UNIVERSITY
LIBRARIES
STANFORD
VITTORIO SPRETI
E COLLABORATORI
ENCICLOPEDIA
STORICO-NOBILIARE
ITALIANA
FAMIGLIE NOBILI E TITOLATE VIVENTI
RICONOSCIUTE DAL R.° GOVERNO D'ITALIA
COMPRESI: CITTÀ, COMUNITÀ, MENSE VESCOVILI, ABAZIE,
PARROCCHIE ED ENTI NOBILI E TITOLATI RICONOSCIUTI
VOL. VI
MILANO
VIA V. BELLINI N. 11
ED. ENCICLOPEDIA STORICO-NOBILIARE ITALIANA
MCMXXXII- XI
1
(5757
• 1.6
Tutti i diritti letterari ed artistici sono riservati a norma di legge
per tutti i Paesi, compresi i regni di Svezia, Norvegia e Olanda.
Copyright by « ENCICLOPEDIA STORICO NOBILIARE ITALIANA »
Printed in ITALY
1932
1932 Grafiche Carettoni & C. Milano Viale G. Galeazzo, 31
1
CONCLUSIONE
Nel Marzo 1923 lanciai il progetto di questa Enciclope
dia-Storico Nobiliare, nel Dicembre 1928 vide la luce il primo
volume e, in coincidenza con la celebrazione del primo De
cennale Fascista, esce dai torchi questo sesto volume, ultimo
dell'alfabeto.
Il programma di quest'Opera che ebbi l'onore di presen
tare a Sua Maestà il Re, a Sua Altezza Reale il Principe
Ereditario e a Sua Eccellenza il Capo del Governo, è oggi
esaurito, ma i miei valorosi Collaboratori, e quanti altri hanno
marciato al mio fianco in questo decennio ed hanno con me
condiviso la passione per questa dura fatica, ben sanno quale
battaglia è stata combattuta per raggiungere l'alta mèta, per
vincere le innumerevoli difficoltà tecniche e redazionali
e
quelle economiche che si fecero più aspre per l'altissimo costo
dell'edizione e in un volger di tempi difficilissimi per simili
imprese.
Anche se la nostra attività non fu assecondata da tutta
la nobiltà e da tutti gli Istituti culturali italiani, non ostante le
Circolari e l'alto incitamento fatto dalla Presidenza del Con
siglio dei Ministri per questa edizione, pur tuttavia la batta
glia è stata vinta ugualmente per volontà di uomini pertinaci,
per quella disciplinata volontà di vittoria che è peculiare se
gno della nuova Italia di Benito Mussolini.
Purtroppo anche noi in questo laborioso decennio con
tiamo i nostri scomparsi: a Venezia il Comm. Pietro Bosmin,
a Bologna il Comm. Umberto Dallari, Sopraintendenti a que
gli Archivi di Stato, a Bologna ancora, recentissimamente, il
Cav. Francesco Giorgi, di quell'Archivio di Stato, tutti mem
bri autorevoli di quelle Commissioni Regionali Araldiche Go
vernative, e ai quali oggi e sempre si rivolge reverente e pieno
di rimpianti il nostro pensiero.
Tutta la nobiltà italiana e gli studiosi devono ora me
ditare sull'imponenza di questo lavoro, delicato e difficile, e
perdonare lacune, omissioni e refusi di stampa dovuti in parte
alla mole ingentissima della materia, alla difficoltàdi ritrovare
documenti smarriti, alla riprovevole inerzia di molte famiglie
nobili che lasciano nel più squallido abbandono i loro Archivi
o sono insensibili alle tradizioni ; un tutto involontario ed ine
vitabile sebbene il lavoro sia stato condotto con la massima e
ferrea severità, con insindacabile serietà e competenza e con
una cura diligentissima.
Ma alle manchevolezze sarà provveduto con un 7.° vo
lume di Appendice che perfezionerà e aggiornerà i sei volumi
dell'Opera.
L'Onorevole Deputato Conte Piero Ferretti di Castelfer
retti ha presieduto in questi anni difficili il Consiglio di Ammi
nistrazione della Società Editrice con fermezza esemplare, con
amore illuminato e con intelletto di nobilissimo cultore di que
sti nostri studi gloriosi ; i miei Collaboratori furono superiori
ad ogni elogio ed anche a costoro spettail merito di aver supe
rata questa durissima prova.
Durante il lavoro di questi anni, con la ricerca storica e
• araldica, abbiamo controllato anche il legittimo possesso di ti
toli nobiliari spettanti ad ogni singola famiglia e ai suoi com
ponenti. Questo accurato esame ci ha fatto constatare, una
volta ancora, un duplice abuso : l'uno dei nobili che si attribui
scono titoli superiori a quelli loro assegnati dalle Sovrane Con
cessioni, l'altro di molti, di troppi individui e famiglie scono
sciute che, con incredibile sfrontatezza e in frode alle leggi, si
sono appropriate origini e titoli nobiliari mai esistiti e dei
quali fanno pubblica ostentazione.
Contro costoro specialmente noi invochiamo dal Governo
Fascista la severa applicazione della legge per la difesa di
quel diritto affermato dallo Statuto fondamentale del Regno.
Milano, 1932, nel 1.° Decennale dell'Era Fascista
VITTORIO SPRETI.
+
Presidenza
delConsigliodei Ministri
RotNo9270.3-2-6
OGGETTO
ropota
inchorri
nella
Alleg.3
Protocolloc
Puistone
Roma add5GEN 1930ANNOYUInno
N.H. 11
Marchése Vittorio Spreti
Via Bellini 11
Milanc
del
Risposta alfoW
In relazione alla richiesta della S.V.Ill/ma, di cui
alla lettera del 30 dicembre us. Le rimetto copia delle
due circolari diramate da questa Presidenza per la diffu=
/erusi
Niti
risp
la
trollase
felterà
priza
agai
pos
solo
Se
un
sione della Enciclopedia storico
nobiliare italiana,di=
retta dalla S.V.111/ma/nonchè una copia (l'ultima di cui
disponeva 1'Ufficio della Consulta Araldica) delle bozze
di stampa del nuovo Elenco ufficiale della Nobiltà Italia=
na.
IL CAPO DI GABINETTO
Beer
en
Si
per
aqui
prega
tellera
rispost
brutture
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e-beeroastha
,
la
di
sponte
alaviser
Divisiune
Bolocollve
cipazione a tutti gli Uffici dipendenti.
IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO
firmato: Giunta
re italiana.
La pregevole Opera-unica in Europa- conterràle biogra=
fie e gli stemmi delle famiglie nobili italiane,ufficialmente
riconosciute e consterà di 7 volumi,che potranno essere acqui=
stati con pagamento anche rateale.
Poichè la pubblicazione potrà riuscire utile anche per
la facilità di consultazione- alle pubbliche Amministrazioni
centrali e periferiche,nonchè ad Istituti importanti e ai Co=
muni principali del Regno,se ne da comunicazione a codest..On.
per conoscenza e con preghiera di darne parte=
4
E ' in corso di pubblicazione ,ad iniziativa di una Socie=
tà Anonima,diretta dal Marchese Vittorio Spreti,con sede in Mi=
lano,Via Bellini ,n.ll,una grande Enciclopedia Storico-nobilia=
OGGETTO
hetNo9270-3.2.6
Roposta alfoN
IlConsigliodei Ministri
Presidenza
A tutti i MINISTERI e
alla CONSULTA ARALDICA
Copia Circolare
Mermaahili Dicembre"29 / VIII
Nema:addi Dicembre 129 Anne VIII
Copia circolare,
Presidenza
ialConsigliodei Ministri
hut 9270-3.2.6
M'on.Accademia d'Italia
All'On.Camera dei Deputati
All'On. Senato del Regno
All'On.Governatorato di Roma
All'On.Consiglio di Stato
All'On.Avvocatúra Erariale
All'on.Corte dei Conti
Risposta atp.
al
OGGETTO
vocanderare
risposta
preme
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:
E' in corso di pubblicazione,ad iniziativa di una Socie
tà Anonima,diretta dal Marchese Vittorio Spreti ,con sede in
Milano,Via Bellini,n.ll,una grande Enciclopedia Storico-nobi:
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liare italiana.
La pregevole Opera unica in Europa- conterrà le biogra=
fie e gli stemmi delle famiglie nobili italiane ,ufficialmen=
te riconosciute ,e consterà di 7 volumi ,che potranno essere
acquistati con pagamento anche rateale.
Poichè la pubblicazione potrà riuscire utile-anche
per la facilità di consultazione- se ne da comunicazione a
.......... per opportuna conoscenza.
codest
IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO
firmato : Giunta
1
IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLA SOCIETÀ ANONIMA EDITRICE DE LA
ENCICLOPEDIA STORICO-NOBILIARE ITALIANA
(C. P. E. N. 138100)
CON SEDE IN MILANO (113) VIA VINCENZO BELLINI N. 11
PRESIDENTE
FERRETTI DI CASTELFERRETTI Gr. Croce On. Conte PIERO
Deputato al Parlamento
CONSIGLIERE DELEGATO
SPRETI Marchese Gr. Uff. VITTORIO
CONSIGLIERE
ODERO Avvocato GUIDO
SINDACI EFFETTIVI
CADDEO Cav. RINALDO- CALCAGNINI ESTENSE Marchese Cav. CELIO
CATTANEO Rag. FRANCESCO
SINDACI SUPPLENTI
DE VECCHI Dott. GIAN CARLO FERRO Avv. Cav. AUGUSTO
IL COLLEGIO DEI COLLABORATORI
SESTO VOLUME
DIRETTORE
SPRETI MARCHESE VITTORIO
PATRIZIO DI RAVENNA- PATRIZIO DI FERRARA- PATRIZIO DI S. MARINO
NOBILE DI CERVIA- NOBILE DI BAGNACAVALLO
SOCIO EFFETTIVO DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA
SOCIO FONDATORE-PERPETUO DELLA SOCIETÀ NAZIONALE PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO
ACCADEMICO ONORARIO DELL'ACCADEMIA ITALIANA DI SCIENZE E LETTERE DI GENOVA
ACCADEMICO ONORARIO DELL'ACCADEMIA PARTENOPEA DI SCIENZE E LETTERE ED ARTI DI NAPOLI
ACCADEMICO CORRISPONDENTE DELLA REALE ACCADEMIA HISPANO-AMERICANA
DI SCIENZE ED ARTI DI CADICE
SOCIO CORRISPONDENTE DELLA SOCIETÀ DI STORIA, ARTE E ARCHEOLOGIA
PER LA PROVINCIA DI ALESSANDRIA
MEMBRO CORRISPONDENTE DELL'ISTITUTO STORICO E ARALDICO DI FRANCIA
DECORATO DI MEDAGLIA D'ORO DELL'ACCADEMIA DI SCIENZE E LETTERE DI GENOVA
PIEMONTE
ZUCCHI Prof. Dott. MARIO- Bibliotecario di S. A. R. il Principe di Piemonte
Primo Segretario della Biblioteca di S. M. il Re Socio effettivo della R. De
putazione di Storia Patria per le Antiche Provincie e la Lombardia- Socio Cor
rispondente della Società Storica della Provincia di Alessandria- Cav. Uff. della
Corona d'Italia- Cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro.
BORELLO Avv. LUIGI Socio Corrispondente della R. Deputazione di Storia
Patria per le Antiche Provincie e la Lombardia- Cav. della Corona d'Italia.
LIGURIA
DORIA Nobile dei Marchesi Dott. GIAN CARLO- Nobile dei Conti di Montaldeo
Patrizio Genovese- Segretario della R. Commissione Araldica Ligure Consi--
gliere della Società Ligure di Storia Patria.
SOPRANIS Nobile dei Marchesi Dott. BERNARDO- Patrizio Genovese- Membro
della R. Commissione Araldica Ligure- Socio della Società Ligure di Storia
Patria Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro- Cavaliere della Corona d'Italia
Cameriere Segreto di Cappa e Spada di Sua Santità.
LOMBARDIA
FORTE Dott. FRANCESCO Primo Archivista nel R. Archivio di Stato in Mi
lano Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia.
GIULINI Conte Don ALESSANDRO- Membro della R. Commissione Araldica
Lombarda Presidente della Società Storica Lombarda Vice-Presidente della
R. Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie e la Lombardia
Membro di quella per le Provincie Modenesi Vice-Presidente della R. Com
e
missione per la conservazione dei monumenti e degli oggetti d'Antichità e Belle
Arti della Provincia di Milano- Socio Corr. del R. Istituto Lombardo di Scienze
e Lettere Grand'Uff. della Corona d'Italia Ufficiale dei SS. Maurizio e Laz
zaro
Cav. di Giustizia del S. M. Ordine di Malta.
LECHI Dott. FAUSTO- Marchese di Castellarano
e
di San Cassiano Conte di
Bagnolo di Nogarole- Conte della Meduna e Ville annesse Signore di Roteglia
Nobile dei Baroni dell'Impero Francese ex Membro della R. Commissione
Araldica Lombarda Presidente dell'Ateneo di Brescia
Membro della Com
missione Conservatrice dei Monumenti di Brescia- Cav. d'On. e Dev. del S. M.
Ordinedi Malta- Cav. Uff. della Corona d'Italia.
LOCATELLI Dott. Prof. Monsignor GIUSEPPE- Socio Corr. della R. Deputazione
di Storia Patria- Socio Perpetuo della Società Storica Lombarda- Socio dell'A
teneo di Bergamo R. Ispettore Bibliografico Onorario per la città di Bergamo
Direttore della Biblioteca Civica di Bergamo
Prelato Domestico di S. S.
Cav. dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e della Corona d'Italia.
MAGNAGUTI Nobile dei Conti Dott. ALESSANDRO Accademico Virgiliano
R. Ispettore Onorario degli scavi ed antichità per il Mandamento di Mantova
Membro della Commissione Provinciale dei Monumenti del Mantovano.
MANARESI Prof. CESARE- Direttore del R. Archivio di Stato in Milano- Libero
docente di Paleografia, Diplomatica e Archivistica- Incaricato dell'insegnamento
della Paleografia presso la R. Università di Milano- Socio Corr. delle RR. De
putazioni di Storia Patria di Torino e Firenze Commendatore dell'Ordine della
Corona d'Italia.
VENEZIA
COMPOSTELLA Dott. Avv. Nob. Conte BALDASSARE- Conte di Sanguinetto
ex-Segretario della R. Commissione Araldica per le Venezie- Cav. d'On. e Dev.
del S. M. Ordine di Malta Comm. della Corona d'Italia- Cav. dei SS. Mauri
zio e Lazzaro.
FRIULI
DEL TORSO Dott. Nob. Conte ENRICO ex-Membro della R. Commissione Aral
dica per le Venezie Membro della R. Deputazione di Storia Patria Friulana
Vice-Presidente dell'Accademia di Udine Membro della Commissione dei Mo
numenti della Provincia Ispettore Bibliografico Onorario per il Comune di
Udine Membro della Commissione Diocesana di Arte Sacra di Udine.
DELLA PORTA Nobile GIOVAN BATTISTA- Cavaliere dell'Ordine della Corona
d'Italia.
VENEZIA TRIDENTINA
a PRATO Barone SILVIO, Signore di Segonzano- Membro Segretario della R. Com
missione Araldica Tridentina- Socio Benemerito della R. Deputazione di Storia
Patria per le Venezie- Consigliere ed ex-Presidente della Società per gli Studi
Trentini- Commendatore dell'Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme
Cav. dell'Ordine della Corona d'Italia.
ZIEGER Dott. Prof. ANTONIO Direttore del R. Archivio di Stato in Bolzano.
PROVINCIE PARMENSI
DREI Dott. Don GIOVANNI
Capo Archivista Reggente la Direzione del R. Ar
chivio di 'Stato in Parma Vice-presidente della R. Commissione Araldica Par
mense Insegnante di Paleografia e Dottrina Archivistica nella Scuola annessa
all'Archivio di Stato di Parma
Membro della R. Deputazione di Storia Pa
tria per le Provincie Parmensi Socio della R. Deputazione Toscana di Storia
Patria e della Società Storica Lombarda- Cav. dell'Ordine della Corona d'Italia.
MODENA
VICINI Dott. EMILIO PAOLO- Socio della R. Accademia di Scienze, Lettere ed
Arti di Modena- Membro della R. Deputazione di Storia Patria per le Provin
cie Modenesi e Socio Corr. della R. Deputazione di Storia Patria per le Pro
vincie di Romagna, del Ferrarese e delle Commissioni Municipali di Carpi e
della Mirandola- Conservatore dell'Archivio Distrettuale Notarile di Modena
Conservatore Onorario dell'Archivio Storico Comunale di Modena Presidente
della Commissione Provinciale di Modena per la Conservazione dei Monumenti
R. Ispettore Bibliografico Onorario del Comune di Modena Cav. Uff. dell'Or
dine della Corona d'Italia.
REGGIO EMILIA
CREMONA CASOLI Nobile Avv. ANTONIO- Socio della R. Deputazione di Sto
ria Patria per le Provincie Modenesi (Sottosezione di Reggio Emilia)- Cav. Uff.
dell'Ordine della Corona d'Italia.
ROMAGNA
FACCHINETTI PULAZZINI Nobile dei Conti Avv. CORRADO- Dottore in Giu
risprudenza Patrizio di Rimini e di Ravenna Nobiledi Cesena e di Veruc
chio- Membro e Segretario della R. Commissione Araldica per le Provincie di
Romagna Accademico Corr. Tiberino- Commendatore dell'Ordine Equestre del
S. Sepolcro Commendatore dell'Ordine di Sant'Agata della Repubblica di
San Marino.
GIORGI FRANCESCO (+) Membro della R. Commissione Araldica per le Provin--
cie di Romagna Funzionario del R. Archivio di Stato di Bologna- Socio Corr.
della R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie di Romagna Cav. Uff.
dell'Ordine della Corona d'Italia Cav. dell'Ordine Militare di San Marino.
MARCHE
BORGOGELLI OTTAVIANI Conte PIER CARLO Patrizio di Fano Membro
della R. Deputazione di Storia Patria per le Marche- Vice-Presidente del Con
siglio della R. Scuola d'Arte « A. Apolloni » di Fano Membro della Commis
sione d'Arte Sacra Diocesana Soprintendente Onorario al Museo, Archivio
e
Biblioteca Comunale di Fano Vice-Presidente del Comitato di Fano della
Dante Alighieri>>> R. Ispettore Bibliografico Onorario
Cav. della Corona
d'Italia.
TOSCANA
CECCHINI Dott. GIOVANNI
di Siena Cav. dell'Ordine della Corona d'Italia.
Capo Archivista reggente il R. Archivio di Stato
DEGLI AZZI VITELLESCHI Dott. GIUSTINIANO- Patrizio di Arezzo, di Pe
rugia e di Foligno- già Archivista di Stato e Segretario della R. Commissione
Araldica Toscana Socio Ordinario delle RR. Deputazioni di Storia Patria per
la Toscana e per l'Umbria- Accademico d'Onore dell'Accademia di Belle Arti
di Perugia- Membro della Società Colombaria'di Firenze
Socio Corr. della
R. Accademia Lucchese di Scienze ed Arti, della R. Accademia Petrarca di Let
tere, Arti e Scienze in Arezzo e dell'Accademia Properziana del Subasio- Comm.
dell'Ordine della Corona d'Italia.
SARTINI Dott. FERDINANDO Primo Archivista nel R. Archivio di Stato di
Firenze Cav. dell'Ordine della Corona d'Italia.
LAZZARESCHI Dott. EUGENIO Direttore del R. Archivio di Stato in Lucca
Membro della R. Commissione Araldica Toscana- Segretario della Commissione
Provinciale per la conservazione dei Monumenti- Socio Corr. della R. Deputa
zione di Storia Patria per le Provincie Toscane Accademico Segretario della
R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Lucca Socio Corr. della Società
Colombaria di Firenze e dell'Istituto d'Arte e di Storia di Siena- Cav. Uff. del
l'Ordine della Corona d'Italia.
LAZIO ED UMBRIA
BERTINI FRASSONI CARLO AUGUSTO
Segretario Generale del Collegio
Araldico di Roma- Direttore della « Rivista Araldica » e del « Libro della No
biltà Italiana>>
Membro della Pontificia Accademia dell'Immacolata Conce
zione, dell'Accademia letteraria del Chile, del Consiglio Araldico di Francia,
del Collegio Araldico di Varsavia, della Società di Storia, Arte ed Archeologia
di Alessandria, dell'Accademia Nazionale della Storia di Colombia, dell'Acca
demia Nazionale della Storia del Venezuela, della Società « L. Camoens », della
R. Accademia di Belle Lettere di Malaga, dell'Accademia degli Euteliti, del
l'Accademia Italiana di Scienze e Lettere di Genova- già Cameriere Segreto di
Spada e Cappa dei Sommi Pontefici Leone XIII e Pio X- Console Generale di
Colombia in Roma Cav. Mag. del S. M. Ordine di Malta
Cav. di Grazia
(con pl.) del S. M. Ordine Costantiniano di S. Giorgio Gr. Uff. dell'Ordine
Equestre del S. Sepolcro Gr. Uff. del R. Militare Ordine di Nostra Signora
della Mercede- Comm. della Corona d'Italia- Comm. di S. Gregorio Magno
Comm. dell'Ordine di Isabella La Cattolica
Cav. della Concezione di Porto
gallo, di S. Lodovico, di Francesco I Decorato delle Medaglie d'argento di
Alfonso XIII del Homenaje e di Nostra Signora di Villaviciosa, d'oro di Chi
clana, ecc., есс.
DE VARGAS MACHUCA Duca Avv. AGOSTINO Signore di Vargas, Signore
di Varguillos, Marchese di S. Vincenzo, Marchese di Vatolla, Conte di Urgel,
Conte del Porto- Dottore in Giurisprudenza- ex-Membro della R. Giunta Per
manente Araldica- Cav. d'On. e Dev. del S. M. Ordine di Malta.
PERSICHETTI UGOLINI Marchese e Conte Dott. EDOARDO- dei Marchesi di
Castel Colbuccaro- Dottore in legge- ex-Membro della R. Commissione Aral
dica Romana- Accademico Tibertino e dei Virtuosi del Pantheon Socio della
R. Deputazione di Storia Patria degli Abruzzi
Inviato Straordinario e Mini
stro Plenipotenziario della Repubblica di S. Domingo presso la S. Sede già
Cameriere Segreto di Spada e Cappa delle LL. SS. Benedetto XV e Pio XI
Cav. di Gran Croce e Luogotenente Onorario dell'Ordine Equestre del S. Sepol
cro di Gerusalemme- Cav. di Gran Croce del S. M. Ordine Costantiniano di
S. Giorgio, del Militare Ordine di Cristo del Portogallo, del Celestiale Militare
Ordinedi N. Signora della Mercede- Gran Croce dell'Ordine di S. Gregorio
Magno Gr. Uff. dell'Ordine di Carlo III di Spagna Gr. Uff. della Corona
di Romenia, del Merito del Cile, dell'Ordine Militare di S. Marino, ecc.
RANGONI MACHIAVELLI Marchese LUIGI- Bali Gran Croce di Onore e Devo
zione, Cancelliere del Sovrano Militare Ordine di Malta- Generale di Cavalle
ria a riposo- Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca- Gran
Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme- Grande Uffi
ciale della Corona d'Italia Commendatore con placca dell'Ordine della Polonia
Restituta
Cavalieredi Giustizia dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio
Cav. Uff. dei SS. Maurizio e Lazzaro Cav. Uff. della Legion d'Onore e del--
l'Accademia di Francia, есс. Decorato della Croce di Guerra al Valore e d'una
Croce di Guerra della Medaglia Commemorativa Nazionale della guerra
fascette 1915-16-17-18, есс. Attestato di pubblica benemerenza al Valor Civile
Accademico Tiberino- Soc. Corr. della R. Deputazione di Storia Patria per le
Provincie Modenesi, ecc.
con
NAPOLITANO
FERRARA PIGNATELLI Don FERDINANDO- Proncipe di Strongoli- Dottore
in Legge Membro della R. Commissione Araldica Napolitana Cav. d'On. e
Dev. del S. M. Ordine di Malta.
DEL BALZO Nobile Don VINCENZO dei Duchi di Caprigliano- ex-Membro della
R. Commissione Araldica Napolitana.
PASANISI Dott. ONOFRIO Primo Archivista nel R. Archivio di Stato di Na
poli Membro della Società di Storia Patria di Napoli- Cav.della Cor. d'Italia.
TACCONE GIUSEPPE, Marchese di Sitizano- ex-Membro Segretario della R. Com
missione Araldica Napolitana- Cav. d'On. e Dev. del S. M. Ordine di Malta.
SICILIA
TRAVALI Dott. GIUSEPPE
ex-Soprintendente del R. Archivio di Stato di Pa
lermo Segretario della Commissione Araldica Siciliana- Vice-Segretario della
R. Accademia di Scienze, Lettere e Belle Arti di Palermo- Officiel d'Academie
Socio della Società Siciliana di Storia Patria- Ispettore Onorario dei Monu
menti, degli Scavi ed Oggetti d'Arte di Palermo Regio Ispettore Bibliografico
Onorario per il Comune di Palermo- Membro della Commissione Diocesana
« Pro Arte Sacra » di Palermo- Membro della Commissione per la revisione
delle lapidi commemorative e per la designazione dei nomi delle nuove vie di
Palermo Gr. Uff. dell'Ordine della Corona d'Italia Uff. dell'Ordine dei SS.
Maurizio e Lazzaro.
MANGO Nob. Dott. ANTONINO, Marchese di Casalgerardo Conservatore del
l'Archivio Distrettuale Notarile di Milano (già di quello di Bari)- Cav. Uff. del
l'Ordine della Corona d'Italia.
SARDEGNA
LIPPI Dott. SILVIO Direttore del R. Archivio di Stato di Cagliari- Vice-Presi
dente della Commissione Araldica per la Sardegna Incaricato dell'insegnamento
della Paleografia e Diplomatica nella R. Università di Cagliari- Socio Effettivo
della R. Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie e la Lombardia
Socio Corr. della R. Accademia delle Scienze di Torino, della R. Accademia di
Belle Lettere di Barcellona, della R. Accademia di Storia in Madrid
e
della
Società di Storia, Arte ed Archeologia per la provincia di Alessandria- Mem
bro della Commissione provinciale di Cagliari per la conservazione degli antichi
monumenti- Comm. dell'Ordine della Corona d'Italia- Cav. Uff. dei SS. Mau
rizio e Lazzaro- Decorato della Medaglia d'oro ai Benemeriti della Pubblica
Istruzione e della Medaglia d'oro ai Benemeriti della Croce Rossa Italiana.
ABBREVIAZIONI E SEGNI
=
A. l. t.
Repubblica Veneta.
ant.
Aureo libro dei titolati della
=
=
ascr.
B. P.
C. St.
=
=
Conc. , concess.
sionario.
ascrizione anteriore.
ascritto, ascrizione.
breve pontificio.
cenni storici.
concessione, conces
=
C. P. =
D. C. G.
Concessione Pontificia
=
decreto del Capo del Go
verno.
D. M. =
D. P. =
decreto presidenziale.
D. R. =
decreto reale.
decreto ministeriale.
Decr.
decreto.
Dim. = dimora.
Dipl. = diploma.
Disc. =
discendente.
Duc. Ven. =
ducale veneta.
F. C. =
fasti capitolini.
F. P. R. = famiglia principesca romana.
I. =
iscritto.
Inv.
Imp. Austr. =
impero austriaco.
= investito, investitura.
iscr. = iscritto, iscrizione.
I. V. D. Iuris Utriusque Doctor.
=
m.
L. d'oro naр.
maschi.
=
mf.
mpr.
=
n.
=
on. =
=
=
libro d'oro napoletano.
=
nobiluomo, nobildonna.
maschi e femmine.
maschi primogeniti.
nato, nata.
N. U. N. D.
onorario.
= origine.
orig.
Patr. = patrizio.
= personale.
pers.
Pred.
=
predicato.
R. Rescr. = reale rescritto.
Reg. Feud. = registro delle famiglie che
possedettero feudi per oltre 200 anni.
=
RR. LL. PP. Regie Lettere Patenti.
Reg. Malta = Registro delle famiglie ri
cevute per giustizia nell'Ordine di
Malta.
Reg. P. Ch.
=
registri delle Piazze di
chiarate chiuse.
Reinv. = reinvestito, reinvestitura.
=
Ric., Ricon.
sciuto.
Rinn. , Rinnov.
s. n. =
riconoscimento, ricono
=
rinnovazione.
successione napolėtana.
=
Sov. Ris.
S. R. A.
striaca.
S. R. I. =
S. S. =
Sovrana Risoluzione.
=
Sovrana Risoluzione Au
sacro romano impero.
successione siciliana.
Sen. Ven.
=
=
term.
tf. =
senato veneto.
terminazione.
titolo feudale.
=
u. a.
u. i.
u. inv.
ultimo ascritto.
=
ultimo iscritto.
=
ultimo investito.
Ult. poss. = ultimo possessore.
U. r., u. r. =
ultimo riconosciuto.
υ.
*
=vedi.
= famiglia iscritta nel libro d'oro della
nobiltà italiana.
+ =
morto, morta.
SIGLE DEI COLLABORATORI
=
s. a p.
f. g.
=
a PRATO SILVIO
c. a. b. f. = BERTINI FRASSONI a. g.
GIORGI FRANCESCO
= GIULINI ALESSANDRO
CARLO AUGUSTO
e. l.
l. b.
=
BORELLO LUIGI
p. c. b. o. =
BORGOGELLI ОТТА- f. l.
VIANI PIER CARLO
s. l.
p. b.
g. c.
b. c.
a. c. c.
= BOSMIN PIETRO (†) g. l.
= CECCHINI GIOVANNI
a. m.
=
COMPOSTELLA BAL
DASSARE
= CREMONA CASOLI AN
ΤΟΝΙΟ
c. m.
=
=
=
=
=
=
LAZZARESCHI EUGE
NIO
LECHI FAUSTO
LIPPI SILVIO
LOCATELLI GIUSEPPE
MAGNAGUTI ALES
SANDRO
MANARESI CESARE
a. di c. =
MANGO DI CASALGE
RARDO ΑΝΤΟΝΙΝΟ
g. d. a. v. = DEGLI AZZI VITELLE
SCHI GIUSTINIANO o. p.
g. d. p.
=
=
PASANISI ONOFRIO
DELLA PORTA GIAM- e. p. u. = PERSICHETTI UGOLI
BATTISTA
e. d. t.
=
DEL TORSO ENRICO
a. de v. m = DE VARGAS MACHUCA
AGOSTINO
g. c. d.
g. d.
c. f. p.
= DORIA GIAN CARLO
= DREI GIOVANNI
= FACCHINETTI PULAZ
ZINI CORRADO
f. f. p. di s.= FERRARA PIGNATEL
LI DI STRONGOLI
FERDINANDO
f. f.
= FORTE FRANCESCO
NI EDOARDO
= RANGONI MACHIA
1. r. m.
f. s.
b. s.
V. S.
g. t.
e. p. v.
a. z.
m. z.
VELLI LUIGI
= SARTINI FERDINAN
DO
= SOPRANIS BERNARDO
=
SPRĖTI VITTORIO
= TRAVALI GIUSEPPE
= VICINI EMILIO PAOLO
=
ZIEGER ANTONIO
= ZUCCHI MARIO
2
Araldica
AVVERTENZE
Le casate mancanti, omesse per assoluta insufficenza di notizie storiche,
e quelle che hanno procedimenti in corso per riconoscimenti nobiliari
presso la Consulta Araldica del Regno, sono rinviate al 7º Volume
(Tomo di Appendice)
ERRATA CORRIGE
L'errata corrige di ogni volume sarà inserita nel tomo di Appendice.
1
!
S
SABATELLI.
DIMORA: Napoli.
Famiglia nota per avere occupato alti
gradi nella milizia. Venne decorata del ti
tolo di conte con successione primogeniale
mascolina il 9 febbraio 1855 da Sua Santi
tà Pio IX in persona di FELICE Sabatelli e
fu riconosciuta in detto titolo nel Regno di
Napoli con Regio Rescritto 22 marzo dello
* SABATINI.
ARMA: D'azzurro
alla sbarra d'ar
gento accompa
gnata in capo da
tre stelle d'oro
di sei raggi, po
ste 2 e 1, ed in
punta da una si
rena di carna
gione tenente
con la destra una
áncora al nat.
ARMA: D'azzurro
al castello d'oro
di tre torri, quel
la di mezzo più
alta, murato, a
perto e finestrato
di nero, fondato
nella punta del
lo scudo; col ca
po d'oro carico
di un leone di
rosso.
(Ricono
scimento 1908). DIMORA : Palermo.
Famiglia siciliana, che si divise in di
versi rami in Palermo, Messina e Randaz
zo. Il titolo di principe di S. Margherita,
del quale si ha notizia dal 1397, pervenne
per successione di D. Aloisio Giacomo,
chiamato Palermo. Il re Ferdinando II,
con suo decreto 29 novembre 1852, lo ri
stesso anno.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di conte (mpr.), in
persona dei disc. da Felice, n. 25 luglio
1791.
f. f. p. di s.
conobbe a Francesca Paola Palermo Alba
monte, che nel 1842 aveva sposato Dome
nico Sabatini e Mauro († 1866), guida a
cavallo della regina Maria Cristina e mag
giore della Guardia Nazionale.
S. M. Vittorio Emanuele III, re d'Ita
PAGINA 22
lia, con RR. LL. PP. di R. Assenso del 22
novembre 1908 autorizzò ad assumere
trasmettere i titoli di principe di S. Mar
gherita
e
e
barone di Martini FRANCESCO
PAOLO, n. a Palermo 2 gennaio 1857, figlio
di Nicodemo e della predetta Francesca
Paola Albamonte Palermo.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di principe di S. Margherita
(mpr.), barone di Martini (mpr.), in per
sona di FRANCESCO PAOLO, di Nicodemo, di
Giuseppe.
Figli: Francesca, Giuseppina, Beatrice
e NICODEMO.
SABATINI.
V. S.
ARMA:
Troncato :
nel 1º d'azzur
ro, a due colon
ne d' oro, sor
montata ciascu
na da una stella
(6) dello stesso;
nel 2º d'oro, al
palmizio nodrito
sul terreno e so
stenente una co
lomba sorante, il
tutto al naturale.
DIMORA : Firenze.
I dottori ROBERTO E GIUSEPPE, del dott.
GIO. FRANCESCO Sabatini, avendo provato
la diretta discendenza da NICCOLÒ, di Pie
tro, di Taddeo, squittinato per la maggio
re nell'anno 1381, furono ascritti per giu
stizia alla nobiltà fiorentina con rescritto
granducale del 30 agosto 1836.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf.),
in persona dei disc. da Roberto e GIUSEP
PE, di Gio. Francesco.
f. s.
LETTERA S
tutto al naturale
e sormontato da
tre stelle (6) ma
le ordinate, d'o
го (Sabatucci);
nel 2º di rosso
alla colomba to
scana di argento
sormontata da
una rosa d'oro
(Frisciotti) ;
nel
3° d' azzurro al
destrocherio armato al naturale uscente
dal fianco destro dello scudo e tenente
in banda, con la mano di carnagione,
uno stendardo di rosso, astato d'argento
e sormontato da una cometa d'oro
deggiante in fascia (Stendardi).
on
DIMORA : Civitanova- Marche.
La famiglia Sabatucci trae le sue origini
da Sassoferrato. Un GIOACCHINO, nel 1828,
venne aggregato a quella nobiltà con tutta
la sua discendenza per pubbliche beneme
renze. Sposò la nob. Matilde, di Carlo Fri
sciotti Stendardi (n. 19 aprile 1784), nobile
di Civitanova come Frisciotti, e patrizio di
Macerata come Stendardi. (Per notizie sul
la famiglia Frisciotti, v. vol. III, p. 285) .
Fu suo figlio LORENZO che ereditò dallo zio
materno Francesco Frisciotti Stendardi,
morto senza discendenza, l'intero patrimo
nio con l'obbligo di aggiungere al proprio
il cognome Frisciotti Stendardi, di inquar
tarne lo stemma e di stabilire la sua di
scendenza in Civitanova Marche. Perciò
Lorenzo con la moglie Matilde Fornari si
trasferì a Civitanova.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile di Sassoferrato
(mf), nobile di Civitanova (mf.), patrizio
di Macerata (mf.), ed è rappresentata da
FRANCESCO, n. Civitanova 22 maggio 1894,
dal fu Carlo, di Lorenzo († 1900) e da Ma
rianna contessa Silveri (n. 25 inaggio
1864); sp. 6 ottobre 1920 con Maria dei
marchesi Costa, patrizia di Macerata (n. 1º
SABATUCCI FRISCIOTTI STENDAR- agosto 1896); (resid.: Civitanova Mar
DI.
ARMA: Interzato in palo : nel 1º d'azzurro
al monte fondato sulla campagna erbosa
con una pianta di giglio di giardino fio
rito di tre pezzi, nodrito sulla vetta, il
che), da cui Carlo, n. Civitanova II ago
sto 1922.
Sorella: Maria, n. Civitanova 14 aprile
1891; sp. 1º settembre 1910 al nobile Giu
seppe, dei conti Lazzarini, di Morrovalle.
p. c. b. o.
LETTERAS
SABBATIΝΙ.
raggi d'oro. DIMORA: Brasile.
Da Fanano, ragguardevole terra del Fri
gnano, trasse le origini questa casata di
ceto onorevole, la quale principalmente eb
belustro da GIULIANO, di Domenico (1684
1757), abilissimo ministro di Rinaldo I,
duca di Modena, alla Corte Cesarea, ve
scovo prima di Apollonia, poi di Modena,
consigliere di Stato di Francesco III d'E
ste, del quale fu legato straordinario alla
Corte di Luigi XV, re di Francia. Alla fa
ma di avveduto diplomatico e alla dignità SABBI COLONNA.
della mitra episcopale congiunse la gloria
d'essere annoverato tra i riformatori della
sacra eloquenza. Lasciò anche molte e dot
te pubblicazioni. Per i suoi meriti il duca
Rinaldo I, con decreto 24 marzo 1735, 10
creò conte in un coi fratelli, l'abate IGNA
ZIO E NICCOLÒ, entrambi dottori in utro
que, e i nipoti ALESSANDRO ed ONORIO e coi
loro discendenti in perpetuo. Gli stessi, il 4
dicembre dell'anno precedente, avevano
ottenuto dal medesimo duca rescritto di
cittadinanza Modenese e Reggiana. Quat
tro anni prima (20 marzo 1731), unitamen
te al dott. DOMENICO, loro padre e avo, ave
vano ottenuto il titolo di nobile di Ferrara
dal Magistrato dei Savi di quella città.
Il ricordato Alessandro († 1762), molto
si distinse come capitano contro i Turchi
nell'esercito dell'imperatore Carlo VI e co
me segretario di guerra, consigliere intimo
e gentiluomo di camera del duca di Mode
na Francesco III che, a rimunerarlo dei
servigi prestati, gli concesse il castello e la
giurisdizione di Rancidoro, eretto in con
tea, e trasmissibile ai figli, ed eventual
mente anche ai fratelli suoi, sempre però
in ordine di primogenitura. GIUSEPPE, fra
PAGINA 23
tello del predetto Alessandro, al quale suc
cesse poi nel feudo di Rancidoro (1762), fu
ARMA: D'azzurro,
alla fascia d'ar
gento, accompa
gnata in capo da
tre gigli d'oro,
ordinati in fa
scia, ed in pun
ta da due colon
ne doriche d'ar
gento, framezza
zate in alto da
una stella di 6
colonnello di Reggio e comandante di Bre
scello e di Gualtieri, poi consigliere di
Stato e ministro d'Economia e della Giun
ta militare del duca di Modena. Il 23 mar
zo 1816 il Tribunale Araldico di Modena
ordinava l'iscrizione nel Libro d'Oro della
Nobiltà Modenese di ALESSANDRO, NICOLA
e GIUSEPPE, figli di Giuliano, di Giuseppe.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile dei conti di Ranci
doro, Casarola, Teggia dei Gatti, Beneven
ti, Monterosino, Pianorso, Cadignano, Me
dola, Boccasuolo, Palagano, Costrignano,
Castello dei Monti (mf.), patrizio di Mo
dena, nobile di Ferrara (mf.), in persona
di CESARINA, di Giuseppe, di Giuliano, in
Bobba (†) .
Ed è rappresentata da GIUSEPPE, di A
lessandro, di Giuliano (n. 1884) .
Sorelle: Cesarina in Figueredo (nata
1868); Cristina ved. Naninguer (n. 1873).
e. p. v.
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro,
alla fascia alzata
d'oro, accompa
gnata in саро
da una stella di
otto raggi d'ar
gento ed in pun
ta da un monte
di tre cime, al
naturale, sulla
cui vetta centra
le è nodrito un olivo dello stesso (Sabbi);
nel 2º di rosso, alla colonna dorica d'ar
gento, con la base e capitello d'oro, co
ronata dello stesso (Colonna) .
DIMORA : Tivoli.
La città di Tivoli è sempre stata, anche
al tempo dei Romani, una delle più cele
bri del Lazio, indi nell'êra volgare tenuta
in gran conto dal Senato Romano e dai
vari Pontefici per il suo valore militare e
per le gloriose imprese fatte contro ed in
favore di Roma stessa.
Essa si governò con propri statuti; il suo
governo fu aristocratico colla denomina
PAGINA 24
zione al suo magistrato di Senato. Esso
era composto di un governatore, di un ca
pomilizia, di un giudice sediale e di tre
priori, tutti eletti dal Consiglio; il governa
tore fu per lungo tempo eletto dai cittadini
col titolo di conte, indi, per Breve della
Santa Sede. Il Consiglio si componeva di
32 persone, parte nobili e parte civili.
Il capomilizia era scelto fra le principali
famiglie e l'esercizio di questa carica ha
sempre caratterizzato la nobiltà di essi.
Nel 1721, con l'approvazione della Sacra
Consulta di Roma, il numero delle fami
glie che potevano aspirare a questa carica
fu ridotto e fissato a 32, che formarono la
cosiddetta « Tabella Aurea di Tivoli ».
Tale elenco provocò il risentimento del
le famiglie che si videro escluse, e sola- SABELLI.
mente dopo 30 anni di proteste e discus
sioni, nel 1752, queste poterono ottenere
un verdetto della Sacra Consulta, che pre
scriveva che alla « Tabella Aurea » fossero
pure aggiunte quelle famiglie che erano
state omesse e che potevano provare d'aver
goduto per lo passato del Capomiliziato,
ammettendovi pure la surrogazione delle
estinte, purchè venissero riconosciute de
gne dalla Sacra Consulta.
Fra le famiglie aggiunte e riconosciute
nobili figura la famiglia Sabbi-Colonna,
iscritta nella persona di GIOVAN DOMENICO.
Lo'stemma qui riprodotto di questa fa
miglia figura sopra il Palazzo Sabbi in Ti
voli del secolo XVIII e su d'una lapide
della Cattedrale di quella città.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Tivoli (mf.).
l. r. m.
SABBUCI.
ARMA: D'azzurro,
al pino al natu
rale nodrito sul
la vetta di 1111
monte all'italia
na di tre colli,
di argento, mo
vente dalla pun
ta.
DIMORA: Tivoli.
Nella
Aurea>>
«Tabella
della cit
LETTERA S
tà di Tivoli compilata nel 1721, fra le fa
miglie nobili esistenti e che avevano go
duto l'onore della carica di Capomilizia,
figura la famiglia Sabbuci della Contrada
Castrovetere, allora rappresentata da un
GIROLAMO Sabbuci.
Risultando quindi questa famiglia fra le
antiche famiglie nobili della città di Tivoli
venne iscritta genericamente nell'Elenco
Ufficiale Nobiliare Italiano del 1922, co
me tale.
Il suo stemma, qui riportato, è rappre
sentato sul Palazzo Sabbuci del sec. XVIII
in Tivoli ed alla cantonata tra piazza del
Gesù e via del Collegio nella stessa città.
1. r. m.
ARMA: Semipartito
troncato : nel rº
d'oro all'aquila
bicipite di nero;
nel 2º d'oro ad
una testa al na
turale con gli oc
chi bendati; nel
3° d'argento al
monte d'azzurro
di tre cime, mo
vente dalla pun
ta e sormontato da una ruota a cinque
raggi di rosso; con la fascia d'azzurro
carica di tre stelle d'oro di 6 raggi e at
traversante sulla troncatura.
DIMORA : Brescia e Milano.
Famiglia bresciana che nel Cinquecento
«De
esercitò con fortuna la mercatura e ne tras
se ricchezza ed importanza. Sembra che
la famiglia si chiamasse dapprima
Zuppellis », così come appaiono negli esti
mi tra il 1434 ed il 1469, un GIOVANNI e
suo figlio PIETRO. Un GIOVANNI GHERARDO,
di Pietro « De Zambellis », detto anche
«De Sabellis », viveva tra il 1435 ed il
1485 in Calvisano, in provincia di Brescia
poi, forse in seguito ai gravi avvenimenti
che turbarono la vita bresciana sul princi
pio del '500, troviamo in Travagliato un
VINCENZO, q. Bernardo, q. Gherardo, il
quale nell'estimo 1534 sarà presente in
Brescia, nella parrocchia di S. Giovanni.
Da VINCENZO (n. 1506) in poi, la famiglia
LETTERAS
visse sempre più migliorando la propria
posizione sociale sino ad essere ammessa
nel 1740 al Consiglio Generale della nobil
tà bresciana. Diamo in seguito l'albero dei
membri della famiglia, in ordine discen
dente, di padre in figlio: GIO. BATTISTA,
q. Vincenzo (n. 1546), sp. Libera Tebaldi
ni; GIOVANNI PAOLO (n. 1589), sp. Paola
Cartera; FILIPPO (n. 1654), sp. la contessa
Giulia Bonicansa, da Padova. Da questo
matrimonio nacquero : GIO. BATTISTA (п.
1682), la discendenza del quale si estinse
nel secolo XVIII e FRANCESCO (n. 1686),
capostipite del ramo vivente. Suo figlio fu
ANTONIO (n. 1733), che da Teresa Pezzi,
sua moglie, ebbe FRANCESCO (n. 1784, †
1869). Questi sposò la nób, Giuditta Alba
ni da cui: 1) ANTONIO (n. 1813, † 1900),
sp. con la contessa Teresa Bettoni; 2) Pao
lina (n. 1815, † 1895); 3) Teresa (n. 1818,
† 1853), sp. al conte Fermo Secco d'Aragona; 4) Enrichetta (n. 1823), sp. con Mar
co Gorno. Figli di Antonio furono : 1)
FRANCESCO (n. 1848), sp. nel 1884 in Mila
no con Erminia Pelotti, da cui ANTONIO
(n. 1889); 2) GIACOMO (n. 1857, † 1866);
3) Giulietta (Giulia) (n. 1849), sp. nel 1877
al nob. Andrea De Riva.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
col titolo di nobile (mf.), in persona di AN
TONIO, di Francesco, di Antonio.
Zia: Giulia in De Riva.
f. l.
SABINI vedi Vol. VII di Appendice.
* SACCHETTI.
ARMA : D'argento
a tre bande di
nero.
Lo scudo sarà per
il titolare e per i
suoi discendenti,
successori nel ti
tolo marchionale
fregiato degli or
namenti di mar
chese, col cerci
ne e gli svolazzi
d'argento e di nero. Quanto agli altri
discendenti esso sarà, se maschi, fregia
to delle speciali ornamentazioni stabilite
PAGINA 25
per gli ultrogeniti di famiglie marchio
nali e, se femmine, degli ornamenti spe
ciali femminili e nobiliari (D. M. 4 giu
gno 1910).
DIMORA : Roma.
Questa famiglia, che una tradizione an
tica vuole di origine romana, risale per
documenti certi alla prima metà del secolo
XI con ISACCO O ISACCHETTO, che visse ver
so il 1030, e dal quale derivò più tardi il
cognome Sacchetti. BRODAIO, di Sacchetto,
sedè nel Consiglio del comune fiorentino e
fu console nel 1203.
CINCISACCO (BONCINO ISACCo), suo fra
tello, nel 1200 apparteneva al Consiglio
degli Anziani. Rustico, di Upizzino, cava
liere della milizia aurata e il figlio Uguc
CIONE O CIONE, combatterono nel 1260 a
Monte Aperti contro i Ghibellini ed esuli
da Firenze unitamente agli altri di fami
glia in seguito alla sconfitta, continuarono
a sostenere con energia la fazione guelfa
e alla venuta di Carlo d'Angiò ebbero da
lui vincitore alte ricompense ed onori nel
regno di Napoli, ove uno dei rami si sta
bilì. Certo si è che sul principio del XIV
secolo la famiglia Sacchetti era considerata
una delle più potenti di Firenze, come af
ferma Dante stesso con quei versi (Paradi
so, c. XVI, 103) :
« Grande era già la colonna del Vajo,
Sacchetti, Giuochi, Fifanti e Barucci
Ei Galli e quei che arrossan per lo staio ».
Essa apparteneva alle nobili del primo
cerchio, ma come famiglia di magnati, in
seguito agli ordinamenti di giustizia di
Giano della Bella (a. 1295), fu esclusa dal
le magistrature. Però nel periodo dal 1335
al 1523, i Sacchetti sedettero otto volte co
me gonfalonieri di giustizia e trentadue co
me priori. FRANCESCO, O FRANCO, figlio di
BENCIO, nato poco oltre la metà del secolo
XIV, ebbe le principali magistrature; fu
podestà : di Pisa (1381), di Bibbiena, di
S. Miniato (1392) e di Faenza (1396);
e
andò ambasciatore a Genova. Fu inoltre
scrittore di poesie e novelle pregevolissime
per lingua e per la luce che proiettano so
pra personaggi e costumi di Firenze alla
sua epoca. Morì il 1 dicembre 1400.
Il figlio NICOLÒ fu ambasciatore a Siena,
ai Malastesta in Rimini, due volte ad Al
fonso V d'Aragona (novembre 1407 e lu
PAGINA 26
glio 1426), е altre volte alla Repubblica
Veneta nel 1454 per stipulazione di trattati
o rinnovazione di alleanze. Fu anche gon
faloniere nel maggio 1419. L'altro figlio
FILIPPO, fu buon poeta, e tale, fu pure un
GIANNOZZO Sacchetti.
Nella seconda metà del secolo XVI la
famiglia Sacchetti si presenta divisa in due
rami : quello di GIO. BATTISTA e l'altro di
RAFFAELE, ambedue figli di MATTEO. Raf
faele ebbe due figli che sostennero cariche
onorifiche a Milano e a Vienna, ma la sua
discendenza si estinse poco oltre il 1650. 11
primogenito, Gio. Battista, si trasferì a Ro
ma presso gli Altoviti, che avevano il pa
lazzo, oggi demolito, sulla piazza di Ponte
S. Angelo ed acquistò alcune case nella
contrada dei Fiorentini presso la loro chie
sa di S. Giovanni. Sposò Francesca Alto
viti nel 1579, dalla quale ebbe molti figli.
Uno di essi fu Gio. FRANCESCO (1595-1636),
che sposò Beatrice D'Este Tassoni, morta
nel 1633, e insieme al fratello maggiore
ALESSANDRO, negli anni 1623 e 1626 al
tempo di Urbano VIII, come ufficiali su
periori dell'esercito pontificio, fecero parte
delle spedizioni per il riacquisto dei forti
della Valtellina. Per tali meriti Gio. Fran
cesco, Alessandro e MATTEO, furono ascrit
ti al patriziato di Ferrara (1631) e dal papa
insigniti del titolo di marchese (novembre
1632) . Gio. Francesco, nel 1627, era stato
nominato anche vice-castellano di Castel
S. Angelo, essendo castellano Taddeo Bar
berini. Gio. Francesco costruì la cappella
gentilizia in S. Giovanni dei Fiorentini.
Oltre i già nominati, diede molto lustro
alla famiglia l'altro fratello GIULIO, nato
nel 1587, il quale, entrato nella carriera ec
clesiastica, vi percorse rapidamente i gradi.
Fu anche nunzio in Ispagna e nel 1626
creato cardinale. Nei conclavi del 1644 е
1655 fu prossimo alla tiara. Questo illustre
e assai facoltoso personaggio acquistò da
gli Acquaviva il palazzo, già Sangallo, poi
Ceuli, in via Giulia, tuttora posseduto dai
Sacchetti (aprile 1649). Morì di anni 76 nel
1663. Altro cardinale fu URBANO, figlio di
Gio. Battista e di Caterina Acciaioli, nato
nel 1640, elevato alla porpora nel 1681,
morto nel 1705. Fu anche vescovo di Vi
terbo (26 maggio 1680).
LETTERAS
Gio. Battista, che sposò Alessandra Rica
soli Ruccellai, discendono gli attuali Sac
chetti.
Il marchese SCIPIONE Sacchetti (1767
1840), figlio di Giulio (1710-1782), junio
re, fu da Pio VI nominato cavallerizzo
maggiore, indi nel 1794, foriere maggiore
dei Palazzi Apostolici, carica assai onorifi
ca che per successivę nomine di generazio
ne in generazione si è trasmessa all'attuale
rappresentante marchese GIOVANNI BATTI
STA, figlio di Giulio e della vivente marche
sa Teresa Gerini, sposato a Matilde dei du
chi Lante della Rovere.
La famiglia Sacchetti si è sempre mante
nuta devotissima alla S. Sede e ai sommi
pontefici anche in tempi difficili, ed è no
to l'attestato di fiducia dato dal pontefice
Pio IX al marchese GIROLAMO, figlio di Sci
pione, bisavo dell'attuale (1804-1864), al
lorchè nel partire per Gaeta, con lettera
autografa affidò a lui l'incarico d'avvertire
racco
il governo della sua partenza e di
mandare ai cittadini l'ordine e la tranquil
lità (24 novembre 1848).
Il regnante pontefice Pio XI ha voluto
dare ai Sacchetti un nuovo attestato di con
siderazione nominandoli marchesi di Bal
dacchino in linea maschile primogenita,
con breve del 12 aprile 1932.
La famiglia trovasi ascritta al patriziato
romano prima del seicento e figura già fra
le coscritte nella bolla di Benedetto XIV
del 1746.
Con decreto ministeriale del 10 giugno
1910 è iscritta nel Libro d'Oro e nell'El.
Uff. Ital. coi titoli di patrizio romano (mf ),
coscritto (mpr.), patrizio di Ferrara e Fi
renze, nobile di Corneto (mf.), marchese
di Castel Romano (mpr.), in persona di
GIOVANNI BATTISTA, foriere maggiore dei
Sacri Palazzi Apostolici, cav. d'on. e dev.
dell'Ordine di Malta, n. 18 luglio 1893, f.
del marchese Giulio (n. 28 dicembre 1857,
† 27 maggio 1908) e di Teresa dei marche
si Gerini (n. 11 febbraio 1868); spos. 5
giugno 1919, donna Matilde dei duchi
Lante della Rovere (Roma, palazzo Sac
chetti, via Giulia, 66).
Figli: Beatrice, n. 28 giugno 1920; Te
resa, n. 18 settembre 1921; Oretta Anna
Maria, n. 10 giugno 1923; GIULIO, n. 21
Da MATTEO (1593-1658), altro figlio di gennaio 1926; Camilla, n. 4 settembre 1928;
LETTERA S
MARCELLO, n. 9 dicembre 1931.
Zii (nati dal matrimonio del marchese
don Urbano (n. 23 maggio 1835, † 3 feb
braio 1912) con la pr. donna Beatrice Orsi
ni): LUIGI, pr. Barberini (vedi Barberini);
FRANCO, n. 14 novembre 1870, spos. 30
aprile 1900 con Francesca dei marchesi
Guglielmi; Eleonora, n. 1 luglio 1875, sp.
3 febbraio 1895 col marchese Federico Fos
si (Firenze); Anna, n. 30 aprile 1879, spos.
27 giugno 1897 col conte Francesco Bezzi
Scali.
SACCHI.
c. a. b. f.
ARMA:
D'azzurro
al leone di rosso.
Antica famiglia
feudataria calabre
se, ascritta al pa
triziato di Aman
tea dai più antichi
tempi.
La famiglia è i
scritta nell'El. Uff.
Nob. Ital. del 1922
col titolo di patri
zio di Amantea (m.), in persona dei disc.
daGiulio, vivente nel 1814.
* SACCHI.
T
f. f. p. di s.
ARMA: Troncato :
nel. 1º d'oro, al
l'aquila spiega
ta, di nero, con
la testa rivolta;
nel 2º d'oro, a
due sbarre d'az
zurro, col sacco
pieno
e
legato
attraversante, al
naturale, e colla
fascia di rosso
sulla troncatura.
ORNAMENTI COMITALI : Svolazzi di conces
sione: d'argento, di rosso e di verde.
DIMORA: Alessandria (Piemonte).
Dalle antiche cronache alessandrine ri
sulta che la famiglia Sacchi era fra le 29
dette nobili e che nel 1228 potevano far
parte del Consiglio della Repubblica.
PAGINA 27
Nel 1317 Lanzarotto Merlani e NICOLÒ
Sacchi, ambedue patrizi di Alessandria, ac
quistarono i feudi di Capriata ed Occimia
no nel Monferrato; un ROBINO Sacchi fu
inviato nel 1397 a Gian Galeazzo Visconti
per porgergli le congratulazioni dei suoi
concittadini per i titoli concessigli dall'im
peratore Venceslao; un GALEOTTO SACCHI
nel 1458 istituì la cappellania di San Per
petuo nelDuomo della città di Alessandria.
Un GIACOMO FILIPPO nel 1513 fece parte
del Consiglio segreto istituito da Massi
miliano Sforza, duca di Milano; recatosi
successivamente a Milano, fu nominato
presidente di quel Senato e trattò nel 1526
in nome del duca Sforza, col duca di Bor
bone, la resa del castello di Milano; fu
creato infine cavaliere aurato, conte pala
tino ed infeudato di Pietra e Pavone.
S. M. Umberto I, con R. D. 29 agosto,
susseguito dalle RR. LL. PP. 23 novem
bre 1893, concesse a VITTORIO Sacchi, di
e
Giuseppe, il titolo di conte con successione
primogeniale. Questi non ebbe che una fi
glia, nata a Roma il 30 maggio 1883,
con lui si estingue il titolo.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di VITTORIO.
Figlia: Vittoria.
SACCHI.
ARMA: D'oro a tre
bande di rosso,
col sacco d'ar
gento, legato, al
naturale attra
versante; col ca
po dell'Impero.
DIMORA : Cherasco.
Traggono le loro
origini da Chera
sco e si nobilitaro
1. r. m.
no con GASPARE
(n. 1689 c.), di Enrietto, che acquistò il
23 giugno 1710 punti di Lisio dai Ceva,
di cui fu investito il 30 maggio 1711 e il
22 giugno 1737 col titolo signorile. Suo
figlio Giovanni fu investito il 5 dicembre
1768 col titolo comitale. Sposò costui Fe
PAGINA 28
licita Verdina e da queste nozze nacque,
fra gli altri, CARLO (n. Alba, 4 giugno
1779; † Cherasco, 8 ottobre 1837), che fu
ufficiale di cavalleria e giurò coi nobili
nel 1822. Dalle sue nozze (1805) con Vit
toria Mocchia di Coggiola ebbe LUIGI (n.
Alba, 5 gennaio 1808; † Cherasco, 15 no
vembre 1871), VITTORIO (n. Cherasco, 3
maggio 1811), CARLO (n. Cherasco, 8 set
tembre 1812; † Torino, 14 febbraio 1885)
e Felicita († 21 settembre 1871), che sposò
il conte Giacinto Falletti di Rodello.
Luigi sposò Carolina Barel di S. Albano
e da queste nozze nacquero: Vittoria (n.
Cherasco, 12 giugno 1850), che sposò
(1871) il nobile Carlo Buffa di Perrero,
CARLO (n. Torino, 17 giugno 1852; † Che
rasco, aprile 1899) e Felicita († 21 settem
bre 1878), che sposò il conte Falletti di
Rodello.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile dei conti di Lisio
(pers.) , in persona di Vittoria, di Luigi,
di Carlo, in Buffa di Perrero.
1. b.
* SACCHI NEMOURS.
ARMA:
Partito :
nel 1º troncato :
a) d'oro, all'a
quila coronata,
di nero; b) di
rosso a tre bande SACCHINI.
di argento, col
sacco di farina,
al naturale, at
traversante (Sac
chi); nel 2º : d'o
ro al leone coro
nato, di nero, linguato di rosso, colla
banda di rosso, carica di tre gigli d'ar
gento, a piombo, attraversante (Ne
mours) .
DIMORA : Casale e Genova.
Famiglia oriunda da Casale Monferrato.
Il colonnello AGOSTINO Sacchi, figlio del
Commissario generale delle milizie mon
ferrine GIO. FRANCESCO, ebbe dal duca di
Mantova il 1° settembre 1687 il titolo di
conte. Sposò Francesca del conte France
sco Caresana e da queste nozze nacque,
fra gli altri, GIOVANNI ANTONIO (n. 1692;
LETTERA S
† 22 ottobre 1760), che dalle sue nozze con
Teresa Mathis di Cacciorna ebbe FRANCE
SCO AGOSTINO. Sposò costui Marianna dei
conti Cicogna e fu suo figlio GIUSEPPE
IGNAZIO (n. Casale, 5 marzo 1770), che fu
ufficiale nel reggimento Casale e sindaco
di Casale (1799). Sposò (1787) Camilla Ne
mours di Frassinetto coll'obbligo di assu
mere il suo casato. Fu suo figlio TEODORO
Sacchi Nemours (n. Casale, 5 dicembre
1809), che ebbe la carica di gentiluomo di
bocca (1844), il quale dalle sue nozze
(1836) con Teresa del cav. Alessandro
Montiglio di Villanova ebbe GIUSEPPE
IGNAZIO (n. Casale, 13 febbraio 1839), che
fu riconosciuto nel titolo nobiliare con
D. M. del 20 dicembre 1894. Sposò (1864)
Artemisia del marchese Paolo Centurione
e da queste nozze nacquero : Teresa (n.
Casale, 20 luglio 1865; † Genova, 5 aprile
1923), TEODORO (n. Casale, 21 giugno
1870), Anna (n. Casale, 15 giugno 1875),
che sposò il barone Romano Gianotti, e
PAOLO (n. Casale, 30 dicembre 1879). Fi
glio di Teodoro è IGNAZIO, ricon. nel tito
lo comitale con D. M. del 27 giugno 1915.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di IGNAZIO, di Teodoro, di Giuseppe.
Zii: Teresa, PAOLO, di Giuseppe.
1. b.
ARMA : D'oro alla
fascia scaccata
di nero e d'ar
gento, di tre file,
sormontata da
un giglio d'az
zurro.
DIMORA : Piacenza.
I Sacchini sono
originari da Pia
cenza. Un BERNAR
DINO fu creato no
bile coi discendenti d'ambo i sessi dal Du
ca di Parma con lettera patente 28 ottobre
1678. Un GIUSEPPE fu creato conte dal me
desimo con patente 21 agosto 1702.
Della famiglia si ricorda un GIUSEPPE
( 1757-1813), reputatissimo ottico ed eccel
LETTERA S
lente meccanico, le cui spoglie mortali ri
posano nella chiesa di S. Francesco con
apposita iscrizione. Un altro GIUSEPPE, са
pitano di Stato maggiore delle truppe du
cali parmensi, pubblicò nel 1853 : Le re
gole di evoluzione di brigata e maggiori
corpi di truppe combinate coll'artiglieria
per uso delle truppe parmensi, dedicato a
Carlo III di Borbone. (Tip. Reale, Roma).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
dei disc. da Bernardino (1678).
g. d.
* SACCO (DA) .
:
ARMA: Di rosso
alla banda d'ar- dei conti Albertini.
gento.
DIMORA : Verona.
Sembra che que
sta famiglia di Ve
rona fosse chiama
ta primitivamente
Guidoni e che as
sumesse il nome
da Sacco dal luo
go della sua abita
zione in città e appunto detto « Sacco » .
Essa figura nel campione dell'estimo del
1409 e risulta che dallo stesso anno fece
parte del nobile Consiglio. Le più antiche
citazioni documentarie risalgono alla me
tà del secolo XIII. Un ALBERTO fu podestà
di Milano nel 1235 e da questi partono i
rami che si stabilirono poi a Pavia, a Ve
rona e in altri luoghi. Ebbe una ragguar
devole posizione in Verona sotto gli Scali
geri. PIETRO, giureconsulto nel 1335; al
tro PIETRO, canonico nella Cattedrale di
Verona nel 1338; altro PIETRO ancora fu
ducedel torneo per le nozze di Antonic
della Scala con Samaritana da Polenta; nel
1404 ebbe incarichi onorevoli dal Carrare
se, fu creato cavaliere da Francesco Gon
zaga, marchese di Mantova, ed ebbe la ca
rica di capitano generale del popolo Vero
nese e del Comune quando Verona passò
sotto il dominio veneto. DANIELE da Sac
co, nel 1403, coi Veronesi, si impossessò
di Bellinzona, della quale città tenne per
qualche tempo la signoria.
Con D. P. 16 febbraio 1928 la Consulta
PAGINA 29
Araldica riconobbe il titolo di conte con
trasmissione primogeniale mascolina.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.) e nobile
(mf ), in persona di ANTONIO, n. Verona
2 marzo 1842, di Alessandro (n. Verona
16 febbraio 1806, † Lazise 19 agosto 1882),
di Marco, di Giovanni, di Alberto,
e
di
Caterina Taffelli; spos. con Amalia Alber
tini.
Figli: GIOVANNI ALBERTO, n. Verona 14
settembre 1871, † Verona 1928; ALESSAN
DRO, n. Verona 9 novembre 1875, spos. Iº
ottobre 1902 con Margherita Messedaglia;
ALBERTO, n. Verona 9 novembre 1875 (ge
mello), spos. 24 maggio 1903 con Giulia
Figli di Alessandro: Caterina, n. Verona
20 marzo 1904; PIETRO PAOLO, n. Lazise
16 ottobre 1907.
Figli di Alberto: ORAZIO, n. Verona 19
marzo 1904; Amalia, n. Torino 16 agosto
1906; Eleonora, n. Venezia 6 sett. 1909.
V. S.
* SACCONI.
ARMA : Troncato
da una fascia di
argento : nel 1º
d'azzurro alla co
meta d'argento
ondeggiante in
sbarra; nel 2º di
rosso al monte
di tre cime al na
turale,
uscente
dalla punta dello
scudo.
Alias: Troncato .
da una fascia di
argento caricata
di tre rose rosse;
nel 1º di azzurro
alla cometa d'o
ro
ondeggiante
in palo; nel 2º di
rosso al monte
di tre cime all'i
taliana d'oro u
scente dalla pun
ta.
PAGINA 30
DIMORA: Roma e Fermo.
Antica e nobile famiglia, che trae le sue
origini dai Tarlati da Pietramala, signori
di Arezzo.
Da TARLATO nacque, fra gli altri, ANGE
LO, da cui: TARLATO, GUIDO († 1327), ve
scovo di Arezzo, che le cronache cittadine
definirono il più eroico cittadino, il Padre
glorioso della vecchia Repubblica di Arez
zo; e che incoronò imperatore nel Duomo
di Milano Lodovico il Bavaro; e PIETRO, al
quale per il celebre sacco dato il 2 otto
bre 1323 a Città di Castello fu dato il so
prannome di Saccone, che poi fu assunto
quale cognome dai suoi discendenti; mori
egli nel 1356.
Fu suo figlio RINIERI, detto il Tiranno,
da cui ANTΟΝΙΟ (1358-1443), capostipite
dei Sacconi marchigiani. Questi, alla cac
ciata dei Tarlati da Arezzo, si stabili a
Montalto Marche, assumendo il cognome
Sacconi. Da lui ne venne PIETRO (1405-96),
da cui DOMIZIO (1457-1540), da cui ANTO
NIO (1505-1591), padre di DOMIZIO (1544
1631), da cui GIO. FRANCESCO (1604), da
cui DOMIZIO (1652), padre di due maschi.
1 ) GIACINTO (n. 1685, † 1750), da cui
NICOLA (1731), che dalla moglie Agnese
Marinelli ebbe, fra gli altri, VINCENZO
(1776-1861), capo dell'attuale ramo primo
genito, e GIUSEPPE (1778), capo del ramo
secondogenito. Quest'ultimo da Papa Pio
VII venne decorato del titolo di conte pa
latino con tutti i suoi discendenti con Bre
ve del 1816. Da Giuseppe venne LUIGI (n.
1816), che fu padre, tra gli altri, di GIU
SEPPE (n. 5 luglio 1854, † 23 settembre
1905), celebre architetto che restaurò la
Basilica di Loreto, disegnò la Cappella
Espiatoria di Monza, ideò e costrusse il
monumento a Vittorio Emanuele II a Ro
ma e fu autore di molte altre insigni ope
re. Il primogenito Vincenzo fu padre di
AGOSTINO (1812-1887); CARLO (n. II mag
gio, 1808, † 1889), arcivescovo di Nicea
nunzio pontificio a Monaco ed a Parigi e
che da Pio IX venne creato cardinale di
S. R. C., fu decano nel Sacro Collegio, ed
ΑΝΤΟΝΙΟ (1822-1898) .
2) ANTONIO (n. 1690), che si stabilì in
Ascoli Piceno e fu capostipite delle fami
glie Ambrosi Natali Sacconi, Ambrosi Ro
sati Sacconi, Rosati Sacconi, ecc.
LETTERA S
I Sacconi fino dal secolo XV furono ag
gregati al patriziato di Montalto; con De
creti 11 marzo 1927 e 21 gennaio 1929 sono
stati riconosciuti i titoli di nobile di Mon
talto (mf.), conte palatino pontificio (m.),
nobile dei conti (mf.), e con tali titoli sono
stati iscritti nel Libro d'Oro e nell'Elenco
Ufficiale della Nobiltà Italiana (R. D. JI
giugno 1927).
La famiglia è rappresentata da:
Ramo primogenito.
GIACINTO, n. 1846, † 18 giugno 1898, di
Agostino, di Vincenzo, di Nicola, e di A
delaide Ambrosi Sacconi; spos. con Rosa
Pellegrini.
Figlio: CARLO, n. Montalto 2 novembre
1880, ingegnere; spos. 27 aprile 1908 con
Emma Biglino (resid.: Roma, via Cicero
ne, 28), da cui: a) Enzo, n. 21 marzo 1909,
celibe; b) GIORGIO, n. 6 gennaio 1912, celi
be, guardia nobile di Sua Santità; c) Gra
zia, n. 3 novembre 1930.
Fratelli: 1) QUINTILIO, sacerdote della
Compagnia di Gesù.
2) STANISLAO, n. 1849, † 1922; spos. con
Maria Galli, da cui Giuseppina, spos. Gae
tano dei conti Savi.
3) FEDERICO, n. 18 agosto 1854, tenente
(generale) delle Guardie Nobili di S. San
tità; spos. in prime nozze con la marchesa
Caterina Odoardi; ed in seconde nozze, il
13 novembre 1883, con Leonilda Ciccolini
(n. 1854), dalla quale: a) GIUSEPPE, n. 13
novembre 1883, † 1917; b) Caterina, n. lu
glio 1884; c) Francesca Maria, n. 24 giu
gno 1889; d) AGOSTINO, n. 24 genn. 1885,
guardia nobile pontificia (resid.: Roma,
Corso Vittorio Emanuele, 266) .
4) Enrichetta, n. 1856; spos. al conte
Sisto de Cesaris di Alatri.
5) Anna, n. 1858; spos. al dottor Giu
seppe Tumidei.
Cugino (nato dal matrimonio del conte
Antonio (n. 17 maggio 1822, † 1898), di
Vincenzo, avvocato concistoriale, commen
datore di S. Gregorio Magno, consultore
di Stato per le Finanze sotto Pio IX; spos.
(1861) con la nobile Caterina Scaramucci
(n. 20 novembre 1835), VINCENZO, n. 7 a
gosto 1863, avvocato concistoriale, com
mendatore di S. Gregorio Magno; spos. 25
giugno 1893 con Margherita Traversini (n.
1868) (resid.: Roma).
LETTERA S
Figli di Vincenzo: 1) PAOLO, n. 7 settem
bre 1892, decorato di medaglia d'argento
al valor militare († 1915); 2) Maria, n. 8
dicembre 1893; spos. con Luigi Bellardini;
3) ANTONIO, n. 6 ottobre 1895; ingegnere
civile ed elettrotecnico; spos. con Maria
Miliani (resid.: Roma, via F. De Sanctis,
n. 15), da cui PAOLO; 4) Giulia, n. 15 mar
zo 1900, in Palmieri.
Ramo secondogenito.
PAOLO EMILIO, n. Montalto 25 ottobre
1855, di Luigi (n. 1816), di Giuseppe, di
Nicola e di Teresa Massi (1832, † 1909),
generale a riposo (resid.: Fermo).
Fratelli: 1) GIACINTO, n. 18 giugno 1863;
campagne d'Africa e 1915-18, tenente ge
nerale, comandante di Divisione; 2) Anna,
spos. con l'avv. Luigi Monti, pretore a
Fermo; 3) GOFFREDO, maestro di musica,
direttore d'orchestra; 4) Alessandra, nata
Fermo 5 maggio 1869, † 10 marzo 1931;
spos. con l'architetto Luigi Morosini, com
mendatore della Corona d'Italia; pubblicò:
Giuseppe Sacconi, la vita e l'opera (Roma,
Biblioteca d'Arte Edit., 1929) (resid.: Ro
ma, viale Carlo Felice, 30).
* SACERDOTI.
AA
p. c. b. o.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'azzurro
a due torri d'ar
gento sormonta
te da una stella
d'oro; nel 2º di
oro alla quercia
al naturale acco
stata da due ma
ni di carnagione,
destra e sinistra,
appalmate in at
PAGINA 31
mente ricordata in varie occasioni e spe
cialmente nel 1700 un EMANUELE, sopran
nominato « l'Ardito Mercadante », ebbe
cariche ed onori dalla Repubblica per aver
spinte le navi della Serenissima e portato
il suo commercio nelle più remote contra
de. La fama delle sue ardite imprese, spar
sasi ovunque in Italia, fece nascere in Er
cole III, duca di Modena, il desiderio di
avere accanto a sè l'Emanuele Sacerdoti,
ed infatti, offrendogli la carica di banchie
re di Corte, con molteplici e speciali privi
legi, ottenne che egli trasferisse la sua di
mora a Modena. Il ramo principale della
famiglia passò così, sulla fine del 1700, nel
Modenese, ove venne in possesso del Cur
rubium (vasti terreni nelle valli Modene
si, ove i Romani avevano istituito un Fo
rum Curruum lungo le vie consolari), da
cui derivò ad essa il predicato « di Carro
bio ».
La carica di banchieri della Corte Duca
le di Modena fu successivamente tenuta
da vari membri della famiglia Sacerdoti di
Carrobio fino al 1821, epoca in cui il capo
di essa vi rinunciò per ritirarsi a vita pri
vata.
I Sacerdoti dettero soldati e cospiratori
alla causa dell'Indipendenza e furono coin
volti nei moti del 1821.
S. M. Vittorio Emanuele III, re d'Ita
lia, con R. D. 4 aprile 1895 e RR. LL. PP.
1º marzo 1896, concesse a VITTORIO Sacer
doti il titolo di conte con successione pri
mogeniale mascolina col predicato «di
Carrobio ».
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Carrobio (mpr.),
in persona di VITTORIO, Ambasciatore di
S. M. il Re d'Italia, gran cordone della
Corona d'Italia, gran cordone del Danne
brog, gran cordone di Nassau Orange,
to di benedire alla levitica.
DIMORA: Roma, Massa Finalese e Castello grande uff. dei SS. Maurizio e Lazzaro,
di Carrobio.
Famiglia che era nota in Venezia tra
le commercianti sin dal 1600 e protetta
dal Governo Veneto per i commerci che
esercitava con l'Oriente. Nelle cronache di
quell'epoca si racconta che un FILIPPO Sa
cerdoti, naturalista, medico e filosofo, si
rese celebre per alcuni suoi studi sul vele
no della vipera. La famiglia è successiva
comm. con Placca dell'Ordine di Isabella
la Cattolica, comm. con Placca del Medji
diè, comm. dell'Ordine Imperiale del Leo
ne e Sole di Persia, cav. della Legion d'O
nore, medaglia de Los Sitios de Saragoza,
ecc. , ecc.; n. Venezia 19 ottobre 1867, fi
glio di Isarco (n. 23 settembre 1819, † 6
maggio 1900) e di Elisa Jacur (n. 8 aprile
1828, † 10 marzo 1909); spos. 4 ottobre
PAGINA 32
1896 con Elena nob. Von Gutmann.
Figli: 1) MARIO UMBERTO ALFREDO, te
nente di cavalleria, decorato della Croce di
Guerra Francese, n. Vienna 15 ottobre
1897, sp. 15 giugno 1918 con Gabriella dei
conti di Robilant (divorziato con sentenza
del Tribunale di Fiume, febbraio 1924), da
cui MARCO VITTORIO MARIO, n. Parigi 23
gennaio 1919.
2) Lucia Elisa Sofia, n. al Castello di
Carrobio 19 gennaio 1904, spos. il 3 giu
gno 1931 al N. U. Piero De Vito Piscicelli
dei conti di Collesano, tenente di cavalle
ria, da cui : MAURIZIO VITTORIO GIOACHI
No, n. a Bolzano il to agosto 1932.
3) RENZO CARLO ALBERTO, n. Roma 19
marzo 1905, dottore in scienze sociali, se
gretario della R. Ambasciata in Mosca.
V. S.
SACRIPAΝΤΕ.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'azzurro
a due cipressi al
naturale, nodri
ti nella linea di
troncatura, sor
montati da due
stelle di sei rag
gi frammezzate
da una cometa,
il tutto d'oro; nel
2º fasciato di ros
so e d'azzurro di 4 pezzi con 2 gigli
d'oro ordinati in palo sulle fasce az
zurre.
DIMORA : Roma e Narni.
Antica famiglia di Narni, ascritta a quel
patriziato da epoca remota. Aggregata alla
nobiltà romana in considerazione dei meri
ti del card. GIUSEPPE, che era stato insi
gnito della Porpora nel 1692 da Innocen
zo XII. Ha dato alla Chiesa anche un altro
cardinale nella persona di CARLO MARIA,
creato nel 1739 da Clemente XII.
Questa famiglia ha vestito nel 1702 l'a
bito dei Cavalieri di Santo Stefano di To
scana con COSIMO. Ha dato parecchi con
la Benedettina. Venne poi ascritta tra le
famiglie patrizie romane nella celebre Bol
la Benedettina. Venne poi ascritta tra le
coscritte, in persona di NICCOLÒ, a segui
LETTERAS
to della estinzione della famiglia Bolo
gnetti, con senatu consulto del 20 gennaio
1843 .
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile di Narni (mf), no
bile di Foligno (mf.), patrizio romano
(mf.), coscritto (mpr.), marchese (mpr.), in
persona di GIOVANNI, di Filippo, di Ni
cola.
Figli: AGAR, Amina e FILIPPO.
Fratello: VITTORIO.
Figli di Vittorio: Giuseppina, AMLETO е
Teresa.
SACRIPANTE VITUTII.
ARMA: Partito :
nel 1º troncato :
a) di azzurro a
due cipressi al
naturale, nodriti
nella linea di
troncatura, sor
montati da due
stelle di 6 raggi,
e. p. u.
frammezzate da
una cometa, il
tutto di oro; b)
fasciato di rosso e d'azzurro di quattro
pezzi, con due gigli d'oro, ordinati in
palo, sulle fasce azzurre (Sacripante);
nel 2º d'oro alla fascia d'azzurro ondata,
sormontata da un giglio di rosso shoccia
to (Vitutii) .
DIMORA : Roma e Narni.
Questo ramo si è staccato dal ceppo ori
ginario recentemente e cioè con FILIPPO,
figlio secondogenito di Giuseppe, che, a
vendo avuto prole, ha costituito ramo a sè.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio romano (mf.),
nobile dei marchesi (mf.), in persona di
GUSTAVO, di Filippo, di Giuseppe.
Figlia: Bianca.
Fratelli: TORQUATO ed Erminia in Bo
nizi.
Figli di Torquato: Amelia, Maria Anto
nietta in Vitelli, Evelina in Costa, GIU
SEPPE, cameriere segreto di spada e cappa
di S. S., commendatore del Santo Sepol
cro, e Maria in Patti.
е. р. и.
LETTERA S
SACRIPANTE VITUTII,
ARMA: Partito :
nel 1º troncato :
a) di azzurro a
due cipressi al
naturale, nodriti
nella linea di
troncatura, sor
montati da due
stelle di 6 raggi,
frammezzate da
una cometa, il
tutto di oro; b)
fasciato di rosso e d'azzurro di quattro
pezzi, con due gigli d'oro, ordinati in
palo, sulle fasce azzurre (Sacripante);
nel 2º d'oro alla fascia d'azzurro ondata,
sormontata da un giglio di rosso sboccia
to (Vitutii).
DIMORA: Roma e Narni.
Ramo della precedente, che ha aggiunto
per eredità il cognome Vitutii, famiglia
che fin dal XV secolo figura ascritta fra le
nobili narnesi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio romano (mf.), co
scritto (mpr.) e marchese (mpr.), in perso
na di GIUSEPPE (†), di Carlo, di Giuseppe.
Figli: Angelica in Lombardi, Luisa in
Ventura, BENEDETTO, GIROLAMO, Maria in
Franchi de' Cavalieri e CARLO.
SAFFI.
e. p. u.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'oro al
l'aquila coronata
di nero; nel 2º
d'azzurro al
monte di tre ci
me uscente dalla
punta, sormon
tato da una co
meta, ondeg
giante in palo,
il tutto d'oro.
DIMORA: Roma e Forlì.
Èuna delle più antiche famiglie forli
vesi. SAFFO e UGHETTO Saffi sono menzio
nati fino dal 1170 nell'atto di donazione
fatto dal vescovo Alessandro di Forlì al
PAGINA 33
l'Abbazia di S. Mercuriale. Nel 1306 ZAF
FOLINO ebbe in custodia il castello di Ron
ta, nel Cesenate, e fu celebre e fortissimo
capitano; ANDREA (1439) professore al
l'Università di Pisa godè fama di eminente
maestro; MARCO ANTONIO fu filosofo ri
nomato e GIUSEPPE, medico eccellentis
simo. Nel secolo XVIII fiorivano in For
lì cinque rami di questa illustre famiglia ed
ai giorni nostri uno solo ne è rimasto, e
discende, in linea retta, da FRANCESCO
(1390), padre di SAFFO, che a sua volta eb
be TOMASO, da cui nacque ORAZIO, che fu
padre di altro TOMASo, che generò ORAZIO
il quale da Vittoria Saffi ebbe ANDREA,
dottore di leggi. Questi sposò Ginevra Sa
laghi che lo rese padre di vari figli fra i
quali MARCANTONIO e FRANCESCO che furo
no canonici lateranensi, ORAZIO, capostipi
te di un ramo estintosi nel 1796, e TOMASO
FELICE che da Maria di Stefano Piazza eb
be PIETRO, marito di Margherita Rossi e
padre di Tomaso, creato conte palatino da
S.S. Clemente XIV con breve 27 giugno
1771. Questi sposò la contessa Livia Erco
lani ed in seconde nozze Anna De Marsi
Borelli; morì lasciando vari figli fra i quali
ANTONIO PLACIDO, cav. Mauriziano, morto
nel 1871, professore di belle lettere, diede
alle stampe molte opere e fra le princi
pali merita ricordo la traduzione delle ora
zioni scelte di Cicerone; e GIROLAMO, che
da Maria Romagnoli ebbe quattro figli
fra i quali il conte AURELIO, nato il 13 ot
tobre 1819. Egli fu discepolo ed amico
di Giuseppe Mazzini e grande patriota nel
periodo procelloso del risorgimento italia
no. Fu triumviro della Repubblica Roma
na e, restaurato il governo, con Mazzini,
Montecchi ed altri si rifugiò esule in In
ghilterra, ove sposò Giorgina Graufurd
di nobile famiglia scozzese. Ritornato in
Italia, nel 1860, dimorò a Napoli, a Geno
va, in Romagna e poscia a Bologna, ove fu
nominato professore in quella Università,
che, fra l'altro, lo volle proprio rappresen
tante alla celebrazione del centenario del
l'Università di Oxford, dove egli aveva
tenuto lezioni durante l'esilio. Poco tempo
prima della sua fine, lasciò Bologna per ri
tirarsi a riposare nella sua vecchia villa di
S. Varano presso Forlì, ove chiuse la no
bilissima esistenza il 10 aprile 1890. Onde
Araldica.
3
PAGINA 34
vivo resti nei posteri il ricordo dei grandi
servigi resi alla patria, quasi tutti i comu
ni d'Italia hanno voluto dare il suo nome
ad una via o piazza. Forlì gli ha eretto un
monumento nella piazza maggiore. Lascið
quattro figli, tra i quali GIOVANNI EMILIO
(1861-1931) е RINALDO (1868-1929), саро
stipiti dei due rami di cui oggi si compone
la famiglia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte palatino (m.), pa
trizio di Forlì (m.), in persona di: AURE
LIO ENRICO, di Giovanni Emilio e di Ma
ria Gosme, nato a Bologna il 27 novembre
1890, sposato con Tatiana Boesch da cui :
Giovanna, n. 9 giugno 1919 e ANTONIO,
n. 1° giugno 1925.
Sorella: Giorgina, n. 4 novembre 1893,
ved. dell'avv. Luigi Parodi.
Altro ramo.
GIORGIO AURELIO, di Rinaldo e di Ma
ria Fortis, nato il 20 settembre 1893, spo
sato con Maria Maddalena dei conti For
cioli da cui: Paola, n. 20 novembre 1929.
Sorella: Elide, nata il 3 agosto 1896, sp.
con André Boesch.
c. f. p.
SAGARRIGA e * SAGARRIGA VI
SCONTI.
ARMA: D' oro al
leone coronato
del campo ed ar
compagnato in
punta da due ra
mi di palma de
cussati, il tutto
al naturale.
DIMORA : Giovinaz
zo e Bari.
Di origine spa
gnuola e propria
priamente dalla Catalogna dove ebbe il
possesso del castello di Potons col titolo di
conte, si diramò nel Napoletano, seguendo
le armi del gran capitano Consalvo di Cor
dova.
Da Barletta, che fu la prima sua dimo
ra, passò, nel 1520, in Giovinazzo con GA
BRIELE Sagarriga, che venne aggregato a
quella nobiltà. Questi, già vedovo di Al
donsa o Aloisa d'Ala, nobile di Messina,
LETTERAS
dalla quale aveva avuto, fra gli altri figli,
LUIGI, pure stabilito in Giovinazzo, spo
sò, in seconde nozze, Giacoma Orsino dei
conti di Pacentro. Da detto Luigi († 1603)
e dalla sua consorte Ottavia Vallone nac
que FRANCESCO, che sposatosi a Giulia
Chiurlia, nobile, pure di Giovinazzo, fu pa
dre di GIAN LUIGI, che fu padre di LUIGI,
scrittore delle memorie storiche delle nobili
famiglie di Giovinazzo, e di CESARE e di
PROSPERO, che divisero la famiglia nei due
rami tuttora esistenti.
Da Cesare nacque un altro GIAN LUIGI
che, sposatosi a Isabella Visconti barones
sa di Loseto, si trasferì in Loseto, e fu pa
dre di vari figliuoli, fra i quali DOMENICO,
che aggiunse al proprio il cognome mater
no Visconti e sposò Chiara Lamberti, no
bile di Bari. Questi successe alla madre nel
feudo di Loseto, che fu poi venduto, nel
1762, a Cesare de Ruggiero.
Aggregata nel 1724 al patriziato di Ba
ri, fu ricevuta in Priorato nel S. M. O. di
Malta in persona del cav. PIER LUIGI, e
nel 1791 come uno dei quarti del cav. Ga
briele Tanzi di Bari, e nell'Ordine Costan
tiniano nel 1789.
È ascritta al Registro delle Piazza Chiu
se nei rami di Giovinazzo e di Bari, dei
quali il primo ritiene il solo originario co
gnome e l'altro aggiunge il cognome Vi
sconti.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio di Bari (m ), no
bile di Giovinazzo (mf), in persona di:
Ramo di Bari.
NICOLA (Sagarriga Visconti), n. 10 gen
naio 1875, di Gian Luigi, (n. Bari 13 gen
naio 1839, † 1894; spos. 27 gennaio 1866
con Rosa Giandomenico); spos. Bari
24
giugno 1897 con Felicia d'Alfonso de Ber
nardis.
Figli: Gina, n. 23 aprile 1899; GIAN LUI
GI, n. Bari 6 giugno 1900, spos. 6 ottobre
1926 con Camilla d'Elia de Gemmis; Pro,
ing. , n. Bari 16 dicembre 1903, † 17 luglio
1929; Rosetta, n. Bari 6 novembre 1908.
Figli di Gian Luigi: NICOLA, n. Bari 1°
luglio 1927; Pia Maria, n. Bari 21 ottobre
1929.
È inoltre rappresentata dai :
Fratelli: DOMENICO, n. 27 novembre
LETTERA S
1866; Maria, n. 15 aprile 1867; Lucia, n. 6
maggio 1869, spos. 25 febbraio 1887 a Sa
verio Chiarappa.
Zii: CAMILLO, n. 6 ottobre 1840; FRAN
CESCO, n. 8 luglio 1842, spos. 6 gennaio
1867 con la nobile Anna Casamassini dei
Patrizi di Bari; Anna Maria, n. 9 ottobre
1844, spos. 19 settembre 1867 con Enrico
Petruzzelli †, ved. 7 maggio 1909; Eleono
ra, n. 9 ottobre 1846 (Firenze) .
Figli di Francesco: Maria Ida, monaca
Teresiana in Bari; DOMENICO, n. 21 mag
gio 1872, spos. 18 ottobre 1902 con Eleono
ra Serughi di Forlì, da cui: Anna Maria,
n. 20 giugno 1904; Eleonora, monaca Te
resiana in Bari; Olga; ERCOLE, n. nov.
1881 , sacerdote; CAMILLO, n. nov. 1887.
Èinoltre iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital.
coi titoli di patrizio di Bari (m.), nobile di
Giovinazzo (mf.), in persona dei disc. da
Gabriele, di Gian Luigi, ascritto al Regi
stro delle Piazze Chiuse.
Ramo di Giovinazzo.
GABRIELLO (Sagarriga), n. 18 ottobre
1855, di Gian Luigi (n. 8 aprile 1822, †
1891) e Maria Pomarici Santomaso.
Fratelli: ANTONIO, n. 5 luglio 1857; Ma
ria Francesca, n. 7 giugno 1869; Carmela,
n. II giugno 1872.
* SAGRAMOSO.
bicipite dell'impero.
f. f. p. di s.
ARMA: Inquarta
to: nel rº e 4º
d'oro all'aquila
di nero, coronata
del campo, cari
cata in cuore da
un sole pure di
oro; nel 2º e 3º
controinquartato
di rosso e d'ar
gento.
CIMIERO: L'aquila
DIMORA: Verona e Milano.
Pur lasciando alla leggenda l'origine
franca di questa famiglia, che si vuol far
risalire all'epoca di re Pipino, è indubbio
che questa stirpe è una delle più antiche e
fra le più nobili e potenti di Verona, ove
sin dal 942 si ha memoria di un PALAMEDE
PAGINA 35
Sacramosius, citato negli annali di quel
tempo fra i cavalieri che tennero giostra
nell'Anfiteatro della città. Il pristino co
gnome, secondo gli antichi diplomi e per
concordi tradizioni serbate in famiglia, sa
rebbe stato de' Galtela, de' Castel Duzzo,
de' Castro de Lugo e postea de' Cattanei
de Pacengo, per giurisdizione che avevano
su quella terra con cospicua dignità Catta
nea, cioè di porgere la coppa da bere al
l'imperatore. Sin dagli antichi tempi prese
parte alle vicende politiche, contrasse al
leanze di sangue con illustri casate, occu
pò le alte cariche della magistratura e nel
1277 molto si adoperò per elevare gli Scali
geri alla signoria di Verona. Nel 1237 il ca
valiere Pietro Sagramoso combattè con Ez
zelino da Romano ai servigi dell'imperato
re Federico II, molto distinguendosi al
l'assedio di Padova ed alla battaglia di
Cortenuova. Lo stesso figura in quell'anno
medesimo tra i gentiluomini di arme posti
al seguito di Isabella d'Inghilterra, moglie
di Federico II, pel solenne ingresso di co
stei in Verona. Nel 1304 OGNIBENE Sagra
moso, dell'Ordine d'armi, fece parte della
ambasceria inviata alla veneta Repubblica
da Alboino della Scala; GUGLIELMO parte
cipò alla presa di Treviso con le truppe
di Cangrande della Scala e condusse in
sposa la di lui pronipote Margherita, figlia
di Bartolomeo. Nel 1365 GERARDO, prode
cavaliere, mal tollerando la tirannia di
Consignorio Della Scala, fu fatto da questi
decapitare. Il 12 luglio 1405 un DONATO fu
uno dei venti Ambasciatori che consegna
rono al doge Michele Steno in Venezia le
chiavi della città di Verona, che si era as
soggettata al dominio della Serenissima
dopo la caduta degli Scaligeri.
Nel 1409 i Sagramoso figurano iscritti
nel campione dell'estimo e nel 1447 al
Consiglio nobile della città, al quale appar
tennero sino agli ultimi tempi, dando giu
dici di Collegio : DONATO nel 1534; CARLO
nel 1572; CARLO, di Lionello, nel 1648;
GIULIO nel 1572; tredici vicari della Casa
dei Mercanti, tra i quali : CRISTOForo nel
1496, DONATO (1541), GIOVANNI (1592), MI
CHELE (1625), FEDERICO (1629), SAGRAMO
SO (1639), MICHELE (1679), ORAZIO, re
stauratore degli antichi archivi (1710); un
podestà di Peschiera con TOMMASO nel
PAGINA 36
1459; un provveditore del Comune con
GIOVANNI nel 1768 e 1781; tre capitani del
Lago : GEROLAMO nel 1636-39; MICHELE
nel 1693-96; LIONELLO nel 1775-78. E poi
ancora uscirono da questa stirpe cavalieri
del S. M. O. di Malta: LODOVICO nel 1604;
FRANCESCO nel 1673; MICHELE nel 1740;
GIOVANNI nel 1746; bali e cavalieri di Giu
stizia : MICHELE nel 1690 e GIOVANNI nel
1750; e letterati, filosofi, scienziati, poeti
e dame della Croce Stellata. E giova ricor
dare quella Cassandra, del ramo dei Sagra
moso della Pigna (n. 1590), poetessa eru
ditissima e rinomata.
I Sagramoso godettero giurisdizione su
Salizzole e Zevio. L'imperatore Alberto II,
con Diploma 18 settembre del 1438, con
cesse a DONATO il titolo di conte palati
no, trasmissibile a tutti i maschi in infi
nito, titolo confermato al medesimo da Fe
derico III, re dei Romani, con Diploma 9
agosto 1442, e il predetto imperatore il 21
marzo 1452 concesse ai fratelli TOMMASO,
OGNIBENE, LIONELLO e LAPO DONATO, figli
del predetto Donato, la facoltà di inquar
tare, con l'arma antica della casa, l'aquila
nera in campo d'oro e caricata nel petto
da un'ombra di sole d'oro.
Dai predetti Tommaso e Ognibene ebbe
ro origine i due rami tuttora fiorenti della
famiglia, rami che presero il nome dalle
parrocchie ove erano poste le loro case. I
discendenti da Tommaso si chiamarono di
San Fermo e quelli da Ognibene di S. Pao
lo di Campomarzo. Un ramo ultragenito,
discendente da Tommaso, si chiamò della
Pigna e si estinse nella seconda metà del
secolo XVIII con Constanzo, padre di Lau
ra in Balladoro.
Il duca di Mantova Carlo II, con Diplo
ma 16 marzo 1648, concesse a MARCANTO
NIO di S. Fermo e S. Andrea e ai suoi di
scendenti la cittadinanza di Mantova ed
il 7 settembre 1649 investiva SAGRAMOSO,
padre del nominato Marcantonio, e suoi
discendenti maschi, del marchesato di Ser
ralunga nel Monferrato con mero e anisto
imperio e per ordine di primogenitura.
Il marchese ORAZIO fu gentiluomo di
Camera di Vittorio Amedeo di Savoia nel
1717; MICHELE, di Marcantonio, fu amba
sciatore del duca di Mantova alle Corti
di Vienna e di Parigi, fu cavaliere del Re
LETTERAS
dentore e fu già ricordato bali dell'Ordine
di Malta; il conte GIOVANNI, figlio del ci
tato Orazio, e pure esso ricordato bali del
l'Ordine di Malta, fu inviato dal Gran
Maestro quale ambasciatore alla Corte di
Russia e di là inviato, da Caterina II, nel
1775, suo legato a Stanislao, re di Polonia,
che il 20 maggio 1776 gli conferì il titolo
di nobile polacco, titolo poi conferito an
che al fratello GIUSEPPE.
Il Magistrato Veneto sopra i feudi, con
determinazione 27 aprile 1695, riconobbe
e
ai fratelli GIOVANNI MARIA, LIONELLO
FRANCESCO i diplomi Cesarei e a MICHELE
il titolo marchionale, titolo confermato poi
anche al ramo di S. Fermo e S. Andrea il
22 novembre 1768 da Carlo Emanuele di
Savoia. L'imperatore d'Austria, con So
vrana Risoluzione 22 settembre 1820, con
fermò ai due rami il titolo di nobile del
S. R. I. e di conte palatino, riconfermati
ancora il 7 agosto 1826 al ramo di S. Pao
lo di Campomarzo e il 13 giugno 1829 a
quello di S. Fermo e S. Andrea.
Con DD. MM. 23 agosto 1887 e 16 giu
gno 1903 furono riconosciuti i titoli di con
te palatino (m.), e di nobile di Verona
(mf.), e lo stemma sopra descritto.
Il conte GIOVANNI BATTISTA, di Giulio,
prese parte alle guerre dell'indipendenza e
cadde eroicamente il 19 luglio 1866 a Bor
goforte riportando la croce di cavaliere del
l'Ordine Militare di Savoia e al suo nome
venne dedicata la caserma di artiglieria di
Cremona. Il conte UGO, di Antonio (1857
1913), fu maggior generale nel R. Esercito.
Nella grande guerra 1915-18, PIER LUI
GI, di Pietro, generale di Corpo d'Armata,
dopo essersi molto distinto come coman
dante di Brigata e di Divisione, ivi ripor
tando la croce di cavaliere dell'Ordine Mi
litare di Savoia e la medaglia d'argento al
valore militare, si segnalò nelle operazioni
offensive della Bainsizza quale comandan
te del XIV Corpo e durante la ritirata di
Caporetto, al comando delle truppe di co
pertura, protesse il ripiegamento della in
vitta Terza Armata meritando l'alto elogio
del Duca d'Aosta e la promozione a cava
liere ufficiale dell'Ordine Militare di Sa
voia; e PIETRO, di Giulio, sottotenente po
co più che ventenne, cadde da valoroso
durante la battaglia del S. Michele (6-10
LETTERA S
agosto 1916), e fu di motu proprio sovrano
decorato di medaglia d'argento al valore
militare alla memoria.
Il conte ANTONIO, di Ugo, tenente, due
volte ferito, venne promosso sul campo
(Fossalta di Piave, giugno 1918).
Ramo di S. Fermo e S. Andrea
Iscritto nel Libro d'Oro della Nobiltà
Italiana e nell'Elenco Ufficiale Nobiliare
Ital. coi titoli di conte palatino (m.), nobi
le (di Verona) (mf.), (Ricon. 14 inarzo
1887), in persona di MICHELANGELO, n. a
Verona 23 novembre 1886, di Carlo (n. a
Verona 1º agosto 1854, † Milano 19 mag
glo 1917, spos. 24 aprile 1884 con Maria
nob. Zineroni Casati), di Giovanni (n.
1809, † 1892), di Michele.
Fratelli: Anna Maria, n. Verona 1º ago
sto 1885; ALESSANDRO, n. Milano 26 mag
gio 1888, spos. 7 giugno 1917 con la nob.
Beatrice dei marchesi Brivio.
Figli di Alessandro: Maria Giuseppina,
n. Milano 25 novembre 1921; GIANCARLO,
n. ivi 2 agosto 1923; CESARE, n. ivi 9 giu
gno 1925; ORAZIO, n. ivi 1 settembre
1927; FRANCESCO, n. ivi 4 ottobre 1929.
Altro ramo.
ANTONIO, avvocato, tenente nel R. Eser
cito, n. 4 dicembre 1897, di Ugo (n. 26
agosto 1857, † 2 agosto 1913, spos. 30 a
prile 1894 con la nob. donna Gina Cesco
ni), di Antonio (1811-1855), di Michele;
spos. 9 novembre 1922 con la nob. Chiara
dei conti Perez Pompei.
Figli: Luisa, n. 19 agosto 1923; Giovan
na, n. 13 aprile 1925; UGO ANTONIO, n.
Verona 14 luglio 1926; Ludovico Maria,
n. 14 novembre 1931.
Fratelli: Drusilla, n. 17 giugno 1899;
GIUSEPPE, n. 17 febbraio 1902.
Zii: GIOVANNI (detto GINO), n. 15 ago
sto 1865; TITO, n. 6 febbraio 1860, † 15
febbraio 1903, spos. con Anna De Fanti
di Sant'Oberto.
Figli di Tito: LIONELLO, n. 10 maggio
1893, avvocato, cav. della Corona d'Italia,
maggiore R. E.; spos. 5 febb. 1921 Diana
Gemma Falceri; ALBERTO, n. 6 febb. 1897.
Figli di Leonello: TITO, n. 21 settembre
1922; ALESSANDRO, 11. 22 ottobre 1927.
Altro ramo.
GUGLIELMO, n. 7 gennaio 1859, di Lui
gi (n. 7 novembre 1813, † 21 novembre
PAGINA 37
18... , spos. con la nob. Angela De Lisca),
di Michele; avvocato, cav. della Corona
d'Italia, spos. 6 gennaio 1899 con Lavinia
dei marchesi De Lisca.
Figli: LUIGI, n. 31 gennaio 1902, spos.
30 marzo 1829 con Lucia Bernasconi; An
gelina, n. 27 febbraio 1903; Noemi, n. 6
aprile 1906).
Figlie di Luigi: Lavinia e Maria (gemel
le) , n. 2 dicembre 1931.
V. S.
* SAGRAMOSO (RAMO DI S. PAOLO E
CAMPOMARZO).
ARMA: Inquarta
to: nel 1º e 4º
d'oro all' aquila
di nero, corona
ta del campo,
caricata in cuo
re da un sole
pure d'oro; nel
2º e 3º controin
quartato di ros
so e d'argento.
DIMORA : Verona.
Ramo della precedente famiglia iscritto
nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'E
lenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte pa
latino (m.), nobile (di Verona) (mf.), De
creto di Ricon. C. G. 15 luglio 1929, in
persona di ALESSANDRO, n. a Verona il 30
gennaio 1893, di Giulio Cesare (n. II no
vembre 1857, † 14 gennaio 1895, spos. 3
aprile 1891 con Evelina Benaglia), di Ales
sandro Carlo (n. 4 novembre 1819, † 22
luglio 1874), di Giulio Cesare (1783-1855);
spos. Negrar (Verona) 5 settembre 1923
con Letizia Rosanna Zamboni.
Figli: GIULIO Cesare, n. Verona 30 a
gosto 1926; Alessandra Grazia Ginevra, n.
Verona 3 aprile 1928; GIORGIO GIOVANNI,
n. Verona 29 maggio 1929.
Zie: Orsola, n. 12 febbraio 1863; Grego
rina, n. 12 luglio 1866.
Altro ramo.
GIULIO, n. Brunn am Gerbige (Austria)
5 agosto 1855, di Pietro (n. Verona 7 gen
naio 1821, † Milano 7 gennaio 1913, spos.
8 maggio 1854 con la nob. donna Erminia
Breyer von Breynau), di Giulio Cesare
(1783-1855); spos. 10 novembre 1888 con
Augustine Hollanders.
PAGINA 38
Figli: Erminia, n. Milano 20 settembre
1889, spos. 15 novembre 1919 a Gustavo
Oneto; Sofia, n. Milano 11 agosto 1891,
spos. 15 luglio 1919 a Secondo Barberis;
PIETRO, n. Milano 1º giugno 1893, scttote
nente di fanteria, † in guerra 10 agosto
1916; Angelica, n. Genova 12 agosto 1890,
spos. 15 novembre 1921 a Carlo Rossati.
Fratelli: Carolina, n. Venezia 31 ottobre
1856; PIER LUIGI, n. Verona 28 ottobre
1861 , † Roma 13 aprile 1925, generale di
Corpo d'Armata, spos. 6 ottobre 1895 con
la contessa Ada Vittoria Zorzi; ALFONSO,
n. Verona 6 febbraio 1867, † New York 12
ottobre 1929, ten. col. di fanteria, spos. 8
maggio 1898 con Italia Folin; GUIDO, n.
Negrar (Verona) 3 settembre 1875, gr. uff.
della Corona d'Italia, cav. dei SS. Mauri
zio e Lazzaro, spos. 30 gennaio 1918 con
Carolina dei conti Greppi.
Figli di Pier Luigi: Anna Maria, n. 29
luglio 1897, spos. al dott. Piero Vannoni;
LIONELLO, n. 7 marzo 1900, ten. di vascel
10; OTTORINO VITTORIO, n. 22 giugno 1904.
Figli di Alfonso: ROSARIO, n. 30 ottobre
1899; FERNANDO, n. 7 febbraio 1904.
Figli di Guido: ERNESTO VITTORIO, n.
Milano 6 novembre 1918; CARLO EMANUE
LE, n. Milano 7 aprile 1920; PIER FRANCE
sco, n. Milano 20 ottobre 1921; ALVISE, n.
Milano 2 ottobre 1924; GIULIO CESARE, n.
Milano 20 luglio 1926; GIOVANNI MARIA,
n. Milano 18 marzo 1931.
* SAIBAΝΤΕ.
ARMA:
4
V. S.
Partito :
nel 1º di rosso
al braccio destro
armato, moven
te dalla parti
zione, piegato e
tenente con la
mano di carna
gione una spa
da in banda, il
tutto al natura
le;
nel 2º sbar
rato d'argento e di nero; il tutto col ca
po d'oro carico di un'aquila di nero, lin
guata di rosso, rostrata e coronata del
campo.
LETTERAS
CIMIERO : Un pennacchio di dieci penne di
struzzo, cinque a destra rosse, e cinque
a sinistra alternate bianche e nere, col
capo e collo dell'aquila del campo mo
vente dal pennacchio.
