore- 472, 473, 474, 476, 477
piffero- 710
stampatore- 484
orefice- 683
confettore- 521
musico- 721
musico- 713
ingegnere
532
musico 721
pittore dilettante- 534
1
744--
Belli Silvio
»
Valerio seniore
Bellini .
»
Giovanni detto Giambellino .
Bellino Francesco
Bellinzoni Paolo Benedetto
Belloni Giulio
«
Piacentini Alfonso
Beltrame (don) da Imola
Beltrami Ambrogio
α
»
»
»
Francesco
Girolamo
Stefano e figli Francesco, Giro
lamo, Gio. Maria e Agostino
eredi di Stefano
Beltramotti Stefano
Beltramuoe
Beltrandi Alberto
Benà seniore.
»
juniore.
Ben-Ascharà Sarfadi Samuele detto
Gallo ebreo
»
Chaim Abramo
Benedetti .
Benedetto (de) Bartolomeo
Benetti alias Moretti Giovanni detto
Moretto.
Benmambro Alfonso
Bennati Bartolomeo
Bentivoglio Cornelio ed Enzo
ingegnere- 534, 535
incisore di camei e cristalli- 534
pittore- 321
pittore- 321, 555, 558
pittore- 28
musico- 721
pittore- 38, 39, 617, 624
pittore- 624
vedi Imola (da)
orefice- 683
orepce- 683, 690, 695
orefice- 683
orefpici- 691
orefici- 694
zecchiere- 461
vedi Beltrami
orefice- 683
pittore- 325
pittore- 326
stampatore- 481
stampatore- 476
vedi Venezia (da) Bartolomeo pittore
pittore- 21
intarsiatore e meccanico- 50, 104, 347
ingegnere- 347
pittore
582, 583
architetti- 546
Benvenuti Antonio .
»
»
α
Benvenuto detto dagli Ordini
Gio. Battista detto dagli Ordini
Gio. Battista detto l'Ortolano
Pietro detto dagli Ordini
Benvenuto Garofalo
Benzoni don Giacomo alias Bongio
vanni
«
di Bongiovanni
Berardi Angelo .
Beretta Pietro
Bergamasco Pietro.
Bergamino Ippolito
Bergamo (da) fra Damiano
Bergamo (da) Pietro
Bergonci Alessandro
Berguzzi Tommaso
apparatore 650
muratore architetto- 539, 594
muratore architetto- 559, 540, 594
pittore- 27, 593
muratore architetto- 4, 27, 97, 98, 102,
237, 337, 395, 396, 424, 447, 539,
540, 578, 594, 704
vedi Tisi Benvenuto
cantore 717
pittore- 747
musico 721
cantore e violinista- 68, 719, 721
tornitore- 707
sartore
77
intarsiatore- 142, 704, vedi anche ag
giunte e correzioni
tagliapietra- 663, vedi anche Como (da)
tornitore- 618, 707
tornitore- 706
--
745
Berlinghieri o Berlingieri Camillo det
to il Ferraresino pittore- 613
α
»
Bernabè Maurelio
Bernabò Nicola .
Bernardi Gaspare
D
Giovanni
Gio. Battista d. c.s. pittore- 613
intarsiatore- 706
cimatore
.
504
damascaro- 509
incisore di camei e gemme- 675 , vedi
anche aggiunte e correzioni
«
»
«
Girolamo
Maturino
Pietro
Bernardino
D
dagli Orologj
«
»
da Venezia
Bernieri
Bernini cav. Carlo .
»
«
Gian Giacomo
Gio. Lorenzo.
Bersani Andrea.
Bertazzoli Giacomo
D
Gio. Angelo
Berten Guglielmo
Berti Giuseppe
» Pietro
.
Bertolani e Giani
Bertolazzi Simeone
Bertolini Domenico
Bertolino da Cento
»
da Novara
Bertrando.
Bettino.
Bettoni Luca.
Betzabel
Bezzi Filippo
Biagiotti Maurelio
Bianchi Alfonso.
»
Battista
Carlo
α
«
(di) Ercole
Francesco.
cartolaro- 488
coniatore- 467
cantore 746
intagliatore- 110
orologiajo- 449
spadajo- 491
tappezziere- vedi Gabrieli
vedi Canozio
vedi Brenieri
pittore- 628, 630
tagliapietra- 664
scultore
664
tagliapietra- 665
pittore- 637
ingegnere architetto- 440, 535
professore di scherma- 247
cantore- 719, 721
intarsiatore- 60
pittori- 637
vetrajo- 525
orefpice- 693
vedi Gigli
vedi Ploti
cantore- 745
boccalaro- 525
orefice- 84
ricamatore- 645
tagliapietra- 665
cantore 68
musico
712
cartolajo- 481, 486
pittore- 634
,
cantore 68
pittore- 647
Ferrari Francesco detto Frari pittore- 590, 591 e agg. e correzioni
Francesco.
»
»
«
»
Francesco.
(detto erroneamente) Carpi Gi
rolamo .
Girolamo di Francesco
Girolamo di Francesco
ricamatore 647
orepice- 692
pittore- 590
pittore
590, 647
ricamatore- 647
»
Girolamo fu Bernardino
intarsiatore- 705
--
746
Bianchini Giovanni o Trulli o Trullo pittore- 525, 447, 501, 575, 574, 575,
vedi anche aggiunte e correzioni ,
»
Gio. Benedetto
Biancoli Lorenzo
Biasi Matteo .
Biasine (de) Biagio
Biasiotti Maurelio
Bibiena
Bidon
e Trulli
cantore 721
musico 743
filatojajo
lanarolo--
509
677
cantore- 720, 721
vedi Galli
cantore 747
Bignozzi Antonio
Biondelli Ippolito
suonatore
721
scultore fonditore- 46
Biondo Alessandro .
Biscazza Giovanni
Bischizzi Giovanni
Bloemart Cornelio
Boari Gregorio
Bodettino
Boglath
Bombasone Benedetto .
Bolducchi .
Bollandi Giovanni
Bollo Giovanni (?)
muratore
257, 350, 550
fabbricatore di veli- 509
ricamatore- 646
incisore- 680
pittore
61, 324
vedi Venezia (da) Antonio
vedi Buglath
fabbro-ferrajo- 214
vedi Batenborch
boccalaro- 525, 574
violinista- 723, 725
Bologna (da) Antonio de Bartolomeo stampatore
»
fra Bartolomeo
Bartolomeo
487
organista- 67
»
«
>
»
»
D
«
»
»
»
»
»
Bolognese ( un giovine)
»
Orazio .
Bolognini Giuliani
Bolzone da Bergamo
»
Bolzoní Andrea .
Giglio Domenico
»
»
Giulio
Giovanni
orefice- 78
Bartolomeo fu Guglielmino
fra Benvenuto
Biagio
Carl' Antonio
Dionisio
Franco.
(Boullogne) Giovanni
(Boullogne) Senua (di) Gio.
(da) Giovanni e figlio .
Girardo
Jacopo .
Lorenzo
Masio
Nicolò
intagliatore- 81
pittore- 560
ingegnere- 439
scagliolista- 667
stampatore- 478
miniatore- 640
scultore fonditore- 424, 425, 426, 427
vedi Senua (di)
libraj- 487
marangone 61
pittore- 562
pittore 326
balestrajo- 491
cartolajo- 487
pittore- 28
vedi Orazio bolognese
vedi Giuliani
vedi Donati
incisore
221, 442, 672, 680
stampatore 485
stampatore 485
orologiajo- 449
Bona (della) Gio. Lodovico e Ippolito tintori- 512
Bonaccioli Gabriele detto Cabriletto o
--
Gabrieletto
747
pittore- 40, 41, 54, 218, 219, 245,
Bonaccioli Girolamo detto Cabriletto.
Bonacorso
Bonacossi o Bonacorsi Angelo .
D
conte Antonio
558, 584
pittore- 82,220, 245,596, 584, 585, 600
fabbro-ferrajo- 145
pittore
579, 580
violinista- 722
»
»
α
Ettore .
Romano
Bonadè Antonio.
Bonagrazia Nicola
Bonasoni Giulio.
Bonati Giovanni detto Giovannino del
Pio
cav. Teodoro
Bonavita fu Jacobo
Bonazza Francesco.
pittore- 85, 558
pittore- 215, 248. 579, 580
intagliatore- 58
falegname- 258
muratore 548
incisore
619
pittore- 600
ingegnere- 104, 105, 109, 555
tintore
tiraoro
511
500
Bonconsigli Giovanni detto Marescalco intagliatore- 160, 698
Bondeni Antonio
Bondeno (da) Bernardino
»
Domenico .
tornitore
707
tornitore- 706, 707
234
marangone
»
»
»
Giovanni
Uguccione.
Vincenzo
Bonelli Bartolomeo
Bonese.
Bonetti Francesco e Fabrizio
»
Luca
Bonfadi Giacomo
Bonfadini Gioseffo Tommaso
Bonfadio Jacobo
«
Jacobo
Bonfai Ippolito detto il Frate
vedi Mazzocchi
ingegnere meccanico- 110, 111. 258,
533, 698
tornitore- 707
scultore- 662, 666
pittore- 326
cappellaj- 543
incisore
680
ricamatore- 646
ingegnere- 442
ricamatore 71
sartore ricamatore- 75
pittore
325, 326
Bonfanti Antonio detto il Torricella pittore- 629
Bongiovanni .
pittore
Gabrieli
515, 568
vedi Gabrieli
»
di Geminiano
vedi Geminiano
)
»
Giulio
Bonifazio
vedi anche Benzoni
indoratore- 57
fabbro-ferrajo- 143
vedi Bonsignore
Bonihomini (di) Domenico
Bonmartinis (de)
Bono fu Petronio
»
Pietro
Bononi Carlo.
»
Leonello
Bonsignore Bartolomeo
» Bonifazio
D
marangone 66
vedi Vargas Tiberio
orefice- 690
.
chitarrista- 711
pittore- 32, 628
pittore
28, 29
falegname- 242
falegname- 111
marangone
48, 111
--
748
Bonsignori Bonsignore
(altro)
marangone 120מ
»
Mariano
Bonso Antonio
Bonzanni Girolamo, o Bongiovanni, o
Bonzoani
Bordoni Vincenzo
Borelli Francesco
Borghesano
Borgna Antonio.
Borgognone Alfonso
«
Annibale
Borsani Francesco
Borsati Carlo
Bortolomasi Gio. Battista
Bosega Alessandro.
Bosi Antonio.
Bottazzi can. Giuseppe
Botti Ippolito
Boves Giovanni .
Bozoli Gio. Maria
Bozon
Brabante (di) Arrigo od Enrico
Paolo fu Cornelio
Braccioli Giovanni .
Braco Girolamo.
Bramante (Lazzari) Francesco
Brancolino Giovanni
Lodovico
Brandembergh Fulvio .
Brandini (deve dire Bianchini)
Brasadola .
Brasavola Antonio .
Girolamo
»
»
Pietro Buono
Brasolini Domenico
Brasone Bartolomeo
Brazzolato Ercole
Livio
Breda Pietro Flaminio
Bregoli Giovanni
Brenieri ( forse Bernieri) Paolo
Brescia (da) Cristoforo
»
》
»
D
(Brisia da) Guido
Leonardo .
(da) Lodovico
(da) Serafino
(da) Simone
Bresciani Giovanni Battista
»
Lodovico
.
marangone 242
orefice
684
marangone 58
pittore- 54, 65, 576
vetrajo
525
architetto
547
setajuolo- 507
musico 721
fonditore- 674
fonditore- 495,496, 670, 674
ricamatore- 647
pittore- 28, 29
tagliapietra- 348
intagliatore- 702
scultore- 348
suonatore
721
tagliapietra- 54
cantore 746
pittore miniatore- 389, 554
vedi Buzzoni
intagliatore- 62
scrittore- 659
pittore incisore- 680
rasajo
508
pittore architetto- 542
pittore- 613
pittore- 613
musico 721
vedi Bianchini
vedi Brasavola
muratore 347
lanarolo
505
muratore- 235, 236, 320
violinista- 743
pittore- 591
ricamatore- 647
ricamatore- 644,647
cantore 748
pittore 223
intarsiatore
705
scrittore miniatore- 71
miniatore- 70
pittore- 326, 527, 619
intagliatore- 58
armajuolo- 489
ingegnere- 258
pittore- 632
intagliatore- 700
--
Bresciani Marino
Bretagna (da) Krollo
Brichis (de) Francesco
Bridges capitano
Brigno Antonio
Brisia
Brizzi Francesco
Brocaro Giacomo
Brocolino Marco
Brondi fratelli
Bruggia o Bourges (da) Ruggiero .
Brunelleschi Filippo
Brusoni Giovanni
α
Pellegrino.
Brutturi Polidoro
Bruzi (Bruges da) Maestri
Bucci Giuseppe .
Buffagnotti Carlo
749
maestro di scherma- 246
ingegnere- 532
muratore 548
architetto ingegnere- 222
cartolaio- 488
vedi Brescia (da) Guido
pittore- 624
mastellaro- 21
orefice- 683, 689
vetraj- 525
vedi Gallico, e aggiunte e correzioni
architetto- 421, 538
pittore- 631
tintore- 77
orefice- 689
arazzieri- 78
intagliatore- 703, vedi anche Buzzi
incisore
65
Buffalmacco (Buonamico di Cristoforo) pittore- 210
Buglath o Boglath Giovanni.
Bulgarelli .
Buonarroti Michelangelo .
stampatore intagliatore- 481, 698
falegname- 348
pittore scultore architetto- 60, 239, 495,
529, 530, 558, 597, 598, ed aggiunte
e correzioni
Buonconsigli Giovanni d. Marescalco vedi Bonconsigli
Buoninsegna Duccio
Buono (dal) Benedetto
Burgatti
Burnello (forse Brunello) Romano
Burnoro (Brunoro) Girolamo
Burzoni Bellino .
Buseto Cesare
Busi, o Busso, o Buxo Giacomo, efi
glio Oliviero
Busoli Bartolomeo
Busso
Bustamante Domenico.
Buxo
Buzzi Giuseppe (forse il Bucci) .
Buzzoni Geminiano.
Cabei P. Nicolò.
Cabriletto.
Cabrino da Cremona
Cadinelli Giovanardo
Giovanni
D
Antonio Maria
Cagnaccini Giulio Cesare.
Cagnoli Corrado
Cagnoni Alessandro
pittore- 44
pittore- 635
violinista- 721
ingegnere- 532
cartolajo- 488
tagliapietra- 665
falegname- 238
pittori- 615
pittore
588
vedi Busi
musico- 721
vedi Busi
intagliatore- 223
orefice
79
ingegnere- 535 496
vedi Bonaccioli
vedi Cremona (da)
marangone 99
marangone 213
orefice- 692
stampatore- 482, 483
orefice- 78
tagliapietra- 663
--
750
Calaj Tommaso .
Calabresi Bartolomeo .
vellutaro
509
tagliapietra- 397 663
Calcagnini (de) Monferrato
Calciolari o Calzolari Francesco
Calderoni Matteo
«
Caleffini Cristoforo .
Giovanni
.
vedi Monferrato
orefice- 693
tagliapietra- 665
ricamatore 646
ricamatore- 646
Caletti Giuseppe detto il Cremonese . pittore incisore- 680
Caliari Paolo detto Paolo Veronese . pittore- 136, 556, 558
Callegari Alfonso
muratore 344
»
Bartolomeo
Callido Antonio, e fratello
Callot Iacopo
Calori Antonio
Calvi Marco
Calze (dalle) Andrea (forse Andrea da
Bagnacavallo).
D
Nicolò .
Camelli Benedetto detto Pistoja
incisore
679
fabbricatori di organi- 67, 745
incisore- 680, 681
orepce- 684
pannajuolo e tiraoro
scrittore- 638, 639
pittore- 624
organista e cantore--
500, 503
67, 722
Camillo da Urbino
»
( forse il Filippi )
»
»
Camino o Comino, e Giovanni
Campagnoli Bartolomeo
»
Giuseppe
Campana Giuseppe
»
Campi Alessandro
(de) Borso
Giovanni
»
Campione (da Marco
Campo (de) Sperandio fu Giovanni
Camuncella, o Camunzolla Gasparo, o
Camuzzola Prospero
Camunzolla
Camuzzola Prospero
Canalino Ambrogio
Cancellieri (de) Gioacchino
Candiotto Michele
Canelli Nicolò
Canevari Pellegrino
Canforega Nicola
Canonici march. cav. Ferdinando
Canova cav. Antonio
Canozj ( Genesini ) ..
५
D
»
o Canozio Genesino Bernardino
detto Bernardino da Venezia,
e da Lendinara
Cristoforo .
Daniele
vedi Fontana
pittore- 606
pittore di majoliche- 677
boccalaro
678, 679
tagliapietre- 658
violinista- 744
violinista- 744
architetto- 548
pittore- 28
scultore
318, 425
intagliatore- 702
vedi Frisoni
pittore- 581
ingegnere- 535
vedi Camuncella Gasparo
vedi c. s.
pittore- 613
organista- 67 714
orefice- 692
orefice- 684
orologiaro- 449, 450
battilana- 506
architetto- 42, 50, 89, 101, 349, 548
scultore- 666, 667
intagliatori intarsiatori- 698
intagliatore intarsiatore- 58, 59, 60
intagliatore intarsiatore- 60
intagliatore intarsiatore- 59
751
Canozj Lorenzo ..
intagliatore intarsiatore- 60
Cantabene Jacobo seniore
Canturio Agostino
Canziani Gio. Maria
Capitanello Tommaso .
Capitano frate da Modena
Cappello Guglielmo
Caprari Nicolò
Caprioli Lorenzo
Caracci Annibale
»
Lodovico
D
magnano 81
scagliolista- 667
tagliapietra- 665
pittore- 653
vedi Seghizzi Jacopo
scultore fonditore- 427
miniatore- 641
pittore- 648, 619
pittore- 556
pittore- 555
pittore
558, 626, 627
Caracciolo (deve dire Caracci) Lodovico pittore- vedi Caracci Lodovico
Carafa Alfonso
Ercole
«
Giovanni Maria
Carani Battista
Carelli Francesco
Cariani Antonio .
Caribaldi don Claudio.
Cariboni Alessandro
»
D
»
Giorgio.
Gio. Antonio .
Ottaviano
Carisendi .
Cariuolo Ippolito
Carli Gio. Battista .
Carlo ( forse Bambini )
»
da Cremona
Carnerio Agostino di Bernardo o Ber
nardino
»
Bernardo o Bernardino
Bonfio (Bonfiglio )
» varii
Carpesano ( da Carpi ) Jacobo
Carpi (da) Gio. Antonio
»
»
Girolamo
Tommaso .
Carpo (de) Lodovico
»
»
»
Marco
Peregrino .
o da Carpi Ugo ( de' conti di
Panico)
Carrara Antonio e stamperia anonima
D
Battista
stampatore- 484
librajo- 484
librajo- 484
pittore- 325
vasellajo- 523
intarsiatore- 706
cantore 748
tagliapietra- 344, 663
tagliapietra- 441, 663
tagliapietra- 663
tagliapietra- 34, 334, 336,441,448, 665
vedi Grisendi
tagliapietra- 664
pittore- vedi Frate (il) pittore
pittore- vedi Bambini
vedi Cremona (da)
stampatore- 285, 690
stampatore
690
orefice- 683
stampatori e cartolaj 473, 474, 475,
476, 477
magnano- vedi Catabene
intarsiatore- 705
architetto e pittore- 27, 65, 196, 320,
.
328, 334, 351, 352, 558, 588, 589,
590, 591, 592, 593, 647, vedi an
che Bianchi detto Carpi
pittore
27, 338 , 339, 591 , 592,
593, 647
organista- 67
orefice- 692
orefice- 692
pittore incisore- 605
485
indoratore
54
--
Carri (dai) Michele.
»
Cartari Lorenzo.
Casanova Bastiano .
Cristoforo.
Marcantonio
Casareti Antonio
Casoli Alessandro
752
pittore
.
51, 525, 564
pittore- 600
falegname- 215
ingegnere- 552
ingegnere- 532
vellutaro
pittore
Girolamo
Ippolito
»
Cassani Antonio Maria
Cassano (forse Cassiano) Giulio
509
28, 29
pittore- 28
pittore- 31, 35, 37, 38, 624
.
Castagna Alfonso
Castagno Pietro (medico)
Castaldi Mattia
Castelbolognese (di) Bernardo
D
Orfeo
Castel Durante (fra da) Giovanni
Castellani Lodovico
Castellano Lodovico
Castellarina (della) Zanino
Catabene Jacobo juniore d. Carpesano
Catabeni (de) suor Catabene
» suor.....
Cati Battista .
Cattivelli Girolamo e Francesco
Cavalletti Jacobo
Cavalli Bartolomeo.
»
Nicola
.
Cavallo (dal) Domenico
D
D
Giovanni
Nicolò
Cavaltello ( di) Jacobo
Cavaria Bernardino
Cavazza Antonio
D
Gaspare
«
»
Gio. Battista .
Isidoro
Cavazzi Zaccaria
Cazzati Maurizio
Cecchini Pier Maria detto Fritellino e
l' Acceso
Cecchino Jacomo
Cellini Benvenuto
Cenni Cosimo
Censori Gio. Battista
Centellino Giovannino .
Cento (da) Bertolino
orefice- 693
intagliatore- 705
pittore- 624
fabbricatore di organi- 67
tagliapietra- 99
orefice- 692, ed aggiunte e correzioni
orefice- 692
fabbricatore di organi- 66
scultore- 32, 215
legnajuolo- 21
muratore 550
magnano 81
cantante
suonatrice
712
712
tagliapietra- 665
orefici- 692
orefice- 689
tagliapietra- 47
incisore
680
vedi Paris Domenico
vedi Baroncelli Giovanni
vedi Baroncelli Nicolò
orepce- 686
intagliatore- 545, 704
intarsiatore
musico- 722
incisore
705, 706
29
organista- 722
spadaro- 490
musico e organista- 721
comico
749
rasaro 508
fonditore scultore orefice- 78, 84, 142,
150, 184, 350, 459, 465, 493, 542,
543, 544, 668, 669, 673, 710, 744,
ed aggiunte e correzioni
fonditore- 494
fonditore- 89,144,674
falegname- 242, 697
vedi Gigli
Cento (da) P. Giannantonio .
Tommaso .
»
Ceppi o Zeppi Ruggiero
Cerbara cav. Nicola
Cervi Pandolfo
Cesare.
Cesari Giuseppe
Cesena (da) Bartolomeo
D
Jacobo
Cesi Cesare
Chaim Nissim e Abraham
Checco
Chechi o di Checco Peregrino
Checho (de) Bartolomeo dito Meo
Chenda (il)
753
musico- 743
ingegnere- 535
pittore- 634
coniatore di medaglie- 672
zecchiere- 461
cantore 748
vedi Arpino (cav. d')
fabbricatore di organi- 67
cartolajo- 487
intagliatore- 532
stampatori- 486
suonatore 744
tagliapietra- 663
vedi Firenze (da) Meo
vedi Rivarola
Chiavenna detto Zavatta o Ciavatta
Gio. Antonio
Chierici Sebastiano
Chioara don Giovanni
Chiovare (dalle) Giovanni
Chiozza (il)
Chiozzi Leo .
Chitarrino (dal) .
Ciavatta o Zavatta
»
pittore- 339, 591
musico e cantore
scrittore- 639
cantore 68
722
vedi Perini Bartolomeo
indoratore- 54
vedi Polverino Rinaldo
vedi Chiavenna
o Zavatta Giulio
Cicognara Antonio .
Cignani cav. Carlo.
Cignaroli Gaetano
Cigotti Giacomo
Cilano Peregrino
Cimabue (Gualtieri) Giovanni
Cinelli Agostino
Cioni Antonio
Cipri Giovanni
»
»
suor Nicola
Paolo
Cipriani Giuseppe
»
Ciriani Rinaldo
Cittadella Alfonso
abate Cesare.
Cittadini Scipione
,
Cividali Belloni Giovanni.
Civitali Vincenzo
Claverj Lancelotto .
Clavigno Sebastiano
Coatti Carlo .
Codigoro (da) Francesco.
Francesco.
カ
Francesco.
pittore- 326
miniatore
A
pittore- 556
642
scultore
428
fabbricatore di organi- 67
cartolajo- 488
pittore- vedi aggiunte e correzioni
cantore 720
intarsiatore- 706
fabbricatore di organi- 715
violinista- 722
fabbricatore di organi- 67
fabbricatore di organi- 715
intarsiatore- 706
scultore- 657
:
pittore dilettante incisore e plastico- 551,
583, 680
boccalaro
676
tessitore di panni- 504
architetto e scultore- 663
vellutaro- 508
comico 719
stampatore- 486
miniatore- 70
scrittore- 638
cantore 745
--
Codigoro (da) Sante
Coen Giuseppe
Coffani (dai) Paolo .
Colla Augusto
Collevati Achille
»
Cesare .
Maurelio
Colombo
Colonia (di) Armanno .
754
orefpice- 685
pittore e fotografo- 638
pittore- 561
incisore- 681
ricamatore- 76,647, 648
ricamatore- 648
ricamatore- 648
incisore
680
librajo- 486
«
Enrico .
Coltellini Guido Giovanni
Michele
Coltre (dalle) Battista.
Michele
Coltri Battista
Michele
D
Nicolò
Coma Antonio
.
Comando de Voltolina
Comarini Gio. Antonio
orefice- 92
organista- 744
pittore- 601
pannajuolo- 502
scrittore miniatore- 71
ricamatore- 74
ricamatore- 74
ricamatore- 74
musico- 722
vedi Voltolina (de)
pittore- 629
Combi (de) de la Argenteria Michele tappezziere- 651
Comini Giovanni
Como (da) Anton Domenico.
D
»
9
«
»
Battista
Benedetto .
Domenico .
Giorgio
scultore- 428
•
tagliapietra- 56
tagliapietra- 56
tornitore- 707
tagliapietra- 659
tagliapietra- 100
Lorenzo de Guido detto de'Frixi tagliapietra- 97
Compagni Rinaldo .
Compare (il) .
Pietro detto anche da Bergamo
Conchella don Paolo
D
Tommaso .
Confidente (il)
Consetti Antonio
Containo don Battista.
Contengo Nicolò
Conti Filippo
Contoli Pietro Antonio
Contri Antonio
»
Giuseppe
Corazzari Antonio
Corazzina Giovanni.
Corbi Giovanni
Cordoani Maffeo.
Cornacchia Sigismondo
Cornamusa Ercole .
Corneti Ottolino
Corneto Filippo.
Cornetto (del) Antonio
.
.
.
tagliapietra- 448
orefice- 683
vedi Pavia (da) Guglielmo
cantore
747
orefice- 692
vedi Lombardi Bernardino
pittore- 558
cantore 68--
stampatore 478
comico 720
cartolaro- 488
pittore- 531
musico 722
intagliatore- 703
pittore- 632
ricamatore- 646
cimatore 504
orefice- 692
suonatore 742
armajuolo- 490
cantore 68
musico 744
--
Corni Pietro .
Corniole (delle) Giovanni.
Corno (dal) Gio. Alfonso .
Corelli Arcangelo
755
architetto- 616
incisore di gemme
200
ingegnere- 440, 441, 442
musico- 721, 722
Corezzo Bernardino
»
(da) Marco
Corezolla Bernardino
D
Matteo.
Coriandoli Francesco
Corona Bartolomeo detto dalla scri
mia (scherma)
»
α
Franceschino.
Nicolò .
Prospero
»
Corradi d'Austria Domenico
Corradini .
Girolamo
don....
Corrado tedesco
Correggio (da)
Corte (da) o Ruina Gasparo
Cortellis (de) Guido Giovanni
Cortellini Camillo
«
Galasso
Nicolò
Cosimo del fu Cecchino
Cosmè o Gosmè
Cossa Antonio
»
(del) Cristofano o Cristoforo
α
«
»
Cristoforo di Lodovico
Cristoforo di Nicolò
Francesco.
Giovanni
Nicolò
Sebastiano
Filippo
,
con Francesco e
Costa (dalla) Bartolomeo
»
»
»
»
《
»
«
Bernardo fu Domenico
Domenico fu Bartolomeo.
Francesco.
Giambattista .
Girardo o Zirardo
Lorenzo
Michele
Costabili Cesare.
«
ແ
Gianfrancesco
Rinaldo
Costantino (de Lutero alias)
Costantinopoli ( da) Giorgio fu Sal
muratore 34
•
ingegnere- 334, 534
intagliatore- 55, 705
intagliatore- 705
musico- 722
.
orefice- 687
orepce- 685
orefice- 685, 687
orefice- 685, 687
ingegnere- 535
coniatore di medaglie- 672
intagliatore- 702
cantore 747
orologiajo- 450
piffero- 711
vedi Allegri
architetto- 333
organista- 67
musico- 722
mascherajo- 667
cartolajo- 487
marangone 64
vedi Tura Cosimo
muratore- 549
pittore- 52
muratore 97, 549--
muratore 549
pittore- 52
muratore- 450, 548, 549
muratore- 236,549
muratori- 549
tessitore di panni- 504
pittore- 567, 568
pittore- 567.
pittore- 567
pittore- 215, 567
pittore- 21, 244, 567, 568
pittore- 198, 558, 567
pittore- 567
orefice- 692
librajo- 477
pittore- 55, 220, 255, 587
vedi Doşsi
--
valore
Costantinopolitano Teofane
Costanzi Flaminio
Costanzo
Cottino Antonio .
756
pittore- 562
vedi Teofane
coramaro d'oro- 655, 657
cantore 747
cantore
Antonio (altro- già Galli)
722
cantore 722
Coxie o Coxcie Michele
Cozza Giambattista
Cramer Giani di altro Giani
Crema (da) o da Reims Marco e An
drea fratelli
Cremona (da) don Ambrogio
D
α
»
D
«
D
»
»
Antonio
Battista
Cabrino (de' Nodari)
Carlo
(da) Franchino
Giovanni e Battista fratelli
Giovanni
Girolamo
Lodovico
Nicolò
Cremonese (il)
Cremonesi
....
Cremonini Giovanni Battista
Crescenzio
Crescimbene
Cristofano da Brexa
pittore- 649
pittore- 67
cantore 747
orologiaj e balestraj- 490, 695, 696
miniatore- 70
orefice- 692
orefice- 687
orefice- 81, 461, 686
fabbricatore di organi- 358
orefice- 685
orefici- 683
orefice- 683
orefice- 694
orefice- 689
muratore 395
vedi Caletti Giuseppe
instrumentista- 714
pittore- 550
tagliapietra
47
marangone 47, 217
vedi Brescia (da)
Cristoforo (di) Antonio, o di Firenze vedi Firenze (da) Antonio di Cristoforo
cantore 748
da Milano
Crivelli Taddeo
Crobicà Tommaso
Cromer Cesare .
Giulio e Cesare suo figlio
»
α
Giulio (altro)
Crotti Francesco
Cumi Battista
Cumis (de) .... fu Giovanni
vedi Milano (da)
miniatore- 641
pittore- 559
pittore- 621, 622
pittori
348, 621, 622 .
pittore- 548
fabbricatore di letti a vento
tagliapietra- 658
tessitore di panni- 504
D
Ambrogio
Dado (dal) Pietro
Dalbuono
Dall' Angelo
Dall' Ettore
Dall' Occa
Dal Pozzo
Damiano (fra) da Bergamo
Danese cav. Luca
Danicle da Lendinara
tintore
512
488
cartolajo
vedi Buono (dal)
vedi Angelo (dall)
vedi Ettore (dall)
vedi Occa (dall)
vedi Pozzo (dal)
vedi Bergamo (da)
architetto- 112, 427
vedi Canozio
544
--
Daniele da s. Pellegrino
Daniello da Volterra
Danson Guglielmo
Dapiero Giorgio
Dardazzo Ognibene
Dardi Alfonso
Davia Gaetano
De Maria Giacomo
757
vedi Pellegrino (da) s. Daniele
vedi Volterra (da)
fabbricatore di tele- 509
tagliapietra- 659
maestro di scherma- 726
pittore- 622
scultore scagliolista- 319, 667
scultore
428, 666
Denonio (de) Francesco
Diamanti Pietro
Dianti Alberto
Bartolomeo
Bernardino
α
Giacomo
pittore- 500
armajuolo- 494
falegname- 238
falegname- 213
falegname- 238
falegname- 100, 230
Gio. Antonio detto dall' Argento pittore- 590, 598
»
Gio. Francesco alias dall'Argento pittore 598
Dirani Francesco
Discaccia Angelo
Cristoforo
Doino Caterino
Dolcetti Ignazio
Dolcibello
Domeneghe dal Chavallo
Domenichini Gaetano
Domenico
»
»
D
»
(de) Antonio da Como
dal Cavallo
da Firenze
da Milano
dalle Nappe
(di) Pier Maria
pittore- 636
intagliatore- 58
intagliatore- 58
incisore- 485, 679
incisore- 681
vedi Dulcibello
vedi Paris Domenico
pittore incisore- 681
tagliapietra- 338
pittore- vedi Tommaso pittore e figlio
Domenico
vedi Como (da)
vedi Paris Domenico
vedi Firenze (da)
vedi Milano (da)
vedi Verona (da) Domenico
vedi Modena (da)
Donatello (Bardi Donato, o) Antonio scultore fonditore- 48, 415
Donati Bolzone
Clemente .
D
Ignazio
Doneta (della) Cristoforo .
D
Leonardo
Donnabella Giulio
Donnabona Bernardino
orologiajo- 449
stampatore- 472, 473, 500
musico 722
librajo
486, 509
damascaro- 509
pittore 627
intagliatore- 699
Donzellamoglie diM. Paolo da Venezia calzettaja- 509
Doria Francesco
Dossazzo
»
.
coramaro d'oro 655
vedi Dossi Evangelista
Battista (de Lutero alias Costan
tino )
Giovanni detto M. Dosso
Evangelista
48
pittore- 600 , 605,606 , 607,608 ,
609, 612
pittore
551 , 558 , 605, 606,607 ,
608, 609
pittore 607, 608, 609
--
Dossazzo fratelli
Draghi Antonio .
Dryzhen Andrea
Dulcibello Benedetto
Durante da Castel Durante
Durero o Duro Alberto
»
»
Rinaldo e Pietro
di Domenico .
Eastlake cav. Luigi Carlo
Enrico di Brabante
di Colonia
?)
Enzola Francesco
Ercole di Cristoforo dalle forbici
Eremita (')
Estense Baldassare.
Ettore (dall ) o Ettori Giambattista
Evangelista (fra) tedesco .
»
»
(fra) tedesco
:
(fra) da Reggio .
Evangelisti Agostino
»
Giovanni Basilio
758
pittori- 78, 332, 529, 550, 595, 605,
649, 651
musico- 722
stampatore- 472
stampatore- 479
boccalaro- 676
pittore incisore- 350, 559, 682
arazzieri- 649
pittore dilettante- 405
vedi Brabante (di)
vedi Colonia (di)
arazziere- 654
intagliatore- 699
intarsiatore- 705
coniatore di medaglie- 672
501
orefice- 691
vedi Giusberti Giulio
pittore e coniatore di medaglie- 581 ,
582, 583, 672
pittore incisore- 635, 744
.
miniatore- 70
scrittore- 641
vedi Reggio (da)
marangone 60--
marangone 60
Evil (d') Merodae Millanta
Fabbri Giovanni
D
Maria
Giambattista
Fabiani Alessandro
Fabio
Fabris A.
Fabro (del) Simone
»
Primo
Facchinetti Giulio
Facchini Francesco
Faccini Bartolomeo
»
:
musico 744
orefice- 692
inciditrice- 681
stampatore 486
lanarolo--
505
cantore 748
coniatore di medaglie- 672
scrittore- 639
intarsiatore- 706
tagliapietra- 246
violinista- 714
pittore- 623
Girolamo e Bartolomeo fratelli pittori- 528
»
Girolamo
Faenza (da) Andrea
»
D
"
D
Antonio
(da) Bartolomeo
(da) Biagio
pittore- 31, 35, 37, 623
muratore 549
boccalaro- 677
organista- 744
boccalaro- 677
(da) Catto (forse Catti, o Gatti) boccalaro- 677
(da) fra Melchiorre.
»
(da) Nicolò
Faifari don Alessandro
..
.
boccalaro- 674
orefice- 81
musico 722
--
Falavena Carlo .
Falcone (dal) Iames
Falzagalloni Stefano
Fanino Girolamo
Muzio
Fanti Francesco
»
»
759
intagliatore- 702
cantore 747
pittore- 564
pittore- 624
carrozzajo- 515
Sigismondo
Fantocci o Fantozzi detto Parma Fran
cesco
Fava conte Ottavio
Fedeli Domenico
Ferdinando
Federico
Parmense .
Federzoni Martino
»
Tommaso
Felice (da san)
Felini Luca
Feloni Giovanni.
Ferdini Carlo
Ferialdi Angelo .
Ferrara (da) Antonio
»
intagliatore- 702
scrittore- 160, 480, 603, 639, 698
pittore- 221, 634
pittore- 635
fabbricatore di organi- 67
orefice- 694
ricamatore- 647
vedi Parma (da)
carrozzajo- 514
carrozzajo- 514, 545
vedi Sanfelice (da)
intagliatore- 703
arazziere (?)- 651
pittore- 28, 29
musico- 722
intagliatore- 48
(da) Antonio detto dagli Organi organista- 714
»
»
»
»
«
»
»
»
α
)
»
»
»
(da) Battista .
(da) Cesare
(da) fra Cesare
(da) Cristoforo
ricamatore- 75
vedi Collevati
musico 745
.
intagliatore- 699
(da) Gaudenzio (per errore) . pittore- 596
(da) Giacomo.
(da) Giacomo
(da) Gian .
(da) Giovanni
(da) Gio. Battista
(da) Ippolito
(da) Paolo
(da) Pietro
(da) Stefano seniore
(da) Stefano juniore
Ferraresi Gio. Battista
Ferrari Bartolomeo
»
»
D
»
»
«
«
Bernardino
(Bianco di)
don Carlo.
Francesco.
Gaudenzio.
o Gennari (de) Giovanni
Girolamo
Giuseppe
tagliapietra- 52
scultore
318
musico 748
architetto
537
pittore- 613
fabbricatore di sapone
stampatore- 478
muratore 550
pittore- 563, 564
pittore
564
pittore- 632
muratore 61, 62
fonditore- 427, 674
vedi Bianco (di)
vedi Porta Ferrari
pittore- 64
pittore- 596
muratore 61
520
pittore- 591 e aggiunte e correzioni
Ferrazzolo Cesare
Ferreri Andrea .
scultore- 319, 429
musico
scultore
712
86
760
Ferri Luigi
Ferro Carlo o Carlino
Ferrocci
Ferrozzi Alberto
Zeneso (Ginesio)
Ferruzzi Cesare.
Fiandra (di) Bartolomeo
filatojajo- 509
maestro di ballo- 726
vedi Ferrozzi
pittore- 604, 621
pittore- 621
musico 712--
cantore 746
Fiaschi Carlo detto l' Arlecchino
D
conte Luigi
Ficarolo (da) Nicolò
Ficcio Bartolomeo
Fierlans Nicolò Martino
Fiessi Giulio .
comico 749
violinista- 722
scultore
cantore
pittore
89, 91
68
28, 29, 632
suonatore
Fiesso (da) Guglielmo.
722
ricamatore- 647
don Sigismondo.
D
Filarete Antonio
Filippi Andrea
»
»
α
»
»
«
Camillo
Camillo
Cesare
Francesco.
Giuseppe
Pietro
Pietro (altro)
Sebastiano detto Bastianino .
Vincenzo
Filippo.
α
Filoni Eredi
»
Girolamo
Filottrano (da) Lucilio
Finelli cav. Carlo
Fini Fino e Bernardino (pretesi)
Fioravanti Ridolfo detto Aristotile
(Alberti)
D
»
Fioretti Gio. Antonio
Fiorini Bernardino .
Costantino
Florio
Gherardo
miniatore- 70, 641
scultore fonditore- 415
pittore- 635
pittore- 609, 610, 612
vedi anche Camillo pittore
pittore
610, 611
pittore- 635
.
pittore- 634
pittore- 634
pittore- 634
pittore- 60, 61, 326, 327, 530, 610,
611, 612
pittore- 222, 223, 224
pittore- 338
orefice- 462
stampatori- 486
stampatore- 436
disegnatore a penna
640
scultore- 666
pittori- 237, 585, 586
architetto- 547
pittore- 632
pittore- 587, 588
pittore e maestro di ballo- 587, 726
Gio. Francesco
Girolamo
0
»
Ippolito
Sigismondo
Fiorino
α
1
Firenze (da) Antonio di Cristoforo
(da) Antonio de Gasparo.
D
D
(da) Antonio di Nicolò
(da) Bartolomeo di Biagio
pittore- 339
pittore- 588
pittore- 588
pittore- 624
musico- 722
pittore- 217, 587
tagliapietra- 97
scultore fond.- 415, 416, 417, 418, 421
vedi Gasparo (de)
intagliatore- 63
tagliapietra- 56.
761
Firenze (da) Bartolomeo detto Meo di
Checco ecc.
(da) Ciono (Uguccione)
(da) Cristoforo
»
(da) Domenico
(da) Domenico
.
tagliapietra- 49 , 52, 64, 88, 97, 98,
99, 100, 286, 417, 418, 419, 420,
421, 422, 658
lanarolo
scultore
504
92
tagliapietra- 213
ingegnere
259, 554
(da) Giovanni d. Gio. Fiorentino vedi Corniole (delle) Giovanni
(da) Luca de Jacomo
»
»
D
α
D
»
D
»
(da) Michele
(da) Nicolò
(da) Paolo de Lucha
(da) Paolo
(da) Paolo di Luca
(da) Ricco
(da) Rinaldo .
(da) Sandro de Bartolo
(da) Stoldo
Flaminet
Flaminia
Flori Bernardino
Floriani cav. Pietro
Fogliani Giacomo
D
Lodovico
Folco
tagliapietra- 97
orologiajo
449
tagliapietra- 420, 424, vedi anche Ba
roncelli Nicolò
.
tagliapietra- 56, 63
tagliapietra- 420, 421
fenestrajo- 97
tintore
511
fabbricatore di organi- 66
tagliapietra- 56
tagliapietra- 56
vedi Freminet
comica- vedi Balletti Riccoboni Elena
pittore- 334
architetto- 536
organista- 715
musico 711
.
fabbro ferrajo- 568
Foligno o Fuligno (da) Gio. Antonio orefice 462, 463, 464, 690, 691
(da) Giulio
Fontana Alberto
orefice
448, 694
pittore- 604, 613
Camillo detto Camillo da Urbino boccalaro 670, 674, 675, 676, 679,
ed aggiunte e correzioni
»
»
D
D
Flaminio
Guido Durante
Guido di Nicolò.
Nicolò di Guido.
Fontana Orazio
Fontina (de la)
Forlì (da) Meliore
Formentini Giuseppe
Fornari Tommaso
Fortini Carlo
Forzatè Francesco
Foscardo Camillo
Foschini prof. Antonio
D
Tosi
Fossombrone (il frate da) .
Fracasso
.
boccalaro 675, 676, 679, ed aggiun
te e correzioni
boccalaro- 675, 676
boccalaro- 675 , 676 , ed aggiunte e
correzioni
boccalaro- 675, 676
boccalaro- 675, 676, 679
vedi Zambardi
tintore
.
514
stampatore- 485
stampatore- 486
pittore- 29
pannajuolo- 505
tagliapietra- 103,664
architetto- 104, 107, 222, 223, 225, 548
vedi Tosi Foschini
vedi Frate (il) pittore
cartolaro- 488
- 762
Frambaja Augusto o Agostino .
Francesca (della) Pietro .
Francesco (di san) Iacobo
.
ricamatore- 646
pittore- 322, 339, 540, 529, 559
pittore- 73, 74
»
»
»
»
»
»
α
α
(altro)
del fu Antonio di Gregorio
fu Michele
fra Corradino
e figlio Girolamo
di Clemente
di Amorotto della Mirandola
da Codigoro
da Medola
Franchi Giacomo
»
.
Tommaso .
Franchini Giovanni Battista .
»
Giovanni Battista
Francia (di) Andrea o Gallo
»
α
«
(di) Claudio
•
(di) Francesco, e Antonio
(Raibolini Francesco detto il)
»
D
(di) Gianino
(di) Giovanni.
Franco da Bologna
»
Giovanni Battista
Frangia (della) Paolo d. Paolo Romano
Franzini Marcantonio
Frate (il) pittore (forse Carli Gio. Batt.
detto il frate da Fossombrone)
Frediani Augusto
Fregi Valerio
Freguglia Domenico
Giovanni Battista
Freminet o Flaminet cav. Martino
Frescobaldi don Cesare
Girolamo
Friada Giacomo .
Frisati Nicolò
Frisoni Marco detto dal Campione
»
Gabriele
Fritellino .
Frixi (de) Lorenzo
Fufia (de) Martino
Fulgineo o (forse il Foligno da) Gian
nantonio
ricamatore- 76
orefice- 79
orefice- 82, 669
tagliapietra- 425
balestrajo- 491
boccalaro- 609,677
tagliapietra- 662
•
violinista- 186, 744
orefice- 684
orefici- 690
intarsiatore- 706
trombone- 744
vedi Mirandola (della)
vedi Codigoro (da)
vedi Medola (da)
cartolajo- 488
cantore 722
pittore- 28
orefice- 694
vedi Belforte
musico
cantori
712
746
pittore- vedi aggiunte e correzioni
ricamatore- 74
fonditore- 419, 421
vedi Bologna (da)
pittore- 558
scultore fonditore- 669
orefice- 693
677 vedi anche Bonfaj Ippolito
violinista- 714
pittore- 632
orefice- 83
ingegnere- 535
pittore- 627, 628
musico
722
organista- 722
orefice- 683
fabbricatore di tele- 510
architetto
664
tagliapietra- 45, 53, 100, 101, 661
vedi Cecchini Pier Maria
vedi Como (da)
cartolajo e librajo- 487
orefpice- 691
763
Fulgineo Giovanni Sante .
»
Giulio
Furlano don Girolamo.
»
»
Furlas Achille
Fusari Francesco
Fusinato Vincenzo
Fust Giovanni
Ga (de) Baldassare.
Gabioli Giovanni
Pietro
»
Gabriele
»
(Bonaccioli Girolamo)
di Maestro Michele.
Gabrieletto o Gabriletto
Gabrieli Bernardino
Gabriele seniore
«
»
»
»
Gabriele juniore
Bongiovanni di Geminiano
Francesca detta la Gabriellina
Gabriellina (la) .
Gadaldini Antonio e Filippo
Gaetani Giambattista .
orefice- 692
orefice- 692
cantore
68
falegname- 213
cantore
717
pittore- 632
orefice- 688
intarsiatore- 706
.
orefice e stampatore- 472
intarsiatore- 705
falegname- 242
falegname- 697
orefice- 82
pittore- 82
vedi Padova (da) Antonio
vedi Bonaccioli
pittore e tappezziere- 576, 577, 650
pittore- 576, 577
pittore- 577
pittore
cantante
575, 576, 577, 578, 704
748
vedi Gabrielli Francesca
stampatori- 467
pittore- 29
Gaibana (o da Gaibana) Giovanni
D
Gajani Sante.
(da) Giovanni
Galassi Galasso .
Galasso
Galdura Vincenzo
Galeotto
Galerii Giacomo.
Gallarace (de) Gio. Antonio .
Galletto
Galli da Bibiena Antonio
Galli Antonio
Galli don Gio. Battista
Gallico Ruggiero da Bruggia
Gallina Ambrogio
Gallo Andrea
.
.
ebreo
Giovanni
Galluzzi Battista
Galvani Lodovico, Giacobo, Gherardo,
Alessandro e Girolamo
Gambari Domenico.
Gambyn Giuliano
Gandolfi Francesco.
miniatore- 643
orefice- 684
suonatore 725
pittore- 26, 558, 562, 568, 575
stuccatore 220
vedi anche Alghisi
stampatore- 484
orefice- 685
intarsiatore- 706
cartolajo- 474
orefice- 695
pittore- 547
vedi Cottino Antonio (altro)
incisore- 225, 681
pittore- 590
orologiajo- 450
vedi Belforte
stampatore- vedi Ben-Ascharà
stampatore- vedi Picardo
zecchiere- 462, 466
vasellaj- 523
zecchiere- 462, 465
boccalaro- 674, 675
intagliatore- 59
764--
Gandolfi Stefano
Garisendi .
Garofalo
Garotta Marco
Gasparini Francesco Maria
Gasparino.
D
di Gio. di s. Agostino da Vicenza
Gasparo (de) o Gaspari Antonio da
Firenze .
α
५
D
intagliatore- 59
:
vedi Grisendi
vedi Tisi Benvenuto
tagliapietra- 222
tessitore di panni- 504
tagliapietra- 659
vedi Vicenza (da)
ingegnere- 213, 214--
di Giacomo Filippo (forseFilippi) pittore 597
«
fu Simeone
510
ingegnere 254
manganaro
intagliatore- 703
Gatti Battista
D
Battista e Camillo
»
Giovanni, Teseo e Lucio.
Gavaceto Giacomo
»
Tommaso .
Gavi Bernardino
Gazino Girolamo
Gazzola
Gazzuolo o Gazzola Francesco .
Ruggiero
Gelasio di Nicolò della Masnada
Gelino Zanbattista .
Geminiano Bongiovanni o di Bongio
vanni
D
Genesini
Gennari Benedetto juniore
»
D
fratelli .
(de') Giovanni
Genova (da) Giacomo .
»
(da) Quirico
Genta prof. Gaetano
Gerardino.
Gerardo o Gherardo fu Andrea
Germania (di) Giovanni
Gerolmetto
Gerri Lorenzo
Gesulis (de) Giovanni
Ghedini Giuseppe
Gherardi Francesco
Ghillini o Ghillino Francesco
Ghirardoni Andrea.
Ghisi Giuseppe
Ghisilieri o Gisilieri Gerardo
Giacomelli Antonio.
Giacomo
di Guido
boccalaro- 678, ed aggiunte e correzioni
boccalari- vedi ed aggiunte e correzioni
boccalari- 678
pittore- 561,562
lanarolo
561, 562
cartolajo- 488
cartolajo- 488
vedi Gazzuolo
pittore- 621
pittore- 621
pittore- 85, 172
cantore 68
pittore- 30, 67, vedi anche Gabrieli
pittore- 595
vedi Canozj
pittore- 629, 630
pittori- 628, 630
vedi Ferrari (de) Giovanni
tessitore di panni 504
maestro di scherma- 725
architetto
222, 548
tessitore di panni- 504
pittore- vedi Vicenza (da)
pittore- 699
vedi Bonaccioli Girolamo
orefice- 694
arazziere- 649
pittore- 319
stampatore- 485, vedi anche Girardi
pittore 28, 348
pittore- 617
intagliatore- 702
miniatore- 641
orefice- 690
pittore
62, 213
fonditore- 110
--
Giacomo (altro) .
del fu Rinaldo
»
detto Barasso
765
fonditore- 495
muratore 395
tagliapietra- 659, vedi anche Jacomo
»
Giambellino
Gian francese
Gianagostino da Padova
Giandusi Cristoforo
intagliatore- 699
vedi Bellini Giovanni
pittore- 246
vedi Padova (da)
intagliatore- 698
Gianes Franceschino ( forse il Gian ) pittore- 246
Gian Francesco
Giani
D
e Bertolani
Vincenzo
Gianino di Francia.
Gianluca di Genova
Gianni guascone
Gigli o Zilj Bertolino da Cento
Giglio Bolzoni
(del) Febo
»
«
)
Francesco.
ed eredi
Giacomo
Jacobo .
Jacobo (altro)
» fratelli .
Gigliolo fu Nicolino
Gilardoni o Giraldoni Gio. Andrea
Giorgi Filippo
Giorgio Andrea .
D
»
fu Domenico d' Ungheria.
fu Salvatore
Giorgione .
Giori Lodovico
Giotto (Angiolotto di Bondone).
Giovane (il) del frate di san Marco
Giovanni (forse il Bianchini)
Giovanni di M. Polo (Paolo)
»
»
»
»
»
francese
di Pietro
scrignario
orefice- 601
cantore
746
vedi Bertolani
tagliapietra- 666
vedi Francia (di)
scultore- 427
cantore 528
ingegnere- 4, 5, 445, 448, 453, 546
vedi Bolzoni Giglio
cartolajo- 484, 485
librajo- 484
stampatori- 485
stampatore- 485
cartolajo- 484
cartolajo- 484
stampatori- 485
spadaro- 490
tagliapietra- 662
tagliapietra- 347
intagliatore- 28
pittore- 52
vedi Ungheria (d')
vedi Costantinopoli (da)
vedi Barbarelli
pittore- 637
pittore- 210, 321, 339, 376, 559, 565,
564, ed aggiunte e correzioni
vedi Serani Agnolo
pittore- 52
fonditore- 110
cantore 186
stampatore- 480, 484
sellajo- 515
scrittore- 638
0
delle Corniole, d. Gio. Fiorentino incisore di gemme
"
D
»
»
fu Bonmercato
dal Cavallo
delle 'Corniole
.
orefice- 684
intarsiatore- 705
flautista- 744
vedi Baroncelli
673
vedi Corniole ( delle )
D
(da san) Oliviero
49
vedi Oliviero (da san)
Giovanni (dasan)Valerio (forseOliviero) vedi Valerio (da san)
«
৫
»
»
»
D
Giovannino
Giovenco di Lorenzo della stufa
Giraldi Bartolomeo
Giraldoni .
Girardi o Gherardi Benedetto
Girardo
Girolamo
»
»
del fu Antonio pittore
di Bongiovanni
Gironi Giuseppe.
Giuliani don Cristino
Giulio
romano
Giunipero (fra cappuccino)
Giunta Giovanni.
»
pisano .
Giusberti Giulio detto l' Eremita
Giuseppe di M. Polo (Paolo)
Giusto (da Padova)
Gnoli Alberto
»
Bartolomeo
Gobbo (del) Andrea
Gobelin Egidio
Goretti Alfonso
»
Antonio
Gosmè o Cosmè
Gracini
Gradella Iacobo.
»
Sebastiano
»
tagliapietra- vedi Camino (da)
da Udine
(di) Gasparino di s. Agostino
da Vicenza
Antonio
Battista
(altro)
Francesco di M. Girardo
Giacomo
0
.
vedi Pellegrino da san Daniele
vedi Vicenza (da)
peltraro- 501
tagliapietra- 52
ricamatore 646
ricamatore- 648
pittore- 325
armajuolo- 491
cantore 68
524
scrittore
639
vedi Gilardoni
intarsiatore- 705
pittore
67, 575
orefice- 82
intarsiatore- 706
pittore
583, 584
vedi Geminiano
stampatore 485
cantore
scultore
68
663
vedi Pippi Giulio
ingegnere- 235
tintore
544
pittore- 334
musico 712
fonditore- 110
pittore- 565
incisore
incisore--
680
680
vedi Solari
tintore
649
scrittore sulla musica- 725
musico 743
vedi Tura Cosimo
vedi Grazzini
muratore 611
vedi Filippi
Sebastiano (diverso dal Filippi) pittore- 611, 612
Grana Giovanni Battista
»
Rinaldo
»
Grandi Domenico
»
»
Ercole fu Giulio Cesare
alias Roberti Ercole
Girolamo ..
»
Grassaleoni Girolamo .
coramaro d'oro 654
.
drappiere- 505
vedi Scoperti
pittore- 634
pittore- 422, 423, 558, 588, 589
pittore- vedi Roberti
pittore- vedi c. s.
pittore 31, 57
766
767--
Grassi Andrea
» Federico
Grasso Giovanni
》
Grazzini Alessandro , Enea , Camillo ,
Giovanni, Girolamo e Carlo
》
Gian Paolo
Pier Francesco
»
Gregorio (di) Antonio
fu Gasparino .
Griffi Alberto, od Albertino.
Battista
Grilandini Maffeo
Grilino e Guideto
stampatore- 476, 477
lattajo- 34
fenestrajo- 53
pittore di majoliche- 677
orefici- 694
orefice e pittore- 83, 694
orefice e pittore- 82, 83, 694
.
vedi Antonio di Gregorio
cartolajo- 487
pittore
396,600
pittore 334
tagliapietra- 336
Grillenzoni Giuseppe
Grimaldi Antonio
»
Gaetano
Giacomo
Grisani Giovanni
Grisendi o Garisendi Gabriele
»
Tommaso .
Grivio Giovanni .
Grossi Gio. Francesco alias Siface
Grua Rinaldo
Grumi Giuseppe.
Guaraldi Giuseppe
)
Jacomo
Guardino Giovanni Antonio
Guariento .
Guarnieri .
Guasparino Gregorio
Guastavini Bertolino
Gubbio (da) Oderigi
Guercino (il) .
Guglielmo romano .
»
chierico ( o Chierici )
converso de' PP. Predicatori
»
Guglielmo da Marsiglia
»
»
Guido (don)
»
d' Arezzo
milanese
Guidone Giovanni Antonio
Guitti Francesco
Francesco
Guizzardelli Antonio
Guttembergh Giovanni
Guzzoni Marcantonio
lanaroli- 504
pittore dilettante- 637
violinista- 723
violinista- 744
violinista- 744
vetrajo- 525
carrozzajo e intagliatore- 515, 700
maestro di cocchi e intagliatore- 437,
545, 700
cantore 747
musico 743
.
•
arazziere- 650
orepce- 695
pittore- 634
orefice- 691
tagliapietra- 103, 664
pittore- 339, 391
istrumentista
714
cartolajo- 302
lanarolo- 504
miniatore- 640, 643
vedi Barbieri Gianfrancesco
scrittore- 10
pittore- 62
scultore- 91
vedi Marsiglia (da)
ingegnere- 535
intagliatore- 699
organista- 66
vedi Arezzo (d ) Guido
vedi Milano (da)
stampatore- 484, 485
architetto e pittore- 634
maestro di ballo- 726
violinista- 714, 723
stampatore- 472
orefice- 693
768
Hamerani Ottone
Hamingher Michele.
Havic Giovanni
Hucher Antonio.
coniatore di medaglie- 672
orefice- 694
cantore
748
stampatore e intagliatore- 481, 698
Iaches o Giacomo
Iacheto (don)
Iacomelli Giovanni
Iacomo detto Barassa .
Iacopo
»
Andrea.
Carpesano ( da Carpi )
»
Iacquier fra Francesco
Imberti Giovanni
Imola (da) don Beltrame.
Ippolito (don)
ferrarese
»
Iseppi Giacomo
Iseppo Giuseppe
»
Isnardi Paolo (per errore del Posse
vino detto Isuardi).
Isnardi Paolo
Julio
Killian.
» Luca
Krieuber Giovanni
Labacco Antonio
Laizza o Soizza (de) Antonio
Lamagna (da) Santo
«
Simone
Lamberto fiammingo
Lambrecht Giovanni
Lana Lodovico
Lanze (dalle) Pietro
«
Rizzardo
Lanzolo Baldassare
α
Bartolomeo
Lodovico
Lanzone Lodovico
La-Seur fra Tommaso
Laude (de) Filippo .
Daurenti Cornelio
Lazzari Francesco
Lazzarini Bernardino detto Toso
orefice- 694
cantore
747
ingegnere- 535
tagliapietra- 100, vedi anche Giacomo
tagliapietra
orefice- 81
231
boccalaro- 677
architetto- 341, 342
magnano vedi Catabene
ingegnere- 535
stampatore 485
miniatore e scrittore
cantore 712
vedi Ferrara (da)
ingegnere
532
tagliapietra- 103
orefice- 694
cantore 723
vedi Isnardi
cantore 68
incisore
incisore--
246
681
litografo- 604
architetto- 285
pannajuolo- 503
vedi Alemagna (da)
vedi c. s.
intarsiatore- 246,706
fonditore- 496
pittore
628, 680
vedi Rizzardi
vedi Rizzardo
orepce- 683
orepce- 683
orefice- 692
pittore- 624--
ingegnere 535
lanajuolo
cantore
746
506
vedi Bramante
tagliapietra- 661
74, 639
--
769
Lazzaro
Lecchi P. Antonio .
.
pittore- 624
ingegnere
535
Leccioli Giacobo o Luzulo o Leuzolo orefice- 684
Lecho (de)
tagliapietra- 95
Antonio
Lege (Liegi de) Giovanni.
Legiuno (da) Antonio .
Leiay Gerardo di Gerardo
Lelio
Lemagnia (di) Zorzo
D
Lena Giuliano
Lendinara (da) Gio. Andrea.
(da) Daniele
(da) maestri
»
Leonardo .
di Domenico.
D
da Vinci
cestaro
.
21
cantore 748
vedi Ligono (da)
cantore 746
comico vedi Riccoboni
vedi Alemagna (di) Giorgio
architetto- 132
orefice- 683
vedi Canozio Daniele
vedi Canozj
armajuolo- 491
.
sellajo- 515
vedi Vinci (da)
Leoni Battista detto Leon dalle stampe orefice e coniatore- 463, 464
»
Nicolò
suor Olimpia.
Lera fiammingo .
Lespartini.
Leuti Agostino
Leuzolo
Libanti Domenico
Licinio Bernardino .
»
«
D
Giovanni Antonio detto Regillo
il Pordenone
Giovanni Maria di Bernardino .
famiglia
Liegi (de) .
Ligono (da) (forse Ligiuno) de Osteno
Antonio.
Ligorio Pirro
«
Pirro Tramezzino ( forse Tre
mezzino)
Lino (o da Lino) Paride .
Lione (de) Jacomo .
Liuti (dai), forse Leuti, Antonio
Lixignolo Giacomo.
Lodi Angelo
D
»
D
»
Antonio
cav. Carlo
(da) fra Francesco .
Lodovico
(da) Giovanni
»
(Raimondi)
Lolo Pietro
zecchiere- 464
suonatrice- 723
pittore- 613
•
vedi Aspertini
orefice- 684, ed aggiunte e correzioni
vedi Leccioli
ricamatore- 76
pittore- 604
pittore- 78, 351, 558, 603, 604, 649
pittore- 604
604
vedi Lege (de)
tagliapietra- 661
pittore architetto- 221, 353, 529, 545,
558, 618, 652
incisore e calcografo- 618, ed aggiun
te e correzioni
orefice- 694
ingegnere- 533
suonatore
741
coniatore di medaglie- 672
musico
723
musico 723
musico- 723
cantore
746
architetto- 494
intarsiatore- 704
vedi Parma (da)
cartolajo- 488
770
Lombardi Alfonso
«
,
»
»
«
scultore fonditore- 49, 657
Bernardino detto il Confidente comico- 749
Filippo.
Girolamo e Pietro
Giulio
.
.
cantore 720
scultori fonditori- 657
intarsiatore- 706
scultori
558
Lombardini Zanotto fu Lombardino . pittore- 560
Lorena (di) Francesco
Lorenzi Domenico
Lorenzo bolognese .
»
de Frixi da Como
Loschi (Pio) Cosimo
Lovato Battista
Giulio
Luca campanaro
fiammingo.
Lucca (di) Paolo
α
(da) Vincenzo
Lucchini Ercole
Lucha (de) Paolo da Firenze
Luchino Angelo
Lugano (da) o da Milano Bernardino
Pietro
»
Luigi
K
Lunardo
Taddeo
Lupi (de) Giacomo.
Lupi Pietro
Lupis (de) don Masino
Luppi Lorenzo
cantore 747
vellutaro- 508
pittore- vedi Bologna (da)
vedi Como (da)
pittore
600
tornitore- 707
intarsiatore- 705, 707
fonditore- 110,668
vedi Lera
scultore- 658, 659
tintore
286, 512
pittore- 530
vedi Firenze (da) Paolo
.
intarsiatore- 58, 59
scultore- 318
tagliapietra- 52
tagliapietra- vedi Antonio
armajuolo- 491, 525
boccalaro- 525
ricamatore- 646
tornitore- 221
cantore
suonatore
Lutero alias Costantino detto Dosso . vedi Dossi
Luzulo (Leccioli) Iacopo .
Luzzaschi Luzzasco
717
723
orefice- 603
musico organista- 68, 722, 723
Macanti Bastiano
»
Matteo .
Maccapani Marco
Maestri Lorenzo
Maffei Lodovico .
»
(dè) Lunardo
Magagnino Giovanni Battista
)
Girolamo
Magnani Baldassare
»
)
»
»
Cristoforo e Vitale.
Giacomo
Giovanni
Girolamo
Jacobo .
Magnini Lodovico
Maghanini Iacopo ..
vasellajo- 524
vasellajo- 523
tagliapietra- 664
vetrajo
525
violinista- 744
tagliapietra- 97
pittore- 35, 36, 37
vellutaro- 508
orefice- 685
orefici- 685
orefice- 685, 687
orefice- 685, 687
prefice
685
orefice- vedi aggiunte e correzioni
orefice- 688
armajolo- 491
--
771
Magnifici suor Raffaella
Magnolino Battista .
Magonza (da) Alberto .
•
cantante
Magro (del) Guglielmo
712
setajuolo- 508
figulino- 525
Maistrello Antonio
Malacisi alias Pisani
Malagola Taddeo
Malatesta .
»
»
mastro Bartolomeo.
miniatore- 70, 641
muratore 54
vedi Pisani
vellutaro- 508
•
.
pittore
56, 76, 565
pittore (?)- 565
Gio. Francesco di M. Malatesta pittore- 565
Malatesta Pasio .
»
Pietro romano (di Roma)
»
Venante, o Venanzio di M.0 Ma
latesta
•
Malatesti Giuliano detto il Nano
Malazissi (Malagigi) Lachino
Malmignati Tommaso.
Malpii ( forse Malpiglio o Malpighi )
Paolo .
Malvezzi Antonio
Benedetto .
»
D
Francesco
Francesco
Mamaj Antonio Maria
Mamari Giuseppe
Mambri Giovanni Battista
Mammarelli Benedetto
Domenico .
»
Francesco
Lorenzo
Manara Baldassare.
D
Curzio .
Francesco.
• pittore- 565
pittore- 565
.
.
.
.
pittore (?)- 565
timpanista- 743
orefice- 102
vedi Tommaso pittore
boccalaro- 523
pittore- 572, 623
.
pittore- 623
pittore 624
indoratore- 34
intagliatore- 703
pittore- 29
bicchierajo- 525
stampatore- 484
stampatore- 482, 483, 484
stampatore- 485
librajo- 484
boccalaro- 677
musico 723
»
Manarini Francesco
Mandolini Gaetano , Gius. e Vincenzo incisori- 680
musico- 723
boccalaro- 523
Manfrè Giovanni
Manfredi suor Claudia
Eustachio .
»
don Ippolito
Manfredini Giovanni
D
Nemesio
Maniagaja Iacomo
Mantova (da) Albertino
»
«
α
(da) Antonio
(da) Sperindio
(da) Sperindio di Nicolò
(da) Tommaso
Mantovani Francesco
Marangoni Antonio.
Marceto Francesco.
stampatore- 486
cantante 712
.
•
.
.
ingegnere- 535
cantore 68--
muratore 549
flautista- 723
orefice- 694
vedi Rasconi
muratore 40
pittore
21, 214
vedi Sperindio
tessitore di panni- 504
pittore- 632
intagliatore- 703
boccalaro (?)- 676
--
«
Marchesini Andrea.
Bastiano
Pier Jacomo .
Marco
»
(da san) fra Bartolomeo
fu Franceschino.
Marcobruno Altobello .
Marconato Giovanni Marco
Marconcini Gaetano
α
»
Giuseppe
Luigi
Marconi Giacomo
Marescalchi Giovannino
Marescalco
Marescotti Antonio.
»
Marescotti Giuseppe
Maresti cav. Alfonso
D
Francesco.
772
tagliapietra- 666
orefice- 692
ingegnere- 533
orefice- 694
vedi Bartolomeo da san Marco
scrittore- 638
ingegnere- 440
orologiajo- 326
instrumentista- 714
instrumentista- 527, 744
instrumentista- 714
violinista- 744
pittore- 560
vedi Bonconsigli Giovanni
scultore fonditore- 46
marangone meccanico
stampatore- 324, 485
Giambattista
Maria (de) Giacomo
Mariani Francesco
Marocco Bernardino
Maron Nicola
Maroni Giovanni
Marrara (da) Giacomo
Marsello Giovanni Battista
Marsiglia (da) Guglielmo .
Marsigli Bernardino
«
»
Fino ( non Francesco )
Pavia
orologiajo
stampatore
697
485
vedi De Maria
orefpice- 683
intarsiatore- 705
musico- 748
musico- 723
intarsiatore- 705
tornitore- 28
pittore- 465
pittore- 41, 585,586
.
143
pittore- 40, 41, 247, 585
Martignoni Pietro
Martinelo Antonio
Martini P. Giovanni Battista
Martino fu Antoniolo
n
Martire Pietro
Marzola Gaetano
orefice- 692
orefice- 683
falegname- 215
musico- 725
cartolajo- 487
tornitore- 707
vedi Pietro Martire
fonditore- 674
Mascare (delle) Galasso e Baldass. frat. mascheraj- 667
D
Gian Giacomo
Mascarini Nicola
Masi Alberto
D
conte Bartolomeo
«
Giovanni
Masini (de) don Matteo :
Masnada (della) Gelasio
Masolli Marco
Massa (dalla) Bellino
Pietro
Mathias
Matteo .
mascherajo- 662, 666
scrittore- 639
pittore- 632
musico- 723
pittore incisore- 225, 680
:
vedi Termiern
vedi Gelasio
scagliolista- 55
muratore
100, 102
vedi Rizzardi
cantore 746
pittore- 613
773
MattiBernardo d. Bernardo degliorologi orologiajo- 343
Mattia ..
Maufer Pietro
Maurelio
Mazzaferrata Giovanni Battista .
Mazzarelli (non Muzzarelli)
Mazzi Alvigi (Luigi)
Mazzola Francesco d. il Parmigianino
Mazzocchi Ciovanni detto Bondeno
»
Iacopo .
Sigismondo
eredi
)
Mazzolella Jacomo veronese.
Mazzolino Giovanni
D
Lodovico
Mazzoni Antonio
Mazzuoli Iseppe d. il Bastarolo
Medola (da) Francesco
Meert
Mela (della)
Meleghini Giovanni.
Federico
«
Giovanni
tagliapietra- 97
stampatore 478
pittore- 53, vedi anche Ocelli
musico 723
architetto
43, 112, 221, 547
musico- 715, 723
pittore- 556, 558
librajo e stampatore- 286, 478,479
478
stampatore--
stampatore 479
cartolaj- 479
tagliapietra
100
pittore (?)- 596
pittore
54, 558, 596, 597
orefice- 686
pittore e architetto- 102, 620
pittore- 325
vedi Mera
cimatore 452
orefice- 541
orefice- 685, 684
orefice- 684
Meleghino, o Melegino Iacobo architetto- 197, 541
Meletti Luigi.
Melina Giuseppe, e moglie
Mella (della) Lodovico
D
(dalla) Paolo .
Meloncini Lanfranco
Meloni Pietro Antonio
Melotti Paolo Antonio.
Menegatti Gio. Battista
»
Giuseppe
Meo da Firenze.
Mera o Meert o Merat Pietro
Merat .
Mercadello (de) fra Giovanni
Mercati
Merchiori Giovanni.
Merenda don Girolamo
Merighi Battista.
Merli Gregorio
Merlo Francesco
Merlotti
Merulo (Merlotti) Claudio
Mezzadri Alessandro
Mezzogori Cesare
don Giovanni Nicolò
Michele tedesco .
50
istrumentista- 714
fuochisti- 726
maestro di ballo- 726
cartolajo- 488
orefice- 689
pittore incisore- 680
marangone 112
pittore- 28, 3548
pittore- 633
vedi Firenze (da)
pittore- 625
vedi Mera
fabbricatore di organi- 66
vedi Rafanelli
scultore- 428
cantore 748
intagliatore- 38
intagliatore- 703
stampatore 480
vedi Merulo Claudio
musico organista- 483, 712, 723
violinista- 724
scultore- 428
musico 723
musico 712
scrittore
246
774
Michieli Giovanni Maria
stampatore- 481
Pastorino .
Michilino Zan Maria
Migliani Francesco .
Migliaro (da) Lanfranco
Milani Aureliano
Milano (da) Amadio
»
»
)
»
)
»
D
D
(da) Ambrogio
(da) Ambrogio (altro) .
(da) Andrea
(da) Antonio .
(da) Bernardino.
(da) Cristoforo
(da) Domenico, e Bernardino
(da) Francesco
(da) Giovanni Antonio.
(da) Guido
(da) Pellegrino
(da) Pietro
Milio (forse Emilii) Giovanni
Mille Giovanni
Milleville Alessandro
Mirandola (della) Albertino
»
(della) Alberto
vedi Pastorini
carrozzajo- 515
pittore
636, 657
orefice- 685
pittore
555
coniatore di medaglie- 672, 685
scultore
47, 95, 659, 660
vedi Baroccio Ambrogio
orefice- 685
ingegnere- 230
tagliapietra- 558,vedi anche Lugano (da)
scultore
348, 423
tagliapietre- 425
intagliatore- 705
•
tintore
511
orefice- 692
cartolajo- 488
vellutaro- 508
tintore
512
arazziere- 650
musico organista- 723, 724
pittore- 85, 598
indoratore- 58
(della) Francesco di Amorotto . tagliapietra- 420, 424, 658, 659
"
(della) Giovanni .
Mirengi Francesco
Miretto Giovanni
»
Nicolò fu Antonio
Missoli Antonio .
Mistro (del) Matergiono
Mocchi Francesco
D
.
.
Moisè Inginolfo
Moletta (di) Vitale .
Modena (da) Capitano frate
(da) Francesco fu Bernardino .
»
(da) Giovanni
arazziere 650
vetrajo- 525
pittore- 565, 564
pittore-563
pittore- 625
musico- 744
scultore fonditore- 426
ingegnere- 534
schioppettiere- 492
vedi Seghizzi Iacopo
intarsiatore
494, 705
figulino- 522
)
»
५
»
»
»
(da) Giovanni Maria
(da) Giuliano
(da) Pandolfo
Mona Domenico.
20
Mondino
(da) Martino di Giorgio
(da) Paolo
(forse Domenichi )
(altro)
Monferrato de Calcagnini Paolo
(da) Pietro Maria de Dominico
Mons
Monselice (da) Sebastiano (forse il
vedi Alessandria (da)
cartolajo
474
miniatore- 70
maestro di legnami- 697
organista- 744, 745
ingegnere
253
pittore- 35, 64, 348, 617
pittore- 348
vedi Scarsella Sigismondo
pittore- 58, 59, 57, 441, 618, 619, 624
scrittore- 70
--
Barbazza) .
Montanari Francesco
Pietro
Monti don Girolamo
775
architetto
541
pittore- 635
fenestrajo
525
cantore 747
Monticulo (da) Giovanni Giacopo
Montino
Morengi Angelo, Giorgio e Francesco
D
D
Moreto o Moretti
Mori Antonio
Mornasi Antonio
Giambattista .
Moroni Pietro Paolo
Morsii (de) Stefano
Angelo, Giorgio e Girolamo.
Mosca (della).
Moschino Girolamo
Motono
Motta Bartolomeo
Murano (da) Giovanni Antonio
Muttoni Ambrogio
Nancy (da) Nicolò
Nane
Nano (il) .
Nappa (il).
Nappe (dalle) da V.... (Verona)
Naselli Alessandro .
Antonio di Francesco.
»
»
»
α
Francesco.
Giovanni
Ippolito fu Andrea.
Paride di Troilo
Negri Antonio
Negrisoli Nicolò.
Negro (de) Zecolimo Antonio
Negroboni.
Neri Silvestro
Netti Baccio .
Nichino
Nicoletti Filippo
Nicolini Carlo
»
da Sabbio Giovanni Maria
Nicolò da Ficarolo.
di Antonio da Firenze
»
»
»
D
dal Cavallo
da Firenze
da Firenze (altro)
Jaderense (di Zara)
da Pisa
vasellajo- 524
cantore 68
tintori- 511
pelacani- 516
vedi Bonetti Giovanni
suonatore
723
pittore- 633
pittore- 635
tintore
514
orologiajo- 448
vedi Sette (del) Matteo
musico- 712, 718
vedi Ramparino Tommaso
pittore- 637
vedi Vivarini
architetto ingegnere e scultore- 662 vedi
anche Motono, ed agg. e correzioni
fonditore- 452, 495
marangone 423
vedi Malatesta Giuliano
stuccatore
667
vedi Verona (da) Domenico
pittore- 617
fornaciajo- 97
pittore- 616, 617
muratore 322, 328, 548
pittore- 616, 617
vellutaro- 508
chiodarolo- 501
cartolajo- 487
vedi Venezia (da) Antonio ricamatore
falegname- 213
intagliatore- 703
tagliapietra- 417, 448
vedi Annichino Francesco Luigi
musico 724
cantore
749
stampatore- 481
vedi Ficarolo (da)
vedi Baroncelli
vedi c. s.
vedi c. s.
vedi Firenze (da) Nicolò
vedi Zara (di)
vedi Pisa (da)
»
Nicolò
di Antonio
tedesco
»
»
D
»
»
teotonico (tedesco) .
e Paolo
di Aristotile detto Zoppino
di Battista d' Andrea .
Nicolucci (Pigna)
Nigrisoli Bartolomeo
»
Gio. Andrea
D
Niso
Nobili Lodovico e Francesco
Noci (di) Antheo
Nodari Cabrino
Nogari Lorenzo .
Novara (da) Bertolino .
Novellara (da) Romano
Novellini Bonaventura.
Francesco.
Novellini Zaneto
Nozi Bartolo .
Lodovico
»
Nuvolino (da) Sante
Oberto (d') Francesco.
Obrecht od Obreth Jacomo .
Ocati Girolamo .
Occa (dall') cav. Antonio
Occhi Alberto
.
776
pittore- 215
tagliapietra- 52
orologiajo- 510, 453
pittore- 567
orefice- 683, 684
vedi Paolo e Nicolò
tagliapietre
vedi Rossi Nicolò
vedi Ferrara (da)
compositore di azzurro
405, 585
zecchiere e coniatore- 464, 692
ingegnere- 4, 544, 550
muratore 320
armajuolo- 185
stampatori 485
intarsiatore
38
vedi Cremona (da) Cabrino
tagliapietra
103
vedi Ploti da Novara
bicchierajo- 525
marangone
zecchiere
217
464, 692
falegname- 238
intagliatore- 54
intagliatore- 54
ingegnere- 532
miniatore- 640
cantore 746, 747
pittore 648
suonatore
744
musico- 724
Ocelli Bartolomeo fu Maurelio dipintore vellutaro- 508, 600
Oderigi da Gubbio .
Odonino Bernardino
Oler Cassiano
Oliviero
»
da san Giovanni
da san Giovanni (altro) .
Olle (dalle) Nicolò
Ongarelli
Ongaro o Ungaro Michele
Opera (dall') Giovanni
Oppieri (de) Nicolò
Oraboni Giovanni Maria
Orazio bolognese
Ordini (dagli)
Organi (dagli) Antonio
Organo (dall ) Carlo
vedi Gubbio (da)
stampatore
480
intagliatore- 67, 702
pittore- 255, 534
pittore- 578, 579
pittore- 578, 579
boccalaro- 525
musico- 724
pittore- 52, 60, 62, 65, 72, 73, 256,
366, 417, 418, 564, 687, 698
vedi Bandini
miniatore- 70
ingegnere 533
orefice- 83
intarsiatore- 705
vedi Benvenuti
vedi Ferrara (da)
organista- 715
--
Orio (d')
Oro (dall') Eliseo
D
«
Nicolò
Uguccione.
Orologi (dalli) Bernardino
Leonello
Orsi Fabrizio
Orsini Antonio
》
Ferdinando
Ortolano (') .
777
vedi Oro (dall')
ricamatore- 648
ricamatore- 645
pittore- 597
vedi Bernardino
vedi Rainieri
pittore- 613
incisore- 680
musico 743
pittore- vedi Benvenuti Gio. Batt. pittore
Oscki
Osteno (de) Antonio
Ottaviani Nicola
Ottonelli Ottonello .
Padova (da) Antonio di Michele
D
»
»
»
D
«
)
»
(da) Gabriele di Michele e figlio
Romanino
(da) Antonio .
(da) Bartolomeo.
(da) Bernardino .
(da) Bernardino .
(da) Cristoforo
(da) Filippo
(da) Gianagostino
(da) Giovanni
(da) Giusto
(da) Lazzaro
(di) Rigo
D
Padovani Francesco
Paganelli Vincenzo.
Pagani Ambrogio
Paganini Nicolò.
Paganino
Pagliarini Giacomo.
Paini Alfonso
Palagi .
Palazzi o Palagi Bartolomeo detto Ri
verenza.
Palladio Andrea
Palma Giacomo.
Palmia (de) Baldassare
Palmieri Girolamo .
Pampani Francesco
Panaroli Claudio
Panciera Tommaso.
Panetti Domenico
Panico (conte di) Ugo.
Panini Francesco
vedi Usque
vedi Ligorio (da)
vasellajo- 524
confettore- 521
ingegnere- 254
ingegneri- 234
pittore
566, 583
tintore
514
vellutaro- 509
pignattaro- 524
figulino- 522
.
.
.
piffero- 740
orefice- 78
orefice- 78
vedi Giusto
tagliapietra- 417, 418, 658
piffero- 714
cantore
745
disegnatore a penna e scrittore- 640
suonatore
724
tagliapietra- 666
violinista- 744
orefice- 683
fabbricatore di organi- 67
musico- 724
vedi Palazzi
pittore- 579
architetto
534
pittore- 558
musico- 743
vellutaro- 508
ingegnere- 442
orologiajo- 512
balestrajo- 491
pittore
26, 54, 391
vedi Carpi (da) Ugo
orefice- 692
778--
Panizza Giulio
D
Valente
Panizzati Andronico
D
marangone e meccanico- 115
stampatore
»
»
»
α
Ercole .
Giacomo
Giacomo (altro)
Girolamo
Patrizio
Pansiano Lutazio
Paolo (da san) Andrea
α
«
«
(da san) Giacomo
di Luca da Fiorenza
romano
veronese
e Nicolò
Parenti Pietro
482
orefice- 692
orefice- 691
pittore- 69
pittore
566
orefice- 692, 693
orefice- 692
figulo- 522
tagliapietra- 400
tagliapietra- 100
vedi Firenze (da) Paolo
vedi Frangia (dalla)
vedi Caliari
tagliapietre- 237
intagliatore- 702
Paris o Parisi Domenico da Padova scultore, fonditore e intagliatore- 46,100,
101, 102, 416, 419, 420, 421, 422,
578, 668, 688, 704, e agg. e correz.
Parisino
Parma .
«
D
(da) Alessandro e figlio
(da) Federico
(da) Francesco
(da) (Raimondi) Lodovico.
Parmigianino
Parmiani Enrico
Parolini Giacomo Filippo
Paruto Giacomo detto dall' Abaco
Pase
Pasetti Carlo.
»
»
Filippo
Giovanni
Lodovico
Pasini Giambattista
»מ
Pasio
Sigismondo
Sigismondo (altro)
Pasqualetti Giovanni Francesco
Pasqualini Ercole
orefice- 689
vedi Fantocci Parma
orefici- 78, 686
coniatore di medaglie- 672
pittore- 590
miniatore- 70
vedi Mazzola
incisore
684
pittore e incisore- 628, 629, 680
ingegnere 430
orefice- 31
architetto
28, 29, 331
pittore- 597
pittore- 597
pittore 597
ricamatore- 647
ricamatore- 647
ricamatore- 647
architetto
pittore (?)
ingegnere
542
vedi Malatesta
532, 534
cartolajo- 488
Giovanni Battista
Pasquini Ercole.
Passarino Paolo.
Salvatore
»
Antonio
Pasti Carlo
D
Matteo.
Pastorini Gian Michele
D
incisore
680
organista- 724
marangone 533
ingegnere- 535
vedi Antonio detto Passarino
pittore- 28, 29
coniatore di medaglie- 672
coniatore
465
Pastorino d. Pastorino da Siena coniatore- 465, 466
779--
Pavia (da) Girolamo ..
(da) Guglielmo detto il Compare
Pazzagola Francesco
Peccenini o Pezzenini Agostino
pittore- 241, 446
pittore- 241, 573
suonatore
712
pittore- 605
spadajo- 491
»
«
Antonio
don Giambattista
Sigismondo
Pelaja Giovanni Francesco
Pelizzoni Alberto
Andrea
»
»
Giampietro
Giovanni
Pellegrino da san Daniele detto Gio
vanni Martino da Udine
Penna (dalla) Calisto
Peregrino .
Peretti Giulio
Pericoli (de) Nicolò detto il Tribolo
Perini Bartolomeo detto il Chiozza
»
musico- 748
pittore
587,605 , vedi anche Sigi
smondo pittore
musico 712
tagliapietra- 664
tagliapietra- 103, 664
tagliapietra- 34, 664
architetto- 664
tagliapietra- 344
pittore- 595
coramaro d'oro 654 ۱
stampatore- 478
orologiajo- 312
pittore- 668
orepce- 694
Giuseppe
Perondino don Pietro.
Perugia (da) fra Filippo
Perugino Pietro.
Perusino (forse Peruzzino) Jacomo
Peruzzi Baldassare.
Giacomo ( forse il Perusino o
Peruzzino )
Peruzzino .
Pesaro (da) Gianfrancesco
Petrecini
Petrini Zamboni Nicola
Petrucci Brizio
Pezzenini .
Piacentini già Belloni Alfonso
Piacenza (da) Angelo
»
(da) Giovanni
Picardo Giovanni ( creduto Gallo o
Tornaco)
Piccolpassi
Piero o Pietro della Francesca
Pietra Rossa da fra Bartolomeo .
Pietro
di Stefano
Antonio
Antonio
«
D
«
»
"
incisore
684
cantore 717
fabbricatore di organi- 66
vedi Vannucci Pietro
intagliatore- 701
architetto
347, 318, 319, 336, 541
intagliatore- 701
vedi Perusino
boccalaro- 675
coniatore di medaglie- 672
violinista- 744
musico
549, 721, 723, 724
vedi Peccenini
vedi Belloni
intagliatore- 338
compositore di colori- 583
stampatore- 476
boccalaro- 678, 679
vedi Francesca (della)
fabbricatore di organi
pittore- 34
confettore- 521
66
tornitore- 707
maestro di scherma- 725
dalle finestre
Martire
325
tagliapietra- 47, 660
Maria di Domenico da Modena vedi Modena (da)
--
Pigna Alessandro
D
suor Cassandra .
»
Pigozzi Cesare
D
(dalla) Giambattista
Jacopo .
Pinamonte
Pio o Piò Angelo
Antonio
)
»
Pio (Loschi) Cosimo
(del) Giovannino
Pippi Ginlio detto Giulio romano .
Pisa (da) Giunta
Pisanello
Pisani alias Malacisi Girolamo .
D
(da Pisa) Nicola e Giovanni
Pisano (da Pisa) Guglielmo .
(da Pisa) Nicolò
»
(da Pisa) Nicolò
780
confettore- 521
cantante 742
stampatore- 480
pittore- 614
pittore- 614
orefice- 684
scultore- 665
musico 724
vedi Loschi
vedi Bonati Giovanni
pittore 323, 324, 551, 555, 602
vedi Giunta Pisano
vedi Pisano Vittore
orefice- 690
scultori- 91
scultore
91
architetto e scultore- 91, 616
pittore- 40, 41, 91, 646
Vittore detto Pisano e Pisanello coniatore di medaglie e pittore- 672
Pisenti Bartolomeo.
Pissis o Pississe Girolamo
Pistoja (dè) Camelli
Pittoni Giovanni
Pivi Agostino
Pizo (del) Martino
Ploti Bertolino d. Bertolino da Novara
Pochettino ( erroneamente Podettino )
Antonio
Podettino (invece di Pochettino)
Poggi Agapito
»
Paolo
Poletti Ferdinando.
Poli Giacomo
Polla (dalla) Stefanino
Polo (Paolo) .
Polverino Rinaldo detto dal chitarrino
Pomarancio (Roncalli Cristoforo)
Pomatelli Bernardino
D
»
Bernardino (altro)
Francesco.
Pomo (de) Onorato
(de) Siacho o Scacho
»
Pompeo
Ponci
Pondi Angelo
Ponte (da) o dai Ponti Cristoforo
seniore .
刀
(da) Cristoforo juniore
fonditore- 671
pittore- 620
vedi Camelli Giovanni Benedetto
suonatore
724
coramaro d'oro 654
armajuolo- 494
architetto- 199, 258, 550, 442 , 472,
556, 557
pittore- 215, 565, vedi anche Venezia
(da) Antonio
vedi Pochettino
architetto- 67, 86, 224, 545, 546
coniatore di medaglie- 673
incisore- 681
pittore- 637
armajuolo- 491
tagliapietra
.
215
chitarrista- 711
pittore- 320
stampatore 485
stampatore 435
stampatore e violinista- 724
ingegnere- 231, 235, 234, 258, 259
ingegnere- 230, 231
coniatore di medaglie- 672
maestro di ballo- 726
fonditore- 111
.
orologiajo- 696, 697
orologiajo
451, 455, 696
--
781
Ponte (da) Jacopo detto il Bassano pittore- 555, 556, 558
»
«
(da) Marco
(da) Paolo
Pontone Giuseppe
Ponzia (della) Paolo
Ponzinella
Populeschi Angelo
Porci Tommaso
Pordenone
.
orologiajo- 696, 697
pittore- 620
ingegnere- 440, 534
tagliapietra- 662
tagliapietra- 61
lanarolo- 505
cantante 724
vedi Licinio
Porri Flippo .
»
Gian Paolo
Porro Girolamo .
Porta (dalla) Baccio
Giuseppe d. Salviati, Garfagnino
Portaferrari, o Ferrari don Carlo.
Portigiani Zanobi
Porto (da) Francesco
α
(da) Gurone
Pozino .
Pozzati don Giuseppe .
Pozzi Costanzo
Pozzo (dal) Girolamo
Pozzobuono Modesto
Prati Alessio.
Prato (de) Baldassare .
.
scultore
28, 29
intagliatore- 665
incisore
572
vedi Bartolomeo da san Marco
pittore- 558
cantore 720
scultore
426
setajuolo- 508
zecchiere- 461
cantore 717--
suonatore 724
pittore- 28, 29
architetto
547
polverista- 492
Prepiani Girolamo
Pres (de) Josquino .
Presendi Vincenzo
Prevono (de) Bernardino
musico 724
orefice-78
pittore- 636
musico- 711, 748
pittore- 636
orefice- 684
Preziado (deve dire Preziedo) Franc.. pittore- 555, 557, ed agg. e correzioni
Priori Francesco
«
«
Giovanni Battista
Prisciani Gianantonio
Paolo
»
«
Pellegrino
Pietro
Pritati Domenico
Prosperi Felice
Pugliani Cosimo
Punzinella Pellegrino
Punzoni Ferrante
Putti Angelo .
Puttini Pietro e Giuseppe
Quattrini Antonio
Radice Filippo
Raffaello
tagliapietra- 664
tagliapietra- 664
orepce- 692, 693
01
orefice- 692, 693
orepce
691, 692, 695
orefice- 693
cartolajo- 487
ingegnere- 536
ingegnere architetto- 535
marangone 97
ingegnere- 533
tagliapietra- 665
scultori
666
ingegnere- 541
fabbricatore di letti a vento
vedi Sanzio
Raffanelli Dom. fu Mercato, o Mercati pittore- 588
»
Tommaso .
pittore- 221
514
782
Raffeto.
Raibolini
Raimondi Battista
Giovanni Francesco d. Santolino
orefice
685
vedi Francia
orefice- 689, 695
orefice- 691
»
α
«
o Raimondo Lodovico da Parma
Marcantonio
Pietro e Giovanni
Rainieri Leonello fu Paolo detto da
gli orologi.
Gio. Paolo detto dagli orologi
Ramparino Tommaso detto Motono
Rampini Giacomo.
Ranci
Ranghieri Giovanni Battista .
Ranzi Lodovico
»
Valentino
Rasconi Albertino (per errore Rusco
ni) da Mantova
Jacomo
fratelli .
Rasori Cesare, Quintino ed Egisto
Ravenna (da) Giorgio detto Giorgio
Ravennate .
Raviglio Alessandro
D
Giovanni Battista
Ravizza Annibale
D
Antonio
Razzi (arazzi) (dai) Francesco
Reggio (da) Bartolino .
«
»
»
(da) Bartolomeo.
(da) fra Evangelista
(da) Guglielmo
(da) Simone
Regnier I. D.
Reims (di) ..
Relegio (de) Jacobo
scrittore- 641
incisore
709
orefici- 691, 693
orologiajo- 454, 453, 696
orologiajo- 696
tagliapietra
659, ed agg. e correz.
musico 743
vedi Ranzi
tagliapietra- 665
scultore
664
ingegnere- 535
tagliapietra
49, 95, 97, 98, 100,
659, 660
tagliapietra- 95, 98, 100, 102, 659
660
tagliapietra- 662, e agg. e correzioni
fabbricatore di organi 28, 715
coniatore di medaglie- 672
orologiajo- 312, 543, 450
orologiajo e coniatore- 312, 313, 450
orefice- 694
orefice- 694
arazziere
654
orefice- 684
pittore
vedi aggiunte e correzioni
miniatore- 70, 641
fabbricatore di organi- 33
muratore 549
pittore- 405
vedi Crema (da) Marco e Andrea
orefice- 685
Remitano (forse Eremitano) Arcangelo ingegnere- 554
Remondini
Reni Guido
Rezenta (da).
Riboni Gio. Battista
Ricardi Lodovico
Riccati Giordano
Ricci dott. Francesco .
Ricciarelli Daniello
Riccioli Antonio Maria
Riccoboni Elena
Francesco .
stampatore- 486
pittore
550, 556
vedi Argenta (da)
intarsiatore- 706
tintore
512
ingegnere- 104
organista- 724
vedi Volterra (da)
intagliatore- 703
vedi Balletti
chiodarolo
501
783
Riccoboni Giacomo.
Giovanni
α
»
Luigi detto Lelio
Rigetto o Righetti Antonio
fabbro ferrajo- 48
chiodarolo- 540, 574
comico 719
tagliapietra- 662
Righetti Domenico .
Rigo tedesco .
»
Rigobello (supposto)
Rigone Bartolomeo.
》
D
Bastiano
Francesco .
Rigoni Antonio
D
Antonio
Riminesi Nicolò .
Rimini (da) Benedetto.
Rinaldi eredi.
D
Battista
D
«
»
Giuseppe
Giuseppe
Rinaldo
Rinaldo
Rinaldo e Giambattista
Rinaldo
fu Gasparino da Fiorenza
Rivarola Alfonso detto il Chenda .
Riverenza .
Rizza (la).
Rizzardi Antonio
«
»
Giovanni Battista
Giovanni Battista (altro)
Giovanni Maria .
Giulio Cesare, e Giovanni Maria
o Riccardi Pietro d. dalle Lanze
Rizzi Agostino
D
Giovanni Battista
Jacobo .
Iseppe .
Ro (de) Giannantonio
Robbia (della)
D
«
»
(varii)
alias Grandi Polidoro .
miniatore 643
fabbricatore di stufe- 524
intarsiatore- 705
architetto
444
marangone 238
intagliatore- 58, 59
marangone 217, 238
ingegnere- 532
cantore 68
magnano 452
tiraoro
500
marangone e ingegnere 20, 95, 99
stampatori- 222
muratore 237
stampatore 486
cantore 720
muratore- 100, 102, 351
scultore
666
muratori- 549
pittore- 587
vedi Firenze (da)
pittore- 33
pittore- vedi Palazzi Bartolomeo
vedi Villani Barbara
intagliatore- 704
intagliatore
701
intagliatore
701
boccalaro 523
tintori- 542
intagliatore- 58, 59, 699
tagliapietra- 347, 348, 665
tagliapietra- 630, 631, 665
pellicciajo- 517
orefice- 83
orefice- 690
scultore
scultori--
63
340
Roberti alias Grandi Ercole fu Antonio pittore- 583, 588, 589
alias Grandi Girolamo di Ercole pittore- 588, 589
fabbricatore di colori- 583, 588, 589
.
«
Roberto
tintore
514
Robusti Giacomo detto il Tintoretto pittore- 556, 558
Rodolfi Nicolò
Rolla Giuseppe .
Roma (da) Guglielmo .
»
(da) fratelli Nicola e Battista
marangone 322
violinista- 721, 723, 725
scrittore
302, 474, 638
orefici- 683
784
Roma (da) Nicola
Romanini Alessandro
Battista
"
o Romanino Girolamo
Romanino di Antonio .
Romano Giovanni Francesco
Piero (Pietro)
Romeo (forse Romero) Gio. Pietro
orefice- 691
orepce- 62, 686,689
vasellajo- 524
pittore- 618
vedi Padova (da) M. Antonio
238
marangone
pittore- 215
armajuolo- 491
Romero Antonio
Roncalli Cristoforo d. il Pomarancio
Ronchegallo Ludovico detto Tosino
D
Luigi (forse il precedente)
Rondanelli o Rondinelli Cesareמ
Giovanni Giacopo
Pompeo
Rore (de) Cipriano.
Rosa Salvatore
Rosaspina Bernardo
Roselli Antonio
«
Giovanni Battista
Nicolò .
Rosi o Ruosi Giovanni
Rosselli suor Adriana
Rossetti Alfonso
»
Biagio .
armajuolo- 491
vedi Pomarancio
marangone 239--
marangone
47
intarsiatore- 699,700
intarsiatore- 699,700
intarsiatore
699,700
musico- 741
pittore- 558
incisore- 684
pittore- 615
pittore- 615, 616, vedi anche Russelli
pittore- 221, 245, 441, 615, 646
pittore
646
suonatrice
724
disegnatore a penna 640
architetto- 27, 30, 43, 57, 217, 237,
348, 538, 341, 423, 539, 540, 550
Rossi Agostino
«
»
«
«
«
«
Antonio
Carlo
Francesco.
da Valenza Francesco.
Giovanni
Giovanni
da Valenza Lorenzo
stuccatore
57, 58
filatojajo- 509
intarsiatore- 706
orefice- 691
stampatore- 304, 359, 479, 482, 698
stampatore
•
480
indoratore- 636
stampatore- 476, 477, 478, 479
Nicolò d' Aristotile detto Zoppino stampatore e intagliatore- 136 , 478 ,
479, 480, 698
»
da Valenza eredi
Nicolò e Battista
Rossino Carlo
»
(il)
Rosso (il).
Rotondi Giovanni Battista
Rotta Antonio
Rovacchio Tommaso
Roveltella Giovanni
Rubens Pietro Paolo
Rubini Francesco
Ruedi Domenico
Ruffoni Giovanni Antonio
stampatori- 479, 482, 483
arazzieri- 602, 651
intarsiatore- 38
musico 712
pittore- 566
musico 743
orefice- 692
vasellajo
524
orefice- 691
pittore- 405, 555, ed aggiunte e cor
rezioni
orefice- 692
pittore- 632
tagliapietra- 665
785
Ruggieri .
Ruina da Corte Gasparo .
Ruinetti Giacomo
Pietro
Ruosi
Ruscelli Giacomo
Rusconi (invece di Rasconi).
fuochista- 726
architetto- 535 vedi anche Corte (da)
coramaro d'oro 654
coramaro d'oro--
526, 654
vedi Rosi
ingegnere- 143
98, vedi poi Rasconi
Russelli o Roselli Gio. Battista
Russi (de) Francesco
»
o Rossi
Rusuti Gio. Battista
Sabbio (de) Nicolini
Sacrati Loomedonte
Salami Biagio
Salari Adriano
Salarolli Bendedio o Benedeo
Saletta Giovanni
Giovanni (altro).
Salmi Francesco
Salò (da) Marchione
Saller Luigi .
Salomoni .
»
Saltari Battista
»
Francesco.
Salvatore .
Salviati
Sandro (de) Bartolo da Firenze
Sanfelice (da) Matteo .
Sangallo Antonio
Sanquirico L.....
Sansovino.
Sant' Agostino (di) Gasparino
Santi Giuseppe
»
Lorenzo
Santolino
.
Sanvitale Francesco
Sanzio Giovanni
Raffaello
Saraceni Francsco .
Sarasini don Francesco
Saratelli Alessandro
Giulio
Sardi Sebastiano
Sarfadi..
Saroli cav. prof. Giuseppe
Savena (da) Jacobo
indoratore- 39, vedi anche Roselli
miniatore- 641
vedi Rossi
pittore- 613, 614
vedi Nicolini
ingegnere- 535
muratore 549
pittore- 509, 510
.
pittore- 63, 564
pittore 609
pittore- 609
pittore- 621
tornitore- 707
incisore- 680
organista- 724
maestro di ballo- 726
tagliapietra- 661, 662
tagliapietra- 662
marangone 414
vedi Porta
vedi Firenze (da) Sandro
muratore 448
architetto- 542
coniatore di medaglie- 672
vedi Tatti Jacopo
fonditore- 668
pittore- 224, 225, 656
scultore- 665
orefice- vedi Raimondi Gianfrancesco
orefice- 684
pittore- 660
pittore- 131, 132, 329, 529, 552, 555,
556, 558, 595, 596, 599, 642, 649,
709, e aggiunte e correzioni
comico- 719
musico 724
architetto- 65
intagliatore- 64
orefice- 683
vedi Ben-Ascharà
pittore
339, 349
fabbro-ferrajo- 143
Scacciero o Scaccieraro Gio. Antonio pittore vedi aggiunte e correzioni
Scacho.
Scala Francesco
Scalini Giovanni Battista.
Scandellari Filippo
Scandiano Giuseppe
Scarpela Giovanni Antonio
vedi Pomo (de)
pittore incisore- 680
stampatore 486
intagliatore- 705
pittore 28
intarsiatore- 706
Scarsella Francesco
Ippolito detto Scarsellino
Paolo
Sigismondo detto Mondino
Scarsellino
Scazzerna Carlo
Schiatti Alberto.
Schiatto Taddeo
falegname 215
pittore- 326, 527, 617, 622, 625, 626
falegname- 242
pittore 530
vedi Scarsella Ippolito
pittore- 28
architetto- 28, 53, 55, 57, 258, 316, 335
Schiavo Bernardino
Schidoni Gio. Battista detto Modenino ingegnere
cantore 68
intarsiatore- 706
4
Schoeffer Pietro
Schudellaro
Scipione e fratelli
stampatore 472
cartolajo- vedi Scutellari--
Scoccola
Scoperti alias Grana Gio. Antonio
Scozia (di) Andrea.
stampatori
comico
tintore
749
542
orefice- 688
»
«
(di) Andresich
(di) Girolamo
Scutellari (Schudellaro) Bernardino
orefice- 685
vedi Villafora
orefice- 692, 693, ed agg. e correzioni
«
Francesco
Seghizzi Jacopo detto il Capitano pre
te da Modena
o Segizzi Stefano
Selle (dalle) Enrico
Selli Baldassare
Selvatico Lodovico.
α
Paolo
Senese Francesco
Serani Agnolo
Serlio Sebastiano
Serraglio Ercole
Seur (la) .
Sesso (de) Ercole
cartolajo- 474
pittore dilett.- 637
ingegnere- 532
intagliatore- 452,700
ricamatore- 645
stampatore 479.
zecchiere- 467
coniatore zecchiere- 466, 467, 672
stampatore- 481, 482
fonditore scultore- 426
architetto- 152, 541
musico 724
vedi La-Seur
orefice
691
Sette (del) alias della Mosca Matteo organista- 745
Settevecchie
Setti Camillo
»
Lodovico detto Settevecchie
Severino
D
Sforza Michele
Sforzini
Siacho.
Sicilia (di) anonimo
vedi Setti Lodovico
pittore- 28, 29
pittore- 619
stampatore- 476
orefice- 692
orefice- 688
cantante
724
vedi Pomo (de)
boccalaro
677
786
787
Siena (da) Angelo ,
D
»
)
Siface
(da) Giacomo
(da) Giovanni
(da) Mariano .
pittore- 350
scultore
64
architetto- 235, 350, 558
orefice- vedi Bonsignori
Sigismondo (don) da Fiesso
Signorelli Giacomo
Signoretti Giovanni Antonio
Simone
garzone dell' Abaisi
«
francese
Simone
»
tedesco o Tedeschi.
Sismondo (don) .
Sisti Francesco .
Sivieri Anton Maria
»
»
«
Domenico .
Giovanni
Siviero .
Soizza (de)
Solari Agostino .
D
D
.
vedi Grossi Gio. Francesco
vedi Fiesso (da)
pittore
vedi Fiorini
muratore 549
zecchiere- 465
magnano 48
intagliatore- 81
fonditore- 495
sellajo- 515
orefice- 683
cantore 68
pittore- 632, 633
stampatore
librajo- 481
484
librajo- 481
cartolajo- 481
vedi Laizza (de)
pittore- 637
Andrea detto Andrea del Gobbo pittore- 652
Antonio detto lo Zingaro
Soldani (de) Jacomo
Solimani Antonio
Sologna Alizandro (Alessandro)
Sorgo
Sorianati suor Bartolomea
Sorio Alessandro
Spagna (di) don Bartolomeo
(di) due cantori .
D
Spagnoli Giovanni
Giovanni Battista
Specoli Alessandro.
pittore- 568
marangone- 20, 66
violinista- 714
intagliatore- 706
vedi Surgo
cantante 712--
cantore 68
cantore 716
748
orefice- 427
orologiajo- 313
Sperandio ...
Speranza Marco.
Sperindio da Mantova seniore di Nicolò pittore e cantante
architetto- 64
pittore- 558
orefice- 76
»
Bartolomeo
di Gerardo da Vicenza
Nicolò
»
Spiga Giovanni Battista
Squarcione Francesco.
Stadiani Francesco.
»
orefice- 686
vedi Vicenza (da)
pittore- 580, 581
pittore- 635
580, 672
: pittore- 563, 564, 567
Giuseppe
Stancari Giovanni
Stanchi Pietro Paolo
Stefano da Ferrara
de Tuderto
D
di Pietro detto Agnellino
pittore- 28
pittore.- 28
architetto- 318, 336
boccalaro- 677
vedi Ferrara (da)
vedi Todi (da)
tagliapietra- 659
788
Stefano.
cantore 68
Stievano (Stefano) da Verona
Stradivario Antonio
Succi Matteo.
Superbi Archilio
Surgo o Sorgo Pietro
Suttermans Giusto .
Suzzi Filippo
«
Francesco.
eredi
Tabazino Girolamo
Tacca Giacomo .
D
Pietro
Tadeo Giuseppe.
Tadolini Adamo.
Tagliacozzo (da)
Tagliapietra Bonmercato .
Tamara (da) Giacomo
»
(da) Polo (Paolo)
Tamarozzi Giuseppe
Tanerio (forse Carnerio) Gerardo
Tani (di) Andrea
Tansini o Tansino Andrea
»
Bernardino
Tantino Costantino.
Tarasco Giovanni
Tardessir Domenico
Tartaruga Bartolomeo.
Taruffo Agostino
Tasso Pietro Torquato
Tassoni Estense march. Francesco
Vincenzo
Tatti Jacopo detto il Sansovino
Tedaldi Gasparo
Tellini Giovanni.
Tenerani comm. Pietro
Teofane Costantinopolitano
Termanini Paola
Termiern de' Masini don Matteo
Terni (da) (Tomasoni) Alessandro .
Terzi Abraam di Abraam
»
Giulio Cesare di Terzo
Ippolito
»
ア
Terzo fu Alessandro
Terzo fu Alessandro (forse il
precedente.
Teseo di Bartolomeo
Tesino Andrea
vedi Verona (da)
istrumentista- 714
tintore
512
profumiere- 521
.
.
.
boccalaro- 525
pittore- 631
scultore
221
stampatore 485
stampatore- 485
vellutaro- 508
pittore- 594
scultore fonditore- 426
pittore- 28
scultore
666
vedi Ascanio di Giovanni
orefice- 657, 683
marangone 34
marangone
217
pittore- 324, 637
scultore
cartolajo- 487
318, 423
tagliapietra- 662
tagliapietra- 338
fabbricatore di organi- 66
pittore- 613
boccalaro- 675
orefice- 684
pannajuolo- 504
meccanico armajuolo- 492, 527
musico 724
disegnatore- 348
architetto scultore- 317, 663
ricamatore- 648
intagliatore
58
scultore
666
pittore 85
ricamatrice- 648
ricamatore- 648
ingegnere- 534
intarsiatore- 700
546
ingegnere
vetrajo- 525
architetto- 369, 446, 448, 532 , 542,
545, 544, 545, 595, 647
ricamatore- 647
orefice- 691
pittore- 621
789
Testa Mario
Tientamente
Tigrino
Tintoretto (il)
Tiolino Giacomo
orefice- 689
marangone 40
architetto
.--
44
vedi Robusti
cantore 748
Tirini Celio
Tisi Benvenuto detto il Garofalo o da
Garofalo
Titolivio
Tiziano
Todi (da) Stefano (de Tuderto)
Toffanelli Agostino
Tolentino
Tolomei
Tomasoni Alessandro
Tombesi Sulpizio
»
Tommasi Tommaso
Tommaso e figlio Domenico
(forse Malmignati)
»
«
》
di Maestro Girardino
Maestro da Cocchi.
detto dalla Zecca
Torbido Domenico .
don Francesco
Torelli .
Tornaco Giovanni
Torre Giacobo
Jacobo .
»
Torricella (il)
Tortoleto Tasto.
Tortorino Paolo.
Toschi Antonio
cav. Paolo
D
Tosi Foschini Antonio
Giovanni
»
»
Giuseppe
Tosino .
Traini Francesco
Travasone Antonio .
Trefogli Pietro
Trentini Francesco.
Trentsenski Giuseppe .
Trevigi (da) Giovanni
Trevisani Marcantonio
.
scultore- 113
pittore- 50, 334, 341, 342, 545, 529,
558, 569, 570, 574, 572, 573, 592,
613, 624, 623
pittore- 214, 256, 420, 421, 447, 566,
567, 583, 584
vedi Vecellio
miniatore- 71
pittore- 596
orefice- 691
vedi Assassino (dall')
vedi. Terni (da) Alessandro
musico- 725
ricamatore- 648
pittori- 614, 615
pittore- 633
tappezziere- 651
vedi Grisendi
zecchiere- 462
ingegnere- 430
cantore 718
musico 724
vedi Picardo
falegname- 242
cantore 88,746
vedi Bonfanti Antonio
tornitore- 569, 706
stampatore- 482
musico organista- 725
incisore
681
architetto- 319, 548
architetto
90, 96, 351, 554, 548
musico 743
vedi Ronchagallo Lodovico
pittore
71, 84, 148, 384, 559, 640
intagliatore- 702
stuccatore
667
marangone 103
litografo- 604
tintore
514
zecchiere- 462
Treviso (da) Bartolomoo de Benedetto vedi Venezia (da) Bartolomeo
D
«
(da) Bartolomeo.
(da) Domenico
pittore- 21, 214
pittore- 220
790
«
»
Treviso (da) Giovanni Battista
(da) Giovanni Francesco
(da) Tommaso
Tribolo (il)
orefice- 686
trombone 744
pittore- 600, 601
vedi Pericoli (de ) Nicolò
Trigi (de) Domenico
Trincani Antonio
Trincherio Urbano
५
Trinchi Giacomo
Tristani o Tristano Alberto e Giovan
ni Battista.
Bartolomeo seniore
D
«
α
«
»
«
»
«
«
»
Bartolomeo juniore
Bigo
Francesco.
Giovanni Antonio
Giovanni Battista
Girolamo
Lorenzo, Cerare e Giulio
Pietro
Tristano
Zanino .
Trombino Giovanni Maria
Trombonzino.
Trotti suor Alfonsa
»
Lodovico
falegname- 242
tagliapietra- 536
pannajuolo- 502, 503, 507
tagliapietra- 663
muratori- 550
ingegnere e architetto- 4, 30, 402, 318,
341, 423, 549
muratore 550--
muratore 431
muratore 550
tagliapietra- 448
muratore- 446, 448
muratore 550
ingegneri- 550
muratore 344, 550
pittore- 246, 624
muratore 550
vedi anche Ferrara (da) Pietro
•
schioppettiere- 492
cantore 747
cantante
712
intagliatore- 515, 701
Trulli o Trullo alias Bianchini Alberto pittore- 396
alias Bianchini Antonio pittore- 574
»
Francesco
Giovanni .
»
Tuderto (de) Stefano
Tullini Giorgio
pittore
573, 574, 575
pittore- 99, 100, vedi anche Bianchini
vedi Todi (da)
suonatore 725
Tura Cosimo detto Cosmè o Gosmè . pittore- 66, 67, 124, 173 , 322, 339,
529, 558, 359, 641, 698,706
(del) Gerardino
Turchi Camillo
Gaetano
Luigi
»
Turola Bartolomeo seniore
»
Bartolomeo juniore
D
«
Giacomo seniore
Giacomo juniore
Udine (da) Giovanni
(da) Giovanni Martino.
Ughi Luigi
Ugo.
D
di Maestro Ugone
Uguccione dal Bondeno
miniatore- 643
stuccatore 667--
pittore- 637
scultore
223, 225, 428
pittore- 325, 560, 561
pittore- 560, 564
pittore- 560, 561
pittore- 560, 561, vedi Bei o Belli
pittore- 329
vedi Pellegrino da san Daniele
incisore- 681
orefice- 691
.
pelacane- 516
vedi Bondeno (dal)
--
Ungarelli Antonio
.ת
Leone
Ungaro.
Ungheria (d) Giorgio
Urbino (da) Camillo
»
)
》
Uscki
(da) Camillo
(da) Camillo
(da) Giambattista
(da) Giulio
Usque od Oscki od Uscki Abramo
791
pittore- 637
orefice- 684
vedi Ongaro
pittore- 564
vedi Fontana
boccalaro- vedi aggiunte e correzioni
fonditore- 670
boccalaro- vedi aggiunte e correzioni
boccalaro- 674, 675
vedi Usque
stampatore- 481
Vacca, o Vacchi Antonio e Francesco
Vaccarini Bartolomeo .
Vacche (dalle) Matteo .
Vacchi Ercole
Vacieto Giovanni
ingegnere- 534
pittore
562
ricamatore- 647
ingegnere- 344
Vaiberlenghi Giovanni
Valadier Luigi
Valenza (da) stampatori
Valeri Antonio
D
Napoleone Gaetano.
Valeriani Romualdo
marangone 562
pittore- 632
orefice- 695
vedi Rossi da Valenza
confettore-521
incisore coniatore- 674
ingegnere- 535
Valerio da sanGiovanni (forseOlivierr) pittore- 578, 579
Valides Francesco
Vallini Antonio
D
Filippo e Pietro fratelli
Van-Dyck Antonio
Van-Eyck fratelli
Vangeldri, o Vangheldri
Vanglesi Giovanni (forse Vangeldri) .
Vannucci Pietro d. Pietro Perugino .
Van-Orlay ovvero Orley Bernardino
Van-Striip Pietro
Varano di Camerino Scipione
Varena (da) Giacomo
Vargas o dè Bonmartinis Tiberio .
Vari Lorenzo
Varini Paolo .
Varni cav. prof. Santo
Vasari Giorgio
Vassallini Simone e Giulio
Vecchi Francesco (forse Vacchi)
Filippo.
D
Vecelli Tiziano
Vendeghini Giannino
Vendramini Giovanni
Venerandi Sebastiano
Veneta scuola di pittura .
Venezia (da Alvixe)
pittore- 621
fabbricatore di organi- 715
pittori- 637
.
pittore- 405, ed aggiunte e correzioni
pittori
vedi aggiunte e correzioni
vedi Vanglesi
pittore- 632
pittore- 198
pittore- 649
orologiajo- 697
violinista- 725
tagliapietra- 100
pittore- 617
tagliapietra- 664
pittore- 28
scultore- 645
pittore- 421, 465, 554, 542, 563, 564
stampatori- 484
ingegnere- 535
pittore- 620
pittore- 136, 329, 556, 558, 559, 595,
598, 599, 677, 698
pittore- 622, 623
miniatore- 70
cartolajo- 488
556
tagliapietra- 97
--
Venezia (da) Antonio .
»
.
792
tagliapietra- 61
(da) Antonio, forse il Pochettino
detto per errore Podettino . pittore- 74
D
«
«
A
"
D
«
«
»
(da) Antonio , forse Antonio de
pittore- 74
Zecolimo Negro
(da) Antonio fu altro Antonio .
(da) Antoniolo
(da) Bartolomeo.
(da) Bartolomeo de Benedetto
forse Benedetti
(da) Bartolomeo.
(da) Bernardino e Pietro.
(da) Bernardino .
(da) Biagio
(da) Domenico
(da) Filippo e Francesco
(da) Giacomo di Lazzaro.
+
,
orefice- 683
pittore- 67, 74, 565, 575
pittore- 54
pittore- 214, 215
pittore- 596
orefici- 783
Vedi Canozio
fenestrajo- 525
boccalaro
675
orefici- 688
tagliapietra- 49
»
«
«
»
»
«
»
»
תת
»
«
(da) Girolamo di Alberto, forse
Alberti .
(da) Giuseppe, e Prospero
(da) Guglielmo
(da) Jacomo
(da) Jacomo Lazaro
(da) Lorenzo.
(da) Marco
(da) Paolo
(da) Parisino .
(da) Pietro
(da) Tolentino
(da) Tommaso
(da) Zanino
Veneziano Antonio .
Vento (da)
Ventura Giovanni
Verardo chierico
Verati Battista
Vercelli (da) Pietro
Vergezino Battista
Verocchio (da) Andrea
V ... (Verona da) Domenico detto
dalle Nappe .
Verona (da) Bernardino
»
«
»
»
»
» ת
刀
(da) Domenico
(da) Fino, e Bernardino
(da) Fiorino di Domenico
(da) Giacomo
Luigi
(da) Martino
(da) Simone
(da) Stefano
(da) Zuane de Antonello
zecchiere
461
ingegneri- 535
pittore- 559
orefice- 690
vedi Lazaro Jacomo
orefice- 688
bilanciaro- 693
fenestrajo- 539
orepoe- 683
orefice- 683
orefice- 683
orefice- 683
orefice- 684
vedi Antonio Veneziano
vedi Aventi
tagliapietra- 659
miniatore- 70
comico 749
cantore 747
sartore
scultore
23
415
stuccatore- 40
tagliapietra- 100
tagliapietra
vedi Marsigli
100
tagliapietra- 420, 421, 446, 659
orefice- 683
scultore
194
tagliapietra- 662, 665
tintore
tintore
cartolajo
511
100
474
793
Veronese Paolo .
Veronesi Luigi
Verrara (da) Antonio
vedi Caliari
musico 221
. magnano
48
Verzelli Giovanni Battista d. Bagolino comico- 719
Vescovo (dal) Francesco
confettore- 521
Veze (dalle) Andrea
α
(dalle) Giovanni Battista
Viani Francesco
Viarii Francesco
Vicari Francesco
Vicentino don Nicola
Vicenza (da) Andrea di Gherardo .
(da) Antonio
(da) Elia
(da) Gasparino di Giovanni di
sant' Agostino
D
D
»
(da) Gerardo 0 Gherardo fu
Andrea.
(da) Lodovico
Sperindio di Gerardo .
Vico Enea
scrittore e miniatore- 70, 644, 644
cartolajo- 4883
musico 725
pittore- 649
flautista- 714
musico- 744
pittore
52, 565, 568, 580, 687
organista- 67
orefice
694
fonditore- 110, 461
pittore- 558, 568, 580.687
tagliapietra- 663
pittore- 568, 580
incisore
679
Vicomercato o Vimmercato Battista . miniatore- 642
D
Guiniforte.
Vidoni Francesco
D
Vidoni Mansueto
Vigna Matteo
Vignocchi Michelangelo
Vignola (da) Giovanni.
»
(Barozzi Jacopo da)
Vigon Livio
Luigi
»
Vilanello Bartolomeo
Villaert Adriano
Villafora Catabene .
Scipione e Lorenzo
Villamena Francesco
Villani Barbara detta la Rizza.
Vimmercato
Vincenzo
»
da Lucca .
Vinci Leonardo .
Viola o Dalla Viola Alfonso
)
»
Baldassare
Francesco.
Virgilio
Vitruvio
Vivarini Antonio
«
pittori .
Volterra (da) Alberto
»
(da Ricciarelli ) Daniello.
Voltolina (de) Comando
miniatore- 642
scultore- 429
tagliapietra- 429
violinista- 722
incisore- 681
muratore 234
architetto- 545
orefice- 694
orefice- 683
pittore- 560
musico 741
ricamatore- 647
cartolaj e libraj- 480, 486
incisore
652
musica- 713
vedi Vicomercato
stampatore- 480
vedi Lucca (da)
pittore- 341, 342, 405, 494, 559
musico- 718, 725
indoratore- 58
musico- 725
orefice- 694
architetto- 72, 112, 159, 704
pittore- 699
22
miniatore- 640
pittore- 552
tagliapietra- 100
--
794
Willich (da) tre signore .
Zaccaria Nicolò
Zaffarini Filippo
Zaffarino
Zagagnoni P. Francesco
ricamatrici- 645
scrittore
302
violinista- 744
pittore di majoliche- 677
musico 725
Zambardi alias della Fantina Andrea figulo- 523
»
Bartolomeo
Zambellino
boccalaro
523
vedi Giambellino
Zambotto Giovanni
Zampiedro
Zampiero .
Zanella Andrea .
Zanetti Francesco
Zangarini Marco
Zanin de Franza
Zanino
Zan Maria
Zannoni Atanasio
Zanolino Antonio
Zara ( di ) Nicolò ( Jaderense )
Zarloti Pietro
Zavatta o Ciavatta Giulio
Zechino Nicolò
Zecolimo ( de ) Negro
Zemignan de Bozon
Zeppi .
Zerbinati Francesco
«
Galeotto
Tommaso .
Ziliberti Baldassare
Zilij
Zilio
Ziminian
Zingaro (lo)
Ziraldi.
Zocca Gaetano
Zoppino Nicolò d' Aristotile
Zoppo .
Zorzo ( Giorgio) de Lamagna
Zuccola Agnolo
Zucconi Antonio
Zucchero Taddeo
Zucchetta Lorenzo .
Zucchola Girolamo.
Zueta Alberico
.
Zuffi Filippo .
confettore- 521
sartore 40
tagliapietra- 434
pittore- 28
filatojajo- 509
zecchiere- 462
Francia (da)
pittore- vedi Vendeghini
cantore 68
comico 720
tintore
.
scultore
511
89, 91
carrozzajo- 514
pittore- 591 vedi anche Chiavenna
cartolajo- 487
vedi Venezia (da) Antonio ricamatore
vedi Buzzoni
vedi Ceppi
zecchiere- 465
*. zecchiere- 462
zecchiere- 462, 683
intagliatore
706
vedi Gigli
ingegnere- 532
vedi Geminiano
vedi Solario Antonio
vedi Giraldi
violinista- 725
vedi Rossi Nicolò
vedi Bartolomeo Zoppo
vedi Alemagna (di)
.
pittore- 215
pittore- 566
pittore- 542
pittore- 622
falegname- 238
fonditore- 110
violinista- 722
FINE
--
795
ELENCO DEI SIGNORI ASSOCIATI
In Ferrara
Magnoni conte ing. Francesco
Manfredini avv. Antonio
Emo e Revmo sig. card.Luigi Vannicelli Manfredini dott. ing. Felice
Casoni Arcivescovo
Manzini prof. Pietro
Illmo sig. cav. Alessandro Strada Prefetto
Municipio di Ferrara
copie 6
Provincia
α
Cameradi Commercio di Ferrara
«
Mazza conte Alessandro
Mazza conte avv. Antonio
Mazza conte Ruggiero
2 Modonesi dott. Antonio
Angelini cav. Antonio
Aventi conte Pompeo
Bagolini don Antonio
Baldassari dott. Domenico
Bazzi Daniele
Monti avv. prof. Cesare
Negrelli dott. Giuseppe
Nichisoli Wenceslao
Ortolani Bartolomeo
Ortolani Giuseppe
Pasetti avv. Francesco
Bentivoglio d' Aragona march. don Nicolò Pasi Alessandro
Boldini Antonio
Bonaccioli prof. Tommaso
Bottoni dott. don Giovanni
Bresciani dott. Luigi
Calabria Pietro
Canonici march, cav. Ferdinando
Cavalieri dott. Giuseppe Cesare
Chiocchia Odoardo
Cisterni ved. Agnelli cont. Emilia
Colla avv. Aurelio
Dalpasso don Filippo
Ferrari prof. Giuseppe
Ferriani avv. Enrico
Fiorani avv. Filippo
Fioravanti conte cav. Giuseppe
Follegati avv. Giorgio
Forlani cav. Luigi
Gattelli Giovanni
Gnoli conte Cleto
Grata avv. Prospero
Keisler dott. ing. Efrem
Laderchi conte avv. prof. Camillo
Passega dott. ing. Carlo
Piccoli dott. prof. Luigi
Pividor prof. Giovanni
Preti dott. Francesco
Prosperi conte Enrico
Prosperi conte cav. colonnello Gherardo
Raimondi dott. Alessandro
Righini dott. cav. Eugenio
cop. 4 Rinaldi prof. don Eugenio
Rizzoni Enrico
Rizzoni cav. avv. Giuseppe Maria
Saracco Riminaldi conte cav. Luigi
Saroli prof. cav. Giuseppe
Toni dott. Vincenzo
Tosi Foschini prof. Antonio
Trotti conte cav. Camillo
cop. 2
Varano di Camerino march. don Rodolfo
Zamorani dott. Tobia
Zeni dott. Francesco
Zeni dott. Silvio
Zobi prof. cav. Antonio
Zuffi avv. prof. Giovanni
сор. 2
--
Fuori di Ferrara
796
Eccellentissimo Ministero di Pubblica
Istruzione (Torino)
copie 2
Rmo mons. Gaetano Carletti vesc. di Rieti
Archivio Palatino di Modena
Biblioteca Palatina di Modena
Crollalanza cav. prof. Gio. Battista (Rieti)
Daelli G. e comp. (Milano)
Durazzo nob. Giovanni (Rovigo)
Eastlake cav. Carlo Luigi (Londra) сор. 3
Errera dott. Alberto (Venezia)
Ghinassi dott. cav. Giovanni (Faenza)
Giordani cav. Gaetano (Bologna)
Biblioteca comunale di Reggio di Emilia Gloria dott. prof. Andrea (Padova)
Biblioteca civica di Padova
Biblioteca Orsiniana in Roma
Gozzadini conte comm. Giovanni (Bologna)
Gualandi Michelangelo (Bologna)
Guasti dott. prof. Cesare (Firenze)
Marcolini avv. Antonio Maria (Padova)
Angelucci capitano Angelo (Torino)
Barozzi cav. Antonio Nicolò (Venezia)
Bartoli d. Alessandro (Perugia)
Bigi avv. Quirino (Correggio)
Borromeo conte cav. Giberto (Milano)
Calandrelli d. prof. Cesare (Bologna)
Campori march. Gius. (Modena)
Merli dott. cav. Antonio (Genova)
Müntler cav. Ollo (Parigi)
cop. 5 Perchins cav. Carlo (America)
cop. 2
Cavalli conte cav. Ferdinando (Padova)
Cittadella Vigodarzere conte comm. dott.
Andrea (Padova)
cop. 3
Ranghiasci Brancaleoni marchese France
sco (Gubbio)
Strozzi march. Carlo e figlio (Firenze) c. 2
Succi dott. Egidio Francesco (Bologna)
Tamburini avv. Giovanni (Imola)
Veratti prof. cav. Bartolomeo (Modena)
2025年10月11日
E non solo di onori e privilegi godevano i pubblici ufficiali, ma
eziandio di ajuto, sussidio e protezione, venendo essi riguardati quai
figli e membri tutti di una stessa famiglia. Nè mancavano retribuzio
ni ordinarie e straordinarie, nè incerti, che ben sapeansi distinguere
dagli abusi, sotto la cui denominazione oggidi si vollero quegl' incerti
aboliti. E per prima rimunerazione, antichissima è quella, ora pur
tolta, che dispensavasi alla ricorrenza del SS. Natale. Troviamo infat
ti in una lista di spese del 1571 la seguente partita: A le infrascrite
persone, et ciascheduno de loro la sua infr. quantità de denari, alli
qualli se le danno in consolacione della festa della Natività del Nostro
Redentore S. Giesu Cristo
si notino bene queste parole- juxta
solitum. Nel 1506 trovo data una ricognizione di lire Marchesane
cinquanta (che allora corrispondevano ad oltre ventitrè scudi odierni
da fr. 5. 32 per ciascuno) a Jacomo daVento (ora Aventi) per l'o
pera sua diligentemente prestata di tener conti e registri di medici
e tutt' altro nel tempo di pestilenza. Nel 1551 si dona un vestito al
com. ing. Bertolino Gigli da Cento per la solerte assistenza in far in
nalzare la campana dell' orologio sulla Torre di Rigobello; e cosi
pure nel 1576 altro compenso a Michele Salano, salariato, per le molte
straordinarie fatiche da lui sostenute. Neppure di sovvenzioni manca
vano gl' impiegati, se il Magistrato ne riconosceva la necessità, come
fece nel 1591 a Cesare Sacrati per lire 95, quali gli fa prestare l' Illustrissimo S. Giudice de' Savj, da restituirli delle sue paghe. Ma di
un altro genere di protezione ben più importante godevano i pub
blici ufficiali del Comune ; quella di essere preferiti ad ogni altro ,
ed a parità di circostanze , nella occasione di vacanze ad impieghi
nel proprio Dicastero. Io non ho mai potuto comprendere come non
abbiasi a ritenere dai Municipj questa verità ; che la certezza di po
ter conseguire un giorno un impiego , se alunni , un miglioramento
negli onori e nell' interesse, se già impiegati, li anima e gl' incorag
gia anche ad oltrepassare i stretti limiti del loro dovere; mentre una
crudele incertezza li tiene avviliti e fors' anche non curanti di ciò
che li circonda! Nè potrebbe temere il magistrato di vedersi costretto
a scegliere chi non fosse capace , dacchè il diritto ed il privilegio
che fosse accordato sia ristretto alla parità di circostanze , come
già dissi. La quale verità fu altamente sentita dai nostri avi , che
anche nel 1680 determinavano in Consiglio che
in occasione
di vacanze dovessero porsi allo scrutinio per gl' impieghi coloro che
si trovassero all' attuale servigio del Pubblico , ad esclusione degli al
tri concorrenti
,
e così avvenne costantemente per una serie non
interrotta di ducento anni , eleggendo a segretarj ed a computisti
coloro che prima n' erano gli aggiunti , perchè si considerava essere
vantaggio del Pubblico suddetto che ' introducessero persone , le quali
coll' esercizio si andassero abilitando , con la speranza di veder loro
conferiti i luoghi vacanti, e che questi luoghi poi fossero loro conferiti,
per avere persone bene informate e pratiche dei pubblici interessi , non
essendo cosa facile il trovare soggetti che accettino colla sola remota
speranza di succedere nei posti. Anzi progredivasi più innanzi , per
chè nel secondo di quei due secoli gli aggiunti venivano rassicurati
del futuro avanzamento , coll' essere loro accordata, per quando ve
nisse il caso, la successione nella carica e negli emolumenti, senz' altra
formalità, o nuova elezione. Se poi fosse avvenuta qualche mancanza,
era ben lento il Municipio a licenziare un suo salariato , e quando
non fosse pienamente convinto della sua reità, e dello scandalo
nell' amministrazione; perchè la vita e l'onore degli uomini non de
vono dipendere dal capriccio , dalla parzialità , o da qualsiasi altra
mira indiretta; nè devesi a rovescio interpretare quella legge che
sembra porre in pieno arbitrio di aggiungere o scemare, di cangiare
impieghi, e di destituire o licenziare impiegati. La legge facoltizza il
Consiglio a poter fare tutto ciò: ma lo spirito della legge si è quello
di consultarne anche la ragione, e di ben ponderarne le conseguenze; se ciò non fosse, se materialmente dovess' essere intesa la parola,
si dovrebbero chiudere affatto, e dovrebbero vergognarsene i loro au
tori, le opere di Montesquieu, di Beccaria, di Filangeri, di Gioja , e
di quanti altri sublimi intelletti ci lasciarono insegnamenti di pub
blica economia. Lodevolissimo è il voto che nel 1600 ebbe a dare al
Municipio un distinto giurisperito , appoggiandolo ad infinità di cita
zioni prese dalle opére più reputate del pubblico diritto. = Officiales
Comunitatis semel electi, et admissi, non possunt sine causa officio pri
vari , et removeri. Doctores omnes ecc. Qui , et in fortioribus terminis
loquuntur, cum scilicet electio esset etiam facta ad beneplacitum. Causa
vero debet justificari plene in processu, nec sufficit cause allegatio, vel
sola suspicio, sed debet esse concludenter probata , efficacioribusque, vel
validioribus rationibus, magisque exactis, et concludentibus, quam in ali
quovis crimine , ut late post multos ibi allegatos firmavit Hondeb. etc.
Ex hishabetur recursus ad Principem, ut locum habeat justitia, pro qua,
et enixe, favore pauperis vim patientis supplicatur. Salvo tamen etc. =
Non solo difendeva e proteggeva il Municipio i suoi salariati; ma
li premiava, e loro anche rendeva pubblici onori , come fece in sin
golar modo verso alcuni di quei sommi , la cui gloria rifletteva ad
onore della patria. Morto il celebre Guarino veronese , i suoi figli
chiesero che a spese del pubblico Erario gli venisse eretto un mo
numento, ed il Comune, com' era pure desiderio del principe, vi ac
condiscese , quantunque dapprima ne avesse prorogata la risoluzio
ne (1). Il definitivo decreto e la lettera ducale, che lo provocava, si
possono leggere nel Borsetti (2), che ne ha parlato , come un cenno
ebbe a farne il ch. cav. Carlo Rosmini nell' egregia sua opera Sul
Guarino, e suoi discepoli (Brescia, Bettoni 1805, To. II, a pag. 125).
Altre dimostrazioni dava pure a Peregrino Prisciano, ed a Celio Cal
cagnini , che aveano avuto l'incarico di scrivere la storia di Casa
(1) 1461. Delib. del Maestrato lib. 7 n. 4 pag. 34.
Preterea visa suplica
porrecta per filios q.m Dni Dni Guarini Veronensis , in qua videntur petere quod
in memoriam sempiternam parentis sui, respubblica ferr. velit fieri facere ex ere
pubblico unum monumentum , quod sui in ipsum Guarinum tamque bene meritum
amoris testimonium rederet. Et locuti plurimum inter se perinde pro nunc nihil
aliud deliberaverunt , differentes hanc terminationem aliis sui posteris congrega
tionibus concludendam.
(2) Historia Almi Ferr. Gymnasii, Ferr. 1735, To. I. pag. 58-59.
8
d'Este , e quindi di Ferrara , sebbene poi del Calcagnini nulla sia
rimasto, e del Prisciano i soli manoscritti, e non tutti. Ed il Prisciano
aveane le raccomandazioni del duca, il quale nel 1507 adi 25 no
vembre da Medelana scriveane al Maestrato, facendo conoscere come
esso letterato , lasciando da parte i fatti proprii , e le cure famigliari,
si occupava di quell'opera, per cui avea già gustato la dolcezza della
ducal liberalitade con ducati cento, e gli erano stati estinti alcuni suoi
debiti sul libro del Comune, e ciò non ostante gli si accordavano al
tri ducati cento, limitandosi a questa somma perchè il Comune stesso
era troppo gravato. Che dirò poi delle centocinquanta lire annue ac
cordate a quel sommo ingegno che fu Lilio Gregorio Giraldi, il quale
dopo avere ben meritato delle lettere , delle scienze e della patria ,
vedeasi ridotto impotente ed estremamente miserabile, implorando la
morte qual fine de' suoi mali ! Riporterò qui in nota la pubblica de
terminazione, perchè inedita; perchè non la conobbe Gianandrea Ba
rotti accuratissimo suo biografo ; e perchè togliendo agli avi nostri
la taccia loro apposta d' ingratitudine , ne onora invece la loro pietà
e compassione (1).
(1) 1546. 10 Xbre.- Judex, sapientes, et adjuncti
Ommissis
Insuper, eodem Consilio predictus Ill. Pater patrie exposuit preclarum quem
dam in hac Urbe civem morari , virum gravem ac magni pretii, ad quem velut
ad summum totius oraculum Civitatis in dies magis magisque viri docti confu
giunt, scientiarum omnium arcana, atque enigmata sciscitaturi. Eum tamen, incre
dibile dictu! egestate pene laborare quod cum fortuna, que in omni re dominatur,
quemadmodum disciplinarum, virtutumque omnium copia, redundantem fecit ; ita
annis egestate , adversaque articularis morbi totius corporis valetudine adeo op
pressat, ut e lecto moveri nequeat, victusque deficere, morique sepe videutur. Hunc
esse illum magni nominis Lilium Gregorium Giraldum, ingens cujus fama omnes
jam oras petita sit. Qua de re, cum tamenferrariensis populimajestate indignum
esse ipse judicaverit, voluisse se ad ipsos sapientes , et adjunctos referre, ut sen
tentiam dicerent opere ne pretium esse existimarent, tanto viro stipendium aliquod
ex publicis pecuniis statui , ex quibus feliciora vite alimenta copere possit. Hec
cum dixisset, fecit dicendi finem. Tunc omnes conclamarunt indignissime hactenus
factum fuisse. Cumque admirabiles ac prope divinas Lilii virtutes pro viribus
quisque laudasset, clarissimus patrie pater, omnesque cum co sapientes et adjuncti,
menstruas ex hoc die libras duodecim cum dimidio ex publicis ferr. reipublice
pecuniis Lilio Gregorio Giraldo, dum viveret, perpetuo dari statuerunt, ita ut an
nuas libras centum quinquaginta integras percipiat. Mox Senatus dimissus est.
Ego Ioa. M. de Agolantibus Notarius XII sapientum Comunis Ferrarie.
--
9
Ora volgeremo uno sguardo ad alcune altre cose dell' ammini
strazione. L' attuale regime del Comune ha voluto sopprimere il cosi
detto Conto a parte , riguardandolo per cosi dire come un furto , od
almeno un atto arbitrario. Ebbene: del 1504 se ne serviva come ai
nostri tempi, nelle occorrenze straordinarie, trovandosi dati al Mag.
M. hercule Stroza judexe de' xy Saviüper conto a parte fiorini triamilia
d'oro in oro, al fine di provedere a certi bisogni della popolazione ;
come pure se ne trova memoria nel 1546 a favore di Domenego de
Zorzo per lire 285, onde acquistare tela de lubiana per far sacchi per
la stessa Comune. Un' altra questione fu qualche anno addietro pro
mossa, quantunque non accettata, che i colpiti dalla disgrazia d' in
cendio dovessero pagare per soprassello le spese di estinzione: ma non
cosi la intendevano gli antenati nostri che sino dal 1436 ne stabili
vanoil carico al Comune, onde gl' infelici danneggiati non avessero a
soffrire un doppio danno , il quale potrebbe anche eccedere i limiti
della necessità e della discrezione (1). Agli odierni Pompieri suppli
vano alcune delle arti , cui era imposto l'obbligo di spedire i loro
uomini sul luogo dell' infortunio, e cioè fabbri ferrai, legnajuoli, mu
ratori , nel mentre poi ch' era prescritto ad alcuni esercizi di aprire
immediamente i negozj, e cioè droghieri, cerchiari, mastellari : e nel
22 febbrajo del 1517 fu anche ordinato che al 1 gennajo di ogni
anno i massari di contrada nominassero coloro che , a loro cogniti
per onestà, corressero al suono della campana sul luogo dell' incen
dio , giacchè si era veduto per esperienza che concorrevano i cattivi
per rubare, anzichè per ajutare. Se ne fissarono 20 per s. Romano,
16 per Boccacanale, e 10 per ogni altra contrada. I nominati non po
teano ricusarsi. Ogni furto sarebbe punito con la forca, e se fosse di
poca entità, sarebbe al reo cavato un occhio, e tagliata una mano (2).
(1) 1436. 23 Augusti.
co
Item deliberaverunt quod cum contingerit aliquid in
cendium vigere in aliqua contracta Ferrarie , quod expense que fieri contingerit
ocasione talis incendii, fieri debeant expensis comunis Ferrarie, et sic in futurum
servari; declarantes quod expense incendiorum que viguerunthis proximis decursis
diebus in contractis S. Clementis, et Centum Vassurarum debeant solvi juxta dictam
deliberationem.
(2) Scale quali adoperano attualmente i Pompieri , si vedono riportate dal Vallo
(Gio. Battista della Valle di Venatro ) nel suo libro continente à Capitanj ecc. (Vi
negia 1535 ), cioè che si componevano in più pezzi , e servivano alle insalizioni ,
essendovene anche a modo di non doversi appoggiare.
10
Che si direbbe ora se, nell'atto che credesi di tutto riformare a progres
so, si vedesse riproposta la indennizzazione a carico dei danneggiati, e
per soprassoma anche dei vicini ? Eppure , chi lo crederebbe, la cir
colare a stampa n. 849 del di 8 febbrajo 1864, colla quale s' invitano
i consiglieri all' adunanza , fra li sedici oggetti da trattarsi , porta al
n. 13 la seguente improvvidissima « Proposta di sollevare l' Ammini
« strazione Comunale dalle spese per lo spegnimento degl' incendj, ca
« ricandole in parte al proprietario dello stabile , in cui l' incendio si
« manifesta , ed in parte a' possessori delle fabbriche , che vi sono a
<< contatto » . Ma chi paga le spese dei pompieri e le altre di circo
stanza ? non vi sottostanno forse i cittadini coi loro contributi? ed i
vicini, oltre al danno da calcolarsi fra quelli inevitabili a chi vive in
società, dovranno eziandio pagare le spese di lavori ed operazioni di
rette a salvare i più lontani ? Mi si dica in qual libro di pubblica
economia ciò venga suggerito !
Anche nei tempi scorsi , oltre all' ambasciatore , oltre agli agenti
che si teneano in Roma, Firenze, Venezia ed altri luoghi, portavasi il
capo del Comune alle capitali, affine di trattarvi personalmente gli affari
più importanti e delicati; e vediamo nel 1457 essere andato a Roma cum
sua chomitiva, et cum bolle et scripture fatte per mano de M. Gujelmo ro
mano il Giudice de'Savj M. Polo diCostabilij quale Ambasadore straordi
nario al SS. N. S. papaper raxone e fazende della Cità de Ferrara, spen
dendo cento fiorini d'oro da soldi 56. 6 l'uno.Vediamo ancora non venir
tollerati certi esercizii nelle botteghe del Pubblico, o presso la Catte
drale, proibendosi espressamente nel settembre del 1574 di porvi Arti
sordide, infami o strepitose, o di farvi cloache, e ordinando ben tosto
il disfacimento dei camini e luminari di pietra già fattivi da alcuni
orefici ; le quali saggie prescrizioni vennero pure confermate nella
visita apostolica , per quanto riguarda le adjacenze del Duomo , da
M. Gio. Battista Maremonti fatta per ordine del Pontefice Pio V , e
più tardi , cioè nel 1628 , dal nostro vescovo il card. Magalotti , che
vi aggiunse l'obbligo eziandio di mantenere pulita la via di fronte
ai rispettivi locali occupati dai negozianti. Finalmente, non sarà dis
caro il vedere come si avesse cura del cerimoniale e degli onori do
vuti al Maestrato. Io non dirò che si avessero anche oggidì a rinno
vare quelle pedantesche etichette sul tempo e concorrenza dei fun
zionarj nel montare alle carrozze , od a rimettere le immense oggi
ridicole parrucche del seicento; ma parmi non si dovessero d'altronde
--
11
avere in trascuranza quelle convenienti misure, che pur tuttavia si
osservano scrupolosamente alle corti , e che incutono un salutare ti
more , od almeno rispetto in chi deve presentarsi a ricevere gli or
dini e le leggi della prima rappresentanza della città. Ed è su questo
proposito che il card. Albobrandini legato nostro , essendo in Roma,
scrivea nel 5 giugno del 1599 al collegato card. di s. Clemente in
Ferrara, come il Consiglio avea ributtati li musici di trombone et cor
netto , e come avendo i medesimi fatto ricorso al s. Padre , vedesse
egli con destrezza di farli accettare, non volendosi con comando sfor
zare la volontà del Consiglio : perchè ciò non tende ad altro che a
maggior grandezza della Città, e perchè non solo si mantenghi, ma si
1
accresca in quella reputatione et decoro che si conviene; et perchè que
ste cose danno qualche lustro alla Città stessa , et al Magistrato , nel
I andar fuori di Palazzo a messa, od in qualche altro luogo, et fun
zione pubblica , massime intendendosi che va ora in una maniera , et
con tanta poca decentia che non si conosce dalli altri uomini partico
lari, onde a me pareria bene che li tenessero in ogni modo. È fortuna
che i morti non aprano gli occhi: altrimenti quali rimproveri ci do
vremmo aspettare !
Dei preventivi antichi , fatti con ogni semplicità e mensilmente ,
non può dirsi parola, o farsi confronti con quelli odierni, perchè, se
non diverse , moltissime per altro erano le attribuzioni di un muni
cipio , cui erano affidate le partite idrauliche , le carcerarie , quelle
della sanità, della beneficenza e tante altre ora governative o provin
ciali. Dopo la devoluzione del 1598 i preventivi furono annuali , ma
le stesse rimasero le attribuzioni. Che se vogliasi portare un occhio
soltanto ai conti di prevenzione del secolo attuale , potrei dire che
nel 1816 fu di circa sc. 37,000, nel 1836 , di 40,000; nel 1846 di
sc. 54,000 , quando poi negli anni 1848 e 1849 superò di assai li
centomila scudi. Nelle quali somme non vanno comprese quelle che
si riferiscono ai preventivi speciali del Circondario e degli Appodiati.
Enotisi che nei periodi di tempo da me accennati si fecero lavori
straordinarj e d' ingente dispendio, quali furono per esempio la rie
dificazione del palazzo della Ragione per sc. 82,000 , l'acquisto del
palazzo Villa per sc. 6,800, le statue nella cella degl' illustri ferraresi
defunti, le ridipinture del Teatro ed i veramante classici spettacoli, ed
altri magnifici ad un tempo ed altrettanto utili lavori stradali ed a
cquisti di proprietà private, affine di migliorare anche la parte materiale
--
12
della Città, e procurare commodi e soddisfazione ai proprii concitta
dini. Molte per altro furono e sono le cause del grave aumento dei
preventivi, fra le quali , anche prescindendo dalle straordinarie che
trascinano seco loro le politiche vicende, le occupazioni militari , ed
altre forzose di varie sorta, debbonsi avere a calcolo altre pure forzose
ma costanti, quali sono i sussidii ad alcuni luoghi pii , e quelle ora
fattesi ordinarie di una più estesa costruzione e manutenzione stra
dale interna e forese, di una migliore illuminazione, delle doti teatrali,
della migliorata e maggiormente diffusa istruzione , dei sussidii per
gl' iniziati alle arti, e la mancanza di un vistoso provento per la im
provida soppressione della Conciera, che sebbene di assai minor pro
dotto dopo tolte le privative , non pertanto aumentava il comunale
peculio di alcune migliaja di scudi. Le quali cose tutto io non in
tendo già riferibili agli ultimi pochi anni, bensi al secolo presente.
Ma è tempo di passare ad altro argomento.
II.
Beneficenza
Tutte o quasi tutte le istituzioni , che gli statistici moderni met
tono in cima alle benefiche risultanze della odierna civiltà, noi già le
avevamo in Italia e fuori da ben molti secoli attivate , in che i figli
della colpa e della sciagura trovassero caritatevole asilo. Con questo
però, che un tempo quelle risoluzioni erano dettate dal cristianesimo,
e da una vera e sentita pietà, non dall' orgoglio e dall' ambizione, o
da quella dominante mania di scimiottare ogni altro anche più ricco
paese, senza distinzione di mezzi o di luogo : sebbene identico poi ne
sia il fine, cioè la carità verso il povero e ' ignorante (1). IBrefotrofii
od asili d' infanzia, i Gerontochii o luoghi pei poveri infermi e pel
legrini, i balnei ed i prandii per gl' indigenti, le case d' industria per
dar lavoro a chi ne mancava, i baliatici e ricoveri per gli esposti ,
rimontano più o meno a prima del mille. Nel 1260 il re di Francia
(1) La pregevolissima opera del card. Baluffi
La Chiesa Romana riconosciuta
alla suu carità verso il prossimo , convince pienamente non solo della verità del
mio detto , ma bensi ancora che tutte o quasi tutte queste istituzioni sono dovute
al cristianesimo.
--
13
istituiva l' ospizio dei Quinze-vingts per trecento miserabili ciechi ; le
storie del Varchi accennano a confraternite fiorentine di fanciulli ,
con gli ufficiali detti Guardiani o Correttori ; ed alcune vecchie na
poletane radunavano fanciulli e fanciulle per dar loro gratuita istru
zione. Qui poi, dove novelli sono alcuni stabilimenti, non mancarono
monti di pietà e delle farine, ospedali per gl' infermi e pei pellegrini,
ricoveri pei trovatelli e per gli orfani , per le vedove, per le incinte,
eper le convertite (1); non che molte opere pie di medicinali ed e
lemosinarie. Le cosi dette arti poi accorrevano a sollievo dei rispet
tivi confratelli resi bisognosi o per impotenza o per vecchiezza, equi
valendo per tal modo alle società di mutuo soccorso. E tutto ciò nei
secoli XIV , XV e XVI, vale a dire in tempi nei quali i moltissimi
Ordini religiosi prestavano vitto ed ajuto ad innumerevoli famiglie di
artigiani e di artisti. Chi avesse poi desiderio di conoscere la quan
tità, qualità ed origine si delle antiche, si delle recenti nostre istitu
zioni pie, potrà consultarne le due operette, che ce ne danno esatte
notizie (2). Il luogo in cui si accolgono gli esposti , hospitale domus
Dei pro infantibus ex turpi choitu natis , et vulgo quæsitis Bastardini ,
vuolsi cominciato nel 7 novembre 1389 ; ma se guardisi ad un pro
cesso del 1425 a rogito di Gio. da Corlo , si vedrà come uomini di
novant anni ricordassero avere udito da altri vecchi di età uguale
che aveano portato bambini a quell' ospizio. Quando ancora questi
ultimi avessero avuto trent' anni, e lo avessero di poi a novanta rac
contato agli altri pure di trenta , si retrocederebbe per anni 120, e
ne verrebbe di dover riportare la esistenza del luogo al principiare
almeno di quel secolo XIV.
• I lasciti all' arcispedale di sant' Anna non sono una prescrizione
governativa, ma del locale Magistrato, che nel 17 novembre 1462 or
(1) Negli Ordini del vescovo Fontana per vestire le novizie Convertite in S. M.
Maddalena (Ferr. Bened. Mammarello 1592) sta scritto
Nel tempo che laNovitia
vorrà fare il suo stabilimento, si conci prostrata sopra unastora inanzi all'uscio
della Chiesa interiore , e le sorelle, venendo in processione alla Chiesa , passino
aduna ad unaper disopra aLei, cantando il salmo Hadæ sit pavimento etc.
(2) Indicatore Ecclesiastico Ferrarese, colle notizie delle chiese , corporazioni re
ligiose, pii istituti, confraternite ecc. per l'anno 1845, compilato da D. G. A. ( Don
Giuseppe Antonelli ), Ferrara, Dom. Taddei, in 16.°- Le più recenti istituzioni di
Ferrara ; Accademia di poesia ( pel novello Deleg. Apostolico M. Gramiccia ), Ferr.
Bresciani 1857.
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dinava che qualunque testatore dovesse legare soldos quinque hospitali
s. Anne, tam pro substentatione et victu pauperum illic commorantium,
tam etiam pro fabrica ipsius hospitalis explicenda ; ordine che venne
confermato con altra determinazione del 19 decembre del 1505. Fuvvi
un tempo in cui gl' infetti di sifilide non si volevano accogliere nel
l'ospedale; ma i nostri avi ne aveano invece progettato uno apposito,
che non so per altro se poscia eretto. Infatti nell' inventario delle
scritture spettanti alla confraternita di san Giobbe in s. Maria di Boc
che, trovavasi una patente di Alfonso I. del 28 Marzo 1505; per la
quale poteasi questuare per tutto il ducato, allo scopo di erigere lo
spedale de franciosati. Dell' arcispedale primario , ed ora unico , di
sant' Anna, parlano le storie nostre ; aggiungendosi qui soltanto che
fu in cura per lungo tempo del Maestrato, il quale, non si astenne dal
cacciarne uno dei presidenti, Guglielmo di Piemonte frate Carmelitano,
sebbene confessore di Borso d' Este, perchè trattava male i poveri in
fermi, e vi surrogò i ferraresi Giovanni Montino, e Giacomo Dolcino.
Ciò avvenne il 26 gennajo 1476. Come sia stato proposto il monte
di pietà dal B. Bernardino Tomitano da Feltre nel 1483, e più tardi,
nel 1507 , eretto per curadifr. Giacomo Ungarelli da Padova, può
vedersi dall' accuratissimo nostro Frizzi (1). Ciò per altro che non tutti
sanno si è questo: che per la istituzione di cosi fatti stabilimenti ab
bisogno la sanzione della s. Sede , la quale in prevenzione interpel
lavane alcuni fra i più distinti Teologi di quel tempo. Un libro stam
pato nel secolo XV contiene = Consilia sacrorum Theologorum ac
Collegiorum Pataviü et Perusii, clarissimorumque doctorum D. D. Io: Ba
ptistæ Rozelli, et Io: Campegi = cum Bulla et Breve dato fratri Bernar
dino Feltrensi Sanctissimi Pape Innocentii Octavi tertio Kal. xbris 1486.
Discutesi in quei Consigli, se i Comuni, dando il denaro a mutuo con
pegno, possano anche percepire un frutto ad ogni sei mesi od anno:
decidesi negativamente; ma poi si permette a titolo di rifusione delle
spese per affitto di locali , e per indennizzo agl' impiegati. Che poi
la istituzione e la cura dei monti di pietà si ritenesse obbligatoria
nei Comuni, deducevasi dalle sacre carte, le quali nel Deuteronomio
ci dicono : Omnino indigens , et mendicus non erit inter vos... Si unus
de fratribus vestris, qui moratur intra portas civitatis vestræ, ad pau
pertatem devenerit, non obdurabitis cor vestrum, nec contrahetis manum,
(1) Storia di Ferrara, To. IV pag. 212 ediz. 1.a
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sed aperietis eam pauperi, et dabitis mutuum quo eum indigere prospe
xeritis. Ergo, concludono quei teologi, comunitati jubetur providere ci
vibus.... dum pauperes cives in promptu habeant quod a crudelitate
divitum illis denegatur, nisi forte cum majore usura. Da ciò ben si scorge
che i ricchi nemmeno allora, nel loro particolare, aprivano gli scrigni
a sollievo dei poveri, ma erano sordi alla voce di carità ed alla com
passione. Che ne avveniva ? che i poveri erano costretti a far pegni
nei banchi feneratizj degli Ebrei, pagandone persino il 65 per cento.
La quale usura non è al certo cessata oggigiorno nè per fatto degli
ebrei, nè dei cristiani. Se non che gli ebrei seguitarono, sebbene in
minor numero, e con minore usura per timor delle pene, a prestare
denari con pegno ; e ce ne fa certi la provida ed istantanea risolu
zione ducale del settembre 1592 , per la quale furono levati tutti ad
un tempo i libri ai feneratori, e furono puniti, perchè prendevano un
mese intiero anche da coloro che impegnavano a mese avanzato, ov
vero lo riscuotevano prima che terminasse. La quale misura ci darebbe
prova eziandio come fossero garantite,la proprietà e la sicurezza dei
cittadini coll' obbligo che aveano coloro di tenere i registri de' pegni
e degl' impegnanti, quand' anche non si vedessero tuttora nell' archi
vio Municipale alcuni frammenti dei registri stessi, che periodicamente
vi venivano depositati. Nel 1646 fuvvi nel monte un fallimento doloso
per fatto degli stessi ufficiali; per lo che il depositario Damiano Bian
chi nel 1647 venne decapitato , ed il vicecomputista ebbe la grazia
per essersi rivolto all' insu il ceppo nel mentre si stava per eseguire
la ferale sentenza. Le Gilde nel medio Evo non erano che associa
zioni di mutuo soccorso , e gli scambievoli ajuti fra i membri di una
stess' arte sono fra noi conosciuti da molti secoli. Un esempio lo ab
biamo negli statuti degli speziali del 1381, rinnovati sugli antecedenti
del 1353 (1); non mancando per altra parte quest' associazione anche
fra i parrochi, massaro de' quali era nel 1533 quel don Bernardino
Barbulejo rettore di s. Pietro , intorno al quale scrissero l' ab. Giro
1
(1) 5. Item quod si quis de Universitate predicta pervenerit ad paupertatem,
et necessitatem , ita quod videbitur Massariis predictis et duobus aliis bonis viris
dicte societatis sibi fore subveniendum , quod quilibet de Universitate predicta te
neatur contribuere et conferre sicut sibi impositum fuerit per dictos Massarios et
bonos viros pro subveniendo dicto pauperi, sub pena conferendi triplum ejus quod
solvere debebat secundum impositionem predictam. Et hoc credatur simplici verbo
dictorum Massariorum.
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lamo Baruffaldi iuniore, e l' ab. Vincenzo Faustini. E non solo i mem
bri delle corporazioni d' arti si ajutavano fra loro, ma estendevano i
loro soccorsi anche alle loro famiglie. Lodevolissima fra le altre fu la
determinazione dell' arte dei callegari nel 1716 , che alle spese di
moscato, malvasia, e ciambelle agli ufficiali nei giorni solenni , sosti
tuirono un' annua dote ad una figliuola nubile di uno fra i confra
telli , sia per matrimonio , sia per monacazione ; ed in mancanza di
quella , ossia di occasione , volevasi erogato il fondo in suffragio ai
loro defunti. Un codice bellissimo, con miniature, vedesi nella Comu
nale Biblioteca , il quale ci ricorda la istituzione fatta nel 1491 dal
Duca Ercole I. e sua moglie Eleonora di una cosi detta scuola o re
gola dei poveri vergognosi sotto la invocazione di san Martino , i cui
primi procuratori furono il Siviero seg. Ducale, un Aristotile Brutturi,
un Nicolò Bendedei, essi pure cancellieri estensi, ed un Paulo Pictore
forse Pittori di cognome anzichè di mestiere. Lo scopo di questa
scuola , o società, era di sovvenire quelle famiglie o persone che da
un comodo e civile stato fossero per disgrazie ridotte a povertà, e non
avessero a ricorrere ai ricchi bene spesso insensibili alla sciagura ,
ed arrossire fors' anco più per la mano che loro si porgesse che per
quella ch' essi dovessero stendere all' opulento. Anche nelle gravi ca
lamità, e nelle carestie, si accorreva hen tosto al rimedio, ed al sol
lievo della popolazione indigente. Il Duca nel 1534 provide coll' aprire
una colletta , nella quale concorse Egli per primo con cinquecento
ducati. Nel 1539 ascesero i miserabili a diecimila, se creder dobbiamo
alle cronache contemporanee. Furono provveduti di pane e di vino,
tassandone le spese in ragione dell' estimo alle classi dei gentiluomini,
dei cittadini, e dei mercanti. Eppure in mezzo a tanta calamità il grano
valeva settantadue soldi lo staro, vale a dire sc. 28.50, per moggio!
Un' altra associazione di carità erano i poveri di Cristo, al cui man
tenimento, dominando gli Estensi, era devoluta la imposizione di un
quattrino sopra ogni libbra d' olio introdotto : stavano essi raccolti
nella casa della famiglia Camini presso alla Chiesadi s. Benedetto.
È da rimarcarsi come la questua sin d' allora fosse vietata per la città
e le piazze, e maggiormente presso, o dentro, od alle porte delle Chiese;
ma più ancora da osservarsi era la proibizione ai cittadini di far e
lemosina ai pubblicamente questuanti, sotto pena di due scudi. Se il
povero non possa vivere , diceva il decreto del 1º decembre 1594 ,
ricorra ai deputati delle limosine, od al Comune, chè gli sarà dato la
voro , e non potendo lavorare, gli sarà proveduto. I contraventori sa
ranno per la prima volta frustati, e per la seconda subiranno in pub
blico tre tratti di fune. In pari tempo si dava lo sfratto ai poveri fo
restieri, dove da meno di sei mesi si trovassero in Ferrara; e ciò per
togliere l' obbrobrioso spettacolo de' mendicanti parte infami, e parte
poltroni , parte miseri muribondi. Nè mancavano grandi elemosine o
lasciti di famiglie private , fra cui molto ebbe a distinguersi D. Vio
lante Signa moglie di un Alfonso d' Este, la quale, col privato pecu
lio, costituiva doti a povere donzelle, e porgeva soccorsi non piccoli
ai malati. Ommetterò di parlare dell' opera pia detta de' poveri Nigri
soli e di tante altre, rimandando al già citato Indicatore ecclesiastico
per vederne i nomi de' benefattori ; e darò termine a quest' articolo
indicando come ' emigrato sacerdote francese Antonio Coignet , col
suo testamento del 1795 lasciasse cinquecento lire all' arcispedale di
sant' Anna , ed altrettante ai fratelli delle scuole Cristiane in questa
città, ov' egli moriva.
III.
Caccie
Se nei secoli scorsi pochi erano i cultori delle scienze e delle
lettere, per lo più appartenenti alla classe o ceto medio, era generale
però in tutti, e specialmente nel patriziato, un esercizio continuo
delle forze vitali nei giuochi ginnastici, nelle armi, nell' equitazione,
ne' tornei e nelle giostre o quintane, per cui non poltrirono, come
più tardi, nell' ozio, nell' inerzia e nella corruzione. La caccia era
uno dei divertimenti più cari e ad un tempo laboriosi; mute di cani
d' ogni sorta, dozzine di sparvieri e di falchi erano addestrati alla
presa dei volatili (1) ; ed i leopardi furono anche adoperati alla presa
(1) Nella Bibbliot. Estense dovrebbersi trovare i seguenti codici , che del 1467
facevano parte della Libreria diBorso, come da inventario esistente nel nostro co
munale archivio
cioè : Vegetius ( Publio ) super medicamine avium et anima
lium; autore, del quale si hanno alle stampe opere di Veterinaria. Dantes; de na
tura falconum , et de remediis avium. Nella nostra Biblioteca poi esiste un codice
(classe 2 n. 152) che vuolsi di un Gandolfo Persiano, di carattere del secolo XV,
contenente 210 articoli sul governo dei falconi e degli astori, con le loro malattie,
rimedi ecc.
2
Lorenzo de' Medici nel 1480, 1481 e 1486 si rivolse al Duca Ercole I
17
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18
dei cervi e delle lepri. E che ciò sia vero, ce lo dicono le cronache
e le storie ove si racconta che Borso, nel far dono all' Imperatore
Federico III. in Ferrara nel 1452 di cinquanta sceltissimi cavalli, vi
aggiunse pur cinquanta falconi addestrati, e che il Duca Ercole I.
trovandosi a Milano nel 1499 per visitare il Re di Francia, mandò a
prendere da Ferrara molti de' suoi leopardi e falconi, coi quali si fe
cero colà varie caccie; ed anzi troviamo che Nicolò d' Este, fermatosi
nell' isola di Cipro per alcuni giorni, durante il suo viaggio a Geru
salemme nel 1413, assistè ad una caccia ove corse il pardo e i le
vrieri, e si presero lepri circha otto tra con lo pardo e con li cani; ed
alla sua partenza da colà ricevette, fra i doni fattigli, un bellissimo
leopardo (1). Leggi le più rigorose furono dettate dal grandissimo
trasporto dei principi dominanti per siffatto divertimento, e questo
rigore fu spinto a tale un grado che videsi nel 17 febbrajo 1525 ap
peso alle forche un Domenico dalla Roversella per avere ammazzati
due fagiani. È ben vero che anche ai nostri di avemmo a deplorare la
vita di taluni uccisi per contrabbando salino; ma io non voglio entrare
in discussioni di merito che lascio ai giureconsulti di fare, osservan
do solo come talvolta la vita dell' uomo dipenda da cause ben troppo
lievi, e forse anco ingiuste. Proseguirò invece a dire che nel 1588 si
ordinava ai segatori di stoppie di conservare le uova di fagiani, e di per
nici, di non molestare i selvaticini picciolini, sotto pena di scudi venticinque
d'oro : e si permetteva bensì di tagliare le stoppie d' orgio e di segala
per tutto ilcampo, ma di frumento soltanto mezzo carro per ogni venti sta
ra di seminato. Nei giorni 23 e 24 agosto del 1591 furono pubblicate
altre gride, perchè non si bruciassero valli, nè boschi, nè si tagliassero
macchie ; nè si tenessero astori ( ossia sparvieri da colombi ), nè bale
stre fuori di città; si prescriveano licenze con riserve e dipendenze dal
per aver buoni falconi da aironi; e il Duca stesso mandava ogni anno su quel di
Pisa i suoi uccellatori a prender falconi da ammaestrare, per concessione di detto
Lorenzo; privilegio che venne riconfermato da Pietro de' Medici nel 1492 ( Cappelli,
lettere e notizie del Mag. Lorenzo de' Medici, negli atti delle Dep. di storia patria
vol. I, fasc. III, lett. VIII e X, e nota 1ª a pag. 242 e 243 ). Lorenzo regalò pure
aMesser Alberto fratello del Duca Estense nel 1486 un barbero per cavalcare alle
caccie ( Ivi, pag. 285 ). Il Pigna vorrebbe che un Rinaldo d' Este introducesse in
Italia la caccia degli sparvieri ed astori.
(1) Collezione di opere inedite o rare dei primi tre secoli della lingua italiana,
1861.- Viaggio di Nicolò d' Este ecc. vol. I, pag. 141.
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Mastro generale di campagna, e si comminavano pene gravi agli uccisori
di cervi, caprioli, cinghiali, lepri, fagiani e pernici ; e non si permet
tevano lacci, nè reti, meno quella da quagliatore ; le quali licenze si
rendevano persino necessarie per tener cani da cortile, o mastini, e
questi ben anche muniti di tamarelli di legno forte attaccati al collo per
un capo a penzolone, e lunghi a modo che ' altro capo giungesse
al nodo del piede. Povere bestie! Cosi pure con altro editto del 17
decembre 1597 si proibivano gli archibugi lunghi, e l' arrecar danno
alle campagne, od ai raccolti, il vendere o comprare animali delle
sorta sopraindicate senza licenza del citato Gran Mastro. Dalle quali
cose bensi viene a scorgere quanta importanza fosse data alla caccia,
quanto avesse di boscaglie la campagna, e come e di quali razze di
selvaggiume andasse abbondantemente fornita. Troppo lungo poi sa
rebbe il far parola delle tante e splendide caccie date persino entro
la città, fra le quali debbonsi ricordare quella di fiere data nel 1444
da Meliaduse d' Este in un bosco artificiale d'alberi posti sulla pub
blica piazza, e le altre del Toro, due secoli dopo, per due Arciduchi
d' Austria nel così detto Cortile Ducale , ed innanzi alle Beccherie
con palchi tutt' intorno ; spettacoli , da cui rifugge ogni animo gen
tile, che mal dovrebbe vedere un furioso animale dalle fumanti narici
correre incontro ad un misero banderilla, e colle corna impetuosa
mente atterrarlo e squarciargli il petto od il ventre.
IV.
Carroccio, bandiere e stemmi
comunale ed estense
II Carroccio nella guerra era come il Palladio dell' esercito. La
opinione più accolta si è quella che lo qualifica un' invenzione ita
liana di Ariberto Antimiano da Canturio arcivescovo di Milano, le cui
arminel 1039 portarono la vittoria oltr' alpi. Nel secolo XIV andò
in disuso, e causa ne fu la diversa maniera di guerreggiare allora
dovunque adottata. Era un carro a quattro ruote, più grande dei
consueti, e tiravasi da quattro o più bovi ; nel mezzo alzavasi un' an
tenna, che sosteneva una campana, e terminava in un globo dorato
sormontato da una croce ; pendenti dall' antenna svolazzavano i sten
20--
dardi della Città ; un gran tappeto copriva il carro , ed i buoi era
no coperti da gualdrappe , l' uno e le altre di panno a colori della
città (1). E che l'avesse anche Ferrara non è dubitarsi, forse non tanto
perchè nel 1167 fece parte della Lega lombarda, per la quale i De
putati nostri si unirono in Pontida con quelli di Cremona, Bergamo,
Brescia e Mantova , giacchè in tali unioni ergevasi il Carroccio da
quella città, che promosso avea la guerra, tenendovi però ognuna
il proprio rappresentante sopra , e la propria bandiera ; ma bensi
perchè fra le varie denominazioni ch' ebbe a seconda delle varie città
la cronaca estense ne fa parola, e lo chiama Blancardo o Biancardo,
forse dall' esser coperto di panno bianco, e forse più verisimilmente
di bianco e nero, perchè per lo più avea due colori.
