Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Vol. VI

著者
Vittorio Spreti
初版
1928年
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UNIVERSITY LIBRARIES STANFORD VITTORIO SPRETI E COLLABORATORI ENCICLOPEDIA STORICO-NOBILIARE ITALIANA FAMIGLIE NOBILI E TITOLATE VIVENTI RICONOSCIUTE DAL R.° GOVERNO D'ITALIA COMPRESI: CITTÀ, COMUNITÀ, MENSE VESCOVILI, ABAZIE, PARROCCHIE ED ENTI NOBILI E TITOLATI RICONOSCIUTI VOL. VI MILANO VIA V. BELLINI N. 11 ED. ENCICLOPEDIA STORICO-NOBILIARE ITALIANA MCMXXXII- XI 1 (5757 • 1.6 Tutti i diritti letterari ed artistici sono riservati a norma di legge per tutti i Paesi, compresi i regni di Svezia, Norvegia e Olanda. Copyright by « ENCICLOPEDIA STORICO NOBILIARE ITALIANA » Printed in ITALY 1932 1932 Grafiche Carettoni & C. Milano Viale G. Galeazzo, 31 1 CONCLUSIONE Nel Marzo 1923 lanciai il progetto di questa Enciclope dia-Storico Nobiliare, nel Dicembre 1928 vide la luce il primo volume e, in coincidenza con la celebrazione del primo De cennale Fascista, esce dai torchi questo sesto volume, ultimo dell'alfabeto. Il programma di quest'Opera che ebbi l'onore di presen tare a Sua Maestà il Re, a Sua Altezza Reale il Principe Ereditario e a Sua Eccellenza il Capo del Governo, è oggi esaurito, ma i miei valorosi Collaboratori, e quanti altri hanno marciato al mio fianco in questo decennio ed hanno con me condiviso la passione per questa dura fatica, ben sanno quale battaglia è stata combattuta per raggiungere l'alta mèta, per vincere le innumerevoli difficoltà tecniche e redazionali e quelle economiche che si fecero più aspre per l'altissimo costo dell'edizione e in un volger di tempi difficilissimi per simili imprese. Anche se la nostra attività non fu assecondata da tutta la nobiltà e da tutti gli Istituti culturali italiani, non ostante le Circolari e l'alto incitamento fatto dalla Presidenza del Con siglio dei Ministri per questa edizione, pur tuttavia la batta glia è stata vinta ugualmente per volontà di uomini pertinaci, per quella disciplinata volontà di vittoria che è peculiare se gno della nuova Italia di Benito Mussolini. Purtroppo anche noi in questo laborioso decennio con tiamo i nostri scomparsi: a Venezia il Comm. Pietro Bosmin, a Bologna il Comm. Umberto Dallari, Sopraintendenti a que gli Archivi di Stato, a Bologna ancora, recentissimamente, il Cav. Francesco Giorgi, di quell'Archivio di Stato, tutti mem bri autorevoli di quelle Commissioni Regionali Araldiche Go vernative, e ai quali oggi e sempre si rivolge reverente e pieno di rimpianti il nostro pensiero. Tutta la nobiltà italiana e gli studiosi devono ora me ditare sull'imponenza di questo lavoro, delicato e difficile, e perdonare lacune, omissioni e refusi di stampa dovuti in parte alla mole ingentissima della materia, alla difficoltàdi ritrovare documenti smarriti, alla riprovevole inerzia di molte famiglie nobili che lasciano nel più squallido abbandono i loro Archivi o sono insensibili alle tradizioni ; un tutto involontario ed ine vitabile sebbene il lavoro sia stato condotto con la massima e ferrea severità, con insindacabile serietà e competenza e con una cura diligentissima. Ma alle manchevolezze sarà provveduto con un 7.° vo lume di Appendice che perfezionerà e aggiornerà i sei volumi dell'Opera. L'Onorevole Deputato Conte Piero Ferretti di Castelfer retti ha presieduto in questi anni difficili il Consiglio di Ammi nistrazione della Società Editrice con fermezza esemplare, con amore illuminato e con intelletto di nobilissimo cultore di que sti nostri studi gloriosi ; i miei Collaboratori furono superiori ad ogni elogio ed anche a costoro spettail merito di aver supe rata questa durissima prova. Durante il lavoro di questi anni, con la ricerca storica e • araldica, abbiamo controllato anche il legittimo possesso di ti toli nobiliari spettanti ad ogni singola famiglia e ai suoi com ponenti. Questo accurato esame ci ha fatto constatare, una volta ancora, un duplice abuso : l'uno dei nobili che si attribui scono titoli superiori a quelli loro assegnati dalle Sovrane Con cessioni, l'altro di molti, di troppi individui e famiglie scono sciute che, con incredibile sfrontatezza e in frode alle leggi, si sono appropriate origini e titoli nobiliari mai esistiti e dei quali fanno pubblica ostentazione. Contro costoro specialmente noi invochiamo dal Governo Fascista la severa applicazione della legge per la difesa di quel diritto affermato dallo Statuto fondamentale del Regno. Milano, 1932, nel 1.° Decennale dell'Era Fascista VITTORIO SPRETI. + Presidenza delConsigliodei Ministri RotNo9270.3-2-6 OGGETTO ropota inchorri nella Alleg.3 Protocolloc Puistone Roma add5GEN 1930ANNOYUInno N.H. 11 Marchése Vittorio Spreti Via Bellini 11 Milanc del Risposta alfoW In relazione alla richiesta della S.V.Ill/ma, di cui alla lettera del 30 dicembre us. Le rimetto copia delle due circolari diramate da questa Presidenza per la diffu= /erusi Niti risp la trollase felterà priza agai pos solo Se un sione della Enciclopedia storico nobiliare italiana,di= retta dalla S.V.111/ma/nonchè una copia (l'ultima di cui disponeva 1'Ufficio della Consulta Araldica) delle bozze di stampa del nuovo Elenco ufficiale della Nobiltà Italia= na. IL CAPO DI GABINETTO Beer en Si per aqui prega tellera rispost brutture stöarpeenext e-beeroastha , la di sponte alaviser Divisiune Bolocollve cipazione a tutti gli Uffici dipendenti. IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO firmato: Giunta re italiana. La pregevole Opera-unica in Europa- conterràle biogra= fie e gli stemmi delle famiglie nobili italiane,ufficialmente riconosciute e consterà di 7 volumi,che potranno essere acqui= stati con pagamento anche rateale. Poichè la pubblicazione potrà riuscire utile anche per la facilità di consultazione- alle pubbliche Amministrazioni centrali e periferiche,nonchè ad Istituti importanti e ai Co= muni principali del Regno,se ne da comunicazione a codest..On. per conoscenza e con preghiera di darne parte= 4 E ' in corso di pubblicazione ,ad iniziativa di una Socie= tà Anonima,diretta dal Marchese Vittorio Spreti,con sede in Mi= lano,Via Bellini ,n.ll,una grande Enciclopedia Storico-nobilia= OGGETTO hetNo9270-3.2.6 Roposta alfoN IlConsigliodei Ministri Presidenza A tutti i MINISTERI e alla CONSULTA ARALDICA Copia Circolare Mermaahili Dicembre"29 / VIII Nema:addi Dicembre 129 Anne VIII Copia circolare, Presidenza ialConsigliodei Ministri hut 9270-3.2.6 M'on.Accademia d'Italia All'On.Camera dei Deputati All'On. Senato del Regno All'On.Governatorato di Roma All'On.Consiglio di Stato All'On.Avvocatúra Erariale All'on.Corte dei Conti Risposta atp. al OGGETTO vocanderare risposta preme heziter nella expue toll per va : E' in corso di pubblicazione,ad iniziativa di una Socie tà Anonima,diretta dal Marchese Vittorio Spreti ,con sede in Milano,Via Bellini,n.ll,una grande Enciclopedia Storico-nobi: batmatter Dansene risperda lite it la se a i liare italiana. La pregevole Opera unica in Europa- conterrà le biogra= fie e gli stemmi delle famiglie nobili italiane ,ufficialmen= te riconosciute ,e consterà di 7 volumi ,che potranno essere acquistati con pagamento anche rateale. Poichè la pubblicazione potrà riuscire utile-anche per la facilità di consultazione- se ne da comunicazione a .......... per opportuna conoscenza. codest IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO firmato : Giunta 1 IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETÀ ANONIMA EDITRICE DE LA ENCICLOPEDIA STORICO-NOBILIARE ITALIANA (C. P. E. N. 138100) CON SEDE IN MILANO (113) VIA VINCENZO BELLINI N. 11 PRESIDENTE FERRETTI DI CASTELFERRETTI Gr. Croce On. Conte PIERO Deputato al Parlamento CONSIGLIERE DELEGATO SPRETI Marchese Gr. Uff. VITTORIO CONSIGLIERE ODERO Avvocato GUIDO SINDACI EFFETTIVI CADDEO Cav. RINALDO- CALCAGNINI ESTENSE Marchese Cav. CELIO CATTANEO Rag. FRANCESCO SINDACI SUPPLENTI DE VECCHI Dott. GIAN CARLO FERRO Avv. Cav. AUGUSTO IL COLLEGIO DEI COLLABORATORI SESTO VOLUME DIRETTORE SPRETI MARCHESE VITTORIO PATRIZIO DI RAVENNA- PATRIZIO DI FERRARA- PATRIZIO DI S. MARINO NOBILE DI CERVIA- NOBILE DI BAGNACAVALLO SOCIO EFFETTIVO DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA SOCIO FONDATORE-PERPETUO DELLA SOCIETÀ NAZIONALE PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO ACCADEMICO ONORARIO DELL'ACCADEMIA ITALIANA DI SCIENZE E LETTERE DI GENOVA ACCADEMICO ONORARIO DELL'ACCADEMIA PARTENOPEA DI SCIENZE E LETTERE ED ARTI DI NAPOLI ACCADEMICO CORRISPONDENTE DELLA REALE ACCADEMIA HISPANO-AMERICANA DI SCIENZE ED ARTI DI CADICE SOCIO CORRISPONDENTE DELLA SOCIETÀ DI STORIA, ARTE E ARCHEOLOGIA PER LA PROVINCIA DI ALESSANDRIA MEMBRO CORRISPONDENTE DELL'ISTITUTO STORICO E ARALDICO DI FRANCIA DECORATO DI MEDAGLIA D'ORO DELL'ACCADEMIA DI SCIENZE E LETTERE DI GENOVA PIEMONTE ZUCCHI Prof. Dott. MARIO- Bibliotecario di S. A. R. il Principe di Piemonte Primo Segretario della Biblioteca di S. M. il Re Socio effettivo della R. De putazione di Storia Patria per le Antiche Provincie e la Lombardia- Socio Cor rispondente della Società Storica della Provincia di Alessandria- Cav. Uff. della Corona d'Italia- Cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro. BORELLO Avv. LUIGI Socio Corrispondente della R. Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie e la Lombardia- Cav. della Corona d'Italia. LIGURIA DORIA Nobile dei Marchesi Dott. GIAN CARLO- Nobile dei Conti di Montaldeo Patrizio Genovese- Segretario della R. Commissione Araldica Ligure Consi-- gliere della Società Ligure di Storia Patria. SOPRANIS Nobile dei Marchesi Dott. BERNARDO- Patrizio Genovese- Membro della R. Commissione Araldica Ligure- Socio della Società Ligure di Storia Patria Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro- Cavaliere della Corona d'Italia Cameriere Segreto di Cappa e Spada di Sua Santità. LOMBARDIA FORTE Dott. FRANCESCO Primo Archivista nel R. Archivio di Stato in Mi lano Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia. GIULINI Conte Don ALESSANDRO- Membro della R. Commissione Araldica Lombarda Presidente della Società Storica Lombarda Vice-Presidente della R. Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie e la Lombardia Membro di quella per le Provincie Modenesi Vice-Presidente della R. Com e missione per la conservazione dei monumenti e degli oggetti d'Antichità e Belle Arti della Provincia di Milano- Socio Corr. del R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere Grand'Uff. della Corona d'Italia Ufficiale dei SS. Maurizio e Laz zaro Cav. di Giustizia del S. M. Ordine di Malta. LECHI Dott. FAUSTO- Marchese di Castellarano e di San Cassiano Conte di Bagnolo di Nogarole- Conte della Meduna e Ville annesse Signore di Roteglia Nobile dei Baroni dell'Impero Francese ex Membro della R. Commissione Araldica Lombarda Presidente dell'Ateneo di Brescia Membro della Com missione Conservatrice dei Monumenti di Brescia- Cav. d'On. e Dev. del S. M. Ordinedi Malta- Cav. Uff. della Corona d'Italia. LOCATELLI Dott. Prof. Monsignor GIUSEPPE- Socio Corr. della R. Deputazione di Storia Patria- Socio Perpetuo della Società Storica Lombarda- Socio dell'A teneo di Bergamo R. Ispettore Bibliografico Onorario per la città di Bergamo Direttore della Biblioteca Civica di Bergamo Prelato Domestico di S. S. Cav. dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e della Corona d'Italia. MAGNAGUTI Nobile dei Conti Dott. ALESSANDRO Accademico Virgiliano R. Ispettore Onorario degli scavi ed antichità per il Mandamento di Mantova Membro della Commissione Provinciale dei Monumenti del Mantovano. MANARESI Prof. CESARE- Direttore del R. Archivio di Stato in Milano- Libero docente di Paleografia, Diplomatica e Archivistica- Incaricato dell'insegnamento della Paleografia presso la R. Università di Milano- Socio Corr. delle RR. De putazioni di Storia Patria di Torino e Firenze Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia. VENEZIA COMPOSTELLA Dott. Avv. Nob. Conte BALDASSARE- Conte di Sanguinetto ex-Segretario della R. Commissione Araldica per le Venezie- Cav. d'On. e Dev. del S. M. Ordine di Malta Comm. della Corona d'Italia- Cav. dei SS. Mauri zio e Lazzaro. FRIULI DEL TORSO Dott. Nob. Conte ENRICO ex-Membro della R. Commissione Aral dica per le Venezie Membro della R. Deputazione di Storia Patria Friulana Vice-Presidente dell'Accademia di Udine Membro della Commissione dei Mo numenti della Provincia Ispettore Bibliografico Onorario per il Comune di Udine Membro della Commissione Diocesana di Arte Sacra di Udine. DELLA PORTA Nobile GIOVAN BATTISTA- Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia. VENEZIA TRIDENTINA a PRATO Barone SILVIO, Signore di Segonzano- Membro Segretario della R. Com missione Araldica Tridentina- Socio Benemerito della R. Deputazione di Storia Patria per le Venezie- Consigliere ed ex-Presidente della Società per gli Studi Trentini- Commendatore dell'Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme Cav. dell'Ordine della Corona d'Italia. ZIEGER Dott. Prof. ANTONIO Direttore del R. Archivio di Stato in Bolzano. PROVINCIE PARMENSI DREI Dott. Don GIOVANNI Capo Archivista Reggente la Direzione del R. Ar chivio di 'Stato in Parma Vice-presidente della R. Commissione Araldica Par mense Insegnante di Paleografia e Dottrina Archivistica nella Scuola annessa all'Archivio di Stato di Parma Membro della R. Deputazione di Storia Pa tria per le Provincie Parmensi Socio della R. Deputazione Toscana di Storia Patria e della Società Storica Lombarda- Cav. dell'Ordine della Corona d'Italia. MODENA VICINI Dott. EMILIO PAOLO- Socio della R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Modena- Membro della R. Deputazione di Storia Patria per le Provin cie Modenesi e Socio Corr. della R. Deputazione di Storia Patria per le Pro vincie di Romagna, del Ferrarese e delle Commissioni Municipali di Carpi e della Mirandola- Conservatore dell'Archivio Distrettuale Notarile di Modena Conservatore Onorario dell'Archivio Storico Comunale di Modena Presidente della Commissione Provinciale di Modena per la Conservazione dei Monumenti R. Ispettore Bibliografico Onorario del Comune di Modena Cav. Uff. dell'Or dine della Corona d'Italia. REGGIO EMILIA CREMONA CASOLI Nobile Avv. ANTONIO- Socio della R. Deputazione di Sto ria Patria per le Provincie Modenesi (Sottosezione di Reggio Emilia)- Cav. Uff. dell'Ordine della Corona d'Italia. ROMAGNA FACCHINETTI PULAZZINI Nobile dei Conti Avv. CORRADO- Dottore in Giu risprudenza Patrizio di Rimini e di Ravenna Nobiledi Cesena e di Veruc chio- Membro e Segretario della R. Commissione Araldica per le Provincie di Romagna Accademico Corr. Tiberino- Commendatore dell'Ordine Equestre del S. Sepolcro Commendatore dell'Ordine di Sant'Agata della Repubblica di San Marino. GIORGI FRANCESCO (+) Membro della R. Commissione Araldica per le Provin-- cie di Romagna Funzionario del R. Archivio di Stato di Bologna- Socio Corr. della R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie di Romagna Cav. Uff. dell'Ordine della Corona d'Italia Cav. dell'Ordine Militare di San Marino. MARCHE BORGOGELLI OTTAVIANI Conte PIER CARLO Patrizio di Fano Membro della R. Deputazione di Storia Patria per le Marche- Vice-Presidente del Con siglio della R. Scuola d'Arte « A. Apolloni » di Fano Membro della Commis sione d'Arte Sacra Diocesana Soprintendente Onorario al Museo, Archivio e Biblioteca Comunale di Fano Vice-Presidente del Comitato di Fano della Dante Alighieri>>> R. Ispettore Bibliografico Onorario Cav. della Corona d'Italia. TOSCANA CECCHINI Dott. GIOVANNI di Siena Cav. dell'Ordine della Corona d'Italia. Capo Archivista reggente il R. Archivio di Stato DEGLI AZZI VITELLESCHI Dott. GIUSTINIANO- Patrizio di Arezzo, di Pe rugia e di Foligno- già Archivista di Stato e Segretario della R. Commissione Araldica Toscana Socio Ordinario delle RR. Deputazioni di Storia Patria per la Toscana e per l'Umbria- Accademico d'Onore dell'Accademia di Belle Arti di Perugia- Membro della Società Colombaria'di Firenze Socio Corr. della R. Accademia Lucchese di Scienze ed Arti, della R. Accademia Petrarca di Let tere, Arti e Scienze in Arezzo e dell'Accademia Properziana del Subasio- Comm. dell'Ordine della Corona d'Italia. SARTINI Dott. FERDINANDO Primo Archivista nel R. Archivio di Stato di Firenze Cav. dell'Ordine della Corona d'Italia. LAZZARESCHI Dott. EUGENIO Direttore del R. Archivio di Stato in Lucca Membro della R. Commissione Araldica Toscana- Segretario della Commissione Provinciale per la conservazione dei Monumenti- Socio Corr. della R. Deputa zione di Storia Patria per le Provincie Toscane Accademico Segretario della R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Lucca Socio Corr. della Società Colombaria di Firenze e dell'Istituto d'Arte e di Storia di Siena- Cav. Uff. del l'Ordine della Corona d'Italia. LAZIO ED UMBRIA BERTINI FRASSONI CARLO AUGUSTO Segretario Generale del Collegio Araldico di Roma- Direttore della « Rivista Araldica » e del « Libro della No biltà Italiana>> Membro della Pontificia Accademia dell'Immacolata Conce zione, dell'Accademia letteraria del Chile, del Consiglio Araldico di Francia, del Collegio Araldico di Varsavia, della Società di Storia, Arte ed Archeologia di Alessandria, dell'Accademia Nazionale della Storia di Colombia, dell'Acca demia Nazionale della Storia del Venezuela, della Società « L. Camoens », della R. Accademia di Belle Lettere di Malaga, dell'Accademia degli Euteliti, del l'Accademia Italiana di Scienze e Lettere di Genova- già Cameriere Segreto di Spada e Cappa dei Sommi Pontefici Leone XIII e Pio X- Console Generale di Colombia in Roma Cav. Mag. del S. M. Ordine di Malta Cav. di Grazia (con pl.) del S. M. Ordine Costantiniano di S. Giorgio Gr. Uff. dell'Ordine Equestre del S. Sepolcro Gr. Uff. del R. Militare Ordine di Nostra Signora della Mercede- Comm. della Corona d'Italia- Comm. di S. Gregorio Magno Comm. dell'Ordine di Isabella La Cattolica Cav. della Concezione di Porto gallo, di S. Lodovico, di Francesco I Decorato delle Medaglie d'argento di Alfonso XIII del Homenaje e di Nostra Signora di Villaviciosa, d'oro di Chi clana, ecc., есс. DE VARGAS MACHUCA Duca Avv. AGOSTINO Signore di Vargas, Signore di Varguillos, Marchese di S. Vincenzo, Marchese di Vatolla, Conte di Urgel, Conte del Porto- Dottore in Giurisprudenza- ex-Membro della R. Giunta Per manente Araldica- Cav. d'On. e Dev. del S. M. Ordine di Malta. PERSICHETTI UGOLINI Marchese e Conte Dott. EDOARDO- dei Marchesi di Castel Colbuccaro- Dottore in legge- ex-Membro della R. Commissione Aral dica Romana- Accademico Tibertino e dei Virtuosi del Pantheon Socio della R. Deputazione di Storia Patria degli Abruzzi Inviato Straordinario e Mini stro Plenipotenziario della Repubblica di S. Domingo presso la S. Sede già Cameriere Segreto di Spada e Cappa delle LL. SS. Benedetto XV e Pio XI Cav. di Gran Croce e Luogotenente Onorario dell'Ordine Equestre del S. Sepol cro di Gerusalemme- Cav. di Gran Croce del S. M. Ordine Costantiniano di S. Giorgio, del Militare Ordine di Cristo del Portogallo, del Celestiale Militare Ordinedi N. Signora della Mercede- Gran Croce dell'Ordine di S. Gregorio Magno Gr. Uff. dell'Ordine di Carlo III di Spagna Gr. Uff. della Corona di Romenia, del Merito del Cile, dell'Ordine Militare di S. Marino, ecc. RANGONI MACHIAVELLI Marchese LUIGI- Bali Gran Croce di Onore e Devo zione, Cancelliere del Sovrano Militare Ordine di Malta- Generale di Cavalle ria a riposo- Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca- Gran Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme- Grande Uffi ciale della Corona d'Italia Commendatore con placca dell'Ordine della Polonia Restituta Cavalieredi Giustizia dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio Cav. Uff. dei SS. Maurizio e Lazzaro Cav. Uff. della Legion d'Onore e del-- l'Accademia di Francia, есс. Decorato della Croce di Guerra al Valore e d'una Croce di Guerra della Medaglia Commemorativa Nazionale della guerra fascette 1915-16-17-18, есс. Attestato di pubblica benemerenza al Valor Civile Accademico Tiberino- Soc. Corr. della R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie Modenesi, ecc. con NAPOLITANO FERRARA PIGNATELLI Don FERDINANDO- Proncipe di Strongoli- Dottore in Legge Membro della R. Commissione Araldica Napolitana Cav. d'On. e Dev. del S. M. Ordine di Malta. DEL BALZO Nobile Don VINCENZO dei Duchi di Caprigliano- ex-Membro della R. Commissione Araldica Napolitana. PASANISI Dott. ONOFRIO Primo Archivista nel R. Archivio di Stato di Na poli Membro della Società di Storia Patria di Napoli- Cav.della Cor. d'Italia. TACCONE GIUSEPPE, Marchese di Sitizano- ex-Membro Segretario della R. Com missione Araldica Napolitana- Cav. d'On. e Dev. del S. M. Ordine di Malta. SICILIA TRAVALI Dott. GIUSEPPE ex-Soprintendente del R. Archivio di Stato di Pa lermo Segretario della Commissione Araldica Siciliana- Vice-Segretario della R. Accademia di Scienze, Lettere e Belle Arti di Palermo- Officiel d'Academie Socio della Società Siciliana di Storia Patria- Ispettore Onorario dei Monu menti, degli Scavi ed Oggetti d'Arte di Palermo Regio Ispettore Bibliografico Onorario per il Comune di Palermo- Membro della Commissione Diocesana « Pro Arte Sacra » di Palermo- Membro della Commissione per la revisione delle lapidi commemorative e per la designazione dei nomi delle nuove vie di Palermo Gr. Uff. dell'Ordine della Corona d'Italia Uff. dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. MANGO Nob. Dott. ANTONINO, Marchese di Casalgerardo Conservatore del l'Archivio Distrettuale Notarile di Milano (già di quello di Bari)- Cav. Uff. del l'Ordine della Corona d'Italia. SARDEGNA LIPPI Dott. SILVIO Direttore del R. Archivio di Stato di Cagliari- Vice-Presi dente della Commissione Araldica per la Sardegna Incaricato dell'insegnamento della Paleografia e Diplomatica nella R. Università di Cagliari- Socio Effettivo della R. Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie e la Lombardia Socio Corr. della R. Accademia delle Scienze di Torino, della R. Accademia di Belle Lettere di Barcellona, della R. Accademia di Storia in Madrid e della Società di Storia, Arte ed Archeologia per la provincia di Alessandria- Mem bro della Commissione provinciale di Cagliari per la conservazione degli antichi monumenti- Comm. dell'Ordine della Corona d'Italia- Cav. Uff. dei SS. Mau rizio e Lazzaro- Decorato della Medaglia d'oro ai Benemeriti della Pubblica Istruzione e della Medaglia d'oro ai Benemeriti della Croce Rossa Italiana. ABBREVIAZIONI E SEGNI = A. l. t. Repubblica Veneta. ant. Aureo libro dei titolati della = = ascr. B. P. C. St. = = Conc. , concess. sionario. ascrizione anteriore. ascritto, ascrizione. breve pontificio. cenni storici. concessione, conces = C. P. = D. C. G. Concessione Pontificia = decreto del Capo del Go verno. D. M. = D. P. = decreto presidenziale. D. R. = decreto reale. decreto ministeriale. Decr. decreto. Dim. = dimora. Dipl. = diploma. Disc. = discendente. Duc. Ven. = ducale veneta. F. C. = fasti capitolini. F. P. R. = famiglia principesca romana. I. = iscritto. Inv. Imp. Austr. = impero austriaco. = investito, investitura. iscr. = iscritto, iscrizione. I. V. D. Iuris Utriusque Doctor. = m. L. d'oro naр. maschi. = mf. mpr. = n. = on. = = = libro d'oro napoletano. = nobiluomo, nobildonna. maschi e femmine. maschi primogeniti. nato, nata. N. U. N. D. onorario. = origine. orig. Patr. = patrizio. = personale. pers. Pred. = predicato. R. Rescr. = reale rescritto. Reg. Feud. = registro delle famiglie che possedettero feudi per oltre 200 anni. = RR. LL. PP. Regie Lettere Patenti. Reg. Malta = Registro delle famiglie ri cevute per giustizia nell'Ordine di Malta. Reg. P. Ch. = registri delle Piazze di chiarate chiuse. Reinv. = reinvestito, reinvestitura. = Ric., Ricon. sciuto. Rinn. , Rinnov. s. n. = riconoscimento, ricono = rinnovazione. successione napolėtana. = Sov. Ris. S. R. A. striaca. S. R. I. = S. S. = Sovrana Risoluzione. = Sovrana Risoluzione Au sacro romano impero. successione siciliana. Sen. Ven. = = term. tf. = senato veneto. terminazione. titolo feudale. = u. a. u. i. u. inv. ultimo ascritto. = ultimo iscritto. = ultimo investito. Ult. poss. = ultimo possessore. U. r., u. r. = ultimo riconosciuto. υ. * =vedi. = famiglia iscritta nel libro d'oro della nobiltà italiana. + = morto, morta. SIGLE DEI COLLABORATORI = s. a p. f. g. = a PRATO SILVIO c. a. b. f. = BERTINI FRASSONI a. g. GIORGI FRANCESCO = GIULINI ALESSANDRO CARLO AUGUSTO e. l. l. b. = BORELLO LUIGI p. c. b. o. = BORGOGELLI ОТТА- f. l. VIANI PIER CARLO s. l. p. b. g. c. b. c. a. c. c. = BOSMIN PIETRO (†) g. l. = CECCHINI GIOVANNI a. m. = COMPOSTELLA BAL DASSARE = CREMONA CASOLI AN ΤΟΝΙΟ c. m. = = = = = = LAZZARESCHI EUGE NIO LECHI FAUSTO LIPPI SILVIO LOCATELLI GIUSEPPE MAGNAGUTI ALES SANDRO MANARESI CESARE a. di c. = MANGO DI CASALGE RARDO ΑΝΤΟΝΙΝΟ g. d. a. v. = DEGLI AZZI VITELLE SCHI GIUSTINIANO o. p. g. d. p. = = PASANISI ONOFRIO DELLA PORTA GIAM- e. p. u. = PERSICHETTI UGOLI BATTISTA e. d. t. = DEL TORSO ENRICO a. de v. m = DE VARGAS MACHUCA AGOSTINO g. c. d. g. d. c. f. p. = DORIA GIAN CARLO = DREI GIOVANNI = FACCHINETTI PULAZ ZINI CORRADO f. f. p. di s.= FERRARA PIGNATEL LI DI STRONGOLI FERDINANDO f. f. = FORTE FRANCESCO NI EDOARDO = RANGONI MACHIA 1. r. m. f. s. b. s. V. S. g. t. e. p. v. a. z. m. z. VELLI LUIGI = SARTINI FERDINAN DO = SOPRANIS BERNARDO = SPRĖTI VITTORIO = TRAVALI GIUSEPPE = VICINI EMILIO PAOLO = ZIEGER ANTONIO = ZUCCHI MARIO 2 Araldica AVVERTENZE Le casate mancanti, omesse per assoluta insufficenza di notizie storiche, e quelle che hanno procedimenti in corso per riconoscimenti nobiliari presso la Consulta Araldica del Regno, sono rinviate al 7º Volume (Tomo di Appendice) ERRATA CORRIGE L'errata corrige di ogni volume sarà inserita nel tomo di Appendice. 1 ! S SABATELLI. DIMORA: Napoli. Famiglia nota per avere occupato alti gradi nella milizia. Venne decorata del ti tolo di conte con successione primogeniale mascolina il 9 febbraio 1855 da Sua Santi tà Pio IX in persona di FELICE Sabatelli e fu riconosciuta in detto titolo nel Regno di Napoli con Regio Rescritto 22 marzo dello * SABATINI. ARMA: D'azzurro alla sbarra d'ar gento accompa gnata in capo da tre stelle d'oro di sei raggi, po ste 2 e 1, ed in punta da una si rena di carna gione tenente con la destra una áncora al nat. ARMA: D'azzurro al castello d'oro di tre torri, quel la di mezzo più alta, murato, a perto e finestrato di nero, fondato nella punta del lo scudo; col ca po d'oro carico di un leone di rosso. (Ricono scimento 1908). DIMORA : Palermo. Famiglia siciliana, che si divise in di versi rami in Palermo, Messina e Randaz zo. Il titolo di principe di S. Margherita, del quale si ha notizia dal 1397, pervenne per successione di D. Aloisio Giacomo, chiamato Palermo. Il re Ferdinando II, con suo decreto 29 novembre 1852, lo ri stesso anno. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di conte (mpr.), in persona dei disc. da Felice, n. 25 luglio 1791. f. f. p. di s. conobbe a Francesca Paola Palermo Alba monte, che nel 1842 aveva sposato Dome nico Sabatini e Mauro († 1866), guida a cavallo della regina Maria Cristina e mag giore della Guardia Nazionale. S. M. Vittorio Emanuele III, re d'Ita PAGINA 22 lia, con RR. LL. PP. di R. Assenso del 22 novembre 1908 autorizzò ad assumere trasmettere i titoli di principe di S. Mar gherita e e barone di Martini FRANCESCO PAOLO, n. a Palermo 2 gennaio 1857, figlio di Nicodemo e della predetta Francesca Paola Albamonte Palermo. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di principe di S. Margherita (mpr.), barone di Martini (mpr.), in per sona di FRANCESCO PAOLO, di Nicodemo, di Giuseppe. Figli: Francesca, Giuseppina, Beatrice e NICODEMO. SABATINI. V. S. ARMA: Troncato : nel 1º d'azzur ro, a due colon ne d' oro, sor montata ciascu na da una stella (6) dello stesso; nel 2º d'oro, al palmizio nodrito sul terreno e so stenente una co lomba sorante, il tutto al naturale. DIMORA : Firenze. I dottori ROBERTO E GIUSEPPE, del dott. GIO. FRANCESCO Sabatini, avendo provato la diretta discendenza da NICCOLÒ, di Pie tro, di Taddeo, squittinato per la maggio re nell'anno 1381, furono ascritti per giu stizia alla nobiltà fiorentina con rescritto granducale del 30 agosto 1836. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf.), in persona dei disc. da Roberto e GIUSEP PE, di Gio. Francesco. f. s. LETTERA S tutto al naturale e sormontato da tre stelle (6) ma le ordinate, d'o го (Sabatucci); nel 2º di rosso alla colomba to scana di argento sormontata da una rosa d'oro (Frisciotti) ; nel 3° d' azzurro al destrocherio armato al naturale uscente dal fianco destro dello scudo e tenente in banda, con la mano di carnagione, uno stendardo di rosso, astato d'argento e sormontato da una cometa d'oro deggiante in fascia (Stendardi). on DIMORA : Civitanova- Marche. La famiglia Sabatucci trae le sue origini da Sassoferrato. Un GIOACCHINO, nel 1828, venne aggregato a quella nobiltà con tutta la sua discendenza per pubbliche beneme renze. Sposò la nob. Matilde, di Carlo Fri sciotti Stendardi (n. 19 aprile 1784), nobile di Civitanova come Frisciotti, e patrizio di Macerata come Stendardi. (Per notizie sul la famiglia Frisciotti, v. vol. III, p. 285) . Fu suo figlio LORENZO che ereditò dallo zio materno Francesco Frisciotti Stendardi, morto senza discendenza, l'intero patrimo nio con l'obbligo di aggiungere al proprio il cognome Frisciotti Stendardi, di inquar tarne lo stemma e di stabilire la sua di scendenza in Civitanova Marche. Perciò Lorenzo con la moglie Matilde Fornari si trasferì a Civitanova. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di Sassoferrato (mf), nobile di Civitanova (mf.), patrizio di Macerata (mf.), ed è rappresentata da FRANCESCO, n. Civitanova 22 maggio 1894, dal fu Carlo, di Lorenzo († 1900) e da Ma rianna contessa Silveri (n. 25 inaggio 1864); sp. 6 ottobre 1920 con Maria dei marchesi Costa, patrizia di Macerata (n. 1º SABATUCCI FRISCIOTTI STENDAR- agosto 1896); (resid.: Civitanova Mar DI. ARMA: Interzato in palo : nel 1º d'azzurro al monte fondato sulla campagna erbosa con una pianta di giglio di giardino fio rito di tre pezzi, nodrito sulla vetta, il che), da cui Carlo, n. Civitanova II ago sto 1922. Sorella: Maria, n. Civitanova 14 aprile 1891; sp. 1º settembre 1910 al nobile Giu seppe, dei conti Lazzarini, di Morrovalle. p. c. b. o. LETTERAS SABBATIΝΙ. raggi d'oro. DIMORA: Brasile. Da Fanano, ragguardevole terra del Fri gnano, trasse le origini questa casata di ceto onorevole, la quale principalmente eb belustro da GIULIANO, di Domenico (1684 1757), abilissimo ministro di Rinaldo I, duca di Modena, alla Corte Cesarea, ve scovo prima di Apollonia, poi di Modena, consigliere di Stato di Francesco III d'E ste, del quale fu legato straordinario alla Corte di Luigi XV, re di Francia. Alla fa ma di avveduto diplomatico e alla dignità SABBI COLONNA. della mitra episcopale congiunse la gloria d'essere annoverato tra i riformatori della sacra eloquenza. Lasciò anche molte e dot te pubblicazioni. Per i suoi meriti il duca Rinaldo I, con decreto 24 marzo 1735, 10 creò conte in un coi fratelli, l'abate IGNA ZIO E NICCOLÒ, entrambi dottori in utro que, e i nipoti ALESSANDRO ed ONORIO e coi loro discendenti in perpetuo. Gli stessi, il 4 dicembre dell'anno precedente, avevano ottenuto dal medesimo duca rescritto di cittadinanza Modenese e Reggiana. Quat tro anni prima (20 marzo 1731), unitamen te al dott. DOMENICO, loro padre e avo, ave vano ottenuto il titolo di nobile di Ferrara dal Magistrato dei Savi di quella città. Il ricordato Alessandro († 1762), molto si distinse come capitano contro i Turchi nell'esercito dell'imperatore Carlo VI e co me segretario di guerra, consigliere intimo e gentiluomo di camera del duca di Mode na Francesco III che, a rimunerarlo dei servigi prestati, gli concesse il castello e la giurisdizione di Rancidoro, eretto in con tea, e trasmissibile ai figli, ed eventual mente anche ai fratelli suoi, sempre però in ordine di primogenitura. GIUSEPPE, fra PAGINA 23 tello del predetto Alessandro, al quale suc cesse poi nel feudo di Rancidoro (1762), fu ARMA: D'azzurro, alla fascia d'ar gento, accompa gnata in capo da tre gigli d'oro, ordinati in fa scia, ed in pun ta da due colon ne doriche d'ar gento, framezza zate in alto da una stella di 6 colonnello di Reggio e comandante di Bre scello e di Gualtieri, poi consigliere di Stato e ministro d'Economia e della Giun ta militare del duca di Modena. Il 23 mar zo 1816 il Tribunale Araldico di Modena ordinava l'iscrizione nel Libro d'Oro della Nobiltà Modenese di ALESSANDRO, NICOLA e GIUSEPPE, figli di Giuliano, di Giuseppe. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile dei conti di Ranci doro, Casarola, Teggia dei Gatti, Beneven ti, Monterosino, Pianorso, Cadignano, Me dola, Boccasuolo, Palagano, Costrignano, Castello dei Monti (mf.), patrizio di Mo dena, nobile di Ferrara (mf.), in persona di CESARINA, di Giuseppe, di Giuliano, in Bobba (†) . Ed è rappresentata da GIUSEPPE, di A lessandro, di Giuliano (n. 1884) . Sorelle: Cesarina in Figueredo (nata 1868); Cristina ved. Naninguer (n. 1873). e. p. v. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro, alla fascia alzata d'oro, accompa gnata in саро da una stella di otto raggi d'ar gento ed in pun ta da un monte di tre cime, al naturale, sulla cui vetta centra le è nodrito un olivo dello stesso (Sabbi); nel 2º di rosso, alla colonna dorica d'ar gento, con la base e capitello d'oro, co ronata dello stesso (Colonna) . DIMORA : Tivoli. La città di Tivoli è sempre stata, anche al tempo dei Romani, una delle più cele bri del Lazio, indi nell'êra volgare tenuta in gran conto dal Senato Romano e dai vari Pontefici per il suo valore militare e per le gloriose imprese fatte contro ed in favore di Roma stessa. Essa si governò con propri statuti; il suo governo fu aristocratico colla denomina PAGINA 24 zione al suo magistrato di Senato. Esso era composto di un governatore, di un ca pomilizia, di un giudice sediale e di tre priori, tutti eletti dal Consiglio; il governa tore fu per lungo tempo eletto dai cittadini col titolo di conte, indi, per Breve della Santa Sede. Il Consiglio si componeva di 32 persone, parte nobili e parte civili. Il capomilizia era scelto fra le principali famiglie e l'esercizio di questa carica ha sempre caratterizzato la nobiltà di essi. Nel 1721, con l'approvazione della Sacra Consulta di Roma, il numero delle fami glie che potevano aspirare a questa carica fu ridotto e fissato a 32, che formarono la cosiddetta « Tabella Aurea di Tivoli ». Tale elenco provocò il risentimento del le famiglie che si videro escluse, e sola- SABELLI. mente dopo 30 anni di proteste e discus sioni, nel 1752, queste poterono ottenere un verdetto della Sacra Consulta, che pre scriveva che alla « Tabella Aurea » fossero pure aggiunte quelle famiglie che erano state omesse e che potevano provare d'aver goduto per lo passato del Capomiliziato, ammettendovi pure la surrogazione delle estinte, purchè venissero riconosciute de gne dalla Sacra Consulta. Fra le famiglie aggiunte e riconosciute nobili figura la famiglia Sabbi-Colonna, iscritta nella persona di GIOVAN DOMENICO. Lo'stemma qui riprodotto di questa fa miglia figura sopra il Palazzo Sabbi in Ti voli del secolo XVIII e su d'una lapide della Cattedrale di quella città. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Tivoli (mf.). l. r. m. SABBUCI. ARMA: D'azzurro, al pino al natu rale nodrito sul la vetta di 1111 monte all'italia na di tre colli, di argento, mo vente dalla pun ta. DIMORA: Tivoli. Nella Aurea>> «Tabella della cit LETTERA S tà di Tivoli compilata nel 1721, fra le fa miglie nobili esistenti e che avevano go duto l'onore della carica di Capomilizia, figura la famiglia Sabbuci della Contrada Castrovetere, allora rappresentata da un GIROLAMO Sabbuci. Risultando quindi questa famiglia fra le antiche famiglie nobili della città di Tivoli venne iscritta genericamente nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1922, co me tale. Il suo stemma, qui riportato, è rappre sentato sul Palazzo Sabbuci del sec. XVIII in Tivoli ed alla cantonata tra piazza del Gesù e via del Collegio nella stessa città. 1. r. m. ARMA: Semipartito troncato : nel rº d'oro all'aquila bicipite di nero; nel 2º d'oro ad una testa al na turale con gli oc chi bendati; nel 3° d'argento al monte d'azzurro di tre cime, mo vente dalla pun ta e sormontato da una ruota a cinque raggi di rosso; con la fascia d'azzurro carica di tre stelle d'oro di 6 raggi e at traversante sulla troncatura. DIMORA : Brescia e Milano. Famiglia bresciana che nel Cinquecento «De esercitò con fortuna la mercatura e ne tras se ricchezza ed importanza. Sembra che la famiglia si chiamasse dapprima Zuppellis », così come appaiono negli esti mi tra il 1434 ed il 1469, un GIOVANNI e suo figlio PIETRO. Un GIOVANNI GHERARDO, di Pietro « De Zambellis », detto anche «De Sabellis », viveva tra il 1435 ed il 1485 in Calvisano, in provincia di Brescia poi, forse in seguito ai gravi avvenimenti che turbarono la vita bresciana sul princi pio del '500, troviamo in Travagliato un VINCENZO, q. Bernardo, q. Gherardo, il quale nell'estimo 1534 sarà presente in Brescia, nella parrocchia di S. Giovanni. Da VINCENZO (n. 1506) in poi, la famiglia LETTERAS visse sempre più migliorando la propria posizione sociale sino ad essere ammessa nel 1740 al Consiglio Generale della nobil tà bresciana. Diamo in seguito l'albero dei membri della famiglia, in ordine discen dente, di padre in figlio: GIO. BATTISTA, q. Vincenzo (n. 1546), sp. Libera Tebaldi ni; GIOVANNI PAOLO (n. 1589), sp. Paola Cartera; FILIPPO (n. 1654), sp. la contessa Giulia Bonicansa, da Padova. Da questo matrimonio nacquero : GIO. BATTISTA (п. 1682), la discendenza del quale si estinse nel secolo XVIII e FRANCESCO (n. 1686), capostipite del ramo vivente. Suo figlio fu ANTONIO (n. 1733), che da Teresa Pezzi, sua moglie, ebbe FRANCESCO (n. 1784, † 1869). Questi sposò la nób, Giuditta Alba ni da cui: 1) ANTONIO (n. 1813, † 1900), sp. con la contessa Teresa Bettoni; 2) Pao lina (n. 1815, † 1895); 3) Teresa (n. 1818, † 1853), sp. al conte Fermo Secco d'Aragona; 4) Enrichetta (n. 1823), sp. con Mar co Gorno. Figli di Antonio furono : 1) FRANCESCO (n. 1848), sp. nel 1884 in Mila no con Erminia Pelotti, da cui ANTONIO (n. 1889); 2) GIACOMO (n. 1857, † 1866); 3) Giulietta (Giulia) (n. 1849), sp. nel 1877 al nob. Andrea De Riva. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di AN TONIO, di Francesco, di Antonio. Zia: Giulia in De Riva. f. l. SABINI vedi Vol. VII di Appendice. * SACCHETTI. ARMA : D'argento a tre bande di nero. Lo scudo sarà per il titolare e per i suoi discendenti, successori nel ti tolo marchionale fregiato degli or namenti di mar chese, col cerci ne e gli svolazzi d'argento e di nero. Quanto agli altri discendenti esso sarà, se maschi, fregia to delle speciali ornamentazioni stabilite PAGINA 25 per gli ultrogeniti di famiglie marchio nali e, se femmine, degli ornamenti spe ciali femminili e nobiliari (D. M. 4 giu gno 1910). DIMORA : Roma. Questa famiglia, che una tradizione an tica vuole di origine romana, risale per documenti certi alla prima metà del secolo XI con ISACCO O ISACCHETTO, che visse ver so il 1030, e dal quale derivò più tardi il cognome Sacchetti. BRODAIO, di Sacchetto, sedè nel Consiglio del comune fiorentino e fu console nel 1203. CINCISACCO (BONCINO ISACCo), suo fra tello, nel 1200 apparteneva al Consiglio degli Anziani. Rustico, di Upizzino, cava liere della milizia aurata e il figlio Uguc CIONE O CIONE, combatterono nel 1260 a Monte Aperti contro i Ghibellini ed esuli da Firenze unitamente agli altri di fami glia in seguito alla sconfitta, continuarono a sostenere con energia la fazione guelfa e alla venuta di Carlo d'Angiò ebbero da lui vincitore alte ricompense ed onori nel regno di Napoli, ove uno dei rami si sta bilì. Certo si è che sul principio del XIV secolo la famiglia Sacchetti era considerata una delle più potenti di Firenze, come af ferma Dante stesso con quei versi (Paradi so, c. XVI, 103) : « Grande era già la colonna del Vajo, Sacchetti, Giuochi, Fifanti e Barucci Ei Galli e quei che arrossan per lo staio ». Essa apparteneva alle nobili del primo cerchio, ma come famiglia di magnati, in seguito agli ordinamenti di giustizia di Giano della Bella (a. 1295), fu esclusa dal le magistrature. Però nel periodo dal 1335 al 1523, i Sacchetti sedettero otto volte co me gonfalonieri di giustizia e trentadue co me priori. FRANCESCO, O FRANCO, figlio di BENCIO, nato poco oltre la metà del secolo XIV, ebbe le principali magistrature; fu podestà : di Pisa (1381), di Bibbiena, di S. Miniato (1392) e di Faenza (1396); e andò ambasciatore a Genova. Fu inoltre scrittore di poesie e novelle pregevolissime per lingua e per la luce che proiettano so pra personaggi e costumi di Firenze alla sua epoca. Morì il 1 dicembre 1400. Il figlio NICOLÒ fu ambasciatore a Siena, ai Malastesta in Rimini, due volte ad Al fonso V d'Aragona (novembre 1407 e lu PAGINA 26 glio 1426), е altre volte alla Repubblica Veneta nel 1454 per stipulazione di trattati o rinnovazione di alleanze. Fu anche gon faloniere nel maggio 1419. L'altro figlio FILIPPO, fu buon poeta, e tale, fu pure un GIANNOZZO Sacchetti. Nella seconda metà del secolo XVI la famiglia Sacchetti si presenta divisa in due rami : quello di GIO. BATTISTA e l'altro di RAFFAELE, ambedue figli di MATTEO. Raf faele ebbe due figli che sostennero cariche onorifiche a Milano e a Vienna, ma la sua discendenza si estinse poco oltre il 1650. 11 primogenito, Gio. Battista, si trasferì a Ro ma presso gli Altoviti, che avevano il pa lazzo, oggi demolito, sulla piazza di Ponte S. Angelo ed acquistò alcune case nella contrada dei Fiorentini presso la loro chie sa di S. Giovanni. Sposò Francesca Alto viti nel 1579, dalla quale ebbe molti figli. Uno di essi fu Gio. FRANCESCO (1595-1636), che sposò Beatrice D'Este Tassoni, morta nel 1633, e insieme al fratello maggiore ALESSANDRO, negli anni 1623 e 1626 al tempo di Urbano VIII, come ufficiali su periori dell'esercito pontificio, fecero parte delle spedizioni per il riacquisto dei forti della Valtellina. Per tali meriti Gio. Fran cesco, Alessandro e MATTEO, furono ascrit ti al patriziato di Ferrara (1631) e dal papa insigniti del titolo di marchese (novembre 1632) . Gio. Francesco, nel 1627, era stato nominato anche vice-castellano di Castel S. Angelo, essendo castellano Taddeo Bar berini. Gio. Francesco costruì la cappella gentilizia in S. Giovanni dei Fiorentini. Oltre i già nominati, diede molto lustro alla famiglia l'altro fratello GIULIO, nato nel 1587, il quale, entrato nella carriera ec clesiastica, vi percorse rapidamente i gradi. Fu anche nunzio in Ispagna e nel 1626 creato cardinale. Nei conclavi del 1644 е 1655 fu prossimo alla tiara. Questo illustre e assai facoltoso personaggio acquistò da gli Acquaviva il palazzo, già Sangallo, poi Ceuli, in via Giulia, tuttora posseduto dai Sacchetti (aprile 1649). Morì di anni 76 nel 1663. Altro cardinale fu URBANO, figlio di Gio. Battista e di Caterina Acciaioli, nato nel 1640, elevato alla porpora nel 1681, morto nel 1705. Fu anche vescovo di Vi terbo (26 maggio 1680). LETTERAS Gio. Battista, che sposò Alessandra Rica soli Ruccellai, discendono gli attuali Sac chetti. Il marchese SCIPIONE Sacchetti (1767 1840), figlio di Giulio (1710-1782), junio re, fu da Pio VI nominato cavallerizzo maggiore, indi nel 1794, foriere maggiore dei Palazzi Apostolici, carica assai onorifi ca che per successivę nomine di generazio ne in generazione si è trasmessa all'attuale rappresentante marchese GIOVANNI BATTI STA, figlio di Giulio e della vivente marche sa Teresa Gerini, sposato a Matilde dei du chi Lante della Rovere. La famiglia Sacchetti si è sempre mante nuta devotissima alla S. Sede e ai sommi pontefici anche in tempi difficili, ed è no to l'attestato di fiducia dato dal pontefice Pio IX al marchese GIROLAMO, figlio di Sci pione, bisavo dell'attuale (1804-1864), al lorchè nel partire per Gaeta, con lettera autografa affidò a lui l'incarico d'avvertire racco il governo della sua partenza e di mandare ai cittadini l'ordine e la tranquil lità (24 novembre 1848). Il regnante pontefice Pio XI ha voluto dare ai Sacchetti un nuovo attestato di con siderazione nominandoli marchesi di Bal dacchino in linea maschile primogenita, con breve del 12 aprile 1932. La famiglia trovasi ascritta al patriziato romano prima del seicento e figura già fra le coscritte nella bolla di Benedetto XIV del 1746. Con decreto ministeriale del 10 giugno 1910 è iscritta nel Libro d'Oro e nell'El. Uff. Ital. coi titoli di patrizio romano (mf ), coscritto (mpr.), patrizio di Ferrara e Fi renze, nobile di Corneto (mf.), marchese di Castel Romano (mpr.), in persona di GIOVANNI BATTISTA, foriere maggiore dei Sacri Palazzi Apostolici, cav. d'on. e dev. dell'Ordine di Malta, n. 18 luglio 1893, f. del marchese Giulio (n. 28 dicembre 1857, † 27 maggio 1908) e di Teresa dei marche si Gerini (n. 11 febbraio 1868); spos. 5 giugno 1919, donna Matilde dei duchi Lante della Rovere (Roma, palazzo Sac chetti, via Giulia, 66). Figli: Beatrice, n. 28 giugno 1920; Te resa, n. 18 settembre 1921; Oretta Anna Maria, n. 10 giugno 1923; GIULIO, n. 21 Da MATTEO (1593-1658), altro figlio di gennaio 1926; Camilla, n. 4 settembre 1928; LETTERA S MARCELLO, n. 9 dicembre 1931. Zii (nati dal matrimonio del marchese don Urbano (n. 23 maggio 1835, † 3 feb braio 1912) con la pr. donna Beatrice Orsi ni): LUIGI, pr. Barberini (vedi Barberini); FRANCO, n. 14 novembre 1870, spos. 30 aprile 1900 con Francesca dei marchesi Guglielmi; Eleonora, n. 1 luglio 1875, sp. 3 febbraio 1895 col marchese Federico Fos si (Firenze); Anna, n. 30 aprile 1879, spos. 27 giugno 1897 col conte Francesco Bezzi Scali. SACCHI. c. a. b. f. ARMA: D'azzurro al leone di rosso. Antica famiglia feudataria calabre se, ascritta al pa triziato di Aman tea dai più antichi tempi. La famiglia è i scritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di patri zio di Amantea (m.), in persona dei disc. daGiulio, vivente nel 1814. * SACCHI. T f. f. p. di s. ARMA: Troncato : nel. 1º d'oro, al l'aquila spiega ta, di nero, con la testa rivolta; nel 2º d'oro, a due sbarre d'az zurro, col sacco pieno e legato attraversante, al naturale, e colla fascia di rosso sulla troncatura. ORNAMENTI COMITALI : Svolazzi di conces sione: d'argento, di rosso e di verde. DIMORA: Alessandria (Piemonte). Dalle antiche cronache alessandrine ri sulta che la famiglia Sacchi era fra le 29 dette nobili e che nel 1228 potevano far parte del Consiglio della Repubblica. PAGINA 27 Nel 1317 Lanzarotto Merlani e NICOLÒ Sacchi, ambedue patrizi di Alessandria, ac quistarono i feudi di Capriata ed Occimia no nel Monferrato; un ROBINO Sacchi fu inviato nel 1397 a Gian Galeazzo Visconti per porgergli le congratulazioni dei suoi concittadini per i titoli concessigli dall'im peratore Venceslao; un GALEOTTO SACCHI nel 1458 istituì la cappellania di San Per petuo nelDuomo della città di Alessandria. Un GIACOMO FILIPPO nel 1513 fece parte del Consiglio segreto istituito da Massi miliano Sforza, duca di Milano; recatosi successivamente a Milano, fu nominato presidente di quel Senato e trattò nel 1526 in nome del duca Sforza, col duca di Bor bone, la resa del castello di Milano; fu creato infine cavaliere aurato, conte pala tino ed infeudato di Pietra e Pavone. S. M. Umberto I, con R. D. 29 agosto, susseguito dalle RR. LL. PP. 23 novem bre 1893, concesse a VITTORIO Sacchi, di e Giuseppe, il titolo di conte con successione primogeniale. Questi non ebbe che una fi glia, nata a Roma il 30 maggio 1883, con lui si estingue il titolo. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di VITTORIO. Figlia: Vittoria. SACCHI. ARMA: D'oro a tre bande di rosso, col sacco d'ar gento, legato, al naturale attra versante; col ca po dell'Impero. DIMORA : Cherasco. Traggono le loro origini da Chera sco e si nobilitaro 1. r. m. no con GASPARE (n. 1689 c.), di Enrietto, che acquistò il 23 giugno 1710 punti di Lisio dai Ceva, di cui fu investito il 30 maggio 1711 e il 22 giugno 1737 col titolo signorile. Suo figlio Giovanni fu investito il 5 dicembre 1768 col titolo comitale. Sposò costui Fe PAGINA 28 licita Verdina e da queste nozze nacque, fra gli altri, CARLO (n. Alba, 4 giugno 1779; † Cherasco, 8 ottobre 1837), che fu ufficiale di cavalleria e giurò coi nobili nel 1822. Dalle sue nozze (1805) con Vit toria Mocchia di Coggiola ebbe LUIGI (n. Alba, 5 gennaio 1808; † Cherasco, 15 no vembre 1871), VITTORIO (n. Cherasco, 3 maggio 1811), CARLO (n. Cherasco, 8 set tembre 1812; † Torino, 14 febbraio 1885) e Felicita († 21 settembre 1871), che sposò il conte Giacinto Falletti di Rodello. Luigi sposò Carolina Barel di S. Albano e da queste nozze nacquero: Vittoria (n. Cherasco, 12 giugno 1850), che sposò (1871) il nobile Carlo Buffa di Perrero, CARLO (n. Torino, 17 giugno 1852; † Che rasco, aprile 1899) e Felicita († 21 settem bre 1878), che sposò il conte Falletti di Rodello. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile dei conti di Lisio (pers.) , in persona di Vittoria, di Luigi, di Carlo, in Buffa di Perrero. 1. b. * SACCHI NEMOURS. ARMA: Partito : nel 1º troncato : a) d'oro, all'a quila coronata, di nero; b) di rosso a tre bande SACCHINI. di argento, col sacco di farina, al naturale, at traversante (Sac chi); nel 2º : d'o ro al leone coro nato, di nero, linguato di rosso, colla banda di rosso, carica di tre gigli d'ar gento, a piombo, attraversante (Ne mours) . DIMORA : Casale e Genova. Famiglia oriunda da Casale Monferrato. Il colonnello AGOSTINO Sacchi, figlio del Commissario generale delle milizie mon ferrine GIO. FRANCESCO, ebbe dal duca di Mantova il 1° settembre 1687 il titolo di conte. Sposò Francesca del conte France sco Caresana e da queste nozze nacque, fra gli altri, GIOVANNI ANTONIO (n. 1692; LETTERA S † 22 ottobre 1760), che dalle sue nozze con Teresa Mathis di Cacciorna ebbe FRANCE SCO AGOSTINO. Sposò costui Marianna dei conti Cicogna e fu suo figlio GIUSEPPE IGNAZIO (n. Casale, 5 marzo 1770), che fu ufficiale nel reggimento Casale e sindaco di Casale (1799). Sposò (1787) Camilla Ne mours di Frassinetto coll'obbligo di assu mere il suo casato. Fu suo figlio TEODORO Sacchi Nemours (n. Casale, 5 dicembre 1809), che ebbe la carica di gentiluomo di bocca (1844), il quale dalle sue nozze (1836) con Teresa del cav. Alessandro Montiglio di Villanova ebbe GIUSEPPE IGNAZIO (n. Casale, 13 febbraio 1839), che fu riconosciuto nel titolo nobiliare con D. M. del 20 dicembre 1894. Sposò (1864) Artemisia del marchese Paolo Centurione e da queste nozze nacquero : Teresa (n. Casale, 20 luglio 1865; † Genova, 5 aprile 1923), TEODORO (n. Casale, 21 giugno 1870), Anna (n. Casale, 15 giugno 1875), che sposò il barone Romano Gianotti, e PAOLO (n. Casale, 30 dicembre 1879). Fi glio di Teodoro è IGNAZIO, ricon. nel tito lo comitale con D. M. del 27 giugno 1915. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di IGNAZIO, di Teodoro, di Giuseppe. Zii: Teresa, PAOLO, di Giuseppe. 1. b. ARMA : D'oro alla fascia scaccata di nero e d'ar gento, di tre file, sormontata da un giglio d'az zurro. DIMORA : Piacenza. I Sacchini sono originari da Pia cenza. Un BERNAR DINO fu creato no bile coi discendenti d'ambo i sessi dal Du ca di Parma con lettera patente 28 ottobre 1678. Un GIUSEPPE fu creato conte dal me desimo con patente 21 agosto 1702. Della famiglia si ricorda un GIUSEPPE ( 1757-1813), reputatissimo ottico ed eccel LETTERA S lente meccanico, le cui spoglie mortali ri posano nella chiesa di S. Francesco con apposita iscrizione. Un altro GIUSEPPE, са pitano di Stato maggiore delle truppe du cali parmensi, pubblicò nel 1853 : Le re gole di evoluzione di brigata e maggiori corpi di truppe combinate coll'artiglieria per uso delle truppe parmensi, dedicato a Carlo III di Borbone. (Tip. Reale, Roma). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona dei disc. da Bernardino (1678). g. d. * SACCO (DA) . : ARMA: Di rosso alla banda d'ar- dei conti Albertini. gento. DIMORA : Verona. Sembra che que sta famiglia di Ve rona fosse chiama ta primitivamente Guidoni e che as sumesse il nome da Sacco dal luo go della sua abita zione in città e appunto detto « Sacco » . Essa figura nel campione dell'estimo del 1409 e risulta che dallo stesso anno fece parte del nobile Consiglio. Le più antiche citazioni documentarie risalgono alla me tà del secolo XIII. Un ALBERTO fu podestà di Milano nel 1235 e da questi partono i rami che si stabilirono poi a Pavia, a Ve rona e in altri luoghi. Ebbe una ragguar devole posizione in Verona sotto gli Scali geri. PIETRO, giureconsulto nel 1335; al tro PIETRO, canonico nella Cattedrale di Verona nel 1338; altro PIETRO ancora fu ducedel torneo per le nozze di Antonic della Scala con Samaritana da Polenta; nel 1404 ebbe incarichi onorevoli dal Carrare se, fu creato cavaliere da Francesco Gon zaga, marchese di Mantova, ed ebbe la ca rica di capitano generale del popolo Vero nese e del Comune quando Verona passò sotto il dominio veneto. DANIELE da Sac co, nel 1403, coi Veronesi, si impossessò di Bellinzona, della quale città tenne per qualche tempo la signoria. Con D. P. 16 febbraio 1928 la Consulta PAGINA 29 Araldica riconobbe il titolo di conte con trasmissione primogeniale mascolina. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.) e nobile (mf ), in persona di ANTONIO, n. Verona 2 marzo 1842, di Alessandro (n. Verona 16 febbraio 1806, † Lazise 19 agosto 1882), di Marco, di Giovanni, di Alberto, e di Caterina Taffelli; spos. con Amalia Alber tini. Figli: GIOVANNI ALBERTO, n. Verona 14 settembre 1871, † Verona 1928; ALESSAN DRO, n. Verona 9 novembre 1875, spos. Iº ottobre 1902 con Margherita Messedaglia; ALBERTO, n. Verona 9 novembre 1875 (ge mello), spos. 24 maggio 1903 con Giulia Figli di Alessandro: Caterina, n. Verona 20 marzo 1904; PIETRO PAOLO, n. Lazise 16 ottobre 1907. Figli di Alberto: ORAZIO, n. Verona 19 marzo 1904; Amalia, n. Torino 16 agosto 1906; Eleonora, n. Venezia 6 sett. 1909. V. S. * SACCONI. ARMA : Troncato da una fascia di argento : nel 1º d'azzurro alla co meta d'argento ondeggiante in sbarra; nel 2º di rosso al monte di tre cime al na turale, uscente dalla punta dello scudo. Alias: Troncato . da una fascia di argento caricata di tre rose rosse; nel 1º di azzurro alla cometa d'o ro ondeggiante in palo; nel 2º di rosso al monte di tre cime all'i taliana d'oro u scente dalla pun ta. PAGINA 30 DIMORA: Roma e Fermo. Antica e nobile famiglia, che trae le sue origini dai Tarlati da Pietramala, signori di Arezzo. Da TARLATO nacque, fra gli altri, ANGE LO, da cui: TARLATO, GUIDO († 1327), ve scovo di Arezzo, che le cronache cittadine definirono il più eroico cittadino, il Padre glorioso della vecchia Repubblica di Arez zo; e che incoronò imperatore nel Duomo di Milano Lodovico il Bavaro; e PIETRO, al quale per il celebre sacco dato il 2 otto bre 1323 a Città di Castello fu dato il so prannome di Saccone, che poi fu assunto quale cognome dai suoi discendenti; mori egli nel 1356. Fu suo figlio RINIERI, detto il Tiranno, da cui ANTΟΝΙΟ (1358-1443), capostipite dei Sacconi marchigiani. Questi, alla cac ciata dei Tarlati da Arezzo, si stabili a Montalto Marche, assumendo il cognome Sacconi. Da lui ne venne PIETRO (1405-96), da cui DOMIZIO (1457-1540), da cui ANTO NIO (1505-1591), padre di DOMIZIO (1544 1631), da cui GIO. FRANCESCO (1604), da cui DOMIZIO (1652), padre di due maschi. 1 ) GIACINTO (n. 1685, † 1750), da cui NICOLA (1731), che dalla moglie Agnese Marinelli ebbe, fra gli altri, VINCENZO (1776-1861), capo dell'attuale ramo primo genito, e GIUSEPPE (1778), capo del ramo secondogenito. Quest'ultimo da Papa Pio VII venne decorato del titolo di conte pa latino con tutti i suoi discendenti con Bre ve del 1816. Da Giuseppe venne LUIGI (n. 1816), che fu padre, tra gli altri, di GIU SEPPE (n. 5 luglio 1854, † 23 settembre 1905), celebre architetto che restaurò la Basilica di Loreto, disegnò la Cappella Espiatoria di Monza, ideò e costrusse il monumento a Vittorio Emanuele II a Ro ma e fu autore di molte altre insigni ope re. Il primogenito Vincenzo fu padre di AGOSTINO (1812-1887); CARLO (n. II mag gio, 1808, † 1889), arcivescovo di Nicea nunzio pontificio a Monaco ed a Parigi e che da Pio IX venne creato cardinale di S. R. C., fu decano nel Sacro Collegio, ed ΑΝΤΟΝΙΟ (1822-1898) . 2) ANTONIO (n. 1690), che si stabilì in Ascoli Piceno e fu capostipite delle fami glie Ambrosi Natali Sacconi, Ambrosi Ro sati Sacconi, Rosati Sacconi, ecc. LETTERA S I Sacconi fino dal secolo XV furono ag gregati al patriziato di Montalto; con De creti 11 marzo 1927 e 21 gennaio 1929 sono stati riconosciuti i titoli di nobile di Mon talto (mf.), conte palatino pontificio (m.), nobile dei conti (mf.), e con tali titoli sono stati iscritti nel Libro d'Oro e nell'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana (R. D. JI giugno 1927). La famiglia è rappresentata da: Ramo primogenito. GIACINTO, n. 1846, † 18 giugno 1898, di Agostino, di Vincenzo, di Nicola, e di A delaide Ambrosi Sacconi; spos. con Rosa Pellegrini. Figlio: CARLO, n. Montalto 2 novembre 1880, ingegnere; spos. 27 aprile 1908 con Emma Biglino (resid.: Roma, via Cicero ne, 28), da cui: a) Enzo, n. 21 marzo 1909, celibe; b) GIORGIO, n. 6 gennaio 1912, celi be, guardia nobile di Sua Santità; c) Gra zia, n. 3 novembre 1930. Fratelli: 1) QUINTILIO, sacerdote della Compagnia di Gesù. 2) STANISLAO, n. 1849, † 1922; spos. con Maria Galli, da cui Giuseppina, spos. Gae tano dei conti Savi. 3) FEDERICO, n. 18 agosto 1854, tenente (generale) delle Guardie Nobili di S. San tità; spos. in prime nozze con la marchesa Caterina Odoardi; ed in seconde nozze, il 13 novembre 1883, con Leonilda Ciccolini (n. 1854), dalla quale: a) GIUSEPPE, n. 13 novembre 1883, † 1917; b) Caterina, n. lu glio 1884; c) Francesca Maria, n. 24 giu gno 1889; d) AGOSTINO, n. 24 genn. 1885, guardia nobile pontificia (resid.: Roma, Corso Vittorio Emanuele, 266) . 4) Enrichetta, n. 1856; spos. al conte Sisto de Cesaris di Alatri. 5) Anna, n. 1858; spos. al dottor Giu seppe Tumidei. Cugino (nato dal matrimonio del conte Antonio (n. 17 maggio 1822, † 1898), di Vincenzo, avvocato concistoriale, commen datore di S. Gregorio Magno, consultore di Stato per le Finanze sotto Pio IX; spos. (1861) con la nobile Caterina Scaramucci (n. 20 novembre 1835), VINCENZO, n. 7 a gosto 1863, avvocato concistoriale, com mendatore di S. Gregorio Magno; spos. 25 giugno 1893 con Margherita Traversini (n. 1868) (resid.: Roma). LETTERA S Figli di Vincenzo: 1) PAOLO, n. 7 settem bre 1892, decorato di medaglia d'argento al valor militare († 1915); 2) Maria, n. 8 dicembre 1893; spos. con Luigi Bellardini; 3) ANTONIO, n. 6 ottobre 1895; ingegnere civile ed elettrotecnico; spos. con Maria Miliani (resid.: Roma, via F. De Sanctis, n. 15), da cui PAOLO; 4) Giulia, n. 15 mar zo 1900, in Palmieri. Ramo secondogenito. PAOLO EMILIO, n. Montalto 25 ottobre 1855, di Luigi (n. 1816), di Giuseppe, di Nicola e di Teresa Massi (1832, † 1909), generale a riposo (resid.: Fermo). Fratelli: 1) GIACINTO, n. 18 giugno 1863; campagne d'Africa e 1915-18, tenente ge nerale, comandante di Divisione; 2) Anna, spos. con l'avv. Luigi Monti, pretore a Fermo; 3) GOFFREDO, maestro di musica, direttore d'orchestra; 4) Alessandra, nata Fermo 5 maggio 1869, † 10 marzo 1931; spos. con l'architetto Luigi Morosini, com mendatore della Corona d'Italia; pubblicò: Giuseppe Sacconi, la vita e l'opera (Roma, Biblioteca d'Arte Edit., 1929) (resid.: Ro ma, viale Carlo Felice, 30). * SACERDOTI. AA p. c. b. o. ARMA: Troncato : nel 1º d'azzurro a due torri d'ar gento sormonta te da una stella d'oro; nel 2º di oro alla quercia al naturale acco stata da due ma ni di carnagione, destra e sinistra, appalmate in at PAGINA 31 mente ricordata in varie occasioni e spe cialmente nel 1700 un EMANUELE, sopran nominato « l'Ardito Mercadante », ebbe cariche ed onori dalla Repubblica per aver spinte le navi della Serenissima e portato il suo commercio nelle più remote contra de. La fama delle sue ardite imprese, spar sasi ovunque in Italia, fece nascere in Er cole III, duca di Modena, il desiderio di avere accanto a sè l'Emanuele Sacerdoti, ed infatti, offrendogli la carica di banchie re di Corte, con molteplici e speciali privi legi, ottenne che egli trasferisse la sua di mora a Modena. Il ramo principale della famiglia passò così, sulla fine del 1700, nel Modenese, ove venne in possesso del Cur rubium (vasti terreni nelle valli Modene si, ove i Romani avevano istituito un Fo rum Curruum lungo le vie consolari), da cui derivò ad essa il predicato « di Carro bio ». La carica di banchieri della Corte Duca le di Modena fu successivamente tenuta da vari membri della famiglia Sacerdoti di Carrobio fino al 1821, epoca in cui il capo di essa vi rinunciò per ritirarsi a vita pri vata. I Sacerdoti dettero soldati e cospiratori alla causa dell'Indipendenza e furono coin volti nei moti del 1821. S. M. Vittorio Emanuele III, re d'Ita lia, con R. D. 4 aprile 1895 e RR. LL. PP. 1º marzo 1896, concesse a VITTORIO Sacer doti il titolo di conte con successione pri mogeniale mascolina col predicato «di Carrobio ». La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Carrobio (mpr.), in persona di VITTORIO, Ambasciatore di S. M. il Re d'Italia, gran cordone della Corona d'Italia, gran cordone del Danne brog, gran cordone di Nassau Orange, to di benedire alla levitica. DIMORA: Roma, Massa Finalese e Castello grande uff. dei SS. Maurizio e Lazzaro, di Carrobio. Famiglia che era nota in Venezia tra le commercianti sin dal 1600 e protetta dal Governo Veneto per i commerci che esercitava con l'Oriente. Nelle cronache di quell'epoca si racconta che un FILIPPO Sa cerdoti, naturalista, medico e filosofo, si rese celebre per alcuni suoi studi sul vele no della vipera. La famiglia è successiva comm. con Placca dell'Ordine di Isabella la Cattolica, comm. con Placca del Medji diè, comm. dell'Ordine Imperiale del Leo ne e Sole di Persia, cav. della Legion d'O nore, medaglia de Los Sitios de Saragoza, ecc. , ecc.; n. Venezia 19 ottobre 1867, fi glio di Isarco (n. 23 settembre 1819, † 6 maggio 1900) e di Elisa Jacur (n. 8 aprile 1828, † 10 marzo 1909); spos. 4 ottobre PAGINA 32 1896 con Elena nob. Von Gutmann. Figli: 1) MARIO UMBERTO ALFREDO, te nente di cavalleria, decorato della Croce di Guerra Francese, n. Vienna 15 ottobre 1897, sp. 15 giugno 1918 con Gabriella dei conti di Robilant (divorziato con sentenza del Tribunale di Fiume, febbraio 1924), da cui MARCO VITTORIO MARIO, n. Parigi 23 gennaio 1919. 2) Lucia Elisa Sofia, n. al Castello di Carrobio 19 gennaio 1904, spos. il 3 giu gno 1931 al N. U. Piero De Vito Piscicelli dei conti di Collesano, tenente di cavalle ria, da cui : MAURIZIO VITTORIO GIOACHI No, n. a Bolzano il to agosto 1932. 3) RENZO CARLO ALBERTO, n. Roma 19 marzo 1905, dottore in scienze sociali, se gretario della R. Ambasciata in Mosca. V. S. SACRIPAΝΤΕ. ARMA: Troncato : nel 1º d'azzurro a due cipressi al naturale, nodri ti nella linea di troncatura, sor montati da due stelle di sei rag gi frammezzate da una cometa, il tutto d'oro; nel 2º fasciato di ros so e d'azzurro di 4 pezzi con 2 gigli d'oro ordinati in palo sulle fasce az zurre. DIMORA : Roma e Narni. Antica famiglia di Narni, ascritta a quel patriziato da epoca remota. Aggregata alla nobiltà romana in considerazione dei meri ti del card. GIUSEPPE, che era stato insi gnito della Porpora nel 1692 da Innocen zo XII. Ha dato alla Chiesa anche un altro cardinale nella persona di CARLO MARIA, creato nel 1739 da Clemente XII. Questa famiglia ha vestito nel 1702 l'a bito dei Cavalieri di Santo Stefano di To scana con COSIMO. Ha dato parecchi con la Benedettina. Venne poi ascritta tra le famiglie patrizie romane nella celebre Bol la Benedettina. Venne poi ascritta tra le coscritte, in persona di NICCOLÒ, a segui LETTERAS to della estinzione della famiglia Bolo gnetti, con senatu consulto del 20 gennaio 1843 . La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di Narni (mf), no bile di Foligno (mf.), patrizio romano (mf.), coscritto (mpr.), marchese (mpr.), in persona di GIOVANNI, di Filippo, di Ni cola. Figli: AGAR, Amina e FILIPPO. Fratello: VITTORIO. Figli di Vittorio: Giuseppina, AMLETO е Teresa. SACRIPANTE VITUTII. ARMA: Partito : nel 1º troncato : a) di azzurro a due cipressi al naturale, nodriti nella linea di troncatura, sor montati da due stelle di 6 raggi, e. p. u. frammezzate da una cometa, il tutto di oro; b) fasciato di rosso e d'azzurro di quattro pezzi, con due gigli d'oro, ordinati in palo, sulle fasce azzurre (Sacripante); nel 2º d'oro alla fascia d'azzurro ondata, sormontata da un giglio di rosso shoccia to (Vitutii) . DIMORA : Roma e Narni. Questo ramo si è staccato dal ceppo ori ginario recentemente e cioè con FILIPPO, figlio secondogenito di Giuseppe, che, a vendo avuto prole, ha costituito ramo a sè. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio romano (mf.), nobile dei marchesi (mf.), in persona di GUSTAVO, di Filippo, di Giuseppe. Figlia: Bianca. Fratelli: TORQUATO ed Erminia in Bo nizi. Figli di Torquato: Amelia, Maria Anto nietta in Vitelli, Evelina in Costa, GIU SEPPE, cameriere segreto di spada e cappa di S. S., commendatore del Santo Sepol cro, e Maria in Patti. е. р. и. LETTERA S SACRIPANTE VITUTII, ARMA: Partito : nel 1º troncato : a) di azzurro a due cipressi al naturale, nodriti nella linea di troncatura, sor montati da due stelle di 6 raggi, frammezzate da una cometa, il tutto di oro; b) fasciato di rosso e d'azzurro di quattro pezzi, con due gigli d'oro, ordinati in palo, sulle fasce azzurre (Sacripante); nel 2º d'oro alla fascia d'azzurro ondata, sormontata da un giglio di rosso sboccia to (Vitutii). DIMORA: Roma e Narni. Ramo della precedente, che ha aggiunto per eredità il cognome Vitutii, famiglia che fin dal XV secolo figura ascritta fra le nobili narnesi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio romano (mf.), co scritto (mpr.) e marchese (mpr.), in perso na di GIUSEPPE (†), di Carlo, di Giuseppe. Figli: Angelica in Lombardi, Luisa in Ventura, BENEDETTO, GIROLAMO, Maria in Franchi de' Cavalieri e CARLO. SAFFI. e. p. u. ARMA: Troncato : nel 1º d'oro al l'aquila coronata di nero; nel 2º d'azzurro al monte di tre ci me uscente dalla punta, sormon tato da una co meta, ondeg giante in palo, il tutto d'oro. DIMORA: Roma e Forlì. Èuna delle più antiche famiglie forli vesi. SAFFO e UGHETTO Saffi sono menzio nati fino dal 1170 nell'atto di donazione fatto dal vescovo Alessandro di Forlì al PAGINA 33 l'Abbazia di S. Mercuriale. Nel 1306 ZAF FOLINO ebbe in custodia il castello di Ron ta, nel Cesenate, e fu celebre e fortissimo capitano; ANDREA (1439) professore al l'Università di Pisa godè fama di eminente maestro; MARCO ANTONIO fu filosofo ri nomato e GIUSEPPE, medico eccellentis simo. Nel secolo XVIII fiorivano in For lì cinque rami di questa illustre famiglia ed ai giorni nostri uno solo ne è rimasto, e discende, in linea retta, da FRANCESCO (1390), padre di SAFFO, che a sua volta eb be TOMASO, da cui nacque ORAZIO, che fu padre di altro TOMASo, che generò ORAZIO il quale da Vittoria Saffi ebbe ANDREA, dottore di leggi. Questi sposò Ginevra Sa laghi che lo rese padre di vari figli fra i quali MARCANTONIO e FRANCESCO che furo no canonici lateranensi, ORAZIO, capostipi te di un ramo estintosi nel 1796, e TOMASO FELICE che da Maria di Stefano Piazza eb be PIETRO, marito di Margherita Rossi e padre di Tomaso, creato conte palatino da S.S. Clemente XIV con breve 27 giugno 1771. Questi sposò la contessa Livia Erco lani ed in seconde nozze Anna De Marsi Borelli; morì lasciando vari figli fra i quali ANTONIO PLACIDO, cav. Mauriziano, morto nel 1871, professore di belle lettere, diede alle stampe molte opere e fra le princi pali merita ricordo la traduzione delle ora zioni scelte di Cicerone; e GIROLAMO, che da Maria Romagnoli ebbe quattro figli fra i quali il conte AURELIO, nato il 13 ot tobre 1819. Egli fu discepolo ed amico di Giuseppe Mazzini e grande patriota nel periodo procelloso del risorgimento italia no. Fu triumviro della Repubblica Roma na e, restaurato il governo, con Mazzini, Montecchi ed altri si rifugiò esule in In ghilterra, ove sposò Giorgina Graufurd di nobile famiglia scozzese. Ritornato in Italia, nel 1860, dimorò a Napoli, a Geno va, in Romagna e poscia a Bologna, ove fu nominato professore in quella Università, che, fra l'altro, lo volle proprio rappresen tante alla celebrazione del centenario del l'Università di Oxford, dove egli aveva tenuto lezioni durante l'esilio. Poco tempo prima della sua fine, lasciò Bologna per ri tirarsi a riposare nella sua vecchia villa di S. Varano presso Forlì, ove chiuse la no bilissima esistenza il 10 aprile 1890. Onde Araldica. 3 PAGINA 34 vivo resti nei posteri il ricordo dei grandi servigi resi alla patria, quasi tutti i comu ni d'Italia hanno voluto dare il suo nome ad una via o piazza. Forlì gli ha eretto un monumento nella piazza maggiore. Lascið quattro figli, tra i quali GIOVANNI EMILIO (1861-1931) е RINALDO (1868-1929), саро stipiti dei due rami di cui oggi si compone la famiglia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte palatino (m.), pa trizio di Forlì (m.), in persona di: AURE LIO ENRICO, di Giovanni Emilio e di Ma ria Gosme, nato a Bologna il 27 novembre 1890, sposato con Tatiana Boesch da cui : Giovanna, n. 9 giugno 1919 e ANTONIO, n. 1° giugno 1925. Sorella: Giorgina, n. 4 novembre 1893, ved. dell'avv. Luigi Parodi. Altro ramo. GIORGIO AURELIO, di Rinaldo e di Ma ria Fortis, nato il 20 settembre 1893, spo sato con Maria Maddalena dei conti For cioli da cui: Paola, n. 20 novembre 1929. Sorella: Elide, nata il 3 agosto 1896, sp. con André Boesch. c. f. p. SAGARRIGA e * SAGARRIGA VI SCONTI. ARMA: D' oro al leone coronato del campo ed ar compagnato in punta da due ra mi di palma de cussati, il tutto al naturale. DIMORA : Giovinaz zo e Bari. Di origine spa gnuola e propria priamente dalla Catalogna dove ebbe il possesso del castello di Potons col titolo di conte, si diramò nel Napoletano, seguendo le armi del gran capitano Consalvo di Cor dova. Da Barletta, che fu la prima sua dimo ra, passò, nel 1520, in Giovinazzo con GA BRIELE Sagarriga, che venne aggregato a quella nobiltà. Questi, già vedovo di Al donsa o Aloisa d'Ala, nobile di Messina, LETTERAS dalla quale aveva avuto, fra gli altri figli, LUIGI, pure stabilito in Giovinazzo, spo sò, in seconde nozze, Giacoma Orsino dei conti di Pacentro. Da detto Luigi († 1603) e dalla sua consorte Ottavia Vallone nac que FRANCESCO, che sposatosi a Giulia Chiurlia, nobile, pure di Giovinazzo, fu pa dre di GIAN LUIGI, che fu padre di LUIGI, scrittore delle memorie storiche delle nobili famiglie di Giovinazzo, e di CESARE e di PROSPERO, che divisero la famiglia nei due rami tuttora esistenti. Da Cesare nacque un altro GIAN LUIGI che, sposatosi a Isabella Visconti barones sa di Loseto, si trasferì in Loseto, e fu pa dre di vari figliuoli, fra i quali DOMENICO, che aggiunse al proprio il cognome mater no Visconti e sposò Chiara Lamberti, no bile di Bari. Questi successe alla madre nel feudo di Loseto, che fu poi venduto, nel 1762, a Cesare de Ruggiero. Aggregata nel 1724 al patriziato di Ba ri, fu ricevuta in Priorato nel S. M. O. di Malta in persona del cav. PIER LUIGI, e nel 1791 come uno dei quarti del cav. Ga briele Tanzi di Bari, e nell'Ordine Costan tiniano nel 1789. È ascritta al Registro delle Piazza Chiu se nei rami di Giovinazzo e di Bari, dei quali il primo ritiene il solo originario co gnome e l'altro aggiunge il cognome Vi sconti. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio di Bari (m ), no bile di Giovinazzo (mf), in persona di: Ramo di Bari. NICOLA (Sagarriga Visconti), n. 10 gen naio 1875, di Gian Luigi, (n. Bari 13 gen naio 1839, † 1894; spos. 27 gennaio 1866 con Rosa Giandomenico); spos. Bari 24 giugno 1897 con Felicia d'Alfonso de Ber nardis. Figli: Gina, n. 23 aprile 1899; GIAN LUI GI, n. Bari 6 giugno 1900, spos. 6 ottobre 1926 con Camilla d'Elia de Gemmis; Pro, ing. , n. Bari 16 dicembre 1903, † 17 luglio 1929; Rosetta, n. Bari 6 novembre 1908. Figli di Gian Luigi: NICOLA, n. Bari 1° luglio 1927; Pia Maria, n. Bari 21 ottobre 1929. È inoltre rappresentata dai : Fratelli: DOMENICO, n. 27 novembre LETTERA S 1866; Maria, n. 15 aprile 1867; Lucia, n. 6 maggio 1869, spos. 25 febbraio 1887 a Sa verio Chiarappa. Zii: CAMILLO, n. 6 ottobre 1840; FRAN CESCO, n. 8 luglio 1842, spos. 6 gennaio 1867 con la nobile Anna Casamassini dei Patrizi di Bari; Anna Maria, n. 9 ottobre 1844, spos. 19 settembre 1867 con Enrico Petruzzelli †, ved. 7 maggio 1909; Eleono ra, n. 9 ottobre 1846 (Firenze) . Figli di Francesco: Maria Ida, monaca Teresiana in Bari; DOMENICO, n. 21 mag gio 1872, spos. 18 ottobre 1902 con Eleono ra Serughi di Forlì, da cui: Anna Maria, n. 20 giugno 1904; Eleonora, monaca Te resiana in Bari; Olga; ERCOLE, n. nov. 1881 , sacerdote; CAMILLO, n. nov. 1887. Èinoltre iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio di Bari (m.), nobile di Giovinazzo (mf.), in persona dei disc. da Gabriele, di Gian Luigi, ascritto al Regi stro delle Piazze Chiuse. Ramo di Giovinazzo. GABRIELLO (Sagarriga), n. 18 ottobre 1855, di Gian Luigi (n. 8 aprile 1822, † 1891) e Maria Pomarici Santomaso. Fratelli: ANTONIO, n. 5 luglio 1857; Ma ria Francesca, n. 7 giugno 1869; Carmela, n. II giugno 1872. * SAGRAMOSO. bicipite dell'impero. f. f. p. di s. ARMA: Inquarta to: nel rº e 4º d'oro all'aquila di nero, coronata del campo, cari cata in cuore da un sole pure di oro; nel 2º e 3º controinquartato di rosso e d'ar gento. CIMIERO: L'aquila DIMORA: Verona e Milano. Pur lasciando alla leggenda l'origine franca di questa famiglia, che si vuol far risalire all'epoca di re Pipino, è indubbio che questa stirpe è una delle più antiche e fra le più nobili e potenti di Verona, ove sin dal 942 si ha memoria di un PALAMEDE PAGINA 35 Sacramosius, citato negli annali di quel tempo fra i cavalieri che tennero giostra nell'Anfiteatro della città. Il pristino co gnome, secondo gli antichi diplomi e per concordi tradizioni serbate in famiglia, sa rebbe stato de' Galtela, de' Castel Duzzo, de' Castro de Lugo e postea de' Cattanei de Pacengo, per giurisdizione che avevano su quella terra con cospicua dignità Catta nea, cioè di porgere la coppa da bere al l'imperatore. Sin dagli antichi tempi prese parte alle vicende politiche, contrasse al leanze di sangue con illustri casate, occu pò le alte cariche della magistratura e nel 1277 molto si adoperò per elevare gli Scali geri alla signoria di Verona. Nel 1237 il ca valiere Pietro Sagramoso combattè con Ez zelino da Romano ai servigi dell'imperato re Federico II, molto distinguendosi al l'assedio di Padova ed alla battaglia di Cortenuova. Lo stesso figura in quell'anno medesimo tra i gentiluomini di arme posti al seguito di Isabella d'Inghilterra, moglie di Federico II, pel solenne ingresso di co stei in Verona. Nel 1304 OGNIBENE Sagra moso, dell'Ordine d'armi, fece parte della ambasceria inviata alla veneta Repubblica da Alboino della Scala; GUGLIELMO parte cipò alla presa di Treviso con le truppe di Cangrande della Scala e condusse in sposa la di lui pronipote Margherita, figlia di Bartolomeo. Nel 1365 GERARDO, prode cavaliere, mal tollerando la tirannia di Consignorio Della Scala, fu fatto da questi decapitare. Il 12 luglio 1405 un DONATO fu uno dei venti Ambasciatori che consegna rono al doge Michele Steno in Venezia le chiavi della città di Verona, che si era as soggettata al dominio della Serenissima dopo la caduta degli Scaligeri. Nel 1409 i Sagramoso figurano iscritti nel campione dell'estimo e nel 1447 al Consiglio nobile della città, al quale appar tennero sino agli ultimi tempi, dando giu dici di Collegio : DONATO nel 1534; CARLO nel 1572; CARLO, di Lionello, nel 1648; GIULIO nel 1572; tredici vicari della Casa dei Mercanti, tra i quali : CRISTOForo nel 1496, DONATO (1541), GIOVANNI (1592), MI CHELE (1625), FEDERICO (1629), SAGRAMO SO (1639), MICHELE (1679), ORAZIO, re stauratore degli antichi archivi (1710); un podestà di Peschiera con TOMMASO nel PAGINA 36 1459; un provveditore del Comune con GIOVANNI nel 1768 e 1781; tre capitani del Lago : GEROLAMO nel 1636-39; MICHELE nel 1693-96; LIONELLO nel 1775-78. E poi ancora uscirono da questa stirpe cavalieri del S. M. O. di Malta: LODOVICO nel 1604; FRANCESCO nel 1673; MICHELE nel 1740; GIOVANNI nel 1746; bali e cavalieri di Giu stizia : MICHELE nel 1690 e GIOVANNI nel 1750; e letterati, filosofi, scienziati, poeti e dame della Croce Stellata. E giova ricor dare quella Cassandra, del ramo dei Sagra moso della Pigna (n. 1590), poetessa eru ditissima e rinomata. I Sagramoso godettero giurisdizione su Salizzole e Zevio. L'imperatore Alberto II, con Diploma 18 settembre del 1438, con cesse a DONATO il titolo di conte palati no, trasmissibile a tutti i maschi in infi nito, titolo confermato al medesimo da Fe derico III, re dei Romani, con Diploma 9 agosto 1442, e il predetto imperatore il 21 marzo 1452 concesse ai fratelli TOMMASO, OGNIBENE, LIONELLO e LAPO DONATO, figli del predetto Donato, la facoltà di inquar tare, con l'arma antica della casa, l'aquila nera in campo d'oro e caricata nel petto da un'ombra di sole d'oro. Dai predetti Tommaso e Ognibene ebbe ro origine i due rami tuttora fiorenti della famiglia, rami che presero il nome dalle parrocchie ove erano poste le loro case. I discendenti da Tommaso si chiamarono di San Fermo e quelli da Ognibene di S. Pao lo di Campomarzo. Un ramo ultragenito, discendente da Tommaso, si chiamò della Pigna e si estinse nella seconda metà del secolo XVIII con Constanzo, padre di Lau ra in Balladoro. Il duca di Mantova Carlo II, con Diplo ma 16 marzo 1648, concesse a MARCANTO NIO di S. Fermo e S. Andrea e ai suoi di scendenti la cittadinanza di Mantova ed il 7 settembre 1649 investiva SAGRAMOSO, padre del nominato Marcantonio, e suoi discendenti maschi, del marchesato di Ser ralunga nel Monferrato con mero e anisto imperio e per ordine di primogenitura. Il marchese ORAZIO fu gentiluomo di Camera di Vittorio Amedeo di Savoia nel 1717; MICHELE, di Marcantonio, fu amba sciatore del duca di Mantova alle Corti di Vienna e di Parigi, fu cavaliere del Re LETTERAS dentore e fu già ricordato bali dell'Ordine di Malta; il conte GIOVANNI, figlio del ci tato Orazio, e pure esso ricordato bali del l'Ordine di Malta, fu inviato dal Gran Maestro quale ambasciatore alla Corte di Russia e di là inviato, da Caterina II, nel 1775, suo legato a Stanislao, re di Polonia, che il 20 maggio 1776 gli conferì il titolo di nobile polacco, titolo poi conferito an che al fratello GIUSEPPE. Il Magistrato Veneto sopra i feudi, con determinazione 27 aprile 1695, riconobbe e ai fratelli GIOVANNI MARIA, LIONELLO FRANCESCO i diplomi Cesarei e a MICHELE il titolo marchionale, titolo confermato poi anche al ramo di S. Fermo e S. Andrea il 22 novembre 1768 da Carlo Emanuele di Savoia. L'imperatore d'Austria, con So vrana Risoluzione 22 settembre 1820, con fermò ai due rami il titolo di nobile del S. R. I. e di conte palatino, riconfermati ancora il 7 agosto 1826 al ramo di S. Pao lo di Campomarzo e il 13 giugno 1829 a quello di S. Fermo e S. Andrea. Con DD. MM. 23 agosto 1887 e 16 giu gno 1903 furono riconosciuti i titoli di con te palatino (m.), e di nobile di Verona (mf.), e lo stemma sopra descritto. Il conte GIOVANNI BATTISTA, di Giulio, prese parte alle guerre dell'indipendenza e cadde eroicamente il 19 luglio 1866 a Bor goforte riportando la croce di cavaliere del l'Ordine Militare di Savoia e al suo nome venne dedicata la caserma di artiglieria di Cremona. Il conte UGO, di Antonio (1857 1913), fu maggior generale nel R. Esercito. Nella grande guerra 1915-18, PIER LUI GI, di Pietro, generale di Corpo d'Armata, dopo essersi molto distinto come coman dante di Brigata e di Divisione, ivi ripor tando la croce di cavaliere dell'Ordine Mi litare di Savoia e la medaglia d'argento al valore militare, si segnalò nelle operazioni offensive della Bainsizza quale comandan te del XIV Corpo e durante la ritirata di Caporetto, al comando delle truppe di co pertura, protesse il ripiegamento della in vitta Terza Armata meritando l'alto elogio del Duca d'Aosta e la promozione a cava liere ufficiale dell'Ordine Militare di Sa voia; e PIETRO, di Giulio, sottotenente po co più che ventenne, cadde da valoroso durante la battaglia del S. Michele (6-10 LETTERA S agosto 1916), e fu di motu proprio sovrano decorato di medaglia d'argento al valore militare alla memoria. Il conte ANTONIO, di Ugo, tenente, due volte ferito, venne promosso sul campo (Fossalta di Piave, giugno 1918). Ramo di S. Fermo e S. Andrea Iscritto nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana e nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Ital. coi titoli di conte palatino (m.), nobi le (di Verona) (mf.), (Ricon. 14 inarzo 1887), in persona di MICHELANGELO, n. a Verona 23 novembre 1886, di Carlo (n. a Verona 1º agosto 1854, † Milano 19 mag glo 1917, spos. 24 aprile 1884 con Maria nob. Zineroni Casati), di Giovanni (n. 1809, † 1892), di Michele. Fratelli: Anna Maria, n. Verona 1º ago sto 1885; ALESSANDRO, n. Milano 26 mag gio 1888, spos. 7 giugno 1917 con la nob. Beatrice dei marchesi Brivio. Figli di Alessandro: Maria Giuseppina, n. Milano 25 novembre 1921; GIANCARLO, n. ivi 2 agosto 1923; CESARE, n. ivi 9 giu gno 1925; ORAZIO, n. ivi 1 settembre 1927; FRANCESCO, n. ivi 4 ottobre 1929. Altro ramo. ANTONIO, avvocato, tenente nel R. Eser cito, n. 4 dicembre 1897, di Ugo (n. 26 agosto 1857, † 2 agosto 1913, spos. 30 a prile 1894 con la nob. donna Gina Cesco ni), di Antonio (1811-1855), di Michele; spos. 9 novembre 1922 con la nob. Chiara dei conti Perez Pompei. Figli: Luisa, n. 19 agosto 1923; Giovan na, n. 13 aprile 1925; UGO ANTONIO, n. Verona 14 luglio 1926; Ludovico Maria, n. 14 novembre 1931. Fratelli: Drusilla, n. 17 giugno 1899; GIUSEPPE, n. 17 febbraio 1902. Zii: GIOVANNI (detto GINO), n. 15 ago sto 1865; TITO, n. 6 febbraio 1860, † 15 febbraio 1903, spos. con Anna De Fanti di Sant'Oberto. Figli di Tito: LIONELLO, n. 10 maggio 1893, avvocato, cav. della Corona d'Italia, maggiore R. E.; spos. 5 febb. 1921 Diana Gemma Falceri; ALBERTO, n. 6 febb. 1897. Figli di Leonello: TITO, n. 21 settembre 1922; ALESSANDRO, 11. 22 ottobre 1927. Altro ramo. GUGLIELMO, n. 7 gennaio 1859, di Lui gi (n. 7 novembre 1813, † 21 novembre PAGINA 37 18... , spos. con la nob. Angela De Lisca), di Michele; avvocato, cav. della Corona d'Italia, spos. 6 gennaio 1899 con Lavinia dei marchesi De Lisca. Figli: LUIGI, n. 31 gennaio 1902, spos. 30 marzo 1829 con Lucia Bernasconi; An gelina, n. 27 febbraio 1903; Noemi, n. 6 aprile 1906). Figlie di Luigi: Lavinia e Maria (gemel le) , n. 2 dicembre 1931. V. S. * SAGRAMOSO (RAMO DI S. PAOLO E CAMPOMARZO). ARMA: Inquarta to: nel 1º e 4º d'oro all' aquila di nero, corona ta del campo, caricata in cuo re da un sole pure d'oro; nel 2º e 3º controin quartato di ros so e d'argento. DIMORA : Verona. Ramo della precedente famiglia iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'E lenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte pa latino (m.), nobile (di Verona) (mf.), De creto di Ricon. C. G. 15 luglio 1929, in persona di ALESSANDRO, n. a Verona il 30 gennaio 1893, di Giulio Cesare (n. II no vembre 1857, † 14 gennaio 1895, spos. 3 aprile 1891 con Evelina Benaglia), di Ales sandro Carlo (n. 4 novembre 1819, † 22 luglio 1874), di Giulio Cesare (1783-1855); spos. Negrar (Verona) 5 settembre 1923 con Letizia Rosanna Zamboni. Figli: GIULIO Cesare, n. Verona 30 a gosto 1926; Alessandra Grazia Ginevra, n. Verona 3 aprile 1928; GIORGIO GIOVANNI, n. Verona 29 maggio 1929. Zie: Orsola, n. 12 febbraio 1863; Grego rina, n. 12 luglio 1866. Altro ramo. GIULIO, n. Brunn am Gerbige (Austria) 5 agosto 1855, di Pietro (n. Verona 7 gen naio 1821, † Milano 7 gennaio 1913, spos. 8 maggio 1854 con la nob. donna Erminia Breyer von Breynau), di Giulio Cesare (1783-1855); spos. 10 novembre 1888 con Augustine Hollanders. PAGINA 38 Figli: Erminia, n. Milano 20 settembre 1889, spos. 15 novembre 1919 a Gustavo Oneto; Sofia, n. Milano 11 agosto 1891, spos. 15 luglio 1919 a Secondo Barberis; PIETRO, n. Milano 1º giugno 1893, scttote nente di fanteria, † in guerra 10 agosto 1916; Angelica, n. Genova 12 agosto 1890, spos. 15 novembre 1921 a Carlo Rossati. Fratelli: Carolina, n. Venezia 31 ottobre 1856; PIER LUIGI, n. Verona 28 ottobre 1861 , † Roma 13 aprile 1925, generale di Corpo d'Armata, spos. 6 ottobre 1895 con la contessa Ada Vittoria Zorzi; ALFONSO, n. Verona 6 febbraio 1867, † New York 12 ottobre 1929, ten. col. di fanteria, spos. 8 maggio 1898 con Italia Folin; GUIDO, n. Negrar (Verona) 3 settembre 1875, gr. uff. della Corona d'Italia, cav. dei SS. Mauri zio e Lazzaro, spos. 30 gennaio 1918 con Carolina dei conti Greppi. Figli di Pier Luigi: Anna Maria, n. 29 luglio 1897, spos. al dott. Piero Vannoni; LIONELLO, n. 7 marzo 1900, ten. di vascel 10; OTTORINO VITTORIO, n. 22 giugno 1904. Figli di Alfonso: ROSARIO, n. 30 ottobre 1899; FERNANDO, n. 7 febbraio 1904. Figli di Guido: ERNESTO VITTORIO, n. Milano 6 novembre 1918; CARLO EMANUE LE, n. Milano 7 aprile 1920; PIER FRANCE sco, n. Milano 20 ottobre 1921; ALVISE, n. Milano 2 ottobre 1924; GIULIO CESARE, n. Milano 20 luglio 1926; GIOVANNI MARIA, n. Milano 18 marzo 1931. * SAIBAΝΤΕ. ARMA: 4 V. S. Partito : nel 1º di rosso al braccio destro armato, moven te dalla parti zione, piegato e tenente con la mano di carna gione una spa da in banda, il tutto al natura le; nel 2º sbar rato d'argento e di nero; il tutto col ca po d'oro carico di un'aquila di nero, lin guata di rosso, rostrata e coronata del campo. LETTERAS CIMIERO : Un pennacchio di dieci penne di struzzo, cinque a destra rosse, e cinque a sinistra alternate bianche e nere, col capo e collo dell'aquila del campo mo vente dal pennacchio. Мотто : Praeclarum studiis belli gestique parentum. DIMORA : Verona, Venezia e Genova. Famiglia di origine trentina trasferitasi a Verona sul principio del secolo XV. Già nel 1433 figurava nel campione dell'estimo in persona di NICOLÒ che è detto nativo di Egna ed annotato cittadino dal novembre del 1436. Già dal 1458 appartenne al no bile Consiglio della città. Questa famiglia godette in Verona preminente posizione. Dette illustri soggetti che si distinsero nel le armi, nelle lettere e nelle magistrature. MARC'ANTONIO, servì come capitano Mas similiano I e Carlo V. Quest'ultimo con suo diploma 25 giugno 1521 10 cred cava liere aurato e gli concesse la nobiltà del S. R. I. GIULIO, con diploma 20 aprile 1758 da Augusto III re di Polonia ebbe il titolo di marchese col predicato di S. Umberto di Prussia, titolo confermato dal Senato il 30 aprile 1759. La nobiltà generica fu confer mata con S. R. del 20 ottobre 1822 e il ti tolo marchionale il 13 aprile 1829. La famiglia ebbe poi detti titoli ricono sciuti con Decreti Ministeriali del 1881 e 1885 nonchè con Decreti Ministeriali 14 ottobre 1918 e 14 gennaio 1925. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile del S. R. I. (mf.) , marchese (mf.), in persona di EGIDIO, n. Udine agosto 1873, di Ignazio (n. 15 no vembre 1820, † 9 febbraio 1910), di Loren zo Giovanni, di Ignazio, di Giulio, di Gio vanni, e di Maria Anconetti; colonnello R. Esercito, decorato di 2 medaglie argento e una di bronzo al valor militare, campagna 1915-18; spos. Genova 21 agosto 1900 con Silvia Parodi. Figli: Maria Armida, n. Genova 8 feb braio 1902; AROLDO IGNAZIO, n. ivi 18 ago sto 1906. Sorella: Elisabetta, n. Padova 26 luglio 1856, spos. 31 ottobre 1893 al nob. dott. Antonio De Simon. Cugini (figli di Giulio, n. Venezia 8 mag gio 1824, † 1894, di Marcantonio (1784, † LETTERA S 1858), di Ignazio) : CESARE, n. Padova 9 ottobre 1855, già prefetto del Regno, spos. a Padova 16 giugno 1907 con Margherita Sacchetto; Elvira, n. Padova 22 settembre 1859, spos. con Alfredo Armellini; TUL LIO; Ida in Costantino Castori. Cugini (figli di Giacomo (n. 1836, † 1896), di Marcantonio, di Ignazio) : UGO, n. a Padova 12 agosto 1875, spos. 8 otto bre 1901 con Emilia Bianchini; Adele, n. Padova 24 agosto 1870. Figlio di Ugo: MARIO, n. Padova 25 no vembre 1902. Cugini (figli di Lorenzo Niccolò, di Lo renzo Giovanni, di Ignazio): LORENZO GIORGIO († 1921); GIORGIO, Elisabetta in Graziani, GIULIANO. Maria Apollonia, di Francesco Giovan ni, di Enrico, ved. del marchese Beniami no Pandolfi Guttadauro . o. c. SAINT AMOUR DI CHANAZ vedi MUF FAT DE SAINT AMOUR. * SAINT (DE) MIHIEL. ARMA : D'oro alla fascia accompa gnata da tre cin ghiali, e da un crescente in ca po, il tutto di nero. CimIero : Un de strocherio vestito di rosso, armato d'argento e im pugnante con la mano di carnagione un'ascia d'argento, manicata d'oro, posta in sbarra. DIMORA : Roma. Questa famiglia è originaria da Lunevil le nel ducato di Lorena. CLAUDIO De Saint Mihiel, con diploma 24 aprile 1760 dell'im peratore Francesco I, ebbe la nobiltà del S. R. I. (mf.), e ciò in ricompensa dei ser vizi prestati a Leopoldo, duca di Lorena, in qualità di consigliere segreto di stato degli ordini ducali e delle finanze. CLAUDIO LUIGI (n. in Autrey, 24 marzo 1723), fi glio di detto Claudio, si trasferì a Roma sotto il pontificato di Pio VI; fu capitano PAGINA 39 dei cavalleggeri e guardie nobili e seguì il papa nella prigionia di Valenza, lasciando a Roma il figlio FILIPPO, dal quale nacque AUGUSTO e da questi STANISLAO. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titolo di nobile del S. R. I. (mf.) ( Decreto ministeriale di riconoscimento 18 marzo 1895), in persona di STANISLAO, di Augusto. Sorella: Anna. c. a. b. f. SAINT PIERRE vedi PIERRE (SAINT) . * SALA (DELLA) SPADA. ARMA : D'azzurro, a due bande di rosso, cucite, ac compagnate da cinque stelle (8) d'oro ordinate 1, 3, 1; col capo d'oro, carico di un'aquila di ne ro. (Arma am pliata da Carlo V, imperatore). Alias (Arma anti ca): D'azzurro, alla fascia d'oro sormontata da una stella ( 8 ) dello stesso. Alias: Partito : nel 1º d' azzurro tre spade d'ar a gento, una ас canto all'altra, quella di mezzò sormontata da una stella di 8 raggi d'oro, con la fascia indivi sa dello stesso attraversante (Spada); nel 2 d'azzurro a due bande di rosso alternate a 5 stelle di otte rag gi d'oro, ordina te 1, 3, 1; col بانم PAGINA 40 capo d'oro carico di un'aquila di (Della Sala). CIMIERO: La figura della giustizia. Мотто: Profana propello. CIMIERO : L'aquila di nero, nascente. DIMORA : Moncalvo, Casale, Milano. Antica famiglia monferrina; ebbe parte di giurisdizione anche su Rocchetta Pala fea e su Terruggia, con beni feudali in molti luoghi. Diramò largamente e forse prese il primo nome dal luogo di Sala. Le prime memorie sono del secolo XIV e pare che capostipite della schiatta fosse un RAI MONDETTO Bava della Sala, investito di beni feudali a Quazzolo il 10 gennaio 1353. Fu padre di GUGLIELMO, detto Bogero, cancelliere del marchese di Monferrato, ac quisitore, da Bonifacio di Rinco, di punti di Castelletto Merli, dei quali fu investito il 16 luglio 1367. Due anni dopo, il 20 maggio 1369, egli veniva pure investito di punti di Sala; e così i due feudi possono dirsi in famiglia da circa sei secoli. Nacquero da lui : GIOVANNI, autore di un ramo finito sulprincipio del sec. XVII, illustrato particolarmente dai fratelli PIE TROGIORGIO e BONIFACIO, che l'imperatore Carlo V cred conti palatini il 10 dicembre 1533 con ampliazione dell'arma, e GIORGIO, da cui discende il ramo vivente. Giorgio fu padre di BARTOLOMEO, che eb be presso il Marchese di Monferrato l'uf ficio di cameriere e consigliere; padre, a sua volta, di GUGLIELMO e avo di FRANCE sco, il cui figlio Enrico fu generale delle caccie in Monferrato. Attraverso a tre generazioni si giunge a GIAN EMILIO Della Sala Spada, il quale assume il secondo cognome per disposizio ne testamentaria (18 gennaio 1740) dello zio, capitano Vittorio Lorenzo Spada, da Calliano. Governatore di Moncalvo (23 maggio 1738), chiese il titolo comitale per il feudo di Quazzolo e Sala allegando il di ploma di palatinato di Carlo V, ma ebbe parere sfavorevole dal Procuratore Genera le (27 novembre 1752). Dal matrimonio con Teresa Camera ebbe, fra altri figli, ENRICO (n. a Moncalvo, 1° gennaio 1745; † Callia no, 22 febbraio 1831), che sposò a Villa deati, il 26 luglio 1814, Cristina Giunipero di Corteranzo. Il figlio loro, EMILIO (n. a Calliano, 26 dicembre 1815; + Moncalvo, LETTERAS nero 21 marzo 1898), fu sindaco e consigliere provinciale di Moncalvo e cavaliere mau riziano (2 maggio 1861); sposò a Castagno le Monferrato, il 17 giugno 1839, Caterina Biglione di Viarigi, e ne ebbe, fra altri, AGOSTINO, CESARE, PAOLO. Agostino (n. Calliano, rº maggio 1842; † Moncalvo, 18 settembre 1913), avvocato, cavaliere mauriziano (29 ottobre 1903), scrittore dialettale e politico, romanziere di buona fama, è noto sopratutto per il vo lume « Mondo antico », romanzo storico (Casale, 1877), che acquistò molta celebri tà parecchi anni dopo la sua pubblicazione per i riscontri numerosi e talora letterali, nella traccia generale e in alcuni episodi, col famoso « Quo Vadis? » del Sienkie witz, pubblicato assai dopo. Il suo primo genito avvocato EDOARDO (n. Moncalvo, 18 agosto 1870), commendatore della Corona d'Italia, è consigliere di Corte d'Appello a Milano. La famiglia ebbe riconosciuti i titoli e lo stemma con Decreto Ministeriale 4 maggio 1929. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di signore di Sala (mpr.), si gnore di Castelletto Merli (mpr.), ed è rap presentata da EDOARDO, di Agostino, di Emilio, di Enrico. Sorelle: Cesarina, n. Moncalvo, 26 ot tobre 1872; Giuseppina, n. Moncalvo, 4 ottobre 1874; Agnese, n. Moncalvo, 27 di .cembre 1877; Emilia, n. Moncalvo, 19 gennaio 1880; Annetta, n. Moncalvo, II agosto 1882. Zii: CESARE, n. Calliano, 20 luglio 1852, spos. Torino, 5 febbraio 1910, con Caterina Costa; PAOLO, n. Calliano, 27 marzo 1857; spos. Napoli, 27 luglio 1889, con Maria Cristina Zurcher; Camilla, n. Calliano, 4 gennaio 1851. Figli di Paolo: Gennaro, n. Napoli, 23 maggio 1890; Emilia, n. S. Cipriano Pi centino, 4 maggio 1896. SALADINI PILASTRI. m. z. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro allo sca glione d'oro caricato di un pino verde nodrito sopra un monte di 5 cime dello stesso e accompagnato da tre stelle (6) di LETTERA S di rosso al pilastro di argento sostenuto da una rigadello stesso, il tutto moven te dalla campagna di porpora; capo di azzurro caricato di tre stelle (6) con un d'oro male ordinate (Pilastri) . DIMORA: Ascoli Piceno; Cesena. Antichissima e nobilissima famiglia di Ascoli Piceno. Riconosce come suo capo stipite un APPIANO, vissuto nel 1095 circa. Egli ebbe due maschi: MARCELLO (1180) ebbe Agnese sposata al nobile Francesco Miglioni, patrizio ascolano, e da questo matrimonio venne il beato CORRADO, francescano, na to in Ascoli il 18 settembre del 1234. Alla Università di Perugia si addotto rò in teologia, fu missionario in Libia e ritornato nel 1279 fu inviato ambasciatore da papa Nicolò III al re di Francia. Nel 1281 fu lettore di teologia alla Sorbona di ne Parigi, nel 1287 da Niccolò IV, nuovo pa pa e suo grande amico, fu richiamato Roma per essere investito della porpora a cardinalizia; partito da Parigi, a piedi, nel nel novembre 1287, giunse in Ascoli nel febbraio 1288; ma sfinito dal lungo viaggio e dalle penitenze, morì il 19 aprile 1288, e poco dopo fu innalzato agli onori degli al tari col titolo di beato. SALADINO nacque circa il 1165. Questo però non era il suo nome di battesimo, ma quello assunto dopo la prigionia sofferta presso i turchi, essendo partito come cro ciato nel 1181; fu liberato da papa Lu cio III nel 1183. Questo nome fu roi tra mutato in cognome dai suoi discendenti. Al suo ritorno prese moglie, e rimasto vedovo nel 1213 si fece eremita e morì il primo aprile 1241 in concetto di santità. La Chiesa lo onora col titolo di Beato. Fu suo figlio MONALDO, nato nel 1188, il PAGINA 41 oro poste due in capo ed una in punta, il tutto abbassato sotto un capo d'azzur ro cucito, carica to di quattro gi gli d'oro separa ti da cinque pen denti di un lam bello di rosso (Saladini) ; nel 2º quale nel 1264 cedette al comune di Aman dola i due castelli di Rovitolo e Preta, feu di di famiglia. Nel 1271, SALADINO II, di Monaldo, è castellano di Montefalcone; nel 1301 JACO BUZIO, di Saladino II, cede alla città di Ascoli la signoria di Belvedere ed entra a far parte del patriziato ascolano. Ebbe egli JACOBUZIO II, anziano in A scoli nel 1342; da questi nacque COLUZIO, il quale ebbe tre maschi: GIACOMO, che fu vescovo di Cesena dal 1398 al 1401; SALA DINO III, che fu capo del ramo dei Saladi ni stabilitisi poi a Fano; e ASSALONE, che fu il primogenito e seguitò la famiglia in Ascoli. Da questi ne venne FRANCESCO, il quale fu condotto dallo zio, monsignor Giacomo a Cesena, dove per la sua nobiltà ottenne di essere aggregato, coi discenden ti, a quel patriziato, fissando ivi la sua di scendenza. Da lui ne venne LODOVICO (1539), che ebbe PIETRO (1578), da cui An NIBALE, il quale, nel 1634, sposò Maria Sa ladini, figlia di Giuseppe, del ramo cadetto dell'altro ramo Saladini, riunendo così due rami della famiglia e tornando a fissarsi in Ascoli. Da questo matrimonio ne venne GIOVAN FRANCESCO, che nel 1600 circa, sposò la no bile Francesca Sgariglia che gli dette tre maschi : a) FILIPPO GIACOMO, che fu ca nonico della cattedrale; b) Luca, che morì 19 aprile 1690; c) LUDOVICO, che fu capi tano di Corazze; morì nel luglio 1673 е sposò il 19 ottobre 1631 Dorotea Guide rocchi. La famiglia Saladini possedeva la signo ria del castello di Rovetino, che fu confe rita ad alcuni membri dell'altro ramo, il 7 settembre 1445, dal card. legato Scarampi. I vari capi dei rami fiorenti della fami glia, nel sec. XVII, chiesero a papa Ales sandro VII di confermare loro tale signoria ed anzi di erigerla in contea, ed il papa in memoria dei grandi servigi resi dai loro antenati alla Chiesa ben volentieri annuì a tale domanda e con amplo Breve del 4 apri le 1664 creò conti di Rovetino i Saladini dei vari rami. « Nobilibus Dominis Fami « liae de Saladinis de Asculo declaratos « Com. Castri Rovetini cum his verbis, vi << delicet : Alexander Papa Sept., etc. Cum << italique dilecti filii Ludovicus et Lucas PAGINA 42 « quondam Johannis Francisci (del ramo « primogenito), et Marianus quondam Ora « tii (del ramo secondogenito), et Josephus « quondam Felicis (del ramo terzogenito), <>> del cattolico re D. Bermudo II; e nel 1156 il conte PEDRO GARZIA. Aggiunge : che alcuni la voglio no discesa da Laino Calvo, ed altri da un Cavaliero delli Goti; e che Lope Gar zia de Salazar, vivente nel 1255, al tempo di re Alfonso il Savio, cavaliere di molto valore, guadagnò ad un cavaliere moro, in battaglia, le 13 stelle dell'arma. E della Casa Salazar discorrono tutti i nobiliari generali, e quelli delle singole cit tà di Spagna in cui fiorì qualche ramo, fra i quali, in particolar modo, il libro di Ar gote di Molina : Nobleza della Andaluzia, Sevilla, 1581. I primi Salazar vennero in Italia al se guito dei re d'Aragona e, poi, d'era in era, fino a Carlo III di Borbone, con le armi dei Re Cattolici, col gran capitano Consal vo di Cordova, con Carlo Quinto e coi suoi successori, tutti distaccati dal medesimo tronco cui appartennero i primi. Il Candida nelle Memorie delle famiglie nobili, Napoli, 1879, a pag. 100, nel di scorso sulla famiglia Mastrilli, riporta D. Ramo di Cuglieri. ENRICO, di Sebastiano, di Gavino. Figli: CESARE, GIUSEPPE, EUGENIO, MA- pri cavalli, servirono nella guerra di Otran Giovanni Salazar tra i baroni che, con pro RIO E GAVINO. Ramo di Bologna. LUIGI, di Pier Luigi, di Sebastiano. Figli: PIETRO e Maria in Palmeggiani. Figlio di Pietro: CARLO. s. 1. * SALAZAR O DE SALAZAR. ARMA : Di rosso a tredici stelle d'oro, po ste in palo 4, 5, 4. DIMORA : Napoli, Via Carlo Poerio, 90, to, nel 1481; e la notizia è segnata, pure, nelle Cedole di Tesoreria del R. Archivio di Stato di Napoli, vol. 96, fol. 110. Que sto stesso Giovanni, militando sotto il Gran Capitano, ebbe in concessione, nel 1505, alcuni territori feudali presso Terra nova di Calabria e Catanzaro, possesssioni che, in parte, sono ancora nella famiglia. Roma e Catanzaro. L'Aldimari, nel libro Famiglie Nobili, le Guardie del Re (1442-1444). E così pure, nelle Cedole di Tesoreria del R. Archivio di Napoli, vol. II, fol. 115, si trova notizia di D. Giovanni, castellano di Terranova, e di D. Fernando, capitano del LETTERA S Aquesta illustre Casa appartenne il car dinale PIETRO, vescovo di Salmantia, arci vescovo di Cordova, creato cardinale dal Pontefice Innocenzo XI, il 2 settembre 1686; ed è tradizione ripetuta dagli storici di Spagna, e dal Velasquez, nei suoi versi, che S. Lorenzo, martirizzato nell'anno del Signore 261, sia stato dell'istessa famiglia. Il ramo di Napoli venne da Cordova (R. Archivio di Stato di Napoli, Consultarum, vol. 68, fol. 22, 15 aprile 1581), portato da D. ALFONSO de Salazar che, nel 1559, fu giudice di Vicaria, e nel 1568 presidente della R. Camera e poi reggente della Can celleria nel 1574, successo ad Ermando de Montenigro. D. ANDREA, figlio del suddet to D. Alfonso, fu segretario del Regno, nel 1600. Questo ramo possedette, dal 1589, la terra del Vaglio, in Basilicata, col titolo di conte (R. Archivio di Stato di Napoli, Titulorum, vol. 11, fol. 156-159, 30 set tembre 1623), dato in Madrid il 27 maggio detto anno, a D. Andrea; terra che prima era posseduta da Salvatore Spinelli, mar chese di Fuscaldo, e che poi, ad istanza dei creditori di D. Alfonso e di D. Andrea de Salazar, fu acquistata da Gio. Battista Massa di Ventimiglia, sub hasta, del S. R. C., pel prezzo di ducati 40.000, nell'anno 1632. La casa Salazar fu ricevuta nel S. M. O. di Malta nella linea di Castiglia, dai più antichi tempi. Tra i rami d'Italia, quello di Milano vanta il gran maestro MARTINO GRAUS, zio di Diego Salazar conte di Romanengo, e gran cancelliere dello Stato di Milano, nel 1600; ed il ramo di Terranova di Cala bria fu, nel 1789, ricevuto nel Sovr. Mil. Ordine di Malta, quale originario di Spa gna, prima come quarto del cavaliere Raf faele de Nobili (R. Archivio di Stato di Napoli, Processi dell'Ordine Gerosol., vol. 9, Proc. 186 del Priorato di Capua); е. poi, nel 1897, col nob. EDOARDO Salazar al presente bali, gran priore dell'Ordine per Napoli e Sicilia, (gran Magistero Roma, priorato di Napoli). Il cavaliere GARCIA de Salazar fu esten sore di una nuova regola dei cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, dopo che l'Ordine ebbe lasciato Rodi. La discendenza (mpr) di S. E. il gene PAGINA 47 rale MICHELE Salazar, rappresentante il ramo di Calabria gode del titolo di conte, per R. D. motu proprio, 4 giugno, e RR. LL. PP. 26 novembre 1925. Tutti i componenti la famiglia sono ri conosciuti nel titolo di nobile (mf.) . I Salazar di Sicilia provenienti dai Sa lazar di Toledo, e dei quali si ha notizia, fin dal 1399, furono baroni dell'isola di Pantelleria (R. Archivio di Stato di Paler mo, Reg. N. 35, Regia Cancelleria, fol. 225, dell'anno 1618). A questo ramo appar tenne Andrea Salazar, maestro di campo, castellano di Castellammare, pretore e se natore di Palermo, morto nel 1609, e sepol to nella R. Chiesa della Soledad in Pa lermo. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana e nell'El. Uff. Nob. It. col titolo di nobile (mf.) in persona di † S. E. GIOVANNI, presidente di Corte di Appello, n. Portici 13 marzo 1852, † 1920, di Vincenzo (n. 1824, † 1896) e di Agnese d'Ayello dei baroni di S. Irene (n. 1832, † 1910); spos. Napoli 13 settembre 1883 con Anna Rossetti di Valdalbero. Figli: Maria, n. 1887; GIUSEPPE, n. 26 febbraio 1894; ANGELA, n. 1895; ANTONINO, n. 13 giugno 1896; Teresa, n. 1897; Lo RENZO, n. 1900. Fratelli: LUIGI, n. Portici 1863, † 1928, colonnello R. E., spos. con Isabella Si rombo; EDOARDO, ammiraglio di squadra, Bali, Gr. Cr. di giustizia, gran priore del S. O. M. di Malta per Napoli e Sicilia, Gr. Cr. Ordine Corona d'Italia, gr. uff. Ordine SS. Maurizio e Lazzaro, decorato di due medaglie al valor militare. Figli di Luigi: VINCENZO, Pinetta. Èpure iscritto nel Libro d'Oro coi titoli di nobile (mf.), conte (mpr.), in persona del: Fratello di Giovanni: S. E. MICHELE, ge nerale di Corpo d'Armata, comm. Ordine Militare di Savoia, decorato di quattro me daglie d'argento al valor militare (n. Na poli 1859, † 1923), spos. 7 ottobre 1882 con Mariangela dei marchesi Dusmet de Smours. Figli: DIEGO, n. 21 luglio 1898, colon nello di cavalleria, spos.: 1) Roma, 11 no vembre 1911 con la nob. Marcella dei mar chesi Theodoli di S. Vito; 2) con Eugenia PAGINA 48 dei conti Petrangolini; Dorotea, spos. al generale Gastone Rossi; Isabella, spos. al sig . Enea Chidelli, ufficiale R. Esercito; Agnese, spos. al generale B. A. Sir Jack Foster Newland; TOMMASO, capitano di ca valleria, spos. Ada Carotti. Altro ramo LETTERAS schi primogeniti. Dal predetto conte Diego e da sua moglie donna Francesca de Vil lel, figlia di Giovanni Lopez, nacque Gio VANNI, che fu nel 1612 commissario delle munizioni e nel 1627 questore del Magi strato Straordinario. Il detto Giovanni eb be due mogli, cioè Giacinta Brasca, figlia Pure iscritto al Libro d'Oro col titolo del giureconsulto collegiato Bartolomeo, e di nobile (mf.). Ricon. D. P. 17 marzo 1927. GIUSEPPE, n. Catanzaro, 26 aprile 1863, di Pietro (n. 14 gennaio 1828, † 16 giugno 1886), di Filippo, e di Francesca dei mar chesi De Riso (Catanzaro) . Fratelli: ROBERTO, n. Catanzaro, 20 gen naio 1865; ERNESTO, n. ivi 29 agosto 1870, spos. 7 aprile 1904 con Maria de Majo; ALFREDO, n. Catanzaro, 7 marzo 1876. f. f. p. di s. * SALAZAR. MM ARMA: Di rosso a 13 stelle di 8 raggi d'oro, po ste 10 in cinta e 3. in palo nel centro, alterna te; con la bordu ra d'azzurro ca rica di 6 castelli d'oro, merlati di 2 pezzi alla ghi bellina , 3 per fianco . ( Cod. Arald. Lombardo, pag. 72; Ricon. 1771) . CIMIERO : Un braccio armato, tenente con la mano di carnagione, una spada posta in sbarra, al naturale. DIMORA : Spagna e Milano. Famiglia oriunda dalla Spagna, trasferi tasi a Milano nella seconda metà del seco lo XVI. Don DIEGO, figlio di Sebastiano, di Diego, primo della famiglia che si tra sferì in Italia al seguito delle armate, fu mnalzato al supremo grado di Gran Can celliere dello Stato di Milano, ed ottenne, con diploma di re Filippo III del 19 gen naio 1618, interinato il 20 febbraio succes sivo, la concessione del feudo di Romanen go e pertinenze, sul quale, con altro diplo ma di re Filippo IV del 29 giugno 1627, potè appoggiare il titolo di conte per ina Minerva Secco D'Aragona, figlia di Fran cesco. Dalla prima moglie ebbe LoreNZO, il quale il 10 giugno 1667 fu ammesso al patriziato milanese, e sposatosi con Ma rianna Volpi, di Giulio, diede i natali a GIOVANNI († 11 ottobre 1738). Questi fu marito di Margherita Resta, figlia del mar chese Giovanni Battista, ed ebbe tra gli altri figli Lorenzo, che il 2 gennaio 1749 fu creato decurione della città di Milano e con patente dell'8 ottobre 1766 fu creato ciambellano. Da Lorenzo nacque GIOVAN NI, che nel 1791 fu pure creato ciambella no e che, avendo sposato donna Barbara Vaini di Cremona, diede i natali a LORENZO e ad ALESSANDRO, che vennero confermati nell'antica nobiltà nel 1823, il primo anche nel titolo di conte. Da Alessandro discendono le persone at tualmente iscritte nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana coi titoli di patrizio mila nese (m.), conte di Romanengo (mpr.), trattamento di don e donna, in seguito a D. M. del 26 giugno 1900, e cioè : GUIDO, di Edoardo, di Alessandro. Sorella: Gabriella in Rolando. SALAZAR. ARMA: Di rosso a tredici stelle di 6 raggi d' oro, poste 3,3,3, 3, 1. DIMORA : Cagliari. Antica e nobile famiglia, prove niente dalla Spa gna. Fin dal principio del secolo XVII fissò la sua dimora c. m. ad Iglesias, dove il nob. don GAVINO Sala zar sposò la nobildonna Bernarda Torrel las. Il loro figlio AGOSTINO, nato nella stes LETTERA S sa città l'11 febbraio 1666, intervenne al Parlamento generale, tenuto in Cagliari nel 1698, sotto la presidenza del vicerè conte di Montellano, nella qualità di nobi le. Il 18 giugno 1702 sposò in Iglesias don na Eufemia Otger. Dalle loro nozze nacque, nella stessa città, don GREGORIO, il 17 feb braio 1725, il quale, il 22 giugno 1760, sposò donna Rosalia Pintus. Essi ad uno dei loro figli imposero il nome d'AGOSTINO, (n. Iglesias 27 febbraio 1763), che sposò in Cagliari la nobile donna Speranza Oli var, il 24 gennaio 1784. Da questo matri monio nasceva ad Iglesias, 11 6 ottobre 1796, il nobile don EFISIO, che sposò don na Rita Grondona, in Cagliari il 21 settem bre 1824. Essi ebbero due figli, entrambi nati ad Iglesias: TOMASO (5 ottobre 1828) e LUIGI (19 agosto 1837), valenti ufficiali e valorosi uomini d'arme che presero parte alle battaglie per l'indipendenza della pa tria, meritando alte distinzioni. Il predetto don Tomaso aveva sposato in Cagliari il 21 aprile 1866 Michela Sanjust, appartenente a cospicua famiglia dell'ari stocrazia sarda, dalla quale nacquero quat tro figli: EFISIO, n. 31 dicembre 1869 a Milano; GIOVANNI, n. 19 febbraio 1877; LUIGI, n. 6 settembre 1878 e Francesca Maria, n. 10 ottobre 1879. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli trasmissibili di cavaliere (m.), nobile (mf.) e don (mf.), ai maschi e coi titoli personali di nobile e di donna alle femmine, in persona di TOMASO, di Efisio, di Agostino. Figli: EFISIO †, GIOVANNI, LUIGI, Francesca Maria. SALE. s. l. ARMA: Troncato di rosso e d'ar gento, alla croce lunga con la tra versa caricante un cerchio e sul la troncatura, u scente da un monte di tre ci me, il tutto del l'uno nell'altro. DIMORA: Bassano. PAGINA 49 Antica famiglia di Bassano e discenden te da quel GIOVANNI a Sale, che nel 1292 era podestà di quella città, carica che co prirono poi altri due di questa casata. Fu ascritta al Consiglio Nobile di Bassano e fu compresa nel catalogo delle famiglie no bili di detta città ed approvato dal Senato Veneto nel 1726. Fu confermata nobile con Sov. Ris. 21 settembre 1821. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Bassano) (mf.), in persona di MARIO, di Giovanni, di Gio vanni Antonio, di Giovanni, di Marcan tonio. Fratelli: Teresa; Adelaide; Vittoria; FRANCESCO, spos . Verona 18 settembre 1906 con Anna Mazzoni; Maria; Amelia. Figli di Francesco: Luigia, n. Verona 4 luglio 1907; GIOVANNI, n. Avesa 25 marzo 1909; Teresa, n. Padova 25 marzo 1912; Elda, n. Padova 8 agosto 1914. ETTORE, di Pasquale, di Giovanni Anto nio, di Giovanni, di Marcantonio. Figlio: ENRICO. LUIGI, di Girolamo, di Marcantonio, di Giovanni, di Marcantonio. Figlie: Elvira, Giuseppina, Erminia. V. S. * SALE. ARMA: D'azzurro a tre stelle di otto raggi d'o ro, due in capo e una in punta, con la mezzalu na montante di arg. in abisso. DIMORA : Vicenza eMilano. Famiglia di Vi & cenza, ascritta quel Nobile Consiglio. Fu riconosciuta no bile con D. M. 5 maggio 1901. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di RENATO, n. 1888, di Rodolfo (n. 1850, † 1900), di Prospero, di Vincenzo e di Mad dalena Passaggia; capitano di compl., de corato di medaglia di bronzo al val. mil. , med. camp. 1915-1918, croce di guerra. Araldica. 4 PAGINA 50 Fratelli: Editta, n. 1885; SIDEO, n. 1891, capitano degli alpini, presidente del Na stro Azzurro vicentino, dec. di medaglia d'argento e di bronzo al val. mil., croce di guerra, campagna guerra 1915-18; spos. luglio 1919 con donna Anna Maria Consi glia Del Balzo dei duchi di Presenzano. Figlia di Sideo: Gabriella Maria, n. Sa vona 2 giugno 1920. Zii: GIOVANNI BATTISTA, n. 1863, cav. della Corona d'Italia, ragioniere, spos, con la nobile Emilia Zanetti; FRANCESCo, n. 1869, dott. in giurisprudenza e belle lette re, cav. della Corona d'Italia, spos. con la nobile Beatrice Bocci. Figlio di Giovanni Battista: ALDO, n. 1888, ingegnere. V. S. * SALETТА. ARMA : D'azzurro, all'elefante, fer mo, sulla cam pagna cucita di verde, sostenen te sul dorso una torre quadrata, il tutto al natu rale. infestis. DIMORA : Torino e LETTERAS DIMORA : Modena. Oriundi dal Ve neto, sono però una propaggine della nobile fami glia omonima di Siena, che, come è noto, ramificò in molti luoghi e in molte città d'Ita lia. Proclivi alla vita militare, mol to si distinsero al servizio della Serenissi ma. Da FILIPPO, prode ufficiale di guerra, nacque in Corfù (1719) GIOVANNI, che mi litò lungamente sotto le insegne della Re pubblica di Venezia, raggiunse l'altissimo grado di comandante generale delle truppe e in tale sua qualità partecipò al celebre trattato di Campoformio. Il detto Giovan ni morì nel 1808 in Modena, dove coi figli LEONARDO E SEBASTIANO aveva fissato la sua residenza. Leonardo, ufficiale distintissimo, valente matematico, autore di pregevoli monografie scientifiche e socio dei Quaran ta e di altre Accademie d'Italia, ha l'onore di essere stato il primo direttore dell'Acca demia Militare di Modena. Il 21 aprile 1783 aveva contratto matrimonio con la contes sa Alfonsa Moronati, figlia di Girolamo, MOTTO : Infestus conte e condomino del feudo di Salizzole nel Veronese, feudo eretto in contea e ori ginariamente concesso dalla Repubblica Roma. S. M. Vittorio Emanuele III concedeva il titolo di conte a TANCREDI Saletta con R. D. 17 settembre e RR. LL. PP. 24 di cembre 1908. Il figlio naturale AugUSTO, n. a Milano il 18 marzo 1875, fu abilitato alla successione nobiliare paterna per or dine di primogenitura con D. R. 30 giugno e RR. LL. PP. 7 novembre 1912. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di TANCREDI. Figlio: AUGUSTO. * SALIMBENI. 1. r. m. ARMA : Di rosso, a tre fusi d'oro, bene or dinati. Veneta alla famiglia Capello. Il suddetto conte Girolamo, privo di discendenza ma scolina, valendosi di un diritto che gli era stato conferito dalle tavole costitutive del menzionato feudo, con istrumento 12 lu glio 1774 rinunziò tutte le sue ragioni alle quattro sue figlie e ai loro discendenti le gittimi e naturali d'ambo i sessi. Il doge di Venezia Alvise Mocenigo, a mezzo dei Provveditori sui Feudi, accordò l'anno se guente (2 agosto) la rinnovazione del feudo e del titolo di conte alle predette sorelle Moronati e discendenza d'ambo i sessi. Morta la contessa Alfonsa Moronati in Sa limbeni si fece luogo alla successione del titolo e del predicato nobiliare in favore del figlio di lei, Valerio. Questi ricorse per il riconoscimento al Tribunale Araldico Modenese, che era stato istituito dalla re staurata dominazione Austro-Estense, ma LETTERAS la richiesta fu respinta senza addurre mo tivi, che in realtà furono d'ordine politico, essendo i Salimbeni invisi al Sovrano. Con Decreto Ministeriale 30 aprile 1898 venne riconosciuto a favore del signor FILIPPO, di Valerio, il titolo di conte di Salisole (Salizzole), trasmissibile ai discendenti le gittimi e naturali d'ambo i sessi per conti nuata linea retta mascolina. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Salisole (Saliz zole), (mf.), in persona di FILIPPO, di Leo nardo, di Valerio, di Leonardo e di Alfon sa Moronati, vedovo di Albertina Gandi ni, n. 18 giugno 1857. SEBASTIANO, di Guglielmo, di Valerio, di Leonardo e di Alfonsa Moronati, n. 20 gennaio 1872. Fratelli: ALESSANDRO, n. 12 novembre 1873; Enrichetta in Bruno, n. 25 luglio 1878; Maria Adelaide, n. 24 maggio 1880 e. p. v. SALIMEΙ. ARMA: Di rosso, a tre fusi d'oro, 2, I. DIMORA : Roma. Si crede che que sta famiglia discen da da un ramo dei Salimbeni di Sie na, della quale fa miglia ne assunse lo stemma, trasfe rendosi circa il 1428 a Velletri, ove venne ascritta a quel la nobiltà, coprendo le prime cariche, sì civili che militari. Fu un SALIMEI che, nel 1529, coman dando le milizie di Velletri, sconfisse gli spagnoli che si avanzavano per occupare quella città, aiutando poi e sostenendo Pier Francesco Orsini, che si era reso padrone di Arsoli. Nelle Cronache cittadine di Velletri ri sulta che un Girolamo nel 1540 fu invia to ambasciatore a Roma al Pontefice Pao lo III ed avendo assolto onorevolmente il suo mandato, fu il 1° gennaio 1542 eletto rettore della città di Velletri e nel succes PAGINA 51 sivo 1546 acclamato priore, carica che so stenne fino al 1552. Un ramo di questa famiglia, trasferitosi a Roma, acquistò un palazzo in via dei Co ronari ed un GIOVANNI BATTISTA nel 1769 fu creato conte. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.) e di nobile di Velletri (mf.), in persona di FRANCESCO, di Giulio Augusto, di Domenico. Fratelli: GIUSEPPE, RAFFAELE, Agnese, ALFONSO. Figli: GIULIO AUGUSTO, Maria Vittoria, Margherita. Cugina (figlia di Achille, di Domenico) : Maria. Altro ramo. GIULIO, di Luigi, di Pietro Paolo. Fratelli: Teresa in Cortesi; Maria Cele ste ved. Stevenson; SALVATORE, GIUSEPPE, ALESSANDRO, AUGUSTO, FILIPPO, CARLO, ENRICO, Emilia, CESARE. Figli di Giulio: Elida, FRANCESCO SAVE RIO. Figlio di Salvatore: GIUSEPPE. Figli di Alessandro: Alfredo, Umberto, GEROLAMO, ENRICO, LUCIANO, MARIO. Figli di Filippo: LUIGI, Enrico. Figli di Enrico, di Luigi: Maria Luisa, Gabriella, GIOVANNI BATTISTA, Anna Ma ria, EDOARDO, Angela. Figli di Cesare: GIORGIO, ALFREDO, RAI MONDO, PIETRO, LUIGI, GUGLIELMO. Figli di Giuseppe, di Salvatore: Costan za, ROBERTO ZEFFIRINO. 1. r. m. * SALINA e SALINA AMORINI BO LOGNINI. ARMA : D'azzurro alla torre qua drata, fondata sulla pianura er bosa, il tutto al naturale; e sor montata da tre gigli d'oro, ordi nati in fascia e separați da quat tro denti di un rastrello di ros PAGINA 52 stambecco d'az zurro, slanciato, caricato sulla spalla di un giglio d'oro col capo d'Angiò (Bolo gnini) ; sul tutto d'azzurro alla torre qua drata, fondata sulla pianura erbosa, il tutto al naturale; essa torre sormontata da tre gigli d'oro, ordinati in fascia e separati dai quattro denti di un rastrello di rosso, col capo d'oro, carico di un'a quila di nero (Salina). Мотто : Leauté. DIMORA : Bologna. La famiglia Salina è originaria da Do modossola (Mozio). GIOVANNI ANTONIO, marito di Cecilia Borgognoni, fu il primo che andò ad abitare in Bologna circa nel 1760, ove con gli onesti suoi traffici andò accumulando una cospicua ricchezza. Que sti due coniugi ebbero parecchi figli : GIUSEPPE, che diventò canonico in S. Ma ria Maggiore; CARLO, che sposò Angela Nobili e non lasciò discendenza; Maria, che andò sposa al dott. Giacomo Alessan drini Vizzani e LUIGI, nato 1'8 dicembre 1762. Uscito dalle scuole del Seminario Arcivescovile, si diede agli studi legali nel la pontificia Università bolognese ove si laureò in ambo le leggi, con molta lode, il 2 dicembre 1784. Ascritto al Collegio Civile 1'11 ottobre 1785, e al Canonico il 29 marzo 1788, nell'anno 1794 ottenne la cattedra di gius civile, poi altra di gius canonico che tenne sino al 1800. Nel 1801 fu eletto ai comizi convocati a Lione, ove parlò con forte animo, mostrando il suo acuto intelletto, sicchè del Comizio compo sto di quattrocentocinquanta, fu eletto dei Trenta, ai quali fu dato balia suprema di riordinare la Repubblica; e poscia scelto fra i Dodici, cui era riservato di propu gnare avanti il nuovo senato legislativo il LETTERA S so; col capo d'o ro, carico di u n'aquila di nero. ARMA: Inquarta to : nel rº e 4º di rosso a tre stelle, di sei rag gi d'oro, ordina te in banda, col Capo d'Angiò (Amorini); nel 2º e 3º d'oro allo bene del popolo. Da Napoleone fu nomi nato cavaliere della Corona. Presidente del Tribunale di appello per le quattro Lega zioni, membro del Consiglio Provinciale e della Congregazione Consultiva Arcive scovile, fu inoltre membro di molte acca demie, e presidente della Società Agraria bolognese, per la quale compilò il primo Statuto. Fra le molte benemerenze di que sto insigne bolognese, va annoverata la re stituzione di tutti i tesori d'arte che erano stati tolti a Bologna nel 1796 dai francesi, per la quale egli s'adoprò nel miglior modo. Ad onorare sì benemerito cittadino, per spontanea deliberazione di tutto il Consi glio Municipale, 1'8 marzo 1822, Luigi Sa lina fu aggregato all'Ordine Nobile di Bo logna; e con Breve di papa Leone XII del 1'8 marzo 1825, gli fu conferito il titolo di conte, con trasmissibilità ai di lui discen denti legittimi e naturali. Fu inoltre buon letterato e lasciò varie pubblicazioni che si trovano negli Atti della Società Agraria, e in quelli delle varie accademie scientifiche cui era ascritto. Sino dal 1792 aveva spo sato Maria Maddalena Diolaiti, gentildon na di nobile casato bolognese. Da questo connubio nacque CAMILLO che, seguendo le orme paterne, si laureò nelle lettere e nelle scienze naturali; fu accademico del l'Istituto delle Scienze e della benemerita Società Agraria. Sposò la marchesa Bar bara di Antonio Bolognini Amorini dalla quale ebbe quattro figli, due morti in te nera età, AGOSTINO, nato a Bologna il 28 agosto 1830 e FRANCESCO, nato a Bologna il 4 dicembre 1825. Agostino, compiuti gli studi, fu chiamato a coprire cariche impor tanti nelle pubbliche amministrazioni, pro tesse le arti ed in ispecial modo i musicisti rendendosene assai benemerito. In non mi nor conto fu tenuto il di lui fratello Fran cesco, che non lasciò discendenza. Nel 1886 il conte Agostino Salina si fe ce riconoscere dalla R. Consulta i titoli di conte palatino, e di nobile di Bologna, tra smissibili ai suoi discendenti d'ambo i sessi. Da Agostino Salina, che sposò la mar chesa Amalia Mazzacorati, nacque LUIGI, 11 dicembre 1857, che per le sue doti in tellettuali non si mostrò degenere del suo LETTERAS bisavolo. Compiuti gli studi giuridici, im piegò gran tempo nella vita pubblica; fu consigliere comunale, provinciale, presi dente di vari istituti di beneficenza ed uno dei fondatori dell'Istituto dei ciechi di Bo logna. Coltivò con amore anche la musica, nella quale si distinse per alcune composi zioni eseguite negli Istituti da lui diretti. Il 19 aprile 1882 sposò in Milano la contessa Luigia Litta Modignani dalla qua le ebbe due figli: GIAN ALBERTO, defunto, senza lasciare discendenti e Maria Amelia in Brazzetti. Il secondogenito di Agostino Salina, GIOVAN BATTISTA, nato a Bologna il 12 agosto 1865, erede del patrimonio dell'avo materno Amorini Bolognini, ultimo di scendente dell'antica e nobile famiglia bo lognese, della quale chiese ed ottenne l'ag giunta del cognome Amorini Bolognini, e con decreto del 14 marzo 1894 la rinno vazione del titolo trasmissibile di marche se, già esistito nella predetta famiglia A morini Bolognini, sposò a Marsiglia il 29 novembre 1893 Maria Mimbelli, e da que sta unione derivano i viventi. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese (mpr.), di no bile di Bologna (mf.), e di conte palatino (mf.), in persona di GIANAUGUSTO, di Gio vanni Battista, nato il 20 dicembre 1899 e Andreina, nata il 26 agosto 1894, moglie del marchese Carlo Torrigiani dei principi di Scilla. SALINO. 1 f. g. ARMA: D' azzurro alla banda di rosso, orlata d'o ro, accompagna ta da due saliere d' argento; col capo d'oro, al l'aquila corona ta, di nero. DIMORA : Torino. Antica e notevo le famiglia di Ca vaglià (Biella) con memorie dal sec. XIII. PIETRO, che viveva nel 1241, e BONGIOVAN NI nel 1259 furono notai. GIOVANNI (1485), PAGINA 53 del notaio Bernardo, fu avvocato, giure consulto, professore di leggi all'Universi tà di Torino e valente scrittore. GIOVANNI (1681), pronipote del predetto, fu anch'e gli professore nell'Università di Torino, e ugualmente fu professore altro GIOVANNI (1721), nipote di costui. TEONESTO (n. 1770; + Torino, 23 gennaio 1842), figlio del notaio Giovanni Pietro, che fu avvo cato, magistrato, prefetto, ottenne per le sue benemerenze la concessione del titolo di conte il 30 maggio 1837 per sè e per i due figli Augusto e IPPOLITO, natigli dal la seconda moglie Rosalia del conte Gia cinto Viarana, coll'obbligo di due mag gioraschi a fondare di lire diecimila di red dito, per ciascuno. Il secondogenito Ippolito (n. 23 luglio 1810; † Torino, 13 gennaio 1880) ebbe dal la sua consorte Eugenia Caselli, EUGENIO (n. Torino, 14 febbraio 1854; † ivi, 1º mar zo 1858), che gli premorì. Augusto (n. 14 marzo 1818; † Torino, 16 marzo 1878) sposò Emilia Ponza di San Martino e furono suoi figli GIUSEPPE AL FREDO (n. Torino, 1870) e Maria (n. Tori no, 20 gennaio 1859), che sposò (1890) il generale Carlo Alberto dei marchesi Mo relli di Ticineto e dei conti di Popolo. Giu seppe Alfredo ebbe dalle sue nozze (1895) con Giulia del conte Stefano Melegari Franchini: Emilia, AUGUSTO e STEFANO. Fratello del conte Teonesto fu Lorenzo († 1853), da cui nacquero : PIETRO (n. Cava glià, 12 agosto 1812; † Torino, 19 gennaio 1905), che fu tenente generale, decorato di tre medaglie al valore e si distinse nelle campagne del '48, '49 e '59; CARLO (+ 1863), che fu console generale, e LUIGI, che fu intendente generale e quindi segre tario generale del Ministero degli Interni. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di GIUSEPPE ALFREDO, di Pietro, di Teo nesto. Figli: Emilia, AUGUSTO. Sorella: Maria, in Morelli. SALIS. l. b. ARMA : D'azzurro al monte uscente dalla pianura erbosa, il tutto al naturale, con un sole d'oro nel punto del capo. DIMORA: Masullas. PAGINA 54 mi gentilizie, trasmissibili ai suoi figli e di scendenti maschi. Dal suo matrimonio con D. Caterina Diana, nacque ad Ales, il 29 nov. 1722, il figlio IGNAZIO, che sposò don na Angela Diana, da cui ebbe GIUSEPPE, che, n. in Ales il 23 settembre 1767, sposò donna Stefania Cocco. Da queste nozze nacque a Simala, il 30 luglio 1797, il figlio NICOLÒ, che sposò donna Giuseppa Sanna. Essi ebbero due figli, entrambi nati in Si mala : GIUSEPPE, il 30 settembre 1831 e Maria, il 27 settembre 1836. Il predetto Giuseppe sposò donna Maria Diana ed eb be il figlio NICOLÒ, n. a Masullas il 14 aprile 1872, che sposò donna Elisabetta Puddu, da cui ebbe : Maria Giuseppina, GIUSEPPE, CARLO, Elvira e Doloretta. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli trasmissibili di cavaliere (m.), no bile (mf.) e don (mf.), ai disc. maschi e coi titoli personali di nobile e di donna alle femmine, in persona di NICOLÒ, di Giusep pe, di Nicolò. Figli: Maria, Giuseppina, GIUSEPPE, CARLO, Elvira, Doloretta. Zia: Maria. * SALIS (SALIS ZIZERS) . s. l. 0 ARMA: Inquarta- DIMORA: Tirano e Milano. to: nel 1º e 4º d'oro al salice sradicato di ver de; nel 2º e 3º palato di rosso e d'argento. DIMORA : Tirano e Milano. Maria Felicita, figlia di Ulisse Sa lis e vedova del no LETTERA S In considerazio ' ne di particolari benemerenze Vit torio Amedeo II, re di Sardegna, coi diplomi in data 5 agosto 1729, conce deva ad IGNAZIO Salis, di Ales, i ti toli di cavalierato e di nobiltà; non chè l'uso delle ar bile Francesco Sertoli, con R. D. 25 set tembre 1910 е RR. LL. PP. 9 aprile 1911, ottenne di poter trasmettere al proprio fi glio primogenito il titolo di conte (vedi SERTOLI SALIS). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte, in persona di MARIA FELICITA, di Ulisse, di Rodolfo. V. S. SALIS. ARMA: ; Inquarta to : nel 1º e 4º di oro al salice sra dicato di verde; nel 2º e 3º palato di rosso e d'ar gento (alias : nel secondo anche di argento a tre pali di rosso). Alias: Troncato : nel 1º d'oro al salice, sradicato, di verde; nel 2º bandato d'argen to e di rosso. CIMIERO : Una donna nuda di carnagione, coro nata d'oro, aven te, al posto delle due braccia, due ali, una d'argen l'altra di to e rosso. Alias: Un'aquila bicipite di nero, imbec cata, armata e coronata d'oro. Мотто: Mihi sunt pro fructibus arma. È questa un'antica ed illustre famiglia dei Grigioni, che si diramò in molte linee, una delle quali si stabilì in Val Pregallia ed in Tirano. Lasciando alla leggenda la asserzione di alcuni storici che un TAZIO Salis O SALINICUS fosse luogotenente della Rezia nel tempo in cui vi si stabilirono gli Etruschi, è certo però che trattasi di una prosapia assai antica e feconda di uomini illustri. Molti furono i capitani che godet tero grande fama sotto gli imperatori ger LETTERA S manici, i re di Francia, la Repubblica ve neziana, i duchi di Milano, ecc. RODOLFO ed ANDREA erano signori sin dal 913; un altro ANDREA fu capitano di Fede rico I in Siria e avo di un Rodolfo, che fu il capostipite di tutti i dieci rami di questa famiglia e che presero il nome di Salis Sils e Samaden, Salis Marschlins, Salis Riet berg e Coira, Salis Jenins e Aspermont, Salis Maienfeld, Salis Haldenstein, Salis Zizers e Tirano, Salis Soglio (suddivisa nelle case Battista, di Mezzo, Antonia, Tagstein e Bondo), Salis- Seewis e Salis Grüsch. Un RODOLFO nel 1200 fu podestà della Pregallia, ove un ramo della sua famiglia prese appunto il nome del villaggio di So glio di cui ebbe il dominio e del cui ca stello, da esso abitato fin verso la Rivolu zione francese, non restano oggi che pochi ruderi. Si vuole che nove fratelli Salis combat tessero alla famosa battaglia di Mongarten e tutti vi rimanessero uccisi. Un altro Ro DOLFO ancora si affermò alla testa dei Gri gioni nelle guerre del Milanese contro i Francesi a Novara e a Marignano, ove per dette la vita nel 1515. Un ERCOLE nel 1618 fu a capo della parte protestante contro i Plata, che erano cattolici e favorevoli agli Spagnoli, dando prova di grande valore nelle guerre di quel tempo. Per la stessa causa e in quell'epoca si distinse pure un ULISSE e specialmente a Chiavenna contro il Duca di Ferial fomentatore del'insurre zione valtellinese. Trasferitosi poi nei Pae si Bassi, fu insignito del titolo di mare sciallo di campo, indi ebbe il governo di Coni e prese poi parte agli assedi di Nizza e di Tortona. Altri furono marescialli di Francia, ge nerali imperiali, capitani dei Grigioni, luogotenenti, podestà, commissari, landa mani, giudici e landrogti nelle Dieci Di ritture, sia in Pregallia che altrove. Il ramo dei Salis Zizers di Tirano, il 26 agosto 1694 ebbe il titolo di conte del Sa cro Romano Impero. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte del S. R. I. (m.), in persona di FILIPPO, di Rodolfo, di Ro dolfo. V. S. PAGINA 55 * SALLIER (SALLIER DE LA TOUR). ARMA: Partito di nero e di verde, al cavallo d'ar gento, spaventa to, attraver sante. CIMIERO : Leone d'oro, nascente. SOSTEGNI : Due leoni d'oro, af frontati e rimi ranti. Мотто : Post funera laetor. DIMORA: Torino. Famiglia oriunda da Tournon nella Ta rentasia, che si illustrò con egregi perso naggi che ebbero altissime cariche presso i sovrani Sabaudi. Capostipite noto è PIE TRO, il quale giurò nel 1576 fedeltà al Duca di Savoia. Nell'atto d'omaggio è qualifica to nobile. Suo figlio, EuSTACCHIO, fu com missario ducale e notaio. Sposò nel 1578 una damigella Fourrier e da queste nozze nacque UMBERTO, il quale fu nobilitato col figlio ANTONIO il 20 aprile 1634 (conferma 18 dicembre 1639) per i servizi prestati al Duca di Savoia in specie nell'assedio di Vercelli. Antonio, detto « de la Tour », fu caрі tano di fanteria al servizio Sabaudo distin guendosi specialmente nell'assedio di Ver rua. Sposò Gasparda del nobile Claudio de Cerisier e fu suo figlio, fra gli altri, FILI BERTO (battezzato 12 febbraio 1643; † Tour non, 8 dicembre 1708), che fu presidente della Camera dei Conti, consigliere di S. A., ministro e segretario di Stato per gli Affari di guerra (1699). Essendo abilis simo fu impiegato in trattative diplomati che e nella sua qualità di ambasciatore a La Haye partecipò al Congresso di Ry swich (1697). Acquistò dai Gesuiti il 7 lu glio 1688 la signoria di Bourdeau, di cui fu infeudato col titolo baronale, e 1'8 set tembre 1700 fu infeudato col titolo mar chionale di Cordon e Combloux (interina zione 29 aprile 1703). Sposò (1704) Mar gherita di Vittorio Emanuele Bertrand de la Pérouse e da queste nozze nacque GIU SEPPE FRANCESCO (n. Tournon, 7 marzo 1706; † 1779), che fu ambasciatore in Spa . PAGINA 56 gna, governatore della città e provincia di Asti, e comandante generale del ducato di Savoia. Acquistò il 18 ottobre 1755 il feu do di Chevron da suo cognato il conte Val perga, di cui fu investito il 6 febbraio 1756 col titolo baronale. Suo figlio primogenito VITTORIO AMEDEO (n. 24 febbraio 1726; + Torino, 24 gennaio 1800), che morì senza lasciare discendenza, seguì con onore la carriera delle armi raggiungendo il rº apri le 1789 il grado di tenente generale. Fu pure ministro all'Aja, inviato straordinario a Londra (1774) e ambasciatore a Parigi (1788). Continuò la linea GIUSEPPE MARIA AME DEO (n. Chambéry, 31 marzo 1732; † To rino, 23 marzo 1820), che fu tenente gene rale di cavalleria (1794) e governatore di Novara (1799). Il 13 novembre 1799 fu creato cavaliere della SS. Annunziata, e nel 1814 maresciallo di Savoia. Sposò (1772) Adele di Giuseppe Ducloz d'Ezery conte di Bonne e fu suo figlio, fra gli al tri, VITTORIO AMEDEO (n. Chambéry, 18 novembre 1773; † Torino, 19 gennaio 1858), che, come ufficiale di cavalleria, combattè nella guerra delle Alpi; servì poi in Austria, quindi in Inghilterra. Fondò in Sicilia, sotto Lord Bentinck, una le gione anglo-italiana, della quale fu gene rale; partecipò alle campagne del Porto gallo e della Spagna. Alla restaurazione comandò la spedizione sarda di Grénoble e l'esercito reale contro i rivoluzionari del 1821. Ebbe inoltre le cariche di governa tore generale degli Stati di Terraferma (1821), di primo segretario di Stato per l'e stero (1822), di luogotenente generale del Regno (1829), di maresciallo (1835), di vi ce-presidente del Consiglio di Stato (1835) . Il 3 aprile 1848 fu nominato senatore del Regno. Sposò (1819) Marietta Galleani di Agliano e nacque da queste nozze, fra gli altri, CARLO FELICE (n. Torino, 9 marzo 1824; † ivi, 13 febbraio 1893), che fu co e lonnello ufficiale d'ordinanza del Re Vittorio Emanuele II. Fu riconosciuto nei titoli nobiliari con D. M. 27 ottobre 1889. Sposò (1856) Marta del visconte Arturo Ruinart de Brimont e furono suoi figli VITTORIO AMEDEO e GIUSEPPE, autore que st'ultimo di una linea secondogenita. Vittorio Amedeo (n. Torino, 4 gennaio LETTERAS 1858; † 1924), che fu maggiore di cavalle ria e cav. di Malta (1903), sposò Maria Luisa del visconte Federico Desmanet de Biesme e da queste nozze nacquero : Elsa (n. 25 settembre 1891), che sposò don Theodolo dei marchesi Theodoli, CARLO ANTONIO (n. Torino, 6 ottobre 1893), che è dottore in scienze e impiegato al Mini stero degli Affari Esteri, GIOVANNI (n. To rino, 13 settembre 1895) e Maddalena (11. Torino, 15 luglio 1897) . Carlo Antonio sposò (1922) Fiorenza Fanny Vagnière. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.), marchese di Cordon e Combloux (mpr.), barone di Chevron (mpr.), signore di Bourdeau (mpr.), in persona di CARLO ANTONIO, di Vittorio Amedeo, di Carlo Felice, di Vit torio Amedeo. Fratelli: Elisabetta, GIOVANNI, Maria Maddalena. 1. b. * SALLIER DE LA TOUR (SALLIER DE LA TOUR DI CALVELLO). AAA ARMA: Partito : nel 1º partito di nero e di verde, al cavallo d'ar gento, spaventa to, attraversante (Sallier de la Tour) ; nel 2º troncato cunea to d'argento e di nero, il primo a tre conchiglie al naturale ordinate in fascia (Ruffo). CIMIERO : Un leone d'oro, nascente. SOSTEGNI : Due leoni d'oro, affrontati e ri miranti. Мотто : Post funera laetor. DIMORA : Palermo. Giuseppe (n. Orio, 17 settembre 1860), di Carlo Felice, che fu primo segretario di legazione e ministro all'Aja, sposò (1893) Paolina del marchese Corio e di Giustina Ruffo di Castelcicala, erede del ducato napoletano di Calvello, onde l'eredità, ma ritali nomine, del principato di Castelcica la, e dei titoli di duca e di duca di Calvel LETTERAS lo, riconosciutigli con D. M. del 20 otto bre 1907. Dalle citate nozze nacquero FI LIBERTO E PAOLO. Filiberto (n. Roma, mag gio 1894) venne, per anticipata successio ne della madre, con D. M. del 18 ottobre 1919 riconosciuto nel titolo di principe di Castelcicala, mentre già il 4 dicembre 1908 aveva ottenuto D. M. di ampliazione di arma. Sposò (Palermo, 20 marzo 1920) Ma rianna Beccadelli, principessa di Campo reale, dalle quali nozze nacquero Fiorenza SALMAREGGI. (n. Palermo, 30 ottobre 1923) e PAOLO (n. Palermo, 29 gennaio 1928) . La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di principe di Castelcicala (m. n.), duca (m. n.) duca di Calvello (m. n ), nobile dei marchesi di Cordon (mf.), nobile dei conti (mf.), in persona di GIU SEPPE, di Carlo Felice, di Vittorio Ame deo. Figlio: FILIBERTO. Figli di Filiberto: Fiorenza, PAOLO. 1. b. * SALLIER DE LA TOUR CORIO. ARMA: Partito : nel 1 partito di nero e di verde, al cavallo d'ar gento, spaventa to, attraversante (Sallier de la Tour) ; nel 2° troncato cunea to d'argento e di nero, il primo a tre conchiglie al naturale ordinate in fascia (Ruffo) . CIMIERO: Un leone d'oro, nascente. SOSTEGNI : Due leoni d'oro, affrontati e ri miranti. Мотто: Post funera laetor. DIMORA : Palermo. Paolo (nato Orio Canavese, 24 agosto 1899), secondogenito di Giuseppe, che è segretario di Ambasciata, ottenne, con R. D. motu proprio dell'11 marzo 1926 e RR. LL. PP. del 2 successivo dicembre, la con cessione del titolo di duca. Il 4 dicembre 1908 aveva, col fratello Filiberto, ottenuto ampliazione di stemma, e con R. D. To di PAGINA 57 cembre 1925 aveva ottenuto l'autorizzazio ne di aggiungere al proprio il cognome Corio. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di duca (mpr.), nobile dei marchesi di Cordon (mf.), in persona di PAOLO, di Giuseppe, di Carlo Felice. l. b. ARMA: ? DIMORA : Spello. Famiglia di Spel lo, che ottenne l'a scrizione a quella nobiltà per i di scendenti d'ambo i sessi da GIOACCHI NO Salmareggi nel 1836. La famiglia è iscritta nell'Elenco ARMA ? Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Spel lo (mf.), in persona di AGOSTINO, di Fran cesco, di Gioacchino, n. a Spello nel 1883, spos. il 26 aprile 1919 con Giacomina Guidi. Figli: MARIO ANTONIO, n. a Spello 17 giugno 1921; Livia Maria, n. ivi 18 feb braio 1923; ANTONIO, n. ivi 29 dicembre 1925.. SALMI. ARMA: Troncato nel 1º d'azzurro all'arpa accom pagnata da tre comete male or dinate, il tutto d'oro; nel 2º di oro all'elmo di acciaio piumato di rosso al na turale, rivoltato; sulla troncatura v. ১. un nastro di rosso svolazzante carico in lettere d'argento del motto : Ne sileat. DIMORA : Urbino. Famiglia originaria da Bologna. GIUSEP PAGINA 58 PE, era capitano dei cavalieri di Napoleone I e si trovò alla disfatta di Waterloo. Non avendo voluto passare sotto re Luigi Filip po, fu esiliato in Grecia. A Corfù gii nac que ERCOLE, che si portò in Urbino, quale ingegnere provinciale e dove, per i suoi meriti e per essersi imparentato con nobili . famiglie di detta città, il 1° febbraio 1841 ottenne di essere aggregato a quella nobil tà con tutta la discendenza in perpetuo. La famiglia è iscritta nell'Elenco Nob. Uff. Ital. col titolo di nobile di Urbino (mf.), ed è rappresentata da ERMANNO, di Emilio e Agabiti Maria, nato in Urbino 25 marzo 1889. Fratelli: a) LUIGI, n. 12 agosto 1895; b) AUGUSTO, n. 30 ottobre 1896; c) Ain zara, n. 11 giugno 1912. p. c. b. o. * SALOMONE. ARMA: Di rosso alla croce d'o ro accompagnata nel primo canto ne da due trian goli equilateri dello stesso, con trapposti ed in trecciati; nel 2º LETTERAS Figli: GUGLIELMO e Anna Maria. Figlie di Guglielmo: Concettina in La delfa e Maria Carmela in Drago. V. S. SALTINI. ARMA : D'azzurro, al sole in abis so, accompagna to da tre stelle di 6 raggi, due in capo ed una in punta, il tut to d'oro. DIMORA: Modena. Famiglia di ono revole ceto elevata al patriziato con deliberazione del Tribunale Araldico Mo denese il 10 febbraio 1826. Nel secolo XVI fiorì in Modena GUGLIELMO Saltini (morto 1601), medico e letterato di buona reputa zione, che potrebbe essere, ma non osiamo affermarlo, un antenato della attuale fami glia Saltini. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Modena (m.) per i discendenti da Giuseppe (1826). e. p. v. da una stella di otto raggi d'ar- SALUZZO (MENSA VESCOVILE DI) . gento; nel 3º da un semivolo d'oro; nel 4º da una punta d'oro posta in banda ed uscente dall'an golo sinistro inferiore dello scudo e ca ricata da tre bande del campo ritirate ARMA: Del titolare « pro tempore ». Pagno fu feudo del priorato dei verso il lembo destro. DIMORA: Nicosia. Famiglia siciliana, nella quale passò il titolo di barone che fu già dei di Falco. S. M. Vittorio Emanuele III, re d'Ita lia, con RR. LL. PP. di R. Assenso del 23 giugno 1927, autorizzò GIUSEPPE Salo mone, n. Nicosia 12 marzo 1897, figlio di Guglielmo e di Anna Maria di Falco, ad assumere e trasmettere, in linea di primo genitura maschile, il predetto titolo. SS. Pietro e Co lombano di Pagno dipendente dal mo nastero della No valesa e ne furono ARMA DEL TITOLARE PRO TEMPORE" investiti i commen datori del priorato. Il 13 agosto 1764, mediante bolle pontificie, veniva soppresso il precitato priorato, i cui diritti venivano La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (mpr.), in perso na di GIUSEPPE, di Guglielmo. riuniti alla Mensa vescovile di Saluzzo. Il 3 gennaio 1765, e successivamente il 17 luglio 1784, il Vescovo di Saluzzo ottenne l'investitura del feudo di Pagno col titolo signorile. LETTERA S Il Vescovo « pro tempore » è iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte, signore di Pagno. 1. b. SALUZZO (Cuneo) (COMUNE). S ARMA: Troncato : nel 1º d'azzurro alla lettera S maiuscola roma na d'oro; nel 2º d'argento pieno. (Consegn. 1614). Alias: Troncato di azzurro e d'ar gento alla lettera S maiuscola ro mana attraver sante, d'oro nel primo e d'azzur ro nel secondo. S S (Consegn. 22 no vembre 1687) . Alias: Troncato di azzurro e d'ar gento alla lettera S maiuscola ro mana dell' uno all' altro , attra versante. La Città di Sa luzzo, mediante R. Assenso 30 maggio 1746, acquistava il 2 giugno uccessi vo, per il prezzo di L. 9150, dal conte avv. Agostino Ca landra il feudo di Santa Croce (casci nale della via dei Romani, via deiRe e della Croce), di cui il precitato era stato infeudato il 22 febbraio 1743 e inve stito col titolo comitale 1'8 marzo succes sivo. Il 23 giugno 1746 la Città di Saluzzo veniva investita del feudo di Santa Croce col titolo comitale. Il Comune è iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Santa Croce. 1. b. PAGINA 59 * SALUZZO (DI). ARMA: D'argento, col capo d' az zurro. Lo scudo accollato all'a quila bicipite imperiale. CIMIERO : Un'aqui la di nero, coro nata d'oro, lin guata di rosso, nascente. Мотто : Noch. DIMORA : Torino. È la gran famiglia aleramica, sovrana di Saluzzo e del marchesato. Ne die dero la genealogia il Litta (Famiglie cele bri) e il barone Manuel di S. Giovanni per il ramo di Dogliani. Ne sono superstiti il ramo di Paesana e il ramo di Monterosso. Del ramo di Paesana è capostipite Az ZONE, figlio del marchese Tommaso II, morto novantenne intorno al 1425, detto il Buono, il Giusto. Signore di Monasterolo, di Castellar, di Crissolo, Oncino, Paesana per testamento paterno del 15 agosto 1358, fece omaggio per Castellar al conte di Sa voia il 3 luglio 1363. Sposò Onofria Della Rovere di Vinovo e ne ebbe GIOVANNI († 1445) da cui venne una larga e lunga di scendenza, illustratasi nelle armi, nelle let tere, nella magistratura, nelle cariche di Corte. Degni di ricordo : BALDASSARE (1512 1562), scudiere di Enrico II, re di Francia; GIAN ANDREA († 1529), scrittore del noto Charneto ossia Memoriale (1482-1528), pubblicato da Vincenzo Promis (Misc. st. ital. , Torino, 1869, VIII, 409); GIANGIA сомо († 1666), che ottiene la prima inve stitura comitale del suo ramo (10 dicembre 1658); BALDASSARE († Torino, 29 giugno 1736), che senatore di Piemonte (2 giugno 1692) , consigliere del S. S. R. Consiglio di Sardegna, costruì il grandioso palazzo di Torino (via Consolata, 1), e fondò la cappella di S. M. Maddalena de' Pazzi nel Carmine di Torino; FEDERICO (n. Torino, 19 agosto 1728, † 17 gennaio 1783), già cav. di Malta, poi dispensato; LUIGI (n. Torino, 3 aprile 1775, † ivi, 26 novembre 1860), cav. di Malta, paggio del principe di Carignano, maggior generale in ritiro PAGINA 60 (1833), grande di Corte (1846); CARLO IGNAZIO (n. Torino, 31 luglio 1754, † ivi, 23 maggio 1809), gentiluomo di Camera (7 dicembre 1789). Dal conte Carlo Ignazio, che ebbe nume rosa prole, nacque a Torino, il 3 agosto 1802, il conte ALESSANDRO, padre, alla sua volta, di larga figliolanza, fra cui, primo genito, FEDERICO (n. Torino, 25 agosto 1827, † ivi, 8 dicembre 1896), che, a ricor do dell'antico titolo marchionale domesti co, veniva creato marchese con R. Decreto 31 luglio 1879. Dal suo matrimonio (1857) con Aurelia del cav. Marcantonio Cachera no di Bricherasio, morta il 26 marzo 1901, nacquero, fra altri figli, il marchese MAR co, che, senatore del Regno e presidente della Commissione Araldica piemontese, la sciò negli alti uffici di governo da lui oc cupati fama intemerata di gentiluomo insi gne, e LODOVICO MANFREDI, al quale, per refuta del fratello, fu rinnovato il titolo di conte di Crissolo con R. D. 22 genn. 1893. Del ramo di Monterosso è capostipite EUSTACCHIO (morto 1405), figlio del mar chese di Saluzzo Tommaso II. Eustacchio procred FEDERICO GIOVANNI, il quale ebbe dalla moglie Margherita, di Gian Galeazzo Saluzzo di Farigliano, fra altri figli, GIANGIACOMO. Costui diede luo go alla linea di Pradleves, da cui diramd nel secolo XVII, con GIAN LUIGI, la linea minore di Monesiglio. Avevano titolo di conti di Cervignasco e Monesiglio, conti di Valfenera e Castelletto-Stura e signori di Montemale, Pradleves, San Pietro di Monterosso e Valgrana. Gian Luigi, predetto, sposò Emanuella Fresia di Oglianico e ne ebbe cinque figlio li; primogenito, ALESSANDRO, che, capita no nelle Guardie, morto a Torino il 1° feb braio 1725, ereditò dalla moglie Olimpia Elisabetta Caldera il feudo di Monesiglio. Il suo primogenito, LUIGI, capitano nei Dragoni di Genevois, morto nel 1770, fu padre del conte GIUSEPPE ANGELO, nato il 2 ottobre 1734 e morto il 16 giugno 1810. Di Giuseppe Angelo basti dire che fu, col Lagrange e col Cigna, fondatore della Reale Accademia delle Scienze di Torino : titolo sommo di gloria duratura. Da lui e da Maria Margherita Cassotti di Casalgras so nacque in Torino, il 12 ottobre 1775, LETTERAS ALESSANDRO, primogenito di sei fratelli. Rapida e splendida la sua carriera. Sottote nente nel Reggimento Piemonte nel 1788; capitano nello Stato generale nel 1794; se gretario del Consiglio di Reggenza nel 1814; colonnello dei carabinieri nel 1819; maggior generale e primo segretario di Sta to per la Guerra e Marina dal 17 novembre 1820 al 12 marzo 1821; ministro in Russia nel 1822; ministro di Stato il 1° settembre 1831; presidente della sezione dell'Interno nel Consiglio di Stato il 15 settembre 1831; grande di Corona; gran cordone dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1839; cavaliere del l'Ordine Supremo della SS. Annunziata il 30 settembre 1840. La Reale Accademia delle Scienze di Torino lo nominò suo socio il 21 marzo 1822 e suo presidente il 18 novembre 1838. Eletto tra i primis simi 26 soci della Regia Deputazione di storia patria col Brevetto di fondazione del 20 aprile 1833, ne fu proclamato vice presidente il giorno stesso. Il Congresso degli Scienziati lo nomind suo presidente nel 1840. Combattè le guerre del Piemon te dal 1792 al 1799 e Napoleone I lo auto rizzò, il 27 agosto 1812, a provvedersi di un titolo imperiale. Aveva sposato, il 23 agosto 1818, Teresa Maria Luisa Arborio di Breme, vedova Pastoris di Borgaro e Frichignono di Castellengo, la quale lo precedette di tre anni nel sepolcro senza avergli dato prole. Egli morì a Torino il 10 agosto 1851, a 76 anni. Non ha guari, furono pubblicate da Ma rio Zucchi le sue interessantissime Meто rie, che gettano tanta luce di storia sui primi decenni della restaurata Monarchia di Savoia. Alessandro ebbe, come è ben noto, tre fratelli, ANNIBALE, CESARE e Ro BERTO, come lui esempio unico cava lieri dell'Ordine Supremo della SS. An nunziata, ed ebbe per sorella Diodata, che fu la poetessa del suo tempo più ammirata per altezza di sentimento e di eloquio. Fratello di Gian Luigi suddetto era CAR LO, detto il conte di Monterosso, morto nel 1695. Anche il figliolo suo, PAOLO AN TONIO, morto nel 1743, detto prima il cava liere di Pradleves, assunse poi il titolo co mitale di Monterosso per investitura del 27 agosto 1737. Fu padre di CARLO DOME NICO († 1778), avo di CHIAFFREDO († 1815), LETTERA S bisavolo di PAOLO DEFENDENTE (n. Saluz zo, 16 aprile 1801, † 19 maggio 1861). Il figlio di Paolo Defendente, CESARE (n. Sa luzzo, 24 luglio 1837), fu sindaco di Sa luzzo, deputato al Parlamento nelle legi slature XII, XIII, XIV e senatore del Re gno (26 gennaio 1889). La famiglia, per quanto riguarda il ra mo di Paesana, è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese (mpr.), signore di Castellar con Oncino, Ostana e Paesana (mpr), barone di Fenis e La Riviera (mpr), nobile dei marchesi di Saluzzo (mf ), in persona di MARCO, di Federico, di Alessandro, n. 24 aprile 1866, † 19 ot tobre 1928; spos. 1890 con Maria dei mar chesi De Mari. Figlie: Artemisia, n. 17 ottobre 1892; spos. 3 febbraio 1913 al marchese Carlo Del Carretto; Aurelia, n. 7 ottobre 1893; spos. 17 gennaio 1916 al nobile Edoardo Scozia dei marchesi di Calliano; Maria, n. 14 marzo 1895; spos. aprile 1917 al mar chese Carlo Spinola. Fratello: LODOVICO MANFREDO, conte di Crissolo, n. 1873; spos. 1899 con Maria Arduini, t. Per quanto riguarda il ramo di Monte rosso, la famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'El. Uf. Nob. Ital. coi titoli di conte.(mpr.), signore di Mon temale, Monterosso e Pradleves (mpr.), si gnore di S. Pietro di Monterosso (mpr.), signore di Valgrana (mpr.), signore di Cer vignasco (mpr.), in persona di CESARE †, di Paolo Defendente, di Felice Maria Chiaffredo. * SALUZZO. m. z. ARMA: Troncato: di azzurro e di argento al leone d'oro, nascente dalla troncatura. DIMORA : Napoli. L' Aldimari nel libro « Famiglie nobili », Napoli, 1691, la dice nobi le di Savona da do ve passò in Geno PAGINA 61 va. Riporta ANTONIO, vescovo della sua patria, nel 1202; GIORGIO, figliolo d'Eu stachio, signore di Vallegrana e Monteoro xio, vescovo di Augusta Pretoria. Questi, nel Concilio di Basilea, fu uno degli elet tori per la nazione italiana; e poi fu con sigliere del duca di Savoia. Passata in Ge nova, venne aggregata a quel patriziato al l'albergo Calvi, nel 1528, e dette un doge alla Repubblica nel 1673 in persona di AGOSTINO; e GIACOMO fu ambasciatore di Genova all'imperatore di Germania nel 1600. È tradizione nei Saluzzo di Genova, di appartenere alla stirpe dei marchesi di Sa luzzo, però alcuni autori escludono tale di scendenza; chè per accertarsi dell'attendi bilità o meno di tale tradizione potrebbero consultarsi, con probabilità di riuscita, i processi del Sovrano M. O. di Malta, Or dine nel quale furono ricevuti per giusti zia i Saluzzo di Saluzzo, dal 1597, come quarto della famiglia Asinari (Arch. di Stato di Torino, tomo lett. A. I. 4); quelli di Torino, dal 1662, come quarto della fa miglia Rovere (Arch. Ordine di Malta 4637); e quelli di Genova, nel 1695, con Gabriele Saluzzo (Gr. Pr. di Venezia, bu sta N. 546). Portatasi da Genova nel napoletano, nel sec. XVII, vi possedette importanti feudi, fra i quali lo stato di Corigliano, in Ca labria Citra, acquistato dai Sanseverino nel 1616 per ducati 315.000, Santo Mauro nel la stessa provincia e Lequile in Terra d'O tranto. Ebbe il titolo di duca sulla città di Corigliano in persona di AGOSTINO Saluz zo, con dipl. dato a Madrid il 18 maggio 1649; di principe su Lequile il 13 agosto 1691, concesso a GIO. FILIPPO, di Agosti no, duca di Corigliano; di principe su S. Mauro con dipl. dato a Vienna il 9 novem bre 1726. Aggregata al Monte Manso nel 1748 ed al patriziato napolitano del Seggio di Nido il 12 giugno 1781 in persona del duca Agostino e dei suoi fratelli : FERDI NANDO E ALBERTO e quindi ascritta al Li bro d'Oro della Nobiltà napolitana. Nel R. Assenso del 27 luglio 1781 per l'aggrega zione al Sedile di Nido il re Ferdinando IV dice: « Familiae tuae Saluzzo sive Sallutio quae a subalpina Marchia Salutiensi, qua majores tui potiebantur cognomen as PAGINA 62 sumpsit », principe dell'impero d'Austria (mpr.), e conti per tutta la discendenza (mf.) . Vienna, 21 luglio 1810. Principe di Belvedere (prov. di Cosenza) (al quale andava annesso il grandato di Spagna, concesso da Filippo V), per eredi tà di Giulia Carafa († 21 agosto 1870), mo glie di Filippo Saluzzo duca di Corigliano. E anche nel regno di Napoli questa fami glia ebbe importanti personaggi : FERDI NANDO, figlio di Giacomo (n. 1709) e di donna Giuseppa Pignatelli, principessa del S. R. I. dei principi di Strongoli, fu car dinale; FILIPPO, figlio di Agostino, nato 1743 e di Chiara Masini dei marchesi di Lanzano, fu tenente generale e consigliere di Stato; GIACOMO, nato 1776, principe del l'impero d'Austria, sposò donna Maria Or sini dei duchi di Gravina, e fu padre di FILIPPO, duca di Corigliano, nato 1800, che sposò Giulia Carafa, principessa di Belve dere e grande di Spagna, ereditiera del ti tolo e del Grandato. Di questa famiglia scrivono il Franzone, l'Ughelli e gli scrittori genovesi. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana e nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titolo di principe dell'I. A. (mpr.), principe di S. Mauro (mpr.), duca di Co rigliano (mpr ), marchese di Anzi (mpr ), marchese (mpr.), conte dell'I. A. (mf.), patrizio napolitano (m.), barone di Palma Campania, Bonifati, Mottafellone e Trivi gno (mpr.), patrizio genovese (m.), nobile dei principi dell'I. A. (mf.), in persona di D. FILIPPO, n. Portici, 16 agosto 1867, di Alfonso (n. 18 ottobre 1838, † 9 luglio 1904), di Filippo e di Teresa dei marchesi de Luca (n. 30 dicembre 1844, † 4 luglio 1869). Fratello: Conte D. GAETANO, n. Napoli, 5 ottobre 1868, † 12 marzo 1920, spos. 21 gennaio 1907 con Maria Wonviller. Sorelle (nate dal 2º matrimonio del pa dre con donna Margherita Caracciolo dei principi di Forino) : D. Giulia, n. Napoli, 9 gennaio 1884, spos. 3 febbraio 1904 al marchese Guglielmo Romanazzi Carducci; D. Maria Maddalena, n. Portici 9 luglio 1885, spos. 10 febbraio 1906 al conte di Frassineto Alfredo Frassineto; D. Anna Maria, n. Napoli, 11 febbraio 1887, spos. 28 gennaio 1908 al principe di Gerace LETTERAS Gian Battista Serra; D: Beatrice, n. Na poli, 19 febbraio 1888, spos. 8 maggio 1913 a S. A. S. Giorgio Federico principe di Solms Braunfels. * SALVADEGO MOLIN. ARMA: Inquarta to: nel rº e 4º d'azzurro all'uo mo selvatico, ve stito di pelli, ar mato di clava d'oro, coronato dello stesso, po f. f. p. di s. sto in maestà sulla pianura er bosa, il tutto al naturale (Salva dego); nel 2º e 3º d'azzurro alla ruota di molino d'oro di 3 cerchi e di 8 raggi (Molin) . DIMORA : Brescia. Antica famiglia veneta originaria da Ro vigo, ove ebbe sempre posizione preminen te, che si stabilì in Brescia attorno alla metà del secolo scorso, in seguito ad una ingente eredità dai conti Martinengo, del ramo detto della Fabbrica o di Padernello. PIETRO Salvadego, sul finire del secolo XVIII, sposò la nobil donna Alba Molin, ultima dell'antica ed illustre famiglia ve neziana che diede alla Serenissima un Do ge e moltissími suoi membri alle alte ca riche della Signoria. Figlio di Pietro fu FRANCESCO (n. 1795, † 1874), che sposò la nob. Marianna Mai nardi (n. 1800, † 1869), dalla quale ebbe otto figli, qui sotto elencati con le loro di scendenze. 1) PIETRO (n. 1827, † 1896), dottore in legge, spos. Angela Amighetti (n. 1850, † 1923) . 2) GIUSEPPE (n. 1830, † 1906), dottore in legge, Sindaco di Brescia, deputato al Parlamento; sp. Giulia, dei marchesi Pla tis (n. 1837, † 1863), da cui: a) FRANCESCO ( 1857, † 1928), comm. della Cor. d'Italia, ten. col. volontario degli alpini nella gran de guerra; b) Lucrezia (n. gennaio 1861, † 1931), sp. l'avv. Aurelio Scudellari; c) Elisabetta (n. dicembre 1861), sp. nel 1890 il co. Paolo Cavalli. LETTERAS 3) ALESSANDRO (n. 1832, † 1899), inge gnere, sp. nel 1861 Filomena Tozzi Dal Mi stro (n. 1840, † 1916), da cui : a) Giuditta, n. 9 luglio 1862, sp. nel 1893 il co. Riccar do Bonaini da Cignano, Tenente generale; b) Alba, n. 11 novembre 1863, sp. nel gen naio 1890 il co. Federico Bettoni Cazzago, Senatore del regno; c) PIETRO FRANCESCO, (Rino), n. 1867, † 1887. 4) BERNARDO (1834, † 1887), uff. di ca valleria nelle guerre del 1859 e 1866, Aiu tante di campo a Custoza di S. A. R. il duca d'Aosta, sp. nel 1871 la nob. Cateri na Ugoni da cui FILIPPO (v. avanti per brisura di linea). 5) Lucrezia (1838, † 1859), sp. il co. An drea Pancera di Zoppola. 6) Maria (n. gennaio 1841), sp. 1887 il col. di cavalleria Edoardo Frigerio. 7) Paola (1843, † 1871), sp. nel 1868 Luigi Tegas, Prefetto del Regno. 8) NICOLA (1845, † 1873), ufficiale di ca valleria. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro SALVADORI. della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte (m.), in persona di FRANCESCO, di Giuseppe, di Francesco. Sorelle: Lucrezia in Scudellari; Elisabet ta in Cavalli. Giuditta, di Alessandro, di Francesco, in Bonaini. Sorella: Alba in Bettoni Cazzago. * SALVADEGO MOLIN UGONI. f. 1. ARMA: Inquarta to: nel 1º e 4º d'azzurro all'uo mo selvatico, ve stito di pelli, ar mato di clava d'oro, coronato dello stesso, po sto in maestà sulla pianura er bosa, il tutto al naturale (Salva dego); nel 2º e 3º d'azzurro alla ruota di molino d'oro di 3 cerchi e di 8 raggi (Molin). DIMORA: Brescia. PAGINA 63 Il conte FILIPPO, figlio di Bernardo, del quale è fatta menzione nel cenno prece dente, ottenne, per sè e per i suoi discen denti, di aggiungere ai propri anche il no me di Ugoni, antichissima e storica fami glia bresciana, da poco estintasi con la di lui madre. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte (m.), in persona del predetto FILIPPO, di Bernar do, di Francesco, (n. 26 agosto 1875), cav. di on. e dev. del S. M. O. di Malta, spo sato il 7 gennaio 1905 con Olga Ducos (n. 26 settembre 1881). Figli: BERNARDO, n. 17 gennaio 1907; Са terina Sofia, n. 28 agosto 1908; FAUSTO, n. 22 novembre 1909; CAMILLO, n. II no vembre 1910; GIUSEPPE, n. 29 ottobre 1912 ; FRANCESCO, n. 30 marzo 1915; ALES SANDRO, n. 6 novembre 1919. ARMA: D'azzurro all'aquila di nero col volo abbas sato, coronata di oro, acompagna ta da tre stelle di 6 raggi d'oro, una in capo e due in punta. DIMORA : Porto S. Giorgio, Torino. f. l. La tradizione vuole che sia oriunda dall'Albania, da dove dovette emigrare a causa dei turchi nel se colo XVI, trasportandosi a Porto S. Gior gio (Ascoli Piceno). Ritiene per suo capostipite in Italia un PRENTA, o Prente, di Giorgio, detto l'Al banese, vivente nella prima metà del secolo XVI; e per parecchio il cognome della fa miglia fu « Prenta di Giorgio Albanese ». Il cognome attuale nacque, secondo alcu ni, dal soprannome dato ad uno della fa miglia, il quale salvò nell'Adriatico una nave a cui si era appiccato il fuoco; secon do altri da SALVATORE, figlio di detto Pren ta. La famiglia si trasferì poi a Ferino, do ve venne ascritta a quel patriziato in per PAGINA 64 sona di LUIGI, nel 1772, essendo egli stato elevato al grado di consigliere di cernita Da tal epoca i suoi discendenti mentre ac quistarono meriti essenzialmente agricoli, non tralasciarono di ricoprire le prime ca riche civiche. Sono da ricordare un Том MASO (1776-1833), fervente patriota e sti mato letterato; ADELARDO TOMMASO (1835 1923), dotto naturalista e ornitologo di fa ma mondiale. La famiglia si imparentò con illustri fa miglie italiane e straniere. Si estinse in essa, nel 1787, la nobile fa miglia dei conti Paleotti, con la trasmis sione dei titoli, arma e cognome, il quale fu assunto dal ramo secondogenito fin da tal epoca (vedi Salvadori Paleotti) . La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Fermo (mf.), ed è rappresentata da : Ramo primogenito ADELARDO TOMMASO, nato a Porto San Giorgio il 30 settembre 1835, morto Torino il 9 ottobre 1923, figlio di Lui gi (1816-1910) ed Ethelin nobile Adlard Welby, d'Inghilterra; sp. a Torino sapri a le 1866 con Bertha King († 1904), da cui : 1) LUIGI, n. Torino 28 agosto 1868; sp. con Consuela de Benedetti. 2) ERNESTO, n. Torino 2 aprile 1870; sp. a Torino 20 aprile 1892 con Onorina Pitti, da cui a) ALFREDO, n. Milano 8 gennaio 1893; sp. 21 giugno 1921 con Teresa Rinal di; b) Clara, n. Torino 27 gennaio 1895; c) GIULIO, n. Torino 20 marzo 1897; d) MARIO, n. Ivrea 17 maggio 1900. 3) Florence, n. Torino 5 marzo 1872; sp. con Charles Brownlie. Sorelle: 1) Giulia, n. Porto S. Giorgio 22 settembre 1843, sp. al conte Giulio Bo narelli, conte di Castel Bompiano († 1903). 2) Anna, n. Porto S. Giorgio 5 maggio 1846, sp. capitano Giuseppe Brofferio. Ramo secondogenito Figli del fu Luigi (1816-1910) e fu Ethe lin nobile Adlard-Welby, d'Inghilterra : CAMILLO GIORGIO (vedi Salvadori Pa leotti) . Fratelli e sorelle: 1) Maria, n. Fermo 10 giugno 1870; sp. 7 marzo 1894 al dott. Do nato De Vita di Casoria, uff. med. R. Ma rina; 2) Elena, n. a Fermo 7 settembre 1872; sp. 18 maggio 1912 all'avv. comm. LETTERAS Giuseppe Zaccagnini († Roma 3 gennaio 1927); 3) GUGLIELMO, n. Porto S. Giorgio 18 ottobre 1879, dott. in scienze sociali e prof. di filosofia; sp. 19 novembre 1903 con Giacinta, fu on. Arturo Galletti (resid. : Begnias-Vaud- Svizzera), da cui : a) Gla dys Ethelin, n. Perugia 10 novembre 1906; b) MAX WILLIAM, n. Londra 16 giu gno 1908; c) Ioyce Beatrix, n. Firenze 8 maggio 1912. Ramo terzogenito ALFREDO, n. Porto S. Giorgio 15 maggio 1850, dai fur. Luigi (1816-1910) e Ethelin nobile Adlard-Welby, ingegnere; spos. 23 aprile 1873 con Emma Iourdan (n. Parigi 20 novembre 1846, † Porto S. Giorgio 13 ottobre 1928) (resid.: Porto S. Giorgio) . Figli: 1) MARIO, n. Fermo 7 febbraio 1875, ingegnere; sp. Napoli 6 settembre 1906 con Gemma Zambrano (n. 20 maggio 1880) . 2) Ethelin Primavera (Vera), n. Porto S. Giorgio 11 aprile 1879; sp. 8 ottobre 1904 al prof. ing. Eugenio Trinchera di O stuni (Lecce). 3) Beatrice Clara, n. a Porto S. Giorgio 28 luglio 1880; sp. 8 marzo 1906 al dottor Arturo Galletti. 4) Emma Margherita, n. Porto S. Gior gio 29 dicembre 1882, † a Rapagnano 23 dicembre 1924; sp. a Gubbio 31 agosto 1911 al nobile dottor Rodolfo Emiliani, patrizio fermano. p. c. b. o. * SALVADORI PALEOTTI. ARMA: Di rosso al l'aquila di nero col volo abbassa to, coronata d'o ro, accompagna ta da tre stelle d' argento, una in capo e due in punta. ARMA PALEOTTI : D'azzurro all'an e gelo seminudo di carnagione, col volo abbassato, al natu rale, volto di due terzi a sinistra (qualche rara volta a destra) sorreggente una bandiera di argento, con l'asta LETTERA S stenuto da una fascia in divisa di rosso (talora d'argento). DIMORA : Porto S. Giorgio. Ramo della precedente famiglia. CAMILLO GIORGIO Salvadori, n. a Porto S. Giorgio il 25 settembre 1841, † 18 apri le 1929, figlio secondogenito di Luigi (1816, † 1910), e di Ethelin nob. Adlard Welby d'Inghilterra, fu decorato con mo tuproprio di S. M. Vittorio Emanuele III il 16 ottobre 1924 e RR. LL. PP. dell'II gennaio 1925 del titolo comitale per sè e discendenti in linea primogeniale. Con lo stesso Decreto riconoscevasi l'ag giunta e l'uso del cognome Paleotti usato fin dal 1787, come più sotto si dirà. Non si conoscono le origini della fami glia Paleotti, patrizia di Ferrara. Solo nel secolo XVI cominciarono a vedersi membri di questa casata fra i « Cives de regimine » e nei Consigli di Cernita di Fermo; e pro priamente solo dal 1579 si leggono i nomi di CAMILLO, GIO. BATTA, Vincenzo, GIOR GIO E FABIO, eletti a coprire le più alte ca riche fermane. Prima di quel tempo da un cronista anonimo è ricordato nel 1548 un capitano CANZIO O CENZIO Paleotto, fra i governatori della provincia. La partecipazione dei Paleotti alla vita pubblica di Fermo fu breve, giacchè dal 1672 non li troviamo più nominati mentre continuano a figurare nei registri parroc chiali di Porto S. Giorgio da dove non erano mai partiti definitivamente. È da ri cordare un ANTONIO inviato da Papa Ni colò IV alla Repubblica di Venezia come generale contro i turchi nel 1289. GIOVAN NI NICOLA, ecclesiastico, che alla fine del sec. XVII era governatore di Zerequiz in Boemia, poi dottore in utroque nell'Uni versità Fermana, dove pure insegnò giu PAGINA 65 lievemente incli nata in banda, ritto sopra un monte di 6 cime all'italiana d'oro movente dalla punta; il tutto abbassato sotto un capo d'azzur ro caricato di tre gigli d'oro posti in fascia, e so risprudenza nel sec. XVII un SILVESTRO. Un GIOVANNI ANTONIO fu padre di GIU SEPPE MARIA, da cui ToMMASO ANTONIO, morto nel 1747; di Anna Maria, che il 12 gennaio 1730 sposò il nobile Giuseppe Mel chiorre Salvadori, e di Maria Clelia, che il 28 gennaio 1742 sposò il nobile Francesco Guerrieri. Giovanni Antonio suddetto fece testamento, col quale in caso di estinzione della linea maschile imponeva che il co gnome e lo stemma di sua casa dovessero essere assunti dai figli della nipote primo genita; perciò essendo Tommaso Antonio morto improle, il figlio secondogenito di Anna Maria Paleotti in Salvadori assunse il cognome Salvadori Paleotti. Anche i di scendenti di Maria Clelia in Guerrieri as sunsero senza diritto il cognome Paleotti. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio di Fermo (mf.), conte (mpr.), nobile di conti (mf.), ed è rappresentata da CARLO, n. Fermo 28 di cembre 1867, figlio dei furono conte Ca millo Giorgio (1841, † 1929) e di Adelinda Teresa nobile Emiliani (30 gennaio 1838, † 13 gennaio 1928); sp. 7 novembre 1896 con Valentina, del comm. Adolfo Pellegri ni (n. Torino 3 giugno 1868) (resid.: Por to S. Giorgio). Figli: 1) Giorgio, n. a Perugia 7 ottobre 1902, dottore in medicina; spos. a Bologna 10 luglio 1930 con la nobile Blanceflor Cor delia Centanni, da cui Valentinella Paola (n. 3 maggio 1932). 2) GUIDO MASSIMO, n. Perugia 5 novem bre 1911. p. c. b. o. * SALVADORI (DE). ARMA: Troncato da una fascia di oro carica di tre pere di rosso, ciascuna in sbar ra : nel 1º d'az zurro a due chia vi d'argento de cussate, gli in gegni all'insù e all'infuori, anel late d'oro, legate Araldica. 5 PAGINA 66 di verde, ed accompagnate in capo da una stella di 8 raggi ed in punta da un decusse scorciato, il tutto d'oro; nel 2°, di rosso, alla gamba recisa colla piota d'oca, d'argento. CIMIERO : Una stella di 8 raggi d'oro. DIMORA : Torino e Trento. La famiglia Salvadori è oriunda e resi dente in Mori nel Trentino. Con diploma dell'imperatore Rodolfo II, datato da Pra ga, 8 novembre 1592, ricevette la nobiltà del S. R. I. TEOFILO combattè in Unghe ria, in Spagna e prese parte anche a tutte le campagne dell'impero per 40 anni. Nella famiglia si distinsero sempre e pre valentemente i medici. Giuseppe II, impe ratore, con diploma del 14 gennaio 1766, confermava la nobiltà a FELICE Salvadori, direttore dei beni camerali a Mantova, e ad ANGELO, segretario dell'ambasciata im periale a Napoli, e poi addetto al ministro plenipotenziario in Lombardia; e concede va loro, ma non ai baroni, il predicato di Wiesenhoff. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile del S. R. I. (mf.), e predicato di Wiesenhoff (mf.), ricon. D. M. 1890, in persona di GIACOMO, di Isido ro, di Giacomo, di Isidoro. Figli: Eleonora e ISIDORO. Fratelli: GIOVANNI e Eleonora. GUIDO, di Giulio, di Giacomo, di Isi doro. Figli: Maria Pia e GIULIANO. Fra tello: MARIO. Figlie di Mario: Teresa e Giulia. Altro ramo. DONATO, di Giuseppe, regio notaio (Ric. D. M. 31 marzo 1930). a. z. * SALVADORI (DE). ARMA : Troncato da una fascia di oro carica di tre pere di rosso, una accanto al l'altra, inclinate in sbarra; nel 1º d'azzurro a due chiavi anellate d'oro, decussa te, gli ingegni all'insù e all'in LETTERAS fuori, legate di verde, accompagnate in capo da una stella di 6 raggi ed in pun ta da un decusse scorciato, il tutto d'o ro; nel 2º di rosso alla zampa d'oca d'ar gento. CIMIERI : Su due elmi torneari : a destra una stella di 6 raggi, a sinistra un de cusse, il tutto d'oro. SOSTEGNI : Due leoni d'argento, contro rampanti e miranti all'infuori. DIMORA : Trento e Margone di Trento. Giuseppe II imperatore, con diploma 14 gennaio 1766, concesse a VALENTINO de Salvadori e al figlio di lui, Isidoro, il ti tolo di barone del S. R. I. e una miglioria nello stemma. Valentino si era distinto come uno dei cancellieri del Magistrato Mercantile di Bolzano, aveva favorito la coltivazione del « moro bianco » e aveva fondato diversi stabilimenti per la filatura della seta nel Trentino. Il predicato di Wiesenhoff non spette rebbe a questa famiglia (vedi famiglia pre cedente), pur tuttavia fu ugualmente rico nosciuto dalla Consulta Araldica del Regno con D. M. 19 novembre 1926. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone del S. R. I. (mf.), predicato di Wiesenhoff (mf.), in persona di VALENTINO, di Valentino, di Valentino, n. a Trento 22 novembre 1851, spos. a Ve nezia 11 ottobre 1893 con Teodora Maria Marcello, patrizia veneta. Figli: Adriana, VALENTINO, ALESSAN DRO, TEOFILO. Fratello: ISIdoro, n. a Trento, 24 lu glio 1859, spos. a Cabiate, 26 aprile 1894 con la nob. Livia dei conti Padulli di Vi ghignolo. Figlie di Isidoro: Violante, Camilla, А dele in Crivelli, Anna. * SALVADORI ZAΝΑΤΤΑ. a. 2. ARMA: Troncato da una fascia di oro ca rica di tre pere di rosso, una accanto all'altra inclinate in sbarra; nel 1º di azzurro a due chiavi d'argento anellate d'oro e decussate, gl'ingegni all'insù e all'infuori, accompagnate in capo da una stella di 8 raggi ed in punta da un de LETTERA S SOSTEGNI : Due leoni d'argento, linguati di rosso, controrampanti e miranti all'in fuori. DIMORA: Meano, Riva di Trento. Famiglia che ha comuni origini con la precedente. Uno dei discendenti di Valentino, sta bilitosi a Riva aggiunse al suo cognome an che quello di Zanatta in seguito ad eredi tà : e si trasferì poi a Meano. Il predicato di Wiesenhoff non spettereb be neppure a questo ramo dei baroni (vedi nobili Salvadori), pur tuttavia fu ugual mente riconosciuto dalla Consulta Araldi ca del Regno con D. M. 29 settembre 1927. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone del S. R. I. (mf.), nobile del S. R. I. (mf.), predicato di Wie senhoff (mf.), in persona di Luigi, di Giu seppe Carlo, di Giuseppe, n. a Riva di Trento il 19 marzo 1867. Fratello: GIACOMO, n. ivi 22 marzo 1868, spos. a Torino, 23 aprile 1900 con Ermi nia Tersilla dei baroni Manno. Figlie di Giacomo: Enrichetta, n. a Ri va, 3 giugno 1901; Elisabetta, n. ivi, 8 ot tobre 1902; Maria Cristina, n. ivi 4 dicem bre 1905; Adolfina, n. a Tiarno (Val di Ledro), 1º agosto 1907; Eleonora, n. a Ri va, 26 agosto 1908. * SALVAGNOLI MARCHETTI. a. z. ARMA: D'oro, al gallo al naturale, fermo su di un corno da caccia di rosso, legato dello stesso, ed appeso al collo del gallo. CIMIERO : Un leone d'oro nascente, lin guato di rosso, tenente una bandiera con l'asta cimata da un giglio di Firen PAGINA 67 cusse scorciato, il tutto d' oro; nel 2º di alla zampa d'oca d'argento recisa. CIMIERI : Su due elmi torneari : destra una stel rosso a la di 6 raggi; a sinistra un de cusse, il tutto d'oro. ze d'oro, col drappo bifido in terzato in palo di verde, di bianco e di ros So. Мотто : Veglia e sveglia. DIMORA : Firenze. In seguito a pro posta della magi stratura civica di Firenze fu ascritto al ceto nobile di quella città, con decreto del Principe di Carigna no, luogotenente generale della Toscana, in data 25 aprile 1860, VINCENZO, di Cosi mo, di Giuseppe Salvagnoli Marchetti, di Corniola (Empoli), Ministro degli Affari ecclesiastici nel 1859 e Senatore del Regno dal 23 marzo 1860. Con successivo decreto di Vittorio Ema nuele II in data 20 settembre 1863 fu con cessa la nobiltà ai fratelli del predetto Vin cenzo, FRANCESCO e ANTOΝΙΟ. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in perso na di: a) ANTONIO, di Cosimo, di Giuseppe; b) Cosimo, di Francesco, di Cosimo. Figlie: Alessandrina, Teresa. f. s. * SALVAGO e SALVAGO RAGGI. ARMA: D'oro alla rotella di nero caricata di un leone d'argento, ling. di rosso. Alias: Di nero al leone d'argento. DIMORA : Genova e Roma. i « Certamente Salvago furono il lustri fin dai tem pi antichi della Repubblica : nel 1314 poi e nel 1335 gli Annalisti li annoverano co me grandi di numero e di possanza, come potenti d'amici e di ricchezze avendo de ciso col loro intervento imparziale, sebben guelfi, a liberare la patria, dal giogo di re PAGINA 68 Roberto » : così lo storico De Simoni in Atti Soc. lig. Storia patria, Vol. XIII, fasc. III, pag. 366; « Cronaca di Genova, scritta da Alessandro Salvago » (v. Atti precit., Poggi Fr., vol. LIV, fasc. III). Pare siano d'origine lombarda e che tre casate collaterali siansi unite in unico co gnome: i Porco, gli Streggiaporco, ed i Nepitelli : della prima (v. Tavole genealo giche del Belgrano in Atti Soc. lig. Storia patria, Appendice, parte I, vol. II, tav. XLIII); un PORCUS, capostipite, fu inviato in missione al conte di S. Egidio (1116), GUGLIELMO, console del comune di Geno va (1126, 43, 55) intervenne alle convenzio ni con Tortona (1146); IDO, suo fratello, fu console del comune (1136), così pure Ru BALDO (1180, 84); OBERTO, console dei pla citi (1196, 98, 99, 1202, 12) fece parte di una società che loco alcuni redditi comu nali genovesi; ENRICO e suo figlio PORCO sottoscrissero la pace coi Pisani (1188); LAMBERTO, con altri, si ribellò al console Filippo di Lamberto, accusato a torto di aver fatto catturare cittadini genovesi da navi di Ruggero Re di Sicilia (1147) . Della seconda casata il capostipite GIO VANNI BOLETUS, clavigero del comune, fe ce innalzare in Genova la chiesa di San Marco al Molo (1173), fu ambasciatore in Sardegna (1191) e suo figlio ONORATO sot toscrisse alla pace con Pisa (1188). ENRICO Nepitelli (Nevitella) con su0 fratello STREGHIAPORCO, predetto, sotto scrissero la pace pisana (1188) ed OLIVIERO Nevitella segnò come consigliere l'accetta zione dei patti con Guglielmo re di Sici lia (1157). I Salvago nei secoli XIII e seguenti re cano largo contributo alla storia genovese : qui nominiamo soltanto i personaggi più notevoli rimandando, chi voglia conoscere altri di queste famiglie, ai volumi mano scritti : Giscardi, Origine e fasti delle no bili famiglie di Genova, in Biblioteca civi ca Berio e Federici, Abecedario, in Biblio teca della Missione urbana in Genova. MICHELE fu podestà di Genova (1278), EN RICO ebbe sua nave naufragata in Corsica (1288), Rosso fu podestà di Albenga (1288), BALIANO fu capitano di nave (1292), PORCHETTO, frate certosino, fu ambascia tore della Repubblica al papa (1295), a LETTERA S Matteo Visconti (1299), scrisse: Victoria contra hebreos e De entibus trinis et unis; Giovannina fu badessa di S. Maria di Ba no (1298), DOMENICO diresse opere portua li in Genova (1312), GABRIELE fu capitano di re Carlo di Gerusalemme e di Sicilia (1320), PERCIVALLE, LANCELLOTTO, CACCIA NEMICO, capitani di galera per re Roberto d'Angid (1329), FRANCESCO fu governatore di Siracusa per il re Lodovico (1338), AGO STINO fu capitano di galera (1342), COSMA, id. (1346), ANTONIO, signore di Cremiasco e di Monteacuto fu ambasciatore allo stes so re per la pace coi ghibellini (1331), SALVAGIO E BIAGIO vendettero a Carlo loro confamigliare Castiglione presso Ventimi glia (1348), ALERAMO e GUIRARDO furono vicari a Pietra Calice al Corvo (1351-52, 1386), BRASCO fu capitano di galera contro i Catalani (1352), LEONARDO qm. Napoleone fu ambasciatore al re di Granata (1362), LUCA vendette mezzo poggio di Colonnet to (1381) e terre in Bolzaneto alla Repub blica, i minori TORTORINO E PIETRO, qm. Babilani, rappresentati dalla loro madre Claudia Lercara vendettero alla Repubbli ca un palazzo in Bolzaneto perchè potesse fabbricare un castello (1382), LUIGI, di Caccianemico, consigliere (1382, 98, 1406, 32, 33, 41), ricoprì molte cariche: amba sciatore al duca di Milano (1422), al re di Castiglia (1423), fu a Famagosta (1426), console in Logopan (1429), ufficiale di Ro mania (1431), anziano (1433), CARLO fu podestà di Portovenere (1424), CASSANO fu inviato in missione diplomatica all'impera. tore greco (1384), NAPOLEONE fu podestà in Pera (1405), ABRAMO vinse i corsari con 4 galere (1427), LUIGI fu console in Caffa (1429), PAOLO salvò la vita al re Pietro di Spagna, ANTONIO fu dei 4 consiglieri del l'armata genovese contro il re d'Aragona (1435), almirante (1441), comandante di 3 navi (1444), frate ANDREA fu cavaliere ge rosolimitano (1448), GIANOTTO fu console in Tunisi (1448), AGOSTINO fu eletto con sole in Caffa ma non accettd (1457), LUCA fu massaro in Caffa (1457) indi console (1460-61); TOMASO fu fatto prigioniero dai turchi (1453) alla difesa di Costantinopoli, MELIADUCE qm. Accellino, fu ambasciatore a Venezia (1453), al re di Francia (1459), al duca di Milano ed al pontefice (1464), LETTERA S ACCELLINO qm. Meliaduce, ambasciatore al re di Napoli (1471), a Milano (1474), Do MENICO E BARTOLOMEO Scotto, LEONARDO e BARTOLOMEO Cybo entrarono a far parte dell'Albergo Salvago, fra' BIAGIO qm. Sel vaggio, cav. gerosolimitano, comm. di San Gio. di Pré, fece costruire S. Gio. il Vec chio in Genova (1480), CRISTOFORO qm. Selvaggio, fu ai servizi del papa con sua galera (1481), GIULIANO prese possesso di Sarzana (1484), ACCELLINO qm. Accellino, donò ai monaci di S. Maria del Monte in Genova la terza parte del grande bosco che ivi godeva (1488) e fu delegato con altri alla riforma dei conventi, BARTOLOMEO, olim Cybo, fu podestà di Bonifacio (1489). Nel 1500 i Salvaghi furono in parte « nobiles albi » in parte « nigri ». In que sto secolo GABRIELE, cav. geros. fu rinoma to poeta (v. Atti Soc. lig. Storia patria, vol. XIII, fasc. IV, p. 705; A. Ceruti, G. Salvago, patr. gen.); AMBROGIO, qm. Giu liano, fu governatore di Corsica (1505), FRANCESCO, governatore di Corsica (1512) e cavaliere gerosolimitano, fra PANTALEO NE, caval. gerosolimitano, fu commenda tario di S. Giovanni di Pré in Genova (1513); TOMASO, capitano di Pieve di Te co (1523-4); RAFFAELE qm. Manfredo, ca valiere gerosolimitano, soldato e storico, la sciò sostanze perchè fossero alleggerite le gabelle (1526), GIOVANNI qm. Benedicti, fu governatore di Corsica (1526-34), PIETRO GIOVANNI di Accellino, fu governatore di Corsica (1528) e così pure NICOLÒ (1539). Nel 1528 la famiglia Salvago fu dei 28 alberghi. GIULIANO Salvago olim Cybo, canonico in S. Lorenzo poi vescovo di Gir genti, dedicò in detta cattedrale un altare ai SS. Pietro e Paolo (1530), GIULIO fu si gnore di Camerana e di Gottasecca e Praia (1531), STEFANO fece parte di una società di mercanti che spedì al Perù la nave San ta Maria appartenente a Leone Pancaldo e da lui comandata (1535); GIOVANNI fu in viato ad assoldare duemila tedeschi (1537), podestà di Savona (1538), uno degli am basciatori mandati ad incontrare il Papa (1538), ambasciatore a Filippo re di Spa gna (1559), BATTISTA fu governatore della Spezia (1549), RAFFAELE fu cavaliere gero solimitano, PANTALEONE combattè valoro samente a Calvi (1555), LUCA fu gover PAGINA 69 natore della Spezia (1560); un Salvago, cavaliere gerosolimitano, si segnalò nella difesa di Malta contro i turchi (1565), BARTOLOMEO con tre galere fu assalito dal corsaro turco Ali Rais e fatto prigioniero : bandito quindi dalla Repubblica (1565), frate AGOSTINO, domenicano, fu vescovo di Mariana (1553), indi arcivescovo di Geno va (1565) ed al concilio di Trento, LEO NARDO, signore di Carosio (1565), Амвко GIO fu dichiarato ribelle alla Repubblica (1575), GIO. GIORGIO fu capitano di Pieve di Teco (1576-1577), ARRIGO fu a rende re omaggio al Duca di Savoia in Alben ga nell'anno 1585 ed ambasciatore al gran duca di Toscana nel 1590, GIOVANNI GE ROLAMO fu cav. gerosolimitano e bali di Venosa (1580), GIO. BATTISTA fu governa tore di Rimini, vicelegato in Romagna, prefetto di Città di Castello, nunzio apo stolico all'arciduca Ferdinando d'Austria, vescovo di Luni e Sarzana (1590), NICOLÒ fu bandito, quindi preso e decapitato con Aurelio Cattaneo per avere in Genova ag grediti e fatti prigionieri Damiano Catta neo e Giovanni Adorno (1585), Maria di Enrico, moglie di Marcantonio Grillo, fu signora di Carpeneto (1621), CARLO di En rico fu capitano di 200 fanti nella guerra col duca di Savoia (1625) e poi prigionie ro, ENRICO fu destinato alla fabbrica del castello di Rapallo (1624) ed alloggiò nel suo palazzo di Strada Nuova, da lui innal zato nel 1580, il cardinale Sacchetti, NI COLÒ fu inviato al duca di Milano per sol lecitare aiuti contro il Piemonte (1624), Gio. GIORGIO E GIORGIO MARIA morirono di peste mentre disimpegnavano incarichi nei lazzaretti (1656), GIACOMO MARIA fu commissario alla peste nello stesso anno, BERNARDO, segretario della Repubblica, fu inviato in missione diplomatica in Francia (1680-81), a Vienna e in Inghilterra, (1684 85), a Milano ed in Ispagna (1694-95), il senatore PARIS MARIA di Stefano, chiaro astronomo, istituì un osservatorio nella sua villa di Carbonara in Genova, ministro a Parigi (1672-74), fece parte della missione inviata a re Luigi XIV (1685) dopo il bom bardamento di Genova (v. Issel : « Natu ralisti e viaggiatori liguri »); il padre Gio. Luca, suo figlio, fu proposito alla Congre gazione di S. Filippo Neri in Genova, Ам PAGINA 70 BROGIO qm. Iosephi, appartenne al Gr. Consiglio (1797). Molti di questa famiglia beneficarono opere pie. I senatori della Repubblica furono 9. L'unica linea che fino ad oggi risulta vi vente parte da Enrico e per Ogerio, Box VASSALLO, ENRICO, GABRIELE, SELVAGGIO, BRASCO, SELVAGGIO, ambasciatore al re Al fonso (1446), governatore di Corsica, ove morì nel 1453, CRISTOFORO, DomenICO, BRASCO, GIUSEPPE, GIO. GIACOMO, GIA COMO MARIA, GIUSEPPE ANTONIO, ascr. Nob. genovese 13 maggio 1738, GIACOмо LUIGI, GIUSEPPE, maggiore delle Guardie del Re di Piemonte e Sardegna, poi ciam bellano di Corte, PARIS MARIA, dott. in giurisprudenza, deputato al Parlamento per Pontedecimo nella X legislatura, giun ge a S. E. GIUSEPPE MARIA, dottore in scienze sociali, ambasciatore onorario di S. M. il Re, già governatore dell'Eritrea, se natore del Regno, decorato al valore civile (1882) , gr. uff. della Stella d'Italia, cav. di gr. croce dei Santi Maurizio e Lazzaro e della Corona d'Italia, residente a Roma, autorizzato ad aggiungere al proprio il co gnome materno Raggi, riconosciuto mar chese (mpr.) e patrizio genovese (m.), i 12 novembre 1890, ed iscritto nell'El. Uff. e nel Libro d'Oro col figlio PARIS Maria, padre di Camilla. Un'altra linea, che si ritiene estinta, tro vasi iscritta genericamente nell'Elenco Uff. Nob.: quella dei disc. da Francesco Gae tano di Giuseppe, ascritto alla nobiltà ge novese il 17 dicembre 1770. g. c. d. SALVATI. ARMA: D'azzurro all'albero nodri to nel terreno di verde, sinistrato da un serpente insidioso stri sciante sul terre no, il tutto al naturale; l'albe ro sostenente un nido pure al na turale, con un uccellino al naturale in atto di spiccare LETTERA S il volo e fissante un sole d'oro orizzonta le destro. DIMORA : Ascoli Piceno. Famiglia che ottenne l'ascrizione alla nobiltà di Ascoli Piceno. È iscritta genericamente nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile di Ascoli (mf.). SALVATORI. ARMA: D'azzurro all'albero al na turale nodrito sul terreno dello stesso e sormon tato da tre stelle di 6 raggi d'oro, ordinate in fa scia. V. S. DIMORA : Capra rola. Un canonico Sal vatori ottenne per sè e fratelli l'ascrizione alla nobiltà di Orvieto. La famiglia è genericamente iscritta nel l'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile di Orvieto (mf.), spettante ai di scendenti dai fratelli di detto canonico. V. S. SALVATORI. ARMA: D'azzurro al rosaio al na turale sostenuto da due leoni di oro, affrontati. Lo scudo accol lato all'aquila bicipite impe riale. DIMORA : Perugia. Famiglia ascrit ta al patriziato di Perugia e che possedette il castello e la si gnoria di Monte Acutello. ORAZIO Salvato ri, coppiere aulico dell'imperatore Leopol do Iecolonnello di mille pedoni nelle guerre in Dalmazia, con Diploma 19 mag gio 1695 dallo stesso imperatore venne ele vato, col fratello GIULIANO, alla dignità di conte del S. R. I. col titolo trasmissibile ad ambo i sessi in infinito e con la concessio . LETTERA S ne di accollare lo scudo all'aquila bicipite imperiale. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte del S. R. I. (mf.), in persona di Ugo, di Ettore, di Vincenzo, di Leopoldo, di Vincenzo, di Bartolomeo, di Giuliano; n. 8 dic. 1876. Sorella: Alcme na in Valery, n. 28 nov. 1874. V. S. SALVETTI. ARMA: D'azzurro, al monte di tre cime d'oro, ri stretto, sormon tato da un ra moscello di sal via di verde, verso il quale vo la, dal lato de stro del capo, una colomba di argento con bec co e zampe di rosso. Alias: D'oro, al to ro rampante di rosso. DIMORA : Padova e Firenze. Famiglia origi naria da Pistoia, trasferitasi poi in Firenze, dove, nel 1435 e nel 1444, TOMMASO, di ser Jacopo, fu dei priori per le arti maggiori, onore goduto anche dal figlio di lui, SAL VETTO, nel 1462, e da altri suoi discendenti. SALVI. GREGORIO, figlio di Salvetto, si condusse ad abitare in Palaia, dove peraltro il figlio di lui, JACOPO, nell'estimo del 1561, conti nua a dichiararsi « ciptadino fiorentino ». Nel successivo estimo del 1564 a fianco del nome di PIETRO, di Jacopo, leggesi l'anno tazione « sta a Volterra »; ed anche in que sta città i discendenti di Pietro furono ammessi agli onori, e Niccolò, di Loren zo, vi fu dei priori nel 1734. LINO, del predetto Niccolò, auditore del la Ruota fiorentina, ottenne l'ascrizione alla nobiltà di Volterra con decreto 9 mag PAGINA 71 gio 1757, e quella al patriziato fiorentino con decreto 27 gennaio 1777. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di Volterra (mf.) e patrizio di Firenze (mf.), in persona di LINO, di Pietro di Lino. Figlia: Maria. Sorella: Giuseppa in Morini. SALVI. ARMA : Di rosso, al leone d'oro, coronato dello stesso, stringen te con le zampe superiori un ra moscello gambu to e fogliato di verde e fruttato di una pera di f. s. oro. DIMORA : Prato. Famiglia di antica origine pisana, come da solenne riconoscimento del Consiglio di Pisa del 22 maggio 1610. SALVADORE, del Capitano DOMENICO Salvi, fu dichiarato abile ai primi onori della città di Prato nel 1694 : e tale abilitazione si mantenne nei suoi discendenti i quali furono ascritti alla nobiltà pratese con Decr. 30 aprile 1764. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Prato (mf.), in persona dei disc. da DOMENICO, GIO. FI LIPPO E GIO. BATTISTA, d'Innocenzo, di Domenico. ARMA: D'argento, a 4 fasce di ros so, al leone di nero, attraver sante sul tutto. DIMORA : Firenze. Dimostrata la diretta (liscenden za da SALVI, di Fi lippo, di Benciven ni, priore della Si gnoria nell' anno f. s. PAGINA 72 1389, il canonico JACOPO ANTONIO e il te nente ANDREA SPIRIDIONE, fratelli e figlioli del dott. PIETRO Salvi, furono ascritti alla nobiltà fiorentina con rescritto granducale del 27 luglio 1850. I Salvi furono chiamati sette volte al Priorato della Repubblica, alla quale det tero altresì un giureconsulto eccellente, ALESSANDRO, di Salvi, di Filippo, adope rato in molte ed importanti ambascerie. Meglio conosciuti nel ramo principale col cognome Bencivenni, furono per lungo tempo ritenuti estinti con BENCIVENNI, di Raffaello, morto nel 1584; fino a quando, cioè, i predetti Jacopo Antonio e Andrea Spiridione non dimostrarono, come si è detto sopra, la sopravvivenza della fami glia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf.), in persona dei disc. da PIETRO, di Andrea Spiridione. * SALVI DEL PERO. ARMA : f. s. D'azzurro alla fenice, vo lante in banda, verso un sole, d'oro, posto nel LETTERA S di arma. Il 23 dicembre 1896, con D. M., fu riconosciuto nel titolo nobiliare. Carlo Giuseppe sposò in seconde nozze (1861) Angelica di Francesco Sillano e da queste nozze nacquero : Delfina (n. Valen za, 7 ottobre 1863), che fu moglie del cav. Dionigi Albertengo di Monasterolo, FERDI NANDO (n. Valenza, 7 maggio 1865; † To rino, 31 maggio 1928) e ANGELO (n. Va lenza, 16 marzo 1873) . Figli di Ferdinando e di Adelaide Accu sani di Retorto sono : Angelica (n. Tori no, II luglio 1908) e GIUSEPPE (n. Valen za, 11 ottobre 1909). Figli di Angelo, che sposò (1900) Luisa dei conti Baronis A gliaudi di Tavigliano, sono : CARLO (n.To rino, 24 marzo 1901), Maria Angelica (n. Valenza, 11 luglio 1902), che sposò il no bile dottore Paolo Thaon di Revel, Delfi na (n. Torino, 20 febbraio 1904), ERNESTO (n. Valenza, 1° luglio 1906) e MASSIMO (n. Torino, 20 febbraio 1908). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Luzzano (mpr.), in persona di FERDINANDO, di Carlo Giu seppe (Ernesto), di Ferdinando. Fratelli: Delfina, ANGELO. Figli: Angelica, Giuseppe. l. b. l'angolo destro SALVIATI (già BORGHESE). del capo; accom pagnata in pun ta, verso sinistra, dal suo rogo; il tutto al natu rale. Мотто : Salvabitur. DIMORA : Valenza e Torino. Fu di questa famiglia Ferdinando Salvi (n. Tortona, 1° marzo 1796), il quale sposò (1820) Maria Teresa, di Carlo Pompeo Del Pero conte di Luzzano. Il figlio CARLO GIUSEPPE (Ernesto) nato da queste nozze (n. Caresana, 25 gennaio 1824; † Valenza, 2 dicembre 1902) ottenne, con R. D. 23 giugno 1895, di aggiungere il cognome materno. Successivamente con R. Assenso fu abilitato a succedere al titolo di conte di Luzzano (RR. LL. PP. 29 dicembre 1895) e con R. D. 5 aprile 1896 e RR. LL. PP. 26 novembre 1896 ottenne concessione ARMA : D'argento a tre bande dop piomerlate di rosso . CIMIERO : Un'aqui la di nero tenen te nel becco un anello d'oro. Мотто : Jamais au tre. DIMORA : Roma. GOTTIFREDO, vi vente in Firenze nel secolo XII, fu il ca postipite di questa illustre casata e alcuni genealogisti lo vollero far appartenere alla famiglia dei Caponsacchi, appoggiando la asserzione a tradizioni senza poterla pro vare con documenti inoppugnabili. Dal 1297 al 1525 i Salviati parteciparo no alla Signoria della Repubblica fiorenti LETTERA S na. CAMBIO DI SALVI, medico, fu il primo ad ottenere le magistrature, ebbe la carica di priore, poi quella di gonfaloniere di giu stizia nel 1335. Lunga è la serie degli uo mini illustri che, dopo il predetto dottor CAMBIO, onorarono la patria e che resero celebre la famiglia nella storia di Firenze. Dette 62 priori, 20 gonfalonieri di giustizia e 5 cardinali alla Chiesa. FORESE, di Giovanni, armato cavaliere dai Ciompi nel 1378, fu capitano generale della Romagna fiorentina nel 1397; AN DREA, di Francesco, godette tutte le autori tàmunicipali, nel 1379 fu sindaco per trat tare la pace col Pontefice, capitano a Pi stoia e nel 1380 ambasciatore a Venezia; ALAMANNO, suo fratello, fu podestà di To di e, nel 1366, ambasciatore a Siena; JACO Po, del predetto Alamanno, fu personag gio eminente e fra i più illustri cittadini fiorentini, sconfisse i conti Guidi e gli U bertini nel 1404, fu commissario generale per la guerra di Pisa nel 1405, governato re di Piombino nel 1410, ambasciatore a Bonifazio IX nel 1403, al re di Francia nel 1404, a Papa Benedetto XIII nel 1407 ed ai Bolognesi nel 1410; GIANNOZZO, di Mar co, si affermò nel 1461 nelle guerre di Ci pro; suo fratello BERNARDO fu ambasciato re al re d'Aragona nel 1436; ALEMANNO, di Jacopo, ambasciatore al Pontefice nel 1435 e nel 1437 deputato al Concilio Eucumeni co; GIULIANO, di Francesco, nel 1494 е 1495, fu ambasciatore a Carlo VIII; ALA MANNO, di Averardo, nel 1499, ambasciato re a Luigi XII di Francia e, nel 1509, com missario per la guerra di Pisa; JACOPO, di Giovanni, fu strenuo difensore della liber tà della patria, ebbe importanti ambascerie efuunodegli ostaggi consegnati agli im periali durante il famoso Sacco di Roma; ALAMANNO E ALESSANDRO, di Pietro, nel 1544 difesero Siena e il secondo, per ordi ne di Cosimo I dei Medici, fu fatto decapi tare come ribelle; FRANCESCO, di Bernardo, nel 1571, fu innalzato al Gran Magistero dell'Ordine di S. Lazzaro; Lorenzo, di Ja copo, fu governatore di Siena nel 1607 ed acquistò i castelli di Giuliano e Roccamas sima, eretti in marchesato, nel 1633, da Papa Clemente VIII e poi in ducato da Pa pa Urbano VIII a favore di JACOPO, l'ele gante poeta, figlio di Lorenzo. PAGINA 73 VINCENZO ottenne il marchesato di Mon tieri nel 1621, feudo al quale fu aggiunto Boccheggiano nel 1637 ed eretto in mar chesato a favore di ANTONIO, suo nipote. LEONARDO (n. 1540, † 1589) fu celebre letterato, autore di molte opere e uno dei fondatori dell'Accademia della Crusca e guastò la sua bella fama con l'ignobile rab bia e guerra obbrobriosa contro l'immorta le Torquato Tasso per la sua Gerusalemme Liberata; TOMMASO fu vescovo di Colle nel 1634 e di Arezzo nel 1638; FRANCESCO, no to per la sua tragica fine in seguito alla congiura de' Pazzi, fu arcivescovo di Pisa; GIOVANNI, cardinale († 1553) fu legato in Spagna di Papa Clemente VII per benedi re le nozze di Carlo V, e nel 1528 inviato a Francesco I, re di Francia, per riconci liarlo con Andrea Doria; BERNARDO († 1568), fu prima generale delle galee del l'Ordine di Malta, vittorioso in più scon tri contro i Turchi, poi fu creato vescovo di Clermont e in fine cardinale; ANTONIO († 1602) fu altro cardinale; ALAMANNO venne creato cardinale nel 1727 e GREGO RIO nel 1777. Il predetto cardinale Gregorio († 5 ago sto 1794) lasciò eredi del nome e dei titoli di casa Salviati i principi Borghese in quanto la di lui nipote Anna Maria, figlia di suo fratello AVERARDO, duca di Giulia no, aveva sposato il principe FRANCESCO Borghese († 1839). Questi, con suo testa mento dispose che il principe SCIPIONE, suo figlio terzogenito, sostituisse al proprio il e tale sostituzione fu cognome Salviati confermata con decreto del 7 febbraio 1834 del granduca di Toscana, Leopoldo II. Il predetto duca Scipione che nacque in Parigi il 23 giugno 1823 e morì in Roma il 15 giugno 1892, sposò a Parigi il 10 mar zo 1847 Jacqueline Arabelle dei duchi di Fitz-James, morta a Roma il 22 gen. 1903. Da questo matrimonio nacquero : Fran cesca Saveria, n. a Roma 18 dicembre 1855, sposata in Migliarino il 5 giugno 1873 con don Francesco Borghese, duca di Bomarzo; ANTONINO, n. a Parigi 5 agosto 1860, † 30 gennaio 1920, sposato a Frascati 12 settembre 1885 con donna Maria Aldo brandini (n. 6 giugno 1867) . La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di duca di Giuliano (mpr.), PAGINA 74 nobile romano (mf.), coscritto (mpr.), marchese di Montieri (mpr.), marchese di Boccheggiano (mpr.), Don e Donna, in persona di PIETRO, di Antonino, di Scipio ne, n. a Migliarino 8 novembre 1887, cava liere d'On. e Dev. del S. M. O. di Malta, spos. a Vicenza il 16 marzo 1914 con la contessa Maria Antonia Zileri Dal Verme. Figlia: Lisabetta Maria, n. a Migliari no il 15 aprile 1915. Fratelli: GIACOMO, n. a Migliarino 28 ot tobre 1889, cav. d'On. e Dev. del S. М. О. di Malta, spos. a Napoli 11 febbraio 1925 con Maria Immacolata dei conti Capece Galeota; FRANCESCO SAVerio, n. a Roma 7 marzo 1891, cav. d'On. e Dev. del S.M.O. di Malta; Averardo, n. a Migliarino 19 settembre 1896, cav. d'On. e Dev. del So vrano Militare Ordine di Malta, decorato della medaglia d'argento al valor militare, spos. a Roma il 29 ottobre 1921 con stanza Igea Florio. Figlie di Giacomo: Agnese, n. a Miglia rino 15 novembre 1925; Maria Teresa, n. Co a Roma 16 aprile 1927; Bona, n. a Miglia rino 31 dicembre 1928. Figli di Averardo: Maria Arabella, n. a Vallombrosa 2 settembre 1922; Laura Flo riana, n. Migliarino 6 genn, 1924; Flavia Domitilla, n. Roma 28 aprile 1925; FORESE ΑΝΤΟΝΙΝΟ, η. Migliarino II sett. 1927. Zia, figlia di Scipione: Maria Enrichetta, n. a Roma 4 ottobre 1862. SALVIOLI DI FOSSALUNGA. V. S. ARMA: Troncato : nel 1º d'azzurro a tre stelle di otto raggi d'oro, male ordinate; nel 2º di rosso al braccio destro vestito di verde, movente dal lato sinistro, tenente con la mano di carnagione 111 ramo di salvia al naturale. DIMORA : Correggio e Venezia. Con Diploma 13 giugno 1839 il nobile LODOVICO Salvioli di Fossalunga fu elevato LETTERA S al grado di cavaliere dell'Impero Austria co, titolo trasmissibile ad ambo i sessi. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di Correggio (mf.), cavaliere dell'I. A. (mf.). V. S. * SALVO. ARMA : D'azzurro al leone corona to d'oro tenente con le branche anteriori una crocetta di ne ro sormontata da una stella di sei raggi d'argento. (D. M. 24 otto bre 1926). DIMORA : Palermo e Termini Imerese. Si vuole che sia originaria dalla Toscana o da Genova; passata prima in Napoli e poi in Sicilia, dove godette nobiltà in Messina nei secoli XIII e XIV e in Palermo. Un PIETRO, figlio di Marco, ottenne il 22 no vembre 1499 investitura della metà del feu do di Bertolino o Mezzo Catuso; del quale feudo vennero investiti il 30 ottobre ed il 21 gennaio 1517 FRANCESCO, figlio di Pie tro; il 29 aprile 1551 CALOGERO, figlio di Francesco, e il 30 gennaio 1563 Paolilla, figlia di Calogero. Un Egidio Salvo e Ca stiglia, di Messina, con privilegio dato in Madrid il 23 aprile 1573, esecutoriato 111 Palermo il 1 novembre dello stesso anno, ottenne per sè e suoi concessione del titolo di regio cavaliere e dello stemma gentili zio; un VINCENZO Salvo e Levante, da Ter mine Imerese, il 30 aprile 1798, ottenne un attestato di nobiltà dal Senato di Paler mo, fu segretario della Legazione del Re delle Due Sicilia presso la Corte Austriaca e, con privilegio 10-31 agosto 1814, otten ne la concessione del titolo di marchese di Pietraganzili, sposò Rosa Gervasio e fu padre di Giuseppe, che dalla moglie Giu seppa Sciarrino ebbe VINCENZO, marchese di Pietraganzili; FRANCESCO, giudice della Gran Corte del Regno delle Due Sicilie († 1902), marito di Aurea Cozzo e padre di GIUSEPPE, letterato, scrittore alla Biblio LETTERA S teca Vaticana e bibliotecario capo della Nazionale di Palermo († 1925); Giuseppi na in Bonanno; NARCISO, già consigliere comunale e assessore del Comune di Paler mo e subeconomo dei Benefici Vacanti del le Diocesi di Palermo e di Monreale, cava valiere dell'Ordine della Corona d'Italia; Clementina in Salvo; Beatrice in Rotondo ed EGIDIO; ROSARIO (marito di Viola Lo Faso e padre di GIUSEPPE, ANTONIO, GIA CINTO, UMBERTO, VITTORIO, ARNOLDO, Giu seppina, ATTILIO e GIOVANNI (padre di GIUSEPPE e di Adele). VINCENZO Salvo e Sciarrino, marchese di Pietraganzili, sposò Giovanna Sollina fu padre di GIUSEPPE, marchese di Pietra e ganzili e marito (4 marzo 1878) di Cateri na Ugo, figlia del marchese Pietro di Elisabetta Valguarnera dei principi di Ni e scemi. Da tale matrimonio nacquero : VIN CENZO (vedi Salvo Ugo); Giovanna, moglie a Rodrigo Licata dei principi di Baucina; Elisabetta; Maria Antonietta; Rosalia, mo glie al conte Ignazio de Sarzana; Franca e Maria Luisa, moglie al nobile Gustavo Sal vo dei marchesi di Pietraganzili. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di marchese di Pietraganzili (mpr.), (Ric. D. M. 24 ottobre 1926), in persona di GIUSEPPE, di Vincenzo, di Giu seppe, di Vincenzo, spos. con la marchesa Caterina Ugo delle Favare. Figli: VINCENZO (vedi Ugo Salvo); Gio vanna in Rodrigo Licata dei Principi di Baucina; Elisabetta; Maria Antonietta; Ro salia in conte Ignazio de Sarzana; Franca; Maria Luisa in Gustavo Salvo di Umberto. Sorella: Giuseppina ved. marchese di Montaperto. Sono iscritti nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile dei marchesi di Pietra ganzili (mf.) e cavaliere (m. ) : Cugini (figli dello zio cav. Francesco) : GIUSEPPE, Giuseppina ved. Bonanno, NAR CISO, Clementina in Giuseppe Salvo, EGI DIO e Beatrice in Paolo Rotondo. Figli di Narciso: Aurea, Maria e FRAN CESCO. Figlia di Egidio: Aurea. Cugini (figli dello zio Rosario) : ANTO NIO, GIACINTO, UMBERTO, VITTORIO, AR NOLDO, ATTILIO. PAGINA 75 Figli di Umberto: ROSARIO GUIDO, Gu STAVO. Figli di Vittorio: ROSARIO, Violetta, FRANCESCO, Elisabetta. Figlie di Arnoldo: Giuseppina, Maria Stefania. Cugini (figli dello zio Giovanni) : GIU SEPPE e Adele in generale Eduardo Denza. Figlia di Giuseppe: Angela. a. di c. * SALVO UGO. ARMA: D'azzurro al leone corona to d'oro tenente con le branche anteriori una crocetta di ne ro sormontata da una stella di sei raggi d'argento. Termini Pa DIMORA: Imerese e lermo. VINCENZO, di Giuseppe Salvo e della marchesa Caterina Ugo, n. in Palermo il 10 febbraio 1882, con D. M. 12 gennaio 1926 fu autorizzato a usare il titolo di mar chese Ugo per anticipata successione ma terna; sposò nel 1920 Laura Lanza, figlia di Ignazio principe di Mirto. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Pietraganzili (mpr.), marchese Ugo (mpr.), in persona di Vincenzo, di Giuseppe. a. di c. SALVO. ARMA: D'azzurro al leone d'argen to coronato d'o ro, linguato di rosso , tenente con le branche anteriori un mazzetto di 4 spighe di grano d'oro. DIMORA : Castro reale. PAGINA 76 Famiglia siciliana. MELCHIORRE Salvo nel 1790 ebbe il titolo di barone di Santa Croce di Roccaforte. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Santa Croce di Roccaforte (mpr.), in persona dei disc. da Melchiorre (1790), ed è rappresentata da MELCHIORre, di Antonino, di Melchiorre. V. S. * SALVOTTI. ARMA: Inquarta to: nel 1º di ne ro al braccio de stro vestito di verde, movente da nubi al natu rale poste nel l'angolo superio re sinistro, te nente con la ina no di carnagione una bilancia al naturale con piatti d'oro; nel 2º di rosso alla roccia al naturale uscente dalla troncatura e cimata da un'aquila d'ar gento, mirante in basso; nel 3º di rosso al serpente d'oro con la testa rivolta, attorcigliato quattro volte attorno ad uno specchio d'argento, rettangolare, oblun go, su piede a calice; nel 4º di nero alla quercia al naturale, nodrita su terreno erboso di verde, troncata a metà da un fulmine d'oro, guizzante dall'angolo su periore destro. CIMIERI : Su due elmi torneari : a destra tre penne di struzzo, una nera fra due d'oro; a sinistra altre tre penne, una d'argento fra due di rosso. Мотто : Rumpor non flector. DIMORA : Mori (Trento). Vedi famiglia seguente per cenno sto rico. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone di De Bindis (mf. ), cavaliere di Fortequercia (Eichenkraft) (mf.), D. M. di Ricon. 3 settembre 1929, in persona di Ugo, di Scipione, di Anto nio, n. a S. Valery sur Somme, 7 agosto 1869, sposato a Mori di Trento il 15 marzo 1920 con Argia Sani. LETTERA S Figlia: Anna Maria, n. a Rovereto, 6 giugno 1921. a. z. * SALVOΤΤΙ. ARMA : Inquarta to: nel 1º d'oro all'aquila di nero membrata, im beccata, lingua ta di rosso, co ronata del cam po; nel 2° d'ar gento alla biscia in sette spire, in palo, e ingollan te un putto di carnagione colle braccia distese; nel 3º d'argento alla rosa di ros so, gambuta e fogliata di 6 pez zi di verde; nel 4° di rosso al leone rampante d'argento. CIMIERO : L'aquila nera, membrata, imbeccata, coro nata d'oro e linguata di rosso. Мотто: Rumpor non flector. Alias: Inquartato : nel rº di nero al brac cio destro vestito di verde, movente da nubi al naturale, poste nell'angolo supe riore sinistro, tenente colla mano di car nagione una bilancia al naturale, coi piatti d'oro; nel 2º di rosso alla roccia al naturale uscente dalla troncatura e ci mata da un'aquila d'argento e mirante in basso; nel 3º di rosso al serpente d'o ro colla testa rivolta e attorcigliato quat tro volte attorno ad uno specchio d'ar gento, oblungo, su piede a calice; nel 4° di nero alla quercia al naturale nodrita su terreno erboso di verde, troncata a metà da un fulmine d'oro guizzante dal l'angolo superiore destro. DIMORA : S. Giorgio di Trento. L'arma sopra descritta e il cimiero so no in corso di riconoscimento per doman da del barone Mario Salvotti essendo LETTERA S questa l'arma antica confermata ad An tonio Salvotti dal principe di Trento cardinale Lodovico Madruzzo con diplo ma indata 4 dicembre 1586: « Antiqua et gentilis maiorum originis insignia ar maque ». Quest'arma è quella ancor sempre portata dalla famiglia avendo ri nunciato a quella sceltasi dal barone Antonio Salvotti nell'occasione che gli fu concesso dall'impero d'Austria nel 1846 il cavalierato ereditario e poi la baronia dell'impero. I baroni Salvotti (cognome formatosi per patronimio) sono un ramo della storica ca sa dei signori di Caldonazzo, diramati alla lor volta dagli antichissimi signori di Bren ta. Fu potente dinastia feudale di imme morabile origine ch'ebbe il capitanato del la Valsugana (vedi Verci, Montebello, Mu ratori, ecc ). Fa luminosa comparsa nella storia già nel 1116 al placito di Enrico V in Treviso, con ENRICO VARIMBERTO ERIZO germani de Caldonazo, ove son nominati assistenti al Soglio Imperiale. Nel 1128 PENZO VARIMBERTO e WILLELMO regalano terre al monastero di Campese fondato dal consanguineo TISO DI BRENTA pel celebre abate Poncio di Cluny. Da Penzo discese quel ramo dei Caldonazzo che, dopo ac quistati i feudi dei signori di Castelnovo, così anche usarono chiamarsi. Enrico e Penzo compaiono alla dieta dei grandi vas salli coi conti del Tirolo, di Appiano (Ep pan) e di Flavon al Saliceto il 5 maggio 1185. Son nominati pure secondi dei cin que colonnelli delle truppe al seguito di Enrico VI per l'incoronazione a Roma 1190 (Codex Wanghianus). SICCONE I, il più famoso, tentò la signoria al pari degli Scaligeri e dei Carraresi imparentati con lui. Sua moglie fu Anna, di Nicolò della Scala, e pure suo cugino ALBERTINO DI CALDONAZZO, sposò Anna del fu Federico della Scala e di Imperia di Svevia, figlia del principe di Antiochia, a sua volta fi glio di Federico II. Imparentato con Lo dovico il Bavaro (il cui figlio marchese del Brandemburgo ebbe per prima moglie Altaluna della Scala) ebbe nel 1346 dal l'imperatore il vicariato di Feltre e Bellu no. Già prima aveva avuto in signoria as soluta Marostica. Nel 1350 quando Elisa betta, figlia di Lodovico il Bavaro, andò PAGINA 77 sposa a CanGrande, egli eilducadi Teck, maresciallo dell'impero, tennero il freno al cavallo della principessa all'entrata in Verona. SICCONE II prese Treviso pel duca Leopoldo d'Austria e ne fu nominato ca pitano. Così pure BIAGIO prese Conegliano pel detto duca d'Austria, e ne fu capita no. Suo fratello FRANCESCo, col nipote Gro VANNI, caddero col duca Leopoldo d'Au stria alla famosa battaglia di Sempach. Nel 1405 i Caldonazzo, i Castelbarco e gli Arco, in lega coi veneziani, osteggiarono il duca Federico d'Austria che nel 1412 li sconfisse, li privò dei feudi e li bandì. Da questa rovina SALVOTTO, nipote abia tico di Nicolò, fratello di Siccone I, era riparato in Mori presso il parente Ottone di Castelbarco. Da lui discendono per pa tronimio i baroni Salvotti, come da altri della famiglia dei Caldonazzo vennero, per patronimio, le casate degli Aprovini, dei Sichi, dei conti di Sugana. In Austria non restò che SICCONE III da cui discesero AN TONIO E GIOVANNI, colonnelli favoriti di Massimiliano I, creati conti e baroni del S. R. I. e di questi, Antonio, era gran maestro dei tornei (linea estinta). I Sal votti, pur non raggiungendo più l'antico splendore, ebbero ancora eminenti perso naggi fra cui: GIOVANNI che fu, nella pri ma metà del 1500, porta stendardo del ce lebre reggimento di Eriprando Madruzzo che si distinse contro i Turchi, in Piemon te e nelle Fiandre. ANTONIO, figlio di Gio vanni, ebbe dal principe di Trento Lodovi co Madruzzo conferma dell'antica arma e il « privilegium familiaritatis » con diplo ma del 4 dicembre 1586. ANTONIO, consi gliere intimo di S. M. I. R. Apostolica e del Supremo Consiglio Aulico e di Stato, presidente della Commissione speciale di Lombardia, ebbe il cavalierato ereditario dell'I. A. in data 28 ottobre 1846 e il titolo di barone dell'I. A. (mf.) in data 26 aprile 1854. Fu commendatore dell'Ordine di San Leopoldo, gran croce dell'Ordine della Co rona Ferrea ed ebbe il Supremo Ordine di Cristo da Pio IX per il concordato fra l'impero d'Austria e la S. Sede nel 1855. Fu creato da Pio IX conte romano in data 2 ottobre 1863. Sono altresì da ricordare: MARIA († 1843) nota come poetessa, sposa del cav. Cedeo PGINA 78 ne Vettorazzi; e SCIPIONE, di Antonio († 1883) fervente patriota ripetutamente con dannato per la sua attività politica. In Austria fiorisce un altro ramo della famiglia (vedi Almanacco di Gotha). Ha chiesto il riconoscimento dei titoli di barone de Bindis (mf.) e cavaliere di For tequercia (Eichenkraft) (mf ) e l'iscrizio ne nel Libro d'Oro della Nob. Ital. MARIO GIUSEPPE, di Giovanni e della contessa Guglielmina Puppi, n. a Trento 24 marzo 1867. Figli di primo letto: TROILO; di secon do letto: Fiammetta, Feliciana e GIAN LEO. a. z. SAMARIΤΑΝΙ. ARMA: Di nero al cervo saliente d'argento. DIMORA : Comac chio e Bologna. Il primo di que sta famiglia ascrit to al ceto nobile di Comacchio fu EMILIANO, nato il 17 aprile 1696. Il 20 marzo 1732, il Consiglio Generale della Comunità di Co macchio lo elesse alla carica di consigliere pel triennio dal 1° aprile di detto anno a tutto marzo del 1735 e la relativa delibe razione venne approvata il 29 marzo dal l'Eminentissimo Legato a Latere di Fer rara, e con rogito del notaio Bernardino Manfrini 31 marzo 1732, venne insediato nell'ufficio di consigliere. Da Emiliano, che sposò Cecilia Accarisi il 29 aprile 1722, discende FRANCESCO, na to il 9 agosto 1725, che sposatosi con Gio vanna Carli Ballola il 19 febbraio 1759, eb be GIUSEPPE, nato il 2 marzo 1760, consi gliere comunale nel 1796. Questi prese in moglie, il 21 ottobre 1792, Orsola Mezza gori, da cui altro FRANCESCO, nato il 10 giugno 1803 , che essendosi sposato con Camerlitana Carla Moretti il 7 novembre 1836, ebbe tre figli : 1) PIETRO, nato il 1° ottobre 1841, morto il 2 luglio 1905 e che generò altro FRANCESCo, nato a Comac chio il 15 marzo 1877, coniugato con Bel LETTERA S lini Maria, di Luigi, FILIPPO, nato il 22 novembre 1879; ANTONIO MARIO, nato 1'8 settembre 1890. 2) GIACINTO, nato il 24 febbraio 1852, ingegnere, sposato a Mioni Rosa, fu Gae tano, da cui nacquero : Marianna, nata It dicembre 1878; Ines, nata 30 giugno 1881; ALDO, nato το luglio 1883; MARIO, nato 9 marzo 1888, e NINO, nato il 16 dicembre 1894. 3) CAMILLO, che sposò Carli Clementina, da cui nacquero: Carmelina, nata il 24 marzo 1895; TARCISIO, nato il 4 agosto 1897, Ida, nata l'11 marzo 1901. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Comacchio (mf.), in persona dei sopra descritti. f. g. * SAMBIASE SANSEVERINO. ARMA : D'argento alla fascia sor montata da un lambello di cin que denti, il tut to di rosso. CIMIERO : Un dra go. DIMORA: Napoli. Diramazione del l'illustre casa San severino e propria mente discesa da RUGGIERO Sanseverino, figliolo di Pietro, signore di Martorano, che prese il nome di Sambiase dal feudo che possedeva in Calabria, nome che per petuarono i suoi discendenti. Anche sotto tale cognome quella illustre casa ebbe nuo ve e proprie illustrazioni per titoli, per uffici, dignità e patriziati. Godette la Sam biase nobiltà in Cosenza dove fu ascritta a quel patriziato dai più antichi tempi, in Lecce, ed un ramo di essa oggi estinto, fu aggregato all'illustre seggio di Portanova in Napoli. Furono i Sambiase ricevuti, per giusti zia, nel S. M. O. di Malta, per il ramo pa trizio di Cosenza nel 1595, come quarto della famiglia Rocco (Arch. Ord. Malta, 4686) e poi con NICOLÒ Sambiase, nel 1668 (Gr. Magistero Roma, Pr. di Napoli, Proc. 230 e 47); e nel 1721 con GUIDO (Gr. Ma LETTERA S gistero Roma, Alberi Gen., N. 312) e pel ramo di Lecce nel 1615, come quarto della famiglia del Giudice (Arch. Stat.. Nap., Prov. di Barletta, Vol. 29). Il ramo dei principi di Campana, estin to nel 1830, fu decorato del grandato di Spagna di I classe in persona dell'illustre principe di Campana, duca di Crosia e conte di Bocchigliero, don Felice Nicola Sambiase, e sua eccellentissima casa, con diploma dato in Vienna il 5 nov. 1718. Duchi di Malvito (Calabria) titolo con cesso a PAOLO Sambiase, con diploma dato in Madrid il 28 dicembre 1695, esecutoria to il 30 giugno 1696. (Archivio di Siman cas, vol. 574, fog. 271 a t. Segretarias Pro vinciales- Privilegiorum Neapolis- Regi strato Arch. di Stato, Napoli, Privilegio rum del Coll. Vol. 586 (n. 3 Medina Coeli) fol. 85) . Il ramo della famiglia Telesio, principi di Bonifati, si estinse nel 1732 in Roberto, morto senza prole, al quale successe la so rella Giulia che fu moglie di Saverio Sam biase, duca di Malvito. Alla famiglia Ametrano, duchi di S. Do nato (Calabria), successe la famiglia Sam biase, duchi di Malvito, nel 1636, che fu investita del titolo, con l'obbligo di assu mersi questo da ogni secondogenito viven te del duca di Malvito, aggiungendo però il cognome Ametrano. I Mandatoricci, du chi di Crosia, si estinsero in Vittoria, ma ritata a Giuseppe Sambiase, nel 1625. Con R. Rescritto 16 maggio 1853 furono riconosciuti i titoli di principe di Bonifati, duca di Malvito e duca di S. Donato a GIUSEPPE Sambiase dei Sanseverino (n. 21 marzo 1818); e con D. M. 16 agosto 1909 in persona di Paolo Sambiase Sanseverino SAMUELLI. († gennaio 1929) germano dell'attuale in testatario dei titoli stessi che ha ricevuto novello riconoscimento con D. P. 23 luglio 1932. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. It. e nell'El. Uff. Nob. It. coi titoli di principe di Bonifati (mpr.), duca di S. Donato (mpr.), duca di Malvito (mpr.), ed è rappresentata da LADISLAO, n. Napoli 14 genn. 1886 (successo al fra tello Paolo, † 7 febbraio 1929), di Genna ro (n. 1821, † 1901), di Paolo, e di Maria D'Alessandro († 1 marzo 1917). PAGINA 79 Sorelle: Vittoria Beatrice (vedi Sambia se San Severino di Vadi); Anna Maria, n. Napoli, 2 Paola. ottobre 1887, in Campenni; f. f. p. di s. * SAMBIASE SANSEVERINO DI VADI ARMA: D'argento alla fascia sor montata da un lambello di 5 denti, il tutto di rosso. DIMORA: Napoli. Decorata con D. R. 17 giugno 1897 e RR. LL. PP. 7 aprile 1898 del ti tolo di conte di Vadi (mpr) . La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di contessa, nobile dei du chi di S. Donato, in persona di Vittoria Beatrice, di Gennaro, di Paolo, n. Napoli, 10 ottobre 1874, spos. ivi, 7 novembre 1896 con Luigi Petriccione († 13 marzo 1913) . (Vedi Petriccione). f. f. p. di s. SAMBONIFACIO vedi SAN BONIFA CIO. SAMMARTINO vedi MARTINO (SAN) RAMONDETTA. SAMPIERI (vedi TALON SAMPIERI) . ARMA: Di rosso al leone d'oro appoggiato ad una banda con tradoppiomerlata dello stesso. Мотто : Deus sa lus mea et forti tudo mea. DIMORA: Monte pulciano. Famiglia origi PAGINA 80 naria da Chiusi, dove godette degli onori pubblici, imparentandosi con le primarie famiglie di quella città. Trasferitasi in se guito a Montepulciano vi possedette pa lazzo e contrasse matrimoni con nobili fa miglie di Siena. Così FRANCESCO Samuelli, nei primi anni del XVI secolo, sposò una Tucci di Siena; dal matrimonio nacquero : IACOPO, che nel 1531 fu nominato fami- in Torre Santa Susanna. liare del duca di Amalfi e capitano, e BOR GHESE, il quale nel 1543 ebbe il comando di un corpo di truppe poste alla difesa di Grosseto. Borghese in quest'anno fu an che ambasciatore della città di Chiusi; spo sò Anna Berlinghieri, della famiglia patri zia senese di questo nome. Tanto lui che i suoi figli ebbero poi dalla Repubblica l'autorizzazione di poter portare, come no bili, archibugi di qualunque misura per il dominio senese. CLAUDIO, figlio di Borghese, sposò una Paganucci nobile di Montepulciano. I di lui figli, nel 1595, chiesero la cittadinan za senese, che fu loro concessa nel 1599, essendo ammessi al Monte dei Nove, Il primo che risiedette nella Suprema Magistratura di Siena fu il cav. MICHELE, il quale era già stato ammesso all'Ordine di S. Stefano. La famiglia fu ascritta alla nobiltà se nese per decreto del 10 settembre 1753. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Siena (mf.) ed è rappresentata da MICHELE, di Giacomo. Maria Luisa, di Giacomo. Giuliana, di Giacomo. * SANASI CONTI. g. c. ARMA: Partito : nel 1º d'oro al braccio destro vestito di rosso, movente dalla partizione, te un nente con la ma no di carnagione compasso al naturale aperto all'insù; col capo d'azzurro, soste nuto di rosso e carico di tre gigli d'oro LETTERAS posti in fascia (Sanasi); nel 2º di rosso all'aquila scaccata d'oro e di nero, coro nata d'oro (Conti) . ORNAMENTI esteriori : baronali. МоттO : Loyauté et courage Virtute tan tum. DIMORA : Torre Santa Susanna (Lecce). Originaria da Terra d'Otranto, residente S.S. Benedetto XV con Breve 17 agosto 1920 concedeva a Giuseppe Sanasi Conti il titolo di barone, titolo del quale venne autorizzato l'uso nel Regno con R. D. del 29 luglio 1927 e RR. LL. PP. del 16 feb braio 1928. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (c.p.), in persona di Giuseppe, di Raffaele, colonnello di ca valleria, n. Torre Santa Susanna il 27 no vembre 1864. f. f. p. di s. SAN BONIFACIO • SAMBONIFACIO. ARMA: Inquarta to: nel rº e 4º di azzurro alla stella di sei rag gi d'oro; nel 2º e 3º palato d'ar gento e di nero; il tutto col capo di argento alla croce di rosso. DIM.: Verona, Pa dova e Venezia. Storica, antichissima famiglia veronese, di origine germanica e così chiamata dal luogo ove ebbe giurisdizione con titolo co mitale fin da tempi assai remoti e derivan te da un marchese MILONE, conte di Vero na nel 923 e che ebbe anche il dominio di Mantova, Cremona e Ravenna. La signoria di Verona fu tenuta anche da UBERTO nel 1005 e BONIFACIO nel 1073. Furono podestà della città altro BONIFACIO nel 1169, LODO vico nel 1211 e RICCIARDO nel 1221. Que sta famiglia, oltre alle signorie e feudi, fu dotata di immense ricchezze ed ebbe note volissima importanza nelle vicende delle città venete specialmente nei secoli XII e XIII. In questo periodo i Sambonifacio, LETTERA S appartenendo alla parte guelfa, combatte rono contro i Monticoli, che sostenevano il partito ghibellino e subirono confische e l'esilio, ma poi richiamati in patria ri presero parte alla vita pubblica, e dal 1477 al 1743 appartennero al nobile Consiglio della città e diedero giudici di collegio, consoli, capitani, cavalieri e dotti scrit tori. I membri di questa famiglia dal XII se colo in poi furono sempre qualificati conti in tutti i documenti pubblici. Al tempo del dominio veneto ebbero giurisdizione sopra la Villa Bartolommea e diritti sopra il pae se di Spinimbecco. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mf.), signore di Villa Bartolommea (m.), nobile (di Vero na) (mf.), in persona di OBERTO, di Milo ne, di Milone, di Giovanni Francesco, di Federico. Fratelli: FEDERICO, Margherita, MILONE. Zie: Cunizza in Giuseppe Piave; Elisa in Antonio Ivancick; Lavinia, ved. del no bile Luigi Tommaseo. OTTONE BORSO, di Giovanni Francesco, di Federico. Eleonora, di Francesco, di Rizzardo, di Giovanni Francesco, di Federico. Sorelle: Romilda, Caterina. V. S. * SANCTIS (DE). ARMA: D'azzurro al monte di tre cime di verde, uscente dalla punta dello scu do, sostenente un leone d'oro fissante una co meta di 8 raggi dello stesso, on deggiante in banda e posta nel canton destro del capo. DIMORA : Napoli, 8 Rione Amedeo. Famiglia di Abruzzo che si reputa della stessa agnazione di quella che fu feudata ria di S. Andrea e Cerreto. Con R. D. 17 settembre 1911 e RR. LL. PP. 4 febbraio 1912 ottenne concessione PAGINA 81 del titolo di barone con successione primo geniale mascolina. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (mpr.), ed è rap presentata da SIGISMONDO, maggiore dei granatieri M. T., decorato della medaglia commemorativa per la campagna italo-au striaca 1915-18, cav. Cor. d'Italia, n. a Napoli, 24 dicembre 1873, di Ottavio (n. 1830, † 1891), di Sigismondo e della nob. + Camilla Longobardi; sp. Napoli, 18 no vembre 1900 con Emma Turner di † Fede rico e Beatrice Pedicini dei marchesi di Luogosano. Figli: 1) GIUSEPPE, ingegnere, n. a Na poli, 28 gennaio 1902; 2) FEDERICO, ragio niere, n. a Napoli, 31 marzo 1903; 3) От TAVIO, n. a Napoli, 29 settembre 1913; 4) Maria Rosaria, n. a Napoli, 9 dicembre 1920. V. S. SANCTIS (DE) . ARMA : D'azzurro al leone d'oro movente dalla pianura erbosa al naturale, rivolto, e fissante un sole d'oro orizzontale sinistro. DIMORA : Matelica. Questa famiglia fu ascritta alla no biltà di Terni nel 1798 e a quella di Matelica nel 1827. Ot tenne il titolo di conte coi predicati di Collepera e S. Vito nel 1828 in persona di FILIPPO de Sanctis. È iscritta nell'Elenco Nob. Uff. Ital. coi titoli di nobile di Terni (mf.), nobile di Matelica (mf.), conte di Collepera e San Vito (m.), in persona di GIUSEPPE, di Sil verio, di Giuseppe, di Filippo. Figli: Maria Pia, FILIPPO, SILVERIO ed AUGUSTO. Fratelli: Maddalena e GIULIO. Zii: FRANCESCO (†) e Pulcheria. Figlie di Francesco: Emma, Gina e An tonietta. V. S. Araldica 6 PAGINA 82 * SANCTIS (DE) . DIMORA : Roma. La famiglia De Sanctis è stata sempre una delle più cospicue e delle più antiche di Frosinone e fin dal 1500 esistono docu menti che la riguardano. È fama che dopo la distruzione di quel la città dal Duca d'Alba, avvenuta nel XVI secolo, fosse affidato ad un De Sanctis l'in carico di farla risorgere dalle rovine e di farvi affluire la nuova popolazione. Nel 1600 i De Sanctis risultano posses sori di un feudo in provincia di Salerno, ma non si può asserire che si tratti della stessa famiglia, non essendo cosa provata. Di questa famiglia si hanno notizie nella storia di Antonio Ricci : Il Teatro degli Uomini Illustri della regione dei Volsci. Un ANTONIO si segnalò nella carica di commissario di Campagna del Regno di Napoli; un Benedetto fu capitano del bat taglione di Frosinone nel 1859. I componenti questa famiglia possiedono cappelle gentilizie : nella Chiesa Cattedra le, della SS. Annunziata e di San Benedet to in Frosinone. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Frosinone (mf), in persona di FILIPPO, n. Roma 2 maggio 1866, di Giovanni Battista, di Sebastiano. Sorella: Maria, n. Roma 5 nov. 1863; sp. ivi 4 dic. 1902 a Domenico Giusti. l. r. m. SANCTIS (DE). ARMA: D'argento, alla fenice di nero sulla sua immortalità, accompagnata nel can ton sinistro del capo da un sole d'oro. th LETTERA S MOTTO : Post fata ARMA : D'azzurro, al cipresso, al naturale, nodrito sulla pianura er bosa di verde, e cimato di una colomba pure al naturale; il ci presso addestrato da una cometa d'oro, ondeg giante in palo. resurgo. DIMORA: Roma. Ignorasi la data di fondazione del l'antichissima città etrusca di Corneto. Essa fin dai tempi più antichi si re gold a forma di Repubblica e fu Signora di parec chi castelli circonvicini, quali: Sant'An gelo, Marinello, San Giorgio, Castel Nuo vo, Castel di Rota, Civitella, Tolfa Vec chia e Monte Monastero, dai quali ogni anno riceveva giuramento di fedeltà ed of ferte di vassallaggio, conservandosi sempre fedele alleata della S. S. Apostolica. Assediata infatti da Federico II e cir condata nel 1245, prima di arrendersi eper sostenere il partito della Chiesa sacrificò ben trentadue suoi nobili cittadini, acqui standosi allora e poi il titolo di « fedelissi ma», che conservò successivamente e co me tale fu dichiarata da ben dodici Sommi Pontefici. Dagli antichi statuti risulta che la città di Corneto ebbe un Corpo di famiglie no bili cittadine e forestiere aggregate al Ge neral Consiglio; esse si dividevano ne le maggiorenti dette patrizie e nelle semplici nobili. Un ANTONIO de Sanctis risulta esser sta to iscritto l'anno 1814 nel Libro dei Nobili di Corneto che si conserva nell'Archivio del Comune, quindi ai discendenti del so pra citato Antonio venne riconosciuto il diritto al titolo di nobile di Corneto e come tali vennero iscritti nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Corneto (mf.), 3 in persona di PAOLO EMILIO, n. Roma giugno 1852, di Giuseppe, di Antonio; spos. 15 aprile 1893 con Giuseppina Ba gnis. Figli: TULLIO, n. Macerata 24 marzo 1894; AMEDEO, n. Torino IO dicembre 1896; CESARE, n. Firenze 19 marzo 1900; Laura, n. Roma 18 agosto 1904. l. r. m. LETTERA S SANDI. ascritta a VETTORE si trasferì a Venezia per il suo commercio di panni . Un altro VETTORE , n. 18 agosto 1801 , che su proposta famiglia patrizia , col fratello GIOVANNI , 1857 otteneva per i suoi meriti personali e Sovvenzionò di centomila ducati la Repub MASO . 29 agosto 1735 , che LORENZO . 1842 , ANTON-FRANCESCO glia fu ascritta al patriziato veneto il 23 Repubblica dalle origini al 1767. Fu padre GIACINTO-CAMILLO avvocato, maggio 1685. Detto Vettore fu padre di quel nobile Consiglio nel 1630. fu vescovo di Capodi- discendenti dei quali vennero inscritti nel Lalali è iscritta nell'El . Uff . Nob . ton-Francesco suddetto , ha marito di Maria Albrizzi, della blica La famiglia vestì l'abito di Malta e fu PAGINA 83 ARMA: D'oro all'a quila bicipite di nero, coronata del campo su ambo le teste. DIMORA : Feltre, Venezia e Pa dova. Antica famiglia, originaria da Fel tre, ivi stabilita n . 1837 , ANNIBALE nel XIII secolo ed cuore, con la sbarra, d'argen to, attraversan te, ed accompa gnato, in punta, del da una stella di sei raggi d'oro. CIMIERO : Una te sta e collo di ca . vallo, di nero, con lingua rossa. Мотто : Adiiciat Dominus super vos. DIMORA: Arezzo. Da VALENTINO, di Antonfrancesco San drelli, nasceva il 26 marzo 1796, un altro ANTON FRANCESCO, padre di FERDINANDO Magistrato civico di Arezzo del 10 luglio Per la guerradi Morea ela sua fami- concessione dalla nobiltà aretina con Re Titolo di« nobile » in persona di ALESSAN per la sua posizione economica e sociale la TOMMASO, che generò di altroТо striaedi Belluno . Dieci. Giambattista quest'ultimo della Storia Civile della 1832), RAFFAELLO-DOMENICO n. 1834), scritto Granducale 26 settembre dello stes so anno. Ital. coi tit 01 di nobile (di Feltre ) (mf , persona di altro avvocato, poi avogadore, GIAMBATTISTA E VETTORE, au senatore fu confermata POLITO , n. Lodi 14 dicembre 1863, di VetorGiulio , di Tomaso ; colon emembro del Consiglio dei N. U.eN nello nel Lazzaroed novembre deicontidi Figli:VE obile con S. R. 16 dic. 1817. ☐., patrizio veneto (mf.), in E., cav. dei SS. Maurizio e La Corona d'Italia; spos. il 30 I con la nobile Elena Medin giugno 190 = Lastua. 7maggio1916 * SANDRELLI . OR ANTONIO, n. Padova 15 Maria Giuseppina, n. Roma, Suoi figli furono: STEFANO-SANTI-VALEN TINO (n. 1828), VALENTINO-GIUSEPPE (π. 1846) ed EUGENIO-NORBERTO (n. 1854), i l'Elenco Ufficiale Toscano. Un altro ramo di questa famiglia, deri vato da PAOLO SANDRELLI, cugino dell'An con R. D. 13 maggio 1928 e RR. LL. PP. 3 agosto detto anno- ottenuta la rinnovazione del DRO, di Giuseppe, di Carlo, del ricordato Paolo, e dei suoi discendenti d'ambo i sessi. Questo ramo, che contrasse alleanze coi Pannilini, patrizi di Siena, e coi Petri, no bili di S. Miniato, ha avuto tra i suoi rap Sorelle:Ema, n. Brescia 1859, carmeli- fratello di lui, ALESSANDRO, generale del presentanti il senatore CARLO, di Giusep litana: Beat e, n. Lodi 1867. ARMA: all'italiana , ristretto, posto in :Jazzurro pe, presidente del Consiglio di Stato, e il V. S. l'Arma del Genio. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital.: a) col titolo di nobile di Arezzo (mf.) , CARLO, di Annibale, di Ferdinando. , al monte di tre cime . in persona di : PAGINA 84 Fratello: ALBERTO; b) col titolo di nobile (mf.), in perso na di: ALESSANDRO, di Giuseppe, di Carlo. Figli: Giuseppina, Maria, Carlo, PIE TRO, LUIGI, GIULIO, ALESSANDRO E GIU SEPPE. Figlio di Pietro: CARLO. SANDRI. g. d. a. v. ARMA : D'oro, a due bande onda te d'azzurro; col capo del secon do, carico di u n'aquila spiegata d'argento. DIMORA : Amelia e Roma. Antichissima fa miglia di Amelia, annoverata fra le prime come facente parte nel Nobile Con siglio dei Dieci. Ebbe personaggi chiarissimi nelle armi e prelature; possedette grandi tenimenti nell'Armerino e fu proprietaria della splen dida villa « La Spreta », attribuita al San Gallo. STEFANO fu valoroso capitano di Orazio Baglioni; sotto Clemente VII fu uno dei prodi che strenuamente difesero Castel Sant'Angelo dalle orde del Borbone, e per soprannome di guerra aveva quello di « Cornacchia ». Luca militò in Ungheria ed in Francia, fu agli ordini di Giovanni Battista Savelli e per la sua perizia e valore fu nominato governatore della fortezza di Firenze per quattro anni; nel 1522 prese parte alla spe dizione contro i turchi. NARCISO seguì le insegne di Pier Luigi Farnese, che accompagnò in tutte le sue imprese e così pure in quella del Sole nel 1548 . LETTERA S * SANFELICE. ARMA: Troncato : nel 1º d'argento senza con tre uccelli di rosso becco e senza piedi, disposti in fascia; nel 2° di rosso con tre uccelli d'argento senza becco e senza piedi, di sposti 2, 1 . DIMORA : Napoli. Trae origine questa famiglia da PIETRO, cavaliere normanno venuto nel regno di Napoli seguendo le armi di Roberto Gui scardo da cui ebbe in concessione il castel lo S. Felice (1018) dal quale la famiglia trae il nome. Detto castello in Terra di La voro, appartenne poi con Piatravairano al la casa Grimaldi. La famiglia fu ricevuta nel S. M. O. di Malta nel 1583 con ORAZIO Sanfelice (Arch. O. Malta, proc. 4796); con GIUSEPPE il 25 settembre 1626 (Arch. Stato di Napoli, vol. 31, Priorato di Bar letta) ; e con altro GIUSEPPE il 15 maggio 1652 (Gr. Magistero Roma 217, Priorato di Napoli) e nell'Ordine S. Jago di Spagna nel 1544. I Sanfelice hanno goduto nobil tà in Napoli, al seggio di Montagna, in Cosenza, il quale ramo si estinse, nel Ci lento, in Perugia ed in Francia ove nel 1650 viveva un ramo. Possedette i feudi di Agromonte, S. De metrio, Moliterno, ecc. Conti di Bagnoli e di Corigliano, verso il 1200; duca di Ba gnoli (Molise) concesso il 30 maggio 1625 ad Orazio Sanfelice; duca di Acquavella, in principato Citra, concesso a MICHELE Sanfelice il 6 dicembre 1784, е marchese di Torricella, concesso allo stesso Michele il 30 giugno 1725; marchese di Montesil vano 1773; duca di Lanziano, concesso il 15 dicembre 1637 a Gio. FRANCESCO Sanfe lice, ramo nel quale si estinse la famiglia PIER LORENZO fu cavaliere di Santo Ste- delli Monti, marchesi di Acaja e Coriglia fano nel 1611. no con l'obbligo di anteporre al Sanfelice La famiglia è iscritta genericamente nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col tito lo di nobile di Amelia (mf. ) . 1. r. m. il cognome delli Monti. Questo ramo si estinse in ANTONIO, capitano d'infanteria, ultimo duca di Lanziano, al quale, morto celibe nel 1792, successe la sorella Cateri LETTERA S na maritata nei Caracciolo, marchesi di Pannarano. Ebbe questa famiglia illustri guerrieri fra i quali PIETRO, signore di S. Felice, che combattè per l'imperatore Federico II; LEONARDO, creato cavaliere da re Carlo I di Angiò, fu vicario generale del conte di ria, fu autore di molte opere legali nel Lecce, di Brienne; BERLINGIERO, giustizie re diBasilicata nel 1292; ed illustri perso naggi furono: PARIDE, luogotenente della 1520. TOMMASO , vescovo di Cavour e Ve R. Camera della Sommeria, giustiziere di del Sacro Con ciliodi Trento , ambasciatore del re di Na- duca di Acquavella (mpr), marchese di rugia dove fu ascritto a quella nobiltà con poli a papa Paolo IV e governatore di Pe- Torricella (mpr , patrizio napoletano m , CAMIGGO , consigliere di Stato di re Fi- Paolo n. Napoli , 20 apr . 1832 , + Roma nosa, generale commissario PAGINA 85 mente a Gio. Battista Loffredo 1'11 novem bre 1588, devoluto alla Corona per la mor te di Ludovico Venceslao Loffredo, mor to senza successori. Con R. D. 28 ottobre 1891 fu rinnovato il titolo di principe di Viggiano (Principa to Citra), al nob. Luigi Sanfelice, dei du chi di Bagnoli (n. 19 maggio 1863, † 10 , 2 Albano . marzo 1913), figlio di Francesco, marchese di Monteforte; il titolo era stato concesso Calabria e vicario di Terra di Lavoro nel 1393 ; FRANCESCO, reggente la R. Cancelle- Corona per mancanza di successione. di Bagnoli , maestro di campo generale , poli , 30 apr . 1911 con Enrichetta originariamente il 9 agosto 1638 a Giovan Battista di Sangro, ed era ritornato alla Linea di Acquavella. tutta la sua famiglia . lippo II di Spagna ; Gio . VINCENZO , conte ; fu consigliere di guer ra nell'armata reale , e, ritornato in Napo della provincia di Ca labria Citra ; per i suoi meriti ebbe il ti andò a stinse grandemente li, fu governatore portulano al tempo della ri tolodi sposo una VandruS, aestro sendo voltad Poloela sudiuna urli della poli1m combattere nelle Fiandre ove si di Principe di Monteverde nel 1648; SER10, signore di Acquavella, es Iasaniello fu decapitato dal po Iscritta al Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di ed è rappresentata da GUSTAVO, n. Bene vento, 5 aprile 1868, figlio di Francesco nov. 1884) e di Colomba de Anna; sp. Na Sorelle: Concetta, n. Napoli, 11 gennaio 1866, sp. 11 luglio 1901 in Alberto Caриа no; Beatrice, n. Benevento 27 sett. 1869. Linea secondogenita GIUSEPPE, n. in Napoli 26 dicembre 1808, † 5 ottobre 1865, figlio del fu nob. signora fiamminga della casa Darente del principe Orange. Francesco e della fu Teresa Furleo, sp. in prime nozze 6 settembre 1830 con Giovan 22 na de Martino di Montegiordano (+ agosto 1836) ed in seconde nozze in Aver sa, 14 settembre 1837 con la nob. Adelaide Albamonte Siciliano († 1897) . 11. DINANDOF no pregetV vodiCo duchi di Scovodi Ilramo sione del il titolo Lavoro , Del Tufo nedire il nobile Nazario , Sua testa venne portata in giro, ertica, per tutta la città, fra gli lebaglia. Camilla fondò in Na astero del Divino Amore. FER insigne architetto e di lui resta Li opere. GENNARO, fu arcivesco nza nel 1600. GUGLIELMO, dei quavella, fu cardinale e arcive poli. Lei duchi di Bagnoli, per succes illustre casa De Capua, ereditò duca di S. Cipriano in Terra di titolo di Olo originariamente concesso ai 1 2 gennaio 1658. Per concessio rdinando II, del 3 agosto 1855, FRANCESCO Sanfelice, figlio di ✔ucadi Bagnoli, fu decorato del Darchese di Monteforte in Prin 1tra, titolo concesso originaria Cipato Figli (seconde nozze) : Filomena, Aversa 18 agosto 1838, sp. in prime nozze a Campagna 13 giugno 1858 a Gennaro Pastore Alimanti, ved. 10 aprile 189o, ed in seconde nozze in Napoli, 19 maggio 1892 a Giuseppe Botta; 2) Emilia, n. Aver sa 22 gennaio 1843, sp. in Cava 26 dicem bre 1858 al † cav. Enrico Sannia; 3) GIU LIO, n. Napoli 7 aprile 1847; 4) EMANUE LE, n. Barletta 10 ottobre 1850; 5) Sofia, n Potenza 7 febbraio 1857, sp. Napoli, 19 giugno 1880 al nob. Vincenzo dei marche si de Riso; 6) Concetta, n. Caserta 13 gen naio 1860, sp. Napoli, 18 ottobre 1885 a Guglielmo Pallotta; 7) Maria, n. Napoli 5 marzo 1864. Fratello: LEOPOLDO, n. 23 dicembre 1816, † 15 novembre 1844, sp. Napoli 6 PAGINA 86 febbraio 1838 alla † nob. Giuseppa Caval canti dei duchi di Buonvicino. Figlio di Leopoldo: monsignor D. Етто RE, n. Napoli 19 agosto 1843, cappellano del R. Tesoro di S. Gennaro. Linea di Bagnoli. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di duca di Bagnoli (mpr.), duca di S. Cipriano (mpr.), patrizio napo letano (m.), ed è rappresentata da FABIO, n. Napoli, 25 ottobre 1876, di Nazario († 28 dicembre 1920), di Fabio e della du chessa Marianna De Sangro; spos. 21 apri le 1901 con Marianna Pettulli Finizio (ri conosciuto nei titoli sopradetti con decreto del Capo del Governo 30 dicembre 1928). Figli: NAZARIO, n. Napoli, 15 febbraio 1902, sp. 23 luglio 1928 con Maria Nives Filiasi dei marchesi di Carapelle; Virginia, n. Napoli, 25 maggio 1903; FRANCESCO DI PAOLA, n. Napoli, 24 luglio 1905; CESARE, n. 24 settembre 1911; Anna, n. Napoli, 29 agosto 1918. Fratelli: NICOLA, n. a Napoli, 31 ottobre 1878, spos. Napoli, 12 luglio 1903 con don na Maria Rosalia Pignone Del Carretto dei principi di Alessandria; Giustina, n. a Na poli, 8 settembre 1882, spos. Napoli, 23 aprile 1903 al conte Filippo Imperiali dei principi di Francavilla. Fratelli consanguinei (nati dal secondo matrimonio del padre con Maria Santama ria, spos. 6 aprile 1899) : Rita, n. 23 mag gio 1901, spos. 3 giugno 1925 con Alberto Cannada Bartoli; Rosaria, n. 30 giugno 1905, spos. al dott. Nunzio Isaia il 10 mar zo 1929; Filomena, n. 20 aprile 1907, sp. 2 giugno 1927 al nob. Mario Puoti; ENRICO, n. 10 genn. 1911; Teresa, n. 29 dic. 1915. Figli di Nicola: ANTONIO, n. Napoli, 24 aprile 1904; Anna, n. Napoli, 22 settembre 1905; Maria, n. Napoli, 6 agosto 1907, sp. ivi, 18 agosto 1929 al dott. Gustavo De Ruggero dei duchi di Albano. Zii (nati dal secondo matrimonio del pa dre con Matilde Ricciardi dei conti di Ca maldoli, † 25 novembre 1900) : GIULIO, n. Napoli, 11 gennaio 1860, spos. Roma, 28 febbraio 1892 con Virginia Querini; FRAN CESCO, n. Napoli, 30 dicembre 1861, pro fessore nella R. Università di Cagliari. Figlie di Giulio: Matilde, n. Roma, 14 LETTERAS novembre 1892; Maria, n. ivi, 18 maggio 1898; Anna, n. ivi, II agosto 1902; Isabel la, n. ivi, 3 agosto 1904. Prozii (nati dal matrimonio dell'avo du ca don Nazario (n. 1803, † 1877) con don na Giovanna Cattaneo dei principi di San Nicandro, † 1873) : 1) FRANCESCO D'ASSI SI, marchese di Monteforte (v. ramo secon dogenito); 2) ENRICO, n. Napoli, 9 maggio 1836, spos. Firenze, 26 aprile 1872 con Ma rianna Funghini; 3) AUGUSTO, cavaliere della Corona d'Italia, n. Napoli, 12 feb braio 1841, spos. ivi, 2 ottobre 1872 con Giulia Imperiali dei princ. di Francavilla. Figlia di Enrico: Emma, n. Roma, 16 marzo 1880. Figli di Augusto: 1) LUIGI, n. Napoli, 22 ottobre 1874, spos. Fiume, 12 giugno 1907 con Maria Scarpa, da cui: a) Augu sta, n. Napoli, 30 ottobre 1908; b) CESARE, n. a S. Giorgio a Cremano, 12 luglio 1910; c) Carolina, n. ivi, 28 febbraio 1912; 2) MARINO, ufficiale R. Esercito, n. Napoli, 9 novembre 1876, spos. ivi, 17 settembre 1903 con donna Francesca Carignani dei duchi di Novoli, da cui: a) Giulia, n. Na poli, 7 gennaio 1905; b) ALBERTO, n. ivi, 8 luglio 1907; c) Maria, n. ivi, 30 gennaio 1909; 3) Maria, n. Avella, 6 febbraio 1878; 4) FRANCESCO SAVERIO, n. Avella, 3 dicem bre 1880, spos. Milano 1906 con Giuseppi na Tunchen, da cui: a) CARLO, n. Milano, 14 marzo 1907; b) Luigia, n. ivi, 21 giu gno 1909; 5) GUGLIELMO, n. Avellino, 17 giugno 1887. Ramo secondogenito. Iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Monteforte (mpr.), nobile col predicato dei marchesi di Monteforte e dei duchi di Bagnoli (mf.), patrizio na politano (m.), ed è rappresentato da Gio VANNI, n. Napoli, 30 gennaio 1857, di Francesco d'Assisi (nato 1827, † 1910) е di donna Francesca Ruffo dei principi Della Scaletta, dama della Croce Stellata († 21 agosto 1912). Fratelli: LUIGI (v. ramo terzogenito); Maria, n. Parigi, 3 marzo 1865; Ernestina, n. Parigi, 19 dicembre 1866, spos. Roma, 27 aprile 1891 al nobile Pietro Lanza dei principi di Trabia; AUGUSTO, n. Parigi, 3 novembre 1879, spos. Napoli, 30 aprile 1898 con Anna Ciccarelli dei marchesi di LETTERA S Cesavolpe; Giuseppe, n. Napoli, 29 ottobre 1872, spos. ivi, 10 giugno 1903 con Emilia Pandola (n. 22 febbraio 1880) . Figli di Augusto: FRANCESCO D'ASSISI, Napoli, 27 aprile 1899, dottore in legge; GIO. BATTISTA, n. Napoli, 7 giugno 1901; ANTONIO , n. Napoli, 7 aprile 1903; Maria Figlidi Giuseppe : Francesca , n. Napoli , Francesca , n. Napoli, 11 luglio 1905; GE RARDO MARIA, n. Napoli, 14 maggio 1907; aprile 1904; EDUARDO , n. ivi, 9 agosto 1905; Giulia, n. ivi, II luglio 1906 ; Maria IGNAZIO , n. Napoli, 14 febbraio 1909; MAR Immacolata, n. 1v1, 30 dicembre 1909; GIO- DIMORA : Padova , Venezia e Roma . Iscritto nel Libro d'Oro della Nob . Ital . principi di VANNI, n. 1V1 , 10 marzo 1912 . nell'Elenco Uff . Nob . Ital . coi titoli di marchesi di Monteforte (mf , patrizio na CELLO , n. Napoli, 9 agosto 1910. 2 poletano (m.), ed è rappresentata da Gian conti veneti , titolo riconosciuto gi n. 19 maggio 1863 , † 10 marzo 1913 , Ital . coi titoli di conte m , nobile (mf , dev. delS. M. O. di Malta , gentiluomo di Giuseppe Enrico , di Andrea ; monsignore LUIGI, secondo principe di Viggiano , n. e Lucerna (Svizzera , 16 luglio 1902 , di Lui Ramo terzogenito. Giovanna , n. Parigi , 21 . De Beauchamp (morto in SANFIOR , I maggio 1917 ; Paola , n. PAGINA 87 rosso e d'oro; sotto inquartato : nel rº d'argento all'aquila di nero, rostrata, membrata e coronata d'oro; nel 2° d'az zurro all'aquila di nero, rostrata, mem brata e coronata d'oro; nel 3º palato d'o ro e d'argento; nel 4° d'azzurro ad un muro merlato d'argento aperto da una con S. R. . parte di nero e cimato da una torre pure d'argento, finestrata di nero, il tutto fon dato nel terreno di verde, la torre soste nuta da due leoni d'argento affrontati, moventi dal muro, ed accompagnata nel canton destro del capo da due stelle di sei raggi d'oro. Antica famiglia veneziana dell'Ordine dei Segretari e che coprì cariche riservate a quell'Ordine distinto. Un ramo della fami glia fu aggregato al nobile Consiglio di Viggiano (mpr.), nobile dei Padova nel 1762 e con ducale 16 maggio 1895 , spos . Roma , 16 Francesco di palazzodi S. ottobre 1893, Sorelle: Ivona guerraa Verdun Luisa , n. Lucerna , I mag Francesco Conte Parigi 7gennaio aprile 1017a1 Vascello : Maria gio conte Giuse Pavoncelli . . Roma , 12 nov . 1000,SOS SANFERMO 1744 del doge Pietro Grimani furono creati 29 dicembre 1846. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. d'Assisi, cavaliere d'on. e M. la Regina. spos. ivi, 19 aprile 1912 a marchese Luigi Medici del 1921, al f. f. p. di s. ARMA: Troncato : sopra ritroncato: nel 1º d'azzurro alla cometa d'o ro accompagna in persona di Giuseppe ALESSANDRO, di Fratello: ALBERTO. MARCO, di Andrea. ARMA: Troncato: nel 1º d'argento a tre sbarre di rosso ; nel 2º d'argento alla pianta di garo fano al natura le, fiorita di tre pezzi e fogliata di verde. b. c. DIMORA : Serraval le (Vittorio Ve neto) e Venezia. Ramo della famiglia Sanfiori (vedi) con ta in capo dalla mezzaluna mon tante d'argento ed ai fianchi da due stelle di sei raggi d'oro; nel 2° scaccato di fermato nobile con S. R. 22 sett. 1820. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Serravalle) (mf.), in persona di LORENZO ROMANO, di Giovanni, di Lorenzo, di Francesco. Figlio: SILVIO GIOVANNI. Fratello: BELISARIO. b. c. PAGINA 88 SANFIORI. le e Conegliano. Antica famiglia di Serravalle del Veneto ascritta a quel nobile Consiglio da tempo remoto e confermata nella sua nobiltà con S. R. 4 agosto 1820. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Serravalle) (mf.), in persona di FERDINANDO, di Dome nico, di Michele. Figli: Vittoria Angela, Angela, GIUSEP- SANGRO (DE). PE, Amalia, RUGGERO. SANGERMANO. 1 ARMA : Di armelli no alla banda di oro caricata di tre conchiglie di azzurro poste in palo. DIMORA : Monte verde (Principa to Ultra) . Con privilegio spedito dalla città di Toledo il 29 a prile 1698, re Carlo II di Spagna, fece ven dita della città di Monteverde, pel prezzo di ducati 8.500 a MICHELE Sangermano, dottore di leggi. Detta città, posta nella provincia di Principato Ultra, era possedu ta da Onorato II Grimaldi, principe di Mo naco e marchese di Campagna, in Princi pato Citra, il quale perdette i detti feudi, donati all'avo Onorato I, non avendo os servato il patto convenuto nella donazio ne, di dover cioè i principi di Monaco es ser fedeli al sovrano di Napoli. A Michele Sangermano, morto in Mon LETTERAS teverde il 5 maggio 1729, successe nei be ni feudali il figliuolo GIOVAN BATTISTA, con ARMA: Troncato : nel 1º d'argento a tre sbarre di rosso; nel 2º d'argento alla pianta di garo fano al natura le, fiorita di tre pezzi e fogliata di verde. DIMORA : Serraval b. c. decreto di Preambolo della Gran Corte del la Vicaria del 19 luglio dello stesso anno. Da Giovan Battista, morto il 27 settembre 1745, nacque Emmanuella, che pagò il re lievo. Questa sostenne, poi, una lite con MICHELE Sangermano II, suo cugino, in torno alla spettanza della città di Monte verde, lite transata con la cessione fatta da Emmanuella al cugino del feudo in conte sa, cessione approvata dalla Gran Corte della Vicaria con decreto 21 giugno 1785. Il predetto Michele II, ebbe l'ultima inte stazione nel R. Cedolario della città di Monteverde, il 19 luglio dello stesso anno. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile, predicato di Mon teverde (mf.), in persona di ERNESTO CAR LO, di Michele, di Aniello. f. f. p. di s. ARMA: D'oro a tre bande d'azzurro. Illustre famiglia originata da Be e rengario, prime conte dei Marsi, nell'anno 856, che prese il nome dalla contea di Sangro concessa ad Oderisio nel 1093; contea che, essen do stata data all'uso longobardo, avrebbe dato diritto ai successori di Oderisio di fregiarsi, tutti, del titolo di conte, come questa famiglia ha di sovente usato. La contea dei Marsi era costituita dalla valle Spoletana, la regione Marina, la Sa lina, la Valeria, parte della Marca e gran parte degli Abruzzi. I conti dei Marsi, che s'intitolavano « per grazia di Dio », si estinsero in Bea trice che, nel 1152, fu la terza moglie di re Ruggiero Normanno. La casa di Sangro, in molte scritture an tiche, trovasi detta anche « de Sanguine ». Il ramo dei Sangro, principi di Viggia no, si estinse nella casa Loffredo, principi di Migliano; il ramo dei duchi di Vietri si LETTERA S PAGINA 89 estinse in un secondogenito dei Caracciolo, ai molti autori che parlano dei Sangro, e, principi di Forino. La famiglia del Carretto, marchesi del Finale, e principi del S. R. I., si estinse in Ippolita, che sposò GIO. FRANCESCO de Sangro, principe di Sansevero. Da questo , particolarmente al Campanile, che scrisse la storia di questa illustre famiglia. Ci li miteremo a qualche personaggio mag della Spina ebbe figli maschi , che conti- Abruzzo e capitan generale di Capitanata giore : nuarono i principi di Sansevero . matrimonio, ebbe il De Sangro una sola tonapoletano del Seggio di Nido dal 1507 , Furono i de Sangro ascritti al patrizia intutte le loro diramazioni dei principi di figliuola, che andò sposa ad Aurelio Pi di ODERISIO, cardinale ed abbate di Monte cassino, nel 1121; GOFFREDO, regio consi si diSanto Stefano , dei duchi di Sangro , gnone, marchese di Oriolo, mentre dal se condo matrimonio con Adriana Carafa disfida di Barletta , nel 1503 , consigliere gliere e siniscalco di Sicilia, nel 1269; NI , per ottenere colò, gran siniscalco del regno pel re Car , fu cipe di Salerno Sanseverino e fu principe dell'Ac lo II di Angiò; BERARDO, giustiziere di Sansevero, deiduchi di Casacalenda . vuti, per giustizia , dal 1424 con CARLO de Stato e Nel S. M. Ordine di Malta , furono rice dei principi di Fondi e marche princip OCI PIONE de Sangro , duca di Casa- vanni d'Austria , con diRodi nel 1480 ; SIMONE De Sanguine di Monopoli nel 1515 . di prima classe , nel ramo dei principi di egli uomo dottissimo di Spagna Sangro; commendatore Ebbe questa casa il grandato , nale dell'Inquisizione come e TOMMASO prese parte alla difesa pel re Roberto; NICOLÒ, consigliere di Sta to di re Carlo III di Durazzo; RICCARDO, valoroso capitano di re Ladislao e castella no di Castel S. Angelo per re Ladislao, quando questi, alla morte di papa Innocen zo VII, s'impadroni di Roma; SIGISMONDO, fu uno dei testimoni italiani nella famosa maestro di campo dell'esercito; PLACIDO, ambasciatore a Carlo V col prin de Sangro , Sansevero, ramo dei di Clunzano . Ebbe ancora l'Ordine del Toson d'Oro nei rami di San de Sangro , nel 1740 , in per dacon calenda anche il ta, pricile che in Napoli non fosse stabilito il Tribu ottenne, fu con RAIMONdo de Sangro; e nel Drincipi di Fondi con ODERISIO marchese di Santo Stefano C di Fondi; nel ramo di Casacalen cademia detta dei Sereni; GIO. FRANCESCO, duca di Torre Maggiore e capitan generale, comandò 34 navi napoletane appartenenti RAIMONDO De Sangro , princi- poi , di bellissime opere di arte da Raimon 11 ella quale linea sarebbe passato Severoe di del regno sona di1 O di donNCLA capitan: emerale andato concesso a Tiberio Cara alla flotta che sotto gli ordini di don Gio cento galere, prese Tunisi; ALESSANDRO, cameriere segreto di papa Gregorio XIV, e poi patriarca di A don DOMENICO de San- 1706 ; PAOLO , principe di Sansevero , vica Fondi; l'Ordine di S. Gennaro pediSam gro,nelr gro;nel GIUSEPPE donRicc Ferdinanc gioredist diNapoli ducadon ☑iNapoli, nel 1738, in persona S menzion Spagna . Severo; nel 1759 in persona del 7 col duca don NICOLA de San 31 col principe di Fondi, don He Sangro e nel 1843 col duca Do de Sangro. E l'Ordine di S. e del Merito, che era la mag ione cavalleresca del già regno ✓el 1827 col cavaliere gran croce ICOLA de Sangro. Fu decorata, tutti gli uomini illustri che eb lessandria ed arcivescovo di Benevento. Edificò, nel 1600, in un giardino del suo palazzo, in cui era una miracolosa imma gine della Vergine della Pietà, una cap pella, che fu detta della Pietà, arricchita, do De Sangro, principe di Sansevero, nel rio generale dei presidi di Toscana e cava liere del Toson d'Oro; ALESSANDRO, mae stro di campo generale, nel 1640; PAOLO, principe di Sansevero, maestro di campo, combattè valorosamente alla battaglia di Norlinghen e Filippo III lo creò grande di Spagna e cavaliere del Toson d'Oro. Morì nella giovane età di anni 27; RAIMONDO, ancora,dell'Ordine della Concezione di principe di Sansevero , servì l'imperatore Carlo VI, e per le sue opere strategiche e DeSangro, e rinviamo il lettore Non è dall'imperatore, ed ancora da re Filippo V DOssibile , in questo lavoro , fare pel valore dimostrato fu molto apprezzato e re Carlo III di Borbone. Si distinse alla De lacasa PAGINA 90 battaglia di Velletri, da colonnello del reg gimento di Capitanata; fu esimio letterato. DOMENICO, duca de Sangro, maresciallo di Filippo V di Spagna. Nel 1759, quando re Carlo andò ad occupare il regno di Spagna, fu destinato a far parte della reggenza del regno, alla quale era affidato il piccolo Ferdinando; autore di più opere, fu creato principe dell'Accademia degli Uniti di Na poli; RICCARDO duca de Sangro, marescial lo di campo, aiutante reale e capo di Corte onorario di S. M. il re Francesco II. Segui il suo re a Gaeta, il 6 settembre 1860, quando questi s'imbarcò sulla Saetta, uni co avanzo della sua flotta. Morì in quella piazza, di tifo, il 5 febbraio 1861, col grado di tenente generale. f. f. p. di s. SANGRO (DE), I LINEA, DI SAN SEVERO. ARMA: D'oro a tre bande d'azzurro. CIMIERO : Tre elmi coronati, quello di mezzo sor montato da un drago uscente spiegato di oro : i due laterali sor montati da due leoni uscenti ed affrontati d'oro. Мотто : Unicum militiae fulmen. DIMORA: Napoli, piazzetta Mondragone n. 26. Decorata dei titoli di principe di S. Se vero, concesso il 29 novembre 1587; e di principe sulla terra di Calstelfranco (Prin cipato Ultra), concesso il 31 maggio 1708 DOMENICO de Sangro, capitano delle a guardie alemanne, che non ebbe discen denza e che fu fratello di PAOLO, principe di Sansevero, bisavo di MICHELE, ultimo intestatario di detti titoli 1'11 febbraio 1806; nonchè dei titoli di duca di Torremaggio re, concesso il 29 novembre 1572 e di mar chese di Castelnuovo, concesso il 30 giu gno, 1572 in cambio del titolo di marchese di Torremaggiore, concesso fin dal 1500. Alla morte del suddetto principe Miche le, avvenuta nel 1824, gli succedette il fi gliuolo GERARDO (n. II settembre 1798, † LETTERAS 21 febbraio 1843); e, quindi, l'unico fi gliuolo di quest'ultimo, MICHELE (n. 14 giugno 1824), nel quale, il 5 febbraio 1891, si estinse la linea primogenita di questa illustre casa, rimanendo erede di tutti detti titoli la discendenza primogenita della pre defunta sua sorella Teresa († 18 giugno 1887, sp. ad Enrico Tommaso d'Aquino, principe di Caramanico). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio napolitano (m.), predicato di Sansevero (mf.), in persona dei disc. da Francesco (n. 1750), ascritto al Libro d'Oro Napolitano, ed è rappre sentata da FRANCESCO, n. Napoli, 18 luglio 1874, di Vincenzo, ascritto al Libro d'Oro Napolitano e cavaliere di giustizia dell'Or dine Costantiniano (n. 21 ottobre 1822, † 3 luglio 1902), di Francesco e della nobile Girolama D'Afflitto dei principi di Scanno († 29 dicembre 1880). Fratello: RAIMONDO, n. Napoli, 3 otto bre 1877. f. f. p. di s. * SANGRO (DE), II LINEA, DI FONDI. ARMA: D'oro a tre bande d'azzurro. DIMORA : Napoli. Principe di Fon di dal 1720 (Terra di Lavoro); princi pe di Gesualdo (Principato Ultra), concesso, origina riamente, a Dome nico Gesualdo il 2 dicembre 1704; marchese di Santo Stefano, nello stesso Principato Ultra, concesso il 26 novembre 1711, alla medesima casa Gesualdo; mar chese di S. Lucido, per successione Carafa, concesso nell'anno 1587; principe di Stria no (Principato Citra), concesso il 12 feb braio 1718 a Giovanni de Marino; principe di Palazzo S. Gervasio, concesso nel 1705 alla stessa casa de Marino; marchese di Genzano, sempre per successione de Mari no, con anzianità del 1650; barone di Itri, Campo di Mole, Lenola, Monticelli, Sper longa ed Oppidio; principe (mpr.), R. D. 23 marzo 1911. LETTERA S La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di principe di Fondi, principe di Gesualdo, principe di Striano, principe di Palazzo S. Gervasio, marchese di Gen Zano, marchese di S. Lucido, marchese di Monticelli e Sperlonga (mpr ), patrizio na S. Stefano di Itri, Campo di Mele, Lenola, politano (m), ed è rappresentata da ODE- 1878. PAGINA 91 Ramo secondogenito. Iscritto coi titoli di nobile col predicato dei marchesi di S. Stefano (mf.), patrizio napolitano (m.), è rappresentato da Nico LA, n. Napoli, 2 aprile 1871, di Oderisio (n. 1823, † 1881), di Luigi (n. 1742) e di Ca rolina Iatosti († 1880). Fratello: ODERISIO, n. Napoli, 3 giugno RISIO , n. Napoli, 3 marzo 1876, 7 aprile 1910, diGiovanni Andrea (n. 1851, † 1890) novembre 1827, † 6 maggio 1867, di Filip e didonna Bianca Colonna dei principi di Paliano , dama d'on. e dev. del S. M. Or Zio cugino: PASQUALE, n. Barletta, 29 dinediMalta; sposato in Napoli il 26 giu- Napoli, 18 genn. 1857 con Vincenza Pica. conR.D. motu proprio , 23 marzo 1911 , il poli , 27 febbraio 1887 ; Maria , n. ivi , 24 duchidiCassano †19febbraio 1915 ; RIc- ivi , 28 dicembre 1895 ; Beatrice , . ivi , 12 po (n. 1781, † 1855), di Pasquale (n. 1742) donna Mariantonia Serra dei Clotilde , n. ivi , 9 febbraio 1894 ; Adele , n. edella nobile Maria Sambiase († 1855); sp. Viti. M.O.di Malta . gno 1907 con donna Giuseppina dei conti Figlie : Amalia, n. Napoli, 9 aprile 1908, Maddalena Marchese; GIOVAN BATTISTA, n. titolodiprincipe (mpr ) sul cognome , n. Fratelli: UGONE (alquale venne concesso naio 1901 co allaquale con RR. LL. PP. 14agosto 1911, anno vennero riconosciuti personalmente 24 agosto 1911eD. M. 22 settembre stesso CIDO, . yapi ,6novembre 1881 , spoS . 26 chidiS gennaio 1910, spos. ivi al marchese Vin Figli di Pasquale: FILIPPO, n. Napoli, 9 ottobre 1859, spos. 17 agosto 1893 con i su detti titoli; Ginevra, n. Napoli, 26 braio 1886 ad Andrea Gatto. cenzoAvati, cavaliere d'on. e dev. del S. ottobre 1894; Matilde, n. ivi, 15 ottobre Napoli 17 novembre 1860, spos. ivi, 29 maggio 1886 con Irene de Sanctis; Maria, n. Napoli, 1 marzo 1862, spos. ivi to feb Tieto ; Elisabetta . Napoli , 15 dicembre7884 Napoli, 29 CARDO, n. N 2al nobile Leopoldo Figlidi Vene:Giovanna , n. Napoli , II gennaio 1878, spos. ivi, 31 gen febbraio 105 settembre 1 0 dei baroni27 aprile 1902; 1903; Maria tobre 1905; 1009: ODERIS novembre190 O☐ n. 19 febbraio 1915. Figli diPaido: Adriana , n. Napoli , 28 ☑elGiglio, n. Napoli, 31 ot n. Napoli, ANDREA, 11. NELLO. Figli di Filippo: Eleonora, n. Napoli, 25 1899; Maria, n. ivi, 15 giugno 1905. Figli di Giovan Battista: Livia, n. Na Corsi con Ernestina Avati dei du _ spos. Piano di Sorrento, 16 Turri e Moggio. aura, n. Napoli, to aprile loria, n. Napoli, 10 aprile , , spos. Mario Pepe; UBALDO, novembre 1907; GIOVANNI apoli, 1 gennaio 1911; Lio febbraio 1889; Elena, n. ivi, 20 febbraio 1890; GIUSEPPE, n. ivi, 1 ottobre 1891; 1902. f. f. p. di s. * SANGRO (DE), LINEA DEI DUCHI DE SAN GRO. ARMA: D'oro a tre bande d'azzurro. DIMORA : Napoli e Roma, via Maria Adelaide, 2. Decorati del tito lo di ducadal 1760; e per successione 25, 1909) con donna Euge- il 3 gennaio 1507 in cambio e con anzia della casa Caraccio lo di Martina, dei Zia(n. da seppe(n. 18 atrimonio dell'avo don Giu apTile 1882 con nia Doriadei principi d'Angri, † 1888) : Giulian .NaDoli , 22 novembre 1861, spos. Napoli , 17 Rocca. † Eugenio titoli di duca di Martina, concesso nità del titolo di duca sulla terra di Cagia no, concesso il 20 agosto 1498; conte di Brianza, concesso il 18 dicembre 1424; conte di Buccino, concesso nel 1408; titoli PAGINA 92 pervenuti alla casa de Sangro pel matri monio di Argentina Caracciolo (n. II ot tobre 1805, † 30 nov. 1849), erede di detti titoli, col duca don Riccardo de Sangro. I suddetti titoli furono riconosciuti con Real Rescritto 22 luglio 1853 e con DD. MM. 12 ottobre 1893 e 14 settembre 1912. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di duca (mpr.), duca di Mar tina (mpr ), conte di Brienza (mpr ), ра trizio napolitano (m.) (pel ramo primoge nito); e coi titoli di conte di Buccino (mpr.), nobile dei duchi di Martina (mf.), nobile dei duchi di Brienza (mf.), patrizio napolitano (m.) (pel ramo secondogenito). ed è rappresentata da RICCARDO, n. Napoli, aprile 1889, di Giuseppe (n. 1861, † 1897), di Nicola, di Riccardo e di donna Maria Guevara Suardo dei duchi di Bovino; spos. Stresa, 10 settembre 1919 con Oliva Lan za, di Mazzarino (matrimonio disciolto con sentenza della Corte d'Appello di Torino, 18-22 ottobre 1926). Figlio: GIUSEPPE, n. 3 febbraio 1921. Fratelli: GIOVANNI BATTISTA (V. ramo secondogenito); Isabella, n. Napoli, 23 marzo 1892; Carolina, n. Portici, to set tembre 1893, spos. Roma, gennaio 1923 al conte Giovanni Naselli; NICOLA, n. Napoli, 4 gennaio 1897. Ramo secondogenito. GIOVANNI BATTISTA, conte di Buccino, titolo rinnovato con decreto luogotenenzia- SANGUINAZZI. le 15 giugno 1919 e LL. PP. luogotenen ziali 28 dicembre detto anno, n. Napoli, 10 ottobre 1890. f. f. p. di s. * SANGRO (DE), LINEA DI CASACALENDA. ARMA: D'oro a tre bande d'azzurro. DIMORA: Napoli. Duchi di Casa calenda dal 20 lu glio 1601 per con cessione a FABRI zio de Sangro, con diploma dato in Valladolid (Arch. di Stato di Napo li, Sigillorum del LETTERA S Collaterale, vol. 38, 29 agosto 1601); du chi di Telese dal 25 settembre 1728 per concessione a FRANCESCO de Sangro; duca di Campolieto con anzianità dal 1608, tito lo originariamente concesso a Francesco Carafa il 16 agosto 1608. Questi titoli ven nero riconosciuti con D. M. 20 febbraio 1881 e D. Pres. 11 giugno 1925. Questo ramo dei Sangro potrebbe avere diritto per successione della casa Carafa al titolo di principe di Chiusano, con anzia nità dal 1637. La famiglia è iscritta al Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di duca di Casacalenda (mpr.), duca di Campolieto (mpr.), duca di Telese (mpr.), patrizio napolitano (m.), ed è rappresentata da GIOVANNI SCIPIONE, n. Napoli, 13 marzo 1844, † marzo 1930, di Francesco (n. 1789, † 1855), di Scipione e della duchessa Isabella Parravicini († 1848); spos. con Gaetana Mendasti. Figli: GIOVANNI ANGELO, n. Milano, 28 dicembre 1873, prelato del R. Tesoro di S. Gennaro in Napoli, gran priore dell'Ord. Costantiniano; FRANCESCO, n. Salerno, 26 settembre 1881, † 29 maggio 1924. Figli di Francesco: Teresa, n. 23 gen naio 1911; Giuseppina, n. 1 febbraio 1917; GIOVANNI, n. 15 agosto 1919; Maria (ge mella), n. 15 agosto 1919. f. f. p. di s. ARMA: Trinciato d'argento e d'az zurro a due se mivoli sinistri dell'uno nell'al tro, con la ban da d'oro sulla trinciatura. DIMORA: Feltre. Famiglia di Fel tre aggregata a quel nobile Consi glio nel 1758 e confermata nella sua no biltà con S. R. 16 giugno 1821. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Feltre) (mf.), in persona dell'ult. ricon., Giuseppe, di Giovanni Battista (1841). b. c. LETTERA S * SANI. e due fra le punte dei com famiglia Navarra Ploti . unain capo d'argento passi; e Famiglia DIMORA: estinta l'atica è dal celebre architetto Ploti da Novara , che castello estense . Ce in punta da una ruota dentata Navarra Ploti). Ferrara e Torino. avarr vara estint che lasciò Novara dindono militare BARTOLOMEO costrui ilnaviglioso lebreèpur tematicoe duca diM ☑iorigine ferrarese. In essa si edeil comune di Ferrara. I ma essi vendettero il i Novaranee1635 feudo ai Ozaninel 1688. Sua Maestà il DOMENICO MARIA Novara, ma Stronomo, morto nel 1514. 11 re conR. nobile di tolo di conte motu proprio rinnovò il ti a FRANCESCo Navarra Ploti, glugno 196 ex Sorore maggio1917 JoSani al quale con R. D. 3 ne concess La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro Jo stemma sopra descritto. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. della Nob PAGINA 93 Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona ARMA: Troncato : nel 1º d'azzurro a tre fascie con tromerlate ed al ternate da tre stelle, ordinate in palo, il tutto d'oro; nel 2° d'argento alla ruota dentata sormontata da due compassi a perti con le pun te volte all'in giù, il tutto di nero. Alias: D'azzurro alla fascia con tromerlata d'ar gento accostata in capo da due compassi aperti dello stesso e ac compagnati da tre stelle d'oro, sono un ramo dei conti No el 1785 nel conte AGOSTINO, tova creò conti di Odolengo Trara, morto senza figli il 17 con trasmissibilità al nipote LL. PP. 30 agosto 1917 ven di UGO, di Giulio e Carolina Navarra, na to a Ferrara il 21 settembre 1865, generale di Corpo d'Armata, ispettore di cavalleria. c. f. p. * SANITA' . ARMA: D'azzurro a due scaglioni d'oro. DIMORA : Chieti. Antica famiglia feudataria di A bruzzo, nobile di Sulmona, ricevuta nel S. M. O. di Malta nell'anno 1597 con FABRIZIO (Arch. del Gr. Pr. di Napoli); venne riconosciuta nei titoli di barone (mpr.), col predicato di Colle di Macine (mf.), con D. M. 20 sett. 1907. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone (mpr.), nobile (mf.), predicato di Colle di Macine (mf.), in persona di FERDINANDO, n. Chieti, 2 di cembre 1886, di Camillo, di Ferdinando. Figlie: Maria Luisa; Eleonora. Fratelli: ALBERTO, n. 13 settembre 1889; GUIDO, n. 16 luglio 1892. Zii: ANTONIO, n. Chieti, 25 aprile 1863; NICOLA, n. Chieti, 21 novembre 1869. Figlio di Antonio: LELIO. Figli di Nicola: FRANCESCO, GERARDO. Figlio di Gerardo: NICOLA. f. f. p. di s. * SANITA' . ARMA: D'azzurro a due scaglioni d'oro (D. P. 2 febbraio 1930). DIMORA : Roma e Sulmona. Ramo secondo genito della prece dente famiglia, ri 1N conosciuta con de creto del C. del G., nel titolo di nobile PAGINA 94 di Sulmona (mf.), il 2 febbraio 1930. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Sulmona (mf.), ed è rappresentata da FRANCESCO SAVERIO, avvocato, n. Sulmona, 6 ottobre 1871, fi glio d'Isidoro (n. 25 marzo 1850, † 7 no vembre 1890) e di Giulia Mazzara (n. 30 maggio 1853); spos. 27 settembre 1898 con Ada Orsini (Roma, via Marcantonio Colon na, 7 e Sulmona). Figli: 1) ISIDORO Vincenzo, n. Sulmona 20 luglio 1899; 2) VINCENZO ACHILLE, n. Sulmona, 30 ottobre 1901; 3) RAINALDO, n. Sulmona, 31 ottobre 1903, spos. 12 settem bre 1927 con Maria del Vecchio. Fratelli: ALFONSO, n. a Sulmona, 29 di cembre 1881, spos. Sulmona, 24 aprile 1902 con Concetta Orsini; Anna Clara, n. Sulmona, 10 ottobre 1883, spos. con Vin cenzo Clerico. Figli di Alfonso: 1) GIUSEPPE, n. a Sul mona, 20 ottobre 1903; 2) Margherita, n. a Sulmona, 18 marzo 1905, spos. 15 agosto 1928 con Antonio Filippone Mezzoprete. f. f. p. di s. SANJUST. ARMA : Di rosso al la clessidra d'ar gento montata di oro. DIMORA : Cagliari. Dal matrimonio di don Giuseppe Sanjust con donna Michela Ferrer y Pacheco, nacque a Ceuta, in Africa, don GIUSEPPE Sa njust-Ferrer, conte di San Lorenzo, che il 24 settembre 1775, sposò in Cagliari la nobildonna Clara Vivaldi y Zatrillas. E dal loro matrimonio nacquero : 1) don FRANCESCO, conte di San Lorenzo e barone di Furtei, che, nel 1839, fece la transazio ne feudale (v. Roych Francesca, di Chiara, in Ruda); 2) don GIOVANNI, n. a Cagliari il 7 agosto 1781, che sposava, in Villaci dro, il 9 luglio 1836, Francesca Piras. Da questa linea ultrogenita nascevano : a) don na Giovanna, spos. in Cagliari il 15 mag LETTERA S gio 1861 col cav. nob. don Pietro Zapata; b) donna Giuseppina, spos. in Cagliari il : settembre 1860 col nobile cav. avvocato don Roberto Siotto-Pintor; c) donna Mi chelina, sposata in Cagliari il 21 aprile 1866 col cav. nob, don Tomaso Salazar. Questo ramo ultrogenito ha usato l'anti chissimo stemma della famiglia Sanjust. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di nobile, pers.; donna, pers.; no bile dei conti di San Lorenzo, pers.; nobile dei baroni di Furtei, pers., in persona di Giovanna, di Giovanni, di Giuseppe, ved. Zapata. s. l. * SANJUST. ARMA: Di rosso al la clessidra d'ar gento montata di oro. DIMORA : Cagliari. Antica famiglia originaria dalla Ca-. talogna. Carlo II, re di Spagna, con diploma, dato in Madrid il 20 apri le 1690, concedeva il titolo di conte di San Lorenzo a favore di don FRANCESCO Sanjust. Questo ramo della famiglia, essendo ultrogenito, porta il titolo di nobile dei conti di San Lo renzo. Per quanto riguarda il titolo di barone di Teulada, la transazione di questo feudo fatta da don Carlo Sanjust, barone di Teu lada, approvata con diploma del re Carlo Alberto, in data di Torino 5 giugno 1839, ne fa riserva alla famiglia. Di antichissimo uso sono i titoli feudali di signore di Casa Forte e Salti di Murdeu, annessi alla ba ronia di Teulada. Pel titolo di marchese di Neoneli e conte di Tuili (da portarsi quest'ultimo titolo dai figli primogeniti dei marchesi di Neoneli durante la vita del padre), vi è la transa zione di questo feudo fatta il 5 giugno 1839. a Torino dalla marchesa di Neoneli e con tessa di Tuili, donna Mariangela Ripoll Cadello, moglie di don CARLO Sanjust A mat, barone di Teulada, nonchè il R. diplo LETTERA S ma di concessione fatta a don PIETRO Ri poll da re Vittorio Amedeo III, in data di Moncalieri 16 agosto 1774. Per il titolo infine di marchese di San Sperato vi è il diploma di concessione fatta tempi era a don Giuseppe Cadello, in data da Tori biltàquesta famiglia si trova alpossesso da lativo di don , ciò che in quei no 11 aprile 1749, e la transazione feudale deldetto feudo fatta parimenti a Torino il di nobile . 12 giugno 1839, da don EFISIO Cadello, anni . Fin dalie prime in- sinonimo marchese di San Sperato. militare e politico Epperò i titoli di marchese di Neoneli e contedi Tuili, provengono per linea fem o degenere militari . L'altro diploma d'in- di Porto Santa Maria in Andalusia ; don feudazioni i sovrani nei relativi diplomi li e di no Dejtitoli specifici di cavalierato minile dalla famiglia Ripoll e quello di marchese di San Sperato proviene, del pa dello. del villaggio , qualificato per domicellus ossia cavaliere di campo , governatore feudazione dei villaggi di Furtei e Villa- FRANCESCO Sanjust-Vivaldi , capitano delle greca, fatta 1421 , nel quale il Dalmaz- la Cavalleria Miliziana del Regno (1764 , don Alfonso Vd'Aragona , in data da Ca data Valenza PAGINA 95 po provare otto quarti di nobiltà. Inoltre due membri della stessa famiglia ebbero l'onore di essere pure ascritti all'Ordine Supremo della SS. Annunziata e decorati del relativo collare dell'Ordine, cioè don DALMAZZO Sanjust Delitala, IV conte di San Lorenzo, il 25 marzo 1771, e don GIU SEPPE Sanjust Vivaldi il 30 gennaio 1855. Ed è ben noto che, per essere ammessi al detto Ordine, si richiedeva (prima della ri forma fatta dal re Vittorio Emanuele II il 3 giugno 1869), oltre al merito dei servizi prestati, la distinzione di illustri natali e la prova della nobiltà. Inoltre gli ascenden ri, per linea femminile, dalla famiglia Ca- ti di questa famiglia furono ammessi alle oltrecinquecento Nel diplomadi infeudazione , di Furtei , fatta a MICHE LE Sanjust 1'11 della luna del mese di novembre dell'anno 1415 , il detto Michele qualificarono allora spopolato è 10 aprile 1426 , dei villaggi siglio di Sardegna (1793 ; don ENRICO Sa Corti del Regno come facenti parte dello Stamento Militare e qualificati coll'appel sempre per cavalieri e nobili. delle RR . Guar di Paulie di Sisali , siti nel territorio di Ca- njust-Chabod , maresciallo gliari8 febbraio suddetto zo micellus. gliari, fatt StessoDal mentiper Quanto doII,con settembre SI SBERTO Dalmazzo), a Dalmazzo Sanjust dal re è parimenti qualificato per do 1tro diploma d'infeudazione, in dallo stesso re Alfonso V allo azzo Sanjust lo qualifica pari ☑☑micellus. titolo di nobile il re Ferdinan lanobiltàagonese. Ed ilreCarlo II. nel ploma in data di Cordova 26- 482, conferiva ad ANTONIO Just (figlio del sunimentovato diplomadi 20 aprile concessionar d al suo figlio GIOVANNOTTO, Conte di San Lorenzo in data So, sopra citato, qualificava il fanilia furono ascritti al S. M. Oltre ai già accennati appartennero a questa famiglia molti eminenti personaggi; tra questi si possono ricordare : Don GIUSEPPE Sanjust-Delitala, cavalie re di San Giacomo della Spada, governato re di Hostalrich e di Peniscola, maresciallo Guardie del Corpo di S. M.; don FRANCE sco Sanjust-Catalan, capitano generale del gentiluomo di camera di S. M. (1787), reg. gente di cappa e spada del Supremo Con die del Corpo di S. M., primo scudiere di S. A. R. la Duchessa di Genova e scudie re di S. M. il Re; don ENRICO Sanjust-Ri poll, uno dei più insigni gentiluomini della città di Cagliari, più volte sindaco della stessa città, benemerito bibliofilo, che ha dato in dono la sua cospicua raccolta di pubblicazioni sulla Sardegna alla Bibliote ca Comunale di Cagliari, valente araldista ed operoso ed autorevole membro e vice o don FRANCESco Sanjust per Sarda; e la gentildonna donna Marianna SS. Maurizio e Lazzaro (tra gli Savoia . presidente della Commissione Araldica persona bile. Alcuni degli ascendenti di Sanjust-Ripoll, marchesa di Laconi e da FRANCESCo Sanjust-Catalan gran edo CARLO Sanjust Amat) per Ordinede altridon стосе la quale ascrizione ma di Palazzo della Regina Margherita di Da questa famiglia discendono pure : S. E. il cav. di gr. croce, cav. nob. don Sanjust-Roberti dei baroni di in quei tempi era d'uo- EDMONDO PAGINA 96 Teulada, ingegnere, deputato al Parlamen to, senatore del Regno, che coprì pure la carica di presidente del Consiglio Superio re dei LL. PP. e di sottosegretario di Sta to nel Ministero dei LL. PP. Il nob. cav. don ENRICO Sanjust-Amat dei baroni di Teulada, conte palatino, insi gne giureconsulto, eloquente oratore, pre sidente delle più importanti opere di bene ficenza della città di Cagliari, figlio d'I gnazio, maggiore generale del R. Esercito. La famiglia ha sempre usato portare lo stemma suindicato, che è conforme a quel lo esistente in cima al vecchio altare mag giore in legno dell'antica chiesa di S. Do menico in Cagliari, nella quale la stessa famiglia aveva il giuspatronato. Dal predetto don Enrico Sanjust-Cha bod, barone di Teulada, n. a Cagliari il 25 agosto 1788, che sposò donna Caterina Amat dei marchesi di Vilarios, in Caglia ri il 22 maggio 1809, nacquero i seguenti figli : don CARLO, don FRANCESCO, don GIOVANNI e don IGNAZIO Sanjust-Amat, che divennero capostipiti delle seguenti linee: A) Don Carlo Sanjust-Amat, barone di Teulada, n. a Cagliari il 4 giugno 1811, sposò donna Maria Angela Ripoll, mar chesa di Neoneli e contessa di Tuili, in Ca gliari il 31 maggio 1837, ed ebbero i se guenti figli, tutti nati a Cagliari: a) don ENRICO, 28 febbraio 1839, † celibe; b) don PIETRO, 22 giugno 1840, † celibe; c) don LUIGI, 10 febbraio 1844, che sposò donna Maria Aymerich dei marchesi di Laconi il 6 aprile 1872, da cui nacque donna Ma riangela, 9 marzo 1873, che sposò don O razio Sanjust dei baroni di Teulada; d) donna Maria Anna, 4 luglio 1847, che spo sò don Giuseppe Aymerich, marchese di Laconi, 10 marzo 1867; e) don GIUSEPPE, 22 ottobre 1849, che sposò donna Maria Sanjust dei baroni di Teulada il 3 maggio 1877, da cui nacquero i seguenti figli: CARLO DALMAZZO, 23 marzo 1878; IGNAZIO, 21 giugno 1879; Mariangela, 28 marzo 1882; GIUSEPPE, 29 marzo 1884; FRANCE SCO DI PAOLA, 25 agosto 1885; Caterina, 28 settembre 1887; CASIMIRO, 17 settembre 1890; Anna, 15 maggio 1894. B) Don Francesco Sanjust-Amat, n. a Cagliari il 26 settembre 1812, sposò donna LETTERAS Giuseppina Ripoll dei marchesi di Neoneli il 9 luglio 1842 in Cagliari, ed ebbero i se guenti figli: a) don ALBERTO, 11 aprile 1844; b) donna Caterina in Manca di Nis sa; c) don ARRIGO, 16 giugno 1846, che il 10 aprile 1879 sposò donna Doloretta Cao dei conti di San Marco, da cui nacquero : Giuseppina, 27 gennaio 1881; FRANCESCO, 14 gennaio 1883; EMANUELE, 2 febbraio 1889; Maria, 6 novembre 1890; Anna Ma ria, 7 settembre 1893; ALBERTO, 8 gennaio 1896, decorato di medaglia d'argento al va lore militare; EFISIO, 11 aprile 1898; Ca terina, 4 settembre 1900; LUIGI, 7 gennaio 1903; Maria Bonaria, 23 aprile 1904. Dal predetto don Francesco, di Arrigo, nac quero : Maria, 20 dicembre 1910; ARRIGO, 8 novembre 1912; Giuseppina, 20 gennaio 1915; EMANUELE, 27 febbraio 1917; Anna Maria, 6 settembre 1919; Giovanna, 16 a prile 1921; FILIPPO, 3 maggio 1923. a C) Don Giovanni Sanjust-Amat, n. Cagliari il 23 giugno 1815, sposò donna Gabriella Roberti Nin dei marchesi di San Tomaso e dei conti di Castelvero, ed ebbe ro i seguenti figli: a) don EDMONDO, n. il 21 febbraio 1858, sposò donna Maria Man ca dei marchesi di Nissa e di Villahermosa in Cagliari il 20 gennaio 1886, da cui nac quero : GIOVANNI MARIA, 7 dicembre 1886; STEFANO, 31 dicembre 1887; ORAZIO, 28 maggio 1889; LUIGI, 9 gennaio 1891; Ga briella, 15 giugno 1893; IGNAZIO, 20 aprile 1895; Caterina, 14 aprile 1897; Peppina, 22 luglio 1899; b) donna Caterina, n. il 19 luglio 1860, sposò don Ignazio Manca dei marchesi di Nissa e di Villahermosa il 24 gennaio 1894; c) don ORAZIO, n. 30 giugno 1864, sposò donna Mariangela Sanjust dei baroni di Teulada il 1 febbraio 1894, da cui nacquero : donna Gabriella, 15 aprile 1895; don GIOVANNI CARLO, 11 aprile 1896; don LUIGI ENRICO, 19 novembre 1898; don ENRICO; d) donna Luisa, n. 21 gennaio 1866, sposò Giacomo Manca dei march. di Nissa e di Villahermosa il 26 aprile 1892. D) Don Ignazio Sanjust-Amat, n. a Ca gliari il 6 luglio 1817, sposò donna Cateri naAmat dei marchesi di San Filippo e dei baroni di Sorso il 30 gennaio 1844. Ebbero il seguenti figli: a) donna Giuseppina, n. 28 marzo 1845, che sposò il conte Casimiro De Magistris di Castella; b) don ENRICO, LETTERA S n. aGenova il 4dicembre 1846, sposò don na Maria Amatdei marchesi di San Filip po e dei baroni di Sorso il 25 maggio 1877, da cui nacquero : donna Matilde, 6 mag gio 1879; don IGNAZIO, 14 ottobre 1880, ca RAMONDETTA duto combattendo eroicamente nella gran donnaOttavia , 6 maggio 1895; donna Giu gio 1890; don VINCENZO , 22 ottobre 1893; SAN MARTINO VALPERGA vedi MAR deguerra; don GIOVANNI, 28 ottobre 1881; la, 28ottobre 1849 , spos . al conte Antonio SAN MARTINO seppina, 25 aprile 1897; c) donna Emanue Cartolari il 3 ottobre 1869 ; d) don VINCEN nobiledonna Francesca dei baroni Tola il don EFISIO, I novembre 1886; donna Ca ZO ANASTASIO , 13 dicembre 1854 , sposa la 16 luglio 1889 ; e) donna Maria , 20 novem : terina , 7 aprile 1889; donna Anna, 7 mag bre 1858, sposò don Giuseppe Sanjust dei ARMA : Partito baronidi Teulada il3maggio 1877 ; ) don na Anna, 8 marzo 1862 , sposò don Pietro Aymerich dei marchesi di Laconi il giugno1881 ; ) donna Ottavia , 16 ottobre 1864, sposò don Vincenzo Amat , marchese di SanFilippo ebarone diSorso , il 20 lu no in data 8 febbraio 1930 vennero ricono ConDecretodi S. E. ilCapo del Gover sciutia CAROSanjust , di Giuseppe , n. a chesediSan Sperate , di marchese di Neo neli, di conte di Tuili edi signore di Ca glio1893 Cagliariil 23 saforteede per masch PI 10 marzo 1878, il titolo di mar mogenitoa li durantela trasmissibile smissibilepe deicontidi Teulada, pe perimaschi Lafamigli Ital. coi tit (mf.), don Lorenzo (m marchese Salti di Murdeu, trasmissibili con facoltà al pri sare il titolo di conte di Tui vita del padre; di cavaliere, Der maschi; di nobile, tra maschi e femmine; di nobile an Lorenzo e dei baroni di ☐nale; il trattamento di don di donna per le femmine. è iscritta nell'El. Uff. Nob. (1839 ), di diTeulada(tf ) (mpr ), u. r. Carlo i di cavaliere (m.), nobile f.), nobile dei conti di San riangelaRip Sperate (tf. (1839 ), cont u. r. Francesco (1839), eoneli (tf.) (mpr.), u. r. Ma (1839), marchese di San و (mpr.), u. r. Efisio Cadello AD inpersona dei suindicati li Tuili (tf.) (mpr.), barone Signore di CaSaforte e dei Salti di Mur deu (tt. della membri Araldica famiglia. s. ?. PAGINA 97 SAN MARTINO vedi MARTINO (SAN). SAN MARTINO D'AGLIÈ vedi MAR vedi TINO (SAN) D'AGLIÈ. SAN MARTINO DI CASTELLAMON TE vedi MARTINO (SAN) DI СА STELLAΜΟΝΤΕ. TINO (SAN) VALPERGA. MARTINO (SAN) RAMONDETTA. * SANMINIATELLI. a destra d'azzur ro, al monte di sei colli ristretti, d'oro, sormonta to da una stella di otto raggi dello stesso, ac costato da due rami di palma di verde, divergen ti, nodriti sui due colli della seconda fila, col capo (di S. Stefano) d'argento, carico di una croce di rosso patente e biforcata (San miniatelli) ; a sinistra d'oro, all'aquila bicipite di nero, coronata del campo, ro strata, linguata ed armata di rosso, cari cata nel petto di uno scudetto inquarta to : nel 1º e 4º d'azzuro, alla banda di rosso, bordata d'oro, carica di tre stelle dello stesso, ed accostata da altre quat tro stelle simili, due per lato; nel 2º par tito d'oro e d'azzurro all'aquila bicipite attraversante, di rosso sul primo, e d'ar gento sul secondo; nel 3º d'oro, al leone di verde, linguato ed armato di rosso, tenente con la branca anteriore destra una croce di Calvario e caricato sull'o recchio di una rosa, il tutto pure di ros so, col capo d'azzurro a tre gigli d'oro; il tutto col capo (di Roma) di rosso, ca rico delle sigle S. P. Q. R., d'oro, prece dute da una crocetta patente d'argento, ed ordinate in banda (Zarabella) . DIMORA : Pisa, Firenze, Roma e Torino. 7 PAGINA 98 Capostipite di questa famiglia si ritiene un BARTOLOMMEO, da Sanminiatello, padre di DONATO, che ebbe tre figli : RAFFAELLO (n. 1651), Orazio e ALESSANDRO. Il primo di essi fu autore di una linea che con decreto 30 settembre 1754 fu ascrit- li: ORAZIO, Estella, Elisabetta; ta alla nobiltà di Pisa in persona del cav. GIOVANNI, del cav. Raffaele, che fu dei Priori nel 1741, e si estinse con lui. Quella di Orazio, secondogenito, conti nuò sino al bali Cosimo ANDREA, del bali Giovan Francesco, di Orazio, sposato a Maria Smeralda, di Anton Ferano Orlan- SANNA. dini Galleni, che chiese, e con decreto 1° luglio 1754 ottenne, d'essere ascritto al pa triziato pisano in persona propria e dei fi gli ANTON GIUSEPPE ORAZIO (n. 1730), Do NATO FRANCESCO (n. 1731), GIOVAN FRAN CESCO (n. 1742) е ANTON VINCENZO (n. 1751) . ANTON VINCENZO, fratello del suddetto Cosimo Andrea, fu il 19 marzo 1710 rice vuto per giustizia cavalier milite nell'Or dine di S. Stefano di Toscana. Il bali GIOVAN FRANCESCo « junior », fi glio dello stesso Cosimo Andrea, dal suo matrimonio con Luisa del cav. priore Si mone Seghieri Bizzarri ebbe sette maschi: COSIMO ANDREA (n. 9 settembre 1792), DONATO BARTOLOMEO (n. 4 settembre 1793), RANIERI FILIPPO (n. 19 novembre 1796), GIUSEPPE ORAZIO (n. 21 ottobre 1798), FERDINANDO RANIERI (n. 18 novembre 1803) e ALESSANDRO e Giovan FRANCESCO, morti entrambi in infantile età. Dai detti figli del bali Giovan Francesco, derivano tutte le linee oggi superstiti. Con R. D. 21 maggio 1871 e successive lettere patenti 18 agosto dello stesso anno, il Re d'Italia rinnovava il titolo di « con te », in linea maschile primogenita, a fa vore di RANIERI, di Cosimo Andrea, di Giovan Francesco, di FABIO, di Donato, di Giovan Francesco; di CARLO MARCO, di Francesco Cosimo, di Giuseppe, di Giovan Francesco; di ALESSANDRO, di Ferdinando, di Giovan Francesco e dei fratelli VINCEN zo e LUIGI e di SIMONE, di Giovan Renato, di Giovan Francesco. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.) e patrizio di Pisa (mf), in persona di: LETTERA S a) RANIERI, di Cosimo Andrea, di Gio van Francesco; b) Luisa, di Simone, di Donato, di Giovan Francesco; c) FABIO, di Donato, di Fabio. Fratel d) CARLO MARCO, di Francesco Cosi mo, di Giuseppe, di Gio. Francesco; e) ALESSANDRO, di Ferdinando, di Gio. Francesco. g. d. a. v. ARMA: D'azzurro all'albero nodr:- to sulla pianura erbosa e soste nuto da un cane e da un cinghia le, affrontati , controrampanti, il cane a destra, il cinghiale a si nistra, il tutto al naturale. DIMORA : Ortacesus e Cuglieri. Vittorio Amedeo II, re di Sardegna, in considerazione di particolari benemerenze, con diploma del 3 maggio 1737 concedeva a SALVATOR ANGELO Sanna Atzeni di Or tacesus, il titolo di cavaliere, trasmissibile ai suoi figli e discendenti maschi. Nello stesso anno, il 3 novembre 1737, sposò in Cuglieri donna Francesca Dettori Sanna. Dalle loro nozze nacque nello stesso Comu ne don AGOSTINO, il 13 settembre 1744. Questi sposò in Oristano il 18 dicembre 1796 Maria Angela Enna. Il loro figlio don SALVATORE, n. in Cuglieri il 22 agosto 1814, sposò donna Giuseppa Serralutzu-Spano in Cuglieri il 22 febbraio 1841. Da questo matrimonio nacque, nello stesso Comune, don AGOSTINO, 1'8 febbraio 1842, che il 25 aprile 1888 in Cagliari sposò la nobildonna Teresa Cao. Essi ebbero il figlio don VIN CENZO, n. a Cagliari il 30 novembre 1890. Dal matrimonio dei predetti don Salva tore con donna Giuseppa Serralutzu-Spano nacquero altri tre figli: FRANCESCO, n. in Cuglieri il 21 giugno 1845; ENRICO, n. in Iglesias il 18 gennaio 1849, e ROBERTO, n. in Sassari il 3 giugno 1862. LETTERA S Da Francesco, sposatosi in Cuglieri Maria Anna Falchi il 19 febbraio 1882, nacque in Cuglieri, il 30 marzo 1883, E RALDO. Da Enrico, sposatosi in Parma con Irma Lusignani il 22 novembre 1887, nacquero : Edinfine da Roberto , sposatosi in Cu gliericon Giovanna Maria Serralutzu il 20 RENATO, n. in Acireale il 25 dicembre dicembre 1888, nacquero nello stesso co 1888, e Maria Giuseppa, n. in Messina il 25 gennaio 1891. Sanna- gentilizie . Egli si era reso benemerito Enna è compreso nella qualità di nobile la Sardegna per aver dato un notevole RE, il 12 giugno 1892; RUGGERO , il 30 lu- in data 17 settembre dello stesso anno, nell'elenco dei nobili e cavalieri residenti luppo ai lavori relativi all'agricoltura mune: Maria, il 15novembre 1889; Етто- discendenti maschi . Poi, con altro diploma glio 1800, ed Elena, il 20 marzo 1913. nell'antica provincia di Cuglieri , compila- efficace contributo all'economia R. Segreteria di Stato e di Guerra presso sposato Maria Anna Piras , nacquero i figli seguenti figli : Assun Il nome del predetto Salvatore tonel 1822 dal R. Prefetto e trasmesso alla è quello di nobile e di donna al- bre 1868 ed ebbero il vicerè di Sardegna . di concessione . usato dalla famiglia è iscritta nell'El . Uff . Nob . di cavaliere Lo stemma Ital. coi titoli La famiglia Salvatore, di Agostino . femmine , mf)e don coi titoli personali , Roberto . m , nobile . Giu Figlidi R berto : Maria , ETTORE , RUG- 1887 ; b) don RAFFAELE ( le Figlio: . "VINCENZO Fratell FiglioZi Figli rico , Enrico † † Maria : EraldoO , : RENATO FRANCESCO ☑rancesco seppa. GERO, Elen SANNA. (mf ) ai discendenti maschi e in persona di AGOSTINO, di s. 1. ARMA: D' oro al muro quadrato fondato sulla pianura erbosa, rovinato verso destra ed unito, verso sinistra, da un cancello di legno, contro il quale è appog giato in banda un rastrello vil PAGINA 99 a lereccio di legno, con una quercia foglia ta e fruttata, caricata alla base del tron co di un cinghiale rampante, il tutto al naturale. del svi e un DIMORA: Cagliari, Mogoro e Muravera. In applicazione del R. Editto 3 dicem bre 1806, la regina Maria Teresa, reggen isolana . te del Regno durante l'assenza del re Vit torio Emanuele I, con diplomi, in data 14 giugno 1814, concedeva i titoli di cavalie rato e di nobiltà ad ANTONIO VINCENZO Sanna Borro, di Mogoro, ed ai suoi figli e concedevagli di potere far uso delle armi Dal predetto concessionario, che aveva , a Mogoro 24 lu don BATTISTA (e figlio di lui fu ANTΟΝΙΟ) e don EFISIO. Da don Efisio, che sposò in Genoni, il 6 luglio 1822, donna Maria An na Porcheddu, nacquero: a) don VINCEN zo, in Mogoro il 12 maggio 1831: sposò in Terralba Antonietta Mancosu il 5 novem ta, n. a Mogoro il 12 agosto 1869; CARLO, n. a Mogoro 8 febbraio 1871; Maria, n. a ✓ n Mogoro 8 ottobre 1877; EMANUELE, n. a Cagliari 12 settembre 1879; EFISIO, n. a Cagliari 11 gennaio 1883; Clementina, n. a Cagliari 7 luglio 1883; RAFFAELE E GIU SEPPE (gemelli), n. a Cagliari 20 ottobre glio 1833, sposò in Cagliari Grazia Ran daccio il 3 ottobre 1867 ed ebbero i sequen ti figli : GIUSEPPE, n. ad Iglesias 17 luglio 1868; VINCENZO, n. ad Iglesias 7 agosto 1870; EFISIO, n. ad Iglesias 28 dicembre 1873; Francesco, n. ad Iglesias io marzo 1877; Enrichetta, n. a Cagliari 9 dicembre 1882. Dal matrimonio del predetto don Giuseppe, avvenuto in Cagliari con Assun ta Spissu il 27 aprile 1895, nacquero nella stessa città i figli : don RAFFAELE, 6 aprile 1896, e don EMILIO, I giugno 1898. Dal matrimonio del predetto don Efisio (di Raffaele) avvenuto in Cagliari con Riccar da Tiana il 14 maggio 1893, nacque il fi glio RAFFAELE nella stessa città il 25 giu gno 1895. E dal matrimonio del predetto PAGINA 100 don Francesco, avvenuto in Cagliari il 28 SANNA. aprile 1902 con Maria Pabis, nacquero i figli : ENRICO, a Cagliari il 23 aprile 1903; RAFFAELE, a Cagliari il 1 settembre 1906; ANTONIO, a Macomer il 26 novembre 1908; Maria Grazia, a Macomer il 16 marzo 1911 ; Maria Annunziata, ad Oristano il 22 marzo 1913, e PIETRO, ad Oristano il 9 set tembre 1917; c) don Efisio, n. a Mogoro il 15 ottobre 1835, sposò in Muravera donna Cesarina Sulis ed ebbero i seguenti figli entrambi nati in Muravera : don GIOVANNI, il 24 settembre 1864, e donna Maria Anna, il 24 agosto 1867. Appartiene a questa nobile famiglia S.E. ARMA: D'azzurro a due montagne di argento mo venti dagli ango li della punta e divise da una campagnadi ver de con un cin ghiale rivoltato al naturale; e sotto di esso, LETTERAS sulla campagna, due cani d'argento affrontati ed ammi don GIUSEPPE Sanna Randaccio, distinto cultore di studi giuridici, illustre e dotto giureconsulto, elegante oratore e avvocato eloquente, il quale nelle diverse ammini strazioni della cosa pubblica, nel Munici pio di Cagliari, dove fu consigliere ed as sessore; nella Provincia, dove fu consiglie re e deputato provinciale; nella Camera, dove fu deputato per alcune legislature; e nel Governo, dove fu sottosegretario di Stato nel Ministero di Grazia e Giustizia, rese notevoli servizi alla patria. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.) e don (mf.) ai discendenti maschi e coi titoli personali di nobile e donna alle femmine, in persona di: Ramo di Mogoro. ANTONIO, di Battista, di Antonio Vin cenzo. Rami di Cagliari. CARLO, di Vincenzo, di Efisio. Fratelli: Assunta in Cilloco, Maria, E MANUELE, EFISIO, Clementina, RAFFAELE, GIUSEPPE. GIUSEPPE, di Raffaele, di Efisio. Figli: RAFFAELE, EMILIO. Fratelli: VINCENZO, EFISIO, FRANCESCO, Enrichetta. Figlio di Efisio, di Raffaele: RAFFAELE. Figli di Francesco: ENRICO, RAFFAELE, ANTONIO, Maria Grazia, Maria Annunzia ta, PIETRO. Ramo di Muravera. EFISIO, di Efisio, di Antonio Vincenzo. Figli: GIOVANNI, Maria Anna. s. l. ranti. DIMORA: Pozzomaggiore. Per vari servizi resi al Governo da FI LIPPO Sanna, il medesimo fu, insieme coi suoi discendenti maschi, coi diplomi del 27 aprile 1717, decorato dall'imperatore Car lo VI dei privilegi di cavalierato e di no biltà. Non avendo però questi per le vicen de di quei tempi avuto il necessario regio exequatur e per conseguenza alcun effet to, Vittorio Amedeo III, re di Sardegna, con diploma del 12 febbraio 1788, confer mò a favore dei fratelli LORENZO, sacerdo te, MAURIZIO, teologo collegiato, GIAMBAT TISTA, avvocato e chierico Gaetano Sanna, di Mattia, e Chiara loro sorella, e di GIAN. FRANCESCO, loro zio paterno, come pure a favore dei figliuoli e discendenti per linea maschile da quelli fra i detti fratelli, che erano in grado d'averne, non solo i predet ti privilegi di cavalierato e di nobiltà, con ceduti al loro trisavo FILIPPO Sanna, ma pure la concessione delle armi gentilizie contenute nei detti diplomi del 1717, an che in considerazione delle varie beneme renze del loro padre Leonardo verso il Go verno ed il pubblico. Con altro diploma del 5 maggio 1790 10 stesso sovrano confermava a favore di MAR TINO Sanna, e dei suoi figliuoli e discen denti per linea maschile, i predetti privi legi del 1717, conceduti al predetto Filip po Sanna loro trisavo, e, del pari, confer mava la concessione delle armi gentilizie portata dai detti privilegi. Nell'elenco dei feudatari, nobili e cava lieri della soppressa provincia di Alghero, compilato dal R. Prefetto nel 1822 e tra LETTERA S smesso alla R. Segreteria di Stato e di Guerra presso il vicerè di Sardegna in oc casione dell'incoronazione del re Carlo Fe PAGINA 101 di al mantenimento della pubblica tran quillità ed a varie spedizioni del governo, coi diplomi in data 6settembre 1806 lo de lice, è compreso il nome del nobile don corò dei privilegi di cavalierato e di nobil MARTINO Sanna, il quale sposò Mariangela tà, trasmissibili ai di lui figli e discendenti Pinna ed ebbe i seguenti figli: GIANFRA- da maschi. CESCO, SALVATORE, Anna Gavina, Elena e Con altro diploma, in data 10 maggio 1807, lo stesso sovrano concedevagli, a ANTONIO . Il predetto Gianfrancesco, presidente di Corte d'Appello, sposatosi con Palmira Paparino, ebbe i seguenti figli : Enrico, n. aOristano, 1879; AMEDEO, n. ad Arezzo, 1893; Annita, n. adArezzo, 1894, ed Au GUSTO,n. ad Arezzo, 1897. Il predetto Salvatore, avvocato, sposato i figli: ANGELO, Elvira, Martino e Rita. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di cavaliere (m ), nobile (mf.) e don (mf) ai discendenti maschi e maggiore ornamento della sua dignità, l'u so delle armi gentilizie. Il concessionario predetto, nato a Co drongianus il 9 novembre 1767 sposoSe matrimonio nacque, in Osilo, il 26 gennaio bastiana Piras-Manca di Osilo. Da questo 1803, SALVATORE, che sposo Rosalia Gu glielmo ed ebbero il figlio GIOVANNI, nato a Tempio il 18 gennaio 1849. Sposatosi questo ultimo con Teresa Circosta ebbe i seguenti figli: SALVATORE n. a Caulonia il 20 ottobre 1882); GIOVANNI (n. a Monte coi titoli personali di nobile e di donna al le femmine, in persona di GIANFRANCESCO, di Martino, di Gianfrancesco. Figli: Enrico, Amedeo, Annita, Augu STO. Fratelli: SALVATORE, Anna Gavina, Ele na, ANTONIO. Figli di Salvatore: Angelo, Elvira, MAR TINO, Rita. * SANNA. s. l. ARMA : D'azzurro al leone d'oro colla testa rivol ta. (Dipl. 1807) . DIMORA: Tempio. leone di Calabria il 16 marzo 1890); e VIT TORIO (n. a Catanzaro, il 25 luglio 1893). Con Decreto Ministeriale in data 4 ot tobre 1909 vennero riconosciuti a favore del predetto Giovanni Sanna, fu Salvato re, nato a Tempio il 18 gennaio 1849 i ti toli di nobile e di don trasmissibili ai di scendenti legittimi e naturali di ambo i sessi per continuata linea retta mascolina, e di cavaliere trasmissibile ai discendenti legittimi e naturali maschi da maschi. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.) e don (mf.), in persona di GiovanNI, di Salvatore, di Gavino. Figli: SALVATORE, GIOVANNI, VITTORIO. Vittorio Ema nuele I, re di Sar- SANNAZZARO NATTA. degna, dopo avere promosso GAVINO Sanna Pilo, di Osi lo, da capitano cacciatore alla ca rica di comandante il battaglione della Fanteria Miliziana del Dipartimento di O silo, volendogli dare un nuovo più autenti co contrassegno della sua piena soddisfa zione, con cui egli ammirava il vivo zelo, la fedeltà e l'attaccamento dimostrato in varie occasioni al regio e pubblico servizio, concorrendo con gravi suoi rischi e dispen ARMA : Scaccato d'oro e di rosso. (Lo scudo accol lato all'aquila bi cipite di nero) . CIMIERO : Il liocor corno nascente, di nero. Мотто : In aeter num. DIMORA: Torino. Grande famiglia s. l. PAGINA 102 . originaria da Sannazzaro de' Burgondi in Lomellina, già in fiore nel secolo XII all'e poca delle lotte del Barbarossa contro i Comuni lombardi, illustrata particolarmen te da JACOPO Sannazzaro, l'autore dell'Ar cadia, nato a Napoli ma discendente dal ceppo lomellino. Di lui e della sua fami glia è detto largamente nella pubblicazione di Mario Zucchi: « Delle origini del nome di Sannazzaro de' Burgondi in Lomellina e della famiglia di Jacopo Sannazzaro » (Mi scellanea di St. Ital., Torino, 1906; III, XI, 1-47), al quale si rimanda. La famiglia da Sannazzaro si diramò in molte terre della Lomellina, dell'Oltre Po pavese e del Monferrato, del quale l'unico ramo superstite è quello di Giarole. Giarole e Lazzarone sono in famiglia da circa sette secoli; Valmacca vi entrò nel secolo XVII per il matrimonio di FedERICO († 20 agosto 1660) con Antonia dei conti Cavaglià, erede del feudo. Giarole fu eret to in contea il 4 novembre 1652 a favore di GIACINTO (n. 4 marzo 1628, † 1711), ambasciatore a Milano (1662), generale di artiglieria (1679), sposato nel 1650 con Fla via, di Ettore Natta († il 13 gennaio 1674), da cui il secondo cognome. Uno dei loro figli, FILIPPO (n. 1660, † Casale 26 giugno 1738), fu cavaliere dell'Ordine Supremo SANNER. della SS. Annunziata (19 marzo 1737); un altro, FederICO (n. 1652, † 8 dicembre 1690), fu padre di Curzio, che rinunziò alla primogenitura e fu canonico del Duo mo di Casale, e di GIAMBATTISTA († 24 gennaio 1751 a 69 anni), che eresse in Ca sale il sontuoso palazzo ove ospitò, al tem po della guerra per la successione d'Au stria, re Carlo Emanuele III e il duca di Savoia (27-28 settembre 1745) e il duca di Parma con l'Infante don Filippo (8-25 no vembre 1745) . Dal suo matrimonio (1737) con Maria Lucrezia del conte Francesco Bellone, nac quero : FEDERICO (1746-1800); GIUSEPPE, che fu cav. di Malta (29 settembre 1749) in minorità, al servizio austriaco durante il dominio francese, maggior generale a ri poso (1815) e Alessandro, canonico di S. M. di Piazza in Casale. Dal conte Federico predetto, che alienò il feudo di Valmacca (Assenso 27 maggio 1785) e sposò una cu gina paterna, Giuseppa Amedea del conte LETTERAS Edoardo Sannázzaro, vennero GIAMBATTI STA, primogenito, VITTORIO (1772-1836) e LUIGI († Londra, 1859), compromesso nel 1821, e condannato nel capo. Il conte Giambattista (n. Casale, 9 agosto 1768, † Torino, 5 marzo 1822), fu studioso li buo ne lettere, gentiluomo di bocca (24 dicem bre 1790), ufficiale in Acqui, autorizzato a provvedersi di un titolo imperiale (14 gen naio 1813) . Sposò Giulia Callori di Vigna le (t di 87 anni, 5 gennaio 1876) e ne eb be, fra altri figli, FERDINANDO (n. Casale, 13 agosto 1816, † Parigi, 26 giugno 1866), gran viaggiatore, e il conte GIACINTO (n. Casale, 26 settembre 1814, † Giarole, 24 settembre 1879), gentiluomo di Camera (4 aprile 1846), che sposò in prime nozze, nel 1841, Gabriella del conte Celso Carron di S. Tomaso, e, in seconde nozze, nel 1869, Alice di Seyssel d'Aix, del marchese Claudio. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte di Giarole (mpr.), signore di Lazzarone (mpr.), signore di Valmacca (mpr.), in persona di GIAMBAT TISTA, di Giacinto, di Giambattista. Fratelli: GIUSEPPE, JACOPO. m. z. ARMA: D'argento, a due pali di verde; al leone d' oro, tenente una lancia dello stesso, nascente dalla punta ed attraversante. DIMORA: Robbio. Famiglia oriun dadaSoletta (Sviz zera) alla quale ap partenne l'avvocato BALDASSARE (n. So letta; + Robbio 1850), che fu consigliere del Tribunale di prima istanza di Milano (1802) e poscia di quella di Novara (1812). Procred costui ALESSANDRO († Robbio, 17 gennaio 1875), che, naturalizzato Sardo, per opere di beneficenza esercitate in Rob bio e Mortara, e in Torino a favore degli Artigianelli, fu creato barone con R. D. 17 ottobre 1858. Sposò (1857) Silvia, del ba LETTERA S rone Silvio Ferrari, e da queste nozze nac quero : RENATO (n. Robbio, 7 luglio 1862; † Milano, 18 gennaio 1898), che aveva sposato (1892) Ada De Fontana, e Lucia п. Gozzano, 30 settembre 1860), sposa nel 1885 al barone Leone De Marghe rita. Lafamiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (mpr.), in perso na dei discendenti da Alessandro (1858). l. b. SANNINI BALDASSARRI. ARMA: D'oro, al pero al naturale fruttifero del campo, nodrito nella punta del lo scudo e sini strato da un or SO al naturale, rampante al fu sto (Baldassarri). ARMA: D'azzurro, alla banda d'ar gento accompa gnata in саро da tre stelle di 6 raggi d'oro ed in punta dalia mezzaluna cre scente d'argento (Sannini) . DIMORA: Firenze. CARLO, di Dome nico Sannini, ag giunse il cognome Baldassarri come erede fidecommissario di Vincenzo, di Antonio Baldassarri, da Bor go a Buggiano. Il predetto Carlo fu dei priori della città di Pescia nell'anno 1676; e priori furono il figlio di lui, capitano VALERIO, nel 1698, e il figlio di Valerio, DOMENICO, nel 1726. I Sannini Baldassarri furono ascritti alla nobiltà di Pescia con decreto del 1º marzo 1773. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Pescia (mf.), in persona di CARLO, di Ladislao, di Fran cesco. Fratelli: ANTONIO, PIETRO, FERDINANDO. PAGINA 103 Figli di Carlo: RICCARDO, Chiara, LUIGI, Pia, Elena, Margherita. Figli di Antonio: LADISLAO, GUIDO AL BERTO, Adele, DIEDERIGO, Maria Luisa. Figli di Riccardo, di Carlo: FRANCESCO GIULIO, Eleonora Maria. SANNIO. ARMA: D'oro alla quercia nodrita sulla pianura er f. s. bosa con un ele fante passante, attraversante il tronco, il tutto al naturale. DIMORA : Lula. Dal matrimonio di PIETRO ANDREA Sannio con Maria Rughitta nasceva a Lula il 21 giugno 1702 il figlio SALVATORE, che sposava Gio vanna Maria Thola. Da queste nozze na sceva in Lula il 13 maggio 1735, ANTΟΝΙΟ MICHELE, che sposò Francesca Dejana ed ebbero il figlio don LUIGI, il 16 febbraio 1766, che sposò donna Vittoria F'ore, da Tiesi, dalla quale nacque il figlio don PIETRO in Lula 1'8 novembre 1815. Al predetto Salvatore Sannio-Rughitta, con diplomi in data 13 febbraio 1750, Car lo Emanuele III concedeva i titoli di ca valierato e di nobiltà e l'uso delle armi gentilizie, trasmissibili ai figli e discenden ti per linea maschile. Il nome del predetto don Luigi è com preso nell'elenco dei nobili e cavalieri, esi stenti nella Provincia di Nuoro coll'indi cazione dei rispettivi villaggi di loro resi denza, compilato nel 1822 da! R. Prefetto e trasmesso alla R. Segreteria di Stato e di Guerra presso il vicerè di Sardegna, in occasione dell'incoronazione del re Carlo Felice. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. con titoli trasmissibili di cavaliere (m.), nobile (mf.), e don (mf.), ai discen denti maschi, e coi titoli personali di no bile e donna alle femmine, in persona di PIETRO, di Luigi, di Antonio Michele. s. 1. PAGINA 104 * SANSEVERINO. lo scudo. CIMIERO: del ramo di Bisignano: Un'a quila che stringe una vipera tra gli ar tigli. Мотто : Nec morsus timebo. DIMORA: Marcellinara e Napoli. La famiglia Sanseverino, una delle set te grandi case del regno di Napoli, è tra le più grandi ed illustri di esso; che anzi, per comune opinione degli scrittori, va giusta mente annoverata tra le più grandi ed il lustri d'Italia. Ebbe i titoli di Serenissima e di Poten tissima. Combattè a viso aperto contro i sovrani del tempo, rimanendo più volte arbitra dei destini del regno. Quasi distrutta, all'epoca Sveva per ave re parteggiato per il pontefice ed all'epoca Durazzesca perchè la sua grande potenza fu temuta da re Ladislao, risorse più forte l'una e l'altra volta. Contrasse parentele con la real casa Normanna, con la real casa di Durazzo, con la real casa d'Aragona, con gli Sforza, i Montefeltro, i della Ro vere e con le più illustri famiglie del Na poletano. Godette nobiltà in Napoli al seggio di Nido, in Genova, in Venezia, in Milano, in Piacenza, in Modena, in Capua, in Lu cera. Fu molte volte ricevuta nel S. M. O. di Malta. Dei sette grandi uffici del regno occupò ripetutamente quello di gran contestabile, di grande almirante, di gran camerario, di gran protonotario, di gran giustiziere. Eb be vicerè, marescialli, condottieri di eser citi. Passata da epoca remota nel S. M. O. di Malta fu insignita del Grandato di Spagna LETTERAS ARMA: D'argento alla fascia di ros So. I principi di Saler no inquartarono lo stemma con quello reale d'A ragona. I conti di Tricari co usarono la bordura di az zurro intorno al di prima classe, dell'Ordine del Toson d'Oro, dell'Ordine dell'Armellino, dell'Or dine del Nodo, della Gran Croce dell'Or dine di S. Ferdinando e del Merito, del R. Ordine di S. Gennaro, dell'Ordine Pontifi cio di Cristo, dell'Ordine di S. Stefano di Toscana, dell'Ordine dello Spirito Santo e di S. Michele di Francia e di moltissimi altri. Occupò altissimi gradi nelle armi, uffici altissimi a Corte. Ebbe dodici Cardinali: da Leone, Car dinale e vice cancelliere di Santa Chiesa nel 1086, a Stanislao, Cardinale nel 1816. Possedette oltre trecento feudi, quaranta contee, nove marchesati, dodici ducati, dieci principati, tra i quali quello di Saler no (1463), e di Bisignano (1465), primo principe del regno. Come patrizia napolitana, fu iscritta al Libro d'Oro, nel 1800, nelle sue tre linee di principi di Bisignano, principi di Paceco e conti di Saponara. Capostipite di questa illustre casa fu TURGISIO, del real sangue dei duchi di Normandia, che venne nel Napolitano nel 1045, seguendo Roberto il Guiscardo, ed ottenne la contea di Sanseverino, dalla quale trasse nome la famiglia. Troppo lungo sarebbe qui ricordare tut ti gli innumerevoli personaggi che illustra rono questa casa; diremo dei seguenti : RUGGIERO, conte di Sanseverino, figliuo-. lo di Turgisio, sposò Sirca, di Landulfo fi gliuolo di Guaimaro, principe di Salerno. PIETRO, signore di Martirano, interven ne nel 1129 all'incoronazione di re Ruggie. ro in Palermo. RINALDO, Cardinale nel 1130. ROBERTO, conte di Caserta, nel 1166, fu gran giustiziere e gran contestabile. GIACOMO, conte di Sanseverino, sposò Albiria, figlia di re Tancredi e della regi na Sibilla, e vedova di Gualtiero di Brienne. RUGGIERO, figliuolo di Tommaso conte di Sanseverino, fu affidato al pontefice In nocenzo IV, per sottrarlo alle persecuzioni della casa Sveva. Morto Federico II, il pontefice stesso, che gli aveva dato in mo glie una sua nipote figlia del conte di La vagna, gli fece riavere i feudi confiscati. Sposò in seconde nozze Teodora d'Aquino. LETTERA S Nemico di Manfredi, fu tra i baroni che chiamarono gli Angioini nel regno. Com battè da valoroso alla battaglia di Bene vento; e in un momento in cui i suoi sta vano per cedere, egli attaccò alla spada la camicia intrisa del sangue di un capitano nemico da lui ucciso, e formatane una ban diera, li ricondusse alla vittoria; da tale avvenimento la famiglia Sanseverino prese per arma la fascia rossa in campo bianco. Carlo d'Angiò gli riconfermò lo stato di Marsico col titolo di conte e lo invid come suo vicario in Gerusalemme nel 1278. TOMMASO, terzo conte di Marsico, nel 1291 sposò Isnalda di Agaldo ed in se conde nozze Sveva di Avezzano, figliuola di Grimoaldo signore di Tricarico, ed ul tima della sua stirpe. Da re Carlo II il ro agosto 1308, gli fu concesso di distribuire tra i suoi figliuoli ultrogeniti i beni feuda li, salvo la contea di Marsico, quella di San Severino e il castello di Polla che spettava no al primogenito. Ebbe diversi figli : EN RICO, primogenito e Giacomo, con i quali la casa Sanseverino si divide nei due rami più importanti: quello dei conti di Marsi co e quello dei conti di Tricarico; ROBERTO, conte di Corigliano e GUGLIELMO, signore di Policastro, Sansa, Padula e Montesano. Il primogenito ENRICO, conte di Marsico e di Sanseverino, gran contestabile del re gno, sposò Ilaria, figliuola dell'ammiraglio Ruggiero di Lauria, e da lui deriva il ramo primogenito dei conti di Marsico, poi prin cipi di Salerno, e le linee ultrogenite dei si gnori, poi conti di Caiazzo, pel matrimonio di Tommaso, gran contestabile, quarto conte di Marsico, con Margherita Clignet ta, signora di Caiazzo, dai quali i marchesi di Valenza, i conti di Chiavenna, i conti di Colorno, nonchè quella dei conti di Lauria poi duchi di Scalea, e dei conti di Mileto, di Belcastro e di Terranova. Il secondogenito GIACOMO, primo conte di Tricarico, sposò Margherita Chiaromon te, contessa di Chiaromonte, ultima della sua famiglia. Suo nipote ex filio, VENCE SLAO, terzo conte di Tricarico e di Chiaro monte, ebbe il titolo diduca di Venosa da Luigi II di Angiò nel 1391, e poi in cam bio quello di duca di Amalfi; sposò Mar gherita di Sangineto contessa di Altomon te e di Corigliano. Sono poi duchi di San PAGINA 105 Marco (1449) e principi di Bisignano (1465), e, pel matrimonio di PIETRANTONIO, con Erina Castriota, duchi di S. Pietro in Galatina e conti di Soleto. Ultrogenita di questo ramo è la linea dei conti di Matera, quella dei conti di Terlizzi e conti di Ca paccio, quella dei duchi di Somma e quella dei conti di Potenza, poi conti della Sapo nara, la quale ultima si unisce alla prece dente di Somma con Violante contessa di Saponara che sposa FERDINANDO, di Gio vanni, fratello quest'ultimo di ALFONSO, duca di Somma, e dà poi origine alla se conda linea dei principi di Bisignano, i quali, per successione femminile, aggiun gono in seguito ai loro titoli quelli di prin cipe di Paceco, di Torrenova, di Sant'Aga ta, di Luzzi e di Pietralcina, di duchi di Jelsi e di Erchie, di marchesi di Casalbore e di San Lorenzo. Ebbe diversi figli: ENRICO, primogenito, e GIACOMO, con i quali la casa Sanseveri no si divide nei due rami più importanti : quello dei Conti di Marsico e quello dei Conti di Tricarico. ROBERTO, conte di Corigliano, figlio di Tommaso terzo conte di Marsico, sposa Iacopa Del Bosco. Essendogli premorto l'unico figliuolo maschio, re Luigi e la re gina Giovanna gli concessero di dividere i beni feudali tra i figliuoli dei suoi fra telli. Egli partì col conte di Chiaromonte per l'impresa di Sicilia il 15 giugno 1335. Fu gran ciambellano di re Roberto, gran giustiziere di terra d'Otranto. Margherita, sua figlia, sposò Luigi di Durazzo e fu ma dre di CARLO III. TOMMASO, figlio del già detto Gugliel mo, signore di Montesano, fu gran ciam bellano ed ebbe da suo zio Roberto conte di Corigliano la contea di Terlizzi, Ruvo e Loseto, che la regina Giovanna aveva con cesso al medesimo il 25 giugno 1346. FRANCESCO, altro figlio di Guglielmo, fu signore di Nardò. BARNABÒ, figlio di Francesco, capitano di gran valore dichiarò guerra a Raimondo del Balzo Orsini, principe di Taranto, e lo sconfisse a Galatina nel 1400. Ma nel 1405, dopo la morte dell'Orsini, andò in aiuto della vedova, Maria d'Enghien, sua paren te, che, secondo il Summonte ed altri sto rici, a lui principalmente affidò la difesa PAGINA 106 di Taranto contro le armi di re Ladislao. TOMMASO, quarto conte di Marsico, gran contestabile del regno e capitan generale dell'esercito. RUGGIERO, suo fratello, creato da re Ro- . berto conte di Mileto. Al tempo della regi na Giovanna I fu gran ciambellano e ma resciallo del regno. Succedette nella con tea di Terranova a Margherita di Lauria, sua zia materna; sposò in prime nozze Gio vanna d'Aquino, in seconde nozze Mar chisia del Balzo. ANTONIO, quinto conte di Marsico, anche egli gran contestabile del regno, morì nel 1382. ENRICO, secondo conte di Mileto, mare sciallo del regno; conte di Belcastro nel 1376, per concessione della regina Gio vanna. ROBERTO, fratello del precedente, nato 1364, nel 1385 venne creato da re Ladislao capitano a guerra e castellano della Sellia; nel 1390 suo luogotenente e vicerè di Ca labria; sposò Eleonora Caracciolo. LETTERAS za, il conte di Matera. Marciò con l'eser cito contro re Ladislao costringendolo a levar l'assedio da Napoli. Fu vicerè di Na poli per Luigi II d'Angiò, al cui arrivo in Napoli i baroni del regno andarono in gran pompa a prestare il dovuto omaggio; e dice il di Costanzo : « I Sanseverineschi vinsero tutti gli altri di splendidezza, di numero e di qualità di genti; e condussero mille ot tocento cavalli tutti bene in arnese, come se andassero a far giornata perchè vollero mostrare al nuovo re quanto aveva impor tato alla sua Corona e quanto poteva im portare la potenza loro; che parve cosa su perbissima ». Dopo che Luigi II ebbe abbandonato il regno, i Sanseverino si riconciliarono con re Ladislao nel 1398. Ma egli qualche an no dopo, geloso forse e timoroso della loro potenza che aveva tolto e ridato un regno, o immaginando una congiura a suo danno, molti ne fece sorprendere e trucidare senza alcuna forma di giudizio, e tra essi lo stes so Tommaso con un suo figliuolo, Vence RUGGIERO, gran protonotario ed arcive- slao, duca di Amalfi, ed un figlio di lui, scovo di Salerno nel 1343. Gaspare, conte di Lauria, e secondo il LUIGI, vicerè del regno pel re Luigi I Summonte, Ugo conte di Potenza, Luigi d'Angiò. STEFANO, Cardinale nel 1371. UGO, conte di Potenza e di Anglone, figliuolo ultragenito di Giacomo, primo conte di Tricarico, gran protonotario, 1380, sposò Costanza di Sangineto; fu ambascia tore della regina Giovanna I presso il pon tefice nel 1375; e quando, nel 1381, la re gina era assediata in Castelnuovo, lo inviò a Carlo III di Durazzo per proporgli un ac cordo; ma questi, pur accogliendolo con grande onore, come suo parente, non volle concedere che solo cinque giorni di tregua. TOMMASO, conte di Montescaglioso, tito lo che apparteneva a Francesco del Balzo, duca d'Andria e dopo la ribellione di que st'ultimo fu a lui concessO dalla regina Giovanna, nel 1373, e ritornò in seguito al la casa del Balzo, era figliuolo ultrogenito di Giacomo, primo conte di Tricarico. Mes sosi alla testa della sua gente e di altri baroni liberò il pontefice Urbano VI asse diato da Carlo III in Nocera. Prese la parti di Luigi d'Angiò, e con lui il duca di Ve nosa, il conte di Terranova, il conte di Mi leto, il conte di Lauria, il conte di Poten conte di Mileto, Arrigo conte di Terra nova. LEONETTO, signore di Caiazzo, figliuolo di Bertrando, che fu figliuolo ultrogenito di Antonio, quinto conte di Marsico, spo sò Lisa Attendolo Sforza, sorella di Fran cesco, duca di Milano. Morì giostrando con Carafello, figlio di Gurello Carafa. ROBERTO, conte di Caiazzo, n. 1418, fu cavaliere di gran valore : primo capitano d'Italia, lo dice il Porzio; militò con Fran cesco Sforza suo zio. Dopo la morte di lui governò Milano. Andò in aiuto di re Fer rante nei primi anni del suo regno ed il 20 aprile 1461 ebbe il titolo di conte di Caiaz zo e la concessione di aggiungere il cogno me di Aragona e di inquartarne le armi. Fu generale dei veneziani. Fu generale del Sommo Pontefice nella guerra per la con giura dei baroni. Morì in battaglia, forte mente combattendo, all'età di 70 anni. Sposò in prime nozze Elisabetta, figliuola di Federico da Montefeltro duca di Urbi no, in seconde nozze Lucrezia Malvotti di nobile famiglia di Siena. I suoi figli Gio VAN FRANCESCO, secondo conte di Caiazzo, LETTERA S GASPARE, detto Fracassa e GIULIO, furono tutti valorosi guerrieri. GALEAZZO, altro suo figliuolo, generale nell'esercito di Ludovico il Moro, duca 'li Milano, del quale sposò la figlia, Bianca, che gli portò in dote la città di Voghera. Fu cavaliere dell'Ordine di S. Michele e gran scudiero di Francesco I. Morì da va loroso alla battaglia di Pavia; morì combat tendo, come il padre, come l'avo. FEDERICO, altro figliuolo di Roberto, creato da Innocenzo VIII Cardinale, fu piuttosto guerriero che prelato, incorse nell'ira di Giulio II; fu perdonato da Leo ne X e ritornò in grembo alla chiesa. La linea primogenita dei conti di Caiaz zo si estinse in Maddalena, di Roberto Am brogio, di Giovan Francesco, che sposò Giulio de Rossi di San Secondo. ROBERTO, undicesimo conte di Marsico, fu grande almirante del regno, principe di Salerno, il 30 gennaio 1463, dopo la ribel lione di Felice Orsini, ebbe il diritto di co niar moneta, di crear cavalieri ed altri im portanti privilegi ed i titoli di serenissimo e potentissimo. Sposò Raimondina del Bal zo Orsini. Morì il 2 dicembre 1474. ANTONELLO, dodicesimo conte di Marsi co, secondo principe di Salerno, unico ti gliuolo di Roberto, sposò Costanza di Mon tefeltro, figliuola di Federico, duca di Ur bino. Fu grande almirante del regno. Pre se parte alla congiura dei baroni e dovet te quindi espatriare nel 1486 ed i suoi feudi vennero confiscati. Fu tra i baroni che spinsero Carlo VIII a scendere in Ita lia alla conquista del regno. Dopo la morte di re Ferrandino, il principe di Salerno si accostò a re Federico. Ma in seguito tento ancora sostenere il partito di Francia; fu combattuto dal re, ed uscito dal regno si recò in Sinigallia dove morì il 17 gennaio 1499. ROBERTO, terzo principe di Salerno, tre dicesimo conte di Marsico, riebbe il Prin cipato di Salerno e tutti i feudi paterni per patto stabilito nella pace fra Luigi XII Ferdinando il Cattolico. Sposò nel 1526 Marina di Aragona che era nipote del re e figliuola unica di Alfonso, duca di Vil e lermosa. FERRANTE, quarto principe di Salerno, n. 1507, quattordicesimo conte di Marsico, PAGINA 107 duca di Villermosa, sposò Isabella Villa marina, figliuola unica di Bernardo, conte di Capaccio; morì senza discendenza. Eb be, come è noto, per segretario Bernardo Tasso, padre di Torquato. Fu tra i più splendidi signori del Rinascimento, e dico no gli storici che teneva una Corte quasi Reale. Fu perseguitato dal vicerè duca di Toledo, per la sua potenza e per il grande affetto che il popolo aveva per lui. Accu sato, forse ingiustamente, a Carlo V, piut tosto che discolparsi rinunzio innanzi al senato di Venezia ed all'ambasciatore di Carlo V, a tutti i suoi titoli, feudi e privi legi e preferì recarsi in Francia dove fu accolto assai bene da Enrico II. Dichiarato ribelle gli fu confiscato lo Stato. E fu que sta l'ultima ribellione del baronaggio napo letano. Morì in Avignone nel 1568. Con lui si estingue il ramo dei principi di Sa lerno, primogenito di questa illustre casa. RUGGIERO, figlio di Venceslao, duca di Amalfi, fu quarto conte di Tricarico, conte di Chiaroinonte, di Altomonte e di Cori gliano: ebbe il titolo di duca di S. Marco nel 1449; spos. Covella Ruffo, figlia di An tonio, conte di Montalto e di Giovannella Sanseverino, contessa di Mileto. L'8 gen naio 1419, Giovanna II, con lettera a firma autografa da Castelnuovo, gli fa noto che il giorno 3 era partito da Roma il legato pon tificio cardinale Pietro Di Venezia (Mauro ceno), insieme col cardinale Giovanni Co lonna, col duca di Venosa e con i suoi am basciatori per venire ad incoronarla e ad investirla del regno; e lo invita a venire a Napoli con la moglie per assistere con gli altri magnati del regno, alla solenne ceri monia della sua incoronazione. E di nuovo il 13 maggio gli scrive di prestare ogni aiu to al nobile Giacomo Barone da lei inviato ad esigere il denaro pel dono deila incoro nazione, perchè, essa dice, se non avremo la moneta « non possemus coronam a Sum mo Pontefice obtinere ». (L'incoronazione, come è noto, avvenne la domenica 2 otto bre, in Castelnuovo). LUCA, terzo duca di S. Marco, fu creato principe di Bisignano, da re Ferrante d'A ragona nel 1465. Nel 1471 si trattava il ma trimonio di sua figlia Covella con Federico d'Aragona. ALFONSO, nato da Giov. Antonio, suo fi PAGINA 108 gliuolo ultrogenito, ottiene il titolo di duca di Somma nel 1521. ANTONIO, fratello di Alfonso, è bali di Venosa, poi cardinale nel 1527. GEROMINO, figlio primogenito di Luca e secondo principe di Bisignano, settimo con te di Tricarico, conte di Altomonte, di Chiaromonte e di Corigliano, gran came rario del regno. Nella congiura dei baroni fu imprigionato in Castelnuovo con Carlo suo fratello, conte di Mileto, Barnabò San severino, conte di Lauria, ed il figlio di questo. La principessa di Bisignano, Mon della Gaetani fuggì con i figliuoli e si rifu giò a Terracina, con l'aiuto di amici fidati, tra i quali Francesco Gonzaga, un figliuolo del quale, Carlo, ebbe da Berardino, terzo principe di Bisignano, diversi suffeudi in Calabria e diede origine al ramo dei Gon zaga della provincia di Cosenza. BERARDINO, terzo principe di Bisignano, capitan generale e grande almirante del re gno, sposò Eleonora Piccolomini, figlia di Antonio duca di Amalfi. Fu tra i baroni che chiamarono in Italia Carlo VIII, dal quale con diploma del 1º maggio 1495, eb be il riconoscimento di tutti i feudi, i ti toli ed i privilegi che da re Ferrante d'A ragona erano stati confiscati a suo padre. Carlo VIII lo chiama suo affine e consi gliere dilettissimo e gli riconosce i titoli di principe di Bisignano, duca di San Marco, conte di Altomonte, conte di Corigliano, conte di Tricarico, conte di Chiaromonte, conte di Mileto, nonchè il possesso feudale delle città di Cassano e di Strongoli, e di oltre cinquanta terre, castelli e feudi ed infiniti privilegi; in seguito, il 4 giugno gli riconosce la contea di Lauria con le terre di Castelluccio Trichina e Laino. Fu cava liere dell'Ordine di S. Michele. Fallita poi l'impresa di Carlo VIII, re Ferrandino nell'agosto del 1496, volle ri conciliarsi con i due suoi maggiori nemici tra i grandi baroni del regno, col principe di Salerno e con quello di Bisignano, men tre prima, dal principe di Salerno assediato in Castelnuovo, si era sentito rispondere di Salerno. « che era angioino e voleva morire a ser vizio del re di Francia » . PIETRANTONIO, quarto principe di Bisi gnano, grande di Spagna di prima classe, capitano d'armi della Maestà Cesarea, fu LETTERAS il primo nel Napolitano ad avere l'ordine del Toson d'Oro. Ricevette Carlo V nei suoi stati ed a Napoli con grande magni ficenza. Sposò in prime nozze Giulia Orsi ni, in seconde nozze Erina Castriota Scan derbech, duchessa di S. Pietro in Galatina e contessa di Soleto. NICOLÒ BERARDINO, suo figliuolo, quinto principe di Bisignano, sposò Isabella Feltre Della Rovere e l'unico suo figliuolo ma schio, FRANCESCO TEODORO, conte di Chia romonte, premorì a lui il 27 novembre 1595. Egli morì il 21 novembre 1606 e con lui si estinse il ramo diretto dei principi di Bisignano. La sua eredità tra diversi contendenti, dei quali Luigi conte di Saponara oppone va il fidecommisso maschile esistente per quei feudi, fu tenuta da donna Giulia Orsini, moglie di don Tiberio Carafa, la quale era figliuola della sorella primogenita di Nicolò Bernardino, Felicia Sanseverino, e di Tommaso Orsini, duca di Gravina. Ma dopo la sua morte, Filippo IV, il 10 marzo 1622, cedette il principato di Bisignano col Grandato di Spagna e col titolo di primo principe del regno a LUIGI Sanseverino, conte di Saponara. Il principato di Bisignano e la maggior parte dei feudi di casa Sanseverino, per patti familiari roborati da Regio assenso, fin dall'epoca di re Roberto nel 1331, da Giovanna I nel 1365 e da Giovanna II. nel 1418 escludevano la successione femmini le; e ciò, disse Ruggiero, primo conte di Mileto, essere stato fatto « per amplia zione e magnificenza della famiglia e li gnaggio Sanseverino ». Tali patti furono di nuovo confermati da re Federico il 30 ottobre 1496 nei suoi capitoli con questa illustre famiglia. LUIGI, conte di Saponara e principe di Bisignano. (1586-1669), sposò Margherita Tagliavia D'Aragona, di Carlo, duca di Terranova. Morì senza discendenza e gli succedette il fratello ТоMMASO (1590-1670). Lucio, loro zio, fu cardinale arcivescovo CARLO MARIA, principe di Bisignano (1644-1704), sposò Maria Fardella, princi pessa di Paceco e marchesa di San Lo renzo. GIUSEPPE LEOPOLDO, principe di Bisi LETTERA S gnano, cavaliere del Toson d'Oro, nomi nato da Carlo VI il 13 novembre 1717, gran giustiziere del regno, in perpetuo e per tre vite consecutive; nel diploma di nomina egli è detto regio consaguineo e primo barone del regno. Sposò Stefania Pi gnatelli dei duchi di Monteleone. LUIGI, n. 1705, principe di Bisignano, tenuto a battesimo da Luigi XIV, fu ca valiere del Toson d'Oro (1731); sposò in prime nozze donna Ippolita Spinelli, prin cipessa di S. Giorgio e marchesa di Buonal bergo, morta nel 1736, ed in seconde nozze donna Cornelia Capece Galeota, duchessa di S. Angelo, morta nel 1770. NICOLÒ, secondogenito, fu principe di Paceco e marchese di S. Lorenzo per ces sione di suo fratello Luigi. Sposò Marian na Gaetani; fu capitano della guardia degli alabardieri in Palermo nel 1786, marescial lo di campo, gentiluomo di camera, cava liere del Real Ordine di S. Gennaro, co mandante generale del regno. Morì in Pa lermo, 8 giugno 1793. Questa linea si estin se nel 1833 con CAMILLO morto senza di scendenti. PIERANTONIO, figliuolo primogenito di Luigi, principe di Bisignano (1724-1772), sposò Aurelia Caracciolo, principessa di Torrenova, marchesa di Casalbore e du chessa di Erchie. FRANCESCO, secondogenito, conte di Sa ponara, nel 1748 succedette a Bartolomeo di Capua, principe della Riccia, gran conte di Altavilla e conte di Montuoro e Biccari, e per disposizione del medesimo ne inquar tò le armi e si chiamò di Capua Sanseve rino, dando origine alla linea di tal nome. TOMMASO (1759-1814), principe di Bisi gnano, sposò Livia Firrao, principessa di S. Agata, di Luzzi e di Pietralcina e du chessa di Jelsi. STANISLAO, Cardinale legato di Forlì (1761-1826). PIETRANTONIO, principe di Bisignano, grande di Spagna di prima classe. Bali gr. cr. di dev. del S. M. O. di Malta, insigni to dei maggiori Ordini equestri napoletani ed esteri, maggiordomo maggiore e soprin tendente generale della Real Casa, sposa donna Maria Antonia Serra dei duchi di Cassano, dama di onore della Corte di Na poli, dama della Croce Stellata. PAGINA 109 LUIGI (n. Napoli, 5 marzo 1823, † ivi, 16 novembre 1888), figlio dei precedenti, patrizio napolitano, primo principe del re gno di Napoli, sedicesimo principe di Bisi gnano e possessore degli innumerevoli ti toli della sua casa, già gentiluomo di ca mera con esercizio e vice presidente della Corte dei Conti, cav. di on. e dev. del S. M. O. di Malta, gran croce degli Ordini Costantiniano, di Francesco I, di S. Gre gorio Magno e dell'Ordine Piano, cavaliere del R. Ordine di S. Gennaro, cav. di S. Stefano di Toscana, cav. del Supremo Or dine Pontificio di Cristo; spos. 23 maggio 1841 con la nobile Giulia Imperiali dei principi di Francavilla († 7 luglio 1851). Non ebbe figliuoli maschi e con lui si estinse una seconda volta il ramo dei San severino, principi di Bisignano. Delle sue sei figliuole, la primogenita Maria Anto nietta (n. Napoli, 21 settembre 1843, † Foggia, 9 marzo 1875), sposò Francesco dei marchesi Costa di Arielli (†), e suo fi glio primogenito LUIGI Costa Sanseverino ereditò i titoli della casa; Maria Luisa (n. 24 settembre 1844, † 1 novembre 1914), sp. con Nicola Taccone (†), marchese di Sitizano; Livia (n. 27 ottobre 1845, † 13 maggio 1921), spos. con Luigi Zezza (†); Giuseppina (n. 17 aprile 1848, † 18 settem bre 1893), spos. con Giovanni Francesco Rodinò di Miglione; Laura (n. 13 settem bre 1849, † 30 marzo 1913), spos. con Bar tolomeo Pacca (†), marchese di Matrice; Maddalena (n. 1 febbraio 1851, † 23 gen naio 1930), spos. con Enrico Barone (†). La linea maschile secondogenita, di Ca pua Sanseverino conti di Saponara, si e stinse in FRANCESCO (1803-1870), spos. con la contessa Costanza Capece Zurlo, la cui figliuola primogenita Francesca Saveria (7 settembre 1832, † 22 febbraio 1862), con tessa di Saponara e marchesa di Rajano, spos. 18 luglio 1851 al nob. (†) Luigi De Bianchi Dottula, marchese di Montrone; le altre tre figliuole: † Giulia; † Teresa, sp. in prime nozze Emanuele Volpicelli ed in seconde nozze il marchese Eugenio Biso gni; + Raffaela, sp. il (†) marchese Fran cesco Ruffo dei principi di Scaletta. La linea di Marcellinara, tuttora fioren te, discende da NICOLÒ Sanseverino, che nel 1445 ebbe la concessione di quel fondo PAGINA 110 da re Alfonso I d'Aragona, per averlo ac compagnato all'assedio di Catanzaro con tro Antonio Centelles. Questa linea, come quarto ava materna del cav. Vincenzo Schi pani, fu ammessa nel 1795 al S. M. O. di Malta, gran priorato di Capua, quale di scendente dei Sanseverino, conti di Mileto. Ad essa appartenne LUIGI, che alla fine del settecento fu gran ciambellano del du ca di Modena, consigliere di stato e gene rale maggiore e, recentemente, CARLO, se natore del regno, n. Marcellinara, 16 mar zo 1847, † ivi, 30 giugno 1917, padre del l'attuale rappresentante della famiglia. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Marcellinara (mpr), in persona di PATRIZIO, di Carlo, di Saverio, di Luigi, n. Catanzaro, 19 no vembre 1879, spos. 29 ottobre 1902 con Ade'e Cantani, di fu senatore Arnaldo. Figli: a) Fiorenza, n. Napoli, 30 novem bre 1903, spos. 10 aprile 1920 con Edoardo Gregoraci; b) CARLO, n. Napoli; 16 luglio 1905, spos. Napoli, 22 aprile 1929 con Ro salia Paturzo Gottheil; c) ARNALDO, n. Na poli, to gennaio 1908. Sorelle: 1) Caterina, n. Marcellinare, 23 maggio 1877, spos. Raimondo Cefaly: 2) Mariannina, n. Catanzaro, 18 dicembre 1880, spos. col barone Giuseppe Casolini. Zio (nato dal matrimonio dell'avo Save rio con Marianna Ippolito) : GUGLIELMO, 11. 12 settembre 1858, spos. Torino, 27 aprile 1884 con Elena Calwell, da cui Ade le, n. Napoli, 12 gennaio 1885. g. t. SANSEVERINO. ARMA: D'argento alla fascia di rosso. DIMORA : Sicilia. Nobilissima fa miglia, che si vuo le d'origine Nor manna. Fu feuda taria nel Napoleta no sin dai tempi Normanni, fu de corata del Gran dato di Spagna, degli Ordini del Toson LETTERAS d'Oro e di San Gennaro, fu ricevuta al l'Ordine di Malta sin dal secolo XV, pos sedette un gran numero di principati, du cee, marchesati, contee e baronie nel Re gno di Napoli. Per il matrimonio di Maria Fardella e Gaetani con LUIGI Sanseverino e Borro meo, principe di Bisignano, passarono in casa Sanseverino i titoli siciliani di prin cipe di Paceco, marchese di San Lorenzo, signore della Salina della Grazia, signore della Tonnara del Palazzo e della Tonnara di San Giuliano. GIUSEPPE LEOPOLDO Sanseverino e Far della, figlio di LUIGI e di Maria Fardella, ebbe il 16 ottobre 1721 investitura del mar chesato di San Lorenzo e della salina della Grazia e fu padre di LUIGI, che l'11 otto bre 1738 fu investito del principato di Pa ceco, del marchesato di San Lorenzo e del la Salina della Grazia. NICCOLÒ, fratello di Luigi, fu principe di Paceco, ecc., 16 marzo 1754; fu marito di Marianna Gaetani dei duchi di Lauren zana, fu capitano della Guardia degli ala bardieri (1786), maresciallo di campo nel 1787, gentiluomo di camera, cavaliere di San Gennaro, comandante generale del Re gno e morì in Palermo 1'8 giugno 1793. LUIGI Sanseverino e Gaetani il 28 aprile 1809 ebbe investitura del principato di Paceco, del marchesato di San Lorenzo, della Salina della Grazia; investitura che il Tribunale del R Patrimonio, in seguito a lite mossa da CAMILLO Sanseverino, dichia rò il 10 giugno 1810 come presa a nome del legittimo successore da dichiararsi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di principe di Paceco (già Paria) (mpr.), marchese di San Lorenzo (mpr.), signore della Salina della Grazia (mpr.), signore della Tonnara del Palazzo e della Tonnara di S. Giuliano (mpr.). a. di c. SANSI. ARMA: D'azzurro al destrocherio armato al naturale uscente dal fianco destro dello scudo ed impugnante una spada d'argento alta in palo. DIMORA : Spoleto. Antica famiglia spoletina che vuolsi LETTERA S no un'ampia rocca, ove fissò dimora coi figli, i cui discendenti vennero cognomi nati « Dei Sanzii » (v. IACOBILLI, Vite dei Santi e Beati dell'Umbria, vol. II, p. 102). Nel 1155 distrutta Spoleto da Federico Barbarossa, MARIO Santio figura tra gli o staggi presi da quell'imperatore e nelle paci fatte il 28 novembre 1251 tra le due fazioni che dividevano la città, tra gli in tervenuti si trova Dnus Abadingus Sansi (v. FONTANA, Descrizione della Metropoli tana, pag. 103 п. с. e SANSI, Documenti storici inediti sec. XIII, pag. 293) . Questa famiglia fin da tempo remoto è stata ascritta al locale patriziato ed ha dato molti chiari soggetti. Tra quelli del l'ultimo secolo devono particolarmente es sere ricordati : ACHILLE (n. 1822, † 1891), autore della rinomata Storia dei duchi di Spoleto; e DOMENICO, che nel 1845 venne creato barone da Gregorio XVI. Nei Sansi si è estinto un ramo dei conti Arroni, che possono annoverarsi tra le più potenti casate feudali della regione umbra. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di barone (mpr.) e di patrizio spo letino (mf ), in persona di OLIVIERO, di Sanzio, di Domenico, di Anacleto. Fratelli: DOMENICO E CONSALVO. Èpure iscritta col titolo di patrizio di Spoleto (mf.), in persona di Sanzio, d'A nacleto, di Francesco, di Anacleto. Fra telli: RAFFAELE e Cesira. SANSILVESTRI. e. p. u. ARMA: D'azzurro, al leone d'oro, nascen te, da una fiamma, al naturale. DIMORA: Finale Emilia. Antica famiglia diramata da Ferrara al PAGINA 111 si venuta in Ita lia dalla Germa nia nel 1025 in persona di SANZIO, feudatario tede sco al seguito del l'imperatore Cor rado II. Fermato si egli in Spoleto, edificò nei pressi di Trevi e del Ca stello di Passigna Finale, dove tro viamo Maso, di Pietro Sansilvestri, dottore di leggi, in funzioni di ca merlengo per il marchese Niccolò III d'Este l'anno 1395, e il figlio di Maso, ALBERTO, massaro comunale, l'anno 1400. Que sto medesimo ufficio di massaro era stato tenuto precedentementemente da un altro della stessa famiglia, IrRNERIO. I Sansilvestri diedero numerosi giureconsulti e cavalieri al servizio della casa Estense e del paese; ricordiamo fra gli altri : PIERBENEDETTO, di Alberto, valente giureconsulto, sindaco per il Comune del Finale nel 1470; MASO, di Pierbenedetto, massaro del Comune nel 1606; Alberto, consigliere del card. Ales sandro d'Este (1620); MASSIMO, d'Alberto, oratore per il Comune a Modena (1626); GIOVANNI, arciprete del Finale (1732). 11 titolo di nobile del Finale venne concesso da quella Comunità con deliberazione 19 gennaio 1825 a GIUSEPPE, a CARLO ed a GIOVANNI BATTISTA Sansilvestri. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile del Finale (m.), in persona di ODOARDO, di Massimo, di Carlo; spos. Martina Ferraresi, n. 11 luglio 1852. Figli: GUGLIELMO, n. 23 dicembre 1884; Virginia, n. 20 aprile 1887; FEDERICO, n. 25 sett. 1891; Maria, n. 1º luglio 1896. e. p. v. SANSO' vedi SANZO'. SANSONE. ARMA: D'azzurro al leone in atto di abbracciare e sollevare da ter ra una colonna, il tutto d'oro. DIMORA : Mazzara del Vallo. Famiglia che si crede originaria da Milano e portata in Sicilia da un PAGINA 112 GIOVANNI GIROLAMO, nipote di un AMBRO- SANSONI. GIO, ambasciatore dell'imperatore Carlo V, visitatore generale delle fortezze del Regno nel 1536, e che si stabilì in Mazzara del Vallo. Da lui derivarono due rami : i baro ni di Campobianco, titolo ottenuto da Gi ROLAMO Sansone nel 1634, e i duchi di Gallizia, detti duchi di Sansone. FRANCESCO Sansone nel 1858 ebbe il ti tolo di duca di Torrefranca, e CESARE, di Gerolamo, discendente dal predetto, fu iscritto con tale titolo. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di duca di Torrefranca (mpr.), discendenti da Francesco (1858), in persona di CESARE, di Girolamo. È pure iscritta col titolo di nobile dei ARMA : D'azzurro, a tre monti di verde, accompa gnati in capo da una stella di sei raggi d'oro. DIMORA: Nepi e Roma. Ad ANTONIO Sansoni nel 1840 fu concessa la no biltà di Nepi per LETTERAS sè e successori. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Nepi (mf.), in duchi di Torrefranca (mf.) per i discen denti da CESARE, 1772. CESARE, di Diego, di Francesco. Figli: GIOVANNI, FRANCESCO, MARIO, GIULIO E ROSARIO (detto DINO). È iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. col titolo di nobile dei duchi di Tor refranca (mf.), p. Ricon. D. M. 10 agosto 1928, in persona di Vito, di Diego, di Ro sario, n. Mazzara del Vallo 20 sett. 1880, spos. 25 febbr. 1925 con Diana Spanò. V. S. SANSONI. 目 ARMA : D'azzurro, al torrione mer lato e torricella to di un pezzo, d'argento, aper to e finestrato del campo, ter razzato di ver de, sormontato da una cometa di 8 raggi d'o ro, ondeggiante in banda. DIMORA: Livorno. L'avv. CARLO, di Jacopo Sansoni, fu con rescritto granducale del 24 gennaio 1836, aggregato al ceto nobile di Livorno in se guito a proposta della Magistratura civica. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Livorno (mf ), in persona di CARLO, di Eugenio, di Carlo. Figlio: CARLO. f. s. persona di ADOLFO, n. Nepi 18 agosto 1862, di Giuseppe, di Antonio; spos. 8 ot tobre 1890 con Rosa Margherita Tecchi. Figli: 1) GIUSEPPE, n. 5 luglio 1891, spos. 28 ottobre 1914 con Adele Montene ro, da cui : Enzo, n. 20 settembre 1918; Eugenia, n. 13 giugno 1921; FRANCO, n. 20 settembre 1923; 2) Clotilde, n. 25 ago sto 1892; 3) ANGELO, n. 30 giugno 1894, spos. 6 febbraio 1922 con Lidia Scotti, da cui Romano, n. 7 nov. 1922; 4) GIOACCHI No, n. 16 ottobre 1897, spos. 23 aprile 1924 con Clotilde Luzi; 5) ALBERTO, n. 23 mag gio 1900; 6) GIULIO, n. 26 gennaio 1902; 7) Ezio, n. 20 giugno 1905; 8) LUIGI, 11. 26 novembre 1908; 9) Maria Angela, n. 17 marzo 19II. Fratello: ANTONIO, n. Nepi 27 dicembre 1872. SANTACROCE PUBBLICOLA. ARMA: Partito d'o ro e di rosso, alla croce paten te dall' uno al l'altro. ORNAMENTI : Da principe. DIMORA : Roma. La leggenda vor rebbe che i Pub blicola Santacroce discendessero da l. r. m. Valerio Pubblicola. Nei registri delle fa LETTERA S miglie nobili romane compilati ai tempi di Papa Innocenzo IV (Fieschi) figurano fra altre famiglie i Santacroce ed in essi si legge: « Sancta Crucis antiquissimi si chiamava de Piliis, o dal nome proprio di un certo Piliis, nome insigne della fami glia Pubblicola, o dal castello di tal nome che ebbe in dote dai Signori di Montene gro in Sabina o dalle insegne dalla casa, perciocchè Piliis in lingua etrusca significa Croce, come si legge in Giovanni Lucido nel Libro De Rebus Etimologis ». Questa famiglia fu imparentata con le più illustri famiglie d'Italia, quali i Co lonna, gli Orsini, Savelli, Cesi, Capizuc chi, Massimi, Mattei, del Buffalo, Picco lomini, Corsini, Malatesta, ecc. Molti Santacroce coprirono alte cariche civili e militari. Furono celebri guerrieri, fra altri: GIORGIO Santacroce, che militò nel Regno di Napoli nel 1507 e da re Fer dinando il Cattolico ebbe concesse rendite annue perpetue, confermategli nel 1519 dall'imperatore Carlo V, fu mastro di cam po di Santa Romana Chiesa nel 1516 e ge nerale dell'artiglieria nel 1521 sotto Giu liano de' Medici; ONOFRIO fu condottiero SANTA CRUZ. valoroso di uomini della Repubblica di Ve nezia e venne iscritto a quel patriziato; PIETRO, marito di Costanza Piccolomini, nipote di Pio III, fu governatore di Borgo a Roma e del Castello circa il 1503, indi tesoriere generale in Abruzzo; VALERIO fu grande elemosiniere pontificio. PROSPERO Santacroce, arcivescovo di Ar les, fu spedito nunzio a Ferdinando I, re dei romani, per persuaderlo a restituire Piacenza; richiamato a Roma da Giu lio III, fu inviato a Enrico II, re di Fran cia, per la pace con Carlo V, fu uditore della Sacra Rota, da Pio IV ottenne il go verno di Bologna e nel 1560 la Nunziatura di Portogallo, nel 1565 fu fatto cardinale; la tradizione vuole ch'egli portasse per la prima volta il tabacco in Italia, che dal suo nome fu detta erba santa o erba santa стосе. Al pari di lui furono insigniti della por pora: ANTONIO, che fu nominato vicelega to di Viterbo da Gregorio XV, indi da Ur bano VIII governatore di Marittima e Campagna e nunzio in Polonia; MARCELLO fu creato cardinale da Innocenzo X il 19 PAGINA 113 febbraio 1652 ed Andrea da Innocenzo XII il 14 febbraio 1699. Nel 1798 un Santacroce si arruolò fra le truppe francesi e fu ferito ad Otricoli; sot to l'Impero, il Principe LUIGI divenne sottoprefetto del Trasimeno. Clemente XI (Albani) nominò i Santa croce principi romani, eresse in ducato il feudo di Oliveto, acquistato nel 1682 da Maffeo Barberino, mentre Carlo VI li di chiarava Grandi di Spagna di prima clas se. Essi possedettero molti feudi e castelli, fra i quali Pratica, Viano, Oriolo, Monte nero, Pietraforte; furono pure conti della Torre, principi di San Gemini e duchi di Corciano. Questa famiglia baronale romana fu am messa nel Libro d'Oro del Campidoglio il 17 gennaio 1854 dopo il famoso chirografo di Pio IX. L'ultimo principe don ANTONIO Pubbli cola Santacroce lasciò morendo tre sole figlie : Luisa in Rangoni, Vincenza in Sforza Cesarini e Valeria in Passari. l. r. m. ARMA: D'argento all'albero nodri to sulla pianura erbosa con un a gnello passante, attraversante il tronco, il tutto al naturale. DIMORA : Mandas e Isili. Nella lista dei cavalieri abilitati nelle ultime Corti celebrate in Sardegna nel 1698 dal vicerè conte di Montellano, presidente in dette Corti, sono compresi i nomi di ANTIOCO Santa Cruz, da Laconi, e di DIEGO e LUCIFERO Santa Cruz, nella qualità di cavalieri. Uno di essi, Diego, sposò donna Marian gela Dedoni ed il 16 ottobre 1706 nacque a Laconi PIETRO ANTIOCo, che sposò Lu crezia Palla. Il loro figlio Cosimo ebbe i natali a Laconi il 18 novembre 1740 e spo sò nello stesso comune Anna Maria Me loni, dai quali nacque PASQUALE, che spo Araldica 8 PAGINA 114 sò in Selegas il 12 dicembre 1799 Giusep pa Serra Pinna. IGNAZIO, figlio dei mede simi, nato a Selegas, sposò Maria Luigia Corongiu in Isili e morì nel 1868. Egli ebbe tre figli: Maria Anna vedova Atzori, residente a Mandas; FRANCESCO, residente a Mandas; e LUIGI, residente ad Isili. Il predetto Francesco sposò donna Filomena Gessa in Mandas ed ebbero i seguenti fi gli : EDOARDO, ALFREDO, CESARE e TEREN z1o. Ed il predetto Luigi sposò in Isili Rosina Lombardi il 1° ottobre 1867 : ebbe ro un figlio, FRANCESCO, n. in Isili il 21 giugno 1883. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo trasmissibile di cavaliere (m.), in persona di FRANCESCO, di Ignazio, di Pasquale. Figli: EDOARDO, ALFREDO, CESARE, TE RENZIO. Fratelli: Marianna ved. Atzori, LUIGI. Figlio di Luigi: FRANCESCO. s. l. SANTANGELO. ARMA: Troncato : nel 1º di oro al lambello a tre pendenti di rosso accompagnato in capo da un'aqui la di nero al vo lo spiegato; nel 2º vaiato di ros so e di argento di due file. DIMORA : Napoli. Famiglia napoletana decorata di alti uf fici ed importanti Ordini cavallereschi. Venne investita del titolo di marchese, con R. Decreto 16 novembre 1847 in perso na del ministro NICOLA Santangelo. Questi fu figlio di FRANCESCO, che acquistò il pa lazzo Carafa a Forcella, palazzo dichiara to monumento nazionale, ove creò uno dei più importanti musei privati. Detto Nicola (n. 5 gennaio 1785, † 28 ottobre 1851) iniziò la carriera nel 1809 co me segretario generale di Terra di Lavoro; nel 1822 fu giudice della Gran Corte Civi le, nel 1824 intendente di capitanata, il 23 ottobre 1831 nominato ministro segretario LETTERAS di stato per gli affari interni; nel 1845 pre siedette il congresso degli scienziati in Na poli; il 19 novembre 1847 decadde dalla ca rica di ministro e venne nominato consi gliere di stato. Nel 1823 sposò la nobile Carolina Castriota Scanderbech, da cui eb be otto figli fra i quali FRANCESCo (n. Fog gia, 14 sett. 1827, † 19 genn. 1866), che sposò nel 1850 Francesca von Bercthold e che fu consigliere di intendenza. Da lui provengono i rappresentanti la famiglia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di marchese (mpr ), in persona dei disc. da Nicola, primo con cessionario nel 1847, ed è rappresentata da NICOLA, di Francesco, di Nicola, 11. II set tembre 1854, spos. nel 1877 con Concetta del Giudice. Figlio: FRANCESCO, n. 27 apr. 1878, spos. 7 giugno 1905 con Teresa de Sanctis. Figli di Francesco: Carolina, n. 6 apri le 1907, spos. marzo 1931 al nobile dottor Pasquale Bozzi Corso Colonna; Anna, n. 10 settembre 1910, spos. all'avv. Mario Mastrolilli. * SANT'ANGELO. ARMA : D'azzurro all'albero d'oro, accompagnato ai lati da due cro cette dello stes so, e alla fascia di rosso attra versante. DIMORA : Napoli. Famiglia sicilia na, alla quale con f. f. p. di s. D. M. del 6 otto bre 1927 fu riconosciuto il titolo di barone con successione primogeniale maschile. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (mpr.), in perso na di LUIGI, di Gabriello, di Luigi, n. Pa lermo 17 agosto 1860, spos. 14 febbraio 1889 con Maria Ruisi. Figli: GABRIELE, n. Palermo 1° gennaio 1892; VINCENZO, n. ivi 1° gennaio 1895; Giuseppa, n. ivi 12 agosto 1897; ALFREDO, n. ivi 2 maggio 1902. V. S. LETTERA S SANTARELLI. priore per la mag giore di Pescia nell'anno 1689; e il figlio di Domenico, dott. GIUSEPPE, fu gonfalo niere della stessa città nel 1737. La famiglia Santarelli fu ascritta nel Li bro d'Oro dei nobili di Pescia in persona di DOMENICO, del dott. Giuseppe, e discen denti, con decreto del 1º marzo 1773. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Pescia (mf ), in persona dei disc. da FERDINANDO E PIETRO, di Giuseppe, di Domenico. * SANTASILIA. ARMA: D'argento a tre fasce di rosso (riconosc. con D. M. 20 gennaio 1904). DIMORA : Roma e Napoli. Famiglia origi naria dalla Spa gna, e propria mente da Ilce, nel regno di Valencia. ANDREA, figlio di D. Francesco Santasilia y Ostiz e di donna Cecilia Rodriguez Fran co, si trasferì inNapoli nel 1730. Carlo VI, nel 1732, gli concesse il titolo di marchese, riconosciuto poi dalla R. Consulta Araldi ca con D. M. 20 gennaio 1904. Un ramo secondogenito della famiglia, per successione Gentile Muzzillo e Ricci, èstato riconosciuto nel titolo di marchese (mpr) e nel predicato di Torpino (mf.) . Edun altro ramo, per anticipata succes sione de Medici di Ottaiano, nel titolo di PAGINA 115 ARMA: D'oro, al capriolo di rosso, accompagnato da tre teste di santo, nimbate, due in capo ed una in punta. DIMORA: Pescia. Il capitano Do MENICO, di Giovan ni Santarelli, fu f. s. duca di Miranda, predicati di Venafro, Fi lignano e Valle. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di marchese (mpr.), ed è rappresentata da GIUSEPPE, n. Napoli 4 ottobre 1857, di Andrea (n. 3 novembre 1828, † 11 novembre 1893), di Giuseppe e di donna Filomena Sanfelice dei duchi di Bagnoli (n. 2 novembre 1837, † 20 dicem bre 1914), spos. 27 luglio 1903 con Giulia Black, n. Detroit Michigan (Stati Uniti) 24 gennaio 1860. Cugini (figli del fu nobile Vincenzo, n. 1833, † 1916, e di † Luisa Coventry) : CAR Lo, n. Livorno 18 luglio 1855, spos.: 1 ) con Vittoria Labonia (divorziato); 2) con Costanza Ricotti Magnani. Figli di primo letto: PIETRO, n. Livorno 24 agosto 1899; Anna, n. Livorno, 25 lu glio 1900. Altri cugini (figli di Ludovico, n. 1834, † 1913, spos.: 1) nob. Geltrude Curoli Ala volini; 2) Teresa Silvestrelli) : GIULIO, n. Napoli 21 luglio 1873; Maria, n. Roma 18 dicembre 1882, spos. con Luigi De Cugis, colonnello di Stato Maggiore; Bianca, n, Livorno 23 dicembre 1886; GUIDO, n. Li vorno 12 giugno 1888, † in guerra 22 otto bre 1915. Ramo secondogenito. Figli di Nicola (n. 1834, † 1914) e di Giuseppina Genzabelli: Letizia, n. Firen ze 24 dicembre 1865, spos. al colonnello Edoardo Contini; Teresa, n. Firenze II maggio 1867, spos. con Gert Holbek; FE DERICO n. Firenze 1868; RICCARDO, n. Fi renze 1878, spos. con Anna Cotticelli; FA BRIZIO, n. Roma luglio 1881; GERARDO, n. Roma 1882; GIOVANNI, n. Roma 1887. Figli di Riccardo: NICOLA, Giuseppina e GUGLIELMо. Altro ramo iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese (mpr.), nobile di marchesi (mf ), predicato di Torpino (mf.), per RR.LL.PP. di Assenso 13 giugno 1926 per successione Nuzzillo e Ricci, titolo concesso con Regio Privilegio dato a Madrid il 3 agosto 1551 dall'imperatore Carlo V ad Odoardo Nuz zillo, e con RR. LL. PP. 25 luglio 1770 da PAGINA 116 LETTERAS Ferdinando IV, re delle due Sicilie, a Lu- thià per la somma di L. 25.000. La comu ca Ricci : EMILIO, n. Napoli 1870, di Luigi (n. Na poli 1836, † 4 novembre 1911), di Federico, e della marchesa Stella Gentile († 13 aprile 1909), spos. con Leopoldina de la Tour en nità veniva investita il 17 successivo luglio con titolo signorile. Il Comune è iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di signore di Santhià. l. b. Voivre. Figli: Ernesta, n. 1896; Stella, n. 1897, SANTI vedi BORGNINI SANTI. spos. al nob. Girolamo d'Andria; Maria, n. 1899, spos. al nob. Gaetano dei conti Pavoncelli; Beatrice, n. 1901, spos. al con te Luigi Ferdinando Petrangolini; Bianca, n. 1903; LUIGI, n. 1907; FRANCESCO, n. 1909; MARCELLO, n. 1911. Fratello: MARCELLO, n. Napoli 1872, sp. con Maria Semmola, † 30 aprile 1911. Altro ramo iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di no bile dei marchesi (pers.), duca di Miranda (impr.), predicato di Venafro, Filignano e Valle (mf.), in persona di: Teresa, di Giovanni († 19 dicembre 1883) e di Maria De Medici dei principi di Ottaiano, duchessa di Miranda (rinnovazio ne per anticipata successione della zia An gelica De Medici di Ottaiano, RR. LL. PP. 1912), dama di S. M. la Regina, spos. al nobile † Vincenzo Alessandro Capece Mi nutolo dei marchesi di Bugnano, patrizio napolitano, dei duchi di S. Valentino, du ca di Miranda (maritali nomine). f. f. p. di s. SANTHIÀ (COMUNE). ARMA : D'argento alla croce di ros so, con la figura di Sant'Agata tenente nella ma no destra una tazza, accompa gnata a destra da due seni al naturale e asi nistra da una palma di verde. (Consegnamento 1614). Il duca Carlo Emanuele III di Savoia infeudava la comunità di Santhia (Sant'A gata) l'11 giugno 1745 del feudo di San * SANTI (DE) . ARMA : Partito : nel 1º scaccato di verde e d'o ro; nel 2º di ros so al semimonte di 3 cime d'ar gento, ristretto, uscente dalla partizione , il tutto con il ca po d'oro carico di un'aquila di nero . (Ricon. 1913). Alias: D'oro, all'a quila spiegata di nero e coronata d'oro, posante su una ruota di rosso. DIMORA : Siena. Famiglia origi naria da Carpi, e venuta a Siena nei XVI secolo. Fu ascritta all'Ordine dei Riformatori e il primo risieduto fu il dott. NICCOLÒ, di Giovan Francesco, nell'anno 1547. Dopo di lui partecipò al governo di Siena, nel 1597, GISMOndo, del capitano Leone. GIOVAN BATTISTA, di Gismondo, fu buon matematico, cavaliere di S. Stefano; fu da Ferdinando I nominato provveditore del l'arsenale di Pisa e da lui fu disegnata la pianta del quartiere della Venezia in Li vorno. Morì nel 1625. NICCOLÒ, di Gi smondo, militò in Germania sotto il ma resciallo Piccolomini. Cirino, di Gismondo, fu abate cassinen se e lettore di sacre scritture all'Università di Pisa. Leone, suo fratello, gesuita, fu lettore di filosofia e teologia in Pisa, mae LETTERA S PAGINA 117 stro del duca di Parma e autore di poemi Carla Maria dei marchesi del Carretto di latini e opere di teologia. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Siena (mf.), ed è rappresentata da : VITTORIO, di Gaetano, di Santi, n. 24 marzo 1898; spos. con Mar gherita Venturini. Novello. Figlio: FRANCESCO, n. 5 maggio 1929. Sorella: Caterina, n. Napoli 19 giugno 1897, spos. Napoli 29 settembre 1919 al conte Giacomo Gaetani di Laurenzana. f. f. p. di s. Figli: LORENZO, n. Siena, 9 luglio 1926; SANTINI. Maria Grazia, n. Siena, 28 marzo 1930. Sorella: Mary, n. Siena, 8 luglio 1903. g. c. * SANTI (DELLI) CIMAGLIA GONZA GA. ARMA: Partito di delli Santi che è: d'argento al la sbarra di ros so, col cipresso nodrito sulla pia nura erbosa, 11 tutto al naturale attraversante, sinistrato in capo da una stella di e rosso; e di Cima glia che è: d'azzurro all'aquila spiegata ferma sulla vetta di un monte di tre col li, roccioso alla base, verdeggiante sulle cime, il tutto al naturale; l'aquila adde strata verso il capo da una stella di sei raggi d'argento. DIMORA : Napoli. Famigliadi Manfredonia, ivi passata da Genova. Con D. M. 8 marzo 1899, e per successione delle famiglie Cimaglia e Gon zaga, delle quali aggiunse il nome, fu ri conosciuta nel titolo di marchese (mpr.), concesso, originariamente, a Luigi Gonza ga, nel 1758. L'attuale capo della famiglia, LUIGI delli Santi Cimaglia Gonzaga, fu France sco, è stato ancora riconosciuto nel detto titolo con D. M. 24 febbraio 1904. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di marchese (mpr.), in per sona di LUIGI FRANCESCO, n. Napoli 14 marzo 1900, consigliere di Prefettura, di Francesco (n. 12 dicembre 1855, † 3 no vembre 1899) e di Carmen Piria; spos. con ARMA: D'azzurro al destrocherio vestito di rosso, movente dal lato destro, tenente con la mano di carnagione un giglio d'oro, ed accompagnato in capo da altri due gigli dello stes so, ordinati in fascia. DIMORA: Arcevia, Sinigallia e Rovigo. Famiglia di Arcevia, insignita del titolo di nobile per ambo i sessi e con questo iscritta nell'El. Uff. Nob. Italiano. È rappresentata da MATTEO, n. ad Arce via 28 ottobre 1867 dai furono Ettore (1840, † 1914) e Ginevra Romanelli (1846, † 1906), sp. con Natalina Gianfranceschi (n. 21 dicembre 1874) . Figli: ETTORE, n. ad Arcevia 2 marzo 1897, primo procuratore delle imposte a Badia Polesine (Rovigo), sp. 29 marzo 1921 con Zaira Castellani di Ancona; CARLO, n. Arcevia 3 ottobre 1898, sp. 25 ottobre 1924 con Caterina de Angelis di Arcevia; GOFFREDO, n. Arcevia 20 novembre 1900, sp. 4 novembre 1929 con Vittoria dell'Ac qua di Arezzo; Alberto, n. Arcevia 10 di cembre 1905, agronomo; Omero, n. Arce via 30 agosto 1907; OSVALDO, n. Arcevia 13 ottobre 1917. Figli di Carlo: MATTEO, n. 7 maggio 1926 e Sara, n. 16 luglio 1927. SANTINI. p. c. b. o. ARMA: D'azzurro a due losanghe d'argen to, accompagnate in capo da una rosa di rosso . PAGINA 118 Oneta e della Rocca presso Borgo Mozza no in Val di Serchio. Trasse il nome da SANTINO DI TEDICE nel sec. XIV, dopo che bandita dalla città nel 1308, come appartenente alla cerna poten tium, tornò ad occupare i maggiori uffici, dando alla Repubblica dal 1434 al 1797 nu merosi gonfalonieri, anziani e ambasciato ri. Fra gli ecclesiastici sono ricordati nel sec. XV, TICE DI SANTINO, vicario generale della diocesi di Lucca, e frà ANTONIO, do menicano, morto in concetto di santità, fi glio di quel BENEDETTO che per avere ten tato di toglierlo a mano armata dal Con vento, fu condannato a fare la spesa del lastrico di mattoni della piazza di S. Mi chele. Nel secolo seguente ANTONIO San tini fu consultore apostolico ed il suo omo nimo, dell'Ordine dei Somaschi, ebbe nel 1643 la cattedra di matematica alla Sa pienza di Roma. Mons. VINCENZO, di Ago stino, fu eletto, il 27 maggio 1721, arcive scovo di Trebisonda, e nominato nunzio a Venezia e a Varsavia, ove morì il 5 lu glio 1728. Grande, generoso, filantropo e benemerito degli studi, fu CESARE, di Ni colao, il quale per testamento del 25 luglio 1648, lasciò il suo patrimonio per la fon dazione di borse di studio universitarie e per la dotazione di nobili fanciulle povere. Fra gli uomini d'arme si distinse GIOVAN BATTISTA come capitano di galere contro i turchi nella marina pontificia di Leone X. Negli studi meritarono lode GIUSEPPE, quale insegnante di fisica nel liceo univer sitario di Lucca dal 1825 al 1839 e VINCEN zo, come autore dei « Commentari sopra la SANTINI. Versilia centrale » (Pisa 1858-62). I San tini continuarono ad avere cariche pubbli che anche dopo la caduta della Repubblica (1799) e GIOVANNI FILIPPO fu nominato LETTERAS DIMORA : Lucca, Borgo a Mozza noe in Garfa gnana. Nobile famiglia lucchese, ricordata dai genealogisti fin dal sec. XI, come proveniente da Sa la in Garfagnana, e con GUIDO E GE RARDO signora di senatore del Principato, con decreto di Na poleone, del 27 giugno 1805. La famiglia Santini ebbe vaste proprietà nel territorio lucchese, palazzi in città, di cui il più ricco è l'attuale sede del Muni cipio, e ville nei dintorni, delle quali la più sontuosa è quella di Camigliano, detta « la regina delle ville lucchesi », che fu ac quistata da NICOLAO, di Cesare, nel 1651 dalla famiglia Buonvisi, e da lui accresciu ta e decorata splendidamente, dopo i suoi viaggi in Europa. Il ramo principale di questa famiglia si estinse il 13 novembre 1812 in NICOLAO, di Cesare, junior, di cui furono eredi le fi glie: Vittoria, maritata al marchese Pie tro Torrigiani di Firenze, e Maria Anna maritata al marchese Gian Lorenzo Monte catini di Lucca. I Santini, già iscritti nel Libro d'Oro della Repubblica fra le famiglie nobili della città, ebbero riconosciuto il titolo di nobili e patrizi di Lucca nel Libro d'Oro del Du cato lucchese, fatto formare dal duca Car lo Lodovico di Borbone nel 1826; in esso furono iscritti i discendenti da : a) PAOLINO (sp. Lucrezia Balbani), е NICOLAO (sp. Teresa Minerbetti), figli di Cesare; b) TizIO (sp. Isabella Toti) e SIGI SMONDO (sp. Isabella Orsucci), figli di Ni colao; c) ANTONIO NICOLAO; d) GIOVANNI BATTISTA (sp. Giulia Ban dinelli), di Francesco; e) GIROLAMO (sp. Valente Cerù e Or tensia Marcucci), di Stefano Giuseppe; f) FILIPPO (sp. Maria Cristofani), di Carlo Antonio. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile, patrizio di Lucca (mf.), in persona di SIGISMONDO, di Dome nico Giuseppe. Figli: Emma e ENRICO. RICCARDO, di Domenico Giuseppe. Figlio: GINO. e. 1. ARMA: Fasciato d'azzurro e di rosso al ca stello d'argento merlato alla ghibellina di quattro pezzi e attraversante, col capo LETTERA S MHMMM DIMORA : Milano e Cremona. GIANRANCESCOda Milano, detto de' Santini, e vivente nell'anno 1559, è il capostipite di que sta famiglia. I suoi discendenti godevano il giuspatronato di una cappella dedicata a Sant'Antonio e posta nella chiesa di San Francesco di Malleo, presso Pizzi ghettone, nel Cremonese, fondata e dotata dai Santini sin dal secolo XVI, con sepol tura gentilizia portante il loro stemma. FRANCESCO E CARLO, di Francesco e proni poti nel nominato Gianfrancesco, caposti pite, furono, il primo tenente di cavalleria leggera e il secondo aiutante generale. O RAZIO, figlio del predetto Francesco, fu ca pitano di una compagna di milizia urbana in Cremona nel 1691, e fu padre di DIEGO, di VINCENZO, che fu capitano di fanteria al servizio di S. M. Cesarea, di GIAMBATTI STA, che fu prevosto mitrato della Colle giata di Pizzighettone, e di FRANCESCO. Da Diego nacquero : ORAZIO FRANCESCO, che fu delegato del Commissariato generale dello Stato di Milano in Pizzighettone, e CARLO, che fu anch'esso prevosto mitrato nella su detta Collegiata. Con Decreto dell'I. R. Tribunale Aral dico della Lombardia del 19 settembre 1772 la famiglia dei suddetti fratelli Orazio Francesco e Carlo Santini fu iscritta nel Catalogo dei Nobili e fu ordinata la deli neazione dell'arma sopra descritta nel Co dice Araldico. Con Sovrana Risoluzione dell'imperatore Francesco I d'Austria del 10 aprile 1816 fu confermata l'antica no biltà a GIOVANNI BATTISTA. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), trattamento di Don e Donna, in persona di VINCENZO, di Alessandro, di Vincenzo, n. a Cremona il 16 febbraio 1859, maggiore del R. Eser cito nella Riserva. Sorella: Elodia, n. a Cremona II febbraio 1858. V. S. PAGINA 119 po d'oro carico SANTORELLI. di un'aquila di nero, coronata del campo. (Co ARMA: D'argento dice Araldico , Archivio Stato Milano, p. 88) . alla sbarra inter zata nel verso della pezza d'o ro, di rosso e di verde, e soste nente un aqui lotto di nero, col volo abbassato. DIMORA : Todi. Famiglia di To di, ascritta a quel patriziato nel 1828 con un FRANCESCO. La famiglia è iscritta genericamente nel l'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di patrizio di Todi (mf.), titolo spettante ai discendenti del predetto Francesco. * SANTOSTEFANO. ARMA: Troncato : nel 1º d'azzurro alla torre d'oro, fondata a destra, sostenente un soldato in atto di suonare la trom ba al naturale, e all'albero di ver de nodrito a si nistra, ai cui ra mi è attaccato V. S. 0 con catena un caldaio d'oro, con due lu pi di rosso, passanti davanti al tronco; nel 2º di rosso all'aquila d'oro; il tutto con la bordura composta di quindici pez zi alternati di rosso alla torre d'oro, di oro al leone di rosso, e d'azzurro a tre gigli d'oro. (Ric. D. M. 7 luglio 1927) . DIMORA : Palermo. Si vuole originaria dalla Biscaglia e si crede che abbia assunto il cognome Santo stefano da un eremitaggio dedicato al det to Santo e forse vicino ad un castello, pro prio di essa famiglia. Passata in Sicilia, godette nobiltà nelle città di Palermo, Tra pani e Monte San Giuliano e vesti l'abito di Malta nel 1360. Un MARTINO de Santostefano acquistò nel 1329 il feudo Falconeri; un LEONE pos PAGINA 120 sedette il castello e terra di Aquilia nella Val di Noto, che perdette per essersi ribel lato ai Martini; un ENRICO possedette metà del feudo Mazzaruni che da Perna, sua fi glia, fu portato in casa Landolina (1422) : un GIORGIO, regio cavaliere, fu senatore di Trapani nel 1431-32 e capitano di giusti zia nel 1442-43; un ANTONIO fu senatore di detta città nel 1437-38 e nel 1442-43; un altro ANTONIO tenne la stessa carica in Pa lermo nel 1526-27; un SIMONE fu castella no del castello di Troina nel 1548; un G1O VANNI fu senatore di Trapani nel 1599 1600; un ANTONIO possedette il feudo Gi nestra, sposò Vincenza Aedo e fu padre di GIOVANNI, barone di Ginestra (Caterina, sorella di Giovanni, portò Ginestra in casa Reggio) e senatore di Palermo nel 1614-15; un PIETRO fu proconservatore in Trapani nel 1633; un LUIGI Santostefano e Cerda, comprò la baronia di Calcusa o Fontana murata, della quale ebbe investitura l'Ir agosto 1662, fu senatore di Palermo nel 1645-46 e si fece frate col nome di fra Do menico; GIUSEPPE Santostefano e La Cer da fu investito di Calcusa e Fontana Mura ta il 13 novembre 1644, sulla quale baronia con privilegio 13 febbraio 1659, esecutoria to il 16 gennaio 1663, aveva ottenuto il ti tolo di marchese di Murata La Cerda, fu cavaliere dell'Alcantara, governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1646, 1659, 1660; un LUIGI Santostefano e Ber tola, di Giuseppe, marchese di Murata La Cerda, per investitura del 21 settembre 1674, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1696-97 e padre di GIUSEPPE Santostefano e Notarbartolo, investito il 24 ottobre 1737, governatore del castellam mare di Palermo nel 1737, colonnello negli SANTUCCI. eserciti di re Carlo III e marito di Eleono ra Vanni e Setaiolo. LUIGI Santostefano e Vanni, di Giuseppe, fu investito del titolo di marchese di Murata La Cerda il 17 di cembre 1764, fu governatore della nobile Compagnia dei Bianchi in Palermo nel 1773, e da Giovanna Notarbartolo Zati, di Francesco, duca di Villarosa, ebbe GIU SEPPE, marchese di Murata La Cerda per investitura del 20 aprile 1779 e marito di Geltrude Ruffo dei principi di Scilla. A LESSIO Santostefano e Ruffo, marchese di Murata La Cerda per investitura 6 luglio LETTERA S 1807, fu gentiluomo di camera, intendente delle provincie di Messina, Lecce e Caser ta, ministro delle Finanze nel Governo provvisorio di Sicilia nel 1848-49 e morì in Palermo senza figli il 20 ottobre 1860. Fulco, fratello del precedente, succedette nei titoli di famiglia, fu colonnello di ca valleria nell'esercito italiano, prese parte alle guerre dell'indipendenza, fu commen datore degli Ordini dei SS. Maurizio e Lazzaro e della Corona d'Italia, sposò An tonietta Paternò dei baroni di Spedalotto e morì in Palermo il 24 gennaio 1882. GIU SEPPE, figlio del precedente, n. 7 giugno 1841, venne iscritto nell'Elenco definitivo delle famiglie siciliane con i titoli di mar chese di Murata La Cerda, signore di Cal cusa e di Fontana Murata, sposò il 30 gen naio 1865 Felice Benzo, di Giulio, duca della Verdura e fu padre di GIULIO, n. in Palermo 11 febbraio 1867, ufficiale di ca valleria, marchese di Murata La Cerda, si gnore di Calcusa e Fontana Murata, duca della Verdura (per successione a casa Ben zo), marito (30 marzo 1894) di Carolina Elisabetta Valguarnera, di Corrado, prin cipe di Niscemi, e padre di Maria Felice, n. Palermo 23 febbraio 1895, e di FULCO, n. Palermo 20 marzo 1899. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchesi di Murata La Cerda (mpr.), signore di Calcusa e di Fon tana Murata (mpr.), duca della Verdura, conte delle Mandre (Ric. D. M. 7 luglio 1927), in persona di Fulco, di Giulio, di Giuseppe. a. di c. ARMA : D'argento al guerriero ar mato, con la vi siera dell' elmo calata, al natu rale e nascente. DIMORA : Terni. Famiglia di Ter ni, che nel 1814 ottenne l'ascrizione a quella nobiltà con un LUIGI. LETTERA S La famiglia è iscritta genericamente nel l'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile di Terni (mf.), in persona dei di scendenti dal predetto Luigi. V. S. SANTUCCI. ARMA: D'azzurro al destrocherio vestito di rosso, tenente colla ma no di carnagione una palma di verde posta in sbarra, accompa gnata in capo da sette stelle di sei raggi d'oro, or dinate in semi cerchio convesso. DIMORA : Roma. Questa famiglia riconosce per capostipi te BARTOLOMEO De' Santucci, fiorentino, che sullo scorcio del XVI secolo, esule da Firenze, riparò alla Gorga, dove la sua fa miglia si divise in due rami, uno dei quali estinto nel cardinale VINCEnzo, creato nel 1853, † 1861. L'altro ramo si trasferì Velletri, dove il conte CARLO fu maggiore onorario della cittadina milizia e cameriere a segreto del Sommo pontefice Pio VII. Suo figlio LUIGI, membro per Velletri per la Consulta di stato, poi consigliere di stato di Pio IX, si stabili a Roma. Da lui nacque il conte CARLO, il quale ebbe da Sua San tità Leone XIII, confermato il titolo comi tale ereditario con Breve di motu proprio dell'agosto 1885. La famiglia Santucci, pa trizia veliterna, ebbe il patriziato di Ascoli Piceno nel 1859 per le benemerenze di monsignor GIAN BATTISTA, fratello di Lui gi, delegato apostolico in Ascoli, poi com mendatore di Santo Spirito († 1884), La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di nobile di Velletri (mf.), nobile di Ascoli Piceno (mf.), in persona di CAR LO Santucci, nobile di Velletri, n. 9 feb braio 1849, senatore del regno, avvocato concistoriale emerito, gr. ufficiale Corona d'Italia, comm. con pl. dell'Ordine di S. Gregorio Magno, figlio del conte avv. Lui gi (n. 1810, † 1864) e della contessa Maria Calcagni (n. 1814, † 1885); spos. 20 settem PAGINA 121 bre 1885 Maria Camilla, n. a Firenze, 12 luglio 1860, † a Roma, 19 marzo 1931, del marchese Carlo Francesco Fontanelli e del la baron. di Saint Priez de Urgel (Roma). Figli: 1) Maria, n. 25 aprile 1887, sp. nob. Felice dei bar. De Boccard, capitano di fregata, nella R. M., comm. Cor. d'Ita lia; 2) CARLO FRANCESCO (vedi Santucci Fontanelli) . Fratello: PAOLO, n. 6 febbraio 1857, † 8 settembre 1926, comm. di S. Gregorio Magno, cav. dell'Ordine del Cristo di Por togallo, cameriere segreto di spada e cappa di S. S.; spos.: 1) 2 febbraio 1885, nobile Luisa Tavani-Porcari (n. 20 luglio 1864, † 29 marzo 1906); 2) 3 giugno 1914, Ida nob. Mamoli (n. 15 settembre 1868), figlia del ten. gen. Enrico Mamoli, patrizio di Reg gio Emilia. Figli di primo letto: Antonietta, n. 25 novembre 1885, sp. 10 ottobre 1908 col comm. Alessandro Rocchi; GIANFRANCO, ing., n. 1º maggio 1889, sp. ottobre 1925, Irma Rocco; Alfonso, n. 5 settembre 1890, sp. gennaio 1925, Ida dei marchesi Canna rella; Anna Maria, n. 5 novembre 1892, religiosa di N., S. di Nazareth; Gaetana, n. 4 gennaio 1894; ALESSANDRO, n. 10 aprile 1895, sp. 26 gennaio 1918, Emma Pera; Beatrice, n. 26 giugno 1896, religiosa mis sionaria francescana di Maria; Francesca, n. 10 luglio 1897; Maria Luigia, n. 3 giu gno 1899, religiosa nelle suore inglesi del Bambin Gesù; Giov. BATTISTA, n. 2 giugno 1903. Figlio di Alessandro: LUIGI, n. II no vembre 1918. c. a. b. f. * SANTUCCI FONTANELLI. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro al destrocherio vestito di rosso, tenente con la mano di carna gione una palma di verde posta in sbarra, accompa gnata in capo da sette stelle di sei raggi d'oro ordi PAGINA 122 nate in semicerchio convesso (Santucci); nel 2º inquartato da una croce bandata senza numero, d'argento e di nero; nel 1º e 4º d'azzurro a tre gigli d'oro; nel 2º e 3º di rosso alla banda scaccata d'ar gento e di nero di tre file; accostata da quattro quadrifogli d'argento; sul tutto d'oro all'aquila bicipite, coronata all'im periale di nero, colla bordura composta d'argento e di nero (Fontanelli). DIMORA : Roma. Con regio decreto motu proprio 3 agosto 1909 e regie lettere patenti 17 maggio 1912, FRANCESCO Santucci, di Carlo, ottenne la rinnovazione del titolo di conte provenien te dalla famiglia materna Fontanelli; della quale aveva aggiunto il cognome. La famiglia Fontanelli, originaria da Reggio Emilia, si trapiantò a Modena nel 1717. Fino dal 1380 un GUIDO Fontanelli ebbe la cittadinanza di Mantova e fu insi gnito del titolo di conte nel 1434 dall'im peratore Sigismondo. Nel 1612 ALFONSO MARIA, ottenne dal duca Alfonso, il feudo di San Donnino col titolo di marchese. GIULIO, consigliere e maggiordomo del du ca Ferdinando Gonzaga, fu pure investito del feudo di Fubino col titolo marchionale. ALFONSO, fu governatore civile e militare dei ducati di Massa e Carrara. ACHILLE, uno degli uomini più insigni dell'impero napoleonico, fu creato conte dell'impero francese e conte del regno d'Italia. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro SANVITALE. della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di Velletri (mf.), nobile di Ascoli (mf), conte (mpr.), in per sona di FRANCESCO, avvocato, figlio di Car lo e di Maria CamillaFontanelli, nato il 29 genn. 1890 e spos. il 9 giugno 1921 con Faith (Fede) Mola, figlia del gen. Arman do. Figlio: GIANCARLO, n. 15 maggio 1922. c. a. b. f. SANTYAN Y VELASCO. ARMA : Partito: nel 1º d'oro, al cipresso al naturale, nodrito sulla pianura di verde e sostenuto da due lupi di nero affron tati, colla bordura di rosso caricata di 8 crocette di S. Andrea d'oro (Santyan); nel 2º scaccato d'azzurro e argento di 16 pezzi (Velasco) . LETTERAS ORNAMENTI (per lo Vela stemma sco): Manto di porpora foderato di ermellino e sormontato dalla corona del Sacro Romano Impero. DIMORA : Modena e Firenze. Il cav. GIOАССНІ NO Santyan y Vela sco, nobile spagnuolo, nato a Ceuta in A frica, brigadiere nelle truppe, scudiere maggiore e gentiluomo di camera del duca di Modena Ercole III, stabilì la famiglia in Modena. Fin dal 15 ottobre 1763 aveva ottenuto per sè e discendenti la cittadinan za nobile modenese. Il 7 settembre 1795 la Comunità di Reggio Emilia gli concedeva il titolo di patrizio reggiano per sè e di scendenza maschile. Il figlio suo, cavalier GIUSEPPE, veniva ascritto al rinnovato Or dine Conservatorio ed al Libro d'Oro di Modena con decreto dei Conservatori e del Podestà in data 2 luglio 1816. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio di Modena (m.), patrizio di Reggio (m.), in persona di FRANCESCO, di Carlo, di Giuseppe, n. 27 settembre 1871. e. p. v. ARMA: D'argento alla banda di rosso. CIMIERO : Una co lonna sostenuta da due ippogrifi affrontati e so stenente la dea Vittoria vestita d'azzurro, coro nata d'alloro, impugnante con la destra una lancia e con la sinistra una palma. (Usato dalla famiglia dopo la vit toria dei parmigiani contro Federico II). Мотто : Virtus ubique refulgit. DIMORA : Parma. Storica famiglia d'origine parmense, di LETTERA S cui sihanno documenti fin dalla metà del secolo XI. II Litta, il Ronchini nelle sue Aggiunte al Litta, ancora inedite, seguen do lo storico Affò, ricordano per primo un UGO, vivente nel 1122, e come secondo membro della famiglia un ANSELMO, vi vente certamente nei primi del duecento. Nell'intervallo di circa un secolo tra i due nominati, nessun altro membro è ricordato dai suddetti. Noi abbiamo potuto rinvenire alcuni dati che dimostrano l'esistenza della famiglia Sanvitale e già in notevole grado di potenza nel secolo precedente a quello in cui viveva quell'Ugo, che nei genealogi sti della famiglia figura come capostipite. Inunatto del 10 novembre 1066, GIOVAN NI, prete, figlio del fu PIETRO, « de loco Sancto Vitali », dona alla canonica di Par ma alcune terre poste in Vigociolo. Nel l'atto è accennato un SIGEZONE, fratello del prete Giovanni. In un placito tenuto a Parma il 20 aprile 1069 dal vescovo e anti papa Cadalo, intervengono : « Petrus et Gerardus germani filii condam Iohanni Vi tali ». Questo Gerardo, di Giovanni Vitali, interviene in un altro placito tenuto da En rico IV a Parma nel palazzo vescovile, alla presenza del vescovo Everardo, il 3 dicem bre 1081 (v.: G. Drei, Le carte degli Ar chivi Parmensi dei secoli X-XI, vol. II ad an.). La famiglia fin da questi tempi era chiamata, come appare dai documenti citati, de Sancto Vitali o semplicemente Vitali. Tal nome venne ad essa dal pos sesso di un grosso casamento posto tra la chiesa di S. Vitale di Parma ed il Palazzo comunale, stabile che nel sec. XIII fu ac quistato dal Comune. I Sanvitale, come altre famiglie illustri indigene, quali i Ros si, i Cornazzano, s'ingrandirono come vas salli dei vescovi, prendendo parte all'am ministrazione loro e nel periodo comunale dominarono e tiranneggiarono la città. GUARINO, di Anselmo, sposò una sorella di Sinibaldo Fieschi, divenuto papa Innocen zo IV, aumentando le ricchezze e la poten za della famiglia. I dati genealogici si fan no frequenti e continui a cominciare dal sec. XIII, nè è qui il luogo di ripetere le notizie degli storici surricordati, essendo assai lunga la serie dei personaggi illustri della famiglia nelle arti della pace e della guerra. UGO, di Guarino, capitano genera PAGINA 123 le dei guelfi, sconfisse le soldatesche del l'imperatore Federico a Borghetto nel 1247 ed entrato in Parma coi fuorusciti incitò alla resistenza gloriosa, opposta nel 1248 dai parmigiani assediati, fino alla sconfitta dell'imperatore, per cui il Comune gli con cesse di ornare lo stemma di famiglia con la dea Vittoria coronata di alloro. Il valore dei Sanvitale venne in tanta estimazione che Comuni e principi li cerca rono per capitani; essi prestarono il loro valido braccio ed il senno politico ai re di Napoli, ai duchi di Savoia, alla Chiesa, ai Correggio, agli Estensi, ai Visconti, agli Sforza, a Firenze e a Venezia. UGO fu con sole di giustizia a Parma; TEDISIO fu pode stà a Milano, poi a Ferrara, e vicario a Fi renze pel re di Napoli; GIANQUIRICO fu po destà a Cremona e a Piacenza; ANTONIO, capitano del popolo a Firenze; CARLO, go vernatore di Padova per Venezia. Molti della famiglia ebbero onori e са riche ecclesiastiche : un EUCHERIO fu ve scovo di Viviers; un ALBERTO, vescovo di Parma; un Obizzo, vescovo di Tripoli, di Parma ed arcivescovo di Ravenna (seco lo XIII); un GALEAZZO, vescovo di Bari; un PAOLO, vescovo di Spoleto. I Sanvitale nell'epoca moderna occupa rono le più alte cariche alla Corte dei Far nese, dei Borboni e di Maria Luigia, fin chè, sensibili alle aure di libertà spiranti in Italia, diedero un prezioso contributo ai moti del patrio risorgimento. ALBERTO, di Luigi, combattè nelle guer re dell'indipendenza e fu poi deputato al Parlamento nazionale. Egli era figlio di Albertina, figlia di Maria Luigia d'Austria e del conte Neipperg. Nel suo millenario sviluppo la famiglia si affermò con tre rami principali: quello di Parma, quello di Sala e Colorno e quel lo di Fontanellato, che è il più celebre, tuttora esistente. Il ramo di Sala e Color no fu spento violentemente da Ranuccio I nel 1612, dopo la congiura dei feudatari. I Sanvitale contrassero parentela con molti fra i più illustri casati d'Italia, qua li i Farnese, i Fieschi, i Dalla Scala, i Da Correggio, i Pallavicino, i Gonzaga, i Ran goni, i Malaspina, i Rossi di S. Secondo, i Pio, i Grimaldi, i Cesi, i Cenci, gli An guissola, i Salviati, gli Appiani, i Belgioio PAGINA 124 so, i Simonetta, gli Scotti, ecc. La fami- SANZO'O SANSO' . glia ebbe giurisdizione feudale in una va sta zona del territorio parmigiano. In una lettera patente di D. Filippo di Borbone in testata a JACOPO Sanvitale, sono a lui attri buiti i titoli di : conte di Fontanellato, Pa rola, Toccalmatto, Casalbarbato, Canedolo, Bellena, Rosso, Casalsabbione, Cornaleto, Albareto, Grugno e Noceto; marchese di Medesano, Miano, Costagribalda, Felega ARMA: Di oro al l'ala spiegata di nero . DIMORA : Capua. Famiglia dichia rata nobile con R. Privilegio del 22 ra. Il documento porta la data II settem bre 1760; i feudi di Sala e Colorno, già ap partenenti alla famiglia, furono dai Farne se confiscati nel 1612. I Sanvitale possede vano pure il feudo di Belforte; il primo investito di tale contea pare fosse GIBER το Ι (1347) per concessione di Luchino febbraio 1584. Ot tenne la Regia Fa miliarità, con al tro Privilegio del 15 agosto 1624, da LETTERA S re Filippo di Spagna, quale familiare e continuo commensale, in persona di An Visconti. Nell'atto di investitura fatto da Francesco Sforza (1450) dei beni confiscati ad ANGELO Sanvitale in favore del cugino STEFANO, questi è intitolato conte di Bel forte. GIACOMO ANTONIO Sanvitale cedette di poi il feudo alla famiglia Dalla Rosa di Parma (1733), allorquando Medesano fu eretto in marchesato. La famiglia vestì l'abito di Malta, fu in signita degli Ordini Costantiniano, della SS. Annunziata, ecc. STEFANO Sanvitale sposò Anna Simonet ta, la quale adottò come figlio Luigi San vitale, che fin dal 1893, epoca del decreto di adozione, aggiunse al proprio il cogno me di Simonetta. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte di Fontanellato (m.) disc. da Stefano (1450), conte di No ceto (m.), disc. da Jacopo (1733), marchese di Medesano (m.), idem, ed è rappresenta ta da ALBERTO †, di Luigi, di Stefano. Figli: GIOVANNI, Albertina in Montecuc coli. Linea Sanvitale Simonetta. LUIGI, di Giovanni, di Stefano, n. Pia cenza 3 luglio 1859, † Parma 2 aprile 1917; spos. con Beatrice dei march. Pallavicino. Figli: GIOVANNI, n. Parma 30 aprile 1886; GIUSEPPE, n. Parma 15 dicembre 1887; FRANCESCO, n. Parma 27 febbr. 1889; Maria, n. Parma 13 agosto 1890; CARLO, n. Parma 27 maggio 1892; ALFONSO, n. Par ma 8 ottobre 1894. Figli di Giovanni: Anna Maria, LUIGI, NICOLÒ. g. d. NIBALE Sansò. Venne riconosciuta di no biltà generosa nelle prove di ammissione nelle Reali Guardie del Corpo, nel 1847. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), in persona dei disc. dai coniugi Francesco e Giovanna del Tufo. f. f. p. di s. * SAPELLANI. ARMA : D'azzurro, a tre fasce di rosso, abbassate, orlate d'argento, la prima sorreg gente un'aquila coronata, dello stesso; la secon da sorreggente. due ferri di zap pa, d'oro; la ter za sorreggente 10 un ferro di zappa, pure d'oro. (Conse gnamento 3 settembre 1691) . CIMIERO : L'aquila nascente coronata, di nero. DIMORA : Torino e Biella. Мотто : Ти ne craindras en bien faisant. Antica e patrizia famiglia oriunda da Biella con memorie dal secolo XIII. Capo stipite è Obertino, che fu padre di MARCO, consigliere di Biella; ANTONIO, pur esso consigliere, e RICCARDO, canonico di Santo Stefano, i quali vivevano verso la metà del 1300. Il notaio Pietro, di Obertino, proni pote del capostipite Obertino, acquistò una quattordicesima parte del feudo di Castel LETTERA S lengo il 20 agosto 1410, di cui fu investito contitolo signorile il 20 agosto 1410 e il 31 gennaio 1411. Il 15 marzo 1615 la famiglia Sapellani ottenne conferma dell'arma in persona di GIOVANNI ANTONIO, riconfer mata al figlio suo GIOVANNI GIACOMO, che fu controllore, ufficiale del soldo e genti luomo dell'artiglieria in Chivasso, con PP. del 27 settembre 1626, 3 settembre 1635, 28 giugno 1649 e 15 febbraio 1652. GIACO MO ANTONIO, figlio del capitano Lodovico, che fu avvocato e decurione di Biella, con segnò, anche a nome del fratello D. CARLO FRANCESCO, priore, l'arma il 3 settembre 1691, presentando le patenti del 14 agosto stesso anno, colle quali gli era stato con cesso il titolo comitale da applicarsi ad un feudo. Quantunque le precitate patenti non fossero interinate acquistò dal marchese Maurizio Umberto il feudo di Palazzo, di cui fu investito il 16 luglio 1697, feudo poi stato ridotto per l'editto del 1720. Ciò no nostante da lui in poi si continuò l'uso del titolo comitale ed anche del predicato, quantunque rientrato negli Umberto. Ad ENRICO GIACOMO ANTONIO (n. Torino, 16 dic. 1886), di Alessandro e di Gabriella nob. Blanchetti, fu riconosciuto l'uso del titolo comitale con D. M. 16 dic. 1886. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di ENRICO GIACOMO ANTONIO, di Alessan dro, di Francesco, di Alessandro. Zio: IPPOLITO LUIGI, di Francesco. 1. b. SAPELLI MELINA DI CAPRIGLIO. ARMA: ? DIMORA : Torino. Famiglia oriun ARMA ? da da Salabue (Ca sale), che assurse al fastigio della no biltà con SEBASTIA ΝΟ ΑΝΤΟΝΙΟ (n. Sa labue, 27 giugno 1781), di France sco Maria, il quale arricchitosi coll'a gricoltura, fondò una commenda patronata dell'Ordine Mauriziano nel 1820. Fu am PAGINA 125 messo fra i decurioni di prima classe (1833) di Casale dopo aver consegnato in occasione di sue nozze il titolo di conte (30 aprile 1825). Sposò (1813) Rosa del conte Alessandro Melina di Capriglio, e fu suo figlio FERDINANDO (n. Torino, 6 febbraio 1816; † Torino, 21 maggio 1859), che ottenne di aggiungere al proprio il no me materno Melina di Capriglio il 30 apri le 1839. Dalle sue nozze con Teresa dei conti Thesauro di Meano ebbe numerosa prole. Meritano particolare ricordo : ERNE STO (n. Torino, 17 novembre 1841; † Fi renze, maggio 1901), che fu ufficiale nel Ministero della Guerra e fu dispensato dal servizio per aver preso parte alla spedizio ne di Mentana, LUIGI (n. Torino, 31 gen naio 1842; † alla battaglia di Custoza, 24 giugno 1866), ed ENRICO (n. Torino, 4 marzo 1848) : raggiunse il grado di tenente generale, fece le campagne del '66 e '70. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona dei discendenti da Ferdinando (1839). l. b. * SAPORITI. ARMA: Troncato : nel 1º d'oro al l'aquila coronata di nero; nel 2° di azzurro alla torre al naturale, merlata di 5 pez zi alla guelfa e sostenuta da due leoni coronati di oro, affrontati, il tutto sostenuto da un ristretto d'acqua al na turale, sopra la quale vi è un passaggio che accede alla torre. Alias: Troncato : nel 1º d'oro al l'aquila coronata di nero; nel 2º di azzurro alla torre di argento di due palchi, 00000 0 0 PAGINA 126 movente dalla pianura erbosa e sostenu ta da due leoni d'oro affrontati, sorreg genti con la zampa anteriore una mazza d'argento. DIMORA : Genova, Monterosso. Nell'elenco dei sudditi della Repubblica di Genova, che erano stati predati dai pi rati greci e per i quali dovevano gli amba sciatori genovesi chiedere riparazione al l'imperatore a Costantinopoli, figura per l'anno 1294 un ENRICUS Saporitus de Cu rit (v. Atti della Società di Storia Patria, vol. XXVIII). Nel 1376 il 21 e 22 di ot tobre ROLLANDINO Saporiti, di Guglielmo, da Monterosso ed altri comperano merce da mercanti fiorentini (Atti della Società di Storia Patria, vol. XXXI, 2º, notari igno. ti) . Monterosso, nell'estrema riviera di Le vante è la culla ed anche in parte l'attua le residenza dei Saporiti. Un ramo di essi fu ascritto alla nobiltà genovese il 22 apri le 1733 in persona del rev. GIUSEPPE MA RIA, poi vescovo di Anacardo e arcivescovo di Genova e dei fratelli: BARTOLOMEO, e GIO. FRANCESCO, di Gio. Domenico, qm. Bartolomeo; GAETANO, di Gio. Lorenzo, qm. Bartolomeo, di anni 37; GIO. DOME NICO, di Bartolomeo, di anni 6. Nel 1749 furono poi ascritti: Gio. LORENZO e GIU SEPPE MARIA, figli di Gaetano, rispettiva mente di 9 e 8 anni. Lo Staglieno comincia l'albero di questo ramo con LORENZO (n. 1573, † 1608), dot tore in utroque, marito di Angela, figlia del conte Giuliano Patellano; dal figlio di lui, GIOVANNI, parimente dottore in utro que, sposato a Vittoria Boggiano, morto nel 1638, sono nati : DOMENICO, canonico, laureato in ambo le leggi, FRANCESCO e BARTOLOMEO (n. 1621, † 1689). Questi, ma rito di Gerolama Morelli, fu padre di Gio. LORENZO, Angela Maria, FRANCESCO, cano nico in duomo, e Gio. DOMENICO. Linea di Gio. Lorenzo. Da Gio. Lorenzo (n. 1653, † 1716) e dal la sua consorte Livia Piuma nacquero : BARTOLOMEO, canonico primicerio in duo mo, DOMENICO, vescovo di Accia e Maria na, e GAETANO. Questi (n. 1696, † 1768), ascritto alla nobiltà il 22 aprile 1733, mem bro del Gran Consiglio nel 1797, sposò Teresa Previdi Bollini e fu padre di Gio. LETTERA S LORENZO, GIUSEPPE MARIA, M. Livia in Malaspina. Gio. Lorenzo (n. 1740, † 1802), ascritto alla nobiltà il 19 dicembre 1749, dalla consorte Clara Pitto ebbe : GAETANO (n. 1765, † 1809), ascritto il 19 dicembre 1788, sposato a M. Teresa Oldoini. Da lo ro : Gio LORENZO, Chiara in Rubino, Ge ronima in Rivara, Livia in Accinelli, Ma rianna in De Cavi. Gio. Lorenzo (n. 1805, † 1865), marito di Francesca Pastine, GAE TANO (n. 1843), sindaco di Monterosso dal 1885 al 1894 e le sorelle Teresa in Accini, Isabella e Maria in Pastine. Gaetano, sposato ad Anna Maria Ballo, fu padre di: GIO. LORENZO, nato nel 1866 a Monterosso, avvocato, GIUSEPPE, medi co residente al Transvaal, ANGELO NICO Lò, marito di Antonietta Piazza, (n. 1872), BENEDETTO, n. 1873 a Monterosso, France sca, n. 1878. Figli di Gio. Lorenzo e della consorte sua Angela Patri sono i viventi: RODOLFO, attualmente Capo Gabinetto di S. E. il Prefetto di Alessandria e FRANCE sco. A Rodolfo furono riconosciuti i titoli di patrizio genovese, marchese, ed agli zii di lui Giuseppe ed Angelo quelli di patri zio genovese, nobile dei marchesi con De creto Pres. 5 maggio 1927. Linea di Gio. Domenico. Nacque questi nel 1655 e si sposò in Ca dice nel 1684 ad Agata Serrano, fu ammi nistratore dei beni del re di Spagna, eres se una cappella a Monterosso. Furono suoi figli : Bartolomeo, GIUSEPPE MARIA, GIO. FRANCESCO e Maddalena in Pinna. Barto lomeo, nato a Cadice nel 1696, sposò nel 1727 nell'isola di Léon, Petronilla Corti na Gomez, da cui Gio. DOMENICO e Gio. LORENZO. Il primo nato a Léon (1729, † 1768), ascritto alla nobiltà il 24 luglio 1733, spo sò Anna Curlo e fu padre di BARTOLOMEO, che nato nel 1767, fu ascritto il 16 dicem bre 1789; marito di Maria Giustiniani, non lasciò discendenza. Giuseppe Maria, nato a Cadice nel 1768, ascritto come si è detto alla nobiltà il 22 aprile 1733, abbracciò lo stato ecclesiastico, fu col titolo di vescovo di Anacarbo coadiutore di mons. De Fran chi, al quale succedette, come arcivescovo di Genova, nel 1746. Diede santi e lumi nosi esempi di virtù e dottrina, stampò al LETTERA S cune opere di morale, morì nel 1767 in età di 76 anni. GIO. FRANCESCO, nato a Cadice (1704 † 1780), ebbe per figlio SILVESTRO con il quale si estinse il ramo in Spagna. Un VINCENZO Saporiti fu vescovo di Trebbio nel 1626 e nel 1749 un ANTONΙΝΟ MARIA era a Milano per conteggi dei capi tali dovuti dall'imperatrice Maria Teresa ai genovesi. Forse da lui deriva il ramo dei Saporiti stabilitosi in Lombardia, ove ebbe vaste possessioni, compì opere di benefi cenza e di coltura a Vigevano e alla Sfor zesca, del quale luogo ebbe il titolo di marchese: imparentatosi con la famiglia dei conti Rocca di Reggio Emilia ne unì il cognome al proprio. I due cognomi so no ora passati per eredità e successione della madre e dello zio al patrizio genovese Ippolito Gropallo, mentre il titolo di mar chese della Sforzesca fu da S. M. il Re testè rinnovato a favore del marchese Mar cello Gropallo. All'Archivio di Stato di Genova esiste una monografia a stampa concernente un albero di discendenza della famiglia Sapo riti con una nota di documenti riconosciu ti dal pretore urbano di Genova con sen tenza del 1723. In essa si parla di un'at testazione della magnifica comunità di Gal lona (Levanto) ricevuta dal notaro Gio. Batta Scotti, cancelliere di detta magnifica comunità in data II marzo 1723, riguar dante il giuspatronato sulla chiesa di San Bartolomeo di Gallona, una volta spettan te alla « Ill.ma Famiglia dei Saporiti, qua li antichissimi signori ossia marchesi (?) del castello di Zolasco ». La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese (mpr.), patri zio genovese (m.), nobile dei marchesi (mf.), in persona di RODOLFO, n. Genova, 4 settembre 1907, di Gio. Lorenzo, di Gaetano. Fratello: FRANCESCO, n. Genova, 4 ago sto 1909. Zii, figli dell'avo Gaetano: GIUSEPPE MARIA, n. Monterosso, 26 dicembre 1867, ANGELO MARIA, n. Monterosso, 2 agosto 1872, Francesca Giulia, n. Monterosso, 21 febbraio 1878. b. s. PAGINA 127 * SAPORITO. ARMA: D'azzurro partito da un palo d'argento : nel 1º alla fascia d' argento ac compagnata in capo da un leo ne sormontato da una stella di sei raggi, il tut to d'oro; nel 2º alla roccia soste nente un pavone, il tutto al naturale, sormontato dal sole d'oro. (Ric. R. D. 20 marzo 1904). DIMORA : Sant'Angelo di Brolo. Famiglia siciliana del secolo XIX, nota in Sant'Angelo di Brolo, insignita del ti tolo di barone di Scarapullé e Danile, per successione Giuffré, titolo riconosciuto con D. M. 6 aprile 1909, a GIAN GREGORIO, di Pietro Basilio, marito di Enrichetta Giuf fré, morta nel 1915. Precedentemente con Regio Decreto del 20 marzo 1904, al pre detto Gian Gregorio, di Pietro Basilio, era stato concesso lo stemma sopra descritto. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Scarapullè e Danile (mpr.), in persona di CARMELO, di Gian Gregorio e di Enrichetta Giuffrè, di Pietro Basilio, di Gian Gregorio; nato a Sant'Angelo di Brolo l'It gennaio 1863, sposato il 23 aprile 1885 con Domenica Scavino. Figli: Enrichetta Rosa, n. ivi 21 novem bre 1886, spos. 20 dicembre 1913 con At tilio Natoli Rivas; Rosa, n. a Catania 11 aprile 1888, spos. 16 marzo 1912 col dott. Giovanni Buongiovanni; GIOVAN GREGO RIO, n. a Catania 14 dicembre 1890, spos. 27 settembre 1916 con Sarina Coglitore; Teresa Maria, n. a S. Angelo in Brolo 7 settembre 1895, spos. con l'avv. Martino Taviano dei bar. di Frangioglio; Concetta, n. ivi 28 marzo 1898, spos. to giugno 1922 n. Sant'Angelo in Brolo il 28 marzo 1898, sposata il 10 giugno 1922 col dott. Vincen zo Giuffrè. Fratelli: GIUSEPPE e Letizia. J. S. PAGINA 128 * SAPPA. PE († Roma, 20 maggio 1873), figlio di Giambattista e di Teresa Corelli. Giuseppe fu intendente ge nerale in Sardegna e a Chambéry, segre tario generale del Consiglio di Stato, quin di presidente di sezione nel precitato Con siglio di Stato. Fu deputato al Parlamento nelle legislature IV e VI, e il 20 febbraio 1861 venne nominato senatore del Regno. Per le sue benemerenze fu creato barone il 14 settembre 1843. Sposò (1850) Erme negilda Martorelli e da queste nozze nac quero : Teresa (n. Torino, 12 aprile 1851), Maria (n. Torino, 1º marzo 1860), moglie in seconde nozze del prof. Vittorio Cian, e MERCURINO (n. Torino, 4 aprile 1853), che fu dottore in lettere, professore nel Liceo di Mondovì, e scrittore. Mercurino fu ri conosciuto nel titolo nobiliare con D. M. 2 settembre 1901. Sposò (1886) Maria Ade laide Ingegnotti e da queste nozze nacque ro: GIUSEPPE (n. Mondovì, 3 giugno 1887), Paola (n. Mondovì, 30 marzo 1589) ed Ermenegilda (n. Mondovì, 30 marzo 1893) . La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (mpr.), in persona di MERCURINO, di Giuseppe, di Giovanni Battista. Figli: GIUSEPPE, Paola, Ermenegilda. Sorelle: Teresa, Maria. 1. b. SAPPIA DE ROSSI. ARMA: ? Trae questa famiglia la sua origine da Sanremo e fu nobilitata con PIETRO GIU SEPPE († 26 settembre 1774), il quale fu LETTERA S abilitato il 29 set ARMA: D'oro, al pino nodrito nel la campagna, il tutto di verde. Мотто : Nec vexa ta mutatur. DIMORA : Mondovì. Famiglia oriun da da None nel Pi nerolese, che si no bilitò con GIUSEP tembre 1733 per L. 2500 ad acqui stare un feudo. Con atto 25 settem 20 bre 1734, rogito Bologna (Assenso maggio 1735) acquistò dal conte Ignazio Maria Cla retti il feudo di Lieucia (Nizza) , ARMA ? feudo che fu eretto in contea il 26 giugno 1734, e del quale fu investito il 23 marzo 1735. Figlio di Pietro Giuseppe fu PIETRO MICHELE ANGELO, che fu investito di Lieu cia il 21 ottobre 1775. Passò in seguito questa famiglia in Fran cia. Un pronipote del conte Pietro Giusep pe, l'ufficiale d'artiglieria PIETRO ENRICO, ottenne R. D. di concessione del titolo di conte di Lieucia il 18 dicembre 1859. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Lieucia (mpr.), 1. b. * SAPUPPO. ARMA: D'azzurro alla scala con un cane arrampi cantesi, poggia ta sulla campa gna di terra, il tutto al natura le, e sormontata da una cometa d'argento ondeg giante in banda. DIMORA : Catania. Famiglia catanese della fine del secolo XVI. Vittorio Emanuele III re d'Italia con R. D. di motu proprio 12 ottobre 1919 e RR. LL. PP. 1º luglio 1920 concesse ad ANTONIO, di Giuseppe e di Emanuela Asmundo, il titolo di conte con successio ne primogeniale mascolina e con R. D. 18 marzo 1920, lo stemma sopra descritto. Con D. M. 21 maggio 1925 fu inoltre ri conosciuto allo stesso ed ai suoi figli il ti tolo di nobile, esteso anche ai di lui fratelli GIOVANNI E ADAMO BENEDETTO ed ai figli di Giovanni. LETTERA S La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte (mpr.), in persona di ANTONIO, di Giuseppe, di Antonio, n. a Catania 24 agosto 1858, spos. ivi 2 aprile 1881 con Fortunata Mancuso. Figli: EMANUELE, n. a Catania 18 aprile 1882; GIUSEPPE, n. ivi 25 ottobre 1884; DOMENICO, n. ivi 2 luglio 1897; GIOVANNI MARIA, n. ivi 26 settembre 1903; Concetta in Grimaldi. Sono inoltre iscritti nel Libro d'Oro del la Nob. Ital. e nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), i Fratelli del predetto Antonio: GIOVANNI e ADAMO BENEDETTO. Figli di Giovanni: GIUSEPPE ed Ema nuela. v. S. * SARACA ARMA: D'oro alla fascia d'azzurro caricata di un pesce d'argento. CIMIERO : Tre pen ne di struzzo d'oro, d'azzurro ed'argento. DIMORA: Spalato e Zara (Dalmazia). Famiglia di Ra gusa. Con Sovrana Risol. Austriaca del 27 marzo 1835 fu con fermata la nobiltà di Ragusa a NATALE FRANCESCO Saraca, nobiltà riconosciuta con D. M. 24 agosto 1927. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di NATALE MARIA, di Orsato e di Rosa Ce cotti, n. a Spalato 30 luglio 1866, spos. a Lesina 20 gennaio 1894 con Giuseppina Bucchich. Figli: ORSATO, n. a Ragusa 25 gennaio 1895; Lucia, n. a Lesina 13 dicembre 1901; ENRICO, n. a Zara 5 marzo 1904; PIETRO, n. a Lesina 1º novembre 1905; SILVIO, n. ivi 28 marzo 1907; GIOACCHINO, n. ivi 24 giugno 1910. J. S. PAGINA 129 * SARACCO RIMINALDI. ARMA: Partito: nel 1º troncato : a) d'oro, b) di rosso a tre rose d'oro (Saracco); nel 2º d'azzurro alla banda onda ta d'oro (Rimi naldi) . DIMORA: Ferrara. Famiglia oriun da da Pavia. GIO VANNI BATTISTA, nel 1470 si trasferì a Fer rara; da lui discese BATTISTA, celebre giu reconsulto, e segretario di Stato del du ca Ercole II. Nel 1616 la famiglia venne ascritta nel secondo ordine del Consiglio Centumvirale. Con Breve 10 marzo 1735, GIUSEPPE fu nominato consigliere di pri mo ordine, la più alta carica che si potesse allora godere in Ferrara, carica che il 27 luglio 1775, passò a suo figlio GIOVANNI BATTISTA. Il pontefice Clemente XII il 7 marzo 1732, concesse ai Saracco il titolo di conte. Il conte IPPOLITO, gonfaloniere di Fer rara nel 1842, unì al proprio il cognome Riminaldi per eredità del cardinale Gio vanni, ultimo di quella antica e cospicua famiglia. La famiglia è, iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.), patrizio di Ferrara (m.), in persona di IPPOLITO, di Giuseppe, di Luigi, nato nel 1891, sposato 1º settembre 1923 con Maria Anna Bucci, da cui: LUIGI, n. 1º agosto 1924 e Tere sita, n. 23 dicembre 1926. Sorella: Livia, n. nel 1888, sp. nel 1908 al conte Umberto Gulinelli. c. f. p. * SARACENO. ARMA: D'argento a tre scaglioni di rosso. CIMIERO: La figura di Mercurio, tenente con la sinistra un caduceo e con la de stra un breve carico del Мотто : Antiquitate et virtute. DIMORA : Torino. Antica famiglia originaria da Brà, sud Araldica 9 PAGINA 130 due linee sono e stinte. Di quest'ultima linea FRANCESCO, di Giovanni Paolo, che fu giudice di Carmagnola, per le sue nozze con Clara Margherita Appiani, do nataria dalla sorella Francesca, moglie di Francesco Giacinto Porta, di porzioni di Torre Bormida e Bergolo, fu investito di questi feudi il 30 gennaio 1662. Da lui nac que FILIPPO († luglio 1723), giudice di Roccaverano, il quale avendo sposato in prime nozze Margherita del Carretto di Mombaldone, al figlio primogenito nato da questo matrimonio, GIOVANNI FRANCESCO, fu concessa l'investitura di porzioni di Mombaldone il 21 maggio 1666, Appartenne a questa famiglia il conte FILIPPO SARACENO (n. Torino, 9 marzo 1831; † Savigliano, 29 luglio 1893), di SARCINELLI. Giambattista, il quale fu archivista di Sta to e lasciò pregevoli opere storiche, frutto delle sue ricerche diligenti e scrupolose. Sposò (1856) Enrichetta Giannazzo di Pam parato e furono suoi figli : CARLO (n. Tori no, 7 settembre 1857), che fu riconosciuto per antico possesso nel titolo di conte con D. M. 7luglio 1894, ed Emilia (n. Torino, 5 agosto 1872; † Savona, gennaio 1904). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.), signore di Torre Bormida e Bergolo (mpr.), in perso na di CARLO, di Filippo, di Giovanni Bat tista. Sorella: Emilia. SARACINELLI. 1. b. ARMA : Partito : nel 1° d'argento alla testa di moro al naturale attortigliata del cam po; nel 2º d'azzurro alla mezzaluna cre scente d'argento. DIMORA: Orvieto, LETTERAS divisa nelle linee dei conti di Bron dello, dei signori di Belvedere e dei conti e signori di Torre Bormida e Bergolo. Le prime MARCANTONIO Sa racinelli fu invia to, per la sua pa tria, più volte am basciatore ai Som mi Pontefici. Fu egli avo di FERDI NANDO, che per pri mo in Oriente eb be il baliaggio del la Religione di Santo Stefano di Toscana. Già egli aveva fondato un baliag gio di quest'Ordine in Volterra e nel 1624 fu eletto Gran Cancelliere. Molti membri di questa famiglia vestirono in seguito l'a bito di S. Stefano e alcuni ebbero la carica di Bali. I Saracinelli possedettero il castello di Civitella con titolo comitale. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio di Orvieto (mf.) e conte (mpr.), in persona di CARLO, di Francesco, di Carlo, di Girolamo. Fratello: MONALDO. ARMA: Troncato : d' azzurro e di rosso da una fa scia d'oro ас compagnata nel 1º punto da tre stelle di otto raggi dello stes So, male ordi nate. Мотто : Frangar non flectar. V. S. DIMORA : Ceneda (Vittorio Veneto). Antica famiglia di Conegliano e di Ce neda. Godette di notevole posizione sin dalla fine del 1500 tanto che nel 1574 ospi tò nella sua casa di Conegliano Enrico III, re di Francia, che reduce dell'abbandonato trono polacco andava a raggiungere quello di Francia. In quell'occasione FRANCESCO Sarcinelli fu fatto cavaliere dal detto re. La famiglia fu confermata nobile con S. R. 28 ottobre 1823 per il Consiglio di Ceneda. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. LETTERA S Ital. col titolo di nobile (di Ceneda) (mf.), in persona di GIUSEPPE, di Giovanni Bat tista, di Benedetto. Fratelli: BENEDETTO, GIOVANNI. Figli di Benedetto: AIACE, Leride in Ber lese; Zaira, Berenice in Turchetti, Arge nide. Figli di Giovanni: GIOVANNI BATTISTA, FRANCESCO, Laura, Maddalena, Anna. b. c. SARACINI. ARMA: D'azzurro a tre teste di leo ne al naturale poste 2 e r. CIMIERO : Una te sta di leone. DIMORA: Povo di Trento. Discendenti da nobile famiglia se nese, si trapianta rono nel Trentino verso la fine del XIII secolo, e si trovano nel 1402 a Trento come cittadini e notai in persona di GUGLIELMUS notarius f. q. ser PAULI, e del figlio di costui MELCHIOR stazionerius Saracenus. Godevano dell'ap pellativo di nobiles già nel 1449, ma non si sa se in riconoscimento della loro no biltà senese, oppure se in seguito a diplo ma andato smarrito. Nel 1502 FRANCESCO e COSTANTINO, figli di Sigismondo, patrizio di Trento, compe rarono la Torre franca di Matarello. La famiglia ebbe poi un periodo di prosperità durante il secolo XVII; si imparentò con le principali famiglie nobili del paese quali i Fels, i Trapp, i Piccolomini, e si distinse con CARLO MATTIA, console di Trento ial 1668 al 1672, consigliere e oratore dell'im peratore Leopoldo I, poeta e scrittore. Egli cooperò alla fondazione dell'Accademia de gli Accesi alla quale prese parte attiva con il nome di « Ravvivante » e nell'anno 1689, a nome del cognato Antonio del Monte, si gnore di Belfort, confermò la carta di re gola del paese di Andalo. In seguito a testamento dello zio ANTO NIO e LEONARDO, per accordo di famiglia, firmato il 24 giugno 1699, ebbero come PAGINA 131 feudo pignoratizio la giurisdizione di Bel forte, con Andalo e Molveno; questa ven ne riconosciuta loro anche dall'imperatore Leopoldo I e cambiata in feudo maschile. Con diploma dato a Vienna, il 30 set tembre 1731, l'imperatore Carlo VI conce deva ai dinasti di Belfort LEONARDO, SIGI SMONDO E GAETANO, il titolo di conte, in considerazione della nobiltà della famiglia e del loro carattere di giurisdicenti. Il 13 aprile 1742 Maria Teresa infeuda va di Belforte, BARTOLOMEO E ANTONIO, i quali ebbero a sostenere una lunga lite con il conte Felice Spaur che pretendeva di avere dei diritti sulla giurisdizione. Questi ricostruirono con grande magnifi cenza il cadente castello di Belfort nonchè un palazzotto a Molveno come sede della giurisdizione, che venne abolita nel 1824. Nell'anno 1790, il 3 agosto, la linea ca detta ebbe da Carlo Teodoro, elettore di Baviera, il titolo di conte del S. R. I. col predicato di Belfort. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte dell'Impero Au striaco (mf.), in persona di PARIDE, di Gu glielmo, di Leonardo, n. a Vienna, 31 di cembre 1872. Sorella: Luisa, n. a Trento, 21 marzo 1876. d. z. SARAFF. ARMA: Troncato : nel 1º d'azzurro, ad una stella di 8 raggi posta in cuore, accostata da due bastoni in fascia, uno in capo ed uno in punta, il tutto di oro; nel 2° d'ar gento, alla croce di Gerusalemme ++ d'oro. DIMORA : Livorno. Famiglia originaria da Edessa in Meso potamia, trasferitasi nella prima metà del settecento in Livorno dove impiantò una floridissima casa di commercio e dove, con rescritto granducale del 18 novembre 1798, fu ascritta alla cittadinanza. PAGINA 132 MICHELE, di Tommaso, capitano nel Reggimento dei Cacciatori volontari, fu dal Re d'Etruria, con diploma 25 dicembre 1804, decorato con i suoi discendenti della nobiltà livornese; e la Deputazione sul re golamento della nobiltà e cittadinanza in Toscana ne ordinò l'iscrizione nel Libro d'Oro dei nobili di Livorno con decreto 10 gennaio 1805. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Livorno (mf.), in persona dei disc. da ALESSANDRO, di A Tommaso, e da MICHELE, di Tommaso, di Michele. * SARAZANI. 0 f. s. ARMA: D'azzurro al leone corona to, tenente una torre, il tutto di oro. DIMORA: Roma. La famiglia Sa razani è originaria del regno di Na poli, dove posse dette ragguardevo li signorie, feudi e castelli, fra i quali la terra di Sanazaro, dalla quale prese il nome. PANDOLFO Sara zani fu, dall'imperatore Federico II, invia to ambasciatore alla repubblica veneta, poi fu nominato governatore d'una provincia e nel 1220 creato conte di Sanazaro; PAOLO, fu capitano nell'esercito della regina Gio vanna II e suo figlio GIUSEPPE fu anche esso capitano di gran fama. La famiglia, stabilita a Roma nel XVI secolo, venne ascritta alla nobiltà in persona di PAOLO, che fu conservatore nel 1548. Suo padre ALESSANDRO, era stato insignito del titolo di conte da Innocenzo XIII. Con senatu consulto 29 luglio 1768, la famiglia venne reintegrata nella nobiltà romana e con de creto ministeriale 29 luglio 1906, venne ri conosciuta nel patriziato e nel titolo di con te, estensibile a tutti i maschi e loro di scendenti. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio romano (mf), LETTERA S conte palatino (m.), per Breve d'Innocenzo XIII, in persona di FILIPPO, n. a Roma, 5 marzo 1869, figlio di Francesco (n. 1844, † 2 dicembre 1906) edi Candida Galli (n. 16 maggio 1847); spos. il 23 febbraio 1897 con Lutgarda marchesa di Pietramellara Vassè, da cui: 1) ANTONIO, n. 11 gennaio 1898; 2) FABRIZIO, n. 8 gennaio 1905; 3) GIOVANNI BATTISTA. Fratello: LUIGI, n. a Roma, 5 aprile 1881, sposato il 4 febbraio 1906 con Olga marchesa Pietramellara Vassè, da cui: 1) FRANCESCO; 2) MARCELLO; 3) PIERO. c. a. b. f. * SARDAGNA (DI). ARMA: Troncato : nel 1º d'oro al l'aquila di nero, linguata di ros so, armata e co ronata del cam po; nel 2º di ros so alla rupe fra mezzata da una cascata d'acqua, il tutto al natu rale. CIMIERO : L'aquila del primo punto. DIMORA : Mesiano di Trento. I Mozzatti oriundi dal villaggio di Sardagna sopra Trento pare abbiano, nella prima metà del XVI secolo, smesso questo cognome per assumere quello di Sardagna. L'origine quindi dei Sardagna si vuole comune a quella dei Mozzi o Moz zati, che nel XII secolo si sarebbero rifu giati, assieme ad altre famiglie ghibelline toscane, nel Perginese (Valsugana). All'i nizio del XIII secolo troviamo in tale re gione dei Mozzi, che però scompaiono do po la prima metà del XV secolo per riap parire a Sardagna, ove la tradizione popo lare attribuisce tale cognome al fatto che alcuni membri di questa famiglia ebbero mozzate le mani e le orecchie per essere stati ribelli al principe vescovo di Trento nella congiura di Rodolfo Belenzani (1407) . Nella Matricola dei cittadini di Trento, compilata nel 1528, troviamo iscritti « Mr. Giacomo e fratello delli Mozzati detti li Sardagni »; in una copia posteriore il co 1 LETTERA S PAGINA 133 gnome Mozzati non appare più e rimane CARLO EMANUELE ANTONIO, vissuto pure solo quello di Sardagni o Sardagna. nel secolo scorso, fu poeta, cultore di scien I fratelli FRANCESCO e GIACOMO fu Anto nio Sardagna vennero creati nobili dall'ar ciduca Ferdinando d'Austria con diploma del 1 ottobre 1579. Ebbero poi il predicato di Neuburg e Hohenstein, di cui non è stato rintracciato a tutt'oggi il diploma di concessione. Ben settantadue membri di questa famiglia furono consoli o capi consoli di Trento; ma non solo nell'am ministrazione della cosa pubblica si di stinsero i numerosissimi membri di que sta famiglia. Fra i militari troviamo infatti GIOVANNI BATTISTA, che fu colonnello di corazze nel 1590; ANTONIO, n. nel 1599, al fiere; FRANCESCO, che nel 1632 si distin SC nella battaglia di Lützen; SIMONE, n. nel 1681, che fu capitano dei granatieri nella legione Starek a Szegedino; PIETRO BONIFACIO, n. nel 1677, ed il fratello Lo RENZO, n. nel 1680, che furono colonnelli imperiali di cavalleria; CARLO EMANUELE, che nel 1754 era maggiore della milizia trentina; SIMONE, che fu colonnello e deco rato dell'Ordine di Maria Teresa. Fra i religiosi vanno particolarmente an noverati : BENEDETTO e GIACOMO, Minori Riformati, che nel seicento si distinsero per dottrina e nella predicazione; CARLO, padre gesuita († nel 1775), autore di una importante opera intitolata: Theologia dogmatico-polemica; CARLO EMANUELE, ve SCOVO di Cremona ed in seguito arcive scovo in partibus di Cesarea; FRANCESCO, lettore di teologia a Venezia e fondatore dei Cappuccini nel Trentino e vari canoni ci della Cattedrale di Trento. Nel campo delle lettere e delle arti van no menzionati: ANDREA, dottore in legge, che nel 1610 scrisse : Ex iuris utriusque ar ticulis; LODOVICO, architetto distintosi nel 1660; BALDASSARE, giureconsulto, scrisse : De justitia et jure (1699); GEROLAMO, рое ta latino; IGNAZIO, scrisse nel 1769 un trat tato per la abolizione della pena di morte enel 1777 un volume: Pensieri e medita zioni di argomento filosofico, nonchè pa BATTISTA pubblicò recchi volumi di storia trentina; GIAM nella seconda metà dell'ottocento vari lavori di carattere storico e militare, fra i quali il più impor tante: La guerra rustica del Trentino; ze naturali ed ordinatore della biblioteca e del museo di Trento; VITTORIO pubblicò nel 1882 una Storia della Grecia antica dal le origini della colonizzazione dell'Asia Mi nore e collaborò alla Crestomazia Sanścri ta; SILVIO, vivente, pubblicò le Notizie ge nealogiche, araldiche e biografiche del ca sato Mozzati Sardegna, (Venezia, Tip. Sorteni e Vidotti, 1903). (Vedi anche Mazzetti : Cenni Storici, ecc. , Milano, Ri volta, 1831) . I fratelli FRANCESCO, 11. 1538 (?), † 1611 0 1612, e GIACOMO, † 1606, di Antonio, nobilitati nel 1579, diedero origine a nu merose linee, di cui solo cinque ancor oggi fiorenti, e precisamente tre discendenti da Francesco e due da Giacomo (per queste ultime vedi sotto Sardagna, linea rappre sentata da Pio). Francesco ebbe due figli: GIACOMO AN ΤΟΝΙΟ, η. 1577, † 1640, e GIUSEPPE, 1. 1578, il quale ultimo ebbe fra altri MICHE LE, n. 1607 (?), † 1729, e FRANCESCO, n. (1625, † 1706), che furono gli autori di due linee: quella che ha per capostipite Fran cesco, di Giuseppe, è rappresentata da don FELICE, beneficiato della Basilica Cattedra le di Trento, e da Giacinta e Maria Elisa; quella originata da Michele, di Giuseppe, è estinta in linea mascolina e non soprav vive che Olga, sposata al conte Aldo Al berti Poja (v. Enciclopedia Storico Nobi liare, vol. I, p. 339). Da Giulio Bonaventura, n. 1617, † 1687, di Giacomo Antonio, ebbe origine la linea da cui discendono SILVIO, FILIBERTO e Giulia, di Giovanni Battista, di Francesco. SILVIO ha riunciato al titolo di barone affinchè la Consulta Araldica lo concedes se a Filiberto. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile del S. R. I. (mf.), in persona di SILVIO, di Giovanni Battista, di Francesco, nato a Venezia il 24 aprile 1857. Sorella: Giulia, n. Venezia 15 dicembre 1868, spos. a Venezia il 22 maggio 1893 con Massimiliano conte Manci di Eben heim (†) . s. a p. PAGINA 134 * SARDAGNA (DI). CIMIERO : L'aquila del primo punto. DIMORA : Milano. Ramo della famiglia precedente, iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'E lenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile del S. R. I. (mf.) e barone (mpr.) (RR. LL. PP. del 25 ottobre 1928), in perso na di FILIBERTO, di Giovanni Battista, di Francesco, n. a Venezia il 1 gennaio 1861, generale di Divisione, comandò, da colon nello il II regg. Granatieri e Napoli e Salerno e il Presidio di Treviso la Brigata : cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro, croce di guerra, croce anzianità di servizio, meda glia commemorativa della guerra italo-tur ca, croce dell'Ordine inglese del Bagno, ecc., scrittore di cose militari e varie, pub blicò numerosi scritti in riviste diverse ed i seguenti volumi : Operazioni militari nei Trentino 1796-97, Modena, 1908; Il dise gno di guerra italiano nell'ultima guerra contro l'Austria, Torino, 1924; Garibaldi in Lombardia 1848, Milano, 1927; La Bat taglia di Milano 4 agosto 1848; Modena, 1932; spos. a Milano il 3 settembre 1898 con la nob. Laura Calvi. Figli: Elena, n. a Milano il 17 gennaio 1900; Vittoria, n. ivi il 20 luglio 1901; GIOVANNI, n. a Blevio (Como) il 10 agosto 1902, tenente S. P. E. in Savoia Cavalle ria. SARDAGNA. s. a p. ARMA: Inquartato : nel 1º e 4º d'oro al l'aquila li nero, linguata di rosso, arma ta e coronata del campo; nel 2º e 3º di rosso alla rupe frammezzata da una ca LETTERAS scata d'acqua, il tutto al natura ARMA : Troncato : nel 1º d'oro al l'aquila di nero, linguata di ros so, armata e co ronata del cam po; nel 2º di ros SO alla rupe frammezzata da una cascata d'ac qua, il tutto al naturale. a le; sul tutto di azzurro al leone d'argento rivol tato, con la bor dura d'oro. CIMIERI su tre el mi torneari : destra due corni torneari d'azzur ro, fasciati d'ar gento; nel centro l'aquila coronata dei campo; a sinistra un leone d'argento na scente, linguato di rosso. SVOLAZZI : A destra d'oro e di nero; a si nistra d'argento e di rosso. DIMORA : Trento e Casteller (Trento). Famiglia con origine comune alla prece dente. GIACOMO, di Antonio, fratello di FRANCESCO, nobilitato contemporaneamen te a lui dall'arciduca d'Austria Ferdinan do I con diploma del 1º ottobre 1579, fu padre di ANTONIO, BENEDETTO ed avo di ANDREA, di Antonio, e di GIACOMO BENE DETTO, di Benedetto. Giacomo Benedetto, di Benedetto, diede origine ad una linea che fiorisce in Unghe ria, che dall'imperatore d'Austria quale re d'Ungheria ebbe il titolo di barone con di ploma del 7 aprile 1838 e la conferma del predicato di Meanberg concesso a Benedet to nel 1609. La linea di cui fu autore An drea, di Antonio, da cui discese GIUSEPPE CARLO, il quale dall'elettore di Baviera Carlo Teodoro ebbe il titolo di conte del S. R. I. (mf.), con diploma del 27 luglio 1700, ed il predicato Hohenstein e Neu burg e confermato dall'imperatore France sco I a PROSPero con diploma del 14 marzo 1827, attualmente è rappresentato da Pio, di Antonio, di Emanuele. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte del S. R. I. (mf.), col predicato di Hohenstein e Neuburg, in persona di PIO RAIMONDO, di Antonio, di Emanuele, n. a Trento il 29 luglio 1867, spos. a Parma il 10 gennaio 1909 con Adele Maria nob. Tarugi, n. a Parma, † a Trento 4 febbraio 1927. Figlio: GIUSEPPE, n. a Trento il 29 set tembre 1920. Fratello: GIUSEPPE, di Antonio, di Ema LETTERA S nuele, n. a Trento il 2 marzo 1863, spos. adAla (Trento) il 21 marzo 1891 con Bian ca dei marchesi Guidi di Bagno (n. a Man tova il 3 marzo 1870; m. a Merano il 25 di cembre 1925). Figli: ANTONIO, n. a Trento it 4 febbraio 1892, tenente del Genio, dottore in inge gneria elettrotecnica, cav. della Corona d'Italia, ex-vice commissario per la città di Trento, spos. a Torino il 9 febbraio 1922 con Dora Maria nobile de Tschurts chenthaler Helmheim (n. a Vienna 2 apri le 1891); Maria Concetta, n. a Trento il to ottobre 1893. SARDI e SARDI SALADINI. s. a p. ARMA: D'argento al cervo saliente al naturale, at traversato da una fascia d'azzurro carica di tre sar ded'argento, po ste nel verso del la fascia. Мотто: Нonor vir tutis praemium. DIMORA : Lucca (palazzo Sardi, via Burlamacchi), e villa Sardi in Vallebuia (Lucса) . Nobile famiglia lucchese, fatta provenire dai genealogisti dalla Liguria e da Pisa nel secolo XV con un GIOVANNI, la cui discen denza si dette, come le altre primarie fami glie lucchesi, al banco e alla mercatura. Acquistato censo e considerazione, ottenne dalla Repubblica la cittadinanza originaria con decreto dell'8 marzo 1652, con FILIP PO, di Bartolomeo, e coi suoi fratelli Lo RENZO, VINCENZO e FRANCESCO. Quest'ulti mo fu arcidiacono e vicario generale della diocesi e morì il 12 marzo 1691. Suo fratel lo LORENZO (sp. con Eleonora Burlamac chi), per le gravi perdite sofferte, in con seguenza del fallimento dei Buonvisi, si trasferì a Castelnuovo Garfagnana, mentre i suoi figli, esuli nel mondo, seppeto rico struire la fortuna della famiglia. BARTOLO MEO (1643-1719), del predetto Lorenzo, emigrò in Polonia, e visse alla corte dei re Giovanni Sobieski, Augusto II e Stanislao PAGINA 135 Leszczynki, che lo ebbero carissimo, e gli conferirono la carica di gran maestro delle poste del regno. La regina Maria Casimira Leszczynki conferì a lui, e a tutti i suoi discendenti, il titolo di Conte. Consorte di Bartolomeo, fu Eufrosina Gratta, che rico prì a Varsavia l'ufficio di aja della princi pessa Maria Clementina Sobieski, che andò sposa a Giacomo III Stuart (il cavaliere di S. Giorgio, detto il pretendente) e fu con lui ospite ai Bagni di Lucca nel 1721. Suo fratello CESARE (1654-1731), fondò in Am sterdam il « Banco Sardi e Compagni » che sotto la sua direzione, prudente e sa gace, sali a grande prosperità. Un altro fra tello, OTTAVIO (1647-1734), rimasto a Luc ca, successe allo zio Francesco nella digni tà di arcidiacono di S. Martino e nell'uffi cio di vicario generale della diocesi. Degli altri fratelli meritano ricordo il P. GIOVAN DOMENICO, gesuita, segretario del cardinale di Bouillon, e il P. GIUSEPPE, chierico re golare della Madre di Dio, di cui con one re fa memoria lo storico di quella Congre gazione, il P. Sarteschi. LORENZO ANTONIO, di Bartolomeo (1686 1776), si restituì dalla Polonia in patria, ove d'allora in poi vissero i discendenti. I più ragguardevoli personaggi della fami glia furono : BARTOLOMEO (1727-1804), di Lorenzo Antonio, che fu anziano della Re pubblica; OTTAVIO, suo fratello (1734-1790), banchiere in Olanda e coltivatore di coto ne nella Guiana olandese, ove morì, e che dell'avventurosa sua vita lasciò preziosi ragguagli in lettere in parte edite dal conte Giovanni Sardi, junior, che lo rivelano os servatore acuto e uomo di vasta cultura; e il terzo fratello FILIPPO (1736-1826), che resse, come arcivescovo di Lucca dal 29 luglio 1789 all'8 marzo 1826, la diocesi in tempi difficili, dando prova di grande sag gezza, e meritando tanto l'affetto del po polo da farlo emulo di S. Carlo Borromeo. Fra i figli di Bartolomeo si distinsero : GIOVANNI, seniore (1771-1856), senatore del principato napoleonico, poi gran marescial lo di corte del ducato borbonico; CESARE, seniore (1777-1843), consigliere di stato e direttore del dipartimento delle acque strade sotto il duca Carlo Lodovico di Bor e bone. Il predetto Cesare aggiunse al pro prio cognome quello Benassai, essendo sta PAGINA 136 to per fidecommisso investito dell'eredità di quella famiglia, allora estinta; le pie sue sorelle, Maria Eleonora e Maria Genovef fa, monache in S. Giustina, durante la soppressione napoleonica, fondarono il pic colo monastero detto della Zecca, restau randovi la più rigida osservanza della re gola benedettina. RAFFAELLO (1806-1864), di Giovanni, fu gentiluomo colto ed operoso, deputato al l'assemblea toscana nel 1859, amico del Capponi, del Giusti e D'Azeglio. Dal suo matrimonio con Giovanna Giorgini nac quero : OTTAVIO e CESARE, dai quali deri vano i due rami oggi esistenti dei Sardi, essendosi estinto, alla fine del secolo scor so, con LUIGI, di Filippo, il ramo dei Sar di Saladini, proveniente da Francesco, di Bartolomeo. Il conte CESARE SARDI (1853-1924), са meriere segreto di cappa e spada di Sua Santità, cavaliere della Corona d'Italia, vi ce-presidente della R. Accademia lucchese, fu cultore valentissimo degli studi storici, specialmente della sua città, autore di nu merose monografie a stampa, dotte ad un tempo e piacevoli. Dette opera efficacissi ma alla pubblica amministrazione di Luc ca, e alle istituzioni di beneficenza, princi palmente alla Misericordia, di cui fu bene merito proposto, e che fece risorgere a nuova vita. Sua figlia ADELAIDE (1879 1930), religiosa carmelitana col nome di suor Gesualda, nel monastero di S. Ma ria Maddalena dei Pazzi in Firenze, è oggi nota per la santità della vita, già rilevata nelle pregevoli opere, che scrisse anonime, di carattere ascetico. La Deputazione di nobiltà del ducato lucchese, riconobbe il 2 settembre 1826 il titolo ereditario di conte e la nobiltà eredi taria di Lucca alla discendenza da LOREN ZO ANTONIO (sp. Maria Guinigi) e il 4 ot tobre 1828 riconobbe al conte GIOVANNI Sardi il titolo di cavaliere del merito civile di Sassonia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di Conte (m.), e Nobile di Lucca (mf ), in persona di LUIGI di Giovanni; CESARE di Raffaello, di Giovanni; RAF FAELLO di Ottavio di Raffaello, ed è rap presentata da OTTAVIO (n. 1849, † 1879), spos. con Olimpia dei march. Fatinelli. LETTERA S Figlio: RAFFAELLO, podestà di Capanno ri, cav. della Corona d'Italia (spos, con Amelia Sacco di Genova). Figli di Raffaello: LORENZO ANTONIO, OTTAVIO, Emilia Olimpia (Dimora Lucca, palazzo Fatinelli) . CARLO, di Cesare (e della contessa Cle mentina Martelli di Firenze), cavaliere di onore e dev. del S. M. Ordine di Malta, commendatore della Corona d'Italia, R. Ispettore della emigrazione, socio corr. del la R. Accademia dei Georgofili (spos, con la marchesa Isabella Doria Lamba di Ge nova) . Figli di Carlo: Clementina e CESARE. Fratelli: Virginia, religiosa carmelitana col nome di suor Teresa, nel monastero di S. Maria Maddalena dei Pazzi in Firenze (Careggi); GIOVANNI, dottore in lettere, cavaliere della Corona d'Italia, socio ordi nario della R. Accademia lucchese (sp. con la N. D. Maria Antonietta del fu Carlo Mazzei, patrizio fiorentino). Figlia di Giovanni: Maria Adelaide. e. 1. * SARDI. ARMA: Troncato, d'argento e d'az zurro. DIMORA : Sulmona, Roma e Lucca. Le più antiche memorie dei Sardi, nobili pisani , si rannodano alle vi cende del giudica to di Arboréa. Dopo che con al terna fortuna e con l'aiuto dei genovesi, i pisani ebbero liberata la Sardegna dai Sa raceni (1005-1018) e dal loro feroce re, Mu geto, molti feudi furono creati a favore dei liberatori. Gran parte del territorio di Ca gliari fu dato ai della Gherardesca; i geno vesi ebbero Alghero; lo spagnuolo conte di Muttica, ebbe la città da Sassari; i Ma laspina della Lunigiana, la montagna. Il resto, compresa la città di Cagliari, restò sotto l'immediato dominio di Pisa; e tutta l'Isola fu divisa in quattro giudicati (spe cie di grandi prefetture) : Cagliari, Arbo LETTERA S rèa (Oristano), Torres (Sassari) e Gallura; ai quali furono preposti altrettanti signori col nome di Giudici, la cui serie è data da gli storici sardi e dal Muratori. Questi giudici divennero in breve altret tanti regoli; i quali, per sottrarsi all'auto rità papale, si misero sotto la protezione dell'imperatore e si collegarono ai genove si, nemici di Pisa. La storia di questi giu dicati è ricca di vicende; e la più famosa è certamente quella di Arboréa. rono E appunto in Arboréa i Sardi di Pisa, per notizie storiche degne di fede, occupa uffici eminenti, (ed è questa verosi milmente l'origine del loro stesso nome). Sembra anzi che i Sardi avessero occupato il giudicato di Arboréa prima ancora che il famoso Barisone de' Serra fosse incorona to in Pavia (1164) re di Sardegna dall'im peratore Federico I, mercè il tributo di 4000 marche d'argento prestategli dai ge novesi; i quali poi lo imprigionarono in Genova, perchè debitore insolvente ! Il giudicato di Arboréa restò nella di scendenza di Barisone sino alla fine del se colo XIV, quando cioè passò ai Doria in conseguenza del matrimonio di Eleonora d'Arboréa, figlia di Mariano de' Serra, con Brancaleone (o Matteo) Doria. Ènoto che Bonifacio VIII aveva dato la investitura della Sardegna a Giacomo II d'Aragona, con l'annuo tributo di marche d'argento; e sono parimenti note le lotte fra i re d'Aragona e i giudici di Sar degna, specialmente con quelli di Arboréa. 2000 Alla fine del sec. XIV, re Martino debello i giudici, imprigiond Brancaleone Doria e riunì tutta la Sardegna alla Corona d'Ara gona, intitolandosi re di Sardegna, marche se di Oristano e conte di Goceano; titoli che poi, nel secolo XVIII, furono tra le più fulgide gemme di Casa di Savoia. Tra Serra, Doria e Visconti di Narbona, furono 26 i giudici di Arboréa che risie. dettero in Jarres e poi in Oristano. I Sardi di Pisa occuparono le primarie cariche, dando alla Repubblica ben 30 priori. Un ramo si trasferì in Lucca ed è tuttora fiorente, insignito del titolo di conte. Un altro ramo fu portato nel Regno di Napoli, verso la prima metà del sec. XV, dai fratelli BETTO E GERARDO Sardi, figli di PAGINA 137 Matteo, nobile pisano. Con diploma, infat ti, del 22 ottobre 1428, la regina Giovan na II, nel nominare Betto presidente della Camera della Sommaria, ricorda che suo padre, Matteo, era stato nominato da Re nato d'Angiò (che, come è noto, nón entrò e mai in possesso del Regno di Napoli), са pitano dei feudi di Pentima, Vittorito Santa Croce, che appartenevano alla Men sa vescovile di Valva. Ma la protezione di cui Giovanna II fu larga verso i Sardi fu determinata, proba bilmente, dalla circostanza che Covella Sardi, figlia del detto Gerardo e moglie di Pietro Caracciolo, era la madre del suo fa vorito, il famoso Sergianni Caracciolo ! La famiglia Sardi ebbe l'Ordine di San to Stefano; e CLAUDIO Sardi, nel 1601, ve stì per giustizia l'Abito Gerosolimitano di Malta. Da Napoli trasmigrò a Sulmona, e ven ne subito ascritta al ceto primario di quel la nobiltà, anche per la circostanza che nel 1420 LOTTO Sardi, fratello del detto Mat teo, era vescovo di quella importante dio cesi. Per non esorbitare dai limiti delle dis sertazioni storico-nobiliari di questa Enci clopedia, ci limiteremo a ricordare fra i personaggi più illustri: FEDERICO, domeni cano, vescovo di Santa Giusta nel 1318; STEFANO, figlio di Ranieri, vescovo di Fon di nel 1399; GIACINTO, vescovo d'Aquino nel 1751, morto nell'ottobre 1785; ΑΝΤΟ NIO, arcivescovo di Palmira (n. a Sulmona 25 ottobre 1849, † in Roma 1918); VINCEN zo, segretario dei Brevi ai principi e poi arcivescovo di Cesarea in Palestina e Dele gato Apostolico a Costantinopoli (n. a Sui mona 13 dicembre 1855, † in Roma 11 ago sto 1920); ALESSANDRO, ufficiale della Grande Armata di Napoleone I e che prese parte nel 1812 alla spedizione in Russia; GENNARO, deputato al Parlamento. Insigni nelle lettere furono: RANIERI, che scrisse gli annali della Repubblica Pi sana dall'anno 1400; CAMILLO e ORAZIO, autori di reputati libri di erudizione; AN TONIO, che nel sec. XVII fondò in Sulmo na un Collegio della Compagnia di Gesù; ALESSANDRO, che fondò in Sulmona, a sue spese, un convento di francescani. Venendo a parlare dei Sardi nobili di PAGINA 138 Sulmona, cominceremo col ricordare che nel 1603 CORNELIO Sardi ottenne i feudi nobili di Musellaro e Cantalupo, passati per successione femminile in altre fami glie, e quello di Torre de' Passeri, passato ai Mazzara e decorato più tardi del titolo di marchese. Ininterrottamente dal 1631 sino all'abo lizione della feudalità, hanno posseduto il feudo nobile di Rivisondoli con piena giu risdizione; e dal 1806 ai nostri giorni ne hanno conservato la terra ed il predicato feudale. Questo feudo di Rivisondoli apparten ne, ab antiquo, ai Cantelmo, conti e poi duchi di Popoli. Confiscato, per fellonia, a Giovan Paolo Cantelmo, fu dato da Fede rico d'Aragona (28 ottobre 1493) adAstai no Cantelmo. Ad istanza dei creditori di Giulio Cesare Cantelmo, duca di Popoli, fu espropriato nel 1575 ed acquistato da Maria Buccio, la quale lo vendette a Francesco Antonio Marchesano, con R. Assenso del 1597. Co stui, l'anno seguente, vendette Rivisondoli a Pompeo Scala, dal quale passò a Dura stante de Rosatis. Quest'ultimo, addì 26 maggio 1631, vendette il feudo con le sue giurisdizioni, per ducati 15.000, a GIULIO Sardi, nobile di Sulmona; la vendita fu convalidata da R. Assenso 18 luglio 1631. Giulio Sardi sposò Maddalena di Colle Aldano, e nel 1647 refutò il feudo a favore del figlio ALESSANDRO. Morì in Sulmona il 17 maggio 1650. Il detto Alessandro nel 1646 sposò Mad dalena Mazzara e morì in Sulmona. Gli successe il figlio, GIULIO, il quale morì nel 1733, lasciando due figli: ALESSANDRO, che morì senza discendenza nel 1744, e GEN NARO, marito di Maddalena Corvi, morto nel 1795. Figlio di Gennaro fu GIULIO, ul timo feudatario di Rivisondoli, che sposò la nobile Rosa Gagliardi. Gli successe nei beni e nel predicato ex feudale il figlio ALESSANDRO (n. in Aquila il 14 marzo 1799, † in Sulmona il 30 luglio 1870). Ebbe costui due mogli: con la pri ma, Adelaide di Costanzo dei duchi di Pa ganica, procreò un solo figlio, FILIPPO; е dalla seconda moglie, la nobile Teresa Cor vi, ebbe GENNARO, padre dell'attuale rap presentante della famiglia. LETTERAS Il detto Filippo († 25 settembre 1868) dal suo matrimonio con la cugina Giulia Vincenti Mareri (già Sardi) ebbe una sola figlia, Filippa (nata postuma il 4 novem bre 1868, morta 22 dicembre 1897), la qua le nel 1890 sposò don Francesco Carac ciolo dei duchi di Vietri. E poichè ella era l'unica figlia del primogenito della fa miglia, il predicato ex feudale di Rivison doli, che per oltre 300 anni aveva formato l'orgoglio dei Sardi, passò, in forza della iniqua legge successoria nobiliare napole tana, allora vigente, nella famiglia Carac ciolo di Vietri. Crediamo utile, a questo proposito, una breve rassegna dell'attuale legislazione no biliare, opportuna e sapiente realizzazione del Regime Fascista. Per quanto riguarda il nuovo statute successorio nobiliare, ricorderemo, innan zitutto, che nel Regno di Napoli la legge per la quale la femmina prossimiore, an corchè maritata e dotata, escludeva dalla successione dei feudi, anche di quelli tito lati, l'agnazione maschile, non è anteriore al 1418, e fu il prodotto del più sfacciato favoritismo. Infatti, Sergianni Caracciolo (figlio di Covella Sardi), Gran Siniscalco del Regno e notissimo favorito della regina Giovan na II, aveva in moglie Caterina Filangieri, figlia di Giacomo Nicola, conte di Avelli no e signore di moltissimi castelli, e sorella di Gorello, Aldovino, Giovannazzo e Ur bano Filangieri. A Giacomo Nicola Filan gieri successe il figlio primogenito, Gorel lo, il quale morì senza discendenza; e, a otto giorni di distanza, fu seguito nel se polcro (si disse in modo poco naturale) dai fratelli Aldovino, Giovannazzo e Urbano ! Per la Costituzione fridericiana «Ut de successionibus » , regolatrice della trasmis sione feudale in Napoli e Sicilia, l'eredità sarebbe spettata all'agnazione maschile Fi langieri, rappresentata dallo zio, Filippo, e sussidiariamente dal cugino, Riccardo. Caterina Caracciolo restava esclusa, perchè già sposata e convenientemente dotata. Giovanna II pensò che fosse quello il momento di giovare al suo favorito; e sul parere di una compiacente commissione, formata da Marino Boffa, Giovanni di Monte Magno, Biagio Listo, Carlo di Gae LETTERA S ta, Gorello Caracciolo, Gioco de' Griffi e Rinaldo Vassallo, modificò radicalmente lo statuto successorio del Regno, stabilen do che la femmina, ancorchè maritata e dotata, non potesse essere esclusa dai ma schi dell'agnazione, se non a parità di li nea e di grado. È questa la genesi della famosa Pram matica I de feudis, dell'11 gennaio 1418, detta appunto perciò « Filangeria », che tanto danno doveva arrecare al baronaggio meridionale e al lustro delle più cospicue casate, e che costituì un'eccezione alle leg gi di trasmissione feudale del resto d'Italia e una grave violazione delle Costituzioni del Regno. I feudatari cercarono di mitigare gli ef fetti della legge iniqua; e, « preoccupati «dal fatto che i feudi titolati e non titola « ti, che in molto tempo e con tante fati (che si erano acquistati, in un punto solo «si perdessero, pel fatto che succedevano « in essi le femmine, le quali si casavano « in famiglie aliene », chiesero ed ottenne ro da Filippo II (Prammatica XXXIII del 1595) di potere, con atto tra vivi o per te stamento, escludere dalla successione feu dale la femmina prossimiore e chiamarvi quel maschio dell'agnazione che sarebbe stato successibile se non vi fosse stata det ta femmina; purchè questa fosse conve nientemente dotata (de paragio). Fu questo certamente un primo ed effi cace correttivo alla legge di Giovanna II. Altro rimedio fu quello della Prammatica XXXIV del 23 luglio 1655, che permise di istituire fidecommissi sui feudi; perchè si poteva in tal modo stabilire la preferen za della agnazione maschile. È noto inoltre che in regime feudale i feudatari d'ambo i sessi non potevano spo sarsi senza il permesso del re; sicchè, quando i feudi si trasmettevano per via femminile, il passaggio avveniva sempre fra pari. Ma questi correttivi e queste garanzie furono travolte dalla legge del 1806 che, abolendo la feudalità nel Regno di Napoli, abrogò automaticamente tutte le antiche leggi e consuetudini. E poichè quella legge regolò soltanto schematicamente la trasmissione dei titoli, senza risolvere nessuna delle annose que PAGINA 139. stioni relative alla prerogativa della linea, del grado e del sesso, si ritornò automati camente alla applicazione integrale della Filangeria. Ora, se questa legge fu iniqua nel 1418, addirittura assurda e anacronistica era di venuta nel secolo XIX, e dopo l'abolizione della feudalità. Sciolta infatti ogni interdipendenza fra titolo e terra che ne costituiva 11 predica to, era venuta a mancare sinanche la ra gione patrimoniale che, soltanto e sino a un certo punto, poteva giustificare, in re gime feudale, la preferenza successoria del parente prossimiore, senza riguardo al ses so dell'erede. Giacchè è evidente che il ti tolo nobiliare, disgiunto oramai dal pos sesso della terra e avulso dal cognome del quale per secoli era stato lustro e decoro, mancava di qualsiasi contenuto storico-giu ridico; e, attribuito a nome estraneo, spes so nemmeno nobile, costituiva molte vol te un'appendice quasi grottesca. Si aggiunga che, al tempo dell'abolizio ne della feudalità, nel Regno delle due Si cilie era stata ripristinata la legge Salica; e sarebbe stato logico e giusto che la suc cessione ai titoli fosse oramai modellata su quella del Trono, perchè il Re è la fons honorum. I sovrani del Reame, preoccupati dalle lacune e dalle deficienze dell'accennata leg e ge del 1806 e di quella del 1812 aboli tiva della feudalità in Sicilia, e delle con seguenze disastrose per la storica nobiltà del Regno, col decreto del 23 marzo 1833 promisero « un'apposita legge sulla nobil tà e sue attribuzioni »; e la promessa fu ri petuta, quasi stereotipata, nei decreti rescritti : 11 aprile 1835, 22 ottobre 1836, 7 settembre 1839 e 7 ottobre 1840. Evidentemente, se questa legge fosse stata promulgata, avrebbe regolato in mo do consono ai nuovi tempi la materia no biliare ed avrebbe certamente ristabilita la preferenza dell'agnazione maschile. Dopo il 1860, i governi liberali si dimo strarono quasi sempre agnostici in tutto ciò che avesse relazione con la nobiltà, probabilmente per sfuggire alle logoma chie parlamentari su questioni così poco protette dagli « immortali principî ». Sic chè, mentre veniva unificandosi la legi PAGINA 140 slazione sulle più disparate materie, con tinuava a costituire uno stridente ana cronismo quella farraggine di leggi e con suetudini che, con norme diverse nei di versi Stati italiani, prima dell'unificazione politica, regolavano la concessione, il rico noscimento, la successione, l'uso e la per dita dei titoli e delle distinzioni nobiliari. Con l'aggravante che quelle stesse leggi e consuetudini feudali, per le quali il Sa cro Regio Consiglio, con tutta la sua enor ine autorità e dottrina che atterrivano Cujaccio, non era riuscito a formare una giurisprudenza costante, davano luogo, ai nostri giorni, a fluttuazioni ed incertezze così nell'applicazione fattane ai singoli casi dalla Consulta Araldica come nelle stesse decisioni delle Autorità giudiziarie. E ciò perchè quelle leggi e consuetudini, con l'andare degli anni, erano diventate sempre più lontane dalla nostra mentalità, se non proprio dai nostri studi. E frattanto, in poco più di un secolo, più del 55 % dei titoli nobiliari meridio nali era passato in famiglie estranee, e probabilmente, fra e spesso non nobili; meno di 50 anni, quasi nessuna delle anti che e storiche casate di Napoli e di Sici lia avrebbe avuto più un titolo! È stata dunque, come dicevamo, una grande e opportunissima realizzazione del Regime Fascista quella di aver abolita (16 agosto 1926) l'assurda e anacronistica tra smissione per via femminile e di avere uni ficato in Italia lo statuto successorio nobi liare. E così, il Duce, geniale potenziatore dei valori storici e spirituali della nostra raz za, ha realizzato in pochi mesi quello l'a ristocrazia italiana attendeva da 132 anni! Infatti, mentre la legge del 20 marzo 1924 sull'abuso dei titoli ha un evidente scopo moralizzatore, l'Ordinamento dello Stato Nobiliare (21 gennaio 1929) costitui sce un efficace strumento di valorizzazione e di elevazione, ed è altresì premessa di ulteriori sviluppi. Questo Corpus Juris, del quale non è stata ancora valutata tutta la importan za, è stato unanimemente definito dai competenti disinteressati e di buona fede (e la Deputazione della Grandezza di Spa gna e il re don Alfonso XIII sono certa LETTERA S mente fra i più competenti) « ciò che di meglio, di più opportuno e completo si sia fatto sinora in questa materia ». È vero che verso la fine del 1928 fu ten tato un attacco in grande stile per ottenere l'abrogazione dello statuto successorio del 1926 e il ritorno alla trasmissiione per via femminile; ma la ferma volontà del Duce frustrò definitivamente il conato insano. Purtroppo però è doloroso dover consta tatare come l'abuso dei titoli costituisca tuttora una malattia endemica. La legge del 1924 non è stata ancora ap plicata ( !) , perchè.... il nuovo Elenco No biliare, che ne dovrà costituire il docu mento ufficiale di riferimento, è pronto in bozze sin dal 1927, ma, col pretesto di in terminabili correzioni e di aggiornamenti irraggiungibili, non è stato pubblicato e... probabilmente non lo sarà mai ! E così, non ostante la legge moralizza trice e le numerose e giuste rimostranze della Consulta Araldica, l'abuso dilaga in proporzioni grottesche. E vano è risultato sinora l'apostolato di coloro che hanno levata la voce contro lo sconcio vezzo, fra i quali vogliamo citare, a titolo d'onore, il Marchese Spreti, Diret tore di questa Enciclopedia. Ecosì ancora, pel cattivo o lento funzio namento degli uffici competenti, si è ali mentata sinora l'illusione che in Regime Fascista si possa a lungo e impunemente violare la legge! Durerà ancora a lungo la illusione? E come se ciò non bastasse, proprio que sti pseudo-titolati, i delusi per aspettative più o meno infondate, alcuni signori roma ni, che pretendevano assurde preminenze su tutta l'aristocrazia italiana e poche don ne titolate (che sono sempre le più tenaci nelle loro passioni) hanno sferrato un'o diosa offensiva, a base di ridicoli boicot taggi e sinanche con calunnie anonime, contro quei pochissimi volenterosi che più direttamente hanno collaborato a tradurre in atto le direttive e la volontà del Duce ! Reazione povera e imbelle, perchè gli uomini passano e le opere restano ! Riteniamo fermamente che questa ari stocrazia italiana che, attraverso una glo riosa storia millenaria, conserva pur sem pre le più elette virtù della razza, troverà LETTERA S nella odierna legislazione nobiliare, che la genialità lungimirante di Benito Mussolini ha attuata e difesa, il più solido baluardo dei suoi diritti e una leva potente per mar ciare, sempre in prima linea, sul cammino ascensionale della Patria. Ripigliando il filo genealogico dei Sardi, diremo che il predicato feudale di Rivison doli ha potuto ritornare alla famiglia, sol tanto per la illuminata generosità dei si gnori DOMENICO, ENRICO e GIOVANNI Ca racciolo dei duchi di Vietri, figli di Filip pa Sardi, la quale per le leggi del tempo era l'unica erede del predicato medesimo. SARDI. Il Re, accogliendo la refuta che i signori Caracciolo avevano fatto del predicato me desimo a favore dell'on. Alessandro Sardi, si è compiaciuto, con decreto di motu pro prio del 9 marzo 1924, rinnovarlo, elevan dolo a baronia. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.) e di barone di Rivisondoli (mpr.), in persona di ALES SANDRO, di Gennaro, di Bernardino, depu tato al Parlamento nazionale, ex-Sottose gretario di Stato ai Lavori Pubblici, Con sole Generale della M. V. S. N., Maggiore nel Corpo Aeronautico, decorato con me daglia d'argento e medaglia di bronzo al valore militare; Cav. di gran croce dell'Or dine della Corona d'Italia, Gr. uff. del l'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, есс.; n. in Sulmona il 25 gennaio 1889, figlio del fu Gennaro, nobile di Sulmona e de putato al Parlamento (n. 31 dicembre SARDI. 1853, † dicembre 1924; spos. il 14 febbraio 1879 con la nobile Maria Concetta Padua no Colajanni) . Fratelli (iscritti nel Libro d'Oro della Nob. Ital. col titolo di nobile, predicato di Rivisondoli) : ERCOLE e Alessandrina, sp. 1906 con Felice Robert. Cugina (figlia di Filippo, di Bernardino): Filippa. Ramo ultrogenito rappresentato da GIU SEPPE, di Nicola, di Domenico; spos, con Elisa Natalucci. Fratelli: Michelina in Vincenzo Mazza ra, marchese di Torre de' Passeri; Maria in nobile Giovanni Mazzara; FILIPPO, FRANCESCO; LELIO; ANTONIO. PAGINA 141 leandri Ciuffelli; Angiolina ved. di Gentile Mazzara, barone di Schinaforte. Altro ramo rappresentato da FRANCESCO SAVERIO, di Giuseppe e di Teresa Pacifici; Cameriere Segreto di spada e cappa di Sua Santità, spos. con Elvira Belelli. Fratelli: GIOVANNI, sacerdote nella Com pagnia di Gesù; Marianna; VINCENZO, ar civescovo di Cesarea in Palestina (†); Rita Immacolata ved. di Carlo Ginaldi; Luisa; Paolina. a. de v. m. ARMA: Troncato d'argento e d'az zurro. MOTTO: Deus et ego. DIMORA : Rieti. Famiglia di Rie ti. Alessandro Vin centi Mareri, fra tello del cardinale Ippolito, e marito di Anna Bentivo glio, essendo senza prole, chiamò a succe dergli don GIACINTO Sardi, dei baroni di Rivisondoli (n. 1793, † 1873), figlio di Giulio, e che, per effetto di tale successio ne assunse il cognome Vincenti Mareri. (Vedi : l'incenti Mareri) . ARMA: Troncato : nel 1° d'argento, all' aquila spie gata coronata, di nero, afferrante due rami di co rallo rosso de cussati ; nel 2º fasciato di rosso e d'argento. CIMIERO : Un gatto che divora un topo. MOTTO : Utitor Jure Suno. V. S. Da tempi remoti risiedeva in Alessandria Zii: CONCEZIO, spos. con Concetta Al- la famiglia Sardo o Sardi. Infatti dal « Li PAGINA 142 ber Crucis » (edito da Francesco Gaspa rotto) risulta che un certo RUFINO Sardo, con altre famiglie, si trasferirono in quella città nel 1218 e dal (« Cartario Alessandri по » del XIII secolo figura un SARDUS HENRICUS, cittadino alessandrino. Sorte le varie lotte intestine fra i Comu ni italiani, pure Alessandria si divise nei due partiti guelfo e ghibellino e fra i cit tadini che vi presero parte e si schierarono per il partito guelfo, figura la famiglia Sardi del Quartiere Borgoglio. Nel 1562 un CARLO Sardi si distinse al l'assedio di Torino; formatesi tre compa gne di fanti italiani nel 1597 in Alessan dria, di una di queste ne assunse il со mando BARTOLOMEO Sardi, che recatosi con essa in Savoia a combattervi i ribelli di quel Duca, acquistò fama di valoroso e buon condottiero. Un GIUSEPPE Sardi nel 1692 fu profes sore di diritto civile all'Università di Pavia e diversi membri di essa coprirono alte cariche nella magistratura comunale e da tempi remoti figurano iscritti nel Libro dei Nobili alessandrini. Nel secolo XVIII la famiglia Sardi tra smigrò a Napoli ed il nobile GIOVANNI Sar di, discendente e ultimo superstite di que sta famiglia, donò diverse carte importan ti del suo archivio al Municipio di Ales sandria. La famiglia Sardi risulta iscritta generi camente nell'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile di Alessandria (mf). SARDO. 1. r. m. ARMA: D'azzurro a quattro pali d'oro con tre gi gli 2 e 1 dello stesso caricanti il tutto. DIMORA: Trapani, Monte S. Giu liano e Firenze. Famiglia sicilia na e propriamente di Lentini e già esistente al tempo dei Martini e diramata LETTERA S in diverse città della Sicilia e che ha per capostipite ANTONIO Sardo, barone di Mot ta Camastra, e dal quale discende NARCI so, cavaliere gerosolimitano. Da questa fa miglia proviene il ramo che fiorisce a Tra pani col titolo di barone di Fontana Co perta e del quale fu investito GIUSEPPE nel 1720 e da riconoscersi nei discendenti da altro GIUSEPPE (1771). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Fontana Co perta (mpr ), in persona di PIETRO, di Giu seppe, di Pietro. Fratelli: VINCENZO, FRANCESCO DI PAO LA E LUIGI. Figlio di Luigi: GIUSEPPE AMEDEO. 2. S. * SARDO. ARMA: D'azzurro a quattro pali di rosso; col capo del primo cari co di tre gigli d'oro, 2-1. DIMORA : Messina. Famiglia sicilia na che trae origi ne da un GILOTTA O GIULIO, cittadi no nobile di Mes sina e figlio di Giovanni Gilberto che pare si trasferisse in Castiglione di Sicilia ver so il 1523. Sposò in Randazzo, nel 1531, Marianna Varisano e Lanza e nel 1540 fu governatore di Castiglione e di Aidone con tutte le podestà civili e criminali. Fu aggregato alla nobiltà messinese ed a quella Senatoria Mastra Nobile. Furono insigniti, con privilegio del 18 febbraio 1618 di Filippo III, del titolo di don in persona di Caterina, ved. di GIOVANNI AN TONIO, secondogenito di Giulio, e di tutti i discendenti maschi e femmine in perpe tuo del predetto suo marito. Questa fami glia ebbe dottori in ambo le leggi, giudici, consultori, arcipreti, abati, protonotari apostolici, camerieri di onore dei pontefici, cavalieri di Malta, cavalieri del S. Sepolcro e della Corona, sindaci e giurati. Con D. M. 23 luglio 1926, completato dietro rego lare reclamo 16 novembre 1927, con nuo LETTERA S vo D. M. 6 settembre 1928, fu riconosciuto a VINCENZO MARIA, di Giuseppe, discen dente legittimo e naturale del ricordato Giovanni Antonio, il titolo di nobile di Messina ed il trattamento di don e donna, per sè e discendenti. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di Messina (mf.), trattamento di don e donna, in persona di VINCENZO, di Giuseppe, di Vincenzo, n. a Castiglione di Sicilia 20 ottobre 1871, spos. 18 aprile 1898 con Maria Silvia Tuc cari Sardo. (Ricon. DD. MM. 23 luglio 1926 e 6 ottobre 1928). Figli: Assunta, n. ivi 2 agosto 1899, spos. 21 novembre 1925 con Luigi Lucche si; GIUSEPPE MARIA, n. ivi 11 agosto 1900, spos. a Valenza 23 agosto 1924 con Eva Barberis; STANISLAO MARIA, n. a Castiglio ne di Sicilia 12 gennaio 1903; Clotilde, n. ivi 24 gennaio 1907; Lucia, n. ivi 26 set tembre 1911. Figlio di Giuseppe Maria: MARIO LUI GI, n. ivi 21 giugno 1925. Altro ramo VITO, di Giuseppe, di Vito. (Ric. D. М. 22 ottobre 1927). Figli: Antonina, GIUSEPPE, RUGGERO, LUIGI, NICOLA, Angela, GERARDO, Anna Maria. SARDO. DIMORA: Cagliari. V. S. ARMA : D'azzurro alla torre merla ta sinistrata da un guerriero a cavallo armato di tutto punto con lancia, cammi nante verso la torre, il tutto fondato sulla pianura erbosa al naturale. A GIOVANNI BATTISTA Sardo-Pes, discen- SARGENT (DE). dente da antica ed illustre famiglia della Gallura, in considerazione dei servizi pre stati dai suoi benemeriti antenati e da lui, il re Carlo II di Spagna concesse, coi di PAGINA 143 plomi in data 26 e 27 novembre 1693, i titoli di cavalierato e di nobiltà e l'uso del le armi gentilizie, trasmissibili ai figli ed ai discendenti per linea maschile. Nelle Corti, celebrate a Cagliari nel 1698, sotto la presidenza del vicerè conte di Montellano, furono abilitati ANΤΟΝΙΟ, DIEGO e FRANCESCO ANGELO Sardo nella qualità di cavalieri; e don GAVINO, il pre detto don Giovanni Battista, don SALVA TORE e don STEFANO Sardo, nella qualità di nobili: Nell'elenco dei feudatari, nobili e cava lieri della provincia di Gallura, compilato nel 1822 dal R. Prefetto e trasmesso alla R. Segreteria di Stato e di Guerra presso il vicerè di Sardegna, sono compresi i no mi di don ENRICO, don MICHELE, don BATTISTA, don SALVATORE e don GIUSEPPE Sardo. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.) e don (mf.), ai discendenti maschi e coi titoli personali di nobile e donna alle femmine. SARDOLI. ARMA : Di rosso al la fascia a spina di pesce, accom pagnata da sei gigli, tre per par te e ordinati in fascia, il tutto d'argento. DIMORA : Todi. Famiglia di To di, ascritta a quel patriziato in perso s. 1. na di PAOLO nel 1828. La famiglia è iscritta genericamente nel l'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di patrizio di Todi (mf.), per i discendenti dal predetto Paolo. V. S. ARMA: ? A seguito d'analoga proposta del Magi strato Civico Cortonese, un Rescritto Gran PAGINA 144 ARMA ? lano di S. A. R. l'Infante Carlo Ludo vico di Borbone, duca di Lucca, meri tando la più alta stima e considerazione per la sua condotta politica morale e civile, come avevano concordemente attestato l'arcivescovo e il direttor generale di poli zia di Lucca opportunamente interpellati dal governo toscano. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Cortona (mf.), SARRIANO. in persona dei disc. da FRANCESCO Tом MASO. SARNO PRIGNANO. g. d. a. v. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro all'albero di pal ma di verde sra dicato di rosso, sostenuto da due leoni coronati di oro affrontati controrampanti al fusto (Sarno); nel 2º d'oro al l'aquila spiegata di azzurro, armata ed imbeccata di rosso (Prignano) . DIMORA : Portici (Napoli). Originaria della città di Sarno, dalla quale trasse il nome, si ha notizia di questa famiglia fin dall'epoca Sveva. Ebbe nobiltà in Napoli, al Seggio di Montagna (Pappansogna : Cronaca Ms. de! Seggio di Montagna) e in Benevento. Un ramo della famiglia Prignano si estinse nella Sarno, che ne aggiunse il nome e l'arma. LUDOVICO, governatore in Sarno per il re LETTERA ducale del 24 no vembre 1842 con feriva la nobiltà di Cortona al nobile irlandese, cattoli co, cavalier barone TOMMASO FRANCE SCO De Sargent, che dal 1829 al 1842 aveva dimo rato a Lucca in qualità di ciambel e Ladislao, portò in Napoli la sua famiglia. Feudataria di S. Giorgio, in Principato Citra, dall'anno 1641, ne ebbe l'ultima in testazione il 9 settembre 1771 in persona di ANTONIO de Sarno per successione di Giro lamo, suo padre († 16 aprile 1770), al qua le detta terra era pervenuta per refuta del suo genitore Andrea. Di detto Antonio fu figliuolo Luigi, padre di ANTONIO juniore, n. nel 1822, che provò la nobiltà generosa di sua famiglia in occasione della sua am missione nelle Reali Guardie del Corpo nel 1841. (V. verbali della R. Commissione dei titoli, vol. II, pag. 120). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), pre dicato di S. Giorgio (mf ), pei discendenti da Antonio, aspirante a R. Guardia del Corpo nel 1841. f. f. p. di s. ARMA: D'azzurro alla fascia soste nente un leone coronato, na scente e accom pagnata nella punta da tre stel le di sei raggi, poste in fascia, il tutto d'oro. DIMORA: Napoli. Antica famiglia feudataria, decorata del titolo di conte di Casaldumi, concesso il 3 aprile 1602 a FA BRIZIO Sarriano, e duca di Ponte concesso a DOMENICO Sarriano il 31 ottobre 1722, feudi in Principato Ultra, dei quali ebbe la ultima intestazione, con Aspro e Pantano il 22 settembre 1767, CARLO Sarriano, di Gaetano, per provata fatuità del fratello primogenito DOMENICO e per refuta della comune genitrice Vittoria Lanfreschi. Lo stesso Carlo ebbe il 22 settembre 1767 l'in testazione del feudo Ferrari in Terra di La voro, per la stessa ragione di cui sopra e successione del fratello Domenico. Ricevu ta per giustizia nel S. M. O. di Malta, pas sò in Priorato nel 1751, in persona del com mendatore PASQUALE, e nel 1762 del com mendatore GIOVANNI, per prova di consan LETTERA S guineità con l'anzidetto comm. Pasquale, suo zio. Ammessa nelle Regie Guardie del Cor po nel 1855 (v. Verbali R. Comm. dei Titoli, vol. IX, pag. 240), trovasi ascritta al Registro dei Feudatari da oltre 200 anni. Questa famiglia per successione Caracciolo, Capece e Marchese non ancora riconosciu ta, potrebbe aver pretensioni ai titoli di duca di Rodi, duca e predicato di Sirigna no (Nola) e conte di Nola, per successione Vaaz pel matrimonio (27 settembre 1818) di Maria Raffaella (di Francesco Paolo, quarto duca di Rodi, barone di Sirignano (Nola) e Maria Francesca di Alfonso de Liguori e Raffaela Vaaz contessa di Nola) con Salvatore Sarriano, duca di Ponte conte di Casalduni essendosi estinta la di scendenza maschile dei Caracciolo di Gioio sa, duchi di Rodi, in Francesco Paolo an e zidetto. A CARLO, duca di Ponte conte di e Casalduni, ultimo intestatario dei feudi nel 1767, successe il figlio GAETANO, padre di SALVATORE, alla cui morte, avvenuta il 20 dicembre 1857, succedette il figlio CAR LO (n. 15 marzo 1829). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 coi titoli di duca di Ponte (mpr), conte di Casalduni (mpr.), pei di scendenti da Gaetano, Luigi Maria e Nico la, di Carlo, ascritti al Registro dei Feuda tari, in persona di CARLO, n. 15 marzo 1829, di Salvatore, duca di Ponte, † 1857, e di Maria Raffaela Caracciolo, duchessa di Rodi, † 25 luglio 1837. SARRIOD. f. f. p. di s. ARMA: D'argento, alla banda d'az zurro, carica di tre leoncini d'o ro, linguati di rosso, illeopar diti. Alias: D'argento, alla banda d'az zurro, carica di tre leoncini d'o ro, linguati di rosso, illeoparditi, accompagnata in capo PAGINA 145 dauna torre di rosso. (Arma propria del ramo dei Sarriod di La Tour) . DIMORA : Aosta. È questa una delle più illustri famiglie della valle d'Aosta e derivata dai signori di Bard. Si suddivise nelle due linee dei signori di Introd e dei conti di La Tour di Saint Pierre. Stipite comune è LUIGI (inv. 11 luglio 1383), il quale dalle sue nozze con Antonietta di Ibleto di Challant ebbe per figlio IBLETO, da cui i signori di Introd ora estinti, e GIOVANNI, stipite dei conti di La Tour, feudo di cui fu creato conte il 4 giugno 1790 LUIGI FRANCESCO (n. 21 gennaio 1731), di Gio vanni Gaspare. Sposò (1760) costui Maria Francesca Bioley e fu suo figlio PIETRO LUIGI (n. 26 aprile 1762; † 1821), che fu tenente colonnello nel reggimento Alessan dria. Dalle sue nozze (1797) con Emilia di Saluzzo ebbe ANTONIO LUIGI, da cui nac quero : Maria Delfina (morta in Aosta il 6 ottobre 1895), Cristina Elisa e Cesarina Clotilde. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile dei conti di La Tour (pers.), in persona di Maria Delfina, di Antonio Luigi, di Pietro Luigi, di Lui gi Francesco. Sorelle: Cristina Elisa, Cesarina Clo tilde. SARSINA (MENSA VESCOVILE DI). ARMA: (Del tito lare pro tempo re). Numerosi anti chi privilegi furo no accordati con diplomi imperiali, bolle pontificie, de ARMA DEL 1. b. TITOLARE "PRO TEMPORE" creti e sentenze ai vescovi di Sarsina. Il 28 maggio del 1201, l'imperatore Araldica 10 PAGINA 146 Corrado il Salico, prendeva sotto la sua protezione i beni ecclesiastici di Sarsina dal vescovo Uberto; nel 1220, Federi co II, con diploma del mese di ottobre, datato presso Faenza, riceveva in prote zione il vescovo di Sarsina Alberico e le terre di sua proprietà indicate nominativa mente; nel 1233, papa Gregorio IX, con Bolla del 13 gennaio, datata da Rieti, e nel 1235, con altra Bolla del 19 novembre, datata da Perugia, ordina a tutti i nobili, militi e al popolo della città e diocesi di Sarsina, di attenersi pienamente alla giu risdizone temporale del vescovo sarsinate, concessa dalla Chiesa e dagli Imperatori. Era questa una conferma dell'investitura data ai vescovi di Sarsina. Più tardi, e precisamente nel 1476, in un decreto del 14 settembre, di Antonio Mo naldi, vescovo di Sarsina, egli si dichiara conte di Bobbio e signore di Castello di SARTIRANA. Ciola, Musella, Cerfolio, Fenocchio, Castel d'Appozzo, Fossa Canna ed altri luoghi; poi in una sentenza di Paolo Ranuzzi, vice legato di Romagna, in data del 14 gennaio 1561 si dichiara esente da qualunque one re verso la Camera Apostolica il vescovado di Sarsina pei luoghi e uomini nominati negli esibiti privilegi degli imperatori Cor rado, Federico II e papa Gregorio IX, non chè in altri decreti e sentenze. In quella del card. Ranuzzi è inserita una lettera del cardinal Borromeo (9 novembre 1560), in cui è detto che il vescovo di Sarsina pre tende essere esente per essere, come dice, feudo imperiale. E così via via, i vescovi 'di Sarsina nei bandi, nei decreti e sentenze usan sempre il titolo di conti di Bobbio, e di signori di Castello di Ciola e di altri luoghi indicati nei predetti diplomi imperiali e bolla pa pale. Si hanno poi numerosi esempi in cui i vescovi di Sarsina conferivano l'investitu ra di porzione della contea di quei paesi o castelli soggetti al loro dominio ed in spe cial modo del feudo di Castelfalcino; e qua lora l'investito fosse decaduto per manca to pagamento del dovuto canone, il vesco vo aveva facoltà di conferire ad altra per sona lo stesso titolo. Nell'archivio vescovile di Sarsina tro vansi tutti i diplomi e documenti soprac LETTERAS cennati, e non mancano gli esempi in cui una porzione di feudo o di titolo di diretto dominio della mensa di Sarsina erano con feriti da quei vescovi a persone anche in tempi quasi recenti; titoli poi riconosciuti dalle competenti autorità. Nell'El. Uff. Nob. Ital. la Mensa Ve scovile di Sarsina è oggi iscritta con i se guenti titoli : conte di Bobbio, con Ciola, Musella, Cerfoglio, Fenocchio, Fossacan na, Piandogna o Quarto, Seguno, Cigno, Pozzolo, Bucchio, Appozzo, Petrella del l'Abate, Fontanafredda, Bovischio, Pe trella Ubertini, Selva Piavola e Castelfal cino in persona del vescovo pro tempore. f. g. SARTESCHI vedi VII volume d'Appen dice. ARMA: Di rosso al leone d'oro coro nato dello stesso. CIMIERO : Un an giolo di carna gione, nascente, posto di fronte, con le ali aperte, vestito d'azzur ro, con la stola di rosso, incro ciata sul petto e svolazzante ai lati. (Codice Araldico, pag. 192; Decr. 18 gennaio 1771 e 16 luglio 1787). DIMORA : Pavia e Milano. Famiglia originaria da Pavia, nota fin dal secolo XII, infeudata nel 1411 di Val lelonga con Cassine de' Calderari; compre sa nella Costituzione Patrizia emanata dal Senato Milanese in nome dell'imperatore Carlo V 1'11 maggio 1549; ammessa anche al Nobile Collegio dei giuresperiti, conti e cavalieri di quella città. Fu riconosciuta nobile con Sovrana Risoluzione del 20 gen naio 1817 in persona dei fratelli GIUSEPPE e CARLO. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Pavia (m.) e col trattamento di don e donna, in perso na di GALEAZZO, n. Pavia 28 giugno 1848, LETTERAS tenente gen. del R. Esercito, commenda tore mauriziano e della Corona d'Italia, fi glio del maggior generale Francesco (n. Pavia 3 aprile 1824, † ivi il 9 gennaio 1892) e della baronessa Federica Heber manndi Habersfeld (n. 1826, † 1887); spo sato 21 aprile 1881 con Marina Galateri dei conti di Genola Marina. Figli: Adele, n. Milano II novembre 1883; EDMONDO, n. Bologna, 17 ag. 1886. c. m. SARTO. ARMA: D'azzurro all'ancora d'ar gento, uscente in palo dal mare dello stesso, flut tuoso del campo, e sormontata da una stella di sei raggi d'oro; col capo d'argento carico del leone di S. Marco d'o ro con la branca destra appoggiata sopra il libro del Vangelo, aperto al naturale, su cui si legge il motto: Pax tibi Marce, Evangelista meus. ORNAMENTI : La Basilica papale. DIMORA: Riese. Famiglia di Riese in provincia di Trevi so. Essa ben a ragione costituisce la mag gior gloria di questo ridente paesello vene to in quanto ha avuto la ventura di dare il 2 giugno 1835 i natali a quel GIUSEPPE Sartodi s. m., che dopo essere stato Vesco vo di Mantova e Cardinale Patriarca di Venezia, ascese al Sommo Soglio di San Pietro nel Conclave apertosi dopo la morte del grande Leone XIII. Eletto Papa col nome di Pio X il 4 agosto 1903 ed incoro nato nella Basilica di S. Pietro il 9 agosto, dopo un glorioso pontificato di anni I giorni 16, moriva il 1914 in odore di santi e tà. La causa di beatificazione è stata già introdotta presso la Sacra Congregazione dei Riti. La famiglia, in virtù della Bolla Bene dettina Urbem Romam del 1746, è stata aggregata alla nobiltà romana, ed in conse guenza è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. PAGINA 147 col titolo di nobile romano (mf.), in per sona dei discendenti dai fratelli di Pio X. e. p. u. SARTORI. ARMA: D'oro al leone di rosso, rivolto, tenente una forbice di nero, e movente dalla campagna d'azzurro carica di una banda d'oro. DIMORA : Bassano. Antica famiglia, originaria dai Sette Comuni e precisamente da Asiago. Nel 1440 si trova un PIETRO Sartori, che sem bra fosse preposto al paese di Valstagna in Val di Brenta nel territorio di Bassano. Il 2 gennaio 1582 NICOLÒ Sartori di Valsta gna, ottenne la cittadinanza vicentina me diante lo sborso di 150 ducati all'Accade mia Olimpica. Questo Nicolò passò ad abi tare in Bassano, ove comperò beni secondo le prescrizioni statutarie e il 15 marzo del 1593 ebbe la cittadinanza bassanese e nel 1598 fu aggregato a quel Consiglio, al qua le la famiglia sempre appartenne ricopren done le cariche principali. La nobiltà fu approvata dal Senato Veneto nel 1726 е confermata con S. R. 21 settembre 1821. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Bassano) (mf.), in persona di GIULIO, di Giacomo, di Giu lio, di Giacomo Sartorio, di Girolamo. * SARTORIO. ARMA: Partito : nel 1º di verde alla torre d'ar gento; nel 2º di rosso a due ban de d'argento. Мотто : Con i de boli. DIMORA : Trieste e Torino. Famiglia triesti na. Con D. R. 10 b. c. PAGINA 148 dicembre 1922 e RR. LL. PP. 25 gennaio 1923 fu rinnovato a STEFANO Sartorio il ti tolo di barone per maschi primogeniti. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (mpr ), in persona di STEFANO, di Enrico e di Gabriella Rove rizio di Roccasterone, n. a S. Remo 1º ot tobre 1873, spos. 18 maggio 1898 con Olga Maraldi. Figli: ARRIGO, n. a S. Remo 23 gennaio 1901; GIACOMO FILIPPO, n. a Torino 8 gen naio 1903, spos. ivi 8 ottobre 1925 con Ma ria Giuseppina Compans de Brichanteau. Figli di Giacomo Filippo: GIOVANNI, n. a Torino 25 settembre 1926; ALESSANDRO, n. ivi 17 settembre 1928. * SARTORIO. ARMA: V. S. Inquarta to: nel 1º d'ar gento alla torre di pietra fonda ta nella pianura erbosa, il tutto al naturale; nel 2º d'azzurro alla campagna ma reggiata al na turale, scrmon tata da un cer chio d'oro gemmato; nel 3º d'azzurro alla punta di albero di nave con la vela d'argento arrotolata, cimata da una pic cola bandiera di rosso, carica di una fa scia d'argento; nel 4° d'argento ad un mazzo di spighe di grano al naturale. CIMIERO : Cinque penne di struzzo alter nate d'azzurro e d'argento. Мотто : Integritas. DIMORA : Trieste. L'imperatore d'Austria Francesco Giu seppe con suo Dipl. 19 marzo 1869, con cesse a GIOVANNI BATTISTA PIETRO Sarto rio, di Pietro (n. 1796, † 1890), il titolo di barone, titolo riconosciuto personalmente con D. M. 24 apr. 1923 alla figlia Paolina. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (personale), in persona di PAOLINA, suddetta. 2. S. LETTERA S * SARTORIO. ARMA : Inquarta to: nel 1º d'az zurro alla gru al naturale; nel 2º e 3º d'argento a tre bande d'az zurro; nel 4' di azzurro alla torre d'argento, aperta e finestra ta di nero, fon data nel terreno di verde; sul tutto di nero alla campagna mareggiata al naturale, sormontata da una corona gemmata d'oro. CIMIERI TRE : Ai lati un volo d'argento ca rico di tre bande d'azzurro, di scorcio, il destro volto a sinistra, il sinistro a de stra; in mezzo un leone d'oro, linguato di rosso, posto di fronte, abbrancante con la destra una corona d'oro. Мотто : Perseverans. DIMORA : Trieste. L'imperatore d'Austria Francesco Giu seppe con suo Dipl. 19 marzo 1869 con cesse la dignità di barone a Giovanni Gu GLIELMO Sartorio, titolo riconosciuto con D. M. 24 aprile 1923 alla di lui nipote, ex filio, Anna in Segrè. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di baronessa (personale), in persona di ANNA, di Pietro, di Giovanni Guglielmo, moglie del conte senatore Sal vatore Segrè. SARTORIO. ARMA: D'azzurro al leone d'oro sostenente un al bero al naturale con un serpente di verde attorci gliato al tronco. DIMORA : Genova e Sicilia. Famiglia proba bilmente originaria di Genova e fio . S. LETTERA S rente in Palermo fin dal secolo XVII e in signita del titolo di marchese di Analista del quale fu ultimo possessore GIUSEPPE nel 1828. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Ital. col titolo di marchese di Analista (mpr.), in persona dei discendenti dal predetto GIUSEPPE (1828) . * SARZANA. . S. ARMA: Troncato : nel 1º d'oro al basilisco di ver de, linguato di rosso, mirante una stella d'ar gento posta nel l'angolo superio re destro dello scudo; nel 2º ma reggiato d'az zurro e d'argen to alla mezza luna montante dello stes so. (Ric. D. M. 5 maggio 1927) . DIMORA: Corleone. Antica famiglia siciliana che si vuole originaria dalla Catalogna e venuta in Si cilia al tempo dei Martini e fiorita in Cor leone, Palermo e Marsala. Le cronache in fatti ricordano un JORLANDO che approdò in Sicilia nel 1392 al seguito di Martino il Giovane che lo creò giudice di Corleone. All'incoronazione di re Martino, fra i grandi della sua Corte vi assistettero i ca valieri (milites) PIETRO e GIOVANNI de Sar zana, il primo consigliere e castellano feu datario con piena giurisdizione del castello di Monteforte e l'altro gentiluomo di ca mera e più tardi R. Portulano del regno di Sicilia. Il ramo primogenito restò in Cor leone coprendovi le cariche più eminenti e un ramo cadetto si trapiantò in Marsala ove godette grande autorità e più tardi un altro ramo si stabili in Palermo. Diede va ri prelati, militi, regi familiari, castellani, gentiluomini di Corte, giurati, capitani di giustizia ed altri due portulani, oltre il su ricordato. Fra Luca dei Minori Conven tuali, fu vescovo di Cefalù, dal 1445 al 1471, ed ebbe il merito di redimere col proprio denaro la sua città episcopale più PAGINA 149 volte impegnata dal R. Fisco. Don ANTO NIO, insigne scrittore dell'Ordine Benedet tino, fu abate di S. Maria delle Campora presso Firenze, nel 1579. Oltre il feudo di Monteforte, questa casa ebbe anche le si gnorie di Castro, Muranda, Maddalena, Rumena, Frattina, Prestifipello, Valle di Vicari, S. Agata, Cipponeri, Bufalata ed il marchesato di S. Ippolito, la baronia di Ramata, di Marabino e Rianciali. Contras se alleanze coi principi di Baucina, di Sciara, coi duchi di Montalbo, coi duchi d'Amalfi, con i De Silva, San Leonardo, coi marchesi di Pietraganzili, coi Venti miglia, di Naso, Morso, Marracci, ecc. una La famiglia è divisa in due linee: residente a Corleone ove esiste tutt'ora il ramo primogenito, mentre quello secondo genito, insignito del titolo di marchese di S. Ippolito nel 1758, si estinse con la mor te di CARLO Sarzana e D'Anna, nel 1873; l'altra linea risiede a Marsala e a Paler mo. Al ramo cadetto di Marsala appartie con ne GIUSEPPE, che da S. S. Pio IX Breve 15 marzo 1870 fu insignito del tito lo di conte per maschi primogeniti. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), (per antico possesso) (Ric. D. M. 5 maggio 1927) : Linea di Corleone (Ramo primogenito) DOMENICO, di Giuseppe, di Paolo. Figli: GIUSEPPE, PAOLO, Maria Rosa in Pucci, Maria in Sarzana. Sorelle: Giuseppa ved. Restivo; Carolina ved. di Bernardo Sarzana. Figli di Giuseppe: DOMENICO, Girolama, Orsola, GAETANO e Palma. Ramo secondogenito riconosciuto con D. M. 5 maggio 1927 nei titoli di nobile (mf.), e nobile dei baroni di Filippello (mf.). ANGELO, di Giovanni Berengario, di An gelo, di Francesco Paolo, di Domenico, di Paolo. Fratello: FRANCESCO PAOLO. Cugini (figli di Domenico, di Angelo): ANGELO (vedi scheda seguente), CARMELO, Antonina, GAETANO. Figlio di Carmelo: DOMENICO. Altro ramo riconosciuto con D. M. 5 maggio 1927 nel titolo di nobile (mf.) : PAGINA 150 FRANCESCO PIETRO, di Bernardo, di Pie tro Paolo, di Domenico, di Paolo. Figli: Carolina, Maria Girolama, Ber NARDO. Sorelle: Maria Concetta, Emanuela in Miata. * SARZANA. V. S. ARMA : Troncato: nel 1° d'oro al basilisco di ver de, linguato di rosso, mirante una stella d'ar gento posta nel l'angolo superio re destro dello scudo; nel 2º ma reggiato d'az zurro e d'argen to alla mezzaluna montante dello stesso. DIMORA : Corleone. ANGELO, di Domenico Sarzana e di Ma ria Calà, baronessa di S. Filippello, fu au torizzato al passaggio del titolo materno di barone di S. Filippello con RR. LL. PP. di R. Assenso 6 luglio 1924 e con D. M. 8 agosto stesso anno, gli fu riconosciuto il predetto titolo e quello di nobile (mf.). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), barone di San Filippello (mpr.), in persona del pre detto ANGELO, di Domenico, di Angelo, di Francesco Paolo, di Domenico, di Paolo. Figli: DOMENICO E GIOVANNI. V. S. * SARZANA (DE) (già SARZANA) ARMA: Troncato : nel 1º d'oro al basilisco di ver de, linguato di rosso; nel 2º ma reggiato di e di zurro gento. az ar MOTTO : Tu ispira. DIMORA: Corleone e Marsala. Ramo della pre LETTERAS cedente famiglia della linea di Marsala (ve di Sarzana) e discendente da GIUSEPPE, giurato nobile di Marsala nel 1620 e 1628 e marito della nob. Epifania Laudicina e Petrulla. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte (mpr. ) (Concess. Breve Pont. 15 marzo 1870 e D. M. di Ric. 26 marzo 1904), in persona di IGNAZIO, di Giuseppe, di Igna zio, n. a Marsala 28 ottobre 1880, spos. 15 ottobre 1910 con Rosalia Salvo Ugo. Figli: Amalia Maria, n. Palermo I ago sto 1914; GIUSEPPE ANTONIO, n. ivi 6 di cembre 1916; Caterina Antonia, n. ivi 28 ottobre 1924. È iscritta nel Libro d'Oro col titolo di nobile (mf.), (D. M. Ric. 1904), in perso na di RAFFAELLO, di Ignazio, di Raffaele, di Ignazio, n. 5 maggio 1905. Fratello: FRANCESCO, n. 26 ottobre 1908. Zii: Maria Teresa, n. 5 maggio 1872, sp. 12 ottobre 1895 con Emanuele dei conti di Bona; Maria Aurelia, n. 15 ottobre 1873, spos. 21 ottobre 1906 con Salvatore Pater nò dei baroni di Pozzobollente; EMANUE LE, n. 16 dicembre 1876, monsignore, pro tonotario apostolico; GIUSEPPE ANTONIO, n. 10 aprile 1883, spos. 3 dicembre 1919 con Giovanna Paternò dei baroni di Poz zobollente. SASSARI (CITTÀ) . ARMA: Inquarta to: nel rº е 4° alla croce di Sa voia; nel 2º e 3º d'oro al castello di rosso, aperto finestrato del V. S. campo. Alias: Inquartato : nel 1º e 4º d'az zurro alla croce d'argento; nel 2º e 3º di rosso alla torre d'argento fondata nel terreno di verde. ORNAMENTI : Lo scudo ornato di palme, so stenuto da due ippopotami, è sormontato dalla corona di marchese. LETTERA S Conprivilegio del 27 febbraio 1426 il re Alfonso V d'Aragona concedeva alla città di Sassari che le incontrade o territorî di Fluminargia e della Nurra, costituenti i confini del distretto di essa città, fossero incorporati per sempre alla Real Corona e che, in verun tempo o per qualsivoglia cau sa, non si potessero nè alienare, nè divide re. (Arch. di Stato di Cagliari, vol. Q, nu mero 172). Nella deliberazione della R. Delegazione sui feudi, in data 1º dicembre 1836, si af fermava che la città di Sassari si diceva feudataria o baronessa della Nurra e Flu minargia, sebbene mancasse il diploma di primordiale concessione, ma che era indu bitato che la stessa città esercitasse sul territorio le ragioni competenti ad un vero feudatario fra cui l'amministrazione della giustizia. In seguito, nella sentenza della successiva delegazione sui feudi, in data 9 ottobre 1838, si dichiarava che la città di Sassari, mentre reggevasi a Comune indi pendente (fine del secolo XIII) avesse ac quistato il libero possesso di quella vasta superficie di terreno: nè potesse revocarsi che Alfonso V, re d'Aragona, avesse con fermato alla stessa città le concessioni del la Nurra e Fluminargia, come aveva detto il Quesada Pilo nelle sue Controversie fo rensi. Nella sentenza in parola la infeuda zione era considerata come feudo impro prio, cioè misto di feudo e di allodio, e quindi soggetta a liquidazione, mentre la città aveva sempre sostenuto che per es sere allodiali i terreni non fossero soggetti a liquidazione. E la liquidazione avvenne nei termini delle allora vigenti disposizioni sovrane e la Comunità continuò a portare il titolo di barone della Nurra e Fluminar gia. PAGINA 151 Le terre sogget te a Sassari nel de clinare del secolo XIII erano le re gioni di Romania e di Fluminargia ed una parte della Nurra: le quali erano dal Comune affidate alle cure dei rispettivi cura tori. Enrico Costa nel vol. II, parte VI, del suo Sassari (tip. Galizzi, 1909), ricorda un privilegio del 20 giugno 1444, col quale il predetto sovrano aragonese concedeya alla città di Sassari la giurisdizione ed il titolo di baronessa della Nurra. Già il re Carlo Emanuele III, quando aveva conceduto alle antiche città dell'i sola, Cagliari, Oristano, Iglesias, Bosa, Al ghero e Castellaragonese (ora Castelsardo) di poter inquartare nelle proprie armi quel le della Real Casa, faceva uguale conces sione alla antica città di Sassari, col diplo ma in data 15 gennaio 1767, onore questo veramente singolare conceduto alle, stesse città. Sassari ebbe pertanto in quella occa sione il riconoscimento del suo stemma, nel quale fu, come si è detto, inquartata la croce bianca in campo rosso (Savoia). A questo proposito è utile consultare, oltre la accennata pubblicazione di Enrico Co sta e quella dello stesso sull'Archivio Co munale di Sassari (Sassari, tip. Dessì, 1902), anche quelle di Vincenzo Dessì in torno alle Ricerche sull'origine dello stem ma di Sassari e sugli stemmi dei giudicati sardi (Sassari, tip. Giuseppe Dessì, 1905) e di S. Lippi su Gli stemmi della Sardegna e delle sue antiche città (Bologna, Stabili menti Poligrafici riuniti, 1928). Il primo dei suindicati stemmi è quello di concessione; dell'altro, secondo gli ac cennati scrittori, fu fatto uso. La città è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di barone della Nurra e Fluminargia. * SASSETTI. ARMA: Interzato in banda, d'ar gento, d'azzurro e d'argento, con due bande d'o ro sulle parti zioni. DIMORA: Pisa. Dalla famiglia Sassetti di Firen ze, a cui era ap partenuto il famo s. 1. PAGINA 152 so letterato mercante FILIPPO (1540 1588) , estintasi nel 1651, s'era distaccato un ramo stabilitosi in Pisa con FRANCESCO e MATTEO (di Cosimo, di Francesco, di Tommaso) . Dal secondo di essi nacquero PIERANTONIO e SANTI, ammessi alla cittadi nanza pisana nel 1585. OTTAVIO, di detto Santi (n. 1580), fu padre di LORENZO (n. 1631), il cui figlio primogenito OTTAVIo (n. 1659), ricevuto cavalier milite nell'Ordine di S. Stefano di Toscana il 22 aprile 1692 e risieduto tra i priori nel 1700, ottenne in quell'anno il riconoscimento della nobiltà di Pisa. Dalui nacquero RANIERI LORENZO (1689) e FRANCESCO abate; e dal primo di essi vennero OTTAVIO, GIOVAN BATTISTA, tenen te al servizio del Re di Napoli, FERDINANDO e il cavaliere stefaniano LUIGI PIETRO (1742-1814), che fu padre del cav. RANIERI (n. 1776) e di FRANCESCO (1783-1833), ca valiere di gran croce e tesoriere della reli gione di S. Stefano, che dal suo matrimo nio con Smeralda Samminiatelli Galleni ebbe LUIGI, nato nel 1822, padre di FRAN CESCO (n. 21 luglio 1854), inscritto nell'E lenco Ufficiale e al Libro d'Oro della No biltà Italiana insieme alla sorella Giulia Maria, al fratello ANTON VINCENZO, ai due figli di questo, Camilla e GIULIO CESARE, e a Dianora, di detto Giulio Cesare. g. d. a. v. SASSI O SASSO. ARMA : Di verde al leone d'oro, lin guato di rosso, tenente un sasso d'argento. DIMORA : Rovigo. Famiglia ascritta il 10 gennaio 1623 al Nobile Consiglio di Rovigo e con fermata nella nobiltà con S. R. 8luglio 1820.. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Rovigo) (mf.), in persona dell'ult. ricon. NICCOLÒ, di Ro mualdo (1841). b. c. LETTERAS e SASSI DI LAVIZZARI. ARMA : D'azzurro a due lance de cussate, accom pagnate in capo dauna stella (6), ed in punta da una pigna, il tut to d'oro. Alias: D'argento a tre bande a spi na di pesce di rosso. Мотто : Frangar non flectar. DIMORA : Sondrio e Milano. Famiglia oriun da da Sondrio in Valtellina . Nel l'anno 1675 GIO. ANDREA era can celliere di valle e nel 1713 ricoprì la stessa carica suo figlio Gio. ANTO NIO. Un altro Gio. ANTONIO, figlio del pre detto, fu capitano. Fu confermata nobile con S. R. del 28 gennaio 1817 a favore di GASPARE e del suo congiunto ANTONIO. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di Ippolita, n. Sondrio 14 maggio 1851, fi glia di Andrea, di Gaspare e di Luigia Par ravicini, del fu Pio, in Parabelli. Sorella: Amalia, n. Sondrio 1 sett. 1852, in Bressan . * SASSOLI DE' BIANCHI. sua ARMA: Interzato in palo: nel 1º di rosso al leone rivolto accompa gnato da sei rose disposte in orlo, il tutto d'oro; nel 2º d'azzurro alla campagna di verde con una quercia dello stesso nodrita c. m. LETTERA S sulla vetta di un monte di tre cime di verde uscente dalla campagna (Sassoli); nel 3º bandato d'oro e d'azzurro alla fa scia d'argento attraversante (De' Bian chi). CIMIERO : Un giglio d'oro col Мотто: Regia liberalitate. TENENTI : a destra un moro vestito d'az zurro e di rosso attortigliato con fascia bianca scritta col motto : Interitus can det; a sinistra un drago mostruoso di verde alato di nero, con faccia umana barbuta ed elmo da torneo rosso, con piume di nero e il motto: Robur pru dentia firmat. PAGINA 153 RR. LL. PP. 23 gennaio 1927, fu autoriz zato all'uso, nel regno, del titolo di mar chese (c. р.). La famiglia De' Bianchi, che fu una del le più illustri del patriziato bolognese, si estinse nelle predette due sorelle: Bianca in Sassoli e Cesarina in Ranuzzi; e per co noscere l'origine della contea di Piano, fa d'uopo risalire alla metà del secolo XII. La terra di Piano fu ceduta alla illustre famiglia degli Alberti conti di Mangone, con diploma, dato in Pavia, del 9 agosto 1164 dall'imperatore Federico Barbarossa; mezzo secolo dopo confermato dall'impera tore Ottone IV, in favore di MAGHIMARDO MOTTI : Quod Deus iubet- Sic ex murice degli Alberti, figlio del primo concessio gemma. DIMORA : Bologna. Questa famiglia è originaria di S. Agata Bolognese. Da S. Agata i Sassoli passaro no a Bologna al principio del secolo XIX, in persona di FILIPPO GIACOMO, che sposa tosi con Sofia Tomba, generò ACHILLE, che al proprio aggiunse il cognome mater no. Questi compiuti gli studi giuridici, si diede ai pubblici negozi, acquistandosi, per la sua integrità, bella fama. Fu con sigliere comunale e provinciale, ottimo e sagace amministratore di molte opere pie edi beneficenza. Da Pio IX con Breve del 25 luglio 1873, fu creato marchese, con diritto di trasmissibilità per ordine di primogenitura. Sposò Bianca dei conti De' Bianchi di Bologna, da cui nacquero : GIU SEPPE GUIDO, il 2 marzo 1867, cameriere segreto di spada e cappa di S. Santità, dot tore in giurisprudenza, defunto; FILIPPO GIACOMO, n. a Bologna il 24 aprile 1871, comm. di S. Gregorio Magno, cav. della Legione d'Onore, cameriere segreto di spada e cappa di S. S., dottore in scienze naturali, e Costanza Natalia, n. a Bologna il 13 dicembre 1869, sposata all'avv. Anni bale Rossi, che insieme ai figli di Cesarina De' Bianchi, sorella di Bianca, moglie a Giancarlo Ranuzzi, con decreto ministeria le del 25 giugno 1893, furono autorizzati, col cognome De' Bianchi, ad assumere il titolo di conti di Piano per tutti i maschi, econ facoltà di unire al proprio lo stemına De' Bianchi (vedi Ranuzzi de' Bianchi, vol. V, pag. 612). Il conte Filippo Sassoli De' Bianchi, con R. D. 29 aprile 1926 е nario. La signoria di Piano, o giurisdizione al lodiale, al cadere del secolo XIV, per con tratto di vendita passò al comune di Bolo gna, allora libero dalla soggezione pontifi cia, e con partito del Consiglio Generale del 15 giugno 1380, fu stabilito l'acquisto di Bruscolo, Barigazza e Piano per 300 fio rini. I bolognesi, di questa nuova signoria, fecero un vicariato, e con rogito del notaio Pellegrino Borghesani, del 28 dicembre 1392 (1393 a nativitate), davano in affitto a PETRUCCIO De' Bianchi, per ricompensarlo di una gravosa ambascieria, la villa di Pia no. Questa locazione da temporanea fu re sa perpetua con rogito del 25 aprile 1416 di Alberto Zancari, per premiare di altre be nemerenze un fratello di Petruccio De' Bianchi, di nome NICOLÒ. Malgrado ciò la piena superiorità territoriale di Piano rima neva al comune di Bologna fino al 1473, in cui il cardinale Francesco Gonzaga, legato pontificio, con decreto del 12 novembre 1473, fatto de voluntate magnificorum do minorum sedecim Reformatorum Status Libertatis civitatis Bonomiae, per rimerita re Giovanni, di Lodovico Dall'Armi, pei notevoli servizi prestati allo stato, gli con cedeva la signoria di Piano. Il decreto del card. Gonzaga non poteva non produrre da parte dei De' Bianchi fondate lagnanze, maben presto fra i Dall'Arme e i De' Bian chi si venne ad un componimento, che eb be per effetto la piena cessione ai De' Bianchi, che già possedevano l'utile domi nio di Piano come locazione perpetua, an che della superiorità territoriale, acquista PAGINA 154 ta dal Dall'Armi, riunendo nella loro fami glia la piena ed assoluta signoria di quel luogo all'utile dominio stesso. A mezzo di un decreto giudiziale del 24 febbraio 1477, il Dall'Armi cedeva ai De' Bianchi la si gnoria di Piano nei medesimi modi e ter mini con cui l'aveva ricevuta dal Comune. Consolidata nei De' Bianchi in tal forma la piena ed assoluta signoria di Piano, più tardi chiesero alla S. Sede la conferma di SATTA. tutti i predetti atti, e Giulio II li esaudì con Breve del 21 dicembre 1506, diretto ai consorti De Bianchi GASPARE, di Alessan dro, ANTONIO, di G. Battista, NICOLÒ, A LESSANDRO, GIULIO GIAMBATTISTA, di An nibale e BAGAROTTO, di Bonifazio. Essi ot tennero anche da Clemente VII, un Breve che erigeva la loro signoria di Piano in contea, rimasta senz'effetto per la morte di quel papa. Ma Paolo III, appena salito al trono, vi diede esecuzione, con altro Bre ve dell'8 novembre 1534, dove si riferisce la conferma data da Giulio II ai vari tra passi della signoria. Paolo III, pur mante nendo intatta la natura della signoria, vol le nobilitarla col titolo di contea, conce dendo ai De' Bianchi anche la contea pa latina. Dei due figli maschi del marchese A CHILLE Sassoli Tomba, l'unico superstite è il marchese FILIPPO GIACOMO, che sposò : 1) il 27 aprile 1898, Maria Rovinazzi, nata in Bologna, 4 febbraio 1878, morta il 16 aprile 1901; 2) il 30 aprile 1904 al castello di Bois de Lessines (Belgio), la contessa Maria Emilia, figlia del marchese Felice D'Yve e della contessa Anna Galocs Lels loo (n. a Bruxelles, 1º aprile 1880, † a Bo logna, 30 giugno 1912); 3) 1º febbraio 1913 a Bruxelles la contessa Alice D'Yve, n. 15 novembre 1881 a Bois de Lessines (Belgio), figlia del marchese Felice D'Yve e della contessa Anna Gelocs Lelsloo. Figlio di primo letto: VINCENZO, nato a Bologna il 18 febbraio 1900, morto il 26 maggio 1931, sposato il 25 settembre 1929 a Cividale con Lorenza Leicht da cui, il 16 settembre 1930, nacque GHERARDO. Figli di secondo letto: 1) ACHILLE, n. 25 aprile 1905; 2) BERNARDINO, n. 10 ottobre 1906; 3) Bianca, n. 14 aprile 1912. Figli di terzo letto: 1) Maria, n. 12 gen naio 1914; 2) Laura, n. 15 novembre 1915; LETTERAS 3) PAOLO, n. 27 febbraio 1918; 4) FELICE, n. 16 giugno 1921; 5) Costanza. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese (mpr.), (c.p.), conte di Piano (m.), in persona dei pre detti. f. g. Inquarta ARMA: to: nel 1º d'oro a una fanciulla vestita di rosso cervo seduta sopra un passante sulla campagna di verde e tenen te colla destra le corna del cervo, colla sinistra un dardo, il tutto al naturale; nel 2° d'azzurro al leo ne d'oro ornato dello stesso; nel 3º d'azzurro alla banda d'oro ca bra di sole di SOLISAB INFLUXU ricata di un'om rosso fra due ru pi al naturale; nel 4º d'oro alla quercia di verde nodrita sulla pia nura dello stesso. (Arma del ramo di SALVATORE, di Luigi, di Salva tore, di Raimon do, iscritto nel Libro d'Oro con D. M. 22 gen naio 1924). Alias: Di azzurro allo scaglione di oro carico del motto : Solis ab influxu, scritto di rosso, ed accompagna to in capo a sinistra da una fenice d'ar gento, sulla sua inmortalità di rosso, mi rante il sole d'oro, posto nell'angolo de LETTERA S stro, ed inpunta dadueleoni d'oro, con trorampanti ad un palmizio di verde, no drito nella pianura erbosa dello stesso e fruttato di rosso (arma del ramo di AN TONIO GIUSEPPE, di Luigi, di Giuseppe, estratta dal « Nobiliario e Blasonario del Regno d'Italia » del conte Silvio Man nucci, Roma, Coll. Araldico, vol. IV) . Alias: Partito : nel 1º d'argento ad una fan ciulla coronata d'alloro seduta sopra un cervo corrente sulla pianura erbosa, te nente con la sinistra le corna del cervo e con la destra un dardo, il tutto al natu rale; nel 2º d'azzurro alla banda d'oro caricata di un'ombra di sole di rosso fra due rupi al naturale (arma del ramo di ANTONIO GIUSEPPE, di Gabriele, di An tonio). DIMORA: Olzai, Gavoi, Orune, Nulvi. Coi diplomi in data 11 marzo 1642 veni vano concessi a FRANCESCO Satta Sotgiu i titoli di cavalierato e di nobiltà e l'uso del le armi gentilizie, trasmissibili ai suoi figli ediscendenti maschi. Nelle Corti generali, tenute in Cagliari sotto la presidenza del vicerè, conte di Montellano, nel 1698, furono abilitati tren tuno membri di questa nobile ed antica famiglia, tutti residenti nei villaggi della parte settentrionale dell'isola, eccezione fatta per il dottor AGOSTINO, residente in Iglesias. Nell'elenco dei feudatari, dei nobili e dei cavalieri esistenti nei villaggi della provin cia di Nuoro, compilato nel 1822 dalla R. Prefettura e trasmesso alla R. Segreteria di stato e di guerra presso il vicerè di Sarde gna, erano compresi i nomi di don FRAN CESCO, don GIUSEPPE e don LUIGI Satta, residenti a Gavoi. E nell'elenco compilato dalla R. Prefettura di Sassari, nello stesso anno 1822, era compreso il nome di don GABRIELE Satta residente in Nulvi. Da que sti discendono le varie famiglie inscritte nell'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. col titolo di cavaliere, trasmissibile ai di scendenti maschi legittimi e naturali, e di nobile e don trasmissibili ai discendenti le gittimi e naturali d'ambo i sessi. Ramo di Olzai. AGOSTINO, di Francesco, di Agostino. Sorella: Filomena. PAGINA 155 Ramo di Gavoi. ANTONIO GIUSEPPE, di Gabriele, di An tonio. Figli: LUIGI, GABRIELE. Fratelli: MATTIA, ALBERTO, Maria Fran cesca, SEBASTIANO, GIOVANNI BATTISTA. Ramo di Orune. ANTONIO GIUSEPPE, di Luigi, di Giu seppe. Figlia: Luigia Beatrice. Ramo di Olzai. FELICE, di Giuseppe. Fratello: FRANCESCO. Figli di Francesco: GIUSEPPE, SALVATO RE, Caterina, Mariangela, Maria Giusepра, Barbara. Ramo di Gavoi. LUIGI, di Francesco, di Luigi. Fratelli: GIOVANNI ANTONIO, GAVINO, GAETANO, Maria Angela, Elisabetta, Rita, Angela Maria, Rosa. Ramo di Gavoi. LUIGI, di Tomaso, di Luigi. Figli: TOMASO, Maria Angela, Maria Anna. Fratelli: Rosa, EFISIO GAVINO, SEBA STIANO. Figlio di Efisio Gavino: FRANCESCO. Ramo di Nulvi. GABRIELE, di Pietro, di Gabriele. Fratelli: LUIGI e Caterina. Con decreto ministeriale 22 gennaio 1924 vennero riconosciuti a favore dei fratelli SALVATORE Satta, fu Luigi, n. a Gavoi il 13 aprile 1886 e GIUSEPPE, n. a Gavoi il 1 ottobre 1888, i titoli di cavaliere, trasmis sibile ai discendenti legittimi e naturali, maschi da maschi, e di nobile e don tra smissibili ai discendenti legittimi e naturali d'ambo i sessi per continuata linea retta mascolina. I predetti fratelli Salvatore e Giuseppe, di don Luigi, di don Salvatore, di don Rai mondo, si allacciano alla linea, pure di Ga voi, di don Luigi, di don Francesco, di don Luigi e di don Raimondo, discendendo dallo stesso bisavo don Raimondo Satta Gallus. * Altro ramo di Gavoi. SALVATORE, di Luigi, di Salvatore. Fratello: GIUSEPPE. s. 1. PAGINA 156 SAUBOIN. periale del 15 no vembre 1766, GIACOMO de Sauboin, cavalie re di S. Stefano d'Ungheria, consigliere aulico imperiale, segretario intimo attuale e grande elemosiniere del Granduca di To scana, fu decorato, insieme coi discenden ti, della nobiltà del Sacro Romano Impero. Un rescritto granducale del 16 gennaio 1769, autorizza il medesimo all'uso del ti tolo nel Granducato, e la Deputazione sul regolamento della nobiltà, con decreto del 7 maggio 1770, ne ordinava l'iscrizione nel Libro d'Oro dei Nobili di Firenze. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf.), in persona dei disc. da Egidio e Carlo, di Luigi Maria. SAULI SCASSI (SAOLI) D'IGLIANO. e ARMA : D'argento all'aquila di ros so, armata e membrata d'az zurro, col volo abbassato Alias: D'argento a sei tortelli di ros so, posti in orlo. Alias: Di rosso a sei stelle d'ar gento di 6 raggi, poste 3, 2, 1; col capo d'argento caricato di uno scudetto troncato d'oro e d'ar gento. DIMORA : Genova e Torino. Allorchè nell'anno 1316 Castruccio Ca stracane si rese padrone di Lucca, molte LETTERAS e ARMA: D'azzurro, alla banda d'ar gento, caricata di due rose di rosso, bottonate d'argento. CIMIERO : Una stel la di 6 raggi d'oro. DIMORA : Firenze. Con diploma im f. s. famiglie guelfe sularono da quella città : tra queste i Sauli che ivi ave vano primeggiato ed avevano dotato largamente la chie sa di S. Quirico tutta dell'Olivo : via si trova questo cognome in Geno va anche prima di quell'anno sotto la forma «De Sauro» o « De Sori ». Alla Repubblica di Ge nova diedero in tutti i tempi uomi ni pubblici, alla Chiesa prelati illu stri . Ricordiamo tra i molti : Отто NE ed OPIZIO de Sauro, presenti al la pace coi pisani (1188), BRIZIO, che fu inviato ad Avigno ne (1242), Bendinelli, anziano (1361), che giurò le convenzioni con Carlo IV im peratore (1368, GIOVANNI qm. Giovanni, patrono di galera (1381), anziano (1386 90) , (1400-05-08), podestà di Pera (1407); molti altri anziani si trovano nei detti SAULI secoli e nel XVI GIOVANNI del Soglio (Sauli?) fu vescovo di Mondovì (1403), PAOLO fu fatto prigioniero dai veneziani (1404), ANTONIO prestò cospicue somme alla Francia senza garanzia (1404), MAN FREDO partecipò all'impresa di Cinarca (1416) e fu console in Caffa (1421), GASPA RE, anziano (1446), fu reiteratamente aim basciatore della Repubblica , LEONARDO qm. Manfredo, anziano (1450, 60, 62, 64, 66, 70), fu capitano della Spezia (1456); BENDINELLI, qm. Pasqualotto, anziano (1453, 63, 74), ufficiale di bailia (1461), ambasciatore al Duca di Milano (1464, 75) , arbitro fra nobili e popolari (1473), istituì un cospicuo moltiplico per l'erezio ne della Basilica di S. Maria di Carignano in Genova (1461) e per due ospedali, com preso quello di Pammatone : gli furono erette statue nel Palazzo Ducale (distrut ta questa nei moti del 1797) e nel predetto LETTERA S ospedale. ANTONIO qm. Bendinelli, capita no di galere (1487), fu ambasciatore a Mi liano (1487, 89, 94), fu inviato all'impera tore (1496), ufficiale di bailia (1499-1505), ambasciatore al Pontefice (1513); PASQUA LE qm. Bendinelli, fu degli istitutori del Monte di Pietà in Genova (1483), amba sciatore al Papa (1484), generale dell'eser cito contro i fiorentini (1487); ALESSANDRO fu commissario alla Spezia (1484), amba sciatore a Milano (1494), al Re di Francia (1496), dei riformatori della Repubblica (1500), ufficiale di bailia (1512-20), giurò la unione (1527), fondò il coro di Santa Caterina; GEROLAMO qm. Leonardo, fu ambasciatore al Re di Francia (1498), ufficiale di bailia (1506), capitano di ar mate (1507); ANFREONE, di popolo grasso, ebbe contese con i nobili inGenova (1507); GIO. BATTISTA qm. Bendinelli, ufficiale di bailia (1507-14), dei riformatori della Re pubblica (1527), senatore (1528), fu mira colosamente guarito da S. Limbania che a lui apparve; SEBASTIANO fu consignore di Roascio (1515), di Ormea (1515), di Prio la(1515), di Niella Tanaro (1515), di Mom basiglio (1515), di Bagnasco (1515); GIO. BATTISTA signore di Cremolino (1516); STE FANO qm. Pasquale, anziano (1526), fu pro tonotario apostolico e lasciò per la strada alla Basilica di Carignano, eseguita poi da Domenico. Nel 1528 i Sauli formarono albergo. TOMASO fu decapitato per aver cospira tocontro la Repubblica d'accordo coi fran cesi (1532); OTTAVIANO qm. Antonio fu dei capitani per la guardia di Genova (1536); ANTONIO fu vicario di Chiavari (1555); FRANCESCO fu commissario in Corsica (1553) e vicario di Chiavari (1555-57); CRISTOFORO commissario in Corsica (1559); BENDINELLI qm. Sebastiano fu all'impresa di Tripoli con due galere (1559) e a Le panto (1571); BENEDETTO fu vicario e com missario di Chiavari (1559); GIULIANO fu commissario in Corsica (1562); QUILICO fu signore di Igliano (1563); MARCANTONIO, signore di Marescotto (1580); AGOSTINO fu commissario in Corsica (1588); GIO. ANTO NIO di Lorenzo fu capitano per l'arruola mento di 200 fanti contro il Piemonte (1624), ferito nell'incendio di Pigna (1625), quindi generale delle artiglierie di Genova PAGINA 157 (1626); VINCENZO fu inviato in Riviera a far leva di 200 fanti (1625); GIULIO fu commissario in Corsica (1626-27); PAOLO fu capo del Senato genovese durante la guerra col Piemonte (1625); OTTAVIANO, prode capitano di moschettieri spagnuoli a Tornavento (1636) e poeta latino prege vole; GIOVANNI FRANCESCO fu inviato am basciatore straordinario al Re di Spagna (1654) e commissario in Corsica (1662); MARCANTONIO fu commissario all'Ospedale degli Incurabili in Genova durante la pe stilenza (1656) : ed in tale occasione si segnalarono per pietà FRANCESCO MARIA, GIOVANNI FRANCESCO, G. B. qm. Luigi, e GIO. GEROLAMO. ANDREA fu investito di Portovecchio in Corsica (1662). Il predetto G. B. qm. Luigi fu capitano alla Spezia (1660-61) ed in Chiavari (1675); vicari nel lo stesso luogo furono : LUIGI qm. G. B. (1702); ALESSANDRO, qm. G. B. (1711, 25); Gio. MARIO qm. Andrea (1720); e gover natori : PAOLO (1743), ANFREONE qm. Gio vanni Maria (1759-60) e GIO. STEFANO qm. Massimiliano (1794); ANFREONE si compor tò valorosamente contro gli Austro-Sardi (1746) e si arrese nel castello di Masone do po energica difesa (1747); FRANCESCO MA RIA di Luigi (1740-2, 52-5) e PIER ANTΟΝΙΟ (1797) furono governatori di S. Remo. Gio BATTISTA fu commiss. in Corsica (1762); FRANCESCO fu capitano di Ovada e Gio. BATTISTA di Recco (1797). FILIPPO qm. Ecc.mo Massimiliano, e LUIGI ANΤΟΝΙΟ furono del Gran Consiglio (1797). I sena tori della Repubblica furono 29 e 3 i dogi: LORENZO di Ottaviano (1599), ucciso da Genesio Gropallo (1601); GIULIO di Ben dinelli (1656); FRANCESCO MARIA di Anto nio (1695). Lorenzo insieme ad altri lasciò alla Chiesa di Carignano (v.: Giornale de gli studiosi, n. 33, anno III, pag. 64). GA SPARE fu con suo fratello CRISTOFORO se guace delle idee democratiche : amico di Robespierre e carcerato (1794) e commis sario del Governo provvisorio della Repub blica ligure in Albenga (1797) (v.: Atti Soc. lig. di St. Patr. vol. LIX; Vito Vita le : Onofrio Scassi, ecc.); suo figlio FRAN CESCO fu governatore della Toscana (1860), ministro a Pietroburgo ed a Londra, depu tato al Parlamento per Levanto e Genova IV nelle legislature I, III e IV, senatore PAGINA 158 del Regno (1853); morì nel 1893. Il conte LODOVICO Sauli d'Igliano fu ministro degli Affari Esteri del Regno di Piemonte (1821), ministro a Berna ed a Costantino poli, indi senatore del Regno (1848); scris se : La colonia dei genovesi in Galata; mo rì nel 1874; suo fratello ALESSANDRO, CO lonnello, fu comandante militare di Chie ri. Il marchese DAMIANO, fu Stefano, co lonnello del Genio marittimo (1848), fu deputato al Parlamento per Genova VI e per Rivarolo Ligure nelle legislature III, IV e V; morì nel 1860 (v. G. Gormi, Due ammiragli di Casa Savoia, pag. 87 e seg.). Per religione, filantropia ed erudizione segnalaronsi sopra gli altri : FILIPPO, giu rista, che lasciò la sua biblioteca all'Ospe dale degli Incurabili, vescovo di Brugnato (1512); BENDINELLI, cardinale (1511), ve scovo di Albenga (1513) e di altri luo ghi; fu accusato di aver conosciuto il pro getto di avvelenamento di Papa Leone X e perciò arrestato, indi liberato; avvelenato (1518); GEROLAMO fu arcivescovo di Geno va (1550), di Bari (1571); Maria fondò un ricovero per le ragazze pericolanti (1551); GIULIO fu vescovo di Brugnato (1565); DOMENICO, signore di Pozzolo (1527), giu rista, uomo politico di Francesco II Sforza (v. « Autobiografia » in Miscellanea di Sto ria ital. , tomo XVII), lasciò cospicue som me in beneficenza, e suo figlio ALESSAN DRO, generale dei Chierici di S. Paolo, ve scovo di Aleria (1571) e di Pavia (1591), oltre che giurista e teologo rinomato, fu dichiarato santo (1904), e morì nel 1592; suor Maria Pellegrina Sauli Bargagli delle Mantellate fu Beata (v.: Giornale degli studiosi, n. 51, anno III, pag. 303); ANTO NIO, giurista di vaglia, fu vescovo di Fila delfia (1585), cardinale (1587), vescovo di Tusculo (1603), di Porto (1605), di Albano (1607), di Sabina (1611), di Ostia e Vel letri (1620); frate GIOVANNI, domenicano, fu vescovo d'Aleria (1603) e chiaro teolo go; STEFANO, arcivescovo di Teata (1628), scrisse De homine christiano; PASQUALE olim Marcantonio, di Francesco e di Teo dora Sauli, paggio d'onore del duca di Mi lano Francesco Sforza, fu insigne giuri sta : è autore di una Istituzione del giudice di cause criminali (1607), ebbe varie mis sioni all'estero, fu abate di S. Pietro di LETTERA S Cannes; ANTONIOTTO fu poeta vernacolo genovese (secolo XVI); giurista e poeta fu VINCENZO (secolo XVII), e così pure FRAN CESCO GIUSEPPE Saoli Bargagli, vescovo di Noli (1710). L'unica linea genovese esistente parte da SAULO e per OBERTO, SAULO, che giurò la pace di Lucca coi genovesi (1166), OPICI NO, UPETRUCCIO, LANDO, GIOVANNI NICOLÒ, BIAGIO, ALESSANDRO, LUIGI, ANTONIO, LUIGI, AMBROGIO, capitano alla Spezia (1683-84), LUIGI (id., 1705-06), AMBROGIO, del Minore Consiglio (1797), SINIBALDO FRANCESCO, ascritto alla Nobiltà genovese 13 maggio 1786 е del Gran Consiglio (1797), AMBROGIO, perviene a FRANCESCO ALESSANDRO, ufficiale dei bersaglieri, poi generale (1874); egli partecipò alle Campa gne d'indipendenza 1848, 49, 59 e fu ferito a S. Martino; ebbe una medaglia d'argento al valore militare << per essersi distinto il 23 marzo 1849 alla battaglia di Novara »; altra medaglia d'argento « per essersi di stinto all'attacco ed occupazione di Vinza glio il 30 maggio 1859, essendo stato il pri mo a superare le barricate all'ingresso di detto villaggio »; fu decorato della croce di cavaliere dell'O. M. di Savoia « per aver guidato con molta intelligenza ed intrepi dezza la propria compagnia nei diversi at tacchi alla baionetta alla battaglia di San Martino il 24 giugno 1859 »; fu inoltre ca valiere ufficiale della Corona dei SS. Mau rizio e Lazzaro e comm. della Corona d'I talia; morì nel 1889. Suoi figli sono il de funto AMBROGIO, ufficiale di cavalleria, presidente della Commissione ligure aral dica, amministratore di opere pie; ricono sciuto 18 novembre 1897 e 1911 marchese (mpr.), patrizio genovese (m.), ed iscritto, coll'aggiunta del cognome materno Scassi, ottenuto con R. D. 28 giugno 1906, nell'E lenco Uff. Nob. Ital. e nel Libro d'Oro in sieme al fratello ONOFRIO AGOSTINO, dot tore in giurisprudenza, ex-consigliere со munale in Genova, ex-membro della Com missione araldica ligure, il quale è suben trato dopo la morte del fratello nel titolo marchionale ed ha ottenuto, con R. D. 26 giugno 1930, la rinnovazione del titolo co mitale materno e l'iscrizione con questo nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano e nel Libro d'Oro. LETTERA S Sono suoi figli, pure iscritti come sopra . Angela Maria, Francesca, AMBROGIO. La linea piemontese d'Igliano procede rebbe a quanto pare dalle genealogie del Buonarroti, e da altre unita alla preceden te fino ad OPICINO; da lui per LAZZARO, BONACCORSO, LAZZARO, BENDINELLI, PA SQUALOTTO, BENDINELLI (predetto), PA SQUALE (predetto), SEBASTIANO (predetto), GIORGIO, GIOVANNI, QUILICO (predetto), DOMENICO, LODOVICO (predetto), RAIMON DO, GIUSEPPE, perverrebbe al vivente Lo DOVICO, avvocato, residente in Torino. g. c. d. SAUNDERS CLAXΟΝ. 111 ARMA: Partito : a destra inquar tato; nel 1º e 4º interzato in fa scia : a) di rosso a due istrici al naturale uno ac canto all' altro; b) palato d'er mellino e d'oro; c) di rosso, al cervo d'argento accovacciato; nel 2º e 3º troncato in sca glione: a) di rosso, a due teste di caval lo d'oro una accanto all'altra; b) d'oro, alla mezzaluna montante d'argento; a si nistra inquartato : nel rº e 4º d'azzurro, a due leoni passanti, uno sull'altro, se parati da un bastone posto in fascia scorciato, il tutto d'oro; nel 2º e 3º di ne ro, col capo d'argento carico di tre teste di cane del primo, poste in fascia. Мотто: Sapere aude incipe. e DIMORA: Glocester. Con rescritto granducale 21 febbraio 1850, emanato in seguito a proposta della Magistratura civica di S. Miniato, fu ascrit to al ceto nobile di quella città il dott. BE NIAMINO, di altro Beniamino Saunders Cla xon, discendente da famiglia inglese già decorata del titolo marchionale dai re Car lo II e Giacomo II. Con altro rescritto del 28 aprile 1851 il medesimo venne dal Granduca insignito del titolo trasmissibile di marchese, titolo abbandonato dal suo avo quando si allon PAGINA 159 tanò dalla patria per importantissime im prese commerciali nelle Indie Orientali. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di S. Miniato (mf.) e marchese (mpr.), in persona dei disc. da Beniamino, di Beniamino. f. s. * SAUTEIRON (DE) SAINT CLEMENT. ARMA: Di rosso, a tre scaglioni d'o ro, accompagna ti da tre stelle del medesimo, due in capo ed una in punta. Мотто : Fortitudo et clementia. DIMORA : Nizza e Torino. Originaria di Provenza, passata a Nizza Marittima ver so la fine del secolo XVIII. Il più antico personaggio di questa casa che si conosca è un certo BONIFACIO Sau teiron, che viveva nel XV secolo e che ri sulta esser stato scudiere di Giovanni, du ca di Calabria. Risulta pure esserlo stato il figlio AJ BAN, che sposatosi a Lucia de Fauris die de origine a vari rami di questa famiglia che vennero infeudati, fra altri, dei feudi di S. Clement, S. Vincenzo e di Ceranon. POMPEO, di Sauteiron, signore di S. Cle ment, viveva nel 1739 e suo fratello FRAN CESCO era vicario generale della diocesi di Sisteron; per i servizi da lui resi allo Sta to, ottenne dal re una lauta pensione vi talizia. Pure a Grasse esisteva una famiglia di questo nome ed un GIUSEPPE ANTONIO di Sauteiron, di Pompeo, signore di S. Cle ment, fu governatore della città di Pertuis e viveva nel 1769. Da Giuseppe Antonio e da Margherita Teresa Gautier discendono gli attuali Sau teiron. Aquesta famiglia venne riconosciuto il titolo di nobile per maschi e femmine con D. M. del 27 settembre 1884. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. PAGINA 160 Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di ARCHIMBALDO, di Luigi, di Giovanni Luigi Figli: CARLO, Luigi, Giulio e Guido. 1. r. m. SAVARESE. ARMA: D'azzurro alla fascia di ros so accompagnata in capo da due teste di moro af frontate e in SAVI. punta da un gi glio d'oro. DIMORA : Napoli e Torre del Greco. Decorata con R. D. 5 giugno 1856 del titolo di barone in persona di Giacoмо Savarese; alla sua morte, avvenuta nell'a gosto 1884, gli successe nel titolo il figliuo lo Alfonso, n. 20 giugno 1842. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (mpr.), in perso na di CARLO MARIA GIUSEPPE, di Giacomo, di Luigi. f. f. p. di s. SAVELLI. ARMA : D'azzurro, ad un ramoscello di rosa fogliato di verde e fiorito di rosso, soste nuto da due leo ni d'oro lampas LETTERAS ra. La proposta fu accolta con rescritto granducale dell'Ir aprile 1840. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Modigliana (mf), in persona di LORENZO, di Angiolo, di Gio. Battista. Figli: ANGIOLO, FILIPPO, Luisa. Figli di Angiolo: GIO. BATTISTA, FRAN CESCO LODOVICO, Lorenzo, Clelia. Figli di Filippo: Elisabetta, ATTILIO, PIER Lorenzo. f. s. ARMA: Di rosso, al pino al naturale, fruttifero d'oro, terrazzato di ver de; col capo d'o ro, caricato di una aquila di nero. DIMORA : Firenze. La Magistratura civica di Fiesole, con partito 30 a prile 1847, propose l'ascrizione al ceto no bile di quella città di GIUSEPPE, di Gaeta no Savi, discendente da famiglia abilitata alle cariche pubbliche nell'originaria terra di Portoferraio. La proposta fu accolta con rescritto granducale del 2 luglio 1847. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Fiesole (mf.), in persona dei disc. da Giovanni e Giuseppe, di Giuseppe, di Gaetano. f. s. sati di rosso, af- SAVIGLIANO (Cuneo). (COMUNE). frontati, e sor montato da tre gigli d'oro posti fra i quattro pendenti di un lambello di rosso; con la campagna d'oro carica di tre bande di rosso. DIMORA : Modigliana. La Magistratura civica di Modigliana, con partito 6 aprile 1839, propose l'ascri zione al ceto nobile di quella città di An GELO, di Gio. Battista Savelli, facoltoso possidente e già gonfaloniere di quella ter ARMA : D'argento alla croce di ros so. (Consegna mento 1614). La comunità di Savigliano, per ac quisto fatto dai Tapparelli di por zioni di Genola, veniva investita di un terzo del preci tato feudo il 26 no LETTERAS vembre 1512 con titolo signorile. Il 23 gennaio 1698 la comunità consegnava il feudo di Genola, del quale il 23 giugno 1735 veniva investita col titolo comitale, per uno dei tre quinti dei cinque punti. Nuova investitura otteneva la comunità di Savigliano il 9 dicembre 1758 coll'obbligo della rinnovazione ogni dieci anni. Il Comune è iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Genola. SAVINI e SAVINI LANDUCCI. 