Мотто : Praeclarum studiis belli gestique
parentum.
DIMORA : Verona, Venezia e Genova.
Famiglia di origine trentina trasferitasi
a Verona sul principio del secolo XV. Già
nel 1433 figurava nel campione dell'estimo
in persona di NICOLÒ che è detto nativo di
Egna ed annotato cittadino dal novembre
del 1436. Già dal 1458 appartenne al no
bile Consiglio della città. Questa famiglia
godette in Verona preminente posizione.
Dette illustri soggetti che si distinsero nel
le armi, nelle lettere e nelle magistrature.
MARC'ANTONIO, servì come capitano Mas
similiano I e Carlo V. Quest'ultimo con
suo diploma 25 giugno 1521 10 cred cava
liere aurato e gli concesse la nobiltà del S.
R. I. GIULIO, con diploma 20 aprile 1758
da Augusto III re di Polonia ebbe il titolo
di marchese col predicato di S. Umberto di
Prussia, titolo confermato dal Senato il 30
aprile 1759. La nobiltà generica fu confer
mata con S. R. del 20 ottobre 1822 e il ti
tolo marchionale il 13 aprile 1829.
La famiglia ebbe poi detti titoli ricono
sciuti con Decreti Ministeriali del 1881 e
1885 nonchè con Decreti Ministeriali 14
ottobre 1918 e 14 gennaio 1925.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile del S. R. I. (mf.) ,
marchese (mf.), in persona di EGIDIO, n.
Udine agosto 1873, di Ignazio (n. 15 no
vembre 1820, † 9 febbraio 1910), di Loren
zo Giovanni, di Ignazio, di Giulio, di Gio
vanni, e di Maria Anconetti; colonnello R.
Esercito, decorato di 2 medaglie argento e
una di bronzo al valor militare, campagna
1915-18; spos. Genova 21 agosto 1900 con
Silvia Parodi.
Figli: Maria Armida, n. Genova 8 feb
braio 1902; AROLDO IGNAZIO, n. ivi 18 ago
sto 1906.
Sorella: Elisabetta, n. Padova 26 luglio
1856, spos. 31 ottobre 1893 al nob. dott.
Antonio De Simon.
Cugini (figli di Giulio, n. Venezia 8 mag
gio 1824, † 1894, di Marcantonio (1784, †
LETTERA S
1858), di Ignazio) : CESARE, n. Padova 9
ottobre 1855, già prefetto del Regno, spos.
a Padova 16 giugno 1907 con Margherita
Sacchetto; Elvira, n. Padova 22 settembre
1859, spos. con Alfredo Armellini; TUL
LIO; Ida in Costantino Castori.
Cugini (figli di Giacomo (n. 1836, †
1896), di Marcantonio, di Ignazio) : UGO,
n. a Padova 12 agosto 1875, spos. 8 otto
bre 1901 con Emilia Bianchini; Adele, n.
Padova 24 agosto 1870.
Figlio di Ugo: MARIO, n. Padova 25 no
vembre 1902.
Cugini (figli di Lorenzo Niccolò, di Lo
renzo Giovanni, di Ignazio): LORENZO
GIORGIO († 1921); GIORGIO, Elisabetta in
Graziani, GIULIANO.
Maria Apollonia, di Francesco Giovan
ni, di Enrico, ved. del marchese Beniami
no Pandolfi Guttadauro .
o. c.
SAINT AMOUR DI CHANAZ vedi MUF
FAT DE SAINT AMOUR.
* SAINT (DE) MIHIEL.
ARMA : D'oro alla
fascia accompa
gnata da tre cin
ghiali, e da un
crescente in ca
po, il tutto di
nero.
CimIero : Un de
strocherio vestito
di rosso, armato
d'argento e im
pugnante con la
mano di carnagione un'ascia d'argento,
manicata d'oro, posta in sbarra.
DIMORA : Roma.
Questa famiglia è originaria da Lunevil
le nel ducato di Lorena. CLAUDIO De Saint
Mihiel, con diploma 24 aprile 1760 dell'im
peratore Francesco I, ebbe la nobiltà del
S. R. I. (mf.), e ciò in ricompensa dei ser
vizi prestati a Leopoldo, duca di Lorena,
in qualità di consigliere segreto di stato
degli ordini ducali e delle finanze. CLAUDIO
LUIGI (n. in Autrey, 24 marzo 1723), fi
glio di detto Claudio, si trasferì a Roma
sotto il pontificato di Pio VI; fu capitano
PAGINA 39
dei cavalleggeri e guardie nobili e seguì il
papa nella prigionia di Valenza, lasciando
a Roma il figlio FILIPPO, dal quale nacque
AUGUSTO e da questi STANISLAO.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titolo di nobile del S. R. I. (mf.)
( Decreto ministeriale di riconoscimento 18
marzo 1895), in persona di STANISLAO, di
Augusto. Sorella: Anna.
c. a. b. f.
SAINT PIERRE vedi PIERRE (SAINT) .
* SALA (DELLA) SPADA.
ARMA : D'azzurro,
a due bande di
rosso, cucite, ac
compagnate da
cinque stelle (8)
d'oro ordinate 1,
3, 1; col capo
d'oro, carico di
un'aquila di ne
ro. (Arma am
pliata da Carlo
V, imperatore).
Alias (Arma anti
ca):
D'azzurro,
alla fascia d'oro
sormontata da
una stella ( 8 )
dello stesso.
Alias: Partito : nel
1º d' azzurro
tre spade d'ar
a
gento, una ас
canto all'altra,
quella di mezzò
sormontata da
una stella di 8
raggi d'oro, con
la fascia indivi
sa dello stesso
attraversante
(Spada); nel 2
d'azzurro a due
bande di rosso
alternate a 5
stelle di otte rag
gi d'oro, ordina
te 1, 3, 1; col
بانم
PAGINA 40
capo d'oro carico di un'aquila di
(Della Sala).
CIMIERO: La figura della giustizia.
Мотто: Profana propello.
CIMIERO : L'aquila di nero, nascente.
DIMORA : Moncalvo, Casale, Milano.
Antica famiglia monferrina; ebbe parte
di giurisdizione anche su Rocchetta Pala
fea e su Terruggia, con beni feudali in
molti luoghi. Diramò largamente e forse
prese il primo nome dal luogo di Sala. Le
prime memorie sono del secolo XIV e pare
che capostipite della schiatta fosse un RAI
MONDETTO Bava della Sala, investito di
beni feudali a Quazzolo il 10 gennaio 1353.
Fu padre di GUGLIELMO, detto Bogero,
cancelliere del marchese di Monferrato, ac
quisitore, da Bonifacio di Rinco, di punti
di Castelletto Merli, dei quali fu investito
il 16 luglio 1367. Due anni dopo, il 20
maggio 1369, egli veniva pure investito di
punti di Sala; e così i due feudi possono
dirsi in famiglia da circa sei secoli.
Nacquero da lui : GIOVANNI, autore di
un ramo finito sulprincipio del sec. XVII,
illustrato particolarmente dai fratelli PIE
TROGIORGIO e BONIFACIO, che l'imperatore
Carlo V cred conti palatini il 10 dicembre
1533 con ampliazione dell'arma, e GIORGIO,
da cui discende il ramo vivente.
Giorgio fu padre di BARTOLOMEO, che eb
be presso il Marchese di Monferrato l'uf
ficio di cameriere e consigliere; padre, a
sua volta, di GUGLIELMO e avo di FRANCE
sco, il cui figlio Enrico fu generale delle
caccie in Monferrato.
Attraverso a tre generazioni si giunge a
GIAN EMILIO Della Sala Spada, il quale
assume il secondo cognome per disposizio
ne testamentaria (18 gennaio 1740) dello
zio, capitano Vittorio Lorenzo Spada, da
Calliano. Governatore di Moncalvo (23
maggio 1738), chiese il titolo comitale per
il feudo di Quazzolo e Sala allegando il di
ploma di palatinato di Carlo V, ma ebbe
parere sfavorevole dal Procuratore Genera
le (27 novembre 1752). Dal matrimonio con
Teresa Camera ebbe, fra altri figli, ENRICO
(n. a Moncalvo, 1° gennaio 1745; † Callia
no, 22 febbraio 1831), che sposò a Villa
deati, il 26 luglio 1814, Cristina Giunipero
di Corteranzo. Il figlio loro, EMILIO (n. a
Calliano, 26 dicembre 1815; + Moncalvo,
LETTERAS
nero
21 marzo 1898), fu sindaco e consigliere
provinciale di Moncalvo e cavaliere mau
riziano (2 maggio 1861); sposò a Castagno
le Monferrato, il 17 giugno 1839, Caterina
Biglione di Viarigi, e ne ebbe, fra altri,
AGOSTINO, CESARE, PAOLO.
Agostino (n. Calliano, rº maggio 1842;
† Moncalvo, 18 settembre 1913), avvocato,
cavaliere mauriziano (29 ottobre 1903),
scrittore dialettale e politico, romanziere
di buona fama, è noto sopratutto per il vo
lume « Mondo antico », romanzo storico
(Casale, 1877), che acquistò molta celebri
tà parecchi anni dopo la sua pubblicazione
per i riscontri numerosi e talora letterali,
nella traccia generale e in alcuni episodi,
col famoso « Quo Vadis? » del Sienkie
witz, pubblicato assai dopo. Il suo primo
genito avvocato EDOARDO (n. Moncalvo, 18
agosto 1870), commendatore della Corona
d'Italia, è consigliere di Corte d'Appello
a Milano. La famiglia ebbe riconosciuti i
titoli e lo stemma con Decreto Ministeriale
4 maggio 1929.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di signore di Sala (mpr.), si
gnore di Castelletto Merli (mpr.), ed è rap
presentata da EDOARDO, di Agostino, di
Emilio, di Enrico.
Sorelle: Cesarina, n. Moncalvo, 26 ot
tobre 1872; Giuseppina, n. Moncalvo, 4
ottobre 1874; Agnese, n. Moncalvo, 27 di
.cembre 1877; Emilia, n. Moncalvo, 19
gennaio 1880; Annetta, n. Moncalvo, II
agosto 1882.
Zii: CESARE, n. Calliano, 20 luglio 1852,
spos. Torino, 5 febbraio 1910, con Caterina
Costa; PAOLO, n. Calliano, 27 marzo 1857;
spos. Napoli, 27 luglio 1889, con Maria
Cristina Zurcher; Camilla, n. Calliano, 4
gennaio 1851.
Figli di Paolo: Gennaro, n. Napoli, 23
maggio 1890; Emilia, n. S. Cipriano Pi
centino, 4 maggio 1896.
SALADINI PILASTRI.
m. z.
ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro allo sca
glione d'oro caricato di un pino verde
nodrito sopra un monte di 5 cime dello
stesso e accompagnato da tre stelle (6) di
LETTERA S
di rosso al pilastro di argento sostenuto
da una rigadello stesso, il tutto moven
te dalla campagna di porpora;
capo di azzurro caricato di tre stelle (6)
con un
d'oro male ordinate (Pilastri) .
DIMORA: Ascoli Piceno; Cesena.
Antichissima e nobilissima famiglia di
Ascoli Piceno. Riconosce come suo capo
stipite un APPIANO, vissuto nel 1095 circa.
Egli ebbe due maschi:
MARCELLO (1180) ebbe Agnese sposata
al nobile Francesco Miglioni, patrizio
ascolano, e da questo matrimonio
venne il beato CORRADO, francescano, na
to in Ascoli il 18 settembre del 1234.
Alla Università di Perugia si addotto
rò in teologia, fu missionario in Libia e
ritornato nel 1279 fu inviato ambasciatore
da papa Nicolò III al re di Francia. Nel
1281 fu lettore di teologia alla Sorbona di
ne
Parigi, nel 1287 da Niccolò IV, nuovo pa
pa e suo grande amico, fu richiamato
Roma per essere investito della porpora
a
cardinalizia; partito da Parigi, a piedi, nel
nel novembre 1287, giunse in Ascoli nel
febbraio 1288; ma sfinito dal lungo viaggio
e dalle penitenze, morì il 19 aprile 1288, e
poco dopo fu innalzato agli onori degli al
tari col titolo di beato.
SALADINO nacque circa il 1165. Questo
però non era il suo nome di battesimo, ma
quello assunto dopo la prigionia sofferta
presso i turchi, essendo partito come cro
ciato nel 1181; fu liberato da papa Lu
cio III nel 1183. Questo nome fu roi tra
mutato in cognome dai suoi discendenti.
Al suo ritorno prese moglie, e rimasto
vedovo nel 1213 si fece eremita e morì il
primo aprile 1241 in concetto di santità.
La Chiesa lo onora col titolo di Beato.
Fu suo figlio MONALDO, nato nel 1188, il
PAGINA 41
oro poste due in
capo ed una in
punta, il tutto
abbassato sotto
un capo d'azzur
ro cucito, carica
to di quattro gi
gli d'oro separa
ti da cinque pen
denti di un lam
bello di rosso
(Saladini) ; nel 2º
quale nel 1264 cedette al comune di Aman
dola i due castelli di Rovitolo e Preta, feu
di di famiglia.
Nel 1271, SALADINO II, di Monaldo, è
castellano di Montefalcone; nel 1301 JACO
BUZIO, di Saladino II, cede alla città di
Ascoli la signoria di Belvedere ed entra a
far parte del patriziato ascolano.
Ebbe egli JACOBUZIO II, anziano in A
scoli nel 1342; da questi nacque COLUZIO,
il quale ebbe tre maschi: GIACOMO, che fu
vescovo di Cesena dal 1398 al 1401; SALA
DINO III, che fu capo del ramo dei Saladi
ni stabilitisi poi a Fano; e ASSALONE, che
fu il primogenito e seguitò la famiglia in
Ascoli. Da questi ne venne FRANCESCO, il
quale fu condotto dallo zio, monsignor
Giacomo a Cesena, dove per la sua nobiltà
ottenne di essere aggregato, coi discenden
ti, a quel patriziato, fissando ivi la sua di
scendenza. Da lui ne venne LODOVICO
(1539), che ebbe PIETRO (1578), da cui An
NIBALE, il quale, nel 1634, sposò Maria Sa
ladini, figlia di Giuseppe, del ramo cadetto
dell'altro ramo Saladini, riunendo così due
rami della famiglia e tornando a fissarsi in
Ascoli.
Da questo matrimonio ne venne GIOVAN
FRANCESCO, che nel 1600 circa, sposò la no
bile Francesca Sgariglia che gli dette tre
maschi : a) FILIPPO GIACOMO, che fu ca
nonico della cattedrale; b) Luca, che morì
19 aprile 1690; c) LUDOVICO, che fu capi
tano di Corazze; morì nel luglio 1673 е
sposò il 19 ottobre 1631 Dorotea Guide
rocchi.
La famiglia Saladini possedeva la signo
ria del castello di Rovetino, che fu confe
rita ad alcuni membri dell'altro ramo, il 7
settembre 1445, dal card. legato Scarampi.
I vari capi dei rami fiorenti della fami
glia, nel sec. XVII, chiesero a papa Ales
sandro VII di confermare loro tale signoria
ed anzi di erigerla in contea, ed il papa in
memoria dei grandi servigi resi dai loro
antenati alla Chiesa ben volentieri annuì a
tale domanda e con amplo Breve del 4 apri
le 1664 creò conti di Rovetino i Saladini
dei vari rami. « Nobilibus Dominis Fami
« liae de Saladinis de Asculo declaratos
« Com. Castri Rovetini cum his verbis, vi
<< delicet : Alexander Papa Sept., etc. Cum
<< italique dilecti filii Ludovicus et Lucas
PAGINA 42
« quondam Johannis Francisci (del ramo
« primogenito), et Marianus quondam Ora
« tii (del ramo secondogenito), et Josephus
« quondam Felicis (del ramo terzogenito),
<>> del cattolico re
D. Bermudo II; e nel 1156 il conte PEDRO
GARZIA. Aggiunge : che alcuni la voglio
no discesa da Laino Calvo, ed altri da
un Cavaliero delli Goti; e che Lope Gar
zia de Salazar, vivente nel 1255, al tempo
di re Alfonso il Savio, cavaliere di molto
valore, guadagnò ad un cavaliere moro, in
battaglia, le 13 stelle dell'arma.
E della Casa Salazar discorrono tutti i
nobiliari generali, e quelli delle singole cit
tà di Spagna in cui fiorì qualche ramo, fra
i quali, in particolar modo, il libro di Ar
gote di Molina : Nobleza della Andaluzia,
Sevilla, 1581.
I primi Salazar vennero in Italia al se
guito dei re d'Aragona e, poi, d'era in era,
fino a Carlo III di Borbone, con le armi
dei Re Cattolici, col gran capitano Consal
vo di Cordova, con Carlo Quinto e coi suoi
successori, tutti distaccati dal medesimo
tronco cui appartennero i primi.
Il Candida nelle Memorie delle famiglie
nobili, Napoli, 1879, a pag. 100, nel di
scorso sulla famiglia Mastrilli, riporta D.
Ramo di Cuglieri.
ENRICO, di Sebastiano, di Gavino.
Figli: CESARE, GIUSEPPE, EUGENIO, MA- pri cavalli, servirono nella guerra di Otran
Giovanni Salazar tra i baroni che, con pro
RIO E GAVINO.
Ramo di Bologna.
LUIGI, di Pier Luigi, di Sebastiano.
Figli: PIETRO e Maria in Palmeggiani.
Figlio di Pietro: CARLO.
s. 1.
* SALAZAR O DE SALAZAR.
ARMA : Di rosso a tredici stelle d'oro, po
ste in palo 4, 5, 4.
DIMORA : Napoli, Via Carlo Poerio, 90,
to, nel 1481; e la notizia è segnata, pure,
nelle Cedole di Tesoreria del R. Archivio
di Stato di Napoli, vol. 96, fol. 110. Que
sto stesso Giovanni, militando sotto il
Gran Capitano, ebbe in concessione, nel
1505, alcuni territori feudali presso Terra
nova di Calabria e Catanzaro, possesssioni
che, in parte, sono ancora nella famiglia.
Roma e Catanzaro.
L'Aldimari, nel libro Famiglie Nobili, le Guardie del Re (1442-1444).
E così pure, nelle Cedole di Tesoreria del
R. Archivio di Napoli, vol. II, fol. 115, si
trova notizia di D. Giovanni, castellano di
Terranova, e di D. Fernando, capitano del
LETTERA S
Aquesta illustre Casa appartenne il car
dinale PIETRO, vescovo di Salmantia, arci
vescovo di Cordova, creato cardinale dal
Pontefice Innocenzo XI, il 2 settembre
1686; ed è tradizione ripetuta dagli storici
di Spagna, e dal Velasquez, nei suoi versi,
che S. Lorenzo, martirizzato nell'anno del
Signore 261, sia stato dell'istessa famiglia.
Il ramo di Napoli venne da Cordova (R.
Archivio di Stato di Napoli, Consultarum,
vol. 68, fol. 22, 15 aprile 1581), portato da
D. ALFONSO de Salazar che, nel 1559, fu
giudice di Vicaria, e nel 1568 presidente
della R. Camera e poi reggente della Can
celleria nel 1574, successo ad Ermando de
Montenigro. D. ANDREA, figlio del suddet
to D. Alfonso, fu segretario del Regno, nel
1600. Questo ramo possedette, dal 1589,
la terra del Vaglio, in Basilicata, col titolo
di conte (R. Archivio di Stato di Napoli,
Titulorum, vol. 11, fol. 156-159, 30 set
tembre 1623), dato in Madrid il 27 maggio
detto anno, a D. Andrea; terra che prima
era posseduta da Salvatore Spinelli, mar
chese di Fuscaldo, e che poi, ad istanza dei
creditori di D. Alfonso e di D. Andrea de
Salazar, fu acquistata da Gio. Battista
Massa di Ventimiglia, sub hasta, del S. R.
C., pel prezzo di ducati 40.000, nell'anno
1632.
La casa Salazar fu ricevuta nel S. M. O.
di Malta nella linea di Castiglia, dai più
antichi tempi.
Tra i rami d'Italia, quello di Milano
vanta il gran maestro MARTINO GRAUS,
zio di Diego Salazar conte di Romanengo,
e gran cancelliere dello Stato di Milano,
nel 1600; ed il ramo di Terranova di Cala
bria fu, nel 1789, ricevuto nel Sovr. Mil.
Ordine di Malta, quale originario di Spa
gna, prima come quarto del cavaliere Raf
faele de Nobili (R. Archivio di Stato di
Napoli, Processi dell'Ordine Gerosol., vol.
9, Proc. 186 del Priorato di Capua); е.
poi, nel 1897, col nob. EDOARDO Salazar al
presente bali, gran priore dell'Ordine per
Napoli e Sicilia, (gran Magistero Roma,
priorato di Napoli).
Il cavaliere GARCIA de Salazar fu esten
sore di una nuova regola dei cavalieri di
S. Giovanni di Gerusalemme, dopo che
l'Ordine ebbe lasciato Rodi.
La discendenza (mpr) di S. E. il gene
PAGINA 47
rale MICHELE Salazar, rappresentante il
ramo di Calabria gode del titolo di conte,
per R. D. motu proprio, 4 giugno, e RR.
LL. PP. 26 novembre 1925.
Tutti i componenti la famiglia sono ri
conosciuti nel titolo di nobile (mf.) .
I Salazar di Sicilia provenienti dai Sa
lazar di Toledo, e dei quali si ha notizia,
fin dal 1399, furono baroni dell'isola di
Pantelleria (R. Archivio di Stato di Paler
mo, Reg. N. 35, Regia Cancelleria, fol.
225, dell'anno 1618). A questo ramo appar
tenne Andrea Salazar, maestro di campo,
castellano di Castellammare, pretore e se
natore di Palermo, morto nel 1609, e sepol
to nella R. Chiesa della Soledad in Pa
lermo.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nobiltà Italiana e nell'El. Uff. Nob.
It. col titolo di nobile (mf.) in persona di
† S. E. GIOVANNI, presidente di Corte di
Appello, n. Portici 13 marzo 1852, † 1920,
di Vincenzo (n. 1824, † 1896) e di Agnese
d'Ayello dei baroni di S. Irene (n. 1832,
† 1910); spos. Napoli 13 settembre 1883
con Anna Rossetti di Valdalbero.
Figli: Maria, n. 1887; GIUSEPPE, n. 26
febbraio 1894; ANGELA, n. 1895; ANTONINO,
n. 13 giugno 1896; Teresa, n. 1897; Lo
RENZO, n. 1900.
Fratelli: LUIGI, n. Portici 1863, † 1928,
colonnello R. E., spos. con Isabella Si
rombo; EDOARDO, ammiraglio di squadra,
Bali, Gr. Cr. di giustizia, gran priore del
S. O. M. di Malta per Napoli e Sicilia, Gr.
Cr. Ordine Corona d'Italia, gr. uff. Ordine
SS. Maurizio e Lazzaro, decorato di due
medaglie al valor militare.
Figli di Luigi: VINCENZO, Pinetta.
Èpure iscritto nel Libro d'Oro coi titoli
di nobile (mf.), conte (mpr.), in persona
del:
Fratello di Giovanni: S. E. MICHELE, ge
nerale di Corpo d'Armata, comm. Ordine
Militare di Savoia, decorato di quattro me
daglie d'argento al valor militare (n. Na
poli 1859, † 1923), spos. 7 ottobre 1882
con Mariangela dei marchesi Dusmet de
Smours.
Figli: DIEGO, n. 21 luglio 1898, colon
nello di cavalleria, spos.: 1) Roma, 11 no
vembre 1911 con la nob. Marcella dei mar
chesi Theodoli di S. Vito; 2) con Eugenia
PAGINA 48
dei conti Petrangolini; Dorotea, spos. al
generale Gastone Rossi; Isabella, spos. al
sig . Enea Chidelli, ufficiale R. Esercito;
Agnese, spos. al generale B. A. Sir Jack
Foster Newland; TOMMASO, capitano di ca
valleria, spos. Ada Carotti.
Altro ramo
LETTERAS
schi primogeniti. Dal predetto conte Diego
e da sua moglie donna Francesca de Vil
lel, figlia di Giovanni Lopez, nacque Gio
VANNI, che fu nel 1612 commissario delle
munizioni e nel 1627 questore del Magi
strato Straordinario. Il detto Giovanni eb
be due mogli, cioè Giacinta Brasca, figlia
Pure iscritto al Libro d'Oro col titolo del giureconsulto collegiato Bartolomeo, e
di nobile (mf.). Ricon. D. P. 17 marzo
1927.
GIUSEPPE, n. Catanzaro, 26 aprile 1863,
di Pietro (n. 14 gennaio 1828, † 16 giugno
1886), di Filippo, e di Francesca dei mar
chesi De Riso (Catanzaro) .
Fratelli: ROBERTO, n. Catanzaro, 20 gen
naio 1865; ERNESTO, n. ivi 29 agosto 1870,
spos. 7 aprile 1904 con Maria de Majo;
ALFREDO, n. Catanzaro, 7 marzo 1876.
f. f. p. di s.
* SALAZAR.
MM
ARMA: Di rosso a
13 stelle di 8
raggi d'oro, po
ste 10 in cinta e
3. in palo nel
centro, alterna
te; con la bordu
ra d'azzurro ca
rica di 6 castelli
d'oro, merlati di
2 pezzi alla ghi
bellina , 3 per
fianco . ( Cod. Arald. Lombardo, pag. 72;
Ricon. 1771) .
CIMIERO : Un braccio armato, tenente con
la mano di carnagione, una spada posta
in sbarra, al naturale.
DIMORA : Spagna e Milano.
Famiglia oriunda dalla Spagna, trasferi
tasi a Milano nella seconda metà del seco
lo XVI. Don DIEGO, figlio di Sebastiano,
di Diego, primo della famiglia che si tra
sferì in Italia al seguito delle armate, fu
mnalzato al supremo grado di Gran Can
celliere dello Stato di Milano, ed ottenne,
con diploma di re Filippo III del 19 gen
naio 1618, interinato il 20 febbraio succes
sivo, la concessione del feudo di Romanen
go e pertinenze, sul quale, con altro diplo
ma di re Filippo IV del 29 giugno 1627,
potè appoggiare il titolo di conte per ina
Minerva Secco D'Aragona, figlia di Fran
cesco. Dalla prima moglie ebbe LoreNZO,
il quale il 10 giugno 1667 fu ammesso al
patriziato milanese, e sposatosi con Ma
rianna Volpi, di Giulio, diede i natali a
GIOVANNI († 11 ottobre 1738). Questi fu
marito di Margherita Resta, figlia del mar
chese Giovanni Battista, ed ebbe tra gli
altri figli Lorenzo, che il 2 gennaio 1749
fu creato decurione della città di Milano e
con patente dell'8 ottobre 1766 fu creato
ciambellano. Da Lorenzo nacque GIOVAN
NI, che nel 1791 fu pure creato ciambella
no e che, avendo sposato donna Barbara
Vaini di Cremona, diede i natali a LORENZO
e ad ALESSANDRO, che vennero confermati
nell'antica nobiltà nel 1823, il primo anche
nel titolo di conte.
Da Alessandro discendono le persone at
tualmente iscritte nel Libro d'Oro della
Nobiltà Italiana coi titoli di patrizio mila
nese (m.), conte di Romanengo (mpr.),
trattamento di don e donna, in seguito a
D. M. del 26 giugno 1900, e cioè :
GUIDO, di Edoardo, di Alessandro.
Sorella: Gabriella in Rolando.
SALAZAR.
ARMA: Di rosso a
tredici stelle di
6 raggi d' oro,
poste 3,3,3, 3, 1.
DIMORA : Cagliari.
Antica e nobile
famiglia,
prove
niente dalla Spa
gna.
Fin dal principio
del secolo XVII
fissò la sua dimora
c. m.
ad Iglesias, dove il nob. don GAVINO Sala
zar sposò la nobildonna Bernarda Torrel
las. Il loro figlio AGOSTINO, nato nella stes
LETTERA S
sa città l'11 febbraio 1666, intervenne al
Parlamento generale, tenuto in Cagliari
nel 1698, sotto la presidenza del vicerè
conte di Montellano, nella qualità di nobi
le. Il 18 giugno 1702 sposò in Iglesias don
na Eufemia Otger. Dalle loro nozze nacque,
nella stessa città, don GREGORIO, il 17 feb
braio 1725, il quale, il 22 giugno 1760,
sposò donna Rosalia Pintus. Essi ad uno
dei loro figli imposero il nome d'AGOSTINO,
(n. Iglesias 27 febbraio 1763), che sposò
in Cagliari la nobile donna Speranza Oli
var, il 24 gennaio 1784. Da questo matri
monio nasceva ad Iglesias, 11 6 ottobre
1796, il nobile don EFISIO, che sposò don
na Rita Grondona, in Cagliari il 21 settem
bre 1824. Essi ebbero due figli, entrambi
nati ad Iglesias: TOMASO (5 ottobre 1828)
e LUIGI (19 agosto 1837), valenti ufficiali
e valorosi uomini d'arme che presero parte
alle battaglie per l'indipendenza della pa
tria, meritando alte distinzioni.
Il predetto don Tomaso aveva sposato in
Cagliari il 21 aprile 1866 Michela Sanjust,
appartenente a cospicua famiglia dell'ari
stocrazia sarda, dalla quale nacquero quat
tro figli: EFISIO, n. 31 dicembre 1869 a
Milano; GIOVANNI, n. 19 febbraio 1877;
LUIGI, n. 6 settembre 1878 e Francesca
Maria, n. 10 ottobre 1879.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli trasmissibili di cavaliere (m.),
nobile (mf.) e don (mf.), ai maschi e coi
titoli personali di nobile e di donna alle
femmine, in persona di TOMASO, di Efisio,
di Agostino. Figli: EFISIO †, GIOVANNI,
LUIGI, Francesca Maria.
SALE.
s. l.
ARMA: Troncato
di rosso e d'ar
gento, alla croce
lunga con la tra
versa caricante
un cerchio e sul
la troncatura, u
scente da un
monte di tre ci
me, il tutto del
l'uno nell'altro.
DIMORA: Bassano.
PAGINA 49
Antica famiglia di Bassano e discenden
te da quel GIOVANNI a Sale, che nel 1292
era podestà di quella città, carica che co
prirono poi altri due di questa casata. Fu
ascritta al Consiglio Nobile di Bassano e
fu compresa nel catalogo delle famiglie no
bili di detta città ed approvato dal Senato
Veneto nel 1726. Fu confermata nobile
con Sov. Ris. 21 settembre 1821.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Bassano) (mf.),
in persona di MARIO, di Giovanni, di Gio
vanni Antonio, di Giovanni, di Marcan
tonio.
Fratelli:
Teresa;
Adelaide; Vittoria;
FRANCESCO, spos . Verona 18 settembre
1906 con Anna Mazzoni; Maria; Amelia.
Figli di Francesco: Luigia, n. Verona 4
luglio 1907; GIOVANNI, n. Avesa 25 marzo
1909; Teresa, n. Padova 25 marzo 1912;
Elda, n. Padova 8 agosto 1914.
ETTORE, di Pasquale, di Giovanni Anto
nio, di Giovanni, di Marcantonio.
Figlio: ENRICO.
LUIGI, di Girolamo, di Marcantonio, di
Giovanni, di Marcantonio.
Figlie: Elvira, Giuseppina, Erminia.
V. S.
* SALE.
ARMA: D'azzurro
a tre stelle di
otto raggi d'o
ro, due in capo
e una in punta,
con la mezzalu
na montante di
arg. in abisso.
DIMORA : Vicenza
eMilano.
Famiglia di Vi
&
cenza, ascritta
quel Nobile Consiglio. Fu riconosciuta no
bile con D. M. 5 maggio 1901.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di RENATO, n. 1888, di Rodolfo (n. 1850, †
1900), di Prospero, di Vincenzo e di Mad
dalena Passaggia; capitano di compl., de
corato di medaglia di bronzo al val. mil. ,
med. camp. 1915-1918, croce di guerra.
Araldica.
4
PAGINA 50
Fratelli: Editta, n. 1885; SIDEO, n. 1891,
capitano degli alpini, presidente del Na
stro Azzurro vicentino, dec. di medaglia
d'argento e di bronzo al val. mil., croce
di guerra, campagna guerra 1915-18; spos.
luglio 1919 con donna Anna Maria Consi
glia Del Balzo dei duchi di Presenzano.
Figlia di Sideo: Gabriella Maria, n. Sa
vona 2 giugno 1920.
Zii: GIOVANNI BATTISTA, n. 1863, cav.
della Corona d'Italia, ragioniere, spos, con
la nobile Emilia Zanetti; FRANCESCo, n.
1869, dott. in giurisprudenza e belle lette
re, cav. della Corona d'Italia, spos. con
la nobile Beatrice Bocci.
Figlio di Giovanni Battista: ALDO, n.
1888, ingegnere.
V. S.
* SALETТА.
ARMA : D'azzurro,
all'elefante, fer
mo, sulla cam
pagna cucita di
verde, sostenen
te sul dorso una
torre quadrata, il
tutto al natu
rale.
infestis.
DIMORA : Torino e
LETTERAS
DIMORA : Modena.
Oriundi dal Ve
neto, sono però
una propaggine
della nobile fami
glia omonima di
Siena, che, come è
noto, ramificò in
molti luoghi e in
molte città d'Ita
lia. Proclivi alla
vita militare, mol
to si distinsero al servizio della Serenissi
ma. Da FILIPPO, prode ufficiale di guerra,
nacque in Corfù (1719) GIOVANNI, che mi
litò lungamente sotto le insegne della Re
pubblica di Venezia, raggiunse l'altissimo
grado di comandante generale delle truppe
e in tale sua qualità partecipò al celebre
trattato di Campoformio. Il detto Giovan
ni morì nel 1808 in Modena, dove coi figli
LEONARDO E SEBASTIANO aveva fissato la sua
residenza. Leonardo, ufficiale distintissimo,
valente matematico, autore di pregevoli
monografie scientifiche e socio dei Quaran
ta e di altre Accademie d'Italia, ha l'onore
di essere stato il primo direttore dell'Acca
demia Militare di Modena. Il 21 aprile 1783
aveva contratto matrimonio con la contes
sa Alfonsa Moronati, figlia di Girolamo,
MOTTO : Infestus conte e condomino del feudo di Salizzole
nel Veronese, feudo eretto in contea e ori
ginariamente concesso dalla Repubblica
Roma.
S. M. Vittorio Emanuele III concedeva
il titolo di conte a TANCREDI Saletta con
R. D. 17 settembre e RR. LL. PP. 24 di
cembre 1908. Il figlio naturale AugUSTO,
n. a Milano il 18 marzo 1875, fu abilitato
alla successione nobiliare paterna per or
dine di primogenitura con D. R. 30 giugno
e RR. LL. PP. 7 novembre 1912.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di TANCREDI.
Figlio: AUGUSTO.
* SALIMBENI.
1. r. m.
ARMA : Di rosso, a tre fusi d'oro, bene or
dinati.
Veneta alla famiglia Capello. Il suddetto
conte Girolamo, privo di discendenza ma
scolina, valendosi di un diritto che gli era
stato conferito dalle tavole costitutive del
menzionato feudo, con istrumento 12 lu
glio 1774 rinunziò tutte le sue ragioni alle
quattro sue figlie e ai loro discendenti le
gittimi e naturali d'ambo i sessi. Il doge
di Venezia Alvise Mocenigo, a mezzo dei
Provveditori sui Feudi, accordò l'anno se
guente (2 agosto) la rinnovazione del feudo
e del titolo di conte alle predette sorelle
Moronati e discendenza d'ambo i sessi.
Morta la contessa Alfonsa Moronati in Sa
limbeni si fece luogo alla successione del
titolo e del predicato nobiliare in favore
del figlio di lei, Valerio. Questi ricorse per
il
riconoscimento al Tribunale Araldico
Modenese, che era stato istituito dalla re
staurata dominazione Austro-Estense, ma
LETTERAS
la richiesta fu respinta senza addurre mo
tivi, che in realtà furono d'ordine politico,
essendo i Salimbeni invisi al Sovrano. Con
Decreto Ministeriale 30 aprile 1898 venne
riconosciuto a favore del signor FILIPPO,
di Valerio, il titolo di conte di Salisole
(Salizzole), trasmissibile ai discendenti le
gittimi e naturali d'ambo i sessi per conti
nuata linea retta mascolina.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Salisole (Saliz
zole), (mf.), in persona di FILIPPO, di Leo
nardo, di Valerio, di Leonardo e di Alfon
sa Moronati, vedovo di Albertina Gandi
ni, n. 18 giugno 1857.
SEBASTIANO, di Guglielmo, di Valerio, di
Leonardo e di Alfonsa Moronati, n. 20
gennaio 1872.
Fratelli: ALESSANDRO, n. 12 novembre
1873; Enrichetta in Bruno, n. 25 luglio
1878; Maria Adelaide, n. 24 maggio 1880
e. p. v.
SALIMEΙ.
ARMA: Di rosso, a
tre fusi d'oro,
2, I.
DIMORA : Roma.
Si crede che que
sta famiglia discen
da da un ramo dei
Salimbeni di Sie
na, della quale fa
miglia ne assunse
lo stemma, trasfe
rendosi circa il
1428 a Velletri, ove venne ascritta a quel
la nobiltà, coprendo le prime cariche, sì
civili che militari.
Fu un SALIMEI che, nel 1529, coman
dando le milizie di Velletri, sconfisse gli
spagnoli che si avanzavano per occupare
quella città, aiutando poi e sostenendo Pier
Francesco Orsini, che si era reso padrone
di Arsoli.
Nelle Cronache cittadine di Velletri ri
sulta che un Girolamo nel 1540 fu invia
to ambasciatore a Roma al Pontefice Pao
lo III ed avendo assolto onorevolmente il
suo mandato, fu il 1° gennaio 1542 eletto
rettore della città di Velletri e nel succes
PAGINA 51
sivo 1546 acclamato priore, carica che so
stenne fino al 1552.
Un ramo di questa famiglia, trasferitosi
a Roma, acquistò un palazzo in via dei Co
ronari ed un GIOVANNI BATTISTA nel 1769
fu creato conte.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.) e di nobile
di Velletri (mf.), in persona di FRANCESCO,
di Giulio Augusto, di Domenico.
Fratelli: GIUSEPPE, RAFFAELE, Agnese,
ALFONSO.
Figli: GIULIO AUGUSTO, Maria Vittoria,
Margherita.
Cugina (figlia di Achille, di Domenico) :
Maria.
Altro ramo.
GIULIO, di Luigi, di Pietro Paolo.
Fratelli: Teresa in Cortesi; Maria Cele
ste ved. Stevenson; SALVATORE, GIUSEPPE,
ALESSANDRO, AUGUSTO, FILIPPO, CARLO,
ENRICO, Emilia, CESARE.
Figli di Giulio: Elida, FRANCESCO SAVE
RIO.
Figlio di Salvatore: GIUSEPPE.
Figli di Alessandro: Alfredo, Umberto,
GEROLAMO, ENRICO, LUCIANO, MARIO.
Figli di Filippo: LUIGI, Enrico.
Figli di Enrico, di Luigi: Maria Luisa,
Gabriella, GIOVANNI BATTISTA, Anna Ma
ria, EDOARDO, Angela.
Figli di Cesare: GIORGIO, ALFREDO, RAI
MONDO, PIETRO, LUIGI, GUGLIELMO.
Figli di Giuseppe, di Salvatore: Costan
za, ROBERTO ZEFFIRINO.
1. r. m.
* SALINA e SALINA AMORINI BO
LOGNINI.
ARMA : D'azzurro
alla torre qua
drata, fondata
sulla pianura er
bosa, il tutto al
naturale; e sor
montata da tre
gigli d'oro, ordi
nati in fascia e
separați da quat
tro denti di un
rastrello di ros
PAGINA 52
stambecco d'az
zurro, slanciato, caricato sulla spalla di
un giglio d'oro col capo d'Angiò (Bolo
gnini) ; sul tutto d'azzurro alla torre qua
drata, fondata sulla pianura erbosa, il
tutto al naturale; essa torre sormontata
da tre gigli d'oro, ordinati in fascia e
separati dai quattro denti di un rastrello
di rosso, col capo d'oro, carico di un'a
quila di nero (Salina).
Мотто : Leauté.
DIMORA : Bologna.
La famiglia Salina è originaria da Do
modossola (Mozio). GIOVANNI ANTONIO,
marito di Cecilia Borgognoni, fu il primo
che andò ad abitare in Bologna circa nel
1760, ove con gli onesti suoi traffici andò
accumulando una cospicua ricchezza. Que
sti due coniugi ebbero parecchi figli :
GIUSEPPE, che diventò canonico in S. Ma
ria Maggiore; CARLO, che sposò Angela
Nobili e non lasciò discendenza; Maria,
che andò sposa al dott. Giacomo Alessan
drini Vizzani e LUIGI, nato 1'8 dicembre
1762. Uscito dalle scuole del Seminario
Arcivescovile, si diede agli studi legali nel
la pontificia Università bolognese ove si
laureò in ambo le leggi, con molta lode,
il 2 dicembre 1784. Ascritto al Collegio
Civile 1'11 ottobre 1785, e al Canonico il
29 marzo 1788, nell'anno 1794 ottenne la
cattedra di gius civile, poi altra di gius
canonico che tenne sino al 1800. Nel 1801
fu eletto ai comizi convocati a Lione, ove
parlò con forte animo, mostrando il suo
acuto intelletto, sicchè del Comizio compo
sto di quattrocentocinquanta, fu eletto dei
Trenta, ai quali fu dato balia suprema di
riordinare la Repubblica; e poscia scelto
fra i Dodici, cui era riservato di propu
gnare avanti il nuovo senato legislativo il
LETTERA S
so; col capo d'o
ro, carico di u
n'aquila di nero.
ARMA: Inquarta
to : nel rº e 4º
di rosso a tre
stelle, di sei rag
gi d'oro, ordina
te in banda, col
Capo d'Angiò
(Amorini); nel 2º
e 3º d'oro allo
bene del popolo. Da Napoleone fu nomi
nato cavaliere della Corona. Presidente del
Tribunale di appello per le quattro Lega
zioni, membro del Consiglio Provinciale e
della Congregazione Consultiva Arcive
scovile, fu inoltre membro di molte acca
demie, e presidente della Società Agraria
bolognese, per la quale compilò il primo
Statuto. Fra le molte benemerenze di que
sto insigne bolognese, va annoverata la re
stituzione di tutti i tesori d'arte che erano
stati tolti a Bologna nel 1796 dai francesi,
per la quale egli s'adoprò nel miglior
modo.
Ad onorare sì benemerito cittadino, per
spontanea deliberazione di tutto il Consi
glio Municipale, 1'8 marzo 1822, Luigi Sa
lina fu aggregato all'Ordine Nobile di Bo
logna; e con Breve di papa Leone XII del
1'8 marzo 1825, gli fu conferito il titolo di
conte, con trasmissibilità ai di lui discen
denti legittimi e naturali. Fu inoltre buon
letterato e lasciò varie pubblicazioni che si
trovano negli Atti della Società Agraria, e
in quelli delle varie accademie scientifiche
cui era ascritto. Sino dal 1792 aveva spo
sato Maria Maddalena Diolaiti, gentildon
na di nobile casato bolognese. Da questo
connubio nacque CAMILLO che, seguendo
le orme paterne, si laureò nelle lettere e
nelle scienze naturali; fu accademico del
l'Istituto delle Scienze e della benemerita
Società Agraria. Sposò la marchesa Bar
bara di Antonio Bolognini Amorini dalla
quale ebbe quattro figli, due morti in te
nera età, AGOSTINO, nato a Bologna il 28
agosto 1830 e FRANCESCO, nato a Bologna
il 4 dicembre 1825. Agostino, compiuti gli
studi, fu chiamato a coprire cariche impor
tanti nelle pubbliche amministrazioni, pro
tesse le arti ed in ispecial modo i musicisti
rendendosene assai benemerito. In non mi
nor conto fu tenuto il di lui fratello Fran
cesco, che non lasciò discendenza.
Nel 1886 il conte Agostino Salina si fe
ce riconoscere dalla R. Consulta i titoli di
conte palatino, e di nobile di Bologna, tra
smissibili ai suoi discendenti d'ambo i
sessi.
Da Agostino Salina, che sposò la mar
chesa Amalia Mazzacorati, nacque LUIGI,
11 dicembre 1857, che per le sue doti in
tellettuali non si mostrò degenere del suo
LETTERAS
bisavolo. Compiuti gli studi giuridici, im
piegò gran tempo nella vita pubblica; fu
consigliere comunale, provinciale, presi
dente di vari istituti di beneficenza ed uno
dei fondatori dell'Istituto dei ciechi di Bo
logna. Coltivò con amore anche la musica,
nella quale si distinse per alcune composi
zioni eseguite negli Istituti da lui diretti.
Il 19 aprile 1882 sposò in Milano la
contessa Luigia Litta Modignani dalla qua
le ebbe due figli: GIAN ALBERTO, defunto,
senza lasciare discendenti e Maria Amelia
in Brazzetti.
Il secondogenito di Agostino Salina,
GIOVAN BATTISTA, nato a Bologna il 12
agosto 1865, erede del patrimonio dell'avo
materno Amorini Bolognini, ultimo di
scendente dell'antica e nobile famiglia bo
lognese, della quale chiese ed ottenne l'ag
giunta del cognome Amorini Bolognini, e
con decreto del 14 marzo 1894 la rinno
vazione del titolo trasmissibile di marche
se, già esistito nella predetta famiglia A
morini Bolognini, sposò a Marsiglia il 29
novembre 1893 Maria Mimbelli, e da que
sta unione derivano i viventi.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese (mpr.), di no
bile di Bologna (mf.), e di conte palatino
(mf.), in persona di GIANAUGUSTO, di Gio
vanni Battista, nato il 20 dicembre 1899
e Andreina, nata il 26 agosto 1894, moglie
del marchese Carlo Torrigiani dei principi
di Scilla.
SALINO.
1
f. g.
ARMA: D' azzurro
alla banda di
rosso, orlata d'o
ro, accompagna
ta da due saliere
d' argento; col
capo d'oro, al
l'aquila corona
ta, di nero.
DIMORA : Torino.
Antica e notevo
le famiglia di Ca
vaglià (Biella) con memorie dal sec. XIII.
PIETRO, che viveva nel 1241, e BONGIOVAN
NI nel 1259 furono notai. GIOVANNI (1485),
PAGINA 53
del notaio Bernardo, fu avvocato, giure
consulto, professore di leggi all'Universi
tà di Torino e valente scrittore. GIOVANNI
(1681), pronipote del predetto, fu anch'e
gli professore nell'Università di Torino, e
ugualmente fu professore altro GIOVANNI
(1721), nipote di costui. TEONESTO (n.
1770; + Torino, 23 gennaio 1842), figlio
del notaio Giovanni Pietro, che fu avvo
cato, magistrato, prefetto, ottenne per le
sue benemerenze la concessione del titolo
di conte il 30 maggio 1837 per sè e per i
due figli Augusto e IPPOLITO, natigli dal
la seconda moglie Rosalia del conte Gia
cinto Viarana, coll'obbligo di due mag
gioraschi a fondare di lire diecimila di red
dito, per ciascuno.
Il secondogenito Ippolito (n. 23 luglio
1810; † Torino, 13 gennaio 1880) ebbe dal
la sua consorte Eugenia Caselli, EUGENIO
(n. Torino, 14 febbraio 1854; † ivi, 1º mar
zo 1858), che gli premorì.
Augusto (n. 14 marzo 1818; † Torino,
16 marzo 1878) sposò Emilia Ponza di San
Martino e furono suoi figli GIUSEPPE AL
FREDO (n. Torino, 1870) e Maria (n. Tori
no, 20 gennaio 1859), che sposò (1890) il
generale Carlo Alberto dei marchesi Mo
relli di Ticineto e dei conti di Popolo. Giu
seppe Alfredo ebbe dalle sue nozze (1895)
con Giulia del conte Stefano Melegari
Franchini: Emilia, AUGUSTO e STEFANO.
Fratello del conte Teonesto fu Lorenzo (†
1853), da cui nacquero : PIETRO (n. Cava
glià, 12 agosto 1812; † Torino, 19 gennaio
1905), che fu tenente generale, decorato di
tre medaglie al valore e si distinse nelle
campagne del '48, '49 e '59; CARLO (+
1863), che fu console generale, e LUIGI,
che fu intendente generale e quindi segre
tario generale del Ministero degli Interni.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di GIUSEPPE ALFREDO, di Pietro, di Teo
nesto.
Figli: Emilia, AUGUSTO.
Sorella: Maria, in Morelli.
SALIS.
l. b.
ARMA : D'azzurro al monte uscente dalla
pianura erbosa, il tutto al naturale, con
un sole d'oro nel punto del capo.
DIMORA: Masullas.
PAGINA 54
mi gentilizie, trasmissibili ai suoi figli e di
scendenti maschi. Dal suo matrimonio con
D. Caterina Diana, nacque ad Ales, il 29
nov. 1722, il figlio IGNAZIO, che sposò don
na Angela Diana, da cui ebbe GIUSEPPE,
che, n. in Ales il 23 settembre 1767, sposò
donna Stefania Cocco. Da queste nozze
nacque a Simala, il 30 luglio 1797, il figlio
NICOLÒ, che sposò donna Giuseppa Sanna.
Essi ebbero due figli, entrambi nati in Si
mala : GIUSEPPE, il 30 settembre 1831 e
Maria, il 27 settembre 1836. Il predetto
Giuseppe sposò donna Maria Diana ed eb
be il figlio NICOLÒ, n. a Masullas il 14
aprile 1872, che sposò donna Elisabetta
Puddu, da cui ebbe : Maria Giuseppina,
GIUSEPPE, CARLO, Elvira e Doloretta.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli trasmissibili di cavaliere (m.), no
bile (mf.) e don (mf.), ai disc. maschi e coi
titoli personali di nobile e di donna alle
femmine, in persona di NICOLÒ, di Giusep
pe, di Nicolò. Figli: Maria, Giuseppina,
GIUSEPPE, CARLO, Elvira, Doloretta.
Zia: Maria.
* SALIS (SALIS ZIZERS) .
s. l.
0
ARMA: Inquarta- DIMORA: Tirano e Milano.
to: nel 1º e 4º
d'oro al salice
sradicato di ver
de; nel 2º e 3º
palato di rosso e
d'argento.
DIMORA : Tirano e
Milano.
Maria Felicita,
figlia di Ulisse Sa
lis e vedova del no
LETTERA S
In considerazio
' ne di particolari
benemerenze Vit
torio Amedeo II,
re di Sardegna, coi
diplomi in data 5
agosto 1729, conce
deva ad IGNAZIO
Salis, di Ales, i ti
toli di cavalierato
e di nobiltà; non
chè l'uso delle ar
bile Francesco Sertoli, con R. D. 25 set
tembre 1910 е RR. LL. PP. 9 aprile 1911,
ottenne di poter trasmettere al proprio fi
glio primogenito il titolo di conte (vedi
SERTOLI SALIS).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte, in persona di
MARIA FELICITA, di Ulisse, di Rodolfo.
V. S.
SALIS.
ARMA:
;
Inquarta
to : nel 1º e 4º di
oro al salice sra
dicato di verde;
nel 2º e 3º palato
di rosso e d'ar
gento (alias : nel
secondo anche di
argento a tre pali
di rosso).
Alias: Troncato :
nel 1º d'oro al
salice, sradicato,
di verde; nel 2º
bandato d'argen
to e di rosso.
CIMIERO : Una
donna nuda di
carnagione, coro
nata d'oro, aven
te, al posto delle
due braccia, due
ali, una d'argen
l'altra di
to e
rosso.
Alias: Un'aquila bicipite di nero, imbec
cata, armata e coronata d'oro.
Мотто: Mihi sunt pro fructibus arma.
È questa un'antica ed illustre famiglia
dei Grigioni, che si diramò in molte linee,
una delle quali si stabilì in Val Pregallia
ed in Tirano. Lasciando alla leggenda la
asserzione di alcuni storici che un TAZIO
Salis O SALINICUS fosse luogotenente della
Rezia nel tempo in cui vi si stabilirono gli
Etruschi, è certo però che trattasi di una
prosapia assai antica e feconda di uomini
illustri. Molti furono i capitani che godet
tero grande fama sotto gli imperatori ger
LETTERA S
manici, i re di Francia, la Repubblica ve
neziana, i duchi di Milano, ecc.
RODOLFO ed ANDREA erano signori sin dal
913; un altro ANDREA fu capitano di Fede
rico I in Siria e avo di un Rodolfo, che fu
il capostipite di tutti i dieci rami di questa
famiglia e che presero il nome di Salis Sils
e Samaden, Salis Marschlins, Salis Riet
berg e Coira, Salis Jenins e Aspermont,
Salis Maienfeld, Salis Haldenstein, Salis
Zizers e Tirano, Salis Soglio (suddivisa
nelle case Battista, di Mezzo, Antonia,
Tagstein e Bondo), Salis- Seewis e Salis
Grüsch.
Un RODOLFO nel 1200 fu podestà della
Pregallia, ove un ramo della sua famiglia
prese appunto il nome del villaggio di So
glio di cui ebbe il dominio e del cui ca
stello, da esso abitato fin verso la Rivolu
zione francese, non restano oggi che pochi
ruderi.
Si vuole che nove fratelli Salis combat
tessero alla famosa battaglia di Mongarten
e tutti vi rimanessero uccisi. Un altro Ro
DOLFO ancora si affermò alla testa dei Gri
gioni nelle guerre del Milanese contro i
Francesi a Novara e a Marignano, ove per
dette la vita nel 1515. Un ERCOLE nel 1618
fu a capo della parte protestante contro i
Plata, che erano cattolici e favorevoli agli
Spagnoli, dando prova di grande valore
nelle guerre di quel tempo. Per la stessa
causa e in quell'epoca si distinse pure un
ULISSE e specialmente a Chiavenna contro
il Duca di Ferial fomentatore del'insurre
zione valtellinese. Trasferitosi poi nei Pae
si Bassi, fu insignito del titolo di mare
sciallo di campo, indi ebbe il governo di
Coni e prese poi parte agli assedi di Nizza
e di Tortona.
Altri furono marescialli di Francia, ge
nerali imperiali, capitani dei Grigioni,
luogotenenti, podestà, commissari, landa
mani, giudici e landrogti nelle Dieci Di
ritture, sia in Pregallia che altrove.
Il ramo dei Salis Zizers di Tirano, il 26
agosto 1694 ebbe il titolo di conte del Sa
cro Romano Impero.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte del S. R. I. (m.),
in persona di FILIPPO, di Rodolfo, di Ro
dolfo.
V. S.
PAGINA 55
* SALLIER (SALLIER DE LA TOUR).
ARMA: Partito di
nero e di verde,
al cavallo d'ar
gento, spaventa
to,
attraver
sante.
CIMIERO : Leone
d'oro, nascente.
SOSTEGNI : Due
leoni d'oro, af
frontati e rimi
ranti.
Мотто : Post funera laetor.
DIMORA: Torino.
Famiglia oriunda da Tournon nella Ta
rentasia, che si illustrò con egregi perso
naggi che ebbero altissime cariche presso
i sovrani Sabaudi. Capostipite noto è PIE
TRO, il quale giurò nel 1576 fedeltà al Duca
di Savoia. Nell'atto d'omaggio è qualifica
to nobile. Suo figlio, EuSTACCHIO, fu com
missario ducale e notaio. Sposò nel 1578
una damigella Fourrier e da queste nozze
nacque UMBERTO, il quale fu nobilitato col
figlio ANTONIO il 20 aprile 1634 (conferma
18 dicembre 1639) per i servizi prestati al
Duca di Savoia in specie nell'assedio di
Vercelli.
Antonio, detto « de la Tour », fu caрі
tano di fanteria al servizio Sabaudo distin
guendosi specialmente nell'assedio di Ver
rua. Sposò Gasparda del nobile Claudio de
Cerisier e fu suo figlio, fra gli altri, FILI
BERTO (battezzato 12 febbraio 1643; † Tour
non, 8 dicembre 1708), che fu presidente
della Camera dei Conti, consigliere di
S. A., ministro e segretario di Stato per
gli Affari di guerra (1699). Essendo abilis
simo fu impiegato in trattative diplomati
che e nella sua qualità di ambasciatore
a
La Haye partecipò al Congresso di Ry
swich (1697). Acquistò dai Gesuiti il 7 lu
glio 1688 la signoria di Bourdeau, di cui
fu infeudato col titolo baronale, e 1'8 set
tembre 1700 fu infeudato col titolo mar
chionale di Cordon e Combloux (interina
zione 29 aprile 1703). Sposò (1704) Mar
gherita di Vittorio Emanuele Bertrand de
la Pérouse e da queste nozze nacque GIU
SEPPE FRANCESCO (n. Tournon, 7 marzo
1706; † 1779), che fu ambasciatore in Spa
.
PAGINA 56
gna, governatore della città e provincia di
Asti, e comandante generale del ducato di
Savoia. Acquistò il 18 ottobre 1755 il feu
do di Chevron da suo cognato il conte Val
perga, di cui fu investito il 6 febbraio 1756
col titolo baronale. Suo figlio primogenito
VITTORIO AMEDEO (n. 24 febbraio 1726; +
Torino, 24 gennaio 1800), che morì senza
lasciare discendenza, seguì con onore la
carriera delle armi raggiungendo il rº apri
le 1789 il grado di tenente generale. Fu
pure ministro all'Aja, inviato straordinario
a Londra (1774) e ambasciatore a Parigi
(1788).
Continuò la linea GIUSEPPE MARIA AME
DEO (n. Chambéry, 31 marzo 1732; † To
rino, 23 marzo 1820), che fu tenente gene
rale di cavalleria (1794) e governatore di
Novara (1799). Il 13 novembre 1799 fu
creato cavaliere della SS. Annunziata, e
nel 1814 maresciallo di Savoia. Sposò
(1772) Adele di Giuseppe Ducloz d'Ezery
conte di Bonne e fu suo figlio, fra gli al
tri, VITTORIO AMEDEO (n. Chambéry, 18
novembre 1773; † Torino, 19 gennaio
1858), che, come ufficiale di cavalleria,
combattè nella guerra delle Alpi; servì poi
in Austria, quindi in Inghilterra. Fondò
in Sicilia, sotto Lord Bentinck, una le
gione anglo-italiana, della quale fu gene
rale; partecipò alle campagne del Porto
gallo e della Spagna. Alla restaurazione
comandò la spedizione sarda di Grénoble
e l'esercito reale contro i rivoluzionari del
1821. Ebbe inoltre le cariche di governa
tore generale degli Stati di Terraferma
(1821), di primo segretario di Stato per l'e
stero (1822), di luogotenente generale del
Regno (1829), di maresciallo (1835), di vi
ce-presidente del Consiglio di Stato (1835) .
Il 3 aprile 1848 fu nominato senatore del
Regno. Sposò (1819) Marietta Galleani di
Agliano e nacque da queste nozze, fra gli
altri, CARLO FELICE (n. Torino, 9 marzo
1824; † ivi, 13 febbraio 1893), che fu co
e
lonnello
ufficiale d'ordinanza del Re
Vittorio Emanuele II. Fu riconosciuto nei
titoli nobiliari con D. M. 27 ottobre 1889.
Sposò (1856) Marta del visconte Arturo
Ruinart de Brimont e furono suoi figli
VITTORIO AMEDEO e GIUSEPPE, autore que
st'ultimo di una linea secondogenita.
Vittorio Amedeo (n. Torino, 4 gennaio
LETTERAS
1858; † 1924), che fu maggiore di cavalle
ria e cav. di Malta (1903), sposò Maria
Luisa del visconte Federico Desmanet de
Biesme e da queste nozze nacquero : Elsa
(n. 25 settembre 1891), che sposò don
Theodolo dei marchesi Theodoli, CARLO
ANTONIO (n. Torino, 6 ottobre 1893), che
è dottore in scienze e impiegato al Mini
stero degli Affari Esteri, GIOVANNI (n. To
rino, 13 settembre 1895) e Maddalena (11.
Torino, 15 luglio 1897) . Carlo Antonio
sposò (1922) Fiorenza Fanny Vagnière.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.), marchese di
Cordon e Combloux (mpr.), barone di
Chevron (mpr.), signore di Bourdeau
(mpr.), in persona di CARLO ANTONIO, di
Vittorio Amedeo, di Carlo Felice, di Vit
torio Amedeo.
Fratelli: Elisabetta, GIOVANNI, Maria
Maddalena.
1. b.
* SALLIER DE LA TOUR (SALLIER
DE LA TOUR DI CALVELLO).
AAA
ARMA: Partito :
nel 1º partito di
nero e di verde,
al cavallo d'ar
gento, spaventa
to, attraversante
(Sallier de la
Tour) ; nel 2º
troncato cunea
to d'argento e di
nero, il primo a
tre conchiglie al
naturale ordinate in fascia (Ruffo).
CIMIERO : Un leone d'oro, nascente.
SOSTEGNI : Due leoni d'oro, affrontati e ri
miranti.
Мотто : Post funera laetor.
DIMORA : Palermo.
Giuseppe (n. Orio, 17 settembre 1860),
di Carlo Felice, che fu primo segretario di
legazione e ministro all'Aja, sposò (1893)
Paolina del marchese Corio e di Giustina
Ruffo di Castelcicala, erede del ducato
napoletano di Calvello, onde l'eredità, ma
ritali nomine, del principato di Castelcica
la, e dei titoli di duca e di duca di Calvel
LETTERAS
lo, riconosciutigli con D. M. del 20 otto
bre 1907. Dalle citate nozze nacquero FI
LIBERTO E PAOLO. Filiberto (n. Roma, mag
gio 1894) venne, per anticipata successio
ne della madre, con D. M. del 18 ottobre
1919 riconosciuto nel titolo di principe di
Castelcicala, mentre già il 4 dicembre 1908
aveva ottenuto D. M. di ampliazione di
arma. Sposò (Palermo, 20 marzo 1920) Ma
rianna Beccadelli, principessa di Campo
reale, dalle quali nozze nacquero Fiorenza SALMAREGGI.
(n. Palermo, 30 ottobre 1923) e PAOLO (n.
Palermo, 29 gennaio 1928) .
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di principe di Castelcicala
(m. n.), duca (m. n.) duca di Calvello (m.
n ), nobile dei marchesi di Cordon (mf.),
nobile dei conti (mf.), in persona di GIU
SEPPE, di Carlo Felice, di Vittorio Ame
deo.
Figlio: FILIBERTO.
Figli di Filiberto: Fiorenza, PAOLO.
1. b.
* SALLIER DE LA TOUR CORIO.
ARMA: Partito :
nel 1 partito di
nero e di verde,
al cavallo d'ar
gento, spaventa
to, attraversante
(Sallier de la
Tour) ; nel 2°
troncato cunea
to d'argento e di
nero, il primo a
tre conchiglie al
naturale ordinate in fascia (Ruffo) .
CIMIERO: Un leone d'oro, nascente.
SOSTEGNI : Due leoni d'oro, affrontati e ri
miranti.
Мотто: Post funera laetor.
DIMORA : Palermo.
Paolo (nato Orio Canavese, 24 agosto
1899), secondogenito di Giuseppe, che è
segretario di Ambasciata, ottenne, con R.
D. motu proprio dell'11 marzo 1926 e RR.
LL. PP. del 2 successivo dicembre, la con
cessione del titolo di duca. Il 4 dicembre
1908 aveva, col fratello Filiberto, ottenuto
ampliazione di stemma, e con R. D. To di
PAGINA 57
cembre 1925 aveva ottenuto l'autorizzazio
ne di aggiungere al proprio il cognome
Corio.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di duca (mpr.), nobile dei
marchesi di Cordon (mf.), in persona di
PAOLO, di Giuseppe, di Carlo Felice.
l. b.
ARMA: ?
DIMORA : Spello.
Famiglia di Spel
lo, che ottenne l'a
scrizione a quella
nobiltà per i di
scendenti d'ambo i
sessi da GIOACCHI
NO Salmareggi nel
1836.
La famiglia è
iscritta nell'Elenco
ARMA
?
Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Spel
lo (mf.), in persona di AGOSTINO, di Fran
cesco, di Gioacchino, n. a Spello nel 1883,
spos. il 26 aprile 1919 con Giacomina
Guidi.
Figli: MARIO ANTONIO, n. a Spello 17
giugno 1921; Livia Maria, n. ivi 18 feb
braio 1923; ANTONIO, n. ivi 29 dicembre
1925..
SALMI.
ARMA: Troncato
nel 1º d'azzurro
all'arpa accom
pagnata da tre
comete male or
dinate, il tutto
d'oro; nel 2º di
oro all'elmo di
acciaio piumato
di rosso al na
turale, rivoltato;
sulla troncatura
v. ১.
un nastro di rosso svolazzante carico in
lettere d'argento del motto : Ne sileat.
DIMORA : Urbino.
Famiglia originaria da Bologna. GIUSEP
PAGINA 58
PE, era capitano dei cavalieri di Napoleone
I e si trovò alla disfatta di Waterloo. Non
avendo voluto passare sotto re Luigi Filip
po, fu esiliato in Grecia. A Corfù gii nac
que ERCOLE, che si portò in Urbino, quale
ingegnere provinciale e dove, per i suoi
meriti e per essersi imparentato con nobili
.
famiglie di detta città, il 1° febbraio 1841
ottenne di essere aggregato a quella nobil
tà con tutta la discendenza in perpetuo.
La famiglia è iscritta nell'Elenco Nob.
Uff. Ital. col titolo di nobile di Urbino
(mf.), ed è rappresentata da ERMANNO, di
Emilio e Agabiti Maria, nato in Urbino
25 marzo 1889.
Fratelli: a) LUIGI, n. 12 agosto 1895;
b) AUGUSTO, n. 30 ottobre 1896; c) Ain
zara, n. 11 giugno 1912.
p. c. b. o.
* SALOMONE.
ARMA: Di rosso
alla croce d'o
ro accompagnata
nel primo canto
ne da due trian
goli equilateri
dello stesso, con
trapposti ed in
trecciati; nel 2º
LETTERAS
Figli: GUGLIELMO e Anna Maria.
Figlie di Guglielmo: Concettina in La
delfa e Maria Carmela in Drago.
V. S.
SALTINI.
ARMA : D'azzurro,
al sole in abis
so, accompagna
to da tre stelle
di 6 raggi, due
in capo ed una
in punta, il tut
to d'oro.
DIMORA: Modena.
Famiglia di ono
revole ceto elevata
al patriziato con
deliberazione del Tribunale Araldico Mo
denese il 10 febbraio 1826. Nel secolo XVI
fiorì in Modena GUGLIELMO Saltini (morto
1601), medico e letterato di buona reputa
zione, che potrebbe essere, ma non osiamo
affermarlo, un antenato della attuale fami
glia Saltini.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Modena (m.)
per i discendenti da Giuseppe (1826).
e. p. v.
da una stella di
otto raggi d'ar- SALUZZO (MENSA VESCOVILE DI) .
gento; nel 3º da
un semivolo d'oro; nel 4º da una punta
d'oro posta in banda ed uscente dall'an
golo sinistro inferiore dello scudo e ca
ricata da tre bande del campo ritirate
ARMA: Del titolare
« pro tempore ».
Pagno fu feudo
del priorato dei
verso il lembo destro.
DIMORA: Nicosia.
Famiglia siciliana, nella quale passò il
titolo di barone che fu già dei di Falco.
S. M. Vittorio Emanuele III, re d'Ita
lia, con RR. LL. PP. di R. Assenso del 23
giugno 1927, autorizzò GIUSEPPE Salo
mone, n. Nicosia 12 marzo 1897, figlio di
Guglielmo e di Anna Maria di Falco, ad
assumere e trasmettere, in linea di primo
genitura maschile, il predetto titolo.
SS. Pietro
e
Co
lombano di Pagno
dipendente dal mo
nastero della No
valesa e ne furono
ARMA
DEL
TITOLARE
PRO TEMPORE"
investiti i commen
datori del priorato.
Il 13 agosto 1764,
mediante bolle pontificie, veniva soppresso
il precitato priorato, i cui diritti venivano
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital.
e
nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (mpr.), in perso
na di GIUSEPPE, di Guglielmo.
riuniti alla Mensa vescovile di Saluzzo. Il
3 gennaio 1765, e successivamente il 17
luglio 1784, il Vescovo di Saluzzo ottenne
l'investitura del feudo di Pagno col titolo
signorile.
LETTERA S
Il Vescovo « pro tempore » è iscritto
nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte,
signore di Pagno.
1. b.
SALUZZO (Cuneo) (COMUNE).
S
ARMA: Troncato :
nel 1º d'azzurro
alla lettera S
maiuscola roma
na d'oro; nel 2º
d'argento pieno.
(Consegn. 1614).
Alias: Troncato di
azzurro e d'ar
gento alla lettera
S maiuscola
ro
mana attraver
sante, d'oro nel
primo e d'azzur
ro nel secondo.
S
S
(Consegn. 22 no
vembre 1687) .
Alias: Troncato di
azzurro e d'ar
gento alla lettera
S maiuscola ro
mana dell' uno
all' altro , attra
versante.
La Città di Sa
luzzo, mediante R.
Assenso 30 maggio
1746, acquistava il
2 giugno uccessi
vo, per il prezzo di
L. 9150, dal conte
avv. Agostino Ca
landra il feudo di
Santa Croce (casci
nale della via dei
Romani, via deiRe
e della Croce), di
cui il precitato era
stato infeudato il 22 febbraio 1743 e inve
stito col titolo comitale 1'8 marzo succes
sivo. Il 23 giugno 1746 la Città di Saluzzo
veniva investita del feudo di Santa Croce
col titolo comitale.
Il Comune è iscritto nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Santa Croce.
1. b.
PAGINA 59
* SALUZZO (DI).
ARMA: D'argento,
col capo d' az
zurro. Lo scudo
accollato
all'a
quila bicipite
imperiale.
CIMIERO : Un'aqui
la di nero, coro
nata d'oro, lin
guata di rosso,
nascente.
Мотто : Noch.
DIMORA : Torino.
È la gran famiglia aleramica, sovrana
di Saluzzo e del marchesato. Ne die
dero la genealogia il Litta (Famiglie cele
bri) e il barone Manuel di S. Giovanni per
il ramo di Dogliani. Ne sono superstiti il
ramo di Paesana e il ramo di Monterosso.
Del ramo di Paesana è capostipite Az
ZONE, figlio del marchese Tommaso II,
morto novantenne intorno al 1425, detto il
Buono, il Giusto. Signore di Monasterolo,
di Castellar, di Crissolo, Oncino, Paesana
per testamento paterno del 15 agosto 1358,
fece omaggio per Castellar al conte di Sa
voia il 3 luglio 1363. Sposò Onofria Della
Rovere di Vinovo e ne ebbe GIOVANNI (†
1445) da cui venne una larga e lunga di
scendenza, illustratasi nelle armi, nelle let
tere, nella magistratura, nelle cariche di
Corte. Degni di ricordo : BALDASSARE (1512
1562), scudiere di Enrico II, re di Francia;
GIAN ANDREA († 1529), scrittore del noto
Charneto ossia Memoriale (1482-1528),
pubblicato da Vincenzo Promis (Misc. st.
ital. , Torino, 1869, VIII, 409); GIANGIA
сомо († 1666), che ottiene la prima inve
stitura comitale del suo ramo (10 dicembre
1658); BALDASSARE († Torino, 29 giugno
1736), che senatore di Piemonte (2 giugno
1692) , consigliere del S. S. R. Consiglio
di Sardegna, costruì il grandioso palazzo
di Torino (via Consolata, 1), e fondò la
cappella di S. M. Maddalena de' Pazzi nel
Carmine di Torino; FEDERICO (n. Torino,
19 agosto 1728, † 17 gennaio 1783), già
cav. di Malta, poi dispensato; LUIGI (n.
Torino, 3 aprile 1775, † ivi, 26 novembre
1860), cav. di Malta, paggio del principe
di Carignano, maggior generale in ritiro
PAGINA 60
(1833), grande di Corte (1846); CARLO
IGNAZIO (n. Torino, 31 luglio 1754, † ivi,
23 maggio 1809), gentiluomo di Camera (7
dicembre 1789).
Dal conte Carlo Ignazio, che ebbe nume
rosa prole, nacque a Torino, il 3 agosto
1802, il conte ALESSANDRO, padre, alla sua
volta, di larga figliolanza, fra cui, primo
genito, FEDERICO (n. Torino, 25 agosto
1827, † ivi, 8 dicembre 1896), che, a ricor
do dell'antico titolo marchionale domesti
co, veniva creato marchese con R. Decreto
31 luglio 1879. Dal suo matrimonio (1857)
con Aurelia del cav. Marcantonio Cachera
no di Bricherasio, morta il 26 marzo 1901,
nacquero, fra altri figli, il marchese MAR
co, che, senatore del Regno e presidente
della Commissione Araldica piemontese, la
sciò negli alti uffici di governo da lui oc
cupati fama intemerata di gentiluomo insi
gne, e LODOVICO MANFREDI, al quale, per
refuta del fratello, fu rinnovato il titolo di
conte di Crissolo con R. D. 22 genn. 1893.
Del ramo di Monterosso è capostipite
EUSTACCHIO (morto 1405), figlio del mar
chese di Saluzzo Tommaso II.
Eustacchio procred FEDERICO GIOVANNI,
il quale ebbe dalla moglie Margherita, di
Gian Galeazzo Saluzzo di Farigliano, fra
altri figli, GIANGIACOMO. Costui diede luo
go alla linea di Pradleves, da cui diramd
nel secolo XVII, con GIAN LUIGI, la linea
minore di Monesiglio. Avevano titolo di
conti di Cervignasco e Monesiglio, conti
di Valfenera e Castelletto-Stura e signori
di Montemale, Pradleves, San Pietro di
Monterosso e Valgrana.
Gian Luigi, predetto, sposò Emanuella
Fresia di Oglianico e ne ebbe cinque figlio
li; primogenito, ALESSANDRO, che, capita
no nelle Guardie, morto a Torino il 1° feb
braio 1725, ereditò dalla moglie Olimpia
Elisabetta Caldera il feudo di Monesiglio.
Il suo primogenito, LUIGI, capitano nei
Dragoni di Genevois, morto nel 1770, fu
padre del conte GIUSEPPE ANGELO, nato il
2 ottobre 1734 e morto il 16 giugno 1810.
Di Giuseppe Angelo basti dire che fu,
col Lagrange e col Cigna, fondatore della
Reale Accademia delle Scienze di Torino :
titolo sommo di gloria duratura. Da lui e
da Maria Margherita Cassotti di Casalgras
so nacque in Torino, il 12 ottobre 1775,
LETTERAS
ALESSANDRO, primogenito di sei fratelli.
Rapida e splendida la sua carriera. Sottote
nente nel Reggimento Piemonte nel 1788;
capitano nello Stato generale nel 1794; se
gretario del Consiglio di Reggenza nel
1814; colonnello dei carabinieri nel 1819;
maggior generale e primo segretario di Sta
to per la Guerra e Marina dal 17 novembre
1820 al 12 marzo 1821; ministro in Russia
nel 1822; ministro di Stato il 1° settembre
1831; presidente della sezione dell'Interno
nel Consiglio di Stato il 15 settembre 1831;
grande di Corona; gran cordone dei SS.
Maurizio e Lazzaro nel 1839; cavaliere del
l'Ordine Supremo della SS. Annunziata il
30 settembre 1840. La Reale Accademia
delle Scienze di Torino lo nominò suo
socio il 21 marzo 1822 e suo presidente
il 18 novembre 1838. Eletto tra i primis
simi 26 soci della Regia Deputazione di
storia patria col Brevetto di fondazione
del 20 aprile 1833, ne fu proclamato vice
presidente il giorno stesso. Il Congresso
degli Scienziati lo nomind suo presidente
nel 1840. Combattè le guerre del Piemon
te dal 1792 al 1799 e Napoleone I lo auto
rizzò, il 27 agosto 1812, a provvedersi di
un titolo imperiale. Aveva sposato, il 23
agosto 1818, Teresa Maria Luisa Arborio
di Breme, vedova Pastoris di Borgaro
e
Frichignono di Castellengo, la quale lo
precedette di tre anni nel sepolcro senza
avergli dato prole. Egli morì a Torino il
10 agosto 1851, a 76 anni.
Non ha guari, furono pubblicate da Ma
rio Zucchi le sue interessantissime Meто
rie, che gettano tanta luce di storia sui
primi decenni della restaurata Monarchia
di Savoia. Alessandro ebbe, come è ben
noto, tre fratelli, ANNIBALE, CESARE e Ro
BERTO, come lui
esempio unico
cava
lieri dell'Ordine Supremo della SS. An
nunziata, ed ebbe per sorella Diodata, che
fu la poetessa del suo tempo più ammirata
per altezza di sentimento e di eloquio.
Fratello di Gian Luigi suddetto era CAR
LO, detto il conte di Monterosso, morto
nel 1695. Anche il figliolo suo, PAOLO AN
TONIO, morto nel 1743, detto prima il cava
liere di Pradleves, assunse poi il titolo co
mitale di Monterosso per investitura del
27 agosto 1737. Fu padre di CARLO DOME
NICO († 1778), avo di CHIAFFREDO († 1815),
LETTERA S
bisavolo di PAOLO DEFENDENTE (n. Saluz
zo, 16 aprile 1801, † 19 maggio 1861). Il
figlio di Paolo Defendente, CESARE (n. Sa
luzzo, 24 luglio 1837), fu sindaco di Sa
luzzo, deputato al Parlamento nelle legi
slature XII, XIII, XIV e senatore del Re
gno (26 gennaio 1889).
La famiglia, per quanto riguarda il ra
mo di Paesana, è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese (mpr.), signore
di Castellar con Oncino, Ostana e Paesana
(mpr), barone di Fenis e La Riviera
(mpr), nobile dei marchesi di Saluzzo
(mf ), in persona di MARCO, di Federico,
di Alessandro, n. 24 aprile 1866, † 19 ot
tobre 1928; spos. 1890 con Maria dei mar
chesi De Mari.
Figlie: Artemisia, n. 17 ottobre 1892;
spos. 3 febbraio 1913 al marchese Carlo
Del Carretto; Aurelia, n. 7 ottobre 1893;
spos. 17 gennaio 1916 al nobile Edoardo
Scozia dei marchesi di Calliano; Maria, n.
14 marzo 1895; spos. aprile 1917 al mar
chese Carlo Spinola.
Fratello: LODOVICO MANFREDO, conte di
Crissolo, n. 1873; spos. 1899 con Maria
Arduini, t.
Per quanto riguarda il ramo di Monte
rosso, la famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'El. Uf. Nob. Ital.
coi titoli di conte.(mpr.), signore di Mon
temale, Monterosso e Pradleves (mpr.), si
gnore di S. Pietro di Monterosso (mpr.),
signore di Valgrana (mpr.), signore di Cer
vignasco (mpr.), in persona di CESARE †,
di Paolo Defendente, di Felice Maria
Chiaffredo.
* SALUZZO.
m. z.
ARMA: Troncato:
di azzurro e di
argento al leone
d'oro, nascente
dalla troncatura.
DIMORA : Napoli.
L' Aldimari nel
libro « Famiglie
nobili », Napoli,
1691, la dice nobi
le di Savona da do
ve passò in Geno
PAGINA 61
va. Riporta ANTONIO, vescovo della sua
patria, nel 1202; GIORGIO, figliolo d'Eu
stachio, signore di Vallegrana e Monteoro
xio, vescovo di Augusta Pretoria. Questi,
nel Concilio di Basilea, fu uno degli elet
tori per la nazione italiana; e poi fu con
sigliere del duca di Savoia. Passata in Ge
nova, venne aggregata a quel patriziato al
l'albergo Calvi, nel 1528, e dette un doge
alla Repubblica nel 1673 in persona di
AGOSTINO; e GIACOMO fu ambasciatore di
Genova all'imperatore di Germania nel
1600.
È tradizione nei Saluzzo di Genova, di
appartenere alla stirpe dei marchesi di Sa
luzzo, però alcuni autori escludono tale di
scendenza; chè per accertarsi dell'attendi
bilità o meno di tale tradizione potrebbero
consultarsi, con probabilità di riuscita, i
processi del Sovrano M. O. di Malta, Or
dine nel quale furono ricevuti per giusti
zia i Saluzzo di Saluzzo, dal 1597, come
quarto della famiglia Asinari (Arch. di
Stato di Torino, tomo lett. A. I. 4); quelli
di Torino, dal 1662, come quarto della fa
miglia Rovere (Arch. Ordine di Malta
4637); e quelli di Genova, nel 1695, con
Gabriele Saluzzo (Gr. Pr. di Venezia, bu
sta N. 546).
Portatasi da Genova nel napoletano, nel
sec. XVII, vi possedette importanti feudi,
fra i quali lo stato di Corigliano, in Ca
labria Citra, acquistato dai Sanseverino nel
1616 per ducati 315.000, Santo Mauro nel
la stessa provincia e Lequile in Terra d'O
tranto. Ebbe il titolo di duca sulla città di
Corigliano in persona di AGOSTINO Saluz
zo, con dipl. dato a Madrid il 18 maggio
1649; di principe su Lequile il 13 agosto
1691, concesso a GIO. FILIPPO, di Agosti
no, duca di Corigliano; di principe su S.
Mauro con dipl. dato a Vienna il 9 novem
bre 1726. Aggregata al Monte Manso nel
1748 ed al patriziato napolitano del Seggio
di Nido il 12 giugno 1781 in persona del
duca Agostino e dei suoi fratelli : FERDI
NANDO E ALBERTO e quindi ascritta al Li
bro d'Oro della Nobiltà napolitana. Nel R.
Assenso del 27 luglio 1781 per l'aggrega
zione al Sedile di Nido il re Ferdinando IV
dice: « Familiae tuae Saluzzo sive Sallutio
quae a subalpina Marchia Salutiensi, qua
majores tui potiebantur cognomen as
PAGINA 62
sumpsit », principe dell'impero d'Austria
(mpr.), e conti per tutta la discendenza
(mf.) . Vienna, 21 luglio 1810.
Principe di Belvedere (prov. di Cosenza)
(al quale andava annesso il grandato di
Spagna, concesso da Filippo V), per eredi
tà di Giulia Carafa († 21 agosto 1870), mo
glie di Filippo Saluzzo duca di Corigliano.
E anche nel regno di Napoli questa fami
glia ebbe importanti personaggi : FERDI
NANDO, figlio di Giacomo (n. 1709)
e
di
donna Giuseppa Pignatelli, principessa del
S. R. I. dei principi di Strongoli, fu car
dinale; FILIPPO, figlio di Agostino, nato
1743 e di Chiara Masini dei marchesi di
Lanzano, fu tenente generale e consigliere
di Stato; GIACOMO, nato 1776, principe del
l'impero d'Austria, sposò donna Maria Or
sini dei duchi di Gravina, e fu padre di
FILIPPO, duca di Corigliano, nato 1800, che
sposò Giulia Carafa, principessa di Belve
dere e grande di Spagna, ereditiera del ti
tolo e del Grandato.
Di questa famiglia scrivono il Franzone,
l'Ughelli e gli scrittori genovesi.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nobiltà Italiana e nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titolo di principe dell'I. A. (mpr.),
principe di S. Mauro (mpr.), duca di Co
rigliano (mpr ), marchese di Anzi (mpr ),
marchese (mpr.), conte dell'I. A. (mf.),
patrizio napolitano (m.), barone di Palma
Campania, Bonifati, Mottafellone e Trivi
gno (mpr.), patrizio genovese (m.), nobile
dei principi dell'I. A. (mf.), in persona di
D. FILIPPO, n. Portici, 16 agosto 1867, di
Alfonso (n. 18 ottobre 1838, † 9 luglio
1904), di Filippo e di Teresa dei marchesi
de Luca (n. 30 dicembre 1844, † 4 luglio
1869).
Fratello: Conte D. GAETANO, n. Napoli,
5 ottobre 1868, † 12 marzo 1920, spos. 21
gennaio 1907 con Maria Wonviller.
Sorelle (nate dal 2º matrimonio del pa
dre con donna Margherita Caracciolo dei
principi di Forino) : D. Giulia, n. Napoli,
9 gennaio 1884, spos. 3 febbraio 1904 al
marchese Guglielmo Romanazzi Carducci;
D. Maria Maddalena, n. Portici 9 luglio
1885, spos. 10 febbraio 1906 al conte di
Frassineto Alfredo Frassineto; D. Anna
Maria, n. Napoli, 11 febbraio 1887, spos.
28 gennaio 1908 al principe di Gerace
LETTERAS
Gian Battista Serra; D: Beatrice, n. Na
poli, 19 febbraio 1888, spos. 8 maggio
1913 a S. A. S. Giorgio Federico principe
di Solms Braunfels.
* SALVADEGO MOLIN.
ARMA: Inquarta
to: nel rº e 4º
d'azzurro all'uo
mo selvatico, ve
stito di pelli, ar
mato di clava
d'oro, coronato
dello stesso, po
f. f. p. di s.
sto in maestà
sulla pianura er
bosa, il tutto al
naturale (Salva
dego); nel 2º e 3º d'azzurro alla ruota di
molino d'oro di 3 cerchi e di 8 raggi
(Molin) .
DIMORA : Brescia.
Antica famiglia veneta originaria da Ro
vigo, ove ebbe sempre posizione preminen
te, che si stabilì in Brescia attorno alla
metà del secolo scorso, in seguito ad una
ingente eredità dai conti Martinengo, del
ramo detto della Fabbrica o di Padernello.
PIETRO Salvadego, sul finire del secolo
XVIII, sposò la nobil donna Alba Molin,
ultima dell'antica ed illustre famiglia ve
neziana che diede alla Serenissima un Do
ge e moltissími suoi membri alle alte ca
riche della Signoria.
Figlio di Pietro fu FRANCESCO (n. 1795,
† 1874), che sposò la nob. Marianna Mai
nardi (n. 1800, † 1869), dalla quale ebbe
otto figli, qui sotto elencati con le loro di
scendenze.
1) PIETRO (n. 1827, † 1896), dottore in
legge, spos. Angela Amighetti (n. 1850,
† 1923) .
2) GIUSEPPE (n. 1830, † 1906), dottore
in legge, Sindaco di Brescia, deputato al
Parlamento; sp. Giulia, dei marchesi Pla
tis (n. 1837, † 1863), da cui: a) FRANCESCO
( 1857, † 1928), comm. della Cor. d'Italia,
ten. col. volontario degli alpini nella gran
de guerra; b) Lucrezia (n. gennaio 1861,
† 1931), sp. l'avv. Aurelio Scudellari;
c) Elisabetta (n. dicembre 1861), sp. nel
1890 il co. Paolo Cavalli.
LETTERAS
3) ALESSANDRO (n. 1832, † 1899), inge
gnere, sp. nel 1861 Filomena Tozzi Dal Mi
stro (n. 1840, † 1916), da cui : a) Giuditta,
n. 9 luglio 1862, sp. nel 1893 il co. Riccar
do Bonaini da Cignano, Tenente generale;
b) Alba, n. 11 novembre 1863, sp. nel gen
naio 1890 il co. Federico Bettoni Cazzago,
Senatore del regno; c) PIETRO FRANCESCO,
(Rino), n. 1867, † 1887.
4) BERNARDO (1834, † 1887), uff. di ca
valleria nelle guerre del 1859 e 1866, Aiu
tante di campo a Custoza di S. A. R. il
duca d'Aosta, sp. nel 1871 la nob. Cateri
na Ugoni da cui FILIPPO (v. avanti per
brisura di linea).
5) Lucrezia (1838, † 1859), sp. il co. An
drea Pancera di Zoppola.
6) Maria (n. gennaio 1841), sp. 1887 il
col. di cavalleria Edoardo Frigerio.
7) Paola (1843, † 1871), sp. nel 1868
Luigi Tegas, Prefetto del Regno.
8) NICOLA (1845, † 1873), ufficiale di ca
valleria.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro SALVADORI.
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte (m.),
in persona di FRANCESCO, di Giuseppe, di
Francesco.
Sorelle: Lucrezia in Scudellari; Elisabet
ta in Cavalli.
Giuditta, di Alessandro, di Francesco,
in Bonaini.
Sorella: Alba in Bettoni Cazzago.
* SALVADEGO MOLIN UGONI.
f. 1.
ARMA: Inquarta
to: nel 1º e 4º
d'azzurro all'uo
mo selvatico, ve
stito di pelli, ar
mato di clava
d'oro, coronato
dello stesso, po
sto in maestà
sulla pianura er
bosa, il tutto al
naturale (Salva
dego); nel 2º e 3º d'azzurro alla ruota di
molino d'oro di 3 cerchi e di 8 raggi
(Molin).
DIMORA: Brescia.
PAGINA 63
Il conte FILIPPO, figlio di Bernardo, del
quale è fatta menzione nel cenno prece
dente, ottenne, per sè e per i suoi discen
denti, di aggiungere ai propri anche il no
me di Ugoni, antichissima e storica fami
glia bresciana, da poco estintasi con la di
lui madre.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte (m.),
in persona del predetto FILIPPO, di Bernar
do, di Francesco, (n. 26 agosto 1875), cav.
di on. e dev. del S. M. O. di Malta, spo
sato il 7 gennaio 1905 con Olga Ducos (n.
26 settembre 1881).
Figli: BERNARDO, n. 17 gennaio 1907; Са
terina Sofia, n. 28 agosto 1908; FAUSTO,
n. 22 novembre 1909; CAMILLO, n. II no
vembre 1910; GIUSEPPE, n. 29 ottobre
1912 ; FRANCESCO, n. 30 marzo 1915; ALES
SANDRO, n. 6 novembre 1919.
ARMA: D'azzurro
all'aquila di nero
col volo abbas
sato, coronata di
oro, acompagna
ta da tre stelle
di 6 raggi d'oro,
una in capo e
due in punta.
DIMORA : Porto S.
Giorgio, Torino.
f. l.
La tradizione
vuole che sia oriunda dall'Albania, da dove
dovette emigrare a causa dei turchi nel se
colo XVI, trasportandosi a Porto S. Gior
gio (Ascoli Piceno).
Ritiene per suo capostipite in Italia un
PRENTA, o Prente, di Giorgio, detto l'Al
banese, vivente nella prima metà del secolo
XVI; e per parecchio il cognome della fa
miglia fu « Prenta di Giorgio Albanese ».
Il cognome attuale nacque, secondo alcu
ni, dal soprannome dato ad uno della fa
miglia, il quale salvò nell'Adriatico una
nave a cui si era appiccato il fuoco; secon
do altri da SALVATORE, figlio di detto Pren
ta. La famiglia si trasferì poi a Ferino, do
ve venne ascritta a quel patriziato in per
PAGINA 64
sona di LUIGI, nel 1772, essendo egli stato
elevato al grado di consigliere di cernita
Da tal epoca i suoi discendenti mentre ac
quistarono meriti essenzialmente agricoli,
non tralasciarono di ricoprire le prime ca
riche civiche. Sono da ricordare un Том
MASO (1776-1833), fervente patriota e sti
mato letterato; ADELARDO TOMMASO (1835
1923), dotto naturalista e ornitologo di fa
ma mondiale.
La famiglia si imparentò con illustri fa
miglie italiane e straniere.
Si estinse in essa, nel 1787, la nobile fa
miglia dei conti Paleotti, con la trasmis
sione dei titoli, arma e cognome, il quale
fu assunto dal ramo secondogenito fin da
tal epoca (vedi Salvadori Paleotti) .
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Fermo (mf.),
ed è rappresentata da :
Ramo primogenito
ADELARDO TOMMASO, nato a Porto San
Giorgio il 30 settembre 1835, morto
Torino il 9 ottobre 1923, figlio di Lui
gi (1816-1910) ed Ethelin nobile Adlard
Welby, d'Inghilterra; sp. a Torino sapri
a
le 1866 con Bertha King († 1904), da cui :
1) LUIGI, n. Torino 28 agosto 1868; sp.
con Consuela de Benedetti.
2) ERNESTO, n. Torino 2 aprile 1870; sp.
a Torino 20 aprile 1892 con Onorina Pitti,
da cui a) ALFREDO, n. Milano 8 gennaio
1893; sp. 21 giugno 1921 con Teresa Rinal
di; b) Clara, n. Torino 27 gennaio 1895;
c) GIULIO, n. Torino 20 marzo 1897; d)
MARIO, n. Ivrea 17 maggio 1900.
3) Florence, n. Torino 5 marzo 1872; sp.
con Charles Brownlie.
Sorelle: 1) Giulia, n. Porto S. Giorgio
22 settembre 1843, sp. al conte Giulio Bo
narelli, conte di Castel Bompiano († 1903).
2) Anna, n. Porto S. Giorgio 5 maggio
1846, sp. capitano Giuseppe Brofferio.
Ramo secondogenito
Figli del fu Luigi (1816-1910) e fu Ethe
lin nobile Adlard-Welby, d'Inghilterra :
CAMILLO GIORGIO (vedi Salvadori Pa
leotti) .
Fratelli e sorelle: 1) Maria, n. Fermo 10
giugno 1870; sp. 7 marzo 1894 al dott. Do
nato De Vita di Casoria, uff. med. R. Ma
rina; 2) Elena, n. a Fermo 7 settembre
1872; sp. 18 maggio 1912 all'avv. comm.
LETTERAS
Giuseppe Zaccagnini († Roma 3 gennaio
1927); 3) GUGLIELMO, n. Porto S. Giorgio
18 ottobre 1879, dott. in scienze sociali e
prof. di filosofia; sp. 19 novembre 1903 con
Giacinta, fu on. Arturo Galletti (resid. :
Begnias-Vaud- Svizzera), da cui : a) Gla
dys Ethelin, n. Perugia 10 novembre
1906; b) MAX WILLIAM, n. Londra 16 giu
gno 1908; c) Ioyce Beatrix, n. Firenze 8
maggio 1912.
Ramo terzogenito
ALFREDO, n. Porto S. Giorgio 15 maggio
1850, dai fur. Luigi (1816-1910) e Ethelin
nobile Adlard-Welby, ingegnere; spos. 23
aprile 1873 con Emma Iourdan (n. Parigi
20 novembre 1846, † Porto S. Giorgio 13
ottobre 1928) (resid.: Porto S. Giorgio) .
Figli: 1) MARIO, n. Fermo 7 febbraio
1875, ingegnere; sp. Napoli 6 settembre
1906 con Gemma Zambrano (n. 20 maggio
1880) .
2) Ethelin Primavera (Vera), n. Porto
S. Giorgio 11 aprile 1879; sp. 8 ottobre
1904 al prof. ing. Eugenio Trinchera di O
stuni (Lecce).
3) Beatrice Clara, n. a Porto S. Giorgio
28 luglio 1880; sp. 8 marzo 1906 al dottor
Arturo Galletti.
4) Emma Margherita, n. Porto S. Gior
gio 29 dicembre 1882, † a Rapagnano 23
dicembre 1924; sp. a Gubbio 31 agosto
1911 al nobile dottor Rodolfo Emiliani,
patrizio fermano.
p. c. b. o.
* SALVADORI PALEOTTI.
ARMA: Di rosso al
l'aquila di nero
col volo abbassa
to, coronata d'o
ro, accompagna
ta da tre stelle
d' argento, una
in capo e due in
punta.
ARMA PALEOTTI :
D'azzurro all'an
e
gelo seminudo di
carnagione, col volo abbassato, al natu
rale,
volto di due terzi a sinistra
(qualche rara volta a destra) sorreggente
una bandiera di argento, con l'asta
LETTERA S
stenuto da una fascia in divisa di rosso
(talora d'argento).
DIMORA : Porto S. Giorgio.
Ramo della precedente famiglia.
CAMILLO GIORGIO Salvadori, n. a Porto
S. Giorgio il 25 settembre 1841, † 18 apri
le 1929, figlio secondogenito di Luigi
(1816, † 1910), e di Ethelin nob. Adlard
Welby d'Inghilterra, fu decorato con mo
tuproprio di S. M. Vittorio Emanuele III
il 16 ottobre 1924 e RR. LL. PP. dell'II
gennaio 1925 del titolo comitale per sè e
discendenti in linea primogeniale.
Con lo stesso Decreto riconoscevasi l'ag
giunta e l'uso del cognome Paleotti usato
fin dal 1787, come più sotto si dirà.
Non si conoscono le origini della fami
glia Paleotti, patrizia di Ferrara. Solo nel
secolo XVI cominciarono a vedersi membri
di questa casata fra i « Cives de regimine »
e nei Consigli di Cernita di Fermo; e pro
priamente solo dal 1579 si leggono i nomi
di CAMILLO, GIO. BATTA, Vincenzo, GIOR
GIO E FABIO, eletti a coprire le più alte ca
riche fermane. Prima di quel tempo da un
cronista anonimo è ricordato nel 1548 un
capitano CANZIO O CENZIO Paleotto, fra i
governatori della provincia.
La partecipazione dei Paleotti alla vita
pubblica di Fermo fu breve, giacchè dal
1672 non li troviamo più nominati mentre
continuano a figurare nei registri parroc
chiali di Porto S. Giorgio da dove non
erano mai partiti definitivamente. È da ri
cordare un ANTONIO inviato da Papa Ni
colò IV alla Repubblica di Venezia come
generale contro i turchi nel 1289. GIOVAN
NI NICOLA, ecclesiastico, che alla fine del
sec. XVII era governatore di Zerequiz in
Boemia, poi dottore in utroque nell'Uni
versità Fermana, dove pure insegnò giu
PAGINA 65
lievemente incli
nata in banda,
ritto sopra un
monte di 6 cime
all'italiana d'oro
movente dalla
punta; il tutto
abbassato sotto
un capo d'azzur
ro caricato di tre
gigli d'oro posti
in fascia, e so
risprudenza nel sec. XVII un SILVESTRO.
Un GIOVANNI ANTONIO fu padre di GIU
SEPPE MARIA, da cui ToMMASO ANTONIO,
morto nel 1747; di Anna Maria, che il 12
gennaio 1730 sposò il nobile Giuseppe Mel
chiorre Salvadori, e di Maria Clelia, che il
28 gennaio 1742 sposò il nobile Francesco
Guerrieri. Giovanni Antonio suddetto fece
testamento, col quale in caso di estinzione
della linea maschile imponeva che il co
gnome e lo stemma di sua casa dovessero
essere assunti dai figli della nipote primo
genita; perciò essendo Tommaso Antonio
morto improle, il figlio secondogenito di
Anna Maria Paleotti in Salvadori assunse
il cognome Salvadori Paleotti. Anche i di
scendenti di Maria Clelia in Guerrieri as
sunsero senza diritto il cognome Paleotti.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio di Fermo (mf.),
conte (mpr.), nobile di conti (mf.), ed è
rappresentata da CARLO, n. Fermo 28 di
cembre 1867, figlio dei furono conte Ca
millo Giorgio (1841, † 1929) e di Adelinda
Teresa nobile Emiliani (30 gennaio 1838,
† 13 gennaio 1928); sp. 7 novembre 1896
con Valentina, del comm. Adolfo Pellegri
ni (n. Torino 3 giugno 1868) (resid.: Por
to S. Giorgio).
Figli: 1) Giorgio, n. a Perugia 7 ottobre
1902, dottore in medicina; spos. a Bologna
10 luglio 1930 con la nobile Blanceflor Cor
delia Centanni, da cui Valentinella Paola
(n. 3 maggio 1932).
2) GUIDO MASSIMO, n. Perugia 5 novem
bre 1911.
p. c. b. o.
* SALVADORI (DE).
ARMA: Troncato
da una fascia di
oro carica di tre
pere di rosso,
ciascuna in sbar
ra : nel 1º d'az
zurro a due chia
vi d'argento de
cussate, gli in
gegni all'insù e
all'infuori, anel
late d'oro, legate
Araldica.
5
PAGINA 66
di verde, ed accompagnate in capo da
una stella di 8 raggi ed in punta da un
decusse scorciato, il tutto d'oro; nel 2°,
di rosso, alla gamba recisa colla piota
d'oca, d'argento.
CIMIERO : Una stella di 8 raggi d'oro.
DIMORA : Torino e Trento.
La famiglia Salvadori è oriunda e resi
dente in Mori nel Trentino. Con diploma
dell'imperatore Rodolfo II, datato da Pra
ga, 8 novembre 1592, ricevette la nobiltà
del S. R. I. TEOFILO combattè in Unghe
ria, in Spagna e prese parte anche a tutte
le campagne dell'impero per 40 anni.
Nella famiglia si distinsero sempre e pre
valentemente i medici. Giuseppe II, impe
ratore, con diploma del 14 gennaio 1766,
confermava la nobiltà a FELICE Salvadori,
direttore dei beni camerali a Mantova, e
ad ANGELO, segretario dell'ambasciata im
periale a Napoli, e poi addetto al ministro
plenipotenziario in Lombardia; e concede
va loro, ma non ai baroni, il predicato di
Wiesenhoff.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile del S. R. I. (mf.),
e predicato di Wiesenhoff (mf.), ricon. D.
M. 1890, in persona di GIACOMO, di Isido
ro, di Giacomo, di Isidoro. Figli: Eleonora
e ISIDORO. Fratelli: GIOVANNI e Eleonora.
GUIDO, di Giulio, di Giacomo, di Isi
doro. Figli: Maria Pia e GIULIANO. Fra
tello: MARIO. Figlie di Mario: Teresa
e
Giulia.
Altro ramo.
DONATO, di Giuseppe, regio notaio (Ric.
D. M. 31 marzo 1930).
a. z.
* SALVADORI (DE).
ARMA : Troncato
da una fascia di
oro carica di tre
pere di rosso,
una accanto al
l'altra, inclinate
in sbarra; nel 1º
d'azzurro a due
chiavi anellate
d'oro, decussa
te, gli ingegni
all'insù e all'in
LETTERAS
fuori, legate di verde, accompagnate in
capo da una stella di 6 raggi ed in pun
ta da un decusse scorciato, il tutto d'o
ro; nel 2º di rosso alla zampa d'oca d'ar
gento.
CIMIERI : Su due elmi torneari : a destra
una stella di 6 raggi, a sinistra un de
cusse, il tutto d'oro.
SOSTEGNI : Due leoni d'argento, contro
rampanti e miranti all'infuori.
DIMORA : Trento e Margone di Trento.
Giuseppe II imperatore, con diploma 14
gennaio 1766, concesse a VALENTINO de
Salvadori e al figlio di lui, Isidoro, il ti
tolo di barone del S. R. I. e una miglioria
nello stemma. Valentino si era distinto
come uno dei cancellieri del Magistrato
Mercantile di Bolzano, aveva favorito la
coltivazione del « moro bianco » e aveva
fondato diversi stabilimenti per la filatura
della seta nel Trentino.
Il predicato di Wiesenhoff non spette
rebbe a questa famiglia (vedi famiglia pre
cedente), pur tuttavia fu ugualmente rico
nosciuto dalla Consulta Araldica del Regno
con D. M. 19 novembre 1926.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone del S. R. I. (mf.),
predicato di Wiesenhoff (mf.), in persona
di VALENTINO, di Valentino, di Valentino,
n. a Trento 22 novembre 1851, spos. a Ve
nezia 11 ottobre 1893 con Teodora Maria
Marcello, patrizia veneta.
Figli: Adriana, VALENTINO, ALESSAN
DRO, TEOFILO.
Fratello: ISIdoro, n. a Trento, 24 lu
glio 1859, spos. a Cabiate, 26 aprile 1894
con la nob. Livia dei conti Padulli di Vi
ghignolo.
Figlie di Isidoro: Violante, Camilla, А
dele in Crivelli, Anna.
* SALVADORI ZAΝΑΤΤΑ.
a. 2.
ARMA: Troncato da una fascia di oro ca
rica di tre pere di rosso, una accanto
all'altra inclinate in sbarra; nel 1º di
azzurro a due chiavi d'argento anellate
d'oro e decussate, gl'ingegni all'insù e
all'infuori, accompagnate in capo da una
stella di 8 raggi ed in punta da un de
LETTERA S
SOSTEGNI : Due leoni d'argento, linguati di
rosso, controrampanti e miranti all'in
fuori. DIMORA: Meano, Riva di Trento.
Famiglia che ha comuni origini con la
precedente.
Uno dei discendenti di Valentino, sta
bilitosi a Riva aggiunse al suo cognome an
che quello di Zanatta in seguito ad eredi
tà : e si trasferì poi a Meano.
Il predicato di Wiesenhoff non spettereb
be neppure a questo ramo dei baroni (vedi
nobili Salvadori), pur tuttavia fu ugual
mente riconosciuto dalla Consulta Araldi
ca del Regno con D. M. 29 settembre 1927.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone del S. R. I. (mf.),
nobile del S. R. I. (mf.), predicato di Wie
senhoff (mf.), in persona di Luigi, di Giu
seppe Carlo, di Giuseppe, n. a Riva di
Trento il 19 marzo 1867.
Fratello: GIACOMO, n. ivi 22 marzo 1868,
spos. a Torino, 23 aprile 1900 con Ermi
nia Tersilla dei baroni Manno.
Figlie di Giacomo: Enrichetta, n. a Ri
va, 3 giugno 1901; Elisabetta, n. ivi, 8 ot
tobre 1902; Maria Cristina, n. ivi 4 dicem
bre 1905; Adolfina, n. a Tiarno (Val di
Ledro), 1º agosto 1907; Eleonora, n. a Ri
va, 26 agosto 1908.
* SALVAGNOLI MARCHETTI.
a. z.
ARMA: D'oro, al gallo al naturale, fermo
su di un corno da caccia di rosso, legato
dello stesso, ed appeso al collo del
gallo.
CIMIERO : Un leone d'oro nascente, lin
guato di rosso, tenente una bandiera
con l'asta cimata da un giglio di Firen
PAGINA 67
cusse scorciato,
il tutto d' oro;
nel 2º di
alla zampa d'oca
d'argento recisa.
CIMIERI : Su due
elmi torneari :
destra una stel
rosso
a
la di 6 raggi; a
sinistra un de
cusse, il tutto
d'oro.
ze d'oro, col
drappo bifido in
terzato in palo
di verde, di
bianco e di ros
So.
Мотто : Veglia e
sveglia.
DIMORA : Firenze.
In seguito a pro
posta della magi
stratura civica di
Firenze fu ascritto al ceto nobile di quella
città, con decreto del Principe di Carigna
no, luogotenente generale della Toscana,
in data 25 aprile 1860, VINCENZO, di Cosi
mo, di Giuseppe Salvagnoli Marchetti, di
Corniola (Empoli), Ministro degli Affari
ecclesiastici nel 1859 e Senatore del Regno
dal 23 marzo 1860.
Con successivo decreto di Vittorio Ema
nuele II in data 20 settembre 1863 fu con
cessa la nobiltà ai fratelli del predetto Vin
cenzo, FRANCESCO e ANTOΝΙΟ.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in perso
na di:
a) ANTONIO, di Cosimo, di Giuseppe;
b) Cosimo, di Francesco, di Cosimo.