La tutela del carro era data ad uno fra i più prodi capitani, e
la difesa alla migliore fra le schiere; giacchè come il togliere al ne
mico il carroccio era la massima delle vittorie, cosi il perderlo era
la massima delle vergogne (2). Cessatone l'uso nelle guerre e nelle
battaglie, servi a trionfi ed a festeggiamenti, come ad esempio nella
celebre festa dei fiori in Padova, ed in Ferrara per celebrazioni di
nozze solenni o di sovrani ingressi. A convalidare l'asserto mio ri
porterò qui alcune partite di spese fatte nel 1473 dal nostro Comune
per l'ingresso di Eleonora d'Aragona che nell' anno antecedente ve
niva fatta sposa di Ercole I Estense.
1475. A M. Iacomo de Soldani marangon per sue opere per far e gua
star ( cioè disfare) li carozj et altre cosse per le feste facte per la venuta
de nostra Madona.
A M. Benedeto da Rimini marangon per fare li carozj
Ala spexa per la venuta de la III. nostra Madona L. 5 S. 10 etper lej
(1) Vorrebbesi che il carroccio avesse una più antica origine, e che ne nascesse
la idea dal costume, che avea il monastero della Novalesa, di mandare attorno nella
stagione delle ricolte per le ville un carro, con una pertica sopra , ed appesovi un
campanello ( Ricotti, sulla milizia dei Com. Ital. nel medio Evo ecc. Mem. della R.
Acc. di Torino To. II serie 2ª p. 149).
(2) Chi volesse più estese notizie , potrà leggerle in molte opere , fra le quali
accennerò 1.º Campo Antonio, Cremona fedelissima ecc. Cremona 1585 con disegno
anche del carroccio: 2.º Enciclopedia artistica italiana illustrata dal D. Giuseppe
Berta, Milano Zuccoli 1842 a pag. 176, pure con disegno: 3.º Le Trésor du Dome
de Milan decrit et illustré par Louis Malvezzi et U. F., Milan 1840: 4.° La Lega
Lombarda , poema di Raffaello Garagnani, Saluzzo, Lobetti-Bodini 1860, vol. 2 :
Ultimo canto, battaglia di Legnano.
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a Ludovico Castellano maestro de ligname per sua merzede de havere facto
et fabricà alcune cosse a belleza de li carocj
A Antonio de lecho per certi lavori de vinci (vimini); a Mathio da Tren
to per carbone pesto per trar razi : spexa per dare mangiare e bevere a li
puti et altri suxo dei carozj : a Iachomo Brocaro mastellaro per quattro
tamburini per festezare suxo li carozj
A Girardo da la Costa depintore per sue facture per li carozj : a Bar
tholomeo da Trevixe depitore (dipintore) per sua mercede de havere depinto
al carozj del chomun de Ferrara : a Bartholomeo de Benedetto da Venegia
depintor duj scudi d'oro per resto de suo credito de havere depinti li ca
rozj (forse è lo stesso che il precedente da Treviso ).
A Sperandio da Mantoa depintore de sua merzede per havere facto armi,
cavalli, et faldoni ( grandi falde), et messo altre opere per adornamento de
le feste de li carozj per la venuta dela III. N. Madona.
A M. Domenego del caballo ( cavallo) scudi dui d'oro lunghi in soldi
56 l'uno per sua merzede de havere fabricà ali carozj per la venuta etc.
E qui è bene ad osservarsi che tre dei citati artisti erano valentis
simi; lo Sperandio famoso coniatore di medaglie; il Domenico del cavallo
era quel fonditore Baroncelli di Firenze che lavorava nelle statue di
bronzo dei nostri Estensi; e Lodovico Castellani fu plastico e scultore
distintissimo, come vedremo altrove.
Converrebbe ora conoscere quali furono le bandiere adoperate nel
carroccio; e qui mancano in vero documenti e cronache per rispon
dero a tale domanda. Parmi peraltro doversi ritenere che tali stendardi
portassero i colori della città, vale a dire il bianco ed il nero, qual è
lo stemma presente. Vorrebbesi bensi derivarne la origine dai bianchi
e neri succeduti ai Guelfi ed ai Ghibellini ; ma io ne sono dissuaso
da più d'una osservazione. I ferraresi battevano moneta sino dal
1164 per privilegio di zecca datone da Federico I imperatore , come
è comprovato dall'atto di conferma per parte di suo figlio Enri
co VI; e quantunque non vediamo lo stemma comunale, per quanto
sinora ci è noto , che in un Ferrarino del 1347, nonostante con
cordano gli storici nostri ed il Muratori nel credere che Ferrara lo
adoperasse sino dal finire del secolo X, o sul principiare del susse
guente, ma per certo poi quando i Comuni vennero a reggersi da se
nelle libertà italiane dopo la morte della contessa Matilde, avvenuta
nel 1115. Poi, come si potrebbe supporre che il partito prevalente
avesse adottati ambedue i colori ? Avrebbero in ogni caso quei due
partiti, quando avessero prevalso a vicenda, preso i colori l'uno in
22--
versamente all' altro, come fecero i fiorentini, e cioè sarebbesi qui
veduto il partito dei neri a ritenere l'attuale riparto, e quello dei
bianchi a sovrapporre il bianco al nero. Si potrebbe però dubitare
che prima di detto anno 1347 non si adoperassero que' due colo
ri
bianco e nero
come sigillo ed entro lo scudo , se guardisi
che in antico il sigillo portava un san Giorgio a cavallo , come ap
punto tre anni prima, cioè nel 1344 era quello che il sigillifer si
gilli comunis consegnò al vescovo di Ferrara , per poi restituirlo ben
tosto ad Obizzo rinvestito a nome del Pontefice nel vicariato di
Ferrara. Tornando alle bandiere , che ai tempi del carroccio non
possono ritenersi estensi , anche perchè non aveano essi allora che
l'aquila originaria del loro stemma , di che pure farò parola , io
credo che, fermo l' adornamento del carro e le gualdrappe dei bovi
con panni di bianco-nero a striscie alternate , fossero fino d' al
lora composte dei tre colori nazionali d' Italia bianco-rosso-verde,
con croce bianca sul mezzo, e forse coll' immagine del protettore san
Giorgio , che usavasi nei sigilli antichi anche prima dell' epoca del
già citato Ferrarino, come vedemmo. Forse taluno potrà maravigliarsi
ch' io parli di questa unione di colori , che i governi d' Italia pro
scrissero ai di nostri, come insegna di rivolta, e che tale fu procla
mata ed usata più volte nelle ultime politiche vicende : ma se ciò
non fosse avvenuto, forse passava inosservata, e sotto qualsiasi forma
di governo sarebbesi vista spiegare insieme alle insegne del proprio
Stato , come nel 1848, regnante Pio IX, fu con decreto governativo
ripristinata, e sormontata dai colori pontificii bianco-giallo. Nei secoli
XIV e XV era frequentissimo il vedere questi colori, persino framezzo
alle brillanti miniature di codici e di corali usati dalla mano mae
stra di pazientissimi Regolari, ove negli ornati stavano vagamente
frammisti fiori e frutta, che rappresentano lo stemma nazionale. Cosi
negli abiti, e particolarmente nei calzoni, ch' erano a tre colori, co
me vedesi nelle pitture del palazzo di Schifanoja in questa città, in
cappelle di s. Petronio di Bologna , e nel Duomo di Monza, e nelle
miniature delle Decretalidi Graziano, attribuite ai veneti Vivarini, che
abbiamo in questa nostra Biblioteca. Il Duca Borso d' Este nel 1452,
andando a raggiungere l' Imperatore, si fece precedere da tre sten
dardi di zendado ; uno verde coll' aquila nera e bianca, portato da
Francesco Sforzatello di Rovigo, altro verde coll'aquila bianca portato
da Vincislao Rangone, da Modena , ed altro rosso portato dal cav.
--
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Pietro Marocello di Ferrara (1); e quando poi recossi a Roma nel 1471,
avea seco pifferi, trombetti, staffieri e scudieri, venticinque muli con
campanelli d' argento al collo, uomini ottanta a piedi vestiti di seta
alla divisa di S. Eccellenza bianca-rossa-verde, con molti cavalieri coperti
di panni d'oro, d'argento, di velluto e di seta. E così nel 1528 entrava
in Ferrara Renea di Francia quale sposa di Ercole d' Este, passando
per la strada da Porta s. Paolo al Castello, ch' era coperta di panni
bianchi, rossi e verdi. E se accennai a croce bianca, egli è perchè
videsi adottata pressochè dalla maggior parte dei comuni d' Italia, e
perchè alcune bandiere degli eserciti estensi le conservarono a lungo,
e le aveano peranche nella guerra del 1509 contro i veneziani, come si
ha dalle partite di spese portate nelle contabilità dei successivi anni (2).
Riassumendo ciò che riguarda lo stemma comunale, dissi ch'è
formato dei due colori , se tali si posson dire il bianco ed il nero,
in uno scudo orizzontalmente bipartito. Nelle stampe del municipio,
delle quali non se ne hanno conlo stemma anteriori alla devoluzione
del 1598, si veggono a segni esterni dei soli ornati o telamoni ai
fianchi, ed una corona sopra lo scudo, per lo più marchesana, ma
nonmai vi si vide il morione. Giunta l'epoca della calata francese nel
1796 furono aboliti i titoli e gli stemmi pubblici e privati ; ripresi
all' attivamento del Regno Italico ; sino a che l' imperatore Napoleo
no I con decreto dato dalle Tuileries nel 17 gennajo del 1812 ordinò
che nessuna città, nessun comune o pubblico stabilimento avesse ad
esporre stemma particolare, se prima non ne avesse ottenuta ' espressa
concessione con lettere patenti. Fu sollecito il magistrato a farne la
domanda nei modi regolari, presentando anche il nuovo progetto di
(1) Sardi Gasparo- Delle historie ferraresi ecc. Ferrara, Giuseppe Gironi 1646,
pag. 165
Pigna Gio. Battista : Historia dei Principi d' Este , Ferrara , Francesco
Rossi, 1570, pag. 544
Bronziero Gian Girolamo: Istoria delle origini e condizioni
de' luoghi principali del Polesine di Rovigo, Venezia, 1747 pag. 49.
(2) 1540. A la spesa de la guera a Baptista Vergezino sarto per sua mani
factura de havere facto bandiere diece de tafetà de più colorj , diverse l' una da
' altra de colurj et tagli , cum la croce bianca per mezo, videlicet quatro longe
bracia quatro e mezo et il resto bracia quatro , et large tute l' una bracia do e
octavi sete, computa la spesa de la seta etc. per consegnarle a li capi de le per
sone che pono portare arme descripte in questa cita de Ferrara, Lire etc.
1510. A spesa de la guera etc. a Felipo Salano per la valuta de aste viiij
poste a nove bandiere de questo comune cum li soi spontonj ficti cum broche et
spagetto (cordela) a soldi otto ' una, gli soi ferri et manifactura, Lire etc.
24
stemma, che conservava gli originarj colori, e pagando la tassa di
lire 400, quota competente a comune avente Podestà, ed un reddito
non minore di lire diecimila, e tassa stabilita pei conti. La patente in
pergamena e con grande sigillo in teca, fu data pure dalle Tuileries
nel 18 febbrajo 1813, e firmata dall' imperatore e dal duca di Lodi
( Melzi d' Eril Francesco ) presidente del Consiglio dei titoli ; docu
mento che conservasi nel municipale archivio (1). Ritornata Ferrara
sotto il dominio pontificio, fu ripresa l'antica forma, ed ai fianchi
vi furono poste alcune foglie palustri, non saprei dire con qual buon
criterio, perchè tendono a confermare presso gli stranieri la tuttora
vigente ed erronea credenza che la nostra città sia fra le valli e le
paludi come quando ebbe nascimento. Nel 1851 il Commissariato
straordinario residente in Bologna richiese le notizie relative agli stem
mi delle quattro provincie di sua giurisdizione (2) ; e nel 1857, per
le feste celebratesi alla venuta in Ferrara del Pontefice Pio Nono, si
richiamarono gli stemmi di tutti i Comuni della provincia, affine di porli
sovr' altrettante bandiere portate dai Deputati rappresentanti gli stessi
Comuni, e poi vennero, con felice idea, dipinti nella sala maggiore
del Castello o Palazzo governativo. Finalmente, il Ministero dell'interno
di Torino (3) ha chiesto, per la Direzione generale degli archivii dello
Stato, lo stemma di ogni Comune coi rispettivi colori.
Quello Estense in origine fu l'aquila d'argento ad ali semi-rac
colte in campo azzurro. Era questo il colore dei Guelfi o Papeschi,
mentre il rosso era dei Ghibellini od Imperiali. Nel 1431 il re di Fran
cia Carlo VII con diploma del 1 gennajo ( pubblicato dal Muratori )
concesse al marchese Nicolò d' inquartar l'arme della corona di Fran
cia, cioè i tre gigli d' oro, due sopra ed uno sotto, in campo azzurro
dentellato in argento ai margini. Allora gli Estensi divisero lo scudo
(1) Estratto dalla Patente- La Città di Ferrara porta- Spaccato di nero e
d'argento, con un libro chiuso, di rosso posto nel cuore, caricato di una cetra d'ar
gento , ed attorniato da un serto di foglie d'alloro verdi : col canton franco d'o
stro di verde alla lettera N d'argento, sormontata da una stella. Lo scudo cimato
dalla corona murale a cinque merli d' argento, accolato da un caducco posto in fa
scia, accompagnato il tutto da due festoni intrecciati di ulivo e di quercia, divisi tra
i due fianchi dello scudo ricongiunti e pendenti dalla punta
Livree
bianco e nero.
(2) Dispaccio 19 giugno 1851, n. 6468 del Commissariato.
(3) Dispaccio 27 aprile 1863, n. 3672 della Prefettura.
Azzurro
--
25
in quarti. Quando poi Federico III Imperatore nel 1452 venne in
Ferrara, e dichiarò il marchese d' Este in duca di Modena e Reggio,
e conte di Rovigo, vi aggiunsero l'aquila nera bicipite imperiale, che
usarono pure semi-raccolta, e coronata d' oro in campo d' oro, al quarto
superiore, mentre al quarto inferiore a disegnare la Contea di Rovigo
l' aquila bicipite fu divisa in due parti, cioè per metà nera in campo
d'oro e per l' altra bianca in campo azzurro. Assunto al trono pa
pale Sisto IV nel 1471, nel rinnovare ad Ercole I le investiture, lo
facoltizzò ad inserirvi le chiavi pontificie, che prima furono poste oriz
zontalmente per entro una larga sbarra di fondo rosso, indi per
l'alto, portanti sul cuore in un ovale campetto di fondo azzurro
l'aquila bianca originaria ; quando vi si aggiungesse il Triregno che
sormonta queste chiavi, non è noto. Molte poi furono le imprese par
ziali degli Estensi, quali il Liocorno di Lionello, il Diamante d' Ercole, la
Granata di Alfonso, ed altre ancora, ch'è bene a supporsi abbiano fi
gurato negli stendardi e nelle bandiere di questa cotanto illustre famiglia.
V.
Alcune Chiese
Delle Chiese di Ferrara trattano diffusamente le opere di mons.
Guarini Marc' Antonio, di mons. Andrea Borsetti, del can. Scalabrini,
e dell' abate Cesare Barotti, non che le Guide Frizzi, Canonici,
Aventi, e mia. E perciò è mio intendimento di qui riportare soltanto
qualche memoria inedita, od anche servibilé a schiarimento di errori
e d' incertezze.
Sant' Antonio Abate in Polesine
Tutti parlarono della chiesa e del monastero di sant' Antonio in
Polesine ; ma nessuno, per quanto io conosca, ebbe a far cenno dei
dipinti che si trovano entro la parte interna. Nel giorno 6 ottobre
del 1862, desiderando di vedere il Mortorio che anticamente fu nella
Cattedrale, ed ora si trova nel coro di queste monache benedettine (1),
(1) Veggasi all' articolo Cattedrale ; alcuni oggetti di belle arti, 1456.
--
26
ottenni assenso dall' eminentissimo Cardinale Arcivescovo di entrare
in clausura ; ma quale fu la mia sorpresa nel vedere colà eccellenti
pitture, delle quali non mi è dato di trovare memoria ! La maggiore
cappella della chiesa interna è fiancheggiata da due minori : ha la
soffitta con rabeschi simili a quelli delle loggie vaticane : la parete
in cornu epistolæ vedesi coperta di pitture più recenti d'assai e me
no belle : tutta l' altra compresa sotto le due vele in cornu evangelii
può attribuirsi al secolo XV. La cappella a destra del presbitero sem
bra dello stile di Antonio Alberti, se dell' Alberti sono veramente i
dipinti nella camera detta ora dei bidelli nel palazzo della università
denominato del Paradiso. Ma l'altra a sinistra è veramente stupenda:
le pitture coprono tutte le pareti, e sembrano antichissime, forse del
tempo di Galasso, come lo dimostrerebbero i decisi contorni delle
teste, e delle singole loro parti, i fabbricati, le fascie o meandri, e
le aureole rilevate, scannellate, e poste ad oro: ma fors' ancora del
Panetti, se guardisi alla finezza del lavoro, ed alla fusione che si ri
marca nelle carnagioni. La oscurità del luogo, che mi costrinse ad
usare di due lumi, ed esaminare le figure partitamente, non mi la
sciò interpretare l' argomento delle dipinture, che per altro si riferi
scono a fatti dello stesso monastero, od ordine ivi professato. È bene
a dolersi che in passato siasi praticata ivi una scala, coprendo in
parte una delle pareti ; ciò che ben compiangeva meco la R. madre
Abbadessa, che vede in quel fatto un sacrilegio dell' arte. Belle sono
ancora le due figure de' santi Placido e Benedetto , che veggonsi
pure a buonfresco sulle pilastrate dividenti fra loro le tre cappelle.
Gli stalli che girano lungo il coro o chiesa interna sembrano pure del
secolo XV, e forse sul principiare del medesimo ; hanno semplici co
lonnette a spira, sormontate da fiorami di stile lombardo. I divisori
sono pressochè tutti rinnovati ; ma quando eziandio que' stalli fossero
in ottimo stato, apparirebbero sempre men belli d' assai al confronto
di quelli di s. Domenico, e di quelli ancora di sant' Andrea. Passai
a visitare il convento, ma nulla vi è degno di osservazione per ciò
che spetta alla pittura. Il crocifisso nella sala del capitolo è ben poca
cosa : e nella lunga sala del dormitorio, il fregio che giravi tutto
attorno, con mezze figure di santi framezzo, è certissimamente della
stessa mano che dipinse le mezze figure nel centro dei fornici, nei
sott' archi, e nelle vele delle navi minori nel tempio di s. Francesco.
Ne convincono ad evidenza la stessa disposizione del disegno, gli
--
27
stessi ornati e cartocci a zig-zag, e le stesse tinte o colori. Di chi
sia poi questa mano io non lo saprei dire; ma vi è buon fonda
mento a ritenerla, non già del valente Girolamo Carpi , bensì di
suo padre Tommaso.
S. Francesco
Le mie memorie storiche-monumentali-artistiche sul tempio di
s. Francesco (1) accennano a tutto ciò che mi fu dato di rinvenire
intorno al medesimo, rettificando anche gli errori , in cui le Guide ,
non eccettuata la mia, erano cadute copiandosi l' una l'altra. Ed alle
Guide attinse il cav. Amico Ricci di ch. memoria, dicendosi nella sua
storia dell' architettura in Italia ( vol. II pag. 175 e nota 44) che le
medesime ne fanno bensi autore il Benvenuti detto l'Ortolano, ma che
invece dev' essere un Pietro Benvenuti architetto di gran rinomanza ,
vivente nel 1495 ; soggiungendo però mancare di documenti sia per
affermare la prima credenza, sia per negarla. Io però quattordici anni
prima nella succitata mia Guida ebbi pure ad avvertire all' equi
voco, e ben converrei coll' illustre scrittore sulla grande rinomanza
dell'architetto, se veramente lo fosse stato anche del sontuoso tempio,
ch' ebbe cominciamento solo nel 1494 e termine al 1530 ; ma nelle
suddette mie memorie comprovai con documenti essere stato il tem
pio architettato da Biagio Rossetti. D'altronde del Benvenuti non
restano od almeno non si conoscono monumenti che lo dichiarino
cotanto valente, non potendosi ritenere per quello stesso che nel 1555
visitava la rocca di Vignola (2), e solo sapendosi ch' ebbe parte nella
erezione del campanile del Duomo, chiamato percio Pietro dagli Or
dini, e che per non breve tempo fu ingegnero stipendiato della Co
mune, come vedremo a suo luogo. Non convengo poi in quanto sog
giunge il Ricci che « nel timore in cui rovinasse il Tempio , il Duca
Alfonso II ne ordinò i necessarii riparamenti, e che il Tempio ha dovuto
perder molto dell' originale suo stile dopo le violenti scosse di terremoto,
cui soggiacque ». Fu rifatto il tetto , e sostituite furono le volte di
(1) Ferrara, Taddei 1860, in 8.
(2) Campori march. Giuseppe-- Catalogo storico degli artisti italiani e stranieri
negli Stati Estensi , Modena 1555, pag. 472. Devesi osservare che Pietro Benvenuti
non poteva essere vivo nel 1555, perchè abbiamo atti che lo provano vivente , ed
in età di agire in affari, sino dal 1454.
28
canniccio a quelle di pietra; furono chiuse le finestre superiori oblun
ghe coll'arco a pieno sesto, e rimpiazzate dai finestroni rotondi, cosi
detti occhi di bue ; e non fu Alfonso II il benefattore principale dei
restauri , bensi il nostro padre Righini Minor Conventuale. Da tutto
ció ben puossi dedurre che nulla o ben poco perdette il fabbricato della
sua originalità , e quindi non attendibile l' altra asserzione (vol. III
pag. 620) che Alberto Schiatti converti nella presente condizione architet
tonica la detta chiesa; intorno a ciò dovendosi rimarcare che la Guida,
donde attinse lo scrittore, parla non del tempio in discorso , ma di
santa Francesca Romana.
Dell' organo fabbricatovi dai distintissimi fratelli Rasori dopo l'a
pertura solenne, e dopo il mio scritto, feci lungamente parola in un
articolo inserito nella Gazzetta ferrarese N. 145 del 21 decembre 1861.
Ora mi rimane a dire degli artisti che lavorarono pel funerale di
Guido Villa nel 1649 , della cui magnificenza diedi un cenno alle
pag. 62 e 63 delle ripetute mie memorie (1); al qual effetto io sti
mo essere miglior cosa il riportarne la nota desunta dall' archivio di
famiglia, che poi vandalicamente andò dispersa e consunta.
Pasetti Carlo architetto , e Ghillini Francesco pittore , furono i di
rettori principali degli apparati, dipinti ed altri lavori del gran fune
rale. Furono pagate poi varie somme ai seguenti :
Fierlans Nicolò Martino pittore fiammingo, pel disegno del fronti
spizio del libro ( del Berni ).
Giorgio ( o Giorgi ) Andrea intagliatore, pel modello dell' altare.
Menegatti G. Battista pittore , per dipingere gli scudi ; per statue
trentadue ; per quattro morti , per otto teste di soldati ; pel cavallo
e la fama pel medesimo ; per la statua della guerra ; pei geroglifici
sui piedestalli, e per alcuni stucchi.
Pasetti Carlo architetto, Lire cinquecento per sua direzione, e idea
del cavallo.
Marsello G. Battista tornitore per le basi e i capitelli delle colonne.
Ballerino Carlo pittore per diverse figure fatte in due volti.
Bononi Leonello pittore per altre figure fatte in tre volti.
(1) Gli apparati e le iscrizioni si accennano dettagliatamente nel libro
sequie trionfali del march. Guido Villa descritte da Francesco Berni , Ferrara ,
Le e
Heredi Gironi 1659, in fol. fig.- Molte delle memorie originali, che si riferiscono
al funerale , ed al palazzo dei Villa , conservansi nel privato archivio di monsignor
can. Giuseppe Antonelli.
--
29
Borsati Carlo pittore per alcune figure nel mezzo dei volti della
chiesa ; per fattura di trentaquattro trofei; per fattura di cento pezzi di
cascate, con imprese, per adornamento alle colonne tonde della chiesa.
Bellino Francesco pittore, per dipingere la porta da applicarsi so
pra quella di marmo della chiesa ; per le cantorie , e per l'arma
grande fatta da lui solo.
Porri Filippo per aver fatto la statua armata del marchese Villa ;
per la fattura della testa per il deposito da porre nella macchina del
funerale ( forse lavori di stucco, o carta pesta ).
Ferdini Carlo 'pittore, per aver unito li volti con le cascate.
Pozzi Costanzo per fattura delli tre volti sopra la porta della chie
sa ; per ventisette cartelli posti nei volti delle cappelle ; per avere
dipinto li undici piedestalli doppii , sopra de' quali stavano le figure,
coi mascaroni ch' hanno servito per tenere le imprese, e l'arma fatta
sopra la cappella del Santissimo.
Allo stesso , per distribuire agli altri pittori , cioè :
Anguillara Filippo
Baldini Girolamo
Gaetani Gio. Battista
Franchini Gio. Battista Stadiani Francesco
)
Tommaso
Campi Alessandro
Casoli Alessandro
Girolamo
Mamari Giuseppe
Pasti Carlo
Scandiano Giuseppe
Scazzerna Carlo
Setti Camillo
San Giacomo
Giuseppe
Tadeo Giuseppe
Varino Paulo
Zanella Andrea
Un giovine bolognese (1).
Tanto più interessante si è l' estratto, che qui riporto, di un do
cumento, in quanto che si riferisce ad un dipinto da nessuno men
(1) Degli artisti Pasetti, Bononi, Borsati, Casoli Alessandro, Pasti e Setti, parla
il Baruffaldi nelle sue Vite dei pittori e scultori ferraresi stampate postume in
Ferrara, Taddei 1846-48.
Il Ferdini Carlo io lo credo invece il Fortini Carlo,
che citasi nelle note allo stesso Baruffaldi qual pittore di prospettive e di alcuni ri
tratti nell abbazia di s. Bertolo presso questa città. Del fiammingo Fierlans ( e di un
Gio. Battista Cavazza bolognese, che incise i rami rappresentanti il funerale ) diedi
cenno nelle mie Memorie ecc. a pag. 63 , nota 1ª. Del Porri fanno cenno Cesare
Cittadella , Cat. dei pittori, vol. 3 , p. 324 , e lo Zani. Di tutti gli altri non trovo
memoria, nemmeno nello Zani, se si eccettuino il Ballerino ed il Gaetani : eppure
il Pozzi Costanzo se fu direttore in lavori, nei quali operavano Leonello Bononi, ed
Alessandro Casoli, è forza ritenere che almeno li pareggiasse, se pure non li superava.
--
30
zionato , e ad una chiesa bensi antica, ma grandemente restaurata e
poi soppressa, ora servendo a magazzino. Il pittore , che vi è nomi
nato , fu Bongiovanni di Geminiano, quello stesso , che alquanto più
tardi ebbe a dipingere una tavola cogli Apostoli per la cattedrale
( vedi Cesare Cittadella, e note al Baruffaldi ). Accresceremo fama per
tal modo ad un pressochè ignoto ma distinto artista, giacchè distinto
dovea ben essere , se gli si affidava' ed egli assumeva il lavoro , di
cui appresso (1).
1465 , 12 luglio- Rogito di Mengo dall' Armi, nell' archivio notarile
Conventio pro cappella pingenda in Ecclesia s. Jacobi de Ferraria, juxta le
gatum olim Peregrini Ponzinelle
si conviene
cum Magistro Bonjohane
Hieminiano pictore, cive Ferrarie, de contracta s. Marie de Bucho, magistro
perito in arte pictoria, ibi presente et stipulante- che promette di dipingere
con buoni colori, e come segue :
in primo, quod illa imago d. Jesu Christi
que est in truina (coro od abside) ipsius cappelle majoris , laborata ad
aurum, que videtur de opere musaico, et illa imago Sancti Joannis, reficia
tur quod appareat imago s. Joannis Baptiste, et sic et imago b. glor. Vir
ginis Marie, ita quod omnes appareant de opere musaico
Item super, co
lumnis tondis que sunt in ingressu dicte cappelle, fiant due figure pro qualibet
columna, in campo insuper a manu dextra una figura s. Christophori, et a
sinistra e regione ipsius figure s. Christophori due historie Sancti Jacobi
Item , prope fenestras due fiant figure pro latere , et post altare fiat figura
in forma unius razicy (sic) contrafacta cum illis caspis viridibus. Super al
taria extra cappellam fiat una historia pro latere quolibet ; in cappellettis
que sunt a lateribus fiant altere due historie pro cappella s. Jacobi , et in
illa que est a manu dextera in campo medij fiat una imago gloriosissime
Virginis cum suo filio in brachiis, ornata dignissime, cum angelis circa.
Etutti questi lavori per trentacinque ducati d'oro !
Santa Maria in Vado
Cominciata nel 1475 da Biagio Rossetti; aggiuntevi le tre tribune,
che vi fanno croce, da Bartolomeo Tristano nel 1519; e secondo una
cronaca da me veduta, terminatovi l' adornamento di marmo della
porta principale nel 1556 a spese degli eredi del conte Alfonsino Trot
ti (2). Darò qui un sunto di un allegato inserto nell' istromento a
(1) Del Bongiovanni, che vedremo doversi ritenere di cognome Gabrieli, parlerò
nella 2ª parte all' articolo Pittori.
(2) La cronaca, già nella Costabiliana, è ora presso mons. can. Antonelli. 1556;
--
31
rogito di Leonardo Azzi in data 15 giugno 1616 , che contiene una
transazione ed assoluzione fra i monaci di san Giorgio ed i pittori
Girolamo Grassaleoni ed Ippolito Casoli.
Questi due artisti, e Girolamo Faccini, aveano stabilita fra loro una
società. Morto l'ultimo dei nominati , divenne di lui erede il mona
stero di s. Giorgio, dove professato avea suo figlio, Girolamo anch'esso
di nome , se pur nol cangiava nel farsi frate. I monaci adunque as
solvono li due superstiti della società, specialmente pei conti relativi
alla possessione ch' ebbero in godimento dal monastero di s. Paolo
per le pitture di quella chiesa ; godimento che dovea durare sino
al 1620. All' incontro li due pittori promettono di pagare ogni de
bito , e di finire il lavoro già accordato coi Regolari di s. Maria in
Vado, già eseguito in parte , vivente il Faccini , e per intiero pagato ;
di che resta a farsi cominciando dal mezzo in giù dalle finestre , con
tutto il cornisone, friso, architravo, archi, sottarchi , lunette fra i detti
archi da ogni parte nella nave di mezzo. Non assolvono poi il padre
Faccini relativamente alle conseguenze delle pitture fatte dai socii in
san Paolo , benchè finite , perchè il lavoro non fu ancora giudicato ,
come di convenzione.
0
Da questo estratto si vengono a conoscere più circostanze: 1º che
il Faccini non moriva nel 1588, come venne da taluni asserito, ma che
dopo avere lavorato anche nel 1598 , come vedremo in altro luogo ,
visse sin verso il 1616 , nè sarebbe improbabile che fosse morto il
29 novembre 1614, accennando il necrologio pubblico al decesso di
un Girolamo Faccini, abbenchè non lo qualifichi per pittore : 2º che
suo figlio era frate in un ricco Monastero, per cui neppure il padre
dovea esser privo di beni : 3º che si conosce la parte dove in santa
Maria in Vado non lavorò il Faccini: 4º che del giugno 1616 le pitture
di ornato in san Paolo erano affatto compiute. Un altro documento ri
guarda i quattro gran quadri che veggonsi alle pareti del presbitero.
Testamentum Ill.me Dnae Lucretiae Marocellae de Finis.
In Christi nomine Amen etc. Considerando la Ill.ma Sig. Lucretia figlia del
già Molto ill. sig. Anibale Marocelli, et moglie che fu del q. Sig. Fino de' Fini,
Vedova et Citt. ferrarese, della parrocchia di S. M. del Vado, ch'è statuito ec. ec.
Nel mese di aprile fu finita la porta di S. M. in Vado, posta a ponente , nella
nave di mezzo fatta dalli heredi di mons. Alfonsino Trotti, sopra la qualle (sic)
fecero mettere il corpo di detto loro padre (pag. 222).
32
Ommissis
Item per la medema ragione di legato lascia alli Frati di S. M. in Vado
altre Lire 400 acció le debbano spendere in far fare li cornisotti alli infra
nominati quatto quadri.
Item la detta S. Testatrice lascia in ogni miglior modo che può, fra il
termine di tre mesi dopo seguita la sua morte, sieno date et pagate al ma
gnifico M. Carlo Bononi pittore Lire due mila per sua mercede o fattura
delli quattro quadri quali esso ha convenuto et promesso, mediante la per
sona del R. Padre Don Tito (Prisciani) di fare, da mettere nel coro ( nella
Tribuna ) della Chiesa dei detti frati, conforme alla scrittura privata tra di
loro passata et celebrata, o che si celebrerà sopra detta conventione ; et
ogni qualvolta che lui habbia finito tutti li detti quattro quadri, et che lei
non gli abbia dati in vita sua o in tutto o in parte, perchè avendoglieli
dati tutti in vita sua, non vuole che il presente legato habbia luogo, et a
vendogliene dato solamente una parte, vuole che fra detto trimestre gli sia
dato il restante che avanzerá per detta fattura; et essendo premorto il
detto M. Bononi alla detta S. Testatrice, vuole che detti denari sieno pagati
alli eredi di quello o tutti o parte secondo che è detto di sopra ; caso però
che lui habbia già fatto tutti li predetti quattro quadri , et non li havendo
finiti lui, vuole che non gli sia dato se non a rata di quello che haverà
fatto secondo la coventione con lui fatta, et che sia dato il resto a quella
persona, che li haverà finiti di fare in suo difetto ; et se al tempo della
morte della detta Sig." Testatrice, o per tutto il detto trimestre dopo la sua
morte, non fossero finiti li detti quattro quadri, ma si andassero tuttavia
facendo dal detto M. Bononi, ovvero da altro pittore in suo difetto, vuole
che sia soddisfatto all' uno, ovvero all' altro di loro qual havrà in quelli
lavorato ec... et particolarmente quando ne sarà finito uno si paghi o compi
sca il valore di quello al pittore che l'havrà fatto; et questo affinchè siano
perfetionati tutti li suddetti quattro quadri convenuti con detto Maestro Bo
none ; purchè in quelli non si spendi se non le suddette lire due mila
della sua eredità.
Ommissis
Fu fatto et ordinato il presente Testamento de detta S.' Testatrice, et
di suo consenso ecc., correndo gli anni dalla Natività del N. S. G. C. 1622
alli 17 Decembre, in Ferrara, nella casa di abitazione di essa Sig. Testa
a
trice, posta nella contrata di Schivanoglia, sotto la Parrocchia di S. M.
del Vado etc.
Scipione Naselli Notaro
La morte impedi al Bononi di portare a compimento il lavoro,
e suo non è che il bellissimo dipinto delle Nozze di Cana Galilea;
perchè il secondo, che egli abbozzó ( gli Sponsali di Maria Vergine)
--
33
fu terminato da Alfonso Rivarola, detto il Chenda, suo scolaro; e
gli altri due vennero eseguiti da Domenico Mona. Miserabile in vero
fu il prezzo di questi quattro dipinti, non giugnendo a seicentoqua
ranta odierne lire, o franchi per ciascuno.
San Paolo
Nel tempio esistente prima dell' attuale fu costruito un sontuoso
organo, come risulta da un rogito di Mengo Dall' Armi del 1459 col
quale magister Guielmus quondam Iacobi de Regio, magister et opifex
organorum, assume di farlo maggiore di quello dei carmelitani di
Mantova, ma sonoro cgualmente, per centocinquanta ducati d'oro.
Nel 1535 con atto del notaro Nicolò Lavezzoli, Parda figlia del fu
nobile Antonio Tassini, vedova del nobile Francesco Maria Trotti di
primo letto, e moglie in secondo voto del conte Annibale Sacrati, fa
testamento, e item, jure legati , reliquit fieri debere infra terminem
annorum quinque secutorum diem obitus sui, unum quadrum pulchrum
seu anchonam, supra altari dictæ cappella ( di sua famiglia in san
Paolo ) arbitrio dicti dni Hannibalis ejus testatricis mariti, et expensis
hæreditatis ejus testatricis.
Ma non fu possibile di rilevare quale
possa essere stato il quadro, quale il pittore, dacchè scomparve la
cappella colla caduta dell' antico tempio.
1
Che la nuova fabbrica fosse cominciata nel 1570, anno della sua
caduta pel terribile terremoto, io non lo crederò al P. Gio. Battista
Guarguanti , che lasciavalo detto in suo manoscritto ( in copia nella
biblioteca ) = Monumenta digniora Conventus Ferrariæ , e meno
crederò al Ricci, che sull' autorità del nostro Frizzi asserisce tale co
minciamento essere avvenuto nel 1577 , ed il termine dopo dieci
anni. Uno dei pochissimi errori cronologici di questo nostro istorico
si illustre ; ma che io debbo rettificare , non potendosi rifiutare
l'autorità di documenti, che io stesso presso di me conservo. Adun
que si cominciò a lavorare del 1573 sotto la direzione di Alberto
Schiatti architetto , ed eccone le prove :
Adi 5 di luglio 1575.
Piacciavi S. Vincenzo Ruggeri di dare al presente M. Alberto di Schiati
cletto dal convento di S. Polo nostro per architettore sopra la fabrica della
giesa nostra scudi dieci d'oro per primo segno di cortesia , o pagamento
della sua fatica. In fede di ciò io frate Lucretio Tirabosco ho scritto la
3
34
presente poliza et sottoscritta di propria mano. Così è
fra Lucretio
(1).
Il medesimo
A dì 21 di Luglio 1573.
Piacciavi S. Vincentio Ruggieri di dar al presente maestro Bernardino
Corezzo, il quale hanno eletto per primo nostro muratore, lire cento mar
chesane per primo pagamento o caparra e prestanza per servir a occorenza
alla fabrica, da essere compensate nel fine della fabrica, et in fede di ciò
io frate Lucretio Tirabosco Priore di san Polo ho scritta la presente et
sottoscritta di propria mano. Così è
Adi 2 di settembre 1575.
Il medesimo Priore
一.
Piacciavi S. Vincenzo Ruggiero di dar a M. Iacomo Tamara lire 24
soldi otto per marangoneria et palificadura sino a questo giorno, et in fede etc.
Dunque aveano già intraprese da qualche tempo le palificate. Se
guono polizze non poche, delle quali citerò la prima che ho trovato
di ciascun operajo , cioè nel 25 decembre 1573 a Giampietro Peliz
zoni tagliapietra viva, cioè scalpellino ; del 28 agosto 1574 a mastro
Antonio Maistrello, muratore; del 6 agosto 1575 (1), aMastro Hippo
lito Botti tagliapietra cotta ; del 26 novembre 1575, a mastro Alberto,
tagliapietra viva ; del 12 ottobre 1575, a mastro Ottaviano Cariboni
tajapreda marmora per conto di marmori della cornise; del 13 luglio
1577, ai facchini che portarono le lastre della facciata ( intendesi
dei marmi per la medesima ) ; del 12 aprile 1578, al già citato Ca
riboni pel marmoro del cornizzotto primo della faciata della giesia ,
ed altra del 2 maggio 1578 allo stesso per resto della coperta di
malmore del cornisone della faciata; del 17 maggio 1583 a mastro Bor
tolomeo sbiancharino per imbiancature; del 29 novembre 1583 a mastro
Federico Grassi pei lattoni per far zorni intorno alla cisterna; del 3
agosto 1595 a mastro Francesco Malvezzi per dorare il coro delli
frati di San Polo, come per uno suo scritto appare etc.; una polizza
senza data , ma di quest' epoca circa , a mastro Pier dipintor per
opere nuove ( nove ) date in convento per l'oratorio del Capitolo ; il
(1) Vincenzo Ruggieri era un banchiere: il P. Lucrezio Tiraboschi di Asolo fu
orientalista, ed autore di varie opere stampate, ed inedite. Fece luminosa comparsa
nel Concilio di Trento in qualità di teologo del Patriarca di Venezia. V. biogr. univers.
(2) A questo anno una cronaca (presso mons.can.Antonelli) porta il comincia
mento della fabbrica; il che potrebbe conciliarsi coi surriportati documenti, quando
intenda la cronaca parlare dei muramenti forse sopra terra; il che coinciderebbe
pure colle Guide , le quali appunto ci dicono avere il vescovo nel 1575 posta la
prima pietra.
--
35
nome del qual pittore io non saprei indovinare. Altre due finalmente
riguardano l'architetto sopraindicato, la prima del 5 settembre 1574
per ducati quattro d'oro , la seconda del di 8 ottobre 1575, che
dice : magnifico S. Vincenzo ( Ruggeri ) sarete contento dare a M. Al
berto Schiatti nostro archittetto a conto di tre mesi prossimi passati
per suo salario ducati tre d' oro in oro; il quale salario al certo era
ben umile e ristretto per quanto si ponga in ragione di quel tempo.
Le dipinture del tempio ebbero luogo più tardi non poco. Non mi fu
dato di trovare i contratti per quelle del presbitero , che del 1608
erano già eseguite , come ne fa cenno la scrittura stipulata nel 15
ottobre di detto anno dal notaro Stefano Fiornorelli per dipingere la
nave maggiore del tempio fra i PP. del convento e li tre artisti
Giovanni Battista Magagnino, Girolamo Faccini ed Ippolito Casoli. Que
sta scrittura, che dalla cortesia dell' archivista notarile mi fu permes
so di copiare, vi si trova colle originali firme dei contraenti, e non
sia discaro che in nota io qui la riporti per intero (1). Altro scritto
(1) Convengono li RR. PP. di S. Polo di Ferrara con gl' infrascritti maestri
G. Battista Magagnino, Hieronimo Facino, et Hinpolito Cassoli di dargli ad adornare
di chiaro oscuro et oro la sotto nominata parte della Chiesa di S. Polo nel modo
ch'è di presente la Cappella Maggiore, nel termine di anni tre principiando alla
stipulazione dell' Instromento, et detti Gio. Batta, Hieronimo, etHippolito accettano
li infrascrilli Capitoli.
Prima ornargli come di sopra di chiaro scuro ed oro tutto il cornisone della
Navedimezzo con gli archi et colonne sotto di quello, cominciando dalla porta
didetta chiesa, quanto tien tutte le cinque cappelle in detta nave.
Item le due facciate delle due colonne con il Cornison sopra quelle a derem
petto dell' Altar Maggiore, qual fa risalto sopra dette colonne.
Hem nella volta di detta Nave tutti li archi sopra dette colonne , e fasce di
quella, et anco gli archi sopra le due colonne che sono a rimpetto dell' Altar
Maggiore, quali tre Archi sieno simili a quelli dell' altar maggiore con li suoi
rosoni nel modo suddetto , et similiantemente alle fasce della volta vi siano i
suoi rosoni.
Item in della nave si trova per facciata degli angoli che sono in tutto N. 20,
vi sia dipinto vinti figure a secco, nel modo che più piacerà al Rdo Priore di
quel tempo.
Item, che essi debbino adorare alcune piane, et cornisetti del pulpito, nel modo
che più piacerà al Rdo Priore di quel tempo.
Item che detti pittori habbino a far la detta opera di non minor ricchezza et
oro, che quella che di presente si trova la Cappella Maggiore, quantunque mutas
sero invenzione; ma fatte, si debbano estimare da duoi perili , et in caso di di
--
36
dėl di 8 agosto 1613 fa vedere che ancora non erano terminati i
lavori , e che forse per la morte del Magagnino gli venne surrogato
scordia il terzo, et se fussero di meno spesa et ricchezza, gli sodetti debbano rifar
il Monasterio di quanto sarà giudicato dalli sodetti periti.
Item la sodetta fattura habbi da essere compita in termine di anni tre , quali
principiano alla stipulatione del presente istromento , et non essendo finita per
mancamento de' detti pittori, possino li Padri farla finire a tutte spese di detti
pittori, et fargli poi gravare, et trattenerse i frutti della lor possessione.
Item pendendo il detto termine che mancasse alcuno di detti pittori , gli altri
siano in obbligo restar soggetti per il compagno che fusse mancato.
: Item se mancassero tutti tre, in tal caso sia a rata di lavoro estimato, et li
RR. Padri senza condition alcuna satisfacino li heredi di quanto sarà fatto, et
desubligarli dal carico.
Item il Monastero sia in obligo dar scudi cinquanta al principio dell' opera ,
altri cinquanta in capo a sei mesi , et altri cinquanta in capo all' anno per com
praroro, etseperò ven'andasse magior somma, gli sodetti sieno in obligo metterve
il resto senza aggravio alcuno dei Padri.
Item per fattura di detta opera gli Padri gli danno, et consegnano la sua pos
sessione nel Bosco di Parasacco da goder per anni nove , cominciando al S. Mi
chele passato dell' anno 1607, et avrà fine l'anno 1616; sulla qual possessione
debbe essere decimata dalli stessi pittori , come di presente gode detti Padri , et
medemamente sia esente dal lavoriero, come nelli patti.
Item detti RR. PP. gli consegnano stara trentacinque di formento seminato
in parte domenicale , et
........
( lacuna nell' atto ) ........, quale semente gli sodetti
Conduttori le debbano restituire nel fine di detti nove anni.
Item che detti Padri siano in obligo far fare et disfare tutte le armature a
lor spese per la sudetta opra.
Item che detti PP. siano in obligo a far metter in opra tulli li rosoni, che
andarano nelli sodetti archi.
Item che gli sodetti PP. siano in obligo darne il vino per noi , et nostri huo
mini , mentre lavoreremo in detta opera, et darne una camera dove se possa far
fuoco, con altra comodità secondo il bisogno di detto lavoro, et medemamente delle
legne per far chola, et altro secondo che occorrerà, et tutto il giesso sopra il la
voro che se farà bisogno , et quando occorrerà lavorar la sera per più spedirsi ,
in quel caso ne diano lume per poter vedere.
Item pendendo il tempo che goderemo detta possessione, venendo casi fortuiti,
come tempesta, et peste, inondacion de aque, et guerra qual facesse dannoadetta
possessione per il quarto domenecale, che detti pittori laposseno dar a detti Padri,
et seguir l' anno inanti, se cosi piacerà a detti pittori, et facendo bisogno ripa
razione alcuna a della possessione , o case , fenile, et forno, che li PP. siano in
obligo a tal riparacione.
Item che facendo bisogno a detti de piantamenti, che detti PP. siano in obligo
dargli, et piantando li detti pittori, li PP. siano in obligo pogarli il valore di
detta robba piantata.
37
Girolamo Grassaleoni ; delle quali cose tutte si ha un lieve cenno
nelle note del Baruffaldi ( Tom. II pag. 536 ) (1).
Santa Maria della Rotonda
Un piccolo tempio esisteva nelle vicinanze di castel Tedaldo , che
venne fatto atterrare da Alfonso II, perchè cadeva nella linea delle
nuove fortificazioni ch' egli cominciò a fare nel Borgo di s. Giacomo
in continuazione di quelle dell' altro di s. Luca. Per sostituire il
qual tempio, egli, munificentissimo com' era, ne fece fabbricare nel
1597 un altro là presso, con alta torre campanaria, e fu detto l'o
ratorio di S. M. della Rotonda; ma questo pure conto pochi anni di
vita, perchè distrutto con altri moltissimi e grandiosi fabbricati, fra
cui l'antico tempio dei Servi, per lasciar luogo alla Fortezza fattasi
erigere dopo la devoluzione del 1598.
Giacchè più non vi è l'o
ratorio, ne conosceremo almeno le principali spese di abbellimento.
Marti a di iij Giugno MDLXXXXVII.
Spesa della nuova fortificazione di questa città di Ferrara, che si fa nei
Borghi de' Ss. Giacomo et Lucha oltra il Po. Deve dar a dì detto l' infra
scritta quantità de denari, per lei si fan buoni all' infrascritte persone, le
quali hanno lavorato alla chiesa della Madonna fuori del ponte di castel
Thealto, si come se dirà per le liste e stime fatte da Periti per haver cia
scuno di loro lavorato a somma in diversi tempi. Appareno man: scritt.
di mano di M. Cesare Bassano officiale mandatario della detta Fortificazione
delli 17 del passato, signati di mano del S. Giudice de' Savij.
Item che mancando detti PP. a far le page antedette, overo far et desfar ar
mature, in tal caso gli pittori posseno protestare che non gli scorre alcun termino.
Item che gli PP. sieno in obligo dar levato l'Instrumento in publica forma a
gli detti pittori
1
Adi 17 Marzo fu proposto il contratto in pubblico Reffettorio, et con li voti
superanti li duoi terzi passò , et anco a viva voce, con questo però che il tutto
fosse confirmato dal M. Pad. Vicario Generale.
Io Fulvio Cecchini Priore di S. Polo
Io F. Gabriele Nans..... Vic. Generale mi contento
Io Zanbatista Magagnino afermo ut supra
Io Girolamo Facini afermo quanto di sopra
Io Hipp. Casoli afermo quanto di sopra
(1) Il necrologio nel frattempo di queste due epoche non segna che la morte di
un Battista Magagna nel 1 genn. 1612, senz' indicazione dell' arte professata.
--
го
L
38
AM. Carlo Rossino intarsiator lire novanta per sua mercede d'haver
intarsiato le porte della capella della Madonna suddetta, come per l'estima
fatta et relatione di mano de' MM. Antheo di Noci et Gio. Batta Merighi, eletti
dalle parti, scritta di loro mano, et sottoscritta a dì 17 aprile 1597.
го
AM. Antonio Bonso marangone lire 172 per sua mercede de haver
fatto la balaustra denanzi alla cappella della Madonna, come per l'estima
delli suddetti MM. Antheo di Noci, et Gio. Batta Merighi periti etc.
AM. Hipolito Casoli pittore lire 606 per sua mercede de haver fatto
' infrascitte pitture nella cappella della Madonna, et campanile, dentro et
fuori della Chiesa della suddetta Madonna, secondo l'estima fatta da MM. Giu
lio Belloni et Paulo Monferrato pittori, sotto di 14 maggio 1597, videlicet (1):
Nota de lavori di pittura fatti da M." Hipolito Casolo et compagni nella
capella della Madonna fuori del ponte di castel Thealto, estimati p. m. Paolo
Monferrato et mi Giulio Belloni, d'accordo fra noi fatta a dì 14 maggio 1597.
La cappella di dentro dell' ultimo cornisotto in suso li fassamenti, chioz
zole ( goccie ) et cornice L. 24.
It. il cornisotto suddetto di chiaro et scuro con pietre meschie nel friso,
a sol. 7 den. 6 il piede quadro, sono pi. 52 L. 19. 13. 9.
It. quattro ornamenti da finestra con colonna et frontespicj a L. 6.
luna L. 24.
It. una finestra finta di vetro L. 2.
It. il partimento fra dette finestre con il suo basamento sino su il pez
zollo ( poggiolo ) L. 25.
It. il cornisone Dorico lavorato, a soldi 7. den. 6. il pe' quadrato, sono
piedi N. 70. monta L. 26. 5.
It. l' ornamento de due finestre piccole finte di marmoro L. 2. 10.
It. l' ornamento de due porte finte di marmoro L. 8.
It. quattro sibille nelli treangolli, Ducati uno e meggio l'una , monta
L. 22. 16.
It. otto misteri de bronzo a L. 2. 10 l'uno, monta L. 20.
It. tutto il restante ch'è dipinto nella cappella, come nella facciata de
nanzi, se pone soldi 7. den. 6. il piede quadrato, comp. uno per l'altro, et
sono in tutto piedi 814, menta L. 305. 14.
It. quattro statue fatte di biacha a oleo a L. 4. 10. l'una computa il
suo nicchio dato di nero a oleo, monta L. 18.
(1) Di questi tre pittori parla il Baruffaldi nelle sue Vite dei pittori ecc. Dalla
partita si scorge come durasse tuttavia l'uso di dipingere anche ' interna parte
dei campanili, e nell'esterno delle chiese, come praticavasi anche nei secoli XIV e
XV, limitatamente però ad alti fregi o meandri ricorrenti sotto la cornice supe
riore od estrema del fabbricato.
--
39
It. tutta la pittura del Campanile L. 36.
It. la cappella della cappella ( sic ) de fuori via , col suo torresino, et
due finestroni con li ornamenti, et la cornice della cappella, ogni cosa se
pone Ducati 9. sono L. 34. 4.
It. li ballaustri che serrano la cappella, quando saranno finiti di pingere
secondo una mostra principiata di dentro, et di fuori di biacha, venezzati ,
valgono Ducati 10, sono L. 38.
In tutto Lire 606.
Io Giulio Bellon affermo quanto di sopra.
Io Paolo Monferrato pittor affermo ut supra.
Un' altra nota del 24 novembre di detto anno 1597, veduta per
M. Giovanni Battista Aleotti, che fu l'architetto della Rotonda, è a
favore di M. Giovanni Battista Russelli ( o Roselli ) per varie fatture
d' indoratura, e cioè
Per haver posto in opera in le portiere della suddetta Cappella pezze
800 d'oro, a ragion de lire trenta del miaro, importa L. 24.
Et per haver posto in opera rami in foglio nelle dette portiere, pezze
1600 a ragion de Ducati 4 1/2 il miaro, a ragione de soldi 76. l' uno,
L. 429. 19. 2.
Etper haver fatto gli rabeschi sopra le dette, d'oro compito di ramo,
profilato di nero, importa L. 50.
m
Et per haver posto in opera pezze 400, in accomodar la suddetta cap
pella, dove era guasta, a ragion de ducati 4 il miaro, importa L. 6.
Et per haver inargentato un paro de candellieri, et invernizati a tutte
sue spese, importano L. 12.
Et per tanti spesi delli suoi per fattura di quattro rame de giglio di
seta, da metter sopra le dette portiere, a soldi 4 l'uno L. 0. 16.
Et per haver fatto far le bracciatele et ferri che sono andati di sopra
delli suddetti candellieri L. 0. 6.
Et per haver pagati ad un facchino ch' ha portato li quattro puttini
che sono sopra le portiere della suddetta Chiesa fino alla Beccaria nova alla
sua bottega, et tolti dalla detta et portati alla detta Chiesa L. 0. 6.
ro
In totale L. 203. 7. 2.
M. Gio. Battista Russelli addorator
Santa Maria del Salice, detta della Schiappa
Il Guarini e lo Scalabrini parlano di quest' oratorio sopra un fon
do dei monaci di san Giorgio , presso il Po ; in terreno schiappivo ,
a spese del Comune, che le fece erigere nel 1504 in seguito di gra
zia ricevuta da un villico nel 1502 ad intercessione di M. V., una
cui immagine stava appesa ad un salice ivi vegetante. Al tempo dello
Scalabrini ( 1773 ) suddetto vedeasi per anche il tempietto, che ora
più non esiste, nè saprei dire da qual tempo. Vi lavorarono di pit
ture Nicolò da Pisa, Fino Marsilj ( e non Francesco, come asserisce
lo Scalabrini), e Gabriele Bonaccioli detto Cabriletto, o Gabrieletto ; e le
relative partite furono riportate nelle note del Barruffaldi ( Vite dei
pittori, vol. II. pag. 563 ) come prese da copia per essersi dispersi i
Libri Giornali del Comune suddetto. Fortunatamente, fra i pochi fram
menti rimastivi, e tutti da me esaminati, rinvenni queste ed alcune
altre registrazioni, per le quali si possono rettificare alcune cose:
1504. A Bartolomeo de' Mambri merchadante de legnami, che ha dato
per solaro dell' oratorio del salice ecc.
1505. Oratorio de Madona dal Salice in la schiapa oltra Po dal Ponte
de san Zorzo, de dare ali infr. Prima L. 5 a M. Tientamente marangone
per comprar formajo per far colla per la seraglia ch'è dal altaro del
dicto oratorio ecc.
го
It. A M. Antonio da Mantoa murator p. sua mercede d'haver smaltado
(intonacato ) la tribuna de dicto oratorio eсс.
It. a Domenego daV. (forse da Verona) dicto da le Nappe per havere facto
e posto in opera a tute sue spese le cornixe cum le gozzole dentro del
oratorio sopra li duj ussi, l' uno verso l'arzene, e l'altro verso Po ( dunque
cra in golena ), et per doe altre poste sotto l'architravo de legno ecc.
It. pagate al fiolo de M. Bartol. d'Arzenta per la factura soa d'haver
facto et cusito il palio de raso a liste bianche et zale, per la tela per fo
derare dicto palio; et a M. Zampiedro sarto che li apicho la franza,
r
et il friso есс.
It. per lo pretio d' un frixeto ch'è posto al dicto palio sopra da la franza
coperto da Antonio de Thomaso merzaro dal saracino ecc.
Pel quale palio si trova pure notata un spesa di braza quatro et
uno terzo de raso biancho de squarzo , et braza quatro et uno octavo
de raso zalo , e vi concorse con parte del suo salario il giudice
d' Argine Rinaldo Cati.
19 Xbre 1505. Oratorio de nostra dona dal salice oltra Po dal Ponte de
san Zorzo in golena ( come già annotai ).
AM. Gabreleto bonazolo depiniore per tanti ricevuti in coluri et altre
cosse, computà certi dinari, et questo per depingere le asse dela seraglia
posta drieto l'altare, le finestre, li due banchiti, et spaliere, li due schabelli,
li dui asti, l'architravo suso el quale è il crucifixo in dicto oratorio, dele
40
41
quale dipinture non è facto merchato ; ma lire vinti vano a conto de dicta
depintura (1).
A M. Nicolò da Pisa depintore lire sei soldi sei denari sei, et smalto
per lire tre, et per fare li quattro evangelisti, et Lire 3: 6: 6: in tanti co
luri per fare li profeti in dicto oratorio ecc.
TO
A M. Fino di Marsilij on ( o- cioè) per nome de suoi heredi ( dunque
era morto) Lire nove, soldi tredece denari nove per resto de Lire 44: 15: 9 m.
detracto Lire due per el piacere che M. Pietro Antonio dal Melone ( cioè
Pietro Antonio da Pavia speziale all' insegna del Melone ) li fa, che erano
in tutto L. 46: 15: 9 m. Et questo per tanti coluri, oro, et altre robe de
sua bottega, che l' dito M. Piedro Antonio mostra per li soi libri haverli
dato da di primo de Octobre 1504 p. tutto dì 2 de aprile 1505 per depin
ger al dicto oratorio li capitelli delle colunne, architravo, friso ct cornise de
gesso che cinge a cerca a cerca ( tutt' intorno ) dicto oratorio dentrovia,
dele quali lire 44: 15: 9. dicti soi heredi ne haranno a render ragione de
trahendo quelo serà extimato dicta sua dipintura.
Visto per M. Bernardin ( Marsilij ) suo fratello, como appare suso dicta
scripta de mano de Ant. de' Silvestri.
Trovo pure che vi fu posto un sacerdote a custodia, come da
partita a favore di Don Piedro Iacomo Panizato Deputato alla cura
del dicto oratorio, et questo per la pisone dela casa dove lui sta presso
il dicto. Del 1521 a di 19di gennaro, Lodovico Zambardo, Antonio
de Chillo, e Benvenuto Struzzo, li primi due confratelli , e l'altro
massaro della compagnia detta di S. M. del Salice, di cappa bianca,
comprano legname per rinnovare il solaro della chiesa; ed un anno dopo
trovo indicata la Compagnia di batu virdi , che officiano al dicto ora
torio ( della schiappa), la quale fa costruire una bancha lunga, et uno
altarollo, et uno bancheto, e mezzo uscio suso il solaro del pezolo (pog
giolo, cioè la cantoria ) del dicto, dove stano li hoi ( uomini ) della
Compagnia a cantare. Io non saprei dare indizio se non dei Battuti
bianchi, che era una confraternita addetta ad un ospitale ora distrutto,
e dei Battuti neri, che era quella ora detta della Morte, compagnia
(1) Se il Bonaccioli qui apparisce quale un verniciatore, non è men vero ch' egli
non fosse un distinto artista, come lo comprovanole memorie di altre opere sue di
figura, eseguite eziandio nella nostra Cattedrale. D'altronde anche sugli scabelli e
banchetti , avrebbe potuto dipinger figure, od ornati, come veggiamo tuttora in pa
lazzi antichi egregiamente dipinte le travi, e le tavole che compongono i solaj, anche
con superbi ornati, rosoni , meandri ecc. Ma del Bonaccioli parlerò ancora nella
parte artistica.
--
42
che senza tal nome tuttora sussiste ; ma non mai dei Battuti verdi,
tanto più che abbiamo veduto che essi vestivano cappa bianca.
VI.
Cattedrale
Questo insigne monumento d'arte ben richiede ch' io ne faccia
un argomento a parte. Se non che io non voglio, nè potrei darne una
intera descrizione o storica od artistica ; nelle quali vie mi precedet
tero uomini capaci ed istruiti. E più d' ogni altro il cav. marchese
Ferdinando Canonici architetto, il quale ce ne diede un conciso bensi
ma giudizioso dettaglio ( Venezia tip. Gaspari 1845 in fol. mass. fig. ).
È mio divisamento di riportare la serie delle memorie, che mi accadde
di rinvenire su questo grandioso ed antico tempio, con ordine crono
logico, dividendo ben anche la serie stessa in diverse parti , affinchè
più chiare e più unite riescano le relative nozioni.
Memorie generali, ed antica disposizione interna
La Cattedrale di Ferrara è lavoro del secolo XII, e surse per cura
ed a spese di una sola potente famiglia, degli Adelardi. Sul merito
di quanto ancora ci rimane di antico, cioè la facciata, i fianchi ed
il campanile, puossi vedere la citata opera del march. Canonici. Che
poi una fabbrica si maestosa e colossale sia stata compiuta in un
solo biennio, io non azzarderei di crederlo al Guarini, quando ancora
intendesse dire del solo esterno, mentre per l'interno abbiamo fon
damento a ritenerne altrimenti. E cosi pure devesi pensare che dove
fosse consacrato nel 1135 convenga retrocederne l' incominciamento
a molti anni addietro : e questa forse potrebbe essere la più proba
bile opinione. Infatti se per una parte i versi leonini scolpiti sulla
facciata ci dicono struitur ( si costruisce) domus hæc, i versi a mosaico
esistenti un tempo nell' interno ci dicevano fo questo emplo a Zorzi
csecrato; nè si consacra un tempio se non sia portato a tale una
costruzione da potervi almeno celebrare i riti della chiesa. Un piccolo
disegno dell' interno a spaccato longitudinale conservollo il Borsetti,
che inciso lo riporto nella sua storia del Ginnasio; ed altrettanto
--
43
fece lo storico Frizzi nelle sue Memorie di Ferrara. Le cinque navi
erano distinte e separate da quaranta fra colonne e pilastri di cotto,
con basi e capitelli di marmo ; le volte a sesto acuto (1) ; la soffitta
armata di tavole di larice, a cassettoni dipinti di finissimo azzurro,
con stelle d'oro nel centro. L' arco soprastante al Sancta sanctorum
era coperto di musaico a colori su fondo d'oro, angeli e mezze fi
gure di profeti, e col cartellone portante que' versi italiani, sui quali
ebbesi tanto a scrivere da dottissime penne (2). Per entrare nel tem
pio era duopo discendere tre gradini, per cui le pioggie non di rado
ne allagarono la parte inferiore, come avvenne il 28 giugno 1550,
in cui galleggiarono per l'acqua le panche (Arch. com. lib. 20n. 1).
Alla superiore poi ascendevasi per nove gradini di marmo rosso, e
per altri cinque raggiungevasi l' altar maggiore. Questo era stato con
sacrato nel 1177, e del 1458 venne trasportato per oltre a due metri
più indietro. Nelle varie descrizioni, che si hanno di questo insigne
fabbricato, io penso che taluni sieno incorsi in qualche equivoco, ed
abbiano espresse opinioni forse non bastantemente appoggiate da fon
damento; nelle quali opinioni al certo io non azzarderei di convenire
ciecamente. Per esempio, io mi associo ad essi loro quando ci nar
rano che nella riforma del secolo XVIII non si usci dall' antico pe
rimetro , ma non cosi che non siasi rialzato il tetto se non nei tre
cappelloni : convengo che in detta riforma le parti principali coinci
dano ( in dimensioni di longitudine e di latitudine) coi solidi antichi,
manon cosi che questi vi siano stati poi entro concentrati e rinchiusi:
non cosi che le due estreme navate fossero piuttosto una serie di cap
pelle interne non formanti una nave aperta: non cosi che tutte fossero di
un' altezza medesima le navate laterali. Errore poi al certo si è quello
in cui cadde il fu ch. march. Amico Ricci nella sua storia dell' ar
chitettura , dicendo che del 1499 Biagio Rossetti dovè accorrere alla
costruzione del coro ; che del 1637 ' architetto Francesco Muzzarelli
( ch' egli scambiò con Mazzarelli ) presiedette al perfezionamento del
(1) Le gallerie soprastanti alle navate inferiori avranno servito alle donne , che
già è noto un tempo starsi nei Tempj separate dagli uomini, come tuttorasi pratica
in moltissimi luoghi della campagna : ma è certo altrettanto che andavano anche
nella chiesa, giacchè trovo nel 1430 una spesa per molte stuoje comprate dal sa
grista, onde possano sedere le donne che vanno alla predica in chiexia.
(2) Una testa di M. V., già nel sottarco sta entro una cornice nell'archivio ca
pitolare; un monogramma di Cristo è nel museo comunale.
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l' interna tribuna, e che poi ebbe gran parte nei lavori della nuova
costruzione. Vedremo a tempo e luogo di rettificare tali equivoci.
Trovo in una copia di antica cronaca (1) che del 1135 l'Adelardi,
sapiente in Aritmetica, Matematica, Geometria, ed Architettura cominciò
a fare una grandissima palificata in mezzo alla valle ch' è incontro a
san Romano, con grosse e longe rovere ben fitte giù in terra, et poi
fece fare certi grandissimi cassoni di asse grosse di rovere, et vi fece
metter su le dette palificate, et si cominciò a fondare il Domo, et poi
a tirar su la gran facciata, terminata prima ch' ei morisse; la quale
morte avvenne del 1146. La cronaca stessa ci aggiunge che nel 1222,
volendosi finire il Domo, i Ferraresi fecero condurre gran quantità di
pietre marmoree rosse, bianche e turchine, e cominciarono a selciarne
l'interno sotto la direzione dell Arch. M.º Tigrino, e non si terminò il
lavoro se non del 1290. Tali pietre non erano disegnate ad incavo
nel modo che poi ad uso di giganteschi nielli ebbe ad inventare, co
me asserisce Cesare Cantù, il senese Duccio Buoninsegna operante ,
al dire dell' ab. Zani, dal 1308 al 1349, ma formavano disegni sva
riati, ed in particalare alcuni circoli, il maggiore de' quali era presso
i gradini del Presbitero ; e siccome invalsa era la superstiziosa credenza
che orando in ginocchio entro di quello si acquistassero indulgenze,
cosi a togliere l' inconveniente ed i dissidii che ne nascevano fra
coloro che aspiravano ad occupare quel luogo, il vescovo Fontana
nel 1608 lo fece togliere dal pavimento. Vi allude il gran poeta Lodo
vico nell' atto quinto della Scolastica col verso
Ch' ho fatto troppo
a star sinora in circolo-, e nel quarto dei Suppositi coll' altro verso
...-o a le scuole il troveremo, o al circolo-.
Guardando alla disposizione delle antiche finestre e porte, di che
rimangono tuttora visibili le vestigia, sembra che di primo impianto
non vi fosse che il solo altare, che oggi chiamasi maggiore, ed an
ticamente sancta sanctorum, e ciò era conforme all' esempio delle altre
antiche cattedrali, e di quelle magnificentissime che vennero di poi.
(1) La copia è di mano dello Scalabrini, che non dice dove l'originale si trovi.
Ma un codice del Polistore ( parte inedita) , mss. originale presso mons. can. An
tonelli , già della Costabiliana , ove pervenne dalla Libreria Rangoni (del quale si
servi anche il Muratori ) dice Et essendo nel Papato Innocentio II, el Veschovato
fu translato e facto dove è al presente nel anno MCXXXV, benche dice questo es
sere stato più avanti. Questo Gulielmo de Marchesella fu homo molto devoto et
amatore delle Chiesie ecc.
45
Quando vi fossero posti gli altri, non si potrebbe stabilire con certez
za, ma egli è certo che anche nella nostra l'abuso fu spinto al se
gno di applicarne anche all' intorno delle colonne, o pile, come sap
piamo dalla determinazione presa ed eseguitasi dal vescovo nel 17
novembre 1590 di levare, come furono levati, questi ultimi, fra i
quali uno che portava la immagine dell' Annunciata , posto alla terza
colonna della nave mediana dalla parte destra per chi entrava dalla
porta maggiore. Il dipinto era sulla colonna stessa, e venne tolto se
gandone con destrezza la corrispondente testa di muro, ed incastrandola
in telaro di legno; fu portato processionalmente per le piazze, indi po
sto nella cappella donde s' era levato il Tabernacolo del SS. Sagra
mento. Si levarono anche gli altari tutti aderenti alle pareti laterali,
e si limitarono ad uno per ogni volta, adornandoli con quadri tolti
da quelli soppressi, riducendoli ad una eguale altezza e larghezza fra
loro, e ponendovi sopra ognuno le ombrelle di seta, e le balaustre di
nanzi sul piano. Si levarono eziandio i cassoni da morti che stavano
incastrati nell' alto delle stesse pareti ; e si levò il battesimo ( cioè il
battistero ) , che era sotto ' organo, collocandolo verso la porta di
Gorgadello ; e si levarono i due poggioli alle colonne presso i gradini
dell' altar maggiore, che servivano alla lettura ' uno dell' epistola,
I altro del Vangelo. Nel santuario era un Padre eterno, contornato
da angeli e profeti in rilievo : nell' anno 1454 si spesero soldi 38
per meter a oro uno profeta de preda cotta presso al tabernaculo
donde sta el corpo de Christo, da dredo al altar grando in Vescovado ;
e nel 1500 si lavorò al tabernaculo del Corpo de Christo intajado de
legnamo, grando, de uno Dio Padre, in el quale se mete dentro el ta
bernaculo picolo del Corpo de Christo.
E fu appunto in detto anno
1500 che si respinse indietro per una secondavolta l'altar maggiore,
e nel 28 novembre si pagarono denari a M. Gabriele di Frison taja
preda per lavorare li scalini de preda viva datorno al pavimento del
detto Altare (1).
(1) Molti di questi dettagli furono presi dalle memorie che ne lascio manoscritte
il can. Giuseppe Antenore Scalabrini, copiandole egli stesso o desumendole dai libri
o catasti antichi della Fabbrica del Veschovato; e ciò fu bene un' utile fatica, dac
chè poscia gli originali andarono purtroppo dispersi.
Statue di bronzo
Non per altro vengo tosto a parlare delle statue, sebbene facciano
parte delle opere d'arte, se non perchè i varii loro traslocamenti
hanno una stretta relazione coi cangiamenti interni, benchè parziali
del tempio. Ed anzi delle medesime, senza di ció, non farei neppur
cenno (essendomi proposto di raccontare il detto dagli altri solamente
per quanto rendasi necessario a rischiarare le cose nuove da esporsi),
giacchè ne scrisse, riportandone i documenti relativi, il mio cugino
ed amico Mons " Giuseppe Can. Antonelli (1). Invalsa era la opinione,
forse non del tutto sparita, che le statue dovessero adornare la parte
suprema del campanile; ma per chi anche per poco sia istruito nelle
regole d'arte, basterà a convincere del contrario l'osservare come
sia finito e perfettamente condotto il lavoro delle figure in ogni suo
più minuto luogo, persino nei ricami del piviale del Vescovo s. Maure
lio, e negli arabeschi ed ornati a basso rilievo della corazza del san
Giorgio; il che per certo l'artefice non avrebbe fatto, ben sicuro che
quelle provedi maestria sarebbero sparite per la lontananza e per
l' altezza dall' occhio d' ogni più veggente osservatore.
Le cinque statue, cioè il Crocifisso, M. Vergine, s. Giovanni, e li
Ss. protettori Giorgio e Maurelio, per lungo tempo attribuiti agli ar
tisti Antonio Marescotti, e Ippolito Bindelli, e da taluni anche ad
Alessandro Angeli, vennero fuse, le prime tre, da Nicolò e Giovanni
padre e figlio Baroncellidi Firenze, le altre due, dallo stesso Giovanni e
dal cognato Domenico Paris di Padova, genero del suddetto Nicolò. Que
sti fu chiamato Nicolò dal Cavallo per aver fuso anche la statua eque
1
stre del march. Nicolò Estense : il Paris, o Parixe, scolpi pure in
marmo due leoni per l'altar maggiore. Si collocarono le statue, cosi
dice mons. Antonelli, il 25 gennajo 1499 sopra un architrave posto da
vanti l'altar maggiore, che in sua origine era di legno, e che nel 1507 si
costrusse in marmo, sostenuto da arcate poggianti sopra colonne pari
menti di marmo. Fattesi nel secolo XVII alcune riparagioni e modifica
zioni nell' interno del maestoso tempio, e riducendosi l'altar maggiore
(1) Lettera dell'ab. Gius. Antonelli bibliot. di Ferrara al suo amico Michelangelo
Gualandi sopra le statue di bronzo esistenti nella Cattedrale di Ferrara
Bol. 1844
(estratta dalla 4ª serie delle Mem. originali Ital. di B. Arti Bol. 1843 sotto il n. 121).
46--
-47
alla romana, convenne rimuoverle, ed allora (1678) furono trasportate
dove ora sono ec. Veggiamo qualche partita riferibile a questi archi
e trasporti.
TO
1500. Spesa dell' Architrave che dovrà fare M. Pietro Martire , e ser
Bartolomeo di Cavalli da Verona, che tolsero a fare di compagnia dicto ar
chitravo quadro.
1506 21 Agosto. Lir dozento trentado soldi diesse de m. fa boni la
spesa del Architravo e questo si è per le soe manifatture de aver fato
dito architravo et lire cento oto soldi diesse de m. che sono la mità de lire
dosento disesete de m. che el primo mercha fatto con lui ( Crescentio ), et
con M. Piedro Martiro che tolsero prima a fare dito architravo quadro; ma
da poi fue deliberato de farge li volti et così fue fattomercha de fare li diti
volti con el dito M. Cresentio solo, in lir cento et vintiquatro de m. che
fano insieme L. 232. 10. 6 (1).
0
1507 9 Ag. Lir setanta de M. a MM. Crescimben, et a Lugi (Luigi) da
Ronchagallo dito tosin marangon per sua mercede de aver driza et tira suso
tute le prede de dito architravo, et le quatro figure e ' Christo, et per aver
tolto zoso li chiavoni, che soleva tener dite figure.
Da questa polizza si hanno gli artisti che scolpirono i marmi di
quell' architrave non eseguito quadro , ma sostenuto da arcate; mar
mi che ora compongono l'altare su cui signoreggiano i sculti bronzi.
È vero bensi che alcune cronache, descrivendo l'architrave sostenuto
da tre archi con quattro colonne scannellate, con balaustrata sopra
di colonette o balaustri di marmo con preziosi ornati, e con pietre di
porfido e di serpentino, invece del Cavalli a compagno di Pietro Mar
tire vi danno Ambrogio da Milano. Forse qualche circostanza può
aver fatto cangiare gli artisti : ma a fronte di un documento io non
oserei di opinarne diversamente se non quando ne apparisse uno
posteriore a modificazione del primo. Si disse che anteriormente al
1507 l'architrave fu di legno, e lo conferma la surriportata partita
del 1507. Soggiunge poi la pregevole cronaca dello Zerbinati che
anche prima del sostegno di legno, uno ve ne era di pietra-Dera
composto di due grandi chiavoni di larice, sotto il volto di mosaico ,
con asse a guisa di poggiolo, e vi furono messe per ordine del Duca
Ercole, perchè prima erano su con architrave de marmore tuffo (costoza)
denanzi al choro, passada la crozada del Vescovado nel corpo della
(1) Qui non bene s' intende come al Cavalli fosse sostituito quel Crescenzio;
la mancanza di ulteriori partite impediscono di averne la desiderata spiegazione.
1
--
48
Chiesa, el qual choro S. Signoria lo fece tor via, e fece fare la troina
de dreto al altar grande, molto grande, e fece principiare il choro in
tresiato con tre mude di scranne. Ma nota che la spesa della troina
fu fatta dal Comune di Ferrara che fu 58 mila lire (1). Una polemica
insorse sull' epoca del primo collocamento fra il Maresti Alfonso, ed
il Guarini, assegnandola questi al 1515, quello al 1400. Poco degni
di fede ambedue gli scrittori, sono ambedue incorsi in errori ed equi
voci, che qui non è luogo a discutere, o rettificare (2). Non potrebbesi
d' altronde suppor tanto probabile che incominciate quelle opere del
1450, ovvero del 1451, non fossero state compiute che assai tardi.
Ma v' ha di più ancora. Pare siavi stato ben lungo tempo sopra un
architrave eminente all' altar maggiore quel ven. Crocifisso di legno,
che ora pure si vede nel nuovo tempio, e che vorrebbesi intagliato
da M. Antonio da Ferrara nel 1387, e che ne fosse poi tolto nel
1453 per dar luogo a quello di bronzo, colle altre statue, portandolo
in sacristia, dove stette sino alla rinnovazione della chiesa. Che il
fiorentino Donatello Antonio abitante in Venezia, od in Padova, fosse
chiamato nel 1450 in Ferrara per operare le statue, si conosce in
dubitatamente dalla partita ( già pubblicata da mons. Antonelli ) di
pagamento fattogli nel 7 ottobre a compenso delle spese per tale sua
venuta, nella quale non rimaxeno de acchorde, per algune figure de
metallo ; che poi queste servir dovessero pel Duomo, risulta dal ve
ro
derne l' annotamento sui Libri della fabbrica del Vescovado. É curio
sa la coincidenza della ripetizione di questa partita nel 9 gennajo
del 1451 con l' andata del medesimo Donatello a Modena nello
stesso anno , là chiamato per farvi la statua di Borso d' Este ;
opera per la quale ebbe più volte degli acconti, ma che mai
esegui (3). Vedemmo già chi furono gli scultori delle nostre statue ,
e sappiamo dallo scritto Antonelli che Nicolò nel frattempo morì ;
che Isabella sua moglie continuò nel contratto a mezzo del fi
glio e del genero. Io poi nel 1454 6 settembre trovo altra partita
a favore di M. Bonsignore per tirare in ovra quattro figure di me
tallo; altra di Antonio da Verrara e Simon so cusino, magnani, che
lavorarono al Cristo de metallo ; altra di Iachomo de Riccobon per la
(1) La Troina è il catino del coro, e potrebbe forse prendersi anche pel coro stesso.
(2) Veggasi- Lettera Apologetica ecc. Ferrara, stamp. Cam. 1678 in 4.°
(3) Campori march.Giuseppe- Catalogo storico degli artisti italiani e stranieri
negli stati estensi
Modena 1855 in 8º a pag. 185.
--
49
croxe de ferro che sita sotto el metallo; altra di M.º Albertin da Mantova
( Rasconi ) tajapreda per sette pezzi di pietra viva lavorati ; altra di
Meo da Firenze garzon degli Eredi di Nicolò Baroncelli; e trovo che
le basi, le quali doveano essere pure di metallo, si fecero di pietra
Vexentina ( di Vicenza ) per opera dei maestri Giacomo di Lazaro da
Venezia, e Alvixe tajapreda, e che M.º Arduino da Baisio si era pro
ferto di fare quel lavoriero ; per cui si dovrebbe supporre che questi
lavorasse anche di pietra viva, ossia in marmo. Di Nicolò Baroncelli,
e dell'epoca e del luogo di sua morte parlerò altrove.
Pulpito e Battisteri
Il pulpito stava fra le duc colonne della quinta arcata a destra
per chi entrava nel tempio, come rilevasi anche dallo spaccato già
più sopra indicato: e la sua forma era appunto quella che corrisponde
alla descrizione lasciatane da una cronaca ora esistente presso mons.
can. Antonelli. Erigevasi nel 1515 tutto di marmi, sostenuto da quat
tro colonne , e sormontato da altrettante di color rosso , sulle quali
poggiava il baldacchino. Le immagini, gli ornati, le misteriose croci,
appartennero un tempo al più antico Ambone della stessa chiesa (1),
ossia luogo presso la navata maggiore assegnato al clero, che diviso
era dal popolo mediante un parapetto. Su quel pulpito predicarono
alcuni pontefici, ed altri molti personaggi ora canonicamente venerati
per la loro santità. Sotto eravi stato eretto un altare dedicato allo
Spirito Santo , e dotato nell' anno stesso da Baldassare Diani ; altare
sul quale, si dice, vi si collocassero quelle mezze figure di cotto rap
presentanti gli apostoli, attribuite alla mano di Alfonso Lombardi, tra
sportate nel 1596 presso la scala dell' organo, e che ora si veggono
in nicchie nella crociera presso la tribuna, dipinte improvidamente a
colori , e più improvidamente ornate di fimbrie ad oro. Non saprei
per altro spiegare come quelle statue potessero capir tutte in luogo
si ristretto ed aperto, e starvi sino a quando, come pure si asserisce,
in detto anno 1596 venne il pensiero al vescovo mons. Fontana di
(1) Infatti que' marmi, che costituivano le luci del pulpito, appartenenti un tempo
all' ambone della tribuna, sono antichissimi, ed attribuibili al secolo XIV, due de' quali
si possono vedere, benchè logorati dai passaggieri, nel pavimento dell' atrio attuale, un
altro nell'atrio interno della Università, e quello del mezzo nella biblioteca capitolare.
4
toglierle di colà (1). Ivi avea il Garofalo dipinta , nella volta fattavi
per l'altare , l'immagine di santa Ifigenia, pittura che andò perduta
nella riedificazione interna del secolo XVIII.
Due furono un tempo i battisteri nella Cattedrale: il maggiore ,
già sotto il primo arco della grande navata presso la porta detta
dello staro, nel 1504 venne traslocato al quarto sotto l'organo, e di
là pure nel 1591, ovvero 1596, per volere del vescovo soprannominato,
venne tolto e posto all' ultimo arco della nave inferiore, verso la
porta dal lato settentrionale, cioè di Gorgadello, apponendovisi attorno
i cancelli di ferro , sino a che nel 1680 il vescovo card. Cerri lo fe'
porre dal lato meridionale, ove trovasi anche attualmente, benchè se
parato dal tempio , per esservisi nella riedificazione anteposto l'atrio.
Per far luogo a tale collocamento, venne di là tolta la tomba di Bo
nalberto de Bonfado canonico e dottore di decreti , ferrarese , morto
nel 1345, e deposto in cassa di marmo bianco sorretta da quattro
colonne, e portante scolpita l'immagine di lui che leggeva in catte
dra a' suoi scolari ad udirlo intenti. Questo monumento rimase per
duto lungo tempo, e solo da pochi anni si rinvenne in uno de' ma
gazzini della Certosa, ora comunale Cimitero, e per cura dell' architetto
direttore sig. march. Canonici cav. Ferdinando fu esposto nuovamente
al pubblico in quel pio stabilimento.
Il battistero è di forma esagona di un solo pezzo di marmo, con
espressavi a scultura la insegna del rev. Capitolo. Nel coperchio stava
il Salvatore con libro aperto, ed in atto di benedire colla destra; ma
ne fu tolto , e rimpiazzato da una cupola di legno di noce, con in
tarsiature del M. Giovanni Benetti alias Moretti marangone ferrarese,
detto Moreto : ciò avvenne dell' anno 1735 , in cui si cominciò ad
usare giornalmente di questo maggiore battistero, che prima era ri
servato al battesimo per immersione, misurando una larghezza di me
tri 2. 40, ed un' altezza di centimetri 80, capace perciò di quaranta
some di acqua, cioè venti mastelli ferraresi, equivalenti a più di un
dici ettolitri. E che sia ciò vero, a persuaderne ancora chi non voglia
o non possa verificarlo, arreco le seguenti testimonianze :
Spese della fabbrica ( del vescovado )
1413 Aple. Spesi ecc. ad faciendum implere baptismum magnum, quia
padus est turbidus, de aqua cisterne dni Marchionis Estensis.
(1) Quei busti furono venduti dall' ab. Canonici al card. Riminaldi nostro con
cittadino, e da esso generosamente ridonati alla Cattedrale.
50
51
1547 Aple. Spexi pel montare de some quaranta d'aqua, fate portare
nel baptesmo grande, a dinari quattro la soma, a Paolo asinaro aquarolo.
1630. All' asinaro L. 4 per haver empiuto il Battesimo di acqua del Po.
Dei quali asinari sia per trasporto di acque, sia per ogni altra
sorta di generi, si trovano memorie sino dal principiodel secolo XIV,
e leggi statutarie nel susseguente XV.
L' altro battistero stava in vicinanza alla porta detta dei mesi, e
serviva al quotidiano battesimo dei fanciulli. Era una ristretta conca,
e perciò chiamato il piccolo , come segue :
1416Luglio: per impire el batesimo pizolo de ' aqua della cisterna del
Marchexe como (con) i purtaduri ecc.
Il qual recipiente forse andò
perduto allorquando si adottò l'uso del grande come già vedemmo.
Alcuni oggetti di Belle Arti
Colla riedificazione sparirono molti monumenti d'arte, primo fra
quali era il mosaico sotto l'archivolto della tribuna, col cartellone di
che feci parola.
1400. Si cominciò a fabbricare la gran croce di legno da porsi
in majori ecclesia, opus ingens et mirabilis artificii , que in loco servo
rum laborata, et costructa fuit, quia eum locum sibi comodum artifices
elegerunt (1).
0
1407. M. Michele dai Carri figlio di M.º Iacopo, con rogito di
Domenico Bernardi del 27 gennajo, assume di dipingere la cappella
dotata dalla famiglia Silvestri. Parlarono di questo pittore l'ab. Cit
tadella, ed il Boschini annotatore del Baruffaldi (2), che ci fa sapere
come lo Scalabrini abbiaci lasciato copia di tale atto, in cui si fa
cenno delle figure, che doveano adornare quel luogo, ma che forse
ignorò come tuttora se ne conservi l' originale nell' archivio notarile.
Il carattere ne è quasi inintelligibile , anche per corrosioni causatevi
dal tempo : vi si rilevano però chiaramente- pingere omnibus suis
expensis unam chapellam cum illis figuris que designate, sunt per pre
dictum ( Michele dai Carri ) in uno folio charte exibito cum omnibus
infr. videlicet a latere Virginis Mariæ duos Sanctos ecc; poi seguono
altre parole sbiadite.
(1) Prisciano, ed Equicola.
(2) Baruffaldi, Vite de' pittori ecc. To. II, p. 554, dove si additano anchele figure.
--
52
1409 6 maggio- Item expendi guos habuit Magister Georgius pi
ctor pro reparatione ciriati novi quod fractum fuit, et pro deaurea
tura ecc: la cassa poi dove teneasi custodito il cereo fu dipinta da
M. Andrea da Vicenza pittore, come da polizza di fattogli pagamento
nel 19 febbrajo 1438.
го
1450. 23 Febb. A M. Michele Ongaro depintore per manifattura oro e
cholurj per depingere et mettere de oro uno Propheta de preda como (con)
el tabernaculo donde sta el Corpo del Christo ecc.
1450. 23. Febb.
Item L. 4: 10. m. per soa manifattura oro cholurj
e vernise liquida a depinzere etc. como el tabernaculo che se rupe nel far
figure e meter de oro el coverchio de legno del batizimo pizolo (piccolo),
el quale Propheta de pietra cotta era stato donato a Vincenzo de Sardi fabri
ciere, che lo donò per amore de Dio al Vescovado.
го
1452. 19. Lujo. A M. Zohanne depintore (forse ilBianchini) per parte
de pagamento di le depinture che esso lavora a la Cappella de S. Maurelio.
Го
1456. 21. Agosto- A M." Bartolomeo dito Meo da Firenze tajapreda
per conto dell' altar grando et l'arca mossa da logo a logo, per prede vive
lavorade; col qual Meo lavoravano gli altri scarpellini M. Battista, M. Piero
da Lugano, M. Iacomo da Ferrara, M." Zoanne Batista, e M. Nicolò
d' Antonio (1).
ro
ro
1456. 11. Sett. A M. Francesco del Cossa depintore L. 3: 5: per
soa manifattura e soi choluri a depingere intorno intorno l'altar grande
del Vescovado nostro de Ferrara, in lo quale si è da lado (dalla parte)
denanci tre mezze figure de pietra, e resto tuto fato a marmori in cam
pi, d' achordo co M. Christofano del Cossa so padre-del quale Fran
cesco, e di Cristoforo suo padre ha fatto cenno il ch. co. Laderchi
nella sua Pittura ferrarese.
1499.8 Zugno. Spexi ecc. per far uno pe' ( piede o base ) de uno
zocho ( forse di legno ) a uno dio padre intajado , per meter dentro
el sagramento del Corpo de Christo
dal che si vede che tale figura
dell' Eterno Padre serviva di tabernacolo.
1456. Sotto l'altar maggiore fu posto un mortorio del Salvatore,
con varie figure pressochè al naturale , opera in terra cotta dello
scultore , figulino , e maestro di getto Lodovico Castellani ; mortorio,
che nel 1506 fu di colà levato e posto sotto l'arca di papa Urba
no III , donde pure fu tolto per ordine del vescovo nel 1596 , per
(1) L'arca era quella del pontefice Urbano III morto in Ferrara , come si ve
drà più innanzi.
--
53
collocarlo presso la scala del coro dei musici contro I organo. Igno
rasi quando passasse ( forse all' epoca della riedificazione del secolo
XVIII) nella chiesa interna delle monache di s. Antonio abate in Pole
sine, come già indicai, ove oggi giorno pure si trova. Io lo vidi nel
l'ottobre dello scorso anno 1862; e parmi non possa mettersi al con
fronto di quello che abbiamo in S. M. della Rosa, il quale, per quanto
siasi ammanierato, ci presenta la massima espressione.
1488. Anche le pitture in vetro , al pari delle altre più antiche
chiese, non mancarono alla nostra , dacchè vediamo pagamento nel
16 aprile a Maestro Zoane Grasso fenestraro per conzadura de uno
quadro de una de le finestre de la troina (tribuna, o coro), nel qual
quadro è uno San Zorzi a chavallo, el qual quadro cascho zosso (giù)
e fora de li piombi per esser frusti diti piombi. El fu bisogno de ra
chonzar el dito San Zorzi , e dito quadro dove lera roto et guasto li
piombi et el vedro et etiam messe alchuni occhi de vedro grandi che
era roti.
Sembra risultare da questa partita che, fra i metodi usati
per le finestre colorate, si trattasse qui di quello detto di colorazione
in massa, unendosi poi li pezzetti od occhi a modo di disegno e figure.
1492 6 Zugno. Spexa de uuo baston intajado, e per farlo dorar,
per portar de cho del dito baston el tabernaculo, quando se va in
proccession , intajado dal M. intarsiador che sta in suso la via dei
Sabioni. Dunque allora nelle processioni non doveasi usare l' ostensorio,
se questo tabernacolo, che doveva essere ben piccolo, conteneva il
SS. Sacramento, e portavasi a capo di un bastone.
1492. Quel Bongiovanni pittore, che avea fatta la tavola all' alta
re detto degli Apostoli, nel dicontro anno adorna il poggio dell' organo.
Desso è il Bongiovanni Geminiano, del quale si parlò accennando a
pitture nella chiesa di s. Giacomo (1).
1500. 24. Decembrio. A M. Morellio depintor del edifitio se fato per
tegnir insuso lo altar grando per meter suso anzoli et altri adornamenti et
arzenti, quando se adopera el dito altare, che depinse in modo de intarsiatura.
1500. 28. Novembrio
A M. Chabriel de Frison tajapreda, et
suoi lavoranti, in do fiade ( volte ) , i quali hano lavorado piedi 35
de schalini de preda viva in più pezzi, i quali sono andadi datorno in
le scalinade del pavimento delo altar grando, i quali feze bisogno de
(1) Vedesi come non possa questo Bongiovanni confondersi coll' altro pittore, che
vivea sul finire del secolo XVI, come apparirà fra poco.
--
54
farli lavorar, et voltar de sopra, perchè era guasti et sbusadi per la
seraja ( balaustrata ) ch' era prima atorno Sanctasanctorum ecc., nella
quale stavano portelle di legno intagliate, come più sotto.
r
ro
1508. Fabrica ecc. Lire 40 de m. ( marchesane ), per lei se fano
bone a Mistro Cabriele Bonazolo depintore, per havere fato depingere
(s' intende la fabbrica a mezzo del Bonaccioli ) el sopra coperto ( del
l'altar grande ), e atorno ' organo, e stimadi per M. Domenego Pa
neto, e M. Barlolomeo da Veniesa ( Venezia), e M. Lugo ( Lodovico )
Mazolin depinturi. Questa partita venne riportata nelle note al Baruf
faldi ( Tom. II p. 564 ), e non pertanto io pure l'ho qui ripetuta,
perchè ben conoscendosi quanto sieno distinti li due nostri pittori
Panetti, e Mazzolini, è forza indurne a conseguenza che distintissimo
fosse pure quel Bartolomeo da Venezia, che troveremo anche in altro
luogo , se associavasi ad uomini di tanta fama pittorica , e distin
tissimo fosse pure il nostro Bonaccioli , se a stimare le opere sue
furono destinati que' tre valenti artisti. Non rimane ora dei succitati
lavori che il solo simbolo capitolare sotto la volta che unisce la tri
buna al coro.
1531. Un rogito di Nicolò Lavezzolo, in data del 12 agosto, parla
di una porta ad intagli presso il maggior altare
Providus vir
Ludovicus fil. q. Bartoli de Nozis de brixia incisor lignaminum habi
tator ferr. in contracta S. Gregorii ecc. si obbliga facere, construere et
fabricare portas ligneas ad portam altaris magni Episcopatus ferrariæ
ad columnas noviter ante circum dicti altaris constructas, et ad portam
de medio , de ligno nucis, et insignitam in omnibus juxta formam, et
signa, quod (sic) ipse Mag" Ludovicus fabricavit et tradidit Pompeo Cico
gnariæ Massario sacristiæ..... in cujus medietate dictæ portæ est imago
S. Georgii, et in altra dimidia est figura S. Maurelii, et hoc per totum
festum S. Michælis ecc. e tutto questo per cinquanta lire marchesane.
1550. Pagamento fatto ai Maestri Leo Chiozza, e Baptista Carrara,
per doratura dell' Anchona del sudario della Quadragesima.
1575. 15 9bre. Molto magn. Vincenzo mio come fratello honorando.
Sarete contento pagar a M. Hieron. di Bonzannj depintor (1) Lire diece de m.
et questi a bon conto della sua manifatura che se le promesso d' adorar la
anchona della capella da farsi in domo secondo lo hordine della già magn.
(1) Non può confondersi con Girolamo figlio del pittore Bongiovanni ( vedi alla
2ª parte, art. Pittori ).
--
55
S. Marg. Gillina nel suo ultimo testamento rogato per M. Lucha Zanin no
daro publico ferr. al tempo che in quello se contiene etc.
stoforo Costantini.
T. V. Chri
E più sareti ancho contento di pagar a M. Raynaldo
d' Costabilli depintor lir diece de m. a bon conto de suo haver per dipenger
la ditta ancona a dì et mill. soprascritto. — Item Christ. mano propria.
1575. 10. Xbre- Mag. M. Vincenzo mio etc.
Saretti contento pa
gar a M. Bernardin Corezolla intagliador lire vinte de m. et questi sono per
sua mercede et opra d'haver fatto de sua robba una cassa d' anchona da
metter all' altar in domo secondo l'ordine della gia magn. S. Margaritta
Gellina etc. Christoforo Costantini (1).
1691. 28. Sett. per tanti dati a Marco Masolli Artefice del paglio di
Scajola per l'altar maggiore , per resto e saldo della sua fattura , e roba ,
come dalle Scritture , Scudi 18 ; e per comprar materia per fare il paglio
all' altare del Crocefisso da basso Scudi uno e baj. venti.
t
Nel secolo decimosettimo, e nel susseguente, si ebbe a vedere una
specie di mania per imbiancare e coprire di calce i luoghi che si
trovavano coperti, per cura degli avi nostri, di pitture classiche e pre
ziose. Ferrara nelle sale di Schifanoja, e nella Cattedrale ; Bologna in
s. Petronio , e tante altre città ebbero a deplorare siffatto vandalismo.
Nel nostro insigne tempio, fra le altre pitture che furono coperte, ve
devasi rimpetto al pilastro, dov' era M. V. detta della colonna, un gi
gantesco San Cristoforo di mano antichissima. Bisogna ben confessare
che la rappresentanza di questo santo sotto le forme di gigante va
lesse ad esprimere qualche cosa più di una semplice immagine di uno
fra gl' infiniti campioni della cattolica Chiesa, se tutti gli antichi tem
pli andavano a gara per avervelo dipinto nelle più ample dimensioni.
Quello di san Petronio di Bologna l' abbiamo veduto scoperto pochi
anni or sono, e con dispiacere lo vedemmo pur anche ricoperto per
ordine di que' fabricieri, contro il parere di ogni persona dell' arte.
Il P. Daniele Mazachera dei baroni di Castel Garagnone in regno di
Napoli, professo Certosino in Ferrara, stampò coi tipi del Valvasense
di Venezia nel 1763 un' operetta sulla figura gigantesca di san Cri
stoforo ; ma non mi fu datodi rinvenirla, per farne lettura.
Restami a dire dell' arca di Urbano III pontefice morto in Fer
rara nel 1187, e tumulato dietro all'altar maggiore nella tribuna.
Gli storici Frizzi e can. Manini ci narrano (2) che nel 1305 gli si
0
(1) Il Vincenzo è Ruggieri banchiere ferrarese. Li due documenti originali stan
no presso di me.
(2) Frizzi. Memorie per la Storia di Ferrara, To. II pag. 283 ; e Manini, Com
pendio ecc. To. II pag. 69.
56
eresse onorevole mausoleo, coll' innalzare la sua tomba sopra quattro
colonne di marmo rosso, presso quello stesso altare dal lato del van
gelo , e che vi fu incisa a caratteri d'oro un'iscrizione , la quale
porta l'epoca del 1185 invece del 1187, attribuendone il primo d'es
si lo sbaglio alla distanza di tempo in cui fu eseguita. Ottima è que
sta induzione ; ma essa ben maggior forza viene ad acquistare col
rilevarsi dalla seguente partita che quelle colonne vennero eseguite
soltanto nel 1458. Siccome però vuolsi che un monumento fossevi
eretto dal nostro vescovo Guido II dal Cappello de' Conti di Montebel
lo, eletto nel 1304, e morto nel 1332, cosi a conciliare l'asserzione
degli storici nostri coi documenti , ai quali non puossi contraddire ,
conviene assolutamente ritenere che l'arca fosse bensi collocata al
d.º luogo nel 1305 , ma che poi a renderla maggiormente magnifica
ed onorevole si ponesse nel 1458 sopra le colonne di che fanno
cenno il Frizzi ed il Manini. Ed infatti vedremo nei documenti stessi
dirsi dell' arca come di cosa già esistente.
1458. M. Paullo de Lucha da Firenze tajapreda de haver L. 49. 14 m.
per le sottoscrite ovre per lui date, soi mistri e garzoni, comenzando a di
11 de febraro p. p. per tutto di soprad. a tajare de nostre prede marmore
rosse quatro cholone, quatro basse ( basi ) e quatro chapiteli , e lavorarli
de tutto punto per meter soto l'archa de Papa Urbano III ch'è driedo
l'altar grando in vescovado, zoè :
Al d. M. Paullo ovre sessanta a soldi 11 per ovra sono L. 33.
AM. Stoldo da firenza lire 10.8 per ovre 26.
AM. Bartholomeo de Biaxio da fiorenza ovre otto a soldi otto L. 5. 4.
AM. Batista da Como ovre 4 a soldi 8 L. 1. 12.
AAntonio de Domenego de Como garzon ovre 5 a soldi 6 L. 1. 60.
Sembra pure che la prima iscrizione fosse a caratteri gotici o se
migotici quali usavansi appunto nel secolo XIV, giacchè si ha me
moria nei libri della fabbrica che furono cambiati in caratteri antichi,
intendendosi allora per tali i caratteri romani.
1460 Ottobre
A Sandro de Bartholo da Fiorenza per fare
le litere suxo ľ archa del Papa Urbano de driedo ľaltar grando in
rescovado con una mitria papale, et uno chrivelo-, essendo questo
la impresa parlante della famiglia del Pontefice, ch' era dei Crivelli.
1461. 50Aple- A M. Malatestadepintore per oro e mordente, etma
nifattura, messo alla mitria del Papa Urbano etc. soldi 15 m.
In questo articolo si nominarono molti artisti per nome soltanto.
Dialcuni troveremo i cognomi e qualche cenno alla parte che tratta
--
57
di belle arti : degli altri, intorno ai quali ciò non avvenga, ritengasi
che invano si cercò memoria di loro.
Coro e Stalli Sacristie- Canonica
Il coro che vedesi attualmente venne fabbricato, sopra disegno
di Biagio Rossetti, sul finire del secolo XV; ma è certo che altro
eravene anteriormente, come ce ne chiarisce il Chronicon Estense ri
portato dal Muratori, dove dicesi 1341 His diebus completa fuit Truyna
Episcopatus S. Georgü de Ferraria ecc., la quale Troina era forse di
diversa forma, sempre però la parte conterminante la nave maggiore (1).
Si cominciò ad armare
Si ha dalle cronache--
1498. 13 Marzo
il Veschovado verso Gorgadello per far la cuba alla crosara di megio
(mezzo)
26 maggio. Si cominciano le fondamenta della Troina
nova ecc.
Non si vede quando fosse compiuto, ma certamente in
un biennnio, perchè aggiungesi dalla cronaca stessa- 1500 al ma
stro Marangone per haver fatto telari sedese de aresso (larice) grandi a
tutte le finestre de la troina nova, et cioè diesse ( dieci ) alle prime finestre
detorno intorno a d.ª troina, e alle siè finestre de sopra a d.ª troina-;
per cui risulta che le aperture, onde darvi luce, erano sedici , tutte
di una forma oblunga, coll'arco a pieno sesto. Le dieci detorno intorno
alla troina sono quelle, sei delle quali illuminano attualmente, e stan
no al basso nel semicircolo dell' absida.; le quattro chiuse nel 1507
( come dice lo stesso libro della Fabbrica ) erano sulla stessa oriz
zontale nelle due linee di allungamento, e se ne vedono tuttora ester
namente le tracce; le altre siè ( sei ) de sopra stanno aperte supe
riormente al cornicione delle due pareti che uniscono la tribuna al
coro. Gli stucchi a rilievo sul fondo in oro, coi quattro Evangelisti ,
e li due Ss. Protettori, diconsi eseguiti nel 1583 da un Agostino Rossi,
con direzione dell'architetto Alberto Schiatti, e le dorature degli stucchi
e dell' arco conterminante il semicircolo sono del pittore Paolo Mon
ferrato, e di Giulio Bongiovanni. Non si vorrà dubitare di questa me
(1) Questo passo è riportato dal Ducange , il quale , al pari del Frizzi , sta in
dubbio sul vero significato della parola Truyna , dicendo in modo interrogativo
Truyna, an struina, idest ædificium? Io trovo che equivale a Cuba, ossia extrema
pars navis , che anticamente formava l'estremo della tribuna, e che ora è il coro
conterminante a semicircolo , detto absida , come ancora si conferma colla par
tita che segue nel testo.
--
58
moria: ma faduopo almeno di convenire che in queste sculture non
fosse occupato il solo Rossi, giacchè diversamente apparisce da polizza,
che io conservo in originale- Molto mag. s. Vincenzo Ruggieri ban
chiero. V. S. sarà contenta dar a M. Vincenzo Bagnoli scultore li
ro
го
re 26 m. che sono a bon conto dell'opera del coro, che fa nel nostro
Duomo. Don Leonnello Bagarotti, a di 24 settembre 1584.
Gli stalli pel coro , e la cattedra vescovile, sono eccellenti opere
d' intaglio e di tarsia, framezzo alle quali si veggono il diamante di
Ercole , la granata di Alfonso , ed altre imprese di casa d' Este. Gli
artisti che vi lavorarono, la descrizione dei lavori, e l'epoche in cui
furono eseguiti , possono ben vedersi negli scritti che furono in tale
argomento stampati (1). E per dirne brevi parole , è a sapersi che
Bernardino Canozio detto anche Bernardino da Venezia ( di famiglia
Genesini da Rovigo ) intraprese l'opera nel 1501 , ovvero nel 1502 ,
ed ebbe a compagni Pietro Rizzardo detto dalle Lanze (2), e Bastiano
Rigone marangoni ; che dopo alcuni anni pare fosse dato l' incarico
principale al Rizzardo , che si obbligava dare il lavoro compiuto en
tro il 1520; che Bernardino Canozio mori ( dopo stipulatosi col Riz
zardo un rogito del 1519, come crede il Caffi), e si aggiunse a
collaboratore un M. Angelo q. M. Cristoforo Discaccia da Cremona;
che indoratori furono Alberto dalla Mirandola , e Baldassare della
Viola; che il lavoro degli stalli, come pure confermano le cronache,
non fini che del 1525; che la cattedra vescovile, dopo due anni di
lavoro, fu innalzata nel di 24 agosto 1534 ; che ne furono intagliatori
Angelo Luchino, e Lodovico da Brescia, dei quali null' altro si cono
sce che il nome; che prima del 1850 si trattò con Antonio Bonadè
Piacentino abitante in Bologna , e col ferrarese Giovanni Tellini , per
ro
(1) Dei lavori d' intaglio in legname, e di tarsia pittorica nel coro della Cat
tedrale di Ferrara : Lettera di Michele Caffi a Gius. Campori, estr. dall' Indiea
tore Modenese n. 11 e 12 ( 1851 ) ; il quale ch. Caffi detto anche sullo stesso argo
mento un articolo nella Gazzetta di Ferrara n. 83 del 17 ottobre 1851.
pubblicai alcune polizze a ciò relative nel mio libretto
Io pure
Storia patria; Docu
menti, ed illustrazioni riguardanti le B. Arti in Ferrara, ivi Bresciani 1852.
Un ottimo disegno della cattedra vescovile sta nell'Album Estense, Ferrara 1859 in
fol. a pag. 54.--
Dei Canozj a lungo è scritto nell' opera del fu P. Bern. Gonzati
M. C.; La Basilica di s. Antonio in Padova ecc. Ivi, Ant. Bianchi 1852 in 4º
vol. 2 con disegni.
(2) Il Rizzardo dicesi nativo di Massa, ed era cittadino ferrarese , avente stanza
c lavoro nella parrocchia di s. Maria delle Bocche.
--
59
restaurar le tarsie, senza che poi ciò avesse effetto. Ma siccome qui
non tutto si comprende ciò che rilevai dalle partite dei Libri della
fabbrica ( sebbene conservatici solo in copia), cosi aggiungerò cose
che serviranno a rettificare alcuni equivoci, ed a farci conoscere altri
artisti, che concorsero alle opere suddette. E in primo luogo esprimerò
un dubbio se veramente il Rizzardo ed il Rigone fossero maestri di
tarsia, e di prospectiva, o non piuttosto marangoni, ed anche intagliatori;
perchè nelle tante partite non fu loro mai attribuita detta qualifica.
Perciò inclino a credere che avessero tutti insieme stabilito il contratto,
che più tardi abbia potuto il Rizzardi assumerne la responsabilità da
se solo, ma che abbiano lavorato insieme soltanto nella costruzione de
gli stalli e negl' intagli degli ornati, lasciando al Canozio l' esecuzio
ro
ro
ne delle prospettive. Domanderò poi dove sia stato Bernardino Canozio
per tanti anni, cioè sino al 1519 ? Bisogna por mente che del 1507
doveva giá esser morto se non più compariscono pagamenti a lui ,
ma invece a suo figlio Daniele, come dalle partite, che in altro scrit
to io pubblicai , dove dicesi al detto anno 1507, a M. Daniele che
fu de M. Bernardino, seguendosi poi a dirlo M. Daniele da Landi
nara, e Mastro d' intarsia et de prospective agli anni 1509, 1512 e
1513. Potrei dubitare ancora se quel Rizzardi ( od anche Riccardi )
fosse figlio di un Rizzardo, e portasse il cognome Dalle Lanze; e ciò
tanto perchè ai cognomi premettevasi ben di frequente il di, o de,
per cui non sempre volle questa particella riferirsi alla paternità ,
quanto per la speciale circostanza che dalle Lanze avrebbe potuto
aggiungersi al suo cognome Rizzardi per appartenere alle Lance Du
cali , come ai Cavalleggieri appartenne il francese Angelo Luchino ,
che uno fu degl' intagliatori della Cattedra vescovile. Aggiungerò poi
го
che nel 1525, terminati gli stalli, come si disse , li MM. Stefano e
Francesco Gandolfi nel di 30 giugno ne fanno il luodo per il lavoro de
M. Piedro de Richardo ( il che maggiormente convalida la mia opi
nione che separate fossero le sue incombenze da quelle del Ca
nozio ), e gli si trattennero lire due per ogni sedia, per non avervi
fatto le cime, come ne avea sino dal 1501 assunta la obbligazione.
Anche nel coro vecchio esistevano sedili, narrandoci la cronaca come,
parimentato il nuovo nel 1507 , vi fossero posti i sedili vecchi. Sino
dal 1455 erano state poste ai lati dell' altar grande doe scrane, ' una
per messer lo Vescovo, ' altra per to Signore Nostro, quando veneno
alla messa, o veramente altri prelati et segnuri ecc.: ma ciò che pia
--
60
cemi di considerare si è il progetto del 1456 , donde si ricava come
i più vecchi de' Canozj avessero avuto l'incarico di prestarsi essi
pure a lavorare nella Cattedrale. Forse furono Lorenzo , e Cristoforo
padre del Bernardino più sopra menzionato (1).
1456. 3. Sett. Per spexe menude soldi 2: 6: per quatro foi de carta real
per un designo che fa li Maestri da Lendinara per le banche che se vol fare
da l'altaro grande.
1456. 22. Sett. Denari quattro per un fojo de carta reale per uno desi
gno che M. Michielle Ongaro depintore fa per le banche del' altaro grande.
Adare compiuta la quale nota di spese minute trascriverò ezian
dio la seguente :
1456. 22. Sett. Soldi 5. per una balanza de ramo sotto la lampada azoe
( acciocchè ) l'olio che nesse ( ne esce ) zoe goze ( cioè goccie ) d'olio non
machia li pani de done et homeni che vano a baxare la croxe de la scrana.
Per compiere la nota dei lavori al coro anteriori al rimoderna
mento del Tempio, aggiungo, che nel 1637 il card. vescovo Magalotti
fece alzare due cantorie di noce, con alcuni armadj sotto le medesime,
per uso del coro, e pei libri, per opera di Agostino Evangelisti, e Gio.
Basilio suo figliuolo, di Ripatransone, maestri di legname, che fecero
anche le due sedi confessionali del vescovo, e del penitenziere (2); come
finalmente nel 25 novembre 1691 si pagarono alcune lire a Pietro
Berti intarsiatore, per levare cornici ed ornamenti all' armadio delle
reliquie, e ridurlo in due parti movibili.
Il celebre Giudizio nella volta od absida del coro, fattovi dal no
stro Sebastiano Filippi detto Bastianino , dopo che a Roma ebbe ve
duto quello del Buonarroti, fu pattuito con rogito del 12 Ottobre 1577,
col quale si obbliga il pittore di eseguirlo in tre anni a fresco et a
secco a tutte sue spese di colori, come di fattura, per scudi trecento
d' oro. Io non saprei spiegare come il Baruffaldi dopo aver parlato ,
nella vita del Filippi, di questo contratto per tre anni, soggiunga poi
« nei sette anni del lavoro ecc. » , narrandoci che ne avea chiesta una
(1) Un Lorenzo Canozj fu tipografo, e stampò in Padova alcune opere di Aristo
tile nel 1473. Forse fu della stessa famiglia, e forse lo stesso intarsiatore; sebbene
anche nei libri stampati s'intitoli Canozio , e non Genesino ( vero cognome ). Tale
si è pure la opinione del P. Gonzati ( Basil. di s. Ant. ), che cosi si esprime : per
cui si direbbe che per qualche tempo attendesse eziandio alla tipografia.
(2) Una di queste sedi confessionali esiste tuttora, benchè non se ne faccia uso,
e vedesi nel fianco della crociera superiore dal lato del vangelo.
--
61
proroga, e che il lavoro venne scoperto soltanto nel 1584, dopo tol
tane l' armatura. Io convengo pienamente seco lui che l' armatura
fosse disfatta in detto anno, perchè già vedemmo una polizza di pa-.
gamento al Bagnoli scultore per gli stucchi nel coro ; ma fu solo in
causa di questi stucchi che venne ritardata la scopritura della volta :
ed il Baruffaldi, cui forse non fu nota questa circostanza, procurò di
rinvenirne un' altra nel maggior tempo impiegato; cosa non tanto im
probabile , se non vi fossero prove in contrario. Bastianino ebbe il
saldo dell' opera sua nel 1581 in seguito di liquidazione de' suoi conti.
Libro della fabbrica fol. 69: 1581. Bastiano di Filippi pitore de havere
Lire 72 5 m. per resto de schudi trecento d'oro, che fanno Lire 1170
m. a conto delle quali egli ha avuto in più volte per tutto l'anno 1580
Lire 445 m. como apare per uno scritto e ricevute di sua mano in
esso , et ciò per integro pagamento della pittura ch' egli si è obbligato
de far nela tribuna del choro del Duomo nostro de ferrara con un
Giudicio a fresco et a secco есс.
1
Di questo prezioso lavoro parlano le guide, ed i biografi degli
artisti; e ne scrisse il pittore sig. Gregorio Boari, cui dopo il 1850ve
nivane affidato il ripulimento (1). Speriamo che non si rinnovino
i guasti arrecativi dagli addobbatori,le cui scale, com'ebbi io stesso
a convincermene da vicino, vi aveano impresse profonde solcature.
Una sacristia sorgeva fino dal 1430 coll' opera di Maestro Gio
vanni de' Ferrari, o de' Gennari, che mori nel frattempo, e ne venne
compensato il suo erede e nipote o figlio Bartolomeo. Un maestro
Antonio tagliapietra ne lavorava le finestre, ossia i marmi per le mede
sime. Continuerò a riportare i lavori fattivi, annotandoli cronologica
mente, almeno per anno.
1430. Antonio da Venezia fa le cornici alla sacristia ed al cami
0
no, la cui porta fu fatta da un M.º Ponzinella.
1454. 20. Oct. Expendi quos solvi M. Tomaxino Tintori pro dno. fratre
Bartholomeo olim presbytero Lungule et Catinarie , pro mercede et labore
suo fenestrarum vitricarum sacristie nove.
1441. Maestro Girardo da Bologna fa gli armarj di noce, ed Ar
(1) Descrizione del maestoso affresco di Sebastiano Filippi ferrarese ecc. Bologna,
Gamberini 1852; e Ferrara, Bresciani 1853 in 8°.
In quanto all' aneddoto della
infedele amante del pittore, dipinta da lui fra i dannati, ne ha trattato con qualche
dettaglio il ch. M. Giuseppe Campori nel suo bel libro
liani, stampato in più edizioni.
Racconti Artistici Ita
62
rigo od Enrico di Brabante vi scolpisce le guglie, e i fogliami gotici,
a spese di Iacopo da S. Miniato canevaro ( ossia cantiniere ) di U
guccione Contrarj, per 200 ducati.
1442. Alessandro Romanini orefice paga il nolo di letti due , per
conto della Cattedrale, a favore di Maestro Arduino (Abaisi) Maestro
degli armadj della Sacristia. Gli Abaisi non lavorarono soli negli ar
madii succitati, ma con altri ancora, come ora vedremo.
1442. 27. Sett. Sold: 12. quos dedi cuidam garzoni Mag. Arduini suo
complemento solutionis cujusdam foresti ligni nigri ( forse ebano ) causa fa
ciendi tarsiaturas armariorum.
1443. Pro libris tribus casei ( cacio, ossia formaggio) quas habuit M.' Ar
duinus pro cola pro predictis armariis , causa incolandi aliqua foramina in
frontispitiis.
1445. 17. Lujo- ( Otto facchini portano) spalerias armarij et divisiones
armariorum et banchones dicti Mag. Arduini, et causa ponendi fondum armarj
super murum, et aliquos cardines in muro, ut tenerent fortiter dicta armaria.
1445. Bartholomeo (Gennari) causa faciendi sex pilastros muri supra qui
bus sunt positi armarj.
1444. 11. Iulii : pro cola et colore vocato endico, et colore nigro, quos
habuit Gulielmus Clericus pictor causa pingendi frixios armariorum : et pro
integra solutione coloris azuri empti a Febo de Saraceno (lo speziale ) , et
colle garavelle, et colle piscis.
4
1445. pro roipello ( orpello ) argenteo pro faciendo stellas armariorum
Sacristie, quos (sic) habuit Mag. Jacobus depictor.
1445. 8. Octobris- Expendi in media uncia azuri soldos 6. den. 6.
causa videndi experientiam quadrorum armariorum.
1445. 15. Sept. M. Arduinus Magister Armariorum, etD. Epophonus (sic)
de Rodulfo pro armadiis sacristie , et consignavit filio Mag. Arduini libras
casei etc. pro tarsiis aplicandis dictis armariis, que addite fuerunt de novo.
1447. 16. Maj. M. Nicholaus Florentinus pro figura Angeli , ut apparet
ad expensas armariorum ( che era ' angelo Gabriele, percosso dal fulmine in
sacristia, e rifatto da M. Nicolò Baroncelli ).
1447. d.
pro armariis.
M." Michaeli Ungaro pictori, pro parte solutionis stellarum
1448. 25. Gennajo.- Pagamento al Maestro Arduino per accomodare tre
portelle degli Armadj propter fulgura que destruxit (sic) dictas portellas.
1448. It.- expendi quos solvi M. Nicholao de Florentia pro imagine Vir
ginis Marie quam fecit ( ' Annunciata ) ducatos tres aureos
et predicto
M. Nicholao pro integra solutione figure Sancti Joanis Baptiste posite in
armario novo Sacristie ducatos tres venetos aureos.
--
re
63
1450. 15. Maij. M. Alberto et Arduino da Baixe intajaduri fioli che fu
rono de M. Tomaxino deno havere L. 102 m. per soamanefactura del fron
tespixo dela sagristia del Vescovado sovra la porta, con doe meze figure de
ligno l'una de S. Pietro l'altra de S. Pollo, chomo apare per una scritta ecc.٢٥
1450. 30. Xbre
A M. Michele Ongaro dep." per colurj, zaferano, bia
ca, vernice liquida per n. 335. stelle d'oro como (con) le broche messe nel
volto in lo cielo , nei capilieri ( forse i pilieri o pilastrate ) goze ( goccie )
et architi , et roxe, et per onze sedexe de azuro per dare al cielo ecc , It.
per depingere et adornare un Dio padre con dui serafini et metter d' oro
dui fiurumi ( fioroni ) sotto li Santi, et fare razzi doro , et metter doro li
diademi ecc.
1450. 15. Maj. Ferrarie in bancho cambj Octaviani de Novellis campsoris,
presentibus testibus vocatis et rogatis Simone ab Abbaco f. q. Urhani de
Dragiis de contracta S. Clementis, et Bendedeo pictore filio Nicolaj Salarollj
de contracta sancte crucis. Honorabiles viri M. Albertinus (et fratres; ma
questa parola fu cancellata, sebbene il rogito seguiti ad essere steso in plu
rale) filius q. Tomasini (1) de Baisio de contracta S. Michaelis se et sua
bona (fu omessa la parola obligando) presentia et futura promiserunt hon.
viro s. Vicentio de Lardis filio q. Francisci de contracta S. Romani, Co
missario fabrice Episcopatus Ferrarie presenti et stipulanti nomine et vice
dicte fabrice, et pro episcopatu prefacto, facere unam testeriam de nogaria
cornisatam prout est illa que est in aromario prope portam sacristie episco
patus Ferrarie, et certa alia laboreria facere in ipsa sacristia secundum et
prout in quadam scripta ecc. Insuper Magister Arduinus de Baisio dicti Al-,
bertini frater, de contracta S. Michaelis ecc. (2)- e si coobbliga ai detti la
vori col fratello.
1451. 20. Marzo
Dé havere ducati tri d'oro a soldi 48. per mane
fatura de uno Dio pare (padre ) de ligno et dui Sarafini li qualli se hanno
amettere in la dita sagristia sovra la porta dentro, el quale ha fato chomo
(con ) le altre due figure che vanno dai chavi ( lati) del soprascrito Arma
ro, le (quali) tute figure hanno fatto de ligname nostro M. Antonio de Ni
chollo da firenza intajadore.
Finalmente, un Paolo di Luca da Fiorenza (sarebbe mai un figlio
del celebre Della Robbia ? ) scolpi un ornamento di marmo bigio ,
(1) Già dissi nelle mie Mem. di s. Francesco ( pag. 66 nota 2) essere caduto
in errore il Cicognara (Stor. della scultura ) quando narrò che Tomaso circa il 1430
insieme ai due figli scolpi i busti dei dodici apostoli per la sacristia del Duomo, с
dimostrai ch' era già morto nel 1428 , come dal rogito col quale il figlio Arduino
assume di fare il coro di detto tempio di s. Francesco.
(2) Rogito nell' archivio notarile , di Nicoló Lavezzoli seniore.
64--
con sopra una statua di tutto tondo di un S. Maurelio, che passò poi
nell'archivio capitolare. Tale ornato era un cimazio con alcuni fioroni.
Paolo fu cugino di Bartolomeo di Meo pure da Fiorenza.
Di questa sacristia nel 1703 se ne fece il coro d'inverno pei
canonici, con direzione dell' Architetto Alessandro Specoli ; e gli stalli
di noce, non interessanti le arti , si eseguirono da Giulio Saratelli
bolognese sul disegno del sudd. architetto. Le figure a chiaroscuro
sulle pareti si operarono da Francesco Ferrari (1).
In una stanza, che vi soprastava, eravi l'orologio a comodo dei
canonici.
1450. 13. Maj. Mag. Cosme q. Mag. Chechini marangoni
habuit ecc. pro uno armariopro Orologio in camera superiori sacristie-.
La statua di terra cotta , rappresentante M. Vergine , che vedesi
nel trapasso fra la sacristia e la chiesa, fu modellata nel 1451 da
Antonio di Cristoforo ; e quella ch' era nella Camera Capitolare fu
plasticata e sculta nel 1407, ovvero nel 1408 , da Giacomo da Siena
lapicida. Stava nell' altare della cappella Silvestri , e si denomina
S. M. Bianca del pane, perchè il bambino Gesù ne tiene uno in ma
no, mentre M. V. tiene un melograno. Dissi essere stata eseguita del
1407 , ovvero 1408 : certo è però che di questo ultimo anno venne
all' artista fatta liberazione dell' obbligo assunto.
1408. 18. Iunij- Bartolomeus Gutij campsor commissarius ultime vo
luntatis dni Virgilii de Silvestris liberavit Mag. Iacobum de Senis lapici
dam , et Mag. Thomasium de Baisio , et Ioanem de Budrio draperium et
Iacobum de Manzolino , ejus Iacobi fidejussores , pro toto eo in quo tene
retur ipso commissario ocaxione imaginis Virginis Marie , sculte in episco
patu ad altare ipsius Virgilij, maxime quia plenarie ipse Mag. Iacobus adim
plevit promissa ecc.
Avea Clemente XI, munificentemente concorso alla spesa del coro
d'inverno; e cosi concorse all' adattamento del vasto locale che ora
serve di sacristia pei canonici. Vi si vede in piccolo quadretto la im
magine di M. V. dipinta a fresco, segata da un antico pilastro della
chiesa ; e sopra vi si è posto un gran dipinto del Mona che stava
pure nella vecchia sacristia, come dalla seguente partita:
1576: 5.9bre. pagate a M. Domenego Mona pittore lire 6 soldi 17.
den. 6 m. pel valor de braccia 12
de telazo per far una pittura d'un
quadro in sagristia, in ragion de soldi undeci: A 12 Ag. ( forse del 1577)
(1) Lo stesso Specoli ne fece un disegno, ed anche l'incise,conquesto titolo
Prospetto del coro d'inverno nel Duomo diFerrara, eretto nel1703; in gr. fol. p. alto.
--
65
Item lire 97. 10. m. allo stesso per sua mercede de haver fato la pittura del
ro
quadro in sacristia; et a M. Girolamo de Bonzoani pittor lire 14. e soldi 12. m.
per sua fattura per haver adorato l'adornamento del suddetto quadro.
Anche di questo locale, ridotto con direzione dell' architetto Ales
sandro Saratelli, venne fatto ed inciso da Carlo Buffagnotti un dise
gno: un tempo servi di abitazione al can. mons. Celio Calcagnini.
Mi resterebbe a dire del ritratto esistente nella piccola sacristia
de' mansionarj e beneficiati, attribuito al pittore Girolamo Carpi, e
che vuolsi rappresenti il Marcheselli. Dalla iscrizione, che vi si appo
se, viene accennato essere stata desunta quella effigie da una statua
ritrovatasi nel 1515. Ma dove si rinvenne la statua? su quale fonda
mento fu battezzata pel Marcheselli ? Questa figura è dipinta con ve
stito rosso, con calze a braga, e con collare a cartocci, costumi tutti
ch' erano in genere comuni agl' italiani, francesi, e spagnuoli, ma
che ci richiamano ai secoli XVI, e XVII, non mai al XII. E perciò
inclino a credere che la iscrizione appostavi sia parto di una mal
sana critica di chi la dettava, od ordinava.
! 1
Un luogo è tuttora inerente alla Cattedrale, che chiamasi Canonica,
e che diede anche tal nome all' adjacente strada. È da sapersi che i
canonici un tempo convivevano in comune, per istituzione attivatasi in
Francia forse nel secolo VIII, e poi passata in Italia, o come altri
pretendono, nata sino dal secolo IV, nel quale s. Eusebio avrebbe con
gregato il suo clero ad una stessa mensa, ed inuna stessa casa. Sap
piamo ancora che in Ferrara sino dal 1252 i canonici aveano già di
viso possessiones inter se (1); anzi vorebbesi da taluni che si dividessero
sino da quando nel 1135 circa passarono da s. Giorgio traspadano
al cispadano : ma tale supposizione non regge quando si ponga mente
che nel 14 ottobre del 1221 si trova nominato un Alberto Canevaro
della Canonica, e nel 1230 un Guido pure Canevaro. I canonici avea
no diritto al corteggio dei loro vassalli, ossiano enfiteuti, quando era
no in funzione; diritto che cesso nel secolo XIII , come si ha dallo
statuto del 1280, in cui è la rubrica
Quod vassalli non teneantur
curiam facere dominis suis in pascate et in nativitate
一.
Cesso pure
allora l'obbligo che avea il Comune di tenere dodici uomini con
navi che trasportassero i canonici a loro piacere.
(1) Banchero Giuseppe, il Duomo di Genova; ivi Tomaso Ferrando 1859, terza
ediz. pag. 113.
5
--
66
Organi- Organisti- Cantori
Non si conosce quando apparisse nel tempio l'organo per la pri
ma volta. Uno nuovo si fa costruire nel 1465 da Fra Gio: de Mer
cadello, ch'è forse quello stesso Fra Giovanni da Castel Durante dei
frati minori, che sino dal 1456 conza i mantici e l'organo della Cat
tedrale. Nel 27 aprile del succitato anno 1465 a rogito di Mengo
Dall' Arme ( archivio notarile) si fa convenzione con Frat. Ioanne q.
Francisci de Mercadello organorum magistro ordinis fratrum minorum,
qui sui sumptibus debeat unum Organum fabricare bonum pulcrum
decorem ornatissimum et perfectum tam in pulcritudine quam in armo
nia vocis quantum dici possit, nec melius desiderari possit, ad modellum
et designationem quem et quam ipse daturus est, et hoc inEcclesia Ca
thedrali Ferrarie, perfectum et completum ad sonandum, cum suis fe
nestris, excepta pictura, que pictura fieri facere debeat fabrica episcopatus
Ferrarie: il quale organo poi doveasi fabbricare in Forli, dove abita
vano e il Mercadello, e un Rinaldo di Gasperino, compiere dentro il
1466, mantenerlo per sei mesi, ed essere pagato con ducati 160 boni
auri et justi ponderis, sed quod major canna dicti organi non sit minor
bracchiis sex florentinis. Fu per altro compiuto soltanto nel 1468, e
vi concorse l'opera di M. Rinaldo del fu Gasparino da Fiorenza
Marangon, et Maistro de legname, et Maistro fabricatore de Organi,
per quanto forse ha relazione alla parte meccanica, mentre per la
morte del Mercadello vennero sostituiti Fr. Bartolomeo da Pietra Rossa,
e Fra Filippo da Perugia, ambo minoriti; ed il laudo venne fatto, e
commendato ' organo per buono da M. Costantino Tantino da Modena,
ro
r
e donGuido organista del Duomo; in seguito di che il vecchio si vendè
con tutti li suoi fornimenti al convento dei PP. Predicatori di s. Do
menico di Ferrara per fiorini d'oro settanta. Le portelle vennero
dipinte dal Tura
Libro della fabrica fol. 41, 1469, 11 Zugno Li
re 111 m. per lei fate boni a M. Cosme del Tura depintore per sua
manifactura de haver depinto da tutti duj li lati delle porte del or
gano novo, d' achordo con luj.
ro
го
L' organo nel 1470 fu trasportato sotto l'arco ottavo della nave
maggiore dal lato sinistro per chi entra; il poggiolo vi fu costruito
di nuovo da M. Iacomo di Soldani marangone, e collaudato e tas
sato da M. Domenego di Bonihomini marangone, et M. Zorso de
го
--
го
67
Lemagnia intajadore. Le pitture del poggiolo si fecero dal pittore
M. Bongiovanni ( Geminiano), che nel 1473 dipinse anche la tavola
dei dodici Apostoli per l'altare che si costrui sotto l'organo succitato.
Lib. G. Fabrica 1473. 10. Dec. fol. 27. M. Bonzohanne depintore de
havere lir 50. m. per resto de L. 90. m. che monto la depintura in
tuto dela tavola di xij Apostoli sita in veschoado ; et il sopraciello fa
cto a dicta tavola, el quale anche soplisse per edifizio all' organo. Le
quale L. 90 sono tassate al d. M. Bonzohane per depinctura de dicto
lavoroperM. Girardo depintore, et M. Antonio da Vinexia depintore.
Molti furono i restauri, e molte le modificazioni od aggiunte, che
all' organo vennero fatte. Nel 1488 Bartolomeo da Cesena vi aggiunse
il flauto; nel 1535 il medico Pietro Castagno vi pose un registro di
pive; nel 1575 Giacomo Pagliarini lo restaurò dai danni sofferti pel
gran terremoto del 1570; nel 1588 Giacomo Cigotti lo restaurò di
nuovo , e di nuovo la fece in parte nel 1608 Paolo Cipri: nel 1731
viene rifatto colle antiche canne in gran parte dal celebre M.º d' or
gani Domenico Fedeli da Camerino , abitante in Ferrara , e collocato
0
sopra le nuove cantorie del coro, costruite con disegno dell'architetto
Agapito Poggi , e con intagli di Cassiano Oler svizzero dell' emin.
card. Legato. Furono nel 1735 tolte le due portelle dipinte dal Tura,
foderate con telari, toccate dal pittore G. Battista Cozza, ed appese ai
muri laterali del coro , dove si trovano di presente. Ora non rimane
più vestigio nė memoria dell' organo vecchio, e se ne ammira invece
uno eccellente dei celebri professori Callido del secol nostro , il quale
fu per la prima volta suonato il 31 luglio del 1814.
Di alcuni organisti rimasero i nomi, e pare che in generale fos
sero sacerdoti appartenenti alla stessa cattedrale. Del 1407 abbiamo
fra Bartolomeo da Bologna priore de' Fiesolani ch'erano in s. Nicolò,
già stato mansionario del capitolo ; del 1424 un mae. Andrea; del
1431 un don Gioachino de Cancellieri , promosso poi a canonico;
del 1438 un M.º Antonio da Vicenza salariato della sacristia; del 1452
un Ludovico de Carpo , ch'era pure cappellano; del 1455 un don
Guido Giovanni de Cortelis clericus , pro pulsatione organi; nel 1458
un Benedetto Camelli da Pistoja eccellente musico, venuto da Firenze
a primicerio del nostro capitolo , che allora era il capo o maestro di
cappella; del 1466 un Ugolino de Urbepeteri arciprete del Capitolo stes
so, quell' Ugolino che il Marchesi, e l'Alberti, chiamano glorioso mu
sico, ed inventore delle note sopra gli articoli delle dita. Egli testo in
--
68
Ferrara nel 10 genn. del 1499 a rog. di Ludovico Miliani (Emiliani).
Nel 1498 vi era un m.º Barlolomeo tedesco ; nel 1582 un Luzzaschi
0
Luzzasco. Di alcuni fra questi professori fa menzione il Borsetti nella
sua storia del Ginnasio ferrarese, ove tratta dei nostri musici, che si
distinsero anche in altri paesi, e lasciarono ai posteri opere di mu
sica stampate. Infinito poi è il numero dei cantanti e suonatori, per
chè il capitolo molti sempre ne tenne salariati , e ne tiene tuttora.
Uno de'più antichi è quel Giovannino cantore della chiesa di Raven
na, che poi passò qui canonico, e fu presente al giuramento di certi
statuti nel 13 maggio 1278: un don Giovanni dalle Chiovare nel 1455
è m.º di canto dei chierici. Nel 1532 vi si trova un Antonio Rigoni
maestro di cappella , e precettore del canto del 1759, un Maurelio
Biagiotti beneficiato, e perfetto musico, muore ed è sepolto in Duomo,
ed un Beretta Pietro è m.º di cappella , e famoso suonatore di vio
lino. A dare un esempio degli addetti alla cantoria, torna opportuno
un documento da me posseduto.
A dì 3. di Agosto 1577-Mag. M. Vincenzo Ruggieri piacciavi pagare
de' denari della Cantoria agl' infrascritti cantori la infra quantitá de denari,
quali sono per la sua paga del messe ( mese ) de Luglio p. p.
P. Julio ( prencipe )
Don Sismondo ( Soprano )
Zan Antonio Bergamino
Stefano ( Soprano )
M. Zan Maria ( cantarino)
Don Girolamo Furlano
M. Tadeo Schiatto
D." Batista Containo ( Sacristano )
1
Don Cristino Giuliari
M. Batista Bastarolo
M.' Bort. Ficcio
Don Hippolito Manfredi
M. Zan Batt. Gelino
M.' Filippo Corneto.
M. Ercole di Bianchi
M. Montino
M. Ambrogio
M. Alessandro Sorio
.
L. 2. 0. 0.
4. 10. 0.
1. 10. 0.
1. 0. 0.
i
:
α
P
D
»
α
»
D
»
3.0.0.
2. 0.0.
2.0.0.
2. 0. 0.
2. 0.0.
2.0.0.
2.0.0.
4. 0. 0.
2. 0.0.
4. 0. 0.
» 2. 0. 0.
30
2.10.0.
2. 0. 0.
2. 0.0.
Item Zantonio Bergamino per resto della paga passata >> 0. 10. 0.
In suma fano ut supra L. quaranta L. 40. 0. 0.
Antonio Maria Furlanj
Hercule Signa Canonico
i
69
Nel 1688 coi tipi di Bernardino Pomatelli stampavasi una Ta
bella e norma dei giorni , nei quali devono venire a cantare in Domo
li Musici della Cattedrale di Ferrara.
Libreria- Corali
Al coro vecchio, distrutto nel 1498 per la erezione del nuovo ed
attuale, soprastava la libreria del Capitolo; nonmolto vasto ambiente,
che misurava soli piedi 33 di lunghezza, ed ergevasi sopra alcuni pi
lastri. La soffitta era di legname squadrato , e dipinto dal Panizzati
nel 1490.
Libro O. fabrica.- M. Jachomo Panizzato depintor de havé a di
8 de Aprille lire 9. 11. m. per cornisoti trentasete intiegri fati de asse
nuove, lui i dipinse a rason dè soldi tre ' uno per incornizar detorno
intorno el sofito de la libraria et tute le chiave del choperto da ogni
ladi (lato ), et li mudionzeli de le teste de le dite chiave monta L. 5.
11., et per chantenelle cento e vinti a lui dade a depinger da di 26.
Marzo sino a di 4. de Aprille, le qual lui ha depinto a dinari otto m.
' una, monta L. 4. m., et per haver ben servido etc.
le dite chan
tenelle sono per campizar a campo quadro el sofitado de la libreria
come si scorge essersi usato in moltissimi soffitti, de' quali se ne con
a
servano alcuni tuttora in qualche nostro palazzo. E questa libreria
sarei per dire che fosse aperta al pubblico, almeno pei chierici ; per
chè rimase memoria non solo che vi fosse il bibliotecario col soldo
annuo di lire 24 !), impiego sostenuto da un Giovanni da Tossignano
( diverso dal vescovo ), da un Antonio M.ª Beccari, da un Marchione
Lucchesino, ma che vi erano ben ancora molte panche, alle quali e
rano affisse trecento dieci catenelle di ferro con anello e paletina de cho
( in capo ) , per assicurarvi sopra i libri ; cosa invero assai curiosa ,
quantunque convenga rimarcare che trattavasi alloradi codici mano
scritti, e molti di essi anche preziosi ; e che sino dall' epoca di san
Benedetto gli scrittori de' conventi del suo Ordine aveano lunghi fi
lari di leggii sui quali erano fissati pure con catene di ferro i mss.
delle opere antiche, che quei solitari aveano saputo sottrarre alla ra
pacità del tempo, ed alle fiamme dei barbari ( S. san Pol; quaresimale
del Contemporaneo ). Disfattasi la libreria, furono i libri in gran parte
donati agli Estensi. Rimasero però i preziosi corali, che il Capitolo fece
scrivere e miniare a proprie spese dal 1471 al 1535, ed il ch. can. An
70
tonelli ne diede un cenno, riportandone i documenti (1), dai quali
si veggono i nomi de' miniatori, cioè Guglielmo dal Magro nel 1473;
fra Evangelista da Reggio, ed Andrea dalle Veze nel 1481, Gio. Ven
dramini da Padova nel 1482; Iacopo Flippo d' Argenta, e Martino di
Giorgio da Modena nel 1485; Don Sigismondo da Fiesso nel 1532: gli
scrittori furono un M. Lodovigo ( Raimondi ) da Parma nel 1472 ,
un fra Evangelista Tedesco nel 1501, e un Don Ambrogio da Cremona
nel 1532 (2): li fornimenti con ornati, stemmi e teste, con s. Giorgio
a cavallo , portano in qualche luogo il nome dell' autore
Opus
Iuliani de Appolinis Auriff.- Quantunque non sieno queste miniature
cosi belle quanto quelle dei corali esistenti nella nostra biblioteca (3),
nonostante sono pregevolissimi; ed uno di essi particolarmente ( quel
lo della natività, miniato dal Vendramini ) sarebbe di un merito emi
nente per la sua freschezza ed appariscenza, se le pieghe non fossero
un po' troppo frastagliate. Altri libri miniati doveano esistere, e non
pochi, per uso della sacristia, più antichi dei suddescritti. Ed infatti
si trovano :
1412. Expendi ad faciendum scribere historias S. Maurelii et S. Leonis
presbyteri libras duas.
bere ecc. L. 5.
It. ad faciendum miniare historias, quas feci scri
1417. Expendi in faciendo illuminari sequentiam corporis Christi, et re
novari a Nicolao de Oppieris; et a Dno Verardo Clerico.
1426. Guido Brisia ( Brescia ) causa illuminandi biblias Episcopatus etc.
(il qual Guido era cappellano del capitolo ; a suo favore si trovano altre
partite nel 1427 per lo stesso titolo).
1435-1456. Francisco de Codigorio Mansionario , eo quia illuminat Ma
nuale parvum L. duas.
1442. 17. Maij. Dno Francisco de Codigorio pro uno quinterno pecoris
(sic) carte causa faciendi scribi sequentiam Corporis Christi , et pro cola
cione, quia scripsit et amminiavit etc.
1444. 9. Febr. Expendi quos habuit Ser Mons scriptor causa aptandi et
scribendi et notandi duos antiphonarios sacristie, pro ejus labore soldos 18.
(1) Documenti risguardanti i libri corali del Duomo di Ferrara : Bologna, Sassi,
1846 in 8° (estratti dalle Mem. originalidiB. Arti
serie 6ª anno 1845 n. 194);
dove per isbaglio dello stampatore fu detto de Azzolinis invece deAppolinis.
(2) Questo Ambrogio da Cremona era figlio del fuBattista.
(3) Di questi hodetto alcune parole conmia Lettera al cav. Gaetano Giordani ecc.
(estratta dalla Gazzetta ferrarese n. 49 del 1862) Ferrara, Bresciani in 8°; e tor
nerò aparlarne alla parte esclusivamente artistica.
--
71
1447-4448. D. Stephano de Tuderto Capellano Capituli qui paginat biblias
sacristie, et causa illuminandi actus Apostolorum- causa pingendi psalteria
vetera et nova, et hoc per octo dies.
Questo miniatore dicesi morto in Ferrara del 1452.
1455. Mag. Cristofano da Brexa studente medecina in Ferrara de havere
L. 10. m. per uno libro de Canto scrito de soa mano in carta bambaxina.
1458. Don Andrea daBagnacavallo in questo anno annota il canto,
e scrive gl' inni sul Manuale, mettendo le parole sotto il canto, con le
miniature di penna, e Don Beltrame da Imola fa di nuovo i Salmisti
e le Litanie nel 1460.
scrive il Calendario.
Michele dalle Coltre canonico nel 1462
L' abuso d' impegnare, per bisogno di denaro, gli arredi ed ili
bri preziosi ancorchè addetti al sacro culto, non era infrequente, come
già osservai nelle più volte nominate mie Memorie intorno al tem
pio di san Francesco; e qui pure troviamo com' erasi annotato inun
libro della sacristia l' ordine dato dal comune, il 4 giugno del 1286,
ai canonici di restituire ai Massari della fabbrica la Bibbia in due
volumi ch' essi canonici si tenevano per forza, e dei quali ne aveano
già impegnato uno: come impegnossi un turibolo presso l'ebreo Ugo
lino Museto per pagare nel 1424 alcuni lavori di ricamo di un pa
liotto ricamato dal sartore Iacobo Bonfadio; e come nel 28 dicem
bre 1570 s' impegnarono cinque degli otto arazzi (di cui più innan
zi ) della storia de' Ss. Giorgio e Maurelio , per ducati 60 d'oro in
oro. E dissi l' abuso essere invalso : ma non solo fra noi, bensi an
cora in generale , dacchè ci racconta un eruditissimo scrittore (1) ,
parlando appunto di questo argomento, come anche del 1385 i frati
di s. Caterina in Pisa impegnarono un calice d' argento con figure
per diciotto fiorini , poi il turibolo, indi per 148 il fregio e paliotto
d' argento dell' altare principale.
Apparati sacri- Ricami ed Arazzi
L'uso di apparare con festoni di verdura ed artificiali e con sim
boli nei giorni solenni o funesti gl' ingressi dei templi pagani ed
anche delle private abitazioni , rimonta a tempo antico assai , e ne
(1) Bonaini cav. Francesco sopraintendente generale degli archivi toscani : Me
morie inedite del pittore Francesco Traini, Pisa, Nistri 1846 in 8°, pag. 71.
--
72
fanno cenno Virgilio, Stazio, e Vitruvio ancora, credendosi che a ció
alludano appunto i suoi encarpi , o struppi ( Lib. IV. N. 1 trad. Ga
liani ) ; e le pitture stesse di Ercolano ce ne presentano disegni ed
esempi ( vol. I pag. 272 e nota 9). Altresi ne usarono gli ebrei
nella loro legge mosaica (Thesaurus Antiquitatum sacrarum ecc; Vete
rum hebrehorum mores, Venetiis Hertz, 1765 fol. Ioannis Nicolai Tra
ctatus de Phillobolia, seu florum et ramorum ecc. pag. 1227 ). Vuolsi
però che soltanto s. Gregorio ne introducesse il costume fra i riti dei
cristiani (1), che purtroppo ne abusarono a tal segno, che il grande
san Bernardo ebbe a farne lamento sentenziando che la devozione
stava in ragione inversa degli apparati. Non saprebbesi dire fino da
quando il nostro maggior tempio venisse adornato in questo modo ;
puossi bensi affermare che rimase in vigore sino alla metà circa del
secolo XV l' ornamento delle verdure, e magli, ovvero maj, così detti
dal mese di maggio, cioè dei fiori (2). Abbiamo sino dal 1420 una
partita di spesa in vincis pro palmis, e nel 1438 al Liber expensarum
extraordinariarum majoris eclesie ferrariensis solidos 38 expendi pro
fraschis et xy mais pro faciendo festum S. Georgii cum stropis causa
ligandi frascas et majos ; Item, pro pane et vino et carnibus pro Cle
ricis et Capelanis, qui adjuvarunt aptare dictas frascas ;le quali spe
se straordinarie avvennero all'epoca del concilio qui tenutosi da Eu
genio IV.
Se non che nell'anno 1453 si cominciò ad usare delle
coltrine promiscuamente alle verdure, ch' erano per lo più frasche di
quercia nella estate , di elice nell' inverno , prendendole dai luoghi
presso la marina, forse alla Mesola.
1476. 7. Aprile Lire 20 m. a Don Sisto Mansionario in Vescoado, e com
pagni , per andare a marina a tuore frasche et verdure per adornare certe
feste in Vescoado per adornamento della Giesia per la festa de san Zorzo
et de Pasqua —.
Le anzidette coltrine erano tele dipinte con le storie della divina
scrittura, e in detto anno eseguivane il nostro Michele Ongaro.
Libro dela fabrica
fol. 8. 1455 17. Martij L. 11: 7: 8: per bra
za 68
de tela da la Massa a soldi 3. 2. per brazo , e per lib. una e
meza de reve, comprado da una dona da la Massa, braza 64, e da M. Riz
(1) Sappiamo però dirsi da s. Girolamo che il santo prete Nepoziano adornava
con fiori e pampani le muraglie della sua Basilica. S. Girolamo visse nel 4° secolo.
(2) Del Majo parlerò all' articolo Curiosità.
--
73
zo Strazarolo braza 4. per le cortine del testamento novo e vecchio de
la sagrestia
Lib. B. fol. 30. 1459. 7. Lujo. Mistro Michele Ongaro depintor de haver
L. 25. m. per soa manefactura de choluri et ogni altra chossa de un pézo
de cortina depinta cola Creation del Mondo de Adam et Madona Eva, la
quale mancava alle cortine che se metono in Vescovado sovra el chore(coro)
le feste principali.
Puossi anche dedurre da questo lavoro che l' Ongaro non poteva
essere artista di lieve conto. Nel 1494 si acquistarono pure quattro
spalliere a verdura ( intender si deve a ricami o tessuti di verdura),
facendole venire da Venezia col mezzo del Visdomino residente in
Ferrara , per tre ducati d'oro l' una per fornir sancta sanctorum , et
per poter adornar ale solenitade ecc.:
Antico pur sarebbe il costume di sparger fiori, e per le solennită
profane io ne parlerò altrove. Ma nel 1493 , essendo in Ferrara Lo
dovico il Moro marito di Beatrice d' Este, e portatosi alla Cattedrale,
si fecero apparati, et se butar zoso ruose, zerpillo, batesugene et altre
zentileze de erbe, a dosso dello Illmo. S. Ducha, de Monsignor (il ve
scovo ), et de Ludovico de Milano; gettito che faceasi da do putti ve
stiti in forma d' anzoleti, ch' erano sopra l'architravo de la schaleta (1).
Fra gli apparamenti sacri figuravano ( come asserisce lo. Scala
brini ) un gran tapeto fatto in Erzerum con peli di camelo, ed un
altro costruito al Cairo. E così eranvi origlieri di velluto rosso trinati
d'oro, altri di tela vellutata a colori, eseguiti in Costantinopoli , già
preparati pel sepolcro di Maometto, e predati da nave maltese capi
tanata da Tomaso Ruffo nipote del cardinale. Moltissimi altri oggetti
provenivano da generosi doni dei Carraresi, degli Scaligeri, degli E
stensi, dei Malatesti , dei Visconti , dei Farnesi , e di papi e sovrani.
In quanto a ricami , eccone memorie in gran numero, cominciando
dalla prima che si è rinvenuta.
EM
1424. Iacobus Bonfadius Sartor pro rechamatura palii,et fecit etiam frixia.
го
1428-1430. Μ." Iacobo depinctori de S. Francisco , ex quia designavit
frixium Sancti Georgii , quem fecit M. Iacobus rechamator ( il Bonfadio ).
:
(1) Anche ai nostri di si spargono i viali , o strade, ove passano le processioni,
di foglie di rose, di verdure , di fiori. E nello scorso 1863 apprendemmo dai pub
blici fogli che nel quartiere di Pera a Costantinopoli, fattasi dai cattolici una pubblica
processione , a spalleggiare la quale le Autorità Turche prestarono armati e banda
musicale, furono le finestre adorne di festoni di verzura, e le vie sparse di fiori.
74
It. M. Iacobo depinctori eo quod designavit capuzolum pluvialis magni, pro
suo labore solidos 12.
го
ro
ro
1437. M. Nicholaus a Cultri fabricator palii azurri, et pro spageto (cor
dela) deaurato causa facendi frixium.
1452. Dal libro della fabbrica, al di 29 marzo, si trova pagamento
a M. Antonio da Venezia depintore, M. Antonio Rechamadore, M.
Zanin de Franza rechamadore, e M. Simon da Lamagna orevexe , i
quali eseguiscono una pianeta con fregio ricamato , e con figure di
santi , ponendo nei diademi una collana di 1050 perle; come pure
a M. Zoane del Chavallo ( Baroncelli) per parte di manifattura a
far rechamare li frixi nel aparamento, et a M. Santo da Lamagna
(forse che questo Santo o Sante non sia lo stesso Simon soprannomi
го
ro
nato, e con errore ripetuto ! ). Questo è l'apparato sacro , col quale
fu ricevuto dal clero ' imperatore Federico allorquando creò Borso
d' Este duca di Ferrara. In quanto agli artisti Antonio da Venezia
dipintore, ed Antonio ricamatore, potrebbesi ritenere con molta pro
го
ro
babilità che il primo fosse quell' Antonio Pochetino , che fu detto per
errore Podetino nelle note al Baruffaldi ( e di lui farò cenno alla
parte degli artisti ), e che il secondo, M. Antonio ricamatore , fosse
quel M. Antonio de Zecolimo Negro, esso pure da Venezia, che sta
bili contratto con la fabbrica del Vescovado nel 28 agosto 1456, cioè
quattro soli anni dopo, per ducati ottantanove d'oro ferraresi, pel ri
camo di un piviale completo, e di una pianeta di panno d'oro , pel
giorno di santa Lucia, con penale di dieci ducati d'oro se non fosse
compiuto il lavoro col mese di luglio del 1458.
1455. Mag. Baptista q. Nicholaj a Cultris aptavit mitram a perlis
dni Episcopi, et palium feriale ab aquilis, una cum Magistro Michaele
ejus fratre , i quali nel 1461 fanno per l'altare della sacristia un
paliotto di zendado, su cui era dipinto s. Michele con due angeli.
1458. Il Capitolo compra da Belloforte da Fermo per ducati quat
tordici e mezzo veneziani da soldi 571 l'uno un mantile ed una
tovaglia di oro e seta ricamati, per l'altar maggiore.
1460. A M. Zohana mojer de Francesco Chorion, che fa d'oro el frixo
denanci de la pianeda de pano doro bianco (forse di argento) per la sagristia.
1462. In un inventario di questo anno era notata Unam planetam de da
masco alto vetustissimam et laceram , cum duabus tunicellis gramitatis de
cendali rubeo, et cum figura S. Georgii super equo, cum duabus stolis , et
tribus manipulis.
--
75
1469. Io Battista de Nicollo d'Andrea da Ferrara debio avere per mia ma
nifatura et reve per chuxere e candelle per inzirare ' infrascriti lavorierj
chunzi e fatj p. comiss. de Mess. l' Arzipriet et mess. don piero gorgescho
sagrestano de la sagrestia de Ferrara del Vescoado et quisti per la ditta
sacrestia lire quatro et soldi diexe de m.
Prima a chunziare una pianeda de panno de seda biancha como
(con) uno frixo recamado per la Nativitate del Nro S. Iesù Cristo
Item per achunziare la pianeda et le tonexelle che fe fare
M'ana ( Mad. Anna ) cum le gramitte recamade a San zuorzi che
era tute rote et squarzade.
Item per achunzare e repezare ( rappezzare) pivialli quat. de
dalmasco bianco e per un pezo de dalmascho per li diti
It. p. recunziare la pianeda allesandrina doro luchexe con lo
frixo recamado .
It. p. repicare ( attacar di nuovo ) tute le diademe e parte
de le figure deli frixi et la pianeda e pivialli deli paramenti de
Mess. Zoane da Tossignan
It. p. desgramitare e refilare e inzirare ( incerare ) e ripezare
ereapicare le gramite a camixi quatordexe per li signori calonezi
(canonici) et per li mansonarij le qual gramite staxea malissi
mamente p. che alcune persone le a guaste
Item per reve et p. candelle .
•
Item p. multi altri lavorierj ho achunzadj de quali non
ne voio met. per le candelle de Mª Santa Maria ciriolla aviegna
che non nabia ( ne abbia ) abudo niuna non no fato linperche et
ma recomando ale vre riverentie a ogni modo e sono uno schia
vo e servidore piuche non credidj.
It. del 1470 p. reffermare le perlle deli frixi deli aparamenti
de mess. Francesco da padoa ( il Vesc. Lignamine ) e rechun
zarllj in cierti lochi et anche quellj de mess. Zoane da tossignan
et quellj de la fabricha de panno doro biancho che jera strasquar
zadi p. poco reguardo
et quistj p. volontade deli signori calonizj del vescoado de Fer
rara comesso a mess. DonMonte al prexente sagrestano del dito
vescoado.
It. p. repezare piviallj vij de dalmascho biancho et una pia
neda de panno de seda bianca, 23. manipulli et sei amittj a mie
spexe de panno et reve et candelle p. inzirare .
1
•
... L. 4. 40. 0
"
0.5.0-1.10.0
:
•
:
.
» 0.10.0
0.5.0
0.5.0
1. 10. 0
«
0.5.
i
» 1.0.0
α
1
2. 0.0
--
76
1470., It. Vicenzo di Lardi de dare a dì 18. d'Agosto per uno centanaro
doro che ave M. Malatesta depintore soldi 52 .
Et de dare a dì 17. de setembre p. uno centanaro doro che
ave M. Malatesta...
...
L. 2:12
2:12
Et a dì 19. de setembre per doa centanara doro che ave
M. Malatesta.
"
α
5: 4
L. 10: 8
in Libro E ad 19.
Retro
Mess. Pollo de Costabillj p. lo pano doro biancho (forse argento)
p. laparamento a libro X ad 60
го
L.
M. Batista p. franze et p. parte de manefatura al dito
libro X ad 69 ..
M. " Antonio dj Zerolimo al libro Ma 257 L. 292. 5. 8,
et a libro B. a. 5. L. 109. in tutto (sic)
E a libro E a. 37"
Aparamenti a libro X a. 8.
1
1
го
765. 143. 5
075. 7. 0
D
400. 13. 3
14. 4. 5
L. 1255. 14. 11
«
052.09. 6
125. 0. 0
L. 1441. 04. 5
1541. A M. Francesco recamador per manifatura , et recami videlicet
per nove poste di Santi del friso del pluviarino fu del Patriarca a soldi
,
nove per posta,meno uno soldo, monta Lire 4.-Item per il capuzino dov'
è san Zorzo a cavallo, ch'era tuto in fracasso ecc.- Item per reconciadura de
quatro gramite (forse le fimbrie o guarniture) alle tonicelle de san Zorzo ecc.
1577. Nel 16 Febb. si pagano lire dodici ad Achille Collevati ri
camatore, per armi sopra pianeta e paliotti per la cappella di Mar
garita Gillini, con croce d'oro su velluto morello, raso a più colori,
e lamine d' argento, sei crocette, e croce grande.
1598. Venne dato in dono dal re di Spagna un ricchissimo ap
paramento ricamato, del quale oggi si conservano nella biblioteca ca
pitolare i soli cappucci.
1629. Si abbruciano alcuni apparamenti vecchi e sdrusciti, e se
ne ricavano quattro verghe d' argento a mezzo dell' orefice M.º Giro
lamo Amadori, che pesarono oncie 37 ÷, vendendole aM. Marco Spe
ransa orefice all' insegna di s. Francesco in Venezia per L. 81' oncia.
1630. Si fa pagamento a M. Domenico Libanti per alcuni lavori
--
77
0
di ricamo , in L. 12; e cosi altre L. 132 al M. Ercole Barca rica
matore, per aver fatto diciotto angeli piccoli , e quattro grandi , non
che due immagini di s. Giorgio sopra i paramenti, e baldacchini. Per
vero dicesi Agnolli, e potrebbesi equivocare forse con agnelli, essendo
' agnello l' impresa del nostro Capitolo : ma dacchè vi sono pure le
effigie di san Giorgio, cosi puossi anche ritenere che fosse capace di
ricamare angeli ancora; e per angeli si scrivea sovente agnoli ed agnolli.
1639. In questo anno si fanno le coltrine da porsi ai postergali
delle panche pei canonici , e qui si riportano le partite varie della
relativa spesa.
11
1
1639. 1. Aple- Spesa straordinaria Lire 33: 10: per B. sei di raso
bianco , e giallo azurro ( sic) per fare li scudi delle arme del Capitolo sui
panni verdoni pei banchi dei Canonici comprato da Norsia l'ebreo L. 33. 10
4. d. A Lod. Lombardi merzaro p. seda on. 7. ferlino 1. di
div. colori p. far vergole e cucire, a soldi 2. l'oncia , e più per
br. 3 di tela gialla da foderare d. arme, a soldi 24. il bro 61M
e più br. 20. di tela di canepa per far forteze ai pannis
Pro- A7
A23. d. Br. 33+ di panno verdone mandato a pigliar aca ado
Padova p. M. Domen. Guizardi Fattore del Capitolo, che si pagoslicinga o
L. 13. al Br. di moneta Veneziana 435. 10 cioè nostrale
E per viaggio
Adi d. pagati a M. Gulielmo Barca recamatore per fatture
dell' arme ricamate, in ragion di duoi reali l'una poste in opera
Oltre a Lire per frangia e fattura.
APellegrino Brusoni tintore p. tinger morello le br. 20. per
forteze, e br. 40 di tela vecchia p. fodere
1
1
α
255.04
Pol 45, 12
12
77. 04
12.04
id-c
9348
Sforzino br. 90. a quattrini due, per le chiappe.861.145
E fattura a cucire e foderare al sarto Ippolito Bergamino
346.
Due sono i paliotti antichi , senza potersene dire l'epoca precisa,
Uno con ornati, ed avente, in un fregio alto 25 centimetri, messona
colori ed oro , otto mezze figure di santi, e nel mezzo ad esse il
Salvatore. L'altro è diviso in diciotto caselle, alte similmente cen
timetri 25, in ognuna delle quali è ricamata un' architettura, ed una
mezza figura di santa o santo, le cui carni per altro sono colorite in
cartoncino. Le parti inferiori di questi paliotti furono rifatte in tempi
a noi più vicini.
Anche di arazzi non mancò, nè manca oggidi lanostra Cattedra
le, conservandone uno di grande dimensione nella libreria del Capi
--
78
tolo, rappresentante visioni dell' apocalisse , con alcuni versi allusivi
all' argomento, in caratteri gotici, ma senza sigle affatto, attribuibile
al secolo XV. Vi sono poi otto pezzi esprimenti le azioni ed il mar
tirio dei Ss. protettori Giorgio e Maurelio, che furono cominciati nel
1543, e terminati nel 1555 nella stessa città di Ferrara, ove tale ma
nifattura esisteva con molto credito da lungo tempo. Vuolsi che fossero
eseguiti da alcuni Maestri di Bruzi ( Bruges ) sui cartoni dei fratelli
Dossi, i quali per certo non li videro finiti , perchè morti ambidue
da lungo tempo prima di questo ultimo notato anno, come compro
verò nell'articolo dei pittori: nè può essere a dirigerli succeduto loro
il Pordenone , come da taluni fu detto , perchè di molto precesse i
Dossi nel silenzio del sepolcro.
Orificeria, ed altri lavori metallici
Era un'arte ' orificeria nei secoli andati, che godeva di moltissi
ma fama, e diede artisti di prima classe. Non v' era chiesa matrice
che non si gloriasse di possedere qualche bell' opera, in cui la fina
e squisita esecuzione andava del pari con la ricchezza del metallo.
Tutti sanno quanta gloria si acquistasse un Cellini, e la sagristia di
S. M. del Vado in questa città possédeva una di quelle Paci, che
tanto sfolgoravano per preziosità di gemme e pietre peregrine , per
eccellenti nielli è per cesellature. Furono abbondanti di rinomati ar
tisti i secoli XIV e XV, e fiorirono fra gli altri un Alessandro da
Parma e suo figlio operanti nel 1410; un Corrado Cagnoli Cortonese
del 1433; un Bartolomeo da Bologna nel 1443; un Gianagostino, ed
un Giovanni da Padova nel 1472, ed un Baldassare de Prato sul
finire del quattrocento. Le opere loro , ed in generaledi quel tem
po, imitavano lo stile architettonico dell'epoca, e belli oltremodo
erano i turiboli e i reliquiarj colle loro gotiche nicchie e statuette,
colle acuminate guglie, coi tempietti, e mille altre cose minute. La
Cattedrale fu ricca nei secoli scorsi di cosiffatti cimelj ; ma il tempo,
i bisogni , e più di tutto la invasione francese del secolo passato,
ne la resero quasi priva: ne resta però ancora quanto basta per
farne oggetto di ammirazione, e di riverenza verso gli avi nostri. II
più antico reliquiario è il cosi detto braccio di S. Giorgio, sostenuto
da una specie di architettura, nella cui base a lettere moderne ( di
quel tempo , cioè le semigotiche) porta la data del 1388, sebbene
--
79
io ritenga che questo braccio nella parte superiore sia stato rin
1
novato. E ciò tanto più è da credersi, in quanto che si trova un
pagamento fatto nel 1499 a M. Zemignan deBozon (sic) per haver
ro
fato la carnaxon ale man del brazo de san Zorzi, et a M. Francesco
orevexe per chomprar oro da dorar lo dito brazo. Quello di s. Maurelio
che gli fa pendant fu cominciato nel 1455, imitandosi l'architettura ed
il gusto dell' altro : pesa oncie 137, che a soldi 52 per oncia, costó
L. 356. 4. O, e ne fu artefice un Maestro Simone di Giacomo di Ale
magna, che lo terminava in capo ad un anno, consegnandolo alla
sagrestia nel 7 febbrajo del 1456. Porta esso pure nel piede la data,
che è del 1455, ma in lettere , che allora si dicevano antiche, cioè
romane. Discaro non sia che qui si riportino le varie partite relative
a quest' opera.
1455.
1
a Vincenzo di lardi massaro de la fabrica de Vescovado
M. Simon de Iacomo da lemagna orevexe de dare a di 29 de novembre
1455. L. 40. soldi, 0. den. 0 m. contanti a lui in persona che Tadie de
Albarexani banchiero p. concession a mj Vincenzo fata p. mess. lo vescovo
de ferrara, e mss. Michiel Calonezo (canonico) p. comprare oro p. dorare el
brazo darzento donde se avera a metere dentro losso del brazo de S. Mau
rellio
•
Item de dare a di 19. dexebre L. 6. soldi 0. den. 0. m.
contanti per uno mio bulletino chel dito mss. Tadie per lama
nefatura del dito brazo
D.40. s.0. d.O.
"
06. 0. 0.
It. de dare a di 23. de dexebre L. 7. s. 17. d. 6. m. con
tanti per uno bull" in nome del dito M. Simon, Zohane peron
dello banchiero e compra per onze v. otavj v. de arzento a
dato Zohane da livrar ( terminare ) al dito M. Simon...
It. de dare a dì 7. de feb. 1456. L. 5. 0. 0. m. contanti
per uno mio bull. al dito M. Tadie p. parte de pagamento
0
del dito brazo de arzento.
It. de dare a dì 11. de feb. L. 35. 7. 6. m. contantiper
uno mio bull. el dito M." Tadie p. compido pagamento del
soprascrito brazo de arzento ..
:
"
い "
۱
07.17. 6.
1
05.0.0.
35,7 6.
Soma L. 92. s.5.d.0.
1456. M. Simon de Iacomo da lemagna contrascrito de avere a di 11.
de febb. 1456. L. 92. 5. 0. m. p. lui dala sagrestia del veschovado de Fer
rara p. comession a mj Vincenzo de' Lardi p. mss. Francesco da Padova ve
schovo nostro de Ferrara p. parte de pagamento del contrascrito brazo
--
80
d'arzento lui si a fato per meter dentro losso del brazo del dito S. Mau
rellio posto che la dita sagrestia debia dare a libro X de crededurj e debi
turj de la dita fabrica nostra 124. p. conto de Vincenzo di Lardi massaro
de la dita fabricha del dito vescovado de Ferrara L. LXXXXIJ soldi V. d. 0.
bo srullotica
2001
Soma L. 92. 5. 0.
La sagrestia sopra scrita de avere dala fabrica del vescoade de Ferrara
1
L.. 5. 18. 0. m. a dì ultimo de zenaro 1456. p. onze iiij 09. 1. de arzento
de liga
ya a soldi 28. l'onza a dato mss. Michiel calonego de quello de la
dita sagrestia al sopra scrito M. simon in alturio (ajuto) a fare una navexella
da incensso p. la dita sacristia L. 5. 18. d. 0.
1455. a di M. Simonde Iacomo da lemagna orevexe de dare a di dito
L. IJLXV ( 265 ) soldi 0 m. per duch. 100. d'oro a soldi 55 den. 0. per
ducato per la valuta de onze ( è in bianco ) de oro computa uno duchato
fo la roxa de oro che de el marchexe a la sagrestia p. parte de pagamento
de uno br. ( brazzo) darzento luj sia a fare donde se metera dentro losso
del brazo de S. Maurello + como apare p. carta stipullada per mano de s.
Nicollo Cognazo nodaro
0
L. 265. s.0. d.0.
E da dare L. LVIIJ s. XVIJ d. VJ el Sindaco Vicenzo de
Lardi in quat volte comenzando a dì 29. de novebr. pros
simo passado del ano 1455. p. tuto dì 7 de febr. 1456. com
puta l' arzento ge die (gli diede) el famio ( il famiglio ) del
vesco. ( vescovado ) .....
058.17. 6.
1456. a di VIJ, de febr. M. Simon de Iacomo da lemagna orevexe contra
scrito de aver a di dito L. IIJLVI. s. 4. de m. p. uno brazo de arzento fino
dorado e smaltado e fato a più lavorj p. metre dentro losso del brazo de
San Maurellio che luj sia fato p. la sagreztia del Vescovado nostro de fer
rara, che pexa in tuto onze cento trentasete p. soldi 52. per onza de so ar
zento oro e manefattura consignado questo di p. lo dito M. Simon in la
dita Sagristia a don perecino sagrestano prexente mess. Otaviano , mess.
Michielle , mess. Pollo da Villa Canonixj del dito Vescovado , e mj Vicenzo
di Lardi massaro de la fabrica. L. 356. s. 4. d. 0.
Una teca, a foggia di reliquiario , ma che un tempo serviva per
' Ostia sacra, è d' argento dorato , con piede cesellato e guarnito di
pietre preziose , portante attorno al collo del piede alcune testoline
di, smalto. Vi si veggono ancora in minutissime dimensioni , ed a
pieno tondo, un Crocifisso, M. Vergine, e san Giovanni.
Segue una croce di cristallo diMonte, alta circa centimetri sessanta,
con lavori e cornicette di forme le più eleganti , che s' alzano sopra
--
81
un piede indorato. Fu eseguita da M.º Cabrino da Cremona, e stando
alle partite di pagamento, pro factura Crucis Cristalli, dev' essere ciò
stato dal 1432 al 1437, in cui l'ultima è del di ultimo di gennajo (1).