1. b. ARMA: D'azzurro adue cornucopie d'oro fruttate al naturale, attra versate da una fascia d'oro cari cata di tre stelle d'argento, il tut to accompagnato in capo da una stella dello stes so (Savini) . Alias: Partito: nel 1º d'azzurro a due cornucopie d'oro, fruttate al naturale, attra versate da una fascia d'oro cari cata di tre stelle d'argento, il tut to accompagnato in capo da una stella dello stes so (Savini) ; nel 2º d'argento al monte di cinque cime di rosso, posto 3 e 2, ristretto, e accompa gnato in capo da una cometa d'oro on deggiante in palo (Landucci). DIMORA: Rimini. Lo storico Carlo Tonini afferma che la famiglia Savini è oriunda da Cesena da do ve sarebbe fuggita a Rimini intorno al 1150, in seguito alle lotte tra guelfi e ghi bellini. In una pergamena della Civica Bibliote ca Gambalunga di Rimini, del 4 maggio 1224, un PIETRO Savini compare giudice di mercato. CRISTOFORO, di Pietro, viveva in PAGINA 161 Rimini ove sposò Francesca Agolanti ed ebbe il 5 gennaio 1619, PIETRO GIOVANNI, il quale prese in moglie Rosalba Cisterni, da cui gli nacque, il 27 ottobre 1645, FRAN CESCO MARIA. Questi, nel settembre 1687, fu padre di GIOVANNI FRANCESCOo, che spo sò Francesca Germani, dalla quale ebbe DOMENICO ANTONIO, marito di Orsola Rol li e padre di GIUSEPPE ANTONIO, nato nel 1742. Quest'ultimo fu valente magistrato e coprì in patria varie cariche pubbliche; fu reggitore della comunità di Comacchio sot to il regno Napoleonico e gonfaloniere di Rimini. Nel 1787, sposò Rosa Ceccarelli e morì nel 1827, lasciando DOMENICO (1794, 1853), che nel 1817 contrasse matri monio con la nobildonna Laura Bornacci ni, da cui ebbe tre figli: GIUSEPPE, GAE TANO E SAVINO. Dagli storici cittadini la famiglia è clas sificata « consolare » fino all'avvento della rivoluzione francese, e poscia « di primo censo ». GIUSEPPE, nato 1'8 ottobre 1824, venne nominato, giovanissimo, professore ordina rio dell'Accademia musicale di S. Cecilia in Roma, ebbe la laurea in filosofia dal l'Archiginnasio romano e quella in legge. Fu adottato figlio dalla nobildonna Teresa Landucci ved. Bornaccini, con decreto del la Corte d'Appello di Bologna del 30 di cembre 1886, onde l'aggiunta al proprio del cognome Landucci. Sposò la nobildonna Settimia Landucci e da questa unione ebbe i viventi DOMENICO e BENEDETTO. Da GAETANO e SAVINO, discendono gli al tri rami della famiglia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. col titolo di nobile di Rimini (mf.), in per sona di: Ramo primogenito (Savini Landucci). DOMENICO, di Giuseppe, di Domenico e di Settimia Landucci, n. il 27 ag. 1856. Fratello: BENEDETTO, da cui: Giuseppina e Settimia in D'Amico. Ramo secondogenito (Savini) . VINCENZO, di Savino, di Domenico. Figlia: Adriana. GUIDO MARIA, di Pio, di Gaetano, di Do menico. Figlia: Maria Letizia. RIA. Fratelli: ALBERTO MARIA E GIORGIO MA c. f. p. Araldica 11 PAGINA 162 SAVINI. di Camerino, ma originaria da Siena; Gentile da Varano, capitano del popolo di Camerino e rico struttore della città, distrutta dagli impe- SAVINI. riali di Manfredi, accolse i Savini sulla fi ne del secolo XIII, annoverandoli subito tra la nobiltà. Sono da ricordare : PIETRO e DOMENICO, che furono i primi a portarsi a Camerino. SCIPIONE, che fu al servizio della repubblica veneta sotto Valerio Orsi no. PIETRO PAOLO, che nel 1541 fu uno dei primi magistrati della città. Il papa Paolo III, nel 1546, annoverò la famiglia Savini tra quelle consolari di Ca merino. AGOSTINO, nel 1606, inviato amba sciatore a Paolo V. GIOVAN PIETRO, cano nico della cattedrale. GIOVAN BATTISTA, podestà di S. Anatolia e Recanati e poi capitano delle Appellazioni in Fermo. Sci PIONE (1575), Protonotario apostolico, se gretario dei Brevi ai Principi sotto Urbano VIII, Innocenzo X, Alessandro VII. Altro SCIPIONE, il 9 aprile 1700, ottenne per lui e discendenti il titolo comitale dal duca Francesco Farnese di Parma. GIOV. FRAN CESCO, di Scipione, il 4 luglio 1705, da Cle mente XI, fu decorato del titolo di marche se per sè e discendenti, in ordine di primo genitura. PATRIZIO, nato 1737, fu storico e scrittore valente e magistrato insigne. Scrisse la storia di Camerino, ms. che po chi anni fa fu dai discendenti donato alla biblioteca Valentiniana di Camerino. La famiglia è iscritta nell'Elenco Nob. Uff. Ital. coi titoli di nobile di Camerino (mpr.), marchese (mpr.), nobile dei mar chesi (mf.), ed è rappresentata da : Ramo primogenito LUIGI, n. Camerino 6 marzo 1961, dal fu marchese Pietro (1833, † 1899), e dalla LETTERA S fu Sofia, dei conti Parisani (1838, † 1924); ( resid. Petriolo- Macerata) . ARMA: Di rosso al monte di tre ci me movente dal la punta e sor montato da una stella di 8 raggi, il tutto d'oro. DIMORA : Roma; Muccia (Macera ta); Pausola. Antica famiglia Sorella: Emma, n. Camerino 6 gennaio 1869; sp. 27 novembre 1893 con Bartolazzi Paolo (resid. Pausola). Figli dello zio † Enrico: 1) GUIDO, nato Camerino 6 gennaio 1889; sp. 3 febbraio 1917 con la nobile Maria dei conti Agrico la di Udine; (resid. Muccia (Macerata) e Roma, Via Boezio, 16), da cui : a) ENRICO, n. Vercelli 8 gennaio 1918; b) Maria Lu ciana, n. Muccia 31 gennaio 1919. 2) ALESSANDRO, n. Camerino 8 agosto 1872. p. c. b. v. ARMA: Di rosso al braccio destro armato, movente dal lato sinistro dello scudo e im pugnante con la mano di carna gione una mazza d'arme in palo, il tutto d'ar gento. DIMORA : Fermo. Antichissima e nobilissima famiglia fer mana, di cui si ha memoria fin dal 1199 con un ROGERIO Savini, console e rettore della città. Dette in ogni tempo uomini il lustri; sono da ricordare : GIACOMO, al ser vizio della repubblica veneta, che trovan dosi alla disfatta navale dell'armata co mandata da Girolamo Zeno, ed essendo morto il colonnello Ottavio Adami, fu ele vato a tale grado e comando. BRACCIO, che con altri liberò Fermo dalla tirannia degli Uffreducci. ANTONIO, militò in Francia, e pugnò contro gli Ugonotti col grado di capitano. CONCETTO fu capitano delle truppe pon tificie in Francia contro gli eretici; rugnò alla battaglia di Montecotorno. SEBASTIA No, insieme ad altri, ambasciatore al papa Paolo III, per ottenere a Fermo la cessione di Mogliano, e Petritoli. BENEDETTO, VESCO vo di Veroli, fu al Concilio tridentino. Ευ GENIO, prelato e vescovo di Telesia nel 1596, fu al Concilio di Benevento, creato LETTERA S da Clemente VIII, vicario apostolico di Ugenta nel 1550, vicario generale della cit tà dell'Aquila nel 1582 e di Cremona nel 1584; Sisto V lo creò protonotario aposto lico nel 1586, vicario apostolico del vesco vado d'Ischia, nel 1604, anno in cui morì. DOMENICO, fu uno dei fondatori de'l'Ac cademia dei Vaganti di Fermo fatta nel 1590, e ne fu il primo « principe » con il nome di « Torbido ». GIROLAMO, entrò nel la compagnia di Gesù, e fu predicatore di molto grido. IGNAZIO, si fece francescano. Visse nel 1669 e fu eccellente predicatore dell'imperatrice Eleonora. GIUSEPPE, en trò a far parte dell'oratorio di S. Filippo Neri, e ebbe il grado di superiore nella Congregazione di Fermo. Morì il 2 febbraio 1635, dopo aver appartenuto alla sua Con gregazione per 50 anni. GIUSEPPE IGNAZIO, fu aggregato nel 1688 con tutta la discen denza, al patriziato ascolano; e MARCO AN TONIO, il 7 agosto 1745, dall'imperatrice e regina Maria Teresa, fu decorato del titolo comitale in linea primogeniale maschile. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. con i titoli di patrizio di Fermo (mf ), patrizio di Ascoli (mf), conte (mpr.), no bile dei conti (mpr.), ed è rappresentata daPro, n. a Fermo 11 giugno 1873, dai fur. Francesco Saverio (1829-1902) e Anna Ren zapaoli (1852-1919); sp. 25 aprile 1911 con Filomena, dei conti Raccamodoro (resid.: Fermo). Fratelli: 1) CARLO, n. 24 aprile 1875; sp. 15 febbraio 1904con Maria, dei conti Mag gini, da cui: a) SAVERIO, n. 14 agosto 1905; b) Ada, n. 31 luglio 1908; c) Ida, n. 3 ago sto 1912. 2) MARCANTONIO, n. 18 aprile 1878; sp. 22 ottobre 1909 con Adelaide Pisoni. 3) Matilde, n. 21 febbraio 1877; sp. 29 ottobre 1903 a Felice Tordini († 30 novem bre 1918). SAVINI. p. c. b. o. ARMA: D'oro, all'aquila al naturale, te nente nel becco un ramo d'olivo di ver de; col capo d'oro sostenuto da una fa scia in divisa di rosso e caric. di tre stelle d'argento di sei raggi, poste in fascia. DIMORA: Piacenza. PAGINA 163 Famiglia di ori gine piacentina . GIOVANNI Savini fu creato nobile coi suoi discendenti di ambo i sessi da Francesco Farnese con patente del 12 maggio 1695. Con testamento rogato dal notaio Costa Alfonso del 14 feb braio 1726 lasciò eredi i figli GIAN PIE TRO E GIAMBATTISTA. Gian Pietro nel 1734 fu nominato commissario capo sopra gli alloggi, ricevendo in pari tempo un pas saporto ducale. Da Giambattista nacque PIETRO, che sposò Maddalena Ricci, da cui nacque GIAMBATTISTA. Questi ebbe in mo glie Molla Brigida e lasciò due figli : AN TONIO E PIETRO. Da questi discendono le due linee inscritte nell'Elenco Uff. della Nob. Ital. Il detto Giambattista fu pode stà di Piacenza nel 1836 all'epoca del co lera; in detta circostanza ottenne la meda glia d'oro ai benemeriti della salute pub blica. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf ), in persona dei disc. da Giovanni (1695), ed è rappre sentata da GIAMBATTISTA, di Pietro, di Giambattista. Sorelle: Brigida, Maddale na, Clementina. Altra linea. ALBERTO, di Antonio, di Giambattista. Figli: GIULIO, Teresa, CLAUDIO, Anto nietta. Fratello: EMANUELE. * SAVINI NICCI. ARMA: D'azzurro alla torre merla ta di quattro, di argento, aperta e finestrata di due, sormontata da una stella di otto raggi d'oro. ORNAMENTI : LO scudo per i ma schi è fregiato di ornamentidano g. d. PAGINA 164 bile, col cercine e gli svolazzi d'argento e d'azzurro; e per le femmine degli or namenti speciali femminili e nobiliari. DIMORA: Roma. Famiglia di origine laziale, stabilitasi a SAVINI. Roma nei primi del secolo XVI in perso na di ANGELO, di Silvestro Nicci (1681 1755), giureconsulto di grande reputazione tanto da ottenere i favori di Clemente XII, che gli concesse nel 1738 il singolare mo numento del Ponte Rotto nell'Isola Tibe rina, dal detto Angelo bellamente restau rato. Per essere sua madre, la gentildonna Ce cilia Savini, l'ultima rappresentante di un ramo delle omonime casate che godettero nobiltà in Acquapendente e Camerino, egli ne aggiunse il cognome, che man mano di venne quello principale della famiglia. Dei suoi discendenti ricorderemo : Lu DOVICO (1724-1804), avvocato della Curia Capitolina; VITTORIO (1800-1875), notaio negli Uffici Camerali; LUIGI (1802-1869), cavaliere degli Ordini Pontifici della Mili zia Aurata e di Cristo, che nel 1850 venne da Pio IX nominato suo console generale ad Atene e nelle Isole Ionie e pościa nel 1863 cameriere segreto di spada e cappa. Dal matrimonio di questi con la nobile Luigia Scalzi Galetti nacquero diversi fi gli, tra i quali ANGELO (1846-1015), cui, per aver ricoperto con grande onore per parecchi anni la carica di sindaco di Sel ci, venne dedicata, con deliberazione mu nicipale, la piazza maggiore del paese. Questa famiglia ha ottenuto il titolo di nobile con R. D. 25 febbraio 1923 e RR. LL. PP. 27 marzo, ed ha rivendicato l'avi to cognome Nicci con R. D. 2 agosto 1924. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di OLIVIERO, di Angelo (n. 1877), dottore in giurisprudenza, consigliere di Stato, gr. uff. dei SS. Maurizio e Lazzaro, com mendatore dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro, cavaliere dell'Ordine di Dani lo I del Montenegro, della Croce di Prus sia e del Tesoro Sacro del Giappone, deco rato della medaglia d'argento dei beneme riti del terremoto marsicano; spos. alla gen tildonna Elvira Maiorana Calatabiano. Figli: MARIO, dottore in giurisprudenza; LETTERA S ANGELO; Lavinia, spos. al comm. prof. Fausto Roncoroni, e Valeria, spos. al cav. ing. Ezio Cristofoli. e. p. u. ARMA: D'azzurro, alla torre a due e piani, merlata alla ghibellina, d'argento, aper ta, finestrata murata di nero, terrazzata di ver de e sormontata da un crescente montante d'ar gento. DIMORA : Viterbo. MMM Si crede da alcuni che questa famiglia sia di origine normanna, da altri napolita na, certo si è che GIOVANNI COLA Condu blet era conte di Arena e di Stilo nella Ca labria nella seconda metà del secolo XV; la terra di Arena era stata eretta in feudo all'epoca normanna. Il detto Giovan Cola fu uno dei miglio ri capitani del suo tempo al servizio di Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli, sot to il cui figlio Alfonso, duca di Calabria, fece parte dell'esercito che nel 1482 scac ciò i turchi da Otranto e risulta pure a vesse molta famigliarità con San France sco da Paola. SABINO, di lui figlio, abbandonò il Rea me di Napoli, forse dopo la caduta degli Aragonesi, ed entrò al servizio del famoso Renzo de Ceri, conte di Anguillara, il qua le lo tenne in gran conto e gli fece dono di terreni nel territorio di Bieda, nella qual terra stabili la sua dimora, acquistan do molti stabili. La famiglia era assai ricca e cospicua in Bieda e s'imparentò sempre con nobili fa miglie viterbesi e romane. Da MARCANTONIO, figlio di Sabino, pro venne un figlio dell'istesso nome dell'avo, che però trovasi nei documenti modificato in SAVINUS e da allora in poi la famiglia fu sempre chiamata De Savinis o Savini. MARCANTONIO II, di Savino, era capita no e, nel 1646, Papa Innocenzo X lo creò sergente maggiore delle Armi della Pro LETTERAS vincia del Patrimonio di San Pietro di Or vieto e suo distretto ed allora prese per ragione della sua carica residenza in Vi terbo, ove poi si stabili definitivamente il figlio. FILIPPO e suo figlio VALENTINO sedette ro fra i « quadragenta nobiles cives » del Consiglio ed ebbero cariche municipali nel secolo XVIII, al finir del quale era segre tario generale e cancelliere del Comune (impiego nobiliare) GIOVANNI, di Valen tino. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. 1922 col titolo di no bile di Viterbo (mf). * SAVIO. l. r. m. ARMA: D'argento, alla pianta di salvia di tre ra moscelli, moven te dalla cima di mezzo, più alta delle laterali, di un monte di tre vette, il tutto di verde, colla fa scia d'oro attra versante; col ca po d'azzurro, carico di tre stelle d'oro, ordinate in fascia. Мотто : Nascendo. DIMORA: Bergamo, Saluzzo, Torino e Ver zuolo. Famiglia originaria dal Saluzzese, che parrebbe doversi allacciare a quell'Ema nuele Savio, signore di Macello, che fu gentiluomo del principe d'Acaia, il cui fi glio Antonio aliend nel 1396 il feudo di Macello (del quale furono investiti il 7 giugno Filippo, di Bonifacio, e Borgogno no, di Marchetto Solaro) ed il di cui nipo te Giovanni ebbe la carica di presidente della Camera dei Conti di Savigliano e fu arbitro dell'accordo stipulato tra Ame deo VIII di Savoia e Ludovico principe di Acaia. Edi questa famiglia fu quell'ANTONIO, dottore di leggi, che procreò DOMENICO, dal quale nacquero : ΑΝΤΟΝΙΟ TOMMASO, che fu medico in Lione, GUGLIELMINO († PAGINA 165 1579), che ebbe la carica di comandante di Villanova d'Asti per il Re di Francia, e DAVID AURELIO († 1562), ricordato una iscrizione nella chiesa di S. France con sco di Torino. Antonio Tommaso fu padre di ANTONIO BARTOLOMEO, che esercitò in Torino la parofessione di medico, del capitano Ам BROGIO, che ebbe la carica di governatore di Casteldelfino (1588-1597) per il duca di Savoia, e di FRANCESCOo, che fu consigliere nel Parlamento di Grénoble. Ad un PETRINO, legato con probabili vincoli di parentela col citato medico An tonio Bartolomeo, si riattacca con nessi ge nealogici sicuri la discendenza presente. Petrino fu padre di SALVATORE, qualificato nobile in determinati atti, e che un docu mento del 1613 ci fa noto come rivestisse la carica di podestà e giudice ordinario di Sampeyre nel Saluzzese. Da costui quero : nac PETRINO († in Roma), che fu dottore di teologia e di diritto, ANTONIO, che fu notaio, podestà e giudice di Sampeyre co me il padre suo, e che il duca di Savoia nominò l'11 novembre 1648 procuratore fiscale patrimoniale generale della città e marchesato di Saluzzo, e del capitano BAR TOLOMEO, la discendenza del quale si spen se nel secolo XVIII col canonico BARTOLO MEO († Saluzzo). Il patrimoniale Antonio fu padre di FI LIPPO, che stabili la sua residenza a Pia sco, e dal quale provennero ANTONIO GIA CINTO († Piasco, 1736), GIO. GOFFREDO, SALVATORE E GIUSEPPE. Da Antonio Giacinto nacque FILIPPO ANTONIO, che procreò ANTONIO, che fu sa cerdote e dottore in teologia, FILIPPO (+ Velletri), che fu frate agostiniano, GIOVAN NI, che fu dottore di medicina, e LUIGI SEBASTIANO FEDELE. Figli del dottore Gio vanni furono : CARLO († 1781), che prima fu professore di teologia all'Università di Torino e canonico del Corpus Domini, quindi venne creato vescovo di Asti, e Fr LIPPO, che morì improle. Luigi Sebastiano Fedele (n. Piasco, 25 dicembre 1781) spo sò Anna Marenco e da queste nozze nac quero : FILIPPO (n. 31 maggio 1805; † 2 novembre 1888), GIOVANNI FELICE (n. Pia sco, 13 dicembre 1816; † 23 aprile 1892) e PAGINA 166 FELICE (n. 3 aprile 1825; † 17 settembre 1877). Filippo ebbe dalla sua consorte Lucia Cocchi: il dottor AGOSTINO (n. Verzuolo, 21 maggio 1861) e GIOVANNI (n. Verzuolo, 22 ottobre 1863). Figli di Agostino e di Annetta Chiattone sono : Lucia, CARLO, FILIPPO E MARIO. Giovanni Felice sposò (1847) Agostina Cocchi e da queste nozze nacquero : FEDE LE (n. 1848; † Roma, 18 febbraio 1916), S. J. , professore nella Gregoriana di Roma, che fu storico di grande fama e membro della R. Deputazione di Storia Patria e della R. Accademia delle Scienze di Tori no, il cav. GIO. AGOSTINO (n. Saluzzo, 9 giugno 1850), il cav. GIUSEPPE (n. Saluz zo, 14 novembre 1857; † 1930), che fu dot tore in medicina, Anna (n. 1860), moglie di Luigi Matteoda e Carola Angela (n. Sa luzzo, 25 gennaio 1863), moglie del cav. Ferdinando Gatti. Il cav. Gio. Agostino sposò Maddalena Alberione e sono sui fi gli: Agostina (n. Saluzzo, 20 febbraio 1890) e GUGLIELMO (n. Saluzzo, 7 luglio 1895), che è avvocato e sposò Maria Cava liere. Il dottor Giuseppe ebbe dalla sua con sorte Teresa Sperino, Giuseppina, che spo sò Mario Caretti, e MARIO, che è dottore in medicina. Felice sposò (1855) Carolina Gachet, e da queste nozze nacquero : CARLO FEDELE (n. Savigliano, 19 ottobre 1857) che è pro fessore di filosofia e lettere, dottore di teo logia, comm. della Cor. d'Italia e dell'O. G. del S. Sepolcro, canonico della Catte drale di Saluzzo, membro della R. Depu tazione di Storia Patria, notissimo per le sue pregevoli, dotte ed erudite pubblica zioni filosofiche e storiche; Anna, moglie di Federico Fanelli; e il cav. AUGUSTO (n. Torino, 20 giugno 1865) che è dottore in leggi e notaio. Dalle nozze di quest'ultimo con Carolina Dogliani nacquero : CARLO FEDELE (n. Costigliole Saluzzo, 5 novem bre 1895), che è geometra, Maria (n. Co stigliole Saluzzo, 3 febbraio 1898), FELICE (n. Costigliole Saluzzo, 19 novembre 1899), che è avvocato, Candida (n. Costigliole Saluzzo, 27 luglio 1901), Giuseppina (n. Costigliole Saluzzo, 29 luglio 1903), che è dottoressa in lettere, ALESSANDRO (n. Pia LETTERAS sco, 20 agosto 1910) e Emanuela (n. Sa luzzo, 17 dicembre 1916). Carlo Fedele sposò Emma Pratis e sono suoi figli : AUGUSTO (n. Saluzzo, 13 feb braio 1924) e GIUSEPPE (n. 5 giugno 1930). Felice sposò Maria Capello e sono suoi figli : CARLO AUGUSTO (n. Saluzzo, 14 ot tobre 1926), Camilla (n. Saluzzo, 30 ago sto 1930) e Caterina (n. Saluzzo, rº settem bre 1931). Con R. D. 6 ottobre 1927 e successive RR. LL. PP. 11 marzo 1928 venne con cesso il titolo di nobile ai discendenti da Luigi Sebastiano Fedele Savio. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di AGOSTINO, di Filippo, di Fedele. Figli: Lucia, CARLO, FILIPPO, MARIO. Fratello: GIOVANNI. Cugini: GIOVANNI AGOSTINO, GIUSEPPE, Anna, Carola Angela, di Giovanni, di Fe dele. Figli di Giovanni Agostino: Agostina, Guglielmo. Figli di Giuseppe: Giuseppina, MARIO. Cugini: CARLO FEDELE, Anna, AUGU sto, di Felice, di Fedele. Figli di Augusto: CARLO, Maria, FELICE, Candida, Giuseppina, ALESSANDRO, Ema nuela. Figli di Carlo: AUGUSTO, GIUSEPPE. Figli di Felice: CARLO, Camilla, Cate rina. * SAVIO DI BERNSTIEL. ARMA: D'argento, alla pianta di salvia di tre ra moscelli, moven te dalla cima di mezzo, più alta delle laterali, di un monte di tre vette, il tutto di verde; col capo d'azzurro, carico di tre stelle d'o 1. b. ro, ordinate in fascia. (Consegnamento 1614). MOTTO : Son savio. LETTERAS DIMORA: Torino. Famiglia oriunda da Livorno Ferraris, passata poi in Torino. Le prime memorie risalgono ad un FRANCESCo de Saviis, qua lificato nobile, che aveva sposato Maria Maddalena Gaia. Assurse questa famiglia al fasto della nobiltà con EVASIO MICHELE ANDREA (n. Livorno Ferraris, 11 dicem bre 1812; † Torino, 29 aprile 1865), di Gio vanni, che fu avvocato e impiegato di Ca sa Reale, e che per la eroica morte di due suoi figli venne con R. D. 27 luglio 1862 creato barone. Aveva sposato (1836) Olim pia, di Giovanni Battista Rossi, che fu poetessa e scrittrice. Da queste nozze nac quero : EMILIO (n. Torino, 6 maggio 1837) che, capitano d'artiglieria, morì il 22 gen naio 1861 comandando la sua batteria al l'assedio di Gaeta, e che venne insignito di medaglia d'oro; ALFREDO (n. Torino, 13 settembre 1838) che, capitano d'artiglieria, morì il 28 febbraio 1860 al comando della sua batteria all'assedio di Ancona, e che venne insignito di medaglia d'argento; Adele († Torino, 14 aprile 1901) e FEDE RICO (n. Torino, 12 aprile 1842; † Cuneo, 7 dicembre 1921). Federico fu consigliere nella Corte di Appello di Torino e venne riconosciuto nel titolo nobiliare con D. M. 14 maggio 1878. Per una eredità lasciatagli dalla figlia del generale Enrico Bernstiel ottenne con R. D. 18 settembre 1870 di assumerne il ca sato. Sposò (1874) Camilla Arrigo e da queste nozze nacquero Maria Luisa, Olga Luisa, Andreina (n. Torino, 23 dicembre 1878), EMILFREDO († infante), EMILFREDO (n. 22 maggio 1885; † Biella, 29 luglio 1887), Olimpia Paola e EMANUELE EMIL FREDO (n. Cuneo, 22 maggio 1891), che è dottore in leggi, capitano d'artiglieria, e decorato della croce al merito di guerra (1918), il quale venne riconosciuto nel ti tolo baronale con Decreto Presidenziale 6 settembre 1928. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (mpr.), in per sona di EMANUELE, di Federico, di An drea, di Giovanni. Sorelle: Maria Luisa, Olga Luisa, Olim pia Paola. l. b. PAGINA 167 SAVIOLI FONTANA COLTELLI. ARMA : Troncato : nel 1º squamato armellinato col canton franco destro d'argento caricato di un orso rampante di nero; nel 2º ban dato d'oro edi azzurro. DIMORA : Bologna. Antichissima è l'origine della famiglia Savioli di Bologna, e alcuni la fanno derivare dalla Spagna. Imparentata con cospicue famiglie ita liane quali i Malaspina, gli Estensi, gli Or si, i Caccianemici ed altre, possedeva molte terre nel bolognese, fra cui Castel del Ve scovo e il castello di Mognano. Da essa uscirono uomini insigni sia nel Medio Evo, che nel Rinascimento. Ebbe podestà in im portanti città, ambasciatori e giureconsulti illustri presso i principi italiani e i ponte fici, lettori dello Studio bolognese e prelati. Fra coloro che illustrarono la famiglia nei tempi a noi più vicini, va annoverato il conte LODOVICO VITTORIO Savioli, nato a Bologna il 22 agosto 1729, dal conte Gio. Andrea e dalla contessa Paola Barbieri Fontana. Con la madre del conte Lodovico Vittorio Savioli si estinse la famiglia di lei, così il patrimonio di Lodovico fu accresciu to, oltre che dell'eredità Fontana, dalla primogenitura Coltelli, che accettò con ob bligo di portare nome e arme. Lodovico Vittorio ebbe tre fratelli : AN TONIO, ALESSANDRO E PETRONIO, e due so relle: Anna che vestì l'abito delle mona che di S. Agnese e Cecilia che sposò il conte Antonio Carbonesi. Antonio fu cadetto militare nel reggi mento del principe ereditario di Modena. Ritornato in patria si fece ecclesiastico, e diventò canonico di S. Pietro. Buon lette rato, scrisse varie poesie e una commedia in versi martelliani; morì il 13 maggio 1793, lasciando al fratello Lodovico la sua ricca biblioteca. Alessandro visse quasi sempre alla Corte dell'elettore politico di Baviera, ove sposò Massimiliana Veirust Grapenvield, bavarese, morta a Trento nel PAGINA 168 1791, da cui Enrico, spos. con Elena Pan tesilea Savioli, morto 17 ott. 1835, d'anni 61 e don Lucio, canonico regolare di San Salvatore, poi di S. Pietro, morto nel 1820. Petronio sposò Teresa Reding, bavarese, morta 20 gennaio 1794, della di cui discen denza non si hanno notizie certe. LODOVICO VITTORIO, compiuti i primi stu di nel Collegio di S. Francesco Saverio, passò all'Università di Bologna, ove ebbe maestri Domenico Fabbri, Francesco Ma ria Zanotti, Pietro Matteucci, Filippo Ver nizzi ed altri. Ascritto a tutte le principali accademie, che allora abbondantemente fio rivano, il Salvioli fu buon poeta, e va ri cordata, a suo onore, l'opera gli « Amori » in cui fa rivivere la vita elegante e mon dana del settecento. Ma l'opera che gli die de maggiore rinomanza fu quella degli « Annali » la quale, benchè incompiuta, riscosse lodi dai più illustri letterati del suo tempo, e anche oggi è degnamente ap prezzata dagli studiosi. Scrisse inoltre un compendio storico di Bologna dalle origini fino al 1798, assai lodato. Egli prese parte alle vicende politiche del suo tempo, coprendo le più alte magi strature. Nel 1770 fu nominato senatore con Breve di Clemente XIV, del 7 dicem bre, occupando il posto del conte Giacomo Bolognetti Alamandini. Nel 1772 fu eletto gonfaloniere, carica che in seguito coprì più volte negli anni dal 1780 al 1788. Nel 1790 ebbe la cattedra di storia, nella Università di Bologna, poi fu ascritto al Collegio di Gius Civile, ma per gli eventi politici dovette lasciare la cattedra, alla quale fu nuovamente ammesso nel 1802 pel decreto del 25 dicembre di Napoleone. LETTERAS La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di conte (m.), patrizio di Bologna (m.), patrizio di Forlì (m.) e di Modena (m ), in persona di FERDINANDO, di France sco, di Petronio, di Giovanni Andrea. f. g. SAVIOLI. ARMA : Troncato : nel 1º d'argento squamato ed er mellinato di ne ro; nel 2º ban dato d'oro e di azzurro. DIMORA : Padova. Famiglia com presa nella regola zione definitiva del Consiglio nobile di Padova nel 1626. ANTONIO, ANNIBALE e LODOVICO Savioli furono creati conti da Gio va vanni III, re di Polonia, con diploma 17 aprile 1682. TITO fu confermato con Duca le Veneta 27 gennaio 1796. La famiglia fu confermata nell'antica nobiltà con S. R. 4 settembre 1818. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (di Padova) (mf.), conte (m.), in persona di GIUSEPPE, di Giovanni Antonio, di Giuseppe, di Anni bale. Figlia: Maria in Andrea Rigoni. Fratello: LUIGI. Figlie di Luigi: Maria Antonietta in An drea Cappello; Rosina in Tancredi Gra ziani. b. c. Sposò Silvia, di Pompeo Bolognetti, dal- SAVORELLI MUTI PAPAZZURRI. la quale ebbe Lodovico, premorto al padre nel 1788, ed una femmina che sposò il con te Enrico Savioli. Nel 1796 fu inviato quale deputato a Pa rigi con l'avvocato Antonio Aldini, Pietro Conti e Sebastiano Bologna da Schio, ove strinse amichevoli relazioni con gli uomini più insigni del suo tempo. Partecipò al go verno della repubblica Cisalpina. Al Consi glio di Lione fece parte della Consulta straordinaria dei Notabili, quale rappresen tante dell'Istituto di Bologna. Morì a Bolo gna il 1º settembre 1804. ARMA: Troncato d'argento e di rosso, al grifone dell'uno nell'al tro, col capo di azzurro carico di tre gigli d'oro. DIMORA: Forlì. Di questa fami glia si trova men zione in Forlì sino dal secolo XV. Fu LETTERA S ascritta alla nobiltà forlivese nel 1565 е poscia aggregata al patriziato, che spetta tuttora ai discendenti di VINCENZO, consi gliere il 22 giugno 1748 e di NICOLA, di Vincenzo, consigliere il 23 agosto 1779. Condiploma del 27 febbraio 1744, Carlo Emanuele re di Sardegna, per singolari benemerenze verso la sua casa, cred conti VINCENZO E CAMILLO Savorelli con trasmis sibilità ai maschi primogeniti. I Savorelli godono pure il titolo di ba roni delle Barrette nell'ex regno di Napoli, e quello di nobili coscritti romani dall'an no 1804. Hanno inoltre i titoli di patrizio di S. Marino e di Foligno. Il ramo primogenito dei Savorelli fu ere de (1741) dell'estinta famiglia romana dei marchesi Muti Papazzurri. Nei conti Savo relli, domiciliati a Forlì si estinse la nobile famiglia Porati che era essa pure patrizia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di conte (mpr.), patrizio romano (mf.), coscritto (mpr.), patrizio di Forlì (m.), nobile di Velletri (mf.), in persona di ALESSANDRO, di Achille, di Alessandro, di Nicola, di Vincenzo. Figli: GIORGIO E RICCARDO. Sorelle: Maria in Agostini; Virginia e Francesca Eleonora, di Cesare, di Achille, di Alessandro; Paolina, di Nicola, di Ales sandro. SAVORGNAN f. g. ARMA: D'argento allo scaglione di nero. CIMIERO : Due se mivoli d'argento caricati ognuno dauno scaglione di nero. Мотто : Spiritus rebellii dimi dium Dei. DIMORA : Udine, Savorgnan e Pinerolo. Antica famiglia del Friuli che alcuni scrittori vogliono originaria dalla Moravia, eanticamente detta dei Ciproneri o Cipria ni e che fu investita del feudo di Savor gnan nel 1254 dal patriarca Gregorio di PAGINA 169 Montelongo in favore dei fratelli RODOLFO e CORRADO. Questa famiglia è considerata fra le primarie della regione e nel 1260 fu ascritta alla cittadinanza di Udine e fu feudataria di una parte di quel castello col privilegio di tenere una chiave di ciascuna porta della città, di inquartarne l'arma che è appunto : « uno scaglione di nero in campo d'argento ». In quell'epoca era di visa in due rami e quello che godette tale privilegio fu chiamato dei Savorgnan dello Scaglione. Le cronache ricordano un FRANCESCO, nobilis et strenuus miles, che era signore dei castelli di Savorgnano, Pinzano, Ariis, Buja, Flagonia, Osopo e Sedigliano, Vice domino in Udine, marchese d'Istria, vica rio in Prata per Lodovico re d'Ungheria, cavaliere dello Speron d'Oro, creato da Carlo IV nel 1355, conte palatino nel 1362, vicedomino del patriarcato nel 1365 e poi comandante in capo del ducato del Friuli. Ricordano inoltre un FEDERICO, ambascia tore a Torino per il Parlamento di Udine e che fu aggregato al patriziato veneto con deliberazione del 3 aprile 1383, con tutti i suoi discendenti; un GIULIO, governato re a Zara, a Corfù e a Candia, governato re generale della Dalmazia nel 1566, go vernatore generale delle Milizie di Cipro nel 1567 ed infine generale di artiglieria; Un MARIO che nel 1588 fu generale coman dante di tutte le fortezze della repubblica di Venezia. Questa famiglia possedette vastissimi territori e le fu attribuito il dominio di settanta villaggi, sette castelli, una con tea ed un marchesato. GERMANICO, consigliere di Stato, di Vin cenzo, duca di Mantova, ebbe da questi il marchesato di Ceresetto nel Monferrato da trasmettersi ai primogeniti della famiglia. Verso la fine del XVI secolo un MAR c'ANTONIO fu ascritto all'Ordine di Malta e fu abate di S. Maria di Flambro o Pa lazzolo; GIROLAMO († 1590), fu vescovo di Sebenico e partecipò al Concilio di Trento. I Savorgnan furono confermati conti dell'impero dall'imperatore Francesco I d'Austria con S. R. 15 maggio 1825. I titoli di nobile e di nobile di Udine quello di conte palatino, tutti trasmissibi e li ad ambo i sessi furono riconosciuti a PAGINA 170 GIROLAMO CARLO (n. 19 settembre 1786, † 15 ottobre 1862), di Giacomo, nel 1841. Detto Girolamo dalla moglie contessa Barbara Quirini (n. 20 aprile 1789, † 27 maggio 1872) ebbe due figli, GIOVANNI e GIUSEPPE. GIOVANNI (ramo primogenito stabilitosi a Pinerolo) , morto nel 1875, sposò la con tessa Maria Tubani che gli generò Eтто RE (n. 22 agosto 1840, † 1881), già ufficiale di cavalleria nell'esercito italiano e spo sato il 12 ottobre 1865 con Filomena Cor donat di Pinerolo (n. 13 aprile 1839), che gli generò MARIO (n. Pinerolo il 14 mag gio 1866), sposato il 16 novembre 1890 con Emma dei conti Martin d'Orfengo dalla quale nacque, il 21 settembre 1891, Етто RE GERMANICO, morto nel 1917 nella guer ra mondiale. GIUSEPPE (secondogenito di Gerolamo), (n. 17 maggio 1817, † 24 luglio 1885), so cio dell'Accademia Araldica Italiana, il 26 maggio 1850 sposò la contessa Maria Cai mi, di Carlo, che gli generò : GIROLAMO (n. 10 maggio 1851 e che sposò Teresa Ta basso, già vedova di Gazzone conte di Val macca); TRISTANO (n. 30 maggio 1852, spos. 19 aprile 1882 con la nobile Silvia Favetti di Bosses dalla quale, il 2 marzo 1883, nacque Maria Francesca); Maria An na (n. 1° giugno 1856 e sposata con l'avv. C. Malatesta di Alessandria d'Egitto); MARCO ANTONIO (n. 28 febbraio 1857, sp. 15 febbraio 1882 con Maria Sofia de Fon tana del nobile Corradino e dalla quale nacquero : Germanica Maria, 8 agosto 1883 e VolcherIO CORRADO il 30 giugno 1887); ALCESTE, n. 19 maggio 1858, spos. Giovanna Vallis. con La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 coi i titoli di nobile (mf.), nobiltà di Udine, conte palatino (mf.), in persona dell'ultimo rico nosciuto GIROLAMO CARLO, di Giacomo (1841). v. S. SBARAGLINI DOΝΑΤΙ. ARMA : D'azzurro alla fascia d'oro accom pagnata da dieci mezzi fusi dello stesso, cinque uscenti dal capo e cinque dalla punta, cimati ciascuno da una palla di LETTERA S argento (Sbara glini). ARMA : Di verde al giglio di giardi no al naturale, attraversato da una fascia d'ar gento (Donati). DIMORA : Assisi. Antica e nobile famiglia di Assisi, della quale le pri me memorie risal gono al 1279, nel qual anno un Tom MASO, di Egidio, iscritto tra i buoni uomini del patrio Consiglio , giurò fede a Papa Nico lò III. Fu padre di SBARAGLIATI, dal quale poi la casa tolse il cognome che in seguito, nel sec. XVI, si mutò in Sbaraglini. ANTONIO, figlio di Sbaragliati, fu inviato oratore del Comune al campo del famoso capitano Giovanni Acuto, le cui bande infestavano il territorio di Assisi e più tardi, nel 1405, fu inviato ambasciatore del Comune al Car dinal legato dell'Umbria per trattare gravi ed importanti negoziati. Ebbe in signoria il castello di Sassorosso sugli Appennini e poco lungi da Assisi, nonchè il castello di Pian della Pieve, che egli munì di fortifi cazioni e la cui signoria rimase nella sua famiglia sino agli ultimi tempi. RINALDO, suo figlio, coprì la carica di gonfaloniere nell'anno 1553 e nel 1563 fu capitano del campo di Santa Maria degli Angioli. Fra le più antiche famiglie di Assisi fu un rono i Donati che innalzavano l'arma So pra descritta. Ebbero per capostipite ser Donato, che viveva nel 1160, detto an che di Calzaverde, e che appartenne alla fazione dei guelfi. Altro DONATO, di Uguc cione, fu uno dei 24 nobili di Assisi che assistettero alla canonizzazione di S. Sta nislao, vescovo di Cracovia, ed eseguita nel 1253 nel tempio di S. Francesco d'As sisi da Papa Innocenzo IV. Un FRANCESCO LETTERA S Donati fu commissario generale del re di Francia nella guerra di Siena nel 1553. Un PIETRO ANGELO fu capitano sotto Er cole Sfrondati, generale di S. R. Chiesa, sul finire del secolo XVI. La famiglia Donati si estinse nel 1721 con altro PIETRO ANGELO, canonico del Duomo di Assisi, ed i suoi beni e l'arma gentilizia, per mezzo di sua sorella Angela, passarono nella nobile casa degli Sbaragli ni, che aggiunsero così al proprio il co gnome Donati. La famiglia è iscritta genericamente nel l'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile di Assisi (mf.). * SBROJAVACCA (DI). V. S. ARMA: Di verde alla vacca d'oro ritta. CIMIERO : Il liocor no di argento, nascente, che tiene colla zam pa destra un na stro svolazzante col le fin. PAGINA 171 Dello stesso personaggio parlano altri documenti, nei quali il suo nome presenta ulteriori varianti : Treviso, I febbraio 1220, Meinardus de Sbrolla vacca (Autographa Vicentiana, vol. I, Bibl. com. Udine); Bagnarola, 11 aprile 1221, D. Marquardus de Spelavaca (Bianchi, doc. mssi N. 61, Bibl. com. Udine). Il dott. Antonio Joppi nella sua genealogia di questi signori (Rac colta Battistella, Udine) designa come pa dre di detto Mainardo un ULVINO o Ulvin Go, che sarebbe vissuto nel 1160-1178. Sic come questo nome non figura in nessun documento del sec. XII, è supponibile che l'autore l'abbia ricavato da qualche vec chia genealogia, della quale non è facile controllare l'esattezza. La famiglia nel corso del sec. XIV si di vise in due grandi linee provenienti l'una da Giacomuccio di Pregogna e dalle sue due mogli Orsola di Polcenigo e Giovanna Bruna della Frattina, l'altra da AsQUINO, di lui fratello, e dalle sue due mogli Vera d'Attems e Truta pure d'Attems. Alla prima linea appartengono gli at tuali conti di Sbroiavacca dimoranti a Vil lotta, i quali fin dal secolo XV appaiono nel Consiglio di S. Vito al Tagliamento. La seconda si suddivise alla sua volta in Мотто : Regarde tre sublinee, l'una discendente da PERTOL Do di Asquino, rapppresentata nella secon DIMORA : Conegliano, Udine e Villotta di Chions (Udine). Trascurando le favolose leggende che vorrebbero originaria di Francia questa co spicua casata e passata in Friuli prima del mille (Pietro Ruffo : De origine Norico rum; Capodagli : Udine illustrata, p. 114), e attenendoci ai soli autentici documenti, diremo che il suo più antico ricordo risale a un rogito del 30 novembre 1218, nel qua le MEQUARDUS DE SCODOVACCA è nominato arbitro con altri feudatari in una questione di confini fra il patriarca di Aquileia et mi lites Waldi. (Bianchi, docum. mssi N. 51 Bibl. civ. Udine). Che il cognome di Sco dovacca sia da identificare con quello di Sbrogliavacca non v'ha dubbio, poichè con esso troviamo designato posteriomente un altro membro della famiglia, UrvinuS DE SCODOVACHA, che sappiamo nipote ex fra tre del primo (in atto datato da Sesto, 27 luglio 1226). da metà del sec. XIX dai fratelli PIETRO (n. Venezia 1838), е АсHILLE, di Nicolò; le altre due dai fratelli ProSDOCIMо е Riz ZARDO, figli di Ermacora e di Elisabetta del Torso, mancate entrambe, l'una con Maria di Agostino (n. Udine 1788, † ivi 1875), moglie del conte Garzolino Garzo lini, podestà di Udine; l'altra con un Giu 1,10 di Antonio († nel 1796) . Il castello di questi signori sorgeva circa a mezza strada tra S. Vito al Tagliamento e Motta di Livenza. Di esso non esiste più che la rovina di un formidabile torrione che si erge sul sito detto la Torrate presso la frazione di Sbroiavacca. Esso faceva par te della giurisdizione dell'abate di Sesto, il quale ne investiva gli Sbroiavacca in ra gione di feudo nobile, retto, legale e giuri sdizionale. Alla giurisdizione andava unito il diritto di un seggio nel Parlamento friu lano. Quello degli Sbroiavacca occupava il XVI posto. PAGINA 172 Ville soggette alla giurisdizione erano Villotta e S. Zenone. Altre concessioni feudali riconosceva questa casa dai patriarchi di Aquileia e dai vescovi di Concordia. Passato il Friuli nel 1420 in dominio del la Repubblica di Venezia, questa le rinno vò le investiture in persona del nob. ER MACORA qm. Asquino e dei suoi consorti ANGELO qm. Giacomo e NICOLÒ qm. Ber toldo il 3 giugno 1448. Con ducale del 26 marzo 1426 detto Ermacora era stato inve stito di Castel Pagano dietro preghiera del la sua proprietaria nob. Maria la Bella di Laurenzaga vedova Rabatta, che aveva di chiarato essere lo Sbroiavacca suo affine. Detto castello sorgeva nella località dove ora è il paese di Felettano presso Trice simo. Nel 1424 lo stesso Ermacora, che aveva sposato la ricca nobile udinese Elisabetta del Torso in onta all'ordinanza della comu nità che vietava alle sue cittadine di mari tarsi con stranieri, chiese l'aggregazione a quella cittadinanza. Da prima il Consiglio, con delibera 5 dicembre dello stesso anno, gli oppose un rifiuto, ma più tardi, a quan to afferma il cronista Monticoli, essa gli venne accordata. « 1430 sì lo pestifero et venenoso aere, sì le palustre et fungose strade, come de fastidiosi ranochi li rauchi gridi fugiendo, ser Hermacora di Sbroja vacha a suo beneficio cum sua famiglia ad habitar et citadino per pregij humil di vene ». Nella serrata del Maggior Consiglio Udi nese del 1518 troviamo iscritti fra i nobili cinque dei suoi discendenti, e cioè : GIo. FRANCESCO qm. Rizzardo, FANTINO e GIO. BATTA qm. Bernardino e PIETRO ANTONIO e GIO. BATTA qm. Prosdocimo. Lunga è la serie dei personaggi che in qualche modo illustrarono questa casata. Citeremo fra essi : ASQUINO di Pregogna, che nel 1381 fu nominato podestà di Padova da Francesco da Carrara. FRANCESCO di Tasoto, vivente nel 1344, che fu decorato delle insegne della Milizia aurata. BERTOLDO, gastaldo patriarcale di S. Vi to negli anni 1438 e 1458. FRANCESCO, di Angelo, capitano di ven LETTERAS tura, che nel 1479 combattè contro i Tur chi minaccianti la Patria del Friuli, e quin di servì la Repubblica Veneta in Albania, Papa Innocenzo VIII e la Repubblica fio rentina. Il Re Cattolico lo volle alla sua Corte e lo cred cavaliere aurato. Ritornato in patria, servì di nuovo la Repubblica du rante la guerra di Cambrai. Morì in Udine il 9 agosto 1519 e fu sepolto in Duomo. S. Vito al Tagliamento intitolò al suo no me una delle sue strade. VALERIO, di lui fratello, che si distinse nelle guerre della Repubblica contro Mas similiano. PROGNE, altro fratello dei precedenti, che militò pure sotto le bandiere di S. Mar co e morì nel 1511 sotto le mura di Bre scia, combattendo contro i Francesi. GIROLAMO di Valerio, podestà di S. Vi to nel 1544-47 е 54. GIO. FRANCESCO di Rizzardo, dotto giu reconsulto, che nel 1496 fu incaricato di leggere Istituzioni nel collegio dei dottori di Udine col salario di 30 ducati annui. GIULIO, di lui figlio, pure valoroso lega le e buon poeta, che resse il vicariato della podesteria di Padova e di Brescia. RODOLFO di Scipione (ramo di Pertoldo di Scipione), paggio dell'arciduca Mat tia, che combattè in Ungheria e, più tardi, nella guerra di Gradisca. Dopo aver ser vito per breve tempo l'Impero nel reggi mento Aldringher (1629), si ricondusse agli stipendi della Repubblica, che gli affidò in Dalmazia la soprintendenza del l'artiglieria, il governatorato di Zara ed in Levante il governo delle milizie e degli stipendiati. In Candia gli morì la figlia Colloreda, che seppelli in quella chiesa di S. Salvatore dei PP. Agostiniani in una tomba, cui fece apporre lo stemma della vacca e il cimiero del liocorno. Venne morte in Portogruaro nel 1611. a GERMANICO, figlio del precedente, fu insignito, a quanto afferma la genealogia Joppi, del titolo di barone del S. R. I. Egii morì a Villotta nel 1688 e non lasciò di scendenza; quindi il titolo si estinse con lui. FRANCESCO di Scipione, che, nato nel 1651, fu nominato nel 1701 capitano nel reggimento dei feudatari friulani. Sette an ni dopo venne assunto al servizio della Se LETTERA S renissima con 400 ducati annui e incarica to del governo di Zara, Castelnuovo e di altre piazzeforti. Con decreto del Senato veneto del 9 lu glio 1699 i nob. GIULIO ANTONIO, OTTAVIO e ALFONSO qm. nob. Francesco, apparte nenti alla linea ancor fiorente, ottennero, dietro esborso di ducati 500, che il feudo di Sbroiavacca venisse eretto in contea. Con S. R. A. 27 ottobre 1822 a detta li nea, rappresentata da OTTAVIO fu Giacomo, SBRUGLIO. ediscendenti, venne confermata la nobiltà. La stessa trovasi iscritta nell'Elenco Uffi ciale coi titoli di nobile parlamentare del Friuli e conte di Sbroiavacca. Fra le alleanze contratte da questa casa citeremo le seguenti : di Porcia, di Polce nigo, della Frattina, di Spilimbergo, Al tan, di Dorimbergo, di Montereale, del Torso, d'Attimis, di Valvason, Riccati, Frangipane, Sardi, di Colloredo e di Pram pero, de Brandis, di Strassoldo, di Zucco, di Cordovado, Codroipo, Beltrame, Rota, di Caporiacco, di Preinberg. di Moruzzo, di S. Daniele, di Fagagna, di Maniago, Obizzi, Casali, ecc. Fonti: A. Joppi: Genealogia Sbroiavac ca in Raccolta Battistella, Udine; V. Jop pi, Due giudizi feudali su Sbroiavacca, U dine, 1889; Paschini, I patriarchi d'Aqui leia nel secolo XII, Cividale, 1914; detto, Bertoldo di Merania patriarca d'Aquileia, Udine, 1920; Zotti, S. Vito nella storia, Sa cile, 1926; Archivio dei Frari, Provveditori sopra feudi. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.) (Ric. 1907), in persona di ANTONIO, di Francesco, di Giambattista. Fratelli: GIOVAN BATTISTA, LUIGI, AM- in feudo il castello di Moruzzo. BROGIO, Teresa, ATTILIO, OTTAVIANO. Figlia di Giovanni Battista: Giovanna. Figlie di Luigi: Giovanna e Maria. Sono iscritti col titolo di nobile (mf.), nobiltà parlamentare del Friuli, conte di Sbrojavacca (m.), in persona di GIACомо, dottore in agraria, comm. Corona d'Italia, di Ottavio Nicolò, di Giacomo Antonio, di Ottavio Francesco. Fratelli: Vittoria, n. Villotta 12 gennaio 1860, † Padova 8 febbraio 1929, sp. 1884 al conte Andrea Bembo P. V. di Padova; PAGINA 173 GIUSEPPE, ing., podestà di Polcenigo, t 27 maggio 1927, spos. Venezia 26 luglio 1901 con Angela Ippoliti, n. Udine 5 otto bre 1861, † Pordenone 27 agosto 1932; UMBERTO, spos. I settembre con Antoniet ta Peraro; Matilde; EMANUELE, giudice, + Villotta 27 febbraio 1929; Amalia e Adal gisa. ARMA: D'argento al gallo al natu rale, la coda a foggia di una te sta di basilisco di verde. DIMORA : Udine e Cormons. Questa famiglia sarebbe originaria dalla Germania, secondo una tradi e. d. t. zione basata su un diploma dell'impera tore Enrico del 1021 riferentesi ad altro anteriore di Carlo Magno dell'884; in real tà, storicamente, non si può risalire oltre un VERARDO di Lauzana, vivente nel se colo XIII, dal quale discesero due rami, uno detto dei Ribisini, spentosi in Civi dale nel secolo XVIII, l'altro detto degli Sbruglio, che ebbe residenza in Cividale, Cormons ed Udine. Nel 1278 STEFANO, figlio di Verardo, era capitano di Flambro, feudo dei conti di Gorizia e suo figlio ENRICO, detto Shrugl, fu investito di feudi di abitanza nel ca stello di Cormòns. Altro STEFANO, dal 1428 al 1437, tenne RIZZARDO Sbruglio, nato nel 1450, fu poeta cesareo e professore universitario. NICOLÒ, colonnello sotto Filippo IV di Spagna e cavaliere di S. Giacomo, morì giovane in Udine dove esiste ancora il suo monumento nella chiesa di S. Pietro Mar tire. GIO. BATTA Sbruglio, capitano, vesti l'a bito di Malta. Ferdinando III con Diploma 9 maggio 1640 e Leopoldo I con Diploma 7 settem bre 1695 conferirono agli Sbruglio la no PAGINA 174 biltà equestre del Sacro Romano Impero. Con diploma 3 luglio 1683 Cosimo III granduca di Toscana conferì agli Sbru glio il titolo comitale riconosciuto dal Go verno Veneto con Ducale 10 febbraio 1734 e confermato con Sovrana Risoluzione 13 maggio 1825 e Decreto Min. 19 dicembre 1897. La famiglia, estinta quanto ai maschi, è iscritta nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano coi titoli di nobile di Udine (mf.), cavaliere del S. R. I. (mf.), conte (m.), in persona di FRANCESCO, di Rizzardo, di Francesco, e di Emma co. Ducco, n. Udi ne 27 agosto 1865, spos. Cormòns con Eu genia co. Zucco; † 1917. Sorella: Teodolinda, n. Trieste 7 agosto 1866, ved. del generale Demetrio Salvo. g. d. p. SCACCABAROZZI. ARMA : Inquarta to : nel rº palato d'oro e di nero; nel 2º e 3º d'oro al carro o baroc cio quadrato, scaccato di nero e d'oro di 36 pezzi, col timone scaccato di nero e d'oro di quat tro pezzi e ruote di nero; nel 4° palato di nero e d'oro; il tutto sotto un capo d'oro cari co di un'aquila di nero, coronata del le campo. (Codice Araldico- Archivio Sta to Milano, pag. 33) . DIMORA : Milano, Cremona e Soncino. Famiglia di origine milanese, che trasse il proprio cognome da un servizio fatto du rante l'infierire della pestilenza in Milano; mancando gente che si prestasse all'incre sciosa e pur pietosa opera di portare i morti alla sepoltura e scarsi essendo i mez zi per trasportarli per tanto infierir del contagio, questa famiglia si prestò al pie toso e ingrato ufficio servendosi di nume rosi barocci tal che le fu dato il sopran nome di Scarica barocci, che poi si tra smutò in Scaccabarozzi, cognome traman datosi sino ai nostri giorni. LETTERAS Famiglia antica, le cui memorie risal gono al secolo XII. Un Giordano fu costi tuito vicario imperiale a Milano da Fede rico Barbarossa; un BELTRAMO fu console di Milano nel 1164; un ALBERTO fu pode stà di Como nel 1219; un Lantelmo, cano nico della Metropolitana, nel 1252 dalla Repubblica milanese fu inviato legato a Papa Innocenzo IV per ottenere la cano nizzazione di S. Pietro Martire Veronese; un GIACOMO trovasi firmato per la parte dei nobili nell'atto di concordia fra nobili e plebei di Milano nel 1258; un GIOVANNI fu fatto cavaliere da Matteo Visconti sul campo di battaglia di Parabiago per l'indo mito valore; un ArOSTELLO fu cavaliere e decurione milanese; un altro Giacomo, no bile e generoso cavaliere, nel 1320 eresse e dotò la chiesa di S. Maria Annunziata in Milano; suo fratello CATELLANO nel 1322 fu podestà di Pavia. La documentata genealogia, quale fu presentata all'I. R. Tribunale Araldico della Lombardia, si inizia solo con u11 FRANCESCO (O FRANCESCHINO O FRANCHI No), decurione di Milano, patrono ed av vocato di quella chiesa di S. Maria Annun ziata (presso S. Maria Podone) che fu eret ta e dotata dal nobile cavaliere Giacomo Scaccabarozzi. Figli del suddetto Francesco furono : TOMMASO, un altro FRANCHINO, GIOVANNI ed AMBROGIO. Da Tommaso, che fu uno dei patroni ed avvocati della chiesa sud detta, nacque un GIACOMмо, pure patrono della medesima, e padre di GIAN FRANCE sco, patrono egli pure, e che generò GIAN GIACOMO a sua volta padre di GIROLAMO, che fu uno dei XII di Provvisione di Mi lano nel 1588 e giudice della Legna in Mi lano nel 1592. Da Franchino, che fu prefetto, per il duca di Milano, del Castello di Gavio nel genovesato, nacque STEFANO, giureconsul to collegiato, decurione di Milano, uno dei sei consiglieri di giustizia della Repubbli ca milanese nel 1448 e pur egli patrono della già menzionata chiesa di S. Maria Annunziata. Da Giovanni, che fu anch'egli, come il fratello Franchino prefetto del castello di Gavio, nacque Andrea, che fu famigliare del duca Galeazzo Maria Sforza Visconti, LETTERAS patrono e avvocato della nominata chiesa. Fu padre di GIAMBATTISTA, altro patrono della predetta, e che, a sua volta, generò altro ANDREA che generò NICCOLÒ che fu padre di BERNARDO, uno dei nobili prefetti alla custodia di Porta Ticinese in Milano in tempo di sospetto di peste. Bernardo fu padre di altro NICCOLÒ che generò ANTO NIO, regio pretore di Tortona e Valenza, capitano di giustizia nel marchesato del Finale e nelle Langhe, delegato imperiale a Comacchio. Dal predetto Antonio nac que CARLO FRANCESCO, regio pretore di Codogno ed Antigorio, padre di CESARE e di GIUSEPPE che ottennero dall'I. R. Tri bunale Araldico della Lombardia Austria ca l'ascrizione della loro famiglia nel Ca talogo dei Nobili con Decreto 15 settem bre 1770 nonchè la delineazione della loro arma nel Codice Araldico. Lo stesso Cesare, dopo aver ottenuto, con Ordinanza del 6 maggio 1774 dei Con servatori degli Ordini della città di Mila no, di essere ammesso al patriziato della città, venne pure aggregato al Collegio dei nobili giureconsulti conti e cavalieri di Milano il 13 dicembre 1774 nominato e provicario di provvisione con Patente del 1782 dell'arciduca Ferdinando d'Austria, governatore della Lombardia e con altra Patente del 1783 fu nominato vicario di Provvisione. Dopo avere con sommo ono re disimpegnato le principali cariche civi li e giudiziarie, rendendo importanti ser vigi, nel 1815 fu nominato consigliere del la I. R. Corte di Cassazione di Milano. Con Sovrana Risoluzione dell'imperatore d'Austria Francesco I, data a Vienna il so aprile 1815, fu confermato nell'antica no biltà che già godeva la famiglia prima del 1796. Da Ambrogio in fine, quarto figlio del capostipite Francesco, e che fu giurecon sulto (1445), nacque GIORGIO, padre del giureconsulto GIAN PIETRO, il quale stabili la sua dimora in Cremona e fu padre di GEROLAMO che a sua volta generò PIER LUIGI E GIOVAN PAOLO. Il primo fu de curione di Cremona nel 1572 e il secondo nel 1591. Da Pier Luigi nacque altro Ge ROLAMO, padre di altro PIER LUIGI, decu rione di Cremona nel 1624 padre di FRANCESCO MARIA, capitano negli eserciti e PAGINA 175 di S. Maestà Cesarea e decurione di Cre mona nel 1668. Da quest'ultimo nacque al tro PIER LUIGI, capitano della milizia ru rale cremonese e decurione nel 1698. Ge nerò questi ANDREA, decurione nel 1740, e padre di GIUSEPPE, pure decurione nel 1769 e che ottenne che l'eccelso I. R. Tri bunale Araldico di Lombardia, con Decre to 19 settembre 1772, ordinasse che la di lui famiglia venisse riportata nel Catalogo dei Nobili e l'arma gentilizia delineata nel Codice Araldico. Giuseppe, fra gli altri figli, generò AN DREA LODOVICO, FRANCESCO e Giuseppa. Quest'ultima nel 1786 venne nominata dal l'imperatore Giuseppe II d'Austria cano nichessa anziana nell'I. R. Collegio di Ca nonichesse sotto il titolodi S. Carlo, col legio eretto in quell'anno in Cremona dal suddetto imperatore. Andrea Lodovico e Francesco con Sov. Risol. 14 gennaio 1821 di Francesco I d'Austria vennero a loro volta confermati nell'antica nobiltà già go duta dalla famiglia prima del 1796. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. con titolo di nobile (mf.), trattamento di Don e Donna, in persona di GIUSEPPE, di Pietro, di Andrea Lodovico. Figli: FRANCHINO e Maria. SCACCIA. ARMA: Di rosso ad una spada e una sciabola al natu rale, decussate, all'ingiù; col ca po d'azzurro ca rico di tre stelle di sei raggi l'o ro ordinate in fascia, e sostenu to da una fascia d'argento. V. S. DIMORA: Città della Pieve e Firenze. Famiglia di Città della Pieve, ascritta a quella nobiltà nei discendenti da IGNAZIO (1828) . È iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Città della Pieve (mf ), in persona di EMILIO, di Lodovico, di I gnazio, comm. della Corona d'Italia, cav. PAGINA 176 Mauriziano, n. a Città della Pieve il 13 novembre 1856, spos. nel gennaio 1885 con Adele Brugi. Figli: Antonietta, n. 11 novembre 1886, sposata con Enrico Mugnaini di Siena. Fratelli: PILADE (vedi Scaccia Alberti), Caterina, n. Città della Pieve nell'agosto 1855, spos. 1º ottobre 1876 con Guglielmo Cartoni. SCACCIA ALBERTI. V. S. ARMA: Partito : nel 1º di rosso a una spada e una sciabola al natu rale, decussate, all'ingiù; col ca po d'azzurro ca rico di tre stelle di sei raggi d'o ro, ordinate in fascia, e sostenu to da una fascia d'argento (Scaccia); nel 2º d'azzurro al monte di tre cime uscente dalla punta e sormontato dal sole, il tutto d'oro; col capo d'oro carico di un'aquila bicipite di nero, coronata del campo all'imperiale. DIMORA : Città della Pieve e Firenze. PILADE Scaccia, figlio di Lodovico e di Antonietta Alberti, della precedente fami glia, con R. D. 27 aprile 1899 ottenne l'autorizzazione di aggiungere al proprio il cognome Alberti. La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Città della Pieve (mf.), in persona di PILADE, di Lo dovico, di Ignazio, comandante di Marina a riposo, cav. della Corona d'Italia, n. a Città della Pieve il 13 gennaio 1852, til 1º aprile 1915. Figlio: LODOVICO, ufficiale della R. Ma rina, n. a Porto S. Stefano (Monte Argen tario) il 12 agosto 1889, † per causa della guerra, il 16 novembre 1918. * SCALA (DELLA) . V. S. ARMA : Troncato : nel 1º d'oro all'aquila di nero, coronata del campo; nel 2º di LETTERAS rosso alla scala di cinque piuoli d'oro, sostenuta da due levrieri controrampanti d'argento ed af frontati, il tutto movente dalla punta. ( Codice Araldico, Arch. di Stato Milano, pag. 150). DIMORA : Robecco d'Oglio (Cremona). Alcuni storici, e fra questi il Litta, as seriscono che i Della Scala di Lodi abbiano avuto con molta probabilità comuni origi ni con l'omonima e celeberrima famiglia che per 250 anni tenne la signoria di Ve rona, e che i suoi componenti ripararono in diverse città quando nel 1387 perdettero il dominio e furono scacciati da Gian Ga leazzo Visconti. L'asserzione, se non pro vata, è assai attendibile. Troviamo in Pia cenza un LORENZO della Scala di Verona, defunto nel 1390, dal quale discendono un BALDASSARRE e un altro Lorenzo. Un pub blico istrumento rogato da Lodovico Dor doni, notaio imperiale e cancelliere della magnifica comunità di Piacenza, attesta che il suddetto Baldassarre, discendente da Lorenzo della Scala di Verona, ottenne per sè e discendenti la cittadinanza piacentina. Fu questi autore di una linea che si estin se con una BARBARA, vivente nel 1814, ас casatasi nei Douglas Scotti, patrizi piacen tini e conti di S. Giorgio, Rezzano e Ma gnano i quali aggiunsero al proprio il co gnome Della Scala. I Della Scala di Lodi discendono invece dal Lorenzo a sua volta discendente da quel Lorenzo defunto nel 1390. Un istrumento di vendita rogato il 25 marzo 1556 da Oliviero Matio, notaio della città di Lodi, ci attesta che un Lorenzo Della Scala era figlio di un BALDASSARRE. Con questi si inizia la documentata genea logia. Dal citato Lorenzo ebbe i natali GIOVANNI, padre del giureconsulto ANNI BALE a sua volta padre di altro GIOVANNI, pur esso giureconsulto. Fu a questo dottor Giovanni Della Scala che la R. Ducal Ca mera di Milano, con istrumento datato 1'8 agosto 1668 e rogato dal notaio camerale LETTERA S Mercantoli, vendette il luogo e feudo di Casaleggio, nella provincia di Novara, e ne lo investi per lui, suoi figli e discen denti maschi legittimi e naturali in infinito e con ordine di primogenitura, in feudo nobile, retto e gentile, col mero e misto imperio e totale giurisdizione, con tutti i diritti e prerogative ad esso spettanti. Il giorno seguente, 9 agosto 1668, il dottore Giovanni prestò il prescritto giuramento di fedeltà. Inoltre allo stesso, con diploma 7 settembre 1672, interinato dal Senato milanese il 26 novembre stesso anno, in nome del re di Spagna e duca di Milano, Carlo II, la regina madre Maria Anna d'Austria, tutrice e curatrice del sovrano, concesse il titolo e la dignità di conte sul detto feudo di Casaleggio trasmissibile ai successori e discendenti maschi legittimi in infinito e con ordine di primogenitura. DaGiovanni, primo conte di Casaleggio, ebbero i natali ANNIBALE ANTONIO, primo genito, GIUSEPPE e LORENZO. A questi ul timi due il duca di Parma e Piacenza, Francesco Farnese, con Lettere Patenti ro dicembre 1708, concesse il titolo di conte trasmissibile a tutti i loro figli maschi ed a tutti gli altri discendenti maschi legitti mi e naturali in infinito; ma essi non la sciarono discendenza. La famiglia però non si estinse perchè Annibale Antonio, il primogenito, la continuò in Lodi. Da lui nacque il conte GIAN CLAUDIO, decurione di Lodi nel 1755, che fu padre del conte ANNIBALE GIORGIO ALBERTO che da Carlo Emanuele III, re di Sardegna, con Patenti datate in Torino il 23 gennaio 1773 venne reinvestito del luogo e feudo di Casaleggio, nel novarese, col titolo e dignità comitale per sè, e discendenti maschi legittimi in infinito, con ordine di primogenitura, in feudo retto e proprio, nobile e gentile, pa terno, avito e proavito, con autorità di de putare il giudice fiscale, segretario ed ogni altro inserviente alla giustizia, col mero e misto imperio, totale giurisdizione, della prima cognizione delle cause civili, crimi nali e miste, delle pene e multe, condanne e confische, e generalmente di ogni altro diritto ed emolumento a detto feudo spet tante ed appartenente. Dal predetto nacque altro BALDASSARRE, che fu pure decurione di Lodi e che con PAGINA 177 Decreto dell'I. R. Tribunale Araldico del la Lombardia austriaca del 26 marzo 1778 ottenne personalmente l'iscrizione nell'e lenco dei titolati e feudatari e l'iscrizione della famiglia nel Catalogo dei nobili e la delineazione dell'arma gentilizia nel Codi ce Araldico. Baldassarre generò altro GIAN CLAUDIO († 1819), sposato alla contessa Francesca Patellani, patrizia milanese, cui Francesco I, imperatore d'Austria, con Sovr. Risol. 2 dicembre 1816 confermò nell'antica no biltà col titolo di conte trasmissibile per ordine e in linea di primogenitura, goduto dalla famiglia prima del 1796. Da Gian Claudio ebbe i natali ANNIBALE CARLO, al quale il Ministro degli Interni del Regno d'Italia, con Decr. Min. 28 lu glio 1885, dichiarò spettare il titolo di con te già confermato al di lui padre con la citata Sov. Risol. 2 dicembre 1816, e non il titolo di conte di Casaleggio perchè le leggi e le costituzioni della monarchia di Savoia, date in Torino il 7 aprile 1770 da Carlo Emanuele III, re di Sardegna, pre scrivevano che l'investitura del feudo do veva chiedersi, in ogni caso di successione o di acquisto o di avvenimento alla Coro na dei Reali Successori, entro un anno e un giorno, sotto pena di caducità. Non es sendosi trovate altre investiture del feudo di Casaleggio, posteriori alla data del 23 gennaio 1773, e non essendosi potuto pro vare che il conte ANNIBALE GIORGIO AL BERTO, in allora investito, fosse morto in minor spazio di tempo di un anno e un giorno prima dell'abolizione della feudali tà, oppure dopo l'abolizione della medesi ma, non si potè, nel suddetto Decreto Mi nisteriale, dichiarar la spettanza del titolo di conte di Casaleggio al conte ANNIBALE CARLO Della Scala. Fu però riconosciuto contemporaneamente il titolo di patrizio di Lodi. Annibale Carlo nacque in Lodi il 19 di cembre 1806; aveva sposato ivi il 30 di cembre 1833 Maria del nob. Giorgio Bar ni, dei conti di Roncadello, patrizio di Lo di. Da questo matrimonio nacquero : Pao la Giuditta Francesca, sposata ad Augusto Gaetano Mina; GIOVANNI CLAUDIO, dotto re in giurisprudenza, consigliere e depu tato provinciale di Cremona, cav. Mauri Araldica 12 PAGINA 178 ziano e della Corona d'Italia, n. in Cre mona il 2 agosto 1836, † ivi il 30 maggio 1892, sposato in S. Daniele Ripa Po il 5 maggio 1859 con Angela Flaminia Guer ri; Vittoria vedova del nob. Cesare Pez zani. Un altro ramo della famiglia Della Sca la, trapiantatosi in Bucovina (Rumenia), residente a Casa Calinesti, presso Barbesti, esiste tuttora. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.), patrizio di Lodi (m.), nobile dei conti e dei patrizi di Lodi (mf.), in persona di CRISTOFORO, di Giovanni Claudio, di Annibale Carlo, n. in Cremona il 30 agosto 1869, dott. in leg gi, ex-deputato provinciale di Cremona, ex-sindaco di Robecco d'Oglio, cav. uff. della Corona d'Italia, maggiore nella Ri serva, spos. in Catania il 29 settembre 1892 con Maria Beatrice, figlia di Emilio Caracciolo Coppola di Sarno. Sorella: Enrica, n. in Cremona 22 set tembre 1872, sposata a Milano il 30 otto bre 1893 col nob. avv. Felice Pezzani, † 28 agosto 1924. Zia: Vittoria, n. a Cremona il 4 luglio 1854, sposata ivi il 23 luglio 1883 col nob. Cesare Pezzani, vedova il 20 maggio 1903, † 6 giugno 1900. V. S. * SCALA (VON SCALA). ARMA: D'azzurro alla scala di quattro piuoli d'oro, sostenuta da due leoni d'argento, lin guati di rosso, affrontati. CIMIERO : Un leo ne nascente d'ar gento, tenente una scala d'oro posta in sbarra. DIMORA: Sinio (Tirolo) e Vienna. Famiglia dimorante a Vienna e nel Ti rolo e alla quale con D. M. del 1900 fu ri conosciuta la nobiltà trasmissibile ad am bo i sessi, per il ramo di TEODORO, di Aloi LETTERAS sio, e con D. M. del 1909 per il ramo di GUGLIELMO, di Emilio. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di TEODORO, di Aloisio, di Giambattista. Fratello: RODOLFO. GUGLIELMO, di Emilio, di Edoardo. Cugino: AUGUSTO, di Augusto, di E doardo. * SCALFARO. ARMĄ: Troncato : nel 1º d'azzurro al braccio arma to d'oro, reciso, tenente con la mano di carna gione una spada di argento, col capo scaccato di tre file di argen to e di rosso; nel V. S. 2° di ого alla ghirlanda d'olivo di verde col libro al naturale in abisso. DIMORA : Catanzaro. Famiglia decorata del titolo di barone, concesso dal re Gioacchino Murat il 2 giu gno 1814 a RAFFAELE ALOISIO Scalfaro, n. in Catanzaro il 26 novembre 1768, саро della Legione Provinciale di Calabria Ul tra. Il titolo venne rinnovato con RR. LL. PP. 16 marzo 1899 (mpr.) ad ORAZIO, di Giovanni, di Raffaele Scalfaro. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone (mpr.) nobile dei baroni (mf.) , ed è rappresentata da Gio VANNI, di Orazio, di Giovanni. Fratelli: 1) SALVATORE; 2) GENNARO; 3) EMILIO; 4) SAVERIO; 5) ERCOLE. Zii: 1) GUSTAVO; 2) FILIPPO; 3) RAF FAELE. SCALI. f. f. p. di s. ARMA: D'azzurro, alla scala di sei piuoli, d'oro, sostenuta da due leoni dello stes so, affrontati, e moventi da un monte di LETTERAS su proposta del gonfaloniere, con feriva per acclamazione la cittadinanza pi stoiese all'avv. ANTONIO Scali, auditore presso quel Tribunale di prima istanza, n. a Grosseto il 14 ottobre 1802, dal coman dante GIUSEPPE, di Antonio Scali, senese, e da Maltide Ricci, il quale aveva sposato in Pistoia, Antonietta, del fu Andrea Fre diani, consigliere di Stato del duca di Luc ca, 'già vedova del nobile pistoiese Tomma so Scarfantoni, e ne aveva avuta nel 1841 la figlia Eugenia Luisa. Nella successiva riunione del 14 settem bre, la Magistratura suddetta deliberava di proporre al Sovrano l'ascrizione dell'audi tore Scali alla nobiltà locale, e il granduca con rescritto 20 ottobre 1843 accoglieva be nevolmente la proposta in vista dei meriti personali del nobilitando. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Pistoia (mf.), in persona dei disc. da Antonio, di Giuseppe (rescr. 1843), ed è rappresentata da Emilia, di Tommaso, di Antonio, di Giuseppe, in Della Volpe. Sorelle: Maria Antonietta, in Capacci, e Zaira. SCALINI. g. d. a. v. ARMA: D'azzurro, alla scala di 4 piuoli d'oro, po sta in palo. DIMORA: Marradi. CARLO, di Fran cesco Scalini, ex gonfaloniere di Marradi, chiese la ascrizione per giu stizia al ceto nobi le della città di PAGINA 179 tre cime, di ver de, uscente dal la punta. DIMORA: Firenze e Pistoia. Nella seduta consigliare del 6 settembre 1843 la Magistratura mu nicipale di Pistoia, Firenze, come discendente da BARTOLOMEO, di Giuliano, squittinato al priorato della Signoria nel 1531. Attesa la continuazione nella famiglia del trattamento civile e dei parentadi ragguardevoli, l'istanza fu accol ta con rescritto sovrano del 17 luglio 1842. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf.), in persona di ANTONIO, di Antonio, di Carlo. Figli: Teresa in Archi, Clelia, FRANCE SCO. * SCAMМАССА. ARMA: Partito : nel 1º di rosso a due leoni coro nati, affrontati, sorreggentisi con le branche ante riori, moventi da un monte di tre cime uscente da la punta, il tut to d'oro; nel 2º d'azzurro a nove f. s. bisanti d'oro, ordinati 1, 2, 3, 2, 1. DIMORA : Catania. Si vuole che sia originaria di Lorena che sia passata in Sicilia nel principio del e secolo XV. Un BLASCO, catanese, fu fisico di re Martino e protomedico del Regno nel 1403 e per i servizi prestati a re Martino il giovine, alla regina Maria e a re Martino il vecchio, ottenne, con privilegio dell'8 settembre 1409, la concessione del feudo Murgo e caricatore d'Agnone; un NicCOLO fu sottocavallerizzo di re Alfonso nel 1418; un MATTEO, barone di Murgo per investi tura 11 giugno 1429, fu senatore di Cata nia negli anni 1430-31, 1433-34, 1436-37; un altro MATTEO (di Blasco, di Matteo, di Blasco, di Matteo, di Blasco, di Matteo predetto) il 9 dicembre 1557 ebbe investi tura di Murgo e del caricatore d'Agnone, sposò Antonia Scalambro, di Giovan Lu ca, barone di Arbiato, e fu padre di BLA sco, investito il 29 aprile 1574 e l'11 luglio 1587 delle baronie di Murgo, Arbiato e ca ricatore d'Agnone; un GIOVAN BATTISTA fu capitano di giustizia di Catania negli anni PAGINA 180 1598-99, 1604-5, 1607-8; un ALESSANDRO fu senatore in detta città negli anni 1609-10, 1613-14, 1620-21 e con privilegio dato il 18 dicembre 1624, esecutoriato il 17 dicembre 1627, otteneva la concessione del titolo di regio cavaliere; un BLASco Scammacca Gravina, barone di Murgo, ecc., per inve stiture 7 settembre 1602, 7 novembre 1603 e 11 febbraio 1622; sposò Raffaella de A mescua, baronessa di Alcara, già Friddi grandi e Faverchi, della quale baronia ma e ritali nomine ebbe investitura il 6 novem bre 1618 e 1'11 febbraio 1622; un CARLO fu giurato nobile di Siracusa nel 1651-52; un GUGLIELMO Scammacca e Perna fu sena tore di Catania nel 1657-58 e patrizio ne gli anni 1664-64 е 1670-71 e primo barone di Bruca e Crisciunà in sua famiglia per investitura del 22 agosto 1672 (per uno dei tantissimi errori commessi dalla Consulta Araldica l'unico titolo di barone di Bruca e Crisciunà è oggi sdoppiato nei titoli di barone di Bruca e barone di Criscianà!); un MATTEO fu senatore di Palermo nel 1683-84 e come marito di Virginia Cavalla ro fu barone di Campoallegro e di Castel luzzo; un AGATINO (senatore di Catania ne gli anni 1687-88, 1701-2, 1718-19) ed un MICHELE (senatore in detta città negli an ni 1696-97, 1703-4, 1711-12) sono notati nella Mastra nobile di Catania del 15 gen naio 1696 tra i regi cavalieri; un ARCAROLO Scammacca e Perna, barone di Bruca e Cri sciunà per investitura del 14 dicembre 1680, è annotato in detta Mastra nobile tra i feudatari e i regi cavalieri e fu capitano di giustizia di Catania negli anni 1689-90, 1705-6, 1710-11, patrizio nel 1701-2, teso riere nel 1706-7; un GIUSEPPE BLASCO Scammacca e Gravina, barone di Murgo, Arbiato e caricatore d'Agnone per investi tura del 13 nov. 1699, con privilegio dato il 9 nov. 1708, esecutoriato il 29 settembre 1709, ottenne la concessione del titolo di principe di Lercara (non ebbe figli e gli succedette la sorella Raffaella in Buglio); un GIUSEPPE Scammacca e Arezzo fu sena tore di Catania nel 1714-15 e capitano di giustizia nel 1720-21; un IGNAZIO GIUSEPPE fu ricevuto nell'Ordine di Malta nel 1728; un GUGLIELMO Scammacca e Arezzo fu se natore di Catania negli anni 1733-34, 1741 42, 1744-45, capitano di giustizia nel 1735 LETTERAS 36 e patrizio nel 1739-40; un GUGLIELMO, barone di Bruca e Crisciunà per investitu ra del 22 gennaio 1727, fu capitano di giu stizia in detta città nel 1738-39 e nel 1743 44 e patrizio nel 1747-48; un ALESSANDRO Scammacca e Colonna fu senatore di Cata nia nel 1746-77; un GIUSEPPE fu capitano di giustizia di Lentini nel 1749-50 e patri zio nel 1750-51; un VINCENZO il 17 febbraio 1753 venne aggregato alla Mastra nobile di Catania; un GIUSEPPE, barone di Bruca e Crisciunà per investitura 28 agosto 1779, fu capitano di giustizia di Catania nel 1759-60; un GUGLIELMO Scammacca Pa ternò Castello, figlio del precedente, ebbe il 14 agosto 1787 investitura della baronia di Bruca e Crisciunà; un MICHELE Scam macca e Paternò Castello fu console nobile della seta in Catania nel 1799-1800; un FA BIO tenne la carica di patrizio in detta città nel 1806-7. Con D. M. del 30 aprile 1898 vennero e riconosciuti i titoli di barone di Bruca barone di Crisciunà (invece il titolo è uno solo) in persona del signor GIOVANNI Scammacca (di Guglielmo, di Giuseppe), padre di Guglielmo. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital coi titoli di nobile dei baroni della Bruca (mpr.), nobile dei baroni di Crisciu nà (mpr.), in persona di Dorotea, di Gio vanni, di Guglielmo, spos. al nobile Mario Bonajuto. (Ric. D. M. 30 aprile 1898). a. di c. * SCAMMАССА. ARMA: D' oro al monte, uscente dalla punta dello scudo , sostenen te due leoni co ronati, contro rampanti, il tut to di rosso. DIMORA : Catania. È un ramo della precedente fami glia iscritta nel Li bro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), cavaliere (m.), (Ricon. DD. MM. 8 luglio LETTERA S 1925 e 7 novembre 1928), in persona di MARIO, di Michele, di Mario, di Michele. di Alessandro, di Michele. Fratelli: GUGLIELMO, EMANUELE, VIN- ARMA : Inquarta CENZO e Dorotea. Figli di Emanuele: MICHELE, Concetta, Teresa, GREGORIO, PIETRO, GIUSEPPE, A gata ed Elena. a. di c. SCANAGATTA O SCANNAGATTA. ARMA: Trinciato : nel 1º d'azzurro alla gatta al na turale passante sulla trinciatura, con una spada di argento, guarni ta d'oro, confic cata in sbarra nel fianco sini stro da cui sgor ga il sangue, e sormontata da tre gigli d'oro ordinati in fascia nel capo; nel 2º palato di rosso e d'oro. (Codice Araldico, Arch. Stato Mi lano, pag. 11 е 196). DIMORA : Torino. Famiglia di origine valtellinese. Un GA PRIELE, da Dongo, sul lago di Como, è il capostipite. Questi fu podestà di Traona, Morbegno e Tirano e dal re di Francia, Luigi XII, ebbe il feudo di Rumo nel 1500, ma sette anni dopo ne fu spogliato PAGINA 181 * SCANDERBECH 0 ( vedi CASTRIOTA SCANDERBECH). SCANDERBEG to : nel 1º e 4º d'oro all'aquila bicipite di nero, col volo abbas sato, coronata d'oro su ambo le teste; con la pila d'azzurro raccorciata nel capo e caricata da una stella di sei raggi d'oro; nel 2º e 3º d'argento al la croce potenziata d'oro, accantonata da quattro crocette dello stesso (Geru salemme) ; sul tutto campo di cielo a due leoni affrontati d'oro, tenenti fra le bran che due spade d'argento incrociantisi ed accompagnata in punta da un massacro di bue d'oro. DIMORA : Auletta (Salerno) e Napoli (Via dei Mille, 48) . Molte cronache e documenti napoletani dei sec. XV e XVI parlano della famiglia denominata Scanderbeg o Scandaribecca, ecc., ma non si tratta che della famiglia CASTRIOTA, così soprannominata dal famo sissimo Giorgio, il quale nel periodo in cui fu ostaggio presso i maomettani ebbe l'ap pellativo di Skander-Beg (Alessandro Bey). L'origine di questo eroe dell'Albania è disputata da tutte le nazioni della Balca nia : così alcuni lo riattaccano ad un Co dal duca di Milano. Un FRANCESCo fu internunzio alla Corte stantino, principe di Castoria, della stirpe di Torino, poi vescovo di Avellino. imperiale bizantina degli Angelo-Comne Con decreto 19 novembre 1778 dell'I. R. Tribunale Araldico della Lombardia Au striaca, questa famiglia fu iscritta nell'E lenco delle famiglie nobili e l'arma, sopra descritta, delineata nel Codice Araldico. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. col titolo di nobile (mf.), trattamento di Don e Donna, in persona di CARLO, di U baldo, di Giovanni. Figli: Luigia, Clorinda, UBALDO. Fratelli: Marianna, GIUSEPPE, GIOVAN NI, VINCENZOo, Angelica. no: altri lo fanno discendere da un Co stantino principe di Croia, della dinastia principesca montenegrina dei Balsa della Zenta: ed infine alcuni documenti lo ricol legano ai regoli albanesi dei Masrechi o Masarachi, che furono eziandio despoti di Arta dal 1358 al 1375 (al qual proposito si noti che il titolo di despota equivaleva nell'impero bizantino a quello di te) . Da GIOVANNI Castriota, dinasta di Mat e di Vumenestia nel 1406-1438, padre di GIORGIO Scanderbeg, discendono le due Figli di Vincenzo: Ida, CARLO, UBALDO. linee di casa Castriota, che finirono ambe Figlia di Giuseppe: Giovanna. v. S. due esuli nel regno di Napoli. La prima linea è quella di Giorgio, so PAGINA 182 prannominato Scanderbeg (nato 1403, mor to 1467) che fu principe, dinasta e capita no generale dell'armata cristiana in Alba nia. I suoi diretti discendenti furono pa trizi di Venezia dal 1463, conti di Soleto e signori di Gagliano, Arigliano e Salignano dal 1485, duchi di San Pietro in Galatina e signori di Oria dal 1495, ecc.: ma a FER RANTE Castriota Scanderbeg per motivi po litici questi feudi furono confiscati e poi concessi alla figliuola Erina Castriota, mo glie del principe di Bisignano, a detrimen to dei figli maschi del medesimo. Di costo to ACHILLE si trasferì in Cassano, serban do dell'avito patrimonio gl'importanti do cumenti della casa Castriota, come il di ploma originale del patriziato veneziano, le investiture nobiliari dei re Aragonesi, alcune monete del grande avo Scanderbeg, ed altri cimeli che trasmise ai suoi diretti discendenti, i quali tuttora li conservano. Questo ramo tenne i feudi di Orria ed Ur somarso, poi ereditò quelli di San Deme trio, S. Cosmo e Macchia, nel 1727, ia ba ronia di Fossaceca e Castelluccio con la signoria di Broglio nel 1873, ed il marche sato di Auletta con la signoria di S. An gelo le Fratte nel 1874 : ed infine questo SCANDURRA. ramo, con albero genealogico del 5 feb braio 1910, autenticato dal Regio Commis sario presso la Consulta Araldica, e vista to dal presidente del Consiglio dei Ministri e ministro dell'Interno, è stato riconosciu to quale diretto discendente di Giorgio Ca striota detto Scanderbeg, principe di Al bania. La seconda linea è quella di Staniscia, di cui si dice figlio HAMSA († 1463), il quale si disse pure BRANILO, fu conte di Mat e governatore di Croia dal 1450, e ceppo dei Castriota detti Branai o Granai vissuti nel regno di Napoli. Costoro infatti furono conti di Copertino, con Veglie, Leverano e Galatone, dal 1494, duchi di Castellaneta e signori di Somma e Vico dal 1502, duchi di Ferrandina dal 1505, conti di Atripalda dal 1512, marchesi di Atripalda dal 1513, marchesi di Civita S. Angelo dal 1521, conti di Spoltone, signori di Mignano, ecc.: ed a questo ramo appartenne Co STANTINO Castriota, cav. di Malta (1561 1571), che fu valente letterato con lo pseu domino di Filonico Alicarnaseo, e prese LETTERA S parte alla famosa battaglia di Lepanto nel 1571. Si noti infine che sulla tomba di COSTAN TINO Castriota, vescovo di Isernia (1498 1500), sepolto in Napoli nella chiesa di S. Maria La Nuova, si legge la epigrafe che lo qualifica « sanguine et cognatione, regia ac caesarea » (cioè di origine e pa rentela reale ed imperiale) : ed è pure de gno di nota che lo scrittore albanese Bar lezio, (1500), nel pubblicare la vita di Giorgio Scanderbeg, dedicandola al suo di scendente Ferrante Castriota, diede a co stui il titolo di « principe » per la sua ori gine sovrana. Il rappresentante primogenito del ramo riconosciuto principesco è FRANCESCo Ca striota Scanderbeg, iscritto nel Libro d'O ro della Nob. Ital. e nell'Elenco Ufficiale coi titoli di marchese di Auletta (mpr.), е predicato di S. Angelo alle Fratte (mf.), n. in Napoli, 7 giugno 1875, figlio di Gio vanni (n. in Napoli, '11 febbraio 1847, + in Napoli, 22 gennaio 1929), e della nobi le Maria Sersale. ARMA: D'azzurro a due leoni d'o ro affrontati so stenenti, con le branche anterio ri destra e sini stra rispettiva mente, uno spa done d'argento, manicato d'oro, all' ingiù, sor montato da tre V. S. stelle di sei raggi pure d'argento, ordi nate in fascia. Мотто : Scander. DIMORA : Spagna e Palermo. Famiglia siciliana che si ritiene origina ria dalla Baviera. ALFONSO, consigliere di Stato di re Filippo II, dichiarato da questi traditore perchè coinvolto in una congiu ra del regno a danno del monarca, fu pri vato di tutte le sue ricchezze ed onori e condannato all'esilio. Rifugiatosi in Ro ma, trovò protezione ed aiuto da Clemen LETTERAS te XIII e Urbano VIII e morì in detta cit tà nel 1622 lasciando un unico figlio, Lu DOVICO, cavaliere di papa Urbano, morto anch'esso in Roma nel 1641. PAGINA 183 e barone della Pira (mpr.), in persona di GIUSEPPE, di Vincenzo, di Corrado. V. S. SANTI, figlio di quest'ultimo, ritornò in SCANNAGATTA vedi SCANAGATTA. Spagna e servì nelle truppe austro-spagno le col grado di capitano e con le predette SCANO. si recò in Sicilia stabilendosi in Siracusa alla cui Mastra Nobile fu ascritta la sua famiglia che diede senatori, cavalieri e giu reconsulti fra i quali un altro SANTI, mor to nel 1641, ed un Lodovico, morto nel 1794. GIACOMO De' Piro Scandurra, il 20 set tembre 1768, fu l'ultimo investito del ti tolo di barone di Salsetta e Montagna e da questi discendono i rappresentanti di questo ramo. La famiglia è iscritta nell'Elenco Uffi ciale Nobiliare Italiano col titolo di barone di Salsetta e Montagna (mpr.), in per sona di GAETANO, di Gaetano, di France sco. Sorella: Paolina. SCANDURRA. V. S. ARMA: nel 1º d'oro Partito : a due leoni affron tati, frammezza ti da una ala barda, impu gnanti: quello di destra una spada insangui nata e quello di sinistra una spronella pure insanguinata, incrociate all'alabarda, il ARMA: D'azzurro al mastio tor ricellato di tre pezzi e con una scala per acce dervi, il tutto di argento; il ma stio aperto efi nestrato di ne ro, tenuto in al to, con le bran che destra e si nistra, da due leoni d'oro affrontati, con trorampanti e tramezzati dalla scala, ed accostato da quattro rami di palma di verde, due a destra in banda e due a si nistra in sbarra, uno sopra l'altro. DIMORA : Sorso, Ittiri, Torralba. Nell'elenco dei feudatari, nobili e cava lieri residenti nei comuni della Prefettura della provincia di Sassari, compilato nel 1822, dal R. prefetto e trasmesso alla R. Segreteria di stato e di guerra presso il vi cerè di Sardegna, in occasione dell'incoro nazione del re Carlo Felice, è compreso il nome di don GIUSEPPE LUIGI Scano, di morante a Sorso, discendente da antica e nobile famiglia della Sardegna. Sposò que sti Anna Maria Cicu. a Uno dei suoi figli, don ANTONIO, n. Sorso 15 novembre 1821, restò in Sorso ed ebbe i figli : GIUSEPPE, PIETRO, Maria Chiara, Antonia e Francesca. tutto di nero e sormontato da tre stelle d'azzurro ordinate in fascia; nel 2º d'o ro alla banda d'azzurro. Мотто : Intacta. DIMORA: Spagna e Siracusa. Ramo della precedente famiglia. VIN CENZO, ten. col. dei Reali Eserciti, e baro ne di S. Elia, con privilegio del 1° set tembre 1767, fu investito del titolo baro nale della Pira. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone di S. Elia (mpr.), L'altro, don CLEMENTE, n. a Sorso il 4. novembre 1808, sposò donna Maria Grazia Delogu ed ebbe due figli: don GIULIO, n. a Torralba 27 marzo 1843 e don PIETRO, n. a Torralba il 3 aprile 1840. Don Giulio sposò donna Maddalena Guttierrez ed ebbe i seguenti figli tutti nati in Ittiri: CLE MENTE, 29 agosto 1884; VINCENZO, 16 feb braio 1891; GIUSEPPE MARIA, 23 ottobre 1892, ed AGOSTINO, 6 maggio 1895. Don Pietro sposò donna Giovanna Corda ed eb be i seguenti figli, tutti nati a Torralba : PAGINA 184 Domenica, 4 novembre 1867; Maria Gra zia, 25 settembre 1872; QUIRICO, detto CLEMENTE, 23 novembre 1879; Maria Giu seppa, 7 giugno 1885, e GIOVANNI BATTI STA, 3 luglio 1888. La famiglia fa uso dello stemma inserito nell' « Armerista delle famiglie nobili e ti tolate della monarchia di Savoia, raccolto dal conte Alessandro Franchi-Verney della Valletta », Torino, Fratelli Bocca, 1873. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.) e don (mf.), ai discendenti maschi e coi titoli personali di nobile e donna alle femmine, in persona di: LETTERAS non ebbe mai concessioni di stemma nè alcuno ne risulta nell'Archivio di Stato di Cagliari. DIMORA: Cagliari. Con riferimento all'editto sulla pubblica istruzione del regno e per rendere omaggio alla memoria del defunto ANTONIO MARIA Scano, di Austis, Carlo Felice, re di Sarde gna, coi diplomi in data 18 gennaio 1831, concedeva i privilegi di cavalierato e di nobiltà ai suoi figli, sacerdote e dottore PIETRO, notaio GIACINTO E GIUSEPPE ΜΑ RIA Scano ed ai discendenti maschi in per petuo dei due ultimi di essi. Dalle nozze del predetto notaio Giacinto colla nobile Maria Antonia Marcello i'8 Ramo di Sorso. ANTONIO, di Giuseppe Luigi. Figli: GIUSEPPE, PIETRO, Maria, Chiara, GAVINO, che, conseguita la laurea in leggi, Antonia, Francesca. agosto 1818, nasceva in Austis, il figlio Ramo di Ittiri. GIULIO, di Clemente, di Giuseppe Luigi. Figli: CLEMENTE, VINCENZO, GIUSEPPE MARIA, AGOSTINO. Ramo di Torralba. PIETRO, di Clemente, di Giuseppe Luigi. Figli: Domenica, Maria Grazia, QUIRI co, detto CLEMENTE, Maria Giuseppa, GIO VANNI BATTISTA. SCANO. s. l. ARMA : D'azzurro al mastio tor ricellato di tre pezzi e con una scala per acce dervi, il tutto di argento; il ma stio aperto finestrato di ne ro, tenuto in al to, con le bran e che destra e si nistra da due leoni d'oro affrontati, con trorampanti e framezzati dalla scala, e accostato di quattro rami di palma di verde, due a destra in banda e due a si nistra in sbarra, uno sopra l'altro. (Ar ma estratta dal « Nobiliario e Blasonario del Regno d'Italia >>> del conte Silvio Mannucci, Roma, Collegio Araldico, vo lume IV. Questa famiglia risulta, che in giovane età, dedicavasi all'esercizio del la professione forense e prese parte all'am ministrazione della cosa pubblica. Divenne per la sua profonda dottrina e per la sua eloquenza uno dei più eminenti avvocati del foro sardo. Non vi fu, si può dire, al cun importante processo senza che egli vi prendesse parte con sempre crescente suc cesso. Fu dottore aggregato e per molti anni professore ordinario di diritto e proce dura penale, preside della Facoltà giuridi ca della R. Università e Magnifico rettore della medesima. Nella I, II, III, IV, V le gislatura rappresentò i collegi di Cagliari IV edi Isili I, alla Camera dei deputati : il 4 dicembre 1890 fu nominato senatore del regno. Partecipò sempre con assiduità ai lavori degli alti consessi, patrocinando i bi sogni della Sardegna con rara competenza, con ammirata eloquenza e con adamantina onestà. Morì a Cagliari il 10 febbraio 1898. Dal suo matrimonio colla nobile donna Maria Giuseppa Musio, appartenente ad il lustre famiglia di dotti giureconsulti e di benemeriti cittadini, nacquero i seguenti figli : Antonia, n. 17 novembre 1856; Lui gia, n. 3 giugno 1859; Teresa, n. 29 aprile 1863; GIULIO, n, 18 agosto 1864 (spos. con Emma Bassi, dal qual matrimonio si eb bero i figli : Paola, n. I maggio 1894; Mar ta, n. 7 novembre 1895; Bona, n. 17 dicem bre 1897); MARCO, n. 31 gennaio 1866 (spo sato con Emma Melis, dal qual matrimo nio si ebbe la figlia Giulia, n. 28 luglio 1896); e Maria, n. 18 maggio 1867. LETTERA S La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.) e don (mf ), ai discendenti maschi e coi titoli personali di nobile e donna alle femmine, in persona di GIULIO, di Gavino, di Gia cinto. Figlie: Paola, Marta, Bona. Fratelli: Antonia ved. Corte, Teresa ved. Musio, MARCO †, Maria. Figlia di Marco: † Giulia. * SCAPINELLI. s. l. ARMA: Di rosso, al leone, tenen te nella branca anteriore destra una penna d'ar gento e con la sinistra un ca lamaio dello stesso; col capo d'azzurro, cari cato di un'aqui la d'argento, co ronata d'oro, e sostenuto da una fascia in divisa d'oro. Мотто: Moribus majorum. PAGINA 185 stessa cattedra nell'Università di Pisa, e ciò sempre per interessamento del suo so vrano, il duca Alfonso d'Este, che molto lo amava. Da Pisa ritornò poi alla cattedra di Bologna. e morì a Modena il 3 gennaio 1634. È ricordato dal Tiraboschi e da altri storici e biografi, e da Alessandro Tassoni nella Secchia rapita. Lasciò parecchie ope re manoscritte, ed un carme : In nuptiis serenissimi Alphonsi, Principis Estensis, ecc., stampato a Modena nel 1608. Viè pure alle stampe un elogio funebre in lati no dell'Infanta Isabella, nonchè poesie la tine e italiane. Molte altre rime poi si con servano manoscritte. Dei suoi fratelli, il conte ANTONIO fu mi nistro dei duchi Cesare, Alfonso III e e Francesco I d'Este. Fu pure segretario consigliere di Stato. BARTOLOMEO, fu capi tano nelle truppe dei Paesi Bassi e inviato del duca Cesare d'Este presso l'Infanta dei Paesi Bassi. Nel 1637 fu governatore di Brescello. La famiglia Scapinelli ebbe in feudo, col titolo di contea, il castello di Leguigno, posto nelle prime montagne reggiane. Esso fu goduto dapprima dal ramo di Modena, che poi si estinse con un Bartolomeo; do podichè passò al ramo dei conti Scapinelli, DIMORA: Reggio Emilia, Roma, Ravenna, trasferitisi in Reggio E., e ne fu investito Desenzano e Milano. La famiglia Scapinelli pare sia oriunda da Bologna, da dove si trasferì a Modena fin dal secolo XIV. Si distinse per uomini d'eletto ingegno e di studio, e per cariche pubbliche civili ed ecclesiastiche, e fu as sai prediletta dai Duchi Estensi. Forse per essersi segnalata sopratutto per uomini di studio e di toga porta nel suo stemma la penna e il calamaio, tenuti dal leone ram pante con le zampe anteriori. Un GIOVANNI Scapinelli fu professore di diritto civile a Padova, poi auditore della Ruota di Geno va, circa nel 1550. Morì a Modena il 29 luglio 1565. LODOVICO, di Bartolomeo, di Giambattista, nato a Modena nel 1590, е detto « il cieco », perchè privo della vista dalla nascita, fu insigne letterato. Studiò a Bologna, dove si laureò nel 1609, poi vi tenne la cattedra di eloquenza in quella Università con successo, e circondato da grande affezione degli studenti. Nel 1628 fu chiamato dal Granduca di Toscana alla il conte CARLO, che sposò la contessa Lau ra Gabbi di Reggio e continuò la famiglia con quattro figli maschi : 1) GIAMBATTISTA, primogenito, feuda tario di Leguigno, che sposò Vincenza, del cav. Francesco Fontanesi, celebre pittore reggiano. Da lui venne FRANCESCO, podestà di Brescello, poi governatore di Reggio nel 1843, che fu assassinato a Treviso nel 1848. Con lui si estinse questo ramo. 2) PAOLO, che sposò Lucrezia, del no bile Vincenzo Cremona. Da lui venne Gio. BATTISTA, marito di Caterina, del conte Giovanni Brami. Egli ebbe tre figli ma schi: FRANCESCO, che sposò Maria Spallan zani di Reggio, da cui Giulia, ved. di An tonio Sidoli, vivente; LUIGI, che pure continuò la famiglia, sposando la signora Gaetana, di Paolo Pagani, e LODOVICO, morto scapolo. 3) ALESSANDRO, marito di una contes sa Arlottini, di antica famiglia di Reggio, ora estinta. Suo figlio ANTONIO fu podestà PAGINA 186 di Brescello nel 1843, poi delegato di Mas sa e Carrara, cavaliere e ciambellano, e de legato provinciale in Modena. Sposò la no bile Anna Bonini, e ne ebbe tre figli ma schi. Il dott. PIETRO, nato a Reggio nel 1833 e mortovi il 17 novembre 1919. Fu notaio e cancelliere della Curia Vescovile di Reggio E., lasciò di sè ricordo di per fetto gentiluomo, d'animo mite e buono, attivo ed energico fino agli ultimi suoi anni, di principii profondamente e sincera mente religiosi, professati sempre con ani mo aperto, anche in tempi difficili e di lot te di partiti politici ostili alla religione. Aveva sposato una contessa Raffaelli della Garfagnana, nipote di mons. Pietro Raf faelli, vescovo di Reggio. Da lui venne nu merosa prole, fra cui i membri viventi del ramo principale della famiglia, e suo pri mogenito è Sua Eminenza il Cardinale Raf faele, del quale diremo appresso. Altri figli del conte Antonio furono GIUSEPPE, cameriere di cappa e spada di S. S., nato a Reggio nel 1835, e mortovi 1'11 ottobre 1881. Ebbe due mogli : la con tessa Ida Bucci Casari di Bologna, poi la marchesa Paola Solari di Loreto, e furo no suoi figli: Ida, ved. del conte comm. Federico Calvi di Coenzo, e FRANCESCO, maggiore del R. Esercito, entrambi viventi. SCIPIONE, nato a Reggio nel 1844, feld maresciallo dell'esercito austro-ungarico, morto a Vienna 1'8 ottobre 1914. Laura, n. a Reggio nel 1850, sposata al sig . Cesare Galeotti, morta il 28 gennaio 1912. 4) PROSPERO, che ebbe un figlio, GAE TANO, vivente nel 1854. Questo ramo è ora estinto. Il conte ANTONIO, di Alessandro, di Pie tro, di Antonio, n. a Lugo il 25 maggio 1895, sottotenente di complemento di fan teria, fregiato di medaglia d'argento, cad de nella grande guerra a Selft il 21 maggio 1916. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), conte di Le guigno (m.), patrizio di Modena (m.), pa trizio di Reggio (m.), ed è rappresentata da S. Em. il Card. RAFFAELE, di Pietro, di Antonio, di Alessandro; cardinale prete di S. R. C. del titolo di S. Girolamo degli I1 LETTERA S lirici, datario di S. R. C., nato a Modena 25 aprile 1858, appartenente alle Sacre Congregazioni: Concistoriale, Concilio, Af fari Ecclesiastici Straordinari, Riti, Propa ganda Fide, Università e studi, Cerimonia le, Chiese orientali, Pro Russia. È insigni to delle seguenti onorificenze: bali gran croce del S. O. M. di Malta, gran croce dell'Ordine di Alessandro di Bulgaria, gran croce dell'Ordine di U. S. di Villa Vicosa (Portogallo), gran croce dell'Ordi ne di S. Stefano (Ungheria), gran croce dell'Ordine di Leopoldo (Austria), gran croce dell'Ordine Costantiniano, grande ufficiale dell'Ordine del S. Sepolcro, com mendatore dell'Ordine Militare del Cristo (Portogallo), commendatore dell'ordine di Francesco Giuseppe (Austria), commenda tore dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna), commendatore dell'Ordine di Orange Massau (Olanda), commendatore dell'Ordine Teutonico, commendatore del l'Ordine della Corona (Prussia), cavaliere ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) . Fratelli: Marianna, n. Bibbiano 2 otto bre 1859; Carlotta, n. Bibbiano 22 giugno 1865, spos. al signor Tommaso Fornaciari; Anna (suor Raffaella), n. Bibbiano 6 aprile 1867, superiora provinciale delle Sorelle della Carità; Giulia, n. Reggio 6 marzo 1871, ved. del dott. cav. Pietro Spallanza ni; dott. cav. PAOLO, n. Reggio 2 novem bre 1874, conservatore delle Ipoteche a Ra venna, spos. nel 1901 con Augusta Vizzot to, da cui: Maria Cristina, n. Reggio 23 maggio 1902, spos. Reggio al prof. dottor Tommaso Rapaggi nel 1929; PIETRO, n. Reggio 30 marzo 1904, ten. aviatore, spos. con Beatrice Franzini nel 1930, da cui : PAOLO, n. Reggio E. nel 1931; RAFFAELE, n. ivi nel 1932; Elena, n. Reggio 9 marzo 1906; Anna, n. Reggio nel 1908; Ortensia, n. Reggio nel 1910; GIUSEPPE, n. Reggio nel 1912; CARLO, n. Reggio 1º marzo 1913; Laura, n. Reggio 6 febbraio 1914; ALES SANDRO, n. Reggio nel 1916; ANTONIO, n. Reggio nel 1918; Teresa, n. Reggio 24 set tembre 1919; Maria Pia, n. Reggio nel 1921 ; FRANCESCO, n. ivi 14 ott. 1926. Figlio di Alessandro, di Pietro, di Anto nio: GIOVANNI, suddiacono, n. Verolanuo va 2 maggio 1909. LETTERAS Figli di Scipione, di Antonio, di Ales sandro (conte, patrizio di Modena e patri zio di Reggio) : Augusto, MARIO E CARLO, cittadini austriaci. Figli di Giuseppe, di Antonio, di Ales sandro (conte, patrizio di Modena e patri zio di Reggio) : Ida, n. Reggio 5 febbraio 1855, ved. del conte comm. dott. Federico Calvi di Coenzo; FRANCESCO, n. Reggio E. nel 1875, maggiore del R. Esercito Ita liano. Èinoltre iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), patrizio di Modena (m.), patrizio di Reggio (m.), in persona di ENRICO, di Luigi, di Giambattista, di Paolo. Figli: Anna, GIUSEPPE, Caterina e PAOLO. Sorella: Enrichetta. Cugina: Giulia, di Francesco, di Luigi, di Giambattista, di Paolo, ved. del signor Antonio Sidoli. SCAPITTA. a. c. c. ARMA: Partito : nel 1º d'argento alla sbarra d'az zurro carica di una sbarra d'o ro, ristretta, ас corciata e den tata di tre pezzi; nel 2º di rosso alla testa di mo ro al naturale, attortigliata di argento ed accompagnata da due gigli d'oro, uno in capo ed uno in punta. DIMORA : Valenza (Piemonte). Famiglia di Valenza in Piemonte. Monsignor FERDINANDO, delegato aposto lico di Ascoli nel 1856, poi di Frosinone e di Civitavecchia, col fratello ALESSANDRO, furono ascritti nel 1857 alla nobiltà di Ascoli e a quella di Montalto e nel 1861 a quella di Ferentino. La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di Ferentino (mf.), e nobile di Montalto (mf.), in per sona di: CARLO, di Alessandro. PAGINA 187 Figli: Elisa, Gabriella, ALESSANDRO, Co stantina e FERDINANDO. Fratelli: Giuseppina, Angelina, Maria, Erminia, Luigia e FERDINANDO. SCARABELLI. ARMA : Troncato : nel 1º d'oro al l'aquila spiegata di nero; nel 2º li rosso a una stel la di otto raggi d'oro. V. S. DIMORA: Parma. Famiglia di ori gine parmigiana. Con Patente del 13 maggio 170ó il du ca di Parma creò nobili coi loro discenden ti d'ambo i sessi ALESSANDRO ed ANTONIO MARIA Scarabelli. Un PAOLO era castellano dell'isola di Ponza nel 1605; un GIOVANNI ANTONIO riceveva licenza di ridurre a col tura terre boschive nel 1744; un GIUSEPPE era commissario di Colorno nel 1733. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona dei disc. da Alessandro (1706). g. d. SCARAFONI. ARMA : Troncato : nel 1º d'azzurro al monte di tre cime uscentedal la troncatura; nel 2º sbarrato di rosso e d'argen to; le sbarre di argento cariche di quattro scara faggi di nero, I, 2, I. DIMORA : Città di Castello. Famiglia di Città di Castello che otten ne l'ascrizione a quella nobiltà cittadina nei disc. da FRANCESCO (1728) . La famiglia è iscritta genericamente col titolo di nobile di Città di Castello (mf.), spettante ai disc. dal predetto Francesco. V. S. PAGINA 188 * SCARAMANGA' . pente di verde; nel 3° d'azzurro alla montagna accostata in alto da due api volanti, il tutto d'argento. CIMIERI (Su due elmi torneari) : il 1° un'a quila di nero, linguata di rosso, rivolta; il 2º un volo posto di tre quarti, l'ala davanti d'azzurro caricata da una stella di sei raggi d'argento; quella di dietro d'argento. Мотто : Esto perpetua. DIMORA: Trieste. Famiglia triestina insignità del titolo di cavaliere dell'impero Austriaco col predi cato di Altamonte con Dipl. 18 maggio 1889 dell'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria, titolo riconosciuto con D. P. 13 dic. 1925, trasmissibile ad ambo i sessi. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di cavaliere dell'Impero Austriaco, col pred. di Altamonte (mf.), in persona di GIOVANNI, di Pietro, n. a Trieste 2 aprile 1872. LETTERAS ARMA : Interzato in fascia: nel 1º d'azzurro a tre gigli d'argento, posti 2 e 1; nel 2º d'oro alla fa scia di nero at traversata da u na colonna di rosso spezzata, con base attorti gliata da un ser V. S. DIMORA : Torino. Antica e illustre famiglia oriunda da Asti, che si vuole, ma con nessun fonda mento, originaria dalla Fiandra. Diramò largamente, ma di tutti i rami un tempo fiorenti, oggi non rimangono che il pre sente e quello dei marchesi di Prunetto, dei quali non si conoscono gli attacchi ge nealogici fra di loro. Appartenne a questo ramo TOMMASINO Scarampi che avendo soccorso di denari il marchese Teodoro Paleologo di Monferrato, ebbe in dono il castello e il feudo di Camino nel 1323, dei quali fu investito il 27 settembre 1327. Sposò Antonina di Valperga, e furono suoi figli, fra gli altri: GIORGINO, Lorenzo e ROLANDO. Quest'ultimo, che fu vescovo di Reggio (1340) e patriarca di Costantino poli (1348), lasciò numerose opere mano scritte, conservate un tempo nel monastero di S. Bartolomeo d'Azzano, poi nella bi blioteca civica di Asti. Giorgino († 1397) acquistò da Guglielmo Papa signore di Brusaschetto il feudo di Brusaschetto e dal marchese di Monferrato punti di Castel San Pietro, dei quali fu investito il 21 giu gno 1376. Lorenzo fu cavaliere gerosoli mitano (1383) e ricevitore dell'Ordine in Lombardia. Figlio di Giorgino fu ToOMMASO, il qua le, coi fratelli GIOVANNI detto Capone e DANIELE, consigliere marchionale, fu in vestito nel 1398. Tommaso fu famigliare del marchese di Monferrato e nel 1412 eb be la carica di podestà di Casale. Sposò Caterina d'Incisa e furono suoi figli : GIOR GINO E GIOVANNI GIACOMO, i quali furono investiti dei feudi il 10 febbraio 1442, е * SCARAMPI (SCARAMPI DI VILLA- avendo nel 1444 acquistato 1/4 di Redabue NOVA) . ARMA: D'oro rosso. a e il 16 marzo 1445 la restante parte di que sto feudo da Ottaviano Ubaldini-Carpo ne furono investiti il 17 dicembre 1447 e il 20 cinque pali di agosto 1451. Entrambi i fratelli furono consiglieri marchionali ed ebbero l'incarico CIMIERO : Un por co nascente, te nente in bocca un ramo di quer cia, ghiandifero al naturale. Alias: Un bue d'o ro nascente. Мотто: Вelle. di importanti ambasciate, in specie Gio vanni Giacomo che nel 1442 fu inviato in Oriente. La discendenza di Giorgino, che morì nel 1457, e che aveva sposato Bona di Giorgio Valperga, si estinse coi suoi figli TOMMASO († 1467), GUIDETTO († 1465), DANIELE († 1474), TEODORO († 1480), PERCIVALLE († 1484) e GIORGIO. Giovanni Giacomo, che aveva sposato LETTERA S Orsina di Cocconato, ebbe per figli AVE RALDO († 1517), che fu giureconsulto e rettore della pievania di Camino, GoTo FREDO E GIO. GALEAZzo che fu monaco. Gotofredo sposò Caterina di Locarno ed in seconde nozze (1481) Ippolita di Antonio Trotti, e fu suo figlio GIOVANNI GIACOMO che ebbe la carica di cameriere marchiona le(1531) e che dalle sue nozze con Barto lomea Biandrate di S. Giorgio ebbe, fra gli altri, LELIO († febbraio 1580), che ottenne nel 1558 dall'imperatore Ferdinando l'ere zione di Camino in contea. Fu costui ca pitano del re Cristianissimo, governatore di Alba (1563) e generale delle Cacce (1569) . Sposò (1554) Franchetta di Barna ba Adorno e furono suoi figli, fra gli al tri, CARLO e BARNABA. La discendenza di Carlo, che morì nel 1589, ebbe termine coi suoi nipoti CARLO ANTONIO, LEONIDA († 7 luglio 1630) e CUR ZIO († Camino, 28 giugno 1630), figli del colonnello Lelio e di Vittoria Centorio. Nipoti di Barnaba († 1626) e di Vittoria Solaro di Moretta furono: BARNABA e Gr ROLAMO († Alessandria, ottobre 1680), figli di Gio. Giacomo († 1631) e di Lodovica Falletti di Barolo, i quali furono investiti il 7 febbraio 1635. Avendo Barnaba rinun ciato i feudi al fratello, e anche per la morte degli altri congiunti, Girolamo con solidò in sè tutti i feudi della famiglia, di cui fu investito il 12 novembre 1652. Fu Girolamo capitano (1653), quindi amba sciatore del duca Carlo II in Spagna. Com promesso nell'uccisione del conte Curzio Magnocavallo (1662), fu espulso dal Mon ferrato; ritiratosi in Alessandria vi morì. Dalle sue nozze con Cristina Isnardi di Ca raglio ebbe, fra gli altri, PAOLO (n. 1666) che fu creato marchese di Villanova il 4 luglio 1701 in seguito ad acquisti di por zioni di questo feudo dai nobili Vialardi signori di Villanova. Acquistò dal conte Giuseppe Costantino Provana il feudo di Solonghello di cui fu investito il 30 otto bre 1698. Col fratello LODOVICO (n. 1670) fu compreso nei nobili di baldacchino. Spo sò (1696) Francesca del marchese Dome nico Del Carretto di Balestrino e furono suoi figli DoMENICO († Torino, 11 aprile 1773) che agli altri feudi aggiunse quello di Borgo S. Martino, di cui fu investito il PAGINA 189 17 aprile 1750 col titolo baronale. Ebbe Domenico la suprema onorificenza dell'or dine della SS. Annunziata il 3 aprile 1773. Dalle sue nozze con Lodovica Solaro di Monasterolo ebbe per figli GEROLAMO FER NANDO (n. Casale, 28 maggio 1734; † To rino, 5 giugno 1800), che dalia sua con sorte Maria del marchese Giuseppe Ame deo Tizzoni ebbe TOMMASO († 7 maggio 1794), che fu padre di LUIGI GEROLAMO (n. 1786; † Torino, 13 agosto 1840) che ebbe le cariche di gentiluomo di camera dei re Carlo Felice e Carlo Alberto e mem bro del Consiglio generale del Debito pub blico (1830). Sposò Giuseppina del conte Francesco Pensa e da queste nozze nac quero, fra gli altri : VITTORIO EMANUEL,E (n. 1811; + 28 novembre 1845) e ALFONSO, gentiluomo di camera, il primo, del re Car lo Alberto, gentiluomo di corte, il secondo, dello stesso re. Dalle nozze (1852) di que st'ultimo con Tommasina del conte Achil le Valperga di Chevron nacquero UMBER To, che fu ufficiale degli Alpini, e Adele. Vittorio Emanuele sposò (1839) Maria dei baroni Coriolis d'Espinousse e da queste nozze nacquero : FERNANDO (n. Torino, II febbraio 1840; † 9 agosto 1930), EDOARDO (n. Torino, 27 dicembre 1841), Ernestina, moglie del conte Carlo Costa di Trinità, e Matilde, moglie (1865) del conte Carlo Arnauddi S. Salvatore. Fernando, che fu tenente colonnello di cavalleria e insignito di due medaglie d'ar gento al valor militare, venne riconosciuto nei titoli nobiliari con D. M. dell'anno 1879. Sposò (1868) Adele del nob. Ema nuele Luserna-Rorengo dei marchesi di Rorà, e da queste nozze nacquero Maria (n. Torino, 16 ottobre 1874), Valentina (n. Torino, 25 giugno 1877), che sposò (1901) il nob. Teodoro Ferrari dei marchesi di Castelnuovo e dei conti di Orsara, e Paola (n. Torino, 8 dicembre 1881) . Edoardo sposò Vittoria Rochstol, e da queste nozze nacquero : FERNANDO (n. To rino, 5 gennaio 1876, † ivi, 2 marzo 1932) , Angelica (n. Torino, 23 dicembre 1877), moglie del nobile Saverio Reviglio della Venaria, e Matilde (n. Strambino, IS ago sto 1883) . Fernando, dalle sue nozze (1004) con Stefania del conte Luigi Voli, ebbe per figlia Alix. PAGINA 190 La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titolo di marchese di Villanova (mpr ), conte di Camino (mpr.), conte di Brusaschetto (mpr.), conte di Castel San Pietro (mpr.), conte di Solonghello (mpr ), Barone di Borgo S. Martino (mpr.), signo re di Redabue (mpr ), in persona di FER NANDO †, di Vittorio Emanuele, di Giro LETTERAS fiorini d'oro di Firenze numerosissimi feu die cioè Cortemiglia, Vernetto, Perletto, Torre d'Uzzone, Saleggio, Cairo e sua ca stellata, Rocchetta Cairo, Carcare, Bub bio, Monastero, per alcuno dei quali ri portarono investitura dal marchese di Mon ferrato il 18 luglio 1337 e il 4 giugno 1340. 11 17 aprile 1339 i precitati cinque fratelli procedettero alla divisione dei feudi. MAT TEO che partecipò alla battaglia di Gome lamo. Figlie: Maria, Valentina vedova Ferra- nario (1343) col marchese Giovanni di ri, Paola. Linea secondogenita. Monferrato, e fu consigliere marchionale e ambasciatore, morì improle, come non la FERNANDO †, di Edoardo, di Vittorio sciò discendenza il fratello TOMENO. GIO Emanuele, di Girolamo. Figlia: Alix. Sorelle: Angelica, Matilde. SCARAMPI DEL CARRETTO (SCA RAMPI DEL CAIRO; SCARAMPI DI PRUNEY). ARMA: D'oro a cinque pali di rosso. CIMIERO : Un por co nascente, te nente in bocca un ramo di quer cia, ghiandifero di tre pezzi al naturale. Alias: Un bue d'o ro nascente. Мотто : МModus et ordo. DIMORA : Torino. Le prime memorie di questo ramo della famiglia risalgono a GUGLIELMO che fu po destà di Genova verso la metà del secolo XIII, e che ebbe per nipote ANTONIO, che fu investito di Mombercelli il 19 maggio 1329 dall'imperatore Lodovico il Bavaro, e che avendo acquistato da Emanuele Tra versagni porzioni di Vinchio ne fu inve stito dallo stesso imperatore con diploma di pari data coi feudi di Montaldo e Mom barone. Procreò costui GIOVANNONE, OD DONE, GIACOMO, MATTEO e TOMENO, i qua li essendosi arricchiti considerevolmente nelle Fiandre, ove tenevano banchi di cre dito, acquistarono il 7 febbraio 1337 dal marchese Manfredo di Saluzzo per 110.000 VANNONE, ODDONE e GIACOMO formarono linea. Quella di Giovannone si estinse con 1. b. GIUSEPPE MARIA che morì nel dicembre 1747, quella di Giacomo ebbe fine con GIOVANNI FRANCESCO che morì nel 1573. Oddone, che col fratello Giacomo fu in vestito di Cortemiglia e di Saleggio il 20 dicembre 1339 e nel 1342, fu dottore di leggi e pari della curia del marchese di Monferrato. Da lui nacquero ANTONIO, ENRICO, MATTEO, EMANUELE ed ALERANO. Enrico († 1440), che fu consigliere del marchese Teodoro di Monferrato ed ebbe da esso importanti incarichi, fu vescovo di Acqui, quindi di Belluno (1405) e di Feltre (1406). Nel 1408 fu mandato Milano a quale governatore per sedarvi le fazioni unitamente ad Ugolino da Fano. Nel 1414 fu presente alla Dieta chiamatovi dall'im peratore Sigismondo di Lussemburgo, e sedette al Concilio di Costanza in qualità di elettore. Il pontefice Martino V lo creò tesoriere della Camera Apostolica e gover natore della Terra di Lavoro e delle Ma remme. Matteo, che fu capitano dei Savonesi nel 1393, ebbe prole e la sua discendenza ebbe fine con MATTEO, di Giulio Cesare, che morì verso il 1660. Alerano fu abate di S. Pietro d'Acqui (1400). Antonio, che fu investito dei feudi nel 1382 dal marchese di Monferrato, procreò EMANUELE, che fu dottore, BALDRACCHINO e BARTOLOMEO i quali furono investiti il 13 luglio 1453 di Cortemiglia e di Saleggio, e il 20 maggio 1454 del feudo imperiale di Vinchio. Da Baldracchino nacque GERARDINO, che LETTERA S fu padre di GALEAZZO e di BALDRACCHINO. Il primo sposò la cugina Cecilia, di Bru noro, di Bartolomeo Scarampi, e fu suo figlio GIOVANNI ANTONIO, il quale dalle sue nozze con Marta di Ercole Radicati di Cocconato ebbe GALEAZZO, che avendo sposato in seconde nozze (1560) Anna di Gerolamo Del Carretto di Prunetto fu in vestito colla moglie il 13 novembre 1560 dei feudi di Prunetto e Levice con titolo marchionale. Premorto alla madre il figlio ANTONIO († 1622), passò il feudo di Pru netto al figlio di costui GALEAZZO NICO LAO, che aggiunse al proprio il cognome Del Carretto e fu investito il 18 luglio 1635. Da Galeazzo Nicolao nacque ANTONIO AMEDEO, che fu padre di GALEAZZO Lo DOVICO, il quale dalle sue nozze con Vio lante Eleonora d'Incisa ebbe GIUSEPPE GALEAZZO che nel 1736 giurò fedeltà a Casa Savoia per il marchesato di Prunetto e Levice e per Vinchio, feudi imperiali la cui superiorità era passata dal ducato di Milano a Casa Savoia. Sposò costui Ga briella Maddalena del barone Giorgio Fi liberto di Nus, la quale fu investita di Nus con titolo baronale il 15 ottobre 1743, feu do passato per le ragioni materne nei suoi SCARAMUCCI. figli. 1 figlio primogenito nato da queste noz ze, LUIGI GALEAZZO, sposò (1769) Anna Felice del marchese Giuseppe Francesco Morozzo della Rocca, e da queste nozze nacquero : GIUSEPPE GALEAZZO (n. 25 mar zo 1775; † 26 agosto 1848), BONAVENTURA († Monza, 12 agosto 1822) e RAIMONDO († 1833) . Giuseppe Galeazzo, che fu luogoten, ge nerale, sposò Costanza Seyssel d'Aix da cui non ebbe prole. Raimondo fu maggiore di cavalleria, ispettore delle Regie Poste (1827) . Bonaventura, che fu luogotenente colonnello, sposò Elisabetta Monfrault de Bouthet e fu suo figlio LODOVICO GALEAZZO che ebbe la carica di referendario al Con siglio di Stato e nel 1842 fu decurione di Torino. Sposò Maria Antonietta Nicolis di Robilant e furono suoi figli CARLO AL BERTO E MAURIZIO. Carlo Alberto sposò (1869) Cristina del marchese Enrico Del Carretto di Monforte e da queste nozze nacquero : Antonia, mo PAGINA 191 glie del conte Emiliano di Mottalciata, Luisa, moglie del conte Luigi Provana di Collegno, Anna Maria, GALEAZZO ENRICO, ufficiale d'artiglieria, Elisabetta, MAURI ZIO, ufficiale di cavalleria, e CARLO AN ΤΟΝΙΟ. Maurizio Bonaventura (n. Torino, 1848) che fu dottore in leggi, sposò Fanny Raf fo, dalle quali nozze nacquero : Alfrida in Sciaccaluga, Vera in Egerton Bräken, LODOVICO, ufficiale di cavalleria, ALBERTO e Leta. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Prunetto e Levice (mpr.), barone di Nus (mpr.), si gnore di Scaletta Altessino (mpr.), signore di Cortemiglia (mpr.), signore di Cairo Vignarolo (mpr.), in persona di GALEAZZO ENRICO, di Carlo Alberto, di Lodovico Ga leazzo, di Galeazzo Bonaventura. Fratelli: Antonia in Avogadro della Motta, Anna Maria, MAURIZIO, CARLO ANTONIO. Cugini: Alfrida, Vera, LODOVICO, AL BERTO, Leta, di Maurizio, di Lodovico Ga leazzo, di Galeazzo Bonaventura. 1. b. ARMA: D'azzurro, alla croce scor ciata e patente d'argento, con tornata da un tortiglio con pen denti, alternato d'argento e di nero. CIMIERO : Un'aqui la bicipite di ne ro, portante in cuore una crocetta patente d'argento. DIMORA : S. Maria a Monte. IPPOLITO SCARAMUCCI fu decorato da Francesco III, con diploma del 12 dicem bre 1764, della nobiltà fiorentina, in pre mio dei segnalati servizi resi sia nella sua qualità di luogotenente fiscale, sia nelle la boriose e delicate trattative per la delimi tazione dei confini del granducato. Gli Scaramucci, originari di S. Maria a Monte, avevano dato a Firenze, negli ulti PAGINA 192 mi anni di vita della Repubblica, un valo roso soldato, FILIPPO, di Lazzaro, di Sca ramuccia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf), in persona dei disc. da Camillo, di Laz zaro. SCARAMUCCI. f. s. ARMA: D'azzurro all'aquila al na turale col volo abbassato mo vente da un li bro chiuso d'oro e accompagnata in capo da tre stelle di 6 raggi dello stesso, ma le ordinate. DIMORA : Foligno. Famiglia che ottenne l'ascrizione alla nobiltà di Norcia in persona di ANDREA, nel 1839 e nei suoi discendenti d'ambo i sessi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Norcia (mf.), in persona di FERDINANDO, di Carlo, di An drea. Fratelli: CESARE, UGO, GINO, Emma, UMBERTO, FABIO RANIERO'E TULLIO. LUIGI, di Andrea. Figli: Elena, VINCENZO, ALFONSO, Ade laide, SILVIO, Maria, Marta. Fratello: BENEDETTO. SCARFANTONI. V. S. ARMA: Trinciato, merlato d'oro e d'azzurro, di no ve pezzi, a due mezzelune del l'uno nell'altro, quella del capo rovesciata, quel la della punta montante. DIMORA: Pistoia BIAGIO Scarfan LETTERA S toni fu, nel 1505, uno dei cittadini di Pi stoia incaricati della funzione delicatissima di < riformatore de' pubblici uffici del Co mune», con autorità di determinare quali soggetti fossero eleggibili alle maggiori ca riche municipali, ossia al governo della pubblica cosa. FRANCESCO, suo figlio, fu nello stesso tempo membro del Consiglio civico, e così a pure il nipote TOMMASO, nel 1581. Da lui nacque GIOVANNI, padre di JACOPO, che nel 1648 risiedè nella carica di « operaio di S Jacopo », equivalente per importanza quella di gonfaloniere di giustizia, a cui potevano aspirare solo i rappresentanti del le famiglie più nobili della città. Suoi figli furono Atto e PIETRO, il quale ultimo fu padre di POMPEO, da cui JACOPO, che chiese ed ottenne con decreto 18 gennaio 1762 l'ascrizione al patriziato di Pistoia. Dei suoi figli, POMPEO, TOMMASO, AN DREA E GIUSEPPE, solo il primo e l'ultimo ebbero discendenza : 1) POMPEO fu capostipite di due linee : a) quella di GIUSEPPE, che dal suo ma trimonio (1811) con Costanza Tonti ebbe : JACOPO DOMIZIO (n. 1812), BACCIO, ALES SANDRO, FILIPPO CARLO (n. 1823), POMPEO CESARE (n. 1828) e CARLO ATTO LUIGI (n 1833); b) quella di GIOVAN JACOPO, che da Fiammetta Baldinotti (1817) ebbe : GIOVAN BATTISTA, GIOVAN JACOPO e Maria Palmira. 2) GIUSEPPE, quartogenito del suddetto Jacopo di Pompeo, sposò Claudia Chiti da cui ebbe PIETRO TOMMASO (n. 1816), Jaco pa Caterina e Maddalena Eleonora. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Pistoia (mf.), in persona: a) ALESSIO, di Leone, di Giovan Jaco po, di Pompeo. Figli: GIUSEPPE, Teresa in Giannetti, Ersilia in Lazzereschi, Carolina in Sarte schi. b) ANTONIO, di Federico, di Leone, di Giovan Jacopo. Sorella: Fiammetta in Sozzifanti. c) GIOVANNI, di Leopoldo, di Giovanni. Figli: LEOPOLDO, Elisa. Figlia di Leopoldo: Elvira in Giovacchi ni da Firenzuola Rosati. g. d. a. v. LETTERAS * SCARPA. DIMORA : Bolotana. Antica famiglia di Sassari, cui, con diploma in data 31 agosto 1439, fu concesso il titolo trasmis sibile di cavaliere in persona di GANTINO Scarpa (Escarpa, Iscarpa). PIETRO PAOLO Scarpa, di Bolotana, prese parte, perchè abilitato, al Parlamento generale tenuto in Sardegna nel 1698, sotto la presidenza del vicerè conte di Montellano. Dal suo matri monio con Maria Angela Scarpa nacque in Bolotana, il 4 ottobre 1696, don ANTONIO FRANCESCO, il quale sposò donna Potenzia na Fois Massidda : da essi nacque don PIE TRO PAOLO, a Bolotana, il 17 febbraio 1716, che sposò donna Maria Rosa Fois, ed eb bero il figlio don ANTONIO, n. a Bolotana il 20 novembre 1752, che sposò donna Gio vanna Madao. Da questi nacque don Lui GI, a Bolotana il 17 settembre 1798 e sposò donna Nicoletta Tola : il nome del predet to don Luigi Scarpa Madao è compreso nell'elenco dei cavalieri e dei nobili di Bo lotana, compilato dalla R. Prefettura di Nuoro, nel 1822, e trasmesso alla R. Se greteria di stato e di guerra presso il vice rè di Sardegna in occasione dell'incorona zione del re Carlo Felice. Dal predetto don Luigi nacque, in Bolo tana il 4 marzo 1836, don Antonio LUIGI, che sposò donna Vittoria Longu. Con decreto di S. E. il Capo del Gover no in data 2 febbraio 1930, vennero ricono sciuti ai fratelli LuIGI, ENRICO, ANTONIO GIUSEPPE, GIUSEPPE ANGELO E BACHISIO, figli del predetto Antonio Luigi, nati, ri spettivamente, a Bolotana il 25 settembre 1881, il 28 ottobre 1883, il 16 novembre 1885, il 17 marzo 1892 ed il 18 ottobre 1897, i titoli di cavaliere, trasmissibile per ma schi e di nobile trasmissibile per maschi e femmine, col trattamento di don. PAGINA 193 La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro ro ARMA : D'azzurro, calzato d'argen to, mattonato del primo; l'azzurro carico di un al bero al naturale nodrito nella pia nura di verde. della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di cavaliere (in.), nobile (mf.), don (mf.), in persona di LUIGI, di Antonio Luigi, di Luigi. Fratelli: ENRICO, ANTONIO GIUSEPPE, GIUSEPPE ANGELO, BACHISIO. s. 1. SCARPIS. ARMA: Troncato d'argento e di rosso, il 1° cari co di un braccio di carnagione, movente in palo dalla troncatura, tenente una ghir landa d'alloro di con verde, le bacche di rosso. DIMORA : Serraval le, Venezia, Treviso e Conegliano. Famiglia nobile di Serravalle, aggregata a quel Consiglio sin dal 1672 e confermata nella sua nobiltà con S. R. 4 agosto 1820. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Serravalle) (mf.), in persona di Carlo, di Giacomo, di Carlo, di Giulio, di Giacomo. Fratelli: Emilia, Teresa, Elvira, UMBER то, Ida. Cugino (figlio di Pietro, di Carlo) : FRAN CESCO. Figli di Francesco: PIERO, Vittore, Car LO, FEDERICO, LUIGI. SCARSELLI. ARMA: Di rosso a tre spade d'ar gento, guarnite d'oro, poste in banda, una sul l'altra, con le punte all'insù, alternate a sedici palle d'oro ordi nate 4, 4, 4, 4, in quattro ban de, col capo di b. c. Angiò. DIMORA : Bologna; Milano. Araldica 13 PAGINA 194 Che la famiglia Scarselli di Bologna ab bia un'origine molto antica, non v'ha dub bio. L'Alidosi, nelle Armi di Famiglie, di ce che da certi annali si rileva che venne in Italia col Magno Ottone un conte Braù di Branca de' signori della Tezana. Egli dà per certo che nel 1350 circa, trova un PIE TRO, di Matteo d'Accarisio della Tezana, il quale fu detto dalle Scarselle, e fu capita no di gran conto, e andò ambasciatore a Carlo IV, dal quale fu fatto cavaliere. Da Pietro, di Matteo, discende DOMENICO, vi vente nel 1387. Da Domenico discende AN ΤΟΝΙΟ (1445), che prese in moglie Tadea Cattani, la quale in un rogito del 1448, si dichiara vedova del nobile Antonio Scarsel li, cittadino bolognese. Questi lasciò due figli : ALESSANDRO e DOMENICO, che non ebbe discendenza. Da Alessandro, invece, che sposò Adola Ghisilieri, nacque LODO VICO, che prese in moglie Regia Rambaldi, da cui ALESSANDRO, morto senza discen denza, e ERCOLE, il quale ebbe due mogli: Elena Maceratori, la prima, e Lattanzia Zanettini, la seconda. Dal testamento di Ercole, fatto l'anno 1574, 19 aprile, a rogi to di Alessandro Stiacci in solido con Leo nardo Fabroni, viene nominata la seconda moglie iure legati, ed erede universale no mina il figlio GIULIO CESARE, avuto dalla prima moglie Elena Maceratori. Giulio Cesare Scarselli, sposò Ippolita Gombruti, come da istrumento di dote fat to il 26 giugno 1593 a rogito di Agostino Ambrosini. Da questo matrimonio nacque MARIO MAGGIORE, che sposatosi a Gentile Del Carro, come risulta da rogito dotale, giugno 1613, del notaio Bartolomeo Uccel li, nacque GIULIO CESARE, juniore, nel 1614. Da questi, col suo matrimonio con Catterina Riva, nacque MARIO MAGGIORE II, nel 1640, il quale il 28 aprile 1672, con dusse in moglie Fiore Margherita Ambro sini. Da questo connubio il 23 gennaio 1680, nacque CESARE ALESSANDRO, che, a sua volta, come appare da rogito dotale del 1'11 febbraio 1711, del notaioGiuseppe Fi lippo Benassi, sposò Elisabetta Pinchiari. Da questo matrimonio nacquero tre figli, tra i quali DOMENICO, da cui discendono gli attuali Scarselli. Questa famiglia strinse alleanze con no bili e distinte famiglie di Bologna e di fuo LETTERAS ri, e molti membri di essa si distinsero nel le pubbliche amministrazioni, anche in tempi a noi vicini. I titoli che spettano alla famiglia Scar selli di Bologna, sono di nobile, di conte e di marchese. Quello di conte fu conferito ai fratelli CESARE, ALESSANDRO E GIUSEPPE ANTONIO, per l'acquisto, da loro fatto, della contea di Poggio di Rocco, con beneplacito apo stolico (1721), d'essere in avvenire consi derati coll'onorificenza e titolo di conti tanto essi, quanto i loro discendenti; e con partito del Senato di Bologna del 18 dicem bre 1724, furono aggregati al ceto nobile. Quanto al titolo di marchese, fu conferito a MARCO Scarselli con Breve di papa Gre gorio XVI del gennaio 1835, e ai suoi po steri legittimi e naturali. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di Bologna (mf.), conte (m.), marchese (mpr.), in persona di LUIGI, n. a Bologna, 30 gennaio 1883, † a Costantinopoli, 1930, figlio di Antonio, di Marco e di Giulia De Odeardi, sposato a Pesaro il 24 ottobre con Lina Gentili. Figlie: Enrichetta, n. a Macerata Fel tria, 9 febbraio 1907; Fernanda, n. a Ma cerata Feltria, 23 settembre 1909. Fratello: ALESSANDRO, n. a Bologna, 7 giugno 1887. Altri rami. GIUSEPPE, di Cesare, di Giuseppe. Angela, di Antonio, di Cesare Alessan dro in De Bosis. f. g. * SCATI GRIMALDI DI CASALEG GIO. ARMA : D'oro, alla banda di nero. SOSTEGNI : Due leoni, al natura le, affrontati. Мотто :, Deorsum nunquam. DIMORA: Torino. Una delle 24 fa miglie d'Acqui che tenevano il gover no della città, del la quale erano consiglieri un GUGLIELMO LETTERAS nel 1447, uno STEFANO nel 1567, un PAOLO nel 1589, un capitano GIROLAMO, che sot toscriveva nel 1567 gli statuti comunali. Comincia da lui la genealogia sicura della famiglia, illustrata dal ramo oggi estinto dei conti di Ciglione e Castelrocchero più particolarmente dal ramo marchionale e oggi ancora degnamente rappresentato. Questo ramo ha per autore il capitano GREGORIO, investito di Toletto e Piancasta gna il 21 giugno 1694 con titolo comitale, padre del conte STEFANO, che sposava Lu crezia Casaleggio di Montalto, da cui l'ag giunta del cognome di Casaleggio. Dal loro matrimonio nasceva, 1'8 aprile 1685, PAOLO GIROLAMO, marito di Clara Eleonora dei marchesi Biandrate di Foglizzo, da cui STEFANO, il primo marchese della famiglia, insignito di tale titolo anche come transa zione di vertenza col R. Patrimonio, il 1° maggio 1750. Stefano procred ALESSANDRO (n. Acqui, 26 agosto 1747; † Acqui, II giugno 1818), che riformatore delle scuole in Acqui (24 novembre 1795), fu padre del marchese LUIGI (n. Acqui, 2 luglio 1784; † Torino, 5 aprile 1850), aiutante di campo del ministro della Guerra conte di Saluzzo, colonnello ed intendente generale di A zienda (28 novembre 1834), primo ufficia le della Segreteria di Guerra e Marina, aiutante di campo del Re, luogotenente delle Guardie del Corpo (bacchetta nera), tenente generale a riposo (1849), commen datore dei SS. Maurizio e Lazzaro, gran mastro delle cerimonie in 2º ed introdut tore degli ambasciatori (10 marzo 1829) . Fece col Re Carlo Alberto la campagna del 1848-49, della quale lasciò un Diario interessante. Sposò (Acqui, 15 aprile 1807), Silvia del conte Spirito Francesco Roberti di Castel vero e ne ebbe GUSTAVO ed Ernestina, morta nubile a Torino il 9 gennaio 1875. Il marchese Gustavo (n. Acqui, 13 feb braio 1808, † Torino, 24 febbraio 1845), fu maggiore nello stato maggiore (1842), dei primi scudieri del Duca di Savoia, e sposò a Torino, il 5 febbraio 1844, Costanza Vit toria del conte Emilio Grimaldi dei Pog getto, dama di palazzo della Regina Maria Adelaide. Nacque dal matrimonio il mar chese VITTORIO, figlioccio dei duchi di Sa voia (n. Torino, 28 novembre 1844, † To PAGINA 195 rino, 4 dicembre 1904), scrittore, storico, gentiluomo di insigne dirittura morale e di insigne pietà cristiana. Il figlio suo STANI SLAO, dottore in leggi, già membro della Commissione Araldica piemontese, conti nuatore della bella tradizione domestica, aggiunse al proprio il casato Grimaldi per R. Decreto 10 dicembre 1896. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di marchese (mpr.), in per sona di STANISLAO, di Vittorio, di Gusta vo, ed è rappresentata da STANISLAO, di Vittorio, di Gustavo, spos. 16 maggio 1901 con Lavinia dei marchesi Cattaneo Ador no, t. Figlia: Costanza. Sorelle: Teresa in Bettoni Cazzago, Pao la in Beccaria Incisa di S. Stefano. m. z. SCEBARRAS (SCEBERRAS) . ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla corazza sor montata da un elmo, il tutto d'argento e di fronte; nel 2° troncato da una fascia d'argento carica di una fe de di carnagio ne: sopra d'az zurro a tre stelle di sei raggi d'oro, sot to di rosso a tre pali ondati pure d'oro. DIMORA: Malta e Sicilia. Famiglia del secolo XVIII e che si cre de originaria di Malta. Ebbe il titolo di barone della Montagna di Marzo e del quale l'ultimo investito fu ANTONINO, il 12 dicembre 1795. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di barone della Montagna di Marzo (mpr.). * SCHEIBLER. V. S. ARMA: D'azzurro all'ariete d'oro, linguato di rosso, saliente. Alias: Troncato : nel rº d'azzurro all'ariete PAGINA 196 ramo restò in Prussia e fu elevato alla di gnità di barone con diploma dato a Berli no il 12 febbraio 1870; un altro si stabili a Milano. A questo appartenne FELICE, che intraprese un viaggio di esplorazione in Africa nell'inverno 1892-93 e prese parte a una spedizione inglese contro la tribù degli Ida-Galla. Nel 1894 ritornò in Eri trea, poi si recò nello Zanzibar, racco gliendo una curiosa collezione di pelli di animali e di altri oggetti. S. M. Umberto I, re d'Italia, con D. R. dimotu proprio del 3 maggio e RR. LL. PP. 27 settembre 1896 concesse al predet to FELICE, di Emilio, nato a Milano il dicembre 1856, il titolo di conte, trasmis sibile ai suoi discendenti maschi per ordine 2 e in linea di primogenitura. Il conte Felice Scheibler aveva sposato in Milano il 23 settembre 1893, Ernesta, figlia del conte Leopoldo Pullè, senatore del regno e presidente della Commissione Araldica lombarda. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di EMILIO, di Felice, di Emilio, di Luigi Adolfo. LETTERAS d'oro passante; nel 2º di nero a tre talpe di ar gento, 2 e 1. CIMIERO : L'ariete nascente fra un volo troncato a destra d'azzurro e d'oro, a sini stra d'argento e di nero. DIMORA : Milano. Famiglia origi naria da Montjoie, presso Acquisgra na, nella Prussia Renana e alla qua le fu concessa la nobiltà da Massi miliano IV, eletto re di Baviera, con diploma dato a Monaco il 24 di cembre 1781. Di questa famiglia un Sorelle: Erminia in Gallarati Scotti; Eli sa in Zileri Dal Verme; Lea; Anna in Bor ghese. * SCHIARI RICCARDI. ARMA: Inquarta to: nel rº е 4° scaccato di rosso e d'argento, col capo d'oro, cari co di un'aquila coronata di nero (Schiari); nel 2º e 3º partito d'az zurro e d' oro, alla torre, muni ta di torricella, dell'uno nell'altro (Riccardi). V. S. CIMIERO : Un volo troncato di rosso e di nero, ogni ala carica di un occhio uma no al naturale, attraversante sulla tron catura. Мотто : Oculi mei semper ad Dominum. DIMORA : Torino. Trae le sue origini questa famiglia da Viù e conta fra i suoi membri, già in tem pi antichi, notai, giudici e segretari co munali. A GIAMBATTISTA (n. Torino, 17 genaio 1791; † Torino, 25 dicembre 1864), figlio del causidico collegiato e notaio Do menico e di Lucia Cambiano di Ruffia, che fu senatore di Piemonte (1829), presiden te di classe (1853), e collocato a riposo col grado di Presidente Capo (1860), venne concesso il titolo di conte il 14 gennaio 1843. Giambattista sposò in prime nozze (1815) Giuseppina, dell'avvocato Francesco Ric cardi, e fu padre di DOMENICO, e in secon de nozze (1825) Felicita, dell'avvocato Lui gi Scamuzzi, da cui nacque, fra gli altri, GIUSEPPE. Domenico Schiari Riccardi (n. Torino, 20 giugno 1817; † ivi, 18 marzo 1877), che fu capo divisione al Ministero degli Affari Esteri, fu autorizzato ad aggiungere, con R. D. 20 gennaio 1867, al proprio il cogno me materno Riccardi e ad inquartarne l'arma, coll'aggiunta di cimiero e di mot to, con R. D. 19 giugno 1867. Sposò (1850) Felicita, del conte Michelangelo Robbio di LETTERAS Varigliè, e da queste nozze nacque EDOAR DO (n. Torino, 8 settembre 1854), che dalle sue nozze (1879) con Laura, del conte Ste fano Gallina, ebbe MICHELANGELO (n. To rino, 29 luglio 1880), Elena (n. Torino, 2 novembre 1881), Adelina (n. Torino, 16 agosto 1883), VINCENZO (n. Torino, 22 lu glio 1885) e GAETANO (nato il 30 giugno 1887) . Giuseppe Schiari, di Giambattista, (n. Torino, 4 ottobre 1827; † ivi, 17 giugno 1892), che fu impiegato nel Ministero de gli Interni, ebbe per figlio ERNESTO. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di EDOARDO, di Domenico, di Giambattista. Figli: MICHELANGELO, Elena, Adelina, VINCENZO, GAETANO. Linea ultrogenita. Questa linea è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile dei conti (mf.), in persona dei discendenti da Giambattista (1843). * SCHIAVO (LO) O LOSCHIAVO. l. b. ARMA: Troncato : nel 1º d'oro allo schiavo al natu rale addestrato da un crescente di rosso e sini strato da un leo ne al naturale rampante ad un cipresso nodrito di verde accom pagnato in capo da tre bisanti male ordinati di rosso; nel 2º partito: nel primo scaccato d'az zurro e d'oro; e nel secondo bandato d'o ro e di rosso. DIMORA: Radicena e Roma. Famiglia di Radicena, decorata del titolo di conte di Pontalto (mpr.) con R. D. 26 gennaio 1865, in persona di PASQUALE LO schiavo. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Pontalto (mpr.), ed è rappresentata da SALVATORE, di Pa PAGINA 197 squale, spos. con la nobile Rosaria Compa gna. Figli: 1) PASQUALE; 2) BIAGIO. * SCHININA. ARMA: D'azzurro alla cometa on deggiante in pa lo, sormontata da ungiglio, il tutto d'oro. DIMORA : Ragusa e Ginevra. Famiglia di Ra gusa del secolo XVIII. La famiglia è V. S. iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Sant'Elia (mpr.), barone di San Filippo di Ragusa (mpr.), barone del Monte (mpr.), (Ricon. 1899), in persona di GIUSEPPE, di Mario, di Giuseppe. Figlia: Marianna, spos. con Francesco Schininà (vedi sotto) . È pure iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di marchese di S. Elia (pers ), (ricon. parentali nomine con R. D. 29 lu glio 1926 e RR. LL. PP. 14 aprile 1927), in persona di FRANCESCO, di Francesco. Figlia: Maria Carlotta (alla quale con D. M. 8 luglio 1925 sono stati riconosciuti personalmente tutti i titoli dell'avo Giu seppe (vedi sopra), spos. con Riccardo, di Carlo Schininà). Figlia di Riccardo: Maria Anna Isa bella. È inoltre iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'El. Uff. Nob. Ital. col ti tolo di nobile dei marchesi di Sant'Elia (mf), (Ricon. D. M. 29 aprile 1926), in persona di CARLO, di Carlo. È inoltre iscritta nel Libro d'Oro con lo stesso titolo (D. P. 10 agosto 1929), in per sona di EMANUELE, di Giorgio, n. Ragusa 30 agosto 1892; spos. Napoli 6 dicembre 1919 con Maria Giura. Figli: Giulia, n. Roma 13 febbraio 1922; UGo, n. Roma 11 gennaio 1925; Adriana, n. Roma 9 luglio 1927. V. S. PAGINA 198 SCHINOSI. N nosi è elencata fra quelle aggregate dai nobili di Benevento dopo il 1700. Trovasi pure fra le famiglie nobili di Cosenza, ed un ramo di Cosenza passò in Puglia. Degli Schinosi scrive il Castiglione Mo relli nel libro : De Patricia Consentina No bilitate, Venezia, 1713. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di patrizio di Bene vento. * SCHIO (DA) . ARMA : Partito : nel 1º d'oro alla mezz'aquila bi cipite di nero, movente dalla partizione, dia demata del cam po; nel 2º d'oro alla sirena di carnagione, co ronata del cam po, impugnante le due code d'azzurro. CIMIERO : Una fenice d'oro sulla sua im mortalità. DIMORA : Ramo di Almerico: Schio, Vicen za, Castelgomberto (Vicenza); Ramo di Alvise: Costozza (Longarè-Vicenza), Ve nezia. Antica famiglia di Vicenza, nota sin dal secolo XII e che fu ascritta al nobile Con siglio di quella città, ove nel 1510 copriva sei posti e che fu anche ascritta al no bile Collegio dei Giudici. MATTEO Schio, vivente nel 1100, sarebbe stato il proavo di LETTERAS ARMA : D'azzurro alla banda d'oro accompagnata in capo da una stel la di 6 raggi del lo stesso, ed in punta da una colonna d'argen to. quel fra GIOVANNI da Vicenza o da Schio, domenicano, predicatore celebrato vissuto fra il 1200-1260, famoso pacere fra guelfi e ghibellini; e pure proavo di un MARCIO Schio o MATTEO, generale di Ezzelino nel 1243. LODOVICO nel 1487 era dottore nello Studio di Padova. Bernardo nel 1597 vesti l'abito di Malta. Da tempo immemorabile questa famiglia ebbe i suoi possedimenti nella terra di Schio, della cui signoria si hanno chiari indizi. Molti dei suoi membri DIMORA : Beneven- sostennero eminenti uffici in Vicenza to. La famiglia Schi f. f. p. di s. e fuori, di governo e di ambascerie; molt'al tri illustri per opere storiche, matematiche, giuridiche, letterarie. Nel 1530 ottenne dall'imperatore Carlo V diploma di nobiltà con la concessione dei titoli di conte del S. Palazzo Lateranense e di cavalieri au rati; il titolo comitale, con successione ma scolina, fu confermato con Decreto del Se nato Veneto nel 1662. GIROLAMO, vescovo di Vaison, e che servì in prelatura Giulio II, Leone X e Clemente VII, del quale fu legato a Carlo V quando dovè trattarsi la pace, che fu poi conclusa con mediazione anche sua a Bologna il 23 dicembre 1529; GIOVANNI, autore degli attuali viventi, sto rico, archeologo e letterato valente, del quale rimangono molte opere inedite; il conte ALMERICO, padre dell'attuale capo della casa, n. nel 1836, m. nel 1930, che lasciò larga fama di scienziato nella meteo rologia e nella aeronautica è che nel 1905 costrusse e guidò la prima aeronave ita liana. Attivissimo e fecondo nella vita pub brica di città e provincia. La famiglia fu confermata nobile con S. R. 4 giugno 1820 e riconosciuta nei ti toli di nobile e di conte palatino con suc cessione mascolina all'infinito con D. M. 21 ottobre 1890. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte palatino (m.), nobi le (mf.), in persona di Almerico, n. Co stozza di Longare 25 novembre 1836, di Giovanni (n. 5 aprile 1798, † 1868), di I.e dovico, e di Maria Calvi; spos. con Lavinia nobile dei conti di Thiene, m. 1927. Figli: 1) GIOVANNI, n. Vicenza 1875, sp. 1º agosto 1903 con la contessa Claudia da Porto Barbaran; 2) Maria, spos. al nobile Ottavio Folco Zambelli; 3) Laura. LETTERAS Figli di Giovanni: BeroARDO, n. Trissi no 28 giugno 1904; ALMERICO, n. Schio 14 luglio 1906; Loredana, n. Vicenza 9 gen naio 1909; Margherita, n. Vicenza 18 mar 20 I9II. Cugini (figli di Alvise, n. Costozza 20 ottobre 1840, † 13 febbraio 1920, di Gio vanni) : Geltrude, spos. 1888 al conte Ga spare Gozzi; Olga, spos. 1897 a Gandolfo Pucci dei baroni di Benisichi; GIULIO, n. Venezia 22 aprile 1877, spos. Venezia 4 ot tobre 1903 con Maria Alvera, m. a Bolo gna 3 novembre 1918. Figli di Giulio: Adele, n. Venezia 25 marzo 1905, spos. 1929 al conte Orazio da Sacco; ALVISE, n. Venezia 20 febb. 1909. b. c. * SCHIOPPO. ARMA : Mantellato di nero e d'ar gento a tre palle dell'uno nell'al tro ben ordinate. DIMORA : Verona e Venezia. Famiglia detta anticamente Da Zevio per i beni che possedeva in quel territorio. Un ALEARDO nel 1448 fu ascritto al nobile Con siglio di Verona, al quale i di lui discen denti appartennero quasi senza interruzio ne fino alla soppressione e alcuni di essi sostennero le primarie cariche del Comune. LUIGI, dottore e cavaliere, fu Rettore del l'Università di Padova nel XVI secolo; JA copo nel 1699. appartenne ai Giudici di Col legio; altro LUIGI fu cavaliere di Malta, Ordine al quale appartennero anche Gro VANNI E GIACOMO, vissuti nel sec. XVIII. Il 14 gennaio 1776 il Pontefice Clemen te XIII conferì a Giuseppe Schioppo e ai suoi discendenti maschi il titolo di conte palatino, che fu confermato dal Senato Ve neto il 27 novembre 1779 e riconfermato, con la nobiltà, con S. R. 10 ottobre 1819 e 25 novembre 1829 e con S. R. 14 agosto 1838. Il titolo di conte palatino fu ricono sciuto dal Governo italiano con D. M. 10 giugno 1924. PAGINA 199 La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte pala tino (m.), in persona di RAFFAELE, n. Tre viso 28 novembre 1881, di Aleardo Giaco mo (n. Verona 20 luglio 1837), di Luigi Giuseppe e di Matilde Montalban; spos. Sarzana 9 aprile 1929 con Lidia Ollandini. Figlio: GIAN GIACOMO, n. Venezia 18 febbraio 1922. b. c. SCHIPANI. ARMA: D'azzurro al braccio di car nagione movente dalla destra del lo scudo e tenen te una spiga di grano d'oro. DIMORA : Napoli. Nelle concessio ni nobiliari tra scritte nei Registri Privilegiorum del collaterale, detti « Nuovi », il magnifico Filippo Schipani della città di Taverna, il 17 febbraio 1497, aveva conferma di privi legio di familiarità ed esenzioni fiscali con i suoi eredi e successori da re Ferdinando II d'Aragona (vol. I, fol. 39, a t. a fol. 42). Di origine calabrese, godette nobiltà in Taverna e fu ascritta al primo Ordine civi co della città di Monteleone. Fu ricevuta, per giustizia, nel S. M. O. di Malta nel 1795, in persona del cav. Vincenzo Schi pani. Fu riconosciuta di antica nobiltà nelle prove di ammissione delle RR. Guardie del Corpo, nel 1856 (v. Verbali R. Commissio ne dei Titoli, vol. X, pag. 262) ed ascritta al Registro dei Cavalieri di Malta per giu stizia. Per successione della famiglia Calà, non legalmente riconosciuta, avrebbe avuto di ritto al titolo di duca di Diano (Principato Citra) con l'anzianità della concessione ot tenuto da Carlo Calà Ossorio, con diploma dato a Madrid il 7 luglio 1654, esecutoriato in Napoli il 20 novembre dello stesso anno. (Archivio di Simancas Segreterias Provin ciales, vol. 54, fol. 211 a t.; Archivio di PAGINA 200 Stato Napoli, Rep. Quinternioni, n. 248 (108), fol. 340-343. Registrato in Titulo rum, 7 fol. 30) . La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.) pei discendenti da Riccardo, aspirante a Regia Guardia del Corpo nel 1858, in persona di GUGIELMO, n. Sala Consilina 19 maggio 1832, di Ignazio (n. 1801, † 1866) e della nob. Maria Moncada dei duchi di S. Gio vanni († 1855), succeduto al fratello Vin cenzo (n. 30 luglio 1830, † 24 settembre 1867) ; spos. a Napoli 20 gennaio 1860 con Luisa Ragozzini († 26 gennaio 1872) . Figlie: 1) Giulia, n. 18 giugno 1862; 2) Matilde, n. 26 maggio 1863; 3) Maria, n. 18 dicembre 1865; 4) Ottavia, n. 1º marzo 1869. Fratelli: Concetta, n. 2 agosto 1834, sp . 24 gennaio 1866 al nob. Tommaso Schipa ni; RICCARDO, già R. Guardia del Corpo, n. 25 settembre 1836, † 9 dicembre 1903, spos. 13 maggio 1868 con la nob. Caterina Lancellotti. f. f. p. di s. SCHIPANI. ARMA : D'azzurro al braccio di car nagione, moven te dalla destra dello scudo, te nente una spiga di frumento di oro. Famiglia sicilia dichiarata no na bilę per delibera della Commissione sione dei Titoli di Nobiltà il 9 marzo 1858. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.). V. S. SCHIPPISI GAGNONI vedi GAGNONI SCHIPPISI. SCHIZZAΤΙ. ARMA: Troncato da una fascia di rosso : nel 1º d'azzurro, a tre stelle di otto raggi LETTERAS d'oro, male ordi nate; nel 2º d'o ro, a tre gigli di rosso, posti 2, 1. Alias: D'azzurro, troncato da una fascia d'argento, accompagnata in capo da tre stel le (6), di oro, male ordinate; in punta da un giglio d'oro. DIMORA : Parma. Famiglia parmi giana, nobilitata con GIOVANNI AN TONIO, il quale, con Patente dell'11 febbraio 1704, fu dal Duca di Parma creato nobile coi discendenti d'ambo i sessi. Egli era consigliere della ettatura di Parma nel 1716, capo-giudice e presidente ducale nel 1721, Un CARLO, di un'altra linea, fu creato nobile con paten te del 19 marzo 1710. Un FILIPPO ottenne nel 1725 una patente ducale di familiarità, dal 1733 al 1753 fu successivamente pode stà di Cortemaggiore, Castellarquato, Bus seto, Borgo S. Donnino; nel 1758 ebbe l'onore della toga e fu nominato pretore di Castel S. Giovanni; un FRANCESCO fu con sigliere di giustizia nel 1791 e governatore di Parma nel 1795, fu ministro di Stato e membro della Reggenza alla morte del du ca Ferdinando di Borbone. Gli stemmi riprodotti son tolti dalla Raccolta dell'Ordine Costantiniano di S. Giorgio in Parma. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), in persona dei disc. da Giov. Antonio (1704) . SCHIZZI. g. d. ARMA: Triangolato di rosso e d'argento di cinque file; col capo d'oro carico di un'a quila bicipite di nero. (Codice Araldico, *** D LETTERA S quando scese a Roma per essere incorona to da Gregorio V, e da questi lasciato nel 998 quale capitano di Bordolano e Prata riso (ora Castello dei Visconti), in riva al l'Oglio. Giacomo Aldovrando lasciò sei fi gli che dal sopranome del padre furono chiamati Schizzi. Di costoro VALERIO ſu vescovo di Cremona e SILVERIO generò GIACOMO che fu padre di BENEDETTO, са pitano di 200 fanti cremonesi portatisi in Terrasanta nel 1099; di VALERIO, canonico nella cattedrale di Cremona dal 1096 al 1107 e di GIAMBATTISTA, uno dei sei no bili cremonesi che nel 1096 andarono am basciatori ad Arrigo IV per ottenere מ 11 magistrato e poter vivere in libertà. Da questo Giambatista la discendenza si di vise in vari rami che dettero uomini egregi per dottrina, probità e valore, e si stabili rono in varie città d'Italia. Sin dal 1088 gli Schizzi furono ascritti al nobile corpo decurionale di Cremona con PAOLO, senatore, e dopo di lui la fami glia dette ben 53 decurioni, l'ultimo dei quali fu GIACOMO, eletto nel 1779. L'imperatore Venceslao, nel 1383, no mind GABRIELE suo famigliare e conte pa latino e gli accordò il privilegio di aggiun- SCHMID. gere in capo, all'antico stemma, l'aquila nera in campo d'oro. L'imperatore Carlo V, nel 1533, cred se natore GIAMBATTISTA, oratore per la città di Cremona e Filippo II lo ammise fra i suoi consiglieri. Morì nel 1558 in Bruxel les e fu sepolto in quella cattedrale. Il fra tello di Giambattista, FEDERICO, fu, dallo stesso re Filippo II, con diploma di motu proprio 12 maggio 1558, investito del feu do di Casteldidone, che fu poi da Carlo II, re di Spagna, con diploma 17 novembre 1670, eretto in contea a favore di LodDOVI PAGINA 201 Arch. Stato di Milano, p. 226). DIMORA : Cremona. Antichissima ca sa cremonese, che si fa discendere da un GIACOMO AL DOVRANDO, detto Schizza, di nazio nalità scozzese, ve nuto in Italia con l'imp. Ottone III, co, pronipote del senatore e dei suoi di scendenti maschi primogeniti. L'imperatore Rodolfo II, con diploma 25 gennaio 1589, dichiarava nobili di quattro avi paterni e materni, GABRIELE Schizzi e i suoi discendenti (mf.), in infinito. Ai fratelli GIACOMO LODOVICO e LODOVI CO CARLO, essendo pervenuta per eredità della loro bisava Rosalinda Spolverini, la terza parte del feudo di Salizzole nel vero nese, il doge Lodovico Manin, con atto 2 ottobre 1789, ordinò che fossero iscritti, coi loro discendenti d'ambo i sessi, nel l'Aureo Libro dei Titolati col titolo di con ti di Salizzole. L'I. R. Tribunale Araldico della Lom bardia austriaca, con decreto 8 ottobre 1770, ordinò la registrazione della famiglia del conte GIACOMO Schizzi nel Catalogo delle famiglie nobili e titolate feudatarie del ducato e la delineazione dell'arma su descritta nel Codice Araldico. L'imperatore Francesco I, con Sovrana Risol. 21 novembre 1816, confermò LODO VICO nell'antica nobiltà col titolo di conte. Con sovrano decreto, dato a Parma il 25 aprile 1857, fu omologata la disposizione testamentaria del 20 aprile 1856, con la quale FOLCHINO Schizzi, conte di Casteldi done e Salizzole, ultimo di sua famiglia, istituiva erede universale l'unico suo nipo te, FOLCHINO Dodici, figlio unico della di lui figlia primogenita Giulia, sposata al nobile cav. Cesare Dodici, ordinando al l'uno e all'altro di assumere in perpetuo il cognome e l'arma della antica famiglia Schizzi (vedi Dodici Schizzi Cesi) . V. S. ARMA: Inquarta 0 to : nel 1º e 4º d'azzurro all'ape d'oro; nel 2º e 3º d'argento a tre sbarre d'azzurro; sul tutto di ros so, al giglio di argento. Alias: Di rosso, il lo struzzo d'ar gento. PAGINA 202 R. Ordine dell'A quila Rossa, d'origine tedesca, passato a Parma coi secondi duchi di Borbone, fu creato da Carlo III di Borbone con privi legio dell'8 maggio 1850 per diritto con cesso dallo statuto dell'Ordine di S. Ludo vico, nobile coi discendenti d'ambo i sessi. La famiglia è emigrata da Parma. È iscrit ta nell'El. Uff. Ital. col titolo di nobile (mf. ), in persona dei disc. da Luigi Filip po (1850). g. d. SCHMIT. ARMA : D'azzurro, ai due martelli d'oro posti in croce di S. An drea. Alias: Di rosso, al lo struzzo d'ar gento. CIMIERO : Due elmi fronteggiati e co ronati, aventi per impresa: il destro due mar telli d'oro; il si nistro un libro d'azzurro pog. giante sulla co rona. Мотто : Dieu ai dant. DIMORA : Parma? Famiglia d'ori gine straniera. An TONIO Schmit, dot tore in medicina, consigliere aulico, commendatore dell'Or dine di San Lodovico, titolo che concedeva LETTERAS Мотто: Нonor vir tutis praemium. DIMORA: ? GIAN LUIGI FI LIPPO Schmid, ca valiere di gran cro ce dell'Ordine Co stantiniano, com mendatore dell'Or dine di S. Lodovi co, cavaliere del per statuto la nobiltà, fu riconosciuto no bile assieme ai suoi discendenti d'ambo i sessi da Carlo III di Borbone di Parma con Decreto del 7 marzo 1750. La famiglia emi grò da Parma con la costituzione dell'uni tà italiana. Il comm. Antonio fu col me desimo decreto autorizzato ad aggiungere al proprio il cognome Tavera. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf ), in persona dei disc. da Antonio (1850). * SCHMUCKER. ARMA: Partito : a destra d'oro, al tronco d' albero di verde, sradi cato e rotto, so g. d. stenuto da due leoni affrontati, al naturale; a si nistra interzato in fascia: nel 1° d'azzurro, al leo ne coronato d'o ro, attraversato da una banda in divisa di rosso; nel 2º di rosso, al leone nascen te d'oro; nel 3º d'azzurro, all'anatra, al naturale. Мотто : Perseverans coronabitur. DIMORA : Austria e Roma. A POMPEO, di Pietro Edoardo, di Giusep pe ed al fratello FERDINANDO Schmucker nel 1879 venne riconosciuto dal Governo Italiano il titolo di barone per maschi e femmine. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (mf.), in persona di POMPEO, di Pietro Edoardo, di Giu seppe. Fratello. FERDINANDO. SCHNEIDERFF. 1. r. m. ARMA: Partito : a destra troncato in sca glione riverso : nel 1º d'azzurro a 3 stel le (8), d'oro, male ordinate; nel 2º di rosso, al braccio destro armato d'acciaio, movente dal fianco sinistro dello scudo LETTERAS a tre bande di rosso (Garzoni); sul tutto di sini stra uno scudetto d'azzurro alla fascia d'oro, accompagnata da tre rocchi dello stesso, due sopra e uno sotto; col capo cucito d'Angiò ( Venturi). DIMORA : Firenze. La Magistratura civica di S. Miniato, con partito 30 dicembre 1843, propose l'a scrizione al ceto nobile di quella città di DONATO, di Antonio, di Giuseppe Schnei derff, e della di lui consorte Chiara, del marchese Paolo Venturi Garzoni. Tale pro posta fu accolta con rescritto sovrano del 27 marzo 1844. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di S. Miniato (mf.) , in persona dei disc. da Donato, di Anto nio, di Giuseppe. f. s. SCHNEIDERFF. * * ARMA: Troncato in scaglione ri verso : nel 1º di azzurro a 3 stel le (8), d'oro, ma le ordinate; nel 2° di rosso, al braccio destro armato d'acciaio, movente dal fianco sinistro dello scudo ed impugnante una sciabola d'argento, in sbarra, manicata d'oro. DIMORA: Firenze. In seguito a proposta della Magistratura civica di Fiesole furono ascritti al ceto no bile di quella città, con rescritto grandu cale 10 giugno 1852, BERNARDO, di Anto nio, di Giuseppe Schneiderff, e il nipote PAGINA 203 ed impugnante una sciabola di argento in sbarra manicata di oro (Schneiderff); sinistra, semi troncato partito: a) d'argento; b) di nero; c) d'oro, a ex fratre di lui, Anton Giuseppe, di Leo poldo. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Fiesole (mf.), in persona dei disc. da Bernardo, di Anto nio, di Giuseppe e da Anton Giuseppe, di Pietro Leopoldo, di Antonio. f. s. * SCHULTHAUS. ARMA: e Inquarta to : nel rº e 4º trinciato di rosso d'argento al leone attraver sante d'argento sul rosso, e d'az zurro sull'argen to, linguato di rosso e coronato d'oro, con la co da biforcata e tenente con le branche anteriori un no doso bastone, pure d'oro, il leone del primo punto rivolto; nel 2º e 3º di rosso alla fascia accompagnata da tre mezze lune rovesciate, il tutto d'argento. CIMIERI : Su due elmi torneari : a destra il leone nascente del primo punto; a si nistra due corna tornearie di rosso, fa sciate d'argento. DIMORA : Lavis (Trento). Famiglia stabilitasi a Lavis poco prima del 1500. Il capostipite è CRISTOFORO GU GLIELMO che ottenne dall'arciduca Ferdi nando la nobiltà del S. R. I. con diploma del 24 febbraio 1576, e che fu ascritto alla matricola tirolese nel 1605 col predicato di Moos. Per relazioni di parentela, avvolte anco ra nell'oscurità, essi ebbero poi in eredità i beni della famiglia Moos. Con un secon do diploma arciducale di Carlo Ferdinando, del 26 settembre 1653, ottennero la unione degli stemmi Schulthaus e Moos, come ap paiono nell'arma di famiglia. Si distinsero un GIOVANNI, di Guglielmo Cristoforo, che entrò nella Compagnia di Gesù e morì a Roma (1618) in odore di santità : e anche un GIOACHINO, giudice patrimoniale di Montereale. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro PAGINA 204 della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di Arturo, di Lodovico, di Arturo, n. a Lavis 30 luglio 1913. Sorella: Maria Alessandra, n. a Lavis, 21 dicembre 1919. Zio: SCIPIO, di Arturo, n. a Lavis, 11 agosto 1883, spos. a Trento 10 marzo 1909 con la nob. Emma de Tecini. Figli di Scipio: PAOLO, n. a Lavis, 18 novembre 1912; Anna Maria, n. ivi, 18 novembre 1919. * SCHUTZBIER (DE) . T T maiuscola, romana, di nero. a. z. ARMA : Di verde al leone d'ar gento, linguato di rosso, col cor po trapassato da sinistra a destra da una freccia d'oro impennata SCIACCA. di rosso, e te nente con la branca anteriore destra la lettera CIMIERO : Su elmo torneario : Tre penne di struzzo, una d'argento tra due di ver de, cariche della freccia dello scudo po sta in fascia dietro la penna d'argento. DIMORA : Tarcento (Udine) . Famiglia del Friuli insignita del titolo di nobile per ambo i sessi con diploma 5 settembre 1917 dell'imperatore Carlo I di Austria, titolo che venne riconosciuto nel Regno con Decreto Reale del 16 settembre 1926. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona LETTERA S so ordinate in fa scia; al pino no drito nella cam pagna, sostenen te un'aquila ri voltata e soste nuto a sinistra al tronco da un leone, il tutto di argento. DIMORA : Ucria Patti. e *** Famiglia esistente in Girgenti nel seco lo XIV e diramatasi poi in Noto, Patti e Palermo. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Galteri (mpr.), (Ricon. 1907), in persona di GRISOSTOMO, di Gaetano, di Grisostomo. Figlio: GAEΤΑΝΟ. V. S. ARMA: D'azzurro alla campagna di argento carica di tre stelle di ot to raggi di rosso ordinate in fa scia; al pino no drito nella cam pagna, sostenen te un'aquila ri voltata e soste nuto a sinistra al tronco da un leone, il tutto d'argento. DIMORA: Ucria, Patti. Ramo della precedente famiglia, insigni ta del titolo di signore di Vigliatore e del quale l'ultimo investito fu EMANUELE, il 14 luglio 1805. La famiglia è iscritta nell'Elenco Uffi di VITTORIO EMANUELE, di Giuseppe e di Amalia Tribuc, n. a Strunbrück il 1° gen- ciale Nobiliare Italiano col titolo di signo naio 1868, spos. a Vienna, 15 dicembre re di Vigliatore (mpr.), in persona dei 1915 con Elisabetta Richter. * SCIACCA. ARMA : D'azzurro alla campagna d'argen to carica di tre stelle d'otto raggi di ros disc. da Emanuele (1805), ed è rappresen V. S. tata da FRANCESCO. Sorelle: Emilia, spos. con Umberto Sciacca; Beatrice, spos. col conte Giovan ni Sabini. Zii: ANTONIO, ALFREDO. V. S. LETTERAS SCIAMANNA. Antica famiglia di Terni ascritta al 10 cale patriziato verso la metà del secolo XVI. Questa famiglia ha dato numerosi priori al civico Magistrato e conservatori al Mon te di Pietà, vari capitani, nonchè illustri prelati. Meritano speciale menzione : mons. Bru NORO, vescovo di Lucera, traslato nel 1642 al vescovato di Caserta; mons. LUDOVICO, nel 1675 eletto vescovo di Spoleto; il mar chese LUDOVICO, nel 1776 nominato ciam bellano di S. M. il re di Baviera; VINCEN zo, nel 1777 ricevuto nel Sovrano Militare Ord. di Malta come cavaliere di giustizia. Questa famiglia è stata aggregata anche ai patriziati di Ancona, Rieti ed Orvieto, ed è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di marchese (m.) e nobile di Terni (mf.), in persona di AUGUSTO, di Guido, di Ludovi co, di Marcello. с. р. и. * SCIFONI. ARMA: Campo di cielo al mare con un barco di un palo alla vėla quadra spiegata, il tutto al natu rale, con una stella di sei raggi d'oro nel canton sinistro del capo. DIMORA : Roma. Famiglia aggre gata il 13 febbraio 1903 al patriziato eredi torio sanmarinese con Senatu consulto del PAGINA 205 Consiglio Principe e Sovrano di quella se renissima Repubblica. ARMA: Inquarta to: nel 1º e 4º, d'oro alla quer cia sradicata di verde, caricata di un elmo di argento, posto di profilo; nel 2º e 3° d'argento a tre bande onda te, d'azzurro. DIMORA : Terni. È stata autorizzata ad usare nel Regno il titolo patriziale con R. D. di conferma 31 gennaio 1904. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di San Marino (m.), in persona di ENRICO MARIA, di Vin cenzo. * SCLOPIS. ARMA: D'azzurro, a due schioppi d'oro, decussati ed addossati, col la fascia d'ar gento, doppio merlata, attra versante. CIMIERO : Il brac cio armato, te nente colla mano di carnagione e. p. u. una spada d'argento posta in sbarra. Мотто : Nec nihil nec nimis. DIMORA : Torino. Famiglia assai antica, venuta a Giave no sul finire del secolo XV da Pinerolo, Piossasco, Caselette e Volvera, dove era largamente diramata. Già sul finire del se colo XVI viveva in condizioni di civiltà come è provato dalla patente colla quale il duca di Savoia, approvando e confer mando, il 2 novembre 1625, l'arma genti lizia ai fratelli VINCENZO, MATTEO, GIO. MICHELE, GIUSEPPE e GUGLIELMO degli Schioppi di Giaveno e ai nipoti loro FRAN CESCO VALENTINO E CLAUDIO, attesta che costoro hanno onoratamente vissuto e usa to dell'arma seguente: « D'azzurro alla fascia accompagnata in capo da tre stelle d'oro e in punta da uno schioppo d'argen to », col cimiero di un braccio armato che tiene colla mano una spada d'argento, e col motto : « a tout puissance ». I più antichi documenti che si conserva no di questa famiglia ci ricordano GIORGIO Sclopis, che viveva a metà del 1500, al quale si riallacciano con nessi ge un nealogici sicuri le generazioni presenti e PAGINA 206 quelle da poco scomparse. GIORGIO fu pa dre, fra gli altri, del venerabile GABRIELE, che morì nel convento di S. Brigida presso Moncalieri il 5 maggio 1570, e di EUSEBIO († 8 gennaio 1586), che fu notaio. Que st'ultimo fu padre di GIACOMO e di Gio. GIORGIO. Da Giacomo, il quale fu sindaco di Gia veno, originano i due rami dei conti di Sa lerano e dei signori di Borgostura, mentre Gio. Giorgio, che fu notaio e segretario di Giaveno, è lo stipite del ramo tuttora fio rente. Figlio di Giacomo fu GIOVANNI GIOR GIO, che fu sindaco, e verso il 1690 tra sferì la sua dimora a Torino. Egli fu padre di GIOVANNI BATTISTA, di GIACOMO FRANCESCO e di CARLO ANTONIO, l'ultimo dei quali, pure a nome dei suoi fratelli, consegnò il 10 settembre 1687 l'arma gen tilizia : « D'azzurro a due schioppi decus sati ed addossati, colla fascia doppio mer lata, attraversante, il tutto d'argento; la fascia carica di tre stelle del campo ». Giovanni Battista († 23 aprile 1689) spo sò Dorotea Vernone e da queste nozze nac quero : Gio. GIORGIO e ALESSANDRO. Que st'ultimo fu infeudato del cascinale di Ber toulla a dirsi Borgostura il 29 luglio 1739 e investito col titolo signorile il 21 succes sivo agosto. Personaggio notevole fu suo figlio LORENZO IGNAZIO († Torino, 4 otto bre 1793), detto il conte di Borgostura, che fu disegnatore e incisore valentissimo, lasciò opere di grande pregio e valore, e fu onorato di incarichi sovrani. Questo ramo ebbe termine con FRANCESCO, che era teologo e canonico, e che morì in Giaveno il 15 luglio 1882. Da Giovanni Giorgio (1679-1759), di Gio. Battista, nacque CARLO ANTONIO († 6 marzo 1787), che fu avvocato, decurione di Torino (1772) e successivamente sinda co (1782). Dalle sue nozze con Paola Lu cia Donaudi ebbe ALESSANDRO (n. Torino, 1762; † ivi, 8 luglio 1835), che fu dottore in leggi, professore nella R. Università di Torino, e socio di numerose accademie scientifiche. Fu pure decurione di Torino (1787), consigliere municipale (1806) nel tempo della dominazione francese, ed alla restaurazione nuovamente decurione. Me rita di essere ricordato il suo atto genero LETTERAS so col quale fu tra i primi a rendersi mal levadore colle proprie sostanze onde assi curare i viveri alla città di Torino trava gliata da gravissima carestia. Il 5 marzo 1787 fu infeudato di Salerano e investito col titolo comitale il 7 successivo luglio e il 21 giugno 1793. Sposò Gabriella, del conte Chiaffredo Peyretti di Condove e da queste nozze nacque FEDERIGO (n. Torino, 10 gennaio 1798; † ivi, 8 marzo 1878), che fu uno dei più eminenti personaggi che vissero alla fine del passato secolo. Mira bile fu la carriera di questo illustre italia no. Dottore di leggi nel 1818, dottore ag gregato alla facoltà di legge nel 1819, nel 1844 avvocato generale alla Corte d'Ap pello, a riposo col titolo di Primo Presiden te di Cassazione, deputato al Parlamento nel 1848, ministro di Grazia e Giustizia (1848) nel primo ministero costituzionale, senatore nel 1849, ministro di Stato (1860), presidente del Senato (1863-64) e collare dell'Ordine Supremo della SS. Annunzia e ta (aprile 1868). Fu socio e presidente di numerosissime accademie scientifiche, non comune scrittore di cose economiche, storiche e letterarie. Alla sua memoria la città di Torino eresse un monumento i cui bassorilievi ricordano i due episodi più sa lienti della sua esistenza, cioè la sua colla borazione allo Statuto Albertino e la presi denza a Ginevra nell'arbitrato fra Inghil terra e Stati Uniti (1872). Sposò Isabella Avogadro da cui non ebbe prole. Il ramo presente, che conta personaggi notevoli nelle discipline legali, nelle armi e nell'industria, venne nobilitato con R. D. 5 aprile 1923 e successive RR. LL. PP. 20 dicembre in persona dei fratelli ALES SANDRO (n. Torino, 26 agosto 1883), che è ingegnere, e GIUSEPPE (n. Torino, 24 lu glio 1884), che è dottore in leggi, di Vit torio. Alessandro sposò (1918) Elena Lom bardi e sono suoi figli: Maria Vittoria (n. Torino, 10 luglio 1919), VITTORIO FELICE (n. Torino, 30 giugno 1921) e FEDERIGO (n. Torino, 14 aprile 1929). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di ALESSANDRO, di Vittorio. Fratello: GIUSEPPE. 1. b. LETTERAS * SCOLA e SCOLA CAMERINI. PAGINA 207 1901, sp. a Creazzo 24 aprile 1929 al dot tor Emilio Patella, † a Fermo 16 maggio ARMA: Semiparti- 1930; Giuseppe, n. Vicenza 27 settembre to e troncato : 1909. nel 1º d'azzurro Zia: Maria, n. Vicenza 30 gennaio 1868, al pesce dorato in Giacomo Corti. (Zeusfaber) d'ar gento posto in b. c. fascia; nel 2º di SCOLARI (DE). rosso al tocco quadro nero, guarnito di ar gento, al natu rale; nel 3º di verde alla mano di carnagione scrivente con la penna di nero sopra un libro d'ar gento aperto. DIMORA: Vicenza e Creazzo. Famiglia che in origine professava la far macia sin dal secolo XVII. L'imperatore Napoleone I, con Decreto 8 ottobre 1809, creò barone del Regno d'Italia, con succes sione mascolina, GIOVANNI Scola, scrittore egiureconsulto di merito, primo presidente della Corte di Giustizia. Il di lui figlio BARTOLOMEO ebbe confermato il titolo ad personam con S. R. dell'imperatore d'Au stria 20 novembre 1816. S. M. Umberto I, re d'Italia, con Decreto 31 gennaio e RR. LL. PP. 10 aprile 1892 concesse per rinno vazione il titolo di barone con successione primogeniale mascolina a GIOVANNI, figlio del predetto Bartolomeo. Con D. R. 11 dicembre 1924 fu concesso al vivente GIOVANNI, di Bartolomeo, di Giovanni, di aggiungere il cognome Came rini, in adempimento della volontà testa mentaria dell'avo materno conte Giovanni Camerini. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (mpr.), in persona diGIOVANNI, n. Creazzo 17 settembre 1897, di Bartolomeo (n. Vicenza 25 marzo 1864, + Creazzo 23 luglio 1924), di Giovanni (n. 22 maggio 1825, † 11 marzo 1899), dottore in leggi, segretario d'Ambasciata di S. M. il Re d'Italia a Londra, campagna di guer ra italo-austriaca, decorato della croce di guerra. Fratelli: Carola, n. Vicenza 13 dicembre 1895, sp. Creazzo 27 ottobre 1917 a Fran cesco Filipetti; Luisa, n. Vicenza 1º aprile ARMA: D'azzurro ad un libro rile gato di rosso, dorato sul dorso e coi fermagli di oro, posto in pa lo, il dorso a si nistra, e soste nente una co lomba d'argen to, con la zampa destra alzata. AVerona sin da remoto tempo esistette una famiglia Scolari e che non fu mai ascritta al nobile Consiglio della città. PIE TRO, ANTONIO e Lorenzo, per benenierenze militari, acquisite nelle guerre contro i francesi, furono creati nobili, coi loro di scendenti, da Francesco II, imperatore, con diploma II gennaio 1804 e con l'ag giunta del predicato De. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di GAETANO, di Pietro, di Gaetano. Figli: GIUSEPPE e Sofia. * SCOPOLI. ARMA: Troncato di rosso e d'ar gento, al trifo glio gambuto di verde e fogliato di rosso, moven te dalla punta dello scudo ed attraversante. CIMIERO : Un brac cio alzato, arma to, tenente una V. S. corona d'alloro fra quattro penne, due sopra di rosso e due sotto d'argento. PAGINA 208 DIMORA : Cavalese e Verona. GIOVANNI ANTONIO Scopoli, consigliere di Stato, direttore generale della Pubblica Istruzione, cavaliere della Corona di Fer ro, fu creato barone del Regno Italico nel l'anno 1810. Tale titolo non essendo tra smissibile, ne ottenne conferma personale con S. R. 16 novembre 1817. La famiglia ottenne il riconoscimento di nobiltà dell'antico possesso coi Decreti Ministeriali del 15 gennaio e del 9 ottobre 1924. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di GIOVANNI, n. Verona 15 settembre 1898, di Eugenio (n. Padova 1º luglio 1858, † Fi renze 20 gennaio 1913), di Ferdinando e di Editta Scudellari. Fratelli: Fiorenza, n. Firenze 15 marzo 1891; Rosa, n. Firenze 5 aprile 1892; CAR LO, n. Verona 30 settembre 1900; Laura, n. Firenze 15 aprile 1900. Altro ramo: Laura, di Ippolito, di Gio vanni. * SCOPPA. DIMORA : Cefalù. b. c. ARMA: D'azzurro al pino al natu rale, nodrito nel terreno verde, sostenuto da due leoni d'oro af frontati, e sor montato da set te stelle di ar gento ordinate in fascia cen trata. Famiglia di Messina ascritta a quella nobiltà e che venne riconosciuta nel titolo di nobile di Messina con Decreto Presiden ziale 6 maggio 1928. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. SCORZI. Ital. col titolo di nobile di Messina (mf.), in persona di ANTONIO FRANCESCO, n. Mi lazzo, 6 novembre 1913, di Giuseppe, di Placido Antonio. . S. LETTERAS SCORNO (DA) . ARMA: Partito : a destra d'oro, al corno da caccia, di rosso; a sini stra d'argento, a tre bande di nero. DIMORA : Pisa. Capostipite di questa famiglia si crede un BENIVIE NI « da Scorno », che fu de' priori di Pisa nel 1321, come suo figlio COLO nel 1366, il nipote BARTOLOMEO nel 1376, e i loro discendenti sino ad ALIMBERTO, di Francesco Maria (n. 28 set tembre 1686), che fu dei priori nel 1739, e con decreto 1º luglio 1754 ottenne la ascrizione al patriziato di Pisa per sè, per i fratelli MARIANO, comm. frà BENEVIENI e cav. FORTUNATO, e pei suoi figli GIOVAN BATTISTA е FRANCESCO MARIA, avuti da Maddalena del cav. Gio. Battista Sanca sciani. Il primo di questi (n. 1740 † 1825), ri cevuto nell'Ordine di Santo Stefano di To scana il 23 maggio 1792, aveva sposato nel 1783 Clarice, del cav. Lelio Franceschi, da cui ebbe sette figli, due de' quali continua rono la discendenza, e cioè: ALIMBERTO SALVATORE e BENIVIENI MARIA (n. 1799), padre di LORENZO CARLO, morto in età in fantile (1830). Dal suddetto ALIMBERTO SALVATORE (n. 1789, † 1853) e da Maria Bartolena, nac quero FRANCESCO (1829) e ANTONIO (1833), il primo de' quali ha avuto per figli Clari ce, ALIMBERTO (n. 16 agosto 1855) e SEVE RINO. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Pisa (mf.), in persona dei disc. da Alimberto e Severino, di Francesco, di Alimberto. g. d. a. v. ARMA: Di rosso, al grifone, d'argento, rampante. Мотто : Sit pacis. DIMORA : Pisa. Un GIUSEPPE Scorzi, ricevuto cavalier LETTERA S fratello SIMONE, nel 1734, e poi di nuo vo nel 1748, ebbe due mogli, dalla secon da delle quali, Porzia, del cavaliere Raf faello Sanminiatelli, gli nacque GASPERO GAETANO (21 gennaio 1731), che fu chieri co regolare col nome di don Ugo e morì nel 1814. Dalle sue prime nozze con Vittoria di Andrea Vitali aveva avuti due figli: AN DREA MARIA (n. 8 settembre 1723) e ANTO NIO, che fu priore nel 1744 e 1751 e sposò nel 1746 Agnese Coccolini, da cui generò : RANIERI FRANCESCO e RANIERI GASPERO, morti infanti, Anna, Caterina e BRUNO GIOVAN GIUSEPPE (1759, † 1839), marito di Anna Salvioni. Da questi coniugi nac quero : GIUSEPPE Luigi, canonico, ENRICO ANGIOLO, RANIERI GIUSEPPÉ e RANIERI ANTONIO, oltre a tre femmine. Di questi ebbero prole : a) Enrico Angio lo, che sposò (1813) Anna Vincenti, da cui nacquero : CARLO ANTONIO BRUNO († sen za prole nel 1829), Carolina in Tomei-Al biani-Carli e LUIGI GIUSEPPE RANIERI (n. 1816), marito di Cleopatra Dubois di Neuf chatel e padre di DONATO (n. 1842) e di ANTONIO, morto infante; b) Ranieri Anto nio (n. 1796), cavaliere di gran croce del l'Ordine Stefaniano, che da Lucrezia Vin centi (1832) ebbe : BRUNO FRANCESCo (n. 1835) e FRANCESCO (n. 23 aprile 1848) . Aveva chiesta ed ottenuta, con decreto 9 settembre 1754, l'ascrizione alla nobiltà di Pisa il surricordato BRUNO, di Antonio, col fratello, tenente SIMONE, e i figli An TONIO, ANDREA e GASPERO. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Pisa (mf.), in persona dei: a) disc. da Francesco, di Ranieri, di Bruno; PAGINA 209 milite nell'Ordine Stefaniano il 22 maggio 1710, fon dava in quella Re ligione una com menda di giuspa tronato per la sua famiglia. BRUNO, di Anto nio, d'Andrea, che fu dei priori di Pi sa insieme con suo b) disc. da Donato e Antonio, di Lui gi, di Enrico, di Bruno. SCOSTA. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro ad un semivolo abbassato di ar gento, movente dalla partizione (Scosta) ; nel 2º troncato : a) di verde al dardo d' argento, piu g. d. a. v. mato di nero, posto in palo; b) di rosso alla fascia d'argento caricata di un'anguilla (capitone) al naturale on deggiante nel verso della pezza (Capi toni). DIMORA : Narni. FELIZIANO Scosta, del villaggio di Itieli nel territorio di Narni, fu il capostipite di questa famiglia e fu adottato dalla nobile famiglia Capitoni, estinta. Fu procuratore generale dei Servi di Maria, oratore elo quentissimo e da Pio V fu creato arcive scovo di Avignone il 24 maggio 1566. I suoi discendenti furono ascritti alla nobiltà di Narni con GIOVANNI, nel 1776. La famiglia è iscritta genericamente nel l'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile di Narni (mf.), in persona dei disc. dal predetto Giovanni. V. S. * SCOTTI. ARMA: D'azzurro alla banda ас compagnata da due stelle di sei raggi, una in ca po ed una in punta, il tutto d'oro. ( Manga noni, pag. 74; Pagano, p. 131; Anonimo, p. X; Camozzi, nume ro 1803. Stemma presentato per il rico Araldica 14 PAGINA 210 noscimento della nobiltà, 4 sett. 1818) . Alias: Come sopra, ma la banda e le stelle d'argento. (Chisoli, pag. 73; Camozzi, n. 1803, nota). Alias: come sopra, ma la banda di rosso e le stelle d'oro. (Castello, pag. 30; Ca mozzi, n. 1803, nota). ORNAMENTI : Da barone col cercine e gli svolazzi d'azzurro e d'oro. DIMORA : Bergamo, Mapello e Milano. Famiglia bergamasca. Il Diploma del 23 gennaio 1593 dei Luigi Priolo pretore, e Lazzaro Mocenigo prefetto « pro Ser.mo Duc. Dominio Venetiarum Bergomi eius que districtus Rectores » dimostra che CRI STOFORO, richiedente l'attestazione, era fi glio di GUARISCO, di Antonio de Maroni bus, denominati (tale Antonio) de Scottis : figlio quest'ultimo di Cristoforo, di Guari sco, di Peterzolo, di Giovanni, di Manfre do, di Rogerio, di Alberto. Espone ancora tale Diploma che esso Rogerio fin dal 1338 godeva degli attributi propri degli antichi ed originari cittadini di Bergamo, e così del pari i discendenti di Rogerio sino al predetto Cristoforo che chiedeva tale di chiarazione. Attribuisce pertanto tale diploma al ca sato Scotti un antico cognome « de Maro nibus per Antonii denominati de Scottis » particolarmente attribuito in esso docu mento all'Antonio suddetto avo del Cristo foro stesso. Tale nobile famiglia Scotti di Bergamo ha comune origine coi da Ponte o Pontani e proviene da Ponte S. Pietro in prov. di Bergamo. Nel Magnifico Consiglio Cittadino di Bergamo entrarono numerosissimi Scotti, come risulta dal Registro Nomina Consi liorum (Biblioteca Civica di Bergamo) con tenente le iscrizioni dal 1520 al 1800. Fra questi consiglieri si citano ora soltanto : GIO. MARIA nel 1658, ANDREA nel 1703, GIO. MARIA nel 1744, GIO. BATTISTA nel 1750, CRISTOFORO nel 1786 e FRANCESCO nel 1796. Nell'Elenco a stampa 1815-1828 delle fa miglie Lombarde confermate nell'antica nobiltà sono iscritti FRANCESCO Scotti col titolo di barone « ad personam », GIOVAN NI, CARLO, Andrea e CrisTOFORO (fratelli) . In quello del 1840 sono registrati GIOVAN LETTERAS NI E CARLO (fratelli). Dal predetto Gio. Maria, consigliere nel 1744, nacquero . FRANCESCO, GIO. CARLO, Andrea e CRISTO FORO. Da Giovanni e dalla nob. Fulvia dei marchesi Fossati de Regibus, nacque Gio. MARIA il 6 ottobre 1820 in Bergamo. Dei figli di Gio. Maria e di Rosa Rota Basoni sono viventi Veronica Giulia, vedo va del conte Luigi Suardo, e CRISTOFORO. Da Giovanni Battista e dalla nobile Mad dalena Mangili nacquero : Giovanna, spos. col nobile Giulio Colleoni, GIO. MARIA Giuseppina in Cattaneo, Maria Rosa, spos. col nobile Mansueto Astori. Da Gio. Maria e della signora Maria Pe rego nacque Maddalena. Napoleone I concesse il titolo di barone « ad personam » a Francesco, generale di cavalleria, e al quale, con Decreto 4 set tembre 1818, venne riconosciuta la nobil tà. Il re Vittorio Emanuele, con Decreto 4 aprile 1861, concesse il titolo di barone, trasmissibile agli eredi, al capitano Gio VANNI MARIA, per le benemerenze acqui state nella lotta contro lo straniero. Da lui prende nome una via della città nativa. Lo commemorò nel 1880 il dott. Federico Al borghetti, e venne pure ricordato dal dot tor Luigi Giani in una memoria intitolata: Il Capitano Gian Maria Scotti, dalla Rivi sta di Bergamo, 1924, pag. 1367, e dal co lonnello Adami in La Lombardia nel Ri sorgimento Italiano, a. VIII-IX, dicembre 23, maggio 24, pag. 105 e seg. Un necrologio di GIOVAN BATTISTA, fi glio di Giovan Maria, si trova pure nella Rivista di Bergamo, 1925, pag. 2240. Il dott. CRISTOFORO, figlio pure di Gio vanni Maria, si è reso grandemente bene merito di pubbliche amministrazioni nella sua città e anche fuori. Nel 1891 pubblicò un opuscolo: Delle Contumelie e Diffa mazioni. Nel 1899 diede alle stampe un di scorso riguardante il risanamento edilizio della città di Bergamo ed una relazione sul trasloco del Monte di Pietà. Nel 1900 pub blicò statistiche sui poveri del Comune di Bergamo e diede notizia di un suo viaggio attraverso la Bosnia e l'Erzegovina. Nel 1901 pubblicò una memoria intitolata : Il Pio Istituto Musicale Donizetti in Berga mo ed una commemorazione su Giovanni Simone Mayr; e nel 1902 una comme LETTERA S morazione di Alfredo Piatti ed un proget to di regolamento per l'Amministrazione interna del Monte di Pietà. Nel 1903 una relazione alla Congregazione di Carità, am ministratrice dell'Istituto Musicale Doni zetti; diede pure alle stampe una relazione sul riordinamento della Biblioteca del detto Istituto. Nel 1911 pubblicò una relazione morale alla Società Dante Alighieri e nel 1913 una conferenza al Comitato di Bari della stessa Società, col titolo : Voci della bandiera. A lui pure è dovuto l'elogio del conte Carlo Lochis. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), barone (mpr), ed è rappresentata da GIOVANNI MARIA, di Giovanni Battista, di Giovanni Maria, di Giovanni, decorato della meda glia dei Volontari di Guerra; della med. commemorat. guerra 1915-18, croce al me rito di guerra e cav. della Corona d'Italia. Figlia: Maddalena. Sorelle: Giovanna in Colleoni; Giuseppi na in Cattaneo; Rosa Maria in Astori. Zii: Veronica Giulia ved. Suardo; CRI STOFORO, decorato della med. guerra 1915 1918, gr. uff. della Corona d'Italia e uff. delle Palme Accademiche di Francia. g. l. SCOTTI DOUGLAS. ARMA : D'azzurro, alla banda d'ar gento, accompa gnata da due stelle di sei rag gi (per i conti di Fombio e di l'i goleno e comune anche agli altri rami). SOSTEGNI : Un guerriero a de stra; un montagnardo scozzese a sini stra. Мотто: Lock Sicken. Per i conti di Fombio : CIMIERO: Un braccio impugnante una clava. Мотто: Nunquam retrorsum. Alias: Inquartato : nel rº e 4º d'azzurro, Varsi e di Gravago. PAGINA 211 alla banda d'ar gento, accompa gnata da due 0 stelle d'oro di sei raggi; nel 2º di rosso, a quat tro ferri di ca vallo, d'argento, intrecciati fra lo ro; nel 3º tron cato, cuneato, di argento e di ros so; sul tutto d'argento al cuore di rosso, coronato d'oro, col capo d'azzurro carica to di tre stelle di 6 raggi, pure d'oro, e poste in fascia (per i conti di S. Giorgio) . MOTTO: Quid verisimili verius. DIMORA: Piacenza, Milano, Napoli, Lo renzana e Varese. È opinione comune degli storici che la stirpe degli Scotti tragga la propria origine da quella regia dei Douglas di Scozia, ori gine riconosciuta dall'imperatore Sigismon do con diploma da Cremona del 12 feb braio 1414. Un GUGLIELMO di regia pro sapia, venuto in Italia dalla Scozia a com battere nell'esercito di Carlo Magno contro il re Desiderio, sarebbe rimasto in Piacenza sposandovi l'unica figlia ed erede del si gnore di Castel Spettino, illustre casato piacentino, divenendo il capostipite della gente Scota, diramatasi da Piacenza. Quivi divenne coi Landi, gli Anguisso la, i Fontana, una delle quattro principali famiglie della città, per merito specialmen te di ALBERTO detto il Grande, divenuto si gnore di Piacenza; combattuto egli aspra mente dai Visconti morì loro ostaggio a Crema nel 1310. Suo figlio FRANCESCO riac quistò nel 1335 la sovranità, di cui fu pri vato poi dal Visconti, ottenendo in feudo Fiorenzuola. Già nel secolo XIII si erano venuti formando vari rami, divisi poi in molte altre famiglie, dai figli di un LAN FRANCO, di David iunior; essi furono : RUFFINO, da cui vennero i signori di Ma mago, Castelbosco e Rezzano; ROLANDO od ORLANDO, che fu signore di Voghera e сер po dei signori di Muzzano, Passano ed Ai guerra; GIOVANNI, dal quale discesero i si gnori di Vigoleno, Sarmato e Fombio, e RINALDO, che fu capostipite dei signori di PAGINA 212 La seconda e la quarta di queste linee si estinsero dopo parecchie generazioni; la prima e la terza sono tuttora esistenti. Quest'ultima si suddivideva nei tre rami di FRANCESCO, NICOLÒ E GIACOMO, figli di Alberto il Grande. Il primo fu capostipite dei conti di Sarmato, di Vigoleno, di A gazzano e di Gragnano; il secondo dei con ti di Fombio, di Guardamiglio, di Ritegno, edal terzo vennero i signori di Castel San Giovanni e di altre terre nella Val Tidone. Molti membri della famiglia si distinse ro nelle armi, nelle cariche civili ed eccle siastiche. In queste ultime gli Scotti van tano tre cardinali e quattro vescovi, fra i quali S. Fulco, vescovo di Piacenza, poi di Pavia, ove morì nel 1229. Non possiamo qui seguire lo sviluppo della famiglia attraverso i secoli, ma dob biamo limitarci ad un cenno illustrativo dei rami ora inscritti nell'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana. Un ONOFRIO, del ramo di Francesco, di Alberto il Grande, ebbe dall'imperatore Carlo IV la contea di Gragnano e le inse gne di cavaliere aurato; FRANCESCO II, li Cristoforo, dello stesso ramo, e GIOVANNI, del fu Alberto, ambedue nipoti di Alberto il Grande, possessori dei castelli di Vigo leno e di Agazzano, acquistati da gran tempo dai loro antenati, ottennero da Gio vanni Maria Visconti un privilegio del 1º luglio 1404, con cui i due castelli e il loro territorio venivano sottratti alla giurisdi zione di Piacenza e concessi loro in feudo con successione mascolina e con titolo di conte. Francesco ebbe la contea di Vigole no e Giovanni quella di Agazzano. Il conte FRANCESCO, da cui discende il ramo vivente dei conti di Vigoleno, morì nel 1411, dopo avere ricostruito il castelio di Vigoleno distrutto dal podestà di Pia cenza per ordine di Galeazzo Visconti. Suo figlio GIACOмо ebbe ALBERTO, il quale, con privilegio dell'imperatore Sigismondo del 12 gennaio 1414 da Cremona fu nomi nato suo consigliere e familiare, come fu rono nominati familiari suo fratello PIETRO e il suo prozio Giovanni. Lo stesso insieme col fratello Pietro ottenne dallo stesso im peratore il 21 febbraio dello stesso anno una nuova investitura del castello di Vigo leno con il permesso di tenervi un mercato LETTERAS settimanale, del castello detto « Castellum Novum Scottorum », forse Castelnuovo di Sotto, del castello di Firenzuola d'Arda e del suo territorio dal fiume Chiavenna fino ai territori di Parma e di Cremona e fino al Po, e per di più insieme col detto fra tello e il prozio Giovanni, l'investitura di Castellarquato e delle valli di Chiavenna ed Arda, mentre il predetto Giovanni per suo conto con altro diploma della stessa data otteneva l'investitura del castello di Agaz zano col permesso di un mercato settima nale (Regesta Imperii, XI, Die Urkunden Kaiser Sigmunds (1400-1437), verzeichnet vom WILHELM ALTMANN, Imsbruck 1896, n. 863, 947, 948, 949, 950, 951). Il predetto Alberto, perduto il castello per opera di Filippo Maria Visconti, che lo volle dare ai Piccinini, potè riaverlo da Francesco Sforza nel 1449 che lo investi anche di Carpaneto, Chero, Sarmato, Fontanafred da. Fece testamento il 6 dicembre 1429 a rogito del notaio di Milano Lodovico Cice ri. Morì in Milano il 5 marzo 1462, fu fat to trasportare in patria dalla duchessa Bianca Maria e fu sepolto nella cappel la della famiglia in S. Giovanni in Canale. A lui successe il figlio BARTOLOMEO, che a rogito del notaio piacentino Antonio Del Console, testò il 4 febbraio 1498, lascian do erede il figlio FRANCESCO MARIA, avuto dalla contessa Leonora Rossi. Questi sposò la contessa Francesca Pallavicino di Par ma, e testando per atto del notaio Vincen zo Scaravaggi il 26 giugno 1511 costituisce suo erede il primogenito GUGLIELMO MA RIA. Il noto PIER MARIA Scotti detto il Bu so, era figlio di Francesco Maria suddetto. Dopo il suo assassinio il castello di Vigole no tornò a GUGLIELMO, nipote di Alberto, a cui il Buso lo aveva tolto. Il figlio del Buso, GALEAZZO detto il Busino, fu per le sue malefatte decapitato. Guglielmo Maria, testando con rogito del notaio piacentino Gian Fiorenzo da Fe lino il 22 luglio 1540, istituì suo erede il figlio ALESSANDRO, nato dalla contessa Cor nelia Ranuzzi di Bologna. Egli sposò Eleo nora Confalonieri, da cui ebbe, fra gli al tri, CESARE MARIA, istituito erede dal padre con atto del 5 maggio 1568. Questi ottenne il 12 ottobre 1602 dal duca Ranuccio Far nese l'elevazione al titolo di marchese di LETTERA S Vigoleno, al quale feudo fu unito Diolo e Carpaneto (cfr. PAOLO FALCONI, Investitu re di nobiltà e famiglie piacentine in: Boll. Stor. Piac., 1914-15, p. 228). Dopo la mor te di ALESSANDRO MARIA, figlio del prece dente, nato dalla contessa Angela Anguis sola nel 1578, la famiglia si divise in due rami, quello dei marchesi di Vigoleno, che continuò in FRANCESCO MARIA e quello di Gragnano rappresentato dal conte GIULIO CESARE, fratello minore del marchese Fran cesco Maria. Questo secondo ramo si estinse subito passando i beni al ramo di Vigoleno, che continuò la discendenza fino ai nostri tem pi con Francesco Maria suddetto, ODOAR Do, suo figlio, nato dalla contessa Lucrezia Sanvitale, FILIPPO, figlio di Odoardo, nato nel 1667 e dai figli di questo GIACOMO, FRANCESCO E GIUSEPPE, nati da Anna Bo schetti, i quali sono capostipiti delle linee sopravviventi. Il predetto Giuseppe si trasferì a Napoli forse con Carlo VII di Borbone. Egli fece testamento il 16 giugno 1764 a rogito del notaio Filippo Gambardella di quella città. Suo figlio RAMIZIO, natogli dalla contessa Isabella Paolucci di Pisa, sposò donna Giu seppa Poulet, dalla quale nacque a Napoli, S. Anna di Palazzo, 5 febbraio 1776, GIU SEPPE. Questi ebbe in moglie Dorotea Gra nalais che gli generò il figlio LUIGI, nato a Napoli, S. Anna di Palazzo il 23 giugno 1776, il quale fu colonnello del III Drago ni e poi generale dell'esercito borbonico, e con regio rescritto del 13 ottobre 1856 fu autorizzato ad usare nel Regno di Napoli il titolo di conte di Vigoleno. La famiglia di lui è iscritta generica mente nell'Elenco Uff. della Nob. Ital. del 1922, ma i discendenti hanno già presenta to istanza alla Consulta Araldica per il ri conoscimento del titolo di conte di Vigo leno. Passando al ramo degli Scotti di Fombio va accennato che questo, come quello di Vigoleno, riconosce come capostipite accer tato LANFRANCO, di David Iunior, i cui quattro figli, come sopra dicemmo, forma rono nel secolo XIII altrettanti rami. ALBERTO III, di Gregorio, discendente daGiovanni, diRuffino ricordato, con pri vilegio del 30 dicembre 1469 ricevette da PAGINA 213 Galeazzo Maria Sforza l'investitura del ca stello e territorio di Fombio eretto in con tea con discendenza mascolina (Copia au tentica nell'Archivio di famiglia). I beni di Fombio erano posseduti dalla famiglia fin dal 1299, nel quale anno il comune di Piacenza li diede in affitto perpetuo con molti privilegi ad Alberto Scoto il Grande, il quale si obbligò a fabbricare in Fombio una fortezza abile alla difesa del luogo. Il conte ETTORE, successo ad Alberto III, con rogito del notaio piacentino Giacomo Bernoni, 28 maggio 1511, testò a favore del figlio ALBERTO IV, il quale sposò la contessa Battista Fogliani. Questa il 29 agosto 1541 a rogito Giacomo Bonfanti te stò a favore dei figli, fra i quali il conte GALEAZZO. Egli col duca Ranuccio Farnese nel 1601 si imbarcò a Genova sotto le insegne di Gianandrea Doria per l'impresa contro il Turco. Nel novembre 1611 venne arre stato il conte TEODORO di Fombio come complice nella congiura contro il duca Ra nuccio, torturato negò tenacemente e si salvò dalla decapitazione, subita dagli al tri congiurati, con la prigionia perpetua e la confisca dei beni. ODOARDO, di Fombio, giovane valoroso, condottiero di cavalleria, uno dei primi dell'armata Cattolica di Germania, lasciò la vita sul campo di battaglia a Peroga nel 1621. Il fratello di lui GIROLAMO, valente capitano, servì il re di Spagna nella guerra di Valenza. Questi, con atto del notaio Marc'Antonio Visconti, 10 luglio 1563, te stò a favore dei figli del defunto fratello GALEAZZO, fra i quali il conte LODOVICO, da cui nacque OTTAVIO il 18 settembre 1574. Suo figlio Pro, marito di Costanza Scot ti, ebbe ETTORE II, da cui ALFONSO, il quale dalla contessa Caterina Riva ebbe l'unico figlio GIUSTO ETTORE. Suo figlio ALFONSO II, nato dalla marchesa Francesca Appiani d'Aragona, fu padre di ALBERTO V, che sposò (1796) la contessa Chiara Dal Verme; divenne governatore di Piacenza, presidente del Consiglio di Stato e fu insi gnito di vari ordini cavallereschi. Il ramo di S. Giorgio discende da Ruf fino di Lanfranco, più sopra ricordato, il quale era signore di Magnano e Castel bosco. Il duca di Parma Pier Luigi Far PAGINA 214 nese confermava nel 1546 a Marc'Antonio Scotti la contea di Castelbosco riconfer mata nel 1611 ad ANNIBALE, della stessa famiglia a favore del quale erano contem poraneamente eretti in marchesato i feudi dei due Compremoldo. FABIO Scotti, suo fratello, gran ciamberlano e gran prefetto del palazzo ducale otteneva nel 1604 da Ce sare' d'Este duca di Modena la investitura e la contea di Miceno nel Frignano e nel 1637 dal duca Odoardo Farnese era create conte di S. Giorgio assieme ai discendenti maschi. Aquesto ramo nel 1796 fu devoluta l'e redità del castello e tenuta di Rezzanello, che era proprietà della march. Teodora Chiapponi, unica figlia del conte Daniele, moglie del march. ANNIBALE Scotti. I Chiapponi appartenevano ad antica fa miglia piacentina fiorente già nel sec. XIII. Nella divisione tra i discendenti di Anni bale Scotti, Rezzanello passò a DANIELE (1836-1879), sposo a Beatrice Modignani. Egli era figlio di FERDINANDO (1802-1879), ciamberlano del duca di Lucca, gran can celliere dell'Ordine di S. Lodovico di Par ma, comm. di S. Gregorio Magno; fu poi ciamberlano della duchessa Maria Luigia di Parma. Dopo di lui Rezzanello passò al secondogenito GUGLIELMO (n. 1844) . Il ramo primogenito ebbe per nome d'uso: Douglas Scotti di Rezzanello, il secondo genito : Douglas Scotti della Scala del Zer ro. Questi rami sono spenti ambedue, al meno quanto ai maschi. (Oltre gli storici piacentini vedi : Noti zie genealogiche dei Conti Douglas Scotti di Vigoleno, Sarmato e Fombio, Piacenza, 1859 e Luigi Balduzzi: I Douglas e gli Scotti. Cenni storici e genealogici, Pisa, 1883) . La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte di Fombio (m.), disc. da Alberto (1469) conte di Vigoleno (m.), disc. da Francesco (1404), orig. Parma. Altra linea : orig. Napoli, dim. Milano, conte (m). Scotti Chiapponi, signore di Miceno (m.), orig. parmense, disc. da Carlo, di Fabio (1780) . Conte di S. Giorgio (m.), orig. Parma, disc. da Fabio (1637) . LETTERA S La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Fombio (m.) per i disc. da Alberto (1469), ed è rappresen tata da Luisa † in Torrigiani; ALBERTO, di Guglielmo, di Ettore, di Alberto, n. a Pia cenza nel 1860, spos. Torino, 25 febbraio 1892 con la nobile Clara Figarolo di Gro pello. Figli: GUGLIELMO, n. Piacenza, 15 di cembre 1892, † 1930, inval. di guerra; GIU L10, 11. Piacenza, 22 febbraio 1894, spos. a Varese a Elena Ubaldi nel gennaio del 1930; GIAN LUIGI, n. Piacenza, 17 agosto 1895, spos. Torino, 20 dicembre 1926 con Angela Robutti; OTTONE, n. Piacenza, 14 aprile 1898, spos. a Cremona con Fanny Mina; Isabella, n. Piacenza, 24 febbraio 1903. Fratello: PIETRO, ten. col. di cavalle ria, n. a Piacenza 7 luglio 1862, spos. 23 giugno 1897 con la nobile Emma dei conti Schiavini Cassi, † in Lorenzana il 26 no vembre 1930. Figli di Pietro: ALFONSO, dottore in giurisprudenza; Isabella, n. Faenza, 13 agosto 1901. Zii, figli di Ettore, di Alberto: EMA NUELE, †; ALFONSO, †; CARLO, †; Leopol da, t. Figlie di Carlo: Leopolda in Liberati, Costanza in Felissent, Giuseppa in Casa ti, Clelia in Carioni. È pure iscritta col titolo di conte di Vigoleno (m.) per i disc. da Francesco (1404), ed è rappresentata da ENRICO, di Alberto, di Gaetano, di Filippo. Figlio: UMBERTO. Figlio di Umberto: CESARE. GIUSEPPE MARIA, di Amato, di Pasqua le, di Giacomo. Fratelli: Luisa Maria, PASQUALE, Bona Maria. Il ramo di Napoli che ha pure diritto al titolo di conte di Vigoleno (m.), e che og gi vive a Milano, è rappresentato da EDOARDO, n. a Napoli, S. Ferdinando, 13 giugno 1874, figlio di Alfonso (n. Nola, 13 febbraio 1849, spos. a Napoli, S. Giuseppe, II settembre 1875 con Celestina Leoncilli, figlia di Luigi), di quel Luigi che fu auto rizzato nel 1856 a fare uso nel Regno di Napoli del titolo di conte di Vigoleno, non chè dai figli del detto Edoardo nati dalle LETTERAS sue nozze con Emma Gini, di Carlo e cioè: Annita, nata a Camparada (Milano) il ró maggio 1904 e ALFONSO, nato a Milano il 19 luglio 1910. La famiglia è iscritta ancora col titolo di conte di S. Giorgio (m.), per i disc. da Fa bio (1637). Ed anche (Scotti Chiapponi; con il titolo di signore di Miceno (m.), per i disc. da Carlo, di Fabio (1780). (Un ottima monografia sulla famiglia, che la illustra nelle varie diramazioni con citazione dei documenti d'appoggio è quel la di LUIGI NALDI, Notizie genealogiche relative alle famiglie dei nobili signori con ti Scotti Douglas di Vigoleno, Sarmato Fombio, Piacenza, Tipografia Tedeschi, 1859). e g. d. SCOTTI CHIAPPΟΝΙ. ARMA : Inquarta to: nel rº e 4º di azzurro alla banda d'argen to accompagnata da due stelle di sei raggi d'oro (Scotti) ; nel 2º e 3° di rosso a quattro ferri di cavallo d'argento intrecciati fra lo ro (Chiappoпі) . DIMORA: Piacenza e Milano. Della famiglia Chiapponi di Piacenza le prime memorie risalgono al 1183 con un CLAPO O CHIAPPONE eletto fra i giudici da spedire a Costanza per firmare la pace. Un GABRIELE fu milite nell'esercito di Nicoiò Piccinino nel 1436; un BATTISTA fu uro dei deputati eletti dal Consiglio generale di Piacenza per l'erezione del grande ospeda le; un ALESSANDRO servì in molte amba scerie il duca Ottavio Farnese, dal quaie fu creato cavaliere, conte palatino e teso riere generale di Piacenza; un GIOVANNI MARIA fu vescovo di Rettimo in Candia nel 1560. Dal 1400 al 1712 i Chiapponi furono si gnori del castello di Rezzanello con titolo comitale, dominio e titolo che passarono poi nei Douglas Scotti, essendosi la fami PAGINA 215 glia Chiapponi estinta in quest'ultima con la morte di Teodora, unica superstite ed erede universale di DANIELE Chiapponi e sposa del marchese ANNIBALE DEODATO Scotti. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Ital. col titolo di signore di Mi ceno (m.), nei disc. da Carlo, di Fabio (1780) . * SCOTTI. ARMA : D'azzurro, al braccio arma to di argento, impugnante col la mano di car nagione una bandiera d'oro, fustata dello e stesso, bifida svolazzante a de V. S. stra, carica d'un leopardo di ne ro, illeonito; col capo d'argento, carico di un'aquila di rosso, coronata d'oro. Мотто : Pro rege et patria. DIMORA : Parigi. Famiglia oriunda da Ivrea, alla quale appartenne GIUSEPPE ANTONIO, che dalle sue nozze con Maddalena Adamo ebbe per figli Lorenzo, che tenente dei dragoni al servizio austriaco fu creato barone il 23 giugno 1832, e FILIPPO. Quest'ultimo, il quale nacque in Ivrea il 28 aprile 1795 e morì in Torino il 1° febbraio 1573, percor se la carriera delle armi raggiungendo il grado di generale. Il 28 dicembre 1833 fu nobilitato e in seguito, per oblazioni all'O spedale Oftalmico di Torino, fu creato conte il 20 marzo 1865. Il 28 dicembre 1833 aveva ottenuto, unitamente al fratel lo Lorenzo, concessione d'arma. In seguito a nuova oblazione allo stesso Ospedale eb be l'estensione del titolo comitale al figlio secondogenito con PP. del 13 giugno 1872. Sposò (1835) Luisa, di Riccardo Mottly Levens, e da queste nozze nacquero : ER NESTO (n. Nizza, 28 settembre 1836), che fu ufficiale del R. Esercito, e ALBERTO, ca po della linea secondogenita (vedi) . La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro PAGINA 216 della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.), nobile (mf.), in persona di Ernesto, di Filippo, di Giuseppe Antonio. l. b. * SCOTTI. ARMA: D'azzurro, al braccio arma to di argento, impugnante col la mano di car nagione una bandiera d'oro, fustata dello stesso, bifida svolazzante a de stra, carica d'un leopardo di ne ro, illeonito; col capo e d'argento, carico di un'aquila di rosso, coronata d'oro. Мотто : Pro rege et patria. DIMORA : Torino. Ramo secondogenito della precedente famiglia. ALBERTO Scotti (n. Nizza, 8 feb braio 1838; † Hyères, 9 febbraio 1876), che fu segretario di legazione, fu creato conte con R. D. 14 gennaio 1872. Sposò (1872) Carolina, di Carlo Cappa, e da queste noz ze nacquero : Rosalia (n. Berna, 24 maggio 1873) e VIRGINIO ALBERTO (nome aggiunto per R. D. 7 dicembre 1884) (n. Moncalieri, 17 giugno 1874), che è ingegnere. Sposò (1899) Celina Salvati e sono suoi figli : EN RICO (n. Torino, 12 febbraio 1901), LUIGI (n. Torino, 17 maggio 1902), FILIPPO (n. LETTERAS DIMORA : Vigeva no. Famiglia oriun da da Vigevano, alla quale appar tenne CARLO, di Pio, che fu tenen te colonnello d'ar mata e giurò nel 1822 coi nobili. Sposò Rosa Mor selli e fu suo fi glio Pro, che fu investito il 14 settembre 1832 della commenda dei SS. Maurizio Lazzaro di L. 1200 eretta nel 1793 e pos e seduta dal sacerdote Domenico Morselli. Fu riconosciuto nel titolo nobiliare con D. M. 18 marzo 1895. Fu suo figlio CARLO (n. Vigevano, 5 maggio 1845), che dalle sue nozze (1874) con Luisa, di Giuseppe Gautieri, ebbe Maria (n. Vigevano, 16 feb braio 1883), GAUDENZIO (n. Vigevano, 12 agosto 1885), GIOVANNI (n. Vigevano, 21 novembre 1886), GIUSEPPE (n. 21 novem bre 1886) ed Elisa (n. Vigevano, 31 luglio 1891). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf), in persona di GAUDENZIO, di Carlo, di Pio, di Carlo. Fratelli: GIOVANNI, GIUSEPPE, Elisa in Cazzani. SCOTTI RATI SCOTTI. l. b. GALLARATI vedi GALLA Torino, 4 aprile 1904), Maria (n. Torino, SCOZIA (SCOZIA DI CALLIANO). 15 gennaio 1906) e ERNESTO (n. Torino, 24 luglio 1908). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte (mpr.), in persona di Alberto, di Alberto, di Fi lippo, di Giuseppe Antonio. Figli: ENRICO, LUIGI, FILIPPO, Maria, ERNESTO. * SCOTTI. 1. b. ARMA : Di verde, alla banda accompagnata da due stelle (6), il tutto d'oro. ARMA: D'azzurro, alla punta d'ar gento, intagliata in quadro, sui due lati; sormon tata da una pun ta simile, di ros so, cucita, rove sciata, movente dal lembo del capo dello scu do. CIMIERO: Tre penne di struzzo, azzurra, bianca, rossa. LETTERAS Мотто : А bon rendre. DIMORA : Casale e Torino. Antica famiglia oriunda da Montiglio, passata poi in Casale, con diramazioni Pinerolo. Si favoleggiò affermandola di scesa da un milite scozzese che, alleato di un principe di Scozia, combattè nel cam po di Carlomagno. È notizia di un NICOLA Scozia, che nel 1377 intervenne quale teste in un atto ro gato in Montiglio. IVALDO nel 1432 era ivi notaio. Costui procred GIORGIO E BARTO LOMEO. Quest'ultimo è lo stipite della li nea dei signori di Picco, conti di Azzano, che si estinse con CESARE (n. Asti, 14 di cembre 1815), che era figlio di Luigi e di Prospera Vittoria, del marchese Giovanni Giacomo Cocconito di Montiglio. La linea detta di Calliano origina da GIORGIO, il quale fu chiavaro marchionale a Casale e fu nobilitato ed abilitato ad ac quistare il feudo di Murisengo da Cristo foro Del Carretto il 7 maggio 1465. Il 14 successivo maggio fu investito col titolo signorile del precitato feudo. Fu suo pro nipote BERNARDINO († 9 novembre 1597) , figlio del senatore Francesco, che fu capi tano di giustizia (1567), senatore a Casale (1567-89) e quindi presidente del Senato (1589) . Ebbe in donazione dallo zio Bene detto Cerrato, il 13 dicembre 1584, punti di Verduno, di cui fu investito il 7 settem bre 1585, e dal duca Vincenzo di Mon ferrato il feudo di Benevello il 16 novem bre 1590, di cui fu investito con titolo co mitale il 19 novembre. Fu pure investito di punti di Villanova 1'8 luglio 1589. Da lui nacque FRANCESCO MARIA, che fu dot tore di leggi e che procreò altro FRANCESCO († 1638) che fu capitano di corrazze mon ferrine, e che retrocedette per quattromila scudi al duca di Monferrato il feudo di Be nevello nel 1620. Sposò Maria di Baldassa re Cavaglià, erede di punti del feudo di Valmacca, e fu suo figlio CARLO BERNARDI NO (n. 1622; † 28 giugno 1650), che fu in vestito di porzioni di Verduno il 22 dicem bre 1634. Per le sue nozze con Isabella, del marchese Gio. Tommaso Canossa, van tò ragioni sul feudo di Calliano, per il quale iniziò lite suo figlio FRANCESCO MA RIA (n. Casale, 18 luglio 1643) con la fa miglia Canossa. Francesco Maria fu genti PAGINA 217 luomo del duca di Mantova, generale delle cacce del Monferrato (1679) e commissario generale della Cavalleria (1679). Morì per a un colpo di archibugio il 23 aprile 1688. Suo figlio CARLO BERNARDINO (n. Casale, 28 febbraio 1669; † ivi, 17 ottobre 1745) , che fu decurione e sindaco di Casale, e dei nobili di baldacchino (1729), ebbe in ag giudicazione Calliano per sentenza 14 lu glio 1704, mediante il pagamento di 4093 scudi d'oro, e ne fu investito il 10 febbraio 1736. Da lui nacque FRANCESCO MARIA (n. Casale, 19 febbraio 1698; † ivi, 18 maggio 1783) , che ebbe porzioni di Valmacca ven dutegli dal conte Francesco Sannazzaro. A lui premorì il 13 luglio 1779 il figlio pri mogenito CARLO BERNARDINO (n. Casale, 3 novembre 1734), che fu padre di FRANCE SCO MARIA (n. Casale, 15 marzo 1774; † 9 ottobre 1802), il quale ebbe, fra gli altri, GIUSEPPE e LUIGI, dal quale ultimo trae origine la linea presente. Giuseppe (n. Casale, 25 aprile 1798; + ivi, 14 dicembre 1867), che fu dei decurio ni di Casale e sindaco di prima classe, ebbe dalla sua consorte Amalia, del marchese Massimiliano Strozzi, ALESSANDRO (n. Ca sale, 15 gennaio 1823), che gli premorì in Casale il 18 marzo 1854. Aveva costui spo sato (1846) Adele, del conte Benedetto Andreis di Cimella, dalle quali nozze nac que il 18 settembre 1847 Tersilla († Casa le, 14 novembre 1920), spos. (1873) col marchese Francesco Guasco di Bisio. Luigi (n. Casale, 2 giugno 1802; † 20 aprile 1877), che fu tenente generale, spo sò (1845) Camilla, del conte Giovanni An tonio Piccono della Valle di Mosso, e fu padre, fra gli altri, di IVALDO (n. Genova, 16 dicembre 1846; † 25 febbraio 1914), che fu tenente colonnello di cavalleria, aiutan te di campo del duca d'Aosta, e maestro di cerimonie del Re. Aveva sposato (1885) Giustina Del Carretto di Moncrivello, e da queste nozze nacquero : LUIGI (n. Torino, 3 marzo 1886), che è capitano di cavalleria e decorato di medaglia d'argento, Ersilia (n. Torino, 7 agosto 1888), EDOARDO, che è capitano di corvetta (gemello con Ersilia) e Maria (n. Torino, 8 novembre 1893) . Edoardo sposò (1916) Aurelia, del marche se Marco di Saluzzo, ed è suo figlio FEDE RICO (n. Torino, 17 ottobre 1916). PAGINA 218 La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Calliano (mpr.), conte di Murisengo (mpr.), signo re di Valmacca (mpr.), in persona di LuI GI, di Ivaldo, di Luigi. Fratelli: Ersilia, EDOARDO, Maria. Figlio di Edoardo: FEDERICO. SCOZZARI. 1. b. ARMA: ? Famiglia di Su tera del secolo ARMA ? XVIII, insignita dei titoli di baro ne della Solfara, signore di Salme 46, 5 di Mustilica to, titoli dei quali l'ultimo investito fu PAOLO, il 15 di cembre 1792. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 coi titoli di barone della Solfara (mpr.), signore di Sal me 46, 5 di Mustilicato (mpr ) . SCRIBANI ROSSI. ARMA: 2. S. Partito : nel rº d'oro, al la croce d'argen to dentata di verde, accanto nata nel primo e quarto punto da un ramo d'alloro del secondo e posto in palo (Scribani); nel 2º d'argento, al leo ne al naturale, col capo di rosso caricato di tre gigli d'oro, in fascia (Rossi). CIMIERO : Due serpi crestate di verde, lin guate ed illuminate di rosso, addossate ed ondeggianti in fascia. DIMORA : Piacenza, Milano e Roma. Le prime notizie certe e la genealogia ininterrotta e documentata della famiglia risalgono al 1350, nel qual tempo viveva in Piacenza FRANCESCO Scribani, padre di LETTERAS BARTOLINO, GIOVANNI E DANIELLO; ma si deve ritenere che essa già fosse tra le più notabili della città in quanto i detti Gio vanni e Daniello, e specialmente il primo d'essi in appresso ricordato, famosi giure consulti in patria e fuori, furono ammessi nel Collegio dei Giudici e dei Dottori della città stessa, il che non era allora concesso se non a chi apparteneva a famiglia nobile e piacentina da tre generazioni almeno, la quale non avesse esercitato e non eserci tasse « arti meccaniche, reprobe e vili>> come allora dicevasi. E di ciò sono con ferma posteriori riconoscimenti di privilegi nobiliari da parte degli imperatori Federi co III e Massimiliano I. Ausilio prezioso per la storia e la genea logia dei primi Scribani è quanto scrisse di essi l'insigne umanista Lorenzo Valla il quale era, come nelle opere sue più volte si qualifica, figlio di CATERINA Scribani, figlia del detto Giovanni ed ivi più volte indica e conferma gli esatti gradi della propria parentela con gli Scribani edi questi tra loro. Nell'Appennino piacentino, e più preci samente nell'alta valle del Nure, la fami glia aveva numerosi possedimenti nel ter ritorio che si estende dalle Ferriere a Bor go S. Giovanni (oggi Bettola), con un ca stello in Groppazzolo di Gropallo, da dove capeggiava le fazioni contrarie alla nemi ca famiglia dei Nicelli, signori e poi conti dalla vicina Ferriere, con la quale fu sem pre in fierissima lotta. Il nominato giureconsulto GIOVANNI, di Francesco, nell'anno 1400 fu eletto ari formare gli statuti di Piacenza per ivi pacificare guelfi e ghibellini; nel 1414 fu scelto a promotore del Concilio di Costan za; nel 1435 era priore del Collegio dei Dottori e dei Giudici di Piacenza e riordinò gli statuti della città; nel 1440 dettò nuove costituzioni per sedare in patria le sempre dilanianti lotte delle fazioni ed in tanta fama venne che anche la repubblica di Ge nova lo volle a compilare i propri statuti, con i quali egli lasciò di sè e del suo valo re altissima e generale considerazione. GIACOMO, figlio del detto Giovanni, strinse vantaggiosa alleanza con il conte Ottobuono Fieschi, signore di Lavagna e suo potente vicino dell'oltre Val Nure, LETTERAS sposandone la figlia Orsola; mentre GIO VANNI PIETRO, suo fratello maggiore, da tosi al sacerdozio, diveniva vescovO nel regno di Napoli e l'altro suo fratello MEL CHIORRE, giurista ed oratore, era segretario apostolico del pontefice Martino V, nella qual carica morì l'anno 1430, « ornamen tum ac delicia Curiae Romanae » come ci dice il Valla nella sua Epistula in Bartoli, de Armis et Insignis Libellum. ANDREA, figlio del detto Giacomo, fu ve scovo in Spoleto. Sulla fine del quattrocento un ramo del la famiglia si trasferì in Alessandria con quel BERNARDINO, nato da Giovanni, fi gliuolo del nominato Giacomo, che è ricor dato dallo storico Ghilini nei suoi Annali di detta città come poeta, filosofo, teologo e specialmente come famoso ed eccellen tissimo medico, tanto che la regina di Francia lo volle come proprio medico a corte. Ritornato in Alessandria vi morì il 18 dicembre 1513. I suoi discendenti, già ammessi al pa triziato di Alessandria con GIACOMO, figlio di Andrea, di Bernardino, propagarono la famiglia anche in Genova, ove pure con seguirono cariche ed onori. Furono ivi iscritti nel Libro d'Oro della Nobiltà il detto GIACOMO quando era doge David Vaccà (1587-1589), i suoi figli ASCANIO, GIULIO e SCIPIONE col di lui figlio Ro DOLFO nel 1619; ed i collaterali GIOVANNI, GEROLAMO col figlio MARCO ANTONIO ri spettivamente il 16 gennaio 1629 ed il 12 dicembre 1664. CAMILLO ed ANDREA, figlio il primo e nipote il secondo di Giacomo, furono ve scovi rispettivamente di Montepeloso nelle Puglie e di Nebbio in Corsica. A Genova gli Scribani si imparentarono con le fami glie Spinola, Grillo, De Mari, De Negro e Della Chiesa, ma ivi poi tale ramo alessan drino-genovese della famiglia si estinse sulla fine del seicento. In Val di Nure, nel piacentino, i fratelli CONTINO, OTTOBUONO, GASPARE E GUGLIEL Mo, di Giovanni, figlio di Giacomo e di Orsola Fieschi, appoggiati dai cugini Fie schi di Lavagna continuarono intanto nel le lotte contro i Nicelli perdendo in esse gran parte dei loro possedimenti e più volte furono ridotti a difendersi sin nel lo PAGINA 219 ro castello di Groppazzolo. In dette lotte continuarono anche i figli dei citati Con tino ed Ottobono e sì accanitamente che GEROLAMO, figliolo di quest'ultimo, assali to di sorpresa nel 1533 in detto castello da sessanta armati comandati dai signori di Ferriere Giovanni Battista e Francesco Ni celli fu preso ed ucciso insieme alla consor te ed a tre dei suoi. Il castello fu assai danneggiato e posto a sacco, andando al lora perduti anche gli atti delle investiture e degli antichi, già ricordati, ſrivilegi riconosciuti alla famiglia dagli imperatori Federico III e Massimiliano I. Ma tali fatti, lungi dal por fine alle con tese, le inasprirono al punto che Giacомо, figlio dei trucidati Scribani, si diede con la sua fazione a far vendetta contro quei Nicelli e loro partigiani che ucciso gli ave vano i genitori e depredato il castello di Groppazzolo, e tutti li distrusse ucciden doli o facendoli morire imprigionati. Per tali efferatezze egli fu nel 1547 ро sto al bando ed ebbe confiscati i beni. Perseguitato, fu costretto a varcare l'Ap pennino ed a rifugiarsi nel genovesato ove trovò appoggio presso quella repubblica che lo nomind capitano di fanteria in Cor sica, nella quale isola morì a Bastia due e anni dopo nel 1549. Pochi anni prima gli antichi possessi privilegi venivano, col castello di Grop pazzolo, restituiti e confermati alla fami glia in parte dal pontefice Paolo III, Ales sandro Farnese, per intercessione del ve scovo Scribani GIOVANNI ANTONIO, suo se gretario, fratello del bandito Giacomo, ed in parte dall'imperatore Carlo V allora signore di Piacenza in seguito alla morte del duca Pier Luigi Farnese. E le famiglie Scribani e Nicelli posero fine alle loro lot te secolari; ANDROLO Scribani, capo della famiglia e nipote del trucidato Gerolamo, aveva consentito, insieme ad altri signori di Val Nure, che il conte Ottaviano Ni celli potesse ottenere dal papa Clemente VII la reintegra in quei privilegi che pure alla sua casa erano stati tolti, ed una Giu lia Nicelli sposava poi CONTINO Scribani, figlio del detto Androlo. È in quel tempo che ETTORE, fratello del citato vescovo Giovanni Antonio, dottore dello Studio di Pavia e segretario del Reg PAGINA 220 gente lo stato di Milano Gian Battista Saluzzo, dopo essere stato alla corte del re Cattolico, seguì in Fiandra Margherita d'Austria moglie del duca Ottavio Farne se, quale suo consigliere intimo ed in tale carica rimase anche presso il di lei figlio Alessandro. Stabilitosi a Bruxelles vi ebbe il figlio CARLO che fu poi ivi provinciale dei Gesuiti, dottissimo letterato, teologo, oratore facondo e scrittore di numerosissi me opere, quasi tutte dirette a combattere la grande battaglia che allora ferveva fra il cattolicismo e la riforma. Un ritratto di lui, dipinto dal grande Van Dyck, si con serva nel Museo Imperiale di Vienna. Sul principio del settecento la famiglia tornò ad abitare più stabilmente in Pia cenza nella stessa parrocchia di S. Ales sandro. Pel matrimonio avvenuto nel 1697 di CONTINO MARIA FELICE, alfiere della Mili zia Urbana, con la nobile Angela Rossi, al cognome Scribani fu in seguito aggiunto quello dei Rossi, come anche uniti furono LETTERAS Nel 1744 il suddetto Alberto ospitava nel proprio palazzo di campagna, ad un miglio fuori della Porta di Strada Levata (ora Ta verna) detto ancor oggi Casino Scribani, il re Carlo Emanuele III di Sardegna; come prima vi era stato ospitato per tre giorni nel marzo del 1717 il re di Scozia Jacopo III Stuart col suo seguito, durante un suo viaggio a Roma. Lo stesso re Carlo Emanuele III, dive nuto signore e duca di Piacenza, con sue lettere patenti 23 agosto, II e 28 settem bre 1748 concedeva in feudo ad esso Al berto, in riconoscimento dei molti meriti suoi, la villa e territorio di Cerreto presso Ferriere, nonchè gli annessi possedimentı ed il vecchio castello di Casaldonato, col titolo di conte di Cerreto trasmissibile a tutti i suoi discendenti maschi legittimi. Detto Alberto prima e GIUSEPPE suo fi glio il 10 ottobre 1781 furono iscritti fra i Magnifici della città di Piacenza, con l'ag gregazione della famiglia nella classe guel fa dei Fontana e con conseguente attribu i rispettivi stemmi. Il tutto per disposizione ad essi ed ai loro discendenti maschi zione testamentaria 7 novembre 1714 e per donazione 2 settembre 1729, notaio Mar zolini, del canonico dottor Felice Rossi, fratello di detta Angela, nel quale estin guevasi la sua famiglia. Egli lasciò erede e femmine del titolo di patrizio piacentino. universale il nipote ex sorore ALBERTO Scribani, giureconsulto, avvocato di grido, ed infine presidente degnissimo e fiero del Supremo Consiglio di Giustizia e Grazia di Piacenza, tanto che non temè l'ira sovra na quando nel 1753 osò opporsi, purtrop po invano, al non disinteressato consenso dato dal duca Filippo di Borbone per la vendita all'Elettore di Sassonia del quadro di Raffaello « La Madonna di S. Sisto », che era nella chiesa omonima di Piacenza. Il celebre avvocato Francesco Nicoli, piacentino, creato marchese e presidente del Supremo Consiglio di S. Chiara in Na poli, lasciava esso pure allo stesso Alberto, per riconoscenza dei molti aiuti ricevuti in sua gioventù dalla famiglia Scribani, il suo cospicuo patrimonio, costituito in fidecom misso primogeniale, come quello dei Rossi. Gli Scribani Rossi possedettero i gius patronati ed i canonicati di S. Carlo e dei SS. Cristina e Vincenzo eretti nella catte drale di Piacenza. Altro figlio di Alberto, a nome CARLO, fu vescovo di Piacenza, veneratissimo, mo rì nel 1823 e lasciò in legato a quella Men sa Vescovile la biblioteca della famiglia. FRANCESCO, figlio del detto Giuseppe, si stabilì a Fiume e fu creato nobile patrizio di quella libera città il 29 ottobre 1827; ed anche questo titolo è trasmissibile ai di scendenti come il precedente. ALBERTO, figlio del precedente France sco, fu dal 1835 ufficiale delle Guardie d'Onore a cavallo della duchessa di Parma Maria Luigia, e dal 1850 capitano delle Guardie Reali del Corpo del duca Carlo III e suo ciambellano, mentre la di lui moglie contessa Emilia Affaticati era da ma di palazzo e d'onore della duchessa Luisa Maria. Da essi nacquero : ALFREDO, n. Piacen za 18 luglio 1844, † Milano I dicembre 1920, tenente generale d'artiglieria, spos. Roma 20 aprile 1882 con la nobile Ester Maraldi dell'antica famiglia di Perinaldo che diede celebri astronomi all'Italia ed al la Francia; ENRICO, n. Piacenza 6 febbraio 1846, † Firenze 3 agosto 1915 e sp. Gaggio (Bologna) 23 nov. 1880 con la nob. Giulia LETTERA S PAGINA 221 Cavazza, maggior generale proveniente dai colo XVIII, di Vittoria (Siracusa), insigni granatieri; STEFANO, n. Piacenza tembre 1850 е spos. Genazzano (Roma) 1876 con Teresa Gerlero, tenente generale proveniente anch'esso dai granatieri. 2 set La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. con i titoli di conte di Cerreto (m.) nobile dei conti di Cerreto (mf.), eri è at tualmente rappresentata da GIACOMO FI LIPPO, di Alfredo, di Alberto, n. Piacenza II agosto 1884, ingegnere, spos. Roma, 26 febbraio 1919 con Vera Genia del comm. Giovanni Castelli e della contessa Caterina Preziosi, da cui : Ranuzio e GIULIANO. Fratelli: 1° CARLO, n. Firenze 14 marzo 1886, avvocato e dottore in scienze econo miche e commerciali, sp. Piacenza 25 ago sto 1912 con Giustina, di Vittorio Casali, marchese di Monticelli d'Ongina e di Ma ria Dolores Marazzani Visconti contessa di Paderna; da cui : Ester, Alfredo e Maria Dolores. 2°) MARCELLA, in Piero Peverelli. 3°) GIULIA, in Francesco Paolo Grossi. Zio: STEFANO, ten. generale. Cugini (figli dello zio † Enrico, e nob. Giulia Cavazza) : 1º) ALBERTO, n. a Mode na II gennaio 1882, ten. col. RR. CC., spos. Brescia 26 ottobre 1908 con Camilla del nobile Luigi Francesco Arici e della nobile Maria De' Bassetti patrizia trentina; da cui: Luisa Maria. 2°) OTTOBUONO, n. a Parma 16 gen naio 1899, spos. Firenze, 25 aprile 1925 con Laura del ten. colonn. Antonio Eu genio Lega e di Agnes Watt, da cui: Franca. * SCROFANI. g. d. ARMA : Partito : nel 1º di rosso alla scrofa d'ar gento allattante due porcellini dello stesso; nel 2º d'azzurro al sole d'oro oriz zontale destro. Vittoria DIMORA : di Siracusa. Famiglia del se ta del titolo di barone della Serra (o Ter ra) di S. Gaetano, riconosciuta con D. M. 4 dicembre 1902. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone della Serra (o Terra) di S. Gaetano (mpr ), in persona di FRANCESCO, di Emanuele, di Francesco; n. Vittoria, 5 aprile 1868. Altro ramo. Iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile dei baroni della Serra (o Terra) di San Gaetano (mf.), (Ric. D. M. 16 luglio 1928) in persona di EMANUELE, n. Vitto ria, 10 febbraio 1897, di Giorgio (n. 19 aprile 1855) e di Teresa Maganuca. v. S. * SCROFFA. ARMA: D'oro alla scrofa di nero, ritta, armata e cinghiata di ar gento. DIMORA : Ferrara. La famiglia Scroffa di Ferrara, secondo alcuni scrittori, è origina ria di Vicenza, e la farebbero deri vare dallo stesso ceppo degli Scrovigni o Scrovegni di Padova. È certo che un ramo di essa si trasferì a Ferrara nel secolo XVII, ove 1'8 maggio 1677, un conte GIUSEPPE, di altro GIUSEP PE, con deliberazione del magistrato decem virale ottenne la cittadinanza ferrarese. Nella nuova patria si distinse in modo particolare, e contrasse alleanze colle pri me famiglie ferraresi. Ebbe il titolo comi tale anteriormente al 1500, e fu ascritta al I° Ordine patrizio del Consiglio Centumvi rale negli anni 1700 e 1751. TREMELIO Scroffa, di Ferrara, fu ascrit to anche nel Libro d'Oro dei titolati di Ve nezia coi titoli di conte e consigliere della città di Ferrara nel 1749, dall'autorevolissi mo magistrato veneto, qual fu quello dei Provveditori sopra i feudi; dal quale Tre PAGINA 222 melio discendono gli attuali membri della nobile famiglia Scroffa di Ferrara, Nel 1900, con decreto ministeriale del 12 aprile, vennero riconosciuti a favore di U GUCCIONE Scroffa, morto nel 1888, i titoli di patrizio di Ferrara e di conte, trasmissi bili ai discendenti legittimi e naturali ma schi da maschi, rappresentati dai seguenti : GIUSEPPE, di Uguccione (nato 1837), la figlia Raminga (che sposò in Bologna, τς dicembre 1899, il prof. Domenico Salda ferri) ; LODOVIco, n. 8 agosto 1838, Elena, Anna, Beatrice, conte ERCOLE e conte Francesco, del fu conte Uguccione; i fi gli del conte Lodovico e della contessa Eleonora Aventi: IDELFONSO (n. 4 agosto sto 1869) e Elena (n. 10 maggio 1871, spos. in Ferrara, aprile 1895 a Renato Gastone Massaini); dai figli di Ercole, conte ANTO NIO e Carolina; e dal figlio di Francesco: UGUCCIONE. Alle predette iscrizioni nel Li bro d'Oro della Nob. Ital., nel 1925 furono aggiunte le seguenti : al nome di ILDEFON so, di Lodovico, che sposò a Sori il 4 giu gno 1910, Maria Bruno, di Edoardo: 1) U GO EDOARDO, di Lodovico (n. a Fermo il 3 aprile 1911); 2) CARLO MAURIZIO (n. a Fer rara il 10 settembre 1912); 3) EDOARDO Lo DOVICO (n. a Ferrara il 9 settembre 1914); 4) Maurizia Enrichetta Eleonora (nata a Chiusdino il 18 settembre 1918); 5) LODO VICO ALBERTO Aroldo (n. a Chiusdino il 6 giugno 1912). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), patrizio di Fer rara (m.), in persona dei sopra descritti. f. g. * SCRUGLI. ARMA : D'argento a tre scogli al naturale uscenti dal mare di ver de, fluttuoso di argento, due ver SO i lati dello scudo ed uno in mezzo, quest'ul timo alquanto abbassato, e so stenente una tor re di rosso tonda, merlata, murata alla LETTERAS ghibellina, di quattro pezzi, aperta e fi nestrata di due pezzi di nero. Мотто : Non commovebitur. DIMORA : Tropea. Famiglia di Tropea. MARINO Scrugli fu letterato e musicista; IGNAZIO, sindaco di Tropea sotto il dominio Murattiano; ANTO NIO scrisse una monografia sulla città di Tropea e fu sindaco di detta città (1864 1868); NAPOLEONE, vice-ammiraglio nella R. Marina, gr. cord. dell'Ordine Mauri ziano, aiutante di campo di S. Maestà, de putato al Parlamento, senatore del Regno, n. a Tropea nel 1800, † in Napoli 16 ago sto 1883, fu insignito del titolo di conte da Re Vittorio Emanuele II con motuproprio 22 ottobre 1874, titolo trasmissibile al ni pote ANTONINO, figlio di suo fratello Otta vio. Detto Antonino fu riconosciuto nel ti tolo con D. M. 20 aprile 1913. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di ANTONINO, n. Tropea 20 dicembre 1858, di Ottavio e di Romana Cutuli; spos. 27 maggio 1888 con Maria Greco. Figli: NAPOLEONE, ufficiale nel R. Eser cito, n. Tropea 31 maggio 1889; Romana, n. ivi 30 settembre 1895; Aurora, n. ivi 20 ottobre 1897; OTTAVIO, n. ivi r° gennaio 1899; Adalgisa, n. ivi 26 novembre 1900; Gilda, n. ivi 12 febbraio 1903; VINCENZO, n. ivi 5 aprile 1905; Irma, n. ivi 4 setteni bre 1907; GIUSEPPE, n. ivi 8 maggio 1910. f. f. p. di s. SCUDELANZONI. ARMA: Partito di azzurro e di ros so da un palo di argento attraver sato da due lan ce dello stesso, astate d'oro, de cussate. DIMORA: Padova. Famiglia aggre gata al Consiglio di Padova nel 1780 e confermata nella nobiltà con S. R. 4 set tembre 1818. ☑ La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. LETTERAS Ital. col titolo di nobile (di Padova) (mf.), in persona dell'ult. ricon. GIOVANNI BAT TISTA, di Gaetano (1841). b. c. * SCUDERO. ARMA : D'azzurro a due bande di argento abbassa te, con uno scu detto d'oro nel posto d'onore, accompagnato da tre stelle di ot to raggi dello stesso, due in ca po ed una sotto lo scudetto e la stella di sinistra. DIMORA : Palermo. Famiglia probabilmente originaria dalla Castiglia, passata in Sicilia nel secolo XVI e diramata in diverse città. MARTINO MA RIA Scudero, nel nome maritale di France sca Raimonda Fichera, fu riconosciuto 1'8 agosto 1798 nel titolo di barone di Villa nova, titolo che fu riconosciuto con D. M. a Giuseppe, di Martino, e alla figlia Rosa in Tortorici, con DD. MM. 1879 e 1900. La famiglia è iscritta nel Libro. d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Villanova (mpr.), in persona di detta Rosa. V. S. SCUTELLARI. ARMA : Di rosso, al palmizio di ver de terrazzato del lo stesso, con un coccodrillo d'oro passante dinanzi al fusto e attra versato da una fascia scaccata di tre file d'argen to e di nero. DIMORA : Ferrara. La famiglia Scutellari di Ferrara, ha il titolo di conte, riserbato ai discendenti da GIOVANNI, NICOLA E ROBERTO (dal 1680); di nobile di Bologna (dal 1778) ai discen PAGINA 223 denti di GUIDO ASCANIO; e di nobile di Ferrara (dal 1842), dal cav. GIROLAMO, benemerito della sua città, cameriere se greto di spada e cappa di Sua Santità. Essa ebbe diversi giureconsulti, medici, letterati, teologi, filosofi e vari prelati. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di conte (m.), nobile di Bologna (mf.), nobile di Ferrara (mf.), in persona di Luigi, di Giovanni. Fratelli: ALDO, ERCOLE (†), GIOVANNI, Caterina ved. del marchese Enrico Manfre dini, Rosina ved. di Carlo Bennati, Anto nietta moglie di Giovanni Buzzoni. Figlia di Aldo: Alda, moglie di Alessan dro Guglielmini. Figli di Ercole: Angelina e GIOVANNI. f. g. SCUTELLARI AJANI. ARMA : Di rosso, al palmizio di verde, nodrito sul terreno dello stesso con u מ coccodrillo d'oro passante avanti il fusto, e attra versato da una fascia scaccata di nero e d'ar gento di tre file. DIMORA : Parma e Ferrara. Famiglia parmigiana. JACOPO, di Angelo, appartenne nel 1565 al collegio dei medici di Parma, come cultore di poesia fu mem bro dell'accademia degli Innominati. Fu medico del marchese Sforza Pallavicino, capitano dei veneziani, nel qual tempo raccolse in copia le più rare erbe e piante ragionandone dottamente. Morto il Palla vicino divenne medico dell'imperatore Ro dolfo II, avendo grande fama di principe dell'arte. Lasciò opere scientifiche. Una MARIA STELLA (1648-1702) monaca in S. Alessandro di Parma fu assai dotta nelle umane lettere ed è ricordata con lode dal Bacchini e dall'Argellati. Un NICOLÒ Scu tellari Ajani, cognome acquistato per ere dità, era cavallerizzo di campo del duca D. Ferdinando di Borbone ed a lui appar tiene lo stemma su riprodotto, tolto dal PAGINA 224 volume : « Le nozze di D. Ferdinando di Borbone » (Parma, 1769), avendo egli par tecipato al torneo datosi in quell'occasio ne. Il ramo di Parma si distinse coi due co gnomi suddetti e si illustrò per la cultura CONSILIO delle arti belle e delle amene lettere. GIU LIO, fu direttore della locale Accademia di Belle Arti e noto raccoglitore di molte mi gliaia di intagli in rame e in legno; GUIDO ASCANIO, suo figlio (1711-1800), allievo del Collegio dei Nobili, fu nominato da D. Fi lippo di Borbone maggiordomo di settima na, da D. Ferdinando membro della Depu tazione Accademica per giudicare le ope re tragiche e comiche presentate al cele MANU bre concorso drammatico bandito dal Du Tillot, fu buon poeta e visse in grande amicizia col Frugoni. D. AGOSTINO, figlio di Guido Ascanio (1737-1806) fu decano del monastero Benedettino di Parma e buon teologo. GIOVANNI, censore dell'Acca demia teologica romana, era figlio del con te CAMILLO, fratello di Giulio (1767-1816). MARIANO era amministratore dei beni del l'Ordine Costantiniano e fu nominato giu dice di pace in Parma nel 1806. La con tessa Carlotta, nata Paolucci, fu dama di palazzo di Maria Luigia (1816) . GUIDASCA NIO, di Giulio, detto, fu creato conte di Nirano nel 1780, mentre con pat. del 21 maggio 1680 GIOVANNI, NICOLÒ E ROBERTO Scutellari furono creati conti assieme ai lo ro discendenti maschi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Nirano Modene se (mpr.) (1780), per i discendenti di Gui do Ascanio, di Giulio. g. d. * SDRIN. ARMA: D'azzurro alla sbarra d'ar gento carica di cinque rombi di nero, accompa gnata in capo da tre stelle di sei raggi d'oro male ordinate ed in punta da una fontana d'argen to con due getti. LETTERAS DIMORA : Venezia, Corfù e Cefalonia. Famiglia di origine slava, ascritta al Consiglio di Cefalonia e che ebbe dal Sena to Veneto il titolo comitale, titolo e nobil tà riconosciuti con D. M. 10 maggio 1910. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), nobile (di Ce falonia) (mf.), in persona di ELIA, n. Ca malò 16 luglio 1885, † 1915, di Nicolò, di Elia, di Spiridione (n. 1806, † 1855) e del la contessa Rosa Micalizzi; spos. Prevesa con Maria, nobile di Conemenos e Aristar chi. Figli: Alina, n. Prevesa 25 ottobre 1888, spos. al cav. ing. Paolo Corrado Grande; GIORGIO; Ada, n. Corfù 26 marzo 1896, spos. al comm. Mario Tommaso Gargallo dei marchesi di Castel Lentini; Margheri ta, n. Corfù 8 maggio 1889, spos. a Giulio dei marchesi Bassano. Sorella: Dorina, n. Camald 17 settembre 1845. b. c. * SEBREGONDI. ARMA: Interzato in fascia : nel 1º d'argento all'a quila nascente di nero, imbeccata e linguata di ros so; nel 2º d'oro al leone illeopar dito di rosso, movente dalla troncatura; nel 3° d'argento a tre bande di ros so cariche in let tere maiuscole romane d'oro del Мотто : Fide con silio manu. Alias: Interzato in fascia : nel 1º di argento all'aqui la di nero; nel 2º d'oro al leone il leopardito di ros so movente dal la troncatura; nel 3º d'argento a tre pali LETTERAS di rosso (Archivio Stato Milano, Codice Araldico, pag. 197; Arma riconosciuta a Giacomo Sebregondi, decreto 17 marzo 1788). DIMORA: Milano, Domaso (Como), Firen ze e Bandino (Firenze). Famiglia originaria da Domaso, sul lago di Como, e della quale le prime notizie si hanno con un GHERARDINO, di Gherardo, giudice in quel borgo nel 1220 e i cui di scendenti, nel 1399, ottennero particolari esenzioni con lettera ducale di Gian Ga leazzo Visconti. Si divise in più rami uno dei quali, pas sato a Roma, fu ascritto a quella nobiltà in persona di GIACOMO, conservatore di Ro ma nel 1457. Un altro ramo si stabilì in Valtellina e fu decorato del titolo di conte del S. R. I. in persona di MARTINO, can celliere della valle nel 1598. Il ramo tutto ra fiorente (dal quale provenne quel NICO Lò Sebregondi, architetto di Corte del du ca di Mantova, ingegnere e matematico, costruttore del palazzo della Favorita e di altre lodate opere in quella città), discende direttamente dal magnifico GIAMBATTISTA (n. 1566, † 1667), podestà di Colico, regio ducale delegato e fondatore in Colico di un canonicato di giuspatronato della fami glia. Ebbe questi due mogli: la prima, nel 1628, Cecilia, figlia del nobile Giambatti sta Casnedi, e sorella del nobile Francesco, signore di Nesso e senatore del ducato di Milano; la seconda, nel 1632, Caterina, fi glia di Saule Motti da Monte, giurecon sulto. Da Giambattista nacquero, fra gli altri : 1°) Elisabetta (n. 1643, † 1679), che in pri me nozze, nel 1652, sposò il nobile Niccolò Tenca, giureconsulto, ed in seconde nozze, nel 1676, il nobile Carlo Giulio Cazola, sin daco del contado di Como, e già vedovo della nobile Rosa Stampa; 2°) Marta (nata 1639, † 1690), sposata nel 1670 al nobile giureconsulto Andrea Calderari; 3°) Cate rina (n. 1657, † 1727), sposata in prime nozze, nel 1676, al nobile Pietro Cazola, e in seconde nozze, nel 1696, al nobile Pie rantonio Cassera, avvocato fiscale, già ve dovo della nobile Cecilia Curti Petardi; ANTONIO MARIA (n. 1636, † 1709), canoni co di S. Prassede in Roma; GIACOMO AN TONIO (1. 1642, † 1718), che trasferì il do PAGINA 225 micilio della sua famiglia in Como ove co struì il palazzo in S. Bartolomeo, vicino a quello dei Volta, fondò una cappellania nella cattedrale e costruì un sepolcreto di famiglia in Santa Croce dei Padri Rifor mati. Egli accumulò una ingente sostanza e dal suo matrimonio con Paola, figlia del nobile Giampietro Cassera, nacque GIACO MO FRANCESCO (n. 1695, † 1782), ascritto al nobile Collegio dei giureconsulti di Co mo e che nel 1723 sposò Barbara del no bile Giambattista Martignoni di Bolla dello, giureconsulto collegiato di Milano. Da questa ebbe ben 17 figliuoli dei quali : CARLO FRANCESCO (n. 1737, † 1760), fu ca nonico della cattedrale di Como; Maria Francesca (n. 1739, † 1763), fu monaca benedettina in Cernobbio; GIUSEPPE FRAN CESCO (n. 1733, † 1774), giureconsulto col legiato di Como e che nel 1758 sposò Ma ria Anna del nobile Giuseppe Antonio Majnoni, signore di Hüttenheim, e presi dente del Senato di Strasburgo. Unico loro figlio fu GIACOMO ANTONIO (n. 1760, + 1849), che dall'I. R. Tribunale Araldico della Lombardia austriaca, con decreto 17 marzo 1788, ottenne il riconoscimento del la avita nobiltà e la delineazione dell'arma nel Codice Araldico. Fu deputato dei no bili, decurione e podestà di Como; dalle sue nozze con Lucia, del nobile Giovanni Odescalchi, patrizio comasco, e sorella di quella Caterina Odescalchi sposata al conte Lodovico Melzi d'Eril, nacque GIUSEPPE MARIA (n. 1792, † 11 settembre 1861) . Con giunto per parte di madre al duca France sco Melzi d'Eril di Lodi, fu da questi fat to ammettere nella Guardia nobile napo leonica, ove raggiunse il grado di mare sciallo tenente e fu decorato sul campo del la Croce della Corona Ferrea dal vicerè Eugenio di Beauharnais nel 1814. Dal 1832 al 1836 coprì la carica di prefetto di Man tova e poi fu inviato straordinario presso la S. Sede; attese alla riforma dei Codici e delle leggi dello Stato pontificio e tanto si distinse che con Senatu Consulto del 19 giugno 1835 fu creato patrizio romano, con trasmissibilità a tutti i suoi discenden ti maschi. Inoltre il pontefice Gregorio XVI, nel 1834, gli donò il corpo di santa Gaudenzia martire, allora rinvenuto nelle catacombe, corpo tuttora conservato in Araldica 15 PAGINA 226 un'arca d'argento nella cappella gentilizia della Macciasca, nel comune di Maccio, nel comasco, ove il suddetto Giuseppe aveva una possessione. Con Breve pontificio del 22 gennaio 1836 fu creato conte, titolo tra smissibile ai maschi primogeniti legittimi e naturali e nella stessa occasione fu modi ficato lo stemma gentilizio con l'aggiunta del motto Fides Consilio Manu, scritto dal lo stesso pontefice Gregogio XVI all'atto della concessione del titolo. Detto titolo fu autorizzato dal Governo austriaco con di spaccio 1º marzo 1838. Il conte Giuseppe, dal 1841 al 1848, fu vice presidente del go verno veneto, dal 1850 al 1856, podestà di Como e dal 1856 al 1859, podestà di Mila no; consigliere intimo di S. M. I. Reale Apostolica, cav. d'On. e Dev. del S. M. Ordine di Malta, gran collare dell'Ordine della Corona Ferrea e del Cristo, ecc. Nel 1821 aveva sposato Camilla del conte Francesco Barbiano di Belgioioso ed in seconde nozze, nel 1837, Maddalena del marchese Carlo Cornaggia Medici della Ca stellanza. Dalle prime nozze nacquero : FRANCESCO MARIA (n. 1826, ta Milano il 13 marzo 1888), volontario piemontese nel 1859, as sessore del comune di Milano, segretario dell'Accademia di Brera, che sposò Luisa del nobile Carlo Tinelli, già vedova Ceria ni, dalla quale non ebbe discendenza ed adottò il di lei figlio Luigi Ceriani (vedi CERIANI SEBregondi, Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana, vol. II), e AMBROGIO (n. 12 ottobre 1829, † 12 ottobre 1879), che sposò Bianca del nobile Gaetano Marti gnoni. Al primogenito di Ambrogio, GIUSEPPE, con decreto ministeriale 14 novembre 1889, registrato alla Consulta Araldica il 16 no vembre stesso anno, fu riconosciuto il ti tolo di conte, trasmissibile ai suoi discen denti, legittimi e naturali, maschi da ma schi, in linea e per ordine di primogenitu ra, il titolo di patrizio romano a tutti i ma schi, il titolo di nobile romano per am bo i sessi, il trattamento di Don e Donna, nonchè l'uso dello stemma sopradescritto, modificato in base alla concessione del pontefice Gregorio XVI, a tutti i membri della famiglia, maschi e femmine. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro LETTERA S della Nob. Ital. e nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.), patrizio romano (m.), nobile romano (mf.), nobile dei con ti (mf.), trattamento di Don e Donna, in persona di Giuseppe FERMO FRANCESCO, di Ambrogio, di Giuseppe Maria, n. a Mi lano il 30 ottobre 1867, dottore in legge, avvocato, già consigliere e deputato pro vinciale, poi R. commissario, e attualmen te rettore della provincia di Como. Fratelli: Camilla Olimpia, n. a Milano il 22 novembre 1869, † a Milano il 27 luglio 1902, sposata a Milano il 27 ottobre 1900 con S. Ecc. il conte Guglielmo Pecori Gi raldi, patrizio fiorentino, senatore del Re gno, maresciallo d'Italia, Bali d'On. e Dev. del S. M. Ordine di Malta; LUIGI FRANCE sco, gemello di Camilla Olimpia, colonnel lo degli alpini, promosso per merito di guerra, comm. della Corona d'Italia, cav. Mauriziano, decorato medaglia d'argento al valor militare e d'oro serba, ecc.; fasci sta e squadrista del 1921, membro della Federazione provinciale fascista e consi gliere e assessore anziano del comune di Firenze, sposato in Roma il 23 gennaio 1901 con Maria Margherita del barone Ro dolfo von Tautphoeus auf Marquartstein, ministro plenipotenziario e ciambellano del re di Baviera. Figli di Luigi Francesco: CARLO GIU SEPPE, n. a Bergamo il 17 marzo 1902, dot tore in legge, fascista e squadrista del 1921 , attualmente agente generale dell'I stituto nazionale assicurazioni in Lucca, sposato a Firenze il 30 ottobre 1922 con Paola Giovanna del marchese Ardengo Barbolani di Montauto, patrizio fiorentino; GIOVANNI GIACOMO, n. a Milano il 27 otto bre 1903, ingegnere industriale, fascista e squadrista del 1921. Figli di Carlo Giuseppe: Camilla, n. a Firenze il 1° dicembre 1923; Bianca Maria, n. a Firenze il 10 novembre 1926; France sca, n. a Firenze il 14 giugno 1928. V. S. * SECCAMANI MAZZOLI. ARMA: D'argento al destrocherio vestito d'azzurro, movente dal lembo destro del lo scudo, tenente con la mano di carna gione tre spighe di frumento al natura LETTERA S dalla sola corona da nobile, e posto tra due rami di palma al naturale, diver genti e decussati sotto la punta dello scudo. (D. M. di Riconoscimento dello stemma 2 agosto 1902 e RR. LL. PP. 8 dicembre 1904). DIMORA: Brescia. In Bergamo nel 1317 viveva un BONETTO DE' ROSSI, detto Mazzoli, col figlio Gu GLIELMO ed il nipote Andreolo, nobile ed antico cittadino di Bergamo. Questi fu padre di BETTINO, avo di PIETRO e proavo di un altro BETTINO; da quest'ultimo sa rebbe nato GIOVANNI, detto Saccomanno. A questo punto la famiglia sembra essersi divisa e mentre un ramo di BARTOLOMEO rimaneva in Bergamo continuando col no me Mazzoli, un altro di Bettino, si sarebbe trasferito in Anfo (Prov. di Brescia), Roc ca Veneta di confine, prendendo ivi stabile dimora. Nel 1447 era console del comune di An fo BETTINO Saccomanno, padre di GIOVAN NINO e BARTOLOMEO (fatto prigioniero al l'assedio di Brescia), che ivi vivevano nel 1488. Seguono FAUSTINO, consigliere in Anfo nel 1488, GIOVANNI MARIA, n. 1484, † 1562, che ricoprì la stessa carica nel 1554 e fu console nel 1561. DOMENICO, ma rito di Maddalena Zanetti, lasciò Anfo nel 1577 per trasferirsi in Brescia. Suo figlio GIOVANNI MARIA, ebbe un diploma di lau rea in legge nell'Università di Padova, portante quello stemma che fu poi ricono sciuto alla famiglia ed ottenne dal Consi glio della città di Brescia, il 31 maggio 1634, la cittadinanza bresciana per sè e di scendenti. . Diamo qui la discendenza di GIOVANNI MARIA, che aveva sposato Eleonora Lode sana, di padre in figlio sino ai giorni no PAGINA 227 le , sormontate nel cantone sini stro del capo da un sole di rosso. stri : FRANCESCO, n. 1615, sposa Angela Bressanina; PIETRO, n. 1636, sposa Maria Gandini; GIROLAMO, n. 1691, sposa Paola Rizzardi; PIETRO, n. il 31 agosto 1730, spo SVOLAZZI : Di ar- sa Anna Mesoli; GIOVANNI MARIA, n. 8 gento, di rosso e gennaio 1763, sposa Chiara Farini; Gero d'azzurro. Per le femmi ne, omessi tutti gli altri orna menti, lo scudo sarà sormontato LAMO, n. 1787, sposa Margherita Casati; CESARE, n. 22 luglio 1808, sposa Maria Zi lioli. Da quest'ultimo matrimonio nacque GE ROLAMO (n. a Leno, 10 gennaio 1857), che con RR. LL. Patenti 8 dicembre 1904, ot tenne la concessione del titolo di nobile per sè e discendenti. Con sentenza inoltre del 21 agosto 1922 ottenne anche di unire al proprio cognome quello della famiglia Mazzoli. Egli sposò a Torino il 29 agosto 1903 la nob. Corinna dei conti Melegari, da cui nacquero : a) CESARE MARIO (n. a Brescia, to giu gno 1904), dott. in legge; b) STEFANO VIT TORIO (n. a Brescia, 27 maggio 1926); dott. in agraria; c) Maria Alba (n. a Brescia, 24 luglio 1910). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf), in persona del predetto GerolLAMO, di Cesare, di Gerolamo.
 Figli: CESARE MARIO, STEFANO VITTORIO e Maria Alba. f. 1.

* SECCO D'ARAGONA.

 ARMA: Inquartato: nel 1º partito : a) fasciato di argento e di rosso di 8 pezzi (Ungheria); b) d'azzurro gigliato d'oro (Angiò); nel 2º partito: a) d'argento alla croce potenziata d'oro accantonata da quattro croci dello stesso (Gerusalemme); b) d'oro a quattro pali di rosso (Aragona); nel 3º d'argento a tre fascie di rosso; nel 4° d'argento al cavaliere armato di tutte pezze, trottante, al naturale col pennacchio di rosso, con due scudetti d'oro al leone nero, tenente un pennoncino d'oro carico di un leone di nero, il cavallo coperto di qualdrappa d'oro a sei leoni illeoparditi di nero 2, 2, 2; sul tutto d'argento al leone rampante di rosso, coronato d'oro, tenente una spada al naturale e attraversato da una banda d'azzurro caricata di tre rose d'argento (Secco).
 CIMIERO : Un drago nascente, tenente con le branche una bandiera d'argento carica di una croce di rosso.
 ORNAMENTI : Manto di velluto di porpora soppannato di ermellino col cercine, coi svolazzi d'oro e d'argento, di rosso e di azzurro.
 DIMORA : Milano.
 In Caravaggio, terra del Bergamasco prossima all'Adda, il fiume che ancora sembra risuonare delle furibonde contese medioevali scatenatesi sulle sue sponde, emerge, sin dalla metà del sec. XIII, una forte stirpe di signori (Capitanei et Milites) di carattere feudale: i Secco.
 Anche per essi si è pensato, e valenti cultori di studi storici non lo escludono, ad una ascendenza lontana e potente, quella schiatta ghisalbertina dei conti di a Bergamo che, privata del potere cittadino, si sparpagliò per la provincia creando famiglie possenti di conti rurali, fieri del nome e della loro indipendenza.
 Indubbiamente il nome, che forse trae origine dalla radice longobardica « sich>>> o tedesca « sieg » (vittoria), appare in una lapide tombale, documento di sicura auto rità, del 1278, oggi depositato nel Museo Cristiano di Brescia, dalla quale si può ri salire al proavo del dedicante, a GIOVANNI, vissuto ai tempi della prima Crociata; dal di lui figlio GIACOMO, come appare dalla iscrizione sulla lapide, nacquero ALBERTO, vescovo di Utica e CERVATO, Miles, cioè cavaliere o feudatario valvassore.
 Ancor prima del 1500, i Secco di Caravaggio, già divenuti tanto ricchi di censo da aver subito alla mano quei diciottomila fiorini d'oro coi quali acquisteranno la signoria che per oltre quattro secoli li contradistinguerà, si erano alleati con famiglie illustri e potenti, quali i da Vistarino, signori di Lodi, i Malaspina, marchesi della Lunigiana, i Torriani, signori di Milano, i conti D'Arco, i marchesi Del Carretto. Tali parentadi dimostrano come i Secco appartenessero in quei secoli a quella parte della nobiltà che agguerritasi nelle campagne, resisteva ai tentativi di dominazione delle città.
 Il 1400, secolo dei condottieri, segnò l'apice dell'attività e della fortuna dei Secco, che per merito di svariate ed illustri imprese furono aggregati alla reale casa d'Aragona; s'imparentarono con famiglie sovrane quali i Gonzaga, i Visconti, i Torrelli, i Lusignano, i Malaspina; con famiglie dogali come i Mocenigo e i Doria; con famiglie imperiali come i Comneno di Costantinopoli, di celebri condottieri come i Terzi, i Dal Verme, i Pallavicino, i Martinengo, i Lodrone, i Da Tolentino, i Da Pietrasanta, i Trivulzio, i Vimercati Sanseverino.
 Attraverso i secoli diedero alla Patria venti giureconsulti e tre dottori in lettere, un Cavaliere della SS. Annunziata, tre di Malta e otto Cavalieri aurati. Si annoverano inoltre cinque Podestà, otto Senatori, ventun Governatori di città, quindici Ambasciatori, due Prefetti, Colonnelli e Capitani di giustizia. Diedero inoltre alla Chiesa quattro Protonotari, due referendari apostolici e un generale dell'Ordine dei domenicani.
 Furono i Secco ascritti al patriziato milanese e di cinque altre città; ebbero la nobiltà del S. R. Impero e l'investituta di dieci feudi ereditari. Molti furono i rami di questa famiglia, ma parecchi si estinsero, sicchè nel secolo XX ne rimasero due soli : l'uno marchionale e comitale a Milano, l'altro comitale ad Erbusco.
 Ritornando alla antica genealogia diremo, in succinto, che CERVATO fu padre di GIACOMO II († 1278), il quale dalla consorte Amorosa Bevilacqua ebbe MARCO e GEROLAMO, il primo dei quali ebbe BARTOLOMEO, nel 1291, capitano di Caravaggio, mentre il secondo fu capostipite dei Secco Borella, conti di Vimercate, estinti nel secolo XVIII con GIOVANNI BATTISTA. Bartolomeo, da Francesca Pirovano, ebbe GIACOMO ІІІ (1316-1363), detto il Rosso, che fu per i Visconti, governatore di Crema, e sposò Isabella della Torre, da cui : FERMO, MARCO II E ANTONIO. Orfani di padre, ancor giovinetti, il 13 aprile 1388 i tre fratelli si presentarono in Milano alla Corte di Regina Della Scala, per ivi stipulare l'atto di acquisto di Calcio e della Calciana Superiore mediante il quale tutti i diritti sovrani che la Scaligera esercitava su tali terre in nome proprio, venivano trasferiti ai compratori, elevandoli, malgrado la piccolezza del territorio, a grandi feudatari.
 Fu la signoria di Calcio e della Calciana concessa in modo assoluto a Regina Della Scala e da questa, in eguale stato, ceduta, coi diritti sovrani, ai Secco per una assai cospicua somma appunto perchè avente spiccato carattere di allodialità e indipendenza che i Visconti tutti, indi gli Sforza, e Francia e Spagna e Venezia, dovettero riconoscere, poichè loro derivava di pieno diritto in virtù dello strumento di acquisto. La Calciana inferiore invece venne divisa in tre parti e comperata dai Barbò, dai Da Covo e dai Groppello.
 Fermo, fervente ghibellino, caro ai Visconti che lo fecero castellano e governatore di terre e di città, fu il capostipite dei Secco Comneno, così chiamati per il matrimonio di GIORGIO Secco, conte di Mozzanica, con Andronica Comneno della Casa imperiale d'Oriente. Questo ramo si estinse nei Secco-Suardo che ne assunsero il cognome.
 Marco, il secondo figlio di Giacomo il Rosso, sposò in prime nozze Cassandra Del Carretto ed in seconde Lantelmina da Vistarino, che lo rese padre di due figli: GIACOMO VI E CERVATO III. Capostipite il primo di un ramo che fiorirà nel milanese, capostipite il secondo di un altro che si propagherà nel bresciano, serbando tuttavia i due rami il condominio su Calcio e la Calciana.
 Seguiremo dapprima le sorti del ramo primogenito. Giacomo VI, condottiero anch'esso dei Visconti, sposò Luchina Del Cerro dei conti di Cervia, e ne ebbe quattro maschi, due dei quali notevoli: FRANCESCO (1430-1496) e ANTONIO († 1470). Francesco, vissuto fra il fragore delle armi, venne giovinetto inviato quale paggio alla Corte di Mantova; creato Cavaliere del S. R. I. nel 1452 a Ferrara da Federico, re dei Romani, si distinse l'anno appresso riconquistando a Francesco Sforza, suo amico e compagno d'armi, il territorio della Gera d'Adda che era caduto in mano dei Veneziani. Lodovico Gonzaga gli diede in moglie, « pro benemeritis » con ricca dote, sua figlia Caterina; Federico e poi Giovanni Francesco lo ebbero carissimo quale Ministro per le cose militari e Luogotenente, infine, generale per gli affari dello Stato. Condottiero al soldo di Venezia e di Milano, ricercatissimo per il suo valore, fu abile diplomatico quando trattò il matrimonio di Isabella d'Este con Giovanni Francesco Gonzaga. Da Gio. Galeazzo Maria Sforza venne investito nel 1482 della contea di Bosco d'Alessandria e nel 1485 della contea di Sale oltre Po. Nel convegno della Lega contro Venezia, avvenuto a Cremona nel febbraio 1483, il duca di Calabria, Alfonso d'Aragona, per dimostrare a Francesco l'alta sua considerazione, lo aggregò alla sua famiglia concedendo a lui ed ai suoi discendenti il diritto di portare il regale nome d'Aragona e di inquartarne l'arma.
 Purtroppo tanti onori e tanta potenza inorgoglirono il Secco, il quale, trovandosi in Mantova da più anni investito di poteri staordinari, nella primavera del 1492 dovette improvvisamente fuggire perchè era stata scoperta una sua trama segreta per impadronirsi del potere. Bandito dallo Stato, riparò presso la sua unica figlia Paola, che aveva sposato Marsilio Torelli, conte e signore di Guastalla e Montechiarugolo; passò indi in Toscana offrendo il suo braccio alla Repubblica Fiorentina. Dopo diversi fatti d'arme vittoriosi nella guerriglia contro Pisa, fu incaricato di scortare coi suoi armati re Carlo VIII e per esso si battè nella giornata di Fornovo. Ritornato in Toscana, e ripresa la guerra contro i Pisani, in un inseguimento vittorioso venne colpito a morte da un'archibugiata.
 ANTONIO (1430-1488), uno dei più qualificati partigiani di Francesco Sforza, Luogotenente della Gera d'Adda e Governatore di Cremona, sposò Caterina dal Verme, la cui madre Luchina era figlia del Carmagnola, e ne ebbe, tra gli altri, GIACOMO ANTONIO (1451-1517), il quale, cresciuto alla Corte di Mantova, ne fu bandito con lo zio; creato Senatore nel 1494 da Lodovico il Moro, quattro anni dopo lo abbandonò per passare al servizio della Repubblica di Venezia, per la quale combattè ad Agnadello. Il Re francese, vincitore di quella battaglia, gli confiscò il feudo di Sale (quello di Bosco era stato trasferito da poco tempo ai Riario), feudo che non venne più restituito ai Secco. Solo più tardi Filippo IV di Spagna volle reintegrarne la perdita concedendo ai discendenti di Giacomo Antonio, e loro successori in infinito, il luogo, terra e Castello di Fornovo, con mero e misto imperio e titolo marchionale.
 Giacomo Antonio condusse in isposa Cassandra Pallavicino, dalla quale ebbe FRANCESCO, MARCANTONIO e quattro figlie. Francesco (1490-1562), nobile cavaliere, che nel 1541 fu tra i patrizi milanesi che fecero scorta a Carlo V, dalla consorte Elisabetta, figlia del conte Lodovico Suardo, ebbe dieci figli, dei quali SOCINO (1540-1572), giureconsulto, Vicario di provvisione e Prefetto di Milano, che sposatosi con Brigida Prada, continuò il ramo primogenito vivente, mentre MARCANTONIO, sposatosi con Prima Vertua, iniziò un altro ramo, che si spense sul finire del sec. XVII.
 Dei figli di Socino soltanto ALESSANDRO, che fu anch'esso decurione, Vicario e Prefetto in Milano e che aveva sposato Eleonora, figlia di don Giovanni de Cordova, Governatore di Novara, ebbe discendenza. Fu suo figlio SOCINO MARIA († 1702), creato marchese di Fornovo con patenti 31 dicembre 1643 da Filippo IV d'Austria, re di Spagna, come già si disse. Egli passò molto tempo della sua vita in Fiandra, dove possedeva il feudo di Mélin e dove sposò Filippina de Maldeghem, figlia di don Emanuele, signore di Mosbek, la quale generò ALESSANDRO EMANUELE, che fu al servizio di Eugenio di Savoia (1675), decurione in Milano nel 1698, e marito di Gerolama Castiglioni dei conti Boni, da cui nacquero otto figli, due dei quali continuarono la famiglia : il primogenito GIOVANNI BATTISTA, marito della contessa Paola Martinengo Cesaresco, fu padre di GIOVANNI ANTONIO, il quale dalla moglie contessa Teresa Secco d'Aragona ebbe un figlio, CARLO FRANCESCO (1798-1886), morto senza discendenti.
 Il secondogenito RICHIMERO sposò la contessa Onesta Secco d'Aragona e ne ebbe GAETANO (1760-1841), marito di Maria Teresa Grugni, da cui Luciano, gesuita, e ASCANIO (1803-1882). Da quest'ultimo, e dalla moglie Fulvia Orrigoni, nacquero RICHIMERO (1833-1896) e GAETANO (1846-1920), i quali fratelli formarono due rami distinti della famiglia.
 Il figlio di Richimero e della sua sposa Teresa Fontana, il vivente GIUSEPPE (11. a Verona il 18 novembre 1876), chiese ed ottenne il riconoscimento degli antichi titoli con D. M. 2 febbraio 1921. Egli è marito di Noemi Venturuzzo e padre di GASTONE (n. a Milano il 19 settembre 1906), dottore in legge.
 La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Fornovo ( mpr.), conte e consignore di Calcio e della Calciana Superiore (m.), patrizio milanese (m.), nobile (mf.), in persona di GIUSEPPE, di Richimero, di Ascanio.
 Figlio: GASTONE. f. l.

SECCO D'ARAGONA.

 ARMA : D'argento al leone rampante di rosso, coronato d'oro, tenente una spada al naturale e attraversato da una banda d'azzurro caricata di tre rose d'argento.
 Alias: Inquartato . nel 1º partito : a) fasciato d'argento e di rosso di 8 pezzi (Ungheria); b) d'azzurro gigliato di oro (Angiò); nel 2º partito : a) di argento alla croce potenziata di oro accantonata da quattro crocette dello stesso (Gerusalemme); b) d'oro a quattro pali di rosso (Aragona); nel 3º d'argento a tre fascie di rosso; nel 4° d'argento al cavaliere armato di tutte pezze, trottante, al naturale col pennacchio di rosso, con due scudetti d'oro, al leone di nero, tenente un pennoncino d'oro carico di un leone di nero, il cavallo coperto di gualdrappa d'oro a sei leoni illeoparditi di nero 2, 2, 2; sul tutto, d'argento al leone rampante di rosso, coronato d'oro, tenente una spada al naturale e attraversato da una banda d'azzurro, caricata da tre rose d'argento (Secco) .
 CIMIERO : Un drago nascente tenente con le branche una bandiera d'argento carica di una croce di rosso.
 DIMORA: Milano.
 Ramo secondogenito della famiglia precedente, distaccatosi nel secolo scorso con GAETANO, figlio di Ascanio qm. Gaetano († 1841).
 Da Gaetano (1846-1920) e dalla consorte Maria Rusponi, nacquero : 1) Anita (n. 7 settembre 1891), spos. con Salvatore Carlucci; 2) ЕтTORE (n. il 22 gennaio 1894), spos. con Renata Billi, da cui: a) Giuliana(n. 2 dicembre 1919); b) ASCANIO (n. 11 ottobre 1923) .
 La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile dei marchesi di Fornovo, conte e consignore di Calcio e della Calciana Superiore (mf.), patrizio milanese (m.), in persona del predetto GAETANO, di Ascanio.
 Figli: Annita, ETTORE.
 Figli di Ettore: Giuliana e ASCANIO. f. l.

SECCO D'ARAGONA.

 ARMA: D'argento al leone rampante di rosso, coronato d'oro, tenente una spada al naturale e attraversato da una banda d'azzurro caricata di tre rose d'argento.
 Alias: Semipartito troncato : nel 1º partito: a) di azzurro gigliato di oro (Angiò); b) d'argento alla croce potenziata d'oro accantonata da quattro crocette dello stesso (Gerusalemme); nel 2° partito : a) d'argento a tre fascie di rosso (Ungheria); b) d'oro a quattro pali di rosso (Aragona); nel 3º d'argento al leone rampante di rosso, coronato d'oro, tenente una spada al naturale e attraversato da una banda d'azzurro, caricata di tre rose d'argento.
 DIMORA : Erbusco (Brescia).
 Ramo della famiglia precedente (v. ivi origine e ascendenza), che discende da CERVATO 3º († 1447), figlio di Marco e di Lantelmina dei Vistarino. Fu Cervato condottiero dei Visconti e Governatore di Bologna nel 1483, ucciso all'assedio di Caravaggio. Aveva sposato in prime nozze Lucia Visconti, che gli diede MARCO, capostipite di un ramo estintosi nel 1560 con NICOLÒ, Ambasciatore e Governatore di Asti; in secondi voti Dorotea da Covo, da cui ebbe numerosi figli, dei quali: GIACOMO fu il capostipite dei Secco, patrizi di Brescia, oggi viventi; GIOVANNI, Governatore di Bergamo, di un ramo che si spense nel 1603, e SOCINO, del ramo che si estinse, dopo una generazione soltanto, con Maria, che andò sposa a Lodovico Suardo, dal qual matrimonio discesero i Secco Suardo (vedi).
 GIACOMO († 1488) fu condottiero per la Repubblica Veneta e venne accolto nel Consiglio Generale della Nobiltà Bresciana nel 1469. Dalla moglie Tommasina dei Terzi ebbe nove figli, dei quali MARCO (1477-1560), patrizio bresciano, fu tra i valorosi che osteggiarono i Francesi durante l'assedio del 1512, capitano della Valle Camonica a più riprese e NICOLÒ, che, sposatosi con Bianca Federici, della potente famiglia Camuna dei signori di Angolo ed Erbanno, morì giovanissimo lasciando un figlio solo, CARLO (1515-1542). Questi, come l'avo e il padre, servì nel mestiere delle armi dapprima la Serenissima e poi nel 1540 passò agli ordini dell'imperatore, che lo inviò in Ungheria contro le orde turchesche e dove trovò morte gloriosa sul campo di Székes Fejervar (Alba Reale), sopraffatto dal numero dei nemici.
 Aveva sposato giovanissimo Nicolosa, del cavalier Vincenzo Calini, che gli diede un solo figlio maschio, CIRO (n. 1541), che fu Cavaliere di Malta e Maggiordomo del duca Guglielmo di Mantova.
 CIRO, da Maddalena Stella, di nobile famiglia bresciana, ebbe TEODOSIO (n. 1568), che fu uomo d'arme e alfiere sotto la Repubblica Veneta, capitano nel 1610 della Valle Camonica, marito in secondi voti di Maria dei conti Vimercati Sanseverino, che lo rese padre di Ciro II (1619-1681).
 Fu Ciro podestà degli Orzinuovi; sposò la nobile Maddalena Calvazeglia da Brescia, da cui ebbe sei figli, dei quali : Margherita andò sposa al conte Leopardo Martinengo da Barco e fu madre della Beata Maria Maddalena; TEODOSIO II († 1689) fu podestà di Salò e amico dei Gonzaga e fu da essi creato conte e cavaliere dell'Ordine del Preziosissimo Sangue; CARLO fu ufficiale di cavalleria del duca di Modena, e infine TROIANO (1640-1725), che fu paggio ed amico dei duchi di Mantova, mentre il figlio TEODOSIO (1690-1754), che egli aveva avuto assieme a parecchi altri dalla consorte nobile Caterina Garati, fu per molto tempo alla Corte di Modena, indi alfiere nelle file dell'esercito imperiale per la guerra di secessione spagnola.
 CIRO (1687-1768), altro figlio di Troiano e che fu al servizio di Venezia quale capitano di fanti nel Levante, si battè da prode all'assedio di Corfù e poi, imbarcatosi su navi corsare venete, scorrazzò nelle acque turche dove ebbe parecchi vittoriosi scontri.
 TEODOSIO, dalla moglie nobile Maria Olmo, ebbe, tra gli altri, NICOLÒ (1732-1799), uomo integro, che ebbe l'esistenza amareggiata da cause e liti continue condotte in difesa dei propri privilegi feudali, che egli vide a poco a poco svanire assieme all'avito patrimonio; aveva sposato la nipote Caterina Secco d'Aragona, figlia di una sorella e del marchese Gio. Battista, la quale gli diede numerosa figliolanza. Il più giovane dei figli, TEODOSIO (1774-1797), arruolatosi nell'esercito austriaco, cadde sui bastioni di Mantova durante l'assedio postovi dal Bonaparte; il primogenito FRANCESCO (1767-1844), appassionato delle arti e delle lettere, tolse in moglie nel 1810 la nobile Giulia Pulusella, dalla quale ebbe ben dodici figli, ma di questi, come spesso avviene, uno solo ebbe discendenza e fu FERMO (1814-1894), che dalla consorte, nobile Teresa Sabelli, ebbe un solo figlio, il vivente conte FRANCESCO.
 La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte e consignore di Calcio e della Calciana Superiore (m.), in persona di FRANCESCO, di Fermo, di Francesco, n. nel 1856, sp. con Angelina Maj.
 Figli: TEODOSIO (n. 1888, † 1915), dottore in giurisprudenza; FERMO (n. 1890), dottore in giurisprudenza, ufficiale di fanteria in guerra (1915-18), spos. con Piera Corna Pellegrini; Giuseppina (n. 1891); ANDREA (n. 1894), capitano di fanteria in S. A. P. in guerra (1915-18).
 Figlia di Fermo: Angiola Maria (n. nel 1923) . f. l.

* SECCO SUARDO (vedi SUARDI).

 ARMA: Inquartato : nel 1º e 4º° troncato : sopra d'oro all'aquila di nero linguata di rosso; sotto di rosso al leone illeopardito d'argento, linguato del campo, con la giubba, le due branche sinistre ed il fiocco della coda d'oro (Suardo); nel 2º e 3º d'argento al leone di rosso tenente con la branca anteriore sinistra una spada al naturale, e attraversato da una banda d'azzurro, carica di tre rose del campo (Secco); le figure degli animali dei quattro punti rivolte alla tedesca verso il cuore dello scudo, e la banda del secondo punto cambiata nel terzo in barra.