Figlie: Alessandrina, Teresa.
f. s.
* SALVAGO e SALVAGO RAGGI.
ARMA: D'oro alla
rotella di nero
caricata di un
leone d'argento,
ling. di rosso.
Alias: Di nero al
leone d'argento.
DIMORA : Genova e
Roma.
i
« Certamente
Salvago furono il
lustri fin dai tem
pi antichi della Repubblica : nel 1314 poi
e nel 1335 gli Annalisti li annoverano co
me grandi di numero e di possanza, come
potenti d'amici e di ricchezze avendo de
ciso col loro intervento imparziale, sebben
guelfi, a liberare la patria, dal giogo di re
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Roberto » : così lo storico De Simoni in
Atti Soc. lig. Storia patria, Vol. XIII,
fasc. III, pag. 366; « Cronaca di Genova,
scritta da Alessandro Salvago » (v. Atti
precit., Poggi Fr., vol. LIV, fasc. III).
Pare siano d'origine lombarda e che tre
casate collaterali siansi unite in unico co
gnome: i Porco, gli Streggiaporco, ed i
Nepitelli : della prima (v. Tavole genealo
giche del Belgrano in Atti Soc. lig. Storia
patria, Appendice, parte I, vol. II, tav.
XLIII); un PORCUS, capostipite, fu inviato
in missione al conte di S. Egidio (1116),
GUGLIELMO, console del comune di Geno
va (1126, 43, 55) intervenne alle convenzio
ni con Tortona (1146); IDO, suo fratello, fu
console del comune (1136), così pure Ru
BALDO (1180, 84); OBERTO, console dei pla
citi (1196, 98, 99, 1202, 12) fece parte di
una società che loco alcuni redditi comu
nali genovesi; ENRICO e suo figlio PORCO
sottoscrissero la pace coi Pisani (1188);
LAMBERTO, con altri, si ribellò al console
Filippo di Lamberto, accusato a torto di
aver fatto catturare cittadini genovesi da
navi di Ruggero Re di Sicilia (1147) .
Della seconda casata il capostipite GIO
VANNI BOLETUS, clavigero del comune, fe
ce innalzare in Genova la chiesa di San
Marco al Molo (1173), fu ambasciatore in
Sardegna (1191) e suo figlio ONORATO sot
toscrisse alla pace con Pisa (1188).
ENRICO Nepitelli (Nevitella) con su0
fratello STREGHIAPORCO, predetto, sotto
scrissero la pace pisana (1188) ed OLIVIERO
Nevitella segnò come consigliere l'accetta
zione dei patti con Guglielmo re di Sici
lia (1157).
I Salvago nei secoli XIII e seguenti re
cano largo contributo alla storia genovese :
qui nominiamo soltanto i personaggi più
notevoli rimandando, chi voglia conoscere
altri di queste famiglie, ai volumi mano
scritti : Giscardi, Origine e fasti delle no
bili famiglie di Genova, in Biblioteca civi
ca Berio e Federici, Abecedario, in Biblio
teca della Missione urbana in Genova.
MICHELE fu podestà di Genova (1278), EN
RICO ebbe sua nave naufragata in Corsica
(1288), Rosso fu podestà di Albenga
(1288), BALIANO fu capitano di nave (1292),
PORCHETTO, frate certosino, fu ambascia
tore della Repubblica al papa (1295), a
LETTERA S
Matteo Visconti (1299), scrisse: Victoria
contra hebreos e De entibus trinis et unis;
Giovannina fu badessa di S. Maria di Ba
no (1298), DOMENICO diresse opere portua
li in Genova (1312), GABRIELE fu capitano
di re Carlo di Gerusalemme e di Sicilia
(1320), PERCIVALLE, LANCELLOTTO, CACCIA
NEMICO, capitani di galera per re Roberto
d'Angid (1329), FRANCESCO fu governatore
di Siracusa per il re Lodovico (1338), AGO
STINO fu capitano di galera (1342), COSMA,
id. (1346), ANTONIO, signore di Cremiasco
e di Monteacuto fu ambasciatore allo stes
so re per la pace coi ghibellini (1331),
SALVAGIO E BIAGIO vendettero a Carlo loro
confamigliare Castiglione presso Ventimi
glia (1348), ALERAMO e GUIRARDO furono
vicari a Pietra Calice al Corvo (1351-52,
1386), BRASCO fu capitano di galera contro
i Catalani (1352), LEONARDO qm. Napoleone
fu ambasciatore al re di Granata (1362),
LUCA vendette mezzo poggio di Colonnet
to (1381) e terre in Bolzaneto alla Repub
blica, i minori TORTORINO E PIETRO, qm.
Babilani, rappresentati dalla loro madre
Claudia Lercara vendettero alla Repubbli
ca un palazzo in Bolzaneto perchè potesse
fabbricare un castello (1382), LUIGI, di
Caccianemico, consigliere (1382, 98, 1406,
32, 33, 41), ricoprì molte cariche: amba
sciatore al duca di Milano (1422), al re di
Castiglia (1423), fu a Famagosta (1426),
console in Logopan (1429), ufficiale di Ro
mania (1431), anziano (1433), CARLO fu
podestà di Portovenere (1424), CASSANO fu
inviato in missione diplomatica all'impera.
tore greco (1384), NAPOLEONE fu podestà in
Pera (1405), ABRAMO vinse i corsari con 4
galere (1427), LUIGI fu console in Caffa
(1429), PAOLO salvò la vita al re Pietro di
Spagna, ANTONIO fu dei 4 consiglieri del
l'armata genovese contro il re d'Aragona
(1435), almirante (1441), comandante di 3
navi (1444), frate ANDREA fu cavaliere ge
rosolimitano (1448), GIANOTTO fu console
in Tunisi (1448), AGOSTINO fu eletto con
sole in Caffa ma non accettd (1457), LUCA
fu massaro in Caffa (1457) indi console
(1460-61); TOMASO fu fatto prigioniero dai
turchi (1453) alla difesa di Costantinopoli,
MELIADUCE qm. Accellino, fu ambasciatore
a Venezia (1453), al re di Francia (1459),
al duca di Milano ed al pontefice (1464),
LETTERA S
ACCELLINO qm. Meliaduce, ambasciatore al
re di Napoli (1471), a Milano (1474), Do
MENICO E BARTOLOMEO Scotto, LEONARDO e
BARTOLOMEO Cybo entrarono a far parte
dell'Albergo Salvago, fra' BIAGIO qm. Sel
vaggio, cav. gerosolimitano, comm. di San
Gio. di Pré, fece costruire S. Gio. il Vec
chio in Genova (1480), CRISTOFORO qm.
Selvaggio, fu ai servizi del papa con sua
galera (1481), GIULIANO prese possesso di
Sarzana (1484), ACCELLINO qm. Accellino,
donò ai monaci di S. Maria del Monte in
Genova la terza parte del grande bosco che
ivi godeva (1488) e fu delegato con altri
alla riforma dei conventi, BARTOLOMEO,
olim Cybo, fu podestà di Bonifacio (1489).
Nel 1500 i Salvaghi furono in parte
« nobiles albi » in parte « nigri ». In que
sto secolo GABRIELE, cav. geros. fu rinoma
to poeta (v. Atti Soc. lig. Storia patria,
vol. XIII, fasc. IV, p. 705; A. Ceruti, G.
Salvago, patr. gen.); AMBROGIO, qm. Giu
liano, fu governatore di Corsica (1505),
FRANCESCO, governatore di Corsica (1512)
e cavaliere gerosolimitano, fra PANTALEO
NE, caval. gerosolimitano, fu commenda
tario di S. Giovanni di Pré in Genova
(1513); TOMASO, capitano di Pieve di Te
co (1523-4); RAFFAELE qm. Manfredo, ca
valiere gerosolimitano, soldato e storico, la
sciò sostanze perchè fossero alleggerite le
gabelle (1526), GIOVANNI qm. Benedicti, fu
governatore di Corsica (1526-34), PIETRO
GIOVANNI di Accellino, fu governatore di
Corsica (1528) e così pure NICOLÒ (1539).
Nel 1528 la famiglia Salvago fu dei 28
alberghi. GIULIANO Salvago olim Cybo,
canonico in S. Lorenzo poi vescovo di Gir
genti, dedicò in detta cattedrale un altare
ai SS. Pietro e Paolo (1530), GIULIO fu si
gnore di Camerana e di Gottasecca e Praia
(1531), STEFANO fece parte di una società
di mercanti che spedì al Perù la nave San
ta Maria appartenente a Leone Pancaldo e
da lui comandata (1535); GIOVANNI fu in
viato ad assoldare duemila tedeschi (1537),
podestà di Savona (1538), uno degli am
basciatori mandati ad incontrare il Papa
(1538), ambasciatore a Filippo re di Spa
gna (1559), BATTISTA fu governatore della
Spezia (1549), RAFFAELE fu cavaliere gero
solimitano, PANTALEONE combattè valoro
samente a Calvi (1555), LUCA fu gover
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natore della Spezia (1560); un Salvago,
cavaliere gerosolimitano, si segnalò nella
difesa di Malta contro i turchi (1565),
BARTOLOMEO con tre galere fu assalito dal
corsaro turco Ali Rais e fatto prigioniero :
bandito quindi dalla Repubblica (1565),
frate AGOSTINO, domenicano, fu vescovo di
Mariana (1553), indi arcivescovo di Geno
va (1565) ed al concilio di Trento, LEO
NARDO, signore di Carosio (1565), Амвко
GIO fu dichiarato ribelle alla Repubblica
(1575), GIO. GIORGIO fu capitano di Pieve
di Teco (1576-1577), ARRIGO fu a rende
re omaggio al Duca di Savoia in Alben
ga nell'anno 1585 ed ambasciatore al gran
duca di Toscana nel 1590, GIOVANNI GE
ROLAMO fu cav. gerosolimitano e bali di
Venosa (1580), GIO. BATTISTA fu governa
tore di Rimini, vicelegato in Romagna,
prefetto di Città di Castello, nunzio apo
stolico all'arciduca Ferdinando d'Austria,
vescovo di Luni e Sarzana (1590), NICOLÒ
fu bandito, quindi preso e decapitato con
Aurelio Cattaneo per avere in Genova ag
grediti e fatti prigionieri Damiano Catta
neo e Giovanni Adorno (1585), Maria di
Enrico, moglie di Marcantonio Grillo, fu
signora di Carpeneto (1621), CARLO di En
rico fu capitano di 200 fanti nella guerra
col duca di Savoia (1625) e poi prigionie
ro, ENRICO fu destinato alla fabbrica del
castello di Rapallo (1624) ed alloggiò nel
suo palazzo di Strada Nuova, da lui innal
zato nel 1580, il cardinale Sacchetti, NI
COLÒ fu inviato al duca di Milano per sol
lecitare aiuti contro il Piemonte (1624),
Gio. GIORGIO E GIORGIO MARIA morirono
di peste mentre disimpegnavano incarichi
nei lazzaretti (1656), GIACOMO MARIA fu
commissario alla peste nello stesso anno,
BERNARDO, segretario della Repubblica, fu
inviato in missione diplomatica in Francia
(1680-81), a Vienna e in Inghilterra, (1684
85), a Milano ed in Ispagna (1694-95), il
senatore PARIS MARIA di Stefano, chiaro
astronomo, istituì un osservatorio nella sua
villa di Carbonara in Genova, ministro a
Parigi (1672-74), fece parte della missione
inviata a re Luigi XIV (1685) dopo il bom
bardamento di Genova (v. Issel : « Natu
ralisti e viaggiatori liguri »); il padre Gio.
Luca, suo figlio, fu proposito alla Congre
gazione di S. Filippo Neri in Genova, Ам
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BROGIO qm. Iosephi, appartenne al Gr.
Consiglio (1797). Molti di questa famiglia
beneficarono opere pie.
I senatori della Repubblica furono 9.
L'unica linea che fino ad oggi risulta vi
vente parte da Enrico e per Ogerio, Box
VASSALLO, ENRICO, GABRIELE, SELVAGGIO,
BRASCO, SELVAGGIO, ambasciatore al re Al
fonso (1446), governatore di Corsica, ove
morì nel 1453, CRISTOFORO, DomenICO,
BRASCO, GIUSEPPE, GIO. GIACOMO, GIA
COMO MARIA, GIUSEPPE ANTONIO, ascr.
Nob. genovese 13 maggio 1738, GIACOмо
LUIGI, GIUSEPPE, maggiore delle Guardie
del Re di Piemonte e Sardegna, poi ciam
bellano di Corte, PARIS MARIA, dott. in
giurisprudenza, deputato al Parlamento
per Pontedecimo nella X legislatura, giun
ge a S. E. GIUSEPPE MARIA, dottore in
scienze sociali, ambasciatore onorario di S.
M. il Re, già governatore dell'Eritrea, se
natore del Regno, decorato al valore civile
(1882) , gr. uff. della Stella d'Italia, cav.
di gr. croce dei Santi Maurizio e Lazzaro
e della Corona d'Italia, residente a Roma,
autorizzato ad aggiungere al proprio il co
gnome materno Raggi, riconosciuto mar
chese (mpr.) e patrizio genovese (m.), i
12 novembre 1890, ed iscritto nell'El. Uff.
e nel Libro d'Oro col figlio PARIS Maria,
padre di Camilla.
Un'altra linea, che si ritiene estinta, tro
vasi iscritta genericamente nell'Elenco Uff.
Nob.: quella dei disc. da Francesco Gae
tano di Giuseppe, ascritto alla nobiltà ge
novese il 17 dicembre 1770.
g. c. d.
SALVATI.
ARMA: D'azzurro
all'albero nodri
to nel terreno di
verde, sinistrato
da un serpente
insidioso stri
sciante sul terre
no, il tutto al
naturale; l'albe
ro sostenente un
nido pure al na
turale, con un
uccellino al naturale in atto di spiccare
LETTERA S
il volo e fissante un sole d'oro orizzonta
le destro. DIMORA : Ascoli Piceno.
Famiglia che ottenne l'ascrizione alla
nobiltà di Ascoli Piceno.
È iscritta genericamente nell'El. Uff.
Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile di
Ascoli (mf.).
SALVATORI.
ARMA: D'azzurro
all'albero al na
turale nodrito
sul terreno dello
stesso e sormon
tato da tre stelle
di 6 raggi d'oro,
ordinate in fa
scia.
V. S.
DIMORA : Capra
rola.
Un canonico Sal
vatori ottenne per sè e fratelli l'ascrizione
alla nobiltà di Orvieto.
La famiglia è genericamente iscritta nel
l'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo
di nobile di Orvieto (mf.), spettante ai di
scendenti dai fratelli di detto canonico.
V. S.
SALVATORI.
ARMA: D'azzurro
al rosaio al na
turale sostenuto
da due leoni di
oro, affrontati.
Lo scudo accol
lato all'aquila
bicipite impe
riale.
DIMORA : Perugia.
Famiglia ascrit
ta al patriziato di
Perugia e che possedette il castello e la si
gnoria di Monte Acutello. ORAZIO Salvato
ri, coppiere aulico dell'imperatore Leopol
do Iecolonnello di mille pedoni nelle
guerre in Dalmazia, con Diploma 19 mag
gio 1695 dallo stesso imperatore venne ele
vato, col fratello GIULIANO, alla dignità di
conte del S. R. I. col titolo trasmissibile ad
ambo i sessi in infinito e con la concessio
.
LETTERA S
ne di accollare lo scudo all'aquila bicipite
imperiale.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte del S. R. I. (mf.),
in persona di Ugo, di Ettore, di Vincenzo,
di Leopoldo, di Vincenzo, di Bartolomeo,
di Giuliano; n. 8 dic. 1876. Sorella: Alcme
na in Valery, n. 28 nov. 1874.
V. S.
SALVETTI.
ARMA: D'azzurro,
al monte di tre
cime d'oro, ri
stretto, sormon
tato da un ra
moscello di sal
via di verde,
verso il quale vo
la, dal lato de
stro del capo,
una colomba di
argento con bec
co e zampe di
rosso.
Alias: D'oro, al to
ro rampante di
rosso.
DIMORA : Padova e
Firenze.
Famiglia origi
naria da Pistoia,
trasferitasi poi in
Firenze, dove, nel
1435 e nel 1444,
TOMMASO, di ser
Jacopo, fu dei priori per le arti maggiori,
onore goduto anche dal figlio di lui, SAL
VETTO, nel 1462, e da altri suoi discendenti. SALVI.
GREGORIO, figlio di Salvetto, si condusse
ad abitare in Palaia, dove peraltro il figlio
di lui, JACOPO, nell'estimo del 1561, conti
nua a dichiararsi « ciptadino fiorentino ».
Nel successivo estimo del 1564 a fianco del
nome di PIETRO, di Jacopo, leggesi l'anno
tazione « sta a Volterra »; ed anche in que
sta città i discendenti di Pietro furono
ammessi agli onori, e Niccolò, di Loren
zo, vi fu dei priori nel 1734.
LINO, del predetto Niccolò, auditore del
la Ruota fiorentina, ottenne l'ascrizione
alla nobiltà di Volterra con decreto 9 mag
PAGINA 71
gio 1757, e quella al patriziato fiorentino
con decreto 27 gennaio 1777.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile di Volterra (mf.)
e patrizio di Firenze (mf.), in persona di
LINO, di Pietro di Lino.
Figlia: Maria.
Sorella: Giuseppa in Morini.
SALVI.
ARMA : Di rosso,
al leone d'oro,
coronato dello
stesso, stringen
te con le zampe
superiori un ra
moscello gambu
to e fogliato di
verde e fruttato
di una pera di
f. s.
oro.
DIMORA : Prato.
Famiglia di antica origine pisana, come
da solenne riconoscimento del Consiglio di
Pisa del 22 maggio 1610. SALVADORE, del
Capitano DOMENICO Salvi, fu dichiarato
abile ai primi onori della città di Prato nel
1694 : e tale abilitazione si mantenne nei
suoi discendenti i quali furono ascritti alla
nobiltà pratese con Decr. 30 aprile 1764.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Prato (mf.), in
persona dei disc. da DOMENICO, GIO. FI
LIPPO E GIO. BATTISTA, d'Innocenzo, di
Domenico.
ARMA: D'argento,
a 4 fasce di ros
so, al leone di
nero,
attraver
sante sul tutto.
DIMORA : Firenze.
Dimostrata la
diretta (liscenden
za da SALVI, di Fi
lippo, di Benciven
ni, priore della Si
gnoria nell' anno
f. s.
PAGINA 72
1389, il canonico JACOPO ANTONIO e il te
nente ANDREA SPIRIDIONE, fratelli e figlioli
del dott. PIETRO Salvi, furono ascritti alla
nobiltà fiorentina con rescritto granducale
del 27 luglio 1850.
I Salvi furono chiamati sette volte al
Priorato della Repubblica, alla quale det
tero altresì un giureconsulto eccellente,
ALESSANDRO, di Salvi, di Filippo, adope
rato in molte ed importanti ambascerie.
Meglio conosciuti nel ramo principale col
cognome Bencivenni, furono per lungo
tempo ritenuti estinti con BENCIVENNI, di
Raffaello, morto nel 1584; fino a quando,
cioè, i predetti Jacopo Antonio e Andrea
Spiridione non dimostrarono, come si è
detto sopra, la sopravvivenza della fami
glia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf.),
in persona dei disc. da PIETRO, di Andrea
Spiridione.
* SALVI DEL PERO.
ARMA :
f. s.
D'azzurro
alla fenice, vo
lante in banda,
verso un sole,
d'oro, posto nel
LETTERA S
di arma. Il 23 dicembre 1896, con D. M.,
fu riconosciuto nel titolo nobiliare.
Carlo Giuseppe sposò in seconde nozze
(1861) Angelica di Francesco Sillano e da
queste nozze nacquero : Delfina (n. Valen
za, 7 ottobre 1863), che fu moglie del cav.
Dionigi Albertengo di Monasterolo, FERDI
NANDO (n. Valenza, 7 maggio 1865; † To
rino, 31 maggio 1928) e ANGELO (n. Va
lenza, 16 marzo 1873) .
Figli di Ferdinando e di Adelaide Accu
sani di Retorto sono : Angelica (n. Tori
no, II luglio 1908) e GIUSEPPE (n. Valen
za, 11 ottobre 1909). Figli di Angelo, che
sposò (1900) Luisa dei conti Baronis A
gliaudi di Tavigliano, sono : CARLO (n.To
rino, 24 marzo 1901), Maria Angelica (n.
Valenza, 11 luglio 1902), che sposò il no
bile dottore Paolo Thaon di Revel, Delfi
na (n. Torino, 20 febbraio 1904), ERNESTO
(n. Valenza, 1° luglio 1906) e MASSIMO (n.
Torino, 20 febbraio 1908).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Luzzano (mpr.),
in persona di FERDINANDO, di Carlo Giu
seppe (Ernesto), di Ferdinando.
Fratelli: Delfina, ANGELO.
Figli: Angelica, Giuseppe.
l. b.
l'angolo destro SALVIATI (già BORGHESE).
del capo; accom
pagnata in pun
ta, verso sinistra,
dal suo rogo; il
tutto al natu
rale.
Мотто : Salvabitur.
DIMORA : Valenza e Torino.
Fu di questa famiglia Ferdinando Salvi
(n. Tortona, 1° marzo 1796), il quale sposò
(1820) Maria Teresa, di Carlo Pompeo Del
Pero conte di Luzzano. Il figlio CARLO
GIUSEPPE (Ernesto) nato da queste nozze
(n. Caresana, 25 gennaio 1824; † Valenza,
2 dicembre 1902) ottenne, con R. D. 23
giugno 1895, di aggiungere il cognome
materno. Successivamente con R. Assenso
fu abilitato a succedere al titolo di conte
di Luzzano (RR. LL. PP. 29 dicembre
1895) e con R. D. 5 aprile 1896 e RR. LL.
PP. 26 novembre 1896 ottenne concessione
ARMA : D'argento
a tre bande dop
piomerlate di
rosso .
CIMIERO : Un'aqui
la di nero tenen
te nel becco un
anello d'oro.
Мотто : Jamais au
tre.
DIMORA : Roma.
GOTTIFREDO, vi
vente in Firenze nel secolo XII, fu il ca
postipite di questa illustre casata e alcuni
genealogisti lo vollero far appartenere alla
famiglia dei Caponsacchi, appoggiando la
asserzione a tradizioni senza poterla pro
vare con documenti inoppugnabili.
Dal 1297 al 1525 i Salviati parteciparo
no alla Signoria della Repubblica fiorenti
LETTERA S
na. CAMBIO DI SALVI, medico, fu il primo
ad ottenere le magistrature, ebbe la carica
di priore, poi quella di gonfaloniere di giu
stizia nel 1335. Lunga è la serie degli uo
mini illustri che, dopo il predetto dottor
CAMBIO, onorarono la patria e che resero
celebre la famiglia nella storia di Firenze.
Dette 62 priori, 20 gonfalonieri di giustizia
e 5 cardinali alla Chiesa.
FORESE, di Giovanni, armato cavaliere
dai Ciompi nel 1378, fu capitano generale
della Romagna fiorentina nel 1397; AN
DREA, di Francesco, godette tutte le autori
tàmunicipali, nel 1379 fu sindaco per trat
tare la pace col Pontefice, capitano a Pi
stoia e nel 1380 ambasciatore a Venezia;
ALAMANNO, suo fratello, fu podestà di To
di e, nel 1366, ambasciatore a Siena; JACO
Po, del predetto Alamanno, fu personag
gio eminente e fra i più illustri cittadini
fiorentini, sconfisse i conti Guidi e gli U
bertini nel 1404, fu commissario generale
per la guerra di Pisa nel 1405, governato
re di Piombino nel 1410, ambasciatore a
Bonifazio IX nel 1403, al re di Francia nel
1404, a Papa Benedetto XIII nel 1407 ed
ai Bolognesi nel 1410; GIANNOZZO, di Mar
co, si affermò nel 1461 nelle guerre di Ci
pro; suo fratello BERNARDO fu ambasciato
re al re d'Aragona nel 1436; ALEMANNO, di
Jacopo, ambasciatore al Pontefice nel 1435
e nel 1437 deputato al Concilio Eucumeni
co; GIULIANO, di Francesco, nel 1494 е
1495, fu ambasciatore a Carlo VIII; ALA
MANNO, di Averardo, nel 1499, ambasciato
re a Luigi XII di Francia e, nel 1509, com
missario per la guerra di Pisa; JACOPO, di
Giovanni, fu strenuo difensore della liber
tà della patria, ebbe importanti ambascerie
efuunodegli ostaggi consegnati agli im
periali durante il famoso Sacco di Roma;
ALAMANNO E ALESSANDRO, di Pietro, nel
1544 difesero Siena e il secondo, per ordi
ne di Cosimo I dei Medici, fu fatto decapi
tare come ribelle; FRANCESCO, di Bernardo,
nel 1571, fu innalzato al Gran Magistero
dell'Ordine di S. Lazzaro; Lorenzo, di Ja
copo, fu governatore di Siena nel 1607 ed
acquistò i castelli di Giuliano e Roccamas
sima, eretti in marchesato, nel 1633, da
Papa Clemente VIII e poi in ducato da Pa
pa Urbano VIII a favore di JACOPO, l'ele
gante poeta, figlio di Lorenzo.
PAGINA 73
VINCENZO ottenne il marchesato di Mon
tieri nel 1621, feudo al quale fu aggiunto
Boccheggiano nel 1637 ed eretto in mar
chesato a favore di ANTONIO, suo nipote.
LEONARDO (n. 1540, † 1589) fu celebre
letterato, autore di molte opere e uno dei
fondatori dell'Accademia della Crusca e
guastò la sua bella fama con l'ignobile rab
bia e guerra obbrobriosa contro l'immorta
le Torquato Tasso per la sua Gerusalemme
Liberata; TOMMASO fu vescovo di Colle nel
1634 e di Arezzo nel 1638; FRANCESCO, no
to per la sua tragica fine in seguito alla
congiura de' Pazzi, fu arcivescovo di Pisa;
GIOVANNI, cardinale († 1553) fu legato in
Spagna di Papa Clemente VII per benedi
re le nozze di Carlo V, e nel 1528 inviato
a Francesco I, re di Francia, per riconci
liarlo con Andrea Doria; BERNARDO (†
1568), fu prima generale delle galee del
l'Ordine di Malta, vittorioso in più scon
tri contro i Turchi, poi fu creato vescovo
di Clermont e in fine cardinale; ANTONIO
(† 1602) fu altro cardinale; ALAMANNO
venne creato cardinale nel 1727 e GREGO
RIO nel 1777.
Il predetto cardinale Gregorio († 5 ago
sto 1794) lasciò eredi del nome e dei titoli
di casa Salviati i principi Borghese in
quanto la di lui nipote Anna Maria, figlia
di suo fratello AVERARDO, duca di Giulia
no, aveva sposato il principe FRANCESCO
Borghese († 1839). Questi, con suo testa
mento dispose che il principe SCIPIONE, suo
figlio terzogenito, sostituisse al proprio il
e
tale sostituzione fu
cognome Salviati
confermata con decreto del 7 febbraio 1834
del granduca di Toscana, Leopoldo II.
Il predetto duca Scipione che nacque in
Parigi il 23 giugno 1823 e morì in Roma il
15 giugno 1892, sposò a Parigi il 10 mar
zo 1847 Jacqueline Arabelle dei duchi di
Fitz-James, morta a Roma il 22 gen. 1903.
Da questo matrimonio nacquero : Fran
cesca Saveria, n. a Roma 18 dicembre
1855, sposata in Migliarino il 5 giugno
1873 con don Francesco Borghese, duca di
Bomarzo; ANTONINO, n. a Parigi 5 agosto
1860, † 30 gennaio 1920, sposato a Frascati
12 settembre 1885 con donna Maria Aldo
brandini (n. 6 giugno 1867) .
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di duca di Giuliano (mpr.),
PAGINA 74
nobile romano (mf.), coscritto (mpr.),
marchese di Montieri (mpr.), marchese di
Boccheggiano (mpr.), Don e Donna, in
persona di PIETRO, di Antonino, di Scipio
ne, n. a Migliarino 8 novembre 1887, cava
liere d'On. e Dev. del S. M. O. di Malta,
spos. a Vicenza il 16 marzo 1914 con la
contessa Maria Antonia Zileri Dal Verme.
Figlia: Lisabetta Maria, n. a Migliari
no il 15 aprile 1915.
Fratelli: GIACOMO, n. a Migliarino 28 ot
tobre 1889, cav. d'On. e Dev. del S. М. О.
di Malta, spos. a Napoli 11 febbraio 1925
con Maria Immacolata dei conti Capece
Galeota; FRANCESCO SAVerio, n. a Roma 7
marzo 1891, cav. d'On. e Dev. del S.M.O.
di Malta; Averardo, n. a Migliarino 19
settembre 1896, cav. d'On. e Dev. del So
vrano Militare Ordine di Malta, decorato
della medaglia d'argento al valor militare,
spos. a Roma il 29 ottobre 1921 con
stanza Igea Florio.
Figlie di Giacomo: Agnese, n. a Miglia
rino 15 novembre 1925; Maria Teresa, n.
Co
a Roma 16 aprile 1927; Bona, n. a Miglia
rino 31 dicembre 1928.
Figli di Averardo: Maria Arabella, n. a
Vallombrosa 2 settembre 1922; Laura Flo
riana, n. Migliarino 6 genn, 1924; Flavia
Domitilla, n. Roma 28 aprile 1925; FORESE
ΑΝΤΟΝΙΝΟ, η. Migliarino II sett. 1927.
Zia, figlia di Scipione: Maria Enrichetta,
n. a Roma 4 ottobre 1862.
SALVIOLI DI FOSSALUNGA.
V. S.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'azzurro
a tre stelle di
otto raggi d'oro,
male ordinate;
nel 2º di rosso
al braccio destro
vestito di verde,
movente dal lato
sinistro, tenente
con la mano di
carnagione
111
ramo di salvia al naturale.
DIMORA : Correggio e Venezia.
Con Diploma 13 giugno 1839 il nobile
LODOVICO Salvioli di Fossalunga fu elevato
LETTERA S
al grado di cavaliere dell'Impero Austria
co, titolo trasmissibile ad ambo i sessi.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di
Correggio (mf.), cavaliere dell'I. A. (mf.).
V. S.
* SALVO.
ARMA : D'azzurro
al leone corona
to d'oro tenente
con le branche
anteriori una
crocetta di ne
ro sormontata da
una stella di sei
raggi d'argento.
(D. M. 24 otto
bre 1926).
DIMORA : Palermo
e Termini Imerese.
Si vuole che sia originaria dalla Toscana
o da Genova; passata prima in Napoli e poi
in Sicilia, dove godette nobiltà in Messina
nei secoli XIII e XIV e in Palermo. Un
PIETRO, figlio di Marco, ottenne il 22 no
vembre 1499 investitura della metà del feu
do di Bertolino o Mezzo Catuso; del quale
feudo vennero investiti il 30 ottobre ed il
21 gennaio 1517 FRANCESCO, figlio di Pie
tro; il 29 aprile 1551 CALOGERO, figlio di
Francesco, e il 30 gennaio 1563 Paolilla,
figlia di Calogero. Un Egidio Salvo e Ca
stiglia, di Messina, con privilegio dato in
Madrid il 23 aprile 1573, esecutoriato 111
Palermo il 1 novembre dello stesso anno,
ottenne per sè e suoi concessione del titolo
di regio cavaliere e dello stemma gentili
zio; un VINCENZO Salvo e Levante, da Ter
mine Imerese, il 30 aprile 1798, ottenne un
attestato di nobiltà dal Senato di Paler
mo, fu segretario della Legazione del Re
delle Due Sicilia presso la Corte Austriaca
e, con privilegio 10-31 agosto 1814, otten
ne la concessione del titolo di marchese di
Pietraganzili, sposò Rosa Gervasio e fu
padre di Giuseppe, che dalla moglie Giu
seppa Sciarrino ebbe VINCENZO, marchese
di Pietraganzili; FRANCESCO, giudice della
Gran Corte del Regno delle Due Sicilie (†
1902), marito di Aurea Cozzo e padre di
GIUSEPPE, letterato, scrittore alla Biblio
LETTERA S
teca Vaticana e bibliotecario capo della
Nazionale di Palermo († 1925); Giuseppi
na in Bonanno; NARCISO, già consigliere
comunale e assessore del Comune di Paler
mo e subeconomo dei Benefici Vacanti del
le Diocesi di Palermo e di Monreale, cava
valiere dell'Ordine della Corona d'Italia;
Clementina in Salvo; Beatrice in Rotondo
ed EGIDIO; ROSARIO (marito di Viola Lo
Faso e padre di GIUSEPPE, ANTONIO, GIA
CINTO, UMBERTO, VITTORIO, ARNOLDO, Giu
seppina, ATTILIO
e
GIOVANNI (padre di
GIUSEPPE e di Adele).
VINCENZO Salvo e Sciarrino, marchese di
Pietraganzili, sposò Giovanna Sollina
fu padre di GIUSEPPE, marchese di Pietra
e
ganzili e marito (4 marzo 1878) di Cateri
na Ugo, figlia del marchese Pietro
di
Elisabetta Valguarnera dei principi di Ni
e
scemi. Da tale matrimonio nacquero : VIN
CENZO (vedi Salvo Ugo); Giovanna, moglie
a Rodrigo Licata dei principi di Baucina;
Elisabetta; Maria Antonietta; Rosalia, mo
glie al conte Ignazio de Sarzana; Franca e
Maria Luisa, moglie al nobile Gustavo Sal
vo dei marchesi di Pietraganzili.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di marchese di Pietraganzili
(mpr.), (Ric. D. M. 24 ottobre 1926), in
persona di GIUSEPPE, di Vincenzo, di Giu
seppe, di Vincenzo, spos. con la marchesa
Caterina Ugo delle Favare.
Figli: VINCENZO (vedi Ugo Salvo); Gio
vanna in Rodrigo Licata dei Principi di
Baucina; Elisabetta; Maria Antonietta; Ro
salia in conte Ignazio de Sarzana; Franca;
Maria Luisa in Gustavo Salvo di Umberto.
Sorella: Giuseppina ved. marchese di
Montaperto.
Sono iscritti nell'Elenco Uff. Nob. Ital.
coi titoli di nobile dei marchesi di Pietra
ganzili (mf.) e cavaliere (m. ) :
Cugini (figli dello zio cav. Francesco) :
GIUSEPPE, Giuseppina ved. Bonanno, NAR
CISO, Clementina in Giuseppe Salvo, EGI
DIO e Beatrice in Paolo Rotondo.
Figli di Narciso: Aurea, Maria e FRAN
CESCO.
Figlia di Egidio: Aurea.
Cugini (figli dello zio Rosario) : ANTO
NIO, GIACINTO, UMBERTO, VITTORIO, AR
NOLDO, ATTILIO.
PAGINA 75
Figli di Umberto: ROSARIO GUIDO, Gu
STAVO.
Figli di Vittorio: ROSARIO, Violetta,
FRANCESCO, Elisabetta.
Figlie di Arnoldo: Giuseppina, Maria
Stefania.
Cugini (figli dello zio Giovanni) : GIU
SEPPE e Adele in generale Eduardo Denza.
Figlia di Giuseppe: Angela.
a. di c.
* SALVO UGO.
ARMA: D'azzurro
al leone corona
to d'oro tenente
con le branche
anteriori una
crocetta di ne
ro sormontata da
una stella di sei
raggi d'argento.
Termini
Pa
DIMORA:
Imerese e
lermo.
VINCENZO, di Giuseppe Salvo e della
marchesa Caterina Ugo, n. in Palermo il
10 febbraio 1882, con D. M. 12 gennaio
1926 fu autorizzato a usare il titolo di mar
chese Ugo per anticipata successione ma
terna; sposò nel 1920 Laura Lanza, figlia
di Ignazio principe di Mirto.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese di Pietraganzili
(mpr.), marchese Ugo (mpr.), in persona
di Vincenzo, di Giuseppe.
a. di c.
SALVO.
ARMA: D'azzurro
al leone d'argen
to coronato d'o
ro, linguato di
rosso , tenente
con le branche
anteriori un
mazzetto di 4
spighe di grano
d'oro.
DIMORA : Castro
reale.
PAGINA 76
Famiglia siciliana. MELCHIORRE Salvo
nel 1790 ebbe il titolo di barone di Santa
Croce di Roccaforte.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Santa Croce di
Roccaforte (mpr.), in persona dei disc. da
Melchiorre (1790), ed è rappresentata da
MELCHIORre, di Antonino, di Melchiorre.
V. S.
* SALVOTTI.
ARMA:
Inquarta
to: nel 1º di ne
ro al braccio de
stro vestito di
verde, movente
da nubi al natu
rale poste nel
l'angolo superio
re sinistro, te
nente con la ina
no di carnagione
una bilancia al
naturale con piatti d'oro; nel 2º di rosso
alla roccia al naturale uscente dalla
troncatura e cimata da un'aquila d'ar
gento, mirante in basso; nel 3º di rosso
al serpente d'oro con la testa rivolta,
attorcigliato quattro volte attorno ad uno
specchio d'argento, rettangolare, oblun
go, su piede a calice; nel 4º di nero alla
quercia al naturale, nodrita su terreno
erboso di verde, troncata a metà da un
fulmine d'oro, guizzante dall'angolo su
periore destro.
CIMIERI : Su due elmi torneari : a destra
tre penne di struzzo, una nera fra due
d'oro; a sinistra altre tre penne, una
d'argento fra due di rosso.
Мотто : Rumpor non flector.
DIMORA : Mori (Trento).
Vedi famiglia seguente per cenno sto
rico.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone di De Bindis (mf. ),
cavaliere di Fortequercia (Eichenkraft)
(mf.), D. M. di Ricon. 3 settembre 1929,
in persona di Ugo, di Scipione, di Anto
nio, n. a S. Valery sur Somme, 7 agosto
1869, sposato a Mori di Trento il 15 marzo
1920 con Argia Sani.
LETTERA S
Figlia: Anna Maria, n. a Rovereto, 6
giugno 1921.
a. z.
* SALVOΤΤΙ.
ARMA : Inquarta
to: nel 1º d'oro
all'aquila di nero
membrata, im
beccata, lingua
ta di rosso, co
ronata del cam
po; nel 2° d'ar
gento alla biscia
in sette spire, in
palo, e ingollan
te un putto di
carnagione colle
braccia distese;
nel 3º d'argento
alla rosa di ros
so, gambuta e
fogliata di 6 pez
zi di verde; nel
4° di rosso al
leone rampante
d'argento.
CIMIERO : L'aquila
nera, membrata,
imbeccata, coro
nata d'oro e linguata di rosso.
Мотто: Rumpor non flector.
Alias: Inquartato : nel rº di nero al brac
cio destro vestito di verde, movente da
nubi al naturale, poste nell'angolo supe
riore sinistro, tenente colla mano di car
nagione una bilancia al naturale, coi
piatti d'oro; nel 2º di rosso alla roccia
al naturale uscente dalla troncatura e ci
mata da un'aquila d'argento e mirante
in basso; nel 3º di rosso al serpente d'o
ro colla testa rivolta e attorcigliato quat
tro volte attorno ad uno specchio d'ar
gento, oblungo, su piede a calice; nel 4°
di nero alla quercia al naturale nodrita
su terreno erboso di verde, troncata a
metà da un fulmine d'oro guizzante dal
l'angolo superiore destro.
DIMORA : S. Giorgio di Trento.
L'arma sopra descritta e il cimiero so
no in corso di riconoscimento per doman
da del barone Mario Salvotti essendo
LETTERA S
questa l'arma antica confermata ad An
tonio Salvotti dal principe di Trento
cardinale Lodovico Madruzzo con diplo
ma indata 4 dicembre 1586: « Antiqua
et gentilis maiorum originis insignia ar
maque ». Quest'arma è quella ancor
sempre portata dalla famiglia avendo ri
nunciato a quella sceltasi dal barone
Antonio Salvotti nell'occasione che gli
fu concesso dall'impero d'Austria nel
1846 il cavalierato ereditario e poi la
baronia dell'impero.
I baroni Salvotti (cognome formatosi per
patronimio) sono un ramo della storica ca
sa dei signori di Caldonazzo, diramati alla
lor volta dagli antichissimi signori di Bren
ta. Fu potente dinastia feudale di imme
morabile origine ch'ebbe il capitanato del
la Valsugana (vedi Verci, Montebello, Mu
ratori, ecc ). Fa luminosa comparsa nella
storia già nel 1116 al placito di Enrico V
in Treviso, con ENRICO VARIMBERTO ERIZO
germani de Caldonazo, ove son nominati
assistenti al Soglio Imperiale. Nel 1128
PENZO VARIMBERTO e WILLELMO regalano
terre al monastero di Campese fondato dal
consanguineo TISO DI BRENTA pel celebre
abate Poncio di Cluny. Da Penzo discese
quel ramo dei Caldonazzo che, dopo ac
quistati i feudi dei signori di Castelnovo,
così anche usarono chiamarsi. Enrico e
Penzo compaiono alla dieta dei grandi vas
salli coi conti del Tirolo, di Appiano (Ep
pan) e di Flavon al Saliceto il 5 maggio
1185. Son nominati pure secondi dei cin
que colonnelli delle truppe al seguito di
Enrico VI per l'incoronazione a Roma
1190 (Codex Wanghianus). SICCONE I, il
più famoso, tentò la signoria al pari degli
Scaligeri e dei Carraresi imparentati con
lui. Sua moglie fu Anna, di Nicolò della
Scala, e pure suo cugino ALBERTINO
DI
CALDONAZZO, sposò Anna del fu Federico
della Scala e di Imperia di Svevia, figlia
del principe di Antiochia, a sua volta fi
glio di Federico II. Imparentato con Lo
dovico il Bavaro (il cui figlio marchese del
Brandemburgo ebbe per prima moglie
Altaluna della Scala) ebbe nel 1346 dal
l'imperatore il vicariato di Feltre e Bellu
no. Già prima aveva avuto in signoria as
soluta Marostica. Nel 1350 quando Elisa
betta, figlia di Lodovico il Bavaro, andò
PAGINA 77
sposa a CanGrande, egli eilducadi Teck,
maresciallo dell'impero, tennero il freno
al cavallo della principessa all'entrata in
Verona. SICCONE II prese Treviso pel duca
Leopoldo d'Austria e ne fu nominato ca
pitano. Così pure BIAGIO prese Conegliano
pel detto duca d'Austria, e ne fu capita
no. Suo fratello FRANCESCo, col nipote Gro
VANNI, caddero col duca Leopoldo d'Au
stria alla famosa battaglia di Sempach.
Nel 1405 i Caldonazzo, i Castelbarco e gli
Arco, in lega coi veneziani, osteggiarono
il duca Federico d'Austria che nel 1412
li sconfisse, li privò dei feudi e li bandì.
Da questa rovina SALVOTTO, nipote abia
tico di Nicolò, fratello di Siccone I, era
riparato in Mori presso il parente Ottone
di Castelbarco. Da lui discendono per pa
tronimio i baroni Salvotti, come da altri
della famiglia dei Caldonazzo vennero, per
patronimio, le casate degli Aprovini, dei
Sichi, dei conti di Sugana. In Austria non
restò che SICCONE III da cui discesero AN
TONIO E GIOVANNI, colonnelli favoriti di
Massimiliano I, creati conti e baroni del
S. R. I. e di questi, Antonio, era gran
maestro dei tornei (linea estinta). I Sal
votti, pur non raggiungendo più l'antico
splendore, ebbero ancora eminenti perso
naggi fra cui: GIOVANNI che fu, nella pri
ma metà del 1500, porta stendardo del ce
lebre reggimento di Eriprando Madruzzo
che si distinse contro i Turchi, in Piemon
te e nelle Fiandre. ANTONIO, figlio di Gio
vanni, ebbe dal principe di Trento Lodovi
co Madruzzo conferma dell'antica arma e
il « privilegium familiaritatis » con diplo
ma del 4 dicembre 1586. ANTONIO, consi
gliere intimo di S. M. I. R. Apostolica e
del Supremo Consiglio Aulico e di Stato,
presidente della Commissione speciale di
Lombardia, ebbe il cavalierato ereditario
dell'I. A. in data 28 ottobre 1846 e il titolo
di barone dell'I. A. (mf.) in data 26 aprile
1854. Fu commendatore dell'Ordine di San
Leopoldo, gran croce dell'Ordine della Co
rona Ferrea ed ebbe il Supremo Ordine di
Cristo da Pio IX per il concordato fra
l'impero d'Austria e la S. Sede nel 1855.
Fu creato da Pio IX conte romano in data
2 ottobre 1863.
Sono altresì da ricordare: MARIA († 1843)
nota come poetessa, sposa del cav. Cedeo
PGINA 78
ne Vettorazzi; e SCIPIONE, di Antonio (†
1883) fervente patriota ripetutamente con
dannato per la sua attività politica.
In Austria fiorisce un altro ramo della
famiglia (vedi Almanacco di Gotha).
Ha chiesto il riconoscimento dei titoli di
barone de Bindis (mf.) e cavaliere di For
tequercia (Eichenkraft) (mf ) e l'iscrizio
ne nel Libro d'Oro della Nob. Ital. MARIO
GIUSEPPE, di Giovanni e della contessa
Guglielmina Puppi, n. a Trento 24 marzo
1867.
Figli di primo letto: TROILO; di secon
do letto: Fiammetta, Feliciana e GIAN LEO.
a. z.
SAMARIΤΑΝΙ.
ARMA: Di nero al
cervo saliente
d'argento.
DIMORA : Comac
chio e Bologna.
Il primo di que
sta famiglia ascrit
to al ceto nobile
di Comacchio fu
EMILIANO, nato il
17 aprile 1696. Il
20 marzo 1732, il
Consiglio Generale della Comunità di Co
macchio lo elesse alla carica di consigliere
pel triennio dal 1° aprile di detto anno a
tutto marzo del 1735 e la relativa delibe
razione venne approvata il 29 marzo dal
l'Eminentissimo Legato a Latere di Fer
rara, e con rogito del notaio Bernardino
Manfrini 31 marzo 1732, venne insediato
nell'ufficio di consigliere.
Da Emiliano, che sposò Cecilia Accarisi
il 29 aprile 1722, discende FRANCESCO, na
to il 9 agosto 1725, che sposatosi con Gio
vanna Carli Ballola il 19 febbraio 1759, eb
be GIUSEPPE, nato il 2 marzo 1760, consi
gliere comunale nel 1796. Questi prese in
moglie, il 21 ottobre 1792, Orsola Mezza
gori, da cui altro FRANCESCO, nato il 10
giugno 1803 , che essendosi sposato con
Camerlitana Carla Moretti il 7 novembre
1836, ebbe tre figli : 1) PIETRO, nato il 1°
ottobre 1841, morto il 2 luglio 1905 e che
generò altro FRANCESCo, nato a Comac
chio il 15 marzo 1877, coniugato con Bel
LETTERA S
lini Maria, di Luigi, FILIPPO, nato il 22
novembre 1879; ANTONIO MARIO, nato 1'8
settembre 1890.
2) GIACINTO, nato il 24 febbraio 1852,
ingegnere, sposato a Mioni Rosa, fu Gae
tano, da cui nacquero : Marianna, nata It
dicembre 1878; Ines, nata 30 giugno 1881;
ALDO, nato το luglio 1883; MARIO, nato 9
marzo 1888, e NINO, nato il 16 dicembre
1894.
3) CAMILLO, che sposò Carli Clementina,
da cui nacquero: Carmelina, nata il 24
marzo 1895; TARCISIO, nato il 4 agosto
1897, Ida, nata l'11 marzo 1901.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Comacchio
(mf.), in persona dei sopra descritti.
f. g.
* SAMBIASE SANSEVERINO.
ARMA : D'argento
alla fascia sor
montata da un
lambello di cin
que denti, il tut
to di rosso.
CIMIERO : Un dra
go.
DIMORA: Napoli.
Diramazione del
l'illustre casa San
severino e propria
mente discesa da RUGGIERO Sanseverino,
figliolo di Pietro, signore di Martorano,
che prese il nome di Sambiase dal feudo
che possedeva in Calabria, nome che per
petuarono i suoi discendenti. Anche sotto
tale cognome quella illustre casa ebbe nuo
ve e proprie illustrazioni per titoli, per
uffici, dignità e patriziati. Godette la Sam
biase nobiltà in Cosenza dove fu ascritta a
quel patriziato dai più antichi tempi, in
Lecce, ed un ramo di essa oggi estinto, fu
aggregato all'illustre seggio di Portanova
in Napoli.
Furono i Sambiase ricevuti, per giusti
zia, nel S. M. O. di Malta, per il ramo pa
trizio di Cosenza nel 1595, come quarto
della famiglia Rocco (Arch. Ord. Malta,
4686) e poi con NICOLÒ Sambiase, nel 1668
(Gr. Magistero Roma, Pr. di Napoli, Proc.
230 e 47); e nel 1721 con GUIDO (Gr. Ma
LETTERA S
gistero Roma, Alberi Gen., N. 312) e pel
ramo di Lecce nel 1615, come quarto della
famiglia del Giudice (Arch. Stat.. Nap.,
Prov. di Barletta, Vol. 29).
Il ramo dei principi di Campana, estin
to nel 1830, fu decorato del grandato di
Spagna di I classe in persona dell'illustre
principe di Campana, duca di Crosia e
conte di Bocchigliero, don Felice Nicola
Sambiase, e sua eccellentissima casa, con
diploma dato in Vienna il 5 nov. 1718.
Duchi di Malvito (Calabria) titolo con
cesso a PAOLO Sambiase, con diploma dato
in Madrid il 28 dicembre 1695, esecutoria
to il 30 giugno 1696. (Archivio di Siman
cas, vol. 574, fog. 271 a t. Segretarias Pro
vinciales- Privilegiorum Neapolis- Regi
strato Arch. di Stato, Napoli, Privilegio
rum del Coll. Vol. 586 (n. 3 Medina Coeli)
fol. 85) .
Il ramo della famiglia Telesio, principi
di Bonifati, si estinse nel 1732 in Roberto,
morto senza prole, al quale successe la so
rella Giulia che fu moglie di Saverio Sam
biase, duca di Malvito.
Alla famiglia Ametrano, duchi di S. Do
nato (Calabria), successe la famiglia Sam
biase, duchi di Malvito, nel 1636, che fu
investita del titolo, con l'obbligo di assu
mersi questo da ogni secondogenito viven
te del duca di Malvito, aggiungendo però
il cognome Ametrano. I Mandatoricci, du
chi di Crosia, si estinsero in Vittoria, ma
ritata a Giuseppe Sambiase, nel 1625.
Con R. Rescritto 16 maggio 1853 furono
riconosciuti i titoli di principe di Bonifati,
duca di Malvito e duca di S. Donato a
GIUSEPPE Sambiase dei Sanseverino (n. 21
marzo 1818); e con D. M. 16 agosto 1909
in persona di Paolo Sambiase Sanseverino SAMUELLI.
(† gennaio 1929) germano dell'attuale in
testatario dei titoli stessi che ha ricevuto
novello riconoscimento con D. P. 23 luglio
1932.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. It. e nell'El. Uff. Nob. It. coi
titoli di principe di Bonifati (mpr.), duca
di S. Donato (mpr.), duca di Malvito
(mpr.), ed è rappresentata da LADISLAO,
n. Napoli 14 genn. 1886 (successo al fra
tello Paolo, † 7 febbraio 1929), di Genna
ro (n. 1821, † 1901), di Paolo, e di Maria
D'Alessandro († 1 marzo 1917).
PAGINA 79
Sorelle: Vittoria Beatrice (vedi Sambia
se San Severino di Vadi); Anna Maria, n.
Napoli,
2
Paola.
ottobre 1887, in Campenni;
f. f. p. di s.
* SAMBIASE SANSEVERINO DI VADI
ARMA: D'argento
alla fascia sor
montata da un
lambello di 5
denti, il tutto di
rosso.
DIMORA: Napoli.
Decorata con D.
R. 17 giugno 1897
e RR. LL. PP. 7
aprile 1898 del ti
tolo di conte di
Vadi (mpr) .
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di contessa, nobile dei du
chi di S. Donato, in persona di Vittoria
Beatrice, di Gennaro, di Paolo, n. Napoli,
10 ottobre 1874, spos. ivi, 7 novembre
1896 con Luigi Petriccione († 13 marzo
1913) . (Vedi Petriccione).
f. f. p. di s.
SAMBONIFACIO vedi SAN BONIFA
CIO.
SAMMARTINO vedi MARTINO (SAN)
RAMONDETTA.
SAMPIERI (vedi TALON SAMPIERI) .
ARMA: Di rosso
al leone d'oro
appoggiato ad
una banda con
tradoppiomerlata
dello stesso.
Мотто : Deus sa
lus mea et forti
tudo mea.
DIMORA: Monte
pulciano.
Famiglia origi
PAGINA 80
naria da Chiusi, dove godette degli onori
pubblici, imparentandosi con le primarie
famiglie di quella città. Trasferitasi in se
guito a Montepulciano vi possedette pa
lazzo e contrasse matrimoni con nobili fa
miglie di Siena. Così FRANCESCO Samuelli,
nei primi anni del XVI secolo, sposò una
Tucci di Siena; dal matrimonio nacquero :
IACOPO, che nel 1531 fu nominato fami- in Torre Santa Susanna.
liare del duca di Amalfi e capitano, e BOR
GHESE, il quale nel 1543 ebbe il comando
di un corpo di truppe poste alla difesa di
Grosseto. Borghese in quest'anno fu an
che ambasciatore della città di Chiusi; spo
sò Anna Berlinghieri, della famiglia patri
zia senese di questo nome. Tanto lui che
i suoi figli ebbero poi dalla Repubblica
l'autorizzazione di poter portare, come no
bili, archibugi di qualunque misura per il
dominio senese.
CLAUDIO, figlio di Borghese, sposò una
Paganucci nobile di Montepulciano. I di
lui figli, nel 1595, chiesero la cittadinan
za senese, che fu loro concessa nel 1599,
essendo ammessi al Monte dei Nove,
Il primo che risiedette nella Suprema
Magistratura di Siena fu il cav. MICHELE,
il quale era già stato ammesso all'Ordine
di S. Stefano.
La famiglia fu ascritta alla nobiltà se
nese per decreto del 10 settembre 1753.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Siena (mf.) ed
è rappresentata da MICHELE, di Giacomo.
Maria Luisa, di Giacomo.
Giuliana, di Giacomo.
* SANASI CONTI.
g. c.
ARMA: Partito :
nel 1º d'oro al
braccio destro
vestito di rosso,
movente dalla
partizione, te
un
nente con la ma
no di carnagione
compasso al
naturale aperto
all'insù; col capo
d'azzurro, soste
nuto di rosso e carico di tre gigli d'oro
LETTERAS
posti in fascia (Sanasi); nel 2º di rosso
all'aquila scaccata d'oro e di nero, coro
nata d'oro (Conti) .
ORNAMENTI esteriori : baronali.
МоттO : Loyauté et courage Virtute tan
tum.
DIMORA : Torre Santa Susanna (Lecce).
Originaria da Terra d'Otranto, residente
S.S. Benedetto XV con Breve 17 agosto
1920 concedeva a Giuseppe Sanasi Conti
il titolo di barone, titolo del quale venne
autorizzato l'uso nel Regno con R. D. del
29 luglio 1927 e RR. LL. PP. del 16 feb
braio 1928.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (c.p.), in persona
di Giuseppe, di Raffaele, colonnello di ca
valleria, n. Torre Santa Susanna il 27 no
vembre 1864.
f. f. p. di s.
SAN BONIFACIO • SAMBONIFACIO.
ARMA: Inquarta
to: nel rº e 4º
di azzurro alla
stella di sei rag
gi d'oro; nel 2º
e 3º palato d'ar
gento e di nero;
il tutto col capo
di argento alla
croce di rosso.
DIM.: Verona, Pa
dova e Venezia.
Storica, antichissima famiglia veronese,
di origine germanica e così chiamata dal
luogo ove ebbe giurisdizione con titolo co
mitale fin da tempi assai remoti e derivan
te da un marchese MILONE, conte di Vero
na nel 923 e che ebbe anche il dominio di
Mantova, Cremona e Ravenna. La signoria
di Verona fu tenuta anche da UBERTO nel
1005 e BONIFACIO nel 1073. Furono podestà
della città altro BONIFACIO nel 1169, LODO
vico nel 1211 e RICCIARDO nel 1221. Que
sta famiglia, oltre alle signorie e feudi, fu
dotata di immense ricchezze ed ebbe note
volissima importanza nelle vicende delle
città venete specialmente nei secoli XII e
XIII. In questo periodo i Sambonifacio,
LETTERA S
appartenendo alla parte guelfa, combatte
rono contro i Monticoli, che sostenevano
il partito ghibellino e subirono confische
e l'esilio, ma poi richiamati in patria ri
presero parte alla vita pubblica, e dal 1477
al 1743 appartennero al nobile Consiglio
della città e diedero giudici di collegio,
consoli, capitani, cavalieri e dotti scrit
tori.
I membri di questa famiglia dal XII se
colo in poi furono sempre qualificati conti
in tutti i documenti pubblici. Al tempo del
dominio veneto ebbero giurisdizione sopra
la Villa Bartolommea e diritti sopra il pae
se di Spinimbecco.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mf.), signore di
Villa Bartolommea (m.), nobile (di Vero
na) (mf.), in persona di OBERTO, di Milo
ne, di Milone, di Giovanni Francesco, di
Federico.
Fratelli: FEDERICO, Margherita, MILONE.
Zie: Cunizza in Giuseppe Piave; Elisa in
Antonio Ivancick; Lavinia, ved. del no
bile Luigi Tommaseo.
OTTONE BORSO, di Giovanni Francesco,
di Federico.
Eleonora, di Francesco, di Rizzardo, di
Giovanni Francesco, di Federico.
Sorelle: Romilda, Caterina.
V. S.
* SANCTIS (DE).
ARMA: D'azzurro
al monte di tre
cime di verde,
uscente dalla
punta dello scu
do, sostenente
un leone d'oro
fissante una co
meta di 8 raggi
dello stesso, on
deggiante in
banda e posta
nel canton destro del capo.
DIMORA : Napoli, 8 Rione Amedeo.
Famiglia di Abruzzo che si reputa della
stessa agnazione di quella che fu feudata
ria di S. Andrea e Cerreto.
Con R. D. 17 settembre 1911 e RR. LL.
PP. 4 febbraio 1912 ottenne concessione
PAGINA 81
del titolo di barone con successione primo
geniale mascolina.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (mpr.), ed è rap
presentata da SIGISMONDO, maggiore dei
granatieri M. T., decorato della medaglia
commemorativa per la campagna italo-au
striaca 1915-18, cav. Cor. d'Italia, n.
a
Napoli, 24 dicembre 1873, di Ottavio (n.
1830, † 1891), di Sigismondo e della nob.
+ Camilla Longobardi; sp. Napoli, 18 no
vembre 1900 con Emma Turner di † Fede
rico e Beatrice Pedicini dei marchesi di
Luogosano.
Figli: 1) GIUSEPPE, ingegnere, n. a Na
poli, 28 gennaio 1902; 2) FEDERICO, ragio
niere, n. a Napoli, 31 marzo 1903; 3) От
TAVIO, n. a Napoli, 29 settembre 1913; 4)
Maria Rosaria, n. a Napoli, 9 dicembre
1920.
V. S.
SANCTIS (DE) .
ARMA : D'azzurro
al leone d'oro
movente dalla
pianura erbosa al
naturale, rivolto,
e fissante un sole
d'oro orizzontale
sinistro.
DIMORA : Matelica.
Questa famiglia
fu ascritta alla no
biltà di Terni nel
1798 e a quella di Matelica nel 1827. Ot
tenne il titolo di conte coi predicati di
Collepera e S. Vito nel 1828 in persona di
FILIPPO de Sanctis.
È iscritta nell'Elenco Nob. Uff. Ital. coi
titoli di nobile di Terni (mf.), nobile di
Matelica (mf.), conte di Collepera e San
Vito (m.), in persona di GIUSEPPE, di Sil
verio, di Giuseppe, di Filippo.
Figli: Maria Pia, FILIPPO, SILVERIO ed
AUGUSTO.
Fratelli: Maddalena e GIULIO.
Zii: FRANCESCO (†) e Pulcheria.
Figlie di Francesco: Emma, Gina e An
tonietta.
V. S.
Araldica
6
PAGINA 82
*
SANCTIS (DE) .
DIMORA : Roma.
La famiglia De Sanctis è stata sempre
una delle più cospicue e delle più antiche
di Frosinone e fin dal 1500 esistono docu
menti che la riguardano.
È fama che dopo la distruzione di quel
la città dal Duca d'Alba, avvenuta nel XVI
secolo, fosse affidato ad un De Sanctis l'in
carico di farla risorgere dalle rovine e di
farvi affluire la nuova popolazione.
Nel 1600 i De Sanctis risultano posses
sori di un feudo in provincia di Salerno,
ma non si può asserire che si tratti della
stessa famiglia, non essendo cosa provata.
Di questa famiglia si hanno notizie nella
storia di Antonio Ricci : Il Teatro degli
Uomini Illustri della regione dei Volsci.
Un ANTONIO si segnalò nella carica di
commissario di Campagna del Regno di
Napoli; un Benedetto fu capitano del bat
taglione di Frosinone nel 1859.
I componenti questa famiglia possiedono
cappelle gentilizie : nella Chiesa Cattedra
le, della SS. Annunziata e di San Benedet
to in Frosinone.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Frosinone (mf),
in persona di FILIPPO, n. Roma 2 maggio
1866, di Giovanni Battista, di Sebastiano.
Sorella: Maria, n. Roma 5 nov. 1863; sp.
ivi 4 dic. 1902 a Domenico Giusti.
l. r. m.
SANCTIS (DE).
ARMA: D'argento, alla fenice di nero sulla
sua immortalità, accompagnata nel can
ton sinistro del capo da un sole d'oro.
th
LETTERA S
MOTTO : Post fata
ARMA : D'azzurro,
al cipresso, al
naturale, nodrito
sulla pianura er
bosa di verde, e
cimato di una
colomba pure al
naturale; il ci
presso addestrato
da una cometa
d'oro, ondeg
giante in palo.
resurgo.
DIMORA: Roma.
Ignorasi la data
di fondazione del
l'antichissima città
etrusca di Corneto.
Essa fin dai tempi
più antichi si re
gold a forma di
Repubblica e fu
Signora di parec
chi castelli circonvicini, quali: Sant'An
gelo, Marinello, San Giorgio, Castel Nuo
vo, Castel di Rota, Civitella, Tolfa Vec
chia e Monte Monastero, dai quali ogni
anno riceveva giuramento di fedeltà ed of
ferte di vassallaggio, conservandosi sempre
fedele alleata della S. S. Apostolica.
Assediata infatti da Federico II e cir
condata nel 1245, prima di arrendersi eper
sostenere il partito della Chiesa sacrificò
ben trentadue suoi nobili cittadini, acqui
standosi allora e poi il titolo di « fedelissi
ma», che conservò successivamente e co
me tale fu dichiarata da ben dodici Sommi
Pontefici.
Dagli antichi statuti risulta che la città
di Corneto ebbe un Corpo di famiglie no
bili cittadine e forestiere aggregate al Ge
neral Consiglio; esse si dividevano ne le
maggiorenti dette patrizie e nelle semplici
nobili.
Un ANTONIO de Sanctis risulta esser sta
to iscritto l'anno 1814 nel Libro dei Nobili
di Corneto che si conserva nell'Archivio
del Comune, quindi ai discendenti del so
pra citato Antonio venne riconosciuto il
diritto al titolo di nobile di Corneto e come
tali vennero iscritti nell'El. Uff. Nob. Ital.
del 1922.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Corneto (mf.),
3
in persona di PAOLO EMILIO, n. Roma
giugno 1852, di Giuseppe, di Antonio;
spos. 15 aprile 1893 con Giuseppina Ba
gnis.
Figli: TULLIO, n. Macerata 24 marzo
1894; AMEDEO, n. Torino IO dicembre
1896; CESARE, n. Firenze 19 marzo 1900;
Laura, n. Roma 18 agosto 1904.
l. r. m.
LETTERA S
SANDI.
ascritta a
VETTORE si trasferì a Venezia per il suo
commercio di panni . Un altro VETTORE , n. 18 agosto 1801 , che su proposta
famiglia patrizia , col fratello GIOVANNI , 1857 otteneva per i suoi meriti personali e
Sovvenzionò di centomila ducati la Repub
MASO . 29 agosto 1735 , che LORENZO . 1842 , ANTON-FRANCESCO
glia fu ascritta al patriziato veneto il 23
Repubblica dalle origini al 1767. Fu padre GIACINTO-CAMILLO
avvocato,
maggio 1685. Detto Vettore fu padre di
quel nobile Consiglio nel 1630.
fu vescovo di Capodi- discendenti dei quali vennero inscritti nel
Lalali è iscritta nell'El . Uff . Nob . ton-Francesco suddetto , ha
marito di Maria Albrizzi, della
blica
La famiglia vestì l'abito di Malta e fu
PAGINA 83
ARMA: D'oro all'a
quila bicipite di
nero,
coronata
del campo su
ambo le teste.
DIMORA : Feltre,
Venezia e Pa
dova.
Antica famiglia,
originaria da Fel
tre, ivi stabilita
n
.
1837 , ANNIBALE
nel XIII secolo ed
cuore, con la
sbarra, d'argen
to,
attraversan
te, ed accompa
gnato, in punta,
del
da una stella di
sei raggi d'oro.
CIMIERO : Una te
sta e collo di ca
.
vallo, di nero,
con lingua rossa.
Мотто : Adiiciat
Dominus super vos. DIMORA: Arezzo.
Da VALENTINO, di Antonfrancesco San
drelli, nasceva il 26 marzo 1796, un altro
ANTON FRANCESCO, padre di FERDINANDO
Magistrato civico di Arezzo del 10 luglio
Per la guerradi Morea ela sua fami- concessione dalla nobiltà aretina con Re
Titolo di« nobile » in persona di ALESSAN
per la sua posizione economica e sociale la
TOMMASO,
che generò
di altroТо
striaedi Belluno .
Dieci. Giambattista
quest'ultimo della Storia Civile della 1832), RAFFAELLO-DOMENICO n. 1834),
scritto Granducale 26 settembre dello stes
so anno.
Ital. coi tit 01 di nobile (di Feltre ) (mf ,
persona di
altro avvocato, poi avogadore,
GIAMBATTISTA E VETTORE, au
senatore
fu
confermata
POLITO , n. Lodi 14 dicembre
1863, di VetorGiulio , di Tomaso ; colon
emembro del Consiglio dei
N. U.eN
nello nel
Lazzaroed
novembre
deicontidi
Figli:VE
obile con S. R. 16 dic. 1817.
☐., patrizio veneto (mf.), in
E., cav. dei SS. Maurizio e
La Corona d'Italia; spos. il 30
I con la nobile Elena Medin
giugno 190 =
Lastua.
7maggio1916
* SANDRELLI .
OR ANTONIO, n. Padova 15
Maria Giuseppina, n. Roma,
Suoi figli furono: STEFANO-SANTI-VALEN
TINO (n. 1828), VALENTINO-GIUSEPPE (π.
1846) ed EUGENIO-NORBERTO (n. 1854), i
l'Elenco Ufficiale Toscano.
Un altro ramo di questa famiglia, deri
vato da PAOLO SANDRELLI, cugino dell'An
con R. D.
13 maggio 1928 e RR. LL. PP. 3 agosto
detto anno- ottenuta la rinnovazione del
DRO, di Giuseppe, di Carlo, del ricordato
Paolo, e dei suoi discendenti d'ambo i
sessi.
Questo ramo, che contrasse alleanze coi
Pannilini, patrizi di Siena, e coi Petri, no
bili di S. Miniato, ha avuto tra i suoi rap
Sorelle:Ema, n. Brescia 1859, carmeli- fratello di lui, ALESSANDRO, generale del
presentanti il senatore CARLO, di Giusep
litana: Beat
e, n. Lodi 1867.
ARMA: all'italiana , ristretto, posto in
:Jazzurro
pe, presidente del Consiglio di Stato, e il
V. S.
l'Arma del Genio.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital.:
a) col titolo di nobile di Arezzo (mf.) ,
CARLO, di Annibale, di Ferdinando.
, al monte di tre cime . in persona
di :
PAGINA 84
Fratello: ALBERTO;
b) col titolo di nobile (mf.), in perso
na di:
ALESSANDRO, di Giuseppe, di Carlo.
Figli: Giuseppina, Maria, Carlo, PIE
TRO, LUIGI, GIULIO, ALESSANDRO E GIU
SEPPE.
Figlio di Pietro: CARLO.
SANDRI.
g. d. a. v.
ARMA : D'oro, a
due bande onda
te d'azzurro; col
capo del secon
do, carico di u
n'aquila spiegata
d'argento.
DIMORA : Amelia e
Roma.
Antichissima fa
miglia di Amelia,
annoverata fra le
prime come facente parte nel Nobile Con
siglio dei Dieci.
Ebbe personaggi chiarissimi nelle armi
e prelature; possedette grandi tenimenti
nell'Armerino e fu proprietaria della splen
dida villa « La Spreta », attribuita al San
Gallo.
STEFANO fu valoroso capitano di Orazio
Baglioni; sotto Clemente VII fu uno dei
prodi che strenuamente difesero Castel
Sant'Angelo dalle orde del Borbone, e per
soprannome di guerra aveva quello di
« Cornacchia ».
Luca militò in Ungheria ed in Francia,
fu agli ordini di Giovanni Battista Savelli
e per la sua perizia e valore fu nominato
governatore della fortezza di Firenze per
quattro anni; nel 1522 prese parte alla spe
dizione contro i turchi.
NARCISO seguì le insegne di Pier Luigi
Farnese, che accompagnò in tutte le sue
imprese e così pure in quella del Sole nel
1548 .
LETTERA S
* SANFELICE.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'argento
senza
con tre uccelli
di rosso
becco e senza
piedi, disposti
in fascia; nel 2°
di rosso con tre
uccelli d'argento
senza becco e
senza piedi, di
sposti 2, 1 .
DIMORA : Napoli.
Trae origine questa famiglia da PIETRO,
cavaliere normanno venuto nel regno di
Napoli seguendo le armi di Roberto Gui
scardo da cui ebbe in concessione il castel
lo S. Felice (1018) dal quale la famiglia
trae il nome. Detto castello in Terra di La
voro, appartenne poi con Piatravairano al
la casa Grimaldi. La famiglia fu ricevuta
nel S. M. O. di Malta nel 1583 con ORAZIO
Sanfelice (Arch. O. Malta, proc. 4796);
con GIUSEPPE il 25 settembre 1626 (Arch.
Stato di Napoli, vol. 31, Priorato di Bar
letta) ; e con altro GIUSEPPE il 15 maggio
1652 (Gr. Magistero Roma 217, Priorato
di Napoli) e nell'Ordine S. Jago di Spagna
nel 1544. I Sanfelice hanno goduto nobil
tà in Napoli, al seggio di Montagna, in
Cosenza, il quale ramo si estinse, nel Ci
lento, in Perugia ed in Francia ove nel
1650 viveva un ramo.
Possedette i feudi di Agromonte, S. De
metrio, Moliterno, ecc. Conti di Bagnoli e
di Corigliano, verso il 1200; duca di Ba
gnoli (Molise) concesso il 30 maggio 1625
ad Orazio Sanfelice; duca di Acquavella,
in principato Citra, concesso a MICHELE
Sanfelice il 6 dicembre 1784, е marchese
di Torricella, concesso allo stesso Michele
il 30 giugno 1725; marchese di Montesil
vano 1773; duca di Lanziano, concesso il
15 dicembre 1637 a Gio. FRANCESCO Sanfe
lice, ramo nel quale si estinse la famiglia
PIER LORENZO fu cavaliere di Santo Ste- delli Monti, marchesi di Acaja e Coriglia
fano nel 1611.
no con l'obbligo di anteporre al Sanfelice
La famiglia è iscritta genericamente
nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col tito
lo di nobile di Amelia (mf. ) .
1. r. m.
il cognome delli Monti. Questo ramo si
estinse in ANTONIO, capitano d'infanteria,
ultimo duca di Lanziano, al quale, morto
celibe nel 1792, successe la sorella Cateri
LETTERA S
na maritata nei Caracciolo, marchesi di
Pannarano.
Ebbe questa famiglia illustri guerrieri
fra i quali PIETRO, signore di S. Felice, che
combattè per l'imperatore Federico II;
LEONARDO, creato cavaliere da re Carlo I di
Angiò, fu vicario generale del conte di
ria, fu autore di molte opere legali nel
Lecce, di Brienne; BERLINGIERO, giustizie
re diBasilicata nel 1292; ed illustri perso
naggi furono: PARIDE, luogotenente della
1520. TOMMASO , vescovo di Cavour e Ve
R. Camera della Sommeria, giustiziere di
del Sacro Con
ciliodi Trento , ambasciatore del re di Na- duca di Acquavella (mpr), marchese di
rugia dove fu ascritto a quella nobiltà con
poli a papa Paolo IV e governatore di Pe- Torricella (mpr , patrizio napoletano m ,
CAMIGGO , consigliere di Stato di re Fi- Paolo n. Napoli , 20 apr . 1832 , + Roma
nosa, generale commissario
PAGINA 85
mente a Gio. Battista Loffredo 1'11 novem
bre 1588, devoluto alla Corona per la mor
te di Ludovico Venceslao Loffredo, mor
to senza successori.
Con R. D. 28 ottobre 1891 fu rinnovato
il titolo di principe di Viggiano (Principa
to Citra), al nob. Luigi Sanfelice, dei du
chi di Bagnoli (n. 19 maggio 1863, † 10
, 2
Albano .
marzo 1913), figlio di Francesco, marchese
di Monteforte; il titolo era stato concesso
Calabria e vicario di Terra di Lavoro nel
1393 ; FRANCESCO, reggente la R. Cancelle- Corona per mancanza di successione.
di Bagnoli , maestro di campo generale , poli , 30 apr . 1911 con Enrichetta
originariamente il 9 agosto 1638 a Giovan
Battista di Sangro, ed era ritornato alla
Linea di Acquavella.
tutta la sua famiglia .
lippo II di Spagna ; Gio . VINCENZO
, conte
; fu consigliere
di guer
ra nell'armata
reale , e, ritornato in Napo
della provincia di Ca
labria Citra ; per i suoi meriti ebbe il ti
andò a
stinse grandemente
li, fu governatore
portulano
al tempo della ri
tolodi
sposo una
VandruS,
aestro
sendo
voltad
Poloela
sudiuna
urli della
poli1m
combattere nelle Fiandre ove si di
Principe di Monteverde nel 1648;
SER10, signore di Acquavella, es
Iasaniello fu decapitato dal po
Iscritta al Libro d'Oro della Nob. Ital.
e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di
ed è rappresentata da GUSTAVO, n. Bene
vento, 5 aprile 1868, figlio di Francesco
nov. 1884) e di Colomba de Anna; sp. Na
Sorelle: Concetta, n. Napoli, 11 gennaio
1866, sp. 11 luglio 1901 in Alberto Caриа
no; Beatrice, n. Benevento 27 sett. 1869.
Linea secondogenita
GIUSEPPE, n. in Napoli 26 dicembre
1808, † 5 ottobre 1865, figlio del fu nob.
signora fiamminga della casa
Darente del principe Orange.
Francesco e della fu Teresa Furleo, sp. in
prime nozze 6 settembre 1830 con Giovan
22
na de Martino di Montegiordano (+
agosto 1836) ed in seconde nozze in Aver
sa, 14 settembre 1837 con la nob. Adelaide
Albamonte Siciliano († 1897) .
11.
DINANDOF
no
pregetV
vodiCo
duchi di
Scovodi
Ilramo
sione del
il titolo
Lavoro ,
Del Tufo
nedire
il nobile
Nazario ,
Sua testa venne portata in giro,
ertica, per tutta la città, fra gli
lebaglia. Camilla fondò in Na
astero del Divino Amore. FER
insigne architetto e di lui resta
Li opere. GENNARO, fu arcivesco
nza nel 1600. GUGLIELMO, dei
quavella, fu cardinale e arcive
poli.
Lei duchi di Bagnoli, per succes
illustre casa De Capua, ereditò
duca di S. Cipriano in Terra di
titolo di
Olo originariamente concesso ai
1 2 gennaio 1658. Per concessio
rdinando II, del 3 agosto 1855,
FRANCESCO Sanfelice, figlio di
✔ucadi Bagnoli, fu decorato del
Darchese di Monteforte in Prin
1tra, titolo concesso originaria
Cipato
Figli (seconde nozze) : Filomena,
Aversa 18 agosto 1838, sp. in prime nozze
a Campagna 13 giugno 1858 a Gennaro
Pastore Alimanti, ved. 10 aprile 189o, ed
in seconde nozze in Napoli, 19 maggio
1892 a Giuseppe Botta; 2) Emilia, n. Aver
sa 22 gennaio 1843, sp. in Cava 26 dicem
bre 1858 al † cav. Enrico Sannia; 3) GIU
LIO, n. Napoli 7 aprile 1847; 4) EMANUE
LE, n. Barletta 10 ottobre 1850; 5) Sofia,
n Potenza 7 febbraio 1857, sp. Napoli, 19
giugno 1880 al nob. Vincenzo dei marche
si de Riso; 6) Concetta, n. Caserta 13 gen
naio 1860, sp. Napoli, 18 ottobre 1885 a
Guglielmo Pallotta; 7) Maria, n. Napoli 5
marzo 1864.
Fratello: LEOPOLDO, n.
23
dicembre
1816, † 15 novembre 1844, sp. Napoli 6
PAGINA 86
febbraio 1838 alla † nob. Giuseppa Caval
canti dei duchi di Buonvicino.
Figlio di Leopoldo: monsignor D. Етто
RE, n. Napoli 19 agosto 1843, cappellano
del R. Tesoro di S. Gennaro.
Linea di Bagnoli.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di duca di Bagnoli (mpr.),
duca di S. Cipriano (mpr.), patrizio napo
letano (m.), ed è rappresentata da FABIO,
n. Napoli, 25 ottobre 1876, di Nazario (†
28 dicembre 1920), di Fabio e della du
chessa Marianna De Sangro; spos. 21 apri
le 1901 con Marianna Pettulli Finizio (ri
conosciuto nei titoli sopradetti con decreto
del Capo del Governo 30 dicembre 1928).
Figli: NAZARIO, n. Napoli, 15 febbraio
1902, sp. 23 luglio 1928 con Maria Nives
Filiasi dei marchesi di Carapelle; Virginia,
n. Napoli, 25 maggio 1903; FRANCESCO DI
PAOLA, n. Napoli, 24 luglio 1905; CESARE,
n. 24 settembre 1911; Anna, n. Napoli, 29
agosto 1918.
Fratelli: NICOLA, n. a Napoli, 31 ottobre
1878, spos. Napoli, 12 luglio 1903 con don
na Maria Rosalia Pignone Del Carretto dei
principi di Alessandria; Giustina, n. a Na
poli, 8 settembre 1882, spos. Napoli, 23
aprile 1903 al conte Filippo Imperiali dei
principi di Francavilla.
Fratelli consanguinei (nati dal secondo
matrimonio del padre con Maria Santama
ria, spos. 6 aprile 1899) : Rita, n. 23 mag
gio 1901, spos. 3 giugno 1925 con Alberto
Cannada Bartoli; Rosaria, n. 30 giugno
1905, spos. al dott. Nunzio Isaia il 10 mar
zo 1929; Filomena, n. 20 aprile 1907, sp. 2
giugno 1927 al nob. Mario Puoti; ENRICO,
n. 10 genn. 1911; Teresa, n. 29 dic. 1915.
Figli di Nicola: ANTONIO, n. Napoli, 24
aprile 1904; Anna, n. Napoli, 22 settembre
1905; Maria, n. Napoli, 6 agosto 1907, sp.
ivi, 18 agosto 1929 al dott. Gustavo De
Ruggero dei duchi di Albano.
Zii (nati dal secondo matrimonio del pa
dre con Matilde Ricciardi dei conti di Ca
maldoli, † 25 novembre 1900) : GIULIO, n.
Napoli, 11 gennaio 1860, spos. Roma, 28
febbraio 1892 con Virginia Querini; FRAN
CESCO, n. Napoli, 30 dicembre 1861, pro
fessore nella R. Università di Cagliari.
Figlie di Giulio: Matilde, n. Roma, 14
LETTERAS
novembre 1892; Maria, n. ivi, 18 maggio
1898; Anna, n. ivi, II agosto 1902; Isabel
la, n. ivi, 3 agosto 1904.
Prozii (nati dal matrimonio dell'avo du
ca don Nazario (n. 1803, † 1877) con don
na Giovanna Cattaneo dei principi di San
Nicandro, † 1873) : 1) FRANCESCO D'ASSI
SI, marchese di Monteforte (v. ramo secon
dogenito); 2) ENRICO, n. Napoli, 9 maggio
1836, spos. Firenze, 26 aprile 1872 con Ma
rianna Funghini; 3) AUGUSTO, cavaliere
della Corona d'Italia, n. Napoli, 12 feb
braio 1841, spos. ivi, 2 ottobre 1872 con
Giulia Imperiali dei princ. di Francavilla.
Figlia di Enrico: Emma, n. Roma, 16
marzo 1880.
Figli di Augusto: 1) LUIGI, n. Napoli,
22 ottobre 1874, spos. Fiume, 12 giugno
1907 con Maria Scarpa, da cui: a) Augu
sta, n. Napoli, 30 ottobre 1908; b) CESARE,
n. a S. Giorgio a Cremano, 12 luglio 1910;
c) Carolina, n. ivi, 28 febbraio 1912;
2) MARINO, ufficiale R. Esercito, n. Napoli,
9 novembre 1876, spos. ivi, 17 settembre
1903 con donna Francesca Carignani dei
duchi di Novoli, da cui: a) Giulia, n. Na
poli, 7 gennaio 1905; b) ALBERTO, n. ivi, 8
luglio 1907; c) Maria, n. ivi, 30 gennaio
1909; 3) Maria, n. Avella, 6 febbraio 1878;
4) FRANCESCO SAVERIO, n. Avella, 3 dicem
bre 1880, spos. Milano 1906 con Giuseppi
na Tunchen, da cui: a) CARLO, n. Milano,
14 marzo 1907; b) Luigia, n. ivi, 21 giu
gno 1909; 5) GUGLIELMO, n. Avellino, 17
giugno 1887.
Ramo secondogenito.
Iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli
di marchese di Monteforte (mpr.), nobile
col predicato dei marchesi di Monteforte
e dei duchi di Bagnoli (mf.), patrizio na
politano (m.), ed è rappresentato da Gio
VANNI, n. Napoli, 30 gennaio 1857, di
Francesco d'Assisi (nato 1827, † 1910) е
di donna Francesca Ruffo dei principi
Della Scaletta, dama della Croce Stellata
(† 21 agosto 1912).
Fratelli: LUIGI (v. ramo terzogenito);
Maria, n. Parigi, 3 marzo 1865; Ernestina,
n. Parigi, 19 dicembre 1866, spos. Roma,
27 aprile 1891 al nobile Pietro Lanza dei
principi di Trabia; AUGUSTO, n. Parigi, 3
novembre 1879, spos. Napoli, 30 aprile
1898 con Anna Ciccarelli dei marchesi di
LETTERA S
Cesavolpe; Giuseppe, n. Napoli, 29 ottobre
1872, spos. ivi, 10 giugno 1903 con Emilia
Pandola (n. 22 febbraio 1880) .
Figli di Augusto: FRANCESCO D'ASSISI,
Napoli, 27 aprile 1899, dottore in legge;
GIO. BATTISTA, n. Napoli, 7 giugno 1901;
ANTONIO , n. Napoli, 7 aprile 1903; Maria
Figlidi Giuseppe : Francesca , n. Napoli ,
Francesca , n. Napoli, 11 luglio 1905; GE
RARDO MARIA, n. Napoli, 14 maggio 1907;
aprile 1904; EDUARDO , n. ivi, 9 agosto
1905; Giulia, n. ivi, II luglio 1906 ; Maria
IGNAZIO , n. Napoli, 14 febbraio 1909; MAR
Immacolata, n. 1v1, 30 dicembre 1909; GIO- DIMORA : Padova , Venezia e Roma .
Iscritto nel Libro d'Oro della Nob . Ital .
principi di
VANNI, n. 1V1 , 10 marzo 1912 .
nell'Elenco Uff . Nob . Ital . coi titoli di
marchesi di Monteforte (mf , patrizio na
CELLO , n. Napoli, 9 agosto 1910.
2
poletano (m.), ed è rappresentata da Gian conti veneti , titolo riconosciuto
gi n. 19 maggio 1863 , † 10 marzo 1913 , Ital . coi titoli di conte m , nobile (mf ,
dev. delS. M. O. di Malta , gentiluomo di Giuseppe Enrico , di Andrea ; monsignore
LUIGI, secondo principe di Viggiano , n.
e
Lucerna (Svizzera , 16 luglio 1902 , di Lui
Ramo terzogenito.
Giovanna , n. Parigi , 21
.
De Beauchamp
(morto in SANFIOR
, I maggio 1917 ; Paola , n.
PAGINA 87
rosso e d'oro; sotto inquartato : nel rº
d'argento all'aquila di nero, rostrata,
membrata e coronata d'oro; nel 2° d'az
zurro all'aquila di nero, rostrata, mem
brata e coronata d'oro; nel 3º palato d'o
ro e d'argento; nel 4° d'azzurro ad un
muro merlato d'argento aperto da una
con S. R.
.
parte di nero e cimato da una torre pure
d'argento, finestrata di nero, il tutto fon
dato nel terreno di verde, la torre soste
nuta da due leoni d'argento affrontati,
moventi dal muro, ed accompagnata nel
canton destro del capo da due stelle di
sei raggi d'oro.
Antica famiglia veneziana dell'Ordine
dei Segretari e che coprì cariche riservate a
quell'Ordine distinto. Un ramo della fami
glia fu aggregato al nobile Consiglio di
Viggiano (mpr.), nobile dei Padova nel 1762 e con ducale 16 maggio
1895 , spos . Roma , 16
Francesco
di
palazzodi S.
ottobre 1893,
Sorelle: Ivona
guerraa Verdun
Luisa , n. Lucerna , I mag
Francesco Conte
Parigi 7gennaio
aprile 1017a1
Vascello : Maria
gio
conte Giuse
Pavoncelli .
. Roma , 12 nov .
1000,SOS
SANFERMO
1744 del doge Pietro Grimani furono creati
29 dicembre 1846.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
d'Assisi, cavaliere d'on. e
M. la Regina.
spos. ivi, 19 aprile 1912 a
marchese Luigi Medici del
1921, al
f. f. p. di s.
ARMA:
Troncato :
sopra ritroncato:
nel 1º d'azzurro
alla cometa d'o
ro accompagna
in persona di Giuseppe ALESSANDRO, di
Fratello: ALBERTO.
MARCO, di Andrea.
ARMA: Troncato:
nel 1º d'argento
a tre sbarre di
rosso ; nel 2º
d'argento alla
pianta di garo
fano al natura
le, fiorita di tre
pezzi e fogliata
di verde.
b. c.
DIMORA : Serraval
le (Vittorio Ve
neto) e Venezia.
Ramo della famiglia Sanfiori (vedi) con
ta in capo dalla
mezzaluna mon
tante d'argento
ed ai fianchi da
due stelle di sei
raggi d'oro; nel
2° scaccato di
fermato nobile con S. R. 22 sett. 1820.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Serravalle)
(mf.), in persona di LORENZO ROMANO, di
Giovanni, di Lorenzo, di Francesco.
Figlio: SILVIO GIOVANNI.
Fratello: BELISARIO.
b. c.
PAGINA 88
SANFIORI.
le e Conegliano.
Antica famiglia di Serravalle del Veneto
ascritta a quel nobile Consiglio da tempo
remoto e confermata nella sua nobiltà con
S. R. 4 agosto 1820.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Serravalle)
(mf.), in persona di FERDINANDO, di Dome
nico, di Michele.
Figli: Vittoria Angela, Angela, GIUSEP- SANGRO (DE).
PE, Amalia, RUGGERO.
SANGERMANO.
1
ARMA : Di armelli
no alla banda di
oro caricata di
tre conchiglie di
azzurro poste in
palo.
DIMORA : Monte
verde (Principa
to Ultra) .
Con privilegio
spedito dalla città
di Toledo il 29 a
prile 1698, re Carlo II di Spagna, fece ven
dita della città di Monteverde, pel prezzo
di ducati 8.500 a MICHELE Sangermano,
dottore di leggi. Detta città, posta nella
provincia di Principato Ultra, era possedu
ta da Onorato II Grimaldi, principe di Mo
naco e marchese di Campagna, in Princi
pato Citra, il quale perdette i detti feudi,
donati all'avo Onorato I, non avendo os
servato il patto convenuto nella donazio
ne, di dover cioè i principi di Monaco es
ser fedeli al sovrano di Napoli.
A Michele Sangermano, morto in Mon
LETTERAS
teverde il 5 maggio 1729, successe nei be
ni feudali il figliuolo GIOVAN BATTISTA, con
ARMA: Troncato :
nel 1º d'argento
a tre sbarre di
rosso; nel 2º
d'argento alla
pianta di garo
fano al natura
le, fiorita di tre
pezzi e fogliata
di verde.
DIMORA : Serraval
b. c.
decreto di Preambolo della Gran Corte del
la Vicaria del 19 luglio dello stesso anno.
Da Giovan Battista, morto il 27 settembre
1745, nacque Emmanuella, che pagò il re
lievo. Questa sostenne, poi, una lite con
MICHELE Sangermano II, suo cugino, in
torno alla spettanza della città di Monte
verde, lite transata con la cessione fatta da
Emmanuella al cugino del feudo in conte
sa, cessione approvata dalla Gran Corte
della Vicaria con decreto 21 giugno 1785.
Il predetto Michele II, ebbe l'ultima inte
stazione nel R. Cedolario della città di
Monteverde, il 19 luglio dello stesso anno.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile, predicato di Mon
teverde (mf.), in persona di ERNESTO CAR
LO, di Michele, di Aniello.
f. f. p. di s.
ARMA: D'oro a tre
bande d'azzurro.
Illustre famiglia
originata da Be
e
rengario, prime
conte dei Marsi,
nell'anno 856,
che prese il nome
dalla contea di
Sangro concessa ad
Oderisio nel 1093;
contea che, essen
do stata data all'uso longobardo, avrebbe
dato diritto ai successori di Oderisio di
fregiarsi, tutti, del titolo di conte, come
questa famiglia ha di sovente usato.
La contea dei Marsi era costituita dalla
valle Spoletana, la regione Marina, la Sa
lina, la Valeria, parte della Marca e gran
parte degli Abruzzi.
I conti dei Marsi, che s'intitolavano
« per grazia di Dio », si estinsero in Bea
trice che, nel 1152, fu la terza moglie di
re Ruggiero Normanno.
La casa di Sangro, in molte scritture an
tiche, trovasi detta anche « de Sanguine ».
Il ramo dei Sangro, principi di Viggia
no, si estinse nella casa Loffredo, principi
di Migliano; il ramo dei duchi di Vietri si
LETTERA S
PAGINA 89
estinse in un secondogenito dei Caracciolo, ai molti autori che parlano dei Sangro, e,
principi di Forino.
La famiglia del Carretto, marchesi del
Finale, e principi del S. R. I., si estinse in
Ippolita, che sposò GIO. FRANCESCO de
Sangro, principe di Sansevero. Da questo
,
particolarmente al Campanile, che scrisse
la storia di questa illustre famiglia. Ci li
miteremo a qualche personaggio mag
della Spina ebbe figli maschi , che conti- Abruzzo e capitan generale di Capitanata
giore :
nuarono i principi di Sansevero .
matrimonio, ebbe il De Sangro una sola
tonapoletano del Seggio di Nido dal 1507 ,
Furono i de Sangro ascritti al patrizia
intutte le loro diramazioni dei principi di
figliuola, che andò sposa ad Aurelio Pi
di
ODERISIO, cardinale ed abbate di Monte
cassino, nel 1121; GOFFREDO, regio consi
si diSanto Stefano , dei duchi di Sangro ,
gnone, marchese di Oriolo, mentre dal se
condo matrimonio con Adriana Carafa
disfida di Barletta , nel 1503 , consigliere
gliere e siniscalco di Sicilia, nel 1269; NI
, per ottenere
colò, gran siniscalco del regno pel re Car
, fu cipe di Salerno Sanseverino
e fu principe dell'Ac
lo II di Angiò; BERARDO, giustiziere di
Sansevero,
deiduchi di Casacalenda .
vuti, per giustizia , dal 1424 con CARLO de Stato e
Nel S. M. Ordine di Malta , furono rice
dei principi di Fondi e marche
princip OCI PIONE de Sangro , duca di Casa- vanni d'Austria , con
diRodi nel 1480 ; SIMONE De Sanguine
di Monopoli nel 1515 .
di prima classe , nel ramo dei principi di egli uomo dottissimo
di Spagna
Sangro;
commendatore
Ebbe questa
casa il grandato
,
nale dell'Inquisizione
come
e TOMMASO prese parte alla difesa
pel re Roberto; NICOLÒ, consigliere di Sta
to di re Carlo III di Durazzo; RICCARDO,
valoroso capitano di re Ladislao e castella
no di Castel S. Angelo per re Ladislao,
quando questi, alla morte di papa Innocen
zo VII, s'impadroni di Roma; SIGISMONDO,
fu uno dei testimoni italiani nella famosa
maestro di campo dell'esercito;
PLACIDO, ambasciatore a Carlo V col prin
de Sangro ,
Sansevero,
ramo dei
di Clunzano . Ebbe ancora
l'Ordine del
Toson d'Oro nei rami di San
de Sangro , nel 1740 , in per
dacon
calenda
anche il
ta, pricile
che in Napoli non fosse stabilito il Tribu
ottenne, fu
con RAIMONdo de Sangro; e nel
Drincipi di Fondi con ODERISIO
marchese di Santo Stefano
C
di Fondi; nel ramo di Casacalen
cademia detta dei Sereni; GIO. FRANCESCO,
duca di Torre Maggiore e capitan generale,
comandò 34 navi napoletane appartenenti
RAIMONDO De Sangro , princi- poi , di bellissime opere di arte da Raimon
11 ella quale linea sarebbe passato
Severoe di
del
regno
sona di1 O
di donNCLA
capitan: emerale
andato concesso a Tiberio Cara
alla flotta che sotto gli ordini di don Gio
cento galere, prese
Tunisi; ALESSANDRO, cameriere segreto di
papa Gregorio XIV, e poi patriarca di A
don DOMENICO de San- 1706 ; PAOLO , principe di Sansevero , vica
Fondi; l'Ordine di S. Gennaro
pediSam
gro,nelr
gro;nel
GIUSEPPE
donRicc
Ferdinanc
gioredist
diNapoli
ducadon
☑iNapoli, nel 1738, in persona
S
menzion
Spagna .
Severo; nel 1759 in persona del
7 col duca don NICOLA de San
31 col principe di Fondi, don
He Sangro e nel 1843 col duca
Do de Sangro. E l'Ordine di S.
e del Merito, che era la mag
ione cavalleresca del già regno
✓el 1827 col cavaliere gran croce
ICOLA de Sangro. Fu decorata,
tutti gli uomini illustri che eb
lessandria ed arcivescovo di Benevento.
Edificò, nel 1600, in un giardino del suo
palazzo, in cui era una miracolosa imma
gine della Vergine della Pietà, una cap
pella, che fu detta della Pietà, arricchita,
do De Sangro, principe di Sansevero, nel
rio generale dei presidi di Toscana e cava
liere del Toson d'Oro; ALESSANDRO, mae
stro di campo generale, nel 1640; PAOLO,
principe di Sansevero, maestro di campo,
combattè valorosamente alla battaglia di
Norlinghen e Filippo III lo creò grande di
Spagna e cavaliere del Toson d'Oro. Morì
nella giovane età di anni 27; RAIMONDO,
ancora,dell'Ordine della Concezione di principe di Sansevero , servì l'imperatore
Carlo VI, e per le sue opere strategiche e
DeSangro, e rinviamo il lettore
Non
è
dall'imperatore, ed ancora da re Filippo V
DOssibile , in questo lavoro , fare pel valore dimostrato fu molto apprezzato
e re Carlo III di Borbone. Si distinse alla
De lacasa
PAGINA 90
battaglia di Velletri, da colonnello del reg
gimento di Capitanata; fu esimio letterato.
DOMENICO, duca de Sangro, maresciallo di
Filippo V di Spagna. Nel 1759, quando re
Carlo andò ad occupare il regno di Spagna,
fu destinato a far parte della reggenza del
regno, alla quale era affidato il piccolo
Ferdinando; autore di più opere, fu creato
principe dell'Accademia degli Uniti di Na
poli; RICCARDO duca de Sangro, marescial
lo di campo, aiutante reale e capo di Corte
onorario di S. M. il re Francesco II. Segui
il suo re a Gaeta, il 6 settembre 1860,
quando questi s'imbarcò sulla Saetta, uni
co avanzo della sua flotta. Morì in quella
piazza, di tifo, il 5 febbraio 1861, col grado
di tenente generale.
f. f. p. di s.
SANGRO (DE), I LINEA, DI SAN SEVERO.
ARMA: D'oro a tre
bande d'azzurro.
CIMIERO : Tre elmi
coronati, quello
di mezzo sor
montato da un
drago uscente
spiegato di oro :
i due laterali sor
montati da due
leoni uscenti ed
affrontati d'oro.
Мотто : Unicum militiae fulmen.
DIMORA: Napoli, piazzetta Mondragone
n. 26.
Decorata dei titoli di principe di S. Se
vero, concesso il 29 novembre 1587; e di
principe sulla terra di Calstelfranco (Prin
cipato Ultra), concesso il 31 maggio 1708
DOMENICO de Sangro, capitano delle
a
guardie alemanne, che non ebbe discen
denza e che fu fratello di PAOLO, principe
di Sansevero, bisavo di MICHELE, ultimo
intestatario di detti titoli 1'11 febbraio 1806;
nonchè dei titoli di duca di Torremaggio
re, concesso il 29 novembre 1572 e di mar
chese di Castelnuovo, concesso il 30 giu
gno, 1572 in cambio del titolo di marchese
di Torremaggiore, concesso fin dal 1500.
Alla morte del suddetto principe Miche
le, avvenuta nel 1824, gli succedette il fi
gliuolo GERARDO (n. II settembre 1798, †
LETTERAS
21 febbraio 1843); e, quindi, l'unico fi
gliuolo di quest'ultimo, MICHELE (n. 14
giugno 1824), nel quale, il 5 febbraio 1891,
si estinse la linea primogenita di questa
illustre casa, rimanendo erede di tutti detti
titoli la discendenza primogenita della pre
defunta sua sorella Teresa († 18 giugno
1887, sp. ad Enrico Tommaso d'Aquino,
principe di Caramanico).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio napolitano (m.),
predicato di Sansevero (mf.), in persona
dei disc. da Francesco (n. 1750), ascritto
al Libro d'Oro Napolitano, ed è rappre
sentata da FRANCESCO, n. Napoli, 18 luglio
1874, di Vincenzo, ascritto al Libro d'Oro
Napolitano e cavaliere di giustizia dell'Or
dine Costantiniano (n. 21 ottobre 1822, †
3 luglio 1902), di Francesco e della nobile
Girolama D'Afflitto dei principi di Scanno
(† 29 dicembre 1880).
Fratello: RAIMONDO, n. Napoli, 3 otto
bre 1877.
f. f. p. di s.
* SANGRO (DE), II LINEA, DI FONDI.
ARMA: D'oro a tre
bande d'azzurro.
DIMORA : Napoli.
Principe di Fon
di dal 1720 (Terra
di Lavoro); princi
pe di Gesualdo
(Principato Ultra),
concesso, origina
riamente, a Dome
nico Gesualdo il 2
dicembre 1704;
marchese di Santo Stefano, nello stesso
Principato Ultra, concesso il 26 novembre
1711, alla medesima casa Gesualdo; mar
chese di S. Lucido, per successione Carafa,
concesso nell'anno 1587; principe di Stria
no (Principato Citra), concesso il 12 feb
braio 1718 a Giovanni de Marino; principe
di Palazzo S. Gervasio, concesso nel 1705
alla stessa casa de Marino; marchese di
Genzano, sempre per successione de Mari
no, con anzianità del 1650; barone di Itri,
Campo di Mole, Lenola, Monticelli, Sper
longa ed Oppidio; principe (mpr.), R. D.
23 marzo 1911.
LETTERA S
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'El. Uff. Nob. Ital.
coi titoli di principe di Fondi, principe
di Gesualdo, principe di Striano, principe
di Palazzo S. Gervasio, marchese di Gen
Zano, marchese di S. Lucido, marchese di
Monticelli e Sperlonga (mpr ), patrizio na
S. Stefano di Itri, Campo di Mele, Lenola,
politano (m), ed è rappresentata da ODE- 1878.
PAGINA 91
Ramo secondogenito.
Iscritto coi titoli di nobile col predicato
dei marchesi di S. Stefano (mf.), patrizio
napolitano (m.), è rappresentato da Nico
LA, n. Napoli, 2 aprile 1871, di Oderisio (n.
1823, † 1881), di Luigi (n. 1742) e di Ca
rolina Iatosti († 1880).
Fratello: ODERISIO, n. Napoli, 3 giugno
RISIO , n. Napoli, 3 marzo 1876, 7 aprile
1910, diGiovanni Andrea (n. 1851, † 1890) novembre 1827, † 6 maggio 1867, di Filip
e didonna Bianca Colonna dei principi di
Paliano , dama d'on. e dev. del S. M. Or
Zio cugino: PASQUALE, n. Barletta, 29
dinediMalta; sposato in Napoli il 26 giu- Napoli, 18 genn. 1857 con Vincenza Pica.
conR.D. motu proprio , 23 marzo 1911 , il poli , 27 febbraio 1887 ; Maria , n. ivi , 24
duchidiCassano †19febbraio 1915 ; RIc- ivi , 28 dicembre 1895 ; Beatrice , . ivi , 12
po (n. 1781, † 1855), di Pasquale (n. 1742)
donna Mariantonia Serra dei Clotilde , n. ivi , 9 febbraio 1894 ; Adele , n.
edella nobile Maria Sambiase († 1855); sp.
Viti.
M.O.di Malta .
gno 1907 con donna Giuseppina dei conti
Figlie : Amalia, n. Napoli, 9 aprile 1908, Maddalena Marchese; GIOVAN BATTISTA, n.
titolodiprincipe (mpr ) sul cognome , n.
Fratelli: UGONE (alquale venne concesso
naio 1901 co
allaquale con RR. LL. PP. 14agosto 1911,
anno vennero riconosciuti personalmente
24 agosto 1911eD. M. 22 settembre stesso
CIDO, . yapi ,6novembre 1881 , spoS . 26
chidiS
gennaio 1910, spos. ivi al marchese Vin
Figli di Pasquale: FILIPPO, n. Napoli, 9
ottobre 1859, spos. 17 agosto 1893 con
i su detti titoli; Ginevra, n. Napoli, 26 braio 1886 ad Andrea Gatto.
cenzoAvati, cavaliere d'on. e dev. del S. ottobre 1894; Matilde, n. ivi, 15 ottobre
Napoli 17 novembre 1860, spos. ivi, 29
maggio 1886 con Irene de Sanctis; Maria,
n. Napoli, 1 marzo 1862, spos. ivi to feb
Tieto ; Elisabetta . Napoli , 15
dicembre7884
Napoli, 29
CARDO, n. N
2al nobile Leopoldo
Figlidi Vene:Giovanna , n. Napoli , II
gennaio 1878, spos. ivi, 31 gen
febbraio 105
settembre 1 0
dei
baroni27
aprile 1902;
1903; Maria
tobre 1905;
1009: ODERIS
novembre190
O☐ n. 19 febbraio 1915.
Figli diPaido: Adriana , n. Napoli , 28
☑elGiglio, n. Napoli, 31 ot
n. Napoli,
ANDREA, 11.
NELLO.
Figli di Filippo: Eleonora, n. Napoli, 25
1899; Maria, n. ivi, 15 giugno 1905.
Figli di Giovan Battista: Livia, n. Na
Corsi
con Ernestina Avati dei du
_ spos. Piano di Sorrento, 16
Turri e Moggio.
aura, n. Napoli, to aprile
loria, n. Napoli, 10 aprile
,
,
spos. Mario Pepe; UBALDO,
novembre 1907; GIOVANNI
apoli, 1 gennaio 1911; Lio
febbraio 1889; Elena, n. ivi, 20 febbraio
1890; GIUSEPPE, n. ivi, 1 ottobre 1891;
1902.
f. f. p. di s.
* SANGRO (DE), LINEA DEI DUCHI DE SAN
GRO.
ARMA: D'oro a tre
bande d'azzurro.
DIMORA : Napoli e
Roma, via Maria
Adelaide, 2.
Decorati del tito
lo di ducadal 1760;
e per successione
25, 1909) con donna Euge- il 3 gennaio 1507 in cambio e con anzia
della casa Caraccio
lo di Martina, dei
Zia(n. da
seppe(n. 18
atrimonio dell'avo don Giu
apTile 1882 con
nia Doriadei
principi d'Angri, † 1888) :
Giulian .NaDoli , 22 novembre 1861, spos.
Napoli , 17
Rocca.
† Eugenio
titoli di duca di
Martina, concesso
nità del titolo di duca sulla terra di Cagia
no, concesso il 20 agosto 1498; conte di
Brianza, concesso il 18 dicembre 1424;
conte di Buccino, concesso nel 1408; titoli
PAGINA 92
pervenuti alla casa de Sangro pel matri
monio di Argentina Caracciolo (n. II ot
tobre 1805, † 30 nov. 1849), erede di detti
titoli, col duca don Riccardo de Sangro.
I suddetti titoli furono riconosciuti con
Real Rescritto 22 luglio 1853 e con DD.
MM. 12 ottobre 1893 e 14 settembre 1912.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di duca (mpr.), duca di Mar
tina (mpr ), conte di Brienza (mpr ), ра
trizio napolitano (m.) (pel ramo primoge
nito); e coi titoli di conte di Buccino
(mpr.), nobile dei duchi di Martina (mf.),
nobile dei duchi di Brienza (mf.), patrizio
napolitano (m.) (pel ramo secondogenito).
ed è rappresentata da RICCARDO, n. Napoli,
aprile 1889, di Giuseppe (n. 1861, † 1897),
di Nicola, di Riccardo e di donna Maria
Guevara Suardo dei duchi di Bovino; spos.
Stresa, 10 settembre 1919 con Oliva Lan
za, di Mazzarino (matrimonio disciolto con
sentenza della Corte d'Appello di Torino,
18-22 ottobre 1926).