Sembra che tali croci di cristallo fossero molto in uso dovunque ,
scorgendosene accennate in molti antichi inventarj, ed i PP. Predicatori
di Firenze spedivano il loro fra Pietro converso nel 1320 persino a Ve
nezia, perchè ne facesse costruire una per la loro chiesa ; il che vuol
dire che forse in quel momento Firenze non avea chi potesse o volesse
operarla (2). Dai restauri che in varii tempi furono praticati alle ar
genterie, viensi a conoscere la esistenza di qualche altra suppellettile
che per rapporto artistico avrebbe meritata considerazione : passeremo
a rassegna le poche partite, delle quali ci rimase memoria.
1405. Maestro Pase è pagato per indorare la croce.
1424. Solidos 16. M. Jacopo aurifici pro aptatura mitrie sacristie et duo
rum turibulorum.
1429. 11. Xbris. Nicholaus de Faventia aurifex
pro sua mercede et
pro una uncia argenti cum dimidia laborata et pro duobus smaltis et pro uno
pirone de ramo quod posuit et fabricavit in mazza mansionariorum L. 11. 8. 0.
1442. 25. Martij. Solidos X. quos habuit M. Blaxius de Bononia garzonus
M. Arduini causa aptandi Maziam mansionariorum, et unam pacem. ItemSimon
garzon: M. Arduini pro colla facienda etc.
1444. 23. xbris. Magister Iacob Cantabene si sottopone a multa se
dentro il gennaio del 1445 non saranno fatte da M.º Iacopo Carpe
sano Magnano de Carpi triginta stafetas de metallo bono et legali, de
auratas; il qual Iacobo Catabene era zio paterno dell' altro Iacobo, e
perció dello stesso cognome di famiglia.
Quel Simon d' Alemagna, che nominai poco fa pel braccio di san
Maurelio, fece pure altri lavori, cioè :
1454. 5. Aple
Soldi 26. gli si pagano per una croxe fata per una
paxe cum una resurexion, la quale pesò onze 26.
1456. 28. Aug. L. 75: 8: per una mazza d'arzento fino dorada con più
figure d' arzento pizzole ( piccole ) chomo ( con ) uno S. Zorzo chomo el
bissoni ( il drago ) sotto li piè, de arzento smaltado verde in cima de d "
(1) Cabrino da Cremona lavorava in Ferrara, ed avea un figlio sacerdote, al quale
si pagò una messa nel 1450
D. Gujelmo Magistri Cabrini pro sua missa.
(2) Transivit Bononiæ de hac vita (il d. Fra Pietro) vadens Venetias ut fieri
facere crucem magnam de lapide cristalino ( cav. Bonaini già nominato
rie del pittore Traini ; a pag. 39 nota 1ª ).
6
Memo
82
mazza, che pexa onze 29. per soldi 52. Ionza, per li mansionarj per le
feste grande de solinitade.
1458. 1. Martij- Pagato ( Simone) per indorare le due crocette
messe nelle colonne sotto l'arca di papa Urbano.
1455. 9. Zenaro
A M. Simon d' Alemagna orevexe onze doe e octavi
uno d' arzento, zoe (cioè) una mane e uno chavalo et altri pezoli d'arzento
rotto per rezunzere a lo smalto novo da tegnire lo piviale biancho novo e
achunzarlo come si è li altri smalti.
1460. In questo anno M." Simon accomoda le navicelle, la mazza
piccola , la gugiara de perle ( forse il cucchiaio di madreperla ), il
turibolo nuovo, ed un pastorale. Del 1470 si trova nominato in una
partita, nè dopo si trova di lui più menzione.
1528. Il canonico Trotti lascia alla sagristia una croce di porfido
e di serpentino, con diaspri e calcidonie, incassata in argento smal
tato, avente da un lato i quattro Evangelisti, dall'altro i quattro dot
tori della chiesa, con Gesù Cristo fra i primi, e Maria Vergine fra i
secondi.
1536. A Mastro Francesco orefice si fa pagamento per manifat
tura nella mazza piccola , per una fibbia ad una scarpa di velluto
cremisino di m." vescovo , per un cantone d' argento al messale del
Capitolo, per un Cristo sulla croce, e per doratura dei predetti oggetti.
Altre partite a favore di lui si trovano all' anno 1541.
1536. 24. Sett. A M. Chabriel pictore per sua manifactura oro et
cholori per haver conzo la paxe piccola de la Sagristia L. 4. —, e
pagati soldi 18 in Venezia per acquistare sei pezzi di osso bianco
trasparente per metterli alla detta Pace; allo stesso Gabriele nel 1539
si pagano soldi quattro per un' arma papale da porre sulla cassa
delle indulgenze. Forse questo Gabriele fu ilBonaccioli Girolamo detto
Cabriletto; non potendo essere quel medesimo Gabriele che accomodò
unamazza rottasi nel 1598, perchè questi è detto orefice, e non pittore.
1545. M. Antonio Veneziano orefice accomoda la Pace d'argento
detta del Crocifisso.- M.º Girolamo orefice (1) restaura l'altra Pace
detta della Pietà, e la cima della crocedi cristallo.
1583. 1 Sett. quattro cecchini in rag. de L. 4: 15. I uno, con una
vergheta d'oro , a M. Pierfrancesco Gracini orerese per adorare ( in
(1) Non può essere l'Amaderi, di cui piùavanti, perchè questi lavorava eziandio
del 1641: cioè novantasei anni dopo.
83
dorare ) due calici , e due patene , et amminiato uno calice. Questo
Pierfrancesco fu padre a Gio. Paolo orefice e pittore , il quale forse
invogliossi alla pittura per l'esempio del genitore , che non avrebbe
miniato il calice, se non fosse stato pittore pur esso.
1604. 11 Gennajo. M. Orazio bolognese orefice racconcia la croce di
argento, che, serve alle processioni, e che per una caduta si ridusse
in cattivo stato nel 1607 egli torna a restaurarla per altra caduta !
1621. 23 Giugno. La stessa croce è accomodata dall'oreficeIseppeRizzi.
1628. 30 Maggio. M. Domenico Freguglia orefice restaura la mazza
grande, ed il pastorale, che poi nel susseguente anno si riaccomodano
dall' orefice Amadori Girolamo, adoperato in altre manifatture del 1639
e del 1641.
All' anno 1629 , il Capitolo , sia che facesse uno scarto di cose
antiche, sia che si trovasse in urgenti bisogni, ciò che pare più pro
babile dacchè i metalli preziosi non invecchiano , ebbe a fare una
vistosa vendita di argenteria, con che si gettarono due grandi verghe
nella zecca di s. Marco in Venezia, e si ricavarono lire venete 4010. 8,
pari a lire ferraresi 2339. 8. Eccone qui appresso l' inventario , che
ha la data del 14 Gennajo :
Oro et argento abrusciato, delli paramenti vecchi et guasti, per libbre 35.
Tre calici con patene di argento fino.
Sei smalti, ovvero bottoni di argento dorato.
Uno scatolino da ostie, già di m. vescovo Fontana.
Quattro anelli d'oro con pietre di poco valore.
Due crocette piccole da collo, una d' argento, ' altra di rame dorato.
Una barchetta d'argento piccola ( navicella ).
Filza di coralli di poco valore.
Cinque mitrie vecchie.
Una mitria antichissima del patr." della Rovere.
Un pastorale antichissimo di rame indorato con oro basso.
Sei piccole lettere d'argento, ch'erano in una cassa di legno da mitria,
del suddetto patriarca.
Due croci antichissime da pianete, con figure.
Un cappuccio da piviale antico.
Tre stole et manipoli del paramento Aldobrandino, et altre stole, et ma
nipoli vecchi rotti et inutili.
Nel 1796 , richiamate con decreto repubblicano tutte le argen
terie , vennero consegnate dal Capitolo della Cattedrale once trenta
seimila di questo metallo ; e solo per cura di persone beneficenti si
84
poterono redimere, con corrispondente valore a contanti , non pochi
oggetti, specialmente i più preziosi, fra i quali alcuni dei già descrit
ti. Appartengono pertanto alle antiche supellettili ( però di epoche
diverse ), oltre alle due braccia de' Ss. Giorgio e Maurelio, alla gran
croce di cristallo , ed alla teca per la sacra Ostia, li due busti dei
Ss. predetti , coperti di lamine d' argento ; alcune Paci , fra cui una
del secolo XVI , come lo dimostrano le cariatidi che vi fanno cor
nice; tre calici d' argento, fra i quali uno con ornati e figure dorate,
uno del secolo XVIII per dono dell' eminentissimo arcivescovo Cre
scenzi , altro per elargizione del Pontefice Pio VI allorchè transitò
per Ferrara portandosi a Vienna. Quasi tutto il resto appartiene
al presente secolo : vi si distinguono due mazze di forme infelici
e di nessun lavoro ; un grande Ostensorio di circa un metro di al
tezza , sfarzoso per pietre preziose e per dorature , ma senza pregio
artistico , eseguito in Roma pel Re di Portogallo , e comprato dal
card. Ruffo , che ne fece dono alla nostra chiesa; un altro fatto in
Ferrara dall' orefice fiorentino Luca Bettoni , che fece anche la gran
croce, ed alcuni candelieri, regalato dal Patriarca Girolamo Crispi, di
circa cent. 60, con appiedi alcuni angioletti di non dispregevoli forme;
alcuni altri calici, fra cui uno donato dall' eminentissimo arcivescovo
Della Genga, con patena d'oro. In questo calice vi sono posti ad oro
minutissimi ornati a basso rilievo, e le figure simboliche a pieno tondo
della speranza, della carità , e della fede , ne adornano la base : ma
la sproporzione di questa e della coppa col piede che le separa lo
rende meno bello all' occhio avvezzo alle gentili proporzioni , ed
alle forme si snelle che sono proprie del secolo di Cellini , edi
quello che lo precedette.
Funzioni
Inutile sarebbe il raccogliere le memorie di tutte le straordinarie
funzioni , che hanno avuto luogo nella Cattedrale. Passaggi di papi.
ed imperatori , di re, duchi e grandi personaggi di ogni classe, ma
trimonii e funerali pur anche di molti sovrani vi prestarono causa.
La morte di Urbano III nel 1187, e la elezione del suo successore
Gregorio VIII qui avvenuta dopo soli sei giorni: il Concilio Ecu
menico, dettodi Firenze, qui cominciatosi da Eugenio IV; le Messe
di Pio II, di Paolo III,di Clemente VIII, di Pio VI, di Pio IX, furono
--
85
altrettante solennità, che la storia ha registrato nelle sue pagine, per
cui non è qui luogo a farne parola. Per la venuta di Renea di Fran
cia moglie di Ercole II d' Este nel 1528 si appesero nel tempio tutti
i palii delle arti , e le spalliere furono somministrate dalla Corte E
stense, insieme a molti arazzi; e M. Albertin de la Mirandola depin
tore ebbe per sua mercede , a fare 14 arme a soldi 12 l'una , un
pagamento di L. 8. 8. E cosi nel 1598 le pareti furono coperte dei
celeberrimi arazzi tessuti per Leone X sui cartoni di Raffaele , por
tati qui seco dal ricordato pontefice Clemente VIII pel suo possesso
di Ferrara.
Tre immagini di M. V. dipinte sui muri o pilastri della Chiesa
ottennero da secoli un' immensa venerazione dal devoto popolo fer
rarese. La prima , di cui rimane ora la sola testa , era un affresco
sopra uno dei pilastri del vecchio interno verso la viadi Gorgadello,
ed ora trovasi nella sacristia maggiore capitolare. La seconda , che
vedevasi al terzo pilastro passata la prima colonna della nave mag
giore , dalla parte destra , è all' altar piccolo presso i gradini che
mettono alla superiore crociera dalla parte ove sono le statue di
bronzo , e dicesi dipinta nel secolo XIII da Gelasio di Nicolò della
Masnada , che vuolsi scolaro di Teofane Costantinopolitano pittore in
Venezia. Poco appresso al 1340 si cominciò a prestarvi non ordinario
culto, e vi si costrusse un altare, e nel 1590 M." vescovo Fontana la
fece segare dal muro e trasportare nella cappella del SS. Sacramento:
nel 1614 il vescovo card. Leni , avendo fatta otturare la porta detta
dello Staro, vi fece fabbricare all' interno un nuovo altare, ponendovi
quell' immagine nel di 24 marzo. Nel 7 giugno del 1626 venne so
lennemente incoronata; dilà fu tolta nel rimodernamento del tempio,
indi collocata ove trovasi di presente. L' altra immagine , già detta
del Cantone , stava dipinta sul muro , dove ora è l' atrio moderno,
e sta il battistero, e perciò denominata dell' atrio: vorrebbesi eseguita
da Ettore Bonacossa nel 1448 , ma non vi hanno sufficienti prove, o
fondata tradizione per comprovarlo (1). Ebbe venerazione fino dal se
colo XVI ; ma nel 1712 pei lavori della parte interna rimase dimenti
cata fra le pietre e i rottami, sino a che nel 1720, per nuove grazie
(1) L'opinione che sia dipinta dal Bonacossi è perchè una Madonna scopertasi già sul
muro del tempio portava la iscrizione Hector de Bonacossis pinxit MCCCCXXXXVIII.
Ma questa era situata altrove , e non nel luogo dove ora vedesi l'atrio , dal quale
ebbe denominazione quella di cui si fa parola.
--
86
da M. V, impartite, e conle copiose elemosine dai devoti elargite, le
si eresse quel grandioso altare dalla stessa parte meridionale, ch'è il
primo nella grande crociera inferiore, di marmi preziosi, e colla spesa
di sei mila scudi, essendone architetto Agapito Poggi, e scolpendone
le figure Andrea Ferreri. Nel 25 marzo del 1734 se ne fece la tra
slazione , dopo segata dal muro, al predetto nuovo altare, mentre poi
la Incoronazione venne fatta nel 24 maggio del 1779. Straordinarie
per apparati, per pompa, per illuminazioni, e per concorso di popolo,
furono ambedue queste funzioni , la cui descrizione può leggersi a
stampa (1). Le iscrizioni , già dettate dall' abate Gaetano Migliore, fu
rono adulterate nel 1796 da persona ignota (2).
Inventarii
Degl' inventarj, che mi sono giunti alle mani, oltre ai pochi già
inserti o che inserirannosi a loro luogo, perchè trattanti di una sola
materia, nessuno a mio vedere presenta un qualche interesse che de
gno lo renda di essere pubblicato, se si eccettui quello qui appresso.
E perciò lo riporto per intiero ; tanto più che gli oggetti descrittivi
furono consegnati al Comune, circostanza che non saprebbesi a quale
causa doversi attribuire , se non alla parte che anche per la Catte
drale prendevano i duchi signori di Ferrara , stantechè la consegna
venne fatta per ordine del duca.
Registro delle commissioni ducali
N.º 13 p. 13 retro ).
0
A
e
( Arch. Com. lib. 7
Inventarium omnium et singulorum bonorum fabrice ( Cattedrale ) epi
scopatus ferr. mihi Ioanni Castello notario xij sapientum ferr. reipublice
nomine communis ferr. p. SerVincentium deLardis hactenus Massarium dicte
fabrice consignatorum.
(1) 1. Vera e distinta relazionedella solenne traslazione della B. V. delle Grazie
dell Atrio nel Duomo. Ferrara, Bernardino Pomatelli, 1734.
2. Foglio aggiunto all ordinario N. 12. Ferrara 27 Marzo 1734. Ferrara, Girola
mo Filoni. ( È un supplemento al Giornale o Gazzetta).
3. Notificazione per la traslazione della miracolosa immagine di M. V. nell'Atrio.
4. Ragguaglio della saera pompa per la solenne incoronazione dell' antica mira
colosa immagine ece, nel 24 Maggio 1779. Ferr. Bernardino Pomatelli, 1779 ( del
sae. don Cagnolati ).
(2)Manini can. Giuseppe- Compendio di Storia sacra e politica di Ferrara,
tom. II. pag. 102.
87
In Christi etc. 1462. 23. 7bre.
Ommissis
Lapides marmoreos inter magnos et parvos quam plures, qui numerari
nisi cum summa difficultate possent, inter quos sunt nonnulli capitelli.
Petium unum ligni nigri pro faciendo tarsias.
Rustigam (1) unam cum suis zulamentis et capis omnibus.
Scalam unam pro pulbito (sic)ligneo.
Certum preparamentum de ligno pro copriendo pulbitum ligneum quando
contingit in foro et platea communis ferr. predicare.
Duos capitellos de ligno veteres.
Unum alium capitellum de quercu non laboratum.
Duos tripedes pro marangonis.
Duos tajonos (2) pro tirando lapides marmoreos.
Duos pallos de ferro.
Unum penellum et unam spongiam pro lavando lapides marmoreos.
Unum endegarium (3) magnum usitatum.
Unum alium endegarium subtiliorem predicti.
Unum lapidem marmoreum in curtili canonice veteris prope scalam qua
ascenditur ad dictam Canonicam.
Duos alios lapides rubeos laboratos pedum duorum et plus pro quolibet
existentes in dicto curtili juxta ostium ingressus dicte sacristie.
Quattuor Gornas (4) de lapide marmoreo rubeo existentes in dicto curtili
juxta campanile novum, quod de presenti fit et construitur.
Assides multos pro solando episcopatum tempore hiemali qui occupant
et tenent a choro ipsius episcopatus usque ad secundam columnarum versus
portam magnam ipsius episcopatus e regione ( dalla parte ) curie sive pa
latii Illmi Domini nostri.
Duas assides de rupere non laboratas longitudinis pedum viginti quatuor
existentes juxta portam per quam ingreditur dictam Canonicam veterem e
regione domus magnificorum de Contrariis.
In primis certos petios funis veteris et fracte cum quibus olim consuevere
tirare Campanas campanilis.
Tres enses cum vaginis suis.
Duas balistas de ligno vetere.
Unum ensem sine vagina.
Unum pectus ferreum vetus cum corrigiis quibus accingitur.
(1) Taglia, o troclea, ossia macchina con carrucole da tirar su pesi.
(2) Carrucole, per tirar su pesi.
(3) Non rinvenni cosa significhi ; forse un imbuto od altro istromento.
(4) Zorni di marmo per dare scolo alle acque di pioggia dai tetti.
88
Unam cirellam a ballista.
Duos acus ferreos, unum magnum et alium parvum.
Duos brazalos ferreos cum una celatina coperta (1).
Unam seccam (sega) pro seccando lapides marmoreos.
Tres cannas stagneas ab organo.
Quatuor candelabra ab altari.
Unam catedram de nogaria laboratam, divisam in pluribus petiis lignorum.
Unam capsam pro tenendis aparamentis.
Certas petias plombeas.
Unum batochium de ferro a campana.
Duo brachia tele incerate.
Certos petios lapideos marmoreos laboratos qui soliti esse erant ubi de
presenti est monumentum sive archa Rmi Episcopi ferrariensis.
Duos mantices ab organo veteres.
Unam banzollam ( banchetta ) de ligno parvam.
Tria contrapisia marmorea cum annulis affixis.
Tres columnas marmoreas laboratas, videlicet duas rubeas, et unam albam.
Quatuor mille vel circa de terra cocta (vorrà dire lapides) sagramatos pro
selicando vel solando sacristiam episcopatus ferrarie.
Duas Gornas albas marmoreas veteres.
Unam lilciam (2) magnam.
Unam Anguzenetam (5) ferream que est penes magistrum Meum Floren
tinum marmorinum ( M. Meo da Fiorenza ).
Unam Crippam (4) magnam de ferro cum tubis aliis parvulis que est
penes dictum Meum.
Unam canellam de metallo a lavello (5).
Unum lectum cum uno capizali sine linteaminibus ( lenzuola ) et sine
cultra, qui est penes dominum Jacobum a Turri Cantorem, ut asseruit dictus
ser Vincentius.
Facciata
Ora sortiamo dall' interno , dove ritorneremo per parlare della
nuova sua struttura , ed ammiriamo ciò che ci rimane di vetusto.
(1) Ritengo che questi oggetti guerreschi appartenessero a qualche antico mo
numento.
(2) Ilcia, Ilza, cioè Treggia o carro senza ruote, che si tira dai bovi,
(3) Forse piccola incudine, ovvero mola da aflilar ferri.
(4) Crippa equivale a Cumba; forse un zorno di metallo.
(5) Laveggio , o vaso di terra olliare ; qui, essendovi la cannella di metallo, può
prendersi pel laveggio di marmo.
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89
Sulla grande importanza cronologica della facciata , scrisse alcune
brevi ma erudite parole il ch. D. Luigi Casazza (1); e sul merito ar
tistico di essa facciata, dei fianchi e del campanile, il già citato mar
chese Canonici con qualche dettaglio ne scrisse nel memorato suo libro.
Questa sontuosa fronte presenta un tritico con quattro gallerie , tre
orizzontali, e la suprema saliente ai lati dei cimacoli a linee inclinate
formanti frontoni, sul culmine de' quali sono la croce, l'aquila ed il
leone (2): ricoperta è di marmi regolarmente tagliati, ed a colori av
vicendati in rosso , bianco e semiazzurro : è imponente per età, per
maestosa robustezza, e per una regolare disposizione, che di rado si
trova negli altri coetanei monumenti. Una certa somiglianza con
quella di s. Zeno in Verona, su cui leggesi
Hic exempla trahi
possunt Jad. Nicolai
che il Maffei spiega per Jaderensis , cioè di
Zara , farebbe a qualcuno dubitare che anche il nostro- Artificem
gnarum qui sculpserit hec Nicolaum
fosse quello medesimo sculto
re; dacchè ben devesi rifiutare la leggenda del Baruffaldi ( ripetuta
dal ch. Cantu ) (3), che lo chiama Nicolò da Ficarolo , perchè negli
ornati ripetesi frequentemente la foglia del fico.
Lo stesso marchese Canonici , e prima di lui l'illustre nostro
Leopoldo Cicognara nella sua storia della scultura, ebbero a smen
tire quest' errore , non già perchè si abbia voluto dar origine a
Ficarolo da Vico Ariolo, come dicono Guarini e Borsetti, essendo
ció affatto privo di fondamento , ma bensi osservando come quella
sorta di foglie sia comune a pressochè tutti gli scultori del medio
evo, animati forse com'erano dalle idee e sentimenti religiosi, perchè la
foglia del fico, al pari della vite, del pavone , dell' agnello e cento
altri segni convenzionali del cristianesimo , erano od almeno si giu
dicarono altrettanti simboli dei misteri e dei riti religiosi. Quattro
leoni si veggono in guardia alla facciata : due di essi sostengono i
(1) Memoria sulla importanza etc. Ferrara, Bresciani 1836, in 8.
(2) Dovea esservi nel mezzo s. Giorgio a cavallo, perchè si trova notato nelle
spese della fabbrica un pagamento fatto nel 1572 a Bartolomeo Copricasa per a
vere ajutato a calare il cavallo con s. Giorgio ch' era sulla facciata, guastato dal
terremoto del 1570, e finalmente fuso nel 1607 con la campana gettata dal Censori,
come si dirà a suo luogo.
(3) Dice che i migliori rilievi della facciata di s. Zeno in Verona appartengono
a Nicolò da Ficarolo, che nel 1135 ne lavorava sulla facciata del Duomo di Fer
rara ( St. degl' Ital. To. II, pag. 643 ).
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90
telamoni, e questi alla loro volta le colonne, sulle quali s' innalza il
pronao ( leoni, telamoni e colonne , che si rifecero in maggiori di
mensioni nel 1829 (1), collocando i vecchi lavori dapprima presso la
fronte stessa, indi, all'atto del generale ripulimento del 1843, nel cor
tile dietro il coro): due altri sono quelli che stavano alla porta dei
mesi. Questi simboli eziandio furono comuni ai templi maggiori , e
sembrano un avanzo di paganesimo , giacchè romani ed egizi pone
vano essi pure a guardie dei monumenti consecrati agl' idoli queste
immagini della forza e del terrore , cioè leoni , sfingi e colubri. Se
non che anche in questo si è voluto interpretare una mistica filosofia,
al cui tesoro i soli perfetti potevano attingere. Questi simboli di santa
elevazione rivelar si doveano ai soli studiosi in divinità. La simbolica
cristiana, se apparisce negli ornamenti con figure e rappresentazioni
di animali od altri emblemi , è detta orfica : ma pare più atta al
' adornamento di qualche tempio pagano di quello che ad abbellire la
casa dove regna il Dio d' Israello (2). Di questa simbolica se ne fece
una scienza misteriosa , una convenzione dei franchi-muratori o so
cietà comacinesche. Accade bene spesso che gli antiquarj aguzzino il
cervello, e ricorrano alle più astruse ipotesi per trovare la filosofia,
l'oracolo , il mistero dove una mente serena e non prevenuta non
saprebbe rinvenire che un significato il più ovvio e naturale. Per
chè adunque, io pure, giacchè tanti uomini ne hanno pensato diver
samente fra loro , non potrò con mia propria opinione supporre che
gli artisti all' epoca del risorgimento delle arti siensi fatti imitatori
dell' arte stessa , che dominava al nascere del cristianesimo , e che
nelle sue produzioni stranamente amalgamò le cose degl' idolatri con
quelle innovate dalla religione del Cristo , dando bensi figura e vita
alle parabole del Salvatore , ma però maritandole con antiche imma
gini non peranche dimenticate ? Non vedemmo noi forse anche nei
secoli della perfezione artistica , cioè nel XV e nel XVI sortire dalle
mani dei più distinti pittori e scultori un numero immenso di pro
duzioni, entro le quali , fra i santi apostoli e i dottori ei campioni
della Chiesa , figurarono in atti lubrici ed osceni dei satiri e delle
ninfe, delle sfingi ed ogni sorta di animali? Ogni secolo, o piuttosto
(1) Questo lavoro, reso necessario dallo stato minaccevole del pronao, fu eseguito
con sapiente armatura e sotto la direzione dell' archit. comunale prof. Giovanni Tosi.
(2) Banchero Giuseppe- Il Duomodi Genova illustrato e descritto: Genova, Fer
rando, 1859, a pag. 133.
91
ogni epoca delle arti ebbe un carattere proprio, non solo nelle ester
ne forme , ma pur anco nella parte intellettiva (1). Tornando al Ni
colò scultore ( di s. Zeno), curioso assai è il rincontro che si trova
in questi due versi
<< Tutto quel, che vedesti, opra e lavoro
« Fu dei Pisani Nicolò e Guglielmo >>
e nella nota si aggiunge che nel XII secolo, come si ha dal Tiraboschi, fio
rivano nella scultura Nicola e Giovanni figlio di lui, e così pure Guglielmo
converso dell' ordine de' predicatori, e discepolo del suddetto Nicola (2).
E dissi curioso; perchè anche noi abbiamo li due nomi, Nicolò scul
tore, e Glielmo cioè Guglielmo auctore. Certo è in ogni caso che non
sarebbero i Pisani, perchè Nicoló padre di Giovanni venne a vita nel
secolo XIII, e Guglielmo converso dei domenicani , architetto e scul
tore, moriva nel 1313, come scrive il ch. P. Marchese, nè potevano
questi perciò eseguire la facciata di san Zeno , se la chiesa , come
asserisce il Gualtieri , cominciata fino dal secolo IX fu compiuta
nel 1138. Prescindendo pertanto da questi nomi , chi potrebbe assi
curare che il Guglielmo autore della nostra Cattedrale sia l' Adelardi
che ne fece la spesa, o piuttosto l'architetto che ne diede il disegno?
Nè ciò, io credo, toglierebbe alla verità della iscrizione, che fu ripro
dotta sul pavimento, relativa a Guglielmo Adelardi, perchè non sarebbe
affatto cosa inconciliabile che l'un Guglielmo fosse, come dissi, l'ar
chitetto, e l' altro il benefattore munificente che ne pagò la costruzione.
La statua che scorgesi allato alla porta minore verso la piazza, è
di Alberto d' Este in abito di pellegrino, messavi nel 1393 per decreto
fattone dal Comune il 25 marzo , a gratitudine delle Bolle riportate
nel suo pellegrinaggio a Roma nel 1391 sulle enfiteusi e sulla Uni
versità degli studj. Sfuggi alla distruzione del 1796, forse perchè cre
duta l' immagine di un qualche santo. Quando ancora non si cono
scesse chi rappresenta, si scorge di leggieri come vi fosse collocata in'
tempi posteriori, se vogliasi por mente che il vertice del cuspide sor
montante la nicchia ricopre in parte un antico pertugio ; come al
tresi che i lati esterni del cuspide istesso erano adornati di cespi
(1) Dicesi che ' illustre orientalista Giuseppe Hammer-Purgstal abbia scritto in
torno alla spiegazione orfica dei bassirilieri e figure di questa nostra facciata : ma
non mi fu dato di leggere il Foglio straniero, sul quale lo scritto venne inserito.
(2) Gualtieri Bartolomeo arciprete di s. Zeno Maggiore
Maggiore di Verona, poemetto: Verona, Bisesti, 1832, in 8.
La Basilica di s. Zeno
92
dello stile del secolo XIV, come lo dimostra un qualche avanzo tut
tora esistentevi, mentre nel resto rimangono i soli fori, ov' essi erano
contenuti dai pironi. Afianco della nicchia è incisa la Bolla sui beni
enfiteotici per opera di un Tedesco
Henricus de Colonia Aurifex
come sta scritto in fine: quei caratteri, forse in origine posti ad oro,
vennero ripuliti nel 1601, e nel 1843.
Affatto oscura è la significazione di quella testa colossale di donna,
che, postavi nel 1601, vedesi sporgere al di sopra dell' arco della suc
citata porta minore , e che volgarmente viene denominata Madonna
Ferrara. Nel sottarco scorgesi per entro un circolo una di quelle croci
che i blasonisti dicono patenti, e sopra di essa una mano in atto di
benedire, con che i fedeli rappresentarono anticamente il Dio Padre,
sino a quando la chiesa più oltre non vietò di poterlo effigiare sotto
forme umane ; e siccome nell' architrave si veggono traccie di una
scrittura, che il Guarini, Dio sa come, interpreto- ab aquis multis
libera nos domine-, così invalse la opinione che la mano fosse in
dizio di un' inondazione del Po salita a tanta improbabile altezza.
Una testa con busto ad alto rilievo del pontefice Clemente VIII
fusa da Giorgio Albenga in Ferrara nel 1601, come si ha dal contratto
esistente negli atti dell' archivio governativo , nel 24 maggio venne
collocata per volere del card. Collegato sulla fronte del tempio a
fianco della porta minore dal lato di Gorgadello, togliendone Madonna
Ferrara, di che ho più sopra parlato : indi vi si aggiunse al di sotto
la iscrizione pur fusa in lapide di bronzo. Levato il tutto nel 1796
il di 11 ottobre, vi fu riposta nel di 8 luglio 1843 e vi si trova pre
sentemente la testa ; ma gli ornati e la lapide andarono dispersi , e
nel 1844 vi fu sostituita la stessa epigrafe incisa in marmo , ai piè
della quale sta scritto-Georgii Albenga opus-. Ciò sta bene : ma
doveasi con secondaria iscrizione almeno ricordare che l' Albenga non
la esegui già in marmo, bensi in bronzo, e che quella è una copia.
Di nessun documento potrei recar notizia intorno alla statua se
mi-colossale che nel 1427 fu posta sulla loggia del pronao , e chẹ
dicesi opera d'un Cristoforo da Firenze : solo si ha dai libri della
fabbrica che fu indorata nel 1590, e nel 1676.
Le colonnette di marmo, con catene, che racchiudono l'area del
sacrato, vi si piantarono nel marzo del 1591 affinchè non fosse pro
fanato un terreno, che per lungo tempo servi anche a cimitero, prima
che a ciò servisse il cortilazzo, o piazzetta di Gorgadello.
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93
Fianchi e Loggiato
Differenti fra loro erano i due fianchi. Quello a settentrione con
serva la sua originalità con la galleria che lo ricinge , per un terzo
più in alto del rimanente, le cui colonne e capitelli farebbero sup
porre una maggior antichità; ma è spoglio di ogni altro ornamento.
Delle porte che vi erano, tuttora mostra le orme sull' incolta parete.
L' altro dalla parte della piazza, o di mezzodi , presenta un magni
fico aspetto , e meglio lo presenterebbe se integro fosse nelle sue
parti antiche. Sulla sua linea superiore ricorreva un ornamento, che
dalla descrizione rimastane in un manoscritto di oculare testimonio
può dirsi del secolo XIV. Infatti vi si ergevano in marmi alternati
di bianco e rosso piramidi con grandi trafori a circolo, intercalate da
torricelle ottagone al di sotto, e sessagone superiormente, due delle
quali dal lato che prospetta il palazzo della Ragione portavano scol
pite in seno l'una l' aquila Estense, l' altra lo stemma del Comune.
Dei quali ornamenti ci è testimonio un' antica stampa d' intaglio in
legno, della quale avrò d' uopo di parlar nuovamente. Vi erano due
porte, una inferiormente detta dello Staro, perchè vì stavano lo staro
ed altre misure di capacità per campioni a comodo dei commercian
ti (1) ; l'altra ove stavano confitti i campioni del passo , e di altre
nostre misure lineari , otturata nel 1718 , ed affatto distrutta nel
1736, denominavasi dei mesi , perché avea gruppi di piccole figure
rappresentanti ognuna le operazioni campestri relative appunto ai do
dici mesi dell' anno. La detta porta , della quale si veggono ancora le
vestigia di fronte alla via di san Romano, adornavasi di due grandi
colonne di marmo, sostenute da due ippogrifi (uno de' quali giace nel
cortile dietro al coro ), e sormontate da un arco diviso in dodici scom
parti , che contenevano i gruppi summenzionati. Sotto l'arco stava
un Salvatore con la croce in atto di benedire calpestando l'aspide e
il basilisco: intorno alla porta eranvi altri scompartimenti quadrilateri,
con entro alcuni bassi rilievi esprimenti alcuni fatti della Genesi ; ed
ai lati erano pure due statue al naturale, una di vecchio rivestito di
(1) La porta dello Staro dev' essere stata chiusa prima del 1594 , perché in un
rogito di Girolamo Colornio del 15 novembre sta scritto
apotheca constructa
ubi solebat esse porta dictæ ecclesiæ ( Cattedrale ) nuncupata Porta dello Staro.
94
giacco ed armato d'asta, altra di giovine con usbergo e con elmo
in testa, e con la spada imbrandita, tenenti ambidue un alto scudo
crocesegnato , forse ad accennare a que' Adelardi che militarono alle
crociate. Superiormente all' arco poi erano li due leoni di marmo
rosso ( dei quali parlai alla facciata ), che sostenevano colonne ag
gruppate in quattro ordini ; e su di esse poggiavano gli archi del
coperto della porta. Sopra tutto ciò, un Redentore, quasi a pieno ri
lievo, benediceva il popolo, nel mentre che a' suoi fianchi stavano
inginocchiati un giovane ed un vecchio coperti di antica toga nel
corpo, e di una cuffia a cappuccio nella testa.
In origine tutta la Cattedrale scorgevasi per intero, isolata sulla
piazza, priva delle inopportune adjacenze, che la deturpano ; e tanto
più doveva essere di sublime apparenza, in quanto che compariva
eziandio in tutta la sua altezza ; il che non è ora, essendosi alzato
il piano circostante (1) , che ha sepolto buona parte del muro, col
sedile che tutt' attorno coronava il basamento , com' ebbi a vedere
io stesso quando pochi anni or sono si apposero quelle impelliccia
ture di marmi nel fianco di Gorgadello, per toglierne le sozzure. Ri
cordo ancora che nel fianco meridionale sta incisa lungo il fabbricato
un' iscrizione, della quale potei vedere una partę nella circostanza di
un restauro di alcune botteghe (2).
Ma queste ben presto devono esservi state addossate, od almeno i
porticali , mentre pei medesimi fu emanata una legge statutaria fino
dal 1264. De porticalibus extra Episcopatum, et juxta Episcopatum ma
nutenendis
Statuimus quod Porticales manutenentur , et reaptentur
per potestatem quoties opus fuerit, et ibi fiat bancha, et teneatur expe
dita... et nullas habere debeat tabulas neque barulam etc. Quindi è da
supporsi che le panche siensi fatte, od almeno rinnovate in detto anno,
e che vi fosse un porticale a rifugio del popolo dai raggi del sole, e
dalle pioggie. Se non che, stando alle cronache, nel 1327 vi si co
(1) Nel disfacimento delle bottegucce presso il palazzo estense, la colonna che
sosteneva un tempo la statua di Borso trovossi sepolta per tutto l'imbasamento, ed
alquanto superiormente all' imoscapo.
(2) Il sedile appoggiava, dalla parte della piazza, ad un' impellicciatura di mar
mi in gran parte gentili, sui quali , a ricorrenza del sedile stesso, leggevasi una
iscrizione latina con abbreviature. Mons. Antonelli tento di rilevarne copia , ma nol
potè per intiero , perchè in parte coperta , e perchè in parte devastata per appog
giarvi i muri delle botteghe.
95
struirono botteghe, le quali nel 1332 come riporta quella dell' Equi
cola, si bruciarono per un incendio. Nel 1468 si tratto dal Comune
di costruire quella Loggia , che vi si vede ancora oggidi , chiamata
de' strazzaroli , ossia de' mercanti di drappi e seterie, purchè non in
gombrasse piazza per più di otto piedi ; ma si cominciò a costruirla
soltanto nel 1473 (1).
Sabado 20 Marzo
Ala Compagnia del Arte deli Strazaroli dela Cità
de Ferrara, e a tutti li altri artefici che hanno botege nela piaza del Comun
a presso el' muro del Veschoado dal Campanile novo persino al banco del
Cornachia, ducati trecento d'oro de V. (Venezia), et per loro a M. lacomo,
et Albertino fratelli de Riaschoni tajapredi ducati doxento trenta d'oro de
V. et a M. de Lecho, et a M. Ambroxo de Millano, compagni tajapredi du
cati setanta d'oro Venetiani , li quali ducati trexento il Chomun de Ferrara
li presta de puro amore per tuto lo anno presente ali dicti strazaroli, et altri
che hano botega ut supra, cioè cadauno per la ratta sua: et questo per la
fabrica dele dicte appoteche poste apresso il dicto muro del veschoado ; le
quale se fano de prede de marmoro novamente per ornamento dela cità de
Ferrara nela piaza, de comandamento del Ill. sig. Iachomo Trotto Iud. deli
XIJ Savj del Chomunede Ferrara , cum voluntade et aconsentimento delo
Illmo. sig. Nostro.
La loggia era coperta di un ambulacro cinto di una balaustrata
marmorea, e di ampie lastre di marmo n'era il pavimento, come da
conto tassato per maestro Benedeto da Rimene ingegnero a ciò electo :
vi si ascendeva per due scale poste ai fianchi della porta dei mesi, e
colà si adunavano e principi e dignitarj e ricchi personaggi per
godere degli spettacoli, de' tornei ed altre pubbliche feste che aveano
luogo sulla piazza. Degli abusi e non pochi ebbero a verificarsi ri
guardo alle botteghe ; per cui nella visita decretata già dal Pontefice
Pio V, ma eseguita solo nel 1574 , si ordinò che non si affittassero
per arti sordide o strepitose, che non vi si costruissero latrine, che
i paraventi di legname non occupassero troppo spazio, e tutto ciò
sotto pena di ecclesiastiche censure. Si era occupata persino l' area
del sacrato , inalzandovi presso la facciata delle botteghe di legno ,
che per ordine del vescovo vennero disfatte nel 1591, ma che poscia
(1) Da ciò ben vedesi che le botteghe doveano preesistere alla loggia, la quale
appunto è ristrettissima; e che il verone superiore dovea occupare soltanto lo spazio
della loggia stessa. Le botteghe erano interrotte dalla porta dei mesi , distrutta la
quale furono poi congiunte fra loro con altre intermedie.
96
vi furono arbitrariamente ricollocate , perdurandovi sino alla metà
circa del secolo scorso.
L'erezione di un più ampio loggiato venne intrapresa nel 1844,
con disegno dell' architetto prof. Giovanni Tosi già nominato ; indi
sospesa non saprei dire se per insorti ostacoli, se per cangiarne le
forme , o se pel grave dispendio ; dacchè la parte che ora si vede
costò al Comune, oltre al concorso dei proprietarj delle fronteggianti
botteghe, circa due mila scudi. Al capo di questo nuovo porticato
venne apposta nel 1849 una lapide, in cui a caratteri messi ad oro
stanno segnati i nomi di quei generosi cittadini che si diedero in
ostaggio agli austriaci per garantire la contribuzione imposta alla
città ; lapide che fu scoperta il 9 marzo.
Campanile e Campane
La torre campanaria gareggiar potrebbe con le più celebri d' Italia,
se fosse compiuta. Piantatene le palizzate, gettatine i fondamenti nel
1412 per volere di Nicolò Estense, non si vide però a sorgere che
poc' oltre sopra terra, forse per mancanza di denaro, dacchè poco
ebbe a fruttare il progetto fatto e posto ad esecuzione di Nicolò da
Campo Ufficiale alla banca dei soldati, e non si riassunse la costru
zione che nel 1451 dagli Evangelisti in suso, compiendosi l'ordine
primo nel 1458. Indi si videro aggiunti il secondo ed il terzo, domi
nante l'Estense Ercole I, ed il quarto ultimossi regnante Alfonso II (1).
Si vorrebbe architetto del campanile lo stesso Nicolò da Campo : con
quale fondamento, io non saprei dirlo. Forse invalse tale credenza
dall' averne egli, come si disse, suggerito il modo a supplirne alle
spese; ma io non crederò si facilmente a questa popolare tradizione,
od alla cronaca del non troppo fedele da Marano, quando non la
vegga consolidata da qualche argomento, ovvero dalla conoscenza di
qualche altra opera d'arte di quel Ministro Estense.
(1) Diario ferrarese nel Muratori. Si veggono infatti nella base dell'ordine
primo i simboli de' quattro Evangelisti; ed un tempo l'altra base inferiore do
vea ben essere di maggiore altezza, dacchè il piano della piazza è ben noto essersi
alzato di assai. Frizzi , a pag. 10 , to. IV, dà notizie sulla costruzione , ma con
non poca incertezza sulle varie sue epoche e sui costruttori. Vedremo da queste
memorie assai schiarito un tal punto dell' artistica nostra storia.--
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Ora non farò io che riportare con ordine cronologico tutte le
partite da me vedute, ove interessi conoscerle nella loro integrità,
ovvero esporne il contenuto, e cosi costituire una specie di giornale.
1451. 30 gennaio. — Il marchese d' Este determina che per la
fabbrica del vescovato sieno esenti da dazio li materiali da intro
dursi-pro ut etiam alias fuit decisum pro ramo et stagno conductis
pro statua Ill. q. Dni Nicolai March. conficienda- (Arch. Com. lib. 2,
n. 28 lib. A pag. 100). Ed altrettanto si ottiene dalla Signoria di
Venezia pei marmi provenienti da Verona, e dall'Istria, bianchi, rossi
e neri, come si ha da una partita di spese del 1465
per le litere
de la gracia de' dacij de le prede marmore che vengon etc.
Il muratore che portò a compimento l' Ordine o Dado primo , fu
Cristoforo del Cossa, concorrendovi pure quel Pietro Benvenuti , inge
gnere ducale e del Comune, detto Benvenuto dagli Ordini, forse, come
sembra doversi ritenere , per avere diretta la costruzione di questo ,
e degli altri due dadi , come troveremo. Chi ne lavorò i marmi fu
quale artefice primario Bartolomeo detto Meo da Firenze, con M. Lo
renzo de Guido da Chomo, Lucha de Iacomo da Firenza, Lunardo de
го
ro
Nicholò de Maffei da Verona, M. Albertin da Mantova (che vedremo
essere de Rasconi) , M. Iachomo Lazaro da Venezia, M. Lorenzo
de frixi (forse per operare i fregi) da Chomo, M. Alvixe da Venezia,
e li M. Fiorino e Mattia, tutti taglia pietra viva, ossia scalpellini.
ro
ro
1456. A Mastro Paolo di Lucha da Fiorenza per soa manifattura de qua
tro fenestre , e cornixate , et a M. Bartholomeo de Checo dito Meo taja
preda so cuxino, che abitava in una casa dal Castelo vecchio di ragion de
Mistro Pelegrin Punzinella Marangon, lavorante esso pure al Campanile L. etc.
1458. Si paga Antonio di Francesco Naselli fornaciajo nel borgo
san Luca per le pietre.
Dello stesso 1458, come accennano memorie nel libro della fab
brica, fu terminato ' ordine primo (1). Sembra che si proseguisse
immediatamente a lavorare negli altri due , perchè poi nel 1464 si
conviene cogli scalpellini per le impellicciature dei succitati dadi.
(1) Infatti ecco due partite del 1458, l'ultima delle quali del 9 novembre. = Per
carta e asse a M. Piero degli Ordeni per fare el desegno del centano de la pri
ma volta del champanile- Formajo, povine ( ricotta ) , ove p. fare una torta
ai muradori e marangoni, per la prima volta del champanile , la qual questo com
pieno a serarla.
7
--
0
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1461. A M. Piero de Benvegnudo dagli Urdini murador per l'ultimo
corso de prede ( s' intende dei marmi ) fato per Meo da fiorenza Lire etc.
Dall' estratto, che qui riporto, di un rogito di Mengo dall' Arme ,
in data del 26 ottobre 1464 ( nell' Archivio Notarile ), si rileva che
di questo anno furono stabiliti i patti coi fratelli Albertino e Iacobo
dei Rasconi da Mantova (1), per la impellicciatura degli ordini secondo
e terzo, come si era fatto pel primo con M.º Meo.
Pacta et conventiones Laborerii Campanilis Episcopatus Ferr. pro fabrica
Episcopatus cum Magistris Albertino et Jacobo de Rasconibus de Mantua
marmorariis seu lapicidis.
In Curia Episcopali etc. presentibus etc.
Venerabiles Canonici (fra cui Emanuele Guarino )
Omnes rectores et gubernatores fabrice Episcopatus Ferrarie desiderantes
opus dignissimum et laudabile ac quippe ab omnibus intuentibus admiran
dum campanilis marmorei Ep. Ferr. prope sacrist : ipsius Ep. incepti , pro
sequi et ad finem et perfectionem ornate et perfecte deduci
per
specta integritate et laudata experientia Artis et Magisterii Magistri Albertini
et M. Jacobi fratrum de Rasconibus de Mantua marmorariorum, seu lapicida
rum civium ferrariensium, de cont. s. Agnetis, qui ne dum Ferrarie, sed Bo
nonie et alibi circa marmorea edificia ac laboreria laudabiliter sese gesserunt
etc.
.
promiserunt incipere, mediare et perficere fabricam et constructio
nem tante partis Campanilis predicti super ea parte que nunc jam cepta et
constructa reperitur, quanta bis facta reperitur, videlicet duas fenestratas (cioè
due ordini) unam supra alteram in altum ad instar prime fenestrate etc.
.
et cum marmoribus albis rubeis nigrisque cum voltis et columnis sicuti
prima ipsa fenestrata predemonstrat , et secundum designum per eos exhibi
tum prefactis rectoribus fabrice etc. etc.
....
et laborare in eis duabus
fenestratis faciendis lapides marmoreos histrianos et veronenses sufficientes
laudabiles bonosque et boni membri, et quod fenestre que fient in fenestra
tis duabus partibus vadant etc. = con gli ulteriori patti cioè :
50 ducati d' oro di sigurtà; che lavorino continuamente, e vi sia
sempre l'uno o l'altro dei fratelli , quatuor chiavarolos marmoreos
pro quolibet pede, e per ducati d' oro 85 per ogni piede ecc.; mate
riale di marmo a spese della fabbrica , ma a cura dei Rasconi , da
(1) Tutti gli scrittori , compresi il Cicognara ed il De Boni , diedero sempre a
questi due artisti il cognome di Rusconi. Trovai nelle note o giornali del Comune
più volte ripetuto invece Raschoni; ma ne venni poi fatto certissimo da questo do
cumento originale, i cui caratteri sono intelligibili pienamente.
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0
ritirarsi dai medesimi ; la casa per gli utensili ecc. come si fu soliti
a M.º Meo da Fiorenza, qui primam fenestratam dicti campanilis per
fecit...... e diedero giuramento.
Ed infatti nello stesso anno ne aveano già cominciata la esecu
zione, perchè ne ricevono un pagamento.
ro
!
1465. 8. Marzo. M. Benedetto de Arimino Marangone si obbliga
al Comune, ed al Massaro della fabbrica del vescovado, di provvedere
il legname per l' armatura del campanile novo de marmo , sursum et
supra ipsum campanile, juxta designum et edificium ipsum factum ac
fabricatum de lignamine.- La quale armatura venne poi costruita; ed
a far si che la Plebe non la danneggiasse in occasione di allegrezze,
per le quali allora si usavano i fuochi detti falò, convenne regalarla
generosamente, nel mentre che i Massari della fabbrica fecero dire
una messa, affinchè pure il divino ajuto in ciò non mancasse (1).
1466. 7 novembre. A m. Zohane Trullo ( che farò poi conoscere essere
una stessa persona che il Bianchini) depintore de have livre 54. 10 m. per
sua manefactura et spexa de haver depinto de colurj fini et messe doro
parte, et parte de stagnoli dorati li zinque scudi posti suxo la segonda fe
nestrada del campanile novo, cioè uno cum l' arma ducchale del N. S., dụi
cum sue divixe, et li altri due cum le arme del chomun nostro de Ferra
ra
monto la spexa L. 20: 10: 2 : et L. 14. la manifactura del dipinto
re, come appare.
Da questa partita viensi a conoscere che nel 1466 trovavasi già
compiuto l' ordine secondo.
Die ultimo xbris L. 25 : 6 : 6 : Item per sua manifactura et spexa de
haver lavorado et posto de oro fino le zinque teste de marmoro poste sopra
le arme affixe al campanile, et per havere dorate le zinque corezze (queste
ora più non vi sono) de ramo'poste al collo a dicte teste, et ficte et apicha
te a dicte arme.
1466. 9. 9bris. M. Mathie di Castaldi da Milano tajapietra de haver fio
rini diexe d'oro per sua merzegna de havere sculpido inpreda marmora la
figura de san Maurelio in Pontificale da la corexa in suxo , cum una festa
(1) Ciò era pure avvenuto nel 1458, in cui, dopo aver dovuto riparare la ruota
che serviva ad innalzare i marmi, affinchè i fanciulli, col farla girare , non la gua
stassero, gli stessi Massari diedero a M. Zohanardo di Chadinelli Marangon uno
fiorino d'oro milanese, perchè la sua brigata non abbruciasse la ruota e l'arma
tura, che non si rifarebbe neppure con Lire 200; la quale brigata diede gran
danno in piazza e per la città, bruciando panche, paraventi (ripari di botteghe )
e tavole per la nuova della elezione di Pio II parente del duca Borso.
( festone ) de intorno al anticha, che se ha a metere in quelo tondo de la
prima fenestrata ( ossia ordine ), che fece M. Meo da Fiorenza.
0
Da ciò si vede che il s. Maurelio vi fu collocato quando era già
fatto il secondo dado.
1467. 15. Aple. A M. Zoane Trullo per suo magisterio oro et coluri de
havere depinta et adornata la imagine de preda viva de S. Maurelio posta
nel campanile novo in la prima fenestrada, L. 11. 0. 0.
Ora vedremo che l'ordine terzo venne terminato nel 1493, alme
no per la parte di cotto, e coperto di tavole e legnami a riparo delle
campane che vi si posero ; che fino da quell' epoca il duca già or
dinato avea , e fatto eseguire da Domenego de Parixe ( genero di
Nicolò Baroncelli ) ancor vivo il disegno pel totale compimento della
torre ; e che fino dal 1494 era già stabilito di proseguire il lavoro
al quart' ordine , dacchè si trova che in detto anno aveano assunto
di farlo M. Rinaldo de Renaldo Murador, e M. Iachomo de Rasco
ro
ni da Mantoa tajapreda , per haver tolto a far la quarta fazada del
Campanil de preda viva, como de preda cotta, ferramenta etc.; il che
poi non ebbe a verificarsi nė del 1494, nè in appresso, ma soltanto
nel secolo susseguente bene avanzato.
1473. Cogl' imprenditori Giacomo ed Albertino Rasconi lavora
vano altri tagliapietra da loro dipendenti , ed erano , come da nota
del 27 ottobre, Iacomo dicto Barassa
vano e Domenego da Verona
nese )--
Zorzo da Como
Mazollela da Verona--
Bernardino da Verona--
Stie
Iacomo
Iachomo da Varena (territorio modo
Comando (sic) de Voltolina
Andrea et Iachomo de S. Polo
1486. 14 Ottobre. Pagamento a M.º Iacomo Diante marangon per
una ruota grande di legno, con suo telaro, per tirar su calce, pietre ec.
1487. Chabriel de Frisoni da Mantoa tajapreda , che al presente
abita in veronese in val Polesella , per prede marmore che promette
spedire, fra cui le seguenti pietre lavorate
Per otto volti fornidi da finestre a rason de L. 35 l'uno.
Per 4 mesoni ( mensoloni ) a rason de L. 30 l' uno.
Per piedi 127 de architravo a soldi 20 al pè.
Per piedi 86 de vovolo ( ovoli ) a soldi 30 al pè.
Per piè 114 de cornisoni a L. 3 al pè.
Per piedi 73 de piani bianchi e rossi a soldi 12 al pè , e così per altri
piani, per sordelli bianchi e rossi ecc.
1487. M. Bellin da la MassaMurador che messe in opra i chapitelli de
marmoro de le cholone, et lavorò etiam de preda cotta.
100
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1489. Et al dicto Frison per uno pezzo de preda marmora in uno trian
golo, che monta L. 14 m. de la qual preda se a a far far uno s. Zorzo a cha
valo con el Dragon soto , intajado et de rilievo ; el qual s' haveva a meter
in faza del campanil chomo fo el S. Maurelio. Et per dui schudi de preda
marmora granda per far l'arma de Monsignor Veschovo de Ferrara , la
qual se haveva a meter nella fazada ali cantoni de dito campanile segondo
le altre arme (il quale san Giorgio poi non vi si pose).
1492. 21 Ian. A M. Domenego del Chavallo ( Parixe da Padova ) deve
havere L. 5 m. per parte de uno modello de legname, el qual fa el dito Do
menego de la similitudine del campanil fu fato, e che resta a far, segondo
che per dito modello appar de chomission del Mag. Judexe dè xij Savj
1495. 24. Dexemb. Et al dito L. 2. per chason del modello del campa
nil a lui dado a conzar et a far in altri modi et fantasie per far la quarta
fazada va aperto le finestre d' intorno intorno ; et questo se fa per chason
che l' excell. del N. S. possi veder qual più a S. S." piasera azio se sapia
quale se haverà a far per poser livrar dito Campanil, et perché el dito M.°
Domenego se duol et dice non lo vol far se lui non vien pagado pel model
quanto sia per le tre fazade con sua chuba de sopra etc.
E qui ognuno può ben vedere di quanta importanza sia la so
vrapposta partita. Fu sempre creduto che agli odierni quattro ordini
della torre dovess' esservene aggiunto un quinto , indi la cupola o
guglia ; e qui si parla di un modello eseguito e cangiato in più
modi , affine di poter farne la scelta. Non sarebbe stato credibile che
si fosse cangiato disegno nel quarto dado , se un quinto avesse do
vuto comparirvi sopra. Ma decisiva è l' espressione della partita stessa
in due punti, cioè dove dice per far la quarta fazada , e dove sog
giunge per poser livrar dito campanil. Cosi ora si potrà tenere per
certo che il tratto di cornicione assai sporgente in uno degli angoli
alla sommità del quarto dado segni il confine della torre quadrata ,
e la base, su cui dovea poggiare la cuba o termine acuminato, qua
lunque disegno poi si fosse prescelto, come già ne portava opinione il
Frizzi ( to. IV , pag. 13 ) scrivendo = sembra che non si avesse in
animo di andar più in alto (1) =. In quanto al quarto dado noi ve
diamo che il duca preferi di farlo costruire conforme ai tre altri
sottopostivi ; colla sola variazione che le mezze colonne delle finestre,
(1) Il march. Canonici nel suo progetto ha pure seguita l'antica idea o credenza,
progettandolo di cinque ordini , sui quali pose un' ulteriore fenestrata ottagona , o
per così dire tamburo , che fa base alla piramide. Vedremo che anche il nuovo
progetto del 1790 tendeva ad aggiungere un quinto dado.
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0
anzichè poggiare colla base sulla cornice dell' ordine sottoposto, come
nel secondo e nel terzo, si posano, in quanto alle due estreme, so
pra piedestalli, ed in quanto al binario, sopra uno stilobato.
Proseguono le partite relative al terzo.
1493. A Francesco Minichin per mandar a chomprare oro a Venezia per
far dorare le litere che hano ad esser poste suxo al Campanille.
It. alla Dadia et per epsa a M. Bartholomeo Tristan murador per compto
de la fabrica del murare de preda cota lui fa al Campanile de marmoro ecc.
It. a M. Ludovico Barigozo p. sua merzede de havere internado et in
castrado litere all'antiga (1) che hano andare ne la fazada ecc. et per ovre
a impiombare litere dorade a oro masenado e a fogo etc.
It. a Domego dal Chavalo che fuse le letere sessanta , sedexe punti, et
un titolo (sic) furono dorade a mordente da Lachin Malazissi orevexe a sol
di vintotto ' una intajade da Lodovigo Barigozo ecc.
It. Alla Dadia etc. per conto de opere a tirar suxo lo campanile de pre
da viva prede, calzina, et tavole per metere el piovente de la terza fazada
al dicto Campanille , et per epsa Dadia a Belin de la Massa murador , che
mise in opera dicto piovente ( dal che si viene a conoscere come del detto
anno 1493 fosse già innalzato questo terzo dado ).
ro
1494. Iacomo Rasconi da Mantova, e M. Renaldo de Rinaldi
compagni ( forse il Benvenuti era morto ) presero a fare come già si
è detto, la quarta fazada, mediante rogito di Antonio Bonacossi detto
il Grasso, del 2 maggio 1494 ( che non esiste nell'archivio notarile),
e vennero pagati del lavoro terminato alla terza , e del piovente
sulla medesima, sulla quale avrà a prinzipiare el basamento della
quarta fazada.
E qui finiscono le partite della terza, nè si conosce come non ve
nisse portato ad effetto il succitato contratto , nè più oltre se ne ha
novella sino al 1579, in cui cominciasi nel maggio ad armare il
campanile, e nel 3 agosto si trovano pagate L. 7: 16: a M. Iseppe
Bastarolo (Mazzuoli, distintissimo pittore), cioè ducati duj da soldi 78
Iuno, per el desegno del Campanile, che forse venne richiesto dal Duca.
ro
Ora eccoci a poter assicurare che il nostro celebre Giambattista
Aleotti fu il direttore dei lavori al quart' ordine, non già l' inventore,
perchè, come ognuno può vedere, non trattavasi che di compiere un'o
pera già tanto inoltrata.
(1) All' antica intendesi qui romane, perchè il moderno d' allora era il gotico,
o semigotico, com' ebbi già a dire parlando dell' arca di Urbano III.
--
103
1580. 29 Aprile. Lire 39 pagate ai frati degli Angeli per conto de' mar
mori havuti da loro per lafabrica del Campanile, et p. loro a M.'" Gio: Batta
Aleotti Argentese.
It. a dì 4 Zuguo L. 13: 16: m. a GB: Aleotti Architettore della fabrica
del Campanile, a conto delle sue provisioni.
1
It. a dì 12 Dec. A M. Lorenzo Nogari e compagni tajapredi per loro
havere come da lista dell' Architetto- (e quindi seguono molte altre par
tite sino al 1582).
ro
1582. Pagamento a M. Lorenzo Nogari scalpellino per avere in
tagliati piedi trenta dei vuoti ( sic ) de' capitelli delle colonne del
Campanile : e seguono partite diverse di lavori ordinarj sino al 1594,
in cui si trova pagamento a M. Andrea Pelizzoni e compagni, a
ro
ro
ro
ro
M. Camillo Foscardo, a M. Gio. Antonio Guardino, ed a M. Iseppo,
tutti tagliapietre.
1596. Il lavoro viene misurato d'accordo fra l'architetto direttore
Aleotti, ed Alessandro Balbo altro degli architetti ducali, quello cui
si debbe il sontuoso tempio di M. V. in Reggio.
Terminatosi l' ordine quarto , pensavasi di portare a termine il
grandioso lavoro, e già se n'era spedito disegno al Pontefice in Roma,
ed altro si diede al card. Legato di Ferrara Pietro Aldobrandini, il
quale, avendo tolta la Dadia ch' esigevasi a favore della fabbrica, im
pedi per tal maniera di poter compiere allora l' insigne monumento.
4600. Lire otto m. a M. Sigismondo da Vento (Aventi) per haver fatto
il desegno del Campanil per mandarlo a Roma a Sua Santità, e pel cannon
de latta da porvelo dentro soldi 18.- più Lire 8 per altro desegno da
dare al card. Aldobrandino 一
.
Il campanile fu varie volte percosso dal fulmine; ma in particolar
modo dell' anno 1630, in cui furono guastate le lettere Divo hercule
secun. imperante, che sono entro la fascia del secondo dado, e poi
restaurate ; indi nel 30 ottobre del 1687, in cui quelle lettere di bron
zo si staccarono, nè più vi furono rimesse, ora scorgendovisi le me
desime ad incavo nel marmo. Forse Iddio volle dare ai nostri avi un
avvertimento come agli uomini per quantunque virtuosi non abbiansi
per adulazione a dare gli attributi che si deggiono soltanto a Lui.
ro
1735. In settembre viene riparato il coperto da M. Francesco
Trentini Marangone, e postavi una base delle colonne ch' erano già
sotto l'antico pulpito. Questa base serve di acroterio, su cui si con
ficco il pennello sormontato dalla croce. Al finire poi del secolo scorso
venne fatto un modello di campanile, su disegno del distintissimo
--
104
nostro architetto Foschini, e coll' opera di M.º Giovanni Benetti detto
Moretti ingegnere e meccanico ferrarese, collocandosi ai quattro angoli
della base della cupola quattro statue rappresentanti il b. Alberto
Pandoni, il b. Giovanni da Tossignano, la b. Beatrice d' Este seconda,
e s.ª Caterina dei Vegri; modello, che ora sta nell' archivio capito
lare (1). Forse dovea servire al compimento della Torre, per la cu
pola della quale si procurarono altri disegni adattabili, e si esposero
alla pubblica vista, affine di scegliere il più gradito (2); ed allo scopo
di trovar mezzi all'opera , venne aperta una lotteria nel luglio del
1791 per diecimila voci di centesimi 53 per ogni mese per sei anni,
per poi disporre delli 72 mila scudi la metà nel lavoro , e l'altra
in premj nella ragione di scudi 6000 per ciascun anno del sessennio:
in pari tempo richiamavansi anche offerte volontarie, da deporsi en
tro una cassetta collocata nell' atrio del Tempio , colla iscrizione
Pel Campanile-. Il manifesto a stampa di questa lotteria vedevasi
firmato dai presidenti e deputati canonici Giovanni Montanari, Loren
zo Dorighi, Onofrio Minzoni, e Conte Gio. Battista Masi; ma le offerte
e le azioni della lotteria non corrisposero al bisogno, nè altro modo
si rinvenne per procacciare il necessario denaro, e più non si parlò
del tanto desiderato lavoro. Non solo peraltro si procedeva perspica
cemente a quel concorso di disegni e progetti (3); chè anzi con
molta sapienza in prevenzione a questi erasi già chiesto ed ottenuto
sino dal precedente anno, cioè nel 1790, un voto dell'illustre nostro
concittadino cav. Teodoro Bonati , per conoscere se con piena sicu
rezza si fosse potuto far luogo a tanta impresa. Il qual voto ( ma
noscritto della pubblica Biblioteca ), lasciando a parte alquanti altri
studj ed assaggi preparatorj , mi piace di qui riportare intieramente,
osservando che ottenne pure l' approvazione del conte Giordano Ric
cati matematico , il quale aggiunse doversi accrescere i ligamenti
delle marmoree impellicciature , palesandone la convenienza il fre
quente bisogno di restaurarle.
(1) Questo modello in legno ha quattro ordini , con sopra un tamburo rotondo
ad otto finestre eguali alle altre , sormontato da un attico con finestre a circolo , e
poscia da una cupola pure circolare ben poco svelta.
(2) Da questa misura, o concorso, ben si scorge che l'antico modello non dovea
più esistere negli atti della fabbrica, od almeno limitavasi agli ordini senza la cupola.
(3) Vi sono tuttora i disegni, fra quali uno a cinque ordini, con una specola che
sovrasta all' ultimo; il che al certo non produce buon effetto.
--
105
Al sig. conte canonico G. Battista Masi
Dall' annessa memoria, che non avrebbe potuto capire in questo foglio ,
potrà raccogliere il rispettabilissimo sig. conte canonico
1.° Che la torre di questa Cattedrale ha una pendenza da maestro a
sirocco non uniforme, e che dei quattro ordini che la compongono , il se
condo e terzo pendono meno del primo, e che anche meno pende ilquarto.
2.° Che la grossezza dei muri è la medesima in tutta l'altezza.
3.° Che l' oscillazione eccitata dalle campane non arriva ad un terzo di
oncia alla sommità della torrė, riescendo poi sempre minore nei punti inferiori.
4.° Che la torre , non ostante la sua pendenza , che in tutto è di piedi
1. 6. 10 nell' altezza di piedi 125+, ammette benissimo una giunta, che
pesi anche più della terza parte della torre, senza rischio.
5.° Che trasportando le campane anche trenta piedi più in alto, non sa
rebbe altrimenti da aspettarsi da esse una tanto maggior oscillazione nella
torre che fosse per iscomporre i muri nella loro parte sostanziale , che è
di mattoni. Al più, un qualche maggior detrimento sembra potesse sentirne
' incrostatura nella parte più alta , il che non richiederebbe altro che dei
risarcimenti alquanto più spessi dei praticati finora; quando pur non si
trovasse la maniera di temperare quell' azione delle campane , che deriva
dal loro moto, e non dal loro suono.
Se i miei raziocinii nell' annessa Memoria sono giusti ( ed io desidero
che sieno ben ponderati da persona abile), non vedo il bisogno di un esa
me dei fondamenti: ciò non ostante non lo riproverei , potendosi dare che
da esso ne risultassero nuovi argomenti per una maggior quiete venendo
alla esecuzione del progetto.
Questo è quanto ho dovuto concludere dopo più esami fatti inubbidienza
dei veneratissimi comandamenti del pregiatissimo sig. canonico , al quale il
più profondamente mi professo
Questo dì 12 aprile 1790.
:
Umo Devmo Obbmo servitore
Teodoro Bonati
Memoria
Dall' esame fatto delle pendenze dei muri della torre di questa Catte
drale è risultato che il muro verso la chiesa , ed il suo opposto che è a
garbino, non pendono punto : gli altri due però, l' uno a sirocco, e l' altro
a maestro, hanno della pendenza, tale per altro che colla semplice ispezione
oculare non si distingue. Inclinano ambidue verso sirocco , e la deviazione
dal perpendicolo in tutta la loro altezza di piedi 125+ è di piede 1. 6. 10.
di Ferrara (1); ed è tale che quando anche i due muri fossero staccati da
(1) Il piede di Ferrara sta al piede di Parigi come 40 a31, e si divide in do
dici once di dodici punti l' una.
106--
gli altri due, ed isolati affatto, non crollerebbero ; anzi così isolati regge
rebbonsi anche quando l'inclinazione divenisse tripla della presente, giacchè
il centro di gravità di ognuno, attesa la loro grossezza, caderebbe dentro i
limiti delle proprie basi.- L' accennata inclinazione di piede 1. 6. 10. non
è però ripartita uniformemente in tutta l'altezza. E qui gioverà sapere non
solamente le pendenze particolari delle diverse parti di questa torre , ma
ancora i tempi della costruzione di esse parti, perchè da questo si potranno
tirare delle conseguenze interessanti intorno alla sodezza dei fondamenti.
Questi furono gettati li 11 Luglio 1412 d'ordine del march. Nicolò Estense.
Dei quattro ordini che ne compongono tutta l'altezza, il primo fu fatto sotto
Borso, che comandò dal 1450 al 1474. Il secondo ed il terz' ordine furono
fatti da Ercole I. fra il 1491 e il 1495 (1), ed il quarto fu fatto sotto Al
fonso II alla fine del secolo XVI, cioè circa un secolo dopo il terz' ordine.
L' Architettura è Lombarda; quantunque l' incrostatura, ch'è di marmi bian--
chi e rossi, abbia abbisognato talvolta di essere risarcita, la parte però so
stanziale dei muri, ch'è di mattoni, è sanissima, senza la minima fenditura;
dal che si può raccogliere che non dovremo ammettere il movimento di una
parte di questa torre senza un movimento corrispondente di tutte le altre sue
parti.
L'ordine primo che, compresa la base, è alto piedi 32 pende on--
cie 6. 8.
Il second' ordine , ch'è alto piedi 28 , ed il terzo alto piedi
30+, pendono uniformemente, e la pendenza di tutti due presi insieme è
di oncie 9.8; e quella del quart' ordine alto piedi 35 è di oncie 2. 6.
Ora egli è certo che questo quart' ordine dovette essere costruito a piombo
( e lo stesso è da dirsi anche degli altri ordini ); e che se in appresso è
divenuto pendente verso sirocco oncie 2. 6 nell'altezza di piedi 35, è forza
il dire che la base verso sirocco ha ceduto a proporzione : e se concepire--
mo che codesto sia stato un movimento di tutta la torre intorno alla sua
base a maestro , siccome la larghezza della base è di piedi 32 , l' abbassa
mento di questa a sirocco dev' essere stato di oncie 1. 11 e non più , dal
tempo della costruzione dell' ultimo ordine fino al dì d' oggi, che sono più
di 90 anni (2).- Il terz' ordine, ed il secondo, che pendono ognuno ugual
mente, essi pure devono essere stati costruiti a piombo, ed ora nell'altezza
di tutti due, ch'è di piedi 58+ pendono oncie 9. 8.- Dunque a questo
movimento, giusta il discorso fatto, deve aver corrisposto un abbassamento
della base a sirocco di oncie 5. 3 dal 4495 a questa parte.
Anche il
prim' ordine sarà stato fatto a piombo; ed ora coll' altezza di piedi 32 ,
compresa la base, pende oncie 6. 8.- Dunque la base a sirocco si deve
essere profondata pure oncie 6. 8 dal tempo della costruzione del prim'or
(1) Abbiamo veduto dalle partite le più precise epoche.
(2) Gli sfuggi una unità, e voleva dire 190.
--
107
dine al dì d' oggi.- Da questo avvallamento di oncie 6. 8della base verso
sirocco , ch'è il totale dalla costruzione del prim' ordine sino al presente ,
si levi la depressione accaduta dalla costruzione dei due ordini secondo e
terzo fino al presente, trovata di oncie 5.3 , e rimarranno oncia 1.5 di
depressione accaduta dalla costruzione del prim'ordine all'altra dei due or
dini secondo e terzo : e dalla detta depressione di oncie 5. 3 avvenuta dopo
la costruzione del terz'ordine, si levi l'altra di oncia 1. 11 seguita dopo la
costruzione del quart' ordine, ed avremo oncie 3. 4 di depressione avvenuta
della detta base a sirocco dalla costruzione del secondo e terz' ordine sino
a quella del quarto.
Dalle quali cose discende che il peso del prim' ordine ha fatto calare
la base verso sirocco oncia 1.5 che sono punti 17; che la giunta del se
condo e terz' ordine l' ha fatta calare altri punti 40 , e che la giunta del
quart' ordine l' ha fatta calare altri punti 23.
Si trova che gli ultimi due cali sono in ragione delle altezze aggiunte,
perchè 18+ sta a 40, come 35 a 23: e perciò stando alla sperienza che
abbiamo della stessa torre , ne viene finalmente che , se si aggiungessero
altri due ordini alti insieme piedi 69+ e peso di altrettanta altezza pre
sente della torre, non si dovrebbe aspettare altro abbassamento della base
a sirocco, che di altre oncie 3. 11+, il che importa una ulteriore devia
zione dal perpendicolo di piedi 1. 11. 1, che uniti al piede 1. 6. 10 fareb
bero una deviazione totale di piedi 2. 6. 11 (1) con un' altezza totale di
piedi 195. L'angolo è poco più di tre quarti di grado: dunque nè vi sa
rebbe pericolo di crollo, nè vi sarebbe deformità, perchè l'inclinazione non
sarebbe tuttavia discernibile dall' occhio-. Ma tanto la giunta proposta dal
s. Foschini, che l'altra proposta dalla parte di Parma, sono più leggiere no
tabilmente di altrettant altezza presente della torre. Dunque nè dall' una, nè
dall' altra è da temersi verun inconveniente.
Avvi chi teme che coll' aggiunta di altri due ordini alla torre possa cre
scere di troppo quel moto, che si osserva nella torre stessa mentre suonano
le campane; credono che questo moto derivi dal suono, e che sia per divenir
maggiore in ragione della maggior lunghezza che si dasse alla torre, perchè
di tanto (dicono essi) si accresce la massa del fluido sonoro dentro la stessa torre;
dunque più onde sonore debbono percuotere le circostanti pareti; dunque deve
farsi una maggiore oscillazione.
Ma che quel movimento della torre derivi
dal suono delle campane, è una sentenza smentita nel 1708 da un fatto so.
lenne in Reims alla chiesa di san Nicasio (Spettacolo della Natura To. XII),
dove al suonar delle campane oscillava notabilmente un loggiato frapposto
a due campanili. Fu notato con attenzione il movimento dell' acqua in un
(1) Dovrebbe dire piedi 2. 5. 11.
108--
vaso sul loggiato, mentre le campane suonavano; indi il P. Garreau Benedet
tino fece levare i martelli delle campane, e messe queste di nuovo in moto,
si vide in quell' acqua lo stesso movimento senza suono, che si era osservato
col suono, con confusione degli Armonisti- La esperienza si rinnova tutto
di nella nostra torre, perchè i suonatori delle campane, qualora cominciano
amuovere una campana grossa per farla suonare, sogliono non lasciare che
il martello urti la campana finchè questa non abbia concepita tutta la sua
ondulazione; e prima di permettere il suono, già la torre si muove come in
appresso quando la campana suona.
Egli è adunque il movimento della torre un effetto non del suono , ma
di una spinta, che esercita la campana inmoto col suo asse contro le sponde
degl' incastri dell' asse stesso, e senza dei quali ritegni la campana per l'im
peto concepito nella oscillazione potrebbe sbalzare fuori della torre. Dalla
meccanica poi abbiamo: 1° che caricando la torre di un nuovo peso, l' azione
di quella spinta dovendosi ripartire in una maggior massa , ecciterà un' o
scillazione minore nella torre: 2º che il movimento della medesima spinta di
verrà maggiore secondo che le campane venissero portate più in alto.
In
tanto, l' oscillazione della nostra torre che è nella direzione del moto delle
campane, cioè da maestro a sirocco, e da sirocco a maestro, è stata misu
rata con un cannocchiale fissato ad una finestra dirimpetto alla torre dalla
parte di Garbino. Al piano delle campane, cioè all' altezza di piedi 95, stava
uno scopo segnato di più striscie verticali bianche e nere, larghe un quarto
d' oncia, ed il micrometro del cannocchiale collimava ( a campane ferme ) ad
un confine fra due delle dette striscie. Mentre suonavano tutte le campane,
il micrometro denotò che la maggiore oscillazione della torre all' altezza
dello scopo non arrivava ad un quarto d' oncia. Ne viene quindi che alla
sommità della torre ( cioè all' altezza di piedi 125+) le oscillazioni mag
giori non arriveranno ad un terzo d' oncia, contro ' aspettativa di molti, che
la credevano ben maggiore. — Si voglia intanto fare alla torre una delle
due giunte proposte, ognuna dell' altezza di piedi 69+, ed il peso di questa
giunta sia solamente la quarta parte del peso presente della torre. Se l'o
scillazione della sommità presente dovrà in questo caso scemare, appunto in
ragione del peso maggiore dopo la giunta, noi ci ridurremo dal terzo ai
15
d' oncia di oscillazione: e se l' oscillazione della nuova sommità dovrà essere
in ragione della maggiore altezza, quella stessa oscillazione che ai piedi 125+
di altezza è detta di
15
d' oncia, all' altezza della nuova sommità che sa
rebbe di piedi 195 diviene di due quinti d' oncia.
trovata di
E quando pur si volesse inoltre trasportare tutte le campane trenta piedi
più in su, cosicchè invece dell'altezza presente dei loro assi, ch'è di piedi 104,
si avesse l' altezza dei medesimi assi di piedi 134, accrescendo I' oscillazione
d' oncia nella ragione di 104 a 134, si ha l' oscillazione mas
--
109
sima di mezz' oncia.- Quindi si crede in primo luogo che siamo ben lon
tani dal dover aspettare un rovesciamento della torre per quel movimento
che in essa può eccitare il moto delle campane trovato al più di sola mez
z' oncia. E si vede ancora facilmente in secondo luogo che questo moto o
scillatorio di mezz' oncia alla sommità ultima della torre, e poi sempre mi
nore nei punti inferiori , non è nemmeno tale da potere scompaginare in
veruna maniera i muri dove sono di mattoni , perchè trovati fortissimi, e
senza una fenditura. Al più, dal detto moto oscillatorio si potrebbe aspettare
qualche detrimento nell' incrostatura ; il che poi non richiederebbe che una
certa maggiore vigilanza, ed una qualche maggiore spesa per la manutenzione.
La campana più grossa , ch'è di 9100 libbre romane, fu fatta nel 1607,
cioè dodici anni circa dopo la costruzione dell' ultimo ordine della torre; nè
si sa che questa avesse per l' addietro sperimentato campane (1). Se si vo
lesse dire che al calo della base a sirocco, seguito dopo che fu fatto il quar
t'ordine , e qui sopra notato di 23 punti , abbia contribuito il moto delle
campane, che oscillano appunto da maestro a sirocco , e da sirocco a mae
stro, e si temesse anche in appresso un qualche maggior calo in grazia delle
campane , il rimedio sarebbe facile : basterebbe far giocare le campane da
Garbino a Greco , e da Greco a Garbino.
Prima di metter fine , non so
non soggiungere che muove veramente a compassione il vedere una torre ,
tuttochè non compita, assai bella , e che anche in oggi può gareggiare con
le più famose, il vederla dissi deturpata , oppressa, sepellita per più di una
sua quarta parte inferiore da certe fabbriche costruitevi d' intorno , deformi
e sconcie, che appena le lasciano di libero una sola facciata sulla piazza di
san Crespino, in maniera che non si può comprenderne il bello che a forza
di una viva immaginazione di chi si metta a considerare quale ne sarebbe
la sua comparsa se fosse isolata e libera da tutti quegl' intoppi che le ru
bano, buona parte del suo pregio. Lodevolissimo è il pensiero di renderla più
altiera elevandola più ancora verso il cielo ; ma egli è desiderabilissimo che
prima di tutto si voglia ridonare alla luce del giorno quanto a quest' ora ci
è di essa, e che si voglia disepellirla , e sgombrarla da tante brutture non
sue, onde l'occhio e nostro e dei forestieri possa formare un più giusto giudizio
de' suoi ornati, e di quell'altezza che ha in adesso, e ch'è per avere da poi.
Ferrara, 13 Aprile 1790.
Teodoro Bonati (2)
(1) Vedasi in seguito, alle partite relative alle campane.
(2) Riportandomi ad altra nota, osservo che un quint' ordine stava nei progetti,
dacchè il Bonati parla di un' ulteriore altezza di p. 69 1/2 , e di portare le cam
pane trenta piedi più in su, il che appunto equivalerebbe a circa la metà dell' ag
giunta, e ad un quinto dado sottostante ad una cupola o piramide.
Diremo finalmente sulle campane, rimarcando prima che i campanari
erano eletti dal sagrista, come se ne ricavò memoria in un antico de
creto (accennato dallo Scalabrini) del vescovo Graziano, in cui vengono
nominati Jacobus, et Bonus Joannes, Campanarii ecclesie Cathedralis ecc.
Già sino dal 1438 venne fusa una campana in Mantova per cura
del Protonotario Guido M. Gonzaga, e nel 25 febbrajo 1451 ne fu
gettata altra grande dal fonditore M. Guasparin de Zoanne de s. Au
gustino da Vicenza Maistro de far campane, con ajuto di M. Lucha
Campanaro, sul terraglio di questa città fra le stalle del Marchese
Estense , e la torre detta di S. M. in Vado, entro un casotto di le
gname appositamente costruito. Nel 1459 queste due campane, con
altrettante già fuse non saprei dove o come o da chi, vennero col
locate su quelle due torrette laterali alla tribuna, che in causa del
terremoto del 1570 si dovettero poi abbassare, e che si disfecero
ro
го
all' atto della interna riedificazione.
1483. Si gettò un'altra campana dall'artefice Alberico Zueta (sic),
che teneva fonderia presso s. Giovanni di Castel Tedaldo, e che all'opera
sua diede il nome di Schilla (forse squilla). Nel 1485 si ruppe una delle
campane, che alcuni fiorentini pretesero, ma invano, di accomodare a
saldatura ; per cui venne rifusa da M. Giuseppe e da M. Giovanni
di M. Polo compagni, che nel 7 maggio la denominarono S. Maurelio.
Era del pesodi libbre 6468 , e si ruppe di nuovo avanti al termine
di garanzia, nè valse il rifonderla per altre due volte, mentre cadde
nell' alzarla, e sfondò il tetto della chiesa. Fu nel 1499 che, minaccian
do assai le anzidette piccole torri, si pensò di trasportare le campane
sul campanile nuovo (1), nè più si ebbero disgrazie sino al 1516, in
cui , rottasi la minore, fu rifatta da M. Giacomo di Guido fonditore
delle grosse artiglierie del duca Alfonso I, che ne pagò la manifattura,
e che per non essere sortita di suono soddisfacente volle fosse rifatta
pure a sue spese, aprendo egli stesso di sua mano il canale del me
tallo alla fornace. Riesci del peso di libbre 2342. Un M. Bernardin
intagliatore fece lo stampo che servir dovea per le lettere da porsi
го
ro
(1) 13 Luglio. Fu posta la campana piccola detta Agata sul terz'ordine, e nel
15 d. la grossa , d.ª Santina , e quando fu de sopra, se rompette le corde , et la
campanavene a terra, et rompette el cordone del campanille.
Fu rigettata e con
dotta sul campanile in un quarto d' ora ( ! ) p. opera de M.º Uguzon dal Bonden.
(Di questo capomastro feci parola nel mio libro Bondeno e la sua Chiesa ecc. Fer
rara, Taddei, 1856 in 8º a pag. 16 ).
110
--
ro
111
sulla campana , ed un M. Antonio Bochalaro fece le lettere sulla
cappa (forse in plastica).
Si stette per quasi un secolo senza innovazioni, sino a che quella
stessa minore si spezzò nel 1606, cosicchè in quell' anno e nel sus
seguente 1607 per opera di Giambattista Censori di Bologna vennero
rigettate e questa e la maggiore; l' ultima, nella notte di s. Giorgio,
( per la quale circostanza, e per esservisi incluso il metallo del san
Giorgio che vedemmo tolto dalla facciata, prese nome dal detto santo
protettore ) del peso di libbre 7800, che costò scudi 2000, e la mi
nore nel 6 marzo, del peso di libbre 1800, che costo scudi 29. 45. 5;
dalla quale sproporzione devesi a forza dedurne che nel primo valore
si comprenda pure il metallo, e nel secondo la sola manifattura. E
dopo circa un secolo cioè nel 1725 se ne gittò una mezzana ; e per
chè il terreno era cedevole, si sperse il metallo, e riesci senza zaz
zera, per cui bisognó tornare alla fusione, che sorti soddisfacente, del
peso di libbre 3750; il fonditore ne fu unAntonio Babandi (sic).
ro
ro
Finalmente nel 1752 un Angelo Pondi veronese venne qui a git
tarne un' altra, che nel 27 ottobre venne innalzata. In quanto a fa
legnami, abbiamo soltanto che del 1459 un M. Bonsignore, e Boni
fazio so fiollo concorsero a collocare le campane sulle due torrette ;
che nel 1499 un M. Salvador, nevodo de M. Uguzion Ingegnero
ebbe pagamento per aidar a drizar i telari de le campane; che nel
ro
1607 altro telajo di quercia, coi mezzuoli ( mezzuli ) di olmo, venne
fatto da M. Polo Antonio Melotti, e compagni; e che nell' agosto
del 1683 venne costruito , pure di quercia , un telajo. Non parlero
dei lavori a noi più vicini, perchè non ne trovai alcuna notizia ; e
solo dirò che da una memoria del canonico arciprete nel 1790 rile
vasi che il peso delle quattro campane era il seguente :
della prima libbre ferraresi 7500
della seconda .
2725
della terza
della quarta
1500
•
500
Riedificamento interno
Eccoci a quell' epoca infausta, in cui l'interno del tempio cambió
aspetto. Non è già che non sia lodevole per sè stessa la nuova co
struzione; ma solo vuolsi dire come sarebbe stato miglior consiglio il
--
112
conservarvi le antiche forme, perchè ora non avremmo noi, nè gli stra
nieri, quella dolorosa sensazione che proviamo nel passare che fa il no
stro occhio dall' ammirazione di una superba facciata del medio evo alla
vista, inaspettata pei forestieri, di un odierno manufatto, che invece
dovrebbe corrispondere all' esterno, come un tempo lo era. Ecco in
breve la serie dei fatti. Nel 1636 la Cattedrale sembrò minacciare spe
cialmente nel tetto (1); ed il card. vescovo Magalotti, con disegno del
cav. Luca Danese, togliendo due archi e due colonne per lato nella par
te superiore del tempio, nel 3 agosto pose la prima pietra delle due
grandi cappelle che formano crociera presso il presbitero, aggiungendo
un nuovo muro al vecchio a sostegno delle nuove volte. Ma quasi un
secolo ancora trascorso avea fatto crescere le minaccie nella vecchia
parte, per lo che il card. vescovo Dal Verme, volendo accorrere al
riparo, fece incominciar lavori di ristauro : se non che, nel levare le
antiche travi, si trovò che al pari di altri antichi fabbricati, e come
di recente in san Francesco, alcuni muri erano fatti ad incassatura,
cioè stipati di rottami e di cementi (2) ; come altresi che la tribuna
e le torricelle per le sofferte scosse di terremoto erano in pessimo
0
0
stato. Fu allora che , cangiando affatto pensiero , nel meriggio del 2
giugno 1712, chiamato a sè l' arch. Francesco Mazzarelli, l'arcip.
Scalabrini, il can. Fioravanti segretario, ed il cappellano don Giuseppe
Petrucci, entrò nel tempio, ed a porte chiuse, tenuto seco loro un
congresso , delibero di rimodernare tutt' affatto l' interno, e ne com
mise al Mazzarelli il disegno. Questi non fu tardo a presentarlo, e
e
(1) Da una relazione sincrona del 1713 si rileva che le pioggie aveano infraci
diti i legnami dei tetti; che le acque , penetrando nelle fessure di connessione dei
marmi, ne aveano corrose le chiavelle; che si erano fatti dei tagli nelle grandi co
lonne di pietra e nelle pilastrate per ascendere alle cantorie , togliendo così la so
lidità delle parti principali, e specialmente di quelle, che sosteneano le due torricelle
superiori ; che pel traslocamento dell' arca del Pontefice Urbano erasi praticato
uno sfondo in un muro maestro corrispondente ad un perpendicolo di una delle
dette torricelle; oltre a tanti altri stratagli dannosissimi, che produssero que' difetti,
dai quali si dovette riconoscere il sommo pericolo e la minaccia di ruina ( Relaz.
presso mons. Antonelli ).
(2) Si usò anche in antico, e se ne parla anche da Vitruvio: ma o con rottami
slegati, se il muro debba sostenere lieve peso in confronto alla sua solidità, ovvero
con rottami commisti a calce assai liquida in modo da formare , condensandosi , un
forte masso, come si praticò in muri anche di fortificazione; con questo però che le
pareti esterne o della cassa furono di grosse pietre vive (V. Vitruvio, e Rondelet ).
--
113
venivansi con esso a stabilire sei cappelloni, ossia tre crociere, com
presa quella fattasi costruire dal card. Magalotti , otto cappelle mi
nori, e tre grandi catini, il tutto voltato in pietra, non lasciando
di antico che i muri circondarj, ed il coro, il quale, per la mancanza
delle due torri e sottoposte scale a chiocciola entro i quadrati risalti,
andava pure a rimanere più aperto e decoroso. Quindi con legnami
appositamente acquistati in Verona con esenzione di dazio per ge
nerosità del Veneto Senato, e coll' opera de' capi mastri Giuseppe Ma
rescotti e Giulio Panizza, s' innalzarono le armature, facendole, come
dicesi, con mirabile artificio da potersi trasportare da un luogo all' al
tro, e si cominciò a scoprire il presbitero per costruirvi la volta di
nuovo , nella quale s' impiegarono mattoni della facciata del palazzo
già Varano presso Bellaria, ora Dotti.
Nel 6 giugno del 1713 vennero a Ferrara gli eminentissimi Casoni
e Boncompagni per vedere il modello della nuova Cattedrale , fatto
di legname, ed esposto alla pubblica vista nella chiesa stessa, e furono
incontrati dal legato , dal vicelegato e dal vescovo con un magnifico
treno di sedici mute a sei cavalli. Progredivano intanto i lavori a modo
che nel giorno della Pasqua di Risurrezione del 1715 potè essere a
perta la terza parte del Tempio,essendosi rimosso alquanto dal luogo
antico, e cinto al piè di cinque gradini di marmo rosso, l'altar mag
giore, già costruito con marmi trovati aRavenna fra le ruine del palazzo
diTeodorico re, come asserisce lo Scalabrini, e con altri lavorati a Ve
rona da Celio Tirini scultore veneziano. Il cardinale Dal Verme non
giunse a veder compiuto il riedificamento del tempio; lo che avvenne
sotto il suo successore cardinale Tommaso Ruffo negli anni 1724-28,
nel quale ultimo poteva il 15 settembre, giorno suo natalizio, farne la
solenne consacrazione. Si terminò poi di pavimentare le navate con
marmi rossi e bianchi a scacco, essendosi rialzato il suolo di circa due
metri, per cui anzichè discendere, come in antico, dal piano stradale
alla chiesa, e da essa per nove gradini ascendere alla tribuna, questa
s' inalza in oggi di soli tre gradi dal suolo generale del tempio. L' atrio
più depresso per due scalini, è al livello della strada : fu pure pavimen
tato di marmi e vi si veggono incastrati due bassi-rilievi antichissimi ,
che appartennero al parapetto del vecchio pulpito, e che purtroppo si
corrosero coll'attrito del passaggio, quando invece fra gli oggetti d'arte
sarebbe stato il posto loro acconcio e dovuto. Io non saprei dire vera
mente per quali mezzi fosse procurato il denaro a tanta impresa; e solo
8
--
114
è noto che largamente vi concorsero gli stessi vescovi, ed il pontefice
Clemente XI, il quale donava la non lieve somma di dieci mila scudi.
Ora io non mi farò a descrivere l' architettonica disposizione del
tempio , che ognuno dei presenti può vedere; ma bensi voglio fare
alcune osservazioni sulla opinione invalsa che nelle pile del nuovo
stieno concentrate e sepolte le antiche. Si disse ( march. Canonici )
che i solidi principali sostenitori delle volte e de' tetti coincidono colle
precipue divisioni..... non si sorti dall' antico perimetro , nè si rialzò il
tetto se non ne' tre cappelloni..... e si soggiunse: É opinione, ed è as
sai credibile, che la nuova costruzione abbracci ed includa tutti i pila
stri antichi della nave mediana , poichè essendosi ricostrutta la parte
interna senz' alterare i confini del pavimento preesistente, nè movendo i
coperti se non in qualche punto , ed essendosi ritenuto in allora per
necessario di dare opera di rinforzo alle antiche costruzioni bisognose
di soccorso , era più ovvio e meglio suggerito un rinvestimento ; tanto
più che il nuovo modo di architettura ne prestava tutto ' agio per la
sua disposizione a' gravi piloni, i cui riparti nella maggiore navata co
incidono coi preesistenti , come si scorge dal confronto delle due piante
appositamente ravvicinate. Nè da ciò dissentiva un altro scrittore
(Co. Laderchi): non si può credere che a riparare il male fosse ne
cessario cambiare lo stile dell' architettura interna, quando si conserva
vano, come si conservano gli stessi muri, le stesse volte, lo stesso tetto
e persino gli stessi sostentacoli interni. Imperocchè oggi è chiaro che i
grandi piloni moderni occupano nella pianta lo stesso luogo dei pilastri
e colonne antiche della nave di mezzo ; e fan quindi supporre vero
quanto fu detto più volte, che cioè quei vecchi appoggi non fossero ab
battuti, ma rinchiusi nei nuovipiloni di maggior dimensione, accorrendo
cosi al bisogno di rinforzare le antiche costruzioni indebolite. Io non
intendo di negare in modo assoluto questa loro opinione ; ma per
essere appunto una opinione , vorranno essi, ai quali professo vera
stima, permettere a me di esternare la mia.
Il primo rimarco si è l'asserzione dello storico illustre Antonio
Frizzi , che asserisce avere l' eminentissimo Dal Verme avuto il co
raggio di accingersi a tutta rinnovarla ( la Chiesa), salvo il suo mae
stoso coro , le pareti esterne laterali, e ' ammirabile prospetto ; asser
zione , che non è smentita dai fatti , come vedremo. Io pure ho una
pianta che copiai da quella esistente nell' archivio capitolare (1), di
(1) Nel 1628 per la visita del card. vescovo Magalotti fu eseguita dai periti Gio.
--
115
visa in due parti, l' una dell' antica, l' altra della nuova disposizione,
e veggio io pure che ' attuale divisione in generale concorda colla
vecchia. Ma di grazia , guardiamo in primo luogo come i grandi pi
loni della navata maggiore trovavansi alternati con altri di minori.
dimensioni; che i pilastri e le colonne pure alternate, che dividevano
fra loro le inferiori navi, sparirono, perchè ognuna delle piccole navi
attuali comprende appunto lo spazio delle due , che la precedettero ;
che le volte nel loro sistema latitudinale vennero tolte, e sostituite
da altre che le abbracciano ambedue ; che sulla linea longitudinale
furono gittate sulle piccole cappelle altre volte a tutto sesto, nel mentre
che ogivali erano le vecchie ; che questa linea trovasi affatto inter
rotta dai tre cappelloni che formano le tre crociere. Aggiungiamo in
secondo luogo che gli archi ed i volti delle minori cappelle sono di
assai più alti che nel vecchio riparto : lo dice il vecchio disegno ,
e lo dice la snella proporzione dell' attuale architettura ; la quale
altezza poi si fa di altrettanto maggiore considerando all' alzamento
avvenuto nel piano della chiesa, che vedemmo essere di sei gradini.
Teniamo a mente questi rimarchi, ed osserviamo il tetto. Nelle minori
navate stava il medesimo all' altezza de' muri di cinta, altezza mag
giore di quella delle piccole stesse navi , perchè allora sormontate
dalla loggia o sala coperta ; ' altro della navata mediana innalzavasi
persino quasi alla sommità del cimacolo, secondandone in tutta la sua
lunghezza le inclinazioni, mentre ora vi sorgono soltanto isolati li tre
grandi catini. E che ciò fosse, lo comprova non solo il conoscersi che
il soffitto era diviso in lacunari, ma bensi meglio ancora l'antico di
segno ad intaglio in legno che fortunatamente si conserva tuttora
della facciata e del coperto : adunque anche le linee dei tetti ven
nero interrotte , specialmente nella parte alta o principale. Come si
può asserire, dopo tutto ciò, che le parti principali del nuovo tempio
coincidono con quelle del vecchio ? quando invece si dovrebbe dire
ció soltanto delle principali divisioni d'impianto, ed anche non di tutte!
come si può assicurare che i coperti non furono mossi ? quando in
vece le volte hanno un sistema diverso nelle piccole navi, ed un
affatto diverso sistema nella maggiore! Ma più di tutto valganci a
persuaderne gli stessi occhi nostri, portandoci ad esaminare le volte,
Battista Aleotti, e Giacomo Ruscelli, una piantadel Duomo e sué adjacenze : ma ora
più non vedesi unita a quell' atto di cancelleria.
--
116
i catini ed i tetti: essi sono del tutto moderni, e costruiti con tale una
robustezza e precisione che non ti mostrano la più piccola crinatura,
non vedi una giunta, non un innesto, non una parte vecchia; il
tutto è nuovo, sia di laterizî , sia di legnami , sia di costruzione , se
ne eccettui il coperto del coro, che non fu tocco dalle innovazioni,
come non lo fu il coro stesso. Le cose che ho qui esposte sono di
fatto , e si possono verificare all' istante , nè vuolsi a ciò la scienza
o l'arte , bastando una semplice ispezione locale. Ora io chiederò
come si possa ritenere probabile la opinione che le nuove pile inclu
dano le originarie ? forse perchè- fu detto- non si ha memoria
di alcuna delle antiche colonne: ma queste furono ben poche, ed
appartenenti alla divisione delle navi minori, per cui, essendo anche
alternate, come si disse, ammontavano ad otto: il resto era di cotto,
come di cotto erano i grandi e principali piloni, e lo dice lo stesso
Borsetti che n'era testimonio oculare- Templum in quinque distin
ctum naves columnis quadraginta lateritis innitebatur ( His. ferr. Gymn.
vol. I pag. 356 ). Altre osservasioni ancora : la nuova costruzione
avea bisogno di robustezza, e questa si ottenne. Ma o le antiche pile
aveano le stesse dimensioni delle attuali , e conveniva disfarle per
sostituirvi le nuove di ben diversa modonatura; od erano minori, ed
in questo caso volea forse la scienza che si collegassero parti nuove
avecchie, onde quelle col loro sedimento naturale avessero a staccarsi
e produrre difetti nelle volte, come avvenne in altri fabbricati e spe
cialmente nel tempio di s. Francesco, ma non in questo per verun
modo? ed in ogni caso , i nuovi piloni non doveansi forse alzare e
non si alzarono difatti maggiormente affine di portare più in alto il so
stegno degli archi e delle volte ? Ma di più ancora: se per ottenere
quella solidità reale, che veramente si ottenne, fu mestieri di palificare
(se ciò venne fatto, non avendosene documenti, ma facendolo credere
probabile la poca fermezza del nostro suolo paludoso), od almeno di
fortificarne le fondamenta, come sarebbesi a ciò proceduto coll' im
pedimento dei vecchi manufatti ? Non era forse più ovvio e naturale
che fossero per intiero distrutti quei frammenti di cotto, che non
avrebbero servito se non d' ingombro, e dei quali già una metà era
stato giuocoforza di abbattere per fare spazio ai cappelloni delle
crociera ? perchè adunque voler supporre nell' architetto , che seppe
darci una eccellente opera (benchè moderna), una irregolarità cotanto
grande ed eccezionale ? Concludo coll' esternare la mia opinione, qua
--
117
lunque siasi, che nonvi fosse ragione di scienza, nè d'economia, per
includere le vecchie pile nelle nuove, e che l' architetto non abbia
quindi commesso un irragionevole atto, del quale non avrebbe, io
credo, taciuto la storia se avesse avuto effetto, e non avrebbe invece
riferito che nella nuova riedificazione rimasero del vecchio fabbricato
il solo coro, le sole pareti esterne laterali, e ' ammirabile facciata.
VII.
Costumi
Sarebbe qui fuori di luogo il parlare di costumi relativamente al
morale , per cui verrò a dire alcun poco di ciò che riguarda il ve
stiario ; il quale oggetto fu argomento di tante Leggi suntuarie , spe
cialmente nelle città dell' Italia. Vi ha chi pretende che Luigi il Buono
re di Francia, figlio di Carlo Magno, nel secolo nono dell'era volgare
fosse il primo ad emanaredelle leggi sul vestire degli ecclesiastici (1)
e dei guerrieri, per riformarne il lusso, interdicendo loro le vesti di
seta, e gli ornamenti d' oro e d' argento: ma se creder dobbiamo al
libro Imperiale, che tratta gli Triumphi, honori etc. de Giulio Cesaro in
Roma 1488 ( e Venetia per Simone de Lucrenela 1510 in 4°), dove
parla de certi ordine che fe in Roma, rimonterebbero tali provvisioni
ad un secolo prima di G. Cristo, in cui appunto visse quel celebre
personaggio. — Anco stabili Cesaro vecture a portare strame e mer
cantie. Elli Stabili che nullo havesse in casa pinture , ne tenesse perle
ne petre pretiose o roba di seta ne de gran valuta, se non solo a cui
convenisse secondo la sua qualità e secondo la sua natione.
piamo pure che gli antichi cristiani aveano vestimenta piene di fi--
Sap
(1) Nel 1524. 26 novembre il Pontefice spediva un breve ai religiosi di Modena,
che sotto pena di scomunica e di perdere i benefizj debiano andare in habito da
pretehonesto, senza barbe, et altri portamenti dishonesti, come portano, de scarpe
de veluti, camixe lavorate de seda, tagliate econ bragete deshoneste, et questi cussi
vani erano certi zovenastri beneficiati, inamorati, li quali stariano bene in galea,
eMartin Lutero alega questiportamenti in le so prediche che Lui fa in Lamagna
contra al Papa, e S. S. ha fatto vestire la Corte da preto e più non vanno da
sbrichi ( bricconi ) como facevano ( Cron. Mod. di Tomaxin de Bianchi, nelle Me
morie di storia patria per le provincie modenesi, vol. 1, parte II, pag. 293 ).
--
118
gure , anche talvolta mitologiche miste a sacre , per cui parecchi de
creti imperiali vi vollero per frenare tanta intemperanza di vestire (1).
Nel 1286 il Comune di Firenze vieta alle donne di portare in capo
corone di argento , d'oro , di perle , di usare spilli con perle , di
ornarsi di ciarpe o cinture con argento, od argento dorato superio
re al peso di una libbra ( Bonaini, Mem. ined. di Fr. Traini pittore,
pag. 78 nota 2 ). Altri statuti del 1322, del 1332, del 1388 riguar
dano il vestire degli uomini e delle donne in Perugia, ed in Firenze
suddetta. Ordinamenti varii tendono a frenare le eccessive spese ne
gli sponsali, e nei mortorii ( Zambrini cav. Francesco; Le opere vol
gari a stampa dei secoli XIII e XIV ecc.). Più tardi, nel secolo XVI,
la repubblica di Venezia, con decreto del 4 febbraio 1511, pubblicato
in Rialto il dì 15, stabiliva esser lecito portare in testa lavor d'oro
over d' arzento si filado, come tronchafilà , purchè non ecceda la va
luta de docati 15; de perle et zogie nulla in testa nè al collo , salvo
un fil de perle al cavero de valuta de docati 50; discende indi a
limitare la quantità delle tele per vesti, traverse, fazuoli, grembiali a
manege averte, e a manege ducal; indi a limitare gli ornamenti delle
camere, delle spalliere, e persino dei lenzuoli da letto, e delle coltre
1584.
senza lavoro alcuno, excepto che oro messo per dipintor, e finalmente
pei ziponi e camise alla franzese , calze stricade, zocholi et scarpe che
sia contra la leze etc. Più oltre procedeva una Provisione sopra le
pompe et vestire cosi di donne come di huomini , apparati di dote e
banchetti , pubblicata da monsignor Gio. Battista Castagna ( poi papa
Urbano VII nel 1590) legato di Bologna, nei di 19 e 23 decembre
Con questa legge si proibivano gli ornamenti d' argento e
d'oro, le gioie, le pietre preziose, il broccato, i ricami a telaro , od
a gucchia ; i frontali e le cinture gioiellate ; i gibellini , ventagli , e
lupi cervieri con pietre preziose ; concedendosi alle spose soltanto un
(1) Una tunica ed un mantello racchiudevano sino a seicento figure, che porgevano
fatti della vita di Cristo , e spesso con capricciosa mistura; imitazioni di quei
droppi delle Indie in cui stavano impresse pantere, leoni, tori, alberi e quant' al
tro poteva immaginare sbrigliata fantasia di pittore: nè i soli cristiani d' Oriente,
chè della intemperanza di quelli d' Occidente si querelavano parimenti i Padri
della Chiesa ecc. (Ricci cav. Amico; Storia dell'archit. in Italia ecc. vol. J, pag. 70).
Chi volesse poi conoscere le origini, i progressi, le variazioni, le qualità dei vestiti,
e tutto ciò che vi ha relazione , può leggere ' eruditissimo e dettagliato articolo
Vesti e Vestimento, nel diz. di erud. eccl. del Moroni.
119
filo di perle che non sorpassi gli scudi trecento in valore , due soli
anelli in dito ecc. Si vietano le pellicce ; si limitano gli ornamenti
nei vestiti, nelle gualdrappe, nei fornimenti dei cavalli, negli apparati
delle carrozze, vietandone il velluto, il damasco, il raso, quando non
sia senza ricami o trinciature ; si limitano i cavalli ad un paio per
carrozza. E per ovviare all' eccessivo dispendio , che si fa nei ban
chetti, si prescrive che non si possano usare o far portare più di due
portate, fra le quali vi possano essere due sorta di selvaticine , cioè
una volatile e ' altra quadrupede ; che in tutto non possano esservi
più di tre arrosti, e tre lessi; et fra le dette portate una sorta dipa
stizzi, purchè non sia di selvaticine, et due sorta di torta, et due sorta
di potaggi.
Ma veniamo a Ferrara. Il marchese Nicolò nel 1434 pubblicò una
prammatica , colla quale corresse l' immodesto vestire delle donne
( Frizzi vol. III pag. 468 2. ediz. ) (1). Leonello nel 1447, tenute al
cune pubbliche congregazioni coi più assennati cittadini , determinò
' intimare la guerra alle lunghe code delle vesti delle donne , ed alle
loro maniche aperte, e con troppo lusso guarnite di peli peregrini (Sudd.;
luogo cit. pag. 502 ). Proibi di spendere più della terza parte della
loro dote in una o più volte, rendendone responsabili notaj, sartori,
orefici ecc.; vieto alle contadine le vesti e le fascie di seta, e gli
ornamenti d'oro, d' argento e di perle; bandi affatto negli abiti fem
minili quelle code che, stando la donna in piedi, eccedessero di mez
(1) 1434: 14 Ianuarij (arch. com. lib. 4, num. 9, pag. 4) ommissis
Vestes
sint sine cauda excedente quartum brachii: habeant manicas clausas non suffultas
aliquibus pellibus in sindone
Non possint esse latitudinis ultra duodecim bra
chia ab imo-Manice non possint esse latitudinis nisi unius brachij- Vestes
auree et serice habere debeant ab imo listam panni cum quo non excedat unum
quartum in toto cum dicto panno- Item super facto rechamorum quod debeat
fieri limitatio usque ad certam mensuram- Super facto vestium pro quod ma
nice sint clause
eorum--
Item ab imo habeant profilum sine cauda more Venetorum
Item quod adherentes domino N.º debeant prerogativari circa indumenta mulierum
Item super vestibus factis de presente atque usque ad certum tempus
debuissent vendi et ab inde ultra reduci ad formam supradictam in quantum non
vendantur
Item quod nulla mulier possit facere nisi unicam vestem auream
vel sericam limitatam et tassatam
Item quod reducantur omnes vestes tam lance
quam serice facte ad limitationem supradictarum- Item quod vestes rechamate
facie possint deferri tamen reducte ad limitationem predictarum, et quod alterius
fieri non valeant
perlis etc. etc. etc.
Item quod non possit fieri aliqua collana de cetero nisi de
--
120
zo braccio (1). Ciò che devesi non poco rimarcare si è la facoltà
che ognuno aveva di accusare chi contravenisse a dette leggi , po
nendo l'atto di accusa entro una cassetta nel Duomo.
1459. A M. Bonsignore de Bonsignori Marangone per soa manefactura
de haver lavorato et cavado uno pezio de uno ziocho de nogara , che del
mexe de Aprile de l'anno 1457 se fieze metere in opera a la cholona de
lo Spargolo de l'aqua santa de zozo el batexemo grande del Veschoado al
quale ziocho fe fato tre chiave, de le quale tene una l' Offizio de' xij Savij,
una tene Messer lo Podestà de Ferrara, et una M. lo Sindicho del Palazzo,
et questo solo per posere (potere) andare a loro piazimento a deschiavare,
et vedere e in quelo ziocho ge fosse stado butado alcuno boletino per acu
xare queli che contrafarono a le provixione et chride che fo fate per quelo
che non poseno portare Manege et veste de sede, per lo semele ( simile)
altri fornementi da veste , como appare etc. ( Libro della fabbrica della
Cattedrale).
In quanto alle doti, fino dal secolo XVI si erano talmente accre
sciute che lo stesso duca ebbe a lagnarsene all' atto di fare il suo
testamento. Ercole II testò nel 13 Marzo 1558, e lasciò scritto
perchè si vede che le doti sono inalzate da uno tempo in qua , però
che per havere uno buono partito bisognasse pagare tutta la som--
et
ma ecc.-, per cui disponeva che al caso, per matrimonio delle sue
figlie ( Lucrezia ed Eleonora: Anna era già maritata), si sborsassero
pure le somme disposte per le loro rispettive doti-.
Parlando dei particolari del vestiario, e di ciò che serve alla vita
ordinaria delle famiglie , chi potrebbe trovarne e trascorrerne tutte
le fasi ? Ci contenteremo di vedere alcune cose, quali risultano dai
veduti documenti. Una cronaca esistente nella nostra Biblioteca ci
racconta che gli antichissimi vestiti d' Italia erano per gli uomini
un pelliccione sopra la carne , indi un pegnolato bianco nell' inverno,
e nell' estate soltanto quest'ultimo; per le donne una tunica pure di
pegnolato , ed una sottana di grossissima tela; e quando andavano
a marito, si adornavano il capo con la sola capigliatura, e tenevano
anelli d'argento di mezzalega. Ma ignorando noi se dobbiamo prestar
cieca fede a questi detti, anche per non averne determinata l'epoca,
sara meglio apprendere ciò che in essa cronaca si dice di tempi
alla medesima più vicini.
(1) Li due decreti del 1447 si trovano stampati nel Barotti; Mem. istoriche di
letterati ferraresi ; Leonello d' Este ( pag. 41 e seg., 2ª edizione ).
121--
1474. Cominciarono i cortigiani a vestire mantelli negri con scapuz
zini (1) de seda di drieto a modo tabare , aperti dalle bande per metter
fuori le braccia , e portarsi sopra li zipponi ; mantelli ch' erano larghissimi
a terra, et si dismisero le vesti d'oro dopo la morte di Borso, e il vestito
di corrotto era di raso o panno morello. Vi sono calze a braga (2), scarpe
alla catalana, in maggior parte negre, e prima erano bianche, e molti hanno
la calza braga solata senza scarpe. Si portano berette che fanno bel vedere,
et gli uomini sono rasi con le zazzere, e i cavalieri e gentiluomini con co
lanne al collo alla napoletana, et altre galanterie. In quanto a donne , por
tano veste lunga dita passatempo ; et le maritate vanno con le coppe di
scoperte , et le vedove con guanti sottili di cane; le donzelle con code
lunghe alla veste et con cinture damaschine larghe et dorate , et scarpe
rosse alla catalana, et le figliuole vanno coperte ad uso di Venezia
vituperosa che è causa che in Ferrara si fanno pochi maridazi , et anco
manco se ne farà, perché vi sono tante puttane casalenghe, che trattengono
cosa
la gioventù che la non si cura di tuor moglie-.
C' insegnano dunque la storia e la esperienza che la razza uma
na può ben cangiar di tempo, di nazione, di costumi, di vestito, ma
non di quelle abitudini che provengono dalle affezioni, dalle passioni,
e dalla propria corrotta natura.
1449. In uno dei corali , ora nella Biblioteca , un tempo degli
olivetani , trovasi fra le miniature un uomo col cappello sul capo ;
quindi è da supporsi che i ferraresi lo adottassero ben tosto al co
minciare di quella innovazione, se pongasi mente che quei corali fu
rono eseguiti a Ferrara, e che uno dei primi cappelli, di cui facciano
menzione le storie , fu quello che tenea sul capo Carlo VII quando
nello stesso 1449 entrava pubblicamente in Roven.
1570. In un rogito del 20 gennajo de' notai Gio. Andrea Del
finoni , e Lanfranco Turrini , si costituisce dal duca di Ferrara una
dote di due mila scudi a favore di Flaminia Costabili, che sposa Ercole
di Nicolò Angiari ; e fra le molte cose di vestiario e corredo nuzia
le si trovano annotate le calze con bragoni ossiano calzoni lunghi.
(1) Nel medio evo troviamo dovunque il cappuccio, nè da altro provengono
quelli che portano i frati e le monache se non dal costume del tempo dei rispet
tivi fondatori. Dante, Boccaccio , Petrarca e tutti i loro coetanei li vediamo nei loro
ritratti col cappuccio: nel 1331 parlandosi dei modonesi radunati nel tempiosi dice-elevatis caputeis de capitibus suis ecc.
(Borghi Carlo; il Duomo di Modena ecc.).
(2) Dismesse dopo la metà del secolo XVI, vedendo noi come ne andassero co
perti anche Ariosto e Tasso.
--
122
Parve ai nostri tempi una maraviglia il vedersi generalmente ripro
dotto questo uso, ch'erasi perduto ; eppure antichissimo ce lo dimo
strano la storia e l' archeologia , vedendosene anche nei bassi rilievi
e nelle pitture di Ercolano (Tom. I pag. 267 nota 9), e nell' opera
del Passeri Lucernæ fictiles ecc., in non piccol numero gli esempli.
1577. Troviamo in una tariffa di mercedi decretata pei sartori le
Calze schiette imborsate , intiere e scavezze- Giuppone con zippadura--
Sajo
Gavardina sajona- Calze alla Savoina
Calze intiere all'antica- Cappa- Ferrajuolo
e cappotto, con cordelle e mostre- Cappotti- Vesti e sottane da preti,
e dottori
Camisotto
o con liste o cordella--
seguenti qualità di vestiti
e bambagio- Scofoni
senza bambagio, trinzate-Giuppone da contadino
Sarza schietta , o con cordella o lista
schietta, o con cordella o lista
sti di ormesino
1577. Abiti guarniti di pelle di faina.
1578. Camicie di tela di renso.
1583. Velluto nero da listar tabarri per gli stafieri.
1584. Raso berettino fratesco ( cioè del colore delle tuniche dei frati)
per fare una livrea da correre per la venuta della Duchessa di Mantova ,
e correre alla Montagnola, ed altro di raso per il colletto ricamato a fiamme.
Cotta da donna, schietta,
Vesti di velluto, damasco, e raso
1795. Per uno brocadello di seta morella.
Burata
Ve
1595. Per para due di scarpe col sovero (1), et un paro di mule (qua
lità pure di scarpe), et un paro di scarpe da una sola (ossia suola).
1691. Per una veste da camera di stofa fiori di velluto ec. (2).
Le trecce dei cappelli erano legate nei secoli XV e XVI in bel
pendio avvolte in reti alternate di perle, pietre preziose e coralli,
come si scorge dai ritratti, specialmente principeschi, e da quello di
Lucrezia Borgia; costume oggi ritornato a vita. Intorno all' eccessivo
lusso del mangiare, ben dice un moderno scrittore (3): Mentre il ricco
tripudia al banchetto , mille artigiani travagliano, e col sudore della
(1) Scarpe con suole di sughero aveva pure Federico III imperatore in Ferrara
nel 1452. Vedasi la miniatura nel codice manoscritto delle tavole astronomiche di
Gio. Bianchini, nella nostra biblioteca.
(2) Il Lanzoni scrisse intorno alle vesti convivali o da camera, usate dagli an
tichi ( Venezia, Gio. Gab. Hertz 1772, supplemento al giornale dei letterati d'Italia,
to. I, pag. 330 ), come circa due secoli prima ne avea scritto Celio Calcagnini.
(3) Valentinelli avv. Francesco ferrarese ; Ragionamento sul lusso considerato nei
suoi rapporti politici. Ferrara, Bianchi e Negri 1802, pag. 54.
--
123
loro fronte preparano tutto ciò che distruggesi in un istante , e serve
di delizia agľ indiscreti Epuloni. Ma tiriamo un velo su quest' oggetto,
e passiamo ad altri.
Per le carrozze, a ben pochi sarà ignoto come tardi assai siasi
cominciato a far uso di quei veicoli di odierna forma, usato essendosi
dapprima per le donne delle carrette che erano sormontate da coper
ture sostenute da colonnette, come rilevasi anche dalle nostre cronache
nelle descrizioni degl' ingressi, e delle nozze dei nostri principi d'Este.
Alla metà soltanto del secolo XVI , e cioè circa il 1540 rimontano
quelle che si adattano sulle molle (1). Ad esempio di una carrozza
del secolo succitato, ecco una partita di spesa.
1584. 15. Zugno. Il S. Pio Enea Obizzi deve ( non dicesi a chi) per
manifatura et merzede de haver guarnito una carozza alla Ducale,de veluto
negro, con cuscini, spalliere, coltrine, scannelli, colonne coperte de veluto
guarnite de franza, appozi de veluto, grombiali di corame foderati de tela
franzati, con quattro bandinelle.
Il Baruffaldi consacra uno de' suoi Baccanali allo Swimero, che
per la prima volta comparve sul corso della Giovecca nel carnevale
del 1714; ivi parla di Carri, e Carpenti, e poi soggiunge :
Come quattro forti braccia,
Due per faccia,
Lungi dai vicoli
Cani, e veicoli,
Basterne, e bighe,
Birbi, e quadrighe,
Sterzi, Landò, e Cupè......
Sopra quattro obeliscose,
E striate o nodose
Ma gentili colonnette
Sgolate e strette
Una testuggine
Color di ruggine
Nera nerissima,
E pulitissima ,
Con doghe e costole
Stese in tetragono ,
Od in ottagono,
Come ciel che fermo posisi
Stassi avvinta a quattro cardini- ecc.
Da questi versi ditirambici viensi a conoscere la forma di quel
veicolo , che tanto era sorto in voga. Sembra poi che gli asini , dei
quali generalmente servivasi per trasporto dell' acqua, e delle biade,
avessero anche la gloria di tirar carrozze con ricchissime signore.
Violante Signa seconda moglie di Alfonso d' Este ( nato di Laura
Eustochio ) se ne serviva, forse per andare a villeggiare.
(1) Veggasi intorno a ciò
ronesi--
Delle antiche carrozze, e segnatamente di due ve
Cenni del co. sen. Gio. Gozzadini. Bologna, Monti 1862, in 4.
--
124
Molto Mag. S. Paolo Zerbinati banchiere et Thesoriere dell' Illma
et Eccma S.ª N.ra la sig. D.ª Violante d' Este : Piacciavi V. S. pagar
per conto di S. S. Illma a M." Torquato Veris Ducatoni fiorentini otto
per altrettanti che lui à pagati in comprar un' asina morella per la
carrozzina della Eccza sua, la qual è stata consegnata ecc. A di 27
Giugno 1595. Fabrizio Cavezzi-. Il quale uso mi fa risovvenire della
questione intorno alla pretesa proibizione degli antichi ebrei di ca
valcare destrieri, e se s. Paolo andando a Damasco usasse di asino,
o di cavallo (1); venendo per altro confermato dai fatti che in que'
paesi per lunghissimo tempo parve proscritto l' adoperare si nobile
animale. Infatti sappiamo che Nicoló marchese di Ferrara , nel suo
viaggio a Gerusalemme dell' anno 1413 dovette egli stesso colla
sua comitiva, quantunque avvezzo ad infrenare superbi e focosi cor
sieri, usare di asini, e condottieri detti asinari, perchè a Giaffa nessuno
Cristiano osa cavalcare cavallo (2).
Gli appartamenti anche i più nobili , sebbene sfoggiassero in di
pinti, arazzi e damaschi, aveano le vetrate ad occhi; e questo uso per
durò sino quasi ai di nostri, sebbene da lungo tempo si vedessero lastre
in non pochi luoghi. Ve ne erano però di cristallo, e tali erano forse
gli occhi che adornavano la camera, in cui nel 1452 l' imperatore Fede
rico III ricevea da Giovanni Bianchini le Tavole Astronomiche in dono,
in questa città di Ferrara, presente Borso d' Este, come vedesi nella
miniatura esistente nel codice manoscritto di questa Biblioteca nostra;
miniatura che si attribuisce, non saprei in forza di quale documento,
a Cosimo Tura detto Cosmė, pittor celebre ferrarese, giacchè non sus
siste che appariscane l' annotazione sotto la miniatura menzionata.
Gran numero di famigliari tenevano i ricchi ; e per darne un
saggio riporterò qui la nota di pagamento della mesata di luglio a
quelli del conte Alfonso Turco nell' agosto del 1584.
Mastro di casa.
Sescalco .
Camariero
,
Mastro de stalla
Spenditore
Despensiero .
L. 19. 10
»
•
»
«
«
α
3.18
5.17
5.17
6.
5.10
Falconiero
.
Gargion del Falconiero
Credenciero .
Canevaro ( cantiniere )
Cuoco .
Gargione in cucina
L. 3. 48
»
»
D
«
3.
6.
3.46
5.10
3.
(1) Veggasi la mia traduzione del Pittor Cristiano dell' Ayala. Ferrara, Taddei,
1854, pag. 228.
(2) Collez. di opere inedite o rare dei primi tre secoli etc. 1861, vol. I, Viag
gio di Nicolò d' Este a Gerusalemme, a pag. 118.
--
125
Guattaro in cucina .
Mulatiero
Cucchiero .
Famiglio da stalla
L. 2.
4.
D
3. 20
2. 10
Fattore.
Chi insegna alle puttine
Chi governa le puttine
Famiglio
Altro
Donua da Governo
Alle savonate.
Staffieroמ
•
D
3.10
6.
Altro
2.
Ortelano
«
L. 4.
3.46
3. 18
1.10
α
.
2.
2.
2.
Da questa nota impariamo come tenuissime erano le paghe a si
gran numerodi salariati, e vediamo ancora che l'insegnante avea minor
soldo del cuoco, del cameriere e del cocchiere; che il mastro di stalla,
in ragione di salario, era forse un sopraintendente o cavallerizzo ; e
che il mastro di casa godeva di un compenso triplicato degli altri.
Anche pei funerali, il cui lusso è un mero retaggio dell' antica am
bizione, servendo più alla pompa dei vivi, che al suffragio dei trapas
sati (1), potrebbesi osservare che le spese erano forse eccedenti e ro
vinose, come lo sono di presente, in cui per giunta convien pure far
elemosina, o piuttosto distribuzione di denaro agli oziosi , al pari di
quelle circostanze che ci rallegrano la vita, quali sono i matrimoni ,
o le nascite di figli ; e dissi eccedenti, dacchè si riconobbero neces
sarii nel secolo XIV , come abbiamo veduto , degli Ordinamenti per
limitarne il dispendio ; ma non mi venne fatto di esaminare se non
che descrizioni di tali funebri solennità per privati, non mai le note
di pagamento. Ciò che per altro potrebbe dirsi di certo si è che
l' accennata eccedenza dovea riguardare soltanto le principali e più
doviziose famiglie , mentre per gente non ricca erano ben miti le
spese , ancorchè si guardi al minor costo delle derrate, quindi alla
maggiore facilità di mantenersi con minori entrate o proventi. Per
esempio, la nobile famiglia Mosti nel settembre del 1584 fa seppellire
a proprie spese il suo credenziere Pietro Masoni, e paga :
Doppiroli N. 72 , e torcette N. 9 pesa Libbre otto , onzie 9
soldi a 13 la libbra
Al Chapelan de S. Stefane,et champane.
A quatre preti.
A li frati de li Angioli, et champane
Aun chonfalon
Ala choperta, et chadilete
A l' Archa dove va il morte
A far aprire l' Archa
Ale bolete.
Per la mia mercede .
.
L. 5. 15. 8
α
«
«
»
«
•
14.
8.
4.
10.
15.
10.
1. 0.
6.
1.
1.--
•--
Soma L. 11. 17.8
(1) Rag. succitato, pag. 83.
--
126
Di molto ancora potrebbesi dire, dacchè tanti e tanto varii furono
sempre ed in ogni epoca i costumi; ma sarebbe ora impossibile il
farlo , non avendone documenti , e solo di cose appoggiate a docu
menti volendo io parlare. D'altronde, di qualche altra particolare u
sanza dirò ancora nell' articolo seguente.
VIII.
Curiosità
È un titolo questo in cui comprendonsi molte particolarità , che
ricadrebbero nell' altro dei costumi. Trattandosi però di una miscel
lanea di memorie , che serviranno a soddisfare chi abbia vaghezza
di leggiere novità, piuttostochè ad istruire il lettore, mi determinai di
trattarne a parte, dandone di ognuna un breve cenno , secondo che
per la loro natura credei conveniente di classificarle.
Amido
Nel 1576 lo spenditore di Marco Pio compra un cuor
di porco, e passeri per gli uccelli ; una falsariga; un bucelato ( ciam
bella ) ; e salda ( amido ) per li panilini.
Bastoni
Si portano ai tempi nostri dei bastoni ricurvi al
capo superiore a foggia dei pedi , o vincastri da pastore. Questi sono
talmente antichi che non solo si usarono dai montanari dopo l'epoca
volgare , ma persino dai pastori dell' antica Grecia, e dell' Etruria ,
come rilevasi dai più vetusti monumenti, e dalle pitture d' Ercolano
e Pompeja.
Battagliuola- È celebre questa finta zuffa in Ferrara che
nel giorno 22 di luglio annualmente facevasi dai giovinetti e special
mente scolari, perchè originata dalla nota strage dei Guasconi avve
nuta per fatto dei ferraresi nel 1317 (1). Era una battaglia tra fan
ciulli divisi in due squadre, che si assalivano con frutta scagliate dalle
frombe : durò più di due secoli questa costumanza, ma perchè vi si
(1) Almeno cosi si dice dallo storico Pigna: giacchè il Moroni ( art. Giuochi )
racconta che Teodorico, per tenere in esercizio la gioventù, fece eseguire finte bat
taglie, che si faceano ancora nel secolo XIV, e si chiamarono battagliuole. Comun
que sia la loro origine, può dirsi ben ancora che qui forse cominciasse, sull' esem
pio di altre città, in quella occasione del 1317.
:
--
127
mescolavano spesso uomini adulti, ed alle frutta si sostituivano talora
ciottoli, bastoni e coltelli, Alfonso II, a prevenire gli omicidii, e gli al
tri disordini che ne provenivano ne' primi anni del suo governo, ' aboli;
sebbene sino dal 1537 anche il duca Ercole II l'avesse proscritta,
quando ebbe a chiudere il Praisolo, dove avevano campo franco i
duellanti , e dove andavano a battagliare quelle piccole schiere. Nė
al certo allora cessò quell' uso, giacchè, anche a fronte di una ulte
riore proibizione del 1659, il nostro Luigi Billi nel suo poemetto la
Montagnuola di Ferrara ( canti sei, Ferr. Gius. Rinaldi 1779 ) ne parla
come oculare testimonio, e racconta come la Battagliuola facevasi
allora in quei prati, e come allora pure accadessero i disordini stessi.
Osservo per altro che queste piccole guerre non erano solo in Fer
rara , ma in altri luoghi , e la cronaca di Modena ce ne porge un
esempio nel 1509: 10 Zugno- domenega- li puti fecene do squadron
con pertiche e maze et altri baston, con stendardi , et andavano per
Modena et se atrovone da san Paolo et fenne una gran bataglia, per
modo che el se ge amischio deli homini con spade e rodelle, et fecene
gran question , ma nessuno non se fece mal ecc. 17 Zugno l dome
nega
In questo di più de 400 puti sono andati insemo con pertiche
in mane, et uno tamburo , et uno stendardo vechio suxo el quale ge
un arma dela caxa da Este con ' aquila negra e li zigli, e uno altro
stendardo de l'arma della Comunità, e vano correndo per Modena
cridando che el pare che siano soldati (1).
Befana Del 1473 si conosce per la prima volta praticata la
cosi detta ventura, che poi fu ripetuta negli anni susseguenti. Consi
steva in ciò che il Duca con grande comitiva, ed accompagnato da
istromenti, girava la città per due notti, l'una prima, l' altra dopo il
di della Epifania , accattando di porta in porta presso le benestanti
famiglie. Questa pratica cessò nel 1486, ma fu ripresa nel 1496,
mentre poi sino dal 1492 si vide applicato il nome di ventura a quei
Lotti che per la prima volta si fecero in detto anno in Ferrara, e
pei quali si estraevano biglietti a sorte. Dei generi raccolti in quel
primo anno la cronaca di Equicola ce ne conservò la nota, che qui
riporto, lasciando a parte le famiglie, che vi contribuirono.
(1) Mem. di storia patria per le provincie modonesi; cronaca di Tom. de' Bian
chi d. de Lancellotti, vol. I, parte H." pag. 54 e 55.
--
128
a 1. notte 2. notte
Agnelli.
Manzi.
Vitelli
Ν.° 15 .
Caponi. Ν. 1849ת
15 Formaggio forme »
235
»
413 Vitelli D
82
Capriolli
Capretto D 5 Manzi D 6
Conigli α
५
1 Scattole »
206
3 Pavoni . 15
Cavallo. » 1 Pernice. α
146
Porchette 2 Lengue. »
100
Porcode' pesiX » 1 Faggiani מ
92
Anatre 66 Agnelli.
Caponi »
1521 Coturnice «
α
17
7
Galine L
D 22 Conigli. 9
Cisano 1 CavallodipreciodeDuc.40 » 1
Faggiani
Ochegrasse ५
«
24 Lievore (lepri) 8
Ochate
23
2 Porco 1 .
» 3 Porchette 7
Pernice e Coturnice »
73 Quaglie. 54
Pavoni. ת
48 Tordi 64
Polastri D 2 Viuo Fusti »
2
Quaglie. D
60 Tortore 12
Tortore D
10 Brachi 2
Tordi »
Tarabusi »
94
9 Cengiaro (cinghiale) 1
4 Farinazzi di pecora
Formaggio forme »
191 Francolini (uccelletti) α
α
28
5 .
Formelle α
45 Grue » 1
Tornini. » 6 Meglioramenti (anguille) «
40 .
ScattolediConfetture. 155 Mezene di porco 2
Scattoloni . 400 Malvasie botte «
1
Albarellidi Confetture » 4 Oche D 3
•
Marzapani. »
28 Pizzoni. D 6
Torta di Marzapane « .رد
Salcizzoni . 36
Tortelle D
76 Tavoliero ת
Diamantini diZuccaro. 4 Luzzi (pesce)
19
1
2
Mandolata.
Morseletti .
Salami.
Pani di specie
Pignocatti piatti.
Salcizzoni
Lengue salate
Testa di Vitello .
Brazzadelle piatti
Cervelati
Duppieri
:
५
«
α
«
α
1 Pescedipiù sorte lib. D
25
16 Acqua deVita fiasco 1
2 Albarellidi Confetti «
3
1 Olive Barilotti 2
190 Mandole confettecrivello » 1
32 Marzapani 7
36 Pampati(sicpanpepati) «
7
»
1 Zuccaro pani D
2
«
«
1 Pane di specie D 3
2 .
Duppieri «
36
D
16 Candelotti 56
Candelotti. »
30 Cervelati 3
Pomi Cesti »
2 Naranci D 194
Tribbiano (vino) Barille D
Torteletti piatti . α
24
Tortelletti. »
191
Pomi piatti » 1
Vino Vasello . » 1 It. Cesti »
4
--
Bisacce
129
I contadini del ferrarese portavansi un tempo, e ta
luni dei più vecchi oggidi si recano alla città , portando le bisacce
al collo, una delle quali sul petto, altra sulle spalle, e per entro po
nendovi pane , formaggio ed altri oggetti. Costume antichissimo ,
anche in altre regioni : prova ne sia la narrazione del viaggio di
Nicolò Estense a Gerusalemme ( già citata ) del 1413 , ove si dice
coi turcimanni , e lo guardiano di Monte Sion, si misero in punto
per andare a Betlem , e cosi ogni uno tolte le sue bisacce , e tappeti
al collo, andammo fuori della terra ecc.
Buone feste--
Dalle visite e dai regali che i vassalli faceano
ai ricchi feudatarj nacque il nojoso ( come dice Frizzi ) complimento
delle buone feste per Pasqua e per Natale un tempo , indi pel solo
Natale , ora ridotto al Capo d'anno , forse al riprovevole scopo di
togliergli anche il simbolo cristiano. Vuolsi di origine antica, e fareb
besi rimontare ai tempi di Azzo Novello sul principio del secolo XIII.
Non è sperabile, soggiunge lo stesso Frizzi, che veggasi del tutto abo
lito fin che vi abbia suo pascolo l'interesse di chi lo fa, e l'ambizione
di chi lo riceve. Ora pretenderebbesi di soddisfare a quest' obbligo
col pagare un tributo a qualche pio stabilimento; ma questa nuova
pratica , se può essere bastante verso gli amici , od eguali , non lo
sarà mai verso chi ci sovrasta per dignità, o per grado. Comacchio
spediva in ogni anno, per la vigilia del SS. Natale, una quantità di
pesce, il cui riparto venne stabilito a favore degl'impiegati comunali.
La distribuzione era la seguente :
Distribuzione che fa l' Illustrissimo Magistrato di Ferrara del pesce che gli
viene mandato ogni anno da Comacchio per la vigilia del S. Natale, stabilita
con Partito de 20 Dicembre dell' Anno 1684, e riformata, con altro Partito
de 12 Febbrajo 1787.
All' Illustrissimo Sig. Giudice de' Savj Pesci .
Ai nove Sig. Savj del Magistrato Pesci 32 per cadauno in tutto
Ν. 64
» 288
Al Sig. Segretario
Al Sig. Consultore
Al Sig. Avvocato della Città
Al Sig. Sindaco di Palazzo
Al Sig. Procuratore, o Sindaco del Pubblico
Al Primo Cancelliere
All' Aiutante di Segreteria aggiunto dopo
Al Mastro del Conto .
Al Capo Notajo del Comune
9
»
•
.
α
»מ
»
»
«
32
16
12
08
10
20
16
16
16
--
130
Al Secondo Cancelliere
Al Coadiutore del Mastro del Conto
Agli Ajutanti di Computisteria per cadauno
Agli Ufficiali de' Lavorieri
Al Munizioniere
Al Foriere fin che vive il Picchi
Al Depositario della Illustrissima Comunità
Al suo Ajutante
Ai due Notaj del Capo Notajo del Comune
Al Cappellano dell' Illustrissimo Pubblico.
Ai due Uscieri
Al Reverendo Capitolo del Duomo
Al Perito della Comunità
Ai dieci Giudici d' argine
Ai dieci Notaj d' argine
Ai due Massari della Pioppa, e Misericordia.
Al Sollecitatore
Ai due Torcolieri della Stampa
Al Granarista .
Al Marangone
•
Al Muratore
Al Copricasa
Ai quattro Donzelli
•
Al Cameriere, e Staffieri del Sig. Giudicede' Savj .
Ai quattro Trombetti
Allo Scopatore delle stanze del Comune
Al. Comandatore del Comune
Ai due Sagristani di Chiesa Nuova
•
"
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16
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Antonio Frizzi Segretario
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02
02
08
Cambiaria- Figlia dell' ingegno italiano nacque e crebbe l'arte
del cambio , che spianò il cammino al traffico , e celere gl' impresse il
movimento ; arte , che non conobbero gli antichi , e la cui origine
si volle attribuire senza buon fondamento agli ebrei di Francia nel
secolo settimo , quando invece devesi riconoscere dall' Italia nel se
colo XIV (1). Ecco pertanto una cambiale ferrarese del secolo sus
seguente.
(1) Cenni istorici sulla invenzione dell' arte cambiaria; memor. del co. D. An
drea Cittadella Vigodarzere ecc. Padova 1838. Unbuontrattato poi dei cambj vedesi
nelle opere di Alessandro Turamini senese.
131
1450. a 26 de Septembre.
Pagatj per questa prima de cambio per tutto el mexe de febraro pro
ximo avenire a Bandino daMeleto e compagni lire sesanta de bologninj per
la valuta autj qui da Zilio di Turchi e compagni, e ponetj a mio conto.
P. de Zohane Gudengio in Ferrara
prima
Paxe fiolo che fo de Malatestaff.
Questa modula di cambiale , che ho copiata dal suo originale ,
presenta gli stessi termini , e quasi alla parola , di quelle che oggi
dopo quattro e più secoli si fanno sulla nostra piazza. Con let
tera di cambio, nel 1518, il duca Alfonso I spediva scudi venticin
que a Raffaello Sanzio , affinchè sollecitasse la esecuzione della tela
commessagli pel camerino di castello ( di che parlerò alla parte di
B. Arti). Per altro anche nei secoli scorsi, come al presente, vi erano
fallimenti dolosi, come appunto quello di Vincenzo Ruggieri banchiere,
che nel 21 novembre del 1584 chiuse il banco , e se ne fuggi da
Ferrara col mammone. Darò fine a quest' argomento col trascrivere
la intestatura di un antico libro di commercio--
Al nome di Idio
M. D. LXXXIIJ Al Nome sia delo Omnipotente Idio, et dela sua
gloriosa benedeta et s. Madre Madona S. Maria et de san Zoan Bat
tista, et de san Zoan apostolo et Avangelista, et del glorioso san Zorzo,
et de san Maurelio , et de tuta la celestiale et trionfante Corte del
santo Paradiso , che per la loro gracia ci conzedano buono guadagno
con salute del anima et ancora del corpo nostro Amen- Questa va
chetta serà di Noi Vincenzo Ruggiero banchiero de Ferrara , et è de
carta realle coperta de vitello biancho de c. 1400 signata B., la quale
serà scrita de mia propria mano de ogni quantità de dinari che si
dispenserano et receverano, cominziando a di p.º zenaro 1583 , et per
nostro segno useremo el sottoscritto bollo : et la presente intitolacion
havemo fatto noj Vincenzo Ruggiero sop. a di p.º zenaro 1583.
0
Ed è quello stesso banchiere, che poco fa notai essersene fuggito
un anno dopo, seco esportando con mala fede l'altrui denaro, men
tre invocava la salute dell' anima sua !
Camini Sebbene siasi vista una quasi generale riforma, non
ostante si veggono ancora in antichi fabbricati dei vasti ed alti ca
mini sovrastare ai medesimi , come altrettante piccole torri, che po
tendo ruinare specialmente per essere di maggiori dimensioni nella
parte più alta, produrrebbero un gravissimo danno alle sottoposte
--
132
case. Pochissimi però se ne conservano di quelli specialmente di
forma cilindrica, che si compongono di pietre sagomate, e con mem
brature architettoniche le più gentili ; giacchè , ben sapendo i nostri
avi come qui germoglino i nitri, preferivano con saggio consiglio i
muri scoperti nella fronte delle case, che venivano adornate di cornici,
archetti, mensole, dentelli, nel modo il più grazioso e con meandri ed
ornati di ottimo stile intorno agli archivolti delle finestre , e delle
porte d' ingresso. Un esempio di ruina, fra i molti, per la forza dei
venti , avvenne al boschetto degli ammorbati nel 1555, colla caduta
di quindici camini , che smantellarono i coperti delle caxette. Il bolo
gnese architetto Sebastiano Serlio ne lamenta siffatto inconveniente
ove dice
I cinque camini, che si veggono qui davanti , sono al co
stume d' Italia ; non già al modo di Ferrara, perchè sono di smisurato
peso sopra le muraglie (1). Bisogna dire che anche le interne costru
zioni di sovente male corrispondessero al bisogno ed al desiderio ,
difettando pel fumo. Non è già che non si conoscessero certe forme
come sarebbe quella , che vuolsi tanto moderna, di un mezzo esago
no , giacchè notissima era persino in Iscozia ed in Inghilterra (2) ,
per cui non potrebbesi dire il risultato di odierni studi e scoperte ;
anzi, vedendosi non peranche tolti quei difetti che sussistevano ezian
dio tre secoli e più or sono, converrebbe quasi dedurne che si dovesse
cercarne la prima causa fuori della costruzione, per poscia potervi
apporre corrispondente rimedio. Alfonso I d' Este desiderava di avere
un modello di camino da costruirsi nelle camere murate in volta ;
ed il suo ambasciatore in Roma Alfonso Pauluzio ne interpellava l'ar
chitetto Giuliano Lena, il quale disse doversi tener elevati i camini di
maniera che le case non rattenessero la circolazione dell' aria : e non
ottenendosi con questo l'intento, si costruissero le canne tortuosamente;
ma il duca non sentivasi volontà di far esperimenti, e richiedeva un
modello di conosciuta e provata bontà. Fu allora che l'ambasciatore
volle sentirne in proposito il celebre Raffaello Sanzio, il quale appro
vò la proposta, e promise di studiare l' argomento, e di mandare tre o
quattro maniere di disegni, soggiungendo riconoscere per rimedio effi
cace ' operare un pertugio presso il focolare nel pavimento , perchè
(1) Opere di architettura et prospettiva di Sebastiano Serlio bolognese; Venetia,
Franceschi, 1619 in 4º, lib. VII, pag. 74.
(2) Types d'architecture gotique en Angleterre pendant les siecles 12-16 par
A. Werby Pugin ecc. Paris, 1851.
--
133
' aria che penetra di sotto ajuta a cacciare il fumo. Io non so se qual
cuno ingegnere o scrittore moderno siasi dato vanto di questa pro
posta, che noi abbiamo il piacere di veder fatta dasi grand'uomo, e
per la nostra Ferrara, come ne da cenno il carteggio originale che
trovasi nell' archivio Estense (1). Scorsero appena sedici giorni , e
Raffaello più non era !
Campane- Cominciasi ad adottare anche fra noi, specialmente
nei villaggi , l'uso di suonare le campane della chiesa facilitandone
il suono con una ruota, che scema d' assai la fatica a chi vi presta
opera, come da lungo tempo si pratica in molti luoghi della Lom
bardia. Quest' uso è pure fra gli antichi , mentre , se non in Italia,
almeno in Inghilterra, trovavasi già vigente nel medio evo , quando
cioè cattolica era quella regione (2).
Carnevale
Era proibita la maschera nel carnevale se non
la concedeva formalmente l' Autorità. In questi ultimi anni la sposa
più giovine fra le patrizie ne chiedeva la concessione al Legato, che
nella sera esponeva la maschera al proprio palco : ma questa pure
non è che un' usanza bene antica. Del 1476, nel giorno dopo l' Epi
fania, aperse il duca nostro il carnevale, annuendo al solito costume,
e nel 1537 si facea pubblica grida che non si potesse darvi comin
ciamento se prima non fosse stata esposta una maschera ad una delle
finestre del palazzo del podestà. Molti erano i divertimenti, ed il corso
della città si mantenne si gajo e vivo sino ai tempi nostri, da non invi
diarne quei delle capitali. Nel 1595 le carrozze furono in tal numero
chenon potevano scambiarsi, abbenchè il giro si estendesse a doppia
fila dalle fosse del castello al palazzo di Marfisa d'Este (la palazzina).
In quello stesso anno trenta donne comacchiesi fecero una regata con
sei barchette, aggiudicandosi il palio di raso cremisino a quella fra le
barchette succitate che partendosi dal Ponte della Rosa, e passando
sotto il Rivellino , giungeva per prima nelle fosse del Castello verso la
Giudecca. Qui pure le maschere vestivano talvolta abiti da frate o da
monaca; il perchè nel 10 gennaio 1482 il duca ne pubblicò grida
di divieto ; e qui pure si tiravano palle di neve, per cui il cardinal
legato Spinola, con editto 9 gennaro 1608, dovette vietarlo tanto alle
persone con maschera, quanto senza, sotto pena di cento scudi, e di
(1) Campori march. Gius. Notizie inedite di Raffaello ' Urbino; Modena, 1863.
(2) Types d' achitecture gotique etc.
--
134
tre tratti di corda. E qui eziandio si spargevano confetti, uso che
oggidi trascese ad un abuso riprovevolissimo ed ignobile, allorquando
in particolar modo si gittano con tanta profusione gessi e farine, con
non lieve danno talvolta ed incomodo dei passeggieri , che maledi
cono a quei pochissimi, i quali per si strano ed insulso piacere non
si peritano d' insultare alla moltitudine più di loro assennata. Questo
inconveniente in Milano era giunto a tale un segno che il governa
tore spagnuolo dovette reprimerlo con un editto del 14 febbrajo 1592,
proibendo il gittarsi dietro uova colme di sozzure, o sprizzarsi addosso
acque fradicie (1); come anche racconta Melchiorre Gioja nel suo nuo
vo Galateo, soggiungendo che il gettito dei non sucidi è vero ma mo
lestissimi confetti, dopo molte proibizioni, fu permesso alle sole dame,
essendosi forse lusingato il legislatore che la gentilezza di queste lo
farebbe presto cadere in oblio (2).
Le descrizioni che si hanno
Cerretani e Saltimbanchi
di pubbliche feste abbondano in raccontare come vi concorressero in
numero grandissimo giuocatori di mano, e funambuli, come avvenne per
l' ingresso di Lucrezia Borgia nel 1502, in cui uno di costoro ballò
su due corde alla moresca, tutt' armato come guerriero, e quindi esso
stesso , ed altro funambolo , eseguirono una discesa , o volo , l'uno
dalla torre di Rigobello, l' altro da quella della Ringhiera, giungendo
ambi nello stesso punto appresso la Cattedrale sulla pubblica piazza.
Un secolo prima il marchese Nicolò avea potuto vedere ( nel 1413)
in Cipro, dove passò per andare, come già dissi, ai luoghi santi, un
celebre ginnastico e giocoliere, il quale alla presenza del re di quel
l'isola fece salti colle spade in mano ed in bocca, sopra persino a 12
fanciulli , giuocava di destrezza con un bastone, ballava sulla fune
senza e con contrappeso avente ai capi alcuni sacchetti , e fingendo
di cadere e di rimettersi all' equilibrio , sostenendosi alla corda ora
col braccio , ed ora colla gamba, o rimanendo appeso con le lacche
delle ginocchia ; indi tagliava con sciabola ossa e carta sottopostavi
senza ferire l' uomo che le sosteneva ; e finalmente rompeva ossa di
bue sulla mano a chi teneale, ed altre ne spezzava nei nodi con un
forte pugno, collocate che fossero sopra una pietra (3): il che ci ram
(1) Muoni Damiano: Collez. d' autografi, e fam. sovrane ecc. Governatori di Mi
lano, ivi 1859, pag. 33.
(2) Vol. I, pag. 146, ediz.di Lugano 1840.
(3) Collez. di opere inedite o rare etc. Viaggio ( già citato) di Nicolò Estense a
Gerusalemme, da pag. 133 a 137.
--
135
menta lo spezzatore dei sassi , che tutti vedemmo in Ferrara pochi
anni or sono.
È curioso il vedere, in proposito di cerretani, come il magistrato
de' Savj nel 1742 rilasciasse diploma ad uno di essi , per attestarne
la virtù ( o meglio empirismo ) che possedeva, fra tante altre , di
trangugiare il sangue e le interiora dei rospi , risanandosi tosto da
se col decantato suo Orvietano. La patente in pergamena , con gli
stemmi a colori della Comune e dei Savj suddetti , l' ho veduta e
letta io stesso, sebbene poi non ne trovassi l' originale minuta negli
atti dell' antico Archivio già da me custodito ; il che forse attribuir
si deve al trattarsi di oggetto dipendente dalla sanità, per cui, dopo
la firma del Giudice de' Savj , segue quella del cancelliere sanitario ,
anzichè l' altra del segretario maggiore. Non sarà discaro l' averne
qui per disteso la trascrizione.
Cajetanus Modoni Comes Iudex sapientum ac Sapientes Magistratus Civi
tatis Ferrariae.
Essendosi pubblicamente manifestata ed applaudita la virtù del signor
Generoso Marini col suo maraviglioso esperimentato Orvietano , mediante il
quale sul palco in piazza pubblica di questa nostra Città di Ferrara alla
presenza di un intero popolo sì di nobiltà che di rare virtù adornato , co
me di forestieri , e di ogni sorta di persone ; e ciò coll' aver preso cinque
rospi, non da se ritrovati , ma dal popolo a loro piacimento portati , e vivi
sopra il banco furono da lui presi, ed alla vista di tutto il radunato popolo
spaccati con coltello per mezzo, fe cadere in una tazza il sangue, l'orina, lo
sterco , la bava e quanto nell' interiore aveano , con le sue mani spremuto,
fecesi una bevanda, e trangugiata, immediatamente gonfiossi il corpo ; divenne
tremolo , pallido e di color di morte; d' indi creduta dal popolo spettatore
irremediabile la sua salute, richiamando a se il dispensato e venduto Orvie
tano, presolo per bocca, istantaneamente ed ocularmente videsi col rigetto
del veleno preso sgonfiarsi il corpo , ed acquistare la primitiva sua salute.
Maravigliato il popolo, applaudendo alla virtù sua riposta nel suo Orvietano,
andarono alla di lui casa molte riguardevoli persone virtuose, ove restarono
maggiormente soprafatte nel vedere la sua spezieria , di molti antidoti e
spiriti fornita, tra quali tiene una polve detta viperina, atta a scacciare ogni
sorta di febbri , ove esperimentata da più persone di qualità e di virtù re
starono liberi affatto dal malore di dette febbri ; come ancora tenendo ap
presso di se il suo balsamo attivo ed approvato nel sanare tagli e ferite
e guarire scoltature di ogni qualità di fuoco ; e quello di più l'adorna si è
la perizia sua in cavar denti con maestria particolare; come pure guarnito
d' altre virtù particolari, che lo distinguono massimamente coll'avere resti
,
--
136
tuita la sanità a persone da diversi mali incurabili aggravate, e da virtuosi
abbandonate ; quindi di tal rara virtù fornito il sig. Generoso Marini, in se
gno d'amore ed in lode della sua sapienza , abbiamo voluto con questo
nostro privilegio pubblicamente premunirlo, acciò universalmente sia ricono
sciuto, applaudito e rispettato ; cosicchè col mezzo di questo nostro diploma
passar possano a cognizione di chiunque le virtù che altamente lo fregiano:
in fede di che il presente sottoscriviamo , e col nostro pubblico sigillo lo
autentichiamo.
Dato in Ferrara, con grandissimo applauso, il dì 26 Luglio 1742.
Joannes Cajetanus Modoni Judex Sapientum
Sapientes Magistratus Civitatis Ferrarie
Franciscus Oltramari Cancellarius
Cipro ( polvere di)- Non fu propria solo del secolo XVII,
nel quale vedeasi abbondantemente ricoprire le folte e lunghe peruc
che; ma la troviamo usata e menzionata in opuscoli del XV.
un raro libriccino di otto pagine , senza dati di stampa , ma che si
ritiene da taluni di tipografia ferrarese, si trovano ( forse per finzio
ne ) descritti oggetti qui trasportati da lungi--
In
Capitolo de duo
mercanti venuti di Soria quali dimostrano haver condutte infinite et
preciose mercantie como legendo intendereti, intitulato il mercante
<< Agarico : schamonea : incenso grosso
« Polver di Cipri : zucher candiano,
<<< Turbiti : talco : et coral bianco et rosso.
Non potrebbesi con questo assicurare che l'uso si fosse generaliz
zato, ma bensi che quella polvere già era conosciuta. Un secolo ap
presso prevalse la moda dei capelli biondi , e vi sono ricettarii stam
pati e manoscritti per farli divenire cosi colorati. Venezia in parti
colare portava in sommo grado questa usanza, come lo addimostrano
specialmente le pitture di quel tempo. Uno di que'stampatori fece
sortire da suoi tipi ( ed io qui lo dico , perchè fu ferrarese ) un li
bretto intitolato- Questa si è una operetta molto piacevolissima et
da videre de Arte manuale et utilissima a molte infermitade et expri
mentada da molti excellentissimi homini , et sono aprobate per mi Ni
cholò dicto el Zopino- Cum gratia etc., libro che contiene un ri
cettario per diverse cose sui colori dei capelli, pulir faccia e denti ecc.
Il cav. Armando Baschet, eruditissimo scrittore, allorchè portossi per
la prima volta in Venezia, ebbe a maravigliarsi di non trovarvi quelle
capigliature bionde fiammeggianti, che avea visto nelle sale del Lou
vre in tanti ritratti di mano del Tiziano, del Veronese, del Giorgione:
--
137
Que de chevelures ainsi blondes je promettais a' mon admiration !.......
mais à peine arrivé, je connus toute ' etendue de mes déceptions........
' étude de quelques livres de ' an 1500 et tant, et le hasard de mes
recherches dans des papier à peu prés oubliés , m' a révélé le mot de
' énigme. S' accorse allora come la sola moda e l'artificio faceano
bionde le chiome nel secolo appunto in cui que'tanto eccellenti pit
tori ne ritraevano le forme di quelle amabili donne , che le aveano
sul capo (1). Anche di Luigi Tansillo si ha colle stampe un Capitolo
inedito in lode del tingere i capelli
Corrotto
per nozze Baglioni-Oddi , e
Vermiglioli- Napoli, Fernandes 1820 in 4.°
Trovo nel 14 luglio del 1573 un pagamento pri
vato per roba da vestire il s. Conte Francesco Villa moderno ( cioè il
juniore ) per il corrotto della S.ª Laura d'Este; il qual costume che
un tempo , sortendo dalle corti sovrane , limitavasi alle famiglie più
nobili e potente , ora vedesi esteso anche alle meno ricche e meno
che cittadine, con grave danno della domestica economia.
:
Dessert- Anche di questo abbiamo esempii nella nostra Fer
rara. Volendo l' abate Bettinelli , nella sua opera del risorgimento
d' Italia, parlare di celebri feste, accenno ad una in Treviso nel 1214,
ad altra in Firenze nel 1364, e ad altra in Tortona nel 1480; ma il
conte Giulio Perticari osservava come assai più grande fosse stata
cinque anni prima, cioè nel 1475, quella celebrata in Pesaro per le
nozze di Costantino Sforza con Camilla d'Aragona, cui pure assisteva
1' ambasciatore dell' Estense. E dandone una ben, elaborata descrizione
(pubblicata dal conte Gordiano; Pesaro, eredi Nobili 1843) ci racconta
pure dei desserts che furono di una straordinaria ricchezza e magni
ficenza. Vi si eseguirono al tempo del pranzo i più strani esercizj di
(1) Gazette des beaux-arts ; Courrier Européen de l' Art et de la Curiosité etc.
Paris , 1859 , 4. Livraison pag. 232. Cronique vénitienne; Les femmes blondes etc.
par Armand Baschet. Ma qui è pure a notarsi comeanchele pettinature abbiano sem
pre presa denominazione dalle principali signore che le adottarono per prime. Dissi
sempre , giacchè sino al tempo dei romani se ne hanno esempi. On s' appliquait à
imiter les Imperatrices , et les dames de la cour, et les coiffures à la Poppea, à
la Plotina, à la Faustina, eurent leur temps de vogue, comme il arriva chez nous
pour celles à la Valliere, à la Sévigné, ou à la Pompadour (Catalogue des Bijoux
du Musée Napoléon III, Paris 1862. Epingle á chaveux , pag. 12). Altri nomi si
danno ancora oggi alle varie foggie di ornarsi con la capigliatura , come la danno ,
contro ogni buon senso, ai varii colori , quali d' Isabella, di Donna M. di Gloria,
di California, di Solferino e simili leggerezze.
--
138
membra dai primi giocolieri che ivi erano convenuti ; si gittarono
piccoli pomi d'oro massiccio al popolo, con molte altre distribuzioni,
mentre una grande fontana da un lato della piazza gittava squisitis
simi vini di varie sorta ; mille grandi monete d'oro si dispensarono
ai pittori , ai musici ed agli artefici che aveano lavorato; si recarono
le ventiquattro castella di Pesaro, fabbricate tutte di finissimo zucchero,
mentre ottanta giovani vennero con grandi corbe dorate, ricolme tutte
di canditi e confetture. Tanto più ammirabili tali feste, e desserts, in
quanto che il tutto fu interamente operato dai Pesaresi: e ben disse
il Perticari che, mentre i francesi copiarono da noi ancor queste u
sanze, noi le riteniamo come insegnateci da loro, e quasi a segno di
gratitudine vi abbiamo dato persino la stessa loro denominazione !
Intanto un anno dopo si ricco festeggiamento celebravasi in Fer
rara l'arrivo di Beatrice regina d' Ungheria sorella della duchessa
nostra Eleonora d' Aragona, ed alle ore 23 del giorno 10 di ottobre
(1476) se fece una beletissima (sic) et habundante collatione de confecti
con castelli de zuchero , et altre cose , et cum vini dolci. In fatti era
nell' animo degli Estensi di non istarsi mai al dissotto di qualsiasi
altra Casa dominante in Italia nè per potenza, nė per isfarzo; e quindi
era ben naturale che procurato avessero di emulare la grandiosità del
Pesarese signore in una sì vicina circostanza; nella quale noterò come,
appena presentati quei desserts ai forestieri, furono posti a sachomano;
galanteria che non ando menomamente perduta , dacchè nei grandi
e specialmente diplomatici convegni vedemmo e vediamo non man
care neppure oggigiorno que' rapaci artigli che ci rinnovarono e ci
rinnovano l'antico saccheggiamento. Un altro esempio di profusione
' abbiamo per le nozze di Lucrezia Borgia nel 1502, in cui si con
sumarono , come si ha dalla contemporanea cronaca del Zambotti ,
quattordici moggia di confezione, trecento bestie bovine di perfetta qua
lità, trecento grossi formaggi, mille cinquecento capi di pollame, ed al
trettanti di selvaggiume. Altra prodigalità la vedremo all' articolo fe
ste ecc. all' anno 1598 (1).
(1) Il nostro Lanzoni (Gall. di Minerva), in una Lettera sull uso antico delle
fontane nei conviti e nei teatri, ci fa conoscere che si rinfrescavano i teatri ed i
cenacoli con fontane di acque odorose , che sgorgavano da statue di uomini , o di
sfingi , o di deità , o di animali specialmente marini : uso che vorrebbesi introdotto
da Pompeo il Grande riguardo ai teatri , ch' erano cosparsi di acque odorate col
zafferano. Di siffatti costumi parlarono Stazio , Orazio , Properzio , Ovidio, Marziale,
--
139
Dottorato
Per l'assunzione di questo grado, le cui insegne
furon date a Colombino Colombi per mano dell' imperatore Federico III
quando trovavasi in Ferrara, e per altre onorificenze o cariche relative
alla Università degli studî, vi erano anche nei secoli scorsi delle com
petenze, e si distribuivano confetti, come si è fatto sino verso la metà
del secolo presente. Nel 1505 : Al Mag. Piedro Antonio de Ventura
de Trano L. 4. 6 m, le quale spetano a mi Daniele De Fini per esser
etiam Canzeliero del studio, videlicet L. 3.2 per la valuta de ducato
uno, et L. 1. 4 per libre quattro de confecti el quale ducato et scatole
de confecti è per el doctorato ecc. (arch. Comunale). Così nel 1540, a
di 8 di maggio, Francesco Diolo Argentino rettore dei leggisti riceve
per-sua honoranza de assumere el capuzo dominica proxima ventura,
et per sua magnificentia lire 110 et soldi 14 per tanti drappi de seda,
et uno ducato et due scatole de confecti per regalia a Gio. Battista
Bonacossa Canzeliero dello studio eсс.
Etichetta
!
Fuvvi un tempo in cui le cerimonie delle funzioni
erano talmente rigorose nell' ordine loro che ogni più piccola diver
sione da esse dava luogo alle più acerbe liti. Chi non sa quali e
quante dissensioni passarono fra i Medici di Firenze, e gli Estensi di
Ferrara , per oggetto di precedenza ? e quante scritture pro e contro
vennero stampate nel secolo XVI , delle quali puossi vedere la in
dicazione nel Saggio di una bibliografia storica ferrarese del ch.º m."
can. Antonelli ? Ma non solo i principi, bensi ancora i privati, e più
di tutti furono in ciò tenaci le rappresentanze Municipali, trovando
sene per entro gli archivii manoscritte le prammatiche e le leggi a
ciò stabilite , persino pei posti nelle carrozze , e pel tempo di salirvi
contemporaneamente ad altri magistrati. Essendovi a stampa del 1785
una regola pel Dicastero Municipale , qui si darà per intiero; sol
:
:
Svetonio, Apulejo e Vitruvio. Non saprei dire se in Italia durasse ancora nel secolo
XVII, come perdurava in Francia, il suddetto uso di quelle fontane zampillanti, che
rappresentavano fanciulli e fanciulle da cui scorrevano vini esotici ed acque odorose,
sortendo da tutt' altra parte che dai loro begli occhi neri ( Gioja, Nuovo Galateo )
con insulto alla decenza ed al pudore. Antico è anche in Italia il Blanc-manger ,
che forse taluni si pensano essere un trovato della moderna Culinaria francese. E se
ne trova la descrizione sotto il titolo di- Se vuoli fare blasmangieri, e così De Blan
mangieri
alle pagine XLIX e 46 del testo di linguadel secolo XIV: Il Libro del
la Cucina, che è il fase. 40.º della Scelta di curiosità letterarie etc. Bologna 1863,
in 8º piccolo.
--
140
tanto rimarcandosi come non vi comparisca il segretario capo, per la
ragione che questi fino ad oggi si tenne sempre qual parte inte
grale ed inseparabile dallo stesso Magistrato.
Regolamento sulla precedenza de' pubblici Ministri nelle carrozze per i
corteggi all' Illustrissimo Magistrato , fissato con Partito de' XVIII. Giugno
MDCCXXIX. , stampato li XII. Luglio MDCCLXVI. , e confermato con altro
Partito de' XXII. Giugno Anno corrente MDCCLXXXV.
1. Il Reverendo Cappellano.
2. Il Capo Notajo.
3. Il Primo Cancelliere.
4. Il Mastro del Conto.
5. Il Coadiutore del medesimo.
6. I Giudici d' Argine, secondo ' anzianità della loro elezione.
7. I Notaj d' Argine, secondo dell' anzianità.
8. I Massari delle Contrade, secondo dett' anzianità.
9. L' Esattore de' Lavorieri.
10. I Tesorieri o Depositarj.
11. L' Ajutante del signor Segretario.
12. Il secondo Cancelliere.
13. Il Sostituto del Capo Notajo.
14. Il primo Ajutante del Mastro del Conto.
15. Altri Ajutanti di Computisteria, secondo l'anzianità del servigio.
16. Ajutanti dell' Esattore de' Lavorieri, secondo ' anzianità.
17. Copisti del Capo-Notajo, secondo dett' anzianità.
18. Gli Uscieri , che però sempre abbiano luogo nell' ultima carrozza ad
esclusione di qualunque altr' Offiziale.
19. Il Foriero del Pubblico.
20. Il Cameriere del Signor Giudice de' Savj pro tempore, il quale però
abbia luogo nell' ultima carrozza.
21. Il Munizioniere generale.
22. Il Munizioniere del fieno.
Dal Magistrato, questo di 22. Giugno 1785.
Ercole Lollio Brancaleone Giudice de' Savj.
Antonio Frizzi Segretario.
Facchini- Sogliono i facchini , e specialmente da olio , in
questa città portare il mastello ripieno , tenendo nella mano un ba
stone per ciascuno dei due , del quale si servono come a riposo
o sostegno , battendolo di passo in passo sul suolo. Questo modo ,
che loro alleggerisce in parte la gravità del peso , è antichissimo ,
e già cominciai a crederlo vedendo che nelle bibbie figurate in egual
--
141
maniera si esprimeva il fatto di coloro che, reduci dalla esplorazione
della terra promessa , ne recavano a testimonio di fertilità quel si
grande grappo di uva. Rimanevami per altro il dubbio che tale forma
procedesse dalla immaginazione del pittore ; quando a togliermi dal
l' incertezza ebbi a vederne una testimonianza nelle pitture di Pom
peja, dove stanno espressi due portatori di vino (1).
Fiori ( gettito di )- Il versar fiori sulle pubbliche vie non
fu solo delle feste sacre al culto, ma bensì ancora delle profane , in
cui se ne sparsero anche addosso ai personaggi, che si vollero festeg
giare. Nel 1493, essendo a Ferrara Lodovico il Moro marito di Bea
trice d' Este, si fecero apparati con ruose, zerpillo, batesugene, et altre
zentileze de erbe per butar zosó a dosso dello Ill. Ducha, monsignor
( cioè il Vescovo ) , e Lodovico de Milano , che butaronsi da do puti
vestidi in forma d'anzoleti, ch' erano sopra l'architravo della schaleta
( nella Catterale ) ( Libri della fabbrica del Vescovato ) (2). E cosi
per la creazione di Ercole II in duca di Ferrara nel 1534, mentre
le vie e le finestre erano coperte e addobbate di panni d'oro e di
argento, di armellini, di velluti, di ricami e di gioje, si gettavano sul
nuovo Ducha dei mazzetti odorosi dalle finestre
Funerali
(Mem. originale
contemp. presso mons. Antonelli ).
Già dissi non poterne parlare per non essermi
avvenuto in note di spesa, nel mentre poi che de' più distinti e ma
gnifici per papi, sovrani, principi e signori, se ne trovano pubbli
cate le relazioni. Qui soltanto sarebbe a dirsi come non siasi rinve
nuto avviso a stampa per annunciare la morte di qualcuno , se non
del 1727 , nel quale , come di presente , si pregava a non prendersi
verun incomodo.
Gabelle
Le gabelle o dazj, ed i gabellieri furono sempre
oggetto, se non di odio, almeno di avversione : tanto più se questi
usino di un indiscreto rigore, come non di rado ed in ogni tempo
è avvenuto. E quei ministri che provocarono de' nuovi balzelli , bene
spesso assai caro pagarono questo loro zelo. Anche Ferrara ebbe il suo
Prina in Tommaso Tortona sino dal 1385. Diceva Ortensio Lando
nel suo Commentario delle più notabili et mostruose cose d' Italia ecc.
(1) Pompeja décrite et dessinée par Ernest Breton. Paris,Gide et J. Baudry, 1855,
pag. 199, chapitre VIII, maisons et boutiques.
(2) Per analogia di argomento si è qui ripetuto quanto venne detto a pag. 73.
142--
1548 ( a pag. 8). Fuggi come la peste i gabellieri di Firenze, di Ber
gamo, di Brescia, et di Ferrara ; chè non provasti mai le più importune
et ingorde bestie : Benvenuto. Cellini si scaglia esso pure contro questa
gente ; il cel." intarsiatore fra Domenico da Bergamo de' PP. PP. rifiutò
in Bologna l'ingresso nella sua cella al duca di Ferrara, che vi accom
pagnava l' imperatore Carlo V, perchè i suoi gabellieri aveangli fatto
pagare con inurbani modi un balzello sui ferri dell' arte sua (1). Non
erano le dogane meno irragionevoli in Francia, dove ora sembrano
essersi rese plus intelligentes, et moins vexatrices, come dice un fran
cese, et jai remarque un veritable progrès. Utinam
che lo sia pure
in Italia. Tenevansi anche delle catene attraverso ai fiumi, per impe
dire il passaggio delle navi non solo all' inimico, ma bensi ancora
perchè non fossero defraudati i dazj. Una di queste fu per lungo tem
po al Po di Primaro presso Argenta, e ve la teneano i ravennati; altra
fu al Podi Lombardia, e ve la teneano gli Estensi. In argomento
alla prima, ci dice un rogito di Rodolfino Codegori ( nell' archivio
notarile ), del 12 giugno 1373, che il marchese d' Este pagò all' arci
vescovo di Ravenna ducati d'oro quattromilatrecent' ottanta pro affictu,
censu et recognitione terre et castri Argente , catene padi ad introitum
ipsius terre et castri; ed altro atto dello stesso notaro , del 2 agosto
successivo, ci avvisa come Gerardino del fu Giovanni dall' Olio ( ab
Oleo ) cittadino ferrarese abitante in Argenta, e capitano della torre
oltre Po di detta terra, promettesse di tenere la torre medesima mu
nita e custodita con catena ecc. Trovo per altro essersi scritto in un
erudito libricino intorno alla pietra arringatora (2) ( di che ragionerò
parlando intorno alle leggi),le seguenti cose :
Una procella di
ferraresi , che assalirono armata mano la terra d' Argenta , e dopo di
averla, cosi per vezzo, presa saccheggiata ed arsa, ne tolsero la cate
na , colla quale chiudevano il Po , ed una enorme pietra marmorea ,
alla quale era raccomandata, e come fosse stata un fuscello, o qualche
vago gingillo , giulivi e festanti seco portaronla a Ferrara , collocando
la catena in Duomo e quel grosso petrone in sulla piazza maggiore
annotando che ciò avvenne il di 15 aprile 1201
一.
Se questo è vero,
(1) Marchese p. Vincenzo domenicano : Memorie dei più insigni pittori, scultori
e architetti dell' ordine ; Firenze , Le Monnier , 1854, vol. II, pag. 236 ( di fra Da
miano torneremo a parlare nella parte delle arti ).
(2) La Pietra Ringatora (di Modena); Mod. 1860, pag. 6 (autore il ch. D. Carlo
Borghi, uno de' bibliot. della Estense ).