 CIMIERO: Un leone nascente d'argento, linguato di rosso, con la giubba, la bran ca sinistra ed il fiocco della coda d'oro, tenente con la branca destra una bomba infiammata ed armata in giro di sette punte al naturale, e con la branca sini stra un nastro d'argento svolazzante in semicerchio e carico del Мотто: VIM VI. DIMORA: Bergamo, Milano e Lurano. I Secco Suardo (vedi Suardi) hanno avu to origine da Maria, figlia di Socino Sec co e di Sara Bonghi e moglie di LODOVICO Suardi. Socino con atto del notaio Defen do Sabbatini, 28 marzo 1517, non avendo figli maschi, lasciò la sua sostanza di Lu- SEGALA O SEGALLA. rano a MARCO, suo nipote prediletto, e vol le che egli ed i fratelli di lui, nati da sua figlia Maria, assumessero il suo cognome insieme con quello del padre e lo traman dassero ai discendenti. Così ebbero origine i due rami Secco Suardo, quello di Lura no e l'altro dei Leonini. Nel Consiglio di Bergamo, con questo nuovo cognome, entrarono : CAMILLO е SCIPIONE nel 1606, il conte GIROLAMO nel 1694, i conti ANDREA, GIULIO, PIETRO e FRANCESCO nel 1695, GIUSEPPE e LEOΝΙΝΟ nel 1696, e di seguito vi durarono ogni anno essi ed i discendenti loro ininterrot tamente fino al 1800. I Leonini di Zanica ottennero la confer ma della nobiltà coi titoli di conte palati no e cavaliere il 17 maggio 1821. Nell'E lenco del 1840 è iscritto : « Secco Suardi PIETRO ANTONIO LEONINO, cavaliere e con te palatino. I titoli di cavaliere e conte pa latino competono alla sua discendenza ma scolina » . Ma egli non ebbe figli maschi. Nato il 22 settembre 1803 da Andrea e da Rosa Fontana, ebbe una figlia che sposò il nobile Giovanni Marenzi, ed ereditò i beni di Zanica ed il palazzo di via S. Salvatore. Il ramo di Lurano, negli elenchi del 1828 edel 1840, è iscritto con BARTOLOMEO, GIOVANNI E GIULIO; nel 1891 ottenne con ferma del titolo di conte palatino (m.), ca valiere aurato (m.). Da Girolamo sono nati : GIULIO, BARTO LOMEO, che sposò Camilla Agliardi, e Gio VANNI. Da Giovanni sono nati: FEDERICO, CESARE, GIROLAMO ed ALESSANDRO, che sposò la nobile Margherita Colleoni. PAGINA 233 La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte pala tino (m.), cavaliere aurato (m.), in perso na di GIUSEPPE, di Gerolamo, di Gio vanni. DINO GEROLAMO, di Giovanni, di Gero lamo. Figli: SUARDINO, BALDO. Sorelle: Enrichetta in Morlani; Lucia in Capialbi; Gerolama. Teresa, di Alessandro, di Giovanni, in Vitali. g. l. ARMA: D'azzurro a cinque spighe di segala foglia te d'oro nodrite nel terreno di verde e sormon tate da cinque stelle di sei rag gi del secondo, ordinate in fa scia centrata. Motto : Sinite Pauperes. DIMORA : Vicenza, Firenze e Parigi. Famiglia di Vicenza. FRANCESCO Segala ebbe la cittadinanza vicentina il 30 dicem.. bre 1543. PAOLO, ebbe un posto in Consi glio il 2 gennaio 1582 per cessione di Teo doro Thiene. La famiglia appartenne al nobile Collegio dei Giudici e venne confer mata nell'avita nobiltà con S. R. 7 marzo 1820 e fu ascritta nell'El. Uff. definitivo del Veneto del 19 settembre 1907. Aveva le sue case in Vicenza al di là del Ponte degli Angeli e diede forte sviluppo all'arte della seta. I Segala furono detti anche Sangallo, più che per corruzione di nome per il patronato della chiesa omoni ma, predicato che era stato abbandonato nelle ultime generazioni e che è stato ri preso dall'attuale capo della famiglia per sè e discendenti e col quale venne iscrit to dal Collegio dei Re d'Armi di S. M. C. di Spagna con reale dispaccio confermante nobiltà e blasone in tutto il regno. GIUSEPPE, nel 1765, ottenne diploma di PAGINA 234 nobiltà del S. R. I. col predicato ai Korn feld, trasmissibile ai suoi figli Giovanni Battista ed Antonio. MATTEO, zio del predetto Giuseppe, ave va avuto simile distinzione, nel 1705, col predicato di Wincklern. Da Antonio pre detto nacque GIOVANNI BATTISTA, il cui fi glio LUIGI, avo dei viventi, capitano al servizio del granduca di Toscana Leopoldo II, ebbe da questi, nell'esilio, e per lui dal granduca Ferdinando IV, il titolo di con te. La famiglia è però iscritta nell'El. Uff. del 1922 col solo titolo di nobile di Vi cenza. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Vicenza) (mf.), ed è rappresentata da RENATO, di Federico, di Luigi, di Giovanni Battista, di Antonio, n. Firenze, 18 novembre 1877, spos. 28 settembre 1916 con Florence Gross Kor witz. * SEGANTI. V. S. ARMA: D'azzurro alla sega d'ar gento posta in banda accompa gnata da tre stel le d'oro di sei raggi, due in ca po poste in ban da ed una in punta. DIMORA: Bologna, Forlì , Fermo, Venezia e Roma. Famiglia originaria da Castrocaro. Il primo personaggio di cui si ha certa men zione è GIROLAMO, figlio di BARTOLOMEO, che nel 1449 è fra i consiglieri di Castro caro; da questi nacque FRANCESCO e da Francesco, GIOVANNI BATTISTA, che sposò Virginia Claudia, di Romano Bourbon del Monte, ed ebbe vari figli, fra i quali BAR TOLOMEO, che in prime nozze tolse in mo glie Livia Baldinotti, ed in seconde Gio vanna Cassandra Bianchi; egli morì nel 1599 lasciando dieci figli e fra questi GIRO LAMO, n. il 15 agosto 1572, che nel 1612 sposò Paola, di Matteo Mervelli, dalla qua le ebbe nove figli, dei quali lasciò discen LETTERAS denza solo BARTOLOMEO, n. nel 1615, sposa tosi in prime nozze con Lucia, di Domeni co Cherici, ed in seconde con Caterina, di Giovanni Vicchi; morì nel 1655, lasciando nove figli, fra i quali GIOVANNI BATTISTA, n. l'11 maggio 1639, che dalla nobile Gi nevra Fabbri di Cesena ebbe tredici figli, fra i quali GAETANO GASPARE (1689-1754) , che fu dottore di leggi, canonico della Ba silica di S. Lorenzo in Firenze, esamina tore sinodiale e vicario foraneo di Castro caro per il vescovo Torelli di Forlì; FRAN CESCO ANTONIO (1695-1761), che come il fratello si dette alla carriera ecclesiastica e fu famigliare del vescovo Torelli di Forlì; BARTOLOMEO, altro figlio di Giovanni Bat tista, n. nel 1675 il quale il 6 ottobre 1711 venne aggregato con la sua discendenza al la nobiltà di Sarsina; sposò la nobile Anna Mercanti, dalla quale nacquero quindici fi gli : ANTONIO (1709-1711), dottore di leggi, canonico di S. Lorenzo in Firenze e biblio tecario della Laurenziana in quella città, esaminatore sinodiale della diocesi di Forlì e vicario foraneo, prima di Castrocaro e po scia di Terra del Sole; GIOVANNI BATTISTA (1723-1786) che sposò Maria, del dottor An tonio Sansoni, dalla quale ebbe cinque fi gli, fra cui BARTOLOMEO (1767-1840), che da Rosa, di Giulio Partiseti, ebbe fra gli altri TITO E GIUSEPPE, dai quali discendo no gli attuali rappresentanti la famiglia. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Sarsina (mf.), in persona di BARTOLOMEO, n. 1853, di Ti to e della N. D. Flaminia Manfredi, spos. con Maria Vittoria Klein. Figli: Ida, n. 1886; TITO, n. 1887; Giu seppina, n. 1890, spos. col rag. Medardo Cuppini. Fratelli e sorella: 1) FRANCESCO, n. 1858, spos. con Elvira De Osorio, da cui GIOVAN DIEGO, n. 1892, ed in seconde nozze Maria nob. Dondini Ghiselli; 2) ANTONIO, n. 1860, spos. con Tomma sina Tubino, da cui EMILIO, n. 1892, ma rito di Luisa Catinari, da cui MARIO, n. 1921; 3) FILIPPO, n. 1862, spos. in prime noz ze con Maria dei conti Matteucci di Forlì, da cui ANTONIO, spos. con Sara Veronesi, da cui ADAMO, n. 1922, ed in seconde noz LETTERAS ze con Maria Jodice, da cui CARLO, n. 1917; 4) ALBERTO, n. 1865, spos. con Maria Monzali, da cui : Arturo, n. 1888, e VIT TORIO, n. 1896; 5) Anna Maria (Suor Maria Fedele), Fi glia del S. Cuore, n. 1871. Zii e zie (nati dal matrimonio dell'avo Bartolomeo con Rosa Partiseti) : GHERAR DO (1826-1910), spos. con Beatrice dei con ti Lacchini, da cui: Rosa Caterina, n. 1862, spos. con Antonio Cioppi di Turk heim; Teresa, n. 1865, spos. con l'avvoca to Paolino Roccari. GIUSEPPE (1835-1887), spos. con Gio vanna Mazzi, da cui : a) BERNARDINO (1862 1921), spos. con Eva Savigni, da cui Lui gia, n. 1904, e Giuseppe, n. 1905; b) Ire ne, n. 1866, spos. con Alessandro Vinelli. c. f. p. SEGHETTI vedi CARFRATELLI SE GHETTI. SEGHIERI BIZZARRI. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro, al leone d'oro, attraversato da una foglia di se ga d'argento po sta in fascia (Se ghieri); nel 2º di rosso, alla banda d'oro, ingollata da due teste di leone di nero, ca rica di una freccia dello stesso posta nel verso della pezza, ed accompagnata da due stelle di otto raggi d'oro (Bizzarri) . DIMORA: Pisa e Montecarlo. L'antichissima famiglia Seghieri trasse origine dalla terra di Montecarlo in Valdi nievole, e sulla porta principale di quel ca stello ha scolpito il suo stemma gentilizio. Il cavaliere stefaniano (1645) RUBIERI ebbe da Luisa Griffi la figlia Cassandra Caterina († 1729), maritata al maestro di campo generale Alessandro di Lorenzo Passerini di Firenze, e il figlio SIMONE, che fu il primo ad aggiungere il cognome e l'arma della famiglia pisana dei Bizzarri PAGINA 235 estintasi nella sua, e da Vittoria Dal Bor go ebbe Lucrezia (in Neri) e il cav. Ru BIERI, marito di Eleonora Rosselmini e pa dre di Simone, GIUSEPPE, Lucrezia, Ma ria Anna, Luisa, BALDASSARE e Vittoria. Esso cavaliere priore RUBIERI FRANCE SCO MARIA, che fu dei priori in patria nel 1719-1732 e 1743, chiese e con decreto 1º luglio 1754 ottenne l'ascrizione della sua famiglia alla nobiltà pisana. Il suo primogenito, cav. priore SIMONE (n. 1739), ebbe dalla marchesa Angiola Rimedi il figlio RANIERI LEOPOLDO, coniu gato con Anna Liancourt, fu padre di Mar gherita (in Catanti) e del cav. FRANCESCO GIULIANO (n. 1773), che da Elisabetta Car mignani ebbe Eleonora Maria Luisa Anna (n. 1799), maritata in Dei. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Pisa (mf.), in persona di SIMONE, di Luigi. Figlio: GUALBERTO. Figli di Gualberto: Eugenia, GINO e Ma ria Sofia. * SEGNI (SEGNO) . ARMA: D'oro alla croce d'azzurro, col capo del se condo carico di un'aquila al na turale, coronata d'oro, col volo abbassato. DIMORA : Genova e Sardegna. Sono originari dalla Riviera di g. d. a. v. Ponente da una località omonima sopra Savona (vedi Ganduccio e Della Cella), venuti ad abitare a Genova nel 1480. Nel la riforma politica del 1528 entrarono nei Doria FABIANO e ANDREA; altri entrarono nei Gentile; il Ganduccio ricorda un Co STANTINO Segni, che era degli ill.mi sena tori nel 1542. Il Sopranis (Scrittori della Liguria) menziona un Gio. FRANCESCO, vi vente nel 1627, che pubblicò poesie in vol gare e pronunciò l'orazione per l'incorona zione del doge Federico De Franchi nel 1723; NICOLò fu capitano a Pieve di Teco PAGINA 236 (Sertorio : Storia). Nel 1750 FRANCESCO MARIA fu senatore. Un GIOVANNI BATTISTA, di nobile sangue, nato nel 1778, fu stro di Pietro Giuria a Savona, ove al dire mae di questo scrittore era popolarissimo. Un ramo della famiglia si trasferì a Ta barca e in Sardegna: GIO. GIROLAMO, fi glio di Francesco Maria e di Barbara Cu nez, belga, nato a Tabarca nel 1640, fu ascritto alla nobiltà nel 1681. Parimente a Tabarca nacque nel 1682 suo figlio GIOVAN NI BATTISTA, ascritto alla nobiltà nel 1703, poi comandante del porto di Carloforte. Pure capitano di questo porto fu Gio. ΑΝ GELO NICOLÒ (n. 1717, † 1797) . Una sentenza della Corte dei Conti di Torino del 1º° settembre 1843 dichiarava essere « nobili di nobiltà antica e genero « sa, aventi diritto al titolo di patrizio ge « novese e al trattamento di don per sè e « per i loro discendenti » : ANGELO VITTо RIO MAURIZIO Segno, n. a Carloforte nel 1784, commissario delle saline, e suo cugi no SEBASTIANO, n. a Carloforte nel 1810, sergente nei Cacciatori Franchi. Da MAURIZIO, attraverso GREGORIO, n. a Carloforte 4 settembre 1818, † a Sassari 1875, marito di Antonia Manunta Manca, e CELESTINO, n. Alghero 1828, avvocato, marito di Annetta Campus, si arriva ad ANTONIO, riconosciuto patrizio genovese nel 1905, n. a Sassari nel 1892, e a Maria, n. ivi nel 1893. Dallo stesso Maurizio, per mezzo di PA SQUALE, n. a Carloforte nel 1821, si arriva a MAURIZIO, n. a Genova nel 1862, padre di GREGORIO e di Carolina, riconosciuto pa trizio genovese con Decreto del Capo dei Governo 24 agosto 1927. Da Gio. AMBROGIO, poi, figlio di Barto lomeo e Giulia Barabino, ascritto alla no biltà il 18 dicembre 1752, marito di Teresa Pittaluga, per mezzo di NICOLÒ, marito di Maddalena Passano, si arriva ad AGOSTI NO, colonnello nel R. Esercito, marito di Elisa Acquarone e padre di GIO. DOMENICO (n. 1869) e di GIACINTO AGESSANDRO (n. 1872) , sposato con Paola Enrichetta Mo rando e padre a sua volta di EDILIO (11. 1902) e di CARLO AUGUSTO (n. 1906). Que sti furono nel 1902 riconosciuti rispettiva mente patrizi genovesi, marchesi e nobili dei marchesi. LETTERA S La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio genovese (m.), marchese (mpr.), in persona di GIAN Do MENICO, di Agostino, di Nicolò. Fratello: ALESSANDRO. Figli di Alessandro: EDILIO, CARLO. Sono pure iscritti nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio genovese (m.) e nobile dei marchesi (mf ), in persona di ANTONIO, n. Sassari 2 febbraio 1891, di Celestino, di Gregorio. Figli: CELESTINO, n. Sassari 25 aprile 1926; GIUSEPPE, n. Sassari 9 genn. 1928, MAURIZIO, n. Genova 10 agosto 1862, di Pasquale, di Maurizio; spos. Sassari 22 10 vembre 1890 con Emilia Segni. Figli: GREGORIO, n. Carloforte 9 settem bre 1902; Carolina, n. Carloforte, 29 di сembre 1893. * SEGNI. ARMA: D'oro alla croce d'azzurro, col capo del se condo carico di un'aquila di ne ro, cucita. DIMORA : Sassari e Cagliari. Famiglia origi b. s. naria da Genova. Il titolo di patrizio genovese fu confe rito a GREGORIO Segni agli inizi del 1600. La famiglia venne in Sardegna dopo la fondazione di Carloforte. Uno dei gruppi liguri venuti nell'isola, era guidato da un GIOVANNI BATTISTA. La famiglia risiedette a Carloforte sino a non molto tempo ia. Nell'elenco dei feudatari, nobili e cavalieri compilato nel 1822, in occasione dell'inco ronazione del re Carlo Felice, dal Prefetto della provincia di Iglesias, sono compresi i nomi dei nobili don GIOVANNI BATTISTA e rev. don NICOLÒ, del fu don Angelo; don AGOSTINO e don GIOVANNI BATTISTA, del fu don Gerolamo; don GIORGIO, don MAURI zio ed i fratelli don AGOSTINO e don NICO Lò, del fu Benedetto, tutti domiciliati a LETTERAS Carloforte. Un altro GREGORIO, essendo en trato nell'amministrazione statale andò per ragioni di impiego a Sassari dove essendo deceduto nel 1879 si fissò la sua famiglia. Un fratello minore del predetto Gregorio, PAOLO, risiedette sempre a Carloforte e ne fu per molti anni sindaco : vi morì verso il 1910. Un altro fratello ancor più giovane, PASQUALE, funzionario dello stato, residen te in Cagliari, fu padre di MAURIZIO, uffi ciale superiore dell'esercito. Dal ramo residente a Sassari, di Grego rio, discesero : 1) CELESTINO, che vi esercitò con meri tato successo la professione di avvocato e la libera docenza in economia politica : morì nella stessa città nel 1923. Fu per molti anni consigliere e deputato provin ciale, membro della G. P. A., consigliere ed assessore anziano del comune; 2) ANTO NIO, dotto giureconsulto, percorse la car riera giudiziaria, raggiungendo 'alto grado di presidente di Sezione di Corte di Cassa zione. Dal detto Celestino ebbe i natali ANTO NIO, che, laureatosi in giovane età in giu risprudenza, e divenuto ben noto autore di molte ed importanti pubblicazioni, è illu stre professore ordinario di scienze giuri diche e preside della Facoltà, nella R. Uni versità di Sassari, sua patria. Il titolo di patrizio genovese e l'uso del lo stemma fu riconosciuto con decreto del 27 novembre 1905 e la famiglia fu iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana. La famiglia (ramo di Sassari), è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio geno vese (m.), in persona di ANTONIO, di Cele- SEGRETI. stino, di Gregorio. Sorella: Maria. La famiglia (ramo di Cagliari), è iscritta nell'El. Uff. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di MAURIZIO, di Pasquale (fra tello di Gregorio) . Figli: GREGORIO e Carolina. SEGNO vedi SEGNI. * SEGRÈ SARTORIO. s. 1. ARMA: Inquartato : nel 1º di rosso alla punta di alabarda d'argento, posta in PAGINA 237 palo, e sormon tata da una stel la d'oro; nel 2º e 3º bandato di oro e di verde, la banda di inez zo carica di un glio d'oro po sto nel verso del la pezza; nel 4° di rosso al leone d'oro. Мотто: Omnia pro Patria libenter. DIMORA : Trieste. Famiglia originaria da Vercelli. S. M. Vittorio Emanuele III, re d'Italia, con suoi R. D. di motu proprio, 9 ottobre e RR. LL. PP. 4 dicembre 1919 concesse il titolo comitale con successione primoge niale mascolina al senatore del regno SAL VATORE Segrè Sartorio, di Leone, e con RR. LL. PP. 11 marzo 1920 estese la tra smissibilità del titolo, in caso di mancan za di prole legittima, al nipote, ex sorore, Leone Brunner, di Rodolfo e di Gina Se grè, e suoi disc. primogeniti. L'aggiunta del cognome Sartorio fu autorizzata con Decreto del prefetto di Trieste 20 ottobre 1923. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di SALVATORE, di Leone e di Elisa Marchio ro, n. a Trieste, 14 settembre 1865, spos. ivi con Anna Maria del fu barone Pietro Sartorio. V. S. ARMA: D'azzurro al monte all'ita liana, di tre ci me uscente dalla punta soste e nente un leone rampante coro nato, sormontato da tre stelle (6) male ordinate, 11 tutto d'oro; con la sbarra di ros so attraversante. DIMORA : Roma. PAGINA 238 Famiglia di Monterubbiano (Ascoli Pice no), che in persona di VINCENZO, fu ascrit ta alla nobiltà di Montalto nel 1788. È iscritta nell'Elenco Nob. Uff. Ital. con il titolo di nobile di Montalto (mf.), ed è rappresentata da UMBERTO, n. Monte rubbiano 27 dicembre 1863, dai furono Francesco Saverio (1828-1887), di France sco Saverio di Vincenzo e Adelaide Piccio ni (1835, † 1900), geometra; sp. il 24 set tembre 1891 a Caterina Canori, da cui FRANCESCO SAVERIO, n. 28 dicembre 1897, avvocato, sp. il 3 giugno 1923 a Giorgia Murani, da cui : a) CARLO BENITO, n. 20 marzo 1924; b) Adelaide, n. 4 marzo 1926; c) Alessandra, n. 21 gennaio 1929. Cugini, nati da Luigi, n. 3 dicembre 1840, † 9 dicembre 1901, di Francesco Sa verio, di Vincenzo, e Virginia Maruffi. 1) ENRICO, n. 6 aprile 1876, dottore in medicina e chirurgia, comm. della Corona d'Italia, cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro, guerra 1915-1918; sp. 27 maggio 1917 con Gilda Galli. 2) ALBERTO, n. 8 novembre 1877, avvo cato, cav. della Corona d'Italia, guerra 1915-18; sp. 24 aprile 1904 con Marta Giampaolo. 3) ALFREDO, n. 30 ottobre 1879, meda glia d'argento, morto in combattimento a Derna (Cirenaica) il 27 dicembre 1911. 4) RICCARDO, n. 31 ottobre 1885, avvoca to, comm. della Corona d'Italia; sp. il 27 gennaio 1907 con Lavinia Baini, da cui LUIGI, n. 8 dicembre 1907. 5) Ettore, n. 28 aprile 1889; sp. 1° giu gno 1914 con Antonietta Bartozzi. p.c. b. o. SEIGNEUX (DE) . ARMA: Inquartato d'azzuro e d'oro, allo scettro, del secondo, giglia to, posto in ban da. CIMIERO : Un brac cio armato, pie gato a scaglio ne coricato, te nente lo scettro del campo. LETTERAS SOSTEGNO : Un leone al naturale, sdraiato. Мотто : Dieu mon espoir. DIMORA: Torino. Famiglia antica e illustre, oriunda da Romont, passata poi in Losanna e in Ber na, che si vorrebbe, con non giustificata ipotesi, di uno stesso ceppo dei signori di Signeu. Già negli inizi del secolo XVI go deva considerazione ed era qualificata no bile. LUIGI, di Antonio, fu consigliere di Losanna; suo figlio fu borgomastro di Lo sanna e possedeva le signorie di La Tour de Pleilz, di Vufflens-le-Châtel e di Vevey. FRANCESCO (1743), di Gio. Luigi († 1731), fu presidente del Consiglio del duca di A remberg, e suo figlio ANTONIO fu colonnel lo al servizio Annoveriano e governatore del ducato di Aremberg. Fratello di Anto nio fu DANIELE († 1795), che fu maggiore al servizio Sardo. Figlio di costui fu Giu LIO († 1834), che fu ufficiale prussiano e ciambellano in Russia. Sposò Guglielmina contessa di Anhalt, e da queste nozze nac que CARLO († 1840), che sposò Emma di Halwyll e fu padre di GIULIO (n. Losan na, 20 ottobre 1831; † Torino, 15 febbraio 1870), che stabili la famiglia in Piemonte. fu Seguì costui la carriera delle armi e ufficiale d'ordinanza e vice-governatore del duca di Genova. Sposò in prime nozze (1862) Elisa, del conte Teodorico San Martino della Torre, da cui ebbe CARLO (n. Milano, 2 marzo 1863), che è ufficiale di cavalleria, e Maria (n. Vercelli, 9 gen naio 1866), che sposò Enrico Malvani, uf ficiale d'artiglieria, e in seconde nozze (1867) Luisa, sorella di Elvira, da cui nac que GIULIO TOMMASO (n. Torino, 18 ago sto 1870), che è ufficiale d'artiglieria. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di CARLO, di Giulio, di Carlo. Fratelli: GIULIO TOMMASO, Maria in Malvani. SELVATICO ESTENSE. 1. b. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro all'aquila d'argento, coronata e membrata di rosso (Este); nel 2º troncato d'argento al sel vaggio con la clava al naturale nascente in maestà, e di nero alla stella di sei rag LETTERAS 1658. Il duca di Modena Francesco III, con suo Rescritto 6 novembre 1749, conces se a questa famiglia l'adozione d'onore per il nome e lo stemma e concesse altresì il ti tolo di marchese in primogenitura erigendo in marchesato il feudo nobile giurisdizio nale di Querzola, che i Selvatico avevano avuto in giurisdizione dal detto duca Diploma 6 novembre 1749. Il titolo fu ri conosciuto dalla Repubblica Veneta con con ducale 23 dicembre 1795. Fu confermata nella nobiltà con S. R. 14 maggio 1819. Vestì l'abito di Malta e di Santo Stefano. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (di Padova) (mf.), conte (m.), marchese di Querzola (mpr.), in persona di Benedetto GIOVANNI, di Be nedetto Giovanni Battista, di Benedetto Giovanni, di Benedetto Giovanni Battista. Figlie: Francesca Pia, Silvia. Fratello: BENEDETTO GIUSEPPE. Figli di Benedetto Giuseppe: BENEDETTO, FRANCE SCO, BENEDETTO ALVISE, BENEDETTO PIETRO. Zii: Maria Caterina in Cezza; Benedetto BERTUCCIO. * SEMMOLA. b. c. ARMA: D'azzurro al leone coronato d'oro, addestra to da tre stelle dello stesso, po ste in palo. DIMORA: Napoli. Decorata del ti tolo di barone (per sonale) per Eleono ra Semmola fu Ma riano, vedova de PAGINA 239 gi d'oro (Selva- Rosa, con R. D. 28 gennaio 1926 e RR.LL. tico) . DIMORA : Padova. Famiglia pado vana, aggregata al Consiglio nobile della città di Pado PP. 9 marzo detto anno. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone ed è rappresenta ta da Eleonora, di Mariano, ved. de Rosa. f. f. p. di s. va sin dal 1430 е che fu decorata del SEMPRONIO. titolo comitale dal Senato Veneto con Decreto 2 agosto ARMA: D'azzurro alla fascia, ac compagnata in capo da due stel le di sei raggi, il tutto d'oro. Alias: D'azzurro alla fascia di rosso, cucita, ac compagnata in capo dadue stel le di sei raggi d'oro. DIMORA: Fermo. Antica famiglia fermana. Il primo che si conosca è un PIER SANTE che nel sec. XVI fu fatto uccidere da Oliverotto Uffre ducci allorchè que sti si impadronì di Fermo. Sono da ri cordare: BONGIO VANNI, colto poeta nel 1560, grande amico di Girolamo Zoppio, bolognese. NICC01,ò, di Francesco, che cavaliere di S. Stefano nel 1621, pugnò sulle galere dell'Ordine, contro i turchi. SEVERINO, suo fratello, pu re cavaliere di S. Stefano nel 1622. LUIGI, commendatore dell'Ordine Pontificio di S. Gregorio Magno. FRANCESCO, di Baldassar re, nacque nel 1574; fu lettore di filosofia nell'università di Fermo, nel 1596, nel 1606, medico della città e lettore di medi cina nel 1607, morì nel 1644. DOMENICO, suo fratello, nacque il 2 novembre 1588; fu capitano delle truppe papali inviate da Gregorio XV in aiuto di Ferdinando II contro gli ortodossi; in questa campagna morì combattendo. Sempronio, altro cava liere di S. Stefano; EVANGELISTA, di Gaspa PAGINA 240 re, fu uditore del card. Marino Caracciolo, fu inviato quale ambasciatore per appiana re le divergenze sorte tra il re di Francia, Francesco I e l'imperatore Carlo V. FRAN CESCO, di Nicola, nato 1653, fu dottore in utroque, il 22 dicembre 1677, morì nel 1757. LUIGI, di Stanislao (n. 27 febbraio 1768, † 16 marzo 1848), commendatore di S. Gregorio Magno, il 4 dicembre 1792, ciambellano di Francesco IV, duca di Mo dena, ottenne per sè e discendenti il titolo di conte in ordine primogeniale. La famiglia è iscritta nell'El. Nob. Uff. Ital. con i titoli di patrizio di Fermo (mf.), conte (mpr.), nobile dei conti (mf.), ed è rappresentata da STANISLAO, n. a Porto S. Giorgio 22 ottobre 1902, del conte Luigi (n. 1854, † 1928), di Stanislao e di Anna nobile Palmucci (n. 4 gennaio 1869) . Sorella: Camilla, n. Cupra Marittima 3 marzo 1899, sp. 20 luglio 1922, avv. Tobia Ragazzoni. Zio (fratello del padre, nato dal matri monio del conte Stanislao (1820-1862), con la nob. Camilla Salvadori) († 1871) : GIU SEPPE, n. Fermo 29 gennaio 1859; sp. con Marianna, dei conti Pelagallo († 1928) . p. c. b. o. SENES. ARMA: Inquarta to : nel 1º campo di cielo alla sire na nuotante sul mare, il tutto al naturale; nel 2º di verde alla penna d'argento LETTERAS sono compresi don COSTANTINO Senes-Lo stia e don GABRIELE Senes-Tola. Dal predetto don Gabriele discendono : don ANTONIO, n. 17 marzo 1832 e don Co STANTINO, n. il 13 giugno 1822. A) Il primo di essi, don Antonio, sposò Felicita Bicu, in Bolotana, ed ebbe i se guenti figli maschi : Costantino, n. 10 set tembre 1863; EDOARDO, n. 19 luglio 1874; ANDREA, n. 19 settembre 1875; GIUSEPPE, n. 30 marzo 1877; GABRIELE, n. 1o gennaio 1880 e FRANCESCO, n. 16 settembre 1883. Da don Costantino Senes-Bicu, che sposò in Bolotana, il 3 ottobre 1889, Annunziata Filia, nacque in Bolotana il figlio don AN TONIO LUIGI, il 14 agosto 1890; edal matrimonio del predetto don Andrea Se nes-Bicu, avvenuto il 1 luglio 1911 in Bolo tana con Giuseppa Filia, nacque don Gio VANNI, il 5 gennaio 1914. B) Il secondo di essi, don Costantino (n. 13 giugno 1822), ebbe i due figli: CARMI NE, n. il 16 luglio 1853 e BATTISTA, n. il 17 febbraio 1869, nati in Orotelli. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.) e don (mf.), in persona di: Ramo di Bolotana ANTONIO, di Gabriele, di Costantino. Figli: COSTANTINO, EDOARDO, ANDREA, GIUSEPPE, GABRIELE, FRANCESCO. Figlio di Costantino, di Antonio: ANTO NIO LUIGI. Figlio di Andrea: GIOVANNI. Ramo di Orotelli Carmine, di Costantino, di Antonio. Fratello: BATTISTA. posta in sbarra; SENIGALLIA (IL VESCOVO DI). nel 3º d'azzurro a tre stelle d'o ro, poste due ed una; nel 4º d'oro all'albero sradicato at traversato nel tronco da un toro passan te, tutto al naturale. DIMORA : Bolotana, Orotelli. Nell'elenco dei feudatari, nobili e cava lieri esistenti nella provincia di Nuoro, compilato dal R. Prefetto nel 1822 e tra smesso alla R. Segreteria di stato e di guer ra presso il vicerè di Sardegna, in occasio ne dell'incoronazione del re Carlo Felice, ARMA: Del Tito lare « Pro Tem pore ». DIMORA: Senigal lia. Fin dal 22 ago sto 1399 a rogito ARMA DEL s. l. TITOLARE di Ser Cecco da Recanati, la Men sa Vescovile di Senigallia prese possesso delle ter PRO TEMPORE" LETTERAS re del Vaccarile, e fino all'abolizione dei feudi vi esercitò da « Domina » il mero e misto imperio. E la Consulta Araldica, co me risulta dall'Elenco Nob. Uff., dichiarò spettare al vescovo, pro tempore, di Seni gallia, il titolo di signore del Vaccarile. Ma il vescovo di Senigallia ha diritto di farsi riconoscere per antico uso il ti tolo di conte palatino, avendone egli fatto uso ininterrottamente dal 1200, senza al cuna contestazione. Infatti scacciato nel 1200 l'ultimo conte palatino imperiale, Gottibaldo Leopardi, il vescovo gli subentrò in tutti i diritti, e dal vescovo Federico I morto nel 1288 fino ad oggi, i vescovi di Senigallia hanno usato sempre indisturbati in tutti i loro decreti il titolo di « vescovo di Senigallia e conte » . * SENNI. p. c. b. o. ARMA: D'azzurro al monte di tre cime uscente dalla punta con due spighe di frumento nodrite sulle cime late rali sostenente un caduceo di verde e questo sormontato da un occhio, il tut to al naturale ed attraversato da una fascia di rosso ondata e carica di tre stel le d'oro. DIMORA : Frascati e Roma. Famiglia molto cospicua del Tuscolo. FRANCESCO, nel 1863, ottenne per sè e suoi, il titolo di conte da S. S. Pio IX. Dal suo matrimonio con Agnese Patrizi nacquero VINCENZO e GAETANO, progenitori dei vi venti rappresentanti la famiglia. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro SENSI. *della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di PAOLO, di Vincenzo, di Francesco. Figli: Costanza, Maria, Ernesta, Bona, FRANCESCO, VINCENZO e GIAN CARLO. Fratelli: GIULIO E CARLO, ministro ple nipotenziario di Sua Maestà, ecc. Araldica PAGINA 241 Figli di Giulio: FILIPPO, ALESSANDRO, Maria Giulia e PIETRO. Figlio di Carlo: Livio. Zii: LUIGI e GAETANO. Figli di Gaetano: IGNAZIO, FABRIZIO e FERDINANDO. * SENNO (DEL) . ARMA: D'azzurro all'albero al na turale nodrito nel terreno di verde e sinistra to da un cervo d'oro saliente ed appoggiato al medesimo. DIMORA : Trieste. Famiglia triesti na, altamente be е. р. и. nemerita dell'italianità. Se ne hanno noti zie fin dal 1335, nel quale anno Papus del Senno era procuratore e vice domino di Capo d'Istria e Pirano, come rilevasi da un documento esistente nell'Archivio di Stato di Venezia. Fu ascritta al nobile Consiglio di Capo d'Istria fin dal 1410 e riconosciuta nobile con R. D. 15 luglio 1926 e RR. LL. PP. 2 febbraio 1927. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di ANTONIO, n. Venezia 20 marzo 1855, di Apollonio (n. Venezia 18 novembre 1823, † 15 giugno 1863), di Antonio, e di Alba, contessa de Totto (n. 11 gennaio 1830, f 4 maggio 1861); sp. Trieste 24 maggio 1882 con Caterina Mimbelli. Figlia: Maria Elisabetta, n. Trieste 4 febbraio 1893, spos. Trieste 26 aprile 1911 al cav. Alberto Mimbelli. b. c. ARMA: Troncato d'argento e di rosso a tre stelle di sei raggi dell'uno nell'altro e poste due in capo e una in punta, con la fascia in divisa d'oro attraversante su la troncatura. DIMORA : Perugia. Famiglia che sin dal 1333 trovasi iscritta 16 PAGINA 242 ** SENSO fu tra i primi seguaci di San Fran cesco e morì santamente nel 1270; PIETRO, di Bevignate, ed un LODOVICO, di Filippo, ambedue gonfalonieri del Comu ne, il primo nel 1401, il secondo nel 1440; un Benedetto, di Pietro, capo del Magi strato nel 1423; un altro LODOVICO, giure consulto, letterato e poeta assai distinto LETTERA S nel Libro Rosso di Perugia e da assai remoto tempo am messa ai nobili Col legi del cambio della mercanzia. e Un SENSO fu con sole del Comune nel 1212; un GLoT To, podestà prima in Todi, poi in Terni; il beato un di quella città, con rescritto granducale 9 settembre 1832, il tenente FILIPPO Sensi, testa discendente da distinta famiglia di Loro. Filippo aveva sposato Elena Fortini, la cui madre Giuditta Saccardini era passata a seconde nozze col patrizio volterrano GIU SEPPE Contugi. Quest'ultimo, con mento nuncupativo 9 agosto 1855 ricevuto nei rogiti del notaio Marcello Zenetti, isti tuì erede universale il figlio dei predetti Filippo Sensi e Elena Fortini, GIUSEPPE, con facoltà di unire al proprio il cognome Contugi : ciò che fu accordato con rescrit to granducale 28 febbraio 1857, reso ese cutivo con decreto del pretore di Volterra del 24 aprile dello stesso anno. La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Volter ra (mf.), in persona dei disc. da UMBERTO e PAOLO, di Giuseppe, ed è rappresentata da PAOLO, di Giuseppe, di Filippo. Figli: Maria, Giuseppe, Umberto. Nipoti ex fratre Umberto: Lina, Berta nel secolo XVI; un GIOVANNI PAOLO ed un RANIERI, guerreggiarono con valore e for tuna nelle Fiandre; un FRANCESCO, cava liere di S. Stefano e al servizio del grandu- in Benvenuti, Oretta in Baldisserri. ca di Toscana; un FILIPPO, tenente colon nello al servizio di Spagna; altro FRANCE sco, colonnello di cavalleria e comandante SEQUI. il reggimento d'Algarbe. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Ital. del 1922 col titolo di patri zio di Perugia (mf.) . SENSI CONTUGI. v. s. ARMA: Partito : nel 1º di rosso al monte di tre ci me, ristretto, sormontato da un destrocherio uscente dall'an golo sinistro del capo, tenente un sigillo in palo, il tutto d'oro; al capo cucito d'az zurro caricato di tre stelle (8) d'oro, or dinate in fascia (Sensi); nel 2º troncato ondato d'oro e d'azzurro, a tre stelle (8) dell'uno nell'altro, 2 in capo e I in punta (Contugi) . DIMORA : Volterra. In seguito a proposta della Magistratura civica di Volterra fu ascritto al ceto nobile ARMA : D'argento, inquartato da un filetto di nero : nel 1º all'albero di alloro al natu rale, quasi sradi cato, coi rami in trecciati; nel 2º alla torre di ros so, aperta e fine strata di nero, sormontata da 3 stelle d'oro male ordinate; nel 3º al cuore di ros so sormontato da una penna bian ca al naturale; nel 4º al braccio di carnagione , movente dal lato destro, sostenen te una colonna d'avorio, ombra ța di rosso (ar f. s. LETTERAS ma del ramo di Battista, di Battista, di Bacchisio iscritto nell'Elenco Ufficiale. Tale arma fu riconosciuta al ramo di ALFREDO, di Salvatore, iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital., D. M. 15 ottobre 1926). Alias: D'argento inquartato da un filetto di nero : nel 1º all'albero di alloro sradi cato al naturale; nel 2º alla torre al na turale, sormontata da tre steile d'oro or dinate in fascia; nel 3º al cuore al natu rale, infiammato di rosso, sornmontato da una penna bianca posta in fascia; nel 4° al braccio di carnagione movente dal lato destro dello scudo, sostenente una colonna di marmo bianco, spruzzata di rosso (arma del ramo di ERNESTO, di Gio vanni Battista, iscritto al Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, D. M. 29 agosto 1927). DIMORA: Bortigali, Macomer, Cagliari e Muravera. In considerazione di particolari beneine renze il re Carlo Emanuele III, coi diplomi indata 19 agosto 1731, concedeva a GAVI NO Sequi, di Bortigali, ed ai suoi figli e di scendenti da maschi i titoli di cavalierato e di nobiltà e l'uso delle armi gentilizie. PAGINA 243 nietta, n. 10 giugno 1884, e VINCENZO, n. 26 luglio 1887. B) Dal matrimonio di don FRANCESCO ANGELO Sequi con donna Angelina Sequi, nacque don GIOVANNI BATTISTA Sequi-Se qui, il quale sposò donna Maddalena Fois, in Bortigali il 6 novembre 1805. Da questo matrimonio nacque, il 15 maggio 1818, don GIOVANNI BATTISTA Sequi-Fois, che sposò il 4 febbraio 1844 in Macomer, Luigia To la. Egli ebbe i figli: GIOVANNI BATTISTA, n. a Bortigali il 4 ottobre 1844; GAVINO, 11. a Bortigali il 26 dicembre 1857; ERNESTO, n. a Bosa il 10 aprile 1882. Dal predetto Giovanni Battista Sequi-Tola, nacque in Nuoro il figlio GIUSEPPE, il I settembre 1883 . C) Da don ANTONIO Sequi, di Birori il cui nome è compreso nell'elenco dei feu datari, dei nobili e dei cavalieri, compilato nel 1822 dalla R. Prefettura di Cuglieri e trasmesso alla R. Segreteria di stato e di guerra presso il vicerè di Sardegna scende don BACHISIO, che, nato a Birori e sposatosi con Teresa Salis, ebbe il figlio di EMANUELE, n. il 10 novembre 1852 a Mu ravera, dove sposò 1'8 aprile 1891 la no bile donna Teresa Sulis ed ebbe i seguenti Esistono vari rami di questa nobile fa- figli: Adelina, n. il 15 giugno 1893; SAL miglia. A) Da don SALVATORE ANGELO Sequi-Pes il cui nome era compreso nell'elenco dei feudatari, dei nobili e dei cavalieri, compi lato, nel 1822, dalla R. Prefettura di Cu glieri e trasmesso alla R. Segreteria di sta to e di guerra presso il vicerè di Sardegna discende don BACHISIO, il quale lasciò due figli, don BATTISTA e don FRANCESCO Sequi-Sequi. Il primo di essi, don Battista Sequi-Sequi, sposò, il 27 marzo 1853, Ga vina Torchiani, dalla quale ebbe il figlio don BATTISTINO (BATTISTA), n. a Sassari il 4 ottobre 1855 e sposatosi in Bortigali con donna Giovanna Angela Passino. Da que sto matrimonio nacquero : FRANCESCo, n. il 19 giugno 1882 in Bortigali; Raffaela, n. 17 maggio 1888 in Bortigali e LUIGI, n. 19 giugno 1891 in Macomer. Il secondo di essi e, cioè, don Francesco Sequi-Sequi, sposò il 16 ottobre 1878 in Macomer, don na Antonietta Pinna, dalla quale ebbe in Macomer, i figli Maria Anna, n. 13 agosto 1879; Doloretta, n. 8 maggio 1882; Anto VATORE, n. 6 aprile 1896 ed ANSELMO,. п. 11 aprile 1901. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.) e don (mf.), trasmissibili ai discendenti ma schi e di nobile e di donna alle femmine, in persona di: Ramo di Bortigali BATTISTA, di Battista, di Bachisio. Figli: FRANCESCO, Raffaella, LUIGI. Ramo di Macomer VINCENZO, di Francesco, di Bachisio. Sorelle: Marianna, Doloretta, Anto nietta. Ramo di Bortigali GAVINO, di Gio. Battista, di Gio. Bat tista. Fratelli: Gio. BATTISTA, ERNESTO. Figlio di Gio. Battista: GIUSEPPE. Ramo di Muravera EMANUELE, di Bachisio, di Antonio. Figli: Adelina, SALVATORE, ANSELMо. s. l. PAGINA 244 LETTERAS * SERA (DEL) e * SERA (DEL) FIASCHI. Vittorio Dante, di Gioacchino Napoleone; e col titolo di patrizio di Firenze in perso ARMA: D'oro, alla branca di leone, di rosso, posta in banda; col capo d'Angiò. DIMORA: Firenze e America. Chi ha voluto far discendere i Del Sera da quel Rice vuto di Giovan netto da S. Dona to in Poggio che ai primissimi del trecento avrebbe aiutato validamente i fiorentini nella occupazione del castello di Semifon te, ha dovuto avvalorare tale ipotesi con la costante esenzione dalle imposizioni del la quale i Del Sera appaiono gratificati. Ma lo stato non grande in cui vissero du rante tutto il governo repubblicano, nel quale essi figurano per la prima volta nel lo squittinio del 1524 con FRANCESCO, di Luca, di Miniato, fa seriamente dubitare che i motivi dell'esenzione dalle gabelle dovessero avere un'origine alquanto più modesta. Sorti assai migliori ebbe questa famiglia nel periodo del principato, nel quale CosIMOo, di Neri, di Luca, deposita rio generale del granduca Ferdinando II, fu chiamato a far parte del Senato dei Quarantotto nel 1631, come lo fu suo figlio PAOLO, nel 1672. Provvisti di forte censo, i Del Sera s'imparentarono con famiglie di primaria nobiltà, quali i Giraldi, i Bonsi, i Montauti, i Ricasoli, gli Altoviti, ecc.: ciò che permise loro di esser ricevuti nel l'Ordine di S. Stefano con COSIMO MARIA, di Vincenzo, nel 1691, е nell'Ordine di Malta con BRACCIO, di Cosimo, nel 1715. Furono ammessi al patriziato fiorentino con decreto del 19 aprile 1751. Il dott. EMILIO, di Vittorio Dante, ag giunse il cognome Fiaschi, per adozione dello zio Carlo Fiaschi, omologata dalla Corte d'Appello di Bologna il 3 aprile 1922. Con R. D. di motu proprio, 30 ag. 1925, gli fu concesso il titolo di marchese. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio di Firenze (mf ), marchese (mpr.), in persona di EMILIO, di na della di lui sorella Beatrice. SERAFINI. ARMA: D'azzurro alla fascia ас compagnata da tre stelle di sei raggi, due in ca po e una in pun ta, il tutto d'o ro; fra le stelle superiori e la fa scia, un serafino al naturale con otto voli, dispo sti a guisa di croce e decussati. DIMORA: Fabriano. f. s. Famiglia di Fabriano alla cui nobiltà fu aggregata con un FRANCESCO nel 1793. È iscritta nell'El. Nob. Uff. Ital. con il titolo di nobile di Fabriano (mf.), ed è rappresentata da FILIPPO, n. Fabriano 24 settembre 1871, di Antonio, di Giuseppe; sp. con Geltrude Mondati. Figli: 1) ROMUALDO, n. 16 settembre 1908; 2) Maria, n. 10 giugno 1916. Fratello: LUIGI, n. Fabriano 8 settembre 1881, sp. con Ines Mignanelli. Figli: 1) ANTONIO, n. Fabriano 9 agosto 1906; 2) TURIDDO, n. ivi 22 aprile 1908; 3) ROBERTO, n. ivi 8 settembre 1909; 4) Αι. DO, n. ivi 31 gennaio 1912. * SERAFINI. ARMA: D'azzurro alla fascia ас compagnata da tre stelle, due in capo e una in punta, il tutto d'oro; tra le stel le superiori e la fascia un serafi no al naturale, con otto voli di sposti a guisa di h. c. b. o. ☆ croce e decussati. DIMORA: Fabriano. LETTERA S Ramo della precedente famiglia di Fa briano, iscritta alla nobiltà di detta città dal 1793 in persona di FRANCESCO. Con RR. LL. PP. dell'8 dicembre 1910, ottenne il riconoscimento del titolo di mar chese nella discendenza di NICCOLÒ. È iscritta nel Libro d'Oro della Nob. It. enell'Elenco Uff. Nob. Ital. con i titoli di nobile di Fabriano (mf.), marchese (mpr.), nobile dei marchesi (mf.), ed è rappresen tata da NICCOLÒ, n. Fabriano 3 settembre 1871, di Pietro, sp. con Emma Marini. Figli: 1) PIERO, n. Roma 9 aprile 1910; 2) GIUSEPPE, n. ivi 5 dicembre 1911. p. c. b. o. SERAFINI AMICI. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla fascia ас compagnata da tre stelle di sei raggi, due in ca po e una in pun ta, il tutto d'o ro; fra le stelle superiori e la fa scia, un serafino al naturale con otto voli, disposti a guisa di croce e de cussati (Serafini); nel 2º d'azzurro al monte di tre cime all'italiana, uscente dalla punta e sostenente una colomba di argento sormontata da una cometa d'oro ondeggiante in palo e posta nel canton destro del capo (Amici). DIMORA : Fabriano. Famiglia iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. con il titolo di nobile di Fabriano (mf.), in persona di ROBERTO, di Luigi, di Roberto. Fratelli: FRANCESCO, ADRIANO. Figlio di Francesco: LUIGI. p. c. b. o. * SERAFINI SAULI. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro, inquarta to da un filetto d'oro accantonato da 4 serafini di carnagione; nel 2° d'argento, all'aquila di rosso col volo abbassato; con un lambello di rosso attraversante PAGINA 245 nel punto del саро. CIMIERO : Un'aqui la di nero, rostra ta di rosso, col volo abbassato. DIMORA : Monte sardo (Lecce). Famiglia origi naria da Morciano, passata poi in Lec ce e Gallipoli. Ag giunse il cognome Sauli per parentela con questa famiglia. Possedette il feudo di Celle, dato, poi, in soddisfazione di porzione ereditaria, da GIUSEPPE Serafini, del fu Angelo, alla so rella Barbara, moglie di Cesare Palladini; ed il casale di Tiggiano, che il medico e fi losofo ANGELO Serafino da Morciano com prò da Stefano Gallone per ducati 14.270 di carlini, con istrumento 20 ottobre 1640 per notar Alfonso Ragusa di Lucugnano. Decorata della croce di devozione del l'Ordine di Malta in persona di OroNZIO, nel 1795. La famiglia venne riconosciuta con RR. LL. PP. 20 luglio 1899 nel titolo di barone di Tiggiano. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone e predicato di Tig giano (mpr.), in persona di BARTOLO, n. Montesardo 1º novembre 1881, † 23 mar zo 1926, di Gaetano (n. 23 aprile 1830, t 12 agosto 1917), di Oronzio e di Marianna Caputo; spos. 8 maggio 1913 con Maria Sa veria Motolese Telesio. Figlie: Maria, n. Grottaglie 19 febbraio 1914; Rosaria, n. ivi 12 marzo 1918; Anna, n. ivi 10 agosto 1920; Gaetana, n. Monte sardo 21 gennaio 1925. f. f. p. di s. SERANTONI. ARMA : D'azzurro a tre rose gambute e fo gliate d'oro, bene ordinate. DIMORA : Lucca. I Serantoni, che i genealogisti lucchesi fanno derivare dai Vernaccia, si trovano presenti in Lucca al giuramento di Giovan ni di Boemia nel 1331 con FRANCESCHINO, della contrada di S. Pietro Somaldi, ed as PAGINA 246 rie come PIETRO, di Jacopo, inviato dal 1582 al 1585 presso Fi lippo II di Spagna. Il P. GIUSEPPE MARIA, dell'Ordine di S. Agostino, fu valentissimo idraulico del sec. XVIII ed autore di rela zioni sulle bonifiche del territorio lucchese, disegnò una grande carta topografica del dominio della Repubblica, e scrisse e pub blicò nel 1765 una « Apologia del Volto Santo ». La famiglia Serantoni fu iscritta nelJ.i bro d'Oro,delle famiglie nobili delia Re pubblica nel 1628, e dalla Deputazione del la nobiltà del Ducato borbonico ebbe rico nosciuto, con decreto del 16 settembre 1828, « il diritto d'inserire nella sua arma gentilizia i gigli concessi da S. M. il Re di Francia » . La stessa Deputazione concesse alla famiglia la nobiltà patrizia ereditaria ai discendenti da SCIPIONE (sp. con Raf faella Rayo), di Carlo e da VINCENZO, di Francesco. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile patrizio di Lucca (mf.), in persona di FRANCESCO, di Vincen zo, di Scipione. e. 1. SERARCANGELI. ARMA: D'azzurro alla fascia d'oro accompagnata in capo da uno ste lo di giglio di giardino al na turale fiorito e bottonato, e da una spada con la lama d'argen to e l'elsa d'o ro, passati a cro LETTERA S sumono il loro co gnome al principio del sec. XV con ser ANTONIO, di Jaco po, di Nicolao. Dal 1432 al 1798 ebbe ro nel governo del la Repubblica mol ti gonfalonieri ed anziani. Sostenne ro uffici e ambasce ce di S. Andrea; ed in punta da un gi glio d'oro. DIMORA : Camerino. Antica famiglia di Camerino, le cui pri me notizie risalgono al 1539, in cui un ma gister SILVIUS Ser Arcangeli, apparteneva al Consiglio dei XII reggenti la città di Ca merino. Paolo III, con Breve del 24 ottobre 1541, nominava CAMERINO Ser Arcangeli, castellano di Sassoferrato. NICOLA (nato 1755, † 1843), fu creato vescovo di Fano da Pio VII, nel 1817. PIETRO PAOL,O, ottimo magistrato, dottore in utroque, scrittore in latino ed italiano, pubblicò memorie su Camerino. Morì nel 1860. VINCENZO, di lui figlio, fu creato vescovo di Foligno, nel 1879, da Leone XIII. La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. con il titolo di patrizio di Ca merino (mf.). p. c. b. o. * SEREGO (DI) e * SEREGO (D1) ALI GHIERI. ARMA: Semitron cato partito : nel 1º d'oro aliaqui la coronata di nero, linguata di rosso, col volo abbassato; nel 2º di rosso a tre spade d'oro po ste in banda, u na sull'altra; nel 3º d'azzurrro al semivolo sinistro d'oro. Alias: Inquartato : nel 1º e 4º d'oro all'aquila di ne ro bicipite con le teste diademate del campo; nel 2º e 3º di rosso a tre spade al naturale poste in banda all'ingiù, una accanto al tra, accompagnate da una stella di sei raggi d'oro posta nel secondo punto in capo, nel terzo in punta; sul tutto degli LETTERAS Alighieri, che è: partito d'oro e di nero alla fascia d'argento attraversante. PAGINA 247 garono i nobili a lasciare le rocche del ter ritorio per venire ad abitare in città, si co CIMIERO: Un falcone sorante sostenuto da strusse a Vicenza la casa in contrata stra un carrello di rosso, ornato d'oro. tae maioris, sive puthei a catenis, là dove Мотто: Мemoriale così va. DIMORA: Verona, Venezia, Roma. L'antica gens italica dei Marassi, origi naria di Vicenza, si divise quivi, prima del 1000, in vari rami, i quali, pur conser vando da principio tale nome, furono poi specificatamente indicati con quello del luogo, ove avevano possedimenti terrieri e castello, così che questo nome del luogo divenne poi il loro vero cognome. Fra que sti rami il più importante fu quello dei Marassi da Seratico o Serego (ora Sarego), che è uno dei Comuni del distretto di Lo nigo nella provincia vicentina. Secondo vecchie tradizioni popolari, raccolte anche dai due ultimi bibliotecari della Bertolia na, Mons. Bortolan e Mons. Rumor, un Riprando Marassi da Seratico fu nel 936 fra i cavalieri vicentini riusciti vincitori a Treviso in uno di quei tornei, pei quali andò allora famosa la marca Trevigiana, detta per ciò la marca gioiosa, e un altro Marassi da Seratico, insieme con un Mal traversi, un Trissino, un Thiene e un Vi varo, comandava ai più di mille crociati vicentini accorsi nel 1147 alla chiamata di Papa Eugenio III, i quali crociati più non rividero la patria, perchè nel ritorno nau fragarono sulle navi venete, che li traspor tavano. Ma, lasciando da parte le leggende, nel lo storico Sansovino troviamo che i Maras si di Sarego « havendo in Vicenza fondate le loro radici et pervenuti a supremi hono ri, secondo l'occorenze, hebbero governo et furono grandi oltre agli altri, si come si comprende per le insegne della casa, che sono tre spade d'oro in campo rosso, scol pite et dipinte in più luoghi pubblici et privati così sacri come profani, accompa gnate con l'arme della Communità posta dalla sinistra dell'arme Serega, argomento certissimo della sua preminenza et Signo ria in quel Stato ». L'albero genealogico di questa famiglia compilato dallo storico Alessandro Canob bio, comincia dall'anno 936 col già accen nato Dominus RIPRANDUS MARASSUS de Seratico, il quale, quando i Comuni obbli il corso Umberto I fa angolo colla via di Santa Corona, nella qual chiesa eresse la prima cappella a destra di chi entra, sulla cui abside ancora si vede scolpito il suo stemma. Quando nel 1116 venne a Vicenza con gran seguito e solennità l'imperatore Enrico V, il pronipote di Riprando, per nome OTTONE, affine di porre i propri beni allodiali di Serego, Meledo, Monticello di Fara, Forlarea e S. Germano dei Berici, al sicuro da spogliazioni tanto facili in quei tempi di cittadine discordie, se ne fece da lui feudalmente investire. Così il figliuolo di detto Ottone, per no me GUIBERTO, quale feudatario del Sacro Romano Impero, il 27 di ottobre del 1154, nella tenda di Federico Barbarossa, a Po vegliano, fu uno dei testimoni alla pace celebratasi fra gli Estensi di Germania, du chi di Baviera e Sassonia, e quelli d'Ita lia marchesi: ciò che, dieci anni dopo, non impedì a lui ed al figlio suo Arnoldo di schierarsi colla Lega veronese che, quando lo stesso imperatore ritornò per punire le città della marca a lui ribellatesi, accorse a contrastargli il passo, e il 2 giugno del 1164, nel piano di Vaccaldo presso Viga sio, lo indusse a levare il campo e a retro cedere. Il detto Arnoldo ebbe sette figliuo li maschi, due dei quali, FEDERICO ed AN DREA, si trovarono più che mai coinvolti nella lotta fra il partito guelfo ed il ghi bellino (al quale ultimo sempre apparten nero i Serego), perchè avendo Federico, insieme coi suoi parenti Maltraversi e col proprio zio Malacapella nel 1194, in una insidia da loro tesa al ponte di Montebello contro i guelfi di Verona, ucciso il capo di questi, ch'era Balzanello Nievo, uomo ric co e potente, i veronesi, per vendicarlo, radunata gran gente, conquistarono il for te e ricco castello di Cologna, antico pos sedimento dei Serego, e lo diedero ai fi gliuoli di Balzanello; nè ciò bastando, die ci anni dopo, dagli stessi guelfi veronesi, capitanati dai Monticoli, « interfectus fuit Andreas de Seratico (fratello di Federico) in villa Leonici » . Ed un altro dei sette figli di Arnoldo, PAGINA 248 per nome RIDOLFO, generò CORRADO e GIM BERTO, che furono fatti avogari della Chie sa vicentina. Nè solamente a Vicenza si illustrarono allora i Marassi di Serego, ma parecchi di essi ebbero importanti uffici nello Stato di Milano. Infatti il figliuolo di Uberto, per nome PIOSELLO, dottore nelle leggi e assai celebrato giureconsulto, peritissimo nelle cose di Stato, il quale nell'agosto del 1384 aveva ottenuto dal doge Antonio Venier la cittadinanza di Venezia, fu poi chiamato da Gian Galeazzo Visconti, che gli conces se la cittadinanza milanese e lo fece vica rio generale del Ducato. Il figliuolo di lui, NICOLÒ, sposò Caterina da Sartirana e ne ebbe figlioli e nipoti, fra i quali un buon poeta umanista, pure di nome NICOLÒ (i cui Carmina del 1481 usciranno fra breve alle stampe colla versione metrica di un suo tardo pronipote) e parecchi governato ri dei castelli di Milano, di Pavia, di Ge nova, ecc., che furono poi investiti dei feudi di Robecco, S. Giulietta, e fatti con ti di Mondondone Vercellensis Districtus come appare dal testamento 12 agosto 1447 di Filippo Maria Visconti : « interfuerunt ibi testes Comes Antonellus de Seratico quondam Domini Gabriellis Praefectus ca stri Portae Jovis Mediolani, etc. ». Mag giore attenzione fra tali castellani merita OBERTO, che, fermatosi a Genova, vi era nel 1357 anziano della Repubblica e dal 1367 al 1380 consigliere. Egli ebbe due fi gli: GIACOмо, che nel 1418 fu nominato da papa Martino V vescovo di Savona, e DANIELE, fondatore d'un ramo dei Marassi dı Serego, che conservò il solo primitivo cognome Marassi e, dopo alcune generazio ni, passò con un GIO. BATTISTA nel 1656 a Palermo, dove ebbe le baronie di Fontana salsa e di Cametrici ed il ducato di Pietra tagliata, estinguendosi poi in un altro Gio. BATTISTA, la cui unica figlia Cirilla sposò nel 1818 don Luigi Alliata dei principi di Villafranca, così che in questa famiglia passarono e sono tuttora gli averi ed i ti toli del ramo dei Marassi di Sicilia. Ma sebbene anche altrove i Marassi di Serego si illustrassero, tuttavia il cерро della famiglia rimase sempre a Vicenza, donde, quantunque ghibellina, fu delle pri me mandate in esilio all'epoca della tiran LETTERAS nia di Ezzelino da Romano ed infatti do minus HENRICUS Marassus de Seratico è al diciottesimo posto nella lista dei banditi ed al primo in quella dei 350 nobili profu ghi congregati nel 1254 in ecclesia S. Be nedicti de Padova. Vicenza, dalla tirannia ghibellina di Ezzelino passò a quella guel fa dei Padovani, un cui episodio è narrato nel vol. IV, pag. 728, della Grande Illu strazione del Lombardo-Veneto di Cesare Cantù. Nello stesso sec. XIII furono consiglieri del Comune di Vicenza, oltre GIORDANO ed il padre di lui UGUCCIONE, anche un JACO MINO, annoverato fra i giureconsulti di quei tempi, e due RICCIARDI, dei quali uno era ambasciatore nella pace conclusa il 22 di dicembre 1280 tra la Comunità di Pado va ed Alberto della Scala. E nel secolo seguente un altro UGUCCIO NE generò BONIFACIO (1332 ....), il qua le il 5 d'aprile 1384 fu dallo stesso doge Antonio Venier fatto con tutti i suoi di scendenti cittadino di Venezia, ed ebbe due figlioli, il primo, SIMONE, di cui Lui gi Ongaro scrive : « La Chiesa di S. Vin uno cenzo, dotata subito di benefici, ne ebbe così rilevante da Simone di Serego che i Vicentini, anzichè seppellirne la sal ma nell'interno, dove esistono ancora tom be della sua famiglia, gli posero nel porti co un mausoleo collo stemma e l'effigie scolpita ». L'altro figlio di Bonifazio fu CORTESIA (anagramma di Seratico), che nato nel 1335, nel 1375 si trasferì a Verona, dove Bartolomeo ed Antonio della Scala l'ave vano chiamato quale governatore, generale delle loro armi dandogli poi, nel 1380, la loro sorella Giacoma in isposa, nel 1381 (23 ottobre) la tenuta di S. Sofia in Val policella e nel 1382 (25 marzo) ancor più larga dotazione di beni nel territorio vero nese. Tanta liberalità verso un uomo ve nuto di fuori destò l'invidia e l'odio dei vecchi cortigiani scaligeri, i quali mormo rarono che egli avesse avuto parte alla uc cisione di Bartolomeo della Scala ordinata dal fratello di lui Antonio, ma tale insi nuazione, ritenuta anche allora calunniosa, fu dai più recenti studi completamente sfa tata. Cortesia ricostituì la milizia, restaurò i castelli dello Stato, specialmente quelli LETTERAS del lago di Garda e, mandato nel principio del 1384 a respingere l'invasione di Sicco (Franceschino) da Caldonazzo, lo sconfisse egli tolse la Valsugana, costringendolo a ritirarsi come privato a Treviso. Oltre di che fu impiegato in varie ambascierie spe cialmente presso il conte di Virtù, come appare poi dalla sfidatoria finale di questo ad Antonio della Scala in data 21 aprile 1387. Intanto nella primavera del 1386 scoppiava la guerra coi Carraresi, i quali, battuti da Cortesia al ponte di Barbarano eda lui inseguiti fino alle mura di Padova, dove essendosi essi trincerati e fingendo egli di voler quivi passare il Brenta, lo passò invece con abile mossa il 23 giugno a Brusegana piombando il 25 sui nemici e mettendoli in fuga, onde già erano stati spediti a Verona messi di vittoria, quando, mutata a un tratto la sorte dell'armi per l'inatteso arrivo del famoso condottiero in glese Gio. Hagwood (l'Acuto) contro le bande scaligere già intente al saccheggio, Cortesia fu ferito e condotto prigioniero a Budellone sul ferrarese, dove morì mentre si stava trattando pel suo riscatto. Un an no dopo lo Scaligero, perduta la giornata di Castagnaro, perdette anche lo Stato per opera di Gian Galeazzo Visconti e si ritirò a Venezia, dove la sorella Giacoma, vedo va di Cortesia, per aiutarlo nel tentativo di rivincita che egli si proponeva di fare, gli portò il 14 di febbraio 1388, oltre tutto ciò che aveva in casa d'oro, d'argen to e di preziosi, anche 2200 ducati d'oro, i quali andarono perduti per la morte di An tonio, avvenuta il 3 di settembre dell'an a no stesso sui monti di Forlì, mentre con bande assoldate in Romagna tornava alla riscossa, e tale perdita, è tradizione, sia stata l'origine del motto memoriale così va, completato in segreto dagli altri due versetti, che il popolo ancora ripete : « chi denari ai prenci dà di ritorno non li avrà ». Cortesia lasciò tre femmine, delle quali una, per nome Cunizza, sposò poi in Vi cenza, nel 1394, il cremonese Marco, di Marsilio Cavalcabò, e due maschi : l'uno, BONIFACIO, che, morto prima del 14... in Pavia, vi fu sepolto nella chiesa di S. Ste fano, e CORTESIA II, così chiamato col no me del padre, perchè nato dopo la morte di lui. Questi, oltre che splendido ed ele PAGINA 249 gante cavaliere (onde a Ferrara nella festa del 4 marzo 1438 comparve fra quelli che tenevano le briglie al cavallo dell'impera tore d'Oriente) fu uomo di grande consi glio, onorato dai dogi Steno e Foscari, in scritto nel 1409 al Nobile Consiglio di Ve rona appena allora istituito, insignito nel 1444 per sè e discendenti della cittadinanza di Padova, e dall'imperatore Sigismondo dei titoli di conte del Sacro Romano Impe ro e di conte di Serego con Diploma data to da Ulma il 10 luglio 1434, confermato dalla Repubblica Veneta colla Ducale 22 settembre dello stesso anno. Da Cortesia II e da Caterina di Caserte, milanese, nacque PANDOLFO, che nel 1464 costrusse le chiese ed istituì le parrocchie di Cucca (ora Veronella) e di Miega nel territorio Colognese, dotandole di beneficio perpetuo, donde il juspatronato e diritto di nomina del titolare tuttora esistente. Spo sò Filippa da la Sale di Ferrara e ne ebbe ANTONIO MARIA, il quale da Origa da Gam bara, bresciana, ebbe : CORTESIA III (che, congiuntosi a Marianna Malaspina, formò un breve ramo finito poi in Laura, sposata con Paolo d'Arco e Brigida con Nicola di Castelbarco) , BONIFAZIO, che fu consiglie re dell'imperatore Massimiliano, Filippa (in Francesco Malaspina), Caterina (in Gian Francesco Giusti), GIROLAMO, proto notario apostolico (morto giovane in Ra venna), BRUNORO ed ALBERTO. Coi detti Brunoro ed Alberto la famiglia si divise nei due rami tuttora esistenti, ma prima di dividersi, essi, di comune accordo ed a spe se comuni, fecero un'opera grandiosa, del la quale ancora oggi nel veronese si sento no i benefici effetti. Poichè possedevano vasti terreni a sinistra ed a destra dell'Al pone, e questi ultimi minacciavano di im paludarsi non potendo più le loro acque scolare nel fiume, il cui letto si andava co stantemente alzando, mentre i terreni a si nistra difettavano di irrigazione, ebbero la geniale idea di far passare a sinistra l'ac qua di destra ed ottenuta di ciò licenza dal Governo Veneto con Ducale del 4 dicem bre 1574, chiamarono Andrea Palladio (il quale già aveva per loro architettate ed in nalzate le ville di S. Sofia in Valpolicella, di Miega nel territorio colognese) e gli fe cero costruire quel sottopassaggio tutto di PAGINA 250 cotto, lungo m. 53 col diametro di 1.80, che tuttora solidissimo ed ammirato unisce le due parti della gran fossa Serega di de stra e sinistra d'Alpone per una lunghezza di più che diciotto chilometri. Così la fos sa Serega per più di due secoli fu la prov videnza di tutti quei terreni, e adesso an cora, dopo che, per cambiamenti di pro prietà e di condizioni idrauliche, fu il 21 ottobre 1839 trasformata nella Società dei Sereganti, continua a beneficare un bacino di 4450 ettari (campi 13.350) compresi in sette Comuni. SEREGO ALIGHIERI (DI). BRUNORO, il primogenito dei due figli di Antonio Maria ed Origa Gambara che eb bero discendenza, fu condottiero di 50 uo mini d'arme e di 100 cavalli leggeri per la Repubblica Veneta e si segnalò nei com battimenti di Ghiaradadda. Seguì poi l'im peratore Massimiliano, che, nominatolo suo consigliere e luogotenente, gli rinnovò l'investitura del castello di Cologna, che era stato tolto ai Serego dai guelfi veronesi nel 1194. Da Massimilla Martinengo ebbe ANNIBALE (che sposata Lucia di Collalto formò un ramo durato solamente circa un secolo) e MARCO ANTONIO, che fu il ca postipite dei Serego Alighieri, perchè l'ul timo rampollo di Dante, il canonico Fran cesco Alighieri la cui nipote egli aveva sposato (1549) lasciò ai discendenti maschi di lui (con testamento 12 agosto 1558) in sieme con la sua sostanza anche l'obbligo di portarne il glorioso cognome. Suoi fi gloli furono : PIERALVISE, ESTORE (che fu capitano alla Canea e si trovò venturiero nella felice giornata di Lepanto), CORTE SIA, ORAZIO, GIORDANO II, GIULIO CESARE, CORTESIA, ERCOLE ed ALESSANDRO, medico e filosofo, morto nell'assistere i colpiti dal la pestilenza del 1575 e sepolto nella chie sa di S. Fermo Maggiore in Verona. Di questi dieci figlioli maschi, il primo genito Pieralvise sposò Angela Giusti, che gli generò tre maschi, dei quali uno solo, PANDOLFO, si ammogliò con Origa Lava gnoli, procreando PIERALVISE, che da Li via Spolverini ebbe PANDOLFO (Vicario del la Casa dei Mercanti nel 1695) e questi, da Drusilla di Serego, PIERALVISE (che nel 1701 fu Vicario della Casa dei Mercanti, LETTERAS nel 1705 capitano del Lago di Garda) e MARCANTONIO, che da Teodora Zenetti ge nerò PANDOLFO e questi da Maria Teresa Pellegrini, MARCANTONIO, BRUNORO e FEDE RICO BARNABA. Marcantonio nel 1797, du rante la sollevazione delle Pasque verone un si, fu presidente della Intendenza alle ar tiglierie, onde l'anno dopo, imprigionato dai francesi, dovette sborsare grosso riscat to. Sposò Teresa Montanari e formò breve ramo estintosi nel 1896 in FILIPPO, che non avendo prole dalla moglie Teresa Conati, lasciò il proprio patrimonio in ope re. di beneficenza. Brunoro fu luogotenente generale del re di Baviera, governatore del la città di Augusta, ed ivi morì nel 1815. Federico Barnaba sposò Anna da Schio e n'ebbe PIERALVISE, che da Marianna Veri tà Poeta procreò CORTESIA, DANTE e FEDE RIGO. Quest'ultimo morì celibe, cav. del S. M. O. di Malta, Cortesia sposò Emilia de Lutti e fu padre della vivente Marian na in Giovanelli, Dante sposò Maria Ve nier e fu padre del vivente PIERALVISE. La famiglia fu confermata nel titolo di nobile e conte con S. R. A. 9 dicembre 1820. I Di Serego Alighieri furono riconosciuti nei titoli sotto indicati con D. M. 27 mag gio 1929. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (di Verona) (mf.), nobile di Mantova (mf.), patrizio fiorenti no (m.), conte del S. R. I. (mf.), conte di Serego (m.), in persona di PIETRO ALVISE, dottore in giurisprudenza, n. 28 inaggio 1875, di Dante, di Pietro (n. 9 gennaio 1843, + 7 novembre 1895) e di Maria con tessa Venier (n. 9 gennaio 1847, † 28 apri le 1915); spos. con la nob. Anna dei conti Meniconi Bracceschi. Figli: DANTE, n. Venezia, 15 gennaio 1905, dottore in giurisprudenza, cav. d'on. e dev. del S. M. O. di Malta; Massimilla, n. Venezia, 21 ottobre 1906; Maria Madda lena, n. Venezia, 31 marzo 1908; FEDERICO, n. Gargagnago, 25 agosto 1912; LEONARDO, n. Firenze, 28 novembre 1917. Zio: CORTESIA, n. 18 dicembre 1840, t 16 luglio 1887, spos. con Emilia nob. De Lutti. Figlia: Marianna, n. S. Rocco di Lava LETTERAS gno, 24 settembre 1879, spos. 28 luglio 1901 al principe Alberto Giovannelli. v. S. * SEREGO (DI) . ARMA : Inquarta to : nel 1º e 4º d'oro all'aquila di nero bicipite con le due teste diademate del campo; nel 2º e 3º di rosso a tre spade al natura le poste in ban da all'ingiù, una accanto all'altra, accompagnate da una stella di sei raggi d'oro posta nel secondo punto in capo, nel terzo in punta; sul tutto di rosso al la scala d'argento di cinque piuoli. CIMIERO : Un falcone sorante sostenuto da un carrello di rosso ornato d'oro. Мотто: Memoriale così va. DIMORA : Verona. Ramo della precedente famiglia : l'altro figliolo di Antonio Maria e di Origa da Gambara, per nome ALBERTO, fu egli pure condottiero di cinquanta uomini d'arme e di cento cavalli leggeri per la Repubblica Veneziana e luogotenente Generale di Lu cio Malvezzi, governatore dell'armi. Di lui lo storico contemporaneo Francesco Sanso vino dice: « La sua magnificenza et gene rosità era tale ch'egli diede ricetto nelle sue stanze alla Cucca (ora Veronella) non pure a Duchi di Mantova et ad altri gran Principi per passaggio, tenendoli per mol ti giorni con gran splendore, ma a Carlo Quinto Imperatore et alla sua Corte piena di molti Signori, con tanto ammirabile et sontuoso trattenimento et con tanta abbon danza di elettissime et esquisite vivande et apparecchi, che Carlo restato stupito heb be a dire che da pochi o da nessun altro Principe era stato così regalmente tratta to». Alberto da Camilla Visconti Borromeo ebbe ERCOLE, LODOVICO, MARCANTONIO e FEDERICO. Ercole militò 25 anni per i Ve neziani, prima sotto Camillo Orsini, poi, coll'incarico dello stendardo di cento uo PAGINA 251 mini d'arme sotto Valerio Orsini, dopo la cui morte governò quella banda per buono spazio di tempo, sostenendola spesso a sue spese, onde n'era amatissimo. Lodovico e Marcantonio morirono senza eredi e Fede rico sposò Violante di Canossa, dalla qua le nacquero BONIFAZIO, che sotto l'impe ratore Rodolfo fu alla Corte Cesarea; Bo NIFACIO sotto Filippo II alla Corte di Spa gna; Lodovico (referendario dell'una e l'al tra segnatura, prolegato di Spoleto, ecc., dal 1612 al 1625 vescovo di Adria, nunzio agli Svizzeri, sepolto a Roma in S. Maria Maggiore) ed ALBERTO, che sposò Giulia Averoldi e ne procreò Giordano, che ebbe molti pubblici uffici, fra i quali quello di Provveditore della città, ed ANTONIO FRAN CESCO (Vicario della Casa dei Mercanti nei 1635), che da Drusilla Sagramoso ebbe MEZZUSBERGO, amatore delle scienze natu rali, fondò nella sua casa l'Accademia de gli Aletofili- amici della verità, e FEDERI co, che sposata Caterina di Castelbarco procreò GIUSEPPE CARLO ed ANTONIO. Giu seppe Carlo (1679-1718), generale dell'im peratore Carlo VI, morì a soli 38 anni, in Pisa, il 12 gennaio 1718 : aveva sposato la francese Madame de Bernet e fondò breve ramo estintosi nel 1835 con un FE un DERICO, buon cultore delle lettere, che da Eleonora di Canossa non aveva avuto di scendenza. Antonio sposò Cecilia di Ca nossa e ne ebbe FRANCESCo, che da Drusil la Serego Alighieri generò ANTONIO GIU SEPPE (n. 1783, † 1858) e questi da Maria Da Ponte : FRANCESCO (n. 1816, † 1877), GIOVANNI (n. 1817, † 1896), Niccolò (n. 1819, † 1882) ed ANTONIO MEZZUSBERGO (n. 1826, † 1902). Di Francesco, nell'atrio della Biblioteca Comunale di Verona si legge scolpito che nel 1870 egli le donava « insieme con antichi libri e manoscritti ereditati dagli avi, anche il loro insigne epistolario dal 1403 al 1738 affinchè fosse valido sussidio per gli studiosi della storia cittadina e fonte autorevole alle ricerche sugli usi signorili di que' tempi ». Sposò Rosa dei Vallenari e fu padre del vivente ANTONIO Alberto. Giovanni, imprigionato dal Governo Austriaco con altri patriotti nel 1863 fu con essi durante la istrutto ria prosciolto. Antonio Mezzusbergo, nel 1848, tenente nel corpo degli studenti vo PAGINA 252 lontari crociati, combattè all'assedio di Vi cenza e rimase ferito nella giornata di So rio; sposò Giovanna Noris e fu padre di Lucia, vivente. Questo ramo fu riconosciuto nei titoli e nell'arma con D. M. 20 luglio 1905. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (di Verona) (mf.), conte del S. R. I. (mf.), conte di Serego (m.), in persona di ANTONIO ALBERTO, dot tore in giurisprudenza, cavaliere della Co rona d'Italia, n. Verona, 20 maggio 1855, di Francesco (n. 1816, † 1877), di Antonio Giuseppe e di Rosa Valenari († 1891); Sp. Verona 17 ottobre 1892 con la nobile Ca rolina dei conti da Lisca. Figlio: CORTESIA FRANCESCO CARLO, n. Verona, 19 luglio 1905, dottore in giuri sprudenza e in scienze politiche. Cugina (figlia di Antonio Mezzusber go, di Antonio Giuseppe) : Lucia, n. Ve rona 7 ottobre 1868, sp. 22 settembre 1892 al nobile Guglielmo Cavazzocca Mazzanti. V. S. SERENA DI LAPIGIO. ARMA: D'argento alla sirena di due code al na turale, coronata d'oro, movente dal mare d'az zurro; col capo di rosso caricato di tre gigli d'ar gento, abbassato sotto un altro capo cucito d'az zurro caricato di tre stelle di sei raggi d'oro. Alias (Sembra che lo stemma originario fosse anticamente : D'azzurro a sette stelle di sei raggi d'oro disposte a modo dell'orsa maggiore). Мотто : Sereno micant. DIMORA: Roma e Altamura. Antica famiglia che fu creduta origina ria di Roma, e di cui si hanno memorie in Montesantangelo e passata poi a Fog gia ove fu annoverata fra quelle famiglie nobili (vedi Lumaga : « Teatro della No LETTERAS biltà di Europa »). Risulta da un diploma della Regina Giovanna II d'Angiò che nel 1417 era già investita del feudo di Lapigio, in Comitatu Molisij, in persona del milite FRANCESCO SERENO (Reg. Reginae Johan nae Secundae Sig. 1417, fol. 59, Arch. del la l'en. Lingua di Italia, Prot. 192), nato verso la fine del 1300, primo possessore di detto feudo con dominio di vassalli e con piena giurisdizione. Questo Francesco è ri conosciuto capostipite della casata. Il ramo primogenito fiorì in Foggia fino alla pri ma metà del 1600 e si estinse con Camilla Serena, mentre l'antico ramo di Montesan tangelo nelle « Giunte alla Historia di Gio . Antonio Summonte », di P. Sarnelli, è re gistrato ancora vivente nel 1670. Verso la fine del XV secolo si diramò in Altamura, ove fece parte di quel Primo Ordine Civico contando una ininterrotta serie di eletti dei Nobili alle varie Magi strature della città, ecclesiastici di chiara fama, letterati, giuristi, uomini politici che servirono con onore la Patria (Car te Farnesiane, Processi Antichi di Re gia Camera della Sommaria; Processi nuo vi della Sommaria; Processi del Consiglio Collaterale, in Archivio di Stato di Napoli, e Libro dei Parlamenti della città di Alta mura). Il progenitore di questo ramo alta murano della famiglia fu GIOVANNI, figlio di Messer Fabrizio Sereno, di Foggia, e marito della Nob. Ursola Filo (Reg. « Ju ramenta omnium antiquiorum beneficio rum » della Curia Prelatizia di Altamura); si ha pure notizia di un Donato, vescovo di Ischia e vicario generale a Napoli nel 1500, menzionato in una Storia manoscrit ta della città di Altamura (compilata nel l'anno 1668 dal dottor Domenico Santoro) quale appartenente alla nobile famiglia al tamurana. Fu decorata, nel 1485, della Regia familiarità da Re Ferrante I d'A ragona in rimunerazione delle militari benemerenze di Messer FABRIZIO, milite ( Archivio dell'Ordine di Malta in Roma, fasc. Ν. 96, vol. 2º, fol. 205, retro e fasci colo 97, fol. 50). Si distinse, nel 1544 e nel 1564, per aver condotto ambascerie in Parma presso il Principe Ottavio Farnese, dirette a patrocinare gl'interessi della città di Altamura (Archivio Municipale di Alta mura e Gr. Archivio di Napoli, vol. 2º dei LETTERAS « Processi antichi di Regia Camera » Prot. N. 9, « Privilegi della città di Altamura), e per avere in tutti i tempi seguenti par tecipato alla amministrazione di quella cit tà tenendovi quegli uffici che ai soli Nobi 11 competevano. Fu ricevuta per giustizia nel Sovrano Mil. Ord. di Malta nell'anno 1703 come quarto del Cav. Alfonso Candi da, di Lucera, del quale era ava Camilla Serena, di Foggia, discendente da France sco (Processo delle prove di nobiltà del nobile Alfonso Candida del Priorato di Ca pua, nell'Archivio della Veneranda Lingua d'Italia dell'Ordine Sovrano di S. Giovanni di Gerusalemme). Partecipò alla storica di fesa della città di Altamura contro l'assal to delle truppe del Cardinal Ruffo ne! 1799. Il ramo passato ad Altamura è quello che tuttora sopravvive. Si denominò Sere nus, Sereno, de Sereno, de Serenibus, Si rena, e solo nei primi anni del 1600 nella ortografia del suo cognome incominciò prevalere la forma fissata di poi in Serena. Verso la metà del 1700 la nobile famiglia a Campanile, originaria e patrizia di Ravello e signora di vari feudi, vissuta per alcuni secoli in Altamura e iscritta anch'essa a quel primo Ordine Civico, si estinse nella famiglia Serena, la quale inquartò il pro prio stemma con quello dei Campanile e per alcun tempo usò aggiungerne il cogno me al proprio. Fra i personaggi più eminenti della fa miglia si ricordano : FABRIZIO SERENO, milite, che partecipò nel 1480-1481, con sua gente, e fu fe rito, alla guerra d'Otranto contro i Tur chi; Ferrante II d'Aragona, in rimunera zione di questi suoi militari servigi e spe cialmente del valore dimostrato, lo confer mò nel 1485 nel possesso del feudo di La pigio (in Comitatu Molisij) « cum homini bus et vassallis, angariis et per angariis et cum omnibus juribus »; lo nominò suo Ciambellano, e gli assegnò sei once annue d'oro. Il nome di questo guerriero figura fra i venti iscritti nei medaglioni che ador nano la base del monumento innalzato ad Otranto a ricordo dei martiri e degli eroi di quella guerra. Il dottor GASPARE, figlio del predetto Giovanni di Fabrizio Sereno, fu sindaco PAGINA 253 di Altamura, e in veste di legato e procu ratore generale della Università di questa città, stipulò a Parma con Ottavio Farne se l'istrumento del 1533 per cui Altamura passava sotto la giurisdizione di quel Prin cipe; ritornò poi a Parma nel 1564, col no bile Teodosio de Angelis, per la conferma di antichi e la concessione di nuovi privi legi a favore della sua città. GIOVAN FRANCESCO, eletto dei Nobili nel 1772-73; ARSCENZIO, U. J. D., eletto dei Nobili nel 1595-96, 1600-01, 1604-05, 1608-09; OTTAVIO, Judex (giudice della Bagliva) nel 1596; PONZIANO, di Arscen zio, camerlengo e sindaco dei Nobili; Luzio, di Arscenzio, eletto dei Nobili 1639-40, 1643-44, 1646-47, 1659-60; NICO LANTONIO, di Ponziano, eletto dei Nobili 1660-61, 1666-70, 1674-75, 1675-76, 1685 86, 1691-93; PONZIANO, di Gregorio, eletto dei Nobili 1683-84, 1685-86, 1689-90, 1694 95, 1698-99, 1700-01; FRANCESCO PAOLO, di Ponziano, camerlengo nel 1750, eletto dei Nobili 1716, 1737, 1741, 1754; MICHELE, nato nel 1695, U. J. D., uomo dottissimo e illustre giurista; VINCENZO, camerlengo nel 1760 e nel 1772-73, sindaco dei Nobili nel 1770, eletto dei Nobili nel 1774, 1784, 1786, 1789, 1790. Dei tre fratelli : NICOLANTONIO (1750 1791), FRANCESCO PAOLO (1753-1802) e Do MENICO IGNAZIO (1755-1803), il primo fu profondo giureconsulto, strenuo difensore dei diritti della sua città, professore di di ritto delle genti ed ebbe nome reputatissi mo nel Foro della capitale del regno delle Due Sicilie; il secondo, fu camerlengo nel 1780-81, 1781-82; il terzo fu canonico della Regia Cattedrale, professore di sacra teo logia e di diritto, letterato e ardente soste nitore, insieme col fratello Francesco Pao lo, della repubblica Partenopea. Ebbe la casa dei suoi avi devastata e incendiata nella invasione sanfedista del 1799 e di strutta la biblioteca di famiglia, ricca di migliaia di volumi; fu crudelmente malme nato e trascinato da un carcere all'altro ai forti di Brindisi, di Santo Stefano e della Vicaria. In questi ultimi tempi hanno poi dato lu stro al nome : GENNARO, n. 1810, † 1884, U. J. D., economista, giurista, letterato. Fu sottointendente e consigliere d'inten PAGINA 254 denza in terra di Bari dal 1848 al 1850; dal 1862 al 1864 consigliere della provincia e della città di Napoli, ove coprì anche la carica di assessore e di vice-sindaco; consi gliere della provincia di Bari, sindaco di Altamura; insignito del patriziato della Repubblica di San Marino, degli Ordini Equestri del Santo Sepolcro, dei SS. Mau rizio e Lazzaro, della Corona d'Italia, есс., ecc., membro di numerosissime Accademie letterarie e scientifiche d'Europa, cittadino onorario di vari Comuni. Nel 1855 fondò e diresse a Napoli, con Bruto Fabricatore, la Rivista Sebezia, avendo a collaboratori gli uomini più insigni per dottrina e pa triottismo del Mezzogiorno. Profondo in politica legislativa, in diritto amministrati vo e scienzė sociali, lasciò numerose pub blicazioni altamente apprezzate. Sposò in prime nozze Emilia Giannuzzi (23 febbraio 1834) e in seconde nozze Rosa Lombardi (26 ottobre 1856). OTTAVIO, figlio di Gennaro e di Emilia Giannuzzi, n. Altamura 1837, m. Roma 1914, U. J. D., cav. di Gr. Cr. dei SS. Maurizio e Lazzaro, ecc.; statista, giure consulto, letterato, storico, patriota; auto re di fondamentali monografie relative alla storia della città d'Altamura e di pregiate opere d'indole letteraria e di varia dottri na. Fu tra i dirigenti cospiratori per l'uni tà d'Italia nel Comitato Insurrezionale Provinciale del Barese, segretario del Go verno Provvisorio d'Altamura e di Bari nel 1860. Coadiuvo Saverio Baldacchini, presi dente del Consiglio Generale di Istruzione Pubblica in Napoli, nell'opera di riordina mento della pubblica istruzione nel Napo letano, e fece parte a Torino, in qualità di segretario particolare, del gabinetto del mi nistro Francesco De Sanctis. Ritornato nella città natale, ricoprì le cariche di de curione, consigliere, sindaco. Membro del Consiglio Superiore degli Archivi di Stato, è tuttora compulsata e citata dai compe tenti la relazione sul riordinamento di essi da lui presentata nel 1882 alla Camera dei Deputati. Deputato al Parlamento per set te legislature; varie volte consigliere e pre sidente del Consiglio Provinciale di Terra di Bari; delegato straordinario all'Ammini strazione del Comune di Napoli; per tre anni Prefetto del Regno; Sottosegretario LETTERAS di Stato per gli Affari Interni; Consi gliere di Stato; Senatore del Regno dal 1898 e Questore del Senato; Presidente del la R. Commissione d'Inchiesta al Ministe ro della P. I.; Presidente onorario del Consiglio di Stato. Fra le altre testimo nianze della sua dotta operosità rimango no i verbali della Reale Commissione, crea ta nel 1910 per lo studio della riforma alla legge sulla giustizia amministrativa e quel li della Commissione Consultiva per le operazioni demaniali presso il Ministero di A. I. C. della quale fu Presidente. Prese parte notevolissima alla creazione delle più benemerite istituzioni culturali nella sua Provincia ed ai più importanti dibattiti delle Assemblee Legislative e delle mag giori Commissioni Parlamentari. Istitui tasi nel 1907 la V Sezione del Consiglio di Stato, ne fu il primo Presidente, e nella sua orazione inaugurale, che venne poi de finita memoranda per densità di dottrina giuridica e di concetti civili, segnò i linea menti e le finalità del nuovo Istituto della Giustizia Amministrativa. Di particolare imponenza fu la commemorazione fatta per la sua morte al Consiglio di Stato. So lenni pubbliche onoranze furono poi tribu tate alla sua memoria a Bari, ove nell'aula di quel Consiglio Provinciale venne collo cato il suo busto; a Lucera, dove fu sco perta una lapide in suo onore; nella città nativa, dove fu al suo nome intitolata la strada ove ebbe sede la Scuola speciale d'a. gricoltura da lui fondata nel 1872. Sposò il 27 luglio 1862 Maria Priore, morta in Roma il 18 maggio 1911 . Questa famiglia fu riconosciuta con De creto Ministeriale del 28 aprile 1897 nel ti tolo di Nobile (mf.), come disc. dal suddet to Francesco, e successivamente con RR. LL. PP. di riconoscimento del 10 febbraio 1898 col titolo di Barone (mpr). Fu auto rizzata infine, con RR. LL. PP. del 6 ot tobre 1912, ad incardinare al cognome il predicato di Lapigio (mf.) . Con tali titoli è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. in persona di Gennaro, di Ottavio, di Gennaro, sp. a Giuseppina Garzia. Fratello: NICOLA, sp. Maria Persi ved. Canonico. Sorelle: Maria, sp. a Federico de Pepро, LETTERAS m. il 23 febbraio 1920; Emilia; Irene, sp. al Nob. Biagio di Pietro Accolti Gil. Figli di Gennaro: OTTAVIO, Primo Segre tario di Legazione, spos. alla nobile Emi lia Canonico, figlia di † Luigi Fiorenzo e di Maria Persi; Giulia, sp. al Barone Pao 10 Melodia; Maria Letizia, sp. al † Nob. Giulio de Cesare; Laura. Figli di Ottavio: Fiorenza Camilla; FA BRIZIO, n. il 26 settembre 1925. * SERENELLI. ARMA: V. S. D'azzurro alla sirena di carnagione di due code, capel luta d'argento, coronata d' oro, vestita di rosso, posta di fronte e tenente con le mani l'estremità di dette code. Мотто : Dominus erigi elysos . DIMORA : Verona. Famiglia veronese, che figura nel cam pione dell'estimo dal 1473 e dal 1558 fu aggregata al nobile Consiglio della città. Nel 1791 fece acquisto di un carato della podesteria di Lizzini e con Decreto del Se nato Veneto 25 febbraio 1792 ne fu inve stita con titolo comitale e fu ascritta nel l'Aureo Libro dei Titolati e fu confermata nella sua avita nobiltà con S. R. dell'impe ratore d'Austria il 1º marzo 1820. I titoli di nobile di Verona e di conte furono ricono sciuti con D. M. 21 novembre 1920. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (di Verona) (mf.), conte (m.), in persona di Carlo SCIPIONE, di Dionigio, n. Verona 4 marzo 1858, di Francesco, di Bartolomeo, e di Calpurnia deLutti. Figli: Silvia, Angela, MARINO, Sere nella. Fratello: UMBERTO, n. Verona 26 feb braio 1864, spos. Bologna 3 maggio 1886 con Ernesta Nardini. Figli di Umberto: SERENELLO, n. Verona 7 maggio 1887; Emma, n. Verona 23 gen PAGINA 255 naio 1893, spos. Verona 11 ottobre 1917 con Edoardo Lo Faso. Cugino (figlio di Francesco, di Dionigio, di Francesco, e di Italia dei conti Serego) : GIUSEPPE, n. Verona 11 luglio 1885, spos. Zevio 21 dicembre 1922 con Augusta Cle mente. Figli: DIONISIO, n. Zevio 11 giugno 1926; FRANCESCO MARIA, n. Zevio 12 genn. 1928. b. c. SERGARDI. ARMA: Partito di rosso e d'azzur ro, ai due mar telli d'oro passa ti in croce di S. Andrea sulla partitura con la bocca piana e il taglio bifido e coi manichi tor niti a fior d'A vellana; col ca po d'Angiò abbassato sotto un capo d'o ro all'aquila spiegata di nero, coronata del campo. DIMORA : Siena. Sembra che questa famiglia sia origina ria da Montalcino, da dove passò poi a Sie na, venendo ascritta, verso la metà del XIV secolo, al Monte del Popolo. Il pri mo risieduto nel Supremo Magistrato fu ser GIOVANNI, di ser Gardo, nell'anno 1463 . NICCOLÒ, di Giovanni, fu console di Mercanzia nel 1496, e dei Regolatori nei 1497. Suo fratello FILIPPO, dottissimo giu reconsulto, fu abate di Strigonia in Unghe ria, chierico di Camera del pontefice Ales sandro VI, che lo spedì come nunzio al l'imperatore Massimiliano; nominato ve scovo di Corinto, morì durante una mis sione diplomatica in Germania. ACHILLE, di Niccolò, era nel 1519 fra i Maestri del sale; suo fratello FILIPPO era nel 1517 protonotario apostolico, chierico di camera del papa Leone X, soprinten dente del fisco pontificio e segretario dei Brevi. Siena lo impiegò in ambascerie al pontefice. NICCOLÒ, di Achille, nel 1530 fu tra i deputati sulla guerra; nel 1533 venne in PAGINA 256 viato al pontefice Clemente VII per invi tarlo a passare da Siena nel suo viaggio verso Marsiglia; nel 1546 andò al pontefi ce Paolo III, per scusare la politica senese verso la Spagna; nel 1547 era console di Mercanzia e, nel 1555, faceva parte della missione incaricata di trattare in Firenze la resa e sottomissione di Siena alle armi imperiali e medicee. Dei numerosi figli di Niccolò, FEDERIGO fu il capostipite dei Sergardi Bindi. Fra gli altri si distinsero ALESSANDRO, avo di altro ALESSANDRO, protonotario apostolico, canonico del Duomo, e vescovo di Mon talcino, e di ACHILLE, che nel 1670 era cavaliere di S. Stefano e comandante di una galera e poi della nave capitana del l'Ordine, governatore della flotta, bali di Gubbio e comandante della fortezza da Basso di Firenze; ACHILLE, altro figlio di Niccolò, sostenne varie ambascerie per Siena, prima della caduta della città, e in seguito fu fatto cavaliere dello speron d'o ro e conte palatino dall'imperatore. Fu re ferendario della curia pontificia e gover natore di Fano, Ancona e Fermo e da Si sto V venne nominato vescovo di Massa. Da FILIPPO, altro figlio di Niccolò, di scendono i Sergardi attuali, i quali non presero parte notevole alla vita pubblica di Siena, ma si imparentarono con le prin cipali famiglie di quella nobiltà, mante nendo sempre un rango preminente. Fu rono ascritti al Patriziato di Siena nel 1753. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Siena (mf.), ed è rappresentata da: a) LUIGI, di Bernardino, di Celso. Figli: ACHILLE, BENVENUTO. Figlie di Achille: Fulvia, Maria Luisa. b) FRANCESCo, di Giovanni, di Mario. Figli: CARLO, ENRICO. g. c. SERGARDI BINDI. ARMA: Partito, di rosso e d'azzurro, ai due martelli d'oro passati in croce di San t'Andrea sulla partitura, con la bocca piana e il taglio bifido e coi manichi tor niti a fior d'Avellana; col capo d'Angiò abbassato sotto un capo d'oro, all'aquila spiegata di nero, coronata del campo. LETTERA S Discendono, at traverso FEDERIGO, di Niccolò, di cui si è detto avanti, da Giovanni di Ser Gardo, risieduto nel 1463. Questo Federigo fu prov veditore di Bic cherna nel 1601 e fu padre di GIOVAN FRANCESCO, che ot tenne il cavalierato di S. Stefano. ORAZIO, suo fratello, fu lettore nell'Università di Macerata e poi rettore dell'Opera di Pro venzano, mentre un terzo figlio di Federi go, OTTAVIO, avendo sposata Meridiana Bindi, fu adottato da questa famiglia assu mendone il nome. Siccome poi, a sua vol ta, non ebbe discendenti, il nome dei Bin di, con la tenuta di Farnetella, passarono al fratello GIO. FRANCESCO su ricordato. NICCOLÒ E ALBERTO, di Giovan France sco, furono ambedue cavalieri di S. Stefa no, mentre il loro fratello GIROLAMO venne nominato protonotario apostolico e vicario dell'arcivescovo di Siena. FRANCESCO, di Achille, di Alberto, intra prese il prosciugamento del Piano del La go presso Siena, ottenendo aiuti dal gran duca Pietro Leopoldo e conducendo a ter mine i lavori intorno al 1780. GIOVANNI, di Francesco, fu canonico del Duomo, poi vicario dell'arcivescovo Zonda dari e vescovo di Montalcino. Furono ascritti al patriziato senese per decreto del 1755. Dai Bindi veniva usata la seguente : ARMA: D'argento, alla croce di San t'Andrea, d'az zuro, accantona ta da quattro ro se di rosso (Bin di). I Bindi apparte nevano anch' essi al Monte del Popo lo ed erano origi nari di Rapolano. Il primo risieduto fu GIOVANNI, notaio, nell'anno 1422. BINDO, di Giovanni, era nel 1461 gover LETTERA S natore d'Orvieto. GIULIO, nel 1553, ven ne fatto prigioniero dai fiorentini durante la guerra di Siena. BARTOLOMEO, dell'Ordi ne dei Servi, fu vescovo di Lanciano. EMILIO, nel 1591, era fra i cento uomini d'arme del Granduca. La famiglia si estinse sulla fine del XVI secolo e l'ultimo sopravvissuto, DEIFEBO, che aveva sposato nel 1582 Calidonia Ser gardi, adotto Ottaviano Sergardi, che a sua volta aveva, come si è veduto, sposata Meridiana Bindi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Siena (mf.), ed è rappresentata da GIUSEPPE, di Fran cesco, di Giuseppe. Figli: Marina in Pan nocchieschi d'Elci; GUGLIELMO; Elisabet ta in Bonci Casuccini. Figlidi Guglielmo: Fiammetta; FRANCE- pia Biringucci. SCO ALAMANNO. * SERGARDI BIRINGUCCI. ARMA: g. c. Inquarta to: nel 1º parti to di rosso e di azzurro, ai due martelli di oro passati in croce di Sant'Andrea sulla partitura, con laboccapia na e il taglio bi fido e coi mani chi torniti a fior d'Avellana; col capo d'Angiò abbassato sotto un capo d'oro all'aquila spiegata di nero, coronata del campo (Sergardi); nel 2º di rosso, alla fascia doppiomerlata, d'oro, accompagnata da tre steli di gra noturco, dai quali pendono due pannoc chie (2 e 1), il tutto d'oro (Spannocchi); nel 3º d'azzurro, alla fascia di rosso bor data d'oro, accompagnata da tre foglie di vite, d'oro (2 e 1) (Biringucci); nel 4º d'argento, alla croce d'azzurro, caricata di cinque lune montanti, d'oro (Piccolo mini). DIMORA : Siena. Da NICCOLÒ, di Giovanni, di ser Gardo, console di Mercanzia nel 1497, derivano, come si è visto, i due rami dei Sergardi e dei Sergardi Bindi. Anche il presente ramo PAGINA 257 discende da lui, per mezzo di GIOVAN FRANCESCO, figlio di Niccolò. Il di lui figlio LODOVICO prese parte ai moti di Siena del l'anno 1545, venendo per tale motivo man dato in confino a Lucca, dove prese parte alla congiura del Burlamacchi. ROBERTO, altro fratello del predetto, faceva parte del l'ambasceria che i senesi, nel 1559, man darono in Firenze a trattare la resa del go verno senese ritirato a Montalcino. Da FABIO, di Giovan Francesco, nacque CURZIO, dei numerosi figli del quale più si distinsero FABIO, che fu protonotario apo stolico, vicario di due arcivescovi senesi e a letterato di buona fama, e FILIPPO, conso le di Mercanzia nel 1628, il quale ebbe sua volta per figlio CURZIO, che nel 1647 fu provveditore di Biccherna e sposò Olim Fra i figli di Curzio, il più famoso fu certamente monsignor LODOVICO, meglio conosciuto sotto il nome accademico di Quinto Settano, col quale pubblicò nume rose poesie latine rimaste modello di ele ganza di lingua; egli fu avvocato concisto riale e presidente della fabbrica di S. Pie tro. FILIPPO, di Curzio, fratello di Lodovi co, fu nel 1690 provveditore delle strade di Toscana e successivamente provveditore dei Conservatori. CURZIO, di Filippo, nell'anno 1726, fu chiamato alla successione nel cognome e nel maiorascato Biringucci da parte di Marcello, di Lattanzio, di quella nobile fa miglia. Ma Curzio aveva due figli, che am bedue facevano parte della Compagnia di Gesù; per tale motivo i due religiosi ri nunziarono alla successione in favore del loro zio, FABIO, di Filippo, che assunse così il cognome e lo stemma Biringucci. Dei figli di Fabio, FILIPPO fu primo ca vallerizzo del Granduca di Toscana; CLAU DIO fu amministratore dei beni della Coro na, mentre LATTANZIO, passato alla Corte di Napoli, seguì quel sovrano in Sicilia al tempo dell'invasione francese e fu padre di FABIO, colonnello nella cavalleria napo letana, il quale poi emigrò e passò in Ame rica, dove oggi vive un suo nipote, pure di nome FABIO e padre di Maria. MARCELLO, altro figlio di Fabio, di Fi lippo, fu padre di ALESSANDRO, il quale sposò Giulia Spannocchi, adottando poi Araldica 17 PAGINA 258 per sè e per i discendenti lo stemma di quella famiglia. I Biringucci sono originari di Toiano, nei dintorni di Siena, ebbero sepolcro in S. Agostino e vennero ascritti al Monte dei Riformatori. Il primo risieduto è stato NELLO, di Biringuccio, nell'anno 1372. Non vi sono per altro personaggi notevoli prima di PIETRO, di Nanni, cavaliere, che nel 1443 era rettore della Sapienza; nel 1446 andò come ambasciatore al re Alfon so d'Aragona e nel 1448 a Firenze. Nel 1456 ebbe l'incarico della riforma delle leggi senesi e nel 1458 andò ambasciatore a Pio II, per trattare della riammissione dei Grandi senesi alle cariche pubbliche. Qualche anno prima era andato ambascia tore a Niccolò V, per trattare della cano nizzazione di S. Bernardino. SIMONE, di Pietro, fu commissario della repubblica in Val d'Orcia nel 1457 e nel 1469 provveditore di Biccherna. TOMMASO, suo figlio, era notaro e nel 1480 fu dichiarato ribelle dopo che era ca duto il governo dei Riformatori. MARCELLO fu interprete delle leggi in Napoli nel 1552; fu allievo di Mariano Soz zini e autore di varie opere giuridiche. Fu il primo ad informare il governo di Siena della guerra che l'imperatore meditava per la conquista di questa città. ADRIANO si trovava a Firenze quando fu iniziata la guerra di Siena, e fu imprigio nato nel 1554. CARLO, medico e filosofo, stampò varie opere di medicina in Milano verso la metà del '600, e pubblicò anche varie opere di astrologia, nella quale arte era molto ver sato. GIOVAN CARLO, di Pietro, era capitano SERGIO. granducale nella guerra contro i papalini. MARCELLO, di Giovanni, era cavaliere di Malta, e Margherita, sua sorella, fu dama d'onore della granduchessa Vittoria della Rovere. MATTEO, di Giovan Carlo, cavaliere di S. Stefano, fu fatto prigioniero dai turchi e rimase per sette anni in schiavitù; riscat tato, fu nominato capitano della Banda di Montevarchi, nel 1695. PIETRO, suo fratel lo, fu aio del figlio del principe Farnese e poi aio e maestro di camera di Giovan Ga stone dei Medici. LETTERAS L'ultimo della famiglia fu MARCELLO, di Lattanzio, morto nel 1726. Egli istituì ungrande maggiorascato, a cui fu chiama to Curzio Sergardi, suo pronipote, fondan do anche sei alunnati presso l'Università senese e lasciando numerosi legati benefici. Essendo i due figli di Curzio gesuiti, il maggiorascato passò, come si è veduto, in FABIO, di Filippo Sergardi, da cui discen dono gli attuali rappresentanti della fa miglia. Questa, che già era iscritta fra i patrizi senesi dall'anno 1753, ottenne da Sua Mae stà Umberto I il riconoscimento del titolo di barone, per avere i Sergardi, fino da antichi tempi, goduto la signoria di Monte Po nella Maremma senese. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone (mf.) e patrizio di Siena (mf.), in persona di ALESSANDRO, di Fabio, di Alessandro, n. Siena 14 aprile 1883; spos. Firenze, 12 settembre 1908, con Alessandra Augusta dei conti di Ce snola. Figlio: FABIO, n. Siena 6 agosto 1909. Fratelli: Maria, n. Siena ottobre 1878; spos. 1903 con Antonio Antonelli: Giulia, n. Siena ottobre 1881, sp. agosto 1918 con Giorgio Andreis; Isabella, n. Siena 1890, spos. marzo 1910 con Antonio Silvestri; LODOVICO, n. Siena 24 gennaio 1892, spos. Firenze, luglio 1918, con Fiamma dei mar chesi Ridolfi, da cui Margherita, n. Siena giugno 1919. Zii: Anna, Giuseppa, Clementina, di A lessandro, di Marcello. g. c. ARMA: Partito : nel 1º di azzurro al leone di ar gento, rivoltato e sormontato dalle lettere S. C. di nero; nel 2º di argento allo sca glione di rosso caricato di oro. DIMORA : Napoli. Famiglia decora SC LETTERAS ta del titolo di barone con R. Decr. 29 gen naio 1856 in persona del comm. SISINIO Sergio. Alla sua morte gli successe il fi gliuolo primogenito, AGOSTINO; e morto quest'ultimo il 16 ottobre 1885, gli succes se la sua figliuola, primogenita, Maria Aurora, nata 22 luglio 1858, religiosa nel l'Ordine delle Figlie della Carità, che ha un'altra minore sorella, consanguinea, a nome Anna, nata il 12 agosto 1869. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di barone (mpr.), in persona dei discendenti da Sisinio, pri mo investito di detto titolo nel 1856. f. f. p. di s. SERGIUSTI. ARMA: D'azzurro al leone d'argen to tenente con le branche ante riori un ramo di alloro di verde e attraversato da una bandad'oro. DIMORA : Lucca. Nobile famiglia lucchese, della quale è ricordato fin dal secolo XIII, Puccio, di ser Giusto da Domazzano, dal qual nome, ripetuto in ser GIUSTO, di Puccino, nel secolo XIV, trasse il cognome in Lucca, ove ottenne la cittadinanza nel 1380. Dal 1430 al 1795 dette alla Repubblica numerosi gonfalonie ri, anziani e ambasciatori. I più noti per sonaggi furono : i cancellieri maggiori GIUSEPPE ISIDORO (1750-1764), FILIPINO (1783-1791) e GHERARDO, detto grecamente Diceo, nato il 25 ottobre 1492 da FILIPPO, di ser Pietro, e da Margherita, di ser Ghe rardo Agostini, anch'esso cancelliere della Repubblica, e deputato a raccogliere le sue antiche scritture, delle quali si servi per il suo « Sommario della storia di Lucca dal 1264 », rimasto inedito. Sommo latinista e maestro di eloquenza, tenne cattedra nel lo Studio di Bologna, di Reggio, di Milano e finalmente della sua città, dove morì nel 1542. FILIPPO fu uno dei fondatori dell'Ac cademia degli Oscuri nel 1584; GIOV. BAT TISTA, dello stesso secolo, fu ricordato dal PAGINA 259 Mandosio fra gli illustri archiatri pontifici; e Tommaso ricoprì la carica di segretario intimo di gabinetto del ducato lucchese dal 1818 al 1824; poi di direttore dei sali e tabacchi, Consigliere di Stato e Gonfalo niere del Comune di Lucca. Suo figlio ALFONSO (sp. con Angela Del Re), morto nel 1887, fu guardia nobile del duca Carlo Lodovico di Borbone, e mag giore nell'esercito del granducato di Tosca na. Dei suoi figli, LUIGI, morto nel 1911, raggiunse nell'esercito italiano, il grado di tenente generale; e LISANDRO, morto nel 1893, ebbe da Mariana Dykinson, il viven te comm. dott. GIOVANNI, Preside della provincia di Lucca; e da Teodorina Della Valle: Maria, Anita, Emma, Clara e AL FONSO. Figli di Giovanni, sp. con Elvira Roc chi, di Luigi, furono : Marianna, Olga, LI SANDRO, Natalia e Giovanna. Le antiche case di questa famiglia furo no in contrada S. Paolino, presso S. Mat teo, ma ebbe anche la proprietà del palaz zo e torre dei Falabrina in Canto d'Arco. I suoi beni fondiari furono a Nozzano, a Palmata, a Cerasomma e a Gragnano; le tombe gentilizie in S. Romano e nella chiesa dei Servi. La famiglia Sergiusti fu iscritta nel Li bro d'Oro della repubblica, formato nel 1628, ed ebbe riconosciuto il titolo di no bile e patrizio di Lucca dal duca Carlo Lodovico di Borbone, che la fece iscrivere nel Libro d'Oro, del 1826, nella discen denza da : a) PELLEGRINO (sp. con Teresa Burla macchi), di Giuseppe; b) PAOLINO VINCENZO (sp. con Elisa betta Cantarini), di Pellegrino; c) TOMMASO (sp. con Angela Massei), di Giuseppe; d) PIER ANGELO (sp. con Antonia Col lodò), di Carlo Maria. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. col titolo di nobile patrizia di Lucca (mf. ), ed è rappresentata da FRANCESCO, di Raf faello, di Pellegrino. Figli: FOSCOLO e Maria Anna. Figli di Foscolo: Edison, Dina, MANLIO, VASCO, ALDO, FABIO. Fratello: GIOVANNI. Figlio: CARLO. PAGINA 260 Figlio di Carlo: RENATO. Hanno chiesto l'iscrizione LISANDRO LUIGI, di Alfonso, di Tommaso, di Giu seppe. * SERIANNI. ARMA : D'azzurro LETTERAS e e. l. Con decreto reale del 1º ottobre 1911, la famiglia fu iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. con i titoli di patrizio di Ascoli (mf.), con te (mpr.), nobile dei conti (mf.), ed è rap presentata da Giuseppe, n. Ascoli P. 8 ot tobre 1881, dai furono conte Emidio (1851 1925) e Adele Pretaroli (1855-1905); cava liere della Corona d'Italia; sp. 20 ottobre alla banda di 1901 con Maria Fuselli (n. 21 giugno rosso accostata 1879); (resid. Ascoli P. e Roma, Via Arno, da due palle d'o- 105) . ro, una in capo e una in punta. Figli: 1) EMIDIO, n. 20 luglio 1902; 2) DIMORA : Ascoli Piceno, Roma e Parigi. Nobile famiglia ADELE, n. II luglio 1910; 3) MARIO FUI vio, n. 27 luglio 1914. Fratello: Ivo, n. a Montegranaro 5 mar zo 1885 (resid. Parigi). di Ascoli Piceno. Anticamente si dis- SERLUPI CRESCENZI. se dei Pelliccioni. Suo capostipite fu un tale UBERTINO de' Pelliccioni, cavaliere ve nuto in Italia al seguito dell'imperatore Carlo Magno, che lo investi della terra, ca stello e titolo di conte di Monte Cucullo su i confini tra le Marche e l'Abruzzo, col diritto di battere moneta, giacchè se ne so no trovate d'argento e rame con lo stemma attualmente usato dalla famiglia di cui parliamo. Quando l'imperatore Federico II distrus se la città di Aquila, gli abitanti si rifugia rono in quel di Ascoli, sotto la protezione del conte GIOVANNI Pelliccioni di Monte Cucullo, il quale in memoria di ciò eresse una chiesa dedicata a S. Giovanni Battista, chiesa che è tuttora di giuspatronato della famiglia. Da detto Giovanni ne vennero NICOLAO e ROBERTO, da cui Lucio, da cui FRANCE sco. Questi generò SER GIOVANNI O SER JANNI, dal quale i discendenti trassero l'at tuale cognome nel secolo XVI. Da costui ne vennero i fratelli Luca, GIOVANNI e TOMMASO, che da Sisto IV fu rono confermati conti e signori del loro castello, con mero e misto imperio, Bolla 15 ottobre 1579. con ARMA: Troncato inchiavato d'az zurro e d'argen to: il secondo con sette punte terminanti ognu na in un giglio dello stesso (Ser lupi) . ARMA : Di rosso a tre montanti di oro, con la bor dura inchiavata di rosso e d'oro (Crescenzi) . DIMORA : Roma. La famiglia Ser lupi è antichissi ma in Roma ed in ogni tempo ha da to personaggi di al to valore e siè imparentata con le più illustri case ro p. c. b. o. mane. Ricordere mo un GREGORIO (1549), che si rese cele La famiglia dette illustri e cospicui per sonaggi alla città di Ascoli, al cui patrizia to fu aggregata. Eccelle un ORAZIO (1700), ottimo poeta, al quale Ascoli dedicò una via. lebre per la sua non comune erudizione sotto papa Paolo III; FRANCESCO, pro-go vernatore di Roma, uditore e decano del Tribunale della Sacra Rota, cardinale di S. R. C. (n. 1823, † 1888) . Furono con servatori di Roma : FRANCESCO (1654), GI LETTERA S ROLAMO (1655), GIOVANNI BATTISTA (1680), FRANCESCO (1707, 1714, 1716, 1718), Do MENICO (1710, 1721, 1723), GIROLAMO (1735, 1760, 1769). Il Sommo Pontefice Benedetto XIV, prescelse questa famiglia a formare una delle sessanta famiglie no bili romane coscritte nella persona di GI ROLAMO, come dalla costituzione Urbem Romam del 4 gennaio 1746. Insignita del titolo marchionale ed aggregata alla no biltà di Corneto. Questa casa ereditò i be ni dell'antichissima famiglia Crescenzi, e stinta col cardinale MARCELLO nel 1768, ed il nome viene aggiunta a quello dei Ser lupi dal primogenito della famiglia che co pre la carica ereditaria di cavallerizzo maggiore di Sua Santità. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di patrizio romano (mf.), coscrit- SERLUPI D'ONGRAN. to (mpr.), nobile di Tarquinia (mf.); mar chese (mpr.), in persona di: GIACOMO Serlupi Crescenzi, patrizio co scritto romano, nobile di Corneto, caval lerizzo maggiore di Sua Santità, gr. cr. di San Gregorio Magno, cav. d'on. e dev. del S. M. Ordine di Malta; nato a Roma, 14 marzo 1893, di Carlo (nato 1861, † 1903) e di Maria dei marchesi Sacchetti (nato 15 agosto 1867); sp. a Roma, 20 gen naio 1916, donna Clotilde dei pr. Antici Mattei (Roma). Figli: 1) CRESCENZIO, n. a Roma, 13 maggio 1917; 2) CARLO, n. a Roma, 9 set tembre 1918; 3) UBERTO, n. a Roma, 19 febbraio 1922; 4) GIOVANNI, n. a Roma, 14 febbraio 1925. Pro-zio (nato dal matrimonio dell'avo marchese Gerolamo (n. 1802, † 1867) con donna Giovanna dei pr. Boncompagni-Lu dovisi (n. 1802, † 1858) : FRANCESCO Serlu pi, n. 16 luglio 1839, † a Roma, 4 marzo 1929; cavallerizzo maggiore di S. S. (succe duto a suo fratello Luigi, † 1912), gr. cr. S. Gregorio, gr. cr. Costant. di S. Giorgio; sp.: 1) Eugenia dei marchesi Spinola (n. 1845, † 1869); 2) Giulia dei marchesi Spi nola, (n. 31 dicembre 1843, † a Roma, 19 marzo 1917). Figlio di primo letto: GIROLAMO, n. 24 novembre 1868, cameriere segreto di spa da e cappa di S. S.; sp. Elvira Antonelli, da cui: FILIPPO, n. 6 agosto 1900, sp. Gilberta nobile Ritter de Zahóny, da cui: PAGINA 261 1) Giovanna, n. 4 aprile 1926; 2) France sca, n. 12 settembre 1928. Figli di secondo letto: I) Eugenia, nata 1871, sp. Vittorio dei marchesi Pancrazi Grassi, † 28 novembre 1927; 2) Maria Vir ginia, n. 27 febbraio 1873, sp. 23 gennaio 1895, con Lodovico Baldeschi-Cennini, † 3) ALFONSO Serlupi d'Ongran (vedi Serlupi d'Ongran); 4) Giustina, n. a Sestri Levan te, 5 agosto 1878, dama dell'Assunzione; 5) Francesca d'Assisi, n. a Sestri Levante, 21 novembre 1880, dama dell'Assunzione; 6) Carolina, n. a Sestri Levante, 12 agosto 1884, sp. 1924, avv. Giovanni Battista Cal vo; 7) Arpalice, n. a Roma, 20 giugno 1887. ARMA: Troncato inchiavato d'az zurro e d'argen to, il secondo con sette punte terminanti ognu na in un giglio dello stesso. DIMORA : Sestri Le vante. Alfonso Serlupi Crescenzi, marito c. a. b. f. di Angela d'Ongran, con R. D. 14 marzo 1917, ottenne di aggiungere al proprio il cognome della moglie. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di patrizio romano (mf.); nobile di Tarquinia (mf.), nobile dei marchesi (mf.), in persona di ALFONSO, di France sco, di Girolamo, nato a Roma, 27 mar zo 1876, cavaliere d'on. e devoz. del S. M. Ordine di Malta, cavaliere di giustizia del l'Ordine Costantiniano di San Giorgio; guardia nobile di Sua Santità; spos. il 3 giugno 1905 con Angela contessa d'On gran de Saint Sauver. Figli: GIUSEPPE, n. 26 gennaio 1907; FRANCESCO, n. 4 novembre 1908; Maria, n. II ottobre 1909; LUIGI, n. 20 febbraio 1911; Giulia, n. 2 giugno 1912; Giustina, n. 14 maggio 1914; GIROLAMO, n. 24 feb braio 1920; Livia, n. 8 giugno 1921. c. a. b. f. PAGINA 262 * SERMANNI. ti di un rastrello di rosso. DIMORA : Firenze. Con decreto ministeriale del 5 dicembre 1909, fu riconosciuta la dignità di nobile di Firenze ad ANTONIO Sermanni, di Fau sto, con trasmissibilità ai suoi discendenti di ambo i sessi. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf.), in persona di ANTONIO, di Fausto, di An tonio. Figli: FAUSTO ed Emma in Giovannozzi. Figlia di Fausto: Elena. * SERNAGIOTTO. ARMA : D'argento alla banda parti ta di rosso e d'o ro, accompagna ta in capo da un'aquila di ne ro ed in punta da una crocetta di rosso patente e forata. DIMORA: Volpago e Venezia. Famiglia del Pedemonte Trivigiano, che si vuole derivata dagli antichi signori di Sernaglia sul Piave. Ebbe il titolo di no bile con successione per ambo i sessi per concessione del 1900. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di LUIGI, di Sebastiano, di Nicolò. LETTERAS Figli: SEBASTIANO e CARLO. Cugino: RAFFAELLO, di Matteo, di Nic ARMA : D'azzurro a tre stelle di sei raggi accompa gnate in abisso da un monte di sei cime, ristret to, il tutto d'oro, con tre gigli del lo stesso posti in capo, ordinati in fascia, e alterna ti ai quattro den V. S. colò. Figli di Raffaello: RAFFAELLO, EMILIO. Figli di Raffaello, di Raffaello: Maria Raffaella, RAFFAELLO ed EMILIO. b. c. SERNINI e SERNINI CUCCIATTI. ARMA: Di rosso a due cani levrieri al naturale, af frontati e con trorampanti ad un monte ristret to di sei cime d'oro. Lo scudo è ac collato all'aquila imperiale nata d'oro. coro CIMIERO : Un castello torricellato d'argen to, sostenente una bandiera spiegata, di rosso. DIMORA : Cortona, Arezzo, Trieste. La famiglia Sernini si disse anticamente « De' Cucciatti », dal castello o villa di Montecchio de' Cucciatti, nel contado cor tonese, località di cui ebbe un tempo la signoria. GIACOMO, di Giovanni Sernini, era stato de' priori di Cortona nell'anno 1460, e la stessa carica ebbe pure Lodovico nell'an no 1495. JACOPO, suo figlio, sposato ad una Va gnucci, assunse il titolo di « conte e nobi le del S. R. I. », e insignì dell'aquila im periale il suo stemma gentilizio per ana loga concessione fattane da Massimiliano I d'Austria con diploma, da Augusta, 19 settembre 1518- al vescovo cortonese GIOVANNI Sernini, protonotario apostolico di papa Leone X e legato pontificio alla corte imperiale († 1º ottobre 1521) e a Ni No, suo nipote, per loro e per tutti i loro discendenti. GALEOTTO, figlio di Ludovico del suddet to Jacopo, fu colonnello delle fanterie gran ducali di Toscana (1552); e il fratello di lui, frà ANTONIO, morto nel 1536, era sta to ammesso nell'Ordine dei Cavalieri di Rodi. LETTERAS GIOVAN GIROLAMO, di Lodovico (n. 6 SERPI. settembre 1803), cavaliere di giustizia del S. M. O. di Malta, ottenne di poterne ri tener la croce pur dopo di essere passato allo stato coniugale. I rappresentanti di questo ramo, e cioè il cav. ANTON MARIA, del cav. Filippo ei fratelli di lui, canonico DOMENICO, GIOVAN GIROLAMO suddetto e cav. PIETRO (poi carmelitano scalzo col nome di frà Filippo di S. Margherita) chiesero; e con decreto 5giugno 1758 ottennero, l'ascrizione al pa triziato di Cortona. Da ANTON MARIA nacquero sette figli, di cui due ebbero discendenza : a) FILIPPO, primogenito, fu padre di ANDREA, dal cui figlio DoMENICO FILIPPO nacquero due femmine: Tommasa Maria Maddalena (n. 1810) e Maria Camilla (n. ARMA: Di verde al la serpe d'argen to ondeggiante in palo. DIMORA : Donori e Genova. In considerazio ne delle particolari benemerenze aс quistate dal notaio ANTIOCO Serpi-Lil liu (figlio di AN PAGINA 263 TIOCO GIOVANNI e di Anna Lilliu, n. a Sar dara l'II novembre 1778), specialmente nel secondare il programma statale relativo al la esecuzione delle grandi opere stradali, che dovevano servire per agevolare i traf 1811); b) LODOVICO, ultimogenito, che ebbe per figlio GIOVAN GIROLAMO (n. 6 settem bre 1803) che generò LODOVICO ANGIOLO, padre di UGO, da cui gli attuali rappre sentanti della famiglia: ADOLFO, ENRICO, GIOVAN GIROLAMO E ANTONIO. Collo stesso decreto 5 giugno 1758, era stato ascritto al patriziato di Cortona altro ramo di questa stirpe, derivato da un un GALEOTTO (1480), di Onofrio, un discen dente del quale, FRANCESCO, fu sergente maggiore, poi mastro di campo, delle mili zie granducali (1648), dal cui figlio, capi tano PIERLORENZO, maritato a Faustina di Bernardino Venuti, nacque GIOVAN PAOLO, padre di PIERLORENZO e del cav. VINCENZO, viventi col fratello FRANCESCO nel 1751, quando la famiglia chiese d'essere ascritta al Libro d'Oro. VINCENZO, suddetto, dal suo primo ma trimonio con Lucrezia di Gio. Battista Con tucci, ebbe PIERLORENZO, Maria Faustina, GIOVAN PAOLO e Orsola Cecilia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Cortona (mf), in persona di: a) UGO, di Lodovico Angiolo, di Gio. Girolamo. Figli: ADOLFO, ENRICO, GIO. GIROLAMO e ANTONIO. fici della Sardegna, il re Carlo Felice con cedeva a lui e discendenti maschi il cava lierato e la nobiltà con diplomi 7 sett. 1824. Il predetto concessionario aveva sposato in Lunamatrona, donna Maria Diana il 14 novembre 1796 ed ebbe due figli: Gio VANNI E FRANCESCO; il primo di essi fu ca postipite della linea stabilitasi a Genova e l'altro, della linea stabilitasi a Donori. 1 Giovanni, n. a Sardara il 18 marzo 1803, sposò donna Maria Teresa dei marchesi Cugia di S. Orsola in Sassari, il 9 agosto 1851. Ebbe due figli: don ENRICO, n. 19 settembre 1852 in Cagliari e donna Fran cesca, sposata al marchese Raffaele Cugia di S. Orsola, generale di divisione. Don Enrico, avvocato, sposò in Genova il 16 febbraio 1878, donna Maria Francesca Mannu, discendente da antica e nobile fa miglia di Ozieri, ed ebbe in Genova tre figli : GIOVANNI, n. il 20 novembre 1878, te nente di complemento di artiglieria, deco rato della croce di guerra; Maria, n. il ro dicembre 1879, moglie del generale conte Carlo Gloria; e GIUSEPPE, n. 20 ottobre 1883, console generale di S. M. il Re. Don Francesco, sposatosi in Samatzai con Giovanna Tocco il 26 febbraio 1829, ebbe il figlio don ANTIOCo nella stessa resi denza, il 10 agosto 1841; e questi sposatosi in Donori con Giuseppina Musio ebbe otto b) Disc. da PIER LORENZO e GIO. PAO- figli, LUIGI, MICHELE, Pietrina, RAIMON LO, di Vincenzo, di Gio. Paolo. g. d. a. v. DO, Maria Cristina, ROBERTO, Angelina ed Antonietta. PAGINA 264 A questa famiglia, originaria di Sardara, appartenne il suddetto don Giovanni, figlio di don Antioco e di donna Maria Diana. Fu guardia del corpo di S. M. il re Carlo Felice; poi ufficiale di cavalleria nei reggi menti Savoia e Saluzzo, prendendo parte alle prime guerre dell'indipendenza italia na. Colonnello comandante i RR. Carabi nieri di Sardegna (già cavalleggeri), nella spedizione di Sicilia (ottobre 1860) , meritò l'immediata promozione a maggiore gene rale per il tatto e la fermezza con i quali provvide al mantenimento dell'ordine nel delicato momento del trapasso dei poteri dalle truppe del generale Garibaldi a quel le regie. Nella guerra del 1866 comandò i RR. Carabinieri al quartiere generale di S. M. il re Vittorio Emanuele II. Terminò la sua lunga carriera quale tenente genera le ispettore dell'esercito e giudice del tri bunale supremo di guerra e marina. Fu eletto deputato del Collegio di Isili nella III, IV, X, XI e XII legislatura. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.) e don (mf.), ai discendenti maschi e coi titoli personali di nobile e donna alle femmine, in persona di : Ramo di Genova Enrico, di Giovanni, di Antioco. LETTERAS leopardito e pas sante sul ponte. Alias: Campo di cielo al ponte arcuato d'oro ed in forma di fa scia convessa, posto sopra 11n fiume al natura le con la riva di verde, movente dalla punta e con un leone illeo partito di rosso e passante sul ponte; col capo d'oro carico di un'aquila di ne ro . (Arch. Stato, Milano Codice Arald. , p. 228) . ARMA ANTICA : Di argento ad un fiume d'azzurro, scorrente sopra una- pianura erbosa di verde, con un ponte d'oro sostenente una colomba al naturale. DIMORA : Varenna (Como) e Milano. Famiglia originaria di Varenna sul lago di Como e trapiantata in Milano da un Figli: GIOVANNI BATTISTA, Maria, GIU- TOMMASO, valoroso guerriero che, insieme SEPPE. Sorella: Francesca. Ramo di Donori ANTIOCO, di Francesco, di Antioco. Figli: LUIGI, MICHELE, Pietrina, RAI MONDO, Maria Cristina, ROBERTO, Angeli na, Antonietta. * SERPONTI. s. l. ARMA: Troncato : nel 1º d'oro al l'aquila di nero, coronata del campo; nel 2º campo di cielo al ponte arcuato sopra un fiume, al naturale, e in forma di fascia convessa, con un leone di rosso il al proprio figlio, GIOVANNI, ottenne da Gian Galeazzo I, duca di Milano, un feu do con castello e pertinenze nella valle di Chiavenna e la cittadinanza di Milano dallo stesso duca, nel 1397. Rinaldo d'E ste, duca di Modena, con diploma 30 giu gno 1728, conferì il titolo di conte, tra smissibile in linea maschile in perpetuo, ai fratelli PAOLO ANTONIO, GIORGIO, ANSEL мо е TOMMASO Serponti. Con istrumento 7 maggio 1691 i fratelli ANTONIO E VALE RIANO fecero acquisto, da re Carlo II di Spagna, del feudo e terra di Mirasole, feu do che venne poi eretto in marchesato, per benemerenze dei Serponti, il 12 agosto 1769. GIANGIORGIO fu investito del marchesato di Mirasole, e poi il di lui figlio PAOLO, il 20 aprile 1776. Una sentenza camerale del 29 maggio 1843, dichiarò il titolo di mar chese di Mirasole di spettanza a PAOLO GIOVANNI Serponti. LETTERA S Nell'Elenco Uff. Regionale delle fami glie nobili e titolate di Lombardia (R. D. 27 giugno 1895), figurano iscritti i fratelli : conte GIOVANNI RAIMONDO, marchese di Mirasole, il nobile FRANCESCO e la nobile Camilla in Medolago Albani, figli del fu marchese e conte Cesare. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio milanese (m.), marchese di Mirasole (mpr.), conte (mpr.), trattamento di Don e Donna, in persona di Camilla, di Cesare, di Antonio, in Medo lago Albani. V. S. SERPONTI. ARMA: Troncato : nel 1º d'oro al leone passante di rosso; nel 2º al ponte di due archi di verde, murato di nero, attraversante un fiume con acqua d'azzurro ; col capo d'argento carico di un' quila bicipite di nero, imbeccata, ro strata e coronata d'oro. DIMORA : Pescia. Con atto pubblico 17 aprile 1736, PAOLO ANTONIO, di Gio. Antonio Serponti di Mi lano, marchese di Mirasole, riconosceva al cav. Carlo, di Filippo Serponti, di Pescia, la comune origine familiare. I Serponti di Pescia, abbandonata Mila no per fuggire il contagio, acquistarono in breve tempo una posizione eminente nella nuova patria, dove Gro. BATTISTA, di Mu zio, fu dei priori per la maggiore nel 1649, e FILIPPO, di Gio. Battista, fu assunto al supremo onore del gonfalonierato nell'an no 1734. Il predetto Gio. Battista, di Muzio, vestì le divise di cavaliere nell'Ordine di S. Ste fano, 1'8 novembre 1648. I Serponti furono ascritti alla nobiltà di Pescia con decreto del 1º marzo 1773 . La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Pescia (mf.), in PAGINA 265 persona dei disc. da Pietro, Carlo, Enrico e Vincenzo, di Gaetano, di Vincenzo. f. s. * SERRA. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro al guerriero ar mato al natura le sopra un pon te, attraversante un fiume d'ar gento; nel 2º di rosso alla sbarra di argento. DIMORA : Pesaro e Roma. Famiglia di Pesaro nota fin dal secolo XVI, i cui membri ricoprirono importanti cariche pubbliche, compreso il gonfalonie rato e a cui Gregorio XV, con Breve 14 agosto 1835, concesse la nobiltà di Pesaro. Questa famiglia e non già la famiglia Gior gi di Pesaro, avrebbe diritto di aggiungere il cognome ed inquartare lo stemma della famiglia Ardizi di Pesaro. Infatti il nobile Gaspare Ardizi, ultimo di sua famiglia, morendo nel 1803, chiamò sua erede uni versale la nipote Maria Manenti Belluzzi, sposata al nobile Paolo Giorgi di Pesaro, con l'obbligo di far aggiungere ai suoi di scendenti il cognome Ardizi e di inquar tarne lo stemma. Da questo matrimonio nacque Teresa (1817, † 1885), che sposò il nobile PAOLO Serra († 1894), padre degli attuali rappresentanti la famiglia che han no diritto di chiamarsi Serra Ardizi. La famiglia Ardizi che alzò per arma : « D'azzurro al salice al naturale, nodrito su terreno di verde, posto a sinistra e con i rami piegati ad arco; a destra un drago alato, seduto, rivoltato, tenente con la zam pa destra un ramo dello stesso albero, mol to piegato; fra questo ramo ed il tronco un AG in lettere maiuscole di rosso », è oriun da da Milano, dove godeva la nobiltà e venne a stabilirsi a Pesaro nel 1465 con GASPARE († 1476), celebre medico che chia mato a curare il duca Alessandro Sforza e avendolo guarito in breve tempo, ottenne onori, ricchezze, e la nobiltà pesarese per sè e discendenti. PAGINA 266 Suo figlio, GIAN FRANCESCO (1486), pure medico, fu al servizio di Costanzo e Gio vanni Sforza e fu ambasciatore per questo ultimo ad Alessandro VI, per trattare il matrimonio di Lucrezia Borgia; sposò Lu crezia Lopez, nipote del cardinal Lopez, dalla quale ebbe GASPARE junior, dal quale GIROLAMO, GIULIO CESARE e OTTAVIO. Gi rolamo (n. 1524, † 1598), continuò la fami glia. Coprì molte cariche e lasciò un trat tato di agricoltura stampato in Fano nel 1592. Suo figlio FABRIZIO, dottore in utro que, fu podestà di Mantova e Firenze, e governatore di Parma dove morì nel 1591. CURZIO, di Gerolamo, fu letterato, poeta e grande amico di Torquato Tasso. FABIO, di Gerolamo, fu chierico e segretario del cardinale Farnese e con Gregorio XIII fu a Caprarola nel 1578. РоMPEO, di Gerola mo, fu prode soldato, combattè a Lepanto (5 ottobre 1551), e morì poco dopo per fe rite riportatevi. Da Fabrizio venne FRANCESCO, da cui GEROLAMO, dottore in utroque a Bologna nel 1648, segretario del duca della Miran dola, che nel 1673 lo fece nobile della Mi randola e che ottenne nel 1674 la nobiltà di Ferrara per sè e discendenti. Egli ebbe FRANCESCO MARIA, che nel 1695 venne crea to cavaliere di S. Stefano da Cosimo III di Toscana; e GIOVANNI GIUSEPPE, che nel 1735 ottenne il patriziato di S. Marino. Fi glio di quest'ultimo fu GASPARE, morto nel 1803, che come ultimo di sua famiglia, chiamò a succedergli la nipote Maria Ma nenti Belluzzi. Sono pure da ricordare: un NICOLA, in gegnere stimato, che fece un disegno per il porto di Pesaro; un padre FAUSTO e un padre SIMONE, ambedue letterati di grido vissuti nel secolo XVII, e che vestirono l'abito camaldolese. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. con il titolo di nobile di Pesaro (mf), ed è rappresentata da PAOLO, n. a Pesaro 5 febbraio 1890, tenente di fanteria, inva lido di guerra, dec. med. bronzo al valor militare e croce di guerra e med. campagne 1915-18; figlio dei furono Giulio Antonio (1845-1912) e seconda moglie Adele Spon gia (1858-1909); sp. con Teresa Talevi di Pesaro (resid. Pesaro, Viale Cairoli, 20). LETTERAS Figlia: Amina, n. Pesaro 25 nov. 1915. Fratelli: 1) ADOLFO, n. Pesaro to novem bre 1892; capitano genio areonautico, croce di guerra e med. 1915-18; cavaliere Corona d'Italia; ingegnere civile; sp. 20 ottobre 1919 con Maria Massara (resid.: Pesaro e Roma, viale Regina Margherita, 15), da cui Giuliana, n. Treviso I agosto 1922. 2) GIUSEPPE, n. Pesaro 28 marzo 1899, tenente di compl. genio, invalido di guer ra, med. argento valor militare e croce di guerra e med. camp. 1915-18; sp. 2 dic. 1922 con Ilda Spongia (Pesaro, via Cairoli, 20), da cui : a) GIULIO, n. Pesaro 12 luglio 1924; b) GIANFRANCO, n. ivi 31 ott. 1929. 3) Ida, n. Pesaro 28 aprile 1885; sp. 15 settembre 1906 al colonnello Benedetto Fiorenzoli. 4) (Nata dal matrimonio (1º aprile 1871) di Giulio Antonio (1845-1912) con la prima moglie, nobile Lucia Galvani († 1875) : Iole, n. a Lendinara 28 febbraio 1874; sp. 23 febbraio 1896 a Carlo dei baroni Lütti chau (resid.: Fano). p. c. b. o. * SERRA. ARMA: D' oro a due fascie scac cate di rosso e d'argento di due file. Alias: D'oro a due fascie scaccate d'argento e di rosso, di due file. non Мотто: Venturi immemor aevi. 1 DIMORA: Genova e Napoli. È questa una delle famiglie dette vi scontili perchè hanno per stipite comune Ido, visconte, che teneva il governo di Genova in nome dell'imperatore. Appartie ne al gruppo De Matrona o della Matrona ed il suo nome è nei primordi confuso con quello della famiglia De Mari, come risul ta dall'albero genealogico ricavato dal Re gesto arcivescovile per opera del Belgrano (vedi Atti della Società di Storia Patria, vol. II, n. 2) . LETTERA S Corsus Serrae sive Serra. vel De Mari 1147 socio della Rassa 1157 testimonio 1159 console dei placiti Pare cheil nomederivi da quello di Ser ra, comune a molte località, e che può si gnificare cresta di monte, e più special mente dalla Serra di Polcevera, ove sorge va l'antico castello della famiglia. L'albero genealogico dei Serra risale a GUIDO, pa dre di GUGLIELMO, padre a sua volta del Corso, nominato nelle tavole Belgrano, e di MARTINO (notaro Lanfranco De Plateis, 1158-1185) . Da questo, per mezzo di MAN FREDO, nominato in atti notari Cassinense, 1200; Placentino, 1201; De Signorio, 1212; Saoli, 1217; Lanfranco, 1221, di ROLANDO (atti Simone Falcone, 1234), di ENRICO (at ti Gio. de Corsio, 1270), di MANFREONE, marito di Caterina Castagna (atti Leonardo Pietra, 1348, 1355), di ANTONIO MARIA, marito di Maria Promontorio (atti Ma traccio e Carpenino, 1355), di ANTONIO, marito di Petra Lercari (atti Caiti Del Nu ro, 1421, 1431), si giunge a PAOLO, marito di Marietta Grimaldi (nominato in atti Pinceti, 1439; Torre, 1471; Parisola, 1491). Da GIOVAN PIETRO e ANTONIO, figli di Pao lo, si diramarono le due linee della fami glia, tuttora esistenti : quella risiedente in Genova e quella trasferitasi in seguito a Napoli. Ramo di Genova. GIO. PIETRO, sposato a Teodorina Lo mellini, appare in atti Costa del 1494 e 1496. Suo figlio FRANCESCO, marito di Ma ria Pinelli, è teste in atti 17 agosto 1569, notaro Leonardo Chiavari. Da lui GIO. PIE TRO, marito di Geronima Serra e padre di GIOVANNI CARLO, che sposò Giovanna Spi nola. Qui si divide la famiglia in altri due rami secondo la discendenza dei due figli loro: FRANCESCO e LUCIANO. PAGINA 267 Otto Vicecomes 1 Serra Vicecomes vel Serra De Mari 1 Bernicio Serra frater Corsi Jonathas Serrae DeMari sive de Campo Ramo detto di Porta dei Vacca. FRANCESCO sposò Benedetta Negrone e da lui, attraverso Gio. Carlo, marito di Vittoria Pallavicino, GIACOMO, marito di Laura Serra; Vincenzo, marito di Anna Gentile; GIOVANNI ANTONIO, marito di Cri stina De Mari; STEFANO ADEMARO, marito della vivente Maria Bellisomi, si arriva ai figli di quest'ultimo, i viventi: GIOVANNI, il quale condusse in moglie Emilia Baldui no, e ANTONIO; figlia di Giovanni e di Emi lia Balduino è Maria Stefania. Ramo detto di Via Serra. LUCIANO sposò Maddalena Durazzo, dal la quale MARCELLO, marito di Maria Palla vicino, poi DomeICO, sposato con Teresa Doria; da lui GeROLAMO, marito di Fiam metta Pannocchieschi d'Elci. Ebbe questi tre figli : DOMENICO, marito di Clelia Du razzo, morto senza prole; ORSO, scapolo; GIOVANNI CARLO, marito di Laura Serra e padre di Gerolamo, Vincenzo, Domenico, Orso, Fiammetta in Doria, defunti, Soife rina in Spinola, vivente. Di Gerolamo, sposato a Maddalena Cro sa, sono figli : GIOVANNI CARLO, defunto senza prole, e i viventi : a) DOMENICO, ina rito di Pia Bellisomi, padre di GEROLAMO e GIUSEPPE, nati 11 giugno 1906; GIOVANNI CARLO (n. 21 gennaio 1908); Maddalena (n. 1911); b) Laura in Sopranis; c) Orso, spo sato con Rosendita Puccio Prefumo e pa dre di Laura (n. nel 1925) e di FRANCESCO (n. nel 1928). Di Vincenzo, sposato con Margherita Rossi, sono figlie : Laura in Gropallo (1869, † 1897) e Caterina, vivente. Di Orso, marito di Maria Patrone, è fi glia Matilde in Gallo. PAGINA 268 Ramo di Napoli. ANTONIO, di Paolo e di Maria Grimaldi, sposò Giacominetta Spinola; da loro PAO LO, marito di Maria Piccamiglio, donde ANTONIO E GEROLAMO. Sposò questi Vero nica Spinola e fu padre di GIOVAN FRANCE sco, celebre capitano, marito di Maria Gio vanna Doria Tursi, primo signore del feu do di Cassano, padre di FRANCESCO, mari to di Laura Doria Tursi e padre di Laura, duchessa di Cassano, che fu sposa a GIU SEPPE Serra, qm. Francesco Maria e Laura Negrone, qm. Gerolamo ed Emilia Pallavi cino, qm. Francesco e Anna Lomellini qm. Antonio. MARIO, marito di Claudia Lomel lini, fratello di Gerolamo, l'ultima discen dente del quale fu appunto Laura, duches sa di Cassano, sposata, come sopra si è ve duto, a Giuseppe Serra, di Francesco. Da loro gli attuali rappresentanti dei due rami di Napoli Serra Gerace, ai quali con D. M. 25 maggio 1890 fu riconosciuto il titolo di patrizio genovese e marchese, in persona di FRANCESCo, qm. Gio. Batta, qm. Fran cesco, padre di GIO. BATTA e di ANDREA, fratello di LIVIO, e Serra Cassano, dei quali fu riconosciuto patrizio genovese e marchese nel 1908 SALVATORE, qm. Luigi Maria, e figurano nell'Elenco Nobiliare del 1912 FRANCESCO, qm. Luigi e i suoi nu merosissimi figli. Dai genealogisti, dagli storici, da note dello storico Gerolamo Serra comunicate dalla marchesa Maria Serra Bellisomi, fra i personaggi degni di ricordo di questa no bilissima famiglia si notano : DAMIANO E BRAVO, che pagano terratico a S. Siro per terra della Serra di Lavagna (1127). Beata Giovanna, abbadessa di S. Stefa no (1137). BERNINZONE, consigliere nel 1147. CORSO, che nel 1148 prende possesso di Parodi a nome della Repubblica, console dei placiti (1159-1163), almirante nel 1172, prende le torri di Pianosa, ambasciatore al vescovo di Magonza, sotto il suo conso lato si compie la prima cerchia delle mura, delle quali taluno crede vedere un avanzo nelle torri della porta cosidetta dei Vacca, annessa al palazzo Serra presso S. Savina. COMIDA in Sardegna sposa la erede dei signori di Laccon, trasmettendo ai discen LETTERAS denti lo stato di Arborea (Grillo, Signori illustri). GUGLIELMO in Aragona, ascritto alla classe dei Ricos Hombres, assiste all'inco ronazione di Giacomo I (Grillo, Signori il lustri, vol. II, pag. 191). ENRICO, notaro nel 1223. OBERTO (1228) possiede villa a Corni gliano, è negoziante ed ha il suo sepolcro a San Franc. di Castelletto. NICCOLÒ, templario (307), è alla difesa del Tempio (Canale, Storia di Genova). Nel 1341 UGO, giudice in Arborea, chia ma in Sardegna Giacomo re di Aragona contro i pisani (Zurita, tomo II). Egli era signore di un terzo dell'isola, confederato con Branca Doria. Sua figlia Eleonora, ve dova di Branca Doria, vera eroina, pub blica un codice civile criminale, e muore elogiatissima (1404). Nel 1354 appare fra i nobili delle com pere di S. Giorgio un MANFREDO, qm. Enri co, marito di Catterina Castagna, ascen dente diretto dei Serra ora esistenti. Nel 1378 GIOVANNI è nunzio apostolico di Urbano VI contro gli scismatici. Nel 1380 MICHELE è uno dei consiglieri nobili della Repubblica; nel 1391 GIOVAN NI (di Polcevera) è anziano. Nel 1394 si incontrano GIACOMO, castellano di Monte bello e ANTONIO, consigliere. Nel 1403 un NICOLA, qm. Francesco, è « incola » di Barcellona. Nel 1404 PIETRO Serra Spagnolo, cardi nale, muore in Genova di peste. Nel 1414 è notato nel libro fogalium S. Siri l'Albergo nobilium de Serra. AMBROGIO è ambasciatore a papa Marti no V nel 1424, al duca di Milano nel 1431, podestà di Bonifacio nel 1433, com missario a Sestri, console degli Spagnuoli, nel 1444 nuovamente ambasciatore al pa pa, consigliere nobile ghibellino nel 1445. Nel 1430 ANDREA, di Giovanni, di Lu chino, va in aiuto dei fiorentini dai quali è malmenato per essersi nel frattempo ini ziate le ostilità fra i genovesi e loro. Nel 1437 è annoverato fra i nobili Conserva tori, nel 1448 è commissario per la guerra di Finale. Nel 1439 BENEDETTO, di Simone, è am mazzato dagli spagnuoli sulla galea di suo cognato Giovanni Federici. LETTERAS Nel 1444 GIOVANNI è anziano; nel 1447 CIPRIANO è podestà di Cugliano; nel 1450 GIOVANNI, figlio di Andrea, che aveva la sciato Genova a causa delle discordie ci vili, per seguire con l'amico Raffaele Spi nola il condottiero Francesco Sforza, e tornato in patria era stato commissario ge nerale delle armi, dottore e uomo d'armi, è uno dei consiglieri nobili della Repub blica nel 1451 e 1456 anziano, nel 1457 uf ficiale di bailia, console dei Lombardi; nel 1458 ambasciatore al re d'Inghilterra dal quale ottiene la sospensione della revoca dei privilegi concessi ai commercianti ge novesi ed è da quel sovrano armato cava liere; nel 1464 è uno dei 24 ambasciatori al ducadi Milano, per offrirgli la signoria di giudicare di a Genova, spesso chiamato private controversie; nato nel 1397, anco ra vivente nel 1471. (V. Memorie Gerola mo Serra, Gottardo Stella, Rymer, Simo netta). PAOLO, qm. Antonio e qm. Marietta Pro montorio, è ufficiale di mercanzia nel 1456, anziano e ufficiale di Banchi nel 1457, consigliere nel 1468, ufficiale di mo neta e di Scio nel 1468; nel 1471 commis sario in Genova del re Ferdinando; anzia no nel 1473 e 1478. Clavigero del Catino nel 1480. ANDREA è banchiere a Roma (1487). GIO. BATTA, qm. Paolo, partecipa in una nave nel 1486, è ufficiale di moneta, uffi ciale di mercanzia (1504), anziano (1506), governatore del Monte di Pietà (1526) . ANTONIO, qm. Paolo, è consigliere nel 1487-89, anziano nel 1490 come nel 1497 e nel 1503; nel 1496 è mandato ad incon trare l'imperatore; clavigero del Catino nel 1504, ufficiale di moneta nel 1507, di mer canzia nel 1508. Sindicatore nel 1509. Nel 1494 GIACOMO è mandato in Sicilia a raccogliere armati. Sono nominati come nobiles albi nel 1500: GIO. PIETRO, GALEOTTO, AMBROGIO e COSIMO. Nel 1501 è ricordato Galeotto, nobile ghibellino, ufficiale di gazzaria nel 1504 e consigliere della Repubblica. Nel 1506 Cosimo è anziano. Nel 1511 ANTONIO, ufficiale di moneta, è fra i cittadini che giurano fedeltà al re di Francia. Nel 1518 sono ascritti alla fa PAGINA 269 miglia Lercari : DOMENICO, qm. Andrea, AMBROGIO, qm. Baldassare, GEROMINO, qm. Andrea, G. B. ANTONIO, AGOSTINO, NICO LÒ, CATTANEO, qm. Paolo. Nel 1565 DAVIDE, cavaliere gerosolim: tano, si trova alla difesa di Malta. Nel 1575 ANTONIO è deputato a compor re le discordie civili, come deputato dei nobili del portico vecchio e coopera al con cordato d'Acqui nel 1576 con i nobili del portico nuovo. Nel 1576 NICOLÒ, senatore, rinnova il coro di Santa Chiara d'Albaro e GERONI Mo nel 1590 fonda 30 cappellanie. Dell'Antonio ricordato più sopra e della consorte Claudia Lomellini sono figli: GIOVANNI BATTISTA, due volte ambasciato re a Madrid; GEROLAMO, ambasciatore al duca di Savoia, padre del famoso capitano GIOVAN FRANCESCO, di cui si dirà in ap presso, e GIACOMO. Questi, nato nel 1570, addestratosi nelle militari e nelle giuridi che discipline, sostenne dapprima varie ca riche nel governo della Repubblica : poi sotto il pontificato di Paolo V, trasferitosi a Roma, entrò nella carriera prelatizia. Membro di varie congregazioni ecclesiasti che, fu mandato nunzio apostolico in Un gheria alla testa di truppe contro i turchi e su di essi ebbe successi a Budapest e ad una. Attuano. Tornato a Roma fu tesoriere ge nerale della Camera Apostolica; curò ab bellimenti edilizi, organizzò provvidenze in anni di carestia. Eletto cardinale, restaurò la chiesa di S. Giorgio in Velabro, suo ti tolo cardinalizio; fu vice Camerlengo di Santa Chiesa e nel 1618 legato a Ferrara. Ivi si distinse in occasione delle innonda zioni delle valli di Comacchio, nell'esecu zione di fortificazioni, nel riordinamento della Zecca; furono sotto il suo governo co niate monete con lo stemma Serra, di cui lo storico Gerolamo Serra dice possederne Morì a 53 anni nel 1623. Il nipote ex-fratre GIOVAN FRANCESCO, nato nel 1608, marchese dell'Amandralejo in Spa gna, di Strevi in Monferrato, signore del lo stato di Cassano, Civita, Francavilla, Oria, nel regno di Napoli, feudo acqui statogli nella sua minore età dal tutore G. B. Serra, che seco lo condusse nelle sue ambascerie in Spagna. Di là Giovan Fran cesco a 17 anni offre il suo aiuto e un PAGINA 270 battaglione equipaggiato e mantenuto a sue spese alla Repubblica di Genova, as salita dal duca di Savoia e dalla Francia; nominato maestro di campo negli eserciti spagnoli in Lombardia, si distingue al combattimento della Sesia, alla battaglia di Casale e in tutta la campagna italo francese. Inviato a dar ragguagli al re Filippo IV sulle condizioni dell'esercito, è da lui nominato generale d'artiglieria e suo gentiluomo di camera; mediatore fra Spagna e Francia per la questione di Fi nale, secondo alcuni storici è nominato grande di Spagna. Più volte ferito nelle lunghe battaglie combattute, lo è mortal mente in un attacco di pirati mentre ve leggia verso la Spagna in compagnia del figlio del re: muore a 45 anni nelle brac cia del principe. Fu sua moglie Giovanna Doria dei duchi di Tursi. Le sue imprese sono affrescate nel salone del palazzo Ser ra a Porta dei Vacca (Alizeri, Guida di Genova) . Suo figlio GIUSEPPE sposò Anna Trivulzio, che gli portò vari feudi di Lom bardia. Dall'altro figlio discendono i Serra di Napoli. (Istoria di P.G. Capriata, Ge nova, 1649; Storia d'Italia di Brusoni, To rino, 1680; Istoria della guerra d'Europa, Pietro Gazzotto, Venezia, 1681; Relazione sulle eroiche azioni del marchese G. Fran cesco Serra, scritta dall'abate Viglioni a D. Niccolò Serra, Genova, Pavoni; Lette re del P. Gandolfo Agostiniano al conte don Filippo Serra, nipote di G. Francesco, 1694. Opere citate nel manoscritto di Ge rolamo Serra). GEROI.AMO, ambasciatore a Torino, go vernatore di Corsica nel 1618, fu eretta una statua a Pammatone. NICCOLÒ ha iscrizione all'Albergo dei Poveri e all'Ospedale degli Incurabili. GIAN TOMMASO fu governatore di Savo na nel 1649. GIORGIO, nato a Scio, studiò a Roma e pubblicò poesie e scritti vari (Giustiniani, 1644). Nel 1681 FRANCESCO per liberarsi da un bando avuto dalla patria, pare per seque stro del padre, fece ammazzare in Venezia il traditore Raffaele Della Torre. Nella riscossa del 1746 GEROLAMO, qm. Fr. Maria, senatore, fu portato quasi in trionfo dal popolo, al quartier generale ove LETTERAS si adoperò per la concordia, la libertà, e la difesa dei cittadini. Nel 1784 GIO. CARLO, di Giacomo, fu spedito con tre galere a Livorno a compli mentare Giuseppe II d'Austria. Furono senatori della Serenissima Re pubblica : PIETRO, di Antonio (1551), GE RONIMO, di Paolo (1593), NICOLÒ, di Paolo (1604), GIO. PIETRO, di Francesco (1617), FRANCESCO, di Antonio (1619), PAOLO, di Antonio (1629), G. BATTISTA, di Antonio (1638), Gio. ТомMASO, di Gio. Pietro ( 1650), NICOLÒ, di Giov. Pietro (1653), Grov. AGOSTINO, di Giov. Pietro (1657), Giov. CARLO, di Giov. Pietro (1664), GE RONIMO, di Francesco (1681), GIO. PIETRO, diGio. Agostino (1696), FR. MARIA, di Ge ronimo (1725), GIO. AGOSTINO, di Gio. Pietro (1727), GIO. CARLO, di Francesco (1735), FR. MARIA, di Gio. Pietro, (1739), MARCELLO, di Luciano (1745), GEROLAMO, di Fr. Maria (1745), GIACOMO, di Gio. Car lo (1770), GIO. PIETRO, di Gio. Agostino (1775), GIO. FRANCO, di Carlo (1784). GEROLAMO fu presidente della Repubbli ca ligure durata pochi mesi nel 1814. Ol tre al cardinale Giacomo i Serra ebbero il cardinale NICOLÒ (1756). ANTONIO era chierico di camera nel 1625. COSTANTINO vescovo di Noli (1737). Aprova della posizione sempre eminen te occupata dalla famiglia, si ricorda che essa fu tra le famiglie nobili, che nel 1506 ebbero una terza parte nel governo con le popolari; che nella ripartizione delle spese sostenute dai nobili del portico vecchio contro i nobili del portico nuovo nel 1576, era commissario supplente Nicolò Serra; e che 126.750 scudi furono assegnati a Pao lo G. B., Franco, David, Antonio Serra qm. Paolo, Nicolò, Geromino, Gio. Pietro (Alti Storia Patria, vol. I) . Il cerimoniere della Repubblica ricorda nel suo diario l'intervento del doge Ago stino Saluzzo alle nozze della figlia del mag.co Gio. Carlo Serra: le nozze in pa lazzo con festa da ballo e banchetto della figlia del m.co Gio. Tomaso con G. B. Centurione (1608) e, in occasione della fe sta per il passaggio da Genova del duca di York nel 1764, le « attenzioni » da que sti usate alla signora Angelina Durazzo nata Serra. LETTERA S Dal Dizionario feudale del Guasco di Bi sio si rileva che i Serra ebbero i titoli di principe di Carovigno, Gerace, Pado, du ca di Cassano e di Terranuova, marchese dell'Amandralejo, di Gioia, Rivadebro, conte di Monte S. Angelo, signore di Bu cari, Canetici, Casetonte, Civita, Cellemi nuoro, Corleone, Francavilla, Lauropoli, Madura, Magliano, Malocchio, Nicandro, Oria, Policoro, Salsa, Sanvito, Santacroce. Anna Maria Trivulzio portò al marchese GIUSEPPE Serra, di Gio. Franco, duca di Cassano (inv. 1680) i feudi lombardi di Basiasco, Vulzio, Cà de Bolli, Caleppio, Caviaga, Fracchia, Francina, Vigadore, Maleo. GIO. BATTA Serra comprò il 14 marzo 1628 il feudo di Mornese da Antonio Pal lavicino, poi confiscato al figlio di lui FI LIPPO, per avere usurpato giurisdizione so vrana e per aver rivenduto il feudo alle sorelle di lui Lavinia in De Marini e Gio vanna in Spinola. Il marchesato di Strevi fu venduto il 9 febbraio 1608 da Bonifacio e Manlio di Valperga a GEROLAMO Serra; ii pronipote di lui lo rivendette al marchese di Caraglio il 18 gennaio 1719. Finalmente il feudo di Cremolino, con titolo di signo ri, il castello e le altre terre del quale sono ancora proprietà dei discendenti, pervenue in casa Serra da Maria Teresa Doria, mo glie di un Serra, che ne era stata investita il 19 agosto 1768. I Serra ebbero la citta dinanza di Venezia. GIOVANNI CARLO VIN CENZO il 22 ottobre 1810 e GIAN CARLO FR. il 16 dicembre 1810 furono fatti conti del l'Impero (Serra de S. Michel). PAGINA 271 seduta del a 23 anni, saputo che in una Senato, durante il governo provvisorio del 1802, dalla quale erano stati esclusi gli op positori, era stata votata l'unione della Liguria all'impero, salito a cavallo, ben chè inseguito corse a Milano ad informar ne il doge Durazzo, marito di sua zia An gela. GIACOMO, senatore, contrario alla cessione della Corsica, secondo ci narra l'Alizeri, ampliò, intorno al 1780, il palaz zo a Porta dei Vacca, affinchè vi potesse abitare riunita la sua numerosa figliolanza. Si distinsero in questa : GIo. FRANCESCO (1776-1854), eccellente statista e scrittore di latino, VINCENZO, cultore di letterarie e scientifiche discipline, rettore della R. U. niversità, sindaco di I classe durante la invasione colerica del 1835-36; GIO. CARLO (1760-1813), compita l'educazione al Te resiano di Vienna, fu inviato con due ga lee incontro all'imperatore Giuseppe II. Recatosi in Francia col fratello GIO. BAT ΤΑ (1768-1853); durante la rivoluzione, si accesero entrambi per le nuove idee, sì da meritarsi il Gio. Carlo il soprannome di «.Duc d'Orléans » ed il G. B. quello di << Jacobin ». Il Moniteur de France del 17 ottobre 1792 reca una lettera del G. B. in cui si vanta di tale soprannome. Tornati in patria, il Gio. Carlo frequentò i salotti di Anna Brignole, Teresa Pallavicino, Te resa Doria, gentildonne inclinanti a novità. Fu membro del governo provvisorio nel 1797, incarcerato, per false accuse, di con giurare. Ebbe missioni dalla Repubblica e da Napoleone I, dal quale ebbe la com menda della Legion d'onore e con LL. Vestirono l'abito di Malta con DAVID PP. del 10 dicembre 1810 il titolo di ba (1565). Nel Sancta Sanctorum di N. S. del Car mine vi è la sepoltura dei discendenti di Manfredo Serra (1334). I Serra eressero la cappella dell'Assunta in S. Siro, l'abbazia rone dell'impero. Fu segretario all'amba sciata francese ed ancora ministro pleni potenziario di Napoleone a Dresda ove fu assassinato nel 1813, in momenti di torbi di S. Antonio a Sampierdarena. GIO. CAR LO nel 1840 e FRANCESCo nel 1842 restau rarono ed ornarono la cappella di famiglia, posta a capo della navata sinistra dell'An nunziata del Vastato. Venendo a tempi vicini a noi troviamo che la famiglia Serra ebbe parte importan te negli avvenimenti della fine del secolo XVIII e del principio del XIX. di popolari. Lasciò scritti, tre commentari latini delle imprese napoleoniche. (Belgra no, Canale). GEROLAMO (1761-1837), suo fratello, edu cato egli pure nel Collegio Teresiano a Vienna, fu membro della Commissione dell'Armamento, navigò contro i pirati. Si trovava a Parigi nel 1792, e offrì all'am basciatore della Serenissima, Cristoforo Spinola, la sua persona ove avesse potuto FRANCESCO Serra, dei principi di Gerace, venire in aiuto dell'infelice Luigi XVI PAGINA 272 (memoria in archivio Serra). Membro del Governo a Genova in quei difficili mo menti, trattò con Tilly, fu colonnello di un reggimento di cacciatori, comandante del Golfo della Spezia sino al 1795; fra i deputati a pacificare i quartieri (1797) die de opera a compilare convenzione col Bo naparte (5-6 giugno 1797), fra i deputati al Generale a Milano, presidente del Governo provvisorio, riordinò le forze di terra e di mare; ritornò a tale posto nel 1814 alla ca duta di Napoleone; perduta ogni speranza d'indipendenza per Genova, chiuse il suo governo con il proclama del 28 aprile 1814. Egli fu il rappresentante più autorevole del partito, che pur ammirando Napoleo ne, ed ammettendo la parte migliore dei nuovi principii, aspirava alla indipendenza e alla conservazione dell'antica Repubbli ca di Genova con più larga partecipazione al Governo di tutte le classi di cittadini. Scrisse la Storia Genovese fino a tutto il XV secolo, lasciò numerose memorie ma noscritte; una parte di queste, riguardanti appunto gli avvenimenti della fine del se colo XVIII e il principio del XIX furono pubblicati a cura del prof. Nurra per con cessione degli eredi Serra, nel LVIII vol. degli Atti della Società di Storia Patria; fu presidente della Deputazione di Storia Patria, rettore della Accademia, ufficiale della Legion d'Onore, gran croce dei San ti Maurizio e Lazzaro. Cugino dei precedenti fu GIO. CARLO, di Domenico (1766-1844). Compiuta la sua educazione nel collegio degli Scolopi a Modena, fu in patria del Magistrato degli straordinari e dei poveri, membro del Go verno provvisorio, altro dei delegati ad in contrare Napoleone e membro del Consi glio del Dipartimento di Genova nel 1805, maire di Genova nel 1810. Fu in missione a Parigi per tutelare il portofranco. Dopo l'unione di Genova al Piemonte fu decu rione, delegato a Vittorio Emanuele I nel 1821. Si occupò di edilizia cittadina, ini ziando nel 1838 l'apertura di via Serra su terreni appartenenti alla sua famiglia (v.: Alizeri : Guida di Genova). Elargì lire 50.000 a favore dell'Orfanotrofio maschile di S. Giovanni Battista, ove sta la sua ef figie in marmoreo medaglione. Ebbe da Napoleone il titolo di conte dell'Impero e LETTERAS la Legion d'Onore, che cambiò in seguito con la croce dei SS. Maurizio e Lazzaro (v. necrologio in Gazzetta di Genova del 19 maggio 1844). DOMENICO, di Gerolamo, morto ottanten ne nel 1879, fu senatore del Regno; bene ficò l'Ospedale e l'Albergo dei Poveri di Genova e fondò l'Asilo infantile di Gavi Ligure. Nel palazzo del Comune si ammira il suo busto in mezzo a quello di altri il lustri cittadini. ORSO, suo fratello, pure senatore, fu go vernatore della Savoia. Dei figli dell'altro fratello, Gian Carlo, il primogenito GERO LAMO (1842-1913), guardiamarina nel 1861, fece la campagna del 1866, ottenendone la medaglia commemorativa; raggiunse il grado di tenente di vascello; fu dal 1867 al 1879 ufficiale di ordinanza del principe Eu genio di Carignano; consigliere ed asses sore municipale a Nervi e a Gavi; qui pre sidente dell'Asilo infantile fondato dallo zio Domenico, amministratore dell'Ospeda le, cavaliere della Corona d'Italia, dei SS. Maurizio e Lazzaro, della Concezione di Portogallo, di Carlo III di Spagna. Suo fratello VINCENZO (1843-1924) segui tò pure la carriera della marina militare, aiutante di bandiera dell'ammiraglio Ric cardi, comandante la squadra italiana in America; era imbarcato sulla nave che con dusse in Portogallo la principessa Maria Pia di Savoia, per cui fu insignito dell'Or dine del Cristo. Lasciata la marina col gra do di luogotenente di vascello, fu ammini stratore di varie opere pie, fra le quali il Magistrato di Misericordia, il Monte di Pietà, gli Asili infantili, l'Istituto delle donne penitenti; lungamente consigliere comunale anche in epoche gravi, come du rante l'invasione di colera del 1884. DOMENICO, ufficiale nelle Guide, prese parte alla battaglia di Custoza, meritando la medaglia di argento al valore (1845, 8 giugno 1892). GIO. CARLO, di Gerolamo (1873-24 ago sto 1915), già capitano di cavalleria, libero da obblighi militari, si ingaggiò volontario nei servizi della Croce Rossa durante la grande guerra. DOMENICO, di Gerolamo (1876), ufficiale di cavalleria, commissario a Turriacco du rante la guerra. LETTERA S ORSO, di Gerolamo (n. 1887), ufficiale di cavalleria, ufficiale d'ordinanza di S. E. il generale Frugoni, comandante la II Ar mata in guerra, poi ufficiale nei mitraglie ri e in Libia, fregiato di due croci di guer ra al valore e di due al merito, cavaliere della Corona d'Italia. ADEMARO († 1931), di Gio. Antonio, fu sindaco di Montebello per dieci anni nel periodo bellico. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio genovese (m. ), marchese (mpr.), nobile dei marchesi (mf.), in persona di STEFANO ADEMARO (†), di Gio. Antonio, di Vincenzo. Èpure iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. con gli stessi titoli, in persona di DOMENI co, di Gerolamo, di Giancarlo. Fratelli: Laura, ORSO. PAGINA 273 vito nella marina genovese, napoleonica e sarda; compi atti di valore specialmente durante il blocco di Genova del 1800; fu con Giovanni Bausan a Napoli, con Le Braz alla Spezia, nel 1822 all'impresa di Tripoli, comandante di divisione nella ina rina sarda nel 1826, maggior generale nel 1834, comandante generale sino al 1840, epoca della sua morte. S. M. il Re Carlo Alberto lo cred conte il 23 marzo 1830. FRANCESCO, figlio del fratello di lui, Ax ΤΟΝΙΟ (n. 1801, † 1887), seguì pure la car riera della marina. Nel 1846 capitano di vascello, comandante la fregata Des Ge neys, compi delicata missione politica a Civitavecchia, secondo gli ordini del prin cipe Eugenio di Savoia Carignano. Al tem po della spedizione dei Mille, essendo a capo del Dipartimento marittimo setten trionale, interpretò accortamente la politi ca di Cavour; nel 1861 fu nominato vice Zii, figli di Giancarlo: Fiammetta +, Sol- presidente del Consiglio dell'Ammiraglia to (v. Giuseppe Gonni in Gazzetta di Ge nova, 30 settembre e 30 novembre 1921) . ferina. Cugina, figlia di Vincenzo, di Giancar lo: Caterina. Cugina, figlia di Orso, di Giancarlo: Ma tilde. * SERRA. b. s. ARMA: D'azzurro a due fascie scac cate di rosso e di argento di due file. DIMORA: Roma e Bonassola. La Serra, frazio ne di Bonassola nell'estrema rivie ra ligure di Levan te, ove una via è intitolata agli « Ammiragli Serra » è la culla di questa schiatta di marinai. Ivi ne! l'avito palazzo si conserva la raccolta de gli schizzi delle navi comandate da un il lustre loro antenato. Fu questi LUIGI, n. a Bonassola nel 1776, † a Genova nel 1840, sepolto nel Santuario della Madonnetta, accanto all'amico ammiraglio Sivori. Egli navigò su navi della Repubblica genove se, inglesi, spagnuole e russe, avendo ser Per concessione sovrana fu rinnovato a fa vore suo e dei suoi discendenti il titolo di conte concesso allo zio Luigi, che non a veva lasciato discendenza. Francesco spo sò Giuseppina Ermirio, dalla quale ebbe numerosa figliolanza : EUGENIO (n. 1844), ufficiale di marina, sposato a Maria de Lo che, morto nel 1924 senza prole; M. Lui gia in Bonetti; M. Adelaide in Bonetti; LUIGI (n. 1847); Enrico (n. 1849), capita no di vascello; Luigia; ANGELO (n. 1854); GEROLAMO (n. 1855); CARLO (nato 1856) . Acostoro fu riconosciuto il titolo di con te (mpr.) e di nobile dei conti (m1. ) con D. M. 27 febbraio 1871. Luigi, ammiraglio, sposò M. Lodovica Melegari, da cui i viventi: ENRICO, n. a Roma 1'11 novembre 1890, riconosciuto nel titolo di conte per l'avvenuta morte dello zio Eugenio e del padre Luigi, con D. M. 10 aprile 1925, e Maria Giovanna, sposata al prof. comm. Orlando Grosso. Carlo sposò a Roma il 9 giugno 1801 Matilde Pianciani, del conte Carlo, donde i viventi : FRANCESCO, n. a Roma 24 set tembre 1894, e Laura in Angelini. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.) e nobile dei Araldica 18 PAGINA 274 conti (mf.), in persona di Enrico, di Lai gi, di Francesco. Zii: Maria Luigia †, Maria Adelaide t, Luigia +, CARLO. Figlio di Carlo: FRANCESCO. * SERRA. b. s. ARMA: D'oro a due fasce scac cate di due file d'argento e di rosso. Antica e nobile famiglia originaria di Genova; essa ha avuto importanza storica non solo a Genova, ma anche nel Reame di Na poli, in Sardegna, in Ispagna ed in Oriente. Il Belgrano, nelle Tavole genealogiche ricavate dalla trascrizione e annotazione dei Regesti della Curia di Genova, assegna ai Serra la identica origine degli Spinola e dei de Mari appartenti al ramo di Carman dino e l'attacco arriva così a Ido Visconti (anno 930); ed è notorio che quei lavori hanno valore ed autorità documentale in controvertibile. Nella Cronologia dei Consoli di Genova di Agostino Olivieri (vol. I, fascicolo 3º degli «Atti della Società Ligure di Storia Patria »), a carte 240, si rileva che: «Ot <>> poi anche «della Cella » e e «da Mar cialla ». La famiglia ebbe 21 priori di libertà, dal 1325 al 1517, e 6 gonfalonieri di giustizia in Firenze dal 1346 al 1431, e parecchi de' suoi rappresentanti furono ricevuti per giu stizia nel S. M. Ordine di Malta. Ad essa si deve la costruzione del grandioso con vento di S. Firenze, oggi sede dei Tribu nali fiorentini. Un FILIPPO, abate oliveta no, venne creato da papa Paolo III vescovo di Alife nel 1548. Un PAOLO, di Niccolò « de Serraglis, ci vis et patritius florentinus » è ricordato, sotto la data del 9 giugno 1568, come « Ca pitaneus Fivizani » negli atti del notaio Cesare Tanucci. GIULIANO, di Francesco, fu senatore nel 1608. Con SERRAGLIO, di Paolo, di Girolamo, inscritto nel Cittadinario fiorentino pel quartiere di S. Spirito, gonfalone Drago, nel 1642 LLO coi fratelli GIROLAMO E CAMIL e morto il 13 settembre 1684, questo ramo della famiglia si estinse. Esisteva, però, un altro ramo, originario da Palaia nel contado pisano, e di là tra sferito a Firenze, cui si assegna per capo stipite un GIOVANNI di Vanozzo, priore di Firenze nel 1391, pronipote del suddetto ser Belcaro da Pogna. PAGINA 284 Un discendente di cotesto Giovanni, SERRAGLIO, di Francesco, morto nel 1579, aveva avuti due figli : a) CESARE, ammesso alla cittadinanza fiorentina nel 1633, autore di un ramo cui con rescritto 20 luglio 1860 del luogote nente generale della Toscana per S. M. il Re Vittorio Emanuele II, fu riconosciuta, in persona dell'avv. SERRAGLIO Serragli, la nobiltà civica di S. Miniato, che è il cen tro urbano più vicino a Palaia, luogo di provenienza di questa famiglia. Tale ramo va ad estinguersi in Clotilde Serragli ma ritata ad Alessandro Martini-Bernardi; b) FRANCESco, da cui vennero FLAMI NIO, ANTONIO E FRANCESCO, il quale fu pa dre di CARLO E FLAMINIO. Da quest'ultimo nacquero ANTONIO ed ENRICO, che generò FRANCESCO ed ALES SANDRO; mentre dal primogenito, Carlo, venne PIETRO, e da questo GIOVAN FRAN CESCO MARIA, nato a Palaia il 18 gennaio 1826, che con RR. LL. PP. 21 settembre 1901, fu autorizzato ad assumere il titolo di « patrizio fiorentino » e con decreto mi nisteriale del 30 dello stesso mese ottenne il riconoscimento della nobiltà di S. Mi niato per sè e per i suoi discendenti. Esso GIOVAN FRANCESCO ha avuti sei fi gli : l'avv. PIERFRANCESCO, l'avv. CARLO, Eugenia, Teresa, Maria e FRANCESCO, tut ti inscritti al Libro d'Oro della nobiltà ita liana, insieme ai figli dell'avv. Pierfrance sco suddetto : GIOVANNI, Eugenia e Cateri na, coi suddetti titoli di patrizio fioren tino e nobile di S. Miniato (mf. ). g. d. a. v. SERRALUTZU. ARMA : D'azzurro, inquartato da un filetto d'oro : nel 1º una sega d'o ro; nel 2° un delfino d'argen to posto in palo; nel 3º una rotella d'oro carica di una croce trifo gliata di rosso; nel 4º un semi volo destro d'argento. DIMORA : Cuglieri. LETTERA S Carlo II, re di Spagna, volendo ricom pensare GIOVANNI BATTISTA Serralutzu dei servizi eminenti resi allo Stato, con diplo mi in data 8 aprile 1697 gli concesse i ti toli di cavalierato e di nobiltà e l'uso del le armi gentilizie, trasmissibili ai figli e discendenti maschi. Il predetto concessionario don Giovanni Battista intervenne al Parlamento Genera za le celebratosi in Cagliari sotto la presiden. del vicerè conte di Montellano, nel 1698 : e furono pure abilitati, nella qualità di cavalieri, ANTONIO FRANCESCO, FRANCE Sco ed IGNAZIO Serralutzu. Nell'elenco dei nobili e cavalieri, compi lato nel 1822, dalla R. Prefettura d'Ozieri e trasmesso alla R. Segreteria di Stato e di Guerra presso il vicerè di Sardegna, sono compresi i nomi di don GAVINO, don CRI STOFORO, don RAFFAELE, don FRANCESCO LUIGI e donna Maria Serralutzu. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.), don (mf.), ai discendenti maschi e coi titoli personali di nobile e di donna alle femmine, in persona di BATTISTA, di Ga vino, di Francesco Luigi. Figlio: EDOARDO. FRANCESCO, di Giuseppe Luigi, di Fran cesco Luigi. FRANCESCO LUIGI, di Agostino, di Fran cesco Luigi. Fratelli: GIOVANNI, ANTONIO, Carolina e Giovanna. Zio: CARLO ALBERTO. Figli di Carlo Alberto: Maria Rita, FRANCESCO, LUIGI. s. l. * SERRISTORI (già TOZZONI). rosso ARMA: Partito : nel 1º di alla cervia d'ar gento saliente, col capo d'Angiò (Tozzoni); nel 2º azzurro alla di fascia d'argento accompagnata da tre stelle di otto raggi d'oro; col capo d'An LOX ** * LETTERAS giò, abbassato sotto altro capo di con cessione di papa Leone X, che è d'oro alla palla d'azzurro carica di tre gigli del campo ed accollata dalle sigle L. X. di nero (Serristori). Мотто : Non verba sed acta. DIMORA : Imola, Firenze. Capostipite di questa illustre prosapia, che dette alla repubblica di Firenze 12 gonfalonieri di giustizia e 26 priori di li bertà, e al principato quattro senatori numerosi altri dignitari in tutte le gerar chie, si crede un AVERARDO « da Figline », e vivente nel 1178. Ser RISTORO, suo discendente, esercita va nel 1299 la professione notarile, che si trasmise poi ereditariamente in più gene razioni. Un altro ser Ristoro, di ser Jacopo, di ser Lippo, stabili definitivamente fis sandone anche il cognome la famiglia in Firenze, dove rogò nel 1380 l'atto di pa ce tra la repubblica fiorentina e re Carlo di Napoli, e dove ebbe nel 1383 l'ufficio importantissimo di notaio della Signoria. Egli fu, nel 1390, dei XVI gonfalonieri di compagnia, nel 1392, dei priori, nel 1396, dei XII buonuomini, e morì nel 1400 dopo aver col suo testamento 26 ottobre 1399 istituito un ospedale « per i poveri di Cri sto in Figline, che dal centro del paese fu poi trasferito sul vicino colle di S. Cer bone nell'antica villa di Giovanni Serristo ri, e che tuttora s'intitola dal nome della famiglia. Per questo, e per altri atti di si gnorile munificenza, meritò l'onore della sepoltura in Santa Croce e quello d'esser dipinto sulla volta della R. Galleriadi Fi renze « fra gli uomini illustri per la loro liberalità verso la patria ». Un de' suoi figli, messer GIOVANNI, dot tore in legge, nel 1391, squittinato al prio rato per la Maggiore, fu ambasciatore a papa Alessandro Ve a Ladislao, re di Na poli, che lo creò cavaliere e gli concesse il lambello rosso a tre gigli d'oro di Francia; andò poscia oratore al papa per esortarlo a tornare in Roma (1411), quindi nuovamen te al re di Napoli (1413) e a Roma. Da un altro figlio di ser Ristoro, SILVE STRO, nacque ANTONIO, priore nel 1428 che divenne ricchissimo colla mercatura e nel 1432 sovvenne di grosse somme di denaro PAGINA 285 il comune, fu poi commissario a Pistoia (1438) e gonfaloniere di giustizia (1443) . Dal suo matrimonio con Costanza di Ave rardo de' Medici (1415), ebbe AVERARDO (1428), sposato nel 1462 con Alessandra d'Antonio Strozzi, anch'egli gonfaloniere di giustizia nel 1487, dopo aver avute le cariche di gonfaloniere di compagnia, di capitano d'Arezzo, di maestro della zecca, e d'essere stato altresì dei dieci di Balia, dei XII buonuomini e ambasciatore al pon tefice nel 1496. Suo fratello maggiore, GIOVANNI (1419 1494), fu uno dei più insigni cittadini del tempo suo : molte volte dei priori dal 1448 in poi, e dei dieci di balia, ebbe altri uffi ci importantissimi fuori patria, ad Arezzo, Prato, Pisa e Volterra, e molti pure in Fi renze, dove fu gonfaloniere di giustizia nel 1479 e dove diresse con grande abilità e saggezza la politica estera del comune in momenti difficilissimi. Anche altri suoi fra telli, NICCOLÒ, RISTORO, CARLO e SILVE STRO, furono dei priori e dei dieci di Balia e oratori della repubblica in delicate e im portanti ambascerie; il secondo di essi fu anche gonfaloniere, nel 1485. Da Antonio di Averardo, suddetto, nac que nel 1497 un altro AVERARDO, che si ac quistò grandi benemerenze dai Medici in negozi diplomatici del più alto rilievo pres so le corti imperiale e pontificia, dov'ebbe grado di ambasciatore residente toscano. e Cosimo I lo onorò della nomina a senatore (1540), Giulio III lo cred cavaliere (1550). Godè fama di gran mecenate di let terati e di dotti, che gli dedicarono alcune loro pregevoli opere a stampa. Circa a quest'epoca vari soggetti della famiglia raggiunsero gradi cospicui anche nella gerarchia ecclesiastica, come mons. BARTolomeo, di Averardo, arcivescovo di Trani nel 1551 , LORENZO, di Francesco, Vescovo di Bitetto (1528), LODOVICO, di Francesco, che gli successe in quella sede episcopale (1552), ecc. I Serristori furono per lo più ligi e de voti alla casa dei Medici, che li ricambia rono della più affettuosa amicizia. Nel 1515 ebbero ospite nella loro antica casa, detta « la Casagrande » a Figline (oggi di chiarata « monumento nazionale »), papa Leone X mentre si recava a far il suo in PAGINA 286 gresso trionfale in Firenze; e FRANCESCO, d'Averardo Serristori, insieme agli altri gonfalonieri di compagnia che lo ricevet tero solennemente nella città, fu da lui creato conte palatino col privilegio di ag giungere al proprio stemma la palla giglia ta di casa Medici colle sigle L. X. E l'an no dipoi Giovanni Serristori sposava l'uni ca sua figlia, Costanza, ad Alamanno Sal viati, zio materno del futuro granduca Co simo. Alcuni, però, di questa stirpe, rima sero invece fedeli al governo popolare e al la tradizione repubblicana contro la tiran nide medicea; così FRANCEsco, di Gugliel mo, che nel memorabile assedio del 1530 fu tra i più tenaci combattenti a difesa del la libertà, e perciò fu dagli assedianti rite nuto in ostaggio a garanzia dei patti della capitolazione; e così pure NICCOLÒ, di Francesco, che, fatto prigioniero sul cam po di battaglia a Montemurlo, fu da Cosi mo I condannato a perpetuo carcere nei sotterranei della fortezza del Ponte a mare di Pisa, e più tardi graziato. Stabilita definitivamente la signoria dei Medici, LODOVICO, di Averardo, d'Antonio, d'Averardo Serristori, versatissimo nelle discipline economiche, fu nominato senato re (1560), poi commissario a Pisa e Pistoia (1561). Da lui nacque LUIGI (1573-1635), pure insignito della dignità senatoria (1622), che fu padre di: 1 ) TOMMASO, cavaliere gerosolimitano nel 1624, maestro di campo a Prato (1652), governatore di Portoferraio (1655) e di Li vorno (1658), sergente generale e tenente colonnello delle milizie granducali (1667), che lasciò tutto il suo patrimonio al fra tello Antonio e ai discendenti da lui in or dine di primogenitura; 2) mons. LODOVICO, referendario aposto lico (1630) e inquisitore di Malta, vescovo di Cortona (1635), ambasciatore mediceo in Germania (1639), che testò del pari in fa vore del fratello Antonio; 3) ANTONIO, cavaliere stefaniano, gover natore di Livorno (dal 1655 al 1672), co niugato con Cassandra de' Ricci, figlia di Ippolita Machiavelli, ultima discendente di Niccolò, del quale i Serristori ereditaro no ipochi poderi e la villetta di S. Andrea in Percussina, dove il grande storico ave LETTERAS va scritto il « Principe » ed altre delle sue opere immortali; 4) AVERARDO, ricevuto cavaliere di giu stizia nel S. M. Ordine di Malta, che fu colonnello delle corazze granducali. Nel 1637 i quattro fratelli suddetti, in sieme ai loro congiunti allora viventi, eres sero in commenda il già ricordato Ospeda le Serristori in Figline Valdarno. Dal summenzionato ANTONIO, del sena tor Luigi, nacque LUIGI (1647), cavaliere stefaniano, morto in giovane età. Suo figlio AVERARDO (n. 1675), maggior domo della principessa di Toscana Anna Maria Luisa elettrice vedova Palatina del Reno, sposò Giovanni dei marchesi Bour bon del Monte, da cui ebbe ANTON MARIA ( n. 1711), creato senatore nel 1761, ciam bellano alle corti imperiale e granducale, consigliere di Stato e di Finanze, mini stro degli Esteri sotto il granduca Pietro Leopoldo, e poi capo del Real Consiglio di Reggenza. Per le benemerenze da lui ac quistatesi in servizio dello Stato il gran duca Ferdinando III eresse nel 1796 in priorato, sotto il titolo di Urbino, la com menda di patronato dei Serristori nell'Or dine di Santo Stefano. Esso Anton Maria chiese, e con decreto 19 luglio 1751 otten ne, per sè, pel fratello Andrea, per le so relle e pei figli l'ascrizione al Patriziato Fiorentino. Da lui e da Maddalena Guadagni nacque il cavaliere e senatore AVERARDO (n. 1572), ministro plenipotenziario del re d'Etruria a Parigi (1801), gran ciambellano della Corte di Toscana e consigliere aulico ono rario, che dalla marchesa Maria Lucrezia Pucci ebbe il figlio LUIGI. Questi (1793 1857) militò dapprima nell'esercito russo, dove raggiunse il grado di colonnello di Stato Maggiore; poi dal granduca Leopol do fu nominato governatore di Siena e di Pisa, generale magg. dell'esercito toscano, ministro della Guerra e degli Esteri, con sigliere di Stato, commissario granducale in Toscana con pieni poteri per la restau razione del Principato Lorenese dopo la fu ga del granduca a Gaeta nel 1849. Ma sde gnato e avvilito per l'occupazione austria ca, che egli aveva invano fieramente av versata, interruppe la sua brillante carrie ra politica, ritirandosi a vita privata dopo LETTERA S aver date in luce anche varie importanti pubblicazioni di carattere scientifico e sto rico. Con Rescritto Sovrano 1º giugno 1827 il granduca di Toscana, tenuto conto dei meriti insigni degli antenati dei Serristori e del titolo di conte Palatino da molti di loro goduto, nonchè de' grandi servigi resi al paese dal senatore Averardo e dal sena tore Antonio padre di lui, conferì alla fa miglia il titolo di conte, trasmissibile in linea maschile. Figlio del suddetto conte Luigi e della contessa Sofia Franceschini, dama di Corte della granduchessa, nacque il 26 novembre 1833 a Vienna il conte ALFREDO, aiutante del generalissimo turco Omer Pascià nella guerra di Crimea, poi addetto alla Lega zione Toscana a Parigi, volontario e aiu tante di campo del generale Cialdini nelle campagne per l'indipendenza italiana del 1859-61, ufficiale d'ordinanza del re Vitto rio Emanuele II, decorato di due medaglie d'argento al valor militare e della Croce Militare di Savoia, poi deputato al Parla mento pel Collegio di Pontassieve e pel II di Firenze in sei legislature (IX-X e XII XV). Egli, morendo senza discendenti il 6 aprile 1884, aveva chiamato suo erede nel nome e nelle armi il figlio di sua sorella Sofia Luisa, sposata al conte Francesco Tozzoni, d'antica e nobile famiglia origi naria di Bologna, trasferitasi sulla fine del secolo XIV ad Imola, che aveva avuti vari ragguardevoli personaggi, come GIACOMO, di Filippo, lettore di medicina e rettore de gli Oltramontani nello Studio di Bologna (1498); PIER PAOLO, famoso giureconsulto, primo gonfaloniere della città di Imola, ambasciatore a papi e ad altri sovrani, poi chiamato a Firenze con funzioni di giudice (1520); ALESSANDRO RANUCCIO (1668-1735), gentiluomo di camera dei duchi di Mode na, poi governatore delle fortezze Estensi; CIRO, che con chirografo 22 gennaio 1660 ebbe da Alessandro VII il titolo trasmissi biledi conte e la signoria di Castelfelcino; GIUSEPPE ERCOLE, gonfaloniere d'Imola, gentiluomo alla Corte d'Este, marito di una Beroaldi, ultima di sua famiglia e pa rente di papa Benedetto XIV; GIAN CIRO, paggio alla Corte Sabauda, poi valoroso ufficiale di cavalleria e decorato della Cro ce Mauriziana; GIORGIO CRISTIANO (1745 PAGINA 287 1810), ufficiale delle milizie di Luigi XV di Francia, che molto si distinse nelle guerre di Corsica, poi comandante militare di Imola; e suo figlio GIORGIO BARBATO, ca detto nelle Guardie del Corpo della regina d'Etruria, decorato della medaglia di S. Elena, gonfaloniere d'Imola, e benemerito della causa nazionale al tempo dei moti pa triottici del 1831. Da lui è nato il conte FRANCESCO LUIGI, padre del vivente conte UMBERTO, dottore in giurisprudenza, segretario onorario di Legazione, deputato del Collegio di Pon tassieve per sei legislature (XVIII-XXIII), e poi dal 16 ottobre 1913 senatore del Re gno, che con R. Decreto 19 marzo 1895 è stato autorizzato ad assumere il cognome e lo stemma dei Serristori (già Tozzoni), e dalle sue nozze con Ortensia dei marchesi de La Gandara ha avuti i figli ALFREDO e Sofia, maritata al conte Uberto Bossi-Pucci. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.); patrizio fio rentino (mf.); nobile dei signori di Castel felcino (mf.); patrizio di Imola (m.); nobile di Bologna (mf.), in persona di UMBERTO, di Francesco Luigi, di Giorgio Barbato. Figli: ALFREDO †, Sofia in Bossi Pucci. g. d. a. v. * SERSALE. ARMA: D'azzurro a tre fasce d'o ro. Originata da Serro, figlio di Ser gio II, doge di Sor rento nel 1117, quando questa cit tà viveva sotto l'alta sovranità de gli imperatori gre ci. Trovasi questa famiglia patrizia di Sorrento dai più anti chi agli ultimi tempi; e nelle scritture an tiche è detta anche « di Sorrento ». Da MAFFUrio Sersale che l'Aldimari ri porta fra i patrizi napolitani del Seggio di Nido fin dal 1382, la famiglia si divise in vari rami. Il figliuolo ANDREA, nobile del Seggio di Nido, avendo ottenuto da re PAGINA 288 Ladislao alcuni beni in Calabria, presso Cosenza, che prima appartenevano a Rug giero di Marano, stabilì in Cosenza la sua famiglia, che fu continuata dal suo primo genito GUIDONE, come riporta il Candida. Questo ramo fu ascritto al Patriziato Co sentino ed ebbe il principato di Castel ma franco dal 1628, il ducato di Cerisano dal 1613; ed il ducato di Belcastro, con diplo dato in Madrid il 24 febbraio 1644, esecutoriato il 17 febbraio 1645 (Archivio di Simancas, Segreterias Provinciales, vol. 477 (20), fol. 70 Archivio di Stato di Napoli, Registro Privilegiorum del Colla terale, vol. 291 (N. 1. Almirante), fol. 178 180 a t.°) . Il ramo dei duchi di Belcastro si estinse nei Caracciolo di Forino. Altro ramo, patrizio del Seggio di Nido, e propriamente quello del cardinale di Na poli, si estinse in Maria Antonia Sersale, figliuola del marchese Pietro, patrizio na politano, che, il 13 giugno 1750, sposè Gaetano Sersale, patrizio di Sorrento. Ebbe ancora questa famiglia il titolo di conte di Casamarciano, concesso a GIULIO Sersale con diploma dato in Madrid il 3 settembre 1678, esecutoriato il 24 dicembre detto (Archivio di Simancas, Segreterias Provinciales, vol. 547, fol. 37 Archivio di Stato di Napoli, Registro Privilegiorum del Collaterale, vol. 477, fol. 195) . Si diramarono i Sersale in Catanzaro, Rossano, Nicastro, Sessa e Teano, Stilo e Monopoli. I Sersale di Cosenza furono ricevuti, per giustizia, nel S. M. Ordine di Malta dal 1595, come quarto della famiglia Rocco (Archivio Ordine di Malta 4686); quelli di Sorrento, nel 1603, con FRANCESCO Sersale (Archivio dell'Ordine di Malta 4795); quel li di Napoli dal 1626, come quarto della famiglia Castigliar (Archivio di Stato di Napoli, vol. 1°, Priorato di Capua); е nel 1627 con GIORGIO Sersale (Archivio di Stato di Napoli, vol. 1º, Priorato di Ca pua); i Sersale di Catanzaro, dal 1662, со me quarto della famiglia Ferraro (Archivio dell'Ordine di Malta 4312); ed i Sersale di Monopoli, dal 1767, come quarto del cava liere Antonio Planelli di Bitonto (Priorato di Barletta) . Del cavaliere Giorgio Sersale, anzidetto, il Filamondo nella sua opera «Genio bel LETTERAS licoso di Napoli », parte II, pag. 635, di ce : come questo cavaliere, trovandosi con la cavalleria napolitana, comandata da suo fratello Vincenzo, all'assedio di Casale, es sendosi spinto innanzi, più del dovere, fu ferito da una archibugiata sul viso, e fatto prigioniero; ed il Candida, vol. III, pag. 226, aggiunge : che il Sersale fu commissa rio generale nello stato di Milano, e prese parte alla difesa di Orbetello; e molto si distinse nel riacquisto di Portolongone, sotto il comando di don Giovanni d'Au stria. I Sersale, oltre al possesso di nume rosi ed importanti feudi, ricoprirono, fin dall'epoca normanna, importanti uffici, ed ebbero uomini di fama, nelle lettere, nelle scienze, nelle armi; ed ancora per filantro pia, bastando per tutti, far menzione di CESARE, che fu tra i fondatori del Pio Mon te della Misericordia in Napoli e protettore dell'ospedale degli Incurabili, nella stessa città; ed ancora di DIEGO, arcivescovo di Bari, che nella peste che afflisse quella cit tà, nel 1556, nella quale perirono oltre tre dicimila persone, dette prova di grande ca rità cristiana. * SERSALE. ARMA: D'azzurro a tre fasce di ого. Ramo della fami glia di cui al cen no precedente, de corata dei titoli di principe di Castel franco con anzia nità 1628, di duca di Cerisano con anzianità 1613 e di patrizio napolitano. f. f. p. di s. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di principe di Castelfranco (mpr.), duca di Cerisano (mpr.), patrizio napolitano (m.), ed è rappresentata da GIROLAMO, n. Gaeta, 12 febbraio 1877, cav. Corona d'Italia, di Luigi (n. Gaeta, 10 febbraio 1854), di Giuseppe, di Girola mo, e di Antonietta Esperto. Fratelli: LIVIO, n. Gaeta, 19 dicembre LETTERAS 1879, uff. del R. Esercito, cav. Corona d'I talia; RENATO, n. Gaeta, 17 ottobre 1885, spos. Roma, 7 luglio 1913 con Teresa Bar bato; Maria Rosa, n. Ancona, 13 ottobre 1852, sp. 28 luglio 1921 con Angelo Miche le Aloja. Figlio di Renato: LUIGI, n. Roma, 14 maggio 1914. Altro ramто. Discendenti da don Girolamo, duca di Cerisano (n. 1771, † 1836) e da donna Ga briella Barretta dei duchi di Simari (+ 1847) : ORAZIO, n. Napoli, 3 agosto 1800, † ivi, 13 gennaio 1869, sp. Napoli, 4 no vembre 1834 con Maria Antonia Spatera. Figlio: ANDREA, n. Napoli, 9 novembre 1839, † ivi, 15 marzo 1894, sp. Napoli, 5 gennaio 1863 con Florinda Addario († 30 dicembre 1905) . Figli di Andrea: Adele, n. 26 dicembre 1863; DOMENICO, n. Napoli, 15 gennaio 1866, monsignore, canonico della cattedra le di Napoli, cappellano del R. Tesoro di S. Gennaro; ROMUALDO, n. Napoli, 9 feb braio 1870; ORAZIO, n. Napoli, 26 febbraio 1871; Adele, n. Napoli, 13 aprile 1872; sp. 30 giugno 1894 al dott. Pietro Antonio Cavasola; Maria Sofia, n. Napoli, 15 luglio 1877, sp. 30 aprile 1906 al nob. comm. An drea Massa. SERSALE. f. f. p. di s . ARMA: D'azzurro a tre fasce d'oro. DIMORA : Napoli. Patrizia di Sor rento, decorata del titolo di marchese per successione di altro ramo della stessa famiglia, che ottenne detto tito lo da re Ferdinan do IV di Borbone, nel 1762, in persona di Pietro Sersale, pa trizio napoletano, la cui figliuola, Maria Antonia, fu erede del titolo, essendo morto il fratello GIOVANNI, nel 1787, senza discen denti. Maria Antonia sposò in Napoli, il 13 giugno 1750 (Parrocchia S. Maria del PAGINA 289 l'Avvocata), Gaetano Sersale, patrizio di Sorrento, n. ivi 1'8 luglio 1726, figlio di Paolo, n. 1685, e Beatrice Teodoro. L'anzidetto Paolo, quale discendente di altro Paolo, n. 1598, fratello di Gio. Batti sta, gentiluomo napolitano del Seggio di Nido, chiese, nel 1714, reintegra al detto Seggio, ma la sua richiesta non ebbe se guito. Dal matrimonio del detto Gaetano con la marchesa Maria Antonia Sersale, nac que, il 30 giugno 1754, PAOLO, primogeni to, dal quale discende il rappresentante del ramo primogenito di questa linea, ricono sciuto nel titolo di marchese con R. Re scritto 8 ottobre 1842, in persona di GAE TANO Sersale, n. 16 luglio 1801, il quale ot tenne pure l'iscrizione al Libro d'Oro Na politano, il 5 agosto 1846, per sè e discen denti. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese (mpr.), patrizio napolitano (m.), patrizio di Sorrento (m.), ed è rappresentata da GAETANO, n. Napoli 10 aprile 1881, di Francesco (n. 8 agosto 1845), di Gaetano, e di donna Giulia Sozzi Carafa di S. Nicola Manfredi († 11 giugno 1914); spos. Napoli 14 marzo 1909 con don na Leopoldina Caracciolo dei principi di Forino. Figli: Vittoria, n. 22 gennaio 1910; FRANCESCO, n. 29 agosto 1911. Fratelli: CARLO, n. Napoli 6 luglio 1883, spos. 21 febbraio 1920 con la nobile Maria Teresa Vargas de Machuca dei principi di Migliano; Giuseppe, n. Napoli 16 giu gno 1884, spos. 18 agosto 1919 con donna Enrica Caracciolo dei principi di Forino; PAOLO, n. Napoli 18 dicembre 1887, spos. 26 gennaio 1931 con Anna Leisa Gustag son, n. Göteburg (Svezia) nel 1899. Figlio di Carlo: MARZIO, n. 31 marzo 1927. Figli di Giuseppe: ROBERTO, n. 24 по vembre 1920; GIO. BATTISTA, n. 14 settem bre 1922; Giulia, n. 10 giugno 1924; AN TONELLO, n. 31 gennaio 1926; ANDREA, n. 7 novembre 1927; Maria Francesca, n. 17 a prile 1929. Ramo secondogenito iscritto nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col ti. tolo di patrizio di Sorrento (m.), discen Araldica 19 PAGINA 290 dente da Antonino (n. Napoli 18 gennaio 1758), di Gaetano (n. 1726), e di Maria Antonia dei marchesi Sersale. LUIGI, ín. Napoli 20 giugno 1886, di An tonino (n. 27 aprile 1827, † 22 settembre 1906) e di Cristina Lorieri; spos. 25 aprile 1908 con Giulia Attanasio Mandara. Figli: ANTONINO, n. 25 marzo 1909; Ma ria Anna, n. 9 gennaio 1912; Anna Vitto ria, n. 23 maggio 1913; ALDO, n. 15 agosto 1914; PAOLO, n. 20 giugno 1919; RICCARDO, n. 14 giugno 1921; FRANCESCO SAVERIO, n. 7 aprile 1927. Cugini (nati dal matrimonio dell'avo Luigi con la nob. Maria Antonia De Vito Piscicelli) : Ida, n. Napoli 16 maggio 1863; OSCAR, n. Napoli 23 giugno 1866, spos. 10 marzo 1890 con Cristina Mazzitelli. Figli di Oscar: Sergio, n. Napoli 17 giu gno 1897; Maria Giovanna, n. Napoli 24 giugno 1899. Ramo terzogenito iscritto nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi ti toli di patrizio di Sorrento (m.), predicato dei marchesi Sersale (mf.), discendente da Pasquale, n. 16 maggio 1775 in Sorrento, di Gaetano, n. 1726, e di Maria Antonia dei marchesi Sersale. PASQUALE, n. Casapulla 3 giugno 1860, di Andrea (n. 1833, † 1876), e di Marianna Tummolo († 1912) ; spos. con Amalia Buo nopane. Figlio: VINCENZO. Fratelli: Vittoria, n. Casapulla 14 luglio 1857, spos. con Antonio Industrioso († 28 dicembre 1900); FRANCESCo, n. Casapulla 27 gennaio 1865, già maggiore, comandan te int. del 123° Regg. Fanteria in guerra, morto sul Carso 10 agosto 1915, sp. Irene Iaccarino; Filomena, n. Casapulla 3 otto bre 1867; Camilla, n. ivi 6 novembre 1869; Maddalena, n. ivi 8 aprile 1873, spos. al maggiore Carmine Gitti. Figli di Francesco: Annij, n. in Augusta (Sicilia) 26 agosto 1906; ANDREA, n. a Chieti 27 maggio 1913. f. f. p. di s. SERTOLI. ARMA: D'oro, al grifo rampante di nero, coronato dello stesso. LETTERAS CIMIERO : Un grifo di nero, coronato dello stesso. Мотто : Erigor ut erigam. DIMORA : Sondrio. Famiglia di anti ca nobiltà, oriun da da Sondrio in Valtellina. Forse le sue lontane origini si ricollegano con quelle della famiglia Sirtori del territorio della pieve di Missaglia, donde si sarebbe trasferita in Valtellina, come la famiglia milanese dei Parravicino ed altre. Secondo i documenti prodotti nel 1815 alla I. R. Commissione Araldica di Milano, almeno dall'anno 1650 essa fu sempre trattata con prefissi nobiliari ed usò di un proprio stemma gentilizio che fu scolpito nel seco lo XVIII nel sepolcro dell'arciprete di Sondrio, Gian Battista Sertoli. L'albero genealogico della famiglia ha per capostipite GIO. GIORGIO, già defunto nel 1659; da lui nacque Gio. BATTISTA, ri cordato in atti del 1637 e 1659, morto pri ma del 1694. Questi diede i natali a CAR LO (vivente nel 1676), sposato ad Ottavia Guicciardi, e padre di PIETRO MARTIRE, n. a Sondrio il 2 maggio 1676, il quale si spo sò ivi il 3 febbraio 1698 con Elisabetta Parravicini, di Gio. Battista. Da questo matrimonio nacque CESARE PARRAVICINO il 24 febbraio 1699, che l'11 gennaio 1725 prese in moglie Marta Car bonera, di Andrea. Cesare Parravicino fu padre di PIETRO MARTIRE, n. il 9 settembre 1731 e sposato il 4 settembre 1765 con Ip polita Carbonera, di Omobono. Da que sti nacque, il 12 settembre 1766, CESARE, che ottenne la conferma della nobiltà con Sovrana Risoluzione 27 gennaio 1816. Questi si ammogliò in Milano, S. Calime ro, 13 ottobre 1792, con donna Carolina Pertusati, del conte don Francesco, ciam bellano dell'imperatore. Da lui il 26 mag gio 1806 nacque PIETRO, che prese in mo glie il 12 aprile 1841 Elisabetta Guicciardi, di Fabio, ed ebbe tra gli altri CARLO, dal quale discendono gli attuali membri della famiglia. Questa è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. LETTERAS col titolo di nobile (mf). Nel gennaio del 1931 ha domandato l'iscrizione al Libro d'Oro col titolo di nobile e col trattamen to di don e donna. Essa è oggi rappresentata da Pio, n. a Sondrio 4 gennaio 1878, figlio del fu Carlo (n. Sondrio 22 settembre 1847, . ivi il 16 giugno 1929) e di Teresa Donegani di Monte Stelvio; spos. Torino 2 dicembre 1919 con Clelia Salengo. Figlie: Elisabetta, n. Torino, 22 settem bre 1920; Carla, n. Sondrio, 13 agosto 1925. Fratelli: Ida, n. Sondrio, 25 giugno 1881; spos. ivi, 10 febbraio 1909, con Gia como Bettoni; Carolina, n. Sondrio, 20 gennaio 1888; spos. al tenente colonnello medico dottor Roberto Landriani; GIO. FRANCESCO, n. Sondrio, 24 febbraio 1890; spos. Schio, 23 maggio 1917 con Angela Maddalena. Figli di Gio. Francesco: PIETRO, n. Son drio, 16 maggio 1918; GIAN DOMENICO, n. Vicenza, 26 settembre 1922. SERTOLI. c. m. ARMA: D'oro, al grifo rampante di nero, coronato dello stesso. CIMIERO : L'aquila di nero. DIMORA : Sondrio, Tirano e Mi lano. Questo ramo del la famiglia Sertoli fu confermato nel l'antica nobiltà con Sovrana Risoluzione 20 settembre 1817 in persona dei fratelli GIACINTO, CESARE GIUSEPPE ed ANTONIO, i quali avevano provato avanti all'I. R. Commissione Araldica che i loro antenati erano stati costantemente trattati coi pre fissi nobiliari, compreso il capostipite Gio. GIORGIO, vivente avanti l'anno 1602 e co mune alla linea di Cesare Sertoli confer mata nobile nel 1816. Fra i personaggi di questo ramo si distinsero maggiormente GIO. PIETRO e GIACINTO, rispettivamente proavo e padre dei predetti fratelli, poichè PAGINA 291 ricoprirono la carica di luogotenente gene rale della Valtellina, sotto il dominio dei Grigioni, carica che riuniva il misto impe ro, l'autorità della spada ed il diritto di grazia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.) e i suoi com ponenti discendono dal predetto Giacinto, ultimo riconosciuto nel 1817, e da sua mo glie Martina Carbonera. Essi sono : CARLO, avvocato, figlio dell'ing. Giusep pe e di Carlotta Speciani, spos. con Emilia Sertoli. Figli: Elisa, DIEGO, Adriana. Fratelli: LUIGI, GIO. BATTISTA, sp. con Eugenia Carbonera. Figli di Luigi: Bice, Giuseppe, spos. a Sondrio, 17 aprile 1902, con Olga dei mar chesi Giustiniani, figlia di Benedetto. Figli di Giuseppe, di Luigi: Elisa, n. a Sondrio, 1º agosto 1904; LUIGI, n. Son drio, 18 gennaio 1906; MARIO, n. Sondrio, 20 agosto 1907. Figlie di Gio. Battista: Carlotta, Luigia, Giuseppina. c. m. * SERTOLI SALIS. ARMA : Partito : nel 1º d'oro, al grifo rampante di nero (Sertoli); nel 2º inquarta to: a) e d) d'oro al salice di verde sradicato; b) e c) palato di rosso e d'arg. (Salis). Мотто : Erigor ut erigam. DIMORA : Sondrio, Tirano e Milano. Ramo della famiglia Sertoli, discenden te da Gio. GIORGIO, già defunto nel 1659 e distaccantesi con FRANCESCO, n. Sondrio il 30 ag. 1842, figlio primogenito di Pietro e d'Elisabetta Guicciardi, spos. a Milano, S. Babila, il 1° settembre 1872 colla contes sa Maria Felicita Salis (detta Rita), figlia del conte Ulisse, ultima di sua famiglia. Con R. D. 11 maggio 1911 fu autorizzato ad aggiungere al proprio il cognome Salis. Con R. D. 25 settembre 1910 e RR.LL.PP. PAGINA 292 9 gennaio 1911 venne concesso alla predet ta Maria Felicita, detta Rita, Salis di usare il titolo di conte trasmissibile ai suoi di scendenti legittimi per ordine di primoge nitura. Conseguentemente oggi il titolo comitale è portato da CESARE, figlio suo primogenito. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.) e di nobile (mf), in persona di CESARE, n. Milano, 6 luglio 1873, del nobile Francesco e della contessa/Rita Salis; spos. a Tremezzo, il 16 maggio 1907, con Giuseppina Bertoni, di Edoardo e di Ermelinda Antoniani. Figli: FRANCESCO, n. Milano, 28 febbraio 1908; EDOARDO, n. Tirano, 7 luglio 1909; Maria Teresa, n. Tremezzo, 15 giugno 1911. Fratelli: PIETRO, n. Castelseprio (Como) 2 ottobre 1877, spos. ad Albosaggia (Son drio) il 12 novembre 1904 con Amalia Pa ribelli, di Lorenzo; ULISSE, n. Sondrio, 28 agosto 1885, spos. Milano, 10 maggio 1926, con Elena Paribelli, di Giuseppe. Figlio di Pietro: PIERO LORENZO, n. Va rese, 20 agosto 1905. c. m. * SERTORIO. ARMA: D'argento rivol al leone tato di rosso, coronato d'oro, tenente con le branche anterio ri due spade al naturale decus sate, con una ghirlanda di ver de infilzata: il leone accompa gnato in capo a sinistra da tre stelle di otto raggi, di rosso, male ordinate. (Ric. 20 novembre 1899). MOTTO: Desursum. DIMORA : Genova. La famiglia è originaria da Pieve di Te co, ove occupò sempre posizione eminente. Il nome si incontra e nella forma usata dal ramo ascritto alla nobiltà Sertorio e nel l'altra forma Sartorio o Sartore, in anti LETTERA S chissimi atti notarili. Così in atto 24 set tembre 1222 di maestro Salmone, notaro del Sacro Palazzo, compare come arbitro un Delamede Sartorius, in atto 11 maggio 1224 dello stesso notaro è nominato Petrus Sartorius; Raimondo compra casa a Mori gallo il 14 agosto 1224; Gaspare Sartore di Pieve di Teco è capitano di 25 uomini per guardia di detto luogo. Lodovico Sartore gi che il Della Cella dice però di Racconi è cancelliere degli ambasciatori geno vesi in Spagna nel 1490. Fra gli altri sog getti che onorano la famiglia sono da ri cordare: Giustiniano, colonnello a Milano (1361); Filippo, francescano (1384), in fa ma di santo; Pietro Antonio, vescovo di Palermo nel XVI secolo; il rev. Pietro An tonio (1580, † 1659), vicario generale di Albenga, protonotario apostolico; Giacomo (1698, † 1764), protonotario apostolico, au tore di versi latini ed italiani; Gio. Antonio (n. 1711, † 1787) Agostiniano; Giuseppe (1740, † 1795), che sostenne primarie cari- . che in detto Ordine; Antonio (1735, † 1821), giureconsulto, presidente della Ro ta criminale di Genova; Gio. Batta, dotto re, fu nel 1746 uno dei tre capi della par rocchia di S. Stefano in difesa della patria (v. Della Cella); Gio. Batta (1777, † 1849) , avvocato e letterato; Lorenzo (1849, † 1919), ordinato sacerdote nel 1871, sosten ne varie mansioni ecclesiastiche, fu attivo cooperatore dell'Opera di mons. Bonomel li per l'assistenza agli emigranti italiani in Europa, scrisse buon numero di memorie storiche riguardanti Pieve di Teco e le ge nealogie delle principali famiglie di quel borgo. I Sertorio contrassero parentadi coi Cen turione, Clavesana, Lascaris, della Len gueglia. Secondo un albero genealogico che si conserva presso la famiglia, il ramo ascrit to alla nobiltà di Genova discenderebbe da RAFFAELE, nobile patrizio romano, padre di GASPARE, pure nobile romano, che eres se l'altare maggiore e il coro dell'Oratorio di S. Maria a Pieve di Teco, e da lui, per mezzo di RAFFAELE (1395), di NICOLA (1428), di PIETRO (1470), di FRANCESCO (1530) , commissario alla Pieve, di NICOLA (1560), di LUCA NICOLA (1583), che istituì colonna in S. Giorgio a favore dei discen LETTERA S denti, di FRANCESCO GIO. MARIA (1601), che visse a Roma, restaurò l'altare gentili zio a S. Monica della Pieve, di NICOLA († 1655), si arriva a Gio. MARIA (1640, † 1687) , riconosciuto nobile romano, com missario genovese per revisione archivi della marca, insigne giurista, che ottenne il privilegio di stare a capo coperto davanti al Serenissimo Senato e seduto davanti ai magistrati. Fu auditore del cardinale Ga staldi, sepolto a S. Bartolomeo degli Ar meni. Egli, stabilitosi a Genova, fu padre di GIUSEPPE MARIA, che dal 1737 per 16 anni fu degnissimo segretario della Sere nissima Repubblica esercitando il suo uffi cio con zelo, fedeltà e diligenza. In pre mio dei suoi servizi fu ascritto alla nobiltà il 18 dicembre 1747 come lo fu suo figlio NICOLÒ, di anni 14, il 13 di luglio 1750. Questi fu dottore di collegio nel 1778, go vernatore di Chiavari, senatore nel 1789, sposò Geronima Rocca e fu padre di CAR LO, marito d'Antonietta De Ferrari, morto nel 1855 s. p.; di DESIDERIO, uff. di caval leria, che fece la campagna di Russia, poi passò nei Carabinieri Reali del Re di Sar degna, cavaliere dei SS. Maurizio e Laz zaro e della Legion d'Onore; di GIUSEPPE, marito di Maria Cosio, pure senza prole, e di POMPEO DESIDERIO (1779, † 1829), cava liere dei SS. Maurizio e Lazzaro, che sposò Marzia Centurione (27 agosto 1808). Da lui: NICOLÒ, GIO. BATTA, GIACOMO, DESIDE RIO, GIUSEPPE PPE e Geronima in Rolandi Ricci. Nicolò (1809, † 1885), laureato in ambo le leggi, sposò Isabella De Franceschi e fu padre di Isabella, maritata allo zio Desi derio. Gio. Batta (1812, † 1891) sposò Elisa Monticelli, fu ufficiale dei granatieri, fece la campagna del 1848, ed ebbe per figli: POMPEO (1853, † 1928), cavaliere del S. O. Militare di Malta; con D. M. 20 novembre 1899 furono riconosciuti a lui e ai suoi cu gini i titoli di marchese (mpr.), patrizio genovese (m.) e nobile dei marchesi (mf.); Marzia (1850) in Pallavicino; Maria (1851) in Brizio Falletti; Luisa (1855) in Lovera di Maria; Ottavia (1857); Pierina (1862) in Sopranis, viventi. Giacomo (1815, † 1897), ufficiale nei PAGINA 293 granatieri della Guardia, decorato di meda glia di bronzo al valor militare nella batta glia di Pastrengo del 1848, sposò Rosa Gentile e fu padre di Teresa in Torriglia (1885), e dei viventi : GIUSEPPE (1865), ingegnere, marito di Angelita Grillo, e di FILIPPO (1871), avvocato, marito di Elisa Pallavicino e padre di : Rosa (1900), GIA Сомо (1901, † 1912), CARLO (1903), Cesa rina (1905) in Pallavicino, Elena (1907), GIUSEPPE (1915). Desiderio Eligio (1820, † 1885), tenente di vascello nella marina sarda, cavaliere di vari Ordini equestri, sposò la nipote Isa bella, di Nicolò, e fu padre di NICOLÒ, RAFFAELE, Bianca in Torriglia, Laura in Thellung de Courtelary. Di Nicolò (1857, † 1912), sposato a Camilla Spinola, sono figli i viventi : DESIDERIO (1882), marito di Amelia De Bernardi, padre di NICOLÒ (1914) e CAMILLO UMBERTO (1921); ANDREA (1885), marito di Guglielmina Angelini, padre di Maria (1913) e GIANFRANCO (1920); RAFFAELE (1887), celibe; PIETRO (1892), marito di Maria Rebaudenghi, pa dre di NICOLÒ (1927); Isa (1881) in Catta neo Belforte; Paola (1884), monaca Claris sa; Anna (1894); M. Teresa (1896); Bianca (1899). Di Raffaele, sposato a M. Teresa Ghi gliotti, sono figli i viventi: NICOLÒ (1895), dottore in giurisprudenza, marito di Nora Baldeschi, padre di : POMPEO (1928), Maria Teresa (1929), Tecla (1930). È mutilato di guerra, fregiato di medaglia d'argento al valor militare con la seguente motivazio ne : « Comandante di stazione fotoelettrica someggiata, essendo stata la posizione pre sa sotto vivissimo fuoco nemico e poi rag giunta dall'avversario, non cessava di far funzionare il proiettore perchè non man casse alla difesa l'importante ausilio della illuminazione, finchè non veniva ripetuta mente e assai gravemente ferito ». (Col dell'Orso, 25 novembre 1917). GIAN CARLO (1896), dottore in giurispru denza, ha fatto la campagna 1915-1918, è sposato con Raffaela Canevaro e padre di: Isabella (1923), RAFFAELE (1924), Teresa (1928), M. Antonietta (1931). Marzia (1898) in Rossi, Anna (1899) in Guiglia, Laura (1902), Antonietta (1906). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro PAGINA 294 della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese (mpr.) e patri zio genovese (m.), in persona di POMPEO †, di Giovanni Battista, di Pompeo. Cugini, figli di Giacomo, di Pompео: GIUSEPPE, FILIPPO. Cugini, figli di Nicolò, di Desiderio, di Pompeo: DESIDERIO, ANDREA, RAFFAELE, PIETRO. Cugini, figli di Raffaele, di Desiderio, di Pompeo: NICOLÒ, GIOVANNI CARLO. SERUGHI. b. s. ARMA: D'oro alla banda d'azzurro, caricata di tre rose d'argento bottonate d'oro, accompagnate in capo da un aqui la coronata di nero ed in pun ta da un orso passante di nero. DIMORA : Forlì. Di questa illustre famiglia, anticamente chiamata Xelii, parlano a lungo gli sto rici forlivesi, che menzionano nel 1454 un GIOVANNI, di ser Ugo, sostenitore degli Oderlaffi, capo delle milizie di Pino III, insieme ad altri ragguardevoli cittadini far parte del consiglio a reggimento del suo a principato nell'infanzia del figlio Tebaldo, lasciato sotto l'autorevole protezione di Si sto IV e di Ferdinando d'Aragona, re di Napoli, per maggiormente assicurarlo nel l'ereditario dominio; FRANCESCO, partigia no del Rangoni e contrario al Riario, allo ra signore di Forlì; BARTOLOMEO, custode di Caterina Sforza; BERNARDINO, dottore di leggi, ambasciatore per i Forlivesi a Papa Giulio II e poi pretore di Ravenna nel 1502. Nel 1547 la città di Forlì fu divisa dalle fazioni dei Numaj e dei Serughi. Si solle varono gli uni e gli altri nel mese di giu gno, venendo ferito il cav. Luffo Numaj daBartolomeo Serughi; il Numaj ebbe sal va la vita perchè si rifugiò in casa Aleotti. Lo stesso BARTOLOMEO Serughi, figlio di Girolamo, per le sue virtù militari sali al LETTERA S grado di colonnello, e fu creato conte e cavaliere aurato da Giovanni, cardinale ostiense, con la autorità di Clemente VII, con diploma del 10 luglio 1551. GHINOLFO, di Ugo, fu creato anch'esso conte e cava liere aurato con facoltà di crear dottori 1'8 luglio 1535; militò sotto la bandiera di San ta Chiesa e di Casa d'Austria e fu capo in patria della fazione dei Guelfi. Morì nel 1573. GHINOLFO, di Tommaso e di Laura dei conti Malatesta, fu creato conte nel 1502. I Serughi 1'11 marzo 1580 ospitarono nel proprio palazzo S. A. Imp. Margherita, fi glia di Carlo V. Vantano i Serughi, ANNI BALE (1607) , arcivescovo di Siponto; Том MASO, capitano della Repubblica Veneta, la quale a lui affidò la piazza di Sebenigo nella Dalmazia e che egli difese valorosa mente dai Turchi. Fu colonnello della Sa bina, governatore delle armi nello Stato di Avignone; morì nel 1556; GIOVANNI seguì nei Paesi Bassi l'insegna della Corona di Francia col grado di tenente colonnello e Innocenzo XII gli conferì la ragguardevole castellania di Civitavecchia. Il ramo principale di questa famiglia si è estinto nel 1880 con Giovanni, cavaliere di S. Stefano; oggi è superstite il ramo che discende in linea retta da GIULIO, che nel 1761 era consigliere nobile di Forlì; questi fu padre di UGO, che da Maddalena Gratti Volta ebbe AGHINULFO († 1876) e che dal la contessa Carolina Lovatelli ebbe Етто RE, n. nel 1832, dal quale derivano i rami che compongono attualmente la famiglia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Forlì (m.), in persona di UGO, di Ettore, di Aghinolfo, n. nel 1862, da cui : a) PIETRO, spos. con Rosa Sansovini; b) Anna, spos. con Ulde rico Ghiberti; c) Maria, spos. con Edgardo Savoia. Fratelli: AGHINOLFO, n. 1864, spos. con Emma Ciucci, da cui: Rita, Umbertina e UMBERTO. VINCENZO, nato nel 1874, spos. con An na Conca. Figli di Vincenzo: Jolanda ed ETTORE. FRANCESCO, n. 1870; AUGUSTO, n. 1872; CARLO, n. 1873, e Maddalena, moglie di Emilio Baraldi. c. f. p. LETTERA S SERVANZI COLLIO. 1000 al monte di tre cime d'oro all'i taliana, ristretto (Servanzi); a si nistra inquarta to: nel rº e 4º d'oro alla gemella di rosso ondata in fa scia; nel 2º e 3º di verde al monte di tre cime d'oro all'italiana, ristretto (Collio) . CIMIERO : Una testa di liocorno. Мотто: Deus servet servantii. DIMORA: S. Severino (Marche). Antichissima e nobilissima famiglia di San Severino (Marche) è la Servanzi. Suo capostipite un RADIVISIO, vivente nel seco lo XII. Da lui ne venne un SERVANZIO, che diede il nome alla famiglia; nel 1235 fu vi cario in Macerata per Santa Romana Chie sà, sotto Gregorio IX. Fu egli di parte guelfa, ma con il suo tatto e fermezza riu scì a metter pace tra le avverse fazioni. La famiglia appartenne fin da tal epoca alla prima nobiltà sanseverinate, e dette alla patria, podestà, castellani, consoli, gonfalo nieri; parecchi suoi membri vestirono gli abiti degli Ordini di Malta e di S. Stefano, ed ebbero l'aggregazione alla nobiltà di varie città d'Italia. Sono da ricordare : ASTOLFO, che fu al Concilio di Trento con mons. Angelo Massarelli, dove fu sottose gretario ed estensore. Di detto Concilio la sciò egli un importantissimo « diario », che fu assai lodato dal card. Pallavicino. Gli furono offerti poi splendidi offici e cariche importanti in Roma, ma egli rinunziò a tutto e si recò a Napoli alla corte di Giulio Cesare di Capua, principe di Conca. Mons. Cocchi arcivescovo di Corfù, lo volle con lui a Venezia e lo fece canonico di Corfù. Nel 1567 vesti l'abito di San Francesco col nome di « fra Valentino » e ricoprì le più alte cariche dell'Ordine, sino a quella di commissario di Corte per tutta l'Italia. PALMILIO, fu valente capitano di S. R. C.; CAMILLO, servì Carlo V nelle guerre PAGINA 295 contro i saraceni. ALFONSO, I. V. D., udi tore della Rota di Perugia nel 1604-05-06. ARMA: Partito : a destra inquar tato : nel rº e 4º d'oro a tre ban de di rosso; nel 2º e 3º d'azzurro Da Paolo V fu fatto protonotario apostoli co; rettore di S. Niccolò in Carcere a Tre vico (Avellino); vicario generale di Cassano di Calabria per il cardinale Caetani. So stenne anche altre importanti cariche. AN ΤΟΝ FRANCESCO, dotto in lettere e filosofia, si addottorò in legge a Padova, fu uditore di Rota del cardinale Bevilacqua, vicario generale a Trevico; e poi con la stessa ca rica in S. Severino per il vescovo mons. Sperelli; morì nel 1623. GREGORIO, fu domenicano e predicatore illustre, aiutante del maestro dei SS. Pa lazzi, stimato dal card. Carafa, che gli dette una pensione di 100 ducati, e teologo del card. Aldobrandini. Trattò la resa di Ferrara alla Chiesa, tanto che quando Cle mente VIII fece il suo solenne ingresso, lo volle con sè, e poi lo creò vescovo di Tre vico; sostenne fortemente le ragioni della Chiesa contro Venezia anche con scritti che pubblicò nel 1607 : « La difesa delle immu nità e potestà ecclesiastica ». CLEARCO, fa moso condottiero di armate, fu da Clemen te VIII creato conte. GASPARE, seniore, ce rimoniere di Urbano VIII, che lo creò pro tonotario apostolico, fu fatto canonico va ticano, da Innocenzo X. Il card. Antonio Barberini, per il suo alto sapere, lo portò con sè nella sua legazione a Bologna e quindi in Francia. Lasciò importanti diarii di tutte le cariche ricoperte. GASPARE ju nior, fu scienziato, poeta, archeologo e nu mismatico, e come tale l'imperatrice Cate rina di Russia, il 1 febbraio 1772, gli scris se una onorifica lettera per ringraziarlo del dono di alcune monete d'oro, inviandogli due splendide medaglie commemorative e una tabacchiera d'oro brillantata. FULVIO, maestro di cerimonie di vari pontefici. Nel la biblioteca vaticana vi sono grossi volumi ms. da lui, quali diarii. Accompagnò nella legazione di Parigi il card. Fabio Chigi, nipote di Alessandro VII. Fu inviato ad incontrare nel 1655, la regina Cristina di Svezia quando venne a Roma, e con mons. Luca Olstenio, venne incaricato dell'esame di detta regina prima di riceverla nella S. Chiesa e poi di esserle compagno nella sua permanenza in Roma. PAOLO, fu ecclesia stico assai dotto in materie legali, servì i PAGINA 296 cardinali Moriggia e Sperelli, lasciò scritti assai pregevoli; morì nel 1745. SEVERINO, fu I. V. D. e poi ecclesiastico. Per i suoi alti meriti fu ascritto all'Ordine di Malta, Pio VI lo inviò uditore della nunziatura in Svizzera; facendosi sempre più serie le con troversie tra Ferdinando IV, re di Napoli, ed il papa, questi lo richiamò e lo inviò a Napoli quale Internunzio Apostolico. Alle sue ragioni il re dovette cedere, ma lo al ontanò dal regno. Egli parti dopo una fie ra protesta, che incontrò la approvazione universale, ma ne soffrì talmente che, tor nato a Roma, morì di dolore nel 1793. SE VERINO (n. 1796, † 1891), fu cavaliere di Malta, commendatore, ed insignito di pa recchi altri Ordini Equestri. Dotto ed eru dito scrittore, fu autore di pregevolissimi scritti storici e araldici. Egli per disposi zione testamentaria del nobile cav. Gio. Batta Collio, aggiunse il cognome e lo stemma di questa nobile famiglia sanseve rinate. GIUSEPPE (n. 1826), cavaliere di Malta, cameriere segreto di spada e cappa di S. Santità, fu scrittore e poeta assai fine e pregiato. GIAN ASTOLFO (n. 23 agosto 1836), fu cavaliere di Malta e tenente ge nerale delle Guardie nobili di S. Santità. LUIGI (n. 12 agosto 1842), nel 1867 fu sot totenente dei volontari con G. Garibaldi. Pio VI, nel 1791, conferì il titolo di conte ereditario per ordine di primogenitura a GIOVANNI Servanzi, il quale fu anche ag gregato alla nobiltà di Senigallia. Anche la famiglia Collio è una delle principali della nobiltà di San Severino, e dette uomini illustri, tra i quali ricordia mo : PIERANTONIO, colto oratore ed esimio legale, podestà di Foligno nel 1480, giu- SERVANZI. dice a Gubbio per Guidobaldo I, duca di Urbino, e poi suo bibliotecario alla Corte di Urbino. FEDELE, dottore in utroque, stu diò al collegio romano; nel 1592 gli fu af fidata la correzione dello statuto di S. Se verino; ambasciatore a Clemente VIII ael 1598 e poi, nel 1599, al cardinal legato della Marca; e anche al duca di Urbino, per ottenere come fu da Paolo V, il governo prelatizio della città; fu più volte vice governatore in patria e podestà in va rie città. Dotto in leggi e nelle lettere, fu segretario dell'Accademia della Florida. NICCOLA, luogotenente di mons. Trotti LETTEKAS preside di Ascoli Piceno, di mons. Giande maria preside di Camerino, e poi del pro legato di Bologna; uditore della Rota di Lucca e poi della Rota di Genova, uditore del card. Corsi, legato di Ravenna, vicario generale del card. Pallavicino, vescovo di Osimo e del card. Barbarigo, vescovo di Montefiascone; morì in patria nel 1710. FRANCESCO, fu ecclesiastico, dottore in utroque, canonico della cattedrale e poi arcivescovo, predicatore, vicario generale di mons. Angelo Antonio Anselmi, vescovo di S. Severino, mentre era relegato a Co mo per non aver voluto prestare il giura mento a Napoleone I; alla morte del vesco vo fu vicario capitolare e poi vicario gene rale del nuovo vescovo Giacomo Ranghia schi. Morì nel 1817. La famiglia è iscritta nell'El. Nob. Uff. Ital. con i titoli di patrizio di S. Severino ( Marche) (mf.), conte (mpr.), nobile dei conti (mf.), ed è rappresentata da: Ramo primogenito Maria Cinta, n. 8 aprile 1863, di Giusep pe (n. 1826), e dalla prima moglie, nob. Laura Narducci, patrizia di Macerata; sp. col conte Francesco Planca Incoronati. Sorelle (n. dal secondo matrimonio di Giuseppe con la nobile Adele Voglia) : 1) Caterina, n. 30 marzo 1874, sp. al conte Giuseppe Francisci Baschi; 2) Cecilia, n. 6 giugno 1878, sp. al conte Castelli Man dosi Mignanelli; 3) Teresa, n. S settembre 1863. Ramo secondogenito (Vedi Servanzi) . p. c. b. o. ARMA : Inquarta to: nel rº e 4º d'oro a tre ban de di rosso; nel 2º e 3º di azzur ro al monte di tre cime d'oro all'italiana , ri stretto. CIMIERO : Testa di liocorno. Мотто: Deus ser vet Servantii. LETTERAS Ramo secondogenito della precedente fa miglia; per le notizie storiche vedere al nome Servanzi Collio. Questo ramo è iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. con i titoli di patrizio di S. Severino (Marche), (mf.), nobile dei conti (mf.), ed è rappresentato da RAFFAELE, n. 23 marzo 1881 , dal fu Virgilio (1844, † 1929) e fu Niccolina de Paolis (1859, † 1928); avvo cato, maggiore di complemento, croce di guerra al valor militare, croce al merito di guerra, med. guerra 1915-18, cavaliere uf ficiale della Corona d'Italia; sp. 4 ottobre 1913 con la nob. Clara dei conti Niccolini (1885, † 1928); (resid.: Spoleto). Figli: GIOVANNI FRANCESCO, n. 24 no vembre 1914; FULVIO, n. 15 aprile 1916; Anna Laura, n. 10 gennaio 1919; Luisa Maria, n. 6 marzo 1922; Lina, n. 26 marzo 1926. PAGINA 297 tizioni di gravezze d'estimi, dal quale la nobiltà della famiglia appare in modo pre cipuo : i compromittenti sono, da una parte, TADDEO del qm. GIOVANNOLO, Do NATO del qm. RUGGIERO, BESTO del qm. GABARDO, abitanti in Daverio, ed ANTO NIOLO E GIOVANNOLO del qm. Onofrio, abi tanti in Marchirolo, omnes nobiles paren telae de Sessa, e dall'altra gli uomini dei comuni della squadra di Travaglia, dei co muni di Faliasco e di Marchirolo. Anche in un atto del 18 luglio 1547, redatto dal notaio Gio. Alberto Bossi, nel luogo di Da verio, si fa menzione di Ettore qm. Fran cesco, di ANDREA qm. Tommaso e di Gio. JACOPO, qm. Bertola, tutti nobili Sessa di stinti dai vicini dello stesso luogo di Dave rio. Di più, una persona della stessa fami glia, FRANCESCO Sessa, ottenne il 22 gen naio 1473 la cittadinanza milanese per sè e Sorelle: Elvira, n. 16 marzo 1880; Ma- discendenti, e nella parte espositiva delle rianna, n. 12 aprile 1891. p. c. b. o. * SESSA. ( Ricon. 1902) . ARMA : D'argento al castello aper to torricellato di due pezzi merlati alla ghibellina di rosso, sostenente sul mastio una cicogna di nero e sormontato da un' aquila dello stesso, appoggia ta alle due torri. DIMORA : Galliate Daverio e Milano. Famiglia di nobiltà antichissima, ricono sciuta con D. M. 20 aprile 1902, che vanta un giuresperito del Collegio di Milano del secolo XVI in persona di GABRIELE, figlio di Francesco, di Ettore, di Francesco. La nobiltà è attestata in modo sicuro dagli atti notarili, nei quali non solo si attribui lettere patenti relative si narra che dalle informazioni assunte presso il vicario di provvisione di Milano, risultava essere il petente e i suoi figli « nobiles et bone fa me et bonis moribus preditos » . La genealogia comincia da un GIOVANNI, che era già defunto nel 1383. Da lui nac que FRANCESCOLO, già defunto nel 1405 е che fu padre di Gabardo. Da questi nacque FRANCESCO, che a sua volta fu padre di ETTORE, la cui vedova, Franceschina Ali prandi, qm. Jacopo, nel 1497 era tutrice dei figli minorenni, tra i quali un FRANCESCO, che fu padre di ЕтTORE, dal quale nacque un altro FRANCESCO, che si sposò il 2 mar zo 1568 a Laura Caterina Biumi. Da que sti discendono, mediante altre sette gene razioni, LUIGI e i di lui fratelli ETTORE e CAMILLO, che ottennero il riconoscimento nel 1902, e sono iscritti nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.). Figli di Luigi: Fiorbellina, Ippolita, CAR LO E GUIDO. scono secondo i tempi le qualifiche di do- SESSO (DA) (O SESSI) minus, nobilis, spectabilis, magnificus do minus e don, ma si parla esplicitamente dei nobiles parentelae de Sessa. V'ha poi un atto del 20 febbraio 1430 relativo ad compromesso di vertenze intorno a ripar un f. f. ARMA: Inquartato : nel 1º e 4º d'oro all'a quila bicipite di nero, coronata di rosso; nel 2º e 3º bandato d'oro e scaccato d'az zurro e d'argento. PAGINA 298 DIMORA : Vicenza e Reggio Emilia. Famiglia vicentina anticamente detta anche Sessi o Da Sesso. Appartenne al par tito ghibellino e da tempo assai remoto ebbe l'investitura dei feudi di Calteldaldo e Sesso nel modenese col titolo di conti di Rolo, confermato dall'imperatore Carlo V con diploma 2 dicembre 1532. Anche in Reggio Emilia furono assai potenti tanto che per le lotte intestine ne furono spesso banditi con la confisca e la distruzione dei beni. Partigiani degli Scaligeri, un ramo si stabilì in Verona e quindi a Vicenza ove fu ascritto a quel nobile Consiglio nel 1510 e aggregato pure al Collegio dei Giudici di quella città. La famiglia dette nel seco lo XIII pretori e podestà a Verona, Man- SESTI. tova, Parma, Piacenza, Bologna e Ferrara. Nel 1211 GHERARDO, vescovo di Novara, fu creato cardinale da papa Innocenzo III; UGO († 1235), fu vescovo di Vercelli; PAL MIERO, podestà di Vicenza nel 1341-42 ac quistò beni in Sandrigo con diritto di de cima; UGOLINO e TEBALDO, furono vescovi di Reggio, il primo nel 1387 e il secondo nel 1395. Personaggio importante fu FRI GNANO, che nel 1389, dal duca di Milano, fu inviato capitano di venticinque lancie al doge di Genova; Gian Galeazzo Visconti, il 15 luglio 1397, lo creò sotto maresciallo dell'esercito; il 16 settembre fu nominato capitano e governatore di Dossolo, dal 1402 al 1404 governatore di Bassano, nel 1408 fu provveditore di tutte le fortezze del padovano, del vicentino e del veronese con potere di generale, architetto e rifor matore e morì in Val Zagata nel 1430. Celebre nella storia è rimasta ISABELLA Sesso, che strenuamente governò Vicenza dall'agosto al novembre 1511 in sostitu zione di Giovanni Gonzaga che rappresen LETTERA S CIMIERO : Una donna di carna gione, nascente , vestita d'oro, sormontata da un'aquila di ne ro, membrata, rostrata e coro nata d'oro, cogli artigli appoggia ti sulle spalle della donna. tava il governo dei confederati alla Lega di Cambrai e costretto a riunirsi con l'eser cito occupato nell'assedio di Treviso. Isa bella, sopraffatta dalle armi veneziane, si rifugiò in Verona e la Repubblica confiscò i suoi beni e quelli dei suoi figli mentre l'imperatore Massimiliano la ricompensò della sua fedeltà investendo i Sesso dei feudi di Lovere, di Pisogne e del Lago di Iseo con diploma 25 marzo 1516. L'impe ratore Carlo V, già ospite dei Sesso a San drigo, con diploma 2 dicembre 1532, con fermò il titolo di conte di Rolo e le investi. ture di Casteldaldo e di Sesso. La famiglia fu inoltre iscritta col titolo comitale nell'Aureo Libro dei veri Titolati della Repubblica Veneta il 29 marzo 1662 e confermata nell'avita nobiltà con S. R. 8 luglio 1820 e nel titolo comitale con S. R. I settembre 1821. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), (nobiltà di Vicenza e Verona), conte di Casteldaldo e di Sesso (m.), in persona degli ultimi ri conosciuti : ALESSANDRO CARLO, di Carlo; ANTONIO e ARDUINO, di Benedetto. V. S. ARMA: Di rosso alla fascia d'oro, caricata di tre rose del campo, gambute e fo gliate di verde e poste in sbarra. DIMORA : Lucca e Madrid. Famiglia nobile lucchese, che i ge nealogisti fanno derivare da Sesto di Moriano, dal quale presero il cognome nel sec. XVI con BENE DETTO, di Rocco da Sesto; ma i Sesti si tro vano con GUADARELLO, di Passavante, fin dal secolo XIV presenti in Lucca, dove poi tornarono anche dal Borgo a Buggiano, e nel secolo XVI da Milano. Ebbe dal 1551 al 1798 numerosi gonfa lonieri e anziani nel governo della Repub blica, e due noti annalisti cittadini : GIRO LAMO (1690-1756), autore di una « Storia LETTERA S diplomatica di Lucca », e GIOVANNI BATTI STA (1666-1734), compilatore degli « Anna li di Lucca » opere rimaste inedite. La famiglia Sesti fu iscritta nel Libro d'Oro della Repubblica lucchese del 1628 с ottenne dal duca Carlo Lodovico di Borbo ne la nobiltà e patriziato ereditario con GIROLAMO (sp. con Isabella Fanucci), di Silvio, e con GIUSEPPE (sp. con Maria An tonia Bonicelli), di Domenico, ambedue iscritti nel Libro d'Oro del Ducato lucche se, formato il 1826. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Ital. del 1922 col titolo di nobile patrizio di Lucca (mf.), in persona dei disc. da Agostino, di Carlo; dei disc. da Carlo, Bernardino e Francesco, di Agostino, dei disc. da Girolamo, di Giovanni Battista. e. l. * SETA (DE) . rosso. ARMA: Partito : nel 1º troncato : a) di rosso al leo ne d'oro linguato di rosso; b) d'ar gento a tre fasce d'azzurro; nel 2° di azzurro alla nave di nero a due alberi, con le vele bianche e i gagliardetti di DIMORA: Palermo, Piazza de la Kalsa. Famiglia di Catanzaro, distinta per alte cariche di Magistratura ed amministrative, decorata del titolo di marchese con R. D. motuproprio 17 marzo 1895 a FRANCESCO de Seta, e con RR. LL. PP. 20 novembre 1919 a favore del figliuolo GIUSEPPE, at tuale capo della famiglia. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di marchese (mpr.), ed è rappresentata da GIUSEPPE, n. Catanzaro 16 settembre 1883, figlio di † Francesco Pasquale (n. 15 giugno 1843, † 12 febbraio 1911), prefetto e senatore del Regno, e di Adele Raffaelli Foresta († Palermo 4 luglio 1921); spos. Roma 18 ottobre 1917 con Ma ria Luisa Elia. PAGINA 299 Figli: FRANCESCO, n. Roma 20 agosto 1918; EMANUELE, n. ivi 20 febbraio 1920; Bona Adelaide, n. Palermo 14 maggio 1922; VITTORIO, n. Palermo 15 ottobre 1923 . Sorelle: Carmela, n. Catanzaro II mag gio 1885, spos. Giovanni Cammarata; Ro sina, n. Roma 4 aprile 1889, spos. barone Francesco Cammarata Monroy. SETACCI. ARMA: D'azzurro alla fascia d'ar gento sostenente una figura mu liebre nascente vestita di rosso all'antica, posta in maestà, ed ac compagnata in punta da un V. S. braccio destro vestito di rosso, movente dal lato destro dello scudo, te nente con la mano di carnagione una matassa di seta grezza al naturale. MOTTO : Ex serico grezzo. DIMORA : Terni. Antica famiglia ternana che vediamo fi gurare tra le patrizie nell'Elenco compilato nel 1577 per ordine di mons. Grimaldi, commissario e delegato straordinario apo stolico per il ristabilimento della pace tra i due nobili ceti dei Cives e dei Banderari, che contendevansi il primato nel reggimen to ternano. Ha dato alla patria diversi priori e gon falonieri e anche alcuni podestà di Miran da e di Papigno, feudi della città. Dell'ultimo secolo sono da ricordarsi : FRANCESCO, che, per aver negato giura mento di fedeltà all'imperatore Napoleone I, venne nel 1810 deportato a Piacenza e poscia a Bologna; FELICE, che, in qualità di guardia di onore dell'imperatore fece parte nel 1813 del seguito sovrano in Olan da; PIETRO, tra i primi a ricoprire la carica di sindaco di Terni, dopo la proclamazione dell'unità d'Italia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. col titolo di nobile di Terni (mf.), in per PAGINA 300 sona di FRANCESCO, di Luigi, di Pietro. Figlie: Giuseppina, sposata nel 1922 al l'avv. Felice Montani Caraciotti e Virgi nia, sposata nel 1924 al cav. Riccardo Bianchini Riccardi. e. p. u. SETTICELLI. ARMA: D'oro, a tre pesci di ros so, nuotanti, po sti l'uno sull'al tro, col capo di Angiò. DIMORA: Firenze e Pistoia. Da BARTOLOMEO, di Pero, di Tieri Setticelli, fiorenti no, era nato Том MASO, il cui figlio BARTOLOMEO fu negli an ni 1486-95 dei XII Buonuomini di Firenze e dal 1500 al 1506 dei XVI gonfalonieri di Compagnia. Da lui venne PIERO, squitti nato pei tre maggiori uffici nel 1524, pa dre di CARLO, il cui pronipote CARLO MA RIA ebbe due figli: AMERIGO E GIOVAN PIE TRO, il quale aveva avuto per i suoi buoni servigi dal granduca Gian Gastone il tito lo di capitano nel 1735 ed era stato ascrit to con decreto 4 marzo 1765 alla nobiltà di Firenze. Egli morì il 17 gennaio 1769, avendo avuti da Maria Vittoria Mazzanti di Livorno CARLO E TOMMASO, ammessi en trambi al patriziato fiorentino con decreto 17 settembre 1791. Il primo di loro, che era «magoniere generale di S. A. R. il granduca di Toscana », essendosi dómici liato a Pistoia perchè vi aveva sposata Mir ra di Giovanni Villani, patrizia pistoiese, chiedeva anche il patriziato di questa cit tà, che gli veniva accordato con decreto 29 luglio 1796. Da lui nacquero FRANCESCO († 30 ottobre 1819), GIOVAN PIETRO, FER DINANDO, LEOPOLDO, FILIPPO LUIGI e tre femmine; mentre suo fratello Tommaso ebbe: GIOVAN LORENZO (1778-1869), AN GIOLO MARIA E GIUSEPPE MARIA, dal qua le vennero CARLO MARIA E LUIGI ALBER To (n. 3 dicembre 1826), che fu padre di CARLO GIUSEPPE (n. 27 aprile 1859). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. LETTERAS Ital. col titolo di patrizio di Pistoia (mf ), in persona dei discendenti da Francesco, di Carlo, e fratelli. g. d. a. v. SETTIMANNI. ARMA: Di rosso a una squadra d'o ro, accostata a sinistra da un destrocherio di carnagione vesti to d'oro, indi cante; col capo cucito d'azzurro caricato di tre gigli d'oro, ordi nati in fascia. DIMORA : Pistoia e Livorno. Famiglia originaria di Settimano o Sti mano, paesetto vicino a Brisighella nel cir condario di Faenza, da dove un certo ALESSANDRO nei primi del cinquecento do vette fuggire per delitto di sangue e rifu giarsi alla Rocca S. Casciano. Nel 1623 monsignor MARCO, spedalingo di S. Maria Nuova, ottenne, col fratello CASSIANO, po testà di Poggibonsi, l'ammissione alla cit tadinanza fiorentina. MARCO, di Francesco, fu avvocato di gri do, fece parte del Consiglio dei Dugento, e fondò una commenda nell'Ordine di S. Stefano, nel quale il 13 gennaio 1703 vestì le divise di cavaliere il figlio FRANCESCO. Questi condusse una vita oltremodo avven turosa. Essendo contravvenuto a un ordi ne di Cosimo III che l'aveva severamente diffidato dal continuare nei giochi d'azzar do nei quali aveva sofferto perdite rilevan tissime, fu nel 1713 esiliato a Volterra e non ottenne di poter tornare in patria che nel 1744. Amante degli studi storici e lette rari, dette alla luce, nel 1721, la Storia fio rentina di Benedetto Varchi, e nel 1728 i Commentari di Filippo Nerli; e compose una preziosa raccolta di Memorie fiorentine dal 1532 al 1737, che si conserva mano scritta in 17 volumi, più un volume d'in dici, nell'Archivio di Stato di Firenze. I Settimani furono ascritti alla nobiltà fiorentina con decreto del 19 luglio 1751. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. LETTERA S Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf.), in persona di: a) PIER FRANCESCO, di Car lo, di Giovanni. Sorella: Vittoria in Fabbrini. PAGINA 301 e il 19 gennaio 1516 investitura dei feudi Cammaratini e metà di Misilini; un MAT TEO, barone di Fitalia come figlio di Laura Calvello, ottenne investitura delle baronie b) Disc. da Gio. Cesare e ACHILLE, di di Giarratana e di Fitalia il 1 ottobre 1508 Alessandro, di Francesco. f. s. * SETTIMO. ARMA: D'argento tre scaglioni a di rosso. Lo scudo ac collato all'aquila aragonese. DIMORA : Palermo. Si vuole origina ria da Pisa e di scendente dagli an tichi conti di Set timo, che tennero le più importanti cariche nella Repubblica pisana; il primo a portarla in Sicilia fu un ANTONIO (che si dice abbia tenuto in Pisa la carica di anziano nel 1401 e di priore nel 1430, ma in Palermo era soltanto qualifi cato mercante pisano). Fu, detto Antonio, senatore in Palermo negli anni 1436-37, 1437-38 e padre di Niccolò, luogotenente del Maestro Giustiziere di Sicilia e di Si mone, che fu bar. di Giarratana nel 1453, familiare di re Alfonso, maestro portulano del Regno, pretore di Palermo negli anni 1471-72, 1476-77, 1479-80, 1482-83 e il 18 ottobre 1488 stratigò e capitan d'armi di Messina. Un GIOVAN LUIGI, dottore in leg gi, fu deputato del Regno, luogotenente del Maestro Giustiziere, giudice della Gran Corte, maestro razionale, ecc., acquistò il feudo Graziano e ne fu investito il 1 gen naio 1502, e i feudi Salice, Gallidoro, Gra ziano, Tarbuna, Salina, Serradifalco, Per gola, Gurgo, Scala, Sambuca, dei quali eb be investitura il 19 maggio 1525; un Gio VANNI ANTONIO, barone di Giarratana per investitura 30 giugno 1504, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1505; un ANTONIO, barone di Sambuca per investitura 2 mag gio 1526, fu pretore di Palermo negli anni 1512-13, 1524-25 e capitano di giustizia nel 1531-32; un BALDASSARRE, come marito di Beatrice Landolina, ebbe il 10 ottobre 1497 e il 21 luglio 1515 e fu capitano di giustizia di Palermo nel 1510-11; un PIETRO fu sena tore di Palermo negli anni 1547-48, 1550 51, 1569-70, e come figlio di Onofria Aiu tamicristo possedette la rendita di onze 25 annuali sui supplementi della Dogana di Palermo; un Giovanni, barone di Camma ratini e di Misilini per investitura del 4 di cembre 1546, fu giurato di Siracusa nel 1572-73; un CARLO, barone di Giarratana per investitura 15 febbraio 1559, fu primo possessore in sua famiglia dei feudi Fica razzi, Aquila, Serafina e con privilegio da to in Madrid 30 luglio 1569, esecutoriato in Palermo il 21 luglio 1570, ottenne con cessione del titolo di marchese di Giarra tana; un MICHELE Settimo e Naselli, mar chese di Giarratana per investitura del 10 giugno 1590, fu pretore di Palermo nel 1593-94; un RUGGERO Settimo e Paruta, marchese di Giarratana per investitura 15 novembre 1607, fu pretore di Palermo ne gli anni 1631-32, 1635-36; un GIROLAMO, marchese di Giarratana per investitura del 10 luglio 1656, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1673 e maestro di zecca del Regno; un TRAIANO Settimo e Parisi, figlio del precedente, fu marchese di Giarratana per investitura 6 luglio 1679, sposò Caterina Giovanna Settimo e Gallet ti, baronessa di Cammaratini e di Misilini, ed ebbe, maritali nomine, investitura di detta baronia il 20 febbraio 1708; un RUG GERO Settimo e Settimo, marchese di Giar ratana, ecc. , per investitura del 20 settem bre 1715, fu gentiluomo di camera di re Carlo III di Borbone, pretore di Palermo negli anni 1748-49-50, capitano di giusti zia della stessa città negli anni 1739-40, 1752-53,1754-55-56, deputato del Regno nel 1754 e portò durante la vita il titolo di principe di Gangi; un GIOVANNI, fratello del precedente, acquistò il titolo di princi pe di Belmontino, che il 20 marzo 1752 ot tenne di poter commutare in quello di principe di Cammaratini; un GIROLAMO, fratello dei precedenti, fu ispettore genera le degli eserciti del Regno di Sicilia; un PAGINA 302 TRAIANO Settimo e Averna, figlio di detto SETTIS. Girolamo, fu marchese di Giarratana, ecc., per investitura del 12 febbraio 1766, con lettere patrimoniali del 7 giugno 1763 ot tenne la commutazione del titolo di prin cipe di Cammaratini in quello di principe di Fitalia e ne fu investito il 16 agosto 1763, fu gentiluomo di camera, capitano di giustizia di Palermo nel 1775-76, deputato del Regno nel 1778, 1782, sposò Maria Te resa Naselli e Morso di Luigi, principe di Aragona, dama di Corte della Regina delle Due Sicilie, e fu padre di GIROLAMO, inve stito il 3 ottobre 1785 dei titoli di principe di Fitalia, marchese di Giarratana, barone di Cammaratini, governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1796, senatore nel 1797-98, capitano di giustizia nel 1799 1800, gentiluomo di camera nel 1800, pre tore nel 1803, cavaliere di San Gennaro, ARMA : D'azzurro a due fasce di oro accompagna te da tre stelle di 6 raggi del me desimo, due nel capo ed una nel la punta; il tutto abbassato sotto un capo d'oro caricato dall' a quila bicipite dell'impero. LETTERAS DIMORA : Zambrone. Antica nel patriziato della città di Tro pea, ove fu aggregata nel 1441 ed ascritta al Registro delle Piazze Chiuse. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. ecc. , un Ruggero fu ammiraglio della ma rina napoletana, maggiordomo di settima na, gr. croce del R. Ordine di San Gior gio della Riunione, presidente del Governo provvisorio di Sicilia nel 1848-49, cavalie re dell'Ordine Supremo della SS. Annun- SEVERI. ziata, ecc.; un GIUSEPPE Settimo e Forno e un MARIO Settimo e Badolati, cavaliere di diritto dell'Ordine di S. Giorgio della Ital. del 1922 col titolo di patrizio di Tro pea (m.), pei disc. da Antonio e Annibale, ascritti al Registro delle Piazze Chiuse. f. f. p. di s. ARMA: D'oro al Riunione, il 18 e il 23 agosto 1821 ottenne ro attestato di nobiltà dal Senato di Paler mo; un PIETRO Settimo e di Napoli, di Gi rolamo, principe di Fitalia, ecc., gentiluo mo di camera, commendatore del R. Ordi ne di Francesco I, sposò 28 ottobre 1843 Anna Turrisi, di Mauro, barone di Buon vicino, e di Rosalia Colonna, e fu padre di Maria Felice, n. in Palermo 25 ottobre 1844, e di GIROLAMO, n. in Palermo 1º feb braio 1846, principe di Fitalia, ecc., genti luomo di Corte di S. M. la Regina Marghe rita, spos. in Vienna il 15 luglio 1871 con Emilia Labedziogrot Labeka, decorata del la medaglia d'argento Pro Ecclesia et Pon tifice. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di principe di Fitalia (mpr.), marchese di Giarratana (mpr.) barone di Cammaratini (mpr.), (Ricon. D. M. 4 ot tobre 1926), in persona di GIROLAMO, di Pietro, di Girolamo. a. di c. leone rampante linguato, di ros so, con la coda bifida. CIMIERO : Il leone nascente 0 l'a quila imperiale a due teste, coro nata. DIMORA : Fano, Roma e Milano. Famiglia fanese ma oriunda di Sassofer rato. La tradizione vuole che discenda dal celebre giuriconsulto « Bartolo (1313-1360) da Sassoferrato » a cui l'imperatore Carlo V, il 14 giugno 1355, concesse la nobiltà e l'arma seguente : « D'oro al leone ram pante di rosso con la coda bifida ». Però finora non si è trovato alcun documento sicuro che comprovi questa discendenza. Pare che un ramo con a capo GIOV. BATTA I. V. D. nel 1500 si sia stabilito a Porto gruaro nel Friuli, estinguendosi nel 1720. Capostipite certo del ramo di Fano è un BERNABEO, vivente nel 1500 circa, il cui fi LETTERAS glio PERFETTO, morì nel 1562, lasciando parecchi figli fra i quali FEDERICO, giure consulto; ANDREA, capitano; SIGISMONDO, imparentato coi conti della Genga; e GIAN BATTISTA, giureconsulto. Quest'ultimo si stabili a Fano nel maggio 1580 e ne otten ne la cittadinanza; dalla moglie Vittoria, di Giacomo Lucci, da Sassoferrato, ebbe PERFETTO, che nel 1631 circa, sposò Diana, di Giovan Francesco Agostis, cittadina di Fano. Questi ebbe due maschi, TOMMASO, che nel 1671 troviamo nell'Ordine degli eremiti agostiniani e dottore in teologia; e GIOVAN BATTISTA, che aggregato al nobile consiglio di Fano il 21 febbraio 1684, ot tenne la nobiltà fanese per sè e discenden ti. Fu suo figlio ALESSANDRO, nato nel 1675, consigliere nel 1701 e priore nel 1720, da cui PERFETTO GIOVAN BATTISTA (n. 16 marzo 1706, morto 1794), che il 22 novem bre 1720, fu eletto paggio del conte Girola mo Martinozzi, castellano della fortezza di Fano; nel 1736 consigliere; nel marzo 1786 giudice e cap. gen. per il comune per i pae si «Citra Metaurum », e che dalla moglie nob. Anna Brancadoro, ebbe due maschi : ALESSANDRO, nato 1751, ammesso di con siglio il 20 agosto 1789, giudice e capitano generale del comune per i paesi «Citra Metaurum », nel 1791, priore nel 1796, uf ficiale del monte di pietà e promosso al gonfalonierato nel 1803; e PERFETTO GIOVAN MARIA detto GIOVANNI (n. 30 maggio 1769, † 28 settembre 1841), che fu gonlaloniere di S. Costanzo con lettera del cardinale se gretario di stato, e il 22 novembre 1832 fu eletto membro del consiglio Comunitativo con lettera del cardinal legato Alberoni. Ebbe parecchi figli, tra cui PERFETTO GIOV. BATTA (n. 13 marzo 1814, † 16 aprile 1887), il quale sposò la nobile Teresa Bo nacorsi Bonaparte di Fano, da cui fra gli altri : 1) PERFETTO GIOVANNI (n. 29 aprile 1842, † 4 gennaio 1907), prese parte alle guerre dell'indipendenza, fu cavaliere del la Corona d'Italia e maggiore del R. eser cito; 2) ZACCARIA (n. 24 maggio 1843, † 1907), Sindaco di S. Costanzo, prof. di bet le lettere; 3) FEDERICO (n. 1º luglio 1848, † 28 marzo 1920), cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro e della Corona d'Italia, seguì la carriera militare, ove giunse al grado di generale; 4) ALESSANDRO (n. 13 agosto PAGINA 303 1851), cav. Cor. d'Italia e SS. Maurizio e Lazzaro, preside R. Liceo Gianori e rettore Convitto Nazionale. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. come da lettera del Ministero dell'in terno del 13 febbraio 1905, con il titolo di nobile di Fano (mf.), ed è rappresentata da ramo primogenito: estinto; ramo secondo genito: LEONARDO, n. 31 dicembre 1882, dai furono Zaccaria (1843-1907), di Perfet to Gio. Battista, e Giulia Massarini (1847 1928); dottore in legge, gr. uff. Corona d'Italia e SS. Maurizio e Lazzaro, consi gliere di Stato, rº capitano degli Alpini, med. di bronzo al valore militare, sindaco di S. Costanzo, sp. 5 ottobre 1908 con Ti na Badaloni. Figli: a) Graziella, n. 25 aprile 1910; b) ZACCARIA GIULIO, n. 5 settembre 1911. Fratelli: 1) Adelaide, n. 27 agosto 1879, sp. 8 gennaio 1903 con Gastone Gherardi; 2) Ida, n. 20 agosto 1884; 3) Laura, n. 7 ottobre 1893; 4) LORENZO, n. 10 agosto 1890, † 9 maggio 1930; dottore in legge, cav. Corona d'Italia, condirettore Credito Italiano, capitano di artiglieria, dec. al va lor militare; ramo terzogenito: Eleonora, n. 7 novembre 1880, di Federico (1848 1920), di Perfetto Gio. Battista, e nobile Amelia Bracci di Fano (1851-1932); sp. 28 dicembre 1908 ing. Giuseppe Venturi; ra mo quartogenito: ALDO, n. 1876, dai furo no Alessandro (1851), di Perfetto Gio. Bat tista, e nobile Augusta Magagnini di Jesi, pittore, spos. 1899 con Ada Arrigoni, da cui : GIORGIO Augusto, n. 1900; Augusta Renata, n. 1902, in Paolo Monelli. p. c. b. o. * SEVERINO LONGO. ARMA: D'azzurro a tre fasce d'oro ondate; col capo di rosso carico di tre gigli d'oro, male ordinati. DIMORA: Napoli. Famiglia feuda taria dai tempi di re Carlo I di An giò, patrizia napo litana del Seggio *** PAGINA 304 di Porto. Venne decorata dei titoli di mar chese di S. Giuliano, con anzianità dal 1612, marchese di Gagliati, con anzianità dal 1626, e dei predicati di Palmoli e Pa scoli; e, per successione Carafa, personal mente, dei titoli di conte di Policastro, concesso nel 1496; duca di Forli, concesso nel 1625; duca della Chiusa, concesso nel 1738; riconosciuti con R. Assenso, II lu glio 1897, a Maria Severino Longo, mar chesa di Gagliati e di S. Giuliano; spos. al nobile Giovan Lorenzo Tortora Brayda di Belvedere. Del titolo di conte di Policastro fu au torizzato l'uso, per anticipata successione materna, al figliuolo CAMILLO, segretario di Legazione. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di duchessa di Forli, du chessa della Chiusa, marchesa di Gagliati, marchesa di S. Giuliano, contessa di Po licastro, pred. di Palmoli, Pascoli, Tevero la, Fratta Piccola, Sapri, Libonato e Par dinola (vedi Tortora Brayda), in persona di Maria Concetta, n. Roma 16 marzo 1854, del fu Camillo, marchese di S. Giuliano, patrizio napolitano (n. 1798, † 1855), e del la fu marchesa Maddalena Carafa della Spina dei Duchi di Forli e conti di Polica stro († 6 luglio 1892); spos. in Napoli 14 gennaio 1884 al † nob. Lorenzo Tortora Brayda di Belvedere. f. f. p. di s. * SEVERO VERNICE. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla fascia soste nente un monte di sei colli all'i taliana cimato da una colomba e accompagnata in punta da tre stelle di otto rag gi, il tutto d'ar gento (Severo); nel 2º d'oro alla croce gigliata, accanto nata da quattro quadrifogli, il tutto di rosso ( Vernice) . DIMORA: Giovinazzo (Bari) . LETTERAS Famiglia originaria dall'Abruzzo; ebbe dimora a Rieti, a Pettorano ed a Vallosen sa. In questa famiglia si estinse la nobile famiglia Vernice di Giovinazzo. GAETANO Vernice, ultimo del suo nome, adottò Francesco Severo con l'obbligo di aggiun gere detto cognome e di inquartarne lo stemma. Aggregata nel 1750 alla nobiltà della città di Giovinazzo e riconosciuta no bile con D. M. 30 agosto 1902. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di NICOLANTONIO, n. Giovinazzo 20 giugno 1866, fu Michele, e Teresa nob. d'Amely di Binetto e Meladugno; spos. : I) con An tonietta Abbruzzese; 2) 12 ottobre 1901 con Maria de Gemmis. Figli di primo letto: 1) MICHELE, spos.-con Giuseppina Schettini; 2) LORENZO; 3) ANΤΟΝΙΟ. f. f. p. di s. * SEYSSEL (DE). ARMA: Gheronato d' oro e zurro. d' az SOSTEGNI : Due grifoni. CIMIERO: Un gri fone d'oro, na scente. Мотто : Franc et leal. DIMORA: Milano, Roma e Torino. Indubbiamente la più illustre delle fami glie della Savoia per larghezza di feudi, per antichità di memorie, per numero di tito lature, una cinquantina circa, oggi per la maggior parte finite. Benedetto di Vesme li riattacca a Guiffredo, visconte di Sa voia, cadetto dell'imperatore Luigi il Cieco e fratello di Bosone, conte di Savoia. Della famiglia, dalle prime generazioni del secolo XI ad oggi, scrive largamente e dottamente il conte di Viry nell'Armorial et nobiliaire de Savoie (vol. V, 459-500), al quale si rimanda, come si rimanda all'o pera del Caviglia per quanto riguarda Claudio, arcivescovo di Torino (n. 11 mar zo 1517; † 16 maggio 1520). LETTERA S Qui ci indugiamo particolarmente sulla linea d'Aix, diventata piemontese per il feudo di Sommariva del Bosco, entrato in famiglia per investitura del 23 ott. 1733, con titolo marchionale, in capo a VITTORIO AMEDEO (n. Torino, 29 dicembre 1679; † Chambéry, 16 febbraio 1754). Costui, suc cessivamente colonnello del Reggimento Savoia e generale di battaglia, comandante la compagnia gentiluomini arcieri Guardie del Corpo (16 settembre 1729), governato re della cittadella di Torino (20 settembre 1731), governatore di Cremona e di Mila no, gran mastro dell'artiglieria (14 settem bre 1736), generale di fanteria, ambascia tore a Londra, ebbe il 19 marzo 1737 il Gran Collare della SS. Annunziata, come l'avevano già avuto il nonno Sigismondo (24 novembre 1678) ed il bisavolo Ber trando (1º febbraio 1618). Sposò a To rino, il 28 novembre 1710, Enrichetta Dal Pozzo della Cisterna, e ne ebbe, fra altri figli, il marchese GIUSEPPE EN RICO (n. Torino, 25 maggio 1715; † ivi, 7 agosto 1762), colonnello di cavalleria, cornetta delle Guardie del Corpo, padre, a sua volta, del marchese VITTORIO AMEDEO (n. Torino, 3 gennaio 1747; † ivi, 5 gen naio 1819). Questi, ufficiale in Savoia Ca valleria, tenente nelle Guardie del Corpo, generale di cavalleria (1º novembre 1816), dei primi scudieri della Principessa di Pie monte, investito di Sommariva del Bosco il 10 agosto 1763 e di Aix il 9 febbraio 1784, fu creato, il 2 novembre 1815, cavaliere dell'Ordine Supremo della SS. Annun ziata. Sposò due mogli: nel 1766, Cristina Coardi di Carpeneto; nel 1769, Maddalena Matilde Piossasco di Bardassano. Dalla prima ebbe LUIGI VITTORIO (n. Torino, 21 maggio 1767, † Torino, celibe, 20 maggio 1801), detto il marchese di Sommariva, paggio del Re (1780), capitano in Savoia cavalleria, dei primi scudieri del Duca d'Aosta (14 aprile 1789), aiutante di campo del Re nelle campagne di guerra 1793-94; dalla seconda ebbe, fra altri figli, ТомMA so ed ENRICO, stipite della linea secondo genita. Il marchese Tommaso (n. Torino, 20 dicembre 1770, † ivi, 4 dicembre 1828), fu successivamente paggio del duca di Chiablese, ufficiale in Savoia cavalleria, PAGINA 305 scudiere del Duca di Monferrato e, al tem po francese, deputato al Corpo legislativo, amministratore generale dell'Ospizio di ca rità di Torino (1813), cav. della Legione d'Onore, dell'Ordine del Würtemberg, ma stro di cerimonie dell'impero, introduttore degli ambasciatori e conte dell'impero francese (14 febbraio 1810), con dotazione nell'Illiria. Enrico predetto, secondogenito (1775-1845), è noto particolarmente per essere stato due volte sindaco di Torino. Nacque da lui LUIGI (1820-1880), deputa to al Parlamento (IV legislatura), beneme rito direttore della Reale Armeria di To rino, padre di MAURIZIO (n. Torino, 7 a prile 1861), ultimo del ramo secondogeni to. Dal marchese Tommaso nacquero: CLAUDIO, CARLO, † a 35 anni nel 1837, e VITTORIO. Il marchese Claudio (n. Torino, 10 dicembre 1799, † ivi, 28 marzo 1862) raggiunse il grado di tenente generale (1861), con le campagne del '21 contro i ribelli a Genova e del 1848 contro l'Au stria, guadagnandosi a Goito (30 maggio) la medaglia d'argento. Scudiere del Prin cipe di Carignano, gentiluomo di camera, aiutante di campo del Re, era stato in mis sione a Napoli per il matrimonio della principessa Cristina di Savoia. Sposò a Fi renze, il 26 febbraio 1829, Elisabetta, del conte Demetrio Bourtourline, ammessa a Corte il 14 ottobre di quell'anno stesso. Nacque dal matrimonio, fra altri figli, il marchese ARTEMIO, distintosi nelle campa gne di guerra del 1859-60-61-66, con due medaglie d'argento, raggiungendo nel 1886 il grado di maggior generale e, nel 1898, di tenente generale nella riserva. Sposò nel 1873 Giulia, del conte Ercole Oldofredi Tadini, morta a Sommariva del Bosco il 14 settembre 1894, e fu padre di CLAUDIO e di Alberto. Il marchese Clau dio, n. a Milano il 19 maggio 1874, vi spo sò, il 24 giugno 1911, Luigia Brivio, del marchese Giacomo. Colonnello comandan te il 50° fanteria di linea , morto immatu ramente, fu custode e continuatore degnis simo della tradizione d'onore pressochè millenaria di casa sua. Il fratello Alberto, n. Bergamo il 30 luglio 1876, marito, il 23 giugno 1915, di Giulia Capris di Cigliè, di antichissima famiglia biellese, è dal 1927 gentiluomo di Corte di S. M. la Regina. Araldica 20 PAGINA 306 Il ramo primogenito usa il nome Seyssel d'Aix; gli altri Seyssel di Sommariva. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese d'Aix (mpr.), marchese di Sommariva del Bosco (mpr.), ed è rappresentata da VITTORIO AMEDEO, di Claudio, di Artemisio, di Claudio, n. Milano, 12 luglio 1912. Fratelli: GUALTIERO, n. Milano, II ago sto 1913; Angela, n. Milano, 23 settembre 1916; Maria Giulia, n. Milano, 15 ottobre 1918; Francesca, n. Milano, 30 maggio 1920; Cristina, n. Milano, 12 novembre 1922; AIMONE, 11. Milano, 2 settembre 1926. Zio: ALBERTO, n. Bergamo, 30 luglio 1876; spos. con Giulia Capris di Cigliè, da cui Elena, n. Roma, 2 maggio 1929. m. z. * SFORZA CESARINI. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro al leone d'oro, linguato ed ar mato di rosso, e tenente con le branche anteriori posteriori un ramo di cotogno al naturale (Sfor za); nel 2º d'oro all'orso di nero fermo, legato con catena d'argento ac collata in due giri ad una colonna dello stesso attraversante sull'orso; col capo d'oro carico di un'aquila coronata di ne ro (Cesarini). Мотто : Frangor non flector. DIMORA : Roma. La storica casa Sforza che dette sei duchi di Milano (1430-1535), ebbe per stipite MUZIO ATTENDOLO, che viveva nel 1326. Contrariamente a quanto afferma un'antica leggenda che lo voleva figlio di contadini, apparteneva ad una famiglia che il Solieri nel suo volume: « Le origini e la denomi nazione degli Sforza a Cotignola >>> (Bolo gna 1897), dimostra essere di nobile condi zione, ricca e potente. Da Muzio nacque GIOVANNI, e da questi MUZIO (28 maggio LETTERA S 1367), al quale Alberigo da Barbiano dette il soprannome di Sforza per certo suo in domito vigor d'animo, che poi nel 1424, alla morte di Muzio, per desiderio di Gio vanna II, di cui egli era gran connestabile, fu sostituito al cognome Attendolo, restan do così ereditario in tutta la sua discen denza. Muzio fu fra i più celebri condot tieri della sua epoca, servì la Chiesa, i Pe rugini, la Corte di Milano, la repubblica e fiorentina, gli Estensi, il re Ladislao quindi Giovanna II. Il papa Giovanni XXII lo creò conte di Cotignola, il re La dislao, primo barone del regno di Napoli. Da lui nacque FRANCESCO (25 luglio 1401), che sposò (28 ottobre 1441), Bianca Maria, figlia dell'ultimo dei duchi Visconti e di venne duca di Milano il 26 febbraio 1450. A Francesco I successe nel ducato GA LEAZZO MARIA (1466-1476); terzo duca fu GIOVANNI GALEAZZO (1476-1494); quarto LODOVICO il Moro, suo zio, al quale succes Se MASSIMILIANO (1512-1530) e quindi l'ul timo duca FRANCESCO II, col quale si spen se la dinastia degli Sforza (1535). Gli Sforza Cesarini discendono da Bosio Sforza (n. 1411, † 1476), fratello di Fran cesco I, duca di Milano, il quale sposò nel 1439, Cecilia Aldobrandeschi, ultima della sua famiglia, che portò al marito la contea di Santa Fiora, di Pitigliano e di Campa gnatico. Bosio fu anche investito il 10 di cembre 1466, dalla Corte di Milano, di Castellarquato nel piacentino, Varzi ed al tre signorie e fu aggregato nel 1471 alla nobiltà di Milano e nel 1474 a quella di Parma. A lui successero il figlio GUIDO († 1582), che sposò Francesca, di Angelo Farnese, nipote di Paolo III, e fu padre di FEDERICO I († 1535), marito di Bartolomea Orsini, di Nicola conte di Pitigliano, da cui : Bosio II, sposo di Costanza Farnese che ebbe tra gli altri figli SFORZA († 1575) e MARIO I († 1611). Sforza fu governatore di Parma e Piacenza, capitano generale della cavalleria pontificia, governatore di Siena, cavaliere del Toson d'Oro, investito da Cosimo I, nel 1560, di Rocca Albenga nel Senese, ambasciatore all'imperatore Massimiliano per chiedere la mano di Gio vanna d'Austria per Francesco de' Medici, combattè nel 1569 contro gli Ugonotti, se gnalandosi a Poitiers ed a Moncontour, ot LETTERA S tenendo in dono dal re 27 bandiere guada gnate sul campo di battaglia, intervenne come generale della fanteria spagnuola alla vittoria di Lepanto nel 1571 e morì il 21 ottobre 1575 in Castellarquato. Paolo III, nel 1544, lo aveva arricchito del castello di Cecina nel tortonese e nel 1545 di quelli di Groparello nel piacentino e Basilica Nuova e Pariano nel parmigiano; l'impe ratore Carlo V con diploma del 3 agosto 1545 lo aveva investito della signoria di Menconico; ed il duca Ottavio di Parma nel 1567 aveva eretto in suo favore Castel larquato in marchesato. Mario I († a Roma, 15 novembre 1611), combattè contro i fratelli Sforza e Paolo per difendere Siena minacciata nella sua indipendenza da Cosimo I, difese Montal cino e fu nominato dal re di Francia suo colonnello e cavaliere di San Michele, eb be dai senesi il governo di Casole, ma e stinta la repubblica di Siena, passò al ser vizio di Cosimo I, che lo spedì nel 1568 in soccorso di Carlo IX contro gli Ugonotti, conseguendo il grado di capitano generale della cavalleria pontificia. Ritornato in To scana nel 1578, fu creato cavaliere di San to Stefano, nel 1579 fu inviato ambasciato re del granduca ai veneziani, nel 1581 pas sò a Roma ove Gregorio XIII lo creò prin cipe assistente al Soglio pontificio e luogo tenente di Santa Romana Chiesa. Aveva sposato Fulvia Conti, dell'illustre casa di Innocenzo III, erede dei vicariati di Segni e Valmontone, confermati a lei da Pao lo III a favore anche dei discendenti. Da FEDERICO II, figlio di Mario I (nato 1548, † 1581) e da Beatrice Orsini, di Vir ginio, duca di Sangemini, nacque ALES SANDRO († 29 aprile 1631), che fu il primo duca di Segni per concessione di Sisto V ( 1585) . Sposò Eleonora, di Paolo Giordano Orsini, duca di Bracciano ed ebbe fra gli altri figli MARIO II E PAOLO. Mario II (n. 1594, † 26 sett. 1658), eb be da Paolo V l'erezione in ducato del feu do di Onano, vendè il 9 dicembre 1633 la sovranità di Santa Fiora al granduca di Toscana, rimanendone però contempora neamente infeudato in tal guisa che da principe assoluto, benchè di piccolo stato, divenne vassallo del granduca. Vendè an che nel 1634 Valmontone con Plumbina PAGINA 307 ria e Lugnano e la Congregazione dei ba roni di Roma nel 1693 gli mise a subasta il ducato di Segni, che fu però ricomprato dal nipote FEDERICO, il 17 marzo 1695. Paolo (n. 16 giugno 1602, † 16 settembre 1669), portò il titolo di marchese di Proce no, fu cavaliere Gerosolimitano e generale della repubblica veneta. Da Olimpia, figlia di Federico Cesi, principe di Acquasparta, ebbe FEDERICO III (n. 14 agosto 1651, † 10 ottobre 1712), il quale dovette sostenere aspra lotta con i Colonna per il suo matri monio con Livia, figlia primogenita del duca Giuliano Cesarini, oblata nel mona stero dei Sette Dolori. Questa qualità di oblata non fu però d'impedimento alle noz ze, perchè la Sacra Romana Rota, il 22 feb braio 1697, decise in suo favore. In seguito a questa unione le ricchezze, i titoli e i feudi di casa Cesarini pervennero agli Sfor za che da allora in poi aggiunsero al pro prio il cognome Cesarini. La famiglia Cesarini ebbe a capostipite un GIOVANNI, vivente nel secolo XIV, ri tenuto dalla stessa agnazione dei Montana ri, antichi patrizi romani. Da essa uscì il celebre cardinale GIULIANO Cesarini, che prese parte al Concilio di Basilea e rifiutò la tiara pontificia. GIORGIO, fratello del cardinale, comprò nel 1463 i feudi e le te nute di Monte Asola, Forano, Cantalupo, Montoro, Poggo Moiano e Diodato in Sa bina. Orso, altro fratello, accrebbe i posse dimenti della famiglia, sposando Semidea dei Brancaleoni, erede di molti castelli, fra cui Torricella, Frasso e Ginestra. GABRIE LE, figlio di Orso, nel 1494, fu eletto gon faloniere del popolo romano, dignità che, per Bolla di Clemente VII, del 23 maggio 1530, fu perpetuata nella sua famiglia e da questa passò alla casa Pamphili, all'estin sione della quale fece ritorno agli Sforza Cesarini. GIANGIORGIO, figlio di Gabriele, ebbe nel 1530 dall'imperatore Carlo V, in vestitura di Collefegato, Torre di Paglia, Rocca Randisi, Piatti e Marchirello nell'A bruzzo. GIULIANO, altro figlio di Gabriele, fu eletto cardinale nel 1493, come lo fu suo nipote ALESSANDRO. Altro GIULIANO, figlio di Giangiorgio, fu governatore di Orvieto nel 1551 e infeudato di Civitanova e Mon tecosaro nella Marca d'Ancona con titolo di marchese, nel 1560 comprò Castelme PAGINA 308 nardo dai Savelli, nel 1564 Civitalavinia e Ardea dai Colonna e quindi Genzano dai Massimo. Civitanova fu eletta in ducato e Civitalavinia in marchesato nel 1585 da Sisto V in favore di Giangiorgio, di Giulia no Cesarini. Questi fu padre di ALESSAN DRO, prefetto del Conclave nel 1623, cardi nale nel 1627; di FERDINANDO, referendario delle Segnature; di PIETRO, cavaliere di Malta; di VIRGINIO, celebre scienziato di cui si vede il monumento in Campidoglio e di GIANGIORGIO, padre di GIULIANO, che dalla consorte Margherita Savelli, ebbe Li via, erede dei beni di sua casa, passati nel la famiglia Sforza. Da Federico Sforza Cesarini e da Livia Cesarini, nacque il 16 giugno 1674 GAETA NO, duca di Segni, il quale nel 1714 fu in vestito dei feudi di Varzi, Cella e Menco nico. Sposò Vittoria, di Lotario Conti, du ca di Poli, ed ebbe SFORZA GIUSEPPE (n. 10 giugno 1705, † 11 agosto 1744), creato dal re di Spagna, cavaliere del Toson d'O ro e dal re di Napoli, cavaliere delle Chia vi d'Oro. Fu ambasciatore della Corte di Napoli alla Santa Sede, grande di Spagna di prima classe, fondò a Roma il teatro Ar gentina su disegno del marchese Theodoli. Sposò Maria, di Vincenzo principe Giusti niani, ed ebbe GAETANO (n. 23 agosto 1728, † 19 marzo 1776), referendario delle Due Segnature. Lasciata la carriera ecclesiasti ca per la morte del fratello primogenito, fu da Clemente XIII nominato capitano della guardia dei cavalleggeri; dall'infante di Parma, don Ferdinando, suo gentiluomo di Camera e quindi maggiordomo maggio re della arciduchessa Amalia. Dal suo se condo matrimonio con Marianna, di Mi chelangelo Gaetani, duca di Sermoneta, ebbe FRANCESCO (n. 20 luglio 1775, † 16 febbraio 1816), che nel 1789 ebbe la con cessione per lui e discendenti primogeniti, del priorato di San Miniato, dell'Ordine di Santo Stefano, quale indennizzo di alcuni diritti utili ed onorifici nel di lui feudo di Santa Fiora, toltogli dal granduca Leopol- SFORZA. do di Toscana. Egli sposò Geltrude Conti ed ebbe tre figli: Anna, SALVATORE, 11. 2 gennaio 1798 e † 19 maggio 1832 senza la sciare discendenza dalla moglie Elisabetta dei marchesi Cusani e LORENZO (n. 1807), sposo della principessa Carolina Sirley. LETTERAS Alla morte del duca Salvatore Sforza Ce sarini, Lorenzo chiese l'immissione al pos sesso di tutti i fidecommissi, maggioraschi e primogeniture della famiglia Cesarini. Il duca di Bracciano, don Marino Torlonia, sposo della duchessa donna Anna Sforza Torlonia, si oppose, talchè si svolse una lunga ed appassionata lite avanti alla Sa cra Romana Rota, che terminò con la vit toria di Lorenzo, che venne finalmente ri conosciuto dalla Congregazione Araldica Capitolina, il 17 gennaio 1854, duca e no bile romano. Da Lorenzo Sforza Cesarini, nacque il 15 novembre 1840, FRANCESCO († 13 giugno 1899), senatore del regno d'Italia, fregiato di medaglia d'argento al valore militare, scudiero onorario di S. A. Reale il duca d'Aosta, ufficiale d'ordinanza di S. M. Vit torio Emanuele II, tenente colonnello di fanteria. Egli sposò il 30 novembre 1867, Vittoria, di Giovanni Andrea Colonna Do ria, duca di Paliano, ed ebbe LORENZO (n. 14 settembre 1868), che il 20 giugno 1897 sposò Maria. di Giulio Torlonia, principe di Civitatella Cesi, principe di Fucino, da cui MARIO BOSIO, n. a Roma, 3 genn. 1899. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di duca di Segni (mpr.), (t. u. duca Sforza Cesarini), nobile romano (mf.), principe di Genzano (mpr.), duca di Civitalavinia (mpr.), duca di Ginestra (mpr.), duca di Torricella (mpr.), mar chese di Ardea (mpr.), marchese di Civi tanova (mpr.), marchese di Frasso (mpr.), marchese di Varzi e Menconico Cella (Vo ghera) (mpr.), signore di Montecosaro (mpr.), signore di Stipe (mpr.), signore di S. Martino del Pizzolano (m.), don, in per sona di LORENZO, di Francesco, di Lorenzo. Figlio: MARIO BOSIO. Il cognome Cesarini spetta soltanto ai primogeniti. c. a. b. f. ARMA : D'azzurro, al leone linguato e ar mato di rosso, tenente con le branche anteriori e posteriori un ramo di coto gno, il tutto al naturale. CIMIERO : Un drago alato con la testa di LETTERA S naria di Cotignola, ramo discendente da SFORZA SECONDO, figlio di Francesco I Sforza duca di Milano, da cui ebbe il feu do di Borgonovo (Piacenza). Dei 22 figli conosciuti tra legittimi e naturali del celebre condottiero France sco I Sforza duca di Milano il primo, nato nel 1430, ebbe nome SFORZA, vestì l'abi to agostiniano ed è annoverato tra i Beati dell'Ordine; il secondo figlio, nato nel 1433, ebbe pure il nome di SFORZA. Da questo SFORZA SECONDO, valoroso condottiero, nel 1484 nominato governatore di Piacenza e da Antonia Dal Verme di Bobbio ebbe principio il ramo dei conti di Borgonovo. Fra i conti di Borgonovo ALESSANDRO militò in Fiandra come aiutante di campo di Alessandro Farnese, assicurò col coraggioso ardimento la vittoria di Coven suo stein e assistette il Farnese nel suo letto di morte a Caudebec. Amico e devoto di S. Camillo de Lellis lo aiutò generosamen te nella sua santa opera di carità; sposò Isabella Farnese, figlia naturale del duca Ottavio. Devesi alla di lui pietà ed ai reli giosi suoi sentimenti la pratica di incoro nare le immagini della Vergine e del Re dentore più celebri d'antichità o più illu- SFORZA FOGLIANI. stri per la copia dei miracoli, lasciando al l'uopo la maggior parte della grande for tuna della famiglia al Capitolo Vaticano con testamento del 3 luglio 1636. CARLO, dell'Ordine dei Predicatori, fu ammirato teologo. ASCANIO fu castellano a Parma poi a Piacenza. Estintosi nel 1680 il ramo primogenito, quelli collaterali chiesero di succedere al feudo, ma col pretesto « agnatus cum pro cesserit ex radice infecta », perchè discen denti da figli naturali sebbene legittimati, la Camera Ducale incamerò il feudo e la PAGINA 309 uomo, tenente in mano un dia mante, e in pun ta legato in un anello. lunga lite che ne derivò fu terminata con una transazione con cui ad essi si conce deva una pensione registrata nel 1695 fra i livelli perpetui del ducato di Parma, pen sione poi soppressa nel 1803, perchè di ori Мотто : Flagrantia gine feudale. Vissero a Castel S. Giovanni, durat. DIMORA : Piacen za, Milano, Mon tignoso di Luni giana. Famiglia origi Montignoso e Antognano in Lunigiana. GIOVANNI SFORZA, nato ad Antognano, fu segretario generale dell'Interno del granduca di Toscana Ferdinando III, con sigliere intimo, cav. di S. Stefano, есс. EUGENIO, nato a Montignoso, ciamber lano del granduca Leopoldo II, cav. di Malta, di S. Stefano, ecc., fu apprezzato naturalista. PIETRO fu canonico della Col legiata di Castel S. Giovanni, † 1881, GIO VANNI, insigne storico, è morto nel 1922. Isabella, monaca Benedettina in Piacenza e autrice del trattato « Della vera tranquilli tà dell'anima ». La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.) (Riconosc. D. M. 24 ott. 1901); conte (mpr.), (Rinn. R. D. 24 febbr. e RR. LL. PP. 19 maggio 1910) ed è rappresentata da GIOVANNI (n. 1845, † 1922), di Pietro, di Giuseppe. Figli: CESARE, n. 1870, CARLO, n. 1873, spos. Vienna con Valentina dei conti Dud zeele, ASCANIO, n. 1875, spos. Milano con Barberina Gallarati Scotti dei principi di Molfetta; ALESSANDRO, n. 1887, spos. Mi lano Maria Antonietta Calzoni de Marchi. Figli di Carlo: Sforzino, Fiammetta. Figli di Ascanio: Elisabetta, Giovanna, Luisa. Figli di Alessandro: Anna, GIOVANNI. g. d. Inquarta ARMA: to: nel 1º d'oro a quattro pali di rosso (Concess. d'Aragona otte nuta nel 1446 da Corrado); nel 2º d'azzurro, a tre fasce ondate d'o ro; nel 3º d'ar gento, a due ra midi vite di ver PAGINA 310 de curvati con le punte decussate; nel 4º di rosso a due spade d'argento poste in croce di S. Andrea, le punte all'insù; sul tutto d'oro all'aquila de nero coronata del campo. (Gli ultimi due quarti sono di concessione Sforzesca). DIMORA : Piacenza. Un ramo della celebre antica famiglia dei signori da Fogliano di Reggio Emilia si fissò fin dal secolo XV nel territorio piacentino con CORRADO Fogliani, fratello uterino del duca Francesco Sforza di Mi lano e suo capitano. A Corrado Fogliani vennero concessi numerosi feudi dal duca di Milano tra i quali Castelnuovo nel Par migiano (1470), Viguzzolo nel Tortonese ed immunità confermate ed estese nel 1472 al di lui figlio LODOVICO. Corrado nel 1466 ottenne da Alfonso II re di Napoli il pri vilegio del cognome d'Aragona. Lodovico per primo assunse il cognome di Sforza Fogliani. Egli ottenne il marchesato di Pellegrino Parmense e di Valmozzola. Dalla moglie Margherita Pallavicino il detto Lodovico ebbe due figli: FRANCESCO, primogenito, che come tale ottenne nelle divisioni paterne il marchesato di Pellegri no e metà del feudo di Castelnuovo detto tuttora Fogliani e PALLAVICINO, che otten ne il minor feudo di Viguzzolo e metà di Castelnuovo. Con Francesco cominciò la linea marchionale primogenita, che prospe rò e fu ben nota nella storia Piacentina per circa tre secoli, estinguendosi nel 1780 con la morte del marchese GIOVANNI Sforza Fogliani d'Aragona, Grande di Spagna, creato duca dal re di Spagna, vicerè di Si cilia, il quale lasciò il ricco patrimonio e il proprio cognome ai figli di una sorella maritata col marchese Meli Lupi di Sora gna di Parma, linea adottiva, spentasi re centemente. La discendenza di Pallavicino, tuttora vivente, ebbe le seguenti vicende. Da Pallavicino Sforza Fogliani e dalla moglie Laura Baroni nacque CARLO, che giurò fedeltà per il feudo di Viguzzolo al l'imperatore Carlo V nel 1548. Da Carlo venne IPPOLITO, che si può dire il caposti pite del ramo vivente. Da Corrado fino ad Ippolito abbiamo l'albero genealogico nel Litta : Fam. Fo gliani di Reggio Emilia, Tav. IV. Il Litta LETTERAS e arrivato ad Ippolito scrive che egli ebbe due figli, ODOARDO e Camilla, ai quali non dà alcuna discendenza. Da memorie fami gliari noi possiamo aggiungere che Ippo lito feudatario di Viguzzolo nel suo testa mento fatto il 25 novembre 1588 istituì erede universale, riconoscendolo come glio, natogli da una domina Anna Moran do, il nominato Odoardo con la formula fi romana : « Odoarde fili mi, esto mihi heres ». Dell'esistenza di questo Odoardo, della sua paternità, del suo stabilimento nel se colo XVI in Vicobarone di Piacenza, dove la famiglia risiedette lungamente e tuttora fiorisce, abitando in una vecchia casa, nel la quale si riscontra ancora scolpito su di un antico camino in pietra l'arma della fa miglia, fa piena fede l'atto di morte dello stesso Edoardo del fu Ippolito, che è del 1639. Da Odoardo nacque GIULIO CESARE I, che testò nel 1703 per atto di Cesare Berni. Giulio Cesare dal duca Ranuccio Farnese ottenne la cittadinanza piacentina nel 1672. È da notarsi che fino dal 1466 Corrado da Fogliano coi suoi discendenti ottenne la cittadinanza piacentina ed ebbe in dono le insignie o stemma della città (Palla strelli : Lo stemma della città di Piacenza, p. 20). La discendenza di Giulio Cesare è la seguente: ANTONIO MARIA, n. 1659; EUSEBIO, n. 1716, tenente delle Milizie foresi; GIULIO CESARE II, n. 1743; ANGE LO DOMENICO, n. 1786; FELICE, n. 1825, che ebbe il dott. LUIGI, n. 1865. Da Giulio Cesare Secondo oltre Angelo Domenico ricordato nacque PIETRO (1778), da Pietro, GIULIO CESARE III (n. 1818), da cui venne ALBERTO, n. 1854. La linea adottiva erede dei beni e dei titoli feudali del duca Giovanni sopra ri cordato, cioè quella dei figli della sorella del duca medesimo, sposa al marchese Meli Lupi di Soragna si spense nella mar chesa Clelia Sforza Fogliani Pallavicino nel 1925. La famiglia ha chiesto ora la iscrizione nell'Elenco Ufficiale della Nob. Italiana e l'iscrizione al Libro d'Oro col titolo di no bile (mf.), in persona dei disc. da Ippolito (1588), ed è rappresentata da LUIGI, di Felice, di Angelo Domenico. LETTERA S Figli: CAMILLO, GIACOMO, GIOVANNI, Luisa, Margherita, FELICE, PIETRO, GIU LIO CESARE. PAOLO, di Felice, di Angelo Domenico. Figli: FELICE, RAFFAELE. Altra linea. ALBERTO, di Giulio Cesare, di Pietro. Figlie: Angela, Giuseppina sposata al Maria. generale Francesco Corso. g. d. SFORZA. ARMA: D'azzurro al gelso al natu rale, nodrito sul la pianura ver de, e sostenuto da due putti di carnagione, af frontati. DIMORA : Reggio Emilia, Roma, Milano e Pegli. La famiglia Sforza di Reggio E. ritiene di essere un ramo della famiglia Sforza di Milano, e di trarre origine da uno dei figli naturali di Francesco Sforza, trasferitosi a Mirandola; ma ciò non è documentato colle prove di discendenza. L'avv. LUIGI, come luogote nente e consigliere, venne da Mirandola a stabilirsi a Reggio E. Suo figlio GIUSEPPE, giudice del Tribunale, sposò Daria, figlia di Febo Ercole Denaglia (antica ed illu stre famiglia reggiana, di cui già parlam mo alla « voce » Cerretti Denaglia Foglia ni) e della contessa Caterina Scaruffi. Da lui nacque GIAMBATTISTA, presidente delle acque e strade della Comunità di Reggio, che continuò la famiglia, oltre al dottor FRANCESCO, morto scapolo ed in giovane età il 15 giugno 1817. Benedetto, di Lui gi, morì pure in giovane età nella spedi zione di Russia con Napoleone I. L'avvo cato Giambattista sposò Teresa Ruspaggia ri, del consigliere Bernardino, morta il 6 giugno 1842; poi in seconde nozze la con tessa Anna Fossa. Fondò un maggiorasco pei figli sulla casa in Reggio e sopra una possessione. Furono suoi figli : 1 ) LUIGI, che sposò Amalia dei mar chesi della Chiesa di Cinzano. PAGINA 311 2) Avv. AGOSTINO, che nel maggio 1857 sposò la contessa Giovannina Palaz zi, da cui ebbe parecchi figli. Il dott. cav. GIUSEPPE, professore di matematica; il co lonnello dei granatieri comm. VITTORIO, e quattro figlie : Camilla, morta nubile, Anna in Cantù, Angelica ved. Pellizzi e 3) FRANCESCo. 4) Dott. cav. Giulio CESARE, che spo sò la signora Elisa Bigliardi e ne ebbe cin que figli, che sono fra i membri viventi di cui appresso. Fu presidente della Cassa di Risparmio di Reggio E. ed ottimo ammi nistratore pubblico e privato. L'avv. Giambattista ebbe pure una fi glia, Olimpia, che sposò il conte Prospero Alessandro Cassoli. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Reggio (m.), disc. da Giuseppe, di Luigi (1784) Orig. Modenese (Reggio E.), dimora Reggio Emilia, ed è rappresentata da Gabriella, di Giambattista, di Luigi, di Giambattista, di Giuseppe, di Luigi; spos. al comm. avv. Giuseppe Balsamo dei marchesi di Spec chia Normandia. Sorelle: Maria Luigia; Carina, spos. al comandante cav. Carlo Balsamo dei mar chesi di Specchia Normandia. Zia: Gabriella, ved. del prof. dott. cav. Severo Peri. Altro ramo. Anna, di Agostino, di Giambattista, di Giuseppe, di Luigi; spos. al gen. comm. Angelo Cantù. Sorelle: Angelica, ved. del cav. uff. ing. Giuseppe Pellizzi; Maria. Nipote, figlia del fratello + Giuseppe: Camilla, spos. al dott. Giuseppe Saracchi. Nipote, figlia del fratello + Vittorio: Amalia. Altro ramo. Antonio, di Giulio Cesare, di Giambat tista, di Giuseppe, di Luigi, n. Reggio E. nel 1868, primario all'Ospedale di S. Ma ria Nuova, comm. della Corona d'Italia, cav. dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazza ro; spos. con la signora Adele Orlandi. Fratelli: Carolina, spos. all'avv. Enrico Manfredi; FRANCESCO, comm. della Corona d'Italia, n. Reggio E. nel 1877, direttore della Banca d'Italia a Roma; PELLEGRI PAGINA 312 No, n. Reggio E. 1879, comm. della Coro- SGARIGLIA. na d'Italia, sp. in seconde nozze il 20 nov. 1928 con la signora Ines Casali; Paola, ved. del comandante Giuseppe Corbara. Figlio di Pellegrino: CESARE ANTONIO, ARMA : D'argento alla fascia di n. Reggio E. 21 dicembre 1911. * SGADARI. ARMA: rosso, sostenente un monte di sei a. c. c. D'azzurro cime di verde al l'italiana. DIMORA : Ascoli Piceno e Grotta mare. LETTERAS Antica e nobile famiglia di Ascoli Piceno che dette illustri personaggi alla patria. Gli Sgariglia erano dinasti (patrizi) di Ascoli Piceno alla fontana zampillante d'ar gento, fondata nella pianura er bosa al naturale, accompagnata a destra, in basso, ciano. Più membri furono ricevuti nell'Or e signori di Villa del Campo e di Castel Fal da un leone d'o- dine di Malta, fra cui Giuseppe, nel 1712; ro rivolto ed in FRANCESCO MARIA (1712) che a 22 anni mo alto dal sole del- rì combattendo a Temeswar (Ungheria), lo stesso, a sini- ufficiale del conte di Montecuccoli. Mons. stra da un braccio destro armato al na- GIACOMO, nel 1756 е ОTTAVIO, nel 1846. turale, impugnante una spada d'argen to, movente dall'angolo sinistro del cаро. DIMORA : Palermo. Famiglia del secolo XVIII, originaria da Petralia Soprana, ove un GIULIO fu proconservatore nel 1720; FRANCESCo, con privilegio dato il 4 settembre 1760 fu insi gnito del titolo di barone di Lo Monaco, ricon. D. M. 1899 e D. M. 2 agosto 1925. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Lo Monaco (mpr.), in persona di PIETRO EMANUELE, n. Palermo, 20 luglio 1906, di Giuseppe (n. 14 maggio 1867, † 4 febbraio 1924) е di Giovanna Mantegna dei principi di Gangi, commend. dell'Ord. Eq. del S. Se polcro. Zii (nati dal matrimonio dell'avo Pietro con Caterina Verona) : Vincenzo, n. Pa lermo, 25 luglio 1869, sposato con Lilian Godsol; Maria Ventura, n. ivi, 31 maggio 1874, in Tonelli. Altro ramo. GIUSEPPE EMANUELE, n. Gangi, 1 gen naio 1883, di Francesco (n. Petralia Sopra na, 14 febbraio 1840) e di Maria Antonia Angilello; spos. Polizzi Generosa, 18 ot tobre 1905 con Vincenza Gagliardo. 2. S. La famiglia fu aggregata alla nobiltà di Rieti nel 1756, in persona di Francesco Maria, e fu decorata del titolo di marchese di Camīpolungo, per tutti i maschi nel 1748, in persona di Giuseppe. La famiglia è iscritta nell'El. Nob. Uff. Ital. con i titoli di patrizio di Ascoli (mf.), nobile di Rieti (mf.), marchese di Campo lungo (m.) . Oggi la famiglia è così rap presentata : NICOLA, n. Ascoli P. 2 feb braio 1888, figlio dei fur. marchese Filippo ( 1856) di Nicola, di Pietro, e di Armida De Scrilli († 1921) . Fratello: VASCO BRUNO, n. Ascoli P. 30 agosto 1890. p. c. b. o. * SGARZI. ARMA: D'argento al giglio di ver de, col capo di rosso carico di tre rombi d'oro. CIMIERO : Un leo ne al naturale nascente e te nente un giglio di verde. DIMORA : Rovigo. Sua Maestà Um LETTERAS berto I, re d'Italia, con Decreto di motu proprio 20 luglio 1879 concesse a LUIGI Sgarzi il titolo di conte, trasmissibile in linea primogeniale mascolina e con la fa coltà di fare uso di un particolare stemma gentilizio. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di GIOVANNI, di Luigi, di Giovanni. Figli: LUIGI, Maria Felicita. Figlia di Luigi: Anna Maria. SGRICCI. b. c. ARMA: D'argento, alla rovere al na turale, coi rami decussati e ride cussati, nente sulle di soste ramazioni tre sgriccioli al na turale. DIMORA : Arezzo. Su proposta 17 marzo 1825 della Magistratura Civica di Arezzo il granduca di Toscana, con Rescritto Sovrano del 4 luglio di detto anno, decorava della nobil tà aretina il celebre poeta Tommaso SGRIC CI, figlio di Jacopo e di Assunta Lorenzi, nato in Castiglion Fiorentino il 21 dicem bre 1788 da antica famiglia cittadina di Arezzo, che per la sua meravigliosa vena poetica e specialmente per le sue improv visazioni di tragedie (« La morte di Carlo I», 1'« Ettore », есс.), aveva ottenuto trionfali successi in più Corti d'Europa e si era guadagnata la stima e la protezione della famiglia granducale toscana. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Arezzo (mf.), in persona dei disc. da Tommaso, di Jacopo. g. d. a. v. * SIBUE DU COL. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla fascia di rosso, cucita, attraversante un drago d'argento, soffiante fiamme di rosso, ed accollante la fascia, con due giri (Sibuè); PAGINA 313 nel 2º di nero, alla banda d'ar gento carica di un leone di ros So, illeopardito (Du Col) . CIMIERI : a destra di Sibuè, che è rosso, di un leone, di linguato d'oro nascente; a sinistra : di du Col, che è d'un capo e collo di liccorno, d'oro. Мотто : Е solo in coelum. DIMORA : Torino. Trae le sue origini questa famiglia dalla Moriana, e ad essa appartenne GIACOMO, di Guglielmo e Baldassaria Bonnivard, che fu procuratore fiscale della Moriana, e ot tenne patenti di nobiltà il 24 febbraio 1607. Avendo sposato Anna Maria, di Francesco Broucin de S.t Michel, erede dei du Col, lo zio Giacomo du Col, avvo cato presso il Senato di Savoia, lasciò ere de (1603) il nipote CLAUDIO, nato da que sto matrimonio, coll'obbligo di assumere casato ed arma du Col. Claudio, essendo morto senza lasciare discendenza, lasciò erede il fratello GIACOomo con testamento del 23 maggio 1629. Giacomo che, come il padre, era procuratore fiscale in Moriana, assunse il casato Sibuè du Col, che tra smise ai discendenti. ANTONIO (n. Saint Jean de Mauriénne, 20 gennaio 1823; † To rino, 4 aprile 1885), di Giorgio e di Anto nietta, del senatore barone Pietro Antonio d'Albrieux, che fu colonnello, optò per la nazionalità italiana nel 1860, come optò il fratello di costui, il tenente colonnello PIE TRO (n. Saint Jean de Mauriénne, 27 mag gio 1824) . Antonio sposò (1863) Teresa, del barone Filippo Emanuele Brunet, e da queste nozze nacquero : FELICE (n. Mila no, 7 novembre 1867), che è dottore in leggi e fu riconosciuto nel titolo nobiliare con D. M. del 12 giugno 1899, e Eugenia (n. Livorno [Toscana], 12 sett. 1869) . La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di FELICE, di Antonio, di Giorgio, di A lessio. Sorella: Eugenia. 1. b. PAGINA 314 * SICILIANO O SICILIANI. ARMA: D'azzurro all'albero di pino al naturale no drito sulla pia nura erbosa, so stenuto da due leoni d'oro con trorampanti al tronco e sormon tato da una stel la di 8 raggi del lo stesso. DIMORA: Roma, Piazza Cola di Rienzi, 82; Napoli, Viterbo e Villa Rende, in Cava dei Tirreni. Famiglia aggregata nel 1758 alla nobiltà di Giovinazzo, ed ammessa nelle Reali Guardie del Corpo nell'anno 1832; е ро steriormente ammessa ancora nel 1856 in persona di GIUSEPPE Siciliano (Verbali della R. Commissione dei Titoli, vol. X, pag. 226) ; ricevuta, per giustizia, nel S. M. Ordine di Malta, nel 1900, come quarto materno del cavaliere Gaetano Viti (Gran Magistero Roma, Priorato di Napoli, Pro cesso N. 385), ed ancora, nello stesso So vrano Ordine, per onore e devozione, nel 1858, come quarto del cavaliere Fenicia (Gran Magistero Roma, proc. onore e de vozione N. 3); nel 1910, come quarto del cavaliere Sabini; e, nel 1912, come quarto del cavaliere d'Alessandro (Processi N. 99 e 114). Illustratasi per dignità ecclesiastiche porpora cardinalizia, fu decorata del titolo di conte di Gigliano, riconosciuto poi con R. D. 15 aprile 1929 e RR. LL. PP. 7 no vembre dello stesso anno. Ebbe ancora, per refuta della casa Caracciolo di Torella, il titolo di marchese di Rende, titolo ricon cesso, con R. D. 12 settembre 1836, ad An gelica Caracciolo, moglie del cav. GIOVAN NI Siciliano, avo dell'attuale rappresentan te della famiglia, che venne riconosciuto pure nel detto titolo con Decreto Pres. del 3 luglio 1029. Il nob. GIUSEPPE, figliuolo secondogeni to dell'anzidetto marchese di Rende, Gio vanni, con R. D. 23 agosto 1929 è stato au torizzato ad aggiungere il cognome mater no de Gentili. LETTERAS La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Rende (mpr.), conte di Gigliano (mpr.), ed è rappresen tata da: GIOVANNI, cavaliere d'on. e dev. del S. M. O. di Malta, n. Parigi 7 agosto 1865, di Francesco, di Giovanni, e della nobile Agnese Filiasi dei marchesi di Carapelle; spos. Viterbo 28 agosto 1892 con la nobile Costanza de Gentili dei conti di Castel Cardinale. Figli: Maria, n. Napoli 26 dicembre 1893, spos. Roma 6 marzo 1918 al nobile Ugo dei marchesi Theodoli; FRANCESCO, cav. d'on. e dev. del S. M. O. di Malta, n. Napoli 26 marzo 1895, sp. 16 giugno 1932 con la sig. Matos; GIUSEPPE, cav. d'on. e dev. del S. M. O. di Malta, n. Napoli 1890 ( autorizzato con R. D. 23 agosto 1929 ad aggiungere al proprio il cognome de Gen tili), spos. 31 maggio 1920 con Elena Dat ti, nobile romana, nobile di Cingoli; Isa bella, n. Napoli 10 ottobre 1901. Figli di Giuseppe: FRANCESCO, n. Roma 1 ° gennaio 1923; Anna Maria, n. Roma 19 settembre 1926; Maria, n. Roma 20 otto bre 1928. Fratelli: Francesca, spos. al nob. Gio vanni del Pozzo dei duchi Caianello, uff. R. M.; CAMILLO, n. Napoli 5 marzo 1878, e spos. ivi to luglio 1911 con la nobile Ma ria Carmela dei conti Galanti (n. 26 ago sto 1883) . Figli di Camillo: Agnese, n. Napoli 21 ottobre 1912; Maria Teresa, n. ivi 14 luglio 1914. Cugina (figlia di Luigi e di Denise La Croix) : Carolina, sposata al cavaliere Antro. Altri cugini (figli del nob. Ferdinando dei marchesi di Rende, n. 1851, e della no bile Giulia Doria dei principi di Angri, † 27 febbraio 1918) : GIOVANNI, n. Napoli 25 aprile 1880; Angelica, n. ivi, spos. 20 feb braio 1900 al nob. Orazio † dei marchesi Forcella; Laura, n. Napoli, spos. 15 giu gno 1912 a Giorgio Granafei dei marchesi di Serranova; Maria, n. Napoli; Teresa, n. Napoli, spos. 20 luglio 1920 al nob. Piero Compagna. Altri cugini (figli del fu nob. Giuseppe e di Francesca Zambra) : GIOVANNI, spos. LETTERAS con Concetta Mazzella; Ernesto, spos. con Dolores Niccolini; CAMILLO E MARIANO (ge melli) ; LEOPOLDO; Angelica in Ferraro. Altri cugini (figli di Ferdinando e Fran cesca Carignani dei duchi di Novoli) : † RAFFAELE; † CARLO; † GASPARE, spos. con Eva Laboccetta; † Angelica in Piarelli; † Beatrice in Scandone; Maria Concetta in Spasiano; Luisa in Masciocchi; † Maria in Spadacenta. Figli di Gaspare: FERDINANDO; AMEDEO; Dolores; Eugenia. f. f. p. di s. * SICILIANO, ARMA: D'azzurro all'albero di pino al naturale no drito in un ri stretto di terre no, sostenuto da due leoni d'o ro, controram panti al tronco, e sormontato da una stella dello stesso. DIMORA : Giovinazzo (Bari) . Della stessa agnazione della precedente famiglia, ma distaccata prima dell'ottenu ta concessione dei titoli di marchese di Rende e di conte di Gigliano. Riconosciuta con D. P. 29 aprile 1926 ivi, 1911. nobile di Giovinazzo. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di GiovinazzO (mf.), ed è rappresentata da GIUSEPPE, n. Altamura 1º maggio 1855, figlio di Gaspa re (n. Giovinazzo 5 luglio 1814), e di Gio.. vanna Martucci (n. Acquaviva delle Fon ti 4 maggio 1882); spos. con Fortunata Ro meo. Figli: 1) GASPARE, n. Giovinazzo 7 ago sto 1884, sp. Udine 30 dicembre 1916 con Angela d'Odorico, da cui Fortunata, Napoli 7 novembre 1917. n. 2) LINO, n. Giovinazzo 6 ottobre 1889, maggiore nel R. E., spos. Udine 21 set tembre 1916 con Anna d'Odorico, da cui RAUL, n. Bari 15 gennaio 1919. f. f. p. di s. PAGINA 315 SICOMO. ARMA: Di oro al pino sradicato, al naturale, ac compagnato da un sole di rosso, orizzontale de stro. DIMORA : Calatafi mi. Famiglia di Ca latafimi in Sicilia, ove fiorì un VITO, eminente giureconsulto, primo barone del la terra di Vita e fondatore di questo pae se che da lui prese il nome, nel 1605. Fu anche procuratore del R. Erario e dei Fi SCO della Magna Curia e presidente del Concistoro. NICOLò, suo discendente, ven ne investito, nel 1787, della baronia di Vi ta, e da questi provengono in linea retta gli attuali rappresentanti della famiglia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. col titolo di barone di Vita (mpr.), ed è rappresentata da LEONARDO, n. Trapani 1853, di Vito, di Felice, di Nicolò; spos. 1878 con Concetta Guarnotti. Figli: VITO, n. Trapani 1879, spos. con Angela Reina; FRANCESCO, n. Trapani 1880; FELICE; Grazia; Pia. Figli di Vito: LEONARDO, n. Trapani 1906; GIUSEPPE, n. ivi 1908; Concetta, n. SIERIPEPOLI O SIERIPEPOLO. ARMA: Scaccato di argento e di ne ro. CIMIERO : Una scimmia corona ta d'oro posta di fronte, tenente con le mani e con la bocca una spada d'argento, manicata di oro, posta in fascia. V. S. DIMORA : Trapani. Pretende di essere una diramazione del l'illustre famiglia Pepoli di Bologna. Go PAGIA 316 dette nobiltà in Sicilia e specialmente in Trapani sin dal secolo XIV, e pare che ab bia aggiunto, soltanto verso la fine del se colo XVI, il cognome Pepoli a quello Sieri o Sigerio, portato fino allora. Un SALVATO RE de Sierio ottenne il 4 febbraio 1364 1. gabella della pescheria della città di Tra pani; un RICCARDO, figlio di Salvatore, ne ebbe conferma il 30 luglio 1392 e fu capi tano di giustizia in Trapani nel 1403; FRANCESCO, regio cavaliere, sposò Costan za Fisauli, baronessa di Culcasi e Mangia daini e tenne la detta carica di capitano di giustizia in Trapani negli anni 1415-16, un 1421-22, 1436-37; un altro RICCARDO fu in vestito il 26 giugno 1495 e il 22 dicembre 1516 di Culcasi e Mangiadaini e della ga bella della pescheria, fu ambasciatore di Trapani a Ferdinando il Cattolico e nel 1535 ospitò in Trapani nel proprio palazzo l'imperatore Carlo V; un GIOVANNI otten ne il 20 maggio 1476 conferma del feudo Misilxarari o Fontanasalsa ed il I luglio 1497 venne nominato credenziere dell'uffi cio di carne, pane e vino e portulanotto di Trapani; un PIETRO il 16 gennaio 1517 eb be investitura del feudo Rabici o Raisi; un FRANCESCO, come figlio di Altabella de Ser ra, ebbe il 29 aprile 1510 e il 19 gennaio 1517 investitura del feudo Canetici e Fiu megrande; un GIACOMO ANTONIO, bar. di Culcasi e Mangiadaini, ecc., per investitu ra del 28 febbraio 1540, fu senatore di Tra pani negli anni 1543-44, 1560-61; un FRAN CESCO (di Giacomo, di Francesco), barone di Canetici e Fiumegrande per investitura del 17 marzo 1559; fu senatore di Trapani negli anni 1572-73, 1579-80 e 1584-85; un PIETRO Sieri et Pepuli (forse il primo ad aggiungere il cognome Pepoli al proprio cognome) il 2 giugno 1572 venne nominato vice-portulano del caricatore e porto di Trapani; un ROMEO fu capitano di giusti zia in Trapani negli anni 1602-3, 1621-22; un FRANCESCO, barone di Rabici per inve stiture del 23 marzo 1619 e 8 aprile 1622, fu capitano di giustizia in Trapani nel 1640-41; un FILIPPO e un CAMILLO dei ba- SIFOLA. roni di Culcasi e Mangiadaini, furono ri cevuti nell'Ordine di Malta nel 1631 e 1636; un GIACOMO, barone di Rabici per investitura del 25 ottobre 1655, fu capita no di giustizia di Trapani nel 1657-58; un LETTERA S MARTINO Sieripepoli e Ferro, il 5 dicembre 1640 fu investito della baronia di Culcasi e Mangiadaini e il 28 giugno 1673 della ba ronia di Canetici e Fiumegrande; un PIE TRO, barone di Rabici per investitura del 14 luglio 1712, fu capitano di giustizia di Trapani negli anni 1726-27, 1737-38, 1739 40, 1755-56; un MAZZIOTTA il 20 aprile 1739 ebbe investitura della baronia della Salina di S. Todaro; un MARCELLO, come erede di Luigi Bruno marchese di Torral ta, suo zio materno, ebbe il 7 gennaio 1722 investitura del feudo Saccolino e il 16 ago sto 1752 della baronia di Sanagia come fi glio di Rosalia Bruno e Lanzirotti; un FRANCESCO Sieripepoli e Burgio, barone della Salina di S. Todaro per investitura S ottobre 1755, fu senatore di Trapani negli anni 1742-43, 1745-46, 1751-52; un GIU SEPPE Sieripepoli e Nobili, cavaliere del l'Ordine di Malta, fu barone di Rabici per investitura del 2 aprile 1764 (tale titolo fu poi portato da un Stanislao, n. in Trapani il 12 aprile 1836, colonnello di fanteria nel la riserva del R. Esercito, che portava sol tanto il cognome Pepoli); una Maria Sigi smonda Sieripepoli e Notarbartolo, figlia di Girolamo, fu baronessa di Culcasi e Mangiadaini e di Canetici e Fiumegrande, fu dama dell'Ordine di Malta, e portò nel 1761 i detti feudi e titoli in casa Ventimi glia per il matrimonio da lei contratto con Carlo Antonio Ventimiglia, principe di Grammonte; un ANTONIO Mazziotta Sieri pepoli, di Francesco, ebbe il 14 aprile 1796 investitura del titolo di barone della Salina di S. Todaro o San Teodoro. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone di Saccolino (mpr.) ultimo investito MARCELLO, 7 gennaio del 1722; signore di Rabici (mpr.), ultimo in vestito GIUSEPPE, 2 aprile 1763; barone della Salina di San Todaro (mpr.), ultimo investito ANTONINO Mazziotta 14 aprile 1796. a. di c. ARMA : Di rosso a tre teste di leone d'oro, recise e sanguinanti; con la bordura com posta d'argento e d'azzurro. DIMORA : Napoli e Roma. LETTERAS ebbe quasi asso luto dominio con la famiglia Palagano, sicchè per la gran potenza di esse, come riferisce il Candida, ne venne il detto « per li Sifola e Palagani non si può vivere in Trani ». Ricevuta nel S. M. O. di Malta il 25 agosto 1570 in persona di SCIPIONE Sifola, ed ancora nel secolo XVII, secondo il De Lellis, ebbe un altro cavaliere di no me LUIGI, il quale, prima di professare, si rese monaco Teatino e divenne pubblico lettore nelle case di S. Paolo e dei Santi Apostoli di Napoli. E fu pure ricevuta nel l'Ordine stesso; in Priorato, pel ramo dei baroni di S. Martino, nel 1788, come quarto ava materna, del cav. Mario de Notaris, avendone fatta la prova da FRAN CESCO MARIA Sifola, primo stipite, nell'an no 1547. Infeudata di S. Martino e Pietrapertosa (Basilicata) ebbe l'ultima intestazione di S. Martino il 1° gennaio 1803 con NICOLA Sifola, per successione di suo padre Sci pione († 3 dicembre 1798), che ottenne precedente intestazione il 3 settembre 1774 per successione dei suoi maggiori. Figliue lo dell'anzicennato Nicola, barone di San Martino (n. 10 aprile 1784, † 9 febbraio 1856), che, quale patrizio di Trani, venne ascritto al Registro delle Piazze Chiuse, fu AUGUSTO (n. 7 novembre 1824, † 15 ago sto 1872), al quale, per mancanza di di scendenza, succedette il fratello secondoge nito FABIO (n. 12 ottobre 1829, † 11 no vembre 1905), padre di ALBERTO (n. 29 lu glio 1870), attuale rappresentante di que sto ramo. La linea feudataria di Pietraper tosa ebbe l'ultima intestazione di detto feu do il 13 ottobre 1735 con Giuseppe Sifola, a mezzo della sua genitrice e tutrice Emi lia d'Amely, per successione del suo geni tore GIOVAN GENNARO († 28 novembre PAGINA 317 Famiglia ritenu ta dagli autori di origine longobarda e di cui si ha me moria dall'anno 1408. Godette no biltà in Napoli, fuori Seggio, Ca serta e Trani, al Seggio di S. Mar co; ed in Trani 1734), e del suo avo Giuseppe Seniore (t 6 ottobre 1734). Il succennato Giuseppe Sifola, intestatario nel 1735 con la qualifi ca di barone di Pietrapertosa, e, quale pa trizio di Trani, ascritto al Registro delle Piazze Chiuse, ebbe successore suo figlio EMANUELE, cavaliere gerosolimitano, il quale fu padre di un secondo GIUSEPPE (n. 15 maggio 1808, † 13 settembre 1878) , il cui figliolo LUDOVICO (n. 29 aprile 1840) è l'attuale rappresentante di questo ramo di Pietrapertosa. Personaggi di questa famiglia furono : GIULIO, che è tra i baroni nel 1282 ingui siti per ordine di re Carlo d'Angiò; LUIGI, cavaliere di Calatrava e cavallerizzo di re Ferdinando il Cattolico; FRANCESCO MARIA, familiare dell'imperatore Carlo Ve colon nello di mille fanti nello Stato di Milano, creato conte del S. R. I. Il ramo di S. Martino, per successione Scovidito a Carmignano, non ancora le galmente riconosciuta, avrebbe diritto al titolo di duca, con anzianità del 1714, pel matrimonio di NICOLA Sifola (n. 1787, † 1850) con la nobile Maddalena Carmigna no († 1º marzo 1871), di Nicola, succeduta allo zio duca Ottavio Capece Scondito, ul timo di sua casa, fratello di sua madre Car mela Capece Scondito in Carmignano. La nobiltà generosa dei Sifola fu pure ricono sciuta in occasione dell'ammissione di FA BIO Sifola nelle RR. Guardie del Corpo nel 1849. (Verbali della R. Commissione dei Titoli, vol. V, pag. 310). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio di Trani (m.), pred. di S. Martino (mf.), per i disc. da Francesco Maria e Nicola, ascritti al Regi stro delle Piazze Chiuse, ed è rappresenta ta da ALBERTO, uff. dei bersaglieri, n. Pa lermo 22 luglio 1870, di Fabio (n. 1829, t 1905), e della nob. Giovanna dei marchesi Cavalcanti di Verbicaro. Fratelli: Elisa, n. Napoli 20 aprile 1865, spos. 18 novembre 1908 con Giorgio Ac ciardi; Maria Maddalena, n. Napoli 8 di cembre 1872; Augusto, n. Qualiano marzo 1874; OTTAVIo, n. ivi 20 novembre 10 1878 . Ramo di Pietrapertosa iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio di Trani (m.), pred. di Pietra PAGINA 318 pertosa (mf.), ed è rappresentata da Lu DOVICO, n. Napoli 29 aprile 1840, di Giu seppe (n. 1808, † 1878), e di Emanuela de Stefano; spos. 8 febbraio 1876 con Beatri ce Mainieri († 10 dicembre 1886) . Fratelli: ALFONSO, n. Napoli 1843; Ma rianna, n. Napoli 1849, spos. 1870 con G. B. Pizzuti. SIGNIFREDI. f. f. p. di s ARMA: D'oro, a due leoni di ros so addossati, con le code decussa te, accompagna ti in capo da due mezzelune di rosso rovesciate e framezzate da una cometa di verde, ondeg giante in palo. DIMORA : Parma. Famiglia parmigiana, nobilitata con pri vilegio ducale del 13 aprile 1703 nella per sona del capitano IGNAZIO e dei suoi di scendenti. Altri della famiglia servirono nelle truppe ducali fra i quali FRANCESCO, che era aiutante nel 1743. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf ), in persona dei discendenti da Ignazio (1703) . g. d. * SIGNORELLI. S ARMA: D'azzurro, alla fascia di ros so, cucita, carica di un leone d'o ro, illeopardito, accompagnata in capo e in punta da due S d'ar gento; col capo d'oro, carico di un'aquila di ne ro. DIMORA: Viterbo. Trae questa famiglia la sua origine da Indovero (Valsassina), e ha per stipite no LETTERAS to DOMENICO, da cui nacquero : CARLO (n. Indovero; + Cuorgnè) e GIOVANNI, il quale procreò GIOVANNI DOMENICO (n. Cuorgnè, 29 novembre 1653), che fu fucinatore di rame, e consegnò l'arma gentilizia 1'8 mar zo 1689. Fu di questa famiglia PIETRO GIO VANNI (n. Cuorgnè, 29 giugno 1774; † ivi, II agosto 1836), figlio dell'avvocato e no taio Gio. Carlo, il quale fu dottore di leg gi, vice-auditore di guerra (1829) e sinda co di Cuorgnè. Sposò Carlotta, di Carlo Rossi, vedova del maggiore Candido Pinel li, e da queste nozze nacque GIOVANNI CARLO (n. Cuorgnè, 23 marzo 1821; † To rino, 11 aprile 1867), che dalle sue nozze (1851) con Carlotta Negri ebbe ALFONSO (n. Torino, 22 aprile 1861), che è avvocato alla Corte di Cassazione di Roma, cittadino onorario di Cuorgnè e che fu riconosciuto nobile con D. M. del 6 dicembre 1887. Aveva sposato (1910) Maria Silvestri no bile di Anagni, la quale morì il 28 aprile 1920. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di ALFONSO, di Giovanni Carlo, di Pietro Giovanni. 1. b. SIGNORETTI. ARMA : D'argento alla banda di ne ro, accompagna ta da due fiam me di rosso, u scenti in sbarra, una dall'angolo sinistro del ca po, e l'altra dal l'angolo destro della punta. DIMORA : Reggio Emilia e Pisa. Della famiglia Signoretti si hanno noti zie fin dal secolo XV. Nel 1466 viveva don GIACOмо Signoretti, rettore del beneficio della Purificazione in S. Prospero di Reg gio. Nel 1462 MELCHIORRE era notaio, e vi vevano pure i fratelli GRISANTO E PROSPE RO Signoretti fu Pietro, entrambi orefici, e la loro sorella Apollonia, moglie di Fe LETTERA S PAGINA 319 derico, di Giovanni Tacoli. ALBERTO, vis- nelle prigioni del Comune di Reggio. An suto nel 1543, fu orefice e zecchiere. ANTONIO fu pure orefice nel sec. XVI; cora nel 1334 il Castello di Canolo era feu do di Antonio, di Jacopo Lupi. Vi era pu e così NICCOLÒ E BERNARDO, orefice, sag giatore e zecchiere. Don AURELIO (n. 7 aprile 1567, † nel 1630) fu maestro di cappella della Catte drale di Reggio. Compose un « Cantus ve « spertinus omnium solemnitatum Psal « modiae quinis, seu novenis vocibus con « cinendae, una cum basso ad organum », edito 'a Venezia nel 1629. ALFONSO (n. il 28 novembre 1708) fu ac cademico muto e pastore arcadico nel 1749. Un suo sonetto figura nella raccolta di ri me pel ritorno di Francesco III, stampata a Reggio nel 1749. CLAUDIO, vivente nel 1674, fu giurecon sulto e arciprete della Cattedrale di Reg gio. VINCENZO fu pure giureconsulto. MAR CELLO fu medico fisico e filosofo; morì il 20 settembre 1620. FRANCESCO O MELCHIOR RE fu medico insigne e scrisse una messa in occasione dell'inaugurazione del Tempio della B. V. in Reggio nel 1619. PIETRO AN TONIO, morto il 2 marzo 1617, fu sopranno minato « il padre dei poveri », perchè, ol tre ad elargire elemosine, insegnava gram matica a giovani poveri. Nella famiglia Signoretti si unì l'anti chissima e potente famiglia Lupi o Lupi cini, già signora del Castello di Canolo (in territorio di Correggio) prima del mille, e aggiunse al proprio cognome il nome di quel castello. Fra' Salimbene nella sua cronaca la di ce discendente dai figli di Manfredo; ma non è accertato. Nel 1250 erano feudatari del Castello di Canolo i figli di Gherardo Lupi. I Lupi erano di parte guelfa e nel 1265 i Sessi, ghibellini, occuparono il loro Ca stello di Canoio, ma poi i guelfi li respin sero. Così nel 1311 ALBERTO e BRESSANO si trovano tra i maggiorenti di parte guelfa. I Lupi ebbero frequenti guerre col Co mune di Reggio. Nel 1308 i reggiani asse diarono il Castello di Canolo, che dopo tre giorni dovette arrendersi ed i difensori di esso furono parte uccisi e parte fatti pri gionieri. Uno dei Lupi vi fu impiccato. Nel 1311 Nicolò, Manfredino, Antonio e Jacopo de' Lupi da Canolo furono condotti re annesso un oratorio del titolo di S. Gio vanni, di cui si trovano notizie fin dal 1238. BERNARDINO Signoretti, di Prospero, eb be una figlia, che sposò Cristoforo Ferrari alias Lupi, e fece testamento il 26 settem bre 1528 a rogito notaio Pietro Vetriani, in cui contempla Cristoforo, fu Giorgio de Ferrari detto de' Lupi, genero del testato re. Poscia un Alfonso Lupi, morto nell'a gosto 1617, acquistò i beni dei Signoretti. Con decreto 23 ottobre 1689 Ferdinando Carlo Gonzaga, duca di Mantova, Monfer rato, Carbonella e Guastalla, concesse GIUSEPPE, di Alfonso, di Giorgio, il titolo a di « suo famigliare nobile » con le annesse prerogative. Il 20 giugno 1770 Francesco III, duca di Modena, accordò a GIUSEPPE, di Gior gio, di Giuseppe, di Alfonso, il titolo di conte ed il feudo di Carù, estendendo poi tale concessione, il 18 agosto 1770, al di lui padre GIORGIO ed a suo zio ALFONSO. GIORGIO fu tra gli anziani del Senato di Reggio, ed aveva per moglie Margherita Erasmi, ved. Malaguzzi. La contessa Laura, di Giorgio, sposò il conte Pompilio Fossa. Il conte FERDINANDO, di Giuseppe, di Giorgio, fu tenuto al battesimo dalla du chessa Maria Teresa Cybo d'Este. Sposò Marsilia Grimaldi Arlottini. Suo figlio GIUSEPPE fu podestà di Novel lara e sposò Amalia Mamoli nel 1837 e con tinuò la famiglia. Altro figlio, GIORGIO, sposò Luigia Cat tani, e la figlia Camilla andò sposa a Cri sostomo Rovesti. I fratelli Antonio e GIORGIO, con decreto reale 10 agosto 1904, furono autorizzati ad aggiungere il cognome Friggieri per dispo sizione testamentaria dello zio materno N. U. Fulvio Friggieri. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte di Carù (mpr.) e patrizio di Reggio (m.), ed è rappresenta ta da ANTONIO, di Ferdinando, di Giorgio, di Giuseppe, capitano di fanteria in posi zione ausiliaria, cav. della Corona d'Italia, residente a Pisa. PAGINA 320 Fratelli: Maria Antonietta, spos. all'ing. Emilio Riccò, residente a Reggio; GIOR GIO, avvocato, tenente di complemento di fanteria, in congedo, insignito della Croce di guerra, residente a Reggio Emilia. a. с. с. SIGNORI (DE) . ARMA : Di verde al palo partito di rosso e d'oro ac costato d'ambo i lati da tre ca prioli d'oro rove sciati . (Da un di ploma di cittadi nanza della città di Bergamo. Raccolta Camoz zi, n. 3253). Alias: D'azzurro al palo d'oro acco costato d'ambe i lati da tre са prioli d'oro ro vesciati. ( Rac colta Camozzi, n. 3275; raccol ta Muletti, n. 112). Alias: Idem, idem, col cimiero : dra go nascente di verde e nero tormentato al collo di una vera d'argento. ORNAMENTI : Cappello da cardinale e mitra arcivescovile coi pastorali delle due di gnità; diverse bandiere, tra cui una del l'Impero Romano colla sigla S.P.Q.R. (Stemma in pietra a Bagnatica e ad Al zano Maggiore; raccolta Camozzi, 3436). Vuole una tradizione, non sappiamo quanto fondata, che le famiglie Signori, Comenduni, e Signori da Comenduno ab biano avuto comune capostipite in un ca valiere del seguito di Federico II di Sve via, certo Weber o Wapper, investito del feudo di Comenduno, onde i discendenti furon detti Weber, Signori di Comenduno, SIGNORINI. Comenduni e semplicemente Signori. Ma molti alberi genealogici dell'Archivio vec chio municipale di Bergamo ed un diplo LETTERAS ma di nobiltà rilasciato il 12 maggio 1789 a don LUIGI, GIOVAN FRANCESCO e GIACO Mo Antonio di Albino, figli di Marco qm. Giovan Giacomo, fanno capo a Giroldo, figlio di Gataldo de Signori di Comendu no, cittadino di Bergamo fino dal 1278. Questa famiglia bergamasca diede uomi ni illustri nelle prelature e nelle armi. Il Calvi, nel Campidoglio, pag. 138, ricorda BARTOLOMEO de Signori, capitano imperia le, acclamato spesso dai suoi soldati col grido : « Viva Bartolomeo da Bergamo » : egli cadde combattendo contro gli svedesi presso Nardlinghen nel 1634. Nella Scena letteraria, pag. 239, loda il card. GIOVAN FRANCESCO Comenduno, n. a Venezia ma bergamasco d'origine, celebre per le molte legazioni in Inghilterra, in Polonia, alla Corte imperiale e nel Concilio di Trento. Apparteneva a questa famiglia mons. Gio SUÈ Signori, vescovo di Fossano, poi di Alessandria e da ultimo di Genova, dove morì pochi anni or sono. Col cognome Comenduno o Signori di Comenduno entrarono nel Consiglio di Bergamo : COMINO e ISNARDO nel 1433, CARLO nel 1476, PIETRO nel 1484, ANGELO nel 1489, LEONARDO nel 1496, SCIPIONE nel 1502, ALESSANDRO nel 1512, GIROLAMO nel 1520, MARC'ANTONIO nel 1526, GIOVAN FRANCESCO nel 1532, e così di seguito fino a GIUSEPPE nel 1763-1780 e PIETRO nel 1765-1787. Nell'Elenco del 1828 ed in quello del 1840 è iscritto Comenduno MARCANTONIG quondam Carlo. Aveva ottenuto il ricono scimento della nobiltà il 19 nov. 1820. Nell'Elenco del 1828 sono iscritti inol tre : Signori (De) LUIGI, GIACOMO ANTO NIO, FRANCESCO e GIOVANNI quondam Mar co, già riconosciuti nobili 8 ottobre 1818. Nell'Elenco del 1840 sono ancora iscritti : FRANCESCO e GIOVANNI. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), in persona degli ultimi riconosciuti ANTONIO, FRANCESCO, GIOVANNI, di Marco (1818) . g. l. ARMA : D'azzurro alla torre d'oro murata d'argento, sostenente un cappello di nero, LETTERA S ni, direttore dell'I. e R. Dogana, cavaliere dell'Ordine del merito civile di S. Lodovi co di Parma, beneficiato di una commenda nell'Ordine di S. Stefano di Toscana. La proposta fu accolta con rescritto sovrano del 4 giugno 1855. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Livorno (mf.), in persona dei discendenti da Gustavo, di Marco, di Bernardo. * SIGNORINO. f. s. D'azzurro ARMA : alla sbarra d'oro accompagnata in capo da un leo ne al naturale rivoltato, coro nato d'oro, e te nente con la branca anteriore sinistra un giglio dello stesso. DIMORA : Polizzi Generosa. Famiglia del secolo XV diramata in Messina, Polizzi ed altrove, insignita del titolo di barone di S. Nicolò di Buonvici no, titolo riconosciuto con D. M. 10 set tembre 1903 a SALVATORE, di Vincenzo. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di S. Nicolò di Buonvicino (mpr.), (ricon. D. M. 10 set tembre 1903), in persona di VINCENZO, di Salvatore, di Vincenzo. Fratelli: Vincenza, LEONARDO, Maria, RODOLFO. V. S. PAGINA 321 sormontata da tre stelle (8) d'o ro male ordinate. DIMORA : Livorno. La Magistratura civica di Livorno, con partito 23 a prile 1855 propose l'ascrizione al ceto nobile di quella città di MARCO, di Bernardo Signori * SIGONA. ARMA : D'oro al palmizio di ver de sostenuto da due leoni di ros so, affrontati. DIMORA : Catania. Famiglia che si vuole originaria da Aragona. GIOVAN NI ANDREA, cava liere aragonese, se guì Re Pietro d'A ragona in Sicilia che in compenso dei suoi militari servigi concesse al di lui figlio PELLEGRINO, molte rendite ed i territori di Marziliano in Lentini, infeudandolo, nel 1291 col titolo di primo barone della Si gora. Un altro PELLEGRINO, fu creato da re Federico II, maestro razionale nel re gno; SIMONE, fu senatore in Catania nel 1427; ENRICOo, governatore della Camera R. nel 1448; EUSEBIO, fu cavaliere di Malta nel 1574. La famiglia fu investita della baronia del Pantano nel 1452 e del feudo di Monte Pellegrino nel 1455. Con D. M. del 1900 ad ANTONINO, di Federico, di Antonino, furono riconosciu ti i titoli di barone di Villarmosa e di ba rone di Castel d'Oscina. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone di Villarmosa (mpr.), barone di Castel d'Oscina (mpr.), in persona di AntoNINO, suddetto Figli: FEDERICO, Rosa, Giuseppe, Anna. V. S. * SIGRAY ASINARI (già ASINARI) . ARMA: D'azzurro alla torre d'oro, aperta e finestra ta di nero (per spezzatura della linea) , colla bor datura composta di rosso e d'ar gento. DIMORA : Torino e Mazzè. Linea della fa AA Araldica 21 PAGINA 322 miglia Asinari, la quale ha per autore Giu SEPPE (n. Pereszuye [Ungheria], 27 giu gno 1842; † Kaltenleutgeben, 22 luglio 1898), di Ermolao, che divenne dopo il 1867 suddito austriaco ed assunse, con li cenza imperiale, confermata in Italia, il cognome Sigray-Asinari. Ritornato cittadi no italiano per R. D. 27 settembre 1885, fu creato conte con R. D. 21 maggio 1893 е RR. LL. PP. 23 luglio successivo. Giusep pe aveva sposato (1867) Luisa Maria Feli cita Sigray di Alsò e Felsö Surány, e da queste nozze nacquero : ALESSANDRO (n. Vienna, 18 dicembre 1869), il quale sposò (1895) Anna, di Bernardo Fontana, GIU SEPPE MARIA (n. Vienna, 19 marzo 1871), il quale sposò (1897) Gabriella Figarolo di Gropello, BRITANNIO (n. Torino, 20 aprile 1872; † Vische, 1° giugno 1913), il quale sposò (1897) Maria dei marchesi Gavotti, e Anna (n. Venezia, 21 marzo 1886). Figli di Giuseppe Maria sono : LUIGI GABRIELE (n. Mazzè, 27 luglio 1898), Ma ria Josè (n. Mazzè, 21 aprile 1900), Chiara (n. Mazzè, 8 luglio 1903), Anna Maria (n. 6nov. 1904) e Pia (n. 22 agosto 1911). Figli di Britannio sono : Carola (n. Ge nova, 28 agosto 1899), GIUSEPPE (1904 1911), Luisa e Raffaella (gemelle) (n. Vi sche, 22 gennaio 1904), Britannia (n. 19 marzo 1905), Alessandra (n. 19 nov. 1911). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Noh. Ital. coi titoli di conte (mpr.), nobile dei marchesi di S. Marzano (mf.), in persona di GIUSEPPE MARIA, di Giuseppe, di Er molao. Sorella: Anna Maria. SILLANO. l. b. ARMA : D'argento al leone di nero, coronato d'oro. (Consegn. 1614). Мотто : Virtute et fato. DIMORA : Torino. Trae le sue ori gini questa fami glia da Vigone e di essa si favoleggio facendola derivare LETTERAS da Giulio Sillano, console nel 692 avanti Cristo. Le memorie sicure ci ricordano un An TONIO Sillano, che fu padre di SILLANO, FRANCESCO, Maria e CHIAFFredo, che vive vano alla fine del secolo XV. Fu di questa famiglia quel BERNARDINO, che fu profes sore di leggi a Biella, quindi ebbe la carica di senatore di Piemonte (1620) e che ven ne investito di beni allodiali in Vigone, resi feudali il 2 luglio 1623. Costui fu im plicato nel famoso processo di sortilegio e lesa maestà contro il frate Gandolfo e im prigionato fu trovato morto misteriosa mente nel carcere. Il figlio di Bernardino, GIAMBATTISTA (n. Torino, 14 maggio 1624), che fu dot tore di leggi, difese strenuamente la me moria paterna avanti al Senato di Pie monte, ottenendone la postuma assoluzio ne. In vita aveva avuto tutti i beni confi scati e dati alla principessa Lodovica di Savoia il 17 giugno 1656. Ebbe questa fa miglia distinti personaggi, fra i quali si annoverano avvocati fiscali, prefetti, go vernatori e contrasse illustri alleanze ma trimoniali. GIOVANNI, figlio del prefetto Francesco, fu gentiluomo di bocca di Carlo Emanue le I (1609); il figlio suo GIO. BATTISTA fu avvocato patrimoniale; e il figlio di costui, EMANUELE, fu avvocato e fece le prove di nobiltà nel 1725. CARLO (n. Vigone, 30 giugno 1764; † Pinerolo, 22 giugno 1843), di Francesco Bernardo e di Cecilia, del conte Carlo Antonio Albertengo di Mona sterolo, fu creato conte il 6 settembre 1825. Sposò in prime nozze Teresa Valfrè di Bonzo, e fu suo figlio, fra gli altri, FRAN CESCO (n. Vigone, 17 febbraio 1798; † ivi, 22 luglio 1861), che fu applicato alla se greteria di guerra. Da costui nacque CARLO (n. Torino, 23 marzo 1836; † ivi, 21 otto bre 1869), che fu ufficiale di cavalleria e ufficiale d'ordinanza del Re. Dalle sue nozze (1867) con Livia, del marchese Ono rio Multedo, ebbe Maria Teresa, che spo sò (1891) il conte Fabrizio Dall'Asta Bran dolin. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona dei discendenti da Carlo (1825) . 1. b. . LETTERA S * SILVA o SYLVA. naturale. Мотто : Labor et quies in silva. 1590. Nel 1631 ARMA : D'azzurro alla campagna erbosa con tre alberi alternati da 4 arboscelli tutti nodriti in essa, con due a quile appoggiate ai tronchi este riori, affrontate, con le teste 1i volte, il tutto al , PROSPERO fu retto re degli Orfanotro fi. Nel novembre del 1624 un GIAM BATTISTA Silva al loggiò il cardinale Bentivoglio. IPPO LITO, di Carlo, di Agostino, sacerdo te. Suo nipote CAR LO, di Agostino PAGINA 323 Prospero, di Carlo, vivente nel 1664,.ric chissimo, fu assassinato in casa sua il 2 no vembre 1696. Questa famiglia ebbe nel se colo XVII parecchi frati e monache, come DIMORA : Osimo. Famiglia di Ancona, ma originaria dal la Spagna. Si stabili prima a Milano al principio del 1500. Un GIOVANNI BATTISTA circa il 1750 ven ne ad abitare in Ancona e fu aggregato a quella nobiltà con trasmissione a tutti i discendenti in perpetuo. GIACOMO, suo fi glio, sposò la contessa Vincenza Pichi di antica famiglia anconetana. Nel 1779 fu Podestà di Castelfidardo. La famiglia al principio del 1800 ottenne anche la nobiltà di Osimo e Loreto. La famiglia con Decreto Ministeriale del 22 maggio 1926 fu iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana con il titolo di no bile di Ancona (mf.), nobile di Osimo (mf), nobile di Loreto (mf.) . Oggi è così rappresentata : CARLO, n. 20 febbraio 1868 dai fur. Giu seppe e Maria Ricciardini Vecchioni; sp. 29 aprile 1909 con Virginia Leonelli (n. 7 luglio 1882). ria, n. 4 febbr. 1911; LUIGI, n. 12 sett. 1912; Pia, n. 14 marzo 1920. i fratelli don GIOVANNI e don ALESSANDRO, di Bernardino, di Nicolò, che entrarono nel convento di S. Marco; la loro sorella Sil via, monaca in S. Raffaele, e il loro nipote ALFONSO, che fu carmelitano col nome di don Giuliano, e divenne priore nel 1647. GIAMBATTISTA, di Prospero Agostino, di Carlo, nel 1671 era vedovo di Anna, di Paolo Ferretti e in seconde nozze sposò Barbara Tacoli. A questa famiglia appar tennero pure due poetesse Domitilla o Do micilla e Silvia, vissute alla fine del seco lo XVI. Di loro si conservano due madri gali in morte di Nicolò Fontanelli ed altre poesie. Un DOMENICO Silva studiò a Bolo gna, ed è ricordato in una lapide nell'Ar chiginnasio, fatta erigere da Innocenzo Cremona di Reggio nel 1630 all'umanista filosofo e medico greco Giovanni Cottu nio. PROSPERO, vissuto in principio del seco lo XIX, fu ottimo violinista, appartenne all'Accademia Filarmonica del duca di Mo Figli: GIUSEPPE, n. 23 febbr. 1910; Ma- dena, e fu primo violino in orchestra. Spo sò Rosalinda Grossi, celebre cantante mi lanese, morta poi giovanissima. In seconde nozze sposò Cecilia Rossi. p. c. b. o. SILVA. ARMA: D'azzurro a una quercia al natura le, nodrita sul terreno di verde. DIMORA : ? La famiglia Silva era nota in Reggio fin dal sec. XVI con un AGOSTINO Silva, vi vente nel 1512. GIAN NICOLÒ, nel 1545, era Doctor Colegiatus, e Alfonso, notaro nel Una sorella di Prospero andò sposa ad Ignazio Trivelli, ed altra sorella, Teresa, morì nubile, ottuagenaria, il 21 novembre 1841. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Reggio (m.), in persona dei discendenti da Giovan Battista (1863), da Giuseppe (1746). a. c. c. PAGINA 324 SILVANI. DETTO Silvani, di Giovan Battista, n. nel 1704, fu padre di Luca, n. in Sarsina il 4 gennaio 1739, che il 27 novembre 1763 fu aggregato con la sua discendenza alla cittadinanza nobile di Sarsina. Da questi e da Rosa Calbetti nacquero otto figli, fra i quali Carlo, n. 22 gennaio 1768, e QUIRI NO, n. 25 marzo 1780, e con essi la fami glia si divise in due rami. Da Carlo, podestà di Sarsina, e da sua moglie Maddalena Spinazzi nacque ADRIA NO (1806-1889), padre di SILVANO ed avo della vivente Adelaide. Da Quirino, morto nel 1826, e da Mad dalena Zaccarelli nacque il cav. Luca (1825-1892), padre dei viventi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. con titoli di nobile di Sarsina (mf ), in persona di Quirino, n. a Sarsina 7 gen naio 1861, di Luca, spos. con Adele Tosi. Figlio: PACIFICO, n. 19 giugno 1897. Fratello: LUIGI, n. a Sarsina 22 aprile 1874, spos. con Lucia Ortolani. Figli: LUCA, n. a Milano 18 febbraio 1906 e residente a Milano; Beatrice, n. a Ravenna 5 novembre 1909. Altro raто. SILVANO, di Adriano, di Carlo, di Luca. Figlia: Adelaide, n. 22 aprile 1876. c. f. p. SILVATICI. ARMA : Di rosso a tre pali d'azzurro attra versati da una decusse di nero, accanto nata ai fianchi da due stelle di otto raggi d'oro, poste sui pali d'azzurro. DIMORA : Pisa e Viareggio. Questa famiglia venne a Pisa da Napoli LETTERAS ARMA: D'azzurro alla fascia di ros so accompagnata in capo da tre stelle d'oro di 6 raggi ed in pun ta da uno sca glione di rosso. DIMORA : Sarsina, Milano, Faenza. Antica famiglia di Sarsina. BENE con un ser FRANCE sco, che ebbe per figlio NICCOLÒ, pa dre d'ANGIOLO, dal cui nipote Nicco Lò, sposato con la nobile fiorentina Ginevra Mancini, nacque PAOLO AN TONIO, coniugato con Orietta CСарас cini, essa pure no bile di Firenze. Il figlio di lui, PIETRO, dalla nobile pisana Elisabetta Del Torto, ebbe il cav. Ottavio, che vesti per giusti zia l'abito di Santo Stefano il 16 mag gio 1688, e PAOLO ANTONIO, che da Lucre zia Rosselmini di Pisa generò PIETRO (n. 1712), RANIERI Eugenio (n. 1718), il capi tano ODOARDO FRANCESCO (n. 1719), e GHE RARDO (n. 1725). Dal secondogenito di essi e da Teresa del capitano Ercole Corsi nac quero GIOVACCHINO e FERDINANDO, padre di Carlotta Giovacchina (n. 1809). Dal ma trimonio del quartogenito GHERARDO con Maria Maddalena Mancini, fiorentina, nac quero sette figli, il maggiore dei quali, GIUSEPPE FILIPPO, sposato (1804) ad Anna Sozzifanti, fu padre di GHERARDO LORENZO (n. 1807) e di tre femmine. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Pisa (mf.), in persona di : a) VITTORIO, di Tito, di Gia seppe. Figli: Jenny, Margherita, Dina ed Umberto. b) Disc. da Gherardo, di Giuseppe, di Gherardo. * SILVERJ GUERRIERI. ARMA: Partito : nel 1º di azzurro alla torre di az gento movente dalla punta,mer lata di 4 pezzi alla ghibellina, aperta, finestrata e murata di ne ro, con tre quer ce di verde no drite nel suo tet g. d. a. v. mene LETTERA S to ad un braccio armato di argento uscente dalla finestra di destra, impu gnante un ramoscello di olivo al natura le (Silverj); nel 2° di rosso al braccic armato, movente dalla partizione, impu gnante una spada inclinata in banda, il tutto d'argento, e sormontato a destra da una stella di sei raggi d'oro; con la fascia di argento attraversante (Guer rieri) . DIMORA : Tolentino; Civitanova (Marche). Della famiglia Silverj trovansi notizie fin dal secolo XVII, ed è annoverata tra le più illustri di Tolentino. Il 14 giugno 1731 il dottor STEFANO e il fratello Giuseppe, per benemerenze, vengono iscritti al patriziato di Tolentino, con tutti i loro discendenti. Ferdinando, duca di Parma, Piacenza e Guastalla, con suo diploma 31 gennaio 1778, decorò del titolo comitale DOMENICO e tutti i suoi discendenti maschi. Ebbe co stui molti figli che si distinsero nelle prin cipali cariche civiche. PIETRO, di Domenico, fu colonnello delle milizie pontificie provinciali di Ascoli Pi ceno; egli con diploma del 2 giugno 1816, fu ascritto alla nobiltà di Ascoli con tutti i suoi discendenti. Il re di Spagna lo decorò della croce da cavaliere dell'Ordine della Concezione, istituito da Carlo III, re di Spagna, STE FANO, di Pietro, fu cameriere di cappa e spada del papa; nel 1814 fu maggiore del primo reggimento di fanteria provinciale. Con diploma del 1820 fu decorato del ti tolo di ciambellano del granduca di Tosca na ed insignito, nel 1824, della croce del l'Ordine Equestre Gerosolimitano del S. Sepolcro. Nel 1847, per benemerenze verso la città di Montalboddo (Ostra), fu aggre gato alla nobiltà di detta città con tutti i discendenti in infinito. Sposò egli Teresa Guerrieri, patrizia tolentinate, ed ultima discendente di sua famiglia, con l'obbligo di aggiungere il cognome Guerrieri ed in quartarne lo stemma. DOMENICO, di Stefano, fu distinto patrio ta, ed ospitò in sua casa il generale Gari baldi; fu gonfaloniere e membro della de putazione provinciale; musicista insigne, fu autore di opere teatrali e dell'« Armonia delle trombe d'argento », che viene esegui ta all'Elevazione allorchè il Sommo Pon PAGINA 325 tefice celebra la S. Messa in San Pietro, e quando viene portato in Sedia Gestatoria. NICOLA, suo fratello, entrato nel 1838, a 18 anni, nelle Guardie nobili pontificie, ne uscì nel 1872, con il grado di tenente ge nerale di brigata. DOMENICO, fu padre di Adele, Maria Lui sa e Marianna. Non essendovi discendenti maschi, la primogenita Adele, obbligò il marito, conte Aristide Gentiloni, ad ag giungere il cognome Silverj e ad inquar tarne lo stemma (vedere al nome Gentiloni Silverj) : obbligo sanzionato con decreto reale del 27 novembre 1873. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. (decreto ministeriale del 1879), e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. con i titoli di conte (m.), patrizio di Tolentino (mf.), patrizio di Ascoli Piceno (mf.), no bile di Ostra, (mf.). Tali titoli tutti, non essendovi discendenti maschi sono stati ri conosciuti « ad personam » alle femmine; ed è rappresentata da : 1) Adele, n. 31 agosto 1852, † 22 gennaio 1920; sp. 22 ottobre 1873 al conte Aristide Gentiloni, di Filettono. 2) Maria Luisa, n. 14 agosto 1854. 3) Marianna, n. 25 maggio 1864, sp. 26 novembre 1888 il nobile Carlo Sabatucci Frisciotti (residenza : Civitanova (Marche). p. c. b. o. * SILVESTRELLI. ARMA: Di rosso, all'albero nodri to sopra un ri stretto di pianu ra, il tutto al naturale, questo sostenente un ca ne d'argento, se duto, legato di nero al tronco. DIMORA : Tuscania e Roma. Antica famiglia originaria da Anagni, che venne aggregata alla nobiltà di Tosca nella. Ad essa venne riconosciuto il titolo di nobile di Toscanella (mf.) con Decreto Ministeriale del 1902. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. PAGINA 326 Ital. col tit. di nobile di Toscanella (mf.), in persona di Giulio, di Luigi. LETTERAS DIMORA : Anagni e Frascati. Non si può dubitare che la città di Ana Figli: LUIGI, Angela, GIOVANNI TOM- gni, metropoli degli Ernici, abbia avuto MASO, CARLO, Maria del Sole. SILVESTRI. 1. r. m. ARMA: D'oro par tito: a destra a sei gigli 3, 2, I; a sinistra a uno scorpione tante, il tutto mon nero. DIMORA : Terni. La famiglia è o riginaria da Terni ed è stata ascritta a quel patriziato nel 1828 in persona di Ludovico, resosi benemerito della città per l'importante opera « Collezione di memorie storiche di Terni dal 1387 al 1816 », dedicata all'Em. cardinale Ludovico Gazzoli, protettore del la città. In questa famiglia si è estinto un ramo dell'antica casa dei Setacci, patrizi di Ter ni, a seguito del matrimonio di Caterina Setacci, ultima del ramo, con ANTONIO, di Ludovico Silvestri, per il che questi prese ad usare cognome Silvestri Setacci. Èiscritta nell'El. Uff. Ital. col titolo di nobile di Terni (mf.), in persona di GIU LIO, di Antonio, di Ludovico. Figlie: Giuseppina, Giulia, Pierina e Maria, Teresa. с. р. и. * SILVESTRI. ARMA: D'azzurro, all'aquila dal vo lo abbassato, co ronata, di nero, rivolta e fissante un sole d'oro orizzontale sini stro, accompa gnata in punta da un mare d'ar gento, fluttuoso del campo. una nobiltà generosa. Nei tempi antichi quando detta città eb be la gloria di essere residenza di Sommi Pontefici, vantava una cinquantina di fa miglie nobili, come risulta dagli statuti di detta città, ma coll'andar dei tempi, attese le guerre e gli assedi dalla medesima sof ferti , specialmente per le fazioni fra guelfi e ghibellini, molte di esse si estinsero, al tre impoverite perdettero la nobiltà col l'abbassarsi ad arti meccaniche ed altre si allontanarono da Anagni, sicchè al prin cipio del XVIII secolo furono ridotte a do dici, onde molte famiglie della prima ci viltà chiesero di esservi ammesse. Clemente XI credette bene di non dove re ampliare detto numero per non oscurare la loro antica nobiltà, ma successivamente, con Breve del 10 maggio 1707, permise che all'estinguersi di alcune delle predette do dici, i capi delle undici rimaste si congre gassero per eleggerne un'altra dopo un mi nuzioso processo, avendosi specialmente riguardo all'antichità della famiglia, ai pa rentadi e ad una sufficiente ricchezza. La nobiltà acquistata da questa nuova fami glia diveniva trasmissibile. Non figurando la famiglia Silvestri nelle 12 sopra indicate, ma successivamente nel 1724 figurando esservi stato ascritto un DOMENICO Silvestri, probabilmente questa famiglia avrà surrogato una delle estinte in virtù del sopracitato Breve del 1707. Aquesta famiglia, con Decreto Ministe riale del rº maggio 1924, fu riconosciuto il diritto al titolo di nobile di Anagni. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Anagni (mf.), in persona di MARIO, di Ugo, di Fran cesco. Sorella: Lidia. ENRICO, di Camillo, di Francesco. Fratelli: Isabella, ANTONIO, CAMILLO, BENEDETTO, CARLO. 1. r. m. SILVESTRI FAA. ARMA : Inquartato : nel 1° d'argento, allo scorpione di nero (Silvestri); nel 2° LETTERA S Roma. Ai discendenti di NICOLA Silvestri, che figura iscritto nel Libro dei Nobili di Anagni, venne riconosciuto nell'Elenco Uff. Nob. Ital. questo titolo per maschi e femmine ed ai discendenti di GIUSEPPE quello di conte, però con successione primogeniale. (Per notizie della famiglia vedi Silvestri di Cingoli). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.) e nobile di Anagni (mf.), in persona di MARIANO, di Giuseppe, di Nicola. Figlio: ILDEBRANDO. Fratello: GIOVANNI. Figli di Giovanni: NICOLA, CAMILLO. 1. r. m. SILVI. ARMA: D'azzurro, a cinque cipres si di verde, no driti nel terreno dello stesso, po sti in fascia, quello di centro più alto. DIMORA : za. PAGINA 327 d'oro, all'aquila di nero; nel 3º d'azzurro, alla sirena d'oro; nel 4° scaccato d'ar gento e di nero di nove file. DIMORA : Anagni e SIMEONI. ARMA: D'argento all'ancora al na turale; con la campagna ma reggiata d'azzur ro e del campo. DIMORA : Napoli e Roma. Famiglia ascritta al patriziato di Be nevento in persona di ONOFRIO, nel 1745. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Benevento (mf.), in persona di Onofrio, di Camillo, di Onofrio, di Francesco, di Onofrio. Figli: Emma, Gino e BRACCIO. SIMONACCI MASTRIGIANI. ARMA: D'azzurro al destrocherio movente dal fianco sinistro dello scudo, ve stito d'argento, tenente con la mano di carna gione un basto ne gigliato d'oro posto in palo. DIMORA : Pontre moli. V. S. Famiglia di Pontremoli, ammessa al go Piacen- dimento dei primi onori di quella terra. GIULIO, di Cesare Simonacci e di Maria Famiglia parmi giana, nobilitatasi sotto i duchi di Parma con le cariche civi li. Con pat. ducale del 28 marzo 1690 i tre fratelli GIROLAMO, STEFANO E GIOVANNI fu rono creati nobili coi loro discendenti di ambo i sessi. Un Gio. LUIGI era commis sario di Val di Nure nel 1758. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona dei discendenti dai predetti Girolamo, Ste fano e Giovanni (1690). g. d. Mastrigiani, fu, con diploma di Federi go III di Modena del 28 giugno 1756, in vestito della contea di Pontone nel Comu ne di Castelnuovo ne' Monti, ricaduta alla corona per la morte del conte Francesco Coccini di Padova. Tale diploma fu regi strato nella Segreteria di Stato toscana per rescritto del 27 settembre 1764. Nella prima attuazione della legge del 1750 sulla nobiltà e cittadinanza in Tosca na, i Simonacci Mastrigiani furono ascritti alla nobiltà di Pontremoli con decreto del 25 agosto 1781. PAGINA 328 La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Pontremoli (mf. ), in persona dei disc. da Carlo Fran cesco e Pietro, di Giulio Cesare. f. s. SIMONE (DE) . ARMA: D'azzurro al leone fissante il sole orizzonta. le destro, il tut to d'oro. Famiglia forse o riginaria da Angiò e che si trova in Palermo nel seco lo XIII. Si diramd anche in Mazzara ed ovunque sosten ne le cariche di giurato, senatore e capita no giustiziere. GIOVANNI fu castellano di Monte S. Giuliano nel 1506; SIMONE, ca pitano d'armi di Marsala nel 1520; Gio VANNI NICOLÒ, visitatore generale delle fortezze del regno e capitano d'armi delle città e marine orientali in Val di Noto nel 1537. Questa famiglia fu dichiarata nobile per deliberazione della Commissione dei Titoli di Nobiltà nel 1852. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.). SIMONELLI. v. S. ARMA: Partito e semitroncato : nel 1º d'azzurro al destrocherio vestito di rosso, movente dal fian co sinistro dello scudo ed impu gnante con la mano di carna gione un badi le d'oro tenuto sopra una fiamma al naturale; nel 2º di rosso, all'aquila di nero; nel 3º d'azzur ro a tre stelle di 8 raggi d'oro, 2 e 1. DIMORA : Pisa. LETTERAS Questa famiglia, originaria da Livorno, si era stabilita a Pisa nella seconda metà del secolo XVII con GIOVAN GIORGIO, di Giacinto, che il 27 maggio 1685 sposava la nobile lucchese Isabella Cattani, da cui gli nacquero : ANTONIO RANIERI (1688), GIU SEPPE ERMENEGILDO, BARTOLOMMEO FRAN CESCO (1690), il dott. CLODOVEO, OTTAVIO SANTI E SIMONE Maria, ambedue sacerdo ti, e FRANCESCO ALFONSO, capitano nel 2º reggimento toscano per S. M. C., in perso na del quale la Magistratura civica di Pisa, con diploma 26 settembre 1735, riconosce va la nobiltà della famiglia. Il dott. ANTONIO RANIERI, che fu dei priori nel 1750, chiese e con decreto 9 feb braio 1756 ottenne l'ascrizione alla nobiltà di Pisa per sè, pei suoi fratelli anzideti e per Giovan GIORGIO e Cesare, figli dell'av vocato Bartolommeo Francesco, suo fratel lo, che nel 1738 aveva sposata Fortunata Zuccetti. Dal surricordato Cesare, coniu gato (1801) con Alessandra Lanfranchi Chiccoli, nasceva (24 settembre 1804) AN TONIO RANIERI, cavaliere di gran croce del l'Ordine Stefaniano, che da Aurora San miniatelli ebbe tre figli : CESARE (n. 6 giu gno 1826), TOMMASO E RANIERI (n. 31 di cembre 1830) . La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Pisa (mf.), in persona dei disc. da Ranieri, Tommaso Cesare, di Antonio, di Cesare. SIMONETTI. ARMA : D'oro alla sbarra di rosso accompagnata in capo da una mezza stella di otto raggi d'ar gento, uscente dal primo can ton destro, ed in punta da una te sta di leone al naturale uscente dal secondo canton sinistro. g. d. a. v. e DIMORA : Saluzzo. Nobile famiglia di Cingoli, originaria di Jesi, di cui furono signori. LETTERA S Fu suo capostipite un Cassio, vivente nel 1140, da cui un RANIERO, consigliere nel 1201 e poi podestà di Jesi nel 1216. SIMONETTO, GUALTIERO, BARTOLO CAS SIO, nel 1239 furono signori del castello di Orciano in quel di Cingoli. Di essi Bartolo 2 fu monaco silvestrino, poi abate generale dell'Ordine e morì in concetto di santità; Simonetto, che si stabilì a Jesi, fu quegli che dette il nome a tutte le diramazioni di Jesi, Fano, Osimo, Cingoli, Firenze, Milano e Terni; ricoprì le principali cari che civiche e venne nominato tra i princi pali nobili in istrumenti del 1248, 1255, 1273, fu podestà della Valle di Cerlongo nel 1255; Cassio e Gualtiero furono signo ri di Castriccione. Simonetto ebbe cinque figli: RINALDO, MERCENARIO, GUGLIELMO, ANGELO e FI LIPPO, che sono nominati in un Breve di Onorio IV del 10 agosto 1285, allorchè si impadronirono di Jesi proclamandosene si- SIMONΕΤΤΙ. gnori. Bonifacio IX, con suo Breve del 6 mag gio 1397, dichiara signori con titoli di vi cari della S. Sede della città di Jesi, di Ser ra S. Quirico, di Rocca d'Aquila e del ca stello d'Accola, chiamandoli anche Domi celli, con il mero e misto imperio e con l'annuo tributo di 30 fiorini d'oro : «Nobi les viri Raynerius Antonii militis, Abatel tortus Stephani, Brunerius Antonii, Jaco bus Stephani, Lomus, Lucemburgus et Raynerius et Simonettus vocatis Domiceli de Simonettis de Exio etc. ». Rinaldo, nel 1294, fu podestà di Staffo lo; ebbe cinque figli: LOMO, MERCENARIO, Boonto, GUGLIELMO e MANENTE, che nel 1328 governarono Jesi col titolo di signori. Lomo, primogenito, fu anche signore di S. Maria e ebbe parecchi figli che governa rono Jesi, da cui furono cacciati, nel 1408, dal rettore della Marca che li scomunicò avendo essi preso le armi contro la Chiesa. Martino V tolse le scomuniche nel 1423, ma non ridette loro la signoria di Jesi e degli altri domini e da allora essi si spar sero in varie città d'Italia. SCIARRA, fu signore di Serra S. Quirico, podestà di Gubbio e capostipite dei Simo netti di Osimo (oggi estinti nei principi Hercolani di Bologna); da essi vennero i Simonetti di Milano. MINETTO O SIMONET PAGINA 329 To, fu capitano della repubblica di Siena. STEFANO, fu capostipite del ramo di Fano; ANGELO, fu capostipite dei Simonetti di Cingoli, ove la famiglia ricoprì le princi pali cariche compreso il gonfalonierato e fin dal 1413 fu aggregata a quella nobiltà. La famiglia nei suoi vari rami fu ammes sa al S. M. O. di Malta e dette alti digni tari alla chiesa. Il ramo di Osimo, oltre a quel patriziato ebbe quelli di Rieti, Mace rata, Ancona, Montesanto e Roma; dal duca Ranuccio di Parma ebbe il titolo co mitale nel 1671 e da Pio VII, quello di principe il 9 agosto 1805. Il ramo di Cingoli è iscritto nell'Elenco Uff. Nob. Ital. con il titolo di nobile di Cingoli (mf.), ed è rappresentato da ALES SANDRO, di Giulio Cesare, di Giov. Dome nico. ARMA: D'azzurro a tre monti di verde, quello di mezzo sostenen té una colomba al naturale, sor montata da tre stelle d'oro di otto raggi male ordinate. DIMORA : Gemona, Udine e Firenze. b. c. b. o. Famiglia già ascritta al Consiglio di Ge mona; riconosciuta nel 1897. Trovasi iscritta nell'Elenco Ufficiale No biliare Italiano col titolo di nobile (di Ge mona) (mf.), ed è rappresentata da VALEN TINO, di Girolamo, di Valentino, cav., uff. d'artiglieria. Fratelli: Maria in De Carli, ERMANΝΟ, n. 1856, † 1917, DIEGO, n. 1865, † 1926, ammiraglio d'Armata, BARNABA. Figli di Ermanno: VITTORIA, n. 1882, GIROLAMO, n. 1883, VALENTINO, n. 1887, Maria, n. 1888. Figli di Barnaba: Giovanna, VITTORIO, CESARINO. Figli di Girolamo, di Ermanno: ERMAN NO, n. 1912, DIEGO, n. 1914, Angela Ma ria. PAGINA 330 Figli di Valentino, di Ermanno: Vin- SIMONI. cenza, n. 1914, Maria Angela, n. 1915, Isa, n. 1920, Bianca, n. 1926. g. d. p. SIMONI. ARMA: Troncato d'azzurro e di rosso al destro cherio armato al naturale tenente una scimitarra di argento, accom pagnata in capo da tre stelle d'o ro di 6 raggi. DIMORA: Comac chio e Genova. ARMA: D'oro allo scaglione di ros so, sostenente due colombi di argento, imbec cati e illuminati di rosso, ed af frontati ad un giglio dello stes So, e accompa gnato in punta da un monte di 6 cime di verde, ristretto. LETTERAS DIMORA : Pescia. Messer LORENZO, d'Agnolo Simoni, fu dei priori di Pescia nel 1622. La stessa ca rica sostenne nel 1676 il figlio di messer Antica famiglia di Comacchio, che dette alla patria vari dottori, letterati e magi strati. Il dott. CLAUDIO fu governatore di Co digoro nel XVII secolo; il dott. IPPOLITO fu podestà di Comacchio; GIROLAMO fu priore di Comacchio nel 1683. Gli attuali rappresentanti la famiglia di scendono in linea retta da ANTONIO, n. nel 1625, consigliere comunale di Comacchio nel 1656, che da Giovanna Bonafè ebbe, nel 1651, per figlio GIOVANNI, marito di Paola Guidi e padre di BENEDETTO, n. nel 1689. Questi sposò Diana Benedetti, che nel 1721 lo rese padre di IGNAZIO, che nel 1749 tolse in moglie Elisabetta Cavalieri e dalla unione nacque nel 1756 DIONIGI, ma rito di Teresa Luciani, da cui CAMILLO, n. nel 1781. Questi da Marianna Zamboni nel 1807 ebbe VINCENZO, marito di Camilla Mezzogori, e padre di GIUSEPPE, n. il to agosto 1839, il quale, unitosi in matrimo nio nel 1862 con Giuseppina Ferroni no bile di Comacchio, ha dato origine agli at tuali componenti la famiglia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Comacchio (mf.), in persona di CAMILLO, di Giusep pe, di Vincenzo, n. 25 febbraio 1864, spos. con Cesira Fantini. Fratelli: ALESSANDRO, n. 20 maggio 1879; NAZZARENO, n. 14 gennaio 1877; ANTONIO, n. 15 novembre 1884. c. f. p. Lorenzo, messer NICCOLÒ; un figlio del quale, ANGELO, fu assunto nel 1741 al su premo onore del Gonfalonierato. I Simoni furono ascritti alla nobiltà di Pescia con decreto del 1º marzo 1773. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Pescia (mf.), in persona dei disc. da Angiolo, Gaetano Giuseppe, d'Ippolito, di Niccolò. e f. s. * SIMONI (DE). ARMA: Troncato : nel 1º d'oro al l'aquila di nero coronata del campo; nel 2º di azzurro scimmia alla seduta mello sopra un ne tenente con la mano sinistra una rosa di ros so, il tutto al na turale; la scimmia accompagnata da due stelle d'oro. DIMORA : Bormio (Valtellina). Famiglia originaria da Bormio in Valtel lina. Ottenne il titolo di nobile del S.R.I. con diploma 26 giugno 1686 dell'imperato re Leopoldo I in persona di GIOVANNI, dal quale discendono tutti gli attuali iscritti. Nel 1786 Alberto de Simoni, di Gio. Bat LETTERAS tista, di Carlo Giuseppe, quest'ultimo fi- SIMONI (DE). glio del predetto Giovanni, dimorando al lora la famiglia a Milano, chiese il ricono scimento della nobiltà all'I. R. Consiglio ARMA: D'azzurro all'albero al na di Governo; ma l'istanza non fu accolta perchè il diploma del 1686 non era stato interinato a norma dell'art. III, paragrafo primo della Provvidenza sul Regolamento della nobiltà del 29 aprile 1771. Lo stesso Alberto, tuttavia, nel 1817, con Sovrana Risoluzione del 28 gennaio, ottenne la con ferma della nobiltà. Con la stessa Sovrana Risoluzione fu confermata la nobiltà TOMASO, nipote ex fratre del suddetto Al berto, e ad ANDREA, figlio di Antonio sal a dassarre, fratello del predetto Tomaso. Dal predetto Giovanni, primo concessio nario, nacque CARLO Giuseppe. Questi fu padre di GIOVANNI BATTISTA, che die turale, il tronco accollato da un serpe d'oro ed accostato da due rose dello stesso. DIMORA : Beneven to. Un monsignore De Simone, gover natore di Orvieto, PAGINA 331 e della stessa famiglia originaria di Si cilia e stabilitasi a Napoli e Benevento, fu ascritto nel 1808 con la famiglia alla nobiltà di Orvieto, titolo trasmissibile ad ambo i sessi e con questo è iscritta nel de i natali ad ALBERTO, confermato nel 1817, ed a Francesco, già defunto nel predetto anno. Da Alberto nacque GIUSEP l'Elenco Uff. Nob. Italiano. PE, che nel 1840 viveva a Sondrio. Egli SINATRA. sposò Candida Paribelli, dalla quale ebbe la figlia Chiara, n. a Sondrio il 2 settem bre 1830, tuttora iscritta nell'Elenco Uffi ciale Nobiliare Italiano col titolo di no bile (pers.). Da FRANCESCO, fratello del suddetto Al berto, ebbe origine il ramo iscritto nel Li bro d'Oro. Francesco, infatti, diè i natali ad ANTONIO BALDASSARRE ed al canonico TOMASO, menzionato nella Sovrana Riso luzione del 1817 insieme con ANDREA, fi glio di Antonio Baldassarre. Da Andrea ebbe i natali Ignazio (Bormio, 15 gennaio 1831) e da Ignazio nacquero i seguenti suoi figli iscritti nel Libro d'Oro della ARMA : D' azzurro al leone corona to, accompagna to da tre stelle di sei raggi, una in capo e due a destra, una sul l'altra, il tutto d'oro. VS. DIMORA : Catania. Famiglia sicilia na del sec. XVII, originaria di Mineo. ANTONIO, nel 1659, fu investito del titolo di barone di Cameni. Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile del S. R. I. (mf.) (Ricon. 1896) : ANTONIO, n. Bormio, 9 ottobre 1844; spos. con Eletta Pietrogiovanna; Giovanni, n. 1847, † 16 gennaio 1920; spos. Belgioio so, 18 giugno 1881, con Maria Giuditta Moretti; ТоMMASO, † celibe il 13 febbraio 1901; LUIGI, † a Edimburgo (Scozia), il 4 novembre 1906; sposato con Catherina Thompson. Figli di Giovanni: Alberto, n. Bardi, 8 marzo 1884; Maria Carlotta, n. Gavinate, 2 marzo 1887. f. f. La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Cameni (mpr ), ed è rappresentata da CARMELO, n. Catania, 6 luglio 1863, † 10 agosto 1916, di Giuseppe (n. 30 aprile 1786, † 20 mag gio 1869), di Carmelo; spos. 13 settembre 1905 con Corrada Crispo Spadaro. Figli: Eleonora, n. Catania, 5 giugno 1906; Alfonsa, n. ivi, 25 gennaio 1907; Giuseppe Maria Enrico Giacomo, n. ivi, 25 luglio 1908. Fratelli: MARIO, n. Catania, 13 gennaio 1865, spos. 8 febbraio 1892 con la nobile Carmela Paternò di Raddusa e dei marche si Manchi di Bilici; EMANUELE, n. ivi, 6 PAGINA 332 giugno 1866, spos. 12 ottobre 1902 con Maria Zagarella. Figli di Mario: Eleonora, n. Catania, 9 gennaio 1893; Agata, n. ivi, 3 settembre 1894; GIUSEPPE, n. ivi 12 novembre 1904. Figli di Emanuele: GIUSEPPE, n. Cata nia, 11 settembre 1903; FRANCESCO, n. ivi, 5 giugno 1905; Eleonora, n. ivi, 5 agosto 1906; CESARE, n. ivi, 14 aprile 1909; CAR MELO, n. ivi 20 luglio 1911. SINDICI. v. S. ARMA: ? DIMORA : Veroli. Estinto l'Impero ARMA ? Romano, Veroli continuò a conser vare la forma ari stocratica di go verno, non ostante l'invasione dei bar- SINIBALDI. bari. Da documenti e sistenti nell'archi vio della Cattedrale risulta che nel X seco lo Veroli si reggeva a Comune libero, pre siedendo ad esso gli Ottimati, col titolo di Consoli. La qualità spettabile di questi consoli lo dimostra l'onorifico Breve ad essi diret to dal pontefice Alessandro III che si trat tenne a Veroli sei mesi nel 1170, quivi con sacrando il matrimonio della nipote di Emanuele Comneno, Imperatore d'Oriente, con Ottone Frangipane, ricevendo l'Arci vescovO di Bamberga, ambasciatore del l'imperatore Federico Barbarossa, pure i delegati delle città lombarde. come Alla fine del XIII secolo incominciarono ad assumere giurisdizione civile criminale i Rettori della provincia di quella città. Mutatesi poi le cose dopo l'orribile ter remoto del 1350, che rovinò quasi tutta la città, e nominati i Cardinali Prefetti fu da to nuovo ordinamento alla Magistratura della città, non mutandosi però le leggi degli antichi statuti e continuandosi a dare i primi impieghi, come quello di Contesta bile dei militi, a nobili cittadini. Sua Santità Clemente XIII con disposi zione del 9 settembre 1767, ordinò che a LETTERAS reggere la città fosse istituito un Consi glio di 60 cittadini delle famiglie più di stinte, esclusa la plebe, diviso in tre ordi ni, ossia: di Conservatori che dovevano appartenere a famiglie nobili; di Cittadini, ossia benestanti e di Priori, persone che non dovevano esercitare arti meccaniche e vili. Gli ascritti alla nobiltà di Veroli figu rano in un registro speciale che si conser va nell'archivio del Comune. In esso figu ra un DOMENICO ANTONIO Sindaci, ascritto alla nobiltà di Veroli. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Veroli (mf.), in persona di STANISLAO, di Raffaele, di Pietro, di Domenico Antonio. GIULIO, di Achille, di Nicola, di Dome nico Antonio. Fratello: EVARISTO. ARMA: Bandato di argento e d'az zurro, col capo del secondo cari co di due mezze lune montanti del primo. DIMORA: Gualdo Tadino. di Famiglia Gualdo Tadino, che ottenne l'ascri 1. r. m. zione a quella nobiltà cittadina nel 1837, con ALESSANDRO Sinibaldi e suoi discen denti d'ambo i sessi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Gualdo Tadino (mf.), in persona di ALESSANDRO, di Ange lo, di Alessandro. Figli: Giuseppina, EMANUELE, Pierina. Sorella: Marianna. SINIBALDI. v. S. ARMA : D'azzurro alla banda di rosso ac compagnata da tre gigli d'oro, due in capo ed uno in punta. CIMIERO: Una colomba sorante, al natu LETTERAS di Monte Zaro in quel di Osimo, vivente nell'anno 1130. Distrutto nell'anno 1177 nelle guerre tra Recanati ed Osimo detto castello, UGO LINO, juniore, suo figlio, venne a stabilirsi con tutta la famiglia in Osimo. Qui nel 1205, SINIBALDO, fratello di Ugolino, junio re, fu eletto podestà, e nel 1208 ebbe tale carica l'Ugolino stesso. Da quell'epoca la famiglia fu ascritta alla nobiltà osimana e ne coprì le più alte cariche civiche fino a quella più alta di gonfaloniere. Per la città di Osimo sostennero moltissime ambasce rie; e molti furono eletti alle podesterie (li Macerata, Bologna, Montecassino, Cagli, Monte Fano, Pesaro, Fabiano, Trevi e Fa no; in questa ultima città troviamo LEO POLDO nel 1498 e NAPOLEONE nel 1503. Al tri personaggi illustri furono NAPOLEONE, che oltre essere stato podestà di Fano nel 1503, fu capitano d'armi, gonfaloniere di Osimo ed ambasciatore a Leone X, che lo cred conte palatino. Abbiamo poi POLLIONE (1524), podestà di Pesaro; SINIBALDO, ve scovo di Sessa nel 1477; ANTONIO, vescovo di Osimo nel 1498; GIAMBATTISTA nel 1538; GIROLAMO (1556), valoroso capitano; GIO VANNI (1587), dottissimo in legge, uditore presso la Corte di Roma per il re Sigismon do II di Polonia; ALESSANDRO (1589), ora tore e poeta, che da Paolo II fu creato ca valiere aurato; ANTONIO MARIA (1636), so praintendente alle fortificazioni dello Stato Pontificio; SINIBALDO, cavaliere dell'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme (Malta), il quale, dopo aver pugnato da eroe contro Solimano nell'assedio di Malta, fu capita no d'armi della Repubblica Veneta, poi co lonnello e quindi sergente maggiore nel 1574. PROSPERO (1647), capitano d'armi, governatore della città di Rossano; TOMA PAGINA 333 rale, con un bre ve nel becco, ca rico del Мотто : Ѕic perpe tuo. DIMORA : Osimo. Antica e nobile famiglia di Osimo, che riconosce per capostipite un con te UGOLINO, si gnore del Castello SO BENEDETTO, che Pio VII elevò ad arci vescovo di Efeso. Ben cinque membri ebbero l'onore di es sere ammessi « Cavaliere di Malta »; ed uno fu cavaliere di S. Stefano di Toscana. La famiglia ebbe anche un UGOLINO nel principio del secolo XIV, cavaliere Gau dente; e un CARLO, cavaliere dell'Ordine Pio (ordine istituito da Pio IV). La Consulta Araldica riconobbe a questa famiglia il titolo di nobile di Osimo (mf.), ed è rappresentata da : Ramo primogenito. AUGUSTO, n. 25 ottobre 1839, figlio di Paolo (1797-1874) e di Antonia Primavera; spos. 1871 con Giacinta Bezzi nobile di Tolentino (1851-1902), da cui : Figli: 1) GIULIO, n. 24 maggio 1872 in Osimo, dottore in lettere, cavaliere della Corona d'Italia; spos. 15 ottobre 1898 con Anna Frezzini, da cui: a) PIER LUIGI, n. Osimo 20 febbraio 1901; b) GIORGIO, r Bologna 13 febbraio 1905. 2) Elena, n. Osimo 1874. 3) Ersilia, n. ivi 1876. 4) Beatrice, n. ivi 1878. 5) SINIBALDO, n. Osimo 24 agosto 1880; spos. 20 febbraio 1911 con Ada Ferranti, da cui Uco, n. Osimo 29 gennaio 1912. 6) Maria Vittoria, n. Osimo 1883. 7) GINO, n. Osimo 12 maggio 1888; sp. 26 gennaio 1916 con Concetta dei conti Ricci Paracciani, da cui ALESSANDRO AU GUSTO, n. Roma 11 febbraio 1918. Fratello: GIUSEPPE, n. Osimo 2 gennaio 1854, † 28 dicembre 1926; spos. 28 giugno 1875 con Zoe Mazzoleni (1852, † 1897). Figli: 1) FRANCESCO, n. 1876, † 10 set tembre 1925, ingegnere; spos. 29 ottobre 1900 con Matilde Viviani: da cui: a) AL BERTO, n. 8 maggio 1902; b) AIDO, n. 24 novembre 1903; c) GUSTAVO, n. 20 giugno 1906; d) MARIO, n. 19 agosto 1908; e) Lio na, n. 11 febbraio 1914. 2) Teresa, n. Osimo 6 maggio 1877; sp. 27 agosto 1906 al gr. uff. avv. Luigi Frez zini. 3) PAOLO, n. Osimo 13 giugno 1878, in gegnere, cav. Corona d'Italia; spos. 28 110 vembre 1908 con la nobile Francesca dei conti Golfarelli della Massa, da cui; a) CORRADO, n. 30 ottobre 1912; b) GIANFRAN co, n. 15 novembre 1917. PAGINA 334 4) Emma, n. Osimo 28 luglio 1880; sp. 30 aprile 1904 al cav. uff. Valfrido Ma gnani. 5) Matilde, n. Osimo 1º maggio 1882; spos. 24 febbraio 1906 al colonnello cav. uff. Arturo Lodi. 6) Amelia, n. Osimo 4 febbraio 1887; spos. 7 gennaio 1909 al cav. uff. colonnello Pericle Sbriscia Fioretti. Ramo secondogenito. SINIBALDO, n. 8 dicembre 1878 dal fu Gi rolamo (1835, † 1894) e fu Zenobia Catrari (1849, † 1913), spos. 15 settembre 1882 con la nobile Lucia Bartoloni (n. 8 luglio 1882) . Figli: 1) GIROLAMO, n. 27 marzo 1903; 2) Beatrice, n. 10 luglio 1906; 3) GIOVAN NI, n. 8 dicembre 1909; 4) PIERO, n. 4 mar zo 1916. Sorella: Maria Anna, n. 3 dic. 1881. p. c. b. o. SINIBALDI. ARMA: Squamato d'argento e di nero (ermellino), alla banda d'oro attraversante. Alias: D'ermellino pieno alla banda d' oro sante. attraver DIMORA: Lucca e America. Nobile famiglia di Lucca, che i ge nealogisti fanno provenire nel seco lo XIV da S. Mi niato del Tedesco con GIOVANNI, di Sinibaldo, detto BELGRANO. Un BARTOLOMEO, di diGiovanni, otten ne la cittadinanza lucchese il 2 aprile 1416 e da SINIBAL Do, di Bartolomeo, dello stesso secolo, di scese il ramo principale che fu consorte de gli Altogradi. Ser PIETRO, di Berto, di que sta famiglia, noto cronista del secolo XV, LETTERAS dette notizia nel suo testamento del 15 feb braio 1501, che i Sinibaldi si divisero in quattro rami: dei quali uno passò in Jmo la, il secondo a Palermo, dando a questa città la sua patrona in S. Rosalia, il terzo si estinse in Firenze, ed il quarto fu quel lo di Lucca. Dal 1532 al 1766 numerosi furono gli an ziani e i gonfalonieri che dette questa fa miglia alla Repubblica lucchese, e fra i personaggi più illustri sono ricordati : Ago STINO, di Vincenzo († 24 ottobre 1609), che col testamento del 9 marzo 1605 per ser Saladino Saladini, istituì a Bologna "n Collegio, che da lui si chiamò Sinibaldo, per dieci giovani da laurerare in quello Stu dio, e PAOLO, di Vincenzo, che insegnd matematiche nel reale Liceo universitario di Lucca dal 1836 al 1849, collaborando col P. Michele Bertini alla triangolazione del territorio lucchese. I Sinibaldi, che ebbero case in Lucca nella strada di Calderia, ville alla Pieve a Elici e a S. Michele in Escheto, e le tom be gentilizie al Carmine, furono iscritti nel Libro d'Oro del 1628 delle famiglie nobili di Lucca, e dal duca Carlo Lodovico di Borbone furono ammessi alla nobiltà ere ditaria nella discendenza da VINCENZO (sp. con Carolina Ceccherini), di Alessandro, e da AGOSTINO (sp. con Teresa Paolozzi), di Alessandro. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile di Lucca, in persona dei disc. da Fabio, di Sinibaldo, e Ascanio, di Sini baldo. * SIOTTO PINTOR. ARMA : Inquarta to d'argento e di rosso, ciascun punto alla torre dell'uno nell'al tro colla borda tura dentata pu re dell'uno nel l'altro. CIMIERO : Leone al naturale nascen te, tenente : con e. l. ٥٠٥ AAAAAA MAAAAAA LETTERAS la zampa destra una spada di rosso fiammeggiante in fascia; colla sinistra un libro d'argento aperto. Мотто : Servabo. DIMORA : Cagliari. Carlo Felice, coi diplomi in data 26 set tembre 1826, concedeva a Giovanni Maria Siotto ed ai suoi figli e discendenti maschi i titoli di cavalierato e di nobiltà. Da questa antica, cospicua e nobile fa miglia era nato in Cagliari GIOVANNI Siot to Pintor il 29 novembre 1805, nono fi glio del predetto Giovanni Maria Siotto e di Luisa Pintor, sorella di Efisio Luigi, che tanta parte ebbe negli avvenimenti po litici sullo scorcio del secolo XVIII. I ricordi degli antenati, la cui prima origine si vuol ripetere dalla Spagna, risalgono si no al secolo XVI. Egli conseguì la laurea in ambo le leggi, cioè nel diritto civile e canonico a diciannove anni. Tradizionale più che ereditario tra i suoi progenitori era lo studio delle giuridiche discipline ed av vocati preclari e di probità specchiata fu rono considerati da tutti. L'esercizio del nobile ministero in quei tempi ad essi pro cacciò credito e numerosa clientela e con l'uno e con l'altra un'agiatezza ragguar devole. Il Siotto Pintor non poteva ondeg giare nella scelta. Dai suoi antenati ebbe un'educazione accurata ed il comodo sta to: egli vi aggiunse l'amore agli studi, il proposito di farsi innanzi col proprio me rito, il desiderio di rendersi giovevole agli altri e di conseguire un nome sempre più onorato. Egli ebbe gran parte nel lavoro di riscossa e di trasformazione della cul tura sarda. A nessuno secondo per altezza d'ingegno, per gusto, per erudizione, per facilità di eloquio e per eletta forma, fu primo nella copia dello scrivere e nell'in comparabile attività dello spirito. Scrisse su argomenti disparatissimi di lettere, di fi losofia, di legislazione, di morale, di storia, di politica. Esimio magistrato, fu altresì insigne uomo di lettere. Quando nel 1848 la prima alba di libertà destò a nuova vita i popoli dell'Italia, ben cinque collegi della Sardegna, quelli di Cagliari, del I e II di Nuoro, di Iglesias e di Tempio, si di sputarono l'onore di eleggerlo a primo scrutinio, alla quasi unanimità, loro rap presentante al Parlamento subalpino, ono PAGINA 335 re a nessun altro concesso dopo di lui. Eb be la carica di deputato al Parlamento an che nella II, IV, V, VI e VII legislatura. Appena ventenne (15 luglio 1825) prese servizio nella magistratura come applicato all'ufficio fiscale generale di S. M. Nel 1834 ebbe le patenti di nomina a sostituto avvocato fiscale generale, nel 1860 assu meva la carica di sostituto procuratore ge nerale nella Cassazione di Milano e, poco dopo, passò consigliere in quella stessa Corte. Si ritirò col grado di presidente di Sezione della Corte di Cassazione. Stretto dalla carità del luogo natio radunò le fronde sparse della sarda letteratura : con la Storia letteraria, pubblicata nel 1843-44 dalla tipografia Timon in Cagliari, ebbe a stampare le prime orme sulla sua via cru cis di scrittore e colla pubblicazione della << Storia civile dei popoli sardi dal 1798 al 1848 », edita a Torino, presso Bellardi, 1877, finì il suo civile apostolato. Fu mem bro delle più cospicue accademie scientifi che e letterarie. Dell'uomo poltico non si potrà mai dimenticare la meritata influen za da lui esercitata col fascino della parola nella Camera dei deputati. Poi con R. D. 20 novembre 1861, sotto il Ministero Ri casoli, fu nominato senatore del Regno. Nell'uno e nell'altro ramo del Parlamento prese parte autorevolmente alla discussio ne delle più importanti questioni. ben opportuno il ricordare che nel momento in cui si minacciò di strappare la Sar degna alla patria italiana, dal suo cuore ardente di perenne giovinezza parti una delle più nobili e più eloquenti proteste che risuonassero in Italia. Morì a Torino il 24 gennaio 1882 e la città di Cagliari volle rendere solenni onoranze alla salma dell'illustre cittadino, che l'aveva onorata coll'elettissimo ingegno, col mirabile sape re e colla costante operosità. (Cfr. Brun do : Commemorazione del senatore Gio vanni Siotto Pintor, Cagliari, tip. Timon, 1882) . Giovanni Siotto Pintor aveva sposato in Donori donna Elisabetta Ruda il 12 giu gno 1831, da cui ebbe quattro figli, che formarono i seguenti rami: 1) Don ROBERTO, avvocato, n. a Ca gliari il 6 giugno 1832; sposò in Cagliari donna Giuseppa Sanjust il 1° settembre PAGINA 336 1860. Ebbe i seguenti figli: a) dott. don BENVENUTO, n. a Cagliari il 2 novembre 1866, sposato a Cagliari con Adelaide Medda, 1° gennaio 1899; da lui discendo no, don DIODATO, n. a Cagliari 11 marzo 1905, don ANTONIO DA PADOVA e donna Maria, n. a Cagliari 14 febbraio 1911; b) dott. don SPERAINDIO, n. a Cagliari il 10 novembre 1871, sposò a Cagliari donna Marianna Ruda il 23 gennaio 1902; da lui discendono don ROBERTO, n. a Monserrato 28 giugno 1904, donna Giuseppina, n. a Monserrato 3 luglio 1906, don GIOVANNI, n. a Monserrato 3 gennaio 1909; c) donna Isabella, n. a Cagliari il 20 maggio 1874. 2) Don ANTONIO DA PADOVA, ingegne re, n. a Cagliari il 15 marzo 1837. Ebbe i seguenti figli: Maria Annunziata, MAN FREDI e Luisa. Dal dott. Manfredi, profes sore ordinario di diritto nella R. Universi tà, discende AURELIANO. 3) Don GUSTAVO, ufficiale generale, n. a Cagliari il 18 febbraio 1839, sposò in Bergamo il 17 novembre 1872 la nobile contessa Amalia Vimercati Sozzi de Capi tani. 4) Don DIODATO, ufficiale generale, n. a Cagliari il 9 aprile 1852, sposò in Pia cenza Angela Molla il 14 febbraio 1894 ed ebbe il figlio GIOVANNI, n. a Piacenza il 3 gennaio 1895. In questa Enciclopedia deve pure essere ricordato, con particolare deferenza, il no me di uno dei figli del senatore Giovanni e, cioè, dell'avvocato don ROBERTO, insigne cultore di studi storici ed araldici e bene merito membro della Commissione Araldi ca Sarda. Nel Decreto Ministeriale di riconosci mento in data 22 novembre 1877, si legge, per quanto riguarda lo stemma: « Inquar tato, d'argento e di rosso, cadaun punto alla torre dell'uno nell'altro, inerlata alla guelfa di tre pezzi, aperta e finestrata in quadrilungo di tre pezzi, due sopra ed uno sotto del campo, alla bordatura in divisa dentata dell'uno nell'altro, col cimiero di un leone nascente al naturale, impugnante colla zampa destra una spada di rosso, fiammeggiante in atto di ferire, in fascia, e tenente la sinistra sopra un libro d'argen to aperto, muovente dall'elmo ed il motto: Servabo, scritto a lettere maiuscole romane LETTERAS di rosso, sopra una lista bianca svolazzan te in fascia, sotto la punta deilo scudo. Esso scudo cimato da elmo di nobile, or nato di burletto e svolazzi d'argento e di rosso e sormontato da corona di nobile quanto al concessionario e suoi discendenti maschi, e cimato della sola corona di no bile quanto alle femmine, le quali porran no l'arma in uno scudo a rombo, ommesso pure il motto, accostato da due rami di palma, divergenti e decussati sotto la pun ta ». La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile e (mf.), don (mf.) ai discendenti maschi coi titoli di nobile e di donna alle femini ne, in persona di ROBERTO, di Giovanni, di Giovanni Maria. Figli: BENVENUTO, SPERAINDIO, Isabella. Figli di Benvenuto: DIODATO, ANTONIO DA PADOVA, Maria. Figli di Speraindio: ROBERTO, Giuseppi na, GIOVANNI. Fratelli: ANTONIO DA PADOVA, GUSTAVO, DIODATO. Figli di Antonio da Padova, di Giovan ni: Maria Annunziata, MANFREDI, Luisa. Figlio di Manfredi: AURELIANO. Figlio di Diodato, di Giovanni: GIO VANNI. * SIOTTO. ARMA: Inquarta to : nel rº e 4º d'argento con la bordatura denta ta d'azzurro; nel 2º e 3º d'azzurro con la bordatura dentata d'argen to; ciascun pun s. l. AAAAAA 廳 A to alla torre al naturale con un ramoscello d'oli vo di verde, nodrito nella medesima. Мотто : Servavi. DIMORA: Cagliari. Il 26 settembre 1826 il re Carlo Felice concedeva due diplomi di cavalierato e di nobiltà ai fratelli EFISIO LUIGI, ANΤΟΝΙΟ, LETTERAS GIOVANNI E GIUSEPPE Siotto Pintor, in vi sta e ricompensa dei meriti del padre loro, già trapassato, GIOVANNI MARIA Siotto Pintor. Il ramo discendente dal senatore Giovanni, come si è detto nella precedente nota biografica, fu iscritto in qualità di nobile nei registri della Consulta Araldica per Decreto Ministeriale il 22 novembre 1877. Al ramo discendente dal predetto don Giuseppe, di Giovanni Maria, furono riconosciuti i titoli di cavaliere (m.), nobile (mf), e don (mf) con Decreto Ministeria le 20 luglio 1901 e RR. LL. PP. del 24 no vembre 1901. Capostipite di questo ramo fu lo stesso don Giuseppe, n. a Cagliari il 13 settembre 1807, illustre professore di pandette e di eloquenza latina nella R. U niversità di Cagliari, dotto giureconsulto edeputato al Parlamento durante la I, II, III e IV legislatura. Quando nella seduta della Camera dei deputati del 22 febbraio 1849, Gioberti, che nel giorno precedente aveva dato le di missioni da presidente del Consiglio dei ministri, fu violentemente attaccato dai suoi avversari e si tentò di metterlo in sta to di accusa, egli solo sorse a difenderlo apertamente ed evitò che avesse luogo un ordine del giorno vituperoso. Lo stesso Gioberti ricorda l'episodio nel Rinnova mento, parlando dell'animo generoso di Giuseppe Siotto Pintor, morto in Cagliari il 7 marzo 1855. Dal suo matrimonio con Margherita Me lis era nato a Cagliari il marzo 1835 il figlio don LUIGI, che, entrato in giovane età nella magistratura, assurse, per le sue speciali doti di erudizione, di integrità e di sapienza giuridica, al grado di primo pre sidente di Corte d'Appello; fu eletto depu tato al Parlamento nella XXI legislatura. Fece inoltre parte del Consiglio Superiore delle miniere e della Commissione Araldica Sarda; fu consigliere provinciale e comu nale; morì il 13 dicembre 1915. Dal matrimonio con la nobile donna Giovanna Siotto, nacque in Sarroch il 3 aprile 1861 suo il figlio don GIUSEPPE, laureatosi in giuri sprudenza, uomo di adamantina rettitudi ne e di vasta cultura, chiamato più volte ad esercitare cariche pubbliche, quali quel la di presidente del Consiglio provinciale di Cagliari dal 1914 al 1920 e di assessore PAGINA 337 della Giunta municipale. Ora occupa l'alta carica di rappresentante l'Ordine Mauri ziano in Sardegna. Egli, il 24 luglio 1890, sposò in Cagliari la nobildonna Chiarina Serra ed ebbe i se guenti figli : Giovanna, n. il 29 agosto 1891; Margherita, n. il 28 aprile 1993; LUIGI, n. il 28 ottobre 1894, morto nella grande guerra mondiale per la libertà dei popoli; Maria, n. il 18 aprile 1896; Rosalia, n. il 18 gennaio 1898 e Vincenza, n. il 10 settembre 1900. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Noh. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.), don (mf.), per i discendenti maschi e coi titoli di nobile e di donna per le fem mine, in persona di LUIGI †, di Giuseppe, di Giovanni Maria. Figlio: GIUSEPPE. Figli di Giuseppe: Giovanna, Margheri ta, LUIGI †, Maria, Rosalia, Vincenza. s. l. * SIPIONE. ARMA: D'azzurro al leone coronato di oro, rivolto tenente con le branche anterio ri un giglio d'ar gento, ed attra versato da una sbarra dello stes So. DIMORA: Rosolini. Famiglia del se colo XIX e che in persona di VINCENZO fu investita del censo feudale di onze 93 an nuali (1812) e decorata del titolo di baro ne, titolo riconosciuto con D. M. 26 no vembre 1927. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone (mpr.), (ric. D. M. 26 novembre 1927), in persona di ENRICO, n. Siracusa, 13 dicembre 1855, di Michele e di Francesca Camardelli. Fratelli: VINCENZO, n. Rosolini 25 mar zo 1857, spos. Modica 29 ottobre 1892 con Teresa Giardina; DOMENICO, n. ivi 24 ot tobre 1858; GIUSEPPE, n. ivi 9 gennaio Araldica 22 PAGINA 338 1863; EMANUELE, n. ivi 9 settembre 1865; FERDINANDO, n. ivi 19 gennaio 1869; Car mela in Leggio. V. S. SIRCANA. ARMA : Partito : nel 1º di rosso al leone d'argento tenente un giglio di giardino al naturale; nel 2º d' azzurro alla torre d'oro di cinque palchi. (Non risulta al l'Archivio di Stato di Cagliari lo stemma di questa famiglia. Questo qui citato è stato estratto dal « Nobiliario e Blasonario del Regno d'Italia » del con te Silvio Mannucci, Roma, Collegio A raldico, vol. IV). DIMORA : Sassari. ANTONIO Sircana, che fu avvocato colle giato nella R. Università di Sassari, asses sore e censore della stessa Università, tan to nell'adempimento dei suoi doveri d'uf ficio, quanto nella qualità di membro di SIVIERI. varie commissioni, ben aveva meritato per i suoi eminenti meriti una degna ricom pensa. Epperò il re Vittorio Amedeo III, coi diplomi in data II dicembre 1792, gli concedeva i titoli di cavalierato e di nobil tà, trasmissibili ai suoi figli e discendenti maschi. Il predetto concessionario 1'11 novembre 1826 si sposò in Alghero con Carolina Cu gia. Il loro figlio TOMASO, n. a Sassari il 18 febbraio 1838, sposò nella stessa città di Sassari il 18 marzo 1863 Margherita Guglielmi. Da lui nacquero : RODOLFO †, SILVIO, CARLO E VITTORIO, e da Silvio nac quero: LEONE e Margherita. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.), don (mf.) trasmissibili ai discenden ti maschi e coi titoli di nobile e di donna alle femmine, in persona di SILVIO, di To maso, di Antonio. Figli: LEONE, Margherita. Fratelli: CARLO, VITTORIO. s. l. LETTERA S SISTO. ARMA : D'azzurro, all'aquila dal volo spiegato, fissante un sole posto nel canton destro del capo, Мотто : il tutto d'oro. Sola soli sistit. DIMORA : Bitonto. Un BARTOLOMEO Sisto venne net 1829 ascritto alla nobiltà di Viterbo. Nel l'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano 1922 ai discendenti da Bartolomeo sopra citato, venne riconosciuto il diritto al titolo di no bile di Viterbo (mf.). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Viterbo (mf.), in persona di BARTOLOMEO, di Francesco Paolo, di Bartolomeo. Fratelli: Angelina, Giuseppina in Sylos Cald, Domenico, n. Bitonto, 24 luglio 1878. ARMA : Interzato in fascia : nel rº d'azzurro al leo ne d'oro, alla fascia d'argento in divisa attra versante sul tut to; nel 2º shar rato di rosso e d'argento di 8 pezzi, al monte di tre cime, ri l. r. m. stretto, di verde, attraversante; nel 3º di argento alla testa di leone linguata e re cisa di rosso, fissante un sole d'oro oriz tale destro. DIMORA : Livorno. La Magistratura civica di S. Miniato, con partito 3 agosto 1848, propose l'ascri zione al ceto nobile di quella città di PIE TRO, di Francesco Sivieri, abitante a Li vorno ma originario della Val di Nievole, e probabilmente discendente da un ramo LETTERAS della famiglia Seghieri, ammessa alla no biltà di Pisa fin dal 1754. Tale proposta fu accolta con Rescritto granducale del 17 novembre 1848. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di San Miniato (mf.), in persona dei disc. da Gio. Batti sta, Gustavo e Giorgio, di Pietro. f. s. * SIZZO DE NORIS. ARMA: Inquarta to: nel rº e 4º d'oro all'aquila di nero, linguata di rosso; nel 2º e 3º d' azzurro alla barca in al to mare con al bero e fiamma svolazzante a si nistra, il tutto d'argento; nella barca due bambini nudi stendentisi la mano e con l'altra sul fianco; sul tutto d'argento all'ancora di nero a due brac cia, con traversa di legno ed anello, po sta in palo. DIMORA : Ravina (Trento). Si favoleggiò una volta sull'origine fio rentina dei Sizzo, ma senza basi sicure e senza notizie storiche. La famiglia è oriun da di Gandino o di Lovere; passò poi a Verona e a Brescia aggiungendo ivi il co gnome de Noris e un ramo si portò poco più tardi nel Trentino. Già verso la metà del 1500 un Girolamo, console della cit tà di Trento, rappresentava il proprio go verno alla dieta di Innsbruck. Il caposti pite della famiglia nobilitata fu il dottor GIOVANNI GIACOMO (1605-1681) consigliere aulico vescovile, cancelliere del principato e capo-console di Trento il quale, insieme col fratello CRISTOFORO, ricevette dal vesco vo Carlo Emanuele Madruzzo, con diplo ma del 6 marzo 1649, il privilegio di no biltà, riconosciuta anche per il S. R. I. dall'imperatore Ferdinando III 6 ott. 1654. Ferdinando Maria, elettore di Baviera, con diploma in data 3 maggio 1658, pro mosse alla dignità di conti palatini, con tutti i diritti annessi, GIOVANNI GIACOмо е PAGINA 339 i suoi figli ANTONIO, GIOVANNI BATTISTA E FRANCESCO VIGILIO. ANTONIO fu ambasciatore del vescovo di Trento presso l'imperatore Leopoldo I, e FRANCESCO IGNAZIO, nel 1736, capo-con sole di Trento. Il personaggio più importante della fa miglia fu CRISTOFORO, vescovo di Trento dal 1763 al 1776; egli governò saggiamen te in tempi difficili. La sua attività religio sa culminò nella lotta contro gli abusi del clero, e nell'istituzione del Seminario ve scovile dopo la soppressione dei Gesuiti; la sua attività politica ebbe di mira la di fesa dei diritti del principato. In riconoscimento dei suoi meriti, Ma ria Teresa, con diploma dato a Vienna il 18 gennaio 1774, concedeva il titolo comi tale a FILIPPO e GIAMBATTISTA, dando lo ro il feudo « alla Purga » (corruzione di Burg, cioè castello) di Pinè. La famiglia in seguito prosperò e coope rò validamente alle aspirazioni unitarie del paese, per cui PIETRO († 1880) fu trascina to come ostaggio oltre Brennero, durante la rivoluzione del 1848, ed un GEROLAMO combattè strenuamente, arruolato con le truppe di Garibaldi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte del S. R. I. (mf.), in persona di GIUSEPPE, di Enrico, di Giu seppe, di Pietro Vigilio, n. a Vienna, 14 marzo 1869, spos. a Parigi, 18 aprile 1907 con Bianca Agostini. Fratelli: EDOARDO, n. a Vienna, 22 feb braio 1868; Gustavo, n. a Trento, 14 feb braio 1873, imp. regio console, spos. a Vienna, 14 aprile 1910 con Elena Träger; GIOVANNI BATTISTA, n. a Vienna, 29 giu gno 1883, sposato con Frida Hofbauer. Figlio di Gio. Batta: ENRICO, n. a Inns bruck, 29 agosto 1911. Zio: CRISTOFORO, di Giuseppe, di Pietro Vigilio, n. a Covelo, 17 luglio 1856, cav. d'on. e dev. S. M. Ordine di Malta, ciam bellano di S. M. Imperiale Francesco Giu seppe I, sposato a Gries, 17 novembre ISSI in prime nozze con Sibilla nob. Semsey di Semse, dama della Croce Stellata, in secon de nozze con Maria Crony. Figlia del 1º letto: Maria Costanza, n. al Castello di Adamocz il 29 settembre 1882. Sono iscritti nel Libro d'Oro della Nob. PAGINA 340 Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi ti toli di conte del S. R. I. (mf.), (Ricon. D. M. 11 giugno 1925), in persona di ArnAL DO (†), di Pietro, di Pietro Vigilio, n. a Trento 26 agosto 1852, gr. cord. di Isa bella la Cattolica, comm. Mauriziano, spo sato a Valenza (Spagna) il 12 dicembre 1884 con Maria Assunta nob. De Fonta nals y Nascio. Figlio: ALVARO, n. a Valenza (Spagna), 6 maggio 1888, gr. cr. della Cor. d'Italia e di S. Gregorio Magno, ecc. ecc., ex mag giordomo di palazzo di S. M. il re di Spa gna, sposato a Madrid il 28 ottobre 1915 con la nob. Concetta Espinoza dei conti della Cubana di Silva. Figlia di Alvaro: Maria Luigia, n. a Ma drid il 2 dicembre 1917. Fratelli: GIROLAMO (†) , n. a Trento, 24 dicembre 1840, spos. 14 marzo 1876 con la nob. Teresa Bianchi Mina; Elena (†), n. 5 marzo 1845, spos. a Trento, 23 giugno 1873 a Benedetto Cairoli, cav. della SS. Annunziata; Flaminia, n. a Trento, 29 gennaio 1863. LETTERA S clava d'oro, no derosa. Мотто : Nemo. DIMORA : Torino. Famiglia oriun da francese e ve nuta in Vigone con NICOLA, scu diere ducale, che nel 1529 fu castel lano di Vigone e nel 1532 fu custode del castello di Osasco. Antonio Soardi fu aiutante di camera del Re di Francia, men tre suo figlio CARLO fu luogotenente nel reggimento Senantes. Da Carlo nacque ANTONIO, che consegnò l'arma 1'8 luglio 1687. CARLO GIACINTO (n. Vigone, 20 lu glio 1741; † ivi, 8 gennaio 1826), di Gio. Giacomo, fu giudice di Chieri, prefetto di Pinerolo, ed ebbe il titolo di senatore. E resse (1816) la commenda Mauriziana pa tronata dei SS. Carlo e Giacinto, della quale fu investito (11 febbraio 1826) il fi glio FILIPPO (n. Carignano, 16 ottobre Figlio di Girolamo: PIETRO, n. a Milano, 1789). Sposò costui in prime nozze (1813) 14 ottobre 1875. Isabella Maria dei conti Pullini di S. An a. 2. SMAGHI. ARMA: D'argento al rogo infiam mato al naturale. DIMORA : Città del la Pieve. Famiglia di Cit tà della Pieve, a scritta a quella no biltà cittadina in persona di PAOLO Smaghi nel 1828. La famiglia è iscritta genericamente nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Città della Pieve (mf.), spettante ai discendenti da Paolo. V. S. SOARDI. ARMA: Troncato, d'oro, all'aquila di nero e di rosso al leone d'oro. CIMIERO : L'uomo selvatico, nascente, colla tonino, e in seconde nozze (1836) Vittoria dei conti Ceppi, e dalla prima consorte nacquero, fra gli altri, CARLO e FILIPPO CARLO. Carlo (n. Vigone, 10 ottobre 1815; † Torino, 9 febbraio 1876) sposò (1854) Maria Dorotea dei conti Campredon d'Al baretto, dalle quali nozze nacque VINCEN zo (n. Torino, 28 genn. 1859), magistrato. Filippo Carlo (n. Vigone, 5 aprile 1827) sposò la nobile Camilla Magistrati e da queste nozze nacquero : CARLO (n. Vigone, 23 gennaio 1858), MASSIMо (п. Vigone, 18 novembre 1866), che è ufficiale d'artiglie ria, e GIUSEPPE (n. Vigone, 18 agosto 1869), che è ufficiale dei carabinieri. Mas simo sposò (1902) la nobile Maria Magi strati ed è sua figlia Olga. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di VINCENZO, di Carlo, di Filippo. Figli: CARLO ANDREA, EMANUELE, Anna Maria. Linea secondogenita. CARLO, di Filippo Carlo, di Filippo. Fratelli: MASSIMO, GIUSEPPE. Figlia di Massimo: Olga. 1. b. LETTERAS SOBRERO. te un ramoscello d'olivo colla destra, e colla sinistra breve scritto col Мотто : Sobrietate velocior. Alias: Sobrii estote. DIMORA : Torino. La presente famiglia ha comune l'origi ne coi Sobreri conti della Costa, che si estinsero con Ernesto, morto celibe in To rino il 20 marzo 1892. Di questa linea è 11 cordo di ASCANIO, di Lorenzo, che fu pro curatore in Torino e viveva agli inizi del secolo XVIII. Venne nobilitata la famiglia in persona di CARLO (n. Cavallermaggiore, 24 ottobre 1791; † Torino, 30 gennaio 1878), del causidico Matteo Lorenzo, che fu tenente generale d'artiglieria e venne creato barone il 12 giugno 1884 per la par te presa nell'istruzione dei duchi di Savoia e di Genova. Fu suo nipote il celebre chi mico ASCANIO, di Giuseppe, inventore del la dinamite, a cui la città di Torino eresse un monumento. Carlo sposò la nobile Lui sa dei conti Marenco di Moriondo, e da queste nozze nacquero, fra gli altri, Lo RENZO E FERDINANDO. Lorenzo (n. Torino, 19 giugno 1827; † ivi, 15 novembre 1886) fu colonnello d'ar tiglieria e venne insignito di medaglia di argento. Sposò (1861) Vittoria Colonna di Stigliano, da cui nacquero, fra gli altri, Giuseppina e CARLO. Giuseppina (n. Casa le Monferrato, 23 maggio 1865) fu colta e gentile scrittrice nota in arte cogli pseu donimi di Mantea e Miriam. Carlo (n. Mes sina, rº settembre 1866) è ufficiale di fan teria. Ferdinando, di Carlo (n. Torino, luglio 1841), che fu ufficiale d'artiglieria, ebbe dalla sua consorte Adele dei baroni PAGINA 341 Brunati : Alice (n. Torino, 5 febbraio 1876), GIUSEPPE (n. Torino, 3 giugno ARMA: D'azzurro alla colomba di argento, tenente un ramoscello di olivo nel becco, sorante da un monte, il tutto al naturale. CIMIERO: L'ange lo vestito d'oro, nascente, tenen un 24 1877), Ida (n. Alessandria, 1º febbraio 1883) e LUIGI (n. Torino, 10 aprile 1887). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile dei baroni (mf.), in persona di Giuseppe, di Ferdinando, di Carlo. Fratelli: Alice, Ida, LuÍGI. Figli: Luisa, Lorenzo, ASCANIO. Figli di Luigi: FERDINANDO , Myriane Alice, CARLO, PAOLO, Adele. Cugina: Cristina, di Lorenzo, di Carlo. l. b. * SODERINI. ARMA: Di rosso a tre teschi di cer vo d'argento po sti di fronte, col capo di rosso ca rico della tiara e delle chiavi, abbassato sotto un altro capo di argento carico di una croce di ros so. Lo scudo po sto sotto un manto di velluto rosso, sop pannato di ermellino. Corona a fioroni e tocco rosso. CIMIERO : Un giglio di rosso sbocciato. SOSTEGNI: Due leoni al naturale affron tati. Мотто : Florebit ut Palma- Non inveni fi dem talem in Israel. DIMORA : Roma. Fra le più antiche ed illustri famiglie fio rentine, note nel XII secolo, è senza dub bio da annoverarsi quella dei Soderini che ha dato alla signoria di Firenze non meno di 16 gonfalonieri di giustizia e 34 priori. Ad essa appartennero uomini insigni fra i quali ricorderemo GIOVANNA Soderini, delle Serve di Maria, vissuta nel trecento ed innalzata agli onori degli altari da Leo ne XII; NICOLÒ, di Lorenzetto (n. 12 feb braio 1401, † 1474), due volte gonfaloniere di giustizia, che fu armato cavaliere e crea to conte palatino dall'imperatore Federico III, sulla metà del secolo XV; TOMMASO, suo fratello (n. 12 agosto 1403, † 23 otto PAGINA 342 bre 1485), uomo per senno politico e retti tudine di giudizio, superiore ad ogni altro cittadino dell'età sua, il quale nel 1469, dopo la morte di Piero dei Medici, preco nizzato principe della patria, questa digni tà volle invece continuata in Lorenzo (che fu poi il Magnifico), ed in Giuliano, figli del defunto Pietro; FRANCESCO, figlio di detto Tommaso, vescovo di Volterra (1478), ambasciatore a Sisto IV e ad Innocenzo VIII e quattro volte al re di Francia, car dinale (1503); PIETRO, suo fratello, amba sciatore alle Corti di Carlo VIII e di Luigi XII, gonfaloniere di giustizia nel 1501 e quindi eletto dal Consiglio Generale, gon faloniere e ministro a vita. Vittima del par tito a lui avverso, venne esiliato e si ritirò a Castelnuovo presso Ragusa, ove rimase per poco tempo, poichè eletto Sommo Pon tefice il cardinale De Medici, col nome di Leone X, questi con lusinghiero Breve del 21 marzo 1513, lo chiamò a Roma dove fu ricevuto con grande onore e dove rimase fi no alla sua morte (1522); GIAN VITTORIO, che scrisse un trattato sulle viti e fu eccel lente poeta, morì il 3 marzo 1596. Lafami glia Soderini, tenuta sempre in grande sti ma dai Sommi Pontefici, ebbe tra gli altri privilegi quello di essere annoverata fra le famiglie di Baldacchino e di potere inne stare nel proprio stemma le chiavi pontifi cie. Fu aggregata al patriziato romano nel 1746 ed a quello veneto nel 1856. Il 27 gennaio 1812 moriva a Roma TI BERIO Soderini, lasciando un unica figlia Porzia, la quale morendo il 13 settembre 1818, nominò suo erede universale il fratel lo uterino conte LORENZO ROBERTI, con l'obbligo di assumere il cognome Soderini, come se fosse discendente da questa fami glia. Il Sommo Pontefice Pio VII, con Bre ve del 28 settembre 1819, dichiarava con tinuata la famiglia Soderini in Lorenzo Roberti e discendenti, confermandolo con te Soderini e riguardandolo come un vero membro di quella famiglia. Inoltre con rescritto del 29 gennaio 1820 lo stesso Pontefice volle che il nome della famiglia Soderini, già scritto fra le nobili famiglie nel Campidoglio, vi rimanesse a vantaggio di Lorenzo Soderini, già Rober ti e suoi discendenti. Avendo trovato i conservatori difficoltà nell'eseguire la gra LETTERA S zia sovrana, con nuovo rescritto del 27 feb braio 1820, dichiarò che l'atto da spedirsi dal Senato romano dovesse racchiudere i diritti e le onorificenze proprie della fami glia Soderini e che questo nome dovesse rimanere nella classe in cui trovavasi sen za alterazione alcuna, ed infatti con Sena tu Consulto del 7 marzo 1820, Lorenzo Roberti fu riconosciuto e surrogato alla fa miglia Soderini. Con diploma del 1 otto bre 1830, lo stesso Lorenzo fu confermato patrizio di Corneto (mf.). Il conte don Lo renzo Soderini, già Roberti, cameriere se greto di Sua Santità, ebbe fra gli altri figli della sua prima moglie Candida Cicconetti, FRANCESCO, nato 1811, che sposò la mar chesa Elisabetta del Bufalo († 6 marzo 1884) e PIETRO (n. 1819, † 1860), che spo sò Vincenza Marucchi. Da Francesco nacque, il 6 marzo 1843, LODOVICO, che fu tenuto al Sacro Fonte da S. M. il re Lodovico II di Baviera, il quale sposò Caterina, figlia del conte Angelo Ba tocchi. Dal conte Pietro nacque il 23 no vembre 1853 EDUARDO. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), patrizio roma no (mf.), D. M. riconoscimento 9 novem bre 1911, in persona di EDUARDO, nato 23 novembre 1853, senatore del regno, gr. cr. del Cristo del Portogallo, cav. della Legion d'Onore di Francia, comm. dell'Ordine di Danilo del Montenegro, gr. uff. dell'Ordi ne d'Isabella la Cattolica di Spagna e della Concezione di Portogallo, gr. uff. dell'A quila Bianca di Polonia; sposato: 1) Elisa betta, nata Siokes (n. 18 dicembre 1856, † 5 marzo 1885); 2) a Vienna, 8 settembre 1889, Emilia Marianna, figlia del fu Edoar do, nobile di Frankestein e di Alessandri na, nata di Kronenberg (Roma, 7, via Principessa Clotilde, palazzo Soderini) e del fratello PIETRO, i figli RICCARDO e Ma ria. Altro ramто. La famiglia è iscritta inoltre nell'Elenco Uff. Ital. coi titoli di patrizio romano (mf.), coscritto (mpr.), conte (m.), don e donna, in persona di LORENZO, di Ludovi co, nato a Roma, 18 settembre 1870. Fratelli: 1) Paolina, n. 31 luglio 1872; 2) Olga, n. 30 maggio 1875; 3) GIORGIO, LETTERAS n. 23 febbraio 1878; 4) FRANCESCO, n. 15 ottobre 1880; 5) EUGENIO, n. 18 aprile 1885. Nipoti di Francesco: CARLO, FILIPPO, LUIGI (con i figli Emma ed EMILIO), ed i cugini, figli de fu conte Filippo : Pia, Eli sabetta, MARIO, GIOACCHINO e GAETANO. c. a. b. f. * SOELDER. ARMA: Inquarta to : nel 1º e 4º di rosso al guer riero vestito trin ciato d'oro e di nero, con la cin tura azzurra e cappello piumato di oro, tenente con la mano de stra un'alabarda al naturale, a punta di lancia e con la sinistra appog giata al fianco; nel 2º e 3º fasciato d'oro e di nero di quattro pezzi. CIMIERO : Il guerriero nascente. DIMORA : Merano (Bolzano) . Famiglia originaria del Tirolo settentrio nale, stabilitasi in Alto Adige agli inizi del sec. XVIII. Da un GIORGIO GUGLIELMO FERDINANDO (n. 1687, † 28 febbraio 1741), di Giacomo Cristoforo, e dalle sue nozze con Maria Giuseppa Verguz, nacque, fra gli altri, GIORGIO CRISTOFORO, giudice del le miniere a Chiusa e che dalla moglie Ma ria Caterina Giovanelli ebbe GIACOMO CRI STOFORO (n. 2 ottobre 1749), dal quale di scendono gli attuali rappresentanti della famiglia. Dette alla Chiesa monaci bene dettini, decani di Matrei e canonichesse di Hall. Con D. M. 4 maggio 1929 fu riconosciu to il titolo di nobile del Sacro Romano Im pero (mf.). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile del S. R. I. (mf.), in persona di FRANCESCO, di Otto, di Fran cesco, di Pietro. Zio: FEDERICO. Figli di Federico: Federica e BENNO. s. ap. PAGINA 343 * SOFIO. ARMA: D'azzurro all'albero al na turale nodrito nella punta del lo scudo, soste nuto a destra da un leone d'oro rivolto, e sor montato da una aquila d'argento. DIMORA : Messina. Famiglia di Mes sina, senatoria, e dell'antico Ordine civico di quella città. Con Decreto Presidenziale del 21 aprile 1927 le fu riconosciuto il ti tolo di nobile di Messina per maschi e femmine. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Messina (mf.), in persona di: FEDERICO, di Giovanni Placido, di Lui gi, di Placido, di Francesco (senatore); commendatore della Corona d'Italia, del l'Ordine del Merito del Cile, dell'Aqui la Rossa di Prussia, console onorario del Cile, presidente dell'Ente Morale «Casa Famiglia Regina Elena »; n. Messina 20 ottobre 1866, figlio di Giovanni Placido, comm. della Corona d'Italia (n. 8 dicem bre 1831, † Napoli 1º aprile 1901) e di Eli sabetta Caglia; spos. Napoli 15 febbraio 1915 con donna Rosa Maria Serra dei du chi di Cassano. (Residenza : Messina Napoli, Palazzo Cassano, via Monte di e Dio, n. 14). Figli: Elisabetta, n. Napoli 31 dicembre 1915; GIAN LUIGI, n. Napoli il 22 gennaio 1917; Maria Luisa, n. Napoli il 24 set tembre 1919; Angelica, n. Napoli il IO marzo 1921 . Sorelle: Angelica, n. Messina 28 dicem bre 1858, spos. Messina 4 febbraio 1888 con Desiderio Pigafetta, patrizio vicentino, maggior generale († 2 aprile 1913); Maria Giulia, n. Messina 28 dicembre 1869, spos. Messina 29 aprile 1889 con Giovanni Car loni Secco Suardo, comm. della Corona d'Italia († 6 novembre 1931); Emma, n. Messina 1º luglio 1872 . V. S. PAGINA 344 SOLA CABIATI. ** il tutto d'oro (Archivio Stato Milano Codice Araldico, pag. 236) . CIMIERO : Un veltro nascente. Мотто : Vigilans et fidelis. DIMORA : Milano. Antica famiglia in remoti tempi detta Sura, Sora, de Soris e in fine Sola. È origi naria di Cantù in Brianza ove nella prima metà del XII sec. (1176), viveva un PETRA zio Sola, notaio, e del quale i pronipoti nel XV sec. si stabilirono in Milano, alla cui cittadinanza furono ascritti con privile gio di Galeazzo Maria Sforza, dato in Pa via l'II febbraio 1470, e in persona dei fra telli GIOVANNI, PIETRO, BERTOLINO e STE FANO. Numerosissimi furono i dottori in ambo le leggi, alcuni causidici e notari, consoli di giustizia, sindaci di Milano, dei XII di provisione, deputati alla fabbrica del Duo mo, giudici delle vettovaglie, uomini d'ar me e uomini di lettere. I.'imperatore Carlo VI, con suo diploma 17 settembre 1729, conferiva la dignità di conte a ERCOLE, dei probiviri dell'ufficio di acque e strade nel 1723 e del collegio dei giuresperiti nel 1727, e ai suoi figli e di scendenti maschi e legittimi per ordine di primogenitura. Questi, coi figli e gli abia tici, nel 1769 fu incluso nel ruolo dei pa trizi milanesi. CARLO, di Cristoforo, nipote del nominato Ercole, con Sovr. Risol. del 13 novembre 1816, fu confermato nel tito lo comitale per sè e discendenti maschi in ordine di primogenitura e fu autorizzato all'aggiunta del cognome Cabiati. Il predetto conte Carlo (n. 13 giugno 1761, † 12 luglio 1823), dal suo matrimo nio con la nobile Francesca Maria del con LETTERAS a t e Giambattista Meda, ebbe CRISTOFORO (n. Milano il 30 agosto 1804, † 2 luglio ARMA: D'argento orlato di rosso a tre suole di scar pa di nero, le su periori alternate a tre soli ordina ti in fascia e l'inferiore ac compagnata da tre stelle di otto raggi, due ai lati ed una in punta, 1884), che lasciò chiara fama di sè e lumi nosa prova del suo genio poetico in un vo lume dei suoi Scritti vari che furono stam pati dal Brigola nel 1878. Il conte Cristo foro dalla moglie Amalia Spech, figlia di Andrea, nobile ungherese, cavaliere del l'Impero Austriaco, e di Costanza Canzia ni, sposata il 19 luglio 1841, ebbe ANDREA (n. Milano il 9 settembre 1844, † Algeri il 30 aprile 1908), che fu deputato al par lamento, cav. d'On. e Dev. del S. M. O. di Malta, comm. dell'Ordine del Cristo di Portogallo, membro della Società storica lombarda, ecc. Dal suo matrimonio (24 aprile 1872, con la nobile Antonietta, di Lodovico Busca Arconati Visconti, nac quero gli attuali rappresentanti la fami glia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di conte (mpr.), patrizio milanese (m.), trattamento di don e donna, in per sona di GIAN LODOVICO, di Andrea, di Cri stoforo, di Carlo, n. a Milano il 21 giugno 1877, sposato a Milano nel 1905 con Albe rica, dei marchesi Stanga Trecco. Figli: Amalia, n. 22 marzo 1906; Eleo nora, n. 19 giugno 1907; Andreina Cle mentina, n. 11 settembre 1908; Antonietta, n. 29 dicembre 1911. Fratello: PIER LUIGI, n. 12 giugno 1884. V. S. * SOLARI. ARMA: Semiparti to, troncato : nel 1º di azzurro al l'aquila al natu rale, coronata d'oro, rivoltata; nel 2º d'oro alla torre quadrata, fondata sopra tua ristretto di ter reno, il tutto al naturale; nel 3º di azzurro a tre fasce d'oro ondate. Мотто: Аureus intus. DIMORA : Pesaro e Roma. È tradizione di famiglia che i Solari o Solaro di Loreto abbiano comune origine LETTERAS con gli omonimi di Novara, Genova Asti. La famiglia loretana riconosce quale suo capostipite un TOLA, di Assolario, vivente nella seconda metà del secolo XIII. Un PAOLO, di Girolamo, nel 1612 si trasferì a Loreto ed il 13 aprile 1619 ottenne la cit tadinanza lauretana. Il 2 aprile 1621 otten ne la nobiltà di Recanati per sè e discen denti. LORENZO, di Paolo, il 16 aprile 1671 vie ne aggregato con tutti i suoi discendenti alla nobiltà di Loreto. GIROLAMO FELICE, di Gianuario, fu più volte gonfaloniere in Loreto, e il 28 otto bre 1704, dopo essere stato per più anni governatore di Rocca Contrada (oggi Ar cevia in quel di Ancona) ne ottenne la no biltà di I grado. PAOLO ANTONIO, di Gianuario, 1'11 aprile 1703 ottenne per sè e discendenti la nobil tà di Matelica. Il 23 aprile 1707 l'impera tore Giuseppe I lo dichiara con Imperiali patenti consigliere cesareo con facoltà di innalzare le armi imperiali, e sì a lui che ai fratelli dà il titolo di <>> per aver possedimenti feudali presso l'anzidetta terra di Somma. Sta il fatto che fin dal 1239 Federico II imperatore, diede a custodire due ostaggi Lombardi: OBERTO E PERCIVALLE di Som ma, ai baroni di Picerno e Saponara; ed è, quindi, più attendibile opinione che questi portassero dalla Lombardia, nel Regno di Napoli, tale famiglia, opinione espressa an LETTERA S che dallo storico Aldimari. E però, nell'an no 1307, trovasi Nicola di Somma già in vestito nel Regno di Napoli dell'importan te ufficio di consigliere e maestro raziona le. Da questa epoca non si perde più traccia dei di Somma, con personaggi continua mente in possesso di alti uffici e dignità, con uomini illustri per valore nelle scienze e nelle armi. ADINOLFO, nel 1331, possedeva quel gran de Palagio, poi adibito a Regia Zecca. Patrizia del Seggio di Capuana dai più antichi tempi; ricevuta, per giustizia, nel S. M. O. di Malta dal 1578, come quarto della famiglia Buccino (Archivio Ordine di Malta, 4095); e con FABRIZIO di Somma nel 1582, e NICOLA MARIA nel 1589 (Archivio di Stato di Napoli, Vol. I, Priorato di Ca pua) e con FERRANTE nel 1666. Trovasi nei ruoli segnato anche TOMMA so di Somma fra i cavalieri, il 22 marzo 1775. Ma questi non dovette professare nell'Ordine perchè in seguito non è più segnato. Benchè secondogenito, prese Tommaso il titolo di marchese di Circello, col quale vedesi ascritto al Libro d'Oro di Napoli. Ebbe importanti uffici, essendo stato consigliere di Stato e ministro degli Affari Esteri, dopo la restaurazione del 1815, momento di gravi complicazioni. Pei servizi resi allo Stato, benchè secondogeni to, come si è detto, fu decorato del Real Ordine di S. Gennaro; e, più tardi, della Gran Croce di S. Ferdinando e del Merito. Furono i di Somma investiti dei titoli di marchese di Circello (prov. di Benevento), concesso nel 1580; principe del Colle, nella stessa provincia, ottenuto nel 1607; titoli dei quali sono tuttavia in possesso. Ed an cora dei titoli di conte di Bisaccia, e duchi di Miranda in Molise, titolo concesso a Gio. Battista di Somma, con diploma dato in Valladolid il 9 settembre 1601, esecuto riato il 24 novembre detto (Archivio di Si mancas Segretarias Provinciales, vol. 459, fol. 266 a t.; Archivio di Stato Napoli, Re gistro Sigillorum del collaterale, vol. 38, sotto la data 19 novembre 1601, registrato Quinternione, vol. 139, fol. 99-102). Titoli, questi ultimi, passati in altre fa miglie. Fu pure investita questa famiglia, nel 1797, dell'importante ufficio di capitano LETTERAS PAGINA 361 delle Guardie del Corpo, in persona di Filippi (†); STANISLAO, n. Napoli 29 mag Tommaso di Somma. Oltre i ricordati personaggi meritano an cora particolare menzione : FABRIZIO, celebre capitano, molto caro a Prospero Colonna, del quale sposò una so rella. COLA MARIA, sindaco di Napoli, al tem po di Ferdinando il Cattolico. NICOLA, regio familiare nel 1533, e ca stellano del Castello di Bari. SCIPIONE, rinomato capitano dell'impe ratore Carlo V, vicerè e vicario generale in Terra d'Otranto e Bari, donde scacciò i Francesi ed i Veneziani. Fu governatore di Teramo e combattè contro i Turchi che si erano impossessati di Castro, Ugento ed altri paesi. Consigliere di Stato, interven ne al Parlamento Generale, riunito da Carlo V nel 1536. Un ramodei Somma, oggi estinto, si por tò in Catanzaro ed ebbe uomini illustri, fra i quali AGAZIO, ambasciatore della città di Catanzaro a don Giovanni d'Austria; creato vescovo, nel 1659, da Papa Alessan dro VIII, della diocesi di Cariati e di Ce renzia, e poi di Catanzaro. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di principe di Colle (mpr.), marchese di Circello (mpr.), patrizio napo litano (m.), ed è rappresentata da VINCEN zo (Enzo), n. Napoli 1° giugno 1900, ing., cav. d'on. e dev. del S. M. O. di Malta, di Carlo (n. 22 agosto 1856, † 23 novembre 1929), di Vincenzo, di Gennaro, e di don na Amalia Mastrilli dei duchi di Gallo; sp. con Maria di Marzo (di Vito, deputato al Parlamento, e di Adelia Capozzi) . Figli: CARLO MARIA SCIPIONE, n. Avelli no 3 novembre 1928; Amalia, n. Napoli rº 0 ottobre 1923. Sorella: Maria Carolina, n. Napoli 9 marzo 1899, spos. Alessandro de Simone. Cugini (nati dal matrimonio di don Ni cola, n. 1827, † 1923, e di Emilia Pignatel li dei principi di Strongoli e del S. R. I., † 1913) : VINCENZO, n. Napoli 7 marzo 1873, uff. d'artiglieria, spos. 7 settembre con Margherita Sonnino (di Giorgio, sena tore del Regno, e di Elena Morozzo della 1900 Rocca); Maria, n. Napoli 30 marzo 1868, spos. Firenze 9 luglio 1894 con Carlo de gio 1875, contrammiraglio, cav. di giusti zia del S. M. O. di Malta; CARLO, n. Na poli 29 giugno 1877; Maria Teresa, n. Na poli 24 agosto 1880, spos. con Carlo Spa gnoletti (†); GENNARO, n. Napoli 22 sett. 1882, Mons. , Cam. Segr. di Sua Santità. f. f. p. di s. SOMMARIVA. ARMA: Bandato di azzurro e d'ar gento. (Archivio Stato Milano Codice Araldico, pag. 204) . CIMIERO : Un leo ne d'oro, nascen te, tenente una bandiera. DIMORA : Milano. Antichissima fa miglia di Lodi, della quale le prime memo rie risalgono al 924, quando un PIETRO Sommariva vendeva parte del castello di Turano e del palazzo di Vairano a Tom maso Vignati, fratello di Egidio, vescovo di Lodi Vecchio. Un discendente dei pre detto Pietro, ARCEMBALDO, console di Lo di, ricevette, con altri colleghi, l'investi tura di quella città dall'imperatore Federi co I, il 3 agosto 1158; un ANSELMO inter venne, quale ambasciatore di Lodi, alla fa mosa capitolazione della pace di Costanza; un FOSSADO, con altri cittadini, nel novem bre 1211, sopì le discordie fra il popolo e la nobiltà, con una pace generale che però ebbe breve durata; un UBERTO intervenne con altri cittadini lodigiani, nel 1277, alla dieta tenuta in Milano dalle città di Nova ra, Bergamo, Lodi, Brescia, Como, Vicen za, Padova, Mantova, Ferrara e Parma, con i marchesi di Monferrato e d'Este, ber riformare l'antica lega lombarda; GIACOMO fu tra coloro che tennero in pieno dominio la città di Lodi e nel 1283 fu podestà di Milano; ANGELO MARIA († 1428), fu cardi nale di S. R. C., e un CRISTOFORO fu ca valiere di Malta nel 1541. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Salerano (mpr.), patrizio di Lodi (m.), trattamento. PAGINA 362 LETTERA S di Don e Donna, in persona di Augusta, di stello del Valentino di Torino (1789), nel Emilio, di Annibale, in Cannone. V. S. * SOMMARUGA. ARMA: Campo di cielo, all'olmo nodrito nella campagna erbo sa, col tronco attorcigliato da un ramo d'elle ra, il tutto al naturale. DIMORA : Lugano e Roma. Alla signora CA ROLINA Sommaruga, vedova Maraini, ven ne concesso, con R. D. di motuproprio del 3 settembre 1926, susseguito dalla RR. LL. PP. 31 marzo 1928, il titolo di con tessa (personale) e lo stemma sopra de scritto, coi quali è iscritta nel Libro d'Oro e nell'El. Uff. Nob. Italiano. * SOMMATI. 1. r. m. ARMA : D'oro allo scaglione di az zurro accompa gnato da tre rose di rosso. DIMORA : Berlino, Firenze, Torino e Roma. Famiglia oriun da da Marsiglia, venuta in Colloret to Canavese, poi in Torino. Appartenne ad essa FRANCESCO, che viveva agl'inizi del sec. XVI, e fu con sigliere del Parlamento di Aia. DOMENICO ANTONIO († 18 dicembre 1796), di Giusep pe Domenico, che fu intendente generale della casa del Re, acquistò dai Milliet de Faverges 3/48 punti del feudo di Mom bello della Frasca di cui fu infeudato il 24 maggio 1773 e investito l'II successivo ot tobre. Di questo feudo lasciò erede il fra tello GIULIO († Torino, 8 giugno 1815) , il quale fu investito il 14 febbraio 1797. Eb be Giulio la carica di capitano del R. Ca la quale successe il figlio suo LUIGI (n. Torino, 22 gennaio 1764; † ivi, 8 maggio 1839) . Fratello di Luigi fu GIULIO da cui origina una linea ultrogenita. Da Luigi nacque GIULIO (n. Torino, 12 gennaio 1825; † Genova, 19 marzo 1893), che fu colonnello di fanteria e che dalle sue nozze (1867) con Elvira del generale Tito Cadolini ebbe Eleonora (n. Verona, 10 ottobre 1868; † Torino, 19 dicembre 1924), che fu moglie del prof. dottor Au gusto Lizier e Giovanni LUIGI (n. Cremo na, 13 novembre 1870), che è dottore di leggi, il quale venne riconosciuto conte con R. D. motu proprio 12 maggio 1910 е successive RR. LL. PP. 7 settembre 1910. GIULIO, di Giulio, (n. Torino, 9 giugno 1789) ebbe per figli ERNESTO (n. Torino, 10 agosto 1837; † ivi, 30 marzo 1897) che fu maggiore dei RR. Carabinieri, GIULIO (n. 1 luglio 1839) e GUSTAVO (n. Torino, 29 giugno 1841) . Quest'ultimo, che è ge nerale, fece le campagne del '59-'60-'61 e '66 ed è decorato di una medaglia d'argen to e una di bronzo al valor militare. Er nesto sposò in prime nozze Rosa Massola da cui nacque GIULIO (n. Chieri, 13 mag gio 1878) e in seconde Margherita Zannone da cui nacque GUSTAVO (n. Firenze, 29 gennaio 1880), che è ufficiale di marina. Giulio sposò Efisia Demaria e da queste nozze nacquero : Celeste (n. Alessandria, 26 gennaio 1878) e ETTORE (n. 16 ottobre 1879), che è ufficiale di marina. I precitati Giulio, Gustavo, Ettore, Celeste e Gusta vo vennero riconosciuti nei titoli di nobili dei conti e nobili dei signori di Mombello con D. M. 14 settembre 1912. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob . Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.), signore di Mombello (mpr.), in persona di GIOVANNI LUIGI, di Giulio, di Luigi, di Giulio. Linea ultrogenita. Nobile dei conti (mf.), nobile dei signori di Mombello (mf.), in persona di GIULIO, di Ernesto, di Giulio, di Giulio. Fratello: GUSTAVO. Cugini: ETTORE e Celeste, di Giulio, di Giulio, di Giulio. Zio: GUSTAVO, di Giulio, di Giulio. l. b. LETTERA S * SOMMI PICENARDI. ARMA : Inquarta to: nel 1º e 4º partito : a destra di rosso alla fa scia d'argento, carica di un monte di 3 cime di verde uscen te dal lembo in feriore della fa scia, accompa gnata in capo da una ruota d'oro ed in punta da un bisante dello stesso; a sinistra d'oro all'aquila bicipite di nero, coronata del campo (Ruota); nel 2º e 3º d'az zurro al leone coronato d'oro, linguato ed ar mato di rosso, tenente con tre branche una co togna d'oro gam buta e fogliata PAGINA 363 di sei cime di verde, movente dal lembo inferiore della fascia, accompagnata in capo da una ruota d'oro ed in punta da un bisante dello stesso; a sinistra d'oro all'aquila di nero, coronata del campo e caricata in petto da una ruota d'oro (Ruota); nel 2º e 3º d'azzurro al leone coronato d'oro, tenente con le branche anteriori una cotogna di rosso (Sforza); sul tutto d'argento al liocorno di rosso, ritto e scodato (Picenardi) . (Arch. Stato Milano, Cod. Araldico, pag. 205). Alias: D'argento alla fascia di rosso (Arch. Stato Milano, Cod. Araldico, pag. 33 : Arma riconosciuta a Girolamo Sommi) Alias: D'argento al liocorno al naturale, rampante (Arch. Stato Milano, Cod. Araldico, pag. 90: Arma riconosciuta a Ottavio Luigi e Giuseppe Picenardi). DIMORA : Milano, Roma, Torre de' Pice nardi, Brembate Sopra (Bergamo) e Ol giate Calco (Como) . I più antichi documenti che della fami glia cremonese dei Sommi sono giunti sino a noi, risalgono all'undicesimo secolo. È una delle poche famiglie nobili italiane che vanta un'ininterrotta genealogia provata da autentiche pergamene, sino dal 1128 con ALBERICO da Sommo, che in detto an no fioriva. Se non provata, comunque è in teressante l'asserzione dell'autorevolissimo di verde (Sfor- storico cremonese, il Wüstenfeld, sulle più remote origini di questa stirpe. Egli è di avviso « za); sul tutto partito : a destra d'argento alla fa scia di rosso (Sommi) ; a sini stra d'argento al liocorno di ros so, ritto o scoda to (Picenardi) . CIMIERO : Un dra go di verde, na scente. SOSTEGNI : Due leoni d'oro af frontati. Alias: Inquartato : nel 1º e 4º par tito : a destra di rosso alla fascia d'argento carica ta di un monte altro non essere questa fami glia che la stessa degli antichi signori di Ticengo e di Fornoro, e che, come questi, prendesse il nome della terra di cui era signora : e infatti si chiamò DE Ѕоммо е DE SUMMO da un villaggio sulla sinistra del Po da essa tenuto in feudo da tempo immemorabile e al quale, in epoca remo tissima, si aggiunsero altri feudi, vesco vili » . In verità già nel secolo XII i Sommi era no investiti del feudo nobile, perpetuo, gentile, avito e proavito di alcune terre nel luogo di Sommo e di caccie, pesche, decime e molti altri diritti stabiliti su altre ventidue terre della diocesi cremonese. L'antica nobiltà della stirpe, la dovizia del censo, l'autorità stessa dei lontani pro genitori doveva comunque aver affermata la fama di questa famiglia nel cremonese e 1 PAGINA 364 fuori se già potente essa era al tempo delle fazioni, sì da guidare le sorti della parte guelfa in Cremona. Il citato Alberico fu tra i testimoni dell'atto con cui il 24 gen naio 1128 Oddone, abate del Monastero di S. Sisto in Piacenza, investe Oddone di Comazo Vice populi Cremonae della terza parte della Corte di Guastalla e dalla carta 2 aprile 1183, per compromesso coll'abate di Castiglione, risulta che Alberico era fra tello di ALBERTO e di CoORRADO. Alberto fu testimonio all'atto con cui l'imperatore Fe derico Barbarossa confermò il 27 dicembre 1175 ai signori di Bargone certi privilegi loro concessi dall'imperatore Corrado III e in una carta di investituta del 18 marzo 1179 è citato Potestas (Console) di Cremo na; Corrado è citato col nipote OTTONE col fratello Alberto alla Corte dei Pari ra dunata il 20 gennaio 1162 dal vescovo sci smatico, Prete di Medolao e fu console di Cremona nel 1181. Da Alberico nacque SILVAGNO citato co me vivente col padre nel compromesso 2 aprile 1183 e furono suoi fratelli, fra gli altri, GIOVANNI, che il 2 luglio 1202 rice vette, unitamente agli altri Sommi, l'inve stitura dei feudi aviti dal vescovo Siccardo, e fu console di Cremona nel 1204; GHE RARDO, nel 1191 console di Cremona; MA LADOBATO, compreso nell'investitura del vescovo Siccardo. Da Silvagno nacque MARTINO, che fu pa dre di ANGELERIO, che il 9 maggio 1267 assistette, come Legato di Cremona, alla Lega di Romano fra le città guelfe e ghi belline di Lombardia. Da lui nacque OL DOFREDO, padre di TAJONE, che è citato già defunto nell'investitura feudale accordata ai Sommi dal vescovo Pietro Cappello il 31 gennaio 1362. Fu padre di Guberto, inve stito dal predetto vescovo il 31 gennaio 1362. Prima di continuare il documentato filo genealogico diretto dal citato Guberto fino ai giorni nostri, ricorderemo che Corrado, fratello del capostipite Alberico, dette luo go ad una linea alla quale appartennero : CORRADO O CORRADINO, che il 16 dicembre 1188 fu presente al patto di lega fra Parma e Cremona e fu podestà di Cremona; OSPI NELLO, nel 1196 confaloniere del Capitolo di Cremona, nel 1219 ricevè con altri con LETTERA S cittadini da Federico II, a nome di Cremo na, l'investitura di Crema e dell'isola Ful cheria (Campi), nel 1221 fu Legato al Pon tefice per trattare i negozi di Cremona e di Piacenza, nel 1236 podestà di Parma e il 16 aprile 1229 con Molaro Molari, fu am basciatore di Cremona presso i Fiorentini per definire alcune vertenze di guerre esi stenti fra le due città; LUGARO, podestà di Mantova, dalla quale fu cacciato il 18 lu glio 1273 da Platamone della Fontana; UBERTO, detto BERTOLINO, di Rizzardo, pri mo podestà di Pavia nel 1228, poi podestà di Lucca nel 1230 e 1233, uomo pugnace e risoluto al quale papa Gregorio IX nel 1230 sferrò una Bolla di scomunica assol vendo i cremonesi dall'interdetto in cul erano caduti se avessero demoliti e distrut ti tutti i beni, le case, gli averi di Uberto Sommo « Deo et Ecclesiae Romanae rebel ti » avendo egli usurpato la signoria sulla Garfagnana pretesa dalla Chiesa di Roma; FRANCESCO, che fu tra i vicari del marche se di Monferrato (Muratori, Scrittori italia ni, XXIII). Inoltre dal citato Gherardo, fratello di Silvagno, e figlio di Alberico, si staccò un altro ramo al quale appartennero : GHERAR DO, che col fratello TRUGLIONE O TURLO NE, combattè fra le schiere di re Enzo, che furono sconfitte dai bolognesi a Fossalta il 26 maggio 1249 e con esse cadde prigio niero; GONZELMO, che il 9 gennaio 1269 fu rimesso in possesso delle decime di Al tavilla col diritto di percepire i frutti di detta Pieve e della quale la famiglia era stata spogliata ai tempi della dominazione del marchese Uberto Pallavicino; CINELLO, canonico della cattedrale di Cremona, uo mo feroce e di depravati costumi, e che nel 1312 intervenne alle elezioni del pode stà di Cremona, fu indagatore delle anti chità della città e, secondo l'opinione del l'Arisi, scrisse sulle origini delle chiese di Cremona e della diocesi, nonchè la vita dei vescovi cremonesi; CLEMENTE, arciprete di Casalbuttano e che nel 1499 fu tra i cremo nesi che sottoscrissero l'atto di dedizione della città alla Repubblica di Venezia. Altri rami generarono i figli di Alberico capostipite, RIBALDO E GIOVANNI. Al primo appartenne ALARIOLO, di Gaifero, ricorda to col padre nell'investitura 31 gennaio LETTERA S 1362 concessa dal vescovo Cappello; AN DREASIO, familiare dell'imperatore Carlo IX, cavaliere nel 1335 e conte palatino, BUZACARO O BONZANO, podestà di Bergamo nel 1274, nel 1305 fra i Sapienti della ga. bella di Cremona. Al secondo appartenne ro: BERNERIO, di Ugo, canonico della cat tedrale, poi vescovo di Cremona; ARMAN NO, detto MANNO ed anche ARMANNINO, podestà di Parma nel 1303, e fratello del predetto Bernerio e di Gregorio, nel 1313 podestà di Soncino, che difese Cremona dagli assalti che nel 1318 tentò Matteo Vi sconti per impadronirsi della città; Отто LINO, altro fratello, nel 1250 Pretore in Cremona; GIOVANNI E GIOVANNI NAXO, fi gli di Gregorio, che ebbero da re Giovanni di Boemia in feudo il castello della Pieve Altavilla, con diploma dato da Brescia il 30 gennaio 1331, feudo che in seguito pas sò ai Pallavicino e nel 1526 ai Rangoni per ritornare poi ai Pallavicino nel 1630, con servandovi però la casa Sommi alcuni be ni allodiali fin verso la metà del sec. XIX. Si contano ancora : MAFFEO, vicario di re Roberto d'Angiò in Vercelli nel 1314, poi podestà e capitano a Parma nel 1322 e addetto in Lucca nel 1333 alla persona di re Giovanni di Lussemburgo; GIANFRANCE. sco, çavaliere di S. Stefano di Toscana, comandante la guardia a cavallo del duca Cosimo de' Medici e suo ambasciatore a Ferrara e a Mantova nel 1567 e nel 1568 colonnello dei cavalleggeri medicei contro gli Ugonotti in Francia; DOMENICO, came riere segreto di papa Paolo III e vescovo di Bisignano nel 1548. Da Guberto, di Tajone, la linea prose. gue con GIACOMO, padre di Andrea, e che generò altro GUBERTO, che testò il 9 aprile 1500 e fu decurione di Cremona nel 1457. Fu questi padre di ANDREA, decurione nel 1515, fabbricere della cattedrale nel 1519. nominato cavaliere da Lodovico XII, re di Francia; MAURO, che fu deportato a Can dia dai veneziani perchè devoto agli Sfor za; GIOVANNI MARIA, decurione nel 1511, rettore dell'ospedale nel 1517, massaro del la Cattedrale nel 1508 e prefetto della Fab brica nel 1517. Il citato Andrea fu padre di AGOSTINO, che generò altro ANDREA, già defunto nel 1576 e ricordato col fratello Agostino nella investitura feudale conces PAGINA 365 sa alla casa Sommi dal vescovo Pietro Ac colti il 10 febbraio 1527. Mentre Andrea generò un ramo estinto, Agostino, suo fra tello, fu il continuatore della famiglia. Questi coi suoi discendenti fu sostituito al la metà dei beni della primogenitura ordi nata da Giacomo Maria Benzoni, nel suo testamento 1 aprile 1555 nel caso di estin zione di questa famiglia, caso che si veri ficò due secoli dopo, 8 giugno 1764, in cui morì il marchese Benzone Benzoni, ultimo di sua famiglia e fu allora che Girolamo, di Andrea Sommi, diretto discendente dal detto Agostino, venne in possesso dei beni fidecommissari Benzoni. Motivo di tale sostituzione derivò dal matrimonio del pre detto Agostino con Marta, di Teodoro Ben zoni, della celebre famiglia decurionale cremonese, e di Elena Stanga. Procreò Agostino altro ANDREA, morto 23 aprile 1609 e che sposò, 8 gennaio 1573, Giulia, di Girolamo Mainoldi che, fra gli altri fi gli, procreò GIOVANNI PAOLO, che nel 1602 fu alla guerra di Fiandra agli ordini del marchese Ambrogio Spinola e partecipò, dopo tre anni di assedio, alla presa di Ostenda, nel 1613 fu capitano di nuovo in Fiandra delle truppe del marchese Antonio Pallavicino e nel 1620 militò pure in Val tellina con le truppe milanesi; sposò in pri me nozze, 28 settembre 1626, Laura, di Giovanni Pietro Ala, patrizio decurionale di Cremona, e in seconde nozze Francesca, di Alessandro Picenardi, dando luogo ad un ramo oggi estinto. Altro figlio di An drea, e continuatore della linea, fu AGO STINO, n. 22 marzo 1595 e che si chiamò anche AGOSTO, che il 19 luglio 1621 venne a divisione dei beni col fratello Giovanni Paolo e ricevè l'investitura dei feudi aviti nel 1624 dal cardinale Campori; sposò Lu crezia, di Camillo Zanucca Scaglia, che gli generò AGOSTINO ALESSANDRO, canonico della Cattedrale di Cremona e che morì prevosto della detta il 15 settembre 1681 e altro AndreA, n. circa il 1626, e che ebbe molte rappresaglie con la casa Pallavicino, per il possesso dei beni aviti dei quali ave va ottenuta l'investitura dai vescovi Vi sconti, Isimbardi e Settala con atti 26 apri le 1661, 2 apr. 1681 e 25 lug. 1684. Questi, col predetto fratello Agostino e con tutti i discendenti, fu ascritto alla cittadinanza di PAGINA 366 Brescia il 24 febbraio 1680, nel 1668 era stato decurione, testò il 21 gennaio 1693 e morì il 22 gennaio 1694; il 15 maggio 1652 aveva sposato Claudia Ferrari, di Ce sare, patrizio decurionale di Cremona che gli generò sette figli : CAMILLO ANTONIO, n. 17 dicembre 1653 e che con istrumento 9 settembre 1706, essendo improle, fece donazione di tutti i suoi beni al nipote ANDREA, figlio del fratello Girolamo; PAO 1.0, 11. 20 febbraio 1655, ecclesiastico che appartenne a Roma e a Bologna alla Corte del cardinale Ludovisi; GIROLAMO (seguen te); CESARE ANTONIO, n. 22 luglio 1657, ascritto al Collegio dei Medici col titolo di conte cavaliere e che testò a favore del citato nipote Andrea; ALESSANDRO, gemel lo del predetto Cesare Antonio e morto improle: Lucrezia, n. 8 ottobre 1662, mo naca nelle Francescane della Pace in Cre mona e ALFONSO, 11. 16 settembre 1670, ecclesiastico, che testò pure a favore del nipote Andrea. GIROLAMO, continuatore della famiglia, 11. 7 maggio 1656, dottore in ambo le leg gi, aggregato al Collegio dei Giureconsulti di Cremona, decurione nel 1695, morto 24 giugno 1720, sposato 9 giugno 1692 con Teresa, di Bartolomeo Manara, patrizio cremonese, che gli generò quindici figli fra i quali ANDREA, n. 1 ottobre 1696, decurio ne nel 1722 e che nel 1734 acquistò dai marchesi Regazzi il palazzo di via S. Gal lo in Cremona ove trasportò la propria di mora; testò il 3 febbraio 1749 fondando una primogenitura sui beni di S. Lorenzo Mondinari, morì il 21 luglio 1752, il 20 lu glio 1722 aveva sposato la nobile cremone se Olimpia Pozzi, di Gio. Batta, dalla quale ebbe un unico figlio: GIROLAMO, n. 2 ottobre 1729, ristoratore delle fortune della famiglia e che con sen tenza del Senato milanese, 6 settembre 1775, conseguì i beni fidecommissari Ben zoni come discendente da Agostino Sommi; il 23 giugno 1724 ebbe l'ultima investitura feudale concessa a questa famiglia, morì il 23 giugno 1801 e nel 1774 fu l'ultimo dei decurioni di Cremona di questa casata; il 15 settembre 1770 ottenne dall'imperial R. Tribunale Araldico di Lombardia, il rico noscimento dell'antica nobiltà e l'ordine che lo stemma fosse delineato nel Codice LETTERAS Araldico; il 17 maggio 1756 aveva sposato Costanza Mainoldi Gallarati, figlia del con te Giulio Cesare, patrizio cremonese. Da questo matrimonio nacquero quattro fem mine e un maschio, tutti morti in tenera età, nonchè SERAFINO (seguente). SERAFINO, nacque il 17 novembre 1768, il 13 maggio 1805 fu deputato di Cremona a felicitare Napoleone I alla cerimonia del la sua incoronazione in Milano, il 17 giu gno dello stesso anno fu membro dei pos sidenti dell'alto Po e legislatore dello stes so dipartimento, il 1 agosto membro dei Corpo Legislativo del Regno e poi consi gliere comunale e l'anno appresso presi dente del Consiglio stesso. Tramontato il dominio napoleonico, il 24 aprile 1814 eb be l'arduo incarico dai Collegi elettorali del Regno di recarsi a Parigi al quartiere generale delle potenze alleate per esprime re i voti del popolo italiano; tornati gli austriaci, il 15 maggio 1815, con altri cit tadini, prestò in Milano il giuramento di fedeltà della città di Cremona all'impera tore d'Austria Francesco I e nel dicembre fu delegato dei cremonesi per ricevere l'imperatore stesso; nel 1816 fu deputato nobile di Cremona e riconfermato tale nel 1825. Fu erede del cugino conte Gio. Bat ta Biffi che gli lasciò una ragguardevole fortuna e una ricca collezione d'arte; testò il 16 giugno 1857 e morì il 22 settembre dello stesso anno; il 2 novembre 1816 fu a lui riconfermata l'antica nobiltà che gode va la famiglia prima del 1797 con Decr. del I'I. R. Commissione Araldica di Lombar dia; il to novembre 1789 aveva sposato Isabella del marchese Antonio Arrigucci, patrizio cremonese. Dal matrimonio di Serafino nacquero GI ROLAMO (seguente); ANTONIO, n. 28 ottobre 1802, tenente nel reggimento austriaco dei Dragoni di Toscana e che l'11 maggio 1828 aveva sposato Giustina Jeszenschy, di Gior gio, barone e nobile del regno d'Ungheria e che generò una linea collaterale tuttora vivente; Costanza, n. 3 dicembre 1790, scrittrice ed artista gentile che andò sposa a Curzio Corboli Aquilini, patrizio di Ur bino; Olimpia, n. 27 febbraio 1792, sposata col nobile Riccardo dei conti Bertoglio di Milano; Maria Teresa, n. 20 maggio 1703, sposata col nobile Antonio Avogadro dei LETTERAS conti di Colobiano; Laura, n. 10 novembre 1797, sposata al nobile Carlo Pasquali Bonfio, già Sfondrati, e che istituì eredi del proprio, e della terza parte del pingue patrimonio lasciatole dal marito, i figli di Girolamo e di Antonio Sommi Picenardi, suoi fratelli. GIROLAMO, n. in Cremona 18 gennaio 1801, capitano della Guardia Nazionale, prese parte alle Cinque giornate di Milano. Nel 1816 Ottavio Luigi Picenardi, marche se di Calvatone, unitamente al fratello Giuseppe, ultimi della loro famiglia, e pro zii di Girolamo e di Antonio, con istru mento di donazione chiamarono questi ul. timi a raccogliere ibeni, le ragioni, idiritti e il nome dei Picenardi. Con questo per venne in casa Sommi la villa delle Torri Picenardi, assai celebrata per le sue raccol te d'arte e per la sua architettura, nonchè il titolo di marchese sul feudo di Calvatone e pertinenze, feudo che era entrato in casa Picenardi in persona del capitano Sforza, avo dei suddetti Ottavio Luigi e Giuseppe, condiploma del 1714 dell'imperatore Carlo VI. Girolamo il 7 ottobre 1833 aveva spo. sato Paolina Besozzi, figlia del conte Ales sandro e di Ippolita dei conti Verri, che gli generò cinque figli: LUIGI, n. a Mi lano 30 agosto 1834, dottore in legge, nel 1862, membro della Congregazione della carità di Cremona, nel 1859 ufficiale del l'esercito Sardo, morto improle; GUIDO, n. in Cremona 16 novembre 1839, cultore di studi storici e letterari, cavaliere del S. M. C. diMalta e nel 1884 gran priore di Lom bardia e Venezia, socio di vari Istituti scientifici e letterari, membro della R. De putazione di Storia Patria per il Lombardo Veneto, autore di una documentata genea logia della propria famiglia, morto 23 giu gno 1914, sposato 30 giugno 1868 con la contessa Giulia Manna Roncadelli che gli generò GIROLAMO, n. nella villa di Grumo ne 23 agosto 1869, cavaliere di Malta, de putato al Parlamento, segretario di Lega zione, decorato di onorificenze italiane e straniere, morto 22 settembre 1926, sposa to inprime nozze 28 gennaio 1891 con Na dina di Basilewski, di Gregorio, nobile ereditario dell'Impero russo ed in seconde nozze Bianca Scegle, di Chicago, e dal quale discende il ramo attuale primogeni PAGINA 367 to; gli generò pure GALEAZZO, n. 2 agosto 1870, cav. di Malta, capitano di vascello nello Stato Maggiore della R. Marina, mor to improle 4 agosto 1916 nella grande guerra, comandante della « Leonardo », medaglia d'oro, e che il 27 giugno 1914 aveva sposato la nobile Gabriella dei conti Fabricotti di Firenze; GHERARDO, n. in Cremona 4 agosto 1841, membro della Con gregazione di Carità di Milano, morto 20 giugno 1904, sposato 9 luglio 1877 con Ma ria Anna del conte Giovanni Lurani Cer nuschi, patrizio milanese, e dai quali pro viene il ramo secondogenito; Roberto, n. in Milano 14 febbraio 1845, morto improle; Laura, n. Milano 4 novembre 1836, sposa ta 12 agosto 1869 con Girolamo Avogadro dei conti di Colobiano, patrizio di Novara. I Sommi dettero a Cremona complessiva mente 66 decurioni dei quali l'ultimo fu Girolamo, eletto nel 1754. Furono iscritti alla cittadinanza di Bologna nel 1581, a quella di Brescia nel 1680; vestirono tre volte l'abito dell'Ordine di Malta nel 1574, 1593 e 1872. I Picenardi ebbero fama in Cremona quando la città, perduta la libertà, era sog getta al principato straniero. Fu fra le più antiche ed illustri del luogo e diede alla patria 27 decurioni dei quali il primo fu BALDASSARE, eletto nel 1080, e l'ultimo fu LUIGI, eletto nel 1775. Conta una beata con ELISABETTA de' Picenardi, nata in Mantova nel 1428 e morta nel 1468, terzia ria dell'Ordine dei Servi e beatificata da papa Pio VII; un ANTON MARIA, eruditis simo nelle lingue antiche e moderne e nel l'astronomia, fu Legato a papa Paolo III ed ai Veneziani e guerreggiò, quale capi tano, contro i turchi; un ANNIBALE, fu ca stellano di Cremona, condottiero di fanti e castellano di Pavia nel 1529; SIGISMON DO, fu oratore a Filippo II e senatore di Milano nel 1560: SFORZA, commendatore di S. Stefano, fu al servizio della Corona cat tolica in Fiandra e nel 1580 in Portogallo, famigliare dei Medici e dei Gonzaga, e ar chitetto militare; OTTAVIÓ, pure comm. di S. Stefano, e defunto nel 1648, fu capitano dei Corazzieri medicei; GALEAZZO († 1667), fu capitano della milizia urbana di Cremo na; SFORZA Picenardi (n. 1659), capitano di fanti in Morea contro i turchi, fu erede PAGINA 368 dello zio marchese Francesco Ruota e nel 1714 dall'imperatore Carlo VI fu creato, coi figli, successori ed eredi, marchese di Calvatone; OTTAVIANO, lettore di diritto a Pavia, fu senatore nel 1620, presidente del Magistrato Ordinario, presiedette, col se natore Ava, il famoso processo degli Un tori, fu presidente del Senato nel 1640 е morì nel 1646; OTTAVIO Picenardi († 1722) fu vescovo di Reggio e principe. Ebbero i Picenardi la cittadinanza di Reggio nel 1702 e di Mantova nel 1442. Con Regio Assenso del 15 giugno 1882 di S. M. Umberto I, re d'Italia, il primo genito del ramo primogenito dei Sommi Picenardi fu autorizzato ad assumere il ti tolo di marchese di Calvatone che era per venuto per linea femminile dalla famiglia Picenardi. Con Decreti Ministeriali 27 gen naio 1887, trascritti nei registri della Con sulta Araldica il 29 stesso mese ed anno fu inoltre dichiarato spettare ad ANTONIO FRANCESCO e a GIORGIO ENRICO Sommi Pi cenardi del ramo secondogenito, i titoli di nobile dei marchesi di Calvatone e di patri zio di Cremona, trasmissibili, il primo ai loro discendenti d'ambo i sessi, legittimi e naturali per continuata linea retta masco lina, ed il secondo ai discendenti maschi da maschi, e lo stemma gentilizio (sopra descritto) trasmissibile ai discendenti d'am boi sessi; ed a GISELLA ELISABETTA Som mi Picenardi, nei Manna, il titolo persona le di nobile dei marchesi di Calvatone e lo stemma personale su detto. Il titolo di marchese di Calvatone, per maschi primogeniti, di signore di Sommo e di Pieve Altavilla per maschi, il tratta mento di don e donna furono riconosciuti con Decr. Minist. del 3 giugno 1909. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. con i titoli di marchese di Calvatone (mpr.), signore di Sommo e Pieve Altavil la (m.), trattamento di don e donna. Ramo primogenito GUIDO, di Girolamo, di Guido, di Giro lamo, di Serafino, di Girolamo, cavaliere d'on. e dev. del S. M. O. di Malta, n. a Mentone in Provenza, il 12 marzo 1892, spos. a Roma 10 marzo 1917 con donna Anna Maria dei principi Pignatelli Arago na Cortez di Terranova. LETTERAS Figlia: Nadia Rosa Maria, n. 16 maggio 1922. Ramo secondogenito GIOVANNI FRANCESCO, di Gherardo, di Girolamo, di Serafino, di Girolamo, n. a Milano, 29 giugno 1878, dottore in Belle Lettere, socio di vari Istituti Scientifici e Letterari. Fratelli: PAOLO, dottore in giurispruden za, n. a Milano 18 gennaio 1880, sposato a Genova 16 luglio 1905 con Emilia Cariola; Elisabetta, n. a Milano 25 dicembre 1880, spos. a Brembate Sopra (Bergamo) I set tembre 1906 con don Gian Luigi del conte don Carlo Ottavio Cornaggia Medici Ca stiglioni; Giacomina, n. a Milano 11 aprile 1883, spos. a Milano to settembre 1916 col conte Giovanni Calvi Parisetti di Coenzo; MARIO, n. a Milano 19 novembre 1887; Ma ria, n. a Milano 11 luglio 1895, spos. a Brembate Sopra nel novembre 1930 col no bile capitano Vittorio Ponzani, uff. d'ord. di S. A. R. il Principe di Piemonte. Figli di Paolo: GHERARDO, n. a Milano 7 agosto 1906; MARCO, n. ivi 23 apr. 1912. Ramo ultrogenito ANTONIO FRANCESCO, di Giuseppe, di Antonio, di Serafino, di Girolamo, n. a Pa derno 13 febbraio 1856. Fratelli: GIORGIO ENRICO, dottore in giu. risprudenza, n. 8 ottobre 1863, morto 23 ottobre 1916, spos. 20 maggio 1889 con Teresa Tessaroli; Gisella, n. 13 novembre 1861 , spos. 22 settembre 1882 con Ruggero Manna Roncadelli, patrizio cremonese. Figli di Giorgio Enrico: GASTONE ANTO NIO, n. 20 settembre 1893; Clara e Laura. V. S. SONCINI (CESTINI). ARMA: Troncato di rosso e d'az zurro ad un ce sto al naturale ricolmo di fiori d'oro, caricante sul tutto ed in abisso. Мотто: Virtus. DIMORA : Brescia e Torino. Famiglia origi LETTERAS naria dal Castello di Soncino, in terra Cre monese. Tra il XII e XIII secolo emigra rono in Brescia parecchie famiglie, le qua li abbandonarono gli antichi cognomi per assumere quello indicante il luogo d'origi ne. In Brescia fioriscono oggi due di co deste famiglie le quali per distinguersi ag giunsero al proprio un altro cognome : i Soncini-Cestini e i Soncini-Corvini. Persone di questa famiglia appaiono ri petutamente negli antichi documenti : un GIACOMO « de' Soncino » venne eletto tra i Sapientes o Savi della città nel 1292. Da GIOVANNI, vivente nel 1388, nacque BAR TOLOMEO, che, assieme al figlio GIOVANNI, fu tra i valorosi difensori delle mura di Brescia nell'assedio durissimo del 1438. Sono costoro i certi antenati della genealo gia dei « de' Soncino » detti Cestini, dalla insegna mercantile, che poi venne adottata nello stemma. Da Giovanni nacque FRAN CESCO, il quale col figlio ANNIBALE combat tè valorosamente all'assedio di Gastone di Foix nel 1512 e assieme furono fatti pri gionieri e per il loro riscatto dovettero sborsare 740 ducati d'oro. Gli altri due figli di Francesco, CALIME RIO E GIOVANNI BATTISTA, ebbero discen denza che si estinse nel secolo XVI. Da Annibale invece discende il ramo vivente, attraverso i secoli, nel seguente ordine, da padre in figlio : BARTOLOMEO, di Anni bale (già morto nel 1588), SCIPIONE, BAR TOLOMEO (n. 1629), PIETRO FRANCESCO (n. 1661), spos. 1688 con la nob. Paola Ponto glio, da cui ANNIBALE (n. 1698), la discen denza del quale si estinse dopo due gene razioni, e LODOVICO (n. 1702), che dalla SONCINI (CORVINI) . moglie Lelia Ferrari ebbe ANTONIO, il qua le, sposata Elisabetta Cortellini, prese sta biledimora in Longhena (provincia di Bre scia). Egli ebbe nove figli : di questi Lodovico (n. 1812) generò parecchi figli morti tutti senza discendenza; GIUSEPPE (n. 1816, † 1895) ebbe la numerosa prole che più avan ti verrà elencata e BENVENUTO (1822-1889) che dalla moglie Giulia Morandi ebbe An ΤΟΝΙΟ (1855-1901), padre di Antonietta n. 1892), sp. L. Peroni e di Giulia (n. 1898), sp. N. Berlendis. Il sopra menzionato Giuseppe sposò Lui sa Polonio dalla quale ebbe otto figli : PAGINA 369 1 ) ANTONIO (1851-1928), che in Brescia fu bibliotecario alla Queriniana e vice-se gretario dell'Ateneo, marito di Giuseppi na Orlandi (n. 1866), da cui : a) Maria (n. 6 aprile 1896), sposata col barone Mario Baratelli; b) Luisa (n. 11 marzo 1903); c) GIUSEPPE (n. 13 marzo 1908). 2) SANTO (n. 1852), stabilitosi a Torino, spos. con Carmela Ferelli, da cui : a) GIU SEPPE (n. 20 novembre 1886); b) АMEDEO (n. 18 ottobre 1887), sposato con Maria Occelli da cui : SANTO, n. 1932; c) Luigina (n. 24 settembre 1890); d) Emma (n. 10 aprile 1903), spos. con l'Ing. Francesco Gugliotta. 3) Emilia (n. 1856, † 1888) in Gasco. 4) Sara (n. 1858, † 1911) in Marini. 5) GIOVITA (n. 1862), spos. con Maria Scaglia, n. 1866, da cui : a) MODESTO (n. 1891); b) Luisa (n. 1892); c) Francesca (n. 1897); d) Emilia (n. 1899); e) PIETRO ( 1901), sposa Rosalinda Alberti, da cui: GIUSEPPE (n. 1925) ed ORLANDO (n. 1926); f) Anna (n. 1904), spos. con P. Alghisi; g) ANTONIO (n. 1906), spos. con Laura Ab biati) 6) Giuseppina (n. 1865), spos. con Giu lio Minola. 7) Marianna (n. 1868, † 1917), spos. con Ruggero Migliazza Spizzi. 8) LUIGI (n. 1871), spos. con Maria Co dazzi, da cui: a) Erminia (n. 1903); b) GIUSEPPE (n. 1911) . La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff. della Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.) . f. l. ARMA : Semitron cato partito : nel 1º fasciato d'oro e di rosso; nel 2º d'argento pieno; nel 3º di verde pieno; sul tutto, in punta, un cor vo di nero attra versante, tenen te nel becco un anello d'oro con diamante, ed appollaiato sopra un dardo di rosso, posto in fascia. Araldica 24 PAGINA 370 Мотто : Virtus. DIMORA : Brescia. Di famiglia originaria da Soncino, come si disse per la famiglia precedente. Viveva coi fratelli in Brescia sul principio del 1400, ANTONIO il quale, morto attorno al 1450, ebbe tre figli : GIACOMO, Domenico ed un figlio postumo cui fu dato il nome paterno. Da Giacomo discese il ramo che si estin se con FAUSTO sulla fine del secolo XVIII. Da Domenico ebbe origine il ramo che finì presso a poco alla stessa epoca; da ANTO NIO II proviene il ramo vivente. Fu suo figlio PIETRO, il quale dalla moglie Gero loma Comotti ebbe GIOVANNI FRANCESCO, noto monaco Camaldolense, e GIOVANNI BATTISTA, Ufficiale all'Estimo nello Stato di Milano, marito di Maddalena Foresti e padre di FAUSTO, dottore in legge, Lettore in Parma poi a Bologna morto nel 1630 е di IPPOLITO, che guerreggiò nell'esercito spagnolo e fu nominato Governatore di Modica, Alcamo ed altri paesi, di QUINTO FABIO, che fu per sei volte deputato pub blico, podestà di Salò nel 1610 e sposò Giu stina Pezzana. Da questo matrimonio nacque GEROLA Mo, il canonico LELIO, dottore collegiato, GIOVANNI BATTISTA, Lettore di medicina a Padova, poi a Pisa, indi a Bologna, CARLO, il quale seguendo le orme dello zio Ippo lito, guerreggiò in Italia, in Francia e nel le Fiandre conducendo uomini a sue spese agli ordini del Granduca di Toscana negli Eserciti della Lega (1643), ed infine VIR SONNI. GINIO (n. 1596), versato in letteratura, eletto a diverse cariche in città, che tolse in moglie la nob. Lucrezia Sala dalla quale ebbe QUINTO FABIO (1641-1698), provin ciale dei Cappuccini, ANTONIO, canonico e Vicario generale della diocesi bresciana e LELIO (n. 1634), dottore di collegio, mari to nel 1695 della nob. Barbara di Ercole Fenaroli e padre di VIRGINIO (n. 1697), il quale sposò nel 1730 la nob. Gerolama Rampinelli. Dei figli di costoro tre furono della Com pagnia di Gesù, due figlie agostiniane e ANTONIO (n. 1739) ebbe in moglie la nob. Elisabetta dei conti Soardi, bresciani (1760 1844) , dalla quale ebbe GIOVANNI BATTI STA, erudito e letterato che commentò la Divina Commedia e tradusse in terza rima LETTERAS il primo libro dell'Iliade. Amico dei pa trioti del suo tempo, ed in modo speciale dei fratelli Ugoni, ne sposò una sorella, Lucia (1792-1871), dalla quale ebbe Ceci lia in Smancini, Antonio (1817-1896), spo sato nel 1846 con Matilde Rota (1824 1896) , Caterina (n. 1818), sposata con F. Rota, Elisa (n. 1822-1888), Elena (1823 1842), Marianna (n. 1831), spos. con A. Bonoris, ERCOLE (n. 1833) . Da Antonio nacquero : 1) GIUSEPPE (n. 1850-1923), sposato con la baronessa Emi lia Fluck von Leidenkron; 2) Lucia (n. 1853), sposata con Carlo de Micheli, magi strato consigliere di Corte d'Appello; 3) Paolina (1856-1920); 4) Giulia (n. 1858), sposata con l'avv. Luigi Gallia; 5) GIO VANNI BATTISTA (n. 28 febbraio 1861), in gegnere, cav. della Cor. d'Italia; 6) FEDE RICO (n. 1864-1927), sposato nel 1898 con Ada Cadolino (n. 10 novembre 1872), da cui : a) ANTONIO (n. 10 marzo 1899), spo sato nel 1926 con Emma Cadeo (n. 15 ot tobre 1903) da cui: Cecilia (n. 2 settembre 1932); b) GIOVANNI (n. 25 aprile 1904), in gegnere, ten. di compl. d'artiglieria; c) ERCOLÉ (n. 2 ottobre 1909). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. col titolo di nobile (mf.), in persona di GIO. BATTISTA, di Antonio. Nipoti (figli del fratello Federico): AN TONIO, GIOVANNI, ERCOLE. f. l. ARMA : D'argento alla fascia di az zurro carica di una stella (6) d'oro, accompa gnata in capo da un papavero di rosso, ed in pun ta da un monte di tre cime all'i taliana di verde, movente dalla stessa. DIMORA : Roma, S. Benedetto del Tronto e Portocivitanova. Con deliberazione della Magistratura e del Consiglio Tolentinate in data 30 luglio LETTERA S 1753, a NICOLA Sonni e sua discendenza in perpetuo, fu concessa la nobiltà di I gra do della città di Tolentino. La famiglia è iscritta nell'Elenco Nob. Uff. Ital. con il titolo di patrizio di Tolen tino (mf.), ed è rappresentata da : Ramo primogenito Marianna, n. Tolentino 23 novembre SOPRANI. 1854 dai fu Ludovico (1823, † 1875), e fu Annunziata Reali; sp. a Domenico Erco loni di Ascoli Piceno (resid.: Roma, via Cagliari, 13) . Nipote: (figlia di Socrate (1853, † 1923), di Ludovico, fratello di Marianna, e di Carolina Guidoni da Tolentino) : Eida, n. Tolentino, 25 marzo 1879, sp. 24 febbraio 1916 a Girolamo Orlando di Novara. Ramo secondogenito RENATO, n. a Chieti nel 1899; figlio del fu Angelo (1858, † 1923), di Ludovico, e Caterina Nigra; sp. 26 agosto 1918 con Maria Mercarelli. Figlio: SILVESTRO, n. a S. Elpidio a Ma re, 20 giugno 1919 (resid.: S. Benedetto del Tronto). Sorella: Albertina, n. Chieti, 6 giugno 1892; sp. 16 febbraio 1921 con Bonaventu ra Ottaviani (resid.: Portocivitanova). p. c. b. o. * SONNINO. ARMA: Troncato di rosso e d'az zurro da una fa scia d'oro soste nente un leone di argento, na scente. DIMORA: Livorno, Firenze e Roma. S. M. Umber to I, Re d'Italia, con suo R. Decre to di motu-proprio del 1882, concesse a questa famiglia, alla quale appartenne il senatore e ministro SIDNEY Sonnino, il ti tolo di barone con trasmissione primoge niale mascolina. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (mpr.), in perso na di GIORGIO (†), di Isacco. PAGINA 371 Figlie: Margherita in Somma; Giorgina in Guzzolino. Fratelli: SIDNEY (†), Alice ved. Ghibez zi; Edith, ved. di Francesco De Renzis; Emmelina ved. di Cola De Renzis. V. S. ARMA: Inquarta to : nel rº e 4º d'argento, alla torre di rosso, merlata di 4 pez zi alla ghibelli na, aperta e fine strata del campo; nel 2º e 3º d'az zurro al monte di tre cime d'o ro, movente dal la punta e sormontato da due stelle d'oro. DIMORA : Piacenza. Famiglia originaria di Piacenza. Un GIOVANNI URBANO Soprani, dottore colle giato, iscritto nell' Albo Piacentino nel 1470, fu giureconsulto distinto e venne detto il Sapiente. Un NICOLÒ, insigne giu reconsulto, fu inviato dai concittadini in Fiandra presso Alessandro Farnese nel 1587 per chiedere il ripristinamento a Pia cenza del Consiglio di Giustizia insediato a Parma; nel 1595 venne nominato con pa tente ducale commissario generale e visita tore degli Stati di Castro e Ronciglione. I due fratelli VINCENZO e CARLO ottennero coi loro discendenti maschi, da Ranuccio Farnese, con privilegio del 24 novembre 1678, il titolo di conte. FRANCESCO, figlio di Nicolò (1745-1820), fu chiaro letterato, fu intimo del Giordani, che per lui dettò la seguente iscrizione : « Francesco del Co. Nicolò Soprani gentile ingegno ornato di lettere e di facondia — nettissimo di su perbia e di vilezza tenace del giusto e pietoso a' poveri — buono in casa e in cit tà- morto sessagenario ai 3 di marzo 1840 meritò nelle esequie- straordinari se gni di universale benevolenza » . Sua fi glia Albina, nata da Luigia Caravel, sposò il conte Perletti; fu forbita scrittrice e poe tessa gentile. PAGINA 372 La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (m.), in persona dei disc. da Vincenzo (1678), ed è rappresen tata da NICOLÒ, di Francesco, di Nicolò. Figli: FRANCESCO, Teodolinda, Carolina in Comassio. Figli di Francesco: FERDINANDO, Eva in Ferrini. * SOPRANIS. g. d. ARMA: D'azzurro al leone corona to d'oro, sedente in maestà sulla pianura erbosa al naturale. DIMORA : Genova. Fu l'Albergo So pranis uno di quel li costituitisi a Ge nova sullo scorcio del XIV ed ai pri mordi del XV secolo. Sembra il nome de rivi da Ottino Soprano, figlio di Telamosi no de' Telamosini « de Cremona, civis et habitator Januae », che appare con la mo glie Ginevra Cigala in cartulari del Banco di S. Giorgio degli anni 1345, 1348, 1383, ambasciatore al Signore di Milano nel 1342, suocero di Emanuele Squarciafico (1400) . Opicio Sovrano appare pure nei cartulari di S. Giorgio del 1363. Giovanni (di Ventimiglia) ivi pure nel 1364, podestà di Arcola nel 1342. Molte furono le famiglie che costituiro no questo Albergo, il che ne dimostra l'an tichità. 1. Giudice. Paolo Sopranis o Iudex è nominato in atti Andreolo Cayto (1404). 2. Spezia.- Raffo de Sopranis o Specia in fasciculi notariorum (1424) . è testimonio in convenzioni di Scio (1402); in atti Luigi Tarigo (1404). Bartolomeo (1420), segretario di Alfonso d'Aragona re di Napoli, scrittore, ambasciatore, provvi de grano in tempo di carestia; concorse a pacificare i genovesi con re Alfonso. Gia como, elettore in S. Giorgio (1436). 3. Accursio. Giovanni Sopranis o de Accursio in atti Andrioli Cayti (1404), in compere S. Giorgio (1408). 4. De Persio. Pietro, anziano (1404, LETTERAS 1413, 1417), elettore (1404), officiale di provvigione (1410), emendatore delle ga belle (1415), officiale di Romania (1417, 1422), console dei Catalani (1420), salvator del popolo (1420), partitore delle avarie (1424). Sua cappella (1414) e sua lapide (1417) nella chiesa e nella sacrestia del Carmine. 5. De Pinu. Marco in atti 1405; Gio vanni de Sopranis de Pinu in compere di S. Giorgio (1408, 1430), anziano (1410), officiale di Romania (1412), padrone di Galea (1416), elettore (1417), officiale del sale (1417); Giuliano in compere (1414), anziano (1415, 1417); Stefano, console dei Catalani in Caffa (1447, notaro Andrea de Corio), luogotenente in Pera (1447). 6. De Benedetti.- Bartolomeo e sua moglie Violante Toso in compere di San Giorgio (1408), in atti di Giovanni de Pi neto (1412). Guizardo in atti Gio. 7. Caparaggia. de Alegro (1404, 1413). 8. Taddei. Quilico, notaro, capitano a Galata (1384), all'impresa contro Tunisi ( 1388), ambasciatore al Papa (1396), pode stà di Pera (1411), si fece dire Sopranis co me in atto 9 marzo 1415, ufficiale di prov vigione, anziano (1417); Raffaele, pure an ziano (1417) . 9. De Facio. Originari di Corsica, par te si fecero dire Sopranis. Donato « abbas emit oppidum Calvi in Corsica »; Luchino fu candidato al Dogato (1350); Clemente, capitano di dieci galee, portò a Genova Pa pa Urbano VI; suo figlio Giovanni fu com missario, anziano. 10. Musso. Percivalle Sopranis o Mus so, anziano, genero di Giannotto del Car mo (1412). 11. De Carmo. 12. Pico. Benedetto e Agostino Simone, console delle cale ghe (1413); Geronimo in cartulari di Me liaduce Salvago (1442, 1447); Agostino e Giovanni in atti Bradio de Bagnara (1432); Ambrogio elettore (1477); al giuramento di fedeltà al Duca di Milano (1488). 13. De Pagana. Gio. Corvario (1430). 14. Donati. Giovanni in atti di Giuliano, officiale di mo. neta (1474), id. di S. Giorgio (1475), capi tano di libertà (1478), anziano (1481), com LETTERAS missario in riviera (1481 e 1485); Bartolo meo, mercante gulelfo (1500); Gaspare So pranis Donato in atti di sicurtà (1487 e 1498), sindicatore (1498), officiale di Ban chi (1498), anziano (1500), officiale di San Giorgio (1500), clavigero di S. Giovanni Battista (1500), console di Tunisi, amba sciatore all'imperatore di Costantinopoli (vedi Istruzioni del Governo della Serenis sima Repubblica, in Atti della Società di Storia Patria, vol. XXXII), catturato sulla nave Gropalla, officiale di gazzaria (1511), morto 1512 (vedi atti Nicola de Brignali, cancelliere). 15. Bandinelli. Antonio, consigliere (1437), Tomaso, anziano (1506), console di ragione (1506), della Compagnia della Pa ce (1509), guelfo, officiale di sanità (1514), proposto per podestà di Scio (1515), sindi catore (1516), officiale di Banchi (1511), di mercanzia (1520). 16. De Riparolio. Beato Bonifacio, dei Minori Osservanti (1330); Luigi, capi tano della libertà (1477), (vedi Della Cella); Francesco, ufficiale di moneta (1484), com missario (1484), anziano (1485 e 1493), partecipe in una nave (1486), proposto per podestà di Scio (1494); Giannotto, parteci pe inuna nave (1484), officiale di mercan zia (1487), di moneta (1488), di S. Giovan ni (1490), anziano e clavigero del Sudario (1509), mercante ghibellino; Antonio, qm. Giacomo, mercante ghibellino, sindicatore (1503), console delle caleghe (1505); Bar tolomeo, qm. Giannotto, anziano (1506), ufficiale di mercanzia (1519); Pietro, della Compagnia della Pace (1509); Francesco, mercante ghibellino (1518), come Geroni mo, qm. Giannotto, officiale di moneta (1519). I Sopranis de Riparolio, entrati nel 1528 nell'Albergo Cibo, si estinsero nel rev. Ar cangelo, religioso teatino (vedi atti Gian nettino Odone, 21-23 aprile 1660). 17. De Andoria. Venendo da ultimo a parlare di questa famiglia, alla quale ap partengono gli attuali rappresentanti dei Sopranis ed il nome della quale si incontra già nel 1294 il 13 aprile con Pietro de An doria, compreso in una lista di danneggiati dai corsari greci, conviene osservare che anche questa era costituita da diverse fa miglie, come Morino, Giuba, Negri, Agne PAGINA 373 se, Bonanato, che dalla comune località di origine, Andora in riviera di Ponente, ave vano probabilmente tolto il cognome. Infatti in un atto di compera del 1402 appaiono due fratelli Morino de Andoria; in atti del notaio Gio. Brignali (1451) sono nominati Nicolò Giuba de Andoria e sua moglie Mariola, di Nicolò Cigala; si ha nel 1445 supplica per abitar Genova di Giaco mo, qm. Andrea, di Negro di Andora, che è teste in atti di Gerolamo Carrega del 1448. Esisteva nella chiesa di S. Domenico sepoltura di Bartolomeo Negri de Andoria sotto la data del 1446. Bernardo Agnese De Andoria è nominato in compere di S. Gior gio del 1402. Bonanato del Molo è uno dei sei consoli nel 1100 (Giorgio Stella, libro I : Cristoforo Ciprio- Historia). Lo storico Caffaro lo chiama Bonnomarus e mons. Giustiniani Bonamato; forse per errore di copista. Alò Boneanà sottoscrive alla pace pisana nel 1188, Guglielmo è consigliere nel 1262 (vedi Roccatagliata), Bonanatus de Bona nato è compreso in una lista di cittadini genovesi che avevano subito danni a Salo nicco, per i quali gli ambasciatori della Repubblica dovevano chiedere riparazione all'imperatore a Costantinopoli (vedi istru zione all'ambasciatore Nicolò Spinola del 1294). Lo stesso appare in cartulario di San Giorgio (1334), come Giorgio e Andreolo... « qui stat ante turrim Albarii » nel 1348. Antonio di Andora o Antonio Bonanato di Andora appare in cartularo « comperae Monaci » nel 1357 a carte 17 e 24 con la dicitura : « ...sub nomen eiusdem Antonii qui tamen inscribitur Antonius Bonanatus de Andoria ». Questi fu padre di Selvag gia, Angelina, notata in cartulario di San Giorgio come « filia » qm. Antonii Bona nati de Andoria, di Agostino, Maddalena e Giacomo. Da lui discendono i De Andoria detti poi Sopranis. Marco, ortolano in Bi sagno (1312) . Giovanni de Andoria posse deva casa in « carroggio » dell'Oliva (1339, atti Giorgio Ponte); Oddo è notato in co nestagia mascheronae (1353); Andriolo in quella di Santa Croce (1353), e così parec chi altri in altre di tali compagnie; Luigi, notaro (1361), console delle caleghe (1372), consigliere (1381), anziano (1391, 1401); Lanzarotto, drapero, consigliere (1383), in PAGINA 374 atto di compera (1388); Raimondo, taver naro, consigliere (1368); Anselmo, consi gliere (1398); Giovanni, console di S. Pao 10 (1403); Benedetto, notaro del podestà (1404) , cancelliere dal 1410 al 1420; Batti sta, qm. Francesco, in atti Antonio Bebe rone (1409), notaro (1411), console delle caleghe (1410) . L'Antonio Bonanato de Andoria, di cui sopra, è iscritto nella conestagia di Ponti cello nel 1353 e in quella di S. Fede nel 1356 come tavernaro, in compera di San Giorgio, donde si rileva essere egli padre di Guirardo; Agostino, altro suo figlio (ve di Federici: Fasti), consigliere nel 1391, anziano nel 1412, capitano di 200 fanti a custodia della città nel 1415 come confi dente di ambo le parti, mettendo così fine alle lotte fra Adorni, Guarachi, Montaldi, Fregosi e Spinola (vedi Federici, Ganduc cio, Giustiniani, Foglietta, Recco), padre del Comune (1426); sua sepoltura in San Francesco di Castelletto. Agostino, di Agostino, officiale di mer canzia (1447, 1456, 1460), del mare (1464). Baldassarre, qm. Gabriele, anziano (1431) , consigliere (1437-38), padre del Co mune (1439); Melchiorre, suo fratello, car cerato per debiti, poi censore (1480). Raf faele, di Agostino, fu ambasciatore al re Alfonso (1444), capitano di Famagosta (1462), anziano (1475); nello stesso anno capitano di quattro galee contro i Cata lani, ambasciatore in Francia (1479), com missario in Corsica e clavigero del Catino (1480), sindicatore (1483) (v. Federici, ecc.) . Dal suo testamento del 1495 appare marito di : 1) Claretta Mersalina; 2) di Catetta Italiana e padre di Giacomo, Filip po, Antonio, Bernardo ai quali lega fra l'altro i suoi vestiti a seconda della corpo ratura di ciascuno. Geromino, di Agostino, officiale di vettovaglie nel 1478, di S. Gio vanni nel 1482, è mandato in difesa di Sar zana contro i fiorentini nel 1458 (Federici, Ganduccio), Rolando e Antonio, ortolani in atti Gio. de Luco (1449-1451), Manfredo, Battino, in giuramento al duca di Milano (1488). Così Bernardo, mercante ghibelli no, ufficiale di moneta (1493), anziano (1498-1514), marito di Battina Adorno. Giacomo, cittadino « de populo grasso », riformatore delle leggi (1500), anziano LETTERAS (1501 e 1505), officiale di mercanzia e di misericordia (1503), di S. Giovanni (1506), ghibellino, custode del Catino (1503), са po del popolo (1506), fra i 14 cittadini con dotti da Luigi XIII a Milano (1507). Bal dassarre, anziano (1514), Bartolomeo, pa dre del comune (1515) . Nella riforma dello stato di Andrea Do ria del 1528 era stato stabilito in un primo tempo di mantenere fra i 28 alberghi l'al bergo Sopranis: invece di esso vi fu inclu sa la famiglia Cibo ed in essa ascritti i So pranis de Riparolio in persona di Pietro Giovanni; Geronimo, Giacomo Antonio e i Sopranis de Andoria in persona di Ober to, Filippo, Francesco, Giovanni Battista, Raffaele, Stefano, Bernardo e i Sopranis de Pinu in persona di Giovanni Battista. Anche altri Andora, che non avevano as sunto il nome Sopranis entrarono nell'al bergo Cibo : questi, dopo la legge del 1576, che permetteva alle varie famiglie di riprendere il loro nome, furono posti fra i Sopranis per decreto del Senato del 28 febbraio 1584. I Sopranis come le altre famiglie geno vesi si applicarono al commercio e all'in dustria. Nel XIV secolo ebbero in pegno l'isola di Tabarca a garanzia di somme im prestate pel riscatto del corsaro Dragut (v. Casoni, Annali) . Fra i mercanti geno vesi risiedenti a Bruges nel 1496 sono no minati Francesco e Giannotto Sopranis. Documenti del 1517 e del 1565 parlano di << aedificium a sucaris » gestito alla gran Canaria da Bernardo de Sopranis in socie tà con Gaspare e Sebastiano Oliva. In conseguenza del commercio, ebbero i Sopranis frequenti soggiorni all'estero, ed all'estero si stabilirono rami della fami glia. Atti notarili in spagnolo datati del 1517 a Siviglia parlano di Caterina Calde rina, vedova di Gio. Antonio de Sopranis e delle figlie doña Leonora, doña Maria e doña Isabella e di Bernardo loro fratello, residente a Messina, ove risultano pure residenti Oberto e Adamo Sopranis; come Bernardo Cibo (de Sopranis) a Fiesse nel 1584 (notaro Iacobus Mattheus Masottus). Filippo, figlio di Giacomo, si trasferì al le Canarie ove sposò Chiara de Castiglia, dalla quale ebbe : Giacomo, Geronima in don Giovanni Pacieco Benavides, gover LETTERA S natore delle Canarie e Anna; morì questa nel 1591 in odore di santità : « ...spicca rono in lei in grado veramente eroico tut te le cristiane virtù et i doni soprannatu rali della divina grazia, come in « Istoria della sua vita » (Fasti del Federici, note manoscritte in Archivio Sopranis). Nel 1599 Gio. Francesco Sopranis, qm. Gaspa re, fa procura a Giovanni Battista Sopra nis, qm. Antonio, da Londra il 5 di gen naio. Nel 1609 Giovanni Battista Sopranis offre in Napoli nobilissimo convito a Gian Vincenzo Imperiale (Atti della Società di Storia Patria, vol. « Viaggi di Gian Vin cenzo Imperiale »). Una dichiarazione del doge e dei governatori della Serenissima Repubblica del 1626 attesta che Giovanni Battista, qm. Gio. Antonio, residente a S. Cristobal de Tenerife è iscritto nel Libro della nobiltà della Repubblica, ed è perciò riconosciuto dalle autorità spagnole come caballero e hidalgo. Lettere datate da Ca dice II settembre 1778, 1° giugno 1779 е 30 novembre 1787 indirizzate da Antonio Sopranis ai Sopranis di Genova, attestano essere egli discendente da Stefano Cibo de Sopranis, passato con altri nobili genovesi in Spagna, ove si stabilì a Xeres, fu dei primi regidori del Consiglio di Cadice, co me parecchi suoi successori, fra i quali un Giacomo, nominato il 6 marzo 1581 ser gente maggiore di milizia e regidore, ca riche sempre rimaste nella famiglia. Que sta continuava ancora insignita di titoli nobiliari nella prima metà del secolo XIX. Fra i molti membri della famiglia, che dopo il 1528 la onorarono in patria son da ricordare i senatori: Cosimo (1588, 1599, 1606); Bernardo (1590), che aveva effigie marmorea nella cappella gentilizia di S. Francesco di Castelletto; Antonio Maria (1649, 1653, 1657), morto in questo anno di peste; Raffaele (1659) di cui si parlerà più avanti; Sebastiano (1662, 1667, 1673, 1676); Francesco Maria (1714); Ber nardo, qm. Sebastiano (1716); Giovanni Battista (1748), 1753, 1778) . Francesco fu capitano di Pieve di Teco nel 1612; come Domenico nel 1632, che lo fu di Rapallo nel 1634 (Rossi, Storia di Sanremo, Della Cella). Bernardo fu capi tano a Novi nel 1710 e commissario a San remo nel 1728-29: il suo governo fu fortu PAGINA 375 noso per l'applicazione di nuove gabelle (Rossi, opera citata). Più fortunato suo figlio Giovanni Battista, governatore di Finale nel 1731, governatore di Corsica nel 1760, commissario a Sanremo nel 1765 1766-1767. Sebastiano fu capitano di Chia vari (1730). Bernardo fu governatore di Novi (1792), Angelo Alberto, suo fratello, di Finale (1796) . Nel campo storico, letterario e artistico emersero : Gio. Gerolamo, gesuita, erudito in lettere sacre, prefetto del Collegio Ro mano. Pubblicò opere teologiche e morali, un compendio della vita di S. Francesco Saverio (Roma, Bartolomeo Zanetti, 1622). Morì a Viterbo nel 1629. Parlano di lui Filippo Alegambe in Biblioteca Scripto rum S. I., e Leone Allain in Huomini il lustri. Nel 1643 fu pubblicato in Lione da Lorenzo Amisson : David Ioannis Hiero nymis Sopranis genuensis e Societate Iesu commentario illustratus. Raffaele, nato 1'8 gennaio 1612 dal se natore Antonio Maria e da Geronima Oli va, a 28 anni sposò Bianca Lucia, figlia del doge Leonardo Della Torre dalla quale ebbe: Bernardo, Oberto, Agostino, che non lasciarono discendenti; fu senatore nel 1660 е 1663. Ebbe vari maestri di disegno e di pittura, fra i quali il celebre Pellegro Piola e si dimostrò assai valente in que st'arte. Come scrittore compose fra le al tre opere : « Li scrittori della Liguria e particolarmente della marittima » (in4°, Genova, 1667, presso Pietro Calenzani); « La vita della ven. Suor Tomasa Fieschi>>> (in-4°, Benedetto Celle); « Vita dei geno vesi pittori », pubblicato dopo la sua mor te dall'amico Gio. Nicolò Cavanna, che vi aggiunse la vita dell'autore (Genova, pres so Giuseppe Bottaro e G. B. Tiboldi, 1674); « La sua vita »; « Trattato delle an tiche medaglie »; « Vita della ven. donna Anna Sopranis », quasi ultimata. Appena cominciate : « Note Historiche per la ge novese historia »; « I liguri illustri »; « Di scorso sulla famiglia Sopranis ». Rimasto vedovo nel 1671 entrò negli ordini sacri, morì il 2 gennaio 1672, un mese prima di essere ordinato sacerdote. I suoi scritti sono assai apprezzati dai cultori di storia e di arte: una piazza nei nuovi quartieri di Genova porta il suo nome. PAGINA 376 L'albero di discendenza si può stabilire così : ANTONIO de Andoria, detto anche Antonio Bonanato de Andoria, ebbe AGO STINO, marito di Isabella Guasco (suo te stamento 1431), donde RAFFAELE, marito : 1º) di Violantina Merlasina; 2°) di Catetta Italiana (testamento 1° gennaio 1495), da lui ANTONIO, da questo OBERTO (testamen to 27 ottobre 1567, notaio Leonardo Ca mulio), ascritto nel 1528 in famiglia Cibo, che da Eleonora d'Escovar ebbe BERNAR DO (testamento 23 settembre 1585, not. Francesco Bado), marito di Geronima Sca glia, donde ANTONIO MARIA (testamento 17 luglio 1657, not. Carlo M. Mercante), ma rito di Geronima Oliva, poi SEBASTIANO, marito di M. Margherita Taliacarne (te stamento di questa 20 aprile 1716, not. Al fredo Marcenaro). Furono suoi figli: AN TONIO MARIA (sposato ad Elena Saoli, pa dre di Silvia, monaca e Battina in Saluz zo), FRANCESCO MARIA E BERNARDO. Linea di Francesco Maria. Questi sposò M. Antonia Giannini e fu padre di SEBASTIANO, ascritto alla nobiltà il 13 maggio 1780, marito : 1°) di Violanti na Cicala; 2°) di Pellina Rivarola e padre a sua volta di Antonia in Rebuffo, FRAN CESCO MARIA senza prole, ANTONIO MARIA, che da Maria Bottino sua moglie ebbe SE BASTIANO. Questi sposò Lilla Raimondo e fu padre di GIOVANNI BATTISTA, ANGELO ANTONIO, ufficiale di cavalleria, LUIGI, Anna in Parodi, FRANCESCO MARIA, dal quale, marito di Adele Thedenat, per EMILIO, direttore di una sede della Banca d'Italia (morto 1897), sposato ad Adele Pittaluga (vivente), discendono le viventi Francesca in Vio e Silvia. Linea di Bernardo. Questi (testamento 4 febbraio 1740, not. Carcassio di Aiaccio), sposò Eleonora Sa luzzo: da lui GIOVANNI BATTISTA (nato 23 dicembre 1702), sposato : 1°) Vittoria Doria; 2°) a Maria Brigida dei signori da a Passano, donde M. Eletta, monaca, BER NARDO, ANGELO ALBERTO, nato a Bastia 1759, marito di Benedetta Isola, morto 1799 senza prole. BERNARDO, n. 4 agosto 1757, † 1836, spo sò Teresa Nervi: ebbe una femmina M. Brigida, nubile (1786, † 1875); dei nume rosi maschi ben 6 abbracciarono lo stato LETTERA S ecclesiastico: RAFFAELE, nato 24 ottobre 1791 a Novi, canonico a Savona, abate di N. S. del Rimedio, morto a Genova 1866; LUIGI, nato a Novi, 19 gennaio 1793, ge suita; EUGENIO, nato a Genova 26 gen naio 1796, pure gesuita, morto il 1° feb braio 1895 a Padova. Il rettore di quel col legio, annunziandone la morte ai parenti, scrive fra l'altro: « ...esempio di regolari tà, di ubbidienza, di dolcezza... La sua as siduità al confessionale era veramente stra ordinaria : nel tempo pasquale confessava egli solo da 2 a 3 mila persone ». GEROLAMO, nato 18 giugno 1797, abate elemosiniere alla Corte di Torino, appas sionato bibliofilo. FELICE (n. 20 gennaio 1799, † 1875), pure gesuita, sostenne cari che nel suo ordine, come quella di assisten te per l'Italia, fu a Nuova York e lunga mente a Roma al Collegio Romano. Degli altri due figli, ANGELO morì nel 1813 all'o spedale di Lipsia durante le guerre napo leoniche e finalmente il primogenito GIO VANNI BATTISTA, nato 29 settembre 1788, sposò Livia Isabella De Mari e fu padre di BERNARDO (1813, † 1891), marito di Argen tina Rocca e padre a sua volta di Isabella in Pinelli Gentile e di GIUSEPPE (n. 24 di cembre 1821, † 5 dicembre 1903), marito di Maria Remedi (n. 29 giugno 1822, † 12 aprile 1904), riconosciuto nei titoli di mar chese (mpr.), di patrizio genovese (m.), con D. M. 31 aprile 1898, padre di Livia (1848, † 1864), GIOVANNI BATTISTA (n. 31 ottobre 1851, † 3 dicembre 1913), Clelia, († infante), Luigia (n. 1857), vivente, ve dova Galleani d'Agliano, BERNARDO (n. 17 marzo 1866), vivente. GIOVANNI BATTI STA, ingegnere, direttore per lunghi anni della Raffineria degli Zuccheri Ligure Lombarda in Sampierdarena ebbe in mo glie Pierina Sopranis, vivente, e figli: Maria (1888), vivente, Elisa (1889, † 1896), Teresa (morta infante 1892), GIUSEPPE (1893), dottore in giurisprudenza e cava liere del S. O. M. di Malta, ufficiale di ar tiglieria durante la grande guerra, mem bro di varie opere di beneficenza, corri spondente di riviste di coltura; РоMPEO, nato 1895, dottore in giurisprudenza, pre stò servizio in tempo di guerra come te nente nel reggimento di Lucca cavalleria, prima al fronte italiano e poi in Macedo LETTERAS nia, croce di guerra (1918); RAFFAELE (n. 1906, † 1914). b) BERNARDO, dottore in giurisprudenza, cameriere di cappa e spada di Sua Santità, cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro per collaborazione ad opere di assistenza civile durante la guerra e della Corona d'Italia, segretario, presidente ed ora membro del la Commissione Araldica Ligure, priore del Magistrato di Misericordia, governatore della Compagnia di Misericordia, ammini stratore di qualche altra opera pia, ha spo sato il 22 settembre 1904 Laura Serra, di Gerolamo ed è padre di: Maria (1905), GIUSEPPE (1907), ingegnere, Maddalena (1912), GEROLAMO (1918). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese (mpr.), e pa trizio genovese (m.), nobile dei marchesi (mf.), in persona di GIUSEPPE, di Giovan ni Battista, di Giuseppe. Fratelli: РоMPEO, Elisa Maria. Zio: BERNARDO. Figli di Bernardo: Maria, GIUSEPPE, Maddalena, GEROLAMO. Ed è inoltre rappresentata da Francesca in Vio e da Silvia, di Emilio, di Francesco. b. s. SORANZO. ARMA: Trinciato d'oro e di az zurro. CIMIERO : Il corno dogale. DIMORA : Venezia. Illustre famiglia patrizia e tribuni zia veneziana, del la quale le prime memorie risalgono alla origine dello Stato detto latinamente Superantius. Dopo la distruzione di Aquileia si rifugiò in Bel luno, trasferendosi poi nelle Lagune Vene te all'epoca della fondazione di Venezia, portando grandi ricchezze e diventando una di quelle tribunizie famiglie che per il corso di due secoli governarono le Isole Veneziane. Un CAROLUS SUPERANTIUS è nominato nella serie cronologica dei tribu PAGINA 377 ni di Rivoalto nel 549. GIORGIO Soranzo, sopracomito, partecipò alla battaglia di Salvore contro l'imperatore Federico; Do MENICO nel 1192 fu uno dei quarantun e lettori del doge Enrico Dandolo e quando questi guidò la spedizione in Terra Santa come generalissimo, ebbe come generale delle navi un GABRIELE Soranzo e un PIE TRO, governatore di una galea; quando il doge Pietro Ziani, nel 1222, spedì in Can dia per la seconda colonia alcune famiglie veneziane, un MICHELE Soranzo era capo di una di queste, partecipando alla divisio ne dell'isola in 132 cavallerie e 48 servel lerie costituite dal Governo della Repub blica. Ma non solo la posizione politica fece emergere questa famiglia, perchè an che il cospicuo censo e la enorme ricchez za le permisero nel 1294 di armare a pro prie spese due galere per la guerra contro i Genovesi. Coprì tutte le più eminenti cariche della Repubblica e non vi fu mai epoca in cui si possa dire abbia avuto minore influenza nella storia di Venezia generando uomini eminentissimi in ogni carica pubblica ed arrivando al dogato con GIOVANNI Soran zo, che regnò dal 1312 al 1328. E molti fu rono i generali, gli ammiragli, i senatori, gli ambasciatori ed i procuratori di San Marco. Si divise in molti rami, che al cadere della Repubblica erano sedici. Attualmen te ne sussistono cinque, uno dei quali vie ne erroneamente chiamato Mocenigo So ranzo, ramo che in virtù delle disposizioni testamentarie del 19 ottobre 1691, in atti di Andrea Porta, notaio veneto, pubblicate il 13 febbraio 1693 da Alessandro Contari ni, disposizioni lasciate dal procuratore di S. Marco ALVISE detto TOMASO Mocenigo, defunto senza discendenti, ebbe l'obbligo diinquartare lo stemma e aggiungere il co gnome del predetto testatore, il quale la sciò il suo ricco censo con tali obblighi ai suoi pronipoti, figli di Giovanni Soranzo. L'imperatore d'Austria Francesco I, con S. R. 22 novembre 1817, confermò а Тно MA Mocenigo Soranzo la nobiltà del patri ziato di Venezia, al quale era ascritta la famiglia Soranzo, e con altra S. R. 16 di cembre 1817 confermò la stessa nobiltà a Caterina Maria Elisabetta e a Caterina Ma PAGINA 378 ria Gaspare, sorelle Soranzo, cugine del su detto Thoma Mocenigo Soranzo. L'impe ratore Francesco I d'Austria infine, con S. R. data ad Aquisgrana il 10 ottobre 1810, concesse il titolo di conte dell'Impe ro Austriaco a Tomaso Mocenigo Soranzo del quondam Tommaso Mocenigo Soran zo, detto FRANCESCO, e ai suoi discendenti d'ambo i sessi per continuata linea retta mascolina. (Vedi Enciclopedia, vol. IV : Mocenigo Soranzo de Soresina Vidoni). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio veneto (mf.), N. U. e N. D. in persona di : Ramo di S. Barnaba. MARCO GIROLAMO, di Matteo, di Marco, di Girolamo. Figli: GIOVANNI, MICHELE, Maria ed ANDREA. Ramo di S. Agostino. Adele, di Pietro, di Lorenzo, ved. Mo gno . Sorella: Giuseppina in Greppi. Zie (figlie di Lorenzo, di Pietro): Anna ved. Bortolatto; Paolina ved. Longana e Dal Vesco; Elisabetta ved. Dalla Torre. Ramo di S. Martino. LETTERA S scia in divisa di rosso, sormontata da una cometa d'oro, in palo, accostata da due semivoli addossati d'argento. DIMORA: Mantova e Villa di Teolo (Pa dova) . L'attuale famiglia Sordi discende, per via d'adozione, dalla Casa Imperiale degli Absburgo. Tra il 1665 e il 1670 viveva, al la Corte dei Gonzaga in Mantova, tale BE NEDETTO Sordi, di Bartolomeo, il quale, es sendo senza prole, di buon grado si assunse l'adozione di un figliuolo della duchessa Isabella Clara d'Austria (vedova del duca Carlo II di Mantova, figlia di Leopoldo, arciduca del Tirolo, e nipote dell'impera trice Eleonora Gonzaga, moglie dell'impe ratore Ferdinando II), cui fu imposto il nome di Ferdinando. Da allora la famiglia Gonzaga, in riconoscenza di tanta affezio ne e fedeltà, assecondandolo nei suoi traf fici, rese in breve tempo quel Benedetto assai ricco, tanto ch'egli si potè così co struire (sulle case degli Agnelli) il son tuoso palazzo della famiglia tuttora abita to dai discendenti, mirabile ed imponente LUDOVICO MARIA, di Camillo, di Ludo- costruzione barocca dell'architetto Gefles, vico Maria, di Vincenzo. Figli: GIOVANNI e Cecilia. Sorella: Cecilia. Ramo di S. Moisè. GUSTAVO, di Francesco, di Sebastiano. Ramo di S. Polo. (Vedi Mocenigo Soranzo). Altro ramo è iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rap presentato da GIUSEPPE, di Pietro Carlo, di Alvise. SORDI. V. S. ARMA: Inquarta to : nel rº e 4º d'oro, all'aquila di nero, corona ta del campo; nel 2º e 3º d'argen to, al leone di rosso, coronato d'oro, quello del 3º punto rivolta to; sul tutto di azzurro, alla fa fiammingo, ornato di colossali statue del Barberini; sull'angolo poi della facciata spicca il busto di esso Benedetto con queste ornamen parole : « Animo Longe Major Benedictus Surdius cujus imaginem vides tum amplissimae civitati aeternum posteris comemoratio decernebat » (Gefles Fran. Architecti, MDCLXXX). Questo Benedet to, infine, fu nominato maestro di Casa, tesoriere e sopraintendente ai cavalli di S. A. Ser. e nel 1688 accompagnò il duca di Mantova, Ferdinando Carlo, nella spedi zione fatta da lui in Ungheria presenzian do anche alla battaglia di Belgrado. Intanto il suddetto figlio adottivo, Fer dinando, crebbe un così compito e perfetto cavaliere, che venne inviato in Francia in qualità di ambasciatore (1707) e in patria, nominato questore del Magistrato. Aman te anche degli studi, pubblicò alcuni la vori poetici : Il Palladio rapito, scelta di poesie volgari e latine. Ferdinando fu in fine al servizio del duca di Parma. Il figlio suo, BENEDETTO, ottenne dall'imperatore Carlo VI il titolo di marchese. Questa nobile famiglia, in progresso di tempo, contrasse alleanze cospicue coi con LETTERAS ti Morra di Casale, Strozzi, Verri, Mazzuc chelli, Cavriani ed oggi coi Nani-Moceni go. GIUSEPPE, zio degli attuali marchesi (1890), fu cavaliere d'onore e di devozione del Sacro Militare Ordine di Malta. Infine, il 28 settembre 1930, il marchese Ferdinan do con la marchesa Giuseppina Nani-Mo cenigo ebbero l'alto onore di ricevere nel loro palazzo le LL. AA. RR. i Principi di Piemonte sposi da pochi mesi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di marchese (mpr.), in per sona di FERDINANDO (figlio di Benedetto, n. 1853, † novembre 1911, e di Teresa dei marchesi Cavriani, n. a San Giacomo delle Segnate il 24 giugno 1859), n. a Mantova il 23 settembre 1879; spos. 1'8 aprile 1922 con Giuseppina dei conti Nani-Mocenigo, n. a Padova 20 novembre 1887. Figli: BENEDETTO, n. a Mantova il 21 ot tobre 1925. Sorelle: Isabella, n. a Mantova il 18 di cembre 1884; spos. settembre 1916 col con te Francesco Venier dei conti di Sangui netto; Maria, n. a Mantova il 22 gennaio 1890; spos. ottobre 1913 col cav. dott. Car lo de' Marchi. SORDI. a. m. ARMA : Inquarta to di rosso e di argento, a due rami di rosaio, in palo, attraver santi, decussati e ridecussati, fo gliati di verde, ciascuno termi nante in una ro sa dell'uno nel l'altro; col capo d'oro, carico di un'aquila coronata, di nero. DIMORA : Casale. Origina questa famiglia da Crescentino e fu illustrata da GIOVANNI PIETRO († Ca sale, 13 settembre 1598), di Guglielmo, che ebbe la carica di presidente del Senato di Casale, dove fu aggregato a quella nobiltà. Fu pure scrittore di materie legali e lasciò opere a stampa. Ebbe in feudo punti di PAGINA 379 Coniolo donatigli da şuo suocero Camillo Becchio di Coniolo. Suo figlio GUGLIEL Mo, che fu dottore di leggi e senatore a Mantova, sposò Francesca figlia di Gio vanni Alberto Bertarelli signore di Tor cello, il quale testò (1614) a favore dei fi gli della sua figliuola. Costei fu investita di Torcello il 20 marzo 1615, e il di lei fi glio primogenito, GIOVANNI ANDREA, fu investito il 12 dicembre 1619. Essendosi Giovanni Andrea fatto frate francescano, fu investito del feudo suo fratello FRANCE sco il 22 dicembre 1634. Questo feudo era stato eretto in contea il 1° novembre 1623 per la donazione di 1350 scudi. Questa famiglia continuò attraverso a personaggi che si illustrarono nelle cari che civili e militari, ed ultimo è ALBERTO (n. 27 febbraio 1851), figlio di Francesco e di Osanna di Giuseppe Della Rovere. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Torcello (mpr.), in persona dei discendenti da Giacomo ( 1778) . * SORDINA. ARMA: D'argento al braccio vesti to di rosso, te nente con la ma no di carnagione una tromba di l. b. rosso posta in sbarra; il braccio accompagnato in capo da tre stelle di otto raggi, or dinate in fascia, e da un monticello di tre cime uscente dalla punta dello scudo, il tutto di verde. DIMORA : Venezia e Trieste. Antica famiglia di origine veneta, trasfe rita a Corfù per ragione di commercio. Avendo contribuito alla difesa di Corfù contro i Turchi, fu aggregata a quel nobi le Consiglio nel 1753 e l'anno precedente con Decreto del Senato, 6 maggio 1752, a veva avuto la concessione del titolo di con te, titoli confermati il 21 luglio 1840 dal Governo delle Isole Jonie e il 25 gennaio 1881 dall'Imperiale R. Governo Austriaco. PAGINA 380 Furono riconosciuti in Italia con Decreto Ministeriale 8 ottobre 1897. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (m.), in persona di GIOVANNI BATTISTA, di Temistocle. Fratello: FRANCESCO GIUSEPPE. SORMANI. b. c. ARMA: Troncato: nel 1º d'argento al leone d'azzur ro, linguato di rosso, tenente con la branca anteriore destra un castello, tor ricellato di due pezzi, di rosso; nel 2º fasciato di azzurro e d'arg. CIMIERO: Un leone d'azzurro, nascente, sostenente con la branca destra un ca stello di rosso, torricellato di due pezzi. DIMORA: Pomelasca d'Inverigo (Como) e Milano. Antichissima famiglia patrizia milanese, originaria di Sormano, alpestre villaggio tra i monti della Vallassina. Le prime no tizie storiche risalgono a OTTONE DE SOL MANNO, di Anselmo, partigiano di Federico Barbarossa nella lotta contro Milano, onde i suoi beni, al tempo dell'assedio, furono confiscati dal Comune (cfr. atto del 28 a gosto 1178, conservato nel R. Archivio di Stato in Milano, Raccolta delle Pergame ne, Chiaravalle, cart. 555, pergamena N. 132). Secondo il Fagnani (Familiarum Com menta, ms. in Archivio di Stato in Milano, vol. VIII, pag. 483) ALBERTINO de Sorma no era uno dei più ricchi cittadini di Mi lano: figura infatti fra i centoventi mila nesi, ai quali con decreto del 22 marzo 1395 Gian Galeazzo Visconti impose un prestito di 19.000 fiorini d'oro alla Camera Ducale. (C. Santoro, I Registri dell'Ufficio di Provv., p. 47, n. 238 e 239). Il Sitoni di Scozia (Theatrum Genealogicum Familia rum, ecc. Mediolani, ms. del 1705 in Ar chivio di Stato in Milano) ed Enrico Casa LETTERA S nova (Nobiltà Lombarda, Genealogie, a cura di G. Bascape, Milano, 1930, fami glia Sormani) fanno cominciare la genea logia di questa famiglia da un ANTONIO, fi glio d'Ambrogio, che fu notaio negli anni 1409-1414 e diè i natali a MARTINO, anche egli notaio negli anni 1425-52. Da Martino nacque TADDEO, decurione di Milano nel 1470, che acquistò e restaurò nel 1485 l'an tico e storico palazzo con la famosa torre della Credenza di S. Ambrogio, elegante edificio in stile lombardo, di cui rimango no tuttora alcuni artistici frammenti nel cortile del palazzo dell'attuale via Spadari, п. 2. Taddeo, come scrive il Fagnani, figura anche tra i cittadini eletti il 28 dicembre 1470 per prestare giuramento di fedeltà al primogenito del duca Galeazzo Maria Sforza. Sposò in prime nozze Margherita Bru gora, di Cristoforo, farmacista ducale, ed in seconde nozze Giovanna del Pozzo. Dalla prima consorte, tra gli altri figli, ebbe PAOLO FRANCESCO, cavaliere dell'Or dine Militare di S. Stefano, morto nel 1585 a Castano di Numidia « pro fide ortodoxa tuenda », e GIO. ANDREA, che profuse gran di ricchezze in opere benefiche e fondò in S. Maria degli Angeli di Milano (S. An gelo) una cappella gentilizia, o sepolcro di famiglia, ove egli e i suoi discendenti tro varono sepoltura fino alla fine del seco lo XVIII. Da Bianca Pirovano, di Tomaso, sua moglie, Gio. Andrea ebbe il figlio GIO. PAOLO, banchiere (1566, 1595), che sposò Alba Trivulzio, figlia del conte Gio. Fer mo, e fu padre di ANTONIO (1601, 1620) . Da Antonio e da Cecilia Rovida di Galeaz zo, sua moglie, nacque PAOLO GIUSEPPE (1604-1671). Questi salito ancor giovane ad improv visa fama dopo il noto fatto d'arme del Ponte di Lecco (1635), dove alla testa di 4000 brianzoli, raccolti al suono dello storico campanone di Brianza, riuscì ad ar restare ed a respingere la travolgente avan zata del duca di Rohan, Paolo Giuseppe fu creato mastro di campo generale da Filip po IV di Spagna e poco dopo, con diploma 6 ottobre 1656, venne insignito del titolo di conte trasmissibile ai discendenti maschi LETTERAS primogeniti, appoggiato al feudo di Missa glia, acquistato dalla R. Camera il 13 ago sto 1648 con istrumento rogato dal notaio Mercantolo. Sposò in prime nozze Ma rianna Giussani, di Fulvio, ed in seconde Margherita della Porta. Dalla Giussani eb be due figli: ANTONIO E FRANCESCO. Anto nio (1657-1730), che può essere considera to come il più celebre personaggio della famiglia, dopo essere stato ministro pleni potenziario di re Carlo III alla corte di Londra e governatore di Tarragona, parte- SORMANI. cipò a moltissime campagne in Ungheria, Germania, Spagna, Portogallo e Italia, se gnalandosi in varie battaglie ed assedi, e pose fine alla sua lunga e brillante carriera col grado di maresciallo di campo generale degli eserciti spagnuoli. Morì governatore di Pavia nel 1730. FRANCESCO (1646-1726) fu dei LX Decurioni di Milano e del Con siglio Segreto di Carlo VI (1689), amba sciatore della città di Milano presso Inno cenzo XII (1699), conservatore degli Ordi ni, governatore del Banco di S. Ambrogio (1700), giudice delle strade (1707), есс. Sposò Giulia Calderari di Bartolomeo e ne ebbe tre figli maschi, cioè PAOLO, LORENZO edANTONIO, ciascuno dei quali diede luogo in seguito ad un ramo ben distinto delia famiglia. Dal primogenito Paolo sorti i natali AN TONIO, che il 30 gennaio 1755 contrasse matrimonio con Maria Spinola e n'ebbe CESARE, nato il 18 febbraio 1756. Da Ce sare e da Fulvia Giussani, del capitano Fulvio (il matrimonio fu celebrato a Inve rigo il 9 ottobre 1786), tra gli altri figli nacque CARLO, il 17 marzo 1799 in Milano (parrocchia di S. Marco). Questi sposo Te resa Silva di Francesco Nicolò e n'ebbe ANTONIO (n. Milano, 5 ottobre 1841), che sposò in prime nozze Caterina Maineri, in seconde nozze Pierina Rougier, di Achille. Aquesto ramo con D. M. 30 marzo 1928 furono riconosciuti i titoli di conte di Mis saglia (mpr ) e di patrizio milanese (m.), nonchè il diritto al trattamento di don e donna ed ordinata l'iscrizione nel Libro d'Oro della Nob. Ital. a favore di FERNAN DO, di Antonio e di Pierina Rougier, n. Milano, 23 marzo 1880, spos. Milano, ro febbraio 1902, con la nobile Luigia Oltro na Visconti, di Lodovico. PAGINA 381 Figli: ALBERTO, n. Milano, 17 maggio 1903, sp. Venezia, to luglio 1930 con la N. D. contessa Teresa Donà Dalle Rose, di Luigi; LODOVICO, n. Milano, 4 gennaio 1906. Sorelle: Beatrice, n. 1877 in Barassi; Ro sa, n. 1878, in Origoni. Figli di Alberto: Maria Luisa, n. Barcel lona, 23 aprile 1931. f. f. ro ARMA: Troncato : nel 1º d'argento al leone d'azzur linguato di rosso, tenente con la branca anteriore destra un castello tor ricellato di due pezzi di rosso; nel 2º fasciato di azzurro e d'arg. CIMIERO: Un leone d'azzurro nascente, sostenente con la branca destra un ca stello di rosso, torricellato di due pezzi. DIMORA : Milano. Dal secondogenito del conte Francesco e della contessa Giulia Calderani, cioè da LORENZO, che sposò Elisabetta Nava, ebbe origine questo ramo della famiglia Sorma ni. Dal predetto Lorenzo il 5 maggio 1751 in Milano, parrocchia di S. Simpliciano, nacque CARLO, vicario del Seprio, che spo sò Lucia Borgazzi e diè i natali ad un al tro CARLO (n. a Gallarate il 22 gennaio 1776), che ottenne la conferma dell'antica nobiltà con Sovrana Risoluzione 10 aprile 1816. Oggi questo ramo è iscritto nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (perso nale) in persona di Adele, n. Milano, S. Stefano, II febbraio 1853, vedova dell'av vocato Cesare Rizzi e figlia di Giacomo (n. Milano, S. Stefano Maggiore, 12 mar zo 1709; spos. Milano, S. Giorgio in Pa lazzo, 5 novembre 1850 con Maddalena Rizzi, di Vittore), di Gerolamo (spos. Mal grate (Como), 13 novembre 1796 con De lia Reina, di Giacomo), di Carlo. f. f. PAGINA 382 * SORMANI e SORMANI ANDREANI VERRI. ARMA: Partito : nel 1º troncato : Q a) d'argento al leone d'azzurro, linguato di ros so, tenente con le due branche anteriori un ca stello di rosso; b) fasciato di verde e di oro (Sormani); nel 2º d'argento alla torre coperta, merlata alla guelfa di tre pezzi, racchiusa entro due trecce a tre capi, piegate in cerchio com bacianti in alto e decussate sotto la tor re, il tutto di rosso (Casati). CIMIERO : Il leone nascente d'azzurro te nente il castello di rosso come nello scu do, fra quattro penne, due a destra d'o ro e d'azzurro, e due a sinistra di rosso ed'oro. DIMORA : Milano e Casate Nuovo (Como). Da Antonio, terzogenito del conte Fran cesco e della contessa Giulia Calderari, eb bero origine vari rami dei Sormani. Antonio sposò nel 1722 Francesca Bo nenzio, figlia del questore Pietro, e ne ebbe, fra gli altri, i figli: ALESSANDRO, Lo RENZO E GIUSEPPE. ALESSANDRO, nato in Milano il 16 luglio 1740, fu eletto tra i LX Decurioni nel 1770 e ottenne la nomina a ciambellano di Ma ria Teresa nel 1771; morì nel 1825. LORENZO, nato a Milano il 21 settembre 1741, sposò nel 1775 Marianna Crevenna e morì nel 1821. Dalla Crevenna ebbe GIU SEPPE, nato a Milano il 1° maggio 1771. Questo Giuseppe, insieme con lo zio Ales sandro, con diploma 5 novembre 1818 di Francesco I d'Austria, ottenne il titolo di conte dell'I. A. trasmissibile a tutti i di scendenti maschi e femmine. Lo stemma dei predetti conti don Alessandro e don Giuseppe fu delineato nel Codice Araldico Lombardo per decreto dell'I. R. Commis sione Araldica del 9 dicembre 1822, n. 2904 (a pag. 227) . GIUSEPPE fu dottore collegiato e viveva ancora nel 1767. LETTERAS Da Giuseppe, figlio del conte Lorenzo e della contessa Marianna Crevenna, marito di Gabriella Buronzo Signoris Bussetti del marchese Emilio di Tortona, sortirono i natali quattro figli : ALESSANDRO, n. Mila no, S. Ambrogio, il 25 novembre 1815, che sposò Carolina Verri, figlia del conte Gabriele, 1'II marzo 1838; LORENZO, n. Milano, S. Ambrogio, il 14 dicembre 1816, sposò nel 1847 Teresa Brambilla; Sofia, n. Milano, 27 maggio 1813, ed Emilia, n. Milano, il 25 agosto 1814. Dal primogeni to Alessandro e da sua moglie Carolina Verri discendono gli attuali iscritti nell'E lenco Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio milanese (m.), nobile dei conti di Missa glia (mf ), conti (mf.), trattamento di don e donna, e cioè : PIETRO, n. Milano, San ta Maria della Passione, il 1° dicembre 1849, spos. con Luigia dei marchesi Bucca Arconati Visconti. Egli fu deputato al Par lamento per varie legislature e indi sena tore del Regno. Figli: Clementina, n. Milano, 16 otto bre 1875, spos. Lorenzo dei baroni Lau gier; Giustina, n. Castellazzo Busca (Bol late), 15 luglio 1879, ved. del marchese Vi taliano Crivelli; ALESSANDRO, n. ivi, 23 settembre 1882, spos. Milano, 9 marzo 1907, con Augusta Rosa Amalia Isabella Vanotti, di Alessandro. Figli di Alessandro, di Pietro: ANTONIO, n. 23 aprile 1909, spos. Milano, to gen naio 1931, con Valeria Comelli; Carla, n. 15 aprile 1910, spos. al dott. Alfonso Ma rietti. Figlia di Antonio, di Alessandro: Luisa, n. Milano, 2 novembre 1931. Ramo secondogenito discendente da Lo RENZO, marito di Teresa Brambilla: UMBERTO, n. Roma, 14 marzo 1882, fi glio di Alessandro (n. Milano, to gennaio 1843; sp. con Orsola Andreoni), di Lo renzo e di Teresa Brambilla, a favore del quale con Decreto Ministeriale del 21 no vembre 1920 venne riconosciuto il titolo di conte di cui al diploma 5 novembre 1818 per maschi, il titolo di nobile dei conti di Missaglia per maschi e femmine e il titolo di patrizio milanese per maschi. Cugini: LORENZO, n. Casatenovo, il 25 maggio 1888, di Cesare (n. Milano, S. Fe dele, 22 maggio 1857, sp. con Erminia Vi LETTERA S ganò), di Lorenzo e di Teresa Brambilla; Teresa, n. Casatenovo, 30 giugno 1891; LODOVICO. L'aggiunta dei cognomi Andreani Verri spetta solo al primogenito e quello Verri a tutti gli altri discendenti da Carolina Verri, ultima del suo casato. f. f. SORMANI e SORMANI MORETTI. ARMA: Troncato : nel 1º d'argento al leone illeo pardito d'azzur ro, linguato, caudato e coro nato di rosso, sostenente con la branca anteriore destra un castel lo di rosso; nel 2º fasciato di verde e d'oro (Sormani) . ARMA: Inquarta to: nel rº e 4º troncato : a) di argento al leone illeopardito d'az zurro, linguato, caudato e coro nato di rosso, so stenente con la branca anteriore destra un castel lo di rosso; b) fasciato di verde e d'oro (Sormani); nel 2º e 3º d'argento, alla sbarra di verde, addestrata da una testa di moro di profilo, bendata d'argento (Moretti) . CIMIERO: Il leone dello scudo. Мотто : Lealtà. DIMORA : Bologna e Verona. La famiglia Sormani è oriunda dalla Lombardia, e si trasferì a Reggio E. nella prima metà del secolo XVIII, e GIUSEPPE, già morto prima del 1752, è detto nei do cumenti milanese. I Sormani in quell'epo ca erano mercanti, e come tali sono spe cialmente indicati i figli di Giuseppe, GIAMBATTISTA E PIETRO. Quest'ultimo sa rebbe stato ascritto all'arte della seta, e nel PAGINA 383 1732 ebbe dalla Comunità la concessione di una bottega in Piazza Grande (ora Piazza Vittorio Emanuele) a titolo di li vello fino alla quarta generazione. Egli ebbe tre figli: FRANCESCO, Maria e CARLO che abitavano insieme un caseggiato di lo ro proprietà (poscia di proprietà Ancini) in via Spadari, ora via Farini, e nell'ammez zato di esso (dove poi fu il noto caffè e bigliardo Chiesi) avevano il negozio di stoffe; e col loro commercio si erano pro curate ricchezze ed una molto distinta po sizione. GIUSEPPE era diviso dai fratelli ed abi tava la casa, che fu poi dei Riva Sanseve rino, nella vicinia di S. Lorenzo. Francesco, Maria e Carlo nel 1776, du rante la fiera di maggio, alloggiarono nel detto loro caseggiato le principesse Bene detta, Amalia e Matilde d'Este, sorelle del duca di Modena Francesco III. In seguito a ciò, e per loro benemerenze, il duca Francesco III, con diploma 25 novembre 1776, concesse a loro e al nipote MATTIA, di Giuseppe, che viveva con loro e che ne fu l'erede, non avendo essi figli, il titolo di conte. Abbandonarono allora il commer cio. Mattia sposò la contessa Cristina Vez zani. Egli aveva un fratello, LUIGI, e di qui ne vennero i due rami della famiglia: quello di Mattia, che aveva il titolo di con te, e l'altro che non aveva titolo nobiliare. Luigi si era molto arricchito col commer cio e colla dote della moglie contessa Chia ra Gnudi di Bologna; ma, per garanzie da lui fatte, i suoi figli e nipoti caddero in ri strettezze. Il conte Mattia ebbe parecchi figli, dei quali notiamo : il dott. ANTONIO, che fu segretario della Amministrazione centrale sotto la Repubblica Cispadana; morì nel 1800; CARLO, che morì militare nell'armata italiana sotto Napoleone I; GIULIO, sposa to alla contessa Laura Besenzi, che morì senza figli nel 1830; GIUSEPPE, che dopo il 1814 fu segretario della Comunità di No vellara, dove morì, lasciando tre figli: PA SQUINO, GEROLAMO E RINALDO; quest'ulti mo fu erede dello zio Giulio, e dimorò a Reggio; ebbe due mogli: donna Emilia Arici, morta nel 1852, e Carolina Avogadro di Novara, morta nel 1855, da cui discen dono i membri viventi del ramo Sormani. PAGINA 384 Fenicola del conte Mattia sposò un De naglia. Il conte FRANCESCO MATTIA continuò la famiglia, ed ebbe due mogli: prima una Menozzi, poi la contessa Agata Calcagni. Fu erede del capitano Moretti, che gli la sciò un ricco patrimonio, in seguito a che ne aggiunse il cognome, trasmesso al pri mogenito CARLO. Fu podestà di Reggio nel 1840 e consultore di Governo. Morì settua genario il 15 gennaio 1849. Ebbe parecchi figli : MATTIA CARLO Sormani Moretti, che sposò la marchesa Camilla Cavriani, del march. Cesare di Mantova e della march. Costanza Sordi, ed in seconde nozze la so rella di lei, Fulvia; Olimpia, moglie del l'avv. Filippo Cocchi, e Clementina, mo naca; CLAUDIANO, trasferitosi poi a Par ma, dove aveva sposata la contessa Casta gnola; fu distinto scrittore e morì a Parma il 30 agosto 1857; GEROLAMO, unico figlio ed erede della seconda moglie contessa Cal cagni, morto scapolo a Gorizia. Il conte CARLO ebbe poi due figli: 1) LUIGI Sormani Moretti, n. il 3 di cembre 1834. Fu segretario dell'Ambascia ta Italiana a Parigi, deputato al Parlamen to nella IX, X e XV legislatura. Segretario del ministro della Guerra sotto la dittatura Farini, decorato di medaglia al valore mi litare, prefetto di Venezia, poi senatore del Regno. Istituì la Banca Popolare di Reg gio E. nel 1870, da lui diretta per parecchi anni. Fu anche distinto scrittore, ed oltre a discorsi pronunciati alla Camera, al Se nato ed in altre occasioni, lasciò alle stam pe: Pensieri sulla educazione (Verona, Ti pografia Civelli, 1855); Dell'Industria gricola, manifatturiera e commerciale nel a Ducato di Modend in ordine ad un Istitu to di credito- Studi e proposte (Milano, Tip. Guglielmini, 1858), nonchè parecchi altri studi. Morì il 9 gennaio 1908. 2) Eleonora, figlia della seconda mo glie, sposata al conte Maffei di Verona, vi vente. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.) e patrizio di Reggio (m.), dai disc. da Mattia (1776), ed è rappresentata da EMILIO (Sormani), di Rinaldo, di Giuseppe, di Mattia. Nipoti, figlie del fratello Giulio: Teresa, detta Resi; Eleonora. LETTERAS Eleonora (Sormani Moretti), di Mattia Carlo, di Francesco, di Mattia, in Maffei. a. c. c. * SORREΝΤΙΝΟ. ARMA: D'azzurro al leone d'oro linguato di rosso posto nel lato si nistro dello scu do, accompagna to nell'angoio destro del capo dauna bilancia a due coppe con una stella nel punto del capo, il tutto d'oro. (R. D. di ricon. 13 marzo 1927 e RR.LL.PP. 7 luglio detto anno) DIMORA: Napoli. Famiglia napoletana, che con D. R. 13 marzo 1927 e RR. LL. PP. 7 luglio detto anno venne riconosciuta nel titolo di nobile per discendenti d'ambo i sessi. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rappre sentata da LUIGI, çav. della Corona d'Ita lia, ingegnere, n. Napoli 8 marzo 1856, di Carlo († Napoli 14 novembre 1902), e di Sofia Giura; spos. 16 maggio 1881 con E manuela Coppola.. Figli: Maria, n. Napoli 10 marzo 1882, spos. 25 ottobre 1917 con Stefano Brun; ARMANDO, n. Napoli 15 maggio 1886, spos Napoli 29 maggio 1922 con Maria Tatafio re; PAOLO, n. Napoli 23 febbraio 1890; NI COLA, n. Napoli 8 marzo 1892; Letizia, n. Napoli 11 aprile 1894, spos. Napoli 25 set tembre 1920 con Antonio Montefusco; AN TONIO, n. Napoli 19 gennaio 1898. Figlio di Armando: CARLO, n. Napoli 23 febbraio 1923. Fratelli: ROBERTO, n. Napoli 25 maggio 1858; ALBERTO, n. Portici 1° dicembre 1861, presidente di Corte d'Appello; Ευ GENIO, n. Portici 30 marzo 1864; GUGLIEL мо, п. Portici 18 settembre 1868, spos. con Anna Orlando. Figlio di Guglielmo: ENRICO, n. Napoli 15 agosto 1902. f. f. p. di s. LETTERAS SORRENTINO olim MOLIGNANI. ARMA: Troncato : nel 1º di azzurro a tre stelle d'oro male ordinate ; nel 2º d'oro a tre melenzane al na turale, con la fa scia di rosso at traversante sulla troncatura, e un leone al naturale attraversante sul tutto. DIMORA: Napoli. Originata dalla famiglia Molignano, pa trizia di Sorrento, riconosciuta nobile, nel 1507, dal Re Cattolico, con la formola dei quattro avi paterni e materni (R. Archivio di Stato Napoli, Privilegiorum, vol. IX, 1507-1508), in persona di FRANCESCO, figlio di Mariano Molignano, milite al tempo de gli Aragonesi, contradistinto col sopranno me di Sorrentino. Francesco ebbe in mo glie la nobile Troiana Comes, signora di Corcumello e Poggio Filippo in Abruzzo, e di Pomigliano di Atella in Terra di La voro, ultima di sua famiglia ed ereditaria di detti feudi. Ammessa, per la sua nobiltà generosa, nel 1835, nelle RR. Guardie del Corpo. (Verbali della R. Commissione dei Titoli, vol. I, fol. 70, R. Archivio di Napoli). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf ), in persona dei disc. da Filippo, Baldassarre e Fortunato, di Domenico, di Baldassarre. f. f. p. di s. SOTGIU. ARMA: Inquarta to: nel 1º e 4º d'azzurro al sole d'oro; nel 2º e 3º d'argento all'u livo sradicato al naturale. DIMORA : Ghilarza e Serdiana. Filippo IV, di Spagna, volen do ricompensare PAGINA 385 gli alti meriti e le elette doti dell'animo, desiderando rendere omaggio alla onorata stirpe da cui aveva tratto i natali e volen dolo innalzare a maggior grado di onore e di dignità, coi diplomi in data 28 agosto 1632 e 21 aprile 1643 concedeva i titoli di cavaliere e di nobile a GABRIELE Sotgiu, di Sardegna, ed ai suoi figli e discendenti maschi da maschi. Col primo dei detti di plomi il sovrano concedeva pure agli stes si l'uso delle armi gentilizie. Ben degni servizi aveva dovuto egli rendere allo Sta to, sia in pace che in guerra, se il sovrano nel rievocarli sentì la necessità di mettere in evidenza nel diploma nobiliare special mente quelli prestati nel Parlamento Gen. presieduto dal vicerè duca di Avellana. Al Parlamento tenuto sotto la presidenza del vicerè conte di Montellano fu abilitato ad intervenire don FRANCESCO Sotgiu nella qualità di nobile. Ed il nome di don LUIGI Sotgiu è compreso nell'elenco dei nobili e cavalieri esistenti nei villaggi di pendenti dalla R. Prefettura di Cagliari (e precisamente in Ussana), trasmesso al la R. Segreteria di Stato e di Guerra presso il vicerè di Sardegna nel 1823. Dal matrimonio del predetto don Fran cesco con Donna Elena Satta nacque in Galtelli, il 12 gennaio 1693, don AGOSTINO, che, in seconde nozze, con donna Anna Minutili, ebbe il figlio don EFISIO, n. il 25 febbraio 1731, in Galtelli, e sposatosi il 13 febbraio 1752, in Ussana, con donna Ma ria Antioca Martis. Da essi nacque don VINCENZO, il 25 gennaio 1755 in Ussana, che sposò il 6 febbraio 1780 in Villaputzo Maria Rosa Demuro. Il loro figlio don LUIGI, n. in Villaputzo 28 febbraio 1796, sposò il 10 novembre 1819 in Ussana Anna Maria Poddighe. Don VINCENZO, lo ro figlio, n. ad Ussana il 5 giugno 1823, sposò in Serdiana il 24 agosto 1844 Pa squala Mereu ed ebbe due figli, entram bi nati a Serdiana: 1) don PIETRO LUIGI, il 29 giugno 1849, sposatosi il 15 febbraio 1886 in Ghilarza con Maria Rosa Contini: ebbe quattro figli, tutti nati a Ghilarza: re Luigia, n. 24 novembre 1886; Vincenza, n. 30 dicembre 1888; ANTONIO PASQUALE, n. 22 dicembre 1891; Giovanna, n. 6 settem bre 1894; 2) don FRANCESCO, il 18 novem bre 1862, sposatosi con Doloretta Agus in Araldica 25 PAGINA 386 San Pantaleo (ora Dolianova); ebbe due figli, nati a Serdiana : Pasqualina, n. 17 sett. 1893, e VINCENZO, n. 20 ott. 1895. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.), don (mf.), in persona di Pietro Lui GI, di Vincenzo, di Luigi. Figli: Luigia, Vincenza, ANTONIO PA SQUALE, Giovanna, Serafina. Fratello: FRANCESCO t. Figli di France Sco: VINCENzo, Pasqualina. * SOTTOCASA. s. l. ARMA: Di rosso al braccio destro, vestito d'argen to, movente dal lato sinistro del lo scudo, tenen te sull'indice della mano di carnagione un uccello d'argen to rivoltato; det to braccio sor montato da una casa di argento, coperta d'oro. Alias: Di rosso al destrocherio ve stito d'argento, movente dal la to sinistro dello scudo, e soste nente coll'indice della mano di carnagione una colomba di ar gento, tata in capo da sormon un castello mer gento. (Arma LETTERAS ni, pag. 114; raccolta Camozzi, n. 1859) . Alias: Troncato : nel 1º d'oro all'aquila di nero; nel 2º d'azzurro alla casa d'argen to aperta di nero, col tetto di rosso. (Raccolta Castello, pag. 67; Camozzi, n. 2732) . GEROLAMO Sottocasa ottenne il titolo co mitale da Venezia, 12 gennaio 1774, col feudo di Fracchia, Fraccina e Cassina del Ferro (Lodi). Questa nobile famiglia ave va palazzo in Bergamo in via Osmano e fondi in Pedrengo, dove è ora la tomba gentilizia. Nella chiesa di S. Bartolomeo in Bergamo si vedono ancora le lapidi del le tombe antiche. Girolamo pubblicò molte poesie d'occasione (1754-1794); altro Giro LAMO, suo nipote, insieme con Agostino Prezzati, aiutò il maestro Simone Mayr nella istituzione d'una scuola musicale in Bergamo. Nel Consiglio entrarono : il con te GEROLAMO nel 1779 ed ANTONIO nel 1796. Da Girolamo, capostipite dei conti, nac que GIACOMо; da questi e da Alessandra Codali nacquero : GIROLAMO, LUIGI, A LESSANDRO, ANTONIO E GIUSEPPE. Da Girolamo, di Giacomo, e dalla nobile Ippolita Luigia Camozzi de' Gherardi, so no nati : Teresa, Elisabetta, ANDREA, GIA COMO, AMBROGIO, Alessandra, Caterina e Giuseppa. Da Luigi e dalla nobile Caterina Ales sandri sono nati : ANTONIO, LUIGI, GIA COMO, GIUSEPPE, MARCO, PROSPERO, GERO LAMO, Pierina, Antonia ed Elisa. Da Alessandro e da De Cobelli Giuseppa sono nati : AUGUSTO, ALESSANDRO e МАК CANTONIO. GIROLAMO ed ANTONIO quondam Giaco mo, ottennero conferma della nobiltà il 24 luglio 1820, e sono iscritti nell'Elenco del 1828. In quello del 1840 sono iscritti col titolo lato e torricellato di conte, che compete a tutti i discenden ai lati, pure d'ar- ti : GIROLAMO, GIUSEPPE, ANTONIO, LUIGI ed ALESSANDRO. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. presentata per il ricon, della no biltà, 24 luglio 1820, da Gerola mo ed Antonio quondam Giaco mo) . (Mangano Ital. coi titoli di conte (m.), nobile (mf.), signore di Fracchia (mpr.), ed è rappresen tata da GIROLAMO, di Giacomo, di Gerola mo, spos. 27 luglio 1899 con la nobile Ga briella Levi. Figlie: Elisabetta, n. Milano 24 gennaio LETTERAS 1906; Arnolda, n. Milano 10 febb. 1907; Ferdinanda, n. Milano 23 dicembre 1911. Fratello : ULDERICO. Figlio di Ulderico: GIACOMO. Zie: Alessandra in Damioli; Caterina in Morto : La vertu est ma guide. Saccani; Giuseppina in Comi. Altro ramo. MARCO, n. Bergamo 5 dicembre 1852, di Luigi (n. 24 settembre 1833, † 12 febbraio 1892), di Giacomo, e della nobile Caterina Alessandri. Fratelli: GIACOMO, n. Bergamo II otto bre 1860, spos. 29 luglio 1891 con Ludovi na Petej; Elisa, n. Bergamo 11 novembre 1862, spos. 28 luglio 1898 con Emilio Zi lioli; ANTONIO, n. Bergamo 28 marzo 1864; LUIGI, n. Villongo S. Filastro 19 ottobre 1865. Figli di Giacomo: Adelina, n. Buenos Aires 18 gennaio 1895; ANGELO, n. ivi 4 aprile 1897, spos. 27 novembre 1926 con Vittoria Gian Domenici. Figlia di Angelo: Ludovica, n. Bergamo 4 febbraio 1928. Altro ramo. ALESSANDRO, di Alessandro, di Giaco mo, e di Giuseppina Cobelli, spos. Milano 19 luglio 1913 con Maria Raffa. Fratello: AUGUSTO, spos. Bergamo 23 febbraio 1914 con Letizia Crespi. Figli di Augusto: Maria Antonietta, n. Bergamo 21 febbraio 1920; Maria Letizia, n. Bergamo 9 marzo 1925. SOURDEAU AUX VILLAINS. g. l. ARMA: D'azzurro al montante di argento, accom pagnato da tre stelle di sei rag gi d'oro, due in capo ed una in punta. CIMIERO su un el to torneario : Un uomo selva tico, al naturale, nascente, posto in maestà, fasciato ai fianchi e coronato da una ghirlanda, il tutto di verde e tenente, colla mano de stra, una clava al naturale. PAGINA 387 TENENTI : Due uomini selvatici posti in maestà, armati di una clava, il tutto al naturale, il primo nella destra, il secon do nella sinistra, e sostenenti lo scudo. DIMORA: Levico e Pergine (Trentino). Famiglia oriunda dal Cambrésis. Pare di scenda dalla stirpe dei St. Aubert (v. Car pentier: L'histoire de Cambraw, vol. II, pag. 976) . Dall'inizio del XVI secolo fino verso alla fine del XVII i Sourdeau vissero in Belgio, quando, causa le conseguenze della rivoluzione francese, riparararono a Vienna dapprima, poi a Trieste, a Venezia e finalmente a Levico, ove la famiglia ri siede da circa ottant'anni. Nel 1386 viveva un cavaliere BERTRANDO DI ST. HILAIRE, detto Sourdeau, e nel 1392 troviamo un GILLES e UGO Sourdeau, da cui probabilmente discese l'écuyer GERAR no Sordeau, signore di Tornibus, di cui è noto il testamento in data 9 febbraio 1518, e che nel 1500 sposò Aduestaine d'Auber chicourt, di Giovanni d'Auberchicourt det to d'Estimbourg. Il filo genealogico prosegue di qui in nanzi perfettamente documentato e da es so appare come i Sourdeau si siano impa rentati con le seguenti famiglie: de Hol lain, Gombault d'Archimont, d'Auxy de Vareilles, de Bargibant, T'Serclaes Tilly de Linden, d'Eyb, Ognibeni, ecc. LUIGI TEODORO Sourdeau, signore di Na mèche, ebbe il titolo di barone di Chin et de Ramegnies nel 1725, che venne confer mato nel 1828 da re Guglielmo I d'Olanda. Da NICOLAS JOSEPH GUISLAIN Sourdeau, n. a Namur 26 novembre 1734, † a Lim bourg sur Lahn 1795, e da Marie Therèse Françoise de T'Serclaes Tilly (n. a Mila no 21 maggio 1755, sposatasi in seconde nozze nel 1798 col generale conte Giusep pe Rosetti de Scander) nacque a Cain Tournésis il 28 maggio 1784, AUGUSTE FRANÇOIS MARIE JOSEPH, che fu i. r. vice ammiraglio, cavaliere d'onore e devozione del S. M. O. di Malta. Egli ebbe la con ferma del titolo di barone con decreto dato a Vienna il 10 novembre 1842 e fu nomi nato barone dell'I. A. con diploma del I' aprile 1866; sposò il 10 aprile 1820 Anna d'Eyb (n. 1793, † 2 maggio 1865), da cui ebbe: PAGINA 388 1 ) AUGUSTO, morto in America senza figli; 2) GIULIO, vice-prefetto, i. r. consi gliere di Luogotenenza, n. a Vienna 16 di cembre 1821, † ad Innsbruck 5 gennaio 1916, sposato il 26 aprile 1864 con Pul cheria Ognibeni (n. Levico 9 marzo 1843, † ad Innsbruck il 15 dicembre 1915), dai quali discendono gli attuali rappresentanti della famiglia; 3) Eugenia, n. 19 maggio 1821, † a Vienna 12 agosto 1890, sposò il 25 otto bre 1852 il cugino Federico Sourdeau, da cui non ebbe figli; 4) Erminia sposò Maurizio de Crosz e morì a Trento il 2 ottobre 1890, pure sen za prole. AUGUSTO MARIA CARLO, di Giulio, n. a Levico il 15 maggio 1866, † ivi il 25 otto bre 1926, noto geologo, compì importanti studi sulla geologia e mineralogia del Tren tino e legò la propria importante raccolta mineralogica al Museo di Storia Naturale di Trento. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di barone dell'I. A. (mf.), in persona di CARLO BERNARDINO EMILIO, di Giulio, di Augusto Francesco, di Nico lò, n. a Kitzbühel (Tirolo) il 26 aprile del 1871. Sorelle: Maria Carlotta Anna, n. a Vi cenza il 12 marzo 1865; Erminia Sofia, n. a Bolzano il 9 giugno 1873; Luisa Matil de, n. a Bolzano il 2 novembre 1880. s. a p. SOUSA (DE) . ARMA: D'oro a tre bande di rosso. DIMORA : Portogal lo. Famiglia di ori gine piemontese e che trasferì la sua dimora in Porto gallo. Ad ALESSANDRO De Sousa, nel 1791, fu riconosciuto il titolo di conte di Sanfrè e Motta Isnarda, trasmissibile ai suoi discendenti in linea e per ordine di primogenitura. LETTERAS Con tale titolo la famiglia è generica mente iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 in persona dei disc. dal predetto Alessandro. * SOZZIFANTI. ARMA : Trinciato di azzurro e di argento. Alias: Trinciato di argento e di nero. DIMORA : Pistoia. Questa famiglia, che sembra pren desse il cognome da un «Sozzo di Fante », da Casore del Monte in Val di Nievole, dove aveva terre eca stella , verso il 1200, quando fu rono distrutte le castella della cam pagna, discese a Pistoia, subito ot tenendovi l'ascri zione all'Ordine magnatizio. V. S. e TEBERTO BULDRONE, di Soldo Sozzifanti, console dei soldati nel 1207 d'Arciprete, appaiono nel 1209 tra i rap presentanti di Pistoia che giurarono la pa ce tra il loro comune e quello di Bologna. Messer SozzOFANTE fu giudice delle cau se e consigliere del comune nel 1267. Ser LAPO, suo figlio, fu uno dei quattro savii incaricati della riforma degli statuti nel 1283, giudice nel 1297, e nel 1309 depu tato a trattare gli accordi coi conti di Man gona. Il capitano ARRIGO, di Soffredi, cadeva il 29 agosto 1315 nella battaglia di Monte catini contro Uguccione della Faggiuola. PIERO, di Sozzo, nel 1333 veniva nomi nato da papa Giovanni XXII ammiraglio di Santa Chiesa. Fin dal 1334 i Sozzifanti, nelle lotte ci vili che straziavano Pistoia, avevano ade rito a parte Cancelliera, e dal 1345 gode LETTERAS vano il supremo onore del gonfalonierato in patria. SOLDO, di Aldobrandino (1380), militò « con comando e fama di ottimo capitano >> negli eserciti della repubblica di Firenze. BASTIANO, di Gerolamo, alfiere nelle bande di Piero de' Medici al servizio di Filippo di Spagna per l'impresa del Porto gallo (1579), vi morì combattendo. Lorenzo, di Girolamo, fondò il priorato d'Arezzo nella religione di Santo Stefano di Toscana (1593); e ANGELO, di Andrea, fu nella stessa epoca cavaliere gerosolimi tano, come poi CHERUBINO, di Alessandro (1605), BENEDETTO, di Ottavio (1622), Gro VANNI, di Giovan Maria (1633) e CARLO, suo fratello (1651). PAGINA 389 NICCOLÒ, suo figlio, fu vescovo di Pi stoia e Prato (1872-1883). Al cav. MARIO e a GIOVAN CARLO, di Gio. Battista Sozzifan ti, si deve il bellissimo affresco dell'An nunziazione, fatto dipingere dall'artista pistoiese Lazzaro Baldi (1687), sopra l'alta re dei Sozzifanti nel Duomo di Pistoia. Al tempo in cui si formarono i Libri d'O ro del granducato di Toscana, chiesero l'a scrizione al patriziato pistoiese, e lo otten nero collo stesso decreto 5 maggio 1755, tre distinte linee della famiglia Sozzifanti : a) quella (che usò lo stemma trinciato d'azzurro e d'argento), rappresentata allo ra dal cav. FILIPPO, del cav. Francesco Maria, e dai fratelli di lui : VINCENZO, GIU SEPPE, GIULIO e MICHELE. Quest'ultimo Molti soggetti di questa stirpe si illustra- dal suo matrimonio con Caterina Conversi rono pel loro valore sulle galère di Santo Stefano, e più specialmente ALFONSO (n. 1585), segnalatosi come capitano di galèa in molti combattimenti contro i turchi, e morto gloriosamente nella giornata di Lampedusa (1620), mentre era già in cor so la sua nomina ad ammiraglio decretata gli a soli 35 anni di età dal granduca Co simo II. Ottimi soldati furono pure GIOVANNI BATTISTA, di Dinozzo, che si distinse par ticolarmente alla difesa di Pistoia nella guerra contro i Barberini (1643); il cav. ANNIBALE e il cav. AMERIGO, di Cosimo (1620), nonchè AMERIGO, di Ottavio, il cui fratello AURELIO a Lampedusa aveva cat turata la capitana nemica. FILIPPO AGO STINO, di Girolamo, cadeva nel 1683 all'as salto delle trincee di Negroponte. NICCOLÒ, di Giovan Carlo, prima audi tore del nunzio pontificio a Parigi, fu nel 1768 mandato dalla corte papale, auditore generale in Avignone. AURELIO, di Giovan Filippo, era stato creato senatore a Firenze, e dal 1699 al 1721 fu auditore generale del governo di Siena. FERDINANDO, del cavalier priore Giovan ni, fu della guardia d'onore della grandu chessa Elisa Baciocchi (1813), poi tenente dei cacciatori a cavallo di Napoleone im peratore. ALESSANDRO, di Filippo, fu senatore del governo toscano (1848), gonfaloniere di Pi stoia e ciambellano a corte. ni ebbe FRANCESCO, AURELIO, BARTOLOMEO e NICCOLÒ, col quale questa linea si estinse nel 1862; b) quella (che usò il medesimo stem ma), rappresentata dal cav. priore BALDAS SARE CARLO, del cav. priore Francesco Ma ria, e dai fratelli GASPERO E GIUSEPPE. Da detto Baldassare nacquero CESARE LEO POLDO e tre femmine: Maria Lavinia, Ma ria Teresa e Caterina. E dal terzogenito GIUSEPPE († 1779), coniugato con Verdia na Berti, venne GIOVANNI, che fu padre di FERDINANDO, Luisa e LEOPOLDO; c) quella (che usò lo stemma trinciato d'argento e di nero), rappresentata da Gio VAN CARLO e dal cav. LUIGI, del cav. Fran cesco, del cav. Mario. Esso Giovan Carlo, che vestì l'abito di cavaliere stefaniano 1'8 febbraio 1712, ebbe da Giulia Forteguerri : FRANCESCO, RUBERTO, NICOLA, MARIO, FI LIPPO, Alessandra (in Cancelleri), Madda lena (in Montemagni), Marta (in Rospi gliosi), Teresa (in Tolomei) e Lucrezia (in Villani). Da Filippo suddetto nacque A LESSANDRO, che dalle sue nozze 8 febbraio 1813) con Alessandra Rospigliosi ebbe pa recchi figli, di cui : 1) ROBERTO (1817-1856), che da Elisa betta del bali Jacopo Cellesi, ebbe JACOPO padre di ROBERTO, che ha per figlie Anna Maria e Giuliana; 2) CESARE, da cui sono nati ALESSANDRO, Eleonora e MARIO, padre di Anna Maria; 3) GIOVAN CARLO (1823-1908), che fu l'e rede delle sostanze materne, con l'obbligo PAGINA 390 di assumere il cognome dei Rospigliosi (ve di Rospigliosi già Sozzifanti in Enciclope dia, vol. V, pag. 801). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Pistoia (mf.), in persona di ALESSANDRO, di Cesare, di Alessandro, di Filippo, ed è rappresentata dal colonnello ALESSANDRO, di Cesare, del sen. Alessandro. Sorella: Eleonora in Tani-Begni. LETTERAS tizie antecedenti all'assunzione del nome Spada Lavini). ALESSANDRO, nato a Roma da Giovanni Girolamo III e da Maddalena dei marche si di Ceva, fu priore dei Caporioni nel 1742 e in data 30 ottobre 1758 fu ascritto tra i 60 romani patrizi coscritti al posto della famiglia Melchiorri estinta; nel 1763 fu conservatore dell'Urbe; il 27 novembre 1763 venne aggregato con tutta la discen denza al patriziato sammarinese; nel 1769 ROBERTO, di Jacopo, di Roberto, di Ales- ebbe la dignità di ciambellano imperiale; sandro. Sorella: Elisabetta in Poggi-Banchieri. Figlie di Roberto: Anna Maria in Tad dei e Giuliana. Figlia di Mario († 1926), di Cesare. di Alessandro: Anna Maria in Amerighi. g. d. a. v. * SPADA LAVINI. ARMA: Partito : nel 1º fasciato di 4 pezzi d'ar gento e di nero, le fasce d'argen to cariche di un leone di rosso il leopardito ; col capo d'oro (con cessione di Giu lio III) alla ban da di azzurro ca rica di tre monti di tre cime all'italiana di verde, ristretti, cuciti, a piombo, e accostata da due ghirlande di verde le gate di rosso poste nel senso della ban da, una sopra l'altra sotto (Spada); nel 2º di azzurro all'albero al naturale no drito sulla vetta di un monte di sei ci me d'oro all'italiana movente dalla pun ta (Lavini). CIMIERO: Un guerriero tenente con la de stra una spada in palo, e con la sinistra un «breve » carico del motto : Non iniu ria. SOSTEGNI : Due leoni d'oro, affrontati. Мотто: Ѕ. P. Q. R. (Spada); Nec sorte nec fato (Lavini). DIMORA: Torino. È il ramo primogenito dell'antica e no bile famiglia Spada (vedi Spada per le no e nel 1775 entrò a far parte dell'Accade mia Cortonese degli Etruschi. Egli il r ottobre 1763 sposò la nobile donna Eleono ra Lavini, di Vercelli, dama dell'I. O. del la Croce Stellata, figlia del conte Pom ponio Lavini, conte di Montepolesco, no bile di Roma, di Osimo e di S. Severino, la quale come ultima discendente di sua nobile famiglia non solo portò in casa Spada tutto il patrimonio, ma anche tutti i diritti e i titoli, e i feudi con l'obbligo al primogenito di aggiungere il cognome e di inquartare lo stemma Lavini. Da questo matrimonio ne vennero più figli, fra cui quel GIOV. BATTISTA, capo del ramo ora fiorente a Pesaro e a Roma (come si vede al nome Spada), e Giov. GIROLAMO IV che fu il primo Spada Lavini, conte di Monte polesco e come tale ebbe il patriziato di Macerata, la nobiltà di Filottrano, di Osi mo e di S. Severino; titoli tutti già di casa Lavini. Nacque questi il 30 dicembre 1765 е morì il 19 dicembre 1821. Sposò egli la con tessa Giulia de' Medici, dama della Croce Stellata, morta il 19 dicembre 1821, figlia del marchese Francesco Orazio de' Medi ci, ultimo di un ramo della casa granduca le Toscana, cavaliere di Malta, morto nel 1793; e per questo matrimonio ebbe diritto di aggiungere al proprio stemma le palle medicee. Da questo matrimonio vennero più figli, fra cui AVERARDO, nato a Mace rata il 24 dicembre 1805 e morto a Pistoia il 3 aprile 1864. Fu egli curatore della Biblioteca di Macerata dove nel 1841 ebbe l'onore di ricevere papa Gregorio XVI; fu cavaliere di Malta, e poi commendatore, segretario e Cancelliere dell'Ordine. ALESSANDRO, primogenito (n. 21 settem bre 1798 et 27 gennaio 1876), dotto in LETTERAS scienze naturali e mineralogia, lasciò molti scritti. Nel 1848 fu nominato presidente della provincia di Bologna e nel 1860 se natore del Regno. Dalla moglie nob. Isa bella d'Errington d'Irlanda, sposata il 29 maggio 1829 ebbe più figli, fra cui Tom MASO, nato a Montepolesco 2 maggio 1834 che fu tenente di Genova Cavalleria e nel 1859 combattè contro gli austriaci in Loin bardia. Egli è il padre degli attuali rap presentanti la famiglia. La famiglia Lavini è di antica nobiltà di Vercelli, e si hanno notizie fin dall'XI secolo, in cui viveva un LAVINIO. Ebbe il lustri personaggi fra cui un PIERO (1393) , generale al servizio dell'imperatore Fede rico III; LAVINIO II, pretore a Civitella: VIRGILIO (1397), colonnello a Fermo di 100 fanti; PIERO E CARLO (1470), cavaliere di S. Lazzaro. Altro PIERO, figlio del suddet to Carlo, trasportò la sua famiglia a Fi lottrano dove comperò nel 1497 il castello di Montepolesco (di cui si trovano memo rie fin dal 1027 e già appartenuto al con vento di Farfa, poi all'Esarcato di Raven na), posto nella prov. di Osimo. I Lavini l'ebbero col privilegio di armare 25 guar die e di tenere pubbliche fiere. Nel 1721 ottennero il titolo di conte di Montepole sco. La famiglia nella seconda metà del sec. XVII si divise in due rami: quello di S. Severino che terminò nel 1721 con il canonico GIUSEPPE; e l'altro, il principale, con due femmine: Costanza, entrata in casa dei conti Palmucci, ed Eleonora che entrò in casa Spada e vi portò, oltre i be ni, anche tutti i titoli di casa Lavini cioè: conte di Montepolesco, nobile di Fi lottrano, Osimo e S. Severino, patrizio di e Macerata. I Lavini furono anche nobili ro mani dal 1747. La famiglia Spada Lavini è iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana e nel l'El. Uff. Nob. Ital. con i titoli di patrizio di Roma (mf.), coscritto (mpr.), patrizio di Macerata (mf.), patrizio di Terni (mf.), nobile di Filottrano (mf.), nobile di Osi mo (mf), conte di Colle d'Alberi (m.), conte di Montepolesco (mpr.), nobile dei conti di Montepolesco (mf.). Oggi la famiglia è così rappresentata : ALESSANDRO, n. a Torino, 4 gennaio 1870 dal fu conte Tommaso (1834, † 1887), di PAGINA 391 Alessandro, e fu contessa Elena Coardi di Bagnasco (1842, † 1888); ufficiale di caval leria. Fratelli: 1) EMMANUELE, n. a Torino il 3 gennaio 1872, celibe, avv. (resid.: Tori no); 2) ROBERTO, n. a Nizza (Francia) il 13 dicembre 1874, ufficiale di cavalleria, morto in guerra il 19 giugno 1917. Spos. 1º giugno 1902 con la marchesa Laura Dalla Rosa Prati di Parma, nata 23 lu glio 1877. Figli di Roberto: a) Elena, n. 10 aprile 1903; b) ALERANO, n. 26 febbraio 1906. p. c. b. o. * SPADA. ARMA: Fasciato di 4 pezzi d'argen to e di nero, le fasce d'argento cariche di un leone di rosso il leopardito ; col capo d'oro (con cessione di Giu lio III) alla ban da di azzurro carica di tre monti di tre cime all'italiana, di verde, ristretti, cuciti, a piombo ed accostata da due ghirlande di verde, legate di ros so, poste nel senso della banda, una so pra ed una sotto. CIMIERO : Un guerriero in maestà, tenente con la destra una spada in palo, e con la sinistra un breve carico del motto : Non Iniuria. SOSTEGNI : due leoni d'oro, affrontati. Мотто : Ѕ. P. Q. R. DIMORA : Pesaro, Roma, Spoleto, Torino e Algeria: Antica famiglia patrizia di Terni, un ramo della quale si stabili a Pesaro ed un altro a Macerata (v. Spada Lavini). La tradizione vuole che sia suo caposti pite un MARINO SPATHA, duca e governato re d'Italia per l'imperatore greco Leone III. La famiglia fioriva in Terni nel sec. X e dal sec. XIV può dimostrare ininterrot tamente la sua discendenza. Nel 1308 GIO VANNI, coi figli NICOLA E MATTEO, sotto scrisse un istrumento di pace tra guelfi e PAGINA 392 ghibellini in Terni. FUSTINELLO, di Paolo, di Matteo, fu camerlingo del comune nel 1389; CORRADO, di Uriguccio, di Fustinel lo, fu capitano, ebbe la castellania di Col leluna e fu capo priore nel 1462; fu suo figlio un ser MATTEO, capopriore nel 1463, da cui un ser VITTORIO, capopriore nel 1524, da cui un ser SILVESTRO, capopriore nel 1539. Questi ebbe due figli: MICHE LANGELO E GIOVANNI GIROLAMо. Michelangelo (1521-1584) fu coppiere di Giulio III che lo ebbe tanto caro da con cedere nel 1551 a lui, al suo fratello e alle loro discendenze, di apporre come pezza onorifica nel capo del loro stemma quella della propria famiglia Dal Monte, come in fatti tutt'ora portano gli Spada, e inoltre concedette ai due fratelli la signoria di Fo. rano, che possedettero dal 1550 al 1597, e il 22 marzo 1552 la contea di Collescipoli (presso Narni); nominò Michelangelo suo cameriere segreto e lo aggregò col fratello e la discendenza al patriziato romano nel 1574. Michelangelo dalle due mogli Sulpi zia Benzoni dei signori di Crema ed Ermi nia degli Astalli di Roma ebbe quattro ma schi fra cui un SILVESTRO, capitano di ca valleria in Fiandra, e GASPARE ( morto 1624) , signore del castello di Vacone che fu l'ultimo maschio di questo ramo. Giovanni Girolamo, fratello di Miche langelo, fu priore nel 1572 ed ebbe un CE SARE da cui GIUSEPPE († 1682), celebre I. V. D. che procreò GIOVAN GIROLAMO II, padre di MICHELANGELO che fu ciambella no della regina Cristina di Svezia, e di BERNARDINO CESARE (n. 1647), che fu con servatore di Roma ed ultimo conte di Col lescipoli avendo egli ed il fratello rinun ziato tale contea nel 1706 a Clemente XI che, con Breve 6 agosto 1707, li ricompen sò concedendo in perpetuo a loro e discen denti la contea Colle d'Alberi (castello del Perugino) o Collalbero. Bernardino ebbe quattro maschi fra cui GASPARE (1673), ministro del duca Carlo di Lorena, e Str. VESTRO (n. 1776), paggio della duchessa Eleonora di Lorena, cavaliere di Giustizia di Malta; valoroso capitano al servizio del duca Leopoldo di Lorena combattè a Te mewar e sul Reno nel 1688; inviato amba sciatore dal duca a re Luigi XIV, al reg gente Filippo d'Orleans, e poi ad Innocen LETTERA S zo XIII, al suo ritorno fu nominato ciam bellano e scudiero, ed investito della terra di Guberville eretta in marchesato di Spa da in Lorena, col titolo trasmissibile ai di scendenti. Egli ebbe tre figli tra cui CAR LO, capitano nel reggimento francese « No vara », e MATTEO, secondo ed ultimo mar chese di Spada, morti senza discendenza. GIOVANNI GIROLAMO III, figlio primoge nito di Bernardino suddetto, nacque nel 1672, fu conservatore di Roma nel 1717, cameriere segreto di Innocenzo XIII nel 1722 e ministro residente presso la S. Se de per il duca Leopoldo di Lorena nel 1724. Egli, da Maddalena dei marchesi di Ceva ebbe 4 maschi : a) ALERANO († 1778), che si recò in Au stria e prese parte a tutte le guerre com battute contro Federico di Prussia e con tro il turco; fu dell'Accademia della Arca dia col nome di « Targelione »; nel 1713 vice governatore dello Stato di Milano; nel 1714 sergente generale di campo dell'impe ratore; nel 1762 Gran Collare dell'Ordine di S. Michele di Baviera. b) PIETRO, cameriere segreto di Benedet to XIV. c) CESARE, alfiere di Benedetto XIV; nel 1772 esente della Guardia del Corpo del duca di Modena. Da lui venne il ramo de gli Spada di Spoleto. Infatti ebbe ALDERA NO (1765, † 1865), da cui CESARE (1806, + 1884), da cui TARACO (1841, † 1868), da cui FRANCESCO, nato 1869 a Spoleto e capo tuttora vivente del suo ramo. d) ALESSANDRO, che fu il primogenito (vedi Spada Lavini) da cui: 1) GIOVANNI GIROLAMO (1765-1821), che seguitò la fa miglia Spada Lavini; 2) FILIPPO († 1852), che ebbe solo femmine; 3) GIOVANNI BAT TISTA, che nacque a Terni, 13 settembre 1770, e fu capo dei rami tuttora fiorenti di Roma e Pesaro. Fu prefetto del diparti mento del Trasimeno per Napoleone; con servatore delle ipoteche a Pesaro dove era si stabilito, per il che il 1° ottobre 1830 fu aggregato con tutta la discendenza alla no biltà di Pesaro. Morì il 13 dicembre 1845. Dalla moglie nobile Cecilia Capocci Cam poreali ebbe ben 13 figli di cui ricordiamo : 1) ADOLFO, nato a Spoleto nel 1814. Pose sua stanza in Pesaro. Fu ardente patriotta, e amico di Massimo d'Azeglio; conserva LETTERAS tore delle ipoteche in Pesaro. Nel 1848, ca pitano della Guardia nazionale, lasciò il grado per combattere gli austriaci. Dalla moglie Geltrude Matteucci ebbe ALBERICO, n. 5 agosto 1863 e morto a S Remo 11 maggio 1886, fu tenente nel 50° Fante ria e ALBERTO, n. a Pesaro 3 settembre 1864, e morto a Globna (Plava), combat tendo, il 23 giugno 1915 col grado di te nente colonnello. Fu sepolto nel cimitero di Gorizia; fu decorato di medaglia d'ar gento al valore. Era il capo dell'attuale fio rente ramo di Pesaro. 2) AUGUSTO, nato a Loreto il 28 maggio 1819, ingegnere, fervente patriotta, per cui a Roma nel 1844 fu arrestato; capitano di artiglieria nell'esercito italiano. Morì a Pe saro nel 1872 senza discendenza. 3) ALBERICO, nato a Pesaro il 27 luglio 1821, fu dottore in giurisprudenza. Anche del Cavour e di Luigi Carlo Farini, che nel 1844. Pesaro nel 1849 lo elesse suo depu tato alla Costituente romana. Esiliato in Piemonte, divenne amico del D'Azeglio, del Cavour e di Luigi Carlo Farini, che nel 1860 lo incaricò di ordinare il governo provvisorio dell'Emilia. Morì a Bologna il 7 maggio 1860. 4) Carlotta, nata a Pesaro il 24 aprile 1824 e sposata il 4 gennaio 1847 al nobile Francesco Carnevali di Pesaro († gennaio 1891) . La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio di Terni (mf.), patrizio di Roma (mf.), conte di Colle d'Al beri (mpr.), conte (m.), nobile dei conti di Colle d'Alberi (mf.). Ai rami terzogenito e quartogenito debbono essere riconosciuti anche i titoli di patrizio di S. Marino (mf.) e patrizio di Pesaro (mf.). Ramo primogenito. Vedi Spada Lavini. Ramo secondogenito. FRANCESCO, n. Spoleto 17 agosto 1860, dai furono conte Taraco (n. 1841, † 1903) e Maria Ottavi; sp. con Teresa Cesarini di Spoleto il 5 ottobre 1918 (resid.: Isole di Rodi). Figli: 1) Francesca, n. Cava dei Tirreni 20 aprile 1919; 2) Carla, n. ivi 14 luglio 1920; 3) Chiara, n. ivi 7 settembre 1922; 4) ALERANO, n. ivi 11 aprile 1924; 5) Ma PAGINA 393 ria, n. Roma 10 luglio 1928. Fratelli: ALERANO, n. 3 agosto 1874; GIUSEPPE, n. 31 gennaio 1883. Ramo terzogenito. ALBERICO, n. a Pesaro 5 settembre 1901 dal fu conte Alberto (1864, † 1915) e nob. Luisa Carnevali (n. 15 aprile 1878), inge gnere; spos. 13 dicembre 1926 con Vanda Zironi (n. 17 maggio 1904); (resid.: Pesa ro, via Garibaldi, 16). Figli: Luisa, n. 5 gennaio 1927; Isabella, n. 2 febbraio 1928; Adalberta, n. 12 giugno 1930. Sorelle: Carlotta, n. Piacenza II novem bre 1903; Giulia, n. Finalborgo 26 giugno 1906; spos. 20 ottobre 1929 al rag. Mario Perfetti (n. 10 agosto 1902); Alessandra, n. Piacenza 21 febbraio 1908; Oretta, n. Forlì 6 novembre 1911. Madre: Luisa Carnevali di Pesaro, n. 15 aprile 1878 dal nob. Raniero (n. 1854) e Virginia Porta (1856, † 1932), sp. 22 mag gio 1889 conte Alberto Spada di Colle d'Alberi, † 23 giugno 1915. Altro ramo. GIOVANNI, n. Acqui 24 novembre 1862, † 22 luglio 1922, dai fur. conte Michelan gelo (1833, † 1915) e Luisa Giordano dei marchesi di S. Rocco († 1909), spos. 4 ot tobre 1899 con Alfonsina nobile Gualandi (resid.: Roma, via Sommacampagna, 15) . Figli: MICHELANGELO, n. 26 agosto 1900; Cesare, n. 16 dicembre 1902. p. c. b. o. * SPADA VERALLI POTENZIANI (già POTENZIANI, già GRABINSKI). ARMA: Interzato in palo : nel 1º di rosso, alla fascia ondata d'argen to, carica di una rosa di rosso ( Veralli) ; nel 2º na e di rosso, a tre spade d'argento guernite d' oro, poste in banda all'ingiù, una su l'altra, col capo d'azzurro carico di tre gigli d'oro bene ordinati (Spada); nel 3° d'azzurro alla torre d'argento fondata PAGINA 394 sopra un monte di tre cime di verde mo vente dalla punta e accompagnata in ca po da una stella (6) d'oro (Potenziani) . ORNAMENTI : Manto e corona da principe. Мотто: Noli me tangere. DIMORA : Roma e Rieti. La famiglia Grabinski di antica nobiltà polacca, riconosce come capostipite Gro VANNI Grabinski, castellano Rospiriense nel 1458, senatore di Polonia e signore di Grabno e Gorki. Suo nipote GIOVANNI († 1614), erede di Grabno e Gorki, dal suo matrimonio con Margherita Kobierzycka, ebbe due figli: GIROLAMо (п. 1607), erede di Grabno e Gorki, e STANISLAO (1676), е. sede di Vszolovo, maritato con Martina Robierzycki. Da Girolamo sono derivate le linee di SIGISMONDO Grabinski (1848); di BRUNISLAO (n. 1841); di GIOVANNI PAOLO (n. 1829) e di GIUSEPPE Grabinski. Il ni pote del detto Stanislao, GIOACCHINO GIU SEPPE (n. 2 settembre 1767, † 1843) stabili la sua famiglia in Bologna; fu generale del l'esercito napoleonico e dal suo matrimonio con Anna Maria Brogli (27 marzo 1811) ereditò i titoli di conte e di barone di Ar mera (concessione veneta del 16 dicembre 1785 alla nobile famiglia Donà, dalla qua le ereditarono i Brogli). Suo figlio ENRICO (1815-1870) sposò la marchesa Sofia Poten ziani, patrizia di Rieti, ed ebbe diversi fi gli : GIUSEPPE (n. 1849), GIOVANNI ANTO NIO (n. 1850), LUDOVICO (n. 1855) e STA NISLAO (n. 1857) . Il detto Giovanni Antonio (n. 1850, † in Roma 19 marzo 1899), in seguito al testa mento del suo avo materno, il marchese Basilio Potenziani, lasciò il cognome Gra binski ed assunse e trasmise ai suoi figli il cognome e le armi Potenziani (autorizza zione Reale del 17 febbraio 1887). Fu Se natore del Regno e con decreto Reale del 14 giugno 1891 ottenne il titolo di principe sul cognome. Sposò il 24 agosto 1872 don na Maria Spada Veralli e Ravaschieri, so rella primogenita di don Federico Spada Veralli, principe di Castel Viscardo e capo di questa nobilissima famiglia. Estintasi l'agnazione maschile dei Spada Veralli, con la morte senza discendenza dell'ultimo principe, il detto don Federico, avvenuta il 21 marzo 1921, il suo nipote ex sorore, don LUDOVICO Potenziani (n. 19 LETTERAS ag. 1880) ottenne di surrogare l'estinta fa miglia, mercè préposizione del cognome al suo (autorizzazione Reale 1926), e di succe dere in tutti i titoli e prerogative nobiliari (DD. RR. 3 giugno 1923 e 25 nov. 1926). Credesi che la famiglia Spada abbia avu to la sua origine in Gubbio verso l'anno 1000 da Aleramo I, col nome di Artosina Trapiantatasi in Romagna col nome Spa da verso il 1200 (vedi : Storia di Ravenna, di Girolamo Rossi, continuata da Matteo Vecchiazzani, Archivio Comunale di Faen za; Istoria del Clementino; Archivio Spa da; Ceccarelli, Storia di Casa Monaldeschi, Ascoli, 1580; Diario di Ser Tomaso Silve stro Notaro dal 1482 al 1500, Orvieto 1891, ecc., ecc.), vi possedette notevoli si gnorie, infatti: UGO, del quondam Bernar do, nel 1208 possedeva Casano, Monte maggiore e Zattaglia; DOMENICO nel 1275 e 1313 nominavasi signore di Talamello e Anziano di Faenza; AMADORE nel 1216 era signore del castello di Gallara in Valle di Lamone. Hanno posseduto poi i feudi di Tussi gnano, Borgo e Fontana col titolo di conte. TOMMASO Spada nel 1458 fu senatore di Roma; PAOLO fu aggregato alla nobiltà di Imola nel 1602 e a quella di Forlì nel 1625; GREGORIO ottenne per sè e pei suoi la no biltà senatoria di Bologna nel 1625. Il detto Paolo Spada (n. 1541), quondam Francesco (1455), qm. Ventura (1418), qm. Serrone (1383), qm. Pietro Paolo (1360), qm. Francesco (1320), qm. Amadore, si gnore di Gallara (1290), fu tesoriere gen. in Romagna e in Roma. Suo figlio primoge nito, BERNARDINO (1595-1661), fu Nunzio a Parigi e poi Cardinale Vescovo di Albano L'altro figlio, GIACOMO-FILIPPO (n. 1576), acquistò nel marzo 1637 dal vescovo di Ber tinoro, Giovanni della Robbia, le enfiteu si feudali di Montevescovo e di S. Giovan ni in Squarzarolo col titolo di marchese. ORAZIO Spada, figlio di Francesco (n. 1613) ereditò dalla moglie, Maria Veralli, il feu do di Castel Viscardo, presso Orvieto, sul quale Urbano VIII concesse (11 dic. 1635) il titolo di marchese, mutato in quello di principe da Pio VI il 5 giu. 1777, a favore del march. GIUSEPPE Spada Veralli (1752) . Il feudo di Castel Viscardo verso l'an no 1439 apparteneva ad una Madonna LETTERAS Antonia, la quale sposò Bonifacio Ranie ri . L'unica figlia di questo matrimonio, Nicola, sposò Corrado Monaldeschi, si gnore di Castiglione della Teverina. Dai Monaldeschi passò in eredità a Bernardo Cervara nel 1478. Fu poi portato in dote da Giulia Cervara a Matteo Veralli, nobile romano; e da Maria Veralli, loro figliuola, fu portato in dote (10 dicembre 1635) al marchese ORAZIO Spada. Il castello di Viceno, col titolo di conte, apparteneva alla città di Orvieto. Alessan dro VI, con Breve del 27 marzo 1495, det te licenza di venderlo ad Antonio Simon celli. Restò presso questa famiglia sino al 18 marzo 1645, quando cioè un altro Anto nio Simoncelli lo vendette al cardinale BERNARDINO Spada, previa licenza di Inno cenzo X del 20 marzo 1645. Il castello di Montiano, situato nei pressi di Cesena, e la terra di Ron cofreddo furono dapprima sotto il dominio dell'arcivescovo di Ravenna, e venivano chiamati Viscontado. Pio II li concesse a un tale Antonio de Assassini, con Breve 21 gennaio 1465. Da un Breve di Pio V, del 4 dicembre 1570, si rileva che Montiano Roncofreddo erano stati dati a Paolo Savel li e che questi li vendette più tardi a Pier Luigi Farnese duca di Parma, il quale, a sua volta, li permutò con beni di Cleopa tra Zampesco, la quale li portò in dote a e Leonida Malatesta, figlia di Giacomo, si gnore di Sogliano, Montecoruzzolo e altre terre. In poco meno di 100 anni la famiglia Malatesta andò in rovina; sicchè, verso la fine del secolo XVII, ad istanza dei loro creditori, la Congregazione dei Baroni mi se in vendita, assieme ad altri beni dei Ma latesta, il Contado di Montiano e il Mar chesato di Roncofreddo. Questi due feudi furono comprati allora da Muzio Spada (n. 1661), a seguito di una lunga lite con Li vio Odescalchi, duca di Bracciano, sul fondamento del diritto di prelazione che a lui spettava nella qualità di figlio ed erede di Claudia Margherita Malatesta, del quondam Giacomo juniore, moglie di R1 DOLFO Spada. Tutto ciò si rileva dal chiro grafo di Clemente XI del 24 aprile 1703, col quale il Pontefice dette il Suo Assenso su detta compra-vendita e confermò i tito li all'acquirente Muzio Spada, suoi eredi e PAGINA 395 successori qualsivoglia in perpetuo. Vi sono monumenti della famiglia Spada in Bologna, in Roma e a Castel Viscardo; e dei Potenziani in Roma e a Rieti. Rappresentante della famiglia è il prin cipe don LUDOVICO Spada Veralli Poten ziani, iscritto nel Libro d'Oro della Nobil tà Italiana, IV principe di Castel Viscardo; IX marchese e conte di Montevescovo e di S. Giovanni in Squarzarolo; VII marchese di Roncofreddo; VII conte di Montiano; VI conte di Viceno; marchese; II conte e barone di Armera; patrizio romano, co scritto; patrizio di Bologna, di Forlì, d Rieti e di San Marino, nobile di Faenza; bali gran croce d'onore e devozione del S. O. M. di Malta; ex Governatore di Ro ma; Senatore del Regno, ecc., ecc., n. a Rieti il 19 agosto 1880, figlio del principe Giovanni Potenziani, già Grabinski, sena tore del Regno (1852-1899) e di donna Ma ria Spada Veralli e Ravaschieri (1853 1902); spos. a Venezia, 21 febbraio 1903, a Maria (Madda) Papadopoli Aldobrandini, divorziato a Fiume, 6 aprile 1922. Figlia: Donna Myriam, contessa di Montiano, con successione per la sua di scendenza maschile (R. D. 16 agosto 1929), n. a Rieti 25 novembre 1903. Sorella: Donna Beatrice, n. Bologna ro luglio 1873, dama di Palazzo di S. M. la Regina d'Italia, dama d'onore e devozione del S. O. M. di Malta; spos. 2 dicembre 1890 al conte don Vincenzo Ravaschieri, duca di Roccapiemonte (n. 1870), vedova 29 luglio 1929. a. de v. m. * SPADAFORA (SPATAFORA) e SPA TAFORA BRANCIFORTE. ARMA : Di rosso al braccio armato, tenente una spa da posta in sbar ra, il tutto al na turale. SOSTEGNI : Due lio corni d'argento ritti e affrontati. Мотто : Prodes in bello. DIMORA : Palermo. PAGINA 396 Antica e nobile famiglia che si vuole ori ginaria di Costantinopoli e che vanta a ca postipite in Sicilia un BASILIO, esarca per l'imperatore Isacco Comneno nel 1098. Un GIOVANNI fu segretario dell'imperatore Fe derico II, 1230; un PIETRO DAMIANO fu primo barone di Roccella, 1250; un RUG GERO, barone di Roccella, ebbe il 13 aprile 1344 concessione del castello di Maletto; un MATTEO fu senatore di Messina nel 1358; un RINALDO, fratello di Ruggero, ri acquistò nel 1385 la terra e castello di Ma letto sposò : 1) Granata Castagna per la quale possedette il feudo Cutò; 2) Costan za de Castellis che gli portò in dote i feudi Michinesi e Caccione; un BERARDO, milite, ottenne il 12 ottobre 1356 concessione della terra di Cerami; un FEDERICO, milite, capi tano e castellano di Taormina, 1399, giu stiziere del Val Demone, 1403, con privi legio 17 maggio 1399 ottenne concessione della gabella del biscotto, sego, sale e ca nape di Messina, con privilegio dato il 12 maggio 1409 ottenne dal doge Michele Steno e dal Senato di Venezia la iscrizione per sè e suoi al patriziato veneto; un Ga LEOTTO (o Guglielmotto) ebbe da re Mar tino, 1399, concessione del feudo Martini, feudo che il 25 giugno 1404 fu riconcesso a TOMMASO Spadafora; un ANTONIO il 10 ottobre 1425 ebbe investitura di Michinesı e Caccione; un CORRADO nel 1415 ebbe il feudo castello e tonnara di Solanto, fu ba rone di Venetico e di Mazzarrà 10 giugno 1447, fu maestro razionale del regno, pre tore di Palermo, 1418-19, 1426-27-28, 1436 1437 e strategoto di Messina nel 1443; un SALVO O SALVATORE, signore della gabel la del biscotto di Messina, fu stratigo di Messina nel 1429 e nel 1431; un AN SELMO possedette nel 1397 il feudo Cas saro, che trasmise alla figlia Regale, mo glie a Paolo Moleti; un Luca fu barone di Feudarasi, feudo che trasmise al figlio Pi no il quale fu investito il 28 settembre 1453 (il ramo investito di detto feudo si stabili in Ciminna, dove lo troviamo ancora nel secolo XVIII con un Alonso, barone di Feudarasi per investitura del 5 novembre 1704); un GIOVANNI fu barone di Carcaci per investitura del 21 luglio 1453 e fu se natore di Messina nel 1457-58; un FEDERI co, barone di Mazzarrà e di Venetico per LETTERAS investitura 23 settembre 1457, acquistò maggio 1459 la baronia di San Martino e fu senatore di Messina nel 1441-42; un Ge RARDO fu capitano di giustizia di Palermo nel 1482-83; un ANNIBALE fu vescovo di Lipari, 1485, e archimandista di Messina; un GIOVANNELLO rivendicò la terra di Roc cella e ne ebbe investitura il 3 luglio 1510; un ANTONIO fu barone del biscotto, barone dei mezzigrani sulle tonnare di S. Giorgio, Arenella, S. Nicola, Solanto per investitu ra del 25 giugno 1509; un GIOVAN MICHELE fu barone di Roccella, Michinesi e Caccio ne per investitura del 19 gennaio 1518 e 8 novembre 1557; un GUGLIELMO, di Ge rardo, fu senatore di Palermo nel 1517-18, pretore negli anni 1525-26, 1528-29, 1534 35, 1539-40 e capitano di giustizia nel 1521-22; un SCIPIONE fu senatore di Mes sina negli anni 1528-29, 1541-42, 1543 1544 e fu maestro marammiere del Ter zana e R. Palazzo di Messina nel 1539; un BERARDO fu capitano di giustizia di Messi na nel 1546-47; un NICOLÒ ANTONIO fu se natore di Palermo nel 1552-53, pretore ne gli anni 1564-65, 1570-71, 1579-80 e capi tano di giustizia nel 1587-88; un LUDOVICO fu senatore di Palermo negli anni 1567-68, 1572-73, 1599-600, con privilegio del 13 luglio 1573 esecutoriato il 17 febbraio 1574 ottenne la concessione del titolo di nobile col don e fu capitano di giustizia di Pa lermo nel 1576-77; un FEDERICO, barone del biscotto, dei mezzigrani, ecc., per inve stitura 4 marzo 1572 fu cavaliere dell'Or dine di Malta; un MICHELE, barone di Ma letto, barone di Roccella, barone di Michi nesi e Caccione per investiture del 22 di cembre 1572 e 26 agosto 1600, con privi legio dato il 23 giugno esecutoriato il 23 novembre 1579 ottenne la concessione del titolo di marchese della Roccella, con pri vilegio dato il 2 aprile 1619 esecutoriato il 14 settembre dello stesso anno ebbe la con cessione del titolo di principe di Maletto e fu pretore di Palermo negli anni 1601-2-3; un FEDERICO Spadafora e Moncada, barone di Venetico, fu provveditore delle fabbri che del R. Palazzo di Messina, 1594; un GIUSEPPE Spadafora Branciforti e Monca da con privilegno dato in Madrid il 23 lu glio esecutoriato in Messina il 22 settem bre 1622 ottenne concessione del titolo di LETTERAS marchese di San Martino; un FRANCESCO Spadafora Branciforte Moncada e Ruffo, marchese di San Martino, con privilegio dato il 10 novembre 1629 esecutoriato il 6 luglio 1630 ottenne la concessione del tito lo di principe di Venetico; un PIETRO Spa dafora e Moncada con privilegio dato il 27 febbraio, esecutoriato il 27 marzo 1653 ot tenne la concessione del titolo di principe di Mazzarrà e fu pure investito della baro nia di Lando 1'8 aprile 1679; un FEDERICO, secondo principe di Mazzarrà, barone di Lando, Pirago, ecc., per investitura 14 giugno 1651, con privilegio dato in Ma drid il 7 agosto esecutoriato in Messina il 23 settembre 1672 venne nominato mae stro razionale di cappa corta del tribunale del R. Patrimonio e con privilegio dato in Madrid il 29 maggio 1673 esecutoriato in Messina 1'11 agosto 1673 ottenne la con cessione del titolo di duca di Spadafora; un DOMENICO, principe di Venetico, principe di Maletto, marchese della Roccella, ecc. , per investitura 30 agosto 1671, 15 gennaio 1679 e 2 dicembre 1689 fu cavaliere del l'Ordine di Alcantara e marito di Giusep pa Branciforte e Borgia di Girolamo, conte di Sant'Antonio; un MUZIO Spadafora e Spadafora con privilegio dato in Madrid il 7 marzo 1710 esecutoriato in Messina il 4 maggio 1713 ottenne la concessione del ti tolo di principe di Spadafora ed in alcuni documenti è qualificato marchese di Poli castrello; un MUZIO Spadafora e Branci forti, principe di Maletto, principe di Ve netico, barone di Mazzarrà, ecc., per inve stitura 21 agosto 1698 e 8 agosto 1703 fu gentiluomo di camera di Vittorio Amedeo II di Savoia re di Sicilia, capitano di giu stizia di Palermo nel 1717-18, maestro ra zionale del tribunale del R. Patrimonio, deputato del Regno, 1720; un FEDERICO Spadafora e Gaetani dei principi di Malet to fu cavaliere di gran croce dell'Ordine di Malta e morì nel 1794; un FEDERICO Spa dafora e Moncada, principe di Maletto, есс. per investitura del 25 aprile 1798 fu cava liere di Malta e ministro della nobile com pagnia della carità di Palermo; un MARIA NO ed un SALVATORE Spadafora e Monroy dei principi di Spadafora 1'8 agosto 1796 ottenne attestato di nobiltà del Senato di Palermo; un DOMENICO Spadafora e Colon PAGINA 397 na il 10 dicembre 1804 ebbe investitura dei titoli di principe di Maletto, principe di Venetico, marchese di Roccella, marchese di San Martino, barone di Mazzarrà e mo rì senza figli in Palermo il 6 marzo 1851, lasciando una sorella: Alessandra, moglie di Pietro Ascenso, duca di S. Rosalia; un GUTTIEREZ Spadafora e Monroy il 22 di cembre 1785 ebbe investitura dei titoli di principe di Spadafora, duca di Spadafora, signore di San Pietro li Curri : ed i primi due titoli vennero con rescritto del 17 apri le 1841 al signor GAETANO Spadafora e Monroy. Con D. M. del 22luglio 1901 i ti toli di principe di Spadafora, duca di Spa dafora, signore di San Pietro li Curri, pa trizio veneto, vennero riconosciuti al si gnor PIETRO Spadafora e Notarbartolo, di Michele, di Gaetano Spadafora e Monroy e con D. M. 29 agosto 1920 gli stessi titoli vennero riconosciuti al fratello di detto principe Pietro Maria : GUTTIEREZ, padre di MICHELE, attuale podestà di Palermo e padre di GUTTIEREZ, che, con D. M. 4 lu glio 1929, ottenne autorizzazione di usare per anticipata successione paterna il titolo di duca di Spadafora. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio veneto (mf.), N. U., N. D., principe e duca di Spadafora (già Paria) (mpr.), signore di S. Pietro li Curri (mpr.), in persona di MICHELE, di Guttierez, di Michele, di Gaetano. Sorella: Stefania. Zii (nati dal matrimonio dell'avo Miche le) : SALVATORE, FRANCESCO, ERNESTO, Ma ria Concetta in Silvestro, Costanza in Van nucci, GIUSEPPE, Maria Antonia in Di Stefano, PIETRO MARIA (†), MUZIO (†). Figli di Pietro Maria: Stefania, Livia ed Evelina. Figlia di Muzio: Stefania. Figli di Giuseppe: Stefanina, Maria Sora e MICHELE. Figlie di Salvatore: Stefania ed Agata. Figli di Ernesto: MICHELE, Stefania e GIUSEPPE. Figli di Michele, di Ernesto: ERNESTO, Laura. Figli di Giuseppe, di Ernesto: ERNESTO, PIETRO. a. di c. PAGINA 398 SPADARO. zione della Com missione dei titoli di nobiltà, in data 25 aprile 1843, e iscrit ta genericamente nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.) . * SPADARO. da un leone d'o ro tenente in sbarra una spada d'argento guar nita d'oro. (Ric. D. M. 1900). DIMORA : Scicli, Mineo e Catania. Famiglia siciliana, che sin dal sec. XVI si trovò in Caltagirone. Un GIRONIMO, nel 1693, era giudice di Reggio Calabria; un PLACIDO, nel 1743, fu dal Senato eletto de putato per la salute pubblica durante la peste che afflisse Messina in quell'anno; GIUSEPPE fu senatore nel 1804, GIOVANNI nel 1806, MICHELE nel 1820 e altro PLACI DO nel 1823. Ebbe il titolo di barone di Passanitello proveniente da casa Ferreri, titolo ricono sciuto con D. M. del 1900. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Passanitello (mpr.), in persona di FRANCESCO, di Bene detto, di Francesco. LETTERA S * SPAGNOLETTI ZEULI. ARMA: Di rosso a due spade d'ar gento decussate e sormontate da un giglio coro nato d'oro. DIMORA : Messina. Famiglia di Mes sina, dichiarata no bile per delibera V. S. ARMA: Di rosso al la torre d'argen to di due palchi, murata e aperta di nero, fondata nella campagna di verde, e soste nuta a sinistra V. S. ARMA : Inquarta to : nel 1º e 4º di verde, al brac cio destro arma to al naturale, movente dal lem bo sinistro del lo scudo impu gnante una spa da d'argento alta in palo ed adde strato da una co meta d'argento ondeggiante in palo (Spa gnoletti); nel 2º e 3º troncato di rosso e d'azzurro; nel 1º ad un giglio d'oro, nel 2º ad un rosaio a due rami divergenti, fogliati, cadauno fiorito all' estremità, essa rosa posta sulla vetta più alta, fra le tre, di un monticello pure d'oro (Zeu li) . Lo scudo accollato all'aquila bicipite, coronata sulle due teste. DIMORA: Andria (Bari) . Il Sommo Pontefice Leone XIII, per pre miare le benemerenze verso la Chiesa della famiglia Spagnoletti Zeuli, il 20 gennaio 1888 concesse ad ONOFRIO Spagnoletti Zeu. li , di Ferdinando, n. ad Andria il 28 feb braio 1803, † 1'8 settembre 1894, il titolo trasmisssibile di conte. Con R. D. 13 no vembre 1928 e RR. LL. 26 Giugno 1930, S. M. il Re autorizzò suo nipote ONOFRIO ad usare il titolo nel Regno d'Italia. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di ONOFRIO, n. Andria 16 gennaio 1878, di Ferdinando (n. Andria 22 gennaio 1848, † 23 giugno 1908) e di Anna Maria Spa gnoletti Zeuli (n. 17 febbraio 1853), spos. S. Michele di Bari, 23 luglio 1908, con Se rafina Pastore, n. Sanmichele di Bari S febbraio 1887. [Andria (Bari)] . Figli: 1) FERDINANDO, n. Andria 1º di cembre 1909; 2) Anna Maria, n. Andria 29 gennaio 1912. Sorelle: 1) Caterina, n. Andria 4 aprile 1876, spos. ad Andria 26 luglio 1896 con Nicola Porro († 14 giugno 1902) [Andria]; 2) Franceschina, n. Andria 11 agosto 1879, spos. Andria 17 aprile 1901 con Manfredo Cafiero [Andria]; 3) Mariangela, n. An LETTERAS dria 29 marzo 1881, spos. Andria 22 otto bre 1903 con Ruggiero Messere [Giovi nazzo] . c. a. b. f. * SPALLETTI TRIVELLI. ARMA: Troncato : nel 1º d'oro al l'elefante di ne ro, armato d'ar gento, passante sulla troncatura e sostenente una torre di rosso, murata e aperta di nero, merlata di 8 pezzi alla ghibellina, sor montata da tre stelle di 6 raggi di rosso, male ordinate; nel 2º d'azzurro a tre arieti d'oro, sa lienti, ordinati in fascia. Questa fu comin arma ciata ad usare dalla famiglia verso il 1700 a Reggio Emilia e fu riconosciuta con Decreto Ministeriale 10 gennaio 1899. Alias (Arma antica) : Interzato in fascia: nel 1º d'oro all'aquila bicipite di nero, armata e linguata di rosso; nel 2º di ros so al leone nascente d'argento; nel 3º di azzurro a tre gigli d'oro posti in fascia. CIMIERO : Il leone nascente d'argento. DIMORA : Roma e Firenze. La famiglia è originaria da Cimalmotto di Campo Val Maggia (Cantone Ticino), dove alla fine del 1500 appariva tra le fa miglie più antiche e nobili. Essa apparte neva all'Arte della Seta ed ebbe molti dei suoi membri negli uffici e nelle cariche maggiori (Caneparo, Giurato, Console). Nel secolo XVII ricordiamo un GASPARE I, nato circa il 1593; suo figlio GUGLIELMO I, nato il 3 aprile 1640; e il figlio di questo ultimo GASPARE II, nato il 22 novembre 1668. Questi sposò il 29 agosto 1703 Jaco PAGINA 399 pina Padrazzini, anche essa di antica e no bile famiglia di Campo Val Maggia, e fu padre di GUGLIELMO II, nato il 17 feb braio 1713. Poco prima della metà del secolo XVIII la famiglia, che già con Guglielmo I e Ga spare II fino dal 1675 viveva, acquistava beni ed esercitava anche commerci tanto a Campo Val Maggia, quanto a Dosolo, nel Mantovano, esce definitivamente dal paese d'origine con l'accennato Guglielmo II, fi glio di Gaspare II. Questi non solamente lasciò Campo Val Maggia e Cimalmotto, ma liquidò ogni suo avere a Dosolo e dopo breve permanenza a Guastalla si stabili a Reggio Emilia, dove già da tempo aveva no preso dimora ed ingrandito il loro sta to i Trivelli, anche essi originari dalla Valle Maggia e congiunti in antico con gli Spalletti per amicizie e parentele. AGuglielmo II si deve il vero e grande sviluppo dell'Arte della seta a Reggio Emi lia. Guglielmo II ebbe un fratello, GASPA RE, tenente delle Milizie di Dosolo, che morì celibe nel 1746. Il matrimonio di Gu glielmo II con Costanza, figlia di Domeni co Trivelli, contribui molto a fissare la fa miglia a Reggio, dove rimase, si può dire, fino ai giorni nostri. Da questo matrimo nio, celebrato il 26 dicembre 1735, nacque ro moltissimi figli tra cui ricorderemo : GAETANO, agostiniano, MICHELE, morto ce libe, GASPARE, sacerdote e VENCESLAO. Venceslao I nacque a Reggio il 12 set tembre 1750. Uomo di non comune inge gno ed attività, ebbe notevole influenza e parte nella vita cittadina dei suoi tempi. Molte e cospicue sono le cariche, che egli sostenne, e delle quali ricorderemo solo le principali. Infatti Venceslao I, il 1° agosto 1797, mentre i francesi cercavano di orga nizzare la nuova Repubblica Cisalpina, fu dal generale in capo Bonaparte, nominato tra i nove consiglieri della Municipalità di Reggio. Nel maggio 1797, nella prima bre vissima Restaurazione Estense, veniva no minato membro del Consiglio di Reggenza, e come tale prestava giuramento insieme con gli altri colleghi. Nel giugno del 1799 insieme con il conte Luigi Guicciardi veni va mandato ambasciatore a Modena al Com missario Imperiale dei Ducati di Modena e Reggio. Il 15 ottobre 1814 il nome di Ven PAGINA 400 ceslao I Spalletti entrò a fare parte delle « Triple » del Consiglio Nobile donde ven ne alla famiglia il patriziato ereditario di Reggio Emilia. Sposò il 19 luglio 1784 sua cugina Maria Luisa Trivelli, della quale ultima, insie Trivelli me a due sorelle, di un ramo della famiglia aggiunse stabilmente il cogno me ed inquartò lo stemma. Ebbe numero sissima famiglia e morì a Reggio 1'11 mar zo 1827. Dei suoi dodici figli faremo solo menzione di GUGLIELMO, morto celibe nel 1843, Maria Teresa, sposata al cugino Ba rone Diego Trivelli, Maria Rosalia, religio sa dama di Santa Orsola in Parma, Maria, pure monaca, Maria Carolina, sposa al conte Giuseppe Basenzi di Reggio, Maria Genoveffa, moglie di don Ercole Pio di Savoia dei principi di Carpi, ed infine GIAMBATTISTA, che continuò la famiglia. Giambattista nacque a Reggio il 16 mag gio 1806 e per le sue benemerenze fu insi gnito dal duca Francesco V del titolo di conte ereditario in tutte le linee maschili il 30 dicembre 1853. Dalla moglie Giulia Fontanelli, figlia del marchese Achille Fontanelli, sposata il 28 ottobre 1833, ebbe tra gli altri figli VEN CESLAO E ALFONSO GUGLIELMO. Venceslao II nacque in Reggio il 16 mar zo 1837. Nella sua giovinezza fu tenente della Guardia Nobile Estense (1858) . Ebbe poi altre cariche ed uffici anche dopo l'unificazione d'Italia fino a raggiun gere l'onore del laticlavio. Egli sposò il 18 luglio 1870 Gabriella, figlia del conte Ce sare Rasponi di Ravenna. Donna di elette virtù, di profonda cultura e di animo viri le, alla sua opera illuminata e generosa devono moltissimo le più grandi iniziative filantropiche nazionali, e il movimento per le più nobili rivendicazioni femminili. Alfonso Guglielmo, fratello secondoge nito di Venceslao, sposò sua cugina Jenny Fontanelli, di famiglia modenese, oriunda da Reggio. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), patrizio di Reggio (m.), nobile di Bologna (mf.), ed è rappresentata da : Ramo primogenito LETTERA S Battista e di Gabriella Rasponi, sposato con donna Teresa Ruffo della Scaletta. Ca valiere di on. e dev. del S. M. O. di Malta, comm. della Corona d'Italia, comm. della Croce al Merito di Ungheria. Figli: Maria Luisa; VENCESLAO; Ludo vica. Fratelli: CESARE, spos. con donna Guen dalina Cavazzi della Somaglia, cavaliere di on. e dev. del S. M. O. di Malta, cavaliere del Lavoro; Carolina, spos, con il conte Al berto Nemes de Hidweg. Ramo secondogenito FRANCO, di Guglielmo, di Gian Battista, e di Jenny Fontanelli, spos. con Alessan dra della Gherardesca. Figlia: Franca. Fratelli: GIULIO ANTONIO, spos. con don na Rosa Laura Lanza di Scalea; Paola, spos. al marchese Amerigo Antinori. Figli di Giulio Antonio: GUGLIELMO, PIETRO, Giovanna. v. s. ea. с. с. SPALLICCI. ARMA: D'azzurro al busto di car nagione senza braccia e senza testa, sostenuto da uno scaglione di rosso cucito, e accompagnato in capo da una fascia di argento sostenente un monte di tre ci me d'oro all'italiana. DIMORA : Aversa (Napoli); Milano. Famiglia di Filottrano che ottenne la no d biltà di detta città nel 1800 in persona di GIUSEPPE DOMENICO. Appartennero ad es sa ferventi patriotti, tra cui GIUSEPPE, 1. a Filottrano il 18 aprile 1829 e morto Francavilla a Mare il 9 settembre 1899, re gio provveditore agli studi e figlio di Sal vatore, di Giuseppe e della nob. María, di Domenico Gentiloni, nonchè la sua consor te nob. Emilia Del Bello. Ardente carbona ro, soffrì anche il carcere, per cui fu te nuto in alta considerazione da Mazzini e GIAN BATTISTA, di Venceslao, di Gian da Garibaldi. LETTERAS La famiglia è iscritta nell'El. Nob. Uff. Ital. con il titolo di nobile di Filottrano (mf), ed è rappresentata da GIUSEPPE, n. 18 aprile 1829, † a Francavilla a Mare il 9 settembre 1899, figlio di Salvatore, di Giuseppe e nob. Maria Gentiloni; profes sore, Regio provveditore scolastico, cav. Cor. d'Italia, sp. con Emilia del Bello (1808, † 1891). Figli: SALVATORE, † a Padova 1926; Pao lina, † 1º febbraio 1904, sp. il 21 febbraio 1903 con Giuseppe Persiani; LUIGI, n. a Palermo 17 luglio 1870, † Palermo 30 ot tobre 1921, colonnello R. E., cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro e della Corona d'Ita lia; dec. due med. di argento al valor mi litare, Croce di guerra, med. campagna 1915-1918, due ferite, ragioniere, sp. a Ca serta 9 marzo 1908 Gemma Stella (1868, † a Parma 10 dicembre 1918); Angiolina, sp. il 29 agosto 1895 con Giovanni Pisar ri; DOMENICO, n. a Palermo 24 luglio 1874, ingegnere civile ed elettrotecnico; direttore dell'Istituto Artistico meccanico Provin ciale di Aversa (Napoli); sp. 14 febbraio 1915 a Nola la nob. Maria Ferrara; Maria Prudenza, sp. il 27 dicembre 1902 con Ca tello Landi. Figlio di Luigi: GIUSEPPE, n. a Fano 13 febbraio 1909; sp. il 6 marzo 1930 Car melita Garavaglia (n. 1° gennaio 1907. Figlio di Domenico: EMILIO, n. 28 no vembre 1916. Fratello: SILVESTRO, † 21 marzo 1904, dottore in medicina; sp. Maria Bazzocchi, da cui ALDO, dottore in medicina, profes sore nella R. Università di Milano. p. c. b. o. SPANI. ARMA: Di rosso, alla torre di due palchi al natura le, fondata nel terreno dello stesso e sostenu ta da due leoni d'argento, af frontati. DIMORA : Veroli. Veroli si gover nava con leggi pro PAGINA 401 prie ai tempi dei romani ed era ascritta al la tribù Cornelia; i suoi concittadini erano considerati veri cittadini romani aventi di ritto ai suffragi nei comizi ed agli onori della Repubblica. Lo spirito aristocratico è sempre stato a cuore dei cittadini di Veroli, che sempre separarono le famiglie più illustri dalle al tre e ad esse diedero i più ragguardevoli impieghi. In Veroli, ai tempi dei romani, v'erano tre ordini distinti di cittadini : i Decurioni, i Sevirali e gli Augustali; i Decurioni com ponevano il prim'ordine e da questo veni vano esclusi i plebei. Estinto l'impero romano, continuò Ve roli a mantenere sempre la forma aristo cratica di governo, anche attraverso l'in vasione dei barbari, e da documenti esi stenti nell'archivio della Cattedrale risul. ta che nel secolo X la città si reggeva a Comune libero presiedendo ad essa gli ot timati col titolo di Consoli. Così continuò il Comune a reggersi anche dopo, cambian do però di nome i suoi dirigenti, ma con servando sempre le principali cariche ai nobili, e fra le altre quella di Contestabile dei militi. Variatisi successivamente nuovamente i nomi in quelli di Sindaci, Gonfalonieri e Conservatori, Clemente XIII, in data 9 settembre 1767, uniformò le leggi statuta rie di Veroli ed ordinò che un Consiglio formato delle 60 famiglie più distinte fosse chiamato a dirigere l'amministrazione cit tadina, dividendolo in tre ordini di citta dini, ossia : dei Conservatori, ordine for mato « da tutte quelle famiglie nobili che hanno goduto per il passato tal grado »; dei così detti Cittadini, famiglie benestan ti, e dei Priori, famiglie che non esercita vano arti meccaniche e vili. Fra le 20 famiglie nobili del prim'ordi ne, trascritte in ordine alfabetico, figura la famiglia Spana, rappresentata da FILIP Po Spana, di Angelo, nipote dell'allora ve scovo di Segni. Da questo documento risultando la no biltà di Veroli della famiglia Spana o Spa ni, come tale venne iscritta genericamente nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1922. 1. r. m. Araldica 26 PAGINA 402 SPANO. sta sia l'arma della famiglia ci tata tale invece nel «Nobiliaric e Blasonario del Regno d'Italia » del conte Silvio Mannucci, Roma, Colle gio Araldico, vol. IV. Tale arma è citata SPANO. come usata anche dalla precedente fami glia) . DIMORA : Oristano. Carlo Emanuele III, re di Sardegna, con diploma del 12 settembre 1736, apprezzan do gli eminenti servizi prestati allo Stato da GIANUARIO Spano, di Milis, concedeva in capo al padre suo FRANCESCO, come se vivesse, il titolo di cavaliere e l'uso delle armi gentilizie, trasmissibili ai suoi figli e discendenti per linea maschile. In seguito lo stesso Sovrano con decreto del 7 sett. 1759, nella qualità di Gran Mastro dell'Or dine, delegava il Rev. Arcivescovo di Ori stano per conferire l'abito e croce di grazia della Sacra Religione e Ordine Mil. dei SS. Maurizio e Lazzaro ad ANTIOCO IGNA zio Spano, di Milis, essendo state ammes se, dal Consiglio della detta Sacra Reli gione, le prove di vita e costumi da esso fatte. Nell'elenco dei feudatari, nobili e cava lieri esistenti nella città di Oristano, com pilato, nel 1822, dalla R. Prefettura di Bu LETTERA S ARMA: D'azzurro al leone illeopar dito d'oro, pas sante in banda fra due bande in divisa dello stes So. Alias: Di azzurro all'albero di ver de, sradicato e sostenuto a sini stra da un leone d'oro e sormon tato dalla mezza luna montante di d'argento. (Nel l'Arch. di Stato di Cagliari non risulta che que sacchi e trasmesso alla R. Segreteria di Stato e di Guerra presso il vicerè di Sar degna, erano compresi i nomi di don GIU SEPPE Spano (marito di donna Maria Anna Serralutzu) e del figlio suo don LUIGI (marito di donna Antonia Serralutzu). Dal detto Luigi nacquero in Oristano i figli: FRANCESCO, n. il 6 febbraio 1829; Marian na, n. il 25 dicembre 1836; Emilia, n. il 27 luglio 1846, ed EDOARDO, n. il 28 agosto 1850. Dal suddetto Francesco nacquero i figli; 1) EDOARDO † (sono suoi figli : LUIGI, n. ad Oristano il 4 novembre 1906; Maria, n. ad Oristano il 22 dicembre 1908; EDOAR Do, n. a Siddi il 15 marzo 1910, e Filome na, n. a Siddi il 4 dicembre 1914); 2) Ma rianna t. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.), don (mf.), trasmissibili ai figli e di scendenti maschi e coi titoli di nobile e donna alle femmine, in persona di EDOAR DO †, di Francesco, di Luigi. Figli: LUIGI, Maria, EDOARDO, Filo mena. Sorella: Marianna †. ARMA: D'azzurro all'albero di ver de, sradicato e sostenuto a sini stra da un leone d'oro e sormon tato dalla mez zaluna montante d'argento. (Nel s. l. l'Arch. di Stato di Cagliari non risulta che que sta sia l'arma della famiglia citata tale invece nel Nobiliario Blasonario del e Regno d'Italia del conte Silvio Mannuc ci, Roma, Collegio Araldico, vol. IV. Tale arma è citata come usata anche dal la famiglia precedente). DIMORA : Oristano. Col diploma in data 27 febbraio 1711 il re Carlo III di Castiglia e di Aragona (VI imperatore) concedeva il titolo di con te di San Martino a don GIOVANNI VALEN LETTERAS TINO ed ai suoi discendenti e successori di sangue, stabilendo che si dovesse succede re per via di maggiorasco legale o regolare « per lineam virilem vel feminei sexus ». Equando l'isola di Sardegna passò sotto la Dinastia Sabauda, il predetto don Giovan ni, conte di San Martino, fece conoscere al re che, per diploma del 10 febbraio 1711, fu graziato da S. M. Imperiale Carlo VI, assieme ai suoi figli e discendenti legitti mi e naturali, del Salto volgarmente detto di Minutadas, con ogni giurisdizione civile e criminale, mero e misto imperio, come pure del titolo di conte, portato da altro diploma del medesimo imperatore del 27 dello stesso mese di febbraio, ed inoltre delle rendite civili annuali delle ville vol garmente dette di Mandrolisai, come per terzo diploma dell'11 febbraio 1716, in ti tolo perpetuo ed ereditario per lui e per i suoi successori, senza però alcuna giurisdi zione. Vittorio Amedeo II, re di Sardegna, il 23 maggio 1720 accolse favorevolmente l'i stanza ed il 27 dello stesso mese ed anno con RR. PP. confermò al predetto don Giovanni Valentino, conte di San Marti no, le suindicate concessioni. Con diploma in data 28 luglio 1740, Carlo Emanuele III, re di Sardegna, ap provava la transazione avvenuta tra l'in tendente generale di Sardegna e il conte di San Martino relativamente all'infeudazio ne della Baronia di Minutadas ed ai reddi ti civili dell'Incontrada di Mandrolisai. In seguito, il 9 settembre 1839, stipula vasi a Torino la transazione feudale tra il R. Fisco ed il conte don GAETANO VALEN TINO, del fu conte don LUIGI, nativo di Oristano, conte di San Martino, barone di Minutadas e signore dell'Incontrada di Mandrolisai. E, con RR. PP. del 21 set tembre 1839, il re Carlo Alberto approvava la convenzione, stipulata in Torino il 14 dello stesso mese ed anno davanti al S. S. R. Consiglio di Sardegna, tra il R. Fisco Generale e il predetto don Gaetano Valen tino per il riscatto. Furono allora riservati, colle suindicate RR. PP., a favore dello stesso feudatario e dei suoi successori, i titoli di conte di San Martino, barone di Minutadas e signore dell'Incontrada del Mandrolisai sì e come ne godevano i suoi PAGINA 403 autori. Gli stessi titoli pertanto passarono per linea femminile alla contessa Giuseppa Valentino, maritata a don Paolo Spano. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte di San Martino (mpr.), barone di Minutadas (tf.) (mpr.), signore della Incontrada di Mandrolisai (tf.) (mpr.), in persona dei disc. da Giusep pa Valentino, maritata Spano (1839). s. l. * SPANO' . ARMA: Di oro al palmizio nodrito in un ristretto di terra e soste nuto a sinistra da un leone, il tutto al natura le, accompagna to nell'angolo destro del capo da una crocetta di rosso. DIMORA: Marsala. Famiglia di Marsala del XVIII secolo, insignita del titolo di barone di S. Giulia no, riconosciuto dal Governo di S. M. Vit torio Emanuele III a SCIPIONE, di Anto nio, del ramo primogenito, e a GIUSEPPE, di Federico, del ramo ultragenito. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di San Giuliano (mpr.), in persona di : Ramo primogenito (Ricon; D. M. 14 gen naio 1909). SCIPIONE, di Antonio, di Scipione. Figli: ANTONIO, SEBASTIANO e Maria Anna. Fratello: GIUSEPPE. Ramo ultragenito (Ric. D. M. 13 febbraio 1928) . GIUSEPPE, di Federico, di Antonio. Figli: FEDERICO, Olga Agata, MICHEIE, Agata e Maria. * SPARANO. V. S. ARMA: Di rosso ad un monte di tre cime di verde sostenente un fascio d'asparagi PAGINA 404 di Montecorvino Rovella e chiara per altre nobiliari illu strazioni, avendo provata la sua discenden za da VITO, primo stipite nell'anno 1504. Nel Fascicolo Angioino 66 del R. Ar chivio di Stato di Napoli si trova notizia di un GIACOмо de Sparano di Cava che nel 1362 fu ostiario dell'Imperatore di Costan tinopoli, figlio di Carlo II; e nel fascicolo 79 della stessa scrittura si rinviene Том MASO, Segretario della Regina Giovanna I nel 1359. Nel registro poi 1404 f. 34 si trova Mat teo Tesoriere in terra d'Otranto, per il re Ladislao. Il Bertramo « Descrizione del Regno di Napoli 1640 fol. 187 », scrive : « Decio Ca pitano degli Archibugieri nella guerra di Lombardia col Duca di Savoia nel 1620; Vincenzo e Giulio suoi figliuoli, emulando la fama paterna giunsero alle medesime ca riche. Fulvio loro zio fu anch'egli capita no di S. Elia e col medesimo carico serve oggi Matteo suo figliuolo in Milano. » Nel 1645 si rinviene Alfonso Sparano Barone di Poppano (Quinternione 147, fo lio 88 tergo R. Archivio di Stato di Na poli). Altre notizie dei Sparano di Tramonti della costiera di Amalfi si trovano nelle bozze di consulte di Camera Reale volume 229 R. Archivio di Stato Napoli. Nella sto ria del Ser Filippo « Ricerche sulle origini di Montecorvino » Napoli 1856, si legge a folio 55 che fra i cittadini di Montecor vino deputati nel 1638 dall'Università di detta città a Filippo IV contro la infeuda zione della Città al Principe di Noja Pi gnatelli vi fu il nobile VITANTONIO Spa rano. Nel 1770 Monsignor GIUSEPPE Sparano fu Arcivescovo di Acerenza e Matera. LETTERAS e due leoni d'oro affrontati al me desimo, il tutto sormontato da tre gigli d'oro ordinati in fascia nel capo. DIMORA : Napoli. Famiglia antica nel primo Ordine civico della città La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rappre sentata da MARTINO, di Nicola, di Mar tino. Figli: Giuseppa; Maria; Luisa; NICOLAN ΤΟΝΙΟ. Fratello: DIEGO. Figli di Diego: Aurelia; Anna; Giusep pa; GERARDO; ANTONIO; PIETRO. f. f. p. di s. * SPARAVIERI. ARMA: Di oro allo scaglione di ros SO carico di tre rose del campo e accompagnato da tre sparvieri di nero volanti, i superiori af frontati. CIMIERO : Un an gelo in maestà nascente tenente un breve col Мотто : Pax huic domui DIMORA : Verona. Antica famiglia di Verona, che fu coin presa nel Campione dell'estimo dal 1400 е appartenne al Maggior Consiglio di quella città dal 1427, rimanendovi ininterrotta mente sino alla soppressione. ANTONIO da Castelnuovo, qm. Guidone, fu il primo della famiglia a sedere in Consiglio. Questa famiglia ebbe in proprietà uno dei monti dell'antico confine veneto-tren tino e che prese il nome di monte Sparavie ri; ebbe altresì in feudo la terra di Ar bizzano in Valpolicella. Sostenne in vari tempi le cariche di vicario della Casa dei Mercanti, di provveditori del Comune, di podestà di Peschiera e dette giureconsulti, giudici di Collegio e ciambellani imperiali. Il ramo tuttora vivente proviene da un BARTOLOMEO, morto in Verona nel 1380. Il conte FERDINANDO si distinse nella campa gna dell'Indipendenza Italiana del 1866-70. Fuggito da Verona diciottenne varcò il Ticino e si arruolò a Novara nel Corpo dei Bersaglieri; combattè a Custoza guada gnandosi sul campo le spalline di ufficiale delle quali fu insignito dal generale Alfon so Lamarmora. Si distinse pure nelle cam LETTERAS pagne contro il brigantaggio in Sicilia e in Sardegna e fu ufficiale di ordinanza del ministro della Guerra generale Bonelli. Sposò Giannina dei march. Pindemonte Rezzonico; non ebbe discendenza maschile. La famiglia fu confermata nobile con S. R. 12 ottobre 1818 in persona'di LUIGI FRANCESCO, di Carlo, Con R. D. di motu proprio 1º marzo 1896 e RR. LL. PP. 20 luglio stesso anno, S. M. Vittorio Emanue PAGINA 405 Altro ramo iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Verona) (mf.), Ric. D. M. 26 di cembre 1889, in persona di LUIGI, di An tonio, di Luigi, n. Verona 9 maggio 1869, spos. con Maria Italia Rossi, morto impro le a Firenze 26 febbraio 1922. V. S. le III, re d'Italia, riconobbe il titolo di SPARBER vedi VII Vol. di Appendice. conte a LUIGI, di Carlo Sparavieri. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (di Verona) (mf.), conte (m.), in persona di LUIGI, n. Vero na 17 giugno 1843, † Firenze 17 giugno 1908, di Carlo (n. 18 agosto 1811), di Lui gi e di Giulia dei conti Guidi di Bagno; spos. 10 novembre 1885: 1) con Emma Vranyezany Dobrinovich; 2) ottobre 1889 con Amalia Pasetti. Figlia: Maria Eleonora, n. Venezia 14 ottobre 1892; spos. a Firenze 1º giugno 1911 al conte Carlo Freschi di Cucanea. Fratelli: FERDINANDO, n. Verona 29 mar zo 1846, spos. Verona 29 giugno 1881 con Giannina Pindemonte Rezzonico; VITTO RIO, n. Verona 25 marzo 1844, † Verona 25 dicembre 1893, spos. Verona ottobre 1873 con Angela Maria Viola; Bianca, n. 20 Verona 27 maggio 1852, spos. ivi 27 mag gio 1885 al barone Luigi Jacquier de Vau jany; Carolina, n. Verona 31 maggio 1854, spos. con Socrate Gentili. Figlie di Ferdinando: Margherita, n. Ve rona 8 ottobre 1884, spos. a Verona II lu glio 1912 col cav. Alessandro Faccioli di Verona; Bianca, n. Verona, 16 agosto 1886, spos. Verona 2 settembre 1916 con l'avv. comm. Antonio Prandoni di Milano; Em ma, n. Verona 19 marzo 1888, e quivi morta il 6 novembre 1932, spos. a Ve rona 15 maggio 1919 con Aldo Giuseppe Nanni di Bologna; Giovanna Ginevra, n. Verona 3 ottobre 1891, spos. a Verona 15 maggio 1919 col dott. Mario De Amicis. 