Figlio: GIUSEPPE, n. 3 febbraio 1921.
Fratelli: GIOVANNI BATTISTA (V. ramo
secondogenito); Isabella, n. Napoli, 23
marzo 1892; Carolina, n. Portici, to set
tembre 1893, spos. Roma, gennaio 1923 al
conte Giovanni Naselli; NICOLA, n. Napoli,
4 gennaio 1897.
Ramo secondogenito.
GIOVANNI BATTISTA, conte di Buccino,
titolo rinnovato con decreto luogotenenzia- SANGUINAZZI.
le 15 giugno 1919 e LL. PP. luogotenen
ziali 28 dicembre detto anno, n. Napoli,
10 ottobre 1890.
f. f. p. di s.
* SANGRO (DE), LINEA DI CASACALENDA.
ARMA: D'oro a tre
bande d'azzurro.
DIMORA: Napoli.
Duchi di Casa
calenda dal 20 lu
glio 1601 per con
cessione a FABRI
zio de Sangro, con
diploma dato in
Valladolid (Arch.
di Stato di Napo
li,
Sigillorum del
LETTERA S
Collaterale, vol. 38, 29 agosto 1601); du
chi di Telese dal 25 settembre 1728 per
concessione a FRANCESCO de Sangro; duca
di Campolieto con anzianità dal 1608, tito
lo originariamente concesso a Francesco
Carafa il 16 agosto 1608. Questi titoli ven
nero riconosciuti con D. M. 20 febbraio
1881 e D. Pres. 11 giugno 1925.
Questo ramo dei Sangro potrebbe avere
diritto per successione della casa Carafa al
titolo di principe di Chiusano, con anzia
nità dal 1637.
La famiglia è iscritta al Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di duca di Casacalenda
(mpr.), duca di Campolieto (mpr.), duca
di Telese (mpr.), patrizio napolitano (m.),
ed è rappresentata da GIOVANNI SCIPIONE,
n. Napoli, 13 marzo 1844, † marzo 1930, di
Francesco (n. 1789, † 1855), di Scipione e
della duchessa Isabella Parravicini († 1848);
spos. con Gaetana Mendasti.
Figli: GIOVANNI ANGELO, n. Milano, 28
dicembre 1873, prelato del R. Tesoro di S.
Gennaro in Napoli, gran priore dell'Ord.
Costantiniano; FRANCESCO, n. Salerno, 26
settembre 1881, † 29 maggio 1924.
Figli di Francesco: Teresa, n. 23 gen
naio 1911; Giuseppina, n. 1 febbraio 1917;
GIOVANNI, n. 15 agosto 1919; Maria (ge
mella), n. 15 agosto 1919.
f. f. p. di s.
ARMA: Trinciato
d'argento e d'az
zurro a due se
mivoli sinistri
dell'uno nell'al
tro, con la ban
da d'oro sulla
trinciatura.
DIMORA: Feltre.
Famiglia di Fel
tre aggregata a
quel nobile Consi
glio nel 1758 e confermata nella sua no
biltà con S. R. 16 giugno 1821.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Feltre) (mf.),
in persona dell'ult. ricon., Giuseppe, di
Giovanni Battista (1841).
b. c.
LETTERA S
*
SANI.
e due fra le punte dei com
famiglia Navarra Ploti .
unain capo
d'argento
passi; e
Famiglia
DIMORA:
estinta l'atica
è
dal celebre architetto
Ploti da Novara , che
castello estense . Ce
in punta da una ruota dentata
Navarra Ploti).
Ferrara e Torino.
avarr
vara estint
che lasciò
Novara dindono
militare BARTOLOMEO
costrui ilnaviglioso
lebreèpur
tematicoe
duca diM
☑iorigine ferrarese. In essa si
edeil comune di Ferrara. I
ma essi vendettero il
i Novaranee1635
feudo ai
Ozaninel 1688. Sua Maestà il
DOMENICO MARIA Novara, ma
Stronomo, morto nel 1514. 11
re conR.
nobile di
tolo di conte motu proprio rinnovò il ti
a FRANCESCo Navarra Ploti,
glugno 196
ex Sorore
maggio1917
JoSani al quale con R. D. 3
ne concess
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
Jo stemma sopra descritto.
Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
della
Nob
PAGINA 93
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
ARMA: Troncato :
nel 1º d'azzurro
a tre fascie con
tromerlate ed al
ternate da tre
stelle, ordinate
in palo, il tutto
d'oro; nel 2°
d'argento alla
ruota dentata
sormontata da
due compassi a
perti con le pun
te volte all'in
giù, il tutto di
nero.
Alias: D'azzurro
alla fascia
con
tromerlata d'ar
gento accostata
in capo da due
compassi aperti
dello stesso e ac
compagnati da
tre stelle d'oro,
sono un ramo dei conti No
el 1785 nel conte AGOSTINO,
tova creò conti di Odolengo
Trara, morto senza figli il 17
con trasmissibilità al nipote
LL. PP. 30 agosto 1917 ven
di UGO, di Giulio e Carolina Navarra, na
to a Ferrara il 21 settembre 1865, generale
di Corpo d'Armata, ispettore di cavalleria.
c. f. p.
* SANITA' .
ARMA: D'azzurro
a due scaglioni
d'oro.
DIMORA : Chieti.
Antica famiglia
feudataria di A
bruzzo, nobile di
Sulmona, ricevuta
nel S. M. O. di
Malta nell'anno
1597 con FABRIZIO
(Arch. del Gr. Pr.
di Napoli); venne riconosciuta nei titoli di
barone (mpr.), col predicato di Colle di
Macine (mf.), con D. M. 20 sett. 1907.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone (mpr.), nobile
(mf.), predicato di Colle di Macine (mf.),
in persona di FERDINANDO, n. Chieti, 2 di
cembre 1886, di Camillo, di Ferdinando.
Figlie: Maria Luisa; Eleonora.
Fratelli: ALBERTO, n. 13 settembre 1889;
GUIDO, n. 16 luglio 1892.
Zii: ANTONIO, n. Chieti, 25 aprile 1863;
NICOLA, n. Chieti, 21 novembre 1869.
Figlio di Antonio: LELIO.
Figli di Nicola: FRANCESCO, GERARDO.
Figlio di Gerardo: NICOLA.
f. f. p. di s.
* SANITA' .
ARMA: D'azzurro
a due scaglioni
d'oro (D. P. 2
febbraio 1930).
DIMORA : Roma e
Sulmona.
Ramo secondo
genito della prece
dente famiglia, ri
1N
conosciuta con de
creto del C. del G.,
nel titolo di nobile
PAGINA 94
di Sulmona (mf.), il 2 febbraio 1930.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Sulmona (mf.),
ed è rappresentata da FRANCESCO SAVERIO,
avvocato, n. Sulmona, 6 ottobre 1871, fi
glio d'Isidoro (n. 25 marzo 1850, † 7 no
vembre 1890) e di Giulia Mazzara (n. 30
maggio 1853); spos. 27 settembre 1898 con
Ada Orsini (Roma, via Marcantonio Colon
na, 7 e Sulmona).
Figli: 1) ISIDORO Vincenzo, n. Sulmona
20 luglio 1899; 2) VINCENZO ACHILLE, n.
Sulmona, 30 ottobre 1901; 3) RAINALDO, n.
Sulmona, 31 ottobre 1903, spos. 12 settem
bre 1927 con Maria del Vecchio.
Fratelli: ALFONSO, n. a Sulmona, 29 di
cembre 1881, spos. Sulmona, 24 aprile
1902 con Concetta Orsini; Anna Clara, n.
Sulmona, 10 ottobre 1883, spos. con Vin
cenzo Clerico.
Figli di Alfonso: 1) GIUSEPPE, n. a Sul
mona, 20 ottobre 1903; 2) Margherita, n.
a Sulmona, 18 marzo 1905, spos. 15 agosto
1928 con Antonio Filippone Mezzoprete.
f. f. p. di s.
SANJUST.
ARMA : Di rosso al
la clessidra d'ar
gento montata di
oro.
DIMORA : Cagliari.
Dal matrimonio
di don Giuseppe
Sanjust con donna
Michela Ferrer y
Pacheco, nacque a
Ceuta, in Africa,
don GIUSEPPE Sa
njust-Ferrer, conte di San Lorenzo, che il
24 settembre 1775, sposò in Cagliari la
nobildonna Clara Vivaldi y Zatrillas. E
dal loro matrimonio nacquero : 1) don
FRANCESCO, conte di San Lorenzo e barone
di Furtei, che, nel 1839, fece la transazio
ne feudale (v. Roych Francesca, di Chiara,
in Ruda); 2) don GIOVANNI, n. a Cagliari
il 7 agosto 1781, che sposava, in Villaci
dro, il 9 luglio 1836, Francesca Piras. Da
questa linea ultrogenita nascevano : a) don
na Giovanna, spos. in Cagliari il 15 mag
LETTERA S
gio 1861 col cav. nob. don Pietro Zapata;
b) donna Giuseppina, spos. in Cagliari il :
settembre 1860 col nobile cav. avvocato
don Roberto Siotto-Pintor; c) donna Mi
chelina, sposata in Cagliari il 21 aprile
1866 col cav. nob, don Tomaso Salazar.
Questo ramo ultrogenito ha usato l'anti
chissimo stemma della famiglia Sanjust.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di nobile, pers.; donna, pers.; no
bile dei conti di San Lorenzo, pers.; nobile
dei baroni di Furtei, pers., in persona di
Giovanna, di Giovanni, di Giuseppe, ved.
Zapata.
s. l.
* SANJUST.
ARMA: Di rosso al
la clessidra d'ar
gento montata di
oro.
DIMORA : Cagliari.
Antica famiglia
originaria dalla Ca-.
talogna. Carlo II,
re di Spagna, con
diploma, dato in
Madrid il 20 apri
le 1690, concedeva
il titolo di conte di San Lorenzo a favore
di don FRANCESCO Sanjust. Questo ramo
della famiglia, essendo ultrogenito, porta
il titolo di nobile dei conti di San Lo
renzo.
Per quanto riguarda il titolo di barone
di Teulada, la transazione di questo feudo
fatta da don Carlo Sanjust, barone di Teu
lada, approvata con diploma del re Carlo
Alberto, in data di Torino 5 giugno 1839,
ne fa riserva alla famiglia. Di antichissimo
uso sono i titoli feudali di signore di Casa
Forte e Salti di Murdeu, annessi alla ba
ronia di Teulada.
Pel titolo di marchese di Neoneli e conte
di Tuili (da portarsi quest'ultimo titolo dai
figli primogeniti dei marchesi di Neoneli
durante la vita del padre), vi è la transa
zione di questo feudo fatta il 5 giugno 1839.
a Torino dalla marchesa di Neoneli e con
tessa di Tuili, donna Mariangela Ripoll
Cadello, moglie di don CARLO Sanjust A
mat, barone di Teulada, nonchè il R. diplo
LETTERA S
ma di concessione fatta a don PIETRO Ri
poll da re Vittorio Amedeo III, in data
di Moncalieri 16 agosto 1774.
Per il titolo infine di marchese di San
Sperato vi è il diploma di concessione fatta
tempi era
a don Giuseppe Cadello, in data da Tori
biltàquesta famiglia si trova alpossesso da lativo di don , ciò che in quei
no 11 aprile 1749, e la transazione feudale
deldetto feudo fatta parimenti a Torino il
di nobile .
12 giugno 1839, da don EFISIO Cadello,
anni . Fin dalie prime in- sinonimo
marchese di San Sperato.
militare e politico
Epperò i titoli di marchese di Neoneli e
contedi Tuili, provengono per linea fem
o degenere militari . L'altro diploma d'in- di Porto Santa Maria in Andalusia ; don
feudazioni i sovrani nei relativi diplomi li
e di no
Dejtitoli specifici di cavalierato
minile dalla famiglia Ripoll e quello di
marchese di San Sperato proviene, del pa
dello.
del villaggio ,
qualificato per domicellus ossia cavaliere di campo , governatore
feudazione dei villaggi di Furtei e Villa- FRANCESCO Sanjust-Vivaldi , capitano delle
greca, fatta
1421 , nel quale il Dalmaz- la Cavalleria Miliziana del Regno (1764 ,
don Alfonso Vd'Aragona , in data da Ca
data Valenza
PAGINA 95
po provare otto quarti di nobiltà. Inoltre
due membri della stessa famiglia ebbero
l'onore di essere pure ascritti all'Ordine
Supremo della SS. Annunziata e decorati
del relativo collare dell'Ordine, cioè don
DALMAZZO Sanjust Delitala, IV conte di
San Lorenzo, il 25 marzo 1771, e don GIU
SEPPE Sanjust Vivaldi il 30 gennaio 1855.
Ed è ben noto che, per essere ammessi al
detto Ordine, si richiedeva (prima della ri
forma fatta dal re Vittorio Emanuele II il
3 giugno 1869), oltre al merito dei servizi
prestati, la distinzione di illustri natali e
la prova della nobiltà. Inoltre gli ascenden
ri, per linea femminile, dalla famiglia Ca- ti di questa famiglia furono ammessi alle
oltrecinquecento
Nel diplomadi infeudazione
, di Furtei , fatta a MICHE
LE Sanjust 1'11 della luna del mese di
novembre dell'anno 1415 , il detto Michele
qualificarono
allora spopolato
è
10 aprile 1426 , dei villaggi siglio di Sardegna
(1793 ; don ENRICO Sa
Corti del Regno come facenti parte dello
Stamento Militare e qualificati coll'appel
sempre per cavalieri e nobili.
delle RR . Guar
di Paulie di Sisali , siti nel territorio di Ca- njust-Chabod , maresciallo
gliari8 febbraio
suddetto
zo
micellus.
gliari, fatt
StessoDal
mentiper
Quanto
doII,con
settembre
SI
SBERTO
Dalmazzo),
a Dalmazzo Sanjust dal re
è parimenti qualificato per do
1tro diploma d'infeudazione, in
dallo stesso re Alfonso V allo
azzo Sanjust lo qualifica pari
☑☑micellus.
titolo di nobile il re Ferdinan
lanobiltàagonese. Ed ilreCarlo II. nel
ploma in data di Cordova 26- 482, conferiva ad ANTONIO
Just (figlio del sunimentovato
diplomadi
20 aprile
concessionar
d al suo figlio GIOVANNOTTO,
Conte di San Lorenzo in data
So, sopra citato, qualificava il
fanilia furono ascritti al S. M.
Oltre ai già accennati appartennero a
questa famiglia molti eminenti personaggi;
tra questi si possono ricordare :
Don GIUSEPPE Sanjust-Delitala, cavalie
re di San Giacomo della Spada, governato
re di Hostalrich e di Peniscola, maresciallo
Guardie del Corpo di S. M.; don FRANCE
sco Sanjust-Catalan, capitano generale del
gentiluomo di camera di S. M. (1787), reg.
gente di cappa e spada del Supremo Con
die del Corpo di S. M., primo scudiere di
S. A. R. la Duchessa di Genova e scudie
re di S. M. il Re; don ENRICO Sanjust-Ri
poll, uno dei più insigni gentiluomini della
città di Cagliari, più volte sindaco della
stessa città, benemerito bibliofilo, che ha
dato in dono la sua cospicua raccolta di
pubblicazioni sulla Sardegna alla Bibliote
ca Comunale di Cagliari, valente araldista
ed operoso ed autorevole membro e vice
o don FRANCESco Sanjust per Sarda; e la gentildonna donna Marianna
SS. Maurizio e Lazzaro (tra gli Savoia .
presidente della Commissione Araldica
persona
bile. Alcuni degli ascendenti di Sanjust-Ripoll, marchesa di Laconi e da
FRANCESCo Sanjust-Catalan gran
edo CARLO Sanjust Amat) per
Ordinede
altridon
стосе
la
quale ascrizione
ma di Palazzo della Regina Margherita di
Da questa famiglia discendono pure :
S. E. il cav. di gr. croce, cav. nob. don
Sanjust-Roberti dei baroni di
in quei tempi era d'uo- EDMONDO
PAGINA 96
Teulada, ingegnere, deputato al Parlamen
to, senatore del Regno, che coprì pure la
carica di presidente del Consiglio Superio
re dei LL. PP. e di sottosegretario di Sta
to nel Ministero dei LL. PP.
Il nob. cav. don ENRICO Sanjust-Amat
dei baroni di Teulada, conte palatino, insi
gne giureconsulto, eloquente oratore, pre
sidente delle più importanti opere di bene
ficenza della città di Cagliari, figlio d'I
gnazio, maggiore generale del R. Esercito.
La famiglia ha sempre usato portare lo
stemma suindicato, che è conforme a quel
lo esistente in cima al vecchio altare mag
giore in legno dell'antica chiesa di S. Do
menico in Cagliari, nella quale la stessa
famiglia aveva il giuspatronato.
Dal predetto don Enrico Sanjust-Cha
bod, barone di Teulada, n. a Cagliari il 25
agosto 1788, che sposò donna Caterina
Amat dei marchesi di Vilarios, in Caglia
ri il 22 maggio 1809, nacquero i seguenti
figli : don CARLO, don FRANCESCO, don
GIOVANNI e don IGNAZIO Sanjust-Amat,
che divennero capostipiti delle seguenti
linee:
A) Don Carlo Sanjust-Amat, barone di
Teulada, n. a Cagliari il 4 giugno 1811,
sposò donna Maria Angela Ripoll, mar
chesa di Neoneli e contessa di Tuili, in Ca
gliari il 31 maggio 1837, ed ebbero i se
guenti figli, tutti nati a Cagliari: a) don
ENRICO, 28 febbraio 1839, † celibe; b) don
PIETRO, 22 giugno 1840, † celibe; c) don
LUIGI, 10 febbraio 1844, che sposò donna
Maria Aymerich dei marchesi di Laconi il
6 aprile 1872, da cui nacque donna Ma
riangela, 9 marzo 1873, che sposò don O
razio Sanjust dei baroni di Teulada; d)
donna Maria Anna, 4 luglio 1847, che spo
sò don Giuseppe Aymerich, marchese di
Laconi, 10 marzo 1867; e) don GIUSEPPE,
22 ottobre 1849, che sposò donna Maria
Sanjust dei baroni di Teulada il 3 maggio
1877, da cui nacquero i seguenti figli:
CARLO DALMAZZO, 23 marzo 1878; IGNAZIO,
21 giugno 1879; Mariangela, 28 marzo
1882; GIUSEPPE, 29 marzo 1884; FRANCE
SCO DI PAOLA, 25 agosto 1885; Caterina, 28
settembre 1887; CASIMIRO, 17 settembre
1890; Anna, 15 maggio 1894.
B) Don Francesco Sanjust-Amat, n. a
Cagliari il 26 settembre 1812, sposò donna
LETTERAS
Giuseppina Ripoll dei marchesi di Neoneli
il 9 luglio 1842 in Cagliari, ed ebbero i se
guenti figli: a) don ALBERTO, 11 aprile
1844; b) donna Caterina in Manca di Nis
sa; c) don ARRIGO, 16 giugno 1846, che il
10 aprile 1879 sposò donna Doloretta Cao
dei conti di San Marco, da cui nacquero :
Giuseppina, 27 gennaio 1881; FRANCESCO,
14 gennaio 1883; EMANUELE, 2 febbraio
1889; Maria, 6 novembre 1890; Anna Ma
ria, 7 settembre 1893; ALBERTO, 8 gennaio
1896, decorato di medaglia d'argento al va
lore militare; EFISIO, 11 aprile 1898; Ca
terina, 4 settembre 1900; LUIGI, 7 gennaio
1903; Maria Bonaria, 23 aprile 1904. Dal
predetto don Francesco, di Arrigo, nac
quero : Maria, 20 dicembre 1910; ARRIGO,
8 novembre 1912; Giuseppina, 20 gennaio
1915; EMANUELE, 27 febbraio 1917; Anna
Maria, 6 settembre 1919; Giovanna, 16 a
prile 1921; FILIPPO, 3 maggio 1923.
a
C) Don Giovanni Sanjust-Amat, n.
Cagliari il 23 giugno 1815, sposò donna
Gabriella Roberti Nin dei marchesi di San
Tomaso e dei conti di Castelvero, ed ebbe
ro i seguenti figli: a) don EDMONDO, n. il
21 febbraio 1858, sposò donna Maria Man
ca dei marchesi di Nissa e di Villahermosa
in Cagliari il 20 gennaio 1886, da cui nac
quero : GIOVANNI MARIA, 7 dicembre 1886;
STEFANO, 31 dicembre 1887; ORAZIO, 28
maggio 1889; LUIGI, 9 gennaio 1891; Ga
briella, 15 giugno 1893; IGNAZIO, 20 aprile
1895; Caterina, 14 aprile 1897; Peppina,
22 luglio 1899; b) donna Caterina, n. il 19
luglio 1860, sposò don Ignazio Manca dei
marchesi di Nissa e di Villahermosa il 24
gennaio 1894; c) don ORAZIO, n. 30 giugno
1864, sposò donna Mariangela Sanjust dei
baroni di Teulada il 1 febbraio 1894, da
cui nacquero : donna Gabriella, 15 aprile
1895; don GIOVANNI CARLO, 11 aprile 1896;
don LUIGI ENRICO, 19 novembre 1898; don
ENRICO; d) donna Luisa, n. 21 gennaio
1866, sposò Giacomo Manca dei march. di
Nissa e di Villahermosa il 26 aprile 1892.
D) Don Ignazio Sanjust-Amat, n. a Ca
gliari il 6 luglio 1817, sposò donna Cateri
naAmat dei marchesi di San Filippo e dei
baroni di Sorso il 30 gennaio 1844. Ebbero
il seguenti figli: a) donna Giuseppina, n.
28 marzo 1845, che sposò il conte Casimiro
De Magistris di Castella; b) don ENRICO,
LETTERA S
n. aGenova il 4dicembre 1846, sposò don
na Maria Amatdei marchesi di San Filip
po e dei baroni di Sorso il 25 maggio 1877,
da cui nacquero : donna Matilde, 6 mag
gio 1879; don IGNAZIO, 14 ottobre 1880, ca
RAMONDETTA
duto combattendo eroicamente nella gran
donnaOttavia , 6 maggio 1895; donna Giu
gio 1890; don VINCENZO , 22 ottobre 1893; SAN MARTINO VALPERGA vedi MAR
deguerra; don GIOVANNI, 28 ottobre 1881;
la, 28ottobre 1849 , spos . al conte Antonio SAN MARTINO
seppina, 25 aprile 1897; c) donna Emanue
Cartolari il 3 ottobre 1869 ; d) don VINCEN
nobiledonna Francesca dei baroni Tola il
don EFISIO, I novembre 1886; donna Ca
ZO ANASTASIO , 13 dicembre 1854 , sposa la
16 luglio 1889 ; e) donna Maria , 20 novem
:
terina , 7 aprile 1889; donna Anna, 7 mag
bre 1858, sposò don Giuseppe Sanjust dei ARMA : Partito
baronidi Teulada il3maggio 1877 ; ) don
na Anna, 8 marzo 1862 , sposò don Pietro
Aymerich dei marchesi di Laconi il
giugno1881 ; ) donna Ottavia , 16 ottobre
1864, sposò don Vincenzo Amat , marchese
di SanFilippo ebarone diSorso , il 20 lu
no in data 8 febbraio 1930 vennero ricono
ConDecretodi S. E. ilCapo del Gover
sciutia CAROSanjust , di Giuseppe , n. a
chesediSan Sperate , di marchese di Neo
neli, di conte di Tuili edi signore di Ca
glio1893
Cagliariil 23
saforteede
per masch
PI
10
marzo 1878, il titolo di mar
mogenitoa
li
durantela
trasmissibile
smissibilepe
deicontidi
Teulada, pe
perimaschi
Lafamigli
Ital. coi tit
(mf.), don
Lorenzo (m
marchese
Salti di Murdeu, trasmissibili
con facoltà al pri
sare il titolo di conte di Tui
vita del padre; di cavaliere,
Der maschi; di nobile, tra
maschi e femmine; di nobile
an Lorenzo e dei baroni di
☐nale; il trattamento di don
di donna per le femmine.
è iscritta nell'El. Uff. Nob.
(1839 ),
di
diTeulada(tf ) (mpr ), u. r. Carlo
i di cavaliere (m.), nobile
f.), nobile dei conti di San
riangelaRip
Sperate
(tf.
(1839 ), cont
u. r. Francesco (1839),
eoneli (tf.) (mpr.), u. r. Ma
(1839), marchese di San
و
(mpr.), u. r. Efisio Cadello
AD inpersona dei suindicati
li Tuili (tf.) (mpr.), barone
Signore di CaSaforte e dei Salti di Mur
deu (tt. della
membri
Araldica
famiglia.
s. ?.
PAGINA 97
SAN MARTINO vedi MARTINO (SAN).
SAN MARTINO D'AGLIÈ vedi MAR
vedi
TINO (SAN) D'AGLIÈ.
SAN MARTINO DI CASTELLAMON
TE vedi MARTINO (SAN) DI СА
STELLAΜΟΝΤΕ.
TINO (SAN) VALPERGA.
MARTINO (SAN) RAMONDETTA.
* SANMINIATELLI.
a destra d'azzur
ro, al monte di
sei colli ristretti,
d'oro, sormonta
to da una stella
di otto raggi
dello stesso, ac
costato da due
rami di palma di
verde, divergen
ti,
nodriti sui
due colli della seconda fila, col capo (di
S. Stefano) d'argento, carico di una
croce di rosso patente e biforcata (San
miniatelli) ; a sinistra d'oro, all'aquila
bicipite di nero, coronata del campo, ro
strata, linguata ed armata di rosso, cari
cata nel petto di uno scudetto inquarta
to : nel 1º e 4º d'azzuro, alla banda di
rosso, bordata d'oro, carica di tre stelle
dello stesso, ed accostata da altre quat
tro stelle simili, due per lato; nel 2º par
tito d'oro e d'azzurro all'aquila bicipite
attraversante, di rosso sul primo, e d'ar
gento sul secondo; nel 3º d'oro, al leone
di verde, linguato ed armato di rosso,
tenente con la branca anteriore destra
una croce di Calvario e caricato sull'o
recchio di una rosa, il tutto pure di ros
so, col capo d'azzurro a tre gigli d'oro;
il tutto col capo (di Roma) di rosso, ca
rico delle sigle S. P. Q. R., d'oro, prece
dute da una crocetta patente d'argento,
ed ordinate in banda (Zarabella) .
DIMORA : Pisa, Firenze, Roma e Torino.
7
PAGINA 98
Capostipite di questa famiglia si ritiene
un BARTOLOMMEO, da Sanminiatello, padre
di DONATO, che ebbe tre figli : RAFFAELLO
(n. 1651), Orazio e ALESSANDRO.
Il primo di essi fu autore di una linea
che con decreto 30 settembre 1754 fu ascrit- li: ORAZIO, Estella, Elisabetta;
ta alla nobiltà di Pisa in persona del cav.
GIOVANNI, del cav. Raffaele, che fu dei
Priori nel 1741, e si estinse con lui.
Quella di Orazio, secondogenito, conti
nuò sino al bali Cosimo ANDREA, del bali
Giovan Francesco, di Orazio, sposato a
Maria Smeralda, di Anton Ferano Orlan- SANNA.
dini Galleni, che chiese, e con decreto 1°
luglio 1754 ottenne, d'essere ascritto al pa
triziato pisano in persona propria e dei fi
gli ANTON GIUSEPPE ORAZIO (n. 1730), Do
NATO FRANCESCO (n. 1731), GIOVAN FRAN
CESCO (n. 1742) е ANTON VINCENZO (n.
1751) .
ANTON VINCENZO, fratello del suddetto
Cosimo Andrea, fu il 19 marzo 1710 rice
vuto per giustizia cavalier milite nell'Or
dine di S. Stefano di Toscana.
Il bali GIOVAN FRANCESCo « junior », fi
glio dello stesso Cosimo Andrea, dal suo
matrimonio con Luisa del cav. priore Si
mone Seghieri Bizzarri ebbe sette maschi:
COSIMO ANDREA (n. 9 settembre 1792),
DONATO BARTOLOMEO (n. 4 settembre 1793),
RANIERI FILIPPO (n. 19 novembre 1796),
GIUSEPPE ORAZIO (n. 21 ottobre 1798),
FERDINANDO RANIERI (n. 18 novembre 1803)
e ALESSANDRO e Giovan FRANCESCO, morti
entrambi in infantile età.
Dai detti figli del bali Giovan Francesco,
derivano tutte le linee oggi superstiti.
Con R. D. 21 maggio 1871 e successive
lettere patenti 18 agosto dello stesso anno,
il Re d'Italia rinnovava il titolo di « con
te », in linea maschile primogenita, a fa
vore di RANIERI, di Cosimo Andrea, di
Giovan Francesco, di FABIO, di Donato, di
Giovan Francesco; di CARLO MARCO, di
Francesco Cosimo, di Giuseppe, di Giovan
Francesco; di ALESSANDRO, di Ferdinando,
di Giovan Francesco e dei fratelli VINCEN
zo e LUIGI e di SIMONE, di Giovan Renato,
di Giovan Francesco.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.) e patrizio di
Pisa (mf), in persona di:
LETTERA S
a) RANIERI, di Cosimo Andrea, di Gio
van Francesco;
b) Luisa, di Simone, di Donato, di
Giovan Francesco;
c) FABIO, di Donato, di Fabio. Fratel
d) CARLO MARCO, di Francesco Cosi
mo, di Giuseppe, di Gio. Francesco;
e) ALESSANDRO, di Ferdinando, di Gio.
Francesco.
g. d. a. v.
ARMA: D'azzurro
all'albero nodr:-
to sulla pianura
erbosa e soste
nuto da un cane
e da un cinghia
le, affrontati ,
controrampanti,
il cane a destra,
il cinghiale a si
nistra, il tutto al
naturale.
DIMORA : Ortacesus e Cuglieri.
Vittorio Amedeo II, re di Sardegna, in
considerazione di particolari benemerenze,
con diploma del 3 maggio 1737 concedeva
a SALVATOR ANGELO Sanna Atzeni di Or
tacesus, il titolo di cavaliere, trasmissibile
ai suoi figli e discendenti maschi. Nello
stesso anno, il 3 novembre 1737, sposò in
Cuglieri donna Francesca Dettori Sanna.
Dalle loro nozze nacque nello stesso Comu
ne don AGOSTINO, il 13 settembre 1744.
Questi sposò in Oristano il 18 dicembre
1796 Maria Angela Enna. Il loro figlio don
SALVATORE, n. in Cuglieri il 22 agosto 1814,
sposò donna Giuseppa Serralutzu-Spano in
Cuglieri il 22 febbraio 1841. Da questo
matrimonio nacque, nello stesso Comune,
don AGOSTINO, 1'8 febbraio 1842, che il 25
aprile 1888 in Cagliari sposò la nobildonna
Teresa Cao. Essi ebbero il figlio don VIN
CENZO, n. a Cagliari il 30 novembre 1890.
Dal matrimonio dei predetti don Salva
tore con donna Giuseppa Serralutzu-Spano
nacquero altri tre figli: FRANCESCO, n. in
Cuglieri il 21 giugno 1845; ENRICO, n. in
Iglesias il 18 gennaio 1849, e ROBERTO, n.
in Sassari il 3 giugno 1862.
LETTERA S
Da Francesco, sposatosi in Cuglieri
Maria Anna Falchi il 19 febbraio 1882,
nacque in Cuglieri, il 30 marzo 1883, E
RALDO.
Da Enrico, sposatosi in Parma con Irma
Lusignani il 22 novembre 1887, nacquero :
Edinfine da Roberto , sposatosi in Cu
gliericon Giovanna Maria Serralutzu il 20
RENATO, n. in Acireale il 25 dicembre
dicembre 1888, nacquero nello stesso co
1888, e Maria Giuseppa, n. in Messina il
25 gennaio 1891.
Sanna- gentilizie . Egli si era reso benemerito
Enna è compreso nella qualità di nobile la Sardegna per aver dato un notevole
RE, il 12 giugno 1892; RUGGERO , il 30 lu- in data 17 settembre dello stesso anno,
nell'elenco dei nobili e cavalieri residenti luppo ai lavori relativi all'agricoltura
mune: Maria, il 15novembre 1889; Етто- discendenti maschi . Poi, con altro diploma
glio 1800, ed Elena, il 20 marzo 1913.
nell'antica provincia di Cuglieri , compila- efficace contributo all'economia
R. Segreteria di Stato e di Guerra presso sposato Maria Anna Piras , nacquero i figli
seguenti figli : Assun
Il nome del predetto Salvatore
tonel 1822 dal R. Prefetto e trasmesso alla
è quello
di nobile e di donna al- bre 1868 ed ebbero
il vicerè di Sardegna
.
di concessione .
usato dalla famiglia
è iscritta nell'El . Uff . Nob .
di cavaliere
Lo stemma
Ital. coi titoli
La famiglia
Salvatore, di Agostino .
femmine ,
mf)e don
coi titoli personali
, Roberto
.
m , nobile
.
Giu
Figlidi R berto : Maria , ETTORE , RUG- 1887 ; b) don RAFFAELE
(
le
Figlio:
.
"VINCENZO
Fratell
FiglioZi
Figli
rico
, Enrico
†
†
Maria
: EraldoO
,
: RENATO
FRANCESCO
☑rancesco
seppa.
GERO, Elen
SANNA.
(mf ) ai discendenti maschi e
in persona di AGOSTINO, di
s. 1.
ARMA: D' oro al
muro quadrato
fondato sulla
pianura erbosa,
rovinato verso
destra ed unito,
verso sinistra, da
un cancello di
legno, contro il
quale è appog
giato in banda
un rastrello vil
PAGINA 99
a
lereccio di legno, con una quercia foglia
ta e fruttata, caricata alla base del tron
co di un cinghiale rampante, il tutto al
naturale.
del
svi
e un
DIMORA: Cagliari, Mogoro e Muravera.
In applicazione del R. Editto 3 dicem
bre 1806, la regina Maria Teresa, reggen
isolana .
te del Regno durante l'assenza del re Vit
torio Emanuele I, con diplomi, in data 14
giugno 1814, concedeva i titoli di cavalie
rato e di nobiltà ad ANTONIO VINCENZO
Sanna Borro, di Mogoro, ed ai suoi figli e
concedevagli di potere far uso delle armi
Dal predetto concessionario, che aveva
, a Mogoro 24 lu
don BATTISTA (e figlio di lui fu ANTΟΝΙΟ)
e don EFISIO. Da don Efisio, che sposò in
Genoni, il 6 luglio 1822, donna Maria An
na Porcheddu, nacquero: a) don VINCEN
zo, in Mogoro il 12 maggio 1831: sposò in
Terralba Antonietta Mancosu il 5 novem
ta, n. a Mogoro il 12 agosto 1869; CARLO,
n. a Mogoro 8 febbraio 1871; Maria, n. a
✓
n
Mogoro 8 ottobre 1877; EMANUELE, n. a
Cagliari 12 settembre 1879; EFISIO, n. a
Cagliari 11 gennaio 1883; Clementina, n.
a Cagliari 7 luglio 1883; RAFFAELE E GIU
SEPPE (gemelli), n. a Cagliari 20 ottobre
glio 1833, sposò in Cagliari Grazia Ran
daccio il 3 ottobre 1867 ed ebbero i sequen
ti figli : GIUSEPPE, n. ad Iglesias 17 luglio
1868; VINCENZO, n. ad Iglesias 7 agosto
1870; EFISIO, n. ad Iglesias 28 dicembre
1873; Francesco, n. ad Iglesias io marzo
1877; Enrichetta, n. a Cagliari 9 dicembre
1882. Dal matrimonio del predetto don
Giuseppe, avvenuto in Cagliari con Assun
ta Spissu il 27 aprile 1895, nacquero nella
stessa città i figli : don RAFFAELE, 6 aprile
1896, e don EMILIO, I giugno 1898. Dal
matrimonio del predetto don Efisio (di
Raffaele) avvenuto in Cagliari con Riccar
da Tiana il 14 maggio 1893, nacque il fi
glio RAFFAELE nella stessa città il 25 giu
gno 1895. E dal matrimonio del predetto
PAGINA 100
don Francesco, avvenuto in Cagliari il 28 SANNA.
aprile 1902 con Maria Pabis, nacquero i
figli : ENRICO, a Cagliari il 23 aprile 1903;
RAFFAELE, a Cagliari il 1 settembre 1906;
ANTONIO, a Macomer il 26 novembre 1908;
Maria Grazia, a Macomer il 16 marzo
1911 ; Maria Annunziata, ad Oristano il 22
marzo 1913, e PIETRO, ad Oristano il 9 set
tembre 1917; c) don Efisio, n. a Mogoro il
15 ottobre 1835, sposò in Muravera donna
Cesarina Sulis ed ebbero i seguenti figli
entrambi nati in Muravera : don GIOVANNI,
il 24 settembre 1864, e donna Maria Anna,
il 24 agosto 1867.
Appartiene a questa nobile famiglia S.E.
ARMA: D'azzurro
a due montagne
di argento mo
venti dagli ango
li della punta e
divise da una
campagnadi ver
de con un cin
ghiale rivoltato
al
naturale; e
sotto di esso,
LETTERAS
sulla campagna,
due cani d'argento affrontati ed ammi
don GIUSEPPE Sanna Randaccio, distinto
cultore di studi giuridici, illustre e dotto
giureconsulto, elegante oratore e avvocato
eloquente, il quale nelle diverse ammini
strazioni della cosa pubblica, nel Munici
pio di Cagliari, dove fu consigliere ed as
sessore; nella Provincia, dove fu consiglie
re e deputato provinciale; nella Camera,
dove fu deputato per alcune legislature; e
nel Governo, dove fu sottosegretario di
Stato nel Ministero di Grazia e Giustizia,
rese notevoli servizi alla patria.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile
(mf.) e don (mf.) ai discendenti maschi e
coi titoli personali di nobile e donna alle
femmine, in persona di:
Ramo di Mogoro.
ANTONIO, di Battista, di Antonio Vin
cenzo.
Rami di Cagliari.
CARLO, di Vincenzo, di Efisio.
Fratelli: Assunta in Cilloco, Maria, E
MANUELE, EFISIO, Clementina, RAFFAELE,
GIUSEPPE.
GIUSEPPE, di Raffaele, di Efisio.
Figli: RAFFAELE, EMILIO.
Fratelli: VINCENZO, EFISIO, FRANCESCO,
Enrichetta.
Figlio di Efisio, di Raffaele: RAFFAELE.
Figli di Francesco: ENRICO, RAFFAELE,
ANTONIO, Maria Grazia, Maria Annunzia
ta, PIETRO.
Ramo di Muravera.
EFISIO, di Efisio, di Antonio Vincenzo.
Figli: GIOVANNI, Maria Anna.
s. l.
ranti.
DIMORA: Pozzomaggiore.
Per vari servizi resi al Governo da FI
LIPPO Sanna, il medesimo fu, insieme coi
suoi discendenti maschi, coi diplomi del 27
aprile 1717, decorato dall'imperatore Car
lo VI dei privilegi di cavalierato e di no
biltà. Non avendo però questi per le vicen
de di quei tempi avuto il necessario regio
exequatur e per conseguenza alcun effet
to, Vittorio Amedeo III, re di Sardegna,
con diploma del 12 febbraio 1788, confer
mò a favore dei fratelli LORENZO, sacerdo
te, MAURIZIO, teologo collegiato, GIAMBAT
TISTA, avvocato e chierico Gaetano Sanna,
di Mattia, e Chiara loro sorella, e di GIAN.
FRANCESCO, loro zio paterno, come pure a
favore dei figliuoli e discendenti per linea
maschile da quelli fra i detti fratelli, che
erano in grado d'averne, non solo i predet
ti privilegi di cavalierato e di nobiltà, con
ceduti al loro trisavo FILIPPO Sanna, ma
pure la concessione delle armi gentilizie
contenute nei detti diplomi del 1717, an
che in considerazione delle varie beneme
renze del loro padre Leonardo verso il Go
verno ed il pubblico.
Con altro diploma del 5 maggio 1790 10
stesso sovrano confermava a favore di MAR
TINO Sanna, e dei suoi figliuoli e discen
denti per linea maschile, i predetti privi
legi del 1717, conceduti al predetto Filip
po Sanna loro trisavo, e, del pari, confer
mava la concessione delle armi gentilizie
portata dai detti privilegi.
Nell'elenco dei feudatari, nobili e cava
lieri della soppressa provincia di Alghero,
compilato dal R. Prefetto nel 1822 e tra
LETTERA S
smesso alla R. Segreteria di Stato e di
Guerra presso il vicerè di Sardegna in oc
casione dell'incoronazione del re Carlo Fe
PAGINA 101
di al mantenimento della pubblica tran
quillità ed a varie spedizioni del governo,
coi diplomi in data 6settembre 1806 lo de
lice, è compreso il nome del nobile don
corò dei privilegi di cavalierato e di nobil
MARTINO Sanna, il quale sposò Mariangela tà, trasmissibili ai di lui figli e discendenti
Pinna ed ebbe i seguenti figli: GIANFRA- da maschi.
CESCO, SALVATORE, Anna Gavina, Elena e
Con altro diploma, in data 10 maggio
1807, lo stesso sovrano concedevagli, a
ANTONIO .
Il predetto Gianfrancesco, presidente di
Corte d'Appello, sposatosi con
Palmira
Paparino, ebbe i seguenti figli : Enrico, n.
aOristano, 1879; AMEDEO, n. ad Arezzo,
1893; Annita, n. adArezzo, 1894, ed Au
GUSTO,n. ad Arezzo, 1897.
Il predetto Salvatore, avvocato, sposato
i
figli: ANGELO, Elvira, Martino e Rita.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di cavaliere (m ), nobile
(mf.) e don (mf) ai discendenti maschi e
maggiore ornamento della sua dignità, l'u
so delle armi gentilizie.
Il concessionario predetto, nato a Co
drongianus il 9 novembre 1767 sposoSe
matrimonio nacque, in Osilo, il 26 gennaio
bastiana Piras-Manca di Osilo. Da questo
1803, SALVATORE, che sposo Rosalia Gu
glielmo ed ebbero il figlio GIOVANNI, nato
a Tempio il 18 gennaio 1849. Sposatosi
questo ultimo con Teresa Circosta ebbe i
seguenti figli: SALVATORE n. a Caulonia
il 20 ottobre 1882); GIOVANNI (n. a Monte
coi titoli personali di nobile e di donna al
le femmine, in persona di GIANFRANCESCO,
di Martino, di Gianfrancesco.
Figli: Enrico, Amedeo, Annita, Augu
STO.
Fratelli: SALVATORE, Anna Gavina, Ele
na, ANTONIO.
Figli di Salvatore: Angelo, Elvira, MAR
TINO, Rita.
* SANNA.
s. l.
ARMA :
D'azzurro
al leone d'oro
colla testa rivol
ta. (Dipl. 1807) .
DIMORA: Tempio.
leone di Calabria il 16 marzo 1890); e VIT
TORIO (n. a Catanzaro, il 25 luglio 1893).
Con Decreto Ministeriale in data 4 ot
tobre 1909 vennero riconosciuti a favore
del predetto Giovanni Sanna, fu Salvato
re, nato a Tempio il 18 gennaio 1849 i ti
toli di nobile e di don trasmissibili ai di
scendenti legittimi e naturali di ambo i
sessi per continuata linea retta mascolina,
e di cavaliere trasmissibile ai discendenti
legittimi e naturali maschi da maschi.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile
(mf.) e don (mf.), in persona di GiovanNI,
di Salvatore, di Gavino.
Figli: SALVATORE, GIOVANNI, VITTORIO.
Vittorio Ema
nuele I, re di Sar- SANNAZZARO NATTA.
degna, dopo avere
promosso GAVINO
Sanna Pilo, di Osi
lo, da capitano
cacciatore alla ca
rica di comandante il battaglione della
Fanteria Miliziana del Dipartimento di O
silo, volendogli dare un nuovo più autenti
co contrassegno della sua piena soddisfa
zione, con cui egli ammirava il vivo zelo,
la fedeltà e l'attaccamento dimostrato in
varie occasioni al regio e pubblico servizio,
concorrendo con gravi suoi rischi e dispen
ARMA : Scaccato
d'oro e di rosso.
(Lo scudo accol
lato all'aquila bi
cipite di nero) .
CIMIERO : Il liocor
corno nascente,
di nero.
Мотто : In aeter
num.
DIMORA: Torino.
Grande famiglia
s. l.
PAGINA 102
.
originaria da Sannazzaro de' Burgondi in
Lomellina, già in fiore nel secolo XII all'e
poca delle lotte del Barbarossa contro i
Comuni lombardi, illustrata particolarmen
te da JACOPO Sannazzaro, l'autore dell'Ar
cadia, nato a Napoli ma discendente dal
ceppo lomellino. Di lui e della sua fami
glia è detto largamente nella pubblicazione
di Mario Zucchi: « Delle origini del nome
di Sannazzaro de' Burgondi in Lomellina e
della famiglia di Jacopo Sannazzaro » (Mi
scellanea di St. Ital., Torino, 1906; III,
XI, 1-47), al quale si rimanda.
La famiglia da Sannazzaro si diramò in
molte terre della Lomellina, dell'Oltre Po
pavese e del Monferrato, del quale l'unico
ramo superstite è quello di Giarole.
Giarole e Lazzarone sono in famiglia da
circa sette secoli; Valmacca vi entrò nel
secolo XVII per il matrimonio di FedERICO
(† 20 agosto 1660) con Antonia dei conti
Cavaglià, erede del feudo. Giarole fu eret
to in contea il 4 novembre 1652 a favore
di GIACINTO (n. 4 marzo 1628, † 1711),
ambasciatore a Milano (1662), generale di
artiglieria (1679), sposato nel 1650 con Fla
via, di Ettore Natta († il 13 gennaio 1674),
da cui il secondo cognome. Uno dei loro
figli, FILIPPO (n. 1660, † Casale 26 giugno
1738), fu cavaliere dell'Ordine Supremo SANNER.
della SS. Annunziata (19 marzo 1737); un
altro, FederICO (n. 1652, † 8 dicembre
1690), fu padre di Curzio, che rinunziò
alla primogenitura e fu canonico del Duo
mo di Casale, e di GIAMBATTISTA († 24
gennaio 1751 a 69 anni), che eresse in Ca
sale il sontuoso palazzo ove ospitò, al tem
po della guerra per la successione d'Au
stria, re Carlo Emanuele III e il duca di
Savoia (27-28 settembre 1745) e il duca di
Parma con l'Infante don Filippo (8-25 no
vembre 1745) .
Dal suo matrimonio (1737) con Maria
Lucrezia del conte Francesco Bellone, nac
quero : FEDERICO (1746-1800); GIUSEPPE,
che fu cav. di Malta (29 settembre 1749)
in minorità, al servizio austriaco durante
il dominio francese, maggior generale a ri
poso (1815) e Alessandro, canonico di S.
M. di Piazza in Casale. Dal conte Federico
predetto, che alienò il feudo di Valmacca
(Assenso 27 maggio 1785) e sposò una cu
gina paterna, Giuseppa Amedea del conte
LETTERAS
Edoardo Sannázzaro, vennero GIAMBATTI
STA, primogenito, VITTORIO (1772-1836) e
LUIGI († Londra, 1859), compromesso nel
1821, e condannato nel capo. Il conte
Giambattista (n. Casale, 9 agosto 1768, †
Torino, 5 marzo 1822), fu studioso li buo
ne lettere, gentiluomo di bocca (24 dicem
bre 1790), ufficiale in Acqui, autorizzato a
provvedersi di un titolo imperiale (14 gen
naio 1813) . Sposò Giulia Callori di Vigna
le (t di 87 anni, 5 gennaio 1876) e ne eb
be, fra altri figli, FERDINANDO (n. Casale,
13 agosto 1816, † Parigi, 26 giugno 1866),
gran viaggiatore, e il conte GIACINTO (n.
Casale, 26 settembre 1814, † Giarole, 24
settembre 1879), gentiluomo di Camera (4
aprile 1846), che sposò in prime nozze, nel
1841, Gabriella del conte Celso Carron di
S. Tomaso, e, in seconde nozze, nel 1869,
Alice di Seyssel d'Aix, del marchese
Claudio.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte di Giarole (mpr.),
signore di Lazzarone (mpr.), signore di
Valmacca (mpr.), in persona di GIAMBAT
TISTA, di Giacinto, di Giambattista.
Fratelli: GIUSEPPE, JACOPO.
m. z.
ARMA: D'argento,
a due pali di
verde; al leone
d' oro, tenente
una lancia dello
stesso, nascente
dalla punta ed
attraversante.
DIMORA: Robbio.
Famiglia oriun
dadaSoletta (Sviz
zera) alla quale ap
partenne l'avvocato BALDASSARE (n. So
letta; + Robbio 1850), che fu consigliere
del Tribunale di prima istanza di Milano
(1802) e poscia di quella di Novara (1812).
Procred costui ALESSANDRO († Robbio, 17
gennaio 1875), che, naturalizzato Sardo,
per opere di beneficenza esercitate in Rob
bio e Mortara, e in Torino a favore degli
Artigianelli, fu creato barone con R. D. 17
ottobre 1858. Sposò (1857) Silvia, del ba
LETTERA S
rone Silvio Ferrari, e da queste nozze nac
quero : RENATO (n. Robbio, 7 luglio 1862;
† Milano, 18 gennaio 1898), che aveva
sposato (1892) Ada De Fontana, e Lucia
п.
Gozzano, 30 settembre 1860), sposa
nel 1885 al barone Leone De Marghe
rita.
Lafamiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (mpr.), in perso
na dei discendenti da Alessandro (1858).
l. b.
SANNINI BALDASSARRI.
ARMA: D'oro, al
pero al naturale
fruttifero del
campo, nodrito
nella punta del
lo scudo e sini
strato da un or
SO al naturale,
rampante al fu
sto (Baldassarri).
ARMA: D'azzurro,
alla banda d'ar
gento accompa
gnata in саро
da tre stelle di
6 raggi d'oro ed
in punta dalia
mezzaluna cre
scente d'argento
(Sannini) .
DIMORA: Firenze.
CARLO, di Dome
nico Sannini, ag
giunse il cognome
Baldassarri come erede fidecommissario di
Vincenzo, di Antonio Baldassarri, da Bor
go a Buggiano.
Il predetto Carlo fu dei priori della città
di Pescia nell'anno 1676; e priori furono il
figlio di lui, capitano VALERIO, nel 1698,
e il figlio di Valerio, DOMENICO, nel 1726.
I Sannini Baldassarri furono ascritti alla
nobiltà di Pescia con decreto del 1º marzo
1773.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Pescia (mf.), in
persona di CARLO, di Ladislao, di Fran
cesco.
Fratelli: ANTONIO, PIETRO, FERDINANDO.
PAGINA 103
Figli di Carlo: RICCARDO, Chiara, LUIGI,
Pia, Elena, Margherita.
Figli di Antonio: LADISLAO, GUIDO AL
BERTO, Adele, DIEDERIGO, Maria Luisa.
Figli di Riccardo, di Carlo: FRANCESCO
GIULIO, Eleonora Maria.
SANNIO.
ARMA: D'oro alla
quercia nodrita
sulla pianura er
f. s.
bosa con un ele
fante passante,
attraversante il
tronco, il tutto
al naturale.
DIMORA : Lula.
Dal matrimonio
di PIETRO ANDREA
Sannio con Maria
Rughitta nasceva a Lula il 21 giugno
1702 il figlio SALVATORE, che sposava Gio
vanna Maria Thola. Da queste nozze na
sceva in Lula il 13 maggio 1735, ANTΟΝΙΟ
MICHELE, che sposò Francesca Dejana ed
ebbero il figlio don LUIGI, il 16 febbraio
1766, che sposò donna Vittoria F'ore, da
Tiesi, dalla quale nacque il figlio don
PIETRO in Lula 1'8 novembre 1815.
Al predetto Salvatore Sannio-Rughitta,
con diplomi in data 13 febbraio 1750, Car
lo Emanuele III concedeva i titoli di ca
valierato e di nobiltà e l'uso delle armi
gentilizie, trasmissibili ai figli e discenden
ti per linea maschile.
Il nome del predetto don Luigi è com
preso nell'elenco dei nobili e cavalieri, esi
stenti nella Provincia di Nuoro coll'indi
cazione dei rispettivi villaggi di loro resi
denza, compilato nel 1822 da! R. Prefetto
e trasmesso alla R. Segreteria di Stato e
di Guerra presso il vicerè di Sardegna, in
occasione dell'incoronazione del re Carlo
Felice.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. con titoli trasmissibili di cavaliere
(m.), nobile (mf.), e don (mf.), ai discen
denti maschi, e coi titoli personali di no
bile e donna alle femmine, in persona di
PIETRO, di Luigi, di Antonio Michele.
s. 1.
PAGINA 104
* SANSEVERINO.
lo scudo.
CIMIERO: del ramo di Bisignano: Un'a
quila che stringe una vipera tra gli ar
tigli.
Мотто : Nec morsus timebo.
DIMORA: Marcellinara e Napoli.
La famiglia Sanseverino, una delle set
te grandi case del regno di Napoli, è tra le
più grandi ed illustri di esso; che anzi, per
comune opinione degli scrittori, va giusta
mente annoverata tra le più grandi ed il
lustri d'Italia.
Ebbe i titoli di Serenissima e di Poten
tissima. Combattè a viso aperto contro i
sovrani del tempo, rimanendo più volte
arbitra dei destini del regno.
Quasi distrutta, all'epoca Sveva per ave
re parteggiato per il pontefice ed all'epoca
Durazzesca perchè la sua grande potenza
fu temuta da re Ladislao, risorse più forte
l'una e l'altra volta. Contrasse parentele
con la real casa Normanna, con la real casa
di Durazzo, con la real casa d'Aragona,
con gli Sforza, i Montefeltro, i della Ro
vere e con le più illustri famiglie del Na
poletano.
Godette nobiltà in Napoli al seggio di
Nido, in Genova, in Venezia, in Milano,
in Piacenza, in Modena, in Capua, in Lu
cera. Fu molte volte ricevuta nel S. M. O.
di Malta.
Dei sette grandi uffici del regno occupò
ripetutamente quello di gran contestabile,
di grande almirante, di gran camerario, di
gran protonotario, di gran giustiziere. Eb
be vicerè, marescialli, condottieri di eser
citi.
Passata da epoca remota nel S. M. O. di
Malta fu insignita del Grandato di Spagna
LETTERAS
ARMA: D'argento
alla fascia di ros
So.
I principi di Saler
no inquartarono
lo stemma con
quello reale d'A
ragona.
I conti di Tricari
co usarono la
bordura di az
zurro intorno al
di prima classe, dell'Ordine del Toson
d'Oro, dell'Ordine dell'Armellino, dell'Or
dine del Nodo, della Gran Croce dell'Or
dine di S. Ferdinando e del Merito, del R.
Ordine di S. Gennaro, dell'Ordine Pontifi
cio di Cristo, dell'Ordine di S. Stefano di
Toscana, dell'Ordine dello Spirito Santo e
di S. Michele di Francia e di moltissimi
altri.
Occupò altissimi gradi nelle armi, uffici
altissimi a Corte.
Ebbe dodici Cardinali: da Leone, Car
dinale e vice cancelliere di Santa Chiesa
nel 1086, a Stanislao, Cardinale nel 1816.
Possedette oltre trecento feudi, quaranta
contee, nove marchesati, dodici ducati,
dieci principati, tra i quali quello di Saler
no (1463), e di Bisignano (1465), primo
principe del regno.
Come patrizia napolitana, fu iscritta al
Libro d'Oro, nel 1800, nelle sue tre linee
di principi di Bisignano, principi di Paceco
e conti di Saponara.
Capostipite di questa illustre casa fu
TURGISIO, del real sangue dei duchi di
Normandia, che venne nel Napolitano nel
1045, seguendo Roberto il Guiscardo, ed
ottenne la contea di Sanseverino, dalla
quale trasse nome la famiglia.
Troppo lungo sarebbe qui ricordare tut
ti gli innumerevoli personaggi che illustra
rono questa casa; diremo dei seguenti :
RUGGIERO, conte di Sanseverino, figliuo-.
lo di Turgisio, sposò Sirca, di Landulfo fi
gliuolo di Guaimaro, principe di Salerno.
PIETRO, signore di Martirano, interven
ne nel 1129 all'incoronazione di re Ruggie.
ro in Palermo.
RINALDO, Cardinale nel 1130.
ROBERTO, conte di Caserta, nel 1166, fu
gran giustiziere e gran contestabile.
GIACOMO, conte di Sanseverino, sposò
Albiria, figlia di re Tancredi e della regi
na Sibilla, e vedova di Gualtiero di
Brienne.
RUGGIERO, figliuolo di Tommaso conte
di Sanseverino, fu affidato al pontefice In
nocenzo IV, per sottrarlo alle persecuzioni
della casa Sveva. Morto Federico II, il
pontefice stesso, che gli aveva dato in mo
glie una sua nipote figlia del conte di La
vagna, gli fece riavere i feudi confiscati.
Sposò in seconde nozze Teodora d'Aquino.
LETTERA S
Nemico di Manfredi, fu tra i baroni che
chiamarono gli Angioini nel regno. Com
battè da valoroso alla battaglia di Bene
vento; e in un momento in cui i suoi sta
vano per cedere, egli attaccò alla spada la
camicia intrisa del sangue di un capitano
nemico da lui ucciso, e formatane una ban
diera, li ricondusse alla vittoria; da tale
avvenimento la famiglia Sanseverino prese
per arma la fascia rossa in campo bianco.
Carlo d'Angiò gli riconfermò lo stato di
Marsico col titolo di conte e lo invid come
suo vicario in Gerusalemme nel 1278.
TOMMASO, terzo conte di Marsico, nel
1291 sposò Isnalda di Agaldo ed in se
conde nozze Sveva di Avezzano, figliuola
di Grimoaldo signore di Tricarico, ed ul
tima della sua stirpe. Da re Carlo II il ro
agosto 1308, gli fu concesso di distribuire
tra i suoi figliuoli ultrogeniti i beni feuda
li, salvo la contea di Marsico, quella di San
Severino e il castello di Polla che spettava
no al primogenito. Ebbe diversi figli : EN
RICO, primogenito e Giacomo, con i quali
la casa Sanseverino si divide nei due rami
più importanti: quello dei conti di Marsi
co e quello dei conti di Tricarico; ROBERTO,
conte di Corigliano e GUGLIELMO, signore
di Policastro, Sansa, Padula e Montesano.
Il primogenito ENRICO, conte di Marsico
e di Sanseverino, gran contestabile del re
gno, sposò Ilaria, figliuola dell'ammiraglio
Ruggiero di Lauria, e da lui deriva il ramo
primogenito dei conti di Marsico, poi prin
cipi di Salerno, e le linee ultrogenite dei si
gnori, poi conti di Caiazzo, pel matrimonio
di Tommaso, gran contestabile, quarto
conte di Marsico, con Margherita Clignet
ta, signora di Caiazzo, dai quali i marchesi
di Valenza, i conti di Chiavenna, i conti di
Colorno, nonchè quella dei conti di Lauria
poi duchi di Scalea, e dei conti di Mileto,
di Belcastro e di Terranova.
Il secondogenito GIACOMO, primo conte
di Tricarico, sposò Margherita Chiaromon
te, contessa di Chiaromonte, ultima della
sua famiglia. Suo nipote ex filio, VENCE
SLAO, terzo conte di Tricarico e di Chiaro
monte, ebbe il titolo diduca di Venosa da
Luigi II di Angiò nel 1391, e poi in cam
bio quello di duca di Amalfi; sposò Mar
gherita di Sangineto contessa di Altomon
te e di Corigliano. Sono poi duchi di San
PAGINA 105
Marco (1449) e principi di Bisignano
(1465), e, pel matrimonio di PIETRANTONIO,
con Erina Castriota, duchi di S. Pietro in
Galatina e conti di Soleto. Ultrogenita di
questo ramo è la linea dei conti di Matera,
quella dei conti di Terlizzi e conti di Ca
paccio, quella dei duchi di Somma e quella
dei conti di Potenza, poi conti della Sapo
nara, la quale ultima si unisce alla prece
dente di Somma con Violante contessa di
Saponara che sposa FERDINANDO, di Gio
vanni, fratello quest'ultimo di ALFONSO,
duca di Somma, e dà poi origine alla se
conda linea dei principi di Bisignano, i
quali, per successione femminile, aggiun
gono in seguito ai loro titoli quelli di prin
cipe di Paceco, di Torrenova, di Sant'Aga
ta, di Luzzi e di Pietralcina, di duchi di
Jelsi e di Erchie, di marchesi di Casalbore
e di San Lorenzo.
Ebbe diversi figli: ENRICO, primogenito,
e GIACOMO, con i quali la casa Sanseveri
no si divide nei due rami più importanti :
quello dei Conti di Marsico e quello dei
Conti di Tricarico.
ROBERTO, conte di Corigliano, figlio di
Tommaso terzo conte di Marsico, sposa
Iacopa Del Bosco. Essendogli premorto
l'unico figliuolo maschio, re Luigi e la re
gina Giovanna gli concessero di dividere
i beni feudali tra i figliuoli dei suoi fra
telli. Egli partì col conte di Chiaromonte
per l'impresa di Sicilia il 15 giugno 1335.
Fu gran ciambellano di re Roberto, gran
giustiziere di terra d'Otranto. Margherita,
sua figlia, sposò Luigi di Durazzo e fu ma
dre di CARLO III.
TOMMASO, figlio del già detto Gugliel
mo, signore di Montesano, fu gran ciam
bellano ed ebbe da suo zio Roberto conte
di Corigliano la contea di Terlizzi, Ruvo e
Loseto, che la regina Giovanna aveva con
cesso al medesimo il 25 giugno 1346.
FRANCESCO, altro figlio di Guglielmo, fu
signore di Nardò.
BARNABÒ, figlio di Francesco, capitano di
gran valore dichiarò guerra a Raimondo
del Balzo Orsini, principe di Taranto, e lo
sconfisse a Galatina nel 1400. Ma nel 1405,
dopo la morte dell'Orsini, andò in aiuto
della vedova, Maria d'Enghien, sua paren
te, che, secondo il Summonte ed altri sto
rici, a lui principalmente affidò la difesa
PAGINA 106
di Taranto contro le armi di re Ladislao.
TOMMASO, quarto conte di Marsico, gran
contestabile del regno e capitan generale
dell'esercito.
RUGGIERO, suo fratello, creato da re Ro- .
berto conte di Mileto. Al tempo della regi
na Giovanna I fu gran ciambellano e ma
resciallo del regno. Succedette nella con
tea di Terranova a Margherita di Lauria,
sua zia materna; sposò in prime nozze Gio
vanna d'Aquino, in seconde nozze Mar
chisia del Balzo.
ANTONIO, quinto conte di Marsico, anche
egli gran contestabile del regno, morì nel
1382.
ENRICO, secondo conte di Mileto, mare
sciallo del regno; conte di Belcastro nel
1376, per concessione della regina Gio
vanna.
ROBERTO, fratello del precedente, nato
1364, nel 1385 venne creato da re Ladislao
capitano a guerra e castellano della Sellia;
nel 1390 suo luogotenente e vicerè di Ca
labria; sposò Eleonora Caracciolo.
LETTERAS
za, il conte di Matera. Marciò con l'eser
cito contro re Ladislao costringendolo a
levar l'assedio da Napoli. Fu vicerè di Na
poli per Luigi II d'Angiò, al cui arrivo in
Napoli i baroni del regno andarono in gran
pompa a prestare il dovuto omaggio; e dice
il di Costanzo : « I Sanseverineschi vinsero
tutti gli altri di splendidezza, di numero e
di qualità di genti; e condussero mille ot
tocento cavalli tutti bene in arnese, come
se andassero a far giornata perchè vollero
mostrare al nuovo re quanto aveva impor
tato alla sua Corona e quanto poteva im
portare la potenza loro; che parve cosa su
perbissima ».
Dopo che Luigi II ebbe abbandonato il
regno, i Sanseverino si riconciliarono con
re Ladislao nel 1398. Ma egli qualche an
no dopo, geloso forse e timoroso della loro
potenza che aveva tolto e ridato un regno,
o immaginando una congiura a suo danno,
molti ne fece sorprendere e trucidare senza
alcuna forma di giudizio, e tra essi lo stes
so Tommaso con un suo figliuolo, Vence
RUGGIERO, gran protonotario ed arcive- slao, duca di Amalfi, ed un figlio di lui,
scovo di Salerno nel 1343.
Gaspare, conte di Lauria, e secondo il
LUIGI, vicerè del regno pel re Luigi I Summonte, Ugo conte di Potenza, Luigi
d'Angiò.
STEFANO, Cardinale nel 1371.
UGO, conte di Potenza e di Anglone,
figliuolo ultragenito di Giacomo, primo
conte di Tricarico, gran protonotario, 1380,
sposò Costanza di Sangineto; fu ambascia
tore della regina Giovanna I presso il pon
tefice nel 1375; e quando, nel 1381, la re
gina era assediata in Castelnuovo, lo inviò
a Carlo III di Durazzo per proporgli un ac
cordo; ma questi, pur accogliendolo con
grande onore, come suo parente, non volle
concedere che solo cinque giorni di tregua.
TOMMASO, conte di Montescaglioso, tito
lo che apparteneva a Francesco del Balzo,
duca d'Andria e dopo la ribellione di que
st'ultimo fu a lui concessO dalla regina
Giovanna, nel 1373, e ritornò in seguito al
la casa del Balzo, era figliuolo ultrogenito
di Giacomo, primo conte di Tricarico. Mes
sosi alla testa della sua gente e di altri
baroni liberò il pontefice Urbano VI asse
diato da Carlo III in Nocera. Prese la parti
di Luigi d'Angiò, e con lui il duca di Ve
nosa, il conte di Terranova, il conte di Mi
leto, il conte di Lauria, il conte di Poten
conte di Mileto, Arrigo conte di Terra
nova.
LEONETTO, signore di Caiazzo, figliuolo
di Bertrando, che fu figliuolo ultrogenito
di Antonio, quinto conte di Marsico, spo
sò Lisa Attendolo Sforza, sorella di Fran
cesco, duca di Milano. Morì giostrando
con Carafello, figlio di Gurello Carafa.
ROBERTO, conte di Caiazzo, n. 1418, fu
cavaliere di gran valore : primo capitano
d'Italia, lo dice il Porzio; militò con Fran
cesco Sforza suo zio. Dopo la morte di lui
governò Milano. Andò in aiuto di re Fer
rante nei primi anni del suo regno ed il 20
aprile 1461 ebbe il titolo di conte di Caiaz
zo e la concessione di aggiungere il cogno
me di Aragona e di inquartarne le armi.
Fu generale dei veneziani. Fu generale del
Sommo Pontefice nella guerra per la con
giura dei baroni. Morì in battaglia, forte
mente combattendo, all'età di 70 anni.
Sposò in prime nozze Elisabetta, figliuola
di Federico da Montefeltro duca di Urbi
no, in seconde nozze Lucrezia Malvotti di
nobile famiglia di Siena. I suoi figli Gio
VAN FRANCESCO, secondo conte di Caiazzo,
LETTERA S
GASPARE, detto Fracassa e GIULIO, furono
tutti valorosi guerrieri.
GALEAZZO, altro suo figliuolo, generale
nell'esercito di Ludovico il Moro, duca 'li
Milano, del quale sposò la figlia, Bianca,
che gli portò in dote la città di Voghera.
Fu cavaliere dell'Ordine di S. Michele
e
gran scudiero di Francesco I. Morì da va
loroso alla battaglia di Pavia; morì combat
tendo, come il padre, come l'avo.
FEDERICO, altro figliuolo di Roberto,
creato da Innocenzo VIII Cardinale, fu
piuttosto guerriero che prelato, incorse
nell'ira di Giulio II; fu perdonato da Leo
ne X e ritornò in grembo alla chiesa.
La linea primogenita dei conti di Caiaz
zo si estinse in Maddalena, di Roberto Am
brogio, di Giovan Francesco, che sposò
Giulio de Rossi di San Secondo.
ROBERTO, undicesimo conte di Marsico,
fu grande almirante del regno, principe di
Salerno, il 30 gennaio 1463, dopo la ribel
lione di Felice Orsini, ebbe il diritto di co
niar moneta, di crear cavalieri ed altri im
portanti privilegi ed i titoli di serenissimo
e potentissimo. Sposò Raimondina del Bal
zo Orsini. Morì il 2 dicembre 1474.
ANTONELLO, dodicesimo conte di Marsi
co, secondo principe di Salerno, unico ti
gliuolo di Roberto, sposò Costanza di Mon
tefeltro, figliuola di Federico, duca di Ur
bino. Fu grande almirante del regno. Pre
se parte alla congiura dei baroni e dovet
te quindi espatriare nel 1486 ed i suoi
feudi vennero confiscati. Fu tra i baroni
che spinsero Carlo VIII a scendere in Ita
lia alla conquista del regno. Dopo la morte
di re Ferrandino, il principe di Salerno si
accostò a re Federico. Ma in seguito tento
ancora sostenere il partito di Francia; fu
combattuto dal re, ed uscito dal regno si
recò in Sinigallia dove morì il 17 gennaio
1499.
ROBERTO, terzo principe di Salerno, tre
dicesimo conte di Marsico, riebbe il Prin
cipato di Salerno e tutti i feudi paterni per
patto stabilito nella pace fra Luigi XII
Ferdinando il Cattolico. Sposò nel 1526
Marina di Aragona che era nipote del re
e figliuola unica di Alfonso, duca di Vil
e
lermosa.
FERRANTE, quarto principe di Salerno, n.
1507, quattordicesimo conte di Marsico,
PAGINA 107
duca di Villermosa, sposò Isabella Villa
marina, figliuola unica di Bernardo, conte
di Capaccio; morì senza discendenza. Eb
be, come è noto, per segretario Bernardo
Tasso, padre di Torquato. Fu tra i più
splendidi signori del Rinascimento, e dico
no gli storici che teneva una Corte quasi
Reale. Fu perseguitato dal vicerè duca di
Toledo, per la sua potenza e per il grande
affetto che il popolo aveva per lui. Accu
sato, forse ingiustamente, a Carlo V, piut
tosto che discolparsi rinunzio innanzi al
senato di Venezia ed all'ambasciatore di
Carlo V, a tutti i suoi titoli, feudi e privi
legi e preferì recarsi in Francia dove fu
accolto assai bene da Enrico II. Dichiarato
ribelle gli fu confiscato lo Stato. E fu que
sta l'ultima ribellione del baronaggio napo
letano. Morì in Avignone nel 1568. Con
lui si estingue il ramo dei principi di Sa
lerno, primogenito di questa illustre casa.
RUGGIERO, figlio di Venceslao, duca di
Amalfi, fu quarto conte di Tricarico, conte
di Chiaroinonte, di Altomonte e di Cori
gliano: ebbe il titolo di duca di S. Marco
nel 1449; spos. Covella Ruffo, figlia di An
tonio, conte di Montalto e di Giovannella
Sanseverino, contessa di Mileto. L'8 gen
naio 1419, Giovanna II, con lettera a firma
autografa da Castelnuovo, gli fa noto che il
giorno 3 era partito da Roma il legato pon
tificio cardinale Pietro Di Venezia (Mauro
ceno), insieme col cardinale Giovanni Co
lonna, col duca di Venosa e con i suoi am
basciatori per venire ad incoronarla e ad
investirla del regno; e lo invita a venire a
Napoli con la moglie per assistere con gli
altri magnati del regno, alla solenne ceri
monia della sua incoronazione. E di nuovo
il 13 maggio gli scrive di prestare ogni aiu
to al nobile Giacomo Barone da lei inviato
ad esigere il denaro pel dono deila incoro
nazione, perchè, essa dice, se non avremo
la moneta « non possemus coronam a Sum
mo Pontefice obtinere ». (L'incoronazione,
come è noto, avvenne la domenica 2 otto
bre, in Castelnuovo).
LUCA, terzo duca di S. Marco, fu creato
principe di Bisignano, da re Ferrante d'A
ragona nel 1465. Nel 1471 si trattava il ma
trimonio di sua figlia Covella con Federico
d'Aragona.
ALFONSO, nato da Giov. Antonio, suo fi
PAGINA 108
gliuolo ultrogenito, ottiene il titolo di duca
di Somma nel 1521.
ANTONIO, fratello di Alfonso, è bali di
Venosa, poi cardinale nel 1527.
GEROMINO, figlio primogenito di Luca e
secondo principe di Bisignano, settimo con
te di Tricarico, conte di Altomonte, di
Chiaromonte e di Corigliano, gran came
rario del regno. Nella congiura dei baroni
fu imprigionato in Castelnuovo con Carlo
suo fratello, conte di Mileto, Barnabò San
severino, conte di Lauria, ed il figlio di
questo. La principessa di Bisignano, Mon
della Gaetani fuggì con i figliuoli e si rifu
giò a Terracina, con l'aiuto di amici fidati,
tra i quali Francesco Gonzaga, un figliuolo
del quale, Carlo, ebbe da Berardino, terzo
principe di Bisignano, diversi suffeudi in
Calabria e diede origine al ramo dei Gon
zaga della provincia di Cosenza.
BERARDINO, terzo principe di Bisignano,
capitan generale e grande almirante del re
gno, sposò Eleonora Piccolomini, figlia di
Antonio duca di Amalfi. Fu tra i baroni
che chiamarono in Italia Carlo VIII, dal
quale con diploma del 1º maggio 1495, eb
be il riconoscimento di tutti i feudi, i ti
toli ed i privilegi che da re Ferrante d'A
ragona erano stati confiscati a suo padre.
Carlo VIII lo chiama suo affine e consi
gliere dilettissimo e gli riconosce i titoli di
principe di Bisignano, duca di San Marco,
conte di Altomonte, conte di Corigliano,
conte di Tricarico, conte di Chiaromonte,
conte di Mileto, nonchè il possesso feudale
delle città di Cassano e di Strongoli, e di
oltre cinquanta terre, castelli e feudi ed
infiniti privilegi; in seguito, il 4 giugno gli
riconosce la contea di Lauria con le terre
di Castelluccio Trichina e Laino. Fu cava
liere dell'Ordine di S. Michele.
Fallita poi l'impresa di Carlo VIII, re
Ferrandino nell'agosto del 1496, volle ri
conciliarsi con i due suoi maggiori nemici
tra i grandi baroni del regno, col principe
di Salerno e con quello di Bisignano, men
tre prima, dal principe di Salerno assediato
in Castelnuovo, si era sentito rispondere di Salerno.
« che era angioino e voleva morire a ser
vizio del re di Francia » .
PIETRANTONIO, quarto principe di Bisi
gnano, grande di Spagna di prima classe,
capitano d'armi della Maestà Cesarea, fu
LETTERAS
il primo nel Napolitano ad avere l'ordine
del Toson d'Oro. Ricevette Carlo V nei
suoi stati ed a Napoli con grande magni
ficenza. Sposò in prime nozze Giulia Orsi
ni, in seconde nozze Erina Castriota Scan
derbech, duchessa di S. Pietro in Galatina
e contessa di Soleto.
NICOLÒ BERARDINO, suo figliuolo, quinto
principe di Bisignano, sposò Isabella Feltre
Della Rovere e l'unico suo figliuolo ma
schio, FRANCESCO TEODORO, conte di Chia
romonte, premorì a lui il 27 novembre
1595. Egli morì il 21 novembre 1606 e con
lui si estinse il ramo diretto dei principi di
Bisignano.
La sua eredità tra diversi contendenti,
dei quali Luigi conte di Saponara oppone
va il fidecommisso maschile esistente per
quei feudi, fu tenuta da donna Giulia
Orsini, moglie di don Tiberio Carafa, la
quale era figliuola della sorella primogenita
di Nicolò Bernardino, Felicia Sanseverino,
e di Tommaso Orsini, duca di Gravina. Ma
dopo la sua morte, Filippo IV, il 10 marzo
1622, cedette il principato di Bisignano col
Grandato di Spagna e col titolo di primo
principe del regno a LUIGI Sanseverino,
conte di Saponara.
Il principato di Bisignano e la maggior
parte dei feudi di casa Sanseverino, per
patti familiari roborati da Regio assenso,
fin dall'epoca di re Roberto nel 1331, da
Giovanna I nel 1365 e da Giovanna II. nel
1418 escludevano la successione femmini
le; e ciò, disse Ruggiero, primo conte
di Mileto, essere stato fatto « per amplia
zione e magnificenza della famiglia e li
gnaggio Sanseverino ». Tali patti furono
di nuovo confermati da re Federico il 30
ottobre 1496 nei suoi capitoli con questa
illustre famiglia.
LUIGI, conte di Saponara e principe di
Bisignano. (1586-1669), sposò Margherita
Tagliavia D'Aragona, di Carlo, duca di
Terranova. Morì senza discendenza e gli
succedette il fratello ТоMMASO (1590-1670).
Lucio, loro zio, fu cardinale arcivescovo
CARLO MARIA, principe di Bisignano
(1644-1704), sposò Maria Fardella, princi
pessa di Paceco e marchesa di San Lo
renzo.
GIUSEPPE LEOPOLDO, principe di Bisi
LETTERA S
gnano, cavaliere del Toson d'Oro, nomi
nato da Carlo VI il 13 novembre 1717,
gran giustiziere del regno, in perpetuo e
per tre vite consecutive; nel diploma di
nomina egli è detto regio consaguineo e
primo barone del regno. Sposò Stefania Pi
gnatelli dei duchi di Monteleone.
LUIGI, n. 1705, principe di Bisignano,
tenuto a battesimo da Luigi XIV, fu ca
valiere del Toson d'Oro (1731); sposò in
prime nozze donna Ippolita Spinelli, prin
cipessa di S. Giorgio e marchesa di Buonal
bergo, morta nel 1736, ed in seconde nozze
donna Cornelia Capece Galeota, duchessa
di S. Angelo, morta nel 1770.
NICOLÒ, secondogenito, fu principe di
Paceco e marchese di S. Lorenzo per ces
sione di suo fratello Luigi. Sposò Marian
na Gaetani; fu capitano della guardia degli
alabardieri in Palermo nel 1786, marescial
lo di campo, gentiluomo di camera, cava
liere del Real Ordine di S. Gennaro, co
mandante generale del regno. Morì in Pa
lermo, 8 giugno 1793. Questa linea si estin
se nel 1833 con CAMILLO morto senza di
scendenti.
PIERANTONIO, figliuolo primogenito di
Luigi, principe di Bisignano (1724-1772),
sposò Aurelia Caracciolo, principessa di
Torrenova, marchesa di Casalbore e du
chessa di Erchie.
FRANCESCO, secondogenito, conte di Sa
ponara, nel 1748 succedette a Bartolomeo
di Capua, principe della Riccia, gran conte
di Altavilla e conte di Montuoro e Biccari,
e per disposizione del medesimo ne inquar
tò le armi e si chiamò di Capua Sanseve
rino, dando origine alla linea di tal nome.
TOMMASO (1759-1814), principe di Bisi
gnano, sposò Livia Firrao, principessa di
S. Agata, di Luzzi e di Pietralcina e du
chessa di Jelsi.
STANISLAO, Cardinale legato di Forlì
(1761-1826).
PIETRANTONIO, principe di Bisignano,
grande di Spagna di prima classe. Bali gr.
cr. di dev. del S. M. O. di Malta, insigni
to dei maggiori Ordini equestri napoletani
ed esteri, maggiordomo maggiore e soprin
tendente generale della Real Casa, sposa
donna Maria Antonia Serra dei duchi di
Cassano, dama di onore della Corte di Na
poli, dama della Croce Stellata.
PAGINA 109
LUIGI (n. Napoli, 5 marzo 1823, † ivi,
16 novembre 1888), figlio dei precedenti,
patrizio napolitano, primo principe del re
gno di Napoli, sedicesimo principe di Bisi
gnano e possessore degli innumerevoli ti
toli della sua casa, già gentiluomo di ca
mera con esercizio e vice presidente della
Corte dei Conti, cav. di on. e dev. del S.
M. O. di Malta, gran croce degli Ordini
Costantiniano, di Francesco I, di S. Gre
gorio Magno e dell'Ordine Piano, cavaliere
del R. Ordine di S. Gennaro, cav. di S.
Stefano di Toscana, cav. del Supremo Or
dine Pontificio di Cristo; spos. 23 maggio
1841 con la nobile Giulia Imperiali dei
principi di Francavilla († 7 luglio 1851).
Non ebbe figliuoli maschi e con lui si
estinse una seconda volta il ramo dei San
severino, principi di Bisignano. Delle sue
sei figliuole, la primogenita Maria Anto
nietta (n. Napoli, 21 settembre 1843, †
Foggia, 9 marzo 1875), sposò Francesco
dei marchesi Costa di Arielli (†), e suo fi
glio primogenito LUIGI Costa Sanseverino
ereditò i titoli della casa; Maria Luisa (n.
24 settembre 1844, † 1 novembre 1914),
sp. con Nicola Taccone (†), marchese di
Sitizano; Livia (n. 27 ottobre 1845, † 13
maggio 1921), spos. con Luigi Zezza (†);
Giuseppina (n. 17 aprile 1848, † 18 settem
bre 1893), spos. con Giovanni Francesco
Rodinò di Miglione; Laura (n. 13 settem
bre 1849, † 30 marzo 1913), spos. con Bar
tolomeo Pacca (†), marchese di Matrice;
Maddalena (n. 1 febbraio 1851, † 23 gen
naio 1930), spos. con Enrico Barone (†).
La linea maschile secondogenita, di Ca
pua Sanseverino conti di Saponara, si e
stinse in FRANCESCO (1803-1870), spos. con
la contessa Costanza Capece Zurlo, la cui
figliuola primogenita Francesca Saveria (7
settembre 1832, † 22 febbraio 1862), con
tessa di Saponara e marchesa di Rajano,
spos. 18 luglio 1851 al nob. (†) Luigi De
Bianchi Dottula, marchese di Montrone; le
altre tre figliuole: † Giulia; † Teresa, sp.
in prime nozze Emanuele Volpicelli ed in
seconde nozze il marchese Eugenio Biso
gni; + Raffaela, sp. il (†) marchese Fran
cesco Ruffo dei principi di Scaletta.
La linea di Marcellinara, tuttora fioren
te, discende da NICOLÒ Sanseverino, che
nel 1445 ebbe la concessione di quel fondo
PAGINA 110
da re Alfonso I d'Aragona, per averlo ac
compagnato all'assedio di Catanzaro con
tro Antonio Centelles. Questa linea, come
quarto ava materna del cav. Vincenzo Schi
pani, fu ammessa nel 1795 al S. M. O. di
Malta, gran priorato di Capua, quale di
scendente dei Sanseverino, conti di Mileto.
Ad essa appartenne LUIGI, che alla fine
del settecento fu gran ciambellano del du
ca di Modena, consigliere di stato e gene
rale maggiore e, recentemente, CARLO, se
natore del regno, n. Marcellinara, 16 mar
zo 1847, † ivi, 30 giugno 1917, padre del
l'attuale rappresentante della famiglia.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Marcellinara
(mpr), in persona di PATRIZIO, di Carlo,
di Saverio, di Luigi, n. Catanzaro, 19 no
vembre 1879, spos. 29 ottobre 1902 con
Ade'e Cantani, di fu senatore Arnaldo.
Figli: a) Fiorenza, n. Napoli, 30 novem
bre 1903, spos. 10 aprile 1920 con Edoardo
Gregoraci; b) CARLO, n. Napoli; 16 luglio
1905, spos. Napoli, 22 aprile 1929 con Ro
salia Paturzo Gottheil; c) ARNALDO, n. Na
poli, to gennaio 1908.
Sorelle: 1) Caterina, n. Marcellinare, 23
maggio 1877, spos. Raimondo Cefaly: 2)
Mariannina, n. Catanzaro, 18 dicembre
1880, spos. col barone Giuseppe Casolini.
Zio (nato dal matrimonio dell'avo Save
rio con Marianna Ippolito) : GUGLIELMO,
11. 12 settembre 1858, spos. Torino, 27
aprile 1884 con Elena Calwell, da cui Ade
le, n. Napoli, 12 gennaio 1885.
g. t.
SANSEVERINO.
ARMA: D'argento
alla fascia di
rosso.
DIMORA : Sicilia.
Nobilissima fa
miglia, che si vuo
le d'origine Nor
manna. Fu feuda
taria nel Napoleta
no sin dai tempi
Normanni, fu de
corata del Gran
dato di Spagna, degli Ordini del Toson
LETTERAS
d'Oro e di San Gennaro, fu ricevuta al
l'Ordine di Malta sin dal secolo XV, pos
sedette un gran numero di principati, du
cee, marchesati, contee e baronie nel Re
gno di Napoli.
Per il matrimonio di Maria Fardella
e
Gaetani con LUIGI Sanseverino e Borro
meo, principe di Bisignano, passarono in
casa Sanseverino i titoli siciliani di prin
cipe di Paceco, marchese di San Lorenzo,
signore della Salina della Grazia, signore
della Tonnara del Palazzo e della Tonnara
di San Giuliano.
GIUSEPPE LEOPOLDO Sanseverino e Far
della, figlio di LUIGI e di Maria Fardella,
ebbe il 16 ottobre 1721 investitura del mar
chesato di San Lorenzo e della salina della
Grazia e fu padre di LUIGI, che l'11 otto
bre 1738 fu investito del principato di Pa
ceco, del marchesato di San Lorenzo e del
la Salina della Grazia.
NICCOLÒ, fratello di Luigi, fu principe
di Paceco, ecc., 16 marzo 1754; fu marito
di Marianna Gaetani dei duchi di Lauren
zana, fu capitano della Guardia degli ala
bardieri (1786), maresciallo di campo nel
1787, gentiluomo di camera, cavaliere di
San Gennaro, comandante generale del Re
gno e morì in Palermo 1'8 giugno 1793.
LUIGI Sanseverino e Gaetani il 28 aprile
1809 ebbe investitura del principato di
Paceco, del marchesato di San Lorenzo,
della Salina della Grazia; investitura che il
Tribunale del R Patrimonio, in seguito a
lite mossa da CAMILLO Sanseverino, dichia
rò il 10 giugno 1810 come presa a nome
del legittimo successore da dichiararsi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di principe di Paceco (già
Paria) (mpr.), marchese di San Lorenzo
(mpr.), signore della Salina della Grazia
(mpr.), signore della Tonnara del Palazzo
e della Tonnara di S. Giuliano (mpr.).
a. di c.
SANSI.
ARMA: D'azzurro al destrocherio armato
al naturale uscente dal fianco destro
dello scudo ed impugnante una spada
d'argento alta in palo.
DIMORA : Spoleto.
Antica famiglia spoletina che vuolsi
LETTERA S
no un'ampia rocca, ove fissò dimora coi
figli, i cui discendenti vennero cognomi
nati « Dei Sanzii » (v. IACOBILLI, Vite dei
Santi e Beati dell'Umbria, vol. II, p. 102).
Nel 1155 distrutta Spoleto da Federico
Barbarossa, MARIO Santio figura tra gli o
staggi presi da quell'imperatore e nelle
paci fatte il 28 novembre 1251 tra le due
fazioni che dividevano la città, tra gli in
tervenuti si trova Dnus Abadingus Sansi
(v. FONTANA, Descrizione della Metropoli
tana, pag. 103 п. с. e SANSI, Documenti
storici inediti sec. XIII, pag. 293) .
Questa famiglia fin da tempo remoto è
stata ascritta al locale patriziato ed ha
dato molti chiari soggetti. Tra quelli del
l'ultimo secolo devono particolarmente es
sere ricordati : ACHILLE (n. 1822, † 1891),
autore della rinomata Storia dei duchi di
Spoleto; e DOMENICO, che nel 1845 venne
creato barone da Gregorio XVI.
Nei Sansi si è estinto un ramo dei conti
Arroni, che possono annoverarsi tra le più
potenti casate feudali della regione umbra.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di barone (mpr.) e di patrizio spo
letino (mf ), in persona di OLIVIERO, di
Sanzio, di Domenico, di Anacleto.
Fratelli: DOMENICO E CONSALVO.
Èpure iscritta col titolo di patrizio di
Spoleto (mf.), in persona di Sanzio, d'A
nacleto, di Francesco, di Anacleto. Fra
telli: RAFFAELE e Cesira.
SANSILVESTRI.
e. p. u.
ARMA: D'azzurro, al leone d'oro, nascen
te, da una fiamma, al naturale.
DIMORA: Finale Emilia.
Antica famiglia diramata da Ferrara al
PAGINA 111
si venuta in Ita
lia dalla Germa
nia nel 1025 in
persona di SANZIO,
feudatario
tede
sco al seguito del
l'imperatore Cor
rado II. Fermato
si egli in Spoleto,
edificò nei pressi
di Trevi e del Ca
stello di Passigna
Finale, dove tro
viamo Maso, di
Pietro Sansilvestri,
dottore di leggi,
in funzioni di ca
merlengo per il
marchese Niccolò
III d'Este l'anno
1395, e il figlio di
Maso, ALBERTO,
massaro comunale,
l'anno 1400. Que
sto medesimo ufficio di massaro era stato
tenuto precedentementemente da un altro
della stessa famiglia, IrRNERIO. I Sansilvestri
diedero numerosi giureconsulti e cavalieri
al servizio della casa Estense e del paese;
ricordiamo fra gli altri : PIERBENEDETTO, di
Alberto, valente giureconsulto, sindaco per
il Comune del Finale nel 1470; MASO, di
Pierbenedetto, massaro del Comune nel
1606; Alberto, consigliere del card. Ales
sandro d'Este (1620); MASSIMO, d'Alberto,
oratore per il Comune a Modena (1626);
GIOVANNI, arciprete del Finale (1732). 11
titolo di nobile del Finale venne concesso
da quella Comunità con deliberazione 19
gennaio 1825 a GIUSEPPE, a CARLO ed a
GIOVANNI BATTISTA Sansilvestri.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile del Finale (m.), in
persona di ODOARDO, di Massimo, di Carlo;
spos. Martina Ferraresi, n. 11 luglio 1852.
Figli: GUGLIELMO, n. 23 dicembre 1884;
Virginia, n. 20 aprile 1887; FEDERICO, n.
25 sett. 1891; Maria, n. 1º luglio 1896.
e. p. v.
SANSO' vedi SANZO'.
SANSONE.
ARMA: D'azzurro
al leone in atto
di abbracciare e
sollevare da ter
ra una colonna,
il tutto d'oro.
DIMORA : Mazzara
del Vallo.
Famiglia che si
crede originaria da
Milano e portata
in Sicilia da un
PAGINA 112
GIOVANNI GIROLAMO, nipote di un AMBRO- SANSONI.
GIO, ambasciatore dell'imperatore Carlo V,
visitatore generale delle fortezze del Regno
nel 1536, e che si stabilì in Mazzara del
Vallo. Da lui derivarono due rami : i baro
ni di Campobianco, titolo ottenuto da Gi
ROLAMO Sansone nel 1634, e i duchi di
Gallizia, detti duchi di Sansone.
FRANCESCO Sansone nel 1858 ebbe il ti
tolo di duca di Torrefranca, e CESARE, di
Gerolamo, discendente dal predetto, fu
iscritto con tale titolo.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di duca di Torrefranca
(mpr.), discendenti da Francesco (1858),
in persona di CESARE, di Girolamo.
È pure iscritta col titolo di nobile dei
ARMA : D'azzurro,
a tre monti di
verde, accompa
gnati in capo da
una stella di sei
raggi d'oro.
DIMORA: Nepi e
Roma.
Ad ANTONIO
Sansoni nel 1840
fu concessa la no
biltà di Nepi per
LETTERAS
sè e successori.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Nepi (mf.), in
duchi di Torrefranca (mf.) per i discen
denti da CESARE, 1772.
CESARE, di Diego, di Francesco.
Figli: GIOVANNI, FRANCESCO, MARIO,
GIULIO E ROSARIO (detto DINO).
È iscritta nel Libro d'Oro della Nob.
Ital. col titolo di nobile dei duchi di Tor
refranca (mf.), p. Ricon. D. M. 10 agosto
1928, in persona di Vito, di Diego, di Ro
sario, n. Mazzara del Vallo 20 sett. 1880,
spos. 25 febbr. 1925 con Diana Spanò.
V. S.
SANSONI.
目
ARMA : D'azzurro,
al torrione mer
lato e torricella
to di un pezzo,
d'argento, aper
to e finestrato
del campo, ter
razzato di ver
de, sormontato
da una cometa
di 8 raggi d'o
ro, ondeggiante
in banda. DIMORA: Livorno.
L'avv. CARLO, di Jacopo Sansoni, fu con
rescritto granducale del 24 gennaio 1836,
aggregato al ceto nobile di Livorno in se
guito a proposta della Magistratura civica.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Livorno (mf ),
in persona di CARLO, di Eugenio, di Carlo.
Figlio: CARLO.
f. s.
persona di ADOLFO, n. Nepi 18 agosto
1862, di Giuseppe, di Antonio; spos. 8 ot
tobre 1890 con Rosa Margherita Tecchi.
Figli: 1) GIUSEPPE, n. 5 luglio 1891,
spos. 28 ottobre 1914 con Adele Montene
ro, da cui : Enzo, n. 20 settembre 1918;
Eugenia, n. 13 giugno 1921; FRANCO, n.
20 settembre 1923; 2) Clotilde, n. 25 ago
sto 1892; 3) ANGELO, n. 30 giugno 1894,
spos. 6 febbraio 1922 con Lidia Scotti, da
cui Romano, n. 7 nov. 1922; 4) GIOACCHI
No, n. 16 ottobre 1897, spos. 23 aprile 1924
con Clotilde Luzi; 5) ALBERTO, n. 23 mag
gio 1900; 6) GIULIO, n. 26 gennaio 1902;
7) Ezio, n. 20 giugno 1905; 8) LUIGI, 11.
26 novembre 1908; 9) Maria Angela, n. 17
marzo 19II.
Fratello: ANTONIO, n. Nepi 27 dicembre
1872.
SANTACROCE PUBBLICOLA.
ARMA: Partito d'o
ro e di rosso,
alla croce paten
te dall' uno al
l'altro.
ORNAMENTI : Da
principe.
DIMORA : Roma.
La leggenda vor
rebbe che i Pub
blicola Santacroce
discendessero da
l. r. m.
Valerio Pubblicola. Nei registri delle fa
LETTERA S
miglie nobili romane compilati ai tempi di
Papa Innocenzo IV (Fieschi) figurano fra
altre famiglie i Santacroce ed in essi si
legge:
« Sancta Crucis antiquissimi si
chiamava de Piliis, o dal nome proprio di
un certo Piliis, nome insigne della fami
glia Pubblicola, o dal castello di tal nome
che ebbe in dote dai Signori di Montene
gro in Sabina o dalle insegne dalla casa,
perciocchè Piliis in lingua etrusca significa
Croce, come si legge in Giovanni Lucido
nel Libro De Rebus Etimologis ».
Questa famiglia fu imparentata con le
più illustri famiglie d'Italia, quali i Co
lonna, gli Orsini, Savelli, Cesi, Capizuc
chi, Massimi, Mattei, del Buffalo, Picco
lomini, Corsini, Malatesta, ecc.
Molti Santacroce coprirono alte cariche
civili e militari. Furono celebri guerrieri,
fra altri: GIORGIO Santacroce, che militò
nel Regno di Napoli nel 1507 e da re Fer
dinando il Cattolico ebbe concesse rendite
annue perpetue, confermategli nel 1519
dall'imperatore Carlo V, fu mastro di cam
po di Santa Romana Chiesa nel 1516 e ge
nerale dell'artiglieria nel 1521 sotto Giu
liano de' Medici; ONOFRIO fu condottiero SANTA CRUZ.
valoroso di uomini della Repubblica di Ve
nezia e venne iscritto a quel patriziato;
PIETRO, marito di Costanza Piccolomini,
nipote di Pio III, fu governatore di Borgo
a Roma e del Castello circa il 1503, indi
tesoriere generale in Abruzzo; VALERIO fu
grande elemosiniere pontificio.
PROSPERO Santacroce, arcivescovo di Ar
les, fu spedito nunzio a Ferdinando I, re
dei romani, per persuaderlo a restituire
Piacenza; richiamato a Roma da Giu
lio III, fu inviato a Enrico II, re di Fran
cia, per la pace con Carlo V, fu uditore
della Sacra Rota, da Pio IV ottenne il go
verno di Bologna e nel 1560 la Nunziatura
di Portogallo, nel 1565 fu fatto cardinale;
la tradizione vuole ch'egli portasse per la
prima volta il tabacco in Italia, che dal
suo nome fu detta erba santa o erba santa
стосе.
Al pari di lui furono insigniti della por
pora: ANTONIO, che fu nominato vicelega
to di Viterbo da Gregorio XV, indi da Ur
bano VIII governatore di Marittima
e
Campagna e nunzio in Polonia; MARCELLO
fu creato cardinale da Innocenzo X il 19
PAGINA 113
febbraio 1652 ed Andrea da Innocenzo XII
il 14 febbraio 1699.
Nel 1798 un Santacroce si arruolò fra le
truppe francesi e fu ferito ad Otricoli; sot
to l'Impero, il Principe LUIGI divenne
sottoprefetto del Trasimeno.
Clemente XI (Albani) nominò i Santa
croce principi romani, eresse in ducato il
feudo di Oliveto, acquistato nel 1682 da
Maffeo Barberino, mentre Carlo VI li di
chiarava Grandi di Spagna di prima clas
se. Essi possedettero molti feudi e castelli,
fra i quali Pratica, Viano, Oriolo, Monte
nero, Pietraforte; furono pure conti della
Torre, principi di San Gemini e duchi di
Corciano.
Questa famiglia baronale romana fu am
messa nel Libro d'Oro del Campidoglio il
17 gennaio 1854 dopo il famoso chirografo
di Pio IX.
L'ultimo principe don ANTONIO Pubbli
cola Santacroce lasciò morendo tre sole
figlie : Luisa in Rangoni, Vincenza in
Sforza Cesarini e Valeria in Passari.
l. r. m.
ARMA: D'argento
all'albero nodri
to sulla pianura
erbosa con un a
gnello passante,
attraversante il
tronco, il tutto
al naturale.
DIMORA : Mandas e
Isili.
Nella lista dei
cavalieri
abilitati
nelle ultime Corti celebrate in Sardegna
nel 1698 dal vicerè conte di Montellano,
presidente in dette Corti, sono compresi i
nomi di ANTIOCO Santa Cruz, da Laconi, e
di DIEGO e LUCIFERO Santa Cruz, nella
qualità di cavalieri.
Uno di essi, Diego, sposò donna Marian
gela Dedoni ed il 16 ottobre 1706 nacque
a Laconi PIETRO ANTIOCo, che sposò Lu
crezia Palla. Il loro figlio Cosimo ebbe i
natali a Laconi il 18 novembre 1740 e spo
sò nello stesso comune Anna Maria Me
loni, dai quali nacque PASQUALE, che spo
Araldica 8
PAGINA 114
sò in Selegas il 12 dicembre 1799 Giusep
pa Serra Pinna. IGNAZIO, figlio dei mede
simi, nato a Selegas, sposò Maria Luigia
Corongiu in Isili e morì nel 1868. Egli
ebbe tre figli: Maria Anna vedova Atzori,
residente a Mandas; FRANCESCO, residente
a Mandas; e LUIGI, residente ad Isili. Il
predetto Francesco sposò donna Filomena
Gessa in Mandas ed ebbero i seguenti fi
gli : EDOARDO, ALFREDO, CESARE e TEREN
z1o. Ed il predetto Luigi sposò in Isili
Rosina Lombardi il 1° ottobre 1867 : ebbe
ro un figlio, FRANCESCO, n. in Isili il 21
giugno 1883.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo trasmissibile di cavaliere
(m.), in persona di FRANCESCO, di Ignazio,
di Pasquale.
Figli: EDOARDO, ALFREDO, CESARE, TE
RENZIO.
Fratelli: Marianna ved. Atzori, LUIGI.
Figlio di Luigi: FRANCESCO.
s. l.
SANTANGELO.
ARMA: Troncato :
nel 1º di oro al
lambello a tre
pendenti di rosso
accompagnato in
capo da un'aqui
la di nero al vo
lo spiegato; nel
2º vaiato di ros
so e di argento
di due file.
DIMORA : Napoli.
Famiglia napoletana decorata di alti uf
fici ed importanti Ordini cavallereschi.
Venne investita del titolo di marchese,
con R. Decreto 16 novembre 1847 in perso
na del ministro NICOLA Santangelo. Questi
fu figlio di FRANCESCO, che acquistò il pa
lazzo Carafa a Forcella, palazzo dichiara
to monumento nazionale, ove creò uno dei
più importanti musei privati.
Detto Nicola (n. 5 gennaio 1785, † 28
ottobre 1851) iniziò la carriera nel 1809 co
me segretario generale di Terra di Lavoro;
nel 1822 fu giudice della Gran Corte Civi
le, nel 1824 intendente di capitanata, il 23
ottobre 1831 nominato ministro segretario
LETTERAS
di stato per gli affari interni; nel 1845 pre
siedette il congresso degli scienziati in Na
poli; il 19 novembre 1847 decadde dalla ca
rica di ministro e venne nominato consi
gliere di stato. Nel 1823 sposò la nobile
Carolina Castriota Scanderbech, da cui eb
be otto figli fra i quali FRANCESCo (n. Fog
gia, 14 sett. 1827, † 19 genn. 1866), che
sposò nel 1850 Francesca von Bercthold e
che fu consigliere di intendenza. Da lui
provengono i rappresentanti la famiglia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di marchese (mpr ),
in persona dei disc. da Nicola, primo con
cessionario nel 1847, ed è rappresentata da
NICOLA, di Francesco, di Nicola, 11. II set
tembre 1854, spos. nel 1877 con Concetta
del Giudice.
Figlio: FRANCESCO, n. 27 apr. 1878, spos.
7 giugno 1905 con Teresa de Sanctis.
Figli di Francesco: Carolina, n. 6 apri
le 1907, spos. marzo 1931 al nobile dottor
Pasquale Bozzi Corso Colonna; Anna, n.
10 settembre 1910, spos. all'avv. Mario
Mastrolilli.
* SANT'ANGELO.
ARMA : D'azzurro
all'albero d'oro,
accompagnato ai
lati da due cro
cette dello stes
so, e alla fascia
di rosso attra
versante.
DIMORA : Napoli.
Famiglia sicilia
na, alla quale con
f. f. p. di s.
D. M. del 6 otto
bre 1927 fu riconosciuto il titolo di barone
con successione primogeniale maschile.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (mpr.), in perso
na di LUIGI, di Gabriello, di Luigi, n. Pa
lermo 17 agosto 1860, spos. 14 febbraio
1889 con Maria Ruisi.
Figli: GABRIELE, n. Palermo 1° gennaio
1892; VINCENZO, n. ivi 1° gennaio 1895;
Giuseppa, n. ivi 12 agosto 1897; ALFREDO,
n. ivi 2 maggio 1902.
V. S.
LETTERA S
SANTARELLI.
priore per la mag
giore di Pescia nell'anno 1689; e il figlio
di Domenico, dott. GIUSEPPE, fu gonfalo
niere della stessa città nel 1737.
La famiglia Santarelli fu ascritta nel Li
bro d'Oro dei nobili di Pescia in persona
di DOMENICO, del dott. Giuseppe, e discen
denti, con decreto del 1º marzo 1773.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Pescia (mf ), in
persona dei disc. da FERDINANDO E PIETRO,
di Giuseppe, di Domenico.
* SANTASILIA.
ARMA: D'argento
a tre fasce di
rosso (riconosc.
con D. M. 20
gennaio 1904).
DIMORA : Roma e
Napoli.
Famiglia origi
naria dalla Spa
gna, e propria
mente da Ilce, nel
regno di Valencia.
ANDREA, figlio di D. Francesco Santasilia
y Ostiz e di donna Cecilia Rodriguez Fran
co, si trasferì inNapoli nel 1730. Carlo VI,
nel 1732, gli concesse il titolo di marchese,
riconosciuto poi dalla R. Consulta Araldi
ca con D. M. 20 gennaio 1904.
Un ramo secondogenito della famiglia,
per successione Gentile Muzzillo e Ricci,
èstato riconosciuto nel titolo di marchese
(mpr) e nel predicato di Torpino (mf.) .
Edun altro ramo, per anticipata succes
sione de Medici di Ottaiano, nel titolo di
PAGINA 115
ARMA: D'oro, al
capriolo di rosso,
accompagnato
da tre teste di
santo, nimbate,
due in capo ed
una in punta.
DIMORA: Pescia.
Il capitano Do
MENICO, di Giovan
ni Santarelli, fu
f. s.
duca di Miranda, predicati di Venafro, Fi
lignano e Valle.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di marchese (mpr.), ed è
rappresentata da GIUSEPPE, n. Napoli 4
ottobre 1857, di Andrea (n. 3 novembre
1828, † 11 novembre 1893), di Giuseppe e
di donna Filomena Sanfelice dei duchi di
Bagnoli (n. 2 novembre 1837, † 20 dicem
bre 1914), spos. 27 luglio 1903 con Giulia
Black, n. Detroit Michigan (Stati Uniti)
24 gennaio 1860.
Cugini (figli del fu nobile Vincenzo, n.
1833, † 1916, e di † Luisa Coventry) : CAR
Lo, n. Livorno 18 luglio 1855, spos.:
1 ) con Vittoria Labonia (divorziato); 2) con
Costanza Ricotti Magnani.
Figli di primo letto: PIETRO, n. Livorno
24 agosto 1899; Anna, n. Livorno, 25 lu
glio 1900.
Altri cugini (figli di Ludovico, n. 1834,
† 1913, spos.: 1) nob. Geltrude Curoli Ala
volini; 2) Teresa Silvestrelli) : GIULIO, n.
Napoli 21 luglio 1873; Maria, n. Roma 18
dicembre 1882, spos. con Luigi De Cugis,
colonnello di Stato Maggiore; Bianca, n,
Livorno 23 dicembre 1886; GUIDO, n. Li
vorno 12 giugno 1888, † in guerra 22 otto
bre 1915.
Ramo secondogenito.
Figli di Nicola (n. 1834, † 1914) e di
Giuseppina Genzabelli: Letizia, n. Firen
ze 24 dicembre 1865, spos. al colonnello
Edoardo Contini; Teresa, n. Firenze II
maggio 1867, spos. con Gert Holbek; FE
DERICO n. Firenze 1868; RICCARDO, n. Fi
renze 1878, spos. con Anna Cotticelli; FA
BRIZIO, n. Roma luglio 1881; GERARDO, n.
Roma 1882; GIOVANNI, n. Roma 1887.
Figli di Riccardo: NICOLA, Giuseppina e
GUGLIELMо.