--
143
bisogna d' altronde ammettere che i Ravennati rimettessero la catena,
se ne vedemmo pagato persino un censo dall'Estense nel 1373, cioè
dopo un secolo e mezzo: il che non si può mettere in dubbio, risul
tando da originale documento. Dalle cronache poi abbiamo che dal Duo
mo fu toltala catena soltanto allorchè se ne ricostrusse l'interno nel
secolo XVIII, essendo sempre rimasta, come trofeo, presso l'arco della
tribuna , ov' erano pure tante bandiere , e i rostri delle navi tolte ai
veneti nel 1509-. L'altra , che stava nel Po di Lombardia, presso
Ficarolo, venne fatta, od almeno rinnovata nel 1399, avendosi nel 3
Agosto
Iacobus de Savana, pro nomine Magistri Bonzohani, et Bo
nacursius etc.... facturos unam catenam ferream quatringentorum pedum
longitudinis , seu sexcentorum anulorum , existentem quolibet dictorum
anulorum ponderis XVJ, seu XVIJ librarum, quam catenam totam pro
miserunt construere de ferro bono de mujeta ( archivio Municipale ).
Era certamente di gran mole se avea seicento anelli di 16 libbre per
ciascuno, in tutto chilogrammi circa tremila ducento , ed era lunga
cento sessanta metri ; la quale catena la troviamo ancora del 1472 ,
come da un pagamento fatto per accomodarla.
Discendendo agli oggetti sottoposti a dazio, variarono più volte per
qualità, e per balzelli, secondo i tempi e le circostanze. Abbiamo nella
biblioteca un codice del secolo XV , che tratta De rebus conducendis
de Venetiis ad partes Lombardie
Modus et forma quibus colligitur
gabella magna Civitatis Ferrarie, et primo de mercimoniis , rebus , et
merchantiis conductis, vel conducendis de Venetiis ad partes Lombardie
superioris per passom (sic) Stellate, Figaroli, ac etiam per passom du
ciarum Bondeni, turisque nuncupate ecc. Le merci principali, che meri
tano attenzione, sono
de marmore--
Spiciarie
Terra de Valenza
(forse d' Istria)- Mole--
Lavizi de preda- Olio--
Pre
Verzie ( verghe ) — Prede vive
Maxene
Oxeli de rapina (di certo per
la caccia ), zioè Falchuni, Astori etc. E così nel 1598 il card. legato
Aldobrandini, procurandodi far dimenticare a Ferrara la perduta sua
grandezza, diminuiva di assai le gabelle sovra moltissime mercanzie,
che sarà soddisfacente il conoscere quali fossero , allo scopo di farsi
una giusta idea del commercio di quel tempo in questa città.
--
144
Moderamento , reduttione, soppressione, e Gratie respettivamente de' Datij,
et Gabelle fatte alla Città , e Dominio di Ferrara dalla santità di Nostro Si
gnore Clemente Papa VIII.
Essendo per la infinita providenza etc.
( 9 Febb. 1598 )
Estratto
Entrate vecchie- Ridotte o diffalchi
69600
Lire annue
Gabelle che si riducono
34800 La gabella della nota magna sui frumenti e biade
che si vendono in città del 10 p.ridotta a metà.
53000
9400
9000--
25000
26400 Membro del Registro
4700 Dazio del vino a mastelli
4500
D
in castellata
α
»
«
»
«
11500 Membro de' Libricciuoli , cioè pei marzatelli , et
bestiami.
39500
45600
14813 Pesce dolce et di mare, entrata e transito
dal 20
al 5 p. entrata e consumo, al 20 stesso p. transito.
18240 Del sale di Ferrara, che si vende quattrini 5 p. lib
bra , e che si riduce a 4., cioè tre per la ca
mera , uno pel Comune.
da 17
Membri della gabella grossa che si riducono per entrata e transito
Pietre da aguzzare
Legnami di più sorte
Acquavite .
Seme di lino
Colombina e pilumi.
al 10
14
13
13
13
Marmi
18
7
8
8
6
10
Altre robe che pagano gabella grossa e grassa dal 13 al 6 p. entrata e transito
Arbori da navilj
Armature
Garavelle
Gesso
Altri lavori simili di ferro Grana
Badili di ferro
Guado
Bestie d'ogni qualità, ec- Herbe da tingere
cetto asini
Cannotiglia
Carrette
Indigo
Instrom. da sonare
Morioni
Occhidi vetro da finestre
Organi
Oricello da tingere
Pellicciaria selvatica
Quadri di pittura
Risi nostrani
Lana pellizzarola e filata Ritratti in tela
Carri
Cirume delle api
Cimatura de' panni
Corame onto
Corone di pasta
Cremesi
Forconi
Galla
Lane filate
Lavori di noce
Libri d' ogni sorte
Mannare
Mannarini
Mascare
Merci nostrane d' ogni
qualità
Rubia da tingere
Salvaticini
Scodano da tingere
Scopette
Soveri lavorati
Terra gialla
Trippa di velluto
145
AnnueLire
Membri e Gabelle che si levano affatto
24000 Membro del Boccatico pagato dai cittadini e contadini fuori del
distretto della macina
16000 Dadia pei lavorieri
35000 Gabella di legna paglia e fieni da 6
22800 Augumento del pane
1853 Invenzioni pei frodatori di gabelle
1129 Cameretta delle Accuse
Datij delle tele e panni
1900 Capitaneato della piazza
1000 Bollettini de forestieri
890 Salario della Camera
60 Salario del Comune alla posta
418 Dazio delle carrozze da nolo
Dazio delle meretrici ( ! )
6740 Del vino a spina
Della Malvasia
550 Del pesce di Po , pel pesce a minuto
2
p. 응
Membri della gabella grossa et grassa che si levano affatto
Marmi ch' entravano in città col 17+ p. 응
Altri Membri del 13 p.
levati affatto
Agli
Berrette vecchie
Botte
Garzadura
Garzi
Giaroni
Cacoledi pecoracomposte Gianda
Calcina da murare
Capelli da donne
Carciofali
Carte dipinte
Canne di valle
Ceci franti
Cenere
Citare
Code di cavalli
Collari da cavallo
Copeta
Grisciole di canna
Guanti
Historie
Lavori di tela
Lettere da stampa
Libri usati
Letami
Limatura
Maccaroni di pasta
Majolica
Maglia vecchia
Coltre usate da letto d'o- Mobili di casa usati
Mostarda
gni qualità
Crivelli
Disegni
Diverse stracciarie
Faldee
Ferro rotto
10
Ortaglia d'ogni qualità
Pattaria
Pellicciarole
Peli d' animali
Pelo di bue
Penne da scrivere
Pietre di più sorti
Pignatte
Razzi usi p. quelli della
città
Ritagli
Sabione
Semola
Santi di legno
Scaglia
Salnitro
Stivali
Stagno usato
Spalliere d'ogni sorta u
satep. quellidella città
Tamarazzi di lana
Tamburi
Tartaruche
Tasso da botte
Terra da boccali
Uccelli di rapina
Vele use
Vestiti d'ogni sorte usi
--
146
Gabelle che si lasciano e donano alla Comunità per servitio pubblico
Li danni dati, che importano circa annue
Appalto delle fornaci de' vetri , ed assumamento delli stracci
p. far carta , affittato
Delli quattro quattrini del sale , uno p. la Com.
L. 2671.
«
3600.
9120.
Le quali si riscuoteranno però dal Tesoriero o Ministri della Cam. Ap.,
da pagarsi in mano del Maestrato.--
«
Gastronomia
Bene spesso gli stranieri cercano, viaggiando,
di conoscere quali sieno le cose particolari di ogni città, in singolar
modo relative ai commestibili ; e molti conosceranno la Guida Italica
del distinto letterato M. Valery che, percorrendo la penisola, volle re
gistrarne le singole preziosità gastronomiche (1). Parlando egli adun
que di Ferrara ( pag. 75) disse : La chère est bonne : On cite l'e
sturgeon du Po, soit au court-bouillon, soit rôti, ou sur le gril; l'an
guille salée de Comacchio ; le caviar d' esturgeon ; le soucisson á suc ;
le vin rouge du Codigoro; e poteva pure aggiungere le persicate, spe
cie di candito di pesche (2). Dei menzionati squisitissimi cibi tiene il
principato il salame da succo, anche per essere totalmente speciale
alla nostra città (3): fu celebrato dai poeti patrii, e primo, ch'io conosca,
fu il march. Scipione Sacrati Giraldi con un suo Ditirambo intitolato
la Porcheide, composto ad istanza di bella dama. E siccome inedita è
questa poesia , così piacemi di riportare almeno i legati principali
che fa il Porco nel suo testamento.
ai librai i denti per lisciare le carte
i peli del dorso ai pittori per far pennelli
le cotiche ai statuarj per farne stucco forte
le vesciche ai fanciulli per giocare
il liquor delle mascelle per unguenti
il grugno per trovare la tartufola
(1) L' Italie confortable, manuel du touriste. Bruxelles, A. Wahlen, in 8.
(2) Potrebbesi anche nominare il tartufo bianco, il quale in non pochi luoghi
della provincia ferrarese si trova in quantità. È buonissimo a mangiarsi, quantunque
abbia minore fragranza del nero.
(3) Se ne fecero altrove anche dai ferraresi stessi , ma non riescirono mai così
eccellenti. Un Domenico ferrarese nel secolo XV faceali fare inRimini, di dove fuggi
nel 1492 quale indiziato di complicità nella uccisione diRaimondo Malatesta, ed ac
cusato di contrabbando di sali per far salami alla ferrarese. ( Cappelli , Mem. di
Storia patria Vol. I fasc. 5 ).
--
147
la pelle per tamburi e crivelli
le ossa per far dadi, e il fiele per cavar spinė
l' ugne per concimar terreni
la sugna ai cocchieri per ungere le ruote
ben s' intende che le carni sono il lascito principale pei salami.
Di poi ne scrisse , e con molto maggior gusto, il dott. Antonio
Frizzi , che al canto II stanza 56 descrive coloro che vengono dalle
montagne a fabbricare i salami (1)
Nu sem sfangin da le Montagn de Trent
Da Bormio, da Morbegn, e da altri stat,
Che calem cusi in trupa a des e a vent,
Com'el comenza el tempo de i busegat,
1
:
Eghe slapem a sta poltrona zent
La polenta, e al formagg' con i begat,
Po, com' ' invern va a far i fatti soi,
Portem su dei felipp a i nostri fioi.
Costoro , che noi chiamiamo porcaroli , discendono annualmente
per quest' oggetto , nè si potè mai pienamente rimpiazzarli con dei
terrieri : e devesi ben ritenere che antichissima sia quest' usanza, se
sta notato in uno statuto del 1385 ( non rammento di quale arte )
un Guido fiolo de Bonaventura porcharolo, pastor.
Finalmente il conte Aventi celebrò il salame in un' adunanza
dell' Accademia Ariostea con alcune sestine, com' ebbe a fare in altre
per le brustoline ( semi di zucca tostati ) che il volgo chiama ezian
dio amandorle o confetti, e pei Storioni che specialmente nel maggio
si pescano entro le acque del Po di Lombardia sulla linea del fer
rarese (2). Lo Storione trovasi lodato da F. Tomaso Garzoni da Ba
(1) La Salameide, poemetto giocoso, con le note. Venezia, Zerletti 1772, in 8..
(2) Versi giocosi del conte Francesco Aventi. Rovigo, Minelli , 1844 , in 8. alle
pag. 5, 19 e 37.-
Il salame era cibo tale ( e lo è ancora ) che uno solo era già
squisito regalo anche per sovrani. Il magnifico Lorenzo De Medici nel 15febb. 1481
ringraziava il nostro Ercole « Io ringrazio la Ex. V. del salame , che quella s'è
degnata mandarmi , che mi è stato gratissimo etc. ( Cappelli, Lett. e Not. etc. a
pag. 243 , lett. XII ) ›. Anche lo storione è cibo prelibato: e nel 1554 con lettera
21 aprile il vescovo di Bologna ringraziava grandemente il cav. Costantino Prosperi
di avergliene spedito uno in dono (archivio di detta famiglia). Squisiti sono pure i
meloni, ed un Massimiliano Dragoni prete di Sassuolo scriveva ad un march. Ben
tivoglio che i vintiquatro meloni da lui speditigli aveali presentati in nome di lui
alla Serenissima Infante che gli ha avuto molto cari ( lett. 28 luglio 1616 ).
--
148
gnacavallo nella sua Piazza Universale di tutte le professioni , al Di
scorso 94°, dove si tratta dei cuochi, delle cucine ecc. Servi di pasto
non di rado anche ai sovrani che transitarono per Ferrara , ed io
trovo in una partita di spesa che nel 29 aprile del 1574 il cav. Tas
soni spediva a Sassuolo ad Enea Pio di Savoja del pesce per la ve
nuta del re di Francia, primeggiandovi lo strion (storione), le chiepe,
e le ove de strion ( caviale ). Ortensio Lando , che moriva dopo la
metà del secolo XVI , nel suo Commentario già citato altrove , a
pag. 6 cosi si esprime : che ti dirò della magnifica città di Ferrara ,
unica maestra del far salami, et di confettare erbe , frutta e radici ?
dove berrai ' estate certi vini detti Albanelle, che non si può bere più
grata bevanda ? vi si godono di buone ceppe, sturioni, et buratelli, et
fannosi le migliori torte del mondo. E qui troviamo anche i buratelli,
che sono una qualità di quelle tante anguille (1) di che abbondano le
valli di Comacchio, e che vedemmo nominate dal Valery. Queste valli
danno al governo una ingente entrata , ed un tempo chi le avea
condotte in affitto per qualche anno, poteasi già dir ricco: e ne sia
prova una memoria , che ci dà una cronaca anonima , di un Barto
lomeo di Orlando già sprocano nel 1474 , fattosi forte di trentamila
ducati per aver condotto le dette valli per qualche tempo. Nel 1527
l'entrata fu di lire ventinovemila e quattrocento; nel 1575 rendevano
circa scudi trentamila , mentre poi unitamente alle saline , che sono
fra Comacchio e l' Adriatico , si avea un reddito di ducati ducento
mila , come scriveane al senato veneto il suo ambasciatore qui resi
dente (2). Fuvvi un tempo in cui la repubblica di Venezia che qui
tenea un Visdomino, come vedremo a suo tempo, pretese che non si
facesse sale nel territorio ferrarese ; dal che poi ne avvenne (ed era
il 1475) che a Comacchio, a Volano, a Filo, Portomaggiore, Ostellato,
Ro, Coccanile, Ariano ed altri luoghi non pochi, ove battevano acque
salse, i particolari ne raccoglievano in abbondanza. Ignoro se allora
(1) Il duca Ercole I per la quaresima spediva ogni anno al signore di Rimini
cento anguille salate , e ne veniva ricambiato con 48 mazzi , o due some , di fichi
secchi ( Cappelli ecc. ).
(2) Nel 1852 volendosi dal governo francese formare de' vivaj di anguille , per
procurare anche in quell' Impero una siffatta industria, venne in Italia il chiarissimo
cav. Coste membro dell' Istituto di Francia, per fare degli studi, ed io incaricatone
verbalmente dall' ufficio di Legazione diedi a lui una memoria scritta intorno alle
valli di Comacchio, ed alla loro pesca.
149
ciò fosse permesso , ovvero accadesse per contravvenzione : io ben
ricordo aver veduto in alcuni prati formarsi naturalmente il sale, che
veniva poi guardato dai gabellieri , e guai a chi ne avesse approfit
tato ! l'attuale progresso vorrebbe affatto bandire ogni privativa, ma
solo allorquando trattasi di privato interesse, non mai di prodotti di
regalia ! In appresso però Ferrara tornò a somministrarne a Venezia,
e nel 1595 i Mag. Capponi di detta città pagavano a S. A. serenis
sima il ducadi Ferrara, e per esso a' suoi ducali fattori generali la
ingente somma di scudi Tredicemiglia quatrocento quaranta uno e cin
que ottavi de scudo di monetta Venetiana , o sua valuta a soldi 82
denari 4 per scudo, per il credito suo de Sali.
Abbiamo anche visto lodato il vino di questa nostra provincia e
dal Lando e dal Valery ; e celebre fu nel secolo XVI la osteria di
un certo Chiuchiolino in Gorgadello, che per abbreviatura dicevasi del
Chiù, ed Ercole Bentivoglio, accennando a coloro che dilettavansi di
quei vini, e per aver denaro a berne facevano pegni agli ebrei, disse:
Li quai per trangugiar Don Berrardino
Spesso all' hebreo porta il gaban sul braccio
Compagno in Gorgadel di Chiuchiolino (1).
Altri ancora , soddisfatti del soggiorno e del vitto nella nostra
città , ebbero a lodarla in più modi , e troppo sarebbe ora il nomi
narli tutti. Mi limiterò a dire che Pietro Nelli nel suo Capitolo a M."
Benedetto Barbarigo in lode della lingua, disse :
Fanno lingue perfette i Bolognesi
Di teneri manzotti, e sono in prezzo,
E ' han grande le vacche ferraresi.
che Antonio Abbondanti d' Imola , nel Capitolo sopra i suoi viaggi ,
scrisse :
Emassime i signori ferraresi
Del viver malinconico nemici.
che burlescamente si lodarono persino le rane, che abbondano nelle
campagne di basso fondo , come al capitolo di Mario Nigrisoli nel
le Rime di diversi ingegni eсс.
(1) Satire: Vinegia per Gabriel Giolito de' Ferrari 1546, in 8. pag. 10. Convien
dire però che fosse nome comune pure ad altri paesi, giacchè vediamo anche oggi
giorno esservi la Osteria del Chiù fuori di porta san Felice a Bologna.
--
150
Quanto è felice dunque il ferrarese
U' cantan d' ogn' intorno in mille tempre
Botte (1), rane e ranocchi alle sue spese.
Ma se molti ci versarono sopra delle lodi, non pochi altri ebbero
a mostrarne malcontento ; e ciò a torto , non dovendo giudicarsi
dello stato materiale di una città , nè della gentilezza o dello spirito
de' suoi abitanti , da qualche particolare circostanza , o da qualche
rozza ed incivile persona. Mal disse di Ferrara quello spirito irre
quieto e visionario di Benvenuto Cellini , quantunque bene accolto
dagli Estensi , ai quali cacciava nascostamente i pavoni al parco di
Belfiore, com' egli stesso confessa nella sua autobiografia. E circa lo
stesso tempo disprezzava i nostri vini quell' altro umoretto che fu
Matteo Frangesi nel suo capitolo a messer Annibal Caro , intitolato
il Maggio ecc. (2).
Ommissis
Fummo alla posta, idest all' Osteria,
Cinque, duoi Romagnoli, un Ferrarese,
Et io ; l'altro non so donde si sia :
Lodava ciascheduno il suo paese,
Io d'aria, e d' acqua, e vin lodai Fiorenza;
Il Ferrarese allor per più riprese
Disse, il vin nostro è buon per eccellenza,
L'acqua del Po è migliore della vostra,
Dell' aria io non vi veggo differenza.
Or mentre l' un coll' altro così giostra,
E ridendo garreggia , eccoti l' oste
Che dice, intesa la disputa nostra:
E' non è molto, che io tenea le Poste
In Ferrara, e per sorte un Aretino
S' alloggiò meco per la Pentecoste.
Il quale altrove non beeva vino,
Eparendogli le acque dolorose ;
Se ne fece portare un Centellino ;
Ma non prima alla bocca se lo pose,
Non per la novità, ma per grassezza,
Dell' uve squaqquerate e pantanose,
Che sentita si strana morbidezza ,
Lo sputò, venne manco, e di Ferrara
Partio con una subita prestezza.
(1) Botta è la femmina del rospo.
(2) Berni messer Francesco, ed altri ecc. Opere burlesche; Londra, Pickard, 1724,
vol. II, pag. 158.
--
151
Moltissimi autori scrissero di gastronomia , e trovansi sparsi per
le Biblioteche dei preziosi codici anche su questo argomento , e dei
trattati editi nel secolo XV.
La nostra libreria conta fra questi
ultimi Apitü Celii de re Coquinaria libri decem ; Venetiis per Bernar
dinum Venetum, dove fra le altre ricette vi è la seguente :
Ut carnem salsam dulcem faciam
Carnem dulcemsalsamfacies, siprius in lacte coqueas, etpostain aquam(sic);
e cosi Bartolomeo Platina, de la honesta voluptate ecc., Venetia 1487,
libro già stampato in latino nel 1475 in Venezia medesima ; dedi
cate ambedue le edizioni al nostro concittadino cardinal Bartolomeo
Roverella. Il Bentivoglio già nominato detto uu capitolo in lode del
formaggio, dando per altro il vanto a quello di Piacenza ; ed il no
stro Cristoforo Messisbugo diede in luce un operetta, ristampata po
scia in più edizioni , col titolo i Banchetti ( Ferrara , per Buglhat et
Hucher 1546, in 4.), in cui descrive alcuni pranzi dati dagli Estensi,
de' quali era scalco, ed uno ai medesimi da lui dato.
Gazzette
Vuolsi che la prima sia del 1534 stampata forse
a Norimberga , e che poscia nel 1588 la regina Elisabetta d' Inghil
terra se ne servisse per entusiasmare i suoi sudditi alla guerra con
tro la Spagna. Un secolo dopo Ferrara vide le sue gazzette , che
comparvero dal 20 luglio 1688 al 20 giugno 1689, di 16 pagine per
ciascuna , dedicate dal dott. Giovanni Antonio Filoni ( forse il com
pilatore ) al vicelegato M. Francesco Acquaviva , e stampate da Gi
rolamo Filoni.
Giocaglie- Quei gingilli che più o meno si portarono e si
portano appesi alle catenelle dell' orologio dagli uomini , ed ai vezzi
al collo delle donne, oggi si chiamano sciocaglie. Non altrimenti chia
maronsi nei secoli passati , con minima differenza , cioè giocaglie in
italiano, jocalia in latino. Io ne trovo memoria persino dal secolo XIV
in un testamento del 9 luglio 1348 a rogito di Alberto di Lapo de
gli Alberti , dove dicesi pannos laneos et lineos , anula , cincturas , et
jocalia (1), e cosi poi in altri non pochi rogiti da me letti negli ori
ginali del secolo XV , come pure nei patti che si fecero in Bologna
fra i rappresentanti del pontefice e quelli del marchese d' Este nel
1438 pel Concilio da tenersi e che si cominciò in Ferrara. In uno
(1) Moisè F.
Molini 1845, a pag. 469.
Santa Croce lirenze, illustrazione storico-artistica ; Firenze,
152
di quei capitoli si disse..... non imponat datium etc..... rebus ac bonis
in auro, argento, jocalibus, equis etc.
Guardaportone
Sotto la denominazione di Scaliero noi
troviamo quest' incarico affidato nel 17 aprile 1577 a Bonso Maure
lio torresano al palazzo della Ragione , sostituito poi nel dì ultimo
di febbraio del 1580 da Domenico Salariolo de Russi.
Insegne alle botteghe- Nei più antichi statuti degli spe
ziali, e di altre arti, si trova prescritto che debbano tenere sulla por
ta delle rispettive botteghe le insegne dell' arte loro ; la quale usanza
poi si estese maggiormente nel secolo XVI, in cui avemmo le osterie
della Campana, e dell' Agnolo (angelo), e le spezierie del Leoncorno,
della Pigna, ed altre non poche. La Campana diede il nome a quel
quadrivio di strada che conduce al Castello per una delle vie; quella
dell' Angelo cessò ai giorni nostri ; il Leoncorno è tuttora l' insegna
di un' accreditata farmacia; la Pigna diede un nuovo cognome al
celebre segretario ducale Giambattista Nicolucci, ora più conosciuto
sotto l'altro del Pigna.
Longevità– Le Guide d' Italia ripetono senza fondamento la
consueta leggenda che Ferrara sia d'aria malsana, perchè in mezzo
a stagni e paludi , come alcuni secoli addietro. Ma chi guardi alla
vigoria delle persone d' ambo i sessi, anche senza conoscere lo stato
attuale del nostro circondario esterno , può ben di leggieri persua
dersi della erroneità di siffatta credenza. Io non dirò che possiamo
noi vantarci di un secondo Alessandro-Vittoriano-Narciso Viroux nato
nel 1708 , vivente ancora nel 1859 in Belgio ; ma vediamo età cen
tenarie , non contando tutti que' moltissimi che al secolo giunsero
ben vicini. Spiace che il Necrologio tuttora esistente cominci sol
tanto nel 1579, chè forse potremmo addurre esempii più antichi; ma
ci basti l' annoverare uno Stefano Boccaletti d' anni 108 nel 1622 ;
una Giulia Trotti di oltre ai 100 nel 1623; una Pasqua Storari di
115 nel 1639 ; una Elisabetta Fabbri Giaceti di 100 nel 1653 ; un
Giovanni Marzi di 102 nel 1732 есс.
Majo È attivo tuttora nelle campagne nostre quell' uso an
tico di portare e piantare il majo nella prima notte di maggio in
nanzi alle finestre della casa ove abitano le amanti. Già vedemmo
che majo si chiama ogni ramo e festone di verdura con che nei se
coli scorsi adornavansi anche le chiese, come si disse parlando della
Cattedrale. Ma più particolarmente s'intende per majo o maggio l'ar
153
buscello succitato , ch'è segno di più o meno di amore , od anche
di abbandono, secondo che l'amante ne sceglie la qualità della pian
ta. Di questa pratica o costumanza fe' parola Francesco Alunno
nella sua Fabbrica del Mondo (1), e ne parla Frizzi nella storia di
Ferrara , dicendoci che il duca stesso nelle calende di quel mese se
ne andava con festevole brigata a cavallo per la città e sulla piazza
portando l' arbuscello nelle mani (2). E ciò tutto riguardo a Ferrara;
giacchè sono infiniti gli altri autori che ne danno cenno, trattandosi
di uso generale , fra i quali Dante , Boccaccio e il Doni (3). Ma io
non aggiungerò ulteriori racconti , potendosi vedere un prezioso li
bretto del già citato chiar. Carlo Borghi 4), nel quale descrive il
maggio, le regine, la frasca, le mattinate dei Bigami, e le maggiolate
o canzoni. E canzoni erano pure le mattinate , che si cantavano il
mattino sotto il balcone dell' amata ; ma come osserva il citato au
tore , cangio di poi in que' sfrenati schiamazzi, coi quali si scherni
scono i vedovi, o le vedove , che tornano al matrimonio. In Francia
si dissero charivari, ma in Italia ebbero ed hanno varj nomi, in To
scana e in Garfagnana scampanata, in Lunigiana bacilata, negli sta
ti piemontesi zabramaritum , nei modonesi mattutinata , nei parmi
giani maytinata, nei ferraresi pure mattutinata (5)
Di caldaje, bacil, trombe e tamburi
Sode lontano un' infernal gazzarra :
Al tetro suon dell' armonia bizzarra,
Come stesser gli sposi, ognun figuri.
(1) Majo- sono i rami de gli arbori che si tagliano ilprimo diMaggio alla
villa per portarli alla città da giovani davanti le case delle innamorate , per un
segno di favore amichevole
(art. 1163 ).
(2) Tomo IV pag. 97 Ediz. 2.
(3) Il Doni ne' suoi Pistolotti Amorosi fa parlare Beco Sparpaglia alla Silvana
sua innamorata, cui dice
i
Fo tutta notte zuſolo a rovajo,
Come strologo fossi et indovino ,
Per piantarti in la porta ritto un majo
Non già di salcio........ ecc.
( Ven. Giolito 1552 a pag. 58 retro ).
(4) 11 Maggio, ossia feste e solazzi papolari italiani.-Modena, 1848 in 8.
(5) Nello statuto di Ferrara, la cui prima stampa è del 1476 , al libro III rub.
335 vi sta pena facientium matutinatas de nocte
che termina
et hec etiam
locum habeant in illis matutinatis que senibus nubentibus et viduis fieri consue
verunt
fra le quali pene vi era di vedersi tolti gli stromenti.
--
154
Dice la cronaca Vacchi ( To. IV nella biblioteca ),
la quale per altro non è sincrona, che del 1501 cadde in Ferrara
una cometa (già intender si deve un aerolito ) alla presenza del duca
Ercole d' Este , presso la chiesa di S. M. degli Angeli ; il che viene
confermato dalla iscrizione in lapide marmorea , che si conservò in
quel convento sino alla sua demolizione. Ora è nel cortile della Uni
versità ; ma le parole ne sono assai guastate. Chi volesse leggerle ,
ricorra al Guarini ( Chiese ecc. pag. 152 ).
Notaj
A far conoscere che non è solo d' oggidi che si deve
porre un limite alle scritture de' notaj, sia pel pagamento, sia per le
qualità della scritturazione, basterà citare il decreto fatto dal giudice
de' Savj Uberto Sacrati nel 1495, col quale levò gli abusi e volle che
dovessero fare ogni facciata de' processi di trentadue righe compite, e li
fece esaminare e vedere se abili fossero, perchè i Notaj ed i Procura
tori faceano pagare quattro soldi per facciata, con lettere grandissime
e zifre difficilissime ad intendersi.
Padimetro
Le inondazioni del Po avvenivano anche per le
grandi escrescenze del ramo detto della Stellata, che inferiormente a
s. Paolo divideasi e dividesi tuttora ( come canale navigabile ) in Vo
lano e Primaro. E già le acque, come raccontano le cronache, ven
nero in città del 1362, del 1470, del 1480, del 1493, e del 1498, in
cui avendo sorpassato tutte le anteriori piene, don Ferrante d' Este
fece mettere una seconda cavicchia presso il ponte di Casteltealdo. E
quindi se questa cavicchia non era la prima, ci convien riportare più
indietro l'apposizione di quel segnale, che, come ognun vede, corri
spondere dovea per appunto al padimetro odierno. Nel 1499 poi ruppe
il Po in s. Giacomo presso il Torrione, fu data campana a stormo, si
fecero processioni, e le acque inondarono la Sammartina dal Po sino
a Marrara (1). Nel 1509 fu posta una tavoletta di marmo bianco al
lato destro della porta di Casteltealdo, per segnare l'acqua del Po in
solitamente cresciuta ; e nel 1522 Alfonso I vi fece porre altre cavic
chie di ferro nel muro , per sapere le escresenze e le decresenze. Po
trebb' essere meglio comprovata l'antica esistenza del padimetro ?
(1) Non saprei dire quale fosse , ovvero in che anno accadesse la Rotta per la
quale ne venne il nome alla via che dal cortile municipale conduce allo spianato ,
già della fortezza. Forse fu questa del 1499, giacchè avvenne presso il Torrione, che
era situato di fronte alla strada suddetta, e del quale vidi io stesso le antiche fonda
menta nel disfacimento della fortezza succitata.
Meteore م
--
Piscina
155
Chi ha letto le sacre carte avrà bene appreso come
vi si faccia menzione della Piscina probatica, le cui acque guarivano
dalle infermità coloro che vi s' immergevano. Senza obbligare il let
tore a credere, perchè io lo rimando alla cronaca di Mario Equicola,
alla quale si appoggia il Dalla Fabbra nella sua.Efemeride ( Ferrara,
Barbieri, 1749 ), dicesi che nel mese di giugno del 1282, ovvero del
1288, incominciasse a sorgere dalla terra nel Polesine di s. Giorgio,
in luogo detto la valle d' acqua, una cert' acqua salutifera o termale,
per la quale venne a formarsi un Lago detto poi della Gattola, in cui
gli ammalati , che vi si bagnavano il giorno di s. Giovanni Battista,
risanavano pienamente ; aggiungendosi che fuvvi un anno in cui tale
concorso ascese a tremila persone ( che il Giraldi scrisse trentamila,
e lo scrisse in lettere, per cui non fu errore di stampa). Questo lago
vuolsi che mancasse del 1444, in conseguenza di che poi fosse dal
b. Giovanni Tavelli da Tossignano vescovo nostro istituito il grande
Arcispedale di sant' Anna. Certo è peraltro che abbiamo noi pure
scaturigini di acque termali, quantunque non coltivate, o non adottate,
per cui non sarebbe a farsi grande meraviglia che un tempo esistesse
una di queste sorgenti salutari , e che ne usassero gl' infermi, come
in tanti altri paesi ove le popolazioni seppero approfittarne (1)... !
Politica- Non è del modo di governare ch' io parlar voglia
in questo luogo, ma solo di alcuni titoli che l'ambizione da una par
te ed una cieca adulazione o l' interesse dall' altra hanno legalizzato
nella società. Quel Giulio Ottonelli da Fanano, che lungamente fu im
piegato sotto gli Estensi, ebbe a stampare nel 1586 pei tipi di Giulio
Vassalini in Ferrara un suo Discorso sopra ' abuso del dire S. Maestà,
Sua Altezza ecc.; e le controversie di precedenza fra i Duchi di Fer
rara e di Firenze furono svolte in quello stesso secolo XVI in molte
:
(1) Bononi Jo. Vinc. De situ, aquis, aere etc. Ferr. dissertatio
Ferr. 1781
pag. 49.- Qua virtute polleant Eridani aquæ topice admotæ in balneorum modum
expositurus etc.
Nigrisoli Gaetano ; Analisi qualitativa di un' acqua marziale
scoperta nel borgo s. Luca; Ferrara, Negri 1841
Bertoni Giovanni; Sulle acque
marziali del Gallo provincia di Ferrara; Rovigo, Minelli 1841-Migliazzi Euge
nio; Sull' acqua marziale presso al Volano, e al Gallo; Milano 1842-; e giàsulle
acque del Volano atte a bagni avea stampato nel secolo scorso una dissertazione o
lettera il dott. Alessandro Soldati.- Ora da pochi anni va progredendo lo stabili
mento dei bagni marittimi a Magnavacca; ma dopo l'attivazione della ferrovia per
le Romagne, che rende sollecito e facile l'accesso a Rimini ,que' bagni diminui
ranno di concorso, se non vi si faciliti il viaggio.
--
156
stampe a favore e contro di ciascuno dei contendenti. Quell' odierno
titolo di chiarissimo, che oggidi si profonde con tanta prodigalità, si
dava un tempo ai più potenti , come scorgesi da un atto del 1187 ,
in cui è scritto- Ego Taurellus quondam Salinguerre viri clarissimi
filius
. Quello di Barone lo trovai applicato a sant' Antonio Abate.-Proclama pro oblatione gloriosissimi baronj Sancti Antonii
Per
parte de lo Illmo principe et excmo Signor Nostro Messer Borse (sic)
per la Dio gratia Duca de Modena et de Regio, Marchexe da Este, et
de Roigo Conte ecc. Il se fa comandamento a tutti li Massari de leAr
te, ed ad epsi Artesani che a dj xvij del p. mese de Zenaro che serà
il di del glorioso barone Misser Sancto Antonio ecc. (1). L'epiteto divo
e divino si diede ai sovrani ed ai poeti, come i romani l' attribuivano
agli Dei non solo, ma bensi anche agli eroi. Innumerabili sono gli
esempii di tale aggettivo, specialmente a Carlo V; ma restringendosi
a Ferrara, fu dato anche agli Estensi, e nel fregio che sormonta l'or
dine secondo della torre campanaria della Cattedrale sta scritto divo
Hercule imperante ; in quanto ai poeti, fu applicato a Lodovico Ariosto
come vedesi da qualcuna delle edizioni del Furioso, dalle iscrizioni
di qualche ritratto , e da qualcuno degli autori che scrissero di lui.
La parola prepotente presa nel vero ed originario suo senso altro non
vuole significare che un potere maggiore degli altri ; e quindi a torto
mi si rimproverava un giorno di averla benchè in tal modo esplicativo
adoperata. E tanto è vero che debbasi attribuire a senso di onore, che
si vede applicata a Dio, di che abbiamo esempi non pochi, anche in
invocazioni di sentenze, o giudicati- Auspice Deo præpotente- (2).
Prove poi di adulazione sarebbero molte suppliche presentate ai grandi
ed ai sovrani; e ricordo che la Comunità di Ferrara, cui il Duca
circa il 1450 volea caricare certi pesi che prima soddisfaceva la Ca
mera Ducale, in una sua istanza diceva
essendo che questa spexa
sempre, et per muodo de parlare ab eterno ecc..... alla Excellentia Vo
stra tutta savia, tutta justissima , et piena de ogni bontade, clementia
et liberalità..... et etiam la Excell. Vostra gloria conseguiva che questa
sua inclita Città fusse il refugio d' Italia ad ognuno che non potesse,
on non volesse per qualche rispecto stare nela propria patria ecc......
(1) Archivio antico municipale; libro delle commissioni ducali
dì 9 Genaro Domenica
A , 1463 a
( lib. 7, n.º 10, pag. 25 retro ). La voce Baro equivale a
Magnate, o Grande etc.
(2) Tertulliano- præscientia et præpotentia Dei.
157--
questa sua inclita cita et suo peculiare populo de ferrara per la fede
lità , et ardentissimo amore che sempre ha portato, et porta a questa
Illma Casa da Este, come quasi a loro dij ecc.-. Dal quale brano
di scrittura vediamo come a Ferrara fossero bene amati gli Estensi,
ed apprendiamo ancora come questa città fosse di sicuro asilo e pro
tezione agli emigrati. In quanto a misure politiche, già osservai non
doversene qui parlare ; limitandomi ad accennare come nel 1500 con
una grida del 6 febbrajo venisse fatto divieto di parlare, nè far trebbi
de fatti dei Principi, soto pena de ducati 25, e se saranno putti, de
25 staffilate da esserli date in pubblico. Troppo barbara sarebbe oggi
questa legge; ma troppo abuso si fa d'altronde di quella libertà che
ci viene concessa, giungendosi persino a porre in ridicolo e in di
scredito i pubblici e più alti funzionarj dello Stato- disprezzo ed
inconveniente morale, che non lascierà di produrre i funesti suoi
frutti. Pel resto , gli Estensi furono in politica talmente saggi da es
sere talvolta eletti ad arbitri di questioni le più gravi di altri Dominii,
ed a far paci ed accordi, e procurarono sempre quell' equilibrio, che
nei secoli scorsi era più arduo di mantere ad un tempo con le gran
di potenze d' Europa, e con tanti piccoli Stati, ne' quali era divisa
l' Italia (1).
Portalettere e Poste
Mario Equicola nella sua cronaca
ferrarese racconta che nel 15 maggio del 1534 il duca parti per le
poste per andare a Milano , e nel 25 settembre parti don Francesco
pure nello stesso modo per andare in Francia. Nel 1549 troviamo il
(1) L' equilibrio delle potenze in Europa, ridotto aduna politica reciproca e com
plessiva, veniva ideato da Enrico IV re di Francia, in pari tempo che vi pensava E
lisabetta regina d' Inghilterra , la quale abboccandosi a Douvres nel 1601 col mini
stro Sully , si accorse che non fu sola in quella vasta idea. E dissi ridotto a poli
tiea ; giacchè anche in antico si conobbe e si pratico , e lo stesso Frizzi all' anno
1478, nel giustificare la condotta degli Estensi nell' affidarsi o collegarsi ad un par
tito anzichè ad altro , soggiunge : convien riflettere che la massima dell' equilibrio
si conosceva nei gabinetti anche allora..... Ma un dotto scrittore non si limitò a
questa osservazione : giunse a dire come dagli atti e dalle corrispondenze estensi
co' suoi ambasciatori all' estero risulti che il merito d' aver conservato l' equilibrio
politico mediante l'unione di Milano, Firenze e Napoli, che salvò ' Italia dall'in
vasione straniera fin che visse il magnifico (Lor. de' Medici), devesi in parte ai
consigli, e raccomandazioni continue del duca Ercole d' Este. (Rendiconto della R.
Dep. di Storia patria in Modena- foglietto N. 55 del 20 luglio 1863 sul lavoro
del ch. Cappelli ).
158--
D. Franci
Mastro delle Poste in un rogito di Giovanni Palmieri.
scus Turbidus Mansionarius Cathedralis Ferrariæ vendidit provido et
discreto viro Antonio Scaramuccio supranominato Tortello, fil. q. Fran
cisci, Magistro Postarum Cancelleriæ Ducalis, et civi Ferrariæ etc.,
nel quale impiego subentrò poi suo figlio, che le prese poscia in ap
palto. E vi erano addetti li postieri, qual fu nel 1575 un Bartolomeo;
e nel 1601 un Gio. Battista Valentini Portalettere, cosi accennato in
una partita di pagamento.
Satire
È proprio per cosi dire dell' animo nell' uomo il dir
male d' altrui, ancora quando ne venga danno : se non che talvolta
il danno ricade sopra il maldicente, come avvenne del 1495 , in cui
un Francesco di Bernardino Cestarello fu condannato al taglio della
testa, o invece allo sborso di mille ducati, per cagion di satire com
poste contro il duca, e il nuovo giudice de' Savj (1). Racconta pure
il Zambotto nella sua cronaca che nelle feste celebratesi per le nozze
di Lucrezia Borgia furono trovati sonetti in gran numero nella sala
delle commedie nel palazzo della Ragione contro il duca Ercole I
per le grandi spese e profusione di denaro. E persino di quelle sa
tire, che vedemmo a nostri giorni essere qua e là sparse per Fer
rara, col titolo di Libreria, non ci mancano antichi esempj degli avi
nostri : eccone uno
Libreria , o studio del celebratissimo , eccellen
tissimo, eruditissimo, et plusquam opulentissimo Arcidottor Gratian For
bison de Francolino- Opera curiosa et utilissima per tutti i profes
sori de le scientie mattematiche et per i studiosi de le opere bizzarre
et capricciose — Raccolta per Mastro aquedotto dalle sanguettole re
visor et reformator de la famosissima hosteria del Chiù. In Ferrara ,
per Vitiorio Baldini, 1596 in 8.º con ritratto nel frontispizio.
Indice Universale
Ommissis
Acaso un giorno mi guidò la sorte
fibbie di legno lavorate alla Zimina.
Altobello , in ottavo
tomo primo in quarto , con le
sopra la logica- tomi due
è andata al coliseo, per emendare certi errori di stampa, che vi sono.
Fa la danza Zampiero , in quarto
la terza parte
con i suoi pendacoli , et lochetto
d'aprire et serrare, secondo la forma del Statuto femminile, miniatodi cre
misin pavonazzo, et capitolato del medesimo, eccetto ilfoglio di dietro, che
non entra nell' opera.
(1) Frizzi, Storia di Ferrara, vol. IV pag. 177 ediz. 2.
159--
Avri l' uscio Balsarina, tomi sei
Cacciamuleta.
Bazzica, con il comento, tomi 10 in foglio etc.
Ommissis
con le dichiarationi di Francatrippe
1
Ho voluto dare un saggio di questo raro libretto, nè farà d'uopo
di osservare che solo chi vivea nel tempo, in cui il medesimo veniva
in luce, potea comprenderne il vero significato, e le persone cui al
lusero i varii libri.
Scolari
Giova sperare che se qualche scolaro sia per leg
gere queste memorie non voglia prendersela meco se veggomi co
stretto a comprovare che in ogni tempo essi furono autori di azioni
inconsiderate , e talvolta dannose , mossivi però soltanto da uno spi
rito di allegria e di consociazione. Gli scolari giuristi del 1478 , nel
giorno in cui si nominava il nuovo Rettore, vennero a contesa, e si
dettero pugni, e già sfoderate le armi ( aveano il privilegio di por
tarle ) stavano per venire a sanguinosa zuffa , se accorso non fosse
il capitano della Piazza. I reggiani ed i modonesi , che qui trova
vansi a causa di studio, volevano un loro concittadino. Si scelse un
modonese , e fu portato a casa sua il majo , che i reggiani strap
parono. Si rinnovò quindi la contesa, e vi furono ferite ; allora ven
nero ambidue nominati i proposti , stabilendosi che avessero a reg
gere la loro Facoltà una settimana per ciascuno alternativamente.
Nel 1510 gli alunni di Alessandro Guarino molestavano quelli di Ni
colò Panizzato, e nata lite fra loro, guastarono le scale immittenti alle
scuole, ch' erano allora nel locale dell' arte de' Callegari, ora s. Cre
spino. Del 1542 gli scolari andarono al Boschetto , che serviva agli
ammorbati (allora non abitato che dai custodi), e vi guastarono i co
perti per torre li sturnj et passarini, per lo che il Comune obbligato
si vide a rifare quei tetti. Nel 1551 si rinnovarono le risse dei leg
gisti per la nomina del loro Vicerettore , e la Comune stessa dovette
rifondere i guasti a Josepho da Venetia, che fa il Lotto in piazza, per
danno li han dato in piaza i scolari a la sua botega, e il d. Josepho
ha portato più peci de roba de ottone, et fiaschi de peltro scomachati,
et rotti li hottoni nanti al prefato Josepho ecc , dalla quale poliza pure
scorgiamo ch' eravi pubblico lotto in Ferrara sino d' allora. Nel 1572
l' amministrazione istessa è costretta di far conzar telari da fenestre
et scrane et banche nel palazzo del Paradiso, quali furono rotti da li
scolari il di che se fece el Rettore. Ma bastino questi pochi fatti, seb
160
bene anche oggidi non ne mancherebbero per comprovare che quali
erano tre secoli addietro, e forse anche prima, tali sono pur di pre
sente ; leggierezze per altro condonabili per l'età loro , e per quelle
virtù e bontà di cuore che d' altronde vi possono contrapporre.
Scrittori di Curiosità
Molti ne abbiamo avuto, ma pochi
ne annoterò.
: Francesco Cieco ( Elisei ) detto Francesco Bello. Nelle Delizie delli
Eruditi Bibliofili Italiani ; 1.ª pubblicazione ; Firenze Giac. Molini 1863,
si diede un poemetto col titoloفسيم
Calcagnini Celio
.
Perchè si dice è fatto il becco a
' oca- pubblicazione poi ristampata col nome dell' autore nostro
ferrarese. Vuolsi pubblicata a parte , ma è compresa nel Poema il
Mambriano, libro d' arme e d' amore; Ferrara per Gio. Maciocchi dal
Bondeno 1509 in 4°; ed anzi il poema stesso comincia colle due pri
me stesse stanze del 1º canto, ed il resto si contiene nel secondo canto.
Encomium pulicis sta nel libro Dissertationum,
Lud. et Amænit. scriptores varü ; Lugduni Batavorum per F. Hegerum
1644 in 12 ( 2 ediz.) pag. 71 ( è del 1519 in origine , come dalla
lett. di dedica ). Vedemmo già nell' art. Gastronomia lodarsi il for
maggio, il salame, il vino ecc. da altri ferraresi.
Fanti Sigismondo : Trionpho di fortuna ; Vinegia per Agostin da
Portese 1526 in fol. ( gl' intagli di questo rarissimo libro si credono
di Giovanni Buonconsigli , come viene accennato da Leopoldo Cico
gnara nel suo Catalogo rag. dei libri d' arte ecc. )
Pronostico novo cavato dalla gran Pampisia , del D. G. Battista
Ghelini ferrarese, Astrologo e Matematico, sopra l'anno 1582. Ferrara,
per Vittorio Baldini, appresso la Campana in 4.° ( Ne avea già stam
pato un altro per l'anno 1563 ; esemplare imperfetto nella nostra
Biblioteca ).
e
Garzoni Tommaso da Bagnacavallo, Can. Reg. Lat. Teatro dei varj
et diversi Cervelli Mondani; Venezia e Ferrara, cinque edizioni (parlo
delle sole conosciute da me, e cosi in seguito ) dal 1583 al 1593.
Piazza universale di tutte le professioni del mondo; Venetia, dieci
edizioni dal 1585 al 1665, e Francoforte 1641.
' Ospedale dei pazzi incurabili; Piacenza, Ferrara e Venezia, cin
que edizioni dal 1586 al 1617.
La sinagoga degl' ignoranti; Venezia 1589 e 1601.
Serraglio degli stupori del mondo, con annotazioni e giunte di Bar
tolomeo Garzoni suo fratello- Venezia, 1613.
-161
Croce Giulio Cesare ( che pongo tra i ferraresi , perchè visse qui
lungo tempo, e forse vi mori (1) ): Cognomi delle casate nobili et igno
bili di Ferrara; Ivi, Baldini 1589 in 8.°
È un opuscolo in terza
rima, che Girolamo Baruffaldi seniore pose in quartine, e che i suoi
eredi pubblicarono come cosa sua originale nelle Rime postume , al
vol. III, per cui l'autore, ossia il Baruffaldi, non devesi accusare di
plagio. Di quest' ultimo è veramente l'altra poesia, pure nello stesso
volume
Le Maraviglie di Ferrara-, scherzo sopra varii cognomi
delle famiglie , in sestine , in cui sono posti con ordine di racconto
quelli che hanno il significato di città, di animali, di pesci, di monti
e valli ecc. Più faticoso, ma più dilettevole, ne avea cominciato uno
l'ab. don Cesare Cittadella mio prozio, nel cui primo canto descrisse
una battaglia: ma il lavoro rimase incompleto , e fra i manoscritti.
Qui pure fu stampato il celebre libro delle Profetie, ovvero Vaticinj
dell' Ab. Gioacchino , et di Anselmo ecc. In Ferrara, Baldini, 1591 in
4.°, e 1592 in 12.°, libretto assai raro; inoltre con una particolarità
e cioè: che nelle nostre due edizioni, sotto la Ruota di Sisto IV che
rara.
predice otto futuri Pontefici vi si aggiunse- pubblicata in Venetia, et
donata ad un Religioso di San Francesco Minore Conventuale di Fer
Nello scorso anno 1863 sortiva dai tipi di F. Martinengo
in Torino una nuova edizione della Ruota simbolica , e profetica di
sant' Anselmo vescovo di Marsico, commentata da Diego Tasi; nella cui
prefazione si fa cenno delle succitate nostre edizioni.
Sbravamente Corezza da Bertevello dalle Brentelle
Contain Pa
van, cava fuora del Slibrazzon de Barba Vigo Ariosto: In Venetia 1612,
appresso Daniel Bissuccio, in 4.°, con intaglio in legno ad ogni canto.
De Novi cometæ loco essentia et prognostico considerato , qua Ty
chonis Brache opinio etc. etc. etc. Aucthore Hyppolito Obicio equite au
rato, Medico et Philosopho ferrariensi , olim in patrio Gymnasio Medi
cinæ lectore , nunc Civitatis Bellunni Medico primario : Venetiis apud
Jo. Bapt. Ciotti 1619 in 4.° Tende a persuadere che non puossi mu
tare il sistema astronomico, e che non devesi aver timori per la com
parsa delle comete.
Spadoni Nicola agostiniano.- Scuola di Fisonomia, Chiromanzia,
(1) Il Fantuzzi negli Scrittori bolognesi ne porta le Opere , ma tace che sia
stato in Ferrara. Mori nel 1609 lasciando la moglie, che pure mancò ai vivi in
questa città nel 7 gennaio del 1625 , venendo annotata nel necrologio qual moglie
di Giulio Cesare Astrologo.
"
162
Metoposcopia ecc. Macerata, per Filippo Carnacci, 1654 in 16.° Opera
che rivide la luce in Venezia con tre ulteriori edizioni, sotto il titolo
di Studio di Curiosità, nel quale si tratta di Fisonomia ecc. ecc.
La caccia dello Schioppo. Bologna, per Giuseppe Longhi 1673 in 12.°
L' Antastrologo sopra la Stella non cometa , ma perforata diame
tralmente dai raggi del Sole , apparsa nell' uno e nell' altro semiciclo
il 30 novembre 1664; allo splendor glorioso dell' Illmo Marchese Giu--
lio Sacrati, di 12354.- Ferrara, Giulio Bolzoni Giglio, 1665, in Cor
tile in 4..
Non si conosce l'autore ferrarese , che si nasconde
sotto quei cinque numeri.
Felletti Nicola monaco olivetano comacchiese, del quale si hanno:
Il Diavolo Zoppo; opera tradotta dallo spagnolo in francese, e dal
francese in italiano dall' abate ecc. Venezia, Gio. Rattista Recurti, 1721
in 12.°; e ivi per Adamo Sappa 1748 in 12.º ( ristampato poi varie
volte modernamente, e con gran lusso ).
Li diavoli in maschera , dialoghi curiosi ricavati dal francese ; Ve
nezia, Fr. Storti 1726 in 12.°
Dialoghi tra il Diavolo Zoppo, e il Diavolo Guercio ; Trattenimenti
curiosi del sig. Le Noble , tradotti dal francese ; Venezia , Fr. Storti
1723 in 12.°
Non è vero che il Diavolo Zoppo sia di origine spagnuola; ma
bensi Alano Renato Le Sage del secolo XVII compose un romanzo ,
che fu stampato nel 1707 , e del quale tolse solo il nome e ' idea
dall' opera di Luigi Vellez de Guevara
El diablo Cojuelo.
Bertoldo , Bertoldino e Cacasenno in ottava rima ecc.; Bologna
Dalla Volpe 1736, in 4.°fig., dove il canto 8.° è del dott. Ferrante
Borsetti , il 12.° d' Ippolito Zanelli , il 15.° dell' arciprete Girolamo
Baruffaldi, e le annotazioni del dott. Giannandrea Barotti.
Quest' ultimo ci diede una bella dissertazione sull' antico motto
Nemo propheta in patria; proverbio già consecrato dal nostro Divin
Redentore: Ait autem , amen dico vobis, quia nemo propheta acceptus
est in patria sua. Tale ragionamento fu stampato in Ferrara ( pel
Barbieri 1729, e nel 1.° vol. delle Prose 1770 a pag. 5). L'argomento
era stato anche trattato dall' altro nostro concittadino Giuseppe Lan
zoni : De viris sapientibus patriæ invisis.
Lo stesso Lanzoni ha eziandio una Lettera sull' uso antico delle
portiere, e cortine ai letti , nelle sale di udienza e convivali ( Galleria
di Minerva ecc. Venezia 1696-1706 tom. 1 pag. 353 ). Altra disser
163
tazione se il coppiere portava il bicchiere in mano , oppure nella
sottocoppa , non che sulla celebre bicchierografia antica, ch' ei com
prova non mai superata ( Gall. succit. to. II. pag. 43 e 385 ).
Mini P. Antonio carmelitano
Trattenimenti di Climene sulle cuffie
e pettinature (1784) ( Ovetu, passionė, Colosseo ecc. )
Serragli- Ci è noto che gli Estensi tennero leoni vivi , ma
non cosi che ne accadesse propagazione. Vorrebbero taluni che gli
animali dei paesi torridi non potessero in Europa concepirè e por
tare a compimento i figli; ma i fatti ci persuadono in contrario. Nel
serraglio Charles, ch' era in Firenze del 1859 , accadde un parto di
una leonessa, che dicevasi essere il secondo avvenuto in Europa, forse
alludendo al primo nel serraglio del Giardino delle piante in Parigi:
ma il Monitore toscano (1) comprovò colla testimonianza dello storico
Villani, e colle osservazioni del Lastri, che in Firenze, ove si tenevano
razze di leoni, si ebbero nascite dal 1331 al 1777 (2). Potrebbesi ag
giungere ora che nel serraglio Pianet, in Bologna nello scorso anno
1863, una Jena partori quattro figli , come annotò l' Eridano del 29
aprile. Ma una cronaca esistente nella nostra Biblioteca, di Guglielmo
Cortosio, intorno alle novità di Padova e della Lombardia, fa cono
scere che de mense Martii 1317 Leona quedam peperit Venetiis, in istis
partibus res miranda, per cui Venezia era testimone di cosiffatto parto
quattordici anni prima di Firenze. Ma tornando a noi , debbo dire
come io ritenga che gli Estensi avessero il loro serraglio, dacchè di
leoni ammansati parlano le storie , come parlano di leopardi adde
strati alla caccia delle lepri ( di che dissi all' art. Caccie ) : di altri
animali ci danno cenno le cronache ferraresi. L'Equicola, al di'4 feb
brajo del 1479, così si esprime : Iacomo Abraam gentil huomo Vene
tiano condusse a Ferrara uno Elefante di trentadue mesi, ch'era della
grandezza d' un bue , ed una tigre , che vendette al Duca Ercole per
Ducati XII mila d'oro : siccome poi pentito Iachomo ne voleva venti
mila, per ciò sdegnato il Duca glie li restitui (3). La quale restituzione
non toglie che non ne facessero incetta gli Estensi , e quindi non
(1) Appendice, a pag. 4 del n.º 221 in data 2 settembre 1859.
(2) Oltre ai leoni, doveanvi essere altri animali rari. Firenze 12 9bre 1487. Jeri
entrò in Fiorenza l'Ambasciadore del Soldano , quale ha menato la Giraffa , ed
altri animali al mag. Lorenzo ( de' Medici ). ( Cappelli, luogo già cit. pag. 297 ).
(3) Di questi due animali parlano pure le Storie del Sardi al lib. X, pag. 201,
edizione 2.3
164
infirma , bensi avvalora la mia opinione. Degli elefanti se ne videro
in Ferrara molte altre volte , e del 1654 eravene uno , che giuocava
sorprendentemente , maneggiando bandiera e spada, scaricando pistole,
porgendo acqua da lavarsi, ed altri atti simili. Ciò ch'è assai da ri
marcarsi è la notizia dataci dalla stessa cronaca, e cioè che nel 1519
una mula di Messer Benedetto Trotto partori un muletto; il che lascio de
cidere ai zoologi, non costandomi l'asserto da un indubbio documento.
Simbolica
Fulvio Pellegrino Morato mantovano ( padre di
Fulvia Olimpia celebre nostra concittadina ) scrisse
Del significato
dei colori de mazzolli : operetta ristampata , et da lui medesimo di
nuovo revista ; in Ferrara , per Giovan Maria di Michieli , et Antonio
Maria di Sivieri Compagni 1545 in 8.°
Giovanni de Rinaldi stampò : il Mostruosissimo mostro, diviso in due
trattati, nel primo de' quali si ragiona del significato dei colori, e nel secon
do si tratta dell'herbe et fiori. In Ferrara, per Vittorio Baldini, 1584 in 8.°
Bertoni Giovanni ci diede: Le Gemme simboliche: Ferrara, Bresciani
1838 in 8.°- sono dodici gemme corrispondenti ai mesi dell' anno,
con le rispettive note di storia, di proprietà geologica, e di simbolo.
Teatro-Vi sono certi costumi teatrali, che rimontano a qual
che secolo addietro. Per esempio , chi crederebbe che il Meneghino
Milanese non fosse cosa odierna ? eppure nell' anno 1503 a di 27 di
febbrajo, secondo racconta il Zambotti, se rapresentò una comedia de
dui gemeli chiamati Menechini , molto bella et piacevole , apparata in
sala al conspecto del Ducha nostro , et de tute le zentildone , et ma
trone , con tutta la Corte , facendose de più fatte moresche , et can
tàri (1). E cosi l' altra usanza delle maglie di color di carne , onde
poter decentemente, od a meglio dire alquanto meno indecentemente
rappresentare alcuni personaggi, specialmente per causa di ballo: ciò
si vide per le feste date nelle nozze della Borgia , ove comparvero
sulla scena homini e donne vestite de panno incarnato , che pareano
nude, spargendo polvere artificiate, et odorifere. In quanto a trasforma
zioni, cangiamenti di scene, e perfino l'alzamento del piano della sala
degli spettatori, per farne colla scena un intiero recinto di ballo, con
apparizioni di numi o di genj, ed imitazioni di tuoni, folgori, pioggia
e tempesta, egli è certo che sono cose antichissime, e basterebbe leg
(1) Vuolsi che i Meneghin moderni altro non sieno che l'imitazione dei Mene
emi di Plauto. E cosi pure usavasi la maschera dello Zanni, come si ha dal Giraldi.
--
165
gere il Discorso sul comporre de' romanzi del nostro G. Battista Giraldi
Cinthio , per vedere come nel dar precetti sulle varie rappresentanze
teatrali del suo tempo ( secolo XVI ) ne prenda gli esempi dagli an
tichi autori greci e latini.- Le curiosità sono finite, per cui passerò
a dire parole di altro argomernto.
IX.
Estensi, e loro famigliari
Non la storia degli Estensi , chè questa l' abbiamo da molti , in
particolar modo e più esatta dal Pigna, dal Muratori, da Frizzi, e da
Pompeo Litta : bensì alcuni cenni vengo a dare intorno a personaggi
fin qui non conosciuti da essi, ed intorno ad altri che degli Estensi
furono cancellieri , segretarj , o in altro modo aderenti o provvisio
nati. Pochi saranno, giacchè di pochi trovai memoria nei documenti
che presi ad esaminare ; nė sarebbe possibile d' altronde il darne
piena contezza, quando non fosse concesso di portar ispezioni entro
l' archivio Estense; desiderio che i miei privati mezzi non mi con
sentirono di soddisfare.
1264. Morte di Azzo Novello, il quale con testamento lascia erede
dei proprii stati Obizzo figlio naturale del di lui figlio Rinaldo , es
sendo già morto da lungo tempo suo fratello Aldobrandino. Il Pub
blicista , foglio di Torino , nel suo N.º 20 anno 1 del 31 maggio
scorso anno 1863, riporta un articolo segnato C. Z. S. intitolato =
Non tutti i principi si rassomigliano = dove sta scritto
Passando
ora ai Ducati Estensi, dopo la morte di Azzo VII doveano per diritto
passare al Principe Stefano Arpad d' Ungheria. Azzo VII nel suo te
stamento disponeva a favore di un bastardo ciò che legalmente spettava
al principe di Arpad; e soggiunge che i diritti degli Arpad furono
cansacrati dalla Investitura dell' Imperator Federico, concludendo, che
quegli stati apparterrebbero al principe Augusto Crouy-Chanel discen
dente di Andrea III, vivente ora in Parigi , e che al certo non pensa
a ricuperarli. Già s' intende che trattasi di Modena e di Reggio ,
dipendenti dall' impero , e non di Ferrara, feudo della Santa Sede :
ma non posso a meno di osservare come sembrassero giuste le pre
tese, se la discendenza dei principi o re d' Ungheria provenisse da
--
166
un individuo mascolino e legittimo della casa d'Este, in confronto
ad altra prole naturale. Invece l' asserto diritto si fa scaturire da ció
che Beatrice nipote di Azzo Novello fu moglie di quell' Andrea re di
Ungheria, il cui figlio Stefano trovavasi già da due anni abitante
in Ferrara, ammogliatovi con la figlia di Guglielmo di Paolo Traver
sario. Se la figliuolanza femminile, perchè legittima, avesse prevalso
alla illegittima maschile, non avremmo avuto Nicolò III, Leonello, e
Borso, nè Cesare avrebbe lasciata Ferrara, perchè ad Alfonso sarebbe
succeduta una delle figlie : se ciò non avvenne , bisogna concludere
che per le femmine vigesse la legge salica, e fossero quindi affatto
escluse dalle investiture tanto pontificie, che imperiali. D' altronde, chi
creava Borso in primo duca di Modena e Reggio , se non lo stesso
imperatore ? lo avrebbe fatto, se le ragioni estensi fossero state contra
state dagli eredi del trono d' Ungheria ? Ma io non voglio più oltre
discutere intorno a ciò , e lascierò a qualsiasi aspirante il campo a
perto per rinvendicare i pretesi diritti (1).
1364. Nobilis Dna Dna Tomaxina uxor nobilis militis dni Azonis
de domo Estensi, et filia q. nobilis militis domini Duxij de Guramon
tibus ( Gruamonti ) , come da rogito 20 aprile di Pietro Pialbene.
Vuolsi che Tommasina in secondo voto sposasse un Giglio Turchi
pure ferrarese.
1375. Con rogito del 24 decembre di Rodolfino Codegori , stipu
lato nella camera azzurra del palazzo Estense , il marchese Alberto
di Obizzo, mediante procura di Petruccio de Mare de Neapoli, riceve
in moglie Joannam de Marzano filiam legitimam et naturalem q. ma
(1) Io scrivea queste cose alcuni mesi addietro: più tardi trovai nel Subalpino
( 19 ottobre 1863 N. 240 ) il seguente articolo : « Il Panaro di Modena del 14
< reca l' Atto formale in data 12 ottobre , col quale il Principe Francesco Augusto
« Crouy-Chanel di Ungheria si rivolge al Tribunale del Circondario di Modena
< per rivendicare a proprio favore il titolo di Marchese d'Este, fino ad ora portato
« dall' ex-Duca di Modena, il quale a tale uopo è citato a comparire al sudd. Tri
< bunale entro il prossimo 12 decembre. Il Principe ha per avvocati i Sigg. Com
<
Ma oltrechè non sappiamo chi abbia scritto e quanta meriti fede,
egli scriveva in un'epoca in cui già la torre avea preso la nota de
nominazione. A constatare poi la verità della sua ubicazione infinite
sarebbero le prove :- del
1601 13 Marzo si fece in piazza tra la casa
del D. Bernardi e la Torre della Renga un palco ecc., e ciò esclude
che quella di Rigobello fosse sul cantone di san Paolo ,- Il Pa
lazzo Estense si dilungava dalla torre di Rigobello sino alla piazza
del Castello ecc. ( Scalabrini )- Aggiunse ( il Duca ) all'antico- Pa
lazzo Estense vari loggiati e poggioli di marmo verso la torre di Ri
gobello ecc. ( Frizzi ).- Nel 1496 un terremoto dirocco la Torre di
Rigobello, la Torre dei Ribelli e l'altra ecc. (Cronaca anon. già nella
Bibl. Costabili ora di mons. Antonelli): dunque erano due edificii sepa
rati,-
1512. 9 Febb. Incendiossi il Palazzo della Ragione,.... le due stra
de di S. Paolo, e di S. Romano sul canton della quale restò incendiata
la Torre dei Ribelli..... ( Cron. sudd.): dunque latorre dei Ribelli era
di fronte a s. Romano.-1536. Unasaetta colpi la Torre di Rigobello,
e s' impedi che il fuoco passasse in Corte Vecchia ( Cronaca stessa) :
dunque la torre di Rigobello era nel palazzo di Corte Vecchia. E cosi
mille altre prove. Questo magnifico monumento , del quale diedi an
che un disegno, fu colpita dal fulmine ed in parte distrutta nel
13 settembre del 1536, cioè per la metà superiore , mentre per l' altra
era costruita a volta; poi riparata, sino a che non ancora totalmente
compiuta , nel
25 ottobre del 1553 sulle ore 21 ital. , ruinò affatto
danneggiando il Consiglio di giustizia è la Cancelleria ducale, con la
morte di un merciaio, ed atterrando in parte la casa dirimpetto degli
Avenanti detti della Colonna, che venne poi risarcita coi marmi della
caduta fabbrica. L' Orologio fu trasportato in una delle torri del Ca
stello. Nè saprebbesi accennare alla causa della caduta se non la
mancanza di solidità; nel che sembrerebbe confermarci la spesa che
trovasi fatta del 1551, cioè nel tempo stesso in cui si stava ricostru
endola nella parte superiore , di quattro grandi contrafforti appostivi
da Mastro Bertolin (Gigli) da Cento Inzegnero al servizio del Comune,
ponendosi anche asse a li aremarj de la libreria , dove se fa il con
trafforte, a fin che non sia mosso li libri de sua Excellentia ; lo che
sempre più viene a persuaderci che la torre era parte dello stesso Pa
lazzo degli Estensi. Al di sopra della mostra dell' orologio era una
nicchia a trittico sormontata da una campanella, forse quella che suo
nava chiamando i Re Magi, come vedremo più innanzi. Una cornice
dorica terminava il fusto della torre , poi vi sorgeva un poggiolo di
marmo sostenuto da archetti basati sopra modiglioni discendenti alla
detta cornice. Sul piano del poggiolo innalzavasi un loggiato o tem
pietto ottagono con piedestalli e colonne d'ordine corintio ; indi un
altro poggiolo ; poscia un tamburo sostenuto da otto colonne, il quale
conteneva la campana delle ore; quindi la cuba o piramide scannel
lata , o piuttosto a striscie , al cui vertice stava un angelo alato , e
sul capo di esso un' asta di ferro con banderuola. Ritengo poi che
l' architetto restauratore fosse Terzo Terzi, dacchè una nota originale
che io posseggo del
4 febb. 1554 , e riferibile a' lavori dell' antece
dente anno in cui cadde la torre, tutta di pugno del capo muratore
Zoane Batista Tristan , vedesi firmata dal Terzi. La sua altezza era
di piedi ferraresi centotrentatrė , ossia più di cinquantatrė metri. È
poi certissimo che si pensò a ricostruirla :
1579. 19 marzo.... Postremo sermo habitus circa turrim fiendam horologii
olim appellatam di Rigobello, in loco ubi alias fuit ædificata, in quo loco ef
fecta sunt fundamenta , sed non tam magna pro ut necesse fuerit , cum
in totum fienda fuerit ipsa turris, et propterea necesse fuerit augere funda
mentum, et augere etiam turrim... deliberaverunt fieri cum opus fuerit.
Ma più nulla venne discusso, nè deliberato , ed anzi nel 1593 vi
si adattarono alcune stanze ed un poggiolo terminatosi nell' aprile
del 1594 , che più ora non esiste, ma del quale tuttora si veggono
le esterne traccie.
Ora darò i documenti che rinvenni relativi a lavori ed orologi
della torre.
1456 A Fiorino de Domengo da Verona tajapreda per lo lavoriero de
marmoro che luj fa in la tore de rigobello al orelogio, e a cinque soi chom
pagni, che li ajutano.
1457. AGirolamo (1) depintore Lire cinque questo a luj dise per chom
prare chulurj p. depingere le arme in la tore de rigobelo- Item p. chom
prare azuro e peze cinquanta d'oro per dorare l' arma de lo Illm. S. N.
sopra lo relogio et per l'azzuro da metere al tondo del reloglio. It. Lire
(1) Questo pittore Girolamo era da Pavia , e da lungo tempo già dimorava in
Ferrara ; e dovea pur essere di qualche merito se non solo queste armi o stemmi
ci dipinse , ma bensi ancora l'immagine dell' Estense Signore nel 1453 alla Torre
del Fondo.
--
447
otto soldi diexe per chomprare folgie d'oro e de rezento ( argento) e chu
lurj per adornare l' arma ec. (1).
E così altre partite a favore dell' altro pittore Titolivio.
1472. 30 Agosto. A M. Gio. Bianchino depintore Lire doxentonove soldi
quindexe dinari oto , li fazemo boni per la fabrica de' pozoli de piaza per
soa merzegna de havere depinto e fato l'infr. lavori como apare da scritta
tasada per M. Piero de Benvegnudo- Per ritoccare merli 22 su la tore
dele hore soldi 20 l'uno L. 22 : per haver ornado e depinto pertege 40
de la torre del mezo in su a soldi 33 L. 66: per haver depinto de mezo in
zoxo dela tore pertege 17L. 10 40: per haver depinto azurro fino e messo
d'oro l'arma duchale dela tore L. 15 12:
per haver depinto el primo
pozolo che sono p. 864 a soldi 6 el pè L. 21 12, et per el terzo pozolo che
sono pè 356 a soldi uno L. 16 16 : et per l' antipeto del primo pozolo Li
re 4.5 : et per l' antipetto dell' altro pozolo a biaca ed olio L. 18: Item
L. 124, 17, 2: che li faziamo boni per la fabricha suddetta per sua mer
zegna de havere depinto a tutta sua spexa li inf. lavorieri como tassò M.΄
Piero de Benvegnudo per una scritta posta in filza
It. per haver depinto
champi sedexe, modioni, sfondi, cornixe , messi ad oro in raxon de L. 5 el
champo L. 80: It. per 65 chantinele L. 55: It. per 185 coreze incampi
a soldi 2. l' una L. 18. 10.
Dalla quale nota che non è compiuta, mancandone la parte infe
riore, si rileva che la Torre, anche prima del fulmine cadutole sopra
nel 1536, era adorna di poggioli, cornici ed altri ornati.
1537. p. cavare un pozzo dal 20 al 23 Febraro da la botega de M.°
Iacomo per atrovare el fondamento de la tore ; e per pagare una antena
lunga piedi 25 per fare una trivella per trivelare dito pozo.
Se nel ricercare le fondamenta si fossero trovate acque, non sa
rebbe stato questo un pozzo artesiano o modonese ?
1537. 11 7bre. Spexa per fare el primo solaro de la tore de Rigobello
It. per livrare ( terminare ) de choprire il choperto novo, che se fato a la
tore de Rigobello.
1550. Spexa per far tri solari d'asse che se bruso da la sita del tron
(saetta del tuono ! ), et per portar zoxe de la tore le imondizie che se li
fo suso quando la se bruso
Item p. li coperchini e manoali ch' à lavorà
a choprire el palazo del Duca videlicet dov'è la tore de rigobello , et la
vora a portar zoxo del predamo et chupi ch' à roto li muradori et maran
(1) La premessa partita la riportai già sotto i N. 1, 2 e 3 a pag. 18 del libretto
Storia patria etc. già citato , come vi posi quelle che qui riporterò con altre, ma
che contrasegnerò con asterisco.
448--
goni quando s' armò e feze li solari dentro via , e s'è rotto a fare li busi
dove se posto li chiavoni 一.
Altra manifesta prova che la nostra Torre faceva parte del Palazzo
degli Estensi.
1551. A M. Matia da San Felize chapomistro e conductore de la fabri
cha, che ha chonduto el lavoriero etc.
Qui peraltro ricordo la nota già accennata del 1554, che fu stesa
dal Muratore Tristano; forse gli era subentrato, o gli fu compagno.
1551. A Zoane Boscho medego che à medegà Bertolino più volte del
mese de Novembre, che havea lavorà fino sira a la tore de Rigobello, et
andaseva a chaxa, e uno regazo menava uno chavalo a la stalla del Duca,
et chorse adosso a dito Bertolino, e lo butè in tera como ( con ) la schina
indria et se rompè la testa, e stete malo per morire, et M. Zoane l'à me
degà et guarito, et perchè Bertolino è povero , el sig. Conte (il Giudice dei
Savj ) pagò el medego per essere M. Bertolino inzignier de dito chomun.
Quindi vediamo che anche l' ingegnere Bertolino Gigli da Cento
assisteva i lavori ; e forse sotto la direzione dell' architetto Terzi.
1551. Pagamenti a M.º Piero da Como tagliapietra viva per marmi
lavorati : in altra partita M.º Pietro è detto da Bergamo.
1551. Per uno palo de ferro acialato da dui capi per fare li busi nella
tore dove vano inchiavati li marmori.
1552. Pagamenti a M.º Ottaviano Cariboni, ed a M.º Gio: Antonio de
Jacomo de Trinchi suo compagno tagliapietre vive, di ducati dieci d'oro
in oro, nel 30 marzo, per lavori ecc.
1552. A M.º Iulio da Foligno orevese per la bottega disfattagli ai
piè della torre, perchè impediva di tirar su le armature i materiali, si
dà un compenso, e gli si paga l'affitto sino a che possa far ricostruire
la bottega, od erigerne un' altra. E qui vediamo manifestamente che
anche prima del 1552 le basi del palazzo e della torre erano già
ingombre e deturpate dalle botteguccie, che ora solo dopo tre secoli
vengono finalmente distrutte.
In quanto agli orologi, vedemmo già che uno vi fu posto nel 1362,
primo su quella torre, primo in Ferrara ed uno dei primi esposti al pub
blico in Italia; e vediamo ancora dai documenti che, se non allora, ben
presto però vi si stabilirono degli appositi custodi, uomini dell' arte.
* 1435. 22 marzo. Deliberaverunt quod Magister Stephanus de Morsiis
de Padua habeat libras xxx mutuo, ut possit venire Ferrariam cum ejus fa
milia et victualiis et masseritiis ad serviendum horologio turris comunis
449
Ferrarie. Preterea pro salario singulorum mensium habeat quod habet Bul
zonus ad presens magister dicti horologii , qui est librarum quinque pro
singulo mense (1).
Sembrerebbe però che il Morsio non venisse, ma invece fosse so
stituito il Bolzoni da un Michele da Fiorenza, come dal partito del 6
ottobre dello stesso anno
Deliberaverunt quod Michael de florentia Mag. horologii ponatur cum
bulletta Kal. mensis sept. proximi elapsi, loco Bulzoni, qui Michael promisit
gubernare dictum horologium eo modo et forma quod prius faciebat dictus
Bulzonus-.
Ma poi anche di questo io sospetto che non si avverasse la ve
nuta , perchè io trovo del 1453 e del 1458 ancora M. Bolzone da
Bergamo maistro de chonzare ' orolojo , e persino del 1470 , in cui
con supplica del di 8 febbrajo chiede al Comune di Ferrara , un
aumento di paga per la grande diligentia et intollerabile fatica dura
zorni e nocte andando a la torre a riparare dicto orologio che è lo
governo de tutta Ferrara , per lo che intanto il Duca gli dona due
paghe , e le paghe morte ; non vedendosi poi cosa risolvesse il Mae
strato. Questo Bolzone , che in detta istanza dichiara il proprio co
gnome dicendosi Bulzonus a Donatis, sarà quello stesso del 1435, od
un suo discendente ?
★
1510 Spexa extraordinaria a M. Bernardino da li Orologi p. sua mer
cede de havere conzio per tutto di XI Aug. lo orlogio de la tore de Rigo
bello, che era guasto et non sonava el justo , alongato el martello , et re
conzo la volandola, et un rochetto che scrulata dal martello, et facto refa
re ferri ec. (2).
1511. 1. Maj : Convenit cum Dno Peregrino filio Mag. Simonis Caneyarii,
officiale ad horologium turris Rigobelli, pro reparando, et mantenendo horo
logium expensis suis quantum sit pro omnibus rebus ferreis ecc. et pro
pulsanda campana ob incendios ecc. (3).
:
(1) Sino dal 1427 un Giovanni Bolzoni da Parma era rettore della chiesa di
san Gregorio.
(2) Questo Bernardino potrebb' essere quello di Padova detto pure dagli Orologi,
e che nel 1550 concorse all' invito dei Procuratori di s. Marco in Venezia pel restauro
di quell' orologio.
(3) 11 Peregrino f.º di Simone Canevaro ( non saprei dire se di cognome , o
cantiniere ) non venne rimpiazzato in causa di morte; giacchè anche nel 1513 tro
vasi un pagamento allo stesso già Officiale a la custodia etc.
29
--
1513. 16 Aprilis
450
Elexerunt Mag. Ambrogium Gallinam de Regio of
ficialém, loco dni. Peregrini, ad horologium pro salario consueto.
E questo si trova custode anche nel 1529; mentre poi del 1532
cra morto, come da partita a favore de' suoi eredi. Vi subentrava un
Giovanni Battista Ravillio , che vi troviamo anche del 1544. Costui
fu anche artefice di stampi o conii da monete, e fu padre di un ca
nonico Giulio traduttore del libro Successi d'Inghilterra ecc. (1). Nel
detto anno 1544 entrò un Bernardino di Matti, ed era deputato a far
andare in volta la spada che segnia le hore à la torre de Rigobello ;
lo che ci fa sapere come per anche le sfere non giravano da sè
stesse, ossia per macchinismo. Tornando a parlare degli Orologi , va
rie volte su questa torre vidersi a cangiare. Dopo quello del 1362
pare che succedesse l'altro del 1402 , di che fa parola la cronaca
del Delaito, intrapreso da un Corrado tedesco, il quale poi, non sen
tendosi capace di condurlo a fine, se ne fuggiva.
*
1402. De mense... fuit incepta constructio, et laborerium horologii novi
super turri Palatii Domini Marchionis cum Angelo , tuba , stella et aliis in
geniosis artificis per Magistrum Conradum Teotonicum, qui tandem non
capax industrie ad perfectionem opere sue, absentavit per fugam
Non mi risulta se e chi lo compiesse; ma nel 1433 ne era già
stato costruito un altro, mentre ne vediamo il collaudo nel 16 luglio
* Ser Ferragutus Cataneus coram dominis Judice et Sapientibus consti
tatus, eisdem retulit se fuisse de mandato ipsius Dni Judicis , una cum Sa
lomone de Sacrato, ad videndum, et examinandum horologium noviter con
structum, habentem perfectionem juxta premissa për magistros dicti horologi
constructores , et invenisse edifitium predictum secundum scripturam.... di
cens fore debitum, et honestum quod ipsis magistris , et constructoribus i
psius horologii fiat debita solutio. Deliberaverunt ipsam solutionem fieri etc.
Ma qui non si vede chi fossero quei costruttori, che forse conosce
remmo, se le presenti memorie non fossero estratte da soli frammenti
dei libri giornali , che quasi totalmente andarono dispersi e distrutti.
1557. 12. Martij. Deliberaverunt necesse esse fabricari facere unum ho
rologium eo quod ad présens sunt in hac civitate Magistri, qui se obtulerunt
(1) Un altro figlio di Gio. Battista fu Alessandro Ravillio, che pure era custode
dell' orologio , ma alla torre del Castello dove fu trasportato dopo la caduta di
quella di Rigobello. Alessandro moriva nel 30 decembre del 1580, e veniva sepolto
con honorata pompa nella Chiesa dello Spirito Santo.
--
451
dictum horologium facere eo modo quo ipsi Judici videbitur et placuerit, qui
magistri in medium adducti fuere, exortantes predicti d. sapient. et adjun.
ut eorum parere dicant quid agendum sit, maxime cum dicti magistri petant
trecento
pro mercede dicti horologii scutos tercentum quinquaginta- si delibera per
et tunc contulerunt potestatem, bailiam et facultatem etc.
Ed infatti nel giorno susseguente a rogito di GiammariaAgolanti
se ne stipulò il contratto ( Arch. notarile ) col quale
* Lionellus filius q. Magistri Jo. Pauli de Raineriis , civis regiensis , co
gnominatus dali Orologi , et Christophorus filius q. mag. Marci de Ponte ,
civis parmensis ecc. promettono ad Aldobrandino Sacrato Giudice de' Savii di
fare
in turre dicta de Rigobello , unum horologium magnum pulsantem
horas, cum suis radiis de auro ecc.- ed alle condizioni si dice-In prima
l' orologio lavorato, adornato, fabbricato et posto in opera. Item, che avanti.
bata le hore, soni un boto de una campanella, et poi descenda uno angello
che sonarà la tromba, et cum quello verrà fora li tre Magi, li quali faciano
la riverentia alla Verzene Maria, e passati che saranno, lo Angello ascenda
al suo loco ; overo quelo che più piazerà alla Excellentia del sig. Duca de
Ferrara che se li habia a porre, perchè bata le hore de sei hore in sei hore
Questo orologio venne quindi eseguito dopo che il fulmine rovinò
in parte la torre: e se dessa non fosse poi caduta, forse lo vedremmo
ancora, come si vede tuttora in Venezia quello sulla torretta nella
piazza di san Marco, eseguito pur esso di questo tempo dagli artefici
Rainieri da Reggio (1). Intanto a Leonello furono tosto prestati dal
Comune ducati sessanta d'oro, come fu pagato l'oste Giovanni Guer
zo ( cognome, o guercio ? ) per sette giornate d' alloggio e vitto ai
detti costruttori. V' impegnarono non breve tempo ; giacchè anche
del 1542 erano in Ferrara, e fra molte partite da me vedute, sol
tanto la seguente parla dell' orologio come già fatto :
1542. A Mo Lionello Rainieri da Reggio, et M. Cristoforo dai Ponti da
Parma, compagni mistri de horologi a dì 7 oct. L. 90: per quello che loro
hano a venire chredituri per uno horologio che hanno fatto a questa Comu
nità de Ferrara, per ponere suzo la tore de Rigobello, per potere fare an
dare in volta la spada che mostra le hore, et per fare sonare quele suzo
1) 11 ch. D. Nicolò Erizzo ci diede una Relazione storico-critica della Torre
dell' Orologio di san Marco in Venezia, corredata di documenti e con tavole ; Ve
nezia 1860, in 8º, in, cui a lungo parla della famiglia de' Ranieri, che fecero oro
logi in tante città d' Italia , dove il meccanismo dei Re Magi salutanti M. V. era il
tipo speciale della parte esterna, come appunto in Venezia.
dita tore ogni volta che li sia posto la sua champana, et sono la valuta de
Ducati vinticinque d'oro a ragion de soldi 72 per Ducato.
La quale campana venne già intrapresa nello stesso anno 1537
contemporaneamente all' orologio : eccone le prove
1537. Spessa de refare la champana la quale scole ( si fuse ) in parte
per el focho, che fu in dita tore, et per fare un pozo in la monition de
s. Benedecto per fare zetare la champana, et se li è facto una sezunta eсс.
Item, a M. Antonio Francesso ( francese ) muradore et a Benedecto Cima
duro per fare le forme de la champana (1).
★
1537. A Nicholo Francesso da Nansi ( da Nancy) M. che azeta la
champana, et champanello de la tore de le hore de Rigobello L. 105. per resto
de L. 115. e soldi 10. per suo chredito ecc.... et per la dicta champana pessi
( pesa ) pisi dosento, et il champanello pessa pisi tri e lire sete.
.
Si pagarono poi nello stesso anno e per la stessa campana altre
lire a Simon Franzesso, cioè Francese, e ad altri che somministrarono
cera, filo di ferro, cerchi di frassino ecc.; tanto più che la campana
si dovè gettare due volte, come si ha da ulteriori partite. Si pagò pure
M. Stievano Segizo intagliadore de legname per fattura de tre arme fate
de cavo per mettere sopra a la champana- M. Antonio Rigon Magnan
per haver fato un fero dove va a tacha el batochio cum la champanela pi
0
zola
M. Albertino Pegiato per piombo per uno contrapexo a la spada
che va intorno de fora via de la tore al signo de le hore
一.
Nel 1542 si fece un riparo all' orologio, affinchè i curiosi non lo
guastassero, salendo sulla torre
1542. per uno armaro de asse de peso ( pezzo cioè abete ) in suzo la
tore de Rigobello a bisogno de l'orologio novo, che se mete suzo dito ar
maro suzo uno scabelo fato con duj scalini de ase con quatro porte per
posere aprire, perchè quando le persone va suzo dita tore non posa guastare
diti instromenti
Nel 1550 M.º Antonio torlidore viene pagato di sete ragami ( ar
gani ) de sorbaro posti in opra quando se tirò su la champana, nel
quale incontro si adoperò la rustega ( cioè molinetto ) del Comune
che era menata in voltaper tirar la campana da terra suso la torre ;
e per questa operazione si pagarono i soldati perché sorvegliassero
che non fosse tagliato il cavo. Terminata l'opera , si comprarono
fiori, e ne fu fatta una girlanda de'più sorta posta intorno a la cham
(1) Benedetto era di cognome Della Mela.
452
--
453
pana nova, ed a Bertolino Gigli da Cento Ingegn. del Comune fu do
nato da vestirsi per haver fato tirare suso la tore la campana grossa
deputata per sonare le hore. Furono pure pagati quei militari , o
birri che fossero , per sorvegliare la ciurma dei curiosi giovinetti ,
perché li puti andaseva suso dito coperto ( del palazzo Estense ) per
vedere tirare suso la champana; ma poi traseva soxo de le prede ,
e rompeva la testa a le persone che lavorava
Fra le riparazioni all' orologio dei Rainieri e Da-Ponte, la princi
pale fu quella fattovi nel 1552 da un Nicolò Tedesco bombardiero
de' sua Excellentia , che vi ricostrusse due rode de ferro , e conzo el
tempo ecc.; il qual Nicolò nel 1554 venne imborsato dal Comune
per lo amontar d'un oronojo (orologio ) comprato da lui e posto
sulla torre dell' Arringa
* fornito di tutti li fornimenti , et la spada da mostrar le hore, cum una
cassa de legnio depinta de verde intorno, consigniata a Crespino torresano,
che batte le hore.
Null' altro si trova dopo quest' epoca, se non la malaugurata me
moria un anno dopo, cioè del 1553 , della improvvisa caduta di
quella superba Torre.
XXXIV.
Visdomini Veneziani
La giurisdizione che dalla Repubblica di Venezia per sì lungo
tempo si esercito in Ferrara, ebbe origine dall' ajuto che i veneziani
diedero alla Gran Contessa Matilde a ricuperare Ferrara dalle mani
dell' Imperatore , per ridarla alla s. Sede. Fu allora che ad essi ven
nero conceduti molti privilegi, al mantenimento e alla difesa dei quali
ottennero che risiedesse in Ferrara un giudice con Foro separato
per le cause e questioni dei loro sudditi sia per commercio che per
altri affari. Qui ebbero chiesa dedicata a s. Marco, alla quale si por
tavano, almeno dal secolo XV in poi, nel giorno sacro a quel santo,
con solenne cavalcata, passando pel cortile ducale ed unendosi alla
--
454
famiglia Estense, con bandiere spiegate ed al suono di pifferi e di
trombe. Nel 1499 il Visdomino volle pur dare lo spettacolo di una
corsa di donzelle ; ma ciò spiacque al popolo ferrarese , perchè con
siderava quella festa quale un eccesso di potere di tale un Magistrato
che giammai vide di buon occhio. Ebbe residenza ed ufficio in varii
luoghi, fra quali presso l'antico episcopato , nella piazzetta del Co
mune dove stava nel 1476, e presso la loggia grande in piazza nel
nel 1495. Adoperava pure un notaro , come vediamo del 1427 esser
ne un Raffaele Rangoni di Modena; ed altresi adoperava il suono
di una campana, ciò rilevandosi da una determinazione comunale
del 22 decembre del 1399di restituirgliela, o di darne altra simile,
perchè gli era stata tolta in causa della guerra :
1599. 22 Dec. Item, deliberavernnt quod fiat restitutio campane ad Vis
dominum, aut provideatur de una simile, quia constat per testimonium Ser
Facii Strazaroli quod illa campana que deputata est servire ad Visdominum
fuit accepta per Exm Dm Novè de Guidobertis de anno 1390 tempore guerre,
de mandato q. Ill. et Mag. Dni Alberti March. Estensis.
Questo Giudice o Rappresentante chiamossi dapprima col titolo di
Podestà, indi di Console, poscia con quello di Vicedominus, Visdomino,
e sembra che il primo con tal titolo sia stato Nicolò Adoldo nel
1383 , sebbene poi si abbia notizia certa di questo Magistrato sino
dal 1204 in cui era coperto da un Pietro Bembo. Cessò colla guerra
del 1509 nella persona di Francesco Doro secondo lo storico Frizzi ,
o Francesco Orio secondo una cronaca veneta; lo che per altro mi pare
lo stesso, vale a dire Francesco d'Orio ed in veneto Doro. Dopo que
ste principali nozioni , discenderò a qualche particolare ed alla nota
che si ha, con interruzioni , dei Visdomini dal 1204 ai 1509; parti
colari e nota cortesemente favoritimi dal ch.º amico mons. can. Giu
seppe Antonelli. Nel 1230 i ferraresi convengono coi veneziani per le
libertà commerciali ; lo che viene rinnovato nel 1240, in cui da ta
luni si vorrebbe allora soltanto stabilito un loro giudice in Ferrara ,
mentre il Sabellico lo porterebbe al 1308. Ma ciò viene smentito
dal trovarvisi già il Bembo nel 1204 , come vedemmo, e come asse
risce l' accuratissimo Muratori (Diss. 49 pag. 116). Dopo quest'epoca
si trovano citati qui testimoni o contraenti varii col titolo di Vice
domini D. N. Marchionis Estensis, lo che ci fa ritenere che fosse an
che un titolo dato a personaggi diversi dal veneto rappresentante.
Nel 1313 si rinnovarono le convenzioni , e si restituirono Commercii
--
455
libertates inter ferrarienses et venetos , e i patti si ridussero a compe
tenze di foro, esecuzioni di sentenze relative, tenute di possesso, e ma
terie giudiziali. Nel 1454 Borso fa rilasciare Andrea Pace di Trieste
fatto carcerare dal Visdomino per preteso contrabbando di sale.
Nel 1469 il Duca ed il Visdomino assistono ai funerali del Cancel
liere Estense Lodovico Casella, e nel 1473 per la ventura o befana
il Visdomino regala al Duca cento scatoloni di confetti. Del 1481 il
Visdomino procede contro un chierico , e viene scomunicato dal no
stro vescovo : il Duca non sostiene il Rappresentante veneto, il quale
lascia Ferrara e va a Venezia ad aizzare la Repubblica alla guerra ,
che scoppiò poi terribile nel 1482. Ma quei motivi erano apparenti
ed un giuoco di quella politica, che più o meno fu eguale in tutti i
tempi. Finita la guerra , tornò il Visdomino a Ferrara nel 1484 , e
nel 1487 fu presente ai funerali di Gio. Francesco Faruffino amba
sciatore del Duca di Milano, qui morto il 4 novembre , come lo fu
nel 4 febbrajo del 1488 a quelli di Teofilo Calcagnini e nel 3 settem
bre dello stesso anno a quelli del conte Antonio Sacrati. Nel 1495 si
porta il 2 aprile , formalmente vestito di velluto cremisino , ad inti
mare al Duca di prender parte alla Lega del Papa coll' Imperatore, il
Re di Spagna , Venezia e Milano. Nel 1496 andando a fare l' offerta
di san Marco , preceduto dallo stendardo della sua Repubblica, viene
a rissa col Rettore della Università degli studii in causa di etichetta ,
non volendo alcuno de' due cedere il lato del muro; nè si conosce
come avesse termine la questione.
Erasi talmente accresciuta la potenza , o per dir meglio prepo
tenza di costui che nel 1499 in cui il Duca tornava da Venezia, ove
compose come arbitro i fiorentini ed i pisani con quella Repubblica,
dovette cedere alle pretese del Visdomino di assoggettare a visita i
suoi forzieri e quelli de' suoi cortigiani. Ma non passarono dieci an
ni che cesso affatto, cioè per la guerra del 1509, come già si disse.
Ora darò due note, l'una posta insieme dai nostri storici e cro
nisti, l'altra estratta dalla biblioteca marciana di Venezia all' articolo
Reggenti, classe VII, codice CXCVIII, aggiungendovi in via di anno
tazione le pochissime cose da me trovate.
456
NOTA DEI CRONISTI
1204. Pietro Bembo (1)
4308. Nicolò Quirini
NOTA DELLA MARCIANA
Podestá
1240. Stefano Badoer
1308. Zuane Soranzo
Giovanni Soranzo
1309. Vidale Michiel
1424, Andrea Marcello
4427. Bartolomeo Loredano
1309. Vidal Michiel
Consoli
1550. Marco Ghisi
1353. Andrea .....
1359. Donà Donado
1361. Marco Dandolo (2)
Visdomini
1383. Nicolò Adoldo
1385. Nicolò Vettori
4387. Pietro Zane
1403. Piero Zaccaria
1406. Antonio Ferro
1408. Antonio Barbaro fu Jacomo
1410. Bertucci Bonaso
1412. Zuane Corner da S. Zacaria
1413. Francesco Basadonna
1416. Francesco Contarin Mazor
1418. Francesco Cocco da S. Trinita (3)
1420. Andrea Marcello fu Fantin
1422. Bernardin Mosto fu d' Andrea
1424. Nicolò Marcello ſu Nicolò
1426. Bertocci Loredan Mazor
1428. Marco Loredan
1431. Francesco Bon fu Alessandro
(1) Pietro Bembo è portato dal Muratori e dal Frizzi.
(2) Nel 1364 trovo un Marco Dandolo Visdomino nominato in un rogito di Pie
tro Pialbene, nell' archivio del ven. Capitolo Metropolitano.
(3) Nel testamento di Francesco Morelli da Venezia, fatto nel 1418, è nominato
commissario esecutore: ivi sembra dirsi Francesco da Crestho Inq. e Vicedomino
di Ferrara per la Repubblica Veneta.
1432-5. Francesco Bon
457
1
:
1453. Andrea Marcello fu Vettor
1455. Lonzi Viaro Mazor
1438. Andrea Gusson fu Jacomo
1440. Zuane Boldù Mazor (1)
1443. Francesco Coreo Mazor
1445. Zuane Dandolo de......
1447. Antonio Querin fu Stefano
1450. Nicolò Barbo fu Piero
1455. Zaccaria Sagredo fu Bernardo
1455. Zaccaria Sagredo
1458. Nicolò Bembo
1459. Leonardo Sanudo
1461-2. Alessandro Bon
1466. Benedetto Trevisan
Antonio Quirin
Antonio Trevisan
1467. Nicolò Pasqualigo
1472. Gio. da Canal
1476. Girolamo Zanni ( o Nanni).
1477. Benedetto Trevisan
1455. Lunardo Boldu fu Piero
1457. Lunardo Sanudo fu Marin
1458. Antonio Malipier fu Nicolò
1459. Zuane Basegio fu Nicolò
1461. Alessandro Bon fu Nicolò
1462. Francesco Morosin fu Paolo
1465. Antonio Querin fu Marco
1464. Marin Leon de Andrea
1466. Benedetto Trevisan fu Francesco
1467. Nicolò Pasqualigo fu Marin
1469. Marco Marcello fu Zuane
1470. Zuane Canal fu Francesco
1471. Francesco Contarin fu Polo
1474. Lodovigo Zane fu Bernardo
1477. Antonio Venier fu Andrea
1478. Bernardo Zuzagne fu Pangrazio
1479. Vettor Contarin fu Zuane
1480. Francesco Salamon de Marco
1481. Gio. Vittore Contarin (2) 1481. Piero Querin Kav. de' 40 fu Antonio
1484. Luca Zen
1484. LucaZen fuSavio det.f. (3) deMarco
(1) Del 1441 trovo un Giovanni Baldi; ma credo che sarà il Zuane Boldu
che vedesi al 1440.
(2) Gio. Vettore Contarini è nominato in un rogito del 1481 di Ugo Caleffini ,
nell' archivio notarile : assentatosi , dopo la scomunica datagli dal vescovo , lasciò
Francesco Dottori suo cancelliere, che poi parti pur esso nel 1482.
(3) Le lettere t. f. significano Terraferma , cioè il territorio veneto fuori delle
lagune.
29*
--
1486-7. e 8. Pietro Doná
458
1487. Piero Donado fu Lorenzo
1488-9. Ant. Vinciguerra Dandolo 1488. Vinciguerra Dandolo fu Savio de t. f.
de Marco
1489. Antonio Erizzo fu Marco
1491. Bartolomeo Vitturi fu Savio de t. f.
de Maffio
1492. Piero Duodo fu Savio de t. f. deLuca
1494. Francesco Pasqualigo D. fu Alvise
1495. Antonio Boldù
1496. Zuane Mocenigo fu Piero
1497-8. Bernardo Bembo
1501. Cristoforo Moro
1504. Marco Zorzi
1505. Luigi Da Mula
1506. Sebastian Giustiniani
1509. Francesco Doro
1497. Bernardo Bembo D. e Proc.
1498. Donado...... Ambasc. a Roma, fu Ant.
1500. Francesco Moro fu Co. del Cons.deX,
fu Lorenzo
1501. Zaccaria Contaren Kav.Amb. all'Imp.
1502. Marco Zorzi Kav., del Cons. de X,
fu Bertucci
1504. Alvise Mula f. (1) fu Francesco
1505. Sebastian Justinian
1507. Ang...... Pisan
1508. Francesco Orio fu Avogadro, fu Piero,
ultimo, partito nel 1509.
Delle due note devesi preferire certamente quella data dalla bi
blioteca veneta, non solo come la più copiosa, ma come anche la
più esatta , persuadendone la stessa provenienza. Le differenze che
vi s' incontrano, se sono di uno solo anno, con la uguaglianza dei
personaggi, può derivare dall' epoca, in cui forse accadeva la rinno
vazione del Visdomino, se cio era non al 1 gennajo, ma a tempo
inoltrato nell' anno.
(1) 1505. 18 dicembre. Leonardo Loredano scrive al Vicedomino in Ferrara
Nob. Luigi ( cioè Alvise) Da Mula sopra una concessione a D. Antonio del fu Bar
tolomeo Tessari di Cluca territorii Coloniensis, che viene astabilirsi in questa città.
--
459
XXXV.
Zecca
La Zecca di Ferrara non ha bisogno di essere illustrata, dopo le
opere dell' ab. Vincenzo Bellini sulle Monete di Ferrara, sulla Lira
Marchesana, e sulle Monete d' Italia del Medio Evo (1), le cui lacune
vengono riempite dagli Ultimi Momenti della Zeccha stessa e dall' al
tra operetta Monete e Medaglie Ferraresi del ch. Giuseppe Mayr. Quin
di mi limito, com'è mio scopo, a dare alcuni documenti intorno ai
varii conii da monete. Il privileglio di batterne l' avemmo da Federi
co I imperatore sino dal 1164, come si comprova dall' atto di con
ferma datane da suo figlio Enrico VI nel 1191 ; e la prima moneta,
che comparve con lo stemma di Ferrara bipartito,fu del 1347, men
tre le prime della zecca portarono il nomedi Federico. Cesso l'eser
cizio ed il privilegio della Zecca con un bajocco del Pont. Bened. XIV
nell' anno 1754. Ferrarino si disse la prima moneta dalla città di
Ferrara , nella stessa guisa che il bolognino da Bologna , il carlino
da Carlo d'Angio, paoli da Paolo, giuli da Giulio, gregorina da Gre
gorio , bajocco dalla città di Bayeux , quattrino o quadrino dalla sua
primitiva forma quadrata ecc. Già tutti sappiamo con quali stadii di
meccanismo si esercitarono le zecche , e quale sia la diversità fra il
battere a martello , a palla , ed a macchina ; quale la differenza fra
il conio ed il ponzone, chesi costruisce di fino acciajo, addolcendolo
per lavorarlo, e ritemprandolo dopo.
Nuova non è quest' arte di ammollire tale metallo, che ora si ado
pera eziandio per la incisione: del relativo processo parla pure nella
sua vita il Cellini , che visse nel secolo XVI. Gli Estensi , cui pochi
erano eguali, nessuno superava non solo nella magnificenza, ma ben
ancora nella scienza politica e nella pubblica economia,ben sapeano
tenere un giusto equilibrio nel corso e nel valore delle monete , per
non soffrir danni di metallo o di contante. Allorquando uno Stato
(1) Il Bellini avea fatto preparare molti intagli in legno per compilare un' ag
giunta alle monete ferraresi : ma non pose ad effetto il suo pensiero. Quegli stampi
stanno presso mons. Antonelli, dal quale forse avremo il lavoro.
460--
vicino batteva moneta di lega inferiore alla propria , o se ne proibi
vano la introduzione ed il corso, o se ne batteva altrettanta di egual
lega , per versarla nell' altro Stato. Cosi toglievasi modo agli specu
latori , che sempre ve ne furono , di ritirare ed estrarre dell'argento
e dell' oro per darne un corrispondente valor ideale in rame od in
zinco. E tanto é vero che si conoscevano e si praticavano tali studi
ste
a beneficio dei sudditi, che si trovano anche stampate istruzioni su
tali materie, fra cui pregevole si è quella, in rapporto al suo tempo,
del segret. e cancell. ducale Bartolomeo Prosperi ad Alfonso II d' E
Breve istruzione sopra il discorso fatto dal mag. M. Gasparo
Scaruffi per regolare le cose delli danari ; In Reggio , per Hercolano
Bartoli 1582 in fol.; libro nel quale si fanno conoscere i rapporti
fra l'oro e l'argento , le leghe , la impressione delle note sulle mo
nete, ossia il vero loro valore, il conteggio a moneta Imperiale, cioè
lire a soldi venti, e soldo a denari dodici , appunto perchè l'oro sta
all' argento come uno a dodici ecc.
Infiniti furono i bandi proclamati sulle monete , sia per batterne
sia per proscriverne il corso o per regolarlo, sia contro i falsarii (1)
ed ancora pei tosatori. Già nel lib. III dello Statuto vi è la Rubrica
Pena sbolzonantium vel tondentium monetas-, ma vi furono anche
proclami speciali , fra cui è meritevole di menzione quello del 13
novembre 1462
Bando per moneta falsa , e manutengoli ecc. il
contravventore cada a la pena del fuocho, cioè de essere brusato et arso
sì chel mora et ' anima dal Corpo separtisca, et a la confiscatione et
publicazione de tuti li suoi bieni (sic) a la Camera del N. Signore
( Commiss. Ducali Lib. 7. N. 10 arch. comunale ). Nè mancarono
i consigli della Chiesa stessa e de' suoi ministri, e vediamo nel Con
fessionale generale del b. Bernardino da Feltre molto utilissimo ( Ediz.
del sec. XV ), porsi a peccato ai mercanti non solo la spesa di moneta
falsa, ovvero che mancha di peso, ma sibene se l'ha tosata. Con tutto
ciò questa colposa industria seguito pur sempre , ed in modo che
dovea trovarsene anche alle pubbliche casse o banchi , perchè un
Annibale Leati ministro del Comune , che nel 1578 sopraintendeva
a lavori di un baluardo, nel chiedere al banchiere comunale del de
naro per pagare gli operaj termina con queste parole- V. S. si
(1) Lodovico I f.º di Carlo Magno prescrisse la pena del taglio della mano ai
falsificatori di monete.
--
461
contenti di grazia darmi buona moneta che mi convien spender a' mi
seri fachini, et simil gente che nissun vole certe monete tose, et non mi
occorendo altro ecc. Dal baluardo , alli 16 Luglio 1578.
Inutile
sarebbe il dar nota delle monete che furono in corso, potendosi ciò
vedere dalle opere sopracitate ; oltre di che molte di forestiere po
teano pure qui spendersi al valore loro assegnato; fra cui si trovano
accennati i bezzi venetiani et tedeschi , i berlingozzi di più sorta , i
Mozzenighi di Modena e i Zanfroni del regno ; la quale ultima moneta
odesi anche oggidi non infrequentemente nominare : ed un sanfrone
trovasi annotato in un libro della sagristia Cattedrale, dato in elemo
sina da un Ottaviano Ongarello fratello de M. Primicerio, per rifare un
camise vecchio, rotto, trovandovisi di contro segnate L. 4. 4.
Non si hanno memorie precise dei locali dove si esercito la zecca,
ricordandosi però una bottega in piazza nel 1529 , come vedremo
,
e l'ultimo locale nella casa tuttora conosciuta con tal nome in an
golo alle due vie de' Carri, e del Camaleonte. Neppure si ha la nota
di tutti li zecchieri ed incisori, e solo di talune opere e di taluni con
duttori o capi si ha qualche cenno, ed ora dirò di questi e di quelle.
Nel 15 febbrajo del 14... si ha un Gerolimo de Alberto da Vienexia Mai
stro de la cecha de Ferrara, che somministra del rame a Guasperino
da Vicenza per gettare la campana della Cattedrale; mentre poi
nel 31 Agosto dello stesso anno trovo un Guron da Porto superior
m
a la cecha del comun de Ferrara. Nel 1452 M Chabrino da Cremona
orevexe fa asazi de monede pel Chomun; nel 1530 in un rogito del
28 gennajo di Girolamo Terzani Cremona si nomina Magr. Pandul
phus filius q. Peregrini Cervi Magister cunei monetarum civitatis Fer
rariae civis et habitator in contracta S. Petri , e dello stesso anno un
Francesco Novellino è menzionato quale già Maistro dela Cecha nel
1529 pagato per la bottega de M. Christophoro di Girardi posta in
piaza drito il campanile del Episcopato de Ferrara , in la quale se
Nel 1536 uno Stefano Beltramotti
exercita il maisterio de la cecha.
figlio di Francesco si trova iscritto nell' estimo della età annorum
quindecim exercens se ad cecham. Nel 1550 un ferrarese assaggia mo
nete in Venezia
dono in drieto taliati
scudi doi mandati a Venexia allo ambassadore
per far fare il sazo per uno Mantuano et uno ferrarese, quali reman
il quale ambasciatore era il M. Girolimo
Faruffino Oratore Ducale a Venesia , che fa fare il sazo de la bonta
de li schudi che se bateno in Ferrara. Nel 1555 muore Francesco del
--
462
fu Galeotto Zerbinato, Maistro della Cecha anche del 1554 assieme ad
un Domenico Gambaro; il quale Zerbinato teneva l' esercizio in casa
propria ; e circa quest' epoca ne fu pure Maestro un Tomaso Zerbi
nato padre di quel Paolo , dalle cui memorie ricavò una cronaca
delle cose ferraresi suo figlio Giovanni Maria. Nel 1568 vi tro
viamo un Marco Zangarino , che pare vi fosse ancora nel 1579: e
dissi pare , perchè del 1572 vì trovai un Marc Antonio Trevisano ;
e finalmente rinvenni del 1575 un Battista di Galuzzi da Bologna
assaggiador deputato sopra la zeccha de Ferrara , et Ponzoneria. Ora
veniamo alle monete.
1472, 28 Aprile. Grossi d' argento novamente battuti ala liga Veneziana
in Ferrara, col conio et stampa dela imagine de San Maurelio da uno lato,
et dal altro dela imagine de sua Excellentia a cavallo, che valevano qua
trini XII l' uno , non hano quel spazo et corso a Venetia, nè la conformità
et convenientia cum li grossi Venetiani , gli uni batuti al tempo de Borso
Duca ( el Veneziano vale quatt. XI e per cio ne viene dano ), se determina
che se batano in avenire da quattrini XI con lo stesso conio et stampa.
Et perché non se ne abbia dano da chi posega, fra cinque giorni sarano
portati al Nobile homo Alessandro di Ariosti Superiore ad epsa cecha, et
cambiati a quatt. xy.
Questa determinazione ci conferma quanto ebbi a dire or ora
sull' equilibrio mantenuto sempre dagli Estensi nel valore intrinseco
delle monete, in rapporto ai limitrofi Stati; e ci fa eziandio conoscere
come diverso dovea essere l'incarico corrispondente al titolo di Su
periore da quello di Maestro della Zecca. Prima di proseguire noterò
che del 1475 nel di 11 febbraro furono impiccati Felippo orevese, con
Francesco da Venezia , drito la rengiera del palazzo su due forche
grande per aver rubato la ciecha ; forse volea dire nella zecca !
1493. A spexa extraordinaria Lire tre soldi tredexe m per lej a M. To
maxo dala Cecha videlicet Lire una soldi nove dinari sei per lo interesse
de testoni 240 che pexo L 5: 7: li quali lui desfeze adi passati che a sol
di 6 l'uno sono L. 72 et sono restati in tante monde (sic-forse monede)
de Alecornij et Balzarinj lire 70 soldi 10. et L. 1: 8 den. 6 per la mani
factura a soldi undexe per Lib; la quale volse lo Illm Don Alphonso per
zugare , et soldi .... per lo interesse
.......
a mixi passati lo dicto M.
Tomaxo per desfare liAlichornij dele p. stampe et reffati in l'altra stampa.
1505 Luni a dj xxviiij de decembre
A M. Zoane Antonio da Folegno
orevexe per sua mercede d' havere facto para doa de stampe da monede ,
videlicet una da quarti de arzento de soldi 15 l'uno , nel quale da uno
--
la
463
do gli è intagliato la testa del nostro Illm s. Ducha Alphonso con litere
che dicono- Alphonsius Dux Ferrariæ iij- da l'altro lado gli è una
figurina che siede cum una testa de lione in mano , cum litere che dicono
de forti dulcedo-; L'altra stampa che è per dopioni da duj ducati
l'uno glie da uno lado la testa del prefato S. N. Duca cum le suprascrite
letere, et dal' altro lado due figurine, cioè uno Christo, et uno hebreo, cum
litere che dicono quæ sunt Dei Deo. Et queste attento che il dicto M. Zoane
Antonio è obbligato senza altro pagamento a mantenire le stampe che se
rumpono ala cecha , secondo l'ordine consueto , et como appare etc.
1522. Spexa extraordinaria dè dare lire trentatre, le quale se fano bone
per la dicta a M. Zoane Antonio da Folegno orevese per sua manifactura
et spesa de havere fatto una stampa da monede de arzento , che se expen
dono per soldi cinque m. I' uno , suso la quale lie la testa del n. Illm S.
Ducha Alphonso cum litere intorno Alphonsus Dux Ferrariæ iij-et dal
altro lato uno Re inzenochioni devanti ad uno altare cum litere intorno
invocasti me, liberavi te- et de sotto dele figure Kezerkas (esergo), attento
che il dicto M. Zoane Antonio è obbligato a mantenire a sue spese le su
pras : stampe ala Cecha de Ferrara ecc.
1522 Mercurj adı xı Zugno- Spexa extraordinaria dè dare Ducati
dieci d'oro, li quali se fano boni per la dicta a M. Zuane Antonio da Fo
ligno orevese , li quali se meteno a moneta L. 33 m. d'accordo cussi in
dicta summa, come per due altre stampe che luj fece del anno 1505; per
chè allora l' oro non era de tanto valore come hora , et attento che luj è
obbligato a mantenere le stampe senza altra spesa de questo comune de
Ferrara , quando dicte stampe se rumpessero , li quali dinari sono per il
pretio et sua mercede de havere facto uno paro de stampe da monete , su
le quale da uno lato gli è la testa del N. Illus. Duca, cum litere intorno
Alphonsus Dux Ferrariæ III
dal riverso un David che ha tratto uno
agnello de bocca del leone, cum litere intorno
de manu leonis ,
le
quale monete sono già già stampite , et se expendono per soldi diece m.
l'una , de commissione de s. Excellentia; le quale stampe furno facte de
mese de Aprile proximo passato.--
Il quale Giovanni Antonio da Foligno si riscontra eziandio molti
anni più innanzi per stampe da monete de Hercule II et per stampeper
sesini persino al 1545, come da suo credito per l' antecedente 1544.
Dal 1534 al 1536 lavorò un Leone Battista orefice modonese.
1536 30 agosto. A Maes. Lione Baptista aurifice da Modena et Maistro
de le stampe de le monete che se bate in cecha , per la stampa di mezi
quarti de argento ( si pagano alcune Lire, ed invece che a lui ) a Bonajuto
di Jacob hebreo prestadore, per rescodere suoi pigni ecc.
--
464
1536. Nel 28 febbrajo questo artefice fa istanza per lire 83 e soldi
12, da pagarsi per L. 50 al detto Bonajuto al banco de' Sabbioni in
Ferrara per riscuotere suoi pegni, e lire 10 al Monte della Pietà , e
pel resto a lui stesso. Questa istanza autografa e firmata esiste nel
l' archivio del Comune. Molte altre partite si trovano a suo favore,
ma non interessano per non dichiararvisi il lavoro. Egli firmavasi
Leon da le stampe di la cecha duchal (1).
Di questa epoca circa lavorò pure un Daniele da Basilea con suo
suocero Zoane Antonio per istampi da monete della Zecca; e non
andrebbesi forse lungi dal vero nel ritenersi che questo suo suocero
Gio. Antonio fosse l'artefice da Foligno, che poco fa abbiamo veduto.
Viene ora un Bartolomeo Nigrisoli, a cui favore si trovano partite
dal 1537 al 1570. La prima da me rinvenuta è appunto del detto
anni 1537 per stampe da mezzi quarti de aregiento ; altra è del 4
gennajo 1550 per una stampa con la figura del Duca Ercole II e
con le lettere- Mihi vindictam, et ego retribuam vobis
e per altra
stampa da meggio ducato, con al lato la testa de Hercule II cum litere
intorno
Her. II dux ferr.; IIII-et dal lato reverso una Forza de
Hercule cum litere atorno che dice- Mihi vindictam, et ego retribuат.
Nel 1550 è pagato per alcune monete ducali in genere; e nel 1554
a di iij Feberaro per manifactura de havere a fare uno paro de stampe
da batere monete de argente da megio scudo ' una, dal lato drito la
testa del N. S. Don Hercule cum litre intorno her. dux ferrariæ IIII,
dall' altro colle litere ecc. come a quella del 1550.
Nel 1568 ne fa
da batter quattrini con l'aquila da una parte e le lettere Alfonsus II
Dux quintus, e dall' altra ' arma del comun con litere Ferrariae.
La seguente partita del 1570 si riferisce a lavoro eseguito fino
dal 1559.
1570 Sabado di xxx Septembre- A Barthol. Nigressuolo orevexe per
mercede sino dell' anno 1559 de due para stampe, una da Ducati da uno
lato la Croce con una santa Madalena, e dal altro l'arma duchale ; et altra
stampa per quarti da uno lato la testa del gran (sic) già Illm S. Ducha
(1) Un Nicolò Lioni da Zagabria fu zecchiero in Parma tra il 1551 ed il 1554,
ed era figlio del q. Stefano cittadino di Parma della vicaria di s. Alessandro. È ri
cordato nella Zecca parmense dell' Affò all' anno 1559 come orefice e saggiatore
della zecca stessa ( Cappelli, not. ecc. pag. 204 e nota 3ª ivi). Forse fu della stessa
famiglia o figlio di Battista.
--
465
Hercule, et dal altro là el cane corbaro ( sic, voleva dire cerbero ) , et per
non haverli posto le lettere ecc. L. 22 soldi 10. de m.--
Un Pastorino da Siena lavorò eziandio per alcuni anni nella zecca
ferrarese, se pure non furono due, giacchè del 1554 si trova pagato
Pastorino Gian Michele senese, mentre poi del 1559 viene accennato
nelle partite un Pasturino di Pastorini da Siena ; potrebbero essere
stati padre e figlio (1).
1554 17 Sett. A mas. Pastorino Gioa : Michielle Senexe per stampe di
più sorte da monete per la cecha.
1554 1. Dec. Allo stesso per havere facto le stampe consegniate a
M. Francesco Zerbinato et a M. Domenico Gambaro Maistri Cecchieri, vi
delicet
1. un paro de stampe da quarto de scudo dargento con la figura de la
testa d' Herc. II.
Hercul. II. Ferr. Dux IIII. cum el 1554.
(1) Sempre più mi confermo in questo mio dubbio , nel vedere che Pastorini
Pastorino ( non Gian Michele ) servi gli Estensi anche per la zecca di Novellara
nel 1574, come da lettera scrittagli nel 31 marzo da Reggio da Gio. Antonio Signo
retti conduttore e zecchiere in Novellara stessa, donde allora trovavasi assente. Dice
il ch.º march. Campori ( Dizion. degli artisti ecc. pag. 349 ) che tale documento
prolungherebbe di parecchi anni la vita di Pastorino in confronto al termine datogli
dagli annotatori del Vasari. Ma se furono due persone , il documento si riferirebbe
certamente al secondo. Lo stesso march. Campori lo dice pittore e coniatore: il Ci
cognara nella Storia della scultura lo dice coniatore di medaglie (to. II, pag. 431)
chiamandolo semplicemente Pastorino da Siena, e così lo chiama il Baldinueci nelle
vite de' professori del disegno ( vol. V ) qualificandolo pittore di vetri , ed in tale
qualità lo pone Cantù, dicendolo per altro Pastorino Micheli da Siena. Il De Boni
nel suo Dizionario Artistico ne pone due distinti : il primo , eccellente coniatore ;
il secondo, allievo di Guglielmo buon pittore sul vetro. In tanta incertezza e discor
dia sarei per opinare , come già dissi, che due sieno stati i coniatori e zecchieri e
cioè del 1554 Pastorini G. Michele, indi nel 1559 Pastorini Pastorino , forse suo
figlio coniatore a Novellara nel 1574 : e quasi sarei per credere che il Pastorino
pittore di vetri fosse diverso affatto da questi due coniatori , dacchè il Baldinucci
non fa parola di conii, nè di medaglie, e chiamalo solamente, come ripeto, Pasto
rino da Siena , per cui Michele sarebbe un nome , e non un cognome, nè saprei
come aggiuntovi nella storia degl' italiani. Cellini, contemporaneo de' Pastorini , non
trovo che ne abbia fatta menzione. Bensi trovai un Pastorini Pastorino senese ap
punto del 1574 essere annoverato ( ed è il secondo in lista ) fra i Maestri Com
mettitori, Direttori e disegnatori dal 21 aprile detto anno al 3 febbrajo 1609, come
dalle Notizie storiche sulla origine e progressi dei lavori di commesso in pietre
dure , dell' I. R. Stabilimento di Firenze, del Cav. Prof. Antonio Zobi, Fir. 1853 ,
2ª edizione.
--
466
2. Una stmpa de uno biancho chè per la mitade del quarto, cum la fi
gura sopras. ecc. dall' altro lado una patientia cum litere- Superanda
omnis fortuna.
3. Stampa del megio biancho de sopra, d' aregento, da soldi IIII e din.
VI l' uno, e la figura dela testa ut supra ecc. e dal altro lato una aquilla
biancha ( sic ) possata nel semprevivo, cum uno gilglio de sopra
le litere
Nobilitas Estensis.
intorno
4. Una stampa da cavalotto daregento , che val doe moraglie , da uno
lato cavallo cum uno homo armato sopra, cum litere intorno
Deus for
titudo mea;
da laltro lato le arme dela caxa da Este cum la corona sopra,
cum litere intorno
Herc. II Ferr. Dux IIII.
5. Una stampa da batere Moraglione da..... uno lato cum la figura della
testa ecc. et da laltro lato una sphera cum due semprevivo cum litera
Usque ecc.
Segue una spesa pel cassone, ove si custodivano gli stampi
1558. Ala spexa extraordinaria ed al magnan per chiavadure como le
soe chiave, una da otto chrosse, et una da quatro chroxe, nel 21 Desembre
1558 de chommission del Sig. Judice delli xij Savij, a uno chassone chè in
la cecha, dove se bate li dinari, et questo chassone si è del Maistro dela
cecha , dove se mete le forme che se bate li dinari ogni sira; il M. dela
Cecha tene una chiave, e l' soprastante dela cecha una altra, et non se pole
aprire dicto chasson l' un senza el compagnio, et quando dicto M. dela Cecha
partirà, è obbligato a rendere le doe chiave, et doe chiavature como le sue
chiave al chomun de Ferrara, monta Lire sete, soldi quatro m.
1559 a dì xxvij Aprille. Mandato Illm. dni Comitis Galeatii Esten. Tas
soni Jud. xij Sap. comm. Ferr. Voi Mss. Alexandro Quaresima Thexor. del
dicto Comm. dacti et pagati L. 25 m. a spexa M. Pasturino di Pastorini da
Siena a bon conto de fare stampe et ponzoni da batere dinari in ceccha di
Ferrara.
Franc. di Mantuani M.º del conto ecc.
Vedemmo del 1575 un M. G. Battista Galuzzi bolognese assag
giatore alla nostra Zecca : questi nel 1580 è pagato per havere inta
jato uno bollo de ferro per bollare li ferramenti che se adoperano
zornalmente per questo chomun; pel qual modo il Municipio si cau
telava per quanto poteva da rubamento che si potesse fare di que'
suoi effetti.
Sappiamo ancora che lavoro per la Zecca di Ferrara il celebre
coniatore di medaglie Paolo Selvatico, posto fra i ferraresi e lodato
dal Cicognara nella sua Storia della Scultura; egli fece de' conii per
467
gli Estensi, che segui poi a Modena ; indi passò a Parma al servigio
di Ranuccio I nel 1606. Di lui si hanno bellissimi conii di acciajo in
Milano nella Zecca , e specialmente nel regio gabinetto delle Medaglie
( Cicog. succit. St. vol. II pag. 419 ) (1). Finalmente accennerò un
Maturino Bernardi, cui si pagarono nel 4 febbrajo 1656 scudi cin
quantasette per fare l' impronta di papa Alessandro VII, e quello dei
conii per battere le monete, come da sua lista ecc.; unica partita che
trovai per la zecca ferrarese al tempo del dominio dei papi.
(1) Se non fu lo stesso Paolo, al certo qualche suo affine, forse un suofi
glio, prosegui a servire gli Estensi in Modena: infatti con avviso stampato colà dagli
stamp. Ducali Antonio e Filippo Gadaldini, in data 13 agosto 1612, Lodovico Selva
tico Zecchiero e Pietro Gio: Ingoni Banchiero offronsi a riprendere le monete Mo
donesi da venti col mollo Addit. etc., valutate a Ferrara undici bolognini, per ribat
terle in altra moneta.
FINE DELLA PRIMA PARTE
Partę Seconda
ARTISTICA
Sezione Prima
ARTI E MANIFATTURE
I.
Arti in genere
Lee Arti si può dire che nacquero coll' uomo ; e c'insegna la
stessa Genesi che gli uomini antidiluviani fondevano , temperavano
e lavoravano i metalli , e singolarmente il ferro materia madre di
tanti altri mestieri. La sesta generazione conosceva gl' istrumenti mu
sicali , e poco dopo il diluvio sorsero alcune città e monumenti
orientali , della cui grandezza e magnificenza conservasi tuttora la
memoria; e per quanto il sapere in allora pur vogliasi ritenere
limitato , è ben certo che magnificenza e grandezza non si sareb
bero raggiunte senza industria e senz' arti. Loro compagno è il
lusso; le armi sono una necessità; quindi l'arte di fabbricare, l' arte
di abbellire , l'arte delle vestimenta , de' giojelli , delle armi e di
quanto addiviene di mano in mano un bisogno per la vita e l'arte
stessa di eseguire quanto sia necessario all'esercizio di tutte le altre.
Siccome poi gli uomini sentirono il bisogno di formare tra loro
una società, cosi gli esercenti arti e mestieri sentirono quello di
strettamente collegarsi fra loro , e formarono in diversi tempi e luo
30
470
ghi delle corporazioni od università coloro tutti che si occupavano
di una stessa qualità di lavoro. Una differenza esiste ancora fra le
arti ed i mestieri , chè questi si esercitano meccanicamente senza il
concorso dell' ingegno ; quelle più coll' ingegno che coll' opera si
professano. Arti belle poi sono l' architettura , la pittura, la scultura,
l' incisione, la musica e tutto ciò che a queste si riferisce. Come tali
corporazioni vi fossero in antico , ben diverse però dalle caste , che
dividevansi a seconda della nascita e della lingua; come le unio
ni veramente artistiche avessero esistenza sino dai tempi romani ,
e poscia nei Municipii (1); come si sviluppassero; come avessero luo
go in ogni solenne radunamento , in ogni regale ingresso , in ogni
magnifica festa ; come occupandosi di politica preponderassero nelle
pubbliche risoluzioni, o nelle fazioni, a favore talvolta e tal altra a danno
dei Governi; tutto può vedersi dettagliatamente narrato da varii scrit
tori (2). Queste corporazioni con la loro unità faceano fiorire le arti ;
ne venivano solidarietà, protezione, insegnamento, sovvenzioni, mutuo
soccorso, morale e religione. Vennero soppresse nella vista di togliere
una forza compatta che potevasi scagliare contro quella del Governo ;
e così cessava una delle più utili e più belle istituzioni della umana
famiglia. Il Pontefice Pio IX tentò di richiamarla in vita nella città
di Roma; lo che servir dovea di esperimento per farla rivivere in ogni
altra dello Stato; ed è un saggio di alta sapienza legislativa l' Editto
che ne dà l'autorizzazione. In questo Moto proprio ( 14 maggio 1852)
si hanno le seguenti parole :
I gravissimi mutamenti che rispetto all' esercizio delle Arti industriali
s' introducevano nel commercio sul declinare del passato secolo , ed alcuni
riprovevoli abusi che nella lunga serie de' secoli si erano sventuratamente
insinuati nelle associazioni ed Università, in cui si raccoglievano i commer
cianti e gli artieri di questa nostra Metropoli , indussero l' animo di Pio VII
nostro antecessore di g. r. a privare le Università medesime di quei privilegi
de' quali si erano fino allora avvantaggiate. E per quanto l'ultimo dei tre
Motu-proprii a ciò relativi sembri esser dettato con qualche rigore, non di
sconosce tuttavia le virtù e le opere meravigliose , che per intieri secoli la
prudentissima istituzione di tali Università avea prodotte a beneficio della
(1) Luigi IX ( il Santo ) nel 1254 organizzava in Francia il Corpo dei Mestieri.
(2) Fra gli altri , veggansi specialmente il Moroni all' articolo Universitá Arti
stiche, l'ab. Raffaello Marchesi nel Cambio di Perugia ( Prato, Alberghetti 1854),
e la Civiltà Cattolica anno III vol. X 1852.
intiera società cristiana
471
e poi soggiungesi-La ragione de' tempi e delle
attuali legislazioni ci vieta assolutamente il volgere i nostri pensieri al ri
stabilimento degli antichi sistemi di privilegio in favore di qualche classe
di commercianti ed artisti, ma per altra parte la sollecitudine del N. A. Mi
nistero imponendoci il sacro dovere di procacciare nei migliori modi il vero
bene delle anime de' nostri sudditi, senza dimenticare perciò i domestici loro
interessi, esige da Noi un salutare provedimento, il quale richiami la spen
sieratezza, in cui molti vivono, ad una cura più attenta , singolarmente de
gl' interessi spirituali ecc.
Poscia si discende alle prescrizioni che debbono regolare le Uni
versità degli Artieri, che andavasi a resuscitare.
Passati quei secoli nei quali la guerra e la prepotenza erano il
principale pensiero dei governi e dei feudatarj, ebbero a risorgere le
arti , le manifatture, le industrie. Per chi potea giungere al ritrova
mento di un nuovo meccanismo, di un nuovo metodo di confeziona
mento in qualche ramo commerciale, o di operazioni d' industria, era
preparato un brevetto di privativa, perchè l' inventore avesse in essa
per un determinato numero di anni un compenso alle sue fatiche
ed al suo ingegno. Io non discuterò se tali privative possano affarsi
ai principii di una vera giustizia, o se piuttosto fosse dovuto un pre
mio agl' inventori, lasciando poi che il già segreto rimanga palese a
beneficio di ogni altro cittadino ; chè inutile sarebbe siffatta disquisi
zione mentre abbiamo privative secolari, adottate anche dai governi
che si chiamano liberi, solo perchè giovano ad impinguare l' erario
dello Stato. Molti sono i generi di Regalia, fra cui la coltivazione del
tabacco e la confezione del sale, che niuno impunemente potrebbe
attentarsi d' esercitare senza correre il rischio di vedersi lesa o la
incolumità della persona, o la santità del domicilio ( Art. 17.Decreto
minist : 26 settembre 1862 ). Non è permesso al cittadino di allevare
una qualità di piante che sorelle uscirono alle altre dall' onnipotente
mano del Creatore ; non gli è dato di approfittare del sale che an
che senz'artificio, ma con la sola evaporazione degli umidi suoi terreni
possa produrre l'azione del sole !
Ma lasciamo questo argomento ; e venendo a Ferrara, chi non sa
che specialmente gli Estensi procurarono constantemente d'introdurre
nel loro Stato qualsiasi possibile arte ed industria , per farvi fiorire
il commercio , e procurar si che la nostra città seconda non fosse
giammai a verun' altra ! Stampa, e panni e sete , velluti e telaggi ;
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472
artiglierie, polveri, vetri, maioliche e porcellane; filature d'oro e di ar
gento ; corami ed ogni genere di pelli, e tante altre manifatture, di che
anderò a dare un breve cenno per quanto potei rinvenirne memoria (1).
II.
Stampatori, Libraj e Cartolaj
La stampa, questa prodigiosa invenzione dell' ingegno umano, ebbe
nascimento in Alemagna alla metà del secolo XV (2), sebbene già si
conoscessero i tipi mobili, coi quali s' impressero moltissimi codici,
molte carte da giuoco. Dalla Germania passò sollecitamente in Italia
ed in Francia, e gl' italiani furono i primi ad accoglierla. Ferrara fu
tra le prime città della Penisola ad attivare tipografia, ciò che avvenne
del 1471 con magistero di Andrea Belforte francese, che i ferraresi
aggregarono alla loro cittadinanza ; e già l' avrebbe avuta un anno
prima se il march. Estense non si fosse rifiutato alla domanda di
Clemente Donati di qui portarsi e stabilirsi coll' arte sua, che avrebbe
esercitato con otto torchi o telaj , rifiuto ch' ebbe causa dalle gravis
sime spese di guerra e di rotte ai fiumi. Lasciando a parte il Com
mento di Servio Onorato, che niuno de' nostri bibliografi giammai potè
vedere, il primo libro qui stampato che si conosca è il Marziale del
(1) Vi era pure una sega ad acqua pei legnami sino dal secolo XIV , come ve
dremo alla seconda Sezione di B. Arti, articolo Ingegneri ed Architetti, 1376, Ber
tolino da Novara.
(2) Gio. Guttemberg di Magonza, nato nel 1400, fece nel 1436 società con An
drea Dryzhen d' arti e segreti in Strasburgo. Poi tornò a Magonza nel 1443, e nel
1450 si associò all' orefice Fust. La tabellaria cioè tavole incise, la xilografia cioè
caratteri mobili in legno, e la impressione di caratteri cavati da matrici fuse, furono
i loro esercizj. Capitò a Magonza Schoeffer di Darmstadt copista a Parigi, e nel detto
anno 1450 fu stipendiato da que' due socj. La Bibbia a caratteri mobili e fusi usci
nel 14 agosto 1457.
Per la stampa si adoperarono carte e membrane : la carta
risale al secolo IX, ma l' Europa non l'usò comunemente che verso il secolo XIII;
la pergamena ( da Pergamo nella Turchia asiatica ) equivale alla membrana; la più
antica per la scrittura fu di vitello, e di capra ( Dandolo Tullio; I secoli di Dante
e di Colombo, Studj storici, tom. II pag. 248 e altrove). In quanto poi alla stampa
tabellare, che pur vorrebbesi trovata in Harlem, vi ha chi ne accorda la preferenza
a Ravenna per quell' antico libro del conte di Cunio, che rimonta ai tempi di Ono
rio IV, cioè tra il 4285 e il 1288 ( Cenni sulla invenz. della stampa ecc. Forli, Ca
sali 1841, pag. 31 nota).
--
473
2 luglio 1471. Non parerebbe credibile per altro che un'opera volu
minosa quale si è questa potesse allora eseguirsi in si breve spazio
di tempo; ed è perció che vuolsi piuttosto ritenere introdotta la
stampa presso di noi nello stesso 1470.
Ciò che io trovo assai curioso è il vedersi come in questa città
non siasi giammai riprodotta edizione alcuna di Dante (1) o di Pe
trarca , nè rinnovate quelle del Furioso dopo la celebre e rarissima
del 1532, nè della Gerusalemme, nè dell'Aminta, nè del Pastor Fido
dopo le prime del secolo XVI, e solo della Teseide del Boccaccio nel
1475 siasi veduta la edizione uscita dai tipi di Agostino Carnerio.
Ora darò la nota de' stampatori estratta dai manoscritti di Giro
lamo Baruffaldi juniore per quanto riguarda i due secoli XV e XVI,
con la continuazione dei susseguenti due, che non potrei per altro
azzardare di assicurare completa. Aggiungerò quelle notizie che
somministra lo stesso scrittore , non che i documenti da me trovati
ed esaminati. E pongo avanti a tutti colui che in Ferrara non istam
pò; ma primo fu ad offerirsi a stampare, cioè quel Clemente Donati
che propose al Duca di venire con la famiglia da Roma a stampar
libri in qualunque scienza e facoltà, chiedendo provisione dal Pubblico
per vitto alla sua famiglia , e per potere per un triennio cum octo
telariis seu torcularibus continue laborare ; alla quale proposta , come
già dissi, non si annui per ragioni di pubblica economia, prometten
dogli però , se vorrà venire , ogni onesto e possibile favore , tanto più
che se l'arte è di molto profitto, ritroverà socj e mercanti da sovvenirlo.
1471-93. Andrea Belforte Gallo, o di Francia, che il Baruffaldi nella
sua Tipografia ferrarese vorrebbe nostro. Fu bensi cittadino ferrarese
per privilegio, e nell' opera dell' Alfragano stampato del 1493 vien
chiamato impressorie artis peritissimus ; ma egli stesso chiamossi di
Francia. Si appoggierebbe lo stesso Baruffaldi al trovarsi che circa del
1440 la chiesa di sant' Agostino fu fabbricata da Ailise figlia di Gio
vanni del Gallo cittadino di Ferrara ; ma è bene ad osservarsi che
questa qualifica era data a tutti coloro che dopo avere abitato per
qualche tempo nella nostra città chiedevano di esservi ascritti, e fre
quentissimi sono gli esempii di un orefice da Bologna cittadino fer
rarese , di un pittore da Pavia cittadino ferrarese , e cosi di cento e
cento altri. Piuttosto guarderemo che nel 1482 era bidello della Fa
(1) Non sussiste la ediz. di Dante citata dal Panzer ( sull'autorità del catal. della bi
bliot. Asckew) col commento del Landino, inFerrara 1481 in fol. senza nomedistampatore.
--
474
coltà medica nella Università degli studii un Michael heres et filius
quondam Magistri Gulielmi a Gallo de Flandria , bidellus artistarum
ferrariæ, mentre poi tutti sanno che in passato i bidelli erano per lo
più nominati fra i libraj o stampatori. Ed è per ciò che potrebbe so
spettarsi essere il detto Michele della stessa famiglia del tipografo Belfor
te, ed avere errato il notajo scrivendo de Flandria invece di de Francia.
1474. Agostino Carnerio , figlio del librajo Bernardino , e che in
detto anno era puer. Io trovo affatto inutili le discussioni del Baruf
faldi per ismentire coloro che credettero Augustinus il cognome e
Carnerius il nome, e quindi essere della famiglia Agostini, quando la
sua stessa conclusione fa conoscere che lo stesso Carnerio ci dice il
proprio cognome nella Teseide del Boccaccio. Che Bernardino suo pa
dre fosse librajo è cosa certissima , come altrettanto certo è che la
famiglia Carneri si conobbe per lungo tempo in Ferrara. La prima
notizia che io ne trovo è di un Antonio nel 1448 (1), il quale nel
1456 abitava da sant' Agnese ed era fratello di Bernardo ; nel 1457
rinviensi un Tommaso, indi nello stesso anno si fa parola di un Gio
vanni figlio di Antonio e nipote di Bernardo.
A la spexa straordinaria Lire una soldi dexesete denari dodici de m.
per lej a Bernardo Carniero Cartolaro per conto de uno quinterno regato
de carta pegorina per scrivere statuti novi che scrive Gujelmo da Roma
schritore , e per chonto de tre repertorj per scrivere certe chopie de bolle
per l' ufizio del Comun ecc. portolli questi Zuane Carniero suo nipote , e
Zuane de Antonello da Verona suo garzone.
tonio Carniero ecc.
Item a Zoane fiollo de An
Item a Bernardino Schudellaro suo garzone.
Nel 30 settembre del 1472 Giovanni Carnerio cartolaro , del fu
Domenico, della contrà della Rotta fa testamento a rogito di Libano
rio Bonomelli , ed a sua moglie Caterina lascia due case per restitu
zione di dote ed un casale per legato; sono sue figlie Polissena, Or
solina e Flisca ; e suoi figli Girolamo e Giovanni legatarj, e lo stesso
Girolamo e Domenico altro suo figlio eredi universali. Girolamo fu
cartolaro , e vivea nel 1495.
Nel 1479 con rogito del 6 maggio
di Bartolomeo Codegori maestro Bernardo Carnerio cartolaro , pur
esso figlio di Domenico cittadino ferrarese della contrada di s. An
drea, riceve confessione a suo favore da Giuliano da Modena factore
et procuratore Dni Ioanis Antonii de Gallarace Cartolari , sive bidelli
civitatis Papie, di essere stato soddisfatto de et pro Inforciatis decem
octo ad stampam, et voluminibus duobus consiliorum Angeli ad stam
(1) Circa di quest' epoca egli fu Cartolaro in Venezia.
--
475
pam (1). Nel 1488 un Bonmatteo de Nigrisoli affitta a Girolamo del
fu Giovanni Carnerio cittadino ferrarese una bottega da s. Romano
ad uso di Cartoleria, fra altre due da berrettajo e da orefice. Nel
1501 il notajo Luca Isnardi fa l' inventario dei beni pro dote dne
Cestantiae filiae M. Pauli de Carnerio. Nel 1510 con rogito di Andrea
Succi Taddea figlia del fu Bernardno Carnerio e moglie di Mastro
Battista Rinaldi fa il suo testamento ; come lo fa nel 1512 con atto
ro
del notajo stesso un M. Alessandro Carnerio cartolaro, figlio del fu
Agostino , cittadino ed abitante in Ferrara nella contrà di s. Romano
in via de' Sabbioni. In questo rogito si fa cenno di Bernardo suo
avo già morto ; di un frate Gian Domenico de' Carnerj eremitano di
sant' Agostino nel monastero di s. Andrea; di sua sorella Ifigenia mo
naca in s. Vito; di Cassandra altra sua sorella e moglie di M. Pie
tro Giovanni Malavolta ; e lasciasi dal testatore sua erede universale
Donna Bella fu moglie del fu Girolamo Carnerio suo zio. Qui dobbia
mo annotare due cose : la prima che del 1479 è Bernardo padre e non
Agostino figlio che riceve la confessione di Giuliano, per cui egli conti
nuava il suo commercio librario, e già in quei primordi della stampa,
oltre le opere della propria tipografia, ne provvedeva pure altrove : la
seconda è che se Agostino del 1474 era puer e del 1512 era morto, la
sua età non avrebbe oltrepassato che di poco i cinquant'anni. Dalle
premesse memorie si ricava il seguente brano di albero documentato
Domenico Carniero o Carnerio
Giovanni
m
Caterina
Antonio
Giovanni
Bernardino
Giovanni Girolamo Domenico Polissena Orsolina Flisca Iacobino
come darogito di Ni
colaImolesi del 1484
Taddea
0
m
M. Gio. Battista Rinaldi
Cassandra
Agostino
tipografo del secolo
XV. iu Ferrara.
Alessandro
Girolamo
m
Bella...
Ifigenia
m
Pietro Gio. Malavolta
forse l' Agostiniano
fra Gio. Domenico.
(1) Infortiatum è il titolo, detto con barbarismo, del secondo volume dei Digesti.
--
476
oltre a Tommaso, a frate Gio. Domenico ed a Paolo e sua figlia Co
stanza, a collocare i quali mancano i documenti.
1475 Picardo Giovanni. Di costui non si conosce che un' opera,
e nulla delle sue vicende; della quale opera si legge Magister Jo.
Picardus hunc librum impressit et finivit ecc. Il Baruffaldi fu di opinio
ne che fossero una stessa persona Giovanni Gallo, Giovanni Tornaco
ossia di Tournay, e Giovanni Picardo francese.
1475. Pietro da Aranceyo, e Giovanni Tornaco socii.
1476. Ben-Chaim Abramo. Vuolsi che fosse di Pesaro. Nel 1488
era già passato, come dicesi, a Bologna (1).
1476. Severino ferrarese. La sua famiglia si conservò lungo tempo
in Ferrara , e nel 1551 abbiamo un testamento di Vittoria del fu
Bernardo Severini , già moglie di un Antonio Gallo. Potrebbe questi
essere stato un discendente del Belforte , che chiamossi anche sem
plicemente Andrea Gallo.
1485. Lorenzo Rossi da Valenza , che poi si associò nel 1492 ad
Andrea de Grassi di Castelnovo. Male interpretava il Baruffaldi que'due
vocabili Rossi da Valenza facendone due cognomi, e per di più at
tribuendogli quello da Valenza per primo e l'altro del Rossi quale
un' aggiunta in causa di eredità od altro legame famigliare ; basan
dosi unicamente sulla esistenza in Ferrara di una famiglia Valen
za (2). Lorenzo nel 1488 sposa una ferrarese.
1488. 19: Nov. Dos Dominæ Lucretiæ uxor Laurentii de Valentia
gister Laurentius de Valentia Cartularius, filius quondam Antonj de Rubeis,
civis ferr. de contracta S. Romani, fuit contentus et confessus cum Nicolao
et Ioane fratribus de Perondinis , calegariis, de contracta S. Pauli, filiis q.m
Perondini, nomine etiam Antonj eorum fratris , et Perondini eorum nepotis,
recepisse ab ipsis.... libras 300 , videlicet 150 in rebus mobilibus , et 150
in pecunia, pro dote D. Lucretiae ipsorum fratrum neptis, et filiae quondam
Bonfadini de Perondinis, uxoris ipsius Laurentii ecc. ( Rog. di Ugo Caleffini
nell' Arch. Notarile ).
Ma
1492. Nel di 9 luglio il notaro Giovanni Biondi o Blondi auten
tica la scrittura fra li due socii. Eccone l'estratto dall' originale ed
(1) Intorno a Ben-chaim ed agli altri tipografi ebraici si potrà consultare l'ope
retta di Gian Bernardo De Rossi, De Typographia hæbreo-ferrariensi Comment.
histor , Parmæ R. Tip. 1780.
(2) Nel 1493 eranvi un Verzilio ed un Felipo da Valenza, e nel 1522 un Bia
sio del fu Zoane da Valenza.
--
477
autografo di Lorenzo , esistente nell' archivio sopracitato. Lorenzo da
Valenza Cartolaro in Ferrara da sancto Francesco fa compagnia con
Andrea dei Grassi da Castelnovo per anni dieci a stampare e a com
prare e vendere , a bene et male, sotto pena di cento ducati a pagar
subito , e dal primo dei due che chiamerà la divisione ; ed in caso
di eccezione , altri ducati cinquanta da applicarsi alla Camera du
cale. Lorenzo si obbliga mettere la caxa et torculo, el stagno , forme
madere ( matrici ) e tutti gli usvegli ( attrezzi ) necessarii a stampare ,
excepti gl' intagli , che potessero achadere per dicto lavoriero. Obbligo
in ambedue per le spese de zitare letere , et achadendo fare legni e
intagli , etiam si obliga la dita Società. Che Lorenzo , da ogni opera
che faranno, possa cavare sessanta Lire per la onoranza e premio de le
0
forme madere, et altri ingegni posti per el dito M. Che Andrea abbia
la parte dei breviarj che ha fatto stampare M. Francesco da Chastello
per nome del signore ( cioè il Duca). Che Lorenzo possa fare o far
fare le litre alla stampa dell' anno 1493; et alcune altre charte delle
secreterie eclesiastiche (sic), e tolle (cioè tavole, forse sinottiche) da puto
per suo uxo e de caxa, et de li psalterj da putj. Termina la scrittura
con altri patti d'interesse non riguardanti l' arte. Nell' autentica è
scritto Egregius vir mag. Laurentius de Valentia filius q. Antonj de
Rubeis Cartularius, et Andreas de Grassis filius q. Gulielmi de Castrono
vo ecc. Dal quale documento risultano alcune cose stampate finora non
conosciute. Nel 1501 e 1513 e 1521 Lorenzo abitava in contrà di
san Gregorio , e veniva detto in un rogito di Girolamo Fiaschi M.
Laurentius de Valentia cartularius et librarius , ac librorum stampator
ecc.; ma poi nell' anno 1522 si trova una partita di spesa del Co
mune , che dice
ad olim Maestro Lorenzo da Valenza già carto
laro , on a soi heredi per nome de M. Zoane Francesco di Costabili
già suo zenero et libraro.- Quindi impariamo ch'ebbe una figlia, e
che un librajo era di cognome Costabili. In quanto al Grassi poi , si
trova annotato nel libro degli estimi dei borghi compilatosi nel 1494
per un casale ortivo: dicesi in questo Magister Andreas stampator libro
rum; e siccome il Belforte cessava di stampare, per quanto si conosca,
nel 1493: quindi si deve ritenere pel Grassi che trovasi nell' estimo
anche del 1513, come da partita del 1522. A li heredi de M. Andrea
Chartaro , per tanti che sino dal anno 1513 se gli donarono ecc.
Prima di terminare il secolo XV dirò esservi stato in Venezia ,
oltre a Nicolò Zoppino, di cui più innanzi, un altro stampatore ferra
--
478
rese, come si ha da un'opera pubblicata co' suoi tipi nel 1483, cioè per
Nicolaum Contengo ferrariensem, che dicesi compagno di Pietro Maufer
(vedi Baruffaldi; Della tipografia ferr., Ferrara, Rinaldi 1777 pag. 94) (1).
Nell'anno antecedente, cioè del 1492, erano state impresse le com
medie di Plauto in Treviso, opera et impendio Pauli de Ferraria atque
Dionysii de Bononia; Tarvisii ecc. ( Panzer, Brunet etc. ). Nel 1483 il
bolognese Dionisio erasi unito in società con un Peregrino , di cui
s' ignora il cognome, come lo s' ignora del nostro Paolo succitato.
1503. Eravi una stamperia anonima presso i PP. Certosini di
questa Città, e nel 1503 sortiva da que' torchi una superba edizione
del loro Missale secundum Ordinem Chartusiensium etc. (2).
1509. Giovanni Mazzocchi di Bondeno , provincia ferrarese. Il Mit
taire malamente sospetto essere Alessandro Bondeni ch' era corret
tore in Venezia dell' Aldina; ma quello era Bondeni di cognome ,
come lo era il Vincenzo celebre giureconsulto di Argenta. Giovanni si
chiamò del Bondeno, dal suo luogo natale , per non essere confuso
col Jacopo Mazzocchi che contemporaneamente fioriva in Roma con
una distintissima tipografia. Passò alla Mirandola nel 1518 chiama
tovi da Gio. Francesco Pico, che gli fece stampare le proprie opere,
e quelle del celebre suo zio Giovanni Pico; lo che tutto si rileva dal
Breve di Leone X riportato nel libro De veris calamitatibus etc. impres
so colà nel 1519. Pare che dopo il 1520, cioè dopo la edizione del
l' altro libro Examen vanitatis etc. più non esercitasse l'arte, o fosse
morto (3). Era figlio di Pellegrino , e sembra che questi vivesse nel
(1) Il Mittaire dice apud Petrum Maufer , et Nicolaum de Contengo ferrarien
sem; il Panzer dice ferrarienses; ma siccome in altro luogo poi chiama il Maufer
Gallicum ed altrove Francioso, così mi verrebbe il sospetto che potessero essere
di Ferrier se poi in una edizione riportata dal Catalogo Bolongaro
Crevenna
non vi si dicesse schiettamente Devote Meditatione sopra la meditatione del N. S.
cavate da s. Bonaventura , per Pietro Maufer Francioso , et Nicolò del Contengo
da Ferrara 1483 Venetia ( Tom. I. pag. 184 ). Nè di quest' uomo, nè di tale fa
miglia si trova fatta menzione alcuna , ed avrei amato di vedere io stesso il libro
od uno de' libri ov'è indicato, come si asserisce, dirsi da Ferrara o Ferrariensis.
(2) È da osservarsi che la Xilografia di questo messale uguaglia perfettamente
quella della stamperia di Lorenzo Rossi da Valenza , e devesi ritenere che fossero
i suoi tipi.
(3) Dice il ch. Giuseppe Campi nel suo libretto Degli Uomini ill. e dei co. Greco
di Mirandola ; Modena 1830 ( pag. 22 ) che il primo libro stampato in Mirandola
fu l'opera del Pico De verís calamitatibus nel 1515; malo fu veramente del 1519,
tale essendo anche la data dello stesso Breve Pontificio già citato .
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479
1505, in cui a rogito di Battista Saracca cancelliere Ducale , del di
8 marzo, viene nominato senza il quondam. Vi si dice Mag. Marcus
Antonius de Belludis de Corniana, fil: q. Michaelis, gramatices professor,
de contacta s. Jacobi, facendo mandato di procura a suo fratello Fran
cesco, assente , in apotheca Mag. Joanis Mazochi librarü , posita super
via sablonum, filii ser Peregrini de cont. S. Romani ecc. Un Bigo Maz
zocco dal Bondeno viene impiccato a cinque ore di notte del 22 set
tembre del 1555 per avere ammazzato il conte Scipione Romei: nel
1564 gli eredi di Giovanni erano pure cartolaj in Ferrara. Trovasi
un lavoro stampato col nome di Sigismondo Mazzocchi del 1518;
ma si crede che sia pseudonimo dello stesso Giovanni : è l'opera a
morosa di Notturno Napolitano , in cui si vorrebbero riconoscere i
tipi dell' editore della prima edizione del Mambriano e del Furioso (1).
:
1510. Baldassare Selli da Carpi, del quale non si conosce che un
libro solo: era cognato del celebre Benedetto Dulcibello.
1521. Francesco Rossi da Valenza. Si disse che nel 1522 era già
morto Lorenzo; ma si potrebbe supporre che tal morte avvenisse ap
punto nel 1521 , anno in cui cominciano le edizioni di Francesco :
non si conosceva se fosse suo figlio , e solo era noto che nacque
del 1503 , dacchè nel suo ritratto in legno inserto negli Statuti del
1567 vi si dice Franciscus Rubeus typografus annorum LXIIII; lo
che ci confermerebbe eziandio che il vero cognome fu Rossi e non
Valenza ; ma da un atto del 1º decembre 1543 risulta ciò positiva
mente, dicendovisi Francesco del fu Lorenzo Rossi da Valenza Carto
laro, cittadino ferrarese, abitante nella contrada di san Guglielmo. Nel
1538 fa pace con due carcerati per contumelie che questi aveano
scagliate contro di lui : nel 1573 lo si vede per anche vivente, men
tre poi nel 1576 trovasi una partita intestata Heredi di Francesco
Rosso da Valenza Stampatori. Egli pure possedeva alquanto di terre
no, essendo inscritto nel Libro dell' Estimo de dosentulla (Ducentola)
a poche miglia da Ferrara per una pezza de terra, come anche viene
confermato da rogito di Filippo Sivieri del 12 giugno 1570.)
Ora è da sapersi che un distintissimo tipografo della famiglia fer
rarese de' Rossi detti da Valenza , perchè forse di colà originarj , e
sercito lungo tempo in Venezia , ed è quel Nicolò d' Aristotile di
(1) Ho detto citasi, perchè vi ha dubbio se detta edizione sia mai esistita. Nè
a me fu dato di vederla, o di averne relazione di veduta.
480
Ferrara detto Zoppino, il quale fu anche in compagnia di certo Vin
cenzo, como dalle Stantie nove de Messer Antonio Thibaldeo ecc.
allo illustro Signor Orsino ecc. stampato nella inclita Città di Ve
nezia per Nicolò Zopino e Vicentio Compagno nel MDXX a di 11
de Setembre in 8., e come dal privilegio pontificio che vedesi nell' I
solario del Bordone stampato nel 1547.
Che sia ferrarese non è
a dubitarsene chiamandosi cosi egli stesso, non come cittadino , chè
potrebbe ciò essere per privilegio , ma come da Ferrara , ed è per
tale riconosciuto anche nei privilegi che si veggono stampati nelle
sue edizioni , fra le quali é specialmente da osservarsi quella delle
Guerre de' Romani di Dione Historico del 1533 , nel cui breve ponti
ficio, che rimonta sino al 1521, e vedesi riportato anche nell'Isolario
succitato , sta scritto
Cum dilectus filius Nicolaus Zopinus de Ri
stotile ( sic ) de Ferraria, Venetiis Mercator bibliopola Venetüs residente
( sic ) historias rerum in Italia ab anno domini etc. Che poi sia della
famiglia Rossi, lo ha potuto verificare il ch.º M. Antonelli negli atti
del pubblico archivio di Venezia, riserbandosene a produrre i docu
menti in un suo lavoro bibliografico di cui si sta occupando. Questo
Nicolò Zoppino lo vedremo eziandio nominato fra gl'intagliatori. Nella
stessa epoca di Aristotile esercitava la stampa pure in Venezia un
Gio. Rossi vercellese, che diede in luce co' suoi tipi nel 1514 un'o
pera del nostro Sigismondo Fanti.
1521. Bernardino Odonino. Un solo libro del Manardo si conosce
di questo stampatore, ed il Baruffaldi in un suo manoscritto esterna
il sospetto che l' opera sia stata stampata in Ungheria colla falsa data
di Ferrara.
1521. Giambattista dalla Pigna milanese, del quale pure non è nota
che la rarissima edizione del Furioso con data di Ferrara del 1521.
1523. Francesco Merlo ferrarese figlio di Gio. Antonio, già librajo,
indi stampatore.
1537. Scipione e fratelli. Si conoscono poche cose di questa socie
tà, de' cui personaggi neppur è noto il cognome (1).
1543. M. Gio. Francese. Un raro opuscolo intitolato La sontuosa
entrata di Carlo V in Franza : Lettera in data 3 Gennaro 1543 , ha
(1) A me per altro sorge un sospetto. Nel 1533 a rogiti Lavezzoli Nicolò servi
rono come testimonii i fratelli Scipione e Lorenzo figli del fu M. Francesco Villa
fora Cartolari e Libraj. Che fossero gli stampatori ??? Anche Francesco lo trovai
Cartolaro nel 1506.
--
ro
481
i dati di stampa di M. Gio. Francese , in la contrada de' Fasoli in
Ferrara ; strada che ognuno conosce per quel tratto che da Voltapa
letto immette ai Contrarj all' angolo del palazzo già Montecatini.
1545. Anton Maria Sivieri , che poi si vede unito con Giovanni
Maria di Michieli. Anton Maria Sivieri era cartolaro , ed avea bottega
in piazza nel 1533, abitava nella parrocchia di s. Apollinare, ed era
figlio del fu Giacomo esso pure già cartolaro, come da rogito di Ni
colò Lavezzolo. Pare che fosse in questa famiglia ereditario l'esercizio
di cartoleria, perchè dal 1513 al 1537 vi si trova un Domenico libra
ro; dal 1524 al 1533 un Siviero libraro ch' era fratello di Anton
m
Maria. Un' Eleonora del q.™ Domenico fu moglie di M.º Battista de
Bianchi librajo ; e con un rogito di Cesare Bellaja del 1549 un M.°
Giovanni del fu Bonpolo librajo prende da certo Turino Lire cen
tum pro arte, trafico , et mercacione librarie , et pellium sive coriorum
facienda, et exercenda in Civitate Ferrariæ. Bonfiolo poi era figlio del
fu Nicolò, come da rogito di Girolamo Bonsignore del 1530.
1546. Giovanni Buglath o Boglath Antonio , ed Antonio Hucher
compagni per oltre a dodici anni. Quest'ultimo era intagliatore in
legno, ed un saggio del suo operare può vedersi nella prima edizione
dei Banchetti di Messisbugo stampati nel 1549 con eccellente ritratto
dell' autore, e con tavole relative all' argomento.
1551. Samuele Ben-Aschara Sarfadi, ossia Gallo ebreo, perchè di
origine francese.
1552. Giovanni Maria e fratelli Nicolini da Sabbio stamparono nel
convento de' PP. Serviti della Consolazione, e pare che venissero da
Venezia , dove sino dal 1516, come asserisce il Baruffaldi , tenevano
aperta una tipografia.
1552. Abramo Usque ebreo , detto anche Oscki od Uski portoghe
se rifugiatosi qui dopo la espulsione degl' israeliti da quel regno.
Stampò una Bibbia spagnuola, ch'è celebre nei fasti della tipografia,
e si conosce colla denominazione speciale di Bibbia di Ferrara , che
fu stampata a spese di Girolamo Vargas. Ebbe in famiglia due lette
rati Samuele e Salomone , che si resero autori di opere , sembrando
eziandio che il primo di essi sia quello che attivo a Costantinopoli
una stamperia.
1565. Francesco Senese. Di questo buon stampatore di Venezia
trovasi la Geografia di Strabone tradotta dal ferrarese Bonaccioli, la cui
prima parte vedesi stampata in Venezia nel 1562, la seconda nel
--
482
1565 in Ferrara. Vorrebbesi che quella prima parte fosse pure stata
eseguita nella stessa Ferrara da Valente Panizza per conto del Se
nese; ma dappresso ad accurato esame ho dovuto persuadermi che i
tipi sono diversi, per cui non potrebbesi altro sospettare se non che
fosse qui stampata la sola seconda parte dal Panizza, il quale poi vi
abbia posto il nome del Senese.
porta scritto
1562-66. Valente Panizza mantovano fu in Ferrara ducale tipo
grafo, e stampò qui con Domenico Mammarelli, in Firenze nel 1567,
ed in Perugia. L'opera ÆliiJuli Crotti Cremonensis opuscula del 1564
Ferrariæ excudebat Valens Panicius Mantuanus typo
Dominico Mammarello Auspice etc.
graphus Ducalis
Ex officina nostra.--
ed in fine
1575. Dissi che Francesco Rossi era vivo nel 1573, morto nel 1576.
Infatti la Ditta degli Heredi Francesco Rossi comincia a comparire del
1575; la quale Ditta ebbe in società il già nominato Domenico Mam
marelli e Giulio Cesare Cagnaccini con officina in via di san Gugliel
mo sino al 1582, in cui si trova poi unita a certo Paolo Tortorino ,
come si rileva dall'unico libretto del Mirami Raffaele hebreo; Dell' arte
specularia ecc.
1575. Vittorio Baldini , che vuolsi dal Baruffaldi di origine vene
ziana , sebbene sino dal 1404 un Basilio Baldini fosse Fattor ducale.
Fondamento all' asserzione si è la dedica che il Baldini stesso nel
1597 fece a Marfisa d' Este della favola La Pazzia del Cucchetti ,
giacchè questi nel frontispizio del libro stampato in Venezia dicesi
veneziano, ed il Baldini nella dedica dice
Essendo noi di una me
desima patria ecc.; ciò che non puossi riferire a Marfisa dacchè sog
giunse e grandissimi amici : lo che non è probabile fra il librajo
e la principessa (1). Ma sta in fatto ch' egli esercito in Ferrara la
tipografia, esercizio proseguito poi per molti anni da' suoi eredi ; che
egli era coltissimo , avendosi di lui qualche sonetto e la Cronologia
Ecclesiastica stampata nel 1591 ; ch' egli fu anche intagliatore in le
gno non dispregevole, come da alcune tavole e santi. La sua marca
(1) La dedica del Baldini è del 1581, e la prima edizione fu fatta in detto anno
in Ferrara; la seconda pure nella stessa città da Giulio Cesare Cagnanini nel 1586;
ma ciò non infirma la opinione del Baruffaldi , dacchè l'autore è sempre quello ,
cioè il Cacchetti Veneziano. Nel detto anno 1586 stampò il Baldini in Ferrara Le
lagrime di s. Pietro di Luigi Tansillo (il 1º canto) in 12º, insieme alle Lagrime di
s. M. Maddalena del sig. Erasmo delli signori di Valvasone in 12°.
--
483
fu VB (uniti), quale vedesi anche nel frontispizio della Orazione del
can. Levalori per san Carlo Borromeo nel 1610. Mori nel 1618 e fu
sepolto in san Gio. Battista. Fu stampator ducale sino alla partenza
degli Estensi , e poscia camerale come da Bolla ottenutane il 25 no
vembre 1598 in Ferrara stessa dal card. Procamerario Bartolomeo
Cesi, visata da M. Buonvisi , e rilasciata in seguito di attestazione
del card. Aldobrandini legato. Con questo Breve gli viene data esen
zione da ogni gabella per qualsiasi quantità di carta da condurre per
tutta la Legazione ; pei libri impressi da lui da estrarsi dovunque vo
glia; e per ogni altra materia necessaria alla sua tipografia.... ad vitam
Victorii, et Hieronymi ejusdem Victorii filiorum (sic) extendantur, dicti
que ejus filii post obitum ipsius Victorii , donec in comunione vixerint
( con chi , se il padre moriva ? ) , et impressores Camerales appellari
et esse valeant etc. ( Bolla originale da me esaminata ).
Pare che stampasse anche opere musicali, avendo io veduto alcune
polizze a ciò relative per un lavoro intitolato il Lauro Verde ; forse
il pendant del Lauro Secco composto dal celebre Claudio Merulo di
Correggio, Madrigale a cinque voci stampato in Venezia dal Gardano
nel 1596.
La officina del Baldini ebbe l' insegna della Campana,
perchè situata forse presso il cantone cosi chiamato: egli era rimasto
vedovo di Margarita...... nel 22 novembre 1591.
1583. Giulio Cesare, e fratelli Cagnaccini. Il primo già lo vedem
mo unito agli eredi Rossi e a Domenico Mammarelli, ed ora lo vedia
mo co' suoi fratelli. Questa nuova Ditta stampo anche in Venezia le
Tragedie del Giraldi , od almeno vi pose la data di quella città. Il
Cagnaccini era già librajo quando si univa agli Eredi Rossi , come
da partita di pagamento fattogli dalla nobile famiglia Pio per le Epi
stole di Ovidio col commento comprate per Marco Pio.
1583. Domenico Mammarelli fu in società con varii, come abbiamo
veduto, indi stampò da solo. Nel 1549 era pure librajo, come da ro
gito di Aurelio Roiti in cui dicesi investivit Egregium juvenem M. Do
minicum quondam Francisci de Mammarellis Bibliothecam (sic), ac civem
ferrariensem de contracta s. Gregoriü; il quale Francesco era figlio del
fu (1532) Princivalle , e padre di un altro Princivalle e di un altro
Francesco, per cui li due ultimi erano fratelli dello stampatore Do
menico. Questi moriva nel 26 maggio 1592 , ed era sepolto in san
Francesco. La sua officina era situata presso la Chiesa di sant' A
gnese, ed egli fu bidello della Università dal 1572 fino alla morte ,
succedendogli nell' impiego Francesco suo fratello.
--
484
1585-6. Simone e Giulio Vassallini: Giulio ebbe a stampare in Fer
rara alcune opere colla data di Venezia, e con quella di Mantova.
1586. Vincenzo Galdura stampò per alquanti anni quasi sempre
ad istanza di Alfonso Caraffa.
1589. Benedetto Mammarelli fu in società per qualche opera col
Baldini ; fu stampatore episcopale , e a di lui istanza venne pubbli
blicata in Venezia nel 1592 una Raccolta di Rime piacevoli. S' ignora
se fosse figlio di Domenico : un Lorenzo Mammarelli era librajo, come
dall' atto di morte di sua moglie Giulia nel 22 Luglio del 1647.
1594. Gio. Battista Bellagamba, del quale si conosce una sola o
pera stampata in Ferrara. Forse lo fu in Bologna con la falsa data
della nostra Città, mentre del 1598 esercitava la tipografia colà.
Prima di lasciare il secolo XVI non sarà inopportuno di anno
tare alcune cose , cioè che molti e distintissimi letterati furono di
rettori o correttori delle nostre tipografie nel secolo succitato e nel
precedente, quali un Guarino Veronese, un Aldo Manuzio, un Gio. Ma
ria Tricellio, un Badio Iodoco Ascensio, un Lodovico Carbone, un Lo
dovico Mario Paruto, un Pietro Buono degli Avogari , un Pietro Mal
fetta; che un Ercole Caraffa librajo, forse affine a quell' Alfonso che
vedemmo col Galdura , e discendente dall' altro Zoane Maria Caraffa
già libraio sino dal 1518 , fece stampare alcune opere in Venezia ,
premettendovi sue lettere di dedica datate da Ferrara ; che un Febo
del Giglio librajo fu pure stampatore , come da pagamento fattogli
dal Comune nel 1582 per due mila poiizze stampate circha le biade (1);
che un Gio. Antonio Guidone stampatore in Casale di Monferrato chia
mossi Nobile Ferrarese, come dall'opera di Lorenzo Silvano edita nel
1543. Ritengo però due cose : la prima , ch'ei fosse cittadino fer
rarese per privilegio; la seconda, che fosse editore e non tipografo ,
(1) Il Baruffaldi nota soltanto che del 1595 Febo del Giglio fece stampare dal
Mammarelli le Relazioni del Botero, e che un Francesco dal Zio o Giglio era
già cartolajo e legatore sino dal 1476. Jacopo Giglio era cartolajo nel 1454, ed un
altro Jacopo pure cartolajo comprò da Lodovico Ariosto nel 1521 alcuni esemplari
del Furioso. Questa famiglia la troveremo nuovamente nel secolo XVII. Ma in
tanto si conferma la esistenza di quel Francesco, cui vien concesso di proseguire
sulla via un muro , come dal libro delle Commiss. Ducali nell' archivio comunale
( lib. 9 n. 30, 1479 24 ottobre ) Cum sit quod Franciscus a Zilgio , seu a Liliis
bibliopola habeat quondam domum in contrata s. Andreæ etc. Aquesto infelice nel
1504 a di 14 settembre furono ammazzate la moglie e la nuora in caxa soa suxo
la via dela Giara ( cronaca Zerbinati ).
485
dicendovisi semplicemente Apud Guidonem ecc. lo che mette in dub
bio la qualifica di stampatore.
Ora venendo agli altri secoli XVII e XVIII non darò che una
semplice nota di quelli che ho potuto conoscere. Già qualcuno di
quelli annotati nel secolo precedente , cioè il XVI continuò ad eser
citare anche nel XVII, come il Baldini , e dal 1619 in appresso ten
nero esercizio i suoi eredi.
1620-42. Suzzi Francesco, il quale fu anche stampatore camerale.
I ritratti degli Estensi nell' opera del Berni nel 1640 e nell' altra
del Cariola nel 1641 furono con molto spirito incisi da Caterino
Doino , come egli stesso lo fa conoscere nella dedica dell' ultimo
di detti libri ad Alfonso IV d' Este duca di Modena , con lettera
10 marzo , nella quale dichiara eziandio di averli operati nell' età
senile. Il Doino era veneto , ed avea già ricevuto la cittadinanza
ferrarese da moltissimi anni.
1634. Giuseppe Gironi e Francesco Gherardi : il Gironi poi conti
nuò solo, e si vedono sue edizioni anche nel 1654.
1658. Eredi Suzzi e Giovanni Imberti sino al 1662, in cui quegli
eredi continuarono soli, e si veggono loro stampe del 1664.
1657-71. Giambattista ed Alfonso Maresti : quest'ultimo continuò
solo dopo la morte di G. Battista , che sembra fosse suo padre. Fu
marito a Barbara Gironi, che mori nel giorno 16 decembre del 1680.