20 Figli di Vittorio: CARLO, n. Verona giugno 1880, spos. Verona 16 gennaio 1916 con Ernesta Sabini, † improle a Verona 6 ottobre 1927; Giulia, n. Verona 11 giugno 1871, spos. ivi 6 ottobre 1892 con Salvato re Tremante. * SPASIANO. ARMA: Troncato d'oro e di rosso al leone dall'uno nell'altro, tenen te con le zampe anteriori uno scudetto d'azzur ro, carico di due spade al natura le senza guardia, decussate. DIMORA : Sorrento. Famiglia antica nel patriziato della città di Sorrento, del Seggio di Dominova, che venne ricevuta nel Sovrano Ordine di Mal ta, per giustizia, dal 1603 come quarto del la famiglia Sersale (Archivio Ordine Mal ta, Proc. 4795); e nel 1657 come quarto della famiglia Donnorso (A. Archivio di Stato Napoli, vol. III, Priorato di Capua). Venne riconosciuta di nobiltà generosa, nel 1858, nelle prove di ammissione nelle RR. Guardie del Corpo di FERDINANDO e VINCENZO Spasiano (R. Archivio di Stato Napoli, R. Commissione dei Titoli, « Ver bali », vol XII, pag. 5). Venne pure ascrit ta al Registro delle Piazze Chiuse pei di scendenti da ANDREA, di Gaetano, patrizio di Sorrento. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Sorrento (m.), ed è rappresentata da FERDINANDO, di Vin cenzo, di Andrea. Fratello: ARTURO. f. f. p. di s. SPATAFORA vedi SPADAFORA. SPAUR vedi SPOR. PAGINA 406 * SPAVEΝΤΑ. verso della pezza. DIMORA : Aquila, Atessa e Napoli, via Monteroduni, 16. Antica famiglia feudataria, decorata del titolo di marchese per Sovrana Concessio ne del 25 maggio 1841, e decorata ancora, per successione della famiglia Resta, del titolo pontificio di marchese di Sogliano, del quale ebbe riconoscimento nel Regno con R. Rescritto 21 settembre 1855, e con D. R. 26 e RR. LL. PP. 28 novembre 1908 Teresa Spaventa fu autorizzata a succede re al titolo di marchese, ed il marito Ales sandro Paladino Brando fu autorizzato SPECH. (m. n ) a portare il titolo di marchese. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di marchese (nata), in per sona di Teresa, n. ad Aquila 18 febbraio 1870, figlia di † Filippo, e della nob. Giu seppina Rodinò di Miglione, spos. 16 lu glio 1891 con Alessandro Paladino Brando, marchese (m. n.) . (Vedi Paladino Brando). f. f. p. di s. SPECCHI GAETANI. ARMA: D'azzurro a tre bisanti (specchi) di ar gento. DIMORA : Naro Siracusa. Godette nobiltà in Trapani e in Naro. Un ALES SANDRO fu senatore di Trapani negli 1616-17, 1620-21 LETTERAS ARMA: D'azzurro al leone d'oro linguato di rosso fissante un sole d'oro orizzontale a destra, e attra versato da una banda abbassata d'argento, carica di un monte di tre cime di ver de, ristretto e nel e 22, 1631-32, 1634-35, 1639-40 e capitano di giustizia negli anni 1623-24, 1644-45; un TIBERIO fu senatore in detta città negli anni 1665-66 e 1677-78; un ALESSANDRO Specchi e Fardella tenne la stessa carica in detta città nel 1701-2 e come erede di Nic colò Lo Giudice ebbe il 31 luglio 1720 in vestitura della baronia della tonnara di Magazzinazzi; un IGNAZIO, figlio del pre cedente, fu investito di detta baronia il 1S febbraio 1766 e fu padre di ALESSANDRO, che fu barone di Magazzinazzi e tenne la carica di patrizio in Naro nell'anno 1805-6, carica tenuta nel 1812-13 da un BLASCO, il cui figlio IGNAZIO Specchi e Gaetani con R. Rescritto 10 ottobre 1851 ebbe ricono scimento del titolo di marchese di Sortino e fu iscritto nell'Elenco con il titolo di ba rone di Magazzinazzi; nei quali titoli gli è succeduto il figlio ALESSANDRO. La famiglia è iscritta nell'El. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Sortino (già Paria) (mpr.), barone. di Magazzinazzi (mpr.), disc. da Ignazio (1720), in pers. di ALES SANDRO, d'Ignazio, di Blasco, d'Ignazio. a. di c. ARMA : Inquarta to: nel 1º di ros so alla croce di oro scorciata; nel 2º e 3º d'az zurro alla stella d'argento di sei raggi; nel 4º di rosso al leone di argento tenente con la branca destra una sci mitarra dello stesso. Alias: Di azzurro alla decusse di argento accanto nata da quattro rombi d'oro са rico ognuno di un trifoglio di verde. DIMORA : Ungheria e Milano. LETTERAS Famiglia ascritta alla nobiltà ungherese con dipl. 5 luglio 1754 dell'imp. Maria Te resa a favore dei fratelli GIORGIO e ANDREA, avendo quest'ultimo reso eminenti servigi alla Corona d'Ungheria nella sua qualità di commissario imperiale di guerra in Lom bardia. FRANCESCO SAVERIO, figlio del sud detto Andrea, nato nel 1766 e morto nel 1848 a Milano, non fu iscritto nell'Elenco dei Nobili del 1816 perchè tuttora conside rato come nobile ungherese. Risulta, inve ce, iscritto nell'Elenco dei Nobili di Lom bardia del 1858 (ms. in Archivio di Stato di Milano) ANDREA, figlio di Francesco Saverio e di Paola Valsecchi, nato a Mila no il 22 luglio 1792 e morto nella stessa città il 30 maggio 1870. Questo Andrea fu intendente del Palazzo Vicereale a Milano, consigliere e scudiere di S. M. I. R. A., cavaliere dell'Ordine Costantiniano di S. Giorgio di Parma, dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (onorificenza che gli fu conferita dal re di Sardegna) e dell'Ordine di S. Stanislao di Prussia. Fu infine nomi nato cavaliere dell'Impero Austriaco con Sovrana Risoluzione 16 marzo 1839. Dal suo primo matrimonio con la contessa Francesca Nugent (in seconde nozze sposò Costanza Canziani), ebbe il figlio FRANCE sco, n. a Milano 1'8 luglio 1816. Da Fran cesco e dalla sua seconda moglie Maria Pe rego (la prima moglie fu Giulia Gavazzi), nacquero le attuali iscritte nell'Elenco Uf ficiale Nobiliare Italiano col titolo persona le di nobile dei cavalieri dell'I. A., cioè : Costanza, n. Milano, 12 settembre 1889. Sorella: Fanny, n. ivi, 5 maggio 1894. f. f. * SPECIALE. ARMA: Di verde alla banda d'oro carica di una branca di leone di rosso, recisa, e accompagnata in capo da una stella di otto raggi d'oro. DIMORA : Noto, Catania, Nicosia e Calabria. PAGINA 407 Famiglia siciliana e probabilmente di o rigine pisana e nota fin dal secolo XIII. Un NICOLÒ fu vicerè del Regno di Sicilia nel 1424; scrisse attorno i Vespri Siciliani e conseguì gli stati di Paternò, Spaccafor no, Castelluzzo, Graneri, Cassibile, Sam marco, Celso, Monteclimito e Cipulla. Nel 1448 PIETRO fu pure vicerè del Regno, si gnore di Alcamo e di Calatafimi, maestro razionale del Regno e pretore di Palermo nel 1461. VASSALLO, suo fratello, fu amba sciatore di Sicilia a re Giacomo d'Ara gona; ANDREA, duca di Valverde e Bolo gna, nel 1728 fu superiore della Compa gnia della Carità di Palermo, nel 1737, e governatore del Monte di Pietà, nel 1749; GIUSEPPE, suo figlio, ebbe le stesse cari che e fu signore dei feudi di Ducco, Aqui la e Gemaria in Val di Mazzara. La famiglia si divise in diversi rami, uno dei quali possedette la baronia di Co miso e godette la nobiltà in Messina nei secoli XIII, XIV e XV; un altro ramo ebbe il titolo di duca di Valverde e Bologna, del quale l'ultimo investito fu FRANCESCO PAO LO il 20 febbraio 1807. Al principio del XX secolo risultavano viventi quattro rami : uno, col titolo di ba rone di Salinella, riconosciuto nel 1883 a Maria Viola, moglie di Gaetano La Motta, figlia di Giuseppe, di Gabriele; uno, col titolo di barone di Montegrosso, ricono sciuto nel 1887 a Serafina, moglie di Gra ziano Cirino, figlia di Giuseppe, di Gabrie le; uno, coi titoli di barone di Baccarizzo, signore di S. Maria La Nova, di Mallia e dell'Officio di Segreto di Nicosia, spettan te ai discendenti da GABRIELE ANDREA (20 febbraio 1807); uno, coi titoli di barone di S. Andrea nei discendenti da GIOVANNI ΑΝΤΟΝΙΟ (1792) e di barone del Pozzo nei discendenti da GAETANO (1748). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone di S. Andrea (mpr.) e barone del Pozzo (mpr.), in perso na di PIETRO, di Giovanni, di Giovanni Antonio. Coi titoli di barone di Baccarizzo (mpr.), signore di S. Maria la Nova, di Mallia e dell'Officio di Segreto di Nicosia (mpr.), in persona di FRANCESCO, di Gabriele, di Giu seppe, di Gabriele Andrea. Figlio: GABRIELE. PAGINA 408 È iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col tito lo di barone di Salinella (mpr.), in perso na di MARIA VIOLA, di Giuseppe, di Ga briele, moglie di Gaetano La Motta. È pure iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. col titolo di baronessa di Monte grosso (pers. ), in persona di SERAFINA, di Giuseppe, di Gabriele, moglie di Graziano Cirino. SPELLADI (DE). V. S. ARMA : Inquarta to: nel 1º e 4º partito d'argen to e di rosso al crescente mon tante dell' uno all'altro; nel 2º e 3º d' azzurro a tre fusi d'argen to accollati in sbarra. DIMORA : Pordeno ne e Cordignano Veneto. Famiglia originaria da Capodistria, a scritta a quella nobiltà sino dal sec. XIII e trasferitasi più tardi a Treviso e Porde none. Fu confermata nobile con S. R. 16 giu gno 1821. Trovasi iscritta nell'Elenco Ufficiale No biliare Italiano col titolo di nobile (mf.), in persona di RODOLFO, di Raimondo, di Raimondo. SPENCE. g. d. p. ARMA: D'azzurro tre rotelle di a argento caricate ciascuna di una croce ancorata di nero e accan tonata in ogni cantone da tre palle d'oro, po ste in squadra. DIMORA: Firenze. La Magistratura civica di Fiesole, con partito 31 gennaio LETTERAS 1857, propose l'ascrizione al ceto nobile di quella città di GUGLIELMO, di altro Gu glielmo Spence, gentiluomo inglese resi dente a Firenze. La proposta fu accolta con rescritto granducale del 9 marzo dello stesso anno. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Fiesole (mf.), in persona dei disc. da Guglielmo, di Gugliel mo, di Roberto. * SPERANZINI. ARMA: D'argento alla figura della Speranza, in maestà posta in piedi su un ri stretto di terre no di verde, ve stita di rosso con manto d'oro, ed il braccio de stro alzato indi cante in alto, e f. s. addossata ad un'ancora di 4 uncini di nero e posta in banda. DIMORA : Arcevia, Fano e Roma. Nobile famiglia di Arcevia (Ancona), oriunda di Montalfoglio (Pesaro) e di cui si hanno notizie dal secolo XVI. Riconosce come, suo capostipite un PIER LUIGI, che morì nel 1727. Da lui ne vennero: TEREN zIo, nato nel 1683 e GIAMBATTISTA, dottore in giurisprudenza e che si stabili in Arce via, avendo sposato, il 12 aprile 1741, la nobile Anastasia, figlia di Scipione Orsini, ultima di sua famiglia, che obbligò i suoi discendenti ad aggiungere cognome ed ar ma di casa Orsini, nobile famiglia arcevie se, di cui diremo più sotto. PIETRO, di Giambattista, si addottorò in « utroque », nel 1763 all'università di Perugia; nei giu gno 1799 fu eletto governatore di Arcevia e quindi fu ammesso alla nobiltà di primo grado con tutta la discendenza, la quale poi nei suoi membri sedette in Consiglio, avendo il priorato e il gonfalonierato. Da Pietro ne vennero AGOSTINO (secondoge nito), che avendo sposato il 26 luglio 1810 Giulia Filippini, di nobile famiglia arcevie se, ultima di sua casa, fu obbligato coi suoi LETTERA S discendenti ad assumere il cognome Filip pini. Quest'Agostino ebbe due figli : 1) GIUSEPPE, n. il 25 agosto 1813, da cui LUIGI, n. 13 novembre 1843 e morto il 19 ottobre 1928, che fu maestro di musica, cav. Cor. d'Italia e dalla moglie Adele Angelini, spos. I giugno 1885, ebbe due sole femmine : Teresina (n. 1887, † 1920) е l'altra vivente. 2) PIETRO, n. 6 settembre 1821 che dalla nob. Luigia Ottaviani ebbe GIUSEPPE (n. 3 agosto 1849 et 7 luglio 1912), rappre sentante il ramo Speranzini Filippini. Giuseppe, primogenito di Pietro, sposò la nobile Lucia Anselmi di Arcevia, dalla quale ebbe CARLO (n. il 1° agosto 1813 e † 24 marzo 1891), che dalla moglie Maria Fiorani (n. 16 novembre 1820, † 29 dicem bre 1871), ebbe gli attuali rappresentant la famiglia Speranzini. La famiglia Orsini di Arcevia era oriun da da Norcia e già nobile di tale città. Si fissò in Arcevia nel 1447, allorchè Grazio sa, di Antonio, di Rinaldo Orsini, sposò Ambrogio, di Antonio Tasti, nobile di Ar cevia, Pare che sia un ramo della celebre famiglia Orsini di Roma, benchè lo stemma sia differente; infatti portò « di azzurro al la fascia di rosso accompagnata in capo da una stella d'oro (8), e in punta da un orso rivoltato al naturale, passante, su campa gna di verde uscente dalla punta e incate nato con catena nera fissata nella fascia ». Di questa famiglia sono da ricordare : mon signor GASPARE, dottore, protonotario apo stolico, vicario generale dei vescovi di Ca merino, Macerata, Osimo, Fano, Tortona, Ravenna, Venafro, Reggio Calabria, Zara, uditore e visitatore dell'arcivescovo di Milano, S. Carlo Borromeo, ambasciato re a Taranto per comporre le controversie e sorte tra quell'arcivescovo, il clero e la cit tà. Sisto V l'inviò con mons. Mascardi, convisitatore nell'Isola di Corsica. Tornato in patria fu eletto vicario generale in Ar cevia per il vescovo di Senigallia. Morì il 10 gennaio 1607 a 70 anni. BERNARDINO, valoroso soldato e ufficiale nelle guerre di Fiandra con Alessandro Farnese e in quelle di Francia con Ercole Sfrondati, generale di S. Chiesa. Tornato in patria, fu nel 1592 eletto capitano di fan teria, da Leone Strozzi, ma poco dopo si PAGINA 409 fece capuccino; nella quale religione visse santamente per 30 anni, morendo nel 1621 in fama di santità. GIANNICOLA, fu arcade della colonia Mi sena in Arcevia; I. V. D., piùvolte podestà in patria e nel 1741 in Fano, dottore del l'università di Fano. Con lui si estinse la famiglia Orsini. La famiglia Filippini è antichissima 2 nobile in Arcevia. Le prime notizie si han no nel 1248 con Corrado, di Filippino, che sottomette il castello di Montesecco di cui era signore ad Arcevia. Dette questa fami glia illustri soggetti nelle armi, nelle let tere, nelle scienze e nella carriera ecclesia stica. Sono da ricordare un FILIPPINO, del l'Ordine dei Carmelitani, vissuto in concet to di santità e guardiano del convento di S. Francesco in Arcevia nel 1376. AURE 110, della religione di S. Agostino, dottore in teologia, fu al concilio di Trento. FILIP PINO, ambasciatore a Pio IV nel 1564. VIT TORIO, dotto in scienze filosofiche e fisiche. FULVIO, valoroso capitano nella guerra di Fiandra. GIACOMO SIMONE, il quale fece dipin gere una magnifica tavola « la Vergine col Bambino, S. Simone e Giuda, S. Francesco e S. Bonaventura », dal celebre Luca Si gnorelli, per l'altare di juspatronato di ta. miglia in S. Francesco d'Arcevia. Questa magnifica pala fu asportata da Napoleone I ed ora trovasi nella Pinacoteca di Brera a Milano. Nella base del trono della Ver gine, in detta pala rappresentata, è la se guente iscrizione : « Iacobi Simonis de Philippinis aere «Deo et Dive Marie dicatum Fratre Bernardo Vignato guardiano procurante (( MDVIII ». Non si è potuto trovare lo stemma di questa nobile famiglia, la quale fu ricono sciuta « nobile di Arcevia » come all'Elen co Nob. Uff. Italiano. La nobiltà della famiglia Speranzini ol trechè dal suddetto Elenco Nob. Uff., ven ne riconosciuta anche con diploma del Ca po del Governo il 26 luglio 1930-VIII, che ne riconobbe lo stemma, iscrivendola al Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Ar cevia (mf ). Oggi la famiglia è così rappresentata : PAGINA 410 Ramo primogenito. (Per l'aggiunta del cognome Orsini sono in corso le pratiche). GIUSEPPE, n. Arcevia 8 aprile 1884 dai fur. Nicola (1846, † 1906), di Carlo (1813, † 1891), di Giuseppe e Marianna Belli (1852, † 1915); dottore in scienze naturali, farmacia e chimica; prof. nel Regio Liceo «Guido Nolfi » di Fano; campagna 1915 1918; spos. 8 gennaio 1917 con Emilia Pa nicali, nobile di Montalto, vedova del cav. Anselmo Anselmi, nobile di Arcevia (res. : Fano). Fratelli: a) Maria, n. Arcevia 12 febbraio 1883, diplom. in farmacia (resid.: Arce via); b) Amelia, n. Arcevia 22 settembre 1892, professoressa (resid.: Portoferraio); c) LUIGI, n. Arcevia 1º ottobre 1895, † Col di Lana nel novembre 1915, sottoten. 52° fanteria, decor. med. di bronzo e di argento al valor militare e della croce di guerra. Zii (figli di Carlo (1813-1891), di Giu seppe e Maria Fiorani (1820, † 1871) : 1) MEDARDO, n. Arcevia 25 agosto 1858, cav. della Corona d'Italia; sp. prime nozze 16 luglio 1884 con Maria Luigia Fiorani (†); in seconde nozze, 1896, con Maria Anna Pazzi, fu Fabio e Kinght Conche Fanny, di Firenze, n. 25 agosto 1870. Figli di primo letto: a) FLORIANO, n. S. Lorenzo in Campo 11 giugno 1885, dottore in giurisprudenza (resid.: Cittaducale); b) FRANCESCO, n. S. Lorenzo in Campo I dicembre 1887, ingegnere; spos. 5 gennaio 1917 Irma Picecco (resid.: Roma, via Vi minale, 8), da cui: Maria Luisa, n. 17 settembre 1917. 2) FRANCESCo, n. Arcevia 18 settembre 1859, cav. Corona d'Italia; spos. 16 luglio 1884 con Carmela Fiorani (n. 16 luglio 1859); (resid.: Arcevia). Figli: a) Maria Anna, n. Fano 20 imag gio 1885, monaca; b) CARLO, n. Vico Gar ganico (Foggia) 18 gennaio 1889, ingegne re; c) BENVENUTO, n. a Vico Garganico 27 gennaio 1891, tenente col. d'artiglieria; sp. 20 novembre 1930 con Gianna Severini; d) Geltrude, n. Vico Garganico 20 settem bre 1892; e) Luigia, n. Vico Garganico 6 settembre 1894; spos. 7 maggio 1932 col capitano Virgilio Ferrazzani; f) Lucia, n. Vico Garganico 17 dicembre 1895; g) AN LETTERAS TONIO, n. a S. Severo (Foggia) 13 giugno 1899, ingegnere; h) Ida, n. S. Severo 29 gennaio 1902, professoressa di filosofia. Ramo secondogenito (Speranzini- Filippini) . AGOSTINO, n. Arcevia 25 marzo 1888 dai fur. Giuseppe (1849, † 1912), di Pietro, di Agostino e Anna Martinelli († 1919); spos. 21 luglio 1913 con Adria Mancinelli di Ostia (n. 20 ottobre 1887) . Figli: a) GIUSEPPE, n. Roma 14 dicem bre 1915; b) Iva, n. Roma 4 dicembre 1923. Sorella: Giulia, n. Arcevia 14 aprile 1884; spos. 23 aprile 1906 a Pico Belardi nelli di Sassoferrato (n. 25 settembre 1885); (resid.: Roma, via Capo d'Africa n. 35). Cugina: Caterina, n. Arcevia 4 novembre 1887 dai fur. cav. Luigi (1843, † 1928), di Giuseppe, di Agostino e Adele Angelini; spos. 22 aprile 1909 a Imerio Severini di Arcevia (n. 31 luglio 1882) . p. c. b. o. SPERONE. ARMA: D'azzurro alla fascia d'ar gento accompa gnata in capo da due speroni e in punta da 3 ban de, il tutto di oro. DIMORA: Genova, Pisa, Sambuca Pistoiese e Ame rica. La data più antica sotto la quale si trova il nome di questa famiglia è quel la del 5 settembre 1253, in atti del notaro Gianni de Predono, in cui figura un Al berto Sperone, console dei Piacentini in Genova. Nel 1528 entrarono gli Sperone nei Doria in persona di PIETRO. Nel 1625 CARLO, applicatosi fin da fanciullo alle bel le lettere, fattosi sacerdote, teologo, pub blicò a Madrid in idioma spagnolo : « Ho nores merecidos de la Republica de Geno va » (vedi Sopranis, Scrittori della Ligu ria). Per l'ingresso dei nuovi senatori a palazzo, il 1° gennaio 1758 disse l'orazione di rito. FELICE Sperone, qm. Agostino, che LETTERAS fu poi nel 1759 governatore di Chiavari (vedi Cerimoniale e Della Cella) . Nel 1765 66 FILIPPO era capitano a Pieve di Teco. GIOACCHINO, nato il 6 marzo 1747, ascritto alla nobiltà nel 1782, morto il 9 settembre 1837, resse il governo di Ventimiglia, Le rici, Alassio, Portomaurizio, Sestri Ponen te, fu membro del magistrato dell'Abbon danza nel 1797; membro del tribunale ci vile e criminale di Recco nel 1800 e nel 1803 giudice cantonale a Varazze (Gazzet ta di Genova, 1837) . Gli attuali rappresentanti della famiglia discendono da COSTANTINO, di Gio. Batta, qm. Benedetto, n. nel 1735 ed ascritto alla nobiltà con i fratelli GIACOMO, GIO. BENE DETTO (del gran Consiglio nel 1797) e LUI GI, teatino, il 29 maggio 1790. Egli, spo sato a Luigia Lomellini, ebbe per figli: LAZZARO, marito di una Invrea e padre di Luigia in Muratori e di Eugenia in Rolan di, e FRANCESCo, marito di Margherita Verzura e padre di COSTANTINO, sposato a una Da Passano, morto nel 1884 e di LUI GI, trasferitosi in America. GIACOMO PASQUALE, nato nel 1772, scritto alla nobiltà nel 1790, sposò a Pisa a nel 1805 Eleonora Bracci Cambini. Da lui LUIGI (1806, † 1873), sposato a Ferdinan da, figlia del marchese Niccolò Viviani, governatore di Pisa, e padre di NICOLA E di UGO. Nicola (1836, † 1920), sposò Rosaria del la Capanna e fu padre dei viventi: a) CI RO, nato 1870, marito di Argia Natalina Garzetti e padre di FERDINANDO (11. 1901) di Ferdinanda (n. 1903); b) Emma e (1872) ; c) UGO, n. 1881, impiegato ferro viario, marito di Rosa Passano e padre di Lidia (1917); d) Eleonora (1884) . Ugo (seniore) (1846, † 1922), sposò Mar gherita Vespignani, donde i viventi: a) FERDINANDO (1877), medico-chirurgo, ma rito di Giuseppina Pagliai, padre di GIO VANNI (1910); b) CESARE (1879); c) CARLO (1882); d) VITTORIO (1886), segretario co munale, marito di Ester Teodoro, padre di: Margherita (1917), LUIGI (1921). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio genovese (m.), in persona dei discendenti da Costantino Pier Francesco, di Gio. Batta, 29 maggio 1790. b. s. PAGINA 411 * SPERONI. ARMA: Di rosso, alla fascia d'o ro, accompagna ta da tre speroni d'argento. Alias: D'azzurro, a tre speroni d'ar gento (2-1), due in capo ed uno in punta, con correggiole svo lazzanti e roset te. DIMORA : Gonzaga (Mantova) . Sembra che que sta famiglia si sia trasferita da Pado va a Gonzaga nel Mantovano nel se colo XVI; e preci samente nella per sona di tal STEFA NO «depintore in Contrata Leopar di », che morì poi in Mantova nel 1562. Attratto certamente dalla gloria di Giulio Romano, che col suo geniale pennello stendeva scene immortali nei palazzi e nel le ville gonzaghesche, coadiuvò il gran pit tore specie nei lavori del Palazzo del T (v. Coddé: Dizionario dei pittori, scultori, ecc.). GIOVAN BATTISTA († 1678), sposando Cat terina Cardi, ereditandone i beni, aggiunse al suo anche il cognome di lei; più tardi gli Speroni, per egual ragione, assunsero il cognome degli Alvarotti, che tuttora por tano. Il cav. GIUSEPPE, presidente di Iª Istan za a Lodi, morì nel 1843 tra il generale rimpianto, lasciando fama di grande probi tà e di rara scienza. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di GIOVANNI Speroni degli Alvarotti, spos. ad Amabilia dei conti Alberigi di Qua ranta. Figli: GIUSEPPE, n. 1912; Maria Teresa, n. 1914. a. m. PAGINA 412 SPETIA. Gli Spetia, per costante tradizione, di LETTERA S ARMA: D'azzurro alla fascia carica di una rosa di rosso, accompa gnata in capo da due stelle di sei raggi ed in pun ta da tre gigli, il tutto d'oro, col capo dell'Im pero. DIMORA: Roma. di Prato nel 1546, gli Spighi furono ascritti al ceto no bile di quella città con decreto del 4 marzo 1765. La fa miglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Prato ( mf.), per i disc. da Melchiorre e Fran cesco, di Anton Nicola, di Roberto. f. s. scendono dalla famiglia di Bevagna, così SPILIMBERGO (DI) (CASA DI SOPRA) . chiamata dalla terra di origine, nota nel se colo XII allorchè possedeva Gualdo e Gi rona. Figurò tra i consoli di Bevagna ed occupò cariche militari e civili di molto ri lievo. In epoche a noi vicine, un ALESSAN DRO fu governatore di Civita Castellana, Orte e Cascia e vice-gerente di Terni, Rie ti e Tivoli; FLORIANO fu podestà di Serra San Quirico (1738). Il titolo comitale è stato usato da questa famiglia da epoca re mota, tanto che nell'Elenco Uff. Nob. Ital. è stato ad essa attribuito per anti chissimo possesso. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di ALESSANDRO, di Paolo, diAlessandro, di Paolo, di Giacomo; spos. con Antonietta Doria. Figli: DINO, n. Fossombrone 14 gennaio 1882; MARIO, n. Bevagna 25 agosto 1884; UGO, n. Bevagna 23 aprile 1886; GIACOMO, n. Bevagna 3 gennaio 1889. Nipoti ex fratre: PAOLO, n. Bevagna 13 novembre 1879; Maria, n. Bevagna 17 gen naio 1883; GIULIO, n. Spoleto 10 febbraio 1886, e Caterina, n. Roma 28 novembre 1895, figli di Leonardo († 27 giugno 1907) . c. a. b. f. SPIGHI. ARMA : D'oro alla banda d'azzurro carica ta di tre spighe del campo, poste nel verso della pezza. DIMORA : Firenze. Come discendente da GIO. BATTISTA, di Ruberto, risieduto gonfaloniere della città ARMA: Trinciato : nel 1º di nero al leone d'oro, co ronato, linguato e armato di ros so; nel 2° d'ar gento a tre fa sce innestate di rosso. Alias: Inquartato : nel 1º trinciato : a) di nero al leo ne d'oro, coro nato, linguato e armato di rosso; b) di argento a tre fasce innesta te di rosso (Spi limbergo); nel 2º d'argento all'a quila di rosso, coronata d' oro, con la testa di cane (Zuccola); nel 3º di rosso s M allo sperone d'oro con legaccio (Truss); nel 4º di rosso alla scopetta d'oro posta in palo (Solimbergo). CIMIERO : Il leone dello scudo. Мотто : Fides. DIMORA: Spilimbergo, Udine e S. Giorgio alla Richinvelda. Antica famiglia del Friuli. Assai contese furono le notizie della sua origine ed il Crollalanza, nel suo Annuario della Nobil tà Italiana (anno 1889), riferisce che gli LETTERAS studi più moderni intorno a questa casata hanno singolarmente modificate le opinio ni invalse dietro la lettura degli storici friulani antichi, i quali volevano che i feu datari di Spilimbergo venissero d'Unghe ria. Spilimbergo (Spengenberg), uno dei molti castelli d'origine e di nome tedesco nel Friuli, figura nel testamento fatto da Enrico II, duca di Carintia, e formava parte del legato da lui fatto a favore di Ot takero di Stiria (1122) . Tedeschi senza dubbio anche pei nomi di battesimo appaiono gli infeudati di que sta terra e dei quali si ha chiara menzione nel secolo XIII. Senonchè, avvicinandosi il XIV secolo, WALTERPERTOLDO, di questa casata, conscio forse che il figlio OTTOBRE GONIA doveva morire senza prole, median te una lunga serie di atti, fece sì che la suc cessione dei suoi dominii cadesse in Gro VANNI, del fu Bernardo di Zuccola, pure tedesco, suo nipote, e forse oriundo dallo stesso ceppo, il quale ai molti beni e giu risdizioni univa il feudo ministeriale di Ethan, o Scenk, ossia del pincernato del duca d'Austria del sangue di Babermberg, e poi, estintasi nel 1246 questa casata, dal Patriarca stesso. Così sorse la casa Zucco la-Spilimbergo, assai ricca di giurisdizioni, di beni allodiali e feudali, distinta per mol tissimi illustri guerrieri sopratutto, ma an cora per pii prelati, come FULCHERIO, ve scovo, e DIONISIO, canonico e scutifero pontificio; uomini di Stato e artisti, fra cui la celebre Irene. Furono queste casate, tanto disgiunte che unite, vassalle a vari grandi potentati di Germania e d'Italia, ed ebbero mero e misto imperio su moltissimi luoghi e strenuamente parteciparono alle guerre, sedettero in Parlamento fra i Mi nisteriali della Patria, tennero più o meno a lungo, e a varie riprese, la città di Por denone e il girone di Portogruaro ed altre importanti castellanie. Ebbero i castelli di Spilimbergo, Zuccola, Solimbergo (Schön. berg), Truss, Ruttars, la terza parte ael castello di Sbrojavacca e possedettero i feudi di Villa S. Zeno, Termania di Sa larso, S. Maria di Salsanico, S. Giorgio, Casa, S. Michele, S. Odorico, Magnacco, Segnacco, Turrida, Barbeano, Cisterna Flaibano, Montemaggiore, Roda, Darnac co, Sapotoc e Monte di Luc, Caneva e Se e PAGINA 413 rone, Flambro, Belgrado, Castelnuovo di Valvasone e le ermannie di Gallano e Fir mano. Dette molti uomini illustri: marescialli del patriarcato, consultori, capitani gene rali, podestà, gastaldi, capitani, ambascia tori e condottieri di milizie. Un BARTOLA MIO, dottore in medicina e cavaliere aura to, fu rettore dell'Università di Padova e nel 1439 ottenne la cittadinanza padovana; un VENCESLAO, nel 1409, che fu marchese d'Istria, fu fatto cittadino veneto. Nel 1420 la casa Spilimbergo, con tutto il Friuli, venne sotto il dominio veneto, ma ciò nulla tolse al suo splendore, chè nel 1532 l'imperatore Carlo V fu, come molti altri re e imperatori, ospitato in Spi limbergo, giusta l'esempio di Sigismondo, e creò i nobili di Spilimbergo conti palati ni e cavalieri aurati. Anche Enrico III di Francia accordò il cavalierato ad ORAZIO di questa casata, onde ne viene in certi scudi che il leone della famiglia tenga nel la branca alzata un giglio d'oro. Fu iscrit ta nell'Aureo Libro dei veri Titolati con Terminazione Veneta del 7 luglio 1734. Fu confermata nell'antica nobiltà e nel titolo di conte palatino e di cavaliere ere ditario con S. R. A. del 1º dicembre 1822. Nel XIV secolo la famiglia si divise in tre grandi linee: la prima detta di Spilim bergo-Truss (CASA DI SOPRA), e discendente da Walterpertoldo di Spilimbergo e Zucco la, figlio di Bartolomeo, per mezzo del fi gliolo suo PREGONEA; la seconda detta di Spilimbergo Domanins (CASA DI SOPRA) e discendente da Walterpertoldo per mezzo del figliolo suo GIOVANNI e che si distinse col predicato del castello di Domanins; la terza detta di Spilimbergo-Solimbergo (CA SA DI SOTTO) e discendente da ENRICO di Spilimbergo e Zuccola, figlio di Bartolo meo e fratello di Walterpertoldo, e che as sunsero il predicato di Solimbergo (vedi Spilimbergo (Di) (Casa di Sotto) seguente) . La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.) (nobiltà par lamentare del Friuli), conte palatino (m.), signore di Spilimbergo, Zuccola e terre annesse (m.), provveditori sopra feudi, in persona di: Di Spilimbergo ( Casa di Sopra) . Linea detta di Spilimbergo Truss. PAGINA 414 LETTERAS Ramo primogenito. vanni Francesco, di Giovanni Paolo, n. II GUALTIERO, di Paolo, di Francesco, di agosto 1854. Paolo, n. 23 giugno 1841. Fratelli: WOLFRAMO, n. 11 giugno 1843, spos. 28 gennaio 1874 con Pia Andervolti, Fratelli: Arpalice, n. 11 ottobre 1852, spos. al cugino Giulio di Spilimbergo; A lice, n. 11 agosto 1857; Beatrice Agnese, Emilia Silvia, n. 5 maggio 1845. Figli di Wolframo: RIZZARDO, n. 28 no vembre 1875; PIRRO, n. 1º febbraio 1878; Chiara (Clary), n. 17 maggio 1880, spos. con Marco Ciriani. Figli di Rizzardo: Irene, WOLFRAMO Pia. e Figlie di Pirro: Maria Pia, Anna e Ca terina. Ramo secondogenito. GUIDO, di Federico, di Bernardino, di Francesco, n. 27 maggio 1864, spos. IS settembre 1893 con Vittoria Scarpa. Figli: Augusta, n. 21 luglio 1894; Fede rica, n. 22 ottobre 1895, in Spilimbergo; Federico, n. 14 luglio 1898; Maria Luisa, n. 13 novembre 1899; Jolanda, n. 6 giugno 1902. Sorelle: Silvia Rosa, n. 12 agosto 1862, spos. 22 aprile 1885 con Pier Luigi On garo; Teresa, n. 23 dicembre 1866, spos. 3 ottobre 1887 a Ferruccio Carlo Carreri, patrizio di S. Marino; Giulia, n. 30 set tembre 1869, spos. con Giacomo Pesante. Zio (figlio dell'avo Bernardo) : LUIGI ( vedi scheda seguente iscritta al Libro d'Oro) . Ramo terzogenito (estinto nei maschi). ELISABETTA, di Enea, di Francesco, di Paolo, n. 24 gennaio 1857, spos. nel 1885 con Domenico Moretti di Milano. Linea detta di Spilimbergo Domanins. Ramo primogenito. n. 21 febbraio 1859; VITTORIO, n. 14 no vembre 1860, † Udine 26 dicembre 1900. V. S. * SPILIMBERGO (o DI SPILIMBER GO) (CASA DI SOPRA) . ARMA: Inquarta to: nel 1º trin ciato di nero al leone d'oro, co ronato di rosso e d'argento a tre fasce innestate di rosso; nel 2" di rosso allo spe rone d'oro con legaccio; nel 3º di rosso alla sco 000000 0 petta d'oro posta in palo; nel 4º di nero all'aquila d'oro coronata di rosso. Motto : Antiqua fide. DIMORA : Spilimbergo, Udine e Fiume. Ramo della precedente famiglia, iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital. con D. M. 18 dicembre 1928 e coi titoli su detti, in persona di ADOLFO, di Luigi, di Bernardi no, di Francesco, n. 23 dicembre 1859, sp. nel 1891 con la nobile Teresa del Torre (della Torre) . Figli: WOLFRAMO, n. nel dicembre 1892; Giuseppina, n. 24 ottobre 1894; LUIGI A DOLFO, n. Udine 11 settembre 1896; Irene. Figli di Luigi Adolfo: LAURO ENRICO е GIULIO, di Giacomo, di Giulio, di Gio- FIORE MARIA. vanni Francesco, di Giovanni Paolo, nel 1850, spos. con Arpalice, di Venceslao, di Spilimbergo. n. Ramo secondogenito. GUALTIERO, di Francesco, di Giulio, di Giovanni Francesco, di Giovan Paolo, n. 23 febbraio 1862, spos. in Genova 9 set tembre 1896 con Clotilde Lucatello. Figlia: Irene, n. 4 dicembre 1897. Ramo terzogenito. PAOLO, di Venceslao, di Giulio, di Gio Zii: UGO, di Luigi, di Bernardino, di Francesco, n. 7 febbraio 1863, spos. nel maggio 1885 con Rosa Ugolini; ALBANO, n. 19 agosto 1864, spos. nell'ottobre 1891 con Corinna Varisco; MARIO, n. 26 aprile 1866, spos. in Sassari 2 giugno 1901 con Francesca (Fanny) nobile Quesada. Figlia di Ugo: Ida, n. nel 1886. Figlio di Albano: HERMES, n. nel di cembre 1802. Figlia di Mario: Giuseppina. 2. S. LETTERAS SPILIMBERGO (DI) (CASA DI SOTTO) . ARMA : Trinciato : nel 1º di nero al leone d'oro, co ronato, linguato ed armato di ros so; nel 2° d'ar gento a tre fa sce innestate di rosso. DIMORA : Spilim bergo, Doma nins, Udine e Venezia. Terza linea della precedente famiglia detta Spilimbergo- Solimbergo (Casa di Sotto) e discendente da ENRICO di Spilim bergo e Zuccola, figlio di Bartolomeo e fra tello di Walterpertoldo. La famiglia è genericamente iscritta nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (parlamentare del Friuli) (mf.), conte palatino (m.); signore di Spilimber go e Solimbergo (m.). Nei detti titoli l'ul timo riconosciuto fu LEPIDO GIROLAMO, di Francesco, di Francesco Antonio, di Le pido. È però rappresentata da ENRICO, di An tonio, di Enrico, n. 31 dicembre 1865, sp. con Niccolina Sabbatini. Figli: WOLFRAMO E ALVISE. Fratelli: Nida, n. 17 novembre 1867, spos. 21 aprile 1892 con Loredano Lazzari ni; ADRIANO, n. 11 marzo 1870; FULCHE RIO, n. 12 ottobre 1873; Ebe. Ramo secondogenito LEPIDO, di Lepido, n. postumo a Quar tù S. Elena (Sardegna) 1890. Ramo terzogenito Oreste, di Francesco. Fratello: ISIDORO. SPINA. J. S. ARMA: Inquartato : nel 1º e 4º fasciato di rosso e d'oro a spina di pesce; nel 2° е 3º d'azzurro alla rosa gambuta, fogliata di verde. Alias: Di rosso alla pianta d'uva spina no drita nel terreno, il tutto al naturale. PAGINA 415 Мотто : Ubi Rosa ibi spina. DIMORA : Rimini. Alcuni pretendo no che questa fami glia sia un ramo degli Spini di Fi renze, ma è opinio ne del tutto infon data perchè priva di documentazione. Il primo perso naggio di cui si ha certa notizia è un GIACOMO, che ver so la metà del seco lo XVI viveva in S. Angelo in Va do; da questi nel 1570 nacque Том MASO, che insieme al padre trasferì la sua dimora da S. Angelo in Vado a Rimini. Da Tommaso nacque DOMENICO (1645 1734), padre di FERDINANDO ANGELO, che sposò in prime nozze Rosa Savini ed in seconde Elisabetta Rupetti. Morì nel 1774 lasciando sette figli, fra i quali CAR LO, che nel 1818 venne aggregato alla nobiltà di Rimini. Questi, da Caterina Bornaccini, ebbe GIAMBATTISTA (n. 1792, † 1864), che accrebbe lustro alla famiglia ottenendo nel 1819, un anno dopo l'ag gregazione del padre alla nobiltà riminese, il titolo di patrizio della Repubblica di San Marino. Fu dottore in legge e commenda tore dell'Ordine di S. Gregorio Magno. Nel luglio del 1826 sposò Isabella, di Domeni co Legni, dalla quale ebbe cinque figli, fra i quali PIETRO (n. 1839), che entrò giova nissimo nell'Ordine dei Gesuiti e trascorse lunghissimi anni in lontane ed anguste re gioni quale missionario; DOMENICO (1831 1900), che coprì in patria importanti cari che pubbliche, fra le quali quella di depu tato al Parlamento Nazionale, e CARLO (n. 1830, † 1901), che come il fratello coprì in Rimini molte pubbliche cariche, fra le qua li quella di sindaco. Il 16 aprile 1860 sposò Angelica, del conte Marco Ginanni Fan tuzzi, e da questa nacquero i viventi. PAGINA 416 La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. SPINELLI. Ital. coi titoli di patrizio di Rimini (m.) e patrizio di S. Marino (m.), in persona di GIAMBATTISTA, di Carlo, n. 1867 (†), spos. con Agnese Massani. Figli: CARLO, n. 1914; GIORGIO, n. 1916; GIUSEPPE, n. 1920. Fratelli: 1) PIETRO, n. 1870, spos. con Amata Cellesi, da cui: Maria Grazia, n. 1900; DOMENICO, n. 1901; Francesca, n. 1904. 2) Maria, n. 1861, in Foresti; 3) Rosa, n. 1863; 4) Luisa, n. 1865; 5) Irene, n. 1866, in Savelli; 6) Isabella, n. 1871, in Tosi; 7) Laura, n. 1876, in Cini; 8) Agnese, n. 1878, in Balsimelli. : * SPINA. c. f. p. ARMA: D'oro a tre fasce spinate di ARMA: D'oro, al l'aquila coronata di nero, linguata di rosso, col vo lo abbassato, ca ricata in ctiore di uno scudetto del campo alla fascia di carica con tre spini di argento a cinque punte LETTERAS rosso ordinati in fascia. DIMORA : Napoli. Illustre famiglia del patriziato napolita no del Seggio di Nido, ed iscritta in tutti i suoi rami al Libro d'Oro Napolitano. Feudataria dall'epoca normanna, decora ta dei più illustri Ordini Cavallereschi, quali il Toson d'Oro, il Reale Ordine di azzurro con la banda di argento carica di tre rose di rosso, ed at traversante sul tutto. DIMORA: Spezzano Piccolo e Cosen za. Famiglia origi naria di Amalfi, passata a Scala e di là a Napoli, da dove si diramò in Firenze, ed un ramo si stabilì in Cosenza, dove venne ascritto a quel patriziato. Venne ricevuta per giustizia nell'Ordine Costantiniano nel 1777, e dichiarata am missibile nelle RR. Guardie del Corpo nel 1843. (R. Commissione dei Titoli, Verbali, vol. III, pag. 209; vol. IV, pag. 84 e vol. VI, pag. 17; R. Archivio di Napoli). Con Decreto Ministeriale 10 gennaio 1889 fu riconosciuta nel titolo di patrizio di Cosenza. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Cosenza, ed è rappresentata da PASQUALE, di Domenico, di Pasquale, di Tommaso. Fratelli: LUIGI; GIOVANNI BATTISTA; CARLO; Marianna. f. f. p. di s. S. Gennaro e la Gran Croce di S. Ferdi nando e del Merito, ebbe il Grandato di Spagna ed uno dei sette Grandi Uffici del Regno. Le prime memorie di essa risalgono al 1094, epoca nella quale il Pontefice Urba no II ricompensa UGONE Spinello che erasi portato in Terrasanta a combattere per la Fede, unitamente ai suoi figliuoli FILIPPO e GIACOMO. L'Aldinari riporta, pure, ADI NOLFO al tempo dell'imperatore Federi co II, nipote di Tommaso, conte dell'A cerra. Vivevano, fin dai tempi della dominazio ne normanna, due famiglie di questo co gnome entrambe feudatarie: quella viven te in Napoli era detta anche « di Somma », per aver feudi presso la terra di Somma a Monte Vesuvio; e, forse, per distinguersi dall'altra che, al cognome Spinelli, aggiun geva « di Giovinazzo », città della sua re sidenza. Agli Spinelli di Giovinazzo, estinti, fin dal 1680, appartenne quel celebre MATTEO, scrittore degli Annali, scritti in dialetto pugliese, che nel 1254, anno in cui li scris se, si dice avesse 23 anni, Annali che l'o dierna critica storica crede di dubbia au tenticità. Ed appartenne pure NICOLÒ, gran cancelliere del Regno, conte di Gioia e consigliere della regina Giovanna I. LETTERAS L'Aldimari, nella sua storia, dice che non ebbero alcuna attinenza con i Spinelli di Napoli. Oltre che a Napoli, questa famiglia go dette nobiltà in Firenze, dove ebbe cinque gonfalonieri e molti priori; in Benevento, in Lucera ed in Messina, dove un ramo degli Spinelli di Scalea, da Napoli si stabi lì in Piazza Armerina. Fu ricevuta, per giustizia, nel Sovrano Ordine di Malta, fin dal 1474, con GIACO мо Spinelli del Priorato di Capua. CARLO fu generale delle Galere e bali di Armenia, il 17 febbraio 1668; questi tenne pure l'ufficio di Cameriere maggiore del Gran Maestro, e fu inviato ambasciatore al vicerè di Sicilia (vedi Del Pozzo : Historia, parte II, pag. 381, 499 e 674); ed ebbe, in seguito, l'istesso ufficio presso il vicerè di Napoli (vedi Filamondo, parte II, pagina 404, e Candida, vol. V, pag. 198). VINCEN zo, dei marchesi di Fuscaldo, fu capitano di galera il 26 maggio 1651. Il Candida, nel Vvolume delle Memorie delle Famiglie Nobili, pag. 191, riporta la genealogia de gli Spinelli nel modo che segue: « Da Giovanni Spinelli, vivente nel 1400, discesero due fratelli : GIACOMO e BERTE RAIMO. Dal secondo ebbero origine i princi pi di S. Giorgio la Montagna, oggi estinti nelle famiglie Lancellotti, Serra di Cassa no e Garofalo di Camella. « Dal primogenito Giacomo vennero GIO. BATTISTA E CARLO. Da Gio. Battista : FERRANTE, gran protonotario del Regno, che ebbe due mogli: dalla primaGio. BAT TISTA, che diede origine ai principi di Ca riati e duchi di Castrovillari, estinti poi negli Spinelli duchi di Seminara; e dalla seconda moglie : TROIANO, stipite dei prin cipi di Scalea, e GIOVAN Vincenzo, che ori ginò i principi di Tarsia, marchesi del Ci rò e conti di Quaranta ». Da Carlo discesero : PIETRANTONIO E SAL VATORE, dal primo dei quali discesero i du chi di Seminara, conti di S. Cristina e di Scale; e dal secondo discesero i marchesi di Fuscaldo. Da Troiano, capostipite dei principi di Scalea, nacque, secondogenito, FABRIZIO, che diede origine ai principi di Oliveto, duchi di Aquaro, marchesi di Vico e del S. R. I. Da lui discese un altro FABRIZIO, PAGINA 417 che originò i duchi di Castelluccio, mar chesi di Altavilla e conti di Bovalino, e che ebbe per fratello GIUSEPPE, il quale, avendo sposato Vittoria Carafa, duchessa di Laurino, diede origine agli Spinelli di Laurino. Il ramo degli Spinelli, duchi di Castel luccio, conti di Bovalino e marchesi di Al tavilla, si estinse in OTTAVIO, morto nel 1745, senza lasciare eredi successibili nei titoli. Il ramo dei principi di Oliveto, duchi di Aquaro e marchesi di Vico, conti di Bian co e marchesi del S. R. I., si estinse in Angela, sposata a Vincenzo Spinelli, prin cipe di Tarsia e marchese di Cirò, il cui ramo si è, a sua volta, estinto nella fami glia Frisari, duchi di Scorrano. Il ramo degli Spinelli, principi di Ca riati (1565), duchi di Castrovillari (1526), principi di Montacuto, duchi di Seminara, marchesi di Romagnano, conti di S. Cri stina si estinse in Margherita Spinelli, principessa di Cariati, sposata al marchese Giuseppe Friozzi, nobile di Capua. Il ramo primogenito degli Spinelli, prin cipi di Scalea, si estinse in FRANCESCO GI ROLAMO, che ebbe una sola figliuola, Eleo nora, sposata al principe di Scordia, Pietro Lanza Branciforte. Vive il ramo secondo genito di Scalea, decorato per legale rico noscimento dei titoli di marchese di Laino e conte di Acerra, titoli già della famiglia de Cardenas principi del S. R. I. Il ramo primogenito di Caracciolo, mar chesi di Vico, si estinse in Maria, sposata a Troiano Spinelli, duca di Aquara. I Caracciolo, marchesi di Misuraca, si estinsero in Isabella, sposata a Ferrante Spinelli, gran protonotario del Regno, nel 1525. La famiglia Barrile, principi di S. Ar cangelo, duchi di Caivano e duchi di Ma rianella, si estinse in Silvia, maritata a Tommaso Spinelli, marchese di Fuscaldo. Ebbe la casa Spinelli numerosissimi feu di conte di Cariati, duca di Castrovillari nel 1526, conte di Seminara, anche da an tico tempo, e CARLO, essendo tale, fu da Filippo II fatto duca di detta terra. Prin cipe di Cariati dal 1579, della Scalea dal l'anno 1566, marchese di Fuscaldo dal 1565, principe dell'Oliveto dal 1614, prin Araldica 27 PAGINA 418 cipe di S. Giorgio, concesso il 26 novembre 1677, a CARLO Spinelli; principe di Tarsia dal 1642, marchese di Buonalbergo dal 1623, marchese del Cirò dal 1585, marche se di Vico e duca di Aquara nel 1598, du ca di Castelluccia e marchese di Ursonovo. Il titolo di marchese del S. R. I. fu con cesso dall'imperatore d'Austria Ferdinan do II, al Magnifico CARLO Spinelli di Na poli, dei principi di S. Giorgio, ed a suo fratello Gio. BATTISTA, con privilegio dato in Ratisbona, 29 marzo 1623, esecutoriato in Napoli 6 dicembre 1675. La Concessione per i discendenti di entrambi, maschi femmine, concedendo ed approvando le avite insegne : « Aquilam integram impe <>> (1309), attaccato dai guelfi e dai Doria che temevano volesse farsi signore di Genova, fu vinto a Sestri Ponente (1310) e dovette fuggire a Gavi: indi distrusse Montaldo e pose a sacco Voltaggio. Bandito da Geno va, vi rientrò dopo la pace a fianco di Ar rigo VII di Lussemburgo (1311) : morì nel 1315, dopo aver preso parte alla battaglia dei Giovi perduta dagli Spinola. Egli fu si gnore di Vignale e di Lù (1307), di Mon calvo (1308), di Castel de' Prati (1312), di Serravalle, di Arquata, di Stazzano, di Pa sturana, di Castelletto, di S. Cristoforo, di Casremonte, di Castel de' Prati (1312), del la Valle Scrivia (1313); battè moneta per privilegio concessogli da Arrigo VII; sua figlia Argenta sposò Teodoro Paleologo, marchese di Monferrato, figlio dell'impera tore di Costantinopoli Andronico; la statua di Argenta (Galvot?) assieme a quella del padre, del capitano Oberto III, e di suo figlio Corrado è visibile sulla facciata del palazzo di Giacomo Spinola sopramenzio nato. CORRADO, figlio di Odoardo almirante, fu generale del re Roberto contro i ghibellini (1309), fu signore di Mongiardino (130S 38), vendè il feudo di Quiliano (1311), ARONNE fu « magnus magister equitum mediolanensium » (1309), BERNABÒ, fu po destà di Savona (1309), BERLINGERIO, cava liere ostiario del regno di Napoli, fu man dato in Lombardia (1315), Gianotto fu si gnore di Cassano (1313), CRISTIANO co mandò 10 galere in Sardegna per il re d'A ragona, ANDALò rappresentò in Savona i ghibellini genovesi (1317), ANFREONE (di S. Luca), fu podestà di Savona (1314), са stellano a Voltri (1328), ed investito di Campo, Rossiglione e Belforte, GREGORIO qm. Riccardo qm. Tomaso, fu signore di Busalla, CARLLOTTO ebbe in feudo Campo, Rossiglione e Belforte (1329), PALAMEDE, ciambellano di re Roberto, fu capitano e generale, governatore di Aquila (1334), GIOVANNI, AULINO, ANFREDO, LANFRANCO, ANTONIO, ANTONIOTTO, DOMENICO, NICOLÒ, NICOLAO, GUIDONE, GHERARDO, furono LETTERAS membri dell'antigoverno genovese ghibel lino in Savona (1326), FEDERICO, di An freone, aiutò Andronico Paleologo a di venire imperatore di Costantinopoli (1336), LOMBARDINO fu signore di Voltaggio (1337), BERTOLDO podestà di Savona (1337), GIA como console in Soria (1352), in Caffa (1357), CATTANEO fu consigliere nell'arma ta genovese contro i veneziani al Bosforo Tracio (1352), GUIRARDO prese parte a detta battaglia quale comandante di ga lera (1352), ARONNE fu capitano sotto i Vi 10 sconti (1366), BRANCALEONE comandò galere presso Alessandria (1369), BALDAS SARE fu capitano dei balestrieri per il re di Portogallo (1370), ambasciatore al re di Ungheria (1375), almirante dei re di Na poli Carlo III (1380) e Ladislao (1392), NICOLÒ fu capitano e podestà in Famago sta (1371), RAFFAELE signore di Masone (1376). Nel 1378 gli Spinola fanno convenzione con la repubblica di Genova e promettono aiuto contro i Visconti, contro patto di franchigia perpetua e dell'anzianato perpe tuo a vicenda delle quattro case (fino al 1528). BARTOLOMEO fu almirante di Carlo III, re di Napoli (1382); ANTONIO qm. OD DONE, acquista la cittadinanza savonese (1386), ANTONIO qm. Rinaldo, è signore di Serravalle (1378); l'ammiraglio GASPARE (di Luculi), ambasciatore al re d'Ungheria (1379), conquistò con 51 galere Giustino poli e Trieste e portò a Genova alcuni tro fei tra i quali il leone veneto di marmo an cora visibile sul palazzo dei Giustiniani (1380), fu signore di Bistagno (1429) e di Monastero Bormida (1429), Giacomo fu console in Caffa (1384), AGOSTINO, di Me liaduce, fu governatore di Essepona per il re di Castiglia (1382), BERNABÒ e fratelli signori di Dernice (1389), GIACOMO (di Lu culi), capitano e governatore di Treviso per Leopoldo d'Austria la difese contro i car raresi (1384), ISNARDO fu signore del Tor rione (1386), NAPOLEONE (di Luculi) qm. Lucchesio qm. Gherardo fu signore di Arquata (1385) e di Belforte (1398), BENE DETTO suo fratello fu signore di Franca villa (1385), ROSATO, signore di Belforte, vendette il feudo alla repubblica di Genova ( 1388), GIOVANNI, capitano di giustizia in Genova (1398), prese con 4 galee altre ga LETTERA S lee ai veneziani (1404), GREGORIO qm. Ri cardo qm. Tomaso, fu signore di Busalla e LUCA qm. Ambrogio qm. Marco, fu signo re di Cantalupo, BANDO fu commissario del re di Napoli, che lo investì di Bergenzone (1406), RICCARDO qm. Filippone, fu signore di Serravalle (1404), BATTISTA qm. Riccar do, lo fu di Serravalle e di S. Cristoforo, CORRADO qm. Carlo, cavaliere gerosolimi tano e comm. di Genova (1407), EMANUE LE regio governatore in Genova (1408), CI PRIANO, castellano in Chiavari (1409), VA LERANO, capitano in Bisagno (1411). CAS SANO difese Sarzana (1415), GALEOTTo fu castellano di Chiavari (1422), AMBROGIO fu podestà di Cremona (1424), FEDERICO di Luculi fu console in Caffa (1423-24), AN DREA ed ANDREOLO furono capitani di gale ra (1425), ZACCARIA, signore di Casaleggio Boiro (1425), alloggiò in Genova l'impera trice Sofia di Costantinopoli (1421), fu po destà di Pera (1423), combattè contro Vin centello d'Istria, ribelle corso e lo catturd (1434), andò ambasciatore a Tunisi (1444). FRANCESCO qm. ammiraglio Gaspare, co mandò to galere per le Fiandre (1427), RAFFAELE fu console in Alessandria, GIA NOTTO fu podestà di Pera (1427-28), ELIA NO, di Nicolò, fu capitano di galera a Pon za (1435), ELIANO qm. Carozio, signore di Ronco, aiutò il duca di Milano, Francesco Sforza, a salvarsi dai genovesi (1429) : eb be molte cariche e fu benemerito pei suoi numerosi lasciti; la sua statua esiste in pa lazzo S. Giorgio avendo istituito un molti plico. FRANCESCO di Ottobono, fu capitano di una squadra genovese e vinse i catalani (1422), ricuperò i caselli di Sestri, Portofi no, Moneglia (1430), fu vinto e preso pri gioniero dai veneziani mentre comandava 21 galee (1431), poi liberato : difese Gaeta contro gli aragonesi (1435), fu signore del la Val d'Arroscia, di Pieve di Teco, di Ler ma, di Arquata : esiste una sua statua nel palazzo di piazza Pellicceria in Genova. GEROLAMO, fu condirettore della ditta Grimaldi-Spinola in Bruges (1434-35), Ам BROGIO qm. Antonio, ambasciatore a Tu nisi per riscatto dei prigionieri (1425); BAT TISTA di Gregorio, fu capitano di libertà (1442), LAZZARO, podestà di Lucca (1432), ed ambasciatore a Tunisi (1444), GIO. AN TONIO qm. Ottobono, con FRANCESCO, fu PAGINA 429 signore di Tagliolo (1438) e di Frugarolo (1437), fu capitano d'armata contro Bene detto Doria (1445-46), CACCIANEMICO fu si gnore di Rossiglione (1431), Ovada e Ca stelnoceto (1439). NICOLÒ ANTONIO fu po destà di Pera (1440-42), LUCCHESIO e DA MIANO, armatori, ebbero un incidente col re di Tunisi per motivi commerciali (1445) : il quale fece imprigionare (1450) per rappresaglia SIGISMONDO e FRANCHINO; ma l'ambasciatore GASPARE ne provocò il rilascio; LUIGI fu prigioniero in Tunisi (1450), ARDUISIO costituì con altri una so cietà per la pesca del corallo a Marsacares (1451), SELVAGGIO fu governatore di Corsi ca (1454), ANTONIO fu capitano di fanteria (1459) e FRANCESCO governatore in Corsica (1462). ALBERICO cadde in battaglia con tro i turchi (1465), GIOVANNI fu signore di Casaleggio Boiro (1469), GIO. BATTISTA, di Frascata e Brignano (1477), GEROLAMO fu capitano di galea contro i catalani (1477), GIO. FRANCESCO, di Selvaggio, commissario in Corsica (1480), TEODORO console a Tunisi (1483), DOMENICO qm. Giorgio, commissario generale in Corsica (1485); FRANCESCO il Moro con 8 galere vinse i francesi a Rapallo (1495), LUIGI fu padrone della nave che fece prigioniero Miolans, capitano del re di Francia (1495), TEODORO di Agostino fu commissario in Corsica (1501), LUCA di Battista fu poten te feudatario della Valle d'Arroscia, signo re di Pieve di Teco, di Lerma, di Pom peiana di Cuneo, di Castellana, di Poma sco; ambasciatore al duca di Milano (1495), cav. di Carlo VIII Re dei francesi e ciam bellano di Luigi XII, uomo benefico e pio (1409), CIPRIANO qm. Cattaneo fu signore di Brouay in Fiandra (1516-63), ANDREA di Francesco, fu governatore in Corsica (1521), STEFANO signore di Casaleggio Boi ro, alloggiò nel suo palazzo di Piccapietra in Genova papa Adriano VI (1522), i frati BATTISTA E BARTOLOMEO, cavalieri geroso limitani furono all'assedio di Rodi e l'ul timo vi perì (1522); frate TOMASO peri in difesa di Malta contro i turchi (1565) e frate GIACOMO fu ucciso alla Goletta da Ariadeno Barbarossa (1535), ANTONIO MA RIA dei signori di Cassano fu governatore di Provenza, presidente e tesoriere della Francia (1507): un nipote colà ammoglia PAGINA 430 tosi originò la linea francese oggi estinta. GEROLAMO fu signore di Molare (1528), BARTOLOMEO partecipò alla espugnazione di Ovada (1529), PAOLO qm. Napoleone qm. Giacomo fu signore della Rocchetta e di Roccaforte (1520-29), NICCOLÒ, castel lano di Chiavari (1533); il generale AGO STINO (predetto) signore di Tassarolo, co mandante la guardia di Genova, fece pri gioniero Filippino Doria a Portofino (1527), espugnò Savona (1528), Novi ed Ovada (1529), diresse l'attacco e la presa di Mon toggio (1547), fu colonnello di Carlo Ve luogotenente di Andrea Doria in Corsica ove si distinse contro Sampiero ed i fran cesi (1557). BENEDETTO (1540-60), ACCEI. LINO (1549), ANDREA (1553), AMBROGIO ( 1568), STEFANO (1575), GIO. AMBROGIO (1595), furono vicarii di Chiavari. FRANCE sco divenne signore di Torre Uzzone con la morte di DONATO (1530), signore di Ga ressio (1530); e suo figlio ALFONSO, mar chese di Garessio (1537), signore di Dego (1537), di Cortemilia (1548), marchese di Farigliano (1559); FRANCESCO fu pure si gnore di Monbaldone (1530) e di Spigno (1532); suo nipote FRANCESCO, figlio di Al fonso, cav. della SS. Annunziata (1609), signore di Pamparato (1610), vendette Spi gno: ed il feudo di Garessio gli fu tolto da Carlo Emanuele I perchè ribelle. OTTAVIO, GIO. BATTISTA ed altri ebbero confermati da Carlo V i feudi di Cassano e di Brionfo (1536). ALESSANDRO, colonnello di fanteria in Ajaccio, fu all'impresa di Tunisi e si segnalò alla presa della Goletta (1535) : fu poeta. LUCIANO fu comandante in Bastia (1553), QUILICO, commissario ed OBERTO si distinsero in Calvi come comandanti di fanteria (1555) : il primo comandò sette compagnie a Tripoli (1559), BATTISTA, det to Friscetti, fu comandante a Corte ove si arrese a Sampiero (1564). FILIPPO, signore di Cassinelle (1548), prese parte a Casale alle trattative di pace tra nobili nuovi e vecchi (1576). GIOVANNI MARIA di Benedet to, commissario generale in Corsica (1550), combattè contro i francesi. PAOLO congiurò con Giulio Cybo contro la repubblica (1548). EZZELINO fu commis sario generale in Corsica (1552), ANGELO GIOVANNI, qm. G. B., qm. Gio. Antonio, fu marchese d'Arquata (1554), BENEDETTO, LETTERA S commissario generale in Corsica (1556) fu signore di Mallare (1572), АMBROGIO fu commissario generale in Corsica (1557) , GIO. BATTA qm. Nicolò qm. Daniele, prin cipe di Vergagni, costituì la linea oggi tra le estinte detta degli Spinola Valenza, EDMONDO, conte di Winton in Inghilterra morì per la religione cattolica (1563), FRANCESCO qm. Oberto fu capitano di fan teria e di cavalleria in Corsica contro Sam piero (1564), Luca, procuratore perpetuo, fu gravemente ferito per mandato di Gio. Stefano Lercaro che fu decapitato (1565), GIANNETTINO fu cavaliere di S. Jago (1570), MARCANTONIO, cav. di S. Jago (1570), go vernatore del Finale (1574), GIO. BATTA ed ETTORE, capitani di galere a Lepanto (1571), GIULIO, signore di Calice, signore di Serravalle, assediò e conquistò Novi per i nobili vecchi (1575), LEONARDO, coman dante di galera del principe Doria, fu defe rito alla Rota per aver preteso il saluto da P. Grimaldo, generale delle galere genove si (1577), GIOVANNI E FRANCESCO furono si gnori di Villalvernia (1580), e CLAUDIO ne divenne marchese (1653), Frate GIUNIO cadde alla conquista delle Gerbe (1592), STEFANO fu governatore di Corsica (1592) . G. B., fu podestà di Savona (1589), GA STONE militò nelle Fiandre e vi si stabili ( 1600), ORAZIO (1605), MARIO (1610), Sci PIONE (1611), OTTAVIO (1615), G. B. di Giorgio (1618), GIO. NICOLÒ (1631), GIO. AGOSTINO (1633), GIO. ANTONIO (1651), CARLO (1657), CRISTOFORO qm. Agostino (1673), FEDERICO qm. Francesco Maria ( 1687), PAOLO FRANCESCO qm. Gio. Maria ( 1695), furono vicari di Chiavari. Il celebre condottiero AMBROGIO qm. Fi lippo (di S. Luca), duca di S. Severina, marchese di Sesto e di Venafro, fu creato conte de los Balbases, cavaliere del Toson d'oro, grande di Spagna, governatore di Milano e generale di Spagna (1629) in Ita lia: segnalatosi alla presa di Ostenda (1604), conquistò Aquisgrana, Vezel (1614), Oppenheim (1620), Breda (1625), vinse i francesi dinnanzi a Casale (1630) (v. An tonio Rodriguez Villa, Ambrogio Spinola), † 1630; FILIPPO, del marchese Ambrogio, comandante di Valenza, respinse i franco piemontesi (1635); fu presidente del Con siglio di Fiandra a Madrid e duca di Sesto LETTERA S e di Venafro. PAOLO AMBROGIO, di Filip po, del marchese Ambrogio, fu governatore di Milano, plenipotenziario di Spagna per la pace di Nimega (1678); comm. maggiore di S. Jago, grande di Spagna, marchese di Montebello (1668), signore di Pontecuro ne (1668), di Montemarzino (1685), di Pa derna (1698), di Villalvernia (1698). La linea di Ambrogio si estinse nel sec. XVIII con GIOACCHINO e Dominica sorella di lui, trasmise i titoli alla famiglia spagnola de gli Osorio. FEDERICO, fratello di Ambrogio, condottiero e corsaro in Fiandra, morì combattendo per la Spagna sulla sua nave capitana contro gli olandesi (1603) : fu du ca di Santa Severina.. GIO. ANTONIO fu bandito da Genova con altri per aver fatto incendiare il trono del doge e le sedie dei senatori (1607), FRAN CESCO fu governatore di Corsica (1613), MARCO di Taddeo, fu governatore di Corsi ca (1620), MARCO qm. Doge Andrea fu principe di S. Angelo, LEONARDO di Batti sta, fu capitano di fanteria (1624), GIO. MARIA di Battista, fu inviato a Lucca per assoldare milizie (1624), GIO. BATTISTA qm. Gio. Maria fu duca di San Pietro e signore del Torrione, Benedetto di Pasquale ca pitano di fanterie in Fiandra e commissa rio d'armi a Gavi (1625), JACOPO qm. Ma rio colonnello in Val Bisagno, fu preso prigioniero dai piemontesi a Voltaggio (1625), LUCA, principe di Molfetta, gene rale delle galere della repubblica, trasportò il cardinale Barberini e lo sbarcò a Sam pierdarena ove alloggio nel palazzo di Gio. Battista (1626) : fu capitano di milizie ze novesi in Savona (1625), ed ivi governatore (1626-27), FILIPPO, conte di Tassarolo, si gnore di Pasturana (1636), raccolse a sue spese e guidò un reggimento di fanteria contro i piemontesi (1626), alloggið il pre detto cardinale nel suo palazzo di Strada Nuova (oggi della Banca d'America e d'I talia) in Genova. FELICE fu vicario di Chiavari (1620) e governatore di Savona (1627-28). PAOLO AGOSTINO fu delegato a difendere Savona contro i piemontesi (1631), LAZZARO qm. Gio. Domenico par tecipò all'armamento delle galere di li bertà in Genova per ripristinare una antica usanza a fini commerciali (1638), GIO. BATTISTA qm. Pietro, fu ucciso da PAGINA 431 un colpo d'archibugio mentre ritornava da una veglia (1640). GIOVANNI di Silve stro, fu principe di Grammonte in Sicilia (1640), e LEONARDO signore di Francavilla (1641), LUCIANO fu governatore in Savona (1642-43), GEROLAMO fu commissario in Pieve di Teco (1649), AGOSTINO governato re in Savona (1653-54), NAPOLEONE lo fu nel 1655-56, GIO. PIETRO e OTTAVIO MARIA nel 1662-63, GIO. ANTONIO, id. (1664-65), FRANCESCO MARIA, commissario della for tezza (1665), GIACOMO, id. (1666). CRISTO FORO governatore di Corsica (1664), PA SQUALE comandò una compagnia di ventu ra contro i piemontesi (1672), e GIULIO fu colonnello contro gli stessi (1672), STEFA NO, signore di Mongiardino, commissario d'armi in Val Polcevera, riconquistò Novi e Gavi togliendole ai piemontesi (1672), GRIMALDO commissario d'armi a Portomau rizio, contribuì alla resa dei piemontesi ad Oneglia (1672), FRANCESCO ANTONIO fu signore di Val di Nizza (1635), di Mon tessoro (1655), di S. Albano (1655), di Val verde (1687), GIORGIO fu comandante di Savona (1685), GIO. DOMENICO di Giulio marchese d'Arquata, cadde alla conquista di Buda (1686) : GIO. DOMENICO di Gio. Angelo fu governatore di Corsica (1684); GHERARDO di Filippo, fu governatore di Corsica (1691), FRANCESCO ENRICO, signore di Villareggio (1699), FRANCESCO MARIA, maresciallo di Spagna (1689) e governatore di Alessandria (1695), AMBROGIO fu cava liere di Calatrava (1695), PAOLO FRANCESCO qm. Gio. Maria, vicario a Chiavari (1695) e governatore di Corsica (1712), FILIPPO CARLO conte di Brouay, fu governatore di Namur (1696-702) е suo figlio GIACINTO, capitano di cavalleria, fu ucciso in batta glia contro i francesi (1712), GIO. BATTI STA nipote di Raffaele, bali e generale del le galee di Malta come suo zio, dei signori di Ronco e della Rocca, fu ferito a Corone contro i veneti (1685) : assaltò navi cor sare ed in questa occasione morì suo fra tello DOMENICO : indi al comando di quat tro galere catturò a Goletta la nave sul tana e la condusse a Malta (1700); CARLO ANTONIO fu vicerè di Sicilia (1707), AGO STINO di Cristoforo, fu governatore di Cor sica (1720), FILIPPO e PIER FRANCESCO fu rono conti del Torrione (1734), GEROLAMO PAGINA 432 qm. Francesco Maria vicario di Chiavari (1736) e VINCENZO qm. Gio. Gerolamo, id. (1742), GIO. AGOSTINO fu vicegovernatore in Corsica (1747), DOMENICO MARIA, comm. generale in Corsica (1740), ambasciatore a Vienna conchiuse l'acquisto del Finale (1747), GIUSEPPE qm. Gio. Nicolò, fu com missario generale della valle di Fontana buona nella Riviera orientale (1747), PAO LO, commissario militare a Levanto (1748), NICOLÒ, capitano di Portomaurizio (1797) e CAMILLO, podestà di Triora (1797), NI COLÒ DOMENICO di Raffaele morì alla bat taglia di Novi (1799), GIUSEPPE, del corpo d'artiglieria fu gravemente ferito durante il blocco di Genova (1800), GIUSEPPE TO MASO (di S. Luca), ufficiale nella marina genovese, corse all'arrembaggio di uno sciabecco algerino (1788), valoroso commis sario del nuovo Governo ligure a Montog gio (1797), comandò due cannoni francesi nella Riviera occidentale contro gli austro inglesi (1800); passò quindi nella marina napoleonica, poscia nella sarda, ove rag giunse il grado di capitano di vascello : fu pregiato scrittore navale. SEBASTIANO di Giuseppe Luca (di Luccoli), fu sottotenen te nei granatieri (1799), cav. dell'Ordine di S. Giovanni del Regno di Napoli, AGOSTI NO (di S. Luca) qm. Cristoforo, rimase di sperso alla Beresina (1812), il marchese IPPOLITO di Giuseppe Tommaso, fu capita no di vascello nella R. Marina sarda e scrittore navale, NICOLÒ IPPOLITO di Gio. Andrea (di S. Luca), fu ciambellano di Carlo Alberto e collare della SS. Annun ziata, GIO. BATTA (di S. Luca) di Federico, maggiore della Guardia, il marchese VIN CENZO di Domenico, fu governatore di S. Remo (1795), ministro a Parigi (1797), sin daco di Genova (1812) (v. Atti Soc. Lig. Stor. Patria- vol. LIX- V. Vitale, Onofrio Scassi, ecc.) ; il marchese TITO CESARE di Francesco Ambrogio (di S. Luca), quale maggiore dei bersaglieri conseguì a Borgo forte (1866) la med. d'arg. al val. militare colla seguente motivazione : « Per essersi distinto nel comando del suo battaglione e segnatamente nel proteggere la ritirata dei pezzi facendoli trascinare a braccia dai sol dati sotto il tiro dei forti nemici ». Coman dò poi il 42° Regg. Fanteria; generale nella riserva, priore del Magistrato di Misericor LETTERAS dia in Genova († 1910). Il marchese G. B. maggiore nel R. Esercito, fu deputato per Taggia e Genova VI nelle legisl. II, IV, VI; il marchese FILIPPO di G. C. di Ago stino fu viceconsole († 1891) . I senatori della Repubblica furono 127; i dogi II : BATTISTA qm. Tomaso (1531), LUCA, qm. Battista (1551), ANDREA qm. Cristoforo (1629), DOMENICO qm. Cristofo ro (1732), NICOLÒ qm. Francesco Maria (1740), del ramo di S. Luca, e SIMONE qm. G. B. (1567), TOMASO qm. Antonio (1613), ALESSANDRO qm. Andrea (1654), AGOSTINO qm. FELICE (1679), LUCA qm. Luciano ( 1687), FERDINANDO qm. Gherardo (1773), del ramo di Luculi. Quest'ultimo rinunziò alla carica per la grave età. Nel campo religioso, culturale e filantro pico si segnalarono tra i moltissimi : il ve nerabile ALBERTO, restauratore dei Cano nici regolari di S. Marco in Mantova (1204), suor Adelaide, badessa nel monastero di S Agata in Bisagno (1271) e suor Pietra, id. nel monastero di Rapallo (1284), POR CHETTO, arcivescovo di Genova (1299), E LIANO, raccoglitore nel sec. XV di antichi tà. Nel sec. XVI GIO. BATTISTA di Nicolò, di Daniele scrisse i Commentarii delle cose accadute ai Genovesi dal 1572 al 1576, A GOSTINO coltivò le lettere, AMBROGIO fu ac cademico degli Addormentati, LUIGI scris se il libro Della Repubblica, ora smarrito, Livia fu poetessa, PAOLO GIACOMO tradusse Sallustio, Benedetta di Alfonso, marchese di Garessio, moglie dapprima di G. B. di Savoia, quindi di Enrico Saluzzo di Cardé, fu rinomata per ingegno e coltura, PUBLIO FRANCESCO scrisse di argomenti sacri. Nel secolo XVII Angela ed Innocenza furono suore in S. Tomaso e considerate quali sante (1600), FRANCESCO MARIA di G. B., astrologo, scrisse considerazioni sulla vita di S. Geltrude, GERDAMO DANIELE e TIBE e RIO coltivarono l'astronomia, GIOVANNI FILIPPO la matematica, il beato CARLO di Ottaviano conte di Tassarolo, gesuita, scris se su argomenti ascetici e fu arso nel Giap pone ove si era recato quale missionario (1622), il padre FABIO AMBROGIO pubblicò un opuscolo sacro del precedente (1628) e varie opere teologiche, mons. FRANCO scris se la Storia di Genova dal principio fino al la guerra santa di Gerusalemme, fra BASI LETTERAS LIO dei Predicatori fu teologo e matemati co, G. BATTISTA, carmelitano, fu vicario generale del vescovo di Noli e coltivò l'elo quenza, ANDREA, gesuita, morì di peste (1612), Placidia contribuì al monastero del le Clarisse (1625), Geromina fu caritatevo le dama, GIORGIO qm. Eliano, e FELICE qm. Agostino, restaurarono S. Teodoro (1635), frate AGATANGELO fondò S. Carlo dei Carmelitani scalzi in Genova (1635), GIORGIO restaurò San Gerolamo di Quar to, NICOLÒ qm. Luca, fra' Gio. DomeNICO, gerosolimitano, Gio. FILIPPO, conte di Tri sobbio, GIACOMO qm. Agostino, MELCHIOR RE, GIO. FRANCESCO, Guido, morirono di peste contratta mentre disimpegnavano i loro uffici in diversi ospedali (1656); nello stesso anno furono commissari in vari laz zaretti di Genova e Liguria : CRISTOFORO, GIULIO, PIRRO, GIO. STEFANO, CARLO qm. Ecc.mi Felicis, FILIPPO di Tassarolo, STE FANO E GIO. PIETRO. Il marchese AMBRO GIO, LAZZARO, Agostino contribuirono al l'edificazione di S. Anna in Genova, e CLAUDIO qm. Lazzaro, al rifacimento del coro e cupola di S. Siro (1662), suor Ma ria Deodata e suor Chiara fondarono mo nasteri in Genova, padre PAOLO ricostruì Santa Fede (1673), Caterina, qm. Cristofo ro, riedificò una cappella in N. S. del Car mine, Gro. FRANCESCO fu diplomatico e scrittore educativo, SCIPIONE qim. Gio. Francesco scrisse le Discordie dei genove si, attribuite erroneamente al Lercari, G. B. qm. Felicis fu arcivescovo di Genova (1794) e GIUSEPPE qm. Ignatii fu poeta arcade († 1780 a Rapallo); don GIUSEPPE benedettino scrisse le Memorie del mona stero della Cervara, di cui era decano (1790); e mons. Carlo qm. Federici fu vi celegato in Romagna e chierico di Ca mera Apostolica. Nel secolo XIX Giulia in Fieschi fondò in Ovada il Collegio delle Madri Pie (1826), e il marchese IPPOLITO di Gio. Bat tista, lasciò al Ricovero di Mendicità († 1875); MASSIMILIANO figlio dell'omonimo naturalista fu chiaro storico e Cristoforo, altro figlio, illustrò pittoricamente le opere scientifiche del padre. I cardinali furono 13, escludendo da que sto numero un Giovanni ed un Simone, dei quali non è certa l'esistenza nel sec. XIII; PAGINA 433 AGOSTINO di Giovanni (1527), AGOSTINO del capitano Ambrogio (1621), G10. Dome NICO (1626), G. B. di Giovanni, arcivesco vo di Genova (1681), Nicolò di Gio. Do menico (1715), GIORGIO di Cristoforo (1719), del ramo di S. Luca; FILIPPO di Agostino di Tassarolo (1572), ORAZIO di Giovanni (1606), GIULIO di G. B. (1667), G. B. di Francesco Maria (1695), G. B. di Francesco (1733), GEROLAMO (1759), UGO Pietro di Francesco Maria (1831), del ra mo di Luculi. Del card. G. B. di Francesco esistono due ritratti ad olio presso il Magistrato di Misericordia in Genova : opera pia che egli beneficò dopo morte. Per la cognizione delle statue dedicate ad alcuni Spinola benefici e per altre no tizie si rimanda ai precitati volumi dell'O livieri e del Deza, i quali nominano altri numerosi Spinola segnalatisi in molteplici attività; altre fonti sono le seguenti : Gi scardi : Origine e fasti delle nobili famiglie di Genova, in Bibl. civica Berio, Federi ci : Abecedario, in Bibl. della Missione ur bana in Genova, Della Cella : Famiglie di Genova etc. in R. Bibl. Universit., e Gua sco : Dizionario feudale, есс. g. c. d. SPINOLA. ARMA: D'oro, alla fascia scaccata di tre file d'argen to e di rosso, sormontata da una spina di bot te dello stesso, gigliata, posta in palo. Si crede che uno dei tanti rami ca detti della famiglia Spinola ligure si trasferisse a Viterbo, che vi prendesse dimora e che successivamente ottenesse la sua iscrizione alla nobiltà di quella città. Altri vorrebbero che un mem bro della famiglia Spinola avesse coperto un'importante carica in Viterbo e che per questa venisse iscritto a quella nobiltà. L'identità dello stemma ne proverebbe l'origine. Araldica 28 PAGINA 434 Si crede che questa famiglia sia estinta. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile di Viterbo (mf.) . SPIRITI. 1. r. m. ARMA : D'argento a tre pali d'az zurro, col capo partito, a destra d'oro alla mezza aquila di nero movente dalla partizione; a si nistra d'azzurro ad un mezzo gi glio movente dalla stessa par tizione seguito da altri due gigli . il tut-. to di oro. DIMORA : Napoli e Cosenza. Famiglia originaria dalla Germania, pas sata a Viterbo e di qui a Cosenza, verso il 1300, ed in Gaeta. Fu ricevuta nel S. M. O. di Malta, nel ramo di Gaeta in prio rato, nel 1779 col cav. PAOLO, avendone fatta la pruova da GIOVANNI, primo stipite, nel 1515; ed il ramo di Cosenza in priora to nel 1617, in persona del cav. ANΤΟΝΙΟ, e nel 1774 del cav. LUIGI, patrizio cosen tino, per pruova di consanguineità col cav. Giovanni. Ebbe in feudo Mortara, col ti tolo di marchese, concesso ad OTTAVIO Spi riti dall'imperatore Carlo V. Il ramo di Spiriti, marchesi di Montorio, si estinse nella famiglia Vasaturo. La famiglia Pi sciotta, marchesi di Casabona, si estinse in Cornelia, sposata ad ALFONSO Spiriti, pa trizio di Cosenza. E così pure la famiglia Marotta, Duchi di Castelnuovo, si estinse negli Spiriti, patrizi cosentini, ed il titolo di duca di Castelnuovo fu concesso con R D. 3 agosto 1855 al cav. NICOLA Spiriti. Ebbe questa famiglia illustri personaggi fra i quali : ANDREA, generale del pontefice Alessandro VI; GIO. BATTISTA, ambasciato re per la città di Viterbo al papa Giulio II e duce dell'esercito dell'imperatore Massi miliano, dal quale ottenne il privilegio di mettere nello scudo l'aquila imperiale; CRISTOFORO, creato dal papa Giulio III ve LETTERAS scovo di Cosenza e patriarca di Costantino poli. La nobiltà generosa di questa famiglia fu riconosciuta nel 1850 in occasione del le pruove per R. Guardia del Corpo (R. Commissione dei titoli, Verbali, vol. VI, pag. 232). Il ramo degli Spiriti di Cosenza, patrizi di questa città, ivi residente, è i scritto al Registro di Malta pei discenden ti da SALVATORE Spiriti. Il ramo dei duchi di Castelnuovo è recentemente estinto, quanto ai maschi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Cosenza (m.), per i discendenti da Salvatore, iscritto al Registro di Malta. È pure iscritta coi titoli di patrizio di Cosenza (m.), e di duca di Castelnuovo (mpr.), per i discendenti da Nicola (n. 1732), ascritto al Registro di Malta, ed è rappresentata da + NICOLA, n. Napoli, 12 febbraio 1858, di Luigi (n. 1833, † 1896), e di Emilia Cianciulli, spos. Napoli, 7 agosto 1889 con la nob. Zilia Catalano Gonzaga dei duchi di Cirella. Sorelle: Maria, n. Napoli 8 aprile 1875, spos. ivi 8 dicembre 1897 a Francesco Buo nocore; Teresa, n. Napoli 1° giugno 1876, spos. ivi 1º febbraio 1894 ad Enrico An giulli. f. f. p. di s. * SPITALERI. ARMA: Di rosso al leone tenente con le branche anteriori, e per la lama, una spada in palo, il dalla leone movente pianura e fis ondulata sante il sole oriz zontale destro, il tutto d'oro. DIMORA : Adernò e Catania, Famiglia siciliana e precisamente di A dernò. Vuole la tradizione che fosse origi naria dalla Spagna ove risiedeva sotto al tro nome e che il capo di essa, prendendo parte alla prima Crociata per la conquista di Terra Santa, assumesse il nome di Spe LETTERA S dalieri. Comunque un ANTONIO Spedalieri, regio milite nel 1465, e dimorante a Pa lermo, ottenne dal re Giovanni d'Aragona il permesso, insieme ai Gioeni, di armare a proprie spese delle triremi per combat tere i Saraceni. Suo figlio GIOVAN VINCEN zo fu vicario generale del regno e nel 1500 passò con la famiglia ad Adernò come go vernatore. Quivi la famiglia si chiamò Spi taleri e dal 1600 fu investita dei titoli di barone della Cisterna con ANTONIO, il 26 febbraio 1636; di barone di Muglia con GIOVANNI VINCENZO, il 2 gennaio 1637; di barone di Intorrella con GIUSEPPE, il 25 giugno 1663; di barone di Gabarbaro con ANTONIO, il 10 novembre 1670; di barone del Cugno con PIETRO, il 12 luglio 1680; di barone di Dagala con VINCENzo, il to settembre 1663; di barone di S. Elia cou ROSARIO nel 1700; di marchese con FELICE nel 1860. Passarono inoltre alla famiglia, per linea femminile, i titoli di barone di Solicchiara e Pietrabianca per il matrimo nio di Dorotea Rametta con ROSARIO Spi taleri; di barone di Sisto e Nissuria per il matrimonio di Carmela d'Alessio con AN GELO ANTONIO Spitaleri; di barone di Pa lazzo Ameno per il matrimonio di Agata Contarella con FELICE Spitaleri. Ad ANTONINO, di Felice, di Antonino, furono riconosciuti, con D. M. 10 febbraio 1899, i titoli di barone di Muglia, signore di Solicchiara e signore di Pietrabianca, con discendenza primogeniale mascolina. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone di Muglia (mpr.), signore di Sollicchiara (mpr.), signore di Pietrabianca (mpr ), (Ric. D. M. To feb braio 1899), in persona di ANTONINO, di Felice, di Antonino. Figlio: FELICE. V. S. * SPITALIERI (SPITALIER) . ARMA: D'azzurro al pellicano nel nido, d'argento, con la pietà di rosso, sormon tato da tre stelle d'oro, ordinate in fa scia. Мотто: Аmor et Charitas. DIMORA: Nizza Marittima. Famiglia oriunda da Barcellonetta, no bilitata in persona di ONORATO (n. 10 mag PAGINA 435 gio 1720; † 27 mar zo 1792), di Gio. Giuseppe, che fu deputato del re a consigliere del con solato con R. vi glietto del 12 giu gno 1766. Fu in feudato di Cesso le il 23 maggio 1775 e investito con titolo comita le il 26 successivo giugno. Dalle sue nozze (1745) con Maria Goiran ebbe per figlio GIOVANNI (n. Nizza, 17 settembre 1750; † ivi, 10 aprile 1796), che fu padre di ILA RIONE (n. Nizza, 17 dicembre 1776; † ivi, 11 ottobre 1845), che fu senatore a Nizza (1815) e quindi presidente capo (1833) . Dalle sue nozze (1804) con Sofia Peyre di Castelnovo, ebbe per figli EUGENIO, EN RICO E CARLO. Da quest'ultimo (nato a Torino, 24 di cembre 1807; † Nizza, 29 aprile 1871), ereditò dalla zia materna Delfina Peyre di Castelnovo il titolo di marchese di Castel novo (R. Assenso 9 settembre 1828) . Eugenio (n. Nizza, 16 dicembre 1805; † Nizza, 5 aprile 1876), che fu senatore ( 1846), sposò (1829) Maria de Castellane e fu suo figlio CARLO GIUSEPPE (n. Nizza, 23 giugno 1841; † ivi, 1904), che fu rico nosciuto nel titolo nobiliare con D. M. 20 agosto 1902. È suo figlio LODOVICO (n. Nizza, 20 agosto 1870) . Enrico (n. Nizza, 15 febbraio 1810), spo sò (1859) Lorenza Gimello e sono suoi figli VITTORIO (n. Nizza, 20 dicembre 1859) e Leonia (n. Nizza, 15 ottobre 1861), moglie di Eugenio Garin di Cocconato. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Cessole (mpr.), in persona di CARLO GIUSEPPE, di Euge nio, di Ilarione, di Giovanni. Figlio: LODOVICO. Sorelle: Maria Giuseppa Giulia in Lu cernari, Maria Giuseppa Delfina in Fran zosini. Zio: ENRICO, di Ilarione, di Giovanni. Figli: VITTORIO, Leonia in Garin di Cocconato. 1. b. PAGINA 436 SPOLETO (IL MAGISTRATO COMUNALE). ARMA: Partito : nel 1º d'argento alla croce di ros so; nel 2º di ros SO al cavaliere armato di tutte pezze, col caval lo galoppante, tenente una ban diera bifida cari cata di una cro cetta di nero, il tutto d'argento. Spoleto è senza dubbio la città umbra più ricca di storia, sopratutto per quanto si riferisce al turbinoso periodo medievale. Non si hanno notizie precise sull'epoca di fondazione; si sa solo che i Pelasgi la fortificarono con una solida cinta di mura, di cui tutt'oggi si ammirano, dopo ben ol tre tre millenni, i resti grandiosi. Conquistata dagli Etruschi ed in segui to dai Romani, venne prima ridotta a co lonia, poscia elevata a municipio, e nel 326 dopo Cristo dichiarata metropoli. Per la sua importante posizione strategi ca dovette dolorosamente subire continui e cruenti attacchi da quanti mirarono a conquistare Roma, donde l'alterna vicen da di distruzione e di riedificazione delle sue mura vetuste. Coll'occupazione longobarda avvenuta nel 569 s'inizia il periodo del suo maggiore splendore in quanto che divenne la capi tale del più potente ducato che ricordi la storia dell'età di mezzo. Coll'avvento dei comuni, essa fu tra le prime a costituirsi in libertà e con tale regime si resse per più secoli, pur essendo stata nel 1231 assog gettata alla chiesa da parte di Gregorio IX. Magnifici sono i monumenti di tutte le epoche che l'adornano. Oltre ai ruderi del le mura pelasgiche, dell'anfiteatro e teatro romano e dell'arco di Druso, conta la gi gantesca fortezza costruita dal cardinal E gidio Albornoz sul finire del sec. XIV e numerose chiese dalle belle linee architet toniche, come quella di San Salvatore del IV secolo; e la cattedrale con affreschi pregevolissimi di Filippi Lippi e del Pin turicchio. Degni di nota sono anche parec LETTERAS chi palazzi appartenenti alle più cospicue famiglie patrizie. Fin dai primordi dell'epoca comunale, il Magistrato Spoletino si rese padrone o per compra o per debellazione di vari castelli e rocche circostanti, sui quali fino all'abo lizione della feudalità ha esercitato il mero e misto imperio, donde la sua iscrizione nell'Elenco Uff. Ital. con i titoli di signore di Giano, di Montesanto, dei castelli di S. Giovanni e di Montecchio e dei territori di Rogoreto e Petano. e. p. u. * SPOR o SPAUR. ARMA: Inquarta to: nel rº e 4º d'argento al leo ne di rosso (nel primo punto ri volto), con la coda biforcata, tenente con le branche anterio ri una doppia coppa d'oro; nel 2º e 3º scaccato di argento e d'azzurro alla fascia di ros so attraversante. DIMORA : Castel Valer (Trento) . Le più antiche notizie sulla famiglia ri salgono al 1185, in cui è ricordato un VAL TERIO DI SPORO, che nel 1190 accompagnd Enrico VI nella sua discesa verso Roma. Il 5 gennaio 1231 si trova un accenno a OLURADINO DE SPUR, in qualità di miles de genere militum, che appare come vassallo dei conti di Appiano. Non vi è certezza alcuna se i vari rami, di cui si trova cen no nei documenti, discendano da un unico серро. È certo che il capostipite della famiglia odierna è VOLCMARO di Burgstall, discen dente dagli Spor Parcines, stabilitisi in Val Venosta. Egli fu una delle persone più im portanti del suo tempo nel principato di Trento; godeva la fiducia dei vescovi e an che quella dei conti di Tirolo, e lo si tro va, come nobilis miles nel 1312. Nell'anno 1314 egli accompagnò il duca a Francofor te sul Reno per la elezione dell'imperatore e il re Enrico lo nomind suo amministrato LETTERAS re a Spor. Nel 1317 fu podestà di Riva, nel 1318 capitano vescovile nel Banale, nel 1327 fu inviato come ambasciatore ducale presso l'imperatore Lodovico il Bavaro. Diventato poi anche burgravio di Tirolo, estese i suoi feudi, acquistò la signoria di Spor, il castello di Visione, la Rocchetta e la contea di Flavon datagli nel 1334, per i suoi fedeli servigi, dal re Enrico, diventan do così il più potente dinasta della valle di Non edel principato. Morto re Enrico, fu scelto a consigliere particolare di Marghe rita Maultasch e del duca Giovanni, e di resse anche una spedizione contro la Ca rinzia. Nel 1338 ebbe pure i beni di Gra lando di Metz e la giurisdizione di Fai e Zambana, dopo aver accompagnato il mar gravio Carlo in una spedizione verso Fel tre e dopo essere stato, nel 1336, capitano di quella città. La sua potenza, il posses so di beni esteși, di castelli e di piazzeforti, nonpoterono a meno di eccitargli contro la invidia dei signori, sì che egli perdette ogni dominio. Cacciato il duca Giovanni, egli favorì il matrimonio di Lodovico di Brandemburgo con Margherita Maultasch e ne ebbe altri onori; ma pochi mesi dopo, assediato nel suo castello da Corrado di Teck, fu fatto prigioniero e trasportato presso Vipiteno, dove morì nel 1343. Tre anni dopo i figli di lui riebbero uni camente i castelli di Spor e Flavon. Da BALDASSARE, che fu iscritto nel 1361 come milite nobile nella matricola tirolese, discendono MATTIA, capostipite della linea dell'Austria inferiore, estintasi nel 1590, е di quella degli Spor Moos, e PIETRO. Co stui cercò di ristabilire l'antica supremazia della famiglia, emulando e quasi superan do l'antenato Volcmaro. Stretto da vincoli di amicizia con Giorgio di Lichtenstein, fece di tutto per favorire la riconciliazione dei duchi Ernesto e Federico dalle tasche vuote, tenendo le parti ora dell'uno ora dell'altro. Amico di Rodolfo Belenzani, versò per la libertà provvisoria di lui una cauzione di 25.000 ducati; dal 1404 al 1406 e dal 1411 al 1416 fu capitano all'Adige. Nella lotta scoppiata poi fra i duchi Erne sto e Federico, tenne le parti del primo e conquistò gran parte dei castelli della valle di Non e i più importanti delle Giudicarie nella speranza di esserne infeudato. La lot PAGINA 437 ta ebbe una piccola tregua, durante la qua le il duca di Milano si interessò per una soluzione pacifica della vertenza, ma inva e no. Condizioni normali tornarono soltanto dopo la morte di Pietro (1426); i figli del quale, GIORGIO E GIOVANNI, ebbero soltan to il possesso di Sporo-Rovina, Flavon Valèr, i feudi vescovili del Banale e anche l'ufficio di coppieri ereditari del Tirolo dal 21 ottobre 1450. L'imperatore Federico III li nomind baroni con diploma del 31 gen naio 1464. Da Giovanni discesero varie linee, che ebbero denominazioni differenti a seconda della giurisdizione da esse posseduta ed a seconda delle parentele numerose, fra cui degne di nota quella con i Lichtenberg e con gli Anich. ULRICO ebbe riconfermata la dignità baronale con diploma del 24 set tembre 1546, e GIOVANNI ANTONIO ricevet te il titolo di conte con diploma 12 ottobre 1633, confermato il 27 giugno 1637. La famiglia ebbe una grande importanza nella storia del Trentino; nella valle di Non contese, per decine di anni, il prima to alla famiglia Thun, e si distinse in pae se e fuori con molti suoi discendenti illu stri nel campo ecclesiastico o nella carriera politica e militare. Basterà citare i nomi dei vescovi di Bres sanone : GIOVANNI TOMASO, nipote del car dinale Cristoforo Madruzzo; CRISTOFORO ANDREA († 1613), che rinnovò l'ammini strazione del principato, curò la musica sa cra e terminò la costruzione della residenza vescovile; LEOPOLDO MARIA GIUSEPPE († 1778) e GIUSEPPE FILIPPO (1792), i quali tutti curarono di migliorare le condizioni precarie della loro diocesi. LEONE († 1485) fu consigliere intinio del l'imperatore Federico III e primo vescovo di Vienna. GIOVANNI MICHELE († 1725) fu principe vescovo di Trento e GIAN FRANCESCO (t 1821), arcidiacono e vicario generale du rante il dominio bavarese e napoleonico. Altri nomi degni di menzione sono : CARLO, di Sigismondo († 1579), prese parte a diverse guerre in Ungheria, e nel 1537 cadde prigioniero dei turchi. Conclu sa la pace tra Rodolfo II e Selim, venne liberato e divenne ambasciatore dell'impero a Costantinopoli, ove morì. PAGINA 438 FRANCESCO GIUSEPPE († 1797), per mol ti anni consigliere di reggenza a Magon za, poi gran giudice del Tribunale Supre mo dell'Impero a Wetzlar, pubblicò opere importanti su questioni giuridiche. GIOVANNI BATTISTA († 1852), ministro straordinario d'Austria in Dalmazia, gover natore del Veneto dal 1829 e dal 1840 go vernatore della Lombardia; si distinse per molte istituzioni di utilità pubblica, per la fondazione dell' Accademia fisico-medico statistica a Milano, per aver cooperato al riordinamento degli archivi di San Fedele e per l'istituzione della Scuola paleografica. CARLO, di Giuseppe Filippo († 1856), do po aver percorsa la carriera militare in Ba viera, passò nel 1816 alla Guardia del Cor po. Entrato poi nella carriera diplomatica, fu segretario di legazione a Berlino ed Vienna, consigliere di legazione a Franco forte; nel 1831 incaricato d'affari a Roma, a dove dal 1838 fu ministro plenipotenziario SPRECA. presso la Santa Sede e presso le Corti di Napoli e di Torino. Il 24 novembre 1848 cooperò abilmente, insieme con la moglie contessa Giraud, a condurre segretamente Pio IX a Gaeta per toglierlo alle insidie della rivoluzione; la sua condotta in queste circostanze difficili fu ricompensata da una quantità di ono rificenze di vari Stati. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte del S. R. I. (mf.), barone del S. R. I. (mf.), predicati di Fla von e Valèr (mf.), Ricon. D. M. 31 ottobre 1929, in persona di VOLMARO, di Giulio, di Paride, n. al Castello di Valèr 30 agosto 1867, spos. a Innsbruck il 22 maggio 1902 con Anna Editta contessa Trapp. Figli: Maria Verena, n. a Innsbruck 9 maggio 1903; LEONE GIULIO, n. ivi 20 maggio 1904; Elisabella, n. ivi 14 aprile 1910; PIETRO, n. ivi 18 giugno 1913. Sorella: Giulitta, n. ivi 26 gennaio 1874. a. z. * SPOTO. ARMA: D'azzurro a due leoni coronati, affrontati, sostenenti una spada, accom pagnati da tre stelle di (8), il tutto d'oro. LETTERAS DIMORA : Cattolica Eraclea. Famiglia sicilia na del sec. XVIII originaria da S. Angelo Muzzaro, e che ebbe i titoli di barone di Salici e di signore di Sala cio, titoli che furo no riconosciuti con D. M. del 1899 a Giacomo, di Stanislao, di Giacomo. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di baroni di Salici (mpr.), signore di Solacio (mpr.), Ric. 1899, in persona di GIACOMO, di Stanislao, di Gia como. ARMA : D'azzurro, alla fascia di rosso , accompa gnata da tre pi gne d'oro, due in capo ordinate in fascia ed una in punta. DIMORA : Viterbo. Originata in Vi terbo, ebbe per ca V. S. postipite GIOVAN NI, di Polo, di Ser Pepone « alias Spreca » ( 1418) che fu priore del Comune nel 1428 ed i cui figli furono i capostipiti dei rami di Viterbo e Vallerano. Il primo si estinse sulla fine del secolo XVII con Ippolita di Sebastiano Spreca, moglie di Francesco Poggi. Il secondo di sceso da ANTONIO Spreca, priore nel 1474, fu reintegrato nella nobiltà viterbese l'an no 1777 con GEROLAMO, Lorenzo, ANTO NIO E PAOLO Spreca di Vallerano. Da Lorenzo Spreca derivano i Belli Spreca. RAIMONDO Spreca acquistò la tenuta di Villanova, già Pagliacci. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile di Viterbo (mf.), 1. r. m. LETTERAS SPRETI. Con la calata de gli eserciti germa nici, da Carlo Magno in poi, molte fami glie, al seguito di quegli imperatori, si sta bilirono in Italia, investite, per lo più, di un'autorità militare, civile e politica. Que sto movimento, determinato da ripetute conquiste, fece attribuire dai genealogisti origini germaniche a molte casate pur non esistendo alcuna prova documentaria d'al tronde quasi sempre irreperibile per le tumultuose vicende di quei tempi troppo lontani da noi. Già vedemmo quanto fosse falsa questa affermazione per la famiglia Rasponi e per quanto sostenuta da storici autorevoli. Anche agli Spreti fu attribuita la stessa origine forse perchè questa casata già esi steva in Ravenna nel secolo XII, e citata fra le più ricche di censo, fra le più emi nenti per cariche civili e militari e fra le più pugnaci nelle lotte politiche, e forse ancora perchè, non potendosi ammettere una supremazia improvvisa, nessun docu mento anteriore fu possibile rintracciare sulla sua origine e precedente attività. Infatti lo storico e giureconsulto raven nate, canonico Vincenzo Carrari, nella sua << Istoria della vita di Desiderio Spreti, istorico ravennate » (N. 26, pag. 69), si esprime: « Thalomon et Rodulphus, Arar di filii, anno 1232, vivebant; ex Thalomo ne autem natus est Spretus, qui anno 1235 floruit; ex Spreto Arardus, qui alium Spre tum genuit, cui filii fuerunt Arardus, Ta magninus et Marcus, a quibus omnes, quae nunc Ravennae vivunt familiae Spre torum descendunt; et quoniam ex Scriptu ris et autenticis Monumentis Ravennati. bus non reperitur huius familiae origo, nonnulli perhibent ex Germania oriun PAGINA 439 dam, ut etiam affirmabat se Legisse Bar tholomaeus Orsucius Lucensis, Episcopus ARMA : D'oro alla felce di verde nodrita sulla vet ta di un monte di tre cime d'ar gento, movente dalla punta. DIMORA: Milano, Ravenna, Pesa ro, e Roma. Lavellinus Rainutii Farnesii Cardinalis Archiepiscopi Ravennae Suffraganeusque etc. » . La citazione genealogica è esatta e pro vata da rogiti esistenti nell'Archivio Arci vescovile di Ravenna (Capsa C. Pergam. 637; Capsa B. Pergam. 580 et seg.; Capsa E. Pergam. 1275 e 1260), ma quella circa le origini non è ancor dato sapere da quali documenti sia stata estratta. Nè basta, chè alcuni cronisti e genealogisti compiacen tissimi dei secoli XVI e XVII, fantastican do, la vollero venuta in Italia al seguito di Carlo Magno ! Se ARARDO I, posto come capostipite, è citato nei rogiti padre di TALOMONE € Ro DOLFO, entrambi viventi nel 1232 e all'epo ca nella quale essi erano già in età avan zata, doveva egli certo fiorire verso il 1130. Talomone, suo primogenito, fiorì infatti nel 1163, mentre Rodolfo, fiorente nel 1166, era dedito alla milizia, aveva servito in molte guerre Arrigo VI imperatore e nel 1196 aiutò vigorosamente il cardinale Cassidonio, Legato di Innocenzo III, per ricuperare al dominio pontificio le città della Romagna; poi si recò in Oriente combattere contro i Saraceni, pio e valoro so, sotto l'insegne di Alberto, arcivescovo di Ravenna e capitano generale dell'arma ta veneta; militò poi sotto le insegne di a Ottone IV imperatore e, ritornato in pa tria, corse in aiuto di Azzo d'Este, signore di Ferrara, per scacciare il Legato Cesareo da quella città ed infine nel 1201 concorse ancora, con quelli di Cervia, di Bertinoro, coi Pompiliesi e con l'abate di Gugliata, alla difesa di Forlì assediata dagli Imolesi, Faentini e Bolognesi, aiutati dal conte Guido Guerra di Mutiliana. Non è noto quando morisse e certamente non lasciò discendenza. Talomone invece generò SPRETO I che fiorì nel 1231 e che a sua volta generò ARARDO II, fiorente nel 1250, che fu padre di SPRETO II, che fiorì nel 1270, e che ge nerò tre figli: a) ARARDO III; b) TAMA GNINO; c) MARCO I. a) Arardo III, vivente nel 1325, come si rileva da un libro di investitura del l'Abazia di S. Maria in Porto di Ravenna, PAGINA 440 sotto il 10 gennaio 1325 e rogato da Succio de' Palazzio, militò come capitano nell'e sercito di Lodovico imperatore. Ritornato in patria, trovò Ravenna stretta dalla ti rannide dei Polentani che, timorosi del suo valore, della sua potenza e della sua acqui stata popolarità, con altri cittadini eme riti, lo cacciarono in esilio e solo dopo al cuni anni gli concessero di ritornare nella città natale. Era già morto il 30 agosto 1361, come risulta da un documento esi stente nel pubblico Archivio Ravennate, rogato da Francesco Belloli sotto tale da ta. Fu Arardo III autore di una linea estintasi agli inizi del secolo XV. Generò SPRETO IV, che viveva nel 1356, come si rileva da un documento esistente nell'Ar chivio Arcivescovile Ravennate e nel qua le è anche detto che egli fu ufficiale e Nunzio di Bernardino da Polenta nel detto anno; aveva abitazione sotto la parrocchia di S. Agata Maggiore; nel 1368 era già morto, come risulta da un pubblico istru mento rogato il 25 luglio di detto anno dal notaro ravennate Francesco Zentilini; eb be in moglie la nobile Giovanna de' Bru gno dalla quale nacquero ANTONIO Ie GIULIO. Quest'ultimo, nel predetto istru mento risultava vivente nel 1368 e morì senza discendenza; Antonio invece, suo fratello, pure citato in detto rogito, e vi vente nel 1368, sposò in prime nozze la nobile Giacoma Gottifredi di Forlì che gli generò ARARDO IV e, rimasto vedovo, nel 1373 passò a cospicue nozze con Mad dalena Manfredi dei signori di Faenza dalla quale non risulta avesse avuto fi glioli. Morì tre anni dopo, nel 1376, e te stò in Ravenna il 26 agosto dello stesso anno per rogito di Ser Nerino q. Francesco Rasponi e fu sepolto nella chiesa di S. A gata Maggiore in Ravenna. Suo figlio, Arardo IV, fiorente nel 1356, ebbe fama di valoroso capitano sotto le insegne di Anto nio della Scala, signore di Verona, e fu tenuto in altissima stima dai Polentani, si gnori di Ravenna, tanto che Ostasio IV da Polenta nel 1386, con altri capitani raven nati, lo inviò alla difesa di Verona, e Al dobrandino da Polenta, fratello di Opizo, lo nomind suo procuratore generale. Arar do IV si trovò presente e fu testimonio al testamento che Guido da Polenta dettò il LETTERA S 14 novembre 1389, temendo di morire per la peste che infieriva nella città. Ma mise ra fu la fine di Arardo perchè Opizo, so spettoso della nobiltà ravennate, nel 1390 fece prima trucidare il proprio fratello Aldobrandino ed alcuni fra i più eminenti cittadini e fra questi l'Arardo IV Spreti, senza riguardo ai legami di parentela che legavano i Polentani e Antonio Spreti, pa dre di Arardo, coi Manfredi, signori di Faenza. Moglie di detto Arardo fu Lucia Calaghini, figlia del nobile medico Ber nardino, la quale testò in Ravenna il 13 ottobre 1395 con rogito del notaro Paolo Pagani; essa aveva generato ANTONIO II e SPRETO V, citati entrambi nel predetto te stamento. Spreto V morì improle, mentre il fratello Antonio II, erede di tutte le so stanze, generò SPRETO VI e ARNALE en trambi fiorenti nel 1405 e morti senza la sciare discendenza, estinguendosi così il ramo di Arardo III. c) Il terzogenito di Spreto II fu Marco I, fiorente nel 1342, che generò MELINO I e SPRETO III. Quest'ultimo, fiorente nel 1360, morì improle mentre il fratello Me lino I, è citato nel 1356 in un istrumento esistente nell'Archivio Arcivescovile Ra vennate (Capsa E, Pergam. 1275) con Gio VANNI, suo figlio, col quale si estinse il bre ve ramo di Marco I. b) Il secondogenito Tamagnino, figlio di Spreto II, era ancora vivente nel 1332, come da istrumento esistente nell'Archivio di S. Paolo in Roma (Capsa Z, Ν. 284), rogato da GIACOMO, suo figlio, notaro im periale, e più non viveva nel 1357; fu pa dre di tre figli: MELINO (seguente), BUR GINO e il nominato notaro Giacomo I. Bur gino, vivente nel 1361, come da documento esistente nell'Archivio Arcivescovile di Ra venna (Capsa E, N. 1260), morì improle, come pure il fratello Giacomo, vivente nel 1324. Fu questi, come detto, notaro impe riale, nonchè notaro pubblico e dei Malefi ci di Ravenna e rogò la prima volta nel 1324. MELLINO II fiorì nel 1328, come da istru mento nell'Archivio Arcivescovile di Ra venna (Capsa B, N. 580); esercitò anch'es so la carica di notaro in Ravenna e più non viveva nel 1376 come da istrumento nel Pubblico Arch. Ravennate sotto il 26 ago SPRETI LETTERAS sto 1376, rogato da Ser Francesco Nerino qm. Rasponi. Lasciò due figli: GIOVANNI I e MARCO II. Quest'ultimo fiorì nel 1365 е vestì l'abito di canonico lateranense in S. Maria in Porto di Ravenna; Giovanni I, fiorente nel 1356, come da istrumenti nel l'Arch. Arcivescovile di Ravenna (Capsa S. N. 1275), viveva ancora nel 1376 come risulta dal testamento di Antonio, figlio di Arardo IV Spreti (Arch. Pubbl. Ravennate Rog. 26 agosto 1376 per Ser Nerino qm. Francesco Rasponi) ed era già defunto nel 1399, come leggesi in un Diacetto nell'Ar chivio Arcivesc. Ravennate, pag. 253, la sciando quattro figli: BONIFAZIO I, fioren te nel 1356; DESIDERIO I (seguente); URBA NO I citato coi fratelli in un istrumento di investitura di fondo boschivo per il notaro ravennate Giovanni Magistri Manfredi nel 1399, esistente nell'Arch. Arciv. di Raven na; e GIACOмо II, anch'esso vivente nel 1399. DESIDERIO I, di Giovanni, fiorì nel 1383; uomo di profondo sapere, fu tenuto in alto concetto da Obizo da Polenta, signore di Ravenna, che nelle faccende più gravi si uniformava ai suoi consigli. Generò quat tro figli (Rogg. Not. ravennate Petrino de Meglj, 30 marzo 1428 e Not. Paolo Dario de Gennari, 6 febbraio 1429) : GIOVANNI BELTRANDO, fiorente nel 1404 e morto im prole; Ursiana, fiorente nel 1410 e che nel 1429 andò sposa al nobile Andrea de Ben zoli di Ravenna; DESIDERIO II, l'Istorico (seguente); e URBANO II, nato circa il 1416, morto improle in giovane età e citato coi fratelli su detti nel ricordato istrumento rogato dal notaro Paolo Dario de Gennari così : «...filii qm. venerabilis viri Dom. De siderii de Spretis... >> che il padre Deside rio sia nominato venerabilis trova relazione nel fatto che esso, evidentemente rimasto vedovo, vestì l'abito sacerdotale, fu arci prete di S. Zaccaria, prevosto di S. Agne se, canonico della Metropolitana Ravenna te e, per protezione di Obizo da Polenta, ottenne l'Abazia di S. Pietro in Vincoli. Morì Desiderio I nel 1428. DESIDERIO II, del predetto Desiderio I, nacque in Ravenna nel 1414. E' questi fra i più eminenti personaggi di questa fami glia. Nobilissimo per indole e per dottrina, assai versato nella lingua greca e latina, PAGINA 441 peritissimo nelle discipline storiche e in quelle giuridiche, sì che nel 1433 coprì la carica di pubblico notaro e nel 1464 anche quella di giudice ordinario, insorse auto revolmente, benchè appena ventiseienne, contro le proscrizioni e le stragi dei suoi concittadini che Ostasio V da Polenta fa ceva compiere paventando di perdere il po tere. E sì opprimente era la tirannide che insanguinava la città, che alla fine il po polo si ribellò, e nel 1441 Ravenna passò sotto il dominio della Repubblica Veneta e Ostasio fu relegato con la moglie e il fi glio nell'isola di Candia. Desiderio, ama tissimo dai suoi concittadini, nel 1452 fu inviato oratore al pontefice Nicolò V e poi, nel 1461, ambasciatore, con Giovanni Ra sponi, al Senato veneto che lo tenne in al tissima considerazione. Dedicatosi sopra tutto agli studi storici, fu il primo a racco gliere le antiche iscrizioni greche e latine «De e circa il 1440 compose la sua opera amplitudine evertione et restauratione ur bis Ravennae : Libri III » pubblicato la prima volta in Venezia nel 1489, già lui cora defunto, e ridata alle stampe da Bonifacio Spreti a Venezia nel 1588 e poi ridata an alle stampe dal marchese Camillo Spreti nel 1793 e che la tradusse in vol gare idioma. Testò Desiderio in Ravenna il 23 novembre 1474 per rogito del notaio Lorenzo Guerrini e ritiensi che in quello stesso anno morisse e fu sepolto nel tempio di S. Francesco detto allora di S. Pier Mag giore, ove la famiglia possedeva sepoltura gentilizia. Aveva sposato in prime nozze in Ravenna la nobile Andrea, figlia di Ma sio Cristiani, ravennate, dalla quale non ebbe prole e, vedovo, in seconde nozze la nobile Andrea Proli ravennate (Rog. Not. Lorenzo Guerini 23 novembre 1474) che gli generò otto figli: URBANO III, nato cir ca il 1436, dottore in ambo le leggi e in medicina, ecclesiastico, nel 1469 elevato al canonicato, poi vicario generale della dio cesi di Ravenna col cardinale Bartolomeo Roverella, nel 1471 commendatario perpe tuo e priore di S. Alberto, nel 1473 incari cato dal pontefice Sisto IV di unire il mo nastero di S. Vitale di Ravenna con quello di S. Giustina di Padova; nel 1475 rinun ziò al vicariato; nel 1477 per la fama della sua dottrina e giustizia eletto auditore PAGINA 442 della S. Rota in Roma, defunto in Raven na nel 1480; Elisabetta, nata in Ravenna circa il 1438, morta ivi nel 1488 (Rog. Not. Obizo Bresamolini, 30 marzo 1460), spo sata in primi voti col nobile ravennate Bu do Pignatti ed in secondi col nobile Masio delli Artusini, ravennate; Valeria, nata ivi circa il 1440 (Rog. Not. Londedeo Magri ni, 3 dicembre 1462), morta ivi nel 1492, sposata in primi voti, nel 1462, con Anto nio Zani di Oriolo, nobile di Forlì, e, in secondi, nel 1490, con Francesco Palmeza ni di Forlì, e che fu madre di quel Codro eccelso nelle lettere greche e latine di sì forbita eloquenza che, trasferitosi a Raven na, fu fatto precettore della Gioventù, fu dell'Accademia Romana col nome di Pom ponio Leto e protetto da Giovanni duca di Mantova, dal duca di Milano e dall'impe ratore . Massimiliano; GIOVANNI BATTISTA (seguente), autore di una delle due grandi linee che si diramarono da Desiderio II, l'istorico; BONIFAZIO II, nato a Ravenna circa il 1452 (Rog. Not. Lorenzo Guerini, 23 novembre 1474 per lui e fratelli), fre quentatore dello studio di Padova e morto improle in giovane età; Teodosia, nata in Ravenna circa il 1456, morta ivi circa il 1511, sposata in prime nozze, 19 giugno 1476, con Gordo Gerdi, di Giuliano, no bile ravennate, e in seconde, 29 novembre 1504, con Franco Numagli, nobile di For lì; GIROLAMO I (seguente), autore della se conda linea diramatasi da Desiderio II l'i storico; Barbara, nata in Ravenna nel 1468, sposata nel 1489, a Lorenzo Ricci, nobile di Forlì. Come abbiamo accennato da Desiderio II si diramano due grandi linee: la prima con Giovanni Battista I, estintasi, come vedremo, nella seconda metà del secolo XVII, e la seconda, còn Girolamo I, dalla quale provengono direttamente i viventi rappresentanti la famiglia. I. GIOVANNI BATTISTA I, di Desiderio II l'istorico, nacque in Ravenna nel 1444. Si addottorò nel 1474 in ambo le leggi, nel 1482 fu capitano delle armate della Repub blica Veneta, consigliere e capo di Magi strato della città di Ravenna negli anni 1485-86, 89-90-91, 1512-13, creato magi strato di Giustizia il 23 maggio 1514 e ri confermato il 19 novembre 1514. Cessò di LETTERA S vivere alla fine dello stesso anno; aveva sposato il 19 giugno 1476 Maria Gerdi, di Giuliano, nobile ravennate, che gli procreò sette figli : Antonia, nata nel 1477 (Rog. Not. Ravenn. Bernardino Mengoli, 31 ot tobre 1494), sposata il 31 ottobre 1494 con Bernardino Rossi, di Bernardino, nobile di Parma; Catterina, nata in Ravenna cir ca il 1478 (Rog. Not. suddetto, 15 aprile 1501), sposata ivi il 15 aprile 1501, con Antonio Cavalli, di Bartolomeo, nobile ravennate; Paola, nata ivi circa il 1480 (Rog. Not. Antonio Bonfigli, 13 novembre 1511), poco prima del 1511 monaca nel monastero di S. Chiara in Ravenna; UR BANO IV (seguente); DESIDERIO III, nato ivi circa il 1493 (Rog. Not. Baldassarre da Porto, 12 giugno 1514), laureatosi in ambo le leggi nel 1514, valente giureconsulto, sedè nel Magistrato dei Savi nel 1515-16 18-20, fu capo di Magistrato negli anni 1519-23-24-25-26-27-28-29-30-32-33, magi strato di Giustizia il 26 maggio 1516, rie letto il 13 dicembre 1517, fu aggregato al Nobile Consiglio di Ravenna il 29 ottobre 1514 e 27 febbraio 1563; il 12 giugno 1514 aveva sposata Alba Benzoni, di Giorgio, nobile ravennate, che gli procreò GIOVANNI BATTISTA II, nato circa il 1516 (Rog. Not. ravennate Giovanni Francesco Benincasa, 12 gennaio 1538), morto nel 1552, dottore in ambo le leggi, auditore del Magistrato dei Savi in loco di cittadini nel 1538, ag gregato al Nobile Consiglio della città il 14 dicembre 1547, sposato nel 1539 con Gia coma Pignatti, di Giovanni, nobile di Ra venna, che gli procreò : Alba, n. 17 luglio 1540 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), morta ivi circa il 1589, sposata ivi il 31 gennaio 1560 con Nerino Fusconi, nobile ravennate; Emilia, n. 16 febbraio 1544 (Ra venna, S. Giovanni in Fonte), morta circa il 1605, sposata ivi il 23 gennaio 1563 col cav. Giacomo Aldobrandini, di Domenico Pietro Carlo, nobile ravennate; Diana, nata 22 marzo 1546 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), morta ivi circa il 1588, sposata ivi il 14 giugno 1566 con Carlo Avizzani, di Domenico Galeotto, nobile ravennate; DE SIDERIO IV, nato 6 settembre 1542 (Raven na, S. Giovanni in Fonte), morto ivi circa il 1563, sposato il 23 maggio 1558 con Oriucia Albicini, del dott. Tomaso, nobile LETTERAS di Forlì, e lo rese padre di Battista, nata 15 aprile 1558 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), e defunta ivi in tenerissima età; GIO. BATTA, nato 3 aprile 1561 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), defunto ivi all'età di 14 anni; e Vittoria, nata 9 ottobre 1563 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), morta ivi circa il 1623, sposata ivi il 4 aprile 1578 con Simone de Colombi alias Lovatelli, no bile ravennate, figlio del dott. Franco. Si estinse così un breve ramo generato da Desiderio III. Gli altri due figli di Giovanni Battista I furono GIUSTINIANO, n. in Ravenna 8 apri le 1498 e defunto in tenerissima età e TI MOTEO I, nato ivi circa il 1495 (Rog. Not. Niccolò Cicchi, 19 dicembre 1527), sposato ivi il 19 dicembre 1527 con la nobile Bea trice Lunardi di Ravenna, già vedova di Gregorio Grossi e che gli procreò URBANO V, nato 25 marzo 1528 (Ravenna, S. Gio vanni in Fonte), morto ivi nel 1569, creato cavaliere nel 1528, auditore del Magistrato dei Savi in loco di cittadini nel 1551, ag gregato al Nobile Consiglio della città il 18 giugno 1561, sposato nel 1547 con Eleo nora Albertini, di Sebastiano, nobile vene ta, che gli generò: Isabella, nata 30 giu gno 1548 (Ravenna, S. Giovanni in Fon te), morta ivi circa il 1586, sposata ivi nell'ottobre 1564 col nobile Vincenzo Gor di di Ravenna; Lavinia, nata ivi circa il 1550, morta ivi nel 1579, sposata ivi il 25 luglio 1568 con Girolamo Guacimanni, no bile ravennate (Lib. Sposalizi Ravenna, SS. Nicandro e Marziano); FLAMINIO, nato 23 luglio 1551 (Ravenna, S. Giovanni in Fon te), morto circa il 1615, sposatosi in Forlì, ove erasi trasferito, con Lucrezia Becci, di Domenico, nobile forlivese, senza avere discendenza. La prima linea di Giambattista I conti nuò invece col figlio URBANO IV, nato circa il 1481 (Rog. Not. ravennate Antonio Bon filj, to settembre 1519), morto ivi il 18 settembre 1522. Fu questi quell'Urbano Spreti che, con altri consiglieri dei Savi, fu trucidato barbaramente da Domenico Ostasio e Raspone Rasponi, colti tutti di sorpresa, mentre sedevano in pubblico Con siglio ed i cadaveri ne furono inoltre sevi ziati. Ebbe onorata sepoltura nella cappel la gentilizia di S. Francesco, allora detta PAGINA 443 di S. Pietro Maggiore; aveva sposato in Ravenna il 10 settembre 1519 Maria Pi gnatti, di Giacomo, nobile ravennate, che lo rese padre di GIUSTINO I, nato 15 mar zo 1519 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), nel 1542 auditore del Magistrato dei Savi in loco de' Cittadini, aggregato al Nobile Consiglio il 15 aprile 1548, capo del Magi strato dei Savi nel 1550-54-55-65-66-75, nel 1579 creato cavaliere, morto ivi il 24 marzo 1587 e sepolto nella cappella gentilizia di S. Francesco detta S. Pietro Maggiore; nel 1538 aveva sposato la nobile Elisabet ta Tombesi, di Giovanni, ravennate che gli generò : URBANO VI, nato 11 novembre 1571 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte) morto ivi in tenera età; GIOVANNI II, n. 23 aprile 1550 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), morto ivi nel 1592, del Magistrato e dei Savi nel 1591, aggregato al Nobile Consiglio il 28 febbraio 1589, sposato nel febbraio 1569 con Giulia Alessandri, di Co stanzo, nobile di Pesaro, che gli generò : Elisabetta, n. 22 gennaio 1570 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), suora nel monaste ro del Corpus Domini, in Ravenna, col no me di suor Costanza; Claudia, n. 16 set tembre 1571 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), sposata 22 aprile 1594 con Urba no Parisini, di Giacomo, ravennate, Gio. BATTA IV, nato 14 marzo 1576 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), morto ivi impro le circa il 1595; Flaminia, nata 13 giugno 1579 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), morta 9 ottobre 1652, suora nel monastero di S. Chiara in Ravenna, professa il 21 ot tobre 1601; BRUNORO, n. 24 dicembre 1573 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), aggre gato al Nobile Consiglio il 30 marzo 1599, padre di GIOVANNI III, nato 31 marzo 1597 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte) e morto improle. Altro figlio di Giustino I, e suo primo genito, fu TIMOTEO II, nato 15 novembre 1539 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), re stauratore col fratello Giovanni della se poltura gentilizia della famiglia in S. Fran cesco; fu auditore del Magistrato dei Savi in loco di Cittadini nel 1577 e 1583, aggre gato al Nobile Consiglio il 16 marzo 1587, del Magistrato dei Savi negli anni 1587-89 92-94-97-99-1600-05-09-1610; pacificatesi le fazioni dei guelfi e dei ghibellini, e in con PAGINA 444 seguenza celebrata una pace solenne fra gli Spreti e i Rasponi, dopo tante lotte cruen ti che avevano gettato nel lutto la città, Timoteo impalmò nel marzo 1564 la no bile Eugenia Rasponi, figlia del capitano Raffaele, che gli generò PIRRO, nato 2 ago sto 1574 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), morto 7 dicembre 1640 e sepolto nella cap pella gentilizia di S. Francesco, aggregato al Nobile Consiglio il 17 gennaio 1612, del Magistrato dei Savi nel 1613-19-24-26-28 33, sposato nel 1595 0 1596, con la nobile Maria Capello di Venezia dalla quale nac quero dieci figli: GIUSTINO, nato a Raven na 3 agosto 1597 e morto improle; GUID'A SCANIO, nato 29 gennaio 1599 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), morto il 25 1625 proditoriamente ucciso da Lodovico marzo Pompily, e sepolto nella chiesa di S. Eufe mia; TESEO, nato ivi 21 febbraio 1601 e morto improle; Gio. BATTA, nato ivi 16 giugno 1607, morto infante; altro GIO. BATTA V, nato ivi 20 gennaio 1610, pure morto infante; GIO. BATTA VI, nato 25 giugno 1614 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), morto improle 17 novembre 1649; TIMOTEO, nato ivi 8 agosto 1617, morto improle; CARLO, nato 25 marzo 1619 (Ra venna, S. Giovanni in Fonte), sacerdote, morto 28 marzo 1648; TESEO, nato ivi 25 agosto 1625, morto improle; ERADIO CA. RARDO, nato 22 luglio 1602 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), morto ivi 28 giugno 1677, aggregato al Nobile Consiglio il 26 aprile 1641, del Magistrato dei Savi negli anni 1650-52-57-61-64-67, sposato ivi il 2 maggio 1634 con Barbara Aldobrandini, nobile ravennate, che gli generò : TESEO, nato ivi 14 aprile 1635, morto infante; altro TESEO, nato ivi 23 marzo 1636, morto im prole; Elisabetta, nata ivi 2 novembre 1637; PIETRO O PIRRO, nato 17 giugno 1642 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), morto improle; TIMOTEO, dottore, ricordato nel testamento del padre suo (Rog. Not. vennate Guglielmo Contarelli, 13 gennaio 1650), morto improle, 24 ottobre 1689 (Li ra bri dei morti della chiesa dei SS. Nicandro e Marziano in Ravenna); GIOVANNI, nato 3 marzo 1643 (Ravenna, S. Giovanni in Fon te), morto improle; GIUSTINO, ricordato nel su detto testamento paterno 13 gennaio 1650, morto 10 gennaio 1691, aggregato al LETTERAS Nobile Consiglio il 7 settembre 167%, del Magistrato dei Savi nel 1678-80-84-86-88 90, sposato con Vincenza Baccardini, dalla quale nacquero: CARLO, nato 25 luglio 1664 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), dal 1699 governatore in varie città dello Stato Pontificio, sposato ivi, nel 1710, con la no bile Maria Rossi di Ravenna, morto senza discendenza; Barbara, nata 7 settembre 1668 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), ab badessa nel monastero del Corpus Domini in Ravenna, morta il 31 dicembre 1736; ARALDO, nato ivi 23 ottobre 1671 e morto probabilmente infante; Angiola, nata 15 settembre 1674 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), suora nel monastero del Corpus Domini in Ravenna col nome di Angela Vincenza, morta ivi ro novembre 1730. Si spense così la prima linea generata da Giambattista I, figlio diDesiderio II, l'isto rico. Gli attuali rappresentanti della famiglia discendono da Girolamo I, figlio di Desi derio II l'Istorico. GIROLAMO I, nato circa il 1459, anch'es so assai esperto nella lingua greca e latina, epigrammista gentile in dette lingue, coprì anche la carica di notaro in Ravenna, ove cominciò a rogare nel 1489, anno nel quale andò a nozze con Raineria Franchini, no bile di Ravenna (Rog. Not. Raven. Gio. Batta Guizzardi, 19 maggio 1523); si dedi cò anche allo studio dell'architettura, ove riuscì mirabilmente, e compose alcuni li bri che intitolò: « Architectoniacae Istitu tiones Pluribus Libris Distinctae » . Scris se anche: « Collectio Veterum Monumen torum », opere che purtroppo andarono perdute; morì in Ravenna il 21 luglio 1510 ed ebbe un'orazione funebre di Mons. Giovanni Pietro Ferretti, Vescovo di La vello in Puglia, col quale era legato da intimissima amicizia, e fu sepolto nella cappella gentilizia di S. Francesco. Dal suo matrimonio con la nobile Franchini nac quero: Andreana, nata circa il 1488, spo sata in prime nozze, 3 aprile 1511, con A lessandro Numagli di Forlì (Rog. Not. Raven. Antonio Bonfilj, 3 aprile 1511), ed in seconde nozze, 5 marzo 1514, con Fabio Tiberti, di Polidoro, nobile di Cesena; Maddalena, nata circa il 1490, sposata con Pier Antonio Cornioli di Forlì (Strumento LETTERAS dotale 20 gennaio 1510); BONIFAZIO III, n. a Ravenna circa il 1491, morto ivi circa il 1514 (Rog. Not. Raven. Gio. Batta Guiz zardi, 16 aprile 1514); POMPONIO I, n. Ravenna il 22 dicembre 1495, sposato ivi, nel 1517, con la nob. ravennate Cornelia a Pignatti di Paolo; aggregato al Nob. Con siglio della città il 12 febbraio 1520, anno nel quale morì (Rog. Not. Raven. Gio. Batta Guizzardi, 13 febbraio 1520); dal suo matrimonio nacquero : MARC'ANTONIO GIROLAMO II, creando così una breve dira mazione che si estinse nella prima metà e del XVII secolo. Girolamo II, n. 31 luglio 1519 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), са valiere dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio, nel 1578 colonnello alla Corte di Francia, morì improle e testò il 22 gen naio 1546 (Rog. Not. Raven. Domenico Mercati, stessa data); MARCANTONIO I, n. in Ravenna circa il 1518, auditore del Magi strato dei Savi in loco di Cittadini nel 1563-68-72, morto nel 1581 (Rog. Not. Raven. Vincenzo Prandi, 11 agosto 1581), sposato 25 febbraio 1555 (Rog. Not. Rav. Girolamo da Porto, stessa data) con Maria del Pozzo, di Paolo, che gli generò : GIRO LAMO III, n. 14 dicembre 1555 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), auditore del Magistra to de Savi in loco di Cittadini nel 1587, morto improle, testò il 5 settembre 1591 (Rog. Not. Raven. Girolamo Uccellatori), lasciando erede il fratello Giulio; OTTAVIO, n. circa il 1559, nominato nel testamento paterno (Rog. Not. Raven. Vincenzo Prandi, 11 agosto 1581), morto improle; GIULIO III, n. 2 aprile 1561 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), auditore del Magistra to dei Savi in loco di Cittadini nel 1599 1617-23-29, sposato con Bernardina Cuc chi, di Lorenzo, già vedova di Giovanni Merlino (Rog. Not. Raven. Vincenzo Mo desti, 28 marzo 1609), che gli generò : MARCANTONIO II, n. 16 aprile 1599 (Raven na, S. Giov. in Fonte), sacerdote, priore della Chiesa di S. Alberto nel 1629 e poi Rettore della Chiesa di S. Croce in Raven na, morto ivi 23 dicembre 1674; GIROLA мо IV, n. 10 novembre 1601 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), morto improle; MARIO, n. 31 maggio 1603 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), morto improle, testò 18 dicembre 1672 (Rog. Not. Raven. Lorenzo Crespo PAGINA 445 li, stessa data), estinguendosi così il ramo di Pomponio I. Ultimo figlio di Girolamo I, e continua tore della linea, fu CAMILLO I, n. a Ra venna circa il 1500 e il 12 giugno 1512 eb be la prima tonsura (chierico) per le mani di mon. Filasio Roverella, arcivescovo di Ravenna; ma nel 1523 pensò di prender moglie e nello stesso anno impalmò Ber nardina Isei, di Sigismondo, nobile raven nate; coinvolto nelle lotte delle fazioni, fu imputato dell'assassinio del cav. Giulio Ra sponi per vendicarsi dell'uccisione del con giunto Urbano Spreti nell'eccidio della Camera, rinchiuso nella Rocca della cit tà, ma dopo un mese assolto dal Pontefice Clemente VII; fu auditore del Magistrato dei Savi in loco di Cittadini nel 1520-34 е del Magistrato nel 1525-28-39-40, fu caris simo ai Signori di Matelica e a Pier Luigi Farnese, duca di Parma, testò nel 1543 (Rog. Not. Raven. Domenico Mercati, 14 novembre 1543), anno nel quale si presu me morisse, lasciando sei figli viventi : Raineria, n. 2 ottobre 1525 (Ravenna, San Giov. in Fonte), sposata ivi, 28 maggio 1540, con il conte Domenico Giovanni Al dobrandini, del capitano Domenico Pan dolfo (Rog. Not. Raven. Giulio Corelli, stessa data); Andreana, n. in Ravenna 8 dicembre 1530, sposata ivi il 16 dicembre 1546 col conte Vitale degli Indovini del Sale, nobile di Ravenna (Rog. Not. Raven. Girolamo da Porto, 6 dicembre 1546); Bar bara, n. a Ravenna 7 giugno 1535 e morta infante; altra Barbara, n. 18 agosto 1540 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), morta 7 aprile 1596 (Rog. Not. Raven. Giuliano Guizzardi, 5 aprile 1596); Lucrezia, n. 26 febbraio 1542 (Ravenna, S. Giov. in Fon te), sposata 13 marzo 1562 con Gregorio Grossi, del capitano Cesare, nobile di Ra venna (Rog. Not. Raven. Girolamo da Porto, 17 marzo 1562); BONIFAZIO IV (se guente); e POMPONIO II, n. 18 ottobre 1537 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), che generò una linea numerosa, ma che in breve si estinse; fu auditore del Magistrato dei Sa vi in loco di Cittadini nel 1560, aggregato al Nobile Consiglio della città il 7 novem bre 1563, del Magistrato dei Savi nel 1565 66-68-70-73 e capo del Magistrato nel 1574. 78-83-86-87, nel 1570 fu delegato dalla cit PAGINA 446 tà a preparare con la massima pompa l'ingresso di Lucrezia, figlia di Ercole d'Este, duca di Ferrara, e sorella di Al fonso II, che andava sposa a Francesco Maria della Rovere, figlio di Guido Ubal do, duca di Urbino, ingresso che avvenne in Ravenna il 12 novembre 1570; nel no vembre 1578 fu inviato ambasciatore dei Ravennati al Pontefice Gregorio XIII per ringraziarlo della nomina ad arcivescovo di Ravenna del di lui nipote Cristoforo Boncompagni e tanto il Pontefice si com piacque della sua gentile eloquenza che, con suo Breve del febbraio 1579, lo creò cavaliere; nel 1580 fu parimente delegato della città per ricevere solennemente il car dinale Alessandro Sforza, legato del pre detto Pontefice; nel 1585 fu invitato altri senatori a presiedere il Concilio Pro vinciale tenuto dall'arcivescovo di Bologna Paolo Giordano Ursino, che, per l'alta considerazione nel quale lo teneva, già nel 1566 l'aveva invitato a Firenze ad inter venire alle nozze di Francesco de' Medici con con Giovanna, figlia dell'imperatore Fer dinando; nel 1581 fu inviato ancora amba sciatore dei Ravennati al Pontefice perchè fossero concessi aiuti alla città afflitta da una grave carestia, aiuti che il Pontefice concesse dopo l'eloquente ed energica pe rorazione fatta da Pomponio Spreti a fa vore dei suoi concittadini; testò il 9 no vembre 1577; morì universalmente com pianto, il 17 febbraio 1589, nel 1565 aveva sposata la nobile Minozza Bifolci, di Gio. Batta, ravennate (Rog. Not. Raven. Giu liano.Monaldini, 3 giugno 1574), e che gli aveva generato ben dieci figli, dei quali erano solo viventi, alla sua morte: Bianca, n. 11 gennaio 1566 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), sposata 28 dicembre 1582 al cav. Giuliano Ruboli, di Marcantonio, nobile di Ravenna (Rog. Not. Raven. Corello Co relli, 24 febbraio 1584), morta 19 aprile 1612 (Ravenna, S. Michele); DESIDERIO V E CAMILLO II. Desiderio V, n. a Ravenna 14 ottobre 1578, aggregato al Nobile Con siglio della città il 23 settembre 1619, morto il 29 settembre 1621 e sepolto nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, sposato 3 novembre 1607 con la nobile Aurelia Zan chi, di Paolo, di Ravenna (Rog. Not. Rav. Vitale Crespoli, 19 dicembre 1608), che LETTERAS gli generò undici figli, che non ebbero di scendenza : POMPONIO, n. a Ravenna 31 luglio 1608, morto infante; Minozza, n. 22 ottobre 1609 (Ravenna, S. Giov. in Fon te), sposata 19 gennaio 1627 col nobile Ferrante Altavilla, morta 19 settembre 1678 (Ravenna, S. Giov. in Fonte); Lavi nia, n. 20 giugno 1611 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), monaca in S. Andrea in Raven na il 30 novembre 1629 (Rog. Not. Raven. Alberto Gambi, 29 novembre 1629) con nome di Lavinia, morta 3 gennaio 1645; Bianca, n. Ravenna 2 dicembre 1612, mor ta infante; altra Bianca, n. ivi 5 agosto 1614; Lucrezia, n. ivi 16 settembre 1615; POMPONIO III, n. ivi 4 settembre 1617, morto infante; altra Bianca, n. 7 luglio 1619, anch'essa morta infante; Diana, mor ta infante e ricordata nel Rogito paterno (Not. Raven. Gabriele Pascoli, 14 gennaio 1630); altro POMPONIO, n. 16 settembre 1620 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), morto 13 agosto 1622 (Ravenna, S. Clemente); Laura, monaca in S. Andrea (Rog. Not Raven. Gabriele Pascoli, 14 gennaio 1630). CAMILLO II, n. 12 dicembre 1588 (Ra venna, S. Giov. in Fonte), generò, a sua volta, sette figli che morirono senza di scendenza. Fu aggregato al Nobile Con siglio della città il 19 ottobre 1622, fu del Magistrato dei Savi nel 1623-26, morì il 9 marzo 1656 (Ravenna, S. Michele), il 15 gennaio 1618 sposò Camilla Bellini, di Paolo, già vedova di Alessandro Osio, ra vennate (Rog. Not. Raven. Alberto Gam bi, 4 maggio 1618), che gli procreò Sulpi zia, n. 27 ottobre 1618 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), monaca in S. Chiara col nome di suor Sulpizia, morta 21 dicembre 1698; Ippolita, n. 8 maggio 1621 (Ravenna, San Giov. in Fonte), monaca in S. Chiara, morta 19 settembre 1695; DESIDERIO, n. a Ravenna 17 dicembre 1622, morto infante; altro Desiderio, n. ivi 22 aprile 1624, pure morto infante; Lucrezia, n. 17 settembre 1626 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), mona ca in S. Chiara col nome di suor Ancilla Maria, morta ivi 25 luglio 1686; altro DE SIDERIO, n. ivi 22 novembre 1628, morto infante; Lavinia, n. 23 gennaio 1631 (Ra venna, S. Giov. in Fonte), sposata in pri me nozze, 5 febbraio 1645, con Pietro Ve rocchi, oriundo fiorentino (Ravenna, Sau LETTERAS Michele), e in seconde, 17 luglio 1658, con Pietro Paolo Canari, di Roma (Rog. Not. Raven. Benedetto Tizzoni, 17 luglio 1658), morta 29 agosto 1690. BONIFAZIO IV, figlio di Camillo I, dal quale la casata continua fino ai giorni no stri, nacque il 27 marzo 1527 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), fu aggregato al nobile Consiglio della città il 7 settembre 1750, auditore del Magistrato dei Savi in loco di di Cittadini nel 1549, del Magistrato nel 1550 e capo del magistrato nel 1556-59 68-77, e fu anche della Magistratura del S. Numero, detta de' Pacifici, per repri mere le lotte dei Guelfi e Ghibellini che la ceravano la città; fu sommamente caro al cardinale Capo di Ferro, detto S. Giorgio, mentre era legato della S. Sede ad Enrico cristianissimo re di Francia, e nel 1553 fu creato cavaliere dello Speron d'Oro e con te palatino; nel 1569 fu inviato ambascia tore dalla città per incontrare il cardinale Alessandro Sforza, legato in Romagna; nel 1570 fu inviato pure dai suoi concitta dini ad incontrare Lucrezia d'Este, princi pessa di Urbino e figlia di Ercole, secondo duca di Ferrara; nel 1575, durante il Giu bileo, fu incaricato dal Pontefice Grego rio XIII della custodia delle strade; nel 1576 e 1583 ebbe incarichi assai importanti nell'interesse della città; il 19 maggio 1584 si recò a nome della città, quale de putato, ad incontrare il Pontefice Clemen te VII; godette l'amicizia e famigliarità dei duchi di Urbino, del cardinale Giulio della Rovere; fu uomo assai erudito e nel 1574 tradusse per primo dal latino la sto ria di Ravenna di Desiderio Spreti e che diede alle stampe nel 1574; testò il 23 giu gno 1600 (Rog. Not. Raven. Vitale Cre spoli) e morì il 12 settembre 1604 onorato dai suoi concittadini, dal Pontefice e da So vrani; nel 1554 aveva sposato Lucrezia Bancheri, di Vito, già vedova di Paolo Bu di, alias Pignatti, nobile ravennate (Rog. Not. Raven. Pietro Maria dal Pozzo, 14 maggio 1560), che lo rese padre di Virgi nia, n. 31 ottobre 1562 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), sposata, 6 gennaio 1577, col no bile ravennate Bartolomeo del Sale, di Ce sare (Rog. Not. Raven. Girolamo de Por to, 22 febbraio 1577); Pietra, n. 17 gennaio 1565 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), sposata PAGINA 447 nel 1581 al nobile ravennate Ippolito Al dobrandini, del cav. Aldobrandino (Rog. Not. Raven. Girolamo da Porto, 5 giugno 1581), morta circa il 1605; Valeria, n. 5 giugno 1568 (Ravenna, S. Giov. in Fon te) , sposata in prime nozze, 7 novembre 1583, con Desiderio Aldobrandini, del cav. Giacomo (Rog. Not. Raven. Girolamo da Porto, 7 novembre 1583), in seconde, 18 maggio 1587, col nobile ravennate Antonio Lunardi, del cav. Giacomo (Rog. Not. Raven. Pietro Maria dal Pozzo, 4 luglio 1587); Lavinia, n. 30 giugno 1570 (Raven na, S. Giov. in Fonte), monaca nel Corpus Domini di Ravenna, del quale fu abbadessa il 22 ottobre 1622; GIULIO II, n. 19 otto bre 1573 (Ravenna, S. Giov. in Fonte, 21 ottobre, idem), aggregato al Nobile Consi glio della città il 15 febbraio 1603, del Ma gistrato dei Savi nel 1605-15-22, nel 1606 seppe energicamente difendere la costa ed il litorale dalle incursioni dei Corsari nel la sua qualifica di capitano della Compa gnia degli Archibugieri di Ravenna (1605) e capitano di Corazze, nel 1621 tenente ge nerale degli Stati di Mendola e Sarsina ed altri luoghi di Romagna e vice-principe di tutti gli Stati di Giorgio ed Olimpia Aldo brandini, nel 1623 fu inviato ambasciatore al Pontefice Urbano VIII come uno dei più autorevoli senatori della città; testò il 21 gennaio 1610 e 22 novembre 1621 (Rog. Not. Raven. Alberto Gambi) e morì il 12 ottobre 1624 e fu sepolto nel deposito che la famiglia teneva fuori della Chiesa Me tropolitana nel sarcofago bizantino; il 21 maggio 1589 aveva sposato Alba Lunardi, del cav. Giacomo, nobile ravennate (Rog. Not. Pietro Maria del Pozzo, 16 maggio 1589), che gli generò ben undici figli : An dreana, n. 19 ottobre 1592 (Ravenna, San Giovanni in Fonte), monaca nel Corpus Domini in Ravenna; POMPONIO III, n. 20 novembre 1593 (Ravenna, S. Giov. in Fon te), adottorato in Bologna in ambo le leggi il 24 gennaio 1618, ammesso agli Ordini Sacri in detto anno, canonico della Metro politana di Ravenna nel 1612 e nello stes so anno inviato Legato del cardinale Pietro Aldobrandini, arcivescovo di Ravenna, ai duchi di Parma e di Modena, dal 1616 al 1626 ebbe un lungo ed interessante carteg gio col principe Aldobrandini e colla prin PAGINA 448 cipessa Pamphili, il 1 giugno 1636 fu eletto vicario generale in Ferrara dal cardinale Luigi Capponi, fiorentino e arcivescovo di Ravenna; il 13 gennaio 1645 dal Pontefice Innocenzo X nominato vescovo di Cervia; fu uomo coltissimo e generoso mecenate; il 13 agosto 1645 fu ascritto coi fratelli Gio. Batta V, Bonifazio V e Valerio I alla No biltà e Patriziato di Ferrara e loro discen denti maschi in infinito; nel 1652 fu aggre gato, coi suddetti e discendenti, alla Nobil tà di Cervia; nello stesso anno tenne il Si nodo Diocesano; morì in Ravenna il 15 no vembre 1652 e fu sepolto nella Basilica di S. Vitale, ove trovasi tuttora; Lucrezia, n. in Ravenna, 12 dicembre 1594, monaca nel Corpus Domini in Ravenna; Virginia, n. 18 maggio 1599 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), monaca nel Corpus Domini in Ra venna e abbadessa nel 1641, morta circa il 1647; Bernardina, n. 12 giugno 1602 (Ra venna, S. Giov. in Fonte), monaca nel Corpus Domini, abbadessa nel 1652, morta ivi 12 ottobre 1671; AURELIO, n. Ravenna 31 maggio 1603, frate carmelitano col no me di Alberto, morto 3 febbraio 1669; VA LERIO I, n. 4 settembre 1604 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), a otto anni, nel 1612, ammesso nella Religione di Malta, dal 1622 al 1631, dopo essersi recato all'isola di Malta per fare le Carovane, prestò servi zio sulle galere dell'Ordine contro i Corsa ri e per la difesa della Religione, nel 1638 fu nominato ricevitore dell'Ordine per il priorato di Venezia e nel 1645 nominato commendatore, godendo poi delle Com mende di Rimini, Cesena e S. Giorgio di Ravenna, nel 1649 fu inviato Nunzio dal cardinale Ippolito Aldobrandini ai duchi di Parma e di Modena, nel 1655 fu incaricato di incontrare la regina Cristina di Svezia, nel 1658 dal Gran Maestro dell'Ordine di Malta fu nominato luogotenente del Prio rato di Venezia, e, col permesso dello stes so, il 20 marzo 1645 testò (Rog. Not. Rav. Francesco Piscatori) e morì in Ravenna il 23 luglio 1659 (Ravenna, S. Clemente); Olimpia, n. 23 luglio 1607, tenuta al fonte battesimale dal cardinale di S. Cesareo (Ravenna, S. Giov. in Fonte), sposata il g gennaio 1624 al nobile Giovanni Osio, ravennate (Rog. Not. Rav. Alberto Gam bi, 26 maggio 1634), morta 28 gennaio LETTERAS 1665 (Ravenna, S. Paterniano); GIO. BAT TA V, n. 20 agosto 1608 (Ravenna, San Giov. in Fonte), nel 1624 seminarista in Roma, nel 1646 canonico della Metropoli tana di Ravenna, fondatore in detta, sotto il nome di S. Giovanni Battista, di un gius patronato a favore della famiglia (Rog. Not. Rav. Benedetto Tizzoni, 25 giugno 1649), m. in Ravenna 29 giugno 1649; UR BANO VII, n. 8 dicembre 1609 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), e morto presso i Padri di S. Francesco di Paola in Monaco di Ba viera; BONIFAZIO V, continuatore della fa miglia, n. 12 settembre 1597 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), aggregato al Nobile Consiglio della città il 12 ottobre 1624, ca po del Magistrato dei Savi nel 1626-28-32 35-36-38-40-41-45-46-49 е del Magistrato nel 1652, nel 1624 già capitano di Corazze in Ravenna e nel 1649 capitano nella In fanteria Pontificia, fu priore della Magi stratura dei Pacifici per frenare le lotte del le fazioni, riformatore delle leggi cittadine, deputato per i principali affari cittadini, incaricato di importanti ambascerie in mol te occasioni, fondò la cappella gentilizia della famiglia nella chiesa di S. Giovanni Battista, nel 1651 fu deputato della città per incontrare il cardinale legato Giberto Borromeo, milanese, nel 1660 fu delegato delle acque e fu fra i più illustri concitta dini del suo tempo; il 22 gennaio 1662 fu aggregato, con tutti i discendenti in infini to, alla Nobiltà di Bagnacavallo; testò il 1 luglio 1668 (Rog. Not. Raven. Bernardino Tavella), morì in Ravenna il 20 marzo 1670; il 25 maggio 1626 aveva sposato la nobile ravennate Laura Monaldini, che lo rese padre di ben diciannove figli, dei qua li quattordici erano viventi alla sua morte (Rog. Not. Raven. Alberto Gambi, 30 ot tobre 1697); mortagli la moglie il 24 otto bre 1662, il 23 novembre 1663 passò a seconde nozze con Maria Silvestri da Cingoli già vedova del nobile Rutilio da Cingoli (Rog. Not. Raven. Benedetto Tizzoni, 25 novembre 1662), dalla qua le non ebbe altra discendenza. Furono suoi figli : GREGORIO, n. in Ravenna nel 1623 e morto infante; Lucrezia, n. 3 giu gno 1628 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), monaca nel Corpus Domini col nome di suor Giulia, abbadessa nel 1677, morta ivi LETTERAS 23 aprile 1692; GIULIO IV, n. ivi nel 1629, morto infante; altro GIULIO V, n. 12 aprı le 1630 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), nel 1646 cavaliere dell'Ordine di Malta, nel 1652 capitano di galere nella squadra pon tificia, nel 1659 capitano di Carabinieri del duca Gaetano di Sermoneta, governatore di Milano, nel 1660 capitano di una com pagnia di Infanteria Napoletana, premorto improle al padre; Faustina, n. 2 marzo 1634 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), nel 1693 abbadessa nel monastero del Corpus Domini in Ravenna col nome di suor Te resa Faustina, morta I novembre 1701; PIETRO POMPONIO, n. 17 novembre 1636 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), canonico la teranense, poi nel 1665 priore di S. Alber to, testò 22 febbr. 1695 (Rog. Not. Raven. Matteo Corelli), morto 24 novembre 1705; ROMUALDO, n. 27 maggio 1638 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), capitano di cavalleria delle truppe pontificie, cavaliere dell'Ordi ne di Malta, poi commendatore e gran croce di detto Ordine, nel 1668 capitano di galere dell'Ordine di Malta, capo della Lingua d'Italia e gran priore di Barletta del S. M. Ordine di Malta, morto a Malta in predicato di Gran Maestro di detto Or dine; URBANO VIII, n. 27 marzo 1639 (Ra venna, S. Giov. in Fonte), dottore in am bo le leggi e nel 1670 avvocato concistoria le e dei poveri in Roma, ove morì improle; Virginia, n. a Ravenna nel 1639, morta in fante; FRANCESCO, n. 30 ottobre 1640 (Ra venna, S. Giov. in Fonte), morto ivi 4 febbraio 1706, improle (Ravenna, S. Cle mente); Alba Cristina, n. 25 luglio 1642 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), sposata 28 ottobre 1659 col conte Carlo Rasponi, no bile ravennate (Rog. Not. Raven. Bernar dino Tizzoni, 20 ottobre 1659), morta 21 settembre 1706 (Ravenna, S. Agnese); al tra Virginia, n. ivi nel 1643, morta infan te; ALOISIO, n. ivi nel 1645, morto infan te; POMPONIO IV, n. 11 gennaio 1647 (Ra venna, S. Giov. in Fonte), nel 1656 cava liere dell'Ordine di Malta, poi commenda tore di detto Ordine, nel 1663 cornetta di una Compagnia Pontificia a cavallo, creato da Mario Chigi generale di S. Chiesa, nel 1689, capitano in Ferrara della Guardia a Cavallo, morto improle a Malta; DESIDE RIO VI, n. 26 ottobre 1648 (Ravenna, San PAGINA 449 Giovanni in Fonte), dottore in ambo le leggi, nel 1721 avvocato concistoriale e dei poveri in Roma, poi Rettore della Sapienza in detta città, ove morì improle; VALERIO, n. 12 agosto 1652 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), nel 1676 addottoratosi alla Sapien za in Roma in ambo le leggi, in detto anno canonico della Metropolitana di Ravenna e nel 1706 arcidiacono, poi sottocollatore de gli Spogli della Rev. Camera in Roma, consultore del S. Uffizio, esaminatore si nodale, testò 21 aprile 1721 (Rog. Not. Raven. Giuseppe Maria Cardoni), morto 27 gennaio 1725 (Ravenna, SS. Nicandro e Marciano); GIOVANNI GIROLAMO, n. 31 ottobre 1654 (Ravenna, S. Giov. in Fon te), cavaliere dell'Ordine Costantiniano di S. Giorgio nel 1678, capitano di fanteria di Lodovico XIV, re di Francia, nel 1689, gentiluomo di camera del duca Massimilia no di Baviera e tenente colonnello del Grande Elettore, colonnello di fanteria in Alsazia, morto 4 marzo 1694 (Ravenna, S. Clemente); CAMILLO STEFANO, n. II no vembre 1658 (Ravenna, S. Giov. in Fon te), dottore in ambo le leggi nel 1670, av vocato concistoriale in Roma nel 1697, eletto vescovo di Cervia nel 1709, testò il 9 aprile 1726 (Rog. Not. Raven. Vincenzo Scagnardi), morto in Cervia nel 1727 e se polto nella Cattedrale; GIO. BATTA VI, continuatore della famiglia, n. 20 febbraio 1650 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), nel 1663 cavaliere dell'Ordine di S. Stefano di Toscana, poi commendatore; nel 1678 ca pitano di Cavalli leggeri in Ferrara, aggre gato al Nobile Consiglio della città il 25 novembre 1694, capo del Magistrato dei Savi nel 1697-98-1700-01-02-05, testò 28 marzo 1708 (Rog. Not. Raven. Giuseppe Maria Cardoni), morto I aprile 1708 (Ra venna, S. Clemente), nel 1681 sposato con la contessa Girolama Codronchi di Imola (Rog. Not. Raven. Matteo Corelli, 28 ago sto 1681), che gli generò otto figli: LIVIO BONIFAZIO (BONIFAZIO), n. 6 novembre 1682 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), dotto re in ambo leleggi, nel 1726 avvocato con cistoriale dei poveri in Roma, ove morì; Laura, n. 20 gennaio 1684 (Ravenna, San Giov. in Fonte), nel 1743 abbadessa nel monastero del Corpus Domini col nome di suor Maria Girolama Celeste, morta ivi 6 Araldica 29 PAGINA 450 dicembre 1757; Rosa, n. 11 ottobre 1687 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), monaca nel Corpus Domini in Ravenna col nome di suor Giulia, morta ivi 8 dicembre 1735; Olimpia, n. 29 novembre 1688 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), monaca nel Corpus Domini in Ravenna col nome di suor Te resa Faustina; Lucrezia, n. 6 maggio 1693 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), monaca nel Corpus Domini di Ravenna col nome di suor Giovanna Battista; FRANCESCO Gio VANNI GIROLAMO (trasferì la sua residenza in Monaco di Baviera e fu il capostipite di quella linea; vedi scheda seguente ramo di Baviera); Virginia, n. 29 settembre 1696 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), monaca nel Corpus Domini di Ravenna col nome di suor Maria Virginia, morta ivi nel settem bre 1729; GIULIO VI, n. 18 febbraio 1692 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), nel 1704 са valiere dell'Ordine di S. Stefano di Tosca na e poi commendatore, nel 1711 genti luomo di camera del granduca di Toscana, il 15 gennaio 1720 aggregato al Nobile Consiglio di Ravenna e capo del Magistra to nel 1722-26-27-32-35, nel 1727 governa tore generale delle Milizie del Principato dell'Arcivescovado di Ravenna, nel 1728 cavaliere gentiluomo della Chiave d'Oro di Carlo Alberto Elettore di Baviera, dive nuto poi imperatore Carlo VII, consigliere intimo di Stato di detto imperatore che lo inviò suo ambasciatore alla Repubblica di Venezia, creato marchese con tutti i di scendenti maschi, legittimi e naturali al l'infinito, da Carlo Emanuele III di Sa voia, re di Sardegna, con diploma 29 gen naio 1736, testò 30 luglio 1750 (Rog. Not. Raven. Romualdo Saporetti), morto 27 no vembre 1750 (Ravenna, SS. Nicandro Marciano), il 3 novembre 1717 aveva spo e sato la marchesa Faustina Casali di Roma, dama della Croce Stellata, che lo rese pa dre di quattordici figli : GIO. BATTA VII, autore di un ramo che non ebbe discen denza, n. 18 agosto 1719 (Ravenna, San Giov. in Fonte), commendatore dell'Ordi ne di S. Stefano di Toscana e cavaliere della Chiave d'Oro, il 15 ottobre 1746 ag gregato al Nobile Consiglio della città, ca po del Magistrato dei Savi nel 1747-48-50, il 10 marzo 1758 aggregato, con tutti i di scendenti in infinito, al Patriziato della LETTERAS Repubblica di S. Marino, morì il 18 otto bre 1776; sposato in prime nozze, 8 settem bre 1754, con la contessa Antonia Fapafa va di Padova, che lo rese padre di cinque femmine: Caterina Anna, Maria Girola ma, Maria Maddalena Girolama, Maria Laura, tutte morte in tenerissima età, e Caterina Maria Zeffirina, n. a Padova nel 1762 e sposata nel 1782 col marchese Ugo Pepoli di Bologna; mortagli la moglie, spo sò in seconde nozze la nobile Maddalena Montevecchio di Fano, che gli generò Ma ria Antonia, n. 26 luglio 1763 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), spegnendosi così il ra mo del predetto Giovan Battista VII. Gli altri figli di Giulio VI furono : Maria Laura, n. 28 agosto 1718 (Ravenna, San Giov. in Fonte), nel 1782 abbadessa nel monastero del Corpus Domini col nome di suor Maria Matilde Cornelia; Lucia Bar bara, n. 12 luglio 1720 (Ravenna, S. Gio vanni in Fonte), monaca nel predetto mo nastero col nome di suor Maria Crocifissa; Maria Alba Cornelia (Alba Maria), n. 10 agosto 1721 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), monaca nel monastero suddetto col nome di suor Maria Giulia Eleonora; Maria An na, n. 22 ottobre 1722 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), nel 1773 abbadessa nel monaste ro di S. Chiara in Ravenna col nome di suor Maria Costanza; Maria Olimpia, n. nel 1724 e morta infante; altra Maria O limpia, n. 19 maggio 1725 (Ravenna, San Giov. in Fonte), monaca in S. Chiara col nome di suor Elena Maria Vittoria; Maria Eleonora, n. 4 agosto 1726 (Ravenna, San Giov. in Fonte), monaca nel Corpus Do mini in Ravenna; Anna Teresa, n. 25 ot tobre 1728 (Ravenna, S. Giovanni in Fon te) , sposata 8 settembre 1747 con Giuseppe Rocca, patrizio di Piacenza (Rog. Not. Ra vennate Romualdo Saporetti, 31 luglio 1747); Maria Margherita, n. 1o gennaio 1730 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), mona ca nel Corpus Domini in Ravenna col no me di suor Teresa Faustina; DESIDERIO VII, n. 27 giugno 1732 (Ravenna, S. Gio vanni in Fonte), dottore nell'una e nell'al tra legge, priore dei Giureconsulti, nel 1760 arcidiacono della Metropolitana di Ravenna, poi consultore del S. Uffizio in Roma, cavaliere d'on. e dev. del S. M. Or dine di Malta, nel 1774 governatore di LETTERAS Narni e di Orvieto, nel 1782 governatore di Camerino e nel 1785 governatore di An cona; Maria Annunciata (Annunziata Lu crezia), n. 29 marzo 1734 (Ravenna, San Giov. in Fonte), monaca nel Corpus Domi ni col nome di suor Luigia Gesualda; Ma ria Giovanna, n. nel 1740 e morta infante, E CAMILLO III, continuatore della famiglia (seguente) . Camillo III nacque il 14 febbraio 1743 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte); ammes so nell'Ord. di Malta parti per l'Isola per farvi le Carovane e godette la grazia del Gran Maestro Pinto; a ventun anni ritor nò in Patria e mai volle essere capo del Magistrato, benchè tante volte pressato, ma non potè però rifiutare incarichi e de putazioni e fu prescelto più volte a rappre sentare la città nel ricevere i cardinali Le gati. Fu aggregato a varie Accademie ita liane ed estere, all'Elettorale di Baviera, all'Arcadia di Roma, agli Informi di Ra venna, agli Industriosi di Imola, a quella dei Georgofili e alla Colombaria di Firen ze e ad altre ancora. Fu presidente della Reggenza Austriaca in Romagna dal luglio 1799 al giugno 1800 e dal gennaio all'a prile del 1801; essendosi opposto all'inva sione francese ebbe a subire gravi danni nei beni e soffrì il carcere; fu membro del la Commissione spedita a Bologna dalla Reggenza Austro-Britannica di Ravenna per trattare gli affari sulla linea di demar cazione della Provincia, con quel generale austriaco. Nell'aprile del 1814 ospitò splen didamente nel suo palazzo, in Ravenna, il Pontefice Pio VII, reduce dalla Francia, con tutta la sua Corte. Fu da questo Pon tefice poi creato cameriere segreto di spa da e cappa, nominato dei consultori negli affari civili del cardinale Legato per la Provincia di Ravenna e lo onorò di affet tuosissime lettere latine autografe; fu in viato poi a Bologna quale consultore più anziano della Legazione di Ravenna presso quel delegato pontificio straordinario dal settembre al dicembre del 1823; fu aggre gato al Nobile Consiglio della città e nel 1760 cavaliere di giustizia del S. M. Ordi ne di Malta. Il 26 aprile 1770 aveva sposa to la nobile Geltrude Rossi del ramo della illustre famiglia di Parma, stabilitosi in Ravenna, dama della Croce Stellata, e mo PAGINA 451 rì in Ravenna il 21 maggio 1830 onorato da principi e sovrani ed universalimente compianto. Fu uomo di grande dottrina, tradusse in volgare la storia di Ravenna di Desiderio Spreti, che diede alle stampe nel 1793 coi tipi di Antonio Roveri; nel 1804 pubblicò un « Compendio Istorico sull'ar te di comporre i mosaici » e pubblicò inol tre un'opera intitolata : « Riflessioni Civili e Morali dell'Abate de Bellegard sopra ciò che può piacere o dispiacere nel commercio del mondo, esposte in sei dialoghi e tra sportata dall'idioma francese nell'italiana favella » (Ravenna, 1793), nonchè : «Me moria intorno i dominii e governi della cit tà di Ravenna » (Faenza, 1822), ed altre opere minori. Nel 1840 fu dato alla luce un suo lavoro, l'ultimo, intorno a : « Notizie della Casamatta », l'antichissima Società dei pescatori che ebbe origine in Ravenna sin dal VII secolo e che fu nobilitata dai principali cittadini. Raccolse una ricca bi blioteca ed una pinacoteca stimatissima di alto valore artistico, nonchè una copiosa biblioteca e riordinò un prezioso archivio di famiglia, del quale molti documenti pas sarono al pubblico Archivio Ravennate, ma in maggioranza oggi di proprietà del Marchese Vittorio Spreti. Dal suo matrimonio con la nobile Gel trude Rossi nacquero otto figli : Angiola Maria, n. 16 ottobre 1771 (Ravenna, San Giovanni in Fonte), morta 16 giugno 1776; Anna Maria, n. 27 luglio 1773 (Ravenna, S. Giov. in Fonte); Eleonora, n. 17 gen naio 1775 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), sposata ivi, nel 1793, col conte Gio. Batta Lovatelli Dal Corno, cavaliere di S. Stefa no, figlio di Ippolito (Rog. Not. Raven. Domenico Duranti, II dicembre 1793); GIULIO VII, n. 1 maggio 1776 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), morto improle; Fausti na Laura, n. 23 aprile 1778 (Ravenna, San Giov. in Fonte); SILVESTRO MARIA, n. 2 febbraio 1782 (Ravenna, S. Giov. in Fon te), morto nel maggio stesso anno; Maria Teresa, n. 31 agosto 1784 (Ravenna, San Giovanni in Fonte), sposata al conte Ni cola Loteta, di Ravenna, morta 2 maggio 1807; GIROLAMO V (seguente), continuato re della famiglia. GIROLAMO V, n. 12 ottobre 1785 (Raven na, S. Giovanni in Fonte), cameriere se PAGINA 452 greto di spada e cappa, morto ivi 17 set tembre 1872, sposato con Maria Anna dei conti Indovini del Sale di Ravenna, damı della Croce Stellata, rimasto vedovo fu consacrato sacerdote. Dal suo matrimonio nacquero : Geltrude, n. 6 febbraio 1807 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), sposata ivi, 30 luglio 1837 (Ravenna, S. Clemente), con Matteo Sirotti di Cesena; Barbara, n. 4 dicembre 1812 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), sposata, novembre 1840, col nobile Matteo Santini di Arcevia, vedova 11 giu gno 1848, morta 3 ottobre 1889; Faustina, n. in Ravenna nel 1814; nonchè tre ma schi : BONIFACIO VI (seguente); GIO. BAT TA VIII, n. 14 luglio 1817 (Ravenna, San Giov. in Fonte), morto 6 agosto 1887, spo sato 18 maggio 1846 con Giulia, di Gaeta no Donati, di Ravenna, e che gli procreò : Maria, n. Ravenna 25 febbraio 1847,spo sata 14 settembre 1878 col conte Massimo Borea Buzzaccarini, vedova II gennaio 1882, morta in Lugo di Romagna 10 di cembre 1915; GAETANO, n. Ravenna 31 ot tobre 1851, morto a Pistoia 4 febbraio 1919, sposato 10 gennaio 1887 con Livia Cara pia, di Marostica, che gli procreò un'uni ca figlia, la vivente Maria Livia in Tom masi. Altro figlio di Gerolamo V fu GIU SEPPE I, n. Ravenna 11 marzo 1823, morto 11 marzo 1881, sposato 2 febbraio 1848 con Adelaide Picciotti di Arcevia e che pro creò CAMILLO IV, vivente e rappresentan te il ramo secondogenito, ed una figlia: Prudenza. BONIFACIO VI, figlio primogenito di Gi rolamo V, nacque 20 maggio 1809 (Raven na, S. Giov. in Fonte); il 18 aprile 1814, durante la permanenza nel Palazzo Spreti in Ravenna del Pontefice Pio VII e della sua Corte, ricevette il Sacramento della Cresima dalle mani dello stesso Pontefice; chiamato a far parte del Consiglio della città, il 6 dicembre 1845 fu nominato dal cardinale Legato, anziano comunale; il 24 novembre 1850 consigliere di prima classe, il 31 maggio 1851, dal Pontefice Pio IX, nominato gonfaloniere di Ravenna, il 24 novembre 1852 consultore governativo del la Provincia, il 20 dicembre dello stesso anno nominato consultore di Legazione e riconfermato in tale carica il 10 settembre 1856, il 24 aprile 1855 nominato cavaliere LETTERAS dell'Ordine Piano, morì in Ravenna il 22 gennaio 1894 e fu sepolto nel sarcofago bi zantino di proprietà della famiglia ed oggi posto nella Basilica di S. Vitale in Raven na; il 20 ottobre 1836 aveva sposato la marchesa Anna Costabili Containi di Fer e rara, figlia del ministro Luigi (n. 13 giu gno 1817, † a Ravenna 15 aprile 1880 sepolta essa pure nel sarcofago bizantino in S. Vitale). Da questo matrimonio nac quero : Maria (Mary), n. Ravenna 13 di cembre 1839, morta ivi, nubile, il 18 mag gio 1920; GIULIO VIII, n. Ravenna 24 a prile 1846, ingegnere, colonnello nel Re gio Esercito, cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, morto a Pesaro 13 agosto 1913, sposato 20 gennaio 1890 con la cugina Pru denza, figlia di Giuseppe I, e già vedova Garaguso, che gli generò una femmina: Anna Maria, n. 26 luglio 1891, morta 1 lu glio 1893; ARARDO VI (seguente); Eleono ra, n. Ravenna 12 gennaio 1852, sposata nel giugno 1876 con Baldassarre Ceola, commendatore dei SS. Maurizio e Lazza ro, ispettore generale al Ministero degli In terni, morta a Meina (Novara) il 30 giugno 1916. ARARDO VI, continuatore del ramo pri mogenito, nacque a Ravenna il 4 settem bre 1847, morì a Firenze il 19 febbraio 1910 e aveva sposato a Venezia il 4 giugno 1884 Elisa Branchini, dell'ing. Antonio, morta a Roma il 25 novembre 1902. Da questo matrimonio nacquero tre figli, fra i quali VITTORIO I, rappresentante attual mente il ramo primogenito. Oltre al titolo di marchese (m.) e patri zio di Ravenna (m.), spetta a questa fami glia anche il titolo di: patrizio di Ferrara (m.), patrizio di S. Marino (m.), nobile di Cervia (mf.), nobile di Bagnacavallo (mf.), titoli dei quali è stato richiesto il Ricono scimento alla R. Consulta Araldica e l'i scrizione nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese (m.), nobile dei marchesi (f.), patrizio di Ravenna (m.), nobile dei patrizi di Ravenna (f.), in per sona di: Ramo primogenito. VITTORIO I, di Arardo, di Bonifacio, di Girolamo, di Camillo, di Giulio, n. a San PAGINA 453 LETTERAS severino Marche il 2 gennaio 1887, pro motore e Direttore compilatore di questa Enciclopedia Nobiliare, pubblicista e let terato, ascritto a molte Accademie italiane ed estere, decorato di onorificenze italiane e straniere, reduce della grande guerra 1915-18, spos. civilmente a Genova il 15 dicembre 1917 con Paola Suares, di Ange lo, diviso legalmente per sentenza del Tri bunale di Milano, omologata il 27 novem bre 1929-VIII. Figli: ARARDO MARIA, n. Genova 7 no vembre 1918; Maria Luisa, n. Milano 2 febbraio 1924; RENATO MARIA, n. Milano I ottobre 1927. Sorelle: Anna, n. Verona 6 marzo 1885; Maria, n. Milano 2 febbraio 1888, spos. 27 ottobre 1917 con Gustavo Gandolfi, uffi ciale a riposo dell'arma dei RR. Carabi nieri. Ramo secondogenito. CAMILLO IV, di Giuseppe, di Girolamo, di Camillo, di Giulio, n. a Pesaro 13 lu glio 1868, spos. 29 aprile 1893 con Maria Fazzi di Pesaro. Figli: Adelaide, n. 21 marzo 1895, † a Pesaro 26 gennaio 1914; GIUSEPPE II, n. Pesaro 24 aprile 1905; Emilia, n. ivi 3 marzo 1909. Sorella: Prudenza, n. Ravenna 3 maggio 1852, spos. 29 aprile 1868 con il capitano di fanteriaGiacomo Cristiano Garaguso, di Pietrapertosa in Basilicata, vedova 18 mar zo 1885, in seconde nozze, 20 gennaio 1890, col cugino marchese Giulio Spreti, di Bonifacio, vedova il 13 agosto 1913, † a Roma il 5 dicembre 1931. Altro ramo (estinto nei maschi) . Maria Livia, di Gaetano, di Giovanni Battista, di Girolamo, di Giulio, n. a Ra venna il 21 giugno 1888, spos. ivi il 20 no vembre 1909 col tenente colonn. di caval leria cav. uff. Mario Tommasi. SPRETI (RAMO DI BAVIERA) . V. S. ARMA: D'oro al pino (o alla felce) di ver de nodrito sopra un monte di tre cime di argento, movente dalla punta. Alias: Inquartato: nel rº e 4º d'oro allo stambecco di nero nascente; nel 2º e 3º d'oro a due sca glioni di nero ( Spretten de Sprettenstein) sul tutto d'oro al pino (o alla fei ce) di verde, no drito sopra un monte di tre ci me di argento, movente dalia punta (Spreti). Мотто : Тe stante virebo. DIMORA : Monaco (Baviera), Aus burg e Meibalch. FRANCESCO GIO VANNI GIROLAMO, n. a Ravenna ( S. Giovanni in Fon te), il 17 aprile 1695, figlio di Gio e vanni Battista della contessa Ma ria Giromina Codronchi, è il capostipite del ramo dei conti Spreti di Baviera. Am messo ancora minorenne nel 1700 nel S. M. O. di Malta, con Dispensa Pontificia ebbe la pensione di una commenda. Nel 1703 si recò alla Corte del principe Massimo Emanuele di Baviera come pag gio e poi fu nominato paggio di Camera del principe Carlo Alberto che poi di venne imperatore. Nel 1714 si recò a Malta per farvi le Carovane e nel 1717 no minato cornetta nella Guardia degli Arcer: di Carlo Alberto, elettore di Baviera e che fu poi l'imperatore Carlo VII, ed in se guito capitano di infanteria nel reggimen to del principe; prese parte alla battaglia presso Belgrado il 16 agosto 1717. Nel 1722 fu nominato gran cuciniere di Corte, poi luogotenente delle Guardie del Corpo e generale di cavalleria sotto l'imperatore Carlo VII. Nel 1739 fu uno dei deputati ad accompagnare attraverso la Baviera il granduca di Toscana. Il 1º marzo 1729 Carlo Alberto di Ba viera gli conferì l'immunità illimitata nel le sue terre nonchè tutti i privilegi e le immunità per esercitare la bassa giurisdi zione sui sudditi delle Marche di Corte PAGINA 454 Weilbach, Kapfing, Berg, Weichs. Fu no minato cavaliere gentiluomo della Chiave d'Oro, gran croce dell'Ordine di San Gior gio, dallo stesso Carlo Alberto, e suo Con sigliere intimo e ciambellano, poi nel 1745 gran scalco, maggiordomo maggiore della cucina, sergente generale di cavalleria e maresciallo di campo. Il 10 novembre 1744 ebbe dall'imperatore in feudo la signoria di Crosskotz nel marchesato di Burgau e che poi passò all'Austria nel 1745. Il 28 gennaio 1752 l'imperatore Massimiliano lo nominò luogotenente maresciallo generale di campo e il 21 ottobre 1758 consigliere intimo dello Stato. Morì il 25 aprile 1772 e il suo corpo fu sepolto nell'ingresso della chiesa dei Francescani con gli alti onori militari e con solenne epigrafe. Il 1º otto bre 1723 aveva sposato Carolina Ingen heim, Dama di Corte, figlia del barone Da niele, signore di Lorry e Noelly di Metz, e di Maria Anna, figlia del Langravio Car lo d'Assia Wanfried. Rimasto vedovo, passò a seconde nozze con Beccaria Veri tà, da Monaco e di famiglia oriunda pa vese e che gli morì il 12 settembre 1749. Il 19 marzo 1759 passò a terze nozze con la baronessa Maria Anna Goder da Mona co e che gli morì senza lasciargli discen denza. Figli tutti del primo letto furono: Maria Giuseppina, nata nel 1731, monaca 8 set tembre 1746 nel chiostro della Congrega zione di Nostra Signora in Eichstadt col nome di Maria Saveria, morta 18 luglio 1778; SIGISMONDO (seguente) e che fu au tore di un ramo primogenito tuttora vi vente in tre diramazioni; GIUSEPPE (se guente) e autore di un ramo secondogenito che si estinse nel secolo XIX; Benonia, na ta 17 agosto 1735, monaca Salesiana a In dersdorf, morta Superiora il 26 aprile 1795; SAVERIO, nato 3 aprile 1740, nel 1764 ricevette la prima tonsura e morì il 13 feb braio 1807; Maria Teresa, nata 8 giugno 1746 nel castello di Veilbach, spos. 7 feb braio 1771 col conte Andrea Antonio Ca pris, primo Camerlengo del principe Elet tore, cavaliere di S. Giorgio, maggior ge nerale e primo luogotenente della Guardia del Corpo, morto il 10 luglio 1818. GIUSEPPE, autore del ramo secondoge. nito, nacque il 25 luglio 1734, nel 1743 fu LETTERAS come accolto come paggio alla Corte del principe Elettore, il 31 maggio 1756 entrò alfiere nel Reggimento Teutschmeister, prese parte a sette campagne nella guerra di Slesia, fu ferito alla battaglia di Liegniz; servì come capitano nel reggimento del Re e poi in quello del principe Elettore, nel 1763 fu nominato primo Camerlengo del l'Elettore, cavaliere dell'Ordine Bavarese di San Giorgio, primo luogotenente e poi maggior generale delle Guardie del Corpo degli Alabardieri; morì il 19 aprile 1811; il 9 ottobre 1765 aveva sposato la contessa Elisabetta de la Saga Paradis che gli ge nerò MASSIMILIANO e Maria Anna, nata 25 maggio 1768 e sposata col conte Jonner, ciambellano del Re di Baviera. Massimilia no su detto, nato 16 luglio 1766, maggior generale, morto 29 settembre 1819, aveva sposato la nobile Sezger che gli generò : Teresa, nata 3 febbraio 1797; FERDINANDO (seguente) e MASSIMILIANO, nato 20 luglio 1812, capitano bavarese, morto improle il 2 novembre 1882. Ferdinando predetto, nacque il 6 febbraio 1799, fu R. Ciambel lano e maggior generale, morì il 12 novem bre 1882, il 19 novembre 1829 sposò Maria Meindl che gli generò AUGUSTO, nato 4 gennaio 1831, morto improle il 17 luglio 1879; Maria Teresa, nata 9 giugno 1836, sposata il 9 novembre 1858 con Nicomede Sussmeyr, consigliere ministeriale; vedo va il 14 maggio 1874. Si estinse così il ra mo generato da Giuseppe, secondogenito di Francesco Giovanni Girolamo. SIGISMONDO, il continuatore della fami glia, e primogenito di Francesco Giovanni Girolamo, nacque a Monaco il 13 aprile 1732; nel 1744 entrò nella paggeria del principe e vescovo Giovanni Teodoro, duca di Baviera e cardinale a Lüttig; nel maggio 1747 accompagnò il predetto da Lüttig in Baviera e si recò poi a Löwen ove conseguì il dottorato in diritto canoni co e civile; nel 1753 si addottorò all'Uni versità di Exfrat in diritto costituzionale dimostrando sì alta cultura che la Società delle Scienze Utili di Magonza, il 15 otto bre 1754, lo nominò Socio Onorario dopo che il 20 marzo dello stesso anno aveva ricevuto le chiavi della Camera Bavarese Imperiale; il 12 maggio 1755 fu nominato consigliere aulico del principe a Monaco; LETTERAS il 24 aprile 1758 cavaliere dell'Ordine Ba varese di S. Giorgio; il 27 marzo 1759 ge vernatore capo a Friedberg e, circa quel l'epoca, fu eletto Socio Onorario dell'Ac cademia Bavarese di Corte; fu poi eletto Primo Camerlengo del principe e nel 1763 consigliere intimo, quindi, in ricompensa dei suoi servigi, fu investito del feudo si gnorile di Berg col possesso di Lehen; il 16 maggio 1772 fu nominato presidente del Collegio Concistoriale e di Censura e in seguito presidente della Commissione per l'ordinamento scolastico; appartenne a molte altre Accademie scientifiche ed ar tistiche; trasferitosi poi a Menburg, aven do avuto il comando di quella Prefettura, comperò la « Staaderische Haus » e all'en trata in servizio gli fu accordato uno sti pendio fisso con diritto agli onori militari come ad un vicedon bavarese; ritornato nel 1791 a Monaco, per altre eminenti pubbli che cariche, vi morì il 24 maggio 1802; il 3 ottobre 1758 aveva sposato la baronessa Clementina Schurff, detta Than, figlia del barone Massimo, gran ciambellano e mi nistro intimo del principe di Colonia Cle mente Augusto; da essa ebbe sedici figli dei quali otto morirono in tenera età, re stando viventi i seguenti : Giuseppina, na ta 1º maggio 1762, sposata in Italia coi conte generale Leoni, morta il 14 febbraio 1796; FRANCESCO SALES, nato a Straubing il 13 maggio 1767, nel 1783 entrato nella paggeria del principe Elettore a Monaco, addottorato all'Università di Gottingen, il 17 luglio 1790 confermato con Decreto ad un posto governativo e il 2 agosto nomi nato consigliere di Prefettura a Straubing, ove morì immaturamente il 24 gennaio 1791 senza discendenza; Antonietta, nata a Straubing il 3 giugno 1768, sposata al barone de Gumppenberg, ciambellano del re di Baviera; GAETANO (seguente) e auto re del ramo primogenito tutt'ora vivente; SIGISMONDO (seguente) e autore del ramo secongenito tutt'ora fiorente in cinque di ramazioni; Valburga, nata 17 agosto 1776, Superiora nel convento delle Salesiane Indersdorf, morta il 22 marzo 1837; Gia cinta, nata li 27 agosto 1777, sposata al barone Pelkhoven, ciambellano del re di Baviera; Massimiliana, nata 21 marzo 1780, sposata al nobile Pronath. a PAGINA 455 Ramo primogenito di Gaetano Sales, di Sigismondo GAETANO SALES, nacque a Straubing il 13 settembre 1770 e a quattro anni fu mandato dal principe reggente di Baviera Massimo Giuseppe III come alfiere presso il reggimento di fanteria Helmenberg e nel 1786 ebbe la nomina a sottotenente so prannumerario nel reggimento di fanteria del principe. Si recò in seguito a Malta per iniziarvi le Carovane, appena ottenu ta, nel 1789, l'emancipazione, visitando la Francia e l'Italia; il 24 gennaio 1791 ri tornò al suo reggimento come primo luogo tenente e il 21 febbraio fu nominato ciam bellano; nel 1792 fu incaricato dell'organiz zazione della artiglieria di cui era capo il Conte di Rumfort; nel settembre dello stesso anno assunse il comando di un reg gimento di artiglieria, e poi nel settembre 1793 fu nominato assessore dell'Intendenza del Materiale di Artiglieria e il 1° ottobre 1795 capitano di Stato Maggiore. Il 28 giugno 1800, quando i francesi entrarono in Baviera, per la frattura di una gamba fu fatto prigioniero ma poi, liberato, fu in caricato dal Direttorio Governativo per va ri negoziati col generale della Divisione francese di Artiglieria ad Ulm, e quando ritornarono le truppe bavaresi fece parte della Commissione dell'Arsenale della qua le fu membro fino al 15 genn. 1815 e ritor nò poi in servizio al suo reggimento. Mo rì in guerra valorosamente a Cosel il 6 feb. braio 1807. Il 5 febbraio 1794 aveva spo sato la baronessa Antonia Gugomos di Piltz Hein che gli generò cinque figli: Giovanna, n. 6 aprile 1796, spos. 9 marzo 1824 con Filippo Teauzi, barone di Traz berg, R. ciambellano e consigliere; FEDE RICO, nato 19 maggio 1797, luogotenente generale, morto improle il 16 agosto 1869: Teresa, n. 14 gennaio 1799, spos. 12 gen naio 1820 col conte Francesco Seybolts dorf, morta il 17 maggio 1863; ADOLFO (seguente); CARLO AUGUSTO, nato 1º mar zo 1806, sposato nel 1844 con Maria New bold, morto improle il 21 luglio 1864. ADOLFO, continuatore del ramo primoge nito, nacque il 1° gennaio 1803, morì il marzo 1877; il 27 gennaio 1838 aveva spo sato Anna Geisober che gli generò un uni co figlio, TEODORO GIOVANNI, nato 18 feb PAGINA 456 braio 1839, R. cameriere, consigliere della Corte di Appello, R. ciambellano, sposato il 6 maggio 1865 colla baronessa Matilde di Kleinschrod dalla quale nacquero sei figli : ADOLFO, primogenito, nato 23 mag gio 1866, sposato in prime nozze, 11 mag gio 1897 colla baronessa Anna Linde, mor ta il 16 settembre 1900, ed in seconde, il 26 agosto 1902, con la contessa Anna Yrsch. Sono suoi figli: GAETANO, nato 8 febbraio 1905, sposato 8 gennaio 1929 con la contessa Emilia Bylandt da cui sono na te: Anna Maria, nata 27 ottobre 1929 е Elisabetta, nata 1º ottobre 1931; CARLO, nato 21 maggio 1907; MASSIMILIANO GIU SEPPE, n. 5 agosto 1910; FRANCESCO, nato 17 aprile 1914. Secondogenito di Teodoro Giovanni è ENRICO, nato il 30 maggio 1868, presiden te del governo ad Ausburgo, sposato il 12 ottobre 1905 colla contessa Maria Degur dalla quale sono nate: Maria Matilde, na ta 2 giugno 1907, morta 12 aprile 1920 е Anna Sofia, nata 23 febbraio 1913. Gli altri figli di Teodoro Giovanni sono : FEDERICO, nato 31 gennaio 1870, sposato 26 ottobre 1899 con la baronessa Luisa Reichtin, morto improle il 27 agosto 1914; Sofia, nata II agosto 1871, spos. 12 feb braio 1898 con Guberto Anfess; Maria Cle mentina, n. 5 aprile 1874; Teresa, nata 13 ottobre 1875, morta 19 settembre 1900. Ramo secondogenito di Sigismondo, di Sigismondo SIGISMONDO, secondogenito di Sigismon do, nacque a Monaco il 14 marzo 1773; a quattordici anni entrò nella paggeria ed a diciannove come luogotenente nel reggi mento del duca Birkenfeld; nel 1797 fu nominato consigliere delle Finanze e in se guito primo Camerlengo. Morì il 21 gen naio 1836; aveva sposato la baronessa Giu seppina Boslar di Sulzbach, che gli generò cinque figli : EDOARDO (seguente); Caroli na, n. 19 marzo 1806, sp. 4 novembre 1830 col cavalier Carlo Roekhel, morta 28 giu gno 1841; Luisa, nata 20 ottobre 1811, spo sata 21 novembre 1839 col dott. Giuseppe Schranth; Charlotte, nata 5 luglio 1814, morta 6 maggio 1840; Teodolinda, nata 14 settembre 1817, morta 9 aprile 1835. EDOARDO, continuatore del ramo secon dogenito, nacque il 7 gennaio 1805; rag LETTERA S giunse alla Corte la carica di Regio ciam bellano; il 7 settembre 1834 aveva sposato in prime nozze la contessa Carolina dı Yrsch, morta il 29 febbraio 1844 e in se conde, il 7 gennaio 1845, la baronessa Ma tilde di Ruffin. Da questi due matrimoni nacquero sedici figli: Maria, nata 18 ago sto 1835, suora del chiostro di Zaugberg, morta 8 aprile 1879; Anna, nata 27 giugno 1836, sposata 13 giugno 1861 col barone Ruffin, morta 14 agosto 1870; CARLO (se guente) autore della prima diramazione; SIGISMONDO, morto infante; ADOLFO, nato 21 aprile 1841, sposato 28 settembre 1868 con Carolina Harthmann, morto 18 dicem bre 1925; Elisabetta, nata 8 gennaio 1843, sposata 25 ottobre 1864 col barone Massi miliano Freyberg, R. ciambellano, morta 12 maggio 1930; Francesca, nata 10 otto. bre 1845, sposata 22 novembre 1869 cc! conte Lodovico Kreith, morta 19 ottobre 1929; Carolina, nata 12 gennaio 1847, mo naca nel chiostro di Zaugberg, morta 30 luglio 1911; Antonia, nata 20 febbraio 1848, morta 7 aprile 1852; BERNARDO (se guente) autore della seconda diramazione; Giovanna, n. 28 giugno 1850, monaca nel chiostro di Beuerberg, morta 6 dicembre 1915; Teresa, n. 15 luglio 1852, morta 26 settembre 1866; Vittoria, nata 26 agosto 1853, sposata 24 novembre 1874 con il no bile Giuseppe Enrico di Zastrow, morta 14 novembre 1888; PAOLO, nato 4 settembre 1854, morto 22 dicembre 1864; Antonia, n. 4 agosto 1856; FRANCESCO, nato 4 otto bre 1857. CARLO, autore della prima diramazione del ramo secondogenito, nacque il 15 otto bre 1838, morì il 2 novembre 1909; il pri mo maggio 1866 aveva sposato Luisa Schrauth che gli generò sette figli: MAR TINO, nato 2 aprile 1867, sposato 7 dicem bre 1895 con la baronessa Anna Aufsegs dalla quale sono nati quattro figli: FEDE RICO, n. 4 marzo 1897, morto nella guerra mondiale il 1º dicembre 1917; CARLO MAR TINO, nato 4 luglio 1899, morto anch'esso nella grande guerra il 17 agosto 1917; Martina, nata 11 giugno 1902, sposata 16 luglio 1925 con Kurt Krpenstein; HANS, rato 24 settembre 1908. Altri figli di Car lo: Maria Anna, nata 8 luglio 1868, morta 18 dicembre 1880; Luisa, nata 21 agosto LETTERA S 1869, morta 24 marzo 1881; PAOLO ADOL Fo, nato 5 agosto 1872, sposato 15 maggio 1919 con la signora Schuraukl, dalla qua le sono nati cinque figli: ADOLFO, nato 17 febbraio 1907, sacerdote e dottore in teo logia; CARLO, nato 5 aprile 1912; HANS, nato 19 gennaio 1915 e morto giovinetto; Maria, nata 10 giugno 1916 e Rita, nata 20 settembre 1922. Gli altri tre figli di Carlo : CARLO TEODORO, nato 25 gennaio 1874, sposato 10 aprile 1913 con Matilde Thoma, morto improle 20 luglio 1930; SI GISMONDO, nato 15 maggio 1877, sposato 30 ottobre 1919 con la signora O. Pfrie mer; GIUSEPPE, nato 17 febbraio 1880, sposato 16 novembre 1907 con la signora Bohm, dalla quale sono nati cinque figli : GABRIELE, nato 2 agosto 1908; ADOLFO, nato 13 maggio 1910; Maddalena, n. 24 settembre 1911; Maria, nata 1º novembre 1914 e GOFFREDO, nato 31 maggio 1918. BERNARDO, di Edoardo, autore della se conda diramazione, nacque il 25 giugno 1849, fu luogotenente nel rº reggiinento Cacciatori e morì il 13 settembre 1930; il 21 marzo 1882 aveva sposato Gabriella Avigdor che gli generò sei figli: RODOLFO, nato 11 febbraio 1883, sposato 16 ottobre 1911 con Maria Weinberg dalla quale so no nati : ARTURO, nato 27 febbraio 1917 е Alessandra, nata 15 gennaio 1929; Ida, da, nata 30 giugno 1887, morta 20 ottobre giugno 1885, morto 19 agosto 1916; Gisel da, nata 30 giugno 1887; morta 20 ottobre 1921; Gabriella, nata 10 agosto 1893, spo sata 21 ottobre 1919 col conte Beuhl; AL BERTO, nato 3 agosto 1890, sposato 26 apri le 1923 con la contessa Anna Waldburg, dalla quale sono nati: BERNARDO, nato 23 giugno 1924; MASSIMILIANO, nato 12 otto bre 1925 e RODOLFO, nato 29 marzo 1929. Il 13 agosto 1813, come da R. Matricola Nobiliare Bavarese, questa famiglia fu in signita del titolo di conte trasmissibile a tutti i maschi all'infinito. * SPROVIERI. V. S. ARMA: D'argento alla banda di rosso, ac compagnata in capo da tre stelle d'oro (5) ordinate in fascia ed in punta da uno sparviero al naturale (D. R. 8 aprile PAGINA 457 1929 e RR. LL. PP. 26 luglio detto anno). DIMORA: Acri (Ca labria) . Famiglia origi naria da Montalto Uffugo, passata in Acri nel 1640. Con R. D. 8 aprile 1929 e RR. LL. PP. 26 luglio, detto anno, ebbe la concessione del titolo di nobile per maschi e femmine. VINCENZO, sindaco di Acri nel 1798, vi proclamò la Repubblica Partenopea e pre se parte ai moti rivoluzionari del 1848, fu uno dei Mille e colonnello ispettore delle Guardie Nazionali Mobili nel 1866, de corato della medaglia d'argento al valor militare e senatore del regno. Suo fratello FRANCESCO, prese pure parte alla spedizio ne dei Mille, fu colonnello con Garibaldi e poi nell'esercito italiano, fu deputato e senatore. Nel 1866 seguì Garibaldi nel Trentino e comandò il 6º regg. volontari; venne ferito a Laveno e a Calatafimi e fu decorato di medaglia d'argento al valor militare. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana e nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf), ed è rap presentata da FILIPPO, comm. della Cor. d'Italia, podestà di Acri, n. Acri 25 marzo 1881. Fratello: MICHELE, cav. Cor. d'It., n. Acri 16 dicembre 1890, sp. 22 gennaio 1913 con Giuseppina Giannone. Figli di Michele: Maria, n. 12 dicembre 1913; Carolina, n. 2 ottobre 1915; Beatri ce, n. 7 febbraio 1919; Laura, n. 31 gen naio 1921; VINCENZO, n. 19 febbraio 1923; FRANCESCO, n. 29 aprile 1927. f. f. p. di s. * SPUCCHES (DE). ARMA : D'azzurro al monte di tre cime d'oro carico di una stella di sei raggi di argento, e sormontato da un giglio pure d'oro. CIMIERO : Un vescovo vestito di bianco e mitrato, tenente con la sinistra uno PAGINA 458 l'Ordine di Mal ta; l'altro con la sinistra quello di Montesa. LETTERAS stendardo del l'Ordine di Mon tesa. ORNAMENTI : Te nenti : due guer rieri armati di argento, impu gnanti l'uno, con la destra, lo stendardo del 1737, e del Tribunale del R. Patrimonio, 1743, acquistò lo stato di Kaggi con titolo di barone e col mero e misto imperio e morì in Palermo senza figli il 4 settembre 1748 lasciando erede il nipote BIAGIO Spuc ches e Lanza (figlio del proprio fratello Giambattista) che sposò Agata Amato e Cirino, baronessa di S. Stefano di Briga, dei principi di Galati e fu padre di GIOVAN BATTISTA, duca di S. Stefano per investi tura 4 novembre 1753, morto senza figli il 7 dicembre 1780; di MARCO, che il 4 di cembre 1758 ottenne parere favorevole dal Мотто : Acutum splendentemque pro fide protonotaro del Regno per la chiesta con pro rege. DIMORA : Taormina e Palermo. Originaria dalla Spagna, vanta le stesse origini del gran maestro dell'Ordine di Malta Raimondo de Spucches di Majorca. Un BERENGARIO il 31 marzo 1296 ottenne concessione del feudo o casale Calamonaci; un GIOVANNI il 14 dicembre 1488 ed il 9 settembre 1507 ebbe investitura del feudo Nicchiara; un SIMONE fu capitano di giu stizia di Caltagirone nel 1520-21; un AN GELO fu senatore di Catania nel 1525-26, un MARCO fu giudice straticoziale di Messi na negli anni 1525-26, 1528-29, 1533-34, 1538-39, deputato del regno, 1547, giudice della Gran Corte 1599-60; un VINCENZO fu giudice della Gran Corte Civile nel 1582-83, del Concistoro negli anni 1592 93, 1617-18, acquistò il feudo Amorosa e i feudi Mendoli e Massaria di Villafrati dei quali ebbe investitura l'11 settembre 1588 e il 7 agosto 1600, acquistò pure il territo rio di Molinazzo, nel quale ottenne 1 apri le 1602-1 aprile 1604 di poter costruire un castello da chiamare Claristella; un mes ser GIUSEPPE è ascritto alla mastra nobile del Mollica, 1595; un VESPASIANO fu giu dice della corte pretoriana di Palermo nel 1599-1600, giudice della Gran Corte nel 1605-6-7 e riacquistò la baronia di Calamo naci, della quale ebbe investitura il 7 ago sto 1600; un BIAGIO de Spucches e Corvaia fu giudice della corte pretoriana di Paler mo nel 1695-96, giudice della R. Udienza di Messina nel 1697, giudice della Gran Corte Civile negli anni 1706-7, 1710-11, maestro razionale giuresperito del R. Patri monio, presidente del supremo magistrato del commercio, presidente del Concistoro, cessione del titolo di marchese e il 7 mar zo 1782 ottenne investitura del titolo di duca di S. Stefano, e morì pure senza figli nel terremoto di Messina del 1783; di AN TONINO, che fu duca di S. Stefano, 1784, e fu ascritto alla mastra nobile di Messina del 1798-1807; e di GIUSEPPE, che per la morte senza figli maschi del fratello Anto nino ebbe il 26 gennaio 1802 investitura del titolo di duca di S. Stefano, il 4 otto bre 1818 per la morte senza figli di Giu seppe Amato ottenne rinnovazione dei ti toli di principe di Galati, duca di Cacca mo, signore delle terre di Galati e di Cac camo. Fu detto Giuseppe de Spucches ed Amato colonnello brigadiere nei reali eser citi, governatore di Portolongone, cavalie re dell'Ordine di Malta, sposò in Lucca Vittoria Brancoli Sozzifanti e fu padre di ANTONINO, nato in Portolongone 13 luglio 1797, che fu gentiluomo di camera, gran croce dell'Ordine Costantiniano, cavaliere dell'Ordine di Malta, presidente della de putazione della salute pubblica, governa tore della nobile compagnia della Pace in Palermo e sedette alla camera dei Pari nel 1848 come principe di Galati. GIUSEPPE de Spucches e Ruffo, figlio di detto prin cipe Antonino e di Marianna Ruffo (figlia del marchese Girolamo, che fu ministro della R. Casa e presidente dei Ministri), nacque in Palermo il 9 luglio 1819, prin cipe di Galati, ecc., fu letterato, grecista, latinista, archeologo, numismatico, fu ca valiere dell'Ordine di Malta, pretore di Pa lermo, 1850, ecc., sposò in prime nozze la poetessa Giuseppina Turrisi Colonna e in seconde nozze Ignazia Franco (di Antoni no, presidente della Suprema Corte di Giu LETTERA S stizia e ministro di Stato) . Da questo se condo matrimonio nacquero : ANTONINO; GIAMBATTISTA, che nel 1925 ottenne con cessione del titolo di marchese di Schysò ed è cavaliere del Sovrano Mil. Ordine di Malta. ANTONINO de Spucches e Franco, n. in Palermo il 14 ottobre 1860, dottore in giurisprudenza, cavaliere dell'Ordine di Malta, gentiluomo di Corte di S. M. la re gina Margherita, con D. M. 8 febbraio 1903 ottenne riconoscimento dei titoli di principe di Galati, duca di Caccamo, sposò il 21 giugno 1886 Carolina Grasso Ver nengo ed è padre di GIUSEPPE, n. in Paler mo 17 novembre 1888, dottore in giuri sprudenza, volontario di guerra, tenente di cavalleria, riconosciuto 1925 per anticipata successione nel titolo di duca di Caccamo, marito (14 dicembre 1919) di Giulia Notar bartolo di Filippo, principe di Sciara, e padre di Carolina e di Maria. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di principe di Galati, duca di Caccamo, duca di S. Stefano, in per sona di ANTONINO de Spucches, di Giu seppe, di Antonino. Coi titoli di duca di Caccamo, di nobile dei principi di Galati, in persona di Giu SEPPE de Spucches, di Antonino, di Giu seppe. Coi titoli di marchese di Schysò, nobile dei principi di Galati, in persona di GIAM BATTISTA de Spucches, di Giuseppe, di An tonino. SQUARZONI. a. di c. DE FORTI DULCEDO ARMA: D'azzurro, all'Ercole appog giato sulla schie na d'un leone in atto di squar ciargli la gola; il tutto al natura le; movente dal terreno di verde, accompagnato dal sole d'oro o rizzontale destro e sormontato da un breve d'argento ca rico del МоTTO: De forti dulcedo. PAGINA 459 DIMORA : Ferrara, Bologna. Da una « Memoria dell'origine della fa miglia Squarzoni », conservata tra i ma noscritti della Biblioteca comunale di Fer rara e attribuita allo storico ferrarese An tonio Frizzi, si rileva che questa famiglia, originaria da Milano e prima detta dei « Sansoni », poi degli « Squarzoni » (dal la figura dell'Ercole in atto di squarciare la bocca ad un leone, rappresentata nel suo stemma), emigrò al tempo delle rivoluzioni politiche di Milano negli Stati Estensi al seguito del duca Rinaldo d'Este (1325 cir ca). Di là, con GIOVANNI BATTISTA, di Gia como, si trasferì in Argenta e nelle pros sime località di Consandolo e di Boccaleo ne, dove acquistò molti possessi. Un BARTOLOMEO Squarzoni fu tra i con siglieri di Argenta nel 1461. Con BATTI STA, creato cittadino ferrarese dal duca Ercole I (1480), la famiglia si stabilì in Ferrara, con diramazioni anche in altre cit tà come a Senigallia, dove nel 1557 un GIAN GIACOMO Squarzoni fu aggregato a quel nobile consiglio. GIOVANNI ALFONSO fu celebre professore di diritto nell'ateneo ferrarese (1634), consultore del magistrato dei Savi (1612-1655) e per 9 volte confer mato consigliere centumvirale (1610-1661). Furono del pari docenti nell'università di Ferrara, RINALDO (1630) е ALESSANDRO (1649). Con questi due soggetti la famiglia prende definitivamente posto nel secondo Ordine Nobile del gran consiglio di Fer rara. Dal suddetto Alessandro si origina rono due rami: a) quello di RINALDO (n. 1658), che si estinse con Amalia, dı Rinaldo, di Giaco mo (n. 1818), maritata al conte Filippo Fo licaldi, delegato apostolico di Ferrara; b) quello di FRANCESCO (n. 1651), tut tora fiorente, in Ferrara, nelle persone di FRANCESCO, di Giuseppe (n. 1874) e dei fi gli GAETANO (1900), Lina e ANTONIO (1903). Oltre i surricordati, molti altri rappre sentanti di questa stirpe furono del Magi strato dei Savii e del supremo consiglio in patria, e raggiunsero cospicui gradi nelle carriere militari, civili ed ecclesiastiche, dove specialmente si distinse frà MAURO, di Lodovico, di Rinaldo, monaco cassinen se (1726-1798), che fu presidente generale di quella Congregazione. PAGINA 460 ALESSANDRO « junior », tenente d'arti glieria e gentiluomo del cardinal legato Spinelli, fu da papa Pio VI, nel 1788, de corato del titolo comitale e creato cavaliere aurato. FRANCESCO, maggiore nell'esercito papa le, cameriere segreto di Pio VII e cavaliere dell'Ordine di Cristo, fu padre del conte ODOARDO, che nel 1812 era degli anziani di Ferrara, e insieme col conte LUIGI, colon nello delle milizie pontificie, rappresentava la famiglia nel 1842, allorchè questa venne ufficialmente annoverata nel « Catalogo del le famiglie nobili e civiche di I Ordine del la città e territorio di Ferrara », compi lato dall'apposita deputazione araldica sot to la presidenza del cardinal legato Giu seppe Ugolini. La famiglia, già riconosciuta nel titolo di nobile di Ferrara, ha in corso la pratica pel riconoscimento degli altri titoli ad essa spettanti. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Ferrara (mf.), in persona dei disc. da Odoardo e da Luigi, ed è rappresentata da FRANCESCO, di Giu seppe, di Gaetano; e dai figli di lui GAETA No, Lina e Antonio. * SQUITTI. g. d. a. v. ARMA : Di rosso al la croce di 010 ripiena di nero accantonata nel 1º e 4º punto da una colomba fer ma sopra un monticello e te nente nel becco un ramoscello di ulivo il tutto di oro; nel 2º e 3º da una croce trifogliata accantonata da quattro stelle il tutto d'oro. DIMORA : Napoli. Investita con R. D. 13 luglio 1886 del titolo di barone di Palermiti e Guarna (mpr.), in persona di ТоMMASO Squitti, nato 8 settembre 1831. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Palermiti e LETTERAS Guarna (mpr.), ed è rappresentata da NI COLA, di Tommaso, di Nicola. Figli: Eleonora, Maria Adelaide. Fratelli: BALDASSARRE, Maria. f. f. p. di s. * STACCOLI CASTRACANE DEGLI ANTELMINELLI. ARMA: Partito: nel 1º d'argento alla banda di az zurro carica di tre stelle di sei raggi di oro (Staccoli); nel 2º troncato d'azzur ro e d'argento al cane bianco, col larinato di rosso, ritto ed attra versante ( Ca stracane) . Alias: Partito : nel 1º d'argento alla banda di azzurro carica di tre stelle di sei rag gi d'oro (Stac coli); nel 2º di azzurro al cane levriero ritto, di argento e colla rinato di rosso (Castracane) . CIMIERO: Il cane del campo, nascente. Мотто : Dio provvederà (Staccoli); Inex pugnabilis (Castracane) . DIMORA : Urbino e Pola. Questa famiglia dovrebbe chiamarsi Ca stracane degli Antelminelli Staccoli. In fatti nel 1845 il conte BERNARDINO Castra cane degli Antelminelli di Fano, secondo genito del conte cav. Leonardo e della marchesa Laurentina Galeotti della Zecca, sposò la nobile Anna Staccoli, figlia unica del colonnello comm. Agostino e della no bile Matilde Corboli, la quale, come ulti ma di sua famiglia, impose al marito e ai suoi discendenti l'assunzione del cognome ed arma Staccoli. La famiglia Staccoli appartiene alla più antica nobiltà di Urbino e ritiene per capo LETTERAS stipite un cavalier STACCOLO, vivente nel 1200. Godette in patria e fuori molta con siderazione ed i suoi membri ricoprirono le più alte cariche compresa quella di gon faloniere. ANDREA, nel 1390, fu vicario in Gubbio per il conte Antonio del Montefeltro. GI ROLAMO, nel 1463, fu vescovo di Urbino; altro GIROLAMO fu generale del duca Gui dobaldo I di Montefeltro; FRANCESCO, nel 1637; GIROLAMO, nel 1647; CRESCENTINO, nel 1682; GIROLAMO, nel 1715, rivestirono l'abito dei cavalieri dell'S. M. O. di S. Ste fano di Toscana; anzi quest'ultimo Girola mo fu anche sergente maggiore delle armi del ducato di Urbino. (Per i cenni storici sulla famiglia Castra cane v. pag. 373, vol. II). Questo ramo stabilitosi in Urbino avrebbe diritto a farsi riconoscere i titoli di patrizio di Fano, pa trizio di Lucca e patrizio di Senigallia. Infatti allorchè il conte Alessandro Ca stracane sposò la contessa Maria del Por tico, patrizia di Lucca, la repubblica luc chese con suo diploma del 10 settembre 1748 reintegrò al patriziato di Lucca la fa miglia Castracane degli Antelminelli di Fano, ma prima di Lucca e per essa ALES SANDRO E CASTRUCCIO con tutti i loro di scendenti in infinito. Castruccio fu padre di ANGELO, che ebbe alla sua volta LEO NARDO (n. 1777), padre di quel BERNARDINO (1813), che sposò la nobile Staccoli. Leo nardo suddetto, con Breve di Pio IX del 27 novembre 1847, fu aggregato con tutta la discendenza al patriziato di Senigallia. Per il patriziato fanese, esso è una conse guenza dell'antica aggregazione, del 1492, alla nobiltà di Fano. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. (20 agosto 1909) e nell'El. Uff. Nob. Ital. con i titoli di nobile di Fa no (mf.), nobile di Urbino (mf.), conte (m.), ed è rappresentata da FEDERICO, n. Urbino 11 novembre 1878 dal fu conte Ca millo (n. 1849) e contessa Laura Ansidei di Catrano (n. Perugia 18 novembre 1854, vivente); contrammiraglio della R. M.`e comandante della piazza marittima di Po la, cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro, cav. uff. della Corona d'Italia, croce d'oro con corona per 40 anni di servizio militare, campagna 1915-18 e della Unità italiana, PAGINA 461 gr. uff. del Merito Navale spagnolo, com mendatore della Corona Rumena; comm. della Fenice di Grecia; comm. della « Po lonia Restituta », cav. uff. della Corona di Prussia, spos. Napoli 30 gennaio 1918 con Maria Luisa Bruno. Figli: AGOSTINO, n. Napoli 1 giugno 1919; FRANCESCO, n. Napoli 17 luglio 1921. Fratelli: 1) RENATO, n. Urbino 7 luglio 1881; spos. a Cremona nel 1909 con Bea trice Chiappori, da cui : a) Camilla, n. Mi lano 10 dicembre 1910; b) Gabriella, n. Cremona nel marzo 1919. 2) Matilde, n. Urbino 3 aprile 1875. p. c. b. o. * STAFFETTI. ARMA: Di verde alla cicogna al naturale tenente nel becco un ra mo fiorito di ma laspino dello stesso, e con la zampa destra al zata una staffa d' oro attraver sante su di una sbarra scorciata ai contorni della cicogna e scaccata a piombo d'argento e d'azzurro. DIMORA : Massa e Genova. Con decreto del 1906 fu riconosciuto a questa famiglia il titolo di conte con tra smissibilità primogeniale mascolina e quel lo di nobile di Massa per ambo i sessi. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.), nobile di Massa (mf.), in persona di LuIGI, di Car lo, di Luigi. Figlio: PIER CARLO. * STAGLIENO. V. S. ARMA : D'azzurro al leone rampante d'o ro. (Linea di Marcello- Riconoscimento 30 gennaio 1892) . Alias: D'azzurro al leone coronato d'oro. ( Linea di Carlo Fabrizio- Ricon. 10 set tembre 1913 . PAGINA 462 Negli elenchi dei lanaioli del 1400 figura un BARTOLO MEO Staglieno. Nel 1501 DAVID era padro ne di una delle quattro galee genovesi spe dite contro i turchi (Giustiniani). Con suo figlio fu ascritto nell'Albergo Pinelli nel 1528. Nella Chiesa della Consolazione vi è il deposito di DAVID Pinello, olim Staglieno, rinnovato dai discendenti nel 1690. CAMIL LO MAURIZIO fu capitano di Rapallo nel 1667-68. Il 17 dicembre 1770 fu ascritto alla no biltà CARLO FABRIZIO (n. 1744, † 1816), qm. Agostino, qm. Carlo Fabrizio, qm. Fran cesco, qm. Camillo, qm. David. qm. Fran cesco, qm. David, l'ascritto del 1528. Carlo Fabrizio, ancora giovanissimo, fu comandante del forte di S. Maria nel golfo di Spezia, poi consigliere di Stato, del qua le raccolse ordinamenti e descrisse appa recchi di difesa. Egli sposò Benedetta Mu sa e fu padre di AGOSTINO, MARCELLO (1772, † 1847), magistrato, celibe, CARLO LUIGI SEBASTIANO (1775, † 1819 a Calais, militare, naturalizzato francese), Maria Aurelia in Sanfiorenzo, Costanza in Di Negro, olim Saliceti. Agostino (1765, † 1880) sposò Giulia Maggiolo, dalla quale ebbe : CARLO MAR LETTERAS DIMORA : Genova. In atti del notaio Simone de Albario (1279), Andriolo da Staglieno forma so cietà industriale con membri delle famiglie Spinola e Doria (Atti St. Pat. vol. XXXI (2). Il Ganduccio di ce venuta questa famiglia dall' omo nima nota località in Val di Bisagno nel 1380, mentre il Recco la dice originaria da Sar zana, e chiamata pure Stagliani o Staggen (in verna colo). CELLO LUIGI E NICOLÒ, morto infante. Mar. cello (n. 1829, † 1909), riconosciuto mar chese e patrizio genovese con D. м. 20 gennaio 1892, fu marito di Anna Garibal di e padre di Giulia (1861), in Doria, Lui sa (1865) in Fasciolo, Adele (1866, † 1887), CARLO (1868), ALBERTO (1869, † 1908), sposato ad Olga Fasce e padre di Eva (1902) e di MARCELLO (1904); CAMILLO (1870), sposato a Maria Elisa Fassio, e di altri morti infanti. Egli fu educato nelle scuole dei PP. Scolopi, ove ebbe a condi scepolo Goffredo Mameli. Laureatosi in giurisprudenza nel 1851, si dedicò a studi storici e letterari, pubblicò un volumetto di versi nel 1853, curò l'edizione degli An nali di Genova del Roccatagliata e degli Elogi di uomini chiari della Liguria di O berto Foglietta. Pubblicò studi sulle Donne nell'antica società genovese, sugli Ebrei in Genova, sopra Gianfrancesco Doria e le sue relazioni con il Muratori, sopra Fran cesco M. Accinelli. Così pure su questioni colombiane, per es. intorno alla casa abi tata da Domenico Colombo; intorno a pro verbi genovesi ed ai corrispondenti latini e di altri dialetti. Fu collaboratore di di versi periodici; ricercatore ed ordinatore instancabile di documenti, specializzato in materia araldica e genealogica. Fu segre tario della Commissione araldica ligure, quasi dalla sua costituzione sino al 1907, epoca della morte di lui. Fu inoltre vice presidente della R. Deputazione di Storia , Patria segretario, vice-presidente, presi dente dell'Accademia ligustica di Belle Ar ti, membro della R. Accademia Albertina, della R. Accademia Araldica Italiana, del la Società storica savonese, socio fondato re, consigliere, tesoriere, vice-presidente della Società di Storia Patria, socio onora rio dal 1906, cav. uff. della Corona d'Ita lia, cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro (vedi suo necrologio compilato dal prof. Fran cesco Poggi in vol. XLIX, fasc. I, Atti So cietà Storia Patria). L'altro ramo degli Staglieno discende da CARLO FABRIZIO (n. nel 1734), ascritto alla nobiltà il 10 luglio 1751, sposato a Ro sa Molinari e padre diAntonietta in Curlo (n. 1770), CRISTOFORO (1767, † 1844), Be nedetta (1773) in Spinola, PAOLO FRANCE SCO (1773 , † 1850 a Torino), generale ed LETTERAS enologo distinto, marito di Caterina Rosso; AGOSTINO (1778, † 1846), BARTOLOMEO (1780, † 1851), Maria Chiara (1767), mo naca alle Turchine. Di questi ebbero discendenza: a) Barto lomeo, marito di Maria Bontempo e padre di Rosa in Asselle, M. Antonio s. p., Do MENICO (1808, † 1888), generale del genio, marito di Nelly Maro s. p.; b) Cristoforo, che sposata Emilia Brambilla, ebbe da lei PAOLO FRANCESCO (1800), Rosa in Fer rari (1802, † 1840), FRANCESCO GEROLAMO (1803, † 1891), marito di Angela Ronco s. p., Maddalena (1805) in Bosello, GREGO RIO (1810, † 1835), Giuseppina (1811) in Malatto. Da Paolo Francesco e dalla sua consorte Rosa Sanfiorenzo nacquero : AURELIO (1825, † 1887), AGOSTINO (1826), marito di Francesca Costa s. p., riconosciuti nei titoli di marchese e patrizi genovesi insie me ai nipoti e nello stemma con D. Μ. το settembre 1903; CARLO FABRIZIO (1828, † STAGNO. 1888), CRISTOFORO (1833, † 1884), LUIGI GIUSEPPE (1859) s. p., sposato a Elena Rospi, capitano di porto a Savona. Sono figli di Carlo Fabrizio e di sua moglie Giu lia Bruschetti: a) PAOLO (1854), marito di Jole Ber tucci, padre di Margherita (1888), e di GIO. CARLO FABRIZIO (1891); b) ALESSANDRO (1855, † 1908), marito di Corinna Cariola e padre di Clotilde (1893), GEROLAMO ALESSANDRO (1895) ed Alessandra Elvira (1900); c) EFISIO (1856), marito di Sara Neu berg di S. Giorgio, padre di Giulia, Clara (1891), Laura (1894), Ofelia (1898), Silvia (1901); d) CESARE (1859, † 1930), marito di Ofelia Cariola, padre di CARLO FABRIZIO (1891), marito di Margherita Parisi, padre a sua volta di Fabrizia; Giulia (1893); Co rinna (1895) in Martini Donati; Carmen (1906) in Honorati Trionfi; e) LUIGI (1859, † 1860); f) GIUSEPPE (1865, † 1870). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese (mpr.), patrizio genovese (m)., nobile dei marchesi (mf.), in persona di CARLO, di Marcello, di Ago stino, di Carlo Fabrizio. PAGINA 463 Fratello: ALBERTO. Altro ramo. IPPOLITO, di Gregorio, di Cristoforo. Figli: GREGORIO, Giovanna. Figli di Gregorio: FABRIZIO, Angiola Maria, Paola. Altro ramo. AGOSTINO, di Paolo Francesco, di Cri stoforo. Fratello: LUIGI. Nipoti, figli del fratello + Carlo Fabri zio: PAOLO, ALESSANDRO †, EFISIO, CE SARE. Figli di Paolo: Margherita, GIAN CARLO. Figli di Alessandro: Maria, GEROLAMO, Alessandra. Figlie di Efisio: Giulia, Clara, Laura, Ofelia, Silvia. Figli di Cesare: CARLO FABRIZIO, Maria, Corinna, Carmen Vittoria. b. s. ARMA: D' oro a cinque fascie on date d'azzurro. DIMORA : Messina. Vi ha chi la vuole originaria di Francia, chi di Spagna dandole a capostipite un Ber nardo, governatore dei ducati di Ate ne e Neopatria nell'anno 1313 e padre di Tommaso, baro ne dei feudi Scuderi, Passarelli e Calandri no in Sicilia. Un MANFREDI, come marito di Mita Salerno, possedette l'ufficio di por tulanotto di Licata e metà del diritto del tumolo di Girgenti sotto i Martini; un PANTALEO fu giudice straticoziale di Mes sina negli anni 1444-45, 1448-49, 1450-51, 1453-54, 1455-56-57, 1463-64; un PIETRO fu senatore in detta città nel 1457-58; un MANFREDI nel 1492-93; un NICOLÒ ANTO NIO nel 1499-1500; un GIOVANNI nel 1513 14; un PIETRO, figlio di Giovanni Antonio e di Giovannella di Campsore, possedette nel 1511 la rendita di onze 20 sopra i Terraggi di Licata e sopra i feudi Passa rello, Scuderi e Calandrino; un FRANCE PAGINA 464 sco, un FILIPPO, un GIOVANNI ANTONIO, un GIUSEPPE, un ANTONINO sono iscritti nella Mastra nobile del Mollica (anni 1587, 1588, 1589, 1600, 1602, 1603, 1606, 1607); un GIOVANNI, con privilegio dato il 6 gen naio, esecutoriato il 29 agosto 1685, otten ne la concessione del titolo di conte di Ca sandola; un SALVATORE fu senatore di Mes sina nel 1693-94; un GIUSEPPE tenne la stessa carica negli anni 1702-3, 1706-7; un VINCENZO, barone di Sicaminò, la tenne negli anni 1715-16, 1736-37; un PIETRO il 24 novembre 1736, per successione a casa Campolo, ebbe investitura della baronia delle Saline di Castrogiovanni; un GioVAN NI fu cavaliere dell'Ordine di Malta, gran priore di Venosa e confrate dell'Ospedale di Messina nel 1734; un Giacomo, barone di Sicaminò, fu senatore in Messina negli anni 1733-34, 1735-36; un Giuseppe, ba rone delle Saline di Castrogiovanni per in vestitura del 17 marzo 1751, fu senatore di Messina nel 1750-51, 1774, 1782, acquistò da casa Termini il titolo di principe di Ca steltermini, che, con lettere patrimoniali del 10 agosto 1759, ottenne di commutare in quello di principe di Montesalso ebbe investitura il 9 luglio 1762; un PIETRO e ne Stagno e Saccano ebbe il 19 febbraio 1795 investitura dei titoli di principe di Monte salso, barone delle Saline di Castrogiovan ni, signore dei mezzi Terraggi di Licata, fu senatore di Messina nel 1781, sposò Let teria Ardoino e Celestri, che portò in casa Stagno i principati di Alcontres e di Pa lizzi, i marchesati di Roccalumera e di So reto, le baronie di Floresta e dell'ufficio di maestro notaro e segretario del Tribunale del R. Patrimonio; un PIETRO Stagno ed Asmundo (di Carlo, di Pietro predetto) ottenne 1'8 ottobre 1809 investitura dei ti toli di principe di Alcontres, marchese di Roccalumera, barone della Floresta, baro ne dell'ufficio di maestro notaro e segreta rio del Tribunale del R. Patrimonio, fu gentiluomo di camera e sedette nel Parla mento del 1848 come Pari del Regno; un CARLO Stagno e Cumbo, di Pietro predet to, fu iscritto nell'El. Uff. Nobiliare Sici liano con i titoli di principe di Montesalso, principe di Alcontres, marchese di Rocca lumera, signore della terra di Floresta, si gnore delle Saline di Castrogiovanni, si LETTERAS gnore dei Terraggi di Licata, signore del l'ufficio di maestro notaro del R. Patrimo nio, sposò Giovanna Monroy e Ventimi glia dei principi di Pandolfina e fu padre di Pietro; GUGLIELMO (marito di Giusep pina Tumminelli); FERDINANDO, dottore in ingegneria, marito di Maria Villadicani dei principe di Mola; Anna (moglie di Gaetano Mangano); Felicia (moglie di Filippo Pra to); Teresa (moglie di Antonio di Fran cia); Michela (moglie di Pietro Bardi) ed ALBERTO, spos. Idelfonsa Calassai da cui Giovanna, Maria, Alberta e CARLO. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di principe di Alcontres, principe di Montesalso, marchese di Roc calumera, barone della Floresta, delle Sa line di Castrogiovani e dei Terraggi di Li cata, in persona di PIETRO Stagno, di Car lo, di Pietro. Con i titoli di nobile dei principi di Al contres, in persona di ALBERTO, di Carlo, di Pietro. Fratelli: GUGLIELMO; FERDINAN DO; Anna; Felicia; Teresa e Michela. a. di c. * STAHLY. ARMA: Di rosso al triangolo di az zurro carico di una croce latina, accostata in punta da due stelle (6) il tutto d'argento. DIMORA : Napoli, via Generale Or sini, 30. Famiglia napoli tana insignita del titolo di nobile nei di scendenti da RAFFAELE, commendatore del R. Ordine del Merito sotto il titolo di S. Lodovico di Parma, con Dipl. 4 novembre 1890, riconosciuto con D. P. 21 ott. 1928. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rap presentata da RAFFAELE, avvocato, n. a Napoli 30 aprile 1881, di Ferdinando (n. 1831, † 1905) e di Giovanna Laviano del Tito; sp. a Napoli 20 aprile 1903 con An gela Tramontano. LETTERA S Figli: FERDINANDO, n. Napoli 27 genn. 1904; Maria Rosaria, n. ivi 31 dic. 1905. V. S. STAINERO. ARMA: D'azzurro al monte di ver de caricato d'u na banda d'oro attraversante sul tutto. DIMORA : Verona. Famiglia origi naria da Pavia U dinese. Un FRAN CESCO, detto Stai ner, figlio di Mat tiusso di Pavia, viveva in Udine alla fine del secolo XIV esercitando la mercatura. Dai tre fratelli GIOVANNI, GIACOMO, LEO NARDO, di Nicolò, di Francesco, discesero tre rami. I due primi si estinsero; quello di Leonardo sopravvisse e prosperò. VALEN TINO, di Nicolò, di Leonardo, fu ascritto alla nobiltà udinese nel 1590 e da esso di scendono gli attuali membri della famiglia che fu confermata con S. R. del 1º marzo 1820 e trovasi iscritta nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano col titolo di nobile (di Udine) (mf ), in persona di Leonardo, di Vincenzo, di Leonardo, n. Udine 1850, spos. 1881 con Ada Tironi. Figli: Giulia, n. 1882; Clelia, n. 1884; VITTORIO, n. 1886; TULLIO, n. 1888, spos. con Pasini Ernesta; Maria, n. 1895; Elena, n. 1898; VINCENZO, n. 1899. STAMPA. g. d. p. ARMA: D'azzurro, al castello aper to e finestrato di nero, sormontato BAR da un'aquila spiegata e coro nata, il tutto d'oro. DIMORA : Lombar dia e Roma. Si ignora l'ori gine antica della PAGINA 465 città di Ferentino, che già esisteva prima della nascente grandezza romana che la soggiogò, dandola agli Ernici, come atte sta Tito Livio, poi in premio della sua fe deltà costituita a Municipio libero, nel qual stato si mantenne fino alla caduta del l'Impero Romano, e regolato da un Sena to proprio, composto dei più nobili citta dini. Da una iscrizione antichissima esistente nella sua cattedrale si conosce esserne sta to primo vescovo Leone, creato dagli stes si apostoli Pietro e Paolo. In questa città, nei secoli posteriori, si acquistava la nobiltà ereditaria coll'essere ascritti al « Magistrato » nel numero dei « Capi Conservatori », uno dei quali si estraeva ogni semestre dal «Bussolo » e presiedeva a tutti gli affari della città. Questa nobiltà non si perdeva che per de meriti personali o per rovesci di fortuna che costringevano l'ascritto ad esercitare arti ignobili per vivere. Il numero delle famiglie componenti il « Consiglio » era fissato in quaranta, ma di queste solamente quindici erano nobili ed erano appunto quelle che solo a vicen da potevano esercitare la carica di Capo Conservatore, le altre 25 formavano il se condo ceto. Estinguendosi una di queste famiglie nobili, o mancando per altra ragione, ve niva sostituita da una del secondo ceto che ne fosse meritevole e corrispondesse a certi requisiti richiesti. Nel 1776 le 15 famiglie nobili sopra ci tate erano : Tani, Filonardi, Pompili, Ti baldeschi, Ghetti, Andreis, Bella, Querci, Gizzi, Lolli, Ugolini, Sterbini, Cappella, Pasqualetti-Malatesta, Borgia. Altre ne furono susseguentemente ag giunte e fra l'altre la famiglia Stampa che vi fu ascritta nel 1779 nella persona di AN GELO Stampa e perciò alla sua discendenza venne, nell'Elenco Nobiliare Italiano del 1922, riconosciuto il titolo di nobile di Ferentino. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Ferentino (mf.), in persona di UMBERTO. di Giacomo, di Fi lippo, di Pietro, di Angelo. Figli: MARIO, GIORGIO, CARLO. Sorella: Teresa. Araldica 30 PAGINA 466 FILIPPO, n. Roma, 20 dicembre 1858, di Francesco, di Filippo, di Pietro, di Ange lo, spos. 30 aprile 1884 con Nicolina Be nedetti. Figli: GIUSEPPE, n. Roma, 1° marzo 1885; PIETRO, n. Roma, 16 marzo 1887, spos. 21 maggio 1925 con Maria Fornari; Maria, n. Roma, 14 marzo 1888; Teresa, n. Roma, 13 dicembre 1889; Elena, n. Ro ma, 17 maggio 1892, spos. 4 settembre 1923 a Temi Pozzo; Caterina, n. 23 dicem bre 1894, spos. 12 febbraio 1920 a Rodol fo Zuccheri; Clementina, n. Roma, 24 feb braio 1899. ALESSANDRO, di Angelo, di Filippo, di Pietro, di Angelo. STANISLAO, di Domenico, di Pietro, di Angelo. LETTERAS I fratelli ALDOBRANDO, MICHELE, GIO VANNI, ANDREA intendente della cassa di guerra a Milano-, LORENZO, NICOLÒ ed ALESSANDRO ottennero, con diploma del 16 gennaio 1764, la nobiltà del S. R. I. (mf.) col predicato di Panianthurm zu Leiffen burg, ora ridotti nella forma italiana di Torre di Piano e Castello. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di cavaliere del S. R. I. (mf.), col predicato di Panianthurm e Leif fenburg (mf.), ricon. D. M. 2 settembre 1915, in persona di: CAMILLO, di Giuseppe, nato a Livo 1'8 settembre 1818, e morto ivi il 1° maggio 1906, di Alessandro e di Rosa de Zinis, n. a Livo il 26 luglio 1860; prefetto a riposo, comm. dei SS. Maurizio e Lazzaro e del Fratelli: LUIGI, Teresa e FILIPPO. CESARE, di Giuseppe, di Pietro, di An- la Corona d'Italia, sposato a Calvagese gelo. Figli: Elena e LEOPOLDO. * STANCHINA. ARMA: 1. r. m. D'azzurro alla banda d'oro caricata di una croce patente scorciata di ros so e posta nel verso della pez za. CIMIERI su due el mi torneari : destra una torre d'oro tra un vo a lo di nero; a sinistra un braccio vestito di ferro, tenente una spada d'argento, coll'elsa d'oro, posta in sbarra, tra due corna tornearie d'azzurro con la sbarra del primo e la banda d'oro nel secondo. DIMORA : Livo (Trentino) e Brescia. Famiglia originaria da Val di Sole, ove il cognome è ancor oggi abbastanza diffu so, ebbe verso il 1440 l'investitura del ca stello di Mostizzolo, e sul cadere del seco lo XV si stabilì a Livo. Con diploma del 20 aprile 1723 il principe vescovo di Tren to, Gian Michele di Sporo, conferì a que sta famiglia la nobiltà vescovile tridentina col predicato a Turre Peniana. il 1º ottobre 1889 con Antonietta de Zi nis. Figli: ALESSANDRO, n. a Livo 7 maggio 1891, † a Brescia 12 gennaio 1912; Mar gherita, n. Livo 13 luglio 1893, spos. Brescia 13 febbraio 1915 col dott. Giovanni a de Pretis; Giovanna, n. a Livo 30 luglio 1895; LORENZO, n. Livo 9 agosto 1897; GIUSEPPE, n. Livo 15 giugno 1899; Elena, n. Belluno 26 dicembre 1901, spos. a Livo 13 ottobre 1924 col dott. Luciano Bonvi cini. Fratello: VITTORIO, n. a Trento il 2 mar zo 1863, comm. della Corona d'Italia, spos. a Milano il 2 aprile 1894 con Emma Bolo gnini, n. a Milano il 13 maggio 1865, ta Roma il 31 marzo 1916. Figli: ANDREA, n. Livo il 29 marzo 1897. Si arrruolò volontario per la durata della guerra nel 1915; fu ferito due volte, di cui una molto gravemente, sul Carso; capita no nel 10° regg. fanteria. È decorato della croce di guerra, della medaglia di volonta rio ex-irredento, della croce di cavaliere della Corona d'Italia. Podestà di Rumo (Trento). Sposato a Roma 25 giugno 1932 con Elisa Zanardelli; Anna, n. a Livo il 31 gennaio 1895, spos. a Livo il 23 aprile 1924 coll'ing. Carlo de Riccabona; Carla, n. a Livo il 21 dicembre 1899, sposata a Livo il 1° agosto 1928 coll'ingegner Alfre do Benini. s. a p. LETTERAS * STANGA. cremonese. Alcuni storici le attribuirono come capostipite un MANICARDO, padre di OLIVIERO, che nel 1112 era guerriero e avrebbe generato il ramo degli Stanga, poi conti di Castelnuovo Bocca d'Adda, e di UBERTINO, uno dei 16 senatori di Cremona, nel 1117, e che avrebbe generato il ramo degli Stanga, marchesi di Annicco e che si chiamarono Stanga Trecco. Ma tale ori gine è sussidiata solo dalla tradizione e non da documenti genealogici. Capostipite provato degli Stanga, conti di Castelnuovo Bocca d'Adda, è un SA MUELE, governatore di Bozzolo nel 1293, e il di lui figlio GASPARINO, giureconsulto, nel 1325, fu eletto dal marchese Obizzo d'Este, quale giudice dei Savi in Ferrara. Da costoro segue una lunga teoria di uo mini che illustrarono la patria. CRISTOFO RO, detto il « gran cavaliere », fu incarica to di ambascerie presso principi e pontefici, nominato luogotenente generale in tutto lo stato di Milano da Gian Galeazzo Visconti e eletto decurione di Cremona nel 1387, anno nel quale, con altri giureconsulti, ri formò gli statuti della città; un altro CRI STOFORO, famigliare ducale nel 1741, otten ne di estrarre otto oncie d'acqua dal navi glio di Cremona, con lettere ducali del 16 agosto 1477 e, nel 1483, fu eletto decurione della città; MARCHESINO fu cancelliere del duca di Bari, Lodovico il Moro, ricevette in dono, nel 1845, la Banca della Notaria di Cremona, con lettere ducali del 20 mar zo 1489 potè acquistare da Daniele Birago il Dosso di Bellagio, divenendo così il feu datario di tutta la riviera di Lecco, fu se gretario del duca Galeazzo Maria Sforza e, da questi, con diploma 1° gennaio 1492, fu PAGINA 467 investito del feudo di Castelnuovo Bocca d'Adda, nello stesso anno, donato di una ARMA: Palato d'o- pensione di lire 1600, ottenne poi, con let ro e di nero. CIMIERO: Un le vriere al natura le, collarinato di oro, nascente. Мотто : Non itur ad astra delitiis. DIMORA: Cremona e Milano. Antichissima ed illustre famiglia tere ducali, 11 luglio 1499, di estrarre do dici oncie d'acqua dal naviglio, presso Cor sico e tutto ciò in gratificazione dei pre stati servigi. Morì senza successori maschi sì che, dopo la sua morte, il feudo di Ca stelnuovo Bocca d'Adda ritornò alla Ca mera ducale. Detto feudo passò poi al ramo collaterale in persona di CAMILLO, del fu Giulio, il quale con istrumento II ottobre 1555, ro gato da Gerolamo Legnani, ne ottenne in vestitura dalla R. Ducale Camera di Mila no per il prezzo e mercato di 2500 scudi d'oro d'Italia, compresi i dazi, redditi ed imbottato, con mero e misto imperio e giu risdizione piena per sè, figli, discendenti, successori, e con titolo comitale. Filippo II, re di Spagna e duca di Mi lano, con diploma dato in Gand il 20 apri le 1557, confermò la suddetta investitura. Il predetto Camillo fu decurione di Cremo na nel 1561 e da lui nacque, fra gli altri, GIOVANNI BATTISTA, che fu residente in Roma per gli elettori di Baviera e Colonia e fu padre di altro CAMILLO, decurione nel 1610. Generò questi altro GIOVANNI BATTISTA, che sposò Anna Ariberti, dei marchesi feudatari imperiali di Malgrate che gli procreò, nel 1667, un altro CA MILLO. Il feudo di Malgrate, il 25 giugno 1641, con rogito del notaro Matteo Croce, era stato venduto dalla Corona di Spagna, per 70.750 scudi, a Bartolomeo Ariberti di Cre mona, col mero e misto imperio, piena e suprema giurisdizione, podestà, alto domi nio, come lo tenevano gli antichi signori Malaspina, é colle pertinenze di Filetto, Mucurano, Orturano e Grota, per esso, suoi eredi e successori. Detto acquisto fu confermato il 31 di cembre 1645 da Filippo IV, re di Spagna. Nel 1649 Bartolomeo Ariberti fondò una primogenitura comprendendovi anche la si gnoria di Malgrate a favore dei suoi di scendenti maschi e, in loro difetto, a fa vore dei discendenti di sua figlia Anna, moglie del nominato Giovanni Battista Stanga. Dei tre figli maschi di Bartolomeo, successe al padre nel feudo Giambattista, PAGINA468 il quale lasciò un Bartolomeo, figlio ba stardo spurio che, nel 1671, successe, a sua volta al padre suo, ancor minorenne, quan do il padre morì. Per mezzo della vedova di Giambattista, Giulia Rangoni, e sua tu trice, sollecitò dall'imperatore la grazia di essere abilitato alla successione nel feudo imperiale di Malgrate, ma ne ebbe un ri fiuto e il feudo, dal 1671, ritornò alla Ca mera ducale. CAMILLO ANTONIO Stanga, figlio della nominata Anna Ariberti, si surrogò nella primogenitura fondata dall'avo, Bartolo meo Ariberti, stante i difetti dei natali di Bartolomeo juniore, e l'imperatore Leo poldo, con Patenti Cesaree, date in Vienna il 14 giugno 1692, ordinò che il predetto Camillo Antonio Stanga fosse riconosciuto quale unico signore e marchese del feudo di Malgrate e nel 1693, lo immise di forza nel possesso della signoria, con intervento delle sue truppe. Ma ne fu poi discacciato, nel 1699, dalle armi spagnole ed il feudo venne in posses so di Giambattista Ariberti, arcivescovo di Palmira, figlio legittimo dello spurio Bar tolomeo, ed in fine fu assegnato alla so rella di detto Giambattista, sposa del mar chese Fraganeschi, patrizio cremonese, fa miglia estintasi nel secolo XIX nei conti Castelbarco. Figli del conte Camillo Antonio Stanga furono GASPARE, decurione di Cremona nel 1724, e GIOVANNI BATTISTA, cavaliere co stantiniano. Dal detto Gaspare nacque altro CAMILLO ANTONIO, che fu l'ultimo dei decurioni di sua famiglia (1750), e che ottenne il rico noscimento dell'antica nobiltà, del titolo di regio feudatario e conte di Castelnuovo Bocca d'Adda, l'iscrizione della famiglia nel catalogo delle nobili dello Stato di Mi lano e la delineazione dell'arma (sopra de scritta), nel Codice Araldico, con decreto 26 giugno 1773 dell'I. R. Tribunale Aral dico della Lombardia austriaca. Al di lui figlio GIOVANNI BATTISTA, Francesco I d'Austria con Sovr. Risol. 19 novembre 1816, confermò l'antica nobiltà col titolo comitale trasmissibile a tutti i di scendenti maschi da maschi come ne go deva la famiglia prima del 1796. MORANDINO CAMILLO, figlio del prece LETTERAS dente, fu istituito erede universale dallo zio materno conte Omobono Offredi, patri zio cremonese e libero barone del regno di Boemia, vescovo di Cremona, e che si spense ivi il 28 gennaio 1829. Questi Stan ga così furono anche chiamati STANGA OF FREDI. Morandino Camillo († 15 ottobre 1836), aveva sposato la nobile Elena Brivio, dei marchesi di S. Maria in Prato, e da questo matrimonio nacquero : OMOBONO (n. a Cremona l'11 ottobre 1827, † il 13 febbraio 1884), che sposò, il 16 aprile 1850, Antonia, del conte France sco Albertoni, dalla quale non ebbe discen denza; GAETANO (n. a Cremona il 7 agosto 1830, † ivi il 4 ottobre 1898), che sposò, il 7 giugno 1858, Luigia, del marchese Fran cesco Vernazzi, e dalla quale nacquero gli attuali discendenti; CESARE (n. a Cremona il 30 marzo 1832, † ivi il 23 dicembre 1860), che sposò Bianca, del conte Cosimo Libe rati, che gli procreò una sola femmina, Clara (n. a Cremona 11 18 novembre 1859), sposata, il 27 settembre 1880, col conte Adalberto Suardo. Con D. M. 14 marzo 1883 fu riconosciu to al conte OMOBONO, di Morandino Са millo, il titolo di conte di Castelnuovo Boc ca d'Adda, di conte, di patrizio cremonese, trasmissibili, il primo dei suddetti titoli, ai discendenti maschi da maschi; a GAETANO, figlio dello stesso conte Morandino Camil lo, il titolo di conte e di patrizio cremonese e di nobile dei conti di Castelnuovo Bocca d'Adda, trasmissibili, i primi due titoli a tutti i discendenti maschi da maschi, l'ultimo ai discendenti d'ambo i sessi per continuata linea retta mascolina, nonchè a e tutti i membri della famiglia l'arma sopra descritta. Con la morte senza discendenza del pri mogenito conte Omobono, i titoli della primogenitura passarono al fratello Gae tano. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), conte di Ca stelnuovo Bocca d'Adda (mpr.), tratta mento di don e donna, in persona di Oмо BONO, di Gaetano, di Morandino Camillo, n. a Cremona il 17 dicembre 1864, dottore in legge. LETTERA S Sorelle: Elena, n. a Cremona il 15 agosto 1859, sposata il 24 giugno 1885 con Paolo Pallavicini; Clementina Maria, n. a Cre mona il 25 marzo 1867, sposata ivi il 27 luglio 1889 col nobile Francesco Besozzi Visconti; Maria Carolina, n. a Cremona il 14 aprile 1868, sposata ivi il 19 aprile 1897 con Giovanni Mina-Bolzesi; Giustina, n. a Cremona il 17 febbraio 1877, sposata ivi il 5 giugno 1900 con Guglielmo Stecchini. Cugina: Clara, di Cesare, di Morandino Camillo. V. S. : * STANGA (STANGA TRECCO). ARMA: Di rosso inquartato da un filetto d'oro : nel 1º e 4º al leone d'oro illeopardi to; nel 2º e 3º al lo staffile d'ar gento, il manico accollato ad un listello dello stes SO col motto : Fatalis fortitudo in lettere maiuscole romane di nero, lo staffile posto in sbarra nel secondo ed accompagnato dal sole d'oro nel canton destro del capo e posto in banda nel ter zo punto ed accompagnato dal sole nel canton sinistro del capo; sul tutto palato d'oro e di nero (Stanga); il tutto sotto un capo di rosso sostenuto da un filetto d'oro al falcone d'argento carico di tre fasce d'azzurro e coronato d'oro (Trec co). CIMIERO: Un leone d'oro, nascente. DIMORA: Milano e Crotta d'Adda. MAFFINO Stanga, come risulta da istru mento 8 agosto 1343, rogato dal notaro im periale Cauzzino de' Cauzzi, cittadino cre monese, era padre di NICCOLINO. Questi procreò CORRADO, che fu padre di GIAN FRANCESCO e GIAN ANTONIO. Costoro, da Bianca Maria, duchessa di Milano, con due Privilegi del 3 dicembre 1452 e 5 ottobre 1457, furono dichiarati esenti da imposizio ni e dazii. Gian Antonio, che era divenuto genero del duca Francesco Sforza, ottenne una casa con giardino in Pavia nel 1454. PAGINA 469 Il duca Filippo Maria Visconti, con Pri vilegio del 23 aprile 1420, ed in virtù di confisca eseguita a favore della Camera Ducale di Milano, e in pregiudizio di Pico Cassani da Soncino, aveva donato ad O1 drado Lampugnani tutti i beni e ragioni che quello possedeva nel territorio d'An nicco, nel vescovato di Cremona, e con ampia immunità da ogni dazio sia imposto che da imporsi. Gian Andrea Lampugna ni, erede del su detto Oldrado, volendo alienare tutti i beni al nominato nobile Gianfrancesco Stanga, ne fu riportata l'op portuna facoltà dal duca Francesco Sfor za che ne accordò il trapasso con Diplo ma 3 marzo 1464, trapasso che fu conva lidato con rogito 28 marzo 1465 di Lazzaro Ceirate e Pietro Motta notari in Milano. Dal predetto Gianfrancesco discendono in linea diretta gli attuali rappresentanti la famiglia. Lo stesso Gianfrancesco fu eletto decu rione di Cremona nel 1474; PASQUINO, nello stesso anno, coprì uguale carica e nel 1480 creato aulico ducale; nel 1475 CORRADOLO ottenne da Papa Sisto IV 1A bazia commendataria di S. Antonio, che fu poi posseduta da altri cinque della fa miglia, e nel 1485 fu governatore a Geno va per l'imperatore Massimiliano, fu crea to poi consigliere del Duca di Milano e no minato infine protonotario apostolico; il cavaliere GEROLAMO fu decurione in Cre mona nel 1482 e PIETRO E NICOLÒ nel 1483; ΑΝΤΟΝIO venne ammesso nel Consi glio Ducale di Milano nel 1494. Il ricordato abate CORRADOLO si rese così benemerito durante il suo governatorato in Genova, che l'imperatore Massimiliano, con suo Privilegio di motuproprio dato in Genova il 6 ottobre 1496, e ivi registrato, dichiarò nobili militi tutti gli Stanga, i lo ro successori e discendenti, con tutte le prerogative che godevano gli altri nobili del S. R. I., dichiarandoli inoltre conti imperiali palatini con tutte le facoltà di le gittimare bastardi, creare notari, ecc. Lo dovico Maria Sforza, duca di Milano, con Diploma 10 giugno 1498, riconfermò il detto privilegio imperiale a Corradolo e congiunti. GIOVANNI BATTISTA Stanga, fi glio del su nominato Gianfrancesco, che acquistò i beni di Annicco, ottenne dal Se PAGINA 470 nato Veneto, con Patente 8 febbraio 1499 del doge Agostino Barbarigo, conferma dei privilegi che gli spettavano nel Cremo nese. Da Giambattista nacque GEROLAMO, pa dre di VINCENZO, decurione nel 1570, che generò BALDASSARRE, padre di GIULIO. Questi, decurione nel 1626 e duce di mili zie, sposò Aurelia Trecco, patrizia cremo nese, che gli generò FRANCESCO, che fu erede, per via materna, del nobile decu rione e patrizio cremonese Carlo Trecco, con l'obbligo, per tutti gli eredi alla suc cessione presente e futura, di aggiungere al proprio tanto il nome che il cognome del testatore. Al suddetto Francesco, di venuto CARLO STANGA TRECCO, nominato decurione di Cremona nel 1658, Ranuc cio Farnese, duca di Parma e Piacenza, con Diploma 13 gennaio 1686, conferì il ti tolo di marchese trasmissibile ai suoi figli maschi e discendenti maschi legittimi e naturali in infinito. Da Carlo nacque il marchese GIULIO CARLO, decurione nel 1695 e padre di BALDASSARRE CARLO, decu rione nel 1716, che ottenne da Ferdinando Carlo, duca di Mantova e Monferrato, con Diploma dato in Mantova 9 giugno 1706, per sè e discendenti in infinito d'ambo i sessi la nobiltà di Mantova e parimenti dal Senato e dagli anziani di Reggio Emilia, con lettere date in Reggio il 14 dicembre 1717, fu insignito, coi discendenti, della cittadinanza reggiana, purchè egli prestas se giuramento e i di lui figli e discendenti e sottostassero dimorassero in detta città agli stessi pesi che erano sostenuti dagli altri cittadini nobili. Da Baldassarre Carlo nacque altro GIU LIO CARLO, sergente maggiore del terzo della milizia della provincia di Cremona, decurione nel 1750 e che, succedendo al padre, godette di tutti i benefizi derivanti dalla signoria di Annicco. Da lui nacque VINCENZO CARLO, eletto decurione patrizio di Cremona il 6 aprile 1780, che fu padre di altro GIULIO CARLO, il quale da Fran cesco I, imperatore d'Austria, con Sovra na Risoluzione 28 gennaio 1817, comuni cata all'I . R. Governo di Lombardia con dispaccio 10 febbraio 1817, venne confer mato nell'antica nobiltà col titolo di mar chese come ne godeva la famiglia prima LETTERA S del 1796. Su parere però della I. R. Com missione Araldica di Lombardia, l'impera tore d'Austria, confermando il titolo mar chionale, ne restrinse la trasmissibilità ai soli maschi primogeniti. Dal suddetto marchese Giulio Carlo (t 31 ottobre 1852), che sposò Brigida dei conti Attendolo Bolognini, nacque VIN CENZO CARLO (n. a Crotta d'Adda di Cre mona il 15 ottobre 1821, † 9 il febbraio 1887), che sposò in prime nozze a Milano il 2 settembre 1846 Maria dei conti Atten dolo Bolognini, della quale restò vedovo il 14 dicembre 1865; in secondi voti a Parma il 27 gennaio 1867 Irma dei marchesi Ma nara, della quale restò vedovo il 10 luglio 1871; in terzi yoti a Milano nel novembre 1873 Isabella dei conti Salazar di Roma nengo. Figli del primo letto furono : GIULIO CARLO (n. Milano 22 dicembre 1847, † 11 agosto 1906), che il 26 febbraio 1873 sposò in Milano la nobile Eleonora Colleoni dei conti di Solza e che gli generò gli attuali rappresentanti; Claudia (n. Milano 2 otto bre 1849), sposata a Milano nel 1875 al conte Carlo Conti di Faenza; FERDINANDO; ANTONIO (n. Cremona 27 settembre 1854); Carlotta; Camilla; Francesca (n. a Milano 7 marzo 1863, † ivi 5 febbraio 1903). Figlio del secondo letto : IDELFONSO. Con D. M. 30 giugno 1895 furono rico nosciuti i titoli sotto citati. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile del S. R. I. (mf ), marchese (m.), conte palatino (m.), tratta mento di Don e Donna, in persona di FRANCESCOo Stanga Trecco, di Giulio Car lo, di Vincenzo Carlo, n. a Milano 16 ot tobre 1879, spos. alla nobile Adele Valier. Sorelle: Alberica, n. a Milano nel 1877, spos. a Milano 14 ottobre 1905 col conte Gian Lodovico Sola Cabiati; Maria, n. a Milano 19 dicembre 1881, spos. il 12 no vembre 1901 col conte Anton Ferrante Boschetti. Zii: FERDINANDO, n. a Milano 10 gennaio 1853, spos. 15 aprile 1880 con Ida Busca mar Arconati Visconti dei marchesi di Loma gna; Camilla, n. a Milano 24 dicembre 1861, spos. ivi 4 febbraio 1884 col chese Matteo Campori di Modena; Caroli i LETTERAS na (Carlotta), n. a Cremona 3 dicembre 1857, spos. a Milano 12 febbraio 1880 col conte Luigi Parravicini. IDELFONSO (nato dal secondo letto dell'a vo), n. a Milano 8 novembre 1867, spos. a Milano 10 gennaio 1889 con Ida dei conti Turati, divorziato con sentenza 28 ottobre 1915 del Tribunale di Ginevra, delibata dalla Corte d'Appello di Lucca con sen tenza del 29 dicembre 1915. V. S. STARRABВА. ARMA: D'azzurro alla sfera armil lare d'oro. DIMORA : Piazza Armerina, Pa lermo e Roma. Di questa fami glia, che godette nobiltà in Piazza Armerina, notiamo un PIETRO, che il 27 settembre 1543 venne nominato carceriere delle pubbliche carceri di Piazza Armerina ed acquistò il feudo San Cono; un GIOVANNI, che acqui stò il feudo Ganigazzeni, del quale ebbe investitura il 10 luglio 1560; un FRANCE sco, che acquistò il feudo Gatta e ne fu investito il 23 giugno 1565, il feudo Sacco lino e ne ebbe investitura il 24 luglio 1578, la baronia di Regiovanni, della quale fu investito il 24 giugno 1580, baronia, che permutò con la contea di Naso, come dal l'investitura ottenuta il 15 gennaio 1589 e che con privilegio 25 agosto-19 novembre 1578 ebbe concessione del titolo di don; un RAFFAELE, figlio del precedente, fu inve stito del feudo Saccolino il 17 novembre 1592 e fu primo barone di Scibini e Bimi sca in sua famiglia; un GIUSEPPE fu l'ulti mo conte di Naso in sua famiglia per in vestitura del 17 novembre 1592; un VIN CENZO Starrabba e Trigona, barone di Sci bini e Bimisca, fu capitano di giustizia di Piazza nel 1697-98-99, e con privilegio da to in Madrid il 7 marzo 1710, esecutoriato in Messina il 1° febbraio 1711, ottenne la concessione del titolo di principe di Giar dinelli. PAGINA 471 PIETRO MARIA Starrabba, principe di Giardinelli, ecc., per investitura del 4 set tembre 1730, fu capitano di giustizia di Piazza negli anni 1740-41, 1745-46, sposò Anna Maria Calafato e fu padre di GAETA NO MARIA, principe di Giardinelli, ecc., per investitura del 21 aprile 1755, che con pri vilegio del 1º dicembre 1760 ottenne di po ter popolare il feudo Scibini denominando la nuova terra Pachino, e di RAFFAELE, che fu giurato in Sciacca nel 1787-88 e ca postipite della linea che oggi porta il tito lo di barone di Ralbiato (del quale titolo, e come dell'altro di barone di San Gennaro portato dal signor RAFFAELE Starrabba Benzo, a noi non risulta quando la fami glia ne sia venuta nel legale possesso). PIETRO Starrabba e Virgilio, di Gaetano Maria, il 25 marzo 1798 ottenne investitu ra dei titoli di principe di Giardinelli, ba rone di Pachino, Scibini, Bimisca, acquistò il feudo Mandranova e ne ebbe investitura il 18 aprile 1805, sposò Caterina Gallego e Naselli, per il quale matrimonio passarono in casa Starrabba i titoli di principe di Mi litello e marchese di Sant'Agata e fu pa dre di GAETANO, marito di Enrichetta Sta tella dei principi di Cassaro, e padre di FRANCESCO SAVERIO, già gentiluomo di ca mera di re Francesco II di Borbone, iscrit to nell'Elenco definitivo siciliano con i ti toli di principe di Giardinelli, principe di Militello, marchese di Sant'Agata, barone di Scibini e Bimisca, barone di Pachino, signore di Mandranova. Un FRANCESCO PAOLO, che portava senza alcun diritto il titolo di marchese di Rudinì, fu maggior domo di settimana di re Ferdinando II di Borbone, cavaliere dell'Ordine Costantinia no, ecc., sposò Livia Statella e fu padre di ANTONIO, n. in Palermo 1'8 aprile 1839, che fu sindaco di Palermo nel 1866, prefet to di Palermo nel 1867, ministro dell'In terno, più volte presidente del Consiglio dei ministri, gran croce degli Ordini dei SS. Maurizio e Lazzaro e della Corona d'I talia, cavaliere dell'Ordine Supremo della SS. Annunziata e che, con RR. LL. PP. del 14 febbraio 1897, ottenne conferma del titolo di marchese di Rudinì (sposò in pri me nozze Maria de Barral ed in seconde Leonia Incisa Beccaria, e fu padre di CAR LO EMANUELLE, n. in Milano il 25 dicem PAGINA 472 bre 1867, che fu deputato al Parlamento Nazionale, ecc., e morì senza figli il 4 no vembre 1917). Un RAFFAELE, che portava non sappiamo con quale diritto il titolo di barone di San Gennaro, fu autore di molti pregiati lavori storici, fu sopraintendente direttore del R. Archivio di Stato in Pa lermo, ecc., sposò Eugenia Trigona, di Ot tavio, marchese della Floresta, e fu padre di GIUSEPPE, che, con D. M. del 22 ago sto 1899, ottenne riconoscimento dei titoli di barone di Ralbiato e nobile dei principi di Giardinelli. GAETANO Starrabba e Trigona, di Fran cesco Saverio e di Eleonora Trigona dei principi di S. Elia, n. in Palermo 11 29 a gosto 1871, principe di Giardinelli, есс., sposò l'11 aprile 1898 Celeste Barbera, ed è padre di FRANCESCO SAVERIO, n. in Pa lermo il 28 maggio 1901; di CESARE, n. in Palermo 1'8 ottobre 1902; di ROMUALDO, n. in Palermo il 10 gennaio 1904; di Eleono ra, n. in Palermo il 28 luglio 1899. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di principe di Giardinelli (mpr.) (discendenti da VINCENZO, 1710); principe di Militello (mpr.) (già Paria, pro veniente da Luigi GALLEGO, 1658); mar chese di S. Agata (mpr.) (proveniente da Vincenzo GALLEGO, 1628); barone di Sci bina e Bimisca (mpr.) (discendenti da PIE TRO MARIA, 1730); barone di Pachino (già Paria) (mpr.) discendenti da PIETRO, 1806); signore di Mandranova (mpr.) (provenien te da Ignazio LucCHESI, 1802), in perso na di : GAETANO, di Francesco Saverio, di Gaetano, di Pietro. È iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. coi titoli di nobile dei principi di Giar dinelli (mf.) e barone di Ralbiato (mpr.) (Ric. 1899), in persona di GIUSEPPE, di Raffaele, di Giuseppe. Figli: Eugenia. RAFFAELE E GIOVANNI. a. di c. STATELLA. ARMA: Inquartato : nel 1 : e 4º d'oro alla alabarda d'argento, manicata di nero; nel 2º e 3º di rosso al castello d'oro. DIMORA : Siracusa. Si vuole che sia originaria dalla Fran cia e dello stesso stipite dei duchi di Bor LETTERA S gogna e che sia stata portata in Sicilia da un Ac cursio, padre di Enrico. Si dice che questi, per la mo glie Costanza d'A ragona, figlia del l'infante Giovanni, possedette le baro nie di Castania, Limina, Randazzo, Francavilla e Castiglione. Un ENRICO, catanese, ottenne l'1 dicembre 1397 il feu do Mongiolino e, come marito di Agnese Axono, fu barone di Bulgarano, e forse egli stesso ebbe la carica di strategoto di Messina nel 1453; un FRANCESCco, barone di Roccella, fu cameriere maggiore di re Giovanni, gran siniscalco del Regno, ca pitan d'armi e castellano del castello Ur sino di Catania nel 1466. Un ERCOLE fu capitano di giustizia di Catania nel 1473-74; un GIOVANNI, come marito di Giovanna de Nava, ebbe il 12 agosto 1488 investitura del feudo Serravalle; un GIOVANNI fu patrizio di Ca tania negli anni 1492-93, 1509-10, 1516 e 1521-22. Un FRANCESCO, di Ercole, il 12 luglio 1528 ebbe investitura dei feudi Montecaf furi, Pietra rossa e S. Cataldo col no me di baronia di Mongliolino, fu senato re di Catania negli anni 1508-9 e 1511-12, con privilegio del 12 febbraio, esecutoriato il 4 giugno 1526, ottenne conferma del privilegio di re Ferdinando dell'8 giugno 1512 che gli confermava gli uffici di sini scalco del Regno, castellano del castello Ursino di Catania e tesoriere dello studio e molo di detta città e sposò Isabella Caru so, di Antonello, ereditiera della baronia di Spaccaforno. Un ANTONIO Statella fu pretore di Pa lermo negli anni 1554-55-56; un BLASCO fu patrizio in Catania nel 1561-62 e capi tano di giustizia nel 1573-74 e fu investito delle baronie di Mongiolino e Spaccaforno il 19 giugno 1561. Un GASPARE Statella, come figlio di Franceschella de Perno, ebbe il 14 gen naio 1574 investitura di Melinventre; un FRANCESCO, barone di Spaccaforno, barone LETTERA S di Mongiolino, il 6 maggio 1579 ebbe in vestitura di dette baronie e dei feudi Serri, Casalvecchio e Frasca il 10 febbraio 1622, con privilegio dato il 19 luglio 1598, esecu toriato l'11 gennaio 1599, ottenne conces sione del titolo di marchese di Spaccaforno e fu ascritto alla Mastra nobile del Mollica nel 1606. Un RAIMONDO fu capitano di giustizia negli anni 1620-21; un ANTONIO Statella e La Rocca, di Francesco, primo marchese di Spaccaforno, ebbe il 28 agosto 1605 е il 6 settembre 1638 investitura dei feudi Colla soprana e sottana, Placa e Tambu rello, fu pretore di Palermo negli anni 1642-43-44; un ENRICO fu senatore di Ca tania negli anni 1698-99, 1700-01, 1708-9 ed è notato nella Mastra nobile di detta città del 16 gennaio 1696 tra i regi cava lieri. Un FRANCESCo Statella e Rau, marche se di Spaccaforno, ecc., per investitura 7 settembre 1665 e 16 settembre 1666, fu deputato del Regno, capitano di giusti zia di Palermo nel 1702; ANTONIO MARIA Statella e Mastrilli, figlio del precedente, fu investito il 25 aprile 1711 del marchesa to di Spaccaforno, ecc., e del titolo di prin cipe di Sabuci il 29 febbraio 1716, sposò Maddalena Gaetani e Bologna, di Cesare, principe di Cassaro, e fu padre di FRANCE SCO MARIA SAVERIO, principe di Sabuci, marchese di Spaccaforno per investitura del 21 dicembre 1732, gentiluomo di came ra di Carlo re di Spagna, cavaliere degli Ordini di Malta e di San Gennaro, aiu tante di campo di re Carlo III e marescial lo dei reali eserciti, gran siniscalco del Re gno di Sicilia, grande di Spagna. Dal ma trimonio di detto Francesco con Giovanna Grifeo e La Grua, di Girolamo, principe di Partauna, venne ANTONIO, principe di Sabuci e marchese di Spaccaforno per in vestitura del 18 settembre 1773, cavaliere dell'Ordine di Malta, che con sentenza del Tribunale della Gran Corte del 27 giugno 1778 fu dichiarato successore di Cesare Gaetani e Lanza nel principato di Cassaro e nelle baronie di Bambina, Casalotto, San t'Andrea e Monastero; sposò Eleonora Di Napoli e Zati, di Cristoforo, principe di Bonfornello, e morì in Palermo il 2 dicem bre 1793 lasciando primogenito FRANCESCO PAGINA 473 MARIA, che il 16 luglio 1794, il 4 dicem bre 1794, il 3 dicembre 1794 е il 22 no vembre 1794 ebbe investitura dei titoli di principe di Cassaro, principe di Sabuci. marchese di Spaccaforno, barone di Mon giolino con i feudi Casalvecchio, li Serri, la Frasca, Monte Caffuri, S. Cataldo, Pie trarossa soprana e sottana, Callura, onze 45.10 annuali sopra la secrezia di Taormi na, barone di Bambina, Casalotto e San t'Andrea, barone di Monastero. Fu, detto principe Francesco Maria, senatore di Pa lermo nel 1788-89, capitano di giustizia della stessa città nel 1790-91, pretore negli anni 1794-95-96, gentiluomo di camera, cavaliere degli Ordini di S. Ferdinando e di San Gennaro, capitano generale del Regno di Napoli nel 1799, consigliere di Stato nel 1801, ecc., sposò Felicia Naselli ed Oneto, e fu padre di ANTONIO, principe di Cassaro, ecc., ambasciatore presso le Corti di Torino, di Spagna, di Vienna, ca valiere degli Ordini di San Gennaro, di Carlo III, del Toson d'Oro, della SS. An nunziata, ecc., gentiluomo di camera, mi nistro per gli Affari esteri nel Regno delle Due Sicilie nel 1840 e presidente del Con siglio dei ministri nel 1859, marito di Ste fana Moncada e Bologna, di Francesco Ro dorico, principe di Paternò, dama di Corte, insignita della banda di Maria Luisa di Spagna. Furono suoi figli : FRANCESCO, principe di Cassaro, ecc. gentiluomo di camera di re Ferdinando II di Borbone, consultore di Stato, cavaliere di San Gennaro, ecc.; CESARE, che il 17 aprile 1843 ottenne atte stato di nobiltà dal Senato di Palermo, e PIETRO, n. in Palermo il 20 giugno 1823, marito di Genoveffa Fardella e padre di Stefania, n. 27 gennaio 1861, sposata il 19 novembre 1882 con Giuseppe Borghe se e la Rochefoucauld, duca di Poggio Na tivo, figlio di Marco Antonio, principe di Nettuno. La famiglia è iscritta genericamente nel l'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di prin cipe di Sabuci (mpr.), principe di Cassaro (già Paria) (mpr.), marchese di Spaccafor no (mpr.), barone di Bambina, Casalotto e S. Andrea (mpr.), barone di Mongiolino (mpr.), barone di Monastero (mpr.). a. di c. PAGINA 474 * STATELLA. È un ramo della precedente famiglia iscritta nel Libro d'O ro della Nob Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.) (R. D. di Concessione 16 maggio e RR. LL. PP. 18 novembre 1926), in persona di LUIGI, di Francesco, n. a Napoli 28 novembre 1854, spos. ivi 8 gennaio 1883 con la nobile Rosa Guevara Suardo. Figli: FRANCESCO, n. a Napoli 15 aprile 1884; GIOVANNI BATTISTA, n. ivi II no vembre 1885; Lucia, n. ivi 9 gennaio 1889. a. di c. STAZZONE. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla sbarra di rosso accompa gnata da tre stel le d'oro; nel 2º di rosso alla ban da d'azzurro so stenente un leo ne illeopardito e coronato d'oro, ed accompagna ta in punta da due stelle dello stesso. DIMORA : Troina e Palermo. Famiglia siciliana, e propriamente di Troina, del secolo XVII, ed insignita del titolo di marchese di Bonfornello del qua le l'ultimo investito fu SILVESTRO il 26 feb braio 1782. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di marchese di Bonfornello (mpr.), in per sona dell'ultimo investito SILVESTRO, 26 febbraio 1782 . V. S. LETTERA S * STECCHINI. ARMA: Inquarta to : nel 1º e 4º di rosso alla torre d'oro aperta del e fine campo, strata di 2 pez zi di nero; nel 2º e 3º d'oro al l'alabarda astata al naturale. DIMORA : Napoli. ARMA: Inquarta to: nel 1º e 4º di rosso a tre fa sce d'argento, la 2ª e 3ª fascia sor montata ciascu da un elmo e da una corazza d'o ro (de Roman); nel 2º e 3º tron cato d'oro al pal mizio di verde nodrito nella troncatura, e d'azzurro alla rosa d'argento (Donati); sul tutto di Stecchini, che è trinciato d'azzurro e di oro alla banda troncata di rosso e partita d'azzurro e d'argento, ciascun punto a due triangoletti (stecchini) aguzzi, del l'uno nell'altro, uscenti dalla troncatu ra l'azzurro carico di tre rose d'argento disposte a triangolo coricato in banda e l'oro carico di due rose di rosso ordinate in banda. DIMORA : Bassano. Antica famiglia bassanese, nota sin dal secolo XV e fin da quell'epoca aggregata fra quelle nobili famiglie. DOMENICO Stec chini, della vicinia d'Angarano, fu fatto cittadino di Bassano nel 1431 e nel 1444 fu aggregato a quel nobile Consiglio. Questa famiglia diede gran numero d'uomini d'ar mi e giureconsulti. Un ramo, trasferitosi a Vicenza, vi fu ascritto a quel nobile Con siglio nel 1763; un altro, trasferitosi a Ve nezia nel secolo XVII, vi esercitò il com mercio della seta. Questo ramo non fu compreso nella revisione dei nobili bassa nesi del 1726, ma vi fu reintegrato nel 1775 e fu confermato nell'antica nobiltà con S. R. 21 settembre 1821. Il titolo di nobile di Bassano fu riconosciuto con D.M. 6 settembre 1914. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Bassano) (mf.), in persona di Pietro, n. Bassano 16 agosto 1855, di Girolamo (n. Bassano 7 marzo 1812, † gennaio 1901), di Leonardo; dotto re, cav. della Corona d'Italia. Fratelli: LEONARDO, n. Bassano 2 novem bre 1856, † Milano 28 giugno 1908, spos. LETTERA S Romano d'Ezzelino 28 febbraio 1881 Cecilia Carli; Elisabetta, n. Bassano 23 no con vembre 1857, in Nardini; Guglielmina, n. Bassano 28 aprile 1862; Teresa Maria, n. Bassano 30 novembre 1865, in Marangoni; GUGLIELMO, n. Bassano 6 gennaio 1869, spos. Cremona 5 giugno 1900 con Giustina Stanga Offredi. Figli di Leonardo: Eleonora, n. Romano 6 ottobre 1883; GIROLAMO, n. Romano 28 febbraio 1885, spos. 22 marzo 1914 con Giovanna Beatrice Negri de' Salvi; Gu GLIELMO, n. Romano 13 maggio 1887. Figlidi Guglielmo: Angelina, n. Bassa no 13 novembre 1901, spos. 25 aprile 1927 al conte Roberto Canal; ROLANDO, n. Bas sano 28 ottobre 1902; RAIMONDO, n. Bassa no 28 ottobre 1902 (gemello); LUIGI, n. Romano 17 agosto 1907. Figli di Girolamo, di Leonardo: LEONAR DO, n. Sandrigo 5 ottobre 1914; Beatrice, n. Vicenza 2 marzo 1916. * STEFANI. b. c. ARMA: Partito di rosso e di nero alla stella di ot to raggi d' oro, attraversante. DIMORA : Venezia, Vicenza, Pado va e Londra. Famiglia di Bel luno, aggregata a quel nobile Consi glio nel1782 e con fermata nella sua nobiltà con S. R. 21 feb braio 1821. GIOVANNI, di Nicolò, fu medi co distintissimo sia in Belluno che in Vene zia, ove fu ascritto a quel Collegio medico, del quale fu priore nel 1645, e lasciò stam pate opere di medicina e filosofia nonchè versi latini assai pregevoli. Ultimo maschio di questa famiglia fu FE DERICO, dotto cultore di scienze storiche e primo presidente della Commissione Aral dica Veneta. Il titolo di nobile fu rinnovato personal mente in favore della di lui figlia Alba, moglie di Melton Fisher, con D. M. del 1896. PAGINA 475 La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Itål. col titolo di nobile (pers.), in persona di Alba, di Federico, di Carlo, moglie di Melton Fisher. b. c. * STEFANIS (DE) . ARMA: D'azzurro, alla banda d'ar gento, caricata da una corona di foglie d'olivo di verde, accostata da due crocette di rosso, patenti; la banda accom pagnata in capo da un palmizio sradicato ed in punta da una pianticella di giglio di giardino, sradicata e fiorita di tre pezzi, il tutto al naturale. CIMIERO : Agnello nascente, tenente in bocca un ramoscello d'olivo. МотTO : Domine serva nos in pace. DIMORA : Castellamonte e Ronco Canavese. Famiglia oriunda da Ronco Canavese no bilitata in persona di GIOVANNI ANTONIO il quale ebbe concessione di nobiltà e con ferma d'arma il 10 maggio 1614. Ad essa appartenne GIUSEPPE FEDELE (n. Ronco, 22 febbraio 1756), che dalle sue nozze (1779) con Rosalia di Giacomo Ber toliatti ebbe per figli BESSO AMEDEO E GIU SEPPE MAURIZIO. Besso Amedeo (n. Ronco, 12 novembre 1780; † Pont, 11 febbraio 1835), che fu avvocato, sposò in prime nozze (1811) Ма ria Marino e fu suo figlio GIUSEPPE FE DELE (n. Castellamonte, 18 maggio 1814), che fu dottore in leggi e teologia, il quale fu nobilitato coi fratelli e coi cugini con D. M. 18 settembre 1884, e in seconde nozze (1815) Felicita Goffodio, dalle quali nacquero GIOVACCHINO (n. Pont, 16 feb braio 1823) e PAOLO (n. Pont, 2 dicembre 1826). Giuseppe Maurizio (n. Ronco, 15 giugno 1784; † Castellamonte, 30 gennaio 1852), che fu medico e deputato al Parlamento, sposò (1825) Romana Gallenga, e da que PAGINA 476 ste nozze nacquero : GIUSEPPE AMEDEO (n. Castellamonte, 13 dicembre 1827; † 1895), che fu avvocato, ed ebbe il riconoscimento del titolo nobiliare col fratello ed i cugini con D. M. 18 settembre 1884, e GIOVANNI ANTONIO (n. Castellamonte,18 luglio 1832). Giuseppe Amedeo sposò (1860) in prime nozze Elvira Sandri e fu sua figlia Roma na (n. 31 dicembre 1863) ed in seconde nozze (1867) Caterina Felizzati, dalle qua li nacquero : GIO. ANTONIO (n. marzo 1868) che è vice prefetto, DOMENICO (n. marzo 1869) che è colonnello e BESSO (n. Castel lamonte, novembre 1871). Domenico sposò Maria Barotto e sono suoi figli Caterina (n. 1922) e GIUSEPPE FEDELE (n. 1924) . La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di GIUSEPPE FEDELE, di Besso Amedeo, di Giuseppe Fedele. Fratelli: GIOVACCHINO, PAOLO. Ramo ultrogenito. GIUSEPPE AMEDEO, di Giuseppe Mauri zio, di Giuseppe Fedele. Fratello: GIOVANNI ANTΟΝΙΟ. STEFANIS (DE) VALFRÈ. 1. b. ARMA: Di rosso, al braccio sinistro, vestito d'argen to, movente dal lato destro dello scudo e tenente, colla mano di carnagione, una palma di verde. Мотто : Non om nes. DIMORA : Brà. Oriundi da Montelupo, e passati poi in Brà, si nobilitarono con EUGENIO († 1745), di Giovanni, che fu dottore di leggi, e che il 19 aprile 1743 fu investito di punti di Montaldo Roero per ragioni della moglie Anna Valfrè. Da costui nacque CARLO (n. 1712; † 20 aprile 1786) che acquistò il 6 novembre 1749 (Assenso 17 ottobre 1749) punti di Cella, di cui fu investito con ti tolo signorile il 25 novembre 1749 e suc cessivamente col titolo comitale il 25 marzo LETTERAS 1772. Ultimo di questa famiglia fu ANTO NIO (n. Brà, 1767; † Torino, 4 giugno 1844), che fu maggior generale. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titolo di conte di Cella (mpr.), signore di Montaldo Roero (mpr.), in per sona dei discendenti da Carlo Giuseppe (1772) . * STEFANO (DE). ARMA: Troncato nel 1º di azzurro alla banda ac compagnata da due stelle (6), il tutto d'oro; nel 2º di argento al portico di tre ar cate di pietra, merlato, fondato nel mare, il tut to al naturale. l. b. DIMORA: Napoli, Ogliastro Cilento e Ro ma. Patrizia della città di Salerno, feudataria, ricevuta nel S. M. O. di Malta del 1664 (Arch. del Gran Priorato di Napoli). Feudataria di Ogliastro, col titolo di marchese, di cui ebbe l'ultima intestazione, nel Cedolario di Principato Citra, il 13 marzo 1782, PIETRO, di Stefano, per suc cessione del marchese GAETANO († 15 otto bre 1779), del quondam Giuseppe, che ne ottenne eguale intestazione feudale, nei Cedolari, il 14 settembre 1741. I de Stefano possedettero anche il feu do di Casalnuovo, in Principato Citra, del quale ebbe l'ultima intestazione il 22 di cembre 1797, GIOVAN BATTISTA de Stefa no, per successione di NICOLA, suo padre († 14 marzo 1793). La nobiltà generosa di questa famiglia fu riconosciuta, nel 1848, quale patrizia della città di Salerno, nelle pruove a Reale Guardia del Corpo del sig. GIUSEPPE de Stefano (R. Commissione dei Titoli, Ver bali, vol. V, pag. 244 R. Arch. di Stato Napolitano) . Trovasi detta famiglia ascritta al Regi stro delle Piazze Chiuse, col titolo di mar chese, con PIETRO de Stefano, e col suo fi LETTERAS gliuolo MATTEO, e, nella linea dei de Stefa no di Casalnuovo, nelle persone di GIOVAN BATTISTA E NICOLA. E col titolo di patrizio di Salerno i discendenti da SCIPIONE, e dai suoi fratelli : FRANCESCO MARIA, GIACOMO MARIA, RAFFAELE. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titolo di marchese di Ogliastro (mpr.) , patrizio di Salerno (m.), ed è rap presentata da GAETANO, n. Ogliastro Ci lento 12 maggio 1864, di Pietro e di Teresa Coiro di Matonti. Fratelli: PASQUALE, n. Ogliastro 17 lu glio 1866; GIAN BATTISTA, n. ivi 26 novem bre 1868; FRANCESCO PAOLO, n. ivi 3 feb braio 1871, sp. Cerignola 15 settembre 1900 con Cecilia Manfredi. Figlio di Francesco Paolo: PIETRO, n. Roma 17 dicembre 1905. È pure iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Salerno (m.), in persona dei discendenti da Scipione e dai suoi fratelli Francesco Maria e Giacomo Maria Raffaele, ascr. al Registro P. Ch. f. f. p. di s. * STEFANO (DI) . ARMA: D'azzurro al leone d'oro rampante ed ap poggiato al tron co di una quer cia al naturale, piantata su un ristretto di ter reno. DIMORA : Palermo. Famiglia messi nese del sec. XV. GUGLIELMO, di Stefano, per privilegio del re Filippo V in data 7 marzo 1710 ottenne il titolo di duca di S. Lorenzo di cui il 25 novembre 1729 fu investito per il di lui figlio CARLO LUIGI, regio milite. I titoli di barone di S. Lorenzo e di si gnore di S. Giovanni furono riconosciuti con D. M. 14 giugno 1925 a SALVATORE, di Antonino, di Natale. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone di S. Lorenzo PAGINA 477 (mpr ) e signore di S. Giovanni (mpr.), Ric. D. M. 14 giugno 1925, ed è rappre sentata da SALVATORE, di Antonino, di Na tale. Fratelli: Angela, Maria Antonietta, Cle mentina, Maria Francesca, Rosalia, FRAN CESCO, ROBERTO, RODOLFO. STEFANONI. ARMA : D'azzurro alla ghirlanda di alloro di verde accompagnata in capo da tre rose di rosso male or dinate, e da un monte di tre ci me d'oro uscen te dalla punta. 88 v. S. DIMORA : Collesci poli; Roma. Famiglia originaria da Collescipoli, in provincia di Terni, aggregata nel 1814 al patriziato ternano e nel 1846 alla nobiltà romana in persona di CARLO ANTONIO e CURZIO. Questa famiglia si è estinta con ANTONI No, che sposò donna Cristina dei principi Gabrielli, dalla quale non ebbe prole ma schile. È iscritta genericamente nell'El. Uff. Ital. del 1922 coi titoli di nobile di Terni e nobile romano (mf.). * STEFENELLI (DE). ARMA : Inquarta to : nel rº e 4º d'oro all' aquila linguata ed ac compagnata in capo da una e in punta da due stelle di sei rag gi, il tutto di rosso; nel 2º e 3º d'azzurro al cer vo ramp. d'oro. е. р. и. CIMIERO : Il cervo dello scudo, nascente, tenente in bocca un ramoscello di palma PAGINA 478 al naturale fra due corna tornearie d'az zurro. DIMORA: Neufelden (Austria Superiore) e Gries di Bolzano. Il capostipite di questa famiglia è FRAN CESCO ANTONIO, mercante di Trento, che ottenne la nobiltà palatina il 20 dicembre 1767 e con Diploma 14 novembre 1772 di Maria Teresa d'Austria, quella del S. R. I. coi predicati di Prenterhof (Cabrusa) ed Hohenmaur (Muralta). Ebbero poi la no biltà vescovile tridentina con Diploma 2 marzo 1783. Furono iscritti alla Matricola Nobile del Regno di Baviera il 17 novem bre 1817. LUIGI, imperiale regio capitano, fu aggregato alla nobiltà del Granducato di Parma 1'8 ottobre 1854. Furono ricono sciuti nobili del S. R. I. con D. M. 19 no vembre 1926. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile del S. R. I. coi predicati di Cabrusa e Muralta (mf.), in persona di FRANCESCO MARIA, di Luigi, di Francesco, n. a Treviso 11 genn. 1859, † a Merano 24 marzo 1927, I. R. colonnel lo della Guardia Imp. degli Arcieri di Vien na, spos. Graz 18 nov. 1891 Maria Mayer. Figli: EMERICO, n. a Graz 2 settembre 1892, avvocato, spos. a Innsbruck 22 niag gio 1920 con la nobile Margherita Daler; LUIGI, n. a Graz 5 luglio 1895, spos. ivi 2 giugno 1920 con Irene nobile Umfahrer. Figlia di Emerico: Maria Margherita, n. a Linz sul Danubio 5 luglio 1926. Figlia di Luigi: Anita Elena, n. a Bol zano 8 agosto 1924. * STELLA. a. z. ARMA: D'azzurro a tre pianticelle di grano ordina te in fascia, sor montate da una stella di sei rag gi, il tutto d'o ro. DIMORA : Palermo e Catania. Famiglia sicilia na che si vuole ori LETTEKA S ginaria dalla Spagna e venuta in Sicilia sotto gli Svevi con un GUERA GUGLIELMO Stella al seguito di Costanza di Aragona, moglie dell'imper. Federico II di Svevia. IMERANO fu arcivescovo di Capua e gran cancelliere del regno di Napoli nel 1320; ALBERTINO fu coppiere della regina Eleo nora e GIAMPIETRO, cappellano maggiore del regno nel 1414; GIROLAMO, barone del la Nunziata, fu capitano giustiziere e giu rato di Catania, capitano d'armi del regno e fu armato regio cavaliere da re Filippo IV; un GIUSEPPE, fu vescovo di Mazzara nel 1742. Questa famiglia possedette molti feudi e fu decorata dei titoli di baroni di Bonagia, della Marca e della Salina di S. Todaro, di marchesi della Gran Montagna e della Scaletta e di duchi di Castel di Mirto. Il titolo di barone di Bonagia fu ricono sciuto a GIUSEPPE, di Mario Concetto, di Prospero, con D. M. del 1890. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Bonagia (mpr.), in persona di GIUSEPPE, di Mario Concet to, di Prospero. È iscritta anche genericamente nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di duca di Casteldimirto (mpr.), in persona del l'ultimo investito ANTONINO (II agosto 1749) . V. S. * STELLUTI SCALA. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla fascia di ros so accompagnata in capo da tre stelle di 6 raggi d'oro, male or dinate, ed in punta da una stella simile, pu re d'oro (Stellu ti); nel 2° d'az zurro alla scala d'oro posta in banda (Scala). Motto : Averte a malo, fac bonum. DIMORA: Napoli, Genova, Pesaro. La famiglia Stelluti è antichissima e no LETTERAS bilissima di Fabriano. Il suo capostipite STELLUTO, vissuto circa il 1200, era della potente famiglia dei Chiavelli, che fu si gnora di Fabriano fino al 1435; ebbe AL DOVRANDINO, da cui un TINTO, che ebbe STELLUTO E CECCO, che furono podestà di Roccacontrada (Arcevia), il primo nel 1311, il secondo nel 1338. Dette essa chiari personaggi alla patria fra cui un FRANCE sco (vedi Stelluti Cesi). Maria, celebre poetessa che appartenne all'Arcadia col no me di «Teonoe » e che morì il 15 ottobre 1736. Nel 1662 COSTANZO MICHELE sposò là nobile Maria Scala, contessa di Rotor scio (castello del comune di Serra S. Qui rico), che ultima di sua famiglia, ottenne che inquartasse il proprio stemma, ag giungesse il cognome Scala ed assumesse il titolo di conte di Rotorscio per sè e di scendenti. In seguito a tale matrimonio, GIROLAMO, primogenito di Costanzo Mi chele, nel 1711 fu aggregato con tutta la discendenza alla nobiltà di Fabriano, e nel 1737 per il tramite di suo fratello IGNAZIO, vescovo di Macerata, fu aggregato con tut ta la discendenza al patriziato maceratese. La famiglia Scala è pure antichissima e nobilissima. Il 23 agosto 1365 SMEDUCCIO, figlio di Gismondo Scala Smeducci, vica rio di S. Severino, comprò dal card. Egi dio Albornoz, legato del papa, il castello di Rotorscio, già appartenuto ai conti di Rovellone, per 4400 fiorini d'oro. E tale feudo rimase poi sempre nella famiglia Scala, i cui signori allorchè si recavano al vicino paese Serra S. Quirico avevano di ritto di essere alloggiati per tre giorni a spese del comune. Nel 1557 troviamo un PROSPERO Scala, conte di Rotorscio, gonfa loniere di Jesi, ciò che porterebbe alla no biltà jesina, per lui e discendenti. La do minazione degli Scala nel castello di Rotor scio durò fino al 1662, anno in cui si estin. se la famiglia, passando negli Stelluti di Fabriano come già detto. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. (22 maggio 1929) e nel l'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di Fabriano (mf.), nobile di Macerata (mf.), conte di Rotorscio (m.), ed è rappresentata da: Ramo primogenito. GIUSEPPE, n. Fabriano 20 gennaio 1856 PAGINA 479 dai fur. conte Raffaele (1806-1899), di Giu seppe, di Annibale e Maria Mercurelli (1820-1877), cav. Cor. d'Italia, medaglia terremoto; spos. 12 maggio 1886 con Ade laide Cruciani (resid.: Napoli, villa Haas, viale delle Acacie, Vomero). 1888; Figli: 1) OSCAR, n. I settembre spos. con Concetta de Pasquale il 19 giu gno 1913, da cui: a) Elena, n. 16 giugno 1914, † 13 gennaio 1931; b) ARMANDO, n. 5 luglio 1915; c) Giulia, n. 29 marzo 1919. 2) OFFREDUZzo, n. 3 marzo 1892, capita no nel R. E., med. d'arg. valor militare, croce di guerra, croce al merito di guerra; spos. 26 ottobre 1916 con Maria Magnot ti, da cui: a) Maria Rosaria, n. 7 febbraio 1920; b) Adriana, n. 4 luglio 1921; c) Jo landa, n. 19 settembre 1924; d) Marcella, n. 23 novembre 1926. 3) RAFFAELE, n. 20 dicembre 1896, † I marzo 1929; spos. 20 dicembre 1919 con Maria Gatta, da cui Maria Cristina, n. 6 giugno 1921. Fratello: TOMMASO, n. Fabriano 8 luglio 1860, cav. uff. della Corona d'Italia; uff. della Istruzione con Palme (Francia); spo sato il 28 giugno 1884 con Elvira Se rafini (n. 31 maggio 1861). Figli: 1) Maria, n. 17 febbraio 1887, † 20 luglio 1920, spos. all'ing. Luigi Baldetti di Fabriano. 2) PIETRO, n. a Firenze 28 giugno 1893, croce di guerra, capitano nell'82° fanteria; morto a Udine 11 settembre 1921. 3) MANFREDI, n. Benevento 16 ottobre 1896, volontario di guerra, croce di guer ra, medaglia Marcia su Roma, segretario federale, tenente (Capo Manipolo) della M. V. S. N.; spos. con Maria Rossi (n. Ve nezia 15 marzo 1897), da cui GABRIELE. Ramo secondogenito. ENRICO, n. a Fabriano il 21 maggio 1852, + Roma 14 aprile 1905, di Aleramo, di Ignazio, di Annibale e Concetta Elanteri di Petritoli; già ministro delle RR. Poste e Telegrafi nel 1905; spos. 30 ottobre 1897 con Vittoria dei conti Pelagallo. Figlio: CARLO. Fratello: IGNAZIO, n. Matelica 5 maggio 1857 († Fabriano 12 gennaio 1929); spos. 10 luglio 1876 colla nobile Maria Carosi. Figli: 1) Fernanda, n. 10 maggio 1873, spos. con Amedeo Carloni; 2) STELLUTO, PAGINA 480 n. 24 agosto 1881; spos. 10 luglio 1907 con Erbula Garofoli, da cui ANTON FRANCESCO e Norina; 3) Concetta, n. 24 novembre 1882; spos. all'ing. Federico Boccini; 4) Teresa, n. 6 giugno 1886, spos. a Witty Kermeker. STELLUTI CESI. p. c. b. o. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla fascia di ros so accompagnata in capo da tre stelle di sei rag gi d'oro, male ordinate, ed in punta da una stella simile, pu re d'oro (Stellu ti) ; nel 2º di ros so all'albero di verde piantato sopra un monte di sei cime all'italiana, d'oro mo vente dalla punta (Cesi). DIMORA : Roma. Ramo della famiglia precedente che det te illustri personaggi e che discende da un FRANCESCO (n. il 1577 et circa il 1652), traduttore di Persio, compilatore di un trattato sul legno fossile allora scoperto, amico devoto di Galileo Galilei, scienziato sperimentale, poeta e fondatore dell'acca demia dei Lincei nel 1608, cui appartenne col nome di « Tardigrado » in unione Francesco Cesi, duca d'Acquasparta. Ebbe a egli moltissime onorificenze e fra queste quella datagli dal detto Francesco Cesi, du ca di Acquasparta, principe di S. Angelo, con diploma del 23 novembre 1626 : « Es sere la famiglia Stelluti dello stesso stipite dei potenti Chiavelli, signori di Fabriano, nonchè parente coi Piccolomini, nipoti di Pio II per quarto materno del sopradetto Francesco. Dichiarare poi non solo compe tere al detto Francesco tutti i privilegi e prerogative spettanti ai suoi gentiluomini e famigliari e veri commensali, ma di ascri verlo ed aggregarlo alla sua casa Cesia, con facoltà di aggiungere al cognome Stelluti quello di Cesi, ed inquartare le armi delle due famiglie ». In fondo a detta pergamena vi è miniato lo stemma inquartato delle LETTERAS due famiglie. Altra importante pergamena è quella del Senato romano, in data 7 set tembre 1605, in cui dopo aver commenio rati i privilegi del detto Francesco, la no biltà ed antichità della famiglia Stelluti, conclude aggregando il detto Francesco alla cittadinanza e patriziato romano, « nonchè i suoi figli, nepoti e posteri in perpetuo, etc. ». Nel 1759 l'abate CARLO ANNIBALE, fu so cio dell'accademia della Colonia Misena in Arcevia con il nome di « Maurillo Creopo litano ». LUIGI E PACIFICO, ebbero casa tanto in Ostra che in Arcevia per aver spo sato dame di quelle città e ne ottennero la nobiltà per loro e discendenti nel 1794. GIUSEPPE e CARLO ANNIBALE, di Girolamo, nel s. XVIII ebbero il tit. di conte (mpr.). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. con i titoli di nobile di Fabriano (mf.), nobile di Ostra (mf.), nobile di Ar cevia (mf.), conte (mpr.), ed oggi è rappre sentata da GIUSEPPE, del conte Carlo, di Angelo, di Carlo Annibale. Figli: ALFREDO, Cesira. Cugini (nati dal nob. Carlo († 1916), di Pietro, di Pacifico, di Carlo Annibale) : GIORGIO, Bice, Laura, Fausta. * STENDARDI. ARMA : D'argento alla bandiera (stendardo) di rosso, svolazzan te in banda a si nistra, astata di oro, posta sulla vetta di un mon te di tre cime di verde, movente dalla punta. (D. M. 19 ott. 1927). DIMORA : Firenze. p. c. b. o. Messer FRANCESCO, del capitano Goro Stendardi, originario da Monte Benichi in Val d'Ambra, ottenne l'ammissione alla cittadinanza fiorentina con decreto 26 iu glio 1588. Come primo investito nella com menda di suo patronato detto messer Fran cesco vestì le divise di cavaliere nell'insi gne Ordine di S. Stefano di Toscana il 16 * LETTERAS gennaio 1582, e al pari di lui le vestirono poi i suoi discendenti che con decreto 30 agosto 1751, furono ascritti al patriziato fiorentino in persona del cavalier FRANCE SCO MARIA, del cav. Gio. LORENZO. Figlio del predetto cav. Francesco Ma ria fu un altro Gio. LORENZO, dal cui ma trimonio con Teresa di Roberto Pucci nac quero FRANCESCO MARIA, cavaliere di S. Stefano e padre di GREGORIO CARLO, ROBERTO, cavaliere gerosolimitano. Questo ultimo fu autorizzato con rescritto grandu cale 20 giugno 1823, ad aggiungere il co gnome e lo stemma Cocchi da Fortuna, se condo l'obbligo impostogli da Maria Laura, di Donato Maria Cocchi, da Fortuna San galletti, moglie di Francesco Saverio Roti, nell'atto di donazione 27 marzo 1821. Si crede che la discendenza di Roberto Sten e dardi Cocchi da Fortuna sia estinta. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Firenze (mf.), in persona di FERDINANDO, di Gregorio, di Francesco. Fratelli: + ROBERTO. Cesira, PILADE, † ORESTE, Figli di Ferdinando: GREGORIO, FEDERI GO, RAFFAELLO, Angiolina, CESARE. Figli di Oreste: Olga, Ezio, UGO. Figli di Roberto: GINO, MARIO. PAGINA 481 prima, Etendard. Venne nel regno GUGLIELMO, maresciallo e grande ammira glio di Carlo I di Angiò. con Godette nobiltà, in Napoli, al Seggio di Montagna; ed in Sicilia, portatavi da GA LEAZZO, secondo figliuolo di Guglielmo; ma i suoi discendenti furono trucidati nel la storica giornata del Vespro. Il ramo di Napoli si estinse in GIAN NOTTO che ebbe unica figliuola: Giovan nella, contessa di Alife ed altri feudi, che nel 1417 sposò Masino Boffa, nobile di Pozzuoli e gran cancelliere del regno, i cui figli presero il cognome Boffa-Stendar do e poi solamente Stendardo. Ebbe MARINO Boffa due figliuoli: MAT TEO, conte di Alife, e GIANNOTTO. Il ramo del primo si estinse in Pozzuoli; da Gian notto, barone di S. Antimo, discese Gio VANNI, che si stabili in Cava dei Tirreni. Da GIOVANNI ANDREA, nel 1611, discese ro GIROLAMO, che seguitò la famiglia in Cava, e GIUSEPPE, che fu aggregato al patriziato di Trani. La nobiltà generosa di questa famiglia fu provata, nel 1854, per l'ammissione nel- le RR. Guardie del Corpo, come quarto dell'aspirante sig. LUIGI Formosa (R. Arch. di Stato Nap., Verbali R. Commis. sione dei Titoli, vol. IX, pag. 30). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Figli di Federigo, di Ferdinando: GIAN Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona LORENZO, FERDINANDO, Emilia. Figlio di Raffaello, di Ferdinando: GIAN GALEAZZO. Figlio di Gino, di Roberto: PIER GIO VANNI. STENDARDO. f. s. ARMA: D'argento al leone di nero con la banda di rosso attraver sante sul tutto. DIMORA : Cava dei Tirreni. Famiglia di ori gine francese e, propriamente, del la città di Berre in Provenza, detta, di GIUSEPPE, di Andrea. STERBINI. ARMA: D'argento, al destrocherio armato al natu rale, movente dal fianco destro del lo scudo, impu gnante con la mano di carna gione una clava posta in palo, il f. f. p. di s. tutto al natura le; col capo d'az zurro, carico di tre stelle di sei raggi d'argento, ordinate in fascia. DIMORA: Ferentino e Roma. Questa famiglia risulta ascritta alla no Araldica 31 PAGINA 482 biltà di Ferentino nel 1772 in persona di Alessandro Sterbini e con tale titolo (mf.) figura nell'El. Nob. Italiano. LETTERAS Per successione della famiglia Alfieri, non ancora legalmente riconosciuta, po trebbe aver diritto al titolo di marchese di La famiglia è rappresentata da CESARE, Poggio Picenze, con anzianità del 1677. di Augusto, di Annibale. Sorella: Agnese. COSTANTINO, di Annibale, di Alessandro. Figli: FILIPPO, GIUSEPPE, ALESSANDRO. Fratello : CARLO coi figli : Elena, STANI SLAO, Emilia. GIUSEPPE, n. Roma, 25 gennaio 1869, di Giulio, di Stanislao, di Alessandro; spo sato 16 ottobre 1902 con Maria Sarmiento. Figli: Geltrude, n. Roma, 14 aprile 1904, STANISLAO, n. Roma, 19 dicembre 1905, GIORGIO, n. Roma, 13 agosto 1909, GABRIELE, n. Roma, 9 aprile 1917. Fratelli: ALFONSO, n. Roma, 24 agosto 1870, NICOLA, n. Roma, 6 dicembre 1875, Maria in Pizzirani, Teresa in Tittoni. Figli di Nicola: Franco, n. Roma, 30 maggio 1908; GIULIO, n. ivi, 29 nov. 1912; Maria Ersilia, n. ivi, 12 aprile 1920. 1. r. m. STERLICH (DE). ARMA: Di rosso alla fascia d'ar gento. DIMORA : Napoli, Penne e Villa S. Romualdo. Ascritta al pri mo Ordine civico della città di Chie ti. Ricevuta nel S. M. Ordine di Mal ta, in Priorato, nel 1775, in persona di GiusepPPE Maria, aven done fatta la pruova da GIOVAN COLA di Cermignano, primo stipite, dal 1459, e pas sata in Convento nel 1776 in persona di GIOVANNI per pruova di consanguineità con detto Giuseppe, suo fratello (Archivio del Gr. Priorato di Napoli). E però, detta famiglia, era già stata ricevuta nell'Ordi ne, per giustizia, nel 1664, come quarto della famiglia Leognano Ferramosca (Ar chivio dello stesso Gr. Pr. di Napoli). Marchese di Cermignano, per riconosci mento della R. Camera della Sommaria del 1706 (mpr). Ascritta al Registro dei Feudatari col titolo di marchese di Cermignano, in per sona del marchese RINALDO, n. 1o agosto 1786, † 22 settembre 1866. La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di marchese di Cermignano (mpr.), in persona dei di scendenti da Rinaldo, ascritto al Registro dei Feudatari, ed è rappresentata da ADOI Fo, n. in Napoli 27 settembre 1849, di Lui gi (n. 22 luglio 1822, † in Civita S. An gelo 27 febbraio 1900) e della fu marchesa Rachele Minieri († 11 dicembre 1868); sp. alla nob. Anna Enrici. Sorelle: Vincenza, n. Napoli 28 aprile 1854, sp. ivi 20 settembre 1883 a Filippo Tirone, già vedovo della nob. Elvira de Sterlich; Luisa, n. Napoli 26 gennaio 1858, sp. 18 febbraio 1898 al nob. Ferdinando Castiglione . STOCCHI. ARMA : D'argento, al leone di rosso, tenente con la branca anteriore destra uno stoc co d'azzurro. Alias: Partito : nel 1º di verde, al leone di rosso, rivoltato e te nente con la branca anteriore sinistra uno stoc co d' argento e sormontato da un giglio dello stesso (Stocchi); nel 2º d'azzurro, al cipresso al na turale, nodrito sulla vetta di un monte di tre ci me dello stesso, movente dalla punta (Monti) f. f. p. di s. LETTERAS (Dal Blasone dell'Ordine Costantiniano di S. Giorgio in Parma). CIMIERO : Un elmo con celata abbassata e con svolazzi di rosso e d'argento, alter nati. DIMORA : Parma. Della famiglia Stocchi, il primo ricorda to è MARCANTONIO della Val d'Enza. Vive va nel 1650 ed ebbe i figli MICHELE e GIAMBATTISTA. Questi si dedicò alla carrie ra ecclesiastica e si stabilì a Malandriano, dove gli Stocchi ebbero ed hanno beni. Mi chele ebbe due figli, MARCANTONIO e PIE TRO ALFONSO. Pietro Alfonso venne eletto tenente delle Corazze ducali e dall'inquisi tore ecclesiastico, padre Giacinto Maria Longhi, fu nominato Revisor capsarum telonii (Archivio Stocchi : Patente del San to Ufficio, 1° giugno 1745). Da Pietro Alfonso nacque GIUSEPPE, che sposò Colomba, figlia di Paolo Monti, il quale lo lasciò erede di un ingente patri monio e del suo cognome. Giuseppe, rima sto vedovo in giovane étà, abbracciò lo stato ecclesiastico ed ebbe una patente di famigliarità dal duca Antonio Farnese in data 26 aprile 1729. Con patente del cardi nale Alessandro Albani del 24 agosto 1735 fu dichiarato suo gentiluomo d'onore, men tre con Breve di Clemente XII del 25 mag gio 1735 venne nominato protonotario apc stolico. Monsignor Giuseppe il 14 marzo 1761 , per atto di Giacomo Taverna, fa do nazione inter vivos a favore del figlio le gittimo PIETRO, nato da lui prima di essere ecclesiastico, il 5 agosto 1721. Pietro stabilitosi a Malandriano, fu no minato nobile con i suoi discendenti legit- STOCCO. timi e naturali dal duca Ferdinando di Borbone il 31 marzo 1772 e venne iscritto tra i Nobili Piazzesi dalla Comunità di Parma. Pietro ebbe i figli PAOLO, GIAMBATTISTA e FRANCESCo. Giambattista nacque in Par ma il 25 agosto 1749 e nel 1775 dal duca Ferdinando di Borbone venne arruolato al fiere di una delle Compagnie urbane e con patente dello stesso del 29 agosto 1778 fú nominato tenente. Ebbe i figli PIETRO, MARCO E GIUSEPPE. Questi, nato il 20 gen naio 1788, abbracciò la carriera delle arımi e fu al servizio del vice Re d'Italia, poscia passò a quello di Napoleone e fece la cam PAGINA 483 pagna nella Spagna e nel Portogallo (1808 1812) . Passato al servizio della duchessa Maria Luigia col grado di maggiore fu fat to nel 1835 direttore della locale Scuola Militare, divenendo poi colonnello. Fu creato cavaliere Costantiniano il 7 dicem bre 1835. Maria Luigia riconfermò i titoli nobi liari della famiglia con diploma 18 novem bre 1842. Giuseppe, sposatosi con Teresa Levacher, ebbe tra gli altri i figli GIAM BATTISTA E PIETRO, da cui discendono le due linee viventi. La famiglia fin dal secolo XVIII suole aggiungere al proprio il cognome acquisi to Monti, il quale appare già in molti atti della famiglia anteriori a Giuseppe, che ottenne la conferma di nobiltà nel 1842. Una lapide del 1820 nella chiesa di S. Giovanni Ev. di Parma, posta in memo ria di Giambattista, padre di Giuseppe, porta i due cognomi, con lo stemma delle due famiglie. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona dei disc. da Giuseppe (1842), ed è rappre sentata da GIUSEPPE †, di Giambattista, di Giuseppe. Figli: Teresa, Ida in Mosconi, Emma in Del Bono, MARIO, Laura, IGINO. Altra linea. FILIPPO, di Pietro, di Giuseppe. Figli: GIAMBATTISTA, PIETRO, CARLO, PAOLO, CAMILLO, VITTORIO. g. d.. ARMA: D'azzurro a due spade al naturale manica te di oro passate in croce di S. Andrea con le punte in basso, accompagnate da tre gigli di oro, due ai lati ed uno in pun ta, col capo d'o ro all'aquila bicipite di nero. DIMORA : Cosenza. PAGINA 484 Nobile famiglia, che una antica tradi zione ripete di origine inglese. Ascritta al patriziato di Cosenza dai più antichi tem pi, ebbe importanti diramazioni nelle città di Taverna, Scigliano e Nicastro. L'impe ratore Carlo V le concesse di usare nel ca po dello scudo l'aquila imperiale, riconfer mando l'antica arma. Ebbe uomini di mol to valore nelle armi, e parteggiò per gli Aragonesi. In ricompensa dei militari ser vizi, re Ferdinando II d'Aragona conces se a PAOLO Stocco il feudo della Porta, ov vero della Ciambra, in territorio di Nica stro, concessione riconfermata dal re Fede rico, nel 1497 e dal vicerè don Giovanni d'Aragona nel 1508. FERDINANDO, uomo eruditissimo e filoso fo, matematico e poeta, restaurò l'Accade mia Cosentina e fu principe di essa; AN SELMO, uomo dottissimo prese parte alla congiura di Tommaso Campanella. Ricevuta, per giustizia, nel S. M. O. di Malta nel 1798 come quarto della famiglia Mirabelli (Arch.Ord. Malta, Processo 4510) e nel 1662 come quarto della famiglia Ca valcante (R. Arch. di Stato Napoli, vol. 4, Priorato di Capua) trovasi iscritta al Regi stro delle famiglie dei cavalieri di Malta, di giustizia. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di patrizio di Co senza (m.), in persona dei discendenti da Paolo, Antonio ed Edoardo, ascritti al Re gistro di Malta, ed è rappresentata da An TONIO, n. in Sorrento 3 aprile 1875, di An tonio (n. 1833, † 1910) e di Isabella Smith Tonnshend († a Napoli 21 settembre 1909). Fratelli: Paola, n. Decollatura (Catanza ro) 12 novembre 1866, sp. Napoli to giu gno 1907 al cav. Francesco Mariano; Eleo nora, n. S. Agnello di Sorrento 5 luglio 1871 ; Beatrice, n. S. Agnello 2 settembre 1872, sp. in Napoli 12 dicembre 1911 a Ugo Carpi; Maria Giuseppa, n. Decollatu ra 18 settembre 1873; FRANCESCO, n. Sor rento 23 settembre 1877; VINCENZO, 11. De collatura 17 giugno 1883. V. S. STOLI. ARMA: D'azzurro alla stola sacerdotale piegata in cerchio con le estremità decus LETTERAS sate in punta ed accompagnata da tre stelle, una in capo e due ai lati, il tutto di ti, oro. DIMORA: Rieti. Famiglia ascritta alla nobiltà di Rie tale titolo e spetta ai discen ti d'ambo i sessi da FRANCESCO Stoli. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Rieti (mf.), in persona di GIOVANNI, di Camillo, di Fran cesco. Figli: FILIPPO e CAMILLO. * STOLYΡΙΝΕ. ARMA: Troncato di rosso e d'az zurro all' aquila d'argento, attra versante, tenente fra gli artigli a destra un serpe al naturale, arro tolato, a sinistra un ferro di ca vallo d'argento cimato da una crocetta patente d'oro. V. S. CIMIERO : Tre penne di struzzo bianche. SOSTEGNI : Due liocorni ritti, affrontati. Мотто : In Deo spes mea. DIMORA : Firenze. Famiglia russa che, stabilitasi in Firen ze, nel 1884 ottenne la concessione del ti tolo di duca di Montelfi e con tale titolo venne iscritta nel Libro d'Oro della No biltà Italiana e nell'Elenco Uff. Nob. Ita liano in persona di : NICCOLÒ, di Alessio, di Gregorio. * STORTIGLIONE. V. S. ARMA: Troncato dentato d'azzurro con cinque pezzi sopra quattro di argento. LETTERAS DIMORA : Torino. Già in tempi re moti questa fami glia era nota in A lessandria e pare che già nel secolo XIII fosse ascritta al decurionato di questa città. Certo è che nel secolo XV la famiglia Stortiglione assunse una posizione premi nente in specie per i titoli accademici e le cariche che tenevano molti dei suoi mem bri. FILIPPINO, che era giureconsulto, fu pretore di Pavia (1463); suo figlio, Gu GLIELMO, che parimenti fu giureconsulto, fu pretore di Tortona, ed ottenne la con cessione di unire alle proprie l'arma di questa città. A CARLO MARIA, figlio del giureconsulto Giovanni Stefano, che fu oratore di Alessandria a Milano, venne concesso il titolo comitale il 25 settembre 1732. Figlio di Carlo Maria fu GIOVANNI STEFANO che sposò la contessa Teresa Man drina, la quale venne infeudata di Lobbi il 25 gennaio 1734 e investita il 22 successivo febbraio col titolo comitale. Questo feudo passò al figlio CARLO MARIA che ne fu in vestito il 21 aprile 1752. Costui, che fu l'ultimo del ramo comitale, fu condannato nel capo il 5 febbraio 1765 per avere, uni tamente a Vincenzo Lavini, fabbricato bi glietti di credito dello Stato. A lui venne però commutata la pena il 6 febbraio 1765 nel carcere perpetuo a Ceva. Oltre al comitale molti rami esistettero di questa famiglia. Con D. M. 12 aprile 1912 venne riconosciuto nel titolo di no bile SECONDO ARISTIDE, di Giuseppe, di Felice. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di SECONDO Aristide, di Giuseppe, di Fe lice. Figlio: LUIGI. 1. b. PAGINA 485 CIMIERO : Una ci cogna d'argen to, beccata d'o ro, nascente. Мотто: Non voce colitur. * STRADA. ARMA: Troncato . nel 1º d'argento, al castello di ros so, di due torri, merlate alla guelfa, aperto e mattonato di ne ro; nel 2º d'az zurro, al cane levriere, slancia to in corsa, al naturale, collari nato d'oro. DIMORA: Ferrera Erbognone (prov. di Pa via), Pavia e Roma. Con R. Decreto 8 aprile 1848, veniva creato nobile, per sè e per i suoi discen denti in infinito, IGNAZIO Strada, nativo di Garlasco in Lomellina, stabilitosi poi a Ferrera Erbognone. Erano suoi fratelli quel GIUSEPPE Strada, che, intendente ge nerale in Sardegna e a Torino e poi consi gliere di Stato nel 1831, ebbe dalla moglie Luisa Strada, ENRICO, nota, magnifica fi gura di eroico soldato, che, decorato di medaglia d'argento a Goito il 30 maggio 1848 e poi di altra medaglia d'argento nel 1849 per i fatti della Sforzesca e di Nova ra, caricò e travolse a Villafranca nel 1866 « col frustino in mano », come scrive il Morozzo della Rocca nella sua Autobiogra fia di un veterano (II, 228), gli Ulani au striaci, meritandosi la medaglia d'oro al valore; e quel PIETRO Strada, che, depu tato al Parlamento nelle legislature X, XI, XII e XIII per il collegio politico di San nazzaro de' Burgondi, lasciò fama di scrit tore e di medico valente, e fu grande be nefattore dei poveri. Ignazio ebbe, dal suo matrimonio con Luigia Trovati, GIUSEPPE e PAOLO, che si meritò a Novara, sul campo di battaglia, la medaglia d'argento. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rappre sentata da FELICE, di Giuseppe, di Igna zio, n. Valeggio,12 maggio 1861; spos. Sa la, 15 ott. 1892, con Ildebranda Robbio. Figli: Maria, n. Mezzanabigli, 26 по vembre 1893; Fanny, n. ivi, 1º febbraio PAGINA 486 1896; Virginia, n. ivi, 24 gennaio 1899; PIETRO, n. ivi, 11 marzo 1901; GIUSEPPE, n. ivi, 25 giugno 1902; Ugolina, n. ivi, 24 aprile 1906; Berenice, n. ivi, 29 aprile 1909. Fratelli: Clotilde, n. Valeggio, 28 giu gno 1859; spos. 10 gennaio 1883 a Apolli ne Lupano; Paola, n. Valeggio, 23 giugno 1863; spos. 19 gennaio 1888 a Stefano Volpi; ATTILIO, n. Ferrera, 12 agosto 1870; UGO, n. Ferrera, 21 novembre 1881. Cugino: ANGELO. Figli di Angelo: IGNAZIO, n. Gambolò, 19 luglio 1855; spos. Roma, 14 luglio 1892, Ernesta Camia; Ernesto, n. Bistagno, 18 gennaio 1854; † 15 dicembre 1915; spos. Torino, 18 gennaio 1879, con Eugenia Rocca Ceresola. Figli di Ernesto: Angiolina, n. Torino, 9gennaio 1881; spos. 19 ottobre 1901 a Da vide Meregaglia; Annita, n. Vigevano, 14 novembre 1882; spos. 14 maggio 1901 con Emilio Oddo; Emma, n. Torino, 10 no vembre 1884; EUGENIO, n. Torino, 1º lu glio 1887; ENRICO, n. Varazze, 10 agosto 1889; FLAMINIO, n. Torino, 24 ag. 1898. m. z. STRADELLI. ARMA: D'oro, al leone di rosso, attraversato da una banda d'ar gento, col саро d'azzurro carico di tre gigli d'ar gento alternati a quattro denti di un rastrello di STRANEO. rosso. DIMORA : Piacenza. Famiglia di Borgo Val di Taro, detta anticamente Stradella. ALESSIO Stradella, insigne teologo, vicario generale degli Ere mitani di S. Agostino in Genova, fu eleva to alla dignità di vescovo di Nepi e Sutri il 28 luglio 1575 e morì nel 1580. ANGELO Stradella, con decreto di Maria Luigia du chessa di Parma in data 17 agosto 1845, fu creato conte coi discendenti maschi ed ebbe riconosciuto lo stemma adottato ed usato dalla famiglia, come è sopra ripro dotto. Il detto Angelo sposò la nobile An LETTERA S gela Bertucci, da cui nacque FRANCESCO nel 1817, il quale sposò Marianna Douglas Scotti da Vigoleno. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (m.), in persona dei disc. da Angelo (1845), ed è rappresentata da ERMANNO, di Francesco, di Angelo. Fratelli: ANGELO, ALFONSO. STRAMIGIOLI. ARMA: Troncato: nel 1º di azzurro alla cometa ас costata da due stelle di sei rag gi, il tutto d'o ro; nel 2º di ros so al bue attra versante un fiu me « Letus », che scorre in una campagna di g. d. TUS verde; con la fascia d'argento attraver sante sulla troncatura. Мотто : Letus stramine. DIMORA : Pesaro. Famiglia pesarese ascritta a quella no biltà in persona di ANTONIO nel 1830, ed iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. con il tito lo di nobile di Pesaro (mf.), ed è rappre sentata da TOMMASO, n. a Pesaro nel 1882, dal fu Luigi (1856,† 1914) e Maria Buschi ni (26 giugno 1859); spos. 7 giugno 1909 con Guglielmina Girometti. Figlia: Bianca Maria, n. 25 maggio 1912. p. c. b. o. rosso ARMA: Troncato : nel 1º di all' aquila coro nata, d'argento; nel 2º d'azzurro alla rotella d'ar gento, caricata da una croce di rosso trifogliata ed attorniata da due serpi di ver de, affrontati ed attorcigliati in tre giri. LETTERAS DIMORA : Alessandria. Le prime memorie di questa antichissi ma famiglia risalgono ad un Opizzone che fu console di Alessandria nel 1191. Conta fra i suoi membri, che già intempo remoto furono ascritti al decurionato alessandrino, notevoli personaggi, fra i quali merita menzione GIOVANNI GIACOMO, di Lodovi co, che fu alfiere nell'esercito imperiale, quindi capitano e successivamente sergen te maggiore di una compagnia di fanti al comando dei quali guerreggiò in Lorena. L'imperatore Rodolfo II lo nominò gene rale dell'artiglieria e capitano generale della fortezza di Chiavarino, alla cui dife sa morì colpito da una palla nemica il 2 ottobre 1594. Ebbe sepoltura in Alessan dria e sulla sua tomba i fratelli gli fecero apporre una lapide che ricorda le sue va lorose gesta. A STEFANO LODOVICO (n. Ales sandria, 17 novembre 1749; † Casalcermel li, 27 ottobre 1843), di Pietro, che fu no taio, il Corpo Decurionale di Alessandria, con deliberazione 12 dicembre 1833, con cesse la riammissione nel Corpo Decurio nale come appartenente all'antica e decu rionale famiglia alessandrina degli Stra neo. Sposò (1775) Angela Trevisi, e da queste nozze nacquero, fra gli altri: Gio VANNI LUCA (1784-1856) e PAOLO VINCEN zo (n. 21 luglio 1789; † 31 dicembre 1849). Il primo procreò CARLO STEFANO (n. Alessandria, 17 gennaio 1826; † ivi, 28 giugno 1803), che fu avvocato, e che dalle sue nozze (1854) con Costantina De Ange lis ebbe GABRIELE (n. Casalcermelli, 30 di cembre 1855) , ENRICO (n. Casalcermelli, 2 ottobre 1857; † Alessandria, 14 giugno 1930), che fu avvocato, FAUSTINO (n. To rino, 14 febbraio 1861), LORENZO (n. Ca salcermelli, 30 settembre 1865; + Torino. agosto 1918), che fu avvocato, e OTTAVIO (n. Casalcermelli, 15 settembre 1868) che è generale di brigata. Ottavio sposò (1895) Leopoldina Capelli, e sono suoi figli Maria Elisa (n. Vicenza, 5 giugno 1896), che sposò il capitano Ottavio Dias, Costanza (n. Vicenza, 9 maggio 1897) e CARLO AL- di Stefano Lodovico. BERTO (n. Vicenza, 30 dicembre 1898), che è segretario di legazione. Carlo Alberto sposò (1928) Phoebe Irene di James Hart. Paolo Vincenzo, di Stefano Lodovico, ebbe dalle sue nozze (1840) con Carolina PAGINA 487 Martini, STEFANO LODOVICO (n. Pontestura, 21 luglio 1841), che è ingegnere capo del l'ufficio tecnico al municipio di Alessan dria, e decorato di medaglia d'argento al valore civile per aver salvato varie perso ne da una inondazione del fiume Tanaro. Dalle sue prime nozze (1873) con Lidia Camossi ebbe PIETRO PAOLO (n. Alessan dria, 20 giugno 1874) che è ingegnere e professore della R. Università di Genova, Giuseppina (n. Casalcermelli, 3 agosto 1875), OTTORINO (n. Alessandria, 12 ago sto 1876; † Torino, 22 novembre 1929), Adelaide (n. Alessandria, 28 novembre 1880) e LUIGI (n. Alessandria, 24 giugno 1884). Figli di Pietro Paolo e di Palmira Dagna sono Lodovico (n. 6 giugno 1902), che è ingegnere e professore, Lidia (n. Torino, 11 aprile 1904), Vittoria (n. Tori no, 3 luglio 1906), Carolina (n. Torino, 7 settembre 1910) e Costanza (n. Torino, 28 novembre 1912). Figlio di Luigi e Vitto rina Demichelis è ALDO (n. Torino, 18 giugno 1913). Un ramo di questa famiglia emigrò in Lombardia e assunse il cognome Strani. Fu di questo ramo PIETRO ANTONIO (n. Milano, 1748; † Velate, 1824), che fu ge nerale di divisione nell'esercito francese e governatore militare di Palmanova e di Bologna. I suoi figli GIUSEPPE ANTONIO (1804-1866) e GIOVANNI BATTISTA (1805 1862) furono magistrati, come fu magistra to PIETRO ANTONIO (1834-1899), di Giusep pe Antonio. La famiglia è rappresentata dall'avvocato GIOVANNI PIETRO (n. Pitic chio di Arcevia, 28 ottobre 1899), di Ippo lito, di Giovanni Battista. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di Gabriele, di Carlo Stefano, di Giovan ni Luca, di Stefano Lodovico. Fratelli: EN RICO +, FAUSTINO, LORENZO †, OTTAVIO. Figli di Ottavio: Elisa, Costanza, CARLO ALBERTO. Ramo ultrogenito. STEFANO LODOVICO, di Paolo Vincenzo, Figli: PIETRO PAOLO, Giuseppina, Отто RINO †, Adelaide, LUIGI. Figli di Pietro Paolo: LODOVICO, Lidia, Vittoria, Carolina, Costanza. Figlio di Luigi: ALDO. 1. b. PAGINA 488 STRASSOLDO. nel 4º a sei penne di struzzo alternate di nero e d'argento, impugnate. Sul tutto uno scudetto fasciato d'oro e di nero. Мотто : Intima candent. DIMORA: Friuli. Antichissima famiglia del Friuli, di ori gine germanica, e che trae il nome da un castello, chiamato delle Due Torri, che fu costruito poco lungi da Aquileja coi rude ri della distrutta città per la difesa dalle incursioni e prese il nome dei proprietari detti Strassau e più tardi Strassoldo. Tra i personaggi più antichi, le crona che ci ricordano un BUONAMARO, valoroso guerriero che combattè contro gli Avari nell'esercito di Pipino, re d'Italia; un UGO NE, conte del Friuli, inviato da Carlo Ma gno a Niceforo, imperatore di Costantino poli; un RICINDO che nel 1189 recatosi in Terrasanta con l'imperatore Federico I, morì combattendo contro gl'infedeli. Ottone il Grande, nella sua prima di scesa in Italia, dichiarò libera la famiglia Strassau che sino al sec. XIV portò questo nome italianizzandolo poi in Strassoldo. Lasciò chiara fama di sè, nel sec. XVII, un RICCARDO che comandando la fortezza di Gradisca, sostenne un'eroica difesa con tro i veneti nel 1616-1617. ENRICO, nel 1404 fu vescovo e principe di Concordia; PANFILO, nello stesso secolo, fu arcivesco vo di Ragusa; RAIMONDO ANTONIO dal 1757 al 1781 fu vescovo e principe di Aichstet. Dette inoltre capitani, pretori, podestà, ca pitani generali, ambasciatori, consiglieri del patriarcato e vicedomini. Questa famiglia ebbe vastissimi possessi feudali che la resero ricca e potente: ebbe LETTERAS il castello di Aichelberg, avuto in pegno dai conti di Gorizia con le valli di Gayl, ARMA: D'oro in quartato: nel i all'aquila bicipi te coronata sul le due teste di nero; nel 2º e 3º all' etiope nudo in maestà, na scente , attorti gliato d'argento, con orecchini e collana di rosso; Cormons, Codroipo, Castelnuovo, il con tado di Froforiano Zuins, Preset, Belgra do, Monfalcone, Fornelli, Chiarmacis, Strassoldo e ville annesse, Rosazzo e il ca stello omonimo, Villa Vicentina, la Grot ta, Villes, Villa Nuova di Fara, Morano, Lavriano, Medea, Corona, Soffemburgo, Fara, Nusdors, Cestigna, Volzora, Chia sottis, Graffemburgo ed altri, avuti da re moti tempi dal patriarca di Aquileia, poi dai conti di Gorizia e dagli arciduchi d'Austria. Partecipò questa famiglia alle alterne vicende politiche del Friuli e fu arbitra so vente del destino della regione. Fu iscritta nel 1300 alla cittadinanza nobile di Udi ne e nel Parlamento occupò l'ottavo posto fra i feudatari. Con Dipl. 16 maggio 1413, l'imperatore Sigismondo riconobbe nobili i signori di Strassoldo; nel 1631 Ferdinando II conce deva agli stessi la carica ereditaria di ca pocaccia nella contea di Gorizia; con Dipl. del 4 settembre 1664, Leopoldo I li creava conti del S. R. I., titoli riconfermati con Diplomi imperiali 25 agosto 1641 e 25 ot tobre 1673; con Dipl. 5 luglio 1685 furono creati nobili di Ungheria e con S. R. A. 29 agosto 1818 confermati nei loro titoli. Esistono attualmente di questa famiglia tre linee : quella dei conti, baroni di Villa nova e signori di Strassoldo; quella dei signori di conti, nobili di Ungheria Strassoldo; quella dei conti Strassoldo e Spilimbergo (vedi). e e * STRASSOLDO. ARMA: D'oro in quartato da un filetto di nero : nel 1º e 4º all'a quila bicipite di nero , coronata del campo su ambo le teste; nel 2º all'etiope nudo, in mae stà, nascente, al naturale , attor signori di V. S. NDENT LETTERAS tigliato d'argento, con la mano destra sul petto, e tenente con la sinistra l'e stremità di un nastro rosso che elevan dosi sopra lo scudo viene sostenuto al l'altra estremità dalla etiope del terzo punto; nel 3º alla etiope nuda, pure in maestà, nascente, al naturale, coi capel li sparsi sulle spalle, con la mano sini stra sul petto e tenente con la destra l'estremità del nastro rosso suddetto, sui quale è scritto in alto il motto in carat teri lapidari neri. Sul tutto uno scudetto fasciato di nero e d'oro. MOTTO: Intima candent. DIMORA : Friuli. Ramo della precedente famiglia ricono sciuto nei titoli sottoindicati con D. P. 19 dicembre 1926 e iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (parlamentare del Friuli) (mf.), conte del S. R. I. (m.), con te palatino (m.), barone di Villanova (m.), e signore di Strassoldo (m.), in persona di ANTONIO, n. 3 gennaio 1845, di Francesco ( n. 9 febbraio 1816), di Antonio (n. 8 ot tobre 1794, † 18 febbraio 1868); spos. il 20 agosto 1866 con la baronessa Anna Mo scon de Mosconi. Sorella: Elisabetta, n. 20 settembre 1847, spos. nel 1868 col cav. Augusto di Boek mann. STRASSOLDO. J.S. ARMA: D'oro in quartato da una sottile croce pa tente di nero: nel 1º all'aquila bicipite di nero, linguata di ros so, coronata de campo su ambo le teste; nel 2º all ' etiope nudo in maestà, na scente, al naturale, attortigliato d'argen to, con la mano destra sul petto; nel 3º alla etiope nuda in maestà, nascente, pu re al naturale e con la mano destra sul petto; nel 4º a sei penne di struzzo al ternate d'argento e di nero, impugnate. PAGINA 489 Sul tutto uno scudetto fasciato d'oro e di nero. CIMIERO: Cinque su elmi torneari: il 1° l'etiope maschio del secondo punto con la testa rivolta; il 2º e 4º le penne di struzzo del quarto punto; il 3º l'aquila del primo punto; il 5º l'etiope femmina del terzo punto; gli etiopi tenenti un na stro d'argento, che si eleva sui cimieri, carico del MOTTO : Intima candent. DIMORA: Friuli. Ramo della precedente famiglia ricono sciuto nei titoli seguenti con D. M. 22 aprile 1922 a RICCARDO GIULIO CESARE, di Nicolò, e con D. M. 4 ottobre 1926 a CESARE, di Giulio Cesare. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (nobiltà parlamen tare del Friuli) (mf.); nobile di Ungheria ( mf.); conte del S. R. I. (m.); conte e si gnore di Strassoldo e ville annesse (m.); pred. di Graffembergo (mf.), in persona di RICCARDO GIULIO CESARE, n. Strassoldo 15 settembre 1883, di Niccolò (n. 13 luglio 1838, † 26 marzo 1912) e di Olga Hebling; spos. 31 agosto 1911 con Francesca Save ria Attems Petzenstein di Podgora. Figli: GIOVAN BATTISTA, n. Strassoldo 18 luglio 1912; CARLO GIORGIO, n. ivi 22 gen naio 1914; Maria Pace, n. Kisslegg Wurt temberg 26 marzo 1916; GIORGIO, 11. Udi ne 6 febbraio 1926. Fratello : GIULIO CESARE, n. Strassoldo 30 maggio 1885, spos. 2 luglio 1913 Carola Ribi (separato nel 1918). con Altro ramo Iscritto nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana coi titoli su detti in persona di CESARE, n. Vienna 19 dicembre 1889, di Giulio Cesare, di Michele; spos. Udine 22 novembre 1919 con la contessa Maria Cai selli, dalla quale ebbe Elisabetta, n. Stras soldo 31 agosto 1920. Sorella: Rosa Maria, n. Gottelsberg 15 agosto 1880. V. S. * STRASSOLDO. ARMA: D'oro inquartato : nel 1º all'aqui la bicipite coronata sulle due teste di PAGINA 490 impugnate. Sul tutto uno scudetto fasciato d'oro e di nero. Мотто : Intima candent. DIMORA : Friuli. Ramo della precedente famiglia ricono sciuto nei titoli sotto citati con D. M. 24 ottobre 1926 e iscritto nel Libro d'Oro del- STRIGELLI. la Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (nobiltà parlamentare del Friuli) (mf.), conte del S. R. I. (m.), signore di Strassoldo e ville annesse (m.), signore di Spilimbergo (m.), in persona di VARNERO, di Giovanni, di Giulio. Sorelle: Marianna, Ines, Natalia. Zii: OTTONE, WULMARO e Ida. Figli di Ottone: GIULIO e Maria Teresa. Figli di Giulio: Imelde e Ida. V. S. * STRATIGO’COZZO. ARMA : Partito : di oro all'aquila al naturale (Strati gò); e troncato d'oro e di rosso; il secondo a tre monti del primo (Cozzo). DIMORA : Grecia e Palermo. Famiglia sicilia na che si crede ori ginaria dalla Grecia e che fu insignita del la baronia di Galassi, o Galasso, e della contea di Gallitano, per successione della famiglia siciliana Cozzo che era stata in vestita del primo titolo nel 1771 e del se condo nel 1809. Attualmente la famiglia è rappresentata da due sole femmine, Giuseppina e Cate LETTERA S nero; nel 2º e 3º all'etiope nudo, in maestà, na scente , attorti gliato d'argento, con orecchini e collana di rosso; nel 4º a sei pen ne di struzzo, alternate di ne ro e d'argento, rina, figlie di Niccolò e di Assiotea Cozzo. Alla prima con D. M. del 1902 fu ricono sciuto il titolo personale di baronessa di Galassi e con RR. LL. PP. di R. Assenso, 16 settembre 1926, il titolo di contessa di Gallitano ed alla sorella il titolo di nobile dei baroni di Galassi con il predetto rico noscimento del 1902. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di baronessa di Galassi (pers.), (ricon. 1902); contessa di Gallita no (pers.), (RR. LL. PP. di Assenso 16 settembre 1926, in persona di Giuseppina, di Niccolò e di Assiotea Cozzo. Sorella: Caterina in Tulumello. ARMA : D'azzurro a due martelli di argento, mani cati di rosso, de cussati, accom pagnati in capo da una stella di sei raggi d'oro e in punta da un monte di tre ci me dello stesso, ed attraversati da una banda in divisa di rosso. V. S. DIMORA: Milano, Palazzuolo. GIOVANNI GASPERO, del fu Giuseppe Stri gelli, di antica ed iliustre famiglia milane se, era venuto a stabilirsi in Palazzuolo, dove aveva acquistati molti beni e costrui to un magnifico palazzo in tempo di care stia per venir in aiuto alla classe povera, segnalandosi anche in altre opere filantro piche. Perciò il magistrato civico di Prato ave va il 27 marzo 1816 proposto al granduca, che con decreto 10 luglio di quell'anno ac coglieva la proposta, di decorarlo della no biltà di Prato in vista dei suoi meriti per sonali e della cospicua proprietà che aveva non solo a Palazzuolo, ma altresì in Firen ze, a Fiesole e in varie località dello stato pontificio. Esso Giovanni Gaspero, che era nato il 24 novembre 1768, ebbe, dal suo matrimo LETTERAS nio con Anna Carlotta, di Antonio Masot ti, i figli GIUSEPPE ANTONIO e Mario e le figlie Maria Maddalena e Maria Angiola. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Prato (m.) , in persona dei disc. da Mario e Giuseppe An tonio, di Giovanni. g. d. a. v. * STROBEL (DE). ARMA: Inquarta to: nel 1º tron cato : sopra d'az zurro al cigno al naturale con le ali aperte, sotto fasciato d'argen to e di rosso di quattro pezzi; nel 2º e 3º d'oro all'abete nodrito nel terreno, il tutto al naturale; nel 4° d'azzurro alla freccia d'argento anellata e posta in sbarra. CIMIERO : Un angelo in maestà, vestito di giallo, con nastro d'argento intorno al collo scendente incrociato sul petto e te nente in ciascuna mano, a braccia di stese, un giglio d'oro; l'angelo con le ali aperte e fasciate di quattro pezzi : a de stra di rosso e d'oro, a sinistra d'azzurro e d'argento. DIMORA : Merano. Con diploma del 17 febbraio 1781 Giu seppe II, imperatore, concedeva la nobiltà del S. R. I. a MICHELE, cancelliere foresta le e daziale in Primiero, e al fratello di lui CRISTOFORO, amministratore delle miniere Welsperg in Primiero, con il predicato di Haustatt e Schwanenfeld. Si distinse nella carriera politica GIAN FRANCESCO, commissario aulico incaricato di attuare l'assorbimento del principato di Trento dopo la secolarizzazione e la cessio ne all'Austria. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile del S. R. 1. (mf.) col predicato di Fratta e Campocigno (mf.) Ric. D. M. 26 ottobre 1928, in persona di ORESTE, di Giuseppe, di Giovanni, n. a PAGINA 491 Rimini 27 settembre 1871, generale, spos. a Merano 1º febbraio 1908 con Eleonora Piffl. Figli: MAURIZIO, n. a Castelletto Ticino 17 luglio 1910; Luisa, n. a Milano 15 ot tobre 1911; Giuseppina, n. a Merano 15 giugno 1920. Fratelli: GIOVANNI, n. a Pistoia 17 ago sto 1873; Alberto, n. a Palermo 15 agosto 1876, † a Firenze 17 marzo 1922, spos. a Carmagnano 28 luglio 1898 con Adele Ba cheroni. Figli di Alberto: GUGLIELMO, n. a Fi renze 13 maggio 1907; GUIDO, n. a Vene zia 23 settembre 1915. Altro ramo. ARNALDO, di Pellegrino, di Michele. Fratello: DANIELE. * STROZZI (RENZI STROZZI) . ARMA : D'oro alla fascia di rosso, carica di tre mezzelune cre scenti d'argento. CIMIERO : Un ca ne, di argento, crestato, portan te nel collare il motto : Lealtà. (Alias) : a. 2. «Mol to val più virtù e buona fama che tutto l'oro che l'avaro brama » . DIMORA : Firenze. Da uno Strozza, vivente nel 1260 e fi glio di un UBERTINO, d'origine popolana, prese il nome questa illustre famiglia, che tanta e sì gloriosa parte ebbe nella storia politica, letteraria ed artistica di Firenze, cui dette ben 94 priori di libertà e 16 gon falonieri di giustizia. Per non ecceder dai limiti imposti dalla economia della nostra pubblicazione, non tratteremo di tutti i singoli rami che di questa stirpe si propagarono in Toscana e nel resto della penisola, ma faremo cenno solo dei principali, e segnatamente di quel li che furono inscritti nei Libri d'Oro del granducato, ricordando degli altri solo quei personaggi che per qualche particolare ri PAGINA 492 LE STERAS guardo maggiormente illustrarono il loro garbata scrittrice, dalla quale ebbe due fi nome famoso. A) Da STROZZA, primogenito di Ubertino suddetto, nacquero quattro figli : I) PINO, padre di PIERO, gonfaloniere di giustizia in Firenze, avo di ANNIBALE, condottiero di buona reputazione al servi zio della Santa Sede († 1381), col cui ni pote, ANNIBALE, esule in Polonia, questa linea si spense; II) LAPO, che fu dei priori in patria nel 1301, 1304 e 1315, da cui derivarono quat tro linee: a) quella di STROZZA « junior », padre di BIAGIO, UBERTO, GIACOMO e GIANNOZZO, le cui discendenze vennero tutte a manca re sullo scorcio del secolo XV; b) quella di DAMIANO, spentasi egual mente nel secolo XV; c) quella di PALLA, che ebbe due figli: FRANCESCO e ONOFRIO. aa) Dal primo vennero : PALLA, padre di PALLA NOVELLO, il cui ultimo discendente fu il letterato GIOVAN NI (n. 1517, † 1570), e di FRANCESCO, au tore di una linea estintasi con GIOVANNI BATTISTA, vescovo di Prato e Pistoia, poi arcivescovo di Firenze (1700-1703); bb) dal secondo, ONOFRIO (O NOFE RI, † 1417), nacque PALLA (1362-1462), gran letterato e mecenate degli studi, be nemerito per la fondazione della prima bi blioteca pubblica fiorentina in Santa Tri nità, il quale ebbe due figli: GIANFRANCE sco, la cui discendenza finì in ALFONSO nel 1617, e Lorenzo, il cui figlio BARDO si sta bilì a Ferrara, dandovi origine ad una li nea spentasi con FRANCESCO ANTONIO nel 1737; d) quella di PAOLO, che si estinse con TITO, di Leonardo, coniugato con Alessan dra di Francesco Benucci, amante di Lo dovico Ariosto, e poi da questo sposata nel 1522, che morì a Ferrara nel 1552, lascian do solo due figlie monache; e) quella di Loso, gonfaloniere di giu stizia nel 1312, padre di SIMONE, la cui di scendenza si estinse nel secolo XV, e di LEONARDO, che ebbe due figli: STAGIO, au tore di una linea mancata nel secolo XVI, e FILIPPO, dal cui figlio SIMONE nacque, nel 1397, MATTEO, sposato nel 1422 con Alessandra Macinghi, dama coltissima e gli: LORENZQ (n. 1438), sposato ad Antonia Baroncelli, padre di MATTEO (n. 1474), priore nel 1513 e 1526, gonfaloniere nei 1519 e senatore nel 1532, che dal suo ma trimonio con Maria Maddalena Salviati ebbe CARLO (n. 1502), ammogliato con Francesca d'Alfonso Strozzi, da cui nacque (1539) LORENZO, senatore nel 1596, che da Dianora Bandini generò mons. RUBERTO, cavaliere gerosolimitano nel 1608, canoni co fiorentino, vescovo di Colle (1638) e poi di Fiesole (1645), con cui questa linea si spense; FILIPPO ( il Vecchio »), che per la sua ostilità ai Medici dovè vivere lungo tempo in esilio a Palermo ed a Napoli, e poi per intercessione del re Ferdinando I di Napoli ottenne da Lorenzo il Magnifico la grazia di poter tornare a Firenze, dove fu dei priori nel 1485 e dove nel 1489 cominciò a edificare su disegno di Benedetto da Maiano e quindi del Cronaca il meravi glioso palazzo Strozzi, che però non potè veder ultimato e fu compiuto dai suoi ere di. Egli aveva sposata nel 1466 Fiammetta, di Donato Adimari (da cui il figlio ALFON so, morto esule a Vicopisano nel 1534), e, in secondi voti (1477), Selvaggia Gianfi gliazzi, dalla quale ebbe: aa) LORENZO (n. 1482), priore nel 1521 , coniugato con Lucrezia Rucellai (1503), da cui il figlio GIOVAN BATTISTA, buon letterato e poeta, senatore nel 1561, capostipite del ramo dei duchi di Bagnolo e principi di Forano, che da Marietta Al toviti (1542) generò : 1) FILIPPO, marito di Caterina, di Fede rico Strozzi (1595) e padre di GIOVANNI BATTISTA, il quale acquistò dai Savelli il feudo di Forano in Sabina, col titolo di « marchese » e, come erede del ramo del maresciallo Strozzi, stabilitosi a Roma, vis se sempre in questa città. Egli aveva spo sato nel 1618 Maria Martelli, da cui gli nacquero due femmine, Caterina e Lisa betta (che si maritò al marchese Bartolo meo Corsini e fu madre del cardinal Lo renzo, poi papa Clemente XII), e due ma na schi: il marchese FILIPPO e LUIGI (0 Lu DOVICO), marchese di Forano, che da don Maria Leonora, di don Ferdinando LETTERAS Maiorca, duchessa di Bagnolo, ebbe (1644) FERDINANDO, arcivescovo di Tarso, e nel 1690 nunzio apostolico in Savoia, LEONE, pure prelato, Isabella (in Costaguti), Vit toria (in Cusani) e GIOVANNI BATTISTA, marchese di Forano e duca di Bagnolo, dal cui matrimonio con Ottavia Renzi nacque (1682), donna Maria Teresa, principessa di Forano e duchessa di Bagnolo, sposata nel 1699 a don Lorenzo Francesco, del senator Giovan Battista Strozzi. 2) LORENZO, sposato a Maria Emilia Guicciardini (1584), padre d'altro LOREN zo, senatore nel 1641, ed avo di GIOVANNI BATTISTA, senatore nel 1679, coniugato (1673) con Francesca Altoviti, il cui figlio LORENZO FRANCESCO, coniugato come si èdetto- con Maria Teresa, ultima del ra mo collaterale al suo, principessa di Fora no e duchessa di Bagnolo, ereditò dal fra tello di lui, monsignor Leone, il ducato di Bagnolo e il marchesato di Forano, otte nendone poi nel 1722 da papa Innocenzo XIII la qualifica di « principe di primo ran go », e morì a Roma nel 1742, lasciando due figli: FILIPPO (n. 1700), duca di Ba gnolo e principe di Forano; e FERDINANDO, cavaliere gerosolimitano e senatore, che al la morte del fratello primogenito (1763), ne ereditò i titoli di duca di Bagnolo e prim cipe di Forano: questi aveva sposata Giu lia, del conte Pietro Strozzi, e ristabili la famiglia in Firenze curandone anche la in scrizione al patriziato fiorentino, sancita con decreto 13 settembre 1751; ebbe la ca rica di maggiordomo maggiore della gran duchessa di Toscana e morì nel 1769. Da suo figlio, principe e duca Lorenzo FRAN CESCO († 11 novembre 1802), nacquero cin que figli: dal primogenito di questi, principe e duca FERDINANDO MARIA, coniugato (1820) colla duchessa Teresa de Beaufort, venne il principe e duca FERDINANDO LORENZO (n. 1821 , senatore del regno dal 23 marzo 1860, † 22 febbraio 1878), che dalle sue nozze con Antonietta, dei principi Centurione ha avuto : PIERO (n. 20 settembre 1855, dal 25 ottobre 1896 senatore del regno, † 3 110 vembre 1907); LEONE (n. 10 ottobre 1856); CARLO (n. 23 dicembre 1857); Luisa (n. 1859) e ROBERTO (n. 1861); dall'ultimogenito, ZANORI MARIA, ma PAGINA 493 rito di Luisa Rosselli Del Turco, sono nati LORENZO MARIA (1816) ed EUGENIO, (n. 1819) (Strozzi Alamanni); bb) GIOVANNI BATTISTA (dalla ma dre, però, chiamato FILIPPO, e con questo nome passato alla storia), che ebbe vita tempestosissima (1488-1538). Egli nel 1508 aveva sposato Clarice, di Pietro II de' Me dici, che il 26 agosto 1527 entrò con Pietro Salviati alla testa dei rivoltosi in Palazzo Vecchio, spaventando il timido cardinal Passerini, il quale fuggì da Firenze coi due giovanetti medicei, Ippolito ed Alessandro. Fierissimo repubblicano dapprima, poi (1530), fautore dei Medici, quindi perse guitato dall'odio del duca Alessandro e co stretto a rifugiarsi a Venezia, donde, ad ec citamento di Lorenzino, tornato in Tosca na per raccogliere i fuorusciti, alla testa dei quali combattè da valoroso a Monte murlo; ma vinto e fatto prigione dal Vi telli ( 1 agosto 1537), dopo un anno di car cere durissimo e di atroci torture si uccise lasciando scritto: « Philippus Strozza jam jam moriturus: exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor ». Dei suoi figli meritano ricordo : LEONE, cavaliere di Malta e grande am miraglio di Francia, avversissimo ai Medi ci, che nella guerra di Siena (1554), con battendo strenuamente a Scarlino, riportò gravi ferite, a seguito delle quali morì in Castiglione della Pescaia; LORENZO, egli pure nemicissimo dei Me dici, creato cardinale nel 1557, poi vescovo di Sens (1568) e arcivescovo d'Aix, morto ad Avignone nel 1571; Luisa, maritata a Luigi Capponi (1505 1584), nipote (dal figlio Giuliano), del ce lebre Piero; essa respinse le infami lusin ghe del duca Alessandro de' Medici, e mo rì di veleno; ROBERTO, il cui figlio LEONE fu generale delle milizie di santa Chiesa; PIERO (1510-1558), abilissimo ma troppo audace condottiero, che nel 1537 aveva ec. citato il padre alla sciagurata impresa fini ta miseramente a Montemurlo, dopo la quale andò quà e là per l'Italia combatten do in servizio della Francia; nel 1544 tentò un colpo su Genova, ma a Serravalle Scri via fu sconfitto; assunse poi il comando della difesa di Siena; nel 1555 abbandonò PAGINA 494 l'Italia, ma vi ritornò l'anno seguente : ri chiamatone nel 1557, dopo la battaglia di S. Quintino, tolse agl'inglesi Calais, e mo rì all'assedio di Thionville. Fu anche poe ta. Aveva sposata Laudomia de' Medici, sorella di Lorenzino e vedova d'Alamanno Salviati. Suo figlio FILIPPO (nato a Vene zia nel 1541), fu colonnello generale della fanteria nell'esercito francese, e nel 1582 comandante della squadra destinata a cac ciar gli spagnuoli dal Portogallo; ma scon fitto e fatto prigioniero alle isole Azzorre, venne subito ucciso per ordine dell'ammi raglio nemico Alvarez. Varie linee della discendenza del surri cordato Loso di Lapo furono inscritte nel Libro d'Oro dei patrizi di Firenze : con decreto 13 settembre 1751 quella di RUBERTO (estintasi con FRANCESCO MA RIA nel 1792), e quella di ALESSANDRO (mancata nel 1777 col figlio di lui RUBER то), originate entrambe da Carlo, di Ales sandro, pronipote del già menzionato Mat teo, di Lorenzo, gonfaloniere nel 1519 e se natore nel 1532; con decreto 18 dicembre 1752 quella di LORENZO, di Matteo, di Lorenzo, rappre sentata allora dal cavalier BERNARDO, dal figlio di lui, cav. VINCENZO, e dai figli di questi, BERNARDO e Margherita, vedova di Luigi Antinori; coll'anzidetto decreto 13 settembre 1751 quella di CAMILLO, estintasi con FRANCESCO MARIA, di Carlo, dopo aver van tato in GIULIO († 1660), un distinto lette rato e poeta tragico; e collo stesso decreto quella di GIRO LAMO, da cui derivò il cav. FILIPPO GIU SEPPE († 1844), del cav. GIROLAMO, che dal suo primo matrimonio con Maria Anna Pandolfini, ebbe Maria Vittoria in Sanmi niatelli di Pisa, e dal secondo con Anna Altoviti, ebbe PALLA GIROLAMO (n. 23 ago sto 1822) . III) PAGNO, terzogenito di Strozza, di Ubertino, fu gonfaloniere della repubblica di Firenze nel 1297 e padre di : 1) ANDREA, da cui vennero tre linee : a) quella di NICOLA, estintasi sui pri mi del secolo XVI.; b) quella di ANDREA, padre dell'altro ANDREA che, ammassate grandi ricchezze e guadagnatosi il favor popolare, tentò LETTERAS di dopo la cacciata del duca di Atene farsi signore di Firenze, e diede l'assalto al Palazzo della Signoria; ma, respinto dal podestà Giovanni di Guido, dei marchesi del Monte S. Maria, dovè fuggir dalla pa tria, senza che mai più nulla si sapesse di lui. Con suo figlio GIOVANNI questa linea si spense; c) quella di Pagnozzino, bandito da Firenze, che venne a mancare nel secolo XVII; 2) FILIPPO, da cui nacque GIOVANNI, che generò BENEDETTO (la discendenza del qua le finì nel secolo XVI) e LEONARDO, padre di ANTONIO, CAROCCIO E PAGNO, canonico († 1391). Il primo di questi fu autore di una li nea estinta nel secolo XV. Il secondo generò ZANOBI, distinto minia tore e buon pittore della scuola del Beato Angelico, e FRANCESCO, da cui nacquero : a) BENEDETTо, la cui linea mancò nel 1627 con LEONARDO, di Giovanni; b) LORENZO, autore di una linea di cui fu ultimo rappresentante nel 1634 GIOVAN NI BATTISTA, egregio letterato e poeta, che nel 1628 aveva su disegno di Gherardo Sil vani, costruita la facciata del suo palazzo in Santa Trinità; c) Cosimo, il cui primogenito PANDOL Fo partecipò come capitano di galèa alla battaglia di Lepanto e fu poi (1572), gene rale della flotta di Santo Stefano, mentre il quartogenito LEONARDO, andò a stabilirsi a Lione, dove nel 1646 moriva FABIO, di Ni cola, ultimo suo discendente. B) Da GERLO, secondogenito di Uberti no, capostipite degli Strozzi, che morì alla battaglia di Montaperti nel 1260, nacque ro UBERTINO e Rosso. I) UBERTINO, più volte priore di Firenze dal 1284 al 1310 e benemerito per aver fatto edificare il Cappellone dei Novissimi, in S Maria Novella, fu padre di: a) SOLDO, la cui linea si estinse nel 1574 con FRANCESCO, canonico della metro politana di Firenze, uno zio paterno del quale, pure di nome FRANCESCO, era stato valente letterato e aveva (1545), pubblicate buone traduzioni di Tucidide e Senofonte; b) ANDREA, morto nel 1347; c) NICOLA, la cui linea mancò nel sec. XVI, dopo aver avuto un UBERTINO (n. LETTERAS 1490), gran partitante pei Medici e un GIULIANO, di lui fratello, che militò nelle Bande Nere e, accusato dell'omicidio di Lorenzo de' Pazzi, dovè fuggir da Firenze per sottrarsi al processo; d) GIOVANNI, gonfaloniere di Firenze nel 1317, la cui iinea venne meno sullo scorcio del sec. XV. II) Rosso, gonfaloniere in patria nel 1294, fu autore di quattro linee: a) quella di GIACOMO, estintasi nel 1565 col cavaliere gerosolimitano ANNIBA LE, morto gloriosamente alla difesa di Mal ta contro i turchi; b) quella di STROZZA, priore nel 1326 е 1332, gonfaloniere nel 1337 e 1341, padre di CARLO, più volte dei priori dal 1360 al 1371, che con Pietro degli Albizzi e Lapo da Castiglionchio aveva formato un trium virato per ridurre ad una ristretta oligar chia il governo di Firenze; ma, dopo un violento tumulto scoppiato nel giugno del 1378 ebbe bruciata la casa e, messo al ban do come nobile e traditore della patria, ri parò a Ferrara e poi ad Imola, dove morì nel 1383. Suoi figli furono : NANNE, capostipite degli Strozzi di Fer rara, nella qual città era andato esule col padre nel 1378; militò per gli Estensi come generalissimo delle loro truppe e fu mini stro del marchese Niccolò III d'Este; morì da prode combattendo ad Ottolengo nel 1427. Suo figlio TITO VESPASIANO († 1505), fu del pari ministro estense e buon lettera to. ERCOLE, nato da lui e i suoi discenden ti, giunsero a grande stato presso quella corte, e la loro linea si estinse nel secolo XVI; STROZZA, gonfaloniere di Firenze nel 1392, la cui discendenza venne a mancare nel 1659; e PIETRO, autore di tre linee : aa) quella del primogenito MICHE LE, che ebbe due cavalieri di Malta, Rosso e RUBERTO, Lucrezia, celebre carmelitana († 1672), FRANCESCO († 1677), gentiluomo di camera di Cosimo III, e si estinse in Rosso, di Orazio, nel 1742; PAGINA 495 Commenda Stefaniana († 1606), JACOPO, AMERIGO, CARLO e LEONE creati dall'impe ratore Ferdinando II (con diploma da Ra tisbona, 27 marzo 1623), « conti del Sacro Romano Impero », insieme a tutti i loro fi gli e discendenti maschi e femmine in in finito; la quale linea, inscritta al Libro d'O ro, con decreto 13 settembre 1751, nelle persone del cav. AMERIGO, del conte cav. Piero, del conte Amerigo, e fratelli, si estinse nel 1805 con il cavaliere stefaniano GIOVANNI BATTISTA; c) quella di MARCO, che ebbe per figli : UBERTO, autore d'una linea inscritta al patriziato di Firenze con decreto 13 settem bre 1751, che si estinse nel 1784 coll'abate LUIGI, figlio di Carlo Tommaso, cui era premorto nel 1754 il nipote CARLO TOMMA so, figlio di Alessandro, suo fratello primo genito. Questa linea vanta un erudito di grandissima fama, il senatore CARLO (1587 1670), ricercatore infaticabile di patrie me morie, studioso insigne e raccoglitore di quella mirabile collezione di circa 3000 co dici, che dal suo cognome si disse «la Strozziana », e fu per i suoi altissimi meri ti letterari e storici insignito (2 marzo 1632), da papa Urbano VIII, del titolo tra smissibile di conte palatino; TOMMASO, despota facinorosissimo in Fi renze come uno degli Otto di guerra nel 1375, e poi come membro del triumvirato uscito dai capitani di parte guelfa, che, do po infiniti delitti, dovè fuggire a Mantova (1379), venendo colla sua partenza a ces suo sare il malgoverno dei Ciompi. Dal primogenito UBERTO, che servì i Gonzaga, nacque BENEDETTO, capostipite degli Stroz zi di Mantova, di cui la linea di FRANCE sco, suo figlio (investito dagli Sforza della contèa di Montalto Oltrepò) si estinse nel 1710, mentre quella dell'altro figlio, UBER To, fiorì in Mantova sino ad ALESSANDRO (1758-1817), colonnello nell'esercito austria co; un figlio del quale, CARGO, numismati co valentissimo, tornò a dimorare stabil mente in Firenze; il secondogenito, invece, dinome MASSIMILIANO, continuò a risiede re in Mantova, dove tuttora la sua linea bb) quella del secondogenito STROZ- fiorisce, rappresentata da MASSIMILIANO E ZA, estinta nel 1596; cc) quella di Andrea, cui apparten nero PIETRO, di Carlo, fondatore di una PIO LUIGI, di Carlo, di Alessandro, e dai loro figli, tutti inscritti al Libro d'Oro del la Nobiltà Italiana coi titoli di marchese e PAGINA 496 patrizio fiorentino; alla quale linea appar tenne il marchese LUIGI, dal 5 novembre 1866 senatore del regno, morto il 22 otto bre 1868; GIACOMO, la cui linea si estinse nel 1734 dopo aver vantato in CIRIACO (1504-1565), un sommo grecista, e in PIETRO (1569 1625), un grande teologo, che illustrò le credenze religiose dei Caldèi, e fu nomina to professore di filosofia nell'ateneo pisano; d) quella di UBERTINO, priore di Firen ze nel 1307 e gonfaloniere nel 1366, che mancò nel sec. XV, avendo avuto in PIE TRO, di detto Ubertino (1306-1362) un illu stre teologo, che nel 1358, per incarico di papa Innocenzo VI, aveva effettuata la ri forma dei monaci armeni di Genova, derti « Bartolomeiti » e si era segnalato per ia campagna fierissima fatta colla parola e co gli scritti contro l'istituzione dei Monti di Pietà, lasciando, dopo la sua morte, fama di vasta e profonda dottrina e di insigne santità di vita. Molti soggetti di questa storica fami glia furono ricevuti cavalieri per giustizia nel S. M. Ordine di Malta, come LEONE (1601) , ROBERTO (1612-1638), LUIGI (1758), PIETRO E FILIPPO (1793), tutti dei rami fio rentini : TULLIO CESARE (1731), del ramo di Mantova; e negli ultimi tempi, quali ca valieri d'onore e devozione, PIETRO (1887) è CARLO (1922) . La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese (m.), patrizio di Firenze (mf.), in persona di MASSIMILIANO, di Carlo, di Alessandro. Figli: GERIO, UBERTO. Fratello: PIO LUIGI. Figli di Pio Luigi: Anna Maria, CARLO, MASSIMILIANO. Ed è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di duca di Bagnolo (s. n., mpr.), prin cipe di Forano (mpr.), patrizio di Firenze (mf), nobile di S. Miniato (mf.), nobile romano (mf.), in persona di Roberto, di Ferdinando Lorenzo, di Ferdinando Maria. Sorella: Luisa in Guicciardini. Epure iscritta coi titoli di conte (mpr.), patrizio di Firenze (mf.), in persona di CARLO SALVATORE, di Filippo, di Carlo. Fratello: PIERO. g. d. a. v. LETTERAS STROZZI. ARMA: D'oro alla fascia di rosso carica di tre mezzelune cre scenti, d'argen to. DIMORA : Firenze, Rovigo e gantino. Ber Ramo dell'illu stre famiglia fio rentina, insignito del titolo di nobile per privilegi dei duchi di Mantova del 1614 e 1679 e del titolo di marchese per ordinazione 12 settembre 1770 della R. Deputazione Araldica di Mantova, emessa in considerazione che il titolo marchionale, appoggiato al feudo di Grana in Monferrato, era estensibile a tut ta la discendenza degli Strozzi senza ordi ne di primogenitura secondo il disposto dei diplomi dei duchi di Mantova e Monferra to del 1591 e 1617, confermati nel 1629 e 1638. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di nobile (mf.), marchese (m.), in persona di GIUSEPPE, di Tommaso, di Giuseppe, di Pietro. Fratelli: Elisa, PIETRO e UMBERTO. Figlio di Pietro: TOMASO. Figli di Umberto: Ottavia, Anna Maria, GERIO LUIGI e Isabella. STROZZI. ARMA: D'oro alla fascia di rosso, caricata di 3 cre scenti d'argento. DIMORA: Lugo; Bologna. 2. S. Da un estratto autentico del no taio dott. Feliciano De Luca di Roma, presidente del Con siglio Notarile, del 25 novembre 1895, da un libro intestato : Albero della Famiglia dei Conti Strozzi di Lugo, debitamente bollato al bollo straor LETTERAS dinario di Firenze, e certificato dal signor Massimiliano Bagni, segretario dell'Impe riale e Reale Deputazione sopra il Regola mento della nobiltà e cittadinanza di To scana del 17 settembre 1843, si rileva che la « Discendenza diretta della famiglia Strozzi di Modena, stanziata in Lugo è oriunda fiorentina ». In questo estratto egli dà un elenco dei membri di questa illustre famiglia a comin ciare da GIOVANNI d'Amuzzo, vivente nel 940, fino a FILIPPO, nato il 24 luglio 1821, padre degli attuali conti Strozzi di Lugo. Narrare le vicende di questa celebre ed illustre famiglia sarebbe fuori luogo; di remo soltanto che da detto estratto risulta che CARLO ANTONIO, n. il 27 marzo 1776, sposò il 20 settembre 1804 Carlotta, figlia dell'avvocato Ricci Masi, nobile bolognese, da cui nacquero: 1) ANTONIO Carlo il 27 ottobre 1805, educato nel R. Collegio di Pistoia, socio di diverse accademie scien tifiche; 2) D. GIOVANNI, n. il 7 maggio 1813, che fu professore di teologia, prefet to generale degli studi dell'Ordine dei RR. Canonici lateranensi in Roma; 3) FILIPPO, n. il 24 luglio 1821, educato nel R. Colle gio Cicognini di Prato. Da altro attestato della stessa R. Depu tazione, in data del 27 aprile 1844, risulta che il conte avvocato Antonio CARLO FI LIPPO Strozzi, ciambellano di S. A. I. il Granduca di Toscana, membro di diverse accademie regie, scientifiche, letterarie ita liane, è figlio del già conte cav. presidente avv. CARLO Strozzi, della linea di Modena stanziata in Lugo, Stato Pontificio, e della nobildonna Carlotta, dell'avv. Carlo Riari Masi di Bologna. Da altro certificato, in data del 18 agosto 1843, risulta che i « fra telli avv. ANTONIO, prof. don GIOVANNI e FILIPPO, de' conti Strozzi di Modena do miciliati nella città di Lugo, tutti nati dal signor cav. presidente avv. Carlo Strozzi discendenti per linea retta da Nanni Stroz zi, fiorentino, generale al servizio del Duca di Ferrara nel 1400 ». Parimenti da altri certificati del 1844 e del 1854, rilasciato quest'ultimo dalla I. e R. Deputazione so pra il Regolamento della nobiltà, datato da Firenze, risulta che la « descritta famiglia Strozzi attualmente dimorante a Lugo, ed in essa il conte avv. Antonio Carlo, del PAGINA 497 cav. Carlo, di Giovanni Strozzi e di Car lotta De' Riario Masi » è iscritta nel Libro d'Oro dei nobili della città di Firenze. Dal conte Filippo Strozzi, morto il 19 novembre 1896 a Bologna, di Carlo Anto nio e di Carlotta Riario Masi, e da Amalia Biondi nacquero : CARLO, PALLA, don Gio VANNI, PIETRO, Maria, Agnese, Luisa, An tonietta, Clarice e Virginia, tutti del ra mo già esistente a Lugo. STRUFFI. ARMA : Troncato di rosso e di az zurro. Nel 1º al la capra di oro passante, circon data dal motto: Dat aureum vel lus; nel 2º allo scaglione di ar gento. f. g. DIMORA : Sessa. Nobile, origina ria dalla città di Firenze, e per tale legal mente riconosciuta con Privilegio dell'an no 1697. Ammessa nelle Reali Guardie del Corpo, nel 1836, in persona di BARTOLOMEO (Ver bali della R. Commissione dei Titoli, vol. I, fol. 46). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), per i discendenti da Bartolomeo aspirante a R. Guardia del Corpo nel 1836. f. f. p. di s. * STUART FITZ JAMES. ARMA : Inquarta to : nel rº e 4º controinquartato d'azzurro a tre gigli di oro (Francia) e di rosso a tre leo pard: d'oro pas santi uno sull'al tro (Inghilterra); nel 2º d'oro al leone di rosso US Araldica 32 PAGINA 498 chiuso in una cinta doppio fiorita e con trofiorita dello stesso (Scozia); nel 3º di azzurro all'arpa cordata d'oro (Irlanda); con la bordura composta di sedici pezzi, otto d'azzurro ad un giglio d'oro ed otto di rosso al leopardo di nero. SUPPORTI : A destra un grifo ed a sinistra un liocorno al naturale. Мотто : Ortu et honore. DIMORA: Inghilterra, Sicilia e Madrid. Famiglia spagnuola e che ebbe dimora in Sicilia. Discende da JAMES FITZ JAMES, figlio naturale di James Stuart, duca di York, poi re d'Inghilterra sotto il nome di Giacomo II. Per successione femminile al le famiglie De Silva e Alvarez De Toledo, le pervennero i titoli di conte di Modica, barone di Alcamo, barone di Bompietro, barone di Calatafimi, barone di Chiara monte, barone di Monterosso, barone di Ragusa La Vecchia, barone di Ragusa La Nuova, barone di Scicli e barone di Vit. toria, dei quali l'ultimo possessore fu CAR LO MICHELE, duca di Berwick, nel 1816. A SANTIAGO, di Carlo Maria, di Jacobo, con D. M. 20 dicembre 1928 fu riconosciu to il titolo di conte di Modica con succes sione primogeniale mascolina. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Modica (mpr), in persona di SANTIAGO, di Carlo, Maria, di Jacobo. V. S. STUB. ARMA: D' oro al tronco d' albero sfrondato al na turale, nodrito sulla campagna di verde. DIMORA : Firenze. In seguito a pro posta della Magi stratura civica di Livorno fu, con re scritto granducale del 15 febbraio 1838, ascritto al ceto no bile di quella città Gherardo, di Giacomo Stub, nativo di Berghen inNorvegia e sta bilitosi in Livorno per ragioni di commer cio. LETTERA S La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Livorno (mf.), in persona dei disc. da Araldo Orazio Kield e Tommaso Oscar, di Gherardo. f. s. * STURANI. ARMA: Partito : nel 1º d'oro alla mezz 'aquila di nero uscente dal la partizione; nel 2º di azzurro al monte di tre ci me di verde alla italiana moven te dalla punta e sormontato da tre stelle di sei raggi d'oro, male ordinate. CIMIERO : Due semivoli di nero con in mezzo una stella di sei raggi d'oro. ORNAMENTI : Elmo aperto con corona tor nearia e svolazzi gialli e neri. DIMORA: Bologna; Torino; Milano; Firen ze; Fiume; Gorizia. Antica e nobile famiglia che trae le sue origini dalla Serbia dove era una delle principali per i molteplici servigi resi al l'impero contro il turco; ivi era conosciuta fin dal secolo XV. Nel XVI secolo si tra sferì in Dalmazia e di là nel secolo XVII inAncona. Dette illustri personaggi, fra cui sono da ricordare : GIOVANNI, vittorioso difensore nel 1494 di Belgrado assediato dal turco Amurat II. MATTEO, che fu quegli che tra sferì la famiglia a Ragusa. Da lui ne ven ne ELIA, che passò molti anni in Turchia esercitando il commercio, e con incarichi diplomatici per il re d'Ungheria; da Elia, BIAGIO, il quale, in riconoscimento della sua fedeltà e dei meriti suoi e degli ante nati, dall'imp. Ferdinando II, con amplo diploma del 7 gennaio 1622, fu decorato con tutti i suoi discendenti in perpetuo del titolo di nobile del S. Romano Impero. Nel magnifico diploma l'imperatore « dichiara l'antica nobiltà di casa Sturani per quattro quarti paterni e materni, e gli concede di inquartare allo stemma di famiglia la mez za aquila imperiale, e di timbrare lo scudo LETTERAS con l'elmo e la corona tornearia, con il ci. miero del doppio semivolo con stella d'o ro e in mezzo, e svolazzi gialli e neri (co lori dell'Impero) ». MICHEL MATTEO, pri mogenito di Biagio, sostenne incarichi ed ambascerie per il re Mattia d'Ungheria, che il 24 marzo 1616 lo nomind « fami liare aulico » . L'imperatore Ferdinando II, con suo diploma del 31 gennaio 1621, lo nomind « ambasciatore cesareo e consiglie re intimo » e come tale fu inviato in mis sione speciale con lettere imperiali da Linz il 20 luglio 1643 alla Corte ottomana. Nel 1626, sempre per l'imperatore, andò am basciatore a papa Urbano VIII, e fu in tal epoca che avvenne il trasferimento di tut ta la famiglia in Ancona, e cioè di Michel Matteo e dei fratelli suoi GIOVANNI, LUCA e CRISTOFORO. Michel Matteo morì a Vien na il 16 novembre 1658, carico d'anni e di onori. Il detto Cristoforo, sacerdote, nel 1676 era canonico della cattedrale di An cona; fu illustre matematico e pubblicò . <> nel 1645, ed inventò nuovi mac chinari, tanto da meritarsi il titolo di « grand sorcier » ! Tornato a Fano, nel 1677 costruì il celebre teatro della Fortu na, che esistette fino al 1845. PIERANDREA (1731), priore, fu il primo che ebbe l'eredità fidecommissale del capi tano Paolo, come si è detto sopra, ma ben chè avesse avuto due mogli, non ebbe di scendenza, onde detta primogenitura pas sò al fratello FILIPPO (che fu della XIX generazione); egli fu priore e gonfalonie re nel 1776, sposò la nob. Rosa di Nicola Bonaparte di S. Miniato (Firenze) († 15 gennaio 1796) che Napoleone I console, chiamava sua zia. FRANCESCO, di Filippo, morì nel 1771 di anni 4, sicchè il Consiglio comunale di Fano fu chiamato ad elegge re il successore alla primogenitura fonda ta dal capitano Paolo Torelli con i rogiti del notaro fanese Agostino Guardinucci il 13 luglio 1722. E in base ad esso il Consi glio, il 6 settembre 1786, elesse a segui tare la famiglia Torelli il conte e marche se SILVIO dei Torelli di Forlì, che morì nel maggio 1795, scapolo estinguendosi così anche i Torelli di Forlì, discendenti essi pure da Salinguerra, signore di Ferrara, e stati riconosciuti parenti dei Torelli di Po lonia da re Augusto III di Polonia e deco rati del titolo marchionale per maschi e femmine in infinito, con amplo Diploma dato a Dresda il 13 luglio 1747. In questo Diploma si fa la storia dei Torelli-Ciolek polacchi, dicendo che essi provenivano da Mantova con un PAOLINO, che nel sec. XII si trasferì in Polonia. Alla morte di Silvio, il Consiglio fanese chiamò alla primogenitura EVANGELISTA, di Giovan Battista, dei Torelli patrizi di Foligno, il quale pure discendeva dal Sa LETTERAT linguerra, signore di Ferrara. I Torelli fo lignati oltre ad avere il patriziato della lo ro città fin dal 1200, ebbero anche la no biltà romana il 10 settembre 1520 per tut ta la famiglia in perpetuo in persona di altro EVANGELISTA, figlio di Paolo, alle quali nobiltà aggiunsero il patriziato fane se allorchè il 12 agosto 1797 vi fu aggre gato il detto Evangelista di Gio. Batta. E vangelista ricoprì le più alte cariche civi che tanto a Foligno che a Fano. Egli era nato a Spello (Foligno) il 30 dicembre 1750, e morì il 9 dicembre 1830. Dalla sua seconda moglie nob. Alessandra dei conti Borgogelli (n. 1802, † 1883), ebbe una sola femmina, Innocenza, ed allora egli nel marzo 1816 chiamò a succedergli il nipote ex fratre TORELLO, di Giuseppe Torelli (n. Foligno 18 maggio 1807) e gli fece sposare la sorella di sua moglie, la nobile Volum nia, figlia del conte cav. priore Michelan gelo Borgogelli, patrizio di Fano e ciam bellano del granduca di Toscana, (nato 13 marzo 1807 e morto 30 agosto 1884). Poi per atto del notaio fanese Francesco Guar dinucci il 26 ottobre 1828 lo istitui erede di tutto il suo patrimonio (benchè le primo geniture fossero state abolite da Napo leone I) . Torello ricoprì la carica di gonfaloniere tanto in Fano che a Cartoceto, e morì il 15 dicembre 1851. GIOVANNI, di Torello (XXIII generazione), (n. 19 giugno 1829, † 17 novembre 1872), prese parte alla co sa pubblica e sposò la nob. Anna di Mat tia Tocci di Cagli. Da questi discendono gli attuali Torelli. Questa famiglia che sta facendo pratiche presso la Consulta Araldica, ha diritto a farsi riconoscere i titoli di patrizio di Fo ligno (mf.), patrizio di Fano (mf ), nobile romano (mf.), è oggi così rappresentata : GIOVANNI, n. 11 novembre 1886, di To rello († 1920) e Alessandrina dei conti Fai na (1864, † 1922) . Fratelli: 1) LELIO CLAUDIO, n. 26 mag gio 1889; maggiore R. E., croce al merito e al valore di guerra, cav. Corona d'Italia, cav. uff. Corona di Romenia con spade; sp. II novembre 1925 Hilda Muheim de Diesbach (n. a Friburgo, Svizzera, 28 ot tobre 1903), (resid.: Perugia, via XX Set tembre, 26); 2) Maria, n. 20 gennaio 1891; LETTERA T sp. 19 luglio 1919 all'avv. prof. Luca Spar taco Pontini (n. 2 novembre 1887); 3) An na, n. 12 settembre 1893; sp. 28 agosto 1924 al nob. cav. maggiore Alessandro Mascaretti (n. 10 giugno 1893); 4) Ludovi ca, n. 7 settembre 1896; sp. 2 settembre 1922 al cap. Cesare Conighi (n. Fiume, 14 maggio 1895) . Figlie di Lelio Claudio: a) Barbara Ales sandra, n. Friburgo, 26 agosto 1926; 5) Maria Ludovica, n. Friburgo, 26 luglio 1930; c) Maria Elena, n. Perugia, 28 di cembre 1931. p. c. b. o. * TORELLI. ARMA: Troncato : nel 1º d'oro al l'aquila di nero, rostrata e mem brata del campo; nel 2º di rosso al toro d' argento, corrente. DIMORA : Tirano, Villa di Tirano eRoma. Antica famiglia originaria da Villa di Tirano in Valtellina. Coprì le cariche che si conferivano ai soli nobili. BERNARDO venne riconosciuto nella nobiltà con Sov. Risol. del 1816 e al suo ramo appartengono i rappresentanti della famiglia, riconosciuti con D. M. del 1900. Il ramo discendente da LUIGI fu insi gnito nel 1874 del titolo di conte con suc cessione primogeniale mascolina. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di LUIGI, di Francesco, di Bernardo. Figli: BERNARDO, GIANFRANCESCO, ENRI co, Pia, e GASTONE. Figli di Enrico: MARIO LUIGI e Daniella. Col titolo di nobile (mf.), e conte (mpr.), in persona di BERNARDO, di Luigi. V. S. * TORELLINI. ARMA : D'azzurro, all'albero accollato da un tralcio di vite fruttato di tre pezzi, PAGINA 653 il tutto al natu rale, nodrito su d'un monte al l'italiana di tre colli (2, 1), d'ar gento, movente dalla punta. DIMORA : Viterbo e Roma. La famiglia Tor rellini è originaria da Pisa e venne in Viterbo al principio del XVI secolo con SEBASTIANO, di Benedetto Torellini. Nel 1593 fu ammessa al priorato di Vi terbo con PIER GIOVANNI, di Antonio. Questa famiglia si estinse con Rosa Al tilia, di Paolo Torellini, vedova del conte Filippo Brugiotti, che nel 1749 istituì un fidecommisso a favore del pronipote PAO Lo, di Ascanio Cerrosi, che assunse nel 1765 il cognome Torellini e si fregiò del titolo comitale usato ininterrottamente dai suoi discendenti fino alla generazione pre sente, forse per la successione alla casata dei conti Galeotti del 1736. Aquesta famiglia dalla Consulta Araldi ca del Regno venne riconosciuto, con De creto Ministeriale del 3 giugno 1929, il solo titolo di nobile di Viterbo. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Viterbo (mf.), in persona di TULLIO, di Onofrio, di Carlo. Figli: GIORGIO e Maria. TORINO (COMUNE). ARMA: D'azzurro al toro furioso di oro, cornato di argento. (Conse gnamenti 1614, 16 giugno 1687 e D. C. G. 11 ago sto 1931). Antica è la si gnoria di Torino su Beinasco. I1 22 l. r. m. giugno 1239 Fede rico di Piossasco, anche a nome degli altri consignori di Beinasco di lui consorti e PAGINA 654 cioè Guidone di Piossasco col figlio Ober to, Ottone Folgore di Piossasco ed Ardiz zone Fea facevano investitura a titolo di donazione irrevocabile alla comunità di Torino, rappresentata dai chiavari Giaco mo Cagnassone e Oberto Porcello e dai sindaci Guglielmo Cagnassone e Giovanni Valle, del castello, della villa e del terri torio di Beinasco. Il 16 successivo luglio Giovanni di Piossasco ratificava la dona zione come sopra fatta dal padre Federico. Il 14 aprile 1619 la città di Torino veni va infeudata (interinazione 2 maggio) di Grugliasco, vendutole dal duca Carlo Ema nuele I per soddisfare debiti di guerra, e ne riportava l'investitura il to successivo giugno, con altre del 14 gennaio 1678 e 22 aprile 1732. È da ricordarsi la deliberazione dell'II gennaio 1849, colla quale i consiglieri co munali di Torino, sostituiti ai decurioni, per uniformarsi anche in ciò al nuovo or dine di cose, ordinavano la distruzione del le insegne comitali, sostituendo alla coro na comitale la corona murale. Con D. C. G. dell'11 agosto 1931 veniva confermato lo stemma come sopra blaso nato, riconoscendo alla città di Torino il diritto di fregiare lo scudo della corona comitale. Il Comune è iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte di Grugliasco, si gnore di Beinasco. l. b. * TORLONIA. ARMA: Inquarta to : nel 1º e 4º di rosso; nel 2º e 3º d'azzurro alla cometa d'oro on deggiante in sbarra; con la banda d'argento, carica di sei rose d'oro, attraver sante sul tutto. CIMIERO : La fe nice. DIMORA : Roma. La genealogia documentata, fornitaci dall'istoriografo dell'Alvernia, Ambrogio Tardieu, incomincia con BENEDETTO Tour LETTERAT lonias, nato a Marat (Puy de Dôme), pa dre di ANTONIO, che il 15 giugno 1722 spo sò a Augerolles, Maria Cambray, da cui nacquero GIUSEPPE († 1819 senza prole), Francesca, moglie di M. Montagne e MA RINO, che nel 1750 si stabili a Roma dove sposò Angela Lanci. Il cardinale Acquavi va gli lasciò una pensione vitalizia e mori il 21 marzo 1785. Suo figlio GIOVANNI (ta Roma, 25 febbraio 1829 a 74 anni), agente del principe di Furstenberg presso la S. Se de, nobile dell'impero nel 1794, fondò la banca Torlonia. Egli fu ascritto al patri ziato romano con Senatu Consulto del 13 gennaio 1809 e fu creato marchese di Ro mavecchia e Turrita, ad personam. Nel 1813, acquistò il principato di Civitella Ce si dal principe Pallavicini ed a causa di questa proprietà Pio VII, con chirografo dell'11 ottobre 1814, lo fece e nominò prin cipe di detto castello e luoghi annessi; nel 1820 acquistò il ducato di Poli e Guada gnolo dal duca Sforza Cesarini, e finalmen te nel 1822, acquistò la castellania di Capo dimonte, Marta e Bisenzo dal principe Po niatowski. Il 1º ottobre 1821 istituì la pri mogenitura Torlonia comprendente Poli e Guadagnolo per suo figlio MARINO, che da Pio IX fu poi creato duca con Breve 26 feb braio 1847, e più tardi un maggiorasco se condogenito comprendente Civitella Cesi per suo figlio ALESSANDRO (n. 1800, † 1886) che fu creato da Gregorio XVI, duca di Cesi e marchese di Romavecchia nel 1838 e principe di Civitella Cesi il 7 luglio 1840. Avendo disseccato il lago di Fucino, ebbe il titolo di principe di Fucino nel 1875. A lessandro rinunciò a tutti i titoli a favore di sua figlia Anna Maria, sposa a Giulio Borghese, che assunse il cognome Torlonia (conferma italiana di questa cessione, 7 marzo 1875). Il titolo di principe di Civi tella Cesi, essendo stato conferito sopra un maggiorasco maschile al quale le femmine non potevano succedere, fu riconosciuto nel 1890 con sentenza della Corte di Cassa zione alla linea dei duchi Torlonia. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile romano (mf.), no bile di Viterbo (mf), duca (mpr.), duca di Poli (mpr.), duca di Guadagnolo (mpr.) (D. M. ricon. 1º marzo 1911), in persona di LETTERAT ANDREA, comm. di giust. patr. del S. M. Ordine di Malta, tenente di compl. nel Ge nova Cavalleria, n. Frascati 4 settembre 1899, di Leopoldo (n. 25 luglio 1853, † Frascati 23 ottobre 1918, senatore del Re gno, già deputato al Parlamento, già sin daco onorario di Pesaro e Sinigallia, асса demico onorario di S. Luca), di Giulio, di Marino e di Giovanni e di donna Amalia Colonna dei principi di Stigliano, dama di onore e devozione del S. M. O. di Malta; sp. Genova 18 aprile 1920 con donna Ema nuela dei marchesi Spinola (res.: koma) . Figli: LEOPOLDO, n. Genova 18 gennaio 1921 ; AUGUSTO, n. Roma 30 aprile 1924; PAOLO, n. Roma 5 ottobre 1926; EMANUE LE, n. Roma 23 febbraio 1929. Sorella consanguinea (nata dal primo matrimonio del padre con donna Eleonora Monroy Lanza Spinelli dei principi di Bel monte, † 1891) : Teresa, n. 30 dicembre 1887, spos. 22 novembre 1913 al conte Giuliano Terzi di Sissa (†) . Sorelle germane: Flaminia, n. 28 mag gio 1893; Anna Maria, n. 15 ottobre 1894, spos. gennaio 1925 al principe don Fran cesco Chigi della Rovere. Zii: (nati dal matrimonio dell'avo don Giulio (n. 1824, † 1871) con donna Teresa dei principi Chigi Albani) : Augusto (ve di famiglia seguente); MARINO (id., id.); GUIDO, n. Roma 26 gennaio 1865, † San Remo 23 marzo 1929, deputato al Parla mento, sp. con donna Giuseppina Lanzani. Figlia di Guido: Emma, spos. con Fran co dei marchesi Monticelli Obizzi. c. a. b. f. * TORLONIA. A versante sul tutto. ARMA : Inquarta to : nel 1º e 4º di rosso al lam bello d'oro (per spezzatura); nel 2º e 3º d'azzurro alla cometa d'oro ondeggiante in sbarra; con la banda d'argen to, carica di sei rose d'oro, attra PAGINA 655 DIMORA : Roma. Ramo della famiglia precedente, che venne riconosciuto nel titolo di principe di Civitella Cesi in persona di Augusto, di Giulio, e alla cui morte succedette nel ti- ' tolo il fratello MARINO, riconosciuto D. P. 23 giugno 1929. con La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile romano (mf.), no bile di Viterbo (mf.), nobile dei duchi (mf), nobile dei duchi di Poli e di Gua dagnolo (mf.), principe di Civitella Cesi (mpr.), in persona di Augusto, n. 20 gen naio 1855, † 16 aprile 1926, di Giulio, di Marino, di Giovanni. Fratello: MARINO, n. Poli 19 luglio 1861 , spos.. 15 agosto 1907 con Elsie Moore. Figli: ALESSANDRO, n. Roma 7 dicembre 1911 ; CRISTIANO, n. Roma 9 aprile 1913; Marina, n. Roma 22 ottobre 1922. c. a. b. f. * TORLONIA (già BORGHESE). ARMA : Inquarta to : nel rº e 4º di rosso; nel 2º e 3º d'azzurro alla cometa d'argen to ondeggiante in sbarra con la banda d'argento carica di sei rose di rosso bottona te e barbate d'o ro, attraversante sul tutto. DIMORA : Roma. Altro ramo della famiglia Torlonia iscrit to' nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nel l'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile romano (mf.), principe (mpr.), duca di Ceri (mpr.), marchese di Romavecchia (mpr.), principe di Fucino (mpr.), in per sona di GIOVANNI, n. Roma 10 ottobre 1873, senatore del Regno, di Giulio Bor ghese (n. 19 dicembre 1847, † 15 luglio 1914) e di donna Anna Maria Torlonia dei principi di Civitella Cesi. Fratelli: CARLO, gr. uff. della Corona di Italia, n. Roma 19 dicembre 1874; spos.: 1) 20 novembre 1907 con Angela Benvenu PAGINA 656 ti, div. 1920; 2) 22 agosto 1922 con Paoli na Pignoloni; Teresa, n. Roma 22 maggio 1872, spos. Roma 28 aprile 1895 col mar chese Gerino Gerini; Maria, n. Roma 12 febbraio 1876, dama di Palazzo di S. M. la Regina, spos. Roma 2 giugno 1897 col du ca Lorenzo Sforza Cesarini. Figli di Carlo: Anna Maria, n. Roma 16 novembre 1923; Giulia, n. Roma 30 dicem bre 1924; ALESSANDRO, n. Roma 28 novem bre 1925. c. a. b. f. * TORNABENE. ARMA : D'oro al leone sormonta to da una picco la decusse scor ciata, il tutto di azzurro. DIMORA : Catania. Famiglia che si ritrova in Sicilia sin dal secolo XV e che si vuole far discendere dai Tor nabuoni di Firenze e portata in Sicilia da un PIETRO, che ebbe in Catania le prime cariche ed acquistò la baronia di Castanìa Il titolo di barone della Tonnara di Fiu me, di Noto e Caponero, provengono da casa Zappalà e fu riconosciuto con D. М. del 1911 all'unica superstite di questa fa miglia, MARIA GIUSEPPA Tornabene, mo glie del nobile Raffaele Zappalà. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone della Tonnara di Fiume, di Noto e Caponero (pers.), in per sona di MARIA GIUSEPPA, di Carlo Lodo vico, di Giambattista, ved. del nob. Raf faele Zappalà. V. S. TORNAMBENE (vedi VII Volume d'Ap pendice). * TORNIELLI SATI. e ARMA : Di rosso a due scettri d'oro, fioriti, curvati, affrontati; collo scudetto d'oro, LETTERA T carico di un'a quila coronata, di nero, in abis So. CIMIERO : L'aquila coron. del cam po, nascente. SOSTEGNI : Due a quile al naturale affrontate. Мотто : Pro hono re pro patria pro fide pugnandum. DIMORA : Torino, Borgomanero e Novara. È una delle più antiche e potenti fami glie della città di Novara, che unitamente ai Brusati ed ai Cavallazzi ebbero a volta a volta il dominio della loro città. Il nome dei Tornielli è strettamente legato alla sto ria di Novara, e più ancora alle fazioni dei secoli XIII e XIV, nelle quali ebbero parte preponderante. Già nel secolo XII i Tor nielli sostengono in Novara le più impor tanti cariche cittadine ed il loro nome si riscontra fra i consoli del comune, fra i consoli di giustizia e fra i canonici ed i ve scovi. Notevolissimo fu quel GUGLIELMO Tornielli che, eletto vescovo di Novara, rappresentò i Novaresi alla Dieta di Ron caglia del 1158, e che due anni dopo fornì all' imperatore Federico Barbarossa bale strieri ed arcieri. Da quest'epoca la poten za di questa famiglia andò via via aumen tando, affermandosi con personaggi insi gniti delle più alte cariche, e mentre un GIOVANNI vienė eletto vescovo di Bergamo nel 1209, Oldeberto è eletto vescovo di Novara. Di tendenze spiccatamente impe riali, furono i Tornielli fra i più potenti fautori degli imperatori Federico I e Fe derico II e qui forse sta la giustificazione della leggendaria parentela tra di essi e il re Manfredi di Svevia. Colla morte del l'imperatore Federico II e colle gravi lotte che seguirono fra i partigiani dell'impero e quelli del papato sorsero in Novara, ver so il 1257, le fazioni, che insanguinarono colle sanguinose lotte e colle tragiche ven TORNIELLI BRU- dette le mura cittadine. A capo delle fazio ni guelfe dette dei Sanguigni stavano i Brusati, a capo delle ghibelline dette dei Rotondi i Tornielli, che sulla loro bandie ra, che recava la croce rossa, portavano il LETTERAT motto : pro fide, pro patria, pro libertate et honore, che è tuttora il motto della stirpe dei Tornielli. Nelle alterne vicende delle lotte intestine, che portavano or l'una or l'altra fazione al dominio di Novara, rima se fra gli altri famoso il nome di TORELLO, di Giovanni Tornielli (1257), che fu uno dei seguaci di Corradino di Svevia nell'I talia Meridionale, e quello di ENRICO, che dopo la pacificazione delle parti conten denti avvenuta a Novara nel dicembre 1310 per opera dell'imperatore Enrico VII, assalì nel 1311 i Sanguigni scacciandoli dalla città e rovinandone i feudi che tene vano nel contado Novarese. Stipite sicuro, a cui si riallacciano qua si tutti i numerosi rami dei Tornielli, è Ro BALDO, che fu podestà di Cerano nel 1202. Da costui discendono MANFREDO, che fu console di Novara nel 1229, e OTTONE, che ebbe per nipoti il già citato TORELLO e GALVAGNO, signore di Parona e Vignarel lo, conte di Squillace, figlio di Giovanni, che fu console di Novara nel 1232. Man fredo procreò RAINERO (1275), che fu padre di GIOVANNI LUIGI, a cui si vuole attri buire la fondazione del castello di Verga no, e di LOTERIO, che fu delegato (dicem bre 1310) dei fuorusciti novaresi in Vercel li presso l'imperatore Enrico VII, dove fra gli intervenuti figurano i seguenti di que sta famiglia : FILIPPO col figlio ARRIGHI NO, GIOVANNI E MANFREDO fu Galvagno, GIOVANNI fu Pietro, RAINERIO fu Enrico, GUALA, PAGANINO, GIOVANNI e fratelli. MATTEO, Da Giovanni Luigi nacque FILIPPONE, che fu console di Novara e capitano del popolo a Pisa, e da cui originarono il già citato Enrico, ROBALDONE E PIETRO detto Calcino. Mentre Enrico viene nominato capitano di Milano, Calcino ne è nominato nel 1323 podestà, e Robaldone ottiene la importantissima carica di vicario e rettore di Arona nello stesso anno. L'imperatore Ludovico il Bavaro, sceso in Italia, il 31 maggio 1327 crea vicarii imperiali in No vara Robaldone e Calcino, che lo storico novarese Gio. Battista Ploto denomina duo fulgura belli. Signori della loro città, or gogliosi per la suprema carica affidata loro eper le illustri alleanze matrimoniali con tratte, avendo Calcino sposato Buonacossa PAGINA 657 Rusca, nipote del vescovo Giovanni Vi sconti, e Robaldone avendo sposato Brissa mante, sorella del marchese Tommaso Ma laspina, destarono l'odio degli avversari e l'invidia degli stessi congiunti. Abil mente ne approfittò il vescovo di Novara, Giovanni Visconti, che il 22 maggio 1332 imprigionò nello stesso vescovato Calcino, riuscendo quindi con abile colpo di mano a rendersi signore di Novara. Robaldone, avuta notizia dell'imprigionamento del fra tello, fuggì a Verona presso il parente Cangrande della Scala, ove pochi mesi ap presso morì. Calcino, liberatosi del carce re, raggiunse a Verona il fratello, e solo più tardi si ricoverò nel suo castello di Vergano, dove a cagione dell'amicizia di mostrata a Lodrisio Visconti ebbe confisca ti i beni, riuscendo a porre in salvo la vita colla fuga. Alla morte del vescovo Giovan ni Visconti, la città di Novara venne oc cupata (1356) dal marchese Giovanni II di Monferrato, essenzialmente coll'aiuto di Opicino, figlio di Robaldone Tornielli, che venne creato dal precitato marchese pode stà di Asti. Ma ormai le fazioni erano fini te e più nessuna famiglia aveva la potenza di soverchiare l'altra e di assumere il do minio della città. Sotto Giovanni Visconti, succeduto al marchese di Monferrato nel dominio di Novara, i vecchi dissensi e le vecchie inimicizie cadono, e i Tornielli e i Brusati si accordano per l'amministrazio ne della loro città. La storia di questa famiglia, cessate le lotte per il predominio di Novara, deve essere studiata attraverso le loro signorie e i personaggi che numerosi illustrarono e resero celebre il loro già insigne casato. Il ramo proveniente dal citato Robaldone continuò nella signoria di Vergano. Col passaggio del Novarese sotto la monarchia Sabauda, avendo il Re Carlo Emanuele III infeudato 1'11 dicembre 1772 e investito il 19 aprile 1773 Luigi Bellini del feudo di Vergano col titolo comitale, ne sorse al proposito lite coi nobili Tornielli, lite che fu transatta il 20 settembre 1773, in con seguenza di che i quattro congiunti GIU SEPPE GEROLAMO di Luigi, TEODORO di Gio vanni Francesco, ENRICO di Giovanni Francesco Vittorio e ANTONIO di Costanzo, rappresentanti delle quattro linee dei Tor Araldica 42 PAGINA 658 nielli di Vergano, venivano infeudati il 19 ottobre 1773 di Vergano con erezione in quattro contee per un quarto, e investiti col titolo comitale il 21 gennaio 1774. Con GALVAGNO ebbe inizio il ramo dei signori di Parona e Vignarello. Galvagno sposò Olimpia Filangeri e furono suoi figli FEDERICO conte di Squillace, che fu pode stà di Milano nel 1281, MANFREDINO e Gio VANNI, rispettivamente signori di Parona e di Vignarello. La linea dei signori di Pa rona, che ebbe pure il feudo di Borgoma nero, concesso dal duca Filippo Maria Visconti a Robaldone Tornielli il 7 aprile 1432, ebbe fine con Gro. VINCENZO e Cat terina, moglie di Enrico Tornielli di Ver gano. La linea dei signori di Vignarello ebbe termine con Francesca († 19 aprile 1845), moglie di Ottaviano Tornielli di Barengo. Questa linea fu illustrata da notevoli per sonaggi, fra i quali meritano particolare menzione : GIROLAMO († Pavia, 21 ottobre 1570), che fu professore di leggi a Pavia (1531), a Torino (1534), a Padova e quin di nuovamente a Pavia (1563); suo nipote GIO. BATTISTA († 1618), che fu lettore nel l'Università di Pavia (1573-90), poscia eb be la carica di senatore e poi di presidente del Senato di Mantova; MANFREDO († Mi lano, 29 marzo 1678), che fu dottore di leggi e senatore; e suo fratello FRANCESCO BERNARDINO († Dôle, 1637), che fu profes sore di legge nell'Università di Dôle. LOTERIO è lo stipite di numerose altre linee. Una di esse ebbe il feudo di Castel letto Scazzoso, del quale fu infeudato il medico Gio. BATTISTA col titolo comitale il 13 novembre 1596. Devoluto il feudo per la morte di GIO. BATTISTA improle, ne fu successivamente infeudato il congiunto Gio. Agostino il 17 luglio 1607. GIOVANNI, di Bernardo, fu infeudato il 20 ottobre 1449 dei feudi di Barengo, Maggiora, Brio na e Solarolo dal duca di Milano France sco I Sforza, colla successiva conferma del duca Gian Galeazzo ed erezione in titolo comitale, il 26 giugno 1488, ai nipoti GUI DO, DOMENICO, RAFFAELE, MANFREDO e FLORIO, di Melchiorre. NICOLINO, di Gu glielmo, ebbe dal duca di Milano Gio. Ma ria Visconti il feudo di Romagnano il 26 ottobre 1499, feudo in seguito confiscatogli LETTERAT dal duca Filippo Maria Visconti per fello nia. LUIGI, di Giambattista e di Margheri ta Rho di Lozzolo, assunse per le ragioni materne il cognome Rho e fu infeudato di Lozzolo 1'11 febbraio 1654. CARLO GIOA CHINO, di Giuseppe, ebbe per ragioni della sua consorte Anna de Châlelet, il feudo di Gerbeviller con titolo marchionale. Nè de ve dimenticarsi una linea che passò in Ve nezia con GIROLAMO nel 1521. La discendenza di Loterio fu illustrata da insigni personaggi, di cui ricorderemo : GREGORIO (n. Barengo, 10 giugno 1543; † Milano, 1622), di Gerolamo, che entrato nella congregazione dei Barnabiti ne fu eletto generale; ANTONIO, di Florio († Ro ma, 8 marzo 1650), che fu vescovo di No vara (1636); GIO. DOMENICO E GIO. LUDO VICO, fratelli, figli del citato Guido di Brio na, che furono entrambi generali; CARLO GIOACCHINO, marchese di Gerbeviller, che fu creato cavaliere del Toson d'Oro. Ma grandissimo fra tutti fu quel FILIPPO, le cui gesta, come si legge nell'ordine del giorno del 23 novembre 1528 di Antonio de Leiva, generalissimo di Carlo V in Ita lia, sono così numerose che non si potreb bero ridire. Fu generale dell'esercito del duca di Milano, quindi dell'imperatore Carlo V e luogotenente del re Ferdinando d'Austria. Era figlio di quel Manfredo che era stato, coi fratelli, riconfermato conte di Briona il 26 giugno 1488, e ai titoli pa terni aggiunse quelli di marchese di Cara vaggio e di signore di Galliate, Vailate e Biandrate. Fu sua figlia Livia, la più cele bre poetessa dei suoi tempi. Riferendoci ai quattro conti di Vergano, la linea del conte ANTONIO, che sposò Cla ra Radicati di Cocconato, è estinta. Illu stre fu la discendenza del conte GIUSEPPE GEROLAMO. Suo nipote GIUSEPPE MARIA (n. Novara, 21 marzo 1764; † 18 febbraio 1846), di Luigi, fu prima prefetto, quindi intendente generale a Chambéry (1816), e in seguito direttore dell'amministrazione del Debito pubblico (1820) e vicerè della Sardegna (1824). Fu Grande di Corona (1831), ministro di Stato e il 23 dicembre 1836 ebbe l'ordine supremo della SS. An nunziata. Sposò Camilla Brusati, ultima di questa grande famiglia novarese, e da que ste nozze nacque EUGENIO († 5 gennaio LETTERAT 1868), che al proprio nome aggiunse quello Brusati. Ebbe costui la carica di sindaco di Novara e fu deputato al Parlamento nel la VI legislatura. Insigne personaggio fu il figlio suo Giuseppe (n. Novara, 12 feb braio 1836), che fu ambasciatore a Madrid, a Londra e a Parigi, ministro degli Affari Esteri (1876-79), senatore del Regno (16 marzo 1879), e, come l'avo, venne decora to (1906) del collare della SS. Annunziata. Sposò Olga Rostopchin, da cui non ebbe prole. Furono sue sorelle Camilla in Laza ri (n. 1842), Luigia, che sposò il conte Gi bellini Tornielli Boniperti, ed in seconde nozze il marchese Achille Afan de Rivera, eFanny (n. 1843), che fu moglie del conte Gaudenzio Caccia di Romentino. Il conte TEODORO ebbe dalla sua consor te Ottavia Maria Tornielli, VINCENZO MA RIA DAMIANO (n. Novara, 3 febbraio 1739; † 9 settembre 1802), che sposò Maria Mol li. Da queste nozze nacquero : GALEAZZO, AGABIO, Giuseppa, moglie del conte Mar co Bellini, e GAUDENZIO GALEAZZO GIU SEPPE MARIA. I figli di quest'ultimo : TEO DORO, MARCO, CARLO Alberto e GiusEPPE, chiamati eredi dalla loro zia contessa Giu seppa Bellini, ottennerro con PP. del 20 aprile 1839 di aggiungere al proprio il no meBellini. Il conte ENRICO sposò Maria Anna Baldi e fu suo figlio LUIGI (n. Novara, 12 otto bre 1776; † 24 aprile 1814). Dalle nozze di Luigi con Antonia, di Filippo Rossignoli, nacquero, fra gli altri, ENRICO ALBERTO (n. Borgomanero, 30 maggio 1805; † 21 giu gno 1891) e Marianna, che sposò il nobile Carlo Tornielli. Enrico Alberto sposò (1842) Fanny, di Gaudenzio Albini, e da queste nozze nacque in Novara, il 9 luglio 1858, il conte Vittorio, che è dottore in leggi, e che venne riconosciuto nel titolo comitale con D. M. 22 marzo 1889. Sposò (1897) Teresa, del senatore Melchiorre Vo li, e sono sue figlie Fanny Enrica (n. No vara, 7 novembre 1897), che sposò (1922) il maggiore conte Carlo Vialardi di Sandi gliano, Enrica Rinalda (n. Novara, 28 di cembre 1900), che sposò (1922) il conte Carlo Iberto di Rovasenda e del Melle, e Valeria Miralda (n. Novara, 13 marzo 1902). PAGINA 659 della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte di Vergano (mpr.), nobile (mf.), in persona di Vittorio, di Al berto, di Luigi, di Enrico. Figlie: Fanny, Enrica, Valeria. * TORNIELLI. ARMA: Di rosso a due scettri d'o ro, fioriti, curva ti, affrontati, collo scudetto d'oro, carico di un' aquila coro nata, di nero, in abisso. CIMIERO : L'aquila cor. del campo, nascente. 1. b. MOTTO: Pro fide, pro patria, pro libertate et honore pugnandum. DIMORA : Novara. Questo ramo della nobile casata dei Tor nielli, di cui non è noto l'attacco genealo gico cogli altri rami, ha per stipite Giovan ni, che sposò una Nibbia, appartenente al l'omonima famiglia novarese. Figlio di Giovanni fu Simone, qualificato signore di Ortello (1399). Fu di questo ramo GASPA e RE, di Gio. Matteo, che ebbe la carica di oratore della città di Novara a Milano che venne creato conte dal Duca di Savoia il 19 dicembre 1711, titolo stato conferma to dal Magistrato Straordinario di Milano l'II maggio 1720 al figlio suo OTTAVIANO, natogli dalle nozze (1671) con Antonia A vogadro. Ottaviano († dicembre 1738), che fu come il padre oratore della città di No vara, sposò in seconde nozze (1700) Giu seppa Maria, di Gio. Francesco Fieschi di Masserano e furono suoi figli GIO. FRAN CESCO (n. Novara, 29 novembre 1701; † 1754), che fu avvocato fiscale e quindi se natore in Torino (1737), e GIROLAMO (п. Milano, 12 ottobre 1722), che fu distinto poeta. Girolamo sposò Laura, di Gio. France sco Tornielli di Barengo e nacquero da queste nozze : LUIGI GAUDENZIO e FILIPPO GAUDENZIO. Luigi Gaudenzio fu infeudato La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro di Borgolavezzaro il 2 aprile 1776 e inve PAGINA 660 stito il 3 successivo agosto con titolo mar chionale. Sposò Maria Borromeo, da cui non ebbe prole. Filippo Gaudenzio (n. No vara, 10 agosto 1749) sposò (1783) Angela, di Enrico Tornielli Zapelloni, e fu suo fi glio GIROLAMO (n. 3 luglio 1790; † 13 mar zo 1863), che fu gentiluomo di camera, e che il 3 aprile 1848 venne nominato sena tore del Regno. Il 6 luglio 1824 ebbe rin novato con RR. LL. PP. il titolo di mar chese di Borgolavezzaro. Sposò (1816) Giuseppa, di Ottavio Tornielli di Barengo, e da queste nozze nacquero : LUIGI GAU DENZIO (n. Novara, 18 marzo 1817; † San ta Margherita Ligure, 31 luglio 1890), GAUDENZIO (n. Novara, 14 giugno 1818; † ivi, 30 dicembre 1853), OTTAVIANO (n. No vara, 22 aprile 1820; † 1891) e Angela, che fu moglie del conte Gaudenzio Caccia di Romentino. Luigi Gaudenzio fu deputato al Parlamento dalla VIII alla XII legisla tura, e il 26 gennaio 1889 venne creato se natore del Regno. Dalle sue nozze (1842) con Clementina Nibbia ebbe RINALDO (n. Novara, 10 giugno 1843; † 6 dicembre 1910), che, come il padre, fu deputato dal la XVIII alla XX legislatura, e venne crea to senatore del Regno. Con D. M. 30 giu gno 1896 venne riconosciuto nei titoli no biliari. Sposò (1874) Anna dei principi Centurione Scotto, e da queste nozze nac quero : GIROLAMO (n. 12 marzo 1875), Ma ria (n. 4 maggio 1878), moglie del barone Riccardo Monaco di Lapio, Croce e Ro gliano, e LUIGI MARIA (n. Novara, 16 set tembre 1888), podestà di Novara, cav. d'on. e dev. del S. M. O. di Malta, comm. della Corona d'Italia, che sposò (1909) Isa bella Centurione Scotto e sono suoi figli RINALDO (n. Novara, 4 novembre 1910) е GIULIO (n. S. Margherita Ligure, 16 otto bre 1911). OTTAVIANO, di Girolamo, sposò (1855) Ottavia della Porta e furono suoi figli GAUDENZIO (n. Novara, 16 aprile 1858) e FEDERICO (n. 31 marzo 1859), e in seconde nozze (1870) Giulia, di Carlo Alberto Tor nielli Bellini da cui ebbe Anna (n. 22 feb braio 1880). Gaudenzio, riconosciuto dei marchesi di Borgolavezzaro con D. Μ. 30 giugno 1896, ebbe, con RR. LL. PP. 20 luglio 1896, il riconoscimento del titolo di conte. LETTERAT La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Borgolavez zaro (mpr.), nobile (mf.), in persona di H RINALDO, di Luigi, di Girolamo Linea secondogenita. È iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi ti toli di nobile dei marchesi di Borgolavez zaro (mf.), conte (mpr), nobile (mf.), in persona di GAUDENZIO, di Ottaviano, di Girolamo. l. b. TORNIELLI DI CRESTVOLANT. ARMA: D'argento, all' aquila coro nata, tenente due mazze d'ar mi; il tutto di nero. Мотто : Pro patria, pro fide et ho nore. DIMORA : Torino. Famiglia oriun da da Molare (A lessandria), venuta poi in Torino. Da al cuni genealogisti si volle riallacciare que sta famiglia, il cui nome in antico pare fosse Torrielli, ai Tornielli novaresi e se ne specificò l'attacco genealogico, ma l'as serzione è mancante di prova e di base sicura. Assursero al fastigio della nobiltà con CELESTINO († Molare, 12 agosto 1840), di Gio. Antonio, il quale venne creato con te il 16 marzo 1826, e per il suo matrimo nio con Maria Teresa, figlia dell'auditore Giuseppe Picco e di Elisabetta Audiffredi di Crestvolant, ottenne il predicato di Crestvolant cedutogli dalla suocera il 26 gennaio 1824. Egli venne autorizzato ad assumere detto predicato il 31 dicembre 1835. Nacque da queste nozze, fra gli altri, GIOVANNI BATTISTA (n. Molare, 30 gennaio 1797; † ivi, 1° ottobre 1857), che fu consi gliere d'appello, e che dalle sue prime noz ze con Costanza Faà di Bruno, ebbe CE LESTINO (n. Mombercelli, 15 settembre 1836; † 6 gennaio 1913), che fu un bene merito della beneficenza. Il conte Celesti LETTERAT no sposò in prime nozze (1864) Walburga Del Carretto di Moncrivello, e in seconde nozze (1878) Teresa, del cavaliere Massi miliano Cordero di Montezemolo. Figli della prima consorte sono : VITTORIO (n. Torino, 5 ottobre 1870), che è capitano di fregata, e ALERANO (n. Torino, 29 settem bre 1875), che è parimenti capitano di fre gata; figli della seconda consorte sono : MASSIMILIANO (n. 23 giugno 1879), che è console di S. M. a riposo, Gabriella (n. 13 ottobre 1880), FEDERICO (n. 11 novembre 1884), che è ingegnere del Genio Civile, CARLO CESARE (n. 25 aprile 1888), che è console di S. M., e ANNIBALE (gemello con Carlo Cesare), che morì in combattimento il 6 agosto 1918 in Albania, e alla cui me moria venne decretata una medaglia d'ar gento. Aleramo sposò (1902) Minervina Ponza di San Martino e sono suoi figli Gabriella TORNO ALDANA. (n. 16 settembre 1903)), moglie del mag giore di cavalleria Riccardo Lanza, e AL BERTO n. 24 dicembre 1907), che è sotto tenente di vascello. Federico sposò (1925) Maria Zileri dal Verme degli Obizzi, ed è suo figlio ANNI BALE (n. 10 dicembre 1926). La famiglia fu riconosciuta nel titolo comitale D. P. 10 marzo 1926. con La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di VITTORIO, di Celestino, di Giovanni, di Celestino. Fratelli: ALERAMO, MASSIMILIANO, Ga briella, FEDERICO, CARLO CESARE. 1. b. TORNIERI. ARMA : D'azzurro al leone d'oro tenente una fo glia di sega d'ar gento in fascia, saliente su di un monte roccioso uscente dal lato destro, declinan te in banda sino al piano, nel quale a sinistra è nodrito un albero, il tutto al naturale; PAGINA 661 il leone sormontato da una stella di sei raggi d'oro. DIMORA : Vicenza. Famiglia di Vicenza al cui nobile Con siglio fu ascritta nel 1637. Ebbe illustrazio ni nel campo letterario e con Dipl. 15 no vembre 1748 di Massimiliano Giuseppe, du ca ed elettore di Baviera, fu decorata del titolo comitale in persona dei fratelli FI LIPPO, FRANCESCO, LEONARDO e CESARE e loro discendenti d'ambo i sessi. Con SS. RR. 14 luglio 1820 e 9 maggio 1829 furo no confermati la nobiltà ed il titolo di conte. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Vicenza) (mf.), in persona dell'ultimo riconosciuto ALES SANDRO, di Francesco (1841). b. c. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla colomba di argento imbec cante una penna d'oro, accompa gnata in punta da due fasce dentate d'argen to, (Torno); nel 2º di rosso alla spada al natura le accompagnata da tre corone d'oro, una in capo e due ai fianchi (Aldana) . DIMORA : Napoli. Famiglia dichiarata ammissibile nelle R. R. Guardie del Corpo in persona di An DREA GIULIO Torno Aldana discendente dal fiorentino Giuseppe Torno, cavaliere di S. Stefano. Per il matrimonio di GIUSEPPE Torno con Angela Aldana avvenuto nel 1664, questa famiglia aggiunse il cognome Aldana al proprio. Nel 1594 ebbe il posseso di Pietraperto sa in Basilicata. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), per i discendenti dai suddetti Andrea e Giulio Torno Aldana aspiranti a R. Guardia del Corpo nel 1840. о. р. PAGINA 662 TORRE CORTESI. A S. Andrea e ci mate da due fiordalisi d'argento, col mastio merlato alla guelfa di cinque pez zi d'argento, sorgente dalla pianura di verde e attraversante sul tutto; col capo d'oro carico di un'aquila bicipite di ne ro. (Torriani di Valsassina). Raccolta anonima, pag. 29; racc. Camozzi, 1935 . La nobile antichissima famiglia dei Tor re Cortesi o Della Torre di Bergamo è pro babilmente un ramo dei Torriani di Val sassina e di Milano. Da tempo immemora bile possiede palazzo e fondi in Torre dei Rovèri; ed in Bergamo possedeva le torri che vennero poi incorporate nel Convento di S. Benedetto, quando la famiglia si tra sferì in Città Alta nella contrada di San Cassiano. Della famiglia Della Torre furono iscrit ti nel Consiglio di Bergamo : BALDASSARRE, 1434; NICOLA, 1475; GIACОМО, 1626, есс.; e di quella dei Torri Cortesi : ORAZIO AN ΤΟΝΙΟ, 1730; MARCO ANTONIO, 1736; SCIPIO NẸ, 1746; GIOVAN BATTISTA, 1756; FILIP PO, 1780. FILIPPO quondam Scipione, ottenne il riconoscimento della nobiltà nel 1819 ed è LETTERAT iscritto nell'Elenco del 1828. In quello del 1840 sono iscritti SCIPIONE, LODOVICO e ARMA : D'azzurro a due aste cima te da un fiorda liso d'oro poste in croce di San t'Andrea ed al mastio d'argento merlato di cin que pezzi alla guelfa , aperto del campo e sor gente dalla cam pagna erbosa di verde attraver sante sul tutto. (Stemma presen tato per il ricon. dalla nobiltà da Filippo qm. Sci pione il 14 mag gio 1819). Alias: D'azzurro a due aste d'oro poste in croce di GIUSEPPE ALFONSO. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922, in persona dell'ult. ricon. FILIPPO qm. Scipione (1819). g. l. * TORRE. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla torre d'ar gento, finestrata di nero, sormon tata da tre stelle di 6 raggi d'oro, ordinate in fa scia; nel 2º d'o ro al grifone di rosso impugnan 88 te in sbarra una spada di nero e sormontato da tre stelle di 6 raggi d'azzurro, ordinate in fascia. DIMORA : Benevento. S. M. Vittorio Emanuele II, re d'Italia, con R. D. 3 maggio 1874, concesse facoltà al comm. CARLO Torre, senatore del Re gno, di continuare a portare il titolo di conte, di aggiungervi il predicato di Ca prara e di trasmettere detto titolo e predi cato ai discendenti maschi primogeniti. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Caprara (mpr.), in persona di CARLO, di Giovanni. V. S. TORRE (DELLA) ARRIGONI (già DEL BELLO) . ARMA: Inquarta to : nel rº e 4º di azzurro alla torre d'argento posta su di una campagna di verde; nel 2º e 3º palato d'argento e di rosso. SOSTEGNI : Due leoni d'oro mi ranti all'infuori. 0 rom 0 LETTERAT Мотто : Sicut turris in bello. DIMORA : Ravenna e Pesaro. I Della Torre, tuttora fiorenti in Raven na ed in Pesaro, a detta di molti autorevoli storici e genealogisti, primo fra i quali Giovanni Mini, discendono dai Del Bello di Castrocaro (originari da Firenze) i quali nel maggio del 1537, colpiti dal bando di 1 Alighiero (seniore) 1 Messer Bello Jacopo Gherardo Cione 1 Lapo 1 Simone Cione Avvocato 1 Benedetto Giovanni Sandro Francesco Squittinato a Firenze nel. 1433; rifugiatosi col fratello a Castroca ro nel 1442 Bello 1 Ser Guarino Cap. Cesare da cui discendono i Della Torre Achille Il ricordato ACHILLE, figlio di Bello, fu procuratore del vescovo di Forlì nel 1616, ambasciatore più volte alla signoria di Pa lazzo Vecchio e agli Otto di Pratica per la provincia Tosco Romagnola dal 1516 al 1522. Sostituto provveditore delle Rocche di Castrocaro e Montepoggiolo per il dott. Cavalcante Cavalcanti di Firenze. Provvi gionato dei dieci di guerra al tempo della repubblica. Desideroso di debellare ser Si mone ed altri de Corbizi suoi nemici, man dò a Bologna a fare intendere a messer Mi gliore, chiamato il cavaliere de Govoni, che era suo intento di fare rivolgere Ca PAGINA 663 proscrizione, a causa dell'alto tradimento di Achille del Bello e di altri suoi consan guinei contro il legittimo sovrano, ripara rono in Ravenna e in Ferrara. Dal seguente prospetto genealogico ben si vede la consanguineità dei Del Bello col ceppo da cui derivan gli Alighieri e i Del la Torre : Cacciaguida Geri Bellincione Alighiero (iuniore) 1 Dante (segue la generazione che si estingue nei Se rego di Verona dove andò sposa Ginevra na ta dagli Alighieri) 1 Francesco 1 Andrea Squittinato a Firenze assieme al fratello 1 Francesco Giov. Battista Diverse figlie strocaro per darlo a ser Pietro Strozzi, che fuoruscito se ne stava a Bologna. Ma l'ar dito colpo ebbe un epilogo ben triste e do loroso perchè tutti i beni e le case sue e dei suoi parenti vennero confiscati e dal duca di Firenze donati alla famiglia Paga nelli e parte ai Corbini, ed Achille fu co stretto << insieme a suo figlio GIROLAMO, ed i suoi nipoti cap. CESARE, ser CORBIZIO, ser RINALDO, fratelli e figliuoli, di ser GUA RINO a rifugiarsi in Ravenna e dovettero cambiare il cognome primitivo in quello Della Torre in memoria della avita loro ca sa, che era davanti alla torre pubblica, al PAGINA 664 lo scopo di rimanere occulti alla sbirraglia dei legati pontifici sempre diffidenti ed in sospetto degli esuli toscani. Negli atti notarili della seconda metà del secolo XVI si legge infatti « A Turre alias De Bellis ». Ser GUARINO, fratello di Achille, sposò Alessandra Cicognani ed ebbe quattro ma schi e cinque femmine e fra questi il cap. CESARE già ricordato, che fu capitano del re d'Ungheria; sposò Anna di Ettore Om niboni ed ebbe vari figliuoli fra i quali FRANCESCO, nato nel 1538 il quale sedette nel nobile consiglio di Ravenna nel 1568 ed entrò a far parte della magistratura dei Savi il 6 febbraio 1586. Sposò Deianira, di Bartolomeo Morigi, ed ebbe CESARE, nato nel 1578. Questi in giovane età silau reò in ambo le leggi nella università di Bo logna; entrò nel nobile consiglio di Ra venna in luogo del padre il 14 giugno 1613 e fu chiamato alla suprema magistratura dei Savi per la prima volta nel 1615. Sposò Andreina di Claudio Pignatta ed ebbe fra gli altri figliuoli FRANCESCO (1605) che fu senatore in Ravenna nel 1563; sposò Ippo lita di Francesco Bacinetti, dalla quale eb be cinque figli, e fra questi GIAN FRANCE sco, nato nel 1656. Questi fu un uomo al tamente stimato in patria e fuori, specie nella Repubblica di S. Marino dal cui Con siglio Principe venne iscritto al patriziato di quella repubblica nell'anno 1697. Sposò Faustina, di Desiderio Lovatelli, dalla qua le ebbe numerosi figliuoli e fra gli altri FRANCESCO ANTONIO che venne ricevuto nell'ordine di S. Stefano avendo dimostra to i quattro quarti di nobiltà, e TOMMASO. Il primo è capostipite del ramo fiorente a Ravenna, il secondo del ramo di Pesaro. Da FRANCESCO ANTONIO e da Rosa Stel la, nacque il 26 maggio 1720, GREGORIO che fu personaggio di grande reputazione negli affari della patria; sposò Maria Fran cesca di Bartolomeo Bonzetti di Rimini ed ebbe, fra gli altri, ANDREA (1774) che spo sò Maria del conte Pietro Rasponi dalla quale il 12 settembre 1815 nacque PIETRO. Questi tolse in moglie Ginevra del conte Luigi Boschetti dalla quale nel 1849 nac que ALFONSO, che da Antonietta dei conti Ginanni Fantuzzi ebbe i viventi. Da tempo remoto i Della Torre usano il LETTERA T titolo di conte; S.S. Leone XIII con breve 29 dicembre 1900 riconosceva al conte AL FONSO della Torre lo stemma inquartato con quello Del Bello per esser egli discen dente da essi e lo autorizzava ad erigere sull'arma la corona comitale; attualmente è in corso presso la Consulta Araldica la pratica per il riconoscimento del titolo co mitale per antico possesso. Ramo collaterale residente a Pesaro Come già si è detto questo ramo discende da ToMMASO, di Giovan Francesco, nato il 19 agosto 1700. A 27 anni sposò Costan za di Francesco Lovatelli ed ebbe GIOVAN FRANCESCO, nato nel 1730. Questi sposò Marianna, di Giovanni Francesco Dall'Os so, patrizio ravennate, dalla quale, nel 1782, nacque ТомMASO, che coprì in patria le maggiori cariche. Sposò Giulia del con te Ippolito Lovatelli e fra i vari figli che allietarono questo matrimonio il 30 dicem bre 1807 nacque ACHILLE, marito di Giu seppina De' Rossi, e padre di TOMMASO, nato il 28 dicembre 1841. Questi fu volon tario nelle patrie battaglie e combattè a Custoza. Il 26 febbraio 1870 sposò Maria del nob. Alessandro Belluzzi di Pesaro e da questo matrimonio nacquero i viventi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio di Ravenna (m.), patrizio di S. Marino (m ). Ramo risiedente a Ravenna CARLO, di Alfonso e di Antonietta dei conti Ginanni Fantuzzi, nato a Ravenna il 21 gennaio 1879. Sorella: Gabriella, nata a Ravenna il 12 gennaio 1878. Ramo risiedente a Pesaro FRANCESCO MARIA, di Tommaso e di Ma ria nob. Belluzzi, nato a Pesaro il 14 giu gno 1873. Fratelli: Luisa, nata a Pesaro il 14 no vembre 1871, moglie di Emilio Piccone; Alessandrina, nata a Pesaro il 28 giugno 1875, in Benvenuti; EMANUELE, nato Pesaro il 20 settembre 1878. c. f. p. a TORRE (DELLA) . ARMA: D'azzurro alla torre al naturale merlata alla guelfa, movente dalla pun ta, con due spade d'argento attraversanti LETTERAT Un Della Torre fu podestà di Recanati, per il che la famiglia qui si stabili e venne aggregata alla Nobiltà recanatese nel 1732 in persona di CRISTOFORO. LUIGI, padre del detto Cristoforo, ottenne il patriziato di Macerata nel 1720. La famiglia è iscritta nell'Elenco Nob. Uff. Ital. con il titolo di nobile di Reca nati (mf.), ed è rappresentata da : LUIGI, di Edoardo, di Luigi, di Francesco, inge. gnere, residente in Svizzera. p. c. b. o. * TORRE. ARMA: D'azzurro ad una torre d'o ro merlata alla guelfa di quat tro pezzi, aperta e finestrata di rosso , fondata sulla sommità di un monte di tre cime di verde, uscente dalla punta e accom pagnata in capo dalla mezzaluna cre PAGINA 665 sul tutto, passate a croce di San t'Andrea. DIMORA : Svizzera. Antichissima fa miglia che credesi discendente dai Torriani (De Thur), signori di Milano, che furono battuti a Desio nel 1277 dai Visconti. Casalicchio, concesso originariamente il 6 ottobre 1810 al cavaliere DONATO Tommasi (v. Tommasi) . La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Civitaretenga (mpr.), e marchese di Casalicchio (mpr.), in persona di GIOACCHINO, di Salvatore, e di Angelina Tommasi, n. a Portici 12 ag. 1871, spos. 5 ottobre 1896 con donna Giu seppina Pignatelli della Leonessa dei prin cipi di Monteroduni. Figli: 1) Angelina, n. a Vico Equense 18 agosto 1897; 2) Vittoria, n. a Napoli 28 dicembre 1899; 3) Maria, n. ivi 24 ottobre 1900; 4) Luisa, n. ivi 3 novembre 1902; 5) Emanuela, n. ivi 5 giugno 1904; 6) SALVA TORE, n. ivi 31 settembre 1906. Fratelli: 1) GIOVAN GIUSEPPE, n. a Na poli 10 giugno 1873; 2) FELICE, n. ivi 18 aprile 1875. о. р. TORRE (DELLA O DALLA) DI LAVAGNA. ARMA: Troncato d'oro e d'azzur ro, alla torre, merlata alla ghi bellina di tre pezzi, fondata su la pianura erbo sa, e sostenuta da due leoni co ronati d'oro, af frontati e con trorampanti, il tutto al naturale; con l'aquila di nero, coronata d'oro, linguata di rosso, na scente dalla torre. scente e figurata, accostata da due stel- Alias: L'arma stessa con i leoni e l'aquila le di sei raggi, il tutto d'argento. DIMORA : Napoli. Con D. P. 5 luglio 1926 venne ricono sciuto a GIOACCHINO Torre il titolo di mar chese di Civitaretenga già riconosciuto per successione Grimaldi a suo padre SALVA TORE Torre con R. Rescritto 27 dicembre 1854. Con R. D. 29 giugno 1926 e RR. LL. PP. stesso anno venne autorizzato il me desimo Gioacchino ad assumere per suc cessione Tommasi il titolo di marchese di bicipite dell'impero. Allias: L'arma stessa con i leoni e l'aquila non coronati. DIMORA : Genova, Chiavari e Spezia. Una delle più antiche famiglie d'Italia discendente dai conti già sovrani di Lava gna e che ebbe novantacinque suoi com ponenti inscritti al Libro d'Oro di Genova. I conti di Lavagna erano dinasti di se condo ordine (comites pagenses) della Ri viera orientale di Genova. Il loro dominio comprendeva all'incirca il territorio dipen PAGINA 666 dente dalle località di Lavagna, Rovere to, Chiavari, Sestri, Zoagli, Zerli, Rapal lo, Varese Ligure ecc., che ora sono quasi tutte città; ma allora non lo erano; per il che devesi piuttosto usare il termine di « contea » invece che di « comitato » ор pure « comitatulus ». Il conte del comitato vero e proprio (in ted. Graf) risiede abi tualmente in una città, che è sede della sua giurisdizione sempre maggiore che quella di una contea; in quella guisa che il marchese (lat.: marchio; ted.: markgraf) di una Marca è cosa diversa dal marchese (basso lat.: marchisius) di un marchesato. (V. Desimoni, Lettere sulle marche del l'Alta Italia) . Sulla scorta dei registri della Curia Ar civescovile di Genova e del « Liber Ju rium Serenissimae Reipublicae januensis » il Belgrano, segretario della Società Ligure di Storia patria, ha descritto le tavole ge nealogiche dei conti di Lavagna nel volu me II dell'anno 1870. Il Gabotto, il Bau di di Vesme ed ultimamente il Formenti ni, professore all'Università di Genova, nel suo scritto Turris, in Archivio storico per le prov. Parmensi, vol. XXIX, attri buiscono ad essi conti delle origini Caro linge per il tramite dei Supponidi. Il primo conte riconosciuto è Tedisio, il quale usurpa, a titolo ereditario i possessi che il genitore « Ansaldo » teneva ancora a titolo di locazione dal vescovo di Geno va. Ciò accadde in base alla Costituzione di Corrado il Salico, del 1037 sulla eredi tarietà dei feudi, la quale, come è noto, fu provocata da una contestazione tra l'ar civescovo di Milano ed i suoi feudatari. L'imperatore, nemico all'arcivescovo, si pronunciò in favore dei costui vassalli ri conoscendo ad essi il diritto di non essere spogliati del feudo, salvo il caso di fello nia e di poterlo trasmettere a figli e suc cessori, salvo l'obbligo dell'investitura. Per i conti di Lavagna il possesso e l'e reditarietà del feudo venne riconosciuta, dall'imperatore Federico Barbarossa, con atto solenne dato a Landriano, in territo rio di Milano, il 1° settembre del 1158. Lo stesso imperatore Federico I con decreto del 1162, dando Balia al comune di Geno va sopra le due riviere, da Monaco a Por tovenere, eccettuava la giurisdizione di essi LETTERA T conti (il diploma del 1158 è ripetuto in altro diploma di Federico II del 1227). Ma la lotta tra questi toparchi ed il Co mune di Genova, che continuamente cre sceva in potenza, dopo diverse convenzioni e patti durante il secolo XII, con le quali alcuni conti di Lavagna avevano già fatto la loro dedizione al Comune, la lotta, di co, terminò con l'atto del 23 giugno 1198 col quale il Comune s'impadronisce della contea di Lavagna riconoscendo però ai conti la franchigia delle gabelle, il titolo di conti di Lavagna e di essere in perpetuo cittadini genovesi dei nobili, atti a tutte le cariche pubbliche del Comune come gli altri nobili genovesi. Tuttavia ancora nell'anno 1313, con at to, dato a Pisa il 4 luglio, l'imperatore Enrico VII, che era stato riconosciuto ed acclamato dal Comune, come signore di Genova, confermò « nobilibus viris comi tibus de Lavania, fidelibus suis dilectis ›› omnia privilegia (accordati ai loro anteces sori dagli imperatori e re predecessori di Enrico VII), nec non Conventiones, et pacta quaecumque tra essi ed il comune di Genova ed altri Comuni, cioè, Stati, es sendovi ad es. il comune di Lucca col quale trattarono. Senonchè, in processo di tempo, soprav vennero leggi per le quali i nobili furono esclusi dai pubblici uffici, oppure ne fu li mitato il numero a parità coi popolari (per es.: degli otto di governo, quando vi fu tale magistratura suprema, quattro erano nobili, e quattro dovevano essere popolari. La stessa Costituzione del dogato, con Simon Boccanegra, fu, in origine, una ma gistratura popolare. Cosicchè, di fatto, ces sarono i conti di Lavagna dal godere, « co me tali » di tutti i privilegi consentiti dal l'atto del 1198. Si formò invece una sele zione tra le diverse famiglie di essi e fra le famiglie una selezione degli individui, primeggiando i Fieschi per potenza e ric chezza di feudi e di danaro. Ma la qualifi ca di conti di Lavagna fu per essi come per gli altri conti un mero titolo, appar tenendo Lavagna alla Repubblica ed ai ternandosi nel dogato, fino all'anno 1528, le due celebri nonchè potentissime fami glie dei Fregoso e degli Adorno (sebbene famiglie popolari entrambe). LETTERAT Nel 1528 riuscì ad Andrea Doria, gran de ammiraglio del re di Spagna, ma aven te anche galee proprie, di eliminare per sempre dal potere queste due famiglie, istituendo un nuovo ordinamento dello Stato con la formazione degli Alberghi, che furono ventotto e cioè 23 di nobili e 5 di popolari. Il criterio infatti della for mazione degli Alberghi fu politico e plu tocratico, in quanto che formarono Alber go le famiglie che avevano sei case aperte in città. I Fregoso e gli Adorno le aveva no, ma per tema della loro prepotenza, non consentì Andrea Doria ad esse di co stituire un Albergo. Successivamente fu stabilito che, senza distinzione, gli Alberghi nobili e popola ri, così organizzati, costituissero un Corpo nobile; ed, anzi, colla legge del 1581 quo titulo cives nuncupari debeant coram se natu ac magistrhatibus Reipublicae) fu de liberato che nel territorio della Repubblica non si potesse fare uso di alcun titolo no biliare, fuorchè della qualifica Magnifico (fatta eccezione per il principe di Melfi, Doria, e per il principe di Massa Carrara, Cibo). Matanto per ragione dei denari del feu do che competevano ai conti spossessati, ma convenzionati, di Lavagna, quanto per ragione di dispensa dalle tasse, che pure ad essi competeva, oppure perchè era ne cessario di stabilire pubblicamente la di scendenza in caso di lasciti speciali di al cuni rami (colonnelli), furono i conti di Lavagna nelle diverse loro linee (di cui la più illustre erano i Fieschi) tenuti in ogni tempo in speciale considerazione della Re pubblica di Genova. Infatti già nel 1128 Corvolo della Torre appare tra i conti di Lavagna che stabili scono speciale convenzione colla Repubbli ca di Genova (vedi Liber Jurium del co mune di Genova) agli effetti delle fran chigie. Questi, che poi, nel 1138, giurò fedeltà alla Repubblica fu, infatti, il capostipite di quel ramo dei conti di Lavagna, dal quale derivano i rami estinti e rami tuttora esi stenti sotto il cognome Della Torre dal predetto Corvolo assunto per il primo. I suoi figli Gerardo ed Arnaldo giuraro no fedeltà nel 1142 ed il nipote Beltraine PAGINA 667 nel 1166 ed essi vennero esentati dai pub blici balzelli (Liber Jurium, I, 221). La discendenza di Corvolo venne auten ticata con sentenza del podestà di Genova, in data 8 marzo 1591, previo invito a suon di corno del pubblico banditore, durante tre giorni, per chi avesse interesse a dire o contradire (secondo il rito procedurale del tempo). Detto albero genealogico è poi stato con tinuato ed approvato con successive sen tenze del magnifico pretore della Serenis sima Repubblica di Genova in data 25 aprile 1672 e 19 aprile 1781; ed infine con Decreto del ministro dell'Interno del Re gno d'Italia in data 17 giugno 1887, non chè con deliberazione dell'Ordine Sovrano di Malta del 1889 che accoglieva l'istanza del vivente Giulio Della Torre per essere aggregato in qualità di cavaliere di Onore e Devozione. Col predetto decreto del ministro del l'Interno del 1887 era stato riconosciuto al nominato Giulio Della Torre, nato in Spe zia il 7 ottobre 1864, il titolo di « nobile dei conti di Lavagna », mentre un Decreto reale, in data 1º luglio 1894, rinnovava al lo stesso Giulio Della Torre il titolo di << conte >> sul cognome con la motivazione « già posseduto dai suoi antenati ». Gli onori, le prerogative e le immunità della casa Della Torre erano state confer mati nelle persone di Lazzaro fu Battista nel 1672 e di Gian Battista fu Giulio nel 1781 : entrambi ascendenti diretti del vi vente Giulio Della Torre. In detto albero genealogico è nominato, quale prossimo agnato di Lazzaro, il con te Pietro Giovanni Della Torre, creato dall'imperatore Leopoldo I gentiluomo del la Camera imperiale (familiaris aulae no strae) con diploma datato a Linz il 23 mar zo 1681, in cui si legge: « Benignum ha <>> di Vigliano Biellese, coadiuvato nella poten te iniziativa industriale dal figlio FELICE, che precursore delle sapienti provviden ze sociali a pro del popolo lavoratore volle accanto allo stabilimento il villaggio operaio, che porta oggi il suo nome. La be LETTERAT d'oro, decussati e ridecussati, po sti in palo. Мотто : Audendo proficit. DIMORA: Biella. Famiglia insigne per tradizioni di beneficenza e per grandiose iniziati ve industriali. GIUSEPPE Trossi neficenza di Carlo Trossi, deceduto nel 1927, e del figlio suo Felice, morto nel 1922, sui 36 anni, per un fatale incidente automobilistico, sono titoli di alta beneme renza nazionale e rendono testimonianza duratura, a Biella, a Gaglianico, a Viglia e no, a Torre del Padiglione presso Roma, di una superba tempra di spiriti tenaci valorosi, che agli ardimenti dell'alta indu stria e al fasto e ai fastigi della ricchezza seppero associare, con pari liberalità, il be ne e la beneficenza. Carlo Trossi, che il Governo del Re de corò, in vari tempi, con le onorificenze di grande ufficiale della Corona d'Italia, di ufficiale mauriziano e di cavaliere del la voro, aveva sposato nel 1879 la nobildon na Vitalina Mathieu dei conti di Pian Vil lar, ultima di sua casa. Perchè non andas se spenta con la famiglia Mathieu la sua storica titolatura comitale, e perchè delle insigni benemerenze di casa Trossi fosse duraturo il riconoscimento ufficiale, S. M. il Re si degnava, con Decreto 23 febbraio 1928, rinnovare il titolo di conte e conce dere l'arma gentilizia a Carlo Felice Tros si, di Felice, e di Clementina Sella, erede e continuatore delle belle tradizioni di due illustri famiglie. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di CARLO FELICE, di Felice, di Carlo, n. a Biella il 27 aprile 1908. Madre: Clementina Sella. ARMA: Troncato d'oro e di az zurro. CIMIERO : Una te sta di leopardo, d'oro, con due penne dipavone, uscenti da cia scun orecchio. DIMORA: Torino. Le memorie più antiche di questa m. z. famiglia dimostrano i Trotti abitanti in Gamondio, da dove passarono in Alessan AVDENDO PROFICIT TROSSI LETTERAT dria, donde diramarono a Milano, Ferrara, Fossano, Cherasco e forse a Torino e in Francia. Recenti studi riallacciano i Trotti al grande ceppo Manfredingo e assegnano loro per capostipite un ENRICO detto Trot to (1165). Ma la cosa non è sufficientemen te provata. Si suddivisero in molti rami, alcuni dei quali aggiunsero al proprio no mi di alleanza e di aggregazione. Ebbero signoria su Cimena, Incisa, Ovada, Ca stelvairo, Castelnuovo Calcea, Santa Giu lietta, Berzano, Pasturana, Montaldeo, Valle d'Orba, Rocca Grimalda, Rossiglio ne, Confienza, Fresonara, Broni, Frascaro, Aimonetta Rossa, Torre Volgorera, Casal cermelli, Robbio, Castelnuovo Belbo, Vin zaglio e Vimercate. Il presente ramo si stacca dal ceppo dei Trotti con ANDREA, figlio di quel Giovanni Galeazzo († 20 settembre 1462) che posse deva i feudi di Montaldeo, San Michele, San Leonardo e che ottenne di unire alle proprie l'arma degli Sforza, e fratello di quell'Antonio, che fu lo stipite della linea dei Trotti-Bentivoglio, al quale Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna, concesse, il 25 dicembre 1478, di assumere il cogno me e le armi sue. Andrea († 1477), che fu signore di Mon taldeo, fu padre di BERNARDINO († 1515), che dalle sue nozze con Maddalena, di Leo nardo Giustiniani, ebbe per figli GIOVANNI CRISTOFORO e ANDREA. Il nome del primo è legato ad una grande tragedia occasiona ta dalla terribile vendetta degli abitanti di Montaldeo, che insofferenti delle vessazio ni del loro signore, uccisero (1528) Gio vanni Cristoforo e quasi tutta la sua fami glia, gettandone poscia i cadaveri in un profondissimo pozzo. Andrea, che non eb be feudi, continuò la linea, che verso il 1700 si suddivise in due rami, i quali si riallacciano, il primo, a SAINO, il secondo, ad ANDREA, figli di Antonio (1697). Da Saino (n. Cassine, 13 aprile 1663) provennero successivamente LUCA ANTO NIO (1760), SAINO GIO. BATTISTA, che fu decurione di Alessandria, e GALEAZZO. Co stui, il quale nacque a Cassine il 23 aprile 1779, ebbe dalla consorte Gabriella Mag giolini di Mombercelli, numerosissima pro le. Merita di essere ricordato ARDINGO (n. Cassine, 20 giugno 1797; † Torino, II a PAGINA 729 prile 1877), che fu tenente generale, prese parte alle campagne del '48 e '49 e ottenne una medaglia d'oro al valore militare. Fu pure deputato al Parlamento nella III e IV legislatura. Fu suo fratello VITTORIO (n. Cassine, 12 ottobre 1800; † Moncalieri, 3 agosto 1860), che dalle sue nozze con Mad dalena, di Giacomo Penco, ebbe per figli ARDINGO (n. Nervi, 27 luglio 1841), che è avvocato, e GALEAZZO (n. Nervi, 4 maggio 1849; † Torino, 31 dicembre 1919), che fu ufficiale di fanteria. Sposò costui (1877) Lucia, del marchese Luigi Salvago, e nac quero da questo matrimonio Amalia (n. 1879) e Laura (n. 1881), che è moglie del l'avvocato Cesare Augusto Chionio. con La discendenza di Andrea ebbe termine l'avvocato FERDINANDO VITTORIO (n. 24 ottobre 1871; † Settimo Torinese, 7 maggio 1917), figlio di Alberto Eugenio (n. Torino, 27 agosto 1831, † 12 febbraio 1908) e di Elena Chiapirone. Questo ramo era stato riconosciuto nobile con Declara toria camerale del 17 marzo 1824 a favore di FERDINANDO VINCENZO GIUSEPPE (n. To rino, 14 ottobre 1783) . La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di ARDINGO, di Vittorio, di Galeazzo. Fratello: GALEAZZO, t. Figlie di Galeazzo: Amalia, Laura. Altra linea. ALBERTO EUGENIO †, di Ferdinando. Figlio: FERDINANDO VITTORIO t. PORTO TINET * TROTTI BENTIVOGLIO. ARMA: Inquarta to: nel 1º e 4º troncato d'oro e d'azzurro (Trot ti); nel 2º e 3º trinciato, inden tato d'oro edi rosso (Bentivo glio). Sul tutto di rosso al gon falone pontificio l. b. COVEME SUS d'oro con le chiavi, l'una (a destra) d'oro, l'altra (a sinistra) d'argento decussate, col capo d'azzurro caricato di un'ancora di argen PAGINA 730 to posta in palo e portante nell'anello d'attacco una lista dello stesso inscritta della leggenda in nero : Quae me susti net porto (Per decreto 16 agosto 1770; Codice Araldico Lombardo, pagina 11). CIMIERO: 1 ) Leone d'oro con due penne di pavone piantate nell'orecchio, uscen te, rivoltato e linguato di rosso; 2°) Ti gre uscente da fiamme; 3°) Liocorno na scente d'argento. ORNAMENTI : Piume giallo-azzurre, barletto rosso-azzurro, manto di velluto rosso se minato di T d'oro e foderato d'ermel lino. Мотто : Fides et Amor. DIMORA : Milano. Antica e celebre famiglia illustrata am piamente in Famiglie Notabili Milanesi, vol. I. Giorgio Merula fa menzione di un GUGLIELMO, fortissimo milite, vissuto verso il 1000. Da Guglielmo, sempre se condo il Merula, nacque MARTINETTO, che viveva a Gamondio nel 1050. Dal suo ma trimonio con Boida Fieschi, dei conti di Lavagna, nacque postumo un altro MARTI NETTO, che, dal nome della madre, fu vol garmente chiamato Boido-Trotti. Da questo Martinetto venne in luce Gu GLIELMO, vissuto circa l'anno 1140. Suo contemporaneo fu quel MANFREDO, che il Corio e il Giulini citano come uno dei trentasei nobili cittadini milanesi, i quali, per aderire alle suppliche dei monaci di Pontida, firmarono nel 1119 il privilegio di esenzione da ogni aggravio a favore di quel monastero che i milanesi avevano eretto a loro spese (cfr. Calvi Felice, Fa miglie notabili milanesi, Milano, 1873, VO lume I, fam. Trotti, tav. I). Da Gugliel mo, nacquero EMANUELE E GIOVANNI. Emanuele, secondo il Merula, sarebbe uno degli otto fondatori della città di Ales sandria, anzi il principale autore di quel l'impresa. Il predetto storico in data di Milano, 15 giugno 1488, tra l'altro, scris se a Marco Trotto, segretario ducalė : « Emanuel primus, orator insignis, unus ex octo aedificatoribus fuit in aedificatione urbis nostrae Alexandriae, primitus gnominata Cesarea de anno domini 1168, et in medio mensis maii aedificatae, in co ductis per eum cunctis agnatis ad de struendum Castellacium et aedificandum LETTERA T ac habitandum in Alexandria, in qua illis dari fecit primum locum, situm et hono rem in Gamondio ». (Cfr. CALVI, op. e loc. cit.) . Giovanni fiorì nell'anno 1173 e fu il pri mo della famiglia, dopo Emanuele, che, lasciato Gamondio (Castellazzo), andò coi suoi ad abitare la città di Alessandria. Dei suoi figli, meritano particolare menzione RINALDO, uomo dotto e valoroso, che ſiorì nel 1209 e più tardi fu dalla città di Ales sandria inviato ambasciatore presso papa Onorio III; GUGLIELMO, che nel 1208, co me rappresentante di una delle più nobili ed antiche famiglie di Alessandria, custo diva la prima delle otto chiavi dell'arca delle reliquie in Duomo, e ARDENGO, illu stre vescovo di Firenze, ambasciatore di Gregorio IX presso l'imperatore Federico nel 1238, ricordato anche come fondatore del tempio dell'Annunciata in Firenze, re so celebre dagli stupendi affreschi di An drea del Sarto. Da Guglielmo nacquero TROTTo, che viveva nel 1279 in Alessandria e vi possedeva la propria torre, e GIOVAN NI, che diede origine al ramo dei Trotti Sandri. Figli di Trotto furono PIETRO e FEDERI co. Da Federico nacquero Lorenzo, giu dice di Alessandria nel 1320, е ROBER TONE, capostipite dei Trotti di Castellazzo, capitano del popolo di Asti (1308), gover natore di Tortona per Carlo II d'Angiò, primo possessore dei beni della Torre di S. Evasio del Ghisone, nel cui ramo fiorirono parecchi uomini illustri : ANTONIO, amba sciatore di Alessandria a Milano nel 1397, FRANCESCO, podestà di Piacenza nel 1335, ANDREA, podestà di Casalmaggiore nel 1590. Da Lodovico, di Federico, oltre ROBER TONE, dal quale venne in luce DOMENICO, che fu il capostipite della linea dei conti di Santa Giulietta, ebbe i natali ANDREA, ma rito prima di Maria Canefri di Ugone e poi di Silvia de' Tomasi, nobile anconitana (1372). Il primogenito di Andrea, GABRIE LE, fu condottiero al servizio dei duchi di Milano. Viveva ancora nel 1397. Da lui ebbe origine il ramo dei Trotti di Pastura na, che continuò con un GIOVANNI, trasfe ritosi in Francia e si estinse ai primi del 1600. Il secondogenito fu ANDREINO, con LETTERA T dottiero al servizio di Gian Galeazzo Vi sconti, che nel 1387 gli concesse un ampio privilegio di esenzione da qualunque im posta, ricordato per l'aiuto che prestò a Jacopo Dal Verme contro Stefano di Ba viera e Giacomo d'Armagnac a Porta Ma rengo di Alessandria. Più tardi lo stesso Andreino fu gonfaloniere di S. R. C. sotto Bonifacio IX, dal quale ottenne il privile gio per sè e per i suoi discendenti di porre nella sua arma gentilizia le chiavi di S. Pietro. Nel 1392 acquistò per ventimila fiorini d'oro, stampo di Firenze, le terre di S. Leonardo e Campagna, S. Andrea di Sesto, S. Rainerio e SS. Trinità di Ca stellazzo, nella diocesi d'Acqui, ottenendo da Gian Galeazzo Visconti il permesso di fortificarvi alcuni posti e di tenervi presi dio. Il terzogenito di Andrea fu FACINO, cavaliere Gerosolimitano (1394). Il figlio di Andreino, GIAN GALEAZZO, nato nel 1394 da Giulia Dal Pozzo, fu te nuto a battesimo a mezzo di procuratore dallo stesso duca Gian Galeazzo Visconti. Nel 1433 ottenne in feudo il luogo ed il castello di Monte Aldeo e nel 1440 quello della Rocca Valle d'Orba, detta dei Trotti, nel distretto di Alessandria. (Cfr. CALVI, op. e loc. cit.). Come guelfo seguì Rinal do Dresnay, generale dell'esercito france se. Fatto poi prigioniero nella rotta che i francesi subirono alla Frascata (1447), Gian Galeazzo Trotti fu condotto a Mila no, ove rimase due anni finchè Francesco Sforza, proclamato duca di Milano, lo ri mandò libero. Morì nel 1472. Sposò, in pri me nozze, Beatrice Pepoli, del conte Gio vanni Romeo e di Francesca Bentivoglio, e in seconde nozze Francesca Ordelaffi dei signori di Forlì. Dopo Gian Galeazzo, coi suoi figli ANTONIO ed ANDREA, la famiglia si divise in due grandi linee. Quella di An tonio aggiunse al proprio il cognome Ben tivoglio, per adozione di Giovanni II Ben tivoglio (25 dicembre 1478); quella di An drea, alla quale spettò il feudo di Monte Aldeo, formò il ramo dei feudatari di Mon te Aldeo, estintosi nel secolo XVIII. La linea dei Trotti-Bentivoglio si divise a sua volta in tre diramazioni : la primo genita tenne la sua principale dimora in Alessandria e si trasferì a Milano al prin cipio del sec. XVIII; la secondogenita si PAGINA 731 e stabili molto tempo prima a Milano quando si estinse, chiamò erede di tutta la sua fortuna la primogenita; la terzogenita infine si trapiantò a Ferrara. Qui si segue soltanto la genealogia della diramazione principale cioè quella di AN TONIO, primogenito di Gian Galeazzo. Il detto Antonio fu tra i conti e militi creati da Francesco I Sforza il 26 marzo 1450, nel 1468 fu presente alla convocazione se guita nel castello di Porta Giovia in Mila no a prestare giuramento di fedeltà a Ga leazzo Maria Sforza, fu capitano o podestà di Bologna nel 1471, e infine, per i suoi rari meriti, fu da Giovanni Bentivoglio, signore della predetta città, con privilegio del 25 dicembre 1478, ascritto con tutti i figli e discendenti in perpetuo alla sua fa miglia, con il diritto di portarne il co gnome e l'arma col motto Fides et Amor. Con istrumento 8 maggio 1498, del notaio Raffaele Grasso di Alessandria, acquistò quattro quinti del feudo di Fresonara e il 19 novembre 1479, per la sua fedeltà devozione agli Sforza, fu investito dalla duchessa Bona di Savoia, madre e tutrice e di Gian Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, del feudo di Ovada nel Genovesa to. Luigi XII con diploma 28 ottobre 1499, lo cred conte dei predetti luoghi. Sua mo glie, che fu la nobile Isabella Guasco, fi glia di Luigi, gentiluomo di Camera del re Luigi XII, e di Riccia nata dei marchesi Del Carretto, gli diede molti figli. Il primogenito FRANCESCo, giureconsul to, appartenne al Consiglio di Lodovico il Moro nel 1497 e a quello di Luigi XII nel 1500; ottenne da quest'ultimo la confer ma dei feudi di Ovada e due Rossiglio ni. Morì nel 1515. Anch'egli ebbe due con sorti : la prima fu Bianca Visconti, di Gio vanni Maria, dei signori di Castelletto; la seconda fu Caterina Ordelaffi. Ebbe quat tro figli, tra i quali GIAN GIACOMO, cava liere aurato, cancelliere ducale nella pro vincia della Lomellina, ambasciatore della città di Alessandria a Milano nel 1546. Da Laura Galliciani, figlia del nobile Tomaso, di Napoli, sua moglie, ebbe il figlio LODO VICO, cavaliere aurato (1599-1613), che spo sò prima Francesca, di Nicolò Trotti e poi Giulia, di Antonio Trotti, dei signori di Pasturana. MARC'ANTONIO, figlio di Lodo PAGINA 732 vico, nato il 1 marzo 1589, nel 1614 era capitano di fanteria lombarda nella guerra tra gli eserciti di Spagna e di Savoia. Da sua moglie, Marianna Pettenari, figlia ed erede del nobile Gerolamo, decurione di Alessandria, il 22 gennaio 1629, ebbe il ſi glio GUARNIERO, che sposò Antonia Ma rianna Trotti, figlia di Gian Giacomo, con signore di Fresonara. Da questo matrimo nio sortì i natali LODOVICO (1667-1704), che trasferì definitivamente la dimora della fa miglia a Milano, in parrocchia di S. Gio vanni alle Quattro Facce. Con diploma 5 febbraio 1688, Lodovico fu creato marche se da Ranuccio Farnese, duca di Parma e Piacenza. Dopo due secoli dalla morte di Antonio, capo del ramo Trotti-Bentivo glio, questo Lodovico riunì in sè le ricchez ze, le memorie e le nobilissime tradizioni degli altri rami dei Trotti-Bentivoglio. Sua moglie fu Maria Antonia Gallarati, figlia del marchese senatore Tomaso e di Lucre zia Archinto. L'unico figlio di Lodovico, cui fu impo sto il nome di LORENZO GALEAzzo, nacque il 2 novembre 1702 e morì a soli 35 anni nel 1737. Fu educato a Parma e nel 1718 ottenne da Carlo VI la conferma di tutti i suoi titoli feudali. Sposò Paola Simonet ta, del conte Giacomo, dalla quale, tra gli altri figli, ebbe LODOVICO (1729-1808), no minato, nel 1767, gentiluomo di camera dell'imperatore d'Austria. Con decreto 16 agosto 1770 il Tribunale Araldico di Lom bardia ordinò che il suo stemma gentilizio fosse delineato nel Codice Araldico col manto e coi motti di cui alla descrizione che precede. Sposò nel 1751 Costanza Ca stelbarco Visconti, figlia del conte Carlo e, morta la prima consorte, contrasse matri monio con Teresa Fontana Belinzaghi Be luschi, di Gaetano. Dalla prima consorte venne in luce Lorenzo GALEAZZO, nato a Milano il 19 marzo 1759, che con Sovrana Risoluzione 28 gennaio 1817, ottenne la conferma dell'antica nobiltà e del titolo di marchese. Contrasse matrimonio a Vienna con Antonietta Schaffgotsch, figlia di S. E. Antonio Gottardo, conte del S. R. I. e libero barone di Trochenberg, signore ere ditario di Cravara, Wildschin eKrauten wald. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro LETTERAT della Nob. Ital. e nell'Elenco Nob. Uff. Ital. coi titoli di marchese (mpr.), marche se di Fresonara (mpr.), conte di Castelnuo VO Calcea (mpr.), signore di Venzaglio (mpr.), nobile (mf.), trattamento di don e donna, come da decreto ministeriale 7 mag gio 1918. È infine rappresentata da LOREN zo, n. 13 marzo 1874, di Maurizio (n. Sot tobre 1843, † 20 aprile 1873; sp. con Gio vanna Besana), di Antonio (n. Vienna, 5 gennaio 1728, † Milano, 16 settembre 1879; sp. con Giacomina Faa, del conte Bruno, di Alessandria), di Lorenzo suddetto. Sorella: Eugenia, n. 27 aprile 1876, in Avogadro. Cugine (nate dal primo matrimonio del lo zio marchese Lodovico, con Elisabetta dei conti Lucini Passalacqua) : Costanza, n. 10 novembre 1855; sp. 30 giugno 1880 al conte Angelo Nerio Malvezzi; Beatrice, n. 13 dicembre 1856, ved. di Emanuele D'Adda, marchese di Pandino. (Nate dal secondo matrimonio dello zio Lodovico, con Maria Barbiano di Belgioio so, del principe Emilio) : Cristina, n. II novembre 1861, in Valperga di Masino; Antonietta, n. S. Giovanni di Bellagio, 6 agosto 1864, spos. Milano, 25 luglio 1885 al duca Giuseppe Crivelli Serbelloni. f. f. * TSCHURTSCHENTHALER. ARMA: Di rosso al la croce d'argen to con in cuore uno scudo d'oro, ro alla banda di ne caricata di tre pigne pure d'oro. CIMIERO : Unafi gura d'uomo na scente dall' elmo torneario, senza braccia, col viso, barbetta e capelli al naturale, con maglia bianca intorno al collo, vestito di rosso con otto bottonci ni d'argento, sul capo un cappello rosso gentilizio con ala d'argento, cimato da una corona d'oro dalla quale escono tre penne di struzzo d'argento. La figura di uomo posta in mezzo a due guidoni, u LETTERAT scenti dalla corona tornearia, con asta di argento e punta di lancia d'oro, caricati dello scudetto dell'arma. Il primo gui done posto in banda, il secondo in sbarra. DIMORA: Trento e Bolzano. La famiglia è originaria da Sesto (Bolza no), paese sito alle falde di Monte Elmo, donde ebbe origine il predicato di Helm heim, ridotto ora nella forma italiana di Monte Elmo e conferito assieme alla nobil tà del S. R. I. dall'imperatore Ferdinan do II a CRISTOFORO con diploma del 3 apri le 1625. L'albero genealogico di questa famiglia risale documentato fino a NICOLÒ, n. verso il 1436, i cui genitori sembra siano stati ULRICO il Tiratore e Gertrude, e l'avo O SVALDO, marito di una Borgonda avrebbe vissuto verso il 1350. Da quest'epoca sem bra datare il più antico stemma della fa miglia : d'oro alla banda di nero caricata di tre pigne d'oro (da Tschurtsche uguale a pigna; vedi Der Schlern, fasc. 10, II е 12 del 1931 e fasc. I del 1932, Bolzano). Nella battaglia di Mohács in Ungheria, combattuta nel 1526 contro i Turchi, cad dero valorosamente tre membri di questa famiglia, cui sembra che a quest'epoca sia stato conferito a ricordo di questo fatto di armi un nuovo stemma, ossia di rosso alla banda e sbarra d'argento, caricato di quel l'antico; stemma che venne poi conferma to col citato diploma del 1625 e riconosciu to assieme al titolo di nobile del S. R. I. (mf.) con D. M. del 17 novembre 1927. Attualmente la famiglia si distingue in due linee; una con residenza a Bolzano e l'altra a Trento. Quest'ultima ebbe origine da GASPARE, di Gaspare, di Gregorio, di Biagio, di Roberto, di Martino, di Cristo foro, di Cristoforo, di Cristoforo, di Cristo foro, di Erardo, di Martino, di Nicolò, che nel 1835 si stabili a Rovereto, ove nel 1858 sposò Orsola Thaler, da cui ebbe ANTONIO, n. a Trento nel 1858, dottore in medicina, cavaliere della Corona d'Italia, decorato della medaglia d'argento al merito della sanità pubblica, medico provinciale della Venezia Tridentina, autore di diversi studi e memorie molto apprezzate, sposato nel 1885 con Camilla Zamboni. CARLO, di An tonio, n. a Borgo di Valsugana l'11 agosto PAGINA 733 1896, si arruolò volontario per la guerra nel maggio 1915 nel 12° regg. Bersaglieri con nome di guerra Dall'Elmo, di cui con D. R. del 22 ottobre 1931 venne autorizza ta l'aggiunta al cognome di questa linea. Combattè prima sul Monte Nero e passato poi al 5° Bersaglieri combattè con valore eccezionale, finchè cadde, ricacciando dal tratto di fronte a lui affidato il nemico dopo averlo contrattaccato brillantemente, sul Monte Merzli il 2 dicembre 1915. Per tale fatto d'armi gli venne conferita la me daglia d'argento al valor militare. La linea di Bolzano è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), col predicato di Monte Elmo (Helmheim), Ri con. D. M. 18 dicembre 1928, in persona di FEDERICO, di Carlo, di Francesco, n. a Bolzano 3 marzo 1868, spos. in prime noz ze a Bolzano 16 febbraio 1897 con Cate rina Rössler († 17 settembre 1898), in se conde a Bolzano 2 maggio 1901 con Rosa Perger († 4 maggio 1912), in terze nozze a Bolzano 26 maggio 1914 con Matilde de Trentini. Figli del secondo letto: GUALTIERO, n. a Bolzano 17 febbraio 1902; Carolina, n. a Aflenz 1º luglio 1910. Fratelli: OSCAR, n. a Bolzano 26 gennaio 1873, spos. 25 maggio 1905 con Federica Schrgaffen; Marta, n. ivi 5 gennaio 1882; Ivo, n. ivi 25 ottobre 1885. Altro ramo. ANTONIO, di Ermanno, di Francesco. Sorella: Margherita. Altro ramo. GIORGIO, di Antonio, di Francesco, n. a Gries 22 settembre 1885. Fratelli: UBERTO, n. ivi 27 maggio 1889, † 1926; Elena, n. a Collalbo (Bolzano) 10 agosto 1893. La famiglia è inoltre rappresentata da Dora Maria, di Heinz, di Francesco, n. a Vienna 2 aprile 1891, sposata a Torino 9 febbraio 1922 col conte Antonio Sardagna. La linea di Trento è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile del S. R. I., Riconosc. D. M. 17 novembre 1927, in per sona di ANTONIO, di Gaspare, di Gaspare. Figli: TULLIO, Enrica e MARIO. s. a p. PAGINA 734 TUBERTINI. logna del 21 feb braio 1621 furono aggregati alla cittadi nanza, in forma satis ampla, ANTONIO, di Guido Tubertini, e GUIDO, di lui nipote, e loro discendenti maschi da maschi; la qual forma di aggregazione, per le norme stabi lite dalla R. Commissione, e approvate dalla Ecc.ma Consulta, equivale alla sem plice nobiltà. Nel 1748, 9 settembre, que sta famiglia fu iscritta nel Catalogo nobi liare delle famiglie bolognesi con tale ti tolo; e nel Libro d'Oro della città di Bo logna del 1822. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Bologna (mf.), in persona di Maria, di Edoardo, di Otta vio, vedova Giorgi. Sorella: Augusta, vedova Bordè. * TUCCARI. ARMA: D'azzurro allo scaglione di argento accom pagnato in capo da una cometa ondeggiante in banda e in pun ta da una ruota di otto raggi, il tutto d'oro. DIM.: Castiglione (Sicilia) e Roma. Famiglia di Castiglione di Sicilia in ter ritorio di Catania e che si ritiene importata a Messina da Lucca da un POMPEO Tuc cari nel 1286. In un indice delle famiglie nobili esistente nell'Archivio provinciale di Messina è ricordata anche questa tami LETTERA T glia, tra quelle che andarono ad incontra ARMA: D'azzurro al leone d'oro rampante. more. DIMORA : Bologna. La famiglia Tu bertini di Bologna è oriunda da Bu drio. Con diploma re l'imperatore Carlo III di Spagna. Dai processo per l'Ordine di Malta, di Giusep pe Castelli, nel 1732, risulta che questa famiglia ebbe più volte la toga senatoria, Мотто : Arde a- fu ascritta alla Mastra Nobile della città e fra gli altri GIOVANNI, ascritto nel 1622, discendente da altro GIOVANNI, senatore, e che trapiantò il suo ramo da Messina a Ca stiglione di Sicilia. Sposò in primi voti nel 1711 Maria Badolato e Gioeni che non gli dette discendenza, e in secondi Anna Lan za, dalla quale discendono gli attuali rap del Senato di Bo f. g. presentanti. Altro GIOVANNI Tuccari Felsina, discen dente dal primo che fissò la sua dimora in Castiglione, nel 1809 sposò Barbara Cali Sardo di S. Carlo e per estinzione di que sta famiglia ereditò il titolo di barone di S. Carlo, titolo riconosciuto ad ATTILIO Tuccari con Regie Lettere Patenti 16 no vembre 1924. Il titolo di nobile dei baroni di S. Carlo fu riconosciuto con D. P. 7 ottobre 1930 al di lui fratello GIOVANNI e con D. M. 17 maggio 1928 ad ENRICO, di Michele, della linea ultrogenita. La famiglia è iscritta nel, Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di S. Carlo (mpr.), in persona di ATTILIO, di Niccolò. Fratelli: GIOVANNI, GINO, UMBERTO, GIOVANNI e Nicoletta. Col titolo di nobile dei baroni di S. Car lo (mf.), in persona di ENRICO, di Michele. Figli: MICHELE, Anna, Lucia e Maria Luisa. TUCCI. ARMA: Inquartato in croce di S. Andrea d'oro e di verde al ba stone di rosso, scorciato, roton do in punta, po sto in palo ed attraversante. DIMORA: Lucca. Nobile famiglia lucchese, prove V. S. LETTERAT niente dai Tieri di Fucecchio, e che assun se il cognome nel secolo XV da TUCCIO, di Piero, di Tiero. Fu ammessa alla citta dinanza nel 1447 con ANGELO Tucci, che fece parte del Consiglio della Repubblica, al cui governo dette dal 1486 al 1762 nu merosi anziani, gonfalonieri e ambascia tori. Fra i più cospicui personaggi della fa miglia sono ricordati gli ecclesiastici Tuc CIO, di Domenico, rettore della chiesa di S. Jacopo alla Tomba, letterato e filantro po, morto nel 1575; NICOLAO, protonotario apostolico, che sostenne varie ambascerie per la Repubblica, alla quale lasciò, con suo testamento del 2 novembre 1607, la Cronica di Lucca » da lui compiuta nel 1597. DOMENICO fu uomo di grande santità fu il quarto generale della Congrega e Dio, morì a Roma l'11 novembre 1651. Raggiunse fama maggiore FRANCESCO, di Pietro, illustre giureconsulto, laureatosi al lo Studio di Pisa nel 1666, e dal 1670 au ditore di nuziatura del cardinale France sco Buonvisi a Colonia, a Varsavia ed a Vienna, dove, favorito dall'imperatore Leopoldo I, divenne suo consigliere aulico, e sostenitore della sua politica con opere a stampa. La famiglia Tucci ha il suo palazzo in Lucca nella via del Reale Liceo (oggi Bat tisti) , ville a Valgiano ed a Aquilea; i se polcri gentilizi a S. Romano e in S. Ago stino. Fu iscritta nel Libro d'Oro della Repubblica, formato il 1628, ed ebbe con fermato dal duca Carlo Lodovico di Borbo ne, con decreto del 22 luglio 1829, il titolo marchionale, di cui godeva alla R. Corte di Toscana, estendendolo ai discendenti da FRANCESCO, CARLO (sp. con Teresa Ghigi), e da CLAUDIO (sp. con Maria Anna Masso ni), di Giuseppe; il quale ultimo ramo è ora estinto. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di marchese (m.) e nobile patrizio di Lucca (mf.), in persona di CARLO (spos. con la N. D. Emilia Fortunato), di Ales sandro, di Carlo, conforme partecipazione della R. Consulta Araldica del 21 giugno 1927. Figli: FRANCESCO E NICOLÒ. e. l. PAGINA 735 * TUFARELLI. ARMA: D'azzurro al braccio destro vestito di verde movente dal la to sinistro dello scudo, tenente con la mano di carnagione, tre rose di rosso, gambute e fo gliate di verde, e sormontato da tre stelle (8) d'oro male ordinate. DIMORA: Napoli e S. Giorgio a Cremano. Famiglia originaria dalle Calabrie, pas sata a Napoli nel sec. XVII ove contrasse nobili parentele. Decorata da S. S. Leone XIII il 20 dicembre 1881 del titolo di con te (mpr.), riconosciuto con R. D. 9 agosto 1926 e RR. LL. PP. 13 gennaio 1927. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di FRANCESCo, n. Napoli 11 giugno 1856, di Carmine (n. 1800, † 1875) e della nob. Amalia Romano (n. 1818, † 1880); spos.: 1) 12 marzo 1882 con donna † Teresa Ma ria Ruffo dei principi della Scaletta; 2) 0 giugno 1886 con la nob. Rachele dei mar chesi de Angelis Effrem. Figli (prime nozze): GIUSEPPE, n. Na poli 18 dicembre 1882; (seconde nozze): Amalia, n. Napoli 16 aprile 1887, spos. IG ottobre 1908 col nob. Vincenzo dei march. Costa di Arielli; Carmelo, magistrato, de corato cr. di guerra, n. ivi 8 novembre 1888; GIULIO, magg. di artiglieria, decor. med. di bronzo valor militare, n. ivi 28 novembre 1890, spos. Roma 16 dicembre 1920 con Elisabetta Galati; GIORGIO, inval. di guerra, decorato cr. di guerra, n. a Na poli 2 agosto 1896; Carlo, n. ivi 16 otto bre 1903. Figli di Giulio: Valeria, n. Roma to nov. 1921 ; FABRIZIO, n. ivi 16 ott. 1923. о. р. * TUFO (DEL) . ARMA: Di nero alla punta d'argento ca rica di uno scaglione del campo, e sor PAGINA 736 dall'anno 1119. Fu ricevuta nell'Ordine di Malta dal 1511 ed ascritta al Registro delle famiglie dei cavalieri di Giustizia. Passata in Na poli fu una delle fondatrici del monte del le 29 famiglie. Fu decorata del titolo di marchese di Matino con real diploma 31 agosto 1644. Per il matrimonio di GIOVANNI del Tufo, marchese di Matino con la nobile Caterina Pignatelli, passarono nella famiglia del Tufo i seguenti titoli di casa Pignatelli : duca di Roccamandolfi, anzianità dal 1658; marchese di S. Marco, anzianità dal 1653; marchese di Collelongo. Figliuolo dei suddetti fu ASCANIO, ultimo intestatario feudale di Matino nel Cedolario di Terra d'Otranto. Per il matrimonio poi di CESARE del Tu fo, marchese di Matino (n. Matino il 31 agosto 1802, † Napoli il 18 marzo 1886), con donna Antonia Pinto y Mendoza, uni ca figliuola del principe d'Ischitella, don Francesco Emanuele Pinto y Mendoza, passarono nella famiglia del Tufo i seguen ti altri titoli : principe d'Ischitella concesso originariamente nel 1681 a Luigi Emanue le Pinto; principe sul cognome concesso nel 1729 ad Alfonso Pinto, fratello seco1! dogenito del detto Luigi Emanuele; prin cipe di Migliano, anzianità dal 1710 e mar chese di Trevico, anzianità dal 1548 con cessi con R. D. 14 luglio 1858 al suddetto principe d'Ischitella don Francesco Ema nuele. Tutti i su indicati titoli vennero ricono sciuti ad AsCANIO del Tufo, figliuolo dei su menzionati don Cesare e donna Anto LETTERAT montata da un lambello a tre pendenti d'oro. DIMORA : Napoli. Antica famiglia patrizia d' Aversa che si ritiene di origine normanna e che probabilmen te prese il nome dalla signoria di Tufo posseduta fin della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. con i titoli di principe (mpr.), prin cipe d'Ischitella (mpr.), principe di Mi gliano (mpr.), duca di Roccamandolfi (mpr.), marchese di Matino (mpr.), mar chese di S. Marco (mpr.), marchese di Col lelongo (mpr.), march. di Trevico (mpr.), nob. col pred. di Pieschici e 'di Torre Log gia in persona di Maria Concetta, n. Na poli 8 dicembre 1858, di Ascanio (n. Na poli 24 febbraio 1831, † ivi 19 maggio 1914) e di Marianna Vernieri († 2 novem bre 1897), vedova del nob. † Michele de duchi Vargas Machuca; ebbe per figlio Ascanio de Vargas Machuca, uff. di caval leria (n. Napoli 19 ottobre 1888, † a Pine rolo 23 ottobre 1918), che dal suo matri monio con Walburga del Carretto dei mar chesi di Moncrivello ebbe due figliuoli, di cui, la primogenita, donna Maria Immaco lata, n. 31 agosto 1917, fu autorizzata con RR. LL. PP. di R. Assenso 29 dicembre 1927 a succedere nei titoli di principe d'I schitella e marchese di S. Marco per mpr. , e con D. P. 23 ottobre 1929 ad usare i detti titoli durante la vita dell'ava paterna. Sorella: Maria Caterina, n. in Napoli 30 novembre 1866, spos. ivi 27 giugno 1885 al nob. + Onorato Gaetani dei duchi di Laurenzana. TUFO (DEL) . ARMA: Di nero al la punta d'ar gento carica di uno scaglione del campo, sormontata un lambello tre pendenti d'o ro. DIMORA : Napoli. Ramo della pre cedente famiglia о. р. e da a patrizia della città di Aversa, decorata dal 1710 del titolo di marchese di Chiuppeto. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Chiuppeto nia del Tufo con RR. LL. PP. 16 maggio e D. M. 19 giugno 1898. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro braio 1893, di Gennaro (n. Napoli 6 aprile (mpr.), patrizio di Aversa (m.), ed è rap presentata da DOMENICO, n. Napoli 16 feb LETTERAT 1862, † 15 marzo 1902) e di Giovanna Car done. Fratelli: Anna, n. Napoli 29 ottobre 1894; Maria Concetta, n. ivi 5 dicembre 1896; RAIMONDO, n. ivi 23 gennaio 1898; MARIO, n. ivi 27 agosto 1900; Ida, n. 22 agosto 1902. Zii (figli di Stanislao (n. 1836, † 1861) e di Maria Concetta Ferraro) : 1) Maria, n. 5 novembre 1864, in de Paolis; 2) ULRICO, n. Napoli 22 gennaio 1868, spos. ivi 5 mag gio 1899 Anna Cardone; 3) UGo, n. Torre del Greco 17 febbraio 1870, spos. Napoli 16 aprile 1899 con Maria Gomez de Ajala; 4) DOMENICO, n. Torre del Greco 16 gennaio 1872, † Napoli 28 gennaio 1914, spos. 26 maggio 1898 con Erminia Falconieri. Figli di Ulrico: STANISLAO, n. Napoli 20 febbraio 1893; Bianca, n. ivi 24 luglio 1895; UGO, n. ivi 12 aprile 1897; Concetta, n. 11 aprile 1899; GENNARO, n. 16 settembre 1902. Figlio di Ugo, di Stanislao: n. Napoli 19 gennaio 1900. GIACINTO, Figli di Domenico: Anna, Bianca, CARLO. о. р. TULLIO. ARMA: D'azzurro al leone al natu rale, tenente un giglio d'oro, at traversato da u na sbarra di ros so carica di due gigli pure d'oro. CIMIERO: Tre piu me di struzzo : di rosso, d'oro e d'azzurro. DIMORA : S. Vito al Tagliamento, Messina, Chiasellis (Udine) . Trae le sue origini questa famiglia da Magredis, piccola villa nei pressi del tor rente Torre, sulla strada che da Udine conduce a Attimis. Il primo Tullio, del quale si abbiano notizie, è un GIO. BATTI STA, oriundo dal paese su detto e incarica to di amministrare giustizia in una delle tante giurisdizioni dei potenti signori di Savorgnano in Friuli. Un di lui nipote, GIACOMO, passato ad PAGINA 737 abitare a Udine, chiese di venire aggrega to a quel Consiglio nobile, ciò che gli fu accordato con delibera 14 settembre 1793. Suo figlio FRANCESCO, ebbe conferma di nobiltà dal governo austriaco con S. R. 4 giugno 1820. Il nobile VITO, figlio del precedente e di Elisabetta co. Altan di Salvarolo, essendo stato istituito erede col fratello GIUSEPPE dallo zio co. Francesco Altan, si trasferì a S. Vito al Tagliamento dove ancora di morano gli attuali rappresentanti della fa miglia. Il nob. GIUSEPPE si rese benemerito del comune di Udine legandogli nel 1897 tutta la sua sostanza per scopi educativi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Udine) (mf. ), in persona di : FRANCESCO, n. Udine, 19 settembre 1877, dott. in legge, cav. Mauriziano, comm. Co rona d'Italia, tenente di complemento di cavalleria, deputato al Parlamento XXVII e XXVIII legislatura, di Vito (n. Udine 1833 , † S. Vito 1912) e di Anna Pribul (n. Marienbad 1847, † S. Vito 1886), sp. Το rino, 5 aprile 1905 con Bianca Vinaj, n. Mondovì 18 settembre 1881, di Giuseppe. Figli: VITO, n. Andorno 5 agosto 1906, † S. Vito 11 ottobre 1908; Anna Maria, n. S. Vito 29 giugno 1913; CARLO AMEDEO, n. S. Vito 30 marzo 1916; Maria Agnese, n. Firenze 8 febbraio 1919; Maria Elisa betta, n. S. Vito 12 dicembre 1920. Fratelli: PIETRO ANTONIO, n. S. Vito 30 aprile 1881, dott. in medicina, prof. di fi siologia R. Università di Messina, cav. Cor. d'Italia, maggiore medico di comple mento, croce di guerra; GIOVANNI, n. S. Vito 30 aprile 1881 (gemello del preceden te), dott. in belle lettere, cav. Cor. d'Ita lia, tenente di complemento di cavalleria, med. di bronzo al valor militare; Elisabet ta Maddalena Adele, n. S. Vito 3 agosto 1879, spos. 1903 a Ugo Chiaruttini, medi co, vedova giugno 1924 [Chiasellis (U dine)] . e. d. t. * TUMSCITZ. ARMA: D'azzurro a tre gigli d'oro male ordinati. Araldica 47 PAGINA 738 con R. Rescritto 14 maggio 1766, creò i Tumscitz baroni del Poggio d'Ipso, titolo riconosciu to con D. M. 18 settembre 1901 а Томма so, di Francesco. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone del Poggio d'Ip so, in persona di Tommaso, di Francesco, di Tommaso, n. a Augusta 23 luglio 1850, spos. 1º dicembre 1869 con Amalia Modi ca Beneventano. Figli (non iscritti in Elenco) : LUIGI, n. Augusta 26 aprile 1876; ERMENEGILDO, n. ivi nel 1877; LUCIANO, n. ivi 27 aprile 1882; SALVATORE, n. ivi 5 settembre 1887, † 3 aprile 1916. Figli di Ermenegildo: ToMMASO, n. nel 1906; Amalia, n. 1904. LETTERA T DIMORA : Augusta. Famiglia sicilia na e d'origine ger manica. Se ne han no notizie ad Au gusta sin dal seco lo XVI. Ferdinan do di Borbone, re delle Due Sicilie, DIMORA : Bisceglie e Napoli. Famiglia originaria dalla Lombardia, che passata in Napoli si trasferì poi in An dria e quindi in Bisceglie; decorata del ti tolo di marchese sin dall'anno 1579, con cesso da re Filippo II a D. TOMMASO Tup puti, riconosciuta in tale titolo dalla Real Camera di S. Chiara nel 1785, e con R. Re scritto 11 aprile 1840. Illustrò particolarmente questa famiglia il generale di cavalleria marchese OTTAVIO Tupputi, n. il 18 settembre 1798, † 7 gen naio 1865. Combattè alla battaglia di Jena ed in quelle che terminarono con la pace di Til sitt. Fece le campagne di Spagna e di Rus sia. In quest'ultima, mandato in esplora zione, ritrovò un reggimento tedesco rite nuto disperso, ne prese il comando, e lo ricondusse, respingendo il nemico, sulla linea del fuoco. Compì nelle sue campagne, innumerevoli atti di valore : fu particolar mente elogiato al re Murat da Napoleone; riportò otto ferite. A Vilna meritò la cro ce della Legione d'Onore. Fu decorato inoltre, sempre per il suo grande valore, della croce di cavaliere dell'Ordine Mili tare di Spagna, di cavaliere di S. Stanislao di Polonia, ecc. ecc. Coinvolto nel movi Figli di Luciano: GIOVANNI, n. 1904; A- mento costituzionale del 1820 fu condan malia, n. 1905. nato a morte. Nell'anno 1860 fu coman Fratelli (non iscritti in Elenco) : EUSTA CHIO, NAPOLEONE, Rosalia, Maria Anna, Albina (†) . Figlio di Napoleone: FRANCESCO. . TUPPUTI. ARMA : S. D'azzurro al leone al natu rale, coronato d'oro, tenente fra le branche un ramo di allo ro di verde, at traversato da u na fascia di ros so convessa, or lata d'oro, cari cata di una stel la di sei raggi dello stesso, posta tra due mezzelune d'argento affrontate. dante generale della Guardia Nazionale di Napoli. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di marchese (mpr.), in per sona di † OTTAVIO, spos. con Almerinda Schinosa. Figli: + DOMENICO, sposato con Serafi na Riccardi; † Cristina, spos. col marche se Marcello Ceva Grimaldi; FILIPPO, spos. con Francesca Odembowsky; † RICCARDO; † Teresa; † SAVERIO; † Isabella; † GIUSEP PE, adottato dallo zio materno Giuseppe Schinosa, per cui la sua linea aggiunge al proprio il cognome Schinosa, spos. con Giulia dei marchesi Colangelo, figlia di Domenico; Almerinda, spos. con Ottavio dei marchesi Ceva Grimaldi. Figli di Giuseppe: Isabella, spos. con Pietro de Luca marchese di Roseto; Teresa spos. col conte Guido Tosti di Valminuta; TOMMASO; OTTAVIO. о. р. LETTERAT TURANO. ARMA ? scritta generica mente nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di barone di Suttafari (mpr), in, persona dei discendenti dall'ultimo investi to GIROLAMO su detto. * TURATI. due cortine di muro, il tutto di rosso, aperto di cinque porte del campo. (D. R. 21 mar zo 1869) . DIMORA: Milano. Famiglia originaria da Busto Arsizio. Il re Vittorio Emanuele II, con decreto 4 settembre 1862, concesse a FRANCESCO Tu rati, di Antonio e di Anna Maria Crespi, nato a Busto Arsizio il 1° giugno 1802 e morto a Milano il 17 agosto 1873, il titolo di conte trasmissibile ai discendenti ma schi primogeniti. Con altro decreto del 21 marzo 1869, concesse allo stesso Francesco' Turati e discendenti, lo stemma sopra de scritto. Dal matrimonio del conte France sco con Angela Pigna, fu Giuseppe, nac que il conte ERCOLE (Busto Arsizio, to lu glio 1829), che raccolse una preziosa col lezione ornitologica, la quale, dopo la sua morte, fu generosamente donata dai suoi figli al municipio di Milano. PAGINA 739 La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro ARMA: ? DIMORA : Sicilia. Famiglia sicilia na del secolo XVII ed insignita del ti tolo di barone di Suttafari, del qua le l'ultimo investi to fu GIROLAMO, il 26 giugno 1798. La famiglia è a v. S. della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), ed è rap presentata da EMILIO, n. Orsenigo, 17 ot tobre 1858, di Ercole († Milano, 30 luglio 1881, sp. con Luigia Ponti, di Marco), di Francesco. Fratello : VITTORIO, n. Milano, 18 feb braio 1860. Cugine (figlie dello zio Ernesto e di Giu liana Manassian, di Costantinopoli) : An gelica, n. Milano, 17 luglio 1863, sp. al conte Gabrio Camozzi De Gherardi Verto va di Ludriano; Erminia, n. Milano, ro ottobre 1864; sp. Milano, 8 gennaio 1890 al conte Cesare Spada Cenami, patrizio di Lucca; Ida, n. Milano, 24 gennaio 1871; spos. Milano, 10 gennaio 1889 al marchese Idelfonso Stanga Trecchi. f. f. TURCO (ROSSELLI DEL) vedi ROSSEL LI DEL TURCO. ARMA : Troncato : nel 1º d'azzurro a sei stelle di 6 TURICQUE (DE) vedi REMY. raggi d'oro, di sposte 3, 2 e 1; nel 2º d'oro a tre TURINETTI (TURINETTI DI PRIE RO). torri merlate, ciascuna di tre pezzi, unite da ARMA: Inquarta to: nel rº e 4º d' azzurro, alla mezza aquila bi cipite, d' argen to, nascente dal la partizione; nel 2º e 3º d'oro, alla torre di ros so. (Consegn. 25 giugno 1687) . SOSTEGNI : Due tigri. Мотто : Non degenero. DIMORA : Torino. Famiglia di Chieri, la quale iniziò la sua splendida ascesa con ERCOLE, di Domeni co, che era maestro di grammatica e che si arricchì considerevolmente nel commercio della seta. I suoi figli GIORGIO, GIOVANNI DOMENICO E GIOVANNI ANTONIO accrebbero la fortuna paterna della quale si avvalsero per acquistare numerosissimi feudi. Gio vanni Domenico acquistò dai Crivelli PAGINA 740 (1648) punti di Agliano e di Cortemiglia; Giovanni Antonio († 20 dicembre 1683), che fu mastro auditore della Camera di Sa voia, col ricavo del traffico delle gioie, ac quistò i feudi di Pralormo (1631), di Bo navalle (1642) e col fratello Giorgio quelli di Cordona, Castiglione di Cordova (1642), Pertengo e Costanzana (1644), Berzano (1663) , Castelvairo (1665), Cimena (1665), Castelreinero (1665), Cavallerleone (1671) e Cocconato. Giorgio (n. 24 settembre 1601; † Tori no, 13 aprile 1673), che fu presidente delle finanze, acquistò punti di Ceva e Priero (1665) dai canonici di S. Salvatore di Lau ro di Roma, mentre altri punti di Priero acquistò (1666) dal conte Anastasio Ger monio. Sposò (1655) Maria Violante Val perga di Rivara e fu suo figlio, fra gli al tri, ERCOLE (n. Torino, 27 novembre 1658; † Vienna, 12 gennaio 1726), che fu insi gne personaggio e che per la sua abilità venne impiegato dal duca Vittorio Ame deo II di Savoia in delicatissime mansioni, precipua quella della preparazione della al leanza imperiale (1703). Già nel 1698 il duca Sabaudo l'aveva decorato del collare della SS. Annunziata. Passò, col consenso del sovrano, al servizio imperiale, dove ebbe agio di rendere grandi servigi al suo Duca, in ispecie al tempo dell'assedio di Torino (1706). Ebbe la carica di vice-go vernatore dei Paesi Bassi austriaci (1725) е fu decorato di numerosi Ordini, fra i quali il Toson d'Oro. Fu grande di Spagna, ma gnate d'Ungheria, ed ebbe feudi e titoli nobiliari austriaci. Nel 1688 acquistò il feudo di Pancalieri, di cui fu investito col titolo marchionale il 18 maggio 1702. Spo sò (1684) Diana, di Giacinto di Saluzzo, e fu suo figlio primogenito GIO. ANTONIO (n. Torino, 8 luglio 1687; † ivi, 28 febbraio 1757), che ebbe la carica di generale di fanteria imperiale, e fu grande di Spagna e ciambellano imperiale. Dalle sue nozze (1717) con Vittoria de Voordt ebbe ERCOLE (n. Bruxelles, 14 dicembre 1717; † 7 gen naio 1781), che dissipò la fortuna avita e che per pagare i debiti fu costretto a ven dere i feudi tedeschi. Sposò (1755) Gabriel la Falletti di Villafalletto e nacquero da queste nozze GIO. ANTONIO FRANCESCO e GIUSEPPE MAURIZIO, stipite il primo della LETTERA T presente linea dei marchesi di Priero, sti pite il secondo di quella dei marchesi di Cambiano, che si estinse con suo figlio BRUNONE, che morì in Torino il 27 feb-. braio 1862. Gio. Antonio Francesco (n. Torino, 8 febbraio 1762; † ivi, 31 maggio 1801), che fu decurione di Torino, sposò (1781) Po lissena Gamba della Perosa, e fu suo figlio primogenito DEMETRIO (n. Torino, 18 feb braio 1789; † Pinerolo, 31 dicembre 1850) . Costui come ostaggio venne deportato, u nitamente a molti altri gentiluomini pie montesi, in Francia, dove Napoleone lo fece rimanere creandolo il 26 aprile 1811 barone dell'Impero e uditore nel Consiglio di Stato. Dalle sue prime nozze (1809) con Lidia, del marchese Giuseppe Solaro del Borgo, ebbe, fra gli altri, EDMONDO (n. To rino, 14 settembre 1817; † ivi, 15 gennaio 1857), che fu ufficiale in Nizza Cavalleria. Sposò (1852) Camilla Ceresa di Bonvillaret e da queste nozze nacquero : CLEMENTE, DEMETRIO e ALFONSO. Clemente (n. Torino, 18 dicembre 1852; tivi, 11 giugno 1917), che fu tenente co lonnello, ebbe dalle sue nozze con Ottavia Caccia, Camilla ed EDMONDO. Demetrio (n. Torino, 9 dicembre 1853) ebbe dalle sue nozze con Giovanna Moran do, Camilla, la quale sposò (1899) lo zio Alfonso. Alfonso (n. Torino, 5 luglio 1855), che fu ufficiale di marina, ebbe dalle sue nozze colla nipote Camilla, DEMETRIO (n. Spezia, 11 settembre 1900) e CARLO (n. Spezia, 15 settembre 1901). Da Giorgio, di Ercole, si era staccata una linea, detta di Pertengo, la quale ave va avuto per stipite ANTONIO MAURIZIO, del citato Giorgio (n. Torino, 15 ottobre 1664; † ivi, 13 marzo 1739), che era stato infeudato di Pertengo il 9 febbraio 1722 e investito col titolo comitale il 26 settembre 1733. Questa linea ebbe termine col nipote di costui GIUSEPPE MAURIZIO, di Giuseppe Andrea, che morì in Torino il 22 ottobre 1798. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Priero (mpr.), marchese di Pancalieri (mpr.), marchese di Cimena (mpr.), conte di Castiglione (mpr), barone di Bonavalle (mpr.), in per LETTERA T sona di EDMONDO, di Clemente, di Edmon do, di Demetrio. Zii: DEMETRIO, ALFONSO, di Edmondo, di Demetrio. Figli di Alfonso: DEMETRIO, CARLO. 1. b. TURLETTI. ARMA: Troncato : nel 1º d'azzurro al sole d'oro; nel TURRI. 2º d'oro all'aqui la bicipite di ne ro. Мотто : Vivax ani mi solertia. (Dal lari : Motti Aral dici Editi, Ro ma, Collegio A raldico) . DIMORA : Sassari. I lunghi e zelanti servizi resi da PIETRO Turletti fin dal 1774, invista dei quali Vit torio Amedeo III si degnò, con RR. PP. 13 dicembre 1703, di conferirgli il grado di commissario di guerra, ed in ispecie quelli che prestava dal mese di maggio del 1794, in cui era stato incaricato dell'Ufficio del Soldo nel regno di Sardegna, indussero il re Carlo Emanuele IV a concedergli coi diplomi in data 26 agosto 1799, i titoli di cavalierato e di nobiltà, trasmissibili ai suoi figli e discendenti maschi. Il nobile don Pietro Turletti sposò don na Raffaela Marcello, di Alghero : il loro figlio GIOACHINO, n. a Cagliari l'11 gen naio 1811, sposò Rosa Venzano ed ebbero in Genova il 15 ottobre 1851, il figlio Gio VANNI, distinto ufficiale generale nel R. esercito. Questi sposò in Genova la nobil donna Teresa Tola-Amat, figlia del comm. nob. don Cosimo, dell'illustre giureconsul to e storico don Pasquale Tola. Ebbero i seguenti figli : GIORGIO, n. a Sassari, 7 agosto 1895, sottotenente d'artiglieria, m. in guerra nella località la Ronca in Mon falcone il 21 ottobre 1915; Eusebia, n. a Sassari, 16 marzo 1897; ALDO, n. a Vero na, 11 febbraio 1904; Matilde, n. a Vero na, 25 marzo 1905; FABIO, n. a Verona, 4 settembre 1907 e Camilla, n. a Livorno, 30 luglio 1909. PAGINA 741 La famiglia fa uso dello stemma suindi cato ed è iscritta nell'El .Uff. Nob. Ital. cói titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.), don (mf.), trasmissibili ai figli e discenden ti maschi e coi titoli personali di nobile e di donna alle femmine, in persona di Gio VANNI, di Gioachino, di Pietro. Figli: GIORGIO, †, Eusebia, ALDO, Ma tilde, FABIO, Camilla. s. l. ARMA: D'azzurro alla torre qua drata e merlata, con porta e tre finestre chiuse, munita di un ca sotto di vedetta, fondata sulla campagna mon tuosa di verde, il tutto al naturale. DIMORA: San Mi niato. ORAZIO, di ser Nicolao Turri, fu abilita to al primo onore della città di S. Miniato negli squittini del 1683, come lo furon poi i suoi figlioli messer ANTONIO, nel 1703, e FRANCESCO, nel 1715, e i suoi nipoti dottor SILVESTRO e tenente ORAZIO, di Antonio, nel 1747. Nella prima attuazione della legge sulla nobiltà e cittadinanza in Toscana il predet to Francesco, di Orazio, fu, con decreto II luglio 1763, ascritto alla nobiltà di S. Mi niato, insieme con i suoi nipoti dott. SIL VESTRO, medico in Firenze, tenente ORAZIO, canonico GIUSEPPE e canonico LIBORIO, fi gli di Antonio. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di San Miniato (mf.), in persona dei disc. da Giovanni Carlo, di Orazio Francesco, di Liborio. TURRI. f. s. e ARMA : D'azzurro a 2 torri d'argento, mu rate di nero, merlate di 3 pezzi alla guelfa, una accanto all'altra, aperte e fi nestrate di nero accompagnate in cаро PAGINA 742 ㅂㅂ ㅂㅂ tico da Milano, e che colle famiglie Torri, Torriani, Dalla Torre avessero un unico ceppo; ma ciò non solo non è in alcun modo provato; ma è soltanto parto di fantasia. Al principio del sec. XVIII si ha notizia da documenti dei fratelli LORENZO E JACOPO Turra, di Castel nuovo Garfagnana. Quest'ultimo sarebbe il capostipite della famiglia. Esiste nella Bi blioteca di Reggio E. un voluminoso ma noscritto di oltre 200 pagine con alberi genealogici e molti documenti manoscritti ed a stampa, portante notizie storiche del la famiglia Turri, redatto dal dott. Pro spero Fantuzzi di Reggio (marito di Rosa Turri) attorno al 1836 circa, poi continua to ed aggiornato fino al 1859 con molti dettagli, anche di poca importanza. La fa miglia Turri ebbe la concessione della no biltà in persona del dott. fisico TIBERIO, di Domenico, di Alfonso, e suoi, dal duca Rinaldo d'Este con diploma 30 ottobre 1736. Sono da ricordare i fratelli GIOVAN NI PELLEGRINO, gesuita, e GIO. MARIA, ca nonico regolare, figlio di Alfonso, di Ja соро. LETTERAT da tre stelle d'o ro, ordinate in fascia. DIMORA: Castelno vo Garfagnana e Reggio Emilia. Dei Turri, oriun di dalla Garfagna na, patrizi di Reg gio, fu detto che provenissero in an scrisse un giornale settimanale « Il Consi gliere del Popolo ». Ebbe amicizie con stu diosi e scienziati del suo tempo, fra cui padre Angelo Secchi. Sposò la contessa Giuseppina Rocca; ma non ebbe figli e morì il 14 giugno 1879. Lasciò molti scritti storici, stampati a Reggio, fra cui « Delle cronache del Gazzata e degli scrittori di esse » (Davolio, 1865); « Memorie sull'in troduzione della stampa in Reggio nel se colo XV » (Bondavalli, 1869); « Cenni sul la vita e sulle opere di Celestino Cavedo ni » (Calderini, 1865); « Memorie intorno alla vita e agli studi di D. Prospero Capi lupi, medico reggiano » (Bondavalli, 1870); << Indice alfabetico delle opere di scrittori reggiani viventi » in appendice alle « Me morie storiche dei reggiani più illustri dal 1768 al 1877 ». Fu membro della Deputa zione di Storia Patria, bibliotecario ad honorem della Biblioteca dei Canonici del la cattedrale, e socio di molte accademie storiche e scientifiche italiane e straniere. Legò al comune di Reggio la sua ricca bi blioteca ed il suo prezioso archivio di me morie patrie, da lui raccolte e formate an che nei suoi viaggi a Firenze, Roma, Lon dra e Parigi, dove trovò ed acquistò una importante raccolta di documenti reggiani, già del conte Achille Crispi. Tutto si con serva nella Biblioteca Municipale e nel l'Archivio di Stato di Reggio. È ricordato da un'epigrafe sulla sua tomba nel cimi tero comunale di Reggio E. Suo fratello IGNAZIO ebbe tre mogli, Giuseppina Ca soli dell'avv. Antonio, consigliere del Su premo Consiglio in Modena; Alodia Ca Un ramo della famiglia Turri si stabili gliari, e Luigia del nobile Luigi Mamoli; a Reggio nel secolo XVIII. Uno dei personaggi più insigni di questa famiglia è il dott. GIUSEPPE, di Pellegri no, di Domenico, scrittore, storico e bi bliografo. Nacque il 29 novembre 1802. Ebbe distinti precettori, fra cui un biblio tecario di Venezia. Studiò al Collegio dei Gesuiti in Reggio e a quello dei nobili di Modena, e si laureò in legge nel 1823 nel collegio legale di Reggio. Ebbe cariche amministrative e fu podestà di Castelnuo vo Sotto, poi presidente delle Opere Pie. Nel 1859 appartenne alla Guardia Nazio nale. Si diede con passione e con prepara zione agli studi di Storia Patria. Fondò e e solo dall'ultima ebbe figli: GIACOMO, tuttora vivente in Reggio, ottuagenario, unico superstite del ramo Turri di Reg gio. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Reggio (m.), in persona dei discendenti da Ignazio Lo dovico, di Tiberio (1736), in persona di GIUSEPPE, di Domenico, di Tiberio, di Domenico, di Ignazio Lodovico, di Ti berio. Figlio: DOMENICO. Fratello: TIBERIO. Èinoltre iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Reggio (m.), disc. LETTERAT GIACOMO, di Ignazio, di Pellegrino. PAGINA 743 da Pellegrino (1825) ed è rappresentata da LUCIO furono fin che vissero ciambellani e consiglieri intimi dei duchi estensi e del a. c. c. TURRIANO vedi TORRIANO. TURRICQUE (DE) vedi REMY. TURRINI ROSSI. ARMA: Partito : nel 1º troncato di azzurro e di verde al gallo di nero, crestato di rosso, movente dalla troncatura col capo d'Angiò (Turrini); nel 2º fasciato d'argen duca Francesco IV. Da Lucio e da Angio la Maria Comaschi, nacque ALESSANDRO, erede Rossi, nato nel 1784 e morto il 9 aprile 1863, il quale sposatosi nel 1827 con Vittoria Dosi Delfini, ebbe Elena, nata nel maggio del 1828, che nel 1847 sposò il con te Annibale Ranuzzi; e Lucio, nato nel 1830, morto il 3 settembre 1881, sposò in prime nozze Elena Bentivoglio, in seconde nozze Celeste Bigozzi, da cui Teresa, unica superstite della famiglia nobile Turrini Rossi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile dei conti del Gal lo, nobile dei patrizi di Bologna, in perso na di Teresa, di Lucio, di Alessandro. f. g. to e di nero al TURRIS (DE) . leone d'oro attra versante, col capo d'Angid (Rossi). DIMORA : Bologna. La famiglia Turrini Rossi ebbe il titolo di conti del Gallo dal duca Francesco Far nese di Parma con diploma del 13 luglio 1725, e precisamente ne furono insigniti i fratelli DOMENICO LUIGI, canonico ANTON FRANCESCO, e GIACOMO FILIPPO, con tra smissibilità ai loro discendenti maschi; e il patriziato bolognese l'ottennero nel 1777. Per una eredità la famiglia aggiunse al proprio il cognome Rossi. Essa contrasse alleanze con nobili famiglie bolognesi. GIACOMO FILIPPO Turrini, di Domenico, fu creato cavaliere lateranense, ed ebbe in moglie Brigida della nob. famiglia bolo gnese Rizzardi. Teresa Turrini, sposatasi ARMA: D'azzurro alla torre di ne ro fondata sulla campagna al na turale, con una mano di carna gione uscente dalla destra del la torre ed im pugnante una spada d'argento; alta in palo. . DIMORA : Napoli. Originaria da Massalubrense, detta anti camente De Turri. NICOLÒ fu consigliere di re Roberto. Possedette feudi nell'Abruz zo Citra, fu ammessa nell'Ordine Costan con Lucio Malvezzi, fu dall'imperatrice d'Austria creata dama della Croce Stellata con diploma del 14 settembre 1716. Il con te DOMENICO Turrini militò quale capitano nel reggimento R. Italiano in Francia sot to il re Luigi XIV. Il 4 giugno 1763, il principe D. Scipione Rossi, marchese di S. Secondo, riconobbe per parenti e consanguinei i fratelli conti tiniano di S. Giorgio, ed il 15 gennaio 1834 venne, con avviso della R. Commissione dei Titoli di Nobiltà, dichiarata ammissi bile nelle RR. GG. del Corpo. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), per i discendenti da Raffaele, aspirante a R. Guardia del Corpo nel 1834. с. р. CAMILLO E LUCIO Turrini Rossi di Bolo gna, dei quali il loro fratello primogenito TURRISI. conte FRANCESCO fu uno dei 40 senatori di Bologna per breve di Clemente XIII, come pure i due suddetti conte CAMILLO e conte ARMA: D'azzurro alla torre quadrata d'oro di due palchi, fondata sopra un ristret PAGINA 744 വാവ 200 buono e Palermo. Famiglia siciliana del principio del seco 1o XIX. MARIO Turrisi nel 1803 ebbe il ti tolo di barone di Gorgo e Buonvicino. VIN CENZO, appartenente ad altro ramo, risulta l'ultimo investito del titolo di signore di S. Giorgio e Ogliastro, il 14 ott. 1805, e di signore di Palminteri, il 10 dic. 1812. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Gorgo e Buon vicino (mpr.) (disc. da Mauro, 1803), in persona di GIUSEPPE, di Niccolò, di Mauro. Figlio: NICCOLÒ. * TURRISI GRIFEO. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla torre quadra d'oro di due pal chi, fondata so pra di un ristret to di terreno al naturale, soste nuta da due leo ni d'oro, lingua- TUTTAVILLA. ti di rosso, af frontati, ed ac compagnati in capo da tre stelle di sei raggi d'argento, male ordinate (Turrisi); nel 2º d'oro troncato : sopra al grifone di nero passante, sotto a tre bande d'az zurro (Grifeo) . DIMORA : Castelbuono e Palermo. Ramo della precedente famiglia Turrisi e succeduto nei titoli seguenti alle famiglie Gravina e Grifeo. Detti titoli furono rico nosciuti con D. M. del 1902 a MAURO, di Antonio, di Mauro. LETTERA T to di terreno al naturale , soste nuta da due leo ni d'oro, lingua ti di rosso, af frontati, ed ас compagnata in capo da tre stel le di sei raggi di argento, male ordinate. DIMORA : Castel J. S. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di principe di Partanna (mpr.), duca di Ciminna (mpr.), duca di Floridia (mpr.), per successione Grifeo; principe di Palagonia (mpr.), principe di Lercara (mpr.), duca di Alcara (mpr.), marchese di Francofonte (mpr.), marchese di Antella (mpr.), marchese di Bifara (mpr.), marchese di Delia (mpr.), barone di Calatabiano (mpr.), barone di Sanfratel lo (mpr.), barone di Fiumefreddo, San Ba sile e Laura (mpr.), barone di Stallaini (mpr.), signore della Cadera e di metà di Misilini (mpr.), per successione Gravina, in persona di GIUSEPPE, di Mauro, di An tonio, di Mauro, n. Palermo 28 genn. 1895, capitano dei bersaglieri, decorato medaglia di bronzo al valor militare, campagna 1915 1918, succeduto nei titoli al fratello Anto NIO (n. 30 gennaio 1894, † 13 agosto 1921); sposato 17 ottobre 1921 con Carolina Nanni. Figli: Lucia, n. Palermo 25 ott. 1922; MAURO, n. ivi 31 ottobre 1927. Fratelli: Stefania, n. Palermo 17 marzo 1897, Religiosa del S. Cuore; VINCENZO, n. Palermo 28 ottobre 1900, spos. 31 luglio 1929 con Maria Vanni dei duchi di Archi rafi; Maria, n. Palermo 21 ottobre 1902, Religiosa del S. Cuore; Maria Amelia, n. Palermo 30 agosto 1903; FRANCESCO, n. Palermo 4 dicembre 1906, spos. 30 aprile 1927 con donna Agata Paternò Castello dei duchi di Carcaci. Zii (figli dell'avo Antonio) : Rosalia BENEDETTO. ARMA : Inquarta to: nel rº e 4º di rosso a tre fasce d'argento, col leone di ne ro attraversante sul tutto; nel 2º e 3º d'argento a tre fasce di ros so; sul tutto d'azzurro a tre gigli d'oro, bri V. S. e LETTERAT tre fasce di rosso. Sul tutto d'azzurro a 3 gigli d'oro, al bastone nodoso scorciato di rosso, posto in banda. DIMORA: Napoli, piazza dei Martiri, pa lazzo Calabritto. Famiglia di origine francese, detta pri ` ma Estonteville dalla signoria di tal nome che possedeva. Dalla Francia passò in In ghilterra, e poi in Roma in seguito alla venuta a Roma di un cardinale di casa Borbone, zio di GUGLIELMO Tuttavilla per parte di donna. Trasferitasi nel regno di Napoli, al tempo di re Alfonso I, fu ascrit ta al Seggio di Porto. Furono duchi di Calabritto in Principa to Citra, titolo concesso ad ORAZIO Tutta villa, con Real Privilegio del 12 febbraio 1630; il feudo fu venduto, poi, ai Mirelli. Eperò, nella vendita, fu ritenuto il titolo, che i Tuttavilla continuarono ad usare, co me appare dall'ottenuto riconoscimento di esso, con Real Rescritto 26 gennaio 1845, a LUIGI Tuttavilla, in unione al titolo di PAGINA 745 sati dal bastone di rosso, posto in banda. Alias: Inquartato : nel 1º e 4º fa sciato d'argento e di rosso di otto pezzi, al leone di nero coronato d'oro, attraver sante; nel 2º e 3° d' argento a la del refutante : Teresa Tuttavilla, mo glie del generale Alessandro Nunziante, il cui figliuolo : Mariano, fu riconosciuto con D. M. 21 maggio 1902 nel possesso di detto titolo. Feudataria di Montemilone con Spen nazzola, Sangermano e Minervino in terra di Bari, di cui ebbe l'ultima intestazione nel Cedolario, il 6 settembre 1792, Vincen zo Tuttavilla duca di Calabritto, rappre sentato dalla sua genitrice duchessa Petro nilla de Ligneville, per successione del suo genitore Francesco, il quale era succeduto al padre suo Vincenzo, che aveva fatto ac quisto di detta terra di Montemilone dal patrimonio di Girolamo del Tufo, marche se di Lavello, come da Regio Assenso 6 settembre 1737; mentre alla terra di San germano era succeduto al suo fratello Ora zio, morto in età pupillare, figlio ed ere de del comune genitore Vincenzo il vec chio († 27 dicembre 1731) . Principe di Conca di Mignano, già Con ca di Caspoli, con azianità del 1722 per successione de Capua; e conte di Sarno, nonchè signore di Frascati, Memi e Genza no, titoli lasciati ai suoi figliuoli da Gu GLIELMO Tuttavilla, il quale venne creato cardinale dal Pontefice Eugenio IV, dopo la morte della moglie, che era una gentil donna romana. Ricevuta, per giustizia, nel Sovrano Mi litare Ordine di Malta, nel 1778, con AN TONIO Tuttavilla (Gran Magistero- Roma, 85, Priorato di Napoli), cavaliere di San Michele di Francia, ebbe ancora l'insigne Real Ordine di San Gennaro nell'anno 1787. duca di San Germano. Duchi di Mignano, in Terra di Lavoro, del quale ebbe intestazione nel R. Ce dolario il 10 giugno 1797 VINCENZO Tutta villa, duca di Mignano, per successione di in Catalogna morì, ucciso, in Tunisi men sua madre Petronilla di Ligneville († 20 gennaio 1793); la quale, alla sua volta, era succeduta al fratello Pietro Eugenio († 22 luglio 1778) figlio di Beatrice de Capua, GIROLAMO, capitano generale di Carlo V tre era al seguito dell'imperatore; Gu GLIELMO, vescovo di Sarno nel 1540; fu, poi, cardinale ed edificò la chiesa di S. Agostino, in Roma; FRANCESCo, tenente principessa di Conca e duchessa di Mi gnano. Successore del suaccennato Vincenzo, duca di Mignano, fu FRANCESCO Tuttavil la, nato 1775. Figliuolo di Francesco fu LUIGI (n. 1818, † 1886), il quale, avendo refutato il titolo di duca di Mignano alla Corona, venne il medesimo con R. Decre to 20 settembre 1845 riconcesso alla sorel generale di cavalleria, fu vicerè e mae stro di campo in Gallizia ed in Sarde gna, e sposò una principessa di Borbone, ragione per la quale i Tuttavilla usarono nell'arma i tre gigli d'oro; e, in mezzo i gigli, la sbarra o bastone, perchè il quarto Reale era di donna; VINCENZO, conte di Sarno e duca di Calabritto, maresciallo di campo nel 1690; FRANCESCO, conte di Sar PAGINA 746 mera con esercizio e ministro plenipoten ziario presso il re di Polonia, nel 1764; VINCENZO, conte di Sarno e duca di Cala britto, cavaliere dell'Ordine di San Genna ro e gentiluomo di camera, con esercizio, nel 1787. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di duca di Calabritto (mpr.), duca di S. Germano (mpr.), principe di LETTERA T Conca di Mignano (mpr.), in persona dei discendenti da Luigi, n. 1818, di France sco, n. 1775, ascritto al Libro d'Oro Na politano, ed è rappresentata da LUIGI, n. a Napoli 7 giugno 1897, di Carlo Enrico, n. a Firenze 13 aprile 1845, e di donna Maria de Iorio di S. Barbato; spos. con Luisa Salis. Figlia: Emilia. f. f. p. di s. U UBALDI. BV VB sull'inquartatura. DIMORA : Trevi. Famiglia di Trevi, che nel 1844 fu scritta a quella nobiltà con LORENZO Ubaldi. È iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Trevi (mf.), in persona di GIUSEPPE, di Lorenzo. Figlio: LUIGI. * UBALDINI. ARMA: Di verde a due fascie d'argento frammezzate da una torre d'oro. CIMIERO : Un volo ARMA: Inquarta to: nel 1º e 4º di rosso alla let tera B maiuscola d'argento; nel 2º e 3º d'azzurro al la letteraVmaiu scola di nero; con una stella di 6 raggi d'oro posta in abisso ed attraversante a V. S. di verde a due fascie d'argento, in mezzo una stella di sei rag gi d'oro. DIMORA : Muggia e Trieste. Famiglia di Mug gia (Trieste), alla quale l'imperatore d'Austria France sco Giuseppe, con Diploma 18 giugno 1914, concesse il titolo di nobile per ambo i sessi e col predicato di Torreferma, titolo riconosciuto con De creto Ministeriale 7 dicembre 1922. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), predicato di Torreferma (mf.), in persona di UGO, di Floriano e di Giovanna Basilisco, n. 29 marzo 1859, spos. con Maria Retti. Figlio: VITO FLORIANO, n. Vienna 11 di cembre 1883, spos. ivi 17 agosto 1918 con Antonia Retti Marsani. Figlio di Vito Floriano: ARTURO UGO VITO, n. Trieste 29 giugno 1919. V. S. PAGINA 750 UBALDINI DELLA CARDA. ARMA : D'azzurro al rincontro di cervo d'oro sor montato, fra le due corna, da u na stella (8) di oro. Alias: Di rosso al rincontro di cer vo d'oro sormon tato, fra le due corna, da una stella (8) d'oro. Мотто : Quis do minatur Apenni ni? Alma Do mus Ubaldini. DIMORA : Urbino; Ferrara. Gli Ubaldini di Urbino sono il ra mo secondogenito della omonima fa miglia che signo reggiò il Mugello e l'Appennino tosco-romagnolo e che per la sua grande potenza fu in continua guerra con la repubblica fiorentina. Le sue me morie risalgono al VII secolo e riconosce quale suo capostipite un ADONALDO, viven te nel 680 e venuto in Italia al seguito di Carlo Magno da cui la famiglia ebbe il ti tolo comitale e grandi privilegi, confermati poi da Ottone II, che nel 975 li cred conti dell'impero, nonchè da Enrico VI e da Fe derico Barbarossa, al quale si deve l'altero motto della famiglia. Si dice infatti che es sendo questo imperatore ospite degli Ubal dini in uno dei loro castelli degli Appenni ni, alla vista della magnificenza e della po tenza della famiglia, rivolto ai cavalieri che lo circondavano chiedesse : « Quis domina tur Apennini? » e avendo tre volte ripetuta la domanda senza ottenerne alcuna risposta egli stesso rispondesse : « Alma Domus Ubaldini ! », volendo che domanda e rispo sta fossero da allora in poi il motto usato dalla famiglia. Ciò avveniva il 22 luglio 1184. La famiglia si divise in molti rami che presero il nome dai castelli posseduti e così LETTERA U abbiamo gli Ubaldini di Apecchio, di Bar berino, della Carda, di Mercatello, di Far neto, di Carinca, di Caldaia, di Castello, di Gaglione, della Pila e di Monteaccinico di Querceto, di Ripa, di Villanueva, ecc. Di questi rami oggi non rimane che quello di Urbino e anche questo estinto nei maschi. A Firenze gli Ubaldini abitarono da prima vicino a S. Tommaso, poi di fianco a S. Andrea in Mercato vecchio. Si allearono con matrimoni alle più potenti e nobili fa miglie del tempo. Fra i personaggi principali della famiglia ricordiamo : MAFFEO, che fu crociato e piantò per il primo la croce sulle mura di Damiata; VANNI E MAGHINARDO, da Susi sana, TANO, da Castello, illustri condottie ri; GIOVANNI, di Azzo, celebre capitano di Gian Galeazzo Visconti, morto in Siena nel 1390 e sepolto con onori sovrani; AL BIZZO, di Azzo, consigliere della contessa Matilde di Toscana nel 1072; il cardinale OTTAVIANO, morto nel 1272; la beata Chia ra, vissuta prima del 1200; Cia, che sposa ta a Scarpetta Ordelaffi, in assenza del marito difese la Rocca di Cesena, sul finire del 1300, contro il cardinale Albornoz; UGOLINO, di Felicione, che come rappre sentante della sua casa nel convegno di S. Godenzo, 1'8 giugno 1302, ricevè l'omag gio di Pisa e Firenze. Tra i rappresentanti fiorentini era Dante Alighieri, il quale ri corda nella Divina Commedia alcuni per sonaggi di casa Ubaldini: e il famoso car dinale OTTAVIANO, che pone accanto all'im peratore Federico nel canto X dell'Infer no : « ...qui con più di mille giaccio : « qua dentro è lo secondo Federico, « e il cardinale, e degli altri mi taccio », e l'arcivescovo di Pisa, RUGGERI, il tradi tore del conte Ugolino della Gherardesca, nel canto XXXIII dell'Inferno : « Tu dei saper ch'io fui il conteUgolino, « e questi è l'arcivescovo Ruggeri. « Or ti dirò perchè i' son tal vicino », ed UBALDINO DELLA PILA, fratello del car dinale Ottaviano e padre del detto arcive scovo Ruggeri, al Purgatorio : « Vidi per fame a voto usar li denti « Ubaldin della Pila e Bonifazio, « Che pastorò col rocco molte genti ». Questa stirpe ubaldina, feconda di uomi LETTERA U ni d'arme, di santi, di vescovi, di cardi nali, di magistrati, di ambasciatori, dal 1300 al 1408 dette alla repubblica fiorenti na ben sei gonfalonieri di giustizia. Però i turbolenti signori del Mugello, agli alti onori della Magistratura di Firenze, ove possedevano terre e palazzi, preferirono il mestiere delle armi, schierandosi ora in fa vore e ora contro la repubblica. ADONALDO, capostipite della famiglia, eb be ATROPALDO, da cui ATRIPERTO, che ge nerò ATROPALDO, da cui ADONALDO, che eb be ATRIPERTO, da cui ATROPALDO, che nel 960 ebbe Azzo, che generò ALBIZZO, da cui Azzo (1101), che ebbe UBALDINO (1105), il quale fra altri figli ebbe: GRECCIO, primo genito e capo del ramo fiorentino, che die de illustri personaggi e si estinse col sena tore GIUSEPPE († 7 novembre 1804), figlio del senatore Lorenzo. Da OTTAVIANO, secondogenito di Ubaldi no, viene il ramo stabilitosi in Urbino. Fu suo figlio ALBIZZO (1186), padre della bea ta Chiara, di AVENIENTE, di OTTAVIANO e di UGOLINO (1217), il quale generò : OTTA VIANO (1255), cardinale, acerrimo ghibelli no e vescovo di Bologna, al quale è attri buita la frase : « se anima v'è per li ghibel lini io l'ho perduta ! »; UBALDINO, che fu padre di UGOLINO e di RUGGERI, il famoso arcivescovo di Pisa; Azzo (1210), che gene rò TANO (1200), il quale ebbe la signoria di Città di Castello, fu fiero ghibellino ed eb be quattro figli: VANNI, celebre capitano che portò il nome di « Sussisana », dal ca stello da lui posseduto; FRANCESCO, pode stà di Urbino nel 1324, signore di Monte vicino nel 1337, capostipite degli Ubaldini di Montevicino, che nel sec. XV ebbero il dominio di Castiglione di San Bartolo e si estinsero nel 1649 con il conte GIULIO; UGOLINO E GERIO. Questi ultimi due lascia rono al fratello la signoria di Montevicino e ritennero il dominio di « La Carda >>> (1337), fondando famiglia in Urbino. Ugolino ebbe fra gli altri figli: 1) ANTO NIO, podestà di Cagli dal 1463 al 1471, spo sato con Altedonna, figlia di Paolo Conta rini, senatore di Venezia, dalla quale ebbe Caterina, scrittrice e poetessa, spos. al cav. Federico Gabrielli di Gubbio; ed i fratelli GIROLAMO E GENTILE, che nel 1514 ebbero dal duca di Urbino l'investitura del castel PAGINA 751 lo di Apecchio. La loro discendenza si estinse nel 1752 con FEDERICO, sposato con Maria Virginia Morabattini, morto impro le in Orvieto. Il castello di Apecchio, alla sua morte, andò in possesso della Camera apostolica. 2) GHISELLO, padre di ANDREA, da cui BALDINACCIO, che generò ANTONIO, che da Todesca, di Niccolò Brancaleoni conte e signore della Rocca, ebbe BALDINACCIO II, padre di altro ANTONIO, sposatosi con Lu dovica, di Francesco Brancaleoni conte della Rocca, e con lui si estinse il ramo. Gerio, di Tano, fratello di Ubaldino e condomino della Carda nel 1337, fu assai erudito e venne incaricato dal cardinale Albornoz di rappacificare Cagli. Egli fu padre di TANUCCIO, che nel 1352 fu capi tano del popolo in Orvieto; da lui ne venne OTTAVIANO (1390), podestà di Urbino, che sposò Bocchina, di Venanzo Varano, signo re di Camerino, dalla quale ebbe BERNAR DINO († 1437), celebre capitano, che fu molto amato da Guido Antonio, signore di Urbino, sì da sposarne la figlia naturale Aura, imparentandosi in tal modo con i Montefeltro, una delle famiglie più poten ti del tempo. Per quattro volte fu eletto capitano generale delle milizie feltresche. Nel 1425, combattendo per i fiorentini con tro il duca di Milano, fu fatto prigioniero e rinchiuso nel « Forno di Monza », riu scendo a fuggire dopo un anno di prigio nia. Alla battaglia di Maclodio (10 ottobre 1427), parteggiò per il Carmagnola; nel 1429, nella guerra fra Lucca e Firenze, parteggiò per quest'ultima città e tanta era la sua fama che molti disertarono il campo per passare al suo comando; nel 1431 ab bandonò Firenze e passò agli ordini del duca di Milano; nello stesso anno con Gui do Antonio, di Urbino, ricuperò Città di Castello per la S. Sede. Morì a Cremona nel 1437. Alcuni storici dicono che Fede rico da Montefeltro, duca di Urbino, nato aGubbio il 7 giugno 1422, fosse suo figlio, altri pensano che fosse bastardo del conte Guido Antonio e che Bernardino si indu cesse ad adottarlo per farlo discendere da una Montefeltro e agevolargli la successio ne al ducato, dato che Guido Antonio non aveva figli; altri ancora dicono che fosse fi glio di Guido Antonio, ma avuto con Lu PAGINA 752 dovica Ubaldini della Carda, sorella del capitano Bernardino e poi legittimato dalla S. Sede. Cosa certa si è la stretta parentela tra gli Ubaldini ed i Montefeltro, ed il grande amore che Federico sempre dimo strò per gli Ubaldini, giunto sino a togliere nel 1475 il castello di Serravalle alla città di Cagli per incorporarlo al dominio della Carda, ingrandendo la potenza degli Ubal dini, e costruendo alla Carda un magnifico palazzo. Bernardino suddetto ebbe due maschi : OTTAVIANO, conte della Carda, che sposò Angela Orsini, patrizia romana. Egli fu di rara prudenza, dotto e abilissimo diploma tico e il duca Federico lo ebbe in tanta sti ma che alla sua morte, avvenuta nel 1482, lo lasciò reggente dello Stato di Urbino, con la tutela al figlio Guidobaldo, al lora decenne. Egli espletò il delicato inca rico con grande abilità e morì in Cagli nel 1498. Con lui, essendogli premorto il figlio BERNARDINO, terminò il ramo degli Ubaldi ni conti della Carda ed il feudo fu incorpo rato al ducato, essendo il fratello suo FRAN CESCO, figlio naturale legittimato. Francesco fu grande capitano e come << squadriero » del gran Federico, fu in tutte le imprese compiute da questi. Nel 1460, seguendo con Federico le parti di Ferdinando d'Aragona contro casa d'An giò per il regno di Napoli, venne sfidato a singolar tenzone da Nardo di Marsciano, capo squadra del Piccinino e lo vinse. Spo sò in prime nozze Sveva, figlia del conte Guido Brancaleoni, singore di Piobbico, ed in seconde nozze Elisabetta, sorella di det ta Sveva. Per tali matrimoni egli e i suoi discendenti, nel 1481, furono investiti del feudo di Castel Pecorario, già dominio di un ramo dei Brancaleoni, estintosi con un Antonio, privato per ordine di Federico del dominio e fatto chiudere in prigione. Francesco morì nel 1496; egli dalla secon da moglie ebbe sette figli: Luchina, sposa tasi con Ercole Malatesta, di Rimini; A gnese, maritata a Pandolfo Malatesta, si gnore di Rimini; Giulia, sposata con Pirro Mazzoni, signore d'Anghiari; PRINCIVALLE, la cui discendenza terminò col suo proni pote Matteo, nel sec. XVII; CAMILLO e FRANCESCO, che vissero sempre tra le armi e che nel 1521 ordinarono e presero parte LETTERA U all'assalto del palazzo dei conti di Piobbi co, fratelli della loro madre; BERNARDINO, che seguitò la famiglia. Due dei figli di quest'ultimo, FRANCESCO ed ALESSANDRO, vennero condannati a morte per aver ucci so il conte Monaldo Brancaleoni di Piob bico; MARCANTONIO (1537), altro figlio di Bernardino, dalla moglie Minerva Giunchi ebbe FRANCESCO MARIA, che da Maria nob. Rigetti, ebbe MARCANTONIO (1598), che spo sò la contessa Livia Santucci e nel 1637 giurò fedeltà alla S. Sede. Fu suo figlio LUDOVICO (1630), che dalla moglie nobile Giulia Sorbolonghi, di Fossombrone, ebbe OTTAVIANO E GIUSEPPE; questi, nel 1693, rinnovò il giuramento di fedeltà e sposò la nobile Girolama de Catalani, da cui ebbe GIAN FRANCESCO e LUDOVICO; quest'ultimo restaurò il palazzo feudale (1750) e sposò la contessa Lavinia Antaldi, di Urbino, da cui ebbe CRESCENTINO nel 1735. Questi fu l'ultimo signore feudale di Castel Pecora rio, giacchè nel 1781 il castello venne rovi nato dal terremoto, e in quei tempi fu de cretata l'abolizione del feudalismo. Del ramo di Urbino, oltre il detto Otta viano, dobbiamo ricordare FEDERICO, lette rato vissuto nel 1600; PIETRO, ambasciatore del duca al re di Napoli; ROBERTO, creato cardinale da Paolo V; OTTAVIANO, suo fra tello, che fu capitano delle Lance spezzate del Papa. Molti furono priori, senatori, gonfalonieri, cavalieri degli Ordini di Mal ta e S. Stefano. Gli Ubaldini furono dichiarati nobili di Urbania, nobili di Urbino, patrizi di Firen ze, patrizi di Macerata, nobili di Orvieto e di Assisi, patrizi di Gubbio, avendo avuto membri che esercitarono il gonfalonierato di giustizia dal 1523 al 1628, come risulta dalle Riformanze di detta città, patrizi di Fano, aggregati in persona dei conti GEN TILE, PAOLO e FEDERICO e loro discendenze il 20 agosto 1669, come risulta dai Libri dei Consigli di tale epoca. Ebbero la signo ria di Massa Trabaria fin dal 1230 e nei va ri rami molte altre terre e castella. Al ramo che si disse della Carda compe tono i seguenti titoli: conte del S. R. I., per concessione dell'imperatore Ottone II, fin dal 976; signore e conte della Carda, per privilegio dell'imper. Arrigo IV, del 1196; conte di Mercatello, per concessione LETTERAU del duca Federico d'Urbino ad Ottaviano, nel 1400; conte di Pecorari, per concessio ne di Federico nel 1481; e le nobiltà e patriziato di cui si è detto sopra. Da CRESCENTINO, soprannominato, e da sua moglie Chiara Redi, ne venne FRANCE SCO (n. 1762), che sposò la nob. Maria Bi zarri, da cui Giacomo (n. 1793), che dalla contessa Luisa degli Alberti ebbe FRANCE SCO (1830, † 1886). Questi ebbe due mogli: la contessa Giulia degli Alberti († 1854), da cui UBALDINO (n. Urbino 15 ottobre 1852, † 5 luglio 1905), che 1'8 ottobre 1875 sposò : 1) Anna dei conti Sermattei Confi dati della Genga (n. 23 febbraio 1857, † 15 maggio 1923), da cui Giulia, Marzia ed Or TAVIANO, morto bambino il 4 maggio 1881; e 2) Bianca dei conti Marcolini Ferretti, patrizia di Fano (n. 1843, † 1907), da cui FEDERICO (n. 8 ottobre 1863, m. S. Miniato in Val d'Arno 29 novembre 1928), che ve stì per giustizia l'abito del S. M. O. di Malta e ne fu commendatore. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. con i titoli di nobile di Urbino (mf.), nobile di Urbania (mf.), conte di Pecorari (m.), nobile dei conti di Pecorari (mf.), ed è rappresentata da Giulia, n. Urbino 14 agosto 1881, di Ubaldino (1852, † 1906) е contessa Anna della Genga (1857, † 1923). Sorella: Marsia, n. Urbino 5 febbr. 1884. p. c. b. o. UBERTINI. ARMA: D'oro, al leone, di rosso, coronato del campo. DIMORA : Arezzo. Questa illustre e fiera stirpe feudale, che da antico tem po signoreggiò sư Chitignano, Rosi na, Taena, Sargia na ed altri castelli della montagna aretina, ed estese il suo dominio sino a Pietrolina e Sovaia in Ro magna, fu dapprima ostinatamente avversa ai guelfi e a Firenze, in danno della quale aveva violentemente usurpato il castello di Cennina. Poscia, pei buoni uffici dei PAGINA 753 perugini, il vescovo d'Arezzo, Buoso degli Ubertini, e suo fratello conte FRANCESCHI NO, s'indussero a restituirlo alla Repubbli ca Fiorentina, e furono perciò compresi nella pace di Sarzana del 28 marzo 1353 fra i Comuni della Lega Guelfa dell'Italia Centrale ed i ghibellini, seguaci dell'Arci vescovo di Milano Giovanni Visconti. Il 7 agosto 1365 gli Ubertini furono ri cevuti in accomandigia perpetua dalla Si gnoria di Firenze, che il 5 novembre 1384 rinnovò gli amichevoli accordi con loro. Da un'attestazione della Magistratura civica aretina del 1628, risulta che i conti di Chitignano godevano da tempo la citta dinanza di Arezzo, senza però poterne con seguire le civiche cariche, perchè, per di sposizione statutaria, dovevano esserne e sclusi appartenendo al ceto dei magnati. Coll'Editto Granducale 5 giugno 1779 anche la Contea di Chitignano fu sottopo sta alla legge generale eversiva dei feudi, e riunita al resto della Toscana; ma il granduca Leopoldo I, con motuproprio 12 ottobre dello stesso anno, concesse le ville di Chitignano, Rosina e Taena ai conti ANTON MARIA, cav. RANIERI, LUIGI E BIOR Do degli Ubertini ed ai loro figli maschi. Il cav. GUGLIELMO, NICCOLÒ E FEDERI GO, figli del conte Anton Maria, di Niccolò e di Rosa dei conti di Bivignano, furono, con deliberazione del Magistrato munici pale aretino 7 marzo 1815, ammessi alla Nobiltà civica coi loro figli e discendenti, e con decreto 10 luglio 1816 ottennero l'a scrizione al Libro d'Oro dei patrizi aretini. Vari soggetti di questa stirpe furono ri cevuti per giustizia nell'Ordine di S. Ste fano di Toscana, nel quale. UBERTINO, del conte Pierfrancesco, di Bernardino nel 1567 fondò la commenda di S. Sepolcro. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte di Chitignano (mpr.) e patrizio di Arezzo (mf.), in per sona dei disc. da Guglielmo, Niccolò e Fe derigo, di Anton Maria, di Niccolò. g. d. a. v. UBOLDI DE' CAΡΕΙ. ARMA: Inquartato : nel 1º d'oro alla fascia di rosso carica di due stelle di sei raggi del campo; nel 2º di rosso al castello Araldica 48 PAGINA 754 a due pannoc chie gambute, fogliate, recise e decussate, spor genti in fuori, al naturale; nel 4º di az zurro a quattro stelle di sei raggi, d'oro, ordinate in croce e circondanti la mez zaluna d'argento calante (Diploma 28 febbraio 1839) . DIMORA : Torino. Famiglia milanese. Con Sovrana Risolu zione 7 luglio 1838, ottenne la concessione della nobiltà dall'imperatore d'Austria. Con successivo diploma. 28 febbraio 1839, le fu concesso lo stemma su descritto. La concessione fu fatta a GIUSEPPE, di Gio vanni, dottore in legge. Da Giuseppe nac que in Milano il 2 aprile 1834, GIOVANNI, che sposò la contessa Matilde Borromeo, di Carlo. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile e col predicato de' Capei (mf.), ed è rappresentata da VITA LIANO, di Giovanni, di Giuseppe, n. Mila no, 26 gennaio 1871, spos. Torino, 19 gen naio 1903 con Giulia Pluker, di Daniele. Figli: GIAN CARLO, n. Torino, 28 otto bre 1905; Elena, n. Torino, 20 aprile 1907. Fratelli: CARLO, n. Milano, 17 maggio 1879; Costanza, n. Monza, 25 luglio 1873; Giulia, n. Monza, 3 ottobre 1867. f. f. * UDINE (MENSA ARCIVESCOVILE) . ARMA : Del Titolare Pro tempore. DIMORA : Udine. Soppresso il Patriarcato di Aquileia nel 1751, Papa Benedetto XIV con Bolla 18 aprile 1752 istituiva i due Arcivescovadi di Udine e Gorizia dividendo il territorio sog getto al Patriarcato secondo i confini poli tici tra Venezia e l'Austria, Il Senato Veneto, con Ducale 24 marzo 1763, eresse in marchesato l'Abbazia di LETTERAU d'argento, soste nente un'aquila di nero, cucita, 0 sinistrato da un pino al naturale nodrito nella pianura erbosa; nel 3º d'argento Rosazzo, stabilen do che ne fosse in vestito in feudo l'Arcivescovo «pro tempore » di Udine con il titolo di marchese di Rosaz zo, che con D. M. 17 febbraio 1927 fu riconosciuto dal R. Governo. g. d. p. UFFREDUZZI. ARMA: D'azzurro a tre bande d'o ro, col capo di Angiò, sostenuto da una fascia in divisa del secon do. DIMORA : Todi e Perugia. Famiglia ascritta alla nobiltà di To di e come tale ARMA DEL TITOLARE PRO TEMPORE" iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col ti tolo di nobile di Todi (mf.), in persona di NICOLA, di Giacomo, di Nicola. Figlio: OTTORINO. Figlie di Ottorino: Maria Luisa, Giovan na e Franca. CESARE, di Carlo, di Nicola. Fratelli: Ginevra, Emilia, Luigia, GIO BATTA, GUALTIERO, GUIDO, Maria. Figli di Guido: Anna e GIANCARLO. V. S. UGGIERI. ARMA : Partito : nel 1º di rosso al levriero d'ar gento, rampante, collarinato d'oro, rivoltato, tenen te sulla zampa anteriore sinistra una colonna di argento in palo e un cuore d'oro (Uggieri); nel 2º LETTERAU ripartito : a) d'oro al noce al naturale, sradicato; b) d'argento a tre bande d'az zurro (Nocetti) . DIMORA : Pontremoli. Antichissima famiglia di Pontremoli, menzionata negli statuti di quella terra del 1284. Ebbe in patria molte ed importanti cariche, quale quella di luogotenente nel 1495, di sindaco nel 1513 e nel 1607, di de curione urbano nel 1695 e nel 1759, di gon faloniere nel 1777; dette inoltre alla Chie sa un vescovo, BARTOLOMMEO, ordinario della diocesi di Brugnato dal 1467 al 1479. Gli Uggieri aggiunsero al proprio lo stemma Nocetti per concessione di don Bernardo, del dott. Carlo Nocetti, ultimo di sua famiglia, in data 15 gennaio 1779. Vennero ascritti alla nobiltà di Pontre moli con decreto del 14 luglio 1780. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Pontremoli (mf.), in persona dei disc. da Eleonoro e Pietro, di Giulio, di Eleonoro. * UGO. ARMA: f. s. D'azzurro a due fascie ac compagnate in capo dauna stel la di sei raggi, in mezzo da due bisanti ed in punta da un al tro bisante, il tutto d'oro. DIMORA : Palermo. Si vuole origi naria da Firenze, passata in Sicilia nella fine del sec. XIV o nei principi del XV. Un PIETRO fu giurato di Termini nel 1497 e capitano di giustizia nel 1500; un NICCOLÒ ANTONIO, da Termini, fu capita no di cavalleria in Fiandra al servizio di Carlo Ve portò la famiglia in Girgenti, un GIUSEPPE, con privilegio dato il 26 set tembre 1589 esecutoriato il 17 gennaio 1593, ottenne concessione del titolo di ba rone di Santa Maria delle Grazie (Villa bianca, Sicilia nobile, Appendice, vol. II, pag. 260); un dottor GIUSEPPE, con privi legio dato il 9 agosto 1650 esecutoriato il PAGINA 755 7 gennaio 1651, ottenne per sè e suoi con cessione del titolo di don; un ANTONIO fu proconservatore in Girgenti nel 1672; 11n VINCENZO fu giudice della R. Udienza di Messina, 1684, della corte pretoriana di Palermo nell'anno 1687-88, della Gran Corte del Regno nel 1692-93, maestro ra zionale e deputato del Regno, 1698, avvo cato fiscale del tribunale del R. Patrimonio e della Gran Corte, presidente della Gran Corte e del Real Patrimonio, luogotenen te di maestro giustiziere, reggente del Consiglio di Sicilia in Torino, dove fu con dotto da Vittorio Amedeo, ecc.; un GIU SEPPE Ugo e Perramuto, con privilegio da to il 25 ottobre 1730 esecutoriato il 17 giu gno 1731, ottenne concessione del titolo di marchese, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1757 e sposò Eleono ra Grugno e Gregni, che era stata inve stita della baronia di Favare o Menelao il 28 febbraio 1717; un BONAVENTURA fu ca pitano di giustizia in Girgenti negli anni 1740-41, 1745-46; un ANTONINO Ugo e Luc chese possedette il territorio di Deli in Naro, di cui ottenne infeudazione il 15 maggio 1754 e forse egli stesso fu quel l'Antonino, che troviamo proposto a capi tano di giustizia in Girgenti nel 1761; un PIETRO Ugo e Grugno, di Giuseppe, mar chese Ugo per investitura del 20 dicembre 1759 e barone delle Favare o Menelao per investitura dell'8 febbraio 1763, fu gover natore del Monte di Pietà di Palermo nei 1768 e morì in Palermo 1'11 maggio 1782; un FRANCESCO PAOLO fu cavaliere di giu stizia dell'Ordine di Malta nel 1769; un GIUSEPPE Ugo e Gagliardo, marchese Ugo e barone delle Favare per investitura del 4 settembre 1786, ottenne il 22 ottobre 1779, come marito di Teresa Maria Cop pola e Settimo, investitura della baronia di Gattaino e Forestavecchia, fu governa tore del Monte di Pietà di Palermo nel 1786-87, senatore della stessa città negli anni 1788-89-90, maestro di zecca, maestro razionale soprannumerario di cappa corta del tribunale del R. Patrimonio, 1801; un PIETRO Ugo e Coppola, marchese Ugo, ba rone delle Favare o Menelao per investitu ra del 22 giugno 1810, barone di Gattaino e Forestavecchia per investitura del 4 mag gio 1789, fu senatore di Palermo nel 1811, PAGINA 756 gentiluomo di camera, brigadiere dei reali eserciti, cavaliere dell'Ordine di Malta e degli Ordini Costantiniano, di San Ferdi nando e di San Gennaro, luogotenente generale in Sicilia, ecc.; un marchese GIU SEPPE fu gentiluomo di camera, cavaliere dell'Ordine di San Gennaro, gran croce dell'Ordine Costantiniano, ecc. PIETRO Ugo e Ruffo, figlio del marchese Giuseppe, marchese Ugo, barone delle Favare o Me nelao, barone di Gattaino e Forestavec chia, fu sindaco della città di Palermo, presidente del Consiglio Provinciale, ecc., gran croce, decorato del gran cordone del l'Ordine della Corona d'Italia, grande uf ficiale dell'Ordine dei SS. Maurizio e Laz zaro, ecc., senatore del Regno, sposò Eli sabetta Valguarnera dei principi di Nisce mi e morì in Palermo 1'11 gennaio 1898. Fu padre di Caterina, moglie a Giuseppe Salvo, marchese di Pietraganzili, ricono sciuta con D. M. del 5 luglio 1910 nei ti toli di marchese Ugo, barone delle Favare o Menelao, barone di Gattaino e Foresta vecchia; di Agata, moglie ad Andrea Spi nelli, barone della Scala; di Maria Anto nia, moglie a Scipione Maccagnone, prin cipe di Granatelli e di Rosalia, moglie di Pasquale Gravina, duca di San Michele. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese Ugo (mpr.); barone delle Favare (mpr.); barone di Gat taino e Forestavecchia (mpr.), in persona di Caterina, di Pietro, di Giuseppe, moglie di Giuseppe di Vincenzo Salvo, marchese di Pietraganzili (RR. LL. PP. di R. As senso 25 giugno 1925) . Figlio: VINCENZO Salvo Ugo (vedi) auto rizzato con D. M. 12 gennaio 1926 ad usa re il titolo di marchese Ugo per anticipata successione. a. di c. UGO SALVO vedi SALVO UGO. UGOLINI. ARMA: D'oro, allo scoiattolo al naturale posto su di un monte di tre cime di verde movente dalla punta; col capo carico di un'aquila coronata di nero. DIMORA : Forlì. LETTERAU Èannoverata fra le più antiche fa miglie di Forlì. Nel 1317 Bartolo meo Oderlaffi dava in beneficio ad U GOLINO, di Raniero Ugolini, diverse terre già possedute dai Puntiroli, fa miglia che era nota in Forlì ed a Fer rara fino dal secolo XV. UGOLINO, di Matteo Ugolini (1397), fu decapitato per ordine di Guido Torelli, al lora capitano d'armi in Forlì, perchè so spetto di avere voluto dare la città a Gior gio di Tebaldo Oderlaffi, mentre il Torelli voleva assoggettarla al marchese Nicolò d'Este. Fra GIACOмо, dell'Ordine di San Bernardo, fu uomo di grande pietà e pro fonda dottrina e nel 1378 priore dell'ospe dale di S. Pietro in Forlì. FRANCESCO, di Matteo, nel 1423 fu in patria governatore del quartiere di S. Biagio. RONDONE nel 1555 fu valoroso castellano di Fiumana. La genealogia degli attuali componenti la famiglia è nota fino dal XIII secolo ed il primo personaggio conosciuto è un UGO LINO, padre di BENE che a sua volta ge nerd UGOLINO, padre di MATTEO (1360). Questi ebbe FRANCESCO che sposò Roma gnola, di Tommaso Maldenti, da cui altro UGOLINO, padre di FRANCESCO, che a sua volta ebbe UGOLINO che nel 1586 sposò Lucrezia figlia del generale Bello Belli, ed ebbe vari figli che generarono vari rami oggi estinti. Altro figlio del ricordato Francesco fu GIOVANNI, capostipite del ramo oggi su perstite, il quale nel 1567 sposò Elicia di Cesare Albicini ed ebbe tre figli fra i quali FRANCESCO (1594) che da Veronica di Lo dovico Aliotti ebbe GIOVANNI (n. 1617, m. 1706), marito di Laura, di Bernardino Briccioli. Da questa unione nacquero sei figli, ma l'unico che lasciò discendenza fu SILVIO, che da Lucrezia Conti di Faenza, ebbe BELLO, marito di Giovanna, di Matteo Brocchi dalla quale nacque GUIDO, morto nel 1795. Questi aveva sposato Margherita, di Simone Ravagli e dalla unione ne deri vò PIETRO PAOLO, lo stesso che si trova LETTERA U iscritto nell'Elenco delle famiglie nobili di Forlì redatto nel 1828. Egli il 19 settem bre 1811 sposò Paola, di Vincenzo Pan toli e fra i vari figli ricordiamo Vincenzo, nato 6 giugno 1816, che il 26 febbraio 1842 sposò Emilia Paceri la quale il 7 febbraio 1843 dette alla luce ETTORE, che sposò Rosa Evangelisti, da cui i viventi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Forlì (m.), in persona di BRUTO, di Ettore, di Vincenzo, di Paolo, n. 11 gennaio 1851, sp. con Giu lia Mengozzi. Figlio: ETTORE, n. 2 settembre 1901. Sorelle: Bianca, n. 3 novembre 1866; Nerina, n. 11 novembre 1868; Azzurrina, n. 5 sett. 1878; Ebe, n. 28 ag. 1881. c. f. p. * UGOLINI. ................... ARMA : D'azzurro a due leoni af frontati tenenti un bisante, ed accompagnati in punta da una gemella in fa scia, il tutto d'o ro. DIMORA : Roma. Famiglia origi naria da Rimini da dove si trasferì a S. Arcangelo di Roma gna nel 1832 in persona di Giuseppe, di Giovanni, il quale fu celebre giureconsul to. Ottenne la cittadinanza onoraria di quella città e con diploma del Sovrano Consiglio in data 28 febbraio 1839 il titolo ereditario di patrizio di S. Marino, titolo che è stato riconosciuto con Decreto mini steriale del 17 febbraio 1927. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di San Marino (m.), ed è rappresentata da FRANCESCO SA VERIO, n. Roma, 22 giugno 1854, di Giu seppe (n. 1812, † 1889) e di Caterina dei marchesi Pentini; sp. 10 ottobre 1885 con Elena Forzani. Figli: GIOVANNI, n. 3 maggio 1888, ing., spos. 16 giugno 1919 con Chiara Mauri; Giuseppina, n. 19 settembre 1889, sp. 4 PAGINA 757 gennaio 1917 all'avv. cav. uff. Ermene gildo Scaccia Scarafoni; FILIPPO, 11. II marzo 1891, ing., dec. di medaglie al Va lor Civile e di Croce di guerra, spos. 25 agosto 1921 con Teodolinda Zanetta; Mar gherita, n. 26 aprile 1893; Maria, n. 1º aprile 1897, sp. 6 dicembre 1923 all'ing. cav. uff. Tullio Nicoli; Caterina (Rina), n. 26 ottobre 1901, sp. to gennaio 1921 al l'ing. cav. uff. Giovanni Benetti. Figlia di Giovanni: Fabiola, n. 18 luglio 1921. Figli di Filippo: FRANCESCO, n. 14 ago sto 1922; GIORGIO, n. 4 febbraio 1929. c. f. p. UGOLINI. ARMA: Troncato di rosso e d'az zurro alla banda d' oro attraver sante. DIMORA : Ferenti no. Famiglia che ot tenne 1' ascrizione alla nobiltà di Fe rentino nel 1776. È iscritta gene ricamente nell'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile di Ferentino (mf ). * UGUCCIONI. ARMA: Di rosso, al palo doppiomer lato, d'oro, col capo, cucito, di Angiò. DIMORA: Firenze. Da BERNARDO, di Uguccione, di Lip po, che fu dei prio V. S. ri di Firenze nel 1444, nacque BE NEDETTO, priore nel 1491 e '92, che ebbe due figli : a) BERNARDO, dal cui pronipote cava liere e capitano RICOVEro venne il cavalie re e senatore PIERFILIPPO, padre di quattro figli, dei quali uno solo, il senatore GIOVAN PAGINA 758 BATTISTA (ascritto coi fratelli cav. RICOVE RO E ANTONINO al Patriziato di Firenze, con decreto 22 febbraio 1751), ebbe prole, e cioè: RICOVERO ALESSANDRO († 1771) ed il cav. PIETRO FILIPPO, che col suo testa mento 12 dicembre 1833 chiamò erede il cav. priore TOMMASO (n. 1811), del colon nello cav. Francesco, di Roberto Gherardi Piccolomini Aragona, coll'obbligo di assu mere il cognome e l'arma della famiglia Uguccioni, come statore (1835) dopo la morte del te fu omologato con Rescrit to granducale 18 settembre 1835; b) BUONACCORSO, padre di BENEDETTO, senatore nel 1578, ed avo di GIOVANNI (al sacro Fonte CoSIMO), che fu senatore nel 1596. BUONACCORSO, pronipote di questo, ebbe tre figli, di cui il primogenito GIO VANNI (al sacro Fonte UGUGGIONE), av vocato e nel 1736 senatore, chiese e con decreto 22 febbraio 1751 ottenne l'ascri zione al Patriziato fiorentino per sè, per i fratelli GIUSEPPE e BENEDETTO, e pei figli del senatore e cavaliere PIERFILIPPO, di cui sopra fu fatto cenno. Dei sette figli di detto GIOVANNI ebbero discendenza: a) il primogenito BUONACCORSO, padre di GIOVANNI FABIO († 1842), dal cui figlio LUIGI AVERARDO (n. 1813) nacquero Gine vra e DINO GIOVANNI FABIO (n. 1854), oggi iscritto al Libro d'Oro della Nobiltà Ita liana coi titoli di patrizio fiorentino (mf.) e di marchese (mf.) per concessione del 1748 e successiva conferma del 1866; е b) il quartogenito FRANCESCO GIUSEP PE, padre di PIETRO LEOPOLDO († 1842), dal cui figlio ALESSIO nacquero UGUCCIONE (1839) ed EUGENIO (1842). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese e patrizio fio rentino (mf.), (concessione 1748; conferma 1866), in persona di DINO, di Luigi, di Gio vanni Fabio. g. d. a. v. UGURGIERI DELLA BERARDENGA. ARMA: D'oro, a tre leoni d'azzurro : i due del capo affrontati e sostenenti una ruo ta di 8 raggi di rosso, e I in punta; col capo cucito d'oro carico di un'aquila spiegata di nero, coronata del campo. LETTERA U DIMORA : Siena. Gli Ugurgieri so no certamente una delle più antiche famiglie nobiliari italiane, presentan do una genealogia documentata che risale all'VIII se colo e avendo con servato per secoli il possesso di un feudo vastissimo nella regione sud-orienta le dello Stato di Siena, che giungeva da un lato ai monti del Chianti, spingendosi fino all'Amiata e alla Maremma. Sono nu merosissimi i castelli di cui gli Ugurgieri sono stati signori, sia nella contea della Berardenga che da essi prese il nome, ri correndo il nome di Berardo con grande frequenza nei primi conti, sia in quella della Scialenga il cui centro era Asciano. In Siena, dove vennero nel XIII secolo, possedettero due torri e un castello di cui rimangono ancora avanzi imponenti, e fu rono ascritti all'Ordine dei Grandi ed al Monte del Gentiluomo, con sepoltura e cappelle nelle chiese di S. Francesco e del l'Osservanza. Fondatore della casata è un WINIGISIO, che venne in Italia con Carlo Magno e si trova ricordato in un documento del 788 come legato presso il duca di Benevento e poi presso quello di Spoleto. Nel 799, es sendo venuto a morte il duca Ildebrando, Winigisio gli succedette, finchè nell'822 si ritirò a vita monastica. RAGHINERIO, figlio di Winigisio, si vede nominato come testimone in un giudicato tenuto a Lucca nell'865 dal vicario impe riale vescovo Geremia Aldobrandeschi. WINIGISIO, figlio di Raghinerio, si trova ricordato nell'atto citato e anche in un al tro dell'844, dove compare come conte di Siena e Roselle. Fissato ormai definitiva mente nel territorio senese, Winigisio este se il suo dominio nelle due contee che poi si chiamarono dell'Ardenghesca e della Scialenga. Nell'anno 867, insieme alla mo glie Rechilde, egli fondò l'abbazia di San Salvadore a Fontebuona, la cui prima ba dessa fu una figlia di Winigisio, chiamata Rechilde come la madre. Il cartulario di LETTERAU PAGINA 759 questa abbazia, conservato fino ai giorni si hanno anche del figlio di costui, BERAR nostri, offre una base sicura per la rico struzione completa della genealogia di questi conti, che assunsero il cognome U gurgieri nel XIII secolo, lo abbandonarono poi per chiamarsi Azzolini o Ruggierotti e lo riassunsero solo nel XVII secolo. BERARDO, WINIGISIO e ADELGISO furono figli di Winigisio; i primi due sono ricor dati in una donazione fatta all'abbazia di Fontebuona; il terzo in una sentenza di papa Leone IV, dell'851, a favore del ve scovo di Siena. BERARDO II, figlio di Berardo, donò alla abbazia di S. Salvadore di Monte Amiata varie terre nella valle del Paglia, nell'an no 1000. Da lui discendevano i conti Ma nenti, signori di Sarteano. Berardo II ebbe molti figli: il primo, WINIGISO, padre di WALFREDO, è il capo stipite dei conti della Scialenga e Armaio lo, signori di Asciano. Questa linea poten tissima sostenne dure lotte contro il Co mune di Siena fino a che, nel 1212, dovette sottomettersi e perdette di lì a poco ogni possedimento e si spense senza lasciare traccia di sè. Un altro figlio, ILDEBRANDI No, fondò la linea dei conti di Montalto e Orgiale; vennero anch'essi in conflitto col Comune di Siena e l'imperatore Federi go I impose loro restrizioni assai gravi, che riducevano il loro potere di resistere alla nascente repubblica. Dovettero ben presto fare donazioni di territorio al vesco vo e nel 1189 videro preso e devastato lo stesso castello di Orgiale. Vari membri della famiglia, avendo fatta la loro sotto missione al Comune o avendo perduto i lo ro castelli, si trasferirono a Siena, dando origine alle famiglie dei Codennacci e dei Maconi, dei quali ultimi fu Bartolomeo Ri naldini, console della repubblica fra il 1191 e il 1209, e quel Lano ricordato da Dante nel XIII canto dell'Inferno. Berardo II fu anche padre di Willa, la quale nel 1008 sposò il conte Gherardo della Gherardesca e in tale occasione abbandonò la legge sa lica seguita dai conti della Berardenga, e prese quella longobarda del marito. BERARDO III, altro figlio di Berardo II, è noto per varie donazioni fatte a conventi e chiese nel primo decennio dell'XI seco lo. Atti analoghi, degli anni 1024 e 1044, DO IV. BERARDO V, figlio di Berardo IV, viene ricordato in documenti del 1073 е 1083. Da lui discendono varie linee: quella di BERARDO VI, signore di Orgiale e Valcor tese, si estinse alla fine dell'XI secolo, e le signorie dei detti castelli passarono allora nei discendenti di Ugo, secondo figlio di Berardo V, che alla loro volta si estinsero in una donna, Agnola, sposata nel 1369 a Francesco Cerretani. Una terza linea, de rivata da GUIDO, di Berardo, ebbe la si gnoria di Monistero e terminò nel 1468 in Marianna, sposa di Giacomo Tolomei. RUGGIERO, ultimo figlio di Berardo V, appare signore di Montaperto nel 11юб, е suo figlio UGO era console della repubbli ca di Siena nel 1183, quando gli imperiali furono battuti dai senesi al Rosaio. Fra i figli di Ugo, RANIERI partecipò cơn altri suoi fratelli alla convenzione per cui il comune di Siena concedeva loro la co struzione del castellare presso la chiesa di S. Vigilio. Suo figlio RUGGIERO, vescovo di Massa, avendo aderito alla parte di Gre gorio IX, dovette fuggire da quella città nel 1250, ma poi, tornata questa all'obbe dienza del pontefice, anche Ruggiero potè tornare alla sua sede, dove iniziò la fab brica di quella cattedrale. Suo fratello FORTARRIGO fu provveditore di Biccherna nel 1256, GOFFREDO, con altri dei suoi fra telli e nipoti seguì l'imperatore all'assedio di Parma nel 1247, e la loro linea si estin se nei primi del XIV secolo. ILDEBRANDINO, altro figlio di Ugo, parte cipò alla costruzione del castellare ed ebbe l'incarico, nel 1214, di costruire il castello di Quercegrossa. Da Ildebrandino ebbe ori gine una linea estinta circa la metà del Cinquecento, di cui i personaggi più note voli sono UGO, suo figlio, che fu vescovo di Grosseto; RUGGEROTTO, di Ugo, che fu arbitro della lite fra Siena e Orvieto nel 1226, testimone del lodo dato dal vescovo prenestino nel 1235 e poi dell'atto di sot tomissione dei Cacciaconti; RUGGEROTTO, di Ruggero, cavaliere templario e percetto re della magione del Tempio in Siena; BAR TOLOMEO, suo fratello, che era camarlingo del Comune nel 1255, provveditore di Bic cherna nel 1262; e vari altri che ebbero ca PAGINA 760 riche pubbliche o si distinsero nelle armi. Da CIAMPOLO, di Ugo, discende la linea ancora vivente; Ciampolo fu console di Sie na nel 1202 e tornò al potere nel 1208. Quando Ottone IV scese in Italia, Ciam polo fu tra i consoli senesi che ottennero dall'imperatore il diritto per il comune di battere moneta, di diroccare alcuni castel li e di essere completamente indipendente dal vescovo. Nel 1212 fu a capo dei cin que fratelli che costruirono il castellare de gli Ugurgieri; nel 1234 fu fra i consiglieri che firmano la pace fra Siena e Firenze. RUGGIERO, di Ciampolo, ebbe per glie Fazzina, figlia di Provenzano Salvani, mo e di lui non si hanno altre notizie partico lari; suo fratello GIOVANNI partecipò alla crociata, e un altro fratello, CIAMPOLETTO, fu nominato per liquidare le perdite subi te dai cavalieri senesi alla battaglia di Pon tedera. Da Ciampoletto prende origine una linea, estinta nella seconda metà del Quat trocento, i cui personaggi più notevoli so no CIAMPOLO, di Meo, che nacque sulla fine del XIII secolo e fu il primo volgariz zatore dell'Eneide; di questa sua opera ri mane ancora il codice originale; egli fu uno degli ufficiali dello Studio di Siena nel 1345. CECCO, di Meo, fu valente poeta, citato dal Mittarelli come chiosatore di un codice della biblioteca di Murano; fu prov veditore di Biccherna nel 1365. BARTOLO MEO, di Cecco, fu cavaliere e rimane di lui un sigillo di bronzo, conservato al Museo Nazionale di Firenze, fatto fare da lui pro babilmente verso il 1368. Cavaliere fu pu re GIOVANNI, fratello di Bartolomeo, е fu provveditore di Biccherna nel 1374. NIC COLÒ, di Cecco, nato nel 1381, abbracciò la carriera ecclesiastica e fu spedito dal co mune come suo rappresentante al concilio di Costanza; ultima notizia di lui si ha nel 1443, per il conferimento di un benefizio ecclesiastico. Fra i figli di Ruggiero il primo, GIO VANNI, combattè a Montaperti, dove rima se ucciso per mano del conte di Pitigliano e sepolto poi con grandi onori nella catte drale di Siena; ORLANDO, altro figlio di Ruggiero, fu vescovo di Massa e Populonia e vescovo più guerriero che pastore, famo so per le lotte sostenute coi massetani e ricordato poi per avere, nel 1298, bene LETTERA U detto insieme al cardinale di Porto la piaz za nuova di S. Francesco di Siena. UGO, di Ruggiero, sebbene la famiglia fosse ghi bellina, parteggiò per i guelfi e ottenne nel 1266 il governo, ma sopraggiunto un tu multo popolare fu cacciato da Siena e gli fu devastato il palazzo; nel 1273 gli furono restituiti i beni e fu riammesso in Siena, avendo aderito al ghibellinismo. BINDO, di Ruggiero, fu cavaliere e capi tano dei ghibellini, ed era già morto nel 1290. Una linea discendente da CIONE, detto Pighinetta, si estinse nel 1704 in una donna, dopo aver dato molti uomini illu stri alla sua casata : così Cione, di Bindo, fu socio dei Sansedoni nel loro commercio di panni, radunando enormi ricchezze. AGNOLO, di Pietro, condottiero dei fuoru sciti ghibellini, visse fuori d'Italia fino a che papa Bonifazio IX, nel 1390, lo chia mò presso di sè, nominandolo senatore di Roma. MAGIO, di Cione, era rettore del l'opera del duomo nel 1356 e fu erede coi nipoti del patrimonio di un ramo dei San sedoni. MAGIO, di Matteo, fu nel 1464 gonfaloniere pel terzo di S. Martino; uni to a Pandolfo Petrucci, nel 1487 partecipò al colpo di mano su Siena compiuto felice mente da quel signore, il quale dette in premio all'Ugurgieri l'ufficio di gonfalo niere e poi altre importanti cariche pub bliche. ALESSANDRO, di Magio, fu amico del cardinale Petrucci, che lo nominò fra i 15 fidati a cui lasciò il governo di Siena nel 1516, quando dovette andare al con clave. Nel 1522 fu gonfaloniere per San Martino e, avendo abbracciato il partito imperiale, ottenne tale ufficio anche nel 1527. Nel 1534 andò ambasciatore al nuo vo pontefice Paolo III. AGNOLO, di Bindo, fu padre di AzzOLI No, il quale a sua volta fu padre di AGNO LO, il quale fu socio nei banchi dei Migna nelli e dei Piccolomini e morì nel 1457. Dal figlio di questi, AzzoLINO, prendono origine vari rami, di cui uno estinto alla fine del XVII secolo, l'altro ai primi dello stesso secolo, mentre da UGO, di Azzoli no, viene la discendenza attuale. Ugo fu amico di Pandolfo Petrucci, che gli donò il possesso di Seggiano in compenso dei fa vori fattigli dalla banca degli Ugurgieri. Fu gonfaloniere di S. Martino nel 1508. LETTERAU AGNOLO, di Ugo, fu seguace del cardi nale Petrucci. Delle sue discendenze la pri ma linea, quella di OTTAVIANO, si estinse nel 1609, dopo che ne era uscito ISIDORO, frate domenicano e professore di teologia a Pisa, consultore del S. Uffizio al tempo di papa Alessandro VII, e studioso di me rito. La sua opera più nota è quella inti tolata « Pompe senesi », nella quale rac colse una serie ricchissima di notizie bio grafiche sugli uomini più illustri di Siena; raccolse anche materiali per un'opera sui santi e beati senesi, che si conserva mano scritta. DESIDERIO, suo fratello, nato nel 1609, fu pure domenicano e morì nel 1688. FAUSTO GIORGIO, di Agnolo, nato nel 1517, fece parte della balia nominata nel 1559 da Cosimo I ed era gonfaloniere di S. Martino nel 1582. BANDINO, di Fausto Giorgio, era nel 1632 fra i Cento uomini d'arme del granduca. FAUSTO, suo figlio, era gonfaloniere del terzo di Città nel 1629 e suo figlio TULLIO era nel Magistrato Supremo nel 1661 e poi nel 1665, 1669 е 1690. FAUSTO, di Tullio, nato nel 1656 e dot tore in legge, risiedette nel Magistrato Su premo dal 1680 al 1698. Suo figlio Tом MASO, gonfaloniere di S. Martino, nato nel 1703, è l'autore della linea vivente. Da LELIO, di Agnolo, di Ugo, nato nel 1542, parte un'altra linea che dette vari cavalieri di Malta e S. Stefano, e magistra ti al governo senese. MuZIO CRISTOFORO, nato nel 1656 e dottore in legge, sposò Maria Malavolti, erede della linea primo genita di quella illustre famiglia. Per te stamento del conte Angelo Malavolti il nome e lo stemma della famiglia passò nei discendenti di Muzio Cristoforo Ugurgie- ULLOA. ri. Il ramo si estinse nei maschi nei primi del presente secolo, e vive solo una donna, Giuseppa, di Luigi, vedova Pozzesi. Gli Ugurgieri, che furono iscritti nel li bro d'Oro della Nobiltà Toscana fra i pa trizi di Siena, compaiono nell'Elenco Uf ficiale Nobiliare Italiano del 1922 col tito lo di conti della Berardenga (mf.) e patrizi di Siena (mf.), e sono rappresentati da: BANDINO, di Francesco, di Bandino, di Tommaso. Figlia: Rosa. Fratelli: GIOVAN NI E CURZIO. Figlia di Giovanni: Adriana. g. c. PAGINA 761 ULIVIERI e ULIVIERI STIOZZI RI DOLFI. ARMA: Partito : nel 1º di rosso a due scaglioni ac compagnati da tre stelle di 8 raggi, due in ca po euna in pun ta, il tutto d'oro (Ulivieri); nel 2º d'azzurro al gri fone fissante un giglio posto nel canton destro del capo, il tutto d'oro (Stiozzi Ridolfi) . DIMORA : Firenze. Con partito 24 febbraio 1839, la Magi stratura civica di Fiesole propose l'ascri zione al ceto nobile di quella città di FER DINANDO, di Giovanni Ulivieri, discendente da famiglia insignita della cittadinanza fio rentina. La proposta fu accolta con Rescrit to granducale del 14 giugno 1839. Il figlio di Ferdinando, GIOVANNI FERDI NANDO, sposò Enrichetta, del marchese Giuseppe Stiozzi Ridolfi; da cui FERDINAN DO E GIUSEPPE TOMMASO, il quale ultimo fu, con R. D. 26 marzo 1882, autorizzato ad aggiungere i cognomi materni. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Fiesole (mf.), in persona di : a) FERDINANDO, di Giovanni Ferdi nando (Ulivieri). Figlio: GIOVANNI MARIA. b) GIUSEPPE TOMMASO, di Giovanni Ferdinando (Ulivieri Stiozzi Ridolfi) . Figlio: ENRICO ANTON FILIPPO. f. s. ARMA: Scaccato di rosso e di oro di 15 pezzi, i sette di oro caricati ciascuno di tre fasce di rosso. DIMORA : Napoli. Famiglia nobile originaria dalla Spagna, detta pu re Laenzina y Ul loa. Passata in PAGINA 762 Priorato nel S. M. Ordine di Malta, nel 1732, in persona del cav. FELICE, avendo ne fatta la pruova da FELICE suo avo, dal 1649, constando la sua nobiltà dalla città di Idalgo (Spagna). Ascritta al Registro delle famiglie dei cavalieri Gerosolimitani di giustizia, fu reiteratamente riconosciu ta di nobiltà generosa in occasione del l'ammissione nelle RR. Guardie del Cor po, nel 1843 col sig. GIOVANNI Ulloa, e nel 1849 col signor PAOLO Ulloa (Verbali della R. Commissione dei Titoli, vol. III e VI). Fu pure investita di alti ed importanti uffici, nel regno di Napoli. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di marchese (mpr.), in persona dei discendenti da Erasmo, pri mo concessionario del titolo nel 1752 . f. f. p. di s. ULLOA SEVERINO. ARMA : Scaccato di rosso e di oro di 15 pezzi, i sette di oro caricati ciascuno di tre fasce di rosso. DIMORA : Napoli. Diramazione del la precedente fami glia che aggiunge il cognome Seve rino. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), in persona dei discendenti da Giovanni, aspi rante a R. Guardia del Corpo nel 1849. f. f. p. di s. * ULRICH. ARMA : D'azzurro alla spada al na turale manicata d'oro, posta in sbarra. CIMIERO : Un lupo nascente. DIMORA : Milano e Besana Brianza. Famiglia origi naria dalla Dani marca e passata in LETTERAU Italia nella seconda metà del 1700, dove prese dimora in Toscana. Nel 1836 fu a scritta alla nobiltà di Livorno. Con R. D. 17 marzo e RR. LL. PP. 2 giugno 1927 S. M. Vittorio Emanuele III, Re d'Italia, rinnovò a favore dei discen denti di Oscar Ulrich, di Guglielmo, n. a Genova 15 gennaio 1830, † a Milano il 29 marzo 1889, il titolo di nobile (mf.). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rap presentata da Oscar Ulrich, di Guglielmo (predetto). Figli: ALBERTO, n. a Milano 24 luglio 1863, spos. con Luisa Battaglia, † a Carate Brianza 23 settembre 1907; Guglielmina, n. a Milano 5 aprile 1870; EMANUELE AL FREDO, n. a Milano 31 ottobre 1877, colon nello di cavalleria a riposo. Figli di Alberto: OSCAR, n. Milano II marzo 1892 (v. Ulrich Bansa); EDMONDO, ing. , n. Milano 19 dicembre 1893, spos. a Bergamo 11 febbraio 1922 con Elena dei conti Malliani; Paola Alberta, n. Milano 14 novembre 1896; GIACOMO ALBERTO, in gegnere, n. ivi 22 febbr. 1902; GUGLIEL мо, architetto, n. ivi 23 apr. 1904. Figlie di Edmondo: Luisa Teresa, n. a Bergamo 19 dicembre 1923; Emilia, n. a Bergamo 28 febbraio 1929. V. S. * ULRICH BANSA. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla spada al na turale manicata d'oro, posta in sbarra (Ulrich); nel 2º d'azzurro al cerchio d'oro attorno al quale si attortiglia un serpente al na turale coronato d'oro (Bansa) . CIMIERO : Un lupo nascente. DIMORA : Milano. Ramo della precedente famiglia. Con R. D. 3 giugno 1926 il nobile OSCAR U1 rich, di Alberto, fu autorizzato ad aggiun LETTERAU gere il cognome della nobile famiglia Ban sa, originaria dalla Westfalia, il ramo pri mogenito della quale si estinse nel 1825 nella famiglia Ulrich. Con D. P. da Roma in data 26 ottobre 1928 il predetto nobile Oscar Ulrich Bansa fu autorizzato ad in quartare al proprio lo stemma Bansa. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di OSCAR Ulrich Bansa, n. Milano 11 mar zo 1891, ten. colonn. di Stato Maggiore, spos. a Milano 15 febbraio 1923 con Pia Gavazzi, n. Milano 22 gennaio 1900. Figli: Alberta Pia, n. Milano 9 febbraio 1924; Erminia Maria, n. Torino 13 otto bre 1927; MAURIZIO ALBERTO, n. Milano 31 luglio 1930. V. S. ULTRAMARINI O ULTRAMARINO O ULTRAMARE o OLTREMARE. ARMA : Partito : nel 1º d'oro a tre bande (alias due) ondate nebulose d'argento (Mari ni); nel 2º d'az zurro all'orso al naturale, ram pante (Orsini), sormontato da due gigli d'oro, ordinati in fa scia, e superior mente a essi, da una rosadi rosso. Alias: Di azzurro alla banda d'oro inchiavata di cinque pezzi di rosso, accostata in capo da un leone d'oro te nente con le branche anterio ri un bastone di argento in palo, ed in punta da un gi glio d'oro. DIMORA : Ginevra (Svizzera) . È questa annoverata fra le nobili e anti che casate genovesi. L'istorico Ganduccio PAGINA 763 nelle sue Origini delle nobili casate antiche di Genova (Bibl. Civica, Manoscr. II bis, Sez. 11, P. 7, N. 6-7) ne attribuisce la pro venienza dalla Grecia, donde l'origine del cognome Ultra-Mare, ed inoltre una tradi zione la vuole originaria da un certo LI CAONIO di Arcadia, all'epoca delle lotte fra la Repubbliche di Venezia e di Genova per la supremazia in Arcadia, lotte che cul minarono con la conquista veneziana. Un GUGLIELMO Oltremare, nel 1165, cercò rifugio nella Repubblica di Genova ed andò a stabilirsi in Paregio presso Ra pallo (v.: Genealogia Genovese, Cod. Ma noscr. alla Biblioteca Brignole- Sale- De Ferrari in Genova). Il Federico Federici, poi, nel suo Scrutinio della Nobiltà Ligu stica (1630), asserisce che l'origine di que sta famiglia dall'Arcadia è confermata dal leone armato di bastone d'oro, in campo azzurro, e che, in verità, era l'arma antica usata da questa casata. Il citato Guglielmo, da Paregio deve es sersi stabilito in Genova se negli atti di quei notari Lanfranchi (1216) e Bartolo meo De Fornari (1205) si trova un ROG GIERO, figlio di Guglielmo, indicato col no me di Ultramare. Nel 1360 la famiglia, con questo cognome, fu aggregata all'Albergo Centurione e, secondo il costume genovese, modificò il suo cognome in Ultramarino. Allorquando Andrea Doria dettò le rifor me e obbligò tutti gli ascritti ai 28 Alber ghi di abbandonare il loro nome per assu mere quello dell'Albergo al quale apparte nevano, anche gli Ultramarini assunsero quello di Centurione dal 1528 in poi, ma, dopo il 1576, in seguito alla nuova costitu zione ordinata da Papa Gregorio XIII, dal l'imperatore Massimiliano II e da Filip po II, ripresero il loro cognome d'origine. Un altro GUGLIELMO generò un'unica figlia, Serafina, che andò sposa a Giovanni Orsini di Roma e che dal Pontefice Grego rio IX era stato inviato al servizio della Repubblica genovese. Da questo matrimo nio nacque GIOVANNI ORSINI, che assunse il cognome della madre e questi è indicato come il capostipite di tutti i rami degli Ul tramarini (v. Casoni : Annali di Genova, 1548; Lagomarsino : Raccolta manoscr. sulle famiglie nobili genovesi, Archivio di Stato Genova, manoscr. 497) in seguito al PAGINA 764 matrimonio con l'Orsini, gli Ultramarini aggiunsero al loro stemma l'orso rampante. Sin dall'epoca nella quale gli Ultramari ni si stabilirono in Genova, si dedicarono all'industria ed al commercio della seta e della lana (v. Archivio di Stato in Geno va : Atti di Antonio Credenza, di Giovanni Allegro, de Teramo, Maggiolo et de Cri stoforo Rivellino, 1390, 1398, 1402), accu mulando sì immense ricchezze da poter sovvenire i pubblici erari. Celebre rimase ADAMO Ultramarini che per parecchi milio ni sovvenzionò l'imperatore Carlo V. Un ramo della famiglia si stabili a Na poli con un RAFFAELLO, nipote ex filio di Guglielmo; un altro si stabili a Ferrara, donde un ALESSANDRO fu inviato amba sciatore per la città al Pontefice e ove un GIACOMO, mercante di seta, è indicato qua le nobile consigliere nella raccolta dei do cumenti per le elezioni del Consiglio dei Magistrati di Ferrara dal 1598 al 1796; un altro ramo ancora emigrò in Spagna e tut ti, presumibilmente, per ragione di com mercio perchè l'attività finanziaria di que sta famiglia si era estesa in tutta Italia, al l'estero, in Spagna e in Svizzera partico larmente. Nella Spagna i discendenti del nominato Adamo si innestarono coi marchesi di Mo nasterio e di Stepa. Ma al presente tutti i detti rami sono estinti ad eccezione di quello di un ANTONIO, figlio di AGOSTINO, che si stabili a Ginevra nel 1595 con altri eminenti emigrati genovesi e che colà si rifugiarono forse per ragioni commerciali, ma più probabilmente attirati dallo scisma religioso. Troviamo infatti riparare a Gi nevra : Augusto Centurione (1563), Anto nio Giustiniani (1577), Giovan Battista Giustiniani (1572), Giulio Giustiniani (nel 1600), Antonio Pinelli (1561) e Pinolo Spi nola (v. Galiffe : Il Rifugio Italiano di Gi e XVII secolo, Ginevra, nevra nel XVI 1881, pag. 149 e pag. 81 e 82, tradotto da M. Moresco in « Rivista Ligure di Scien ze, Lettere e Arti », a. XXVI (1904), pagi na 317) . Questo Agostino Ultramarino, mercante di seta, nel 1564 fu citato a comparire in nanzi al Concilio di Trento, imputato d'e resia della quale fece ammenda onorevole ed in seguito si ritirò a Ferrara (v. Archi LETTERAU vio Vaticano, Concilio di Trento, Vol. 26, fol. 6; v. Biblioteca Ambrosiana in Mila no, Cod. I, 133 inf., fol. 133), presso i con giunti che precedentemente vi avevano preso dimora stabilendosi a Bergantino, nel Ducato di Ferrara, e dove possedevano una grande dimora della quale eggi non esistono che poche rovine. Nel Ducato fer rarese gli Ultramarino godevano della pro tezione di Alfonso II d'Este, cliente di A damo Centurione Ultramarini. Da uno squarcio del processo per eresia (v. Archi vio Vaticano, Concilio di Trento, 12, fol. 129-142) risulta che Agostino avesse un fratello di nome BATTISTA e che si trovas se in sua compagnia in Ginevra. Nel 1595 ANTONIO, figlio del predetto Α gostino, si stabili a Ginevra proveniente da Bergantino nel Ducato di Ferrara e nel Registro del Consiglio di Ginevra, sotto la data 19 novembre 1599, vi è qualificato co me artigiano della seta. Sposò costui Su sanna Faerno, della stessa famiglia del poeta Gabriele Faerno di Cremona, e dalla quale ebbe numerosa figliolanza, fra cui NICOLA (1611-1680), che compiuti gli stu di all'Accademia di Ginevra, divenne poi pastore a Londra e rettore della parrocchia di S. Giovanni (Cornwall) nel 1661; Rena ta, che sposò Giovanni Joli, nipote di Mat teo, consigliere segretario del Duca di Sa voia. GIONATA, nipote del citato abate Nicola (1671-1708) fu pastore professore e Plymstoc in Inghilterra; GIOVANNI PIETRO a (1672) il 30 giugno 1734 scoprì, con altri cinque cittadini, la cospirazione detta del « Tamponnement » e fu uno dei delegati per la Comunità a chiedere spiegazioni al Consiglio Svizzero dei Duecento, parteggiò per i Michelisti e fu imprigionato nel feb braio del 1736 per aver tentato di introdur re in Ginevra Michele du Crest; ENRICO ( 1785-1852) fu deputato al Gran Consiglio del 1846 e consigliere municipale; GIOVAN NI PIETRO (1809-1887) fu deputato anch'es so al Gran Consiglio dal 1876 al 1887; UGO MARCO GIOVANNI (1813-1891), pastore, poi professore di teologia all'Università di Ginevra dal 1854 al 1891, autore di una traduzione del Nuovo Testamento, di di versi Commentari sulle Lettere ai Romani, Efesi, ecc., fu uno dei principali esegeti LETTERAU protestanti della lingua francese del seco lo XIX, vice-presidente del Concistoro (1852-1853), uno dei fondatori della Socie tà delle scienze teologiche nel 1871, dotto re dell'Università di Strasburgo nel 1882 e cavaliere della Legion d'Onore; GABRIELE (1816-1906), fratello del predetto Ugo, pro fessore di matematica superiore all'Univer sità di Ginevra, deputato al Gran Consi glio dal 1843 al 1854, cavaliere della Le gion d'Onore, fu precettore d'Achmed Pa cha, figlio d'Ibrahim Pacha, vicerè d'Egit to; UGO (1851), figlio del precedente, me dico, professore all'Università di Ginevra dal 1895 al 1907, deputato al Gran Consi glio nel 1898-1899, consigliere amministra tivo della città di Ginevra dal 1914 al 1927 e poi presidente nel 1917-1918, 1922-1923, fu autore di numerose pubblicazioni di medicina e ufficiale della Legion d'Onore; FRANCESCO (1858-1913), fratello del prece dente, astronomo e cavaliere della Legion d'Onore; UGO (1887), nipote dell'abate Ugo, già nominato, medico, è anch'egli autore di numerose pubblicazioni di filoso fia e di medicina; GiovannI ENRICO (1891), fratello del precedente, pure medico, auto re di pubblicazioni di chirurgia, fu саро chirurgo dal 1915 al 1919 dell'Ospedale di S. Francesco d'Assisi a Lione. Adun secondo ramo della famiglia ap partengono: ANDREA (1822-1896), professo re di lingua e letteratura latina all'Univer sità di Ginevra; STEFANO (1851-1898), figlio del precedente, fu presidente del Tribuna le di prima istanza a Ginevra; PAOLO (1854) suo fratello, professore della Storia delle religioni, di lettere latine all'Univer sità di Ginevra, è autore di una storia sul- URAS. le religioni e di altre pubblicazioni di teo sofia; ANDREA (1884), figlio del nominato Paolo, dottore in lettere, consigliere di Sta to, capo del Dipartimento della Pubblica Istruzione dal 1924 al 1927, professore di letteratura latina all'Università di Ginevra dal 1928, è autore anch'esso di numerose pubblicazioni letterarie, e GIORGIO, (1894) , suo fratello, letterato e polemista, è auto re di numerosi saggi teatrali. Questa famiglia non è ancora iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital., ma ha in corso le pratiche per la regolare iscrizione. V. S. PAGINA 765 UPEZZINGHI. ARMA: D'oro, alla aquila di nero, coronata del campo. DIMORA: Pisa. Il capitano JACO PO, di Marco Upez zinghi, che vestì l'abito di cavalier milite stefaniano il 31 marzo 1536, eb be per figlio FLA Minio, padre di GIULIO, dal quale nacque il capitano GIOVAN FRANCESCO (1660-1726), che da Olimpia, del cav. Girolamo Stacco li, ebbe il cav. JACOPO († 1768), ultimo di sua stirpe, che ottenne, con Decr. 10 giu gno 1754, l'ascrizione al Patriziato pisano. Ma da Margherita, sorella di lui, sposa ta nel 1720 al cav. Benedetto, di Gaspero Lanfranchi Lanfreducci (vedi Enciclope dia, vol. IV, pag. 43), nacque il figlio FLAMMINIO (1727-1817), che ravvivò la fa miglia materna assumendone il cognome <>> col PAGINA 847 predicato feudale « di Strido » e che di tale titolo avevano fatto pubblico e paci fico uso molti dei rappresentanti la stirpe. con SS. RR. 8 luglio 1820 e 13 aprile 1829. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (di Vicenza) (mf.), conte (m.), signore di Velo (m.), in perso na di ANGELO, di Girolamo, di Giovanni Amadio, di Domenico, di Girolamo, n. Vi cenza 2 agosto 1864. Fratello: Domenico, n. Vicenza 18 mag gio 1871. Notizie documentali precise si hanno di un Piero, vivente nella seconda metà del secolo XIV, e dei suoi figli LEONARDO e MARTINO, dal secondo dei quali nacque PIERO, che generò un altro LEONARDO, dai figli del quale si originarono quattro di stinti rami : a) quello di MICHELE, il cui quartoge nito NICCOLò fu ricevuto cavaliere nell'Or AMEDEO, n. Grizzignano di Zocco (Vi- dine Stefaniano l'anno 1583, come suo fi cenza) 1º marzo 1886, di Miglioranza (n. 12 gennaio 1848 Velo d'Astico, † 16 ago sto 1888), di Giovanni Amadio, di Dome nico, di Girolamo, e di Cosetta Bersabea. Sorelle: Maria, n. Vicenza 23 maggio 1880, spos. al comm. avv. Settimio Magri ni; Gina, n. Vicenza 1º maggio 1881, spos. al sig. Ettore Cucchetti. Altro ramo ALBERTO, di Albertino Girolamo (n. a Velo d'Astico 1836, † 8 novembre 1876), di Domenico, di Gio. Battista e di Elisabet ta Fabretto. Fratello: LUIGI, n. Thiene 30 maggio 1859. Altro ramo Clelia, n. Vicenza 27 agosto 1872, di Giuseppe († 28 aprile 1886), di Antonio, di Leone, e di Maria Mariotto; spos. 21 set tembre 1896 al conte Alfonso Zabeo. b. c. * VENEROSI PESCIOLINI. ARMA: Troncato di nero e d'argento : il secondo, al pesce, di rosso, in fascia, ri voltato. CIMIero : Un'arpia di carnagione, alata e caudata. glio MICHELE nel 1615, colla sorella del quale, Apollonia, maritata in Brogi e mor ta nel 1649, questo ramo si spense; b) quello di JACOPO, il cui pronipote cav. Amanzio, stabilitosi a Marsiglia, per venne coll'esercizio della mercatura a co spicuo stato, e fu nel 1639 insignito della croce, poi nel 1643 della collana dell'Ordi ne di San Michele; e con Anna, figlia di lui, anche questa linea si spense nel 1742; c) quello di ALESSANDRO, che mancò subito nel figlio di lui, OTTAVIO; d) quello di Niccolò, che è tuttora in fiore, e che dal 1634 ebbe tutti i suoi rap presentanti decorati della croce stefaniana per giustizia sino a GIULIO, padre del vi vente conte PIETRO. Da un MICHELE, soprannominato «il Pesciolino », i Venerosi si chiamarono an che Pesciolini, e con ambedue i cognomi promiscuamente si trovano indicati nelle più antiche fonti documentali. Ma dopo il 1630, quando Niccolò, di Giulio, fu dei priori di Pisa, il cognome abbinato nella forma moderna (Venerosi-Pesciolini) finì coll'avere la prevalenza. Tra i soggetti più cospicui di questa stir pe va ricordato Niccolò, di Michele (1535 PAGINA 848 1619), che, abbandonata la mercatura, se guì la carriera delle armi, distinguendosi nelle guerre di Levante, del Delfinato e delle Fiandre, e fatto come vedemmo cavaliere stefaniano da Francesco I, rese ai successori di lui Ferdinando I e Cosi- VENEZZE. mo II preziosi servigi in negozi diplomati ci all'estero, e fu incaricato dal suo sovra no di presentare a Luigi XI di Francia una statua equestre di Enrico IV. Altro valoroso guerriero fu MICHELE, di Lorenzo († 1649), che militò in Germania, in Francia, in Italia, fu primo capitano della fanteria e cavalleria Toscana, ed eb be cariche militari in varie delle più im portanti piazze del Granducato. I Veronesi-Pesciolini contrassero allean ze con famiglie di primaria nobiltà, quali i Pitti, i Celati-Buonconti, i Dal Borgo, i Rosselmini, i Grifoni, i Roncioni, gli Arri ghi, i Rosselli Del Turco, i Lotteringhi Della Stufa, ecc. Il surricordato PIETRO, del cav. Giulio Venerosi Pesciolini, ottenne per sè e per i fratelli GIOVAN BATTISTA E GIUSEPPE e per tutti i loro discendenti (RR. LL. PP. 29 settembre 1900) il riconoscimento del Pa triziato pisano. Più tardi la contessa Eleonora Lotterin ghi Della Stufa, vedova Venerosi Pescioli ni, domandava per sè e pei figli, in base alla dimostrazione dell'uso ab immemorabi li, anche il riconoscimento del titolo comi tale, che veniva infatti sancito con R. D. di motuproprio 4 dicembre 1910 e RR. LL. PP. 9 aprile 1911, a favore dei maschi di scendenti, in linea e per ordine di primo genitura, dal patrizio pisano GIULIO Vene rosi Pesciolini, n. a Pisa il 10 aprile 1818 e † a Firenze il 21 aprile 1886. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.) e patrizio di Pisa (mf.), in persona di PIETRO, di Giulio, di Pietro, n. 22 luglio 1855. Figli: GIULIO, RANIERI, LEONARDO, NIC COLÒ, Bianca, Maria, Elena. Fratelli: GIAMBATTISTA E GIUSEPPE. Figli di Giambattista: CARLO, GIUSEPPE, VINCENZO, UGO, Giovanna, LUIGI, Tом MASO, ANTONIO. Figli di Giuseppe: PAOLO, Margherita, FRANCESCO. LETTERA V Figli di Giulio, di Pietro: FRANCESCO FERRUCCIO, GIANCARLO, Maria Eleonora, MAURIZIO. ARMA: D'azzurro alla mezzaluna d'argento, mon tante e figurata, sormontata da tre stelle di sei raggi d'oro, ma le ordinate. DIMORA : Padova e Castelfranco Ve neto. g. d. a. v. Antica famiglia polesana, nota in Rovigo dai primordi del XV secolo ed ascritta a quella nobiltà nel 1487. Provvista di largo censo ed imparen tata con le più cospicue famiglie della re gione, teneva palazzo anche in Padova alla cui nobiltà fu ascritta nel 1764, nobiltà che le fu riconosciuta con S. R. 4 settembre 1818. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Rovigo e di Padova) (mf.), in persona di FRANCESCO, di Stefano, di Giovanni, di Stefano, di Marco Antonio. Figli: Laura, Maria, PIĘTRO, STEFANO, Amalia, FRANCESCO, ALVISE, RODOLFO AN ΤΟΝΙΟ. * VENIER. ARMA: Fasciato di rosso e d'argen to. CIMIERO : Il corno dogale veneto. Мотто: Audaces iuvat Feriunt summos fulmina. DIMORA: Padova, Milano, Manto va, Volta Man tovana, Capodi stria e Parenzo. b. c. Come molte altre famiglie nobili vene LETTERAV ziane, anche i Venier vengono, con ogni probabilità, dall'Oriente e precisamente da Costantinopoli. Ma pretendere che i Ve nier possano discendere dall'imperatore Valeriano (? 254-260 d. C.!!), come vor rebbe anche qualche vecchio storico (v., ad es. , mss. Anonimo del secolo XVIII, prov. dall'Archivio Lando, dal titolo: Origine de Famiglie Venete, conservato nella Bi blioteca di Verona), si può lasciare alla leggenda. Così non si può provare che at torno al 1000 a un Zuan ed a Franceschin fossero donate in signoria, rispettivamente per i loro meriti, Parma e Cremona; sta tuttavia di fatto, che i Venier, abbando nata la loro antica impresa che era un pel licano in campo rosso, assunsero l'attuale stemma a tre fascie di rosso e d'argento, che è precisamente lo stemma di Cre mona. Concordi invece sono tutti gli storici, nel dichiararli originari da Vicenza, donde il loro primo nome di Vicenzi; di lì si por tarono ad Eraclea finchè fu sede ducale, quindi alle Isole di Rialto. Va in quei tempi a loro lode la costruzione della chie sa di San Moisè e di diverse case a San t'Aponale. Ma il più antico documento segnato è da tal Pietro V. in una « Dichiaratione delle fattioni di Città Nova » dell'anno 1009. Tra il secolo XIII e il XV, i Venier di vennero sì numerosi, potenti e ricchissimi da dare qualche preoccupazione alla Sere nissima, che volentieri li mandava, con in carichi lusinghieri, nelle lontane isole del l'Arcipelago Egeo. Accadde appunto in quest'epoca che un TITO si insuperbì a tal punto della sua posizione, da osare con po chi altri di inalberare in Creta il vessillo dell'indipendenza; già vi aveva creato un duca (sè stesso?) e cinque consiglieri, al lorquando la Repubblica, informata di ciò vi spediva i suoi Provveditori, i quali, do po qualche resistenza, lo ebbero nelle ma ni; imprigionatolo dapprima, venne poi fatto decapitare (secondo il Sanudo, men tre il succitato Anonimo scrive « Squartar vivo ») e i beni tutti dei Venier furono confiscati (1365). Nel 1478, ALESSANDRO Venier, per aver sposato una de Lionessa, divenne il feuda PAGINA 849 tario dell'importante castello di Sanguinet to, di cui tuttora il ramo di Sant'Agnese (che già portava il titolo di consignore) detiene il titolo riconosciuto per maschi e femmine trasmissibile di conti di Sangui netto. Quest'illustre famiglia diede alla Repub blica tre dogi nella persona di: 1) ANTONIO (61° doge), salito al trono di Venezia il 21 novembre 1382 e morto il 23 novembre 1400, già anch'esso capitano a Candia. Era questi tanto rispettoso delle leggi, che non volle nemmeno perdonare al proprio figlio LUIGI; avendo questi re cato oltraggio ad una donna fu messo in carcere, ma ammalatosi, invano supplicò il padre di poter più tardi e guarito scon tare la pena, chè l'inflessibile padre lo la sciò morire in prigione. Sotto il suo doga to, Corfù si consegnò spontaneamente a Venezia. Fu sepolto nella chiesa di S. Za nie Polo in un bel mausoleo opera dei Dalle Masegne con la moglie Agnese, t 1410 e la figlia Orsola, † 1411. 2) FRANCESCo (80° doge), salito il 10 giugno 1554, morì il 2 giugno 1556 е fu sepolto nella chiesa di S. Salvatore in un bel monumento di solida e grandiosa con cezione, classica opera di Iacopo Sanso vino. 3) SEBASTIANO, « uno dei più puri e roi della storia » scrisse il Molmenti, che nella sua qualità di Capitano generale di Mare sconfisse la strapotente Flotta turca all'ingresso del golfo di Lepanto la matti na del 7 ottobre 1571. Sebbene ottuagena rio, ancor vigoroso, l'11 giugno 1577 ve niva eletto doge (85°) e Papa Gregorio XIII gli mandava la Rosa d'Oro. Onusto di glo ria morì il 3 marzo 1578. Le sue ceneri ri posano anch'esse nella chiesa di S. Zani e Polo sotto una pregevole statua in bronzo dell'eroe eseguita dallo scultore Dal Zotto. Non solo, più tardi un altro Venier, PIE RO, fu in ballottaggio per l'elezione alla massima carica della Repubblica, ma non venne eletto; ciò nonostante per questo fatto mantenne per tutta la vita le più alte prerogative nello Stato veneziano. Impossibile sarebbe illustrare qui, sia pur brevemente, gli innumerevoli Provve ditori, Procuratori, Oratori, Prelati, Capi tani che questa illustre prosapia diede alla Araldica 54 PAGINA 850 Serenissima. Fra i maggiori : LEONARDO, ambasciatore veneto presso il Duca di Mi lano, cadde sotto il pugnale di Giovanni Stampa (25 febbraio 1450); JACOPO, arcive scovo di Ragusa nel 1453; LIONE, che fu bailo nell'Isola d'Eubea dal 1459 al 1461; DOMENICO (1517-1582), buon letterato poeta e, se non inventore, certo usò tra i primi e con qualche fortuna i cosidetti e « versi acrostici ». Tra le dame di questa stirpe illustre è da ricordare Letizia, madre del famoso cronista di Venezia Marin Sa nudo. I Venier tennero la Signoria di Paro dal 1520 al 1537. Ancora nei giorni funesti della caduta della Grande Repubblica, un GIROLAMO Venier faceva parte del Gran Consiglio. Nel 1817 l'imperatore Francesco I con fermava nell'avita loro nobiltà i Venier del ramo comitale, e più tardi Francesco Giuseppe, con Sovrana Risoluzione del 1º marzo 1857, innalzava i fratelli PIER GIRO LAMO E GIUSEPPE, e loro discendenti, alla dignità di conti dell'Impero Austriaco. An che i Venier di Padova e di Capodistria furono riconosciuti nell'avita nobiltà con Sovrana Risoluzione 28 dicembre 1816. Nel secolo scorso ancora ANDREA, del ra mo di Sant'Agnese, fu gentiluomo di Cor te di S. M. Vittorio Emanuele II. Estintosi con GIAMBATTISTA (1924) il ra mo di Santa Maria Formosa, cui apparte neva l'illustre doge Sebastiano, esistono attualmente i soli rami di Sant'Agnese e di San Martino Ponte dell'Arco. Quello di Sant'Agnese, sempre imparen tato con le più illustri case veneziane e precisamente coi Donà, coi Marcello, Nani Mocenigo, ecc., preferì farsi riconoscere, anzichè il titolo comitale austriaco, quello feudale di conti di Sanguinetto, conferma to con Regio Decreto 14 maggio 1931. I Venier ben meritarono anche delle arti belle. Si deve all'interesse di GIAN MAURO e MARINO VENIER (1405), se noi possiamo ammirare la famosa statua equestre del Colleoni, opera immortale del Verrocchio. Così il doge Francesco nel 1556 fece get tare dal fonditore Nicolò De' Conti quel la magnifica vera da pozzo che è tuttora uno degli ornamenti migliori del Cortile di Palazzo Ducale di Venezia. Ancora nella LETTERAV prima metà del secolo XVIII i Venier fe cero principiare sul Canal Grande un im ponente palazzo detto delle Torreselle 0 dei Leoni di mirabile architettura ma ri masto purtroppo incompiuto. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di N. U. e N. D., patrizio veneto, conti di Sanguinetto (mf), conf. con R. D. 14 maggio 1931. Ramo di Sant'Agnese. In persona di SEBASTIANO (di Giovanni, di Pietro Antonio e della contessa Orsola Giustiniani Barbarigo), n. a Verona il 15 dicembre 1876; spos. a Venezia il 1° mag gio 1905 con la contessa Sofia Persico. Figli: GIOVANNI, n. a Verona 30 gennaio 1906; FAUSTO, n. a Verona 21 aprile 1908; Giulia, n. a Verona 30 novembre 1911; Beatrice, n. a Bologna 15 febbraio 1914. Sorella: Maria Benvenuta, n. a Padova 25 settembre 1890. Cugino: FRANCESCO (figlio di Sebastiano di Pietro Antonio e della N. D. Beatrice dei conti Malmignati, ved. in seconde noz ze del principe don Ferrante Gonzaga), n. a Padova 28 marzo 1880; spos. a Mantova il 16 settembre 1916 con Isabella dei mar chesi Sordi. Figli: Marina, n. a Volta Mantovana il 26 luglio 1917; SEBASTIANO, n. a Mantova il 2 aprile 1919. È pure iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), N. U. e N. D., pa trizio veneto (mf.) . Ramo di San Martino Ponte dell'Arco. In persona di FRANCESCO, n. a Parenzo il 10 giugno 1883, di Marcantonio (n. 14 aprile 1841) e di Paola Vergottini; spos. a Parenzo 19 settembre 1909 con Barbara Venier, di Ludovico. Questo Francesco sposò dunque una cu gina. Figli: MARCANTONIO, n. a Parenzo 12 ot tobre 1909; LUDOVICO, n. a Como II giu gno 1913; LUCIANO, n. a Como 26 dicem bre 1914; PIETRO PAOLO, n. a Como 12 ago sto 1920. Zio (nato dal matrimonio dell'avo Giro lamo) : LUDOVICO, n. a Capodistria 13 ago sto 1844, † a Parenzo 8 dicembre 1887; spos. a Parenzo 16 novembre 1879 con Lu LETTERA cia Vergottini, n. a Parenzo 16 ottobre 1852. Figli: BARTOLOMEO, n. a Parenzo 16 ot tobre 1882; Barbara, n. a Parenzo 22 lu glio 1884; spos. 19 settembre 1909 col con te Francesco Venier. * VENINI. a. m. ARMA: Di rosso troncato da un filetto d'oro; nel 1º un pozzo di argento sostenu to a destra da un leone d'oro, a sinistra da un serpente ondeg giante in palo, di verde ed af frontati; nel 2º a tre bande d'oro; il tutto col capo dello scudo d'oro caricato di un'aquila di ne ro coronata del campo. DIMORA : Milano. Antica famiglia di origine comasca, e precisamente del borgo di Varenna. Posse dette Castel Baradello e molte terre. Fece erigere la superba villa Giulia sul lago di Lecco. Carlo VI, con diploma 13 maggio 1722, concesse il titolo di conte a TOMASO ANTONIO, capitano nell'esercito imperiale. Detto titolo fu rinnovato con R. D. 5 giu gno 1893 (mpr.) a favore di GIULIO, di Pietro, commendatore della Corona d'Ita lia, cavaliere Mauriziano, ufficiale d'arti glieria, che prese parte alle campagne del 1859, '60, '66 e '70 e fu decorato al valore militare. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), ed è rap presentata da PIER GAETANO, n. Milano, 22 marzo 1878, senatore del Regno, spos. I° ottobre 1906 con la nob. Maria Luisa Zi neroni, figlio di Giulio (n. Milano, 23 mag gio 1833; † ivi, 30 aprile 1917; spos. Mi lano, 5 ottobre 1875 con la nob. Giuseppi na Perego di Cremnago), di Pietro e di Carolina Ghiglieri. Figlie: Giulia, n. Milano, 26 dicembre 1907; Luisa, n. Cremnago, 7 luglio 1909. PAGINA 851 Fratello: PIETRO CARLO, n. Milano, 12 ottobre 1884. f. f. * VENINI. ARMA: D'argento ad un pozzo al naturale adde strato da un leo ne rivolto d'az zurro e sinistra to da una biscia di verde, ondeg giante in palo. DIMORA : Milano. Famiglia di ori gine identica a quella della precedente, con cui probabil mente ebbe comune l'agnazione. Ottenne la concessione del titolo di nobile (mf.) con R. D. 28 gennaio 1929 e RR. LL. PP. 12 settembre dello stesso anno, in persona di ANTONIO, di Giovanni. Fu una delle più ragguardevoli del borgo di Varenna, ove ebbe case, terre e cariche pubbliche, così come a Milano, ove contrasse alleanze ma trimoniali con famiglie nobili. I fratelli EUGENIO E GIACOмо Venini, abitanti in Milano, ove abitava anche il padre del sud detto Antonio, furono sempre considerati nobili ed ebbero anche onorevoli cariche : EUGENIO fu senatore del Regno nel 1864. Il cav. uff. GIOVANNI, padre di Antonio, fu tra coloro che più si adoperarono per la liberazione della Lombardia dal giogo stra niero, esponendo per la nobile causa vita ed averi; dopo la liberazione della Patria si occupò degli interessi nazionali, promos se la costituzione del consorzio del canale Villoresi per l'irrigazione dell'alto Milane se e fu a lungo consigliere e deputato pro vinciale. ANTONIO, suo figlio, acquistò spe ciali benemerenze nel campo delle opere benefiche; fondò e dotò, in memoria del padre, un vasto asilo infantile nel comune di Vittuone e fu tra i più attivi dirigenti della Croce Rossa Italiana durante la gran de guerra. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana col titolo di nobile (mf.), ed è rappresentata da ANTONIO, n. Milano, 9 settembre 1858, spos. Cabiate, PAGINA 852 11 luglio 1901, con la nobile Marianna Pa dulli, figlio di Giovanni e di Carolina Esen grini. Figlie: Carolina, n. Milano, 12 ottobre 1902; Camilla, n. Baveno, 8 settembre 1906. Sorella: Rosa, spos. al conte Gian Gia como Barbiano di Belgioioso. f. f. * VENOSTA. ARMA: Partito di rosso e d'argen to, al castello attraversante di pietra al natura le di tre torri, quella di mezzo più alta, col ca po d'oro carico di un'aquila bi cipite di nero, cor. del campo. DIMORA : Roma. La famiglia Venosta deriva il suo nome dalla subinfeudazione delle valli Venosta e Mätsch fatta ad essa dal vescovo di Coira presso il quale esercitava l'avvocazia. Ai tempi di Enrico II aveva ottenuto la sub infeudazione anche delle terre del versan te dell'Adda, cioè delle pievi di Poschiavo e di Mazzo. Durante la seconda metà del secolo XII, quando Como estese il suo ter ritorio a tutta la Valtellina, anche i Veno sta diventarono feudatari e cittadini di Co mo. Capostipite noto della famiglia è EGANO O EGINONE de valle Venusta, al quale si riferisce un documento del novembre 1131 conservato in Archivio di Stato di Milano fra le pergamene dell'Isola Comacina; in esso Artemanno, « homo domini Egino nis », in seguito a sentenza pronunciata da Giovanni, prete della chiesa di S. Stefano di Mazzo, e da Tedaldo, giudice e messo dello stesso Eginone, fece refuta alla chie sa di S. Eufemia dell'Isola di alcuni beni compresi in una certa vendita. Da Egano nacque ARTUICO, vivente verso il 1150, al quale il vescovo di Como, secondo notizie fornite nell'opera Famiglie Notabili Mila nesi, vol. I, Famiglia Visconti Venosta, LETTERAV cenno storico, confermò l'investitura del la pieve di Mazzo con otto comuni. Da Artuico nacque EGINONE, dal quale discen dono tutti gli attuali Venosta, compresa la diramazione dei Visconti Venosta. Il ramo, di cui si tratta in questo arti colo, ottenne il riconoscimento dell'antica nobiltà con D. M. 22 maggio 1910 in per sona di LUIGI SILVINO, di Osvaldo, sena tore del Regno. La genealogia documenta ta in tale occasione risale ad un MICHE LANGELO, vissuto nella prima metà del se colo XVII, che fu marito di Caterina Ve nosta, appartenente ad un ramo ora estin to, e padre di CARLO, n. a Tirano il 29 marzo 1628 e morto ivi il 4 settembre 1688. Da Carlo e da Anna Raimondi, sua moglie, sortì i natali CLAUDIO FRANCESCO, n. a Tirano il 2 dicembre 1664, che sposò Bianca Lambertenghi e ne ebbe il figlio GEROLAMO, n. a Tirano 1'8 dicembre 1692. Da Gerolamo e da sua moglie Costanza Negri, figlia di Gio. Antonio, di Grosio, nacque NICOLA ANTONIO (Tirano, 18 mar zo 1726), che fu marito di Lodovica Rota di Bergamo e padre di un altro GEROLAMO (n. Tirano, 20 maggio 1761). Questi sposò Costanza Negri, di Osvaldo, di Grosio, e ne ebbe OSVALDO, padre di LUIGI SILVI NO, che ottenne il riconoscimento nel 1910. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di LUIGI SILVINO, senatore del Regno, fi glio di Osvaldo, n. a Tirano il 30 giugno 1845, sp. con Enrichetta Bellini. Figlia: Giovanna, n. Roma, 1° gennaio 1883, sp. all'avv. comm. Vittorio Carli. Fratelli: Anna; Maria, n. Tirano, 4 ot tobre 1840; Costanza, n. Tirano, rº novem bre 1842; SILVINO, n. Inverno (Pavia), 5 settembre 1856, spos. con Attilia Bandini. Figli di Silvino: Maria, n. Roma, o gennaio 1891; Adriana Annunziata, n. Se sto Fiorentino, 26 agosto 1895. f. f. * VENOSTA. ARMA: Interzato in fascia: d'argento, di nero e di verde; col capo d'oro carico di un'aquila di nero, linguata di rosso, co ronata del campo. LETTERAV OLDERICO della prima metà del secolo XV, dal quale per un GREGORIO discende un VISCONTE, capostipite dei Visconti Veno sta, e per un GIOVANNI discende un BAL DASSARRE, capostipite del ramo di cui si tratta. I membri di esso furono sempre ne gli atti pubblici e privati onorati con qua lifiche nobiliari e fecero matrimoni con donne appartenenti a nobili e distinte fa- Vittoria Antonietta Brambilla. miglie. Allo stesso ramo appartiene il signor PIER ITALO Venosta, che ha chiesto il ri conoscimento nel 1930. Il predetto Baldassarre era già defunto nel 1499; da lui nacque FINAMANTE, che nel detto anno 1499 era anch'esso già de- VEΝΤΑΡΑΝΕ. funto. Questi fu padre a GIOVANNI, viven te a Mazzo tra il 1499 e il 1539, e morto prima del 1539; da lui nacque GIO. PIETRO ricordato in atti del 1549 e 1553 e defunto prima del 1599; il predetto Gio. Pietro fu padre a FINAMANTE iuniore, dottore in me dicina, il quale testò il 16 marzo 1612 con atto a rogito Maffeo Crotti; da Finamante venne in luce GIO. BATTISTA, il quale fu, come il padre, dottore in medicina, ed è ri cordato in atti del 1612 е 1618, e a sua volta diede i natali a GIUSEPPE, anch'esso dottore fisico vivente a Mazzo tra il 1659 e il 1662, morto prima del 1674. A Giuseppe e a sua moglie Clara Venosta di Camillo deve i natali un altro dottore fisico, GIU SEPPE, nato a Mazzo il 25 marzo 1667, morto avanti il 1749. Giuseppe diede i na tali a Gio. BATTISTA, vissuto nella prima metà del secolo XVIII e morto tra il 1767 eil 1771. BERNARDO, figlio del predetto Giovan Battista e di sua moglie Caterina Venosta, nacque a Mazzo il 2 febbraio 1758 e si spo sò ivi il 21 dicembre 1779 con Beatrice La PAGINA 853 DIMORA: Roma. Altro ramo della precedente fami glia. Ottenne il ri conoscimento della sua antica nobiltà con D. M. 26 ot tobre 1928 in per sona di Gio. BAT TISTA, di Finaman te, di Gio. Battista, discendente da un vizzari, figlia del fisico Vincenzo Antonio di Mazzo; da tali nozze nacque a Mazzo il 24 febbraio 1790 VINCENZO, il quale prese in moglie a Boalzo il 16 dicembre 1816 Ma rianna Capello Parravicini di Teglio. Da Vincenzo venne in luce Gro. BATTISTA, na to a Mazzo il 14 maggio 1822, sposato a Vervio il 18 aprile 1855 con Marianna Carbonera di Vervio. Questi generò FINA MANTE, nato a Mazzo il 6 ottobre 1857, sposato a Vervio il 28 luglio 1884 con Am brosina Carbonera e morto a Sondrio il 24 maggio 1901. Dal detto Finamante discendono le per sone iscritte nel Libro d'Oro della Nobiltà Ital. e nell'El. Uff. della Nob. Ital. col ti tolo di nobile (mf.). GIO. BATTISTA, di Finamante, di Gio. Battista, nato a Mazzo il 31 agosto 1888, sposato a Milano il 6 settembre 1921 con Figli: Bianca Maria; CORRADO. Fratelli: ATTILIO, n. a Sondrio il 14 gen naio 1896; SILVIO, n. a Sondrio il 14 mag gio 1899. c. m. ARMA : D'azzurro all'albero di ver de, nodrito nel terreno dello stesso, sostenuto da due leoni d'o ro affrontati ed accompagnato in capo da 3 gi gli dello stesso, DIMORA : male ordinati. Napoli, via S. Spirito, 46. Famiglia che ottenne diploma di nobiltà fin dall'anno 1526, e fu decorata del titolo di marchese con R. Privilegio 27 ottobre 1800. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di marchese (mpr.), in persona dei discendenti da Giovanni, primo concessionario del titolo nel 1800, ed è rappresentata dal marchese FRANCE sco Ventapane. f. f. p. di s. PAGINA 854 VENTIMIGLIA DA VIZZINI. ARMA: ? Nulla ha di co mune con la illu ARMA ? stre e storica fami glia Ventimiglia, d'origine norman na, decorata di un numero immenso di feudi e di tito li e principalmente della contea e mar chesato di Geraci. Un LUIGI, dottore in leggi, fu giudice criminale in Vizzini nel 1783-84, capitano di giustizia in detta città nel 1803-4, acqui stò salme 30 della baronia di Passaneto, (che costituivano una piccolissima parte della tenuta di Monforte o Monteforte) e ne ebbe investitura il 14 febbraio 1792 ed oggi, per uno dei moltissimi imperdonabili errori commessi dalla Commissione Araldi ca Siciliana, nell'Elenco Ufficiale si trova iscritto con il titolo di barone di Monte forte il signor ROSARIO Ventimiglia, di Luigi, di Rosario. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. col titolo di barone di Monteforte (mpr.), (discen. da Luigi, 1792), in persona di Ro SARIO, di Luigi, di Rosario. Figli: LUIGI e Concettina. Fratelli: GIOVANNI, Vincenzina, Annetta e Maria Matilde. VENTIMIGLIA. a. di c. ARMA: Inquarta to: nel rº e 4º di rosso, col ca po d'oro (Venti miglia); nel 2º e 3° d'azzurro, al la banda scacca ta di due file di argento e di ros so (Normanni). CIMIERO : Un leo ne coronato d'o ro, impugnante con la destra una spada d'argento. SOSTEGNI : Due leoni d'oro, coronati al LETTERA V l'antica dello stesso, linguati di rosso. Мотто: Dextera Domini fecit virtutem, dextera Domini exaltavit me. DIMORA : Palermo. Non ci è possibile scrivere di questa fa miglia quanto sarebbe necessario per rife rire soltanto sulle principali illustrazioni di essa; dobbiamo contentarci di dare cenni sommari. Secondo alcuni autori trae origi ne dai conti di Ventimiglia in Liguria, di scendenti dai Lascari, imperatori di Co stantinopoli; secondo altri autori discende in linea retta mascolina dai principi Nor manni, dominatori di Sicilia. Si crede che il primo a passare in Sicilia sia stato un Guglielmo, conte di Ventimiglia, nel 1242, padre di un Enrico che, per ragion di do te, fu in Sicilia il primo conte di Geraci in sua famiglia, ottenne il 27 giugno 1258 concessione delle Due Petralie, fu vicerè in Napoli e morì nel 1265 col grado di capi tan generale d'esercito di re Manfredi. Prima di notare gli individui di questa famiglia che maggiormente eccelsero per le virtù di cui furono adorni, per le cariche coperte, per i titoli e per i feudi posseduti, acceniamo ai principali possedimenti feu dali di questa famiglia : i principati di Bel monte, di Buonriposo, di Castelbuono, di Grammonte, di Ventimiglia; il ducato di Belviso; i marchesati di Geraci e di Regio vanni; le contee di Catanzaro, di Collesa no, di Geraci, di Ischia, di Naso e di Pra des; le baronie di Artesina, di Barchino, Bordonaro sottano, Bonanotte con Rovitel lo, Miano e Tavernola, Burgio Millusio, Calcusa 0 Fontanamurata, Caltavuturo, Canetici, Casale di Pietra, Casalvecchio, Castelluzzo, Ciaramita Cavallaro e Casal bianco, Ciminna, Culcasi e Mangiadaini, Diesi Mulocca e Bruchali, Friddi e Faver chi, Gibellina, Gratteri, Gurgo Celso Man chi e metà di Scala, Isnello, Leonforte, Lo Monaco, Montemaggiore, Mussomeli, Pet tineo, Pietranera Vultano e Viviano, Pio nica e San Martino, Pollina, Racalciditi o San Benedetto, Regiovanni, Resuttano Ra chilebri e Raxafico, Riesi e Cipolla, Rupi e Calabrò, Sambuca, Sanagia, San Mauro, Santo Stefano di Bivona, Santa Venera, Sinagra, Sperlinga, Tripi, Verbumcando, Vescara, Vicari, ecc., ecc. Un FRANCESCO, conte di Collesano, nel LETTERAV 1305 è annotato nel ruolo dei feudatari sotto re Federico come possessore di Sper linga, Pettineo, ecc.; un GUGLIELMO il 15 settembre 1327 ebbe conferma del feudo Barchino; un FEDERICo, figlio del prece dente Francesco, acquistò da Emanuele Ventimiglia conte di Geraci, il 15 febbraio 1360 le baronie di Sperlinga e di Vescara; un altro FRANCESCO, conte di Ischia, conte di Geraci, ecc., fu strategoto di Messina nel 1355 e per privilegi del 20 giugno 1354 e del 5 gennaio 1358 fu autorizzato ad usa re il titolo Dei Gratia, ostacolò re Federico III in occasione del matrimonio di detto re con Costanza d'Aragona, nel 1371 salvò lo stesso re da un attentato, ottenne con cessione della città di Termine e Cefalù e della terra d'Isnello, fu conte di Mistretta euno dei quattro vicari del regno durante la minore età della regina Maria; un Gio VANNI fu pretore di Palermo nel 1370-71; un ANTONIO conte di Collesano, signore delle Due Petralie, ecc., fu camerlengo maggiore del Regno di Sicilia nel 1392, se guì il partito dei Martini contro quello dei Chiaramonte, poscia per la sua fellonia fu relegato in Malta ed ebbe confiscati tutti i beni; un GUARNERI fu pretore di Palermo negli anni 1405-6, 1416-17, e fu barone di Montemaggiore, di Gambuca e di Vicari; un FEDERICO fu pretore di Palermo negli anni 1410-11-12, 1422-23; un GIOVANNI fu arcivescovo di Monreale nel 1418; un FRANCESCO fu capitano di giustizia di Ca tania nel 1434-35 e patrizio nel 1437-38; un GIOVANNI Ventimiglia e Aragona fu conte di Montesarico in Calabria, primo marchese di Geraci nel 1438, capitano ge nerale delle armi di S. R. Chiesa, signore della città di Bitonto, vicerè in Napoli e in Sicilia nel 1430, 1432, grande ammira glio, ecc. ecc. e col suo testamento agli atti di notar Andrea Perdicara di Polizzi il 20 marzo 1473 dopo uno strettissimo fi decommesso agnatizio su tutti i suoi feudi con la esclusione assoluta di tutte le fem mine, disposizioni che vennero confermate con privilegi del re Ferdinando del 25 no vembre 1497 e del 13 ottobre 1500 esecu toriati in Palermo il 4 marzo 1502 (la for mula che regola la successione in tutti i titoli del ramo dei marchesi di Geraci, in virtù di dette disposizioni, è la seguente : PAGINA 855 « pro se, suisque successoribus masculis agnatis legitime descendentibus ex legiti mo matrimonio procreatis in perpetuum cum strictissima forma agnatitia. Ita quod masculus agnatus maior actus minoribus fratribus praeferatur et cum perpetua fe minarum exclusione quoties in quocumque linea et gradu masculi agnati extiterint inter quos masculos agnatos forma primo geniturae semper et in omni casu servari debeat iuxta formam suorum privilegio rum et testamentorum suorum predecesso rum ac iuxta agnationem expressam et strictissimam dispositionem cum transla tione de linea ad lineam favore inasculo rum agnatorum et expressa feminarum et religiosorum exclusione, etiam si fuerint de linea ingressa et adhuc strictiores in gradu »). Un UGHETTO fu capitano di giu stizia di Palermo negli anni 1417-18 е 1448-49; un ANTONIO barone di Sinagra ottenne, con privilegio dato il 13 novembre 1452 esecutoriato il 30 luglio 1453, con ferma di un privilegio della regina Bianca dato a Taormina il 16 agosto 1411, con il quale gli era consentito, nel nome della moglie Eufemia e della cognata Bonadon na, figlia di Guarneri Ventimiglia, barone di Alcamo, di esigere e chiedere tutti i di ritti e beni paterni, materni e fraterni an che se in potere del regio fisco; un ANTO NIO Ventimiglia e Pradey, marchese di Ge raci nell'anno 1473 fu conte di Catanzaro, vicario generale, grande ammiraglio di Si cilia, ecc.; un SIMONE Ventimiglia e Car dona, marchese di Geraci, fu vicerè in Si cilia negli anni 1516, 1534, 1541 e depu tato del regno nel 1522; un FRANCESCO fu pretore di Palermo negli anni 1501-2, 1504 5, strategoto di Messina nel 1506-7, luogo tenente del maestro giustiziere, deputato del regno nel 1511; un GIOVANNI, marche se di Geraci fu strategoto di Messina negli anni 1508-9 e 1532-33 e pretore di Palermo negli anni 1542-43, 1549; un ANTONIO fu capitano di giustizia di Caltagirone nel 1540-41 ; un FERDINANDO tenne la stessa ca rica in detta città nel 1551-52; un SIGI SMONDO fu capitano di giustizia di Paler mo nel 1553-54; un CARLO, barone di Re giovanni fu pretore in detta città negli an ni 1568-69, 1569-70, cavaliere dell'Ordine di San Giacomo della Spada, deputato del PAGINA 856 regno e, con privilegio dato il 26 maggio 1575 esecutoriato il 2 giugno 1582, otten ne il titolo di conte di Naso; un PIETRO, barone di Gratteri fu pretore di Palermo nel 1586-87; un PIETRO, cavaliere dell'Or dine di Malta è notato nella mastra nobile del Mollica (1588, 1596); un FRANCESCO GIORGIO, barone di Passaneto, con privile gio dato il 26 agosto 1589 ottenne conces sione del titolo di regio cavaliere; un Gio VANNI Ventimiglia e Ventimiglia, marche se di Geraci, ecc., fu strategoto di Messi na nel 1591, vicario generale nelle valli di Noto e di Mazzara, presidente e capitan generale del regno negli anni 1595, 1598 e 1606 e, con privilegio dato il 3 febbraio esecutoriato il 22 maggio 1595, ottenne concessione del titolo di principe di Ca stelbuono; una Beatrice, figlia di Giovanni primo principe di Castelbuono e moglie a Giovanni Del Carretto, conte di Racalmu to, con privilegio dato il 7 maggio, esecu toriato il 31 agosto 1627, ottenne conces sione del titolo di principe di Ventimiglia; un LUIGI fu capitano di giustizia in Pa lermo nel 1647-48; un LORENZO, barone di Gutteri tenne la stessa carica in detta città negli anni 1651-52, 1673-74, e con privile gio dato il 19 maggio, esecutoriato il 21 luglio 1661 ottenne concessione del titolo di conte di Prades; un GIOVANNI ed un GIUSEPPE furono giudici della Gran Corte del regno, il primo nell'anno 1662-63, il secondo nell'anno 1676-77; un ANTONIO (Girolamo) dei conti di Prades, teatino, missionario nelle Indie, fu vescovo di Li pari nel 1694; un GIOVANNI Ventimiglia e Di Giovanni, marchese di Geraci, ecc., ot tenne per tale titolo il trattamento di grande di Spagna di prima classe con pri vilegio del 22 luglio 1710, fu gentiluomo di camera di Vittorio Amedeo II di Savoia re di Sicilia, fu insignito il 22 marzo 1714 dell'Ordine supremo della SS. Annunziata, con privilegio dato il 27 settembre 1723 ottenne il titolo di principe del Sacro Ro mano Impero col trattamento di Altezza e con la facoltà di batter moneta e meda glie col proprio nome e usare il titolo Dei Gratia, fu gentiluomo di camera di re Car lo III di Borbone, cavaliere dell'Ordine di San Gennaro nel 1738, ecc.; un ANTONINO Ventimiglia e Valguarnera, conte di Pra LETTERAV des, principe di Grammonte, fu gran pre fetto del supremo magistrato del commer cio, deputato del regno nel 1728, gentiluo mo di camera, capitano di giustizia di Pa lermo nel 1729, cavaliere dell'Ordine di San Gennaro, ecc.; un GIUSEPPE EMANUE LE Ventimiglia e Stabella, principe di Bel monte fu capitano di giustizia di Palermo negli anni 1736-37, 1756-57 e 1757-58, pre tore negli anni 1744, 1748, cavaliere del l'Ordine di San Gennaro, ambasciatore presso la repubblica di Venezia nel 1760, maggiordomo maggiore della regina Maria Carolina e di re Ferdinando di Borbone, grande di Spagna di prima classe per pri vilegio 23 febbraio 1772; un FORTUNIO Ventimiglia e Valguarnera dei conti di Prades e dei principi di Grammonte fu in quisitore del tribunale del Sant'Uffizio, de putato del regno nel 1741; un SALVATORE Ventimiglia e Statella dei principi di Bel monte fu vescovo di Catania, arcivescovo di Laodicea, † 1797; un GAETANO Ventimi glia e Alliata dei principi di Belmonte fu cavaliere dell'Ordine di Malta nel 1760, gentiluomo di camera, ministro plenipo tenziario nel 1796; un SALVATORE Ventimi glia e Alliata dei principi di Belmonte fu vice legato di Ravenna nel 1782; un LUIGI RUGGERO Ventimiglia Sanseverino e Ara gona, marchese di Geraci, principe di Ca stelbuono, ecc., fu cavaliere dell'ordine di San Gennaro nel 1759; un GIOVANNI LUIGI Ventimiglia come marito di Maria Rosa Perpignano ebbe il 9 ottobre 1777 investi tura del titolo di principe di Bonriposo e fu padre di LUIGI RUGGERO Ventimiglia e Perpignano che il 14 gennaio 1792 ebbe investitura del titolo di principe di Castel buono e di quello di marchese di Geraci, conte di Geraci, barone di Pollina, San Mauro, Buonanotte, Rupi e Calabro, Ro vitello, Miano e Tavernola; un LUIGI Ven timiglia e Sieripepoli il 22 gennaio 1787 ebbe investitura del titolo di principe di Grammonte e di quelli di marchese di Re giovanni, barone di Pettineo, 1'8 luglio 1787 dei titoli di conte di Prades, barone di Regiovanni, Gurgo, Celso, Manchi metà di Scala, il 26 ottobre 1802 di quelli di barone di Calcasi e Mangiadurini, Pio e nica e San Martino, fu senatore di Palermo nel 1795-96, gentiluomo di camera nel LETTERAV PAGINA 857 1800; un GIUSEPPE EMANUELE Ventimigiana, alcuni membri della quale si distin glia e Cottare fu investito il 2 giugno 1778 dei titoli di principe di Belmonte, barone di Gratteri, barone di Santo Stefano di Bévara, Pietranera, Buonanotte, Vultano, Pioppo e Viviano, il 18 giugno 1799 del ti sero in modo speciale. Fra questi il dott. ILARIO Ventura nobile parmense, valente giurista, fiorito nella seconda metà del sec. tolo di barone di San Benedetto e il 25 luglio 1809 di quello di barone di Casal bianco, Ciaramita e Cavallaro, fu gentiluo mo di camera nel 1790, cavaliere dell'Or dine di San Gennaro, deputato del regno nel 1806. Con R. D. del 23 ottobre 1868 vennero riconosciuti i titoli di principe di Castel buono, conte e marchese di Geraci, conte di Ventimiglia e barone di Pollina e San Mauro nella persona di Corrada Ventimi glia (di Francesco, di Giovan Luigi), mo glie a Pietro Mancuso; morta la quale venne iscritta, nell'Elenco Ufficiale defini tivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con i detti titoli e con quello di principe di Buonriposo, la sorel la Giovanna. VENTURA. a. di c. ARMA: Troncato : nel 1º d'azzurro, al busto di don na di carnagione, posto in maestà e nascente dalla troncatura , coi capelli disciolti al vento e sor montato da tre stelle d'argento di 6 raggi, I, 2; nel 2º bandato d'argento e di rosso. Alias: Troncato : nel 1º d'oro, al l'aquila di nero; nel 2º d'azzurro, allo scaglione di rosso, sormonta to da due stelle di 8 raggi d'oro. DIMORA : Parma. Famiglia parmi XVI, il quale con gran lode e profitto eser citò la sua professione in quasi tutte le rote d'Italia, coprendo in patria varie cariche. CESARE, con patente ducale del 19 gennaio 1700, fu creato conte coi discendenti ma schi per benemerenze civili. CESARE, suo nipote (1741-1826), fu ministro di Stato di D. Ferdinando di Borbone dal 1788 al 1800, nei difficili tempi dell'invasione Na poleonica, distinguendosi per ampiezza di vedute e senno politico, per cui parve emu lare il Du Tillot. Ritiratosi dal ministero ebbe in dono il feudo di Gallinella (Salso maggiore) per lui espressamente eretto in marchesato. Nel 1794 accompagnò D. Lo dovico, principe ereditario a Madrid, ove si recava per sposare Maria Luigia di Bor bone, figlia di Carlo IV. Per il re d'Etru ria prese possesso del regno e fino al 1807 esercitò in Parma le funzioni di ministro plenipotenziario del re e della vedova reg gente. Cessato in Parma nel 1814 il domi nio francese fu nominato capo della reg genza provvisoria dei ducati. Sposò in se conde nozze la marchesa Francesca Litta di Milano, dama d'onore di Maria Luigia d'Austria, la quale lo creò consigliere in timo attuale, Gran Tesoriere, e Gran Croce dell'Ordine Costantiniano di S. Giorgio, essendo già fregiato Gran Croce dell'Ordi ne di Carlo III, Cav. e Priore di quello di S. Stefano. La famiglia si ritiene estinta. Lo stemma riportato è quello di MARSILIO Ventura, anziano di Parma nel 1606, di pinto sopra uno stipo dell'Archivio Comu nale locale. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (m.), in persona dei disc. da Cesare (1700) . g. d. * VENTURA. ARMA: D'azzurro alla figura della fortuna al naturale sulla ruota d'oro uscente dal la punta dello scudo. МоттTO : Honoribus assueta. DIMORA : Palermo e Chiaramonte Gulfi.. Famiglia siciliana originaria da Napoli e PAGINA 858 carica di vicemaestro della zecca, e di capitano d'armi a guerra, e tennero il go verno generale della contea di Modica. Verso la fine del XVI secolo FRANCESCO, fu commissario generale contro i banditi ed i contrabbandieri nel Regno ed un al tro FRANCESCO, suo nipote, fu infeudato del territorio di Pozzo di Baldo con piena giurisdizione. Da lui nacquero nel 1642, FILIPPO, dal quale discesero in linea retta i baroni del Lago e nel 1644 PIETRO PAO LO che fu stipite dei baroni di Canseria. Il predetto primogenito Filippo fu gover natore e capitano generale della contea di Modica e nel 1684 ottenne il titolo di ba rone del Lago e di Viripaulo per sè e di scendenti. Per alleanza contratta con la famiglia Spitaleri (o Spitalieri), i feudi no bili di Dagala e di Intorrella passarono al la famiglia Ventura e l'ultima rappresen tante MARIA CONCETTA, baronessa di Intor rella e signora di Dagala, portò questi due feudi nella casa Avellone nella quale erasi maritata. Il ministro dell'Interno del re gno d'Italia con Decreto 24 gennaio 1884, riconobbe alla predetta signora Maria Con cetta Ventura in Avellone, il titolo di ba ronessa d'Intorrella e signora di Dagala, trasmissibile ai suoi eredi e successori in perpetuo e con altro Decreto 14 giugno 1885 dichiarò spettare i suddetti titoli ad Antonino Avellone, figlio della su menzio nata. Questa famiglia ebbe anche il titolo di barone di Raulica del quale l'ultimo inve stito fu MATTEO, il 5 maggio 1799, titolo passato nella famiglia Pottino. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di baronessa d'Intorrella, signora di Dagala (personale), in persona ** LETTERA portata in Sicilia nel secolo XV da un ANTONUCCIO Ventura, milite re gio di re Alfonso, e che si stabili in Catania nel 1441. I suoi successori si stabilirono poi in Chiaramonte e Monterosso, occu parono più volte la di Maria Concetta, di Giuseppe, di Vin cenzo, ved. di Salvatore Avellone. Figlio: ANTONINO Avellone, barone di Intorrella (vedi). È inoltre iscritta genericamente nell'El. Nob. Uff. Ital. del 1922 col titolo di baro ne di Raulica (mpr.), in persona dei di scendenti da MATTEO. V. S. VENTURI GINORI. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla fascia d'oro accompagnata da tre rocchi di scacchiere dello stesso, al саро cucito d'Angiò ( Venturi); nel 2º troncato : a) di azzurro alla ban da d'oro carica di tre stelle (8) del campo (Ginori); b) d'oro alla fascia d'azzurro accompa gnata da tre conchiglie d'argento (Lisci). Мотто: 1) Omne trinum perfectum; 2) Quid pulchrius lumine trino? DIMORA : Firenze. Il cav. IPPOLITO, del senatore Neri Ven turi, con atto 10 marzo 1792, adottò per figlia Carolina, del cav. Pietro Colon, la quale si maritò col marchese Paolo Garzoni di Lucca. Nacque da questa unione, nel 1802, Marianna, alla quale l'avo di adozio ne, morendo nel 1817, lasciò la parte mag e giore delle sue sostanze con obbligo di mantenere vivo il cognome della sua casa che veniva a spegnersi con lui. Marianna andò sposa al marchese LEOPOLDO CARLO Ginori Lisci (vedi Vol. III, pag. 457); venuta a morte nel 1862, si trovò che con testamento 14 maggio 1861 aveva istituito erede il nipote ex filio IPPOLITO, di Loren zo, con l'onere di assumere per suo primo cognome quello di Venturi: ciò che fu au torizzato con sentenza del Tribunale di Firenze del 6 luglio 1901. La famiglia Venturi aveva dato alla Re pubblica 21 priori e 5 gonfalonieri di giu stizia; e 5 dei suoi membri erano stati chiamati, durante il Principato, a far parte LETTERA del Senato dei Quarantotto. Nell'attuazio ne della legge del 1750 sulla nobiltà e cit tadinanza in Toscana era stata iscritta nel Libro d'Oro dei Patrizi di Firenze, con de creto 19 aprile 1751. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Riparbella (mf.), nobile dei conti di Urbeck (mf.), pa trizio fiorentino (mf.), in persona di IPPO LITO, di Lorenzo, di Carlo Ginori Lisci. Figli: ROBERTO, NELLO, Maria Anna. f. s. VENTURI. ARMA: D'azzurro alla banda di oro caricata da tre mezzelune montanti di ros so, ed accostata da due stelle di 6 raggi d'oro, una in capo e l'altra in punta. DIMORA: Minervi no (Lecce) e Tuglie. Famiglia originaria dalla Toscana. Se condo alcuni scrittori si trova nel regno di Napoli fin dall'epoca angioina, con la qua lifica di milite, SIMONE Ventura, nel 1299; e, con la stessa qualifica, TOMASO Ventura di Salerno, maestro portulano e provisore della Puglia, al tempo della regina Giovan na I. E da Salerno, ove ebbero prima di mora, passarono i Ventura in Terra d'O tranto, in occasione, probabilmente, del matrimonio di GIACOMO Ventura con Anto nia Sambiase di Terra d'Otranto; pel quale matrimonio, Giacomo venne in possesso dei di Giambattista Risolo. casali di Morigino, Palmerigi e Castro (che costituivano, insieme ad altri casali, la baronia di Ceresole). Per acquisto fattone VENTURI. dai Filomarino, nel secolo XVI, ebbero i Ventura in feudo la terra di Minervino, sulla quale GIUSEPPE MARIA Ventura, con diploma II settembre 1683, ottenne, da re Carlo II, il titolo di duca, titolo ricono sciuto, poi, con R. Rescritto 26 aprile 1856 ad ANDREA Ventura. Godette questa famiglia nobiltà in Bari, Trani, Taranto, Lecce e Salerno, dove il PAGINA 859 19 aprile 1741, fu aggregata al Seggio di Porta Retese, in seguito al matrimonio di FERDINANDO, duca di Minervino, con Co stanza Santomango. Fu ricevuta nel S. M. O. di Malta in Priorato, nel 1587 come quarto ava mater na del cavaliere Nicola Tresca di Bari (Arch. Stato Nap., vol. 26, Priorato di Ca pua); e nel 1683 in persona del cavaliere FRANCESCO SAVERIO, di Lecce (Arch. Stato Napoli, vol. 34, Priorato di Barletta). Que sti, fu comandante generale della squadra delle galee di Napoli, come riferisce il Fo scarini, « Famiglie Nobili di Terra d'O tranto », Lecce, 1903. Per successione della famiglia Guarini, questa famiglia potrebbe aver diritto al titolo di marchese di Tuglie. Un ramo dei Ventura si trasferì in Co pertino, donde, nello scorso secolo, passò in Galatina. I rami di Lecce, Taranto ed Otranto sono estinti. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 coi titoli di duca di Miner vino (mpr.), patrizio di Bari (mf.), in per sona dei discendenti da Stefano, ascritto al Registro Piazze Chiuse, ed è rappresenta ta da FRANCESCO STEFANO, n. 17 novembre 1834, di Luigi († 17 maggio 1878) e della duchessa Giuseppa Palma († 29 marzo 1884); sp. aprile 1858 con Angela Zuccaro. Figli: Giuseppa Maria Anna, n. 5 aprile 1859, sp. 17 novembre 1892 con Oronzo Urso; Domenica Maria, n. 24 novembre 1860; GAETANO STEFANO, n. 31 dicembre 1862; LUIGI ANTONIO, n. 28 dicembre 1864; Anna Maria, n. 28 ottobre 1866; ROBERTO, sacerdote, n. 12 febbraio 1869; Bianca Ma ria, n. 17 ottobre 1874. Fratelli: FERDINANDO, Maria Teresa, ved. f. f. p. di s. ARMA: D'azzurro alla fascia di rosso ac compagnata, in capo da un sole d'oro orizzontale destro e da una fiamma di rosso posta a sinistra sulla fascia e in punta da un braccio di carnagione, mo vente in palo dalla punta, e sostenente una mezzaluna montante d'argento. << Famiglia oriunda dalli Borghi, diocesi PAGINA 860 miglia e nel 1550 detto Martino fu parro Ebbe codesta fa miglia il canonico MARTINO, del cano nicato di S. Severo, nel 1549, e fu es so che introdusse in Cesena tal fa co di S. Severo. LETTERAV di Rimini, e anda ta in Cesena nel 1500 e posta nel ceto civico nel 1552. le ordinate; nel 2º di rosso, a tre sbarre d'argento. DIMORA : ? Famiglia di Parma, che in atti della Ca mera ducale appare pure col cognome Ven tura. Probabilmente ha comune l'origine con la famiglia del ministro Cesare Ven tura (Ved. Ventura) . TROILO Venturi, o Ventura, con rog. Borelli del 1° giugno 1763 acquistò dalla Camera ducale il feudo di Neviano Arduini (Parma) col titolo di marchese. Con atto del 7 agosto 1775 prese possesso del feudo di Tizzano concesso a lui e discendenti maschi dal duca D. Fer Della vera famiglia Venturi del ceto ci- dinando di Borbone. Nacque in Parma da vico di Cesena, vi fu il R. P. TEODORO, cappuccino, teologo e ottimo predicatore, che morì nel convento di Cesena, guardia no, nel 1658 » . Estratto dal manoscritto « Notizie di famiglie illustri di Cesena » compilato dallo storico Andreani. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Ital. col titolo di nobile di Cese na (mf.), per i disc. da Pietro (1790). c. f. p. VENTURI. ARMA: Troncato : nel 1º d'azzurro, al busto di don na di carnagio ne, posto in maestà e nascen te dalla tronca tura, coi capelli disciolti al vento e sormontato da tre stelle d'ar gento di 6 raggi, 1, 2; nel 2º di rosso, alla banda MARSILIO, fu scolaro a Firenze del Lami, fu buon letterato e divenne nel 1787 mini stro di Stato di Parma. Morì nel 1814, es sendo nato nel 1741. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di marchese (m.), in perso na dei disc. da Troilo (1775) . VENTURI. ARMA : Di rosso, a una ruota d'otto raggi accompa gnata da tre gi gli, due ai lati e uno in punta, il tutto d'oro; col capo, cucito di azzurro, caricato d'una stella di sei raggi d'oro. DIMORA : Reggio g. d. Emilia, Pisa e Marina di Massa (Villa al Poveromo), Milano e Caserta. d'argento. Alias: Troncato : nel 1º d'azzurro, al busto di bam bino nudo, al na turale, posto in maestà e nascen te dalla tronca tura, sormontato da tre stelle di 6 raggi d'oro, ma Nel secolo XVI la famiglia Venturi era a Bibbiano, in provincia di Reggio E., do ve possedeva terreni ed una casa in paese, e proveniva dal territorio parmense. Più antica origine pare l'avesse da Ber gamo; ma non è accertato. Un GIOVANNI BATTISTA Venturi viveva nel secolo XVI ed è il capostipite noto della famiglia. Da lui venne GIOVANNI, poscia GIAN BATTISTA (n. nel 1648, † nel 1734). Egli ebbe due figli : GIO. ANTONIO, prete, maestro di scuola e perito (n. nel 1681), e GIO. MA RIA (n. nel 1685), che continuò la famiglia LETTERAV ed ebbe dieci figli, di cui il solo GIAN DO MENICO (n. il 6 novembre 1718, † nel 1796) ebbe discendenza; era cittadino reggiano, perito e notaro; sposò Domenica Galliani, dalle quale ebbe, oltre a cinque figlie, due figli maschi : 1) l'abate prof. GIAN BATTISTA, cele bre fisico, matematico, naturalista, storico e letterato, n. a Bibbiano l'II settembre 1746. Fece i suoi primi studi nel Seminario di Reggio, dove ebbe insigni maestri, quali l'abate Bonaventura Corti e il famoso Laz zaro Spallanzani nella scuola di fisica e scienze naturali, dando prova di profondo ingegno e di memoria prodigiosa. Appena sacerdote, si diede con successo alla predi cazione; ma poi fu nominato professore di metafisica e geometria nello stesso Semina rio di Reggio in sostituzione di Bonaventu ra Corti. Dopo cinque anni fu chiamato alla cattedra di geometria, poi di filosofia nell'Università di Modena, dove ebbe an che le cariche di matematico ducale ed in gegnere dello Stato; e in tale qualità si oc cupò dei progetti dei ponti sul Panaro sulla Secchia, del deviamento del Sec chia, del prosciugamento dei paduli di Fontana e Campogalliano, del piano pel e riattamento degli argini dei fiumi. Ebbe poi anche la cattedra di fisica sperimenta le, e fondò il gabinetto di fisica di quella Università. Nel 1796, come segretario del conte di S. Romano, inviato del duca Er cole III, fu mandato a Parigi, dove poi si trattenne per circa due anni per attendere ai suoi studi. Qui frequentò i corsi di fisica emineralogia alla Sorbona; trascrisse in quella biblioteca le opere scientifiche di Leonardo da Vinci, l'Ottica di Tolomeo, e altre ne trascrisse o collazionò; pubblicò memorie scientifiche negli Annales de Chi mie e in altre riviste francesi, ed altre ne lesse all'Istituto di Francia; raccolse libri, quadri, stampe e oggetti d'arte. Tornato da Parigi a Milano, fu dal Bonaparte no minato membro del Corpo Legislativo, poi alla cattedra di fisica e di chimica nell'Uni versità di Modena. Fu poscia nominato professore di fisica all'Università di Pavia; ma non raggiunse questa sede, perchè non potè esimersi dalla nuova carica di agente diplomatico della Repubblica Cisalpina nel la Svizzera. Vi andò nel 1801 e vi rimase PAGINA 861 per 12 anni come ministro del Regno Itali co con molto successo, risiedendo a Berna. Però coltivava sempre i suoi studi predi letti, frequentando biblioteche e racco gliendo un ricco museo archeologico. Fu nominato membro dell'Istituto Italiano, cavaliere della Legion d'Onore e della Co rona Ferrea. Ottenuta poi la pensione, si ritirò in patria, dandosi tutto agli studi. e Fu ascritto a molte accademie italiane straniere. Morì in Reggio il 10 settembre 1822 e fu sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero comunale. È ricordato da una lapide nella casa dove nacque in Bibbiano. Di lui scrissero storici e biografi, quali il Brignole, il Manzini, il prof. Puglia, don Gaetano Chierici e parecchi altri. Lasciò alle stampe moltissime pubblicazioni di svariate materie, scientifiche, storiche e let terarie; chè egli fu ingegno profondo ver satilissimo e veramente leonardesco. Da un elenco di 50 pubblicazioni sue ba sti accennare : Dell'elettricità naturale; Teoremi di geometria piana e solida; De motu corporum ex gravitate; Dell'ottica; Sulle irrigazioni castelnovesi. Scritti di idraulica e ricerche sperimentali sui feno meni idraulici, pubblicati in francese, an che attualmente conosciuti e studiati in Inghilterra ed in America. Indagine fisica sui colori; Origini e progressi delle moder ne artiglierie; Memorie intorno al capitano Francesco Marchi; Sulle opere di Fulvio Testi; Memorie e lettere di Galileo Gali lei; Sulle pitture di Nicolò dell'Abate nel la rocca di Scandiano, raffiguranti l'Enei de di Virgilio; Poesie di Matteo Maria Bojardo raccolte ed illustrate; Storia di Scandiano, a cui attese negli ultimi anni, con ricerche attive e pazienti ed esame critica sagace e con criteri e metodo da ve ro storico scienziato. I materiali raccolti per essa si contengono in sette grosse filze, e conservate nella Biblioteca Comunale di Reggio. Lasciò anche molti altri scritti inediti. Si conservano di lui ritratti ad olio presso la famiglia e al Museo, riprodotti in stampa dal Rosaspina, ed una bellissima miniatura, eseguita nella Svizzera. 2) GIAN MARIA, di Gian Domenico, n. a Bibbiano il 20 settembre 1754 et a Reg gio il 6 dicembre 1819, avvocato ed inge gnere, fu conservatore delle Ipoteche in PAGINA 862 Reggio. Come ingegnere costruì la strada che da Reggio conduce pel Ghiardo a Bib biano e il ponte sul Quaresimo. Appassio nato cultore di studi di botanica e d'agra ria, lasciò alcuni scritti fra i quali un Trat tato degl'innesti, stampato a Reggio nel 1816, lavoro non solo di istruzione pratica ma d'indagine scientifica. Sposò Francesca Conti di Montecchio, ed ebbe tre figli: 1) dott. GIUSEPPE, che morì a Bologna; 2) avv. GIAN ANTONIO, segretario della Commissione di acque e strade della Comu nità di Reggio; sposò Domenica Sidoli (m. il 6 giugno 1840); morì il 28 aprile 1841, sessantenne, lasciando parecchi figli; 3) dr. GIO. FRANCESCO, che morì scapolo. Fu uo mo colto, amante dei buoni studi ed era vissuto presso lo zio abate prof. Giambatti sta, anche a Berna come suo segretario e discepolo. Questi tre fratelli, unitamente allo zio abate prof. Giambattista, furono ascritti al Libro d'Oro della Nobiltà di Reggio, insieme ai loro figli e discendenti, quali patrizi di Reggio con diploma 18 a prile 1821, N. 509, della Comunità. Figli dell'avv. Gian Antonio, di Gian Maria, soprannominato furono : I) GIAN BATTISTA (iuniore), n. il 5 agosto 1817 et 1'8 aprile 1893; laureatosi in legge, ebbe cariche pubbliche nella sua città natale. Fu uomo di studi e di cultura, vice-presi dente della Deputazione di Storia Patria per le Provincie Modenesi, Sottosezione di Reggio E.; si occupò di studi storici della sua città e segnatamente della cronaca di Fra Salimbene. Lasciò parecchie pubblica zioni negli atti della Deputazione di Storia VENTURI GALLERANI. Patria e in riviste. Sposò nel 1845 la con tessa Leocadia, del conte Claudio Linati, di nobile e patriottica famiglia di Parma e della baronessa Bacardi di Barcellona. Es sa morì il 19 novembre 1846, dando alla luce l'unica figlia Leocadia, che andò spo sa al conte Corrado Palazzi Trivelli e fu donna di eletto ingegno e di vasta cultura; 2) GIOVANNI Domenico, morto giovinetto; 3) Giuseppa, moglie di Antonio Chioffi († circa nel 1838); 4) Maria († di 16 anni nel 1841); 5) Teresa, che nel 1841 sposò il no bile Vincenzo Linari e morì il 21 marzo 1845; 6) Caterina, sposata al dott. Cesare Ruscelloni, e in seconde nozze al dottor Giambattista Gorisi; 7) Anna, moglie del LETTERA V dott. Antonio, dell'avv. Giuseppe Viappia ni. Ebbe due figlie : Maria, sposata Cremo na Casoli nobile dott. Gian Francesco, e Teresa in Cuppini ing. Achille. Morì alla nascita della seconda figlia nel giugno 1847; 8) GIAN MARIA (n. nel 1831); fu ap passionato cultore di musica e di studi, specialmente scientifici; sposò nel 1869 La vinia, del conte Cesare Cassoli di Reggio, e ne nacquero i membri attualmente viven ti; 9) CARLO (n. nel 1821), si trasferì a Bo logna. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Reggio (m.) per i disc. da Giovanni Antonio, di Giovan Maria (1821), ed è rappresentata dal prof. GIAN ANTONIO, di Giovan Maria, di Gian Antonio, di Gian Maria, di Gian Domeni co, n. Reggio E. 31 marzo 1870, dottore in chimica, residente a Reggio E., spos. settembre 1894 con la signora Teresa Si doli. 20 Fratello: CESARE, n. Reggio E. 25 otto bre 1871, residente a Marina di Massa (Villa « al Poveromo »), spos. 5 dicembre 1896 alla signora Maria Bagnoli, da cui: Lavinia, spos. al dott. Cesare Curti, resi dente in Reggio E.; Alda, spos. all'inge gnere Vincenzo Mannucci, residente a Mi lano; Anna, residente a Marina di Massa; Maria Teresa in Confalonieri, residente a Marina di Massa; GIOVANNI, n. Reggio E. 24 dicembre 1908, sottotenente aviatore, residente a Caserta. a. с. с. ARMA: Inquarta to : nel rº e 4º d'oro alla fascia d' azzurro , ac compagnata da tre rose dello stesso 2 e I ( Venturi); nel 2º e 3º d'oro a tre fasce controinne state di rosso (Gallerani) . DIMORA : Siena. Famiglia ascritta al Monte del Genti luomo e originaria, sembra, da Asciano; LETTERAV ebbero sepoltura e cappella nella chiesa di S. Agostino. Non furono ammessi agli uf fici pubblici che nel 1351, quando ANDREA, di Ventura, fece parte dei Consigli del co mune di Siena; nel marzo 1364 fu capi tano del popolo. Suo figlio VENTURA andò nel 1369 ambasciatore agli aretini, per di stoglierli dall'impresa contro Lucignano. AGNOLO, di Ventura, risedette nel 1400, e GIOVANNI, di Agnolo, nel 1483. PAOLO, di Mariano, fu provveditore di Biccherna nel 1499; GIACOMO, suo fratel lo, sostenne Pandolfo Petrucci quando que sti affermò in Siena la sua signoria. SCIPIONE fu rettore dello spedale della Scala nel 1522. POMPEO, cavaliere, fu nel 1545 ucciso in una rissa con altri nobili se nesi; FAUSTO partecipò all'impresa di Pro spero Colonna che liberò Malta dall'attac co dei turchi. ANTONIO era capitano del terzo di Città durante la difesa di Siena del 1553; parte cipò alla liberazione di Montalcino dal l'assedio postovi da don Pietro di Toledo, e morì nel 1554 in una sortita fatta dai se nesi assediati dagli eserciti imperiali. GIROLAMO, d'Alfonso, e suo figlio ANNI BALE, furono cavalieri di S. Stefano nel 1562; Annibale fu poi gran conservatore dell'Ordine. Lucrezio, di Patrizio, cavaliere di Mal ta, fu fatto prigioniero dai turchi e riscat tato nel 1570 insieme ad altri cavalieri se nesi che avevan subito la stessa sorte. Fondò l'altare dell'Annunziata in Proven zano. LORENZO, monaco certosino, fu procura tore generale della sua religione e vicario della medesima in Roma sulla fine del Cin quecento. Cosimo, di Girolamo, era ingegnere ge nerale dello stato dei Presidii per incarico del re di Spagna nel 1639. Fu poi nomi nato dal granduca governatore dell'isola del Giglio e castellano di Castiglione della Pescaia. FERDINANDO, del cav. Annibale, fu cava liere di S. Stefano nel 1648. AUGUSTO, di Ascanio, fu anch'egli ca valiere di S. Stefano; nel 1612 ottenne il cognome Gallerani, per testamento del sig. Giulio, ultimo di sua famiglia. GIOVANNI, di Ascanio, canonico del Duo PAGINA 863 mo, fu anche dottore in legge ed aveva avuto la nomina a vescovo di Grosseto, per parte di Alessandro VII; però rinun ziò alla carica. ANNIBALE, di Ferdinando, fu capitano di fanteria a servizio dei veneziani. Fatto prigioniero dai turchi in Dalmazia, riuscì a evadere, riprendendo il suo posto nel l'esercito veneto, circa il 1670. CAMILLO, di Cosimo, fondò una com menda per i consorti nell'Ordine di S. Ste fano, destinando all'uopo, nel 1681, la te nuta di Malignano. LUCREZIO, di Cosimo, fu lettore di isti tuzioni civili; fu buon letterato e rimango no di lui l'orazione funebre in morte del Gran Maestro Zondadari e alcune raccolte di versi e di prose; morì nel 1757. I Gallerani erano fra i grandi di Siena, essendo ascritti al Monte del Gentiluomo. Possedevano la torre detta dell'Orsa, sul la quale erano poste le antiche campane del comune. Avevano sepolcro in S. Do menico. GIOVANNI, di Gallerano, fu uno dei con soli nell'anno 1209 e si trova frequente mente come testimonio nei primi atti del comune. Il beato ANDREA, di Ghezzolino, esercitò dapprima il mestiere delle armi e uccise in combattimento il capitano degli orvietani; si convertì poi alla religione e fondò l'o spedale della Misericordia nel 1240. Nel 1260 i Gallerani, come i Tolomei, abbandonarono Siena e si ritirarono a Ra dicofani per dissenso politico col governo della città, ma tornarono appena i senesi mandarono ambasciatori per indurli a rientrare in patria, e GALLUZzo, di Buon figlio fu, in questo stesso anno, capitano dell'esercito contro i Pannocchieschi. BERNARDO prese parte all'ambasceria che Siena, nel 1270, mandò a re Carlo di Na poli per rallegrarsi con lui del suo ritorno dall'Oriente; nel 1279, come gonfaloniere dei cavalieri senesi, partecipò all'assedio di Castiglion d'Orcia. IACOPO, di Giovanni, fu camarlingo del comune nel 1271. BINDO andò con altri cavalieri a ricevere ai confini dello stato di Siena il re Carlo II di Sicilia e sua moglie; nello stesso anno 1289 un altro Gallerani, CIAMPOLO, Scortò PAGINA 864 poi quel sovrano quando esso ripartì da VENTURINI. Siena, mentre JACOPO, di Sigherio, era provveditore di Biccherna. GIOVANNI, nel 1305, fu spedito per paci ficare i grossetani con gli uomini di Mon teano; nel 1307 faceva parte della commis sione incaricata di determinare i confini fra i due contendenti. COPPO, di Bullione, era provveditore di Biccherna nel 1318. LUIGI, che copriva la stessa carica nel 1347, morì della terribile pestilenza che spopolò Siena in quell'an no, e fu chiamato a sostituirlo il di lui fra tello RISTORO, il quale poi, nel 1355, fece parte del collegio dei Riformatori, istituito dall'imperatore Carlo IV dopo la cacciata del governo dei Nove. FABIO, di Pietro Paolo, provveditore di Biccherna nel 1380, chiuse per un secolo la serie dei Gallerani come partecipanti al ARMA: D'azzurro all'aquila al na turale, col volo abbassato, vente dalla cam pagna di verde e fissante un sole d'oro orizzontale destro. DIMORA : Bagnorea LETTERA V mo eViterbo. Famiglia ascritta alla nobiltà di Bagnorea nei discendenti da FILIPPO Venturini ed insignita del titolo di conte palatino nei disc. da SILVIO (1801) . La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di Bagnorea (mf ), governo. Solo nel 1484 si trova ancora un FABIO, di Bonaventura, provveditore di Biccherna. conti palatini (m.), in persona di SILVIO, di Filippo, di Giambattista, di Silvio. Fratelli: Rosa; Amalia; Pro, n. Bagno rea, spos. a Roma 22 novembre 1909 con FAZIO, d'Antonio, fu fatto vescovo di Margherita Ciofi degli Atti. Ascoli da papa Sisto IV. REGINALDO fu ammessO all'ordine di Malta nel 1540 e altri della famiglia otten nero la croce di S. Stefano. I Gallerani erano signori di Camilliano, Rigomagno, e del borgo di Asciano per di ploma di Carlo II di Sicilia dell'anno 1268. Possedevano, per acquisto, anche il castel lo di Campagnatico. GIULIO, di Annibale, per testamento del 1611, dette facoltà a sua moglie Lucrezia Venturi di nominare, fra i di lei fratelli, colui che avrebbe dovuto succedere nel nome e arma dei Gallerani, che si estin guevano appunto nel cav. Giulio. Essa no minò il cav. Augusto, di Ascanio, ed es sendo poi questo morto senza discendenza, il nome e l'arma passarono ad AngelO, di Giacinto, di Ascanio, suo nipote ex fratre, dal quale gli attuali Venturi Gallerani. La famiglia fu ascritta al patriziato se nese nel 1753. È iscritta nell'Elenco Ufficiale Nobiliare coi titoli di patrizio di Siena (mf.), ed è rappresentata da : AUGUSTO, di Angiolo Andrea, di Giuseppe. Figli: FEDERICO, ANDREA, FRANCESCO Marianna in Piccolomini. Fratello: GIUSEPPE. g. c. e Figlia di Pio: Teresa, n. a Viterbo 29 di cembre 1912. U. S. * VENTURINI. ARMA: D'azzurro alla figura della fortuna d'argen to, scapigliata, senza ruota, col velo svolazzante, sostenuta sul piede destro da un monte di sei cime d'oro, mo vente dalla pun ta. DIMORA : Pontremoli. Famiglia di Pontremoli, ascritta alla no biltà di Pisa con decreto 30 dicembre 1754 nei tre rami rappresentati da: 1) MARZIO, il di cui padre GIOVANNI aveva vestito l'abito di cavaliere stefania no il 28 dicembre 1687 come primo inve stito della commenda di suo patronato; 2) ASCANIO, dell'avv. GIUSEPPE, cava liere stefaniano il 7 aprile 1749 come fon datore del baliato di Ferrara; LETTERAV 3) GIUSEPPE, di Gio. Battista, cava liere stefaniano il 9 giugno 1754 come fon datore di commenda di suo patronato. GIOVANNI, del cav. Marzio, e Gio. BAT TISTA, del cav. Giuseppe, dichiarati abili al Gonfalonierato di Pontremoli nello squitti nio del 1777, furono ascritti al ceto nobile anche di questa città con decreto del 17 dicembre 1779. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di Pisa (mf.), e no bile di Pontremoli (mf), in persona di: a) SILVIO, di Francesco, di Silvio. Figlia: Maria Antonietta. PAGINA 865 fu ascritto alla cittadinanza di Pisa ed au torizzato ad aggiungere al proprio lo stem ma di quella città, con deliberazione 5 febbraio 1699; cinque anni dopo fu uno dei priori di benda. Il cav. MARZIO, del cav. Gio. Battista, venne lasciato erede dello stemma e del co gnome Galliani dalla zia materna Maria Ippolita, di Domenico Galliani, patrizia genovese, per testamento 26 luglio 1789. Il medesimo fu ascritto alla nobiltà di Pisa e di Pontremoli con decreto 4 ottobre 1796. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Pontremoli (mf.), in persona dei disc. da Ranieri, di b) IRINO, di Pietro, di Domenico, di Marzio, di Gio. Battista. Gio. Battista. Zio: SILVIO. Figlio di Silvio: FRANCESCO. Figlio di Francesco: SILVIO. VENTURINI GALLIANI. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla figura della fortuna d'argen to scapigliata senza ruota, col velo svolazzante, poggiante col piede destro su di un monte di tre cime d'oro movente dalla punta (Venturini); nel 2º d'argento alla croce spinata di rosso, accantonata verso il capo da due galli arditi dinero, affron tati, e verso la punta da due leoni d'oro, linguati di rosso, pure affrontati (Gal liani). DIMORA: Pisa. È questo un ramo della famiglia prece dente, distintosi particolarmente per aver dato al Granducato una numerosa ed elet ta schiera di giuristi e di alti funzionari. Come fondatore di commenda di suo pa tronato, MARZIO, dell'auditore FRANCESCO Venturini, vestì l'abito di cavaliere stefa niano il 31 maggio 1691; nel 1695 venne eletto per uno dei XII cavalieri del Consi glio. Lettore di diritto nello Studio pisano, f. s. VENTURINI. f. s. ARMA : D'azzurro, alla fortuna ve stita inferior mente, col torso ignudo sino alla cintola, scapi gliata, posta in maestà sul ter reno di verde e tenente con am bo le mani, le braccia tese, un velo bianco svo lazzante ad arco; col capo d' oro carico di un'a quila bicipite di nero. Alias: Di azzurro, alla sbarra con vessa, di rosso, rabescata d'oro, accompagnata in capo da tre stel le di 6 raggi del lo stesso, ordinate in fascia, e in punta da un toro d'argento, passante. DIMORA : Parma. Famiglia Parmigiana. Si distinse sotto i duchi di Parma negli uffici governativi. Si ricordano un MARTINO, che nel 1607 era podestà di Tizzano; un MARCANTONIO, che occupava la stessa carica nel 1619; un dott. Araldica 55 PAGINA 866 MARZIO che era podestà di Fidenza nel 1614; un GIAMBATTISTA, che ottenne una patente ducale di famigliarità nel 1704. Con atto del 26 aprile 1788 dei Decurioni di Parma, il capitano CARLO fu promosso dalla classe dei cittadini di Parma a quella dei nobili Piazzesi e gentiluomini del Ge neral Consiglio, per provvedimenti di giu stizia, giacchè VENTURINO, oriundo della Costa detta dei Venturini, con rogito di Ugolino De Ferrari, del 3 aprile 1403, in grazia dei servigi prestati alla patria, ot tenne dal Consiglio del Comune un privi legio di cittadinanza e di esenzione dai ca richi pubblici, privilegio successivamente confermato dai signori di Parma alla fami glia. La quale era inoltre parente coi nobili Garbarini, Grossardi, Bertolotti. PAOLO, figlio di Carlo, come avvocato era inscritto al collegio dei giudici. AMEDEO, suo figlio, sposò la nob. Celeste Grossardi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona dei disc. da Carlo (1788), ed è rappresen tata da GIULIO, di Adelchi, di Amedeo. Figli: Chiara, GIAN CARLO, Alberta, Ma ria Vittoria. Sorella: Margherita. VENUSIO. g. d. ARMA: D'argento alla fascia d'az zurro carica di tre stelle di o raggi d'oro, ac compagnata da tre rose di ros so, due in capo e unainpunta. DIMORA: Napoli e Turi (prov. di Bari). Famiglia originaria da Venosa, feudata ria, ed aggregata al primo Ordine Civico della città di Matera, in Basilicata, che venne ricevuta nel S. M. Ordine di Malta, dal 1710, con FABIO Venusio di Matera (Arch. Ordine Malta, 4894-4895); nel 1714 come quarto della famiglia Carducci (Ar chivio di Stato, Napoli, vol. 37, Priorato di Barletta); nel 1745 come quarto della fami LETTERAV glia Lamberti (Arch. Ordine Malta, 4405); e, nel ramo di Barletta, nel 1757 come quarto del cavaliere Saverio Pappalettere (Arch. Ord. Malta, 4590). Fu decorata del titolo di marchese di Tu ri (provincia di Bari) dal 28 agosto 1797. Venne riconosciuta di nobiltà generosa dalla R. Commissione dei Titoli del Regno delle Due Sicilie, nel 1839 e nel 1843, in occasione della pruova per ammissione nel le Reali Guardie del Corpo (R. Archivio di Stato, Napoli, Verbali, vol. I e vol. II). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di marchese di Tu ri (mpr.), in persona dei discendenti da Ottavio, Emanuele e Raffaele, ascritti nel 1801 all'Elenco del Priorato di Barletta, ed è rappresentata da GIOVANNI, n. Firenze 3 aprile 1857, di Giuseppe (n. in Napoli 27 aprile 1820, f in Firenze 13 gennaio 1892) e della marchesa Isabella Passeri († 30 mar zo 1907); sp. Napoli : 1) 1º novembre 1888 con la nob. Maria Lucchesi Palli dei prin cipi di Campofranco, † 10 ottobre 1905; 2) 22 novembre 1917 con Fiorenza Hustedt. Fratelli: RAFFAELE, n. Firenze, 10 no vembre 1858, sp. Napoli 5 aprile 1892 con la nob. † Amalia de Rossi; † VITTORIO, n Firenze 9 febbraio 1860. Figli di Raffaele: Isabella, n. Napoli 24 febbraio 1898; sp. ivi col nob. Alberto de Rossi, tenente colonnello nel R. Esercito; GIUSEPPE, sp. 12 novembre 1925.con Io landa Stefanelli; GIOVANNI, n. Napoli, 4 gennaio 1899. Figli di Giuseppe: Ottavia, n. 1 giugno 1926; Isabella, n. 24 marzo 1930. f. f. p. di s. * VENUTI e VENUTI ALFIERI. ARMA: D'oro, a due mazze d'ar mi, al naturale, decussate, quella a destra di ferro, l'altra di rame, incatenate con anelli di detti metalli, alterna tivamente. DIMORA: Cortona. Capostipite della LETTERA V famiglia Venuti sarebbe un DIOTAIUTI, ра dre di BONAGIUNTA, giudice a Cortona nel 1240, dal cui figlio, VENUTO, << praefectus Castri Cortonensis », nacque un VANNI, che generò ANGELO E BALDUCCIO. Dal primo di essi, che fu del Consiglio di Cortona nel 1408, si originarono con il suo discendente Niccolò, priore nel 1504, due rami: a) quello di Donato, che si estinse con Ludovico, priore in patria nel 1744, iscrit to al Patriziato di Cortona con decreto 5 giugno 1750, insieme colla sorella Lucre zia, sposata a Marcello Venuti; b) quello di Bernardino, che con lo stesso decreto ottenne eguale iscrizione in persona di detto cav. e comm. MARCELLO (O NICCOLÒ MARCELLO), nel 1740 creato « marchese » dal Re di Napoli per i segna lati servigi resi a quella Corona in quali tà di capitano di milizie e di luogotenente delle galère del Reame; da lui, che era stato priore in patria nel 1726, nacquero il cav. Benvenuto, GIROLAMO, ACCURSIO Domenico, il quale ebbe per figlio GIROLA e Mo, padre a sua volta di Rodolfo, da cui: LUIGI, coniugato colla marchesa France sca Ranieri, e FILIPPO, iscritto al Libro d'Oro della Nobiltà Italiana coi titoli di marchese e patrizio di Cortona, insieme coi figli FARULLO e ANTONIO. Da BALDUCcIo, secondogenito di Vanni suddetto, che fu dei priori nel 1487, sono derivati due rami: a) quello di LorENZO; b) quello di GIOVANNI. a) il primo, coi figli di detto LORENZO, coniugato con Virginia Buoni, si divise in due linee : A) quella di Venuto, priore nel 1548, che fu ascritto al Libro d'Oro dei patrizi di Cortona col ricordato decreto 5 giugno 1758 nelle persone del cav. SEBASTIANO (priore nel 1720) e del cav. Anton MARIA (priore nel 1732), nati entrambi dal cav. GIUSEPPE MARIA (priore nel 1695), e dei figliuoli di detto Sebastiano : BERNARDINO, NICOLA, GIUSEPPE (priore 1749) e DIA CINTO (priore 1751), che fu della Guardia Nobile di S. M. Imperiale. Dal primoge nito di essi e da Angiola Tommasi nac quero : SEBASTIANO, Rosa Maria e GIU SEPPE ANTONIO; BERNARDO ed Angiola, di Sebastiano, di Bernardino, aggiunsero al PAGINA 867 loro cognome quello di Alfieri, come di scendenti del ramo in cui si era spenta questa famiglia, alla quale aveva apparte nuto Giulia di Alfiere Alfieri, vedova di Antonio Alfieri, che con suo testamento nuncupativo 19 novembre 1678 aveva isti tuito un moltiplico dotale con la riserva della doppia quota per tutte le donne della sua casa. B) quella di Angiolo (priore nel 1607), che si estinse con PierLorenzo, di Giusep pe (priore nel 1718), marito di Anna Ma ria Albizzini di Città di Castello; b) il secondo dei figli del suddetto Balduccio, GIOVANNI (priore nel 1521), fu autore del ramo estintosi con la figlia di VALERIO, priore nel 1690, Margherita, an data sposa al capitano Cosimo Passerini di Cortona. Due soggetti di questa stirpe, AGOSTI NO (1647) e GIROLAMO DOMENICO (1770), furono ammessi per giustizia nel S. M. Ordine di Malta, e la famiglia figurò ripe tutamente come quarto nobile in processi della stessa religione gerosolimitana. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio di Cortona (mf.), marchese (mpr.), in persona di FILIPPO, di Rodolfo, di Ludovico. Figli: FARUllo e AntonΙΟ. g. d. a. v. * VERA (DE) D'ARAGONA. ARMA: Partito : nel 1º d'argento a tre fasce di nero controinne state, con la bor dura di rosso ca rica di otto de cusse d'oro, 3 in capo, 2 nei fian chi e 3 in pun ta. (de Vera); nel 2º d'oro a quat tro pali di rosso (d'Aragona). Lo scudo accollato ad un'aquila bianca, coronata d'oro, tenente col rostro un breve col : MOTTO : Veritas vincit. DIMORA: Napoli e Viareggio. Famiglia di nobilissima origine spagnuo PAGINA 868 la. Autorevoli genealogisti la fanno discen dere dal re D. Ramiro I di Aragona, che sposatosi nel 1131 con Geloyra de Vera, si gnora della città e castello di Vera, ultima del suo lignaggio, ebbe due figli: D. CAR Los e D. LUIS, i quali anteposero al pater no il nome della madre. Si trasferì nel Regno di Napoli verso la metà del sec. XVI, dove fu ascritta fra le famiglie nobili fuori Piazza, ed ebbe altis simi uffici di magistratura, e la porpora cardinalizia in persona di D. GIOVANNI de Vera d'Aragona, vescovo di Salerno e poi cardinale, famoso giureconsulto del Vati cano. Già nel 1407 D. GARCIA de Vera era giustiziere della provincia di Molise. Don PIETRO de Vera d'Aragona, presidente del Sacro Regio Consiglio nel 1604. D. GIO VANNI de Vera d'Aragona, colonnello di cavalleria di Estremadura nel 1619. Ed in Napoli fu ricevuta nel S. M. Or dine di Malta, in Priorato, nel 1758, in persona del commendatore LUIGI, avendo ne fatta la pruova da Luigi Seniore, primo stipite dal 1518, e passò in Convento nel 1796, in persona del cavaliere LUIGI, per prova di consanguineità col detto com mendatore Luigi, suo zio. E nel 1775 era stata ancora ricevuta, per giustizia, come quarto della famiglia Parisani (Gran Ma gistero, Roma, Alberi Genealogici, n. 163 e n. 57, Priorato di Napoli). Fu duca di Verzino, per successione del la famiglia Caropreso che fu investita di detto titolo nel 1693. Principe di Caposele, in Principato Ci tra, titolo concesso, originariamente, il 4 maggio 1692 ad Innico Rota, dal quale detto titolo passò ad Ippolita sua figliuola, moglie di Domenico Ligny. Ad Ippolita († 3 luglio 1791) succedette il figlio Carlo de Ligny che, sposatosi a Vittoria Mormi le, duchessa di Carinari, ebbe dalla stessa due maschi: Ramiro e Goffredo, che non lasciarono discendenza, e tre femmine, la prima delle quali, Domenica, rimase erede tanto del titolo paterno di principe di Ca posele, quanto del titolo materno di duca di Carinari. E fu riconosciuta nei titoli sud detti con Reali Rescritti 16 febbraio e 22 aprile 1843 ; sposatasi questa al nobile LUI GI de Vera d'Aragona, duca di Verzino, trasmise al proprio figliuolo : GIUSEPPE LETTERA V (n. 4 marzo 1817, † 31 maggio 1886), ра dre di don EMILIO (n. 28 luglio 1858), odierno principe di Caposele, duca di Ver zina e duca di Carinari, i detti titoli. Il titolo di duca su Carinari in Terra di Lavoro, presso Aversa, e Vairano fu, ori ginariamente, concesso a Carlo Mormile con diploma dato a Madrid il ro settembre 1663, esecutoriato in Napoli il 30 gennaio 1664. (Archivio di Simancas, Segreterias Provinciales, vol. 521, fol. 409; Archivio di Stato di Napoli, Reg. Officiorum Sue Majestatis, n. 30, fol. 78-81, Quinternione n. 258 (120), fol. 62-65). Ne ebbe l'ultima intestazione nel Cedolario, il 30 giugno 1762, Michele Mormile per la morte di Vincenzo, duca di Carinari, suo padre (t 6 aprile 1761), col Castello di Mazzanello, pure in Terra di Lavoro, del quale Castel lo ebbe la ultima intestazione Vincenzo Mormile, il 14 dicembre 1760. Il titolo di duca di Alvito, ricaduto a questa famiglia per successione Proto e Ca rafa, fu concesso a Tolomeo Gallio, con diploma dato in Valladolid, il 9 febbraio 1606 (Archivio di Simancas, Segreterias Provinciales, vol. 464, fol. 278 t.; Archivio di Stato di Napoli, Reg. Sigillorum del Collaterale, vol. 44, fol. 81). La città di Alvito, in Terra di Lavoro, non figura nel le ultime intestazioni feudali della detta Provincia; la stessa appartenne alla fa miglia Gallio Trivulzio con titolo di duca, come si è detto, unitamente alle terre di Atina, Belmonte, Campoli, Gallinaro, Posta, San Donato, Settefrati e Vicalvi, tutte site in detta Provincia, ed intestate, il 1° maggio 1751, a Carlo Tolomeo Gallio Trivulzio, duca di Alvito. Ma estintosi il ramo di detta casa, che era feudatario di quella città e terre, in Alfonsina Gallio Trivulzio, moglie di Michele Carafa di Co lubrano, divenne erede di detto titolo e predicati, il proprio figliuolo Domenico; e poi la figliuola di quest'ultimo, Clorinda, che sposò Donato Proto, duca di Albaneta (Molise), padre di Francesco Paolo (n. 28 marzo 1821, † 26 aprile 1899), che ebbe, unico figliuolo, Carlo Alberto (n. 20 agosto 1846, † 25 ottobre 1875), padre di Maria Dolorita Proto, moglie del nobile don RA NIERI de Vera d'Aragona dei duchi di Ver zino e principi di Caposele, principe di LETTERA V Colubrano, maritali nomine; che con RR. LL. PP. 12 novembre 1899 fu riconosciuto nei titoli di principe di Colubrano, per suc cessione Carafa, duca di Alvito e negli an zidetti predicati; ed ancora per successione Carafa, negli altri predicati di Formicola, Morcone e feudo di Coffiano, dei quali due ultimi feudi ebbe la ultima intestazione 1'11 settembre 1754, nel Cedolario di Mo lise, Michele Carafa, per refuta del suo fratello Giuseppe. Che, sebbene il feudo di Coffiano fosse ancora così ricordato nel Ce dolario, era di già, per Real Privilegio 7 dicembre 1699, ribattezzato col nome di Colubrano, trasferendosi sul medesimo il titolo di principe, che i Carafa possedeva no sulla terra di Colubrano, in Basilicata. Alla morte del suddetto Michele Carafa, nel titolo di principe di Colubrano e nel predicato di Morcone gli succedette il figlio Francesco (n. 1759, † in Monaco di Bavie ra 1811); e poichè non rimasero discenden ti, fu suo successore il fratello Domenico (n. 24 ottobre 1769), che ebbe due figli: Marzio (n. 1798, † 1861), che non lasciò discendenza, e Clorinda (n. 6 ott. 1799), che, come di sopra si è detto, sposò Donato Proto, duca di Albaneta, ed ebbe per figlio Carlo Alberto, e questi Maria Dolorita in de Vera d'Aragona. Pel titolo di duca di Albaneta, questo fu refutato alla Corona dalla principessa di Colubrano donna Maria Dolorita Proto, e riconcesso al suo zio cugino Francesco Proto, barone di Corleto di Grima, di Vin cenzo, di Giuseppe, primo concessionario del titolo il 27 novembre 1823 (v. Proto), rappresentante, allora, di questo ramo del la famiglia Proto, con RR. LL. PP. 20 a gosto 1897, ed al figliuolo di costui, Enri co, con R. D. 2 settembre 1923 e RR. LL. PP. 3 gennaio 1924. I de Vera d'Aragona furono ascritti al Registro dei Cavalieri di Malta, di giusti zia, e riconosciuti di nobiltà generosa dalla R. Commissione dei Titoli di nobiltà, nel 1859, ad occasione della prova del sig. Gio. Battista Bolognini, aspirante a R. Guardia del Corpo (R. Archivio di Stato, Napoli, Verbali R. Commissione dei Titoli, volu me XII, pag. 479); e nel 1860, nella prova dell'aspirante, pure a R. Guardia del Cor po, Giulio Cesare de Regina (vol. XIII de PAGINA 869 gli stessi Verbali, pag. 225). Nella prima metà del secolo scorso don Carlo de Vera d'Aragona fu abate di Montecassino. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff, Nob. Ital. coi titoli di principe di Caposele, du ca di Verzino, duca di Carinari; e nel ra mo secondogenito (per successione Proto) coi titoli di principe di Colubrano, duca di Alvito, predicati Morcone, Formicola, Atina, Belmonte, Campoli, Gallinaro, Pi cinisco, Posta S. Donato, Vicalvi e Sette frati, ed è rappresentata da EMILIO, prin cipe di Caposele, duca di Verzino, duca di Carinari, succeduto al germano don Luigi (n. 30 maggio 1853, † 1931), n. Napoli 28 luglio 1858, di Giuseppe (n. 4 marzo 1817, † 31 maggio 1866) e della nobile Anna Capomazza; spos. con Emilia Ermini. Figlia: Renata, n. 15 luglio 1918. Fratello: RANIERI, tenente colonnello di cavalleria a riposo, principe di Colubrano, duca di Alvito, nobile col predicato di Morcone, Formicola, Atina, Belmonte, Campoli, Gallinaro, Picinisco, Posta San Donato, Vicalvi e Settefrati (maritali no mine), D. M. 25 novembre 1899, n. Napoli 13 luglio 1864, spos. Lucca 8 settembre 1899 con D. Maria Dolorita Proto, prin cipessa di Colubrano, ecc., n. Napoli 13 febbraio 1871, figlia di Carlo Alberto (t 1875) e di D. Sara Starace, da cui: CARLO ALBERTO, n. Bologna 8 settembre 1892 (con R. D. 7 marzo 1929 autorizzato ad usare il titolo di duca di Alvito durante la vita della madre). R. console di S. M., са pitano di complemento del R. Esercito; sp. con Maria Camilla dei marchesi Man si (già Orsetti); GUIDO, capitano degli Al pini, n. Napoli 6 gennaio 1895, tre volte ferito nella grande guerra e tre volte de corato al valore, morto 16 dicembre 1917 combattendo sul Grappa; UGo, ufficiale di fanteria, n. ivi 27 novembre 1897, morto anch'egli in guerra, valorosamente com battendo il 10 giugoo 1917; Anna, n. Ro ma 24 giugno 1901, spos. 25 aprile 1928 con Agostino nobile Cavalcabò; DIEGO, n. Napoli 20 agosto 1904, sottotenente di complemento, spos. II dicembre 1929 con Livia Zezza; INIGO, n. Lodi 13 aprile 1907, dottore in chimica industriale; Margherita, n. Viareggio 4 dicembre 1914. PAGINA 870 Figlio di Carlo Alberto: GIAN RANIERI, n. 18 maggio 1924. Figlio di Diego: RAMIRO, n. 22 dic. 1932. Altro ramo discendente da DOMENICO (n. 2 luglio 1815) e dalla nobile Maria Francesca de Martino di Montegiordano; MARIANO, n. 2 agosto 1850. Sorelle: Maria, n. 28 ottobre 1852; Giuseppa, n. 29 agosto 1863. f. f. p. di s. * VERANI MASIN. CIMIERO : Un alcione. ARMA: Partito : nel 1° d'argento ⚫alla rosa, al na turale, gambuta e fogliata (Vera ni); nel 2º ma reggiato di verde ed'argento, a tre scogli del secon do, uscenti e male ordinati (Masin). Мотто : Tranquillus in undis. DIMORA : Torino. Famiglia oriunda da Nizza Mare, alla quale appartenne GUGLIELMO, che fu con sigliere uditore generale delle galere (1627) . Da costui nacque GIOVANNI CESA RE, che fu avvocato e procred GUGLIELMO ed ONORATO, che furono, come il padre, av vocati. Da Guglielmo nacque ANTONIO FRANCESCO, che ebbe le cariche di inten dente generale dell'artiglieria, fabbriche e fortificazioni, e di intendente di Biella (1729), e che fu infeudato di Vandorno (Biella) il 29 ottobre 1751 e investito col titolo comitale il 17 successivo dicembre, feudo che cedette (R. Assenso 4 marzo 1757) per donazione a Felice Mondella di Biella. L'avvocato Onorato († 1735) sposò Giovanna Elisabetta, di Carlo Ma sin signore di Castelnuovo. Estinta la fa miglia Masin, succedette nel feudo di Ca stelnuovo Giovanna Elisabetta, a norma del testamento paterno dell'11 dicembre 1666. Dalle citate nozze nacquero Gu GLIELMO E CARLO ANDREA, rispettivamente stipiti di due linee, alla prima delle quali appartenne PIETRO GIUSEPPE, che ebbe la LETTERAV erezione di Castelnuovo in baronia il 19 marzo 1776, del quale feudo fu investito il 21 successivo maggio, e alla seconda ap partenne ANDREA BALDASSARRE (n. 7 luglio 1730; † 27 marzo 1798), che pure ottenne l'erezione di Castelnuovo in baronia il 19 marzo e l'investitura il 21 maggio 1776. La prima linea ebbe fine coi due fratelli ONORATO (n. Nizza, 6 dicembre 1839; † To rino, 1° luglio 1895), che fu maggior gene rale, e GUGLIELMO (n. 1846; † 1896), che fu ufficiale dei carabinieri, figli di Carlo. Della seconda linea, Andrea Baldassarre ebbe per figlio FRANCESCO (n. 10 agosto 1774; † 1834), che dalle sue nozze (1804) con Maria, del senatore Gaspare Berardi, ebbe, fra gli altri, LUIGI (n. 19 settembre 1805; † 28 febbraio 1878), che fu contram miraglio, EUGENIO (n. 8 agosto 1810; † Torino, 24 aprile 1858), che fu caposezione al Ministero dell'Interno, ENRICO (n. Niz za, 29 marzo 1817; † Modena, 24 febbraio 1901) e FELICE (n. Nizza, 17 marzo 1820), che fu maggior generale. Enrico, che fu riconosciuto nel titolo comitale con D. M. 2 maggio 1879, ebbe dalle sue nozze (1854) con Costanza, di Francesco Milon de Ve raillon, Francesca (n. Nizza, 26 ottobre 1855) , FELICE (n. Nizza, 26 settembre 1856), che fu ufficiale di cavalleria e che dalla sua consorte Elena, di Enea Bigna mi, ebbe per figlia Carlotta (n. Milano, 5 settembre 1889), CARLO (n. Torino, 8 mag gio 1862), che è colonnello, Maria Paola (n. Milano, 6 dicembre 1863), moglie di Vittorio Staglieno, e ALFONSO. Carlo sposò Claudia Comolli, e sono suoi figli Alessandrina e ALFREDO (n. Tromel lo, 8 giugno 1897) . La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Castelnuovo (Nizza) (mpr.), in persona di CARLO, di Enrico, di Francesco. Figli: Alessandrina, ALFREDO. Fratelli: Francesca, FELICE †, Maria Paola, ALFONSO. Figlia di Felice: Carlotta. Figli di Alfonso: Amalia, ENRICO. 1. b. VERANI BORGUCCI vedi BORGUCCI VERANI. LETTERA V VERARDI. vente dal terreno di verde. DIMORA: Sicilia. Famiglia siciliana e precisamente di Messina. ANTONIO Verardi si segnalò nel 1743 nella pestilenza che afflisse la sua cit tà, sostenne le cariche di giudice della R. Udienza, delle Appellazioni, della Gran Corte e di Ministro della R. Azienda e nei terribili terremoti del 1783 tanto si rese be nemerito da meritarsi il titolo di padre del la patria. Per le sue benemerenze re Ferdi nando IV con privilegio del 1788 lo decorò del titolo di marchese (mpr ) . L'ultima discendente di questa casa fu GIUSEPPA MARIA che sposò Giacomo Lo teta al quale passò il titolo di marchese. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di marchese (mpr.), in persona dei discenden ti da ANTONINO, ultimo investito il 16 mar zo 1812 (vedi Loteta) . v. S. * VERDUN. GGG ARMA: D'oro, a due bande di rosso, col capo d'argento, cuci to, carico di tre lettere G di ros so, ordinate in fascia. (Ricono scimento 1879). DIMORA : Villa franca Piemonte eTorino. Famiglia oriunda da Villafranca Pie monte, con memorie dagli inizi del seco PAGINA 871 lo XV. GIOVENALE, che era notaio a Villa franca, acquistò punti di Cantogno il 29 ARMA: D'azzurro al braccio sini stro di carnagio ne, uscente dal lato destro, te nente un cuore infiammato di rosso, ed accom pagnato inferior mente a sinistra da un leone d'o ro, rivolto, mo agosto 1613 da Tommaso Cerruti; altri punti ne acquistò il figlio suo MICHELE ANTONIO, che fu tesoriere della provincia di Pinerolo, il 29 aprile 1613, ottenendone l'investitura l'11 gennaio 1624. PAOLO GIUSEPPE (n. Villafranca, 5 novembre 1767; † ivi, 28 ottobre 1839), figlio dell'av vocato Tommaso Felice, sposò (1788) Ma rianna, di Gaetano Donaudi di S. Nicolao, e da queste nozze nacquero : CARLO, che fu maggiore di fanteria, e LORENZO IGNA ZIO (n. Villafranca, 24 aprile 1801; † Sa luzzo, 19 maggio 1842), che fu avvocato. Lorenzo Ignazio sposò (1824) Angela Ma ria Porro, e furono suoi figli PIO, PAOLO GIUSEPPE E DOMENICO, che il 16 aprile 1879 furono riconosciuti nel titolo di no bile dei signori di Cantogno. Paolo Giuseppe (n. Torino, 6 giugno 1836) ebbe rinnovato, con Decreto Luogo tenenziale 29 giugno 1916 e RR. LL. PP. 6 settembre 1917, il titolo di conte di Valle San Nicolao proveniente dalla famiglia Donaudi, alla quale apparteneva la sua ava. Dalle sue nozze con Maria Roberti nacque in Roma, il 14 aprile 1886, PAOLO, che sposò Marianna, del conte Alessio Vi tale di Paglières. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte di Valle San Nico lao (mpr.), nobile dei signori di Cantogno (mf.), in persona di PAOLO, di Paolo Giu seppe, di Lorenzo. Figlie: Eufrasia, Ludovica. l. b. VERDUN. ARMA : D'oro, a due bande di rosso; col capo d'argento, cuci to, carico di tre lettere G di ros so, ordinate in fascia. (Ricono scimento 1879). DIMORA : Torino. Ramo ultrogeni to della precedente GGG PAGINA 872 famiglia. DoMENICO (n. Saluzzo, 2 novem bre 1839), di Lorenzo Ignazio, che fu te nente colonnello, e fu insignito di meda glia d'argento al valor militare, ebbe per figlio LORENZO (n. 7 dicembre 1868), che sposò Maria Bidasio. Da lui trae origine la discendenza presente. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile dei signori di Can togno (mf.), in persona di LORENZO, di Do menico, di Lorenzo. Figli: EUGENIO, Emilia, FRANCO, Lu CIANO. Sorella: Stefania. Figlio di Eugenio: LORENZO. * VERDUZIO. l. b. ARMA: D'argento all'albero di gel SO al naturale nodrito sulla campagna di verde. DIMORA : Roma e Napoli. Famiglia origi naria da Sessa, ri cevuta nel S. M. Ordine di Malta, per giustizia, come quarto della famiglia Masola, nel 1779 (Gran Magistero, Roma, 65, Priorato di Napoli, ed Alberi Genealo gici, n. 507); passata in Convento, nel 1797, quarto ava materna del cav. Bona ventura d'Afflitto, avendone fatta la prova, per dispensa Pontificia, solamente dal 1619. Venne riconosciuta nobile (mf.) nel Regno con DD. PP. 27 febbraio 1927 e 29 novem bre 1928. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rappre sentata da RODOLFO, aiutante di campo ge nerale di S. M. il Re, comm. dei SS. Mau rizio e Lazzaro, della Legion d'Onore di prima classe, ecc., generale del Genio A reonautico, ingegnere civile, docente in co struzioni areonautiche, camp. di guerra 1915-16-17; n. Napoli 7 marzo 1881, di Vin cenzo (n. 20 giugno 1834, † 9 gennaio 1912) e di Carlotta Colella (n. 1852, † 6 LETTERA V febbraio 1915); spos. 25 novembre 1908 con Maria Luisa Monti [Roma, via Giuseppe Ferrari, 2] . Figli: Clara Maria, n. Roma 9 luglio 1911 ; Francesca Maria, n. Napoli 9 settem bre 1912; MARIO, n. Roma 14 maggio 1916; PAOLO MARIA, n. Roma 29 settembre 1919; Viviana, n. Roma 10 marzo 1923. Fratelli: LEONE, cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro, tenente colonnello di artiglieria, ing. civile, n. Roma II aprile 1885; spos. 25 giugno 1910 con Rosita Mirone; Ester, n. Salerno 19 marzo 1887, spos. 29 giugno 1913 con l'avv. Francesco Altieri, Figli di Leone: a) EUGENIO, n. La Spe zia 22 aprile 1911; b) Maria Carla, n. Ro ma 17 novembre 1912; c) Anna Maria, n. Roma 14 ottobre 1915; d) Elena, n. Roma 10 febbraio 1920; e) ALBERTO, n. Roma 20 agosto 1924. Zio (nato dal matrimonio dell'avo Giu seppe, n. 17 agosto 1788, † 1869, con Ca rolina Denza, n. 1801, † 1874) : 'LUIGI, n. Napoli 29 agosto 1829, † 1896, spos. con Maria Giuseppa Bissanti. Figlio: ORESTE, n. Napoli 14 novembre 1868, spos. 14 novembre 1900 con Emilia Battimelli. Figli di Oreste: Ada, n. Napoli 29 no vembre 1901; LUIGI, n. Napoli 2 gennaio 1910; Lidia, n. Napoli 30 novembre 1912. f. f. p. di s. * VERGARA CAFFARELLI. ARMA: Troncato : nel 1º di rosso al castello di tre torri di argento merlato, aperto e finestrato di ne ro; nel 2º parti to: a destra di azzurro al leone d'oro, a sinistra fasciato cuneato di rosso e d'oro, caricato di un'aquila bicipite di nero, coronata dello stesso sulle due teste attraversante sulla partizione. DIMORA : Palermo. Famiglia palermitana, del secolo XIV e che si vuole di origine spagnuola e poi pas LETTERA sata da Napoli in Sicilia sin dal 1381 e sta bilitasi in Palermo con un FRANCESCO. L'imperatore Carlo VI con diploma 30 di cembre 1724 creò i Vergara duchi di Craco e re Ferdinando III con R. Assenso 27 ot tobre 1780 trasferì il titolo di marchese già imposto sul feudo di Comignano in Terra di Lavoro su quello omonimo nell'Abruz zo Ultra. Con D. M. del dicembre 1875, FORTUNATO Vergara fu riconosciuto nei ti toli di duca di Craco e marchese di Comi gnano trasmissibile ai discendenti in linea e con ordine di primogenitura e colla pre rogativa del sesso, quale discendente da FRANCESCO, ultimo intestatario dei predetti feudi. Detto Fortunato (n. 11 maggio 1833, † 3 luglio 1928 e marito di Marianna Ata nasia), fu sindaco di Palermo, direttore ge nerale del Banco di Sicilia, decorato di me daglia d'oro per i benemeriti della salute pubblica e della medaglia d'argento al va lor civile. Inoltre con LL. PP. Luogotenenziali del 18 aprile 1918 di Assenso fu autorizzato ad assumere il titolo di marchese di Savo chetta per provenienza Barrile. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di duca di Craco (mpr.), (ric. 1875), marchese di Comignano (mpr.), marchese di Savochetta (mpr.), in perso na di: Ramo primogenito (ric. D. P. 2 agosto 1929). DOMENICO, di Fortunato, di Disma, di Francesco, n. Palermo 4 giugno 1861, sp. 29 aprile 1903 con Amalia Calvello. Fratelli: DISMA, n. Palermo, 10 luglio 1863, spos. in prime nozze con Giuseppina Salvo, di Pietraganzili e in seconde nozze con Concetta Pasqualino ved. Aliata; ER NESTO, n. Palermo, 20 gennaio 1895, sotto prefetto a riposo; ROBERTO, n. ivi, 24 luglio 1866; CORRADO, n. ivi, 4 marzo 1874, spos. ivi, 24 ottobre 1912 con Maria Cupano Villanova; Maria, n. Palermo, 30 gennaio 1876. Figlio di Corrado: FORTUNATO, n. Paler mo, 23 gennaio 1914. Ramo secondogenito (Ric. D. P. 22 ottobre 1925) . Iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital. coi titoli di nobile dei duchi di Craco PAGINA 873 (mf.), nobile dei marchesi di Comignano (mf.), nobile dei marchesi di Savochetta (mf. ) in persona di CARLO, di Niccolò An tonio, n. Portici, 12 febbraio 1877, spos. a Civitavecchia, 7 giugno 1906 con Ada Ron chey. Figli: ERNESTO, n. Portici, 19 aprile 1907; EUGENIO, n. Civitavecchia, 8 marzo 1909; GIORGIO, n. ivi, 31 marzo 1912, Noe mi, n. Pozzuoli, 5 settembre 1918. VERGELLESE. ARMA: D'azzurro a tre bande d'ar gento. DIMORA: Padova e Venezia. Famiglia vene ziana ascritta alla nobiltà di Padova nel 1733 e confer mata nobile con S. R. 14 maggio V. S. 1818. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Padova) (mf.), in persona dell'ultimo riconosciuto Gio VANNI GIULIO, di Rodolfo (1841) . b. c. VERGERIO. ARMA: D'azzurro alla fascia d'ar gento squamata ed ermellinata di nero. Alias: Di azzurro alla fascia d'ar gento squamata ed ermellinata di nero ed accom pagnata in capo da una crocetta patente di nero. Alias: D'azzurro a sei gigli d'oro posti 3, 2, 1; col capo di argento carico d'una crocetta scorciata d'oro. DIMORA : Lentiai e Valdobbiadene. Antichissimo ceppo dei dinasti della contea di Cesana. ALBERTINO, GABRIELE e PAGINA 874 + ottenuta poi da PASSAGUERRA nel 1354 da Carlo IV; da VITTORE, nel 1389, da Gian Galeazzo Visconti e finalmente, nel 1404, dal Senato Veneto. I conti di Cesana con l'andare del tempo si divisero in molti ra mi e la prima suddivisione fra i fratelli di Vergerio aveva dato luogo a due altre ca sate, i Colle ed i Mozzi, mentre un Loren zo della linea di Vergerio, nel 1468, es sendo egli soprannominato Rubeo, aveva originato i de Rubeis. Molti, sia de Rubeis che Vergerio, cе dettero i loro carati, per cui al cadere del dominio veneto i conti di Cesana non era no più tutti del medesimo sangue, ma un condominio consortile di ben quaranta fa miglie diverse, delle quali soltanto quattro discendenti dai primi investiti. I Vergerio sostennero con gli altri con sorti aspre liti per la difesa dei loro do mini e notissima fu quella lite, del 1370, contro il vescovo di Feltre che era stato in vestito da Carlo IV della contea, lite che terminò con la vittoria dei Consorti. Questa famiglia che non aveva avuta la conferma dei titoli dal Governo austriaco, fu iscritta nell'Elenco Regionale col titolo di nobile e conte di Cesana. LETTERAV SATILLO di Zumel le, signori della Val di Salce e S. Bartolomeo nel bel lunese, il 21 di cembre dell'anno 1175 acquistarono il feudo di Cesana daGuglielmo Cam posampiero. Da Al bertino discese VERGERIO, che ori ginò la linea dei conti di Cesana e che ritenne come cognome il nome del capostipite. Ez ZELINO Vergerio, nel 1311, fu con fermato nel feudo da Enrico VII e PIETRO pure inve stito nel 1321 da Can Grande della Scala, reinvestitura La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf ), conte di Ce sana (m.), in persona di VITTORINO, di Luigi, di Giovanni Antonio, di Carlo Giu seppe, di Carlo Cesare. Figli: LUIGI. Zii: SIGISMONDO E GIUSEPPE. Figli di Sigismondo: ATTILIO E FRANCE SCO. Figli di Giuseppe: LUIGI, GIOVANNI, Ma ria, Filomena. Figli di Attilio: SIGISMONDO. b. c. VERITA POETA. ARMA: D'azzurro allo scaglione ac compagnato da tre stelle di otto raggi, il tutto d'oro. CIMIERO : Una te sta d'aquila d'ar gento tenente col : rostro tre fol gori d'oro. Мотто: A verita te nomen. DIMORA: Verona. Antica famiglia veronese ascritta a quel nobile Consiglio fin dal 1406 nella persona di ANTONIO; ma prima d'allora era già no ta in Verona come ragguardevole e la si voleva di origine bolognese. Nel campione dell'estimo troviamo nel 1595 un MARCUS qualificato comes, quello stesso che risul ta dagli Elenchi Consigliari del 1600 quali ficato con tale titolo. Sia negli Elenchi Consigliari, che nel citato campione, molti altri Verità hanno la stessa qualifica. Il ti tolo comitale non fu conferito a questa casa che il 26 agosto 1778 per ducale dei doge Mocenigo, ducale che convalidava il contratto col fisco mediante il quale le de cime della villa di S. Giorgio furono erette in feudo. Altra linea aveva giurisdizione sulla Selva di Progno. La linea attuale dei Verità aggiunse al proprio nome quello di Poeta per soprannome popolare venuto dal l'amore per la poesia di uno dei suoi mem bri, nome che cominciò, per quanto con sti, intorno al 1425. LETTERA Questa famiglia ottenne la conferma del l'avita nobiltà con S. R. 4 giugno 1820. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (di Verona) (mf.), conte (m.), in persona di MARC'ANTONIO, n. S. Pietro Incariano 14 agosto 1872, di Giacomo (n. 25 luglio 1824, † 22 novem bre 1895), di Giovanni, e di Giuseppina Biasi; spos. 12 maggio 1900 con Rosa Jacob. 1 Figli: RENATO, n. Taranto II marzo 1901; GIORGIO, n. Rovereto 26 settembre 1903. Fratelli: GIOVANNI, n. S. Pietro Incaria no 28 febbraio 1874, spos. Io settembre 1904 con Anna Nuvoloni dei conti di Ro veggia; GIUSEPPE. b. c. ** VERME (DAI). ARMA: Inquarta to: nel 1º e 4º fasciato di 8 pez zi di rosso e di argento (che è d'Ungheria), la 2ª fascia rossa caricata di una palla d'oro, alla bordura dentata dello stesso; nel 2º e 3º fasciato di 4 pezzi d'azzurro e d'argento (Dai Verme). Per decreto 4 agosto 1770 Co dice Araldico Lombardo, pag. 24). CIMIERO : Il capo e collo di un mostro di argento, collarinato d'oro, accostato da un braccio vestito di rosso, con tre cor doni d'argento accollati in sbarra, tenen te con la mano di carnagione due nastri di rosso, legati al collare del mostro. Alias: Un busto di drago terminante in un braccio umano tenente con una catena d'oro il collo del drago. DIMORA : Milano. Illustre e celebre famiglia originaria da Verona, potente già nel secolo XIII. Fu ascritta al patriziato veneto nel 1357; fu ricevuta negli ordini di S. Stefano edi Malta, aggregata ai patriziati di Milano, Verona, Pavia, Vicenza e Napoli; ebbe in feudo il castello di Monguzzo nella pieve PAGINA 875 di Incino nel 1366, Corte Genesina e Rocca d'Olcese nel 1378, Valle Pecorara nel 1380, Valle Romagnese, Corte Brugnatella, la pieve d'Incino e la Valsassina nel 1383, Zavatarello nel 1385, Ruino nel 1387, Tre becco nel 1391, Paviglio nel 1399, Fortu nago nel 1400, Rogarola nel 1405. Con di ploma 2 ottobre 1433, l'imperatore Sigi smondo concesse a LUIGI Dal Verme e ai suoi discendenti legittimi il feudo di San guinetto e dipendenze nel veronese col ti tolo di conte del S. R. I. Gli concesse, inoltre, per rendergli sommo onore, la fa coltà di aggiungere alle fasce d'azzurro e d'argento della sua arma gentilizia il fa sciato di rosso e di argento d'Ungheria cinto d'una bordura dentata d'oro e con una palla dello stesso sulla seconda fascia. Tre anni dopo (23 marzo 1436) Filippo Maria Visconti, duca di Milano, concesse allo stesso Luigi il feudo di Bobbio, Vo ghera e Castel S. Giovanni. Nel 1430 PE TERLINO, fratello del predetto Luigi, fu in vestito dal duca Filippo Maria della terza parte del marchesato di Varzi nella Luni giana; nel 1449 lo stesso Luigi acquistò il condominio del marchesato di Pietragavi na. Tra i conti e militi creati nel 1450 da Francesco I Sforza « in sollemnitate appre hensionis ducatus sui » PIETRO Dal Verme è il sesto, dopo Galeazzo Maria e Ales sandro Sforza, Roberto Sanseverino, Tri stano Sforza ed Evangelista Gonzaga (cfr. atto 22 marzo 1450 in Archivio di Stato in Milano, Archivio Sforzesco, Trattati, alla data). Nel 1533 Francesco II Sforza eresse in contea il feudo di Bobbio. Con decreto 4 agosto 1770 il Tribunale Araldico Lombar do ordinò che lo stemma dei conti ANTONIO e PIETRO, fratelli Dal Verme, figli del conte Giacomo, fosse delineato nel Codice Aral dico, avendo essi dimostrato di essere com presi nel Catalogo dei Titolati redatto dal Magistrato Camerale. Con Sovrana Risolu zione 9 novembre 1816, FRANCESCO, figlio del predetto Antonio, ottenne la conferma dell'antica nobiltà e del titolo di conte. In fine, con Decreto Ministeriale to maggio 1900, ANTONIO, di Carlo, di Antonio, ot tenne il riconoscimento dei titoli di conte di Bobbio con Corte Brugnatella e Roma gnese (m.), di signore di Pietra Gavina con Ruino e Caminata, Trebecco e Zavatarello PAGINA 876 (m.), di conte del S. R. I. (mf.) e di conte di Sanguinetto (m.). La genealogia, secondo il Litta, risale fino ad un NICOLA, che nel 1266, come uno dei principali esponenti della fazione guel fa di Verona, sua patria, fu dai concitta dini inviato al congresso delle città lom barde a Mozio. Da Nicola nacque BONA VENTURA, citato fra i testimoni nell'atto ce lebrato a Verona il 28 marzo 1253, con cui Ezzelino da Romano concesse in feudo a Sodegerio de Tito la metà del castello di Dosso e Monte d'Arco, e ricordato come podestà di Cerea nel 1257. NICOLA, figlio di Bonaventura, dottore collegiato di Ve rona nel 1272, fu podestà di Bergamo nel 1279 e nel 1292. Ebbe due figli: PIETRO e GIACOMO. Questi diè origine ad un ramo della famiglia che ebbe la signoria di Ba gnolo nel Vicentino e di Correggio nel Veronese e si estinse verso la metà del se colo XV; Pietro, invece, diè origine ad un altro ramo molto più vitale, che al princi pio del secolo XVI si divise ancora in due rami, di cui uno è quello di Milano, l'altro è quello di Piacenza. Al ramo di Milano appartengono gli attuali titolari delle no bilissime tradizioni familiari. Pietro fu po destà di Lucca nel 1316, capitano del po polo di Parma nel 1317, podestà di Bassa no nel 1323, podestà di Treviso nel 1329 per Cangrande della Scala e per il di lui successore Alberto, ambasciatore del signo re della Marca Trevigiana a Ferrara nel 1336, governatore di Verona, difensore va loroso di Monselice, ambasciatore a Parma nel 1339. Da Pietro nacquero tre figli, tra i quali si distinse LUCHINO, valoroso con dottiero, che nel 1342 fu al servizio di Ma stino della Scala nella guerra di Lucca e poi passò agli stipendi dei Visconti, cele brato per la spedizione di Candia, che espugnò nel 1364, riducendola alla sogge zione della repubblica di Venezia. JACOPO, figlio di Luchino e della sua prima moglie Jacopa de' Malvesini (la seconda fu Bea trice da Enzola, di Tomaso, di Parma), su però suo padre nella gloria militare. Fu quasi sempre al servizio dei Visconti e del la repubblica di Venezia e morì nel 1409, dopo aver portato la sua famiglia ad un al tissimo grado di potenza. Da Cia degli Ubaldini di Firenze ebbe il figlio LUIGI, LETTERA V che seguì le tradizioni del padre e dell'a vo come condottiero. Sposò in seconde nozze Luchina, figlia del famoso conte di Carmagnola, e da lei ebbe il figlio PIETRO, nominato nell'elenco dei conti e militi crea ti da Francesco I Sforza nel 1450. La vita di questo Pietro, non ancora completa mente delineata, è un vero e proprio ro manzo, che ebbe inizio quando egli rifiutò di sposare Chiara Sforza, figlia naturale di Galeazzo Maria, duca di Milano, e terminò a Voghera il 17 ottobre 1485,giorno in cui lo stesso Pietro cadde vittima del veleno fattogli propinare da Lodovico il Moro. Fratello di Pietro fu TADDEO, che nel 1485 fu ridotto a grandi ristrettezze dallo stesso Lodovico il Moro. Da lui nacquero MARCO ANTONIO E FEDERICO, il primo capo del ra mo di Milano, il secondo di quello di Pia cenza. Marco Antonio, come già suo pa dre e suo zio, subì le persecuzioni di Lo dovico Maria Sforza; ma quando iFrancesi incominciarono a minacciare il ducato di Milano, lo Sforza s'accorse dell'errore com messo perseguitando i Dal Verme, che tanto avevano benemeritato da suo padre, e restituì le loro terre. In segno di ricono scenza, Marco Antonio adunò milizie in favore dello Sforza; ma la vittoria di Luigi XII gli procurò nuove persecuzioni, finchè la lega di Giulio II nel 1512 scacciò i Fran cesi dalla Lombardia. Dopo la vittoria di Marignano, i Francesi, ritornati in Lont bardia, lo spogliarono per la terza volta di tutti i suoi beni; poi la restituzione del ducato di Milano agli Sforza nel 1521 po se fine a tante vicissitudini e il Dal Verme potè ricuperare tutto ciò che gli era stato tolto. Da Marco Antonio e da sua moglie Ippolita Visconti Borromeo del conte Lo dovico, il 4 giugno 1564 nacque ERCOLE, che sposò Monica Corti e tra gli altri figli ebbe GACOMO, uomo pio (1614-1665), che si dedicò esclusivamente agli affari fami liari. Da Giacomo e da sua moglie Giulia Botta, figlia del marchese Giacomo, di Pa via, venne in luce ANTONIO (1647-1695), che fu marito di Margherita Borromeo del conte Renato e padre di quel GIACOMO (1676-1753) , dal quale nacquero i fratelli PIETRO E ANTONIO precedentemente ricor dati a proposito del decreto 4 agosto 1770, con cui il Tribunale Araldico ne fece de LETTERA lineare lo stemma nel Codice Araldico Lombardo. ANTONIO (1709-1790), sposò Ca milla, figlia del conte Costanzo Taverna, dalla quale ebbe FRANCESCO VITALIANO (n. 1758, † 1832), noto per i suoi viaggi negli Stati Uniti. Da Francesco Vitaliano e da sua moglie, che fu Maria Taverna, figlia del conte Lorenzo, discendono tutti gli at tuali inscritti nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital., coi tito li di conte del S. R. I. (m.), conte di San guineto (m.), conte di Bobbio con Corte Brugnatella e Romagnese (m.), signore di Pietra Gavina, di Zavatarello, Ruino, Tre becco e Caminata (m.), trattamento di don e donna. Essi sono : ANTONIO, n. Milano, S. Maria della Por ta, 16 luglio 1847: spos. Milano, 9 luglio 1869 con donna Maria Cornaggia Medici dei marchesi della Castellanza e Cascina del Gesù, figlio di Carlo (n. Milano, S. Ma ria alla Porta, 27 agosto 1798, † Milano, 20 gennaio 1876; spos. 7 marzo 1835 con Teresa Attendolo Bolognini di Idelfonso, conte di S. Angelo), primogenito di Fran cesco Vitaliano. Figli: GIUSEPPE, n. Milano, 17 dicembre 1872; spos. Milano, 2 luglio 1900 con Ca rolina Radice-Fossati; Luigia, n. Milano, 10 luglio 1874; CAMILLO, n. Milano, 30 gennaio 1878. Sorella: Camilla, n. Milano, S. Maria al. la Porta, 18 marzo 1845, spos. 2 giugno 1872 al marchese Antonio Cavriani, cava liere dell'Ordine di Malta. Figli di Giuseppe: Maria Eugenia, n. ro luglio 1901; Maria Antonia, n. 21 settem bre 1902; ANTONIO, n. 4 settembre 1904; Maria Luigia; GIAN CARLO, n. Musocco, 18 maggio 1908; Maria Teresa, n. Milano, 6 gennaio 1910; LODOVICO, n. Merate, 25 agosto IQII. Discendenti dal secondogenito di Fran cesco Vitaliano: Elisa, n. Milano, S. Ales sandro, 29 dicembre 1857, spos. 13 settem bre 1885 al conte Gaetano Porro Schiaffi nati, figlia di Giorgio (n. Milano, S. Maria alla Porta, 27 aprile 1832, † 1908; spos. 2 settembre 1856 con Adele Radice, di An drea), di Giacomo (n. Milano, S. Maria alla Porta, 10 dicembre 1801, † 18 marzo 1891; spos. 25 marzo 1831 con Elisa Webs ter, di Londra), di Francesco Vitaliano. PAGINA 877 Sorella: Cia, n. Milano, S. Alessandro, 25 maggio 1862. Discendenti dal terzogenito di Francesco Vitaliano: CARLO, n. Milano, S. Maria alla Porta, 6 aprile 1848, +17 luglio 1929; spos. prime nozze, to aprile 1879, con la nobile Vittoria Porta Spinola; seconde, rº maggio 1881, con la nobile Maria Cattaneo della Volta del marchese Giuseppe, patrizio ge novese; figlio di Luigi (n. Milano, S. Ma ria alla Porta, 9 novembre 1807, † 4 ot tobre 1877; spos. con Vittoria Attendolo Bolognini), di Francesco Vitaliano. Figli: LUIGI, n. Milano, 28 marzo 1883, spos. Milano, 2 maggio 1911 con la nobile Carmela Lurani Cernuschi; GIUSEPPE, n. Milano, 1º marzo 1884; spos. Milano, 9 maggio 1914 con Ernestina Gavazzi; Ma ria, n. Milano, 25 novembre 1887; Giovan na, n. Milano, 30 agosto 1889; spos. 1º ot tobre 1914 al dott. Francesco Casareto di Genova. Sorelle: Antonia, n. Milano, 13 ottobre 1842; Francesca, n. Milano, 21 febbraio 1850; spos. 29 aprile 1878 al conte Paolo Parravicini. Figli di Luigi: Anna Maria, n. Milano, II marzo 1912; LUCHINO, n. Milano, 25 novembre 1913; Eleonora, n. Milano, 31 maggio 1915; Maria Vittoria; MARCO ANTO NIO, n. 2 maggio 1920; Isabella, n. 7 mar ZO 1923. Figli di Giuseppe: CARLO, n. 7 marzo 1915; Ferdinanda, n. 2 febbraio 1917; Ip polita, n. 28 luglio 1918; PIETRO, n. 4 lu glio 1920; JACOPO, n. 23 febbraio 1926. f. f. * VERMIGLI. ARMA: D'azzurro alla fascia d'oro accompagnata in capo da tre stelle dello stesso, ma le ordinate, e in punta da un ra mo di rosa fiori to, bottonato e fogliato al natu rale. DIMORA: Amando la (Ascoli Piceno) . PAGINA 878 Famiglia di Amandola (Ascoli Piceno), che ottenne la nobiltà di Cingoli il 7 giu gno 1788 in persona di Donato; è iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Ital. e nel l'Elenco Nob. Uff. Ital. con il titolo di nobile di Cingoli (mf.), ed è rappresentata da ANTONIO, n. Amandola, 9 settembre 1917 dai furono Ulderico (n. 27 febbraio 1889 et in guerra 14 novembre 1917), е Caterina Ricci Spadoni, tuttora vivente. Sorelle: Enrica, n. Amandola, 23 aprile 1913; Eleonora, n. Amandola, II luglio 1915. p. c. b. o. VERNAGALLO. ARMA : Di rosso al leone d'argento. DIMORA : Sicilia. Famiglia che si crede originaria da Pisa e trasferita in Sicilia nel sec. XIV e precisamente in Palermo con un RANIERI. Dette se natori e pretori e un FRANCESCO PAO LO, fu governatore della nobile Compagnia dei Bianchi di Palermo. Al tempo di Carlo V possedette per breve tempo la città di Caltanisetta e nel 1718 fu investita della baronia di Diesi, di Sparacia e di Dainostu ri . Questa famiglia si ritiene estinta sin dal 1869 ed i suoi beni furono ereditati dalla famiglia D'Angelo. FRANCESCO PAOLO, ri sulta l'ultimo investito del titolo di barone di Diesi, il 12 agosto 1769. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di barone di Diesi (mpr ), in persona dei disc. da Francesco Paolo, su detto. VERNAZZA. V. S. ARMA : D'oro a tre fascie di rosso accompa gnate in capo da un crescente d'argento. DIMORA : Lecce e Castrì. Famiglia originaria da Genova, dove, nel 1528, fu aggregata a quel patriziato; si trasferì in Lecce e vi godette nobiltà. Con LETTERA V Sovrano Privilegio, dell'11 novembre 1719, fu decorata del titolo di duca sul feudo di Castù Guarino, che già possedeva, titolo passato, di poi, in altra famiglia. Ri cevuta, per giusti zia, nell' Ordine Costantiniano, pro vò ancora la sua nobiltà generosa per l'ammissione alle RR. Guardie del Corpo, nel 1849, come quarto del signor CARLO Guarini. (Verbali della R. Comm. dei ti toli, vol. VI, pag. 122, Arch. Napoli). Appartenne a questa famiglia la venera bile Battista. ACHILLE, attuale rappresentante della famiglia, adottato dal suo congiunto duca di Morciano Sigismondo Castromediano di Lymburg, con sentenza del Tribunale di Trani ne aggiunse il cognome, e suole in quartarne le armi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), in persona dei disc. da Andrea, ultimo inte statario di Castrì Guarino nel Cedolario di Terra d'Otranto, in persona di ACHILLE, di Pasquale († Lecce 2 gennaio 1914) e di D. Beatrice Castromediano de Lymburg; spos. 2 febbraio 1910 con la nobile Anna de Raho dei baroni di Cassineto. Figli: ETTORE MARIA SIGISMONDO CHI LIANO; Beatrice; Rosa. f. f. p. di s. * VERNAZZI FONDULO. ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro al leone d'argen to, armato d'oro (Vernazzi) ; nel 2º di rosso al leo ne di argento, impugnante una spada al natura le (Fondulo). SVOLAZZI : Di ar gento, d'azzurro e di verde. LETTERAV DIMORA : Milano. Famiglia cremonese, chiamata antica mente Vernaccia, che diede decurioni e no tari. PINO dei Vernazzi fu celebre capita no del popolo in Parma nel 1285 e in Sie na nel 1290 e podestà in dette città, in Bergamo, Novara, Piacenza, Bologna, Pi stoia, Firenze e Orvieto. VESPASIANO fu insignito del titolo comi tale, trasmissibile ai discendenti maschi, da Ranuccio Farnese, duca di Parma e Pia cenza, con Diploma 16 marzo 1671. La fa miglia Fondulo, cremonese, si innestò e si spense nei Vernazzi col matrimonio di Ma ria (n. 1720, † 1765), ultima di sua casata, con FRANCESCO Vernazzi. Da questo ma trimonio nacque in Cremona, il 20 gen naio 1740, altro VESPASIANO, capitano nel l'esercito austriaco, morto in Cremona il 27 ottobre 1818. Da questi e da Lucia Avo- VERNENGO. gadri nacque a Vienna, nel 1778, altro FRANCESCO, al quale con Sovrana Risolu zione 4 agosto 1820 Francesco I, impera tore d'Austria, confermò l'antica nobiltà; Maria Luigia, duchessa di Parma e Piacen za, con Diploma dato a Ischl il 22 settem bre 1845, gli confermò il titolo comitale con successione mascolina in infinito e in fine Ferdinando I d'Austria, con Sovr. Risol. 26 ottobre 1847, gli concesse di far uso del titolo di conte parmense, da non tradursi mai col titolo di graf, in tutto l'Impero Austriaco. Il predetto Francesco († a Cremona 20 maggio 1856), di Vespasiano, dalla moglie Carolina nobile Marinoni, ebbe GIORGIO CABRINO, n. a Cremona il 28 marzo 1840, al quale con D. M. 9 maggio 1886 furono riconosciuti i titoli di conte e di patrizio di Cremona, trasmissibili ai suoi discen- VERONESE. denti legittimi e naturali, maschi da ma schi, e lo stemma gentilizio sopra descrit to per i discendenti legittimi d'ambo i ses si con burletto e svolazzi d'argento, d'az zurro e di verde. S. M. Umberto I, Re d'I talia, con R. D. dato a Roma il 22 maggio 1887, autorizzò lo stesso Giorgio Cabrino Vernazzi, e i di lui figli FRANCESCO, CABRI NO, STEFANO, CARLO e PINO ad aggiungere al loro cognome quello di Fondulo. Giorgio Cabrino aveva sposato in primi voti ai Bagni di Lucca, il 30 luglio 1871, Adelaide Aspasia, di Guglielmo Archer, PAGINA 879 ufficiale britannico, che gli procreò i no minati Francesco Cabrino e Stefano; vedo vo il 5 ottobre 1876, in secondi voti, il 9 luglio 1882, a Scandolara di Cremona, Marcellina Teresa, di Giovanni Giussani, che gli procreò i nominati Carlo e Pino. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte (m.), trattamento di don e donna, in persona di FRANCESCO CABRINO, di Giorgio Cabrino, di Francesco, n. a Scandolara-Ravara (Cre mona) 29 maggio 1872. Fratelli: STEFANO (†), n. ivi 18 luglio 1876, morto alla battaglia di Abba Garima il 1º marzo 1896; CARLO, n. ivi 23 agosto 1882; PINO, n. Cremona 27 ottobre 1884. V. S. ARMA: ? Famiglia paler mitana del secolo XVIII insignita del titolo di baro ne di Porto e Pen nate spettante ai discendenti di FRANCESCO, che ne fu investito nel 1792. La famiglia è ARMA ? iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Porto e Pennate (mpr.), in per sona di Francesca, di Benedetto, di Fran cesco, in Valdaura. Figlio: GIROLAMO. V. S. ARMA: Inquarta to d'argento e di rosso alla fascia d'azzurro carica di tre stelle di sei raggi d'oro attraversante. DIMORA : Venezia. Famiglia di ar matori di Chiog gia che molto si arricchì col com PAGINA 880 mercio e che si ritiene avesse preso il no me da Verona suo paese d'origine. Passò. poi a Venezia ove i fratelli GIULIO, CARLO e GABRIELE furono aggregati al patriziato veneto con Decreto del Senato II settem bre 1704 per aver offerto 100.000 ducati d'oro alla Repubblica durante la guerra di Candia e di Morea. Personaggio notevole fu SANTE, vissuto nella prima metà del se colo XVIII, vescovo di Padova e cardinale di S. R. Chiesa; GIOVANNI, che fu senatore nel 1797. Questa famiglia fu confermata nobile con S. R. A. 16 dicembre 1817. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio veneto (mf.), N. U., N. D., in persona di BARTOLOMEO, di Carlo, di Bartolomeo Maria, di Pietro. Fi glie: Ernesta, Cornelia. Fratelli: Elisa, CARLO, PIETRO. Figli di Carlo: CARLO, An gela e GIUSEPPE. b. c. VERRUSIO vedi VERUSIO. VERTOVA, VERTUA, ALBERTONI DA VERTOVA, CAPITANI DI VER TOVA. ARMA : D'oro al pino sradicato di 7 rami, sfron dato, il tutto di verde; col capo di azzurro carico di tre stelle di sei raggi d'oro e poste in fascia (Raccolta Paga no, 186. D'Al bertoni o Capi tani di Vertova. Alias: Troncato : nel 1º d'oro alla aquila di nero, linguata di rosso e coronata del campo; nel 2º di rosso al leopardo illeonito d'oro. Lo scudo Sor montato da co rona comitale con l'elmo d'ar LETTERAV gento listato e gigliato di conte e con la collana, il tutto d'oro, e col cimiero ull putto nascente di carnagione, biondo, vestito di verde, il collo listato e la fascia rossa, ed impu gnante con le braccia distese una striscia di tela bianca col motto in lettere romane maiusco le di nero : So la fides. Il cer cine e gli svolaz zi di rosso, nero e oro. Lo scudo sostenuto dalla croce di Malta. (Stemma dei co : Vertova dei Ca pitani di Vertova e dei d'Albertoni da Vertova, concesso da Carlo V nel diplo ma di conte palatino dato il 24 novem bre 1532 ai cavalieri Leonardo e Galeaz zo Vertova. Libro d'Oro di Venezia, 1. 93, c. 187. Stemma al Castello di Co sta di Mezzate presentato per il ricono scimento della nobiltà da Giovan Batti sta q. Girolamo, 4 settembre 1818. Rac colta Manganoni, pag. 69; Pagano, nu mero 638) . Alias: Inquartato nel rº e 4º d'oro, all'a quila di nero e coronata del campo; nel 2º e 3º di rosso, al leopardo illeonito al naturale; con la croce patente d'argento attraversante sugli inquarti; sul tutto l'antico stemma della famiglia (ossia d'Alberton) e cioè d'oro al pino sradi cato e sfogliato di sette rami di verde al naturale, col capo d'azzurro carico di tre stelle d'oro di sei raggi poste in fa scia. Lo scudo sormontato dalla corona comitale e sostenuto ai lati da due putti. (Stemma dei Conti Vertova, al Castello di Costa di Mezzate. Raccolta Camozzi, n. 3088) . Alias: Troncato : nel 1º d'oro all'aquila di LETTERA nero, linguata di rosso; nel 2º di rosso al leopardo illeonito d'oro. (Vertova D'Al bertoni di Pignolo, Brembate e Seriate, creati conti dalla Repubblica Veneta al principio del sec. XVIII). Stemma pre sentato per il riconoscimento della nobil tà da Benigno e Luigi qm. Giuseppe, 4 settembre 1818. Alias: Troncato : nel 1º d'azzurro, all'albe ro di verde sorgente dalla troncatura ed accompagnato ai lati da quattro stelle di sei raggi, due in capo e due in punta; nel 2º di verde al fiume d'argento chiaz zato di verde scorrente in fascia e nel quale nuota un tonno al naturale. (Al bertoni di Cremona, originari di Berga mo. Raccolta Camozzi, n. 3144). Alias: Troncato : nel 1º d'oro all'aquila di nero, linguata di rosso; nel 2º di rosso al leone d'oro. ( Conte Cattaneo del Friuli, Padova e Pordenone, originari di Verto va. Raccolta Camozzi, n. 3168. Capitani della Val di Scalve. Racc. Muletti, 104). La famiglia Vertova è fra le più antiche di Bergamo. Alcuni la fanno derivare dai conti Franchi, altri dai Capitani di Scal ve. Quantunque non sia palese il punto di attacco nelle genealogie, pure sembra at tendibile la tradizione della comune origi ne di queste due famiglie sia per la comu nanza dei nomi propri, sia per quella dei beni nell'alta Val Seriana e particolar mente a Bagnatica ed a Costa di Mezzate, dimostrata da documenti del sec. XII. Ca postipite della famiglia Vertova fu ALBER To D'Albertone, console di Bergamo, de putato ai giuramenti di Lodi (1160) e di Piacenza per la Lega Lombarda e oratore di Bergamo a Costanza (1183), dove sotto scrisse la pace con l'Impero. Vuolsi che egli ottenesse dal Barbarossa il Castello con terreni a Bolghera, confiscato poi dal la Repubblica Veneta per fellonia a CABRI NO Vertova, insieme coi beni ch'egli aveva in Val Seriana. Da questo Albertone ebbe origine il cognome Degli Albertoni, con servato da un ramo della famiglia trasferi tosi in Cremona, un discendente della qua le venne chiamato « Il Vertova ». Del re sto anche i Vertova di Bergamo da tempi remotissimi possedevano beni nel Crema sco. Evidente analogia si trova anche negli stemmi delle due famiglie. PAGINA 881 La famiglia Vertova diede illustri perso naggi alle magistrature, alle prelature ed alla milizia. Diede un vescovo ad Alessan dria della Paglia, parecchi arcipreti e ca nonici alla Cattedrale di Bergamo. Frate CLEMENTE Vertova, teatino, fu confessore dell'imperatore Carlo V, il quale con di ploma 24 novembre 1532 creò conti pala tini e cavalieri aurati i due fratelli LEO NARDO E GALEAZZO. I titoli vennero trascrit ti nel Libro d'Oro dei titolati di Venezia. L'8 aprile 1687 per terminazione del Ma gistrato dei feudi vennero descritti col ti tolo di conti e cavalieri come discendenti dal detto Leonardo, GEROLAMO ed i suoi figli FLAVIO, GIOVAN BATTISTA, CLEMENTE, MARTINO, CARLO, BERNARDO, GALEAZZO e LODOVICO. Nella guerra dei Paesi Bassi, un Verto va ebbe dal general Farnese una spada di onore, che si conserva nell'armeria del Pa lazzo Vertova, ora Camozzi, a Costa di Mezzate. Vestirono l'abito gerosolimitano ANGELO, scomparso nella difesa di Rodi, assediata da Maometto II, GIOVAN BATTI STA, commendatore di Genzone (27 otto bre 1616), ingegnere militare, restauratore delle fortificazioni della Valletta a Malta. Diede grandi prove di valore nelle guerre di Valtellina ed ebbe l'onore di tenere al sacro Fonte battesimale il duca Carlo E manuele di Savoia a nome della Religione. Morì a Malta e fu sepolto nella chiesa di San Giovanni. CRISTOFORO, commendatore di Malta (13 maggio 1645), molto si di stinse nelle Carovane e combattè uell'Ar mata di Savoia. Se ne ammira l'armatura nel Castello di Costa di Mezzate. Il conte GIOVAN BATTISTA fu tra i reggitori della Lombardia dopo la caduta di Napoleone. Questa famiglia si estinse nella prima metà del sec. XIX nei Camozzi de' Gherar di, i quali per maggiorasco istituito dal conte Giambattista, padre di Elisabetta, sposata ad Andrea Camozzi, a favore del figlio di questi, Giovanni Battista, aggiun sero al proprio cognome quello dei Verto va. Il palazzo avito dei conti Vertova era in via Bartolomeo Colleoni, già dei Lanzi, poi Palazzo dei Corrieri Veneti, ora Ca sazza. In seguito fabbricarono un altro pa lazzo in via San Giacomo, e l'ultimo della famiglia, conte ANDREA, comperò presso Araldica 56 PAGINA 882 Porta San Giacomo l'antica casa Brembati che i Camozzi vendettero ai Noli, e dai Noli passò ai Perini. L'antica tomba di fa miglia era nella chiesa di Sant'Agostino; gli ultimi discendenti furono sepolti nella cappella del Castello di Costa di Mezzate. Palazzo e castello avevano a Costa di Mezzate ed a Grumello del Monte. Al principio del sec. XVIII altra famiglia Vertova, ossia i Vertova degli Albertoni, venne aggregata al Consiglio di Bergamo ed ebbe il titolo di conte dalla Repubblica Veneta. Aveva palazzo in via Masone; poi Brembati, in seguito Medolago e da ulti mo Brentani. Aveva pure possessi anche a Seriate ed a Brembate Sotto. Nel Libro dei veri titolati della Serenissima Repubblica Veneta, al n. 322, c. 220, si legge: « Ver « tova De Albertoni. Fattosi riflesso dal << l'Eccellentissimo Senato all'antica nobil <>> e tale rimase per secoli specialmente nelle investiture feudali che poi dovevano pas sare alla conferma del magistrato sui feu LETTERAV di, che in materia aveva poteri della mas sima ampiezza e della massima severità. Non ostante qualche divieto di evidente ca rattere politico impartito dal Senato, mai si negò la suddetta titolatura, cosicchè si viene alla conclusione che tale legittimo titolo sia stato legalmente usato durante il veneto dominio. Era infatti evidente che se il Senato autorizzava i provveditori sopra i feudi a concedere le conferme delle inve stiture, non poteva negare l'esponente ono rifico di quella autorità in nome della qua le le investiture erano fatte. Così il posses so di Stato risultò provato ed il vescovo di Vicenza fu riconosciuto nei suoi titoli tra dizionali di Dux, MARCHIO et COMES. La Mensa è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di duca, marchese, conte, in persona del titolare « pro tempore ». b. c. * VICINO (VICINO PALLAVICINO) . ARMA: D'argento al mastio di due torri, di rosso, merlato alla guelfa; col capo cucito d'oro, al l'aquila nascen te di nero, coro nata del campo. DIMORA : Torino. La famiglia Vi cino è ricordata dai genealogisti genovesi fin dal 1135 nelia persona di ALBERTO. Alcuni vogliono che essa provenga da Milano, altri da Zoagli e Chiavari. Molti di essa coprirono eminenti cariche nella Repubblica di Genova. UGO ed ANSALDO furono fra i firmatari della pace conclusa fra genovesi e pisani; ENRICO firmò quella con Savona nel 1333 e GABRIELE intervenne al giuramento di fe deltà prestato dai genovesi al Duca di Mi lano nel 1488. Un ramo di questa famiglia, in seguito alla congiura dei Fieschi, nel 1550, dovette esulare negli Stati del Duca di Savoia. Es so si stabili a Carrù, poi a Torino, dove rimase anche dopo revocato l'editto di esi lio e dopo d'esser stata nuovamente nel 1576 reiscritta nel Libro d'Oro di Genova. PAGINA 897 In Piemonte coprì alte cariche nell'esercito e nella marina, segnalandosi in opere di beneficenza. Successivamente i rami di Genova si e stinsero, non rimanendo che quelli del Pie monte. La famiglia Vicino figura iscritta nel Libro d'Oro di Genova a pag. 517. Con R. D. di motu proprio dell'8 giugno 1897 fu concesso il titolo di conte (mpr.) a GIORGIO, di Angelo Vicino, che preceden temente coi fratelli FELICE e FRANCESCO MARIA era stato autorizzato ad aggiunge re il cognome Pallavicino con R. D. 4 giu gno 1876. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di GIORGIO, di Giorgio, di Angelo. Fratelli: FELICE e FRANCESCO. Figlie di Felice: Franceline e Virginia. l. r. m. VICO. ARMA : D'azzurro alla rovere no drita su una zol la di terreno er boso, il tutto al naturale, e soste nuta da 2 leon cini d'oro af frontati; col ca po d'oro all'a quila di nero co ronata del cam po (per Decreto 26 giugno 1777 Arald. Lombardo, p. 146). Cod. DIMORA : Milano. Famiglia originaria da Alessandria, sta bilitasi a Pavia nel secolo XIV. Ottenne il riconoscimento della nobiltà con decreto 26 giugno 1777 del Tribunale Araldico in per sona di Giuseppe, di Gio. Battista, di Do menico Gerolamo, il quale ottenne anche la conferma nella revisione nobiliare fatta dall'Austria dopo il periodo Napoleonico ( Sovrana Risoluzione 28 gennaio 1817) . In occasione del riconoscimento del 1777, fu accertata la seguente genealogia, che ri monta agli inizi del secolo XVI. Da FEDERICO, capostipite, vivente nel 1531 , nacque GIO BATTISTA, che fu vice Araldica 57 PAGINA 898 LETTERAV pretore e sindacatore di Alessandria (1565, sole di Viterbo nel sec. XI; la famiglia 1570, 1590) . Suo figlio fu PIETRO FRANCESCO (1594, 1602, 1630), dal quale nacque SIRO, notaio collegiato della città di Pavia (1660, 1669, 1696). Questi acquistò un giuspatronato ec signoreggio Viterbo dal 1080 al 1193 con molte vicende politiche in seguito. Nel 1435 il card. Vitelleschi fece decapitare GIACOMO da Vico confiscando i beni della clesiastico sulla cappella di S. Croce e S. Barbara eretta nell'oratorio di S. Maria dalle mille virtù in Pavia. Da Siro nacque DOMENICO GEROLAMO (n. il 13 settembre 1712) che coprì le cariche di giudice delle strade e di capitano della darsena di Pavia e di tutti i fiumi dello sta to di Milano. Da Domenico Gerolamo e dalla nobile donna Margherita Bescapè, sua moglie, nacque GIUSEPPE, riconosciuto nel 1777 e confermato nel 1817. Questi sposò la nobi le Deidamia Vistarini, figlia del nobile Fer dinando, decurione di Lodi, dalla quale ebbe il figlio GEROLAMO, che sposò Giusep famiglia. I superstiti emigrarono nell'Alta Italia e nel 1456 si trova per primo un AMBROGIO da Vico, di Guglielmo, di Pie tro, tra gli illustri Veronesi, membri del Nobile Consiglio; poi un GIACOMO nel 1458, fino al sec. XVIII in cui si ricorda un CESARE, da cui un GAETANO, che ebbe un figlio CESARE, n. nel 1817 e stabilitosi a Parma nel 1840. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona dei disc. da Cesare (1818), ed è rappresen tata da CESARE, di Vittorio, di Cesare. Sorella: Giulietta. g. d. pa Bottigella e diede i natali agli attuali VICO. inscritti nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col ti tolo di nobile (mf.) e trattamento di don e donna. Essi sono : SIRO, n. Pavia (S. Michele Maggiore), 9 dicembre 1809; FERDINANDO, n. ivi, 28 aprile 1811; LUIGI, n. ivi, II maggio 1812 . VICO (DA). te la torre. f. f. ARMA : D'argento, alla torre di ros so, merlata, di 3 pezzi alla ghi bellina, aperta e finestrata di ne ro, accollata da una vite di ver de, fruttata di rosso, nascente dalla porta e cir condante tre vol DIMORA : Parma. Lo stemma della famiglia Da Vico è tol to dalla « Raccolta dell'Ordine Costanti niano di S. Giorgio in Parma ». Essa è ori ginaria da Vigo, o Vico, località sul lago omonimo, poi detto di Ronciglione nel Vi terbese. Primo si ricorda un VALERIO, con ARMA : D'azzurro, al braccio vesti to di rosso, te nente colla mano di carnagione un ramoscello di leucolo (viole a ciocche), al na turale, fiorito di tre pezzi in rosso 1 e bianco. CIMIERO : Un gi glio d'oro. Мотто: Inter spem et metum. DIMORA : Torino. Originano da Centallo, e FRANCESCO AN TONIO, che era ivi notaio, consegnò l'arma gentilizia nel 1614. Suo nipote, LUIGI, si laureò in leggi, e quindi fu avvocato fisca le a Saluzzo (1729) e successivamente pre fetto a Biella e a Mondovì. Il figlio di co stui, GIUSEPPE († Centallo, 1806), seguì le orme paterne e addottoratosi in leggi, ebbe le cariche di avvocato fiscale a Pallanza (1771), a Vercelli (1774) e a Torino (1782), quindi di prefetto di Susa (1790) e di Tor tona (1795) . Assurse la famiglia al fastigio della nobiltà con FRANCESCO, del citato Giuseppe, il quale ebbe la carica di capi tano d'Armata e venne creato barone il 17 LETTERA maggio 1836. Francesco sposò (1801) Lui sa dei conti Cordero di S. Quintino, e da queste nozze nacquero : GIUSEPPE († Cen tallo, 18 maggio 1865), che fu avvocato, e GIULIO (n. Centallo, 9 settembre 1803; † ivi, 31 agosto 1869), che si addottorò in leggi e fu capitano di cavalleria. Dalle noz ze (1835) di Giulio con Cristina dei baroni Gervasio nacque EMANUELE (n. Torino, 9 novembre 1850; † ivi, 20 luglio 1900), che fu magistrato. Sposò (1885) Maria, del conte Luigi Ricci, e furono suoi figli GIU LIO (n. Torino, 13 dicembre 1885; † Udi ne, 22 gennaio 1920), che fu maggiore di artiglieria, Giuditta (n. Torino, 19 maggio 1887), Cristina (n. Centallo, 31 luglio 1890) e GAETANO (n. Roma, 14 maggio 1892). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di barone (mpr.), in perso na dei discendenti da Francesco (1836) . l. b. * VICUNA. decusse d'oro. ARMA: D'azzurro a due mezzelune montanti di ar gento, sospese a catene d'oro, ac compagnate da due stelle dello stesso, poste una in capo e l'altra in punta, con la bordura di rosso carica di sedici DIMORA : Roma, via Ferdinando di Sa voia, 3. Famiglia originaria dalla Spagna, venuta in Napoli all'epoca di re Carlo III. Nobile per alti gradi militari, e riconosciuta di nobiltà generosa dalla R. Commissione dei Titoli di Nobiltà, nel 1838, in occasione della prova per ammissione nelle Reali Guardie del Corpo del signor LEOPOLDO Vicuna (R. Archivio di Stato, Verbali del la R. Commissione dei Titoli, vol. I, fo glio 146) . PAGINA 899 della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rap presentata da GERARDO, capitano di vascel lo, n. Napoli 24 agosto 1872, di Giulio († Napoli 4 novembre 1912) e di Luisa d'A more; spos. Napoli 14 marzo 1903 con Eve lina, di Domenico Masola, marchese di Trentola. Figli: Antonietta, n. Napoli 16 dicembre 1903, spos. con Luigi Maria Ragazzi, uff. superiore R. Marina; EMERICH, n. Napoli 2 luglio 1907; Maria Luisa, n. Napoli 1º gennaio 1923 . f. f. p. di s. * VIDAU. ARMA: D'argento alla banda d'az zurro caricata di tre stelle d'otto raggi del campo, e accompagnata in capo da un cuore infiamma to di rosso ed in punta da una torre al naturale HAMMAM di due palchi so stenente un aquilotto di nero. CIMIERO: Un leone al naturale, coronato d'oro, nascente. DIMORA : Roma. Antica famiglia di Cujon in provincia di Avignone e della quale parla Saint Allais nel suo Nobiliaire de France, vol. III, pa gina 151. Per quanto originaria francese, è stata sempre considerata come appartenente agli Stati della Chiesa, come risulta da un Re scritto di S. S. Pio VII, registrato in Cam pidoglio il 2 settembre 1814. Conta vari personaggi, di cui meritano particolare ricordo : il conte STEFANO, che una lapide murata nella chiesa di S. Fran cesco di Paola in Civitavecchia, e dove si vede scolpito lo stemma di Casa Vidau, ci fa conoscere ch'egli nel 1680 costruì a sue spese detto tempio; GIOVANNI ANTONIO, che nel 1714 ottenne, per sè e suoi in in Con D. P. 28 maggio 1927 fu riconosciu- finito, riconoscimento dell'avita nobiltà; ta nel titolo di nobile (mf.) . FRANCESCO, che l'8 maggio 1794 fu no La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro minato cavaliere da Luigi XVII e il 2 lu PAGINA 900 glio 1803 creato conte da Pio VII in con siderazione della spiccata posizione sociale e del deciso attaccamento alla Santa Sede Apostolica; il conte PAOLO, che nel 1862 ri parò dalle ingiurie del tempo e restituì a miglior forma la sopra ricordata chiesa, su la quale la famiglia esercita tuttora il suo giuspatronato; mons. ALESSANDRO, proto notario apostolico e vicario curato perpe tuo di S. Giovanni in Laterano, morto nel 1927. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro LETTERA V potenziario di S. M. il Re a riposo, Gr. uff. della Corona d'Italia e cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro, insignito di molti or dini equestri esteri. Ha sposato in Brescia il 10 maggio 1914 Marianna Buzzoni (n. 1894) . La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di GIAN FRANCO, di Angelo. f. 1. della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. VIGEVANO (VESCOVO « PRO TEMPORE »). Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di GIULIO, di Alessandro, di Luigi, di A lessandro, di Giovanni Antonio, medico chirurgo, gr. uff. della Corona di Roma nia. Figli: PIETRO, n. 23 ottobre 1882, guar dia nobile in ritiro di Sua Santità; France sca, spos. a Luigi Piervitali; LUIGI, l. 29 luglio 1890, dott. in giurisprudenza, con sole di Sua Maestà, cav. uff. della Corona d'Italia e cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro, e GIUSEPPE, n. 27 ottobre 1892, medico ARMA: Del Titola re pro tempore. Condiplomadel 1'8 ottobre 1532 Francesco II Sfor za infeudava il feu do di Zeme, con titolo comitale, al la mensa di Vige vano. Successiva mente otteneva la precitata mensa ARMA DEL TITOLARE PRO TEMPORE" chirurgo. Cugino: AURELIO, di Giambattista, di nell'anno 1707 nuova investitura del feudo Luigi. Figli: SPARTACO ed Artorige. * VIGANOTTI GIUSTI. ARMA: Troncato d'azzurro e d'oro alla testa giova nile di profilo al naturale, attra versante, sor montata da tre stelle d'argento ordinate in fa scia. DIMORA : Brescia. Famiglia origi naria di Castelletto Ticino ora residente in Brescia. Con R. D. 18 aprile 1920 e RR. LL. PP. 9 luglio 1920 venne concesso il titolo di conte, con diritto di trasmissione ai maschi primogeniti, a GIOVANNI FRAN CESCO (Gian Franco), n. a Milano il 6 apri le 1880 da Angelo e Maria Anna Meardi, dottore in giurisprudenza, ministro pleni di Zeme, che nell'anno 1734 il Vescovo e. b. u. consegnava con titolo comitale. Il Vescovo pro tempore è iscritto nel l'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Zeme. * VIGLIETTI. ARMA: D'azzurro, al cervo al natu rale, fermo nella pianura erbosa di verde, e trafit to, nel ventre, da una freccia, d'argento, posta in sbarra, ed ac compagnato in capo da tre stel le di argento, male ordinate. DIMORA : Torino. 1. b. Famiglia oriunda da Bagnolo. GIAMBAT TISTA era ivi procuratore fiscale nel 1727; il nipote di costui, GIAMBATTISTA, figlio del LETTERAV notaio MATTEO, era notaio in Bagnolo e fu podestà di Cervere. Da Giambattista nac que MATTEO, che ebbe le cariche di avvo cato fiscale, di prefetto e il 26 dicembre 1825 fu nominato senatore di Piemonte. Il 4 febbraio 1840 ebbe la concessione del titolo di conte. Dalle sue nozze con Luisa Bonvicino ebbe per figlio GIOVANNI BATTI- VIGO. STA († Torino, 9 agosto 1902). Costui spo sò (1854) Adele, del barone Angelo Borbo nese, e nacquero da queste nozze MARIO CAMILLO (n. Torino, 29 marzo 1868) e MA RIO EMILIO (n. Bagnolo, 7 luglio 1870). Figli di Mario Camillo e di Vincenza, di Emilio Sineo, sono: Maria, moglie del ca pitano Edoardo Teodorani Fabbri, RICCAR DO (n. 12 dicembre 1907) e Bona. Figli di Mario Emilio e di Emilia, del marchese Giulio Negrone, sono : GIULIO e Maria. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr), in persona di MARIO CAMILLO, di Giovanni Battista, di Matteo. Figli: Maria, RICCARDO, Bona. Fratello: MARIO EMILIO. Figli: GIULIO, Maria. VIGNOLA. l. b. ARMA: D'azzurro, al leone d'oro. DIMORA : Padova e S. Zenone degli Ezzelini Antica famiglia dell'Ordine dei Se gretari della repub blica di Venezia, che dette a quella funzione alcuni notevoli cancellieri ducali. Seguendo le disposizioni governative che aprivano i Consigli di Terraferma a mem bri del suddetto Ordine, chiese ed ottenne l'aggregazione alla nobiltà padovana nel 1679, facendo poi sempre regolarmente parte di quel consesso. Fu confermata no bile con S. R. 9 maggio 1829. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Padova) (mf.), PAGINA 901 in persona di SEBASTIANO, di Luigi, di Se bastiano Maria, di Pietro. SEBASTIANO, di Luca, di Sebastiano Ma ria, di Pietro. Figli: BRUNO e Maria. ARMA: D'azzurro al leone d'oro af frontato ad una quercia, con un tralcio di vite fo gliato intorno al tronco, nodrita b. c. nel terreno erbo so, il tutto al naturale. DIMORA: Genova e Catania. Famiglia siciliana del secolo XVIII е che si crede di origine genovese, ed insi gnita del titolo di signore di Gallidoro del quale l'ultimo investito fu GIUSTINIANO, forse per donativo del 1806. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile dei signori di Gal lidoro (mf), in persona di DOMENICo, di Salvatore, di Giuseppe. Fratello: ΑΝΤΟΝΙΝΟ. Figli di Antonino: ERALDO e WLADI MIRO. GIUSEPPE, di Salvatore, di Giuseppe. Fratelli: SALVATORE, GIOVANNI, RAIMON DO, AGATINO. Figlio di Giovanni: SALVATORE. VIGONI. ARMA: Troncato : nel 1º d'oro al l'aquila di nero coronata del campo; nel 2º in quartato di rosso e d'argento alla lettera V maiu scola romana di nero, attraver sante sulla in quartatura (Co . S. PAGINA 902 fra le due aste della d'argento, guarnita d'oro, posta in palo all'insù, col capo d'oro carico di un'a quila di nero coronata del campo. CIMIERO : L'aquila del campo nascente. DIMORA : Milano. Degli antichi feudatari, « de Vigono » si hanno notizie abbastanza sicure del seco lo XII. Galvano Fiamma (Chronicon ex travagans et chronicon maius, editi da An. tonio Ceruti in Miscellanea di Storia Ita liana per cura della R. Deputazione di Sto ria Patria, Torino, 1869, t. VII, p. 683) li ricorda tra quei vassalli dei conti di An gera che aiutarono Federico Barbarossa per scuotere il giogio angerino. Ma le pro fonde lacune che si riscontrano nella ge nealogia di questa famiglia non permetto no di affermare che gli attuali membri di essa discendano « ab illis de Vigono », ele vati al grado di « capitanei » dall'Enobar bo. La genealogia accertata risale, infatti, soltanto fino al secolo XVIII, cioè fino ad un GIUSEPPE, abbiatico di quel FRANCE sco Vigoni, noto come stampatore milane se, al quale specialmente si deve la pub blicazione dell'Ateneo dei Letterati Mila LETTERA V dice Aral. Lom bardo, pag. 91). Alias: Troncato : nel 1º d'oro al l'aquila di nero coronata del campo; nel 2º in quartato di rosso e d'argento alla lettera V maiu scola romana di nero , attraver sante sulla in quartatura, e fra le due aste della lettera una spada d'argento, guar nita d'oro, posta in palo all'ingiù. Alias: Inquartato di rosso e d'ar gento alla lette ra V maiuscola romana di nero, attraversante su l'inquartatura, e lettera una spada nesi del Piccinelli fatta nel 1670. Giusep pe diè i natali ad ANTONIO. Questi, insie me con Antonio de Pecis, suo cugino, il 1.º maggio 1757 fu immesso nel possesso del feudo di Massalengo nel contado di Lodi, con la facoltà di succedere al cugino ed il cugino a lui, come dal diploma 20 no vembre 1756 dell'imperatrice Maria Tere sa. Essendo nel 1771 venuto a morte senza eredi Antonio de Pecis, Antonio Vigoni, con sentenza 4 giugno 1772 del Senato di Milano, fu riconosciuto unico possessore del feudo. Nello stesso anno, il 3 ottobre, fu descritto nel Catalogo dei Feudatari e confermato nell'antico uso dello stemma gentilizio, che fu delineato nel Codice A raldico Lombardo (pag. 91). PAOLO, GAE TANO E LUIGI, suoi figli, avuti da Giulia Bonati di Pavia, ottennero poi la conferma dell'antica nobiltà con Sovrana Risoluzio ne 19 novembre 1816. Il predetto PAOLO (n. 1756, † 22 maggio 1821) sposò la nobile Giuseppa Majnoni, di Ignazio. Tra gli altri figli la nobile consorte gli diede il figlio IGNAZIO, n. a Milano, S. Francesco da Paola, il 22 lu glio 1808, il quale nel 1836 (Milano, San Tomaso, 17 luglio) sposò la nobile donna Luigia Vitali, del fu Carlo, vedova Mylius. Da questo matrimonio nacquero : 1) Giu LIO, n. a Sesto S. Giovanni il 12 settem bre 1837 e morto a Laveno il 17 luglio 1926, senatore del Regno; 2) Enrichetta, n. Milano, S. Tomaso, 21 gennaio 1842 г morta il 3 maggio 1897, sposata il 1° mar zo 1868 al maggior generale Carlo Medici di Marignano; 3) GIUSEPPE, n. Sesto San Giovanni, 9 luglio 1846; † 15 febbraio 1914; sposato nel 1904 con Catulla Mylius, ingegnere, consigliere comunale e assesso re di Milano (1883-84), indi sindaco della città nel 1892 e senatore del Regno nel 1900; 4) Teresa, n. Milano, S. Tomaso, il 23 maggio 1851; † Laveno, 11 luglio 1882; in Manati. L'unico superstite della famiglia è IGNA zio, figlio del predetto Giuseppe e di Ca tulla Mylius, n. a Laveno il to agosto 1905, il quale è iscritto nell'Elenco Ufficia le Nobiliare Italiano coi titoli di nobile (mf.), signore di Massalengo (mpr) e trat tamento di don e donna. f. f. LETTERA * VILLA. d'oro. Мотто : Тenaciter et constanter. DIMORA : New York, U. S. A., 18 East, 72nd Str.; Torino, via Legnano, 40; Vil lanova d'Asti (prov. d'Alessandria). Famiglia molto antica, originaria da Chieri, fiorita e diramata largamente nel territorio, con memorie sicure risalenti al secolo XIII. Per investitura del vescovo di Torino, del 22 agosto 1477, i Villa erano signori di Santena; e di lì appunto datano le prime memorie della famiglia attuale, superstite all'altra grande famiglia di que sto nome che salita più tardi ai fastigi di una larga titolatura nobiliare e delle più alte cariche civili e militari, si estinse non ha guari, sulla fine del secolo XIX. Che i Villa attuali, provenienti anticamente da Santena, siano, pur tra le nebbie dei teni pi remoti, una propaggine dei Villa di Santena, del secolo XV, è tradizione stori ca attendibilissima, poichè è risaputo che le famiglie signorili dell'età di mezzo fio rivano e diramavano dove erano le loro ragioni di interessi e di giurisdizione; e si creava così, fra i consorti della signoria, il piccolo comune rurale. Del resto l'unità di luogo, di tempo e di nome è qui, secon do il grande principio muratoriano, crite rio saldissimo per affermare l'unità di schiatta e di sangue. In seguito, la fami glia si trasferisce da Santena a Valfenera, a Villanova d'Asti ed a Torino, dove la vecchia tradizione risorge vigorosa per in signi benemerenze civili, e S. M. il Re la consacra per sempre con la concessione del titolo trasmissibile di conte (R. D. 29 lu glio 1923) e del predicato di Villarampari (R. D. di motuproprio 15 agosto 1925). PAGINA 903 La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro ARMA: Sbarrato di azzurro e d'oro, le sbarre d'az zurro cariche di una stella (6) di argento, ciascu na ordinata ri spetto alle altre in banda; col ca po di rosso, ca rico di una cro cetta scorciata, della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.) e col predi cato di Villarampari (mf.), in persona di ALFONSO, di Carlo Domenico Francesco, ed è rappresentata dal conte ALFONSO IRE NEO PIETRO, di Carlo Domenico Francesco, n. Villanova d'Asti, 9 marzo 1875, spos. Elena de Roig Lippincott. Figli: Elena Teresa, Consuelo Vittoria, ANTONIO Lippincott, Francesca Lippin cott. * VILLABRUNA. ARMA: Inquarta to: nel 1º e 4º d' azzurro alla stella di otto raggi d'oro; nel 2º e 3º d'oro al la torre di pie tra al naturale merlata alla ghi bellina; sul tut to di rosso allo scaglione d'arg. DIMORA: Feltre. m. z. MMM Antichissima famiglia di Feltre che figu ra fra le più insigni, ascritta da tempo re moto a quel nobile Consiglio sin dal 1557. Un ramo fu infeudato della giurisdizione delle Ville di Adeliacco e Primulaco con titolo comitale concesso dalla veneta Re pubblica il 26 dicembre 1648. Rinunciò alla giurisdizione nel 1737 pur conservandone il titolo e ricevendo in cam bio alcuni carati del condominio della Frattina nel Friuli. Fu confermata nobile con S. R. A. 6 maggio 1821 e riconosciuta tale con D. M. del 1880. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (di Feltre) (mf.), conte di Adeliacco e Primulaco (m.), con signore della Frattina (m.), in persona di DANTE, di Vito Guido, di Dante, di Giu seppe, di Antonio. Fratelli: BRUNO, Luisa, Elisabetta, CAR LO, Bianca, Renata Bianca, Giulia. Prozio: LUIGI, di Giuseppe, di Antonio. b. c. PAGINA 904 VILLABRUNA. con S. R. A. 6 maggio 1821. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Feltre) (mf.), in persona di ANTONIO, di Giacomo, di Valeriano. Figli: GIACOMO, FRANCESCO. VILLADICANI vedi MANNAΜΟ. * VILLAFRANCA SOISSONS. ARMA: Partito; a destra : d'oro al l'aquila di nero; a sinistra di Soissons, che è d'azzurro a tre VILLANI. gigli d'oro, col bastone di rosso, scorciato, posto in banda ed in abisso. DIMORA : Torino e Merano. S. A. R. il Principe Eugenio di Savoia Carignano, conte di Villafranca (n. Parigi, 14 aprile 1816; † Torino, 15 dicembre 1888) sposò morganaticamente (1863) Feli cita, di Matteo Crosio da Vercelli. Il Re Umberto I con due RR. LL. PP. 14 set tembre 1888 convalidò questo matrimonio, concedette il cognome Villafranca Sois sons, il titolo di conte e lo stemma a Feli cita Crosio e ai figli e loro discendenti. Nacquero da queste nozze : Maria (n. Varese, 13 maggio 1866), che sposò (1892) Edoardo dei baroni Nasi; Gabriella (n. To rino, 23 luglio 1867), che sposò (1900) il conte Giulio Cesare Marenco di Moriondo; LETTERA V GIUSEPPE (n. Torino, 29 gennaio 1869; † ARMA : D'azzurro alla stella di ot to raggi d'oro. DIMORA : Feltre. Ramo della pre cedente famiglia, che fu pure ascrit ta al nobile Con siglio di Feltre e confermata nobile b. c. Torino, 27 gennaio 1870); Eugenia (n. To rino, 26 gennaio 1872), che sposò (1893) il marchese Giacomo Groppallo; FILIBERTO (n. Torino, 16 marzo 1873); EUGENIO (n. Torino, 15 febbraio 1875; † ivi, 23 luglio 1876) ; VITTORIO EMANUELE (n. Torino, 10 maggio 1876); Annunziata (n. Torino, 26 marzo 1879; † Rivoli, 16 novembre 1887) e EUGENIO (n. Torino, 31 maggio 1880). Il conte Filiberto sposò (1891) Clotilde Fauda e furono suoi figli: Emanuela (n. Milano, 8 luglio 1899), la quale sposò (1925) Giovanni Drugman; EUGENIO (n. Torino, 30 ottobre 1902); GIUSEPPE (n. To rino, 2 luglio 1904); Maria Clotilde (n. To rino, II febbraio 1906); Gabriella (n. To rino, 20 dicembre 1907); EMANUELE FILI BERTO (n. Torino, 27 agosto 1909); UMBER To (n. Nizza, 22 maggio 1912) e VITTORIO EMANUELE (n. Nizza, 2 ottobre 1913). La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mf.), in persona di FILIBERTO. Fratelli: Maria in Nasi, Gabriella vedova Marenco di Moriondo, Eugenia in Grop pallo, VITTORIO, EUGENIO. l. b. ARMA: Di rosso, a tre ròcchi d'oro, col capo dello stesso. DIMORA : Firenze. Capostipite di questa famiglia pi stoiese è un VIL LANO, padre di VINCIGUERRA , un pronipote del qua le, JACOPO, d'Anto nio, di Matteo, fu gonfaloniere di Pistoia nel 1473, del pari che il figlio GIOVANNI nel 1503 e il nipote JACOPO, risieduto nel Supremo Magistrato nel 1517 e poi anco ra per due volte (1527 e 1554) insignito del gonfalonierato. Da lui derivarono tre linee, tutte ascrit te al patriziato pistoiese con decreto aprile 1755, e cioè : 14 LETTERAV a) quella di GIO. BATTISTA, padre di FRANCESCO, ricevuto nel 1574 cavaliere per giustizia nel S. M. Ordine di Malta, e di MARCO ANTONIO, di cui fu ultimo discen dente MARCANTONIO, di Domenico, sposato nel 1745 ad Agnese Battistini; b) quella di Vincenzo, che si estinse dopo cinque generazioni con VINCENZO, del cav. PIERMARIA, d'altro Vincenzo; c) quella di GIOVANNI, « Operaio di S. Jacopo » nel 1558, padre di CLAUDIO, gonfaloniere nel 1631, da cui nacque CAR LO, Operaio di S. Jacopo nel 1681, che ge nerò FLAMINIO, gonfaloniere nel 1692, padre di CARLO, egualmente gonfaloniere nel 1749, dal quale vennero : il canonico JACOPO, Lisabetta e GIOVANNI. Da Carlo Giuseppe, di Giovanni, nac quero BENEDETTO TOMMASO (n. 1798), GIU SEPPE JACOPO e GIOVAN GIUSEPPE, padre di FRANCESCO Tommaso (n. 1827), da cui Emilia, attuale rappresentante della fa miglia. Varii soggetti di questa stirpe furono ammessi nell'Ordine Stefaniano, come JA COPO, di Francesco (1570), ULISSE, di Claudio (1627), PIERMARIA, di Vincenzo nello stesso anno e un altro PIERMARIA, del tenente Vincenzo Maria (1689). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Pistoia (mf.), in persona dei discendenti da Giovan Giu seppe, di Carlo, di Giovanni, di Carlo, ed è rappresentata da EMILIA, di Francesco Tommaso, di Giovanni, in Carones. g. d. a. v. VILLANI. ARMA : Troncato da una fascia convessa di ros so : nel 1º d'ar gento all'aquila bicipite, nascen te, di nero, coro nata d'oro e sor montata da tre stelle di otto rag gi dello stesso, male ordinate; nel 2º di verde ad un aratro al naturale posto in fascia. PAGINA 905 DIMORA: Reggio Emilia ed Albinea, Ber gamo e Bologna. La famiglia Villani, detta anche in anti co De' Vellani è oriunda da Gubbio, da dove pare si trasferisse in Reggio E. fin dal 1272 con TIBERIO, che in quell'anno fu podestà di Reggio. Nel secolo XVII il capitano MARCANTO NIO De' Velani, n. a Reggio il 28 agosto 1660, sposò Flerida degli Averoldi, reggia na. Un ANTONIO Vellani, letterato, appar teneva alla fine del secolo XVII all' « Acca demia degli Accesi », e forse è questo stes So. Ebbe due figli : il capitano MICHELE ARCANGELO, da cui PIRAMO ANTONIO, col quale pare si sia estinto questo ramo, e Pr RAMO, colonnello comandante le truppe fo rensi, n. a Reggio il 4 gennaio 1685, che continuò la famiglia. Suo figlio PELLEGRI NO fu pure colonnello comandante. Fu scrittore e lasciò un Compendio dei mira coli della B. V. della Ghiara di Reggio in sieme con Giovanni Miari. Scrisse pure delle rime e un sonetto sul Mauriziano ri portato dal Guasco. Ebbe parecchi figli : LUIGI, morto in gioventù; Francesca, che pare morta nu bile; PIETRO, chierico, morto a Reggio nel maggio 1849, ed il primogenito GIUSEPPE, che continuò la famiglia. Egli è indicato coi titoli di nobile e cavaliere, già concessi alla famiglia, ed era pure colonnello co mandante. Morì nel 1833 annegatosi men tre a cavallo traversava di notte un rio gonfio di acque per fare ritorno alla Sua villa di Monte Gajo, in territorio di Muc ciatella. Lasciò parecchi figli, di cui conti nuarono la famiglia formando i quattro 1a mi tuttora viventi : TIBERIO, MARC'ANTO NIO, PIRAMO e FRANCESCo, oltre ad una fi glia, Anna, sposata al capitano Luigi Vari dei Dragoni del Duca. Tiberio, n. il 30 luglio 1820 a Monte Gajo, villeggiatura della famiglia e morto in Villa S. Pellegrino di Reggio E. il 27 ottobre 1898 : laureatosi in legge a Modena nel 1847, il diploma gli fu conteso dal Go verno ducale, perchè « era in voce di libe rale ». Nel 1848 combattè da valoroso a Governolo e fu menzionato all'ordine del giorno dal suo colonnello, poi generale, Fontana. Ma non fu solo buon patriota, ma anche un carattere, e, tornato il duca di 4 PAGINA 906 Modena, esulò, poi si stabili a Lipsia, dove frequentò l'Università. Rimpatriato, inse gnò la lingua tedesca, che aveva studiata ed appresa assai bene. Fu amico di Nico mede Bianchi e Luigi Chiesi, coi quali la vorò per la redenzione d'Italia, e nel 1859 fece parte del Governo provvisorio. Fu membro del Comitato d'arruolamento dei << Cacciatori della Magra » e capitano della Guardia Nazionale. Fu incaricato da En rico Cialdini dell'acquisto di migliaia di fu cili per la guerra imminente. Il dittatore Carlo Farini lo nominò Intendente di Fi nanza; ma egli non volle accettare. Accettò invece, in seguito, il modesto impiego di economo dell'Istituto Omozzoli Parisetti in Reggio E., e nel 1875 ebbe la cattedra di lingua tedesca nel R. Istituto Tecnico. La sciò ricordo di ottimo e amoroso insegnan te, di carattere sereno e forte, come fu vi goroso del corpo. Pubblicò parecchie tra duzioni dal tedesco : Lo stato del Misuri, di F. Munch, e Storia della cultura e dei costumi del popolo tedesco, di Gio. Scheer. Fu degnamente commemorato da Naborre Campanini, e da lui sono tratte queste no tizie. Ebbe parecchi figli. MARC'ANTONIO sposò Gambarelli Matil de, ed ebbe 5 figli maschi. Primogenito fu GIUSEPPE, morto a Reggio il 28 ottobre di Pellegrino. 1929, direttore del Ricovero di Mendicità. Era stato per molti anni a Bologna al tem po del Carducci redattore-capo del Resto del Carlino, amico di Enrico Panzacchi e del poeta Olindo Guerrini. Fu uomo colto e appassionato di studi letterari e storici, e lasciò parecchi scritti di memorie patrie, collaborando in riviste storico-letterarie. Maestro ALESSANDRO, di Piramo, di Giu seppe, morto in Reggio E. nel luglio 1922, fu cultore di studi storici della sua città, e appartenne alla Deputazione di Storia Pa tria. Lasciò parecchie pubblicazioni, fra cui : Le vie di Reggio e Don Giuseppe An dreoli, la prima vittima di Francesco IV Duca di Modena. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di cavaliere (m.) per i disc. da Giuseppe, di Pellegrino (1796), e cioè : Ramo di Tiberio. Lavinia, di Tiberio, di Giuseppe, ved. del musicista maestro Guglielmo Mattioli, residente a Bergamo. LETTERA V Sorelle: Adele, spos. allo scultore prof. Umberto Bedotti, resid. a Bergamo; Virgi nia, ved. Ferretti prof. dott. Angelo, resid. a Reggio Emilia. Ramo di Marc'Antonio. GIORGIO, di Marc'Antonio, di Giuseppe, di Pellegrino, n. Albinea nel 1863, spos. con Emma Bassi. Figli: MARCO, n. nel 1893 ad Albinea; IGINO, geometra; ALBERTO, ingegnere; GIUSEPPE; EGIDIO; ENNIO, dottore; Maria; Paolina; Matilde in Menozzi; Alberta. Fratello: CARLO, n. Albinea nel 1869, spos. con la sig. Emma Chierici; avvocato. Figli: MARIO, n. nel 1907, geometra; Carla; Olga, spos. all'ing. Giulio Cesare Magnavacchi. Figli del fratello † Giuseppe: UOMO, PIE TRO, Maria in Gorini, Matilde. Ramo di Piramo. RENATO, di Alessandro, di Piramo, di Giuseppe, di Pellegrino, n. 23 settembre 1889, spos. il 30 marzo 1911 con Luisa Righi. Figlia: Laura. Fratello: EDMONDO, n. 7 aprile 1892, spos. con Irma Migliazza. Figlia: Anna Maria. Ramo di Francesco. MELCHIADE, di Francesco, di Giuseppe, Figli: Anna Cinzia, PELLEGRINO. a. c. c. VILLANO. ARMA: Troncato : nel 1º d'azzurro alla branca di leone d'argento; nel 2º d'argento alla testa di leo ne d'azzurro. DIMORA : Roma, viale Mazzini , Ν. 55. Famiglia origi naria dalla città di Cava, dove nel sec. XII otteneva investitu ra del feudo di Aiello; ai primi del sec. XV passava in Sanseverino e quindi in Napoli, ove ricoperse alti uffici di magistratura. Fu decorata del titolo di duca di Roscigno e Sacco, in Principato Citra, titolo concesso LETTERAV a GIUSEPPE Villano 1'8 ottobre 1621, pas sato poi per successione femminile nella famiglia Albito Carafa con Eleonora († 24 dicembre 1853), moglie del nobile Gio. Battista Gattola de Martino, e da questa nella famiglia Patroni Griffi. Venne ricevuta per giustizia nel S. M. Ordine di Malta dal 1586 con GIACOMO (Ar chivio di Stato Napoli, vol. 26, Priorato di Capua, e Archivio Ord. diMalta, 4865, a); e nel 1602 come quarto della famiglia Pa gano (Arch. Stato Napoli, vol. 28, Priora to di Barletta) . Venne aggregata al patriziato napolitano nel Seggio di Montagna ed ascritta poi.per R. D. 24marzo 1851, in linea di reintegra, al Libro d'Oro napolitano. Fu decorata dall'anno 1591 del titolo di marchese della Polla, che, ricaduto alla corona per estin zione della linea feudale, venne, con RD. 27 dicembre 1854, rinnovato e riconcesso a CARLO Villani, barone di Battiferano (n. 1793, † 2 febbraio 1859), al quale successe il figlio primogenito GAETANO (n. 27 otto bre 1827, † 1° aprile 1878), al quale, essen do morto senza discendenza, successe il fratello secondogenito GIOVANNI BATTISTA (n. 13 luglio 1831, † 1913). Un ramo di questa famiglia, oggi estin to, aveva pretenzioni ad un titolo di conte, del quale, in data 13 dic. 1796, fu preso nota nel R. Cedolario di Principato Citra, in occasione del feudo di Nocera, nel cui territorio la famiglia Villani possedeva un suffeudo denominato Pizzoni; titolo che venne riconosciuto con R. Rescritto 10 gennaio 1851 in persona di Giulio Villa no, n. 1809, † 21 agosto 1870 senza di scendenza. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese della Polla (mpr.), barone di Battiferano (mpr.), ра trizio napolitano (m.), in persona di Lui GI, n. Napoli 1º febbraio 1879, di Giovan Battista (n. 13 gennaio 1831, † 8 febbraio 1913), di Carlo, e di Maria Marin. Sorelle: Beatrice, n. Napoli 5 giugno 1856; Laura, n. 24 giugno 1858, spos. 23 settembre 1879 con Pietro Paolo Salomé. Altro ramo iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (pers.), in persona della nipote ex fratre di Nicola, ascritto con R. Re PAGINA 907 scritto 5 luglio 1850 al Libro d'Oro napoli tano : Maria Luisa, di Dionisio, di Federi co, in Mariani. f. f. p. di s. VILLANOVA D'ASTI (Alessandria). (COMUNE). ARMA: Di rosso, al leone d'argento. L'II genn. 1524 la comunità di Vil lanova d'Asti veni va infeudata, con titolo signorile, di punti del feudo di Dusino, che cedet te poi in parte ai Baudrano e ai Fer rero. Successiva mente la comunità di Villanova d'Asti ve niva investita il 10 maggio 1603 e il 22 giu gno 1742. Il Comune è iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di signore di Dusino. * VILLARAGUT (VILLARAUT) . ARMA : Fasciato di azzurro e di ros so di otto pezzi. Alias: Fasciato di argento e di ros so di 8 pezzi. DIMORA : Salemi. Famiglia di ori gine catalana pas sata in Sicilia con un RAIMONDO, fi glio di un BEREN GARIO, valoroso ge nerale della squa dra delle galere di re Pietro III d'A ragona e che ebbe il dominio della città di Salemi e le baronie di Priz zi e Palazzo Adria no, di Calamonaci ed i feudi Raismal muni. Ebbe anche il titolo di barone l. b. PAGINA 908 di S. Biagio, di barone di Mandolia e Gial doneri, titoli riconosciuti nel regno d'Ita lia. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di barone di S. Biagio, di Mandolia e Gialdonieri (mpr.), (ric. D. M. 8 giugno 1898), in persona di GIUSEPPE, di Domenico, di Giuseppe, n. Salemi, 7 novembre 1895. Fratello: SALVATORE, n. Salemi, 27 mar zo 1905 e a favore del quale, per refuta del fratello Giuseppe, con R. D. 10 marzo e RR. LL. PP. 23 giugno 1927 furono rin novati i titoli di nobile dei baroni di San Biagio, di Mandolia è Gialdoneri (mf.), е di barone di S. Biagio (mpr.). V. S. VILLARDITA vedi VELARDIΤΑ. * VILLARUEL o VILLAROEL. ARMA : D'azzurro a tredici bisanti d'argento, ordi nati 3-3-3-3-1. DIMORA : Catania, Palermo e Spa gna. Famiglia del se colo XVII, di ori gine spagnola, e trasferitasi a Cata nia. Ebbe il titolo di barone di S. Calogero riconosciuto con D. M. del 1902. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di S. Calogero (mpr.), in persona di GIUSEPPE, di Fede rico, di Giovanni. Figli: FEDERICO E FILIPPO. Fratelli: GIAN BATTISTA E LUIGI. Figli di Gian Battista: FEDERICO, Giu seppa in Beretta, Agatina in Sapuppo, An namaria ed Emilia. Figli di Luigi: FEDERICO, Giuseppa, Bri gida e Angela. Cugini (figli di Giuseppe, di Giovanni) : GIOVANNI, IGNAZIO E PLACIDO. Figlio di Giovanni: GIUSEPPE. Figlio di Ignazio: GIUSEPPE. LETTERA V Zio: MICHELE, di Giovanni. Figlie di Michele: Giulia e Marianna. U. S. * VILLE (DE LA) SUR ILLON. ARMA: Inquarta to: nel r° d'oro alla banda di rosso, carica di tre aquilotti di argento ed at traversata da un lambello di az zurro; nel 2º di rosso all' aquila d'argento , coro nata d'oro; ne! 3º bandato d'azzurro e d'oro, con la bor dura di rosso ed il quartier franco d'ar gento; nel 4º d'oro alla banda di rosso, carica di tre aquilotti d'argento; sul tutto d'oro alla croce di rosso, con il capo di verde carico di una banda d'argento so praccaricata di tre rose di rosso. (D. M. 12 marzo 1913). DIMORA : Napoli. Nobile famiglia, originaria dalla Fran cia e propriamente dalla Lorena. Prese il nome dalla Signoria de la Ville sur Illon, presso Mirecourt. Scrive di questa famiglia Saint Alleis, nel Nobiliaire de France, 1876, nominando JEAN O JANIN, come primo signore de Ville, cavaliere, vivente nel 1149, ricordato pure dall'Abate di Verdun nel suo Cartulaire, art. 38. Un ramo di questa famiglia si portò in Italia con SAVARY de la Ville sur Illon, se condo figliuolo di Gilberto, e si stabili Quiners, in Piemonte. Ivi contrasse nobili a parentele, e fu ricevuto nel S. M. Ordine di Malta; ebbe cavalieri nell'Ordine di San Maurizio ed un vescovo d'Ivrea. Si divise in tre linee principali: quella di Alsazia e di Napoli discende da ANDREA, terzo del nome, conte de Ville, secondo fi glio di Antonio (1530). Ed in Napoli si di stinse ALESSANDRO FRANCESCO, conte de la Ville sur Illon, colonnello al seguito del re di Napoli, Giuseppe Napoleone, che fu, poi, comandante della Fabbrica d'armi Torre Annunziata. Sposò, nel 1810, Maria a LETTERA Giuseppa di Dino, e morì il 29 marzo 1854. Da questo matrimonio nacquero : A LESSANDRO nel 1811, e BARTOLOMEO nel 1814, diplomatico del re di Napoli, poi mi nistro plenipotenziario del re d'Italia. Morì in servizio, durante la sua missione diplo matica nel Venezuela, il 13 luglio 1871. È degno ancora di memoria il conte Lu DOVICO, n. 11 aprile 1846, † il 15 maggio 1919, noto e valoroso cultore di storia e bi bliotecario della Società di Storia Patria di Napoli. Fu riconosciuto, in Italia, nel diritto di usare il titolo di conte per tutti i maschi, con D. M. 12 marzo 1913. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (m.), ed è rappre sentata da ALESSANDRO, n. 6 gennaio 1877, ufficiale volontario nel Corpo automobilisti nella grande guerra italo-austriaca, di Francesco (n. 1842, † 1916) e di Maria de Augustinis. Fratello: CARLO EMANUELE, n. 14 marzo 1878, tenente colonnello di Fanteria, deco rato di medaglia d'argento al valor milita re, vice-prefetto a riposo, spos. 23 agosto 1912 con Elena Oliva. Figli: FRANCESCO, n. 6 giugno 1913; GIU LIO, n. 3 aprile 1921. f. f. p. di s. * VIMERCATI SANSEVERINO. ARMA: Inquarta to : nel 1º e nel 4° bandato di rosso e d'oro al capo d'azzurro carico di due stelle di otto raggi d'oro; nel 2º e 3º d'argen to alla fascia di rosso con la bor dura di azzurro carica di otto rose d'oro : 3, 2, 3. DIMORA : Navacchio (Pisa) e Vaiano Cre masco. La famiglia dei Vimercati è indubbia mente una delle più antiche di Lombardia. Moltissimi sono gli individui che portano quel nome e che si trovano in documenti PAGINA 909 prima del Mille. La genealogia stessa della famiglia, che più tardi doveva unire al proprio un altro nome glorioso di schiatta meridionale, ha le sue radici sicure in tem pi assai remoti, precisamente verso la me tà del secolo XI. UBERTO da Vimercate viveva infatti in Milano attorno al 1050 e suo figlio Teu DALDO appare in una donazione fatta alla chiesa di S. Fedele nel giugno 1095, indi nel 1104 con un figlio, pure di nome TEU DALDO, e con altro ALCHERIO, figlio di O bizzone, forse fratello di Uberto, in una donazione di beni in Vimercate ai canonici di quella Pieve; infine in un documento del 1147 quale padre di ALCHERIO, che fu valoroso condottiero di truppe milanesi, a capo delle quali si battè strenuamente a Cassano d'Adda nel 1158, ma cadde nelle mani nemiche e morì in prigionia. Figlio di costui fu un altro celebre milanese del suo tempo, PINAMONTE, il quale, come si ri cordava in una iscrizione sopra un arco di Porta Romana in Milano, era console del la sua città all'epoca della riedificazione ( 1171) dopo la devastazione fattane dal Barbarossa. Lo storico Corio gli mette in bocca un ampolloso discorso quale anima tore della Lega di Pontida; falso certamen te il discorso ma non il suo intervento al convegno dei congiurati lombardi. Come rappresentante di Milano egli sottoscrisse alla Pace di Costanza e al successivo Trat tato di Reggio (1185). Da questo illustre uomo del nostro glo rioso Medioevo incomincia la documentata genealogia dei vari rami dei Vimercati, cittadini di Milano e di Crema, che pri meggiano nella loro patria. Il ramo che si stabili definitivamente in Crema si molti plicò anch'esso in molte linee ed ebbe pa recchi personaggi che si distinsero nella milizia, nella magistratura e nella carriera ecclesiastica. Fra i personaggi cospicui che si ricor dano, PIETRO fu uno dei quattordici fonda tori dell'Ospedale di Porta Ripalta in Cre ma nel 1351. Furono docenti all'Università di Pavia TADDEOLO nel 1382 e GIOVANNI nel 1446. GASPARE, commissario della Repub blica di Milano in Crema nel 1447 quando questa città aveva rivendicato la sua liber tà, fu « il primo ad inchiodare le artiglierie PAGINA 910 nemiche » quando il Malatesta strinse Cre ma d'assedio, ma sembra che il suo gover no fosse molto duro, perchè dopo la resa della città a Venezia egli venne espulso dai cittadini cremaschi (1449). NICOLÒ, figlio di SERMONE il Vecchio, fu cavaliere di mol to pregio, militò sotto Braccio da Montone e condusse cavalli e fanti della Repubblica di Firenze (morì nel 1447). Ancor più ce lebre un altro GASPARE, consigliere e con dottiero di Francesco Sforza nella spedi zione contro Genova nel 1464 e in Francia nel 1465 nella guerra detta « del Pubblico Bene ». Furono segretari, vicari ed amba sciatori di Milano LUIGI il Vecchio, amba sciatore dei cremaschi a Venezia e a Ro ma, morto nel 1452; RAFFAELLO, fratello di Gaspare, e TADDEO, inviato a Venezia nel 1490. FRANCESCO fu podestà di Mantova, di Reggio e di Firenze; durante un suo secon do soggiorno a Mantova condusse in mo glie una Malatesta; viveva ancora nel 1487. AGOSTINO, detto il Vecchio, fu Luogote nente della città di Gubbio, indi podestà a Ravenna, magistrato straordinario del Ducato di Milano; morì nel 1517. LODOVI co, Capitano dei cavalleggeri sotto la Re pubblica di Venezia, si comportò valorosa mente in più battaglie e nella giornata del Taro rimase gravemente ferito. SCIPIONE fu colonnello di Carlo IX di Francia. Nel 1528 SERMONE Vimercati (il giova ne), figlio di Giovanni Pietro, dottore, ca valiere e conte favorito da Papa Giulio II, dal quale ebbe per sè e discendenti am plissimi privilegi, sposò Ippolita Sanseve rino, figlia di Ugo, Senatore del Ducato di Milano e Generale di Galeazzo Sforza. Alla vasta possessione di Palazzo Pigna no dei Vimercati si unì allora una buona parte del confinante contado di Pandino, portato in dote dalla figlia di Ugo, ed al nome Vimercati, dopo quella unione, si aggiunse quello di Sanseverino. Erano costoro di antichissima famiglia napoletana di origine normanna. Nel seco lo XV, che fu per l'alta Italia un secolo di dure prove guerresche, si trasferirono in Lombardia, avidi di onori, di potere e di gloria delle armi parecchi signori dell'Italia Meridionale. Tra questi i Sanseverino, il più celebre dei quali fu ROBERTO (1418-88), LETTERA V e figlio di Leonetto e di Elisa di Muzio Sforza, primo conte di Caiazzo, condottie ro dapprima di Galeazzo Maria Sforza poi della Repubblica Veneta, morto affo gato a Calliano mentre, coperto della gre ve armatura, passava a nuoto l'Adige in un feroce combattimento contro le milizie dell'imperatore Massimiliano. Fu sepolto con alti onori nel Duomo di Trento, ove ancora oggi vi si ammira la bella tomba, mentre la sua armatura trovasi nel Museo Imperiale di Vienna. GALEAZZO, uno dei suoi figli, fu capita no di Lodovico il Moro, il quale nel 1495 lo mandò contro i Francesi in Asti. Nel 1490 lo stesso duca gli aveva dato in mo glie sua figlia naturale Bianca Sforza, che morì nel 1496. Incaricato nel 1499 di fron teggiare i Francesi guidati dal Trivulzio, defeziond, ma l'anno appresso ritornò a Lodovico e fece il trionfale ingresso in Mi lano col cardinale Ascanio e quattromila Svizzeri. Tramontati gli Sforza passò ai Francesi e dal re di costoro fu creato Gran de Scudiere e Cavaliere di S. Michele. Mo rì nella battaglia di Pavia nel 1525. Il cugino UGO, figlio di Jacopo e marito di Beatrice Zurla, fu anch'esso capitano agli ordini degli Sforza, i quali, tra l'altro, per ricompensare i Sanseverino di tanti servigi loro prestati, concedettero, a titolo d'onore e di distinzione, di portare le in segne dei tre anelli incrociati. Questa la famiglia alla quale si era al leato Sermone, che fu anche Senatore di Milano ed uno del Magistero sopra tutte le entrate del duca Francesco con provvi sione di mille ducati all'anno. Splendidis simo signore, volle che la sua casa pri meggiasse, ed ospitò tutti i principi e si gnori di passaggio per Crema « si come fu al Duca Francesco il quale mentre gli Spa gnoli tenevano occupata la città di Mila no vi alloggiò due volte », così Alemanno Fino, che racconta lo sfarzo di questo si gnore e di Ippolita, sua moglie, che fu es sa pure chiarissima donna. Suo figlio MARCANTONIO, detto anche de' Sermoni, fu durante la guerra di Cipro va loroso condottiero di fanti sotto le insegne della Repubblica di S. Marco, e il doge Sebastiano Venier, in compenso dei servigi resi alla Serenissima, nel 1577 gli conferi VIMERCATI SANSEVERINO LETTERAV il titolo di conte di Parasio o Palazzo Pi gnano, dove la famiglia aveva vasti posse dimenti. Dice il Fino che l'investitura fu fatta con tutta solennità e quel titolo di conte rimase trasmissibile a tutti i suoi di scendenti maschi e femmine. I suoi due fratelli OTTAVIANO e LODOVICO pure molto si distinsero, specialmente Lo dovico, il quale, datosi al mestiere delle armi, dopo molte altre cariche onorevoli avute sotto i Veneziani, fu Governatore di Zara. Creato poi Colonnello con provvisio ne di cinquecento ducati all'anno, fu man dato al governo di tutta la milizia del Friu li . « Guerreggiando contro i Turchi, andò in armata sulla galea del Generale a cui fu sì caro che, venuto a morte in Corfù nel 1614, gli fece dare onoratissime esequie a spese del pubblico erario, ordinando che fosse posto in un bellissimo sepolcro di marmo con epitaffio nel quale venivano ri cordate le sue imprese di duce delle mili zie ». PAGINA 911 Ramo di Francesco. Francesco, che testò nel 1652, prese in moglie Clara dei conti Albani, che gli die de un solo maschio, GIO. BATTISTA, marito della contessa Maria Secco Suardo e padre di CARLANTONIO; questi, dalla moglie Leo narda dei conti Scotti, ebbe GIO. BATTISTA, che sposò la contessa Giuseppa Visconti e fu padre di NICOLA (n. 1758, † 1853), ma rito della nobile Aurelia Zurla, da cui CARLO GIUSEPPE, sposato alla nobile Giu seppa Teresa Zurla che gli diede un figlio solo, GIO. BATTISTA (1808-1859). Questi, dalla consorte contessa Ginevra Sparavieri ebbe CARLO (1841-1884), marito di Ada Al bergoni. Sono suoi figli: 1) UGO GIO. BATTISTA (n. a Crema il 23 ottobre 1870), sposa in Venezia il to febbraio 1904 Maria Parisi, da cui: a) CAR LO (n. a Crema il 18 gennaio 1905); b) Ip polita (n. a Crema il 16 febbraio 1906), la quale sposa il 24 marzo 1928 il conte dot Dei figli che Marcantonio ebbe da Cas sandra dei conti Secco d'Aragona, FRANCE sco fu governatore di Brescia e guerreggiò in Pannonia e Fiandra; morì nel 1597; От TAVIO fu in Francia con Alessandro Far- bre 1891 il colonello L. Bottacco. nese, indi governatore di Corfù; morì nel tore Alfredo dei marchesi Solaro del Borgo San Dalmazzo. 2) Nella, sposa in Crema il 29 no vembre 1889 il conte Benedetto Bellati. 3) Rhea, sposa in Crema il 17 settem 4) GADDO (n. in Crema il 17 gen 1609; ORAZIO (n. 1614) continuò la fami glia. Tra il secolo XVI e XVII la famiglia si suddivise in diversi rami, continuando a mantenere una posizione cospicua tra le famiglie lombarde; parecchi suoi membri furono ammessi nel Sovrano Ordine Mili tare di S. Giovanni di Gerusalemme, mol tissimi coprirono alte cariche e combatte rono agli ordini della Repubblica di Ve nezia. Capostipite unico di tutti questi rami fu il sopra citato Orazio; egli aveva sposato Costanza Armania, dalla quale ebbe dieci figli, da tre dei quali discesero i tre rami principali che prosperarono nei secoli se guenti. Due di essi sono ancora viventi. Da FRANCESCo provengono i Vimercati Sanseverino, oggi abitanti nel Cremasco e nel Pisano; da LODOVICO quelli stabilitisi in Roma (vedi : Vimercati Sanseverino, se guente), e da PANDOLFO il ramo che si estinse nel secolo scorso con ANTONIO, di Ferdinando. naio 1879), sposa a Sestri Ponente (Geno va) Antonietta Caterina dei conti Rossi Martini il 22 aprile 1903, da cui : a) Ada (n. 24 aprile 1904 a Vaiano Cremasco), sposa il 12 gennaio 1929 il nobile Ottavia no Giorgi dei conti di Vistarino; b) Emilia (n. a Vaiano Cremasco il 23 ottobre 1905), sposa il 5 aprile 1927 il marchese Gian Lui gi Guerrieri Gonzaga; c) GEROLAMO (n. Vaiano Cremasco 11 giugno 1907); d) MAR CANTONIO (nato a Sestri Ponente il 5 aprile 1913) . 5) LUIGI BATTISTA (n. in Crema 1'8 marzo 1883), sposa a Cremona il 2 giugno 1919 Giulia Lanfranchi. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte di Pa lazzo Pignano (Parasio) (mf.), per mem bri del ramo di Francesco, in persona di UGO, Nella, Rhea, GADDO e LUIGI, fu Car 10; CARLO ed Ippolita, di Ugo; Ada, Emi lia, GEROLAMO E MARCANTONIO, di Gaddo f. l. PAGINA 912 VIMERCATI SANSEVERINO. ARMA : Partito : nel 1º bandato di rosso e d'oro, col capo d'azzurro carico di due stelle di 8 raggi d'oro (Vimerca ti); nel 2° d'ar gento alla fascia di rosso, con la bordura d'azzur ro carica di 8 ro se d'oro, 3, 2, 3 (Sanseverino) . LETTERA V to politico a Napoli dal 1881 al 1889, spo sato nel 1867 con la nob. Giulia dei conti Tarsis dalla quale nacquero due figli tut tora viventi : Laura, n. a Torino nel 1869, spos. con marchese Gaspare Corti, e Ro BERTO. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.) e conte (mf.), per i membri del ramo di Lodovico, in per sona di ROBERTO, n. 23 ottobre 1872, spos a Roma nel 1898 con la principessa Otta via Rospigliosi figlia del principe Camillo, comandante della Guardia Nobile Pontifi cia. Figli: OTTAVIANO, n. 1899, spos. nell'a prile 1932 con Myriam dei baroni Blanc; DIMORA : Crema e Roma. Vedi famiglia precedente Vimercati San- LIONELLO, n. 1911; Francesca, n. 1917; severino. Ramo di Lodovico. Laura, n. 1923. LODOVICO, l'altro figlio del conte Orazio, diede prova del suo valore nella guerra combattutasi in Piemonte fra il duca Carlo Emanuele ed Enrico, re di Francia; nel 1617 difese il territorio cremasco dalle scor rerie spagnole, combattè con onore nella guerra di Mantova e del Friuli, dove ebbe il comando di mille fanti della Repubblica di Venezia e poi fu governatore per conto di questa a Bergamo, a Brescia ed a Ro mano. Dalla moglie Lelia Barbetta ebbe sei figli, dei quali GIOVANNI PAOLO († 1611) sposò la contessa Laura Tadini, da cui, assieme ad altri quattro, ebbe LODOVICO, il cui ramo si estinse con le di lui figlie, e SERMONE, che sposò Bianca Griffoni di S Angelo e fu padre di MARCANTONIO, mari to della contessa Chiara Ortensia Premoli. Da questo matrimonio nacquero sei figli, VIMERCATI. ARMA: Bandato di rosso e d'oro; col capo d'azzur ro carico di due stelle di otto raggi d'oro. DIMORA : Milano. Ramo della fa miglia Vimercati di Crema. Il conte OTTAVIANO, figlio V. S. di Giovan Pietro, (nato nel 1815, † 29 luglio 1879) combattè volontario in Algeria nell'esercito francese di Luigi Filippo e in Crimea; prese parte e si distinse nelle campagne del 1848-49 ma di essi soltanto ANNIBALE continuò la famiglia sposando la nobile Laura Zurla che gli diede sette figli; di questi, MARCAN TONIO sposò in primi voti la nobile Elena San Giovanni Toffetti, dalla quale ebbe due figlie; in secondi voti, 29 marzo 1800, Pisana dei conti Barzizza, da cui nacque FAUSTINO. FAUSTINO (n. 1801, † 1878), deputato e senatore del regno d'Italia, nel 1834 sposò Fanny (Francesca), figlia del principe Al fonso Serafino di Porcia in quel tempo go vernatore di Trieste. Da questo matrimo nio nacque ALFONSO (n. 1836, † a Milano nel 1907) eletto senatore nel 1880 e prefet 59-60 e 1861 per l'indipendenza italiana. Tenuto in alta considerazione da Re Vitto rio Emanuele II e dal conte Camillo Ben so di Cavour fu incaricato di affari diplo matici ed inviato straordinario alla Corte dell'imperatore Napoleone III, dimorando a Parigi per molti anni. Fu onorato di let tere personali di Re Vittorio che amava chiamarlo « il Primo Lombardo ». Ottaviano sposò in prime nozze la mar chesa Carolina Cusani, vedova del marche se D'Adda Salvaterra ed in seconde Lucie Fourgeroux de Soyres, dalla quale nacque Anna (n. a Parigi, 12 febbraio 1874), spo sata il 27 novembre 1897 col conte Carlo LETTERAV Giorgi di Vistarino e alla quale SM. Vittorio Emanuele III, re d'Italia, con R. D. di motu proprio 1º marzo 1906 rinnova va il titolo personale di contessa e con tale titolo è iscritta nel Libro d'Oro della Neb. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Italiano. v. S. * VIMERCATI (Linea di Monte Cremno) . ARMA : Bandato di rosso e d'oro coi capo di azzurro carico di due stelle (6) d'oro. (Ricon. 1901). DIMORA : Lodi. Crema e Benchè questo ramo non appaia ascritto al Consi glio Nobile di Cre ma, pure è collaterale di altro, la cui an tica nobiltà per aggregazione al Consiglio di Crema fu confermata nel 1818. La prova dell'attacco genealogico fu da ta, all'epoca del riconoscimento, avvenuto con D. M. 16 gennaio 1901 a favore di FE LICE, di ALESSANDRO, di GIO. ANTONIO, mediante l'esibizione della copia di un de creto dell'anno 1781. Con detto decreto, previo riconoscimento della genealogia, il podestà di Crema ordinò il rilascio di parte di un antico fidecommisso Vimercati a fa vore del ramo di cui si tratta. Nel 1890, inoltre, Felice, di Alessandro, fu chiamato all'amministrazione della Commissaria Vi mercati in Crema « quale più anziano nella famiglia Vimercati ». La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rap presentata dal suddetto FELICE, di Ales sandro, di Gio. Antonio. VIMERCATI. f. f. ARMA : Bandato d'oro e di rosso; col capo d'azzurro carico di due stelle d'oro. DIMORA : Firenze, Lungarno della Zecca, Ν. 6. Famiglia di Crema. Fu confermata nel PAGINA 913 l'antica nobiltà con Sovrana Risoluzio ne 4 settembre 1818 in persona di EMILIO, figlio di Agostino e Beatri ce Manfredi. Il predetto Emilio condusse in moglie la nobildonna Lau ra Bressa, patrizia veneta, dalla quale gli nacquero i figli ANNIBALE, PIETRO, GIO VANNI e Giulia. Il predetto Annibale, n.. a Crema il 24 aprile 1784, si sposò a Ve nezia con Elena Carifos, del fu Federico, dalla quale gli nacque pure a Venezia, il 2 dicembre 1820, il figlio EMILIO. Que sti si sposò a Venezia il 3 novembre 1846 con Carolina Augusta dei conti Pullè, e dalle sue nozze nacque a Venezia il 17 ottobre 1847 GUIDO, iscritto nell'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana. (Bozze 1920). * VIMERCATI. ARMA : Di rosso, al castello a tre torri d'argento, merlato alla ghi bellina, la torre di mezzo più al ta, aperta e fine strata del cam po. (Ric. 1928) . 0 c. m. MMM 0 0 DIMORA : Milano. Questo ramo del la famiglia Vimer cati, secondo una genealogia approvata dal R. Tribunale Civile e Correzionale di Mi lano con sentenza 23 gennaio 1873, e po scia confermata dalla R. Corte d'Appello di Milano con sentenza 21 maggio 1874 passata in giudicato, discende da un Gio. ANTONIO, vivente nel 1519 e morto tra il 1538 e il 1543. Bartolomeo, padre del pre detto Gio. Antonio, morto tra il 1496 e il 1516, era figlio di Nicolino, di Beltramo, e cugino germano di Gio. ANDREA, di Filip po, canonico ordinario del Duomo di Mila no, il che prova che la sua famiglia è Araldica 58 PAGINA 914 quella descritta nella matricola delle fa miglie nobili milanesi di Ottone Visconti del 1277. La famiglia aveva il proprio se polcro in Duomo. Fu riconosciuta nobile con decreto del Capo del Governo 7 no vembre 1928. La linea genealogica fino alle persone oggi iscritte al Libro d'Oro si svolge così : Dal predetto Giovanni Antonio nacque tra il 1520 e il 1523 CESARE, il quale fu e rede del consanguineo canonico ordinario del Duomo, e testò il 14 dicembre 1588. Dalle sue nozze con Elisabetta Carcano nacque FRANCESCO, il quale sposò Lucia Candiani e morì prima del 30 dicembre 1621. Da Francesco nacque ANTONIO, vi vente negli anni 1621, 1625 e 1630, marito di Cornelia Vitali De Tassi. Antonio diede i natali a CARIO MARIA, n. a Muggiò il 29 novembre 1611, sposato a Cecilia Sangal li, la quale viveva nel 1679. Questi fu pa dre a Gio. BATTISTA, n. a Vedano il 30 maggio 1650 e marito di Anna Cabruna. Da Gio. Battista nacque a Milano, S. Ste fano, 28 dicembre 1695, GASPARE, il quale sposò Regina Picozzi e morì 1'8 dicembre 1773. Dal detto Gaspare venne in luce VIMERCATI SOZZI. CARLO, n. a Milano, S. Stefano, 25 novem bre 1743, il quale il rº aprile 1766 si am mogliava con Anna Maria Lucini. Carlo generò FRANCESCO, n. a Milano, S. Naza ro, il 20 agosto 1771, sposato in prime noz ze a Milano, S. Babila, 3 marzo 1794, con Giovanna Corti, ed in seconde nozze, 7 marzo 1718, con Carolina Sacchi. Figlio di primo letto di detto Francesco fu GIUSEP PE, n. a Milano, S. Babila, 16 novembre 1801, il quale si sposò a Milano, S. Fran cesco di Paola, 11 febbraio 1821, con Ma ria Gilardi, di Carlo Giuseppe. Dal detto Giuseppe nacque un altro GIUSEPPE a Mi lano, S. Maria dei Servi, 1º maggio 1831, il quale si sposò a Milano, Carmine, 17 ott. 1853 con Angela Roncoroni, di Daniele. In seguito al riconoscimento del 1928 si trovano oggi iscritte nel Libro d'Oro col titolo di nobile le seguenti persone : CARLO, figlio di Giuseppe e di Angela Roncoroni, n. Milano, S. Eufemia, 3 no vembre 1858, spos. Cremona, 15 ottobre 1884, con Elisa Bertarelli, del fu ingegne re Francesco, † a Milano, 22 ottobre 1930. Figli: Maria, n. Milano, 1º novembre LETTERAV 1885, spos. Milano, 15 settembre 1906, con Romualdo Borletti, del fu Romualdo; A LESSANDRO, n. Lentate Seveso, 23 luglic 1887, spos. Roma, 17 novembre 1921, con Olga Papa; Livia, n. Milano, 10 gennaio 1890, spos. Milano, 4 ottobre 1913, con l'avv. Stefano Barinetti, di Giovanni Bat tista; ALBERTO, n. Milano, 20 luglio 1891, spos. Milano, 30 settembre 1922, con Ma ria Tognini, di Francesco; Giulia, n. Mi lano, 2 dicembre 1900, spos. Milano, 23 giugno 1921, con Giovanni Ponti, di En rico; GUIDO, n. Milano, 8 luglio 1902, spos. Milano, 3 marzo 1930, con Rachele Corti, di Giacomo. Figli di Alberto: Francesca, n. Milano, 26 ottobre 1923; CARLO, n. Milano, 24 di cembre 1925; ALESSANDRO, n. Milano, 30 Carmine, 16 maggio 1856; Maura, n. Mi lano, 13 maggio 1931. Fratelli: Maria, n. Milano, S. Maria del Carmine( 16 maggio 1856; Maura, n. Mi lano, S. Eufemia, 1° febbraio 1861; FAU śro, n. Milano, S. Eufemia, 21 nov. 1863. c. m. ARMA: Troncato : nel 1º d'oro al l'aquila bicipite di nero coronata del campo sulle due teste; nel 2º partito di argen to e di rosso al castello di due torri poste ai la ti, con due merli alla guelfa su ogni torre, il tut to aperto e fine strato del campo, le due torri sor montate ciascu na da un gallo, quello di destra rivolto, il tutto dell'uno all' al tro, con un ci presso di verde, sradicato, attra versante sul tut LETTERA to e sulla partizione. (Stemma presentato nel 1819 per il riconoscimento della no biltà dei Vimercati Sozzi, conti di Cor nate. Raccolta Camozzi, n. 3080). Alias: Come sopra, ma col castello sorgen te da una pianura di verde. (Raccolta Camozzi, n. 1743). Alias: Come sopra, ma nel 2º partito di ros so e d'argento con le pezze dell'uno al l'altro. (Raccolta Pagano, pag. 133) . Alias: Di rosso a tre bande d'oro col capo d'azzurro carico di due stelle di otto rag gi d'oro. DIMORA : Bergamo e Milano. Vuola la tradizione che la famiglia Soz zi di Bergamo sia un ramo della famiglia dei Capitani di Vimercate, bandita dal Du cato di Milano. Stabilitasi sul territorio bergamasco, acquistò molti beni ed il Ca stello di Calusco; altri beni a Gorlago e fi nalmente a Caprino Bergamasco. In Ber gamo ebbe uno splendido palazzo sul colle San Giovanni, con due torri, che appar tennero alla fortezza chiamata Firma fides di Bernabò Visconti e con una loggia ad archi tra le medesime che prospetta a mez zodì sopra i bastioni di Santa Grata. Ora fa parte del Seminario Vescovile. Dal colle San Giovanni i Sozzi si trasferirono, al principio del secolo scorso, in un palazzo presso il ponte della Morla, poi Riccardi e ora Beretta; e da questo al palazzo Tassis in via Pignolo, ora Perico Baldini. Nel Consiglio di Bergamo sono iscritti col cognome Sozzi : CrisTOFORO, 1631; PIE TRO, 1656; GIROLAMO, 1679; PIETRO e GI ROLAMO col titolo di conti, 1682; conte FRANCESCO, 1683; conte LUIGI, 1686; con te CRISTOFORO, 1712. Col cognome Vimer cati Sozzi sono iscritti : conte CRISTOFORO, 1715; conte PAOLO, 1737; conte GIROLAMO, 1752; conte MARCO ANTONIO, 1795. Ebbero il titolo di conte per l'acquisto del feudo di Cornate nel Milanese presso Usmate, come si legge al n. 210, carta 308, nel Libro d'Oro di Venezia dei veri tito lati: « Vimercati Sozzi. Il feudo retto le <> (riportata nella citata comparizione 6 aprile 1682). Coriolano fu ascritto nel 1572 al Consi glio dei LX Decurioni e nel 1590 inviato dalla città di Milano presso il pontefice Gregorio XIV, suo cugino, a porgergli le congratulazioni della città per l'elevazione al soglio pontificio. Sposò Gaudenzia, di Giampietro Solari, e morì in Somma il 7 aprile 1601. Da Coriolano, tra gli altri figli, venne in luce ANTONIO (1610, 1621, 1632). Fu no minato decurione della città (1609), giudi ce delle strade (1627), conservatore del Pa trimonio (1633). Sposò Paola, di Stefano Doria, e ne ebbe il figlio ANTONIO CORIO LANO, nel 1634 ancora in età minore sotto la tutela della madre. Questi fu capitano della milizia urbana e mori nel 1663. Da Maddalena, figlia di Giangiacomo Durini, ebbe, secondo il Litta, due figli, cioè GA LETTERAV LEAZZO, precedentemente nominato a pro posito della comparizione del 1682 più volte citata, e che fu sacerdote della Compagnia dei PP. dell'Oratorio, istituita da S. Filip po Neri, e NICOLÒ MARIA. Questi fu mem bro del Consiglio dei LX Decurioni ed uomo di molta erudizione. Morì in Milano il 22 maggio 1731. Da Teresa, figlia del marchese Antonio Modroni, sua moglie, ebbe parecchi figli, tra i quali FILIPPO E CARLO. Da Filippo, come vedremo, discendono direttamente i Visconti Modroni; la linea di Carlo, inve ce, si estinse nel 1837. FILIPPO, come già si è accennato, fu a scritto al Collegio dei Giureconsulti nel 1722. Nato in Milano, parr. di S. Pietro in Camminadella, il 21 luglio 1695, morì il 28 gennaio 1768. Sposò Caterina, figlia del conte Francesco Cicogna, morta nel marzo dello stesso anno 1768. Si riprende rà in sèguito la discendenza di lui. CARLO, fratello di Filippo, fu ascritto al Consiglio dei Decurioni nel 1725 e morì il 26 aprile 1752. Sposò Laura del conte Gio. Battista Seccoborella, dalla quale ebbe le figlie Teresa, che fu moglie del marchese Sforza Brivio; Maria, che sposò Pietro An tonio Fossani, e Paola, che entrò in casa Visconti d'Aragona, e i figli GIAN VINCEN zo e FRANCESCO ANTOΝΙΟ. Gian Vincenzo, prevosto della Metropo litana di Milano nel 1762, morì nel 1798; Francesco Antonio si ammogliò con Maria, figlia del marchese Federico Fagnani. Fu nominato ciambellano di Casa d'Austria nel 1771. Egli fu il primo della famiglia che potè usare il titolo di marchese di Vi modrone, a lui devoluto in seguito alla morte della marchesa Teresa Modrone, sua ava paterna, ultima della sua famiglia. U sò anche, per ragioni ereditarie, aggiunge re al proprio il cognome Pirovano, fami glia alla quale apparteneva Giovanna, mo glie del marchese Antonio Modrone e ma PAGINA 935 Al conte Giuseppe succesce il marchese e conte abate Gian Carlo Modroni, suo fra tello, il quale ne fece refuta alla Regia Ca mera con istrumento 26 maggio 1690 a ro gito del notaio camerale Giuseppe Bona glio, affinchè potesse passare nella contes sa Teresa Visconti nata Modroni, sua ni pote, figlia del marchese Antonio, suo fra tello, riservandosi però il titolo di conte di Vimodrone vita sua natural durante. Il trapasso fu autorizzato con decreto del Go vernatore di Milano in data 22 aprile 1690 e il 22 giugno dello stesso anno ne fu in vestita la predetta contessa Teresa per quello dei suoi maschi Visconti che avesse preferito e maschi primogeniti di lui. Con diploma 2 novembre 1694 re Carlo II ele vò il feudo al grado di marchesato a favore della contessa Teresa, con trasmissibilità uguale a quella del feudo (cfr. Casanova, op. cit., pag. 111, Vimodrone) . In forza di tali precedenti Francesco Antonio Vi sconti, abbiatico della marchesa Teresa, ottenne nel 1778 che fosse riconosciuto in lui e nei suoi discendenti il titolo di mar chese di Vimodrone (mpr.). Dal matrimo nio del marchese Francesco Antonio Maria Fagnani il to agosto 1770 in Milano con (S. Giorgio in Palazzo), nacque CARLO. Questi fu cavaliere gerosolimitano ed al tempo della Repubblica Cisalpina fu elet tore del Collegio dei possidenti, indi ciam bellano dell'imperatore Napoleone I, che gli concesse il 5 marzo 1813 il titolo di du ca, per il quale egli, a norma degli artico li 28 e 54 del VII Statuto Costituzionale del Regno d'Italia 21 settembre 1808, ave va istituito un maggiorasco di L. 100.000. I beni che formarono la dotazione del mag giorasco erano costituiti da 7405 pertiche di terra nei comuni di Busto Garolfo, Pa rabiago, S. Vittore, Legnano, Cassina San Giorgio e Canegrate e da altre 8703 perti che in territorio di Motta Visconti e Bęsa te. I beni di Besate provenivano dall'ere dità dei marchesi Modroni verificatasi dre della marchesa Teresa. Quanto al feudo di Vimodrone, si può favore del duca Carlo con la eredità di suo a ricordare che con istrumento 5 1648, a rogito del notaio camerale France sco Mercantolo, ne fu investito il conte Giuseppe Modroni per appoggiarvi il suo titolo di conte, con diritto di trasmetterlo marzo ai maschi primogeniti da lui discendenti. fratello Giuseppe, che aveva fatto testa mento il 4 ottobre 1800 in Verona a rogito del notaio Luigi Capetti. Nelle Lettere Patenti relative alla con cessione del titolo di duca il predetto Car lo venne autorizzato a portare lo stemma PAGINA 936 che trovasi delineato nell'ultima pagina del Codice degli stemmi personali del ces sato Governo Italiano (vol. I, Conti e Du chi, conservato nell'Archivio di Stato in Milano) . Detto stemma è così descritto nel le citate Lettere Patenti : <>> raccolti da U. Dal lari). DIMORA: Genova e Milano. Varie provenienze assegnano i genealo gisti a questa illustre famiglia : Pisa (l'In teriano), Lunigiana (il Roccatagliata), Taggia nel 1140 il Recco. È questa la più probabile. Non manca la leggenda, che ne asserisce capostipite uno dei 7000 giovi netti tedeschi venuti a Genova nel 1202 per passare in Terrasanta nella pia creden za che il mare si fosse, o si sarebbe essic cato per dar loro passaggio (v. Pietro Biz zarro) . Giovanni Villani dice che fin dal 1170 Manfredo Vivaldi era signore di Le rici : altri parlano di un Robello vivente pure intorno al 1170. In parecchi atti no tarili del XIII secolo sono menzionati LETTERA V DIMORA: Roma. Con D. R. del 26 agosto 1927 fu concesso il titolo di nobile a GUGLIEL Mo, ministro ple nipotenziario di S. M. il Re d'Italia, membri di questa famiglia; così: BULGA RO in Gio. De Corsio (30 gennaio 1276); VIVALDINO e suo padre FILIPPO per lire 1000 da mandare in Romania, in Bartolo meo da Fontemaroso, 28 maggio 1276; BERNARDO Vivaldi, di Narbona in Gugliel mo di S. Giorgio (5 maggio 1277) : così pure SIMONE E FILIPPO per somme da mandare in Romania (not. L. Negri e N1 colò de Porta, 7 giugno 1281). Simone con tratta con mercanti fiorentini (not. Simone Vatuccio, 7 febbraio 1281). Arditi esploratori UGOLINO ed un suo fratello con Tedisio Doria e due frati mi nori intrapresero nel 1291 viaggio in mare non prima navigato fuori dello stretto di Gibilterra, sopra due galee e più non tor narono. ANDREA, GABRIELE ed ENRICO im prestarono somme alla Repubblica (1349). Nel 1363 LOMBARDO fu ambasciatore al marchese di Finale. FRANCESCO nel 1371 elargì cospicue somme per pagar debiti della Repubblica (v. Giustiniani) . Gli an nalisti ricordano LucHINO, che innamorato di una donzella la rispetta pur quando il bisogno men cautamente la consiglia. ALAONE è massaro a Caffa nel 1387: un frammento di lapide trovato a Pera dice: « ...tempore consulatus nobilis et egregii viri Gotifredi de Vivaldis 1389 ». Furono podestà di Savona : PIETRO nel 1300, PERCIVALLE nel 1315, GIACOMO nel 1446, 1461. Nel 1326 GIORGIO, GIACOMO, VIVALDINO erano membri del Gran Consiglio dei ghi bellini fuorusciti da Genova insediato in quella città. PERCIVALLE fu riformatore delle leggi, console dei catalani nel 1413. DEMETRIO ambasciatore al duca di Milano nel 1431, in Portogallo e a re Alfonso nel 1448, al l'incoronazione dell'imperatore Federico nel 1451. BARNABA pure ambasciatore al re Alfonso nel 1432, 1477, al duca di Milano nel 1433, 1447, 1451, al papa nel 1440, 1451, a Firenze nel 1440, a Venezia nel 1447. Ambasciatori al duca di Milano fu rono pure: CATTANEO (1422), FILIPPO ( 1427) , VALERIANO (1428), OTTAVIANO (1431), ABRAMO (1472), LAZZARO (1433, 1436); PAOLO lo fu al re di Cipro nel 1437 per riscuotere il censo di vassallaggio; BE NEDETTO in Portogallo nel 1437, poi nel LETTERAV 1448 podestà di Pera; LEONELLO nel 1476 ambasciatore a Milano come lo era stato nel 1465 G10. PIETRO, che fu generale in Corsica nel 1474, 1482 e ambasciatore al papa nel 1488; PIETRO, pure ambasciatore ad Innocenzo VIII, con due galee da lui armate combattè valorosamente contro i veneziani nel 1498. GIO. PIETRO fu protet tore di S. Giorgio nel 1480; PIETRO PAOLO con Benedetto Pinelli appaltatore della pe scheria di corallo di Marsacares, donde progettarono una impresa contro Bona (1490); ANNIBALE fu cavaliere del re Al fonso di Napoli nel 1492. Parecchie amba scerie, secondo era tradizione in famiglia, sostenne GIOVANNI BATTISTA : al cardinal d'Amboise nel 1499; al cardinal di Rohan nel 1501. Così STEFANO al papa nel 1504, in Francia nel 1506, 1508. DARIO elargì co spicue somme per sgravio di imposte, per cui gli fu eretta una statua a palazzo San Giorgio. Un altro STEFANO fu capo dell'am basceria mandata a ringraziare Giulio II, che aveva assegnata alla Repubblica la Ro sa d'oro. LUGI, cavaliere gerosolimitano, era alla difesa di Malta nel 1565. GIO. PIE TRO, governatore di Corsica. Fu doge GE ROLAMO nel 1559. Furono senatori GERO LAMO nel 1528, DARIO nel 1543. RAFFAELE nel 1567, GIACOMO nel 1577, ANDREA nel 1581 , GIOVANNI BATTISTA nel 1591, GERO LAMO nel 1628. I Vivaldi avevano formato Albergo nel 1474, conservato poi da Andrea Doria nel la riforma del 1528. Secondo il Della Cella l'ultima ascrizione alla nobiltà fu quella di GIOVANNI AGOSTINO, battezzato a Granata, il 18 giugno 1668 in età di 4 anni. Un ramo di questa famiglia, trasferitosi o forse per parlare più esattamente, ritor nato a Taggia prima del 1528, aggiunse al proprio il nome Pasqua pel matrimonio di GIOVANNI, qm. Gerolamo, con Maria Setti mia Pasqua. Erano i Pasqua una delle principali famiglie di Taggia, ascritta nel 1528 all'Albergo Di Negro e in parte al l'Albergo Doria : ebbero nel 1547 un car dinale di S. R. C. in persona di Simone, medico del papa : Stefano, gemello di Si mone, viaggiò in quasi tutta l'Europa, fu senatore e degli ill.mi governatori (1547), come senatore fu Gio. Francesco. Suo fi glio Ottaviano, giureconsulto, referenda PAGINA 957 rio, vescovo di Gerace, adoperato in amba scerie ed uffici dai papi Pio V e Gregorio XIII. Giulio si illustrò nelle armi a Malta, in Fiandra, e morì in Ispagna nel 1580. Rami della famiglia si stabilirono in Spa gna, al Messico, a Napoli. Da Giovanni Vivaldi, marito della Set timia Pasqua, per mezzo di GIUSEPPE MA RIA, marito di Angela Curtis, di PIER GIU SEPPE, marito di Francesca Gastaldi, di GIUSEPPE MARIA, marito di M. Vincenza Zatrillas, di PIETRO, marito di Ervina Cha bot si arriva a PIETRO MARIA. Questi nac que a Cagliari, ove la sua famiglia si era trasferita nel 1789; fu creato conte del S. R. I. nel 1800, duca di S. Giovanni con RR. LL. PP. del 2 dicembre 1823, mar chese di Trivigno, conte di Casabianca, signore di Portoremo, barone di Villaclara (27 settembre 1814) per successione dell'a va Vincenza Zatrillas, e per la stessa ra gione conte di Villasalto, signore di Scano, venduto poi quest'ultimo feudo ai Quesada nel 1834. Fu sindaco di I classe a Genova nel 1828, cavaliere dell'Ordine della SS. Annunziata (31 dicembre 1854), morì nel 1856 e fu seppellito nella tomba di fami glia in N. S. del Monte. Sua moglie Maria Spinola, morta a 37 anni il 27 gennaio 1832, era dama di palazzo di S. M. la re gina Maria Teresa. Furono loro figli: VITTORIO EMANUELE, Argenta in Raimondi, PAOLO, Geronima in Alizeri, PIETRO, da cui Francesca in Ca stelbarco. 1º) Vittorio Emanuele (1817, † 1880), sposò Luisa Morasso e fu padre di: PIE TRO, GIUSEPPE, DARIO, GEROLAMO, e Lau TRO ra in Gavotti. Pietro, ufficiale di cavalleria, marito di Gabriella Seppi, fu padre dei viventi : PIE MAURIZIO (1885), GIULIO (1883), (1889), Ada (1892), RAMBALDO (1895) . Giuseppe (1849, † 1897), maggiore di cavalleria, sposò la cugina M. Luisa Vi valdi Pasqua, di Paolo, da cui: VITTORIO UGOLINO, nato 1878, ufficiale aviatore mor to per caduta d'areoplano nel 1910, VITTO RIO (1879), vivente, padre di M. Luisa, MARIO (1883), vivente, padre di Fanny e Maria Luisa, DARIO (1885), vivente, deco rato di due medaglie d'argento al va lor militare, PAOLO (1887), capitano di PAGINA 958 cavalleria, comandante il 28° battaglione di assalto, decorato di medaglia di argento al valore perchè « in una difficile azione di contrattacco da lui predisposta, benchè fe rito rimaneva al suo posto, spronando con la voce i suoi arditi, che perseverando nel la impari lotta riuscirono ad ottenere gli obbiettivi assegnati. Fulgido esempio di valore e di spirito di sacrificio.- Zenson di Piave, 15 giugno 1918 ». Tutti i soprassegnati della linea di Giu seppe furono riconosciuti con D. M. 12 marzo 1919 nobili dei duchi di S. Giovan ni, dei marchesi di Villaclara e di Trevi gno, dei conti di Villasalto (mf.), cavalie re, nobile, don (mf.) . 2°) Paolo creato conte di Lucetto con RR. LL. PP. del 29 maggio 1841, sposò Battina Rocca ed ebbe per figli: Luisa in Vivaldi Pasqua, Laura in Gnecco, GIACO мо (1844, † 1893), garibaldino, consiglie re, assessore municipale di Genova, morto celibe. VIVALDI E VIVALDI PASQUA. b. s. ARMA: Partito di rosso e d'argen to : col capo di oro all'aquila na scente di nero, coronata e im beccata del cam po. SOSTEGNI : Due ra mi di sempre vi vo. durat germinans. LETTERA V 20 gennaio 1632, † 19 luglio 1705), il quale fu fatto marchese di Trivigno in Basilicata, con diploma di Filippo IV, re di Spagna, 2 maggio 1662. Egli sposò il 16 marzo 1666 la marchesa Settimia Maria Pasqua e suo figlio GIUSEPPE MARIA (n. 12 agosto 1671, † 4 settembre 1718), fu il primo ad unire al proprio il cognome Pasqua. Da PIETRO GIUSEPPE (n. 1 dicembre 1700, † 7 gennaio 1784) e da Franca De Castelvì, nacque GIUSEPPE MARIA (n. 7 gennaio 1726), il quale sposò il 29 ottobre 1752, Maria Vin cenza Zatrillas Manca ed ereditò dal suo cero don Giuseppe Zatrillas i titoli di mar chese di Villaclara e di conte di Villasalto. Il marchese PIETRO GIUSEPPE (n. 7 agosto 1754), figlio del precedente, sposò Enrica Chabot e ne ebbe il marchese PIETRO MARIA (n. 24 settembre 1785, † 4 novembre 1856), che fu creato duca di S. Giovanni con let tere patenti di Carlo Felice, re di Sarde gna, 2 dicembre 1823. Don Giuseppe e don Giuseppe Maria Vi valdi intervennero nella qualità di nobili, al Parlamento Generale tenuto a Cagliari nel 1698, sotto la presidenza del conte di Montellano, vicerè di Sardegna. Apertasi, pel decesso, avvenuto il 17 no vembre 1814, di don Francesco Zatrillas, la successione alla primogenitura nei feudi del marchesato di Villaclara e del contado di Villasalto in Sardegna a favore del mar chese Trivigno Pasqua don PIETRO Vivaldi Chabot Zatrillas, cavaliere della Sacra Re ligione ed Ordine Militare dei Santi Mau rizio e Lazzaro, capitano di cavalleria, pri mo scudiere e gentiluomo di camera del re, s'intentò lite dal R. Fisco Patrim. di Sar Мотто : In Sicco degna per la devoluzione dei detti feudi ed il diritto di riscatto della tonnara di Porto DIMORA : Genova, Roma. La famiglia Vivaldi è una delle più an tiche del patriziato genovese, trovandosi memoria dal principio del secolo XII. Nel 1164 un GUGLIELMO Vivaldo risulta ditore di Barisone, re di Sardegna. cre Un gli UGOLINO Vivaldo viene ricordato fra esperti navigatori prima della fine del se colo XIII. PERCIVALLE, fu anziano della re pubblica di Genova nel 1408, ed uno dei riformatori delle leggi nel 1413. GIROLAMO, fu eletto doge nel 1558. La linea tuttora fiorente discende da GIOVANNI MARIA (n. scuso. Avvenuta la transazione tra le parti, S. M. il re Vittorio Emanuele I, con diplo ma in data 12 settembre 1816, approvava la detta transazione seguita il 13 luglio 1816, e rimetteva a favore di detto marche se, suoi eredi e successori in perpetuo nella tonnara di Portoscuso qualunque ragione e diritto di riscatto che potesse ancora com petere al R. Fisco Patrimoniale, come pu re accordava allo stesso marchese la nuova concessione in feudo del marchesato di Villaclara per sè e suoi discendenti maschi e femmine con ordine di primogenitura e LETTERAV con prelazione di quelli a queste, col titolo di marchese di Villaclara a favore dei ri spettivi possessori e di conte di Villasalto al primogenito dei medesimi rispettiva mente. In seguito il re Carlo Felice, col detto diploma in data 2 dicembre 1823, appro vando un'altra transazione stipulata il 7 novembre dello stesso anno tra il R. Patri monio di Sardegna ed il predetto mar chese don Pietro Vivaldi Trivigno Pasqua, concedeva al medesimo ed ai suoi discen denti maschi in linea di primogenitura, il titolo e la dignità di duca col predicato di San Giovanni. Il re Carlo Alberto, con patenti in data 18 maggio 1839, approvava la convenzione stipulata in Torino il 15 dello stesso mese ed anno, tra il R. Fisco e l'illustre duca di S. Giovanni, don PIETRO Vivaldi Pasqua, marchese di Villaclara, tesoriere dell'Ordi ne Supremo della Santissima Annunziata, dei primi gentiluomini di camera di S. M., grande di Corte, maggiore generale nelle R. Armate, ecc., figlio del predetto fu l'il lustre marchese don PIETRO, nativo della città di Cagliari, per il riscatto del suo feu do medesimo di Villaclara, consistente nei sei villaggi di Pauli Gerrei, Villasalto, Armungia, Ballao, Sisini e Silius. Questa illustre famiglia ha dato alti fun zionari alla real Corte e valorosi ufficiali al l'esercito. Il predetto nobile don Pietro Vivaldi Pa squa Chabot, duca di San Giovanni, che fece la transazione feudale 18 maggio 1839, sposò la marchesa donna Laura Spinola, e da essi traeva i natali in Genova il 16 mag gio 1817, don VITTORIO EMANUELE, che sposò Luigia Agostina Marasso ed ebbe i seguenti figli : don Pietro, don GIUSEPPE, donna Laura, n. 11 luglio 1850, vedova Gavotti e don GEROLAMO, che costituiscono tre linee: a) Don PIETRO, duca di San Giovanni, n. in Cornigliano, 4 maggio 1847, sposò Gabriella Seppè, ed ebbe i seguenti figli, tutti nati a Genova : PIETRO (attuale duca di San Giovanni), 20 dicembre 1883; MAURIZIO, 20 giugno 1885; GIULIO, 20 agosto 1889; Ada, 18 ottobre 1892; e RAM BALDO, 22 novembre 1895; b) Don GIUSEPPE, n. in Cornigliano, PAGINA 959 14 dicembre 1848, sposò Luisa Vivaldi Pa squa, m. a Verona, 13 aprile 1897, ed eb be i seguenti figli: VITTORIO UGO, n. in Padova, 23 giugno 1878; VITTORIO PIETRO, n. in Verona, 21 aprile 1880; MARCO, 11. in Verona, 29 novembre 1883; DARIO, n. in Verona, 27 settembre 1885; PAOLO, n. in Senigallia, 17 luglio 1887. Da don Vittorio Pietro ebbe i natali Maria Luisa. E da Marco nacquero Fanny e Maria Luisa; c) Don GEROLAMO, n. a Cornigliano il 27 dicembre 1855, spos. Giulia Maddalena Parodi il 14 ottobre 1872 in Mele, mor ta il 31 dicembre 1923 in Sampierdarena, ebbe i seguenti figli: GIOVANNI GIU LIO, n. a Genova 6 dicembre 1886 ed UM BERTO, n. a Mele il 26 ottobre 1895. Dal primogenito, Giovanni Giulio, nacque VIT TORIO GIOVANNI, in Sampierdarena il 19 febbraio 1924. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.), don (mf.), duca di S. Giovanni (mpr.), marchese di Villaclara (mpr.), conte di Villasalto (mpr.), che può essere as sunto dal primogenito anche durante la vita del padre. Ai discendenti maschi ul trogeniti competono i titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.), don (mf), nobile dei duchi di S. Giovanni, ed alle femmine ul trogenite i titoli personali di nobile e di donna, nobile dei duchi di S. Giovanni, in persona di: Ramo primogenito. PIETRO, †, di Vittorio, di Pietro. Figli: PIETRO, MAURIZIO, GIULIO, Ada, RAMBALDO. Fratelli: GIUSEPPE, †, Laura, GEROLA мо, т. Ramo ultrogenito di Giuseppe t. * VITTORIO UGO, di Giuseppe, di Vit torio. Fratelli: VITTORIO PIETRO, MARCO, DA RIO, PAOLO. Figlia di Vittorio Pietro: Maria Luisa. Figlie di Marco: Fanny e Maria Luisa. Ramo ultrogenito di Gerolamo, †. GIOVANNI GIULIO, di Gerolamo, di Vit torio. Figlio: VITTORIO GIOVANNI. Fratello: UMBERTO. s. l. PAGINA 960 * VIVANTE. 0000 nave all'antica, castellata a pro ra ed a poppa, con tre alberi e vele quadrate gonfie d'argento. CIMIERI : Due : A destra un'aquila di ne ro, linguata di rosso, armata d'oro; a si nistra un volo d'aquila posto di traverso, a destra d'argento sul rosso, d'oro sull'azzurro. DIMORA : Trieste. Famiglia triestina alla quale l'imperato re d'Austria, Francesco Giuseppe, con di ploma 22 aprile 1914 concesse il titolo di barone per ambo i sessi, titolo riconosciuto con D. M. del 3 ottobre 1923. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. in persona di FortunATO, n. a Trevi so, 4 novembre 1846, figlio di Angelo e di Isabella Luzzatto. VIVARELLI. le ordinate. ARMA: D'azzurro al monte di 3 ci me d'oro ristret to, sostenente una colomba di argento con un ramoscello d'oli vo nel becco al naturale, accom pagnata in capo da tre comete di oro in palo, ma DIMORA : Macerata. Famiglia iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. çol titolo di nobile di Urbino (mf.). Oggi è rappresentata da LUIGI, n. Urbino 29 mag gio 1860, dai furono Giambattista e nobile LETTERA V Francesca Chiavarelli; avvocato, cav. Co rona d'Italia; spos. Dionigia Paolucci (n. ARMA: Troncato : sopra partito di oro a tre api di rosso male ordi nate, e di rosso alla ruota denta ta d'argento; sot Urbino 13 marzo 1859); (residenza: Ma cerata. Fratelli: 1) Evangelina, n. Urbino 2 set tembre 1855, insegnante; 2) ITALIANO, 11. Urbino 24 luglio 1861. p. c. b. o. to d'azzurro alla VIVARELLI. ARMA: D'oro, allo scaglione d' az zurro, rovescia to, carico di set te stelle di sei in sinistra a V. S. raggi, d'oro, ac compagnato capo da una ro tella (palla) par tita d'argento e di nero. DIMORA : Siena. FRANCESCO, di Donato, di Girolamo, di Bernardino Vivarelli era stato ammesso a godere la nobiltà di Arezzo fin dall'anno 1667. Egli ebbe due figli: DONATO CARLO e FELICE, con i quali la famiglia si divise nei due rami seguenti : a) quello di DONATO CARLO, da cui nacque FRANCESCO ANTONIO, che insieme ai figli CARLO DONATO MARIA e GIROLAMO PASQUALE chiese, ed ottenne con decreto 15 gennaio 1790, l'ascrizione alla nobiltà d'Arezzo; ramo che continuò a fiorire iu patria; b) quello di FELICE, padre di GIOVAN FRANCESCO, i cui figli GIOVAN BATTISTA E FELICE ONORATO furono con decreto 15 lu glio 1791 aggregati al ceto nobile pure della città di Siena, dove si era trasferito ed aveva acquistate vaste proprietà in ter ritorio di Magliano. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile d'Arezzo (mf.), in persona dei discendenti da CARLO DONATO, di Francesco, di Donato, coi titoli di nobi le d'Arezzo (mf.), e nobile di Siena (mf.), in persona dei discendenti da Roberto Lui gi, di Gio. Batta, di Gio. Francesco, di Felice. g. d. a. v. LETTERA V VIVARELLI COLONNA. ARMA: Troncato : nel 1º d'oro, allo scaglione di az zurro, rovescia to, carico di set te stelle di sei raggi, d'oro, ac compagnato in capo da una ro PAGINA 961 gli attuali rappresentanti della famiglia : ANTONIO, GIO. FRANCESco, Giulia e RIC CARDO. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di Livorno (mf.) e nobile di Pistoia (mf.), in persona di : a) FRANCESCo, di Antonio, di Gio. Battista. Figli: ANTONIO, GIO. FRANCESCO, Giulia, RICCARDO. b) Discendenti da Francesco Giusep tella (palla) par- pe, di Luigi, di Francesco, d'Andrea. tita d'argento e g. d. a. v. di nero (Vivarel li); nel 2º, di rosso, alla colonna d'argen- VIVIANI. to, scanalata, colla base e il capitello d'oro (Colonna) . DIMORA : Livorno e Firenze. FRANCESCO, uno dei due figli di Andrea, di Gabriello Vivarelli, stabilitosi a Pistoia, diede origine ad un ramo che dalla loca lità ov'ebbe case si chiamò dei Vivarelli Colonna. Da lui nacquero quattro figli : ANDREA (n. 1782), GIOVAN BATTISTA LUIGI (n. 20 aprile 1786), AGOSTINO AN GELO (n. 1790) е GIUSEPPE FELICE (n. 1795) . Il secondo di essi fu con partito 29 di cembre 1829 della Comunità di Livorno proposto per l'aggregazione alla nobiltà Livornese insieme colla moglie Elisabetta del fu Giuseppe, di Moisè Ronno (nata 4 aprile 1802) ; e tale proposta fu accolta con rescritto sovrano 5 settembre 1832. Anche il primogenito ANTONIO, gonfalo niere delle Cortine di Pistoia, fu con deli berazione 16 agosto 1839 proposto dalla Magistratura Civica Pistoiese per l'ascri zione al ceto nobile locale insieme col sud detto LUIGI, nobile livornese, e cogli altri fratelli, AGOSTINO, egualmente gonfalonie re delle Cortine di Pistoia, e GIUSEPPE : il che fu sancito con rescritto granducale 12 gennaio 1840. Dalle nozze di G. B. Luigi con Elisabet ARMA : D'azzurro alla fascia ас compagnata da tre gigli; il tutto d'oro. DIMORA : Arezzo. Un NICCOLÒ, di Viviano, di ser Go ro, era stato gon faloniere di giusti zia in Arezzo nel 1456, e la stessa onorevolissima carica avevano avuta suo fi glio MARIOTTO nel 1515, e il nipote capi tano ALESSANDRO nel 1606, al quale in quell'anno fu dal Magistrato Municipale patrio riconosciuta la nobiltà civica. Dal matrimonio di lui con Porzia Pezzoni, nac que NICCOLA, parimente gonfaloniere nel 1666, che dalle sue nozze con Maria Bal ducci, ebbe ALESSANDRO, marito di Marta Mauri e padre di CAMILLO, gonfaloniere di Arezzo nel 1756, il quale 25 luglio 1757 con decreto otteneva l'ascrizione alla nobiltà aretina. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Arezzo (mf ), in persona dei discendenti da Camillo, di Alessandro, di Niccola. ta Ronno, vennero quattro figli: Maria Pasqua (n. 1820), maritata il 3 ottobre 1837 a g. d. a. v. Teofilo Maria Conversini; FRANCESCO VIVIANI DELLA ROBBIA. GIUSEPPE (n. 1º febbraio 1822); Amalia Agnese (n. 1825) e GIOVAN BATTISTA (n. II ARMA: D'oro a tre scaglioni, l'uno sull'al maggio 1829) che da Enrichetta del conte Mario Mori Ubaldini degli Alberti (1850) ebbe ANTONIO, padre di FRANCESCO, da cui tro, scaccati d'argento e d'azzurro di due file. DIMORA : Firenze. Araldica 61 PAGINA 962 secolo XIV. Dal 1306 al 1416 la fami- VIVIANI DELLA MASSA. glia conta diciassette priori e tre gonfalo nieri di giustizia, tra i quali si annovera no uomini, che ebbero notevole importanza nella vita pubblica del comune di Firenze. ARMA : D'azzurro al muro coperto di un tetto di Ricordiamo : Tommaso, di Bernardo che, nel 1384, essendo capitano di parte Guel fa, fu deputato con altri cittadini a recarsi presso Carlo I d'Angiò per ottenere in do no, baratto o compra la città di Arezzo; Giovanni, di Luigi, uno dei Dieci di Balia nel 1414. Sembra che l'avere i Viviani assunto una condotta di opposizione alla nascente potenza Medicea li abbia tenuti lontani tegole col sem previvo (semper vivum tectorum) nodrito nel tet. to, il tutto al naturale. LETTERAV Il Gamurrini, nell'Istoria genea logica delle fami glie nobili toscane e umbre, Firenze, 1671, fa risalire l'o rigine dei Viviani ad un Lapo vissuto nel sec. XII; ma notizie sicure di es si non si hanno che dai primi del dalle cariche dalla metà del secolo XV. Si ripresero però sotto il granducato mediceo ed ebbero due senatori, nonchè l'ascrizio ne per giustizia nell'Ordine di S. Stefano. A questa famiglia appartenne l'insigne matematico Vincenzo Viviani (n. 1622, m. 1703), discepolo`e amico di Galileo. Nel 1645, per la morte di Lorenzo Del la Robbia, vescovo di Fiesole, ultimo di sua famiglia e fratello di una Laudomina moglie di Luigi, di Matteo Viviani, i beni dei Della Robbia passarono ai Viviani, con l'obbligo in questi ultimi di assumere an che il cognome Della Robbia. Dal sen. NICCOLÒ Viviani Della Rob bia, nacque, ai primi del Settecento, il priore LUIGI, che, allievo e amico del Tan nucci, ebbe con questo un'attiva corrispon denza conservata oggi nell'archivio della famiglia Viviani. Intimo del re di Napoli Ferdinando IV, lo stesso Luigi ottenne da questo sovrano il titolo marchionale. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese (mpr.), patrizio fiorentino (mf.), in persona di LuIGI, di Carlo, di Giacinto. Fratelli: LORENZO, Maria in Tommasi Aliotti, Giulia in Guasconi, GIO. BATTISTA, GIACINTO. Figli di Luigi: LAPO, Enrichetta, Maria Pia. Figlio di Lorenzo: DONATO. Figlia di Gio. Battista: Franca in l'i sconti Madrone. Figli di Giacinto: Maria Luisa, Cateri na, Giuseppina. f. s. DIMORA : Urbino. CINZIO Viviani Della Massa nel 1821 ottenne per sè e discendenti l'ascri zione alla nobiltà di Urbino. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Urbino (mf.). in persona di FILIPPO, di Fulvio, di Cur zio. Sorella: Laura Emilia. * VOELKL. ARMA : D'oro alla torre di rosso fondata sopra un monte roccioso di tre cime al naturale e sor montata da una speronella d'az zurro; incappato d'azzurro carico a destra di un V. S. leone d'oro, lin guato di rosso, rivoltato, a sinistra di un liocorno d'argento, linguato di rosso e chiomato d'oro, ritto; col capo d'argento carico di un'aquila bicipite d'azzurro, linguata di rosso, nascente. LETTERA V CIMIERO : L'aquila del capo nascente. PAGINA 963 Sorelle : Adele in Barattieri di S. Pietro, SOSTEGNI : A destra il leone, a sinistra il Stefania in Scarampi di Villanova, Paola liocorno del campo. in Casana. Мотто : Оmnia consilio et virtute. DIMORA : Trieste. S. M. Umberto I, re d'Italia, con R. De- VOLLARO. creto di motu proprio del 1882 concesse il titolo di marchese con successione primo geniale mascolina a RODOLFO, di Giorgio ARMA: D'argento all'albero nodri Voelk che con tale titolo è iscritto nel Li bro d'Oro della Nob. Italiana. v. S. * VOLI. verde. Мотто : Altius tendo. ARMA : Fasciato di azzurro e d'oro, col capo del se condo, carico di tre semivoli d'a quila, sinistri, al naturale, ordina ti in fascia. ORNAMENTI : Svo lazzi di conces sione: d'argen to, di rosso, di DIMORA : Torino. LUIGI Voli (n. Asti, 26 maggio 1844) , ufficiale d'artiglieria, figlio dell'avvocato e presidente di tribunale STEFANO e di Ade le Charrier, per elargizioni di beneficenza all'Istituto per le Figlie dei Militari di To rino, venne creato conte con R. D. motu to sulla campa gna erbosa di verde, sostenuto da un leone, il tutto al naturale. DIMORA : Ducenta in Terra di La voro. Di questa fami 1. b. a glia si distinse spe cialmente il cav. PIETRO Vollaro, nato Reggio Calabria nel 1769 e morto a Lucca nel 1854. Fautore del governo di Gioachi no Murat esulò da Napoli nel 1815, ove era giudice criminale, e riparò nel Ducato di Lucca, ove contrasse matrimonio con Elisabetta Bartolomei, vedova Boccella, e meritò le grazie del duca Carlo Lodovico di Borbone, che gli affidò nel 1830 l'inten denza del suo patrimonio privato, nomi nandolo poi Consigliere di Stato, con de creto del 16 luglio dello stesso anno, cari che dalle quali fu costretto a dimettersi per i suoi sentimenti liberali. Egli fu iscritto nel Libro d'Oro del ducato di Luc proprio 24 dicembre 1899 e successive RR. LL. PP. 5 luglio 1900. Con R. D. 3 mag gio 1900 ottenne la concessione dell'arma. Sposò Luigi (1871) Alix del cav. Vin cenzo Denina, e da queste nozze nacquero : Adele (n. Torino, 10 settembre 1872), che sposò (1898) il conte Warmondo Barattie ri di S. Pietro, Stefania (n. Torino, 17 giu gno 1884), che sposò (1904) Fernando di Edoardo Scarampi di Villanova; Paola (n. Torino, 11 giugno 1886), che sposò (1908) il nobile Vittorio dei conti Casana, ed EMILIO (n. Torino, 22 settembre 1889) . La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di EMILIO, di Luigi, di Stefano. ca, formato il 1826, col titolo di nobile. Detto titolo fu esteso, con decreto del 13 dicembre 1830, a GIUSEPPE, ed al figlio GIROLAMO. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital. col titolo di nobile di Lucca (mf. , in per sona di PIETRO, di Gerolamo, di Giuseppe. Fratelli: Laura, Irene, GIUSEPPE, Ro BERTO, Anna Isabella. Figli di Roberto: Olga e GIROLAMO. e. i. VOLO vedi BAYARD DE VOLO (già VOLO) . * VOLPE (DELLA) . ARMA : Partito di rosso e d'argento a due rotelle ovali, una caricata sull'altra e PAGINA 964 schiena. Мотто : Simul astu et dentibus utor. DIMORA : Imola; Bologna. GALVANO, prode cavaliere in Alemagna, chiamato De La Fux, che italianamente suona De La Volpe, per l'antichissimo stemma gentilizio della sua stirpe, viveva circa l'anno 930 nella Francovia, provincia orientale di Germania, ove godeva il do minio della contea di Pempa, allora città ragguardevole, e poscia per le vicende dei secoli ridotta in un minor recinto di mura. BARTOLOMEO, terzogenito del ricordato Galvano, fu capitano di cavalleria di Otto ne imperatore, lasciò nei suoi due fratelli il ceppo antico in Pempa e trasportò il suo ramo in Padova nell'anno 982 e poscia in Trevigi, ed infine poco dopo l'anno 1000 fissò stabile dimora in Vicenza, italianiz zando il suo cognome in quello di Della Volpe. Da questi discendono per continua ta linea di illustri personaggi gli attuali conti Della Volpe. GALVANO II fu mandato dai Vicentini ambasciatore a Enrico V per assistere alla di lui incoronazione imperiale seguita in Genova l'anno 1111. GALVANO VI fu am basciatore di Carlo IV nell'anno 1346. Gio VANNI BATTISTA, segretario dell'ambascia tore del re di Russia in Roma nell'anno 1465, poscia capitano generale di tutto il regno di Moscovia; fu arricchito di molti castelli e giurisdizioni per 40 miglia di circonferenza con la facoltà di battere mo neta d'oro. TADDEO, fratello germano del ricordato Galvano II, si trapiantò in Imola intorno all'anno 1100; infatti da antichi documenti appare che fioriva nel Senato Imolese nell'anno 1173 TOMMASO Della Volpe, figlio di Taddeo. Limitando questo breve cenno al ramo imolese che godette LETTERA V decussate, queste sopracaricate di dieci tortelli cia scuna 2. 3.3.2., il tutto dell'uno nell'altro . Capo fasciato d'oro e di nero. CIMIERO : Di una volpe nascente con quattro co de piantate sulla fino dai tempi antichissimi anche in Imola feudi e giurisdizioni, fra i personaggi più salienti si nota SOPERCHIO III, che fu ado perato negli affari pubblici della patria i più importanti e nel 1219 eletto fra i sena tori a trattare la pace coi Bolognesi discor di sul possesso di alcuni castelli del terri torio di Imola. SIMONE I nel 1280, UGUC CIO, SANTE E PIRONTE furono cavalieri di parte guelfa. UGUCCIO III, nobile senatore di Imola, fu segretario dei Brevi e fami gliare del Pontefice Martino V come da diploma speditogli nel 1426; NICOLÒ, di lui figlio, fu uno dei ventiquattro Savi di Imo la e nel 1482 ebbe il supremo Magistrato degli anziani. Questi fu padre di TADDEO IV, il famoso cavaliere Della Volpe, tanto celebrato dal cardinale Bembo e da altri scrittori di quel tempo, eccellentissimo condottiero di armi, che per il valore e la prodezza dimostrati nella presa di Faenza l'anno 1502 fu dal duca Valentino nominato generalissimo di S. Chiesa, deco rato sul cimiero dell'antico stemma l'impresa della volpe di più code. Questi, dopo aver servito quale capitano dei caval con leggeri Papa Giulio II, servì come coman dante di uomini ed armi la Repubblica di Venezia, dalla quale fu assunto nel 1511 al comando generale delle Milizie con lo stipendio di 12.500 ducati annui. Poscia, nel 1517, governatore generale di tutto il Friuli e nuovamente, dal 1523 al 1534, ca pitano generale della Repubblica Veneta. Per le sue illustri imprese di Vicenza, di Padova, nella Carnia ed in altri Stati ot tenne dalla Repubblica un bastone di co mando, ove in lamine d'argento leggeva si: <>> raccolti da U. Dal lari). (vedi: DIMORA: Alghero e Casaleggio Boiro. LETTERAZ MMM nova presero parte al governo e trovia mo vari anziani e consiglieri nei secoli XIV e XV. ANSELMO (1117), GIORDANO (1131), AN DALO (1165) sarebbero consoli in Caffa : ma ciò è posto in dubbio dall'Olivieri (At ti Soc. Lig. St. Patr., vol. I, f. III) . GOTI FREDO, notaio del Finale, socio della Mao na di Corsica (1325), ricevette fedeltà dai Corsi (1340), fu vicario nella Riviera di Levante e castellano di Chiavari (1345), podestà di Finale (1348), console in Caffa (1357); LANFRANCO, notaio e cancelliere della Repubblica, fu ambasciatore in A lessandria (1348), MANFREDO, podestà di Savona (1346) e NICOLÒ, di Goffredo, id. (1380), di Albenga (1369), padrone di galera (1373), anziano (1381, 83, 87), castellano di Chiavari (1381), podestà di Pera (1391), doge popolare di Genova (1394); GIOVANNI fu consigliere nelle con venzioni con Carlo IV imperatore nel 1368 ed inviato in missione diplomatica a Cipro (1373); RAFFO fu castellano alla Spe zia (1385) ; frate DAMIANO, domenicano, fu vescovo di Mondovì (1388), BATTISTA, an ziano (1392, 96, 1404, 10, 14, 15), governa tore di Corsica (1391); BARTOLOMEO « fra vego » fu anziano (1396), BATTISTA, qm. Goffredo, fu podestà di Savona (1408), castellano di Chiavari (1408), corsaro, an ziano e rettore della Repubblica (1413-18), TADDEO, anziano (1433, 46), fu commissa rio dell'armata genovese a Ponza (1435) е commissario in Riviera di Levante (1460), FEDERICO, di Giovanni, anziano (1433, 46), fu podestà di Scio (1437) e commissario in Riviera di Levante (1446), BARTOLOMEO, sindicatore e procuratore della Repubblica a re Renato d'Angiò (1438), anziano (1442, 48), uff. di bailia (1443), arbitro nelle con PAGINA 1021 Pare che in ori gine due famiglie distinte fossero ve nute a stabilirsi in Genova nel secolo XIV da Zoagli e dal Finale : secon do il genealogo Fe derici una di que ste sarebberi dap prima chiamata Queirolo: in Ge tese tra nobili e popolari (1449), console a Cembalo (1454), fu inviato ad invitare il doge Tomaso Fregoso; fu poi ambasciatore a Francesco Sforza (1460), Antonio, anzia no (1441, 43, 51, 53), uff. di bailia, fece restaurare le mura di Portovenere (1447) : fu capitano di mercanti (1461) e fatto franco di gabelle per aver fatto fabbricare una casa grande in Chiavica. TOMASO fu capitano in Pieve di Teco (1445-6), PAOLO, console in Cembalo (1447), anziano (1450), uff. di gazaria (1456); AGOSTINO, governa tore di Corsica (1486), GIORGIO, mássaro dei pacificatori (1506), fu commissario nel la guerra contro Monaco (1506), anziano (1507), partecipò alla fazione popolare (1506-07); così pure BARTOLOMEO. ANΤΟΝΙΟ « fravego », fu anziano (1503), agente del duca di Savoia (1510) . Nel 1528 GREGORIO, BATTISTA, ANTONIO, NICOLÒ, BARTOLOMEO, TOMASO e GIO. FRANCESCO furono aggre gati all'Albergo Cicala. BATTISTA Cicala, olim Zoagli, qm. Giorgio, commissario in Corsica (1537), senatore (1531), fu amba sciatore a Carlo V a Nizza (1538), riforma tore di leggi (1547), e doge (1561) : suo fi glio VINCENZO, pure commissario in Corsi ca (1537), fu senatore (1569, 77, 92) . I se natori di questa famiglia furono 12. GIO. MICHELE fece parte della missione geno vese all'imperatore Mattias (1612), fu in quisitore di Stato (1628), commissario in Corsica (1630), e fu inviato a Milano per le trattative di pace col duca di Savoia (1633) : apprezzato poeta e commediogra fo. MICHELE fu governatore di Savona (1646), GIORGIO, di Gio. Michele, fu pure co governatore di Savona (1663), commissario in Corsica (1666), e fu preposto alla struzione dell'Albergo dei Poveri in Geno va (1652); GIO. BATTISTA, popolare, fu con dannato al confino a Napoli per trame contro lo Stato genovese (1629), quindi a morte in contumacia come recidivo (1632); altro GIO. BATTISTA fu commissario al laz zaretto della Consolazione in Genova du rante la pestilenza (1656), e forse capitano della Spezia (1648-49); NICOLÒ qm. Gior gio, fu vicario di Chiavari (1640); fra MA RIANO, domenicano, tradusse opere del Sa vonarola; MICHELE FRANCESCO, fu capita no della Spezia (1725-26). Da Ansaldo, per GUGLIELMO, PIETRO, PAGINA 1022 GIORGIO, GIORGIO, BATTISTA, GIORGIO, NICOLÒ, GIOFREDO, NICOLÒ, GOFFREDO GUGLIELMO, ANDALÒ, GIOVANNI, ANTONIO, GAETANO, discendono i due fratelli NICOLÒ FRANCESCO ed AGOSTINO FRANCESCO, ascrit ti alla Nobiltà genovese il 18 giugno 1779 e facenti parte il primo del Min. Cons. (1797), il secondo del Gran Cons. (1797) . Il primo ebbe Adele, moglie di Giorgio Mameli, capitano di vascello nella R. Ma rina sarda, segnalatosi a Tripoli (1825), е madre di GOFFREDO. Il secondo ebbe GoF FREDO PAOLO, dal quale i viventi AGOSTINO, ingegnere, coi figli ANTONIO, dott. in giu risprudenza, vice-presidente cons. locale O. N. B., e PAOLO, perito in agraria, resi denti in Alghero, ed Anna in Tacchini, re sidente in Casaleggio Boiro; un fratello di Agostino di nome EDOARDO fu medico-chi rurgo († 1932) e trovasi iscritto con lui nel l'El Uff. come « patrizio genovese » (m ). g. c. d. * ZOCCO. ARMA: D'azzurro alla torre di tre palchi sostenuta da un leone, il tutto d'oro. DIMORA: Palazzo lo Acreide. Famiglia sicilia na, di Palazzolo Acreide, insignita del titolo di baro ne delli Vausi (o delle Balze), proveniente dalla famiglia Di Pietro, titolo riconosciuto con D. M. 1912. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone delli Vausi (o delle Balze) (mpr.), in persona di VINCEN zo, di Corrado, di Vincenzo. Figli: CORRADO, Violante, GIUSEPPE, FRANCESCO, Giovannina e SALVATORE. Fratelli: CLEMENTE E GIOVANNI. V. S. * ZOGHEВ. ARMA : Semipartito da un filetto d'oro e troncato da una fascia dello stesso cari LETTERA Z ca di una stella di rosso (per spezzatura) : nel 1º di rosso, alla bilancia d' oro; nel 2º di rosso, alla piramide di argento murata di nero; nel 3º d'azzurro al leo ne d'oro, armato e lampassato di rosso. DIMORA : Damasco e Alessandria d'Egitto. A MICHELE, di Antonio Zogeb, venne concesso da Vittorio Emanuele II il titolo di conte, trasmissibile in linea di primoge nitura, con R. D. 14 gennaio e RR.LL.PP. 27 gennaio 1872. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro dei titolati stranieri e nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona di ALESSANDRO, di Giuseppe, di Demetrio. Figli: MASSIMO, PAOLO ed ENRICO. * ZOHAR. ARMA: Troncato ondato da un fi letto d'oro : nel 1º ritroncato di argento e d' oro da uno scaglione di rosso smussa to sulla cima ed accompagnato di l. r. m. sotto da una stella di sei rag gi di nero; nel 2º d'azzurro a tre stelle (6) d'oro. CIMIERI due: 1) due semivoli sovrapposti trinciati d'argento e di rosso; 2) tre pen ne di struzzo d'azzurro caricate di una testa di leopardo d'oro, linguata di rosso . DIMORA : Zara. Famiglia insignita del titolo di cavaliere dell'Impero Austriaco col predicato di Karstenegg, per ambo i sessi, titolo rico nosciuto con D. M. 4 ottobre 1926. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oго della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. LETTERAZ Ital. col titolo di cavaliere dell'I. A. coi predicato di Karstenegg (mf), in persona di GIUSEPPE, di Francesco. V. S. ZON. ARMA: Scagliona to , rovesciato, doppiomerlato di rosso e d'argen to di otto pezzi. DIMORA : Venezia e Padova. Famiglia del l'Ordine dei Segre tari della Repub blica Veneta e che aggregata al nobi le Consiglio di Padova nel 1771, fu con fermata nobile con S. R. 19 novembre 1820. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Padova) (mf), in persona di GIOVANNI, di Angelo, di PAGINA 1023 DIMORA: Aversa. Con Lettere Patenti del 3 ottobre 1909, la signora Giuseppa Maddalena Zona in Magliano fu autorizzata ad assumere e tra smettere il titolo di barone di Longano. L'ultima intestazione della terra di Lon gano, nel Molise, è del 28 aprile 1796 a DOMENICO Zona, per acquisto fatto, previo R. Assenso del 7 settembre 1795, da Anto nio de Filippo, che aveva acquistata tale terra da Tommaso Castiglioni, che l'aveva a sua volta acquistata da Geronimo de Franchis, duca di Longano, il quale l'ave va ereditata, col titolo di duca, da sua ma dre Isabella Summaia. Il titolo di duca sul la terra di Longano fu concesso alla pre detta Isabella Summaia il 7 maggio 1656 con l'anzianità di S. Angelo in Grotte dal 29 ottobre 1639; dai Summaia passò unita mente al feudo, per legale successione, alla famiglia de Franchis; ma vendutasi la terra da Geronimo de Franchis al regio consigliere Tommaso Castiglione, senza titolo, rimase questo ai de Franchis, se guendo così l'ordinaria successione dei ti Francesco. Figlio: ANGELO. Sorelle: Maria, Lucia in Giuseppe Su- Infatti, mentre il titolo rimasto ai de toli, mentre la terra seguiva, come si è so praccennato, la legale successione feudale. man. * ZONA. b. c. ARMA: D'azzurro alla banda d'oro convessa ed ab bassata ripiena di rosso caricata di un palo d'ar gento; i punti di rosso caricati o gnuno dei segni astronomici del leone e della bi lancia di ого, quello d'argento del segno dello scorpio ne di nero, con un uomo di carnagione fasciato di bianco con arco, il tutto al na turale ed uscente da sinistra in atto di saettare un orso al naturale, ritto e ri voltato, attraversato dalla banda, che è accompagnata da cinque stelle a sei rag gi d'argento, due in capo e tre in punta. Franchis passò per successione, prima ai Galluccio, quindi ai Filangieri di Arianel lo, ed estintosi il ramo primogenito di tale famiglia in Teresa, in Romaldo, la figliuo la primogenita della medesima, Giulia Ro maldo in Monaco, con RR. LL. PP. del 21 luglio 1911 otteneva il riconoscimento del titolo stesso col quale, e con gli altri titoli di casa Filangieri, veniva ascritta coi suoi figliuoli al Libro d'Oro della Nobiltà Ita liana. In seguito, per decreto di motupro prio, detto titolo di duca di Longano passò per cessione al figliuolo secondogenito Ro BERTO, ammiraglio della R. Marina. La ter ra invece venduta da Tommaso Castiglione ad Antonio de Filippo, fu da costui riven duta a Domenico Zona, che ne ebbe l'ul tima intestazione nel Cedolario nel 1796. Di Domenico Zona fu poi figliuolo GERONI мо, padre di LUIGI, che ebbe a sua volta due figliuoli : GIROLAMO, morto senza di scendenza, e LUIGI, che ebbe due figliuo li: RAFFAELE, morto pure senza discenden ti, e Giuseppa, moglie di Vincenzo Maglia no (v. Magliano) PAGINA 1024 La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Longano (mpr.) in persona di Giuseppa, di Luigi, di Luigi in Magliano. f. f. p. di s. ZONCA (DALLA) . ARMA: Troncato da una fascia di rosso : nel 1º di argento alla te sta di capra al naturale nascen te, accostata da due rose di ros so; nel 2º banda to di nero e di argento. Alias: Troncato da una fascia arcua ta e in divisa di rosso : nel 1º di argento alla ca pra al naturale nascente dalla troncatura; nel 2º sbarrato d'ar gento e di nero. DIMORA : Berga mo, Dignano di Istria e Venezia. Antica famiglia bergamasca derivata dagli Aliprandi o Liprandi e poi furono detti Zonca da un luogo di antica loro giurisdizione. Gli Aliprandi erano d'origine milanese e nel secolo XIII troviamo un DEGOL DO Aliprandi, delegato della Repubblica di Mantova a derimere le differenze terri toriali con Cremona; nel 1322 un ArtUSIO Aliprandi era capitano di Galeazzo Viscon ti, signore di Milano, e un PINALLA, nel 1329, era capitano generale degli eserciti di Azzo Visconti. Dovevano certo godere una posizione eminente alla Corte dei Vi sconti se un GIOVANNI Aliprandi nel XV secolo governatore di Bologna, tolse in mo glie Valentina, figlia di Barnabò Visconti. Dal Codice 27 (Classe VII) della Bibliote ca Marciana risulta che gli Aliprandi, per vicende e discordie politiche del Ducato di LETTERA Z Milano, sul principio del XV secolo, si stabilirono nel Bergamasco ove presero di mora nel Castello di Cisano in Val di San Martino, abbandonando il primitivo co gnome ed assumendo quello di de la Zon ca o dalla Zonca. Nella lotta tra Venezia ed i Visconti, i dalla Zonca parteggiarono per Venezia subendo gravi danni dalle soldatesche vi scontee. La città di Bergamo 1'8 maggio 1428 fu consegnata ai veneziani e GIOVAN NI della Zonca, nel 1433, otteneva dal do ge Francesco Foscari, per le sue beneme renze e i subìti danni, che il Castello di Cisano in Val di S. Martino fosse retto in feudo nobile e gentile, includendovi inol tre notevoli beni territoriali ed il tutto fu sanzionato con lettera ducale del 20 mar ZO 1433. BELTRAMO, detto PUPPAGNO, nel 1437, si trasferì a Venezia. Un secondo ra mo prese sede a Padova ed un terzo, in persona dei fratelli GIUSEPPE INNOCENZO e GIOVANNI GASPARE dalla Zonca, si stabili, verso la fine del secolo XVII, in Dignano dell'Istria. I discendenti del ramo istriano dal podestà di Bergamo, Leonardo Pesaro, il 4 marzo 1726, ebbero solennemente con fermati tutti i titoli, possessi e privilegi che erano loro dovuti come nobili di Ber gamo, ottenendo in seguito dalla città stessa, il 10 febbraio 1784, il 19 dicembre 1786 e il 2 settembre 1788, altre conferme con le quali la famiglia è definita come an tica, originaria cittadina nobile di Berga au mo. Passata l'Istria sotto il dominio striaco i dalla Zonca venivano riconferma ti nei loro titoli con S. R. 9 dicembre 1819, in persona di GIANANDREA, di Benedetto, e FRANCESCO, di Domenico, e con altra S. R. 4 novembre 1829, in persona di GAUDEN ZIO MARTINO PACIFICO GIOCONDO dalla Zonca. Il ramo veneziano fu ascritto all'Ordine dei Segretari, e anch'esso, nel 1726, era stato riconosciuto nobile di Bergamo da quel Magistrato cittadino. Oggi l'unico ra mo superstite è quello di Dignano. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Bergamo) (mf.), in persona di GAUDENZIO ANGELO, r. Dignano (Istria) 29 giugno 1851, † Ve nezia 16 maggio 1916, di Giovanni Dome nico, di Gaudenzio, di Giovanni Maria LETTERA Z PAGINA 1025 Pasquale; spos. Venezia 8 gennaio 1877 nel 1266 BAROTA Zondadari è ricordato in con Maria Fabris. Figli: 1) ALESSANDRO, n. Venezia 17 gennaio 1878; 2) ETTORE, n. Venezia 13 settembre 1879, spos. Venezia 15 aprile 1915 con Amalia Sicher; 3) PRIMO, n. Ve nezia 24 dicembre 1880; 4) CESARE, n. Ve nezia 17 maggio 1882; 5) Teresa, n. Ve nezia 26 marzo 1884, spos. 27 aprile 1903 al conte dott. Vittorio Valle; 6) GINO, n. Venezia 13 febbraio 1885, † 19 gennaio 1913; 7) Maria, n. Venezia 2 febbraio 1887, spos. 27 aprile 1908 al comm. Marco Via ni, capitano di vascello; 8) FAUSTO, n. Ve nezia 12 dicembre 1889, † Venezia 25 apri le 1891; 9) TULLIO, n. Venezia 17 giugno 1892; 10) Bianca, n. Venezia 26 aprile 1895, † Roma 12 giugno 1923; 11) Marghe rita, n. Venezia 7 novembre 1897, † Vene zia 10 novembre 1897; 12) BRUNO, n. Ve nezia 17 luglio 1899. Figli di Ettore: ANDREOLO, n. Genova 29 febbraio 1916; VALENTINO, n. Venezia 29 luglio 1920. V. S. ZONDADARI CHIGI. ARMA : Partito : nel 1º di azzurro alla banda dello stesso, bordata d'oro e caricata di tre rose del medesimo (Zon dadari) ; nel 2º troncato : a) di azzurro, alla ro vere sradicata, di oro, coi rami in doppia croce di Sant'Andrea; b) di ros so, al monte di sei cime, d'oro, sormon tato da una stella di otto raggi dello stesso (Chigi). DIMORA: Milano. Gli Zondadari sono originari da Siena, dove esercitavano la mercatura, commer ciando in zendadi e stoffe preziose. Da questa loro professione derivò, nel XIII se colo, il cognome della famiglia. ARINGHIERI, zondadaio, è il più antico membro conosciuto di questa discendenza; abitava in Camollia e si trova ricordato ai libri dello Spedale, nell'anno 1262, mentre un consiglio tenuto nella chiesa di S. Cri stoforo. Nel 1375 si trova CIAMPOLO, di Pietro Zondadari, segnato nei libri pubblici sene si, e nel 1385 PAOLO, di Sozzo Zondadari. Nel 1397 BARTOLOMEO, di Ghinuccio, era provveditore di Biccherna, e due anni do po la stessa carica era occupata da AGNO LO, di maestro Vanni Zondadari. Nel 1401 poi gli Zondadari fecero parte della Signoria con questo stesso Agnolo, di Vanni; nel 1412, SALVESTRO, di Meo, di Vanni, era console della Mercanzia, men tre il di lui fratello GIOVANNI fu gonfalo niere del terzo di Camollia nel 1431 . In quest'epoca gli Zondadari avevano già conquistata una posizione ragguardevolis sima in Siena per il loro ingente patrimo nio e si imparentarono con i Borghesi e coi Bargagli; nel 1444 GIOVANNI, di Agno lo, comperava terre nella zona di Armaiolo e nel 1449 GABRIELLO, di Bartolomeo, fa ceva un lascito importante allo spedale della Scala. Non parteciparono molto alla vita pub blica, e i nomi dei componenti la famiglia si trovano soprattutto ricordati in contrat ti di acquisti di terre e case; nel 1524 От TAVIANO, di Buoninsegna, era granciere dello spedale. MARIO fu uno dei cento uo mini d'arme del Granduca nel 1591. ANSANO, di Bonaventura, sposò Agnese, di Mario Chigi, ed essendosi estinta in essa la discendenza maschile di quella linea, per volontà del cardinale Flavio Chigi il cognome e lo stemma di questa famiglia passarono in BONAVENTURA, di Ansano Zondadari, che ereditò anche il titolo di marchese di San Quirico, concesso da Co simo III al cardinale medesimo. Fra i figli di ANSANO, uno, ANTON FE LICE, fu legato papale a Bologna, governa tore di Ancona, vescovo di Damasco e poi cardinale; MARCANTONIO fu da Alessan dro VII fatto cavaliere di Malta essendo ancora in fasce, e dopo una brillante car riera al servizio dell'Ordine, ne divenne Gran Maestro nel 1720; ALESSANDRO fu arcivescovo di Siena nel 1715 e legato in Spagna e in Avignone. BONAVENTURA, di Ansano, ebbe un figlio, di nome ANSANO, che morì giovanissimo, 65 Araldica PAGINA 1026 lasciando un unico erede, FLAVIO, da cui il titolo marchionale passò nel figlio ALES SANDRO e poi nel figlio di questi, ANGELO BONAVENTURA, con cui si estinse nel 1847 la linea primogenita dei discendenti di Flavio, di Ansano. Da Francesco, secondogenito di Flavio, erano nati due figli, ANGELO GIUSEPPE e LODOVICO FRANCESCO, i quali ebbero ambe due discendenza, mentre un terzo figlio, ANTON FELICE, prese la carriera ecclesia stica, divenendo arciv. di Siena e poi, nel 1801, card. del titolo di Santa Balbina. Estinta la linea primogenita sopra ri cordata, venne nel 1897 chiamato alla suc cessione del titolo marchionale, per mezzo di un decreto reale di quell'anno, il sena tore BONAVENTURA, d'Alessandro, discen dente da Lodovico Francesco, secondogeni to di Flavio, di Ansano, il quale aveva ere ditato dal padre il patrimonio Chigi Zon dadari (vedi Chigi Zondadari) . I discendenti di Angelo Guido, di Fran cesco, sono gli attuali Zondadari Chigi; compaiono nel Libro d'Oro dei patrizi se nesi e sono iscritti con questo titolo nell'E lenco Uff. Nob. Ital. Sono rappresentati da GIUSEPPE, di Augusto, di Guido. LETTERA Z rosso uscenti da gli angoli e uni te in cuore da un anello dello stesso attraver sato da un breve bianco svolaz zante in fascia carico del motto Gern in lettere gotiche maiusco le di nero; nel 2° e 3º troncato : sopra d'oro all'aquila co ronata di nero, sotto di rosso ad una mezza coscia e gamba umana di carna gione, la gamba in sbarra, la coscia in fascia, recisa. Sul tutto troncato d'oro all'aquila coronata di nero nascente, e di rosso al palo d'argento. MOTTO : Gern (che è interpretato Genero sitas eorum retinuit nos) . DIMORA : Cassine, Alessandria, Verona e Firenze. Ha per stipite questa antica famiglia RUFFINO 1o ZOPPO che fu console di Ales sandria il 2 giugno 1177. Si denominarono pure GAMBAROTTA in seguito al matrimo nio di SAGLINO, di Giacomo, il quale aven Figli: AUGUSTO ANDREA, RODOLFO GIU- do sposato Agnesina Gambarotta, il suo LIO. Figlio di Rodolfo Giulio: ENRICO. g. c. * ZOPPI. GERN ARMA : Inquarta to : nel rº e 4º d'argento a 4 ca tene di rosso le gate in decusse, con un breve bianco svolaz GERN zante in fascia legato alle cate ne in cuore e scritto del mot to GERN di ne ro; nel 2º e 3º di rosso alla gamba di carnagione recisa e posta in sbarra, col capo d'oro, carico di un'aquila coronata di nero nascente. Arma (ramo ultrogenito) : Inquartato : nel 1º e 4º d'argento a quattro catene di cero Giacomo gli fece obbligo, per atto del 10 aprile 1355, di assumere il suo cogno me. Figlio di Saglino fu QUIRICO, che era notaio, e che ebbe l'investitura del feudo di Castelnuovo Bormida dal marchese di Monferrato il 19 aprile 1421. Sposò (1378) Carencia di Nicola Buzzi, e da queste noz ze nacquero : ANTONIO e OTTOLINO. Il pri mo, che fu podestà di Savona e castellano di Cassine, fu investito di Castelnovo Bor mida col fratello Ottolino il 27 settembre 1443. Da Antonio i discendenti riassunsero il cognome Zoppi. Antonio aveva avuto in concessione dalla città di Savona di unire alle proprie l'arma di questa città, privile gio poi confermato con 'successivi provve dimenti. GERARDINO, di Gio Antonio, vendette il 7 maggio 1575 la sua porzione del feudo di Castelnovo a Gio. Battista Grasso. OTTAVIO († 1817), di Gio. Antonio, che fu dottore di leggi, sposò (1784) Isabella di Giovanni De Porzelli conte della Valle, e da queste nozze nacque GIOVANNI ANTONIO LETTERAZ (n. Cassine, 19 luglio 1787; † Alessandria, 26 aprile 1877), che fu maggiore, il quale chiese il titolo marchionale perchè agnato del gran cancelliere Giovanni Cristoforo Zoppi, e due volte il titolo comitale dei De Porzelli, ma sempre ebbe contrario il procuratore generale. Sposò (1816) Matilde del conte Ottaviano Calcamuggi e furono suoi figli, fra gli altri, VITTORIO ed EN RICO. Vittorio (n. Cassine, 26 dicembre 1819; † 23 novembre 1907), ebbe la carica di intendente generale, quindi quella di pre fetto. Per le sue benemerenze il 15 novem bre 1871 venne nominato senatore del Re gno e con RR. DD. motuproprio del 10 aprile 1888 e 30 luglio 1891 e successive RR. LL. PP. 18 febbraio 1892 ebbe rinno vato il titolo di conte della famiglia dell'a vola paterna De Porzelli. Sposò Vittorio (1861) Maria Roissard de Bellet e da que ste nozze nacquero : GIOVANNI ANTONIO (n. Messina, 21 febbraio 1864), che è av vocato, OTTAVIO (n. Novara, 16 gennaio 1870), che è generale e decorato di due medaglie al valore, ed ENRICO (n. Novara, 31 maggio 1871), che è colonnello e deco rato di due medaglie d'argento al valor militare. Figlia di Giovanni Antonio e di Maria Comolli è Vittoria (n. Alessandria, II aprile 1898); figli di Ottavio e di Ida Pog gi sono VITTORIO (n. Novara, 23 febbraio 1898), che è vice console, e Lucia (n. No vara, 14 ottobre 1906); figlia di Enrico e di Teresa Visconti è Clara (n. Alessandria, 30 giugno 1908) . ENRICO (n. Alessandria, 10 gennaio 1822; † Firenze, 25 gennaio 1898), di Gio vanni Antonio, fu tenente generale dei RR. Carabinieri, fece le campagne del '48-'49-'59 e '60 e fu decorato di medaglia d'argento al valor militare. Sposò (1856) Eugenia del conte Carlo Signoris Buronzo d'Avigliano e da queste nozze nacquero : GIOVANNI ANTONIO (n. Novara, 13 novem bre 1860) e Marianna (n. Vercelli, 19 ot tobre 1857). Un ramo di questa famiglia, ora estinto, ebbe il titolo marchionale concesso a Gio VANNI CRISTOFORO (n. Cassine, † Torino, 23 febbraio 1740), di Giuseppe Maria, che fu prima professore di leggi all'Università PAGINA 1027 di Pavia (1703-13), passato poi al servizio sabaudo ebbe successivamente le cariche di avvocato generale di Piemonte (1713), di secondo presidente della Camera dei Conti (1720), e di primo presidente della detta Camera (1723). Il 10 agosto 1730 fu nominato gran cancelliere di Savoia ed il 26 settembre del detto anno ebbe la con cessione del titolo di marchese. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.), nobile (mf.), in persona di GIOVANNI ANTONIO, di Vit torio, di Giovanni Antonio. Figlia: Vittoria. Fratelli: OTTAVIO, ENRICO. Figli di Ottavio: VITTORIO, Lucia. Ramo ultrogenito. Nobile (mf. ) . GIOVANNI ANTONIO, di Enrico, di Gio vanni Antonio. Sorella: Marianna. * ZORLI. ARMA: Troncato d' azzurro e di verde a tre upu pe al naturale, rivoltate e poste due nel primo e una nel secondo punto. l. b. DIMORA : Macerata e Bologna. Famiglia origi naria da Bagnaca vallo; discende da Ugolino che in Bagna cavallo firmò la pace fra i guelfi ed i ghi bellini il 28 febbraio 1253. Nel 1505 GIOVANNI era castaldo ducale a Monasterolo. ALFONSO fu ambasciatore del duca Alfonso I a Milano. BERNARDINO, cavaliere, detto il Mona, fu agente ducale a Milano e consigliere di Stato (1502-1530) . FRANCESCO, famigliare ducale (1522). AL BERTO nel 1674 era consigliere nobile in Ba gnacavallo. GIOVANNI ORAZIO, governatore di Bagnacavallo, fu creato patrizio di Imo la e Clemente XIV, con Breve 19 settem bre 1772, lo cred conte insieme ai suoi ni poti ex fratre e loro discendenti maschi. Il PAGINA 1028 conte GASPARE fu illustre dottore di leggi nella prima metà del XIX secolo. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), nobile di Ba gnacavallo (mf.), in persona di ALBERTO, di Bernardino, di Giuseppe, di Bernardino, di Francesco, di Bernardino, n. 4 ottobre 1854, spos. con Rosina Cristiani. Fratelli: GIUSEPPE, n. 1859; GIACOMO t. Figli di Giacomo: ANTONIO ed ENRICO. LETTERAZ Antica, illustre e tribunizia fami glia veneziana, an ticamente detta Giorgi, una fra le più cospicue del l'antico patriziato veneziano, avendo avuto la sua origi ne con quella della stessa città di Ve nezia nel VI seco lo. Figli di Antonio: VINCENZO ed Emma. Figli di Enrico: GIUSEPPE e UGOLINO. Figlio di Vincenzo: ALBERTO. Nipote: BERNARDINO, di Girolamo, di scesi in Italia al seguito dell'imperatore La tradizione la vuole originaria dai Georgius, duchi di Slesia e Moravia, di Bernardino, n. nel 1900. Altro ramo. Onorio. Dette un gran numero di illu stri personaggi: tribuni, procuratori di PAOLO, di Federico, di Domenico, di San Marco, vescovi, cardinali, governa Pierotto, di Francesco, di Bernardino. Figlio: FEDERICO. c. f. p. ZORUTTI. ARMA: alla D'azzurro cornacchia al naturale mo vente da monte di verde. un nel 1757. PIETRO Zorutti, n. 1792, † 1867, DIMORA : Venezia. La famiglia Zo rutti, originaria da Bolzano in provin cia di Udine, fu a scritta al Consiglio nobile di Cividale celebre poeta dialettale friulano, ottenne dal Governo Austriaco la conferma della nobiltà in data 22 agosto 1829. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Cividale) (mf.), in persona di PIETRO, di Ettore, di Pietro. Figli: ETTORE, Gemma, ATTILIO, Lucio. Figli di Lucio: Vera, PIETRO FERNANDO. Fratelli: GIACINTO, ATTILIO. * ZORZI. g. d. p. ARMA: D'argento alla fascia di rosso. CIMIERO : Il corno dogale veneto. tori, capitani, ammiragli generali, sena tori, ambasciatori e provveditori. Possedet te molti feudi non solo in Dalmazia, ma nell'Albania e nel Montenegro, dove imem bri della famiglia si trasferirono come si gnori di detti luoghi. Ebbe in assoluto do minio le isole Curzolari dal 1269 al 1797, possedette il marchesato di Bondonizza, la contea di Curzolo e quella di Zumella nel Friuli. ALVISE fu provveditore generale della Dalmazia e dell'Albania e gli fu de dicata una lapide che trovasi tuttora nella facciata a levante del palazzo luogotenen ziale di Zara. L'antico stemma della famiglia fu modi ficato e raffigurato soltanto da uno scudo d'argento con la fascia di rosso a ricordo della conquista delle isole di Curzola e di Meleda fatta nel 1269 da MARSIGLIO Zor zi, conte di Ragusa, quando, essendogli stata squarciata in combattimento la sua bandiera bianca e, rimasto ferito, ne fece di essa una fascia rossa imbevuta del suo sangue e che poi usò sempre come emble ma, adottato anche da MARINO ZORZI, che fu eletto doge nel 1311. Quest'ultimo fu soprannominato il Santo per le sue rarissi me doti, per il suo alto spirito di filantro pia e per il suo fervido amore alla reli gione. Le isole di Curzola e di Meleda, malgra do che il nominato Marsiglio, morendo, le avesse legate con testamento ai suoi con DIMORA: Venezia, Bologna, Adria e Ro- giunti, di erede in erede, nel trattato di vigo. Campoformio, nel luglio 1797 furono ce LETTERAZ dute all'Austria e attualmente sono in pos sesso della Jugoslavia. Il doge Zorzi domò la VII ribellione di Zara e fu egli che con cesse alla Casa Savoia il privilegio di fre giare lo scudo sabaudo con un leone a gui sa di cimiero. Questa famiglia dette anche diversi ve scovi a Brescia e a Piacenza e da essa sorti OTTAVIANO, capitano di Giustizia a Siena. Fu ascritta al Libro d'Oro del patriziato di Venezia anteriore al 1297 e confermata con SS. RR. 30 novembre, I e 30 dicem bre 1817. Il ramo primogenito rappresen tato da CARLO, di Giacomo, fu riconosciu to con D. M. del 1907. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di N. U., N. D., patrizic veneto (mf), in persona di CARLO, di Gia como, di Girolamo. Figlia: Ada. PAGINA 1029 persona dell'ultimo riconosciuto Pattaro Maria, di Marco (1841). * ZORZI. ARMA: D'argento alla fascia di rosso. CIMIERO : Il corno dogale veneto. DIMORA : Venezia eNapoli. Ramo della pre cedente famiglia, V. S. che fu confermata nobile con S. R. 18 dicembre 1817. ZILIO, di Antonio, di Zilio, con R. D. 13 settembre 1928 e RR. LL. PP. 7 marzo 1929 ottenne da S. M. Vittorio Emanue Fratelli: Vincenzina, FERDINANDO, RIC- le III, re d'Italia, la concessione del titolo CARDO, ARTURO. Figlio di Ferdinando: BRUNO. di conte con trasmissione mascolina. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro Figli di Riccardo: Luisa in Verri, Gu- della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. GLIELMO, CASIMIRO. Ital. coi titoli di patrizio veneto (mf.), N. Figli di Guglielmo: RICCARDO, CASIMI- U., N. D., conte (m.), in persona di ZILIO, RO, ANTONINO. Ramo di S. Provolo iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio veneto (mf), N. U., N. D. in persona di GASPARE, di Gian Carlo, di Ga spare, di Gian Carlo. n. Vicenza 28 giugno 1867, di Antonio (t Napoli 21 luglio 1887), e di Felicita Coraz za; spos. con Gemma dei baroni Acton. Fratello: ETTORE, n. Napoli 27 ottobre 1877, spos. Roma 3 giugno 1899 con Ca terina Motta Ripetti, da cui: UMBERTO, Figli: Maria Anna, Ettore, Arrigo, Ma- Clotilde e Maria. ria e Laura. Figli di Arrigo: GASPARE, Maria, GIAN CARLO, GIOVANNI BATTISTA, Liliana. Fratelli: Maria, ANTONIO, CARLO. Figlie di Antonio: Elda e Maria Anto nietta. ALVISE, di Gian Carlo, di Francesco Ma ria. Figli: MARINO, ELIO, Bianca. Fratello: GIULIO. Figlie di Giulio: Morosina, Marina e Te resa. OTTAVIANO, di Alvise, di Ottaviano Ma ria. Fratelli: Antonia, GIAN CARLO, GIULIO. ALVISE GIAN CARLO, di Alvise. Ramo di S. Giustina iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio veneto (mf.), N. U., N. D., in * ZORZI. ARMA: D'oro al l'elmo da trin cea di acciaio con sottogola di cuoio al natura le; col capo di azzurro carico di tre stelle di sei raggi d'oro poste in fascia. Мотто : In virtute decus. V. S. DIMORA : Verona. Famiglia originaria da Venezia, trasferi tasi a Verona verso la fine del sec. XVIII PAGINA 1030 e nota per il suo patriottismo, filantropia e amore all'arte. CALISTO Zorzi, n. Verona nel 1810, e che alla sua morte elargì lire centomila ai poveri della città di Verona, ebbe vari figli, tra i quali AGOSTINO, dottore ed ingegnere, morto celibe, che fu assai benemerito di vari istituti citta dini e gli eredi, in sua memoria, donarono al Municipio un palazzo attiguo al Museo; PIETRO FELICE, al quale S. M. Vittorio E manuele III, re d'Italia, con R. D. 27 feb braio 1927, concesse il titolo personale di nobile e con R. D. 23 giugno 1927 e RR. LL. PP. 6 ottobre, stesso anno, il diritto di usare nell'arma il casco di guerra in memoria dell'eroico suo unico figlio CALI STO, volontario e mutilato di guerra, deco rato di medaglie d'argento sul campo e della Croce di Guerra, gravemente ferito a Coni Zugna il 27 giugno 1916 e morto in Verona il 12 febbraio 1926, in seguito alle ferite riportate in battaglia. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. ZOVANOLI. Ital. col titolo di nobile (pers.), in persona di PIETRO FELICE, n. Verona 16 settembre 1849, di Calisto e di Anna Capobianco; dottore in giurisprudenza, spos. Padova con la contessa Virginia Cappello. Figli: 1) CALISTO, decorato di medaglia d'argento al valor militare, † in seguito alle ferite il 23 febbraio 1926 in Verona; 2) Anna Loredana (scrittrice Loredana), spos. al marchese Antonio Zacchia-Rondi nini; 3) Vanna, spos, al conte cav. ing. Giulio Franchini-Stappo; 4) Theodora, sp. al conte avv. Giovanni Franchini-Stappo. V. S. ZORZI. ARMA: D'argento alla fascia di rosso carica di tre stelle di otto raggi del cam po. DIMORA : Vicenza, Bovino (Foggia) e Milano. Antica famiglia di Vicenza e forse derivata dall'omo LETTERA Z nima veneziana e ascritta al nobile Con siglio di Vicenza nel 1562 in persona di ANTONIO. Rodolfo II con suo diploma 18 ottobre 1576 creò i fratelli SEBASTIANO, GIUSEPPE ed ANTONIO Zorzi nobili del S. R. I. La famiglia nel 1694 aveva avuto il palatinato. Fu confermata nobile con S. R. 22 settembre 1820 ed aggiunge per eredi tà il nome della famiglia Giustiniani, oriunda genovese e nobile di Vicenza. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Vicenza) (mf ), in persona di VENCESLAO, di Antonio, di Michelangelo. Fratelli: Domenica, ADRIANO, EUGENIO, MATTEO, GIORGIO PIETRO. Figli di Adriano: Noemi in Calvelli, GIORGIO, GUIDO, Maria, Vittorina in Fio rini. Figli di Giorgio Pietro: GIOVANNI GIOR GIO, IGINO, GABRIELE. b. c. ARMA: D'azzurro, alla banda di ros so, bordata d'o ro, attraversata da un leone al naturale, seduto sulla campagna di verde, con le branche anterio ri posate su un capitello di rosso nascente dal lato destro dello scudo; il tutto accompagna to nel canton sinistro del capo da tre stelle d'argento, bene ordinate. DIMORA : Piacenza. Famiglia originaria da Locarno, che ri siedeva già a Piacenza nella prima metà del secolo XVI. In un istrumento del 21 giugno 1543, ricevuto dal notaio Antonio Riccardi, GIACOMO E FRANCESCO de Zova nolis istituiscono un fidecommisso su beni loro, detti Stradella Vigolzone. Un GIOR GIO fece testamento il 27 settembre 1572. PAOLO CORRADO, con lettera patente del 18 luglio 1701 fu creato nobile da Francesco Farnese per sè e suoi discendenti d'ambo i sessi. Il figlio FRANCESCO ebbe GIOVANNI, LETTERA Z don GIUSEPPE e BENEDETTO, i quali nel 1798 adirono al R. Consiglio di Piacenza per la composizione di una lite tra loro sorta per divisione di beni. BENEDETTO, morto il 14 febbraio 1807 a Piacenza, con tinuò la discendenza del ramo vivente del la famiglia per ANTONIO († 1835) e VIN CENZO († 1880) . La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona dei disc. da Paolo Corrado (1701), ed è rappresentata da FERRANTE, di Vincenzo, diAntonio. Figli: ALBERICO, EMILIO. ZUCCANTI. ARMA: g. d. D'argento a tre bande dop pio merlate d'az zurro. DIMORA : Amelia. Questa famiglia figura fra le più antiche di Amelia e la sua ascrizione nobiliare risulta anteriore al 1300; fu molto influente nel Consiglio dei Nobili Anziani; ebbe let terati e valorosi capitani d'arme. Si estinse però nel secolo XVIII. La famiglia è iscritta genericamente nel l'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Amelia (mf. ) . 1. r. m. * ZUCCARDI MERLI. ARMA: Inquarta to : nel 1º d'oro alla banda d'az zuro, caricata di una zucca d'oro, gambuta e fo gliata di verde (Zuccardi); nel 2º d'azzurro alla testa di mostro marino uscente da un mare flut tuoso e con le fauci aperte, rivolte ver PAGINA 1031 SO una cometa d'oro, posta nel canton destro del саро, e ondeg giante in banda (Cantarelli); nel 3º d' azzurro al braccio destro vestito di rosso, movente da sini stra, tenente con la mano di car nagione un ramoscello di verde e sor montato da tre gigli d'oro alternati ai quattro denti di un rastrello di rosso (Gilocchi) ; nel 4º troncato d'azzurro e d'argento a tre merli alla ghibellina, in prospettiva, di mattoni, al naturale, due caricanti il primo punto ed uno il secon do (Merli). Alias (ricon. dalla R. Consulta Araldica con Decreto 18 giugno 1930 per il ramo discendente da Cirillo, di Angelo) : Par tito: nel 1º d'oro alla banda d'azzurro, caricata di una zucca d'oro, gambuta e fogliata di verde (Zuccardi); nel 2º tron cato d'azzurro e d'argento a tre merli di fortezza al naturale, alla ghibellina, due caricanti il primo punto e uno il secondo (Merli). CIMIERO : Un liocorno d'argento, nascente, tenente con le zampe anteriori lo stelo gigliato del quarto Gilocchi.. MOTTI : 1) Mea virtute vitae fata recludan tur 2) Stemmata dant senium meriti nepotibus ansiam. DIMORA : Correggio, Reggio, Novellara, Bologna, Genova e Milano. co La famiglia Zuccardi proviene dall'anti Castellazzo di Carmagnola (Emilia) . Colà viveva un UBERTINO Zuccardi (o « Cu chardo »), nominato in un rogito 6 marzo 1141 del notaio Ulrico, fra i cittadini di quel luogo. Un AsQUI e un GIOVANNI nel 1248 avreb bero giurato fedeltà come vassalli a Gui do III, signore di Correggio. Nel 1380, in occasione della demolizione di quel castello, la famiglia Zuccardi si trasferì a Correggio. Ivi altro UBERTINO fece costruire a sue spese i portici detti di S. Maria, dove per molto tempo rimase lo stemma dei Zuccardi. Sposò Francesca PAGINA 1032 Coccapani di Carpi e dal loro matrimonio nacque GUIDO, giureconsulto, che fu vice podestà di Correggio. Suo figlio, altro UBERTINO, n. a Correggio nel 1484, fu pu re giureconsulto; aveva studiato a Bologna, dove ebbe maestro Giovanni Croto, compe titore di Carlo Ruino, divenne famoso, e fu uditore delle Rote di Firenze e di Sie na. Fu chiamato a leggere diritto nell'U niversità di Ferrara da Alfonso I d'Este, che gli rilasciò un diploma molto onorevo le il 10 marzo 1520. Questo era conservato da don Camillo Eustacchio Zuccardi, arci prete della basilica di S. Quirino. Sposò Ippolita Bassi, ferrarese, e morì il 30 mag gio 1541, e fu sepolto in San Francesco di Ferrara nello stesso sepolcro di Antonio Leuti. Lasciò le seguenti opere: De mis sione in possessionem Coloniae; Repetitio nes variae in l. 2 et 8 tom.; Repetentium in jure civili; Consiliorum seu responsorum J. V. consulti praestantissimi atque celie berrimi D. Ubertini Zuchardi corrigiensis, Venetiis, 1595, Somasch; Aurea et subti lia commentaria de edicto Divi Adriani. Un suo figlio, COSTANZO, fu capitano di cavalleria di Alfonso I e di Ercole II, du chi di Ferrara; un altro figlio, GUIDO, fu al servizio dell'imperatore Carlo V come capitano di fanteria nelle guerre di Fian dra, Germania, Italia ed Africa; un altro figlio, UBERTINO, fu generale di cavalleria presso Alfonso II d'Este, duca di Ferrara, poscia governatore del Castello di Rossena, feudo dei conti Giberto XI, Camillo e Fa brizio da Correggio nel 1565. Un LODOVICo tenne al battesimo una fi glia del principe Gian Franco di Correg gio, Chiara; sposò Anna Benadusi, poi Isotta Bottoni. Dei suoi figli: GIUSEPPE, distinto giureconsulto, fu nominato nobile di Parma da Ottavio Farnese, duca di quel la città; VINCENZO, n. a Correggio nel 1538, visse a Mirandola alla Corte dei Pi co; sposò Margherita della nobile famiglia Merli, ed in seguito a ciò la famiglia ag giunse il cognome Merli. LETTERAZ e tenne all'Accademia degli Scioperati scrisse rime, alcune delle quali sono pre messe alle opere mediche del Ravasio e del Grassi, correggesi. CAMILLO, di Paolo Diego, n. a Correg gio nel 1854, fu protomedico alle Corti di Guastalla. e di Correggio. Fu priore del pubblico in patria, ove contribuì al miglio ramento edilizio della città. UBERTINO, di Alfonso, n. a Mirandola nel 1575, sposò Isabella Arrivabene, e in seconde nozze Margherita Guzzoni. Si tra sferì a Correggio, chiamatovi dal conte Ca millo; fu ambasciatore pei principi di Cor reggio presso i Farnese a Parma ed i Me dici a Firenze. Davanti al Tribunale Auli co di Vienna difese il principe Siro, accu sato di alterazione di monete nella Zecca di Correggio. BARTOLOMEO, di Guido, sposò Margheri ta del nobile messer Francesco Brunorio. Suo figlio GILBERTO fu generale di caval leria. CURZIO, di Giulio, di Bartolomeo, sposò Veronica del nobile Taddeo Colleoni. Da essi nacque padre Lucio, dei Minori con ventuali, uno dei migliori oratori sacri del suo tempo. Dopo le cattedre di Vienna, Praga e Padova passò lettore dei dogmi a Roma; poi fu dal Pontefice nominato pro vinciale in Terra Santa. Lasciò manoscrit ti: Una Cronaca di Correggio dalle origini al 1600 e Diario sacro reggiano. Un VINCENZO fu letterato epoeta, e pare sia l'autore delle composizioni poetiche pubblicate Nella solenne dedicazione del tempio della SS. Trinità, celebrata in Cor reggio l'anno 1666, Modena, Tip. Soliani. ERASMO UBERTO, n. Correggio nel 1626, sposò Anna Taravola, spagnola; fu valente finanziere, molto conosciuto in Francia, dove fu insignito del Toson d'Oro. GIAN AGOSTINO, di Camillo, n. a Cor reggio nel 1630, fu dottore in leggi, e, in sieme al concittadino dott. Bezzecchi, ri formò gli statuti e nel 1670 pubblicò Sta tuta Civitatis Corrigiae, contenenti le leg Altro UBERTINO fu oratore e ambasciato- gi, le gride e le consuetudini locali dal tore presso il duca di Toscana. FRANCESCO Ubertino, di Paolo Diego, n. a Correggio nel 1574, fu vicecommissario 1400 al 1650. UBERTINO, di Gian Vincenzo e della con tessa Faustina Grisanti, fu tenuto a batte imperiale al tempo della caduta del princi pe Siro. Col nome di Alloppiato, appar simo dal conte Antonio Gonzaga di Novel lara e visse poi alla sua Corte, e fu nomi LETTERA Z nato cavaliere. Ospitò nella sua casa di Novellara il principe Alderano Cybo di Massa, venuto a Novellara per trattare il proprio matrimonio con la contessina Ric ciarda Gonzaga; detto principe gli conferì il titolo di conte, trasmissibile ai discen denti. Suo figlio fu erede universale del conte Grisanti, con obbligo di aggiungere il cognome ed inquartarne lo stemma. Da lui vennero i conti Zuccardi Grisanti di Novellara. Un discendente di questa linea, BARTOLOMEO, del conte cav. Ubertino, di morò parecchi anni a Novellara alla Corte dei Gonzaga e scrisse una cronaca : Vita e morte dei Zuccardi di Correggio, ms. con servato nell'Archivio di detta città, che però si dice non abbia alcun valore storico. Un ramo della famiglia si trasferì a Par ma e un padre CLAUDIO Zuccardi Merli da Parma fu musicista. Un colonnello VINCENZO Zuccardi di Correggio, nel secolo XIX si trasferì a No vellara, dove sposò Teodora, del conte Francesco, di Giuseppe Vezzani, e da lui pare venga il ramo Zuccardi di Novellara. CESARE GIROLAMO, di Quirino Giuseppe, n. a Correggio nel 1742 e † nel 1821, spo sò in prime nozze la contessa Teresa Giloc chi, dama d'onore della duchessa Maria Cybo, moglie del duca di Modena Erco le III; poi la nobile Teresa Barbanți Silva. Fu colonnello della milizia urbana. Con chirografi del duca Francesco III di Mode na del 1765 e di Ercole III del 1789, fu in signito del titolo di nobile di Correggio per sè e discendenti, colla iscrizione nel Libro d'Oro di quella Comunità e coll'uso dello stemma. CESARE, di Antonio, sacerdote, n. a Cor reggio nel 1823 e † nel 1903, curò la rac colta della biblioteca e dei ritratti di fami glia e indusse la pittrice Albana Mignatii a pubblicare un lavoro storico : La vie de Correge, che dedicò alla Municipalità di Correggio. Fu insignito della croce di ca valiere mauriziano. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. ZUCCAREDA. Ital. col titolo di nobile di Correggio (m.) per i disc. da Cirillo, di Angelo (ricon. 18 giugno 1930), in persona di ANTONIO, di Cirillo, di Angelo, n. Correggio 1879, spos. con Claudia Taparelli. PAGINA 1033 Figli: ANGELO, n. Correggio nel 1904, dottore in chimica farmaceutica; Teresa, n. ivi nel 1906; Marta, n. ivi nel 1907; PIE TRO, n. ivi nel 1908; Elsa, n. ivi nel 1909; CESARE, n. ivi nel 1911; Luisa, n. ivi nel 1917; Giulia, n. ivi nel 1917; Anna, n. ivi nel 1920; Elena, n. ivi nel 1925. Fratelli: CLAUDIO, n. Correggio nel 1881, spos. Ada Caffarri; Renilde, n. Correggio nel 1884; GIUSEPPE, n. Correggio nel 1886, spos. con Francesca Santachiara. Figlio di Claudio: CIRILLO, n. Correggio nel 1928. La famiglia è pure iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Correggio (m.), in persona di (disc. da Ubertino 1821) FERRUCCIO, di Uberto, di Gerolamo, di Ubertino. Sorelle: Maria Fede, ved. De Martino; Olga in Ricci. Zia: Maria, ved. Zuccardi Merli. (Disc. da Vincenzo, 1821) : EMILIO, di Luigi, di Giuseppe, di Vincenzo, avvocato. Fratelli: Elvira, ved. Ferretti; Elide in Pallavicini; ANTONIO, Elisa, Bianca, UM BERTO. PARMINEO, di Francesco, di Vincenzo. Figli: Amalia, Fernanda, AMEDEO. (Disc. da Giovanni 1821) : ETTORE, di Cesare, di Fortunato, di Giovanni, n. nel 1867; spos. con Enrichetta Fattori (†). Figli: UBERTINO, avv., cap. d'artiglieria di compl.; spos. con la cugina Maria Zuc cardi Merli, da cui GIAN LUIGI, n. Reggio Em. nel 1926; CESARE, avvocato; FEDERICO, medico chirurgo; AΝΤΟΝΙΟ. Figli del fratello + Vittore: UGO, n. Reg gio Em. 19 febbraio 1898, ingegnere; Ma ria, spos. all'avv. Ubertino Zuccardi Merli; Anna, Marta, Paola. LANFRANCO, di Pier Giovanni, di Camil lo, di Giovanni, ragioniere. Figli: Cesarina, Camilla, Luisa, UberTINO, Giovanna. MANFREDO, Sorella: Emma. a. с. с. ARMA : Troncato : nel 1º d'azzurro al ra marro d'argento su tre monti di verde accostati; nel 2º partito di rosso e d'oro al cavallo gaio al naturale, spaventato PAGINA 1034 to Veneto del 22 marzo 1786. Fu confer al fisco ebbe la concessione del ti tolo di conte con Decreto del Senato mata nobile con S. R. 1º dicembre 1822. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (di Treviso) (mf. ), conte (m.), in persona di DOMENICO, di Et tore, di Domenico. Fratello: FRANCESCO. ZUCCARI O ZUCCARO. b. c. D'azzurro ARMA: alla fascia di ros so, concava, ac compagnata in capo da tre stel le d'oro ordinate in fascia, ed in punta da una campana di ar gento. DIMORA : Agira. Famiglia di Mes sina, alla cui nobiltà fu ascritta dal XIV al XVIII secolo ed insignita del titolo di ba rone di Cuticchi in persona di FRANCESCO nel 1727. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di Cuticchi (mpr.) LETTERA Z ed attraversante. DIMORA : Treviso. Famiglia di Tre viso, la cui aggre gazione a quel no bile Consiglio av venne nel 1665. Mediante offerte gretari del Veneto Senato, ove parec chi dei suoi indi vidui pervennero alla carica di gran cancelliere e fu ag gregata al nobile Consiglio di Pado va nel 1744. Fu confermata nobile con S. R. 14 mag gio 1819. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Padova) (mf.), in persona degli ultimi riconosciuti BARTO LOMEO, VINCENZO e PIETRO, di Giovanni Battista (1841) . * ZUCCHERI. ARMA: D'azzurro alla fascia ас compagnata in capo da tre stel le di sei raggi male ordinate ed in punta da un pane di zucche ro, il tutto d'ar gento. b. c. DIMORA : S. Vito al Tagliamento. Famiglia del Friuli. GIUSEPPE, di Gio vanni Battista, fu ammesso alla nobiltà il 2 novembre 1742. Il titolo di nobile fu ri conosciuto con D. M. 17 aprile 1922. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oго della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di GIOVANNI PAOLO, di Luigi, di Giovan in persona di FRANCESCO, di Giovanni, dini, di Paolo, di Giuseppe, di Giovanni Francesco. Figlio: GIOVANNI. ZUCCATO. ARMA : Troncato : d'azzurro e di rosso alla zucca da bere, cimata da una crocetta co ronata, il tutto d'oro ed attraversante. DIMORA : Venezia e Treviso. Battista, di Giuseppe, di Giovanni Batti sta. Figli: Lucia in Modoni e LUIGI. U. S. ZUCCHERI TOSIO. V. S. ARMA: Di rosso, semipartito e troncato da un filetto d'oro; ciascun punto carico di una zucca dello stesso. Famiglia veneziana dell'Ordine dei Se- DIMORA : Parma, Milano e Firenze. LETTERAZ de Zuccheriis. Il duca Ranuc cio Farnese, con privilegio del 1º mar zo 1680, creò i dottori GIUSEPPE MARIA, canonico e vicario generale del vescovo di Fidenza, e BERNARDINO, suo fratello, nobili coi loro discendenti d'ambo i sessi. L'ag giunta del cognome Tosio venne autoriz zata da un decreto di Maria Luigia del 3 ottobre 1846. Il cav. IPPOLITO, figlio di Bernardino, sposò la contessa Olimpia Li berati e fu distinto giureconsulto iscritto nel Collegio dei Giudici di Parma. Suo fi glio PAOLO sposò Teresa Sachini, da cui ebbe BERNARDINO, dal quale PAOLO MARIA. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona dei disc. da Bernardino (1680), ed è rap presentata da LANDOALDO, di Giulio Cesa re, di Paolo Maria. Figlie: Carolina, Maria, Giulia. Sorelle: Teresa, Pia. PAGINA 1035 Lo stemma è ri prodotto da un marmo esistente nella chiesa par rocchiale di Borgo S. Donnino ora Fi denza. Antica famiglia fidentina, negli an tichi atti chiamata aperto e finestrato del campo, murato di nero, e turrito di tre pezzi (Castellini).. DIMORA : Pontremoli. Famiglia di Pontremoli, ammessa a quel Consiglio urbano e imparentata con le principali di quella terra, quali i Serrati, i Dodi, i Castellini, i Maraffi, gli Anzia ni, ecc. Da NICOL'ANTONIO, di Gio. Battista, sindaco di Pontremoli nell'anno 1734, nac quero quattro figli : MARC'ANTONIO, GIO. BATTISTA, GASPARE E STEFANO, che furono ascritti alla nobiltà di Pontremoli i primi tre con decreto 14 luglio 1780, il quarto con decreto 17 dicembre 1779. Il predetto Stefano sposò Maria Costa, nipote, per parte di madre, di Niccola Ca stellini del quale, per concessione 5 ago sto 1778, aggiunse al proprio il cognome e lo stemma. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Pontremoli (mf.), in persona di: a) discendenti da Niccolò e Bartolo meo, di Marc'Antonio, di Niccolò (Zuc chi) . b) Amos, di Niccola, di Daniele (Zuc chi Castellini). Figli: NICCOLA, Amelia. Fratelli: DANIELE, Olga. f. s. BERNARDINO, di Pio, di Bernardino, di ZUCCHI e ZUCCHI TIRANNI. Paolo Maria. Figlio: IPPOLITO. Sorella: Bianca. Zia: Maria. g. d. ZUCCHI e ZUCCHI CASTELLINI. ARMA : Partito : a destra tronca to: nel 1º d'oro all'aquila di ne ro; nel 2º d'az zurro a 3 gigli ordinati in fa scia, sormontati da una zucca gambuta e fo gliata, il tutto d'oro (Zucchi); a sinistra d'azzurro al castello d'argento ARMA: D'azzurro al cespuglio no drito nella pia nura erbosa, il tutto al natura le, e sormontato da tre stelle di 8 raggi d'oro, or dinate in fascia. (Arma Tiranni) . DIMORA : Pennabil- | li e Milano. La famiglia Zucchi fu ascritta alla no biltà di Urbania nel 1748 con un PIETRO Zucchi. Per uso antico innalza lo stemina della famiglia Tiranni, che si estinse negli Zucchi. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Urbania ( mf.), PAGINA 1036 in persona di FRANCESCO, di Clemente, di Pietro, di Gaspare, di Pietro (1748) . Figli: Amalia, Elvezia, Maddalena, AR NOLDO, POMPEO e Virginia. * ZUCCHINI. V. S. ARMA : D'azzurro, alla campagna mareggiata d'ar gento e del cam po, sostenente un delfino d'ar gento, posto in palo, sormontato da tre stelle di 8 raggi d'oro, or dinate in fascia DIMORA : Faenza. Antica famiglia faentina. Nel 1680 tro viamo FRANCESCO MARIA, di Giacomo Zuc chini, fra i consiglieri nobili in Faenza. Da questi e da Francesca Cattani, il 24 marzo 1679, nacque CARLO, che sposò Clau dia Zannoni e nel 1732 ebbe GIUSEPPE, marito di Ottavia Zauli, e padre di Gio VANNI, n. il 27 dicembre 1780. Questi spo sò Carolina Rampi, dalla quale, il 19 apri le 1824, nacque VINCENZO, capostipite dei rami di cui oggi è composta la famiglia. Gli Zucchini, come altre famiglie patri zie romagnole, nello scorso secolo usarono il titolo comitale senza avere avuto una re golare investitura, e per regolarizzare que sta situazione di fatto, S. M. il Re, con R. D. di motuproprio 3 novembre 1907 е RR. LL. PP. 23 aprile 1908, riconosceva il titolo di conte ai discendenti, legittimi e naturali maschi da maschi, da VINCENZO Zucchini, patrizio di Faenza, ivi morto il 9 febbraio 1892. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), patrizio di Faenza (m.), in persona di Giuseppe, n. nel 1894, di Giovanni, di Vincenzo, e di Vincenza Bandini. Fratelli: Carolina, n. 1889; OTTAVIO, n. 1894; Rosa, n. 1896; Maddalena, n. 1896; Anna Giuseppina, n. 1899. Zii: 1) CARLO, fu Vincenzo ed Eleonora Fronticelli, n. 1862, spos. con la contessa LETTERA Z Zanelli, da cui: Vittoria, n. 1889; ANTO NIO, n. 1891; Eleonora, n. 1894; Luigia, n. 1895; Marina, n. 1899; LEONARDO ed EN RICO. 2) TOMMASo, fu Vincenzo ed Eleonora Fronticelli, spos. con la contessa Vittoria Ferniani, da cui: VINCENZO, n. 1892; Ma ria Teresa, n. 1893; FILIPPO, n. 1894; Nin fa, n. 1896; Bianca, n. 1897; Geltrude, n. 1899; PIER FRANCESCO, n. 1901; GABRIELE e GIOVANNI BATTISTA. * ZUCCHINI SOLIMEI. ARMA: Partito : nel 1º ripartito : d'argento e di rosso a tre monti d'oro moventi dalla punta e sormontati da una colomba al naturale (Zuc chini); nel 2º c. f. p. troncato da una fascia in divisa di rosso : sopra d'azzurro al sole d'oro uscente dal capo; sotto partito d'oro e di rosso a due leoni affrontati dell'uno nell'altro. Sul tutto un capo d'azzurro carico di tre gigli d'oro posti fra i quat tro pendenti di un lambello di rosso. CIMIERO: Un'aquila di nero. DIMORA : Bologna. Famiglia di origine bolognese. GIUSEP PE, di Luigi Zucchini, arricchiva la pro pria casa dando un potente impulso alla agricoltura e acquistava meriti tali in ope re pubbliche che il 26 agosto 1836 veniva aggregato, insieme ai suoi discendenti, al e la nobiltà bolognese. Da Annunziata Pal lotti ebbe vari figli, fra i quali LUIGI GAETANO. Quest'ultimo si acquistò specia li benemerenze verso la Santa Sede, lar gheggiando di aiuti, di consigli e di denaro col Pontefice Pio IX nel tempo che questi era rifugiato a Gaeta, ed il medesimo Pon tefice, con Breve 25 maggio 1850, concesse il titolo di conte a lui, a suo fratello Luigi ed ai nipoti primogeniti degli altri defunti fratelli e loro posteri rispettivi in linea primogeniale. LETTERAZ Dei diversi rami investiti del titolo comi tale oggi ne è superstite uno solo che di scende dal ricordato LUIGI, n. nel 1796, е da Anna Solimei, ultima di sua casa, dai quali nel 1825 nacque MAURO, che aggiun se al proprio il cognome materno. Questi morì giovanissimo all'età di ventinove an ni, lasciando un unico figlio avuto dalla marchesa Paolina Pepoli, GIUSEPPE (1854 1902), che sposò la vivente nobile Carme lita Cagnola. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.), nobile di Bologna (mf.), in persona di LUCIANO, di Gian Luigi, di Giuseppe e di Maria Venturoli, n. il 2 giugno 1905, dottore in giurisprudenza, spos. 1'8 aprile 1931 con Gabriella Carnacini. Zio: CARLO GUIDO, di Giuseppe e di Car melita Cagnola, n. 13 gennaio 1887, comm. della Corona d'Italia e dell'Ordine di Car lo III di Spagna, cavaliere della Legion d'Onore, capitano di complemento di са valleria, spos. con Maria Corsi, da cui CARLO GUIDO, n. 8 settembre 1910, sotto tenente di vascello nello Stato Maggiore della R. Marina, e Luciana, n. 24 giugno 1913. c. f. p. * ZUCCO (o di ZUCCO) 。 ZUCCO DI CUCCAGNA. ARMA: D'argento al leone di rosso. CIMIERO : Una tor re. Мотто : Hinc vivi- Cristoforo. da virtus. DIMORA : Gorizia e Baden. Antica famiglia del Friuli. Nell'an no 1005 VARNERO ZUCCOLI. d'Ausperg, col fi glio ODERICO, venuto in Italia dalla Carin zia, ottenuto l'assenso di Popone, patriar ca di Aquileia, fondò il castello di Cucca gna, o Cucanea, sulle falde dei monti vi cino a Faetis e da questo presero il nome i discendenti che ebbero la prerogativa di PAGINA 1037 camerieri ereditari del patriarca di Aqui leia, ossia del Ducato del Friuli e sotto il veneto dominio ebbero quella di regolatori del Parlamento friulano. Nel 1320 questa famiglia si trasferì a Udine, ove fu ascrit. ta a quella cittadinanza. Da quattro nipoti del menzionato Oderico derivarono quattro rami della famiglia, che presero i nomi di Zucco, Freschi, di Partistagno e di Val vassone. Oltre il feudo di Cuccagna ebbero i vil laggi di Bugnias, Bando, Silisca, Crauglio e Faetan e i castelli di Partistagno, Sof femburgo, Castel Pagano e Butrio con me ro e misto imperio e piena giurisdizione. Due esimii prelati sortirono da questa casata : VARNERO, che fu vescovo di Trie ste nel 1254, e ANTONIO, vescovo di Nico sianel 1460. Con Diploma 15 gennaio 1362 l'impera tore Carlo IV creò gli Zucco di Cuccagna conti palatini e l'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria, con S. R. 8 luglio 1862, creò il conte GIAMBATTISTA di Zucco e Cuccagna barone dell'Impero Austriaco e i suoi discendenti. I titoli di conte pala tino, di consignore di Cuccagna, Zucco, Partistagno e Ville annesse, il titolo di no bile (per nobiltà parlamentare del Friuli) furono riconosciuti a CAMILLO con D. P. 31 gennaio 1929 e a CANDIDO con D. P. 17 febbraio 1929. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.. Itai. coi titoli di nobile (di Udine) (mf.), nobile (parlamentare del Friuli) (mf.), con te palatino (m.), barone (mf.), consignore di Cuccagna, Zucco, Partistagno e Ville annesse (m.), in persona di CAMILLO, di Figlie: Anna e Vittoria. Altro ramo. CANDIDO, di Antonio. V. S. ARMA: Interzato in fascia: nel 1º d'oro all'aquila d'argento, coronata dello stes so; nel 2º di rosso, a due zucche d'ar gento col gambo in alto, fogliate a sini stra di un sol pezzo di verde; nel 3º d'ar gento a una zucca di rosso, fogliata pure PAGINA 1038 nati nei documenti notarili modenesi fin sec. XIII, dai quali appare che erano di condizione modesta ma civile, contraria mente a quanto è stato asserito da altri, cioè che la famiglia Zuccoli era non solo antica ma potente nel 1306, quando per aver preso parte alle fazioni dovette espa triare, come risulterebbe dalla descrizione delle famiglie abitanti allora in Modena. Invero, sta di fatto che nel 1306, dopo la cacciata dell'Estense signore, la risorta re pubblica modenese, costituita a reggimen to esclusivamente popolare, quasi dema gogico, fece compilare due Libri, nell'un dei quali furono notati tutti quei nobili e potenti e loro aderenti che, non avendo consentito ad iscriversi in una delle Arti, erano perciò banditi non dalla città dai vari Consigli del Popolo, vale a dire dal governo cittadino. Nell'altro Libro che era detto « Liber Magna Massa Populi » furono invece registrati i nomi di tutti i capi di famiglia iscritti nelle diverse Arti e facenti parte della Società di San Gemi niano ossia del popolo. Orbene, mentre nel ma primo Libro non è fatta menzione della fa miglia Zuccoli, nell'altro abbiam trovato un « Guido de Zuchulis », abitante in Mo dena nella cinquantina « Campi Marci ». Figurano invece più tardi nei Cataloghi dei secoli XVI e XVII dove sono descritte le famiglie che appartenevano al ceto da cui si traevano i Conservatori della città. Dobbiamo poi rilevare, per amor di veri tà, che più volte durante il secolo XVIII la Comunità ebbe a rilasciare onorevoli at testati, nei quali si dichiara che la famiglia Zuccoli fu ed era « inter civiliores, nobi liores, primarias et honore dignas civita tis » . Possedevano i Zuccoli largo censo, specialmente nel Carpigiano, dove avevano LETTERA Z a sinistra di un sol pezzo di ver de. DIMORA : Modena, Parma, Roma, Racconigi, Reg gio Emilia, Reg giolo, Asti. Numerosi perso naggi di tale co gnome si trovano di sovente menzio fabbricato una magnifica villa padronale; inoltre in Carpi, nella cattedrale, avevano sepolcro gentilizio, con un altare, dedicato a Santo Stefano protomartire, di loro gius patronato, così da essere non a torto con siderati cittadini di Carpi. Diedero uomini egregi e distinti specialmente nel giure. Ricordiamo : LODOVICO (1594-1668), giu reconsulto di valore, che resse gli alti uf fici di luogotenente ducale in Reggio E., di podestà in Modena, di auditore di Rota, di auditore camerale, di giudice della Cor te della Mercanzia in Firenze, di consi gliere di giustizia e di auditore generale del duca di Modena, e lasciò un trattato « de Ratione Status » stampato in Ambur go l'anno 1663. CARLO, di Giuseppe (1713 1775) , avvocato, che in patria fu più volte priore del Consiglio della Comunità, do cente e sindaco generale dell'Ateneo, pre side dell'Accademia di Pittura; dedito al l'agricoltura, scrisse varie opere in mate ria, rimaste però inedite, e per questa sua benemerenza fu dal duca Francesco III d'Este chiamato con decreto del 30 luglio 1762 a coprire l'ufficio di ministro del Magistrato del Commercio e dell'Agricol tura. In un attestato della Comunità (20 maggio 1740) di lui si dice: «qui nedum litteris verum etiam non sine laudis se de dit ». Figli di Carlo furono i dottori di legge GIUSEPPE ANTONIO, giudice delle acque e strade di Modena, ed ILARIO, podestà di Castelnuovo nei Monti e di Novellara. Nel rinnovato Libro d'Oro della Comunità di Modena furono reinscritti i rami discen denti da GIOVAN VITTORE e da IPPOLITO, di Ilario nell'anno 1816, e l'altro discendente da CARLO nell'anno 1829. Notiamo a titolo di onore che Ippolito, di Ilario, venne can cellato dal Libro d'Oro perchè condannato a to anni di carcere per cospirazione con tro il governo Austro-Estense. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio di Modena (m ), in persona di GIROLAMO, di Giuseppe, di Giovanni Vittore. Fratelli: FILIPPO, Giulia, GREGORIO. Figli di Filippo: LUIGI, Faustina, SIL VIO. Figlie di Luigi: Emilia, Elda. Figli di Riccardo, di Giuseppe, di Gio LETTERA Z vanni Vittore: Maria, Giuseppina, Lucia, GIUSEPPE. Figlidi Gregorio, di Giuseppe, di Gio vanni Vittore: LIVIO, Eugenia, GIUSEPPE, Beatrice. Figlie di Giuseppe, di Gregorio: Elsa, n. 30 maggio 1905; Liliana, n. 3 giugno 1907. Linea secondogenita. GIUSEPPE, di Giov. Vittore, di Carlo, di Giov. Vittore, n. a Campobasso il to lu glio 1883; spos. 3 dicembre 1906 con Mar gherita Nasi. Figlia: Vittoria, n. Milano, 12 ottobre 1908, in Capece Galepta. Fratello: CARLO, n. Modena, 21 dicem bre 1887. Zii: 1) ANTONIO, di Carlo, n. S. Matteo (Modena), 6 ottobre 1842, † 20 marzo 1925; spos. 14 luglio 1884 con Maria Curletti; 2) ERCOLE. Figlie di Antonio: Cornelia, n. a Milano, 8 ottobre 1885; Anna Maria, n. a Milano 15 settembre 1889. È pure iscritta in Elenco in persona dei disc. da Ippolito, di Ilario (1816) . GIACINTO, di Martino, di Ippolito, di Ilario. Faustina, di Ilario, di Ippolito, di Ila rio, in Bianchi. Sorella: Esterina. Teresina, di Alberto, di Ippolito, di Ila rio, in Violi. È ancora iscritta in Elenco in persona dei disc. da Carlo (1829). FELICE, di Carlo. Figlio: + CARLO, n. 31 marzo 1866; spos. con Erminia Pugno. Figli di Carlo: Maria Virginia, n. 3 gen naio 1904; Virginia, n. 18 marzo 1905; FE LICE, n. 5 luglio 1906. RICI ZUCCOLINI). e. p. v. PAGINA 1039 la che vorrebbe far discendere questa famiglia da stirpe longobarda. È fa miglia però antica e non sembra teme rario, data la qua si identità delle ar mi gentilizie, pen sare a remoti suoi rapporti di paren tela coi Federici, nobile ed antica famiglia milanese, origi naria dalla Valcamonica. Comunque è ac certato che i Federici modenesi, detti vol garmente degli Zuccolini, erano già sta biliti fin dal secolo XIV nella bassa pia nura del distretto di Modena. FEDERICO Federici di Carpi figura come testimonio in un atto notarile dell'anno 1428. Altri soggetti di questa famiglia noti, e stabiliti nel modenese sono : IACOPUS (1370) e GRI SO O GURISIO (1410-1470). Inclinati alla vita avventurosa di capitani d'arme, acqui starono ricchezze immense che li resero po tenti. Le ricchezze loro erano tali e tante che talora poterono efficacemente venire in aiuto, in gravi momenti di crisi, alle finan ze della Repubblica Veneta con la quale ebbero frequenti rapporti. ALFONSO Federici, generale d'armi al servizio dell'Inghilterra, nobile di Milano, fiduciario di Filippo II re di Spagna e di Maria regina d'Inghilterra, strenuo difen sore della Fede, fu per le sue virtù e per il suo valore insignito di varie onorificenze dalle predette Maestà, che gli accordarono, tra l'altro, di aggiungere all'arma gentili zia la corona reale. Le ricchezze di costui, che era perciò detto Cima d'Oro, si fanno ascendere a cifre iperboliche, che regge rebbero, se vere, vantaggiosamente il con * ZUCCOLINI FEDERICI (ora : FEDE- fronto con quelle possedute dai miliardari americani; si dice che, lasciate in deposito presso il Tesoro d'Inghilterra, avrebbero contribuito alla fondazione di quella Banca Nazionale. ARMA: Troncato : nel 1º d'oro, all'aquila di nero, coronata e caricata in petto da uno scudetto d'oro; nel 2º d'oro, a tre bande scaccate di due file, d'azzurro e d'argento. DIMORA: Carpi e Modena. Semplice supposizione fondata forse sol tanto su vaga ed incerta tradizione è quel I Federici Zuccolini furono in possesso di molte ed estese terre nel Basso Modene se e precisamente nel territorio di Carpi, di San Possidonio e di Cavezzo; alla Mot ta di Cavezzo avevano un castello di aspet to sinistro per le sue quattro torri angola PAGINA 1040 ri, intorno al quale la fantasia popolare ha ZUCCONI. tessuto le più strane e paurose leggende, di cui l'eco dura ancora nel luogo. Per truci avvenimenti colà successi il Consiglio dei Dieci di Venezia pronunciò sentenza, il 9 luglio 1699, contro il capitano CARLO Fe derici, detto Zuccolino, cugino dei conti Federici della Motta. Di questa casata, che da secoli è insigni ta del titolo comitale, vanno ricordati: il conte CESARE (1623-1718), cavaliere di me rito, gentiluomo di camera d'onore della Serenissima Matilde d'Este-Gonzaga, con tessa di Novellara; il conte GIROLAMO (1648-1741), tenuto in grande considerazio ne e stima da Ferdinando II duca di Man tova, che lo onorò di varie e molto distinte segnalazioni; il conte TRANQUILLO (1691 1768) , di Girolamo, creato con tutta la di scendenza in perpetuo cittadino mirando lese dal duca di Modena, Francesco III, co me da Lettere Patenti 24 settembre 1755; il conte ALFONSO, figlio del precedente (1745-1795), ammesso assieme alla famiglia alle funzioni e ai ricevimenti della Corte Estense; il conte AURELIO (n. 1798, morto in esilio all'estero), prese parte all'insur rezione del 1831 e combattè valorosamente col generale Zucchi a Rimini. Il riconoscimento ufficiale del titolo no biliare venne riconosciuto con decreto di S. E. il Capo del Governo, in data 5 no vembre 1926, al conte dott. cav. uff. TRAN QUILLO, di Luigi, che con la famiglia fu iscritto al Libro d'Oro della Nobiltà Ita liana. Il medesimo conte Tranquilo, per sen tenza del Tribunale di Modena, potè far rettificare e correggere il cognome Zucco lini Federici in « Federici Zuccolini », co me era in origine. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (m.), in persona di ARMA: D'oro alla sbarra di argen to caricata di tre fiori di zucca al naturale, foglia ti di verde. Alias: D'oro alla sbarra di rosso caricata di tre fiori di zucca al naturale, foglia ti di verde. Alias: Di azzurro alla sbarra d'ar gento caricata di tre fiori di zucca al naturale, fo gliati di verde. CIMIERO : Un leo ne nascente, lin guato di rosso e reggente con le branche anterio ri una spada nu da di argento, posta in sbarra. DIMORA : Camerino e Roma. Antica famiglia di Camerino, dove fece parte del Mi nore e Maggiore Consiglio, rico prendo le più alte cariche riservate al patriziato; fece pu re parte del Consi LETTERAZ glio dei XC istitui to dal cardinal Durante, legato ad latere di Paolo III. si Le origini di questa famiglia non TRANQUILLO, di Luigi, di Achille, di Tran quillo, di Alfonso, di Tranquillo, di Giro lamo, nato a Carpi il 2 dicembre 1883; sposato il 25 novembre 1909 con Nelly Testi. Figli: WOLFANGO, n. Carpi 23 gennaio 1911; WILLIAMS SERGIO, n. Carpi 24 apri le 1913. e. p. v. possono stabilire data la dispersione degli archivi; capostipite conosciuto è un Zucco NE, vivente nella prima metà del sec. XV, dal quale nacque BATTISTA, che nel 1451 fu tra i nobili camertini invitati a Corte per le nozze tra Giulio Cesare dei Varano, signore di Camerino, e Giovanna dei Mala testa, dei signori di Rimini. Nella « Histo ria di Camerino », di Camillo Lilli, è ri cordata « una Caterina della nobile fami LETTERAZ PAGINA 1041 glia degli Zucconi, che nel 1428 istituì il sposò in primi voti la nob. Irene dei conti monastero di S. Giovanni di Todi ». Dal suddetto Battista ne venne LORENZO, che nel 1523 fu inviato dal duca Giovanni Maria dei Varano, ambasciatore a Napoli e poi a Perugia. GIOVAN BATTISTA, di Lo renzo († 1570), chiaro scrittore, protonota rio apostolico, cameriere segreto di nume ro di Clemente VII, pro-datario, commissa rio apostolico nell'Umbria e nelle Marche, vice-legato in Avignone, canonico latera nense, arcidiacono della cattedrale di Ca merino e priore della collegiata di S. Ve nanzio, priore a Matelica, Montecchio, Fa briano. GIOVAN DOMENICO, di Lorenzo, versatissimo nelle lettere greche e latine. LORENZO, di Giovan Domenico, sposò Livia Mauruzi dei conti della Stacciola, discen dente del celebre capitano Niccolò da To lentino. Visse nella seconda metà del 1500 e ricoprì le principali cariche della magi stratura, dove è chiamato « cavaliere », fu dottissimo in scienze e specialmente in ma tematica. Grov. BATTISTA, di Lorenzo, fu capitano in Portogallo con Prospero Co lonna; capitano di due centurie alla presa di Ferrara per Clemente XIII; poi colon nello dei cavalleggeri pontifici per Paolo V contro Venezia, dal 1592 al 1605. GIOV. DOMENICO, capitano per i Colonna, e poi per i Farnese, militò anche nelle guerre di Francia, circa il 1620. FERDINANDO, della Compagnia di Gesù, fu caro a Cosimo III granduca di Toscana, pubblicò le sue le zioni sopra la Divina Scrittura; visse sul principio del sec. XVIII. GIOV. BATTISTA, che nel 1710, fondò un priorato nell'I. M. O. di S. Stefano, ebbe due figli: 1) GIACO мо, п. 26 febbraio 1685, il quale fu il pri mo investito del priorato fondato da suo padre, fu cavaliere di S. Stefano; ebbe egli una sola figlia, Violante, nata il 2 luglio 1712; 2) GIUSEPPE, cav. di Malta, nato nel 1698, che nel 1731 sposò la marchesa Ma rianna Galli Fonseca di Roma, per il qual matrimonio pervenne negli Zucconi il tito lo marchionale. Da questo matrimonio nac que VENANZO († 7 ottobre 1800), che fu il primo ad assumere il titolo di marchese. Ebbe questi due maschi: 1) GIUSEPPE (n. 1776, † 1850), da cui un GIO. BATTISTA, morto improle; 2) FERDINANDO (n. 1782, † 1860), da cui VENANZO (n. 1812, †1858), che Araldica Felici di Cingoli e in secondi la nob. Ippo lita dei march. Raffaelli di Persignano. La famiglia Galli, nel sec. XVII, fondò un canonicato nella chiesa di S. Lorenzo e Damaso in Roma, riservandosene il giuspa tronato. I Fonseca erano di origine spa gnola e vennero in Italia con AGOSTINO ed ANTONIO, di Giovanni, nel 1614, stabilen dosi in Venezia, ove il primo ebbe il titolo di marchese. Nel 1664 ottennero per sè e discendenti il titolo di patrizio veneto. BAL DASSARRE, canonico di S. Maria Maggiore, ultimo di sua famiglia, con suo testamento del 3 gennaio 1658, instituì erede universa le la sorella Antonia, maritata in casa Ar goli, con l'obbligo di fondare otto cappel lanie in Santa Maria Maggiore (godute fino al 1870 dagli Zucconi) e di fare assu mere ai suoi discendenti il cognome Fonse ca con il titolo marchionale. Da detta An tonia Fonseca-Argoli, però nacque una so la femmina, Olimpia, la quale sposò il nob. Pietro Galli, che assunse il cognome Gal li Fonseca. Da queste nozze nacque LOREN zo Galli-Fonseca, che ebbe: PIETRO, Ма rianna e Laura. Marianna sposò, nel 1731, il nob. Giuseppe Zucconi; Laura, sposò il conte Grassi di Fermo; Pietro morì impro le il 19 marzo 1767, e tutti idiritti delle fa miglie Galli e Fonseca passarono a Marian na in Zucconi, la quale fu erede anche di altro ramo Fonseca avente per capostipite un GASPARE, che fondò una primogenitura. La famiglia Zucconi è iscritta nell'Elen co Uff. Nob. Ital. con i titoli di patrizio di Camerino (mf.), marchese (mpr.), nobile dei marchesi (mf). Oggi è così rappresen. tata : GIOV. BATTISTA (n. Cingoli 24 giu gno 1845 e morto a Camerino 8 dicembre 1894); figlio dei furono marchese Ve nanzo (1812, † 1858) ed Irene dei conti Felici, fervente patriota, volontario gari baldino nel 1866 nel Tirolo. Presidente del Comitato di soccorso per gli insorti del 1867, per l'impresa di Roma. Presidente dei reduci garibaldini in Camerino. Intimo di Benedetto Cairoli. Avvocato e giurista insigne, professore d'economia politica nel l'Ateneo di Camerino. Deputato al Parla mento nazionale dal 1878 al 1894 e segreta rio della Camera del 1886. Membro e più volte presidente del Consiglio provinciale 66 PAGINA 1042 di Macerata. Membro della Commissione Araldica marchigiana. Commendatore dei SS. Maurizio e Lazzaro per motu-proprio sovrano, ecc. ecc. Sposd 26 settembre 1872 la nob. Maddalena Bertucci Pizzicanti di Cingoli (1844, † 1893), da cui: 1 ) FERDINANDO, n. 27 marzo 1876, avvo cato, tenente fanteria, camp. guerra 1915 18; spos. 9 settembre 1899 con Angela Ottaviani (res.: Roma, Lungotevere Mel lini 34), da cui : a) Giov. BATTA AUGUSTO, n. Camerino 22 gennaio 1897, † sul Tona le 24 maggio 1918, tenente degli alpini. Croce di guerra valor militare, due croci merito di guerra, med. comm. 1915-18; b) GIUSEPPE, n. 27 aprile 1900; avvocato; spos. 8 settembre 1926 con Giovanna Mon toneri (resid.: Camerino, via Castelfidardo, 9), da cui : 1) FERDINANDO, n. 23 giugno 1927; 2) Rosetta, n. 5 giugno 1929; 3) Ma ria Vittoria, n. 19 novembre 1930; c) Tere sa, n. 4 maggio 1901; d) ANGIOLO, n. 29 febbraio 1904; e) Federica, n. 10 maggio 1906; f) TITO, n. 10 aprile 1908; g) RAOUL, n. 10 ottobre 1909; h) GIOV. BATTA, n. 17 agosto 1918. 2) CESARE, n. 26 settembre 1878; spos. 28 ottobre 1914 con Alberta dei conti Ro bilant, da cui : a) Maria Maddalena, n. 30 agosto 1915; b) FEDERICO, n. To ottobre 1919; c) FRANCESCO, n. 21 febbraio 1922. 3) GIUSEPPE, n. 2 aprile 1881; spos. 23 ottobre 1911 con Maria Lola Amatori, da cui : a) ALBERTO, n. 29 settembre 1914; b) Anna Maria, n. 14 maggio 1917; () Mar gherita, n. 1 febbraio 1928. Fratelli (nati dal matrimonio del padre marchese Venanzo con la nob. Ippolita dei marchesi Raffaelli di Persignano, patrizi di Cingoli); 1) GIUSEPPE (n. 4 ottobre 1855, † 12 aprile 1925); spos. 9 ottobre 1882 con Livia Caporali, da cui: a) Maria Ippolita, n. 21 agosto 1883; b) GIOVANNI, n. 17 lu glio 1895, † 15 dicembre 1927. 2) RAOUL, n. 10 ottobre 1856, † 17 otto bre 1908; spos. 22 novembre 1885 con la nob. Costanza Monti Guarnieri, da cui : a) VENANZO, n. 28 agosto 1886; b) Giovan na, n. 15 aprile 1888; c) Luisa, n. 28 gen naio 1890; d) ODORICO, n. 1 marzo 1892; e) MARIO, n. 28 novembre 1894; f) Maria, n. 8 maggio 1896. p. c. b. o. LETTERA Z * ZUGNI TAURO DE MEZZAN. ARMA : Inquarta to: nel rº e 4' di rosso all'aqui la bicipite d'o ro; nel 2º e 3º d' azzurro alla torre d'argento, aperta, finestra ta e murata di nero, dalla qua le esce un toro rivolto d'oro, il tutto posto sopra una campagna di ver de (Tauro) . Sul tutto d'azzurro al pino di verde nodrito sopra un monte di tre cime dello stesso uscente dalla punta (Zugni) . DIMORA: Feltre. Famiglia di Feltre che fu ascritta a quel nobile Consiglio nel 1709. Aggiunse per conseguita eredità il cognome Tauro per sentenza del tribunale di Belluno del 10 agosto 1914 e autorizzata con R. D. 19 lu glio 1929. Fu confermata nobile con S. R. 26 giugno 1821 e riconosciuta con D. M. 15 febbraio 1928. L'aggiunta del cognome de Mezzan fu autorizzata per il capostipite on. avv. SPARTACO Zugni Tauro e per i suoi due figli GIAN GALEAZZO e Paolina, con R. D. 19 luglio 1929, registrato alla Corte dei Conti il 19 agosto stesso anno. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Feltre) (mf ), in persona di SPARTACO, n. Feltre 13 set tembre 1874, di Giovan Maria, di Nicolò (n. 26 aprile 1822, † 1880) e della nobile Elena Colbertaldo (n. 1842, † 1926), avvo cato al Parlamento, spos. 19 aprile 1911 con la contessa Giuditta de Mezzan. Figli: GIAN GALEAZZO, n. Feltre 19 feb braio 1914; Paolina, n. Pietrasanta (Lucca) 31 maggio 1918. Fratello: JUNIO (vedi famiglia seguente). b. c. * ZUGNI TAURO. ARMA: Inquartato: nel 1º e 4º di rosso al l'aquila bicipite d'oro; nel 2º e 3º d'az zurro alla torre d'argento, aperta, fine LETTERAZ gna di verde (Tauro) . Sul tut to d'azzurro al pino di verde nodrito di tre ci me dello stesso uscente dalla punta (Zugni). DIMORA : Feltre e Belluno. Ramo della precedente famiglia ricono sciuto nel titolo di nobile con D. M. 18 aprile 1929. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Feltre) (mf ), ed è rappresentata da JuNIO, n. Feltre 29 aprile 1876, di Giovanni Maria, di Niccolò (n. 26 aprile 1822, † 1880) e della nobile Elena Colbertaldo; spos. 29 aprile 1914 con la contessa Rina Negri. Figlia: Alessandrina, n. Feltre 9 mag gio 1919. Altro ramo PINO, n. Pez di Cesiomaggiore 8 febbraio 1902, di Nicolò, di Giuseppe, di Nicolò (n. 9 novembre 1861, † 20 giugno 1915) е di Anita Paoletti; spos. 3 settembre 1930 con la prof. Maria Basso. Figlia: Anna Paola, n. Feltre 17 novem bre 1931. Fratelli: LIBERO, n. a Pez di Cesiomag giore 13 ottobre 1893, disperso il 20 luglio 1915 sul Monte Piana (Cadore), decorato di medaglia d'argento al valor militare; Calma, n. Cesio 12 gennaio 1895, spos. al sig. Alfieri Gregorio Foti; Sola, n. Cesio 27 settembre 1896, spos. il sig. Ottorino Mario Tassinari; Elsa, n. Cesio 25 giugno 1898. Cugini (nati dal matrimonio dello zio Giuseppe (n. Cesio 4 maggio 1863, † 11 ottobre 1923), con la nob. Marianna Bella ti) : ALFREDO, n. Ravenna 13 marzo 1893, spos. 24 aprile 1922 con Adele Bellini; CARLO. Figlia di Alfredo: Anna Maria, n. Schio 27 agosto 1923. b. c. PAGINA 1043 strata e murata di nero, dalla quale esce un to ro rivolto d'oro, il tutto posto so pra una campa * ZULIANI (PORTA DI Ferro). ARMA: Troncato: nel 1º partito d'argento e di rosso a tre stelle di otto raggi, le superiori dell'u no nell' altro, l'inferiore dell'u no all'altro; nel 2º d'oro alla por ta di nero chio data, chiusa, con stipite e cornice a semicerchio bugnato di pietra al naturale. DIMORA : Belluno, Noventa di Piave e Ve nezia. Famiglia di Ceneda ascritta a quel nobile Consiglio alla fine del secolo XVII e del quale fece parte sino al cadere del governo Aristocratico. Con diploma del vescovo conte di Cene da, del 22 dicembre 1720, debitamente autorizzato dal pontefice, questa famiglia aveva avuto la concessione del titolo di conte palatino. Fu confermata nobile con S. R. 28 otto bre 1823 e riconosciuta con D. M. 9 giu gno 1926. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (di Ceneda) (mf.), in persona di Osvaldo, di Cesare, di Gio vanni Giuseppe. Figli: Caterina, CESARE. Fratelli: Maria Elisa e GIUSEPPE. È pure iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. con lo stesso titolo in persona di GIUSEPPE Antonio, di Matteo, di Osvaldo. Figlio : MATTEO GIOVANNI. Figlio di Matteo Giovanni: GIUSEPPE. * ZUNICA. b. c. ARMA: D'argento con la banda nero, ed una catena d'oro di otto anelli posta in bordura, attraversante sul tutto. DIMORA : Napoli. Famiglia originaria dalla Spagna e rite nuta della stessa agnazione della illustre famiglia omonima derivata da don Alfon PAGINA 1044 Regno delle due Sicilie, parte I, vol. I, Napoli, 1859, pag. 365, la dice derivata da PIETRO II, giustiziere maggiore di Casti glia, conte di Banarez e marchese di Aya monte, morto nel 1481, che aveva impal mato nel 1454 de Gusman dei duchi di Me dina Sidonia e poscia Maria Pimentel. Venne in Italia con Cristoval Zunica, n. a Salamanca nel 1496, m. alla battaglia di Pavia nel 1525, capitano della Cavalleria del Regno delle Due Sicilie e marito (1520) di Laura Boffa. Fu suo figlio GIO. FER RANTE, n. Napoli 1523, † 1583, spos. nel 1560 con Laudomia Moles dei baroni di Turi, e padre di OTTAVIo, primo signore di Chianca in Principato Ultra, il 29 mar zo 1608, spos. nel 1592 ad Eleonora Ga gliardi dei duchi di Montecalvo. Da Ottavio nacque GIO. BATTISTA, 11. Napoli 1613, † 1664, spos. nel 1622 Camilla Gagliardi dei duchi di Montecal vo, che fu padre di Orazio, patrizio di Lu con cera, n. Napoli 1634 e spos. nel 1660 con Isabella della Massa. Figlio di Orazio fu GIOVANNI BATTISTA, n. 1667, che sposò Francesca D'Alessandro, n. 1675, † 1769, figlia ed erede di Giulio Alessandro duca di Castellina. Da questo matrimonio nacque in Lucera nel 1703 ORAZIO, 1º duca di Castellina con anzianità del 1639, che nel 1724 sposò sua cugina Giovanna Zunica, baronessa di Chianca, n. a Napoli nel 1711 e tivi il 4 marzo 1770. Da costoro nacquero GIOVANNI BATTISTA, 2º duca di Castellina, † nel 1801 senza discendenti, ed ANTONIO, 3º duca di Castellina, n . a Lucera il 15 giugno 1750, spos. a Bitonto il 20 giugno 1802 con Anna Bovio. Da questo matrimonio nacque ORA zio, 4º duca di Castellina, n. a Lucera il 14 febbraio 1805, † a Napoli il 18 luglio LETTERA Z so Ramirez, Infan te di Navarra, che avendo sposato donna Sancia, fi gliuola ed erede di don Inigo, signore di Estuniga, diede origine al cognome de Zunica nel seco lo XII. Il Ricca, nel suo pregevole lavoro : Nobiltà del 1837, spos. in Napoli il 31 maggio 1829 con Emmanuela Caracciolo dei marchesi di Arena, dalla quale ebbe per figlio ANTO NIO, 5º duca di Castellina e riconosciuto nel titolo con R. Rescritto 30 aprile 1858, e 1º principe di Cassano di Bari, e 1º duca di Alessano, n. a Napoli l'1 aprile 1830, † ad Alessano il 4 ottobre 1902, e spos. in Napoli il 23 febbraio 1854 con Luisa Riario Sforza, principessa di Cassano, duchessa di Alessano, n. Gaeta il 13 luglio 1833, † ad Alessano il 2 gennaio 1902, concessionaria dei detti titoli con R. D. 6 settembre 1857. Da essi nacque ORAZIO, 2º principe di Cas sano, 2º duca di Alessano, 6º duca di Ca stellina, ed EMANUELE, morti senza figli. La famiglia fu ricevuta per giustizia nel S. M. O. di Malta dal 1618 con Carlo Zu nica dei baroni di Chianca (Arch. di Stato Napoli, Priorato di Capua) e con GIOVANNI BATTISTA nel 1745 per prova di consangui neità col precedente (Arch. del Gran Prio rato di Napoli). Venne riconosciuta di an tica nobiltà nelle prove di ammissione nel le RR. Guardie del Corpo. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di duchessa di Nardò, nobile dei principi di Cassano, nobile dei duchi di Castel di Lino o Castellina (v. Acquavi va d'Aragona), in persona di Maria, n. Na poli 26 gennaio 1860, sp. ivi 21 novembre 1883 don Francesco Acquaviva d'Aragona, duca di Nardò († maggio 1894) . Sorella: Giulia, n. Napoli 6 agosto 1868, spos. al marchese don Lucio Paternò del Toscano dei duchi di Roccaromana. f. f. p. di s. ZUPPANI. ARMA : Tagliato d'argento e di rosso da una sbarra d'azzurro carica di una ro sa d'argento bot tonata d'oro. DIMORA: Antivari, Bologna e Bellu no. Famiglia di Bel luno, di origine LETTERAZ dalmata, che acquistò all'asta un carato del feudo di Cesana ricaduto al fisco ed in vestita con titolo comitale con Decreto del Senato Veneto 18 marzo 1772. Fu confer mata in detto titolo, trasmissibile a tutti i maschi, con S. R. 9 maggio 1829. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di Cesana (m.), in persona di FORTUNATO, di Giorgio, di Do menico. Fratello: AURELIO. PAOLO, di Giuseppe, di Paolo. Zio: GIUSEPPE ROMANO. LUIGI, di Francesco, di Nicolò. Fratelli: NICOLÒ, CORRADO, PAOLO. NICOLÒ SECONDO, di Pietro, di Nicolò. ZUPPELLO. ARMA: ? b. c. DIMORA : Augusta. Famiglia sicilia ARMA ? na del secolo XVII e che si crede ori ginaria da Napoli e diramata in Sira cusa ed in Augu sta. SIMONE nel 1684 ebbe il titolo di barone di San Bartolomeo. La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di barone di San Bartolo meo (mpr.), in persona di CESARE, di Leo nardo, di Cesare. V. S. ZURLA. ARMA: Di nero a 3 uccelli volanti d'argen to, beccati e membrati di rosso. Famiglia decurionale di Crema. Ottenne la conferma dei titoli di nobile di Crema (mf.) e di marchese, conte e cavaliere del Sacro Romano Impero (mf.), in persona di ACHILLE, figlio di RANUzio, con Sovrana Risoluzione 14 maggio 1819 su proposta della I. R. Commissione Araldica Veneta. PAGNA 1045 Il suddetto A chille sposò in Cre ma, San Benedet to, 1'11 settembre 1799, la nobile An na Maria Martini, del conte Andrea e ne ebbe ATTILIO, n. Crema, San Be nedetto 31 maggio 1802. Questi con trasse matrimonio a Crema, SS. Trinità, 26 giugno 1827, con la nobile Elisabetta Oldi del marchese Carlo, dalla quale ebbe: RANUZIO ENRICO, n. Crema, S. Giacomo, il 17 giugno 1828, e Tito, n. ivi il 24 aprile 1832. Dai pre detti fratelli discendono tutti gli attuali iscritti nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf ), di marchese, conte e cava liere del S. R. I. (mf.), cioè : Ramo di Ranuzio Enrico ALESSANDRO, n. Izano (Crema), 5 lu glio 1855; sp. Crema, 7 dicembre 1889, con Bianca Zaffera di Giovanni, figlio di Ranuzio Enrico e di Anaïs Filippina Millo Terrazzani, di Desiderio (sp. a Monaco Principato, il 21 dicembre 1854), di At tilio. Figli: Ginevra, n. Valdagno, rº luglio 1890; GADDO, n. Bassano (Vicenza), 26 ot tobre 1891; Enzo, n. Verona, 20 dicembre 1893. Fratelli: Amelia, n. Crema, SS. Trinità, 13 agosto 1856, sp. Milano, 3 febbraio 1883 a Luigi Ambrogio, fu Giuseppe; UM BERTO, n. Crema, S. Giacomo Maggiore, 14 gennaio 1863. Ramo di Tito LODOVICO, n. Lograto, 3 febbraio 1871, sp. Plamengo, 6 settembre 1906 con Lau ra Schiavini, figlio di Tito (sp. 8 agosto 1866 con Elisabetta Terenzi), di Attilio. Figli di Lodovico: Tito, n. S. Bernardi no, 26 luglio 1908; ATTILIO, n. ivi, 2 ot tobre 1912; ANTONIO, n. ivi 3 agosto 1914; Maria Teresa, n. ivi 8 novembre 1920. f. f. Stanford University Libraries 3 6105 005 653 428 STANFORD UNIVERSITY LIBRARIES CECIL H. GREEN LIBRARY STANFORD, CALIFORNIA 94305-6004 (415) 723-1493 All books may be recalled after 7 days DATE DUE CS 757 .E5 v.6 STANFORD UNIVERSITY LIBRANT STANFORD CALIFORNIA

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 2025年10月18日