Altro ramo
iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e
nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di
marchese (mpr.), nobile di marchesi (mf ),
predicato di Torpino (mf.), per RR.LL.PP.
di Assenso 13 giugno 1926 per successione
Nuzzillo e Ricci, titolo concesso con Regio
Privilegio dato a Madrid il 3 agosto 1551
dall'imperatore Carlo V ad Odoardo Nuz
zillo, e con RR. LL. PP. 25 luglio 1770 da
PAGINA 116
LETTERAS
Ferdinando IV, re delle due Sicilie, a Lu- thià per la somma di L. 25.000. La comu
ca Ricci :
EMILIO, n. Napoli 1870, di Luigi (n. Na
poli 1836, † 4 novembre 1911), di Federico,
e della marchesa Stella Gentile († 13 aprile
1909), spos. con Leopoldina de la Tour en
nità veniva investita il 17 successivo luglio
con titolo signorile.
Il Comune è iscritto nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di signore di Santhià.
l. b.
Voivre.
Figli: Ernesta, n. 1896; Stella, n. 1897, SANTI vedi BORGNINI SANTI.
spos. al nob. Girolamo d'Andria; Maria,
n. 1899, spos. al nob. Gaetano dei conti
Pavoncelli; Beatrice, n. 1901, spos. al con
te Luigi Ferdinando Petrangolini; Bianca,
n. 1903; LUIGI, n. 1907; FRANCESCO, n.
1909; MARCELLO, n. 1911.
Fratello: MARCELLO, n. Napoli 1872, sp.
con Maria Semmola, † 30 aprile 1911.
Altro ramo
iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e
nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di no
bile dei marchesi (pers.), duca di Miranda
(impr.), predicato di Venafro, Filignano e
Valle (mf.), in persona di:
Teresa, di Giovanni († 19 dicembre
1883) e di Maria De Medici dei principi di
Ottaiano, duchessa di Miranda (rinnovazio
ne per anticipata successione della zia An
gelica De Medici di Ottaiano, RR. LL. PP.
1912), dama di S. M. la Regina, spos. al
nobile † Vincenzo Alessandro Capece Mi
nutolo dei marchesi di Bugnano, patrizio
napolitano, dei duchi di S. Valentino, du
ca di Miranda (maritali nomine).
f. f. p. di s.
SANTHIÀ (COMUNE).
ARMA : D'argento
alla croce di ros
so, con la figura
di Sant'Agata
tenente nella ma
no destra una
tazza, accompa
gnata a destra
da due seni al
naturale e asi
nistra da una
palma di verde.
(Consegnamento 1614).
Il duca Carlo Emanuele III di Savoia
infeudava la comunità di Santhia (Sant'A
gata) l'11 giugno 1745 del feudo di San
* SANTI (DE) .
ARMA : Partito :
nel 1º scaccato
di verde e d'o
ro; nel 2º di ros
so al semimonte
di 3 cime d'ar
gento, ristretto,
uscente dalla
partizione , il
tutto con il ca
po d'oro carico
di un'aquila di
nero . (Ricon.
1913).
Alias: D'oro, all'a
quila spiegata di
nero e coronata
d'oro, posante
su una ruota di
rosso.
DIMORA : Siena.
Famiglia origi
naria da Carpi, e
venuta a Siena nei
XVI secolo. Fu
ascritta all'Ordine dei Riformatori e il
primo risieduto fu il dott. NICCOLÒ, di
Giovan Francesco, nell'anno 1547. Dopo
di lui partecipò al governo di Siena, nel
1597, GISMOndo, del capitano Leone.
GIOVAN BATTISTA, di Gismondo, fu buon
matematico, cavaliere di S. Stefano; fu da
Ferdinando I nominato provveditore del
l'arsenale di Pisa e da lui fu disegnata la
pianta del quartiere della Venezia in Li
vorno. Morì nel 1625. NICCOLÒ, di Gi
smondo, militò in Germania sotto il ma
resciallo Piccolomini.
Cirino, di Gismondo, fu abate cassinen
se e lettore di sacre scritture all'Università
di Pisa. Leone, suo fratello, gesuita, fu
lettore di filosofia e teologia in Pisa, mae
LETTERA S
PAGINA 117
stro del duca di Parma e autore di poemi Carla Maria dei marchesi del Carretto di
latini e opere di teologia.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Siena (mf.), ed
è rappresentata da : VITTORIO, di Gaetano,
di Santi, n. 24 marzo 1898; spos. con Mar
gherita Venturini.
Novello.
Figlio: FRANCESCO, n. 5 maggio 1929.
Sorella: Caterina, n. Napoli 19 giugno
1897, spos. Napoli 29 settembre 1919 al
conte Giacomo Gaetani di Laurenzana.
f. f. p. di s.
Figli: LORENZO, n. Siena, 9 luglio 1926; SANTINI.
Maria Grazia, n. Siena, 28 marzo 1930.
Sorella: Mary, n. Siena, 8 luglio 1903.
g. c.
* SANTI (DELLI) CIMAGLIA GONZA
GA.
ARMA: Partito di
delli Santi che
è: d'argento al
la sbarra di ros
so, col cipresso
nodrito sulla pia
nura erbosa, 11
tutto al naturale
attraversante,
sinistrato in capo
da una stella di
e
rosso; e di Cima
glia che è: d'azzurro all'aquila spiegata
ferma sulla vetta di un monte di tre col
li, roccioso alla base, verdeggiante sulle
cime, il tutto al naturale; l'aquila adde
strata verso il capo da una stella di sei
raggi d'argento.
DIMORA : Napoli.
Famigliadi Manfredonia, ivi passata da
Genova. Con D. M. 8 marzo 1899, e per
successione delle famiglie Cimaglia e Gon
zaga, delle quali aggiunse il nome, fu ri
conosciuta nel titolo di marchese (mpr.),
concesso, originariamente, a Luigi Gonza
ga, nel 1758.
L'attuale capo della famiglia, LUIGI
delli Santi Cimaglia Gonzaga, fu France
sco, è stato ancora riconosciuto nel detto
titolo con D. M. 24 febbraio 1904.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di marchese (mpr.), in per
sona di LUIGI FRANCESCO, n. Napoli 14
marzo 1900, consigliere di Prefettura, di
Francesco (n. 12 dicembre 1855, † 3 no
vembre 1899) e di Carmen Piria; spos. con
ARMA: D'azzurro
al destrocherio
vestito di rosso,
movente dal lato
destro, tenente
con la mano di
carnagione un
giglio d'oro, ed
accompagnato in
capo da altri due
gigli dello stes
so, ordinati in
fascia.
DIMORA: Arcevia, Sinigallia e Rovigo.
Famiglia di Arcevia, insignita del titolo
di nobile per ambo i sessi e con questo
iscritta nell'El. Uff. Nob. Italiano.
È rappresentata da MATTEO, n. ad Arce
via 28 ottobre 1867 dai furono Ettore
(1840, † 1914) e Ginevra Romanelli (1846,
† 1906), sp. con Natalina Gianfranceschi
(n. 21 dicembre 1874) .
Figli: ETTORE, n. ad Arcevia 2 marzo
1897, primo procuratore delle imposte a
Badia Polesine (Rovigo), sp. 29 marzo 1921
con Zaira Castellani di Ancona; CARLO, n.
Arcevia 3 ottobre 1898, sp. 25 ottobre
1924 con Caterina de Angelis di Arcevia;
GOFFREDO, n. Arcevia 20 novembre 1900,
sp. 4 novembre 1929 con Vittoria dell'Ac
qua di Arezzo; Alberto, n. Arcevia 10 di
cembre 1905, agronomo; Omero, n. Arce
via 30 agosto 1907; OSVALDO, n. Arcevia
13 ottobre 1917.
Figli di Carlo: MATTEO, n. 7 maggio
1926 e Sara, n. 16 luglio 1927.
SANTINI.
p. c. b. o.
ARMA: D'azzurro a due losanghe d'argen
to, accompagnate in capo da una rosa di
rosso .
PAGINA 118
Oneta e della Rocca presso Borgo Mozza
no in Val di Serchio.
Trasse il nome da SANTINO DI TEDICE nel
sec. XIV, dopo che bandita dalla città nel
1308, come appartenente alla cerna poten
tium, tornò ad occupare i maggiori uffici,
dando alla Repubblica dal 1434 al 1797 nu
merosi gonfalonieri, anziani e ambasciato
ri. Fra gli ecclesiastici sono ricordati nel
sec. XV, TICE DI SANTINO, vicario generale
della diocesi di Lucca, e frà ANTONIO, do
menicano, morto in concetto di santità, fi
glio di quel BENEDETTO che per avere ten
tato di toglierlo a mano armata dal Con
vento, fu condannato a fare la spesa del
lastrico di mattoni della piazza di S. Mi
chele. Nel secolo seguente ANTONIO San
tini fu consultore apostolico ed il suo omo
nimo, dell'Ordine dei Somaschi, ebbe nel
1643 la cattedra di matematica alla Sa
pienza di Roma. Mons. VINCENZO, di Ago
stino, fu eletto, il 27 maggio 1721, arcive
scovo di Trebisonda, e nominato nunzio
a Venezia e a Varsavia, ove morì il 5 lu
glio 1728. Grande, generoso, filantropo e
benemerito degli studi, fu CESARE, di Ni
colao, il quale per testamento del 25 luglio
1648, lasciò il suo patrimonio per la fon
dazione di borse di studio universitarie
e
per la dotazione di nobili fanciulle povere.
Fra gli uomini d'arme si distinse GIOVAN
BATTISTA come capitano di galere contro i
turchi nella marina pontificia di Leone X.
Negli studi meritarono lode GIUSEPPE,
quale insegnante di fisica nel liceo univer
sitario di Lucca dal 1825 al 1839 e VINCEN
zo, come autore dei « Commentari sopra la SANTINI.
Versilia centrale » (Pisa 1858-62). I San
tini continuarono ad avere cariche pubbli
che anche dopo la caduta della Repubblica
(1799) e GIOVANNI FILIPPO fu nominato
LETTERAS
DIMORA : Lucca,
Borgo a Mozza
noe in Garfa
gnana.
Nobile famiglia
lucchese, ricordata
dai genealogisti fin
dal sec. XI, come
proveniente da Sa
la in Garfagnana,
e con GUIDO E GE
RARDO signora di
senatore del Principato, con decreto di Na
poleone, del 27 giugno 1805.
La famiglia Santini ebbe vaste proprietà
nel territorio lucchese, palazzi in città, di
cui il più ricco è l'attuale sede del Muni
cipio, e ville nei dintorni, delle quali la
più sontuosa è quella di Camigliano, detta
« la regina delle ville lucchesi », che fu ac
quistata da NICOLAO, di Cesare, nel 1651
dalla famiglia Buonvisi, e da lui accresciu
ta e decorata splendidamente, dopo i suoi
viaggi in Europa.
Il ramo principale di questa famiglia si
estinse il 13 novembre 1812 in NICOLAO, di
Cesare, junior, di cui furono eredi le fi
glie: Vittoria, maritata al marchese Pie
tro Torrigiani di Firenze, e Maria Anna
maritata al marchese Gian Lorenzo Monte
catini di Lucca.
I Santini, già iscritti nel Libro d'Oro
della Repubblica fra le famiglie nobili della
città, ebbero riconosciuto il titolo di nobili
e patrizi di Lucca nel Libro d'Oro del Du
cato lucchese, fatto formare dal duca Car
lo Lodovico di Borbone nel 1826; in esso
furono iscritti i discendenti da :
a) PAOLINO (sp. Lucrezia Balbani), е
NICOLAO (sp. Teresa Minerbetti), figli di
Cesare;
b) TizIO (sp. Isabella Toti) e SIGI
SMONDO (sp. Isabella Orsucci), figli di Ni
colao;
c) ANTONIO NICOLAO;
d) GIOVANNI BATTISTA (sp. Giulia Ban
dinelli), di Francesco;
e) GIROLAMO (sp. Valente Cerù e Or
tensia Marcucci), di Stefano Giuseppe;
f) FILIPPO (sp. Maria Cristofani), di
Carlo Antonio.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile, patrizio di Lucca
(mf.), in persona di SIGISMONDO, di Dome
nico Giuseppe.
Figli: Emma e ENRICO.
RICCARDO, di Domenico Giuseppe.
Figlio: GINO.
e. 1.
ARMA: Fasciato d'azzurro e di rosso al ca
stello d'argento merlato alla ghibellina
di quattro pezzi e attraversante, col capo
LETTERA S
MHMMM
DIMORA : Milano e
Cremona.
GIANRANCESCOda
Milano, detto de'
Santini, e vivente
nell'anno 1559, è il capostipite di que
sta famiglia. I suoi discendenti godevano
il giuspatronato di una cappella dedicata
a Sant'Antonio e posta nella chiesa di
San Francesco di Malleo, presso Pizzi
ghettone, nel Cremonese, fondata e dotata
dai Santini sin dal secolo XVI, con sepol
tura gentilizia portante il loro stemma.
FRANCESCO E CARLO, di Francesco e proni
poti nel nominato Gianfrancesco, caposti
pite, furono, il primo tenente di cavalleria
leggera e il secondo aiutante generale. O
RAZIO, figlio del predetto Francesco, fu ca
pitano di una compagna di milizia urbana
in Cremona nel 1691, e fu padre di DIEGO,
di VINCENZO, che fu capitano di fanteria
al servizio di S. M. Cesarea, di GIAMBATTI
STA, che fu prevosto mitrato della Colle
giata di Pizzighettone, e di FRANCESCO.
Da Diego nacquero : ORAZIO FRANCESCO,
che fu delegato del Commissariato generale
dello Stato di Milano in Pizzighettone, e
CARLO, che fu anch'esso prevosto mitrato
nella su detta Collegiata.
Con Decreto dell'I. R. Tribunale Aral
dico della Lombardia del 19 settembre
1772 la famiglia dei suddetti fratelli Orazio
Francesco e Carlo Santini fu iscritta nel
Catalogo dei Nobili e fu ordinata la deli
neazione dell'arma sopra descritta nel Co
dice Araldico. Con Sovrana Risoluzione
dell'imperatore Francesco I d'Austria del
10 aprile 1816 fu confermata l'antica no
biltà a GIOVANNI BATTISTA.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), trattamento
di Don e Donna, in persona di VINCENZO,
di Alessandro, di Vincenzo, n. a Cremona
il 16 febbraio 1859, maggiore del R. Eser
cito nella Riserva. Sorella: Elodia, n. a
Cremona II febbraio 1858.
V. S.
PAGINA 119
po d'oro carico SANTORELLI.
di un'aquila di
nero, coronata
del campo. (Co
ARMA: D'argento
dice Araldico ,
Archivio Stato
Milano, p. 88) .
alla sbarra inter
zata nel verso
della pezza d'o
ro, di rosso e di
verde, e soste
nente un aqui
lotto di nero, col
volo abbassato.
DIMORA : Todi.
Famiglia di To
di, ascritta a quel
patriziato nel 1828 con un FRANCESCO.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo
di patrizio di Todi (mf.), titolo spettante
ai discendenti del predetto Francesco.
* SANTOSTEFANO.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'azzurro
alla torre d'oro,
fondata a destra,
sostenente un
soldato in atto di
suonare la trom
ba al naturale, e
all'albero di ver
de nodrito a si
nistra, ai cui ra
mi è attaccato
V. S.
0
con catena un caldaio d'oro, con due lu
pi di rosso, passanti davanti al tronco;
nel 2º di rosso all'aquila d'oro; il tutto
con la bordura composta di quindici pez
zi alternati di rosso alla torre d'oro, di
oro al leone di rosso, e d'azzurro a tre
gigli d'oro. (Ric. D. M. 7 luglio 1927) .
DIMORA : Palermo.
Si vuole originaria dalla Biscaglia e si
crede che abbia assunto il cognome Santo
stefano da un eremitaggio dedicato al det
to Santo e forse vicino ad un castello, pro
prio di essa famiglia. Passata in Sicilia,
godette nobiltà nelle città di Palermo, Tra
pani e Monte San Giuliano e vesti l'abito
di Malta nel 1360.
Un MARTINO de Santostefano acquistò
nel 1329 il feudo Falconeri; un LEONE pos
PAGINA 120
sedette il castello e terra di Aquilia nella
Val di Noto, che perdette per essersi ribel
lato ai Martini; un ENRICO possedette metà
del feudo Mazzaruni che da Perna, sua fi
glia, fu portato in casa Landolina (1422) :
un GIORGIO, regio cavaliere, fu senatore di
Trapani nel 1431-32 e capitano di giusti
zia nel 1442-43; un ANTONIO fu senatore
di detta città nel 1437-38 e nel 1442-43; un
altro ANTONIO tenne la stessa carica in Pa
lermo nel 1526-27; un SIMONE fu castella
no del castello di Troina nel 1548; un G1O
VANNI fu senatore di Trapani nel 1599
1600; un ANTONIO possedette il feudo Gi
nestra, sposò Vincenza Aedo e fu padre di
GIOVANNI, barone di Ginestra (Caterina,
sorella di Giovanni, portò Ginestra in casa
Reggio) e senatore di Palermo nel 1614-15;
un PIETRO fu proconservatore in Trapani
nel 1633; un LUIGI Santostefano e Cerda,
comprò la baronia di Calcusa o Fontana
murata, della quale ebbe investitura l'Ir
agosto 1662, fu senatore di Palermo nel
1645-46 e si fece frate col nome di fra Do
menico; GIUSEPPE Santostefano e La Cer
da fu investito di Calcusa e Fontana Mura
ta il 13 novembre 1644, sulla quale baronia
con privilegio 13 febbraio 1659, esecutoria
to il 16 gennaio 1663, aveva ottenuto il ti
tolo di marchese di Murata La Cerda, fu
cavaliere dell'Alcantara, governatore del
Monte di Pietà di Palermo negli anni 1646,
1659, 1660; un LUIGI Santostefano e Ber
tola, di Giuseppe, marchese di Murata La
Cerda, per investitura del 21 settembre
1674, fu governatore del Monte di Pietà di
Palermo nel 1696-97 e padre di GIUSEPPE
Santostefano e Notarbartolo, investito il 24
ottobre 1737, governatore del castellam
mare di Palermo nel 1737, colonnello negli SANTUCCI.
eserciti di re Carlo III e marito di Eleono
ra Vanni e Setaiolo. LUIGI Santostefano e
Vanni, di Giuseppe, fu investito del titolo
di marchese di Murata La Cerda il 17 di
cembre 1764, fu governatore della nobile
Compagnia dei Bianchi in Palermo nel
1773, e da Giovanna Notarbartolo Zati, di
Francesco, duca di Villarosa, ebbe GIU
SEPPE, marchese di Murata La Cerda per
investitura del 20 aprile 1779 e marito di
Geltrude Ruffo dei principi di Scilla. A
LESSIO Santostefano e Ruffo, marchese di
Murata La Cerda per investitura 6 luglio
LETTERA S
1807, fu gentiluomo di camera, intendente
delle provincie di Messina, Lecce e Caser
ta, ministro delle Finanze nel Governo
provvisorio di Sicilia nel 1848-49 e morì
in Palermo senza figli il 20 ottobre 1860.
Fulco, fratello del precedente, succedette
nei titoli di famiglia, fu colonnello di ca
valleria nell'esercito italiano, prese parte
alle guerre dell'indipendenza, fu commen
datore degli Ordini dei SS. Maurizio
e
Lazzaro e della Corona d'Italia, sposò An
tonietta Paternò dei baroni di Spedalotto e
morì in Palermo il 24 gennaio 1882. GIU
SEPPE, figlio del precedente, n. 7 giugno
1841, venne iscritto nell'Elenco definitivo
delle famiglie siciliane con i titoli di mar
chese di Murata La Cerda, signore di Cal
cusa e di Fontana Murata, sposò il 30 gen
naio 1865 Felice Benzo, di Giulio, duca
della Verdura e fu padre di GIULIO, n. in
Palermo 11 febbraio 1867, ufficiale di ca
valleria, marchese di Murata La Cerda, si
gnore di Calcusa e Fontana Murata, duca
della Verdura (per successione a casa Ben
zo), marito (30 marzo 1894) di Carolina
Elisabetta Valguarnera, di Corrado, prin
cipe di Niscemi, e padre di Maria Felice,
n. Palermo 23 febbraio 1895, e di FULCO,
n. Palermo 20 marzo 1899.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchesi di Murata La
Cerda (mpr.), signore di Calcusa e di Fon
tana Murata (mpr.), duca della Verdura,
conte delle Mandre (Ric. D. M. 7 luglio
1927), in persona di Fulco, di Giulio, di
Giuseppe.
a. di c.
ARMA : D'argento
al guerriero ar
mato, con la vi
siera dell' elmo
calata, al natu
rale e nascente.
DIMORA : Terni.
Famiglia di Ter
ni, che nel 1814
ottenne l'ascrizione
a quella nobiltà
con un LUIGI.
LETTERA S
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo
di nobile di Terni (mf.), in persona dei di
scendenti dal predetto Luigi.
V. S.
SANTUCCI.
ARMA: D'azzurro
al destrocherio
vestito di rosso,
tenente colla ma
no di carnagione
una palma di
verde posta in
sbarra, accompa
gnata in capo da
sette stelle di sei
raggi d'oro, or
dinate in semi
cerchio convesso. DIMORA : Roma.
Questa famiglia riconosce per capostipi
te BARTOLOMEO De' Santucci, fiorentino,
che sullo scorcio del XVI secolo, esule da
Firenze, riparò alla Gorga, dove la sua fa
miglia si divise in due rami, uno dei quali
estinto nel cardinale VINCEnzo, creato nel
1853, † 1861. L'altro ramo si trasferì
Velletri, dove il conte CARLO fu maggiore
onorario della cittadina milizia e cameriere
a
segreto del Sommo pontefice Pio VII. Suo
figlio LUIGI, membro per Velletri per la
Consulta di stato, poi consigliere di stato
di Pio IX, si stabili a Roma. Da lui nacque
il conte CARLO, il quale ebbe da Sua San
tità Leone XIII, confermato il titolo comi
tale ereditario con Breve di motu proprio
dell'agosto 1885. La famiglia Santucci, pa
trizia veliterna, ebbe il patriziato di Ascoli
Piceno nel 1859 per le benemerenze di
monsignor GIAN BATTISTA, fratello di Lui
gi, delegato apostolico in Ascoli, poi com
mendatore di Santo Spirito († 1884),
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di nobile di Velletri (mf.), nobile
di Ascoli Piceno (mf.), in persona di CAR
LO Santucci, nobile di Velletri, n. 9 feb
braio 1849, senatore del regno, avvocato
concistoriale emerito, gr. ufficiale Corona
d'Italia, comm. con pl. dell'Ordine di S.
Gregorio Magno, figlio del conte avv. Lui
gi (n. 1810, † 1864) e della contessa Maria
Calcagni (n. 1814, † 1885); spos. 20 settem
PAGINA 121
bre 1885 Maria Camilla, n. a Firenze, 12
luglio 1860, † a Roma, 19 marzo 1931, del
marchese Carlo Francesco Fontanelli e del
la baron. di Saint Priez de Urgel (Roma).
Figli: 1) Maria, n. 25 aprile 1887, sp.
nob. Felice dei bar. De Boccard, capitano
di fregata, nella R. M., comm. Cor. d'Ita
lia; 2) CARLO FRANCESCO (vedi Santucci
Fontanelli) .
Fratello: PAOLO, n. 6 febbraio 1857, †
8 settembre 1926, comm. di S. Gregorio
Magno, cav. dell'Ordine del Cristo di Por
togallo, cameriere segreto di spada e cappa
di S. S.; spos.: 1) 2 febbraio 1885, nobile
Luisa Tavani-Porcari (n. 20 luglio 1864, †
29 marzo 1906); 2) 3 giugno 1914, Ida nob.
Mamoli (n. 15 settembre 1868), figlia del
ten. gen. Enrico Mamoli, patrizio di Reg
gio Emilia.
Figli di primo letto: Antonietta, n. 25
novembre 1885, sp. 10 ottobre 1908 col
comm. Alessandro Rocchi; GIANFRANCO,
ing., n. 1º maggio 1889, sp. ottobre 1925,
Irma Rocco; Alfonso, n. 5 settembre 1890,
sp. gennaio 1925, Ida dei marchesi Canna
rella; Anna Maria, n. 5 novembre 1892,
religiosa di N., S. di Nazareth; Gaetana, n.
4 gennaio 1894; ALESSANDRO, n. 10 aprile
1895, sp. 26 gennaio 1918, Emma Pera;
Beatrice, n. 26 giugno 1896, religiosa mis
sionaria francescana di Maria; Francesca,
n. 10 luglio 1897; Maria Luigia, n. 3 giu
gno 1899, religiosa nelle suore inglesi del
Bambin Gesù; Giov. BATTISTA, n. 2 giugno
1903.
Figlio di Alessandro: LUIGI, n. II no
vembre 1918.
c. a. b. f.
* SANTUCCI FONTANELLI.
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro
al destrocherio
vestito di rosso,
tenente con la
mano di carna
gione una palma
di verde posta in
sbarra, accompa
gnata in capo da
sette stelle di sei
raggi d'oro ordi
PAGINA 122
nate in semicerchio convesso (Santucci);
nel 2º inquartato da una croce bandata
senza numero, d'argento e di nero; nel
1º e 4º d'azzurro a tre gigli d'oro; nel
2º e 3º di rosso alla banda scaccata d'ar
gento e di nero di tre file; accostata da
quattro quadrifogli d'argento; sul tutto
d'oro all'aquila bicipite, coronata all'im
periale di nero, colla bordura composta
d'argento e di nero (Fontanelli).
DIMORA : Roma.
Con regio decreto motu proprio 3 agosto
1909 e regie lettere patenti 17 maggio 1912,
FRANCESCO Santucci, di Carlo, ottenne la
rinnovazione del titolo di conte provenien
te dalla famiglia materna Fontanelli; della
quale aveva aggiunto il cognome.
La famiglia Fontanelli, originaria da
Reggio Emilia, si trapiantò a Modena nel
1717. Fino dal 1380 un GUIDO Fontanelli
ebbe la cittadinanza di Mantova e fu insi
gnito del titolo di conte nel 1434 dall'im
peratore Sigismondo. Nel 1612 ALFONSO
MARIA, ottenne dal duca Alfonso, il feudo
di San Donnino col titolo di marchese.
GIULIO, consigliere e maggiordomo del du
ca Ferdinando Gonzaga, fu pure investito
del feudo di Fubino col titolo marchionale.
ALFONSO, fu governatore civile e militare
dei ducati di Massa e Carrara. ACHILLE,
uno degli uomini più insigni dell'impero
napoleonico, fu creato conte dell'impero
francese e conte del regno d'Italia.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro SANVITALE.
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile di Velletri (mf.),
nobile di Ascoli (mf), conte (mpr.), in per
sona di FRANCESCO, avvocato, figlio di Car
lo e di Maria CamillaFontanelli, nato il 29
genn. 1890 e spos. il 9 giugno 1921 con
Faith (Fede) Mola, figlia del gen. Arman
do. Figlio: GIANCARLO, n. 15 maggio 1922.
c. a. b. f.
SANTYAN Y VELASCO.
ARMA : Partito: nel 1º d'oro, al cipresso al
naturale, nodrito sulla pianura di verde
e sostenuto da due lupi di nero affron
tati, colla bordura di rosso caricata di
8 crocette di S. Andrea d'oro (Santyan);
nel 2º scaccato d'azzurro e argento di 16
pezzi (Velasco) .
LETTERAS
ORNAMENTI (per lo
Vela
stemma
sco): Manto di
porpora foderato
di ermellino e
sormontato dalla
corona del Sacro
Romano Impero.
DIMORA : Modena
e Firenze.
Il cav. GIOАССНІ
NO Santyan y Vela
sco, nobile spagnuolo, nato a Ceuta in A
frica,
brigadiere nelle truppe, scudiere
maggiore e gentiluomo di camera del duca
di Modena Ercole III, stabilì la famiglia
in Modena. Fin dal 15 ottobre 1763 aveva
ottenuto per sè e discendenti la cittadinan
za nobile modenese. Il 7 settembre 1795 la
Comunità di Reggio Emilia gli concedeva
il titolo di patrizio reggiano per sè e di
scendenza maschile. Il figlio suo, cavalier
GIUSEPPE, veniva ascritto al rinnovato Or
dine Conservatorio ed al Libro d'Oro di
Modena con decreto dei Conservatori e del
Podestà in data 2 luglio 1816.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio di Modena (m.),
patrizio di Reggio (m.), in persona di
FRANCESCO, di Carlo, di Giuseppe, n. 27
settembre 1871.
e. p. v.
ARMA: D'argento
alla banda di
rosso.
CIMIERO : Una co
lonna sostenuta
da due ippogrifi
affrontati e so
stenente la dea
Vittoria vestita
d'azzurro, coro
nata d'alloro,
impugnante con
la destra una lancia e con la sinistra una
palma. (Usato dalla famiglia dopo la vit
toria dei parmigiani contro Federico II).
Мотто : Virtus ubique refulgit.
DIMORA : Parma.
Storica famiglia d'origine parmense, di
LETTERA S
cui sihanno documenti fin dalla metà del
secolo XI. II Litta, il Ronchini nelle sue
Aggiunte al Litta, ancora inedite, seguen
do lo storico Affò, ricordano per primo un
UGO, vivente nel 1122, e come secondo
membro della famiglia un ANSELMO, vi
vente certamente nei primi del duecento.
Nell'intervallo di circa un secolo tra i due
nominati, nessun altro membro è ricordato
dai suddetti. Noi abbiamo potuto rinvenire
alcuni dati che dimostrano l'esistenza della
famiglia Sanvitale e già in notevole grado
di potenza nel secolo precedente a quello
in cui viveva quell'Ugo, che nei genealogi
sti della famiglia figura come capostipite.
Inunatto del 10 novembre 1066, GIOVAN
NI, prete, figlio del fu PIETRO, « de loco
Sancto Vitali », dona alla canonica di Par
ma alcune terre poste in Vigociolo. Nel
l'atto è accennato un SIGEZONE, fratello
del prete Giovanni. In un placito tenuto a
Parma il 20 aprile 1069 dal vescovo e anti
papa Cadalo, intervengono : « Petrus et
Gerardus germani filii condam Iohanni Vi
tali ». Questo Gerardo, di Giovanni Vitali,
interviene in un altro placito tenuto da En
rico IV a Parma nel palazzo vescovile, alla
presenza del vescovo Everardo, il 3 dicem
bre 1081 (v.: G. Drei, Le carte degli Ar
chivi Parmensi dei secoli X-XI, vol. II
ad an.). La famiglia fin da questi tempi
era chiamata, come appare dai documenti
citati, de Sancto Vitali o semplicemente
Vitali. Tal nome venne ad essa dal pos
sesso di un grosso casamento posto tra la
chiesa di S. Vitale di Parma ed il Palazzo
comunale, stabile che nel sec. XIII fu ac
quistato dal Comune. I Sanvitale, come
altre famiglie illustri indigene, quali i Ros
si, i Cornazzano, s'ingrandirono come vas
salli dei vescovi, prendendo parte all'am
ministrazione loro e nel periodo comunale
dominarono e tiranneggiarono la città.
GUARINO, di Anselmo, sposò una sorella di
Sinibaldo Fieschi, divenuto papa Innocen
zo IV, aumentando le ricchezze e la poten
za della famiglia. I dati genealogici si fan
no frequenti e continui a cominciare dal
sec. XIII, nè è qui il luogo di ripetere le
notizie degli storici surricordati, essendo
assai lunga la serie dei personaggi illustri
della famiglia nelle arti della pace e della
guerra. UGO, di Guarino, capitano genera
PAGINA 123
le dei guelfi, sconfisse le soldatesche del
l'imperatore Federico a Borghetto nel 1247
ed entrato in Parma coi fuorusciti incitò
alla resistenza gloriosa, opposta nel 1248
dai parmigiani assediati, fino alla sconfitta
dell'imperatore, per cui il Comune gli con
cesse di ornare lo stemma di famiglia con
la dea Vittoria coronata di alloro.
Il valore dei Sanvitale venne in tanta
estimazione che Comuni e principi li cerca
rono per capitani; essi prestarono il loro
valido braccio ed il senno politico ai re di
Napoli, ai duchi di Savoia, alla Chiesa, ai
Correggio, agli Estensi, ai Visconti, agli
Sforza, a Firenze e a Venezia. UGO fu con
sole di giustizia a Parma; TEDISIO fu pode
stà a Milano, poi a Ferrara, e vicario a Fi
renze pel re di Napoli; GIANQUIRICO fu po
destà a Cremona e a Piacenza; ANTONIO,
capitano del popolo a Firenze; CARLO, go
vernatore di Padova per Venezia.
Molti della famiglia ebbero onori e са
riche ecclesiastiche : un EUCHERIO fu ve
scovo di Viviers; un ALBERTO, vescovo di
Parma; un Obizzo, vescovo di Tripoli, di
Parma ed arcivescovo di Ravenna (seco
lo XIII); un GALEAZZO, vescovo di Bari;
un PAOLO, vescovo di Spoleto.
I Sanvitale nell'epoca moderna occupa
rono le più alte cariche alla Corte dei Far
nese, dei Borboni e di Maria Luigia, fin
chè, sensibili alle aure di libertà spiranti
in Italia, diedero un prezioso contributo ai
moti del patrio risorgimento.
ALBERTO, di Luigi, combattè nelle guer
re dell'indipendenza e fu poi deputato al
Parlamento nazionale. Egli era figlio di
Albertina, figlia di Maria Luigia d'Austria
e del conte Neipperg.
Nel suo millenario sviluppo la famiglia
si affermò con tre rami principali: quello
di Parma, quello di Sala e Colorno e quel
lo di Fontanellato, che è il più celebre,
tuttora esistente. Il ramo di Sala e Color
no fu spento violentemente da Ranuccio I
nel 1612, dopo la congiura dei feudatari.
I Sanvitale contrassero parentela con
molti fra i più illustri casati d'Italia, qua
li i Farnese, i Fieschi, i Dalla Scala, i Da
Correggio, i Pallavicino, i Gonzaga, i Ran
goni, i Malaspina, i Rossi di S. Secondo,
i Pio, i Grimaldi, i Cesi, i Cenci, gli An
guissola, i Salviati, gli Appiani, i Belgioio
PAGINA 124
so, i Simonetta, gli Scotti, ecc. La fami- SANZO'O SANSO' .
glia ebbe giurisdizione feudale in una va
sta zona del territorio parmigiano. In una
lettera patente di D. Filippo di Borbone in
testata a JACOPO Sanvitale, sono a lui attri
buiti i titoli di : conte di Fontanellato, Pa
rola, Toccalmatto, Casalbarbato, Canedolo,
Bellena, Rosso, Casalsabbione, Cornaleto,
Albareto, Grugno e Noceto; marchese di
Medesano, Miano, Costagribalda, Felega
ARMA: Di oro al
l'ala spiegata di
nero .
DIMORA : Capua.
Famiglia dichia
rata nobile con R.
Privilegio del 22
ra. Il documento porta la data II settem
bre 1760; i feudi di Sala e Colorno, già ap
partenenti alla famiglia, furono dai Farne
se confiscati nel 1612. I Sanvitale possede
vano pure il feudo di Belforte; il primo
investito di tale contea pare fosse GIBER
το Ι (1347) per concessione di Luchino
febbraio 1584. Ot
tenne la Regia Fa
miliarità, con al
tro Privilegio del
15 agosto 1624, da
LETTERA S
re Filippo di Spagna, quale familiare e
continuo commensale, in persona di An
Visconti. Nell'atto di investitura fatto da
Francesco Sforza (1450) dei beni confiscati
ad ANGELO Sanvitale in favore del cugino
STEFANO, questi è intitolato conte di Bel
forte. GIACOMO ANTONIO Sanvitale cedette
di poi il feudo alla famiglia Dalla Rosa di
Parma (1733), allorquando Medesano fu
eretto in marchesato.
La famiglia vestì l'abito di Malta, fu in
signita degli Ordini Costantiniano, della
SS. Annunziata, ecc.
STEFANO Sanvitale sposò Anna Simonet
ta, la quale adottò come figlio Luigi San
vitale, che fin dal 1893, epoca del decreto
di adozione, aggiunse al proprio il cogno
me di Simonetta.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte di Fontanellato
(m.) disc. da Stefano (1450), conte di No
ceto (m.), disc. da Jacopo (1733), marchese
di Medesano (m.), idem, ed è rappresenta
ta da ALBERTO †, di Luigi, di Stefano.
Figli: GIOVANNI, Albertina in Montecuc
coli.
Linea Sanvitale Simonetta.
LUIGI, di Giovanni, di Stefano, n. Pia
cenza 3 luglio 1859, † Parma 2 aprile 1917;
spos. con Beatrice dei march. Pallavicino.
Figli: GIOVANNI, n. Parma 30 aprile
1886; GIUSEPPE, n. Parma 15 dicembre
1887; FRANCESCO, n. Parma 27 febbr. 1889;
Maria, n. Parma 13 agosto 1890; CARLO, n.
Parma 27 maggio 1892; ALFONSO, n. Par
ma 8 ottobre 1894.
Figli di Giovanni: Anna Maria, LUIGI,
NICOLÒ.
g. d.
NIBALE Sansò. Venne riconosciuta di no
biltà generosa nelle prove di ammissione
nelle Reali Guardie del Corpo, nel 1847.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), in
persona dei disc. dai coniugi Francesco e
Giovanna del Tufo.
f. f. p. di s.
* SAPELLANI.
ARMA : D'azzurro,
a tre fasce di
rosso, abbassate,
orlate d'argento,
la prima sorreg
gente un'aquila
coronata, dello
stesso; la secon
da sorreggente.
due ferri di zap
pa, d'oro; la ter
za
sorreggente
10
un ferro di zappa, pure d'oro. (Conse
gnamento 3 settembre 1691) .
CIMIERO : L'aquila nascente coronata, di
nero. DIMORA : Torino e Biella.
Мотто : Ти ne craindras en bien faisant.
Antica e patrizia famiglia oriunda da
Biella con memorie dal secolo XIII. Capo
stipite è Obertino, che fu padre di MARCO,
consigliere di Biella; ANTONIO, pur
esso
consigliere, e RICCARDO, canonico di Santo
Stefano, i quali vivevano verso la metà del
1300. Il notaio Pietro, di Obertino, proni
pote del capostipite Obertino, acquistò una
quattordicesima parte del feudo di Castel
LETTERA S
lengo il 20 agosto 1410, di cui fu investito
contitolo signorile il 20 agosto 1410 e il 31
gennaio 1411. Il 15 marzo 1615 la famiglia
Sapellani ottenne conferma dell'arma in
persona di GIOVANNI ANTONIO, riconfer
mata al figlio suo GIOVANNI GIACOMO, che
fu controllore, ufficiale del soldo e genti
luomo dell'artiglieria in Chivasso, con PP.
del 27 settembre 1626, 3 settembre 1635,
28 giugno 1649 e 15 febbraio 1652. GIACO
MO ANTONIO, figlio del capitano Lodovico,
che fu avvocato e decurione di Biella, con
segnò, anche a nome del fratello D. CARLO
FRANCESCO, priore, l'arma il 3 settembre
1691, presentando le patenti del 14 agosto
stesso anno, colle quali gli era stato con
cesso il titolo comitale da applicarsi ad un
feudo. Quantunque le precitate patenti non
fossero interinate acquistò dal marchese
Maurizio Umberto il feudo di Palazzo, di
cui fu investito il 16 luglio 1697, feudo poi
stato ridotto per l'editto del 1720. Ciò no
nostante da lui in poi si continuò l'uso del
titolo comitale ed anche del predicato,
quantunque rientrato negli Umberto. Ad
ENRICO GIACOMO ANTONIO (n. Torino, 16
dic. 1886), di Alessandro e di Gabriella
nob. Blanchetti, fu riconosciuto l'uso del
titolo comitale con D. M. 16 dic. 1886.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di ENRICO GIACOMO ANTONIO, di Alessan
dro, di Francesco, di Alessandro.
Zio: IPPOLITO LUIGI, di Francesco.
1. b.
SAPELLI MELINA DI CAPRIGLIO.
ARMA: ?
DIMORA : Torino.
Famiglia oriun
ARMA
?
da da Salabue (Ca
sale), che assurse
al fastigio della no
biltà con SEBASTIA
ΝΟ ΑΝΤΟΝΙΟ (n. Sa
labue, 27 giugno
1781), di France
sco Maria, il quale
arricchitosi coll'a
gricoltura, fondò una commenda patronata
dell'Ordine Mauriziano nel 1820. Fu am
PAGINA 125
messo fra i decurioni di prima classe
(1833) di Casale dopo aver consegnato
in occasione di sue nozze
il titolo di
conte (30 aprile 1825). Sposò (1813) Rosa
del conte Alessandro Melina di Capriglio,
e fu suo figlio FERDINANDO (n. Torino, 6
febbraio 1816; † Torino, 21 maggio 1859),
che ottenne di aggiungere al proprio il no
me materno Melina di Capriglio il 30 apri
le 1839. Dalle sue nozze con Teresa dei
conti Thesauro di Meano ebbe numerosa
prole. Meritano particolare ricordo : ERNE
STO (n. Torino, 17 novembre 1841; † Fi
renze, maggio 1901), che fu ufficiale nel
Ministero della Guerra e fu dispensato dal
servizio per aver preso parte alla spedizio
ne di Mentana, LUIGI (n. Torino, 31 gen
naio 1842; † alla battaglia di Custoza, 24
giugno 1866), ed ENRICO (n. Torino, 4
marzo 1848) : raggiunse il grado di tenente
generale, fece le campagne del '66 e '70.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
dei discendenti da Ferdinando (1839).
l. b.
* SAPORITI.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'oro al
l'aquila coronata
di nero; nel 2°
di azzurro alla
torre al naturale,
merlata di 5 pez
zi alla guelfa e
sostenuta da due
leoni coronati di
oro, affrontati, il
tutto sostenuto
da un ristretto
d'acqua al na
turale, sopra la
quale vi è un
passaggio che
accede alla torre.
Alias: Troncato :
nel 1º d'oro al
l'aquila coronata
di nero; nel 2º
di azzurro alla
torre di argento
di due palchi,
00000
0
0
PAGINA 126
movente dalla pianura erbosa e sostenu
ta da due leoni d'oro affrontati, sorreg
genti con la zampa anteriore una mazza
d'argento.
DIMORA : Genova, Monterosso.
Nell'elenco dei sudditi della Repubblica
di Genova, che erano stati predati dai pi
rati greci e per i quali dovevano gli amba
sciatori genovesi chiedere riparazione al
l'imperatore a Costantinopoli, figura per
l'anno 1294 un ENRICUS Saporitus de Cu
rit (v. Atti della Società di Storia Patria,
vol. XXVIII). Nel 1376 il 21 e 22 di ot
tobre ROLLANDINO Saporiti, di Guglielmo,
da Monterosso ed altri comperano merce
da mercanti fiorentini (Atti della Società di
Storia Patria, vol. XXXI, 2º, notari igno.
ti) . Monterosso, nell'estrema riviera di Le
vante è la culla ed anche in parte l'attua
le residenza dei Saporiti. Un ramo di essi
fu ascritto alla nobiltà genovese il 22 apri
le 1733 in persona del rev. GIUSEPPE MA
RIA, poi vescovo di Anacardo e arcivescovo
di Genova e dei fratelli: BARTOLOMEO, e
GIO. FRANCESCO, di Gio. Domenico, qm.
Bartolomeo; GAETANO, di Gio. Lorenzo,
qm. Bartolomeo, di anni 37; GIO. DOME
NICO, di Bartolomeo, di anni 6. Nel 1749
furono poi ascritti: Gio. LORENZO e GIU
SEPPE MARIA, figli di Gaetano, rispettiva
mente di 9 e 8 anni.
Lo Staglieno comincia l'albero di questo
ramo con LORENZO (n. 1573, † 1608), dot
tore in utroque, marito di Angela, figlia
del conte Giuliano Patellano; dal figlio di
lui, GIOVANNI, parimente dottore in utro
que, sposato a Vittoria Boggiano, morto
nel 1638, sono nati : DOMENICO, canonico,
laureato in ambo le leggi, FRANCESCO e
BARTOLOMEO (n. 1621, † 1689). Questi, ma
rito di Gerolama Morelli, fu padre di Gio.
LORENZO, Angela Maria, FRANCESCO, cano
nico in duomo, e Gio. DOMENICO.
Linea di Gio. Lorenzo.
Da Gio. Lorenzo (n. 1653, † 1716) e dal
la sua consorte Livia Piuma nacquero :
BARTOLOMEO, canonico primicerio in duo
mo, DOMENICO, vescovo di Accia e Maria
na, e GAETANO. Questi (n. 1696, † 1768),
ascritto alla nobiltà il 22 aprile 1733, mem
bro del Gran Consiglio nel 1797, sposò
Teresa Previdi Bollini e fu padre di Gio.
LETTERA S
LORENZO, GIUSEPPE MARIA, M. Livia in
Malaspina. Gio. Lorenzo (n. 1740, † 1802),
ascritto alla nobiltà il 19 dicembre 1749,
dalla consorte Clara Pitto ebbe : GAETANO
(n. 1765, † 1809), ascritto il 19 dicembre
1788, sposato a M. Teresa Oldoini. Da lo
ro : Gio LORENZO, Chiara in Rubino, Ge
ronima in Rivara, Livia in Accinelli, Ma
rianna in De Cavi. Gio. Lorenzo (n. 1805,
† 1865), marito di Francesca Pastine, GAE
TANO (n. 1843), sindaco di Monterosso dal
1885 al 1894 e le sorelle Teresa in Accini,
Isabella e Maria in Pastine.
Gaetano, sposato ad Anna Maria Ballo,
fu padre di: GIO. LORENZO, nato nel 1866
a Monterosso, avvocato, GIUSEPPE, medi
co residente al Transvaal, ANGELO NICO
Lò, marito di Antonietta Piazza, (n. 1872),
BENEDETTO, n. 1873 a Monterosso, France
sca, n. 1878. Figli di Gio. Lorenzo e della
consorte sua Angela Patri sono i viventi:
RODOLFO, attualmente Capo Gabinetto di
S. E. il Prefetto di Alessandria e FRANCE
sco. A Rodolfo furono riconosciuti i titoli
di patrizio genovese, marchese, ed agli zii
di lui Giuseppe ed Angelo quelli di patri
zio genovese, nobile dei marchesi con De
creto Pres. 5 maggio 1927.
Linea di Gio. Domenico.
Nacque questi nel 1655 e si sposò in Ca
dice nel 1684 ad Agata Serrano, fu ammi
nistratore dei beni del re di Spagna, eres
se una cappella a Monterosso. Furono suoi
figli : Bartolomeo, GIUSEPPE MARIA, GIO.
FRANCESCO e Maddalena in Pinna. Barto
lomeo, nato a Cadice nel 1696, sposò nel
1727 nell'isola di Léon, Petronilla Corti
na Gomez, da cui Gio. DOMENICO e Gio.
LORENZO.
Il primo nato a Léon (1729, † 1768),
ascritto alla nobiltà il 24 luglio 1733, spo
sò Anna Curlo e fu padre di BARTOLOMEO,
che nato nel 1767, fu ascritto il 16 dicem
bre 1789; marito di Maria Giustiniani, non
lasciò discendenza. Giuseppe Maria, nato a
Cadice nel 1768, ascritto come si è detto
alla nobiltà il 22 aprile 1733, abbracciò lo
stato ecclesiastico, fu col titolo di vescovo
di Anacarbo coadiutore di mons. De Fran
chi, al quale succedette, come arcivescovo
di Genova, nel 1746. Diede santi e lumi
nosi esempi di virtù e dottrina, stampò al
LETTERA S
cune opere di morale, morì nel 1767 in età
di 76 anni.
GIO. FRANCESCO, nato a Cadice (1704
† 1780), ebbe per figlio SILVESTRO con il
quale si estinse il ramo in Spagna.
Un VINCENZO Saporiti fu vescovo di
Trebbio nel 1626 e nel 1749 un ANTONΙΝΟ
MARIA era a Milano per conteggi dei capi
tali dovuti dall'imperatrice Maria Teresa
ai genovesi. Forse da lui deriva il ramo dei
Saporiti stabilitosi in Lombardia, ove ebbe
vaste possessioni, compì opere di benefi
cenza e di coltura a Vigevano e alla Sfor
zesca, del quale luogo ebbe il titolo di
marchese: imparentatosi con la famiglia
dei conti Rocca di Reggio Emilia ne unì
il cognome al proprio. I due cognomi so
no ora passati per eredità e successione
della madre e dello zio al patrizio genovese
Ippolito Gropallo, mentre il titolo di mar
chese della Sforzesca fu da S. M. il Re
testè rinnovato a favore del marchese Mar
cello Gropallo.
All'Archivio di Stato di Genova esiste
una monografia a stampa concernente un
albero di discendenza della famiglia Sapo
riti con una nota di documenti riconosciu
ti dal pretore urbano di Genova con sen
tenza del 1723. In essa si parla di un'at
testazione della magnifica comunità di Gal
lona (Levanto) ricevuta dal notaro Gio.
Batta Scotti, cancelliere di detta magnifica
comunità in data II marzo 1723, riguar
dante il giuspatronato sulla chiesa di San
Bartolomeo di Gallona, una volta spettan
te alla « Ill.ma Famiglia dei Saporiti, qua
li antichissimi signori ossia marchesi (?)
del castello di Zolasco ».
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese (mpr.), patri
zio genovese (m.), nobile dei marchesi
(mf.), in persona di RODOLFO, n. Genova,
4 settembre 1907, di Gio. Lorenzo, di
Gaetano.
Fratello: FRANCESCO, n. Genova, 4 ago
sto 1909.
Zii, figli dell'avo Gaetano: GIUSEPPE
MARIA, n. Monterosso, 26 dicembre 1867,
ANGELO MARIA, n. Monterosso, 2 agosto
1872, Francesca Giulia, n. Monterosso, 21
febbraio 1878.
b. s.
PAGINA 127
* SAPORITO.
ARMA: D'azzurro
partito da un
palo d'argento :
nel 1º alla fascia
d' argento
ac
compagnata in
capo da un leo
ne sormontato
da una stella di
sei raggi, il tut
to d'oro; nel 2º
alla roccia soste
nente un pavone, il tutto al naturale,
sormontato dal sole d'oro. (Ric. R. D.
20 marzo 1904).
DIMORA : Sant'Angelo di Brolo.
Famiglia siciliana del secolo XIX, nota
in Sant'Angelo di Brolo, insignita del ti
tolo di barone di Scarapullé e Danile, per
successione Giuffré, titolo riconosciuto con
D. M. 6 aprile 1909, a GIAN GREGORIO, di
Pietro Basilio, marito di Enrichetta Giuf
fré, morta nel 1915. Precedentemente con
Regio Decreto del 20 marzo 1904, al pre
detto Gian Gregorio, di Pietro Basilio, era
stato concesso lo stemma sopra descritto.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Scarapullè e
Danile (mpr.), in persona di CARMELO, di
Gian Gregorio e di Enrichetta Giuffrè, di
Pietro Basilio, di Gian Gregorio; nato a
Sant'Angelo di Brolo l'It gennaio 1863,
sposato il 23 aprile 1885 con Domenica
Scavino.
Figli: Enrichetta Rosa, n. ivi 21 novem
bre 1886, spos. 20 dicembre 1913 con At
tilio Natoli Rivas; Rosa, n. a Catania 11
aprile 1888, spos. 16 marzo 1912 col dott.
Giovanni Buongiovanni; GIOVAN GREGO
RIO, n. a Catania 14 dicembre 1890, spos.
27 settembre 1916 con Sarina Coglitore;
Teresa Maria, n. a S. Angelo in Brolo 7
settembre 1895, spos. con l'avv. Martino
Taviano dei bar. di Frangioglio; Concetta,
n. ivi 28 marzo 1898, spos. to giugno 1922
n. Sant'Angelo in Brolo il 28 marzo 1898,
sposata il 10 giugno 1922 col dott. Vincen
zo Giuffrè.
Fratelli: GIUSEPPE e Letizia.
J. S.
PAGINA 128
* SAPPA.
PE († Roma, 20
maggio 1873), figlio di Giambattista e di
Teresa Corelli. Giuseppe fu intendente ge
nerale in Sardegna e a Chambéry, segre
tario generale del Consiglio di Stato, quin
di presidente di sezione nel precitato Con
siglio di Stato. Fu deputato al Parlamento
nelle legislature IV e VI, e il 20 febbraio
1861 venne nominato senatore del Regno.
Per le sue benemerenze fu creato barone
il 14 settembre 1843. Sposò (1850) Erme
negilda Martorelli e da queste nozze nac
quero : Teresa (n. Torino, 12 aprile 1851),
Maria (n. Torino, 1º marzo 1860), moglie
in seconde nozze del prof. Vittorio Cian, e
MERCURINO (n. Torino, 4 aprile 1853), che
fu dottore in lettere, professore nel Liceo
di Mondovì, e scrittore. Mercurino fu ri
conosciuto nel titolo nobiliare con D. M.
2 settembre 1901. Sposò (1886) Maria Ade
laide Ingegnotti e da queste nozze nacque
ro: GIUSEPPE (n. Mondovì, 3 giugno
1887), Paola (n. Mondovì, 30 marzo 1589)
ed Ermenegilda (n. Mondovì, 30 marzo
1893) .
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (mpr.), in persona
di MERCURINO, di Giuseppe, di Giovanni
Battista.
Figli: GIUSEPPE, Paola, Ermenegilda.
Sorelle: Teresa, Maria.
1. b.
SAPPIA DE ROSSI.
ARMA: ?
Trae questa famiglia la sua origine da
Sanremo e fu nobilitata con PIETRO GIU
SEPPE († 26 settembre 1774), il quale fu
LETTERA S
abilitato il 29 set
ARMA: D'oro, al
pino nodrito nel
la campagna, il
tutto di verde.
Мотто : Nec vexa
ta mutatur.
DIMORA : Mondovì.
Famiglia oriun
da da None nel Pi
nerolese, che si no
bilitò con GIUSEP
tembre 1733 per
L. 2500 ad acqui
stare un feudo.
Con atto 25 settem
20
bre 1734, rogito
Bologna (Assenso
maggio 1735)
acquistò dal conte
Ignazio Maria Cla
retti il feudo di
Lieucia (Nizza) ,
ARMA
?
feudo che fu eretto in contea il 26 giugno
1734, e del quale fu investito il 23 marzo
1735. Figlio di Pietro Giuseppe fu PIETRO
MICHELE ANGELO, che fu investito di Lieu
cia il 21 ottobre 1775.
Passò in seguito questa famiglia in Fran
cia. Un pronipote del conte Pietro Giusep
pe, l'ufficiale d'artiglieria PIETRO ENRICO,
ottenne R. D. di concessione del titolo di
conte di Lieucia il 18 dicembre 1859.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Lieucia (mpr.),
1. b.
* SAPUPPO.
ARMA: D'azzurro
alla scala con un
cane arrampi
cantesi, poggia
ta sulla campa
gna di terra, il
tutto al natura
le, e sormontata
da una cometa
d'argento ondeg
giante in banda.
DIMORA : Catania.
Famiglia catanese della fine del secolo
XVI. Vittorio Emanuele III re d'Italia con
R. D. di motu proprio 12 ottobre 1919 e
RR. LL. PP. 1º luglio 1920 concesse ad
ANTONIO, di Giuseppe e di Emanuela
Asmundo, il titolo di conte con successio
ne primogeniale mascolina e con R. D. 18
marzo 1920, lo stemma sopra descritto.
Con D. M. 21 maggio 1925 fu inoltre ri
conosciuto allo stesso ed ai suoi figli il ti
tolo di nobile, esteso anche ai di lui fratelli
GIOVANNI E ADAMO BENEDETTO ed ai figli
di Giovanni.
LETTERA S
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte (mpr.),
in persona di ANTONIO, di Giuseppe, di
Antonio, n. a Catania 24 agosto 1858,
spos. ivi 2 aprile 1881 con Fortunata
Mancuso.
Figli: EMANUELE, n. a Catania 18 aprile
1882; GIUSEPPE, n. ivi 25 ottobre 1884;
DOMENICO, n. ivi 2 luglio 1897; GIOVANNI
MARIA, n. ivi 26 settembre 1903; Concetta
in Grimaldi.
Sono inoltre iscritti nel Libro d'Oro del
la Nob. Ital. e nell'El. Uff. Nob. Ital. col
titolo di nobile (mf.), i
Fratelli del predetto Antonio: GIOVANNI
e ADAMO BENEDETTO.
Figli di Giovanni: GIUSEPPE ed Ema
nuela.
v. S.
* SARACA
ARMA: D'oro alla
fascia d'azzurro
caricata di un
pesce d'argento.
CIMIERO : Tre pen
ne di struzzo
d'oro, d'azzurro
ed'argento.
DIMORA: Spalato e
Zara (Dalmazia).
Famiglia di Ra
gusa. Con Sovrana
Risol. Austriaca del 27 marzo 1835 fu con
fermata la nobiltà di Ragusa a NATALE
FRANCESCO Saraca, nobiltà riconosciuta con
D. M. 24 agosto 1927.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di NATALE MARIA, di Orsato e di Rosa Ce
cotti, n. a Spalato 30 luglio 1866, spos. a
Lesina 20 gennaio 1894 con Giuseppina
Bucchich.
Figli: ORSATO, n. a Ragusa 25 gennaio
1895; Lucia, n. a Lesina 13 dicembre 1901;
ENRICO, n. a Zara 5 marzo 1904; PIETRO,
n. a Lesina 1º novembre 1905; SILVIO, n.
ivi 28 marzo 1907; GIOACCHINO, n. ivi 24
giugno 1910.
J. S.
PAGINA 129
* SARACCO RIMINALDI.
ARMA: Partito:
nel 1º troncato :
a) d'oro, b) di
rosso a tre rose
d'oro (Saracco);
nel 2º d'azzurro
alla banda onda
ta d'oro (Rimi
naldi) .
DIMORA: Ferrara.
Famiglia oriun
da da Pavia. GIO
VANNI BATTISTA, nel 1470 si trasferì a Fer
rara; da lui discese BATTISTA, celebre giu
reconsulto, e segretario di Stato del du
ca Ercole II. Nel 1616 la famiglia venne
ascritta nel secondo ordine del Consiglio
Centumvirale. Con Breve 10 marzo 1735,
GIUSEPPE fu nominato consigliere di pri
mo ordine, la più alta carica che si potesse
allora godere in Ferrara, carica che il 27
luglio 1775, passò a suo figlio GIOVANNI
BATTISTA.
Il pontefice Clemente XII il 7 marzo
1732, concesse ai Saracco il titolo di conte.
Il conte IPPOLITO, gonfaloniere di Fer
rara nel 1842, unì al proprio il cognome
Riminaldi per eredità del cardinale Gio
vanni, ultimo di quella antica e cospicua
famiglia.
La famiglia è, iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.), patrizio di
Ferrara (m.), in persona di IPPOLITO, di
Giuseppe, di Luigi, nato nel 1891, sposato
1º settembre 1923 con Maria Anna Bucci,
da cui: LUIGI, n. 1º agosto 1924 e Tere
sita, n. 23 dicembre 1926.
Sorella: Livia, n. nel 1888, sp. nel 1908
al conte Umberto Gulinelli.
c. f. p.
* SARACENO.
ARMA: D'argento a tre scaglioni di rosso.
CIMIERO: La figura di Mercurio, tenente
con la sinistra un caduceo e con la de
stra un breve carico del
Мотто : Antiquitate et virtute.
DIMORA : Torino.
Antica famiglia originaria da Brà, sud
Araldica
9
PAGINA 130
due linee sono e
stinte.
Di quest'ultima
linea FRANCESCO,
di Giovanni Paolo,
che fu giudice di Carmagnola, per le sue
nozze con Clara Margherita Appiani, do
nataria dalla sorella Francesca, moglie di
Francesco Giacinto Porta, di porzioni di
Torre Bormida e Bergolo, fu investito di
questi feudi il 30 gennaio 1662. Da lui nac
que FILIPPO († luglio 1723), giudice di
Roccaverano, il quale avendo sposato in
prime nozze Margherita del Carretto di
Mombaldone, al figlio primogenito nato da
questo matrimonio, GIOVANNI FRANCESCO,
fu concessa l'investitura di porzioni di
Mombaldone il 21 maggio 1666,
Appartenne a questa famiglia il conte
FILIPPO SARACENO (n. Torino, 9
marzo
1831; † Savigliano, 29 luglio 1893), di SARCINELLI.
Giambattista, il quale fu archivista di Sta
to e lasciò pregevoli opere storiche, frutto
delle sue ricerche diligenti e scrupolose.
Sposò (1856) Enrichetta Giannazzo di Pam
parato e furono suoi figli : CARLO (n. Tori
no, 7 settembre 1857), che fu riconosciuto
per antico possesso nel titolo di conte con
D. M. 7luglio 1894, ed Emilia (n. Torino,
5 agosto 1872; † Savona, gennaio 1904).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.), signore di
Torre Bormida e Bergolo (mpr.), in perso
na di CARLO, di Filippo, di Giovanni Bat
tista.
Sorella: Emilia.
SARACINELLI.
1. b.
ARMA : Partito : nel 1° d'argento alla testa
di moro al naturale attortigliata del cam
po; nel 2º d'azzurro alla mezzaluna cre
scente d'argento.
DIMORA: Orvieto,
LETTERAS
divisa nelle linee
dei conti di Bron
dello, dei signori
di Belvedere e dei
conti e signori di
Torre Bormida e
Bergolo. Le prime
MARCANTONIO Sa
racinelli fu invia
to, per la sua pa
tria, più volte am
basciatore ai Som
mi Pontefici. Fu
egli avo di FERDI
NANDO, che per pri
mo in Oriente eb
be il baliaggio del
la Religione di
Santo Stefano di
Toscana. Già egli aveva fondato un baliag
gio di quest'Ordine in Volterra e nel 1624
fu eletto Gran Cancelliere. Molti membri
di questa famiglia vestirono in seguito l'a
bito di S. Stefano e alcuni ebbero la carica
di Bali.
I Saracinelli possedettero il castello di
Civitella con titolo comitale.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio di Orvieto (mf.)
e conte (mpr.), in persona di CARLO, di
Francesco, di Carlo, di Girolamo.
Fratello: MONALDO.
ARMA: Troncato :
d' azzurro e di
rosso da una fa
scia d'oro ас
compagnata nel
1º punto da tre
stelle di otto
raggi dello stes
So, male ordi
nate.
Мотто : Frangar
non flectar.
V. S.
DIMORA : Ceneda (Vittorio Veneto).
Antica famiglia di Conegliano e di Ce
neda. Godette di notevole posizione sin
dalla fine del 1500 tanto che nel 1574 ospi
tò nella sua casa di Conegliano Enrico III,
re di Francia, che reduce dell'abbandonato
trono polacco andava a raggiungere quello
di Francia. In quell'occasione FRANCESCO
Sarcinelli fu fatto cavaliere dal detto re.
La famiglia fu confermata nobile con S. R.
28 ottobre 1823 per il Consiglio di Ceneda.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
LETTERA S
Ital. col titolo di nobile (di Ceneda) (mf.),
in persona di GIUSEPPE, di Giovanni Bat
tista, di Benedetto.
Fratelli: BENEDETTO, GIOVANNI.
Figli di Benedetto: AIACE, Leride in Ber
lese; Zaira, Berenice in Turchetti, Arge
nide.
Figli di Giovanni: GIOVANNI BATTISTA,
FRANCESCO, Laura, Maddalena, Anna.
b. c.
SARACINI.
ARMA:
D'azzurro
a tre teste di leo
ne al naturale
poste 2 e r.
CIMIERO : Una te
sta di leone.
DIMORA: Povo di
Trento.
Discendenti da
nobile famiglia se
nese, si trapianta
rono nel Trentino
verso la fine del XIII secolo, e si trovano
nel 1402 a Trento come cittadini e notai
in persona di GUGLIELMUS notarius f. q.
ser PAULI, e del figlio di costui MELCHIOR
stazionerius Saracenus. Godevano dell'ap
pellativo di nobiles già nel 1449, ma non
si sa se in riconoscimento della loro no
biltà senese, oppure se in seguito a diplo
ma andato smarrito.
Nel 1502 FRANCESCO e COSTANTINO, figli
di Sigismondo, patrizio di Trento, compe
rarono la Torre franca di Matarello. La
famiglia ebbe poi un periodo di prosperità
durante il secolo XVII; si imparentò con le
principali famiglie nobili del paese quali i
Fels, i Trapp, i Piccolomini, e si distinse
con CARLO MATTIA, console di Trento ial
1668 al 1672, consigliere e oratore dell'im
peratore Leopoldo I, poeta e scrittore. Egli
cooperò alla fondazione dell'Accademia de
gli Accesi alla quale prese parte attiva con
il nome di « Ravvivante » e nell'anno 1689,
a nome del cognato Antonio del Monte, si
gnore di Belfort, confermò la carta di re
gola del paese di Andalo.
In seguito a testamento dello zio ANTO
NIO e LEONARDO, per accordo di famiglia,
firmato il 24 giugno 1699, ebbero come
PAGINA 131
feudo pignoratizio la giurisdizione di Bel
forte, con Andalo e Molveno; questa ven
ne riconosciuta loro anche dall'imperatore
Leopoldo I e cambiata in feudo maschile.
Con diploma dato a Vienna, il 30 set
tembre 1731, l'imperatore Carlo VI conce
deva ai dinasti di Belfort LEONARDO, SIGI
SMONDO E GAETANO, il titolo di conte, in
considerazione della nobiltà della famiglia
e del loro carattere di giurisdicenti.
Il 13 aprile 1742 Maria Teresa infeuda
va di Belforte, BARTOLOMEO E ANTONIO, i
quali ebbero a sostenere una lunga lite con
il conte Felice Spaur che pretendeva di
avere dei diritti sulla giurisdizione.
Questi ricostruirono con grande magnifi
cenza il cadente castello di Belfort nonchè
un palazzotto a Molveno come sede della
giurisdizione, che venne abolita nel 1824.
Nell'anno 1790, il 3 agosto, la linea ca
detta ebbe da Carlo Teodoro, elettore di
Baviera, il titolo di conte del S. R. I. col
predicato di Belfort.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte dell'Impero Au
striaco (mf.), in persona di PARIDE, di Gu
glielmo, di Leonardo, n. a Vienna, 31 di
cembre 1872.
Sorella: Luisa, n. a Trento, 21 marzo
1876.
d. z.
SARAFF.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'azzurro,
ad una stella di
8 raggi posta in
cuore, accostata
da due bastoni
in fascia, uno in
capo ed uno in
punta, il tutto di
oro; nel 2° d'ar
gento, alla croce
di Gerusalemme
++
d'oro. DIMORA : Livorno.
Famiglia originaria da Edessa in Meso
potamia, trasferitasi nella prima metà del
settecento in Livorno dove impiantò una
floridissima casa di commercio e dove, con
rescritto granducale del 18 novembre 1798,
fu ascritta alla cittadinanza.
PAGINA 132
MICHELE, di Tommaso, capitano nel
Reggimento dei Cacciatori volontari, fu dal
Re d'Etruria, con diploma 25 dicembre
1804, decorato con i suoi discendenti della
nobiltà livornese; e la Deputazione sul re
golamento della nobiltà e cittadinanza in
Toscana ne ordinò l'iscrizione nel Libro
d'Oro dei nobili di Livorno con decreto 10
gennaio 1805.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Livorno (mf.),
in persona dei disc. da ALESSANDRO, di
A
Tommaso, e da MICHELE, di Tommaso, di
Michele.
* SARAZANI.
0
f. s.
ARMA: D'azzurro
al leone corona
to, tenente una
torre, il tutto di
oro.
DIMORA: Roma.
La famiglia Sa
razani è originaria
del regno di Na
poli, dove posse
dette ragguardevo
li signorie, feudi e
castelli, fra i quali la terra di Sanazaro,
dalla quale prese il nome. PANDOLFO Sara
zani fu, dall'imperatore Federico II, invia
to ambasciatore alla repubblica veneta, poi
fu nominato governatore d'una provincia e
nel 1220 creato conte di Sanazaro; PAOLO,
fu capitano nell'esercito della regina Gio
vanna II e suo figlio GIUSEPPE fu anche
esso capitano di gran fama. La famiglia,
stabilita a Roma nel XVI secolo, venne
ascritta alla nobiltà in persona di PAOLO,
che fu conservatore nel 1548. Suo padre
ALESSANDRO, era stato insignito del titolo
di conte da Innocenzo XIII. Con senatu
consulto 29 luglio 1768, la famiglia venne
reintegrata nella nobiltà romana e con de
creto ministeriale 29 luglio 1906, venne ri
conosciuta nel patriziato e nel titolo di con
te, estensibile a tutti i maschi e loro di
scendenti.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio romano (mf),
LETTERA S
conte palatino (m.), per Breve d'Innocenzo
XIII, in persona di FILIPPO, n. a Roma,
5 marzo 1869, figlio di Francesco (n. 1844,
† 2 dicembre 1906) edi Candida Galli (n.
16 maggio 1847); spos. il 23 febbraio 1897
con Lutgarda marchesa di Pietramellara
Vassè, da cui: 1) ANTONIO, n. 11 gennaio
1898; 2) FABRIZIO, n. 8 gennaio 1905;
3) GIOVANNI BATTISTA.
Fratello: LUIGI, n. a Roma, 5 aprile
1881, sposato il 4 febbraio 1906 con Olga
marchesa Pietramellara Vassè, da cui:
1) FRANCESCO; 2) MARCELLO; 3) PIERO.
c. a. b. f.
* SARDAGNA (DI).
ARMA: Troncato :
nel 1º d'oro al
l'aquila di nero,
linguata di ros
so, armata e co
ronata del cam
po; nel 2º di ros
so alla rupe fra
mezzata da una
cascata d'acqua,
il tutto al natu
rale.
CIMIERO : L'aquila del primo punto.
DIMORA : Mesiano di Trento.
I Mozzatti
oriundi dal villaggio di
Sardagna sopra Trento
pare abbiano,
nella prima metà del XVI secolo, smesso
questo cognome per assumere quello di
Sardagna. L'origine quindi dei Sardagna si
vuole comune a quella dei Mozzi o Moz
zati, che nel XII secolo si sarebbero rifu
giati, assieme ad altre famiglie ghibelline
toscane, nel Perginese (Valsugana). All'i
nizio del XIII secolo troviamo in tale re
gione dei Mozzi, che però scompaiono do
po la prima metà del XV secolo per riap
parire a Sardagna, ove la tradizione popo
lare attribuisce tale cognome al fatto che
alcuni membri di questa famiglia ebbero
mozzate le mani e le orecchie per essere
stati ribelli al principe vescovo di Trento
nella congiura di Rodolfo Belenzani (1407) .
Nella Matricola dei cittadini di Trento,
compilata nel 1528, troviamo iscritti « Mr.
Giacomo e fratello delli Mozzati detti li
Sardagni »; in una copia posteriore il co
1
LETTERA S
PAGINA 133
gnome Mozzati non appare più e rimane CARLO EMANUELE ANTONIO, vissuto pure
solo quello di Sardagni o Sardagna.
nel secolo scorso, fu poeta, cultore di scien
I fratelli FRANCESCO e GIACOMO fu Anto
nio Sardagna vennero creati nobili dall'ar
ciduca Ferdinando d'Austria con diploma
del 1 ottobre 1579. Ebbero poi il predicato
di Neuburg e Hohenstein, di cui non
è
stato rintracciato a tutt'oggi il diploma
di concessione. Ben settantadue membri
di questa famiglia furono consoli o capi
consoli di Trento; ma non solo nell'am
ministrazione della cosa pubblica si di
stinsero i numerosissimi membri di que
sta famiglia. Fra i militari troviamo infatti
GIOVANNI BATTISTA, che fu colonnello di
corazze nel 1590; ANTONIO, n. nel 1599, al
fiere; FRANCESCO, che nel 1632 si distin
SC
nella battaglia di Lützen; SIMONE,
n. nel 1681, che fu capitano dei granatieri
nella legione Starek a Szegedino; PIETRO
BONIFACIO, n. nel 1677, ed il fratello Lo
RENZO, n. nel 1680, che furono colonnelli
imperiali di cavalleria; CARLO EMANUELE,
che nel 1754 era maggiore della milizia
trentina; SIMONE, che fu colonnello e deco
rato dell'Ordine di Maria Teresa.
Fra i religiosi vanno particolarmente an
noverati : BENEDETTO e GIACOMO, Minori
Riformati, che nel seicento si distinsero
per dottrina e nella predicazione; CARLO,
padre gesuita († nel 1775), autore di una
importante opera intitolata: Theologia
dogmatico-polemica; CARLO EMANUELE, ve
SCOVO di Cremona ed in seguito arcive
scovo in partibus di Cesarea; FRANCESCO,
lettore di teologia a Venezia e fondatore
dei Cappuccini nel Trentino e vari canoni
ci della Cattedrale di Trento.
Nel campo delle lettere e delle arti van
no menzionati: ANDREA, dottore in legge,
che nel 1610 scrisse : Ex iuris utriusque ar
ticulis; LODOVICO, architetto distintosi nel
1660; BALDASSARE, giureconsulto, scrisse :
De justitia et jure (1699); GEROLAMO, рое
ta latino; IGNAZIO, scrisse nel 1769 un trat
tato per la abolizione della pena di morte
enel 1777 un volume: Pensieri e medita
zioni di argomento filosofico, nonchè pa
BATTISTA pubblicò
recchi volumi di storia trentina; GIAM
nella seconda metà
dell'ottocento
vari lavori di carattere
storico e militare, fra i quali il più impor
tante: La guerra rustica del Trentino;
ze naturali ed ordinatore della biblioteca e
del museo di Trento; VITTORIO pubblicò
nel 1882 una Storia della Grecia antica dal
le origini della colonizzazione dell'Asia Mi
nore e collaborò alla Crestomazia Sanścri
ta; SILVIO, vivente, pubblicò le Notizie ge
nealogiche, araldiche e biografiche del ca
sato Mozzati Sardegna, (Venezia, Tip.
Sorteni e Vidotti, 1903).
(Vedi anche
Mazzetti : Cenni Storici, ecc. , Milano, Ri
volta, 1831) .
I fratelli FRANCESCO, 11. 1538 (?), † 1611
0 1612, e GIACOMO, † 1606, di Antonio,
nobilitati nel 1579, diedero origine a nu
merose linee, di cui solo cinque ancor oggi
fiorenti, e precisamente tre discendenti da
Francesco e due da Giacomo (per queste
ultime vedi sotto Sardagna, linea rappre
sentata da Pio).
Francesco ebbe due figli: GIACOMO AN
ΤΟΝΙΟ, η. 1577, † 1640, e GIUSEPPE, 1.
1578, il quale ultimo ebbe fra altri MICHE
LE, n. 1607 (?), † 1729, e FRANCESCO, n.
(1625, † 1706), che furono gli autori di due
linee: quella che ha per capostipite Fran
cesco, di Giuseppe, è rappresentata da don
FELICE, beneficiato della Basilica Cattedra
le di Trento, e da Giacinta e Maria Elisa;
quella originata da Michele, di Giuseppe,
è estinta in linea mascolina e non soprav
vive che Olga, sposata al conte Aldo Al
berti Poja (v. Enciclopedia Storico Nobi
liare, vol. I, p. 339).
Da Giulio Bonaventura, n. 1617, † 1687,
di Giacomo Antonio, ebbe origine la linea
da cui discendono SILVIO, FILIBERTO e
Giulia, di Giovanni Battista, di Francesco.
SILVIO ha riunciato al titolo di barone
affinchè la Consulta Araldica lo concedes
se a Filiberto.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile del S. R. I. (mf.),
in persona di SILVIO, di Giovanni Battista,
di Francesco, nato a Venezia il 24 aprile
1857.
Sorella: Giulia, n. Venezia 15 dicembre
1868, spos. a Venezia il 22 maggio 1893
con
Massimiliano conte Manci di Eben
heim (†) .
s. a p.
PAGINA 134
* SARDAGNA (DI).
CIMIERO : L'aquila del primo punto.
DIMORA : Milano.
Ramo della famiglia precedente, iscritto
nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'E
lenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile
del S. R. I. (mf.) e barone (mpr.) (RR.
LL. PP. del 25 ottobre 1928), in perso
na di FILIBERTO, di Giovanni Battista, di
Francesco, n. a Venezia il 1 gennaio 1861,
generale di Divisione, comandò, da colon
nello il II regg. Granatieri
e
Napoli e Salerno e il Presidio di Treviso
la Brigata
:
cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro, croce di
guerra, croce anzianità di servizio, meda
glia commemorativa della guerra italo-tur
ca, croce dell'Ordine inglese del Bagno,
ecc., scrittore di cose militari e varie, pub
blicò numerosi scritti in riviste diverse ed
i seguenti volumi : Operazioni militari nei
Trentino 1796-97, Modena, 1908; Il dise
gno di guerra italiano nell'ultima guerra
contro l'Austria, Torino, 1924; Garibaldi
in Lombardia 1848, Milano, 1927; La Bat
taglia di Milano 4 agosto 1848; Modena,
1932; spos. a Milano il 3 settembre 1898
con la nob. Laura Calvi.
Figli: Elena, n. a Milano il 17 gennaio
1900; Vittoria, n. ivi il 20 luglio 1901;
GIOVANNI, n. a Blevio (Como) il 10 agosto
1902, tenente S. P. E. in Savoia Cavalle
ria.
SARDAGNA.
s. a p.
ARMA: Inquartato : nel 1º e 4º d'oro al
l'aquila li nero, linguata di rosso, arma
ta e coronata del campo; nel 2º e 3º di
rosso alla rupe frammezzata da una ca
LETTERAS
scata d'acqua, il
tutto al natura
ARMA : Troncato :
nel 1º d'oro al
l'aquila di nero,
linguata di ros
so, armata e co
ronata del cam
po; nel 2º di ros
SO alla rupe
frammezzata da
una cascata d'ac
qua, il tutto al
naturale.
a
le; sul tutto di
azzurro al leone
d'argento rivol
tato, con la bor
dura d'oro.
CIMIERI su tre el
mi torneari :
destra due corni
torneari d'azzur
ro, fasciati d'ar
gento; nel centro l'aquila coronata dei
campo; a sinistra un leone d'argento na
scente, linguato di rosso.
SVOLAZZI : A destra d'oro e di nero; a si
nistra d'argento e di rosso.
DIMORA : Trento e Casteller (Trento).
Famiglia con origine comune alla prece
dente. GIACOMO, di Antonio, fratello di
FRANCESCO, nobilitato contemporaneamen
te a lui dall'arciduca d'Austria Ferdinan
do I con diploma del 1º ottobre 1579, fu
padre di ANTONIO, BENEDETTO ed avo di
ANDREA, di Antonio, e di GIACOMO BENE
DETTO, di Benedetto.
Giacomo Benedetto, di Benedetto, diede
origine ad una linea che fiorisce in Unghe
ria, che dall'imperatore d'Austria quale re
d'Ungheria ebbe il titolo di barone con di
ploma del 7 aprile 1838 e la conferma del
predicato di Meanberg concesso a Benedet
to nel 1609. La linea di cui fu autore An
drea, di Antonio, da cui discese GIUSEPPE
CARLO, il quale dall'elettore di Baviera
Carlo Teodoro ebbe il titolo di conte del
S. R. I. (mf.), con diploma del 27 luglio
1700, ed il predicato Hohenstein e Neu
burg e confermato dall'imperatore France
sco I a PROSPero con diploma del 14 marzo
1827, attualmente è rappresentato da Pio,
di Antonio, di Emanuele.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte del
S. R. I. (mf.), col predicato di Hohenstein
e Neuburg, in persona di PIO RAIMONDO,
di Antonio, di Emanuele, n. a Trento il 29
luglio 1867, spos. a Parma il 10 gennaio
1909 con Adele Maria nob. Tarugi, n. a
Parma, † a Trento 4 febbraio 1927.
Figlio: GIUSEPPE, n. a Trento il 29 set
tembre 1920.
Fratello: GIUSEPPE, di Antonio, di Ema
LETTERA S
nuele, n. a Trento il 2 marzo 1863, spos.
adAla (Trento) il 21 marzo 1891 con Bian
ca dei marchesi Guidi di Bagno (n. a Man
tova il 3 marzo 1870; m. a Merano il 25 di
cembre 1925).
Figli: ANTONIO, n. a Trento it 4 febbraio
1892, tenente del Genio, dottore in inge
gneria elettrotecnica, cav. della Corona
d'Italia, ex-vice commissario per la città
di Trento, spos. a Torino il 9 febbraio
1922 con Dora Maria nobile de Tschurts
chenthaler Helmheim (n. a Vienna 2 apri
le 1891); Maria Concetta, n. a Trento il to
ottobre 1893.
SARDI e SARDI SALADINI.
s. a p.
ARMA: D'argento
al cervo saliente
al naturale, at
traversato da una
fascia d'azzurro
carica di tre sar
ded'argento, po
ste nel verso del
la fascia.
Мотто: Нonor vir
tutis praemium.
DIMORA : Lucca
(palazzo Sardi, via Burlamacchi), e villa
Sardi in Vallebuia (Lucса) .
Nobile famiglia lucchese, fatta provenire
dai genealogisti dalla Liguria e da Pisa nel
secolo XV con un GIOVANNI, la cui discen
denza si dette, come le altre primarie fami
glie lucchesi, al banco e alla mercatura.
Acquistato censo e considerazione, ottenne
dalla Repubblica la cittadinanza originaria
con decreto dell'8 marzo 1652, con FILIP
PO, di Bartolomeo, e coi suoi fratelli Lo
RENZO, VINCENZO e FRANCESCO. Quest'ulti
mo fu arcidiacono e vicario generale della
diocesi e morì il 12 marzo 1691. Suo fratel
lo LORENZO (sp. con Eleonora Burlamac
chi), per le gravi perdite sofferte, in con
seguenza del fallimento dei Buonvisi, si
trasferì a Castelnuovo Garfagnana, mentre
i suoi figli, esuli nel mondo, seppeto rico
struire la fortuna della famiglia. BARTOLO
MEO (1643-1719), del predetto Lorenzo,
emigrò in Polonia, e visse alla corte dei re
Giovanni Sobieski, Augusto II e Stanislao
PAGINA 135
Leszczynki, che lo ebbero carissimo, e gli
conferirono la carica di gran maestro delle
poste del regno. La regina Maria Casimira
Leszczynki conferì a lui, e a tutti i suoi
discendenti, il titolo di Conte. Consorte di
Bartolomeo, fu Eufrosina Gratta, che rico
prì a Varsavia l'ufficio di aja della princi
pessa Maria Clementina Sobieski, che andò
sposa a Giacomo III Stuart (il cavaliere di
S. Giorgio, detto il pretendente) e fu con
lui ospite ai Bagni di Lucca nel 1721. Suo
fratello CESARE (1654-1731), fondò in Am
sterdam il « Banco Sardi e Compagni »
che sotto la sua direzione, prudente e sa
gace, sali a grande prosperità. Un altro fra
tello, OTTAVIO (1647-1734), rimasto a Luc
ca, successe allo zio Francesco nella digni
tà di arcidiacono di S. Martino e nell'uffi
cio di vicario generale della diocesi. Degli
altri fratelli meritano ricordo il P. GIOVAN
DOMENICO, gesuita, segretario del cardinale
di Bouillon, e il P. GIUSEPPE, chierico re
golare della Madre di Dio, di cui con one
re fa memoria lo storico di quella Congre
gazione, il P. Sarteschi.
LORENZO ANTONIO, di Bartolomeo (1686
1776), si restituì dalla Polonia in patria,
ove d'allora in poi vissero i discendenti. I
più ragguardevoli personaggi della fami
glia furono : BARTOLOMEO (1727-1804), di
Lorenzo Antonio, che fu anziano della Re
pubblica; OTTAVIO, suo fratello (1734-1790),
banchiere in Olanda e coltivatore di coto
ne nella Guiana olandese, ove morì, e che
dell'avventurosa sua vita lasciò preziosi
ragguagli in lettere in parte edite dal conte
Giovanni Sardi, junior, che lo rivelano os
servatore acuto e uomo di vasta cultura; e
il terzo fratello FILIPPO (1736-1826), che
resse, come arcivescovo di Lucca dal 29
luglio 1789 all'8 marzo 1826, la diocesi in
tempi difficili, dando prova di grande sag
gezza, e meritando tanto l'affetto del po
polo da farlo emulo di S. Carlo Borromeo.
Fra i figli di Bartolomeo si distinsero :
GIOVANNI, seniore (1771-1856), senatore del
principato napoleonico, poi gran marescial
lo di corte del ducato borbonico; CESARE,
seniore (1777-1843), consigliere di stato e
direttore del dipartimento delle acque
strade sotto il duca Carlo Lodovico di Bor
e
bone. Il predetto Cesare aggiunse al pro
prio cognome quello Benassai, essendo sta
PAGINA 136
to per fidecommisso investito dell'eredità
di quella famiglia, allora estinta; le pie sue
sorelle, Maria Eleonora e Maria Genovef
fa, monache in S. Giustina, durante la
soppressione napoleonica, fondarono il pic
colo monastero detto della Zecca, restau
randovi la più rigida osservanza della re
gola benedettina.
RAFFAELLO (1806-1864), di Giovanni, fu
gentiluomo colto ed operoso, deputato al
l'assemblea toscana nel 1859, amico del
Capponi, del Giusti e D'Azeglio. Dal suo
matrimonio con Giovanna Giorgini nac
quero : OTTAVIO e CESARE, dai quali deri
vano i due rami oggi esistenti dei Sardi,
essendosi estinto, alla fine del secolo scor
so, con LUIGI, di Filippo, il ramo dei Sar
di Saladini, proveniente da Francesco, di
Bartolomeo.
Il conte CESARE SARDI (1853-1924), са
meriere segreto di cappa e spada di Sua
Santità, cavaliere della Corona d'Italia, vi
ce-presidente della R. Accademia lucchese,
fu cultore valentissimo degli studi storici,
specialmente della sua città, autore di nu
merose monografie a stampa, dotte ad un
tempo e piacevoli. Dette opera efficacissi
ma alla pubblica amministrazione di Luc
ca, e alle istituzioni di beneficenza, princi
palmente alla Misericordia, di cui fu bene
merito proposto, e che fece risorgere a
nuova vita. Sua figlia ADELAIDE (1879
1930), religiosa carmelitana col nome di
suor Gesualda, nel monastero di S. Ma
ria Maddalena dei Pazzi in Firenze, è oggi
nota per la santità della vita, già rilevata
nelle pregevoli opere, che scrisse anonime,
di carattere ascetico.
La Deputazione di nobiltà del ducato
lucchese, riconobbe il 2 settembre 1826 il
titolo ereditario di conte e la nobiltà eredi
taria di Lucca alla discendenza da LOREN
ZO ANTONIO (sp. Maria Guinigi) e il 4 ot
tobre 1828 riconobbe al conte GIOVANNI
Sardi il titolo di cavaliere del merito civile
di Sassonia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di Conte (m.), e Nobile di Lucca
(mf ), in persona di LUIGI di Giovanni;
CESARE di Raffaello, di Giovanni; RAF
FAELLO di Ottavio di Raffaello, ed è rap
presentata da OTTAVIO (n. 1849, † 1879),
spos. con Olimpia dei march. Fatinelli.
LETTERA S
Figlio: RAFFAELLO, podestà di Capanno
ri, cav. della Corona d'Italia (spos, con
Amelia Sacco di Genova).
Figli di Raffaello: LORENZO ANTONIO,
OTTAVIO, Emilia Olimpia (Dimora Lucca,
palazzo Fatinelli) .
CARLO, di Cesare (e della contessa Cle
mentina Martelli di Firenze), cavaliere di
onore e dev. del S. M. Ordine di Malta,
commendatore della Corona d'Italia, R.
Ispettore della emigrazione, socio corr. del
la R. Accademia dei Georgofili (spos, con
la marchesa Isabella Doria Lamba di Ge
nova) .
Figli di Carlo: Clementina e CESARE.
Fratelli: Virginia, religiosa carmelitana
col nome di suor Teresa, nel monastero di
S. Maria Maddalena dei Pazzi in Firenze
(Careggi); GIOVANNI, dottore in lettere,
cavaliere della Corona d'Italia, socio ordi
nario della R. Accademia lucchese (sp. con
la N. D. Maria Antonietta del fu Carlo
Mazzei, patrizio fiorentino).
Figlia di Giovanni: Maria Adelaide.
e. 1.
* SARDI.
ARMA: Troncato,
d'argento e d'az
zurro.
DIMORA : Sulmona,
Roma e Lucca.
Le più antiche
memorie dei Sardi,
nobili pisani , si
rannodano alle vi
cende del giudica
to di Arboréa.
Dopo che con al
terna fortuna e con l'aiuto dei genovesi, i
pisani ebbero liberata la Sardegna dai Sa
raceni (1005-1018) e dal loro feroce re, Mu
geto, molti feudi furono creati a favore dei
liberatori. Gran parte del territorio di Ca
gliari fu dato ai della Gherardesca; i geno
vesi ebbero Alghero; lo spagnuolo conte
di Muttica, ebbe la città da Sassari; i Ma
laspina della Lunigiana, la montagna. Il
resto, compresa la città di Cagliari, restò
sotto l'immediato dominio di Pisa; e tutta
l'Isola fu divisa in quattro giudicati (spe
cie di grandi prefetture) : Cagliari, Arbo
LETTERA S
rèa (Oristano), Torres (Sassari) e Gallura;
ai quali furono preposti altrettanti signori
col nome di Giudici, la cui serie è data da
gli storici sardi e dal Muratori.
Questi giudici divennero in breve altret
tanti regoli; i quali, per sottrarsi all'auto
rità papale, si misero sotto la protezione
dell'imperatore e si collegarono ai genove
si, nemici di Pisa. La storia di questi giu
dicati è ricca di vicende; e la più famosa è
certamente quella di Arboréa.
rono
E appunto in Arboréa i Sardi di Pisa,
per notizie storiche degne di fede, occupa
uffici eminenti, (ed è questa verosi
milmente l'origine del loro stesso nome).
Sembra anzi che i Sardi avessero occupato
il giudicato di Arboréa prima ancora che il
famoso Barisone de' Serra fosse incorona
to in Pavia (1164) re di Sardegna dall'im
peratore Federico I, mercè il tributo di
4000 marche d'argento prestategli dai ge
novesi; i quali poi lo imprigionarono in
Genova, perchè debitore insolvente !
Il giudicato di Arboréa restò nella di
scendenza di Barisone sino alla fine del se
colo XIV, quando cioè passò ai Doria in
conseguenza del matrimonio di Eleonora
d'Arboréa, figlia di Mariano de' Serra, con
Brancaleone (o Matteo) Doria.
Ènoto che Bonifacio VIII aveva dato la
investitura della Sardegna a Giacomo II
d'Aragona, con l'annuo tributo di
marche d'argento; e sono parimenti note le
lotte fra i re d'Aragona e i giudici di Sar
degna, specialmente con quelli di Arboréa.
2000
Alla fine del sec. XIV, re Martino debello
i giudici, imprigiond Brancaleone Doria e
riunì tutta la Sardegna alla Corona d'Ara
gona, intitolandosi re di Sardegna, marche
se di Oristano e conte di Goceano; titoli
che poi, nel secolo XVIII, furono tra le
più fulgide gemme di Casa di Savoia.
Tra Serra, Doria e Visconti di Narbona,
furono 26 i giudici di Arboréa che risie.
dettero in Jarres e poi in Oristano.
I Sardi di Pisa occuparono le primarie
cariche, dando alla Repubblica ben 30
priori. Un ramo si trasferì in Lucca ed è
tuttora fiorente, insignito del titolo di
conte.
Un altro ramo fu portato nel Regno di
Napoli, verso la prima metà del sec. XV,
dai fratelli BETTO E GERARDO Sardi, figli di
PAGINA 137
Matteo, nobile pisano. Con diploma, infat
ti, del 22 ottobre 1428, la regina Giovan
na II, nel nominare Betto presidente della
Camera della Sommaria, ricorda che suo
padre, Matteo, era stato nominato da Re
nato d'Angiò (che, come è noto, nón entrò
e
mai in possesso del Regno di Napoli), са
pitano dei feudi di Pentima, Vittorito
Santa Croce, che appartenevano alla Men
sa vescovile di Valva.
Ma la protezione di cui Giovanna II fu
larga verso i Sardi fu determinata, proba
bilmente, dalla circostanza che Covella
Sardi, figlia del detto Gerardo e moglie di
Pietro Caracciolo, era la madre del suo fa
vorito, il famoso Sergianni Caracciolo !
La famiglia Sardi ebbe l'Ordine di San
to Stefano; e CLAUDIO Sardi, nel 1601, ve
stì per giustizia l'Abito Gerosolimitano di
Malta.
Da Napoli trasmigrò a Sulmona, e ven
ne subito ascritta al ceto primario di quel
la nobiltà, anche per la circostanza che nel
1420 LOTTO Sardi, fratello del detto Mat
teo, era vescovo di quella importante dio
cesi.
Per non esorbitare dai limiti delle dis
sertazioni storico-nobiliari di questa Enci
clopedia, ci limiteremo a ricordare fra i
personaggi più illustri: FEDERICO, domeni
cano, vescovo di Santa Giusta nel 1318;
STEFANO, figlio di Ranieri, vescovo di Fon
di nel 1399; GIACINTO, vescovo d'Aquino
nel 1751, morto nell'ottobre 1785; ΑΝΤΟ
NIO, arcivescovo di Palmira (n. a Sulmona
25 ottobre 1849, † in Roma 1918); VINCEN
zo, segretario dei Brevi ai principi e poi
arcivescovo di Cesarea in Palestina e Dele
gato Apostolico a Costantinopoli (n. a Sui
mona 13 dicembre 1855, † in Roma 11 ago
sto 1920); ALESSANDRO, ufficiale della
Grande Armata di Napoleone I e che prese
parte nel 1812 alla spedizione in Russia;
GENNARO, deputato al Parlamento.
Insigni nelle lettere furono: RANIERI,
che scrisse gli annali della Repubblica Pi
sana dall'anno 1400; CAMILLO e ORAZIO,
autori di reputati libri di erudizione; AN
TONIO, che nel sec. XVII fondò in Sulmo
na un Collegio della Compagnia di Gesù;
ALESSANDRO, che fondò in Sulmona, a sue
spese, un convento di francescani.
Venendo a parlare dei Sardi nobili di
PAGINA 138
Sulmona, cominceremo col ricordare che
nel 1603 CORNELIO Sardi ottenne i feudi
nobili di Musellaro e Cantalupo, passati
per successione femminile in altre fami
glie, e quello di Torre de' Passeri, passato
ai Mazzara e decorato più tardi del titolo
di marchese.
Ininterrottamente dal 1631 sino all'abo
lizione della feudalità, hanno posseduto il
feudo nobile di Rivisondoli con piena giu
risdizione; e dal 1806 ai nostri giorni ne
hanno conservato la terra ed il predicato
feudale.
Questo feudo di Rivisondoli apparten
ne, ab antiquo, ai Cantelmo, conti e poi
duchi di Popoli. Confiscato, per fellonia, a
Giovan Paolo Cantelmo, fu dato da Fede
rico d'Aragona (28 ottobre 1493) adAstai
no Cantelmo.
Ad istanza dei creditori di Giulio Cesare
Cantelmo, duca di Popoli, fu espropriato
nel 1575 ed acquistato da Maria Buccio, la
quale lo vendette a Francesco Antonio
Marchesano, con R. Assenso del 1597. Co
stui, l'anno seguente, vendette Rivisondoli
a Pompeo Scala, dal quale passò a Dura
stante de Rosatis. Quest'ultimo, addì 26
maggio 1631, vendette il feudo con le sue
giurisdizioni, per ducati 15.000, a GIULIO
Sardi, nobile di Sulmona; la vendita fu
convalidata da R. Assenso 18 luglio 1631.
Giulio Sardi sposò Maddalena di Colle
Aldano, e nel 1647 refutò il feudo a favore
del figlio ALESSANDRO. Morì in Sulmona il
17 maggio 1650.
Il detto Alessandro nel 1646 sposò Mad
dalena Mazzara e morì in Sulmona. Gli
successe il figlio, GIULIO, il quale morì nel
1733, lasciando due figli: ALESSANDRO, che
morì senza discendenza nel 1744, e GEN
NARO, marito di Maddalena Corvi, morto
nel 1795. Figlio di Gennaro fu GIULIO, ul
timo feudatario di Rivisondoli, che sposò
la nobile Rosa Gagliardi.
Gli successe nei beni e nel predicato ex
feudale il figlio ALESSANDRO (n. in Aquila
il 14 marzo 1799, † in Sulmona il 30 luglio
1870). Ebbe costui due mogli: con la pri
ma, Adelaide di Costanzo dei duchi di Pa
ganica, procreò un solo figlio, FILIPPO; е
dalla seconda moglie, la nobile Teresa Cor
vi, ebbe GENNARO, padre dell'attuale rap
presentante della famiglia.
LETTERAS
Il detto Filippo († 25 settembre 1868)
dal suo matrimonio con la cugina Giulia
Vincenti Mareri (già Sardi) ebbe una sola
figlia, Filippa (nata postuma il 4 novem
bre 1868, morta 22 dicembre 1897), la qua
le nel 1890 sposò don Francesco Carac
ciolo dei duchi di Vietri. E poichè ella
era l'unica figlia del primogenito della fa
miglia, il predicato ex feudale di Rivison
doli, che per oltre 300 anni aveva formato
l'orgoglio dei Sardi, passò, in forza della
iniqua legge successoria nobiliare napole
tana, allora vigente, nella famiglia Carac
ciolo di Vietri.
Crediamo utile, a questo proposito, una
breve rassegna dell'attuale legislazione no
biliare, opportuna e sapiente realizzazione
del Regime Fascista.
Per quanto riguarda il nuovo statute
successorio nobiliare, ricorderemo, innan
zitutto, che nel Regno di Napoli la legge
per la quale la femmina prossimiore, an
corchè maritata e dotata, escludeva dalla
successione dei feudi, anche di quelli tito
lati, l'agnazione maschile, non è anteriore
al 1418, e fu il prodotto del più sfacciato
favoritismo.
Infatti, Sergianni Caracciolo (figlio di
Covella Sardi), Gran Siniscalco del Regno
e notissimo favorito della regina Giovan
na II, aveva in moglie Caterina Filangieri,
figlia di Giacomo Nicola, conte di Avelli
no e signore di moltissimi castelli, e sorella
di Gorello, Aldovino, Giovannazzo e Ur
bano Filangieri. A Giacomo Nicola Filan
gieri successe il figlio primogenito, Gorel
lo, il quale morì senza discendenza; e, a
otto giorni di distanza, fu seguito nel se
polcro (si disse in modo poco naturale) dai
fratelli Aldovino, Giovannazzo e Urbano !
Per la Costituzione fridericiana «Ut de
successionibus » , regolatrice della trasmis
sione feudale in Napoli e Sicilia, l'eredità
sarebbe spettata all'agnazione maschile Fi
langieri, rappresentata dallo zio, Filippo,
e sussidiariamente dal cugino, Riccardo.
Caterina Caracciolo restava esclusa, perchè
già sposata e convenientemente dotata.
Giovanna II pensò che fosse quello il
momento di giovare al suo favorito; e sul
parere di una compiacente commissione,
formata da Marino Boffa, Giovanni di
Monte Magno, Biagio Listo, Carlo di Gae
LETTERA S
ta, Gorello Caracciolo, Gioco de' Griffi e
Rinaldo Vassallo, modificò radicalmente
lo statuto successorio del Regno, stabilen
do che la femmina, ancorchè maritata e
dotata, non potesse essere esclusa dai ma
schi dell'agnazione, se non a parità di li
nea e di grado.
È questa la genesi della famosa Pram
matica I de feudis, dell'11 gennaio 1418,
detta appunto perciò « Filangeria », che
tanto danno doveva arrecare al baronaggio
meridionale e al lustro delle più cospicue
casate, e che costituì un'eccezione alle leg
gi di trasmissione feudale del resto d'Italia
e una grave violazione delle Costituzioni
del Regno.
I feudatari cercarono di mitigare gli ef
fetti della legge iniqua; e, « preoccupati
«dal fatto che i feudi titolati e non titola
« ti, che in molto tempo e con tante fati
(che si erano acquistati, in un punto solo
«si perdessero, pel fatto che succedevano
« in essi le femmine, le quali si casavano
« in famiglie aliene », chiesero ed ottenne
ro da Filippo II (Prammatica XXXIII del
1595) di potere, con atto tra vivi o per te
stamento, escludere dalla successione feu
dale la femmina prossimiore e chiamarvi
quel maschio dell'agnazione che sarebbe
stato successibile se non vi fosse stata det
ta femmina; purchè questa fosse conve
nientemente dotata (de paragio).
Fu questo certamente un primo ed effi
cace correttivo alla legge di Giovanna II.
Altro rimedio fu quello della Prammatica
XXXIV del 23 luglio 1655, che permise
di istituire fidecommissi sui feudi; perchè
si poteva in tal modo stabilire la preferen
za della agnazione maschile.
È noto inoltre che in regime feudale i
feudatari d'ambo i sessi non potevano spo
sarsi senza il permesso del re; sicchè,
quando i feudi si trasmettevano per via
femminile, il passaggio avveniva sempre
fra pari.
Ma questi correttivi e queste garanzie
furono travolte dalla legge del 1806 che,
abolendo la feudalità nel Regno di Napoli,
abrogò automaticamente tutte le antiche
leggi e consuetudini.
E poichè quella legge regolò soltanto
schematicamente la trasmissione dei titoli,
senza risolvere nessuna delle annose que
PAGINA 139.
stioni relative alla prerogativa della linea,
del grado e del sesso, si ritornò automati
camente alla applicazione integrale della
Filangeria.
Ora, se questa legge fu iniqua nel 1418,
addirittura assurda e anacronistica era di
venuta nel secolo XIX, e dopo l'abolizione
della feudalità.
Sciolta infatti ogni interdipendenza fra
titolo e terra che ne costituiva 11 predica
to, era venuta a mancare sinanche la ra
gione patrimoniale che, soltanto e sino a
un certo punto, poteva giustificare, in re
gime feudale, la preferenza successoria del
parente prossimiore, senza riguardo al ses
so dell'erede. Giacchè è evidente che il ti
tolo nobiliare, disgiunto oramai dal pos
sesso della terra e avulso dal cognome del
quale per secoli era stato lustro e decoro,
mancava di qualsiasi contenuto storico-giu
ridico; e, attribuito a nome estraneo, spes
so nemmeno nobile, costituiva molte vol
te un'appendice quasi grottesca.
Si aggiunga che, al tempo dell'abolizio
ne della feudalità, nel Regno delle due Si
cilie era stata ripristinata la legge Salica;
e sarebbe stato logico e giusto che la suc
cessione ai titoli fosse oramai modellata su
quella del Trono, perchè il Re è la fons
honorum.
I sovrani del Reame, preoccupati dalle
lacune e dalle deficienze dell'accennata leg
e
ge del 1806 e di quella del 1812 aboli
tiva della feudalità in Sicilia, e delle con
seguenze disastrose per la storica nobiltà
del Regno, col decreto del 23 marzo 1833
promisero « un'apposita legge sulla nobil
tà e sue attribuzioni »; e la promessa fu ri
petuta, quasi stereotipata, nei decreti
rescritti : 11 aprile 1835, 22 ottobre 1836,
7 settembre 1839 e 7 ottobre 1840.
Evidentemente, se questa legge fosse
stata promulgata, avrebbe regolato in mo
do consono ai nuovi tempi la materia no
biliare ed avrebbe certamente ristabilita la
preferenza dell'agnazione maschile.
Dopo il 1860, i governi liberali si dimo
strarono quasi sempre agnostici in tutto
ciò che avesse relazione con la nobiltà,
probabilmente per sfuggire alle logoma
chie parlamentari su questioni così poco
protette dagli « immortali principî ». Sic
chè, mentre veniva unificandosi la legi
PAGINA 140
slazione sulle più disparate materie, con
tinuava a costituire uno stridente ana
cronismo quella farraggine di leggi e con
suetudini che, con norme diverse nei di
versi Stati italiani, prima dell'unificazione
politica, regolavano la concessione, il rico
noscimento, la successione, l'uso e la per
dita dei titoli e delle distinzioni nobiliari.
Con l'aggravante che quelle stesse leggi
e consuetudini feudali, per le quali il Sa
cro Regio Consiglio, con tutta la sua enor
ine autorità e dottrina che atterrivano
Cujaccio, non era riuscito a formare una
giurisprudenza costante, davano luogo, ai
nostri giorni, a fluttuazioni ed incertezze
così nell'applicazione fattane ai singoli
casi dalla Consulta Araldica come nelle
stesse decisioni delle Autorità giudiziarie.
E ciò perchè quelle leggi e consuetudini,
con l'andare degli anni, erano diventate
sempre più lontane dalla nostra mentalità,
se non proprio dai nostri studi.
E frattanto, in poco più di un secolo,
più del 55 % dei titoli nobiliari meridio
nali era passato in famiglie estranee, e
probabilmente, fra
e
spesso non nobili;
meno di 50 anni, quasi nessuna delle anti
che e storiche casate di Napoli e di Sici
lia avrebbe avuto più un titolo!
È stata dunque, come dicevamo, una
grande e opportunissima realizzazione del
Regime Fascista quella di aver abolita (16
agosto 1926) l'assurda e anacronistica tra
smissione per via femminile e di avere uni
ficato in Italia lo statuto successorio nobi
liare.
E così, il Duce, geniale potenziatore dei
valori storici e spirituali della nostra raz
za, ha realizzato in pochi mesi quello l'a
ristocrazia italiana attendeva da 132 anni!
Infatti, mentre la legge del 20 marzo
1924 sull'abuso dei titoli ha un evidente
scopo moralizzatore, l'Ordinamento dello
Stato Nobiliare (21 gennaio 1929) costitui
sce un efficace strumento di valorizzazione
e di elevazione, ed è altresì premessa di
ulteriori sviluppi.
Questo Corpus Juris, del quale non è
stata ancora valutata tutta la importan
za, è stato unanimemente definito dai
competenti disinteressati e di buona fede
(e la Deputazione della Grandezza di Spa
gna e il re don Alfonso XIII sono certa
LETTERA S
mente fra i più competenti) « ciò che di
meglio, di più opportuno e completo si sia
fatto sinora in questa materia ».
È vero che verso la fine del 1928 fu ten
tato un attacco in grande stile per ottenere
l'abrogazione dello statuto successorio del
1926 e il ritorno alla trasmissiione per via
femminile; ma la ferma volontà del Duce
frustrò definitivamente il conato insano.
Purtroppo però è doloroso dover consta
tatare come l'abuso dei titoli costituisca
tuttora una malattia endemica.