Egli poi, dopo di aver dato in luce varie opere, quali tutti conoscono
senza critica e con moltissime falsità, e riportato già il titolo di cava
liere, cessava di vivere nel 2 luglio 1698, e veniva sepolto in s. Domenico.
1665-72. Giulio Bolzoni Giglio, avente bottega in cortile, nel 1666
si vede unito a Giuseppe Formentini. Un Domenico Bolzoni Giglio cser
citava dal 1731 al 1736.
1671. Lodovico e Francesco Nobili stampatori camerali.
1672. Il Giglio, e poscia gli Eredi del Giglio, come da edizioni del
1679; e quindi i fratelli Gigli, come da altre stampe degli anni 1726-36,
ed un Giglio Giacomo nel 1768.
Di Febo dal Giglio feci già parola.
1688. Bernardino Pomatelli , e nel 1712 gli Eredi di Bernardino
suddetto , per cui , vedendosi altro Bernardino dal 1732 al 1770 , è
da stabilirsi che fosse un suo discendente.
1693. Stamperia anonima di san Nicolò in Ferrara, la quale però,
è la stessa che la seguente.
1687-96. Antonio Carrara.
3
486--
1692. Girolamo Filoni, che fu pure in società nel 1693 con Joseph
Nissim e Abraham Chaim. Il Filoni stampava eziandio nel susseguente
secolo, e del 1768 si vedono libri colla data della Tipografia Filonia
na; forse dei suoi Eredi.
1710. Giambattista Scalini , come da sue liste per lavori fatti al
Comune di avvisi, ed altro. Era stampatore camerale.
1708-29. Bernardino Barbieri, e poscia Giuseppe, del quale si hanno
edizioni anche nel 1762.
1753. Giuseppe Rinaldi: l'ultimo lavoro da me trovato è del 1781 ;
mentre poi del 1804 ne rinvengo degli Eredi di Giuseppe Rinaldi.
1745-66. Tommaso Fornari.
1760. Tipografia Anonima all' insegna del Sansone.
1767-79. Carlo Coatti.
1785. Giambattista Fabbri.
Terminero coll' osservare che nel 1757 fu impressa in Ferrara
un' opera Sumptibus Remondinianis, ed altra nel 1763-65 impensis Jo
annis Manfrè (1).
In quanto a libraj , nel 1492 eravi un M.º Armanno da Colonia ,
che prese in affitto dal Capitolo della Cattedrale una bottega presso
il campanile per vendere libri a stampa. Nel 1533 si ha memoria di
que fratelli Scipione e Lorenzo di Villafora , de' quali parlai all' anno
1537. Nel 1548 vivea un M. Baptista de Blanchis librarius , che
fu marito ad Eleonora figlia di Domenico Sivieri, come già dissi ; nel
1551 un Maestro Cristoforo Della Doneta del fu Gio. Maria; ed un
Girolamo de Bianchi era librajo all'insegna della Fenice nel 1575, come
da somministrazione fatta pel pupillo conte Annibale Turco di un Vir
gilio con commento, di un Terenzio senza commento e di un Cicerone.
Più numerosi erano i cartolaj, nè mi perderei a farne menzione
se non dovessi avere un riflesso all'epoca , per cui mi ristringerò a
quelli che trovai de' secoli XIV, XV e XVI, oltre ai già nominati fra
gli stampatori e i librai.
(1) M. Antonelli tiene da lungo tempo preparato un pregevolissimo lavoro
Monografia delle Edizioni del secolo XV negli Stati Estensi--
la quale abbraccia
Ferrara, Modena, Reggio, Scandiano e Nonantola, con fac-simili dei caratteri e delle
xilografie ; opera che sarebbe utilissima se vedesse la luce, come utile fu quella già
stampata nel 1830 Ricerche bibliografiche sulle Edizioni ferraresi del secolo XV
( Ferrara, Bresciani ) , in continuazione del qual libro ha già in pronto le Ricerche
su quelle del secolo XVI.
1373. Martino figlio del fu Antoniolo.
1373. Domenico del fu Maestro Pietro Pritati cartolaro della con
trà di Boccacanale, fratello di Giovanni pelacano (pellajo o conciapelli).
1401. Nicolò di Bologna.
1427. Maestro Bartolomeo.
1433. M. Gabriele degli Avenanti del fu Jacobo, e fratello di An
tonio che ancor vivea nel 1449.
1443. Antonio di Paolo Simone.
1447. Gerardo figlio di Domenico Tanerio ; quando non fosse un
Carnerio!
1452. Nicolò de Negrisoli.
1454-58. Maestro Gregorio del fu Gasparino. Fece testamento a
rogito di Nicolò Brugia nel 6 febbrajo 1458, da cui risulta ch' era
figlio del fu Gasperino Fornaro ( forse cognome), della contrà di s.
Agnese, e che suoi fratelli furono Giacomo, Francesco e Maurelio.
1458. M. Nicolaus defufia (sic) cartolarius, seu librorum venditor,
filius q. Macharj, hab. Ferrariæ in contracta centum versurorum : sem
bra fosse forestiero , nè saprei di quai libri qui s' intenda parlare ,
trattandosi di epoca precedente la stampa; forse di codici manoscritti.
1458-89. Maestro Nicolò dei Cortellini del fu Matteo forse lo stesso
ch' è nominato in un rogito di Nicolò Brugia del 10 decembre 1457
Consignatio seu restitutio certorum librorum facta per Nicolaum Mathei
cartularium domino Quirico de Vivulo Ianuensi etc.
1459. Maestro Nicolò de Zechino.
1459. M. Ioanne de Bartolomeo da Bologna ; nè saprei se il Bar
tolomeo fosse il nome paterno od il cognome. Sarei inclinato a cre
derlo cognome, trovandosi anche del 1476 uno stampatore a Venezia
chiamato Maestro Antonio de Bartolomeo da Bologna. Un figlio di lui
mori di peste nel 1460: quidam filius Ioanis de Bononia Cartularii
habitator in burgo Leonis prope domum Ioanis de Imola pelacani, peste
nunc decessit, ita retulit Marianus de Thomasiis senensis, alter a supe
rioribus officiü bullettorum ( Arch. Comunale ).
1468. Jacobo ebreo di Cesena ; qui vult artem cartularie in hac civitate
exercere, et apoteca facere, et fuit recordatus quod est optimus et solemnis
magister hujus exercitii et stetit cum Magnif. Dno Cesene multis et multis
annis ad dictum exercitium
e nel giorno 23 novembre si determina l' interpellare gli altri carto
larj se abbiano cosa in contrario ( Arch. Comunale ).
487
488
1472. Bernardino de' Gavi.
1473. Antonio de Brigno da Reggio,
1477. M. Peregrino Cilano da Lucca, abitante in Ferrara.
1492. Sebastiano de' Venerandi e Piero dal Da (dado) da Mantova
abitante in Ferrara.
1516. Ieronimo de Burnoro ( Brunori ).
1516. Bartolomeo di M. Martino da S. M. Nuova.
1522. Giacomo di Battista de' Franchi.
1523. Girolamo de' Bernardi.
1523. Frachasso Cartolaro.
1525. Petrus filius q. Mafei de Lolo.
1527. Paulus a Mella , ch' era anche bidello della Università de
gli Studii.
1529-41. Maestro Bernardo del fu M. Pietro de Lolo; quindi Pie
tro moriva fra il 1525 e il 1529.
1529. Dalle Veze Gio. Battista cartolaro e bidello della succitata
Università , come da istromento dove sono nominate sua moglie Gia
coma del fu Tomeo pelipario , e sua sorella Margarita. Suo padre a
vea nome Cesare , come da rogito di Anton Maria Gillini del 1538 ,
in cui Giov. Battista è detto a Vegetibus, librarius etc.
1530. Hieronymo d' Aliegro cartolaro , et già deputato a la caneva
facta in le schole terrene de san Francescho per li vini per bisogno
dela peste.
1573. Ercole Pasqualino.
1577. Girolamo Gazino.
1591. M.º Pier Antonio Contoli.
Non mi ê venuta mai sott' occhio alcuna cosa relativa a fabbrica
zione di carta nella nostra città o sobborghi, se si eccettuino le fab
briche di carta straccia nel nostro secolo, una entro Ferrara ed altra
nel sobborgo di san Luca. Eppure negli altri luoghi dell' Estense
dominio ne esistevano, e nel 1510 non so se per mura nuove od al
tro , in Modena si comenzó a butare zoxe caxe e altri edifiziü ecc, et
in fra li altri una bella Cartaria de ser Pellegrin de Milan , la quale
si è apresso le mura circha 20 braza , per modo che ogne persona è
de mala voglia ( Cronaca de Lancellotti Vol. I. part. 2. pag. 106. )
Finalmente per legature, per quanto sieno magnifiche le moderne,
difficilmente sorpasseranno le antiche in ispecial modo per opere di
compressione sia d' ornati che di figure. Superbi lavori ho veduto in
--
489
libri del secolo XV, ma in particolare del XVI; o ne abbiamo anche
nella nostra Biblioteca, fra i quali una Geografia di Claudio Tolomeo
Alessandrino del 1541 , e le opere di Lutero del 1564-6, col ritratto
dell' Autore. A ciò si prestano più d' ogni altra le pelli di bufalo e
di porco. Un libro di squisitissima legatura originale, cioè dell' epoca
stessa della edizione , fu l'esemplare di un Plinio che appartenne a
Luigi di san Mauro ( Basilea 1545 in fol. ): il disegno e la descrizione
si trovano a pag. 5 della Gazette des Beaux-Arts etc. Paris 1859
(2 Livraison 15 Ianvier. de l' Art et de la Curiosité ) (1).
III.
Armi, Polveri, Artiglierie
Se Ferrara conta pochi secoli , non può vantare armi di offesa e
di difesa molto antiche , ma soltanto quelle che usavansi nel me
dio evo. Già dissi all' articolo Sicurezza Pubblica come lo storico Frizzi
riporti la lunga serie delle armi che dallo Statuto del 1268 erano
vietate a portarsi dai cittadini ferraresi ( tom. III 2.ª edizione , a
pag. 191 e 192). — Vennero poi i secoli XIV, XV e XVI che furono
del tutto guerreschi, e nel mentre che per la invenzione della polvere
andavasi rovesciando e cangiando l'antico sistema di guerra, le armi
da combattere a corpo, e da coprirsi le membra, pareano farsi sempre
migliori. Fu sotto un Giovanni Maria Visconti signore ed arcivescovo
di Milano che si fondarono quelle celebri fabbriche, le quali diedero
in seguito tanta rinomanza agli armajuoli Milanesi , e che nel 1427
poterono armare completamente in pochi giorni quattro mila cavalieri
e due mila fanti ( Rio ; l'art. Chrétien vol. II p. 13 ); ed erano in
tanto pregio le armi delle fabbriche di Gardone e di Brescia , e le
squamme metalliche lombarde , che l'armiere Serafino bresciano ebbe
il vanto di lavorare una corazza per Carlo V, ed un magnifico pu
(1) Ciò che per altro è maggiormente da rimarcarsi sono le legature in pelle u
mana. In questo anno 1864 ne fu venduto uno, ed acquistavalo un librajo di Parigi
per 226 franchi. Apparteneva alla collezione di libri rari e preziosi del sig. de L....
Vuolsi poi che tali legature non sieno un fatto nuovo , poichè esistevano a Meudon
delle conciaje di questo genere ( La Presse del 24 febbrajo 1864 ).
--
490
gnale per Francesco I ( Capranica ; la congiura di Brescia , vol. I
pag. 86, nota 1. ). — Nè gli Estensi tardarono ad invitare in Ferrara
uomini espertissimi nell' arte, richiamandoli appunto dalla Lombar
dia, anzi dalla stessa Milano, ed incaricandone il Maestrato.
1464. Conductio Dni Ottolini de Mediolano pro arte armorum introdu
cenda in civitate Ferrarie. Ser Ottolinus quondam Ioanis de Corneto de Me
diolano, magister armorum, obligando se ecc. promisit magnif. Antonio San
deo Judici xij sap. Ferr. presente et stipulante nomine et vice reipublice
Ferrarie conducere se cum familia sua usque ad duos menses proximos futuros
ad habitandum in Civitate Ferrarie, et ibi cum duobus Magistris et duobus
gargionis continue et toto ejus vite tempore de arte et magisterio armorum
laborare bene et laudabiter. In premium cujus introductionis ipse D. Judex
dedit, voluit, et mandavit dicto Magistro Ottolino presenti, recipienti, et ad
se trahenti florenos quinquaginta aureos pro parte florenorum centum auri,
quos mandat Ill. Dom. Noster Dux etc. per suas literas etc. Et casu quo
ipse Magister Ottolinus non se conduceret cum familia sua infra dictum ter
minem ad laborandum ut supra, vir prudens Matheus Herba de Mediolano ,
mercator, et civis ferrariensis, promisit ipsi d. Judici ipsos florenos quinqua
ginta auri redere , et restituere dicte Communi Ferrarie , et se constituit
principalem debitorem etc.
E nel 1465 poi, essendosi il Corneti già condotto a Ferrara con
la famiglia , viene assolto e liberato dalla prestata cauzione il detto
Matteo Erba, ed il Comune d' ordine Ducale presta al primo ducento
fiorini d'oro per potersi provvedere del necessario all' attivazione
dell' esercizio (1). Non si creda però che prima del milanese Ottolini
qui non si fabbricassero armi , ma solo che questi venisse piuttosto
a perfezionarne l' arte: infatti nei rogiti di Nicolò Bischizzi trovansi
nominati sin dal 1365 un Mag. Giliolus fil. q. ser Nicolini, etc., ed un
M. Mag. Zacharia Cavatius filius q. Bettini, ch' erano spadari, e stipu
lavano quai massari dell' arte suddetta.
Nel 1466 vì erano pure in Ferrara Marco e fratelli da Crema maestri
da baliste in contrà di san Paolo, i quali vennero aggregati per pri
vilegio alla cittadinanza nostra : riparleremo di loro fra gli orologiai.
(1) Come osservò il ch. Francesco Manfredini (Modena al tempo de Bonacolsi ecc.
pag. 7 ) ogni città o terra avea qualche contrada col titolo degli armajuoli, degli
scudaj, degli spadaj ecc. appunto per esservi ovunque fabbricazioni di tali armi.
Diffatti come in Bologna vi è tuttora la via delle Spaderie , qui abbiamo ancora
quella degli Armari.
--
491
Prima del 1485 era distinto Armarolo un Leonardo , di cui s'i
gnora il cognome ; in detto anno egli era già morto, e suo figlio
Taddeo Lunardo ( da ciò potrebbesi dedurre che Lunardo fosse il
cognome ) sposó Giovanna Marchiani, come da rogito di Bartolomeo
Silvestri del 6 maggio. Un Romero Antonio celebre armajuolo e la
voratore all' azzimina fu ai servigi di Alfonso II, e lavoro, come as
serisce il Cicognara ( storia della Scultura tom. II pag. 437 ) incom
parabili armature. Nè solo in Ferrara gli Estensi chiamarono arma
juoli milanesi, ma eziandio in Modena, quali furono uno Stefanino dalla
Polla figlio di Giorgio, fatto cittadino di Modena ove operava del 1477,
ed un Martino del Pizo figlio del fu Gabriele , aggregato pure alla
cittadinanza della stessa Modena ové lavorava già del 1485 asso
ciandosi al modonese Jacopo Magnanini ( Campori : gli Artisti italiani
e stranieri negli stati Estensi, pag. 378 e 380 ). Nel 1579 trovo un
M. Giovanni Giacomo armajuolo, che ripara una corazza da quintana ,
e disbrocha et de novo imbrocha la celata. Nel 1598 un Gio. Pietro
Romeo milanese fu armajuolo del Duca (forse che non sia un Romero!)
Per le balestre noi troviamo nel 1369 un maestro Maxius q......
de Bononia hab. Ferrarie, un Tommaso Panciera nel 1486, un Fran
cesco ed un Bataino nel 1494. Nel 1509 si usavano ancora verrettoni,
giavellotti e freccie, come all' assedio di Padova (Gloria, assedio ecc.
pag. 45 ) : e cosi rotelle e targoni e lanzote da fante a pede, come
si ha dalla cronaca del Lancellotti (Vol. I part. 2 pag. 23), che dice
essersene provedute dieci mila. E così si fabbricavano spade e pu
gnali d' ogni sorta con foderi lavorati e bruniti, ed eccellenti artefici
ne furono un M.º Antonio Peccenini nel 1577, un Bernardino...... nel
1581.
Nel 1594 il Duca proibisce non solo di portare, ma ezian
dio di tenere in casa spade , pugnali e fusetti con punte quadre e
affusellate, sotto pena di scudi cinquanta e di tre tratti di corda per
la ritenzione , di cento scudi e della galera per la delazione. Anche
le alabarde si usarono a lungo e il Duca teneva una compagnia di
alabardieri , che nel 1559 accompagnarono il cadavere di Ercole II
nel funerale. Oltre agli alabardieri ed ai balestrieri a piedi e a ca
vallo, vi erano gli schioppettieri, e coloro che fabbricavano gli schiop
pi, e nel 1555 un Francesco del fu Bernardino da Modena intarsia
tore era superiore alle munizioni, et loci deputati pro conservanda pul
vere a sclopis, arcobusis, et balistris Ill. Dni Ducis Ferrarie. Dei quali
archibugi molti erano a corda, vale a dire a miccia, perchè del 1557
--
492
rinvengo una spesa per carboniera per tenir fuocho dove se tiene li
corpi de Guardia a bixognio d' inpizare ( accendere ) le corde deli
archibussi ; e dall' opera di Bonaventura Pistofilo, l' Oplomachia, scor
gesi che gli schioppettieri o meglio gli archibugieri portavano la mic
cia attaccata ad un bastone forcuto, su cui si appoggiava lo schioppo
dopo di avere applicata la miccia al focone. Vi erano pure gli archi
bugi da pietra ; ma questi si consideravano pericolosi alla pubblica
sicurezza, nè si potevano tenere se non riportatane licenza dal Duca;
legge estendibile sino ai parenti ed agli stessi di lui fratelli ! Io non
ho provata grande maraviglia di un archibugio da caccia a quattro
canne, con due soli acciarini e due soli grilletti, con una molla raccolta
e serpeggiante negli acciarini stessi , archibugio alla esposizione di Ra
venna del 1860, perchè io stesso n' ebbi fra le mani per non breve
tempo, e sono molti anni scorsi, uno a due sole canne, con due soli
acciarini e due soli grilletti con molla serpeggiante, ma con quattro
cani o ganascie che davano quattro colpi ;lo che equivale per la po
tenza , ed è assai più comodo per portarlo e per farne uso. Distin
tissimi artefici di archibugi furono un Gio. Maria Trombino già fi
gliuolo del Fra del Schioppo nel 1568 , un M. Vidale di Moletta nel
1583, un Andrea Tedesco morto nel 1591. Nel nostro secolo un Pie
tro Torquato Tasso fu si eccellente meccanico che potè dare una
canna da fucile di propria invenzione all' imperator d' Austria, ed al
pontefice Leone XII due pistole, e potè dare un saggio di un nuovo
e più leggiero cannone di ferro. (Mem. di P. T. Tasso ferr. dettate
dal D. Aurelio Colla; Bologna, Volpe 1842 in 8° ).
Passando alla polvere d'archibugio , è noto che si conosceva e
ziandio nel secolo undecimo, abbenchè si adoperasse per fuochi arti
ficiali : ma l'uso per la guerra pare si limiti al secolo XIII. In Fer
rara si fabbricava nel secolo XV, e forse nel fine del precedente, nel
quale qui pure si usavano bombarde. Abbiamo da una cronaca che
in una delle torri del castello il di 7 aprile 1482 si abbruciarono
cinque facchini, che pestavano la polvere da artiglieria, con una favilla
de fuoco gettata dal pistone col mortajo de bronzo (1). Alfonso I a
(1) A dimostrare che non fu interrotta la fabbricazione si potrebbe osservare
che nel 25 ottobre 1628 si accese la munizione, e vi furono quindici feriti, cinque
de' quali morirono. Fra i feriti vi erano due trentini, due veneziani ed un bolognese
( Infermi medicati da Alf. Boschi chirurgo di s. Anna. Ferr. Gironi 1635 ). Ed
anche nel 1607 un Modesto del fu Giovanni Pozzobuono da Castelfranco trivigiano
493--
vea inventata una fabbrica idraulica per meglio fabbricarla e granirla :
nel 1555 vedemmo già un Francesco da Modena essere custode del
luogo deputato pro conservanda pulvere a sclopis; e nella nostra città
feconda di nitri , de' quali sotto il regno Italico di Napoleone I si
somministravano al governo i migliori e si ebbero premii a favore
degl' incettatori, vi furono frequentemente fabbricazioni anche di pol
veri. Ma ciò che fa qualche maraviglia si è il vedere che sino dal
secolo XVI eravi pure la polvere muta , cioè che gittava i projettili
senza rumore; della quale ne fabbricò in Ferrara il celebre Benve
nuto Cellini , che se ne serviva per prendere clandestinamente nella
delizia ducale di Belfiore i pagoni ( pavoni ) con colpi muti ( Cellini,
sua vita).
Il Lancillotti medesimo, autore della cronaca modonese,
racconta che nel 1494 vennegli ordinato dal Duca di preparare quat
trocento libbre di polvere da bombarda et fina, 300 panedin de raxa,
avendo già racolto 10,000 lire de salnitro et circa 16 e più miliara
de solfano , e si fecero macinare nei mulini della vallonea salnitro ,
zolfo e carbone. Per l'assedio di Pavia nel 1525 fecesi comandare
sesantacinque carra da condurepolvere da artelaria in campo de fran
cexi che ge dà el Duca de Ferrara, el qual campo è atorno a Pavia.
Ma la più terribile invenzione fu quella delle artiglierie coll' ap
plicazione della polvere.
I cannoni, conosciuti col nome di bombarde, che in principio davasi a
tutte le bocche da fuoco , furono a quanto pare adoperati la prima volta
dai Cinesi nel 1232 all'assedio di Cai-fung, sebbene alcuni altri attribuiscano
il merito della loro invenzione a Costantino Anchtzen di Friburgo , che ne
fece esperimento nel 1530. Più tardi i mori chiusi in Algeziras nel 1345
usaronvi macchine, che dietro grande esplosione lanciavano projettili a grande
distanza..... Pare dimostrato che gli Europei incominciassero a servirsene
nei primi venti anni del secolo XIV, e fra essi se ne deve attribuire la prio
rità agl' Italiani. Diffatti la più antica menzione dell' uso delle bombarde
fra noi è del 1311 quando i Bresciani con esse virilmente e fortemente si
difendevano contro l'Imp. Arrigo di Lussemburgo ( Crollalanza G. Batt , Sto
ria Militare di Francia, vol. II pag. 639 ).
Rinaldo d' Este nel 1334 andò contro gli Argentani , avendo già
preparato maximam quantitatem balistarum, sclopetorum, et spingarda
esercitava il polverino , e chiese di essere cittadino di Ferrara , stando per con
trarvi matrimonio.
--
494
rum etc. ( Chronicon Estense nel Muratori , Rer. Ital. ecc. tom. XV
pag. 396 C. ) : quindi vediamo di quanti anni fosse preceduto l'uso
delle artiglierie in confronto alla memoria dataci dal Fantuzzi nei
Monumenti Ravennati ( vol. 5 pag. 19 ) di essersi adoperate dalle
truppe pontificie nel 1358 nella guerra contro Forli. Un cannone a
vapore vuolsi inventato da Leonardo da Vinci, come dalla descrizione
che se ne trova nelle sue carte inedite a Parigi, cioè ' Architronito di
cuojo, che lancia palle di ferro con gran rumore e violenza. Cannoni
ed armi da fuoco , che si caricano per la culatta, sono pure di vec
chia invenzione e ben prima che Pietro Diamanti armajuolo seco si
portasse il segreto da lui annunciato e non comunicato , per non
essergli stato accordato il premio richiestone (Valery; L'Italie confor
table pag. 201, Rome) (1). Nè manco la bombarda a vite, come quella
fabbricata nel 1454 dall'architetto Giovanni da Lodi pel marchese di
Mantova , al quale era stato egli spedito dal Duca di Ferrara ; bom
barda che caricavasi sopra i muli in diversi pezzi. Tutte le fortezze
del ferrarese vennero munite di artiglieria, e se troviamo le bombarde
nominate solo nel 1399 e non prima, come già dissi all'articolo
Guerra ecc , e se il libro delle riparazioni ai Forti comincia soltanto
dall' anno 1400, ciò deve attribuirsi alla già citata dispersione degli
atti , anzichè alla mancanza di quegl' istrumenti , sembrando incre
dibile che le rocche e i luoghi fortificati ne fossero privi nel mentre
che gli Estensi ne facevano uso nelle battaglie sul campo (2).
Il bucintoro che da Ferrara portossi a Francolino del 1438 per
accogliervi il Patriarca di Costantinopoli, che recavasi al concilio qui
tenuto da Eugenio IV, era coperto d'oro , di pitture , di drappi ed
intagli, ma era pure fornito di artiglierie (Frizzi tom. III pag. 432).
Per la lunga guerra del 1482 contro i veneziani si tolsero da tutte
le ville del territorio le campane non necessarie , lasciandone cioè
una sola per ogni campanile, per fonderle e gittarne cannoni; men
tre poi il Comune di Modena presto 24 spingarde, con due cannoni,
tratte da la botega de ser Francesco de ser Nicolò di Chapeli , e da
lui fatte fare a la miniera del ferro del Friuli, o vero de Bresana per
(1) I fucili caricabili per la culatta rimontano al secolo XVI, ed ai primi anni del
medesimo i cannoni di simil sorta ( Fournier, Le Vieux-neuf, To. I pag. 309 e 311).
(2) Nel 1845 nella guerra di Montevideo le truppe guidate da Garibaldi presero
al nemico un cannone da 24 di fonderia italiana che portava sul dorso Cosimo Cen
ni 1492. ( Dumas, vita di Garibaldi, trad. dal Bellagambi, To. I parte 2ª pag. 28 ).
--
495
nome della Comunità, e furon poste in nave e menate al porto con le
carra e funi mandate a Ferrara. Le spingarde furono bollate con un
bollo M. Per l'entrata di Paolo III in Ferrara nel 1543 fu posta
una batteria di code sul torrioncello del Barbacane , e gli spari spa
ventarono le mule , per cui caddero alcuni uomini ; come si posero
sulle mura di S. Giorgio tutte le artiglierie per l'ingresso di Cle
mente VIII nel 1598, facendoglisi grandi salve dai bombardieri.
Celebre e lodatissimo fu il nostro Alfonso I d'Este, che avea una
rinomata fonderia di cannoni, della quale si occupava egli stesso, e
vuolsi anzi che vi lavorasse ancora con le proprie mani. Dicesi che
avea il più bel treno del suo tempo, e la più bella artiglieria dell'Eu
ropa, facendo egli consistere il suo maggior lusso nella fusione dei
cannoni ( Valery ed altri ). Mons. Filippo di Roccaberty, oratore di
Francia alle nozze di Lucrezia Borgia nel 1502, nella sua Relazione
( stesa da Nicolò Cagnolo da Parma ) racconta che andorno al ca
stello a vederlo (il Duca), et le artelarie dignissime ge sono dentro in
numero grandissimo; ed anzi è osservabile che, parlando dei regali, si
credè fargliene uno gradevolissimo mandandogli per messer Pietro Gior
gio da Lampognano una recepta da esser notataper esser singolare da
fundere artigliarie, al S. Don Alphonso scripta de mia mano ( del Ca
gnolo ). Un celebre cannone avea fuso Alfonso I dandogli il nome di
Giulia; era forse una colubrina. Quando nel 1506 Michelangelo Buo
narroti presentossi al pontefice Giulio II in Bologna, si rappacificarono
e questi gli ordinò la sua statua in bronzo ; dopo sedici mesi di la
voro fu posta sulla porta del tempio di s. Petronio, ma nell'entrata
dei Bentivoglio in Bologna fu rovesciata dal popolo e fatta in pezzi.
Alfonso ne comprò i frantumi, meno la testa che si conservò per
qualche tempo nella stessa Bologna e poi andò perduta, e ne fece
il detto cannone ( Bréton, Notice de Michel-Ange, 1860 a pag. 15 ).
E ben giovarono all' Estense le sue famose artiglierie, specialmente
nella guerra del 1509, in cui con le medesime fracassò ed affondò le
navi dei veneziani alla Policella sul Po. In quanto a fonditori, po
chissime notizie si hanno, e solo si ricordano un M. Nicolò Francese
da Nancy ed un Simone pure francese nel 1458; un M.º Jacomo
già morto nel 1528, e come Sigismondo Alberghetto, di origine ferra
rese ed abitante in Venezia, chiedesse nel 24 febbrajo dello stesso
0
anno di essere surrogato al defunto nell' impiego di Maestro delle arti
glierie ; un Annibale Borgognoni, del quale parlerò all'Articolo scultori e
--
496
plastici, fonditori ecc.; e finalmente nel 1574 un Giovanni Lamprecht di
Scuathyrsen (1). Sino dal 1509 abbiamo pure memoria che vi fossero
i mortaj, perchè nell' assedio di Padova, ov' erano anche i Ferraresi,
gli assedianti projciebant artillarias et mortarios in civitatem , et in
muros ( Gloria , assedio ecc. pag. 63 Doc. I ); ben inteso che non
vi cacciavano le artiglierie ed i mortaj come è qui male espresso, ma
con questi istromenti vi cacciavano le palle e le bombe. Noi vantia
mo pure , per quanto si asserisce , la invenzione di un cannone o
meglio una modificazione , che chiamossi Obizzo , il quale ora serve
a mandar palle ripiene di materie combustibili o projettili minori ,
vale a dire piccole bombe o granate. Un errore si è quello di cre
dere che da questo cannone dettosi Obizzo avesse il cognome quel
Pio Enea Obizzi seniore , celebre generale e cittadino di Ferrara e
di Padova, che l'inventava : è piuttosto a stabilirsi ch'ei trasmettesse
il proprio cognome a quell' istromento da guerra, perchè quel gene
rale visse nel secolo XVI , e già la sua famiglia da qualche secolo
era degli Obizzi, e si conobbe nella stessa Ferrara sino dal 1393 un
Tommaso Caval. della Giarettiera e Consigliere del marchese Alberto
d' Este (2). Anche il nostro Nicolò Cabei Gesuita, pel duca Francesco
d' Este sul principio del secolo XVII provò una bombarda di ventisei
libbre di portata , ma più leggiera delle altre della portata stessa , e
quindi più maneggiabile, che avea prima inventata, e proposta in Ferra
ra il march. Nicolò Guido di Bagno qui Governatore dell' Armi (Barotti
Mem. di lett. ferr. tom. II pag. 267 ).- Finirò col dare la nota
delle artiglierie lasciate in Ferrara da Cesare d'Este nel 1598 a ter
mini della famosa convenzione faentina.
Columbrina detta il Diavolo, da 125 di palla N. 1.
Item da
Item da
Cannoni da.
15
27
20
1.
5.
5.
(1) Qui mi è d' uopo di ricordare a cagione di gratitudine il ch.º capitano An
gelo Angelucci architetto e direttore del R. Museo di artiglieria , il quale amantis
simo com' è delle vere glorie italiane ha giàpubblicato varii lavori Sul tiro a segno
in Italia dal XII al XVI secolo, e sulle Artiglierie da fuoco italiane. Oltre a che
ci promette altri lavori , specialmente intorno al Borgognone ed ai fonditori degli
Estensi nel secoto XVI.
(2) Più dettagliatamente ebbi a farne parola nel mio libro delle Istruzioni al
pittor Cristiano. Ferrara Taddei 1854 pag. 50 nota 2.
Cannoni da.
Item
Item
Item
Item
Pontegotti da
Item
497
1.
4.
15
47
60
17
27
27
6
2.
6.
5.
1.
1.
Periere ( forse petriere )- da 27. di palla N. 4.
Falconi
Falconetti
Mortaretti
Odette.
Polvere libbre 4582, onze 3. in barili N. 28.
Salnitro
Solfo
Piombo
Palle di ferro
IV.
Lamine d'oro
9.
4.
20.
17.
Filatura dell'oro e dell'argento
Fonderie di ferro
Peltrari, Forbiciaj e Chiodaroli
Leonello d' Este nel 1446 chiamava da Venezia un Girolamo Al
berti distintissimo artefice di lamine d'oro , rilasciandogli ampia pa
tente , accordandogli , oltre alla privativa per dodici anni nell'arte ,
anche sei moggia di grano, tre castellate di vino e due mila stanghe
da fuoco , cioè pali , e facendogli dare dal Comune una idonea casa
per l'esercizio, ed otto lire marchesane di stipendio mensile. La Bolla,
che qui riporterò per intiero trattandosi di documento presso privata
famiglia, è una copia presa dall' originale per mano del fu ch.º Giu
seppe Boschini già mio amico e cugino , e profondo archeologo e
conoscitore delle cose patrie.
L. Marchio
LEONELLUS MARCHIO ESTEN. etc. Ad honorem et incrementum huius
nostre alme civitatis et ad utilitatem commodum nec non ad subventionem
498
personarum in ea habitantium. Ecce per has nostras cum Nicolao de Sancto
Severino familiare et Sartore (sic) nostro, ac cum Dominico Grimaldo de Ve
netiis , de conducendo ad hanc nostram urbem ferrarie Hieronimum Alberti
de Venetiis gratia habitandi in ea, et in ipsa aurum cum malleolo et aliis
necessariis instrumentis necessariis quatiendi , ut ex grosso in extremam
subtilitatem redigatur, id quod in multis preclarissimis urbibus mirabiliter
producit varia genera exercitiorum utilium et honorabilium. Et sic eum Hie
ronymum conducentes tenore presentium, ac cum ipsis Nicolao et Dominico
in concordia remanentes firmamus rem ipsam pactis modis et conditionibus
infrascriptis.- Nam promittimus nos esse facturos et curaturos quod per
Commune nostrum ferrarie et expensis ipsius communis dabitur dicto Hiero
nymo domus una bona pro habitatione sua habilis et idonea pro ministerio
ipso conficiendo in ea. Item libre octo march. singulo mense pro sua pro
visione et stipendio. Et ultra hec sibi facienda p..... (sic) Commune dare et
tradere sibi permittimus expensis Camere nostre omni anno modios sex fru
menti, castellatas tres vini cum graspis, et miliaria duo stangarum ab igne.
Que omnia sibi danda durent et durare debeant et sic firmata ac promissa
sint et esse intelligantur usque ad nostrum beneplacitum. Item omnia alia et
singula paulo infra dicenda concessa sint et pro concessis firmiter habeantur
usque ad duodecim annos subsecuturos posteaque se contulerint ferrariam
pro hujusmodi ministerio inchoando et faciendo. Quia tenore presentium
eum hieronymum cum tota sua familia eximimus et liberamus et pro exem
pto ac penitus libero haberi volumus et mandamus omni contradictione re
mota. Simul cum omnibus aliis et singulis personis forensibus que venient
aliunde ad hanc nostram urbem causa et occasione predicti ministerii. Ab
omnibus et singulis oneribus realibus et personalibus ac mixtis angariis et
pro angariis ac collectis , et generaliter a quibuscumque aliis gravaminibus
impositis et seu etiam imponendis : communi nostro ferrarie quomodolibet
infra tempus ipsorum duodecim annorum mandantes etiam quod ipse Hiero
nymus et familia sua, cum omnibus aliis quibuscumque personis forensibus
huc venientibus, ut est dictum, salvus et securus sit, et esse debeat nec mo
lestari aut inquietari ullo modo possit realiter nec personaliter dicto tem
pore duodecim annorum durante ad instantiam et petitionem aliquorum
suorum creditorum ubicumque et quomodocumque contractorum , exceptis
semper venetis , mantuanis et civibus ac subditis nostris , et preterque pro
debitis et obligationibus initis et factis in terris et locis nostris.
Item
mandamus et iubemus quod dicto tempore duodecim annorum durante nulla
alia persona cuiuscumque generis et conditionis existat, possit venire ad fa
ciendum in hac urbe nostra, nec in ulla alia nostra civitate huiusmodi mi
nisterium percutiendi aurum vel ut dicitur filandi, nec quodque aliud, quod
ullo modo ad ipsum ministerium pertineat. — Item quod nulla alia persona
--
499
cuiuscumque gradus et conditionis existat seu sit nostra indigena seu sit fo
rensis possit nec sibi liceat conducere per se aut alios ad hanc nostram ur
bem ferrarie nec ad ullas alias nostras terras et loca aurum vel argentum
filatum, nec folium auri vel argenti , neque frisios aut cordellas aureos vel
aureas , nec ullas alias res ad dictum ministerium quovis modo pertinentes
in magna vel modica quantitate. Et si quis contrafecerit, habeatur pro con
trabannerio et quidquid repertum fuerit de huiusmodi rebus pro contrabanno
iudicetur et pro predicto habeatur et intelligatur et cadat etiam in penam
alius tanti valoris , quanti erit ipsa res sic inventa. Et tertia pars perveniat
ad Cameram nostram. Tertia ad accusatorem seu inventorem, et alia tertia su
pradictis Nicolao, Dominico et Hieronymo irremissibiliter applicetur.- Item
si contingeret aliquem mercatorem , aut alium civem nostrum seu quemvis
alium forensem dare ulli magistro vel magistre de huiusmodi arte aurum
forense, et accusatio seu denuntiatio fieret supradictis per ipsum magistrum
vel magistram, is accusans consequatur tertiam partem eius , in quo fuerit
condemnatus ille aurum ipsum dans, et alia tertia pars perveniat ad supradictos
Nicolaum, Dominicum et Hieronymum; et alia tertia pars Camere nostre ap
plicetur. Si non alius fuerit accusator quam magister, vel magistra ut supra,
et sic ipse magister vel ipsa magistra postea fuerit accusatus vel accusata
de premissis, cadat in penam librarum vigintiquinque march. applicandarum
ut supra.
Item statuimus et ordinamus quod pro omni quantitate auri
vel argenti sive de quacumque alia re ad dictum magisterium pertinente ,
que extrahetur et alio conducetur de hac urbe nostra dicto tempore durante,
solvantur et solvi debentur pro datio duo pro quolibet centinario iuxta con--
servatum.
suetudinem et stilum civitatis Venetiarum circa huiusmodi ministerium ob
Item ut occurratur et obuietur contrabannis et aliis fraudibus
que committi possent adversus huiusmodi ministerium, facimus et constitui
mus supradictos Nicolaum, Dominicum et Hieronymum in iudices pro mini
strando iustitiam et exequendo eam supra ipsis contrabannis et fraudibus
perpetrandis. Et si quis per ipsos sibi iniustitiam aliquam factam fuisse pre
tenderit , recurrat et recurrere possit et debeat ad factores nostros genera
les qui habeant recognoscere de ipsa iniustitia allegata vel pretensa. Et hoc
secundum consuetudines et modos aliorum nostrorum datiorum.
Postremo
concedimus et mandamus quod dictus Hieronymus possit et valeat conducere
ad hanc nostram urbem ferrarie omnes et singulas suas massaricias et u
tensilia , et res tam a domo quam a coquina et similiter ipsas omnes po
stea extrahere libera sine solutione alicuius datii vel gabelle per quoscum
que passus et loca nostra. Mandantes has servare omnibus et singulis.......
officialibus et...... subditis nostris tam huius civitatis ferrarie quam quorum
cumque aliorum locorum nostrorum has visuris. Quatenus premissa omnia et
singula servent et servari faciant inviolabiliter in terris ac locis nostris. Sub
--
500
pena indignationis nostre et alia qualibet nostro arbitrio imponenda. Non
obstantibus aliquibus statutis vel ordinamentis nostris et huius nostri com
munis tam editis quam edendis quovis modo in contrarium facientibus. Qui
bus omnibus et singulis quantum est respectu premissorum dumtaxat dero
gamus expresse, etiam si talia forent que clausulam specialem et derogato
riam exigerint et non secus ac si de eis de verbo ad verbum fierit mentio
specialis. Ad quorum robur et fidem has nostras fieri et registrari iussimus
nostrique sigilli impressione muniri. Datum Ferrarie in palatio Curie nostre,
Anno Nativitatis dni nostri Jesu christi millesimo quadringentesimo quadra
gesimo sexto. Inditione Nona, die duodecimo Mensis Aprilis.
Da lungo tempo erasi qui stabilito con la sua famiglia l' artefice
Alberti per ridur l'oro in sottilissime lamine : ma Borso vide pure la
necessità d' introdurvi la filatura dell' oro e dell' argento ; e nel 29
ottobre del 1465 venne condotto a tal ffne M. Marco Calvi di Ge
nova pro arte batifolii auri et argenti in Civitate Ferrarie ; convien
supporre però che non vi riuscisse costui, o subito sia morto, perchè
nel susseguente anno 1466 con rogito 26 maggio di Mengo dall' Ar
mi viene fermato un M. Nicolò del fu Pietro di Venezia detto Rimi
minese ( Riminensis ) , il quale sembra che avesse già esercitato per
varii anni in Padova (1). Nel 1470 un Magister Augustinus Bargagis
Mercator Januensis fa offerta al Duca di qui recarsi con la famiglia
per introdurvi artem auri et argenti filati ad honorem et gloriam
hujus Civitatis , chiedendo una provvisione di trecento ducati all' an
no per otto anní, ed un prestito di mille ducento ducati , oltre
alla casa di abitazione capace per venticinque persone : ma il Magi
strato nel di 23 novembre decreta che si rifiuti la offerta per le ra
gioni già addotte per Clemente Donati stampatore , cioè per le gravi
spese dell' Erario pubblico in causa di guerra e di acque. Se non
che il Donati non replicò, mentre il Bargagi venne in seguito accet
tato. Nel 1595 eravi un Gio. Francesco Bonazza tira oro ( ciò che
ora fanno gli orefici ) , il quale chiese pagamento di lavori d' oro
ed argento filato alla famiglia Tassoni , raccomandandosi pel pronto
soddisfo , anche per essergli morto un caro e buon figliuolo, che gli
levava il fastidio della cura de li negotj ed essendogliene rimasti sei ,
non avendo altra intrada che la bottega.
Fonderie di ferro qui pare non ve ne fossero nei secoli scor
(1) Questo Calvi lo troveremo nello stesso anno (1465) a far domanda d'intro
dur l'arte dei panni d' oro e serici.
--
501
si (1), bensì di bronzo per campane e cannoni ; e già ne feci parola
nella prima parte all' articolo Cattedrale, non che all' altro di questa
seconda parte Armi ecc. Soltanto da pochi anni se ne introdusse
una, indi una seconda, dalle quali vedemmo e vediamo uscire pre
gevolissimi lavori anche artistici, oltre a molti rurali istrumenti, o di
domestica economia.
Dei peltrari ve ne furono sempre, oltre ai girovaghi che nel loro
passaggio lavorano pei cittadini. Del 1575 un Maestro Zan-Antonio
Peltraro esercitava in questa città con ricco negozio ; nè ciò sia di
meraviglia, dacchè sino al secolo passato, e forse anche nel presente
riguardo alle campagne , si usarono piatti , sottocoppe, vasi e botti
glie, non che altri molti utensili famigliari di quella malleabile materia.
Sino dal secolo XV si doveano qui fabbricare le forbici , se del
1494 trovasi iscritto nell' estimo dei borghi un Hercules Christophori
a forbicis ; come vi erano i chiodaroli, trovandosi nominato nel 1473
un Magister Antonius Nigrus chioldarolus; del 1483 un Franciscus
fil. mag. Gasperis de Ricobono , e del 1485 in un rogito del 10 feb
brajo del notaro Bartolomeo Silvestri un M. Joannes Ricoboni (forse
fratello del preced.), che fa contratto col pittore M. Giovanni Bian
chini alias Trullo, ambidue pure chiodaroli.
0
V.
Panni d'oro, d'argento e comuni,
Sete, rasi, velluti e damaschi,
Filatoj, calzette, fustagni, veli, tele,
Mangani,frangie e tintorie
t
Le arti di lavorare o di tessere drappi di seta e di lana sono
antiche tanto che la origine loro si perde nella caligine del tempo.
Non è mio scopo di farne la storia, e quindi mi limito a dire di
(1) Trovo però che Ercole II con privilegio del 18 giugno 1550 concesse a Giu
lio Giomoletto di poter estrarre e vendere libbre 400 mila di ferro ogni anno per
un sessennio dalla fabbrica che lo stesso duca farà fare a Ligonchio, o a Rialbo,
o a Fontanelazo ecc. Intendesi qui una fabbricazione di ferro ? non potrebbesi dire
di certo, non potendosi vedere la patente ch'era nella Costabiliana, e fu venduta a
Parigi ( Catal. Costabili 1ª parte pag. 334 N. 3974 ).
32
:
502
Ferrara, non senza ripetere ciò che mi occorse di dichiarare più volte,
cioè : che per mancanza di documenti e di archivii antichi difficil
mente o raramente queste memorie rimontano più lungi del seco
lo XIV. Se non che i tempi più fecondi per l' industria per le arti
e pel commercio in questa città camminano a paro di Leonello , di
Borso, dei due Ercoli e dei due Alfonsi d' Este, i quali tutti , anche
in mezzo al frastuono delle armi ed alle nemiche devastazioni, vollero
e seppero avvantaggiare Ferrara di ogni possibile utilità cittadina e
di ogni maggior decoro.
Pare che i fabbricatori di drappi congiungessero bene spesso la
fabbricazione de'medesimi tanto in seta, quanto in lana, come altresi
de' broccati cosidetti panni d'oro e d'argento, ed esercitassero ezian
dio la tintoria de' loro tessuti ; giacchè rinvenni tale unione in di
versi di questi artefici del secolo XV. Che se non ne trovai di broccati
nel susseguente , debbesi attribuirne la causa all' esserne ben presto
cessato il costume, giacchè gli ultimi Duchi e le loro mogli non ne
usarono più tardi se non nelle pubbliche mostre o per magnificenza
di feste. Cominciamo.
Nel 1453 un Mastro Battista di Nicolò dalle Coltre viene pagato
per panno d'oro somministrato per la processione del Corpus Domini;
ma non risulta che avesse fabbrica, e quindi potrebb' esserne stato
soltanto smerciatore.
Nel 1462 alcuni genovesi Magistri Artis Serice numero quatuor ,
fecero istanza al Duca per introdurla in Ferrara, chiedendo concessioni
per un decennio. Il principale fra essi chiedenti era Urbano Trinche
rio cittadino di Genova , ed offerivasi alla fabbricazione di drappi
d' ogni sorta ed a più colori, non che di broccati d' oro e d' argento,
in tutta perfezione , oltre ad una tintoria. La domanda era di una
provvisione a tutti quattro, un luogo per esercitarvi l'arte, un'abita
zione per le loro famiglie , l'introduzione delle sete oro ed argento
necessari senza dazii o gabelle , la esenzione de' pesi reali e perso
nali , e il divieto d' introdurre dall' estero tali sorta di generi , se
quelli della fabbrica sieno sufficienti per la città e sue dipendenze.
Offrono di attivare venti telaj , con che si dia formento per mesi
quattro alle cinquanta persone che condurranno seco loro per l' im
pianto ; e chiedono trecento fiorini d'oro a titolo di prestito , per
acquistare e condurre a Ferrara istromenti, ordigni ecc: (Arch. com.
lib. 7 n. 4 pag. 46).
Il Magistrato, dappresso a raccomandazioni
--
503
ducali, accetta per un quinquennio. Infatti lavoravano già questi da
ben due anni, quando nel 9 agosto del 1464 un Antonio de Laizza,
o Zoizza mercante domandò egli pure di attivare altra egual fabbri
ca, chiedendo di poter introdurre le lane anche da altri luoghi: ma
il Comune rifiuto , non potendo concedere se non col consenso del
Trincherio , col quale pendeva la Condotta di quell' Arte. Così nel
1465 quel Marco Calvi di Genova , che vedemmo qui accolto per la
filatura dell' oro e dell' argento , chiese di attivare la fabbricazione
panorum sirici, et auri, con provigione di ducati quaranta d'oro, ed
assegno per la casa: ma la privativa concessa al Trincherio impe
di l' accettazione anche di questa , come nell' anno antecedente lo
avea impedito pel Laizza. Convien dire però che lo stesso Trinche
rio , sia per le intercessioni ducali , sia che ricevesse un compenso ,
ne accordasse l' attivazione ad altri , perchè nello stesso anno 1465
a rogito di Mengo dall' Armi viene pure condotto per la stessa arte
Magnificum et generosum virum et equem Franciscum Forzatè filium
quondam Aledusii, ferrariensem, il quale promette di far lavorare per
buoni ed abili maestri i panni serici, ed il broccato, con cinque te
laj. Il cavalier Forzatė appartenne a nobile ed illustre famiglia, ma
non isdegno di occuparsi di mercatura; come non si sdegnavano
tante altre primarie famiglie di tener banca, o sconto di cambio, non
già per farne monopolio, o per trarne aggiotaggio, bensi per onesto
lucro e per utile occupazione.
Se il lanificio in Modena era coltivato sino dal principio del se
colo XIV ( Borghi, il Duomo di Mod. ) convien credere che lo fosse
anche in Ferrara dominata dallo stesso Signore ; nè so comprendere
come essendovi in quella città nel secolo XVI non meno di trecento
telaj (1) si venisse a spacciarne in parte i drappi a questa nostra
città, dove pure fiorivane la fabbricazione. L' Arte di Calimala , cioè
il commercio dei panni greggi oltramontani, che poi si cimavano e
tingevano , era conosciuta in Italia anche nei primi secoli dopo il mille:
ma del 1204 il lanificio esercitavasi già in Firenze, nè furono tarde
altre molte città a seguirne l' esempio. Il lanificio fu sommamente
protetto, e costantemente in ogni tempo ; le stesse leggi pontificie ne
promovevano anche in questo secolo l' incremento con privilegii e
(1) Questa esorbitante cifra , essendo portata dal Vedriani , potrebb' essere un
equivoco in forza del quale si avesse forse a detrarvi uno zero ! cosi rimarreb
bero trenta !
--
504
còn premii; se non che queste leggi, che istituirono premii in favore
dei fabbricanti di drappi in lana nell' Umbria, nelle Marche e nelle Ro
magne, furono abrogate. ( Gazzetta Ufficiale del Regno 9 agosto 1862 ).
Non so capacitarmi di tale abrogazione fattasi dal Ministero delle Arti
e del Commercio, se non per l' intendimento in cui si fosse di pro
mulgare leggi migliori; lo che per altro parmi dovess' essere contem
poraneo. Che l'arte della lana siasi esercitata in Ferrara nel secolo
XIV è un fatto. Nel 1374 fa testamento una Maddalena del fu Gu
glielmo de' Malsalati moglie di Agostino Taruffo drappiero ; e se que
sta qualifica si dovesse riferire soltanto a venditore, abbiamo del 1370
in un rogito di Rodolfino Codegori memoria di un Bajamonte de
Bajamonti lanarolo; e se pur ciò non bastasse, nominerò un Maestro
Beleto ed un Maestro Mafeo de Cordoani del fu Maestro Pietro abi
0
tanti in via Centum vassurorum ( dei cento versuri ) cimatori, come
risulta da istromento di Nicolò Sansilvestri del 1380, col qualeAgnese
figlia di M. Jacobo de Beleto costituisce la dote a Lorenzo sartore ;
come cimatori furono un Giovanni d' Arduino nel 1384 ed un Nicola
Bernabò nel 1397 : nè vi sarebbero stati cimatori, e più d' uno , se
non vi fosse stata l'arte della lana. Non mancarono poi più tardi i
lanaroli, come un M. Grilino ed un M.º Guideto fratelli e figli di
M. Gregorio nel 1407; un Bertolino de Guastavini del fu Maestro
Giovanni nel 1418; nè i tessitori, quali nel 1372 un Giovanni del fu
Antonio de Cividali Belloni (forse Belluno) textor pannorom lane, abitan
te inFerrara, che si pone in società con Ser Giacomo del fu Pantaleone
da Genova, che abitava in Mirasole in Bologna, e furono testimoni al
rogito qui stipulato un Tommaso da Mantova del fu Giovanni, ed un
figlio di Giovanni de Cumis, ambedue tessitori di pannilani ed abitan
ti pure in Ferrara; un Mag. Antonius tessarius, ed un Magister Gerar
dinus textor pannorum nel 1414, un M.º Franciscus Maria de Gaspa
rino nel 1527, ed un M.º Bartolomeo del fu Leonardo dalla Costa nel
1530, ambidue pur essi tessitori. Nel 1476 Nerio Acciajuoli fiorentino
del fu Angelo, consocio di Sigismondo d' Este, vende uno stabile Ciono
( Uguccione ) de Florentia filio q. Michalis Nilini mercatoris draperie,
seu pannorum, civi et habitatori Ferrariæ. Ed all'arte della Lana pre
siedevano persone rispettabilissime, quali per esempio un Lodovico
Ariosti nel 1463, un Venanzo de Camerino nel 1472 (1), ed un Nicolò
(1) Sospetterei che fosse un Varano; ma questa principesca famiglia riparó a
Ferrara soltanto nel 1502 circa ( Frizzi, to. IV pag. 208- Litta, fam. cel. d' Italia ).
--
505
de' Caprarj di Reggio nel 1480. Era poi salito a tanta fama il lanifi
cio ferrarese nel secolo XVI che un drappiero o mercante di tal ge
nere in un autografo suo del 1550 ( nella Biblioteca comunale ) fir
mato Ri....... G. ( forse Rinaldo Grana ) lasciò scritto
L'arte de la lana, come se usita ne la cita de Ferrara con lane ferra
resi, francesche et spagnole, facte come se costuma in Fiorenza, Venetia et
altrove....... perche mie parso lassare questa memoria apresso di miej heredj
acioch volendo fare lavorare ne sia instrutti.
e perciò si vede che i nostri tessuti erano assimilati ai più celebri ,
cioè di Venezia e di Firenze. Soggiunge poi lo stesso autore
lavorar lane ferraresi, che sono finissime, che exceptuando le lane france
sche che son più forte de natura, ma de fineza non li facio molta dife
rentia ; ma in vero per lane che nascono in Italia, possono stare al para
gone; e sarebbero buone anche le Mantovane, Mirandolesi, Veronesi, Padovane,
Vicentine, ma vi si trova differenza, perchè per lo più sono di otto mesi.
Nella quale opera lo scrittore då norme pei varii stadii della fab
bricazione, per macchine, per colorire ; e soltanto non approva il
luogo ed il modo di espurgo
Purgare secondo che costumano li mercanti della Cità di Ferrara, le un
malissimo purgo posto in mal luocho atto per simile exercitio; prima se purga
con acque de pozo cattivissime, posto in mezo de doze, de arche, de' necessarii
(latrine), et è marze, et puzolentissime, et fano sapone cativo, facto solo de
aliazzo cotto, et aqua forte ( cioè lisciva ) che consuma li panni ecc.
difetto che è bene credere sarà stato rimediato. Vi sono tuttora
due strade denominate Vicolo del Follo , e Cisterna del Follo , per
chè in ambedue le località vi furono folli pei panni; come se ne
fecero all' esterno. Alessandro Fabiani e Girolamo Brasadola ( cioè
Brasavola ) lanari, non avendo sempre acqua corrente nell' interno
della città , nel 20 febbrajo del 1476 chiedono attivarne due sul Po
fra il ponte di s. Giorgio e la chiesa della Misericordia,lo che viene
Ioro concesso, dopo sentitone il padrone della schiappa presso il Po,
e con che facciano a proprie spese due paraduri ( paratoje ) per con
servazione delle ripe del fiume. Sino al 1700 abbiamo memoria del
' attivazione di un nuovo follo ; ma l'arte già era molto scaduta, e
fini l' esercizio poco dopo (1). Vi erano pure i battilana, come nel
(1) Il Duca Ercole II vedendo che il lanificio andava decadendo lo fece risorgere
chiamando in Ferrara Maestro Angelo Populeschi cittadino fiorentino, onde far fio
rir l'arte in grosso ( Rogito del cancell. ducale Battista Saracca del 1541 ).
1
0
506
1479 Antonius et Gerardus filiü q. Bartholomei de Baldino de Lende
naria, habitantes ferrarie in contracta S. Romani ecc.; e nel 1545 un
M.º Nicola del fu Benedetto de Canforega cittadino ferrarese , che fa
testamento a rogito di Cesare Bellaja nominando erede la propria
moglie Elisabetta del fu Lodovico Gavarini. Nel 1565 un Filippus de
Laude civis Mediolanensis magister egregius Artis pannorum de saja
supplica per introdurre la fabbricazione di buona qualità, come quelli
di Milano, e chiede cento ducati d'oro di premio, e trecento a mutuo
per le spese d' introduzione. Si rifiuta l' offerta di dargli una prov
vigione , ma gli si promette ogni protezione e favore. Tale decreto è
del 29 agosto, e il proponente vedesi poi esercitare in Ferrara nel
l'anno successivo ; come altresi nel 1468 si fanno concessioni, e si
emanano ordini pei tessitori di mantelli , per cui sarebbe quasi a
credersi che si trattasse di una speciale e separata fabbricazione, for
se di un solo pezzo ad esempio degli spagnuoli.
Relativamente a quest' arte della lana vi furono leggi , ordini e
statuti a parte. Nel 1434 si prescrive che i lanari non possano ven
dere panni a ritaglio sino dopo la Pasqua di Risurrezione ; che deb
bano limitare i prezzi per bonos viros ; che possano portare in città,
per ' utile che ne viene, i panni pelosi, ossiano biselli ( bigelli ), e ciò
attento quod in civitate hac non fiunt panni séu biselli pilosi pretii sol
dorum octo vel decem pro brachio ( Arch. Com. lib. 4, N. 9, pag. 1,
a di 7 ottobre). Nel 1490 si ordina che non si facciano panni de
lanis nostratibus octuaginta portatarum , et si aliquis eos facere volue
rit , teneatur facere eos de lanis francischis. Nel 1461 si propone un
Capitolato che dal Comune viene assoggettato all' esame ed alla san
zione del Duca. Ora non sarà discaro ch' io qui riporti una nota dei
pannilani, e dei rispettivi prezzi della città nostra, nei primi anni del
secolo XVII , ossia del dominio pontificio dopo gli Estensi ; nota co
piata da altra a stampa, senza data.
Panni di lana d' ogni sorte et colori fatti in Ferrara, calculati et tassati
pel M. Giudice de' Savj, li quali se ha da vendere li infrascritti precij, videlicet
Il panno de 90
Item de 80
Item de 80
Item de 80
Item de 80
Item biancho
— cuppo.
cuppo alla piana
cuppo a tre lici saldo.----
a saja cuppo.
cuppo a tre lici per calze
Item cremesino
Item zallo et beretino
Item verde azuro et morelo
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Item scarlatino
Item alionà.
Il panno de 70
cuppo saldo
Item cuppo per calze
Item biancho
Item zallo et beretino
Item verde azuro et morelo
Item cremesino
Item aliona.
Item scarlatino
Il panno da 60
biancho
Item zallo et beretino
Item azuro verde et morelo
Item alionà et scarlatino
Item negro .
Il panno da 50
beretino et zallo
Item azuro verde et morelo
Item alionà et scarlatino
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Dalle qualità suddette, e più dai colori, scorgesi chiaramente come
di ogni sorta se ne usassero nel costume del vestiario.
Abbiamo già veduto come gli stessi fabbricatori di panni d' oro',
e di pannilani, lo fossero anche di sete. A Firenze fu portata l' arte
serica nel secolo XII dalla Sicilia, dove si dice che il normanno con
te Ruggiero II ne avesse divulgato il segreto , facendo anche ve
nire dalla Grecia degli operatori , e promovendo la coltivazione dei
gelsi. Da Firenze poi sollecitamente si trasfuse nelle altre città e fu
sempre considerata quale arte nobile ed onorevole (1). Quell' Urbano
Trincherio genovese, che nel 1462 qui venne ad impiantare la fabbri
cazione dei broccati e dei tessuti di lana, vi attivo eziandio quella
delle sete, pretendendo poi nel 1466 che nessun' altro la esercitasse
nisi civis originarius Ferrariæ; la quale pretesa ignorasi come fosse
giudicata. È certissimo che nel 1 marzo, con istromento di Mengo
2
(1) Dicesi che SerBorghesano mercante da seta lucchese fu il primo che venne
a Bologna, e fece fare nel 1272 un filatojo di seta. Soggiungesi poi che in Modena
era coltivata sino dal 1306 , rammentando come del 1327 gia si tenesse pubblico
mercato dei bozzoli ; come si prescrivessero in ogni podere almeno tre gelsi; e
come si usassero le molinelle a mano per torcere ed orsogliare la seta; che nel
1481 i mercanti e i lavoranti di seta si separarono dall' arte della drapperia , e
chiamarono la loro Nobilis Ars Serica; che si lavorarono indi stoffe , cendaline ,
veli , ormesino, damasco, tabino, spomiglione, velluti; che tali tessuti vendevansi an
che ai ferraresi; che nei due ultimi secoli si ridusse ai soli veli gretti , zendadi ,
cordele etc. , e che tutto cesso nei primi trent' anni del secolo presente. Dubiterei
molto della vendita ai ferraresi, dacchè anche fra noi l'arte della seta fiori, se non
nel secolo XIV, al certo nel XV.
--
508
Dall' Armi, viene permesso a Battista Magnolino, per ordine del Duca,
di fabbricare i tessuti di seta , e gli vengono anzi prestati dal Co
mune duemila ducati per suo sovvegno , da restituire in tre anni;
come poi nel 5 febbrajo del successivo anno 1467 un Francesco da
Porto di Bologna Maestro de sede tessute chiede sovvenzione di cin
quanta ducati d'oro per lavorare dell' arte sua , considerando che in
città vi sono già oltre a venti telaj lavoratori ; quale sovvenzione gli
si rifiuta , eccitandolo però a continuare , giacchè vi lavorava con al
cuni telaj. Nel 1618 il Cardinal Legato , con editto 26 giugno , pub
blica licenza di fabbricar tabini crudi e remesini alla fiorentina , om
messi nei capitoli poco prima emanati per l'arte della seta.
Che si fabbricassero in Ferrara tele di raso lo comprovano due
partite di pagamento , l'una del 1550 a favore di Girolamo Braco
lavorante di rasi di seta, l'altra del 1576 a favore di Maestro Jacomo
Cecchino rassaro de seta. Che si vendessero velluti non è a dubitarsi,
e se ne facea commercio di qualità finissime, sembrando ancora che
ve ne fossero lavorati a figure ; giacchè in un rogito di Agostino
Villa del 1414 fa parte di un inventario di Maddalena del fu Gio.
Mariani moglie del sartore Bartolomeo Panizzato una zornea velluti
affigurati bruni, foderata de tella azura. Che poi qui si fabbricassero,
non solo lo dice Ortensio Lando , il quale , dando ordine ad un suo
servo di provedere varie cose rare di che ciascheduna Città d' Italia è
meglio proveduta , o ne fabbrica con maggior esito , gli disse torammi
in Ferrara due pezze di velluto, lo che prova la superiorità delle no
stre manifatture di tal sorta , ma lo dimostrano i tanti vellutari no
minati in infiniti documenti. E valgano questi pochi ; cioè del 1483
(rog. di Nicoló Zoja) un Petrus de Mediolano testor veludorum, filius
a
q. Jacobi, della contrada di Santa Croce del 1487 un Dominicus de
Laurencio fil. q. Laurencii de Raspadola territ. Trevixi, con sua moglie
Elena del fu Francesco Capodistria; del 1522 Girolamo de Zuane Ma
gagnin veludaro a la Gosmaria; nel 1526 M. Antonio Maria Baruzzi
del fu Gio. Battista; nel 1529 M. Bartolomeo Aleotti; nel 1530 M. Bar
tolomeo dai Ocelli figlio di M. Maurelio dipintore; nel 1537 M. Tre
visius de Barbuis; nel 1545 M. Girolamo del fu Nicolò Palmieri ; nel
1547 Girolamo Tabazino del fu Antonio; nel 1551 M. Leonello Balotta
e suoi figli Lodovico e Matteo , la cui madre Antonia del fu Pietro
M.ª a Caligis in quell'anno fa testamento; nel 1572 un Paride del fu
Troilo Naselli, un Lanzelotus de Claveriüs e un Taddeo Malagola; nel
509--
1577 un Maestro Bernardino da Padova; nel 1583 un Tomaso di Ca
laj; tutti rammemorati con la qualifica non solo di Veludari , ma
bensi ancora coll' altra significativa di Maestri , cheli dimostrano o
peratori. L' arte dei drappi di velluto durò pur essa lungo tempo ,
giacchè si trova che dell' anno 1767 il Comune licenzia Antonio Ma
ria Casareti da Genova qui condotto sino dal 1743 con alloggio per
lui e sua famiglia per far rivivere la fabbrica di tai tessuti; e lo li
cenzia perchè non è comandato dai mercanti in causa di non servirli
bene. E gli stessi vellutari esercitavano sovente ad un tempo la tessi
tura dei damaschi, uno fra quali nel 1551 era Leonardo del fu Gio
vanni Maria Della Doneta cittadino ferrarese , textor damaschi et vel
luti, fratello di Maestro Cristoforo librajo, come si ha da rogito del 7
aprile di Aurelio Roiti. Nel 1599 un Gaspare Bernardi pure ferrarese
era damaschinaro. Anche i filatojeri, o meglio filatojai, si trovano men
zionati in alcuni rogiti notarili. Nel 1533 ad un testamento assiste
vano quai testimonii un Maestro Matteo del fu Lorenzo de Biasü , ed
un Francesco del fu Paolo Zanetti, ambo filatojeri; nel 1547 in al
tro rogito di Gio. Palmieri comparisce un M. Antonio de Rossi del fu
Princivalle ; nel 1572 un Luigi figlio di M. Gasparo de Ferri. Un fi
latojo si abbrucia nel 21 ottobre 1559 presso la sala de' callegari.
Nel 1494 si trova una fabbricatrice di calzette a telaro annotata nel
l' Estimo dei borghi- Dna Donzella (sic) uxor Magistri Pauli de Ve
netiis, calzataja cum telario ecc. Nel 1455 rinvenni, ma non ricordo il
documento , i fustagneri; come del 1473 è registrato nella matricola
de' merzari un Giovanni Biscazza che fabbrica veli.
Passando a far cenno delle tele, non è certo a credersi che vi
sia quel progresso che vorrebbesi pur vantare. Si prendono per grandi
maraviglie i scialli contesti di capelli umani , quali si videro esposti
a Londra nel 1862, tessuti da Guglielmo Danson; nonchè i guanti a
maglia con filo di tele di ragno, come se non fosse noto cheAdria
no Salari sino dal 1532 pingea sopra una tela di ragno! pittura che
dicesi unica, già di Luigi Filippo d' Orleans, e venduta per quaran
tamila fiorini, esposta in Pesth nel 1854 ( Gazz. di Ferrara N. 30).
Ma non basta; chè io aggiungerò possedere una breve poesia stam
pata nel secolo XV, dove sta scritto
Vè le tele di Pallas et di Aragne
A
D
Nel una le vitorie deli Dei
Nel altra ve tutte le lor magagne.
(Capitolo de duo mercanti venuti di Soria ecc )
510--
Ed in ogni caso di dubbio sulla più vera interpretazione della pre
messa terzina, sarà ben più che sufficiente il dipinto del Salari per
comprovare la non novità di tal sorta di tela. Di moltissime qualità
qui pure si fabbricarono le tele, fra cui si fa cenno di quelle de ortigete
( che fosse di tiglio d' ortica ? ) nel 1493 ; di solindente o filindente
nel 1522 ; di renso nel 1595. Nel 1489 il di 11 febbrajo un Nicolaus
textor pannorum lini quondam Francisci Frisati era già morto , e la
sua vedova Antonia sposa un pittore. Nella nostra Biblioteca esiste
un codice di autore anonimo della prima metà del secolo XVIII , in
cui sta scritto un Progetto per la manifattura di tele di sette qualità,
pari a quelle di Olanda, presentato, come sembra, per la città di Fer
rara, e cioè di far venire dieci tessitori , dieci filatrici , due tessitori
a fogliami e due apparecchiatori : il direttore si obbligherebbe di far
venire i detti artieri da Fiandra ed Olanda per fare i telari per ogni
sorta di tela, i naspatoj, e tutti gli ordigni, filatoj, tornelli per filare,
pettini d' acero , ossia carpini fini per filare il filo piatto e rotondo ;
e ciò per far tele, tovaglie e salviette con bellissimi disegni, lenzuola
lunghe otto braccia ed alte sei , cioè lenzuola alla reale ; attivando
quattro telaj per tela ordinaria , due pel cambrai, due per quella a
fogliami, due per altra a filo piatto, e due grandi per le dette lenzuola
alla reale. La fabbrica sarebbe in un prato grande per distendervi le
tele, presso un fiume per inacquarle quattro volte al giorno ; una casa
per distendere le tele lunghe piedi centoventi , larghe quaranta , con
le sue corde e con molte finestre; non che altre fabbriche di adja
cenza. Le macchine, delle quali è unito il disegno al progetto, sareb
bero la 1.ª per filare la canepa; 2.ª per fabbricare le tele; 3.ª per
lustrarle ; 4.ª per condurre le acque per l' imbiancatura; 5.ª altra per
le acque; 6.ª per dar l'ultima mano alle tele con acqua calda e fred
da, e per colorirle ; 7.ª per soppressare le tele ; 8.ª per soppressare
le tovaglie e le tele colorate; 9.ª per spianare le tele, dare amiti, co
lori e la totale lustratura. Questo grandioso progetto, al prosperamento
del quale noi abbiamo il genere originario, rimase un semplice desi
derio. A proposito di soppressare, avevamo già i mangani, come da
partita dell' anno 1556 a favore di M. Gasparo Manganaro (1).
Una distinta fabbrica noi abbiamo al presente di lavori in frangie,
(1) Non trovai anteriore menzione di mangani in Ferrara : ma questa macchina
ė citata in una nota di spese per la guerra fatta dai soldati della S. Sede contro
Forli nel 1358 ( Fantuzzi, vol. 5, pag. XXII § 25 ).
--
511
galloni, passamani, agramani, felpine, cordoni e fiocchi tanto in seta
quanto in oro ed argento, nonchè pizzi, luisani, lamiglie, tocche,
spighette , lame, canutiglie , talchi ecc. Ignoro se nei secoli scorsi vi
fossero qui tali manifatture in grande; ma è ben da supporre che
qualche artefice pure vi fosse di tai generi dove si fabbricavano broc
cati, panni, sete, velluti e damaschi.
Sino dal secolo XIV mi si presentano i tintori e le tintorie. E
per primo nel 1368 un M.º Giovanni del fu Galeone da Trevigi abi
tante in Ferrara ; nel 1379 un Bonavita del fu Jacobo, con sua mo
glie Jacoba figlia dell' altro tintore Bartolomeo da Padova, e con Agnola
di lui sorella e moglie di un Bongiovanni del fu Francesco Strazzarolo
cioè drappiere ; nel 1399 Bartolomeo del fu M. Bartolino da Padova
pure abitante in Ferrara; nel 1411 Giovanni Giunta bolognese abitan
te in Ferrara, marito di Lucia del fu Galvano de Romei di Bologna,
erede di Bartolomea fu sua suocera, come da rogito di Lancellotto Villa;
nel 1438 un M. Melior tintor filius mag. Petri de Forlivio, moram
trahens ad presens Ferrarie, et Mag. Simon de Verona tintor, filius q.
Joanis ecc.; nel 1446 un Richus de Florentia artium tintorie magister,
al quale con rogito 14 maggio di Bartolomeo Isnardi viene data la
cittadinanza ferrarese ; nel 1461 Pietro Paolo dei Moroni milanese,
testimonio prodotto da Giovanni Antonio da Milano, pur esso tintore,
abitanti ambedue in Ferrara; nel 1464 il di 8 giugno riprodussero
istanza i fratelli Angelo, Giorgio e Francesco de' Morengi da Cremona
per tingere le pelli del Brasile, dette Brasilii, e il Magistrato chiama
due fra i più periti merciaj e callegari , a riferire sulla domanda ,
per maturamente deliberare, come infatti deliberarono poi affermativa
mente. Nel 13 gennajo del 1465 Antonio Zanolino mercante bolognese
domanda introducere artem tingendi de grana et cremesino in hac urbe;
lo che viene concesso, provvedendosi dal Comune una casa ed un
fondaco , e pagando al petente per affitto di detti locali venticinque
fiorini d'oro all' anno. Egli si obbligava di condurre buccas centum
quinquaginta , e di tingere annualmente cento panni. E siccome per
tingere occorrono materie coloranti, specialmente vegetabili, così nel
1467 25 maggio viene accordata a Roberto Roberti ferrarese, e suoi
socii, d' introdurre la coltivazione del guado per tingere azzurro, non
che ' arte et magisterio de dicto guado ; gli si accorda privativa per
sei anni , che nessuno possa seminarlo e raccoglierlo senza il loro
consenso, ed inoltre col pagamento, in caso, di dodici denari pro
--
0
512
singulo pondere guadi , sive in pulvere, sive in panibus existentis. H
Duca poi, vedendone l' utilità, proroga la privativa sino ad un decennio
( Arch. comunale). Seguono fra i tintori nel 1476 un Andrea del fu
Leonardo d' Alemagna, il quale si associa con Michele e fratelli degli
Arienti per la tintura dei panni ; nel 1482 un Ambrogio del fu Mar
tino de' Cumi, ed un Giovanni de Milio ( forse Emilii ) marito di Gio
vanna del fu Manino degli Oldoini di Cremona, che nel 24 settembre
arogito di Libanorio Bonomelli fa un codicillo; nel 1489 un M.º Mat
teo di M. Zanino dei Succj; nel 1494 un Giovanni Antonio Scoperti
alias de la Grana milanese del fu Ambrosio; nel 1532 Giovan Lodo
vico ed Ippolito fratelli Della Bona; nel 1536 un M.º Vincenzo da Lucca;
nel 1552 un Lodovico de Ricardi; e nel 1590 Giulio Cesare e Giovanni
Maria fratelli de Rizzardi, che dopo venti anni, cioè nel 1610, eserci
tando ancora la tintoria, vennero aggregati alla ferrarese cittadinanza.
0
Degli arazzi e dei corami d' oro, sebbene per loro natura doves
sero associarsi alle arti fin qui descritte, non pertanto andando essi
adornati di disegni e di figure ho reputato più conveniente di par
larne alla seconda Sezione di quest' artistica parte.
VI.
Cappelli di paglia e di feltro ,
Stuoje ecc.
L'uso del cappello non è antico, e vediamo che ai tempi di Dante
e di Boccaccio era in costume il cappuccio. Pare che non siasi usato
anteriormente al secolo XV , ed uno dei primi di cui facciano men
zione le storie fu quello che tenea sul capo Carlo VII quando nel
1449 entrava pubblicamente in Rouen: di poi si videro cappelli do
vunque, e testimonii possono esserne, anzi ne sono, monumenti con
temporanei della prima metà del secolo XVI , quali sono stoviglie di
majolica, incisioni e pitture non poche. In quanto alle forme, hanno
sempre variato e varieranno pur sempre, ma non tanto da perderne
le sembianze primitive. Cilindrico o schiacciato, con falde larghissime
o strettissime , acuminato o costantemente uguale nel suo diametro ,
alto o basso, fu sempre denominato cappello, e cappello sarebbe an
che il militare , se le modificazioni venuteci dagli stranieri non ci
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543
avessero indotto, come fanno pursempre in tutt'altro, a darvi anche
il nome straniero. Persino il Kepi attuale della nostra Guardia Citta
dina, che noi crediamo regalatoci dai Francesi, pare che fosse già in
uso nella nostra Italia sino dai primi anni del secolo XVII (1). Credo
per altro che i cappelli di paglia sieno più antichi : ma ora non è
mio scopo d' indagarne l' origine , ignorandosi persino quando nella
nostra città e territorio abbiane avuto cominciamento la fabbricazione.
Soltanto è noto che nel 15 novembre del 1635 il pontefice Urbano VIII
con suoBreve conferma all' ospedale dei mendicanti l' appalto di tale
industria, non vietando alle comuni di Comacchio, Trecenta, Melara,
Argenta e della Romagnola, di fabbricarne pur esse, a condizione
però che in cumulo paghino all'ospedale suddetto annui scudi ducento.
Nel 1612 Francesco e Fabrizio Bonetti da Verona chiedono d' in
trodurre in Ferrara l'arte di far cappelli finissimi di feltro; con che
per altro possano far entrare per anni venticinque le lane con esen
zione di gabella, ed estrarre i cappelli, pure senza dazio, che sieno
esuberanti al consumo della città.
Le stuoje, i cannicci dette arelle o grisuole e non pochi altri la
vori di canna e di vimini, si fabbricarono sempre nei luoghi del du
cato o provincia, dove abbondano i prodotti che servono alla esecu
zione di tali oggetti. Ora è un ramo d' industria, del quale si giova
eziandio la Casa di Ricovero da molti anni instituitasi fra noi.
VII.
Letti a vento, Sedie snodate,
Cocchi e Selle
Credereste forse , o lettori , che i morbidissimi letti a vento e le
soffici poltrone a nodi, sieno suppellettili moderne, inventate in que
sto secolo si ripieno, come almeno si vanta, di lumi e di progresso?
Tutt' altro.
(1) LeKepi actuel de l'Armée francaise en usage en Italie en 1607. Louis Mon
thorot Commissaire Imperial, Milan 8 Fevrier 1607: lettre avec un soldat coiffe
d'une casquette a visiere absolument semblable à notreKepi actuel ( Laverdet, ca
talogue XXIX des autographes, Paris: pag. 74, N. 673 ).
:--
514
lo sottoscritto ho ricevuto (dalla famiglia Tassoni di Ferrara) scudi due
ebajocchi sessanta per pagamento di un letto a vento, et in fede questo di
25 ottobre 1694 dico scudi 2. 60 moneta.
propria- Io Filippo Radice affermo q. s.
Io Francesco Crotti mano
E se questo, che basta per Ferrara, lo credeste anche poco, sen
tite un moderno autore distintissimo: Eliogabalo, costruiti letti di cuojo
empiti d'aria , mentre i commensali ( parlasi dei letticciuoli che usa
vansi dai romani alle mense ) mangiavano, faceva aprire il lucchetto,
e davano essi del naso sulla mensa ( Gioja; Nuovo Galateo). In quanto
alle poltrone, un istromento di divisione fra le sorelle Sforza, in data
del 1493, fra gli oggetti da dividersi, accenna ad una cadrega desno
data , coperta de velluto morello ; che toccò in parte ad Angela mo
glie di Ercole di Sigismondo d' Este in Ferrara.
Passando ai cocchi veramente detti, ossieno carrozze, devonsi con
siderare ben diversi dalle carrette ch' erano fornite di coperto soste
nuto da colonnette e adorno di panni d'oro e d'argento, o di seta;
e sappiamo che nel 1476 Beatrice di Napoli sorella della nostra du
chessa.Eleonora d' Aragona girava per la città in una di quelle car
rette. Ma le carrozze con molle non ebbero a mostrarsi che verso il
1540 (1). Io non potrei assicurare che avessero molle i cocchi adope
rati fra noi per l'ingresso del pontefice Paolo III nel 1543, ma posso
bene attestare ch' erano distinti dalle carrette, dacchè nelle relazioni
di quella solennità si dice- non voglio poi narrare el numero delle
carrette e dei cocci ecc.
Potrei anche aggiungere che i cocchi si
fabbricavano qui per lo meno anche nel secolo XIV, dacchè trovai
nei rogiti di Nicoló Bischizzi del 1397 un Mag. Petrus Zarlotus filius
q. Fulci magister a currubus ; più estesamente poi nel 1538 e nel
1541, nel quale anno vediamo un M. Martino de Federzoni da Carpi
Caradore et Maistro da Cochij chiedere esenzione di estimo : famiglia
che sembra aver continuato di padre in figlio in tal' arte, dacchè an
che del 1582 si rinviene un M. Tommaso , figlio del fu M. Bartolo
(1) Su questo argomento puossi vedere un pregevole opuscolo del ch.º conte
Gozzadini bolognese (Delle antiche Carrozze ecc. Bologna, Monti, 1862, in 4.), nella
quale operetta vedesi anche rimontare alla metà del secolo XVII l'uso degli Omni
bus e dei Fiacres, che il ch.º Fournier poi nell' ottimo suo libro Le vieux neuf fa
vedere aver acquistato tal nome dall' edificio Saint-Fiacre abitato da Sauvage in
via S. Martino : i quali fiacres sino dal 1657 per cura di un Giuri furono già nu
merati e dati a nolo a giornata e ad ora etc.
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515
meo Federcioni da Carpi Carpentario e cittadino ferrarese , il quale a
rogito di Antonio Colornio confessa la dote di sua moglie Lucia del
fu Alberto Piganti. E cosi troviamo nel 1550 un M.º Francesco
Fanti magister currum ; un Zan Maria Michilino Mastro da Cocchi
in Ferrara sino dal 1541 chiedere nel 1554 di essere esentato dalle
colte , atteso che per ' avanti stava per gargione con altri del me
stiere de far cochij. Un M. Gabriele Grisendi o Garisendi ed un
Tommaso nel 1537 erano Magistri Cisiorum ( di cocchi adue ruote).
Tommaso Maistro da Cocchi attesta che il già citato Michilino e suo
fratello furono suoi gargioni. Questo Garisendi era chiamato Tom
maso dai Cocchi; fu figlio di Maestro Francesco cittadino ferrarese ,
della parrocchia di S. Jacobo , e nel 12 luglio 1555 a rogito di
Giovanni Palmieri costituiva dote a sua figlia Laura per matrimonio
con M. Camillo de Ferrino coquo del Ducha (1). Del 1554 , quando
Renea di Francia duchessa di Ferrara fu posta come prigioniera
nel Palazzo ducale, venne levata dal palazzo di san Francesco ( ora
Gavassini
( Equicola ).
Pareschi ) dove abitava , e condotta con un cocchio
Nel 1473 vedesi annotato nella matricola de' merciaj un Simone
Mastro de' fusti da sella: indi un Giovanni fiolo de Piero, ed un Leo
nardo di Domenico, ambidue sellari. Nel 1480 un M. Antonio cittadino
Ferrarese, di Modena ( cioè nativo di ) , qui facit bastos Illmi Dni N.
Ducis, abitante in contrà di santa Croce; nel 1486 un Bartolomeus de
Agucio de Mutina scelarius M. D. N. Ducis.
VIII.
Pellacaneria e pelli colorate
Pelliccie- Ossa di balena
Non si ha memoria nel Municipale Archivio della primitiva isti
tuzione di una fabbrica di corami e pelli; e solo si scorge che sino
dal 25 settembre del 1399 si emanarono provvisioni dal Maestrato
(1) Già parlammo dei Grisendi all'art. Territorio nella prima parte, ed essendo
anche intagliatori, li vedremo nuovamente in quella classe; come vedremo le prove
che si fabbricarono i cocchi sino dal 1538 con molto lusso ( V. Intagliatori ; Ca
varia Bernardino e Trotti Lodovico ).
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516
pei dazj del corame che qui si preparava. Nel 1598 il pontefice Cle
mente VIII donò alla comunità di Ferrara detto dazio assieme a va
rii altri, fra cui quello delle pelli morticine e di ogni sorta di grassi.
Tanto i macellari quanto i possidenti privati aveano l'obbligo di
dare le pelli alla pubblica conciera ad un prezzo ch' era già stato
determinato con apposita tariffa. Si faceva commercio di pelli concie
e bollate, non solo di animali ferraresi ma ben ancora di vacche del
Brabante, di Polonia e di Moscovia. La donazione di que' dazj venne
confermata in perpetuo da Gregorio XV nel 19 agosto del 1622;
e vennero dessi ora esatti per economia, ed ora condotti per appalto.
È un fatto, verificabile dagli atti comunitativi , che talmente fioriva
questa manifatura da ricavarsene per sino a scudi trentamila , come
fu del 1608, somma cui , per fare un giusto calcolo del prodotto ,
andrebbe unito il guadagno dell' appaltatore : bensi ebbe le sue vi
cende che fecero discendere tale fruttato sino a scudi ottomila ,
ma per rialzarsi nuovamente ben presto , e prima della invasione
francese produceva un' entrata di oltre a scudi ventimila. Tolte al
finire del secolo scorso le privative ( però quelle particolari , non le
governative , specialmente di Regalie ) discese com' era ben naturale
il guadagno ; ma era già scorso quasi un mezzo secolo che la con
cia delle pelli dava un prodotto netto di oltre a scudi quattromila.
Fu disseccata quest' industria ed abbandonata ai privati , vendutine
gl' ingenti capitali morti , cambiato uso al fabbricato , e tolta una
considerevole parte dell' attivo annuale, senza che plausibili od almeno
sufficienti ragioni ne avessero a ciò consigliato. Visto che del 1399
erano già in corso i dazj del corame, sarebbe inutile il far menzione
di operaj, se non potesse per avventura insorgere il dubbio che quei
dazj avessero a riferirsi ad introduzione dall' estero anzichè ad estra
zione dalla fabbrica. E perciò vengo a far cenno di Maestro Ugo pel
lacano figlio di M.º Ugone pure pellacano, come da istromento del 1405
di Lancellotto Villa. Nel 1439 con determinazione del 20 gennajo si
permette di portare o far venire a Ferrara da qualunque luogo corea
apta ad solas, forse perchè le nostre qualità erano inferiori alle stra
niere. Nel 1464 domandanoAngelus, Georgius et Hieronymus de Moren
gis de Cremona d' introdurre l'arte di tingere pelles Brasili, che pri
ma non eravi fra noi, chiedendone privativa ed obbligandosi a com
penso di mantenerne provvista la città, dove i petenti abitavano già
da dieci anni. Risolve il Maestrato di dar incarico a due merciaj e due
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517
calzolaj di riferire, affine di potersi decidere maturatamente, come giá
dissi all' articolo Panni ecc., e quindi concede. Nel 1557 il Duca, me
diante rescritto del suo cancelliere Giraldi, del 26 novembre, permette
ad Alessandro e Girolamo degli Ariani pelacani , di fare una compa
gnia d'arte di pelacaneria ; e siccome Girolamo contava soli dicias
sette anni, cosi chiede in grazia di essere dispensato dalle formalità
consuete. Il loro socio era un Bernardino de' Baldi. Nel 1562 scar
seggiando le pelli viene derogato al divieto d' introdurre corami fo
restieri , e si permette che vengano verdi et dsconzi, per farli qui
conciare, e provvedere pienamente al bisogno della popolazione. Un
rogito del 2 gennajo 1570 stipulato dalli notaj Giovanni Andrea Del
fiore e Lanfranco Turrini assegna per ordine ducale una dote di
duemila scudi sull' entrata dei corami alla Flaminia Costabili all' oс
casione del suo sposalizio con Ercole di Nicolò d' Angiari.
I Varotari non solo debbonsi prendere a stretto senso per lavo
ratori di pelli di zibellino o armellino , ma di pelliccie in genere :
forse preferivasi da loro tale denominazione pel grande uso dell' ar
mellino specialmente negli abiti, e nei berretti dei ricchi, e per le corti.
Sino dal 1391 vedesi ricordato, in una descrizione inserta nello statuto
de' beccaj del 1385, come Alberto d'Este fece correre un palio de scar
lato frodato de varota: nel 1488 eravi un Magister Jacobus Ritius varo
tarius, e nel 1563 un Magister Bastianus varotarius super via sablonum.
Finalmente , per la fabbricazione delle ossa di balena, sappiamo
solo che il pontefice Clemente X ne concesse la privativa nel 1672
al Comune, che la diede in appalto per ducento scudi all'anno, che
poi discesero a soli sessanta, e rimontarono del 1779 ad ottantotto.
IX.
Anguille, Sanguisughe,
Sale , Cremore di tartaro,
Candele di cera e di sego, Sapone,
Acquavite, Confezioni, Persicate,
Profumerie, Tabacco, Carte da gioco
Due sole parole su ognuno di questi generi verrò a dire, perchè
memorie pochissime si presentano intorno ad essi.
Grande commercio si fa in Ferrara di anguille fresche, in barile,
33
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518
ed affumicate: le lagunedi Comacchio ne danno centinaja di migliaja,
di modo che gli appalti di quelle valli sonosi alzati a molte migliaja di
scudi : nel 1586 si affittarono per ducati circa sessantamila. L'Istituto
di Francia pochi anni or sono mando uno de' suoi membri, l' illustre
M. Coste, per fare studio di quelle acque e di quel pesce, affine di
attivarne de' vivaj in quel Regno. Sulla propagazione delle anguille
molti autori hanno scritto e detto degli errori non pochi : il celebre
Dionisio Sancassani giunse a capo di vederne colle ova, e ne comuni
cava la scoperta al parimenti celebre Antonio Vallisnieri ; ma restava
a verificarsi se fossero ovipare o vivipare, quando, come si asserisce, il
D. Gioacchino Elsner potè osservarne una in Olanda, la cui matrice
era piena di piccole anguille. Io non son qui a decidere la questione,
che lascio nelle mani e nella testa dei dotti naturalisti ; e manderó
i miei lettori , che ne abbiano la volontà, a leggere il libro Di Co
macchio e delle sue lagune e pesche del Bonaveri con note del Proli
( Cesena, Biasini, 1761 in 4° ), dove sono ancora con intagli in legno
dimostrate le maniere di cuocere, e di riporre in barili le succitate
anguille. In quanto alla loro pesca , è un metodo del tutto proprio
del paese, e rinomati ne sono i giuochi, de' quali parlò pure il Tasso
nella sua Gerusalemme (1). Veggansi su tale proposito li Due saggi
( didascalici ) del poema sopra la celebre pesca ecc. del dott. Giuseppe
Antonio Cavalieri comacchiese ( 1782 in 4° ); il poemetto dell' ab. Berti;
l' altro poemetto dell' avv. Gasperini ( Bol. Volpe 1856 ) ; e prima di
loro , il Pandolfi, il Ferri ecc.
Le sanguisughe, o mignatte, sono abbondantissime in alcune valli
tra Ferrara ed il mare : a' miei giorni, saputosi che in Francia era
vene forte ricerca ed incetta non solo per nuovi metodi di cura, ma
bensi ancora per farne de' vivai , alcuni con ardita industria ne rac
colsero de' grandi vasi, e le portarono colà, ritirandone ingenti som
(1) « Come il pesce colà dove impaluda
« Nei seni di Comacchio il nostro mare,
◄ Fugge dall' onda impetuosa e cruda,
α
Cercando in placide acque ove ripare;
« Evien che da se stesso ei si rinchiuda
In palustre prigion, nè può tornare;
Chè quel serraglio è con mirabil uso
<< Sempre all' entrar aperto, all' uscir chiuso.
( Canto VII, st. 46 )
Nel museo di Bologna esiste il modello di questi giuochi.
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me, che ad esuberanza compensarono i loro viaggi e le loro fatiche.
È ben vero che questo commercio non richiede nè arte, nè manifat
tura , come ne richiede invece la confezione delle anguille ; ma non
mi si rimproveri questa si breve digressione , la quale se non altro
potrà servire al forestiero, se pur qualche forestiero avrà la pazienza
di leggere uno scritto del tutto municipale.
Antica e celebre si è la Salina fra Comacchio e Magnavacca , e
tuttora sussiste con grande prosperità , dando tanto sale da poterne
provvedere altri Stati. Non è questo il luogo di narrare le conven
zioni ch' ebbero a farsi coi veneziani e coi modonesi, non che le liti
insorte coi primi per la stessa causa (1) , e basti l'aver fatto qui
cenno di un vetusto e considerevole ramo manifatturiero, che per al
tro è di privativa sovrana , e che i sudditi talvolta comprar debbono
a prezzo maggiore che gli stranieri. Ora Venezia possiede una cospicua
salina detta di san Felice, fondata nel 1844 per cura del cav. Carlo
Astruc di Mompellier ( Erizzo; Memoria etc. Milano, 1855, in 8.°).
La formazione del Cremore di Tartaro ebbe vita fra noi, per quanto
riguardane il commercio in grande estensione, soltanto in questo se
colo ed anche inoltrato : ma tale fu il suo progresso che la vendita
ne venne in breve tempo e perdura estesissima in Francia, in Inghil
terra, e persino in America; genere che ottenne ripetuti premii nelle
mondiali esposizioni.
Candele di cera e candele di sego se ne fabbricarono anche nei
secoli passati , e pare che nel XIV e per assai tempo dopo uscissero
dalle botteghe de' speziali , trovandosi nei loro antichi statuti delle
prescrizioni che si riferiscono a tali materie , come già accennai al
l'articolo panizzazione e vettovaglie nella prima parte, citando i suin
dicati statuti che sono del 1382 , e che si richiamano al 1353 ; per
cui non istarò qui a ripetere quelle leggi.
Del Sapone abbiamo parole sino dal secolo XVI. Cristoforo Dal
Fiume , quel famoso e odiato gabelliere , di che tenni discorso più
volte, nel 19 gennajo del 1574 imprese a fabbricarlo di bianca qua
lità, vietando ad ogni altro di venderne , prestarne , contrattarne se
(1) Nel 1810 le saline furono modificate col metodo francese dal sig. Bayon; i
veneziani nel secolo XVI collegandosi col Papa fecero si che il card. Ippolito d' E
ste dovesse per convenzione colla S. Sede sottomettere lo Stato ferrarese a dissec
care tale stabilimento , che poi più tardi tornò a rivivere. Ora compete con ogni
altro, e secondo le stagioni produce dai 50 ai 100 mila quintali di sale granito.
520
non con lui, sotto pena della perdita del genere et de uno scuto per
pezza. Egli s'era impadronito dei dazj, e forse la mancanza di denaro
nel pubblico Erario facea chiuder gli occhi alle Autorità tutrici , che
frattanto vedeano in quelle vessazioni la sorgente del necessario con
tante. Nel 1642 il pontefice Urbano VIII con Breve del 20 novembre
concesse al Comune la privativa di fabbricarlo e di venderlo. Delle
nostre officine quella che maggiormente sali a di nostri e si conserva
in fama si è del Turchi succeduto al Tranz , avendo i saponi confe
zionati all' uso inglese riportati essi pure il premio a Londra. Un an
tico fabbricatore noi ne avevamo nel secolo XVI in un certo Ippolito
ferrarese, che fu anche poeta, ma del quale s' ignora il cognome. In
una sua poesia stampata ( di 8 pag. senza dati ) ed intitolata
Il
pianto el lamento fatto per Hippolito ferrarese in Luca un giorno a
vanti la morte sua, con uno epitaphio sopra de la sepoltura, molto bel
lissimo- scorgesi che dimorò in Firenze, che mori in Luca e ch' era
ferrarese, non solo cittadino ma bensì ancora per nascimento.
»
Mi fussi stato almen da Dio concesso
Nella patria tornar così malato
»
»
D
»
»
カ
»
"
»
»
E tu dolente mia diletta sposa
Ti raccomando e mia (i miei) e tuoi figliuoli
Rimasti troppo presto così soli.
Oh ! patria mia diletta unica e rara
Che mi accoglievi si benignamente ,
Vale dolce mia patria di Ferrara.
Vorrei siccome nato esserli morto
Che l passar mio faria con più conforto.
Adesso conosciute fien le balle
Del ferrarese dall' altrui sapone.
Eccone poi l' Epitaffio scritto da lui stesso , che sembra dai ri
portati versi esser morto in età ancor fresca.
>> Qui giace il Ferrarese al mondo solo
D
»
«
Di sua virtù, et del suo ingegno tanto
Rimbomba il suono al uno el altro polo
E valse in far le palle o tanto o quanto,
E va la fama sua pel mondo a volo ,
"
"
O la dolcezza del mirabil canto,
Et col odor del suo gentil lavoro
Fatto ha si, che li Dei lha tolto loro.
Anche per l' acquavite v' erano privative, che pare cessassero solo
vèrso la fine del secolo scorso ; ma non vi sono atti che ci narrino
--
521
0
come avesse origine la fabbricazione e come cessasse. Che se an
che per le Confezioni abbiamo tali mancanze, troviamo però che sino
dal 1374 erano in uso, dacchè un Mastro Pietro Confettore figlio di
M. Stefano, della contrada di san Romano, viene fatto massaro della
medesima : e cosi nel 15 decembre del 1468 un Francesco dal Ve
scovo ed un Baldassare Bellaja speziali chiedono di poter fare con
fectionem in modum et formam cedronati, cum cucubirtis et etiam rapis,
promettendo di venderla non per cedronato, ma come semplice con
fezione ferrarese, per due soldi la libbra, affinchè i poveri artefici che
non hanno mezzo di comprare il cedronato possano godere di quel
rinfrescante. Sentiti però Gio. Zambotto massaro degli speziali ed altri
due dell' arte, i quali furono Alessandro Pigna ed Ottonello Ottonelli, che
non trovarono ciò conforme alla convenienza loro e della città, si de
termina di negare per onore della stessa Ferrara. Bell' esempio da i
mitarsi ora che i cibi e le bevande soffrono frequenti adulterazioni
con rischio persino della vita dei cittadini.
Le persicate, o canditi di pesche, sono squisite, e i forestieri ne
commettono provviste a Ferrara, specialmente per infermi..Le migliori
sono quelle confezionate dal Valeri, e prima d'ora dalle monache di
s. Antonio Abate in Polesine, che cessarono da tale smercio.
Vi erano profumeri, e quindi profumerie, come lo comprova un
rogito del 1542, in cui è menzionato un Magister Archilius filius quon
dam Baptistæ de Superbo profumerius et civis ferrariæ.
Il Tabacco proveniente dall' America fu portato la prima volta da
Nicot ambasciatore in Portogallo alla regina di Francia Caterina Me
dici verso la metà del secolo XVI. Fu detta pianta Nicoziana, ed Er
ba della Regina, e dalla Francia passò in Italia. Fu si rapido il dila
tarsi l'uso della polvere di quella pianta che i governi pensarono a
farne un genere di privativa non solo, ma bensì ancora di Regalia ,
di modochè non può un privato nemmeno coltivarne pel proprio con
sumo. É molto ancora che siaci permesso di averne sino a tre gambi di
diversa specie a formar serie delle esotiche piante del nostro giardino !
Io non conosco in quale anno si cominciasse a fabbricarne ; ma so che
il pontefice Alessandro VII con breve del 29 novembre 1657 concesse
al Comune il diritto o piuttosto la privativa di preparare e vendere
il tabacco : ed il Comune fecene un appalto nel 1658 colla corrispo
sta di annui scudi 4450; ed una prova del maggior consumo è l'a
versi nel susseguente secolo percetti sino a tredicimila e ducento
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522
scudi, e fu nel 1745. Nel 1769 si progetto di erigere un edifizio, ma
poi si prese a livello il palazzo di Schifanoja nel 1770. Cesso la fab
bricazione al finire del secolo scorso.
Rimane a dirsi delle carte da giuoco, il cui dazio fu da Gregorio
XV accordato al Municipio, che più tardi, cioè nel 1648, ne faceva un
appalto per annui scudi 1501, disceso nel 1791 a soli scudi 210. Si
fabbricarono qui le carte anche nel nostro secolo ; ma cessó ezian
dio quest' industria, che per altro era pure privativa.
Figulini o boccalari, vasai e pignattari,
Pietrari- Stuffe- Vetri e specchi
Come ho detto di parlare degli arazzi e dei corami d'oro nella
seconda sezione in cui tratterò di Belle Arti, cosi ora dico di fare delle
majoliche e porcellane ( per quel poco che se ne conosce ) , dacché
ancor queste due manifatture vi debbono essere compenetrate in causa
degli ornati e delle figure che di frequente ne adornarono i prodotti.
Anche i figulini o vasellaj aveano la loro corporazione, ed erano
ammessi colle altre arti alle solennità, ed alle pubbliche feste. Il pri
mo da me riscontrato è del 1462 (1) Magister Antonius figulus ; poi
nel 1512 un M. Cristoforo da Padova, un M.º Giovanni del fu Ales
sandro di Modena, ed un M. Giovanni Maria f.º di Maestro Guizardo
da Alessandria alias da Modena , tutti con la qualifica di figulus.
In un rogito di Benedetto Codegori del 1526 i frati di san France
sco fanno mandato al cav. Alvarotti consigliere di giustizia per esi
(1) Non si deve credere che fra noi non si fabbricassero anche prima oggetti
fittili. Si disse per lungo tempo che le pietre , i tegoloni e tante altre cose di figu
linaria provenissero dalle fabbriche di Pesaro, specialmente dei Pansiuni; ma poi,
scopertasi in Montesanto la lapide riguardante Lutazio Pansiano figulino , si pensò
che potesse esercitarne la fabbricazione anche in questi luoghi , tanto più che non
sarebbe affatto credibile che soltanto da Pesaro si dovessero provvedere lo Stato
Pontificio, il Ferrarese, il Veneto e l'Istria. La quantità e diversa qualità delle ma
terie che si verificarono nei molteplici ritrovamenti fanno ritenere che molte qui
pure fossero le fabbriche di tal sorta. Montesanto è a circa quattro miglia da Vo
ghenza, un tempo città, e circa dieci miglia da Ferrara.
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523
gere una somma di centocinquanta ducati d'oro in oro da Alberto
figlio di M. Antonio da Magonza figulo, seu bocalario , che li aveva
rubati al superiore del convento : poi viene nel 1548 un M.º Andrea
del fu Maurelio de Zambardi alias de la Fantina, come da rogito di
Aurelio Roiti. Altri ne trovai espressi con qualifica di Boccalari, cioè:
nel 1481 un Maestro Rigo d'Alemagna che mori nel 1483 lasciando
la moglie Lucia fu Nicolai ab Olis , senza figli , abitante in via Muz
zina ( e qui ab Olis, che al certo devesi credere ab Ollis, non pare
cognome, bensi che il Nicolò fabbricasse le Olle, o pignatte) ; nel 1485
un M. Bettino era già morto, come da testamento di Flora del fu France
sco Zaccarelli, che lascia ventri suo, essendo gravida; nello stesso 1485
un Taddeo Lunardo figlio del fu Lunardo armajuolo marito di Gio
vanna del fu Filppo Marchiani, come da rogito del 6 maggio di Bar
tolomeo Silvestri. Un Giovanni da Modena del fu Alessandro Bollandi
che agli stessi rogiti e nello stesso anno , il di 23 Giugno , accetta
la dote di sua moglie Sebastiana figlia del fu Maestro Antonio Bian
chini alias del Trullo; il quale Bollandi abitava in Ferrara in via della
Rotta, e nel 19 ottobre dello stesso anno, ed a mezzo dello stesso no
taro fu assolto da debito verso altro Boccalaro, che fu Pietro figlio del
q. Giovanni de Surgo, o Sorgo , cittadino ferrarese ; indi nel 1504 fu
Officiale sopra la peste pei bisogni dei amorbati. Negli anni 1515, 1518,
1524 e 1532 si fa cenno di un Zoane Maria Rizzardo, annotato nell' e
stimo per terreno di oltre a nove moggia; lo che per un artiere non
era al certo poca cosa. Nell'ottobre del 1552 eravi un Franciscus de Mal
piüs e nel giugno del 1553 un Paulus de Malpiis, che poi nel 1555 trovo
scritto italianamente de Malpio, ma forse Malpigli o Malpighi. Quel Paolo
si riviene sino al 1573, come da una partita di pagamento per avere
somministrato al Comune dei calamai di pietra per la Cancelleria etper
l Officio. Nel 1570 vi è un M. Bartolomeo Zambardo , e nel 1577 un
M. Francesco Manarin, per costo di orciolli ( orciuoli ). Colla qualifica
di vasaj trovo nel 1527 un M. Matheus de Macantis de Porto; nel 1530
Ludovicus Galvanus de hostelata habitat Ferrariæ in policino Sancti
Antonii , et ejus filius Jacobus , et ejus nepotes Gerardus et Alexander
domandano la esenzione dall'estimo di Girolamo, altro figlio del detto
Lodovico, lo che viene concesso donec steterit cum M. Francisco Carello
vasellario ad discendam Artem vasellorum, ad ejus Magistri Francisci
panem et vinum : viene poi esentato Lodovico quia est ætatis annorum
sexaginta quatuor. Nel 1542 con decreto del 9 giugno viene pure
--
524
esentato Nicola figlio di Battista Ottaviani, quia ivit extra supra navi
Illmi D. N. Ducis, e nel 1546 è rimesso nei registri dell' estimo, quia
reversus est jamdiu incolumis in patria, dove poi muore nel 15 mag
gio del 1573, come da annotazione degli stessi registri donde si to
glie quia mortuus est. Con rogito di Cesare Bellaja del 1549 M. Ba
stiano del fu Peregrino Macanti riceve cento lire m. da certo Turrino
pro arte, trafico, et mercacione vasellarie facienda et exercenda in hac
civitate Ferrariæ. Nel 1554 Egregius vir Magister Baptista q. Sebastiani
Romanini vasellarius abitante nella villa di Consandolo riceve la dote
di sua moglie Angela figlia di Giacomo degli Azzi di Modena, don
zella della marchesa Eleonora Fiaschi. Nel 1557 un Tommaso Rovac
chio, morto poi nel 1570, ed un Joannes Jacobus de Monticulo figlio
del fu Pietro.
Con la denominazione di pignattaro trovai accennato nel 1495 un
Bernardino da Padova : questa manifattura , ristrettasi appunto alle
pentole, vasi da fiori, orciuoli, si spense nel secolo presente. In quanto
a pietre, coppi o tegole da tetti ed ogni qualità di laterizio per la co
struzione delle case e manufatti , antichissima è la loro fabbricazione
e dura tuttora con molte fornaci, delle quali si fa uso anche per fare
la calce sia con le pietre d' Istria, sia con quelle delle montagne bo
lognesi. Anche di stufaroli e stufe abbiamo memoria; da non con
fondersi però con gli stufaroli cosi chiamati dall' arte ch' era unita a
quella de' barbieri, e che riguardava l' applicazione dei bagni sia ad
acque calde, sia col fumo ovvero a vapore. Del 1392 si manifesta un
incendio in via di san Salvatore poco lungi dagli stufaroli; del 1474
si fa pagamento a Mastro Righo Todescho, per factura a tute soe spexe
de una stua facta per ' officio de li extimi del chomun; nel 1479 si
aggrega alla ferrarese cittadinanza un Baldassare Teutono stuaro abi
tante in Ferrara; nel 1597 si fa dedizione al Duca Cesare d' Este di
questa città in magna sala appellata stufæ, in aula castri ecc. (1).
Sull' origine ed uso de' vetri non farò parole , avendone trattato
molti autori , fra i quali è da vedersi il Moroni all' articolo vetro nel
suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica. È noto che si opera
col vetro tutto ció che si vuole , non mancando persino tessuti di
tale materia che , adoperati poi ad uso sacro , vennero vietati in ri
(1) Un Giovenco di Lorenzo della Stufa era in Firenze del 1468 ( Guasti; La
Cupola di S. M. del Fiore, pag. 114, doc. 332 .
525
flesso agl' inconvenienti che poteano avvenirne. I cosi detti occhi fu
rono usitatissimi da pincipio, sebbene oltre ai rotondi se ne vedessero
fra i più antichi degli ottagoni e dei sessagoni. Nel codice che il Bian
chini presentava in Ferrara a Federico III alla metà del secolo XV
veggonsi le finestre coi vetri ad occhio : in un rogito di Sperindio
Sperindei del 1441 si trova memorato un M. Biagio da Venezia Mae
stro da finestre di vetro, che prende in affitto una casa in Ferrara da
Cristoforo dai Carri fratello del pittore Michele; in altro rogito di
Giacomo Vincenzi del 1444 si trova nominato un
Magister Petrus a fenestris filius q. magistri Jacobi de Montanariis de
Bononia, civis et habitator Ferrarie in contracta sancte Marie de Buco.
Nel 1527 un Ippolito de Tercüs o de' Terzi vedriaro. In un rogito
del 1548 si fa la seguente menzione :
Juvenis Magister Vicentius quondam Secondini de Bordonis vitrarius de
terra Altaris Monferrati , ad præsens habitator Ferrariæ , in domo deputata
pro fornace vitros conficiendi , testibus M. Francisco q. Joanis Antonii Mi
rengi, Laurentio q. Nicolaj de Maistris,et Joanne q. Vincentii Gisani, omni
bus Magistris ad vitros conficiendos deputatis et omnibus de terra Altaris
Monferrati , ad præsens habitatoribus Ferrariæ , recipit a Magistro Simeone
q. Abhrae de Bertolaciis vitrarii, et de terra Altaris Monferrati, ad præsens
tamen Ferrariæ , pro et nomine dotis Roscæ filiæ dicti Simeonis etc. scutos
auri vigintiduo etc.
Nel 1580 un M. Gio. Battista de Mambri bichieraio , con atto no
tarile di Antonio Colornio affitta la casa , bottega e usevei ( utensili )
della sua bocalaria, con due fornaci e tre torni, in contrada di s. Ro
mano a M. Romano da Nuvollara ( Novellara ).
L' appalto dei vetri fu da Clemente VIII applicato a far parte dei
fondi pel mantenimento della Università degli studi. A vedere poi le
varie qualità di oggetti che si fabbricavano nel secolo XVII, riporterò
quelli che trovo accennati nei Capitoli per detto appalto dal 1628
al 1633 cioè :
Vetri comuni- Ogni sorta di vetri cristallini all' Altarese (1) ; occhi
buoni da finestre
Bicchieri dorati e a gioja- Bicchieri alla tedesca
senza bottoni ed a bottoni busi, e a gamba d'ogni sorta
Bicchieri gran
(1) Vedemmo i fabbricatori del 1548 ch'erano tutti di Altare nel Monferrato, e
quindi dai metodi portati dal loro paese si dissero poi questi vetri all' Altarese. Di
Altare sono pure i Brondi, che qui anche attualmente fanno esercitare l'arte ve
traria con molto credito e successo.
--
526
di al groppo d' ogni sorta, mezzani e piccoli, a mezza costa, senza groppo,
a pigna ed a scartocci
Mastelline da frati
Tazze e mastelline da pedino, e senza manico
Bottoni falsi
Ampolle da sciloppo e schizze , bus--
soli da pomata e beveruoli da uccelli, ampolle da messa e da oglio-Fia
schi, zuccole dal collo torto , fiaschetti doppj , inghistare , orinali , piretti ,
stampette , lampade dalla covetta , boccaletti da salsa , anzolline doppie ed
altre
Ventose, lattarole, fiaschi da coprire di venzi--
Mastelline da ma
rinata- Cantemplore- Inghistarole dal collo lungo- Margarite- Gai
bane
Fojette
Robbe di Venezia; bicchieri di cristallo con manico e
senza, a gioje, gemmati a stampetta- Inghistare, piretti a filo , e mastel
line a filo.
Quindi vediamo chiaramente che la fabbricazione dovea ben essere
di qualche entità ed importanza ; che cercavasi d' imitare i generi
della celebre fabbrica di Venezia ; e che si producevano anche le
margarite, o perlette quali con tanto grido si danno tuttora dalle ri
nomate officine di Murano. L'appalto dei vetri, ossia il compenso che
pagavano i fabbricatori e smerciatori degli oggetti vitrei per la loro
privativa, pervenne sino ai mille scudi, ma poi discese sino ai quat
trocento. Il cardinal Banchieri Legato nel 20 marzo 1758 aboli la
privativa dei cristalli di Boemia, ch' erasi abusivamente introdotta nel
l' ultimo novennio; sino però del 1747 l'appalto era stato assegnato
in particolare alla Biblioteca, e cesso questo prodotto col cessare del
le privative e del secolo decimottavo.
Ancora gli specchi è da supporsi che si facessero nella nostra città,
sebbene le più distinte fabbriche fossero quelle di Venezia. Ora in
Ferrara esiste una buona officina d' orpellatura. Dissi è da supporsi,
giacchè se trovai anche frequentemente fatto cenno di magnifiche
specchiere, non rinvenni però memorie tali da poterne dichiarar certa
la manifattura : trovai bensì la seguente opera stampata- Compen
diosa introduzione alla prima parte della specularia, cioè scienza de
gli specchi- Opera nova nella quale si rende la cagiane ( sic ) di
tutti i loro miracolosi effetti ; composta da Rafael Mirami hebreo, Fisico
e Matematico- Ferrara, heredi di Fr. Rossi, et Paolo Tortorino Com
pagni 1582 in 4º con figure geometriche.
Ho fatto cenno delle arti e delle manifatture, che in gran parte
più non sono purtroppo qui esercitate ; sebbene poi molte altre siensi
attivate che prima d' ora non vi furono. Delle attuali non farò storia
o descrizione, giacchè o se ne trovano memorie già stampate, o pos
sono visitarsi ed esaminarsi da chiunque lo voglia. Qui si fabbricano
--
527
istrumenti musicali, e veramente distinto fu quel Giuseppe Marconcini
artefice d' istrumenti da arco, del quale si ha stampata una biografia;
qui si fanno pure oggetti di meccanica, e celebre fu quel Torquato
Tasso , del quale si conservano le grandi bilance, che fece ed espe
rimentò un piccolo cannone di ferro, e che per due fucili a tortiglio
ne da caccia da lui eseguiti ed offerti al pontefice Leone XII ottenne
una vitalizia pensione. Qui pure si fanno zolfanelli fosforici, cera lacca,
confetture, chiodi, carrozze e mobiglie di lusso ; qui sono tintorie e
stamperie di tessuti; qui vele e cordami per la marineria anche fran
cese ed inglese ; qui distillerie di spiriti , birrerie, aceto e canfino ;
qui filande di seta e fabbricazione di saponi ; qui sono un pillatoio
da riso ed un mulino a vapore ; qui nitriere, qui fonderie di ghisa,
ed anche di bronzo per gettar campane (1).
Speriamo che le arti ed il commercio si accrescano sempre mag
giormente, e sopra una più vasta scala con più gran numero di ma
nifatture ; giacchè la floridezza e la estensione del commercio e delle
arti possono riguardarsi come il termometro della prosperità e del
la grandezza tanto di una città quanto di una nazione.
(1) Un utilissimo libro è quello del ch.º prof. Gaetano Nigrisoli- Rivista dei
più importanti prodotti nuturali e manifatturieri dello Stato Pontificio: Ferrara,
Taddei, 1857, in 8.º
--
528
Sezione Seconda
BELLE ARTI
I.
Belle Arti in genere
Io
o non debbo dare la storia delle Arti Belle in Ferrara , nè le
biografie degli artisti ; ma solo far noti que' nomi e quei lavori di
coloro che sin qui rimasero ignoti , o rettificare alcune particolari
circostanze intorno alla vita ed alle opere loro, appoggiandole in parte
con que' documenti che valgano a confermare le mie asserzioni: e ciò
per quel tanto, e non più, che mi fu dato di trovare negli esami di
rogiti e di atti ch' esistono in varii archivi pubblici e privati.
Sino dai primi secoli del risorgimento delle arti, cioè dopo il mille,
Ferrara ebbe al pari delle altre città la sua scuola pittorica ; nè de
vesi dare buon passo al Rio scrittore straniero, abbenchè uomo tanto
illustre, allorquando ci niega questa scuola propriamente detta, e viene
da altri ancora seguito. Il Pelloquet nella sua Guida del Louvre e del
Lussemburgo, sebbene a poche riduca le scuole italiane, ci fa l'onore
di conservare la nostra ( Paris Paulin 1856 in 8° pag. 11 e 12 ).
Il Lanzi , giudice assai più competente, se non altro per essere ita
liano, ci dà posto nella sua Storia pittorica dell' Italia, e dice aperta
mente
Ferrara vanta una serie di pittori eccellenti, superiore d'assai
alla sua fortuna, ed alla sua popolazione
Perchè al Rio vorremmo
posporre il Lanzi ? perchè vorremmo credere ciecamente agli equivoci
incorsi ( e indubitatamente inseparabili dalle opere grandi ed univer
sali ) da quel sapiente cotanto ch'è Cesare Cantù, perchè circondato
di un' abbagliante aureola di fama veramente meritata ? Quando i
fatti contraddicono ai detti ed alle opinioni, la sola verità deve prevale
re. Nè io vorrei d'altronde prendere la penna per confutare le piccole
529
inavvertenze di un grand' uomo pel solo spirito di opposizione , d
per una malintesa vanagloria; ma dovendo parlare della mia patria ,
nel protestare tutta la venerazione al sommo storico, al celebre scrit
tore , al distinto filosofo , io non posso associarmi pienamente a lui
per quanto si riferisce alla mia Terra natale.
Io non l' accuserò se lagnasi che Ariosto abbia scelto a téma de'
suoi carmi gľ inonorevoli dinasti di Ferrara ; non vorrò farmi dire
quando ed in qual modo un Pirro Ligorio antiquario di Alfonso II
riparasse questa città dal Po , come asserirono alcuni collaboratori
di Biografie universali , e il De Boni in quella degli Artisti ; non gli
darò rimprovero che accennando agli storici parziali delle varie scuole
abbia voluto nominare un Vedriani per Modena , tacendo di un Ba
ruffaldi per Ferrara. Gli domanderò bensì come chiami trista genia
gli Estensi , che io non difendo come innocenti , ma che tutti cono
scono meno cattivi e meno crudeli degli altri del loro tempo ! chie
derò come loro conceda il sentimento del bello, senza neppure la pos
sibilità di aver quello del buono ! come gli uccelli e le caccie in
Schifanoja le dica dipinte da Pietro della Francesca, e non da Cosimo
Turra ( come almeno ne è la volgare opinione, ma certo posteriori
al pittore da san Sepolcro ) ? perchè la caccia sia la meno ignobile
delle passioni degli Estensi , e non la meno nobile ? come e dove
questi Principi cuoprissero palazzi e chiese di sculture ? come si lagni
del Garofalo ( che produsse non gli stessi tipi, ma lo stesso tipo nelle
Madonne e forse credendolo il migliore ) perchè , se fu encomiabile
per la devota idealità di molti suoi quadri, in altri sagrificò alla mo
da, o alle commissioni ducali , pingendo Veneri e Baccanali ? Non ri
sponderò cogli scrittori ferraresi, ma con lo stesso Rio, non favorevole
al certo alla nostra scuola da lui per così dire negata. Le Veneri
e i Baccanali sono pitture dei Dossi , e non del Tisi; che se pur
questi fece una Venere , dice il Rio stesso che sembra piuttosto una
Vestale
Tout ce qu'il a pu faire pour ' accomoder au goût de son
patron a été d' accumuler les demi-nudités, sans qu'onpuisse en signaler
une seule dont ' attitude et ' expression soient véritablement indécen
tes (!)- ( Ecole de Ferrare To. 11. pag. 470 de l' Art Chrétien ).
E se dipinse una scimmia in un quadro della sacra famiglia, non
fecero altrettanto un Baroccio , un Sanzio ed altri moltissimi? Chie
derò perchè nel Giudizio universale della Metropolitana Filippo Baffico (!)
seppe riuscir grande e nuovo anche dopo Michelangelo? quel nostro pit.
--
530
tore fu Sebastiano Filippi, detto Bastianino, il quale dipinse quel catino
dopo avere ammirato il grande lavoro del Buonarroti ; nè ebbe un
competitore giammai nel ferrarese Sigismondo Scarsella detto Mondino,
il quale fu di molto minor fama, e di veneta scuola. Alfonso ed Er
cole d' Este, soggiunge l' illustre scrittore , facendo dipingere nudità
mitologiche, e le imprese di Ercole , trovavano compiacenza nell' estro
pagano di Gio. Battista Dossi paesista, e di Dosso Dossi figurista e co
loritore vantato........ che non meritavano che ' Ariosto gli affastellasse
coi sommi. Non vi hanno quasi pittori del tempo dei Dossi, che non
abbiano dipinto fatti mitologici od amori; ma come Giovanni Battista
Dossi avrebbe tratto ne' suoi dipinti l'estro suo pagano , se i suoi
dipinti fossero stati soltanto di paesaggio, come farebbe credere il
titolo di paesista ? come potrà negarsi all' altro Dossi il vanto di
buon coloritore, quando gli stessi suoi lavori ne fanno ampia e lumi
nosa testimonianza ? dipinti , che bene scusano l'autore del Furioso
se ripose que' suoi amici tra i sommi. A chi voglia toglier loro е
merito e fama di sommi, venga ad ammirare nella nostra Pinacoteca
il S. Giovanni in Patmos, e la Madonna in trono, e poi giudichi con
scienziosamente chi di noi vada errato ! ma l' universale consenso di
tutti coloro che ammirarono quelle opere già bastantemente ne die
de giudizio (1).
Fra le Arti del secolo XIV non rinvenni giammai menzione di
quella dei pittori; e solo in un elenco, del quale non saprei rammen
tare ora la posizione d'archivio , trovai del 1440 fra moltissime al
tre quella depictorum, et miniatorum : come altresi fra gli scritti dello
Scalabrini rinvenni la seguente nota
1454 Ex libris Tribunalis
DD. Consulum ad victualia Civitatis Ferrariæ- in membranis
denamento delle Arte, che hanno a offerire la vigilia de Sancto Zorzo;
essendovi fra queste pur quella dei Dipinturi , Orevexi ecc. Avrei de
siderato di vedere l' originale, ma più non esiste ; nè vi hanno Sta
tuti per l'arte della pittura (2). La scuola ferrarese segui le ondulazioni
di tutte le altre d' Italia , contando l'epoca del purismo , e quella
Or
(1) Ebbe a dirmi l' illustre Presidente de' reali musei di Londra nel guardare a
quel dipinto, questo può stare al confronto di qualsiasi altro quadro!
(2) Noi avevamo quindi l'Arte separata nel 1454 mentre a Bologna furono i
pittori confusi con altre arti sino al 1599 , dopo di che fecero famiglia a parte ed
i primi massari furono Gio.Battista Cremonini di Cento, Guido Reni , Ercole Luc
chini e Francesco Albani ( memorie favoritemi dal Gualandi ).
1
--
531
detta il secol d'oro, e quella della decadenza, donde per anche non
risorse , quantunque oggidi non manchino buoni artisti (1). Nei due
preziosi secoli della pittura non vi erano Accademie, ma scuole ; non
sistemi, ma precetti ; e gli scolari erano detti garzoni, e non disde
gnavano di copiare il maestro, ancor quando poteano fare e far molto
da sè stessi. Esponevansi le opere al Pubblico, nè ciò faceasi a sola
bramosia di lode , ma per impararne i difetti e correggerli. I Chi
nesi, anche in antico, esponevano i loro lavori alla porta del palazzo
Imperiale , ove rimanevano per un anno : se niun difetto veniva
rimarcato , l'operajo ricevea dall' imperatore un premio , e veniva
inscritto nel corpo degli artisti ( Gazzette de beaux-arts etc. par
M. Blanc : Paris- 1859, 2 Livraison, pag. 66 ). Oh quanti oggidi ver
rebbero rimandati !
Ma è tempo di parlare degli artisti, e solo mi è d'uopo di osser
vare che nei susseguenti articoli nulla ripeterò di coloro , dei quali
già venne fatta menzione alla prima parte, nè delle opere loro d'arte
ivi accennate , quando non siavi ulteriore materia da esporre in ri
guardo alla vita di essi artisti , od ai loro lavori estranei alle cose
già trattate.
II.
Ingegneri ed Architetti
Siccome sarebbe assai difficile il poter determinare con precisione,
riguardo a moltissimi , se debbano porsi nel novero degli architetti ,
o degl' Ingegneri, così non dovrà essere maraviglia se taluno de'pri
mi andasse da me collocato fra gli altri e viceversa. Comincierò da
quelli che trovai col titolo d' Ingegneri.
1394. 4. Decembre- Inginolfus de Moise missus ad videndum et exa
minandum ubi possit fieri tajatas pro evacuatione aquarum rupte fossadalberi.
Domenico da Firenze ingegnere militare , soprastante alle opere
di assedio alla fortezza di Reggio , sotto il marchese Nicolò d' Este ,
(1) Avemmo anche un Contri ferrarese cui vuolsi dovuta la scoperta di staccare
i dipinti dal muro; ed un ab. Requeno dimorò lungamente in Ferrara, ove tentò di
far rivivere l' encausto, e scrisse anche un' opera su quest' arte.
--
532
morto di un colpo di bombarda. Lo vedemmo all'articolo Guerra etc.
( Campori Catalogo degli artisti ital. e stran. ecc. pag. 207 ).
1435. Iseppi Giacomo ferrarese, ingegnere, invitato dal Comune di
Modena, nel 22 giugno, per sopraintendere alle riparazioni da farsi
alla torre di s. Ambrogio sul Panaro ( Campori, c. s. pag. 277 ).
1435. Zilio Ferrarese ingegnere spedito alla visita della torre so
praddetta; ebbe dieci lire per giorno ( Campori, c. s. pag. 492 ).
1435. Magister Krollus de Brethania. Era fra i giudici ai lavori di
restringimento del Porto di Magnavacca.
1459. Andadi al porto de Ferrara, e tornadi da Figarolo li magistri In
zigneri de l' Illmo Ducha de Melano con Roman Burnello ( forse Brunello ),
li quali andorno a schandagliare et asazare la largezia et profondità di li
duj puo (Po) zioe lo puo che va verso a Francholino, e lo puo che adriza
verso a Ferrara (Arch. Comunale, frammenti di Giornali).
n. 1487 m. 1549. Cristoforo Casanova ferrarese ingegnere incari
cato col Pasqualetti e col Terzi a ingrandire e fortificar Modena, dal
1535 in avanti; diede nel 1544 il disegno per introdurre in Carpi
il canale dei mulini (Campori, c. s. pag. 139 e 497). Nel 1535 Marco
antonio Casanova ferrarese , il Terzi e Gio. Pasqualetti sono alla di
rezione delle fortificazioni di Modena; nella quale occasione il Duca
vuol sentire il parere del modonese Jacopo Seghizzi (1) ( Campori ,
not. del Seghizzi ).
1460. Sante da Nuvolino e Rigone furono due ingegneri ducali ,
e vennero adoperati nella erezione della nostra Certosa , come si ha
dalla cronaca di Fra Paolo da Legnago nell' Estense archivio di Mo
dena. È però da notarsi che il tempio e il convento furono fondati
nel 1452 ; forse li due architetti la terminarono, dacchè i certosini
vi furono introdotti soltanto del 1461.
n. 1490 vivea 1552. Bellarmato Girolamo sanese ingegnere del re
di Francia servi gli Estensi dando giudizio in fortificazioni, e il di
segno di un baluardo. Servi in Modena; ma siccome si prestò pel
(1) Jacopo Seghizzi, che il ch.ºmarch. Campori ha comprovato essere la stessa
persona che il Capitano Frate da Modena , fu chiamato da Pesaro a Ferrara per
essere sentito del suo parere, andò a Modena , fece fare i modelli di legno dall' in
tagliatore Cesare Cesi, e li portò qui al Duca. Nel 1544 era stato invitato dalla Re
pubblica di Lucca, mediante un Gio. Battista Lamberti ricco mercante lucchese a
bitante in Ferrara, in compagnia dell' altro lucchese Michele Antognoli ( Campori ;
Notizie ecc. ).
--
533
Duca, è ben probabile che venisse a concertarsi con lui in Ferrara.
In ogni caso, se ne fa memoria per essersi adoperato per gli Estensi.
1493. Pier Jacomo Marchesino officiale alla nova fossa delle mu
ra nuove.
1498. Di Uguccione dal Bondeno parlai nel mio libretto Bondeno
e la sua Chiesa ecc. a pag. 16. Da un rogito di Matteo Caprili (arch.
not. ) viensi a confermare ch' egli fu veramente Ingegnere , essendovi
per tale qualificato, Ugutio Inzenierius de Bondeno etc. Essendosi ve
duto talvolta essere chiamato Marangone ( come si dicevano capoma
stri o muratori gli architetti) si potrà conciliare la cosa, ritenendolo
per Ingegnere non idraulico, ma meccanico.
1505. A M. Salvadore Passarino Ingegnero, et a M. Polo Passarino Ma
rangone, Lire cinque per andar a scandajare la rotta d'Umana, et farli pro
visione de quelo fara bisogno.
1527. Barbazza Sebastiano ingegnere, mandato da Alfonso I ad in
grandire e fortificare la città di Modena ( Campori, c. s. pag. 32 ).
1528-48. Oraboni Gio. Maria ferrarese , ingegnere spedito da Er
cole II a riparare i danni del fiume Secchia. Alcune di lui scritture
si custodiscono nell' Archivio comunale di Ferrara, una delle quali
del 19 luglio 1540 firmata pure da Jacomo de Lione, da Laomedonte
Sacrati e da Ferrante Punzoni ( Campori c. s. pag. 336).
1513-33. In questo periodo di anni io trovo molti pagamenti fatti
a favore di M. Gasparo Ruina Inziniero, chiamato altre volte Gasparo
Ruina alias da Corte, ed altre Gasparo da Corte alias Ruina. Quindi
quest' uomo sarebbe anche architetto eccellente, giacchè a lui si at
tribuisce, come dissi all'art. Palazzi (prima parte), l'architettura della
Postaccia (1). Inoltre servi la Signoria di Venezia : eccone la prova :
1553. Spesa de salariati et per la dicta a M. Gasparo Ruina alias da
Corte, inzegnero, per suo salario; quale suo salario dal dicto giorno (11 maggio)
in quanonpiù acontinuare, quale M. Gasparo al principio del mese de aprile
proximo passato per ordine de la Eccellentia dell' Ill. Sig. Don Hercule Esten
se, et del Magnifico Judese di xij Savij fo mandato a servire la Illma Signoria
de Venetia per certi soi inzigni; ma el prefato Mag. Judese di xij Savij è sta
contento che dicto suo salario se extenda sino al predicto dì (Arch. comunale).
0
(1) Non saprei dire precisamente l'epoca della costruzione di questo fabbricato:
ma l'osteria dell' anzolo la trovai accennata in un rogito di Gentile Sardí del 1493,
ove stanno i capitoli per affittarla ad un Baptista de Fantolo , dicendovisi appunto
sulla via grande in la contrata de san Paolo.
34
--
534
1549. Pasqualetti Gio. Francesco ferrarese, ingegnere morto nel 7
settembre, mandato da Ercole II alle fortificazioni di Modena ( Cam
pori c. s. pag. 346 ).
1552. Alessandro da Terni ( forse il Tomasoni ) ingegnere mili
tare , adoperato da Ercole II. Passò poi a Siena in servizio delle
truppe assoldate dal Re di Francia ( Campori c. s. pag. 453 ).
Nato 1553 + 1637. Vacca o Vacchi Antonio ferrarese ingegnere e
Vacca o Vacchi Francesco pure ingegnere ferrarese ( op. 1623 54 )
servirono gli Estensi anche in Modena. Il primo diede il disegno del
catafalco per le esequie di Virginia Medici moglie del duca Cesare ,
l' altro fu impiegato nel 1643 nelle fortificazioni di Comacchio ( Cam
pori c. s. pag. 474).
1558. In una partita di pagamento comparisce un Remitano ( for
se Eremitano ) Arcangelo Inzegnero da Vicenza.
1579. Silvio Belli vicentino fu ingegnere della Repubblica di Ve
nezia, ed operò di concerto cogl' ingegneri ferraresi anche pei con
fini. Fu amicissimo del celebre nostro Aleotti; e nel comunale archi
vio di Ferrara vi sono suoi scritti. Servi eziandio il Duca di Fer
rara ( Campori , c. s. pag. 60 , e arch. comunale ). Stampò anche
operette matematiche, fra le quali il Libro del misurare con la vista,
ed il Trattato della proporzione ecc. , il primo nel 1565, e l'altro
nel 1573.
Fra i manoscritti di Leopoldo Cicognara trovasi una me
moria dalla quale risulta che Silvio fu figlio di Francesco e fratello
di Valerio ; che questo Valerio ebbe due figli uno Elio, e l'altro
Marc' Antonio naturale ; che Elio ebbe tre figli, cioè Leonida, Onorio
e Valerio ; che Valerio fratello di Silvio è nominato da Palladio come
celebre pe' camei, per lo scolpire in cristallo e pei conii ; che di lui
parlano pure Bembo, Vasari, Zeno, Mazzucchelli e Calvi; che Elio fu
pure lodato da Palladio qual uomo letterato e studiosissimo di archi
tettura; che Leonida fu dilettante di pittura, ed amico del Maganza;
che Onorio fu medico insigne ; che Valerio juniore fu accademico
olimpico, e recitó la orazione funebre a Palladio (Biblioteca comunale).
Silvio nel 1573 è pagato dal Comunedi Ferrara per veder la punta
de san Zorzo , et veder el modo che se debbe tenere per fortificar
quella- Nel 1579 vivea.
1574. Pagamento a Josepho Pontone Inzegnero, ch' era a Verona.
1574. A Mastro Marco da Corezzo officiale, et Inzegnero , per suoi sa
larii, deputato sopra li paraduri, et altre fahbriche de inzegno.
--
535
1574. A Valentino de Ranzi ( che talvolta firmasi anche Ranci ) giudice
d'argeni del Polesine de Marrara, andato a Comacchio con Silvo Belli ( già
nominato ), e con Gioseffo, et Prospero Ingigneri Veneziani, per cause note
al Ducha , et al Giudice de' Savj , dal 2 al 14 Decembre del 1573 proximo
passato.- Enel 1577 luni adì 13 Maggio: Magnifico M. Vicenzo Ruggieri
( banchiere ) pagate al Mag. M. Valentino di Ranzi ingigniero Ducati tri d' or
per la cortesia usatimi d' un disegno fatomi de certi miei beni e lochi del
Co del fiume e della Mulinella
dico Ducati 3.0
Pia. ( Il Ranzi mori nel 12 decembre del 1589 ).
Lucretia Roverella
1585. Gasparo Camuncella, o Camunzolla (come da altre partite, da Reggio),
Inzignero sulle aque a scandaliare il Po per ordine di sua Altezza. ( In altra
partita lo trovo come segue ) Prospero Camuzzolla da Reggio, a luj fogli de
carta imperiale da far più pezzi de disegni, et diversi coluri da colorirgli :
Item, tela da ponervi il disegno sopra in colla.
n. 1586 + 1650. Cabei Nicolò ingegnere idraulico, con Francesco
Vecchi (forse Vacchi) pure ingegner ferrarese (Campori c. s. pag. 108).
Sul Cabei veggasi anche all' Articolo Armi, polveri, artiglierie.
Ор. 1587-97. Bertazzoli Gio. Angelo mantovano, architetto ed in
gegnere, servi Alfonso II. specialmente in cose idrauliche ( Campori,
c. s. pag. 68 ).
1591. Era già morto un Mastro Tommaso da Cento detto lo inge
gnero, la cui moglie Ippolita è soddisfatta per opere date dal defunto
per la rotta della Rossetta.
1
1591. A M. Gulielmo Ingegniero de' Sua Altezza Serenissima per essere
stato al cavo nuovo della San Martina a vedere se si potea.... (manca lo scritto).
1618. Moriva nel 2 maggio di detto anno in Pisa Cosimo Pugliani
sanese ingegnere al servizio di Alfonso II e poi di Cesare: uno di
quelli che fecero modelli per la Madonna della Giara in Reggio , in
concorrenza coll' Aleotti e col Balbi, e che fu assai adoperato per le
acque ferraresi ( Campori, c. s. pag. 391 ). Passerò poi sotto silenzio
tutti quelli che furono impiegati per le interminabili controversie delle
acque per le tre Provinciedi Ferrara, Bologna e Ravenna , quali un
Corradi d' Austria, un Manfredi, un La-Seur, un Lecchi, un Iacquier ,
un Iacomelli, un Valeriani, un Freguglia, due Baruffaldi, un Bonati, un
Gozzi, e cento e cento altri ancora i cui nomi ben si possono vedere
nelle Memorie per la storia di Ferrara del nostro D. Antonio Frizzi ,
e negl' infiniti scritti d' acque, particolarmente per la immissione del
Reno in Po, e per le linee da scegliersi alla cadente delle acque.
536
1638. Nel 27 Maggio mori pure in Ferrara , ove dimoro lungo
tempo, il cav. Pietro Floriani di Macerata architetto militare , e fu
sepolto in san Paolo, come si ha dal pubblico Necrologio. Lascio
Offesa e difesa delle piazze ; Macerata 1630 in fol., opera accreditata.
In questo istesso secolo un Felice della nobile nostra famiglia
Prosperi, come vedemmo all' Articolo Estensi, serviva in Ispagna e fu
capo degl' ingegneri Reali, colonnello di artiglieria, comandante di A
ragona, e spedito in America ove edificò un forte ( Arch. di famiglia).
In quanto poi ad Architetti, troviamo :
1376. Bertolino da Novara , che noi contiamo fra i più distinti
architetti , non solo di Ferrara, ma del suo tempo, e che non devesi
confondere con Bertolino da Novara camerlengo al Finale di Modena
nel 1458, fu della famiglia Ploti di Novara, dalla cui patria prese di
poi il cognome , e fu lo stipite della nobile famiglia Novara in que
sta città. E che fosse a considerarsi fra i primi lo dicono le storie. A
lui si deve la prima idea del nostro turrito castello ( Frizzi ; Storia
di Ferrara
Cronache ) ; a lui il grande palazzo fatto costruire in
Mantova dal Gonzaga dal 1395 in poi ( Pietrucci ; Artisti padovani ,
pag. 168, nota 7."); a lui pure si fece ricorso pel Duomo di Milano
il 10 Maggio 1400 ( De Boni; Biografia degli artisti- Ricci ; Del
l' architettura
Descrizione del Duomo di Milano, ivi, Pirola, 1861,
a pag. 43 ). Chiamato dagli Estensi , qui fermò stanza, ed oltre al
Castello vi operò non poche altre fabbriche, riatto e fortificò le mura
del Finale , ed ebbe doni e compensi dai Signori di Ferrara ( Cam
pori , c. s. pag. 378 ). Nel 1376 a rogito di Rodolfino Codegori del
30 gennajo nel palazzo Estense, in camera rubea, il march. Nicolò dona
presenti suo Inzignerio et familiario Bertolino de Novaria habit. Ferra
rie in contracta S. Gregorii, in perpetuum, unam domum cupatam, so
laratam, cum horto post portico (sic) et una curte a latere ipsius do
mus, cum puteo, in contracta S. Gregorü..... aliam domum in contracta
Sancte Agnetis, della quale lo stesso Bertolino era livellaro colla cor
risposta di un ferrarino all'anno ; come il Comune altresi gli dona
l'uso dell' acqua e dell' acquedotto del Canale di Perotto o Prerotto (1).
(1) Ciò risulta da un rogito di Rodolfino Codegori del 29 agosto 1373 nell' ar
chivio notarile ; atto tanto più prezioso , in quanto che ci riporta indietro di alcuni
anni la presenza di Bertolino in Ferrara, e ci dà notizia di un mulino da maci
nare il grano ed altro da segare i legnami. Inoltre è da osservarsi che la determi
nazione non esiste più nell' archivio del Comune, perchè anteriore al grande incen
--
537
E sempre più si conferma la fama del Novara, per essere stato chia
mato anche dalla Signoria di Firenze. Il Gaye nel Carteggio inedito di
artisti ecc. Firenze, Molini, 1839 ( al doc. XX, vol. I, pag. 85 ) pub
lica la lettera che a tale scopo fu diretta a Nicolò margravio ( mar
chese ) d' Este.
Marchioni Estensi etc.
Illustris et mag. dne frater et amice Kme ( carissime ). Propter quedam
que necessario edificare proponimus placeat Architectum vestrum, magistrum
scilicet Bertolinum , de cujus virtutibus multa nobis relata sunt, Florentiam
destinare. Cui quidem taliter providebimus, quod merito poterit contentari.
Dat. Florentie XXV feb., XIIII Indict. 1405 (1).
1392. Giovanni da Ferrara trovasi fra gli architetti che furono a--
doperati o consultati pel Duomo di Milano. Ei lo fu nel 1 maggio
Descrizione del Duomo di Milano c. s. pag. 41).
(Ricci; Architettura
Leopoldo Cicognara nella sua Storia della scultura ( to. I, pag. 222 ),
e dietro lui il De Boni nella sua Biografia degli artisti , soggiungono
che Giovanni operava in Verona quando fu chiamato a Milano quale
dio delle scritture avvenuto nella sommossa popolare del 1385 per Tomaso da
Tortona
=
Cum hoc sit quod Salamonius de Sacrato massarius Communis ferra
rie pro ipso commune, et ipsum commune habeat in fundo Prerupti districtus fer
rarie unum canalem qui vocatur preruptus et unammotam in capitedicti canalis
quasi super padum , super qua mota edificata est una domus de cupis , et in
capite cujus canalis versus padum factum fuit fieri cum dicta domo quoddam
edificium cujusdam sige ad segandum lignamina, et aliud edificium coram ibi
dem ad macinandum et pro macinando etc. E siccome il minimo impeto della
cadente fece andar a male alquanto i detti esercizj , così s'investe Bertolinum de
aqua et aqueductu canalis prerupti comitatus ferrarie , cum etiam mota prope
ipsum posita , et terreno operi contiguo, purchè egli faccia reparare et exercere
suis expensis et periculo etc. Questo documento conferma pienamente che non
debbasi assegnare alla villa, un tempo borgo di Porotto, l' origine della sua deno
minazione dalla Rotta del Po, la quale fu solo nel secolo XVI , essendo l'immis
sione del Reno in Po posteriore al 1522, ma essere antichissimo il suo titolo, seb
bene ora si chiami Porotto invece di Prerotto. Già sino dal 1010 Ingone vescovo
di Ferrara , o piuttosto di Ferrariola, donava ad alcuni suoi canonici varii terreni,
fra quali uno in fundo qui vocatur Prerupto , ma non avrebbesi potuto dirne la
vera ubicazione: ora troviamo da questo atto originale, di quasi quattro secolidopo,
che il fondo ed il canale di Prerotto , detto anche in alcuni rogiti Perotto , era in
vicinanza della città e presso il Po che ne lambiva le mura.
(1) Pare che vi debba essere errore di data, perchè l'anno 1405 era l' Indizio
ne XIII : forse l' originale ha tre sole I, ovvero è del 1406, come potrebbesi anche
sospettare dal vedersi, nello stesso Gaye, scritto da Firenze 25 febbrajo 140 5/6.
--
538
arbitro delle differenze tra gl' ingegneri addetti a quella Cattedrale ;
che fu lodato per fedeltà e dottrina ; e che fu regalato di venti fio
rini d'oro, indi ricondotto a Verona.
1425. Giovanni da Siena lo vedemmo all'articolo Palazzi: egli poi
riparò la Rocca Possente Marchesana nella terra del Finale, innalzan
dola con quattro torri e compiendo l'opera nell' anno 1430. Gio
vanni si stabili colla famiglia in detto luogo, ed i suoi discendenti vi
comparivano anche nel secolo XVI ( Campori , c. s. pag. 443 ). Fu
l'architetto di Castel Novo in Ferrara da s. Agnese , ora non più e
sistente, come altrove notai. Venne adoperato dagli Estensi anche in
lavori idraulici :
1435. 1 aug. Facta longa disputatione hinc inde, et argumentatione, de
liberaverunt quod portus Magnavache debeat astringi et ageres padiverj al
zari et fortificari ac manuteneri, et maxime ex informatione facta a Magistro
Johane de Senis Ingenierio Illm. D. Nri, qui asseruit pro hoc non minui red
ditus Comacli prefati Dni Nri, et cum parva expensa posse facere capiendo
aquam dicti portus a lunge a mare per medium miliare et descendendo ver
sus valles Comacli predicti ( Arch. Comunale lib. 4. N. 9 pag. 38).
1432 : L'Opera di S. M. del Fiore in Firenze permette a Ser Filip
po Brunelleschi di recarsi a Ferrara , benchè attendesse a quella im
mensa Cupola
2 : Apr: Deliberaverunt quod eorum parte (gli Ufficiali dell' Opera) scri
bantur due litere, una domino Marchionni ferrariensi, et alia domino Man
tuano, quod eorum contemplatione dederunt licentiam Filippo Ser Brunelle
schi eundi ad eos pro uno mense et dierum quindecim, pro faciendo et exe
cutioni mandando eorum mandata , allegando necessitatem Opere : et quali
ter elapso dicto tempore opus edifitii eorum indiget sua reversione (Guasti
Cesare, La Cupola di S. M. del Fiore pag. 51 doc. 102).
Ciò fa supporre che veramente il Brunelleschi si recasse e sia
stato a Ferrara per servirvi I' Estense ; ma non saprebbesi poi dire
per quale oggetto, non avendosene memoria.
Circa il 1450 Leon Battista Alberti, pregatone da Meliaduse d'Este,
gli scrive alcune piacevolezze matematiche (1) , e nella lettera dedica
toria si scusa della tardanza a soddisfare i desideri di lui, e racco
manda all' Estense il proprio fratello Carlo. Questo manoscritto , in
copia del secolo XVI, è nella Riccardiana ; e la lettera fu pubblicata
dal Gaye ( op. cit. Doc. CLXXIV vol. I pag. 345 ). — Non per altro
( 1) Ex ludis rerum mathematicarum, dice il Gaye essere il titolo del manoscritto.
--
539
accennai anche all'Alberti, sebbene non si riferisca a Ferrara, che per
dimostrare la relazione che pure seco lui ebbe la famiglia Estense.
1414. Di Pietro Benvenuti architetto Ducale si è molto scritto bensì,
ma con altrettanta incertezza. Ne feci parola nel mio libretto già ci
tato sul Tempio di san Francesco ( pag. 11 nota 2 ), e ne parlai in
questo libro all' Articolo Chiesa Cattedrale. Nei frammenti che restano
dei Libri Giornali del comunale archivio, al fol. 89 del registro 1474,
trovasi annotato quale ingegnere al servizio del Pubblico
1474 spexa
del officio novo de la biava, a Mastro Pollo da Vinexia finistraro ecc.
come da taxa facta per mistro Piedro de benvegnù inzignero dela Co
munità.
Dissi allora non essere stato architetto di san Francesco nè
Gio. Battista come to asserisce lo Scalabrini, nè Pietro di lui Zio, ma
Biagio Rossetti. E ciò è verissimo , e lo comprovai con documenti :
ma errai nel dire Pietro di lui zio, o a meglio spiegarmi tale si era la
credenza invalsa che fossero l'uno zio, l' altro nepote. Invece furono
fratelli ; e ciò mi risulta da irrefragabili prove, quali sono i rogiti del
pubblico Archivio notarile , donde ricavai pure che questa famiglia,
possidente varii beni in Racano ed altrove, fu detta dagli Ordini per
avere avuto parte nella erezione del Campanile del Duomo, come già
osservai nel parlare di quello. Del 1477 vivea peranche Maestro Ben
venuto dagli Ordini M. Muratore ( in quel tempo i M. Muratori con
fondevansi talvolta con gli architetti ) , che poi nel 1483 era morto.
Sino dal 1454 avea assunto i lavori delle nuove mura della città, che
in parte in quel tempo si costrussero ( Arch. com. Reg. H. Lib. 6.
N. 20); e fu questi il padre dei due sunnominati , cioè Pietro inge
gnere Ducale e della Comunità, che vedemmo lavorare del 1458 ( Cat
tedrale ecc ), e Giovanni maestro pur esso di arte muraria, il quale, es
sendo sopravvissuto a Pietro morto nel 1484, ne fu anche l' erede.
Moglie di Pietro fu Caterina Coracina morta prima del 1486, e loro
figlie furono Margarita e Lodovica. Figli diGiovanni furono Teofilo e
Francesco marito di Lodovica dela Cabianca, già morto nel 1506. Le
prove sono le seguenti: 1477 Rog. di Ugo Caleffini del 7 maggio;
Magister Petrus de Benvenuto , filius magistri ( dunque era vivo ) Ben
venuti, Ingenierius Illm. Dni. Nostri Ducis, nomine suo, et Magistri Ioa
nis de Benvenuto ejus fratris ecc.
1483 agli stessi rogiti : Magister
Petrus de Benvenuto ab Ordinibus, et Magister Ioanes ejus frater mu
rator ( dunque non potrebbe mai essere il Gio. Battista pittore ) filiü
quondam Benvenuti ab Ordinibus.- 1485. Dna Ludovica filia q. Magistri
--
540
Petri de Benvenuto ab Ordinibus (dunque Pietro era defunto) et dnæ
Catharinæ q. ejus uxoris, in præsentia Mag. Joannis de Benvenuto ab
Ordinibus, fratris et heredis dicti q. Mag. Petri ecc.- 1486: M. Giovan
ni fa procura in suo figlio Francesco ; e da questo rogito si ricava il
cognome di Caterina moglie di Pietro, come si disse. Da altro rogito
del 15 marzo 1506 si ha la Ludovica f. q. dela Chablanca olim uxor
Francisci filii q. Joanis ab Ordinibus , habitatrix Ferrarie , per cui la
parola olim si riferisce al di lei marito Francesco. Da altro istromento
dello stesso Caleffini del 1501 si ha Teofilo altro figlio di Giovanni;
come altresi da un rogito 11 maggio 1506 ( nell' archivio Tassoni )
apparirebbe un terzo figlio di nome Alberto.
1484. Lo stesso Caleffini ha un atto , dal quale si ricava che
Maestro Biagio Rossetti fu figlio di Andrea , cittadino ferrarese , abi
tante sotto la parrocchia di Santa Maria in Vado , ed Inzignero Du
cale. Ne parlai non poco nelle citate Memorie intorno alla chiesa di
san Francesco, ed al surripetuto articolo Cattedrale. Nel 1510 io lo
trovo annotato nei libri contabili della Comunità qual Giudice d'Argini,
che non è certamente un impiego manuale, ma scientifico e di grande
responsabilità, equivalendo all' odierno Ingegnere Ordinario, ossia di pri
ma classe sotto gli ordini dell' Ingegnere-capo per la intiera Provincia.
Il marchese Campori nel suo Catalogo ecc. più volte citato sog
giunge ancora, fra non poche altre notizie, che nel 28 agosto 1497
Biagio riceve ducati cinquanta d'oro per dote di Lodovica figlia
di Jacopo Cervella e moglie di Nicolò figlio di esso Architetto; come
altresi trovasi menzione di Diamante del fu Nicolò Rossetti, moglie
del Dott. Alessandro Fontana , la quale ancor vivea nel 1554 ( a
pag. 424 ). Ciò per altro che non saprei conciliare si è quanto dice
la Guida di Padova compilatasi pel congresso degli scienziati (Pad.
al Semin. 1842 a pag. 276 ) cioè che la Loggia del Consiglio , ora
Gran Guardia nella Piazza dei signori di quella città, secondo il ma
noscritto Monterosso fu cominciata del 1493 sul modello di Annibale
Bassano patrizio , e proseguita lentamente cosi che solo nel 1523 si
costrussero e le scale e le porte interne dall' architetto Biagio ferrarese.
Non conoscendosi che Biagio Rossetti, e sapendosi ch'egli moriva del
1516 , ne viene o che il disegno fosse dato prima , o che non sia
vera l'epoca della morte. Se si avessero prove ch' egli assistesse a
que' lavori ed in quell'epoca , potremmo in tal caso assegnargli una
più lunga vita per ulteriori sette anni.
--
541
1528. Le lettere scritte dalla Balia di Firenze al duca Ercole II
per ringraziamento di avergli concesso l' architetto Sebastiano , sono
pubblicate dal Gaye ( Carteggio ecc. tom. II pag. 170 ecc. ). E pensa
l' editore che sotto questo nome di Sebastiano si nasconda il famoso
Serlio; ma il march. Campori saggiamente osserva (Catal. c. s. pag. 33)
che il Serlio, per quanto sappiasi, nè allora né mai fu ai servigi dei
duchi di Ferrara. Ed aggiungasi poi che sembra molto ragionevole il
pensare non essere stato se non quel Sebastiano Barbazza ingegnere
nominato dal Vedriani , che assieme ad Antonio Quattrini dirigeva
nel 1526 mille operai alle fortificazioni di Modena. Io non posso che
associarmi al savio opinamento del lodato marchese Campori. Oltre
di che, il Serlio era già disgustato del Duca perchè non lo avea ri
meritato generosamente- forse quanto egli si aspettava- per la
dedica fattagli della sua opera Regole generali di Architettura , che
poi vedesi dedicata al Re di Francia, chiamandolo mio unico Si
gnore (!) Si potrebbe inoltre osservare che appunto in detta e
poca , cioè dell' anno 1529 un Sebastiano da Monselice ingegnere
od architetto, e ch' io ritengo fosse lo stesso Barbazza, venne rimu
nerato dal Duca pei lavori alle mura della città, ai quali egli avea
prestata assistenza e direzione ( Frizzi, to. IV pag. 289 edizione 1 ).
Inoltre potrebbesi considerare che in una delle lettere della Signoria
di Firenze dicesi
avendone esso (Sebastiano ) desiderio ( di ritornare
a Ferrara ) anche per la sua età etc.; e ciò parmi non potersi dire
di Serlio che , nato nel 1475 , non contava nel 1529 che cinquan
taquattro anni.
1536 circa.
Di Jacobo Meleghini ferrarese uno degli eredi, con
Sebastiano Serlio , degli scritti di Baldassare Peruzzi, abbiamo poche
memorie. La sua famiglia conoscevasi anche non solo nel secolo
precedente, mentre del 1464 i fabbricatori di arazzi andarono a col
locarsi nella casa de' Meleghini posta in Gusmaria , per esercitarvi
l'arte loro ; ma bensi ancora nel secolo XIV , dacchè del 1376 tro
veremo fra gli orefici un Giovanni Meleghini abitante pur esso in
detta strada di Gusmaria, per cui potrebbesi più facilmente ritenere
della famiglia stessa. In quanto a Jacobo , potrebbe sospettarsi che
fosse figlio di quel Tommaso che del 1487 si trova come notaro pub
blico e cancellière della Curia vescovile di Ferrara, dalla cui Mensa
fu poi nel 22 febbraio 1498 investito di alcune decime novali in Vi
garano ; il quale sospetto proverrebbe dal vedersi che Tommaso fu
--
542
figlio di un altro Jacobo. E dovea pur essere di assai civile famiglia,
giacchè in un' attestazione di cancelleria chiamasi e firmasi
Ego
Thomas Meleghinus filius q. nobilis Viri Ser Jacobi ecc. (1). Del nostro,
che diremo juniore, sappiamo che da Paolo III fu nominato archi
tetto delle fabbriche pontificie, intorno a che gli annotatori del Va
sari ( ediz. dei classici ) dissero essere una di quelle sconciature abor
tite dal genio dei sovrani; ed Antonio Sangallo ( to. X pag. 275 )
era dispiacente di vedere che il papa teneva gran conto di un Jacopo
Meleghino ferrarese, e se ne servia nella fabbrica di san Piero per Ar
chitetto , ancorché non avesse nè disegno , nè molto giudizio nelle sue
cose, con la provisione medesima che avea ( lo stesso Antonio ). Si ha
poi dalla vita di Taddeo Zucchero ( to. XIII pag. 303 ) che Jacopo
Barozzi da Vignola si trattenne a Roma in Belvedere col Meleghino
ferrarese Architettore di Papa Paolo III, disegnando per lui alcune
cose di Architettura. Vuole il Guarini che il Meleghino sia morto in
Ferrara e sepolto in san Martino (2).
1550 circa. Il ch. Cantù nella Storia degľ Italiani ( vol. III pag.
321 ) fa cenno di un Pasini ferrarese, che fortifico Sedan.
1531. Terzo de' Terzi fu valente idrostatico ed architetto della
Comunità e del Duca. Ripeterò le parole del ch. marchese Campori
( Catal. c. s. pag. 455 ).
Questi è quel Terzo de' Terzi , di cui il Cellini nel Trattato sopra la
scultura e nel Discorso sull' architettura dice ch' egli era merciajo, e l'arte
sua propria si era il fare bottoni moreschi, e cotai cose appartenenti alla
merceria ; che di merciajo tramutatosi in architetto , e adoperato in molte
opere dal suo principe , venne in tanta vanagloria che assunse il nome di
Terzo per dare ad intendere ch' egli si credeva il terzo tra gli architetti
del suo tempo, dopo Bramante e il Sangallo.
(1) Compose un libro in distici
=
De contractibus summatim versibus elegis
editus libellus ecc.- che dopo la sua morte fu stampato con commenti e note di
Polidamante Tiberto da Cesena, ivi 1525; e vi si dice dal commentatore = fuit vir
sane exquisitissimus Ferrariæ oriundus ex Meleghina prosapia etc.
per cui si
conferma l'antichità della famiglia.
(2) Vedasi alla prima parte , articolo Famiglie , al nome Fini Daniele ch' era
cognato del Meleghino. Si trova pure che il Meleghino fece in Parma un discorso
per consigliare la Compagnia della Steccata in detta città a non fare in quella Chiesa
un campanile ( Ronchini cav. Amadio; La Steccata di Parma, Atti della Dep. di storia
patria, vol. I fasc. 3 a pag. 184 ).
--
543
Primieramente osserverò che la famiglia de'Terzi la trovo in Fer
rara da circa un secolo prima in un Benedetto massaro di contrada,
indi nel 1515 (1) in un Messer Antonio de' Terzi alias de Setaquarti,
ovvero Setaguaiti, e poscia al tempo del nostro Terzo trovo testamenti
e rogiti relativi a famiglie di siffatto cognome. Che fosse merciajo lo
disse il solo Cellini, e non lo credono il ch.º Campori già citato e il
0
ch. Carlo Milanesi editore del Cellini secondo il codice Marciano (Fi
renze, Le Monnier 1857 in 8). Il Milanesi ( pag. 221 nota 1ª ) cosi
si esprime :
Ecco un' altra di quelle favole che la viva e pronta fantasia del Cellini
sapeva facilmente inventare. L' architetto del quale egli fa menzione si chia
mò per vero e proprio nome Terzo, per cognome Terzi , e fu figliuolo di
un Alessandro, secondo che attestano i documenti. Che egli avesse per patria
Ferrara non è provato , e nemmeno si sa in qual anno nascesse. Che egli
da prima fosse merciaio, lo dice il solo Cellini, mentre gli storici e i cro
nisti contemporanei tacciono affatto di questa particolarità. Il certo si è
che il Terzi esercitò l'arte dell' architetto civile e militare con riputazione
grandissima così in Ferrara, come a Modena, dalla quale ultima città nel
1551 gli fu dato l'onore della cittadinanza , e il carico di più e diversi
lavori fin dopo il 1552. La torre di Rigobello, il palazzo della ducale villa
di Copparo, sue architetture, non sono più in piedi. Maestro Terzo fu anche
ingegnere idraulico : lo che viene testificato da parecchie sue scritture auto
grafe , le quali si conservano nell' Archivio comunale di Ferrara, spettanti
all' andata da lui fatta per comando del Duca a Roma, a Bologna e a Ra
venna per aggiustare le gravi questioni insorte coi ferraresi nella materia
delle acque del Po e del Reno. Ignorasi del pari l'anno in che il Terzi
mori: il fatto è che dopo il 1556 non si ha più memoriadi lui. Ho desunto
queste notizie da quelle cortesemente favoritemi dal chiarissimo sig. Luigi
Napoleone Cittadella, Conservatore dell' archivio comunale di Ferrara, e dalla
recente opera del marchese Giuseppe Campori intitolata : gli Artisti italiani
e stranieri degli stati Estensi : Catalogo storico corredato di documenti inediti
(Modena tip. R. D. Cam. 1856 ).
Da tutto ciò si rileva ch' eglt era figlio di Alessandro , e che nel
1551 vennegli data la cittadinanza modonese ; quindi a Modena non
(1) In un rogito di Federigo Jacobelli del 23 agosto 1514 trovo fatta una divi
sione tra i fratelli Leonello e Francesco del fu altro Leonello de Terzi di Parma
cittadino ferrarese abitante in contrà di Santa Croce, e marito di una Elisabella; e
fra i confini de' loro beni vi sono pur quelli di un Pietro Antonio Terzi. E cosi
del 1526 rinvergo un Antonio del fu Francesco Terzi alias de Septaguaitis.
--
544
apparteneva per nascita, ed in questo avremo un motivo di più per
0
crederlo ferrarese. Ma siccome la verità debbe prevalere in ogni cosa,
e specialmente negli scrittori di cose storiche, cosi debbo confessare
che, dopo di aver date al ch. Milanesi quelle notizie, delle quali egli
fa cenno con tanta cortesia, mi capitò alle mani una memoria auten
ticissima
1531 19 Decembre. Mr Terzo di Terzi merzaro de dare
Lire 10 marchesane per essere intrà in l'arte deli drapieri ; e nel 1532
4 febbrajo ed 11 marzo vi sono ripetute altre partite ( Archivio co
munale , libro dei debitori della massaria dal 1527 al 1534 lib. 16
n. 14 a pag. 32 retro). Inoltre : in un rogito di G. Battista Pozzo
del 16 maggio dello stesso anno 1531 ( archivio notarile ) si trova
che Magister Tertius filius q. M. Alexandri de Terzo , recamator , et
Civis Ferrariæ, de contracta ruptæ, riceve la dote di Margarita figlia
di Gio. Gogo già da lui sposata da varii anni come noterò all'articolo
Ricamatori ecc. La quale arte appunto si confà colla vendita dei bot
toni e delle frangie. Adunque ? Se per una parte questa interessan
tissima scoperta smentisce il detto Cellini intorno al nome di Terzo
ch' egli avea già quando era merciajo, gli darebbe d'altronde ragione
sull' arte o merceria da lui esercitata. Quindi, o il Terzo Terzi archi
tette fu diverso dal merciajo ( figli ambidue di Alessandro ) , od il
merciajo potè innalzarsi co'studii sino ad essere architetto ducale ed
ingegnere della Comunità, in un tempo in cui sapeansi ben scegliere
al pubblico servigio gli uomini migliori ; e perciò il Cellini potrebbe
essere accusato di malignità, rimproverando all'architetto la sua mer
cantile condizione.
Si disse anche dal Milanesi che fu eccellente idrostatico ed archi
tetto del Palazzo Ducale di Copparo. Che fosse idraulico lo compro
vano i suoi infiniti scritti nell' Archivio comunale, e l' essere stato
mandato a Roma per trattare gli affari di acque delle tre provincie
persino al cospetto del Pontefice, ed in contrasto con altri eccellenti
uomini dell' arte che vi si opponevano per parte di Bologna e di
Ravenna. E se raccolti fossero tali scritti e poi stampati, ritengo che
apporterebbero lumi e cognizioni ulteriori sulle acque ferraresi. Come
architetto lo citai all' articolo Torre di Rigobello ; ma ciò non gli sa
rebbe di grande onore, perchè se grazioso ed elegante ne fu il dise
gno, non vi corrispose la solidità, essendo caduta improvvisamente
la stessa torre appena riedificata nel 1553. Miglior riputazione potreb
besi assegnargli pel palazzo di Copparo, che non so con quanto fon
--
545
damento attribuito al Carpi. Infatti il Baruffaldi, nella vita di questo
eccellente pittore , dice piacque ad Ercole II, il quale già ne avea
piantati i fondamenti, di condurlo eziandio a buon termine; poi segue
a descriverne le pitture, nè fa cenno dell' architetto. D' altra parte
si ha da una lettera dello stesso Terzo Terzi al Duca, scritta daRo
ma il 3 gennajo 1545
Delle cose di Copadero ( cioè Copparo ) io
no so che fabbrica pensi di far questo anno che viene la Eccellenza
Vostra ; e soggiunge che intanto si preparino le pietre, e che pel di
pingere spera venir pieno di buona roba, e che non dorme, e che ha
già disegnato molte fabbriche antiche ecc. Questo è originale documen
to del detto anno 1545, nè so come dallo stesso Baruffaldi, riportan
dosi la iscrizione incisa a testimonio delle effigie dei molti Estensi
dipintivi, si ponga l'anno 1534 primo del dominio di Ercole II, per
cui non vi sarebbe neppure stato il tempo sufficiente alle opere ivi
eseguite. Perciò sarebbe a temersi di equivoco in tale iscrizione ; e
questo tanto più è da credersi, in quanto che lo stesso accuratissimo
Frizzi riporta che la deliziosa caccia di Copparo venne costruita nel
1540, e che solo dopo sette anni, quindi nel 1547, erigere vi si fece
il vasto palazzo ; e ciò concorderebbe colla lettera del Terzi, che nel
1545 fa parola di fabbriche da eseguirsi in quella terra. Un'altra pro
va ch' egli occupavasi anche di architettura l'abbiamo in un codice
esistente nella Biblioteca nostra. È l'opera del Vignola, la quale ha
in aggiunta molti disegni a mano del Ligorio, ed è piena di annota
zioni e postille del Ligorio stesso, del Terzi e dell' Aleotti, che la
possedeva. Egli vi scrisse in una pagina
Questa cornice et capitello l' ho trovato nelle scritture dela munitione
del Duca Alfonso II di Ferrara: credo fussero di mano (trattasi di un disegno)
di quel Terzo de' Terzi che fu Architetto del Duca Ercole , padre di Alfon
so suddetto ( II).
ed in altra pagina soggiunge
Tutto quello che di quest' ordine toscano tu vedi qui dissopra descritto, et
dissegnato, s' io non m' inganno, è di mano di quel Terzo de Terzi, il quale
fu Architetto del già Ser. Sig. Don Hercole II d'Este Duca di Ferrara ecc.
e non s' ingannava, perchè veramente quegli scritti sono del Terzi,
al quale non mancavano le cognizioni opportune per postillare le
opere di un Vignola. Del Terzi non conosciamo l'anno di nascita,
nè quello della morte: fra i salariati del Comune M.º sopra le acque
lo troviamo sino dal 1542, ed ulterior prova ne fanno le sue rela
--
546
zioni da Roma; nel 1551 era mandato a Ficarolo qual ingegnere
a trovar la via de le aque a beneficio de questa città de Ferrara , e
vi andò con quattordici cavalli, ed altrettante persone. L'ultimo anno
che lo rinvenni accennato sui registri fu del 1557 con la qualifica
di Deputato sopra le acque, mentre poi sino dal 1555 trovai nominato
un Julio Cesaro suo polo, cui si pagava la provisione del genitore.
1520-1639. Fra gli architetti sono pure a nominarsi un Cornelio
Bentivoglio seniore, nato nel 1520, morto nel 1588; ed un Enzo Ben
tivoglio , figlio del precedente, morto nel 1639. Cornelio fu luogote
nente generale della milizia dello Stato, e direttore delle fortificazioni ;
bonificò il suo feudo di Gualtieri, e promosse e portò a compimento
altri lavori. Enzo lasciò memoria durevole nella continuazione, o nella
riforma del Teatro Farnese di Parma, opera insigne dell'Aleotti ( Cam
pori, c. s. pag. 61 e 62 ).
1549. Quel Bertolino Gigli da Cento, Ingegnere della Comune, che
vedemmo all' articolo Torre di Rigobello , venne al servigio suddetto
col principiare del 1549.
Sabado 26 Zenaro- Spexa extraordinaria a M. Bertolino da Cento de
Zilio, per far condurre le sue robe da Cento a Ferrara , lo quale vene a
stare quì luj et la sua famiglia , a salario del chomun, che principia a di
primo de Zenaro, perchè venne per M. sopra li paraduri, et altre chose etc.
1559. Poco si conosce di Alessando Balbi architetto ducale, auto
re della Madonna della Giara in Reggio. Eppure la famiglia Balbi è
antica fra noi, avendosi un Ser Jacobus de Balbis civis Ferrarie filius
q. Gyminiani nel 1375 ; un Giovanni Balbi notajo nel 1453 ; un Gio :
Maria del fu Francesco nel 1499. Nel 1559 Ercole De Bovi dona
all' Architetto Alessandro una casa in Ferrara super via Zoeche : se
si eccettui quella Chiesa, ed il pronao innanzi all' altare del Prezio
sissimo Sangue di N. S. G. C. nel grandioso Tempio di S. Maria in
Vado, null' altro si conosce di questo architetto ingiustamente dimen
ticato dagli storici, come osserva il marchese Campori. Parlai, all' arti
colo Palazzi-Università , del dubbio in cui sono ch' ei possa essere ,
e non l' Aleotti, l' autore della facciata del Palazzo del Paradiso.
1778. Dell' architetto Agapito Poggi morto nel 1778 , e del quale
parla vantaggiosamente Luigi Ughi nel suo Dizionario degl'ill. Ferra
resi, si ha un elogio in versi latini del P. Giovanni Disdal spagnuolo,
stampato in Ferrara dalla tip. Camerale in 4.º ( senz' anno ).
547
1745. Fu celebre il Veronese Girolamo Dal Pozzo, le cui lodi si
veggono anche nella Biog. degli Artisti del De Boni. Egli lavorò nel
Palazzo Gavassini, ossia diede il disegno della sontuosa scala ornata
di statue lavorate in Verona. Ciò tutto risulta da sua lettera autografa
del 28 ottobre diretta al march. Gavassini suddetto, in cui gli parte
cipa il suo credito.
1745-70. Borelli Francesco Architetto Ferrarese: cosi trovo in una
memoria anonima e manoscritta, nella Biblioteca.