La legge del 1924 non è stata ancora ap
plicata ( !) , perchè.... il nuovo Elenco No
biliare, che ne dovrà costituire il docu
mento ufficiale di riferimento, è pronto in
bozze sin dal 1927, ma, col pretesto di in
terminabili correzioni e di aggiornamenti
irraggiungibili, non è stato pubblicato e...
probabilmente non lo sarà mai !
E così, non ostante la legge moralizza
trice e le numerose e giuste rimostranze
della Consulta Araldica, l'abuso dilaga in
proporzioni grottesche.
E vano è risultato sinora l'apostolato di
coloro che hanno levata la voce contro lo
sconcio vezzo, fra i quali vogliamo citare,
a titolo d'onore, il Marchese Spreti, Diret
tore di questa Enciclopedia.
Ecosì ancora, pel cattivo o lento funzio
namento degli uffici competenti, si è ali
mentata sinora l'illusione che in Regime
Fascista si possa a lungo e impunemente
violare la legge! Durerà ancora a lungo la
illusione?
E come se ciò non bastasse, proprio que
sti pseudo-titolati, i delusi per aspettative
più o meno infondate, alcuni signori roma
ni, che pretendevano assurde preminenze
su tutta l'aristocrazia italiana e poche don
ne titolate (che sono sempre le più tenaci
nelle loro passioni) hanno sferrato un'o
diosa offensiva, a base di ridicoli boicot
taggi e sinanche con calunnie anonime,
contro quei pochissimi volenterosi che più
direttamente hanno collaborato a tradurre
in atto le direttive e la volontà del Duce !
Reazione povera e imbelle, perchè gli
uomini passano e le opere restano !
Riteniamo fermamente che questa ari
stocrazia italiana che, attraverso una glo
riosa storia millenaria, conserva pur sem
pre le più elette virtù della razza, troverà
LETTERA S
nella odierna legislazione nobiliare, che la
genialità lungimirante di Benito Mussolini
ha attuata e difesa, il più solido baluardo
dei suoi diritti e una leva potente per mar
ciare, sempre in prima linea, sul cammino
ascensionale della Patria.
Ripigliando il filo genealogico dei Sardi,
diremo che il predicato feudale di Rivison
doli ha potuto ritornare alla famiglia, sol
tanto per la illuminata generosità dei si
gnori DOMENICO, ENRICO e GIOVANNI Ca
racciolo dei duchi di Vietri, figli di Filip
pa Sardi, la quale per le leggi del tempo
era l'unica erede del predicato medesimo. SARDI.
Il Re, accogliendo la refuta che i signori
Caracciolo avevano fatto del predicato me
desimo a favore dell'on. Alessandro Sardi,
si è compiaciuto, con decreto di motu pro
prio del 9 marzo 1924, rinnovarlo, elevan
dolo a baronia.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.) e di barone
di Rivisondoli (mpr.), in persona di ALES
SANDRO, di Gennaro, di Bernardino, depu
tato al Parlamento nazionale, ex-Sottose
gretario di Stato ai Lavori Pubblici, Con
sole Generale della M. V. S. N., Maggiore
nel Corpo Aeronautico, decorato con me
daglia d'argento e medaglia di bronzo al
valore militare; Cav. di gran croce dell'Or
dine della Corona d'Italia, Gr. uff. del
l'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, есс.;
n. in Sulmona il 25 gennaio 1889, figlio
del fu Gennaro, nobile di Sulmona e de
putato al Parlamento (n. 31 dicembre SARDI.
1853, † dicembre 1924; spos. il 14 febbraio
1879 con la nobile Maria Concetta Padua
no Colajanni) .
Fratelli (iscritti nel Libro d'Oro della
Nob. Ital. col titolo di nobile, predicato di
Rivisondoli) : ERCOLE e Alessandrina, sp.
1906 con Felice Robert.
Cugina (figlia di Filippo, di Bernardino):
Filippa.
Ramo ultrogenito rappresentato da GIU
SEPPE, di Nicola, di Domenico; spos, con
Elisa Natalucci.
Fratelli: Michelina in Vincenzo Mazza
ra, marchese di Torre de' Passeri; Maria
in nobile Giovanni Mazzara; FILIPPO,
FRANCESCO; LELIO; ANTONIO.
PAGINA 141
leandri Ciuffelli; Angiolina ved. di Gentile
Mazzara, barone di Schinaforte.
Altro ramo rappresentato da FRANCESCO
SAVERIO, di Giuseppe e di Teresa Pacifici;
Cameriere Segreto di spada e cappa di
Sua Santità, spos. con Elvira Belelli.
Fratelli: GIOVANNI, sacerdote nella Com
pagnia di Gesù; Marianna; VINCENZO, ar
civescovo di Cesarea in Palestina (†); Rita
Immacolata ved. di Carlo Ginaldi; Luisa;
Paolina.
a. de v. m.
ARMA: Troncato
d'argento e d'az
zurro.
MOTTO: Deus et
ego.
DIMORA : Rieti.
Famiglia di Rie
ti. Alessandro Vin
centi Mareri, fra
tello del cardinale
Ippolito, e marito
di Anna Bentivo
glio, essendo senza prole, chiamò a succe
dergli don GIACINTO Sardi, dei baroni di
Rivisondoli (n. 1793, † 1873), figlio di
Giulio, e che, per effetto di tale successio
ne assunse il cognome Vincenti Mareri.
(Vedi : l'incenti Mareri) .
ARMA: Troncato :
nel 1° d'argento,
all' aquila spie
gata coronata, di
nero, afferrante
due rami di co
rallo rosso de
cussati ; nel 2º
fasciato di rosso
e d'argento.
CIMIERO : Un gatto
che divora
un
topo.
MOTTO : Utitor Jure Suno.
V. S.
Da tempi remoti risiedeva in Alessandria
Zii: CONCEZIO, spos. con Concetta Al- la famiglia Sardo o Sardi. Infatti dal « Li
PAGINA 142
ber Crucis » (edito da Francesco Gaspa
rotto) risulta che un certo RUFINO Sardo,
con altre famiglie, si trasferirono in quella
città nel 1218 e dal (« Cartario Alessandri
по » del XIII secolo figura un SARDUS
HENRICUS, cittadino alessandrino.
Sorte le varie lotte intestine fra i Comu
ni italiani, pure Alessandria si divise nei
due partiti guelfo e ghibellino e fra i cit
tadini che vi presero parte e si schierarono
per il partito guelfo, figura la famiglia
Sardi del Quartiere Borgoglio.
Nel 1562 un CARLO Sardi si distinse al
l'assedio di Torino; formatesi tre compa
gne di fanti italiani nel 1597 in Alessan
dria, di una di queste ne assunse il со
mando BARTOLOMEO Sardi, che recatosi con
essa in Savoia a combattervi i ribelli di
quel Duca, acquistò fama di valoroso e
buon condottiero.
Un GIUSEPPE Sardi nel 1692 fu profes
sore di diritto civile all'Università di Pavia
e diversi membri di essa coprirono alte
cariche nella magistratura comunale e da
tempi remoti figurano iscritti nel Libro dei
Nobili alessandrini.
Nel secolo XVIII la famiglia Sardi tra
smigrò a Napoli ed il nobile GIOVANNI Sar
di, discendente e ultimo superstite di que
sta famiglia, donò diverse carte importan
ti del suo archivio al Municipio di Ales
sandria.
La famiglia Sardi risulta iscritta generi
camente nell'Elenco Uff. Nob. Ital. del
1922 col titolo di nobile di Alessandria
(mf).
SARDO.
1. r. m.
ARMA:
D'azzurro
a quattro pali
d'oro con tre gi
gli 2 e 1 dello
stesso caricanti
il tutto.
DIMORA: Trapani,
Monte S. Giu
liano e Firenze.
Famiglia sicilia
na e propriamente
di Lentini e già
esistente al tempo dei Martini e diramata
LETTERA S
in diverse città della Sicilia e che ha per
capostipite ANTONIO Sardo, barone di Mot
ta Camastra, e dal quale discende NARCI
so, cavaliere gerosolimitano. Da questa fa
miglia proviene il ramo che fiorisce a Tra
pani col titolo di barone di Fontana Co
perta e del quale fu investito GIUSEPPE
nel 1720 e da riconoscersi nei discendenti
da altro GIUSEPPE (1771).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Fontana Co
perta (mpr ), in persona di PIETRO, di Giu
seppe, di Pietro.
Fratelli: VINCENZO, FRANCESCO DI PAO
LA E LUIGI.
Figlio di Luigi: GIUSEPPE AMEDEO.
2. S.
* SARDO.
ARMA: D'azzurro
a quattro pali di
rosso; col capo
del primo cari
co di tre gigli
d'oro, 2-1.
DIMORA : Messina.
Famiglia sicilia
na che trae origi
ne da un GILOTTA
O GIULIO, cittadi
no nobile di Mes
sina e figlio di Giovanni Gilberto che pare
si trasferisse in Castiglione di Sicilia ver
so il 1523. Sposò in Randazzo, nel 1531,
Marianna Varisano e Lanza e nel 1540 fu
governatore di Castiglione e di Aidone
con tutte le podestà civili e criminali.
Fu aggregato alla nobiltà messinese ed
a quella Senatoria Mastra Nobile. Furono
insigniti, con privilegio del 18 febbraio
1618 di Filippo III, del titolo di don in
persona di Caterina, ved. di GIOVANNI AN
TONIO, secondogenito di Giulio, e di tutti
i discendenti maschi e femmine in perpe
tuo del predetto suo marito. Questa fami
glia ebbe dottori in ambo le leggi, giudici,
consultori, arcipreti,
abati, protonotari
apostolici, camerieri di onore dei pontefici,
cavalieri di Malta, cavalieri del S. Sepolcro
e della Corona, sindaci e giurati. Con D.
M. 23 luglio 1926, completato dietro rego
lare reclamo 16 novembre 1927, con nuo
LETTERA S
vo D. M. 6 settembre 1928, fu riconosciuto
a VINCENZO MARIA, di Giuseppe, discen
dente legittimo e naturale del ricordato
Giovanni Antonio, il titolo di nobile di
Messina ed il trattamento di don e donna,
per sè e discendenti.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital.
e
nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile di Messina (mf.),
trattamento di don e donna, in persona di
VINCENZO, di Giuseppe, di Vincenzo, n. a
Castiglione di Sicilia 20 ottobre 1871,
spos. 18 aprile 1898 con Maria Silvia Tuc
cari Sardo. (Ricon. DD. MM. 23 luglio
1926 e 6 ottobre 1928).
Figli: Assunta, n. ivi 2 agosto 1899,
spos. 21 novembre 1925 con Luigi Lucche
si; GIUSEPPE MARIA, n. ivi 11 agosto 1900,
spos. a Valenza 23 agosto 1924 con Eva
Barberis; STANISLAO MARIA, n. a Castiglio
ne di Sicilia 12 gennaio 1903; Clotilde, n.
ivi 24 gennaio 1907; Lucia, n. ivi 26 set
tembre 1911.
Figlio di Giuseppe Maria: MARIO LUI
GI, n. ivi 21 giugno 1925.
Altro ramo
VITO, di Giuseppe, di Vito. (Ric. D. М.
22 ottobre 1927).
Figli: Antonina, GIUSEPPE, RUGGERO,
LUIGI, NICOLA, Angela, GERARDO, Anna
Maria.
SARDO.
DIMORA: Cagliari.
V. S.
ARMA : D'azzurro
alla torre merla
ta sinistrata da
un guerriero a
cavallo armato di
tutto punto con
lancia, cammi
nante verso la
torre,
il
tutto
fondato sulla
pianura erbosa
al naturale.
A GIOVANNI BATTISTA Sardo-Pes, discen- SARGENT (DE).
dente da antica ed illustre famiglia della
Gallura, in considerazione dei servizi pre
stati dai suoi benemeriti antenati e da lui,
il re Carlo II di Spagna concesse, coi di
PAGINA 143
plomi in data 26 e 27 novembre 1693, i
titoli di cavalierato e di nobiltà e l'uso del
le armi gentilizie, trasmissibili ai figli ed
ai discendenti per linea maschile.
Nelle Corti, celebrate a Cagliari nel
1698, sotto la presidenza del vicerè conte
di Montellano, furono abilitati ANΤΟΝΙΟ,
DIEGO e FRANCESCO ANGELO Sardo nella
qualità di cavalieri; e don GAVINO, il pre
detto don Giovanni Battista, don SALVA
TORE e don STEFANO Sardo, nella qualità di
nobili:
Nell'elenco dei feudatari, nobili e cava
lieri della provincia di Gallura, compilato
nel 1822 dal R. Prefetto e trasmesso alla
R. Segreteria di Stato e di Guerra presso
il vicerè di Sardegna, sono compresi i no
mi di don ENRICO, don MICHELE, don
BATTISTA, don SALVATORE e don GIUSEPPE
Sardo.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile
(mf.) e don (mf.), ai discendenti maschi e
coi titoli personali di nobile e donna alle
femmine.
SARDOLI.
ARMA : Di rosso al
la fascia a spina
di pesce, accom
pagnata da sei
gigli, tre per par
te e ordinati in
fascia, il tutto
d'argento.
DIMORA : Todi.
Famiglia di To
di, ascritta a quel
patriziato in perso
s. 1.
na di PAOLO nel 1828.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo
di patrizio di Todi (mf.), per i discendenti
dal predetto Paolo.
V. S.
ARMA: ?
A seguito d'analoga proposta del Magi
strato Civico Cortonese, un Rescritto Gran
PAGINA 144
ARMA
?
lano di S. A. R. l'Infante Carlo Ludo
vico di Borbone, duca di Lucca, meri
tando la più alta stima e considerazione
per la sua condotta politica morale e civile,
come avevano concordemente attestato
l'arcivescovo e il direttor generale di poli
zia di Lucca opportunamente interpellati
dal governo toscano.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Cortona (mf.), SARRIANO.
in persona dei disc. da FRANCESCO Tом
MASO.
SARNO PRIGNANO.
g. d. a. v.
ARMA:
Partito :
nel 1º d'azzurro
all'albero di pal
ma di verde sra
dicato di rosso,
sostenuto da due
leoni coronati di
oro affrontati
controrampanti
al fusto (Sarno);
nel 2º d'oro al
l'aquila spiegata
di azzurro, armata ed imbeccata di rosso
(Prignano) .
DIMORA : Portici (Napoli).
Originaria della città di Sarno, dalla
quale trasse il nome, si ha notizia di questa
famiglia fin dall'epoca Sveva.
Ebbe nobiltà in Napoli, al Seggio di
Montagna (Pappansogna : Cronaca Ms. de!
Seggio di Montagna) e in Benevento. Un
ramo della famiglia Prignano si estinse
nella Sarno, che ne aggiunse il nome e
l'arma.
LUDOVICO, governatore in Sarno per il re
LETTERA
ducale del 24 no
vembre 1842 con
feriva la nobiltà di
Cortona al nobile
irlandese,
cattoli
co, cavalier barone
TOMMASO FRANCE
SCO De Sargent,
che dal 1829 al
1842 aveva dimo
rato a Lucca in
qualità di ciambel
e
Ladislao, portò in Napoli la sua famiglia.
Feudataria di S. Giorgio, in Principato
Citra, dall'anno 1641, ne ebbe l'ultima in
testazione il 9 settembre 1771 in persona di
ANTONIO de Sarno per successione di Giro
lamo, suo padre († 16 aprile 1770), al qua
le detta terra era pervenuta per refuta del
suo genitore Andrea. Di detto Antonio fu
figliuolo Luigi, padre di ANTONIO juniore,
n. nel 1822, che provò la nobiltà generosa
di sua famiglia in occasione della sua am
missione nelle Reali Guardie del Corpo nel
1841. (V. verbali della R. Commissione dei
titoli, vol. II, pag. 120).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), pre
dicato di S. Giorgio (mf ), pei discendenti
da Antonio, aspirante a R. Guardia del
Corpo nel 1841.
f. f. p. di s.
ARMA: D'azzurro
alla fascia soste
nente un leone
coronato, na
scente e accom
pagnata nella
punta da tre stel
le di sei raggi,
poste in fascia,
il tutto d'oro.
DIMORA: Napoli.
Antica famiglia
feudataria, decorata del titolo di conte di
Casaldumi, concesso il 3 aprile 1602 a FA
BRIZIO Sarriano, e duca di Ponte concesso
a DOMENICO Sarriano il 31 ottobre 1722,
feudi in Principato Ultra, dei quali ebbe la
ultima intestazione, con Aspro e Pantano
il 22 settembre 1767, CARLO Sarriano, di
Gaetano, per provata fatuità del fratello
primogenito DOMENICO e per refuta della
comune genitrice Vittoria Lanfreschi. Lo
stesso Carlo ebbe il 22 settembre 1767 l'in
testazione del feudo Ferrari in Terra di La
voro, per la stessa ragione di cui sopra e
successione del fratello Domenico. Ricevu
ta per giustizia nel S. M. O. di Malta, pas
sò in Priorato nel 1751, in persona del com
mendatore PASQUALE, e nel 1762 del com
mendatore GIOVANNI, per prova di consan
LETTERA S
guineità con l'anzidetto comm. Pasquale,
suo zio.
Ammessa nelle Regie Guardie del Cor
po nel 1855 (v. Verbali R. Comm. dei
Titoli, vol. IX, pag. 240), trovasi ascritta
al Registro dei Feudatari da oltre 200 anni.
Questa famiglia per successione Caracciolo,
Capece e Marchese non ancora riconosciu
ta, potrebbe aver pretensioni ai titoli di
duca di Rodi, duca e predicato di Sirigna
no (Nola) e conte di Nola, per successione
Vaaz pel matrimonio (27 settembre 1818)
di Maria Raffaella (di Francesco Paolo,
quarto duca di Rodi, barone di Sirignano
(Nola) e Maria Francesca di Alfonso de
Liguori e Raffaela Vaaz contessa di Nola)
con Salvatore Sarriano, duca di Ponte
conte di Casalduni essendosi estinta la di
scendenza maschile dei Caracciolo di Gioio
sa, duchi di Rodi, in Francesco Paolo an
e
zidetto.
A CARLO, duca di Ponte
conte di
e
Casalduni, ultimo intestatario dei feudi nel
1767, successe il figlio GAETANO, padre
di SALVATORE, alla cui morte, avvenuta il
20 dicembre 1857, succedette il figlio CAR
LO (n. 15 marzo 1829).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 coi titoli di duca di Ponte
(mpr), conte di Casalduni (mpr.), pei di
scendenti da Gaetano, Luigi Maria e Nico
la, di Carlo, ascritti al Registro dei Feuda
tari, in persona di CARLO, n. 15 marzo
1829, di Salvatore, duca di Ponte, † 1857,
e di Maria Raffaela Caracciolo, duchessa
di Rodi, † 25 luglio 1837.
SARRIOD.
f. f. p. di s.
ARMA: D'argento,
alla banda d'az
zurro, carica di
tre leoncini d'o
ro, linguati di
rosso,
illeopar
diti.
Alias: D'argento,
alla banda d'az
zurro, carica di
tre leoncini d'o
ro, linguati di
rosso, illeoparditi, accompagnata in capo
PAGINA 145
dauna torre di
rosso. (Arma
propria del ramo
dei Sarriod di La
Tour) .
DIMORA : Aosta.
È questa una
delle più illustri
famiglie della valle
d'Aosta e derivata
dai signori di Bard.
Si suddivise nelle
due linee dei signori di Introd e dei conti
di La Tour di Saint Pierre. Stipite comune
è LUIGI (inv. 11 luglio 1383), il quale dalle
sue nozze con Antonietta di Ibleto di
Challant ebbe per figlio IBLETO, da cui i
signori di Introd ora estinti, e GIOVANNI,
stipite dei conti di La Tour, feudo di cui
fu creato conte il 4 giugno 1790 LUIGI
FRANCESCO (n. 21 gennaio 1731), di Gio
vanni Gaspare. Sposò (1760) costui Maria
Francesca Bioley e fu suo figlio PIETRO
LUIGI (n. 26 aprile 1762; † 1821), che fu
tenente colonnello nel reggimento Alessan
dria. Dalle sue nozze (1797) con Emilia di
Saluzzo ebbe ANTONIO LUIGI, da cui nac
quero : Maria Delfina (morta in Aosta il 6
ottobre 1895), Cristina Elisa e Cesarina
Clotilde.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile dei conti di La
Tour (pers.), in persona di Maria Delfina,
di Antonio Luigi, di Pietro Luigi, di Lui
gi Francesco.
Sorelle: Cristina Elisa, Cesarina Clo
tilde.
SARSINA (MENSA VESCOVILE DI).
ARMA: (Del tito
lare pro tempo
re).
Numerosi anti
chi privilegi furo
no accordati con
diplomi imperiali,
bolle pontificie, de
ARMA
DEL
1. b.
TITOLARE
"PRO TEMPORE"
creti e sentenze ai
vescovi di Sarsina.
Il 28 maggio del
1201, l'imperatore
Araldica
10
PAGINA 146
Corrado il Salico, prendeva sotto la sua
protezione i beni ecclesiastici di Sarsina
dal vescovo Uberto; nel 1220, Federi
co II, con diploma del mese di ottobre,
datato presso Faenza, riceveva in prote
zione il vescovo di Sarsina Alberico e le
terre di sua proprietà indicate nominativa
mente; nel 1233, papa Gregorio IX, con
Bolla del 13 gennaio, datata da Rieti, e
nel 1235, con altra Bolla del 19 novembre,
datata da Perugia, ordina a tutti i nobili,
militi e al popolo della città e diocesi di
Sarsina, di attenersi pienamente alla giu
risdizone temporale del vescovo sarsinate,
concessa dalla Chiesa e dagli Imperatori.
Era questa una conferma dell'investitura
data ai vescovi di Sarsina.
Più tardi, e precisamente nel 1476, in un
decreto del 14 settembre, di Antonio Mo
naldi, vescovo di Sarsina, egli si dichiara
conte di Bobbio e signore di Castello di SARTIRANA.
Ciola, Musella, Cerfolio, Fenocchio, Castel
d'Appozzo, Fossa Canna ed altri luoghi;
poi in una sentenza di Paolo Ranuzzi, vice
legato di Romagna, in data del 14 gennaio
1561 si dichiara esente da qualunque one
re verso la Camera Apostolica il vescovado
di Sarsina pei luoghi e uomini nominati
negli esibiti privilegi degli imperatori Cor
rado, Federico II e papa Gregorio IX, non
chè in altri decreti e sentenze. In quella
del card. Ranuzzi è inserita una lettera del
cardinal Borromeo (9 novembre 1560), in
cui è detto che il vescovo di Sarsina pre
tende essere esente per essere, come dice,
feudo imperiale.
E così via via, i vescovi 'di Sarsina nei
bandi, nei decreti e sentenze usan sempre
il titolo di conti di Bobbio, e di signori di
Castello di Ciola e di altri luoghi indicati
nei predetti diplomi imperiali e bolla pa
pale.
Si hanno poi numerosi esempi in cui i
vescovi di Sarsina conferivano l'investitu
ra di porzione della contea di quei paesi o
castelli soggetti al loro dominio ed in spe
cial modo del feudo di Castelfalcino; e qua
lora l'investito fosse decaduto per manca
to pagamento del dovuto canone, il vesco
vo aveva facoltà di conferire ad altra per
sona lo stesso titolo.
Nell'archivio vescovile di Sarsina tro
vansi tutti i diplomi e documenti soprac
LETTERAS
cennati, e non mancano gli esempi in cui
una porzione di feudo o di titolo di diretto
dominio della mensa di Sarsina erano con
feriti da quei vescovi a persone anche in
tempi quasi recenti; titoli poi riconosciuti
dalle competenti autorità.
Nell'El. Uff. Nob. Ital. la Mensa Ve
scovile di Sarsina è oggi iscritta con i se
guenti titoli : conte di Bobbio, con Ciola,
Musella, Cerfoglio, Fenocchio, Fossacan
na, Piandogna o Quarto, Seguno, Cigno,
Pozzolo, Bucchio, Appozzo, Petrella del
l'Abate, Fontanafredda, Bovischio, Pe
trella Ubertini, Selva Piavola e Castelfal
cino in persona del vescovo pro tempore.
f. g.
SARTESCHI vedi VII volume d'Appen
dice.
ARMA: Di rosso al
leone d'oro coro
nato dello stesso.
CIMIERO : Un an
giolo di carna
gione, nascente,
posto di fronte,
con le ali aperte,
vestito d'azzur
ro, con la stola
di rosso, incro
ciata sul petto e
svolazzante ai lati. (Codice Araldico,
pag. 192; Decr. 18 gennaio 1771 e 16
luglio 1787).
DIMORA : Pavia e Milano.
Famiglia originaria da Pavia, nota fin
dal secolo XII, infeudata nel 1411 di Val
lelonga con Cassine de' Calderari; compre
sa nella Costituzione Patrizia emanata dal
Senato Milanese in nome dell'imperatore
Carlo V 1'11 maggio 1549; ammessa anche
al Nobile Collegio dei giuresperiti, conti e
cavalieri di quella città. Fu riconosciuta
nobile con Sovrana Risoluzione del 20 gen
naio 1817 in persona dei fratelli GIUSEPPE
e CARLO.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Pavia (m.) e
col trattamento di don e donna, in perso
na di GALEAZZO, n. Pavia 28 giugno 1848,
LETTERAS
tenente gen. del R. Esercito, commenda
tore mauriziano e della Corona d'Italia, fi
glio del maggior generale Francesco (n.
Pavia 3 aprile 1824, † ivi il 9 gennaio
1892) e della baronessa Federica Heber
manndi Habersfeld (n. 1826, † 1887); spo
sato 21 aprile 1881 con Marina Galateri dei
conti di Genola Marina.
Figli: Adele, n. Milano II novembre
1883; EDMONDO, n. Bologna, 17 ag. 1886.
c. m.
SARTO.
ARMA: D'azzurro
all'ancora d'ar
gento, uscente
in palo dal mare
dello stesso, flut
tuoso del campo,
e sormontata da
una stella di sei
raggi d'oro; col
capo d'argento
carico del leone
di S. Marco d'o
ro con la branca destra appoggiata sopra
il libro del Vangelo, aperto al naturale,
su cui si legge il motto: Pax tibi Marce,
Evangelista meus.
ORNAMENTI : La Basilica papale.
DIMORA: Riese.
Famiglia di Riese in provincia di Trevi
so. Essa ben a ragione costituisce la mag
gior gloria di questo ridente paesello vene
to in quanto ha avuto la ventura di dare il
2 giugno 1835 i natali a quel GIUSEPPE
Sartodi s. m., che dopo essere stato Vesco
vo di Mantova e Cardinale Patriarca di
Venezia, ascese al Sommo Soglio di San
Pietro nel Conclave apertosi dopo la morte
del grande Leone XIII. Eletto Papa col
nome di Pio X il 4 agosto 1903 ed incoro
nato nella Basilica di S. Pietro il 9 agosto,
dopo un glorioso pontificato di anni I
giorni 16, moriva il 1914 in odore di santi
e
tà. La causa di beatificazione è stata già
introdotta presso la Sacra Congregazione
dei Riti.
La famiglia, in virtù della Bolla Bene
dettina Urbem Romam del 1746, è stata
aggregata alla nobiltà romana, ed in conse
guenza è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital.
PAGINA 147
col titolo di nobile romano (mf.), in per
sona dei discendenti dai fratelli di Pio X.
e. p. u.
SARTORI.
ARMA: D'oro al
leone di rosso,
rivolto, tenente
una forbice di
nero, e movente
dalla campagna
d'azzurro carica
di una banda
d'oro.
DIMORA : Bassano.
Antica famiglia,
originaria dai Sette
Comuni e precisamente da Asiago. Nel
1440 si trova un PIETRO Sartori, che sem
bra fosse preposto al paese di Valstagna in
Val di Brenta nel territorio di Bassano. Il
2 gennaio 1582 NICOLÒ Sartori di Valsta
gna, ottenne la cittadinanza vicentina me
diante lo sborso di 150 ducati all'Accade
mia Olimpica. Questo Nicolò passò ad abi
tare in Bassano, ove comperò beni secondo
le prescrizioni statutarie e il 15 marzo del
1593 ebbe la cittadinanza bassanese e nel
1598 fu aggregato a quel Consiglio, al qua
le la famiglia sempre appartenne ricopren
done le cariche principali. La nobiltà fu
approvata dal Senato Veneto nel 1726 е
confermata con S. R. 21 settembre 1821.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Bassano) (mf.),
in persona di GIULIO, di Giacomo, di Giu
lio, di Giacomo Sartorio, di Girolamo.
* SARTORIO.
ARMA: Partito :
nel 1º di verde
alla torre d'ar
gento; nel 2º di
rosso a due ban
de d'argento.
Мотто : Con i de
boli.
DIMORA : Trieste e
Torino.
Famiglia triesti
na. Con D. R. 10
b. c.
PAGINA 148
dicembre 1922 e RR. LL. PP. 25 gennaio
1923 fu rinnovato a STEFANO Sartorio il ti
tolo di barone per maschi primogeniti.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (mpr ), in persona
di STEFANO, di Enrico e di Gabriella Rove
rizio di Roccasterone, n. a S. Remo 1º ot
tobre 1873, spos. 18 maggio 1898 con Olga
Maraldi.
Figli: ARRIGO, n. a S. Remo 23 gennaio
1901; GIACOMO FILIPPO, n. a Torino 8 gen
naio 1903, spos. ivi 8 ottobre 1925 con Ma
ria Giuseppina Compans de Brichanteau.
Figli di Giacomo Filippo: GIOVANNI, n.
a Torino 25 settembre 1926; ALESSANDRO,
n. ivi 17 settembre 1928.
* SARTORIO.
ARMA:
V. S.
Inquarta
to: nel 1º d'ar
gento alla torre
di pietra fonda
ta nella pianura
erbosa, il tutto
al naturale; nel
2º d'azzurro alla
campagna ma
reggiata al na
turale, scrmon
tata da un cer
chio d'oro gemmato; nel 3º d'azzurro
alla punta di albero di nave con la vela
d'argento arrotolata, cimata da una pic
cola bandiera di rosso, carica di una fa
scia d'argento; nel 4° d'argento ad un
mazzo di spighe di grano al naturale.
CIMIERO : Cinque penne di struzzo alter
nate d'azzurro e d'argento.
Мотто : Integritas. DIMORA : Trieste.
L'imperatore d'Austria Francesco Giu
seppe con suo Dipl. 19 marzo 1869, con
cesse a GIOVANNI BATTISTA PIETRO Sarto
rio, di Pietro (n. 1796, † 1890), il titolo di
barone, titolo riconosciuto personalmente
con D. M. 24 apr. 1923 alla figlia Paolina.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (personale), in
persona di PAOLINA, suddetta.
2. S.
LETTERA S
* SARTORIO.
ARMA : Inquarta
to: nel 1º d'az
zurro alla gru al
naturale; nel 2º
e 3º d'argento a
tre bande d'az
zurro; nel 4'
di azzurro alla
torre d'argento,
aperta e finestra
ta di nero, fon
data nel terreno
di verde; sul tutto di nero alla campagna
mareggiata al naturale, sormontata da
una corona gemmata d'oro.
CIMIERI TRE : Ai lati un volo d'argento ca
rico di tre bande d'azzurro, di scorcio, il
destro volto a sinistra, il sinistro a de
stra; in mezzo un leone d'oro, linguato
di rosso, posto di fronte, abbrancante
con la destra una corona d'oro.
Мотто : Perseverans.
DIMORA : Trieste.
L'imperatore d'Austria Francesco Giu
seppe con suo Dipl. 19 marzo 1869 con
cesse la dignità di barone a Giovanni Gu
GLIELMO Sartorio, titolo riconosciuto con
D. M. 24 aprile 1923 alla di lui nipote, ex
filio, Anna in Segrè.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di baronessa (personale), in
persona di ANNA, di Pietro, di Giovanni
Guglielmo, moglie del conte senatore Sal
vatore Segrè.
SARTORIO.
ARMA: D'azzurro
al leone d'oro
sostenente un al
bero al naturale
con un serpente
di verde attorci
gliato al tronco.
DIMORA : Genova e
Sicilia.
Famiglia proba
bilmente originaria
di Genova
e
fio
.
S.
LETTERA S
rente in Palermo fin dal secolo XVII e in
signita del titolo di marchese di Analista
del quale fu ultimo possessore GIUSEPPE
nel 1828.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Ital. col titolo di marchese di
Analista (mpr.), in persona dei discendenti
dal predetto GIUSEPPE (1828) .
* SARZANA.
.
S.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'oro al
basilisco di ver
de, linguato di
rosso, mirante
una stella d'ar
gento posta nel
l'angolo superio
re destro dello
scudo; nel 2º ma
reggiato d'az
zurro e d'argen
to alla mezza luna montante dello stes
so. (Ric. D. M. 5 maggio 1927) .
DIMORA: Corleone.
Antica famiglia siciliana che si vuole
originaria dalla Catalogna e venuta in Si
cilia al tempo dei Martini e fiorita in Cor
leone, Palermo e Marsala. Le cronache in
fatti ricordano un JORLANDO che approdò
in Sicilia nel 1392 al seguito di Martino il
Giovane che lo creò giudice di Corleone.
All'incoronazione di re Martino, fra i
grandi della sua Corte vi assistettero i ca
valieri (milites) PIETRO e GIOVANNI de Sar
zana, il primo consigliere e castellano feu
datario con piena giurisdizione del castello
di Monteforte e l'altro gentiluomo di ca
mera e più tardi R. Portulano del regno di
Sicilia. Il ramo primogenito restò in Cor
leone coprendovi le cariche più eminenti e
un ramo cadetto si trapiantò in Marsala
ove godette grande autorità e più tardi un
altro ramo si stabili in Palermo. Diede va
ri prelati, militi, regi familiari, castellani,
gentiluomini di Corte, giurati, capitani di
giustizia ed altri due portulani, oltre il su
ricordato. Fra Luca dei Minori Conven
tuali, fu vescovo di Cefalù, dal 1445 al
1471, ed ebbe il merito di redimere col
proprio denaro la sua città episcopale più
PAGINA 149
volte impegnata dal R. Fisco. Don ANTO
NIO, insigne scrittore dell'Ordine Benedet
tino, fu abate di S. Maria delle Campora
presso Firenze, nel 1579. Oltre il feudo di
Monteforte, questa casa ebbe anche le si
gnorie di Castro, Muranda, Maddalena,
Rumena, Frattina, Prestifipello, Valle di
Vicari, S. Agata, Cipponeri, Bufalata ed il
marchesato di S. Ippolito, la baronia di
Ramata, di Marabino e Rianciali. Contras
se alleanze coi principi di Baucina, di
Sciara, coi duchi di Montalbo, coi duchi
d'Amalfi, con i De Silva, San Leonardo,
coi marchesi di Pietraganzili, coi Venti
miglia, di Naso, Morso, Marracci, ecc.
una
La famiglia è divisa in due linee:
residente a Corleone ove esiste tutt'ora il
ramo primogenito, mentre quello secondo
genito, insignito del titolo di marchese di
S. Ippolito nel 1758, si estinse con la mor
te di CARLO Sarzana e D'Anna, nel 1873;
l'altra linea risiede a Marsala e a Paler
mo. Al ramo cadetto di Marsala appartie
con
ne GIUSEPPE, che da S. S. Pio IX
Breve 15 marzo 1870 fu insignito del tito
lo di conte per maschi primogeniti.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), (per antico
possesso) (Ric. D. M. 5 maggio 1927) :
Linea di Corleone
(Ramo primogenito)
DOMENICO, di Giuseppe, di Paolo.
Figli: GIUSEPPE, PAOLO, Maria Rosa in
Pucci, Maria in Sarzana.
Sorelle: Giuseppa ved. Restivo; Carolina
ved. di Bernardo Sarzana.
Figli di Giuseppe: DOMENICO, Girolama,
Orsola, GAETANO e Palma.
Ramo secondogenito
riconosciuto con D. M. 5 maggio 1927 nei
titoli di nobile (mf.), e nobile dei baroni
di Filippello (mf.).
ANGELO, di Giovanni Berengario, di An
gelo, di Francesco Paolo, di Domenico, di
Paolo.
Fratello: FRANCESCO PAOLO.
Cugini (figli di Domenico, di Angelo):
ANGELO (vedi scheda seguente), CARMELO,
Antonina, GAETANO.
Figlio di Carmelo: DOMENICO.
Altro ramo
riconosciuto con D. M. 5 maggio 1927 nel
titolo di nobile (mf.) :
PAGINA 150
FRANCESCO PIETRO, di Bernardo, di Pie
tro Paolo, di Domenico, di Paolo.
Figli: Carolina, Maria Girolama, Ber
NARDO.
Sorelle: Maria Concetta, Emanuela in
Miata.
* SARZANA.
V. S.
ARMA : Troncato:
nel 1° d'oro al
basilisco di ver
de, linguato di
rosso, mirante
una stella d'ar
gento posta nel
l'angolo superio
re destro dello
scudo; nel 2º ma
reggiato d'az
zurro e d'argen
to alla mezzaluna montante dello stesso.
DIMORA : Corleone.
ANGELO, di Domenico Sarzana e di Ma
ria Calà, baronessa di S. Filippello, fu au
torizzato al passaggio del titolo materno di
barone di S. Filippello con RR. LL. PP.
di R. Assenso 6 luglio 1924 e con D. M.
8 agosto stesso anno, gli fu riconosciuto
il predetto titolo e quello di nobile (mf.).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), barone di
San Filippello (mpr.), in persona del pre
detto ANGELO, di Domenico, di Angelo, di
Francesco Paolo, di Domenico, di Paolo.
Figli: DOMENICO E GIOVANNI.
V. S.
* SARZANA (DE) (già SARZANA)
ARMA: Troncato :
nel 1º d'oro al
basilisco di ver
de, linguato di
rosso; nel 2º ma
reggiato di
e di
zurro
gento.
az
ar
MOTTO : Tu ispira.
DIMORA: Corleone
e Marsala.
Ramo della pre
LETTERAS
cedente famiglia della linea di Marsala (ve
di Sarzana) e discendente da GIUSEPPE,
giurato nobile di Marsala nel 1620 e 1628
e marito della nob. Epifania Laudicina e
Petrulla.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte
(mpr. ) (Concess. Breve Pont. 15 marzo
1870 e D. M. di Ric. 26 marzo 1904), in
persona di IGNAZIO, di Giuseppe, di Igna
zio, n. a Marsala 28 ottobre 1880, spos. 15
ottobre 1910 con Rosalia Salvo Ugo.
Figli: Amalia Maria, n. Palermo I ago
sto 1914; GIUSEPPE ANTONIO, n. ivi 6 di
cembre 1916; Caterina Antonia, n. ivi 28
ottobre 1924.
È iscritta nel Libro d'Oro col titolo di
nobile (mf.), (D. M. Ric. 1904), in perso
na di RAFFAELLO, di Ignazio, di Raffaele,
di Ignazio, n. 5 maggio 1905.
Fratello: FRANCESCO, n. 26 ottobre 1908.
Zii: Maria Teresa, n. 5 maggio 1872, sp.
12 ottobre 1895 con Emanuele dei conti di
Bona; Maria Aurelia, n. 15 ottobre 1873,
spos. 21 ottobre 1906 con Salvatore Pater
nò dei baroni di Pozzobollente; EMANUE
LE, n. 16 dicembre 1876, monsignore, pro
tonotario apostolico; GIUSEPPE ANTONIO,
n. 10 aprile 1883, spos. 3 dicembre 1919
con Giovanna Paternò dei baroni di Poz
zobollente.
SASSARI (CITTÀ) .
ARMA: Inquarta
to: nel rº е 4°
alla croce di Sa
voia; nel 2º e 3º
d'oro al castello
di rosso, aperto
finestrato del
V. S.
campo.
Alias: Inquartato :
nel 1º e 4º d'az
zurro alla croce
d'argento; nel 2º
e 3º di rosso alla torre d'argento fondata
nel terreno di verde.
ORNAMENTI : Lo scudo ornato di palme, so
stenuto da due ippopotami, è sormontato
dalla corona di marchese.
LETTERA S
Conprivilegio del 27 febbraio 1426 il re
Alfonso V d'Aragona concedeva alla città
di Sassari che le incontrade o territorî di
Fluminargia e della Nurra, costituenti i
confini del distretto di essa città, fossero
incorporati per sempre alla Real Corona e
che, in verun tempo o per qualsivoglia cau
sa, non si potessero nè alienare, nè divide
re. (Arch. di Stato di Cagliari, vol. Q, nu
mero 172).
Nella deliberazione della R. Delegazione
sui feudi, in data 1º dicembre 1836, si af
fermava che la città di Sassari si diceva
feudataria o baronessa della Nurra e Flu
minargia, sebbene mancasse il diploma di
primordiale concessione, ma che era indu
bitato che la stessa città esercitasse sul
territorio le ragioni competenti ad un vero
feudatario fra cui l'amministrazione della
giustizia. In seguito, nella sentenza della
successiva delegazione sui feudi, in data 9
ottobre 1838, si dichiarava che la città di
Sassari, mentre reggevasi a Comune indi
pendente (fine del secolo XIII) avesse ac
quistato il libero possesso di quella vasta
superficie di terreno: nè potesse revocarsi
che Alfonso V, re d'Aragona, avesse con
fermato alla stessa città le concessioni del
la Nurra e Fluminargia, come aveva detto
il Quesada Pilo nelle sue Controversie fo
rensi. Nella sentenza in parola la infeuda
zione era considerata come feudo impro
prio, cioè misto di feudo
e
di allodio, e
quindi soggetta a liquidazione, mentre la
città aveva sempre sostenuto che per es
sere allodiali i terreni non fossero soggetti
a liquidazione. E la liquidazione avvenne
nei termini delle allora vigenti disposizioni
sovrane e la Comunità continuò a portare
il titolo di barone della Nurra e Fluminar
gia.
PAGINA 151
Le terre sogget
te a Sassari nel de
clinare del secolo
XIII erano le re
gioni di Romania
e di Fluminargia
ed una parte della
Nurra: le quali
erano dal Comune
affidate alle cure
dei rispettivi cura
tori.
Enrico Costa nel vol. II, parte VI, del
suo Sassari (tip. Galizzi, 1909), ricorda un
privilegio del 20 giugno 1444, col quale il
predetto sovrano aragonese concedeya alla
città di Sassari la giurisdizione ed il titolo
di baronessa della Nurra.
Già il re Carlo Emanuele III, quando
aveva conceduto alle antiche città dell'i
sola, Cagliari, Oristano, Iglesias, Bosa, Al
ghero e Castellaragonese (ora Castelsardo)
di poter inquartare nelle proprie armi quel
le della Real Casa, faceva uguale conces
sione alla antica città di Sassari, col diplo
ma in data 15 gennaio 1767, onore questo
veramente singolare conceduto alle, stesse
città.
Sassari ebbe pertanto in quella occa
sione il riconoscimento del suo stemma,
nel quale fu, come si è detto, inquartata la
croce bianca in campo rosso (Savoia). A
questo proposito è utile consultare, oltre
la accennata pubblicazione di Enrico Co
sta e quella dello stesso sull'Archivio Co
munale di Sassari (Sassari, tip. Dessì,
1902), anche quelle di Vincenzo Dessì in
torno alle Ricerche sull'origine dello stem
ma di Sassari e sugli stemmi dei giudicati
sardi (Sassari, tip. Giuseppe Dessì, 1905)
e di S. Lippi su Gli stemmi della Sardegna
e delle sue antiche città (Bologna, Stabili
menti Poligrafici riuniti, 1928).
Il primo dei suindicati stemmi è quello
di concessione; dell'altro, secondo gli ac
cennati scrittori, fu fatto uso.
La città è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone della Nurra
e
Fluminargia.
* SASSETTI.
ARMA: Interzato
in banda, d'ar
gento, d'azzurro
e d'argento, con
due bande d'o
ro sulle parti
zioni.
DIMORA: Pisa.
Dalla famiglia
Sassetti di Firen
ze, a cui era ap
partenuto il famo
s. 1.
PAGINA 152
so letterato
mercante FILIPPO (1540
1588) , estintasi nel 1651, s'era distaccato
un ramo stabilitosi in Pisa con FRANCESCO
e MATTEO (di Cosimo, di Francesco, di
Tommaso) . Dal secondo di essi nacquero
PIERANTONIO e SANTI, ammessi alla cittadi
nanza pisana nel 1585. OTTAVIO, di detto
Santi (n. 1580), fu padre di LORENZO (n.
1631), il cui figlio primogenito OTTAVIo (n.
1659), ricevuto cavalier milite nell'Ordine
di S. Stefano di Toscana il 22 aprile 1692
e risieduto tra i priori nel 1700, ottenne in
quell'anno il riconoscimento della nobiltà
di Pisa.
Dalui nacquero RANIERI LORENZO (1689)
e FRANCESCO abate; e dal primo di essi
vennero OTTAVIO, GIOVAN BATTISTA, tenen
te al servizio del Re di Napoli, FERDINANDO
e il cavaliere stefaniano LUIGI PIETRO
(1742-1814), che fu padre del cav. RANIERI
(n. 1776) e di FRANCESCO (1783-1833), ca
valiere di gran croce e tesoriere della reli
gione di S. Stefano, che dal suo matrimo
nio con Smeralda Samminiatelli Galleni
ebbe LUIGI, nato nel 1822, padre di FRAN
CESCO (n. 21 luglio 1854), inscritto nell'E
lenco Ufficiale e al Libro d'Oro della No
biltà Italiana insieme alla sorella Giulia
Maria, al fratello ANTON VINCENZO, ai due
figli di questo, Camilla e GIULIO CESARE,
e a Dianora, di detto Giulio Cesare.
g. d. a. v.
SASSI O SASSO.
ARMA : Di verde al
leone d'oro, lin
guato di rosso,
tenente un sasso
d'argento.
DIMORA : Rovigo.
Famiglia ascritta
il 10 gennaio 1623
al Nobile Consiglio
di Rovigo e con
fermata nella
nobiltà con S. R.
8luglio 1820..
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Rovigo) (mf.),
in persona dell'ult. ricon. NICCOLÒ, di Ro
mualdo (1841).
b. c.
LETTERAS
e
SASSI DI LAVIZZARI.
ARMA : D'azzurro
a due lance de
cussate, accom
pagnate in capo
dauna stella (6),
ed in punta da
una pigna, il tut
to d'oro.
Alias: D'argento a
tre bande a spi
na di pesce di
rosso.
Мотто : Frangar
non flectar.
DIMORA : Sondrio
e Milano.
Famiglia oriun
da da Sondrio in
Valtellina . Nel
l'anno 1675 GIO.
ANDREA era can
celliere di valle e
nel 1713 ricoprì la
stessa carica suo
figlio Gio. ANTO
NIO. Un altro Gio. ANTONIO, figlio del pre
detto, fu capitano. Fu confermata nobile
con S. R. del 28 gennaio 1817 a favore di
GASPARE e del suo congiunto ANTONIO.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di Ippolita, n. Sondrio 14 maggio 1851, fi
glia di Andrea, di Gaspare e di Luigia Par
ravicini, del fu Pio, in Parabelli. Sorella:
Amalia, n. Sondrio 1 sett. 1852, in Bressan .
* SASSOLI DE' BIANCHI.
sua
ARMA: Interzato
in palo: nel 1º
di rosso al leone
rivolto accompa
gnato da sei rose
disposte in orlo,
il tutto d'oro;
nel 2º d'azzurro
alla campagna di
verde con una
quercia dello
stesso nodrita
c. m.
LETTERA S
sulla vetta di un monte di tre cime di
verde uscente dalla campagna (Sassoli);
nel 3º bandato d'oro e d'azzurro alla fa
scia d'argento attraversante (De' Bian
chi).
CIMIERO : Un giglio d'oro col
Мотто: Regia liberalitate.
TENENTI : a destra un moro vestito d'az
zurro e di rosso attortigliato con fascia
bianca scritta col motto : Interitus can
det; a sinistra un drago mostruoso di
verde alato di nero, con faccia umana
barbuta ed elmo da torneo rosso, con
piume di nero e il motto: Robur pru
dentia firmat.
PAGINA 153
RR. LL. PP. 23 gennaio 1927, fu autoriz
zato all'uso, nel regno, del titolo di mar
chese (c. р.).
La famiglia De' Bianchi, che fu una del
le più illustri del patriziato bolognese, si
estinse nelle predette due sorelle: Bianca
in Sassoli e Cesarina in Ranuzzi; e per co
noscere l'origine della contea di Piano, fa
d'uopo risalire alla metà del secolo XII.
La terra di Piano fu ceduta alla illustre
famiglia degli Alberti conti di Mangone,
con diploma, dato in Pavia, del 9 agosto
1164 dall'imperatore Federico Barbarossa;
mezzo secolo dopo confermato dall'impera
tore Ottone IV, in favore di MAGHIMARDO
MOTTI : Quod Deus iubet- Sic ex murice degli Alberti, figlio del primo concessio
gemma.
DIMORA : Bologna.
Questa famiglia è originaria di S. Agata
Bolognese. Da S. Agata i Sassoli passaro
no a Bologna al principio del secolo XIX,
in persona di FILIPPO GIACOMO, che sposa
tosi con Sofia Tomba, generò ACHILLE,
che al proprio aggiunse il cognome mater
no. Questi compiuti gli studi giuridici, si
diede ai pubblici negozi, acquistandosi,
per la sua integrità, bella fama. Fu con
sigliere comunale e provinciale, ottimo e
sagace amministratore di molte opere pie
edi beneficenza. Da Pio IX con Breve
del 25 luglio 1873, fu creato marchese,
con diritto di trasmissibilità per ordine di
primogenitura. Sposò Bianca dei conti De'
Bianchi di Bologna, da cui nacquero : GIU
SEPPE GUIDO, il 2 marzo 1867, cameriere
segreto di spada e cappa di S. Santità, dot
tore in giurisprudenza, defunto; FILIPPO
GIACOMO, n. a Bologna il 24 aprile 1871,
comm. di S. Gregorio Magno, cav. della
Legione d'Onore, cameriere segreto di
spada e cappa di S. S., dottore in scienze
naturali, e Costanza Natalia, n. a Bologna
il 13 dicembre 1869, sposata all'avv. Anni
bale Rossi, che insieme ai figli di Cesarina
De' Bianchi, sorella di Bianca, moglie a
Giancarlo Ranuzzi, con decreto ministeria
le del 25 giugno 1893, furono autorizzati,
col cognome De' Bianchi, ad assumere il
titolo di conti di Piano per tutti i maschi,
econ facoltà di unire al proprio lo stemına
De' Bianchi (vedi Ranuzzi de' Bianchi,
vol. V, pag. 612). Il conte Filippo Sassoli
De' Bianchi, con R. D. 29 aprile 1926 е
nario.
La signoria di Piano, o giurisdizione al
lodiale, al cadere del secolo XIV, per con
tratto di vendita passò al comune di Bolo
gna, allora libero dalla soggezione pontifi
cia, e con partito del Consiglio Generale
del 15 giugno 1380, fu stabilito l'acquisto
di Bruscolo, Barigazza e Piano per 300 fio
rini. I bolognesi, di questa nuova signoria,
fecero un vicariato, e con rogito del notaio
Pellegrino Borghesani, del 28 dicembre
1392 (1393 a nativitate), davano in affitto a
PETRUCCIO De' Bianchi, per ricompensarlo
di una gravosa ambascieria, la villa di Pia
no. Questa locazione da temporanea fu re
sa perpetua con rogito del 25 aprile 1416 di
Alberto Zancari, per premiare di altre be
nemerenze un fratello di Petruccio De'
Bianchi, di nome NICOLÒ. Malgrado ciò la
piena superiorità territoriale di Piano rima
neva al comune di Bologna fino al 1473, in
cui il cardinale Francesco Gonzaga, legato
pontificio, con decreto del 12 novembre
1473, fatto de voluntate magnificorum do
minorum sedecim Reformatorum Status
Libertatis civitatis Bonomiae, per rimerita
re Giovanni, di Lodovico Dall'Armi, pei
notevoli servizi prestati allo stato, gli con
cedeva la signoria di Piano. Il decreto del
card. Gonzaga non poteva non produrre da
parte dei De' Bianchi fondate lagnanze,
maben presto fra i Dall'Arme e i De' Bian
chi si venne ad un componimento, che eb
be per effetto la piena cessione ai De'
Bianchi, che già possedevano l'utile domi
nio di Piano come locazione perpetua, an
che della superiorità territoriale, acquista
PAGINA 154
ta dal Dall'Armi, riunendo nella loro fami
glia la piena ed assoluta signoria di quel
luogo all'utile dominio stesso. A mezzo di
un decreto giudiziale del 24 febbraio 1477,
il Dall'Armi cedeva ai De' Bianchi la si
gnoria di Piano nei medesimi modi e ter
mini con cui l'aveva ricevuta dal Comune.
Consolidata nei De' Bianchi in tal forma
la piena ed assoluta signoria di Piano, più
tardi chiesero alla S. Sede la conferma di SATTA.
tutti i predetti atti, e Giulio II li esaudì
con Breve del 21 dicembre 1506, diretto ai
consorti De Bianchi GASPARE, di Alessan
dro, ANTONIO, di G. Battista, NICOLÒ, A
LESSANDRO, GIULIO GIAMBATTISTA, di An
nibale e BAGAROTTO, di Bonifazio. Essi ot
tennero anche da Clemente VII, un Breve
che erigeva la loro signoria di Piano in
contea, rimasta senz'effetto per la morte di
quel papa. Ma Paolo III, appena salito al
trono, vi diede esecuzione, con altro Bre
ve dell'8 novembre 1534, dove si riferisce
la conferma data da Giulio II ai vari tra
passi della signoria. Paolo III, pur mante
nendo intatta la natura della signoria, vol
le nobilitarla col titolo di contea, conce
dendo ai De' Bianchi anche la contea pa
latina.
Dei due figli maschi del marchese A
CHILLE Sassoli Tomba, l'unico superstite è
il marchese FILIPPO GIACOMO, che sposò :
1) il 27 aprile 1898, Maria Rovinazzi, nata
in Bologna, 4 febbraio 1878, morta il 16
aprile 1901; 2) il 30 aprile 1904 al castello
di Bois de Lessines (Belgio), la contessa
Maria Emilia, figlia del marchese Felice
D'Yve e della contessa Anna Galocs Lels
loo (n. a Bruxelles, 1º aprile 1880, † a Bo
logna, 30 giugno 1912); 3) 1º febbraio 1913
a Bruxelles la contessa Alice D'Yve, n. 15
novembre 1881 a Bois de Lessines (Belgio),
figlia del marchese Felice D'Yve e della
contessa Anna Gelocs Lelsloo.
Figlio di primo letto: VINCENZO, nato a
Bologna il 18 febbraio 1900, morto il 26
maggio 1931, sposato il 25 settembre 1929
a Cividale con Lorenza Leicht da cui, il
16 settembre 1930, nacque GHERARDO.
Figli di secondo letto: 1) ACHILLE, n. 25
aprile 1905; 2) BERNARDINO, n. 10 ottobre
1906; 3) Bianca, n. 14 aprile 1912.
Figli di terzo letto: 1) Maria, n. 12 gen
naio 1914; 2) Laura, n. 15 novembre 1915;
LETTERAS
3) PAOLO, n. 27 febbraio 1918; 4) FELICE,
n. 16 giugno 1921; 5) Costanza.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese (mpr.), (c.p.),
conte di Piano (m.), in persona dei pre
detti.
f. g.
Inquarta
ARMA:
to: nel 1º d'oro
a una fanciulla
vestita di rosso
cervo
seduta sopra un
passante
sulla campagna
di verde e tenen
te colla destra le
corna del cervo,
colla sinistra un
dardo, il tutto al
naturale; nel 2°
d'azzurro al leo
ne d'oro ornato
dello stesso; nel
3º d'azzurro alla
banda d'oro ca
bra di sole di SOLISAB INFLUXU
ricata di un'om
rosso fra due ru
pi al naturale;
nel 4º d'oro alla
quercia di verde
nodrita sulla pia
nura dello stesso.
(Arma del ramo
di SALVATORE, di
Luigi, di Salva
tore, di Raimon
do, iscritto nel
Libro d'Oro con
D. M. 22 gen
naio 1924).
Alias: Di azzurro
allo scaglione di
oro carico del
motto : Solis ab
influxu, scritto di rosso, ed accompagna
to in capo a sinistra da una fenice d'ar
gento, sulla sua inmortalità di rosso, mi
rante il sole d'oro, posto nell'angolo de
LETTERA S
stro, ed inpunta dadueleoni d'oro, con
trorampanti ad un palmizio di verde, no
drito nella pianura erbosa dello stesso e
fruttato di rosso (arma del ramo di AN
TONIO GIUSEPPE, di Luigi, di Giuseppe,
estratta dal « Nobiliario e Blasonario del
Regno d'Italia » del conte Silvio Man
nucci, Roma, Coll. Araldico, vol. IV) .
Alias: Partito : nel 1º d'argento ad una fan
ciulla coronata d'alloro seduta sopra un
cervo corrente sulla pianura erbosa, te
nente con la sinistra le corna del cervo e
con la destra un dardo, il tutto al natu
rale; nel 2º d'azzurro alla banda d'oro
caricata di un'ombra di sole di rosso fra
due rupi al naturale (arma del ramo di
ANTONIO GIUSEPPE, di Gabriele, di An
tonio).
DIMORA: Olzai, Gavoi, Orune, Nulvi.
Coi diplomi in data 11 marzo 1642 veni
vano concessi a FRANCESCO Satta Sotgiu i
titoli di cavalierato e di nobiltà e l'uso del
le armi gentilizie, trasmissibili ai suoi figli
ediscendenti maschi.
Nelle Corti generali, tenute in Cagliari
sotto la presidenza del vicerè, conte di
Montellano, nel 1698, furono abilitati tren
tuno membri di questa nobile ed antica
famiglia, tutti residenti nei villaggi della
parte settentrionale dell'isola, eccezione
fatta per il dottor AGOSTINO, residente in
Iglesias.
Nell'elenco dei feudatari, dei nobili e dei
cavalieri esistenti nei villaggi della provin
cia di Nuoro, compilato nel 1822 dalla R.
Prefettura e trasmesso alla R. Segreteria di
stato e di guerra presso il vicerè di Sarde
gna, erano compresi i nomi di don FRAN
CESCO, don GIUSEPPE e don LUIGI Satta,
residenti a Gavoi. E nell'elenco compilato
dalla R. Prefettura di Sassari, nello stesso
anno 1822, era compreso il nome di don
GABRIELE Satta residente in Nulvi. Da que
sti discendono le varie famiglie inscritte
nell'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
col titolo di cavaliere, trasmissibile ai di
scendenti maschi legittimi e naturali, e di
nobile e don trasmissibili ai discendenti le
gittimi e naturali d'ambo i sessi.
Ramo di Olzai.
AGOSTINO, di Francesco, di Agostino.
Sorella: Filomena.
PAGINA 155
Ramo di Gavoi.
ANTONIO GIUSEPPE, di Gabriele, di An
tonio.
Figli: LUIGI, GABRIELE.
Fratelli: MATTIA, ALBERTO, Maria Fran
cesca, SEBASTIANO, GIOVANNI BATTISTA.
Ramo di Orune.
ANTONIO GIUSEPPE, di Luigi, di Giu
seppe.
Figlia: Luigia Beatrice.
Ramo di Olzai.
FELICE, di Giuseppe.
Fratello: FRANCESCO.
Figli di Francesco: GIUSEPPE, SALVATO
RE, Caterina, Mariangela, Maria Giusepра,
Barbara.
Ramo di Gavoi.
LUIGI, di Francesco, di Luigi.
Fratelli: GIOVANNI ANTONIO, GAVINO,
GAETANO, Maria Angela, Elisabetta, Rita,
Angela Maria, Rosa.
Ramo di Gavoi.
LUIGI, di Tomaso, di Luigi.
Figli: TOMASO, Maria Angela, Maria
Anna.
Fratelli: Rosa, EFISIO GAVINO, SEBA
STIANO.
Figlio di Efisio Gavino: FRANCESCO.
Ramo di Nulvi.
GABRIELE, di Pietro, di Gabriele.
Fratelli: LUIGI e Caterina.
Con decreto ministeriale 22 gennaio 1924
vennero riconosciuti a favore dei fratelli
SALVATORE Satta, fu Luigi, n. a Gavoi il
13 aprile 1886 e GIUSEPPE, n. a Gavoi il 1
ottobre 1888, i titoli di cavaliere, trasmis
sibile ai discendenti legittimi e naturali,
maschi da maschi, e di nobile e don tra
smissibili ai discendenti legittimi e naturali
d'ambo i sessi per continuata linea retta
mascolina.
I predetti fratelli Salvatore e Giuseppe,
di don Luigi, di don Salvatore, di don Rai
mondo, si allacciano alla linea, pure di Ga
voi, di don Luigi, di don Francesco, di don
Luigi e di don Raimondo, discendendo
dallo stesso bisavo don Raimondo Satta
Gallus.
*
Altro ramo di Gavoi.
SALVATORE, di Luigi, di Salvatore.
Fratello: GIUSEPPE.
s. 1.
PAGINA 156
SAUBOIN.
periale del 15 no
vembre 1766, GIACOMO de Sauboin, cavalie
re di S. Stefano d'Ungheria, consigliere
aulico imperiale, segretario intimo attuale
e grande elemosiniere del Granduca di To
scana, fu decorato, insieme coi discenden
ti, della nobiltà del Sacro Romano Impero.
Un rescritto granducale del 16 gennaio
1769, autorizza il medesimo all'uso del ti
tolo nel Granducato, e la Deputazione sul
regolamento della nobiltà, con decreto del
7 maggio 1770, ne ordinava l'iscrizione nel
Libro d'Oro dei Nobili di Firenze.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf.),
in persona dei disc. da Egidio e Carlo, di
Luigi Maria.
SAULI SCASSI (SAOLI)
D'IGLIANO.
e
ARMA : D'argento
all'aquila di ros
so, armata e
membrata d'az
zurro, col volo
abbassato
Alias: D'argento a
sei tortelli di ros
so, posti in orlo.
Alias: Di rosso a
sei stelle d'ar
gento di 6 raggi,
poste 3, 2, 1; col capo d'argento caricato
di uno scudetto troncato d'oro e d'ar
gento.
DIMORA : Genova e Torino.
Allorchè nell'anno 1316 Castruccio Ca
stracane si rese padrone di Lucca, molte
LETTERAS
e
ARMA: D'azzurro,
alla banda d'ar
gento, caricata
di due rose di
rosso, bottonate
d'argento.
CIMIERO : Una stel
la di 6 raggi
d'oro.
DIMORA : Firenze.
Con diploma im
f. s.
famiglie guelfe
sularono da quella
città : tra queste i
Sauli che ivi ave
vano primeggiato
ed avevano dotato
largamente la chie
sa di S. Quirico
tutta
dell'Olivo :
via si trova questo
cognome in Geno
va anche prima di
quell'anno sotto la
forma «De Sauro»
o « De Sori ». Alla
Repubblica di Ge
nova diedero in
tutti i tempi uomi
ni pubblici, alla
Chiesa prelati illu
stri . Ricordiamo
tra i molti : Отто
NE ed OPIZIO de
Sauro, presenti al
la pace coi pisani
(1188), BRIZIO, che fu inviato ad Avigno
ne (1242), Bendinelli, anziano (1361), che
giurò le convenzioni con Carlo IV im
peratore (1368, GIOVANNI qm. Giovanni,
patrono di galera (1381), anziano (1386
90) , (1400-05-08), podestà di Pera (1407);
molti altri anziani si trovano nei detti
SAULI secoli e nel XVI GIOVANNI del Soglio
(Sauli?) fu vescovo di Mondovì (1403),
PAOLO fu fatto prigioniero dai veneziani
(1404), ANTONIO prestò cospicue somme
alla Francia senza garanzia (1404), MAN
FREDO partecipò all'impresa di Cinarca
(1416) e fu console in Caffa (1421), GASPA
RE, anziano (1446), fu reiteratamente aim
basciatore della Repubblica , LEONARDO
qm. Manfredo, anziano (1450, 60, 62, 64,
66, 70), fu capitano della Spezia (1456);
BENDINELLI, qm. Pasqualotto, anziano
(1453, 63, 74), ufficiale di bailia (1461),
ambasciatore al Duca di Milano (1464,
75) , arbitro fra nobili e popolari (1473),
istituì un cospicuo moltiplico per l'erezio
ne della Basilica di S. Maria di Carignano
in Genova (1461) e per due ospedali, com
preso quello di Pammatone : gli furono
erette statue nel Palazzo Ducale (distrut
ta questa nei moti del 1797) e nel predetto
LETTERA S
ospedale. ANTONIO qm. Bendinelli, capita
no di galere (1487), fu ambasciatore a Mi
liano (1487, 89, 94), fu inviato all'impera
tore (1496), ufficiale di bailia (1499-1505),
ambasciatore al Pontefice (1513); PASQUA
LE qm. Bendinelli, fu degli istitutori del
Monte di Pietà in Genova (1483), amba
sciatore al Papa (1484), generale dell'eser
cito contro i fiorentini (1487); ALESSANDRO
fu commissario alla Spezia (1484), amba
sciatore a Milano (1494), al Re di Francia
(1496), dei riformatori della Repubblica
(1500), ufficiale di bailia (1512-20), giurò
la unione (1527), fondò il coro di Santa
Caterina; GEROLAMO qm. Leonardo, fu
ambasciatore al Re di Francia (1498),
ufficiale di bailia (1506), capitano di ar
mate (1507); ANFREONE, di popolo grasso,
ebbe contese con i nobili inGenova (1507);
GIO. BATTISTA qm. Bendinelli, ufficiale di
bailia (1507-14), dei riformatori della Re
pubblica (1527), senatore (1528), fu mira
colosamente guarito da S. Limbania che a
lui apparve; SEBASTIANO fu consignore di
Roascio (1515), di Ormea (1515), di Prio
la(1515), di Niella Tanaro (1515), di Mom
basiglio (1515), di Bagnasco (1515); GIO.
BATTISTA signore di Cremolino (1516); STE
FANO qm. Pasquale, anziano (1526), fu pro
tonotario apostolico e lasciò per la strada
alla Basilica di Carignano, eseguita poi da
Domenico.
Nel 1528 i Sauli formarono albergo.
TOMASO fu decapitato per aver cospira
tocontro la Repubblica d'accordo coi fran
cesi (1532); OTTAVIANO qm. Antonio fu dei
capitani per la guardia di Genova (1536);
ANTONIO fu vicario di Chiavari (1555);
FRANCESCO fu commissario in Corsica
(1553) e vicario di Chiavari (1555-57);
CRISTOFORO commissario in Corsica (1559);
BENDINELLI qm. Sebastiano fu all'impresa
di Tripoli con due galere (1559) e a Le
panto (1571); BENEDETTO fu vicario e com
missario di Chiavari (1559); GIULIANO fu
commissario in Corsica (1562); QUILICO fu
signore di Igliano (1563); MARCANTONIO,
signore di Marescotto (1580); AGOSTINO fu
commissario in Corsica (1588); GIO. ANTO
NIO di Lorenzo fu capitano per l'arruola
mento di 200 fanti contro il Piemonte
(1624), ferito nell'incendio di Pigna (1625),
quindi generale delle artiglierie di Genova
PAGINA 157
(1626); VINCENZO fu inviato in Riviera a
far leva di 200 fanti (1625); GIULIO fu
commissario in Corsica (1626-27); PAOLO
fu capo del Senato genovese durante la
guerra col Piemonte (1625); OTTAVIANO,
prode capitano di moschettieri spagnuoli a
Tornavento (1636) e poeta latino prege
vole; GIOVANNI FRANCESCO fu inviato am
basciatore straordinario al Re di Spagna
(1654) e commissario in Corsica (1662);
MARCANTONIO fu commissario all'Ospedale
degli Incurabili in Genova durante la pe
stilenza (1656) : ed in tale occasione si
segnalarono per pietà FRANCESCO MARIA,
GIOVANNI FRANCESCO, G. B. qm. Luigi,
e GIO. GEROLAMO. ANDREA fu investito di
Portovecchio in Corsica (1662). Il predetto
G. B. qm. Luigi fu capitano alla Spezia
(1660-61) ed in Chiavari (1675); vicari nel
lo stesso luogo furono : LUIGI qm. G. B.
(1702); ALESSANDRO, qm. G. B. (1711, 25);
Gio. MARIO qm. Andrea (1720); e gover
natori : PAOLO (1743), ANFREONE qm. Gio
vanni Maria (1759-60) e GIO. STEFANO qm.
Massimiliano (1794); ANFREONE si compor
tò valorosamente contro gli Austro-Sardi
(1746) e si arrese nel castello di Masone do
po energica difesa (1747); FRANCESCO MA
RIA di Luigi (1740-2, 52-5) e PIER ANTΟΝΙΟ
(1797) furono governatori di S. Remo. Gio
BATTISTA fu commiss. in Corsica (1762);
FRANCESCO fu capitano di Ovada e Gio.
BATTISTA di Recco (1797). FILIPPO qm.
Ecc.mo Massimiliano, e LUIGI ANΤΟΝΙΟ
furono del Gran Consiglio (1797). I sena
tori della Repubblica furono 29 e 3 i dogi:
LORENZO di Ottaviano (1599), ucciso da
Genesio Gropallo (1601); GIULIO di Ben
dinelli (1656); FRANCESCO MARIA di Anto
nio (1695). Lorenzo insieme ad altri lasciò
alla Chiesa di Carignano (v.: Giornale de
gli studiosi, n. 33, anno III, pag. 64). GA
SPARE fu con suo fratello CRISTOFORO se
guace delle idee democratiche : amico di
Robespierre e carcerato (1794) e commis
sario del Governo provvisorio della Repub
blica ligure in Albenga (1797) (v.: Atti
Soc. lig. di St. Patr. vol. LIX; Vito Vita
le : Onofrio Scassi, ecc.); suo figlio FRAN
CESCO fu governatore della Toscana (1860),
ministro a Pietroburgo ed a Londra, depu
tato al Parlamento per Levanto e Genova
IV nelle legislature I, III e IV, senatore
PAGINA 158
del Regno (1853); morì nel 1893. Il conte
LODOVICO Sauli d'Igliano fu ministro degli
Affari Esteri del Regno di Piemonte
(1821), ministro a Berna ed a Costantino
poli, indi senatore del Regno (1848); scris
se : La colonia dei genovesi in Galata; mo
rì nel 1874; suo fratello ALESSANDRO, CO
lonnello, fu comandante militare di Chie
ri. Il marchese DAMIANO, fu Stefano, co
lonnello del Genio marittimo (1848), fu
deputato al Parlamento per Genova VI e
per Rivarolo Ligure nelle legislature III,
IV e V; morì nel 1860 (v. G. Gormi, Due
ammiragli di Casa Savoia, pag. 87 e seg.).
Per religione, filantropia ed erudizione
segnalaronsi sopra gli altri : FILIPPO, giu
rista, che lasciò la sua biblioteca all'Ospe
dale degli Incurabili, vescovo di Brugnato
(1512); BENDINELLI, cardinale (1511), ve
scovo di Albenga (1513) e di altri luo
ghi; fu accusato di aver conosciuto il pro
getto di avvelenamento di Papa Leone X e
perciò arrestato, indi liberato; avvelenato
(1518); GEROLAMO fu arcivescovo di Geno
va (1550), di Bari (1571); Maria fondò un
ricovero per le ragazze pericolanti (1551);
GIULIO fu vescovo di Brugnato (1565);
DOMENICO, signore di Pozzolo (1527), giu
rista, uomo politico di Francesco II Sforza
(v. « Autobiografia » in Miscellanea di Sto
ria ital. , tomo XVII), lasciò cospicue som
me in beneficenza, e suo figlio ALESSAN
DRO, generale dei Chierici di S. Paolo, ve
scovo di Aleria (1571) e di Pavia (1591),
oltre che giurista e teologo rinomato, fu
dichiarato santo (1904), e morì nel 1592;
suor Maria Pellegrina Sauli Bargagli delle
Mantellate fu Beata (v.: Giornale degli
studiosi, n. 51, anno III, pag. 303); ANTO
NIO, giurista di vaglia, fu vescovo di Fila
delfia (1585), cardinale (1587), vescovo di
Tusculo (1603), di Porto (1605), di Albano
(1607), di Sabina (1611), di Ostia e Vel
letri (1620); frate GIOVANNI, domenicano,
fu vescovo d'Aleria (1603) e chiaro teolo
go; STEFANO, arcivescovo di Teata (1628),
scrisse De homine christiano; PASQUALE
olim Marcantonio, di Francesco e di Teo
dora Sauli, paggio d'onore del duca di Mi
lano Francesco Sforza, fu insigne giuri
sta : è autore di una Istituzione del giudice
di cause criminali (1607), ebbe varie mis
sioni all'estero, fu abate di S. Pietro di
LETTERA S
Cannes; ANTONIOTTO fu poeta vernacolo
genovese (secolo XVI); giurista e poeta fu
VINCENZO (secolo XVII), e così pure FRAN
CESCO GIUSEPPE Saoli Bargagli, vescovo di
Noli (1710).
L'unica linea genovese esistente parte da
SAULO e per OBERTO, SAULO, che giurò la
pace di Lucca coi genovesi (1166), OPICI
NO, UPETRUCCIO, LANDO, GIOVANNI NICOLÒ,
BIAGIO, ALESSANDRO, LUIGI, ANTONIO,
LUIGI, AMBROGIO, capitano alla Spezia
(1683-84), LUIGI (id., 1705-06), AMBROGIO,
del Minore Consiglio (1797), SINIBALDO
FRANCESCO, ascritto alla Nobiltà genovese
13 maggio 1786 е del Gran Consiglio
(1797), AMBROGIO, perviene a FRANCESCO
ALESSANDRO, ufficiale dei bersaglieri, poi
generale (1874); egli partecipò alle Campa
gne d'indipendenza 1848, 49, 59 e fu ferito
a S. Martino; ebbe una medaglia d'argento
al valore militare << per essersi distinto il
23 marzo 1849 alla battaglia di Novara »;
altra medaglia d'argento « per essersi di
stinto all'attacco ed occupazione di Vinza
glio il 30 maggio 1859, essendo stato il pri
mo a superare le barricate all'ingresso di
detto villaggio »; fu decorato della croce di
cavaliere dell'O. M. di Savoia « per aver
guidato con molta intelligenza ed intrepi
dezza la propria compagnia nei diversi at
tacchi alla baionetta alla battaglia di San
Martino il 24 giugno 1859 »; fu inoltre ca
valiere ufficiale della Corona dei SS. Mau
rizio e Lazzaro e comm. della Corona d'I
talia; morì nel 1889. Suoi figli sono il de
funto AMBROGIO, ufficiale di cavalleria,
presidente della Commissione ligure aral
dica, amministratore di opere pie; ricono
sciuto 18 novembre 1897 e 1911 marchese
(mpr.), patrizio genovese (m.), ed iscritto,
coll'aggiunta del cognome materno Scassi,
ottenuto con R. D. 28 giugno 1906, nell'E
lenco Uff. Nob. Ital. e nel Libro d'Oro in
sieme al fratello ONOFRIO AGOSTINO, dot
tore in giurisprudenza, ex-consigliere со
munale in Genova, ex-membro della Com
missione araldica ligure, il quale è suben
trato dopo la morte del fratello nel titolo
marchionale ed ha ottenuto, con R. D. 26
giugno 1930, la rinnovazione del titolo co
mitale materno e l'iscrizione con questo
nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano e
nel Libro d'Oro.
LETTERA S
Sono suoi figli, pure iscritti come sopra .
Angela Maria, Francesca, AMBROGIO.
La linea piemontese d'Igliano procede
rebbe a quanto pare dalle genealogie del
Buonarroti, e da altre unita alla preceden
te fino ad OPICINO; da lui per LAZZARO,
BONACCORSO, LAZZARO, BENDINELLI, PA
SQUALOTTO, BENDINELLI (predetto), PA
SQUALE (predetto), SEBASTIANO (predetto),
GIORGIO, GIOVANNI, QUILICO (predetto),
DOMENICO, LODOVICO (predetto), RAIMON
DO, GIUSEPPE, perverrebbe al vivente Lo
DOVICO, avvocato, residente in Torino.
g. c. d.
SAUNDERS CLAXΟΝ.
111
ARMA: Partito :
a destra inquar
tato; nel 1º e 4º
interzato in fa
scia : a) di rosso
a due istrici al
naturale uno ac
canto all' altro;
b) palato d'er
mellino e d'oro;
c) di rosso, al
cervo d'argento
accovacciato; nel 2º e 3º troncato in sca
glione: a) di rosso, a due teste di caval
lo d'oro una accanto all'altra; b) d'oro,
alla mezzaluna montante d'argento; a si
nistra inquartato : nel rº e 4º d'azzurro,
a due leoni passanti, uno sull'altro, se
parati da un bastone posto in fascia
scorciato, il tutto d'oro; nel 2º e 3º di ne
ro, col capo d'argento carico di tre teste
di cane del primo, poste in fascia.
Мотто: Sapere aude incipe.
e
DIMORA: Glocester.
Con rescritto granducale 21 febbraio
1850, emanato in seguito a proposta della
Magistratura civica di S. Miniato, fu ascrit
to al ceto nobile di quella città il dott. BE
NIAMINO, di altro Beniamino Saunders Cla
xon, discendente da famiglia inglese già
decorata del titolo marchionale dai re Car
lo II e Giacomo II.
Con altro rescritto del 28 aprile 1851 il
medesimo venne dal Granduca insignito
del titolo trasmissibile di marchese, titolo
abbandonato dal suo avo quando si allon
PAGINA 159
tanò dalla patria per importantissime im
prese commerciali nelle Indie Orientali.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile di S. Miniato (mf.)
e marchese (mpr.), in persona dei disc. da
Beniamino, di Beniamino.
f. s.
* SAUTEIRON (DE) SAINT CLEMENT.
ARMA: Di rosso, a
tre scaglioni d'o
ro, accompagna
ti da tre stelle
del medesimo,
due in capo ed
una in punta.
Мотто : Fortitudo
et clementia.
DIMORA : Nizza e
Torino.
Originaria di
Provenza, passata a Nizza Marittima ver
so la fine del secolo XVIII.
Il più antico personaggio di questa casa
che si conosca è un certo BONIFACIO Sau
teiron, che viveva nel XV secolo e che ri
sulta esser stato scudiere di Giovanni, du
ca di Calabria.
Risulta pure esserlo stato il figlio AJ
BAN, che sposatosi a Lucia de Fauris die
de origine a vari rami di questa famiglia
che vennero infeudati, fra altri, dei feudi
di S. Clement, S. Vincenzo e di Ceranon.
POMPEO, di Sauteiron, signore di S. Cle
ment, viveva nel 1739 e suo fratello FRAN
CESCO era vicario generale della diocesi di
Sisteron; per i servizi da lui resi allo Sta
to, ottenne dal re una lauta pensione vi
talizia.
Pure a Grasse esisteva una famiglia di
questo nome ed un GIUSEPPE ANTONIO di
Sauteiron, di Pompeo, signore di S. Cle
ment, fu governatore della città di Pertuis
e viveva nel 1769.
Da Giuseppe Antonio e da Margherita
Teresa Gautier discendono gli attuali Sau
teiron.
Aquesta famiglia venne riconosciuto il
titolo di nobile per maschi e femmine con
D. M. del 27 settembre 1884.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
PAGINA 160
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di ARCHIMBALDO, di Luigi, di Giovanni
Luigi
Figli: CARLO, Luigi, Giulio e Guido.
1. r. m.
SAVARESE.
ARMA: D'azzurro
alla fascia di ros
so accompagnata
in capo da due
teste di moro af
frontate e in SAVI.
punta da un gi
glio d'oro.
DIMORA : Napoli e
Torre del Greco.
Decorata con R.
D. 5 giugno 1856
del titolo di barone in persona di Giacoмо
Savarese; alla sua morte, avvenuta nell'a
gosto 1884, gli successe nel titolo il figliuo
lo Alfonso, n. 20 giugno 1842.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (mpr.), in perso
na di CARLO MARIA GIUSEPPE, di Giacomo,
di Luigi.
f. f. p. di s.
SAVELLI.
ARMA : D'azzurro,
ad un ramoscello
di rosa fogliato
di verde e fiorito
di rosso, soste
nuto da due leo
ni d'oro lampas
LETTERAS
ra. La proposta fu accolta con rescritto
granducale dell'Ir aprile 1840.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Modigliana
(mf), in persona di LORENZO, di Angiolo,
di Gio. Battista.
Figli: ANGIOLO, FILIPPO, Luisa.
Figli di Angiolo: GIO. BATTISTA, FRAN
CESCO LODOVICO, Lorenzo, Clelia.
Figli di Filippo: Elisabetta, ATTILIO,
PIER Lorenzo.
f. s.
ARMA: Di rosso, al
pino al naturale,
fruttifero d'oro,
terrazzato di ver
de; col capo d'o
ro, caricato di
una aquila di
nero.
DIMORA : Firenze.
La Magistratura
civica di Fiesole,
con partito 30 a
prile 1847, propose l'ascrizione al ceto no
bile di quella città di GIUSEPPE, di Gaeta
no Savi, discendente da famiglia abilitata
alle cariche pubbliche nell'originaria terra
di Portoferraio. La proposta fu accolta con
rescritto granducale del 2 luglio 1847.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Fiesole (mf.), in
persona dei disc. da Giovanni e Giuseppe,
di Giuseppe, di Gaetano.
f. s.
sati di rosso, af- SAVIGLIANO (Cuneo). (COMUNE).
frontati, e sor
montato da tre
gigli d'oro posti
fra i quattro
pendenti di un lambello di rosso; con la
campagna d'oro carica di tre bande di
rosso.
DIMORA : Modigliana.
La Magistratura civica di Modigliana,
con partito 6 aprile 1839, propose l'ascri
zione al ceto nobile di quella città di An
GELO, di Gio. Battista Savelli, facoltoso
possidente e già gonfaloniere di quella ter
ARMA : D'argento
alla croce di ros
so.
(Consegna
mento 1614).
La comunità di
Savigliano, per ac
quisto fatto dai
Tapparelli di por
zioni di Genola,
veniva investita di
un terzo del preci
tato feudo il 26 no
LETTERAS
vembre 1512 con titolo signorile. Il 23
gennaio 1698 la comunità consegnava il
feudo di Genola, del quale il 23 giugno
1735 veniva investita col titolo comitale,
per uno dei tre quinti dei cinque punti.
Nuova investitura otteneva la comunità di
Savigliano il 9 dicembre 1758 coll'obbligo
della rinnovazione ogni dieci anni.
Il Comune è iscritto nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Genola.
SAVINI e SAVINI LANDUCCI.
1. b.
ARMA: D'azzurro
adue cornucopie
d'oro fruttate al
naturale, attra
versate da una
fascia d'oro cari
cata di tre stelle
d'argento, il tut
to accompagnato
in capo da una
stella dello stes
so (Savini) .
Alias: Partito: nel
1º d'azzurro a
due cornucopie
d'oro, fruttate al
naturale, attra
versate da una
fascia d'oro cari
cata di tre stelle
d'argento, il tut
to accompagnato
in capo da una
stella dello stes
so (Savini) ; nel
2º d'argento al monte di cinque cime di
rosso, posto 3 e 2, ristretto, e accompa
gnato in capo da una cometa d'oro on
deggiante in palo (Landucci).
DIMORA: Rimini.
Lo storico Carlo Tonini afferma che la
famiglia Savini è oriunda da Cesena da do
ve sarebbe fuggita a Rimini intorno al
1150, in seguito alle lotte tra guelfi e ghi
bellini.
In una pergamena della Civica Bibliote
ca Gambalunga di Rimini, del 4 maggio
1224, un PIETRO Savini compare giudice di
mercato. CRISTOFORO, di Pietro, viveva in
PAGINA 161
Rimini ove sposò Francesca Agolanti ed
ebbe il 5 gennaio 1619, PIETRO GIOVANNI,
il quale prese in moglie Rosalba Cisterni,
da cui gli nacque, il 27 ottobre 1645, FRAN
CESCO MARIA. Questi, nel settembre 1687,
fu padre di GIOVANNI FRANCESCOo, che spo
sò Francesca Germani, dalla quale ebbe
DOMENICO ANTONIO, marito di Orsola Rol
li e padre di GIUSEPPE ANTONIO, nato nel
1742. Quest'ultimo fu valente magistrato e
coprì in patria varie cariche pubbliche; fu
reggitore della comunità di Comacchio sot
to il regno Napoleonico e gonfaloniere di
Rimini. Nel 1787, sposò Rosa Ceccarelli
e morì nel 1827, lasciando DOMENICO
(1794, 1853), che nel 1817 contrasse matri
monio con la nobildonna Laura Bornacci
ni, da cui ebbe tre figli: GIUSEPPE, GAE
TANO E SAVINO.
Dagli storici cittadini la famiglia è clas
sificata « consolare » fino all'avvento della
rivoluzione francese, e poscia « di primo
censo ».
GIUSEPPE, nato 1'8 ottobre 1824, venne
nominato, giovanissimo, professore ordina
rio dell'Accademia musicale di S. Cecilia
in Roma, ebbe la laurea in filosofia dal
l'Archiginnasio romano e quella in legge.
Fu adottato figlio dalla nobildonna Teresa
Landucci ved. Bornaccini, con decreto del
la Corte d'Appello di Bologna del 30 di
cembre 1886, onde l'aggiunta al proprio del
cognome Landucci. Sposò la nobildonna
Settimia Landucci e da questa unione ebbe
i viventi DOMENICO e BENEDETTO.
Da GAETANO e SAVINO, discendono gli al
tri rami della famiglia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
col titolo di nobile di Rimini (mf.), in per
sona di:
Ramo primogenito (Savini Landucci).
DOMENICO, di Giuseppe, di Domenico e
di Settimia Landucci, n. il 27 ag. 1856.
Fratello: BENEDETTO, da cui: Giuseppina
e Settimia in D'Amico.
Ramo secondogenito (Savini) .
VINCENZO, di Savino, di Domenico.
Figlia: Adriana.
GUIDO MARIA, di Pio, di Gaetano, di Do
menico.
Figlia: Maria Letizia.
RIA.
Fratelli: ALBERTO MARIA E GIORGIO MA
c. f. p.
Araldica
11
PAGINA 162
SAVINI.
di Camerino, ma
originaria da Siena; Gentile da Varano,
capitano del popolo di Camerino e rico
struttore della città, distrutta dagli impe- SAVINI.
riali di Manfredi, accolse i Savini sulla fi
ne del secolo XIII, annoverandoli subito
tra la nobiltà. Sono da ricordare : PIETRO e
DOMENICO, che furono i primi a portarsi a
Camerino. SCIPIONE, che fu al servizio
della repubblica veneta sotto Valerio Orsi
no. PIETRO PAOLO, che nel 1541 fu uno dei
primi magistrati della città.
Il papa Paolo III, nel 1546, annoverò la
famiglia Savini tra quelle consolari di Ca
merino. AGOSTINO, nel 1606, inviato amba
sciatore a Paolo V. GIOVAN PIETRO, cano
nico della cattedrale. GIOVAN BATTISTA,
podestà di S. Anatolia e Recanati e poi
capitano delle Appellazioni in Fermo. Sci
PIONE (1575), Protonotario apostolico, se
gretario dei Brevi ai Principi sotto Urbano
VIII, Innocenzo X, Alessandro VII. Altro
SCIPIONE, il 9 aprile 1700, ottenne per lui
e discendenti il titolo comitale dal duca
Francesco Farnese di Parma. GIOV. FRAN
CESCO, di Scipione, il 4 luglio 1705, da Cle
mente XI, fu decorato del titolo di marche
se per sè e discendenti, in ordine di primo
genitura. PATRIZIO, nato 1737, fu storico e
scrittore valente e magistrato insigne.
Scrisse la storia di Camerino, ms. che po
chi anni fa fu dai discendenti donato alla
biblioteca Valentiniana di Camerino.
La famiglia è iscritta nell'Elenco Nob.
Uff. Ital. coi titoli di nobile di Camerino
(mpr.), marchese (mpr.), nobile dei mar
chesi (mf.), ed è rappresentata da :
Ramo primogenito
LUIGI, n. Camerino 6 marzo 1961, dal
fu marchese Pietro (1833, † 1899), e dalla
LETTERA S
fu Sofia, dei conti Parisani (1838, † 1924);
( resid. Petriolo- Macerata) .
ARMA: Di rosso al
monte di tre ci
me movente dal
la punta e sor
montato da una
stella di 8 raggi,
il tutto d'oro.
DIMORA : Roma;
Muccia (Macera
ta); Pausola.
Antica famiglia
Sorella: Emma, n. Camerino 6 gennaio
1869; sp. 27 novembre 1893 con Bartolazzi
Paolo (resid. Pausola).
Figli dello zio † Enrico: 1) GUIDO, nato
Camerino 6 gennaio 1889; sp. 3 febbraio
1917 con la nobile Maria dei conti Agrico
la di Udine; (resid. Muccia (Macerata) e
Roma, Via Boezio, 16), da cui : a) ENRICO,
n. Vercelli 8 gennaio 1918; b) Maria Lu
ciana, n. Muccia 31 gennaio 1919.
2) ALESSANDRO, n. Camerino 8 agosto
1872.
p. c. b. v.
ARMA: Di rosso al
braccio destro
armato, movente
dal lato sinistro
dello scudo e im
pugnante con la
mano di carna
gione una mazza
d'arme in palo,
il tutto d'ar
gento.
DIMORA : Fermo.
Antichissima e nobilissima famiglia fer
mana, di cui si ha memoria fin dal 1199
con un ROGERIO Savini, console e rettore
della città. Dette in ogni tempo uomini il
lustri; sono da ricordare : GIACOMO, al ser
vizio della repubblica veneta, che trovan
dosi alla disfatta navale dell'armata co
mandata da Girolamo Zeno, ed essendo
morto il colonnello Ottavio Adami, fu ele
vato a tale grado e comando. BRACCIO, che
con altri liberò Fermo dalla tirannia degli
Uffreducci.
ANTONIO, militò in Francia, e pugnò
contro gli Ugonotti col grado di capitano.
CONCETTO fu capitano delle truppe pon
tificie in Francia contro gli eretici; rugnò
alla battaglia di Montecotorno. SEBASTIA
No, insieme ad altri, ambasciatore al papa
Paolo III, per ottenere a Fermo la cessione
di Mogliano, e Petritoli. BENEDETTO, VESCO
vo di Veroli, fu al Concilio tridentino. Ευ
GENIO, prelato e vescovo di Telesia nel
1596, fu al Concilio di Benevento, creato
LETTERA S
da Clemente VIII, vicario apostolico di
Ugenta nel 1550, vicario generale della cit
tà dell'Aquila nel 1582 e di Cremona nel
1584; Sisto V lo creò protonotario aposto
lico nel 1586, vicario apostolico del vesco
vado d'Ischia, nel 1604, anno in cui morì.
DOMENICO, fu uno dei fondatori de'l'Ac
cademia dei Vaganti di Fermo fatta nel
1590, e ne fu il primo « principe » con il
nome di « Torbido ». GIROLAMO, entrò nel
la compagnia di Gesù, e fu predicatore di
molto grido. IGNAZIO, si fece francescano.
Visse nel 1669 e fu eccellente predicatore
dell'imperatrice Eleonora. GIUSEPPE, en
trò a far parte dell'oratorio di S. Filippo
Neri, e ebbe il grado di superiore nella
Congregazione di Fermo. Morì il 2 febbraio
1635, dopo aver appartenuto alla sua Con
gregazione per 50 anni. GIUSEPPE IGNAZIO,
fu aggregato nel 1688 con tutta la discen
denza, al patriziato ascolano; e MARCO AN
TONIO, il 7 agosto 1745, dall'imperatrice e
regina Maria Teresa, fu decorato del titolo
comitale in linea primogeniale maschile.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. con i titoli di patrizio di Fermo (mf ),
patrizio di Ascoli (mf), conte (mpr.), no
bile dei conti (mpr.), ed è rappresentata
daPro, n. a Fermo 11 giugno 1873, dai fur.
Francesco Saverio (1829-1902) e Anna Ren
zapaoli (1852-1919); sp. 25 aprile 1911 con
Filomena, dei conti Raccamodoro (resid.:
Fermo).
Fratelli: 1) CARLO, n. 24 aprile 1875; sp.
15 febbraio 1904con Maria, dei conti Mag
gini, da cui: a) SAVERIO, n. 14 agosto 1905;
b) Ada, n. 31 luglio 1908; c) Ida, n. 3 ago
sto 1912.
2) MARCANTONIO, n. 18 aprile 1878; sp.
22 ottobre 1909 con Adelaide Pisoni.
3) Matilde, n. 21 febbraio 1877; sp. 29
ottobre 1903 a Felice Tordini († 30 novem
bre 1918).
SAVINI.
p. c. b. o.
ARMA: D'oro, all'aquila al naturale, te
nente nel becco un ramo d'olivo di ver
de; col capo d'oro sostenuto da una fa
scia in divisa di rosso e caric. di tre stelle
d'argento di sei raggi, poste in fascia.
DIMORA: Piacenza.
PAGINA 163
Famiglia di ori
gine piacentina .
GIOVANNI Savini
fu creato nobile coi
suoi discendenti di
ambo i sessi da
Francesco Farnese
con patente del 12
maggio 1695. Con
testamento rogato
dal notaio Costa
Alfonso del 14 feb
braio 1726 lasciò eredi i figli GIAN PIE
TRO E GIAMBATTISTA. Gian Pietro nel 1734
fu nominato commissario capo sopra gli
alloggi, ricevendo in pari tempo un pas
saporto ducale. Da Giambattista nacque
PIETRO, che sposò Maddalena Ricci, da cui
nacque GIAMBATTISTA. Questi ebbe in mo
glie Molla Brigida e lasciò due figli : AN
TONIO E PIETRO. Da questi discendono le
due linee inscritte nell'Elenco Uff. della
Nob. Ital. Il detto Giambattista fu pode
stà di Piacenza nel 1836 all'epoca del co
lera; in detta circostanza ottenne la meda
glia d'oro ai benemeriti della salute pub
blica.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf ), in persona
dei disc. da Giovanni (1695), ed è rappre
sentata da GIAMBATTISTA, di Pietro, di
Giambattista. Sorelle: Brigida, Maddale
na, Clementina.
Altra linea.
ALBERTO, di Antonio, di Giambattista.
Figli: GIULIO, Teresa, CLAUDIO, Anto
nietta.
Fratello: EMANUELE.
* SAVINI NICCI.
ARMA: D'azzurro
alla torre merla
ta di quattro, di
argento, aperta e
finestrata di due,
sormontata da
una stella di otto
raggi d'oro.
ORNAMENTI : LO
scudo per i ma
schi è fregiato di
ornamentidano
g. d.
PAGINA 164
bile, col cercine e gli svolazzi d'argento
e d'azzurro; e per le femmine degli or
namenti speciali femminili e nobiliari.
DIMORA: Roma.
Famiglia di origine laziale, stabilitasi a SAVINI.
Roma nei primi del secolo XVI in perso
na di ANGELO, di Silvestro Nicci (1681
1755), giureconsulto di grande reputazione
tanto da ottenere i favori di Clemente XII,
che gli concesse nel 1738 il singolare mo
numento del Ponte Rotto nell'Isola Tibe
rina, dal detto Angelo bellamente restau
rato.
Per essere sua madre, la gentildonna Ce
cilia Savini, l'ultima rappresentante di un
ramo delle omonime casate che godettero
nobiltà in Acquapendente e Camerino, egli
ne aggiunse il cognome, che man mano di
venne quello principale della famiglia.
Dei suoi discendenti ricorderemo : Lu
DOVICO (1724-1804), avvocato della Curia
Capitolina; VITTORIO (1800-1875), notaio
negli Uffici Camerali; LUIGI (1802-1869),
cavaliere degli Ordini Pontifici della Mili
zia Aurata e di Cristo, che nel 1850 venne
da Pio IX nominato suo console generale
ad Atene e nelle Isole Ionie e pościa nel
1863 cameriere segreto di spada e cappa.
Dal matrimonio di questi con la nobile
Luigia Scalzi Galetti nacquero diversi fi
gli, tra i quali ANGELO (1846-1015), cui,
per aver ricoperto con grande onore per
parecchi anni la carica di sindaco di Sel
ci, venne dedicata, con deliberazione mu
nicipale, la piazza maggiore del paese.
Questa famiglia ha ottenuto il titolo di
nobile con R. D. 25 febbraio 1923 e RR.
LL. PP. 27 marzo, ed ha rivendicato l'avi
to cognome Nicci con R. D. 2 agosto 1924.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di OLIVIERO, di Angelo (n. 1877), dottore
in giurisprudenza, consigliere di Stato,
gr. uff. dei SS. Maurizio e Lazzaro, com
mendatore dell'Ordine Equestre del Santo
Sepolcro, cavaliere dell'Ordine di Dani
lo I del Montenegro, della Croce di Prus
sia e del Tesoro Sacro del Giappone, deco
rato della medaglia d'argento dei beneme
riti del terremoto marsicano; spos. alla gen
tildonna Elvira Maiorana Calatabiano.
Figli: MARIO, dottore in giurisprudenza;
LETTERA S
ANGELO; Lavinia, spos. al comm. prof.
Fausto Roncoroni, e Valeria, spos. al cav.
ing. Ezio Cristofoli.
e. p. u.
ARMA: D'azzurro,
alla torre a due
e
piani, merlata
alla ghibellina,
d'argento, aper
ta, finestrata
murata di nero,
terrazzata di ver
de e sormontata
da un crescente
montante d'ar
gento.
DIMORA : Viterbo.
MMM
Si crede da alcuni che questa famiglia
sia di origine normanna, da altri napolita
na, certo si è che GIOVANNI COLA Condu
blet era conte di Arena e di Stilo nella Ca
labria nella seconda metà del secolo XV;
la terra di Arena era stata eretta in feudo
all'epoca normanna.
Il detto Giovan Cola fu uno dei miglio
ri capitani del suo tempo al servizio di
Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli, sot
to il cui figlio Alfonso, duca di Calabria,
fece parte dell'esercito che nel 1482 scac
ciò i turchi da Otranto e risulta pure
a
vesse molta famigliarità con San France
sco da Paola.
SABINO, di lui figlio, abbandonò il Rea
me di Napoli, forse dopo la caduta degli
Aragonesi, ed entrò al servizio del famoso
Renzo de Ceri, conte di Anguillara, il qua
le lo tenne in gran conto e gli fece dono
di terreni nel territorio di Bieda, nella
qual terra stabili la sua dimora, acquistan
do molti stabili.
La famiglia era assai ricca e cospicua in
Bieda e s'imparentò sempre con nobili fa
miglie viterbesi e romane.
Da MARCANTONIO, figlio di Sabino, pro
venne un figlio dell'istesso nome dell'avo,
che però trovasi nei documenti modificato
in SAVINUS e da allora in poi la famiglia
fu sempre chiamata De Savinis o Savini.
MARCANTONIO II, di Savino, era capita
no e, nel 1646, Papa Innocenzo X lo creò
sergente maggiore delle Armi della Pro
LETTERAS
vincia del Patrimonio di San Pietro di Or
vieto e suo distretto ed allora prese per
ragione della sua carica residenza in Vi
terbo, ove poi si stabili definitivamente il
figlio.
FILIPPO e suo figlio VALENTINO sedette
ro fra i « quadragenta nobiles cives » del
Consiglio ed ebbero cariche municipali nel
secolo XVIII, al finir del quale era segre
tario generale e cancelliere del Comune
(impiego nobiliare) GIOVANNI, di Valen
tino.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. 1922 col titolo di no
bile di Viterbo (mf).
* SAVIO.
l. r. m.
ARMA: D'argento,
alla pianta di
salvia di tre ra
moscelli, moven
te dalla cima di
mezzo, più alta
delle laterali, di
un monte di tre
vette, il tutto di
verde, colla fa
scia d'oro attra
versante; col ca
po d'azzurro, carico di tre stelle d'oro,
ordinate in fascia.
Мотто : Nascendo.
DIMORA: Bergamo, Saluzzo, Torino e Ver
zuolo.
Famiglia originaria dal Saluzzese, che
parrebbe doversi allacciare a quell'Ema
nuele Savio, signore di Macello, che fu
gentiluomo del principe d'Acaia, il cui fi
glio Antonio aliend nel 1396 il feudo di
Macello (del quale furono investiti il 7
giugno Filippo, di Bonifacio, e Borgogno
no, di Marchetto Solaro) ed il di cui nipo
te Giovanni ebbe la carica di presidente
della Camera dei Conti di Savigliano e fu
arbitro dell'accordo stipulato tra Ame
deo VIII di Savoia e Ludovico principe di
Acaia.
Edi questa famiglia fu quell'ANTONIO,
dottore di leggi, che procreò DOMENICO,
dal quale nacquero : ΑΝΤΟΝΙΟ TOMMASO,
che fu medico in Lione, GUGLIELMINO (†
PAGINA 165
1579), che ebbe la carica di comandante di
Villanova d'Asti per il Re di Francia, e
DAVID AURELIO († 1562), ricordato
una iscrizione nella chiesa di S. France
con
sco di Torino.
Antonio Tommaso fu padre di ANTONIO
BARTOLOMEO, che esercitò in Torino la
parofessione di medico, del capitano Ам
BROGIO, che ebbe la carica di governatore
di Casteldelfino (1588-1597) per il duca di
Savoia, e di FRANCESCOo, che fu consigliere
nel Parlamento di Grénoble.
Ad un PETRINO, legato con probabili
vincoli di parentela col citato medico An
tonio Bartolomeo, si riattacca con nessi ge
nealogici sicuri la discendenza presente.
Petrino fu padre di SALVATORE, qualificato
nobile in determinati atti, e che un docu
mento del 1613 ci fa noto come rivestisse
la carica di podestà e giudice ordinario di
Sampeyre nel Saluzzese. Da costui
quero :
nac
PETRINO († in Roma), che fu dottore
di teologia e di diritto, ANTONIO, che fu
notaio, podestà e giudice di Sampeyre co
me il padre suo, e che il duca di Savoia
nominò l'11 novembre 1648 procuratore
fiscale patrimoniale generale della città e
marchesato di Saluzzo, e del capitano BAR
TOLOMEO, la discendenza del quale si spen
se nel secolo XVIII col canonico BARTOLO
MEO († Saluzzo).
Il patrimoniale Antonio fu padre di FI
LIPPO, che stabili la sua residenza a Pia
sco, e dal quale provennero ANTONIO GIA
CINTO († Piasco, 1736), GIO. GOFFREDO,
SALVATORE E GIUSEPPE.
Da Antonio Giacinto nacque FILIPPO
ANTONIO, che procreò ANTONIO, che fu sa
cerdote e dottore in teologia, FILIPPO (+
Velletri), che fu frate agostiniano, GIOVAN
NI, che fu dottore di medicina, e LUIGI
SEBASTIANO FEDELE. Figli del dottore Gio
vanni furono : CARLO († 1781), che prima
fu professore di teologia all'Università di
Torino e canonico del Corpus Domini,
quindi venne creato vescovo di Asti, e Fr
LIPPO, che morì improle. Luigi Sebastiano
Fedele (n. Piasco, 25 dicembre 1781) spo
sò Anna Marenco e da queste nozze nac
quero : FILIPPO (n. 31 maggio 1805; † 2
novembre 1888), GIOVANNI FELICE (n. Pia
sco, 13 dicembre 1816; † 23 aprile 1892) e
PAGINA 166
FELICE (n. 3 aprile 1825; † 17 settembre
1877).
Filippo ebbe dalla sua consorte Lucia
Cocchi: il dottor AGOSTINO (n. Verzuolo,
21 maggio 1861) e GIOVANNI (n. Verzuolo,
22 ottobre 1863). Figli di Agostino e di
Annetta Chiattone sono : Lucia, CARLO,
FILIPPO E MARIO.
Giovanni Felice sposò (1847) Agostina
Cocchi e da queste nozze nacquero : FEDE
LE (n. 1848; † Roma, 18 febbraio 1916), S.
J. , professore nella Gregoriana di Roma,
che fu storico di grande fama e membro
della R. Deputazione di Storia Patria e
della R. Accademia delle Scienze di Tori
no, il cav. GIO. AGOSTINO (n. Saluzzo, 9
giugno 1850), il cav. GIUSEPPE (n. Saluz
zo, 14 novembre 1857; † 1930), che fu dot
tore in medicina, Anna (n. 1860), moglie
di Luigi Matteoda e Carola Angela (n. Sa
luzzo, 25 gennaio 1863), moglie del cav.
Ferdinando Gatti. Il cav. Gio. Agostino
sposò Maddalena Alberione e sono sui fi
gli: Agostina (n. Saluzzo, 20 febbraio
1890) e GUGLIELMO (n. Saluzzo, 7 luglio
1895), che è avvocato e sposò Maria Cava
liere.
Il dottor Giuseppe ebbe dalla sua con
sorte Teresa Sperino, Giuseppina, che spo
sò Mario Caretti, e MARIO, che è dottore
in medicina.
Felice sposò (1855) Carolina Gachet, e
da queste nozze nacquero : CARLO FEDELE
(n. Savigliano, 19 ottobre 1857) che è pro
fessore di filosofia e lettere, dottore di teo
logia, comm. della Cor. d'Italia e dell'O.
G. del S. Sepolcro, canonico della Catte
drale di Saluzzo, membro della R. Depu
tazione di Storia Patria, notissimo per le
sue pregevoli, dotte ed erudite pubblica
zioni filosofiche e storiche; Anna, moglie
di Federico Fanelli; e il cav. AUGUSTO (n.
Torino, 20 giugno 1865) che è dottore in
leggi e notaio. Dalle nozze di quest'ultimo
con Carolina Dogliani nacquero : CARLO
FEDELE (n. Costigliole Saluzzo, 5 novem
bre 1895), che è geometra, Maria (n. Co
stigliole Saluzzo, 3 febbraio 1898), FELICE
(n. Costigliole Saluzzo, 19 novembre 1899),
che è avvocato, Candida (n. Costigliole
Saluzzo, 27 luglio 1901), Giuseppina (n.
Costigliole Saluzzo, 29 luglio 1903), che è
dottoressa in lettere, ALESSANDRO (n. Pia
LETTERAS
sco, 20 agosto 1910) e Emanuela (n. Sa
luzzo, 17 dicembre 1916).
Carlo Fedele sposò Emma Pratis e sono
suoi figli : AUGUSTO (n. Saluzzo, 13 feb
braio 1924) e GIUSEPPE (n. 5 giugno 1930).
Felice sposò Maria Capello e sono suoi
figli : CARLO AUGUSTO (n. Saluzzo, 14 ot
tobre 1926), Camilla (n. Saluzzo, 30 ago
sto 1930) e Caterina (n. Saluzzo, rº settem
bre 1931).
Con R. D. 6 ottobre 1927 e successive
RR. LL. PP. 11 marzo 1928 venne con
cesso il titolo di nobile ai discendenti da
Luigi Sebastiano Fedele Savio.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di AGOSTINO, di Filippo, di Fedele.
Figli: Lucia, CARLO, FILIPPO, MARIO.
Fratello: GIOVANNI.
Cugini: GIOVANNI AGOSTINO, GIUSEPPE,
Anna, Carola Angela, di Giovanni, di Fe
dele.
Figli di Giovanni Agostino: Agostina,
Guglielmo.
Figli di Giuseppe: Giuseppina, MARIO.
Cugini: CARLO FEDELE, Anna, AUGU
sto, di Felice, di Fedele.
Figli di Augusto: CARLO, Maria, FELICE,
Candida, Giuseppina, ALESSANDRO, Ema
nuela.
Figli di Carlo: AUGUSTO, GIUSEPPE.
Figli di Felice: CARLO, Camilla, Cate
rina.
* SAVIO DI BERNSTIEL.
ARMA: D'argento,
alla pianta di
salvia di tre ra
moscelli, moven
te dalla cima di
mezzo, più alta
delle laterali, di
un monte di tre
vette, il tutto di
verde; col capo
d'azzurro, carico
di tre stelle d'o
1. b.
ro, ordinate in fascia. (Consegnamento
1614).
MOTTO : Son savio.
LETTERAS
DIMORA: Torino.
Famiglia oriunda da Livorno Ferraris,
passata poi in Torino. Le prime memorie
risalgono ad un FRANCESCo de Saviis, qua
lificato nobile, che aveva sposato Maria
Maddalena Gaia. Assurse questa famiglia
al fasto della nobiltà con EVASIO MICHELE
ANDREA (n. Livorno Ferraris, 11 dicem
bre 1812; † Torino, 29 aprile 1865), di Gio
vanni, che fu avvocato e impiegato di Ca
sa Reale, e che per la eroica morte di due
suoi figli venne con R. D. 27 luglio 1862
creato barone. Aveva sposato (1836) Olim
pia, di Giovanni Battista Rossi, che fu
poetessa e scrittrice. Da queste nozze nac
quero : EMILIO (n. Torino, 6 maggio 1837)
che, capitano d'artiglieria, morì il 22 gen
naio 1861 comandando la sua batteria al
l'assedio di Gaeta, e che venne insignito
di medaglia d'oro; ALFREDO (n. Torino, 13
settembre 1838) che, capitano d'artiglieria,
morì il 28 febbraio 1860 al comando della
sua batteria all'assedio di Ancona, e che
venne insignito di medaglia d'argento;
Adele († Torino, 14 aprile 1901) e FEDE
RICO (n. Torino, 12 aprile 1842; † Cuneo,
7 dicembre 1921).
Federico fu consigliere nella Corte di
Appello di Torino e venne riconosciuto nel
titolo nobiliare con D. M. 14 maggio 1878.
Per una eredità lasciatagli dalla figlia del
generale Enrico Bernstiel ottenne con R.
D. 18 settembre 1870 di assumerne il ca
sato. Sposò (1874) Camilla Arrigo e da
queste nozze nacquero Maria Luisa, Olga
Luisa, Andreina (n. Torino, 23 dicembre
1878), EMILFREDO († infante), EMILFREDO
(n. 22 maggio 1885; † Biella, 29 luglio
1887), Olimpia Paola e EMANUELE EMIL
FREDO (n. Cuneo, 22 maggio 1891), che è
dottore in leggi, capitano d'artiglieria, e
decorato della croce al merito di guerra
(1918), il quale venne riconosciuto nel ti
tolo baronale con Decreto Presidenziale 6
settembre 1928.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (mpr.), in per
sona di EMANUELE, di Federico, di An
drea, di Giovanni.
Sorelle: Maria Luisa, Olga Luisa, Olim
pia Paola.
l. b.
PAGINA 167
SAVIOLI FONTANA COLTELLI.
ARMA : Troncato :
nel 1º squamato
armellinato col
canton franco
destro d'argento
caricato di un
orso rampante di
nero; nel 2º ban
dato d'oro edi
azzurro.
DIMORA : Bologna.
Antichissima è
l'origine della famiglia Savioli di Bologna,
e alcuni la fanno derivare dalla Spagna.
Imparentata con cospicue famiglie ita
liane quali i Malaspina, gli Estensi, gli Or
si, i Caccianemici ed altre, possedeva molte
terre nel bolognese, fra cui Castel del Ve
scovo e il castello di Mognano. Da essa
uscirono uomini insigni sia nel Medio Evo,
che nel Rinascimento. Ebbe podestà in im
portanti città, ambasciatori e giureconsulti
illustri presso i principi italiani e i ponte
fici, lettori dello Studio bolognese e prelati.
Fra coloro che illustrarono la famiglia
nei tempi a noi più vicini, va annoverato
il conte LODOVICO VITTORIO Savioli, nato a
Bologna il 22 agosto 1729, dal conte Gio.
Andrea e dalla contessa Paola Barbieri
Fontana. Con la madre del conte Lodovico
Vittorio Savioli si estinse la famiglia di lei,
così il patrimonio di Lodovico fu accresciu
to, oltre che dell'eredità Fontana, dalla
primogenitura Coltelli, che accettò con ob
bligo di portare nome e arme.
Lodovico Vittorio ebbe tre fratelli : AN
TONIO, ALESSANDRO E PETRONIO, e due so
relle: Anna che vestì l'abito delle mona
che di S. Agnese e Cecilia che sposò il
conte Antonio Carbonesi.
Antonio fu cadetto militare nel reggi
mento del principe ereditario di Modena.
Ritornato in patria si fece ecclesiastico, e
diventò canonico di S. Pietro. Buon lette
rato, scrisse varie poesie e una commedia
in versi martelliani; morì il 13 maggio
1793, lasciando al fratello Lodovico la sua
ricca biblioteca. Alessandro visse quasi
sempre alla Corte dell'elettore politico di
Baviera, ove sposò Massimiliana Veirust
Grapenvield, bavarese, morta a Trento nel
PAGINA 168
1791, da cui Enrico, spos. con Elena Pan
tesilea Savioli, morto 17 ott. 1835, d'anni
61 e don Lucio, canonico regolare di San
Salvatore, poi di S. Pietro, morto nel 1820.
Petronio sposò Teresa Reding, bavarese,
morta 20 gennaio 1794, della di cui discen
denza non si hanno notizie certe.
LODOVICO VITTORIO, compiuti i primi stu
di nel Collegio di S. Francesco Saverio,
passò all'Università di Bologna, ove ebbe
maestri Domenico Fabbri, Francesco Ma
ria Zanotti, Pietro Matteucci, Filippo Ver
nizzi ed altri. Ascritto a tutte le principali
accademie, che allora abbondantemente fio
rivano, il Salvioli fu buon poeta, e va ri
cordata, a suo onore, l'opera gli « Amori »
in cui fa rivivere la vita elegante e mon
dana del settecento. Ma l'opera che gli die
de maggiore rinomanza fu quella degli
« Annali » la quale, benchè incompiuta,
riscosse lodi dai più illustri letterati del
suo tempo, e anche oggi è degnamente ap
prezzata dagli studiosi. Scrisse inoltre un
compendio storico di Bologna dalle origini
fino al 1798, assai lodato.
Egli prese parte alle vicende politiche
del suo tempo, coprendo le più alte magi
strature. Nel 1770 fu nominato senatore
con Breve di Clemente XIV, del 7 dicem
bre, occupando il posto del conte Giacomo
Bolognetti Alamandini. Nel 1772 fu eletto
gonfaloniere, carica che in seguito coprì
più volte negli anni dal 1780 al 1788.
Nel 1790 ebbe la cattedra di storia, nella
Università di Bologna, poi fu ascritto al
Collegio di Gius Civile, ma per gli eventi
politici dovette lasciare la cattedra, alla
quale fu nuovamente ammesso nel 1802 pel
decreto del 25 dicembre di Napoleone.
LETTERAS
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di conte (m.), patrizio di Bologna
(m.), patrizio di Forlì (m.) e di Modena
(m ), in persona di FERDINANDO, di France
sco, di Petronio, di Giovanni Andrea.
f. g.
SAVIOLI.
ARMA : Troncato :
nel 1º d'argento
squamato ed er
mellinato di ne
ro; nel 2º ban
dato d'oro e di
azzurro.
DIMORA : Padova.
Famiglia com
presa nella regola
zione definitiva del
Consiglio nobile di
Padova nel 1626. ANTONIO, ANNIBALE
e
LODOVICO Savioli furono creati conti da Gio
va
vanni
III, re di Polonia, con diploma 17
aprile 1682. TITO fu confermato con Duca
le Veneta 27 gennaio 1796. La famiglia fu
confermata nell'antica nobiltà con S. R. 4
settembre 1818.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (di Padova) (mf.),
conte (m.), in persona di GIUSEPPE, di
Giovanni Antonio, di Giuseppe, di Anni
bale. Figlia: Maria in Andrea Rigoni.
Fratello: LUIGI.
Figlie di Luigi: Maria Antonietta in An
drea Cappello; Rosina in Tancredi Gra
ziani.
b. c.
Sposò Silvia, di Pompeo Bolognetti, dal- SAVORELLI MUTI PAPAZZURRI.
la quale ebbe Lodovico, premorto al padre
nel 1788, ed una femmina che sposò il con
te Enrico Savioli.
Nel 1796 fu inviato quale deputato a Pa
rigi con l'avvocato Antonio Aldini, Pietro
Conti e Sebastiano Bologna da Schio, ove
strinse amichevoli relazioni con gli uomini
più insigni del suo tempo. Partecipò al go
verno della repubblica Cisalpina. Al Consi
glio di Lione fece parte della Consulta
straordinaria dei Notabili, quale rappresen
tante dell'Istituto di Bologna. Morì a Bolo
gna il 1º settembre 1804.
ARMA: Troncato
d'argento e di
rosso, al grifone
dell'uno nell'al
tro, col capo di
azzurro carico di
tre gigli d'oro.
DIMORA: Forlì.
Di questa fami
glia si trova men
zione in Forlì sino
dal secolo XV. Fu
LETTERA S
ascritta alla nobiltà forlivese nel 1565 е
poscia aggregata al patriziato, che spetta
tuttora ai discendenti di VINCENZO, consi
gliere il 22 giugno 1748 e di NICOLA, di
Vincenzo, consigliere il 23 agosto 1779.
Condiploma del 27 febbraio 1744, Carlo
Emanuele re di Sardegna, per singolari
benemerenze verso la sua casa, cred conti
VINCENZO E CAMILLO Savorelli con trasmis
sibilità ai maschi primogeniti.
I Savorelli godono pure il titolo di ba
roni delle Barrette nell'ex regno di Napoli,
e quello di nobili coscritti romani dall'an
no 1804. Hanno inoltre i titoli di patrizio
di S. Marino e di Foligno.
Il ramo primogenito dei Savorelli fu ere
de (1741) dell'estinta famiglia romana dei
marchesi Muti Papazzurri. Nei conti Savo
relli, domiciliati a Forlì si estinse la nobile
famiglia Porati che era essa pure patrizia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di conte (mpr.), patrizio romano
(mf.), coscritto (mpr.), patrizio di Forlì
(m.), nobile di Velletri (mf.), in persona di
ALESSANDRO, di Achille, di Alessandro, di
Nicola, di Vincenzo.
Figli: GIORGIO E RICCARDO.
Sorelle: Maria in Agostini; Virginia e
Francesca Eleonora, di Cesare, di Achille,
di Alessandro; Paolina, di Nicola, di Ales
sandro.
SAVORGNAN
f. g.
ARMA: D'argento
allo scaglione di
nero.
CIMIERO : Due se
mivoli d'argento
caricati ognuno
dauno scaglione
di nero.
Мотто : Spiritus
rebellii dimi
dium Dei.
DIMORA : Udine,
Savorgnan e Pinerolo.
Antica famiglia del Friuli che alcuni
scrittori vogliono originaria dalla Moravia,
eanticamente detta dei Ciproneri o Cipria
ni e che fu investita del feudo di Savor
gnan nel 1254 dal patriarca Gregorio di
PAGINA 169
Montelongo in favore dei fratelli RODOLFO
e CORRADO. Questa famiglia è considerata
fra le primarie della regione e nel 1260 fu
ascritta alla cittadinanza di Udine e fu
feudataria di una parte di quel castello col
privilegio di tenere una chiave di ciascuna
porta della città, di inquartarne l'arma che
è appunto : « uno scaglione di nero in
campo d'argento ». In quell'epoca era di
visa in due rami e quello che godette tale
privilegio fu chiamato dei Savorgnan dello
Scaglione.
Le cronache ricordano un FRANCESCO,
nobilis et strenuus miles, che era signore
dei castelli di Savorgnano, Pinzano, Ariis,
Buja, Flagonia, Osopo e Sedigliano, Vice
domino in Udine, marchese d'Istria, vica
rio in Prata per Lodovico re d'Ungheria,
cavaliere dello Speron d'Oro, creato da
Carlo IV nel 1355, conte palatino nel 1362,
vicedomino del patriarcato nel 1365 e poi
comandante in capo del ducato del Friuli.
Ricordano inoltre un FEDERICO, ambascia
tore a Torino per il Parlamento di Udine
e che fu aggregato al patriziato veneto con
deliberazione del 3 aprile 1383, con tutti
i suoi discendenti; un GIULIO, governato
re a Zara, a Corfù e a Candia, governato
re generale della Dalmazia nel 1566, go
vernatore generale delle Milizie di Cipro
nel 1567 ed infine generale di artiglieria;
Un MARIO che nel 1588 fu generale coman
dante di tutte le fortezze della repubblica
di Venezia.
Questa famiglia possedette vastissimi
territori e le fu attribuito il dominio di
settanta villaggi, sette castelli, una con
tea ed un marchesato.
GERMANICO, consigliere di Stato, di Vin
cenzo, duca di Mantova, ebbe da questi il
marchesato di Ceresetto nel Monferrato da
trasmettersi ai primogeniti della famiglia.
Verso la fine del XVI secolo un MAR
c'ANTONIO fu ascritto all'Ordine di Malta
e fu abate di S. Maria di Flambro o Pa
lazzolo; GIROLAMO († 1590), fu vescovo di
Sebenico e partecipò al Concilio di Trento.
I Savorgnan furono confermati conti
dell'impero dall'imperatore Francesco I
d'Austria con S. R. 15 maggio 1825. I
titoli di nobile e di nobile di Udine
quello di conte palatino, tutti trasmissibi
e
li ad ambo i sessi furono riconosciuti a
PAGINA 170
GIROLAMO CARLO (n. 19 settembre 1786,
† 15 ottobre 1862), di Giacomo, nel 1841.
Detto Girolamo dalla moglie contessa
Barbara Quirini (n. 20 aprile 1789, † 27
maggio 1872) ebbe due figli, GIOVANNI e
GIUSEPPE.
GIOVANNI (ramo primogenito stabilitosi
a Pinerolo) , morto nel 1875, sposò la con
tessa Maria Tubani che gli generò Eтто
RE (n. 22 agosto 1840, † 1881), già ufficiale
di cavalleria nell'esercito italiano e spo
sato il 12 ottobre 1865 con Filomena Cor
donat di Pinerolo (n. 13 aprile 1839), che
gli generò MARIO (n. Pinerolo il 14 mag
gio 1866), sposato il 16 novembre 1890 con
Emma dei conti Martin d'Orfengo dalla
quale nacque, il 21 settembre 1891, Етто
RE GERMANICO, morto nel 1917 nella guer
ra mondiale.
GIUSEPPE (secondogenito di Gerolamo),
(n. 17 maggio 1817, † 24 luglio 1885), so
cio dell'Accademia Araldica Italiana, il 26
maggio 1850 sposò la contessa Maria Cai
mi, di Carlo, che gli generò : GIROLAMO
(n. 10 maggio 1851 e che sposò Teresa Ta
basso, già vedova di Gazzone conte di Val
macca); TRISTANO (n. 30 maggio 1852,
spos. 19 aprile 1882 con la nobile Silvia
Favetti di Bosses dalla quale, il 2 marzo
1883, nacque Maria Francesca); Maria An
na (n. 1° giugno 1856 e sposata con l'avv.
C. Malatesta di Alessandria d'Egitto);
MARCO ANTONIO (n. 28 febbraio 1857, sp.
15 febbraio 1882 con Maria Sofia de Fon
tana del nobile Corradino e dalla quale
nacquero : Germanica Maria, 8 agosto 1883
e VolcherIO CORRADO il 30 giugno 1887);
ALCESTE, n. 19 maggio 1858, spos.
Giovanna Vallis.
con
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 coi i titoli
di nobile (mf.), nobiltà di Udine, conte
palatino (mf.), in persona dell'ultimo rico
nosciuto GIROLAMO CARLO, di Giacomo
(1841).
v. S.
SBARAGLINI DOΝΑΤΙ.
ARMA : D'azzurro alla fascia d'oro accom
pagnata da dieci mezzi fusi dello stesso,
cinque uscenti dal capo e cinque dalla
punta, cimati ciascuno da una palla di
LETTERA S
argento (Sbara
glini).
ARMA : Di verde al
giglio di giardi
no al naturale,
attraversato da
una fascia d'ar
gento (Donati).
DIMORA : Assisi.
Antica e nobile
famiglia di Assisi,
della quale le pri
me memorie risal
gono al 1279, nel
qual anno un Tom
MASO, di Egidio,
iscritto tra i buoni
uomini del patrio
Consiglio , giurò
fede a Papa Nico
lò III. Fu padre
di SBARAGLIATI, dal
quale poi la casa
tolse il cognome
che in seguito, nel
sec. XVI, si mutò in Sbaraglini. ANTONIO,
figlio di Sbaragliati, fu inviato oratore del
Comune al campo del famoso capitano
Giovanni Acuto, le cui bande infestavano
il territorio di Assisi e più tardi, nel 1405,
fu inviato ambasciatore del Comune al Car
dinal legato dell'Umbria per trattare gravi
ed importanti negoziati. Ebbe in signoria
il castello di Sassorosso sugli Appennini e
poco lungi da Assisi, nonchè il castello di
Pian della Pieve, che egli munì di fortifi
cazioni e la cui signoria rimase nella sua
famiglia sino agli ultimi tempi.
RINALDO, suo figlio, coprì la carica di
gonfaloniere nell'anno 1553 e nel 1563 fu
capitano del campo di Santa Maria degli
Angioli.
Fra le più antiche famiglie di Assisi fu
un
rono i Donati che innalzavano l'arma So
pra descritta. Ebbero per capostipite
ser Donato, che viveva nel 1160, detto an
che di Calzaverde, e che appartenne alla
fazione dei guelfi. Altro DONATO, di Uguc
cione, fu uno dei 24 nobili di Assisi che
assistettero alla canonizzazione di S. Sta
nislao, vescovo di Cracovia, ed eseguita
nel 1253 nel tempio di S. Francesco d'As
sisi da Papa Innocenzo IV. Un FRANCESCO
LETTERA S
Donati fu commissario generale del re di
Francia nella guerra di Siena nel 1553.
Un PIETRO ANGELO fu capitano sotto Er
cole Sfrondati, generale di S. R. Chiesa,
sul finire del secolo XVI.
La famiglia Donati si estinse nel 1721
con altro PIETRO ANGELO, canonico del
Duomo di Assisi, ed i suoi beni e l'arma
gentilizia, per mezzo di sua sorella Angela,
passarono nella nobile casa degli Sbaragli
ni, che aggiunsero così al proprio il co
gnome Donati.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo
di nobile di Assisi (mf.).
* SBROJAVACCA (DI).
V. S.
ARMA: Di verde
alla vacca d'oro
ritta.
CIMIERO : Il liocor
no di argento,
nascente, che
tiene colla zam
pa destra un na
stro svolazzante
col
le fin.
PAGINA 171
Dello stesso personaggio parlano altri
documenti, nei quali il suo nome presenta
ulteriori varianti : Treviso, I febbraio 1220,
Meinardus de Sbrolla vacca (Autographa
Vicentiana, vol. I, Bibl. com. Udine);
Bagnarola, 11 aprile 1221, D. Marquardus
de Spelavaca (Bianchi, doc. mssi N. 61,
Bibl. com. Udine). Il dott. Antonio Joppi
nella sua genealogia di questi signori (Rac
colta Battistella, Udine) designa come pa
dre di detto Mainardo un ULVINO o Ulvin
Go, che sarebbe vissuto nel 1160-1178. Sic
come questo nome non figura in nessun
documento del sec. XII, è supponibile che
l'autore l'abbia ricavato da qualche vec
chia genealogia, della quale non è facile
controllare l'esattezza.
La famiglia nel corso del sec. XIV si di
vise in due grandi linee provenienti l'una
da Giacomuccio di Pregogna e dalle sue
due mogli Orsola di Polcenigo e Giovanna
Bruna della Frattina, l'altra da AsQUINO,
di lui fratello, e dalle sue due mogli Vera
d'Attems e Truta pure d'Attems.
Alla prima linea appartengono gli at
tuali conti di Sbroiavacca dimoranti a Vil
lotta, i quali fin dal secolo XV appaiono
nel Consiglio di S. Vito al Tagliamento.
La seconda si suddivise alla sua volta in
Мотто : Regarde tre sublinee, l'una discendente da PERTOL
Do di Asquino, rapppresentata nella secon
DIMORA : Conegliano, Udine e Villotta di
Chions (Udine).
Trascurando le favolose leggende che
vorrebbero originaria di Francia questa co
spicua casata e passata in Friuli prima del
mille (Pietro Ruffo : De origine Norico
rum; Capodagli : Udine illustrata, p. 114),
e attenendoci ai soli autentici documenti,
diremo che il suo più antico ricordo risale
a un rogito del 30 novembre 1218, nel qua
le MEQUARDUS DE SCODOVACCA è nominato
arbitro con altri feudatari in una questione
di confini fra il patriarca di Aquileia et mi
lites Waldi. (Bianchi, docum. mssi N. 51
Bibl. civ. Udine). Che il cognome di Sco
dovacca sia da identificare con quello di
Sbrogliavacca non v'ha dubbio, poichè con
esso troviamo designato posteriomente un
altro membro della famiglia, UrvinuS DE
SCODOVACHA, che sappiamo nipote ex fra
tre del primo (in atto datato da Sesto, 27
luglio 1226).
da metà del sec. XIX dai fratelli PIETRO
(n. Venezia 1838), е АсHILLE, di Nicolò;
le altre due dai fratelli ProSDOCIMо е Riz
ZARDO, figli di Ermacora e di Elisabetta
del Torso, mancate entrambe, l'una con
Maria di Agostino (n. Udine 1788, † ivi
1875), moglie del conte Garzolino Garzo
lini, podestà di Udine; l'altra con un Giu
1,10 di Antonio († nel 1796) .
Il castello di questi signori sorgeva circa
a mezza strada tra S. Vito al Tagliamento
e Motta di Livenza. Di esso non esiste più
che la rovina di un formidabile torrione
che si erge sul sito detto la Torrate presso
la frazione di Sbroiavacca. Esso faceva par
te della giurisdizione dell'abate di Sesto, il
quale ne investiva gli Sbroiavacca in ra
gione di feudo nobile, retto, legale e giuri
sdizionale. Alla giurisdizione andava unito
il diritto di un seggio nel Parlamento friu
lano. Quello degli Sbroiavacca occupava il
XVI posto.
PAGINA 172
Ville soggette alla giurisdizione erano
Villotta e S. Zenone.
Altre concessioni feudali riconosceva
questa casa dai patriarchi di Aquileia e dai
vescovi di Concordia.
Passato il Friuli nel 1420 in dominio del
la Repubblica di Venezia, questa le rinno
vò le investiture in persona del nob. ER
MACORA qm. Asquino e dei suoi consorti
ANGELO qm. Giacomo e NICOLÒ qm. Ber
toldo il 3 giugno 1448. Con ducale del 26
marzo 1426 detto Ermacora era stato inve
stito di Castel Pagano dietro preghiera del
la sua proprietaria nob. Maria la Bella di
Laurenzaga vedova Rabatta, che aveva di
chiarato essere lo Sbroiavacca suo affine.
Detto castello sorgeva nella località dove
ora è il paese di Felettano presso Trice
simo.
Nel 1424 lo stesso Ermacora, che aveva
sposato la ricca nobile udinese Elisabetta
del Torso in onta all'ordinanza della comu
nità che vietava alle sue cittadine di mari
tarsi con stranieri, chiese l'aggregazione a
quella cittadinanza. Da prima il Consiglio,
con delibera 5 dicembre dello stesso anno,
gli oppose un rifiuto, ma più tardi, a quan
to afferma il cronista Monticoli, essa gli
venne accordata. « 1430 sì lo pestifero et
venenoso aere, sì le palustre et fungose
strade, come de fastidiosi ranochi li rauchi
gridi fugiendo, ser Hermacora di Sbroja
vacha a suo beneficio cum sua famiglia ad
habitar et citadino per pregij humil di
vene ».
Nella serrata del Maggior Consiglio Udi
nese del 1518 troviamo iscritti fra i nobili
cinque dei suoi discendenti, e cioè : GIo.
FRANCESCO qm. Rizzardo, FANTINO e GIO.
BATTA qm. Bernardino e PIETRO ANTONIO
e GIO. BATTA qm. Prosdocimo.
Lunga è la serie dei personaggi che in
qualche modo illustrarono questa casata.
Citeremo fra essi :
ASQUINO di Pregogna, che nel 1381 fu
nominato podestà di Padova da Francesco
da Carrara.
FRANCESCO di Tasoto, vivente nel 1344,
che fu decorato delle insegne della Milizia
aurata.
BERTOLDO, gastaldo patriarcale di S. Vi
to negli anni 1438 e 1458.
FRANCESCO, di Angelo, capitano di ven
LETTERAS
tura, che nel 1479 combattè contro i Tur
chi minaccianti la Patria del Friuli, e quin
di servì la Repubblica Veneta in Albania,
Papa Innocenzo VIII e la Repubblica fio
rentina. Il Re Cattolico lo volle alla sua
Corte e lo cred cavaliere aurato. Ritornato
in patria, servì di nuovo la Repubblica du
rante la guerra di Cambrai. Morì in Udine
il 9 agosto 1519 e fu sepolto in Duomo.
S. Vito al Tagliamento intitolò al suo no
me una delle sue strade.
VALERIO, di lui fratello, che si distinse
nelle guerre della Repubblica contro Mas
similiano.
PROGNE, altro fratello dei precedenti,
che militò pure sotto le bandiere di S. Mar
co e morì nel 1511 sotto le mura di Bre
scia, combattendo contro i Francesi.
GIROLAMO di Valerio, podestà di S. Vi
to nel 1544-47 е 54.
GIO. FRANCESCO di Rizzardo, dotto giu
reconsulto, che nel 1496 fu incaricato di
leggere Istituzioni nel collegio dei dottori
di Udine col salario di 30 ducati annui.
GIULIO, di lui figlio, pure valoroso lega
le e buon poeta, che resse il vicariato della
podesteria di Padova e di Brescia.
RODOLFO di Scipione (ramo di Pertoldo
di Scipione), paggio dell'arciduca Mat
tia, che combattè in Ungheria e, più tardi,
nella guerra di Gradisca. Dopo aver ser
vito per breve tempo l'Impero nel reggi
mento Aldringher (1629), si ricondusse
agli stipendi della Repubblica, che gli
affidò in Dalmazia la soprintendenza del
l'artiglieria, il governatorato di Zara ed
in Levante il governo delle milizie e degli
stipendiati. In Candia gli morì la figlia
Colloreda, che seppelli in quella chiesa di
S. Salvatore dei PP. Agostiniani in una
tomba, cui fece apporre lo stemma della
vacca e il cimiero del liocorno. Venne
morte in Portogruaro nel 1611.
a
GERMANICO, figlio del precedente, fu
insignito, a quanto afferma la genealogia
Joppi, del titolo di barone del S. R. I. Egii
morì a Villotta nel 1688 e non lasciò di
scendenza; quindi il titolo si estinse con
lui.
FRANCESCO di Scipione, che, nato nel
1651, fu nominato nel 1701 capitano nel
reggimento dei feudatari friulani. Sette an
ni dopo venne assunto al servizio della Se
LETTERA S
renissima con 400 ducati annui e incarica
to del governo di Zara, Castelnuovo e di
altre piazzeforti.
Con decreto del Senato veneto del 9 lu
glio 1699 i nob. GIULIO ANTONIO, OTTAVIO
e ALFONSO qm. nob. Francesco, apparte
nenti alla linea ancor fiorente, ottennero,
dietro esborso di ducati 500, che il feudo
di Sbroiavacca venisse eretto in contea.
Con S. R. A. 27 ottobre 1822 a detta li
nea, rappresentata da OTTAVIO fu Giacomo, SBRUGLIO.
ediscendenti, venne confermata la nobiltà.
La stessa trovasi iscritta nell'Elenco Uffi
ciale coi titoli di nobile parlamentare del
Friuli e conte di Sbroiavacca.
Fra le alleanze contratte da questa casa
citeremo le seguenti : di Porcia, di Polce
nigo, della Frattina, di Spilimbergo, Al
tan, di Dorimbergo, di Montereale, del
Torso, d'Attimis, di Valvason, Riccati,
Frangipane, Sardi, di Colloredo e di Pram
pero, de Brandis, di Strassoldo, di Zucco,
di Cordovado, Codroipo, Beltrame, Rota,
di Caporiacco, di Preinberg. di Moruzzo,
di S. Daniele, di Fagagna, di Maniago,
Obizzi, Casali, ecc.
Fonti: A. Joppi: Genealogia Sbroiavac
ca in Raccolta Battistella, Udine; V. Jop
pi, Due giudizi feudali su Sbroiavacca, U
dine, 1889; Paschini, I patriarchi d'Aqui
leia nel secolo XII, Cividale, 1914; detto,
Bertoldo di Merania patriarca d'Aquileia,
Udine, 1920; Zotti, S. Vito nella storia, Sa
cile, 1926; Archivio dei Frari, Provveditori
sopra feudi.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital.
e
nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.) (Ric. 1907),
in persona di ANTONIO, di Francesco, di
Giambattista.
Fratelli: GIOVAN BATTISTA, LUIGI, AM- in feudo il castello di Moruzzo.
BROGIO, Teresa, ATTILIO, OTTAVIANO.
Figlia di Giovanni Battista: Giovanna.
Figlie di Luigi: Giovanna e Maria.
Sono iscritti col titolo di nobile (mf.),
nobiltà parlamentare del Friuli, conte di
Sbrojavacca (m.), in persona di GIACомо,
dottore in agraria, comm. Corona d'Italia,
di Ottavio Nicolò, di Giacomo Antonio, di
Ottavio Francesco.
Fratelli: Vittoria, n. Villotta 12 gennaio
1860, † Padova 8 febbraio 1929, sp. 1884
al conte Andrea Bembo P. V. di Padova;
PAGINA 173
GIUSEPPE, ing., podestà di Polcenigo, t
27 maggio 1927, spos. Venezia 26 luglio
1901 con Angela Ippoliti, n. Udine 5 otto
bre 1861, † Pordenone 27 agosto 1932;
UMBERTO, spos. I settembre con Antoniet
ta Peraro; Matilde; EMANUELE, giudice, +
Villotta 27 febbraio 1929; Amalia e Adal
gisa.
ARMA: D'argento
al gallo al natu
rale, la coda
a
foggia di una te
sta di basilisco
di verde.
DIMORA : Udine e
Cormons.
Questa famiglia
sarebbe originaria
dalla Germania,
secondo una tradi
e. d. t.
zione basata su un diploma dell'impera
tore Enrico del 1021 riferentesi ad altro
anteriore di Carlo Magno dell'884; in real
tà, storicamente, non si può risalire oltre
un VERARDO di Lauzana, vivente nel se
colo XIII, dal quale discesero due rami,
uno detto dei Ribisini, spentosi in Civi
dale nel secolo XVIII, l'altro detto degli
Sbruglio, che ebbe residenza in Cividale,
Cormons ed Udine.
Nel 1278 STEFANO, figlio di Verardo, era
capitano di Flambro, feudo dei conti di
Gorizia e suo figlio ENRICO, detto Shrugl,
fu investito di feudi di abitanza nel ca
stello di Cormòns.
Altro STEFANO, dal 1428 al 1437, tenne
RIZZARDO Sbruglio, nato nel 1450, fu
poeta cesareo e professore universitario.
NICOLÒ, colonnello sotto Filippo IV di
Spagna e cavaliere di S. Giacomo, morì
giovane in Udine dove esiste ancora il suo
monumento nella chiesa di S. Pietro Mar
tire.
GIO. BATTA Sbruglio, capitano, vesti l'a
bito di Malta.
Ferdinando III con Diploma 9 maggio
1640 e Leopoldo I con Diploma 7 settem
bre 1695 conferirono agli Sbruglio la no
PAGINA 174
biltà equestre del Sacro Romano Impero.
Con diploma 3 luglio 1683 Cosimo III
granduca di Toscana conferì agli Sbru
glio il titolo comitale riconosciuto dal Go
verno Veneto con Ducale 10 febbraio 1734
e confermato con Sovrana Risoluzione 13
maggio 1825 e Decreto Min. 19 dicembre
1897.
La famiglia, estinta quanto ai maschi,
è iscritta nell'Elenco Ufficiale Nobiliare
Italiano coi titoli di nobile di Udine (mf.),
cavaliere del S. R. I. (mf.), conte (m.), in
persona di FRANCESCO, di Rizzardo, di
Francesco, e di Emma co. Ducco, n. Udi
ne 27 agosto 1865, spos. Cormòns con Eu
genia co. Zucco; † 1917.
Sorella: Teodolinda, n. Trieste 7 agosto
1866, ved. del generale Demetrio Salvo.
g. d. p.
SCACCABAROZZI.
ARMA : Inquarta
to : nel rº palato
d'oro e di nero;
nel 2º e 3º d'oro
al carro o baroc
cio quadrato,
scaccato di nero
e d'oro di 36
pezzi, col timone
scaccato di nero
e d'oro di quat
tro pezzi
e
ruote di nero; nel 4° palato di nero e
d'oro; il tutto sotto un capo d'oro cari
co di un'aquila di nero, coronata del
le
campo. (Codice Araldico- Archivio Sta
to Milano, pag. 33) .
DIMORA : Milano, Cremona e Soncino.
Famiglia di origine milanese, che trasse
il proprio cognome da un servizio fatto du
rante l'infierire della pestilenza in Milano;
mancando gente che si prestasse all'incre
sciosa e pur pietosa opera di portare i
morti alla sepoltura e scarsi essendo i mez
zi per trasportarli per tanto infierir del
contagio, questa famiglia si prestò al pie
toso e ingrato ufficio servendosi di nume
rosi barocci tal che le fu dato il sopran
nome di Scarica barocci, che poi si tra
smutò in Scaccabarozzi, cognome traman
datosi sino ai nostri giorni.
LETTERAS
Famiglia antica, le cui memorie risal
gono al secolo XII. Un Giordano fu costi
tuito vicario imperiale a Milano da Fede
rico Barbarossa; un BELTRAMO fu console
di Milano nel 1164; un ALBERTO fu pode
stà di Como nel 1219; un Lantelmo, cano
nico della Metropolitana, nel 1252 dalla
Repubblica milanese fu inviato legato a
Papa Innocenzo IV per ottenere la cano
nizzazione di S. Pietro Martire Veronese;
un GIACOMO trovasi firmato per la parte
dei nobili nell'atto di concordia fra nobili
e plebei di Milano nel 1258; un GIOVANNI
fu fatto cavaliere da Matteo Visconti sul
campo di battaglia di Parabiago per l'indo
mito valore; un ArOSTELLO fu cavaliere e
decurione milanese; un altro Giacomo, no
bile e generoso cavaliere, nel 1320 eresse e
dotò la chiesa di S. Maria Annunziata in
Milano; suo fratello CATELLANO nel 1322
fu podestà di Pavia.
La documentata genealogia, quale fu
presentata all'I. R. Tribunale Araldico
della Lombardia, si inizia solo con u11
FRANCESCO (O FRANCESCHINO O FRANCHI
No), decurione di Milano, patrono ed av
vocato di quella chiesa di S. Maria Annun
ziata (presso S. Maria Podone) che fu eret
ta e dotata dal nobile cavaliere Giacomo
Scaccabarozzi.
Figli del suddetto Francesco furono :
TOMMASO, un altro FRANCHINO, GIOVANNI
ed AMBROGIO. Da Tommaso, che fu uno
dei patroni ed avvocati della chiesa sud
detta, nacque un GIACOMмо, pure patrono
della medesima, e padre di GIAN FRANCE
sco, patrono egli pure, e che generò GIAN
GIACOMO a sua volta padre di GIROLAMO,
che fu uno dei XII di Provvisione di Mi
lano nel 1588 e giudice della Legna in Mi
lano nel 1592.
Da Franchino, che fu prefetto, per il
duca di Milano, del Castello di Gavio nel
genovesato, nacque STEFANO, giureconsul
to collegiato, decurione di Milano, uno dei
sei consiglieri di giustizia della Repubbli
ca milanese nel 1448 e pur egli patrono
della già menzionata chiesa di S. Maria
Annunziata.
Da Giovanni, che fu anch'egli, come il
fratello Franchino prefetto del castello di
Gavio, nacque Andrea, che fu famigliare
del duca Galeazzo Maria Sforza Visconti,
LETTERAS
patrono e avvocato della nominata chiesa.
Fu padre di GIAMBATTISTA, altro patrono
della predetta, e che, a sua volta, generò
altro ANDREA che generò NICCOLÒ che fu
padre di BERNARDO, uno dei nobili prefetti
alla custodia di Porta Ticinese in Milano
in tempo di sospetto di peste. Bernardo fu
padre di altro NICCOLÒ che generò ANTO
NIO, regio pretore di Tortona e Valenza,
capitano di giustizia nel marchesato del
Finale e nelle Langhe, delegato imperiale
a Comacchio. Dal predetto Antonio nac
que CARLO FRANCESCO, regio pretore di
Codogno ed Antigorio, padre di CESARE e
di GIUSEPPE che ottennero dall'I. R. Tri
bunale Araldico della Lombardia Austria
ca l'ascrizione della loro famiglia nel Ca
talogo dei Nobili con Decreto 15 settem
bre 1770 nonchè la delineazione della loro
arma nel Codice Araldico.
Lo stesso Cesare, dopo aver ottenuto,
con Ordinanza del 6 maggio 1774 dei Con
servatori degli Ordini della città di Mila
no, di essere ammesso al patriziato della
città, venne pure aggregato al Collegio dei
nobili giureconsulti conti e cavalieri di
Milano il 13 dicembre 1774
nominato
e
provicario di provvisione con Patente del
1782 dell'arciduca Ferdinando d'Austria,
governatore della Lombardia e con altra
Patente del 1783 fu nominato vicario di
Provvisione. Dopo avere con sommo ono
re disimpegnato le principali cariche civi
li e giudiziarie, rendendo importanti ser
vigi, nel 1815 fu nominato consigliere del
la I. R. Corte di Cassazione di Milano.
Con Sovrana Risoluzione dell'imperatore
d'Austria Francesco I, data a Vienna il so
aprile 1815, fu confermato nell'antica no
biltà che già godeva la famiglia prima del
1796.
Da Ambrogio in fine, quarto figlio del
capostipite Francesco, e che fu giurecon
sulto (1445), nacque GIORGIO, padre del
giureconsulto GIAN PIETRO, il quale stabili
la sua dimora in Cremona e fu padre di
GEROLAMO che a sua volta generò PIER
LUIGI E GIOVAN PAOLO. Il primo fu de
curione di Cremona nel 1572 e il secondo
nel 1591. Da Pier Luigi nacque altro Ge
ROLAMO, padre di altro PIER LUIGI, decu
rione di Cremona nel 1624
padre di
FRANCESCO MARIA, capitano negli eserciti
e
PAGINA 175
di S. Maestà Cesarea e decurione di Cre
mona nel 1668. Da quest'ultimo nacque al
tro PIER LUIGI, capitano della milizia ru
rale cremonese e decurione nel 1698. Ge
nerò questi ANDREA, decurione nel 1740, e
padre di GIUSEPPE, pure decurione nel
1769 e che ottenne che l'eccelso I. R. Tri
bunale Araldico di Lombardia, con Decre
to 19 settembre 1772, ordinasse che la di
lui famiglia venisse riportata nel Catalogo
dei Nobili e l'arma gentilizia delineata nel
Codice Araldico.
Giuseppe, fra gli altri figli, generò AN
DREA LODOVICO, FRANCESCO e Giuseppa.
Quest'ultima nel 1786 venne nominata dal
l'imperatore Giuseppe II d'Austria cano
nichessa anziana nell'I. R. Collegio di Ca
nonichesse sotto il titolodi S. Carlo, col
legio eretto in quell'anno in Cremona dal
suddetto imperatore. Andrea Lodovico e
Francesco con Sov. Risol. 14 gennaio 1821
di Francesco I d'Austria vennero a loro
volta confermati nell'antica nobiltà già go
duta dalla famiglia prima del 1796.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. con titolo di nobile (mf.), trattamento
di Don e Donna, in persona di GIUSEPPE,
di Pietro, di Andrea Lodovico.
Figli: FRANCHINO e Maria.
SCACCIA.
ARMA: Di rosso ad
una spada e una
sciabola al natu
rale, decussate,
all'ingiù; col ca
po d'azzurro ca
rico di tre stelle
di sei raggi l'o
ro ordinate in
fascia, e sostenu
to da una fascia
d'argento.
V. S.
DIMORA: Città della Pieve e Firenze.
Famiglia di Città della Pieve, ascritta a
quella nobiltà nei discendenti da IGNAZIO
(1828) .
È iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col
titolo di nobile di Città della Pieve (mf ),
in persona di EMILIO, di Lodovico, di I
gnazio, comm. della Corona d'Italia, cav.
PAGINA 176
Mauriziano, n. a Città della Pieve il 13
novembre 1856, spos. nel gennaio 1885 con
Adele Brugi.
Figli: Antonietta, n. 11 novembre 1886,
sposata con Enrico Mugnaini di Siena.
Fratelli: PILADE (vedi Scaccia Alberti),
Caterina, n. Città della Pieve nell'agosto
1855, spos. 1º ottobre 1876 con Guglielmo
Cartoni.
SCACCIA ALBERTI.
V. S.
ARMA:
Partito :
nel 1º di rosso a
una spada e una
sciabola al natu
rale,
decussate,
all'ingiù; col ca
po d'azzurro ca
rico di tre stelle
di sei raggi d'o
ro, ordinate in
fascia, e sostenu
to da una fascia
d'argento (Scaccia); nel 2º d'azzurro al
monte di tre cime uscente dalla punta
e sormontato dal sole, il tutto d'oro; col
capo d'oro carico di un'aquila bicipite di
nero, coronata del campo all'imperiale.
DIMORA : Città della Pieve e Firenze.
PILADE Scaccia, figlio di Lodovico e di
Antonietta Alberti, della precedente fami
glia, con R. D. 27 aprile 1899 ottenne
l'autorizzazione di aggiungere al proprio
il cognome Alberti.
La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff.
Nob. Ital. col titolo di nobile di Città della
Pieve (mf.), in persona di PILADE, di Lo
dovico, di Ignazio, comandante di Marina
a riposo, cav. della Corona d'Italia, n. a
Città della Pieve il 13 gennaio 1852, til
1º aprile 1915.
Figlio: LODOVICO, ufficiale della R. Ma
rina, n. a Porto S. Stefano (Monte Argen
tario) il 12 agosto 1889, † per causa della
guerra, il 16 novembre 1918.
* SCALA (DELLA) .
V. S.
ARMA : Troncato : nel 1º d'oro all'aquila
di nero, coronata del campo; nel 2º di
LETTERAS
rosso alla scala
di cinque piuoli
d'oro, sostenuta
da due levrieri
controrampanti
d'argento ed af
frontati, il tutto
movente dalla
punta.
( Codice
Araldico, Arch.
di Stato Milano,
pag. 150).
DIMORA : Robecco d'Oglio (Cremona).
Alcuni storici, e fra questi il Litta, as
seriscono che i Della Scala di Lodi abbiano
avuto con molta probabilità comuni origi
ni con l'omonima e celeberrima famiglia
che per 250 anni tenne la signoria di Ve
rona, e che i suoi componenti ripararono
in diverse città quando nel 1387 perdettero
il dominio e furono scacciati da Gian Ga
leazzo Visconti. L'asserzione, se non pro
vata, è assai attendibile. Troviamo in Pia
cenza un LORENZO della Scala di Verona,
defunto nel 1390, dal quale discendono un
BALDASSARRE e un altro Lorenzo. Un pub
blico istrumento rogato da Lodovico Dor
doni, notaio imperiale e cancelliere della
magnifica comunità di Piacenza, attesta
che il suddetto Baldassarre, discendente da
Lorenzo della Scala di Verona, ottenne per
sè e discendenti la cittadinanza piacentina.
Fu questi autore di una linea che si estin
se con una BARBARA, vivente nel 1814, ас
casatasi nei Douglas Scotti, patrizi piacen
tini e conti di S. Giorgio, Rezzano e Ma
gnano i quali aggiunsero al proprio il co
gnome Della Scala.
I Della Scala di Lodi discendono invece
dal Lorenzo a sua volta discendente da
quel Lorenzo defunto nel 1390.
Un istrumento di vendita rogato il 25
marzo 1556 da Oliviero Matio, notaio della
città di Lodi, ci attesta che un Lorenzo
Della Scala era figlio di un BALDASSARRE.
Con questi si inizia la documentata genea
logia. Dal citato Lorenzo ebbe i natali
GIOVANNI, padre del giureconsulto ANNI
BALE a sua volta padre di altro GIOVANNI,
pur esso giureconsulto. Fu a questo dottor
Giovanni Della Scala che la R. Ducal Ca
mera di Milano, con istrumento datato 1'8
agosto 1668 e rogato dal notaio camerale
LETTERA S
Mercantoli, vendette il luogo e feudo di
Casaleggio, nella provincia di Novara, e
ne lo investi per lui, suoi figli e discen
denti maschi legittimi e naturali in infinito
e con ordine di primogenitura, in feudo
nobile, retto e gentile, col mero e misto
imperio e totale giurisdizione, con tutti i
diritti e prerogative ad esso spettanti. Il
giorno seguente, 9 agosto 1668, il dottore
Giovanni prestò il prescritto giuramento
di fedeltà. Inoltre allo stesso, con diploma
7 settembre 1672, interinato dal Senato
milanese il 26 novembre stesso anno, in
nome del re di Spagna e duca di Milano,
Carlo II, la regina madre Maria Anna
d'Austria, tutrice e curatrice del sovrano,
concesse il titolo e la dignità di conte sul
detto feudo di Casaleggio trasmissibile ai
successori e discendenti maschi legittimi
in infinito e con ordine di primogenitura.
DaGiovanni, primo conte di Casaleggio,
ebbero i natali ANNIBALE ANTONIO, primo
genito, GIUSEPPE e LORENZO. A questi ul
timi due il duca di Parma e Piacenza,
Francesco Farnese, con Lettere Patenti ro
dicembre 1708, concesse il titolo di conte
trasmissibile a tutti i loro figli maschi ed
a tutti gli altri discendenti maschi legitti
mi e naturali in infinito; ma essi non la
sciarono discendenza. La famiglia però
non si estinse perchè Annibale Antonio,
il primogenito, la continuò in Lodi. Da lui
nacque il conte GIAN CLAUDIO, decurione
di Lodi nel 1755, che fu padre del conte
ANNIBALE GIORGIO ALBERTO che da Carlo
Emanuele III, re di Sardegna, con Patenti
datate in Torino il 23 gennaio 1773 venne
reinvestito del luogo e feudo di Casaleggio,
nel novarese, col titolo e dignità comitale
per sè, e discendenti maschi legittimi in
infinito, con ordine di primogenitura, in
feudo retto e proprio, nobile e gentile, pa
terno, avito e proavito, con autorità di de
putare il giudice fiscale, segretario ed ogni
altro inserviente alla giustizia, col mero e
misto imperio, totale giurisdizione, della
prima cognizione delle cause civili, crimi
nali e miste, delle pene e multe, condanne
e confische, e generalmente di ogni altro
diritto ed emolumento a detto feudo spet
tante ed appartenente.
Dal predetto nacque altro BALDASSARRE,
che fu pure decurione di Lodi e che con
PAGINA 177
Decreto dell'I. R. Tribunale Araldico del
la Lombardia austriaca del 26 marzo 1778
ottenne personalmente l'iscrizione nell'e
lenco dei titolati e feudatari e l'iscrizione
della famiglia nel Catalogo dei nobili e la
delineazione dell'arma gentilizia nel Codi
ce Araldico.
Baldassarre generò altro GIAN CLAUDIO
(† 1819), sposato alla contessa Francesca
Patellani, patrizia milanese, cui Francesco
I, imperatore d'Austria, con Sovr. Risol.
2 dicembre 1816 confermò nell'antica no
biltà col titolo di conte trasmissibile per
ordine e in linea di primogenitura, goduto
dalla famiglia prima del 1796.
Da Gian Claudio ebbe i natali ANNIBALE
CARLO, al quale il Ministro degli Interni
del Regno d'Italia, con Decr. Min. 28 lu
glio 1885, dichiarò spettare il titolo di con
te già confermato al di lui padre con la
citata Sov. Risol. 2 dicembre 1816, e non
il titolo di conte di Casaleggio perchè le
leggi e le costituzioni della monarchia di
Savoia, date in Torino il 7 aprile 1770 da
Carlo Emanuele III, re di Sardegna, pre
scrivevano che l'investitura del feudo do
veva chiedersi, in ogni caso di successione
o di acquisto o di avvenimento alla Coro
na dei Reali Successori, entro un anno e
un giorno, sotto pena di caducità. Non es
sendosi trovate altre investiture del feudo
di Casaleggio, posteriori alla data del 23
gennaio 1773, e non essendosi potuto pro
vare che il conte ANNIBALE GIORGIO AL
BERTO, in allora investito, fosse morto in
minor spazio di tempo di un anno e un
giorno prima dell'abolizione della feudali
tà, oppure dopo l'abolizione della medesi
ma, non si potè, nel suddetto Decreto Mi
nisteriale, dichiarar la spettanza del titolo
di conte di Casaleggio al conte ANNIBALE
CARLO Della Scala. Fu però riconosciuto
contemporaneamente il titolo di patrizio di
Lodi.
Annibale Carlo nacque in Lodi il 19 di
cembre 1806; aveva sposato ivi il 30 di
cembre 1833 Maria del nob. Giorgio Bar
ni, dei conti di Roncadello, patrizio di Lo
di. Da questo matrimonio nacquero : Pao
la Giuditta Francesca, sposata ad Augusto
Gaetano Mina; GIOVANNI CLAUDIO, dotto
re in giurisprudenza, consigliere e depu
tato provinciale di Cremona, cav. Mauri
Araldica
12
PAGINA 178
ziano e della Corona d'Italia, n. in Cre
mona il 2 agosto 1836, † ivi il 30 maggio
1892, sposato in S. Daniele Ripa Po il 5
maggio 1859 con Angela Flaminia Guer
ri; Vittoria vedova del nob. Cesare Pez
zani.
Un altro ramo della famiglia Della Sca
la, trapiantatosi in Bucovina (Rumenia),
residente a Casa Calinesti, presso Barbesti,
esiste tuttora.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.), patrizio di
Lodi (m.), nobile dei conti e dei patrizi di
Lodi (mf.), in persona di CRISTOFORO, di
Giovanni Claudio, di Annibale Carlo, n.
in Cremona il 30 agosto 1869, dott. in leg
gi, ex-deputato provinciale di Cremona,
ex-sindaco di Robecco d'Oglio, cav. uff.
della Corona d'Italia, maggiore nella Ri
serva, spos. in Catania il 29 settembre
1892 con Maria Beatrice, figlia di Emilio
Caracciolo Coppola di Sarno.
Sorella: Enrica, n. in Cremona 22 set
tembre 1872, sposata a Milano il 30 otto
bre 1893 col nob. avv. Felice Pezzani, † 28
agosto 1924.
Zia: Vittoria, n. a Cremona il 4 luglio
1854, sposata ivi il 23 luglio 1883 col nob.
Cesare Pezzani, vedova il 20 maggio 1903,
† 6 giugno 1900.
V. S.
* SCALA (VON SCALA).
ARMA:
D'azzurro
alla scala di
quattro piuoli
d'oro, sostenuta
da due leoni
d'argento, lin
guati di rosso,
affrontati.
CIMIERO : Un leo
ne nascente d'ar
gento, tenente
una scala d'oro
posta in sbarra.
DIMORA: Sinio (Tirolo) e Vienna.
Famiglia dimorante a Vienna e nel Ti
rolo e alla quale con D. M. del 1900 fu ri
conosciuta la nobiltà trasmissibile ad am
bo i sessi, per il ramo di TEODORO, di Aloi
LETTERAS
sio, e con D. M. del 1909 per il ramo di
GUGLIELMO, di Emilio.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di TEODORO, di Aloisio, di Giambattista.
Fratello: RODOLFO.
GUGLIELMO, di Emilio, di Edoardo.
Cugino: AUGUSTO, di Augusto, di E
doardo.
* SCALFARO.
ARMĄ: Troncato :
nel 1º d'azzurro
al braccio arma
to d'oro, reciso,
tenente con la
mano di carna
gione una spada
di argento, col
capo scaccato di
tre file di argen
to e di rosso; nel
V. S.
2° di ого alla
ghirlanda d'olivo di verde col libro al
naturale in abisso.
DIMORA : Catanzaro.
Famiglia decorata del titolo di barone,
concesso dal re Gioacchino Murat il 2 giu
gno 1814 a RAFFAELE ALOISIO Scalfaro, n.
in Catanzaro il 26 novembre 1768, саро
della Legione Provinciale di Calabria Ul
tra. Il titolo venne rinnovato con RR. LL.
PP. 16 marzo 1899 (mpr.) ad ORAZIO, di
Giovanni, di Raffaele Scalfaro.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone (mpr.) nobile dei
baroni (mf.) , ed è rappresentata da Gio
VANNI, di Orazio, di Giovanni.
Fratelli: 1) SALVATORE; 2) GENNARO; 3)
EMILIO; 4) SAVERIO; 5) ERCOLE.
Zii: 1) GUSTAVO; 2) FILIPPO; 3) RAF
FAELE.
SCALI.
f. f. p. di s.
ARMA: D'azzurro, alla scala di sei piuoli,
d'oro, sostenuta da due leoni dello stes
so, affrontati, e moventi da un monte di
LETTERAS
su proposta del
gonfaloniere, con
feriva per acclamazione la cittadinanza pi
stoiese all'avv. ANTONIO Scali, auditore
presso quel Tribunale di prima istanza, n.
a Grosseto il 14 ottobre 1802, dal coman
dante GIUSEPPE, di Antonio Scali, senese,
e da Maltide Ricci, il quale aveva sposato
in Pistoia, Antonietta, del fu Andrea Fre
diani, consigliere di Stato del duca di Luc
ca, 'già vedova del nobile pistoiese Tomma
so Scarfantoni, e ne aveva avuta nel 1841
la figlia Eugenia Luisa.
Nella successiva riunione del 14 settem
bre, la Magistratura suddetta deliberava di
proporre al Sovrano l'ascrizione dell'audi
tore Scali alla nobiltà locale, e il granduca
con rescritto 20 ottobre 1843 accoglieva be
nevolmente la proposta in vista dei meriti
personali del nobilitando.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Pistoia (mf.), in
persona dei disc. da Antonio, di Giuseppe
(rescr. 1843), ed è rappresentata da Emilia,
di Tommaso, di Antonio, di Giuseppe, in
Della Volpe. Sorelle: Maria Antonietta, in
Capacci, e Zaira.
SCALINI.
g. d. a. v.
ARMA: D'azzurro,
alla scala di 4
piuoli d'oro, po
sta in palo.
DIMORA: Marradi.
CARLO, di Fran
cesco Scalini, ex
gonfaloniere di
Marradi, chiese la
ascrizione per giu
stizia al ceto nobi
le della città di
PAGINA 179
tre cime, di ver
de, uscente dal
la punta.
DIMORA: Firenze e
Pistoia.
Nella seduta
consigliare del 6
settembre 1843 la
Magistratura mu
nicipale di Pistoia,
Firenze, come discendente da BARTOLOMEO,
di Giuliano, squittinato al priorato della
Signoria nel 1531. Attesa la continuazione
nella famiglia del trattamento civile e dei
parentadi ragguardevoli, l'istanza fu accol
ta con rescritto sovrano del 17 luglio 1842.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf.),
in persona di ANTONIO, di Antonio, di
Carlo.
Figli: Teresa in Archi, Clelia, FRANCE
SCO.
* SCAMМАССА.
ARMA: Partito :
nel 1º di rosso a
due leoni coro
nati,
affrontati,
sorreggentisi con
le branche ante
riori, moventi da
un monte di tre
cime uscente da
la punta, il tut
to d'oro; nel 2º
d'azzurro a nove
f. s.
bisanti d'oro, ordinati 1, 2, 3, 2, 1.
DIMORA : Catania.
Si vuole che sia originaria di Lorena
che sia passata in Sicilia nel principio del
e
secolo XV. Un BLASCO, catanese, fu fisico
di re Martino e protomedico del Regno nel
1403 e per i servizi prestati a re Martino il
giovine, alla regina Maria e a re Martino
il vecchio, ottenne, con privilegio dell'8
settembre 1409, la concessione del feudo
Murgo e caricatore d'Agnone; un NicCOLO
fu sottocavallerizzo di re Alfonso nel 1418;
un MATTEO, barone di Murgo per investi
tura 11 giugno 1429, fu senatore di Cata
nia negli anni 1430-31, 1433-34, 1436-37;
un altro MATTEO (di Blasco, di Matteo, di
Blasco, di Matteo, di Blasco, di Matteo
predetto) il 9 dicembre 1557 ebbe investi
tura di Murgo e del caricatore d'Agnone,
sposò Antonia Scalambro, di Giovan Lu
ca, barone di Arbiato, e fu padre di BLA
sco, investito il 29 aprile 1574 e l'11 luglio
1587 delle baronie di Murgo, Arbiato e ca
ricatore d'Agnone; un GIOVAN BATTISTA fu
capitano di giustizia di Catania negli anni
PAGINA 180
1598-99, 1604-5, 1607-8; un ALESSANDRO fu
senatore in detta città negli anni 1609-10,
1613-14, 1620-21 e con privilegio dato il 18
dicembre 1624, esecutoriato il 17 dicembre
1627, otteneva la concessione del titolo di
regio cavaliere; un BLASco Scammacca
Gravina, barone di Murgo, ecc., per inve
stiture 7 settembre 1602, 7 novembre 1603
e 11 febbraio 1622; sposò Raffaella de A
mescua, baronessa di Alcara, già Friddi
grandi e Faverchi, della quale baronia ma
e
ritali nomine ebbe investitura il 6 novem
bre 1618 e 1'11 febbraio 1622; un CARLO fu
giurato nobile di Siracusa nel 1651-52; un
GUGLIELMO Scammacca e Perna fu sena
tore di Catania nel 1657-58 e patrizio ne
gli anni 1664-64 е 1670-71 e primo barone
di Bruca e Crisciunà in sua famiglia per
investitura del 22 agosto 1672 (per uno dei
tantissimi errori commessi dalla Consulta
Araldica l'unico titolo di barone di Bruca
e Crisciunà è oggi sdoppiato nei titoli di
barone di Bruca e barone di Criscianà!);
un MATTEO fu senatore di Palermo nel
1683-84 e come marito di Virginia Cavalla
ro fu barone di Campoallegro e di Castel
luzzo; un AGATINO (senatore di Catania ne
gli anni 1687-88, 1701-2, 1718-19) ed un
MICHELE (senatore in detta città negli an
ni 1696-97, 1703-4, 1711-12) sono notati
nella Mastra nobile di Catania del 15 gen
naio 1696 tra i regi cavalieri; un ARCAROLO
Scammacca e Perna, barone di Bruca e Cri
sciunà per investitura del 14 dicembre
1680, è annotato in detta Mastra nobile tra
i feudatari e i regi cavalieri e fu capitano
di giustizia di Catania negli anni 1689-90,
1705-6, 1710-11, patrizio nel 1701-2, teso
riere nel 1706-7; un GIUSEPPE BLASCO
Scammacca e Gravina, barone di Murgo,
Arbiato e caricatore d'Agnone per investi
tura del 13 nov. 1699, con privilegio dato
il 9 nov. 1708, esecutoriato il 29 settembre
1709, ottenne la concessione del titolo di
principe di Lercara (non ebbe figli e gli
succedette la sorella Raffaella in Buglio);
un GIUSEPPE Scammacca e Arezzo fu sena
tore di Catania nel 1714-15 e capitano di
giustizia nel 1720-21; un IGNAZIO GIUSEPPE
fu ricevuto nell'Ordine di Malta nel 1728;
un GUGLIELMO Scammacca e Arezzo fu se
natore di Catania negli anni 1733-34, 1741
42, 1744-45, capitano di giustizia nel 1735
LETTERAS
36 e patrizio nel 1739-40; un GUGLIELMO,
barone di Bruca e Crisciunà per investitu
ra del 22 gennaio 1727, fu capitano di giu
stizia in detta città nel 1738-39 e nel 1743
44 e patrizio nel 1747-48; un ALESSANDRO
Scammacca e Colonna fu senatore di Cata
nia nel 1746-77; un GIUSEPPE fu capitano
di giustizia di Lentini nel 1749-50 e patri
zio nel 1750-51; un VINCENZO il 17 febbraio
1753 venne aggregato alla Mastra nobile di
Catania; un GIUSEPPE, barone di Bruca e
Crisciunà per investitura 28 agosto 1779,
fu capitano di giustizia di Catania nel
1759-60; un GUGLIELMO Scammacca Pa
ternò Castello, figlio del precedente, ebbe
il 14 agosto 1787 investitura della baronia
di Bruca e Crisciunà; un MICHELE Scam
macca e Paternò Castello fu console nobile
della seta in Catania nel 1799-1800; un FA
BIO tenne la carica di patrizio in detta città
nel 1806-7.
Con D. M. del 30 aprile 1898 vennero
e
riconosciuti i titoli di barone di Bruca
barone di Crisciunà (invece il titolo è uno
solo) in persona del signor GIOVANNI
Scammacca (di Guglielmo, di Giuseppe),
padre di Guglielmo.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital coi titoli di nobile dei baroni della
Bruca (mpr.), nobile dei baroni di Crisciu
nà (mpr.), in persona di Dorotea, di Gio
vanni, di Guglielmo, spos. al nobile Mario
Bonajuto. (Ric. D. M. 30 aprile 1898).
a. di c.
* SCAMMАССА.
ARMA: D' oro al
monte, uscente
dalla punta dello
scudo , sostenen
te due leoni co
ronati,
contro
rampanti, il tut
to di rosso.
DIMORA : Catania.
È un ramo della
precedente fami
glia iscritta nel Li
bro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco
Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.),
cavaliere (m.), (Ricon. DD. MM. 8 luglio
LETTERA S
1925 e 7 novembre 1928), in persona di
MARIO, di Michele, di Mario, di Michele.
di Alessandro, di Michele.
Fratelli: GUGLIELMO, EMANUELE, VIN- ARMA : Inquarta
CENZO e Dorotea.
Figli di Emanuele: MICHELE, Concetta,
Teresa, GREGORIO, PIETRO, GIUSEPPE, A
gata ed Elena.
a. di c.
SCANAGATTA O SCANNAGATTA.
ARMA: Trinciato :
nel 1º d'azzurro
alla gatta al na
turale passante
sulla trinciatura,
con una spada di
argento, guarni
ta d'oro, confic
cata in sbarra
nel fianco sini
stro da cui sgor
ga il sangue, e
sormontata da tre gigli d'oro ordinati in
fascia nel capo; nel 2º palato di rosso e
d'oro. (Codice Araldico, Arch. Stato Mi
lano, pag. 11 е 196).
DIMORA : Torino.
Famiglia di origine valtellinese. Un GA
PRIELE, da Dongo, sul lago di Como, è il
capostipite. Questi fu podestà di Traona,
Morbegno e Tirano e dal re di Francia,
Luigi XII, ebbe il feudo di Rumo nel
1500, ma sette anni dopo ne fu spogliato
PAGINA 181
* SCANDERBECH 0
( vedi CASTRIOTA SCANDERBECH).
SCANDERBEG
to : nel 1º e 4º
d'oro all'aquila
bicipite di nero,
col volo abbas
sato, coronata
d'oro su ambo
le teste; con la
pila d'azzurro
raccorciata nel
capo e caricata
da una stella di
sei raggi d'oro; nel 2º e 3º d'argento al
la croce potenziata d'oro, accantonata
da quattro crocette dello stesso (Geru
salemme) ; sul tutto campo di cielo a due
leoni affrontati d'oro, tenenti fra le bran
che due spade d'argento incrociantisi ed
accompagnata in punta da un massacro
di bue d'oro.
DIMORA : Auletta (Salerno) e Napoli (Via
dei Mille, 48) .
Molte cronache e documenti napoletani
dei sec. XV e XVI parlano della famiglia
denominata Scanderbeg o Scandaribecca,
ecc., ma non si tratta che della famiglia
CASTRIOTA, così soprannominata dal famo
sissimo Giorgio, il quale nel periodo in cui
fu ostaggio presso i maomettani ebbe l'ap
pellativo di Skander-Beg (Alessandro Bey).
L'origine di questo eroe dell'Albania è
disputata da tutte le nazioni della Balca
nia : così alcuni lo riattaccano ad un Co
dal duca di Milano.
Un FRANCESCo fu internunzio alla Corte stantino, principe di Castoria, della stirpe
di Torino, poi vescovo di Avellino.
imperiale bizantina degli Angelo-Comne
Con decreto 19 novembre 1778 dell'I. R.
Tribunale Araldico della Lombardia Au
striaca, questa famiglia fu iscritta nell'E
lenco delle famiglie nobili e l'arma, sopra
descritta, delineata nel Codice Araldico.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
col titolo di nobile (mf.), trattamento di
Don e Donna, in persona di CARLO, di U
baldo, di Giovanni.
Figli: Luigia, Clorinda, UBALDO.
Fratelli: Marianna, GIUSEPPE, GIOVAN
NI, VINCENZOo, Angelica.
no: altri lo fanno discendere da un Co
stantino principe di Croia, della dinastia
principesca montenegrina dei Balsa della
Zenta: ed infine alcuni documenti lo ricol
legano ai regoli albanesi dei Masrechi o
Masarachi, che furono eziandio despoti di
Arta dal 1358 al 1375 (al qual proposito
si noti che il titolo di despota equivaleva
nell'impero bizantino a quello di te) .
Da GIOVANNI Castriota, dinasta di Mat
e di Vumenestia nel 1406-1438, padre di
GIORGIO Scanderbeg, discendono le due
Figli di Vincenzo: Ida, CARLO, UBALDO. linee di casa Castriota, che finirono ambe
Figlia di Giuseppe: Giovanna.
v. S.
due esuli nel regno di Napoli.
La prima linea è quella di Giorgio, so
PAGINA 182
prannominato Scanderbeg (nato 1403, mor
to 1467) che fu principe, dinasta e capita
no generale dell'armata cristiana in Alba
nia. I suoi diretti discendenti furono pa
trizi di Venezia dal 1463, conti di Soleto e
signori di Gagliano, Arigliano e Salignano
dal 1485, duchi di San Pietro in Galatina
e signori di Oria dal 1495, ecc.: ma a FER
RANTE Castriota Scanderbeg per motivi po
litici questi feudi furono confiscati e poi
concessi alla figliuola Erina Castriota, mo
glie del principe di Bisignano, a detrimen
to dei figli maschi del medesimo. Di costo
to ACHILLE si trasferì in Cassano, serban
do dell'avito patrimonio gl'importanti do
cumenti della casa Castriota, come il di
ploma originale del patriziato veneziano,
le investiture nobiliari dei re Aragonesi,
alcune monete del grande avo Scanderbeg,
ed altri cimeli che trasmise ai suoi diretti
discendenti, i quali tuttora li conservano.
Questo ramo tenne i feudi di Orria ed Ur
somarso, poi ereditò quelli di San Deme
trio, S. Cosmo e Macchia, nel 1727, ia ba
ronia di Fossaceca e Castelluccio con la
signoria di Broglio nel 1873, ed il marche
sato di Auletta con la signoria di S. An
gelo le Fratte nel 1874 : ed infine questo SCANDURRA.
ramo, con albero genealogico del 5 feb
braio 1910, autenticato dal Regio Commis
sario presso la Consulta Araldica, e vista
to dal presidente del Consiglio dei Ministri
e ministro dell'Interno, è stato riconosciu
to quale diretto discendente di Giorgio Ca
striota detto Scanderbeg, principe di Al
bania.
La seconda linea è quella di Staniscia, di
cui si dice figlio HAMSA († 1463), il quale
si disse pure BRANILO, fu conte di Mat e
governatore di Croia dal 1450, e ceppo dei
Castriota detti Branai o Granai vissuti nel
regno di Napoli. Costoro infatti furono
conti di Copertino, con Veglie, Leverano e
Galatone, dal 1494, duchi di Castellaneta e
signori di Somma e Vico dal 1502, duchi
di Ferrandina dal 1505, conti di Atripalda
dal 1512, marchesi di Atripalda dal 1513,
marchesi di Civita S. Angelo dal 1521,
conti di Spoltone, signori di Mignano,
ecc.: ed a questo ramo appartenne Co
STANTINO Castriota, cav. di Malta (1561
1571), che fu valente letterato con lo pseu
domino di Filonico Alicarnaseo,
e
prese
LETTERA S
parte alla famosa battaglia di Lepanto nel
1571.
Si noti infine che sulla tomba di COSTAN
TINO Castriota, vescovo di Isernia (1498
1500), sepolto in Napoli nella chiesa di
S. Maria La Nuova, si legge la epigrafe
che lo qualifica « sanguine et cognatione,
regia ac caesarea » (cioè di origine e pa
rentela reale ed imperiale) : ed è pure de
gno di nota che lo scrittore albanese Bar
lezio, (1500), nel pubblicare la vita di
Giorgio Scanderbeg, dedicandola al suo di
scendente Ferrante Castriota, diede a co
stui il titolo di « principe » per la sua ori
gine sovrana.
Il rappresentante primogenito del ramo
riconosciuto principesco è FRANCESCo Ca
striota Scanderbeg, iscritto nel Libro d'O
ro della Nob. Ital. e nell'Elenco Ufficiale
coi titoli di marchese di Auletta (mpr.), е
predicato di S. Angelo alle Fratte (mf.),
n. in Napoli, 7 giugno 1875, figlio di Gio
vanni (n. in Napoli, '11 febbraio 1847, +
in Napoli, 22 gennaio 1929), e della nobi
le
Maria Sersale.
ARMA: D'azzurro
a due leoni d'o
ro affrontati so
stenenti, con le
branche anterio
ri destra e sini
stra rispettiva
mente, uno spa
done d'argento,
manicato d'oro,
all' ingiù, sor
montato da tre
V. S.
stelle di sei raggi pure d'argento, ordi
nate in fascia.
Мотто : Scander.
DIMORA : Spagna e Palermo.
Famiglia siciliana che si ritiene origina
ria dalla Baviera. ALFONSO, consigliere di
Stato di re Filippo II, dichiarato da questi
traditore perchè coinvolto in una congiu
ra del regno a danno del monarca, fu pri
vato di tutte le sue ricchezze ed onori e
condannato all'esilio. Rifugiatosi in Ro
ma, trovò protezione ed aiuto da Clemen
LETTERAS
te XIII e Urbano VIII e morì in detta cit
tà nel 1622 lasciando un unico figlio, Lu
DOVICO, cavaliere di papa Urbano, morto
anch'esso in Roma nel 1641.
PAGINA 183
e barone della Pira (mpr.), in persona di
GIUSEPPE, di Vincenzo, di Corrado.
V. S.
SANTI, figlio di quest'ultimo, ritornò in SCANNAGATTA vedi SCANAGATTA.
Spagna e servì nelle truppe austro-spagno
le col grado di capitano e con le predette SCANO.
si recò in Sicilia stabilendosi in Siracusa
alla cui Mastra Nobile fu ascritta la sua
famiglia che diede senatori, cavalieri e giu
reconsulti fra i quali un altro SANTI, mor
to nel 1641, ed un Lodovico, morto nel
1794.
GIACOMO De' Piro Scandurra, il 20 set
tembre 1768, fu l'ultimo investito del ti
tolo di barone di Salsetta e Montagna e
da questi discendono i rappresentanti di
questo ramo.
La famiglia è iscritta nell'Elenco Uffi
ciale Nobiliare Italiano col titolo di barone
di Salsetta e Montagna (mpr.), in per
sona di GAETANO, di Gaetano, di France
sco.
Sorella: Paolina.
SCANDURRA.
V. S.
ARMA:
nel 1º d'oro
Partito :
a
due leoni affron
tati, frammezza
ti da una ala
barda, impu
gnanti: quello
di destra una
spada insangui
nata e quello di
sinistra
una
spronella pure
insanguinata, incrociate all'alabarda, il
ARMA: D'azzurro
al mastio tor
ricellato di tre
pezzi e con una
scala per acce
dervi, il tutto di
argento; il ma
stio aperto efi
nestrato di ne
ro, tenuto in al
to, con le bran
che destra e si
nistra, da due leoni d'oro affrontati, con
trorampanti e tramezzati dalla scala, ed
accostato da quattro rami di palma di
verde, due a destra in banda e due a si
nistra in sbarra, uno sopra l'altro.
DIMORA : Sorso, Ittiri, Torralba.
Nell'elenco dei feudatari, nobili e cava
lieri residenti nei comuni della Prefettura
della provincia di Sassari, compilato nel
1822, dal R. prefetto e trasmesso alla R.
Segreteria di stato e di guerra presso il vi
cerè di Sardegna, in occasione dell'incoro
nazione del re Carlo Felice, è compreso il
nome di don GIUSEPPE LUIGI Scano, di
morante a Sorso, discendente da antica e
nobile famiglia della Sardegna. Sposò que
sti Anna Maria Cicu.
a
Uno dei suoi figli, don ANTONIO, n.
Sorso 15 novembre 1821, restò in Sorso ed
ebbe i figli : GIUSEPPE, PIETRO, Maria
Chiara, Antonia e Francesca.
tutto di nero e sormontato da tre stelle
d'azzurro ordinate in fascia; nel 2º d'o
ro alla banda d'azzurro.
Мотто : Intacta.
DIMORA: Spagna e Siracusa.
Ramo della precedente famiglia. VIN
CENZO, ten. col. dei Reali Eserciti, e baro
ne di S. Elia, con privilegio del 1° set
tembre 1767, fu investito del titolo baro
nale della Pira.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone di S. Elia (mpr.),
L'altro, don CLEMENTE, n. a Sorso il 4.
novembre 1808, sposò donna Maria Grazia
Delogu ed ebbe due figli: don GIULIO, n.
a Torralba 27 marzo 1843 e don PIETRO, n.
a Torralba il 3 aprile 1840. Don Giulio
sposò donna Maddalena Guttierrez ed ebbe
i seguenti figli tutti nati in Ittiri: CLE
MENTE, 29 agosto 1884; VINCENZO, 16 feb
braio 1891; GIUSEPPE MARIA, 23 ottobre
1892, ed AGOSTINO, 6 maggio 1895. Don
Pietro sposò donna Giovanna Corda ed eb
be i seguenti figli, tutti nati a Torralba :
PAGINA 184
Domenica, 4 novembre 1867; Maria Gra
zia, 25 settembre 1872; QUIRICO, detto
CLEMENTE, 23 novembre 1879; Maria Giu
seppa, 7 giugno 1885, e GIOVANNI BATTI
STA, 3 luglio 1888.
La famiglia fa uso dello stemma inserito
nell' « Armerista delle famiglie nobili e ti
tolate della monarchia di Savoia, raccolto
dal conte Alessandro Franchi-Verney della
Valletta », Torino, Fratelli Bocca, 1873.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.) e
don (mf.), ai discendenti maschi e coi titoli
personali di nobile e donna alle femmine,
in persona di:
LETTERAS
non ebbe mai concessioni di stemma nè
alcuno ne risulta nell'Archivio di Stato
di Cagliari.
DIMORA: Cagliari.
Con riferimento all'editto sulla pubblica
istruzione del regno e per rendere omaggio
alla memoria del defunto ANTONIO MARIA
Scano, di Austis, Carlo Felice, re di Sarde
gna, coi diplomi in data 18 gennaio 1831,
concedeva i privilegi di cavalierato e di
nobiltà ai suoi figli, sacerdote e dottore
PIETRO, notaio GIACINTO E GIUSEPPE ΜΑ
RIA Scano ed ai discendenti maschi in per
petuo dei due ultimi di essi.
Dalle nozze del predetto notaio Giacinto
colla nobile Maria Antonia Marcello i'8
Ramo di Sorso.
ANTONIO, di Giuseppe Luigi.
Figli: GIUSEPPE, PIETRO, Maria, Chiara, GAVINO, che, conseguita la laurea in leggi,
Antonia, Francesca.
agosto 1818, nasceva in Austis, il figlio
Ramo di Ittiri.
GIULIO, di Clemente, di Giuseppe Luigi.
Figli: CLEMENTE, VINCENZO, GIUSEPPE
MARIA, AGOSTINO.
Ramo di Torralba.
PIETRO, di Clemente, di Giuseppe Luigi.
Figli: Domenica, Maria Grazia, QUIRI
co, detto CLEMENTE, Maria Giuseppa, GIO
VANNI BATTISTA.
SCANO.
s. l.
ARMA : D'azzurro
al mastio tor
ricellato di tre
pezzi e con una
scala per acce
dervi, il tutto di
argento; il ma
stio aperto
finestrato di ne
ro, tenuto in al
to, con le bran
e
che destra e si
nistra da due leoni d'oro affrontati, con
trorampanti e framezzati dalla scala, e
accostato di quattro rami di palma di
verde, due a destra in banda e due a si
nistra in sbarra, uno sopra l'altro. (Ar
ma estratta dal « Nobiliario e Blasonario
del Regno d'Italia >>> del conte Silvio
Mannucci, Roma, Collegio Araldico, vo
lume IV. Questa famiglia risulta, che
in giovane età, dedicavasi all'esercizio del
la professione forense e prese parte all'am
ministrazione della cosa pubblica. Divenne
per la sua profonda dottrina e per la sua
eloquenza uno dei più eminenti avvocati
del foro sardo. Non vi fu, si può dire, al
cun importante processo senza che egli vi
prendesse parte con sempre crescente suc
cesso. Fu dottore aggregato e per molti
anni professore ordinario di diritto e proce
dura penale, preside della Facoltà giuridi
ca della R. Università e Magnifico rettore
della medesima. Nella I, II, III, IV, V le
gislatura rappresentò i collegi di Cagliari
IV edi Isili I, alla Camera dei deputati : il
4 dicembre 1890 fu nominato senatore del
regno. Partecipò sempre con assiduità ai
lavori degli alti consessi, patrocinando i bi
sogni della Sardegna con rara competenza,
con ammirata eloquenza e con adamantina
onestà. Morì a Cagliari il 10 febbraio 1898.
Dal suo matrimonio colla nobile donna
Maria Giuseppa Musio, appartenente ad il
lustre famiglia di dotti giureconsulti e di
benemeriti cittadini, nacquero i seguenti
figli : Antonia, n. 17 novembre 1856; Lui
gia, n. 3 giugno 1859; Teresa, n. 29 aprile
1863; GIULIO, n, 18 agosto 1864 (spos. con
Emma Bassi, dal qual matrimonio si eb
bero i figli : Paola, n. I maggio 1894; Mar
ta, n. 7 novembre 1895; Bona, n. 17 dicem
bre 1897); MARCO, n. 31 gennaio 1866 (spo
sato con Emma Melis, dal qual matrimo
nio si ebbe la figlia Giulia, n. 28 luglio
1896); e Maria, n. 18 maggio 1867.
LETTERA S
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.) e
don (mf ), ai discendenti maschi e coi titoli
personali di nobile e donna alle femmine,
in persona di GIULIO, di Gavino, di Gia
cinto.
Figlie: Paola, Marta, Bona.
Fratelli: Antonia ved. Corte, Teresa ved.
Musio, MARCO †, Maria.
Figlia di Marco: † Giulia.
* SCAPINELLI.
s. l.
ARMA: Di rosso,
al leone, tenen
te nella branca
anteriore destra
una penna d'ar
gento e con la
sinistra un ca
lamaio dello
stesso; col capo
d'azzurro, cari
cato di un'aqui
la d'argento, co
ronata d'oro, e sostenuto da una fascia
in divisa d'oro.
Мотто: Moribus majorum.
PAGINA 185
stessa cattedra nell'Università di Pisa, e
ciò sempre per interessamento del suo so
vrano, il duca Alfonso d'Este, che molto
lo amava. Da Pisa ritornò poi alla cattedra
di Bologna. e morì a Modena il 3 gennaio
1634. È ricordato dal Tiraboschi e da altri
storici e biografi, e da Alessandro Tassoni
nella Secchia rapita. Lasciò parecchie ope
re manoscritte, ed un carme : In nuptiis
serenissimi Alphonsi, Principis Estensis,
ecc., stampato a Modena nel 1608. Viè
pure alle stampe un elogio funebre in lati
no dell'Infanta Isabella, nonchè poesie la
tine e italiane. Molte altre rime poi si con
servano manoscritte.
Dei suoi fratelli, il conte ANTONIO fu mi
nistro dei duchi Cesare, Alfonso III
e
e
Francesco I d'Este. Fu pure segretario
consigliere di Stato. BARTOLOMEO, fu capi
tano nelle truppe dei Paesi Bassi e inviato
del duca Cesare d'Este presso l'Infanta dei
Paesi Bassi. Nel 1637 fu governatore di
Brescello.
La famiglia Scapinelli ebbe in feudo, col
titolo di contea, il castello di Leguigno,
posto nelle prime montagne reggiane. Esso
fu goduto dapprima dal ramo di Modena,
che poi si estinse con un Bartolomeo; do
podichè passò al ramo dei conti Scapinelli,
DIMORA: Reggio Emilia, Roma, Ravenna, trasferitisi in Reggio E., e ne fu investito
Desenzano e Milano.
La famiglia Scapinelli pare sia oriunda
da Bologna, da dove si trasferì a Modena
fin dal secolo XIV. Si distinse per uomini
d'eletto ingegno e di studio, e per cariche
pubbliche civili ed ecclesiastiche, e fu as
sai prediletta dai Duchi Estensi. Forse per
essersi segnalata sopratutto per uomini di
studio e di toga porta nel suo stemma la
penna e il calamaio, tenuti dal leone ram
pante con le zampe anteriori. Un GIOVANNI
Scapinelli fu professore di diritto civile
a
Padova, poi auditore della Ruota di Geno
va, circa nel 1550. Morì a Modena il 29
luglio 1565. LODOVICO, di Bartolomeo, di
Giambattista, nato a Modena nel 1590, е
detto « il cieco », perchè privo della vista
dalla nascita, fu insigne letterato. Studiò a
Bologna, dove si laureò nel 1609, poi vi
tenne la cattedra di eloquenza in quella
Università con successo, e circondato da
grande affezione degli studenti. Nel 1628
fu chiamato dal Granduca di Toscana alla
il conte CARLO, che sposò la contessa Lau
ra Gabbi di Reggio e continuò la famiglia
con quattro figli maschi :
1) GIAMBATTISTA, primogenito, feuda
tario di Leguigno, che sposò Vincenza, del
cav. Francesco Fontanesi, celebre pittore
reggiano. Da lui venne FRANCESCO, podestà
di Brescello, poi governatore di Reggio nel
1843, che fu assassinato
a
Treviso nel
1848. Con lui si estinse questo ramo.
2) PAOLO, che sposò Lucrezia, del no
bile Vincenzo Cremona. Da lui venne Gio.
BATTISTA, marito di Caterina, del conte
Giovanni Brami. Egli ebbe tre figli ma
schi: FRANCESCO, che sposò Maria Spallan
zani di Reggio, da cui Giulia, ved. di An
tonio Sidoli, vivente; LUIGI, che pure
continuò la famiglia, sposando la signora
Gaetana, di Paolo Pagani, e LODOVICO,
morto scapolo.
3) ALESSANDRO, marito di una contes
sa Arlottini, di antica famiglia di Reggio,
ora estinta. Suo figlio ANTONIO fu podestà
PAGINA 186
di Brescello nel 1843, poi delegato di Mas
sa e Carrara, cavaliere e ciambellano, e de
legato provinciale in Modena. Sposò la no
bile Anna Bonini, e ne ebbe tre figli ma
schi. Il dott. PIETRO, nato
a
Reggio nel
1833 e mortovi il 17 novembre 1919. Fu
notaio e cancelliere della Curia Vescovile
di Reggio E., lasciò di sè ricordo di per
fetto gentiluomo, d'animo mite e buono,
attivo ed energico fino agli ultimi suoi
anni, di principii profondamente e sincera
mente religiosi, professati sempre con ani
mo aperto, anche in tempi difficili e di lot
te di partiti politici ostili alla religione.
Aveva sposato una contessa Raffaelli della
Garfagnana, nipote di mons. Pietro Raf
faelli, vescovo di Reggio. Da lui venne nu
merosa prole, fra cui i membri viventi del
ramo principale della famiglia, e suo pri
mogenito è Sua Eminenza il Cardinale Raf
faele, del quale diremo appresso.
Altri figli del conte Antonio furono
GIUSEPPE, cameriere di cappa e spada di
S. S., nato a Reggio nel 1835, e mortovi
1'11 ottobre 1881. Ebbe due mogli : la con
tessa Ida Bucci Casari di Bologna, poi
la marchesa Paola Solari di Loreto, e furo
no suoi figli: Ida, ved. del conte comm.
Federico Calvi di Coenzo, e FRANCESCO,
maggiore del R. Esercito, entrambi viventi.
SCIPIONE, nato a Reggio nel 1844, feld
maresciallo dell'esercito austro-ungarico,
morto a Vienna 1'8 ottobre 1914.
Laura, n. a Reggio nel 1850, sposata al
sig . Cesare Galeotti, morta il 28 gennaio
1912.
4) PROSPERO, che ebbe un figlio, GAE
TANO, vivente nel 1854. Questo ramo è ora
estinto.
Il conte ANTONIO, di Alessandro, di Pie
tro, di Antonio, n. a Lugo il 25 maggio
1895, sottotenente di complemento di fan
teria, fregiato di medaglia d'argento, cad
de nella grande guerra a Selft il 21 maggio
1916.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (m.), conte di Le
guigno (m.), patrizio di Modena (m.), pa
trizio di Reggio (m.), ed è rappresentata
da S. Em. il Card. RAFFAELE, di Pietro, di
Antonio, di Alessandro; cardinale prete di
S. R. C. del titolo di S. Girolamo degli I1
LETTERA S
lirici, datario di S. R. C., nato a Modena
25 aprile 1858, appartenente alle Sacre
Congregazioni: Concistoriale, Concilio, Af
fari Ecclesiastici Straordinari, Riti, Propa
ganda Fide, Università e studi, Cerimonia
le, Chiese orientali, Pro Russia. È insigni
to delle seguenti onorificenze: bali gran
croce del S. O. M. di Malta, gran croce
dell'Ordine di Alessandro di Bulgaria,
gran croce dell'Ordine di U. S. di Villa
Vicosa (Portogallo), gran croce dell'Ordi
ne di S. Stefano (Ungheria), gran croce
dell'Ordine di Leopoldo (Austria), gran
croce dell'Ordine Costantiniano, grande
ufficiale dell'Ordine del S. Sepolcro, com
mendatore dell'Ordine Militare del Cristo
(Portogallo), commendatore dell'ordine di
Francesco Giuseppe (Austria), commenda
tore dell'Ordine di Isabella la Cattolica
(Spagna), commendatore dell'Ordine di
Orange Massau (Olanda), commendatore
dell'Ordine Teutonico, commendatore del
l'Ordine della Corona (Prussia), cavaliere
ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore
(Francia) .
Fratelli: Marianna, n. Bibbiano 2 otto
bre 1859; Carlotta, n. Bibbiano 22 giugno
1865, spos. al signor Tommaso Fornaciari;
Anna (suor Raffaella), n. Bibbiano 6 aprile
1867, superiora provinciale delle Sorelle
della Carità; Giulia, n. Reggio 6 marzo
1871, ved. del dott. cav. Pietro Spallanza
ni; dott. cav. PAOLO, n. Reggio 2 novem
bre 1874, conservatore delle Ipoteche a Ra
venna, spos. nel 1901 con Augusta Vizzot
to, da cui: Maria Cristina, n. Reggio 23
maggio 1902, spos. Reggio al prof. dottor
Tommaso Rapaggi nel 1929; PIETRO, n.
Reggio 30 marzo 1904, ten. aviatore, spos.
con Beatrice Franzini nel 1930, da cui :
PAOLO, n. Reggio E. nel 1931; RAFFAELE,
n. ivi nel 1932; Elena, n. Reggio 9 marzo
1906; Anna, n. Reggio nel 1908; Ortensia,
n. Reggio nel 1910; GIUSEPPE, n. Reggio
nel 1912; CARLO, n. Reggio 1º marzo 1913;
Laura, n. Reggio 6 febbraio 1914; ALES
SANDRO, n. Reggio nel 1916; ANTONIO, n.
Reggio nel 1918; Teresa, n. Reggio 24 set
tembre 1919; Maria Pia, n. Reggio nel
1921 ; FRANCESCO, n. ivi 14 ott. 1926.
Figlio di Alessandro, di Pietro, di Anto
nio: GIOVANNI, suddiacono, n. Verolanuo
va 2 maggio 1909.
LETTERAS
Figli di Scipione, di Antonio, di Ales
sandro (conte, patrizio di Modena e patri
zio di Reggio) : Augusto, MARIO E CARLO,
cittadini austriaci.
Figli di Giuseppe, di Antonio, di Ales
sandro (conte, patrizio di Modena e patri
zio di Reggio) : Ida, n. Reggio 5 febbraio
1855, ved. del conte comm. dott. Federico
Calvi di Coenzo; FRANCESCO, n. Reggio E.
nel 1875, maggiore del R. Esercito Ita
liano.
Èinoltre iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital.
coi titoli di conte (m.), patrizio di Modena
(m.), patrizio di Reggio (m.), in persona
di ENRICO, di Luigi, di Giambattista, di
Paolo.
Figli: Anna, GIUSEPPE, Caterina
e
PAOLO.
Sorella: Enrichetta.
Cugina: Giulia, di Francesco, di Luigi,
di Giambattista, di Paolo, ved. del signor
Antonio Sidoli.
SCAPITTA.
a. c. c.
ARMA:
Partito :
nel 1º d'argento
alla sbarra d'az
zurro carica di
una sbarra d'o
ro, ristretta, ас
corciata e den
tata di tre pezzi;
nel 2º di rosso
alla testa di mo
ro al naturale,
attortigliata
di
argento ed accompagnata da due gigli
d'oro, uno in capo ed uno in punta.
DIMORA : Valenza (Piemonte).
Famiglia di Valenza in Piemonte.
Monsignor FERDINANDO, delegato aposto
lico di Ascoli nel 1856, poi di Frosinone e
di Civitavecchia, col fratello ALESSANDRO,
furono ascritti nel 1857 alla nobiltà di
Ascoli e a quella di Montalto e nel 1861 a
quella di Ferentino.
La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff.
Nob. Ital. coi titoli di nobile di Ferentino
(mf.), e nobile di Montalto (mf.), in per
sona di:
CARLO, di Alessandro.
PAGINA 187
Figli: Elisa, Gabriella, ALESSANDRO, Co
stantina e FERDINANDO.
Fratelli: Giuseppina, Angelina, Maria,
Erminia, Luigia e FERDINANDO.
SCARABELLI.
ARMA : Troncato :
nel 1º d'oro al
l'aquila spiegata
di nero; nel 2º li
rosso a una stel
la di otto raggi
d'oro.
V. S.
DIMORA: Parma.
Famiglia di ori
gine parmigiana.
Con Patente del 13
maggio 170ó il du
ca di Parma creò nobili coi loro discenden
ti d'ambo i sessi ALESSANDRO ed ANTONIO
MARIA Scarabelli. Un PAOLO era castellano
dell'isola di Ponza nel 1605; un GIOVANNI
ANTONIO riceveva licenza di ridurre a col
tura terre boschive nel 1744; un GIUSEPPE
era commissario di Colorno nel 1733.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
dei disc. da Alessandro (1706).
g. d.
SCARAFONI.
ARMA : Troncato :
nel 1º d'azzurro
al monte di tre
cime uscentedal
la troncatura;
nel 2º sbarrato di
rosso e d'argen
to; le sbarre di
argento cariche
di quattro scara
faggi di nero, I,
2, I.
DIMORA : Città di Castello.
Famiglia di Città di Castello che otten
ne l'ascrizione a quella nobiltà cittadina
nei disc. da FRANCESCO (1728) .
La famiglia è iscritta genericamente col
titolo di nobile di Città di Castello (mf.),
spettante ai disc. dal predetto Francesco.
V. S.
PAGINA 188
*
SCARAMANGA' .
pente di verde; nel 3° d'azzurro alla
montagna accostata in alto da due api
volanti, il tutto d'argento.
CIMIERI (Su due elmi torneari) : il 1° un'a
quila di nero, linguata di rosso, rivolta;
il 2º un volo posto di tre quarti, l'ala
davanti d'azzurro caricata da una stella
di sei raggi d'argento; quella di dietro
d'argento.
Мотто : Esto perpetua. DIMORA: Trieste.
Famiglia triestina insignità del titolo di
cavaliere dell'impero Austriaco col predi
cato di Altamonte con Dipl. 18 maggio
1889 dell'imperatore Francesco Giuseppe
d'Austria, titolo riconosciuto con D. P. 13
dic. 1925, trasmissibile ad ambo i sessi.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di cavaliere dell'Impero
Austriaco, col pred. di Altamonte (mf.),
in persona di GIOVANNI, di Pietro, n. a
Trieste 2 aprile 1872.
LETTERAS
ARMA : Interzato
in fascia: nel 1º
d'azzurro a tre
gigli d'argento,
posti 2 e 1; nel
2º d'oro alla fa
scia di nero at
traversata da u
na colonna di
rosso spezzata,
con base attorti
gliata da un ser
V. S.
DIMORA : Torino.
Antica e illustre famiglia oriunda da
Asti, che si vuole, ma con nessun fonda
mento, originaria dalla Fiandra. Diramò
largamente, ma di tutti i rami un tempo
fiorenti, oggi non rimangono che il pre
sente e quello dei marchesi di Prunetto,
dei quali non si conoscono gli attacchi ge
nealogici fra di loro. Appartenne a questo
ramo TOMMASINO Scarampi che avendo
soccorso di denari il marchese Teodoro
Paleologo di Monferrato, ebbe in dono il
castello e il feudo di Camino nel 1323, dei
quali fu investito il 27 settembre 1327.
Sposò Antonina di Valperga, e furono suoi
figli, fra gli altri: GIORGINO, Lorenzo e
ROLANDO. Quest'ultimo, che fu vescovo di
Reggio (1340) e patriarca di Costantino
poli (1348), lasciò numerose opere mano
scritte, conservate un tempo nel monastero
di S. Bartolomeo d'Azzano, poi nella bi
blioteca civica di Asti. Giorgino († 1397)
acquistò da Guglielmo Papa signore di
Brusaschetto il feudo di Brusaschetto e dal
marchese di Monferrato punti di Castel
San Pietro, dei quali fu investito il 21 giu
gno 1376. Lorenzo fu cavaliere gerosoli
mitano (1383) e ricevitore dell'Ordine in
Lombardia.
Figlio di Giorgino fu ToOMMASO, il qua
le, coi fratelli GIOVANNI detto Capone e
DANIELE, consigliere marchionale, fu in
vestito nel 1398. Tommaso fu famigliare
del marchese di Monferrato e nel 1412 eb
be la carica di podestà di Casale. Sposò
Caterina d'Incisa e furono suoi figli : GIOR
GINO E GIOVANNI GIACOMO, i quali furono
investiti dei feudi il 10 febbraio 1442, е
* SCARAMPI (SCARAMPI DI VILLA- avendo nel 1444 acquistato 1/4 di Redabue
NOVA) .
ARMA: D'oro
rosso.
a
e il 16 marzo 1445 la restante parte di que
sto feudo da Ottaviano Ubaldini-Carpo ne
furono investiti il 17 dicembre 1447 e il 20
cinque pali di agosto 1451. Entrambi i fratelli furono
consiglieri marchionali ed ebbero l'incarico
CIMIERO : Un por
co nascente, te
nente in bocca
un ramo di quer
cia, ghiandifero
al naturale.
Alias: Un bue d'o
ro nascente.
Мотто: Вelle.
di importanti ambasciate, in specie Gio
vanni Giacomo che nel 1442 fu inviato in
Oriente. La discendenza di Giorgino, che
morì nel 1457, e che aveva sposato Bona
di Giorgio Valperga, si estinse coi suoi
figli TOMMASO († 1467), GUIDETTO (†
1465), DANIELE († 1474), TEODORO († 1480),
PERCIVALLE († 1484) e GIORGIO.
Giovanni Giacomo, che
aveva sposato
LETTERA S
Orsina di Cocconato, ebbe per figli AVE
RALDO († 1517), che fu giureconsulto e
rettore della pievania di Camino, GoTo
FREDO E GIO. GALEAZzo che fu monaco.
Gotofredo sposò Caterina di Locarno ed in
seconde nozze (1481) Ippolita di Antonio
Trotti, e fu suo figlio GIOVANNI GIACOMO
che ebbe la carica di cameriere marchiona
le(1531) e che dalle sue nozze con Barto
lomea Biandrate di S. Giorgio ebbe, fra gli
altri, LELIO († febbraio 1580), che ottenne
nel 1558 dall'imperatore Ferdinando l'ere
zione di Camino in contea. Fu costui ca
pitano del re Cristianissimo, governatore
di Alba (1563) e generale delle Cacce
(1569) . Sposò (1554) Franchetta di Barna
ba Adorno e furono suoi figli, fra gli al
tri, CARLO e BARNABA.
La discendenza di Carlo, che morì nel
1589, ebbe termine coi suoi nipoti CARLO
ANTONIO, LEONIDA († 7 luglio 1630) e CUR
ZIO († Camino, 28 giugno 1630), figli del
colonnello Lelio e di Vittoria Centorio.
Nipoti di Barnaba († 1626) e di Vittoria
Solaro di Moretta furono: BARNABA e Gr
ROLAMO († Alessandria, ottobre 1680), figli
di Gio. Giacomo († 1631) e di Lodovica
Falletti di Barolo, i quali furono investiti
il 7 febbraio 1635. Avendo Barnaba rinun
ciato i feudi al fratello, e anche per la
morte degli altri congiunti, Girolamo con
solidò in sè tutti i feudi della famiglia, di
cui fu investito il 12 novembre 1652. Fu
Girolamo capitano (1653), quindi amba
sciatore del duca Carlo II in Spagna. Com
promesso nell'uccisione del conte Curzio
Magnocavallo (1662), fu espulso dal Mon
ferrato; ritiratosi in Alessandria vi morì.
Dalle sue nozze con Cristina Isnardi di Ca
raglio ebbe, fra gli altri, PAOLO (n. 1666)
che fu creato marchese di Villanova il 4
luglio 1701 in seguito ad acquisti di por
zioni di questo feudo dai nobili Vialardi
signori di Villanova. Acquistò dal conte
Giuseppe Costantino Provana il feudo di
Solonghello di cui fu investito il 30 otto
bre 1698. Col fratello LODOVICO (n. 1670)
fu compreso nei nobili di baldacchino. Spo
sò (1696) Francesca del marchese Dome
nico Del Carretto di Balestrino
e
furono
suoi figli DoMENICO († Torino, 11 aprile
1773) che agli altri feudi aggiunse quello
di Borgo S. Martino, di cui fu investito il
PAGINA 189
17 aprile 1750 col titolo baronale. Ebbe
Domenico la suprema onorificenza dell'or
dine della SS. Annunziata il 3 aprile 1773.
Dalle sue nozze con Lodovica Solaro di
Monasterolo ebbe per figli GEROLAMO FER
NANDO (n. Casale, 28 maggio 1734; † To
rino, 5 giugno 1800), che dalia sua con
sorte Maria del marchese Giuseppe Ame
deo Tizzoni ebbe TOMMASO († 7 maggio
1794), che fu padre di LUIGI GEROLAMO
(n. 1786; † Torino, 13 agosto 1840) che
ebbe le cariche di gentiluomo di camera
dei re Carlo Felice e Carlo Alberto e mem
bro del Consiglio generale del Debito pub
blico (1830). Sposò Giuseppina del conte
Francesco Pensa e da queste nozze
nac
quero, fra gli altri : VITTORIO EMANUEL,E
(n. 1811; + 28 novembre 1845) e ALFONSO,
gentiluomo di camera, il primo, del re Car
lo Alberto, gentiluomo di corte, il secondo,
dello stesso re. Dalle nozze (1852) di que
st'ultimo con Tommasina del conte Achil
le Valperga di Chevron nacquero UMBER
To, che fu ufficiale degli Alpini, e Adele.
Vittorio Emanuele sposò (1839) Maria dei
baroni Coriolis d'Espinousse e da queste
nozze nacquero : FERNANDO (n. Torino, II
febbraio 1840; † 9 agosto 1930), EDOARDO
(n. Torino, 27 dicembre 1841), Ernestina,
moglie del conte Carlo Costa di Trinità, e
Matilde, moglie (1865) del conte Carlo
Arnauddi S. Salvatore.
Fernando, che fu tenente colonnello di
cavalleria e insignito di due medaglie d'ar
gento al valor militare, venne riconosciuto
nei titoli nobiliari con D. M. dell'anno
1879. Sposò (1868) Adele del nob. Ema
nuele Luserna-Rorengo dei marchesi di
Rorà, e da queste nozze nacquero Maria
(n. Torino, 16 ottobre 1874), Valentina (n.
Torino, 25 giugno 1877), che sposò (1901)
il nob. Teodoro Ferrari dei marchesi di
Castelnuovo e dei conti di Orsara, e Paola
(n. Torino, 8 dicembre 1881) .
Edoardo sposò Vittoria Rochstol, e da
queste nozze nacquero : FERNANDO (n. To
rino, 5 gennaio 1876, † ivi, 2 marzo 1932) ,
Angelica (n. Torino, 23 dicembre 1877),
moglie del nobile Saverio Reviglio della
Venaria, e Matilde (n. Strambino, IS ago
sto 1883) . Fernando, dalle sue nozze (1004)
con Stefania del conte Luigi Voli, ebbe
per figlia Alix.
PAGINA 190
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titolo di marchese di Villanova
(mpr ), conte di Camino (mpr.), conte di
Brusaschetto (mpr.), conte di Castel San
Pietro (mpr.), conte di Solonghello (mpr ),
Barone di Borgo S. Martino (mpr.), signo
re di Redabue (mpr ), in persona di FER
NANDO †, di Vittorio Emanuele, di Giro
LETTERAS
fiorini d'oro di Firenze numerosissimi feu
die cioè Cortemiglia, Vernetto, Perletto,
Torre d'Uzzone, Saleggio, Cairo e sua ca
stellata, Rocchetta Cairo, Carcare, Bub
bio, Monastero, per alcuno dei quali ri
portarono investitura dal marchese di Mon
ferrato il 18 luglio 1337 e il 4 giugno 1340.
11 17 aprile 1339 i precitati cinque fratelli
procedettero alla divisione dei feudi. MAT
TEO che partecipò alla battaglia di Gome
lamo.
Figlie: Maria, Valentina vedova Ferra- nario (1343) col marchese Giovanni di
ri, Paola.
Linea secondogenita.
Monferrato, e fu consigliere marchionale e
ambasciatore, morì improle, come non la
FERNANDO †, di Edoardo, di Vittorio sciò discendenza il fratello TOMENO. GIO
Emanuele, di Girolamo.
Figlia: Alix.
Sorelle: Angelica, Matilde.
SCARAMPI DEL CARRETTO (SCA
RAMPI DEL CAIRO; SCARAMPI DI
PRUNEY).
ARMA: D'oro a
cinque pali di
rosso.
CIMIERO : Un por
co nascente, te
nente in bocca
un ramo di quer
cia, ghiandifero
di tre pezzi al
naturale.
Alias: Un bue d'o
ro nascente.
Мотто : МModus et ordo.
DIMORA : Torino.
Le prime memorie di questo ramo della
famiglia risalgono a GUGLIELMO che fu po
destà di Genova verso la metà del secolo
XIII, e che ebbe per nipote ANTONIO, che
fu investito di Mombercelli il 19 maggio
1329 dall'imperatore Lodovico il Bavaro, e
che avendo acquistato da Emanuele Tra
versagni porzioni di Vinchio ne fu inve
stito dallo stesso imperatore con diploma
di pari data coi feudi di Montaldo e Mom
barone. Procreò costui GIOVANNONE, OD
DONE, GIACOMO, MATTEO e TOMENO, i qua
li
essendosi arricchiti considerevolmente
nelle Fiandre, ove tenevano banchi di cre
dito, acquistarono il 7 febbraio 1337 dal
marchese Manfredo di Saluzzo per 110.000
VANNONE, ODDONE e GIACOMO formarono
linea. Quella di Giovannone si estinse con
1. b.
GIUSEPPE MARIA che morì nel dicembre
1747, quella di Giacomo ebbe fine con
GIOVANNI FRANCESCO che morì nel 1573.
Oddone, che col fratello Giacomo fu in
vestito di Cortemiglia e di Saleggio il 20
dicembre 1339 e nel 1342, fu dottore di
leggi e pari della curia del marchese di
Monferrato. Da lui nacquero ANTONIO,
ENRICO, MATTEO, EMANUELE ed ALERANO.
Enrico († 1440), che fu consigliere del
marchese Teodoro di Monferrato ed ebbe
da esso importanti incarichi, fu vescovo di
Acqui, quindi di Belluno (1405) e di Feltre
(1406). Nel 1408 fu mandato
Milano
a
quale governatore per sedarvi le fazioni
unitamente ad Ugolino da Fano. Nel 1414
fu presente alla Dieta chiamatovi dall'im
peratore Sigismondo di Lussemburgo, e
sedette al Concilio di Costanza in qualità
di elettore. Il pontefice Martino V lo creò
tesoriere della Camera Apostolica e gover
natore della Terra di Lavoro e delle Ma
remme.
Matteo, che fu capitano dei Savonesi nel
1393, ebbe prole e la sua discendenza ebbe
fine con MATTEO, di Giulio Cesare, che
morì verso il 1660.
Alerano fu abate di S. Pietro d'Acqui
(1400).