Nato in Ferrara , figlio di Domenico e di Maria Giuseppa Maffei , milanesi ,
nel 1745, 15. Agosto. Andò nel 1761 a studiare a Bologna, e fu accettato
scolaro dal Cav. Antonio Galli Bibiena, che si servi di lui nei teatri di Bo
logna, Brescia, Verona, Trevigi, ecc. in Chiese e Cupole ecc. L'incaricò poi
di prospettive in Mantova, e del disegno della Cupola di sant' Andrea , non
che di un teatro ivi, ecc. Fece anche un Palazzo , poscia da lui dipinto a
perfezione ; dipinse la Chiesa de' PP. Serviti in Sabbioneta , e cadde dalla
cupola rimanendo morto, il 25 Giugno 1770, trovandosi presenti la madre
ed il fratello.
Quindi nella sola età di anni venticinque avea potuto fare tante
cose, cominciando dagli studj soltanto nove anni innanzi !
1615. Accennerò solamente ad un Arcangeli Giambattista di Pesaro,
che il Ricci nella sua Storia dell' architettura dice aver lavorato nel
Castello nostro, ed esser morto in Ferrara nel 29 settembre : ma nel
Necrologio pubblico non mi fu dato di rinvenirne l'annotazione.
1703. Quel Mazzarelli Francesco, che all' Articolo Cattedrale nella
1.ª parte vedemmo architettore dell' interno della medesima , fece
pure l'arco della Giovecca nel 1703 ( arch. Com. lib. 242 Ν. 27 ) ,
e diresse nel 1718 il catafalco e gli ornati pel funerale del conte
Strozzi Giudice dei Savj ( Ivi, lib. 371 N. 23 ).
1759. Non parlerò del sacerdote Giambattista Baroni , perchè non
ferrarese ma di Cento , non risultandomi che abbia operato fra noi.
Ne parla lo storico Gianfrancesco Erri nella sua Storia di Cento
come di colui che, sull' esempio di Ridolfo Fioravanti detto Aristotile
in Bologna nel 1455, volea nel 1759 trasportare da un luogo all'al
tro quell' antica torre di san Biagio.
1760. Gaetano Barbieri fu architetto comunale, e nel 1760 diresse
l'apparato da lui ideato nel teatro il 9 novembre pel passaggio dei
principi Rezzonico nipoti di Clemente XIII Papa (Arch. com. lib. 365
N. 32 , e lib. 366 N. 2).
,
--
548
1782. Nel passaggio delle AA. RR. delle Russie ' architetto Giu
seppe Campana diresse l' adornamento del teatro Scrofa pel gran Ve
glione, che ivi fu dato ( arch. com. lib. 398 N. 5). Fu architetto del
Comune esso pure.
Dei decessi recentemente , o dei viventi, non è mio scopo di fare
alcun cenno ; quali furono tra i primi li pubblici professori Gaetano
Genta , Antonio Foschini , del quale si ha la biografia stampata , e
Giovanni Tosi di lui genero , l'uno autore del reputatissimo nostro
comunale teatro , l'altro restauratore del palazzo della Ragione , e
del tempio di s. Maria in Vado ecc.; e tra i secondi il prof. Antonio
Tosi, ed il march. cav. Ferdinando Canonici , l'uno restauratore del
tempio di s. Francesco ( come accennai nel mio libretto sul medesi
mo ), e l'altro illustratore della Cattedrale e della Certosa.
Una sapiente sentenza del Cicognara è questa: come gli studj
della storia dell' arte restituirono ad oscuri capomastri di muro e scar
pellini il vanto di maestosi edifizii e di magnifiche opere di scultura,
assegnate agli artisti più insigni e più conosciuti , cosi voglio ram
memorare io pure alcuni di que' capomastri muratori , che furono
adoperati per pubblici manufatti d'importanza, e più frequentemente.
1370. Bartolomeo del fu M. Benvenuto lavora qual capomastro
muratore , essendo socio all' altro M.º Francesco del fu Samachino de
Brichis ( rogito di Rodolfino Codegori ).
1380. Bonagrazia era capomastro , e forse possidente , se ebbe
modi di fondare, come fondo, nella Cattedrale una cappella in onore
della SS. Trinità.
1385. Gio : Naselli vuolsi il capomastro muratore del Castello
come già si disse all' articolo Palazzi.
,
,
1440. Giovanni del Cossa , cui nel 22 gennajo si permette possit
edificare unum fornasotum per fabbricare le pietre occorrenti alle
mura della città. Egli nel 1418 fece il selciato nella via dei Leoni
M. Joanes Cossa de contracta S. M. de Bucho ecc. si obbliga di
disfare la vecchia selciata e di ricostruirla, facendo portare
lapides, calcem, et sabulum, equalando terrenum, exportare totum terrenum
inutilem, ponere lapides planas, et facere selicatam vie porte leonis que in
cipit in capite platee a chasaleo offitialium stipendiatorum , et durat quan
tum tenet palatium Dni. Marchionis ecc. ( Arch. comunale lib. 3 N. 8 lib.
+ C+ pag. 34);
pel qual lavoro, che la Comune non gli volea pagare per intiero, fa
--
549
poi ricorso al Duca il figlio di lui Nicolò Cossa nel 1421 , dal che
si deve indurre che Giovanni allora fosse morto.
Nel 1401. Mag. Blaxius Salamus de Sancto Leonardo magisterpu
teorum, missus fuit ad Finalem causa reparandi puteum Roche Finalis
devastatum, e viene generosamente pagato. Vedesi ch' era l'arte sua
principale quella dei pozzi, o cisterne.
1432. M. Antonio Cossa muratore è figlio ed erede del fu M.°
Giovanni Cossa esso pur muratore. Potrebb' essere il Giovanni già
nominato poc' anzi, per cui Antonio sarebbe stato fratello di Nicolò
eziandio summenzionato.
1434. In questo anno lavorarono in società un M.º Jachomo Si
gnorello, ed un M. Andrea da Faenza.
1436. Maestro Simone da Reggio , abitante in Ficarolo , deve
riparare i fortilizj, prestando operas magistrales.
0
1454. Ad altri lavori delle mura e fortezze trovasi un M.º° Cristo
foro del Cossa figlio del fu M. Nicolò, della contrada di s. Salvatore.
Pare che fosse figlio del Nicolò di Giovanni che già nominai, e diverso
perciò da quel Cristoforo Cossa, ch' ebbe a padre un Lodovico , ed a
fratelli un Sebastiano, un Francesco ed un Filippo , i quali nel 1486
vennero investiti dalla Mensa arcivescovile di una bottega in piazza
ad uso di drapperia.
1474. M. Giovanni Manfredini M. muratore, figlio di M.º Manfre
dino , della contrà di s. Gregorio.
Una serie di capomastri della famiglia Rinaldi ci si presenta dal
finire del secolo XV alla metà del XVI. I principali furono Rinaldo
e Giambattista fratelli, e figli del fu M. Giacomo pur esso capoma
stro. Da un rogito di Francesco Beltrami di Gambulaga in data 2
maggio 1491 risulta che la detta famiglia possedeva alcuni beni (1).
Nel 1493 G. Battista produce alla Comune il rapporto dell' assaggio
commessogli di un sostegno che attraversava la nuova fossa della città,
e nel 1520 prestasi ancora per la stessa Comune , come da paga
mento fattogli di denaro da spendere in fortificazioni.
Un' altra serie di capomastri si è quella dei Tristani. Un Barto
lomeo seniore, del quale ho parlato all' articolo Cattedrale-Campanile,
(1) Dello stesso anno 1491 a rogito di Gentile Sardi ( arch. not.) Rinaldo vende
al Duca Ercole I una grande possessione in Sandalo ed altri appezzamenti per la
somma , in allora ingente , di Lire 5500 marchesane. Unita al rogito sta la lettera
Ducale, che ne ordina la stipulazione.
35
--
550
vedesi sul finire del secolo XV (1). Egli è compromissario fra l'architetto
Biagio Rossetti e l'altro capo mastro Alessandro del fu Guidone o
Guido Biondi, pei lavori delle nuove mura nel 1510 ( già cominciate
nel 1493 ), come da rogito del 1° luglio di Bartolomeo Codegori ; e
nel 1519 era per anche vivo, avendo compiuto il tempio di S. M. in
Vado dopo la morte di Biagio Rossetti.
Francesco capomastro era
fratello di Bartolomeo , ed un Zanino era loro contemporaneo e del
l'arte stessa. Questi erano anche possidenti, dacchè si trovano iscritti
nel libro dell' estimo dei Borghi compilato nel 1494. Un Alberto ed
un Giambattista operavano del 1546, ed un Bartolomeo juniore ope
rava dal 1566 in poi. Un Girolamo , pure capomastro , era figlio di
Bartolomeo seniore: un Pietro dava relazioni scritte intorno a lavori
di chiaviche nel 1590. Un Lorenzo , un Cesare ed un Giulio nel se
colo XVI erano giudici d'argini. Di Giovanni Battista e di Bartolomeo
juniore parla eziandio il marchese Campori ( Catal. c. s. pag. 470 e
472 ), indicandoli quali architetti per lavori fatti e visite praticate nel
Modonese.
Un Pietro da Ferrara nel 1555 andò a visitare la Rocca di Vi
gnola ( Campori; c. s. pag. 472 e 498). Forse fu dei Tristani.
Un Zanino della Castellarina nel 1544 ed un Gio. Andrea Nigri
soli nel 1588 si trovano adoperati quai capomastri dirigenti pub
blici lavori.
III.
Inventarii di pitture,
ed altri oggetti di belle arti
Sotto questa denominazione darò la copia di alcuni documenti
risguardanti oggetti di pittura ed orificeria, osservando preventivamente
come si trovino stampati alcuni elenchi, od inventarj, od illustrazioni
di gallerie, quali furono quella del card. Ruffo descritta in sonetti e
cenni biografici dei pittori da Jacopo Agnelli ; quella di Filippo Zaf
(1) Nel 1491 con lettera 5 decembre il Duca Erco'e I gli affida l'erezione del
' osteria in Goro , per lire quattro e soldi cinque Li. ad ogni migliaro di pietre
poste in opera a tutte sue spese , smaltando anche li muri , e prendendo le pietre
all' abbazia di Pomposa per soldi 40 m. del migliajo.
--
0
551
ferini in due distinti opuscoli ; la comunale Pinacoteca del dott. Fran
cesco Barbi Cinti ; la descrizione delle pitture di Schifanoja, fatta dal
ch. conte Laderchi, dal conte Aventi, da Giovanni Maria Bozoli; quel
la delle pitture nel Castello scritta da un Bonacossi, dal conte Aventi,
dal conte Graziadei ecc.; ma più interessante ed assai rara si è quel
la che trovasi inserita nel Testamento solenne e Codicilli del marchese
Roberto Canonici ( Ferrara, Gironi, 1632 ), non solo per la sua va
stità, ma bensi ancora per essere stato consunto il tutto, cioè la gal
leria ed il museo, da un terribile incendio poco dopo il 1627, in cui
fu stipulato il testamento suddetto. Non saprei assicurare per altro la
esattezza o verità degli autori assegnati ai dipinti, intorno a che fa
cilmente vi potrebbero essere errori, prodotti da quella un po' facile
credenza di che non va scevro affatto raccoglitore veruno.
Nè sarei più indulgente verso il mio prozio don Cesare Cittadella,
autore del Catalogo dei Pittori ferraresi, che avea raccolto una galleria
di quadri, dove non mancavano- secondo la nota- esemplari dei
più insigni artisti, non che moltissimi dipinti da esso lui operati, quasi
tutti di ritratti o di santi. Mi resta la nota originale, testimone della
solerzia di quel mio congiunto , e del moltissimo amor suo per le
arti ; ma i quadri sparirono, e non potei trovare giammai un docu
mento solo, dal quale imparare dove come e quando sieno spariti, a
quale prezzo, ed a vantaggio di quali persone. Coprirò tutto questo
col velo dell' oblio ; come altresi risparmierò al lettore una lunga e
nojosa esposizione di pitture che unite più non sono, e ch'egli ora
indarno ricercherebbe.
1564. Il cardinale Rodolfo Pio fece testamento nel di 25 aprile,
lasciando eredi universali Leonello suo padre ed Alberto suo fra
tello. Nel susseguente giorno fece un codicillo , con cui lasciò alla
Biblioteca vaticana il Codice antico del Virgilio (1), ed al Senato di
Roma La testa in bronzo di Giunio Bruto, perchè sia posta nel palazzo
Capitolino. Nel testamento, dopo aver disposto di molti legati sugli
scudi 10,000 donatigli da S. Maestà il re cattolico , e che vendasi
al card. San Fiore la Vigna al Monte Cavallo, con tutte le scritture ;
dopo di avere lasciata in dono a Latino Latini la libreria latina , e
ordinato che si venda la greca per pagar debiti ; e raccomandando
(1) La maggior parte delle cose letterarie l'acquisto Cosimo Medici. Fra i te
stimonj al testamento cravi il celebre Velutello Alessandro espositore di Dante e
di Petrarca.
552
il padre ed il fratello al pontefice Pio IV, al re Cattolico ed ai duchi
di Parma e di Firenze, lascia
Scudi 100 a Danielo da Volterra pittore e scultore.
Ad Alberto Pio suo fratellole anticaglie e pitture che sono in casa,
col patto di mantenerle in perpetuo, specialmente il quadro della Ma
donna di mano di Raffaellc.
A Marc' Antonio Bentivoglio gli argenti ed un vaso tedesco in piú
pezzi , ed una pittura piccola di s. Girolamo , a similitudine di altra
che lascia alla sorella Lucrezia.
Alla sorella Lucrezia la pittura del s. Girolamo, fatta da quel pit
tore veneziano.
Alla Cecilia Orsina contessa di Carpi un Crocifisso d' avorio.
A donna Hieronima moglie del Comm. Magg. di Castiglia amba
sciatore di S. M. Cattolica in Roma un Crocifisso di legno, che venne
ultimamente da Napoli.
Al card. Farnese quel vaso venuto di Portogallo, che è contro il veleno.
La Cappella coi piviali alla Madonna di Loreto ( Archivio Pio ).
1579. Da un sommario di causa della famiglia Bentivogli , del
1696, si ricava un brano di testamento del march. Cornelio, in data
26 marzo 1579, da cui un inventario nel quale veggonsi registrati
Un vaso d' argento con istorie, dorato, che trovasi impegnato per sc. 390.
Due candelieri d' argento, lavorati e rilevati, per sc. 108.
Un pendente di perle, con cinque diamanti, diecisette rubini, un rubino
grande, un zaffiro, ed otto altre perle, per sc. 487. 10.
Osserverò che, se il vaso era impegnato per scudi 390, dovea es
sere cosa preziosa anche per lavoro.
1584. Doni fatti a Margarita Gonzaga terza moglie di Alfonso II
d' Este , nel suo passaggio per Modena, da quella Comunità ed altri
luoghi vicini ; doni ch' ella reco seco a Ferrara (cronaca dell'Equicola).
16 Settembre. Dal Finale di Modena
Uno scaldaletto d' argento, col suo coperto, et manico cornisato , et la
vorato di basso rilievo.
Un bacile d' argento, col suo boccale da camera tutto dorato.
Due coppe da vino lavorate a onde marine, tutte dorate.
Valore totale sc. 400.
19 Settembre. Da Modena.
Un bacile et un boccale d'argento la
vorati, dorati, con le sue asse di corame.
553
Quattro gran candelieri d' argento dorati.
Due fiaschi d' argento con catene.
Una panatiera, o saliera d' argento dorata.
Due tazzoni d' argento lavorati et dorati.
Due sottocoppe d' argento lavorate, et dorate.
Tondi ventiquattro
Valore totale sc. 2200.
piatti 20 mezzani
piatti 10 grandi d'argento.
N. B. Pei seguenti oggetti non è assegnato il valore.--
19 Settembre. Da Nonantola.
lavorati a fojazzi de rilievo.
Un boccale et un bacile d' argento,
21 Settembre. Dal Vescovo di Modena.
di un tazzone, tutta dorata, con dieci vasi tutti dorati sopra.
Un profumo d' argento, forato, col piede a triangolo.
Due para di guanti profumati.--
21 Settembre. Dal Clero di Modena.
Una saliera fatta in foggia
Una bacila d'argento dorata, col
suo boccale, con san Geminiano per arma, fatti a onde, con maschere dentro.
23 Settembre. Da Rubiera.
Due tazze col piede alto, e col coperto,
con quattro maschere nella coppa, in campo azzurro, lavorate all'arabesca.
24 Settembre. Da Carpi.- Due baciletti ovati da tavola, tutti dorati,
et lavorati con un friso ( fregio ) in mezzo, et intorno di bolino, a termini,
con l'arma della Comunità in mezzo.
Due vasi da acqua, in forma antica, con fregi di figure di rilievo, con i
manichi de serpe.
Due tazzoni col piede alto, tutti dorati, fatti in forma di vaso, et i piedi
con quattro maschere per ciascun piede.
Un quadro (cioè un piatto) da pane alla Ducale, fornito coi suoi bussoli,
con l'arma di sua Altezza in mezzo.
2 Ottobre. Da Reggio.-Un renfrescatojo grande d'argento, condue ter
mini per manichi, con due mescole per pigliar l'acqua, con i manichi lunghi.
Due fiaschi da vino, con le sue catene, con due aquile di rilievo.
Un secchio da acqua fatto a coste, con due aquile di rilievo alle bande.
Un secchiello da camera, fatto a coste, lavorato all' arabesca.
Una brocca da acqua col pepio ( cioè pippio o beccuccio ) nel mezzo di
una maschera.
Due tazzoni col piede alto, con un' aquila nel mezzo, tagliata di bolino,
con un festone attorno , l'uno con paja 12 di guanti , l'altro con mazzoli
36 di fiori et frondi di seta napolitana di diversi colori.
Due coppe da bere, d'oro, giojellate , fatte in foggia di cappe marine ,
con rubinetti, et diamanti per cadauna N. 13, et perle N. 9 per cadauna
con le sue casse.
,
2 Ottobre. Dal Clero di Reggio.- Un boccale d'argento lavorato col
bulino all' antica, con frisi arabeschi.
554
9 Ottobre. Da Brescello.
Un bacile col suo boccale d'argento, con
un rosone nel mezzo, di fojazzo, con maschere et un friso.
Due tazzette fatte a onde marine ; con cappette dorate dentro.
Dalle quali descrizioni, sebbene non si conoscano gli artefici , si
può trarre argomento a ritenere di quanta importanza artistica doves
sero essere quegli argenti, ed altresi desumere idee d'imitazione per
qualche consimile circostanza che si avesse a presentare.
1704. 18 luglio.- Rogito di Giuseppe Malucelli.
Pubblica
zione d' inventario del marchese Filippo Rossetti , morto il 7 marzo
di detto anno.
Inventario
Due ritratti.
Un paese, con l'adorazione dei Magi.
San Francesco di Paola.
Altri due ritratti
Una Madonna.
Un sudario
Santa Elisabetta.
Altri cinque quadri di ritratti.
Angelo Custode
Due quadri con vasi di fiori.
Madonna, con bambino, e san Rocco.
Un Salvatore
Un altro ritratto
Un san Gaetano.
Un Crocifisso.
1776-81. Da un sommario di causa della nobilissima famiglia
de' principi Pio di Savoja, stampato nel 1816 , ricavasi un elenco di
preziose pitture della loro Galleria in Roma. Quantunque non sia
inedito, io lo considero ben degno di essere ristampato , suppor do
vendo che pochissime copie debbano esserne state al Pubblico dira
mate, se pur anche avvenne tale pubblicazione !
Ommissis
Hoc est inventarium etc. Die 14 Junii 1776.
Nel Palazzo degli IIlmi Signori Datti , abitato dall' Illmo Sig. Avv. Gio.
Batt. Orlandi già agente generale della ch. m. Gisberto Pio di Savoja etc.
Ommissis
Siegue ' inventario delle carte etc.
Ommissis
Inventario de' quadri , e mobili etc. ritrovati esistenti nella sudd. abita
zione etc.
Un quadro per traverso da 7 e 5 (sic) con cornice etc. rappresen
tante una Venere etc.
Altro da 9 e 7 etc. etc.
555
Sequuntur aliæ tabulæ pictæ usque ad numerum biscentum quinqua
ginta et duo.
Ommissis
Due busti di marmo etc:
Sequuntur aliæ statuæ ex marmore etc.
Detto ( 31 Xbre 1776 )
Ommissis
Sc. 10 a D. Francesco Preziado per assi
stenza prestata alla consegna de' quadri fatta dal Sig. Avv. Orlandi etc.
Nel nome etc.
Ricercato io sottoscritto Notaro etc., mi sono portato all' Archivio della
Eccma Casa Pio posto etc. ed ivi nell' Armadio 1. cassa 15. N. 18. ho ri
trovato un piccol libro manoscritto coperto , e legato in pergamena , por
tante il seguente soprascritto- 1742
Inventario de' quadri dell' Eсста
Casa Pio esistenti nel Palazzetto della Illma Casa Falconieri, che si ritiene
a pigione per il comodo de' suddetti quadri.
Aperto detto libro, ho trovata la seguente iscrizione
I. M. I. Inven
tario de' quadri dell' Eccma Casa Pio esistenti nel Palazzo etc. fatto coll'as
sistenza del Sig. Aureliano Milani pittore a quest' effetto chiamato etc.
Primo appartamento- prima stanza
Un quadro fuor di misura ( sic ) rappresentante San Francesco , del
Cav. d' Arpino Sc. 50.
Nell' altra facciata
Un quadro grande per traverso rappresentante la Fucina diVulcano etc.
del Bassano Sc. 1000.
Sieguono altre partite etc.
Un quadro grande in tavola etc. rappresentante Cristo N. Signore, della
scuola di Raffaelle Sc. 500.
Si ommettono altre partite etc.
Un quadro in figura quasi quadrata rappresentante Romolo e Remo, di
Pietro Paolo Rubens Sc. 600.
Un quadro rappresentante Cristo nella probatica piscina , di Ludovico
Caracciolo ( sic
deve dire Caracci ) con molte figure etc. Sc. 2000.
Si ommettono altre partite etc.
Nell' altra stanza grande etc.
Un quadro per traverso rappresentante il convito degli Dei di Giulio
Romano Sc. 300.
Si ommettono altre partite etc.
Un quadro di palmi etc. rappresentante la disputa coi Dottori etc. di
Mastro Amico Lespartini Sc. 50.
Si ommettono come sopra
Un quadro grande rappr. la Presentazione, di Gio. Bellini Sc. 1200.
--
556
Sotto alli suddetti quadri grandi
Un quadro per traverso rappresentante S. Girolamo , e la Madonna etc.
di Raffaele Sc. 500.
Nell' altra stanza
Un quadro etc. rappr. Angelica e Medoro, di Paolo Veronese (1) Sc. 100.
Sieguono altre etc.
Un quadro rappr. S. Francesco d' Assisi, di Annibale Caraccio Sc. 400.
Altro rappresentante il Padre Eterno, di Giacomo Bassani Sc. 100.
Altro rappresentante la Coronazione di Spine, del Tintoretto Sc. 400.
Altro rappresentante la Madonna col Bambino, del Tiziano Sc. 500.
Si ommettono gli altri etc.
Un quadro rappresentante S. Gio. Battista, maniera del Tiziano Sc. 600.
Altro più grande rappresentante la Madonna col Bambino etc. del Par
megianino Sc. 2000.
Altro rappresentante Europa a cavallo al Toro , opera particolare di
Paolo Veronese (2) Sc. 15000.
Altro rappresentante Sant' Elena in atto di adorare la Croce , di Paolo
Veronese Sc. 2000.
Altro rappresentante tre martiri, del Tintoretto Sc. 1000.
Altro rappresentante S. Sebastiano, del Cignani Sc. 150.
Sieguono altri etc.
Nel camerino verso l'armata ( sic )
Un quadro rappresentante Darae ( sic
putto, del Tiziano Sc. 2000.
Sieguono altri etc.
deve dir Danae ) con un
Altro in tavola rappresentante la Madonna, del Parmegianino Sc. 120.
Altro rappr. una Venere ignuda a giacere, del Tiziano Sc. 3000.
Altro rappr. una Venere a giacere, con un putto ed un soldato , di
Tiziano Sc. 9000.
Altra rappr. una Venere a giacere, con Cupido, ed un uomo che suona
' organo, con un cagnolino etc. del Tiziano Sc. 9000.
Un quadro in tavola rappr. la Mad. col Bambino etc. di Raffaelle Sc. 1500.
Un quadro in tavola rappresentante una Venere con Marte, di Paolo Ve
ronese Sc. 1000.
Altro rappresentante Giuditta etc. di Guido Reni Sc. 400.
Altro rappres. la Madonna col Bambino etc. della scuola veneta Sc. 500.
(1) O v'è sbaglio, o il quadro era piccolo, o guasto. Il prezzo non è proporzio
nato all' Autore.
(2) Quadro, che recentemente adornava il Palazzo della famiglia Pio in Milano :
asportato dai Tedeschi nel loro reingresso in agosto 1848.
--
557
In tutto quadri 295 ( e termina tal libro colle parole )
SOMMA IN TUTTO Sc. 76,738 : 20. (1)
E come dal sudd. libro, al quale etc.
In fede etc.
Roma questo di 20 Maggio 1816.
Così è Nicola Frattocchi Not. pub. collegiale
della Curia Capitolina
II N. 13 è un chirografo di Pio VI per poter vendere le pit
ture, ossiano i quadri fidecommissarj, con obbligo d'investirne il de
naro. Diffatti ne furono venduti molti.
Di N. 78 venduti nel 3 giugno 1777 furono presi sc. 2175! (erano
forse gl' inferiori ) a forma della stima fattane dal sig. d. Francesco
Preziano ( 31 decembre 1777 ) .
21 Settembre 1784
Scudi 10...... per prezzo di un quadro dipinto in tavola, rappresentante
la Madonna SS. col Bambino in braccio, alto palmi tre, largo 2 , venduto
d' ordine del sig. Agente, per essere in cattivo stato.
Ommissis
IV.
Pittori
Molte inesattezze, molti errori, molte inverosimili tradizioni abbia
mo intorno a buon numero di pittori e loro dipinti , molti ne igno
riamo , che forse potrebbero competere coi migliori fra i conosciuti,
se rimaste fossero le opere loro. Non risparmiai ricerche nell' archi
vio demaniale , ove stanno in molta parte gli atti delle corporazioni
e dei sodalizj, ma pochissimo vi rinvenni, e forse con qualche ragio
ne, dacchè i dipinti venivano eseguiti per la maggior parte per com
missione dei privati proprietarii delle cappelle. Ben più ampia messe
vi sarebbe a fare nell' Archivio notarile , se quei rogiti non mancas
sero d' indici appunto nei più antichi tempi, dei quali non scrissero
o male scrissero le storie e le guide : non pertanto, abbenchè a ten
toni, potei con pazienza e mercè la veramente cortese annuenza del
l' Archivista direttore, approfittarne non poco. Moltissimo ancora mi
avrebbero giovato a rettificare molti fatti e credenze particolari i pre
(1) Le somme dei 29 quadri descritti importano soli se. 54570.
--
558
ziosi atti dell' Archivio Estense di Modena, ora ch'è aperto agli stu
diosi di ogni classe : ma se a me non mancò la volontà, mancarono
i mezzi , come già dissi altrove , per colà portarmi e rimanervi pel
tempo necessario alla ricerche (1).
Ferrara sarebbe ricchissima di pitture preziose, se l' incuria, l' a
vidità del danaro e l'abuso di potere non ne l'avesse spogliata in
gran parte. Gli affreschi periti per trascuranza, oltre al natio danno
della umidità del nostro terreno; le opere vendute agli stranieri d'ol
tremonte e d' oltremare (2); i quadri più distinti asportati dalle chiese
per comando di alcuni Legati, ci hanno impoveriti di oggetti di belle
arti. Di questi spogli fanno parola i nostri scrittori, e ne da cenno
Belmonte Belmonti nelle sue Lettere, ( Rimini 1650 e 1664 ecc. ), il
quale ci narra eziandio dell' ulteriore spogliamento di disegni, come
da una lettera data da Ferrara del marzo 1647 ad Ascanio della
Penna a Pisa , in cui, dicendo credere che i disegni mandatigli sa
ranno di suo gusto, avuti per lo prezzo di soli quindici scudi papali,
ed essendovene di Tiziano, Bassano, Franco, Giovanni Bellini, Dossi,
Raffaele, Carpi, Correggio ed altri pittori di prima classe, soggiunge
e sono particolarmente notabili quelli del Veronese, Parmegiano, Gior
gione, Pordenone, Salviati, Tintoretto, Palma, Buonarroti, e Caracci, com'el
la vedrà, se non falla il giudizio di questi professori di pittura, ai quali mi
sono riportato. Il S. Salvator Rosa, che si trova in Pisa, saprà molto ben
dire se havrò fatto buona spesa.
(1) Ciò ha potuto fare e fece maestrevolmente il ch. march. Campori , autore
conosciuto di molti pregevoli lavori. Ed in un suo rapporto alla Deput. di storia pa
tria egli diceva sperare da quelle ricerche molte utili e nuove illustrazioni sulla vita
e sulle opere di Girol. da Carpi, di Pirro Ligorio, dei Lombardi scultori, del Maz
zolino, del Costa, del Garofalo, non che sulla storia delle arti, specialmente la mi
niatura, la tarsia, ' orificeria, la fonderia, la giojelleria, le manifatture d' armi
di arazzi e di maschere , le majoliche , e finalmente degli appurati ragguagli in
torno ad artisti di cui appena è noto il nome, come Gerardo da Vicenza, Speran
dio, Bonacossi , Galasso , Ercole Grandi e Cosimo Tura ecc. ( Atti delle Deput.
Mod. e Parmensi vol. 1 pag. LVI. e seg. )
(2) Francesco III. Estense Duca di Modena vendette al Re di Sassonia i più di
stinti quadri della celebre avita galleria , per l' importare di settemila zecchini , ed
il contratto fu stipulato in Ferrara nel 17 settembre 1745 ( Notizia di sei dipinti ad
olio di Ant. Consetti modenese posseduti e descritti dal Co. Gio. Fr. Ferrari Moreni:
Mod. Soliani, 1858. pag. 13 ). Non potei saperne il notajo stipulante , per vederne
l' elenco; se pure fu fatto per rogito notarile, anzichè per privata e segreta conven
zione, come si potrebbe sospettare!
--
559
Io nominerò tutti coloro, cui ebbi a trovar ' aggiunto di pictor,
fossero pur anche di vernici, perchè non sarebbe buona ragione di
tacerne per non conoscerne alcun' opera, potendo questa scuoprirsi
col tempo, ovvero capitare qualche documento che ne assicurasse la
valentia, come avvenne di taluni, i quali, progredendo nelle ricerche,
rinvenni essere stati autori o dei ritratti dei Signori di Ferrara ( nè
gli Estensi avrebbero scelto gli artisti peggiori, e neppure mediocri ),
o di sacre immagini sulle porte della città o dei fortilizj , come fu
costume nei secoli scorsi non solo in Ferrara e nel ferrarese, ma do
vunque (1): nè i pittori eccellenti rifiutavano allora lavori, che oggidi
sprezzerebbero i mediocri; perchè nell' età, di cui dico, disegnatori
eccellenti ornavano di pitture anche le finestre, le targhe da guerra
e da giostra, le selle da cavalcare, nella stessa guisa che arricchivano
di figure gli armadii , le panche , le casse ed ogni altro attrezzo di
casa ( Bonaini c. s. pag. 47 е 95 ).
Pare indubitato che moltissimi fra i sommi onorassero Ferrara di
loro presenza : per esempio , come potrebbe supporsi che il gran
Leonardo da Vinci non vi fosse stato, se percorse l' Italia, e disegnò
oggetti a Urbino, Pesaro, Rimini, Cesena , Bertinoro , Imola, Faenza e
Forli ? Come credere che non passasse per Ferrara il celebre Alberto
Duro, quando da Venezia portossi a Bologna , e da Bologna retro
cesse a Venezia, nell' anno 1506 ? ( Janin , mem. di Alberto Duro ,
Milano , Roveda 1843 in 8° p. 44 ) (2). — In quanto a lavori , ben
sappiamo aver operato in Ferrara un Giotto, un Piero della Francesca,
un Tiziano e tanti altri , dei quali più non restano nė gli affreschi ,
nė le tavole o le tele. Ora incominciero ad esporre il risultato delle
mie ricerche intorno ai pittori (3).
1358. Per primo si presenta un Gulielmus de Venetis pins. orate
pro eo MCCCLVIII decimo Lujo. L' abate Cesare Barotti dice di avere
(1) Nello Statuto Pisano del 1275 al Capitolo che tratta delle feste di M. V.
prescrivesi che si facciano riparare e rinnovare, quando occorra , quelle che sono
sulle Porte della Città. ( Bonaini F. Mem. ined. di F. Traini pittore ; Pisa Nistri ,
1846 in 8 pag. 87 nota).
(2) Il Duro o Durero fece per gli Estensi la pianta del loro Palazzo in Venezia
nel 1500; pianta che recentemente servi di qualche guida pei restauri, affine di ri
vendicarne in parte le antiche originali forme ( Bembo, op. cit. )
(3) Ho creduto meglio di preferire ' ordine cronologico , ( approssimativamente
riguardo a qualcuno ) all' alfabetico, affinchè si passi dai più antichi ai più moderni;
tanto più che all' alfabetico supplisce l'indice alla fine del libro.
560--
veduta in Ferrara una M. Vergine col. bambino sulle ginocchia, e so
pra in piccole figure li ss. Pietro e Paolo, con la qui riportata iscri
zione ; pittura ch' era in vendita nel luglio del 1777.
1364. 10 decembre.- Comparuit Bartolomeus de Regio quondam
Magistri Francisci pictoris de Denonio (?)
da un interrogatorio
giudiziale, in cui malamente si rileva il cognome.
1364. 5 decembre.
Come testimonio ad un rogito di Pietro
Pialbene nell' Archivio capitolare , trovasi un Zanoto pittore del fu
Maestro Lombardino de Lombardini.
1379. Trovo qui un Giovannino Marescalchi pittore. In un rogito
di Pietro Pincerna del 1° gennaro ( Archivio notarile ) sta scritto
Mag. Jacobus Marescalchus Ser Nicolai Marescalchi de contracta Sexti
S. Romani, obligando se et ejus bona per se etc. fuit contentus et con
fessus in concordia cum dna Caterina filia q. Magistri Johaninj pictoris
ejus amita, habitante in domo dicti Jacobi etc.
Se Caterina era zia pa
terna di Jacobo Marescalchi, ne viene che Marescalchi dovea pur es
sere il pittore Giovannino, e quindi anche avo dello stesso Jacobo.
1379. Negli stessi rogiti del Pincerna, sotto il di 16 marzo, tro
viamo pure fra i testimonii un Bartolomeo pittore de Vilanello della
contrà di Voltacasotto ; il quale essendo figlio del fu Grimaldo , non
può essere nè il Bartolomeo da Reggio del 1364, nè il seguente. E
sistevano poi di questo cognome altre famiglie fra cui un Matteo di
Benvenuto ed un Sebastiano del fu Antonio nel 1494.
1393. Con rogito del 3 fabbrajo, S. Maria in Vado investe M.ro
Bartolomeo pittore del fu Guglielmino da Bologna, abitante in Ferra
ra, di alcuni beni.
1397. Nelle note al Baruffaldi si citano due Turola di nome Bar
tolomeo, e due di Giacomo. E vi furono veramente. Il primo cui si
dà l'epoca del 1355, dev' essere quello che nella provisione del 20
agosto 1397 dopo essersi annunciato
sunt hec
Nomina quorum sapientum
vien detto Mag " Bartholomeus Turola pictor-, e cosi
pure lo stesso del 1401-Mag. Bartholomeus Turola depictor de via
Sablonum habuit causa depingendi, et ornandi imaginem B. M. V. in
officio videl. pro factura et auro L. 2: 9. ( Lib. delle spese pei for
tilizj dal 1400 in avanti, arch. com. lib. 3 n. 6 ), e che poi dipinse
divixias xvj a Navillis, et a ciresis, a ganzirolis, et a barbotis, ed ebbe
pel suo lavoro L. 3: 20 (c. s. a pag. 44 retro a di xxx giugno ). Poi
viene un Giacomo morto dopo il 1462: ed è quello che del 1445, a
561
rogito di Giovanni Agolanti 14 gennaio, della contrà di s. Agnese, pit
tore del fu Bartolomeo, viene investito di alcuni beni, e nel 1451 agli
stessi rogiti fa legittimare dal conte Palatino d. Bonaventura Gigli il
proprio figlio naturale Bartolomeo nato ex se conjugato, et ex Joanna
soluta. Che sia morto questo Giacomo non prima del 1462, si ha dal
registro dei pegni del 1461, in cui egli ha notati più pigni a Salomon
da Padoa hebreo. Ecco dunque l' altro Bartolomeo Turola notato al
1501 in quello stesso legittimato nel 1451, e che nel 1479 nel rogito
di Gio. Cristoforo Canonici è detto del fu Giacomo e pittore. Vedesi
annotato nell' Estimo del Borgo della Pioppa come possessore di un
casale aratorio e di una pezza schiappiva ; e questo istesso poi è il
padre dell' altro Giacomo portato nel 1511 all'Estimo con indicazione
retroattiva al 1504 e non più vivo nel 1515; anch'esso qualificato
per pittore.
Mi nasce per altro il dubbio che Turola sia cognome provenuto
dal nome di un loro ascendente, e di preciso dal padre di Bartolomeo
seniore, e che di poi siensi tutti chiamati de' Turola ; caso al certo
non nuovo , nè infrequente dovunque , e dal quale riconosciamo in
molte famiglie il cangiamento di cognome. Infatti in un rogito del 1°
gennaio 1379 di Pietro Pincerna ( nell' Archivio notarile ) si trova
per testimonio Bartholomeo pictore q. Turole de Beis, di modo che
sarebbero tutti della famiglia de' Bei, ( o Belli,) chiamati poi de'Tu
rola. E dissi de' Belli, perchè in altro rogito del 1414 di Agostino
Villa, vi si dice Bartholomeus pictor filius q. Turole de Bellis ; rogito
che, oltre al confermare il cognome, corrobora l'espresso parere che
si tratti della medesima persona del Turola pittore.
0
1400. Nello stesso registro di spese trovasi pure un pagamento
fatto per acquisto di stoppa ( lo che forse prova essere stato possi
dente ) a M.º Paolo dai Coffani, che vi è ripetuto più volte sempre
con la qualifica di pittore- Mag. Paulus a Coffanis depictor (1).
1402. Di un Giacomo Gavaceto non trovo memoria nei biografi
degli artisti. Da un rogito di Nicolò Consandolo si ricava che nel
1402 era già morto, e che suo figlio Tommaso lanarolo abitante nella
contrà di santa Croce ripudia l' eredità paterna , in causa di essere
dannosa, e si riserba i diritti a quella della madre. Ivi si dice Thomas
(1) Nel 1496 era Vicario del Podestà di Ferrara , come già vedemmo all' Art.
Podestà, un Orfeo de' Coffani da Mantova.
--
562
de Gavaceto lanarolus, filius q. Magistri Jacobi de Gavaceto pictoris ecc.
Non è a confondersi il Gavaceto col Vacieto di cui più sotto al 1408.
1404. In due rogiti del notaro Nicolò Bischizzi ( Arch. Not. ) l'uno
del 22 febbrajo e l'altro del 16 maggio si trova notato Magister
Georgius pictor quondam Salvatoris de Costantinopoli , de contracta
S. Georgü ecc. Col primo di quei rogiti, egli qual conduttore di una
possessione in Parasacco , distretto ferrarese , in fondo detto Campo
perdu di ragione di un Daniele di cui si tace il cognome, affitta la
possessione stessa per un quinquennio ad altri. L'atto fu stipulato
in Ferrara nel palazzo della Ragione ecc. È interessantissimo questo
documento perché ci mostra che anche nel principio del secolo XV
avevamo ancora in Ferrara di quei pittori d' Oriente, ed inoltre ci dà
il nome e la patria di uno di essi (1).
1407. Dagli stessi rogiti del più sopra citato Consandolo viene con
fermata l'epoca in cui vivea quel M. Bartolomeo Vaccarini pittore, che
è nominato dal Baruffaldi e dal Laderchi. Egli con atto del 7 no
vembre assolve M. Facino dalle Conchelle dal pagamento di L. 5 re
sto di L. 20 già a lui dovute.
1408. Magister Johanes Vacietus pictor filius q. Nicholaj marangoni
cittadino ed abitante in Ferrara in contrà di S. Romano, in concor
dia con sua moglie Manusia figlia del fu Rinaldino degli Uccelli delle
detta contrada, e di Guglielma....., riceve ad aumento di dote L. 85
provenienti da eredità della fu Bartolomea del fu Francesco Ferrari da
s. Giuliano, e moglie del fu Benedetto Beccari di Mantova abitante in
Ferrara ( rog. di Nicolò Bischizzi del 12 maggio nell'arch. Notarile).
1419. Uno Jacomo depitore da Bologna havendo molti giorni por
tado una grandissima infirmitate in bocha per modo che non potea ci
bare per alcuna via, venendo ancora luj al dicto loco cum divoto core,
et bagnandose la bocha cum quella aqua , fu liberato ( Leggendario
de s. Maurelio, Ferrara , per Lorenzo Rossi da Valenza 1489 in 4 ).
Si riferisce al ritrovamento del Corpo di S. Maurelio comprotettore
di Ferrara; potrebb' essere quel Jacobus depictor pagato nel 1433 dai
frati di s. Francesco pro parte solutionis cantinelarum, et cornixotorum
sacristie ecc., o quello che nel 1417 dipingeva în Bologna in concor
renza del nostro Galasso.
(1) Forse questo Giorgio è il medesimo che abbiamo veduto dipingere il cereo
della Cattedrale nel 1409 ( v. a pag. 52 ).
563
1423. Il ch. sig. Napoleone Pietrucci , nella sua Biografa degli
artisti padovani ( Padova, Bianchi 1858 in 8 ) riporta il seguente ar
ticolo
Miretto Giovanni contemporaneo , ma non per altro rivale dell' illustre
Guariento di lui concittadino, fiori dal 1423 al 1441, nella qual' epoca, eser
citandosi in Padova certo Stefano da Ferrara discepolo dello Squarcione ,
vuolsi dall' anonimo Morelliano che il primo fosse sussidiato dal secondo
nella ridipintura del salone, condotta sullo stile giottesco ; e dissi ridipin
tura, dacchè se in una vecchia cronaca già posseduta dal fu Cavaliere de
Lazzara stava registrato: hoc anno (1271) depictum fuit palatium Communis
Padue, e se , da quanto ci narra Riccobaldo ferrarese scrittore del secolo
XIV, e Giovanni da Naone Archeologo del 1340, riportato dal diligente Bru
nacci, ritiensi per fermo che il celebre fiorentino ne colorasse la grandiosa
vôlta, togliendone le immagini dall' Astrolabio di Pietro d' Abano, si conso
lida con ciò la opinione, manifestata dal Campagnola, e seguita dal Moschini
e dal Selvatico, che gli affreschi presenti operati soltanto dopo il distruttore
incendio del 1420, che devastò quasi per intiero quella vasta mole, sieno
assolutamente di mano del Miretto, e del suo egregio compagno, in onta alle
non chiare osservazioni dello Scardeone e dell' Orsato, che li vorrebbero di
Giusto morto vent' anni prima dell'avvenuto infortunio (1).
Nella quale sentenza già era venuto poco innanzi anche il chia
rissimo dott. Andrea Gloria, professore di Paleografia, e direttore del
civico archivio in Padova ( Dell' Archivio Civico antico in Padova ,
Mem. storica, Pad. Sem. 1855 in 4° ).- Nel riportare questo arti
colo, perchè tratta del nostro Stefano da Ferrara, mi occorre di fare .
alcune osservazioni. Se il salone fu dipinto nel 1271 , ognuno vede
che il pittore non poteva essere il celebre Giotto, il quale o nato del
1266 secondo il Baldinucci , allora non contava che cinque anni , o
1) Con rogito 14 gennajo 1373 del ferrarese Rodolfino Codegori il March. sig.
di Ferrara reinvesti di alcuni campi nel padovano, già decaduti e devoluti, Antonium
Nicholaum filium quondam Johanis Philippi de Mireto de Padua, de contracta
prati Vallis , presentem etc. L' Istromento fu stipulato in Ferrara. Sarebbe forse
temerità il pensare che il detto Antonio Nicolò fosse il padre di Giovanni pittore
fiorente dal 1423 al 1441, conservandosi per tal modo in quest' ultimo il nome del
l'avo Giovanni Filippo: ma un Nicolò q. Antonio Miretto pure del prato della Valle
è menzionato dal Vasari come pittore, e non sarebbe strana la opinione che l' in
vestito Antonio Nicolò succitato fosse il padre di Nicolò del fu Antonio pittore, pure
del prato della Valle, nominato dal Vasari, e dallo stesso ch. Pietrucci ( opera ci
tata pag. 197 ), che ora compiacevasi di esternarmi eguale parere, in seguito della
comunicazione da me fattagli del rogito sovraccitato.
564
nato del 1276 secondo il Vasari, non poteva dipingere prima di ve
dere la luce. Che se d' altronde si avessero attestazioni contempora
nee che Giotto vi abbia operato, ciò non sarebbe certamente avvenuto
del 1271, ma più tardi. In quanto a Stefano da Ferrara, come po
teva dipingere col Miretto dopo il 1420, ed essere stato alla scuola
dello Squarcione nato del 1394 ? Egli così di non ancora trent'anni
avrebbe dato degli allievi, che non poteano al certo essere più vecchi
di lui ! forse le pitture del salone potrebbero essere state rinnovate
ben molti anni dopo l'incendio ; lo che non è impossibile. Osserverò
per altro che il Campagnola facea cenno di un ferrarese senza dar
gliene il nome. In ogni caso, mi è d'uopo di convenire col ch.º conte
Laderchi, e cioè che lo Stefano da Ferrara, che dev'esser nato al
meno del 1400, e forse assai prima, non può essere lo Stefano Fal
zagalloni morto nel 1500 ; come i quadri attribuiti a Stefano ( senza
neppur dichiarare quale dei due ) con le date del 1524 e del 1531
non possono essere nè dell' uno, nè dell' altro, perchè il primo trop
po antico, e l'altro già morto, come si disse, nel 1500.
1440. Un maestro Benedeo pittore figlio di maestro Nicolò è quello
che con rogito di Sperindio Sperindei del 27 giugno riceve la dote
di sua moglie Catina del fu Pietro sprocano in lire 200. Egli è pure
quel Bendedeus pictor filius Nicolai Salarolli de contracta S. Crucis, che
nel 1450 è testimonio in una stipulazione.
1440. Il Michele dai Carri pittore figlio di Jacopo (vedi a pag. 51)
è morto nel 10 febbraio 1440, come da rogito di Sperindio Sperin
dei del 30 giugno 1441 , col quale suo fratello ed erede Cristoforo
strazzarolo detto il Vecchio consegna la dote a Dorotea Benetti già
domestica del detto Michele. Osservo che la parola strazzarolo equi
vale a mercante di drapperie.
1445. Nel 10 novembre, con rogito di Bartolomeo Isnardi , viene
data la cittadinanza M. Georgio q. Dominici de Ungaria, pictori ( Ar
ebbe la cittadinanza di Ferrara
chivio notarile ).
1448. Quel Michele Ongaro , del fu Nicolò, che già conosciamo ,
e che marito una figlia all' orefice Giambattista Amadei ( vedi O
refici , 1456 ), con rogito di Bartolomeo Isnardi datato 18 marzo
Civilitas Michaelis Ungari pictoris
habit. civ. Ferr., in contracta S. M. a Vado--
Fu Ungaro di nazione,
o di cognome? Io propendo a credere che fosse uno di que' teutonici,
che tanto innanzi nell' arte pittorica scendevano allora in Italia, e
565
fermasse stanza in Ferrara , come altri pur fecero di quella nazione
( vedi più innanzi , 1454 ). Ongaro ed Ungaro lo trovai pure adope
rato qual nome proprio , come un Messer Ongaro delli Odi perugino
e podestà in Padova nel 1298 ( Murat. Rer. it. vol. IIII, 390 ).
1449. Andrea di Gherardo che nelle note al Baruffaldi troviamo
agli anni 1425 e 1432 vivea per anche nel 1449, come da rogito di
Giovanni Agolanti.
1549. Un Malatesta citasi morto nel 1465 , ed un Gianfrancesco
Malatesta da Ferrara si è trovato in un catalogo di artisti pesaresi
( Cittadella Cesare, pitt. ferr. ecc. to. IV pag. 306). É certo che un
Magister Malatesta pictor, filius Magistri Petri Marie Sartoris de con
tracta S. Gregorii nel 1449 col consenso e coll' autorità del padre pren
de a mutuo una somma di danaro daimpiegare in arte et mercatione
lane et pannorum de lana ( Archivio notarile ). E questo Malatesta
conservò il nome di suo padre in uno de'suoi figli, giacchè nel 1480
a rogito di Baldassare Diani del 15 decembre Pietro Romano pittore'
unitamente a sua moglie Francesca, vende al proprio fratello Gianfran
cesco pittore figlio del fu Maestro Malatesta una casa nella parrocchia
di s. Gregorio. Pietro fu marito a Lorénza del fu Francesco Zirondi
e cognato del dottor Bartolomeo Zirondi, come da rogito di Ugo Ca
leffini del 18 febbraio 1474, e del 2 marzo dello stesso anno. A ve
dere poi che Romano non fu il cognome, ma la patria, ci sovviene
altro rogito di Lodovico Bonomelli del 7 aprile 1484, con cui, essen
do già morto Pietro romano , Venantes ( forse Venantius ) filius q.
Magistri Malatesta de Roma, si conviene con Lorenza sua cognata, e
col nipote Maestro Bartolomeo ; per cui pare che anche quest'ultimo
fosse pittore. Forse il cognome fu Malatesta, come pure dello stesso
cognome vi fu un Notaro che del 1425 il 22 novembre in una sti
pulazione a rogito di Antonio dei Cortellini è testimonio ed è chia
mato Malatesta filius q. Magistri Paxii pictoris notarius ecc. Ma que
sto Pasio è cognome, o nome ? Forse è il nome del padre, nel quale
in ogni caso avremmo un altro pittore della stessa famiglia.
1452. Alla pag. 74 feci parola di un Antonio Pochetino (detto per
errore Podetino nelle note al Baruffaldi ), osservando come potesse
essere l' Antonio da Venezia che lavorò per gli apparati da ricamarsi
per la sagristia della Cattedrale. Questo cognome si conferma dal tro
varsi anche a testimonio in un rogito del di 11 aprile 1493 di Gio.
Miliani o Emiliani un Mº Antonio Pochetino precone , figlio del fu
36
--
0
566
altro M. Antonio Pochetino. Forse non si andrebbe tanto lungi dal
vero se si volesse ritenere che l' Antonio padre già defunto fosse il
pittore sopranominato. ( Vedasi poi a pag. 215 testo e nota 2 ).
ro
1453. Noi troviamo un Titolivio depintore polo de M. Antonio
depintore, cui si pagarono lire diexe de m. q. a luj sia per sua mer
zegna de havere depinto le mura nove de Ferrara (Arch. comunale).
Non potrebbesi menomamente supporlo Livio Agresti di Forli , che
0
moriva del 1580 (1). Anzi abbiamo cheAntonio padre di Titolivio era
padovano, perchè in un rogito di Libanorio Bonomelli.del 12 mag
gio 1475 un Ludovico Piattesi investe Magistrum Titumlivium picto
rem, filium q. Mag. Antonii de Padua, civem et hab. Ferrariæ, in cont.
S. Martini di un fondo e casamento in Boara (2). Esser dovea Tito
livio un pittore di qualche conto , perchè da pagamenti fattigli nel
1456 risulta che avea varii garzoni sotto di sè. Nel 1457 egli rila
scia la sua quota ad altro pittore, che pur ci riesce nuovo-ATito
Livio depintore soldi quindexe de m. quisti per luj al Rosso depintore,
portolli questi M.ª Zoana sua madre (Archivio comunale).- Nel detto
1457 A Don Jacomo da Imolla che chonza le osa ( ossa, cioè chirur
go ), et per luj a Titolivio depintore, per sua manifatura de averlj de
pinto una casa, quisti al dito.
che del 1458 si dice--
Ma ciò ch'è assai rimarcabile si è
A Titolivio depintore Lire quatro portollj
quisti Jachomo Panizato suo garzon.
Noi sappiamo che anche di
stinti pittori , quando erano ancora sotto il maestro , dicevansi gar
zoni ; e sappiamo ancora che Ferrara ebbe un Jacomo Panizzato pit
tore. Se non che questi mori ancor giovine intorno al 1540 , cioè
quasi un secolo dopo, nè poteva esser quello che fu garzone o sco
laro di Titolivio. Lo porremo quest' ultimo nel catalogo dei ferraresi
(1) Con rogito di Gio. Miliani o Emiliani (arch. not.) del di 11 aprile 1493, gli
eredi di un Zanino dictus Agrestus filius q. Petri Andreede Crema, qui habitavit
in Comitatu Ferrarie, et propter guerram passò per qualche anno sul territorio di
Verona, si dividono la sua eredità, in relazione al testamento fatto da lui nel 1484.
Ciò dico solo pel cognome; mentre l' Agresti Forlivese moriva un secolo più tardi,
come si è detto.
(2) Non saprei dire se questo Antonio da Padova pittore potess' essere quello di
scuola Giottesca citato dal Pietrucci (Biografia degli Artisti Padovani, pag. 11 ), per
chè non ne è bene stabilita l'epoca della nascita o morte, e d' altronde si dice fio
rente nel 1361. Altri due pittori di nomeAntonio pone il Moschini ( Orig. e vicen
de della pitt. in Padova) l'uno al 1382, l'altro al 1406, che potrebb' essere
l'epoca il padre di Titolivio; nel qual caso ilsuo cognome sarebbe de Zucconi.
per
567
artisti ? L' ultima volta che trovo il nome di Titolivio è del 1473, 11
decembre, data di un rogito di Simone e Girolamo Gillini , con cui
prende in affitto alcuni beni in Baura da Gerardo Caprioli da Cor
reggio ( Archivio notarile ). — Nello stesso anno 1473 , da un ro
gito di Nicola Imolesi del di 11 maggio, non solo si conferma la pa
ternità e patria originaria , ma bensi ancora che avea una sorella,
costretta forse per povertà a servire, quantunque Titolivio possedesse
una casa
In domo Magistri Titilivii pictoris posita in cont. S. Mar
tini. Nob. et generosus Bartholomeus Peregrinus fil. nob. et gen. Lanza
lotti de Zaffis- ricordando i beneficii compartiti a lui e sua famiglia
dalla infrascritta, promette oneste domine Ludovice filie q. Mag. Anto
nü de Padua, et civis ferr., et sororis dicti Mag. Titilivii pictoris, pres.
et stipul., 500 lib. m. pro famulatu etc. etc. ( Archivio notarile ).
1454. Honesta dna Dorothea filia q. Federici de Alemania, et olim
uxor Cocalj de Alemania , pictoris , hab. Ferr. in contracta rupte , fa
testamento nel 30 giugno, ed instituisce un legato a favore M. Nico
lai Teotonici pictoris hab. Ferr. in contracta bucechanalium (1).
1454. Oltre al celebre nostro Lorenzo Costa morto in Mantova,
ove lasciò una discendenza di molti pittori, si accennano un Michele
Costa del 1507 fra i salariati da Lucrezia Borgia, ed un Francesco
Costa del 1597 , ambidue pittori ( Baruffaldi, pitt. ferr., to. II pag.
586 е 589 ). Ma posso aggiungerne altri quattro , cioè un Domenico
Costa pittore del fu Bartolomeo della contrada di s. Gregorio, il quale
a rogito di Bartolomeo Gogo o Cuoghi delli 11 maggio 1454 si co
stituisce curatore di Giovanna del fu Rampanino, che va famula ecc.;
ed un Bernardo Costa pittore del fu Domenico ( e quindi figlio del
precedente) cittadino di Ferrara, abitante in Bergantino, che a rogito
di Francesco Valenza del 3 giugno 1480 compra da Cristoforo e Ja
copo Bazani di detta terra un fondo per quanto sia pro duabus bu
bulchis et tabulis quinquagintaocto ( arch. notarile ). Un M. Johanes
Baptista Costa pictor nel 1484 figlio di..... ferrarese , della contra di
san Salvatore , e suo fratello Gerardo pure pittore si compongono
per la eredità del fu Bartolomeo loro fratello. Potrebbe però darsi
( non avendosi qui la paternità ) che Gerardo non fosse che lo stesso
1) Un Nicolò teutonico ( tedesco ) pittore era pure negli anni 1442-5 ascritto
alla fraglia dei dipintori in Padova, al che conseguire era necessario d' avervi a
bitato per nou breve tempo ( Selvatico; Scritti d'Arte, Firenze, Barbera, 1859: Vita
di Fr. Squarcione, pag. 9 . Forse il nostro è lo stesso artista qui passato ad abitare.
568
Bernardo , del quale avessero gli scrittori non sempre troppo esatti
adulterato il nome. Ma ciò non è che un dubbio , dacche Gerardo
o Zirardo lo trovai scritto più volte, mentre Bernardo è chiaramente
espresso nel rogito del 1454, cioé trent' anni prima di Gherardo.
Lorenzo era figlio di Ottavio, e sembra nascesse del 1460, se sussiste che
avesse 75 anni quando mori nel 1535, come dal necrologio mantovano.
1455. In questo anno mori Antonio Solario detto lo Zingaro.
Stando al De Boni (Biog. degli artisti) , egli studió la pittura anche
in Ferrara , lo che sarebbe confermato dal ch. march. Campori, il
quale nè suoi Racconti Artistici Italiani (Firenze Mariani 1858 in 12)
dice che il Solari qui conobbe il nostro Galasso.
1459. Trovammo del 1449 un Andrea di Gherardo; ed ora trovia
mo un M. Gherardo del fu Andrea che potrebbe essere suo figlio ,
attesa la conservazione di un nome di famiglia , e dell' arte istessa.
1459. M. Folcho fabro per conto ecc. e per luj faziamo bonj a Maestro
Gerardo da Vezenza depintore, so creditore ecc. e nel 1470, 3 agosto
a M. Gerardo da Vicenza del fu M. Andrea pittore-. Questo
Gherardo, assieme al Bongiovanni , dipinse nella Certosa nel 1471 , e
cioè cantinelle 800, L. 53. 68: frontespizj cinque con torresini L. 7, 10:
un camino L. 1. 10: le cornici col fregio sotto li coppi per pie
di 180, L. 9 : corniciotti 20, L. 6. ( Arch. Ducale Estense di Modena
dal Giornale Novelli EE del 1458, e Lib. della Fabb. F ). Ebbe un
figlio dottore in medicina, il quale gl' intentò lite
Die ultimo Jan. 1466. Quia egregius artium et medicine doctor Eganus
S' Gerardi pictoris petiit ab ipsis ( dal Magistrato) licentiam agendi contra
patrem a quo se separare intendit, ad evitanda scandala etc. ( Arch: Comи
nale, lib. 8, N. 6, libro M).
Ma non basta; rinveniamo un altro figlio di Gerardo nel pittore
Sperindio marito di Violante de' Marchi. Rogito di Ugo Caleffini del 9
luglio 1483
Magister Sperindeus pictor filius Mag. Girardide Vicentia pictoris , civis
Ferrarie super via sablonum, fuit contentus in concordia cum Mag. Alipran
do tonsore fil. q. Joannis de Marchis cive ferr. recipere in dotem Violantis
sororis ipsius M. Aliprandi et uxor dicti Sperindei etc.
la somma di lire centoventi , cioè lire 115 in mobili e cinque in
denaro. Nė parmi che il Gerardo padre di quest' Andrea possa es
sere il Costa, di cui parlai poco fa, perchè questi era ferrarese, e il
Gerardo padre di Andrea lo vediamo di patria vicentino.
569
1469. Prima d'ora Cosimo Tura si dava morto nel 1469, quando
poi il ch. conte Laderchi scopriva un documento che lo facea vivo
nel 1480 : io ne trovo altri che ce lo portano sino al 1482. Si disse
che il Duca donasse a Cosimo una casa nel 1462 : ma ora è accer
tato che la casa gliela dono , perchè nel rogito 20 luglio 1471 di
Bartolomeo Gogo si ha una convenzione fra un Petrocini Domenico
ed il Tura per una casa in contracta s. Petri , que confinat cum qua
dam domo preclari pictoris Cosimi q. Magistri Dominici del Tura , que
domus ipsius Cosimi est illa , quem solebat habitare Capitaneus porte
veteris s. Petri quam domum ipse Cosimus dono habuit ab Ill. D. No
stro Duce ecc. Nel 1479 egli compra una casa in contrada di Boccaca
nale, come agli stessi rogiti, nel 14 ottobre, e vi è detto prestantissi
mus omnium pictor Cosimus filius q. Mag. Dominici del Tura civis et
hab. Ferrarie ecc., per cui opinerei che anche il padre suo Domenico
fosse pittore. Nel dì 8 febbrajo 1480 vi si dice prestantissimo viro Co
simo omnium nostri temporis pictore ecc. comprando una casa in via
di Ognissanti per L. 150: nel rogito poi del 22 gennajo 1482 si dice
Industriosus vir Cosimus pictor f. q. Magistri Dominici ecc. , ed è un
rogito di Ugo Caleffini, nell' archivio notarile, con cui prende al ser
vigio come lavoratore in un fondo detto Tassarolo un Antonio ecc.
Da questo atto si viene ancora a conoscere un suo fratello etiam
nomine et vice sui fratris Ioannis etc. Nel 1481 a rogito del Gogo
Petrus filius Mag. Amati, aurifex, et Baptista de Vitalibus, suis nominibus
propriis et nomine et vice.Mag. Gosmè pictoris infirmi, obtulerunt, et pre
sentaverunt M. Tortoleto, qui laborat cum turlo , corium unum unius bovis
mortui, quod corium, ut vulgo dicitur, erat bonellum. Et dixerunt et notifi
caverunt eidem Mag. Tortoleto , quod corium ipsum erat corium unius sui
bovis, quem ipse Gosmus, et Petrus etc.
insomma è la pelle di un buè , che era in soccida, e che mori di
morte naturale (1).
1465. Quando nacque in questa città nel 1481 Benvenuto Tisi da
(1) Si vorrebbe porre in dubbio la patria del Tura, e forse farlo provenire da
un luogo così nominato nel territorio Pisano. Io non potrei nè asserirlo, nè negarlo;
e solo mi limiterò ad osservare che i biografi lo pongono ferrarese , che di lui și
hanno memorie per molti anni , e che in Ferrara stessa ebbe pure un fratello ed
acquistò case ecc., come abbiamo veduto. Un Agnolo di Tura ( cioè del paese de
nominato Tura ) detto il Grasso fu il continuatore della Cronaca senese dal 1348
al 1484 ( Murat. Rer. Ital. ecc. To. XV ).
570
Garofalo, la sua famiglia era già stata aggregata alla cittadinanza di
Ferrara. Domenico figlio di Folco l' ottenne nel 1465, al quale scopo,
secondo le leggi allora in corso , furono esaminati i testimonii per
comprovare che vivea civiliter, et civilibus moribus, et nunquam se im
miscendo operibus rusticalibus ; e delle tre testimonianze basterà ri
portarne una , per far vedere la civiltà di detta famiglia. Dicto die
( 30 gennaio 1465 )
Benedictus filius q. Joannis de Imola de contracta S. Leonardi Burgi
Ferrarie testis productus ut supra monitus, et juratus etiam pro juramento,
dixit et testificatus est vidisse dictum Dominicum stare et habitare in subur
biis Ferrarie annis tribus et ultra continuis adiscendo literas, et more civili
vivendo, nec unquam se operibus rusticalibus immiscendo. Et se scire quod
dictus Dominicus in domo ipsius testis posita in dicta contracta Ş. Leonardi
habitat , se teste presente , et omnibus de sua familia. Dicens dictus testis
quod dicere audivit a patre ipsius Dominici , quod ipse Dominicus steterat
Padue certo tempore pro ibidem adiscendis literis; quanto autem tempore
dixit se non recordari ( Nota Quot. offitij xij Sapientum Ferr. Lib. 8 N. 5
pag. 77 retro, Archivio comunale).
Si ha pure dalla Ducale investitura che fratelli di Domenico fu
rono Giovanni, Lorenzo e Michele , fratelli di Benvenuto furono Lodo
vico ed Antonio. La quale investitura, citata nelle note al Baruffaldi ,
era del 13 febbrajo 1506, e fu una rinnovazione di quella già con
cessa a Benvenuto avo del pittore nel 17 novembre 1410 ; e questa
fu altra rinnovazione della concessa ad altro Tisi nel 29 luglio 1399.
Nel 30 aprile 1514 con istromento di Bartolomeo Codegori un
Tomasino Bonafini di Focomorto attesta che i tre fratelli Benvenuto ,
Lodovico ed Antonio figli del fu Pietro, erano possessori di animali,
cioè cavalli, polledri, e castroni. Nell' estimo ducale poi compilato del
1527 veggonsi annotati sotto il di 15 ottobre 1529
Ludovicus, et Benvenutus de Tisiis de Garofalo pro suo extimo L. 4. 9.3
pro toto presenti estimo portato in contracta S. Gulielmi, in qua habitant ,
vigore deliberationis Comunis ferrariæ rogat. per q. S. Nicolam de Savana
Not. anno domini 1493 die 20 Augusti; (la quale deliberazione ora non esiste).
Sembra pertanto che Antonio fosse già morto. Nel 1528 a rogito
di Nicolò Lavezzoli del di 8 luglio Paolo del Giglio fa testamento, e
lascia a Benvenuto una casa
Item jure legati reliquit M. Benvenuto filio q. Petri de Tisiis de Garo
falo , pictori , domum ipsius testatoris , et in qua ipse testator de præsenti
--
571
stat et habitat, cum omnibus et singulis bonis, et rebus mobilibus , massa
ritiis, et pecuniis quæ in ipsa domo tempore mortis ipsius testatoris repe
rientur, et hoc in remuneratione benefitiorum habitorum per ipsum testato
rem a dicto Mag. Benvenuto.
E quindi ci risulta che il nostro pittore avea buon animo ed
era beneficente. Sua madre fu Girolama Soriani , e sua moglie fu
Caterina di Ambrogio Scoperti sopracchiamato Dalla Grana , già ve
dova di Nicolò Besuzzi. E forse portò essa in dote qualche cosa già
del primo marito, perchè Benvenuto pagava pure le tasse sotto nome
del Besuzzi suddetto, come da istanza nell' Archivio Comunale , fatta
di mano del M.º del Conto a nome del pittore
Molto Mag. S. Jacomo Trotto dign. Judice di xij Savij del Comun di
Ferrara. Supplica a V. S. Maestro Benvegnù da Tisi alias de Garofalo che
quella voglia esser contenta di commettere che si faccia Scrittura a debito
di Zoan Francesco da Colirago già exattore del Com. de lire cinque m., et
a credito delli libri dove esso appare debitore appresso li exattori, et questi
per tanti ch' egli pagò a detto Zoanfr. sin dello anno 1544 sotto nome de
Nicolò Besuzzo in somma di lire otto m., come appare per ricevuta de di
12 de Zugno 1544 suso un libercolo di detto M. Benvegnù, la quale rice
vuta chiama li libri et carte, et non si trova esser sta scritte se non lire
tre m. a suo conto et hoc de gratia- Fiat attentis narratis, Jacomo Trot
to
Facta la Scriptura al M. † † ††† 135.
Questa supplica non ha data, ma è certo fra il 1545 ed il 1550,
epoca in cui il Trotti fu Giudice de' Savj. Dicesi che Benvenuto si
ammogliasse di anni 48, e quindi verso il 1529, per cui non avrebbe
potuto avere nel 1531 due figlie monache in san Bernardino, come
accennano alcuni de' suoi biografi ; d'altronde non ne fanno parola
i suoi testamenti ; dicesi pure che perdesse l'uso di un occhio nel
1531, come da tavoletta votiva, dappresso a grave malattia. Due fu
rono i testamenti da lui fatti, l'uno a rogito Schivazappa del 22
gennajo 1533 , dal quale risulta che avea la figlia Antonia nata nel
17 decembre 1530, e la moglie gravida di Pietro nato nel 20 febbrajo
del succitato anno 1533 e morto anteriormente al secondo testamento
fatto a rogito di Aurelio Roiti nel 29 ottobre 1550; nel qual tempo
avea l' altro figlio Girolamo natogli nel 17 agosto 1536-. Questo
Girolamo fu letterato e Cancelliere dell' Almo Studio , succedendo a
Silvio Nigrisoli nel 1 novembre 1576 ; di lui si trova unavita di Lo
dovico Ariosto nella edizione del Furioso del 1584 fregiata delle di
--
572
stinte incisioni di Girolamo Porro; e di lui pure si trovano stampate
postume alcune stanze in lode d' una bellissima Gentildonna Ferrarese
per nome Diana ( Venezia per Gratioso Perchacino 1588 in 4° p.° ).
Vuolsi che mancasse del 1581 , ma per certo del 1585 era morto, e
pare fosse l'ultimo del suo ramo, perchè dal libro dell'estimo si ha
che venne fatto pagamento
per nome de Girolamo de Tissi alias da Garoffalo ecc. per li anni 1582 p.
tutto il 1585 per certe terre poste in la villa de Garoffalo quale per la mor
te de d. Girol. sono divolute alla Ducal Camera, la quale le tiene et pos--
siede per detto tempo
e quindi se la Camera teneva le terre dal 1582 in poi, è da credersi
che appunto Girolamo morisse del 1581 (1).
Tornando ai due testamenti di Benvenuto, è da sapersi che con
temporaneamente al primo , agli stessi rogiti e nello stesso giorno
ed anno, fecelo pure sua moglie Caterina , la quale lasciava al mo
nastero di san Bernardino due scudi d'oro in oro annualmente
amore dei, et pro anima ipsius testatricis
figlia; come lasciava che si dovesse
fieri et pingi faciendum unum quadrum, seu anchonam cum imagine sancti
Lucæ Evangelistæ, seu pictoris pingentis, seu retrahentis imaginem gloriosæ
Virginis Mariæ, et illum, seu illud colocari in Ecclesia predicta ( di s. M.
in Vado ) in cappella, seu altare, extruenda sen facienda ecc.
Il secondo testamento fu fatto dal pittore nel primo anno della totale
sua cecità, come dice il Baruffaldi ; ma il notajo, nel mentre disse
sanus mente, sensu, corpore, et intellectu, tace affatto della privazione
in lui della vista; come non ne facea cenno in altri rogiti di poco
anteriori, fra quali uno del 6 aprile 1549, dove lo dicepictor et civis
ferr. de cont. S. Petri ( lo che mostra essere stata l' ultima abitazione
quella in via di Volta Casotto), e col quale Benvenuto fa un compro
messo per una soccida. Ne parlò pure l' annotatore Boschini ; ma
non riferendosi alle arti, nè accrescendo luce alle memorie della vita,
tralascierò di qui allegare un documento, che d'altronde può leggersi
senza nominare alcuna
(1) Il suo testamento a rogiti di Antonio Colornio è nell' Archivio Notarile , e
porta la data del 21 settembre 1581. Ei fa un legato di L. 300 m. a Peregrina fi
glia di M. Antonio Malvezzi pittore, perchè le servano a dote pel matrimonio o per
monacazione: lascia usufruttuaria la madre Caterina, e proprietaria lasorellaAntonia.
11.Malvezzi fu testimonio a questo atto di ultima volontà del Tisi.
--
573
nell' archivio notarile, od anche nella Biblioteca comunale, dove ne
ho depositata una copia da me fatta sull' originale. Fu stipulato
l'atto dal notajo Aurelio Roiti nel 29 ottobre dell' anno 1550, come
già si disse.
Un piccolo brano genealogico ricavato dai preindicati documenti
risulterebbe come segue
Folco
!
Domenico
1
Tisio (1)
Ν. Ν.
Benvenuto
1
Pietro
1
Lodovico Antonio Benvenuto pitt. NN. fem.?
Giovanni Lorenzo Michele Girolamo
Antonia Pietro Girolamo
1474. Guglielmo da Pavia detto il Compare. A rogito di Ugo Ca
leffini del 29 marzo, stipulato Venetiis in domo Illmi D. Herculis Du
cis Ferrarie ( ed ecco perchè stipulava in Venezia un notajo ferrarese,
e quel rogito sta nel nostro archivio notarile), in quadam camera
ipsius domus in solario picta, presenti come testimoni quasi tutti fer
raresi e commissarii ducali
spectabilis vir Bonvicinus a Chartis Civis Ferrarie, Ducalis Factor generalis,
filius q. Romani, donavit discreto viro Gulielmo de Papia filio quondam......
cognominato el Compare, civi et pictori ferrariensi, de contracta sancti Lucæ
ultra padum civitatis Ferrariæ, nec non factori ipsius Bonvicini, ibidem pre
senti, modia viginti terreni ex terreno valli ( cioè vallis ) Sanctæ Justinæ
Policini Rodigii, ser Bonvicino donato a Dno Illmo Duce Ferrariæ etc.
Nell' istromento non parla della causa impellente a tale donazione.
1472. Le note al Baruffaldi portano del 1473 un Giovanni Bran
dini, cosi accennato ivi per errore, dovendo dire GiovanniBianchini, e
del 1533 un Francesco di Trulli; mentre poi un Giovanni Trullo è
(1) Una Chiara de' Tisi alias da Garofato figlia di Alberto e moglie di Anto
nio Isnardi fece il suo testamento nel 19 agosto 1560 a rogito di Girolamo Bon
signore (Archivio Notarile ); ma non si può rilevare se e quale vi fosse affinita con
questa famiglia del pittore.
574--
citato in dette note, e dall'ab. Cesare Cittadella nel suo Catalogo dei
pittori ( to. II , pag. 203 ). Che vi sia stato il Bianchini , l'abbiamo
dai registri comunali, in cui vi sono partite di pagamenti per lavori
in genere del 1472 e del 1473
Marti a di X de novembre: A M. Zoane Bianchino depintore lire dese
sette soldi tredexe dinari dui m. et quisti per le mane de pierino Pocha
terra in loco de Rainaldo suo padre massaro de San Roman.
Questo Rinaldo vedesi ch' era il padre del Pocaterra. Che poi vi
sia stato un Giovanni Trullo, l' abbiamo pure dall' archivio comunale
per una partita del 1473, non che pel seguente atto
Illm. et Exme Dux
Suplicat humiliter ejusdem servitor fidelis Joannes Trullus pictor quali
ter celsitudo vestra dignetur de sua solita liberalitate eidem suplicanti donare
libere piardam Villenove Denorij in Pado, longitudinis perticarum sexaginta,
incipiendo a Froldo Villenove et eundo inferius , ut in ea possit tenere et
possidere unum suum molendinum pro se et heredibus suis in perpetuum,
ac ea uti et frui ut etc.
consideratis, referat
Iudex sapientum ferr., singulis prospectis et
Siverius de Siveriis
25 Junij 1481.
Visa suplicatione Joanis Trully pictoris, Ill. D. Dux concedit etc.
La quale piarda poi, con rogito di Nicolò Zoja del 12 aprile 1485,
Mag. Johanes Trullus pictor fil. q. Mag. Antonii pictoris della contra di
s. Romano la concede in affitto a Guglielmo e Cristoforo figli di Ange
lo Murari di Albarea; ed era di lunghezza pertiche sessanta, quæ fuit
sibi locatori donata per Illm. D. N. Ducem Ferrariæ etc.
Ora ve
dremo come Giovanni Bianchini e Giovanni Trullo non sieno che una
sola persona. Con rogito 10 febbraio 1485 di Bartolomeo Silvestri ,
Giovanni Riccoboni chioldarolo contratta col Maestro Giovanni Bian
chini alias detto Trullo , pittore , figlio del fu M. Antonio cittadino
ferrarese della parocchia di san Romano. E coi due cognomi si chia
mava pure il detto Antonio padre di Giovanni , dacchè agli stessi
rogiti nel 23 giugno dell' anno medesimo Giovanni da Modena bocca
laro del fu Alessandro Bollandi accetta la dote di sua moglie Seba
stiana figlia del fu M. Antonio Bianchini alias del Trullo. Cosi pure
con un rogito di Bartolomeo Codegori del 18 settembre 1503 Giaco
mo , Lodovico e Francesco fratelli , e figli q.m Johanis Bianchini alias
de Trullis pictoris, minores annis 25, et majores 14 , e la loro madre
--
575
Antonia figlia del fu M. Domenico Baroni di Comacchio, stipulano un
contratto d' uso ecc. Dunque del 1503 Giovanni era morto ; e frat
tanto abbiamo la figliuolanza , fra cui il Francesco portato al 1533
nelle note stesse del Baruffaldi, al qual Francesco nasce nel 10 ago
sto di quell' anno il figlio Alfonso-Fellegrino, e nel 29 decembre 1536
l' altro figliuolo Lodovico-Girolamo. In altro rogito del Codegori li
due cognomi sono inversamente, cioè M.º Gio. Trulli alias dei Rian
chini. Provato così che que' due furono una stessa persona, ne trarrò
il seguente brano di albero
M. Antonio Bianchini alias Trullo pittore
M. Giovanni pittore
Giacomo Francesco pittore Lodovico
Alfonso-Pellegrino
Lodovico-Girolamo
1473. Vuolsi che Galasso Galassi antico nostro pittore sia morto
verso la metà del secolo XV. Nella Pinacoteca abbiamo una piccola
tavola portante la marca
+
GGal pari delle altre sue pitture di
Bologna ; lo che proverebbe essere stato veramente Galassi di nome, e
di cognome. In un testamento di Francesco Vendeghini del 25 aprile
del sopradetto anno 1473 del notaro Giovanni Castelli è notato come
testimonio un Andreas de Galassio filius q. Magistri Galassij civis ferr.
de contracta S. Romani. Avendo la qualifica di Magister , potrebbesi
sospettare che fosse il pittore.
1473. Ricorderò un Bonzoane o Bongiovanni pittore, che del 1473
fece la tavola dei dodici Apostoli per la Cattedrale , tassata poi da
M. Gherardo, e da M. Antonio da Venezia.
1473. A M. Bonzhoane depintore Lire 50 m. per resto de L. 90, che
monta la depinctura in tutto della tavola di xij Apostoli sita in Vescoado ,
et il sopracielo facto a dita tavola el quale anche soplisse per edifitio del
' Organo. Le quali L. 90 sono sta tassade per M. Girardo depintore et M.
Antonio da Vinexia depintore, electi per el mag. Antonio Sandeo ecc.
--
576
Quale sarà il vero cognome di costui ? trattandosi di un pittore ,
ch' eseguiva un lavoro interessante per una Chiesa matrice , vi sa
rebbe il prezzo dell' opera di occuparsene. L'abate Cittadella nomina
questo Artista quale autore appunto di quel quadro : e nelle note al
Baruffaldi si cita un Bongiovanni ed un Dns Jacobus Benzonus filius
q. Bonjoanis pictoris. Comincierò dal dire come potrebb'esservi errore
in questa ultima leggenda , e si dovesse dire D. Jacobus Bonzoanis
filius q. Bonjoanis etc. e ciò concesso, sparirebbe il Benzoni, e rimar
rebbe il Jacobus Bonzoanis figlio di Bongiovanni pittore. Infatti nel
rogito di Ugo Caleffini del 17 giugno 1475 si dice--
Confessio et
absolutio Baldassaris fornasarii preconis a Gabriele Bonjoannis Gabrielis.
Gabriel pictor civis ferr. filius Bonjoannis Jeminiani Gabrielis de
cont. S. Marie de Bucho, etiam procuratorio nomine dicti Bonjoanis sui
patris etc. Oltre a Gabriele, ebbe a figli Girolamo (1), Jacobo e Ber
nardino tappezziere e pittore, detto Bernardino dalla Tapezzeria. A buon
conto noi troviamo il Giacobo figlio di Bongiovanni pittore, cui si sa
rebbe dato il cognome di Benzoni. Che Bongiovanni avesse questi
figli, risulta da rogito di Andrea Succi 24 settembre 1498, dal quale
pure si rileva che già era morto, ed anzi era già defunto anche nel
1488, come da altro stipulato di Bartolomeo Codegori del 5 maggio
di detto anno. Che Bernardino fosse pittore, e tappezziere, l' abbiamo
da questo istesso atto che ci dice : contratto di M. Bernardino del
0
fu Bongiovanni, pictoris et tapezerij Illm. D. N. Ducis, et civis Ferrariæ
de contracta S. M. de Bucho. Fu marito a Veronica di Matteo Pessoni
già vedova di Francesco del fu Biagio Verati, e lascio figli che fu
rono Agostino e Lorenzo, eredi della loro madre nel 1528, come da
rogito di Alessandro Pigna del 21 maggio. Agostino è anche nomi
nato col fratello Lorenzo in un atto del 1532. Il Gabriele pittore poi
ebbe pure un figlio di nome Bongiovanni. Io sospetto che il vero co
gnome sia stato de' Gabrieli, non solo per aver trovato nel detto ro
gito 1475 filius Bonjoannis Jeminiani Gabrielis, perchè qui si potrebbe
stare nell' incertezza fra il Jeminiani ed il Gabrielis quale dei due
fosse il nome paterno, quale il cognome, ma più ancora particolar
(1) Non può confondersi col Hieronymo Bonzanni del 1575 , che accennai al
I art. Cattedrale (Alcuni oggetti di Belle Arti), nella prima parte di questo libro
pag. 54, e che nel 1 febbrajo 1577 è pagato dal sagrestano di L. 15 per haver
dorato li candelloti deli Ilim. et Revm. Can. con le loro armi. Forse fu della stessa
famiglia, dove il Bouzanni sia il cognome del padre.
--
577
mente perchè da altro rogito di Bartolomeo Codegori del 17 decem
bre 1495 abbiamo
;
Egregia Dna Auveronica ( Veronica ) filia Mag. Mathei Pessoni , uxor ex
primo matrimonio Francisci q. Biaxii Verati, et nunc uxor Mag. Bernardini
filii q. Bonjohanis pictoris de Gabriele, tapezerij III. D. Ducis etc.-(e cosi
da altro atto)- Egregius vir Mag. Bernardinus f. q. Bonjohanis pictoris de
Gabriele tapezerius Dn. N. Ducis, (confessando la dote di Veronica sua moglie).
E sempre più mi confermo in questo sospetto, in quanto che nel
rogito di Mengo Dall'Armi del 12 luglio 1465 si dice cum Magistro
Bonjoanne hieminiani pictore, cioè figlio di Geminiano, dacchè in quel
l' epoca raramente si terminavano in latino i cognomi colla i. Ma
cresce forza al mio argomento un altro rogito di Giovanni Agolanti
del 6 luglio 1451 , che ci dà Mag. Bonjoannes pictor filius Mag. Je
miniani pelipari; lo che non ci lascia più alcun dubbio sulla pater
nità di Bongiovanni. A lui poi non vediamo dato cognome, nè ciò fa
caso, perchè era costume quasi generale. Nè fa obice l' avere io ve
duta una nota di fatture firmata da Bernardino de Bonzoane tapez
ziere, perchè appunto era pur costume di firmare più spesso coll'ag
giunta del nome paterno, che col proprio cognome. Vi fu per altro
un Gabriele di Bongiovanni pittore , che per l'epoca non può essere
il già nominato, essendo morto nel 1570.
Geminiano Gabrieli
Bongiovanni pittore
Gabriele pittore (1) Giacomo Bernardino pitt. e tappezziere Girolamo
1
Agostino poi Fr. Nicolò
Lorenzo
Oltre ad un Gabriele juniore, pittore, se pur fu di questa famiglia!
Ora tornando al vecchio Bongiovanni , che anche in altro rogito
di Gio. M. Pelliparj del 29decembre 1476 trovo esser detto filius q.
Jeminiani Gabrielis ( e fa mandato in Magistrum Gabrielem pictorem
(1) A la spesa extraord. a di dito (30 Genn.) lire doe m. et per loj a
M. Cabrielo di Bonzoane depintore, e questo per sua mercede de haver fatto uno
disegno dove retrato il paese e corso dele aque lo quale e apreso lo Ill. S. Iudixe
de Savij qualle a fatto fare S. Signoria per esser più instruitto del paese a be
neficio e utile del ditto comun.
--
578
ejus filium ), egli è quel desso che trovammo a dipingere nella Chiesa
di san Giacomo (pag. 30), ed era detto Bonjoannes Hieminiano, forse
per errore, dovendo dire Hieminiani, cioè figlio di Geminiano. Costui
nel 1467, con rogito di Gio. Pasetti (Archivio notarile) del 3 aprile,
assume di dipingere la soffitta della camera detta degli stucchi nel
Palazzo di Schifanoja. Lo che venne da me ommesso nel parlare di
detto fabbricato ( pag. 337 ) , perché non ancora mi era venuto sot
t'occhio il relativo documento. Interessantissimo è questo, perchè viene
a stabilire che del 1467 era tuttora incompiuto il piano superiore ,
che io dissi terminato del 1471.
1367 ecc.- Magister Bonjoanes filius M. Jeminiani pictor de cont. S.
M. de Bucho, obligando se et sua bona presentia et futura per se et suos
heredes, promisit spectabilibus viris Bartol. a Carris et Gabriele de Macro
stipulantibus et recipientibus nomine et vice Ill. D. N. Ducis, pingere suffi
ctatum canere superioris, annotatum , faciendum et fabricandum de relevo
per Dominicum de Parisio de Padua omnibus suis expensis, ponendo in di
picturis fiendis ibi in dicta camera collores bonos et sufficientes, et tantum
aurum quantum capit eterit dimidium totius dicti laborerj, arbitrio boni viri,
et ponendo bonos collores sufficientes de azurino de Alemania secundum
demonstrationem factam per eum, et promisit facere dictum laborerium de
tempore in tempore secundum quod expediverit et fabricabit dictus M. Do
minicus, et hoc pro pretio et nomine pretii solidorum 34 pro quolibet pede
quadro mensurando pro quotiescumque fuerit expeditum , quod pretium M.
Petrus ab Ordinibus ( Benvenuti) Murator ecc. ecc.
14..... Dopo la metà del secolo XV vivea un Oliviero da san Gio
vanni pittore , e ne fanno parola l'abate Cittadella e l' annotatore
del Baruffaldi (1). Poi nelle note istesse vien nominato un Valerio da
san Giovanni morto nel 1591, ed un Oliviero pittore , che nel 1576
dipinse una camera al cantore musico ducale Giusberto Batenborck
de Bolduch , ossia Bois-le-duch , da cui la famiglia Bolducchi ora e
stinta, portandone il cognome l'altra degli Azzolini. Qui pure io
penso che il Valerio da san Giovanni, di cui segna la morte il pub
blico Necrologio nel 1591, non sia che Oliviero sopraccitato, ben in
teso il juniore, giacchè è indubitato che ve ne furono due. Chi nòn
(1) Qui dirò una volta per sempre che lenote,e le giudiziose aggiunte all'opera
stampata postuma del Baruffaldi seniore sui pittori ferraresi , sono del fu Giuseppe
Boschini mio carissimo amico e cugino, distinto archeologo ed intelligente di B. Arti.
Era dovere di non defraudarlo di questa notizia, che do ad onorata sua memoria.
--
579
sa quanti spropositi hanno scritto sul libro delle Bollette (Necrologio)
taluni de' Notai, cui spettava per turno di tenere quel Registro, vada
ad esaminarlo e si persuaderà ben tosto della somma probabilità di
equivoci. Un Oliviero da san Giovanni vivea nel 14 novembre 1564,
in cui tenne al s. Fontedi S. M. in Vado un figliuolo a Francesco
Manini ; ed un Oliviero pittore l'abbiamo dalla nota autografa del
citato cantor ducale Batenborck , da me stesso veduta, e da altro
originale documento presso di me
Li 19 April 1584. Mag. V. Vincenzo Rugieri saratte contento pagar livre
dodici a M. Oliviero depintore et questi per l'ultimo pagamento di tutto
quello che ha auto a far cum noi L. 12.
Orsina Sacrati de Rossetti.
Ed ecco la probabilità che l' Oliviero da san Giovanni padrino
sia lo stesso che il pittore, come io ritengo. E siccome è difficile che
nello stesso tempo vi fossero tanto Oliviero , che Valerio , ambi da
san Giovanni ( sia poi cognome o patria), e d'altronde di Oliviero
ossia sotto nome di Oliviero il Necrologio non ci segna più la morte,
cosi bisogna dedurne a risultanza delle premesse cose che due fu
rono gli Olivieri da san Giovanni in due secoli diversi, e che non vi
sia stato il Valerio.
1483. Nominai a pag. 215 un Bartolomeo dicto Reverentia depin
tore pagato già nel 1473 per alcuni lavori. Ora sembra che il suo
cognome fosse Palazzi o Palagi , dacchè in un rogito del 5 giugno
(1483) di Anton Maria Fiessi vi è detto fra i debitori di un Bailardi
sellajo- Magister Bartholomeus a Palatio pictor nuncupatus Reveren
tia
per L. 29 e s. 12.
1509. Romano de Bonacossi, che talvolta si trova scritto de' Bona
cursis, ebbe un figlio pure pittore di nome Angelo , come da rogito
20 Ottobre 1509 di Andrea Succi , al quale fu testimonio. Era il te
stamento di Elena figlia di Giovanni Arquado. M. Angelus filius Mag.
Romani de Bonacursis pictor , de contracta S. Petri. Quindi abbiamo
una certezza di questo suo figlio , e dell'arte del padre da lui se
guitata ; come altresi abbiamo altra certezza , o quasi certezza che
Romano era vivente anche del 1509. E dissi quasi certezza, pel caso
che fosse stato dimenticato il quondam, cosa non tanto facile ad acca
dere. Io avea detto nelle mie Memorie sul Tempio di san Francesco
che la epigrafe sul sepolcro di Romano in detta Chiesasembravadel
finire del secolo XV, lo che non toglie che queste stesse forme non
--
580
possano essere del 1509 : come dissi anche
Vorrebbesi esser egli
padre di quell'Angelo il quale ha dipinto ecc. (pag. 54) —; e quindi,
lo ripeto , vediamo rettificati due punti relativi al vecchio dipintore
summentovato (1).
1473. Bartolomeo dicto Bonaventura depintore apparisce da una
partita di pagamento nei Registri-Giornali del comunale Archivio.
1473. Vedemmo un Andrea di Gherardo, un Gherardo di Andrea
figlio del precedentė, ed un Sperindio figlio di Gherardo, tutti pittori
detti da Vicenza e cittadini ferraresi. Ora potremo dire che il detto
Sperindio fosse la stessa persona di Sperindio da Mantova pittore , che
lavorò nel 1473 per le feste per Eleonora d' Aragona sposa ad Erco
le I d' Este ? Debbo dichiarare che furono due affatto diversi pittori.
Ed infatti , quello era figlio di Gherardo e di patria vicentino ; questi
era figlio di Nicolò ed era di patria mantovano. Egli è quel desso
ch' ebbe pure un figlio, il quale sino dal 1452 avea sposata Giovanna
del fu Nob. Alberto Montecatino, come si ha da rogito di Nicolò Bru
gia del 1454, in cui Giovanna è detta ejus Sperandei nurus. Un Ni
colò Sperandio da Mantova pittore trovavasi allibrato nell'Estimo dei
Borghi del 1494 per unum caxale ortivum in burgo Mizzani, sul qua
le , con rogito di Bartolomeo Codegori del 12 febbraio 1489, accor
dava per lavoratori i fratelli Cremonesi. Possedeva pure Nicolò pittore
una casa in Ferrara , e concesse che vi venisse collocata una bec
cheria, mediante rescritto ducale. Chi potrà ora dubitare che questo
Nicolò Sperandio pittore del 1489 e 1494 non sia il figlio di Speran
dio figlio di altro Nicolò già morto nel 1454 come vedemmo ? forse
lo Sperandio figlio di Nicolò ( seniore ) è quel celebre coniatore di
medaglie, che qui visse ed operò lungamente, e lo Sperandio (juniore)
che dipingeva del 1473 è suo figlio Nicoló, in cui venne conservato
il nome dell' avo! (2).
(1) Da ulteriore documento vengo a scoprire che del 1515 Romano era decesso.
Un rogito di Alessandro Benasciuto del 17 aprile 1515 (Arch. Notarile ) dice come
un Biagio del fu Nane dall' Oro liberavit providum virum Mag. Anzolum filium et
heredem q. Romani, pictorem , da ciò che potrebbe pretendere in causa di dote
della fu Lucia di lui sorella, cioè di detto Biagio. Non vi si dice il cognome di Bo
nacossi , ma è bastantemente chiaro trattarsi di lui e di Angelo suo figlio , che ora
quindi sappiamo essere stato marito di detta Lucia dall' Oro.
(2) Dal 1425 al 1456 fu qui notajo esercente un Sperandio de Sperandei da
Mantova figlio del fu Nicolò; lo che appoggia il dubbio a me sorto che Sperandio
fosse pure il cognomedeipittori. Un Pietro del fu Rodolfo Sperandei vivea nel 1455.
--
581
1473. Francesco de Cecilia (forse Sicilia ) cavalendere ( cavallaro ) de
V. Excellentia nara como a dì passati quella gratia concesse el poter fare
una posta da becaria da omnisanti in casa di Nicolò de Sperandio da Man
tova, dela quale lui ne havea ogni anno L. 150. (Arch.com. lib. 7 n. 10
libro + A + Commissioni ducali ).
E quindi vediamo che, dopo essere stato annotato più volte Ni
colaus pictor , in questa istanza si chiama Nicolò de Sperandio da
Mantova. Nicolò ebbe una figlia di nome Malgarita , la quale fece
testamento nel 1528.
1500. Ma un altro Sperindio pittore visse pure appresso ai succi
tati. E parmi non possa confondersi coi precedenti, perchè sappiamo
per certo che questi era figlio di Giovanni e portava il cognome de
Campo. Ciò risulta da un rogito 3 luglio di Girolamo Novello (Arch.
notarile ), col quale atto riceve 200 lire ad mercationem dal causidico
Leonardo Novello. Ivi si dice : contentus confessus, et bene in concordia
cum magistro Sperindeo de Campo pictore filio q. Joanis civis Ferrariæ,
de contracta S. Nicolaj, presentis, stipulantis etc.
1474. Oscure sin qui furono le memorie di un valente pittore e
coniator di medaglie quale si fu Baldassare Estense. La iscrizione che
nel ritratto di Tito Strozzi fatto nel 1499 volevasi interpretare, essendo
corrosa, ann. 36, il ch. Laderchi la interpretò per 56, appoggiando la
interpretazione sull' epoca delle ben note medaglie di Baldassare, che
sono del 1472; giacchè, se avesse contati soli anni 36 nel 1499, sarebbe
nato del 1463, e non avrebbe potuto operare di soli nove anni le meda
glie suddette. Giustissimo riflesso, ed io non potrei che convenirne, come
convengo nella di lui opinione che fosse un bastardo di casa d'Este.
Infatti nei molti rogiti per lui stipulati e da me veduti giammai vi ho
trovato accennata la sua paternità, sebbene sia cosa essenziale in un
istromento. In quello di Ugo Caleffini del 13 luglio 1474 la Mag.
Dna Grana de Zovinis filia Dominici, uxor Antonii Ferotij affitta com
mendabili et prestanti viro Magistro Baldassari de Esto pictori, commo
ranti in castro novo civitatis Ferrariæ, presenti, stipulanti etc. un casale,
con mezza casa, brollo, forno ed alcune staja di terreno. E nell' al
tro rogito del 12 marzo 1475 dello stesso notajo si conferma l' af
fitto ; e qui si dice non Baldassari de Esto , ma Baldassari Estensi.
E si nota che in Castro novo vuol dire in Castello, e quindi abitava
nella residenza del Duca. E cosi pure osservo: se stipulava del 1474,
ed era già chiamato commendabile e prestante uomo e Maestro di
37.
--
582
pittura , non avrebbe potuto dirsi tuttociò di lui se fosse nato del
1463, e quindi nella età di undici anni. Avea egli già fatto testamento
in Reggio, ed altro ne fece in Ferrara cogli atti del medesimo Ugo
Caleffini nel 2 decembre del 1500; e dovea essere sano anche di
corpo , perchè fatto nella sagristia di S. M. de' Servi. Qui pure
manca la paternità del testatore. Lasciò tre femmine maritate ed un
maschio, ed ecco altra prova dell' aggiustatezza del suindicato riflesso
del conte Laderchi. Se avea tre figlie maritate nel 1500 , per lo me
no la maggiore contar dovea l'età di circa venticinque anni, e dan
done a lui non solo altrettanti, ma pur venti soltanto, non si rimon
terebbe al 1455 ? e quindi ad otto anni prima del 1463 ? Eppure
non avrebbe contato che 17 anni quando coniò le medaglie ! cosa
ben difficile a credersi : ma, tolta la cifra di 36, e dovendo leggersi
56, ne viene ch' ei fece l' ultimo testamento di 57 anni, che nacque
circa il 1443 , e che operò le medaglie di 29 anni circa.
Darò
l' estratto del testamento- Magister Balthassar Estensis pictor, et Ca
pitaneus Castri Thedaldi in Civitate Ferrariæ-"
si lascia sepolto in
san Domenico, con cento messe ed una persona che vada a san Lo
renzo nella città ove morirà: lascia lire 100 d'oro alla propria mo
glie Giovanna del fu Mag. Guido Savina di Fogliano nel reggiano, et
omnes suos pannos lineos, laneos, aureos, sericos, tessutos, velos, anulos,
et omnia alia sua jocalia , et ornamenta cujuscumque conditionis. Sue
figlie furono Antonia moglie di Giovanni Rascazzi di Reggio , Bianca
Maria moglie di Nicolò Bianchi di Reggio, e Cassandra moglie di To
maso Patiero di Reggio: lascia ad esse i beni materni, quos tenet in
civitate Cumarum ( Como ) in Lombardia, e suo distretto ; erede uni
versale lascia la detta Giovanna sua seconda moglie, e dopo la morte
di lei Nicolò-Alfonso di lui figlio naturale e legittimato , nunc an
norum tresdecim. Dalle premesse cose rilevasi che non era più abi
tante in Castello , ma capitano di Castel Tedaldo , uno dei punti
principali della città ; che era fornito di ricchezze; che i suoi beni
erano sul reggiano ; che ebbe due mogli , e che il maschio fu il
legittimo , e non partecipò dei beni materni con le femmine. Agli
stessi rogiti e nello stesso giorno , la sua seconda moglie Giovanna
fece pure il suo testamento, lasciando erede universale il proprio ma
rito, e poscia il figlio di lui naturale Nicolò-Alfonso. Forse che era
figlio pure di lei !
Nel 1499 Baldassare avea fatto un mandato di
procura, per certi suoi affari, nella persona di Bartolomeo suo gar
--
583
zone, figlio del fu Jacopo Bennati di Parma. Probabilmente fu pittore
anch'esso , perchè allora gli scolari de' pittori si chiamavano anche
garzoni ; ed inoltre dovea Jacopo essere maggiorenne se potè assu
mere una procura. Tutte le circostanze poi di avere molti beni , di
abitare in Castello, di essere capitano ecc., e quella in particolare di
trovarsi costantemente omessa la paternità, mi confermano nell' opi
nione ch' ei fosse un bastardo di Casa d' Este.
1479. Nelle note al Baruffaldi, seguendosi l' ab. Cittadella ( Cata
logo, to. IV, pag. 310), nominasi un Ercole Roberti della contrada di
s. Croce. Ecco un documento che riguarda lui ed un fratello. Con
rogito del 5 febbrajo (non ricordo se dell' Isnardi, o di Gio. Palmieri )
M. Hercules filius q. Mag. Antonii de Robertis , pictor , civis Ferrarie
de contracta S. Crucis , e suo fratello Polidoro fanno società con Gio
vanni figlio di Giuliano da Piacenza, il quale promette di lavorare in
arte et exercitio concutiendi aurum et argentum pro pictoribus, mentre
li due fratelli Roberti vi concorrono col prestare a metà la bottega ,
col somministrare gli utensili necessarii e col mantenere il capitale di
oro e di argento a metà : il lucro sarebbe diviso per metà ai fratelli
suddetti , e per metà a Giovanni da Piacenza. È noto che i pittori
sino al secolo XVII indoravano anche le cornici e quant'altro era
aderente alle loro pitture ( vedasi poi al 1495 ).
1485. Oltre alla preparazione dell'oro e dell' argento pei pittori ,
vi era pure lo smercio particolare dell' azzurro oltramarino ed altri
colori. Con rogito del 24 novembre del notaro Nicolò Zoja M. Giro
lamo pittore del fu M. Antonio da
pittore della contrà di
S. M. di Bocche prende a mutuo una somma da Bona del fu Roberto
de Gajeri , causa mercandi et negociandi coloris azurri ultramarini , et
quamplurium aliorum et diversorum colorum , facienda (sic) et exer
cenda per ipsum Hieronymum in civitate ferrarie et ejus burgis, ad di
midium lucri (1); e il dott. Lodovico Pacchiarino rettore e governatore
dell' Ospedale di s. Anna gli fa garanzia , mentre poi con successivo
istromento dello stesso giorno il pittore suddetto obbliga al fidejus
sore una casa. Chi erano questi due pittori ? la lacuna lasciata nel
rogito relativamente alla patria del padre lo farebbe ritenere non fer
rarese, mentre poi un Antonio da Padova pittore fu padre del Titoli
(1) Vedemmo già come il Nicolucci speziale alla Pigna nel secolo XVI fosse il
solo che sapesse comporre l'azzurro oltramarino ( pag. 405 ).
584
vio pittore, che gia conosciamo, e del quale l'ultima memoria da me
trovata è del 1473. Sarebbe Girolamo un fratello di Titolivio?
1479. Di Gabriele Bonaccioli parlai all' articolo Feste nella prima
parte , osservando come fu quel desso ch' era mastro del conto del
Comune; e ne parlai pure all' articolo Chiese, S. M. del Salice. Questo
pittore non solo vivea del 1486, come dice il Baruffaldi, e del 1505
come alle note ed aggiunte al medesimo , ma ben anche nel 1522
come vedemmo al succitato articolo Feste; ma ciò ch'è ben mirabile,
quantunque indubitato , si è che del 1479 era già pittore, come da
rogito di Luca Isnardi del 2 febbrajo al quale serve a testimonio-presentibus et rogatis Gabriele filio q. Bonaventure Bonazoli pictore
cive ferr. de contracta policini S. Antonii (1)-, mentre poi del 1533
era già morto, come da altro rogito del 29 marzo del notajo Coltel
lini, in cui Girolamo è detto del fu Gabriele.
1533. Suo figlio Girolamo chiamato Cabriletto o Gabrieletto, come
lo era il padre suo , seguitò l'arte paterna , cioè della pittura. Nel
1533 dipinse l'esterno del locale ad uso di munizione , ossia magaz
zino del Comune, presso san Benedetto, come da partita 9 decembre:
Spexa de la munitione nova de questo Comune de Ferrara apresso la
Chiesa de san Benedetto de dare a dì dito lire dodexe , soldi decesepte m.
le quale se fano bone per la dicta a M. hieronymo bonaciolo pictore , per
havere depinto a dì passati , de fuora via de la dicta munitione prima uno
frizo depinto de più coluri lungo in tutto piedi cento trentaotto , et largo
piedi due e mezzo a soldi uno e denari sei m. il pede corrente, che monta
lire diece soldi septe m. Et tre arme, una Ducale in mezzo,soldi vinte m.,
et doe altre una da uno lato che è del dicto comune , et l'altra del mag.
Judice dè xij Savij a soldi quadere ( quattro ) m. l'una.
Lavorò negli archi trionfali tanto per la venuta del pontefice Pao
lo III in Ferrara nel 1543 , quanto per la creazione di Alfonso II a
nostro duca nel 1559
1545. A. M° Heronymo bonazolo alias Cabrileto , e compagni dipinturi,
per havere dipinto li archi se fatti sulla giara, et per haver dipinto la porta
del ponte de San Zorzo dal lato de dentro verso la terra (cioè la città).
It. A Mistro Jeronimo bonazolo alias Cabrileto per haver fato arme papal
(1) Bonaventura, padre del pittore Gabriele, fu figlio di M. Bonaccioli Maran
gone, come dal suo testamento del 1467 a rogito di Bartolomeo Sprocano ; col quale
atto lasciò erede usufruttuaria la moglie Agnese , proprietarj i figli Gabriele , Tom
maso e Romano ( Arch. Notarile ).
--
585
de carta N. duxeto ( 200 ) otantatrè ecc., et per haver fato una altra Arma
dorata facta in tella dorata ecc, ( Arch. Com. Lib. 18 N. 45 ).
1559. Vui Francesco di Mantuani fati dare et pagare soldi quaranta
a M. Girolamo Chabrileto pitore, e quisti ecc. per lavori fatti agli ar
chi per Alfonso II d' Este.
Girolamo ebbe cinque figlie, due delle
quali furono Margarita e Ginevra, tutte figlie di Taddea......, come
dal testamento da lui fatto a rogito di Antonio Silvestri del 16 giu
gno 1566 , ovvero 1567 , e tutto ciò vien detto nelle note al Baruf
faldi. Aggiungerò io che le altre tre figlie furono Angela , Cascia e
Teofila professa in san Vito ; che Margarita sposò un Morandi ; e che
il soprannome di Cabriletto o Cabriletti fu dato persino alle femmine
della famiglia , come in un rogito 20 gennaio 1592 , ove Girolamo
Bassi mercante di tele confessa la dote avuta da Lucrezia Morandi
figlia di Margarita Bonazzoli alias Cabriletti figlia del pittore Girolamo.
1487. Fino e Bernardino fratelli Marsigli da Verona, cittadini fer
raresi, figli del fu Domenico. Lungamente ho parlato di loro nel mio
libro Storia patria , Documenti ed Illustrazioni ecc. Siccome in una
lettera ducale del 12 febbraio 1498 sta scritto
0
in nostro nome
debi vender ad M. Fino et Bernardino fratelli de Fino depinturi ecc.,
cosi si dedusse che vi fossero questi due pittori nel tempo stesso che
viveano li due Marsigli dello stesso nome e dell' arte stessa. Tale
improbabile combinazione però mi pose in grave sospetto che sia
corso errore in detta lettera ducale , ove invece di fratelli de Fino
dovesse dire fratello de Fino; tanto più che di pittori Fini nessun
biografo ebbe a parlare. Non pertanto conclusi non potersi ragione
volmente negare la loro esistenza , quando non venisse constatata la
loro identità coi Marsigli. E il ch. Ricci , nella sua Storia dell' ar
chitettura , corse più innanzi e volle stabilire che vi sieno effettiva
mente stati gli uni e gli altri, e quindi quattro pittori anzichè due.
Ma ora io debbo ricredermi affatto, e ritenere appunto che allo scri
ba ducale sfuggisse (cosa ben facile) fratelli invece di fratello, e che
per sostenere quell' errore non si debba negare la luce che spandono
tutti gli altri documenti ed osservazioni. E ben forte si è quella di non
vederli, o non averli veduti mai nominati da veruno ; indi la impro
babilità di combinare che nello stesso tempo vi sieno altri due fratelli
cogli stessi nomi , della stessa arte e della stessa paternità , e tutti
quattro impiegati nello stesso tempo e negli stessi lavori. Nè lieve
si è il riflesso di vedere che se in quella lettera ducale si dice a
--
586
M. Fino et Bernardino fratelli de Fino , nell' altra del di 8 agosto
1495 si era detto più precisamente Nuj havemo venduto a M. Fino
et Bernardino fratelli de Verona depintori , per cui è forza ritenere
che qui per certo si parla dei Marsigli. Nè mai alcun documento mi
si è presentato fra tanti da me veduti, specialmente fra i Libri Gior
nali del Comune e fra le partite relative alle nuove mura , cui ap
punto si riferiscono i documenti citati nel suddetto mio opuscolo.
1
Invece molti ebbi a trovarne riguardanti i Marsigli
1487. Spexa extraordinaria lire sei soldi tredexe p. lej aM. Fino depin
tore per sua merzede de havere depinto 200 banderole p. la ritornata de
lo Illm. S. Nostro.
Nel 1488 a rogito di Obizzo Arquado si trova il 20 decembre
Ordinatio ad primam tonsuram dni Baldassaris filii Magistri Bernardini
pictoris de Verona civis ferrariensis.
Bartolomeo della Rovere vescovo di Ferrara , nella cappelletta del
suo palazzo, ordina egregium et discretum adolescentem Baldassarem
filium Magistri Bernardini pictoris de Verona , civem ferrariensem etc:
che se qui non vediamo il cognome, lo troviamo nell' altro rogito
del 19dicembre 1489
Ordinatio ad quatuor minores ordines Båldassaris filii Magistri Bernardini
Marsilij pictoris etc........ Ordinat egregium adolescentem Baldassarem filium
M. Bernardini Marsilij pictoris civis ferrariensis etc.
!
Net 17 aprile del 1510 vengono a convenzione per una parte Ber
nardino del fu Domenico Marsili pittore e cittadino di Ferrara , della
contrada di san Pietro , e dall' altra Jacobo e Sigismondo figli del fu
M. Fino Marsilij già fratello di detto Bernardino, adulti ecc. Vedemmo
parlando dell' Oratorio di S. Maria del Salice detto della Schiappa
che Fino anche nel 19 decembre 1505 era già morto. Pare poi che
Bernardino morisse nel 1527, mentre nell' Estimo di detto anno al
Catasto BB pag. 51 era scritto Mag. Bernardinus de Marsiliis pictor ;
non gravetur quia defunctus. Abitava in via di san Salvatore , e pos
sedeva altra casa da san Guglielmo.
Marsigli Domenico da Verona
Fino pittore
Jacobo
Sigismondo
Bernardino pittore
Baldassare sacerdote
--
587
1494. Un Rinaldo pittore non è a confondersi con Rinaldo Costa
bili, il quale operò per gli apparati fatti nel 1559 per la creazione
di Alfonso II ( Archivio comunale lib. 22 n. 13 ), e nel 1563 fece i
scenarj per l' Aretusa rappresentatasi nel palazzo Schifanoja. Il Ri
naldo, di che intendo parlare, trovasi iscritto nell' Estimo dei Borghi
compilato nel 1494. Lib. segnato B. (Archivio comunale lib. 11 n. 4),
per un casale in Mizzana e Borgo san Giacomo.
1489. Un Messer Costantino pittore vivea nel 1481, dice il Baruf
faldi ( to. II pag. 389 ). Il suo cognome fu dei Fiorini , e così ne
aggiungeremo un altro ai molti nominati nelle note al Baruffaldi
suddetto. Da un rogito di Bartolomeo Codegori del di 11 febbraio
1489 si rileva che Donna Antonia del fu M. Biagio de Zanelli già
vedova di Nicolò del fu Francesco Frisati , tessitore di pannilini , e
moglie di Costantino pittore figlio del fu........ de Florenis, transige con
Antonia Sogari assistita dal proprio fratello Bartolomeo Zanelli , sti
pulando nel palazzo di Rinaldo Estense, detto del Paradiso. Nel 1494
in altro rogito è chiamato Mag. Costantinus pictor , et præceptor tri
pudiorum , cioè maestro di ballo ; e nello stesso anno si vede iscritto
nell' Estimo, nel Borgo della Pioppa , per un Casale casamentivo ed
aratorio. Ma non solo il Costantino abbiamo ad aggiungere ; bensi
ancora un Bernardino, dando anche qualche notizia del di lui padre
Sigismondo accennato nelle stesse note al Baruffaldi. E cominciando
dal più vecchio, noi già lo trovammo a dipingere nel 1491 agli ar
chi trionfali presso Schifanoja ( vedasi a pag. 217 ). Allora io dissi
che quel Sigismondo non poteva essere il Pecenino , e che non avrei
saputo dirne il cognome: ora noi abbiamo certezza essere stato il
Fiorini. Una lettera di Ercole I nei rogiti di Matteo Caprili ( Archi
vio notarile ) ci dice :
Ali mixi passati vi supplicò M. Sigismondo dipintore cittadino nostro de
Ferrara, exponendo come luj ci era consignado per uxuario de lire duxento
m. et come nuj eravamo suo debitore on per nuj la Caméra nostra de Lire
101 per sue manifacture facte ali Bucintori nostri, ET AL ARCO TRIUMPHALE
DA SCHIFANOGLIO ecc.
e ordina che gli sia abbuonata altrettanta parte di diretto domi
nio ecc. Nel rogito relativo poi si dice il cognome di Fiorini : è del
1492. Inoltre nel 1514 agli stessi rogiti , suo figlio è investito dal
l' Abbazia di Pomposa di una pezza di terra
investivit M. Bernar
dinum Florinum pictorem , filium q. magistri Sigismundi pictoris , de
--
588
contracta S. Gregorii.- Sigismondo ebbe a moglie Caterina de Fa
veri vedova già di Bartolomeo dal Ferro, come da supplica dello stesso
Bernardino, del 1516. E finalmente, in un rogito di Nicolò Zoja del
3 marzo 1486 si trova notato un Magister Jo. Franciscus pictor filius
q. Magistri Gerardi de Florinis della contrà di san Gregorio, il quale
promette a M.º Antonio del fu Guglielmo Ferigati ( Frigati ) della
villa di s. Zagno distretto di Migliaro lire 100 per dote di Faustina
sua sorella, e futura moglie di detto Antonio. Ecco pertanto in Gian
Francesco un altro Fiorini pittore , come lo abbiamo in suo padre
Gherardo ; mentre se qui non gli è data questa qualifica, le note al
Baruffaldi ce lo additano tale nel 1460.
1493. Di un Bartolomeo Busoli si fa cenno alle note del Baruffaldi
in appoggio agli atti dell' Archivio di san Francesco, all'anno 1460.
Del 1493 fa una permuta con la Camera ducale, come si ha dal
rogito di Matteo Caprili del 24 luglio ; mentre poi con altro rogito
di Gentile Sardi del di 8 luglio 1494 egli- Mag. Barthol. Busollus
pictor filius q. Jacobi, civis Ferr. de contracta S. M. de Bucho, vende
per lire 90 ai fratelli Antonio e Leo dei Miloli metà di un molino
nella piarda detta la Jacomella, la cui altra metà era di ragione dei
detti acquisitori. Nel 1496 fa un altro contratto con la stessa Ca
mera ducale.
1494. Nel già citato libro di Estimo sta iscritto per una casa con
orto nel Borgo della Pioppa Dominicus Mercati pictor ( a pag. 70 ).
Per altro è da ritenersi che il Mercati è il nome paterno, ed il co
cognome è de' Rafanelli, dicendolo un rogito del 3 luglio 1500 di
Girolamo Novello , cui interviene come testimonio.
M. Dominico
de Mercha fil. q. Mercati Rafaneli pictore cive Ferrarie de contracta
burgi Plope. Due altri pittori di questo cognome vissero alla metà del
secolo XVIII ( vedi Baruffaldi ).
1495. Vedemmo al 1479 un Ercole Roberti pittore, e suo fratello
Polidoro. Vedemmo all' articolo Statue che il pittorè Ercole Grandi
del 1483 era già provetto nell' arte. Abbiamo dai biografi che sia
morto del 1531 ; si rifiuta che il Girolamo Grandi menzionato dal
' Alunno nella sua Fabbrica del Mondo possa essere stato figlio di
Ercole, e si è persino pensato che si errasse nell'epoca , dicendolo
coetaneo del Carpi, e che fosse lo stesso Ercole con un secondo no
me di Girolamo. E si osò di dire che vi sieno stati due di nome Er
cole e di cognome Grandi, ambidue pittori e contemporanei; e fra gli
--
589
altri, l' abate Cesare Barotti diceva nel suo libro delle Pitture di Fer
rara ( pag. 9 ) — Più di un Ercole da Ferrara bisogna che vi sia
stato : un solo uomo sarebbe vissuto un insolito tempo. Egli avea ra
gione : un solo ed autentico documento ce lo comprova , e ci chia
risce molte circostanze. Ercole Grandi celebre pittore fu figlio di Giu
lio Cesare, e mori nel 1531 (1); ' altro Ercole Grandi medemamente
pittore fu il Roberti figlio di Antonio , che nel 1513 era già morto.
Ecco l' estratto di un rogito 21 gennaio del 1530 di Nicolò Lavez
zoli ( Archivio notarile ) portante un' assoluzione a favore di Uber
tino Zuccardo e di Agostino Mazzocchi
Cum alias Ser Polidorus de Rubertis, alias de Grandis , civis et merca
tor lignorum ab igne, de contracta S. Romani etc. vendidit Augustino Maz
zocchi de Perusia etc.
Id eirco prudens vir M. Hieronymus filius quon
dam Magistri Erculis de Rubertis alias de Grandis, pictor et civis Ferrariæ
de contracta Sancti Romani, et nepos et hæres dicti Polidori ecc.
In queste poche parole si ha con infallibile testimonianza cheEr
cole Roberti pittore, che già vedemmo figlio di Antonio , si chiamava
anche de' Grandi; chelo stesso Ercole eragià morto non solo all'atto
di questa stipulazione del 1530, ma sino dal 1513, come da un rogito
di Matteo Caprili ; e che Girolamo Grandi pittore fu figlio di Ercole
Grandi bensì, ma di Grandi Roberti figlio di Antonio e non di Giulio Ce
sare. Finalmente siamo assicurati che veramente vi furono due pittori
contemporanei dello stesso nome e dello stesso cognome Ercole Grandi,
e che vi furono contemporanei due pittori di nome Girolamo, l' uno
Grandi Roberti , l'altro Carpi , come appunto accennò ' Alunno. Al
più distinto, cioè ad Ercole di Giulio Cesare, anche per averlo veduto
incaricato per la statua che si voleva erigere nella piazza ora Ariostea,
ritengo appartenere un' altra operazione architettonica, quale si è la
seguente. Da un rogito quasi consunto, del quale non avanza che un
frammento, con la data del 1495, negli atti di Nicolò Zerbinati , si
vede una delibera a M. Antonio fatta da un fra Giacomo per la fabbrica
della Chiesa di detto Monastere, e vi si parla della navata di mezzo,
e di alcuni pilastrelli; il tutto da farsi col disegno di M. Ercole pit
tore. Di quale chiesa e monastero si tratti, non saprei dirlo.
(1) Ne parlai all' articolo Statue; e ritengo che fosse celebre, trattandosi di eri
gere un monumento al principe. D'altronde dicevasi nel documento Ercole Grandi
senza il Roberti.
590--
1498. Io trovo ai rogiti di Lodovico Bonomelli del 21 aprile 1498- Obligatio Antonii pictoris de Argenta , de non offendendo ejus uxo
rem Magdalenam. — Pare adunque che fosse della terra d' Argenta
e non di cognome Dall' Argento. Non si deve confondere con Gio.
Antonio dall' Argento che vedremo al 1527.
1499. Un Ruggero Gallico ossia Ruggero da Bruggia , forse da
Bourges , fu in corte di Leonello d' Este, dove fu ammirato un suo
Cristo deposto dalla Croce ( Laderchi, sopra alcuni punti della pittura
ital. Lettera al Bernasconi di Verona, 30 marzo 1860. Est. dal Giorn.
di relig. di Mod. to. VIII). La famiglia Bruggia era stabilita in Fer
rara nel secolo XV, ed un Nicolò Fattor generale ducale vuolsi morto
nel 1481 , e del 1515 un Benedetto che occupò la stessa carica in
Corte. Osserverò solo che Leonello mori del 1450, e quindi o deve
intendersi 1449, o deve credersi che Ruggiero fosse presso Ercole J.
1505. Francesco da Parma depintor , descripto in extimo per la
persona sua per ' anno 1504 per haver roto una gamba et strupiato,
viene esentato dalla relativa tassa.
1510. Di Francesco di Bianco Ferrari detto Frari modonese morto in
patria nel 1510, fa parola l'annotatore del Baruffaldi ( to. II, pag. 531).
Essendo libero ad ognuno di esporre la propria opinione, mi sia le
cito di dire , come io fossi disposto a credere che il pittore debba
dirsi Francesco de Bianchi ( suo cognome ) ferrarese ; giacchè la cro
naca del De Bianchi detto Lancellotti , or ora pubblicatasi dalla De
putazione di storia patria (vol. I, pag. 77 ) dice
fiole.--
Mori M. Fran
cesco de Biancho Frare ( che forse nell' originale manca dell' accento
e quindi Frarè o ferrarese) depintore perfetto e homo da bene, et mori
de una malatia incurabile e lunga de mexi tri , e non haveva fioli nè
Infatti eravi questo Francesco Bianchi, e forse il cronista i
gnoro che avesse un figlio, come da rogito 3 febbraio 1540 di Ales
sandro dalla Pigna: In Sacristia etc. præsentibus testibus etc..... et Hie
ronymo filio Mag. Francisci de blanchis pictore, de contracta prædicta
(di san Gregorio ) etc., e quindi il figlio Girolamo era pur esso pit
tore (1). Aggiungerò che il Vedriani, facile a far modonesi molti altri
di diversa patria, nomina esso pure fra i suoi pittori ( pag. 39 ) un
(1) Questo è quel rogito Pigna, di che si fa parola nella nota alla vita di Giro
lamo Carpi (Baruffaldi, to. I, pag. 374 e 375), che si vorrebbe essere questo istesso
Girolamo Bianchi detto Carpi. Ciò è un errore manifesto, come vedremo.
--
591
Francesco Bianchi, alias Frari. È poi curioso il vedersi che del 1556
vivea appunto in Ferrara un Girolamo Ferrari pittore marito di
Taddea Bianca, come si ha da un rogito di Giovanni Palmieri ( Ar
chivio notarile ).
1508. Un Brasone Bartolomeo ferrarese pittore ce lo rivendica il
ch. march. Campori ( Catalogo etc. pag. 96). Figlio del fu Domenico,
fece testamento nel 1509, lasciando erede sua moglie Giovanna Ocelli
dei beni sul ferrarese e sul reggiano ; ma sopravvisse alcuni anni ,
avendo fatto un crocifisso per la confraternita di S. Maria di Cor
reggio, come da partita del 6 aprile 1514. Abitava in Modena, e forse
colà lasciò la vita.
1551.
1514. Il Baruffaldi ( to. II pag. 390 ) nomina un Giovanni Anto
nio Chiavenna detto Zavatta come operante nel 1595 , da non con
fondersi con Giulio Zavatta o Ciavatta , che operava del 1535 e del
Forse vi fu errore nell' assegnargli l'anno 1595 , giacchè
nel 19 maggio 1514, a rogito di Bartolomeo Codegori, Maestro Gio
vanni Antonio de Clavena pittore acquista una casa con orto ; egli
era cittadino ferrarese , abitante nella parrocchia di san Guglielmo ,
e sua moglie fu Caterina figlia di M. Bianco de' Bianchi barbiere e
di Orsolina del fu Bartolomeo Zanoni. Pare che anche Gio. Antonio
operasse del 1535, ma non avrebbe mai potuto esercitar l'arte del
1595, se già del 1514 era pittore provetto , sebbene in età la più
possibilmente giovanile ( allorquando non era pictor o magister se
non chi sortiva dall' essere garzone , ed autorizzato dalla rispettiva
Arte), ma per lo meno di anni 20. Quindi, se nasceva del 1494, non
poteva lavorare del 1595, come si è già detto.
1507. Ad ogni piè sospinto , eccoci ad un nuovo inciampo : ma
non per questo perderò il coraggio. Abbiamo veduto un Francesco
de' Bianchi detto Frari ( seppure non voglia dire ferrarese ), ed un
Girolamo suo figlio, che si pretenderebbe essere il nostro si distinto
architetto e pittore Girolamo de' Carpi , sul quale sonosi fatte tante
quistioni. Non saprei dire neppur io se Girolamo nascesse in Ferrara
od altrove, e quando nascesse. Certissimo è ch' egli non nacque da
Francesco Bianchi detto Frari; ma bensi da Tommaso da Carpi , il
quale del 1507 era al servizio di Lucrezia Borgia, come da note o
riginali da me vedute, e che è quello stesso che dipinse in san Fran
cesco gli ornati, ed a mio credere anche il fregio, come dalle partite
che trovai persino al 1532, mentre poi suo figlio Girolamo dipinse le
--
592
figure nei pennacchi degli archi lungo la nave maggiore, come avea
dipinto la cupola che le vecchie Guide citavano come pitture esistenti,
senza por mente che queste sparivano in causa del terremoto del 1570,
per cui indarno i forestieri le avrebbero cercate. Ne sarebbe ragio
nevole il pensare che fosse un Girolamo Carpi diverso dal distintis
simo nostro seguace del Garofalo ; tanto perchè lavorava nello stes
so tempo e nello stesso tempio suo padre Tommaso , quanto perchè
le mezze figure tuttora esistenti fanno chiara testimonianza dell' au
tore. Parlai molto sui due Carpi suddetti padre e figlio nelle mie
Memorie su S. Francesco ; ma un nuovo documento viene a spargere
molta luce intorno ai dubbii proposti dal ch.º march. Campori nel
suo Catalogo degli Artisti ( pag. 124). Il punto più importante vuolsi
quello di conoscere se fu della famiglia Sellari o de' Carpi (1) ; non
certo della nobile di quest' ultimo cognome di Ferrara , perchè ciò
resta escluso dalle stesse formole dei rogiti che riguardano il padre
di lui : ma viensi ora a conoscere luminosamente ch' ei fu figlio di
Tommaso da Carpi, al quale nel rogito, di cui appresso, non è dato
alcun altro aggiunto, mentre poi, se fosse stato dei Sellari, vi si ve
drebbe questo come principale. È bene a dolersi che in due istro
menti da me veduti si taccia il nome del padre di Tommaso , giac
chè, quando non fosse figlio di Pietro Angelo, sarebbe tolto affatto
anche il minimo dubbio ch'esser potesse almeno uno stesso indivi
duo col Sellari. Intanto è certo ancora che Tommaso padre del nostro
Girolamo stipulava del 1538 ed ammogliava suo figlio , per cui nel
1538 era con esso lui in Ferrara, come in Ferrara trovavasi Girolamo
del 1539 e del 1543, perchè vi battezzò dei figli. Nei libri dell' E
(1) Si è voluto dire, e lo dissi io pure che, venendo egli nominato Hieronymus
de Carpis e non de Carpo , ne conseguiva che Carpi fosse il suo vero cognome.
Ma ora osservo che quando ancora si trovasse scritto de Carpo, ciò non ci renderebbe
certi che si volesse indicare la patria, avendone io a testimonianza infiniti rogiti nei
quali individui della nostra ferrarese nobile famiglia sono annotati ora de Carpis, ed
ora de Carpo. In quanto poi al dirsi che la famiglia Carpi si chiamava de' Grassi,
solo potrei soggiungere che alla metà del secolo XV si trovano molti rogiti dai
quali si scorge che la famiglia dei Carpi altra volta de' Grassi era la nobile della
nostra Città, e non quella del pittore, o qualsiasi altra, ciò desumendosi da un ro
gito
fra molti
di Giacomo Zandali del 1464 e da altro del 1466 in cui sono
nominati un Reverendus ds. Albertus q. Ioanis de Grassis de Carpo Canonicus
Ecclesie Chathed. Ferrarie , ed un Egregius et famosus legum doctor D. Paulus
filius q. Francisci de Grassis de Carpo ecc.
--
593
stimo al 1527 stava registrato M. Thomas de Carpo pictor, e nel 1531
13 maggio vi si fa correzione, quia est ætatis annorum sexaginta, visa
infr: fide. Il rogito di Antonio Gillini 13 maggio 1538 ( Archivio
notarile ) porta :
Residuum dotis Catherinæ uxoris Hieronymi de Carpo. Prudens vir An
tonius Maria de Amatoribus f. q. Petri civis Ferrariæ de contrata s. Gulielmi,
agens suo nomine proprio, ac ut procurator et proprio nomine Dominici e
jus filii, a quo ad infra et alia se habere sufficiens mandatum dixit, ex instr.
rogato per Benedictum de Silvestris Notarium ferr., et nomine et vice Ale
xandri ejus filii , et pro quibus Alexandro ed Dominico obligando se et ut
infra, promisit de rato ecc. hoc. inst. titulo consignationis residui dotis jure
proprio et in perpetuum, dedit , tradidit , et consignavit provido viro Magi
stro Thomæ de Carpo pictori fil . q.... civi ferr. de contracta s. Andreæ ,
presenti, et pro residuo dotis, videlicet pro libris centum m. dnæ: Catherinæ
filiæ q. Petri de Amatoribus et uxoris Hieronymi filii prædicti M. Thomæ,
quæ dos librarum mille m. fuit promissa ipsi M. Thomæ in instromento ro
gato per me Notarium ecc.
0
Dunque la moglie del pittore Girolamo Carpi fu Caterina Amatori,
dalla quale ebbe figli; ed io trovai nei libri battesimali di s. Maria
in Vado un Julius Petrus Ludovicus filius M. Hieronymi pictoris de
Carpis ( si noti bene , e non de Carpo ) ex parr. s. Andree etc. 19
Junii 1539; ed in quelli della cattedrale al 19 Decembre 1543, Anni
bale et Andrè fiolo de M. Girolamo da Carpi pictore; il compare fu
M. Jeron. Canan, e Terzo de' Terzi ( l'Architetto ). Nel 1550 gli E
redi Beltrami fanno istanza al Giudice de' Savj per trasporto di colta
ossia tassa de M. Girolamo da Carpi pitor. Noterò per una strana
incidenza un Girolamo da Carpi (forse non di cognome, ma di quella
Città ) decapitato in Castello per ribellione nel 1528 ( Vacchi, Mss :
cronaca To. V. N. 205 ) (1).
1513. Dice il ch. Conte Laderchi nella sua Pittura ferrarese, par
lando di Giambattista Benvenuti detto l'ortolano,- io sarei stato mille
volte tentato a supporre che non avesse esistito se non di nome- spe
cialmente in causa della varietà di stile delle diverse opere , che a
(1) Il Carpi dipinse il ritratto di Anna sorella di Alfonso II d' Este , come ci
dice Lilio Gregorio Giraldi ne' suoi poemi giovanili- De imagine Annæ Estensis
Principis
« Quare hæc tantula pars decoris Annæ
Quæ Carpi poluit manu reponi ».
594
lui vengono attribuite; avendo già detto prima- Quel solo che pare
sicuro si è che visse presso uno Zio di nome Pietro, architetto ecc.
E ben fece a dir pare : giacchè all' articolo Architetti comprovai che
al tramontare del secolo XV vi fu un Maestro Benvenuto detto dagli
Ordini, perchè ebbe parte nella costruzione degli Ordini o dadi della
Torre campanaria della Cattedrale; che figli di lui furono Pietro ' ar
chitetto , e Giovanni Benvenuti detto pure dagli Ordini e capoma
stro muratore ( che un tempo equivaler potea pure ad architetto ); e
che figli di Giovanni furono Teofilo , Francesco ed Alberto. Quindi
Pietro fu bensi architetto , ma fratello e non zio di Giovanni ; e
Giovanni fu capomastro muratore e non pittore. E convengo pure
nei dubbj insorti al chiarissimo conte Laderchi sullodato , come
già dissi nelle mie Memorie intorno al Tempio di S. Francesco ( pag.
83 ) , dove soltanto volli accennare che sino dal 1448 esisteva in
Ferrara un Benvenuto Ortolano del fu Giovanni, ed ora solo aggiun
gerò come la famiglia Benvenuti abbia sempre continuato ad esistere,
trovandosi del 1515 un Bernardino di Antonio Benvenuti, e nel 1531
uno Zeno, un Lodovico ed un Luca, tutti figli del fu Bartolomeo Ben
venuti. Ma è sommamente strano che giammai alcun documento sia
capitato, relativo a questo che sarebbe stato si distinto pittore, in un
tempo in cui anche i contratti di pitture faceansi con rogiti di notaro.
1516. Nei registri dei pegni presso gli ebrei, al 1571, si trova no
tato molte volte Jacomo de' M. Andrea Tacha depintore; ma basterà
una sola partita- Jacomo etc. uno manto negro impigna lire tre e
stima lire quatro e soldi diexe ecc.- Qui non si scorge se la quali
fica di pittore applicar si debba a Giacomo o ad Andrea ; ma certo
è che uno di loro lo era.
0
1517. Dimorò in Ferrara fra Bartolomeo da san Marco , come si
ha da lettera del 14 giugno al Duca Alfonso I, nella quale sta scrit
to : Con questa anchora mando una testa del Salvatore alla Illma
Signora ( Lucrezia Borgia ) della quale, sendo io costi, da epsa fui ri
chiesto. Questa notizia e la pubblicazione della lettera le dobbiamo
al ch. march. Campori ( Relaz. degli studi fatti nell' Arch. Palatino
di Modena, presentata alla Deput. di storia patria nella tornata del 17
gennajo 1862, a pag. 3 ). Intorno a questo celeberrimo artista, detto
anche Baccio dalla Porta, può consultarsi quanto accuratamente e sa
pientemente ne dice il p. Vincenzo Marchesi nelle sue Memorie dei
più insigni pittori, scultori e architetti domenicani.
--
595
1517. Pellegrino di San Daniele , conosciuto più sotto il nome di
Gio. Martino da Udine, stette parecchi anni alla Corte Estense , dalla
quale fu provisionato, e fra gli altri lavori operò una storia di Bacco
pel camerino , dove poi dovea andarvi altro lavoro ordinato a Raf
faello , come vedremo. Non istarò qui a rischiarare l' oscurissimo ar
gomento dei camerini e dei baccanali ; e solo mi basta di far cono
scere la presenza e dimora in Ferrara di quel pittore ( Notizie ine
dite di Raffaello d' Urbino tratte da documenti dell' Arch. Palatino di
Modena, di Gius. Campori: Mod., Vincenzi, 1863, in 4. pag. 7, nota 3 ).
1517. Da questo anno sino al 1534, nel Libro di Cassa delle MM.
di san Silvestro, ora nell'Archivio Demaniale, si trova un M. Ziminian
depintore ; ed in particolare una partita del 1518 per lire 24 m.
1517. Anche di Raffaello da Urbino mi è concesso di dire una
parola. Questo sublime artista fu in intime relazioni con Alfonso I ,
che forse conobbe in Roma nel 1513, in causa dell'amicizia con Lo
dovico Ariosto. Era stato incaricato dal nostro Duca a comprargli cose
antiche, medaglie, teste, figure ; come altresi allogatagli avea lo stesso
Alfonso una pittura, il cui argomento era il Trionfo di Bacco nelle In
die; ma siccome poi ebbe il Sanzio a conoscere che tale argomento era
stato trattato da Pellegrino di s. Daniele, così non volle più farlo, e pro
mise di eseguire un diverso baccanale, che servir dovea pel camerino.
Se non che l'opera non fu mai eseguita , quantunque per tre anni
il Duca lo facesse mille volte sollecitare a mezzo del proprio Amba
sciatore in Roma e di altri distinti personaggi; ed invece n' ebbe in
dono tre cartoni , uno de' quali giunse a Ferrara il 10 novembre
1518. Dicevagli Alfonso...... la pictura la qual sola ci manca a fornir
il nostro camerino ecc. Qui osserverò una cosa, ed è questa : che le
pitture di detto camerino confondere non si dovrebbero coi tre bacca
nali che ora si mostrano ai forestieri; giacchè non potevano essere a
fresco, se anche Raffaello dovea farne uno stando a Roma! (1) Raffael
(1) Li tre Baccanali che ora si vedono, non senza restauri, si attribuiscono due
ai Dossi ed uno a Tiziano; ma non sembra questo il camerino citato da Alfon
so I , sia perchè vediamo che non trattavasi di affreschi, non essendo probabile
che la sola pittura di Raffaele dovess' essere ad olio , sia perchè già vedemmo che
quand' anche l' incendio del 1554 non avesse danneggiato il camerino degli attuali
dipinti , sarebbe questo sempre posteriore , stantechè la sottoposta cucina fu eretta
sullo spaldo nel 1530 , e quindi tredici anni dopo la pittura di Pellegrino, e ' in
carico di Raffaello ( V. all' Art. Palazzi nella prima parte, Palazzo Estense ).
--
596
lo avea già in pensiero di portarsi a Ferrara , ed avea già detto che
voleva venire un giorno a stare un mese con sua Excellentia , e cosi
avrebbe riveduto l' amicissimo suo Ariosto, ch' ei consultava per una
sua pittura chiedendogli notizia delle persone che voleva introdurvi, per
esprimer bene il loro carattere; lo che ben ci dimostra quali e quanti
studi facessero que' sommi artisti e di quanti consigli si prevalessero
perché le opere loro divenissero eccellenti sott' ogni aspetto , anche
estetico e filosofico. Queste notizie le prendo dal pregevole lavoro del
più volte ricordato march. Campori- Notizie inedite di Raffaello d' Ur
bino ecc.
tratte con quel sapere e quella sana critica, di che tante
prove ci diede quest' uomo amantissimo de' buoni studi e delle arti.
1520. Nella Descrizione delle sculture e pitture del Campidoglio ,
compilata dal ch.º Agostino Toffanelli trovasi a pag. 154 al N. 28.
La Madonna col Bambino di Gaudenzio da Ferrara. Noi non avemmo
alcun pittore di tal nome, nè suppongo sia fra quelli a noi incogniti.
Ritengo che sia corso un equivoco e debbasi dire Gaudenzio Ferrari.
Qui ho posto quest' annotazione, non perchè sia l'anno in cui fu e
seguita la pittura, ma come l'epoca la più fiorente di questo celebre
pittor milanese, nato nel 1484 e morto circa il 1550.
1520. In un istromento d'uso delle MM. di sant' Antonio a rogito
di Gio. Battista dal Pozzo, in data del 5 giugno, troviamo notata una
casa confinante con gli eredi di M. Giovanni Maria d' Avento pittore.
1521. Lodovico Mazzolino ebbe a moglie Giovanna figlia di Bar
tolomeo da Venezia pittore e figlio del fu M. Filippo, cittadino ferra
rese della parrocchia di S. M. di Bocche; e la dote fu di lire 250 m.,
come da istromento a rogito di Giovanni Palmieri del 21 novembre
( Archivio notarile ). Da questo atto, e da altri due rogiti di Barto
meo e Francesco Codegori, del 14 giugno 1518, oltre alla paternità
del Mazzolino abitante nella parrocchia di san Gregorio, si ha il se
guente brano d' albero genealogico
Mazzolini Guirino
Fra Antonio
che nel 1499 fa testamento prima di
entrare in Religione, e lascła eredi li
tre suoinipoti: forse non mori chenel
1518, perchè solo in detto anno si pa
garono 1 nipoti suddetti. Questo Anto
nio non è da confondersi con l'altro
Antonius Mazolinus Comensis creato
cittadino ferrarese con decreto Ducale
del 12 gennajo 1526, annotato all' E
stimo nel 1530, e morto nel 1544.
Maestro Giovanni
Lodovico pittore Riccardo detto Ventura Nicolò
Cittadino bolognese e ferra
rese, della parrocchia di san
Romano.
--
597
Osserverò che , se per una parte ciò conferma essere stato un
Giovanni il padre del pittore , non si possa d' altra parte ammettere
ciecamente che fosse quel Giovanni Bastarolo Mazzuoli citato nella
a
nota 1ª a pag. 126, tomo Iº° del Baruffaldi ; nè so perchè si debba
credere che si dicesse Mazzolino per vezzo, essendovi tante famiglie di
questo cognome, e venendo cosi chiamato in pubblici atti ove non si
sarebbe omesso il cognome, apponendovi poscia l' aggiunto.
1522. Da Guasparo de Jacomo Filippo depintore braza 21 de tela verde
fu impegnà L. 3, come impegnò un mortal per mixi 7 Lira una, soldi sete,
dinari dui.
1522. Dallo stesso libro de' pegni risulta Ugizon ( Uguccione) de
Biasio da loro ( dall' Oro ) depintore da S. Jacomo , undese bottuni
d'oro , prezà carati 16 , fu impegna ducati 2. 8, monta ' uxura per
mixi 17 soldi dixenove, e dinari octo.
In altro luogo era scritto
Ugution de Orio etc.
1523. Con rogito di Lodovico Mazzoni e Deodato Bellaja del di
11 maggio Mastro Giovanni del fu Mastro Rodolfo Pasetti , pittore ,
viene investito di un terreno vacuo in via di Mirasole dai coniugi
Lucrezia di Tomaso Pistoja alias Camelli eAnton Maria Giglioli. Que
sto Giovanni non è nominato dai biografi; ma solo un Filippo Pa
setti pittore, il quale nel 1540 tenne a battesimo in S. M. del Vado
il di 5 decembre Baldassare figlio di Francesco Cornacchia. Trovo poi
in un rogito del 21 giugno 1531 di Giovanni Palmieri, ch' ei fu figlio
di Maestro Bernardino , e fece procura in Agostino Pasetti. E cosi
era pure ignoto un Lodovico Pasetti pittore , che nel 16 luglio 1578
venne esentato dall'estimo pro sua persona quia natus est ultra annos
sexaginta suæ etatis.
1527. Del gran Michel più che mortal Angel divino narreró ezian
dio come del 1527 si portasse a Ferrara per istudiarvi le nostre for
tificazioni, per poi munirne Firenze per l'assedio del quale era mi
nacciata e che dovette sostenere.
Afin de se mettre én elat de remplir cette tâche à la quelle rien ne l'a
vait préparé, Michel-ange alla a Ferrara étudier le nouveau genre de forti
fications et de défenses employé par le duc Alphonse : au moment de son
départ, ce prince lui dit en plaisantant: Michel-Ange, vous êtes mon prison
nier; si vous voulez avoir votre liberté , il faut que vous me promettiez
quelque ouvrage de votre main en peinture ou en sculpture. Et Michel-Ange
promit...... ce fut pendant la derniére période du siège, au milieu des com
38
598
bats et du fracas de ' artillerie qu'il pensa a remplir l'engagement. qu'il
avait contracté à Ferrare. Il peignit à la détrempe une Léda qu' il destinait
au duc Alphonse.
Se non che il gentiluomo incaricato alla consegna del quadro
disgusto Michelangelo , che ne fece un regalo al suo allievo Antonio
Mini , ( Notice sur la vie et les ouvrages de Michelange , par Ernest
Breton ecc.; Saint- Germain- en- Laye 1860, pag. 22 et 23 ). E ciò
era pure stato detto e da Filippo Scolari in una sua Lettera ecc., e
dal De Boni nella sua Biografia degli Artisti ecc.; ma il Buonarroti
venne anche del 1529, se il vero ci narrano gli storici fra loro non
totalmente concordi, quando da Castelnuovo di Garfagnana si trasferi
a questa Città, indi a Venezia, dove ricevette dalla Signoria di Firenze
l'invito per ripatriare. Il Dolce poi , nel suo dialogo della pittura ,
narra che, vedendo in corte di Alfonso le pitture di Tiziano, rimase
rapito in ammirazione, esclamando non avere mai veduto che l'arte
potesse giungere a tanto, e che il solo Tiziano era degno del nome di
pittore, ( Mayer Andrea- Apologia ecc. di Tiziano contro le lettere
del Carpani all' Acerbi
Ferrara ; 1820 , a pag. 175 ).
1527. Antonio dall' Argento è nominato dal Baruffaldi come vi
vente nel 1495 ( Tom. II. pag. 389 ) , da non confondersi con Anto
nio da Argenta, di cui dissi all' anno 1498. Ma Gio. Antonio dall' Ar
gento vivea pur anche nel 1527 ; ed il suo cognome era Dianti. Che
vivesse nel 1527, lo abbiamo da una sua ricevuta al Beltrami can
celliere del march. Agostino Villa, di Lire 20. 2, per conto di prezzo
di forzieri dipinti ; ricevuta in data del 5 agosto. Che poi fosse della
famiglia Dianti, lo abbiamo in un contratto di suo figlio pure pittore,
in data del di 8 luglio 1561 a rogito di Antonio Gillino
Uso a
favore di Gio. Francesco Dianti pittore, figlio di Gio. Antonio Dianti,
alias dall' Argento, di alcuni beni avuti per testamento di Lucia del
fu M. Pietro del Sacho , già moglie in primo voto di Francesco Dal
Pane ( Arch. Notarile ).
1528. Un Maestro Albertin da la Mirandola dipintore è pagato
nel 25 novembre per aver dipinto quattordici arme o stemmi a soldi
12 l' una per le festedi Renea di Francia. Questo Albertino fu pure
pagato nel 1529 per dipingere nel palazzo di Schifanoja usci e fine
stre, una camera, l' oratorio della suddetta a liste berettine con incar
nato e azzurro, et per havere reconcià la salla de sopra con la prima
camera de sottovia et per haver finto li marmori con le finestre de la
599
sala, per haver depinto la loza de sottovia, e la loza d' ingresso, e la
camera de cò dela loza ( mem. somministratemi dal lod. march. Cam
pori ). Forse i dipinti della sala sono quelli che spariscono colla
calce nelle pareti di mezzodi e di ponente.
1530. In questo anno fa testamento Bartolomea moglie del fu Mae
stro Ambrogio pittore , figlia del fu Guizzardino, della parrocchia di
san Paolo. Pare che suo marito fosse morto da pochi mesi , perchè
essa dovea esser gravida se lasciava i suoi averi ai proprii futuri figli!
1532. Che Tiziano Vecellio sia stato più volte a Ferrara , non è
da porsi menomamente in dubbio. Egli era compare di Lodovico A
riosto , al quale disegno il ritratto per la edizione del Furioso del
1532, come si ha dalla lettera originale del Verdizzotti ad un nipote
del Poeta, esistente nella comunale Biblioteca , e da mons. can. An
tonelli già Bibliotecario pubblicata. L' Ariosto e Tiziano erano amici ,
dice Valery ( Osservazioni sulla Bibl. ferr. pag. 14 ), e sovente aveano
fatto insieme il viaggio da Ferrara a Venezia, accompagnando il Duca
Alfonso nella sua peota- Ebbe con Alfonso I, soggiunge il march.
Campori ( Notizie inedite su Raffaello ) famigliarità, corrispondenza , e
commissioni di pitture : ricercato con vive istanze venne più volte a Fer
rara, ospitato nella Corte, ch' egli adornò di opere del suo pennello
Ma ben sicuro documento si è la Lettera nova di M.º Agostino Mosti,
stampata nel 1543, per la venuta di Papa Paolo III. in Ferrara, alle
cui feste ei pure il Mosti fu presente
in piazza trovammo uno in
finitissimo numero di gente , et massime di forestieri , de quali dicono
esser venuto a Ferrara più di dieci mila persone..... da Venetia ne ho
conosciuto una gran parte, non pur messer Tiziano , ma infiniti altri ;
mentre poi nella seconda edizione vi si dice- il gran Tiziano (1).
Un quadro al Louvre, che comunemente si ritiene rappresentare Tizia--
no, vorrebbesi ora invece che fosse Alfonso I.
ce tableau
Titien et sa maitresse
On a long temps appelé
mais sans donner à ' appui de
cette dénomination aucune preuve sérieuse —. D'autres croient y voir
le portrait d' Alphonse I duc de Ferrare, e de Laura Dianti sa mai
tresse : hypotese plus vraisemblable ( Pelloquet , Guide du Louvre pag.
29 N. 171. ) In ogni modo volli farne parola, tanto più che il titolo
(1) Nella tornata del 29 aprile 1864 della Dep. di Storia patria in Modena il
ch. march. Campori parlò delle relazioni di Tiziano cogli Estensi , e delle sue di
more in Ferrara, determinandone con esattezza almeno due dal 1516 al 1529.
--
600
dato al detto numero 171 nella Galleria è Titien et sa maitresse. In
quanto alla Laura Dianti ( Eustochio ) non v' ha ora quasi più chi
non sia convinto del suo matrimonio con Alfonso I.
1532. Bartholomio dai Ocelli veludaro , figlio che fo de M. Maurelio de
pinctore descripto in extimo lire quatro soldi septe m. per la colta deli anni
1550 e 1534 есс.
1535. M. Lorenzo del fu Antonio Cartari ( de Cartaris) da Bologna,
pittore, abitante in Ferrara nella contrada di s. Tommaso. Nè il Mal
vasia , nè il Masini, nè lo Zani, fanno di lui menzione: il De Boni
dice ignorarsene la patria, essere italiano secondo alcuni e secondo
altri tedesco stabilitosi in Roma , ma più probabilmente di Reggio ,
dove fiori una famiglia di tal cognome. Ma un' altra ne fioriva pure
in Bologna, ed il summenzionato pittore forse appartenne a quella.
1540. Pare che Cosimo Loschi di Parma figlio di Jacopo , abitante
in Carpi, sia stato in Ferrara dacchè si desume la sua morte da un
rogito qui stipulato in detto anno. Si chiamo anche Pio, avendo otte
nuto da quella nobile famiglia il privilegio di adottarne lo stemma
e di portarne il cognome , come più tardi ottenne , cioè un secolo
dopo , un Giovanni Bonati detto Giovannino del Pio.
1534. Tommaso da Treviso lavorò per l'entrata di Paolo III
in Ferrara nel 1543 : ma ritener conviene che da lungo tempo fosse
già stabilito in questa Città, perchè sino dal 1534 egli vi acquistò una
casa e fu detto cittadino ferrarese. La casa era in via di san Vitale,
e gli fu concessa ad uso dalla Congregazione dei parrochi di cui era
priore don Bernardino Barbuleio parroco di san Pietro. Tommaso ,
nel rogito del 26 giugno di Nicolò Lavezzoli, vi è detto figlio del fu
Domenico ed abitante nel Polesine di sant' Antonio. Nelle feste per
Paolo III era uno dei capi, ossia dirigeva alcuni altri compagni, co
me faceano in altre parti della città Battista Dossi e Girolamo Bonac
cioli detto Cabriletto.
A M.º Tomaso da Trevixe, e compagni depin
tori, per haver depinto l'arco se fato da S. Antonio ecc. ( Archivio
comunale lib. 18 n. 15 ). Ebbe figli, come dai Registri battesimali di
S. Maria in Vado- A 10 Jan. 1540. Lodovica Elisabella filia Tho
mæ de Tarvisio sub parr. S. Vitalis ecc. levata per Mag. Albertinum
Griphum pictorem.- Per cui si vede che dopo il contratto d'uso
fatto nel 1534 era passato alla nuova abitazione da san Vitale.
Altre fedi si trovano in antecedenza a quella del 1540, e cioè del
13 luglio 1533 per Elisabetta Margarita, del di 11 agosto 1535 per
601--
Domenico Girolamo, e del 24 novembre 1536 per Giovanni Girolamo ;
ma in essa vi è la sola indicazione di Tommaso pittore. Io però ri
tengo che sia lo stesso Tommaso da Treviso, e quindi la sua dimora
in Ferrara sarebbe portata anche di un altro anno più indietro.
1535. Di Michele Coltellini esimio artista si conoscono dipinti, ma
non le vicende. Col nome e l'anno avvi un quadretto presso il sig.
conte Antonio Mazza, del 1502; ed una pala d'altare in s. Andrea
del 1506. Alcune altre pitture segnano soltanto l'epoca (una era del
1517), fra cui quella della nostra Pinacoteca, che porta l'anno 1542.
Ma il ch. Laderchi dubita dell' autore, perchè trova il dipinto di ma
niere assai diverse, ed io aggiungerò anche assai meno belle di quelle
del quadro di s. Andrea. Qui riporterò poche parole, ma interessanti,
sul Coltellini, dicendo aversi prove che del 1535 era vivente ed assi
steva ad un atto riguardante la propria figlia. Nei rogiti di Benedetto
Silvestri ( Archivio notarile ) del 21 ottobre detto anno
Honesta dna Eleonora filia Mag. Michælis de Cultelinis , et uxor ex se
cundo matrimonio M. Petri de Bondenariis calegarj (calzolajo) de contracta
S. Gulielmi, agens cum presentia et consensu M. Alexandri ejus fratris filii
dicti M. Michælis de Cultelinis civis et pictoris Ferrariæ , de contracta S.
Clementis , ejus Eleonoræ fratris, majoris ann. vigintiquinque ecc..... Qua
propter Mag. Michael prænominatus ejus dominæ pater, filius Magistri Luçæ,
pictor Ferrariæ ecc.
Ed al rogito sta unita una nota degli effetti dotali, in data del 4
ottobre 1532, che servi forse al primo matrimonio, di tutto pugno e
firmata dal pittore. Comincia- Uno quadro chomo (con) una Madona
con altre figure ecc., segue cogli effetti di vestiario, e termina- Lo
Michjele daj Chortelj depintore schrisse de mja propria mane.
1
Eleo
nora fu moglie in primo voto di Battista Mascarini, di cui le rimase
il figliuolo Alfonso (1).
1) Un M. Michele Coltellini figlio del fu Pietro nel 1451 era Sindaco della
Società o Scuola dei Battuti Bianchi , e nel 1463 a rogiti di Lodovico Arienti
prestò sigurtà al Custode di Castelvecchio per potervi dimorare , promettendo di
non tentare la fuga, dacchè trovavasi in carcere per debiti. Forse fu avo del pit
tore. Altri rogiti si trovano nell' Archivio Notarile stipulati pel Cortellini pittore, fra
i quali uno del 1529 con cui vende una casa al nob. Gio. Fr.ºdel fu Vincenzo da
Bagnacavallo, che compra in nome di Antonia moglie di M.º Francesco orefice ecc.;
ed altro del 1533 con cui viene assolto da un debito di L. 120 per lo prezzo di
un casale da Girolamo degli Agostini Notaro di Mantova , mandatario di Isabella
d' Este Gonzaga Marchesana di detta Città, quale erede di Margherita Cantelmo,
602
1535. Vuolsi che anche il Pippi, conosciuto sotto il nome di Giu
lio Romano, fosse chiamato al servigio di Alfonso I d'Este in Ferrara,
alla qual Corte lasciò molti lavori e disegni ( Castellani Tarabini Fer
dinando; Cenni storici e descrittivi intorno alle pitture della R. Galle
ria Estense ecc , Modena 1854 a pag. 160 ). Ciò che non può mettersi
in dubbio si è ch' egli fu invitato nel 1535 a proporre i restauri del
Palazzo Estense dopo l' incendio del 1532, come già vedemmo nella
1ª parte all' articolo Palazzi-Estense, ove riportai un interessante brano
della lettera da lui scritta al Duca. Ivi feci conoscere gli equivoci
corsi, e doversi ritenere per fermo che si trattasse del palazzo origi
nario Estense anzichè dal Castello, e cosi della delizia di Belriguardo
anzichè di quella di Belvedere; equivoci nei quali era ben facile
d' incontrarsi chi non sia ferrarese , e quindi da non potersene ac
cusare d' inesattezza il distinto biografo del Pippi ch'è il ch.º conte
Carlo d' Arco già lodato. Egli poi soggiunge
Solo sappiamo che forse per non mostrarsi affatto scortese, diede a quel
Signore ( Ercole II ) alcuni disegni, che vennero tessuti in seta ed in oro
nelle Fiandre da Nicolò e Battista dei Rossi valenti maestri in quest' arte.
Ma di que' panni non resta ora in Ferrara memoria (ed è verissimo) perchè
nelle fatali sciagure che poi percossero l'Italia, vennero venduti alla Francia,
ed alcuni toccarono al Signore di Guisa, altri furono posti nella guardaroba
del Re. E gli originali disegni di Giulio, dispersi quà e là, pervennero a private
e pubbliche gallerie, le quali gli ebbero oltremodo carissimi, e come oggetti
di gran conto li conservarono. Furono anzi in seguito tutti posti alle stampe.
Indi alle annotazioni riguardanti tali arazzi riporta i seguenti passi
del Felibien
Une autre tenture qui represente l'histoire de Lucrece, celle des triom
phes de Bacchus, celle d' Orphee, les grotesques , les douze mois qui esto
ient autre fois a M. de Guise, et le ravissement des Sabines, sont des on
vrages tous tissus de soye et d'or.
Il y a ancore dans le garde-meuble
du Roy trois autres tentures de tapisseries qui representent l'histoire de
Scipion, les triomphes de Venus ecc.
Potrebbe darsi però che questi arazzi in parte li avesse portati seco
Anna d' Este moglie del duca di Guisa , ed in parte Renea quando
si ritiro in Francia ! Fra le stampe prese da alcuni disegni di arazzi
fatti da Giulio pel Duca nostro figurano un Chirurgo che attacca le
coppette ad una donna ; tre carte di battaglie ; il riposo dopo la fuga
in Egitto ; una Lupa che allatta Romolo e Remo ; e quattro storie di
Plutone, Giove e Nettuno che si dividono il mondo.
--
603
1535. Nel dicontro anno sortiva un'operetta di Sigismondo Fanti
ferrarese
Thesauro de' scrittori ecc.
i cui intagli in legno si
ritengono di Ugo da Carpi pittore, il quale è della famiglia dei Conti
da Panico , come comprovò con erudito lavoro il ch. Michelangelo
Gualandi ( Bologna, Sassi, 1854 ). Non tanto perchè abbia egli lavo
rato per un ferrarese io vengo a dire alcune parole , ma perchè un
ramo degli stessi Panico trovavasi già stabilito a Ferrara oltre un
secolo prima che nascesse il pittore Ugo ; e tanto più è da ritenersi
dello stesso ceppo, in quanto che anche i nostri erano nobili. Eccone
la prova in un rogito del 1379 di Pietro Pincerna ( Arch. notarile)
Dna Johana filia q. Jacobi de Luzolo ( poi Leccioli ) aurificis et
uxor nobilis viri Jacobi de Panico de Bononia habitatrix Ferrariæ in
contracta S. Martini- stipula assieme a suo fratello Leuzolo de Leu
zoli. Ed a togliere il dubbio che veramente non solo il Leuzolo, ma
bensi ancora il da Panico qui dimorasse, presentasi tosto dopo un altro
rogito degli stessi giorno ed anno- Nobilis vir Jacobus de Panico
lius q. nobilis viri Joanis de Panico de Bononia habitator Ferrarie ecc.
Il qual Giacomo non potrebb' essere quello nominato dal Gualandi
all' anno 1404 ( pag. 6), perchè abitante in Padova. Undiscendente
forse della famiglia stessa nel 1641 ottenne la cittadinanza ferrarese,
nel mentre che trovavasi governatore a Cento; e fu Gio. Giacomo del
q. Orazio Panico conte di Petrella e Castro Falcinio, maceratese (Arch "
comunale, 18 aprile ).
1539. Tutti si accordano in dire che il Pordenone sia morto in
Ferrara, ma lo dicono decesso nel 1540. Il ch.º march. Campori con
sua lettera del 26 marzo 1863 mi assicurava invece che desso mori
certamente fra il 5 ottobre 1538 ed il 22 gennajo 1539: ciò vorrà dire
che avrà rinvenuto nell' Archivio Palatino di Modena dei documenti
tali da provare che nel 5 ottobre 1538 era vivo e nel 22 gennajo
1539 era già morto. Di questo insigne pittore noi non abbiamo in
Ferrara alcuna traccia o memoria : io sarei per credere che , oltre
all' avere disegnato per l' Estense , come racconta il De Boni ( Bio
grafia degli artisti ecc. ) il lungo pellegrinaggio di Ulisse e le fatiche
di Ercole , da eseguire in arazzi , abbia in Ferrara eziandio dipinto
quel superbo quadro che ora trovasi nella galleria di Belvedere in
Vienna, ove Alfonso I sta in ginocchio avanti a s. Giustina, sotto le
cui forme è ritratta Laura Eustochia Dianti (quadro del quale riportò
il disegno miniato Pompeo Litta nella Famiglia Estense , e che fu
604
pure eseguito in litografia in Vienna da Giovanni Krieuber , stampa
di Giuseppe Trentsenski). Le biografie parlano dei nipoti e parenti del
Pordenone, ma non rammentano alcun suo figlio , sebbene ne abbia
avuti cinque, non so poi se maschi o femmine e se venuti adulti
Dipingendo in S. Mariadi Campagna ( a Piacenza) Licinio s' invaghi
perdutamente d' una bellissima gentildonna piacentina, la Dal Pozzo, che ot
tenne in isposa e ne ebbe cinque figli ; se desideri conoscere il grazioso ri
tratto della Dama, va in quella Chiesa, ed osserva la Madonna nel quadro
dello Sposalizio di Santa Caterina..... nella faccia di San Paolo raffigurò se
stesso ; ha severo aspetto , ed atteggiato a maestà ; calvo , fronte spaziosa ,
folta barba e sguardo penetrante. ( Garilli Raffaele ; Pordenone , e Lomazzo
in Piacenza ; ivi 1861 a pag. 15).
Quel Giovanni Maria Licinio figlio di Bernardino, pittore, del quale
si trova segnata la morte in Ferrara nel Necrologio all' anno 1619,
era forse della stessa casa del celebre Gio. Antonio, di cui Bernardino
suo padre fu allievo ; parmi però che se una famiglia de' Pordenoni
fosse rimasta permanentemente in Ferrara dal 1539 al 1619 esercitan
dovi l'arte della pittura, non se ne sarebbero perdute affatto le trac
cie , com'è avvenuto (1).
1538. Un Alberto pittore del 1535 della contrà di santa Croce ;
ed un Alberto pittore ed orefice , che segnò un suo quadro- Al
bertus Ferrariensis aurifex pinxit 1502-, si trovano citati nelle note
ed aggiunte al Baruffaldi. All' ultimo di questi dovrebbersi riferire le
fedi battesimali del 10 novembre 1538 , e del 16 decembre 1548 ,
dalle quali risultano i battesimi di Giulio Cesare e di Ginevra suoi
figli. E siccome del 1536 vi era un Alberto Ferrozzi o Ferrocci pit
tore, cosi si potrebbe dedurne che fossero una stessa persona , ossia
che Ferrozzi fosse ' Alberto di che parliamo. Un' osservazione per
altro mi occorre di fare : Se del 1502 era già pittore provetto, come
poi avea figli nel 1548 ? perchè dandogli al minimo la età di venti
due anni, nel 1548 ne avrebbe contati sessantasei, età nella quale si
possono bensi , ma non tanto facilmente , far battezzare dei proprii
figli. Nè potrebbesi sospettare che fosse Alberto Fontana modonese ,
che del 1543 lavorò in Ferrara per le feste fatte al pontefice Paolo III,
(1) Forse con più ragione potrebbe sospettarsi che fosse figlio del Pordenone
quell' Attilius Regilius ( il pittore chiamossi anche Regillo ) che Gio. Battista Giraldi
Cinzio disse discipulus meus nel suo manoser. In obitu Ill. Alfonsini Atestini
Alumni mei, morto di anni 16 nel 1547
( Cod. nella Com. Biblioteca ).
--
605
giacchè nel 1542 era peranche in Modena sua patria , ove fu scelto
ad uno degli arbitri per quistione insorta per un quadro di uno dei
Dossi ( Campori Catalogo ecc. pag. 190 ).
1542. Il Baruffaldi ( To. II pag. 390 ) fa cenno di un Sigismondo
Pecenino nel 1547; ed io trovo del 1542 , in un rogito del 7 maggio
di Aurelio Roiti , che un Maestro Agostino Pezzenini pittore , figlio
0
del fu M. Francesco, fa testamento. È detto cittadino ferrarese della
contrà del Polesine di sant' Antonio, marito di Lucrezia figlia del fu
M.º Domenico Torbido Agrimensore ; la madre sua avea nome Giacoba;
mori senza figli e lasciò i suoi averi ai proprii fratelli M. Girola
mo, Giovanni e Cesare. L'atto fu rogato nella sacristia di sant' An
drea; lo che dimostra ch' egli era sano anche di corpo.
1545. Dai libri giornali dell' Archivio comunale si ricava la esi
stenza in questo anno di due pittori : l'uno è M.º Antonello pagato
per aver dipinto alcune banderuole ; l' altro M. Bartolomeo Zoppo
mantovano , descritto qual debitore per tasse verso il Comune.
1546. Non mi si accusi di temerità se ardisco di portare una ri
voluzione alle memorie che riguardano i due fratelli Dossi; ma io ne
0
prendo tutto il coraggio da incontrastabili documenti, quali sono i
rogiti dell' Archivio notarile; rogiti che in parte già furono conosciuti,
ma non abbastanza esattamente interpretati. Ora intendo di provare
che Dosso Dossi ebbe nome Giovanni, che mori non più tardi del 1546,
e prima di suo fratello ; che questi ebbe nome Battista , e mori sul
cadere del 1548; di modo che , rovesciato l'edificio dei precedenti
biografi, cessa pur anche la maraviglia se Battista fece testamento a
favore del Duca, anziché del proprio fratello,
Il rogito di Giovanni Palmieri del 31 maggio 1546 è una
Cura pro Dna Lucretia , et Dna Delia sororibus et filiabus q. Magistri
Dossi. Die ultimo mensis Maj, Ferrariæ in domo hæredum infrascripti quon
dam Magistri Joannis nuncupati M. Dosso, posita in contracta buccæcana
lium, in loco vulgo dicto in la contrada de la Colombara, præsentibus etc.
Honestæ adolescentes Dna Lucretia, et Dna Delia sorores et filiæ quondam
ac hæredes pro suis duabus partibus ex tribus quondam Magistri Joannis de
Lutero pictoris, cognominato M. Dosso, olim civis Ferrariæ , soliti habitare
in contracta buccæcanalium, minores ann. vigintiquinque, majores tresdecim,
videlicet ea Dna Lucretia ann. sexdecim, et ea Dua Delia quatuordecim etc.
Adunque nel 31 maggio era già morto il pittore Giovanni Lutero
detto Dosso , padre di Lucrezia e di Delia. Ma qui appunto cadde
606
I equivoco sino ad ora non avvertito. Veggendo un Giovanni ed es
sendosi sempre parlato di un Dosso Dossi e di un Battista Dossi , si
è creduto fin ora che questo defunto pittore fosse Giovanni Battista.
Ora per far vedere che erano due persone distinte fra loro , eccoci
Battista vivo e curatore delle nipoti.
Honesta mulier Dna Martia (terza figlia del Dosso) filia q. et hæres pro
sua tertia parte olim Magistri Ioannis de Lutero alias de Costantino , vulgo
nuncupato Maestro Dosso ( si badi bene che qui non dice Battista, ma Dosso),
et uxor Mag. Baptistæ de Bertolino fructaroli, et civis Ferrariæ, cum præsen
tia, auctoritate, et consensu præstantis viri Magistri Baptistæ de Lutero alias
de Costantino q. Nicolaj , pictoris , et civis ferrariæ de contracta buccæca
natium, ejus patrui, et sic ejus proximi consanguinei a latere paterno etc.
vi si dice
Quindi era vivente un Battista senza che si dica di lui co
gnominato Dosso, che abitava pure in Boccacanale, che era Zio delle
stipulanti ; e lo era dal lato paterno; e quest' uomo era pittore , e
riceveva dal notajo il titolo di prestante. E cosi pure in altro rogito
Honesta mulier Martia filia q. prestantissimi Magistri Jo
anis de Lutero alias de Costantino, vulgo nuncupato Maestro Dosso ecc.....
præsentibus S. Hieronymo de Monferrato q. Mag. Petri, et M. Camillo
pictore ( forse il Filippi ) ecc.- Dunque Giovanni, detto M. Dosso ,
riceveva il titolo di prestantissimo nell' arte sua, a differenza di Bat
tista , che lo troviamo chiamato solo prestante. E tutto ciò si ripete
in molti altri rogiti, fra quali uno del 9 ottobre di detto anno 1546,
con cui le tre sorelle assolvono M.º Francesco de Barberiüs lanarolo
da un pagamento ecc. Dalle ricerche poi che il già ripetuto marchese
Campori ha fatte nell' Archivio Palatino di Modena si ricava esservi
menzione dei Dossi sui registri dei pagamenti , come appresso : di
M. Dosso, la prima volta nel 1524, e l'ultima nel 1544, mentre poi
del 1547 vi si nominano i suoi eredi ; ma si noti bene di
Dosso, e non di Battista.
0--
M.°
Infatti vedemmo che Giovanni vulgo nun
cupato M. Dosso era già morto al 31 maggio 1546. Di Battista
poi, sempre annotato con questo nome , si ha un pagamento a suo
favore nel 12 settembre 1548, mentre nel 24 del successivo decembre
si vede registrato un pagamento a due facchini per haver tolto di
casa del q. M. Battista de Dosso due botte de vino de sua Signoria
( Don Alfonso d' Este). Adunque il quondam Battista più non esi
steva , e la sua morte devesi ritenere fra il 12 settembre ed il 24
decembre dell' anno 1548. Infatti del 1547 nel 15 settembre com
--
607
pariva pure quale assistente alle nipoti
Idcirco predictus Mag.
Baptista de Lutero alias de Costantino, quondam Nicolaj, pictor, et civis
Ferrariæ ecc. La moglie di Giovanni detto M. Dosso , ebbe no
me Giacoma, come da istromento del 15 marzo 1557, col quale Lu
crezia una delle figlie e moglie di Giovanni figlio di Domenico Fal
lati notaro in Codigoro fa mandato di procura a....... per ricevere la
parte di eredità spettante a detta sua madre vedova di Giovanni de
Lutero pittore detto M. Dosso ; per cui pare che Giacoma morisse
in detto anno 1557. Delia poi fu moglie di Ottaviano dei Guidoni
beccajo. Giovanni detto M. Dosso fece testamento a rogito del Can
celliere ducale Battista Saracca nell' agosto 1541 , come da citazione
fattane nei rogiti di cui sopra , ma non si trova nell' Archivio nota
rile. Abbiamo pure veduto come Giovanni padre delle tre sorelle sun
nominate , e Battista , ambidue pittori l' uno prestante e l'altro pre
stantissimo fossero indubitatamente fratelli , dicendosi di Battista
patrui et prox. consanguinei a latere paterno-, e cosi pure come padre
di essi loro fosse il Nicolò le tante volte ripetuto in varii istromenti.
Avea quindi ragione il biografo Girolamo Baruffaldi nel dirli figli di
Nicolò, anzichè di Evangelista , e perciò non è a rimproverarglisi di
aver fatto alcun cambio. Nè vorrò dilucidare come Nicolò Baruffaldi
trovasse fra i morti un Dosso ' Evangelista pittor celebre morto del
1548 , e sepolto in san Polo (1) : a me bastano i riferiti documenti ,
che ognuno può leggere nel pubblico Archivio de' Notaj, e che par
mi abbiano bastantemente gettata luce su tanto importante punto
della vita di questi due pittori. Certo è solo che di un Evangelista
Dossi, che vuolsi figlio di Battista come appresso, e forse quello che
venne detto Dossazzo, è notata nel pubblico Necrologio la morte nel
di 6 luglio del 1586. Mag. Evangelista de Dossis pictor in ecclesia S.
Salvatoris, sepultus ecc.- Ognuno vede poi come cada affatto tutto
ciò di che s' incolpa Battista, cioè di essere stato ingrato al fratello ,
nemmeno incaricandolo a dargli sepoltura, chè ciò lasciò a disposizione
di Don Alfonso ecc., per cui non commise ingratitudine, essendo stato
preceduto dal fratello nella tomba. Dice lo stesso Baruffaldi ch' ei
mori del 1549, e noi vedemmo che al 24 decembre del 1548 era già
morto. Questa è lieve differenza ; ma ben di peso è quella riguardo a
suo fratello, che, morto prima di esso, si vorrebbe decesso circa il 1560,
(1) Baruffaldi; Vite dei pittori, to. I, pag. 250, nota 2.
608
donandoglisi cosi oltre a quattordici anni. Cessa pure la meraviglia e
spressa dall'annotatore (pag. 272 nota 1ª) perchè Battista, che avea
tre figlie , lasciasse i suoi averi al Duca; giacchè vedemmo che le
figlie erano appartenenti a Giovanni suo fratello, e ch' egli nella sua
qualità di Zio paterno le assisteva nelle stipulazioni. A me piuttosto
fa meraviglia come Battista non lasciasse la sua eredità ad Evange
lista ( del quale citasi la morte nel 1586 ), che il Baruffaldi asserisce
aver egli avuto dalla propria moglie Virginia Salimbeni ( e scannato ,
come dicesi , dalla propria moglie donna di vil condizione ) , mentre
poi dichiara , ignaro delle tre femmine succitate , che il solo Battista
suddetto entrò nel nodo maritale. E qui pure cade la nota 1ª pag.
291, dove dicesi che Vangelista si troverebbe nominato insieme alle tre
sorelle , perchè si ripete ch' esse erano figlie di Giovanni , e non di
Battista.
Ma non ho finito : mi si potrebbe opporre un dubbio. A
pag. 290 ( tomo I ) si riporta dal Baruffaldi una lettera scritta nel
1554 da Alfonso d' Este ad Alfonso Trotto ambasciatore del Ducadi
Milano in Ferrara intorno alle molte faccende che avea questo insigne
artefice, da che dedurre si può quanto fosse adoperato e stimato
Molto magnif. S. Alfonso amabilissimo
Alla relazione di colui del Dosso, di che la S. V. mi fa instanza, le posso
dire che segondo che intendo da altri, chè da me non le so dire molto di
lui : egli fa un ritratto al S. Duca nostro, et ha molto tempo che gli è
attorno. A me fa il simigliante, e più dì sono ni di l'uno ni di l'altro per
anco s'è spedito. Insomma per il pubblico odo, che lavora, e questo è quan
to le ne posso fare fede ecc.....
Mi si domanderà ; qualunque sia dei due Dossi, come poteva la
vorare, se ambedue erano già morti da lungo lempo ? Io risponderò
che ai documenti non si fanno eccezioni, e i documenti sono là da
potersi esaminare da chiunque lo voglia; mi si mostri la lettera del
l' Estense al Trotti, e forse vedremo che vi sarà errore nella data :
forse potrebbe dire 1544 ! Ma sino a che non potrò leggerla se non
stampata un secolo e mezzo dopo che scrisse il Baruffaldi, che visse
un altro secolo e mezzo dopo i Dossi, mi si permetta ch' io rimanga
nella mia opinione. Aggiungerò finalmente che già nel 1550 gli Eredi
de M. Dosso depintore sono fatti debitori nel libro del Terratico di
alcune lire verso l'esattore Girolamo Contugo : dunque ancor questa
partita originale che serve ad ulteriore documento ci accenna già
morto nel 1550 M. Dosso. Ad una Laura Maria di Dossi dell' Ordine
---
609
di S. Guglielmo si fa elemosina di lire 2 nel detto anno 1550. In
quanto alla famiglia Luteri , se ne trovano memorie non poche , fra
le quali un Francesco nel 1568 ; e ne vennero anche altre famiglie
in Ferrara, ove ottennero la cittadinanza nel 12 giugno 1620 li fra
telli Lutero e Romano de' Luteri di Cremona.
Un brano d' albero genealogico può farsi come segue :
Nicolò Lutero alias de' Costantino
1
Giovanni pittore
detto Maestro Dosso
Delia
Lucrezia
Marzia
Ora venendo alle pitture, Battista lavorò
Battista pittore
Evangelista (?)
pittore detto Dossazzo
negli archi trionfali per
la venuta a Ferrara del pontefice Paolo III nel 1543
Vui spectabile messer Piero Maria de Fino M. del chonto general del
chomun de Ferrara fati dar e pagar lire sette m. a M. batista de dosso, e
a M. Camillo ( Filippi), dipintori e compagnij per resto de' suoi avancj per
le hopere loro ch'anno posto a dipingere li archi e porte furno fate per la
venuta de la santità di nro S. papa paulo iii in questa inchlita cita di Fer
rara adì 24 Aprile delo anno presente 1545, et per resto de carta.
così pure )--
(E
A M. Batista de Dosso, a M. Camillo, e compagni per ha
ver dipinto la intrata del Cortil novo.
Ali diti: l'Arco fato dala fontana
etc..... dal Saraxino..... la porta del ponte de San Zorzo, et de fora..... Arme
papale num. sesanta ecc.
Ed eziandio da un' altra lista del 10 maggio risulta come cor
ressero pericolo di accopparsi
Et a M. Franc. Bochalaro per haver dato tre chadinele , et per haver
dato schudele 23 rosse, et per haver dato oto schudloti grandi, schudloti sei
picoli, e quisti per metre drento più cholurj, e dite chadinele , e schudele,
e schudeloti se roto tuto perchè cascho larmadura e schudele e schudeloti
se roto e loro se rompe quasi el cholo, monta le schudelé ogni chossa etc.
( Archivio Comunale lib. 18 n. 15 ).
1549. Da un' istanza fatta al Comune dagli eredi Saletta nel 1575
risulta che un Giovanni Saletta dipintore , padre ed amministratore
di Francesco erede proprietario del q. Alfonso Cuogo d' Alfonso d'Este,
mori di peste nel 1549. Ma un altro Saletta Giovanni fu medemamente
pittore al finire del secolo decimosesto, perchè del 1599 dipinse una
610
prospettiva nella villeggiatura di Giulio Moro in Boara, ed altra nella
casa di suo fratello mons. Camillo , come da dichiarazione dello
stesso Giulio in data 15 luglio 1600.
1560. Il Baruffaldi , parlando del pittore Sebastiano Filippi detto
Bastianino, viene a dire che fu figlio di Camillo e fratello di Cesare,
ambidue pittori pur essi. Il seguente documento ce ne darà una in
dubitabile conferma, oltre di che ci farà conoscere una nuova circo
stanza relativa al loro impiego presso Francesco d' Este
Molto Magnifico S. Gio. Antonio Rondinelli Judice degnissimo dei xij
Savij del Comun de Ferrara.
Camillo de Filippo depintor si ritrova esser
sta gravato alle colte celate in dicto Comune per la sua persona, et per la
persona de Bastiano e Cesar, suoi figlioli. E perché esso supplicante insieme
co' detti suoi figlioli sono sempre stati al servitio delo Illm. S. Francesco
de Este, come se ne farà fede a V. S., suplica quella voglia esser contenta,
che li sia canzellato la predicta gravezza dela predicta persona, et de quella
deli predicti suoi figlioli , attento che ancora stano al servitio del predicto
S. Illm. S. Don Francesco, e anche che dicto suplicante è di età oltre li
anni sexanta, come la effigie sua lo dimostra, et hoc de gratia
Gio. Antonio Rondinelli.
Fiat
La supplica non è autografa, ma bensi autentica, di carattere di
Antonio Gillini notaro dell' Officio al trasporto degli Estimi : spiace
però il non potersene determinare l'anno preciso, non essendovi la data.
Il Rondinelli fu Giudice dei Savj dal 1560 al 1571, e solo col confron
to di altri registri si verrebbe a conoscere che la registrazione +++++
appostavi equivaleva al 1568. Ora veniamo ad altro.
Che Sebastiano Filippi avesse pure il soprannome di Gradella, non
potrà porsi menomamente in dubbio, daccchè il Baruffaldi riporta la
registrazione fatta del 1554 sui libri dell' Arciconfraternita della morte
di lire 50 a favore M. Bastian Gradella di Filippi pittore, vedendosi
qui ambidue li pronomi. Ma soggiunge lo stesso Baruffaldi persuadersi
che derivasse a lui ( Bastiano ) il soprannome di Gratella , portato a
vendo a Ferrara la prima volta quest' uso ( di graticolare ). Doman
derei primieramente se , stando al Baruffaldi che lo dice nato del
1540 , poteva poi Bastiano del 1554 aver dipinto il Confalone per
l' arciconfraternita della Morte , essere andato ed avere studiato in
Roma, ed essere anche ripatriato ? ma riteniamo pure che sia nato ,
come dissero l'abate Cesare Cittadella ed il Lanzi , nel 1532 ( ve
dendosi da una fede battesimale di S. M. in Vado la nascita di
suo fratello Cesare nel 7 febbraio 1536), si potrà dire per questo che
il graticolare i disegni gli guadagnasse quel soprannome? La famiglia
Gradella è antichissima in Ferrara , ed ebbi a riscontrarne io stesso
individui in ogni tempo , fra i quali citerò un Mag. Jacobus a Gra
delis murator del 1401 ; un Bartholomeus a Gratellis filius q. Antonii
nel 1481 ; un Bastianus a Gradellis nell' Estimo dei Borghi del 1494 ;
un Pietro dale Gradelle nel 1522; un Antonio Maria nel 1549 ; un
0
Sigismondo nel 1558 ; un altro Sigismondo nel 1577; e quindi una
serie non interrotta per quasi due secoli. Ma ciò che più deve mara
vigliare si è la esistenza di un Bastiano Gradella pittore contempo
raneo al Filippi. Ne diedi già le prove con la lettera che stampai nel
1853 diretta al ch. Michelangelo Gualandi , e quindi ora non la ri
porterò qui per esteso ( veggasi la Gazzetta ferrarese n. 63di quel
l' anno, donde fu estratta ): mi limiterò a riassumerla per sommi
capi. Qualunque fosse l'anno di nascita di Bastiano Filippi , è certo
però che nel 1600 ebbe un compenso dal Comune per contracambio
dell' emolumento che luj riceveva d' una chiavica concessagli dal già
Illm. Co. Galeazzo Tasson d' ordine de S. Altezza , e che gli fu data
sotto il 12 gennajo 1598 , e furono lire 57 ( Archivio comunale lib.
33 n. 79 ); com'è in pari tempo certissimo che mori nel 23 agosto
del 1602 , comprovandolo il pubblico ed originale Necrologio che lo
pone sepolto nel susseguente giorno- Die 24 Aug. 1602. Bastianus
de Philippis pictor sepultus est in Ecclesia S. Mariæ a Vado per Her
culem Azzolinum libitinarium.
Dice pure il Baruffaldi che Cesare
dopo non molto tenne dietro al fratello, ed in questa guisa ebbe ter
mine questa famiglia di pittori ecc., per cui si vede che non presero
moglie e non lasciarono prole. Già vedemmo un Bastiano Gradella
del 1494, che non potrebb' essere il pittore Filippi : ma la Maria E
lisabetta figlia di Sebastiano Gradella, battezzata in S. Maria in Vado
nel 12 giugno 1562, potrebb' esser figlia del pittore s' egli non ebbe
prole ? Eppure lasciamo andare ancor questa, dacchè non vi ha l'ag
giunto di magister o di pictor. Ciò che interessa è il vedersi già
morto nel 1567 un Bastiano Gradella pittore; ed è tanto vero che
Elisabetha Vidua già moglie de Bastiano Gradella pittore è gravata in
comune per colte celate de certe casette ch' affitta dapoi la morte del
marito ecc., e chiede di esserne esentata ; esponendo poi come abbia
quattro figli, tre de' quali alla morte del padre erano piccole figliole ,
come attestava Lorenzo Tristani esecutore testamentario. Ed a persua
611
--
612
dere sempre più il lettore del mio asserto , voglio dirgli ancora che
quel documento, da cui desunsi le notizie ed esistente nell' Archivio
comunale , non ha data, per cui mi si potrebbe fare un'eccezione :
ma io risponderò che il decreto è del Giudice de' Savj Rondinelli , e
che la registrazione è segnata ++++. Ebbi a dire che il libro +++++
corrisponde all' anno 1568, e quindi la istanza segnata di registra
zione a sole quattro croci corrisponde al 1567. Nè sono ancora con
tento , e voglio discendere sino all' ultima possibile prova. Giovanni
Antonio Rondinelli fu Giudice de' Savj dal 1560 al 1571 e dal 1595
al 1598.
L'istanza deve riferirsi al primo periodo , perchè del
1598 essendosi già cangiata forma di governo, erasi pure cangiato il
metodo contabile della comunale amministrazione: ma quando ancora
suppor si potesse la istanza essere stata fatta nell' ultimo anno del
secondo periodo, non pertanto precederebbe di due anni il compenso
sopraccitato per la Chiavica , e di quattro anni la morte del pittore
Sebastiano Filippi. Quindi furono due persone distinte e due diversi
pittori Bastiano Filippi detto Gradella e Bastiano Gradella.
Camillo lavoro con Battista Dossi negli archi fatti per la venuta
del Pontefice Paolo III in Ferrara nel 1543, ed altresi negli altri or
namenti eseguitisi per la creazione di Alfonso II nel 1559.
AM.°
Chamilo pitore schudi diexe d'oro per sua merzede , fa la soma de
lire trenta ecc. Ma in questa seconda occasione lavorò pure secolui il
figlio Bastiano
0
E a M. Bastian dale gradelle pintore per havere lavorato al porton fato
fare suso la giara da la montagna ecc. E al dito Lire zinquantasete m. per
haver lavorà al archo fato da chasa de Alfonsino Troto , et al archo fato
suso la giara da la montagna ecc.
Che se pure si volesse dire non sapersi quale dei due da me ac
cennati di nome e cognome Bastiano Gradella sia stato l' operante ai
detti archi , osserverò come ragion voglia che si ritenga pel Filippi,
stantechè trattasi di lavoro in cui operava suo padre Camillo.
1543. Agli archi per la venuta di Paolo III a Ferrara nel 1543
non operarono solo pittori ferraresi , ma bensì ancora forestieri di
stinti, ed in particolare Modonesi
Vui spectabile M. Pier Maria de fino mistro del conto gienerale del Co
mun de Ferrara peritissimo fati dar e pagar la infraschrita quantita de dinari
all' infraschriti dipintori modonesi, li qualli sono venuti da Modena a dipin
gere ne lo arco che se fato da la fontana, et al arco del Saraxino , quali
--
613
archi se fati per la venuta de laSantita di nro Sig. papa pavolo iii in questa
inchlita Cita di Ferara cominciorno adi 17 Aprile 1543 e finete adi 21 dito.
I quali artisti modonesi erano i seguenti :
A M. Zoane Tarasco dipintor per opere N.`quatro in ragion de soldi
vinti m. l'opera monta le sue opere Lire quatro. A M. Alberto Fontana....
a M. Ambroso Canalino...... a M. Ludovigo Brancolino..... a Zoane Branco
lino ecc. ( Archivio comunale lib. 18, N. 15).
Di tre Taraschi parla in genere il Vedriani, ed in particolare parla
del Fontana dicendoci ( a pag. 69, pitt. mod.) che nel 1537 dipinse
in patria con Nicolò Abate. Valorosi pittori sono chiamati dal Tira
boschi il Tarasco ed il Fontana , dicendo però che quest' ultimo non
sorti mai dalla patria; il che è contraddetto dai riportati documenti.
È questi pure lodato dal Borghi ( Duomo di Modena ecc. pag. 115 ,
nota ecc. ). Dallo stesso Tiraboschi si loda eziandio Ludovico Bran
colino , dicendolo compagno al Fontana nel dipingere la Residenza
comunale di Modena. Degli altri due , cioè Giovanni Brancolino ed
Ambrogio Canalino, non trovai memorie di sorta.
1544. Dai registri battesimali di s. Maria in Vado si ha un Mat
teo pittore, che nel 18 maggio presenta al sacro fonte il propriofi
glio Francesco- Rinaldo.
1546. Nelle note al Baruffaldi si cita un Luca fiammingo, che u
nitamente al Garofalo nel 4 gennajo tenne al sacro fonte un bambi
no Ercole figlio del pittore Gio. Battista di Rusuti. Il fiammingo però
non è Luca di nome, bensi di cognome Lera. ( Nell' errata-corrige
alla fine del II. volume fu fatta la correzione ).
1551. Qui sopra vedemmo nominato Giambattista di Rusuti. Già il
ch. march. Campori nel suo Catalogo ecc. ( pag. 201 ) fa menzione
di un pittore Giambattista da Ferrara operante nel 1563 con Fabri
zio Orsi nel casino di sopra presso Novellara , e fa travedere il so
spetto che sia quel Battista pittore della cui figlia Silvia si vede anno
tata la morte nel Necrologio al 7 decembre 1590, e che nel 1597
trovasi citato come possessore di una casa in via delle Chiovare : co
me altresì mostra sospettare che possa pur essere il Gio. Battista Ber
lingieri detto il ferraresino vivente nel 1600 , menzionato dallo Zani,
e taciuto dal Baruffaldi. Ma siccome il ferraresino è Camillo Berlin
gieri, che venne cosi chiamato in Venezia, così è da ritenersi che lo
Zani abbia equivocato nel nome, e che Gio. Battista Berlingieri non
abbia mai esistito. Esiterei poscia a credere che il Gio. Battista da
39
614--
Ferrara del 1563 fosse quello stesso del 1590, e meno del 1597. In
clinerei piuttosto a giudicare che fosse Giambattista de Rosuti, che
facea battezzare il figlio Ercole-Tomaso a S. M. in Vado nel 1546.
1571. Da questo anno al 1618 si trovava in Modena il pittore
Cesare Pigozzi ferrarese, che nel 1597 fece per L. 52 un' immagine
di G. Cristo per la Confraternita di S. M. della Misericordia in Carpi.
Egli andò a porre domicilio in Carpi per assumere la cura delle figlie
del suo parente Sebastiano Pigozzi capitano del presidio di Carpi, morto
nel 1570 ( Campori, catalogo ecc. pag. 370 ). Fu Cesare ascritto alla
cittadinanza di quella città nel 1575 , e nel susseguente anno sposó
Francesca Giudici alias Storti: finalmente, nel 20 decembre 1618 fece
testamento. E nello stesso modo prosegue il lodato march. Campori
a darci notizia di altro pittore della stessa famiglia , quale fu Iacopo
Pigozzi operante nel 1590, morto nel 1610 il sei maggio, come dalla
Cronaca dello Spaccini, ove si dice
Muore in Carpi Iacopo Pigozzi
pittore e soldato; il che poi confermasi dal Necrologio.
Dai registri matrimoniali della Cattedrale ( di Carpi ) risulta che Gia
como del fu M. Antonio Pigozzi sposò nel 1591 Vittoria Bianchi, dalla quale
ebbe tre figli, Gio. Battista , Giulio e Antonio gemelli , l'ultimo dei quali
continuò la famiglia in Carpi sino al secolo XVIII in cui rimase estinta
( Campori, pag. 371).
Ora posso aggiungere che , essendo il pittore e soldato Iacopo
Pigozzi figlio di Antonio, sembra questo Antonio essere quello stesso
che nel 1554 firmava in Ferrara un ordine di pagamento relativo
alle prigioni, e firmava in nome di Giovambattista dito fra pigoscio o
pigozzo, ch' era capitano delle carceri, come da moltissimi altri or
dini si vede : e forse questo Gio. Battista fu lo stesso ch' era padre
all' altro pittore Cesare. Si scorge, oltre alle combinazioni dei nomi ,
anche la stessa professione o aderenza alle carceri tanto in Carpi
quanto in Ferrara. Tralascio di dare un brano d' albero genealogico,
perchè tuttociò che ho detto non è che induzione , sebbene forse
poco lungi dal vero : basti averne fatto cenno pel caso che un qual
che altro atto ci porga l'anello di congiungimento. In quanto alla
famiglia Pigozzi trovavasi già in Ferrara nel 1415, in cui un Mastro
Paolo Pigozzi da Cadalto cittadino e abitante in Ferrara, del fu Mat
teo, stipulò un contratto a rogito di Nicolò Bischizzi ( Arch. notarile).
1553. Un Maestro Tommaso dipintore operava nel 1553 dodici
banderuole per le prigioni. E nel 1559 lavoro per le feste della crea
615
zione di Alfonso II assieme a Domenico suo figlio, non che agli altri
modonesi Giacomo ed Oliviero padre e figlio Busso o Buxo (ο Busi).
It. a certi pittori modonesi de commissione ecc. e ali pitturi che venuti
a frara a depinzere l' archo fato suso la zuecha da lostaria dala champana....
Item fati dare et pagare lire dodese m. a M. tomaso depitore, e quisti per
chè luj ha lavora a dì et nut a bixogno de depizre e fare gli fustoni.
It. lire trenta m. a domenego fiolo de m. tomaxo depintore ecc.
Nè può dubitarsi che il figlio Domenico non fosse pittore, perchè
It. a M. Domenego e compagni pituri da Modena, e quisti etc.
It.
pezze d'oro N. 150 a soldi 6 ' una per dar a M. Jacomo modonese pittor
per far due arme ducale , et pagare lire quarantatre m. a M. Uliviero de.
pitore filiolo de M. Jacomo busso e quisti etc.
It. al sop. M. Uliviero
buxo depintore per la sua mercede sopr. de haver depinto nel larcho (archo)
trionphale etc.- ( Archivio comunale, lib. 22, Ν. 13 ).
1556. Di Nicolò Roselli scrive la vita il Baruffaldi, e ne parla il
march. Campori ( pag. 422 ) aggiungendo che la sua moglie fu Sil
via del fu Girolamo Muzzarini di Carpi; come altresi parla di un Gio.
Battista Roselli pittore ferrarese , che nel 1584 ornò di pitture due
archi di legno costruiti in Carpi per festeggiarvi l' arrivo della du
chessa di Ferrara. Ma io trovo pure memoria di un Antonio Rosello
dipintore , registrato come debitore di lire sette e soldi sedici per uso
di una casa posta in via di san Benedetto ( Archivio comunale, lib.
Estimo 1576 de' Luoghi Pii, pag. 142 ). In quanto a Giambattista lo
veggo in Ferrara del 1581 , come da ordine di pagamento per aver
dipinta una carrozza; il che nulla toglie alla probabilità di essere
stato buon pittore, dacchè sappiamo aver lavorato in carrozze anche
i Dossi ed altri fra i più distinti artisti. Riguardo poi a Nicolò , che
dicesi morto nel 1580, si esercito molto a far disegni , specialmente
topografici , trovandosi annotato frequentemente in partite di paga
menti per tali commissioni , fra le quali la pianta del Poazzo , di
molti beni in Capo di Fiume, ed altre ; e nel 1575 è pagato in lire
11. 14 per fattura ed oro messo ad un quadro, e indorarne la cor
nice per suor Cristina nel convento di s. Caterina da Siena. Egli fu
veramente ferrarese, come lo era suo padre Gio. Battista, ed ebbe un
fratello di nome Jacobo , di professione mastellaro , come da rogito
Pigna Gianalberto del 17 novembre 1549. La quale epoca toglie il
dubbio che il Gio. Battista poco fa nominato possa essere stato la stessa
persona, dacchè dipingeva nel 1584 , nel mentre che Nicolò era già
--
616
pittore ; per cui soltanto attribuendo quarant' anni al Gio. Battista pa
dre vivente nel 1549, avrebbe dovuto dipingere di anni 75, cosa im
probabile, come non facile si è che nel 1549 avess'egli soli anni 40,
e suo figlio fosse pittore di anni 20.
1584. Anche un Giovanni Rosi o Ruosi del fu Giovanni , pittore
ferrarese, dipingeva in Carpi uno degli archi per l'arrivo ivi della Du
chessa di Ferrara : il quale arco dovea essere a chiaro-scuro , e con
un certo numero di statue, istorie, ed altri ornamenti, giusta il disegno
dato dal S. Pietro Corni, e a norma dei capitoli esibiti per detta di
pintura dal pittore Gio. Battista Roselli nel 10 luglio, e per la som
ma di lire 180. Il Ruosi, prima di passare a Carpi, abitava in Bolo
gna. Il Corni fu architetto di Carpi ( Campori, pag. 207 ).
1557. Nelle mie memorie sul Tempio di san Francesco ( pag. 80
e 81 ) dissi che a due quadri segnati N. P., la cui unione però pre
senta pure una H, si volle dar per autore un Nicolò Pisano ; mentre
dei due di questo nome l' uno fu soltanto architetto e scultore e già
era morto nel 1270; l' altro fu pittore, ma avendo dipinto nel 1505,
non poteva aver fatto altrettanto nel 1583 , epoca pure segnata nei
quadri suddetti. Soggiunsi che nella mia Guida li assegnai alla scuola
del Roselli morto nel 1580 , e conclusi che dopo deposte le tavole
dagli altari vi si trovò scritto- Hyppolitus Nasellus fecit- ed in
altro luogo- Hyppolitus Nasellus Civis ferrariensis.- A me parve
bastare la testimonianza dello stesso autore , nè mi curai delle insus
sistenti opposizioni che si vollero fare, pel solo motivo che di un Ip
polito Naselli nessun biografo ebbe a parlare ! In tal caso come si
farebbero nuove scoperte ? come sarebbersi rivendicati dall'oblio tanti
nomi illustri ? Ricorderò qui pure come il Baruffaldi scrivendo del
pittore Francesco Naselli si esprima come segue:- e sebbene rimane
ancora occulta la scuola dalla quale egli il disegno apprendesse , la
comune opinione ecc.
Francesco apprese l'arte , come non è a
dubitarsi, da Ippolito suo padre. E che Francesco fosse figlio d' Ip
polito ce lo dice un rogitodi Scipione Naselli (Archivio notarile) in
data del 29 marzo 1590--
Franciscus filius Hyppoliti Naselli pictor.
Ippolito poi era figlio naturale di Andrea, come da testamento a ro
gito di Giovanni Palmieri del 1557
Testamento di Andrea del fu
Alberto Naselli, il quale lascia un legato a Sigismondo suo figlio na
turale, altro ad Ippolito suo figlio naturale , ed altri alle tre figlie
naturali Lucrezia , Violante e Giulia , testando poi a favore della mo
617--
glie Lucrezia. Alessandro fu figlio di Francesco : il primo moriva nel
10 gennaio 1674 : Francesco nel 1630.
genealogico
Naselli Alberto
Andrea
Sigismondo
Ippolito
Ecco il piccolo brano
Lucrezia Violante
naturale
naturale
pittore
Francesco pittore
Alessandro pittore
Giulia
naturali
1598. È inutile la questione sul vero cognome del Mona, dacchè
egli stesso in atti originali si firmò Domenico Mona. Lavorò assai per
le feste fatte in Ferrara per l'ingresso del pontefice Clemente VIII
nel 1598, delle quali feste ebbe la direzione per quanto riguarda le
pitture, e non già lo Scarsellino come vorrebbe il Baruffaldi
Giornate N. 12 di marangone, et giornate N. 3 d' un garzone , le quale
sono andate a fare l' alzata della prospettiva alla Campana, che fu disfatta
d' ordine dell' Illmo Giudice de' Savij per rifarla in altra maniera. A soldi
30 il giorno L. 10 et le 3 a raggion di soldi dieci il giorno L. 1. 10.
Dom. Mona pittore
D'ordine dell' Illmo S. Giudice de Savij del Comun di Ferrara per la
venuta di Sua Santità ho fatto fare le sottoscritte cose
Seguono le indicazioni di molti lavori , con armi , santi , misteri ,
lavori ad olio, altri sull' oro, e chiaroscuro ; e si notano specialmente
il baldacchino , la facciata della Porta di san Giorgio dentro e fuori ,
la facciata della Casiglia, il fregio della stessa nell' interno, con sedici
angeli coloritivi, e finalmente per haver fatto la perspettiva della Mon
tagna a tutta mia spesa di tella, et telari, et pittura.
Domenico Mona pittore
A M. Domenico Mona pittore, per sua mercede d' haver fatto , et fatto
far le soprascritte cose per bisogno di detta venuta, et stimate per M. Giu
lio Belloni et M. Gio. Andrea Ghirardoni pittori, per l'una et l'altra parte.
A di 22 Giugno 1598.- ( Archivio comunale, lib. 30, n. 53 ).
1591. Tiberio Vargas o De Bonmartinis pittore morto in Ferrara
nel 1591 fu marito ad una Bartolomea , che gli sopravvisse. Ebbe
pure molti figli , come si ha dai registrî battesimali , agli anni spe
cialmente 1573 e 1579.
--
618
1563. Ocati Girolamo pittore ferrarese operava nel 1563. Era
figlio di Maestro Francesco e di Sara de Petrorubellis ( famiglia
Pietrobelli ) di Fellonica, cittadino di Ferrara, per cui Girolamo ere
ditò i beni dei Pietrobelli. ( Campori, catalogo ecc. pag. 335 ). Ebbe
una figlia, che fu moglie a Gio. Francesco del fu Pietro Antonio Spa
gnolati calzolaio.
1557. Girolamo Romanino fu pittore distinto di Brescia , e lavoro
in Modena. I disegni e i cartoni di due de' suoi migliori quadri fu
rono donati ad Alfonso II ( Campori, catalogo ecc. pag. 410 ).
1569. Pirro Ligorio napoletano fu alla Corte del Duca Alfonso II,
.
e mori in Ferrara non già nel 1580, ma nel 1583. Nel 1579 fece
battezzare un figlio a S. Maria in Vado , di nome Cesare Gabriele ,
per cui si deve supporre che all' epoca di sua morte avvenuta nel
1583 cioè quattro anni dopo , non fosse tanto vecchio ! Eppure
sino dal 1569 egli assisteva un figlio ad una stipulazione di mandato,
che nel figlio stesso lascia supporre almeno l'età di 20 anni! ( Ro
gito di Nicolò Ballotta del 4 agosto)-Mandatum mag. et clarissimi
D. Equitis Priorati Montini a M. Achille Ligorio.- Egli avea com
prato un censo dal romano Orazio figlio del capitano Mazio Muti ,
assentato sopra un casale nel territorio di Roma ; e fa perciò man
dato al cav. Montini per farne le esigenze
Constitutus mag. Dominus Achilles Ligorius principalis ecc. Sponte, cum
consensu, præsentia, et voluntate Magnifici Domini Pirri Ligorii ejus patris
præsentis ecc.
Non saprei dar ragione di un Pirro Ligorio Tramezzino incisore
e calcografo. In un Catalogo d' una collezione di 5000 e più inci
sioni classiche in Piacenza ( ivi, Solari, 1861 a pag. 3 ) vedesi an
notato
Anonimi del 1500 Italiani
Architetture
Pirro Ligorio
Tramezzino excudit (1).
1570. Nell' anno di cui contro, Nicolò del fu Alfonso Capraro da
Reggio, pittore, fa testamento e lascia a Camilla sua sorella un le
gato ; a Paolo Monferrato suo cognato tutti li suoi disegni cosi a
stampa come a mano , i libri de tutte le sorte , rilievi , forme , et un
banco da marangone , con suo armario fornito di tutti li fornimenti ;
e lascia al suo compadre M.º Alessandro de' Bergonci Torlidore un
(1) Nel secolo XVIII esistevano ancora in Ferrara individui della famiglia Ligo
rio, come da una istanza delle sorelle Rosa e Chiara.
619
Torlo ( torno ) fornito de tutto punto, con tutti li suoi ferri per detto
esercizio : lascia poi eredi Orante de Betto sua consorte e la di lei
sorella Maria. Il Capraro dimorava in Ferrara ; ma non mori cosi
presto, perchè lo vedremo anzi ereditare dal cognato Monferrato (1).
1570. Abitava in Ferrara nel palazzo del nobile Gio. Battista Gua
rini in via degli Angeli un Joanes f. q. Galeatii de Bonasonis nobilis
bononiensis, nunc moram trahens ecc., e con rogito 21 giugno di Gian
Alberto Pigna ratificava un contratto fatto dal proprio procuratore in
nome di Lucio del fu Gio. Malvezzi e di Alfonso del fu Giulio Bonasoni
nobile bolognese. Che fosse il Giulio pittore e incisore ? Di lui trovo
incerta nei biografi la morte , che dicesi avvenuta prima del 1580 :
ma ciò solo noto per memoria.
0
1574. Lodovico del fu M.º Geminiano de Settevecchie e M. Fran
cesco del fu Gio. Andrea de Viarii ambidue pittori sono testimonii ad
un rogito di Gian Alberto Pigna nel 10 aprile, con cui Leonardo Bre
scia pittore del fu Gio. Stefano fa società con Paolo Ferrari per una
bottega da varotaro, cioè di pelli di diverso colore, mettendovi il Bre
scia 25 scudi d'oro, ed il Ferrari la conduzione e smercio. Il primo
di questi pittori è Lodovico Setti detto Settevecchie , citato anche all'
anno 1577 in un ordine di Tommaso Pistoja al banchiere Vincenzo
Ruggieri, in data del 6 maggio.
1576. Eccoci al testamento di M.º Paolo Monferrato de Calcagnini
pittore , cui fu dato quel secondo cognome in benemerenza di servigi
ch' ei prestò a quella nobilissima famiglia. Fu figlio di quel Gio. Giro
lamo, che fece stampare le opere di Celio Calcagnini: lasciò in legato
a M. Nicolò del fu Alfonso Capraro da Reggio pittore e suo cognato
abitante nel Borgo dei Leoni ( Paolo abitava in via Muzzina ) tutti i
suoi libri a stampa , medaglie , ornamenti da studio , desegni , et ogni
altra cosa pertinente a pittore ; lasciò pure un legato al proprio fra
tello Gio. Battista, ed a Vittoria sua sorella, e ad Orante del fu Camillo
Betto moglie del cognato Nicolò Capraro; indi istitui erede usufruttua
ria la propria moglie Anna di Vincenzo Cefali, e finalmente fece un
altro legato a Virginia figlia di sua sorella Vittoria, e del fu Giovanni
Alberto de' Bianchi. Paolo pittore non devesi confondere coll'altro ,
che fu figlio di un Pietro Filippo , e che nel 1635 era chierico e
fece testamento per entrare nell' ordine de' Gesuati.
(1) Un Gio. Nicolò de Caprarida Reggio nel 1480 era Provisore dell'arte della
lana nella nostra città; forse fu avo del pittore,
--
620
1573. Quel Paolo da Ponte pittore ch'è citato all' anno 1583
dal Baruffaldi ( to. II , pag. 390 ) io trovo in un rogito di Luca
Zannini del 1 ottobre 1573 ch' era già marito di Laura figlia di M.°
Vincenzo Zurlato, ed era fratello di M. Pietro da Ponte.
1574. M.º Di Vecchi Felippo : quantunque io lo trovi pagato per
dipintura di una carrozza, non pertanto, riguardo all' epoca, ho voluto
farne cenno per le ragioni già dette altra volta in simile circostanza.
1574. In fatti, dello stesso anno trovo pure pagato per eguale o
perazione un Pissis o Pississe Girolamo dipintore, cui si danno scudi
dieci d'oro in oro per un resto ( il che suppone almeno altrettanto di
prezzo) per aver dipinto pure un carrozza. Non si sarebbero pagati a
quel tempo venti scudi d'oro, ed anche più, per una semplice vernice;
e d'altronde si ripete che allora si usavano le figure , ch' erano al
trettanti quadri in piccole dimensioni.
1574. Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo (1) lo trovo precettore
di disegno in varie famiglie, fra le quali quelle dei Villa, dei Mosti ,
dei Turchi e dei Tassoni
1578. Adi xxviij settebre. Mag. M. Vicenzo Ruggiero banchiero piaciavi
pagare a M. Josepho bastarolo depintore scudi quatro d'oro che sono a
buon conto de sua provisione per insegnar de dessegnare all' Ill. S. Conte
Annibal Turco- Hippolito Corli Tutore del sodetto S. Conte.
In taluni di questi mandati è detto Iseppo Bastaruolo Architetur.
Egli copiò in disegno ed acquarello la prima edizione del Vignola
( che Cicognara e Brunet assicurano del 1563, ma certo non poste
riore al 1565, perchè contiene un Privilegio di Pio IV morto in detto
anno ) : dicesi almeno che sia di suo disegno ; non avendosene docu
menti, ma solo una semplice annotazione non autografa, nè sincrona.
Esiste fra i codici della nostra Biblioteca.
(1) Detto Bastarolo perchè figlio di un venditore di biade sotto uno di que' ca
pannotti che chiamavansi basti; almeno così dicono i biografi, che ignorarono il no
me del padre. Un Bernardino di Mazollj alias de Bastaruolj nel 6 settembre 1541
emette un arbitrato fra due soci di mereanzia ( Bibl. com.; scritt. ferr. ). Potrei
anche aggiungere di aver trovato sino dal 18 febbrajo 1380 un Bartholomeus filius
Naseli Bastaroli; il che se lascia dubbio che quest'ultima parola significhi l' arte
piuttosto che il cognome , ci fa per altro vedere che tale denominazione non è do
vuta ai basti istituiti nel 1411, come dice l' Equicola , per la vendita del formento
comprato da Venezia ( Baruffaldi ; pittori , vol. I, pag. 423, nota 1.ª), ma rimonta
bensì ad antichità maggiore.
621--
1576. Di Francesco Valides è fatto cenno nelle note al Baruffaldi.
Nel rogito di Jacopo de' Conti del 31 agosto, si contiene
Testamentum Angelæ filiæ q. Bartholomei de Leone, et olim uxor Fran
cisci de Valides pictoris , abitatrix in contracta S. Apolinaris in domo Dni
Horatii de Nigrisolis, sed ad præsens infirma etc.
1576. Nell'Estimo de' Luoghi Pii esistente nell' Archivio comunale,
al N. 206, pag. 189 retro , sta notato qual debitore di uso verso li
PP. di s. Polo ( Paolo ) di Ferrara Maestro Andrea Tesino pittore per
L. 5 marchesane.
1577. Nel 1538 vedemmo un Alberto Ferrozzi pittore : ora trovia
mo un Maestro Zeneso ( ossia Ginesio ) Ferrozzi dipintore notato nei
libri dell' Estimo per uso di casa con cortile in Fossa Nova.
1577. Gazzuolo Ruggiero vedesi pure accennato nelle note al
Baruffaldi. Egli era notato nel libro dell' Estimo per una casa in
Fossa Nova. È poi a sapersi che Ruggiero era figlio del fu Francesco
Gazzola pure pittore, cittadino ferrarese della contrada del Polesine di
sant' Antonio , come da investitura concessagli nel 7 marzo 1579 a
rogiti di Aurelio Roiti dalla famiglia Giglioli di un poco di terreno.
Francesco dipinse la cornice della cappella del Pero , poi Riminaldi
ora Saracca nella chiesa di san Francesco , ov'è il quadro detto del
Riposo del celebre Garofalo.
1577. Anche Francesco Salmi è nominato nelle note al Baruffaldi:
e presso di me sta l'ordine seguente
M. Vincentio Ruggieri carissimo
Siate contento di pagar a Maestro
Francesco di Salmi depintore lire sei, e soldi undece m. per resto de depin
ture ch' ha fato nella mia fabrica di casa
piaceri di V. S. Alessandro Pantio.
Adi 8 di Giugno 1577. Alli
1577. Il Baruffaldi parla del pittore Giulio Cromer come nato nel
1572 e morto nel 1632. Ma l' annotatore ( a pag. 540, to. II ) fa
giustamente osservare che , avendo avuto il figlio Cesare nel 1581
come lo dimostra incontrastabilmente il registro battesimale della Cat
tedrale ( fosse pur anche un Cesare diverso dal pittore ), non poteva
esser nato del 1572, cioè aver figli nella età di soli nove anni. In
fatti, quando ancora non avessimo questa fede di nascita , avremmo
altri documenti che lo qualificano per provetto pittore nel 1577 e
nel 1578 ; e perciò è giuocoforza ritenerlo nato alla metà o pochis
simo dopo la metà del secolo XVI , e quindi, anche dandogli solo
--
622
venti anni nel 1577, sarebbe morto nel 1632 non di anni sessanta ,
ma bensi di settantacinque-. I quali documenti sono questi
Sabato Adi 19 Ottobre 1577. Mag. M. Vicenzo Ruggieri : Pagate a M.
Giulio Cromer pitor ducati quatro d' or per resto et intier pagamento di
Ducati tredice siamo d cordo per havermi fatto in su un quadro il misterio
della Nonciata cioè dipita dico L. 15. 4. 0. Lucrezia Roverella Pia.
A...... Agosto 1578. Mag. Vincenzo Ruggieri : pagate a M. Giulio Cromer
ducati quatro da..... l'uno a bon conto de ducati otto che sono rimasto
d'acordo de farmi uno pedaglione da torno di sopra la casa della cappella
della Nontiata in San Domenico , et anco fare uno quadro simile al altro ,
ed uno Cristo Resusitato, et anco refreschare il suo compagno della Natività
in detta Cappella, dico Lire 15..... il tutto facendo da homo da ben con tutte
figure, che si aspetta alla resuretion de Cristo
Lucretia Roverella Pia.
È osservabile inoltre che al 1632 non trovasi nel Necrologio an
notata la morte di Giulio , ma bensi nel 28 febbraio 1644 si trova
Giulio Cesare Cromer pittore morto in casa della S. Violante Genovesi
sulla via grande, e sepolto in S. M. in Vado. Se questo Giulio Cesare
è il Giulio padre, conviene che avesse l'età di presso gli anni novanta,
perchè già lo vedemmo pittore del 1577. Che se poi è Cesare il figlio,
sarebbe questi morto di sessantatrė anni. Giulio era figlio di Giovanni,
come da rogito di Alfonso Usanza del 4 giugno 1603, ed abitava sotto
la parrocchia di san Vitale.
1578. Di Alfonso Dardi, nominato nelle note al Baruffaldi, conservo
un ordine di pagamento a suo favore
Magnifico M. Vincenzo Rugieri de comissione dell' Illm. S. Conte Ercole
Bevilaqua piaciavj pagare a M. Alfonso Dardo, et M. Hipp. ( forse lo Scar
0
sellino ), depintorj compagni lire sette m. et questi per resto de sua mani
fatura della livrea di mori come appar per una sua nota in filza- L. 7.
Baldissera Tarantin Contista adi 9 Marzo 1578. Io Hercole Bevilacquj ho
visto- Hippolito Bevilacqua curatore.
1579. Lorenzo Zucchetta non è della città di Ferrara, ma della pro
vincia, essendo nato ed avendo lavorato in Cento. Non vedendosi però
accennato dai nostri biografi, ho voluto qui registrarne il suo nome.
1581. Bensi è nominato un Zanino ( oltre a quelli del 1335 e del
1370 , che potrebbersi forse ritenere per uno solo ) qual proprietario
di una casa in Ferrara nel 1597. Io penso che fosse della civile fami
glia dei Vendeghini. Giannino fece un ritratto nel 1581, come da ordine
del 13 novembre, per un ducato alla Orsina Sacrati Rossetti, od almeno
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623
a qualcuno della sua famiglia , vedendosi ch' essa ne era l'ammini
stratrice. Altro ne fece per Francesco Villa, che divenne poi generale
M. Vincenzo Ruggieri vi piacerà pagare d'ordine del signor Cavaliero
Tolomeo Curatore del molto Illustre Signor Francesco Villa a Mastro Zanino
Vendegino pittore scudi cinque da soldi 76 l'uno, e questi sono a conto de
retratti fatti per il ditto sig. Francesco L. 19.
Francesco Villa
Il Caval. Tolomeo Curatore.
Adi 7 di Novembre 1585
1581. Di un Benedetto Malvezzi parla il Baruffaldi.(to. II, pag. 390),
che lo dice morto nel 1524: ma del 1581 troviamo anche un M. Antonio
Malvezzi pittore del fu Francesco essere testimonio al testamento di
Girolamo Tisi figlio del fu Benvenuto, come già annotai all' articolo
riguardante questo esimio artista.
1581. Si è già corretto dall' annotatore del Baruffaldi l'errore in
corso circa l'epoca della morte di Girolamo Faccini, che si deve ri
tenere quella segnata dal Necrologio nel 29 novembre 1614, sebbene
non vi si dica pictor; giacchè nel 1613 dipingeva in s. Paolo, e nel 1618
era già morto. Nel 1581 dipinse otto armi o stemmi e fece altri lavori
sopra i corami in un camerone del palazzo Turco, come da ordine di
pagamento del di 11 decembre. Già è noto come fossero in uso gli
ornamenti cosi detti corami d' oro, dei quali parlerò a suo luogo
Molto Mag. M. Vicenzo. Sarete contento pagare a M. Girolamo Fazini
schudi sei da soldi 76 m. a conto di pitture in una chamera de casa, e me
v' offero et raccomando. De casa il xxiiij Marzo del MDLXxxiiij- Per servirvi
Dante Sogari.
Bartolomeo pittore
Ercole Battista
Faccini Battista
Lucrezia
Laura Ginevra
monache in S. Antonio
Gio. Battista
Fra Orazio
forse fra Orazio potrebb' es
sere il nome di religione, e
quindi essere stato uno degli
altri due.
Girolamo pittore (1)
Annibale Violante Ippolita
(1) In un rogito di Girolamo Bonsignore trovasi annotata una honesta domina
homelia ( forse Amelia ) filia q. Hieronimi Faccini. Potrebbe darsi che fosse sorella
di Battista padre del pittore.
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624
0
1582. Tristano Tristani è nominato nel Catalogo più volte citato
del ch. march. Campori ( a pag. 472, nota 2ª) per alcuni lavori di
pittura relativi ad una giostra: ecco un' altra prova dell' arte sua
1582. A M. Tristano di Tristani per haver fatto una Madonna suso la
tela, et fattogli fare la sua cornice atorno, la quale se posta in ditto offitio
( Comune ) ecc. L. 12.
1584. Un Alfonso Castagna dipintore viene pagato per una carrozza
dipinta al marchese Pio Enea Obizzi.
1584. Altra carrozza dipinge allo stesso march. Obizzi un Giro
lamo Fanino dipintore, da non confondersi con Girolamo Fiorino, che
vedemmo al 1539.
1585. Lazzaro pittore è nominato nelle note al Baruffaldi : aggiun
gerò che sua moglie fu Giovanna..... la quale mori nel 12 decembre
1585 e fu sepolta nella chiesa di santa Caterina martire.
1585. Abbiamo veduto un Giulio Belloni stimare col Monferrato
Paolo i lavori d' Ippolito Casoli nella chiesa di S. M. della Rotonda
( pag. 38). Di lui parlarono anche i biografi : ma non di un Alfon
so de Placentinis alias de Belonis pittore del fu Francesco , cittadino
di Ferrara della parrocchia di S. M. in Vado , il quale a rogito di
Antonio Colornio del 3 marzo 1586 ( Archivio notarile ) promette
scudi mille per dote a sua nipote Eleonora figlia del fu Bartolomeo
Mazzocchi, che va sposa a Lodovico del vivente Francesco del fu altro
Lodovico de' Coriandoli ; e cosi altri 300 scudi se possa ricuperarli
del conte Guido Calcagnini, dal quale gli sono dovuti.
1595. Lodovico Lanzone pittore dipinse pure una carrozza nuova
per Donna Violante d' Este, come da ordine di pagamento del 3 marzo.
1598. Moriva nel 23 novembre e veniva sepolto nel tempio di
sant' Andrea un Nicolò delle Calze depintore, come dal libro de' morti
di quella parrocchia, che comprende dal 1574 al 1630.
1600. Francesco Malvezzi dipintore , che da denari a prestito a
don Alfonso Musacchio , come da libro di ricordi di quest'ultimo ,
sotto il di 11 aprile. Un Francesco fu padre del pittore Antonio Mal
vezzi, che vedemmo al 1581, nella quale epoca era già morto: adunque
non potrebbesi altro sospettare se non che questo pittore Francesco fos
se figlio di detto Antonio, conservando per tal modo il nome dell' avo.
1613. Brizzi Francesco bolognese pittore e intagliatore nel 1603
dona al card. Alessandro d' Este un quadro, e gli dedica alcuni inta
gli ( Campori, catalogo ecc., pag. 97 ).
--
625
1621. La morte di un Giambattista Barbarini pittore è posta dal
Necrologio al di 16 aprile 1621, con sepoltura nella chiesa di santa
Maria in Vado.
16..... Missoli Antonio ferrarese pittore operò il quadro del coro
nella chiesa parrocchiale di Fabbrico per lire 234, oltre le spese di
tela e di colori : come fece altresi quattro quadri per la chiesa di
san Francesco in Correggio ( Campori, catalogo, pag. 318 ).
16..... Mera Pietro pittore fiammingo operava fra il 1600 ed il.
1630. Il card. Luigi d' Este aveagli ordinato un quadro rappresen
tante san Francesco , come risulta da lettera a pag. 245 del libro
Della Nuova Idea di lettere ecc. di don Benedetto Pucci ( Venetia ,
Barezzi, 1642, in 8°). Il Mera non è che una stessa persona col Pietro
Meert o Merat di Brusselles, come almeno vuole l' abate Zani nella
sua Enciclopedia Metodica, mentre il De Boni ci dà un Pietro Meert
di Brusselles nato nel 1618, ed un Pietro Mera fiammingo di nascita
e veneziano di scuola, senza indicarcene l'epoca.
1612. Fra le incombenze ch' ebbe il ferrarese Scarsellino (Ippolito
Scarsella ) fuvvi un quadretto rappresentante la Nascita di N. S., che
veniagli ordinato dal march. Ferrante Bentivoglio per conto di Lodo
vico Ronchi modonese. Questi dovea essere di famiglia ricca e distinta
se veniva onorato alla propria mensa della presenza del suo Principe.
Qui riporterò due lettere scritte dal Ronchi al Bentivoglio in proposito,
nella parte che riguardano il nostro pittore
Ill.mo Sig. mio Pad. Sing.
Ho sempre conseguiti così chiari segni della benignità di V. S. Ill.ma,
che per questo, et anche perchè so che nessuno vive a Lei e a tutta la II
lustrissima sua casa più devoto servitore di me, io vengo humilmente a sup
plicarla, che voglia degnarsi di far opera, che il Scarsellino pittore mi faccia
quanto prima di sua mano et inventione sopra il quadretto che le mando la
Nascita di N. S. che seben sarà cosa picciola , entrandoci col bambino nato
la Santissima Vergine, san Gioseppe, et alcuni pastori, deputando a ciascuna
figura con buon arte e giuditio la proportionata attitudine , haverà però
campo di mostrare il suo gran valore. Come sa il sig. Ferrante Ill.mo ho
poste insieme alcune pitture in una mia gallerietta forse non affatto sprez
zabile, et non ha molto mi degnò d' una figuretta del detto Scarsellino da
fraporci , che non è bastevole a far conoscere la virtù di cotesto valente
homo, e perciò desidero qualche cosa del suo, dove più possa rimostrare la
sua eccellenza con mio gusto. Parrò forse troppo ardito ecc.
Modena a 8 ottobre 1612.
Di V. S. Ill.ma
Humilss. et Obblig. Servo
Lodovico Ronchi
626
Ill.mo Sig. mio Pad. Sing.
Non credo già di parer importuno a V. S. Ill.ma se novamente vengo a
supplicarla, come facio con ogni humiltà, a restar servita di comandare che
sia solecitato il quadretto, che per sua molta bontà si è degnata incaricarsi
di farmi fare al Scarsellino, perchè una vera cortesia qual è quella di V. S.
Ill.ma più adoprata non sminuisce, ma rinvigorisce. Io tengo qualche pen
siero di procurare che l' Infante et il Principe mi faccian ' honore di venir
a desinare in casa mia la prima mattina che qui si cominciaranno le ma
schere , e volendo ornare la camara dove mangiaranno le loro Altezze di
pitture , che ho, vorrei anche poter fraporci il detto quadretto come gioja
principalissima , e per questo spero anche che V. S. Ill.ma scusarà il mio
desiderio, che per altro ecc.
Modena a 23 novembre 1612.
Di V. S. Ill.ma
Humilissimo Servitore
Lodovico Ronchi
Trovai pure annotate alcune sue pitture , di che non fecero cen
no i biografi. Un can. Alessandro Bonaccioli del fu Girolamo con suo
testamento a rogito di Alessandro Bresciani del 23 ottobre 1670 la
scia a Francesco Bonaccioli suo nipote un quadro coi ritratti dei Duchi
di Ferrara ; ai due figli del fu Giacinto suo cugino un quadro per
ciascuno , cioè al maggiore il ritratto di Paolo V Papa di famiglia
Borghese, al minore il ritratto del Card. Vendramin , a don Stefano
Bertoli parroco di s. Salvatore il ritratto del Card. Corradi, a don
Domenico Ghirelli vicario di s. Agnese il ritratto del Card. Antonio
Barberini; tutte pitture di mano dello Scarsellino. ( Bibliot. com , car
tella de' testamenti ).
1619. Testamento del Mag. Gio. Tommaso Marocho ( Rog. di Calisto
del fu Alberto Penna del 13 giugno 1619, parr. s. Vitale ) Gio. Tom
maso figlio di Pietro Marocho cittadino ferrarese ecc.
Ommissis
Item per ragion di legato , et in ogni miglior modo che puole , lascia
esso testatore a Don Georgio suo nepote, figliuolo di mad. Anna sua sorella,
Canonico Regolare di S. M. del Vadodi Ferrara , due quadri di pittura ,
cioè la Maddona tonda et il san Francesco del naturale de' Carratij, et cin
que scudi annui sino che viverà, da essergli dato detto legato dopo la morte
della suddetta sua consorte , il qual legato detto Testatore vuole che duri
in vita tanto di detto Don Georgio, salvo che delli quadri, de' quali gli con
cede facoltà di farne, et disponerne a suo piacere. Item per la ragione suddetta
--
627
lascia al Rever. P. Cherubino Suzzi da Ferrara, dell'Ordine di S. Agostino,
due quadri uno di s. Carlo grande l'altro di s. Girolamo, toccato dal Carraci.
r
1619. Non perchè abbia lavorato in Ferrara Giulio Donnabella, ma
perchè ottenne presso il re di Francia calde raccomandazioni dal
Nunzio pontificio ch' era M. Guido poi card. Bentivoglio nostro con
cittadino , per succedere nel posto e soldo del defunto cav. Martino
Freminet detto Flaminet regio pittore , io riporto qui la lettera che
da Fontainebleau scrisse a certo Santi agente o segretario di monsi
gnore, onde sollecitarne la mediazione. Il Donnabella non lo trovo
citato che dallo Zani quale eccellente pittore, come infatti esser do
vea se aspirava a coprire il posto del decesso celebre artista ; nè
dee confondersi con Lucilio Gentiloni detto Donnabella nominato dal
De Boni, e detto dallo stesso Zani anche Primo o Primi Luigi o Lo
dovico pittore fiammingo; eziandio perchè se questi nacque del 1597
non avrebbe potuto nel 1619, cioè di soli anni 22 , essere fatto si
facilmente pittore di Corte
e
Molto Ill. Sig. Mio oss.
Mando il latore in posta con mie lettere dirette a Mon. di Luina , et a
Mons. Nunzio, et io me ne vengo con la meglior diligenza che mi è possi
bile, et domando a Mons. di Luina , che mi faccia favore di domandar per
me a S. Maestà la carica e appuntamento che havea M. Fleminetto pittore
di Fontanableu, il che facilmente potrei ottenere si per le promesse che il
sig. di Luina sempre mi à fatto, come per il favore di Mons. Nunzio con
detto Signore : di che lo prego nella littera diretta a S. Sig. Illma: ma tutto
quello che è necessario se ( si è ) che Mons. faccia l' officio più presto che
è possibile, et caldamente, a fine che non si prometta a altri prima che io
venga, de ( deh ! ) Sig. Santi mio adesso è il tempo che V. S. mi favorisca,
perchè se perdo questa occasione , son sicuro non mi farà mai più grata
cosa ; questa occasione è quella che mi ha trattenuto fin hora qui ; prego
V. S. per l' affetione che so mi porta di subito ricevuta la presente far che
M. abbia la mia littera, et accompagniarla con quelle parole in mio favore,
che V. S. (sa) spendere per li soi servitori, et veda che M. faccia l' officio
a bocca quanto prima se è possibile , che questo è quello che importa o
vero lo faccia fare, et se M. di Loina dicesse che il Re ha dato la carica a
qualchedun altro, in tal caso sempre posso domandar una parte dell'appun
tamento , che il defunto havea , ch' erano doi mila scudi, il che son sicuro
non mi sarà negato, mentre averò chi parli per me : infine vi prego usare
ogni diligenza e prontezza a favorirmi in questa occasione , et se il latore
avesse a far di qualche cosa , prego V. S. assisterli di tutto , et metterlo
--
628
per la strada di quello che à da fare : mi scusi della troppa liberta che
piglio con V. S., et mi aspetti domani a sera che senz'altro sarò alla Corte,
se piace a Iddio, il quale prego per ogni contentamento di V. S., alla quale
bacio le mani per mille volte
Di Parigi li 19 di Giugnio 1619
Di V. S. M. III.
Serv. Aff. di core
Giulio Donnabella
1624. Vivea in questo tempo un Tedesco anonimo pittore ai ser
vigi del card. Alessandro d' Este ( Campori, catalogo, pag. 453 ).
1633. Lodovico Lana figlio di Giovanni fu ferrarese, ed ebbe ra
gione il ch. conte Laderchi nel dire che il Baruffaldi non lo avreb
be asserito si francamente, se non ne avesse avuta la certezza. Infatti,
come mi annunciava cortesemente il ch.º march. Campori, si è trovato
che il Lana nel 6 agosto del 1633, abitante già da quattordici anni
in Modena, ne ottenne il privilegio di cittadinanza. Se fosse stato
modonese, inutile sarebbe riescita l'osservazione di trovarsi colà da 14
anni, e più inutile il diploma di cittadinanza a chi già fosse cittadino.
1630. Dopo la fatale pestilenza del 1630, della quale per grazia
specialissima della Provvidenza ed in seguito alle saggie misure di
precauzione prese dalle Autorità locali, non ebbe Ferrara a risentirsi;
il Magistrato a nome della popolazione ferrarese fece un solenne voto
di erigere nella Cattedrale una cappella od altare a san Rocco , de
cretandone anche la corrispondente dotazione. Tutto ciò venne ammes
so a pienezza di voti dal Gran Consiglio nella seduta del 24 settembre
1630 stesso. E si affidò all' insigne pittore Carlo Bononi il dipinto
per l'altare; ma la morte avendone impedita la effettuazione, l' inca
rico fu dato a Gianfrancesco Barbieri detto il Guercino , e nel 1634
si stabiliscono le figure che si devono dipingere nell' altare votivo, e se
ne manda la nota con danari al Guercino suddetto ( Archivio comu
nale, lib. 113, n. 37, pag. 24 e 40). È noto che il quadro fu ritoccato
nel 1661 dallo stesso Barbieri; che nel 1668 li fratelli Gennari ne
fecero una copia ; che nel 1717 l'originale fu restaurato da Giacomo
Parolini; che fu nuovamente riparato nel 1778 dal sedicente cav. Carlo
Bernini; che nel 1839 fu venduto l' originale; e che poco, dopo la
copia delli Gennari fu collocata nella Pinacoteca , dove tuttora si
vede. Ma io aggiungerò ancora che il quadro del Guercino sino dal
1641 minacciava di guastarsi, essendovisi manifestata della bianchezza,
--
629
e che perciò dallo stesso autore furono mandati a Ferrara due gio
vani suoi allievi per ripararne i danni ; e quello fu il primo re
stauro fattovi da Benedetto Gennari e Gio. Antonio Comarini, ambedue
da Cento , che qui vennero con le opportune istruzioni. Aggiungerò
ancora , non già le epoche dei pagamenti e del prezzo del quadro ,
perchè tutto ciò è annotato nel giornale annesso alla vita del Bar
bieri, ma bensi che pel primo restauro, o per dir meglio pel secondo
( pel primo del 1641 non vi è memoria di pagamento ) del 1661
furono pagati nel 6 agosto cinquanta scudi; per la copia del quadro
fatta nel 1668 , nel 23 novembre scudi centottanta; pel restauro
del 1717 nel di 11 giugno scudi settanta ; e pel pulimento del 1778
nel 22 decembre scudi quarantuno ( Archivio comunale lib. 162, n.
57--
lib. 175 , n. 30
lib. 268 , n. 43 ).
l' altare non venne eretto nella Cattedrale, ma nella chiesa delle mo
È noto ancora che
nache di san Rocco ; le quali nel 21 giugno 1669 faceano Memoriale
al Magistrato per poter piantar pioppe che facciano ombra alla finestra
della chiesa, onde il sole non danneggi il quadro. Dopo il restauro del
Parolini, cioè nel 1717, siccome il quadro dovea stare nella Residenza
del Magistrato, cosi gli si fece costruire una cornice
A Giuseppe Albioli intagliatore scudi otto a conto di sua mercede per
la cornice d' intaglio del quadro del san Rocco, che si trova nelle Camere
della Sanità , che viene accomodato dal pittore Parolini Giacomo Filippo,
con sc. 70 di fattura, e recognizione.
Ecco poi due lettere del Guercino relative al quadro in discorso ,
dirette al pittore Antonio Bonfanti detto il Torricella , che si con
servano nell' Archivio del Comune
Illm S. mio Oss.m
Da la compitiss. lettera di V. S. intendo come questi S. S. del Maggi
strato di cotesta Cità li hano comandato ad intendere da me se potrei ser
virli di un quadro d' Altare, dove vi anderebbe queste figure, cioè una Ma
dona col putino in braccio San Giorgio San Maurelio et un San Rocho, ma
lo vorebero dentro di un tempo tanto breve, che in quanto a me se li io
da dirli il vero, non trovo possibile, ma se mi sara concesso tempo baste
vole come saria sino a Sett. prossimo , pigliarò l'opera , et cercarò di tra
lasciar indietro ogni altro hobligo per mostrarli la mia ottima volontà che
tengo in ser." questi S. S. da V. S. racomandatimi. Intanto se posso in
qualche cosa altra mi comanda, che di vivo cuore li baccio le mani, si co
me fa ancor lui Paolo Antonio.
Di Cento a dì 10 Genaio 1633.
Di V. S. Illma
40
e
Aff. Ser. vero p. ser.a
Gio: Fran. Barbieri
--
630
Illm St. et Pr. Colmo
Vaddo continuam. oprando nel quadro per cotesto Maggistrato, et inten
dendo nuovam. da V. S. Illma la premura particolare ch' Ela mi fa di ha
verlo finito quanto prima, non mancarò di far conoscere à cotesti SS. l'hau
torita ch' ella tiene sopra di me, onde le prometto d' ogni solecitudine acció
nel tempo acenatomi da V. S. Illma ella abbia l'intento suo. Il Sig. Cesare
Mazzarelli ha mandomi altri duc.ni N. cinquanta, a bon conto del opera ,
del che ancho havrei seguitato deto quadro , senza l' aver alcuno danaro
bastandomi la parola di V. S. Illma alla qual mi le racordo ser di par
ticolar osservanza , e come tale tenermi esercitato con suoi comandam.,ti
,
mentre col fine con ogni humilta le bacio le mani. Cento li 3 Maggio 1636.
Di V. S. Illma
0
Aff. et devoliss. Ser.
Gio. Franc. Barbieri
Finalmente riporterò li due documenti che seguono
Maestrato , 23 novembre 1668..... essendo state le SS. II. Illme necessi
tate a farne dipingere un altro ( quadro di S. Rocco ) simile , siccome han
fatto per mezzo della virtù de' SS. Benedetto e fratelli de' Gennari , et es
sendo riuscita l' opera di soddisfazione delle SS. VV. Illme , per la quale
anco è stata concordata la recognizione nella somma di scudi centottan
ta ecc. si pone a partito ecc. ( Arch. com. lib. 175, N. 30 ).
Ho ricevuto io qui sottoscritto dal s. Gio: Buosi Zecchini romani venti,
che scudi quarantuno (sic) sono per accordo fatto col medesimo di pulire
il quadro rappresentante San Rocco, esistente nella chiesa Nuova, di ragione
di questo Illmo Pubblico avendo già lodevolmente ( lo dice egli stesso ! )
falta la detta operazione , ed avendo ricevuto amplio attestato dal sudd "
Illmo Pubblico, e però mi chiamo soddisfatto con la suddetta somma di ro
0
mani N. 20, che sc. 41 (sic).- Carlo Bernini (Arch. contabile del Comune).
Le difficoltà che insorsero per collocare l' altare in Duomo ebbero
principio nel 1633, per cui nel 24 gennajo si determinò di erigerlo in
s. Rocco : ma sino dal 1631, con atto del 27 giugno, si accordarono
i patti per la costruzione dell' altare suddetto in marmi , coll' opera
di M. Gio. Battista Rizzi veronese, che già ne avea fatto un prelimi
nare nel 24 gennajo. Le condizioni sostanziali furono le seguenti :
Gio. Battista Rizzi di Verona tagliapietra viva , abitante in Ferrara con
sua famiglia, ed aventevi casa e bottega aperta, farà l'altare ed ancona di
marmi lustrati, delle macchie e forma come al disegno : farà venire da Ve
rona i marmi, scaricarli alla riva del Po al Ponte a proprie spese , e così
dal Ponte a Ferrara; da lavorarsi nella piazzetta di Gorgadello, o nella Piazza
--
631
de Callegari , facendogli fare un coperto da potervi stare i marmi, e gli
uomini a lavorarvi : i marmi saranno portati al luoco di erezione a spese
comunali, e così i marangoni, ferramenta, piombi, legnami, armadura, pictre
comuni, calce ecc. ( S' intende che tutto ciò sarà pure pagato dal Comune).
Il Rizzi assisterà i lavoranti per porre in opera i marmi per la fe
sta d' Ognissanti, e avrà scudi duemilatrecento da lire quattro per
iscudo, di moneta ferrarese :
Le colonne di pietradi monte saranno come la mostra che sarà in nano
al Notaro; li neri di paragone, et li bianchi di biancon tutti lustrati: Li ca
pitelli e basi di bronzo gettato et netto conforme di ordine Corintio.
E cosi due arme di marmo e le lettere da intagliarsi dal Rizzi
saranno pagate a stima d' intelligenti, e con rischio del Rizzi stesso
se si spezzasse il marmo. La Chiesa di san Rocco non esiste più.
Quantunque il lavoro del Rizzi avesse dovuto essere accennato all'ar
ticolo scultori, non ostante ho creduto non inopportuno di farne come
un' appendice in questo luogo per la stretta relazione che ha col
dipinto del Guercino.
1645. Nel 10 novembre moriva Francesco Guitti, che dev' essere
stato anche pittore perchè nel Necrologio si dice- Francisci Guitti
pictoris ferrariensis cadaver humatum fuit in ecclesia S. Nicolaj de To
lentino-. Egli inventò il teatro e la nave di cui fa parola il card.
Guido Bentivoglio nella sua relazione di una festa in Roma nel 1634.
1645. Volle il card. Alderano Cybo, venuto alla Legazione di Fer
rara , che Giusto Suttermans gli facesse il ritratto , per lo che il
pittore chiese ed ottenne licenza dal Duca di Modena di recarsi a que
sta città per soddisfare al desiderio di quel cardinale. Giusto era
nato in Anversa ( Campori , catal. pag. 451 ).
1646. Di Giacomo Bambini pittore figlio di Carlo , e di un Carlo
pittore , fanno parola il Baruffaldi e il suo annotatore. Ritengo però
che questo Carlo sia di lui figlio , vedendosi conservato in esso il
nome dell' avo. La mogliedi Carlo fu Giacoma Mattei morta nel 20
Decembre 1671 ; cioè due anni prima del marito, che mori nel dì 8
ottobre 1673. Aggiungo poi aver trovata memoria anche di un Giam
battista Bambini pure pittore, nel pubblico Necrologio, al dì 27 giu
gno 1646.
Dna Ursula uxor D. Io. Baptiste Bambini pictoris de
parr. s. Stephani. sep. in ecclesia Angelorum —.
1648. Anche di un Giovanni Brusoni pittore fa menzione il detto
Necrologio, al di 20 marzo 1648. Era della parrocchia di san Roma
no e fu sepolto in san Domenico.
--
anno.
632
1648. E così pure dell' altro pittore Gio. Antonio Fioretti , la cui
morte è segnata al 5 gennajo e la sepoltura in san Romano.
Altri pittori ci scuopre il Necrologio nel susseguente anno 1649.
Un Vanglesi Giovanni fiammingo della cui figlia infante di nome
Anna si nota la morte al 10 settembre. Gli si dà la qualifica di
pittore fiammingo , della parrocchia di santo Stefano. Io ritengo poi
che male sia scritto il cognome e debbasi intendere per quel Van
geldri o Vangheldri Giovanni pittore fiammingo che dal 1651 al 1675
operò in Modena ov' erasi domiciliato, e che pel Duca di quella città
dipinse i ritratti dei nostri Duchi di Ferrara (Campori, catal. pag. 477).
Forse prima di andare a Modena dimorò in Ferrara per qualche
Un Gio. Battista Bresciani pittore morto il 9 settembre.
Un Gio. Battista Ferraresi , al quale nel 9 settembre muore la figlia
infante di nome Ginevra.- Un Domenico Ruedi pittore figlio di Silve
stro , morto nel 16 decembre.
Ed un Furlas Achilles (sic) marito
di Angela Bordona , al quale pur muore un figlio infante di nome
Michele nel 28 luglio. Nè si potrebbe confondere col Fierlans, giacchè
questi fu bensi contemporaneo, ma ebbe nome Nicolò Martino.
1650. Seguitando la scorta del pubblico Necrologio, abbiamo un
M. Alberto di Camillo de' Masi pittore morto il 2 maggio; ed un Gio
vanni Corazzina pittore decesso il 21 marzo.
1651. Valerio Fregi pittore veneto abitante in Ferrara muore il
16 settembre ed è sepolto nella chiesa parrocchiale di san Michele.
1654. In quest' anno il Necrologio ci dà la morte in Ferrara, al
di 4 settembre, di un Giovanni Vaiberlenghi. Dev'essere al certo pam
mingo o tedesco ; nè potrebbesi dire per equivoco male espresso il
suo cognome e confondersi col Giovanni Vanglesi o Vangheldri
poc' anzi nominato, perchè vedemmo che questo operava in Modena
anche nel 1675.
1654. Un Nicolò Balechini pittore dipinge una carrozza, ed alcune
sedie alla francese , per la nobile famiglia dei marchesi Tassoni.
1668. Francesco Mantovani pittore nel 1668 dipinse per la chiesa
dei ss. Dottori (sic) di Ferrara un baldacchino con un Padre Eterno,
e duoi puttini, et sua caschata fatta a guarnicioni , e n'ebbe per la
spesa e per mercede scudi tre e baj. cinquantanove.
1661. Sisti Francesco pittore dà nota di pitture, arme e ritratti fatti
per la nobile famiglia Pio di Savoja. La sua morte viene portata dal
Necrologio al 27 decembre 1681 ; e facilmente è lo stesso Francesco
--
633
Sisti, di che fa cenno l'annotatore del Baruffaldi al 1631, quale no
tato appunto dal libro mortuario. È troppo facile lo scambiare fra
loro le due cifre tre e otto, ed è più ragionevole supporre questo e
quivoco , anzichè moltiplicare le persone , ritenendoli due pittori di
versi benchè dello stesso nome e cognome. Potrebbe anch' essere un
nipote ex patre ; ma troppo lieve è la distanza dal 1631 al 1661 ,
cioè di soli trent' anni.
1672. Tommaso pittore fece pel Collegio dei teologi nel 30 set
tembre un disegno da servire per un intaglio in rame per alcune
Conclusioni teologiche
Per disegnare il frontispizio delle Conclusioni, dato al S. Tommaso pit
tore , che habita in casa dell' Illmo ed Eccmo S. Marchese Ippolito Ben
tivoglio ecc.
Ritengo che questo sia Tommaso Malmignati che mori nel 30 de
cembre 1673, quantunque in quell' epoca vi fosse anche il pittore
Tommaso Capitanello.
1687. Fra i Mornasi nominati da Cittadella Cesare e nelle note al
Baruffaldi non è Giambattista pittore , che nel 27 gennajo 1687 è
pagato per aver miniato un cereo della Compagnia di san Giovanni.
E pare che vivesse assai lungamente , perchè si trova che un Gio.
Battista Mornasi dipinse e miniò le candele della Ciriola ( la Purifi
cazione di M. V. ) per ' Arte dei Sogari negli anni 1735 , 1736 е
1743, cosicché si troverebbe operare per un periodo di anni cinquan
tasei ; cosa non impossibile , specialmente per si lievi lavori. Trovo
poi un Antonio Mornasi pittore nel 24 ottobre 1736.
1696. Di Giuseppe Menegatti , già citato dai biografi , trovo il se
guente documento nei conti del Collegio de' teologi
A dì 2 Marzo 1696: fu fatto mandato in banco Ursino al Mag. Gioseppe
Menegatto pittore di scudi due, e questo per sua fattura di havere accomo
dato in Vescovatto, nella stanza, dove si fanno i Dottori, alcune figure gua
ste di pittura, così concordato in tutto, e per tutto per sua mercede.
1700. In questo anno muore in Ferrara nel 27 agosto Giulio A
vellino Messinese pittore e poeta , Accademico Intrepido ed Incitato ;
e muore nell' ospedale dei Battuti Bianchi sotto la parrocchia di san
Salvatore , ove gli si dà sepoltura ( Cittadella Cesare , tom. IV, pag.
341 ; e Baruffaldi, tom. II, pag. 222, nota 1ª ). Giulio visse qui non
breve tempo.
--
634
1710. Ruggiero Ceppi o Zeppi, che vorrebbesi di Verona, fu fatto
venire da Mantova nel 1710 per operare il ritratto al card. Ruffo, che
riesci di soddisfazione, atteso l' abbellimento anche fatto con architet
tura, ed altro, e perciò si passa partito nel 20 agosto se
oltre gli scudi 44 pagati al suddetto pittore per sua mercede , comprese
le spese di viaggio, si debba far spedire Mandato al medesimo di scudi sei
per ricognizione ed aggradimento attesa la fatica maggiore usata in detta
operazione ( Arch. com. lib. 254, Ν. 70 ).
Egli si fermò in Ferrara ove dicesi pure che sia morto : nel
1714 fece il ritratto del card. Piazza , pel quale trovo datogli nel
29 ottobre un acconto di scudi trenta (Arch.com. lib. 261, N. 66).
1711. Non può essere, come asserisce Cesare Cittadella, che Fran
cesco Fantocci Parma fiorisse del 1650 per quantunque fosse morto in
età decrepita. Come avrebbe potuto del 1711 essere nominato pittore
del Pubblico ; nel 1718 dipingere le arme e le banderuole pel fune
rale del Giudice de' Savii Nicolò conte Palla Strozzi; e nel 1724 0
perare negli ornati delle feste per l' esaltazione di Benedetto XIII ?
Dandogli nel 1650 soli 20 anni avrebbe operato di anni novanta
quattro. E ciò possibile ?
1713. Giovanni Battista Barozzi nel 2 aprile è pagato di lire qua
ranta per aver dipinto una carrozza alla marchesa Campori (in Mon
tecuccoli ).
1715. Il pittore centese Giuseppe Guaraldi muore in Argenta nel
17 agosto , di anni 75 , ed è sepolto in quella Collegiata ( Diario
Baruffaldi ) .
1718. Grandi Domenico nel di 5 novembre viene pagato per avere
accomodato un quadro all' Em. Legato di Ferrara.
1718. Francesco Ardizzoni dipintore fa le armi del card. vescovo
Tommaso Ruffo in Ferrara.
1719. Carlo Bianchi pittore pagato per ornati e paesaggi ese
guiti nella famiglia de' conti Pacchieni Susena.
1629. Antonio Andreasi pittore riceve pagamento per fattura di
stemmi e di fregi.
1795. Cittadella Cesare ( tom. IV, pag. 195 ) dice che Filippi
Giuseppe moriva del 1757 , e poco dopo moriva suo fratello Pietro.
Ora , trovandosi nel 15 aprile 1795 una ricevuta di Pietro Filippi
ornatista per lavori fatti al march. Sigismondo Gavassini , bisogna
ritenere l'esistenza di un secondo Pietro Filippi. Trovo eziandio un
--
635
Francesco Filippi ornatista pagato nel 1756 per alcuni lavori di pit
tura ; e così del 1775 unAndrea Filippi pure ornatista retribuito per
lavori fatti nella casa Pacchieni , cioè soffitto , parafuoco , antiporti
alla chinese, contorni, dorature ecc.
1737. Il conte Ottavio Fava di Bologna dipinge per l' Oratorio
del Seminario un quadro rappresentante San Pietro , che riceve le
chiavi dal Redentore.
1750-86. Di soli trentasei anni moriva il distinto pittore France
sco Montanari di Lugo, già provincia ferrarese , scolaro di Benedetto
Dal Buono suo concittadino , e che meritò un non breve articolo di
lode nella Biografia Universale ( Firenze , Passigli ecc. ).
1777. Spiga Gio. Battista dipinge bandiere per le feste de' santi
protettori Giorgio e Maurelio , e così nel 1782 e nel 1784 in cui
fa delle armi comunali pel Porto sanitario di Goro.
1778. Dall' Ettore o Ettori Giambattista non sarebbe conosciuto per
pittore, se il Barotti nel libro delle Pitture ecc. (pag. 187) non ci di
cesse che avea eseguito il s. Giorgio a cavallo ch'è sotto il loggiato
del Castello (pittura già più volte rinnovata), per cui poscia ne venne
fatto cenno anche nelle note al Baruffaldi. Egli però esegui altri lavori,
e si conoscono i seguenti-Nel 1778 fece il ritratto del card. Carafa
Adì 3 xbre Ricevo io sottoscritto dal s. Giovanni Bossi ( Bosi )
come Savio del Magistrato sudi (sic) sedici e baj. quaranta per aver dipinto
il ritratto di S. Em. il Card. Carafa da colocarsi nel Magistrato , in fede
dico sc. 16:40 :
Gio. Batta Dall' Ettore ( Contab. comunale ).
Pel passaggio dei Principi imperiali delle Russie nel 1782 dipinse
nel teatro gli ornamenti fattivi
La Scena rappresentava una magnifica Sala sostenuta da colonne di or
dine composito, con sette statue colossali di stucco, distribuite fra gl' inter
colonnj , e nelle nicchie , rappresentanti varie scienze , e belle arti ; lavoro
del sig. Alfiere Gio. Battista Ettori pittor ferrarese.
Per la funzione fattasi nella chiesa di sant' Antonio in Polesine
il 9 aprile 1780
Le molte statue bianche con invenzion tutto nuova, a bella posta trava
gliate in pochi giorni a finto stucco , furono disegno del sig. Gio. Battista
Ettori professore di pittura. Otto di esse rappresentavano Viriginità, Povertà,
Ubbidienza, Penitenza , Meditazione , Innocenza , Costanza , e Concordia ; ed
altre quattro erano Sant' Antonio , San Benedetto , Santa Scolastica , e la
Beata Beatrice II Estense.
--
636
Finalmente abbiamo da una nota di spese dell' Ufficio di Sanità
che del 1789 gli fu pagato pel quadro dėl nuovo Oratorio di Goro
per mercede e fattura scudi 25. 80 : mentre poi si pagarono scudi 5
a Tomaso Bedani intagliatore per la cornice fornita di cordone ad in
taglio, ed altri scudi 6. 45 a Giovanni Rossi indoratore per indorarla.
1787. Si compensa un Vincenzo Presendi pittore per fatture di
dipinti a chiaroscuro nei palchi del teatro Scroffa.
1789. Francesco Dirani di Bagnacavallo, provincia già di Ferrara,
mi sembrò un discreto pittore, se giudicar debbasi da un ritratto da
lui eseguito nel 1789 ad olio in tela del P. Francesco Boccafogli
minor conventuale.
179... Serafino Barozzi, dopo il 1790 , dipinse la Sala Armonica
del nostro comunale teatro, che fu poi ridipinta per altre due volte ;
l' ultima delle quali dal distinto ornatista e scenografo Francesco Mi
gliari, del cui valore artistico il dipinto stesso tuttora esistente ci
presta bella prova.
1825. Di Giuseppe Santi bolognese fecero parola il Boschini an
notatore al Baruffaldi , e il conte Laderchi. Ecco la copia di una
sua obbligazione
Ferrara 15 Genn. 1825. M' obligo io sottoscritto di eseguire ad olio ed
a colori per commissione e per conto del sig. Bendet. Casazza di Ferrara
un quadro il cui soggetto è il convito degli Dei, come resta già disse
gnato nella tela già messa sul tellaro , e sul sistema dello schizzetto già
presentato. Il sig. Bened. Casazza accorda al s. Prof. Santi per l'intiero
lavoro di detto quadro, che si assume di darlo compito a dovere, Bavare
ottanta effettive, da pagarsi al medesimo di mano in mano che si innoltrerà
il lavoro. Il Sig. Prof. Santi si assume e si obbliga di compire il lavoro en
tro Maggio prossimo venturo dell' anno corrente. Dichiara innoltre di avere
già ricevuto Bavare diciotto a conto delle sud. Bavare ottanta, La presente
scrittura, che deve aver forza come di pubblico giurato Istromento , viene
dalle parti firmata--Giuseppe Santi Affermo
Ebbe poi altri due scudi, ossia bavare; ma la sua morte avvenuta
nello stesso anno 1825 fece sì che il quadro rimase soltanto abbozzato.
1825. Nell' anno medesimo lavorò per la nobile famiglia Casazza
anche Girolamo Prepiani
Ferrara li 6 Luglio 1825
Dal sig. Benedetto Casazza ricevo cinque
luigi d' oro effettivi in conto del convenuto per fare il suo ritratto, e della
sua signora Consorte. Dico aver ricevuto- Luigi N. 5. eff.vi
Prepiani-.
Girolamo
--
Li 14. Ottobre 1825. Ferrara
637
1825. E cosi pure lavorò nel palazzo degli stessi Casazza, eretto
da non molto sopra disegno dell' architetto Antonio Armanini ferra
rese , la compagnia Giani e Bertolani
Sono scudi trecento e cinquanta che
ho ricevuto io sottoscritto dal s. Benedetto Casazza, e questi serve per la
voro fatto in dipinto nella sua Casa, così convenuti, in fede mi sottoscrivo.
Gaetano Bertolani.
1821. Di Giuseppe Grillenzoni del Finale di Modena, che visse lun
gamente in Ferrara ove attualmente ha stabile domicilio la sua fa
miglia, scrisse un elogio il conte Ercole Graziadei (Atti delle solen
ni Adunanze nella Scuola d' Ornato in Ferrara negli anni 1821 e 1822,
pag. 29 ), ed un onorevole articolo ne ha la Biografia Universale
( Firenze, Passigli ecc. ).
1859. Uno degli ultimi lavori di Lodovico Giori fu un quadretto
per me, spedito a Costantinopoli
A di 2. Genn° 1859. Dichiaro di aver ricevuti dal sig. Luigi Napoleone
Cittadella napoleoni d'oro da franchi venti N. 2. due, e questi a saldo di
una tavoletta da me dipinta per sua commissione, rappresentante San Paolo
Lodovico Giori.
In una nota poi di pittori dal 1600 al 1725, riportata dalla cro
naca di Francesco Vacchi, esistente nella comunale Biblioteca , risul
tano i nomi dei seguenti artisti non nominati dai biografi: Solari
Agostino, che dipinse il quadro di s. Lucia in s. Giuliano ; Dall'An
gelo Antonio ; Motta Bartolomeo ; Becocchi P. Ferrante Filippino ; Poli
Giacomo, che operò il s. Onofrio nella Chiesa di S. M. della Rosa ;
e Bertazzoli Giacomo, che fece l' Annunciata nel tempio dei Teatini.
Tralascio di parlare di molti altri che morirono in questi ultimi
anni , non avendo documenti da pubblicare , scopo principale del
mio lavoro; e mi limiterò a dirne puramente i nomi per quanto io
li ricordi e furono
Francesco Scutellari dilettante, che operò qualche
buon dipinto a calce per ornamento di stanze ; Gaetano Turchi ar
tista di ottime speranze morto nel 1851 (1), ed Antonio Ungarelli
morto nell' agosto 1853 , tutti figuristi ; fra gli ornatisti li due
fratelli Filippo e Pietro Vallini , Tamarozzi Giuseppe , ed il distin
tissimo Francesco Migliari , che fu anche ottimo scenografo ; e fra
(1) Prose e versi in morte di Gaetano Turchi. Ferrara , Bresciani , 1851, in 8.9
Mancò ai vivi nel di 11 ottobre : era nato nel 1817.
638
i paesisti un Gio. Battista Bassi di Massa Lombarda salito pe' suoi
lavori in alta fama , e Giuseppe Coen ferrarese celebre pittore di ve
dute e buon fotografo, mancato ai vivi nel 1857 (1).
Dei viventi parleranno altri, non essendo mio assunto di far ciò ;
e quindi passerò ad altra classe di Artisti.
V.
Scrittori e miniatori
Gli scrittori o calligrafi , prima dell' arte della stampa , erano per
lo più anche miniatori, od almeno mettevano ad oro e colorivano gli
ornati delle iniziali: ma e miniatori e scrittori sparirono quando sur
sero la stampa e l'incisione , e rimasero i calligrafi semplicemente
detti, che si occuparono delle copie dei diplomi , degl'istromenti dei
notaj, e degli atti di pubbliche amministrazioni. Sarà quindi a tenersi
conto, riguardo alle arti, di quegli scrittori che precedettero la tipo
grafia, o che per poco l'accompagnarono, cioè sino alla metà circa
del secolo XVI.
Come vi sono codici, e come vi sono rogiti, cosi doveanvi essere
pure fra noi degli scrittori anche da remotissimo tempo : ma il primo,
il cui nome abbia io trovato con tale qualifica, è nel 1354 un Mag.
Bartholomeus Scrignarius filius q. Magistri Johanis Scrignarij, cioè scrit
tore cancelliere, com'erano chiamati anche quelli della Curia Romana
( vedi Ducange ) ; indi viene un Francesco da Codegoro scrittore di
libri, mansionario della Cattedrale, la cui morte è segnata il 28 marzo
1430. Dipoi nel 1437 un Marco del fu Franceschino, scrittore ; poscia
nel 1446 con rogito di Bartolomeo Isnardi viene data ła cittadinanza
ferrarese Joanni de Alemania scriptori, et pro exercitando artem scri
ptorie ( Archivio notarile ) ; poscia dal 1454 al 1457 si trovano accen
nati Franco , Simone e Nicolò d' Alemagna. Del quale ultimo anno
1457 si hanno partite di pagamento nei frammenti de' Giornali del
Comune ad un Gulielmo da Roma scrittore de li statuti et provixione
del Comun de Ferrara, che al presente se fano ; e ad un Andrea Da
(1) Albo funereo alla memoria di Giuseppe Coen pittore e fotografo. Rovigo ,
Minelli, 1857, con ritratto. Moriva il Coen nel 25 novembre.
639
le Calze a scrivere le provixione et statuti, per sua merzegna etc. Nel
1458 si hanno carte da Capreto scritte da Simone del Fabro ; e si ha
pagamento a Don Zoanne Chioara perchè noti il canto di lo ofitio de
papa Calixto per la transfiguratione; e a Don Andrea da Bagnacavallo
per scriver li Inni sui capriti, e metter le parole sotto lo canto cum le
aminiature de pena; per cui quest' ultimo potrebbe porsi nella classe
dei miniatori-calligrafi. Forse il Simone del Fabro potrebbe essere il
Simone d' Alemagna, come il Don Andrea Da le Calze potrebb'essere
il Don Andrea da Bagnacavallo ; ma non essendovi prove, li ho no
tati tutti quanti coll' ordine con cui ebbi a trovarne memoria. Un
Don Beltrame da Imola nel 1459 è compensato per ispesa di vernice
e inchiostro, e per scritturazione di due quinterni de carte de capreto.
Nel 1478 un Nicola Mascarini ferrarese scrisse un Codice dell' Ago
stiniano P. Cristoforo da Bologna , e nel 1488 la Storia naturale di
Plinio in pergamena per conto di Giovanni Pico della Mirandola ;
codice posseduto in seguito da Apostolo Zeno, e citato dal Tiraboschi
nella Biblioteca modonese. Un fra Matteo d' Alessandria certosino in
Ferrara scrisse dal 1469 al 1476 li quattro volumi della Bibbia esi
stente nella nostra Biblioteca, con superbe miniature d'incognita mano,
e li terminò nella età sua di anni settantacinque. Del Mascarini e di
fra Matteo feci parola nella mia Lettera al cav. Giordani sulle minia
ture dei corali della Certosa, che si ammirano nella Biblioteca sud
detta ( Estratto della Gazzetta ferrarese N. 49 del 29 aprile 1862 ).
Nel 26 agosto 1479 in un rogito di Luca Isnardi è citato un Magister
Paulus de Brabantia scriptor, quondam Cornelii, habitator ferrariæ in
Policino Sancti Georgii.
Sebbene abbia detto che sarà da tenersi conto degli scrittori sino
alla metà del secolo XVI riguardo alle Belle Arti, non pertanto voglio
proseguirne i nomi che ho potuto conoscere. Un rogito di Rinaldo
Rinaldi del 5 settembre 1528 porta il testamento di un Ziraldi o Gi
raldi- Egregius vir M. Bartholomeus filius q. Mag. Herculis de Ziral
dis scriptor, civis et habitator Ferrariæ, in policino S. Antonii ecc. Vi fu
rono pure calligrafi che lasciarono alle stampe qualche opera dell'arte
loro, quali fra gli altri abbiamo un Fanti Sigismondo, che lasciò
Theorica et pratica de modo scribendi, fabricandique omnes litterarum
species ; Venetiis per Joanem Rubeum 1514 in 4°--
e cosi un libro
intitolato Thesauro de' scrittori, del 1535 senza luogo e stampatore ;
ed un Codice inedito Theorica scribendi, ove le parole sono formate
--
640
con metodi e figure geometriche. Abbiamo pure un frate Vespasiano
Amphiareo da Ferrara ( il cui vero cognome fu Albertazzi ) dell' or
dine de' minori conventuali, che lasciò un Opera nella quale s'insegna
a scrivere in varie sorte di lettere ecc.; opera ch' ebbe più edizioni
cioè del 1565, del 1575, del 1588 e del 1620; tutte di Venezia.
E con gli scrittori pongo anche i disegnatori a penna, che per
lo più unirono anche la calligrafia. Un Lucilio di Filottrano disegna
tore a penna fu al servizio di Alfonso II al finire del secolo XVI come
cameriere ducale; un card. Alessandro d' Este fu pure distinto in tal
sorta di disegni ( Campori , catalogo ecc. a pag. 239 e 453 ). Un
nobile Alfonso Rossetti nel 1643 delineò e fece a penna i Forti fab
bricati in Pontelagoscuro per la guerra fra i pontificii e la Repubblica
veneta ; un Francesco Padovani ferrarese, che copiò caratteri e disegni
del rarissimo libretto sui muscoli, del celebre Gio. Battista Canani ; e
che pure copiò due carte nella Teseide del Boccaccio , ch' era nella
Costabiliana, con tanta verità che gli acquisitori, nel fare l' acquisto
dell' esemplare per 4000 franchi , non ebbero ad accorgersene : lo
dice lo stesso Brunet
' exemplaire avait 2 ff. refaits a la plume,
mais on ne s'en est aperçu qu' aprés ' adjudication- ( Edizione del
1861. Art. Boccaccio ).
Fra i miniatori si distinsero quell' Oderigi da Gubbio e quel Franco
da Bologna, che meritarono di essere menzionati dall' Allighieri: ma
non sono i più antichi. Un Alberto da Volterra operava nel 1169 ,
ed era chiamato scriptor de licteris majoribus de auro , et de colore
( Bonaini; Mem. ined. di Franc. Traini pittore, a pag. 87, nota ) (1).
(1) Oderigi visse nel secolo XIII e Franco nel XIV, in un tempo cioè del quale
molte Biblioteche hanno codici miniati. Quella di Laon ne possiede 151 del 13º e
125 del susseguente, come racconta M. l' Abbe J. Corblet nel suo libretto Les Ma
nuscrits á miniatures de la Bibliothéque de Laon ( Arras , Rousseau-Leroy 1864 ).
Questo autore dice ( pag. 7) La plupart des manuscrits ont été écrits et enluminés
dans l'abbaye dont ils ont été extraits en 1789 ; e quest'asserzione pei Codici di
Laon io credo che valga pure per ogni altro luogo, specialmente se trattisi di Bibbie
e Corali. Noi vediamo quelli de' Certosini, e quelli degli Olivetani nella Biblioteca no
stra, portare per entro ai fregi i frati e le imprese dell' Ordine rispettivo, il che fa
supporre che fossero fra loro eseguiti. Aggiunge lo stesso Corblet che Laon possiede
codici di origine italiana già dei Canonici di detta città sino dal 1346 , sebbene si
pretenda che la miniatura italiana portasse influenza sulla francese soltanto nel se
colo XV a mezzo del genovese Francesco d' Oberto ( pag. 17). Debbo io per altro
osservare che Oberto appunto fioriva nel XIV, come si ha da un dipinto col nome
e coll'epoca 1368.
--
641
Giá mons. canonico Antonelli ci diede la nota degli scrittori, e deimi
niatori dei corali che sono presso il Capitolo della Cattedrale, e che
furono lavorati dal 1471 al 1535 da un Iacopo Filippo d' Argenta, e
da un Sigismondo Fiesso , luoghi ambidue del territorio ferrarese , da
un fra Evangelista da Reggio dell' ordine francescano , e da un Gu
glielmo del Magro. Gli scrittori poi furono un Lodovico Raimondi da
Parma, un Andrea dalle Veze ch' era pur anche miniatore, un Martin
di Zorzi da Modena, ed un fra Evangelista tedesco pure fancescano. Un
Plutarco era nella Costabiliana con eccellenti miniature , come altresi
eravi un poema con altre uguali a quelle del Carlo Magno nella no
stra Biblioteca , le quali vi ha fondamento a credere siensi eseguite
in Ferrara, stante la somiglianza con quelle degli antichi statuti delle
Arti che si conservano nel comunale Archivio. Dei magnifici corali della
Biblioteca, un tempo appartenenti ai Certosini, non si conoscono gli
esecutori , e solo ne è segnata sovra un ornato l' epoca del 1468.
Furono erroneamente attribuiti a Cosimo Tura; ma in detta mia Lettera
al cav. Giordani procurai di provare come debbasi ritener falso tale
asserto. La famosa Bibbia Estense in due volumi la sappiamo lavorata
da Francesco de Russi mantovano e da Taddeo Crivelli , pel prezzo
di 1375 zecchini, come asserisce il Tiraboschi, il quale aggiunge pur
ancora che quei dipinti sono di un disegno e di un fare più vago as
sai del comune di quei tempi; e fu per questo ch'io mi portai appo
sitamente a Modena per instituire poscia un confronto coi detti corali,
che appunto si allontanano dalla sfera comune dei lavori di quel tem
po. Ma la Bibbia, come uno dei più preziosi cimelii e di privata pro
prietà ed eredità Estense, era stata asportata dal Duca , e deluso ri
mase il mio desiderio e lo scopo del mio viaggio. Per Borso d'Este
lavorò pure un Ghisilieri bolognese , come da partita di pagamento
riportata dallo stesso Tiraboschi al 7 settembre 1464
Nobili viro
Gerardo de Gisileriis de Bononia Ducatos octo auri pro sua mercede
illuminandi quemdam librum in vulgari sermone vocatum Lanzalotum.
Molti Codici miniati possedevano gli Estensi, come si ha dalla nota
ch' esiste nell' Archivio municipale di Ferrara all' anno 1467 della
libreria di Borso, e che rilevasi essere stati miniati appositamente per
essi loro : ma se ne taciono i nomi. Un Guglielmo Cappello ferrarese,
chiamato egregius Magister e creduto agli stipendii della Reggia E
stense di Ferrara, vuolsi che fosse scrittore e miniatore nel 1426 di
un Dittamondo di Fazio degli Uberti, che dicesi esistere in Torino. In
--
642
quanto poi alla serie dei corali che appartennero agli Olivetani , e
sistenti pure nella nostra Biblioteca, ma di assai minor pregio de' pri
mi, potei rinvenirne intorno ad una iniziale il miniatore, che fu Gui
nifortus de Vicomerchato Mediolanensis 1449 Aug. Ego enim sum mini
mus omnium miniatorum; e che intorno ad altra lettera iniziale scrisse-Guinifortus de Vicomerchato Mediolanensis hoc opus miniavit anno
domini 1449 die p. Decembris (1)- Pare che il distinto Antonio Ci
cognara, miniatore dei corali nella cattedrale di Cremona , si traslo
casse a Ferrara ove fece eseguire un quadro da uno de' nostri valenti
pittori: l'epoca sarebbe di qualche anno dopo il 1480 ( Grasselli ,
Abecedario biog. dei pitt. Cremonesi, pag. 104; e Cicognara Leopoldo,
Mémorie per la calcografia ecc. a pag. 159 ) (2).
E parlando in genere delle miniature, tante delle quali sono sor
prendenti per bellezza , verità e sentimento religioso , io debbo dire
come sia d' avviso che anche i più grandi del secolo d'oro della pit
tura vi abbiano forse attinto. Infatti chi rechisi a contemplare la nostra
Bibbia , il cui primo volume ha in una pagina tutt' attorno espressa
in alquanti quadretti la storia della Genesi, vede come il Signore co
perto di un gran manto alzi ambedue le braccia, e sembri dare come
uną spinta al sole ed alla luna che tiene nelle mani , quasi dicesse
loro
andate al posto che vi assegno ed illuminate l'universo
Questo sublime pensiero è pur quello identicamente espresso da Raf
faello nel Vaticano: eppure quel primo volume della Bibbia era scritto
e miniato nel 1469, e il Sanzio nacque nel 1483! Adunque Raffaello
desumeva quel pensiero dalla nostra Bibbia ? Ma dissi forse ; e lo
dissi appunto perchè io pure veggo l' improbabilità che il sommo
pittore attingesse alla Bibbia nostra ; e se parlando in genere mi
confermo nel mio pensiero , in quanto a Raffaello potrò credere
ch' egli pure siasi animato alla lettura del libro sublime , e che le
parole ispirate dalle sacre carte abbiano suggerito tanto a lui, quanto
(1) Nello stesso secolo fuvvi un altro miniatore da Vicomercato, col nome di
Battista (Muoni cav. Damiano; Binasco ecc. pag. 75 ).
(2) Si vorrebbe stabilire a questa epoca del finire del secolo XV il traslocamento
a Ferrara della detta famiglia: ma io trovai nei rogiti di Nicoló Bischizzi (Archivio
com. ) all' anno 1410 un Benvenutus q. Grappij de Zigognara già qui abitante e
far testamento nel 17 febbrajo lasciando alla moglie Lucia del ſu Gio. da Melara
ed al figlio Giovanni. Si disse pure che cangiò il cognome de Grappi in Cicognara;
ma qui vedesi che Grappo o Grappio era il nome del padre di Benvenuto.
643--
al nostro ignoto miniatore , la stessa grandezza del concepito pen
siero. Forse ho troppo digredito dallo scopo mio, ch'è quello di far
noto il risultato delle mie ricerche: ma non sieno discare le digres
sioni, allorquando specialmente si riferiscono alla nostra patria.
Noi forse possiamo vantare un miniatore ( non so poi di qual me
rito ) contemporaneo a Oderigi da Gubbio. Il ch. Pietrucci nella sua
Biografia degli Artisti padovani ( pag. 124 ) ci nomina un Gaibana
Giovanni già Plebis de Trisigola Diocesis Ferrariæ Archipresbyter , che
poi fu prete mansionario della Cattedrale padovana nel 1259 , e che
fece testamento nel 21 agosto 1293, essendo canonico di Conselve ecc.
Presso la detta Cattedrale esiste un epistolario tutto scritto, e miniato
di sua mano, e nel quale vi effigiò la sua figura nell' atto di segnare
le seguenti parole : Ego Presbyter Johannes scripsi feliciter. Le quali
cose vengono riportate dal nominato autore sulla fede di Mons. Oro
logio ( Storia eccles. di Padova. Dissert. VII , Padova, 1813 ). Que
sto prete adunque fu parroco di Tresigallo ( Trisigola ) poco lungi
dalla città di Ferrara; e siccome anche Gaibana è altra villa a circa
dieci chilometri dalla nostra città, cosi oserei quasi di credere che il
prete Giovanni non fosse altrimenti di Padova ma di Gaibana, o par
roco anche là prima di esserlo a Tresigallo (1).
1
In un atto del 1473 si vede accennato un Gerardino di Barto
lomeo del Tura da Legnago miniatore; come dello stesso anno trovasi
annotato nel Registro dei pegni presso gli ebrei un Domenego de Ri
getto aminiadore per soi pigni lira una e soldi oto ecc. ( Giornale FF.
8 marzo).
In un rogito del 13 marzo 1485 del notaro e seg. ducale Ludo
vico Bonomelli ( nell' Arch. notarile ) si contiene
Absolutio pro spect. Francisco Nasello a Martino, et Nicolao q. Georgi de
Alemania. In Cancelleria Ducali ecc. Egregius vir Martinus miniator filius
q. Georgii de Alemania, habitator ad præsens Mutinæ in cinquantina S. Bla
sii, et ejus Georgii hæres pro sua quota , nec non etiam hæres pro sua
parte q. dne Priscinæ, olim ejus matris , et procurator et procuratorio no
(1) Che il Giovanni fosse ferrarese o del territorio , potrebbe darcene conferma
l' averlo io trovato ad assistere come testimonio all' istromento d' Investitura, rinno
vata dal Vescovo di Ferrara a favore della chiesa di s. Croce, delle decime alla
medesima donate sino dal 1083 da Aldigero Aldigeri. La quale rinnovazione avven
ne del 1253 , cioè sci anni prima dell' epoca in cui lo troviamo a Padova
pre
sent. Dno Joanne Archipresbitero Tresegalis ( Arch. comunale ).
--
644
mine ejus fratris Nicolaj ecc. ad infrascripta et alia habens plenum et suf
ficiens mandatum rogatum per Antonium Jo: Livizani Notarium Mutinensem
de anno 1478. die 4. Maij ecc.... liberavit, finivit ecc. spect. virum D. Fran
ciscum Nasellum Ducalem secretarium fil. S. Iacobi , a debito et obl. lib.
centum m. pro resto et residuo lib. 300 m. pretii unius domi in Ferraria eсс.
quem olim dictus Georgius vendidit dicto Fr. Nasello ecc.
Risulta poi dallo stesso istromento che li fratelli Martino e Nicolò
danno lire cento a Gregorio Mascarello di Modena sposo di Paola
loro sorella. Mastro Martin fo de M. Zorzi da Modena cosi detto ,
sebbene fosse di Alemagna, perchè era domiciliato in Modena, fu uno
dei miniatori de' corali della Cattedrale , come vedemmo; e siccome
dal libretto sui corali suddetti si vede un pagamento fattogli nel
1485, cosi si scorge la ragione per la quale appunto in detto anno
stipulava in Ferrara col fratello Nicolò l' istromento qui accennato.
Finalmente con altro rogito di Giovanni Ulivieri del 5 settembre dello
stesso anno 1485 l'Abbazia di san Bartolo presso Ferrara investe
Andream a Vegetibus scriptorem, et miniatorem, filium magistri Joannis
a Vegetibus, emancipatum, di una pezza di terra in Laguscello. Anche
questo Andrea vedemmo essere uno degli scrittori e miniatori dei
corali della nostra Cattedrale, cioè Andrea dalle Veze , il quale ebbe
un fratello lanarolo di nome Guglielmo marito di Costanza di Al
bertino Novara.
VI.
Ricamatori, Arazzieri e Tappezzieri
L'arte del ricamo va posta fra le Arti Belle pur essa; formò un
tempo corporazione a parte co' suoi statuti e privilegi ; ed i ricama
tori vennero ammessi alla celebre Accademia di san Luca in Roma
L'arte del ricamo rimonta alla più alta antichità: e i Romani le diedero
il nome di lavoro frigio (1), forse perchè i popoli della Frigia ne furono gl'in
ventori : gli ornamenti del tempio e dei sacerdoti di Gerusalemme sono fra
le prime opere di ricamo, di cui ci parla la storia;..... Elena dipingeva a
ricamo i combattimenti de' Greci e dei Trojani..... gli Etruschi aveano dei
letti ornati di stoffe a fiori..... i lavori dei Chinesi sono di una diligenza, e
(1) Vedremo noi pure al 1577 un M. Livio Brazzolato esser detto M. Phrigius
645--
di una freschezza inimitabile ecc. Il Sig. di Saint Aubin ha scritto dettaglia
tamente intorno all' arte del ricamo ecc. ( Saggio storico dell' arte ecc. trad.
dal francese da Angela Paganelli Fapanno; Mira, 1807 in 8° ) (1).
Non v' ha in oggi scrittore di Belle Arti , o indagatore di patrie
memorie, che non tenga calcolo anche dei ricamatori ; e potrei citare
il ch. march. Campori nel suo Catalogo ecc. più volte citato, il ch.
prof. Santo Varni nel suo Elenco di documenti artistici ecc. Genova,
1862 , e cento altri. Io già parlai di alcuni ricamatori quando feci
parola degli Apparati sacri all' articolo Cattedrale nella 1ª parte : ora
0
dirò i nomi degli altri , de' quali ho rinvenuto notizia. E pel primo
si presenta
1364. Un Nicolò dall' Ore. In un rogito del 20 gennaio, sub por
ticu palatii communis, presentibus testibus etc.
Magister Nicolaus ab Auro filius quondam Ser Bertholini, de contracta
Sancti Romani, per se et suos heredes fuit contractum, confessum, et bene
in concordia cum Joanne Griffo notario dante et solvente nomine et vice Jo
annis de Majo duodecim libras et tresdecim solidos m. pro frixis de argento,
panno de sirico, et pro uno tesuto (tessuto), et centura de sirico nigro, ha
bita per Anthonium Griffum, et recepta pro dicto Joanne de Majo ecc,
Una famiglia dall' Oro od Ori si vide poscia in Carpi , dove del
1431 circa una Pasqua Ori fu moglie del distinto ricamatore Enrico
dalle Selle tedesco, figlio di altro Enrico sartore di Bonn in Prussia,
già morto nel 1448.
(1) Vorrebbesi che il ricamo fra gli ebrei vi fosse portato da essi loro ritor
nando dall' Egitto; e dalle sacre storie si ha che celebri furono due artisti Aholiab
della Tribù di Dan e Betzabel di Giuda. I babilonesi erano distinti pel ricamo a
telajo , i frigii per quello ad ago, ed anche fra i romani si distinguevano i ricama
tori col titolo di frigioni. La voce ebraica rokem e l' araba rakama significano ri
camare o ricamo. Quello a capelli vuolsi di recente data e dicesi che prime ad
usarlo fossero tre signore di Willich nell'Annover, nell'anno 1782 ( Nardi ab. Fran
cesco ; Cenni storici sull' origine dell' arte del ricamo, Padova, Seminario, 1839
Narducci Enrico ; Secondo saggio di voci italiane derivate dall'arabo ; Roma, Belle
Arti, 1863 , in 8.°) Dissi essere recente il ricamo a capelli , secondo l'asserzione
del Nardi ; ma trovo che le donne del Canadà da lungo tempo hanno quest'uso ,
adoperando anche peli di camello. Il ch. Antonio cav. Merli segretario dell'Accademia
di Belle Arti in Genova sua patria pubblicò recentemente un libretto intorno alla
Origine ed uso delle trine a filo di refe (Genova, 1864, in 4º, per le nozze Costa
bili-Caselli ) ; col quale scritto rivendica all' Italia la priorità pur anco della bel
l'arte del ricamo in Europa.
41
646
1386. Nel 7 giugno è fatto morire un Amadeo dai recami , qual
complice della congiura contro Tommaso da Tortona.
1429. Nel dì 11 decembre si ha partita di pagamento nei registri
della Cattedrale di lire 224 m. a favore di Jacomo ricamatore, il cui
cognome era de' Bonfadi- per lo frixo recamado de la istoria de
S. Zorzo fatto per la Sagristia del Veschova de Ferrara-; somma
che rilascia per l' affitto di casa tenuta da Nicolò suo fratello.
1430. Con rogito di Bartolomeo Isnardi viene data la cittadinanza
ferrarese a M. Augusto ( in altro atto è detto Agostino ) nominato
Frambaja ricamatore, figlio del fu Andrea, della contrà di santa Croce :
come viene data agli stessi rogiti nel 1446 all' altro ricamatore Gia
comino de' Lupi da Milano, che sino dal 1441 abitava in questa città.
1447. M. Giovanni Bischizzi ricamatore , figlio del fu Viviano ,
della contrada di sant' Apollinare, con Francesca sua figlia.
1459. Giacomo del Bailo. Partita nei registri comunali a favore di
Simon Rofeno merciajo per seda de gromo, e seda verde da frixe, e tafetado
de grana, consegna a Jacomo Del Bailo strazarolo che ſieze el Confalone
per lo di de Madona sant' Anna, soto del quale de andare al oferta el Ma
gnifico Messer lo Zudexe de xij Savij.
1470. Un rogito del 27 gennaio di Paolo Albertini porta l' inve
stitura data dall' Abbazia suburbana di san Bartolo a M. Cristoforo
ricamatore , del fu Silvestro sprocano di Ferrara, della parrocchia di
S. M. Nuova, di una casa in Ferrara. Sua madre ebbe nome Antonia.
Da una partita poi di pagamento si ricava il cognome di Cristoforo
1475 ; Zobia adi primo de Lujo- Alo Illm. Nostro Sig. per conto dela
donacione dele L. diexemila, L. sexantuna, et soldi uno m. per luj ad M.
Cristophono Caleffino Rechamatore per parte de lavorieri de rechamo facto
a sua Excellentia, per lo dicto M. Cristophoro, portolli Zoanne baptista re
chamator suo messo.
Quindi anche un Gio. Battista era ricamatore : ma Cristoforo ebbe
pure un figlio di nome Giovanni e dell'arte istessa- 1491, 14 aprile,
rogito di Ugo Caleffini
Mag. Joanes filius q. Gristophori recamatoris
Ferrariæ de contracta S. M. Nova , rechamator etc., dal quale atto si
scorge ancora che suo padre Cristoforo del 1491 era già morto.
1479. Un altro Giovanni era pure ricamatore, e fece lavori a Ri
naldo d' Este ; fu di cognome dei Corbi, come da nota di fatture
datata 20 luglio.
--
647
1496. Catabene Villafora ricamatore con testamento rogato da
Matteo Caprili ( Archivio notarile ) vien fatto erede usufruttuario dalla
propria moglie Antonia figlia del fu Andrea Natali alias de Zaponi
da Cadalto.
1507. Nel dicontro anno trovo ricamatore un Guglielmo da Fiexo,
ed un Sigismondo Paxin ; come nel 1522 rinvengo un Zanbatista de
Sisemondo recamadore, che puossi ritenere un Pasini figlio del preno
minato : e forse fu figlio del detto Giovambattista quel Sigismondo
Pasino recamadore che del 13 giugno 1575 è pagato dalla nobile fa
miglia Turco per alcune fatture.
1531. 16 maggio.- Terzo del fu Alessandro Terzi ricamatore ri
ceve la dote di Margarita figlia di Giovanni Gogo ( Cuoghi) già sposata
da varii anni. Intorno a questo artista mi riporto all'articolo Architetti
ed Ingegneri, in vocabolo Terzi Terzo.
1535. Si trova in questo anno accennato un Francesco Bianchi ri
camatore ed un Girolamo suo figlio, che si vollero ritenere da Carpi,
erroneamente dicendo che Girolamo fosse il Carpi nostro distinto di
pintore. Vedasi all' articolo Pittori quanto dissi intorno a Francesco
Bianchi pittore e Girolamo suo figlio, non che intorno a Tommaso da
Carpi e Girolamo suo figlio.
1563. É citato come testimonio in un rogito di Bonaventura Ne
grini del 30 decembre un Matteo dalle Vacche ricamatore figlio del
fu Gaspare, cittadino ferrarese, abitante in parrocchia di Boccacanale;
quale poi si riscontra nominato anche nel 1577.
1574. Borsani Francesco ricamatore.
1575. Maestro Federigo rechamador.
1577. Un M.º Achille rechamador è pagato di L. 39 dalla sacri
stia della Cattedrale per resto della sua fattura della Croce fatta nella
pianeda de raso bianco. Forse il Collevati, di cui qui appresso.
1577. Ora viene un Ercole Brazzolato , che nel 19 ottobre e nel
di 8 novembre viene pagato per ventinove braccia di ricamo d' un
sparaviero ( cortinaggio da letto ) di saja cremesina, eseguito pel pro
fessore Alessandro Panzio, come da due suoi ordini autografi presso
di me esistenti. Fece pure nel 1578 al fattor ducale e prof. Dante
Sogari un ricamo di un giuppone di ormesino cremisi , ed al conte
Bevilacqua alcune vesti, come da altri ordini di pagamento. Un Ma
gister Livius Brazzolatus phrigius ( ricamatore ) fu sepolto nel 3 feb
braio 1583 nella Cattedrale.
648--
1582. Cesare Collevati ferrarese , ricamatore , servi Alfonso II e
poi passò a Modena col duca Cesare, trovandosi memoria di lui
sino al 1622. Sua moglie Nicola Morandi mori il 22 luglio del 1600.
( Campori , catalogo, pag. 159, ove pure si nomina un Maurelio Col
levati ferrarese e ricamatore ). Siccome poi dal Necrologio di Modena
si ha pure la morte di un Cesare da Ferrara ricamatore d'anni 52,
seguita nell' ospedale il 23 giugno 1582 con sepoltura nella chiesa
di san Nicolò , così non può confondersi col detto Cesare Collevati ,
quando pur Collevati si chiamasse anche l'altro di cognome. Un
Achille Collevati ricamatore lo trovo in Ferrara nel 14 giugno 1581.
1594. Un Giambattista ricamatore è pagato di fattura per Barbara
figlia di Donna Violante d' Este.
1603. Tommaso Tominasi ricamatore viene ricordato da Giulio
Moro in un suo libro di memorie famigliari.
1607. Un Eliseo dell'Oro, figlio di Fedriano (forse Frediano), mi
lanese già da tre anni abitante in Ferrara , ricamatore , chiede di
essere aggregato alla cittadinanza.
1631. Gasparo Tedaldi ricamatore di gambali, ginocchiali, bracciali,
maniche, casacche, ecc.
1648. Guglielmo Barca pagato di L. undici per quattro agnoli
( angeli ) a due toniche di damascone morello , e due ad un pluviale.
1707. Paola Termanini ricamatrice per ricamo ad una zamarra,
mercede al disegnatore , oro, fattura , cannutiglia d'oro e d'argento ,
in tutto L. 815. 8. 4 per donna Camilla Campori Montecuccoli di
Modena : e bisogna dire che il lavoro fosse assai ricco e bello , se
guardisi a si grande somma in quel tempo.
1721. Aventi Carlo lavoratore di ricami, passamani ed altro ecc.
e per una coperta per la tavola del Maestrato.
1746. Don Matteo Termiern de Masini olandese, sacerdote dimo
rante in Ferrara, ricamatore, operò il gran manto nuovo di ormesino
bianco con oro riccio sopra riccio per la festa di M. Vergine del
SS. Rosario in San Domenico, da porre alla statua.
Perdutosi l'uso dei ricami sulle vesti, specialmente maschili, an
che l'arte del ricamo si viďe limitato alle donne , fra le quali non
solo vi sono le artiere che operano per mercede , ma donne nobili
e giovinette che all' ago producono i più bei disegni siano coloriti ,
siano a nero con seta e con capelli e con crini, rappresentando
figure, fiori e frutta, ornati e paesaggi d' ogni sorta.
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649
Le tappezzerie, comprese quelle che chiamansi Arazzi, furono pur
coltivate e fabbricate in Ferrara. Arazzi furono chiamati da Arras
in Fiandra
Tapisseries en laine , soje et or, telles qu'on les exécutait alors en
Flandre, et qui devaient le nom d'Arazzi a'la ville d' Arras surtout renom
mée pour ce genre de fabrication. Il en demanda a' Raphaël les cartons
qui furent envoyés a' Arras , où ils furent exécuté en tapisserie sous la di
rection de Van-Orlay, et peut-être aussi de Michel Coxie, tous deux élèves
de Raphaël ( Notice sur la vie et les ouvrages de Raphaël , par Ernest Bre
ton, pag. 30).
Egidio Gobelin poi, tintore parigino , vuolsi che scoprisse la bella
tinta di scarlatto detta scarlatto-Gobelin , per cui anche da questo
nome furono detti tappeti gobelini. La manifattura si stabili in Parigi
nel 1667, e vi sussiste tuttora per conto governativo , come si asse
risce dalla Biografia Universale.
Artefici distintissimi furono chiamati dagli Estensi , e da altri
piccoli regnanti ; un Rinaldo ed un Pietro Duro erano in Correggio,
il primo del 1480, il secondo del 1508, chiamativi dai Gambara ; un
Barbanti Antonio figlio del fu Gerardino di Brusselles ( forse che lo
scrittore volesse dire Antonius Brabanti , ossia del Brabante ove ap
punto è situata Brusselles ! ) era in Modena del 1488; un Giovanni
de Gesulis pure fiammingo vi era nel 1528. In Ferrara è noto che
diedero disegni e i Dossi e il Pordenone ; ma non fu si tardi che
s' introdusse quest'arte, chè già quasi da un secolo vi si esercitava (1).
Si vuole che gli arazzi , di che tanto andarono fregiate le pareti di
tutti i nostri palazzi ducali, fossero eseguiti fra noi ; opinamento
ben ragionevole dacché introdotta erasi qui l'arte in discorso. Nel
1501, per le nozze di Lucrezia Borgia , la gran sala di Castello era
ornata di cinque gran pezzi de tappezzeria lavorata cum diverse histo
rie, d'oro et d'argento et seta: un tribunale (trono, o luogo più alto
ed onorifico ) stava in capo ala Sala con uno capizelo ( capo cielo )
d'oro : altri panni de razo preziosissimi erano soto quel capizelo (Cro
naca del Zambotti ). E quando nel 1543 il pontefice Paolo III da
Parma venne a Ferrara, oltre che tutte le strade vedeansi coperte di
panni, tutta la corte dala grande scala fino in castello era guarnita
(1) Il Ricci, (Architett. vol. II, pag. 175),vorrebbe introdotta l'arte in Ferrara da
Ercole II nel 1556. Vedremo qui appresso che questo è un errore.
--
650
di panni d' oro, e le Camere nove del Duca Ercole, e i Camerini del
fu Duca Alfonso erano guarniti di finissimi panni d' arazzo ( Mosti
M. Agostino; Lettera nova de tutte le feste ecc. ).
Ma noi abbiamo la certezza e l'epoca precisa della introduzione
di questa manifattura in Ferrara, dove però sino dalla metà del se
colo XIV si tesseano nastri a figure, con leggende , il tutto a colori
ed a oro, come praticavasi in qualche città della Toscana. Nei libri
delle Determinazioni comunali si trova registrato quanto segue
1464.--
die secundo decembris
Pro arte tapezarie introducenda
Per parte del magnifico, et generoso Antonio Sandeo dignissimo Judice di
xij Savij de la Citade de Ferrara et suo distrecto ecc. se Notificha a qua
lunque persona de che conditione se sia come questo Magnifico Comune de
Ferrara ad ornamento et augumentatione dele Arte et Magisterij de questa
inclita citade de Ferrara ha conducto ad salario et provisione Maestro Zoane
Mille, et Maestro Raynaldo Grua de Franza, maestri solenni et perfectissimi
de l'arte dela tapezaria ad introdure in dicta citade epsa arte de Tapezaria,
et banchali , et insegnarla ad qualunque persona la vogliano imparare : sì
che se alchuna persona vole imparare dicto laudevole et bello Magisterio ,
et de lavorare de quello sì de figure , come de fogliame , et verdure , epsi
Maestri gli insignarano. Ma voleno per loro mercede de tale insignare da
chadauna persona, che dicto Magisterio vogli imprendere, ducati nove d'oro,
havendo ogni quatro misi uno ducato, et voleno epso Magisterio de tapeza
ria insegnare in tri anni. Notifichando che loro Maestri lavorano, et mostrano
in la casa de Zoane Meleghino dala Gosmaria , la quale al presente loro
hanno conducto.
Nel 1470 si accenna ad alcuni maestri di Bruzi ( Bruges) fabbri
catori di arazzi, fra i quali citasi un Giovanni della Mirandola. Queste
citazioni si fanno da mons. canonico Scalabrini in un manoscritto ;
ma io ne lascio allo scrittore la responsabilità dell' asserto.
Nel 25 novembre del 1490, non essendovi in Ferrara altro tappez
ziere che uno solo grandemente aptus ad faciendum et laborandum
circa tapezerias, nisi unus qui vocatur M. Bernardinus homo bonæ con
ditionis et famæ et in similibus expertus , ed essendosi vociferato che
voleva spatriare, così per utile ed onore della città gli si danno quattro
lire al mese ( Determ. comunali). Questo Bernardino poi è il figlio
di quel Bongiovanni pittore, che io opinai chiamarsi di cognome Ga
brieli ( vedasi all' articolo Pittori). Accennerò di volo ad un Girolamo
del fu Antonio de' Benvenuti festarius, cioè che fa apparati per feste ;
ad un Mº Bastiano d' Alemagna parechiator, che nel 1446 riceve la
651--
cittadinanza di Ferrara ; ad un Tomaxo de M. Girardino tapeziero, che
nel 1516 avea impegnato un razo a fojame, ed un razo a figure ;
ad un Mag. Franciscus a Razis filius q. Magistri Ludovici a Razis,
forse Razzi non di cognome , ma invece a significare dagli arazzi
che volgarmente razzi eran detti. Nel 1525 ad un Mag. Michael fil.
Joannis de Combis dela Argenteria anche nel 1530 habitator Ferrariæ,
tapezerius Dn. Arnee ( Renea ) de Francia ducisse de Chartres, et uxo
ris Ill. D. Herculis Estensis. Allora Ercole era principe, e non ancora
duca di Ferrara , e Renea portava il titolo di duchessa di Chartres.
Del 1604 Giovanni di Feloni da Arras fiammingo, della parrocchia di
san Paolo, muore nel di 8 ottobre ed è sepolto in san Paolo, coll'in
tervento gratuito del reverendo Collegio del Capitolo : ma non potrei
veramente accertare che costui fosse tappezziere, o fabbricatore di a
razzi. Vuolsi pure che nel secolo XVI lavorassero di quest' arte in
Ferrara Nicolò e Gio. Battista fratelli Rossi fiamminghi ; e forse corri
sponde ad uno dei loro nomi cioè a Giovanni, la prima delle due
cifre o sigle (l'altra sembra dire Enricus), che vedesi sopra tre tap
peti che tuttora conservansi nella guardaroba del Comune (1), cioè :
王
$
IAN RAES
1
FR
(1) Sono tre bellissimi arazzi con architetture , figure e verdure stupende: sol
tanto il tempo ha fatto degradare i colori cremisini e azzurrini. Furono sin qui tra
scurati e adoprati bene spesso a tappeti da terra per funzioni , di modo che ven
nero barbaramente calpestati. Giacciono sul granajo che serve di guardaroba ; ma
meriterebbero di essere posti nel Museo; perchè oltre all' essere di manifattura
bellissima, io li ritengo di fabbrica ferrarese. Quelli del Duomo che diconsi dise
sta scritto
gnati ed assistiti dai Dossi ( i quali però per le ragioni dette all' articolo Pittori
Dossi, non poterono vederli al loro termine, il che fu del 1553 ) furono lavorati in
patria come dal cartello che si vede in quello esprimente s. Giorgio sulla ruota, ove
mentre poi nel margine più vicino al detto cartello vede
FACTVM
FERRARIÆ
.M.D.
.LIII.
,
si la cifra o sigla Ip
I-R
--
652
È poi comprovato che anche negli ultimi periodi della Estense
dominazione si teneva in pregio questa fabbrica, perchè Pirro Li
gorio che fu ai servigi di Alfonso II avea preparato i disegni per se
dici storie riguardanti la vita di Vibio detto altrimenti Ippolito figlio
di Teseo , che il card. d' Este volea poi far tradurre in arazzi. Que'
disegni sono all' acquarello ; appartennero a Francesco Villamena in
cisore in Roma ; indi passarono e sono tuttora nella Biblioteca reale
dell' Arsenale in Parigi ( Marsand Antonio: Manosc. ital. ecc. vol. 2,
pag. 270, n. 920 ) (1).
VIL.
Coramari d'oro
Anche i Coridoro, cioè corü o corami d'oro, erano usati grande
mente fra noi non solo , ma se ne esercitava una speciale fabbrica
zione, tale da poter gareggiare con qualunque altra. Già è noto che
il cuojo servi ad armi di difesa, come furono gli scudi da braccio e
quelli da nave dietro cui si riparavano le vedette ; com'è noto che
si fecero anche delle monete , ch' ebbero corso. Nè lo ebbero sola
mente in antico , ma bensi ancora in tempi non tanto lontani ; e
narrasi nelle Memorie di Andrea del Gobbo (Solari) che, allorquando
dovette nelle sue disgrazie acconciarsi a vivere della liberalità di Lo
dovico il Moro, egli ricevea ciascun mese una modica provisione, che
il cassiere di S. Altezza gli numerava con viso arcigno ed in moneta di
cuojo ( Paolode Musset; Memorie ecc. Milano , 1843, pag. 84 ). Ciò
vuol dire peraltro che in quel tempo dovea essere la moneta più vile.
Ma di corami si vestivano le pareti degli appartamenti, ornandoli pri
ma di arabeschi in oro e dipingendovi figure. La residenza di Ca
brino Fondulo, tiranno di Cremona, in Castelleone fu da lui fatta ricca
nel 1422 per ogni modo di abbellimenti di pitture e sculture , di
tarsia e d' intaglio, di tappezzeria e di corami ( Racconti artistici i
taliani di Giuseppe Campori- Onorata Rodiani
a pag. 29 ). Le
(1) Il titolo del mss. segna il card. d'Este il vecchio, che non potrebb'essere se
non Ippolito I morto nel 1520. Il Ligorio passò ai servigi di Alfonso nel 1568, e
mori nel 1583. Forse fu Ippolito II; e forse il titolo fu scritto quando era vivente
it card. Luigi. Non saprei darvi migliore spiegazione .
653--
quali decorazioni si costumavano anche in Francia, vedendosi ancora
nel Museo di Cluny alcuni Tableaux peints à l'huile sur basane dorée
( bazzana detta Alluda, o cuojo sottile ), et travaillée au petit fer, pro
venant de la decoration d' une maison de Rouen , esprimenti alcune
storie di Roma, cioè la città di Roma, ed i fatti di Scevola, Torquato,
Goclite, Curzio, Manlio e Calfurnio ( Musée dell' Hôtel de Cluny; Paris
1858, pag. 111, N. 775-81 ). In Ferrara non eravi signorile palazzo
che non ne avesse ornata qualche stanza o qualche sala; e quando
il pontefice Paolo III del 1543 venne a Ferrara, discese dal bucintoro
e dormi la notte del 21 aprile nel Boschetto ( ov' era il Lazzaretto ),
i cui appartamenti erano tutti tappezzati di corami d'oro bellissimi ,
nel mentre che la stanza da lui occupata era guarnita di panni d'oro
e cremisi ( Agostino can. Mosti; Lettera Nova di tutte le Feste ecc.
1543, in 4° ). Che poi la fabbricazione in Ferrara fosse assai prege
vole, io lo ricavo dall' averne gli Estensi fatto oggetto di regali an
che a sovrani stranieri , come avvenne del 1575 , in cui il duca Al
fonso II mandò in dono corami d'oro di gran valore al principe di
Sassonia, per lo che il Manolesso Ambasciator veneto in Ferrara nella
sua relazione al Senato si fa maraviglia che Alfonso regali un Prin
cipe eretico, e barbaro nemico della Chiesa; ciò che fa credere che sia
qualche gran pensiero nell' animo del Duca, et a qualche fine di novità
( Relazione ecc. di Emiliano Manolesso
a pag. 425, vol. II, serie II
delle Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato raccolte da Eu
genio Albèri ). Anche nel 1598 per l'entrata in Ferrara del papa
Clemente VIII le strade vedevansi dovunque ornate di panni, arazzi,
tappezzerie, quadri di pittura e corami d'oro (Felicissima entrata ecc.
di Autore anonimo, 1598 , in 4° ). — Io non avea mai potuto ve
dere alcun lavoro di tal sorta quando, non ha molto, mi pervenne
alle mani una cassetta ( ora presso l' eruditissimo ed amantissimo
d' Arti N. U. sig. conte cav. Giberto Borromeo di Milano) coperta di
corame sottilissimo, con molti arabeschi a graffito in oro sui fianchi,
e con figure sul dinanzi e sul coperchio a botte. Sopra di questo
sonovi tre genii alati ; e sulla parete anteriore , il trionfo di David
portante la testa di Golia, e preceduto da guerrieri e da suonatori.
Le teste, le mani, le parti che nelle gambe sono scoperte , veggonsi
dipinte al naturale sopra pelle finissima, o cartoncino, e rimessevi a
guisa di tarsia : i colori degli abiti sono in gran parte spariti.
Ora passando ai fabbricatori, non ne trovai prima del 1554 ; ma
--
654
ciò non vuol dire che non ve ne fossero lungo tempo prima, se ve
demmo già tanto in uso fra noi i corami. Del 1554 trovo un Pietro
Ruinetti bolognese maestro de' corami dorati, che ne lavora pel came
rino de' Savj nel Municipio , e vi opera pure due grandi cuscini alla
ducale. Più tardi, cioè dal 1575 al 1584, trovo un Giacomo Ruinetti,
forse figliuolo del sunnominato Pietro ch' erasi domiciliato in Ferrara
Di commiss. dell' Illm. S. Conte Belisario Estense Tasson per conto suo
proprio piacerà a voi M. Vincenzo Ruggiero pagar a M. Giacomo Ruvinetti
dalli Corami d'oro Lire diecenove , et soldi quattro per il prezzo di duoi
antiporti nuovi di pelle bianchi con i freggi d'oro , comperati da lui ecc.
Federico Cozzi, a dì 23 Agosto 1575.
Bellisario Estense Tasson
Nel 1578 lavora un paliotto per la cappella di san Domenico, ed
un fornimento per la cappella nel palazzo degli Angeli , il tutto per
conto di Lucrezia Roverella Pia.
Nel 1580 un Callisto Dalla Penna trovavasi al servigio di sua Al
tezza nella bottega dei corami d'oro. Nel 3 dicembre 1581 un M. Giam
battista Grana è pagato dal conte Alfonso Turco di scudi venticinque
da soldi 76 per terzo del valore del fronamento ( fornimento) del co
ramo rosso, con colone e fressi ( fregi ) d'oro.
Nel 1591 eravi un Augustinus exercens artem curamorum aureorum
fil. q. Joanis de Pivis cittadino di Ferrara ed abitante in contrada di
san Nicolò.
0
Antonio Bartoli M.º da corami d'oro comparisce nel 1584 per
somministrazioni fatte nel 17 ottobre al D. Imola, cioè al professore
Gio. Battista Laderchi segretario ducale ; e nel 1615 per altre fatte
alla Confraternita della Morte, come apparisce dalla nota che segue :
Al Nome del S. Iddio 1615
Nel paramento de Corami fatti da M. Antonio Bartholi, e compagni co
ramarij per la Chiesa della Confraternita della Morte di Ferrara , vi sono
tra le pelle rosso et oro, et le collone oro e turchino, in tutto pelloni N.° 753
compreso ogni cosa pelle, collone , frisi e filleti , che a soldi 29 den. 8 m.
per pellone, montano .
Lire 1116. 19.
E per braccia 20 borazzina per le fortezze di detto para
mento a soldi 6 il br. montano
E più per sforzino per detto paramento
»
»
E più per libbre 6+ di azzuro di Spagna , entrato nelli
6. 一.
2.
Somma segue Lire 1124. 19.
-655
Riporto Lire 1124. 19.
frisi, et collone di detto paramento, non spetante al curamaro,
comperato a Venezia, a soldi 36 di picoli la libbra, importa Lire
234 di picoli, che a soldi 12 den. 2 m. l'una fanno di Ferrara
Et più per le stampe fatte fare il curamaro per detti curami
a posta
»
142. 7.
8.--
Che somano questi spettanti al curamaro Lire 1275. 6.
E più al dipintore per le figure di pittura entrate nel detto
paramento, videlicet
Et prima in pezzi di collone N. 376 a soldi 5 il pezzo
dacordo
Lire 94.-.
Et più in pezzi de fusi N. 126 a soldi 5 il pezzo » 31.10.
30. 8.
Et più in teste N. 152 a soldi 4 m. l'una
Et più per arme della casa dell' Illmo S. Conte
Cesare Tassoni Presciano, giande N. 12 a soldi 20
»
m. l' una
D
12.-.
467.18.
Che pigliano in tutta summa Lire 1443. 4.
0
Si sono havuto dall' Illm. S. Co. Cesare sop. in tre volte » 682.-.
Che restano Lire 761. 4.
Un Bartoli Giacomo, forse figlio del precedente, fu fabbricatore di
corami d' oro esso pure ; ma fu anche pittore (Baruffaldi, to. II, pag.
99, nota). Nel 22 agosto del 1628 Giacomo promette al sig. France
sco ( non vi è il cognome) di dare un paramento di corami bianchi,
con suoi frisi d'oro e d' arzento, con ' aca ( lacca ) di carmesi (cre
misi ), con frisi di sopra , et di sotto , dando le pelli bianche N. 6 al
scudo, et le pelli d' oro N. 4 al scudo. Del 1648 accomoda l' altare
della sacristia nuova nella Cattedrale.
L'ultimo poi che io rinvenni di quest' arte fu un Francesco Do
ria, non fabbricatore , ma venditore di corami d'oro , citato in una
partita di pagamento del 28 giugno 1720 (1).
(1) Sebbene vi fossero fabbriche di tai lavori nella nostra città, non mancò an
cora chi ne provedesse altrove; forse perchè l' arte andava declinando dall' antico
splendore. Avendo un march. Bentivoglio nel 1616 ordinato a Roma alcune pelli,
per apparare varie stanze del suo palazzo , al fabbricatore Costanzi, n' ebbe il
--
656
VIII.
Scultori e plastici;
Fonditori, coniatori di medaglie,
e incisori di gemme;
Majoliche e porcellane
Se i titoli sono molti, le parole saranno poche, perchè scarsissima
è la materia raccolta in proposito. Una sola osservazione premettere
io debbo, ed è che chiamati essendosi frequentemente lapicida o ta
gliapietra anche coloro che diedero poi coll' opera prove non dubbie
di valore in arte , sarà necessario ch' io dia nota di tutti quelli che
con tal nome trovai pure segnati : con questo però , che la osserva
zione suddetta si riferisce piuttosto agli artefici de' secoli XV e XVI,
anzichè ai susseguenti, ne' quali fu minore il merito e fu maggiore
riscontro che ritengo utile riportar qui per intiero, contenendo nozioni sulla prove
nienza e sulle qualità delle pelli, e sul loro costo.
Ill.mo Signore
Le pelle d'oro e azurro fino di quella grandezza che li mandai la mostra, il
Papa, et l' Ill.mo sig. card. d' Este , et l' Ill.mo sig. card. di Fiorenza , oltre la
franchitia della Dogana , me le pagano quattro giulij l'una , et mi creda che a
voler servire di quella maniera che io soglio servire non si possono dare per
meno prezzo di quattro giulij l' una, e le pelle bianche di sommacco come quelle
che li mandai, baiocchi venticinque ' una, che sebene sono senza tinta, nondimeno
per essere pelle di sommacchi, che sono assai bianchi, vagliono più care dell'altre,
et le pelle rosse pur vagliono bajocchi venticinque l' una. E tutto quel servitio che
si puol fare di detti prezzi per servitio di V. S. Ill.ma, mi contentofarlo, assicu
randola anco che saranno tutte pelle di Fabriano buone e saranno ben lavorate ,
e si potranno mandare scusciti nelle casse che andranno ben conditionate , et non
vi sarà pericolo patischino per viaggio , essendo che li vi sono coramari che le
potranno cuscire, et aggiustare nelle stanze , che così scusciti anco ne vengono da
Spagnia, e ne mandai già all' Ill.mo sig. conte Sansecondo in Parma, et all'Ill.mo
sig. conte Nugolara, e similmente al Duca d' Urbino, che sebene vi sono là li co
ramari, non vi è quella commodità di buone pelle e belli azurri spagnoli, e som
macchi si bianchi come in Roma, li quali tutti me l'hanno pagate per li prezzi
suddetti, et il Duca d'Urbino me le ha pagate assai più che ha voluto pelle di som
macchi tinti torchini lavorate come le bianche che veramente erano pelloni grandi
quasi al doppio di quelle, che mando a V. S. Ill.ma, con una guarnitione d' oro
profilata di torchino, e me ' ha pagata otto giulij ' uno, ma era una cosa che non
--
657
la pretesa e la vanagloria , come lo fu in ogni altra bell' arte (1).
Ferraresi veramente scultori, che siensi elevati sopra la sfera comune,
non possiamo contare che i Lombardi, cioè Pietro, Alfonso (2) e Gi
rolamo : qui per altro cade benissimo in acconcio quanto saggiamente
viene a dirci il nostro Leopoldo Cicognara
Non meno celebrata per l'arte della scultura, che per quella della pit
tura, si fu la nostra città. Se numero grande non vanta di artisti in questo
genere, si getti uno sguardo sullo scarso numero di scultori , che a fronte
de' pittori ha dato l' Italia. Si osservino le immense difficoltà , che si pre
sentano ad uno scultore per divenir eccellente, e poi si concluda che quella
Nazione, che ha la fortuna di poterne annoverare qualcuno che star possa
nel primo rango, ha già di che superba mostrarsi in confronto di tutte le altre.
Primieramente dirò come abbia io dovuto escludere anche dalla
nota dei chiamati tagliapietra alcuni che mi è stato forza ritene
re lo fossero di cognome , quali per esempio quel Bonmercato de
Tajapredis Aurifex del 1347 notato negli statuti degli orefici ; un
Marco notaio nel 1364 ; un Francesco figlio del fu Gianfilippo già
ve ne erano più fatte , di quelle d'oro e azurro ne mandai a Venetia che erano
più piccole per il prezzo di quattro giulij ' una, vengo a dir che in Roma si
lavora di altra maniera che fuori. Ho sommamente a caro di servirla che 'ho
anco servita in Roma: perfine fo reverenza V. S. Ill.ma, et all' Ill.mo mons. Pa
triarcha suo fratello, bagiandoli le hon: mani, pregandoli da N. S. Iddio il colmo
d' ogni contento.
Di Roma a di 4 di Marzo 1616.
Di V. S. Ill.ma
Hum. Servo
Flaminio Constanzi Coramaro in Torsanguignia
Per servirla presto lasciarò qualsivoglia altro lavoro, acció V. S. Ill.ma resti
sodisfatta : potrà ordinarmi tanto numero voglio della tal sorte, tante dell' altra,
che se poi nell' aggiustare nelle stanze mancasse qualche cosa, sipotrà refare che
così si usa.
(1) Artefici di grande prestanza, essi stavansi contenti all' umiltà di que' titoli,
e alla rozzezza delle paterne officine: i successori , il cui valore è pur tanto da
meno, vantano appellazioni speciose, ed han seggio in isplendide aule accademiche
( Ronchini cav. Amadio: La Steccata di Parma ecc. negli Atti della Dep. di st. pat.
vol. I, fasc. 3, pag 180 ). Io pure in altra occasione ebbi ad esternare tale ri
flesso, mi si gridò crucifige!
(2) È inutile qui rimarcare che Alfonso Lombardi fu veramente ferrarese, dopo
quanto fu scritto nelle annotazioni al Baruffaldi contro quanto vorrebbe provare il
ch. Carlo Frediani nel suo Ragionamento intorno ad Alfonso Cittadella scultore di
Lucca ( ivi, Gius. Ferrara, 1834
Baruff. to. I, pag. 195 ).
--
658
notaio nel 1373 , e poscia sino al 1389 Referendario del marchese
Alberto d' Este ; un Bartolomeo barbiere nel 1459 ; un Bernardino
pure barbiere nel 1502 ecc., nei quali l'aggiunta della rispettiva loro
arte o professione esclude l'esercizio della scultura. Piuttosto sarei
per credere che tagliapietre fossero di mestiere quel Comino o Camino
e quel Giovanni, che furono fatti ammazzare come complici nella con
giura per la morte del Tortona nell' anno 1386.
Bartolomeo di Francesco , detto Meo di Cecco da Firenze , già lo
conosciamo, essendosene parlato agli articoli Cattedrale e Statue. Egli
però sembra fosse domiciliato in Ferrara ben molti anni prima che
venissero decretate le statue di Nicolò e di Borso; giacché lo troviamo
qui anche del 1434
15 Octobris. D. Judex Sapientum dixit Meo, et consocio quod per eum
non stat quin possint ire ad faciendum laborerium duciarum Padiverij (Arch.
comunale lib. 4, N. 9, pag. 13 ).
Indi al 9decembre si trova :
Deliberaverunt quod M. Meo et socio provideatur de mercede condigna
laborerj Padiverij per illos constructi, et quod supra constructionem domus
ibidem fiende pro usu habitationis Capitanei, ibidem deferatur usque ad tem
pus congruum, ac per laborerium factum per illos ibidem debeat laudari
per eligendos per officium xij Sapientum- Item quod scribatur Juliano de
Avenantibus ut ire debeat ad videndum laborerium predictum factum per
predictos consocios ut supra, et ipsum bene considerare, et etiam videre, et
informare se de quantitate lapidum in dicto laborerio positorum secundum
ejus judicium, et referre ut videbitur super ejus conscientiam.- (Ivi pag.
14 retro ).
In una partita poi delle Commissioni ducali all' anno 1462 egli è
detto Magister Meus Florentinus Marmorinus.
1438. Dagli atti di Aristotile Brutturi del 5 decembre abbiamo un
Magister Aloysius tajapetra filius Magistri Anthonij tajapetre, de contracta
S. Gujelmi burgi Ferrariæ, che riceve la dote di Franceschina figlia del
fu Luigi Rizzardi sua moglie. E questi li ritengo scultori, od almeno
scalpellini, dacchė ai loro nomi è premessa la qualifica di Maestri.
1451. Lazzaro da Padova tagliapietra, come da partita del 10 aprile.
1453. Baptista tajapietra filius q. Joannis de Cumis, forse da Como.
1456. Paolo di Lucca da Fiorenza lo vedemmo all'articolo Cat
tedrale-Sacristia. Era cugino di Meo di Cecco , ed avea per suo gar
zone un Francesco dalla Mirandola, che io credo sia il Francesco de
--
659
Amorotto nominato del 1457 come tagfiapietra , all'articolo Statue.
Paolo nel 1456 fa un epitafio , ossia un' iscrizione in marmo da
porsi nelle mura della città e precisamente in lo torexino da chaxa
de Tadeo da Chomo. Non andrebbesi forse lontano dal vero se si
ritenesse che di Lucca o di Luca fosse ilcognome, trovandosi scritto,
come vedemmo, e specialmente del 1457 Paullo de Lucha da Fiorenza.
1456. Dal 1456 sin' oltre alla fine del secolo troviamo una lunga
fila di tagliapietra viva, molti de' quali già conoscemmo ai sunnominati
articoli Cattedrale-Campanile e Statue. E primi fra essi que' due fra
telli Jacomo e Albertino de Rasconi da Mantova , che , come già ac
cennai, si dissero sin qui de' Rusconi anche dai biografi degli artisti.
Ecco una nota dei loro compagni
1473. A lo Illmo N. Sig. per conto dela donatione dele L. 10,000 le
fece la Comunità de Ferrara Lire 50 m. per la Signoria sua ad M. Jacomo
et ad M. Albertino fratelli dei Rasconi, per conto dela fabrica de l' officio
dela biava, et per loro ad li infr. per chadauno per la infr. quantità per
parte de loro mercede de haverlj lavorato, videlicet :
A Antonio dito Passarino.
A Zorzo dapiero dito Ferrara
A Tomaxo ramparino dito Motono.
A Stievano ( Stefano ) de Piero dito Agnollino
A Zoane Ventura
A Jacomo dito barasso
A Guasparino.
E per altre spese
L. 5. 0.0
»
»
4. 3.0
8. 0.0
»
»
«
4. 0.0
4. 0.0
4. 0.0
18. 7.0
2. 10.0
In tuto L. 50. 0. 0
E cosi un Domenego da Como con Fiorino fiolo de Domenego da
Verona , che veggonsi dal 1456 al 1473. E cosi un Ambroxio taja
preda era compagno alli Rasconi nel suddetto lavoro all' Ufficio delle
biade. Questi due , che vediamo denominati tagliapietra , fecero bel
lissimi intagli in Ferrara , in Bologna ed in Milano , come asserisce
il De Boni nella sua Biografia degli artisti , seguendo però l'errore
degli altri nel chiamarli Rusconi, e ponendo un Luigi invece di Gia
como. Il Cicognara ( to. I , pag. 247) dice che Albertino ( esso pure
chiamandolo Rusconi ) scolpi storie nell' esterno di san Petronio in
Bologna. Ambidue furono figli di Giovanni (1), come si ha da un ro
(1) Un rogito di Filippo Stabelini, del 6 ottobre 1478, li chiama Rusconi e figli
di Giuliano; ma io seguo la leggenda di tutti gli altri notaj che sono molti , e le
note originali della Contabilità nell' Archivio del Municipio, dove sono detti figli Io
annis e veramente de Rasconi.
--
660
gito di Urbano Rossetti del 18 gennajo 1495, alla cui stipulazione
Giacomo comparisce qual testimonio, e vi è detto cittadino di Ferrara,
della contrà di san Romano. Albertino avea preso moglie in Ferrara ,
come dall' istromento di dote del 1464; fu dessa una Giovanna del fu
Bartolomeo Colombari: ma siccome ne ebbe due, così non si potreb
be dire se la prima, o la seconda. Sino dal 1470 si erano preparata
una lapide mortuaria in s. Agnese ( tolta di là nel rimodernamento
praticatovi dal preposto L. A. Muratori ), che portava scritto Jacobus
et Albertinus fratres lapicidæ Mantuani, et suorum heredum 1470 ( così
viene riportata nei manoscritti dello Scalabrini ). Eppure vedemmo
Albertino ancor vivo nel 1478, e vivo esser Giacomo nel 1495; igno
rasi però quando l'uno e l'altro morissero. È noto che dal matri
monio Albertino ebbe una figlia , come da istromento di Nicolò La
vezzoli del 1516
Honesta mulier Domna Catherina filia quondam Albertini de Rasconibus
et uxor quondam Petri Martiris, habit. ferrarie apud portam S. Pauli extra
muros civitatis ferrarie , cum consensu providi viri M. Jacobi de Maximo
calegarii, filii q. Joanis, civis ferr. de contracta Policini S. Antonii, ejus do
mine Caterine fratris uterini , fuit contenta et confessa in concordia cum
provido viro Mag. Francisco f. q. Petri de Zernobio habitatori Bononie nunc
vero moram trahente in Civitate Ferrarie etc.
Anche un Ambrogio l'abbiamo veduto compagno dei Rasconi ;
ed è quel distintissimo scultore che fece il monumento di Lorenzo
Roverella in s. Giorgio suburbano di Ferrara , ponendovi il proprio
nome Ambrosii Mediolanensis opus 1475. Un Maestro Ambrogio lapi
cida e scultore egregio fu testimonio al testamento di Giovanni Santi
in Urbino nel 27 luglio 1494 , il qual Giovanni fu padre del cele
bre Raffaello. Il ch. Pungileoni nella vita di Giovanni suddetto dice
ritenere che sia quel desso che stimasi probabilmente l'autore del
Monumento Roverella , e da non confondersi con altri allora viventi
di egual nome e patria ; ma poi vuole che questo suo sia ' Ambro
gio del fu Antonio Baroccio da Milano ( Elogio storico di Gio. Santi
ecc. pag. 17, 85 e 136). In primo luogo non già stimasi, ma è cer
tissimo che un Ambrogio da Milano scolpi quel sarcofago , avendovi
egli stesso inciso il proprio nome ; poi debbo eziandio notare come
quello in Ferrara non fosse il Baroccio. Inoltre il nostro lasciò un fi
glio di nome Cristoforo, che troviamo nel 1510 professare l'arte paterna.
1480. Dna Catherina filia Andreæ de Florio , et uxor q. Blasü
661
tajapietre fa testamento nel 22 giugno a rogito di Bartolomeo Gogo,
lasciando ai figli Alberto e Lucia , non che a Terenzio e Biagio suoi
nipoti ex filio, cioè figli di Alberto ecc.
1485. In un atto del 17 febbrajo è fatto cenno di un Bernardino
tagliapietra alias detto Toso, figlio del fu Gherardino Lazarini, abitante
sotto la parrocchia di sant' Andrea.
1497. Istrom. diAndrea Succi. Lodovixa filia q. Bartholomei tajapre
da; se pure non sia cognome, stantechè dice tajapreda, e non tajaprede.
1499. Gabriel frixonus tajapreda , filius quondam Jacobi , de contracta
S. Pauli, marmorinus.
Sino dal 1494 Ercole I con lettera del 9 giugno ( fra i rogiti
di Matteo Caprili nell' Archivio notarile ) dice
Hercules Dux
Dilectissime nost . Nuj se siamo convenuti cum magistro Gabrieldi Fri
soni da Mantua, che luj habij a dare et consignare per tutto mezo il mese
d' Agosto proximo tre colonne et uno pillastrone de marmoro , lavorate et
fornite con le loro basse ( basi ), capitelli, peduzi , chiave, et cornise et fi
nalmente de quella sorte e qualità, et secundo et per quello modo sono le
altre e poste in opera ne la logia nova faciamo fare sotto el Palazzo de la
Residentia nostra ecc.... per ducati 160 doro in oro etc.
Io ; Nic. ( cioè il Correggio cancell. ducale )
Questo Frisoni già lo vedemmo lavorare ne'marmi pel campanile
della Cattedrale ( v. a pag. 100) (1).
1508. Rogito di Giovanni Biondi del 29decembre
Egregius sculptor Mag. Antonius filius q. Mag. Dominici de Ligono
(forse Legiuno, Provincia di Como , quando non sia il cognome ) de Osteno
diecesis Mediolani , taliapreda , habitator extra menia urbis Ferrarie ad pa
dum non longe a porta S. Pauli civitatis Ferrarie , conduxit pro gargiono,
ct per gargionum Baptistam filium q. Petri de Saltariis de Cornobio talia
preda, ad laborandum cum prefacto tajapreda usque ad annos quatuor eсс.
da cominciare col 1° gennaio 1509, per ducati venti d'oro all'anno,
et unum par calligarium panni novi de numero septuaginta, et expensas neces
sarias tam pro medere, quam pro lavando camisias, et alios pannos lineos etc.
(1) Un Marco da Campione, che vuolsi abbia fornito del 1386 ovvero 1387 il
primo disegno della Cattedrale di Milano, era di cognome Frisone. (Muoni cav. Da
miano, Binasco, ecc. pag. 79). Potrebbe darsi che il nostro Gabriele discendesse da
quella stessa famiglia.
42
--
662
e Francesco fratello di detto Battista , essendo maggiorenne , gli fa
la garanzia.
1510. M. Andrea Tansino e M. Antonio de Rigetto.
1514. M. Zoane Andrea de Gilardoni da Tremigo de Lago de Como
feci per mi e miei eredi , 1520. In altro luogo, cioè del 1514, lo tro
vai detto de' Giraldoni.
1519. Ambrogio Muttoni di Legiuno fu al servizio di Alfonso I ,
indi architetto e ingegneredi Ercole II. E sebbene abitasse in Carpi
e vi fosse fatto cittadino, pure è ben da ritenersi che qualche lavoro
facesse anche fra noi. In ogni caso , appartenne ai salariati Estensi,
e ciò basta per poterne qui far memoria. E forse fu uno di que' diversi
tagliapietra, che si riscontrano col solo nome di Ambrogio: mori il 30
ottobre 1564. Fu figlio di Simone e marito di Caterina Roncaglia mo
donese morta il 3 ottobre 1588 ; dalla quale ebbe sei figli, Ercole
,
Gio. Ambrogio, Alfonso, Margarita, Lodovico e Camillo ( Campori, ca
talogo ecc. pag. 328 e 329 ). E suo compagno in Carpi fu Gio. Do
menico Barassi, forse figlio di quel Jacomo dito Barasso che vedem
mo nel 1473 lavorare all' Ufficio delle biade in Ferrara coi fratelli
Rasconi. Gian Domenico Barassi fu cognato dello scalpellino Paolo
della Ponzia luganese marito di una sua sorella ; mori nel 1530.
1531. Con istrumento 26 maggio M. Biagio degli Azzolini q. Felice
dà la dote a sua figlia Caterina, che va moglie a Maestro Francesco
del fu Michele lapicida. Un Ercole Azzolino tagliapietra viva si trova
nel 1574. Forse fu suo discendente.
1536. Filippo d' Avento tajapreda lavorò anche nella ricostruzione
della torre di Rigobello ; ed è a ritenersi che fossero suoi discendenti un
Giovanni da Vento dal 1558 al 1575, ed un Ippolito dal 1574 al 1577.
1538. Nei rogiti di Antonio Gillino, all' anno 1538, avvi una grida
od atto, si direbbe oggi cursorile di diffida , in data del 26 ottobre ,
che comincia
L'ha comprato il provido homo Maestro Gieronymo Balzanino de Lu
nado, Cittadino de Ferrara, della contrata de Boccanale, da Madonna Isabetta
et Lucretia gia figliuole et herede de Maestro Bartholamio di Bonelli da Pi
stoja sculptore della contrata de s. Michele, per ragione de uso dalli heredi
del q. M. Gieronymo Bonzo etc.
....
Zanjacomo da le Mascare scrisse.
1540. Da altro rogito di Giovanni Palmieri del 20 febbrajo si ha
Orsola della fu Nicolosa, già ancella di Messer Costantino del fu Ber
nardino Prosperi , esser moglie di M. Martino del fu M. Giovanni ,
--
663
incisoris lapidum de Verona, già vedova di Giovanni Antonio de Ruf
fonis lapicida, del quale ebbe due figli Girolamo e Giovanni. E forse
il detto Martino era padre di quel Bellino del fu Martino Burzoni la
picida e cittadino di Ferrara , del Polesine di s. Antonio, nominato
in un rogito di Cesare Bellaja del 1548. In tal caso avremmo il co
gnome anche di Martino, e sapremmo che del 1548 era già defunto.
1542. M.º Peregrino del fu M.º Gio. Battista de Checo lapicida, cit
tadino ferrarese della contrada di s. Tommaso, marito di Maria figlia
di M. Ercole Guasperini, alla quale fa un aumento di dote.
1543. Negli Epigrammi di Gio. Battista Giraldi Cinzio, al lib. II
(Ferr. Fr. Rub. de Valentia 1543) avvene uno- De Iulio sculptore
Si posset saxis animam conjungere Iulus,
Arte sua possent marmora dura loqui.
Chi era questo Giulio scultore, che al solo nome dovea in quell' epoca
essere conosciuto, e da un tanto letterato aver lodi? S'ignora totalmente.
1547. Lodovico da Vicenza lapicida , figlio del fu Francesco, della
contrada di S. M. di Bocche.
1566. Si dice che Civitali Vincenzo lucchese architetto e scultore
sia stato al servizio di Alfonso II, e secolui alla guerra d' Ungheria
nel 1566. Ma il ch. march. Campori, nel riportare questa notizia tolta
dalle Memorie per la storia di Lucca, fa pure alcune giudiziose osser
vazioni per dimostrarne l' improbabilità ( Catalogo ecc. a pag. 155).
1550. Dall' arch. di Modena m'ebbi nel 1851 una memoria, per
la quale viensi a conoscere che in detto anno 1550 Jacopo Sansovino,
trovandosi a Venezia per lavori di scultura, venne incaricato dal Duca
nostro di scolpirgli un Ercole.
1551. Piero da Bergamo tajapreda viva, e Giacomo di Trinchi ta
japreda viva.
1552. Ottaviano Cariboni e Gio. Antonio figlio del sopra nomi
nato Giacomo di Trinchi lavorarono alla torre di Rigobello , e il Ca
riboni lavorò pure pei confini del territorio, come vedemmo ai rispet
tivi articoli ; ma dopo il 1576 più di lui non si trova memoria. Bensi
di un Alessandro suo figlio sino al 1590 , e di un Giorgio puré
altro suo figlio sino al 1583.
1554. Di questo anno si trovano accennati un Maestro Arma da
Rezenta (Argenta) tajapreda, un M.º Alisandro Chagnon tajapreda ed
un M. Bartholamio Calabreso tajapreda, che operano capitelli e colonne.
--
664
155... Un Ranzi Lodovico ferrarese è nominato dal Cicognara nella
Storia della scultura (to. II, pag. 350) come operatore di molte statue
nella gran sala del pubblico palazzo in Brescia, con pagamento fatto
gli di scudi settanta d'oro per ciascuna.
1554. Di questo dicontro anno abbiamo memoria di un Gio. Gia
como Bernini lapicida. Che abbia qualche affinità con la famiglia del
celebre Gio. Lorenzo figlio di Pietro, nato nel 1598?
1574. Dall' anno 1574 al 1598 troviamo tre della famiglia Peliz
zoni (1). Il primo è Giampietro tajapreda viva : l'altro è un M.º Alberto
Sabato adi 6 luio 1577.- Mag. M. Vincenzo Ruggieri: Pagate a Mi
stro Alberto Pelizzon Ducati quatro da L. 76 per scudo qualli sono a bon
conto della preda et preffilli che mi ha da dare per bisogno dell' archa che
facio fare nella Capella della Nonciata in S. Domenico in Ferrara dico a
bon conto L. 15. 4. 0.
Lucretia Roverella Pia.
L'ultimo è Andrea, che nel 1581 troviamo ad operare le basi
delle colonne nella chiesa di san Paolo. Ei fu scultore anche di or
nati e di figure, come alla venuta del pontefice Clemente VIII nel 1598
Item de dare per haver batu via larma duchal e fato quella de Sua San
tita, e trato via la corona, et haver fato due teste de virtù, de dui satara
( satiri), et haver fato una testa de uno angello , et de una dona in deta
arma, in tutto Lire trenta ( Archivio comunale, lib. 30, n. 53)
Sua moglie fu Leonora Nicolini, come rilevasi dai registri battesi
mali della Cattedrale , dove a di 19 febbraio del 1589 è segnato il
battesimo di una loro figlia di nome Costanza Virginia.
1576. M. Lorenzo di Vari tagliapietra viva , e nel 1584 un M.°
Marco Maccapani.
1595. Da quest' epoca sino al 1630 si ha memoria del tagliapietra
Giambattista Priori, il quale in detto ultimo anno taglio pure una
porta con pilastri , vôlto e cornice di pietra cotta per la famiglia Su
sena ; indi un Francesco Priori dal 1684 al 1694, in cui fece alcuni
lavori in marmo pel tempio di san Domenico , come da lista del 14
aprile, nella quale però non sono qualificati.
1596. M. Camillo Foscardo e M.º Gio. Antonio Guardino compagni,
tagliapietre vive.
1601. Muore in Modena il 5 agosto M. Ipolito Cariuolo da Frara,
tajatore de pietra, d' anni 45.
(1) Un Gio. Pelizzoni era architetto sul finire del secolo XV.
--
665
1618. Era già morto un Battista Cati tagliapietra, come da lettera
del 15 decembre, colla quale la sua vedova Lucretia Cati chiede
soccorso ad un M.º Bentivoglio che le fa donare due scudi , ciò ap
parendo da nota sulla lettera stessa.
1648. Nel 20 maggio muore ed è sepolto in Ferrara l' intaglia
tore Gio. Paolo Porri di Filippo ; ma ignoro se lavoratore più di
marmi o di legno. È da ritenersi che fosse suo figlio quel Filip
po scultore che l' ab. Cesare Cittadella pone morto di anni 70 nel
1680, vedendosi rinnovato in esso il nome dell' avo.
1660. Agostino Rizzi tagliamarmi è pagato per alcune cornici.
Forse fu figlio od affine di quel Gio. Battista che nel 1633 venne a
Ferrara con la famiglia da Venezia per l'altare di s. Rocco ( vedi ar
ticolo Pittori ).
1679. Bersani Andrea di Verona operò le tre armi , o stemmi ,
ch' erano sulla porta d' ingresso al Sacro Monte della Pietà.
1694. Nel febbrajo si pagano alcuni lavori a Filippo Bezzi scultore,
operati nella cappella di M. Vergine in Chiesa Nuova , ossia Chiesa
Municipale.
1695. Con scrittura 11 gennajo un Gio. Battista Ranghieri di Ve
rona costruisce l'altar maggiore nella chiesa di s. Pietro in Valle
in Traspadana, di marmi variati, per ferraresi sc. 250, ed il cupolino
o ciborio per altri sc. 140 (Bellini don Giuseppe; Mem. di st. patria
di Massa-Mantova, Segna, 1863, in 8.° a pag. 40 ).
1713. Calderoni Matteo lavorò nel palazzo Gavassini ; ma dalle
sue lettere non risulta quali fossero i lavori di cui chiedeva il pa
gamento. Egli , al finire del secolo precedente , avea scolpito alcune
statue nella facciata del Gesù in Venezia sua patria ( De Boni, Biog.
degli artisti ).
1725 Putti Angelo scalpellino: vuolsi che abbia scolpito eziandio
degli ornati.
1744. Anche un Giovanni Maria Canziani da Forli operò lavori in
marmo pel palazzo Gavassini, come da lettere del maggio e del luglio.
18... Angelo Pio o Piò scultore bolognese plasticò la statua della
V. Maria Immacolata nel tempio di san Francesco. Egli è autore di
moltissimi lavori di qualche pregio ( vedi De Boni, Biog. degli artisti-Campori, catalogo ecc. pag. 371 ).
1745. Santi Lorenzo scultore pur esso bolognese lavoro assai in
Ferrara, come asserisce il ch.º march. Campori ( Cat. ecc, pag. 435 ).
666
1753. Ambrogio Pagani tagliapietra nel 13 novembre è pagato
dal march. Luigi Estense Tassoni per fattura dei nomi di Gesù e di
Maria, in marmo di Carrara, con ornati all' intorno.
1780. E cosi è pagato nel 13 decembre un M. Andrea Marchesini
per restauri alla colonna di Piazza Nuova, ora Ariostea.
1780. Pietro e Giuseppe Puttini di Verona operarono in Ferrara ;
Pietro fu anche scultore di figure.
1787. Vincenzo Giani da Chiozza, tagliapietra, fa i piedestalli alle
statue sul ponte di san Giorgio fuori le mura ; come si ha da nota
di pagamento del 24 di ottobre.
1797. Addi 27 Ottobre, Ferrara.
Attesto io infrascritto, che il Citta
dino Giorgio Alberti da S. Ambrogio, Stato veneto, giunse in Ferrara il di
26 Agosto pel lavoro dell' altare di marmo dell' opera Pia del SS. Croce
fisso di questa nostra Cattedrale e passa a Verona per condurre qui tre
altri Marmorini ad effetto di compiere detta opera pel SSmo Natale. Infe
de etc. Francesco Azzolini Direttore della suddetta Opera affermo.
Qui finiscono le memorie degli scultori e tagliapietre vive o ferraresi
o che operarono in Ferrara ; ommettendosi tanti lavori, de' quali non
si conoscono gli autori , e non parlando dei pubblici monumenti e
di quelli del Campo Santo , di che si trovano le indicazioni nelle
Guide. Al certo nel nostro Cimitero vi sono opere dei più distinti
artisti moderni , quali furono e sono un Baruzzi , un Bartolini , un
Finelli, un Tadolini, un Rinaldi, un De Maria, e fra tutti un Tenerani
del quale fu innalzato non ha guari il grandioso monumento Co
stabili, ed un Canova di cui abbiamo l' ultima opera da lui sculta ,
il busto del suo amicissimo e nostro concittadino Cicognara (1).
Anche gli stuccatori operavano statue ed ornamenti, e fra essi vi
erano pure i mascheraj che facevano figure di carta pesta e stracio
vuote al di dentro, non che le maschere pel carnevale. Gioseff'Anto
nio Cavalieri comacchiese compose un poemetto , che pubblicò nel
1783 ( Comacchio , in 12.° di pag. 16) sotto il nome Arcadico di
Floridano Atenejo, diretto a Pittaco Laconio ( nomi sfuggiti al Melzi
ed al Lancetti) — La manifattura delle maschere
一.
È unpoemetto
didascalico. Nel 1538 un Zanjacomo dalle Mascare scrisse la grida
ov' è nominato lo scultore Bonelli, di che già parlai. Nel 1543 per le
(1) Anche il sommo Canova onorò Ferrara di sua presenza. La casa sull'angolo
detto della Campana, già di MariettaRossi Scutellari, lo ebbe ad ospite presso quel
la coltissima signora. La casa passò alla famiglia Pavanelli.
--
667
feste fatte alla venuta del Pontefice Paolo III un M. Zoane di banchi
oreuso seu schultore è pagato per haver fato la Prudenzia, et la Justi
tia, messe in opra, le quali se messe in munizion (in magazzino ) che
li è fato de stucho monta tute do lire desdoto m. dacordo con M. Bo
naventura Bonleo-. Un Nappa stuccatore fece molte figure per gli
archi trionfali alla creazione di Alfonso II d' Este nel 1559. ( Arch.
com. lib. 22, N. 13). Forse Nappa non è il cognome, ma sopranno
me venutogli dal mestiere. Galasso e Baldissera dalle maschere lavo
rarono per le stesse feste per Alfonso II nel detto anno 1559, e spe
cialmente al palazzo dei Diamanti
A M. Galasso da le mascare opre vij a soldi quatordese m. l' una per
haver lavorà al Palazzo delli Diamanti a fare gli stucchi, e figure per bixogno
del archo che se fato fare da chasa del s. Judice de Savij- (Arch. sud. ivi).
Che poi Galasso fosse fratello dell' altro, eccone la prova-A M.
baldissera suo fratello per opre tre etc.
r
Nè si deve confondere que
sto Galasso con l'altro dello stesso nome, cioè Galasso Cortellini ma
scheraro, perchè quest' ultimo lo troviamo a lavorare del 1631, come
da lista del 3 marzo per opere al march. Nicolò Tassoni, fra le quali
sette maschere di renso per servizio della Serenissima di Mantua L. 5. 12.
Una maschara da cingana ( zingara) stellata di oro con una luna inargen
tata bronita per sua S. Illma, per core ( correre) a la quintana L. 3. in
tutto Lire 10 : 12: 0.
Un Carl Antonio bolognese lavorò nei paliotti di scagliola in san
Francesco come già dissi nelle mie Memorie su quel tempio (pag. 64,
nota 1.ª ). Stuccarono eccellenti quadrature ed arabeschi un Camillo
Turchi , non nominato dai biografi , nel palazzo Gavassini come da
nota del 5 novembre 1777 , ed un Pietro Trefogli di Torricella, vis
suto lungamente fra noi (allievo dell'Albertolli ed amico di Canova),
come si ammira nel palazzo dei sig. Casazza ed in molti altri luo
0
ghi, ove ricondusse ne' suoi lavori il buon gusto dell' ornato. Di lui
scrisse una Biografia il ch. dott. Luigi Casazza ( Bologna, 1840 ).
Finalmente lo scagliolista Agostino Canturio , eccellente imitatore
di ogni sorta di marmi , fece l'altar maggiore della già indicata
chiesa comunale, comunicando anche i più reconditi segreti dell' arte
sua allo scultore vivente Gaetano Davia , che sa tanto bene imitarlo.
Facemmo già conoscenza di alcuni fonditori, quando parlai della
Cattedrale e della sua torre campanaria , e più specialmente quando
feci parola delle statue di Nicolò e di Borso d'Este. Vedemmo ancora
--
668
che un Domenico Paris di Padova è nominato nella Biografia degli
artisti padovani come operante in Ferrara e non altro. Si disse però
esser genero di Nicolò Baroncelli ; e di questo non puossi menoma
mente dubitare, perchè risulta dalle partite di pagamento nei registri
del Comune : ma viensi anche a conoscere ch' egli ebbe due mogli ,
l' ultima delle quali fu da lui sposata nel 1471 , e si rileva eziandio
che fu figlio di un Parisio
1471. 25 gennaio : rogito di Lionello
Grana, contenente l' assegnazione di dote di Eufrosina moglie di Do
menico Parisi scultore di Padova ( Archivio notarile )
Testibus etc.
Mag. Dominicus de Parisi de Padua fil. q. Parisii , de
contracta S. Martini, sculptor, in concordia cum Petro f. q. Zanini Marescal
chi, de contracta S. M. de Bucho ecc.
Riceve da questo la somma di lire 188 ed alcuni mobili per dote
di sua moglie Eufrosina figlia del nominato Pietro. Troveremo questo
artefice fra gl' Intarsiatori al 1467, non potendo io persuadermi che
possa essere una persona diversa, in cui si combinassero l'epoca, il
nome, il cognome, la patria ed il soggiorno contemporaneo in Ferrara.
1451. Un Luca fonditore ed un M. Gasparin de Zohane de Santo
Augustino da Vicenza abitante in Ferrara sono maestri da campane.
1535. Quell' uomo stravagante, quale si fu Benvenuto Cellini , vi
sitò più volte Ferrara , come si ricava dalla sua vita scritta da se
stesso. La prima volta fu quando da Firenze andò a Venezia. Qui
alloggio all' Osteria della Piazza, poi andò col Tribolo a veder tornar
il Duca da Belfiore, e trovò rissa con Nicolò Benintendi. La seconda
volta fu allorchè nel 1537 di Francia ritornò in Italia ; qui fermossi,
ando a riverire il Duca, e baciargli le mani, e gli tenne compagnia :
poscia se ne andò all' osteria, dove già il Duca gli avea mandata la
cena. Nel di seguente se ne parti per Loreto e Roma. Intanto venia
mo qui a conoscere che anche il Tribolo cioè Nicolò de Pericoli fio
rentino stette in questa nostra città. Per andare in Francia il Cel
lini era stato regalato dal card. Ippolito d' Este di un cavallo detto
Tornon, che il cardinale di questo nome avea già donato al nostro.
Benvenuto fece pel card. Ippolito molti lavori , come si può vedere
leggendo la vita succitata. Del 1540 ritornò a Ferrara , e ricevette
ospitalità dal Duca nel suo delizioso palazzo di Belfiore, dove dimorò
per più mesi lavorando il bacino e il boccaletto commessigli ; ma fu
anche allora ch' egli con polvere muta ogni due giorni ammazzava
un pagone nostrale del boschetto, perchè diceva che l'aria di Ferrara
--
669
era cattiva ed avea bisogno di quel ristoro. E questa volta pure
trovò contesa con M. Alberto Bendedei gentiluomo del card. d' Este.
In detto tempo, avendo egli anche seco i suoi camerati Ascanio e
Paolo , fece il ritratto al Duca in otto giorni , in un tondo di pietra
nera col rovescio esprimente una Pace con facellina in mano, che ar
deva un trofeo d' armi, e con le parole prætiosa in conspectu domini,
per cui n'ebbe in compenso un anello di diamanti del valore di 200
scudi ; ma a mezzo del suo amico Bernardo Saliti lo fece restituire
al cameriere Fraschino. N' ebbe poi uno di circa sessanta scudi, seb
bene il Duca ordinassene uno di più di 300 scudi. Dissi all' articolo
Curiosità-Gastronomia che quest' uomo tanto irrequieto sprezzò non
poco Ferrara dicendo--
i ferraresi sono gente avarissima, e piace loro
la roba altrui in tutti i modi che la possono avere, e cosi sono tutti;
e quando fur fuori di Ferrara, n' ebbi gran piacere, perchè, da quei
pagoncelli ch' io vi mangiai, causa della mia sanità, infuore, altro non
vi conobbi di buono.
Tutti giudicheranno il Cellini un grand'uomo
nell' arte sua: chi peraltro vorrà credere alle invettive ed alle querele
di un uomo si tempestoso , irascibile e talvolta si pazzo da credersi-cinto di un'aureola di splendore ?- Ma chi erano que' suoi camerati
Ascanio e Paolo ? Ascanio di Giovanni, come nota il Cellini in un suo
ricordo, o di Pietro, come segna il libro de' Conti, nativo di Taglia
cozzo nel territorio napoletano , andò nel 1537, mentre non contava
che sedici anni di età , ad allogarsi col Cellini in Roma per perfe
zionarsi nell' oreficeria , di cui aveva appreso i rudimenti da un o
rafo di nome Francesco. Segui il maestro nei due viaggi intrapresi
in Francia, e lo ajutò grandemente nelle opere dalui condotte infino
al 1545. L' altro allievo , Paolo Romano , persona, scrive Benvenuto,
nata molto umile e non si conosceva suo padre, del quale l' accenna
to Registro ci rivela il cognome assegnatogli che era Della Frangia,
venuto più tardi sotto la disciplina di lui, lo segui nel secondo viag
gio in Francia insieme con Ascanio ( Campori , Notizie inedite delle
relazioni tra il card. Ippolito d' Este e il Cellini ; Modena , Soliani ,
1862, in 4.° a pag. 10 ).- Ebbero pur essi due stipendio mensile dal
cardinale di Ferrara nell' anno 1540, ma assai più splendido l'ebbero
poscia dal re Francesco I in Parigi, lavorando col maestro (ivi pag. cit.).
1524. Un Sigismondo del fu Alberghetto Alberghetti , abitante in
Venezia, prende in affitto una possessione in Massafiscaglia territorio
ferrarese, come si ha da un rogito di Battista Saracca segretario du
--
670
cale, in data del 18 agosto. Un Alfonso Alberghetti ferrarese fu eccel
lente artefice, che operò uno dei due magnifici pozzi pubblici nel gran
cortile del palazzo di quella Signoria nel 1559. Fece pure due va
setti di bronzo con figure , sfingi ed arabeschi , ora presso la nobile
famiglia Costabili ( Cicognara, storia della scultura, to. II, pag. 344 ).
Io li ho veduti questi due vasi, nella base di uno dei quali sta scritto--Alfonsi Albergeto ferarensi me fecit anno domini 1572.
famiglia è oriunda ferrarese, forse da quell'Alberghetto che del 1487 è
nominato nella lettera di Galeotto Manfredi ad Ercole I d' Este, e che
diede fonditori di generazione in generazione sino ai di nostri ; po
tendosene vedere quanto ne dice il ch. cav. Emanuele Cicogna nella
tanto pregevole sua opera
Questa
Iscrizioni venete ecc.
(1).
1550. Dicesi che un M. Camillo da Urbino fosse gettatore di arti
glierie presso gli Estensi: a me non giunsero di lui notizie, nè vorrei
fosse confuso con quel Camillo da Urbino (che vedremo fra non molto)
rimasto ucciso dalla involontaria esplosione di un cannone nell'arse
nale del Duca nell' anno 1567. Egli era lavoratore di majoliche
1567. Nel 22 agosto alcuni gentiluomini urbinati andarono alla munitione
di sua Altezza a vedere le artiglierie, e maestro Anibale Borgognone getta
tore di artiglierie disse che l'interno era lucido come specchio, e introdusse
in un pezzo un' asta con un lumino , scordandosi ch' era carico. Sparò ; e
l'asta con lo scoppio uccise due gentiluomini, e ne feri alcuni altri, fra cui
lo stesso Borgonone, e un M. Camillo provisionoto di s. Eccza per far ma
joliche, nella quale arte era come unico. Il Borgognone sopravvisse, e Camillo
mori dopo pochi giorni ( Cronaca dell' Equicola nella Comunale Biblioteca ).
Parve che il Borgognone fosse nativo di Cento, già terra ora città
soggetta alla Provincia di Ferrara, trovandosi numerosissimi individui
di questa famiglia nella storia centese ( vedi Erri Gio. Francesco ,
Memorie ecc. ) (2).
(1) Nel 28 marzo 1602 un Alberghetti Giovanni fonditore di artiglierie per sua
Altezza ( di Firenze ) fa istanza di lavorare alla restaurazione della palla nella cu
pola di S. M. del Fiore ( Guasti Cesare ; la Cupola ecc. pag. 162, doc. 373 ).
(2) Ora però il dotto sig. cap. Angelucci, già da me altrove nominato, mi scrive
che Annibale era nativo di Trento, figliodi M. Pietro e fratello di Odorico ; che
ebbe la cittadinanza di Ferrara nel 10 gennajo 1556, ed il fratello Odorico nel 28
marzo 1558; che del 1537 si ha la prima menzione di M.º Annibale dalle artiglie
rie; che dai Registri Ducali risulta ch' egli nel 1 settembre 1564 era vivo e che nel
1 settembre 1571 era già morto, citandosi una Casa di S. Eccell. in s. Giuliano ,
dove sta li heredi di M.º Annibale Borgognone. Osservo che la chiesa di s. Giuliano
--
671
Un Alfonso Borgognoni è pure citato qual fonditore ferrarese dal
l' ab. Zani , vivente nel 1570. Egli mori nel 1595- Alfonsi Borgo
gnoni Centensi ( sic ) Ossa meritissima , cujus spiritum cælum arripuit ,
mæstissima conjux Iulia Lamberta P. C. anno salutis MDXCV die XVIII.
septembris- ( Sant' Agnese di Ferrara ).
1606. Giovanni Battista Censori lavorò anche per Ferrara, special
mente in gettar campane per la Cattedrale negli anni 1606 e 1608,
come si disse all'articolo Cattedrale-Campanile, e fu bolognese di patria,
ma pose stanza in Modena, ove anche molti suoi discendenti eserci
tarono la stess' arte di fondere specialmente artiglierie (Campori, ca
talogo, pag. 148 ).
Nel 1667 si fuse in Ferrara la campana mezzana di s. Pietro in
Valle oltre Po, che si ruppe nel 1671 e venne poi rifatta da Ber
nardino Ferrari ferrarese ; mentre la grossa o maggiore venne get
tata da Bartolomeo Pisenti di Verona nel 1668 , pel prezzo di Du
catoni 5 112 per ogni peso. Venne condotta a Massa e posta sul
campanile nel 27 novembre 1669 , e costo , coi fornimenti , sc. 455.
( Bellini don Gius.; Mem. patrie-diMassa- Mantova, Segna, 1863
in 8.° a pag. 31 ).
1794. Le due nuove campane, che attualmente servono all' orolo
gio esistente nella Torretta che sovrasta al palazzo della Universita
detto del Paradiso, furono gettate nel 1794, come dalle iscrizioni che
vi stanno improntate.- Cajetanus Marzolla ferrariensis fecit anno
MDCCXCIIII
su quella dei quarti , che quasi giunge alle dimen
sioni dell' altra delle ore su cui sta la medesima iscrizione, meno la
parola ferrariensis.
Veniamo alle medaglie, intorno alle quali hanno talvolta gli anti
quarii, come per le marmoree lapidi, suscitato le più strane discussioni,
dove la più ovvia spiegazione avrebbesi potuto forse darvi a mente
quieta, e serena (1).
è al fianco della già fonderia od arsenale Estense, ora posta dei cavalli, nelle vici
nanze del Castello. Un M. Cesare del fu Girolamo Borgognone da Cento e di Lu
crezia Campi da san Felice, nel 1534, stipulava contratti in Ferrara. Ma alla parola
Maestro non va congiunta la qualità dell' arte.
(1) Il Padovano
Napoleone Gaetano Valeri inventò una medaglia, ne fece i
punzoni e la leggenda , le diede le forme antiche e , gittatala fra le macerie , si
compiacque nascosto di ascoltare le profonde discussioni degli antiquarj, e sorri
dere sui dotti loro commenti-. La inedaglia portavada una parte il prospetto di un
--
672
Abbiamo nel Museo comunale della nostra città non molte , ma
molto pregevoli medaglie de' seguenti: di Pisano pittore cioè Pisano
Vittore, detto Pisanello (1); di Antonio Marescotti, che nella medaglia
rappresentante il b. Giovanni da Tosignano si dice ferrarese ; di Fran
cesco Enzola da Parma; del Fiorentino Petrecini ; del Corradini ;di
Giacomo Lixignolo; di Baldassare Estense, che trovammo fra i pittori
ferraresi ; di Matteo de' Pasti ; di Amadio Milanese ; di Federico Par
mense; e di Sperandio da Mantova; dei quali tutti fa parola il Cico
gnara nella sua Storia della scultura.
Avemmo pure in Ferrara coniatore di medaglie e fabbricatore di
conii da monete quel Paolo Selvatico di nobile famiglia padovana ,
che fu detto ferrarese, avendo qui stabilita la propria famiglia. Egli
mori a Parma nel 1606, direttore di quella Zecca, dopo aver seguito
il duca Cesare d' Este a Modena , e di essere stato a' suoi servigi
per qualche anno. Scrissero di lui Vedriani , Tiraboschi , Cicognara
ed altri. Vi sono ancora medaglie di un Pompeo del 1556, 1560 е
1564, alcune delle quali, non avendo la intiera parola Pompejus, ma la
sola iniziale P, potrebbero essere attribuite a Paolo Selvatico soprano
minato : altre sono di un Giorgio Ravennate ed altre di un L. San
quirico che riguardano la conquista di Ferrara fatta da Clemente VIII;
ed altre sono moderne, come quella di un Ottone Hamerani fatta in
Ferrara nel 1751 per la consacrazione della Chiesa di s. Pietro in
Valle in Traspadana ; medaglia pur anche incisa dal nostro Andrea
Bolzoni. Eccellenti poi sono quella di un A. Fabris di Udine rappre
sentante Leopoldo Cicognara e le due del cav. Nicola Cerbara di Ro
ma, l' una pel premio che dà il Consiglio Provinciale nei concorsi
annuali ai temi dell' Accademia Medica-Chirurgica, e l' altra colla ef
figie di Lodovico Ariosto.
D' intagliatori in gemme o pietre dure sono a rammemorarsi il
ferrarese Francesco Luigi Annichini cotanto lodato persino da Camillo
Leonardi nel suo Speculum lapidum ( Hamburgi ap. Christ. Liebezeit,
1717 a pag. 390), ove al Capo II, lib. III dice-- sed quid de scul
Pantheon, e sul rovescio il rostro di una nave; fatta ad arte rinvenire negli escavi
per le fondamenta del caffè Pedrocchi in Padova, fu il soggetto di molteplici e di
sparate dissertazioni de' numismatici , che la volevano ad ogni costo una reliquia
Etrusca, o dei primi tempi romani (Pietrucci Napol ,Biog. degli art. pad. a pag. 273).
(1) Intorno al Pisano può vedersi il libretto del ch. Cesare Sac. Cavattoni bibl.
di Verona
Tre Carmi latini in lode di Vittore Pisano ecc. Verona 1861, in 8.
--
673
ptoribus nostri temporis... Venetiis, Franciscus Nichinus ferrariensis; non
che da Nicolò Liburnio nel Libro delle Selvette
Beato dunque chi seguir procaccia
Le gemme, e le virtudi di Nichino,
Qual non mai tempo o morte è che disfaccia.
( Baruffaldi, Vite ecc. to. I. pag. 150 ).
Un Giovanni Bernardi da Castel bolognese , chiamato dal Cellini
uomo classico nella incisione delle pietre minute. Racconta lo stesso
Cellini che Giovanni fu molto valentuomo per far medaglie in acciaio,
in intagliar cammei e cristalli ; che fu invitato a Roma dal Giovio e
cola divenne Mazziere Pontificio ; che lavorava molto e prestissimo ;
che soggiornò parecchi anni presso Alfonso I; e che mori a Faenza
nel 27 gennaio 1555 in eta di sessant' anni.
Un Poggi Paolo fiorentino, le cui opere non di rado vengono at
tribuite al Cellini, e che lavoro medaglie di Alfonso II , di Lucrezia
Medici sua prima moglie, e delle due sue sorelle Lucrezia poi du
chessa di Urbino ed Eleonora.
Un Giovanni dalle Corniole , o Giovanni fiorentino, che intagliò il
ritratto di Savonarola ; cimelio, che ora conservasi nella galleria Me
dicea. È una grandissima corniola, nel cui rovescio sta scritto- Hie
ronimus Ferrariensis Ordinis Prædicatorum propheta vir et martyr
( d' Agincourt ; Storia della scultura, tav. XLVIII, N. 81 ).
Non molto si può dire intorno alle maioliche ed alle porcellane, seb-
bene delle prime siavi stata in Ferrara una cospicua fabbrica, e delle
seconde siensi fatti molti e non inutili tentativi. Questi oggetti d'arte
ceramica furono talvolta fra loro confusi, perchè majoliche non di rado
furono dette anche le porcellane : in Francia le prime sono dette
faïences per onore a Faenza dove fiori un tempo una eccellente fab
brica, la quale dura tuttora, quantunque non giunga per merito arti
stico all'antica. Furono di gran pregio i lavori sortiti nel secolo XVI,
e più specialmente nella 1.ª metà, dalle officine di Gubbio, di Urbino,
di Pesaro e di Castel Durante (1). Alfonso I, quando ancora non era
giunto al dominio dello stato , si occupava entro segreta bottega
(1) Vuolsi che Majolica derivi dall' essere provenute le stoviglie, o l'arte delle
medesime, dalla Majorica la maggiore delle Isole Baleari. Che si dicesse Majolica
invece di Majorica , l'abbiamo da più testimonianze , fra cui ho veduto io stesso
un rogito nell' Arch. notarile , di Antonio Zangarini del 1473 , ove fra i testimonii
avvi un Frater Christophorus de Majolica dell'ordine di s. Domenico.
674
domestica in lavorare al torno, alla ruota figulinaria, alla fonderia dei
metalli, alle manifatture di acciajo, e ad altre simili meccaniche fatiche.
Le opere di sua mano erano eccellenti : conservavano, come dice il Sa
vonarola , fino a' suoi giorni i cittadini le dipinte majoliche del Duca
Alfonso, le quali noi potremmo porre in concorrenza con quelle tanto
celebri, che negli anni stessi uscivano dalle figuline di Pesaro ecc. (Friz
zi, tom. IV, pag. 222, ediz. 2.* ). Lo stesso Alfonso inventava il cosi
detto bianco allattato , malamente oggi detto bianco faentino. Due fu
rono veramente le fabbriche ferraresi di majoliche , o piuttosto una
sola ch' ebbe due diverse epoche nel secolo stesso , che fu il XVI ,
cioè la prima sotto Alfonso I, la seconda sotto Alfonso II , la quale
fu più ammanierata per disegno, ma superò l'altra per la verità. De
vesi ritenere però che Alfonso I cominciasse assai presto le sue prove,
perchè già sino dal 1495 troviamo un Fra Marchioro da Faenza es
sere in questa città Maestro de lavori de terra ; nè può confondersi
questo titolo di lavori di terra, dacchè lo stesso Melchiorre lo troviamo
nuovamente nel 1502 co' suoi figli tutti boccalari , che comprano in
Ferrara una parte di casa e terreno, e vengono esentati dalle gravezze
per ordine del Duca (Arch. del Comune). Riguardo all'epoca seconda,
il duca Alfonso II fece venire da Urbino un Camillo , che colà lavo
rava , nativo di Castel Durante , accompagnato da un socio che fu
Giulio d' Urbino, distinto esso pure ma del quale s'ignora il cognome.
Dissi distinto esso pure , perchè tali sono le parole de' storici nostri,
per cui tanto più doveva esserlo quel Camillo, come infatti ne suona
la fama, e se dai Principi era stato prescelto a ritornare quell' arte
all' antico suo lustro. Nel 1567 erano ambidue in Ferrara , come da
lettera del 25 agosto di un Canigiani , che trovasi nella Segreteria
vecchia di Firenze ; ma Camillo moriva nello stesso anno , e forse
nello stesso agosto, per la esplosione che successe nell' arsenale del
l'artiglieria, come vedemmo poco fa parlando di Camillo fonditore ,
pure da Urbino, e del Borgognone. Che realmente Camillo boccalaro
( come chiamavansi i lavoratori di majolica) avesse a socio quel Giu
lio, lo confermano e la detta lettera del Canigiani , ed il Pungileoni
( agg. al Passeri ) , ove dice
Socium Julius Ferrariæ habuit ad
enunciata vasa paranda Camillum Durantem Urbinitatem in eodem
divino opere prestantem etc. (1).
Si potrebbe forse dubitare se il
(1) Trovo unn memoria curiosa ed interessante. Al re di Francia Enrico II, che
sali al trone nel 1547 e mori nel 1559, presentarono istanza un Iulien Gambyn ed
--
675
Camillo possa essere stato, com'è tradizione, il distinto Fontana fratello
del celebre Orazio : a me pare peraltro che oltre alla comune tradi
zione, che viene confermata dagli storici e biografi, concorrano altre
circostanze per ritenerlo veramente di quella famiglia. Sino dal 1549
lo troviamo assente dalla medesima, quando Guido suo padre stipula
il contratto pel suo matrimonio
pro Camillo filio ipisius mag. Gui
donis, absente etc.;- e così pure lo troviamo assente quando nel 1565
Orazio si separa di lavoro e di bottega dal padre, per andare a stabilirsi
in Pesaro, non essendo per nulla nominato in quel contratto, nel quale
impossibile sarebbe che non ne fosse fatto cenno sia che rimanesse col
genitore, sia che passasse col fratello; e finalmente nel 1571 quando
Orazio, vicino a morire, concede a sua moglie di porsi a società col
nipote Flaminio ( Nicolò padre di Flaminio era già morto), per nulla
parlando del fratello Camillo. Che Guido padre di Orazio e di Camillo
fosse pur esso figulino, è certissimo , ma parmi cadesse in equivoco
il cav. Lazari ( Museo Correr ) dicendo che anche Nicolò Pellipario
padre di Guido era pure vasajo, per cui avrà supposto che Pellipa
rio fosse il cognome. Egli si appoggia ad un istromento riportato dal
Pungileoni , dove sta scritto- Mag. ( che vorrà dire Magnificus , e
non Magister ) Guido Nicolaj de Durante figulus Urbinas,- non che
ad altro rogito, in cui dicesi præsent: testibus Guido Nicolaj Pelliparj
figulo de Durante etc. Quindi il figulus nel primo passo si riferisce
a Guido, come vi si riferisce il figulo nel secondo , nel mentre che
la parola Pelliparj si rapporta all' altra Nicolaj, del quale non era il
un Domenge Tardessir, tous deux natifs de Fayence en Italie; ils ont la cognois
sance et experience de faire la vaiselle de terre, façon de Venise, per attivare una
fabbrica di majoliche a Lione dove il Gambyn aveva già praticata l'arte sotto Gian
francesco da Pesaro; e sebbene questi si opponesse adducendo ch' egli già eserci
tava ivi da ben venti anni , il Re ne dà loro la concessione ( Une fabrique de Fa
ience a Lyon sous le Regne de Henri II, par M. le C. de LaFerrière-Percy ; Paris
Ch. Jouaust 1862, ove si riporta la patente, ma senza data, non che una delibera
zione Consolare del 23 febbraio 1555-6 per una terza fabbrica sopra domanda del
mercante genovese Sebastiano Griffo ). Io non so comprendere come due italiani e
specialmente delle Romagne potessero avere cognomi che appariscono francesi. Non
puossi confondere il Giuliano con Giulio che fu in Ferrara compagno a Camillo
sotto Alfonso II, perchè questi divenne Duca del 1559; come il Domenico Tardessir
non potrebb' essere il Domenico da Venezia, perchè del 1568 era per anche in que
st' ultima città ; sebbene si avesse potuto sospettarne per la circostanza che quei due
faentini promettevano di lavorare ad uso di Venezia.
--
676
cognome, ma l'arte, cioè del pellicciajo. Non sia discaro l'aversi- qui
un brano d'albero di questa famiglia di Artisti
Nicolò di Castel Durante
Guido
detto poi Fontana
Andò ad Urbino circa il 1520, e vi lavorava pure del 1535
m
1. Giovanna
......
2. Elisabetta de Callio
1
Orazio
Apri officina da solo inPesa
Vittoria
m
ronel1565,morto nel1571 Gio. Ant. Federici
m
Agnesina Franchetti
di Venezia
Virginia
....
m
Giunta
maritatasi dopo la morte del
padre
Nicolò
premorto al padre
Flamminio
che portò l' arte a
Firenze
Ersilia
Camillo
Lazari dice che ripatrio,
desumendolo dal Pungileoni,
ma Raffaelli asserisce
non
sapersi quando e dove morisse
m
Margarita di Mar
c' Antonio del fu
Tommaso Spelli
Guido Durante
da Castel Durante ch' entrò
nella Confraternita di santa
Croce d' Urbania nel 1581,
emori del 1605.
Il non sapersi quando e dove morisse Camillo mi presenta una ulte
riore prova della mia opinione, come altra me ne dàl'avertrovato anno
tamento nei libri dell' Estimo del 1576 (Archivio comunale) a favore
di un Durante da Castel Durante per una casa divisa in due nella
contrada del Polesine di s. Antonio in Ferrara, di modo che non sarebbe
improbabile che costui fosse appunto il figlio di Camillo.
Ma lasciando i Fontana, dirò che nel 15 marzo 1577 un M. Sci
pione de Cittadini da Faenza è pagato per majoliche turchine sommi
nistrate a Lorenzo Tristani abitante già in una casa di Giulio Ariosti;
e così un M. Francesco Marceto faentino è pagato in Ferrara di
lire 28. 10 per donzene ( dozzine) otto de piatti de majolica bianca ,
et doi bocchale daceto e ojo (olio) per la chredenza. Potrebbe quest'ul
timo essere uno smerciatore; ma la qualifica di maestro lo fa sup
porre un artefice. La fabbricazione della majolica forse non cessò
cogli Estensi, ma certamente non prima; perchè nel Compendio delle
case fatto nel 1597 ( Archivio comunale ) si trova pure quella de'
Boccalari di Sua Altezza, i quali d' altronde non doveano essere doz
zinali fabbricatori di pignatte, se dal Duca erano stipendiati ! (1). Nel
(1) Il ch.º march. Giuseppe Campori ebbe la gentilezza di comunicarmi una
sua Memoria sulle majoliche e porcellane in Ferrara, letta alla R. Dep. di storia
677
disfacimento della nostra Fortezza, che avvenne lo scorso 1859, si tro
varono fra le macerie moltissimi frammenti di majoliche, con contorni
anche a rilievo, con figure, arabeschi e meandri del più vago intrec
cio ; e i colori che vi primeggiano e si mantennero brillanti sono il
verde, il bleu e ' arancio. Non pochi di que' rottami.si assomigliano
ad un vago piatto esistente nel nostro Museo, per dono di monsignor
Antonelli, e che ritiensi per fermo di fabbrica ferrarese ; come altresi
si rinvennero di que quadrelli, de' quali mi ricordo io stesso averne
veduto in più luoghi sulle pareti esterne delle case nostre, con figure
sopra di uccelli, di aquile, di sfingi e persino col diamante degli E
stensi (1). E si rinvennero pure in gran quantità frammenti di sup
pellettili più comuni ad uso del volgo, la cui fabbricazione continuo
sino quasi ai nostri giorni : ma dei figulini e vasai ecc. feci parola
nella prima Sezione di questa seconda parte.
Ben poco si può dire delle porcellane , ma quanto basta perchè
Ferrara ne vada distinta per averne dato l'impulso. Il ch.º Eugéne
patria di Modena, e da stamparsi in quegli atti; e di più mi autorizzó a prevalermene
in questo mio libro , sebbene allora la Memoria non fosse ancor pubblicata. Io gli
rendo grazie, e ne ho approfittato; ma non debbo abusarne, per cui dichiaro frutto
delle sue dotte ricerche quanto segue. Nel 1505 un M. Biagio di Faenza fa la
vori da sovrapporre alla stufa in Castelnuovo ( das. Agnese ); nel 1522 Alfonso I
affida l'incarico a Tiziano di provvedergli in Venezia stoviglie per la spezieria , e
vetri di Murano, il che farebbe credere che l'arte fosse deteriorata, se poi non si
trovasse dello stesso anno un M.º Antonio da Faenza stipendiato fino al 1528, in
cui gli venne surrogato un Catto pure faentino, col quale lavorarono un Girolamo,
ed uno di Sicilia. Il Catto n'era il direttore e mori nel 1535. Dipingevano poi pei
boccalari un Camillo ed un Battista. Nel 1552 vi era un M.º Iacopo, nel 1556 un
M.º Francesco, e nel 1559 un Pietro Paolo Stanghi , tutti da Faenza , e quest' ul
timo lavorava in far aquile alla stufa di Castello. Aggiunge pure il lodato sig. march.
che anche Sigismondo d' Este tenne una fabbrica di majolica nel palazzo di Schi
fanoja, della quale si rinvenne memoria al 1515, indi se ne hanno sino al 1524 ,
epoca della morte dell' Estense. Vi lavorava un M. Biagio de Biasine faentino, che
forse passò ai servigi del Duca; e cosi del 1523 vi erano un Grasso ed un Zaffarino
pittori, ed un frate pittore, ch' ei pensa possa essere quel Gio. Battista Carli ch'era
detto il Frate da Fossombrone, ed il cui nome si trova in alcuni vasi da spezieria .
(1) Sul proposito di quadrelli di majolica racconta il ch.º Enrico Delange (Appen
dice al Passeri, pag. 181, ed. 2ª di Pesaro, 1857) che nella raccolta del sig. Luigi
Fould si trova una piastra di piccola dimensione circolare rappresentante un fa
moso capitano di Ferrara, e vi è scritto al rovescio mille cinquecento trentasei a
dj tre de lujo, Baldesara-Manare faentin faciebat. Chi sarà questo illustre Capita
no ? il Manara lavoro in Ferrara ?
43
678
Piot nel suo periodico Le Cabinet des Amateurs de Ceramica N. 1°
Mars 1861 pag. 4 e 5 dice
Il était réservé à son fils ( del duca
Ercole II, cioè Alfonso II ) sur le declin de seizieme siecle de tenter
les premiers essais de fabrication de porcelaine qui ajent été faits en
Europe. Les premiers essais fuerent tentés a Ferrare, et peut-etre a Pe
saro, vers 1567 par des artistes de Castel-Durante.
Non è poca
lode per Ferrara città italiana sulle labbra di un francese ! Soltanto
devesi qui avvertire ch' ei prese abbaglio relativamente al tempo ,
giacchè se intendasi parlare di majolica, noi la vedemmo qui eserci
tata anche sul finire del secolo XV, e non era nuova in Europa ; e
se voglia intendere, come io credo, veramente la porcellana, i tenta
tivi furono di assai anteriori al 1567 , e fatti da Alfonso I (1). Una
sola memoria io trovai su questo argomento , cioè menzione di un
Battista Gatti Maestro della porcellana di Sua Altezza, già morto nel
1578, in cui viene data una elemosina dotale a Lucrezia sua figlia, come
da ordine del 29 aprile rilasciato da un Codegori al banchiere Vincenzo
Ruggieri, e da pagarsi con denari della nobile famiglia Sacrati (2).
(1) Ci fa sapere il più volte nominato sig. march. Campori che Jacopo Tebaldi
Ambasciatore a Venezia per gli Estensi ebbe ordine dal duca Alfonso II nel 1519
di fargli fare da un artefice di majoliche alcuni piattelli di porcellana. Ma la prova
non riesci, ed il Maestro non volle più saperne, temendo di rimettervi tempo e ca
pitale ; ed avendolo il Duca suddetto fatto invitare a recarsi a Ferrara al suo ser
vigio, vi si rifiutò per essere già vecchio. Ma dopo di ciò Alfonso ne tentò altre
prove in Ferrara, che riescirono; e quindi noi dobbiamo considerarla in questo an
teriore anche a Firenze , e tenerla per iniziatrice dell' arte in Italia , e forse in
Europa, come appunto disse il ch.º Piot sunnominato. Si conoscono pure alcune let
tere del Pigna, che parlano di un Camillo ammalato e del suo segreto ( per la com
posizione della porcellana ). Per la fabbrica di Doccia presso Firenze , istituita nel
1735, si può vedere l'articolo portato dai numeri 1 e 2 dell'Eco della scienza ecc.
Foglio mensile di Milano.
(2) Sino dal 1530 Giovanni, Teseo e Lucio Gatti di Castel Durante aveano por
tate le loro fornaci , ossia la loro arte a Corfù ( Passeri e Lazari ). Molte opere ,
specialmente moderne, si trovano stampate intorno all' arte ceramica, ed in particolar
modo in Francia , ove si fanno le più attive ricerche tanto per la storia dell' arte
quanto perchè questa giunga all' antica rinomanza. L' Arte del Vasajo del Durantino
Piccolpassi fu tradotta colà dall' italiano; e trattarono dell' argomento, o sulla storia
delle majoliche di qualche particolar luogo, o descrivendone qualche museo,Brongniart,
Riocreaux, Davillier, Demmin, Du Broc de Segange, Fillon, Greslou, Jacquemart,
Leblant, La Ferrière, Palissy, Pavan-Dumoulin, Salvetat, Tainturier, e Warmont
autori tutti che trovo citati, ma che non potei vedere, se si eccettuino La Ferriere
,
679
IX.
Incisori, Orefici ed Orologiaj
Sino dal 1851 con mia lettera ( stampata nei numeri 1 e 2 della
Gazzetta di Ferrara del 1852 ) feci vedere come la nostra Patria van
tar non possa incisori di prima classe , o così detti Capi-scuola , e
specialmente in rame. Migliori de' nostri furono fra noi alcuni fore
stieri, e fra essi è classico Enea Vico , il quale pur qui depose la
mortale sua spoglia. Non dirò parola di quel Bartolomeo Callegari
che in un istromento di Gio. Maria Aldighieri del 13 gennaio 1546
vedesi nominato
uno latere hæredes Mag. Bartolomei Callegarii in
cisoris,- non trovandosi di lui alcuna memoria. Dirò bensì che o
perava qui con molto spirito quel Catarin Doino di Venezia, che nel
1633, già da dodici anni in Ferrara, ne ottenne la cittadinanza. In
cise i ritratti degli Estensi nelle opere del Carriola e del Berni, come
si ha dalla sua lettera di dedica ad Alfonso IV di Modena, in cui dice
di averli eseguiti nella sua età senile. Dissi ch'era in Ferrara da ben
dodici anni ; perchè in tal modo si esprime l'istanza per esser fatto
cittadino ferrarese, per cui sarebbe qui venuto nel 1621. Che se ve
desi ristampato da lui o per suo conto in Venezia nel 1626 un libro
Intermezzi di Gio. Battista Tassoni ecc., ciò non toglie ch' ei potesse
avere qui allora già stabilito il suo domicilio. Il Berni ed il Carriola
furono stampati l'uno nel 1640 , l'altro, cioè quest'ultimo, nel 1641.
e Greslou. L'opera di quest' ultimo
Recherches sur la Céramique suivies de
Marques etMonogrammes etc.- io la stimo utilissima ; però mi fa maraviglia come
non abbia parlato della fabbrica di Ferrara , di che fecero cenno il Piccolpasso , il
Passeri con aggiunte di Delange , il Lazari e il Raffaelli , tutti meno quest' ultimo
rammemorati nel suo lavoro. Non sono poi da ammettersi due cose; la prima che
le majoliche derivino piuttosto da Fayence di Provenza, anzichè da Faenza d'Italia
( il che per altro attesta egli stesso francamente essere opinione invalsa solo in
Francia ) ; e la seconda che la denominazione di Majolica provenga dalla famiglia
de' Majoli di Ferrara, che verso la fine del secolo XV e sul principio del XVI
furent zélés protecteurs des beaux arts, sebbene anche in questo dichiari l'autore
prevaler piuttosto l' altra opinione di derivare dall' isola di Majorca , come già si
disse. Ciò che io guardo si è che con quella prima opinione egli stesso viene ad
ammettere fra noi un' antica fabbricazione di majoliche , cioè sino dal secolo XV,
senza poi che ci abbia compartito l'onore di farne speciale menzione,come hapra
ticato per tutte le altre d'Italia, trascurando persino quel Camillo ch' io ritengo il
Fontana fratello di Orazio e di Flaminio da lui tanto e giustamente lodati.
--
680
Un Gnoli Bartolomeo, ingegnere al servizio del Comune, incise con
molto brio all' acquaforte , imitando nelle figure Jacopo Callot , spe
cialmente per cavalli e per guerrieri : la sua marca fu B+G che spesso
impresse sulla coscia di un cavallo. Brillante si è l'assedio posto dai
Veneziani al Forte S. Piero al Pontelagoscuro con la loro retirata se
guita a di 3 settembre 1643 ; altri suoi lavori si trovano in un libro
di mappe, che sta nell' Archivio del Municipio. Incise anche alcune
figure. Vuolsi pur dal Borsetti (Hist. almi ferr. Gymnasii) che anche
Alberto Gnoli fosse incisore ; ma non mi accadde mai di vederne cosa
alcuna. Varii poi furono i pittori che incisero all' acquaforte per loro
esercizio , quali un Giuseppe Caletti detto il Cremonese, un Lodovico
Lana, un Parolini, uno Scala, un Braccioli e fra tutti un Pasqualini
Gio. Battista centese , che conservò si bene il carattere del proprio
maestro Gio. Francesco Barbieri detto il Guercino, e che all' acquaforte
uni un bulino eccellente.
Ma più d' ogni altro un Andrea Bolzoni ferrarese, la cui raccolta
delle stampe è numerosissima. Egli non è conosciuto per quanto sa
rebbe il suo merito, contandosi fra le sue stampe od incisioni alcuni
lavori da stare a fronte di Cornelio Bloemart , di cui seguito lo stile
nel taglio e nella lisciatura. Egli servi anche il Comune, il quale pur
voleva mantenere in Ferrara eziandio quest' arte. Infatti , morto il
Bolzoni, il Magistrato da scudi dieci a Nicolò Cavalli di Venezia, per
incoraggiarlo a stabilirsi in Ferrara, ov' erasi portato
A dì 17 Luglio 1761.- Dopo la morte del celebre nostro incisore An
drea Bolzoni, essendo venuto qui con animo di stabilirvisi Niccolò Cavalli
Incisor Veneziano, il quale ha presentato anche alle SS. VV. Illme alcune
sue operazioni, che fanno conoscere il di lui merito e valentia nell'incidere ;
e considerando Elleno il bisogno che avvi di aver nel paese un Professore
di qualche vaglia ecc. ( Archivio comunale lib. 366, n. 47 ).
Men che mediocri furono i tre Mandolini, Gaetano che fu marito
di Caterina Cassaj o Casler , Vincenzo e Giuseppe suoi figli ; il primo
nato nel 27 febbraio 1754, il secondo morto di anni 78 il 17 gen
naio 1820. Nè di maggior valore furono un Colombo di Gaiba , un
Saller, un Orsini e li due sacerdoti Luca Bonetti e Cesare Cittadella (1).
Migliori d' assai furono un Giovanni Masi pittore ; un Meloni di Lugo ;
(1) Cesare Cittadella ſu anche plastico, e lavoro per la Chiesa di s. Pietro in
Valle in Traspadana , Comune di Massa e territorio della Bonificazione Bentivoglio
(Bellini don Giuseppe; Cenni storici della Bonificazione ecc. Mantova, Segna, 1863
in 8.º pag. 17, nota 1 ).
681
un Luigi Ughi non dispregevole imitatore di Callot ; Ignazio Dolcetti
ed un Michelangelo Vignocchi ; li quali due ultimi lasciarono indubbie
prove della non poca loro abilità. Non parlo del merito dei viventi, non
essendo ciò del mio assunto; e tutti conoscono d' altronde i lavori
del prof. Gaetano Domenichini, di Enrico Parmiani, di Augusto Colla ,
ed in ispecial modo quelli di Ferdinando Poletti degno allievo del
capo-scuola cav. Paolo Toschi. Nominai alcuni non ferraresi: ad essi
è d' uopo di aggiungere il sacerdote Gio. Battista Galli, che qui operò
e visse lungamente ; e Maria Fabbri di Comacchio, che ci lasciò in
cisa la Vedutą di quella città nel 1755, e l' altra del Ponte detto Im
periale nella città stessa pure operata nello stesso anno. Potreb
besi ancora far menzione di alcuni che diedero in luce cose ferraresi,
fra cui sono pregevoli le tavole anatomiche nell' opera di Arcangelo
Piccolomini di Ferrara, incise da L. K., che per lo stile e la finitezza
io giudico di Luca Killian esecutore dell' eccellente ritratto del no
stro concittadino Bonaventura Pistofilo juniore ; i diciotto monumenti
di ferraresi in Roma fatti incidere per cura e spesa del card. Rimi
naldi dal romano Giuseppe Perini nel 1778 ; e le molte vedute , in
foglio , della città di Ferrara e dei luoghi principali del territorio
eseguite da Bernardo Rosaspina. Ma troppo sarebbe il voler enumerare
le vedute , i ritratti , i monumenti e le topografie che riguardano
persone o cose ferraresi, eseguite in Ferrara od altrove, sia per mano
di nostri cittadini sia di stranieri , e persino fuori d' Italia e d' Eu
ropa ; e specialmente ove trattisi d' iconografie generali , di storie
d' ordini religiosi , di raccolte od altre opere di simil sorta. Noterò
solo che una patria iconografia fu posta insieme con molta cura e
dispendio da mons. can. Antonelli, che la cedette alla nostra Biblio
teca, ove ora si trova.
,
Non vi sia chi voglia tacciare di frivolezza il pensiero di annotare
i nomi degli orefici ; perchè non v' ha oggigiorno scrittore di Belle
Arti e ricercatore di documenti e memorie che ne' suoi appunti non
segni anche gli artisti di orificeria
Nulla v' ha infatti che uguagli la ricchezza e la leggiadria del disegno
degli arredi in argento fabbricati nel secolo XV.
L' orificeria era un'arte
veramento regale: i principi, e i papi si dilettavano di queste opere , come
un antiquario a' di nostri vezzeggia le anfore d' Etruria. Arte perduta fra
noi, e ridotta solamente ad inezie casalinghe, riproduceva a quel tempo le
omeriche effigiature dello scudo di Achille. Era un' arte finita , complicata ,
682
minuta , erudita, piena di eleganti capricci e di bizzarrie spiritose. Tutta la
galanteria del secolo si compendiava nell' orificeria ( Giulio Janin, Mem. di
Alberto Durero ; Milano, Roveda, 1843, pag. 17 ).
Non è per ciò che oggi pure non si veggano superbi lavori ; ma
non pertanto gli orefici artisti sono meno frequenti. Abbiamo già co
nosciuto molti orefici all' articolo Cattedrale, ove si conservano alcuni
eccellenti ed antichissimi lavori ; come si conservò per lungo tempo
nella insigne Collegiata di santa Maria del Vado una sontuosa Pace
menzionata da Leopoldo Cicognara nelle sue Mem. per la storia della
Calcografia ( pag. 62 ).
Gli Orefici erano uniti ai fabbri ferraj , e per dir vero l'associa
zione riconoscevasi un po' troppo umiliante ; non pertanto essi pre
valevano ai fabbri. Del 1371 aveano già i loro statuti e la loro ma
tricola ; e nel 1391 andarono incontro con le altre Arti ad Alberto
d' Este, ch' era stato a Roma in abito da pellegrino. Del 1400 chie
sero di essere separati dai fabbri, ma non fu annuito alla domanda :
chè anzi nel 4 di ottobre del 1441 si veggono costretti, ad onta di un
loro rifiuto, a formare una sola Arte coi fabbri stessi, avendo però un
Massaro per ciascuna, ed a fare unitamente la consueta offerta annua
le. Non vedesi quando riescissero ad ottenere l'intento ; ma ciò che
vi ha di certo si è che del 1472 chiesero nuovi statuti, che vennero
poi concessi nel 24 gennaio del 1476
Hercules eсс.
Sunt qui in hac nostra Civitate exercent artem et mi
nisterium Aurificine inter ceteros honoratos artifices ejusdem Civitatis, laude,
fama et honore digni, et a nobis quoque favoribus et gratiis prosequendi.
Ipsi sunt qui aurum et argentum excoquunt, liquefaciunt et fundunt, ac pro
principum , et dominorum, ac populorum libito in quasvis formas et im
magines mirifice convertunt, et redigunt: Immo et omnes qui ex ornamentis
et margaritis, aliisque quibusque preciosis lapillis monilia auro , argentoque
redimunt : atque vasa et alia queque utensilia tam aurea , quam argentea
principibus, et aliis claris, et prestantibus viris congruentia, et ad tota ho..
norificentissimum usum constituta. Atque anulos cum gemmis, indices honoris
et excellentie, conficiunt, et componunt. Claro, et precipuo nomine Aurifices
ubicumque nuncupantur. Et cum ad honestandum, et decorandum eorum Mi
nisterium etc......
Dalla quale prefazione di decreto ben vedesi quanto gli orefici
fossero tenuti in alta onoranza, e come lavorassero eziandio di figure
e di effigie anche di sovrani in oro ed in argento. Gli ascritti poi
--
683
alla matricola, come veggonsi notati con lo stesso sincrono carattere
della determinazione, per cui debbonsi ritenere contemporanei, sono
i seguenti :
Verde di Bellaj
Codegoro- savio
Beltramuo
massaro
Antonio d' Albareta savio
Andrea da Milano
Jachomo da Verona
et Baptista fratelli da Chremona
Chremona--
Sancto da
Baldissera Lanzolo-Hieronymo
Zoane Andrea de Lendenara
Zoane--
Thomaso Zerbinato
Marcho Brocholino
SCO
Sebastiano di Sardi
Ambroso Beltramuo
Pietro Martignon--
Franchino da
Symone Thode
Francesco de Mariano
Bartholomeo Lanzolo
Francesco da Larpa (dall'Arpa) — Francescho de
Beltrame-Raynaldede Compagno- Bartholomeo da la schrimia (scherma)
Alberto di Beltrandi
Hieronymo di Bastaroli
Paresino da Venexia
Tolentino da Venexia
Roma
Luigi Vignon
Lanphranco da Miliaro
Jachomo Friada- Ugo de Galasso deli Ariosti
Antoniolo da Venexia
Amadio de Milano
Tomaxo da Venexia--
Andresiche de Scotia---
Nicola e Baptista fratelli da
Pietro de Asso fiamengo- Bonfio Carniero.
Poi ne seguono in matricola del susseguente secolo XVI , fra i
quali moltissimi sono da Cremona e da Venezia.
Ora darò la nota di quelli che ho trovato in rogiti e documenti;
e forse qualcuno sarà pure fra quelli che abbiamo or ora veduto nel
sovrapposto elenco.
1347. Bonmerchatus de tajapredis aurifex.
1355. Bonjacobus de Calubris (forse gli odierni Calura) tradidit dne Flore
uxoris S. Guiscardini, et filie q. Magistri Archatoris aurificis etc.
1364. Antonio figlio del fu Francesco orefice , della parrocchia di
s. Romano, come da rogito 15 agosto di Pietro Pialbene, nell' Archi
vio capitolare della Cattedrale.
1364. Agli stessi rogiti si trova una Dna Andriola uxor magistri
Petri de Venetiis aurificis, qui nunc habitat ferrarie.
1364. E cosi pure i seguenti, da altro rogito dello stesso, in data
del 18 settembre
In statione speciarie Joanis a Gallo, presentibus testibus vocatis et roga
tis Federico aurifice de Meleginis de contr. Gosmarie ecc. Ser Paganinus
aurifex de contracta s. Andree Ferrarie, constituit et ordinavit Jacobum di
ctum Frescura notarium , et Nicolaum aurificem de contracta S. Clementis ,
nepotem ipsius constituentis ecc.
1364. Finalmente, agli stessi rogiti nel 17 gennajo, un Mag. Raf
fetus aurifex de contracta s. Michaelis, che riceve la dote di sua moglie
Orsina figlia del fu Giovanni strazzarolo ( ossia mercante di drappi ecc)
684
1368. 4 settembre rogito Pialbene.
Giovanni figlio del fu Buon
mercato orefice, della parrocchia di s..Maria di Bocche: forse fu figlio
di Buonmercato Tajapreda, di cui all' anno 1347.
1369. Marchesina q. Ottonelli de Rode uxor q. Jacobi campsoris filii M.
Petri de Persian, in concordia cum Francisco aurifice filio quondam Magistri
Coradini aurificis , heres per mortem quondam Beatricis ejus uxoris, et filie
q. Bertanij de Rode ecc.
Nel 1379 in un rogito di Pietro Pincerna si trova pure annotato
un Pinamontes filius Mag. Coradini aurificis, e quindi fratello del detto
Francesco, de contracta S. Agnetis, conductor dacii gabelle macinatum
civitatis Ferrarie.
1369. Testimonio ad un atto notarile un Nicolò orefice del fu
Pietro sartore.
1372. Joanes aurifex quondam S. Stevanini de Gaibana.
1375. Ser Bernardinus aurifex fil. q. mag. Pacis de Prevono (?)
1376. Joanes aurifex q. Ser. Zanelli de Meleginis de cont. Gusma
rie ecc., come da rogito 5 settembre di Rodolfino Codegori. Forse
fu parente di Federico, di cui all' anno 1364, tanto più ch'è anche
della stessa parrocchia e contrada della Gusmaria.
1379. Nei rogiti di Pietro Pincerna si trovano un Magister Leo
aurifex q. Ser Benvenuti de Ungarellis , un Mag. Bertholinus auri
fex q. Magistri Jacopini de Regio , ed un Jacobus de Leuzolo aurifex,
che già di quest' epoca era morto.
1397. Paulus de Veneciüs, f. q. Zanini aurificis, presbiter.
1399. Francesco orefice di san Vitale, abitante in contrada di san
Romano, figlio del fu Rigo, anche a nome de' suoi figli e di France
schino suo nipote.
1399. M. Bartolomeo orefice del fu Cabrino, M.º Agostino de' Leuti
orefice del fu Bartolomeo de' Leuti e Mariano orefice di Siena.
1407. Rogito 21 maggio di Nicolò Silvestri. M. Mariano orefice
figlio del fu Ventura de' Bonsignori di Siena (il precedente) cittadino
ed abitante in Ferrara nella contrada di S. M. del Vado, anche a nome
di Teresa ( Dyaresie ) sua moglie e figlia del fu Pietro de Raffanelli.
1410. Agostino Leuti del fu Bartolomeo era orefice, e già morto nel
dicontro anno; lasciando aBartolomeo orefice del fu Dusio Tartaruga.
1410. Rogito di Lanzalotto Villa. Nos Antonius de Caloris de Mu
tina et Nicolaus de Canelis aurifices, cives ferrarienses , arbitri etc., il
quale Canelli orefice da rogito del 5 luglio 1415 risulta esser figlio
--
685
del fu Bartolomeo professo nell' Ordine de' Servi , e marito di Tom
masina figlia di Giovanni Penelli strazzarolo e di Agnese.
1411. Dna Lucia f. q. Trencaini de Raffanellis, et uxor q. Nicolai
Corone aurificis , habitator Ferrarie in contracta Bucecanalium etc.;
il quale Nicolò era padre di Franceschino , e quindi avo di Prospero
che vedremo fra poco.
1422. 21 Luglio.- sempre agli stessi rogiti.- Cristoforus , et Vitalis
aurifices fratres et heredes pro duabus partibus , habito respectu ad octo
partes, q. Magistri Joannis Magnani aurificis , de contracta S. Gregorii , et
nomine etiam et vice Jacobi, Baldissere, Sepulcri, Francisci, Jeronymi et Jo
annis, eorum fratrum
0
affittano per un biennio a M. Nicolò Canelli orefice uno stanzione
da orificeria, posto nel sestiere di san Romano, presso il palazzo co
munale ( vedemmo già che la Residenza municipale fu per gran tempo
presso detta chiesa ).
1430. Galeotto orefice del marchese d' Este.
1440. Da rogito di Giovanni Agolanti del 12 maggio si ha
Mag. Joannes Bagnigata speciarius de Clozia ( forse Chiozza ) quondam
Martij, legitimus administrator q. Martij ejus filii , et filii olim dne Marga
rite filie q. Beltrandi do Mediolano , et uxoris q. Vitalis aurificis , filii q.
Magistri Joannis aurificis fratris M. Jacobi Magnani aurificis ecc.
Del 1445 poi si trova un Girolamo di Gio. Magnani orefice ; e del
1448 un Baldassare figlio pure di Giovanni, coi fratelli Jacobo, Giro
lamo e Francesco, ai quali lascia la sua eredità. Per porre con chia
rezza gl' individui qui nominati è d'uopo d' instituire il seguente
brano d' albero genealogico :
N. N. Magnani di Vicenza
1
Giacomo oref.
Giovanni oref.
Francesco Baldassare oref. Girolamo Vitale oref. Jacobo Sepolcro |
morto 1448
Cristoforo oref.
oref.
m
Margarita di Bertrando da Milano
Giovanna
la quale sposò in secondo voto Giovanni del fu Marzio Bagnagata, e
dal cui connubio nacque altro Marzio Bagnagata.
1444. Mag. Jacobus de Relegio aurifex , jam mortuus , come da
annotazione ecc.
--
686
1444. Antonio Mazzoni orefice, figlio del fu Cristoforo, della con
trada di san Michele ; come da rogito di Vittorio Dall' Arpa.
1445. Alessandro dei Romanini orefice.
1445. Giovanni Battista del fu Bartolomeo da Treviso, orefice.
1449. M. Cabrino de Nodari da Cremona, figlio del fu Guglielmino,
orefice, cittadino ed abitante in Ferrara nella contrada di s. Romano,
vende, con istromento 3 decembre 1450 del notaio Nicolò Lavezzoli
seniore, una casa alla famiglia Sacrati.
Da un altro rogito di Nicolò Brugia , del 1454, si conosce che
moglie di Cabrino fu una Dorotea , e figlia loro un' Anna maggiore
di anni 20 e minore di 25, moglie di Elia Pocaterra. Vi si dice
filia Cabrini olim aurificis ; forse non più esercitava l'arte. Ei può
ritenersi per quel desso, che vedemmo all'articolo Cattedrale-Orifice
ria essere l' esecutore della croce di cristallo di monte.
1450. Da un rogito del 19 giugno , stipulato dal notaio sopra
scritto, si rileva quanto segue :
Magister Jacobus a Cavaltello de Verona , aurifex , filius q. Nascimbeni ,
de contracta S. M. a Vade, in presentia testium sup. dedit, accomodavit, et
consignavit M. Francisco Nassani f. q. Joannis hab. in contracta S. Luce ,
presenti et accipienti , ad tenendum , salvandum, et custodiendum ac expo
nendum pro remedio certi morbi, usque ad festum Paschatis Resurrectionis,
Monetam unam de Argento, ligatam in uno cerchiello de argento, appellatam
monetam Sancti Ludovici, que moneta habet ab uno latere in medio in uno
circullo unam crucem in modum unius Anconitanj (forse a foggia di ancona
o teca ), et ab eodem latere ipsius crucis circumcirciter scripta sunt
Ludovichus Rex-, ab alio latere dicte monete est signum in medio in mo
dum... ( vi sono cancellate due parole per effetto di corrosione ), que moneta
est valde antica, et lixata, et est ponderis triginta trium caratorum etc.
Dal quale atto ben si scorge quanta cura si avesse di quella mo
neta e quanta fiducia si avesse in quel Santo , se l'uno per posse
derla alcun tempo e l'altro per assicurarne la restituzione venivano
alla solenne stipulazione di un pubblico istromento.
1451, 27. gennajo. M. Bartolomeo Sperindio orefice , pagato per
fattura di un Aliochorno d'argento, eseguito pel Podestà di Ferrara.
1452. Con rogito di Bartolomeo Isnardi Alessandro de Baldoini da
Parma è ammesso alla cittadinanza ferrarese (1).
(1) Feci menzione a pag. 78 di un Alessandro da Parma e suo figlio, rinomati
orefici operanti nel 1410. Sarebbe improbabile che il detto Alessandro fosse questo
--
687
1455. È nominato a testimonio in un atto notarile un Jacobus de
Magnanis aurifex fil. q. Joanis de cont. S. Gregorü.
1455. Maestro Prospero Corona orefice, figlio del fu Franceschino ,
della contrada di Santa Croce inferiore , come da istromento di Ni
colò Brugia del di 11 gennajo. Da lui forse discende M. Bartolomeo
pure orefice , che in un atto del 1502 è detto Corona denominato
dalla Scrimia ( Scherma ) ( Vedasi all' anno 1411 Nicolò padre di
Franceschino ).
1456. Rogito di Nicolò Brugia del 9 luglio, dal quale risulta che
Maestro Amadio da Milano orefice del fu Antonio da Castronago, cit
tadino di Ferrara della contrada di S. Croce , presenti i testimonii ,
fra i quali è un M. Battista orefice da Cremona del fu Franchino
avente bottega in via dei Sabbioni , riceve pagamento dal famoso
giureconsulto Angelo del fu Giovanni de' Gambilioni d'Arezzo per sei
tazze ed un piatello d' argento
de boncirino ad ligas decem, paragonato ad paragonum Universitatis Aurifi
cum, cum armis ipsius domini Angeli, inpulchra forma, et de bonis coloribus
,
per cui sembra eziandio che fossero smaltati, od almeno colorati a
fuoco. Quest' orefice fu Amadio di nome e cognome , fu figlio di
Antonio e marito a Maddalena ; ebbe a figli un Pietro orefice , un
Tommaso, un Francesco, un Gianfrancesco ed un Giambattista orefice
al servigio ducale , ch' ebbe una figlia illegittima di nome Paola ;
fece testamento nel 6 giugno 1483 a rogiti di Bartolomeo Gogo per
esservi in Ferrara peste , fame e guerra , e fu marito a
glia di Michele Ongaro pittore , come da rogito di Baldassare Diani.
Nel 1470 Battista figlio del vivente Amadio è investito dall' abbazia
di san Bartolo di un fondo in Laguscello , che confinava con altro
di Gerardo pittore figlio del fu Andrea da Vicenza pittore ; il qual
fi
....
fondo era già del pittore Ongaro suddetto, che lo diede in dote alla
figlia. Egli n' era stato investito sino dal 19 agosto 1460.
Il possesso di fondi che avevano questi due pittori in Laguscello
e la dipendenza loro come usuarii dall' Abbazia di san Bartolo , non
che il tempo da assegnarsi alle pregevoli pitture scopertesi nella
chiesa parrocchiale di Laguscello suddetto, potrebbero non senza qual
Baldoini, che ne ha il nome e la patria comuni, giacché se avea un figlio esercente
del 1410, dovea per lo meno contare anni 40, e quindi del 1452 ne avrebbe avu
ti 82: ma non sarebbe impossibile.
--
688
che fondamento far sospettare che i medesimi ne fossero gli autori ;
tanto più che non fu sola-un mano, che ivi dipinse.
Antonio Amadei da Castronago
1
Amadio detto da Milano, orefice ducale
m
Maddalena ....
1
Gianfrancesco Francesco Pietro orefice Tommaso Battista orefice ducale
m
di Michele Ongaro pittore
Paola spuria
1457. Francesco Fuxaro orevexe, che riceve danaro dallo scultore
Domenico de Parisi da Padova.
1458. Partita di spesa nei Registri comunali
A M. Zoane da Cremona orevexe Lire tre de m. portollj questi Fran
chino suo nepote per arezento e manifatura de uno suzelo ( sigillo ) per lu
fizio deli xij Savij , dal cò ( lato ) grande una balzana , e dal cò pizollo
(piccolo ) un alicornio.
Non essendo questo lo stemma comunale , il sigillo avrà servito
a qualche uso particolare, abbenchè relativo all' ufficio suddetto.
1459. Mastro Lorenzo da Venezia orefice abitante in Ferrara in
contrada di Boccacanale, marito di Giovanna del fu Giovanni Riccidi
Villanova di Denore.
1471. Maestro Andrea orefice del fu Frondosio di Scozia, abitante
nel Borgo di san Guglielmo, e sua moglie Filippa del fu Nicola Fer
rari, come da istromento dotale del 13 ottobre di Libanorio Bonomelli.
1473. Lodovico Magnini orefice nominato in un rogito di Barto
lomeo Isnardi.
1473. Bernandino e Pietro compagni orefici, ai quali sono pagati
ducati d'oro novantotto di Venezia per la valuta e prezzo de due
broncini, et dui bizoli de Argento per el N. S. ( il Duca ). Questi due
erano da Venezia. I broncini potrebbero essere campanelli , detti vol
garmente bronzini perchè di bronzo : ma i bizoli ignoro cosa sieno.
1475. Nel di 11 febbraio sono impiccati gli orefici Filippo e Fran
cesco da Venezia per furto nella Zecca di Ferrara ; come altresi erano
in carcere in detto mese un Polo d' Argenta ed un Michele Sforza ,
orefici ambidue, per false monete della stampa de Venetia.
--
689
1479. Un Mario Testa ed un Mauro Brocolino, orefici, stimano la
vori fatti da altri artefici al principe Rinaldo d'Este, come dalla loro
relazione del 20 luglio.
1481. Lodovico f. di Battista da Cremona, orefice.
1481. Tarsia figlia del fu Ognibene Marescalchi e moglie di Maestro
Bartolomeo figlio di M.º Parisino orefice fa testamento e lascia ai
figli nascituri, per cui si vede ch' era gravida. Parisino poi era figlio
del fu M. Giacomello abitante in Ferrara in Borgo della Pioppa :
ebbe una figlia di nome Stefana, mogliedi....., ed a figli ebbe Barto
lomeo già nominato e Bastiano. Fece testamento nel 27 maggio 1483
a rogito di Bartolomeo Gogo, e lasciò in legato a Stefana unum cin
gulum damaschinum cremesinum, et thus argenti deaurati. Un Antonio
orefice fu fratello di Parisino.
Giacomello
Antonio orefice
Bartolomeo
Parisino orefice
Stefana
m
Bastiano
m
Tarsia di Ognibene Marescalchi
1482. Magister Franciscus filius Mag. Juliani de Apulinis, aurificis,
de contracta Rupte. Questo Giuliano padre di Francesco , all' articolo
Cattedrale-Libreria-Corali, lo vedemmo autore de' fornimenti in ottone
alle legature di quei preziosi libri miniati.
1482. Jacobo del fu Nascimbene de Cavaletti da Verona , orefice ,
cittadino ferrarese.
1483. Mastro Lanfranco da Milano, cittadino ferrarese orefice della
contrada di san Michele.
C stui era di cognome Meloncini.
1483. Maestro Battista de Raimondi del fu Franchino, cittadino ferra
rese della contrada di sant'Apollinare, riceve la dote di Antonia del fu
Malatesta Avogari che viene sposa a Lodovico suo figlio, come da istrom.
7 gennaio di Libanorio Bonomelli. Lodovico era maggiore di 25 anni.
1483. Polidoro del fu Zeno Brutturi orefice ferrarese abitante in
Modena dà la dote a sua figlia Taddea , che va sposa a Giovanni di
Carlo Aretusi modonese ( Campori, catalogo pag. 99 ).
1484. M. Alessandro Romanini che avea il figlio Giorgio Aurelio
fra i notai ; e Bernardino degli Anzilberti del fu Antonio.
--
690
1487. Marco de' Belaj del fu Antonio.
1491. Mastro Jacomo del fu Tomaso da Venezia orefice è pagato
dal Comunedi alcune lire per haver intaja dui bullj per el chomune,
uno grande, et uno pizolo, et per havere temprato uno paro de forbe
sini et uno tempradino, et calamaro per l' offitio dei xij Savij.
1492. Bono del fu Petronio orefice.
1493. M. Zoane Antonio da Folegno che figura fra i salariati del
Comune fu figlio di Maestro Giovanni da Foligno e cittadino di Fer
rara, e venne investito di terreno per fabbricare una bottega in capo
alla nuova loggia, dal mezzo del pilastro di marmo sino al muro della
frutteria per piedi 3 e mezzo per 9 circa, pagando una longa da spara
viero all' anno, come si ha da istromento del 5 marzo di Matteo Ca
prile. Sino dal 25 febbraio il duca Ercole I gliene avea lasciato
rescritto sulla istanza presentatagli e che autentica e firmata si con
serva in appoggio al rogito suddetto.
1494. Nell' estimo del Borgo della Misericordia è notato M. Antonius
de Jacomello aurifexhabet unum casalem aratorium, cumpergolatis ecc.
1494. Giannantonio de Ro da Milano orefice abitante in Ferrara
nel sestiere di san Romano , figlio del fu Cristoforo , riceve la dote
della moglie sua, che fu Lucrezia del q. Peregrino Bianchi ferrarese,
come da rogito del 10 febbraio ; e forse mori ben tosto, o fu presso
a morire, perchè nel di ultimo dello stesso mese fa il suo testamento,
lasciando erede universale la detta sua moglie , che eredita 300 lire
marchesane, pannos lineos, et laneos, anulos, tessutos, centuras, vergegas,
jocalia, et generaliter ecc.....
1495. M. Francesco del fu Michele de' Beltrami orefice della con
trada di S. Maria Nuova, sposo d' Imperiale figlia di M.º° Matteo del
fu Antonio Rossetti, con dote di lire 200, come da rogito di Bartolo
meo Codegori del 12 febbraio. Esercitava anche nel 1482. Questo
Francesco non può confondersi con altro che già nel 1485 era morto,
e il cui figlio Girolamo orefice nel 17 ottobre di detto anno, a rogito
di Giacomo Zambotti, dà la dote a sua figlia Bella, che sposa Giro
lamo del fu Bernardo Carnerio cartolaro e fratello dello stampatore
Agostino. Con questo atto da me non ha guari esaminato viensi a
conoscere a quale famiglia appartenne detta Bella , che all' articolo
Stampatori ecc. fu lasciata senza cognome.
0
1496. M. Girolamo del fu M. Laco de Pisani alias Malacisü ore
fice ; ed in altro luogo è detto del fu Laco Malacisii de Pisani.
--
691
1497. Hercules de Sesso filius q. Mellis ( sic ) aurifex illustrissimi
Domini Nostri Ducis, come da istromento di Bartolomeo Codegori del
20 marzo.
1502. Mag. Marcus Bartholinus aurifex f. q. Grisantis riceve in
vestitura dal Vescovato di una bottega ad uso di orificeria, come da
rogito di Obizo Arquado. Costui, nel di 8 agosto del 1514, fu trovato
entro la propria bottega impiccato per la gola.
1502. Fra il seguito di Lucrezia Borgia sono accennati un Alonso
orefice con un cavallo e due bocche, e la fiola d'Hercule orevexe già hebro.
1502. Agli stessi rogiti dell' Arquado, in data del 27 aprile , tro
vasi un M. Gianfrancesco cognominato Santolino de Raimondi da Cre
mona , orefice cittadino di Ferrara della contrada di san Romano,
figlio di M. Battista.
1506. Ercole Panizzato e M.º Ugo orefici.
1506. A rogito di Andrea Succi del di 8 gennaio trovasi un altro
Raimondi orefice, col nome di Pietro Giovanni figlio di M.º France
schino , della contrada di san Gregorio , unitamente ad un Maestro
Giacomo dall' Angelo orefice figlio del fu Tommaso , abitante in con
0
trada di Boccacanale.
1510. M. Giannantonio del fu Lodovico Fulgineo ferrarese, orefice.
Forse è il Gio. Antonio da Foligno, di cui all'anno 1493.
1512. M.º Tolentino orefice abitante in Ferrara , che chiede di
acquistarvi una casa ; dal che si scorge ch' egli non era ferrarese.
1513. Francesco Rossi figlio di Bartolomeo, orefice, della parrocchia
di Santa Croce.
1514. M. Nicola de Roma f. q. M. Antonij.
1513. M. Francesco del fu Stefano Beltramoti, orefice e cittadino
ferrarese del sesto di san Romano, maggiore di anni 25, confessa di
avere ricevuto dal notaio Alberghetto de' Lucenti di Ferrara lire 50
m. da mercanteggiare nell' arte dell' orificeria; come da rogito di An
drea Succi del 2 maggio.
0
1516. Teseo figlio di M. Bartolomeo orefice da Rimini abitante
in Ferrara ; Jacomo Guaraldo , Pellegrino de Persiano , e Zoane de
Felipo Roveltela, tutti orefici.
0
1518. Era già morto un M.º Stefano dito Beltramuce ( vedasi al
l'anno 1513 ) orefice e cittadino ferrarese del sestiere di san Ro
mano, lasciando i figli Francesco, Girolamo, Gio. Maria e Agostino.
1527. E morto era pure nel dicontro anno un Sigismondo Cor
--
692
nacchia orefice ; mentre poi vivevano un Francesco de Rubini ed un
Giovanni del fu Andrea de Fabbri, ' ultimo de' quali fu testimonio al
testamento di M.º Francesco Panini : tutti orefici.
1527. Dello stesso anno 1527 troviamo un Girolamo Panizzato o
refice figlio del fu Ercole (vedasi all'anno 1506), cittadino ferrarese
della contrada di san Clemente, che stipula in nome suo e dello zio
paterno Andronico Panizzati, presente M. Girolamo di Scozia orefice
figlio di M. Andrea; ed è assolto da Patrizio Panizzati del fu Ri
naldo del fu Maestro Antonio, già cittadino ferrarese ed ora abitante
in Modena. E il rogito è del notaro Gio. Maria Panizzati, in data del
4 febbraio.
1527. Dai libri dell' Estimo del dicontro anno si desumono i se
guenti nomi di orefici :
Marco da Carpi- Peregrin da Carpi- Pavia di Marsilij
1531. Tommaso Conchella
Antonio da Cremona
Giacopo de Aviatto
Bastiano Marchesino
Michele Candiotto
Francesco de'Bianchi--
Severino Angonis ( sic )- Antonio Rotta- Peregrin de Prisciano , e suoi
figli Giannantonio e Paolo orefici- Girolamo e Francesco de' Cattivelli
Guido Milanese
Cesare de Costabili
Antonio Maria Cadinello
ed altri si vedrebbero, se il libro non fosse ridotto ad un frammento.
1528. Maestro Francesco Novellino , a rogito di Antonio Gillini
del 2 settembre, fa il suo testamento. Era figlio di M. Bonaventura.
Lascia duecento lire m. per far erigere due casette pei miserabili; ne
lascia 180 al Monte della Pietà ; cinquecento ducati d'oro per cia
scuna alle Tommasina, ed Elisabetta sue figlie infanti; ed erede uni
versale la propria moglie Laura.
1530. M. Francesco de Rubini; Bernardo di Castelbolognese e suo
figlio Orfeo ; Lodovico Lanzolo in via di vignatagliata ; e Bartolomeo
del fu Francesco Nigrisoli ; tutti orefici, l' ultimo dei quali già lo co
noscemmo all' articolo Zecca quale operatore di conj da monete.
1535. Mastro Severino orefice, che fece sigilli con lo stemma del Co
mune e furono nove, per darli alle porte della Città per bollare le fede
dei viandanti; per cui è da ritenersi che allora le porte della città fos
sero ridotte a nove; almeno le principali ove si ammettevano i forestieri.
1536. Magister Joanes Sanctus de Fulginio Aurifex (vedasi al 1510) sexa
gennarius, pro persona sua nichil, sed pro persosa Iulii ejus filii aurificis
habitatio sua in burgonovo Civitatis Ferrariæ ( Libro dell' Estimo ).
693
4536. Mag. Petrus de Prisciano aurifex ( vedasi al 1531 )
Prisciani Pietro
Matteo
Taddea
m
Girolamo Netti
Peregrino orefice
Giannantonio orefice
0
1540. Μ.° Battista Raimondi orefice.
Adi 4 settembre
Paolo orefice
A Mastro Baptista de Raimondi orevice per un paro
de balanze da fare sazi de monete d'oro che se fano batre per la cecha,
et perche dicte balanze furono fate condurre da firenza quale costorno uno
schudo et non n'era bone per simille causa , le quale furon baratade ditte
balanze in uno altro paro , che barato M. Marcho balanziero da Venezia
che zoppo et se gli dette azunta uno scudo d'oro, che monta L. 7. 4-.
Battista ebbe a fratelli un Pietro ed un Giovanni , essi pure ore
fici, e furono figli di Franchino della parrocchia di san Gregorio.
1543. M. Franciscus q. Io. M. de Calciolaris de sancto Felici, ci
vis et aurifex ferrariæ de contracta s. Salvatoris.
1544. M. Franciscus Beltramottus filius q. Stephani , e fratello di
Francesco pure orefice, i quali si trovavano in esercizio anche nel 1535.
1545. Vedemmo del 1527 M. Girolamo Sforza orefice presente
ad un atto dell' altro orefice Girolamo Panizzato. Lo Scozia fece te
stamento nel 4 marzo 1545 a rogito di Giovanni Palmieri , e lasciò
erede la propria moglie Filippa. Era figlio del fu Mastro Andrea.
1547. Francesca del fu Domenico Bertolini orefice, moglie in secon
do voto di Mastro Vincenzo figlio di Antonio del fu Gio. Cattabeni
alias de Ugolotto d' Argenta.
1548. Maestro Marcantonio del fu Giovanni Franzini orefice e cit
tadino ferrarese, della contrada di san Tommaso.
1549. Marcantonio del fu Gabriele Guzzoni orefice e cittadino di
Ferrara del Polesine di sant' Antonio riceve lire cento ad bonam et
legalem mercacionem in arte, trafico, et mercacione aurificis facienda, et
exercenda in hac civitate etc. come da rogito di Cesare Bellaja.
0
1550. M. Antonio Maria figlio ed erede del fu M. Sinibaldo de'
Cassani da Cotignola, già marito ed erede in primo voto della fu Anna
del fu Pietro da Milano, orefice e cittadino ferrarese abitante in con
trada di s. Benedetto, come da istromento di Aurelio Roiti.
44
694
1552. Bartolomeo del fu Girolamo Perini, detto il Chiozza, orefice
e cittadino di Ferrara abitante in Roma, e Susanna del fu Paride da
Lino o Lini orefice ferrarese che stipula un contratto presente M.º Fer
dinando del fu Ercole Fedeli di Ferrara, pure orefice.
1557. Giulio Fuligno orefice sepolto in s. Paolo nel di 11 novembre.
1564. Livio Vignon orefice, figliastro di M.º Jaches francese ore
fice, è stato al servizio di madama Renea duchessa di Ferrara sino
alla sua partenza per la Francia ; come da attestazione del 12 gen
naio di detto anno 1564. Il qual Jacques o Giacomo era eccellente
per colorire smalti e per pulirli.
1572. Nel di 8 novembre viene impiccato Mastro Iseppo fiammin
go orefice eccellente nella sua arte; et questo per esser falsario da scudi.
1574. M. Antonio Ravizza orefice , che lavoro smaniglie d'oro ,
con incastri di rubini ed altre gioie per la famiglia Pio di Savoja.
Nel 1584 si vede un suo figlio Annibale, desso pure orefice.
1574. Girolamo Cremona orefice.
1577. Eredi di Stefano Beltrami orefice.
1577. Gerri Lorenzo orefice e assaggiatore alla Zecca di Ferrara.
1577. Eredi di Maestro Battista Franchini orefice furono i suoi figli
Pietro Giovanni e fratelli.
1577. Mastro Virgilio orefice in Gorgadello, per candelieri d' ar
gento lavorati con ornati, pel conte Ercole Bevilacqua ; come da or
dine di pagamento del 16 marzo.
1579. Maestro Elia Vicentino orefice, pagato per fattura di dodici
tondi d'argento con armi ecc. pel conte Giulio Thiene di Scandiano ;
come da ordine del di 8 luglio.
1580. Marco fiammingo orefice.
1583. Jacomo Maniagaja orefice, che fa lavori assieme al Jacques
francese già nominato per le monache di santa Caterina martire,
come da ordine di suor Giulia d' Este Priora.
Del Grazzini orefice e pittore ha già parlato il Baruffaldi. Gian
Paolo, di cui è parola, era figlio di Pietro Francesco, e la sua famiglia
conta una lunga nota di esercenti la medesima arte, sino alla metà
del secolo XVII, contandosi fra gli altri, come dalla matricola, un Ales
sandro, un Enea, un Camillo, un Giovanni, un Girolamo ed un Carlo.
16..... Un Michele Hamingher orefice da moltissimi anni in Fer
rara chiude la sua bottega posta in via di Giovecca, essendo vecchio
e non esercitando suo figlio l' arte paterna.
695
1649. Un Gioseffo Grumi ferrarese orefice muore in Modena , di
anni 65, nel 15 marzo.
1693. L'orefice Galletto accomoda ostensorj, calici e croci lavorate.
1728. In questo anno esercitava l' orificeria e la cesellatura un
Ferdinando Arnesbergh.
1760. Per la nobile famiglia Calcagnini di Ferrara lavora in Ro
ma Luigi Valadier una Caffettiera con suo scaldino, il tutto di argento
di carlino e dorato, con ornamenti e cesellature di fiori, foglie e car
tocci , con manico ecc. in peso di argento libbre 4. 8. 12 , quale im
porta per argento, fattura e doratura scudi 143. 80.
Rimarrebbe a dire degli Orologiai ; ma poco mi è dato di qui
riportare , dopo che già ne vedemmo alcuni agli articoli Orologio e
Torre di Rigobello. Nel 1466 Marco ed altri fratelli da Crema Maistri
da baliste ed orologi nella contrada di san Paolo ottengono di poter
lavorare in Ferrara , sebbene cittadini per privilegio e non originarj.
Pare per altro che fossero francesi della città di Reims; il che fa
rebbe supporre che fossero detti da Crema o per essere stati qualche
anno in quella città o per essere stata malamente annotata la loro
patria dal cancelliere. Dal libro delle Commissioni Ducali nell'Archivio
comunale (
A lib. 7, n. 10, pag. 170) risulta quanto segue :
1475. 17 Septembris- Marcus et Andreas fratres de Raims ( sic )
Illme Princeps et Eccme Domine Dux noster
Humilmente expone li vostri fidelissimi serviduri Marco et Andrea fra
delli Maistri de horologi , balestre ecc., cum ita sit che siando essi spese
fiate adimandati da valentissimi homini , et sì terreri cumo forastieri, deli
sublimi et misteriosi efecti et demostratione quale demostra quella sua spe
ra de horologlio fabricada nela fazada dela loro stantia, è stato molte volte
necessario ascender cum schale per poter più precise demostrargela, et chia
rirgela.
Al quale inconveniente se li può provedere zioe fazando epsi le
sue scafe large almancho pedi du et mezo, in suso la quale cum facilita
se li pora montrare et dechiarare la dicta spera a chiunque la dimandara.
Quapropter humilmente suplicano ala Illm. V. S. li piacia de concederli de
gratia che possano far dicte scafe, como è dicto de supra. Advisando quella
che in Ferrara se ne trovara assaissimi de tre et de quatro piedi , et ma
xima in piaza, como M. Baptista Speziale , et la spetiaria dala colona , et
multe altre che suni de tre on quatro piedi. Et hoc de gratia.
Judex xij Sapientum, viso loco, ac notatis notandis, ac consideratis consi--
derandis, referat- Joannes Compagnus scripsit- 17 Septembris 1475.
--
696
Illme Princeps et Eccm. Dne Dux noster
Vidi suplicationem Marci et Andree fratrum ab horologiis cum rescripto
Celsitudinis Vestre eidem annotato, quo mihi injungitur ut visto loco, notatis
notandis, consideratisque considerandis, Excellentie vestre referam. Quid ei
dem supra petitis suplicationi videndum sit. Examinatis ergo diligenter in
suplicatione narratis, ac petitis : viso ad oculum loco de quo in suplicatione
vocatis vocandis, pensatisque pensandis : Refero Illm. D. V. quod habito re
spectu quod ars suplicantium non est mecanica , sed quodammodo ingenua,
et minime cum apothecis eam circumstantibus tenens , et spetiariis compa
randa : ceditque Reipub. V. ferrariensi et comodo et ornainento : Eadem Illm.
D. V. potest ipsis snplicantibus merito indulgere, ut possint fieri facere sca
pham in suplicatione petitam, per medium dumtaxat pedem episcopatus aliis
scaphis circumstantibus latiorem. Ad hoc, ut ipsi suplicantes narrant, quivis
facilius speculari, et intelligere possit astronomie, et planetarum gradus, et
rationes existentes in figura horologii desuper ibi graphice picta. Nihilo
minus disponat super premissas Excellentia V. prout melius sibi visum fiat,
cui Ego referens me humiliter commendo
Ferrarie 19 Septembris 1475.
Excell. V. S. Servitor
0
Jacobus Trottus
Vedemmo a pag. 451 un Lionello del fu M. Gio. Paolo Rainieri
da Reggio , ed un Cristoforo del fu M.º Marco da Ponte da Parma
costruire l'orologio della Torre di Rigobello nel 1537. Di Gian Paolo,
di Lionello e degli altri Rainieri da Reggio feci cenno nel mio li
bretto Storia patria, documenti ecc. (Ferrara; Bresciani, 1852, pag. 31),
e ne parlò a lungo il già citato D. Nicolò Erizzo nella sua Relazione
della Torre dell' Orologio di san Marco in Venezia ( ivi 1860 ). Ma
del Da Ponte dissi non avere rinvenute notizie ; dovendosi per altro
ritenere artefice di gran merito , se trovavasi associato al Rainieri ,
ch' era tenuto fra i migliori d' Italia. Ora trovo un rogito di Pietro
Pelliparj del 14 settembre 1502, col quale
in apotheca quam conducit M. Petrus Antonius spetialis a Mag. Marco infra
scripto , et præsentibus testibus Barthol. filio q. Ser Morellj de Venetiis
nunc habit. Ferrariæ ecc.
Maestro Marco del fu M. Cristoforo dagli Orologi cittadino ed abi
tante di Ferrara nella contrada di san Romano investe M.º Giacomo
0
Callegario del fu Antonio di Mantova abitante in Ferrara di una casa
posta in via Muzzina, col patto che non possa affittarla o farvi abi
tare persone di mala vita o condannate a pene infamanti. Ora , chi
potrebbe dubitare che questo Marco figlio di un Cristoforo non sia
--
697
il padre del Cristoforo che nel 1537 costruiva, come si disse, il no
stro orologio e che figlio appunto era di un Marco ? Forse ripatriò in
Parma; ma è certo che qui possedeva quella casa e quella bottega ,
in cui fu stipulato il contratto.
1690. Pietro Van-Strijp orologiaro accomoda tre orologi al mar
chese Tassoni, con ingegni dentro ecc.
1691. Un Francesco Maresti accomoda l'orologio magico della stessa
famiglia Tassoni.
Intagliatori, Intarsiatori e Tornitori
Non saprebbesi talvolta ben discernere a qual classe appartengano
taluni che sono detti Maestri di legname; giacchè sotto un tal ti
tolo, mentre una volta vedesi annunciato un rozzo fabbro-legnajuolo,
si nasconde tal' altra un artista d' intaglio o di tarsia. I marangoni ,
vale a dire i fabbri-legnajuoli aveano la loro Corporazione distinta co
me le altre Arti, e quando nel 1391 andarono queste incontro al
marchese Alberto d' Este , che tornava dal pellegrinaggio di Roma ,
i marangoni hedificarno uno mirabile castello de ligname suxo uno carro molto
ornado, in suxo e circha al quale era molte cevile brigade, fra i quali era
duj in forma de zigante, fazando molto alegra festa: per la qual cosa el
dicto Marchexe ge dono un bello palio de seda. ( Codice Stat. de'Beccaj, del
1385, nella Biblioteca Comunale ).
0
Comincierò da coloro che in genere furono detti Maestri da le
gname , trattandosi di un' epoca in cui era loro necessario di avere
cognizioni anche di meccanica e di ogni altra branca di lavori in
legno ; e trovandosi molti qualificati per Magistri lignaminis, dei quali
si conoscono eccellenti lavori d' intaglio.
0
1364. Pandolfo maestro di legname, del fu M. Nicolò da Modena,
abitante in Ferrara in via della Rotta ( Archivio capitolare ).
0
1368. Pietro maestro di legname, figlio del fu M. Folco dei Gabioli,
della contrada di s. Gregorio.
1370. Joaninus Centelinus magister lignaminis de contracta s. Salvatoris
promisit edificare in terra Milliarij unam domum de lignamine olanis (forse
ontano ).
--
0
698
1440. M. Ugozon marangon da Bonden (vedasi il mio libro
deno, e la sua chiesa Arcipretale ecc. pag. 16). Costui era anche
meccanico, e fu adoperato in varie occasioni dal Comune per oggetti
d'acque , e dal Capitolo della Cattedrale per innalzare le campane
Bon
sulla torre.
1448. M. Cristophanus de Giandusiis incisor lignaminis, filius q. An
tonii, ad presens habitator in civitate Venetiarum, con rogito 18 marzo
di Bartolomeo Isnardi riceve la cittadinanza di Ferrara ( Arch. not.).
Se si volessero enumerare tutti gl' intagliatori che hanno lavorato
in Ferrara, o per cose o libri attinenti a Ferrara , o di ferraresi,
troppo lungo sarebbe l'elenco e troppo difficile il darlo completo.
Abbiamo moltissime figure in legno che adornano edizioni ferraresi,
come per esempio l' Alfragano stampato da Andrea Gallo nel 1493 ;
le Epistole di s. Girolamo nel 1497 da Lorenzo Rossi da Valenza ;
la Leggenda di s. Maurelio nel 1544 da Francesco Rossi, dov' è ripro
dotto il quadro di san Giorgio del Cosmè; tante operette del Savona
rola edite nel secolo XV; come abbiamo libri impressi altrove fra i
quali il Trionpho di Fortuna di Sigismondo Fanti , ove si veggono
circa venti figure con nomi di ferraresi appostivi sotto ; libro stam
pato in Venezia nel 1526, i cui intagli dal Cicognara si attribuiscono
a Gio. Bonconsigli detto Marescalco : e così è a dirsi di mille e cento
altri. Abbiamo ancora dei sontuosi ritratti in legno nelle vite od o
pere di Fino Fini, di Francesco Alunno, di Muzio Sforza, del Velmazio,
del Sandeo, del Rossi stampatore, del Messisbugo, del Verati, del Vis
domini, dello Zarabini, del Savonarola e di tanti altri : ma basti per
tutti il ritratto di Lodovico Ariosto nell' edizione del 1532 , che si
attribuisce a Tiziano. Lasciamo la questione se o no Tiziano e suoi
pari abbiano mai materialmente intagliato il legno : ma è certo ch'ei
ne diede il disegno, come comprovai col mio articolo Belle Arti ecc.
( estratto della Gazza. di Ferrara n. 10 del 1854), e come avea già detto
il ch.º mons. Antonelli in una sua Memoria stampatane fino dal 1825.
r
Si vuole ancora che molti stampatori eseguissero per se stessi
gl' intagli per la parte sillografica delle loro edizioni; quali un Nicolò
( Rossi ) d' Aristotile detto Zoppino ferrarese in Venezia ; un Antonio
Hucher col compagno Buglhat in Ferrara; un Vittorio Baldini ed altri.
Abbiamo anche fatto conoscenza dei Canozj e degli Abaisi parlando
del coro e della sacristia della Cattedrale, per cui riescirebbe inutile
qui farne la ripetizione, avendone io parlato anche a parte nel li
--
699
bretto Belle Arti ; Documenti ecc., e nelle Memorie del Tempio di
san Francesco, dove pure accennai a que' due fiamminghi Guglielmo
ed Enrico, che in quella chiesa fecero gli armadj della vecchia sacri
stia. In proposito del quale Enrico ( 1433 ) parmi poter dire che a
vesse un figlio di nome Broccardo. Fra i liberati dalla carcere per
privilegio di Pii Sodalizi trovai nel 1440 un Broccardus filius Henrici
de Alemania ; un Georgius q. Christofori de Brabantia seu de Flandra,
ed un Martinus de Brabantia, nè deve far caso il dirsi de Alemania
invece di Brabantia o Flandra, giacchè lo stesso Enrico intagliatore
io lo vidi annotato nello stesso modo. Un Cristoforo de Ferrara fu
celebre in intagliar cornici di quadri , e pose il suo nome presso
una pittura fatta sulla stessa tavola da lui lavorata : Cristofolo da
Zuane Antonio da Muran ( cioè Antonio Vivarini
Ferrara intaja
ed il suo compagno Giovanni di Germania ) pinse 1444. Di Cristoforo
fa cenno il Cicognara ( Storia della Scultura, to. II, pag. 449 ).
Nel 1492 in un rogito di Nicolò Zoja è nominato un M. Ber
nardino intagliatore di legname figlio di M.º Stefano de Donnabona
del Borgo san Luca oltre il Po.
1507. M. Jachomo intajadore per legnamo e secamento ( segatura ) e
manifactura de haver facto doe colonne intaja et vaxiti pure intaja, che de
donachione ( forse donazione ) de M. Samaritana Camarera dela Illma D.
S. nostra L. 4.
come da nota del 19 agosto di Benedetto Callegari ministro della du
chessa Lucrezia Borgia.
1517. Piedro dalla Massa intajador , cioè Pietro Rizzardi o dalle
Lanze che lavorò negli stalli del coro della Cattedrale, come già ab
biamo veduto a suo luogo.
15.... Rondanello Pompeo ferrarese, intagliatore in legno morto in
Modena di anni 46 nel 7 settembre 1576 ( Compori , catalogo ecc.
pag. 412) : non sarebbe difficile che fosse la stessa persona di Ronda
nelli Gio. Giacopo citato dal Guarini (Chiese, pag. 237) e seguito dall'ab.
Zani. Stando al detto mons. Guarini, Gio. Giacopo lavorò per diletto
di tarsia, nè avea chi lo superasse in perfezione. Che se mai fosse acca
duto un tal equivoco, sarebbe a preferirsi l'asserzione del ch.º march.
Campori, comechè appoggiata ai documenti; e tanto più in quanto
che del 1540 trovo un Cesare di altro Pompeo professare la stess' ar
te , lo che fa sospettare che non fossero della nobile famiglia di quel
cognome
1540 rogito del 2 dicembre di Alessandro Pigna- Ma
--
700
gister Cæsar Rondinellus intarsiator filius q. Pompei civis ferrariensis
de contracta s. Gregorj , il quale riceve L. 40 a resto di dote della
sua moglie Anna di M. Gaspare Brugnoli pistore, cioè fornajo; per cui
viensi a confermare la condizione sociale di quegli Artisti. Si sono
da me annotati fra gl' intagliatori, sebbene sieno piuttosto intarsiatori,
perchè in quanto al Pompeo è notato con la prima di tali qualifiche,
e Gio. Giacopo è posto fra i lavori di figure.
1531. Cabriel Grisendus de Carpo intajator lignaminum hic habitus pro
sua persona, quia nullibi estimatus reperitur ( Libri dell' Estimo ) e nel 1532
Cancelletur quia forensis et de facili recederet. Indi nel 1533. 14 Maij. A
dona Margarita filia Mag. Cabrielis Grisendi intajatoris lignaminum , pro
apoteca, in qua ejus pater exercet artem suam ecc.
Nel 1539, accomodò una croce di legno intagliata. Nel 1537 era
stato allibrato all' Estimo un Maestro Tommaso Grisendi, detto in
qualche luogo anche Carisendi o Garisendi di Carpi Magister cisiorum
(maestro di cocchi a due ruote ), et intajator, quia civis ferrariæ fa
ctus ex privilegio per Ducalem Decretum sino dal 4 luglio 1532, men
tre poi trent' anni dopo, cioè nel 5 decembre 1562 viene cancellato,
quia excedit annum sexagesimum suæ ætatis (1). Gabriele fu quegli
che nel 1543 per la venuta di Paolo III fece quattro basi e colonne
all' arco sulla Ghiara, in due delle quali furono poste le statue di
stucco della Prudenza e della Giustizia.
1532. Stefano Segizzi da Modena intagliatore operava in Ferrara, ed
era suocero di un Abraam de Abraam Terzo. Convien dire però che
il Terzi abbia avuto due mogli, perchè nel 1555, con atto 18 marzo
di Aurelio Roiti , fa testamento la sua moglie Laura del fu Pietro
Beltrami lasciando eredi i figli Gio. Battista, Iacobo, Giannandrea e
Diana. Anche Abraam era intarsiatore.
1532. Vi fu pure un M. Hieronymo , morto prima del dicontro
anno, in cui scorgesi di lui erede essere la propria moglie Mad. Ver
de figlia del fu Bartolomeo Nasello. In un' altra partita M. Hieronimo
a
è detto de' Balzanini.
1537. Ludovico Bresciano intagliatore levò al sacro fonte Gio. Tom
maso figlio di Giuliano Tommaso de Grandi , come dai Registri bat
tesimali di S. M. in Vado, al 5 settembre.
(1) Essendo stati Grisendi anche Maestri da Cocchi ne parlai già all' art. VII .
della Sezione prima di questa seconda parte, come ne parlai alla prima parte al
' articolo Territorio.
701
1538. Anche M. Bernardino figlio di M. Baldassare Cavaria fab
bro-lignario e cittadino ferrarese della contrada di s. Gregorio , ed
un M. Lodovico de Trotti insector lignaminum ( intagliatore ) della
contrada di s. Salvatore con rogito 29 luglio di Antonio Gillini ( Arch.
notarile ) promettono al conte Gio. Francesco Sacrati commissario di
don Francesco d' Este, di costruire entro mesi otto, e per ducentoset
tanta scudi d'oro- unum ternum a carpento aulico, sive ut vulgariter
dicitur- Carretta da Corte-, cum suis bracis et falcono , longitu
dinis pedum quinque cum dimidio
.....
cum ingenioso artificio ( che fos
sero le molle ? ) cum suis foliis, fructibus rilevatis , et non rilevatis , et
optimæ proportionis, cum cornicibus a parte inferiore dicti terni, et cum
frixo intaliato
.......
cum aquilis
.......
et cum figuris duorum puerorum
nudorum ecc. Riportai qui la presente memoria , sembrandomi che
questi due individui, e specialmente il Trotti, debbano figurare piut
tosto fra gl' intagliatori , che fra i meccanici costruttori di cocchi e
carrette. Forse ternum equivale a basterna ( lettica da muli ) e poi
carrozza; e il dirsi ternum a carpento s' intenderà appunto basterna
da cocchio.
1543. Rizzardi Gio. Battista figlio ed erede di Girolamo, intagliato
re, non saprei se ascendente di Antonio Rizzardo Intajador, ch' ebbe
nel 5 ottobre del 1564 un ducato d'oro per avere intagliata la fi
gura del fiume Po col vaso, il cigno, l'acqua e lo stemma comunale
al dissotto. E siccome questo intaglio servi per alcune Gride che
stampò Francesco Rossi da Valenza , non sarebbe fuori di proposito
il credere che per questo editore e stampatore lavorasse il Rizzardi
anche lettere iniziali e vignette: nè mi pare che si possa confondere
il Gio. Batta del 1543 coll' altro morto del 1631; perchè dando al
primo soli 20 anni, sarebbe morto di anni 108 , cosa ben poco pro
babile. Il Pietrucci pone l' ultimo fra gli artisti padovani (pag. 232).
1577. Mercore A dì 20 Marzo 1577. Mag " M. Vicenzo Ruggeri : pagate
a M. Jacomo Perusino fiamengo ducati tri d'or per capara e parte de pa
gamento di far la adornamente dll' Ancona dll" Anonciata che a da far per
me del modo che siamo dacordo per un scrito insieme dico L. 11: 8: 0
Lucretia Roverella Pia.
1577. Peruzzi Giacomo, cui si danno, nel 13 maggio, dieci scudi
d'oro a conto dell' ancona o adornamento dell' altare per la Compa
gnia dell' Oraz. e Morte. Potrebb' essere che questo Peruzzi fosse lo
stesso che il Perusino, forse Peruzzino, di cui sopra.
--
702
1583. Bosega Alessandro ; come da una nota di un letto pel
conte Ercole Mosti, con quattro colonne e quattro aquile di noce ecc.
1610. Dissi che Vittorio Baldini (del quale ho parlato all' articolo
Stampatori) operava intagli per le opere ch' esso stampava: nel fron
tispizio dell' Orazione in lode di s. Carlo Borromeo di Gaspare Levalori
trad. dal latino in italiano dal nipote G. Francesco Levalori (Ferrara,
Baldini ; 1610 , in 4.° ) vi è il ritratto del santo con la sigla del ti
pografo VBF.
1660. Antonio Travasone, cui si danno dal Comune scudi tre per
una cornice d' intaglio per adornare il ritratto del Card. Fransone.
1688. Corradini Girolamo , cui si pagano , nel 3 luglio, scudi tre
per fogliami operati in una carrozza grande da città , della nob. fa
miglia Tassoni.
1695. Nel 22 marzo, essendo accaduto un furto nel Banco Orsini
sotto la loggia di fronte al Castello per circa sc. 8000 di ori e gioje,
e di 3000 genove ; ne furono scoperti autori un Muzio Fanti intaglia
tore ed un Gio. Domenico Vestri fabbro-ferrajo , ambidue fiorentini.
Fuggi il Fanti a Lucca, ove divenne conduttore di un teatro da com
medie, ma riconosciuto da un ferrarese , fu arrestato e condotto pri
gione a Ferrara, e fu condannato alla galera perpetua, per non avere
mai confessato , scansando cosi la morte sulle forche ( Baruff. St. di
Ferrara, pag. 461 ).
1714. M. Pietro Parenti intagliatore di fogliami, cornici, aquile ecc.
1719. Ghisi Giuseppe intaglia cornici e fregi.
1721. Giovanni Campi intagliatore di mobilie con fregi , cornici
e foglie.
1729. Oler Cassiano del fu Giuseppe di Germania, ma da moltis
simi anni in Ferrara, nel 5 aprile consegna il proprio testamento :
egli era guardia svizzera del Card. Legato, e mori poi nel 1733. Fu
autore del crocifisso di legno dorato, che è in una delle sacristie della
Cattedrale.
1734. Barattozzi Giovanni Costanzo intaglia fregi , fogliami e cor
nici per quadri, aquile ccc.
1736. Carlo Falavena fa dodici vasi intagliati con fogliami , e ne
riceve a fattura e prezzo la somma di scudi 19, 80.
1737. Di questo dicontro anno nel 13 maggio nacque in Rovigo
Massimino Baseggio intagliatore in Ferrara , da Sante del fu Giuseppe
e da Felicita di Francesco Chiveto, come da fede autentica battesimale.
--
703
Fuvvi anche nel 1740 in Ferrara un Antonio Baseggio pure intaglia
tore, e nel 1814 un Gaetano.
1743. Giulio Cassano ( forse Cassiano) intaglio cornici e fregi, e fece
i pilastri lavorati dei cinque coretti di Chiesa Nuova, in trenta pezzi.
1748. Luca Felini ornatista intagliatore.
1753. Scandellari Filippo, che operò il busto del Guercino innalzato
in Cento nel 1753 a spese dell'arciprete Girolamo Baruffaldi seniore.
1760. Neri Silvestro intagliatore di ornati , fregi, figure, cose ar
cheologiche ecc. da stamparsi. Intagli suoi sono in gran parte le ta
vole inserte nella Storia di Pomposa del P. Placido Federici ; e pre
parato avea pure pel canonico Scalabrini un buon numero d'intagli
da stampa per l' illustrazione dei monumenti ferraresi , specialmente
di quelli che si trovano nel palazzo della Università.
1764. Merli Gregorio e Corazzari Antonio intagliatori di cornici,
di tavole con fregi ed arabeschi ecc.
1793. Giuseppe Bucci intagliatore.
Trovasi poi nel secolo XVI una qualità d' intagliatori, che sem
brano da calzari, detti volgarmente- allora- Incisores calligarum,
ovvero calligium. Certo che vi erano coloro i quali, non solo del se
colo XVI, ma anche del precedente XV eseguivano i zoccoli o tacchi
di legno usati sotto le scarpe o calzature. Dice il Muratori che in
una pittura del palazzo Estense del 1452 evvi Federico III imperatore
calzato in quel modo : io credo però che abbia voluto intendere una
miniatura, che è quella del Codice di Giovanni Bianchini, ove scorgesi
questo astronomo presentare all' imperatore Federico III suddetto il
suo lavoro delle Tavole. In esso dipinto vedesi Federico calzato con
scarpe ad alto e doppio tacco, e cosi uno dei tre cortigiani che stanno
dietro a Borso.
:
1479. Magister Antonius filius M. Bartolomei Marangoni, incisor caligarum.
1551. Mag. Antonius Maria de Mamajo, et Franciscus quondam Lucæ de
Mediolano, incisores caligium.
1549. Dna Francisca filia M. Antonii Mariæ de Riciolis incisoris caliga
rum, et sponsa Joanis Oliverii muratoris.
1578. M. Gaspar sutor, filius ser Simeonis, incisor lignorum; ma es
sendo calzolajo, sarà stato incisore o intagliatore di legni per le scarpe.
Passando agl' Intarsiatori, è da osservarsi come si veggano le più
squisite tarsie antiche , specialmente nei due secoli XV e XVI. Di
presente si ammirano anche superbi pavimenti a tarsia con fregi ed
1
ornati di eccellente disegno : ma non si creda moderno questo costu
me, il quale vedeasi anche presso i romani al tempo di Vitruvio, che
fa parola nell' opera sua di Architettura di tai pavimenti composti
di quercia a varii scomparti e lavori, come una specie di musaico.
1467. A quest' epoca troviamo un Domenico de Parisi intarsiatore
di legname , e già espressi opinione che non possa essere persona
diversa dal fonditore ( vedi pag. 668). Rogito di Gio. Pasetti del 3
aprile detto anno 1467 ( Archivio notarile )
In Camera Factorie spectabil. factorum , superiorum possessionum Illm.
Dni N. Ducis , presentibus etc. Magister Dominicus de parisio de Padua In
tarsiator lignaminum filius q...... ( è in bianco ) de contracta S. Martini obli
gando se, sua bona ecc. promisit spectabilibus et egregiis viris Bartholomeo
a Carris et Gabriele de Macris, stipulantibus et recipientibus nomine et vice
prefati Dni N. Ducis, facere et fabricare de novo de lignaminibus de relevio
totum suffictatum camere superioris prefati Dui nri facte de presenti in pal
latio prefati dni n. Schivonoj de bono pastumo , et bono stucho , in forma
laudabili per ipsos Bartholomeum et Gabrielem ac eorum arbitrio omnibus
suis expensis, pro pretio et nomine pretii solidorum decem m. pro quolibet
pede quadro mensurando per eos, expedito dicto laborerio per ipsum d. Do
minicum, quod laborerium reperitur de presenti pedes 508 quadros vel cir
cha et plus aut minus secundum quod repertum fuit tempore quo fuit expe
ditum, quod laborerium ipse M. Dominicus eis promisit dare expeditum usque
ad sex menses proximos futuros quantum erit de stucho , et de omni alio
lignamine, quod erit necesse facere pro relevio dicti laborerii.
Pro quo
quidem laborerio sic fabricando per dictum M. Dominicum, Mag. Petrus ab
Ordinibus murator filius M. Benvenuti obligando ecc.
E qui, oltre all' aversi l' autore della soffitta, ripetesi l' importan
za di conoscere l'epoca di questi lavori, come dissi quando riportai l'atto
contemporaneo del detto notaio, relativo alla dipintura del suindicato
soffitto, all' articolo Pittori, anno 1473, Bonzoane ecc. ecc. (pag. 578).
1536. Mastro Lodovico intarsiatore.
1530. Il celebre Fra Damiano da Bergamo, converso domenicano,
passó per Ferrara andando a Bologna a lavorare nel coro della chie
sa del suo Ordine. Racconta il P. Marchese (Artisti domenicani, vol.
II , pag. 235 ) che, giunto Damiano al confine di Ferrara coi pochi
ferri dell'arte sua, si volle che pagasse un grave ed ingiusto balzello,
ed anche con modo al tutto villano. E soggiunge che , allorquando
Carlo V andò in Bologna alla cella di lui seguito dal Duca di Fer
rara, entrato l' Imperatore , il frate chiuse la porta , nè volea vedere
704
705
il Duca; ma poi alle insinuazioni di quel potente sovrano lo accolse.
Queste per altro sono stranezze di un animo risentito bensi, ma in
colto. Altr' uomo diverso da quel rozzo frate avrebbe pensato che gli
Estensi proteggevano le Arti, e che anche senza di questo, vi furono
e vi sono purtroppo degli esecutori delle leggi che ne fanno sentire
la gravezza più oltre del volere di chi le imponeva, procurando a quei
governi , a loro insaputa , l'esecrazione dei popoli e la maledizione
degli oppressi.
1541. Bernardino adulto figlio di Matteo Corzolla intarsiatore e
cittadino di Ferrara della contrada di san Pietro, minore di anni 25,
maggiore di 22. Del 1552 si emancipa dal padre, come da atto di
Cesare Bellaja , dal quale si vede che Matteo era figlio del fu altro
Bernardino.
0
0
1542. Giovanna moglie di M. Giovanni intarsiatore.
1552. M. Bernardino Marocco, che stava da san Domenico.
1552. M. Rigo intarsiador per un letto di noce con colonne ed
intagli.
1555. Francesco del fu Bernardino da Modena intarsiatore, et su
perior munitionis , et loci deputati pro conservanda pulvere a sclopis ,
archebusüs, et ballistis Illm. D. Ducis Ferrariæ.
Nel 2 maggio di
detto anno 1555, a rogito di Aurelio Roiti, Francesco fa testamento
e lascia erede il figlio Ercole ed i nipoti Alessandro ed Alfonso figli
di detto Ercole, non che un altro nipote di nome Francesco.
1556. M. Antonio figlio di M. Baldassare Cavazza intarsiatore.
1558. Girolamo del fu Bernardino de' Bianchi intarsiatore.
1560. Benedetto de Girardi o Gherardi entrò al servizio di Al
fonso II in qualità d' intarsiatore ; e vi si trovava anche nel 1570.
1564. Enrico intarsiatore. Era figlio di Domenico.
1564. Paolo Brenieri (forse Bernieri ) da Carpi intarsiatore ch' era
dell' ordinanza del Duca sino dal di 11 novembre 1550 , e perciò
viene sgravato dall' estimo per la sua persona.
1564. Giulio Lovato intarsiatore al servizio di Alfonso II, e vi era
eziandio nel 1574.
1578. Baldassare de Ga (sic) intarsiatore.
1571. Battista Balzano intarsiatore.
1572. Giacomo da Marrara intarsiatore.
1574. Giovanni Antonio da Carpi intarsiatore.
1574. Maestro Orazio intarsiatore.
--
706
0
1575. M. Lamberto fiammingo intarsiatore pagato per aver fatto
un cavallo per la giostra da tener la quintana da correre in piazza ;
fattura e legname L. 19. 0. 0.
1575. Maestro Girolamo intarsiatore.
1576. M. Antonio Cavazza intarsiatore padre di Vitruvio Cavazza
morto nel 1575.
1577. M. Vicenzo Fusinato intarsiatore.
1577. M. Maurelio Bernabe (sic) intarsiatore, e M.º Antonio del fu
Cesare de' Cariani da Carpi abitante in Ferrara in contrada di S. M.
di Bocche.
1582. Primo Fabro intarsiatore da san Nicolò.
1584. Giacomo figlio di Maestro Girolamo de Galerü intarsiatore.
1591. Alizandro Sologna del fu Jacobo , intarsiatore abitante in
contrada di san Romano ; e M.º Francesco di Clemente intarsiatore.
1595. Bernardino Schiavo intarsiatore pagato per l'adornamento
dell' altare nella chiesa di Fossadalbero , fatto fare dai conti Mosti :
pare quindi che fosse anche intagliatore.
1595. Μ.° Baldissera Ziliberto intersiador riceve lire due e soldi
dieci per aver fatto due grandi modelli di noce pel cordone del ba
luardo di Belvedere.
1595. Giovanni Antonio Scarpela intarsiatore.
1597. Giulio Lombardo intarsiatore.
1599. Carlo Rossi e compagni intarsiatori.
1631. Gio. Battista Riboni intarsiatore.
1679. Rinaldo Ciriani intarsiatore.
1750. Antonio Cioni intarsiatore figlio di Giovanni e di Caterina
Morselli.
I Tornitori aveano arte o corporazione separata, comparendo essa
fra quelle che andavano ad offerire nel di di san Giorgio; erano detti
Maistri da torlo nel 1454.
1481. M. Tasto Tortoletto che vedemmo socio col pittore Cosimo
Tura, come dal già citato rogito di Bartolomeo Gogo 1481, dove di
cesi qui laborat cum turlo.
1533. M. Bernardino de Bondeno tornitore figlio del fu Nicolò ,
qual padre di Nicolò e di Antonio suoi figli compra una casa in
Ferrara da M. Martino Pedaza. Bernardino mori nel 1555, nel quale
anno fu cancellato dal registro dell' Estimo per la sua persona.
1534. M.º Tommaso figlio di Antonio dei Berguzzi tornitore sul
--
707
l'angolo contro la Ca di Dio. Nel 1540 Antonio viene esentato dalla
tassa personale per avere oltrepassati gli anni sessanta.
1537. Benedetto da Como tornitore.
1540. M. Pietro Bergamasco tornitore sotto il portico de'Callegari.
1542. Μ.° Marchione del fu Antonio de Salò torlidore.
0
1550. Μ.° Pietro Antonio torlidore.
0
1552. Μ.° Martino tornitore sulla via dei Sabbioni dalla chiesa di
san Pietro ; lo che dimostra come allora anche la via ora detta del
Saraceno continuasse ad essere de' Sabbioni.
* 1554. M. Bernardino del fu Nicolò de Bondeni dalla Mirandola
tornitore riceve la dote , nel 15 decembre, di Cornelia figlia di M.°
Gian Giacopo de Testis che va sposa a M. Antonio figlio di detto
Bernardino , il quale sino dal 9 gennaio dello stesso anno a rogito
del Lavezzoli comprava una casa in Ferrara nella contrada di san
Jacopo, di diretto dominio dei canonici di S. M. in Vado. Il preno
minato suo figlio Antonio viene cancellato dall' estimo pro sua per
sona nel di 11 novembre 1558 quia occisus fuit in mensibus elapsis.
Nel 1568 si vede nominato un Vincenzo Bondeni pur tornitore del
fu Bernardino (fratello dell' ucciso Antonio), il quale sino dal 1559 era
stato esentato da tassa per essere ordinantia Illm. D. N. Ducis. Ri
tengo poi che questo Bernardino Bondeni di Mirandola sia lo stesso
che l' altro nominato al 1533, cioè M.º Bernardino de Bondeno.
1565. Vedemmo un Giulio Lovato intarsiatore del 1564 al servizio
del Duca. Ora abbiamo un Battista Lovato tornitore e Majstro de bra
zali e palete da zocho ( da giuoco ) da balle.
1570. M. Alessandro de' Bergonci tornitore. Questi è il compadre
di quel Nicolò di Alfonso Capraro da Reggio pittore, che testó a fa
vore dell' altro artista Monferrato, lasciando però al detto Bergonci
un torno fornito di tutto punto ecc. Già ne parlai all'articolo Pittori.
1575. Mastro Giacomo da Marano tornitore , il quale da partita
del 1586 vedesi essere di cognome Cantino , che fece sparavieri ed
altre mobilie intagliate per sua altezza il Duca nostro.
1591. Mastro Battista Trentino tornitore.
1595. M. Pier Antonio Cantino tornitore.
1738. Barattozzi Giuseppe tornitore per fattura di rosette mille
quattrocento pagato di alcuni scudi. Forse fu figlio di Giovanni Co
stanzo che vedemmo nel 1734 fra gl' intagliatori.
708
XI.
Indoratori
Un tempo i pittori erano anche gl'indoratori delle cornici de' loro
quadri e degli ornamenti sugli altari; e non solo pittori mediocri, ma
bensi ancora quelli ch' erano distinti nell'arte , come vedemmo di
Giovanni Bianchini o Trullo e di Michele Ongaro nel secolo XV, e cosi
per qualche tempo sino al secolo susseguente ; ma poi si separarono
queste Arti, specialmente quando si cominciò a non più indorare il
fondo della tavola, e le aureole d' intorno alle teste, e le cinture, od
a non più coprire di stelle gli abiti di Maria Vergine , o di fimbrie
quelli del Redentore e de'Santi. É perciò le memorie degl'indoratori
del secolo XVI e seguenti non possono presentare un grande inte
resse in rapporto alle arti : non ostante farò cenno di alcuni di loro.
E per primo di un M.º Battista da Carrara che del 1545 indoro le
candele della Ciriola ( per la Purificazione ) da dare alle SS. LL. del
S. Duca e consorte. Nel 1577 avvi un Girolamo Bongiovanni pagato
dalla nobile famiglia Pio di Savoja per indorare l' ancona dell' altare
dell' Annunciata, e per darle l' azzurro.
Poscia nel 1581 trovo un Ludovico pure Bongiovanni che indorò
un' ancona nella chiesa del Gesù ; e del 1584 un letto con fornimento
di colonne ed ornati per la nobile famiglia Tassoni.
Indi viene un Antonio Maria Finotti che indora l' ancona dell' al
tare per la Confraternita delle Orazione e Morte.
Nel 1595 un Francesco Malvezzi fu l'indoratore del coro di s. Paolo,
come da ordine del P. Modesto Modesti priore di quel convento.
Un Giovanni Covezzi nel 1677 indora una gran croce con quattro
vasi messi a oro con lacca fina e le aste ed il Gonfalone della Con
fraternita di sant' Erasmo.
Nel 1684 Sacchi Angelo indora un paliotto d'altare per la Com
pagnia di san Gio : Battista di Ferrara : egli però abitava in Bologna.
Nel 1687 un Giacomo Ricci fa varie fatture d'indoratura d'intagli
per la somma di sc. 3. 40 :
Nel 1721 un Lorenzo Setti e nel 1730 un Carlo Arlotti erano
indoratori di ornati, intagli, aquile, paliotti ed arredi sacri.
709--
XII.
Musici, Organisti, Cantori e Comici
Sotto il titolo generale di Musici voglio intendere tanto i compo
sitori di musica , quanto i suonatori di qualsiasi strumento ; giacché
taluno vedesi annotato con questa semplice parola, nè saprebbesi di
scernere se dell' una o dell' altra sorta egli sia. Cosi accade non di
rado che un Musico non sia nè compositore , nè suonatore , ma un
cantante ; per lo che ove ben distinta non sia quest'ultima qualifica,
mi atterrò alla prima classe, ponendolo fra i musici in genere.
La musica e gl' istromenti da suono sono antichi quasi al pari
del mondo. Questi ultimi si conoscevano alla sesta generazione, come
si ha dalla Genesi ( Saulcy , Histoire de l' Art Judaïque , pag. 2 ). II
canto si vuole anche più antico e nato coll'uomo , che nella espan
sione della sua riconoscenza verso il Creatore innalzava parole di a
more e di lode allungando il suono degli accenti a seconda del suo
sentire, e dandone per tal modo una melodia produttrice di un'estasi
la più soave e la più pura.
Chi volesse percorrere la storia della musica e l'invenzione di
tutti gli strumenti che furono e che sono, avrebbe certamente a con
tarne un numero sterminato; giacchè pure istrumenti devono dirsi
tutti quelli ancora che adoperarono o che adoperano i più rozzi po
poli , e persino i selvaggi (1). Le sacre carte ci offrono memoria di
(1) Il marchese d' Este, nel suo viaggio a Gerusalemme nel 1413, fermatosi al
quanto in Corfù ebbe ad udire il canto ed il suono di coloro che battevano a festa
con certi martelletti di legno sopra unapertica appesa a due corde. Forse fu l'o
rigine dell' altro istromento, che suonasi con due martelletti di sughero sopra liste
di vetro appoggiate a due funicelle, e che noi chiamiamo Armonico. Il Kirker ne
inventò uno di egual sorta , battendosi però su assicelle di progressiva dimensione ,
invece di vetri, e lo chiamò Timpano (vedi Tramater ed altri ).-Della invenzione
di alcuni strumenti musicali parla il Rambelli nel suo libro Invenzioni e scoperte
Italiane, Lettera LI. È osservabile che Raffaello nelle sale Vaticane dipinse nel Par
naso l' Apollo col violino, mentre l' incisione di Marc' Antonio Raimondi ce lo dà
con la Lira dell' Apollo Musegeto; lo che ci dimostra che tale fu il primo pensiero
del Sanzio , perché da questo pensiero ebbe Marc Antonio a prenderne la copia o
disegno pel suo intaglio. Anche alcuni popoli quasi selvaggi dell' America hanno tut
tora istrumenti composti di liste lignee su cui battono con due bacchette, come ri
sulta dalle più recenti relazioni di viaggi ecc.
45
--
710
quelli che adoperavansi dagli ebrei , che nel tempio di Gerusalemme
tenevano assoldate numerosissime orchestre. Per la musica delle chiese
cristiane vi furono compositori eccellenti, quelli cioè che, dotati delle
qualità necessarie per divenir tali , seppero ispirarsi ai sacri cantici ,
ben conoscendo la lingua in cui sono scritti , e ben meditandone il
significato, e quello slancio persin poetico che in essi viene espresso.
Costoro non ebbero bisogno di ricorrere alle opere teatrali o profane
per farne un' amalgama senza estetica e senza pensiero preconcetto ;
e tale alcune volte da suscitare le più lubriche idee che naturalmente
si associano all'origine di quel concerto musicale. Ho io stesso u
dito in una chiesa nel momento della elevazione del SS. Sagramento
suonare il Rigoletto ! Non è già che que' concerti non avessero pu
tuto servire anche per la chiesa, ove per la chiesa fossero nati : per
esempio, non è forse commovente la musica della Norma ! Se quelle
note che accompagnano la strofa
Casta Diva ecc.- fossero state
applicate di primo getto ad una cristiana preghiera , il cuore non
sentirebbesi innalzato alla Divinità ? ma dacchè quelle note le sen
timmo sulla scena , udite poi nella chiesa ci risvegliano alla memo
ria una prece profana, la donna che la cantava e tutto che le stava
d' intorno. Eppure la chiesa riprova altamente questi plagi- Peccat
qui in divis officiis pulsat ballatas et cantiones laicales ( Confess. V. fr.
Barth. de Chaimis ecc. ).
Ma troppo mi sono allontanato dal mio scopo di riportare i no
mi dei nostri musici e cantori. La Cappella , et Musica degli Estensi
era detta la prima d' Italia nel secolo XVI, come assicurava M. Mosti
nella sua Lettera Nova sulle feste per la venuta di Paolo III nel 1543,
e come anche osservava il Cellini nella sua vita.
1370. Il Petrarca con suo testamento del dicontro anno lasciò in
dono all' amico Tommaso Bambagi ferrarese il proprio liuto con que
ste parole :
Magistro Thome Bambasie de Ferraria lego Leutum meum bonum , ut
eum sonet, non pro vanitate seculi fugacis, sed ad laudem Dei eterni.
1401. Ser Pellegrinus galafaxus filius q. Iacobi de Mantua, habitator
nunc super policino s. Antonii prope Ferrariam, obligando se et sua bona,
locavit et pacto se convenit Ioanem Belinum ejus filium Filipo de Padua
pifero Domini N. Marchionis Estensis, nunc civi et habit. Ferrarie, in con
tracta centum vassurorum , ad habitandum secum , et ad discendam artem
et ministerium pulsandi in arte sua usque ad sex annos proximos venturos,
qui Filippus teneatur et debeat per totum dictum tempus facere expensas
--
711
cibi et potus solum, et eum in arte sua et ministerio sonandi instruere (Ro
gito di Pietro Pialbene, nell' Archivio capitolare, del di 8 gennajo )
Il quale Filippo di Padova era figlio del fu Maestro Rigo di Pa
dova, come da altro rogito.
1447. Corrado piffero della corte Estense, con rogito del 30 marzo
di Bartolomeo Isnardi, riceve la cittadinanza ferrarese.
1475. Maestro Antonio dai liuti, dal che forse ne venne il cognome
della famiglia Leuti.
1479. Pietro Agostini de Modono trombone del Duca ; egli nel di
11 febbrajo è fatto cittadino di Ferrara.
1467. Rinaldo Polverino, detto dal chitarrino.
15..... In un codice della Biblioteca, contenente operette di Gua
rino veronese e di altri della sua famiglia , vedesi a pag. 65.
Baptista Guarinus ad Petrum Bonum citharistam rarissimum : sono
otto distici ; e dodici esametri sono di Girolamo Guarini a lode di
Giovanni suonatore di flauto- Carmen epitaphium in Joanem tibicinem.
1504. Michele di Alemagna piffero ducale.
1535. Antonio del Corneto musico alla Corte ducale, e don Bernar
dino Barbulejo Rettore di s. Pietro in Ferrara.
1538. Nobilis vir Matergianus filius q. Pauli del Mistro gallicus,
magister cappella Illm. Dn Ducis, fa il suo codicillo.
1538. Mag. Joanes Franciscus de Tarvisio Trombonus Illm. D. ducis.
1540. Dissi che il Cellini dichiarava nella sua Vita essere la Corte
Estense provveduta di eccellenti musici. Egli racconta che vi erano
nel 1540 dei celebri fiamminghi fra i quali Josquino de Pres, Adriano
Villaert, e Cipriano de Rore. Nello stesso tempo un Lodovico Fogliani
ed un Don Nicola Vicentino erano scrittori di nuove teorie musicali.
Il Canonico Afranio de' Conti Albonesi di Pavia fu reputato inventore
del fagotto ; nel 1543 un Checco suonava la lira e la viola, un An
tonio il cornetto , ed un suo fratello il trombone ; l' Assassin ( forse
Tolomei dall' Assassino ) il liuto ; e Francesco trombone la dolzaina.
Questo istromento detto anche dolzaino non è che l' odierno oboè ,
abbandonandosi per tal modo la denominazione italiana per servilmente
adottare la francese. Forse i francesi lo migliorarono : ma intanto,
cambiatosi quel nome originario , sembra che noi abbiamo dovuto
accattare dalla Francia ancor questo.
1562. Un Francesco violino riceve in dono dal Duca il prodotto
di alcune condanne.
712--
1574. Girolamo Moschino maestro di musica; Don Ippolito maestro
di monocordo e di canto ; ed Ercole Cornamusa, forse così chiamato
dall' istromento che suonava.
1577. M.º Francesco Pazzagola maestro di liuto , il quale riceve
scuto uno per suo salario d' aver insegnato due mesi al sig. Marco
( Pio di Savoja ).
1581. Ferrazzolo Cesare musico.
1583. Baldini Vittorio ed Alfonso Bianchi copiavano musica; e nel
27 agosto pagavano M. Claudio francese e M. Michel tedesco per loro
mercede di avere lavorato nella musica del Lauro Verde. Se non si
dicesse Claudio Francese , si avrebbe potuto sospettare di Claudio
Merulo da Correggio, fra le cui composizioni a stampa vi è pure il
Lauro Secco : d'altronde il Merulo era eccellente compositore, e non
avrebbe copiato per mercede.
1586. Annibale figlio del Rossino musico ducale , morto e sepolto
in S. M. del Vado nel 31 marzo, come dal pubblico Necrologio.
1588. Cesare Ferruzzi musico ducale morto e sepolto in san Fran
cesco il dì 4 novembre.
1597. Un Pelaja Gio. Francesco ferrarese stampava nel 1597 coi
tipi di Giacomo Vincenti di Venezia Le vaghe et dilettevoli canzonette
alla Napolitana , a tre voci : mi astengo dal dare un saggio di quelle
futili stranezze, perchè alla leggerezza uniscono l' impudicizia.
1576. Bolducchi, ossia Batenborch de Bolduch Ghisbert, musico du
cale di Alfonso II ; a Giberto mori una figlia di nome Barbara nel
28 luglio 1591. Fu chiamato volgarmente Bolducchi Giusberto, e non
sarebbe a maravigliare che fosse una stessa persona con Giulio Giu
sberti detto l' Eremita, sebbene Frizzi ce ne dia due distinte persone,
tanto più che si danno ambidue per musici e dell' epoca stessa.
1598. Dice mons. Guarini ( Chiese di Ferrara, pag. 375 ) che
Clemente VIII in Ferrara, portatosi al monastero di san Vito , fosse
sorpreso della soave musica di suono e canto di quelle monache ,
fra le quali primeggiavano una Catabene de' Catabeni , ed una Cas
sandra Pigna tenori, un' Alfonsa Trotti basso, una Claudia Manfredi
ed una Bartolomea Sorianati soprani , una Raffaella de' Magnifici, ed
un' altra Catabene suonatrice di cornetto. E qui ho posto tutte queste,
sebbene per la maggior parte fossero cantanti, perchè stando al Gua
rini furono anche compositrici. Al suo tempo eziandio eravi una
Raffaella Alcotti detta ' Argenta , figlia dell' architetto Giambattista ,
--
713
singolarissima e senza pari in suonar d'organo, e che pose alle stampe
motetti, e madrigali molto reputati; stampe che per altro non è dato
ai bibliografi di rinvenire.
15.... Nel secolo XVI dimorò pure per qualche tempo in Ferrara
un Baldassare da Palmia ecclesiastico parmigiano , che fu esimio
cultore di musica e poeta comico : scrisse due commedie e le fece
rappresentare in questa città, col titolo La Pellegrina, ed i Matrimonj
( Diz. biog. univ. ).
1614. P. Giannantonio da Cento, che nel 25 febbrajo fu chiamato da
Trevigi, ov'era maestro in quella Cattedrale, per occupare altro posto
al Santo in Padova. Quell' ufficio di maestro egli l'avea già sostenuto
in san Francesco di Bologna. Mori diciassette mesi dopo la sua ele
zione di Padova ( Gonzati, Basilica ecc. vol. II, pag. 452 ).
16.... Goretti Antonio dilettante di musica e raccoglitore di un
museo d' istromenti , che i suoi eredi vendettero per qualche migliajo
di scudi al Principe d' Inspruck.
1620. Orsini Ferdinando egregio musico.
1624. Fra Cesare da Ferrara sacerdote agostiniano , suonatore di
violino , fu per nove anni col Bailo de' veneziani al Cairo Morto il
10 gennajo 1624, come dal Necrologio di sant' Andrea.
1642. Frate Nicolò Bellaja de' conventuali, ferrarese, compositore
di musica.
1643. Malatesti Giuliano detto il Nano, timpanista, sepolto in san
Romano il di 19 novembre 1643.
1654. Villani Barbara figlia di Francesco, dettala Rizza, composi
trice, morta il 10 ottobre.
1652. Battiferri Luigi maestro di cappella dell' Accademia della
Morte; la quale Accademia era di musica sacra.
1673. Rotondi Gio. Battista musico milanese , abitante in Ferrara
e mortovi nel 24 agosto.
1674. Biancoli Lorenzo musico.
1681. Brasolini Domenico primo violino della già indicata Acca
demia della Morte.
1682. Tosi Giuseppe che pose in musica alcuni oratorj , stampati
coi tipi degli eredi Gigli.
1697. Grossi Gio. Francesco, alias Siface, musico fiorentino, ucciso
al passo di Reno detto della Catena, sepolto in s. Paolo.
1711. Giacomo Rampinipose in musica alcuni drammi dell' avvocato
Grazio Braccioli, stampati coi tipi di Venezia, Bologna e Ferrara.
i
714
1712. D' Evil Merodae Millanta (sic) maestro di cappella in Cento,
morto il 21 ottobre.
1789. Vicari Francesco il celebre cieco Novarese che suono in
Ferrara il flauto ed altri strumenti da fiato ; come dalla iscrizione
sotto il suo ritratto inciso all' acquaforte dall' Alfiere Ettori ferrarese.
1732. Appartennero alla cappella della Cattedrale Guizzardelli An
tonio primo violino e Grimaldi Giacomo secondo violino ; Facchini
Francesco e Marconi Giacomo altri violini ; Solimani Antonio violon
cello e Grimaldi Gaetano violone.
!
1732. Campagnoli Giuseppe centese fu violinista di cappella nella
Cattedrale , e nel 1825 Campagnoli Bartolomeo pure di Cento , del
quale si ha il ritratto e la biografia stampata ( Bologna , Chierici ,
1852 ) , celebre violinista, per alcuni giorni trattennesi a Ferrara.
1840. Moriva di anni 67 il ferrarese Giuseppe Marconcini fabbri
catore di violini , viole, contrabassi ecc. alla foggia di quelli de' Cre
monesi , Amati, Stradivario e Guarnieri. Fu figlio a Luigi e fratello
a Gaetano fabbricatori mediocri di eguali istrumenti ; ed allevò un
Luigi Meletti. La sua biografia fu dettata da Filippo Zaffarini dilettante
di violino ed amico del celeberrimo Nicolò Paganini ( Ferrara , alla
Pace, 1841, in 8. ).
1846. Dall'Occa Cavaliere Antonio concertista di contrabasso, nato
in Cento da genitori bolognesi nel 1 giugno 1763, morto in Firenze
il 17 settembre 1846.
1864. Maffei Lodovico figliuoletto di un nostro concittadino, nella
sola età di anni cinque, istruito dal prof. Augusto Frediani poteva dare
un' accademia pubblica di violino la sera del 25 febbrajo del corrente
anno 1864 nel teatro Valle in Roma. Cosa quanto maravigliosa , al
trettanto onorevole anche per Ferrara ( Gazzetta ferrarese 19 aprile
N. 88, per estratto dall' Eptacordo Giornale romano di musica).
Non parlerò poi di tutti i professori forestieri che diedero qui
Accademie, o fecero parte dell' orchestra teatrale, o la diressero, come
un Petrini Zamboni ed altri; nè farò alcuna parola dei viventi.
Fra gli Organisti contiamo un M. Gioacchino nel 1429, che da una
partita nel libro di sagristia della Cattedrale si rileva essere stato
canonico e della famiglia Cancellieri. Nel 1455 un Guido Giovanni
Coltellini chierico, e nel 1471 un Bartolomeo detto da Faenza sacerdote,
che pare per altro fosse tedesco. Nel 1501 vi era un Maestro Antonio da
Ferrara detto dagli organi, che pure ne fabbricava, e nel 1511 Paolo
--
715
del fu Alessandro da Modena maestro d' organi, che ricevea la dote da
Simone del fu Bernardino degli Ambrosii da Verona per Caterina di
lui sorella , che esso Paolo conduce a sposa. Nel 1540 un Giacomo
Fogliani chiamato celebre suonatore di organo; e nel 1527 un Matteo
del Sette alias della Mosca, il quale possedeva una casa unitamente al
proprio fratello Pietro, confinante da un lato con M.º Carlo dall' Or
gano. Nel 1591 eravi distinto professore e precettore di organo un
Alvigi ( Luigi ) Mazzi.
Un Cipri Giovanni ferrarese fabbricava organi in Bologna , come
da iscrizione MDLVI. Un Antonio Vallini del 1788 era pur esso fab
bricatore di organi. Tacendo poi di molti forestieri che lavorarono in
Ferrara, o per Ferrara, quali furono un Cipriani , e i fratelli Callido
dei quali abbiamo due sontuosi organi , l'uno nella chiesa di santa
Maria della Rosa, l'altro ( ch'è il maggiore ) nella Cattedrale, che se
potrà venir superato per quantità d' istromenti od altro, assai dif
ficilmente lo potrà essere per l'armonia che l'animo ti commove.
Fu suonato per la prima volta il 31 luglio 1814. Ho detto di non
parlar di viventi, e quindi non farò parola dei tre fratelti Rasori di
Bologna, che fabbricarono recentemente quello del nostro Tempio di
san Francesco; del quale organo e dei quali distintissimi fabbricatori
ho dato un dettagliato cenno con un lungo articolo nella Gazzetta
ferrarese del 12 decembre 1861, N. 145.
Ora passando ai Cantori, è d'uopo di far conoscere primieramente
che l'attuale sistema musicale nacque in Ferrara, ossia in luogo sog
getto a Ferrara ; perchè il celebre Guido d'Arezzo trovò quella scala
in Pomposa ove egli era Abate
La gloria di Guido consiste nell' aver trovato un metodo d' insegnamento
per via di analogia; metodo tutto suo, che qualche maestro francese de' no
stri tempi va spacciando come novello, e di propria invenzione ( Bellini
Fermo; Fasti della Civiltà, Coltura e Indipendenza degl' Italiani; Venezia ecc.
vol. 1, pag. 360 ).
1427. Quidam Cantor Francigena de Padua; forse perchè abitava
in Padova.
1429. Francesco de Codigoro cantore e scrittore , già parroco in
Codigoro, poi fatto mansionario.
1430. Bertrando cantore del marchese d' Este, che cantò in Duo
mo per una musica straordinaria.
1445. Con rogito di Bartolomeo Isnardi del 10 novembre è am
--
746
0
messo alla cittadinanza di Ferrara M. Gerardo Leiay cantore del
march. d' Este, figlio del fu altro Gerardo.
1462. Jacobus a Turri cantor.
1477. Don Bartolomeo Spagnolo cantore.
1478. Pietro Bernardi figlio di altro Pietro di Piccardia , cantore
del Duca Ercole I, nomina suo procuratore Gio. Boves tenore nella
cappella della Duchessa di Milano.
1484. Nei carteggi del nostro Duca coll' ambasciatore residente a
Firenze, in data del 24 marzo, si dice- vogliamo che subito facciate
trovare Cornelio, che era nostro cantore , il quale è li e che in nostro
nome gli diciate che subito ne mandi la messa del huomo armato di
Philippon nuova.... e poi in data del 27 agosto se ne ha il cognome--
Ad Cornelium Laurenti cantorem
Dilectissime noster. La messa
di Iacob Obrecht, che ne avete mandata , ne è stata grata ecc. ( Cap
pelli, lett. e not. del Mag. L. de' Medici, già citate, pag. 268 е 269 ).
Il quale Cornelio poi manda al Duca nel 1489 alcune Messe e Can
zoni nove ( ivi, pag. 306 ).
1487. Francesco, eAntonio puti ( fanciulli ) fioli de M. Simon de Franza
sellaro, che imparano a cantare, e loro insegnò grammatica per mesi cinque
Don Nichollo de M. Meo.
r
1494. Mathias cantadore in la Chapella delo Ill.mo S. Ducha;
come lo era un Fra Francesco da Lodi.
1500. Qui porremo un Adriano musico , lodato da Lilio Gregorio
Giraldi ne' suoi poemi giovanili già citati ( nacque nel 1478 )- Prin
cipum salve decus, et Thaliæ
Dux.... etc.
1502. Bartolomeo di Fiandra cantor ducale, nominato in un ro
gito del 28 maggio di Lodovico Bonomelli.
1506. Giani cantore di Alfonso I si trovò fra i congiurati con Giu
lio d' Este. Furono tutti condannati a morte , condotti fino sul Tri
bunale ossia sul palco nel cortile del Castello, poi graziati della vita,
ma posti in carcere in perpetuo nella torre che guarda la Giovecca.
Giani però avea potuto fuggire e si portò a Roma; ma colà fu preso
e dal card. San Giorgio rimandato a Ferrara , dove giunse nei pri
mi giorni del 1507; ma il popolo gli cavò i capelli e la barba, ed
a stento potè essere tolto e trascinato con corda al collo sino alla
prigione del Comune. Fu condannato a morte, toltigli però gli or
dini sacri; ma prima fu posto in una gabbia di ferro, che fu attaccata
al Castello verso il Borgo del Leone il 6 gennajo di notte. Il di 13
--
717
vi fu trovato morto, essendosi egli stesso impiccato con una tovaglia.
Venne allora strascinato il suo cadavere per la città , indi attaccato
pei piedi ad una carretta e condotto al Boschetto degli ammorbati ,
e là appeso per un piede. Egli era Compagno del Duca, e da lui fatto
ricco di benefizj per un' entrata di ottocento ducati all'anno. Il Duca
lasciò fare al popolo, forse compiacevasi di vedere in quell' ira popo
lare una prova di affetto verso il Sovrano, ed una vendetta per l'in
gratitudine di quell' uomo tanto beneficato !
1507. Trombonzino e Pozino cantori erano al servizio di Lucrezia
Borgia.
1508. D. Joannes Anso de Francia filius q. Alarici Joannis, Cantor
Ducalis, come da rogito di Andrea. Succi.
1508. Don Jacheto cantore.
1510. La fabbrica del Boschetto degli ammorbati eredita L. 302. 2
per oncie 159, a soldi 38 per oncia, lasciate in sei tazze d' argento
ed una confettiera dorata dal quondam M. Jacomo Obreth , già can
tore dello Illm. S. Duca, che restorno sino dall' anno 1505 dopo la
morte del d. M. Jachomo, quando l'morete de peste (Arch. comunale).
Questo cantore già lo vedemmo al 1484.
1513. Don Masino figlio di Tommaso de Lupis Francigena, cantore
della chiesa di san Giacomo oltrepò. Vivea pure nel 1522.
1517. M. Bidon cantore.
1518. Don Pietro Perondino, Don Paolo Conchella, eDon Corradini
e compagni, pagati per cantare in canto figurato.
1520. D. Hieronymus Monti de Romandiola cantor della Cattedrale.
1527. Lettera diretta Venerabili viro Domino Joanni Grivio Cantori
Illm. Domini Ducis Ferrariæ, da Reggio.
1542. Giani figlio di altro Giani de Cramer cantore e cittadino
di Ferrara, della contrada di san Salvatore, a rogito di Cesare Bellaja
compra una casa.
1513. Un Furlano cantava con Costanzo nelle feste fatte in Fer
rara per il pontefice Paolo III, che venne nel dicontro anno.
1545. Agostino degli Agostini ; Iames dal Falcone; e Pietro da
Vercelli; tutti cantori ducali.
1553. Don Giacomo Benzoni alias Bongiovanni eccellente musico
e maestro di canto. ( Veggasi a pag. 576 quanto dissi del Benzoni
figlio di Bongiovanni pittore ).
1562. Francesco di Lorena cantor ducale.
718--
1561. Giovanni Maria Albini cantore e compositore.
1565. Johan Havic cantor ducale mori nel 28 agosto del dicon
tro anno.
1577. Don Girolamo Merenda cappellano e cantor ducale , fatto
mansionario dopo la morte di Don Francesco Torbido , morto il 10
gennaio 1603, lasciò una cronaca ferrarese.
1577. M. Giovan de Lege (di Liegi ) Maestro de cantar è fra i
salariati della famiglia Dalfiume, e gli si pagano L. 3. 18 per la me
sata di aprile; nel 1579 vi si vede sostituito un M. Fabio.
1579. Don Girolamo Moschino cantore, morto il 9 aprile e sepol
to in san Francesco.
0
1579. M. Cristoforo cantore; e M.º Cesare cantore di Sua Altezza,
pagato dal march. Belisario Estense Tassoni per insegnar a cantare
a Camillo suo figlio.
1584. M.º Don Claudio Caribaldi pagato di lire venti, suo salario di
aver servito il mese di luglio come cantore nella musica del Duomo.
1593. Breda Pietro Flaminio cantor ducale , morto il 24 maggio
e sepolto nella Cattedrale.
1595. Due cantori Spagnoli furono condotti a Ferrara sino da
quando dominava Ercole II, a mezzo del musico ducale Nicola Maron
francese, ed educati da M. Alfonso Viola eccellentissimo musico di Sua
Altezza. Questi due castroni ( evirati ) erano lamegliorparte della sua
musica, essendo soprani di tal qualità che non haveano pari in Italia.
Il più giovine uccise l'altro in rissa ma senza deliberazione, per cui
fu perdonato ( Equicola ).
1596. Iachomo Tiolino professore e precettore di canto.
1659. Peccenini Don Gian Battista sacerdote e musico , morto il
27 gennajo.
1795. Gabrielli Francesca detta la Gabriellina , ferrarese , celebre
cantante morta nel 1795 ( Biog. universale ) (1).
Prima di dar termine a ciò che riguarda il suono ed il canto ,
devesi annotare che varie Accademie in varii tempi furono qui isti
tuite, delle quali puonsi vedere la nota, il titolo, e l'anno della istitu
zione ricorrendo al Baruffaldi Girolamo Juniore (Notizie istoriche delle
Accademie letterarie ferraresi ecc. 1787, in 8.° a pag. 54).
(1) Il Josquino de Pres e il Gian da Ferrara furono anche nominati dal Doni
nella sua opera la Libroria; Venezia, Giolito 1557, in 8.º a pag. 150.
--
719
Ora per dire di alcuni Comici, accennerò per primo il celebre i
strione di Borso
1466. A mezzo del suo cancelliere Gio. Compagni ordina al Co
mune nel 26 maggio-jubet, etmandat Scoculamhistrionem sue Cel
situdinis , et virum facetissimum , fieri et creari civem hujus inclite Ci
vitatis Ferrarie.
1543. Nelle poesie, ossia epigrammi latini di Giambattista Giraldi
Cinzio ( Ferr. per. F. Rossi 1543 ), al lib. 2, si trova un Epigramma
in lode de Francisco Saraceno personato ( comico ).
1543. Sebastiano Clavigno da Montefalco fu l'attore principale
nella recita dell' Orbecche dello stesso Giraldi.
1589. Nel dicontro anno moriva Battista Verati ferrarese, Istrione
famosissimo al dire del Guarini ( Chiese , pag. 355 ) , che riporta un
sonetto dedicatogli da Torquato Tasso. Fu sepolto in santo Spirito.
1602. Bernardino Lombardi detto il Comico Confidente, che scrisse
l' Alchimista ( Vénezia , Spineda , 1602, in 12. ), con dedica da Fer
rara sua patria, del 20 maggio 1583. Pare che sia la 3.ª edizione.
1614. Cecchini Pier Maria ferrarese detto Fritellino, Comico Acceso,
che lasciò molte opere alla stampa intorno alle commedie ecc. Nel
1614 con patente 12 novembre ebbe dall' Imperatore Mattia la nobiltà
per se e suoi tanto maschi quanto femmine in perpetuo , ed appro
vandoglisi in massima l'antico stemma di famiglia gli si prescrive il
nuovo di cui far uso.
1666. Giambattista Verzelli ferrarese, alias Bagolino comico, morto
il 23 novembre e sepolto in santo Stefano.
1679. Carlo Fiaschi ferrarese, comico detto l' Arlecchino.
1717. Balletti Riccoboni Elena Virginia celebre comica ferrarese e
scrittrice ; moglie del non meno celebre comico e scrittore Luigi Ric
coboni. Di questi due conjugi , conosciuti sotto i nomi teatrali di
Flaminia e di Lelio , parlano bastantemente le Biografie Universali ,
onde io non mi farò a ripetere quanto esse ci raccontano di loro.
Fanno egualmente cenno del Lombardi sunnominato ; come ne dà ri
cordo il De Boni nella sua Biografia degli artisti, ove nomina pure il
Cecchini.
0
1732. Tornando ai cantori, erano tali nella Cattedrale i seguenti
Beretti Pietro d' Argenta M. di Cappella d'anni 44al servizioda10 anni
Nicolini Carlo da Bergamo soprano
Berti Gius. di Torino 1.° contralto
»
«
D
α
19
71
2
40 α
720--
0
Cinelli Agost. d' Orvieto 2.º contralto
Lombardi Fil. di Ferrara 1.º tenore
Rinaldi Gius. di Ferrara 2.° tenore
Banarolli Nicola di Assisi 3.° tenore
Biasioti Maurelio di Ferr. 1.° basso
»
d'anni 32 alservizioda 7 anuî
59
»
»
»
Porta Ferrari Don Carlo diBologna2. basso (1) »
28
40
63
α
»
»
D
30 α
6 »
2 D
11 》
45
1792 Ancora due comici. Nel dicontro anno muore Atanasio Zan
noni del Bondeno sul ferrarese, comico detto il Brighella che lasciò
alle stampe in molte edizioni una Raccolta di varii motti arguti ecc.
Del Zannoni fa parola la Biografia degli artisti del De Boni.
18.... Conti Filippo ferrarese comico e scrittore di molte operette
giudiziose. Le sue poesie sarebbero anche pregevoli se avesse potuto
meglio coltivarle o limarle: ma desse gli prestavano un onesto mezzo
di sussistere senza l'umiliazione di doverlo alla carità altrui , di
modo che gli era d' uopo di sollecitamente comporre e stampare.
Tralascio affatto di accennare a tutti coloro che sulle scene di
Ferrara o suonarono, o cantarono , o ballarono , o diedero prove di
ginnastica o di altre arti; chè troppo lungo sarebbe il farne l'enume
razione, impossibile il raccoglierne le memorie. D'altronde si tratta
di cose troppo momentanee, delle quali potrà in caso dar cenno la
storia particolare dell' arte, cui rispettivamente appartennero gl' indi
vidui. È vero bensi che di taluni si fece parola; ma o l'epoca re
mota in cui furono qui a dar prove della loro valentia, o la straor
dinarietà di questa, meritavano che ne fosse fatta speciale ricordanza.
Ora mi gioverò di un manoscritto della Biblioteca, contenente una
nota di scrittori di musica, e musici pratici ferraresi e della Provin
cia ; nota compilata dal fu ch.º mio amico e cugino Giuseppe Bo
schini, all' appoggio del Borsetti e di altri nostri biografi, e coll' ag
giunta di quanto egli potè raccogliere in proposito. Intendo per altro
di limitarmi pressochè ai soli nomi, perchè sieno conosciuti qui tutti
insieme come per cosi dire in un repertorio ; potendo, chi voglia
maggiori dettagli, ricorrere al manoscritto ed alle storie patrie. Ag
giungerò che quelli già da me accennati non fanno parte della
indicata nota Boschini ; cosicchè il tutto unito assieme ci dà un
elenco di artisti assai più esteso.
(1) Il Porta Ferrari , o Ferrari Carlo Antonio, sacerdote, è l'autore del libro
Il Canto fermo ecclesiastico spiegato ai Seminaristi di Ferrara : Modena ; Bart.
Soliani, 1732, in 4.°ת 40
--
721
Agujari Lucrezia detta la Bastardina, nata nel 1747, celebre can
tante allieva di Brizio Petrucci ( veggasi la Gazzetta ferrarese N. 95
del 6 decembre 1850): mori di soli anni 36 non senza sospetto di
veleno , e fu lodata dal P. Paciaudi , anche per la sua onestà. Fu
moglie al celebre prof. violinista Giuseppe Rolla maestro di cappella
ducale a Parma.
Alberti Innocenzo musico di Alfonso II.
Arrigoni Francesco maestro di cappella ducale.
Agostini Lodocico scrittore di musica e direttore dell' Accademia
sotto Alfonso II.
Arrivieri Stefano musico ducale.
Bustamente Domenico musico ducale di Alfonso II.
0
Bassani Gio. Battista, che si stabili in Ferrara e fu M.º di cappella
dell' Accademia della Morte. Vivea circa il 1600.
Bassani Paolo Antonio figlio del precedente e di lui successore
nell' Accademia suddetta.
Burgatti
.......
di Cento violinista, dopo il 1700.
Barittoni Antonio violinista, morto cantore soprano.
Bignozzi Antonio suonatore di viola, contemporaneo dei precedenti.
Berardi Angelo di s. Agata nella romagnola ferrarese, maestro di
cappella nel Duomo di Viterbo. Lasciò alle stampe molte opere e visse
dopo la metà del secolo XVII.
Bellaja Gio. Francesco che lasciò opere stampate nel 1597.
Borgna Antonio compositore.
Beretta Pietro suonatore di violino e compositore, scolaro di Ar
cangelo Corelli, istitutore dello studio di musica nel palazzo Goretti.
Berti Giuseppe compositore.
Biasiotti Maurelio allievo del precedente.
Bottazzi can. Giuseppe suonatore di mandolino.
Brandembergh Fulvio nato in Ferrara da parenti svizzeri, capitano
della Guardia Legatizia nel secolo XVIII.
Belli Girolamo d' Argenta compositore e fondatore dell' Accademia
degli Elevati in patria nel 1599.
1
Bacillieri Giovanni sacerdote, compositore.
Bellinzoni Paolo Benedetto
come sopra.
Bianchini Gio. Benedetto da Trecenta, cantante basso, sul finire del
secolo XVII.
0
Cazzati Maurizio sacerdote, compositore ed organista, M.º di cap
pella in s. Petronio di Bologna. Stampò dal 1663 al 1686.
--
722
Cipri Nicola monaca in san Vito, cantante in contralto e suona
trice di violino.
Camelli Gio. Benedetto da Pistoja, sotto Ercole I d' Este, Primicerio
direttore del canto nella Cattedrale. La sua famiglia fu poi detta
de' Pistoja.
Cavazza Gaspare monaco di s. Bartolo , musico, Abbate del mo
nastero.
Cottino Antonio basso, già al servizio di S. Maestà Cesarea, morto
secondo il Baruffaldi nel 1693.
Cottino Antonio ( di vero cognome Galli ), nipote del precedente
ex sorore, e suo discepolo.
Corelli Arcangelo di Fusignano, assai noto dovunque. Veggansi le
Biografie Universali ecc.
Coma Antonio di Cento, compositore (1).
Contri Giusepре — come sopra.
Cavazza Isidoro, celebre organista , morto il 17 agosto 1698 : fu
marito di Cecilia Fabbri.
Chierici Sebastiano, oriundo di Pistoja, musico soprano e compositore.
Cortellini Camillo
Coriandoli Francesco
gnuola ; 1670-6.
0
lasciò opere alla stampa dal 1583 al 1586.
lasciò alcune Suonate sulla chitarra spa
Donati Ignazio.- stampo dal 1623 al 1646.
Draghi Antonio M.º di cappella dell' Imperatore ; stampo 1663-65.
Faifari Alessandro di Argenta, sacerdote e compositore.
Ferialdi Angelo servita , maestro di cappella ducale in Mantova ,
vivente alla metà del secolo XVIII.
Fiessi Giulio suonatore di varj istromenti e compositore, sotto Al
fonso II.
0
Fiorini Ippolito M.º di cappella ducale di Alfonso II, indi del Duomo.
Frescobaldi Girolamo allievo del Luzzasco suonatore di flauto ed
organista in s. Pietro in Vaticano. Lasciò molte opere stampate.
Frescobaldi Cesare fratello del precedente , monaco Cisterciense e
Abbate di s. Bartolo, valoroso musico.
Franchi Tommaso, cantor tenore, musico del secolo XVIII.
Fiaschi conte Luigi, Bonacossa conte Antonio, Vigna Matteo e Zuffi
Filippo, tutti suonatori di violino a metà del secolo XVIII.
(1) Di lui si hanno opere stampate nel 1606 in Venezia e nel 1614 in Bologna.
Vedi il Catalogo generale della Biblioteca.
723
Grimaldi Antonio bolognese e cittadino ferrarese, violinista e diret
tore di orchestra nel secolo XVIII.
Guizzardelli Antonio discepolo del precedente.
Gajani Sante suonatore di viola nel secolo XVIII.
Isnardi Paolo cantore di Alfonso II , e compositore ; quello che
dal Possevino fu chiamato Isuardi.
Leoni Olimpia monaca in s. Vito, suonatrice di viola.
Lodi Angelo maestro del Petrucci, nato nel 1777 , raccoglitore di
scritti musicali degli autori patrii, morto nel 1839 maestro di musica
e direttore della banda.
Lodi Antonio fratello del precedente, maestro di cappella nella Cat
tedrale e cantante tenore.
Lodi Carlo canonico e direttore dell' orchestra nel Duomo di Mi
randola pubblicò opere ; mori alla metà circa del secolo XVIII.
Luzzaschi Luzzasco musico ed organista eccellentissimo , e diret
tore della ducale Accademia di Alfonso II. Non ebbe pari in Italia
nell' organo, se non forse Claudio Merulo da Correggio. Lasciò opere
stampate.
Luppi Lorenzo suonatore dell' istromento bicorde detto Colascione;
morto fra il 1742 e il 1750.
Milleville Alessandro celebre compositore ed organista. Servi la
Corte Imperiale ed il Re di Polonia, poi Alfonso II; morto il 7 settem
bre 1589 lasciando molte opere.
Manara Francesco musico ducale e scrittore.
Manara Curzio lasciò un dramma stampato nel 1624.
Masi conte Bartolomeo nato nel 1770, violinista, allievo dei profes
sori Rolla e Bollo : lasciò molte opere manoscritte.
Manfredini Nemesio nato nel 1809 , celebre suonatore di flauto e
compositore. Non favorito dalla fortuna in patria , passò in Odessa
e mori nel 1844 in Sirradi Grecia, ove fu deposto ammalato, mentre
da Costantinopoli ripatriava per ristabilire la sua salute.
Mazzi Luigi musico ducale : non si conoscono sue opere.
Maroni Giovanni compositore e maestro di cappella in patria , poi
in Lodi. Lasciò opere ; vivea nel 1620.
Mezzogori Gio. Nicolò comacchiese , sacerdote, maestro di musica.
Lasciò operette stampate.
Mazzaferrata Gio. Battista. Lascio opere stampate.
Mori Antonio suonatore di tiorba sul principio dello scorso secolo.
--
724
Mezzadri Alessandro suonatore di violino mediocre, ma eccellente
in fabbricarli. Visse sul principio del secolo XVIII.
Nicoletti Filippo musico compositore e cantore , maestro di cap
pella in Roma, prete e poeta, vivente sul finire del secolo XVII.
Ongarelli N. musico.
Occhi Alberto compositore.
Prati Alessio nato nel 1750, morto in patria nel 1788, dopo aver
dato prove di se in tutta Europa. Veggansi le Notizie biografiche det
tatene dal ch. conte Laderchi; Ferrara, Pomatelli, 1825, in 8.°
Petrucci Brizio di Massalombarda, nato nel 1737, celeberrimo pro
fessore e scrittore , specialmente di chiesa. Veggasi la Gazzetta fer
rarese, N. 95 del 6 decembre 1850.
Pasquini Ercole allievo di Milleville , suonatore di organo in pa
tria ed in san Pietro di Roma. Fu eccellente e soavissimo nel suo
no: ma poco fortunato.
Pio Antonio di Pieve di Cento, allievo del Torelli, scrittore di mu
sica vivente alla metà del secolo XVIII.
Pittoni Giovanni insigne suonatore di chitarra o tiorba ricusò gli
stipendj dell' Imperatore per rimanere in patria. Stampò molte opere.
Visse dopo la metà del secolo XVII.
Paini Alfonso maestro di cappella ducale a Modena.
Pozzati Giuseppe sacerdote , suonatore insigne di viola sul finire
del secolo XVII.
Paganelli Vincenzo suonatore di viola del secolo XVIII.
Porci Tommaso basso cantante , scrittore di musica ed organista.
Lasciò opere: morì alla metà del secolo XVIII.
Pomatelli Francesco tipografo , dilettante di violino che superò
molti professori.
Ricci dott. Francesco organista e scrittore di musica.
Rosselli Adriana monaca in s. Antonio , egregia suonatrice di or
gano, nel 1670.
Sforzini
......
Salomoni
......
cantante assai distinta della scuola di Brizio Petrucci.
organista e cantante, allievo di Alessio Prati.
Sarasini Don Francesco canonico teologo , compositore di musica
alla metà del secolo XVIII.
Serraglio Ercole musico ducale.
Tassoni Estense Francesco dilettante di musica, compositore e pro
motore di un' Accademia nel proprio palazzo.
725--
Tombesi Sulpizio direttore dei musici dell' Imperatore Ferdinando I:
mori in patria. Si preparò l' epigrafe in parte connote musicali. Visse
nella prima metà del secolo XVIII.
Toschi Antonio organista e scrittore.
Tullini Giorgio professore di tiorba alla metà del secolo scorso.
Viani Francesco maestro di cappella nel Duomo di Spoleto alla
metà del secolo XVIII.
Viola ( dalla ) Francesco maestro di cappella ducale; lasciò opere
stampate : secolo XVI.
Viola ( dalla ) Alfonso maestro di cappella nella Cattedrale e scrit
tore. Di questo e del precedente s' ignorano i veri cognomi.
Varano di Camerino Don Scipione sacerdote, suonatore di violino
e di mandòla.
Zagagnoni P. Francesco minor conventuale , nato in Argenta nel
1767, ed allievo del celebre Padre Martini, divenne esso pure celebre
contrappuntista. Lascio molte composizioni manuscritte.
Zocca Gaetano nato nel 1784, egregio violinista, allievo del Bollo
e del Rolla; morto in Carbonara nel 1834.
Bartoli Daniello : scrisse
Trattati del suono e dei tremori ar
monici , e dell' udito : Roma pel Tinassi , 1679 есс.
Goretti Alfonso dottore di leggi : scrisse
rogative della musica, discorso : Ferrara, per Vittorio Baldini, 1610.
Della eccellenza e pre
XIII.
Scherma, Ballo e fuochi pirotecnici
Brevissimo sarà quest' ultimo articolo non avendo materia per
impinguarlo (1).`
Nel 1479 si ha la memoria di un Maestro Bartolomeo dalla Scri
mia ( Scherma ) , e nel 1481 di un Pietro Antonio pure maestro di
scherma. Nel 1561 è tagliata la testa a Quirico Genovese maestro di
scuola di scherma per esser capo de questione contro la volontà de
(1) All' Articolo Guerra ecc. diedi cenno di alcuni nostri autori, che trattarono
di scherma e di tornei.
46
--
726
Sua Excellentia. Nel 1574 un M. Ognibene Dardazzo era precettore
del march. Francesco Villa, che divenne poi valoroso generale.
Per maestro di ballo si presenta nel 1494 un Costantino pittore
de Fiorini (de Florenis) preceptor tripudiorum, che viene spiegato per
precettore di danza. Un Ludovico dalla Mella insegnava agli eredi di
Cristoforo Dal Fiume , come dalla nota dei salariati pel mese di set
tembre 1575. Un Carlo o Carlino Ferro dal 1577 al 1584 si trova
maestro nelle famiglie nobili dei Tassoni e dei Calcagnini. Nel 1578
eravi un Marco Armanno precettore nella nobile famiglia Zinanni Ma
rocelli. In questo secolo fiorirono i maestri Ponci, Salomoni, Guitti e
varii altri (1).
Di Fuochisti non furono conservate memorie: sappiamo che in
Ferrara nel 1782 fu incendiata entro la già Fortezza , nella sera del
5 maggio, una macchina sontuosissima di fuochi artificiali, il cui ar
tefice fu un Ruggieri bolognese, ed altra nel 1785 pure il 5 maggio
sulla spianata del Forte suddetto , che fu opera di Giuseppe Melina
nativo di Stellata nel ferrarese , avendo a coadjutrice la propria mo
glie. Divenne questo fuochista si celebre che potè dar saggio di se
nelle feste in Milano per l'incoronazione di Napoleone I in Re d'Ita
lia , ed in Bologna pel passaggio dell' Imperatore (Aventi, Storia cro
nologica delle fortificazioni di Ferrara, 1854 a pag. 25 e 26, nota 23).
Forse qualcuno avrà tenuto conto degli autori delle magnifiche mac
chine incendiatesi in occasione di novelli Pontefici, o di altre solenni e
pubbliche circostanze : a me non fu dato di rinvenire altre notizie.
(1) Danza in italiano, Chorea in latino, Choreia in greco, Vimcholai in ebraico,
Tanza in arabo, Danso in provenzale, Danse in francese, Dance in inglese, Dança
in ispagnuolo, Dantz in tedesco. Molte sono le opinioni sulla sua origine: ma siccome
quest'atto , che oggi è fra noi di piacere, si vide usato da tutte le nazioni , e da
gli stessi selvaggi, tanto nelle liete quanto nelle funeste vicissitudini , e serve ad e
sprimere la gioja, la sorpresa, il dolore ed ogni altro affetto umano, perciò io penso
che sia antico quanto il mondo, e nato coll' uomo al pari del canto. Le nostre cam
pagne conservano ancora le più antiche danze d' Italia, come la Furlana proveniente
dal Friuli, la Trevisana da Treviso, il Trescone dalla Lombardia, la Tarantella dal
Napoletano, il Saltarello da Roma ; come poi infiniti balli furono portati d'altrove,
fra cui da lungo tempo la Montferine francese da noi detta Monfrina ( Vedasi la
Histoire de la Danse chez les peuples anciens et modernes ecc. par F. Fertiault.
Paris Aug. Aubry, 1854). I maestri di ballo insegnarono anche a fare le riverenze,
et altre creanze ( Bicchieri Emilio; Vitadi Ott. Farnese, già citata ).
FINE
--
727
AGGIUNTE E CORREZIONI
pag.
21 Il Domenico del cavallo era
quel fonditore Baroncelli di
Firenze ecc.
24 canton franco d' ostro
34 del 6 agosto 1575 (1)
35 Fiornorelli
36 godremo
67 Ugolino de Urbepeteri
137 come ladanno.
•
•
142 fra Domenico da Bergamo.
147 el tempo
• .
175 ( Articolo Bianchini )...... ma
bensi Nicolò.
Il Domenico dal Cavallo era quel
Domenico Paris da Padova ecc.
canton franco destro
del 6 agosto 1575 (2)
•
Fiornovelli
godranno
Ugolino de Urbeveteri
come si danno
Fra Damiano da Bergamo
el temp
Aggiungasi che in un rogito di
Nicolò Bischizzi del 21 aprile 1412
si trova- Coram egregio legum do
ctore Dno Nicolao de Blanchinis de
Bononia honorando Vicario nob. et
pot. viri Valerini de Juliaris de Flo
rentia potestatis Ferrarie.
Con
che ancora viensi a riempire una
lacuna nei Podestà, dove dal 1407
si procede oltre sino al 1418, in
183 Marzoli .
212 n. 2. Giudecca.
...
cui èVicario del Podestà un Giuliari
Jacopo da Verona (pag. 365).
Manzoli
....
.
è parola portata anche da Dante
(Inferno, canto xxxIv) che dice
>> Tu hai li piedi fra picciola sfera
> Che l'altra facciafa de la Giudecca
728
Pag.
281 un Giacomini ecc.
305 assai giudiziosamente Gian
nandrea Barotti.
......
«
Giulio Gonzaga Colonna.
325 1374. A. M. Zohane di bian
chini ecc.
368 *1499. Pino da Forli .
•
482 Cacchetti
489 armiere.
531
555 Preziado ecc.
<<
Lespartini ecc.
ossia luogo di chi tradisce i bene
fattori, e fra tutti il primo- Giuda
Iscariotte
; luogo costituito dalla
quarta ed ultima sfera del nono ed
ultimo cerchio.
un Giacomini, un Campana ecc.
assai giudiziosamente GirolamoBa
ruffaldi seniore....
Gonzaga Colonna Giulia
1474. AM.º Zoane diBianchini ecc.
Questi è Pino Nomaj forlivese,quel
lo stesso che trovasi al 1502 accen
nato Pietro o Pirro de Nomas , o
de Nomaj.
Cucchetti
armajuolo
Dissi che nei due preziosi secoli
della pittura non vi erano accade
mie , ma scuole; non sistemi , ma
precetti. Ora trovo ciò confermato
ancora in un pregevole scritto del
ch. Gio. Battista Cavalcaselle (Sulla
conservazione dei Monumenti ed og
getti di Belle Arti ecc. Torino, 1863),
il quale cosi si esprime- Da Ci
mabue e Giotto a Raffaello e Michel
angelo, e dai Van-Eyck a Rubens e
Van-dyck , in tutto quello splendido
periodo dell' arte, non vi furono ac
cademie, bensi scuole o botteghe de
gli artisti ecc. ( pag. 6 ).
Preziado ( sic
ziedo ) ecc.
deve dire Pre
Lespartini ( sic- deve dire Asper
tini ) ecc.
560 Non può essere il Bartolomeo
729
pag.
di Reggio del 1364, nè il se
guente ecc.
.
565 Pietro fu marito есс.
590
Non può essere il Bartolomeo se
guente ecc.
Pietro seniore fu marito ecc.
•
Fu solo errore di stampa nell' opu
scolo del ch.º Laderchi sulla Lettera
del ch. Bernasconi il dirsi 1499, do
vendosi leggere assolutamente 1449,
perchè Ruggiero Gallico o da Brug
gia fiori appunto in quell' epoca,
cioè al tempo di Leonello d' Este.
Dichiarai più volte che ove sono do
cumenti debbono tacere le opinioni
e le induzioni. Un recente opuscolo
del ch. Andrea Cavazzoni-Peder
zini, nell'atto che avvalora la Cro
naca del Lancillotto e comprova
che il quadro dell' Annunciata esi
stente nella Pinacoteca Estense di
Modena, già attribuito al Francia,
fu operato dal 1506 al 1512 dai
pittori Francesco Bianchi Ferrari
( morto nel 1510 mentre operava
il quadro stesso ) e Gio. Antonio
Scaccieri o Scaccieraro, ci dà pure
certezza che veramente il primo dei
detti artisti chiamossi Francesco
Bianchi Frari o Ferrari. Cadono
quindi i miei dubbii che la parola
Frare potesse indicare Frarè, cioè
ferrarese , e che Girolamo Ferrari
pittore in Ferrara fosse poi suo
figlio. Rimane certissimo nondime
no che noi avemmo del 1540 un
Girolamo Bianchi pittore figlio di
un M.º Francesco; le quali rassomi
glianze e combinazioni mi davano
un quasi diritto di esprimere quella
730
pag.
618 Pirro Ligorio Tramezzino ecc..
659
676
opinione che già esternai , e che
ora a fronte dei documenti debbo
ritrattare.
forse Tremezzino , da Tremezzo
nella provincia Comasca.
Fra i tagliapietre compagni dei
Rasconi, al 1473, vedemmo anche
un Tomaxo Ramparino detto Mo
tono : questi è forse della stessa
famiglia , e forse anche padre di
Ambrogio Muttoni (volgarmente Mo
tono ) che notai al 1510 quale in
gegnere di Alfonso I e di Ercole II.
All'albero genealogico dei figulini
Fontana devonsi aggiungere un al
tro Nicolò figlio di Guido e della
sua seconda moglie Elisabetta de
Callio, ed una Domitilla sorella di
Flamminio e figlia pur essa dell'al
tro Nicolò premorto al padre; dac
chè ambidue questi individui veg
gonsi nominati nei due testamenti
del padre fatti negli anni 1570 e
1576.
Ed anzi, ove sieno esatte
queste due date, com' è bene a ri
tenersi per la conosciuta diligenza e
perizia del dotto P. Luigi Pungi
leoni, vengono a cadere tutte le mie
osservazioni dirette a provare che
il nostro Camillo da Urbino potess'
essere una stessa persona con Ca
millo Fontana. Infatti, non solo è da
vedersi che Camillo nostro ebbe a
fratello un Giambattista, mentre fra
i Fontana non avvi alcuno di tal
nome; ma è da considerarsi che se
Camillo da Urbino lavorante in Fer
rara moriva del noto colpo di can
--
731
pag.
684-7 Leuti Agostino fu Bartolo
meo, orefice .
692 Castelbolognese (di ) Bernardo
orefice.
693 1545. Vedemmo del 1527 M.
Girolamo Sforza ecc.
none nel 1567, non poteva essere
compreso nominativamente fra gli
eredi di Guido Fontana. Quindi mi
è duopo di convenire pienamente
col ch.º march. Campori , se non
nell' opinione che Camillo fosse di
famiglia Gatti (il che peraltro nep
pur voglio o posso escludere ), al
meno pero che il nostro Camillo
non possa essere il Fontana- rite
nuto, ben s' intende, che veritiera
sia pure la cronaca dell' Equicola
non solo nel fatto, ma bensi ancora
nel tempo od anno.
nominato al 1399, è ripetuto per
inavvertenza al 1410, sebbene vives
se ancora; come a pag. 687 è ripe
tuto l' altro orefice Jacobo Magnani
del fu Giovanni, che già vedemmo
nel brano d' albero a pag. 685.
Perchè non potrebb' essere il Gio
vanni Bernardi da Castelbolognese
lodato dal Cellini , e del quale io
feci parola a pag. 673 ? Questo
però non è che un mio dubbio.
1545. Vedemmo del 1527 M. Gi
rolamo di Scozia ecc.
N. B. I piccoli errori si lasciano alla discrezione del lettore.
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733--
INDICE DELLE MATERIE
PARTE PRIMA
AMMINISTRATIVA E STORICA
記載日