Antonio, che fu investito dei feudi nel
1382 dal marchese di Monferrato, procreò
EMANUELE, che fu dottore, BALDRACCHINO
e BARTOLOMEO i quali furono investiti il
13 luglio 1453 di Cortemiglia e di Saleggio,
e il 20 maggio 1454 del feudo imperiale di
Vinchio.
Da Baldracchino nacque GERARDINO, che
LETTERA S
fu padre di GALEAZZO e di BALDRACCHINO.
Il primo sposò la cugina Cecilia, di Bru
noro, di Bartolomeo Scarampi, e fu suo
figlio GIOVANNI ANTONIO, il quale dalle sue
nozze con Marta di Ercole Radicati di
Cocconato ebbe GALEAZZO, che avendo
sposato in seconde nozze (1560) Anna di
Gerolamo Del Carretto di Prunetto fu in
vestito colla moglie il 13 novembre 1560
dei feudi di Prunetto e Levice con titolo
marchionale. Premorto alla madre il figlio
ANTONIO († 1622), passò il feudo di Pru
netto al figlio di costui GALEAZZO NICO
LAO, che aggiunse al proprio il cognome
Del Carretto e fu investito il 18 luglio
1635.
Da Galeazzo Nicolao nacque ANTONIO
AMEDEO, che fu padre di GALEAZZO Lo
DOVICO, il quale dalle sue nozze con Vio
lante Eleonora d'Incisa ebbe GIUSEPPE
GALEAZZO che nel 1736 giurò fedeltà a
Casa Savoia per il marchesato di Prunetto
e Levice e per Vinchio, feudi imperiali la
cui superiorità era passata dal ducato di
Milano a Casa Savoia. Sposò costui Ga
briella Maddalena del barone Giorgio Fi
liberto di Nus, la quale fu investita di Nus
con titolo baronale il 15 ottobre 1743, feu
do passato per le ragioni materne nei suoi SCARAMUCCI.
figli.
1 figlio primogenito nato da queste noz
ze, LUIGI GALEAZZO, sposò (1769) Anna
Felice del marchese Giuseppe Francesco
Morozzo della Rocca, e da queste nozze
nacquero : GIUSEPPE GALEAZZO (n. 25 mar
zo 1775; † 26 agosto 1848), BONAVENTURA
(† Monza, 12 agosto 1822) e RAIMONDO (†
1833) .
Giuseppe Galeazzo, che fu luogoten, ge
nerale, sposò Costanza Seyssel d'Aix da
cui non ebbe prole. Raimondo fu maggiore
di cavalleria, ispettore delle Regie Poste
(1827) . Bonaventura, che fu luogotenente
colonnello, sposò Elisabetta Monfrault de
Bouthet e fu suo figlio LODOVICO GALEAZZO
che ebbe la carica di referendario al Con
siglio di Stato e nel 1842 fu decurione di
Torino. Sposò Maria Antonietta Nicolis di
Robilant e furono suoi figli CARLO AL
BERTO E MAURIZIO.
Carlo Alberto sposò (1869) Cristina del
marchese Enrico Del Carretto di Monforte
e da queste nozze nacquero : Antonia, mo
PAGINA 191
glie del conte Emiliano di Mottalciata,
Luisa, moglie del conte Luigi Provana di
Collegno, Anna Maria, GALEAZZO ENRICO,
ufficiale d'artiglieria, Elisabetta, MAURI
ZIO, ufficiale di cavalleria, e CARLO AN
ΤΟΝΙΟ.
Maurizio Bonaventura (n. Torino, 1848)
che fu dottore in leggi, sposò Fanny Raf
fo, dalle quali nozze nacquero : Alfrida in
Sciaccaluga, Vera in Egerton Bräken,
LODOVICO, ufficiale di cavalleria, ALBERTO
e Leta.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese di Prunetto e
Levice (mpr.), barone di Nus (mpr.), si
gnore di Scaletta Altessino (mpr.), signore
di Cortemiglia (mpr.), signore di Cairo
Vignarolo (mpr.), in persona di GALEAZZO
ENRICO, di Carlo Alberto, di Lodovico Ga
leazzo, di Galeazzo Bonaventura.
Fratelli: Antonia in Avogadro della
Motta, Anna Maria, MAURIZIO, CARLO
ANTONIO.
Cugini: Alfrida, Vera, LODOVICO, AL
BERTO, Leta, di Maurizio, di Lodovico Ga
leazzo, di Galeazzo Bonaventura.
1. b.
ARMA: D'azzurro,
alla croce scor
ciata e patente
d'argento, con
tornata da un
tortiglio con pen
denti, alternato
d'argento e di
nero.
CIMIERO : Un'aqui
la bicipite di ne
ro, portante in
cuore una crocetta patente d'argento.
DIMORA : S. Maria a Monte.
IPPOLITO SCARAMUCCI fu decorato da
Francesco III, con diploma del 12 dicem
bre 1764, della nobiltà fiorentina, in pre
mio dei segnalati servizi resi sia nella sua
qualità di luogotenente fiscale, sia nelle la
boriose e delicate trattative per la delimi
tazione dei confini del granducato.
Gli Scaramucci, originari di S. Maria a
Monte, avevano dato a Firenze, negli ulti
PAGINA 192
mi anni di vita della Repubblica, un valo
roso soldato, FILIPPO, di Lazzaro, di Sca
ramuccia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf),
in persona dei disc. da Camillo, di Laz
zaro.
SCARAMUCCI.
f. s.
ARMA: D'azzurro
all'aquila al na
turale col volo
abbassato mo
vente da un li
bro chiuso d'oro
e accompagnata
in capo da tre
stelle di 6 raggi
dello stesso, ma
le ordinate.
DIMORA : Foligno.
Famiglia che ottenne l'ascrizione alla
nobiltà di Norcia in persona di ANDREA,
nel 1839 e nei suoi discendenti d'ambo i
sessi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Norcia (mf.), in
persona di FERDINANDO, di Carlo, di An
drea.
Fratelli: CESARE, UGO, GINO, Emma,
UMBERTO, FABIO RANIERO'E TULLIO.
LUIGI, di Andrea.
Figli: Elena, VINCENZO, ALFONSO, Ade
laide, SILVIO, Maria, Marta.
Fratello: BENEDETTO.
SCARFANTONI.
V. S.
ARMA: Trinciato,
merlato d'oro e
d'azzurro, di no
ve pezzi, a due
mezzelune del
l'uno nell'altro,
quella del capo
rovesciata, quel
la della punta
montante.
DIMORA: Pistoia
BIAGIO Scarfan
LETTERA S
toni fu, nel 1505, uno dei cittadini di Pi
stoia incaricati della funzione delicatissima
di < riformatore de' pubblici uffici del Co
mune», con autorità di determinare quali
soggetti fossero eleggibili alle maggiori ca
riche municipali, ossia al governo della
pubblica cosa.
FRANCESCO, suo figlio, fu nello stesso
tempo membro del Consiglio civico, e così
a
pure il nipote TOMMASO, nel 1581. Da lui
nacque GIOVANNI, padre di JACOPO, che nel
1648 risiedè nella carica di « operaio di S
Jacopo », equivalente per importanza
quella di gonfaloniere di giustizia, a cui
potevano aspirare solo i rappresentanti del
le famiglie più nobili della città. Suoi figli
furono Atto e PIETRO, il quale ultimo fu
padre di POMPEO, da cui JACOPO, che chiese
ed ottenne con decreto 18 gennaio 1762
l'ascrizione al patriziato di Pistoia.
Dei suoi figli, POMPEO, TOMMASO, AN
DREA E GIUSEPPE, solo il primo e l'ultimo
ebbero discendenza :
1) POMPEO fu capostipite di due linee :
a) quella di GIUSEPPE, che dal suo ma
trimonio (1811) con Costanza Tonti ebbe :
JACOPO DOMIZIO (n. 1812), BACCIO, ALES
SANDRO, FILIPPO CARLO (n. 1823), POMPEO
CESARE (n. 1828) e CARLO ATTO LUIGI (n
1833);
b) quella di GIOVAN JACOPO, che da
Fiammetta Baldinotti (1817) ebbe : GIOVAN
BATTISTA, GIOVAN JACOPO e Maria Palmira.
2) GIUSEPPE, quartogenito del suddetto
Jacopo di Pompeo, sposò Claudia Chiti da
cui ebbe PIETRO TOMMASO (n. 1816), Jaco
pa Caterina e Maddalena Eleonora.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Pistoia (mf.),
in persona:
a) ALESSIO, di Leone, di Giovan Jaco
po, di Pompeo.
Figli: GIUSEPPE, Teresa in Giannetti,
Ersilia in Lazzereschi, Carolina in Sarte
schi.
b) ANTONIO, di Federico, di Leone, di
Giovan Jacopo.
Sorella: Fiammetta in Sozzifanti.
c) GIOVANNI, di Leopoldo, di Giovanni.
Figli: LEOPOLDO, Elisa.
Figlia di Leopoldo: Elvira in Giovacchi
ni da Firenzuola Rosati.
g. d. a. v.
LETTERAS
* SCARPA.
DIMORA : Bolotana.
Antica famiglia
di Sassari, cui, con
diploma in data 31
agosto 1439, fu concesso il titolo trasmis
sibile di cavaliere in persona di GANTINO
Scarpa (Escarpa, Iscarpa). PIETRO PAOLO
Scarpa, di Bolotana, prese parte, perchè
abilitato, al Parlamento generale tenuto in
Sardegna nel 1698, sotto la presidenza del
vicerè conte di Montellano. Dal suo matri
monio con Maria Angela Scarpa nacque in
Bolotana, il 4 ottobre 1696, don ANTONIO
FRANCESCO, il quale sposò donna Potenzia
na Fois Massidda : da essi nacque don PIE
TRO PAOLO, a Bolotana, il 17 febbraio 1716,
che sposò donna Maria Rosa Fois, ed eb
bero il figlio don ANTONIO, n. a Bolotana
il 20 novembre 1752, che sposò donna Gio
vanna Madao. Da questi nacque don Lui
GI, a Bolotana il 17 settembre 1798 e sposò
donna Nicoletta Tola : il nome del predet
to don Luigi Scarpa Madao è compreso
nell'elenco dei cavalieri e dei nobili di Bo
lotana, compilato dalla R. Prefettura di
Nuoro, nel 1822, e trasmesso alla R. Se
greteria di stato e di guerra presso il vice
rè di Sardegna in occasione dell'incorona
zione del re Carlo Felice.
Dal predetto don Luigi nacque, in Bolo
tana il 4 marzo 1836, don Antonio LUIGI,
che sposò donna Vittoria Longu.
Con decreto di S. E. il Capo del Gover
no in data 2 febbraio 1930, vennero ricono
sciuti ai fratelli LuIGI, ENRICO, ANTONIO
GIUSEPPE, GIUSEPPE ANGELO E BACHISIO,
figli del predetto Antonio Luigi, nati, ri
spettivamente, a Bolotana il 25 settembre
1881, il 28 ottobre 1883, il 16 novembre
1885, il 17 marzo 1892 ed il 18 ottobre 1897,
i titoli di cavaliere, trasmissibile per ma
schi e di nobile trasmissibile per maschi e
femmine, col trattamento di don.
PAGINA 193
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
ro
ARMA : D'azzurro,
calzato d'argen
to, mattonato del
primo; l'azzurro
carico di un al
bero al naturale
nodrito nella pia
nura di verde.
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di cavaliere (in.), nobile
(mf.), don (mf.), in persona di LUIGI, di
Antonio Luigi, di Luigi.
Fratelli: ENRICO, ANTONIO GIUSEPPE,
GIUSEPPE ANGELO, BACHISIO.
s. 1.
SCARPIS.
ARMA: Troncato
d'argento e di
rosso, il 1° cari
co di un braccio
di carnagione,
movente in palo
dalla troncatura,
tenente una ghir
landa d'alloro di
con
verde,
le
bacche di rosso.
DIMORA : Serraval
le, Venezia, Treviso e Conegliano.
Famiglia nobile di Serravalle, aggregata
a quel Consiglio sin dal 1672 e confermata
nella sua nobiltà con S. R. 4 agosto 1820.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Serravalle)
(mf.), in persona di Carlo, di Giacomo, di
Carlo, di Giulio, di Giacomo.
Fratelli: Emilia, Teresa, Elvira, UMBER
то, Ida.
Cugino (figlio di Pietro, di Carlo) : FRAN
CESCO.
Figli di Francesco: PIERO, Vittore, Car
LO, FEDERICO, LUIGI.
SCARSELLI.
ARMA: Di rosso a
tre spade d'ar
gento, guarnite
d'oro, poste in
banda, una sul
l'altra, con le
punte all'insù,
alternate a sedici
palle d'oro ordi
nate 4, 4, 4, 4,
in quattro ban
de, col capo di
b. c.
Angiò. DIMORA : Bologna; Milano.
Araldica
13
PAGINA 194
Che la famiglia Scarselli di Bologna ab
bia un'origine molto antica, non v'ha dub
bio. L'Alidosi, nelle Armi di Famiglie, di
ce che da certi annali si rileva che venne
in Italia col Magno Ottone un conte Braù
di Branca de' signori della Tezana. Egli dà
per certo che nel 1350 circa, trova un PIE
TRO, di Matteo d'Accarisio della Tezana, il
quale fu detto dalle Scarselle, e fu capita
no di gran conto, e andò ambasciatore a
Carlo IV, dal quale fu fatto cavaliere. Da
Pietro, di Matteo, discende DOMENICO, vi
vente nel 1387. Da Domenico discende AN
ΤΟΝΙΟ (1445), che prese in moglie Tadea
Cattani, la quale in un rogito del 1448, si
dichiara vedova del nobile Antonio Scarsel
li, cittadino bolognese. Questi lasciò due
figli : ALESSANDRO e DOMENICO, che non
ebbe discendenza. Da Alessandro, invece,
che sposò Adola Ghisilieri, nacque LODO
VICO, che prese in moglie Regia Rambaldi,
da cui ALESSANDRO, morto senza discen
denza, e ERCOLE, il quale ebbe due mogli:
Elena Maceratori, la prima, e Lattanzia
Zanettini, la seconda. Dal testamento di
Ercole, fatto l'anno 1574, 19 aprile, a rogi
to di Alessandro Stiacci in solido con Leo
nardo Fabroni, viene nominata la seconda
moglie iure legati, ed erede universale no
mina il figlio GIULIO CESARE, avuto dalla
prima moglie Elena Maceratori.
Giulio Cesare Scarselli, sposò Ippolita
Gombruti, come da istrumento di dote fat
to il 26 giugno 1593 a rogito di Agostino
Ambrosini. Da questo matrimonio nacque
MARIO MAGGIORE, che sposatosi a Gentile
Del Carro, come risulta da rogito dotale,
giugno 1613, del notaio Bartolomeo Uccel
li,
nacque GIULIO CESARE, juniore, nel
1614. Da questi, col suo matrimonio con
Catterina Riva, nacque MARIO MAGGIORE
II, nel 1640, il quale il 28 aprile 1672, con
dusse in moglie Fiore Margherita Ambro
sini. Da questo connubio il 23 gennaio
1680, nacque CESARE ALESSANDRO, che, a
sua volta, come appare da rogito dotale del
1'11 febbraio 1711, del notaioGiuseppe Fi
lippo Benassi, sposò Elisabetta Pinchiari.
Da questo matrimonio nacquero tre figli,
tra i quali DOMENICO, da cui discendono gli
attuali Scarselli.
Questa famiglia strinse alleanze con no
bili e distinte famiglie di Bologna e di fuo
LETTERAS
ri, e molti membri di essa si distinsero nel
le pubbliche amministrazioni, anche in
tempi a noi vicini.
I titoli che spettano alla famiglia Scar
selli di Bologna, sono di nobile, di conte e
di marchese.
Quello di conte fu conferito ai fratelli
CESARE, ALESSANDRO E GIUSEPPE ANTONIO,
per l'acquisto, da loro fatto, della contea
di Poggio di Rocco, con beneplacito apo
stolico (1721), d'essere in avvenire consi
derati coll'onorificenza e titolo di conti
tanto essi, quanto i loro discendenti; e con
partito del Senato di Bologna del 18 dicem
bre 1724, furono aggregati al ceto nobile.
Quanto al titolo di marchese, fu conferito
a MARCO Scarselli con Breve di papa Gre
gorio XVI del gennaio 1835, e ai suoi po
steri legittimi e naturali.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile di Bologna (mf.),
conte (m.), marchese (mpr.), in persona di
LUIGI, n. a Bologna, 30 gennaio 1883, †
a Costantinopoli, 1930, figlio di Antonio,
di Marco e di Giulia De Odeardi, sposato
a Pesaro il 24 ottobre con Lina Gentili.
Figlie: Enrichetta, n. a Macerata Fel
tria, 9 febbraio 1907; Fernanda, n. a Ma
cerata Feltria, 23 settembre 1909.
Fratello: ALESSANDRO, n. a Bologna, 7
giugno 1887.
Altri rami.
GIUSEPPE, di Cesare, di Giuseppe.
Angela, di Antonio, di Cesare Alessan
dro in De Bosis.
f. g.
* SCATI GRIMALDI DI CASALEG
GIO.
ARMA : D'oro, alla
banda di nero.
SOSTEGNI : Due
leoni, al natura
le, affrontati.
Мотто :, Deorsum
nunquam.
DIMORA: Torino.
Una delle 24 fa
miglie d'Acqui che
tenevano il gover
no della città, del
la quale erano consiglieri un GUGLIELMO
LETTERAS
nel 1447, uno STEFANO nel 1567, un PAOLO
nel 1589, un capitano GIROLAMO, che sot
toscriveva nel 1567 gli statuti comunali.
Comincia da lui la genealogia sicura della
famiglia, illustrata dal ramo oggi estinto
dei conti di Ciglione e Castelrocchero
più particolarmente dal ramo marchionale
e
oggi ancora degnamente rappresentato.
Questo ramo ha per autore il capitano
GREGORIO, investito di Toletto e Piancasta
gna il 21 giugno 1694 con titolo comitale,
padre del conte STEFANO, che sposava Lu
crezia Casaleggio di Montalto, da cui l'ag
giunta del cognome di Casaleggio. Dal loro
matrimonio nasceva, 1'8 aprile 1685, PAOLO
GIROLAMO, marito di Clara Eleonora dei
marchesi Biandrate di Foglizzo, da cui
STEFANO, il primo marchese della famiglia,
insignito di tale titolo anche come transa
zione di vertenza col R. Patrimonio, il 1°
maggio 1750. Stefano procred ALESSANDRO
(n. Acqui, 26 agosto 1747; † Acqui, II
giugno 1818), che riformatore delle scuole
in Acqui (24 novembre 1795), fu padre del
marchese LUIGI (n. Acqui, 2 luglio 1784;
† Torino, 5 aprile 1850), aiutante di campo
del ministro della Guerra conte di Saluzzo,
colonnello ed intendente generale di A
zienda (28 novembre 1834), primo ufficia
le della Segreteria di Guerra e Marina,
aiutante di campo del Re, luogotenente
delle Guardie del Corpo (bacchetta nera),
tenente generale a riposo (1849), commen
datore dei SS. Maurizio e Lazzaro, gran
mastro delle cerimonie in 2º ed introdut
tore degli ambasciatori (10 marzo 1829) .
Fece col Re Carlo Alberto la campagna
del 1848-49, della quale lasciò un Diario
interessante.
Sposò (Acqui, 15 aprile 1807), Silvia del
conte Spirito Francesco Roberti di Castel
vero e ne ebbe GUSTAVO ed Ernestina,
morta nubile a Torino il 9 gennaio 1875.
Il marchese Gustavo (n. Acqui, 13 feb
braio 1808, † Torino, 24 febbraio 1845), fu
maggiore nello stato maggiore (1842), dei
primi scudieri del Duca di Savoia, e sposò
a Torino, il 5 febbraio 1844, Costanza Vit
toria del conte Emilio Grimaldi dei Pog
getto, dama di palazzo della Regina Maria
Adelaide. Nacque dal matrimonio il mar
chese VITTORIO, figlioccio dei duchi di Sa
voia (n. Torino, 28 novembre 1844, † To
PAGINA 195
rino, 4 dicembre 1904), scrittore, storico,
gentiluomo di insigne dirittura morale e di
insigne pietà cristiana. Il figlio suo STANI
SLAO, dottore in leggi, già membro della
Commissione Araldica piemontese, conti
nuatore della bella tradizione domestica,
aggiunse al proprio il casato Grimaldi per
R. Decreto 10 dicembre 1896.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di marchese (mpr.), in per
sona di STANISLAO, di Vittorio, di Gusta
vo, ed è rappresentata da STANISLAO, di
Vittorio, di Gustavo, spos. 16 maggio 1901
con Lavinia dei marchesi Cattaneo Ador
no, t.
Figlia: Costanza.
Sorelle: Teresa in Bettoni Cazzago, Pao
la in Beccaria Incisa di S. Stefano.
m. z.
SCEBARRAS (SCEBERRAS) .
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro
alla corazza sor
montata da un
elmo, il tutto
d'argento e di
fronte; nel 2°
troncato da una
fascia d'argento
carica di una fe
de di carnagio
ne: sopra d'az
zurro a tre stelle di sei raggi d'oro, sot
to di rosso a tre pali ondati pure d'oro.
DIMORA: Malta e Sicilia.
Famiglia del secolo XVIII e che si cre
de originaria di Malta. Ebbe il titolo di
barone della Montagna di Marzo e del
quale l'ultimo investito fu ANTONINO, il
12 dicembre 1795.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di
barone della Montagna di Marzo (mpr.).
* SCHEIBLER.
V. S.
ARMA: D'azzurro all'ariete d'oro, linguato
di rosso, saliente.
Alias: Troncato : nel rº d'azzurro all'ariete
PAGINA 196
ramo restò in Prussia e fu elevato alla di
gnità di barone con diploma dato a Berli
no il 12 febbraio 1870; un altro si stabili a
Milano. A questo appartenne FELICE, che
intraprese un viaggio di esplorazione in
Africa nell'inverno 1892-93 e prese parte
a una spedizione inglese contro la tribù
degli Ida-Galla. Nel 1894 ritornò in Eri
trea, poi si recò nello Zanzibar, racco
gliendo una curiosa collezione di pelli di
animali e di altri oggetti.
S. M. Umberto I, re d'Italia, con D. R.
dimotu proprio del 3 maggio e RR. LL.
PP. 27 settembre 1896 concesse al predet
to FELICE, di Emilio, nato a Milano il
dicembre 1856, il titolo di conte, trasmis
sibile ai suoi discendenti maschi per ordine
2
e in linea di primogenitura.
Il conte Felice Scheibler aveva sposato
in Milano il 23 settembre 1893, Ernesta,
figlia del conte Leopoldo Pullè, senatore
del regno e presidente della Commissione
Araldica lombarda.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di EMILIO, di Felice, di Emilio, di Luigi
Adolfo.
LETTERAS
d'oro passante;
nel 2º di nero a
tre talpe di ar
gento, 2 e 1.
CIMIERO : L'ariete
nascente fra un
volo troncato a
destra d'azzurro
e d'oro, a sini
stra d'argento e
di nero.
DIMORA : Milano.
Famiglia origi
naria da Montjoie,
presso Acquisgra
na, nella Prussia
Renana e alla qua
le fu concessa la
nobiltà da Massi
miliano IV, eletto
re di Baviera, con
diploma dato a
Monaco il 24 di
cembre 1781. Di
questa famiglia un
Sorelle: Erminia in Gallarati Scotti; Eli
sa in Zileri Dal Verme; Lea; Anna in Bor
ghese.
* SCHIARI RICCARDI.
ARMA: Inquarta
to: nel rº е 4°
scaccato di rosso
e d'argento, col
capo d'oro, cari
co di un'aquila
coronata di nero
(Schiari); nel 2º
e 3º partito d'az
zurro e
d' oro,
alla torre, muni
ta di torricella,
dell'uno nell'altro (Riccardi).
V. S.
CIMIERO : Un volo troncato di rosso e di
nero, ogni ala carica di un occhio uma
no al naturale, attraversante sulla tron
catura.
Мотто : Oculi mei semper ad Dominum.
DIMORA : Torino.
Trae le sue origini questa famiglia da
Viù e conta fra i suoi membri, già in tem
pi antichi, notai, giudici e segretari co
munali. A GIAMBATTISTA (n. Torino, 17
genaio 1791; † Torino, 25 dicembre 1864),
figlio del causidico collegiato e notaio Do
menico e di Lucia Cambiano di Ruffia, che
fu senatore di Piemonte (1829), presiden
te di classe (1853), e collocato a riposo col
grado di Presidente Capo (1860), venne
concesso il titolo di conte il 14 gennaio
1843.
Giambattista sposò in prime nozze (1815)
Giuseppina, dell'avvocato Francesco Ric
cardi, e fu padre di DOMENICO, e in secon
de nozze (1825) Felicita, dell'avvocato Lui
gi Scamuzzi, da cui nacque, fra gli altri,
GIUSEPPE.
Domenico Schiari Riccardi (n. Torino,
20 giugno 1817; † ivi, 18 marzo 1877), che
fu capo divisione al Ministero degli Affari
Esteri, fu autorizzato ad aggiungere, con
R. D. 20 gennaio 1867, al proprio il cogno
me materno Riccardi e ad inquartarne
l'arma, coll'aggiunta di cimiero e di mot
to, con R. D. 19 giugno 1867. Sposò (1850)
Felicita, del conte Michelangelo Robbio di
LETTERAS
Varigliè, e da queste nozze nacque EDOAR
DO (n. Torino, 8 settembre 1854), che dalle
sue nozze (1879) con Laura, del conte Ste
fano Gallina, ebbe MICHELANGELO (n. To
rino, 29 luglio 1880), Elena (n. Torino, 2
novembre 1881), Adelina (n. Torino, 16
agosto 1883), VINCENZO (n. Torino, 22 lu
glio 1885) e GAETANO (nato il 30 giugno
1887) .
Giuseppe Schiari, di Giambattista, (n.
Torino, 4 ottobre 1827; † ivi, 17 giugno
1892), che fu impiegato nel Ministero de
gli Interni, ebbe per figlio ERNESTO.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di EDOARDO, di Domenico, di Giambattista.
Figli: MICHELANGELO, Elena, Adelina,
VINCENZO, GAETANO.
Linea ultrogenita.
Questa linea è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile dei conti (mf.), in
persona dei discendenti da Giambattista
(1843).
* SCHIAVO (LO) O LOSCHIAVO.
l. b.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'oro allo
schiavo al natu
rale
addestrato
da un crescente
di rosso e sini
strato da un leo
ne al naturale
rampante ad un
cipresso nodrito
di verde accom
pagnato in capo
da tre bisanti male ordinati di rosso;
nel 2º partito: nel primo scaccato d'az
zurro e d'oro; e nel secondo bandato d'o
ro e di rosso.
DIMORA: Radicena e Roma.
Famiglia di Radicena, decorata del titolo
di conte di Pontalto (mpr.) con R. D. 26
gennaio 1865, in persona di PASQUALE LO
schiavo.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Pontalto (mpr.),
ed è rappresentata da SALVATORE, di Pa
PAGINA 197
squale, spos. con la nobile Rosaria Compa
gna.
Figli: 1) PASQUALE; 2) BIAGIO.
* SCHININA.
ARMA: D'azzurro
alla cometa on
deggiante in pa
lo, sormontata
da ungiglio, il
tutto d'oro.
DIMORA : Ragusa e
Ginevra.
Famiglia di Ra
gusa del secolo
XVIII.
La famiglia è
V. S.
iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e
nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di
marchese di Sant'Elia (mpr.), barone di
San Filippo di Ragusa (mpr.), barone del
Monte (mpr.), (Ricon. 1899), in persona di
GIUSEPPE, di Mario, di Giuseppe.
Figlia: Marianna, spos. con Francesco
Schininà (vedi sotto) .
È pure iscritta nel Libro d'Oro della
Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital.
col titolo di marchese di S. Elia (pers ),
(ricon. parentali nomine con R. D. 29 lu
glio 1926 e RR. LL. PP. 14 aprile 1927),
in persona di FRANCESCO, di Francesco.
Figlia: Maria Carlotta (alla quale con
D. M. 8 luglio 1925 sono stati riconosciuti
personalmente tutti i titoli dell'avo Giu
seppe (vedi sopra), spos. con Riccardo, di
Carlo Schininà).
Figlia di Riccardo: Maria Anna Isa
bella.
È inoltre iscritta nel Libro d'Oro della
Nob. Ital. e nell'El. Uff. Nob. Ital. col ti
tolo di nobile dei marchesi di Sant'Elia
(mf), (Ricon. D. M. 29 aprile 1926), in
persona di CARLO, di Carlo.
È inoltre iscritta nel Libro d'Oro con lo
stesso titolo (D. P. 10 agosto 1929), in per
sona di EMANUELE, di Giorgio, n. Ragusa
30 agosto 1892; spos. Napoli 6 dicembre
1919 con Maria Giura.
Figli: Giulia, n. Roma 13 febbraio 1922;
UGo, n. Roma 11 gennaio 1925; Adriana,
n. Roma 9 luglio 1927.
V. S.
PAGINA 198
SCHINOSI.
N
nosi è elencata fra quelle aggregate dai
nobili di Benevento dopo il 1700. Trovasi
pure fra le famiglie nobili di Cosenza, ed
un ramo di Cosenza passò in Puglia.
Degli Schinosi scrive il Castiglione Mo
relli nel libro : De Patricia Consentina No
bilitate, Venezia, 1713.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di patrizio di Bene
vento.
* SCHIO (DA) .
ARMA : Partito :
nel 1º d'oro alla
mezz'aquila bi
cipite di nero,
movente dalla
partizione, dia
demata del cam
po; nel 2º d'oro
alla sirena di
carnagione, co
ronata del cam
po, impugnante
le due code d'azzurro.
CIMIERO : Una fenice d'oro sulla sua im
mortalità.
DIMORA : Ramo di Almerico: Schio, Vicen
za, Castelgomberto (Vicenza); Ramo di
Alvise: Costozza (Longarè-Vicenza), Ve
nezia.
Antica famiglia di Vicenza, nota sin dal
secolo XII e che fu ascritta al nobile Con
siglio di quella città, ove nel 1510 copriva
sei posti e che fu anche ascritta al no
bile Collegio dei Giudici. MATTEO Schio,
vivente nel 1100, sarebbe stato il proavo di
LETTERAS
ARMA : D'azzurro
alla banda d'oro
accompagnata in
capo da una stel
la di 6 raggi del
lo stesso, ed in
punta da una
colonna d'argen
to.
quel fra GIOVANNI da Vicenza o da Schio,
domenicano, predicatore celebrato vissuto
fra il 1200-1260, famoso pacere fra guelfi
e ghibellini; e pure proavo di un MARCIO
Schio o MATTEO, generale di Ezzelino nel
1243. LODOVICO nel 1487 era dottore nello
Studio di Padova. Bernardo nel 1597 vesti
l'abito di Malta. Da tempo immemorabile
questa famiglia ebbe i suoi possedimenti
nella terra di Schio, della cui signoria si
hanno chiari indizi. Molti dei suoi membri
DIMORA : Beneven- sostennero eminenti uffici in Vicenza
to.
La famiglia Schi
f. f. p. di s.
e
fuori, di governo e di ambascerie; molt'al
tri illustri per opere storiche, matematiche,
giuridiche, letterarie. Nel 1530 ottenne
dall'imperatore Carlo V diploma di nobiltà
con la concessione dei titoli di conte del
S. Palazzo Lateranense e di cavalieri au
rati; il titolo comitale, con successione ma
scolina, fu confermato con Decreto del Se
nato Veneto nel 1662. GIROLAMO, vescovo
di Vaison, e che servì in prelatura Giulio
II, Leone X e Clemente VII, del quale fu
legato a Carlo V quando dovè trattarsi la
pace, che fu poi conclusa con mediazione
anche sua a Bologna il 23 dicembre 1529;
GIOVANNI, autore degli attuali viventi, sto
rico, archeologo
e
letterato valente, del
quale rimangono molte opere inedite; il
conte ALMERICO, padre dell'attuale capo
della casa, n. nel 1836, m. nel 1930, che
lasciò larga fama di scienziato nella meteo
rologia e nella aeronautica è che nel 1905
costrusse e guidò la prima aeronave ita
liana. Attivissimo e fecondo nella vita pub
brica di città e provincia.
La famiglia fu confermata nobile con
S. R. 4 giugno 1820 e riconosciuta nei ti
toli di nobile e di conte palatino con suc
cessione mascolina all'infinito con D. M.
21 ottobre 1890.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte palatino (m.), nobi
le (mf.), in persona di Almerico, n. Co
stozza di Longare 25 novembre 1836, di
Giovanni (n. 5 aprile 1798, † 1868), di I.e
dovico, e di Maria Calvi; spos. con Lavinia
nobile dei conti di Thiene, m. 1927.
Figli: 1) GIOVANNI, n. Vicenza 1875, sp.
1º agosto 1903 con la contessa Claudia da
Porto Barbaran; 2) Maria, spos. al nobile
Ottavio Folco Zambelli; 3) Laura.
LETTERAS
Figli di Giovanni: BeroARDO, n. Trissi
no 28 giugno 1904; ALMERICO, n. Schio 14
luglio 1906; Loredana, n. Vicenza 9 gen
naio 1909; Margherita, n. Vicenza 18 mar
20 I9II.
Cugini (figli di Alvise, n. Costozza 20
ottobre 1840, † 13 febbraio 1920, di Gio
vanni) : Geltrude, spos. 1888 al conte Ga
spare Gozzi; Olga, spos. 1897 a Gandolfo
Pucci dei baroni di Benisichi; GIULIO, n.
Venezia 22 aprile 1877, spos. Venezia 4 ot
tobre 1903 con Maria Alvera, m. a Bolo
gna 3 novembre 1918.
Figli di Giulio: Adele, n. Venezia 25
marzo 1905, spos. 1929 al conte Orazio da
Sacco; ALVISE, n. Venezia 20 febb. 1909.
b. c.
* SCHIOPPO.
ARMA : Mantellato
di nero e d'ar
gento a tre palle
dell'uno nell'al
tro ben ordinate.
DIMORA : Verona e
Venezia.
Famiglia detta
anticamente Da
Zevio per i beni
che possedeva in
quel territorio. Un
ALEARDO nel 1448 fu ascritto al nobile Con
siglio di Verona, al quale i di lui discen
denti appartennero quasi senza interruzio
ne fino alla soppressione e alcuni di essi
sostennero le primarie cariche del Comune.
LUIGI, dottore e cavaliere, fu Rettore del
l'Università di Padova nel XVI secolo; JA
copo nel 1699. appartenne ai Giudici di Col
legio; altro LUIGI fu cavaliere di Malta,
Ordine al quale appartennero anche Gro
VANNI E GIACOMO, vissuti nel sec. XVIII.
Il 14 gennaio 1776 il Pontefice Clemen
te XIII conferì a Giuseppe Schioppo e ai
suoi discendenti maschi il titolo di conte
palatino, che fu confermato dal Senato Ve
neto il 27 novembre 1779 e riconfermato,
con la nobiltà, con S. R. 10 ottobre 1819 e
25 novembre 1829 e con S. R. 14 agosto
1838. Il titolo di conte palatino fu ricono
sciuto dal Governo italiano con D. M. 10
giugno 1924.
PAGINA 199
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte pala
tino (m.), in persona di RAFFAELE, n. Tre
viso 28 novembre 1881, di Aleardo Giaco
mo (n. Verona 20 luglio 1837), di Luigi
Giuseppe e di Matilde Montalban; spos.
Sarzana 9 aprile 1929 con Lidia Ollandini.
Figlio: GIAN GIACOMO, n. Venezia 18
febbraio 1922.
b. c.
SCHIPANI.
ARMA: D'azzurro
al braccio di car
nagione movente
dalla destra del
lo scudo e tenen
te una spiga di
grano d'oro.
DIMORA : Napoli.
Nelle concessio
ni nobiliari tra
scritte nei Registri
Privilegiorum del
collaterale, detti « Nuovi », il magnifico
Filippo Schipani della città di Taverna, il
17 febbraio 1497, aveva conferma di privi
legio di familiarità ed esenzioni fiscali con
i suoi eredi e successori da re Ferdinando
II d'Aragona (vol. I, fol. 39, a t. a fol. 42).
Di origine calabrese, godette nobiltà in
Taverna e fu ascritta al primo Ordine civi
co della città di Monteleone. Fu ricevuta,
per giustizia, nel S. M. O. di Malta nel
1795, in persona del cav. Vincenzo Schi
pani.
Fu riconosciuta di antica nobiltà nelle
prove di ammissione delle RR. Guardie del
Corpo, nel 1856 (v. Verbali R. Commissio
ne dei Titoli, vol. X, pag. 262) ed ascritta
al Registro dei Cavalieri di Malta per giu
stizia.
Per successione della famiglia Calà, non
legalmente riconosciuta, avrebbe avuto di
ritto al titolo di duca di Diano (Principato
Citra) con l'anzianità della concessione ot
tenuto da Carlo Calà Ossorio, con diploma
dato a Madrid il 7 luglio 1654, esecutoriato
in Napoli il 20 novembre dello stesso anno.
(Archivio di Simancas Segreterias Provin
ciales, vol. 54, fol. 211 a t.; Archivio di
PAGINA 200
Stato Napoli, Rep. Quinternioni, n. 248
(108), fol. 340-343. Registrato in Titulo
rum, 7 fol. 30) .
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.) pei
discendenti da Riccardo, aspirante a Regia
Guardia del Corpo nel 1858, in persona di
GUGIELMO, n. Sala Consilina 19 maggio
1832, di Ignazio (n. 1801, † 1866) e della
nob. Maria Moncada dei duchi di S. Gio
vanni († 1855), succeduto al fratello Vin
cenzo (n. 30 luglio 1830, † 24 settembre
1867) ; spos. a Napoli 20 gennaio 1860 con
Luisa Ragozzini († 26 gennaio 1872) .
Figlie: 1) Giulia, n. 18 giugno 1862; 2)
Matilde, n. 26 maggio 1863; 3) Maria, n.
18 dicembre 1865; 4) Ottavia, n. 1º marzo
1869.
Fratelli: Concetta, n. 2 agosto 1834, sp .
24 gennaio 1866 al nob. Tommaso Schipa
ni; RICCARDO, già R. Guardia del Corpo,
n. 25 settembre 1836, † 9 dicembre 1903,
spos. 13 maggio 1868 con la nob. Caterina
Lancellotti.
f. f. p. di s.
SCHIPANI.
ARMA :
D'azzurro
al braccio di car
nagione, moven
te dalla destra
dello scudo, te
nente una spiga
di frumento di
oro.
Famiglia sicilia
dichiarata no
na
bilę per delibera
della Commissione
sione dei Titoli di Nobiltà il 9 marzo 1858.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di
nobile (mf.).
V. S.
SCHIPPISI GAGNONI vedi GAGNONI
SCHIPPISI.
SCHIZZAΤΙ.
ARMA: Troncato da una fascia di rosso :
nel 1º d'azzurro, a tre stelle di otto raggi
LETTERAS
d'oro, male ordi
nate; nel 2º d'o
ro, a tre gigli di
rosso, posti 2, 1.
Alias: D'azzurro,
troncato da una
fascia d'argento,
accompagnata in
capo da tre stel
le (6), di oro,
male ordinate;
in punta da un
giglio d'oro.
DIMORA : Parma.
Famiglia parmi
giana, nobilitata
con GIOVANNI AN
TONIO, il quale,
con Patente dell'11
febbraio 1704, fu
dal Duca di Parma
creato nobile coi
discendenti d'ambo
i
sessi. Egli era
consigliere della
ettatura di Parma nel 1716, capo-giudice
e presidente ducale nel 1721, Un CARLO, di
un'altra linea, fu creato nobile con paten
te del 19 marzo 1710. Un FILIPPO ottenne
nel 1725 una patente ducale di familiarità,
dal 1733 al 1753 fu successivamente pode
stà di Cortemaggiore, Castellarquato, Bus
seto, Borgo S. Donnino; nel 1758 ebbe
l'onore della toga e fu nominato pretore di
Castel S. Giovanni; un FRANCESCO fu con
sigliere di giustizia nel 1791 e governatore
di Parma nel 1795, fu ministro di Stato e
membro della Reggenza alla morte del du
ca Ferdinando di Borbone.
Gli stemmi riprodotti son tolti dalla
Raccolta dell'Ordine Costantiniano di S.
Giorgio in Parma.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di
nobile (mf.), in persona dei disc. da Giov.
Antonio (1704) .
SCHIZZI.
g. d.
ARMA: Triangolato di rosso e d'argento di
cinque file; col capo d'oro carico di un'a
quila bicipite di nero. (Codice Araldico,
*** D
LETTERA S
quando scese a Roma per essere incorona
to da Gregorio V, e da questi lasciato nel
998 quale capitano di Bordolano e Prata
riso (ora Castello dei Visconti), in riva al
l'Oglio. Giacomo Aldovrando lasciò sei fi
gli che dal sopranome del padre furono
chiamati Schizzi. Di costoro VALERIO ſu
vescovo di Cremona e SILVERIO generò
GIACOMO che fu padre di BENEDETTO, са
pitano di 200 fanti cremonesi portatisi in
Terrasanta nel 1099; di VALERIO, canonico
nella cattedrale di Cremona dal 1096 al
1107 e di GIAMBATTISTA, uno dei sei no
bili cremonesi che nel 1096 andarono am
basciatori ad Arrigo IV per ottenere
מ 11
magistrato e poter vivere in libertà. Da
questo Giambatista la discendenza si di
vise in vari rami che dettero uomini egregi
per dottrina, probità e valore, e si stabili
rono in varie città d'Italia.
Sin dal 1088 gli Schizzi furono ascritti
al nobile corpo decurionale di Cremona
con PAOLO, senatore, e dopo di lui la fami
glia dette ben 53 decurioni, l'ultimo dei
quali fu GIACOMO, eletto nel 1779.
L'imperatore Venceslao, nel 1383,
no
mind GABRIELE suo famigliare e conte pa
latino e gli accordò il privilegio di aggiun- SCHMID.
gere in capo, all'antico stemma, l'aquila
nera in campo d'oro.
L'imperatore Carlo V, nel 1533, cred se
natore GIAMBATTISTA, oratore per la città
di Cremona e Filippo II lo ammise fra i
suoi consiglieri. Morì nel 1558 in Bruxel
les e fu sepolto in quella cattedrale. Il fra
tello di Giambattista, FEDERICO, fu, dallo
stesso re Filippo II, con diploma di motu
proprio 12 maggio 1558, investito del feu
do di Casteldidone, che fu poi da Carlo II,
re di Spagna, con diploma 17 novembre
1670, eretto in contea a favore di LodDOVI
PAGINA 201
Arch. Stato di
Milano, p. 226).
DIMORA : Cremona.
Antichissima ca
sa cremonese, che
si fa discendere da
un GIACOMO AL
DOVRANDO, detto
Schizza, di nazio
nalità scozzese, ve
nuto in Italia con
l'imp. Ottone III,
co, pronipote del senatore e dei suoi di
scendenti maschi primogeniti.
L'imperatore Rodolfo II, con diploma 25
gennaio 1589, dichiarava nobili di quattro
avi paterni e materni, GABRIELE Schizzi e
i suoi discendenti (mf.), in infinito.
Ai fratelli GIACOMO LODOVICO e LODOVI
CO CARLO, essendo pervenuta per eredità
della loro bisava Rosalinda Spolverini, la
terza parte del feudo di Salizzole nel vero
nese, il doge Lodovico Manin, con atto 2
ottobre 1789, ordinò che fossero iscritti,
coi loro discendenti d'ambo i sessi, nel
l'Aureo Libro dei Titolati col titolo di con
ti di Salizzole.
L'I. R. Tribunale Araldico della Lom
bardia austriaca, con decreto 8 ottobre
1770, ordinò la registrazione della famiglia
del conte GIACOMO Schizzi nel Catalogo
delle famiglie nobili e titolate feudatarie
del ducato e la delineazione dell'arma su
descritta nel Codice Araldico.
L'imperatore Francesco I, con Sovrana
Risol. 21 novembre 1816, confermò LODO
VICO nell'antica nobiltà col titolo di conte.
Con sovrano decreto, dato a Parma il 25
aprile 1857, fu omologata la disposizione
testamentaria del 20 aprile 1856, con la
quale FOLCHINO Schizzi, conte di Casteldi
done e Salizzole, ultimo di sua famiglia,
istituiva erede universale l'unico suo nipo
te, FOLCHINO Dodici, figlio unico della di
lui figlia primogenita Giulia, sposata al
nobile cav. Cesare Dodici, ordinando al
l'uno e all'altro di assumere in perpetuo il
cognome e l'arma della antica famiglia
Schizzi (vedi Dodici Schizzi Cesi) .
V. S.
ARMA: Inquarta
0
to : nel 1º e 4º
d'azzurro all'ape
d'oro; nel 2º e 3º
d'argento a tre
sbarre d'azzurro;
sul tutto di ros
so, al giglio di
argento.
Alias: Di rosso, il
lo struzzo d'ar
gento.
PAGINA 202
R. Ordine dell'A
quila Rossa, d'origine tedesca, passato a
Parma coi secondi duchi di Borbone, fu
creato da Carlo III di Borbone con privi
legio dell'8 maggio 1850 per diritto con
cesso dallo statuto dell'Ordine di S. Ludo
vico, nobile coi discendenti d'ambo i sessi.
La famiglia è emigrata da Parma. È iscrit
ta nell'El. Uff. Ital. col titolo di nobile
(mf. ), in persona dei disc. da Luigi Filip
po (1850).
g. d.
SCHMIT.
ARMA : D'azzurro,
ai due martelli
d'oro posti in
croce di S. An
drea.
Alias: Di rosso, al
lo struzzo d'ar
gento.
CIMIERO : Due elmi
fronteggiati e co
ronati,
aventi
per impresa: il
destro due mar
telli d'oro; il si
nistro un libro
d'azzurro pog.
giante sulla
co
rona.
Мотто : Dieu ai
dant.
DIMORA : Parma?
Famiglia d'ori
gine straniera. An
TONIO Schmit, dot
tore in medicina,
consigliere aulico, commendatore dell'Or
dine di San Lodovico, titolo che concedeva
LETTERAS
Мотто: Нonor vir
tutis praemium.
DIMORA: ?
GIAN LUIGI FI
LIPPO Schmid, ca
valiere di gran cro
ce dell'Ordine Co
stantiniano, com
mendatore dell'Or
dine di S. Lodovi
co, cavaliere del
per statuto la nobiltà, fu riconosciuto no
bile assieme ai suoi discendenti d'ambo i
sessi da Carlo III di Borbone di Parma con
Decreto del 7 marzo 1750. La famiglia emi
grò da Parma con la costituzione dell'uni
tà italiana. Il comm. Antonio fu col me
desimo decreto autorizzato ad aggiungere
al proprio il cognome Tavera.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf ), in persona
dei disc. da Antonio (1850).
* SCHMUCKER.
ARMA: Partito : a
destra d'oro, al
tronco d' albero
di verde, sradi
cato e rotto, so
g. d.
stenuto da due
leoni affrontati,
al naturale; a si
nistra interzato
in fascia: nel 1°
d'azzurro, al leo
ne coronato d'o
ro, attraversato da una banda in divisa
di rosso; nel 2º di rosso, al leone nascen
te d'oro; nel 3º d'azzurro, all'anatra, al
naturale.
Мотто : Perseverans coronabitur.
DIMORA : Austria e Roma.
A POMPEO, di Pietro Edoardo, di Giusep
pe ed al fratello FERDINANDO Schmucker
nel 1879 venne riconosciuto dal Governo
Italiano il titolo di barone per maschi e
femmine.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (mf.), in persona
di POMPEO, di Pietro Edoardo, di Giu
seppe.
Fratello. FERDINANDO.
SCHNEIDERFF.
1. r. m.
ARMA: Partito : a destra troncato in sca
glione riverso : nel 1º d'azzurro a 3 stel
le (8), d'oro, male ordinate; nel 2º di
rosso, al braccio destro armato d'acciaio,
movente dal fianco sinistro dello scudo
LETTERAS
a tre bande di rosso (Garzoni);
sul tutto di sini
stra uno scudetto d'azzurro alla fascia
d'oro, accompagnata da tre rocchi dello
stesso, due sopra e uno sotto; col capo
cucito d'Angiò ( Venturi).
DIMORA : Firenze.
La Magistratura civica di S. Miniato,
con partito 30 dicembre 1843, propose l'a
scrizione al ceto nobile di quella città di
DONATO, di Antonio, di Giuseppe Schnei
derff, e della di lui consorte Chiara, del marchese Paolo Venturi Garzoni. Tale pro
posta fu accolta con rescritto sovrano del
27 marzo 1844.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di S. Miniato (mf.) ,
in persona dei disc. da Donato, di Anto
nio, di Giuseppe.
f. s.
SCHNEIDERFF.
*
*
ARMA: Troncato
in scaglione ri
verso : nel 1º di
azzurro a 3 stel
le (8), d'oro, ma
le ordinate; nel
2° di rosso, al
braccio destro
armato d'acciaio,
movente dal
fianco sinistro
dello scudo ed
impugnante una sciabola d'argento, in
sbarra, manicata d'oro.
DIMORA: Firenze.
In seguito a proposta della Magistratura
civica di Fiesole furono ascritti al ceto no
bile di quella città, con rescritto grandu
cale 10 giugno 1852, BERNARDO, di Anto
nio, di Giuseppe Schneiderff, e il nipote
PAGINA 203
ed impugnante
una sciabola di
argento in sbarra
manicata di oro
(Schneiderff);
sinistra, semi
troncato partito:
a) d'argento; b)
di nero; c) d'oro,
a
ex fratre di lui, Anton Giuseppe, di Leo
poldo.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Fiesole (mf.),
in persona dei disc. da Bernardo, di Anto
nio, di Giuseppe e da Anton Giuseppe, di
Pietro Leopoldo, di Antonio.
f. s.
* SCHULTHAUS.
ARMA:
e
Inquarta
to : nel rº e 4º
trinciato di rosso
d'argento al
leone attraver
sante d'argento
sul rosso, e d'az
zurro sull'argen
to, linguato di
rosso e coronato
d'oro, con la co
da biforcata e
tenente con le branche anteriori un no
doso bastone, pure d'oro, il leone del
primo punto rivolto; nel 2º e 3º di rosso
alla fascia accompagnata da tre mezze
lune rovesciate, il tutto d'argento.
CIMIERI : Su due elmi torneari : a destra
il leone nascente del primo punto; a si
nistra due corna tornearie di rosso, fa
sciate d'argento.
DIMORA : Lavis (Trento).
Famiglia stabilitasi a Lavis poco prima
del 1500. Il capostipite è CRISTOFORO GU
GLIELMO che ottenne dall'arciduca Ferdi
nando la nobiltà del S. R. I. con diploma
del 24 febbraio 1576, e che fu ascritto alla
matricola tirolese nel 1605 col predicato
di Moos.
Per relazioni di parentela, avvolte anco
ra nell'oscurità, essi ebbero poi in eredità
i beni della famiglia Moos. Con un secon
do diploma arciducale di Carlo Ferdinando,
del 26 settembre 1653, ottennero la unione
degli stemmi Schulthaus e Moos, come ap
paiono nell'arma di famiglia.
Si distinsero un GIOVANNI, di Guglielmo
Cristoforo, che entrò nella Compagnia di
Gesù e morì a Roma (1618) in odore di
santità : e anche un GIOACHINO, giudice
patrimoniale di Montereale.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
PAGINA 204
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di Arturo, di Lodovico, di Arturo, n.
a
Lavis 30 luglio 1913.
Sorella: Maria Alessandra, n. a Lavis,
21 dicembre 1919.
Zio: SCIPIO, di Arturo, n. a Lavis, 11
agosto 1883, spos. a Trento 10 marzo 1909
con la nob. Emma de Tecini.
Figli di Scipio: PAOLO, n. a Lavis, 18
novembre 1912; Anna Maria, n. ivi, 18
novembre 1919.
* SCHUTZBIER (DE) .
T
T maiuscola, romana, di nero.
a. z.
ARMA : Di verde
al leone d'ar
gento, linguato
di rosso, col cor
po trapassato da
sinistra a destra
da una freccia
d'oro impennata SCIACCA.
di rosso, e te
nente con la
branca anteriore
destra la lettera
CIMIERO : Su elmo torneario : Tre penne
di struzzo, una d'argento tra due di ver
de, cariche della freccia dello scudo po
sta in fascia dietro la penna d'argento.
DIMORA : Tarcento (Udine) .
Famiglia del Friuli insignita del titolo
di nobile per ambo i sessi con diploma 5
settembre 1917 dell'imperatore Carlo I di
Austria, titolo che venne riconosciuto nel
Regno con Decreto Reale del 16 settembre
1926.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
LETTERA S
so ordinate in fa
scia; al pino no
drito nella cam
pagna, sostenen
te un'aquila ri
voltata e soste
nuto a sinistra
al tronco da un
leone, il tutto di
argento.
DIMORA : Ucria
Patti.
e
***
Famiglia esistente in Girgenti nel seco
lo XIV e diramatasi poi in Noto, Patti e
Palermo.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Galteri (mpr.),
(Ricon. 1907), in persona di GRISOSTOMO,
di Gaetano, di Grisostomo.
Figlio: GAEΤΑΝΟ.
V. S.
ARMA: D'azzurro
alla campagna di
argento carica di
tre stelle di ot
to raggi di rosso
ordinate in fa
scia; al pino no
drito nella cam
pagna, sostenen
te un'aquila ri
voltata e soste
nuto a sinistra
al tronco da un leone, il tutto d'argento.
DIMORA: Ucria, Patti.
Ramo della precedente famiglia, insigni
ta del titolo di signore di Vigliatore e del
quale l'ultimo investito fu EMANUELE, il
14 luglio 1805.
La famiglia è iscritta nell'Elenco Uffi
di VITTORIO EMANUELE, di Giuseppe e di
Amalia Tribuc, n. a Strunbrück il 1° gen- ciale Nobiliare Italiano col titolo di signo
naio 1868, spos. a Vienna, 15 dicembre
re di Vigliatore (mpr.), in persona dei
1915 con Elisabetta Richter.
* SCIACCA.
ARMA : D'azzurro alla campagna d'argen
to carica di tre stelle d'otto raggi di ros
disc. da Emanuele (1805), ed è rappresen
V. S.
tata da FRANCESCO.
Sorelle: Emilia, spos. con Umberto
Sciacca; Beatrice, spos. col conte Giovan
ni Sabini.
Zii: ANTONIO, ALFREDO.
V. S.
LETTERAS
SCIAMANNA.
Antica famiglia di Terni ascritta al 10
cale patriziato verso la metà del secolo
XVI.
Questa famiglia ha dato numerosi priori
al civico Magistrato e conservatori al Mon
te di Pietà, vari capitani, nonchè illustri
prelati.
Meritano speciale menzione : mons. Bru
NORO, vescovo di Lucera, traslato nel 1642
al vescovato di Caserta; mons. LUDOVICO,
nel 1675 eletto vescovo di Spoleto; il mar
chese LUDOVICO, nel 1776 nominato ciam
bellano di S. M. il re di Baviera; VINCEN
zo, nel 1777 ricevuto nel Sovrano Militare
Ord. di Malta come cavaliere di giustizia.
Questa famiglia è stata aggregata anche
ai patriziati di Ancona, Rieti ed Orvieto,
ed è iscritta nell'El. Uff. Ital. coi titoli di
marchese (m.) e nobile di Terni (mf.), in
persona di AUGUSTO, di Guido, di Ludovi
co, di Marcello.
с. р. и.
* SCIFONI.
ARMA: Campo di
cielo al mare con
un barco di un
palo alla vėla
quadra spiegata,
il tutto al natu
rale, con una
stella di sei raggi
d'oro nel canton
sinistro del capo.
DIMORA : Roma.
Famiglia aggre
gata il 13 febbraio 1903 al patriziato eredi
torio sanmarinese con Senatu consulto del
PAGINA 205
Consiglio Principe e Sovrano di quella se
renissima Repubblica.
ARMA: Inquarta
to: nel 1º e 4º,
d'oro alla quer
cia sradicata di
verde, caricata
di un elmo di
argento, posto di
profilo; nel 2º e
3° d'argento
a
tre bande onda
te, d'azzurro.
DIMORA : Terni.
È stata autorizzata ad usare nel Regno
il titolo patriziale con R. D. di conferma
31 gennaio 1904.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di San Marino
(m.), in persona di ENRICO MARIA, di Vin
cenzo.
* SCLOPIS.
ARMA: D'azzurro,
a due schioppi
d'oro, decussati
ed addossati, col
la fascia d'ar
gento, doppio
merlata, attra
versante.
CIMIERO : Il brac
cio armato, te
nente colla mano
di carnagione
e. p. u.
una spada d'argento posta in sbarra.
Мотто : Nec nihil nec nimis.
DIMORA : Torino.
Famiglia assai antica, venuta a Giave
no sul finire del secolo XV da Pinerolo,
Piossasco, Caselette e Volvera, dove era
largamente diramata. Già sul finire del se
colo XVI viveva in condizioni di civiltà
come è provato dalla patente colla quale
il duca di Savoia, approvando e confer
mando, il 2 novembre 1625, l'arma genti
lizia ai fratelli VINCENZO, MATTEO, GIO.
MICHELE, GIUSEPPE e GUGLIELMO degli
Schioppi di Giaveno e ai nipoti loro FRAN
CESCO VALENTINO E CLAUDIO, attesta che
costoro hanno onoratamente vissuto e usa
to dell'arma seguente: « D'azzurro alla
fascia accompagnata in capo da tre stelle
d'oro e in punta da uno schioppo d'argen
to », col cimiero di un braccio armato che
tiene colla mano una spada d'argento, e
col motto : « a tout puissance ».
I più antichi documenti che si conserva
no di questa famiglia ci ricordano
GIORGIO Sclopis, che viveva a metà del
1500, al quale si riallacciano con nessi ge
un
nealogici sicuri le generazioni presenti
e
PAGINA 206
quelle da poco scomparse. GIORGIO fu pa
dre, fra gli altri, del venerabile GABRIELE,
che morì nel convento di S. Brigida presso
Moncalieri il 5 maggio 1570, e di EUSEBIO
(† 8 gennaio 1586), che fu notaio. Que
st'ultimo fu padre di GIACOMO e di Gio.
GIORGIO.
Da Giacomo, il quale fu sindaco di Gia
veno, originano i due rami dei conti di Sa
lerano e dei signori di Borgostura, mentre
Gio. Giorgio, che fu notaio e segretario di
Giaveno, è lo stipite del ramo tuttora fio
rente.
Figlio di Giacomo fu GIOVANNI GIOR
GIO, che fu sindaco, e verso il 1690 tra
sferì la sua dimora a Torino. Egli fu
padre di GIOVANNI BATTISTA, di GIACOMO
FRANCESCO e di CARLO ANTONIO, l'ultimo
dei quali, pure a nome dei suoi fratelli,
consegnò il 10 settembre 1687 l'arma gen
tilizia : « D'azzurro a due schioppi decus
sati ed addossati, colla fascia doppio mer
lata, attraversante, il tutto d'argento; la
fascia carica di tre stelle del campo ».
Giovanni Battista († 23 aprile 1689) spo
sò Dorotea Vernone e da queste nozze nac
quero : Gio. GIORGIO e ALESSANDRO. Que
st'ultimo fu infeudato del cascinale di Ber
toulla a dirsi Borgostura il 29 luglio 1739
e investito col titolo signorile il 21 succes
sivo agosto. Personaggio notevole fu suo
figlio LORENZO IGNAZIO († Torino, 4 otto
bre 1793), detto il conte di Borgostura,
che fu disegnatore e incisore valentissimo,
lasciò opere di grande pregio e valore, e
fu onorato di incarichi sovrani. Questo
ramo ebbe termine con FRANCESCO, che era
teologo e canonico, e che morì in Giaveno
il 15 luglio 1882.
Da Giovanni Giorgio (1679-1759), di
Gio. Battista, nacque CARLO ANTONIO († 6
marzo 1787), che fu avvocato, decurione
di Torino (1772) e successivamente sinda
co (1782). Dalle sue nozze con Paola Lu
cia Donaudi ebbe ALESSANDRO (n. Torino,
1762; † ivi, 8 luglio 1835), che fu dottore
in leggi, professore nella R. Università di
Torino, e socio di numerose accademie
scientifiche. Fu pure decurione di Torino
(1787), consigliere municipale (1806) nel
tempo della dominazione francese, ed alla
restaurazione nuovamente decurione. Me
rita di essere ricordato il suo atto genero
LETTERAS
so col quale fu tra i primi a rendersi mal
levadore colle proprie sostanze onde assi
curare i viveri alla città di Torino trava
gliata da gravissima carestia. Il 5 marzo
1787 fu infeudato di Salerano e investito
col titolo comitale il 7 successivo luglio e
il 21 giugno 1793. Sposò Gabriella, del
conte Chiaffredo Peyretti di Condove e da
queste nozze nacque FEDERIGO (n. Torino,
10 gennaio 1798; † ivi, 8 marzo 1878), che
fu uno dei più eminenti personaggi che
vissero alla fine del passato secolo. Mira
bile fu la carriera di questo illustre italia
no. Dottore di leggi nel 1818, dottore ag
gregato alla facoltà di legge nel 1819, nel
1844 avvocato generale alla Corte d'Ap
pello, a riposo col titolo di Primo Presiden
te di Cassazione, deputato al Parlamento
nel 1848, ministro di Grazia e Giustizia
(1848) nel primo ministero costituzionale,
senatore nel 1849, ministro di Stato (1860),
presidente del Senato (1863-64) e collare
dell'Ordine Supremo della SS. Annunzia
e
ta (aprile 1868). Fu socio e presidente di
numerosissime accademie scientifiche,
non comune scrittore di cose economiche,
storiche e letterarie. Alla sua memoria la
città di Torino eresse un monumento i cui
bassorilievi ricordano i due episodi più sa
lienti della sua esistenza, cioè la sua colla
borazione allo Statuto Albertino e la presi
denza a Ginevra nell'arbitrato fra Inghil
terra e Stati Uniti (1872). Sposò Isabella
Avogadro da cui non ebbe prole.
Il ramo presente, che conta personaggi
notevoli nelle discipline legali, nelle armi
e nell'industria, venne nobilitato con R.
D. 5 aprile 1923 e successive RR. LL. PP.
20 dicembre in persona dei fratelli ALES
SANDRO (n. Torino, 26 agosto 1883), che è
ingegnere, e GIUSEPPE (n. Torino, 24 lu
glio 1884), che è dottore in leggi, di Vit
torio. Alessandro sposò (1918) Elena Lom
bardi e sono suoi figli: Maria Vittoria (n.
Torino, 10 luglio 1919), VITTORIO FELICE
(n. Torino, 30 giugno 1921) e FEDERIGO
(n. Torino, 14 aprile 1929).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di ALESSANDRO, di Vittorio.
Fratello: GIUSEPPE.
1. b.
LETTERAS
* SCOLA e SCOLA CAMERINI.
PAGINA 207
1901, sp. a Creazzo 24 aprile 1929 al dot
tor Emilio Patella, † a Fermo 16 maggio
ARMA: Semiparti- 1930; Giuseppe, n. Vicenza 27 settembre
to e troncato : 1909.
nel 1º d'azzurro
Zia: Maria, n. Vicenza 30 gennaio 1868,
al pesce dorato in Giacomo Corti.
(Zeusfaber) d'ar
gento posto in
b. c.
fascia; nel 2º di SCOLARI (DE).
rosso al tocco
quadro nero,
guarnito di ar
gento, al natu
rale; nel 3º di
verde alla mano di carnagione scrivente
con la penna di nero sopra un libro d'ar
gento aperto.
DIMORA: Vicenza e Creazzo.
Famiglia che in origine professava la far
macia sin dal secolo XVII. L'imperatore
Napoleone I, con Decreto 8 ottobre 1809,
creò barone del Regno d'Italia, con succes
sione mascolina, GIOVANNI Scola, scrittore
egiureconsulto di merito, primo presidente
della Corte di Giustizia. Il di lui figlio
BARTOLOMEO ebbe confermato il titolo ad
personam con S. R. dell'imperatore d'Au
stria 20 novembre 1816. S. M. Umberto I,
re d'Italia, con Decreto 31 gennaio e RR.
LL. PP. 10 aprile 1892 concesse per rinno
vazione il titolo di barone con successione
primogeniale mascolina a GIOVANNI, figlio
del predetto Bartolomeo.
Con D. R. 11 dicembre 1924 fu concesso
al vivente GIOVANNI, di Bartolomeo, di
Giovanni, di aggiungere il cognome Came
rini, in adempimento della volontà testa
mentaria dell'avo materno conte Giovanni
Camerini.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (mpr.), in persona
diGIOVANNI, n. Creazzo 17 settembre 1897,
di Bartolomeo (n. Vicenza 25 marzo 1864,
+ Creazzo 23 luglio 1924), di Giovanni (n.
22 maggio 1825, † 11 marzo 1899), dottore
in leggi, segretario d'Ambasciata di S. M.
il Re d'Italia a Londra, campagna di guer
ra italo-austriaca, decorato della croce di
guerra.
Fratelli: Carola, n. Vicenza 13 dicembre
1895, sp. Creazzo 27 ottobre 1917 a Fran
cesco Filipetti; Luisa, n. Vicenza 1º aprile
ARMA: D'azzurro
ad un libro rile
gato di rosso,
dorato sul dorso
e coi fermagli di
oro, posto in pa
lo, il dorso a si
nistra, e soste
nente una co
lomba d'argen
to, con la zampa
destra alzata.
AVerona sin da remoto tempo esistette
una famiglia Scolari e che non fu mai
ascritta al nobile Consiglio della città. PIE
TRO, ANTONIO e Lorenzo, per benenierenze
militari, acquisite nelle guerre contro i
francesi, furono creati nobili, coi loro di
scendenti, da Francesco II, imperatore,
con diploma II gennaio 1804 e con l'ag
giunta del predicato De.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
col titolo di nobile (mf.), in persona di
GAETANO, di Pietro, di Gaetano.
Figli: GIUSEPPE e Sofia.
* SCOPOLI.
ARMA: Troncato
di rosso e d'ar
gento, al trifo
glio gambuto di
verde e fogliato
di rosso, moven
te dalla punta
dello scudo ed
attraversante.
CIMIERO : Un brac
cio alzato, arma
to, tenente una
V. S.
corona d'alloro fra quattro penne, due
sopra di rosso e due sotto d'argento.
PAGINA 208
DIMORA : Cavalese e Verona.
GIOVANNI ANTONIO Scopoli, consigliere
di Stato, direttore generale della Pubblica
Istruzione, cavaliere della Corona di Fer
ro, fu creato barone del Regno Italico nel
l'anno 1810. Tale titolo non essendo tra
smissibile, ne ottenne conferma personale
con S. R. 16 novembre 1817.
La famiglia ottenne il riconoscimento di
nobiltà dell'antico possesso coi Decreti
Ministeriali del 15 gennaio e del 9 ottobre
1924.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di GIOVANNI, n. Verona 15 settembre 1898,
di Eugenio (n. Padova 1º luglio 1858, † Fi
renze 20 gennaio 1913), di Ferdinando e di
Editta Scudellari.
Fratelli: Fiorenza, n. Firenze 15 marzo
1891; Rosa, n. Firenze 5 aprile 1892; CAR
LO, n. Verona 30 settembre 1900; Laura, n.
Firenze 15 aprile 1900.
Altro ramo: Laura, di Ippolito, di Gio
vanni.
* SCOPPA.
DIMORA : Cefalù.
b. c.
ARMA:
D'azzurro
al pino al natu
rale, nodrito nel
terreno verde,
sostenuto da due
leoni d'oro af
frontati, e sor
montato da set
te stelle di ar
gento ordinate
in fascia cen
trata.
Famiglia di Messina ascritta a quella
nobiltà e che venne riconosciuta nel titolo
di nobile di Messina con Decreto Presiden
ziale 6 maggio 1928.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. SCORZI.
Ital. col titolo di nobile di Messina (mf.),
in persona di ANTONIO FRANCESCO, n. Mi
lazzo, 6 novembre 1913, di Giuseppe, di
Placido Antonio.
. S.
LETTERAS
SCORNO (DA) .
ARMA: Partito : a
destra d'oro, al
corno da caccia,
di rosso; a sini
stra d'argento, a
tre bande di
nero.
DIMORA : Pisa.
Capostipite di
questa famiglia si
crede un BENIVIE
NI « da Scorno »,
che fu de' priori di Pisa nel 1321, come suo
figlio COLO nel 1366, il nipote BARTOLOMEO
nel 1376, e i loro discendenti sino ad
ALIMBERTO, di Francesco Maria (n. 28 set
tembre 1686), che fu dei priori nel 1739,
e con decreto 1º luglio 1754 ottenne la
ascrizione al patriziato di Pisa per sè, per
i fratelli MARIANO, comm. frà BENEVIENI e
cav. FORTUNATO, e pei suoi figli GIOVAN
BATTISTA е FRANCESCO MARIA, avuti da
Maddalena del cav. Gio. Battista Sanca
sciani.
Il primo di questi (n. 1740 † 1825), ri
cevuto nell'Ordine di Santo Stefano di To
scana il 23 maggio 1792, aveva sposato nel
1783 Clarice, del cav. Lelio Franceschi, da
cui ebbe sette figli, due de' quali continua
rono la discendenza, e cioè: ALIMBERTO
SALVATORE e BENIVIENI MARIA (n. 1799),
padre di LORENZO CARLO, morto in età in
fantile (1830).
Dal suddetto ALIMBERTO SALVATORE (n.
1789, † 1853) e da Maria Bartolena, nac
quero FRANCESCO (1829) e ANTONIO (1833),
il primo de' quali ha avuto per figli Clari
ce, ALIMBERTO (n. 16 agosto 1855) e SEVE
RINO.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Pisa (mf.), in
persona dei disc. da Alimberto e Severino,
di Francesco, di Alimberto.
g. d. a. v.
ARMA: Di rosso, al grifone, d'argento,
rampante.
Мотто : Sit pacis. DIMORA : Pisa.
Un GIUSEPPE Scorzi, ricevuto cavalier
LETTERA S
fratello SIMONE, nel 1734, e poi di nuo
vo nel 1748, ebbe due mogli, dalla secon
da delle quali, Porzia, del cavaliere Raf
faello Sanminiatelli, gli nacque GASPERO
GAETANO (21 gennaio 1731), che fu chieri
co regolare col nome di don Ugo e morì
nel 1814.
Dalle sue prime nozze con Vittoria di
Andrea Vitali aveva avuti due figli: AN
DREA MARIA (n. 8 settembre 1723) e ANTO
NIO, che fu priore nel 1744 e 1751 e sposò
nel 1746 Agnese Coccolini, da cui generò :
RANIERI FRANCESCO e RANIERI GASPERO,
morti infanti, Anna, Caterina e BRUNO
GIOVAN GIUSEPPE (1759, † 1839), marito
di Anna Salvioni. Da questi coniugi nac
quero : GIUSEPPE Luigi, canonico, ENRICO
ANGIOLO, RANIERI GIUSEPPÉ e RANIERI
ANTONIO, oltre a tre femmine.
Di questi ebbero prole : a) Enrico Angio
lo, che sposò (1813) Anna Vincenti, da cui
nacquero : CARLO ANTONIO BRUNO († sen
za prole nel 1829), Carolina in Tomei-Al
biani-Carli e LUIGI GIUSEPPE RANIERI (n.
1816), marito di Cleopatra Dubois di Neuf
chatel e padre di DONATO (n. 1842) e di
ANTONIO, morto infante; b) Ranieri Anto
nio (n. 1796), cavaliere di gran croce del
l'Ordine Stefaniano, che da Lucrezia Vin
centi (1832) ebbe : BRUNO FRANCESCo (n.
1835) e FRANCESCO (n. 23 aprile 1848) .
Aveva chiesta ed ottenuta, con decreto
9 settembre 1754, l'ascrizione alla nobiltà
di Pisa il surricordato BRUNO, di Antonio,
col fratello, tenente SIMONE, e i figli An
TONIO, ANDREA e GASPERO.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Pisa (mf.), in
persona dei:
a) disc. da Francesco, di Ranieri, di
Bruno;
PAGINA 209
milite nell'Ordine
Stefaniano il 22
maggio 1710, fon
dava in quella Re
ligione una com
menda di giuspa
tronato per la sua
famiglia.
BRUNO, di Anto
nio, d'Andrea, che
fu dei priori di Pi
sa insieme con suo
b) disc. da Donato e Antonio, di Lui
gi, di Enrico, di Bruno.
SCOSTA.
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro
ad un semivolo
abbassato di ar
gento, movente
dalla partizione
(Scosta) ; nel 2º
troncato : a) di
verde al dardo
d' argento, piu
g. d. a. v.
mato di nero,
posto in palo;
b) di rosso alla fascia d'argento caricata
di un'anguilla (capitone) al naturale on
deggiante nel verso della pezza (Capi
toni).
DIMORA : Narni.
FELIZIANO Scosta, del villaggio di Itieli
nel territorio di Narni, fu il capostipite di
questa famiglia e fu adottato dalla nobile
famiglia Capitoni, estinta. Fu procuratore
generale dei Servi di Maria, oratore elo
quentissimo e da Pio V fu creato arcive
scovo di Avignone il 24 maggio 1566.
I suoi discendenti furono ascritti alla
nobiltà di Narni con GIOVANNI, nel 1776.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo
di nobile di Narni (mf.), in persona dei
disc. dal predetto Giovanni.
V. S.
* SCOTTI.
ARMA: D'azzurro
alla banda
ас
compagnata da
due stelle di sei
raggi, una in ca
po ed una in
punta, il tutto
d'oro.
( Manga
noni, pag. 74;
Pagano, p. 131;
Anonimo, p. X;
Camozzi, nume
ro 1803. Stemma presentato per il rico
Araldica
14
PAGINA 210
noscimento della nobiltà, 4 sett. 1818) .
Alias: Come sopra, ma la banda e le stelle
d'argento. (Chisoli, pag. 73; Camozzi,
n. 1803, nota).
Alias: come sopra, ma la banda di rosso e
le stelle d'oro. (Castello, pag. 30; Ca
mozzi, n. 1803, nota).
ORNAMENTI : Da barone col cercine e gli
svolazzi d'azzurro e d'oro.
DIMORA : Bergamo, Mapello e Milano.
Famiglia bergamasca. Il Diploma del 23
gennaio 1593 dei Luigi Priolo pretore, e
Lazzaro Mocenigo prefetto « pro Ser.mo
Duc. Dominio Venetiarum Bergomi eius
que districtus Rectores » dimostra che CRI
STOFORO, richiedente l'attestazione, era fi
glio di GUARISCO, di Antonio de Maroni
bus, denominati (tale Antonio) de Scottis :
figlio quest'ultimo di Cristoforo, di Guari
sco, di Peterzolo, di Giovanni, di Manfre
do, di Rogerio, di Alberto. Espone ancora
tale Diploma che esso Rogerio fin dal 1338
godeva degli attributi propri degli antichi
ed originari cittadini di Bergamo, e così
del pari i discendenti di Rogerio sino al
predetto Cristoforo che chiedeva tale di
chiarazione.
Attribuisce pertanto tale diploma al ca
sato Scotti un antico cognome « de Maro
nibus per Antonii denominati de Scottis »
particolarmente attribuito in esso docu
mento all'Antonio suddetto avo del Cristo
foro stesso.
Tale nobile famiglia Scotti di Bergamo
ha comune origine coi da Ponte o Pontani
e proviene da Ponte S. Pietro in prov. di
Bergamo.
Nel Magnifico Consiglio Cittadino di
Bergamo entrarono numerosissimi Scotti,
come risulta dal Registro Nomina Consi
liorum (Biblioteca Civica di Bergamo) con
tenente le iscrizioni dal 1520 al 1800. Fra
questi consiglieri si citano ora soltanto :
GIO. MARIA nel 1658, ANDREA nel 1703,
GIO. MARIA nel 1744, GIO. BATTISTA nel
1750, CRISTOFORO nel 1786 e FRANCESCO
nel 1796.
Nell'Elenco a stampa 1815-1828 delle fa
miglie Lombarde confermate nell'antica
nobiltà sono iscritti FRANCESCO Scotti col
titolo di barone « ad personam », GIOVAN
NI, CARLO, Andrea e CrisTOFORO (fratelli) .
In quello del 1840 sono registrati GIOVAN
LETTERAS
NI E CARLO (fratelli). Dal predetto Gio.
Maria, consigliere nel 1744, nacquero .
FRANCESCO, GIO. CARLO, Andrea e CRISTO
FORO. Da Giovanni e dalla nob. Fulvia dei
marchesi Fossati de Regibus, nacque Gio.
MARIA il 6 ottobre 1820 in Bergamo.
Dei figli di Gio. Maria e di Rosa Rota
Basoni sono viventi Veronica Giulia, vedo
va del conte Luigi Suardo, e CRISTOFORO.
Da Giovanni Battista e dalla nobile Mad
dalena Mangili nacquero : Giovanna, spos.
col nobile Giulio Colleoni, GIO. MARIA
Giuseppina in Cattaneo, Maria Rosa, spos.
col nobile Mansueto Astori.
Da Gio. Maria e della signora Maria Pe
rego nacque Maddalena.
Napoleone I concesse il titolo di barone
« ad personam » a Francesco, generale di
cavalleria, e al quale, con Decreto 4 set
tembre 1818, venne riconosciuta la nobil
tà. Il re Vittorio Emanuele, con Decreto 4
aprile 1861, concesse il titolo di barone,
trasmissibile agli eredi, al capitano Gio
VANNI MARIA, per le benemerenze acqui
state nella lotta contro lo straniero. Da lui
prende nome una via della città nativa. Lo
commemorò nel 1880 il dott. Federico Al
borghetti, e venne pure ricordato dal dot
tor Luigi Giani in una memoria intitolata:
Il Capitano Gian Maria Scotti, dalla Rivi
sta di Bergamo, 1924, pag. 1367, e dal co
lonnello Adami in La Lombardia nel Ri
sorgimento Italiano, a. VIII-IX, dicembre
23, maggio 24, pag. 105 e seg.
Un necrologio di GIOVAN BATTISTA, fi
glio di Giovan Maria, si trova pure nella
Rivista di Bergamo, 1925, pag. 2240.
Il dott. CRISTOFORO, figlio pure di Gio
vanni Maria, si è reso grandemente bene
merito di pubbliche amministrazioni nella
sua città e anche fuori. Nel 1891 pubblicò
un opuscolo: Delle Contumelie e Diffa
mazioni. Nel 1899 diede alle stampe un di
scorso riguardante il risanamento edilizio
della città di Bergamo ed una relazione sul
trasloco del Monte di Pietà. Nel 1900 pub
blicò statistiche sui poveri del Comune di
Bergamo e diede notizia di un suo viaggio
attraverso la Bosnia e l'Erzegovina. Nel
1901 pubblicò una memoria intitolata : Il
Pio Istituto Musicale Donizetti in Berga
mo ed una commemorazione su Giovanni
Simone Mayr; e nel 1902 una comme
LETTERA S
morazione di Alfredo Piatti ed un proget
to di regolamento per l'Amministrazione
interna del Monte di Pietà. Nel 1903 una
relazione alla Congregazione di Carità, am
ministratrice dell'Istituto Musicale Doni
zetti; diede pure alle stampe una relazione
sul riordinamento della Biblioteca del detto
Istituto. Nel 1911 pubblicò una relazione
morale alla Società Dante Alighieri e nel
1913 una conferenza al Comitato di Bari
della stessa Società, col titolo : Voci della
bandiera. A lui pure è dovuto l'elogio del
conte Carlo Lochis.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), barone
(mpr), ed è rappresentata da GIOVANNI
MARIA, di Giovanni Battista, di Giovanni
Maria, di Giovanni, decorato della meda
glia dei Volontari di Guerra; della med.
commemorat. guerra 1915-18, croce al me
rito di guerra e cav. della Corona d'Italia.
Figlia: Maddalena.
Sorelle: Giovanna in Colleoni; Giuseppi
na in Cattaneo; Rosa Maria in Astori.
Zii: Veronica Giulia ved. Suardo; CRI
STOFORO, decorato della med. guerra 1915
1918, gr. uff. della Corona d'Italia e uff.
delle Palme Accademiche di Francia.
g. l.
SCOTTI DOUGLAS.
ARMA : D'azzurro,
alla banda d'ar
gento, accompa
gnata da due
stelle di sei rag
gi (per i conti di
Fombio e di l'i
goleno e comune
anche agli altri
rami).
SOSTEGNI : Un
guerriero a de
stra; un montagnardo scozzese a sini
stra.
Мотто: Lock Sicken.
Per i conti di Fombio :
CIMIERO: Un braccio impugnante una
clava.
Мотто: Nunquam retrorsum.
Alias: Inquartato : nel rº e 4º d'azzurro, Varsi e di Gravago.
PAGINA 211
alla banda d'ar
gento, accompa
gnata da due
0
stelle d'oro di
sei raggi; nel 2º
di rosso, a quat
tro ferri di ca
vallo, d'argento,
intrecciati fra lo
ro; nel 3º tron
cato, cuneato, di
argento e di ros
so; sul tutto d'argento al cuore di rosso,
coronato d'oro, col capo d'azzurro carica
to di tre stelle di 6 raggi, pure d'oro, e
poste in fascia (per i conti di S. Giorgio) .
MOTTO: Quid verisimili verius.
DIMORA: Piacenza, Milano, Napoli, Lo
renzana e Varese.
È opinione comune degli storici che la
stirpe degli Scotti tragga la propria origine
da quella regia dei Douglas di Scozia, ori
gine riconosciuta dall'imperatore Sigismon
do con diploma da Cremona del 12 feb
braio 1414. Un GUGLIELMO di regia pro
sapia, venuto in Italia dalla Scozia a com
battere nell'esercito di Carlo Magno contro
il re Desiderio, sarebbe rimasto in Piacenza
sposandovi l'unica figlia ed erede del si
gnore di Castel Spettino, illustre casato
piacentino, divenendo il capostipite della
gente Scota, diramatasi da Piacenza.
Quivi divenne coi Landi, gli Anguisso
la, i Fontana, una delle quattro principali
famiglie della città, per merito specialmen
te di ALBERTO detto il Grande, divenuto si
gnore di Piacenza; combattuto egli aspra
mente dai Visconti morì loro ostaggio a
Crema nel 1310. Suo figlio FRANCESCO riac
quistò nel 1335 la sovranità, di cui fu pri
vato poi dal Visconti, ottenendo in feudo
Fiorenzuola. Già nel secolo XIII si erano
venuti formando vari rami, divisi poi in
molte altre famiglie, dai figli di un LAN
FRANCO, di David iunior; essi furono :
RUFFINO, da cui vennero i signori di Ma
mago, Castelbosco e Rezzano; ROLANDO od
ORLANDO, che fu signore di Voghera e сер
po dei signori di Muzzano, Passano ed Ai
guerra; GIOVANNI, dal quale discesero i si
gnori di Vigoleno, Sarmato e Fombio, e
RINALDO, che fu capostipite dei signori di
PAGINA 212
La seconda e la quarta di queste linee
si estinsero dopo parecchie generazioni; la
prima e la terza sono tuttora esistenti.
Quest'ultima si suddivideva nei tre rami
di FRANCESCO, NICOLÒ E GIACOMO, figli di
Alberto il Grande. Il primo fu capostipite
dei conti di Sarmato, di Vigoleno, di A
gazzano e di Gragnano; il secondo dei con
ti di Fombio, di Guardamiglio, di Ritegno,
edal terzo vennero i signori di Castel San
Giovanni e di altre terre nella Val Tidone.
Molti membri della famiglia si distinse
ro nelle armi, nelle cariche civili ed eccle
siastiche. In queste ultime gli Scotti van
tano tre cardinali e quattro vescovi, fra i
quali S. Fulco, vescovo di Piacenza, poi
di Pavia, ove morì nel 1229.
Non possiamo qui seguire lo sviluppo
della famiglia attraverso i secoli, ma dob
biamo limitarci ad un cenno illustrativo
dei rami ora inscritti nell'Elenco Ufficiale
della Nobiltà Italiana.
Un ONOFRIO, del ramo di Francesco, di
Alberto il Grande, ebbe dall'imperatore
Carlo IV la contea di Gragnano e le inse
gne di cavaliere aurato; FRANCESCO II, li
Cristoforo, dello stesso ramo, e GIOVANNI,
del fu Alberto, ambedue nipoti di Alberto
il Grande, possessori dei castelli di Vigo
leno e di Agazzano, acquistati da gran
tempo dai loro antenati, ottennero da Gio
vanni Maria Visconti un privilegio del 1º
luglio 1404, con cui i due castelli e il loro
territorio venivano sottratti alla giurisdi
zione di Piacenza e concessi loro in feudo
con successione mascolina e con titolo di
conte. Francesco ebbe la contea di Vigole
no e Giovanni quella di Agazzano.
Il conte FRANCESCO, da cui discende il
ramo vivente dei conti di Vigoleno, morì
nel 1411, dopo avere ricostruito il castelio
di Vigoleno distrutto dal podestà di Pia
cenza per ordine di Galeazzo Visconti. Suo
figlio GIACOмо ebbe ALBERTO, il quale,
con privilegio dell'imperatore Sigismondo
del 12 gennaio 1414 da Cremona fu nomi
nato suo consigliere e familiare, come fu
rono nominati familiari suo fratello PIETRO
e il suo prozio Giovanni. Lo stesso insieme
col fratello Pietro ottenne dallo stesso im
peratore il 21 febbraio dello stesso anno
una nuova investitura del castello di Vigo
leno con il permesso di tenervi un mercato
LETTERAS
settimanale, del castello detto « Castellum
Novum Scottorum », forse Castelnuovo di
Sotto, del castello di Firenzuola d'Arda e
del suo territorio dal fiume Chiavenna fino
ai territori di Parma e di Cremona e fino
al Po, e per di più insieme col detto fra
tello e il prozio Giovanni, l'investitura di
Castellarquato e delle valli di Chiavenna ed
Arda, mentre il predetto Giovanni per suo
conto con altro diploma della stessa data
otteneva l'investitura del castello di Agaz
zano col permesso di un mercato settima
nale (Regesta Imperii, XI, Die Urkunden
Kaiser Sigmunds (1400-1437), verzeichnet
vom WILHELM ALTMANN, Imsbruck 1896,
n. 863, 947, 948, 949, 950, 951). Il predetto
Alberto, perduto il castello per opera di
Filippo Maria Visconti, che lo volle dare
ai Piccinini, potè riaverlo da Francesco
Sforza nel 1449 che lo investi anche di
Carpaneto, Chero, Sarmato, Fontanafred
da. Fece testamento il 6 dicembre 1429 a
rogito del notaio di Milano Lodovico Cice
ri. Morì in Milano il 5 marzo 1462, fu fat
to trasportare in patria dalla duchessa
Bianca Maria e fu sepolto nella cappel
la della famiglia in S. Giovanni in Canale.
A lui successe il figlio BARTOLOMEO, che a
rogito del notaio piacentino Antonio Del
Console, testò il 4 febbraio 1498, lascian
do erede il figlio FRANCESCO MARIA, avuto
dalla contessa Leonora Rossi. Questi sposò
la contessa Francesca Pallavicino di Par
ma, e testando per atto del notaio Vincen
zo Scaravaggi il 26 giugno 1511 costituisce
suo erede il primogenito GUGLIELMO MA
RIA. Il noto PIER MARIA Scotti detto il Bu
so, era figlio di Francesco Maria suddetto.
Dopo il suo assassinio il castello di Vigole
no tornò a GUGLIELMO, nipote di Alberto,
a cui il Buso lo aveva tolto. Il figlio del
Buso, GALEAZZO detto il Busino, fu per le
sue malefatte decapitato.
Guglielmo Maria, testando con rogito
del notaio piacentino Gian Fiorenzo da Fe
lino il 22 luglio 1540, istituì suo erede il
figlio ALESSANDRO, nato dalla contessa Cor
nelia Ranuzzi di Bologna. Egli sposò Eleo
nora Confalonieri, da cui ebbe, fra gli al
tri, CESARE MARIA, istituito erede dal padre
con atto del 5 maggio 1568. Questi ottenne
il 12 ottobre 1602 dal duca Ranuccio Far
nese l'elevazione al titolo di marchese di
LETTERA S
Vigoleno, al quale feudo fu unito Diolo e
Carpaneto (cfr. PAOLO FALCONI, Investitu
re di nobiltà e famiglie piacentine in: Boll.
Stor. Piac., 1914-15, p. 228). Dopo la mor
te di ALESSANDRO MARIA, figlio del prece
dente, nato dalla contessa Angela Anguis
sola nel 1578, la famiglia si divise in due
rami, quello dei marchesi di Vigoleno, che
continuò in FRANCESCO MARIA e quello di
Gragnano rappresentato dal conte GIULIO
CESARE, fratello minore del marchese Fran
cesco Maria.
Questo secondo ramo si estinse subito
passando i beni al ramo di Vigoleno, che
continuò la discendenza fino ai nostri tem
pi con Francesco Maria suddetto, ODOAR
Do, suo figlio, nato dalla contessa Lucrezia
Sanvitale, FILIPPO, figlio di Odoardo, nato
nel 1667 e dai figli di questo GIACOMO,
FRANCESCO E GIUSEPPE, nati da Anna Bo
schetti, i quali sono capostipiti delle linee
sopravviventi.
Il predetto Giuseppe si trasferì a Napoli
forse con Carlo VII di Borbone. Egli fece
testamento il 16 giugno 1764 a rogito del
notaio Filippo Gambardella di quella città.
Suo figlio RAMIZIO, natogli dalla contessa
Isabella Paolucci di Pisa, sposò donna Giu
seppa Poulet, dalla quale nacque a Napoli,
S. Anna di Palazzo, 5 febbraio 1776, GIU
SEPPE. Questi ebbe in moglie Dorotea Gra
nalais che gli generò il figlio LUIGI, nato
a Napoli, S. Anna di Palazzo il 23 giugno
1776, il quale fu colonnello del III Drago
ni e poi generale dell'esercito borbonico, e
con regio rescritto del 13 ottobre 1856 fu
autorizzato ad usare nel Regno di Napoli
il titolo di conte di Vigoleno.
La famiglia di lui è iscritta generica
mente nell'Elenco Uff. della Nob. Ital. del
1922, ma i discendenti hanno già presenta
to istanza alla Consulta Araldica per il ri
conoscimento del titolo di conte di Vigo
leno.
Passando al ramo degli Scotti di Fombio
va accennato che questo, come quello di
Vigoleno, riconosce come capostipite accer
tato LANFRANCO, di David Iunior, i cui
quattro figli, come sopra dicemmo, forma
rono nel secolo XIII altrettanti rami.
ALBERTO III, di Gregorio, discendente
daGiovanni, diRuffino ricordato, con pri
vilegio del 30 dicembre 1469 ricevette da
PAGINA 213
Galeazzo Maria Sforza l'investitura del ca
stello e territorio di Fombio eretto in con
tea con discendenza mascolina (Copia au
tentica nell'Archivio di famiglia). I beni
di Fombio erano posseduti dalla famiglia
fin dal 1299, nel quale anno il comune di
Piacenza li diede in affitto perpetuo con
molti privilegi ad Alberto Scoto il Grande,
il quale si obbligò a fabbricare in Fombio
una fortezza abile alla difesa del luogo. Il
conte ETTORE, successo ad Alberto III,
con rogito del notaio piacentino Giacomo
Bernoni, 28 maggio 1511, testò a favore
del figlio ALBERTO IV, il quale sposò la
contessa Battista Fogliani. Questa il 29
agosto 1541 a rogito Giacomo Bonfanti te
stò a favore dei figli, fra i quali il conte
GALEAZZO.
Egli col duca Ranuccio Farnese nel
1601 si imbarcò a Genova sotto le insegne
di Gianandrea Doria per l'impresa contro
il Turco. Nel novembre 1611 venne arre
stato il conte TEODORO di Fombio come
complice nella congiura contro il duca Ra
nuccio, torturato negò tenacemente e si
salvò dalla decapitazione, subita dagli al
tri congiurati, con la prigionia perpetua e
la confisca dei beni.
ODOARDO, di Fombio, giovane valoroso,
condottiero di cavalleria, uno dei primi
dell'armata Cattolica di Germania, lasciò
la vita sul campo di battaglia a Peroga nel
1621. Il fratello di lui GIROLAMO, valente
capitano, servì il re di Spagna nella guerra
di Valenza. Questi, con atto del notaio
Marc'Antonio Visconti, 10 luglio 1563, te
stò a favore dei figli del defunto fratello
GALEAZZO, fra i quali il conte LODOVICO, da
cui nacque OTTAVIO il 18 settembre 1574.
Suo figlio Pro, marito di Costanza Scot
ti, ebbe ETTORE II, da cui ALFONSO, il
quale dalla contessa Caterina Riva ebbe
l'unico figlio GIUSTO ETTORE. Suo figlio
ALFONSO II, nato dalla marchesa Francesca
Appiani d'Aragona, fu padre di ALBERTO
V, che sposò (1796) la contessa Chiara Dal
Verme; divenne governatore di Piacenza,
presidente del Consiglio di Stato e fu insi
gnito di vari ordini cavallereschi.
Il ramo di S. Giorgio discende da Ruf
fino di Lanfranco, più sopra ricordato, il
quale era signore di Magnano e Castel
bosco. Il duca di Parma Pier Luigi Far
PAGINA 214
nese confermava nel 1546 a Marc'Antonio
Scotti la contea di Castelbosco riconfer
mata nel 1611 ad ANNIBALE, della stessa
famiglia a favore del quale erano contem
poraneamente eretti in marchesato i feudi
dei due Compremoldo. FABIO Scotti, suo
fratello, gran ciamberlano e gran prefetto
del palazzo ducale otteneva nel 1604 da Ce
sare' d'Este duca di Modena la investitura
e la contea di Miceno nel Frignano e nel
1637 dal duca Odoardo Farnese era create
conte di S. Giorgio assieme ai discendenti
maschi.
Aquesto ramo nel 1796 fu devoluta l'e
redità del castello e tenuta di Rezzanello,
che era proprietà della march. Teodora
Chiapponi, unica figlia del conte Daniele,
moglie del march. ANNIBALE Scotti.
I Chiapponi appartenevano ad antica fa
miglia piacentina fiorente già nel sec. XIII.
Nella divisione tra i discendenti di Anni
bale Scotti, Rezzanello passò a DANIELE
(1836-1879), sposo a Beatrice Modignani.
Egli era figlio di FERDINANDO (1802-1879),
ciamberlano del duca di Lucca, gran can
celliere dell'Ordine di S. Lodovico di Par
ma, comm. di S. Gregorio Magno; fu poi
ciamberlano della duchessa Maria Luigia
di Parma. Dopo di lui Rezzanello passò al
secondogenito GUGLIELMO (n. 1844) . Il
ramo primogenito ebbe per nome d'uso:
Douglas Scotti di Rezzanello, il secondo
genito : Douglas Scotti della Scala del Zer
ro. Questi rami sono spenti ambedue, al
meno quanto ai maschi.
(Oltre gli storici piacentini vedi : Noti
zie genealogiche dei Conti Douglas Scotti
di Vigoleno, Sarmato e Fombio, Piacenza,
1859 e Luigi Balduzzi: I Douglas e gli
Scotti. Cenni storici e genealogici, Pisa,
1883) .
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte di Fombio (m.),
disc. da Alberto (1469) conte di Vigoleno
(m.), disc. da Francesco (1404), orig.
Parma.
Altra linea : orig. Napoli, dim. Milano,
conte (m).
Scotti Chiapponi, signore di Miceno
(m.), orig. parmense, disc. da Carlo, di
Fabio (1780) .
Conte di S. Giorgio (m.), orig. Parma,
disc. da Fabio (1637) .
LETTERA S
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Fombio (m.) per
i disc. da Alberto (1469), ed è rappresen
tata da Luisa † in Torrigiani; ALBERTO, di
Guglielmo, di Ettore, di Alberto, n. a Pia
cenza nel 1860, spos. Torino, 25 febbraio
1892 con la nobile Clara Figarolo di Gro
pello.
Figli: GUGLIELMO, n. Piacenza, 15 di
cembre 1892, † 1930, inval. di guerra; GIU
L10, 11. Piacenza, 22 febbraio 1894, spos. a
Varese a Elena Ubaldi nel gennaio del
1930; GIAN LUIGI, n. Piacenza, 17 agosto
1895, spos. Torino, 20 dicembre 1926 con
Angela Robutti; OTTONE, n. Piacenza, 14
aprile 1898, spos. a Cremona con Fanny
Mina; Isabella, n. Piacenza, 24 febbraio
1903.
Fratello: PIETRO, ten. col. di cavalle
ria, n. a Piacenza 7 luglio 1862, spos. 23
giugno 1897 con la nobile Emma dei conti
Schiavini Cassi, † in Lorenzana il 26 no
vembre 1930.
Figli di
Pietro: ALFONSO, dottore in
giurisprudenza; Isabella, n. Faenza, 13
agosto 1901.
Zii, figli di Ettore, di Alberto: EMA
NUELE, †; ALFONSO, †; CARLO, †; Leopol
da, t.
Figlie di Carlo: Leopolda in Liberati,
Costanza in Felissent, Giuseppa in Casa
ti, Clelia in Carioni.
È pure iscritta col titolo di conte di
Vigoleno (m.) per i disc. da Francesco
(1404), ed è rappresentata da ENRICO, di
Alberto, di Gaetano, di Filippo.
Figlio: UMBERTO.
Figlio di Umberto: CESARE.
GIUSEPPE MARIA, di Amato, di Pasqua
le, di Giacomo.
Fratelli: Luisa Maria, PASQUALE, Bona
Maria.
Il ramo di Napoli che ha pure diritto al
titolo di conte di Vigoleno (m.), e che og
gi vive a Milano, è rappresentato da
EDOARDO, n. a Napoli, S. Ferdinando, 13
giugno 1874, figlio di Alfonso (n. Nola, 13
febbraio 1849, spos. a Napoli, S. Giuseppe,
II settembre 1875 con Celestina Leoncilli,
figlia di Luigi), di quel Luigi che fu auto
rizzato nel 1856 a fare uso nel Regno di
Napoli del titolo di conte di Vigoleno, non
chè dai figli del detto Edoardo nati dalle
LETTERAS
sue nozze con Emma Gini, di Carlo e cioè:
Annita, nata a Camparada (Milano) il ró
maggio 1904 e ALFONSO, nato a Milano il
19 luglio 1910.
La famiglia è iscritta ancora col titolo di
conte di S. Giorgio (m.), per i disc. da Fa
bio (1637). Ed anche (Scotti Chiapponi;
con il titolo di signore di Miceno (m.), per
i disc. da Carlo, di Fabio (1780).
(Un ottima monografia sulla famiglia,
che la illustra nelle varie diramazioni con
citazione dei documenti d'appoggio è quel
la di LUIGI NALDI, Notizie genealogiche
relative alle famiglie dei nobili signori con
ti Scotti Douglas di Vigoleno, Sarmato
Fombio, Piacenza, Tipografia Tedeschi,
1859).
e
g. d.
SCOTTI CHIAPPΟΝΙ.
ARMA :
Inquarta
to: nel rº e 4º
di azzurro alla
banda d'argen
to accompagnata
da due stelle di
sei raggi d'oro
(Scotti) ; nel 2º e
3° di rosso a
quattro ferri di
cavallo d'argento
intrecciati fra lo
ro (Chiappoпі) .
DIMORA: Piacenza e Milano.
Della famiglia Chiapponi di Piacenza le
prime memorie risalgono al 1183 con un
CLAPO O CHIAPPONE eletto fra i giudici da
spedire a Costanza per firmare la pace. Un
GABRIELE fu milite nell'esercito di Nicoiò
Piccinino nel 1436; un BATTISTA fu uro
dei deputati eletti dal Consiglio generale di
Piacenza per l'erezione del grande ospeda
le; un ALESSANDRO servì in molte amba
scerie il duca Ottavio Farnese, dal quaie
fu creato cavaliere, conte palatino e teso
riere generale di Piacenza; un GIOVANNI
MARIA fu vescovo di Rettimo in Candia nel
1560.
Dal 1400 al 1712 i Chiapponi furono si
gnori del castello di Rezzanello con titolo
comitale, dominio e titolo che passarono
poi nei Douglas Scotti, essendosi la fami
PAGINA 215
glia Chiapponi estinta in quest'ultima con
la morte di Teodora, unica superstite ed
erede universale di DANIELE Chiapponi e
sposa del marchese ANNIBALE DEODATO
Scotti.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Ital. col titolo di signore di Mi
ceno (m.), nei disc. da Carlo, di Fabio
(1780) .
* SCOTTI.
ARMA : D'azzurro,
al braccio arma
to di argento,
impugnante col
la mano di car
nagione una
bandiera d'oro,
fustata dello
e
stesso, bifida
svolazzante a de
V. S.
stra, carica d'un
leopardo di ne
ro, illeonito; col capo d'argento, carico
di un'aquila di rosso, coronata d'oro.
Мотто : Pro rege et patria.
DIMORA : Parigi.
Famiglia oriunda da Ivrea, alla quale
appartenne GIUSEPPE ANTONIO, che dalle
sue nozze con Maddalena Adamo ebbe per
figli Lorenzo, che tenente dei dragoni al
servizio austriaco fu creato barone il 23
giugno 1832, e FILIPPO. Quest'ultimo, il
quale nacque in Ivrea il 28 aprile 1795 e
morì in Torino il 1° febbraio 1573, percor
se la carriera delle armi raggiungendo il
grado di generale. Il 28 dicembre 1833 fu
nobilitato e in seguito, per oblazioni all'O
spedale Oftalmico di Torino, fu creato
conte il 20 marzo 1865. Il 28 dicembre
1833 aveva ottenuto, unitamente al fratel
lo Lorenzo, concessione d'arma. In seguito
a nuova oblazione allo stesso Ospedale eb
be l'estensione del titolo comitale al figlio
secondogenito con PP. del 13 giugno 1872.
Sposò (1835) Luisa, di Riccardo Mottly
Levens, e da queste nozze nacquero : ER
NESTO (n. Nizza, 28 settembre 1836), che
fu ufficiale del R. Esercito, e ALBERTO, ca
po della linea secondogenita (vedi) .
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
PAGINA 216
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.), nobile
(mf.), in persona di Ernesto, di Filippo,
di Giuseppe Antonio.
l. b.
* SCOTTI.
ARMA: D'azzurro,
al braccio arma
to di argento,
impugnante col
la mano di car
nagione una
bandiera d'oro,
fustata dello
stesso, bifida
svolazzante a de
stra, carica d'un
leopardo di ne
ro, illeonito; col capo
e
d'argento, carico
di un'aquila di rosso, coronata d'oro.
Мотто : Pro rege et patria.
DIMORA : Torino.
Ramo secondogenito della precedente
famiglia. ALBERTO Scotti (n. Nizza, 8 feb
braio 1838; † Hyères, 9 febbraio 1876), che
fu segretario di legazione, fu creato conte
con R. D. 14 gennaio 1872. Sposò (1872)
Carolina, di Carlo Cappa, e da queste noz
ze nacquero : Rosalia (n. Berna, 24 maggio
1873) e VIRGINIO ALBERTO (nome aggiunto
per R. D. 7 dicembre 1884) (n. Moncalieri,
17 giugno 1874), che è ingegnere. Sposò
(1899) Celina Salvati e sono suoi figli : EN
RICO (n. Torino, 12 febbraio 1901), LUIGI
(n. Torino, 17 maggio 1902), FILIPPO (n.
LETTERAS
DIMORA : Vigeva
no.
Famiglia oriun
da da Vigevano,
alla quale appar
tenne CARLO, di
Pio, che fu tenen
te colonnello d'ar
mata e giurò nel
1822 coi nobili.
Sposò Rosa Mor
selli e fu suo fi
glio Pro, che fu investito il 14 settembre
1832 della commenda dei SS. Maurizio
Lazzaro di L. 1200 eretta nel 1793 e pos
e
seduta dal sacerdote Domenico Morselli.
Fu riconosciuto nel titolo nobiliare con
D. M. 18 marzo 1895. Fu suo figlio CARLO
(n. Vigevano, 5 maggio 1845), che dalle
sue nozze (1874) con Luisa, di Giuseppe
Gautieri, ebbe Maria (n. Vigevano, 16 feb
braio 1883), GAUDENZIO (n. Vigevano, 12
agosto 1885), GIOVANNI (n. Vigevano, 21
novembre 1886), GIUSEPPE (n. 21 novem
bre 1886) ed Elisa (n. Vigevano, 31 luglio
1891).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf), in persona
di GAUDENZIO, di Carlo, di Pio, di Carlo.
Fratelli: GIOVANNI, GIUSEPPE, Elisa in
Cazzani.
SCOTTI
RATI SCOTTI.
l. b.
GALLARATI vedi GALLA
Torino, 4 aprile 1904), Maria (n. Torino, SCOZIA (SCOZIA DI CALLIANO).
15 gennaio 1906) e ERNESTO (n. Torino,
24 luglio 1908).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte (mpr.),
in persona di Alberto, di Alberto, di Fi
lippo, di Giuseppe Antonio.
Figli: ENRICO, LUIGI, FILIPPO, Maria,
ERNESTO.
* SCOTTI.
1. b.
ARMA : Di verde, alla banda accompagnata
da due stelle (6), il tutto d'oro.
ARMA: D'azzurro,
alla punta d'ar
gento, intagliata
in quadro, sui
due lati; sormon
tata da una pun
ta simile, di ros
so, cucita, rove
sciata, movente
dal lembo del
capo dello scu
do.
CIMIERO: Tre penne di struzzo, azzurra,
bianca, rossa.
LETTERAS
Мотто : А bon rendre.
DIMORA : Casale e Torino.
Antica famiglia oriunda da Montiglio,
passata poi in Casale, con diramazioni
Pinerolo. Si favoleggiò affermandola di
scesa da un milite scozzese che, alleato di
un principe di Scozia, combattè nel cam
po di Carlomagno.
È notizia di un NICOLA Scozia, che nel
1377 intervenne quale teste in un atto ro
gato in Montiglio. IVALDO nel 1432 era ivi
notaio. Costui procred GIORGIO E BARTO
LOMEO. Quest'ultimo è lo stipite della li
nea dei signori di Picco, conti di Azzano,
che si estinse con CESARE (n. Asti, 14 di
cembre 1815), che era figlio di Luigi e di
Prospera Vittoria, del marchese Giovanni
Giacomo Cocconito di Montiglio.
La linea detta di Calliano origina da
GIORGIO, il quale fu chiavaro marchionale
a Casale e fu nobilitato ed abilitato ad ac
quistare il feudo di Murisengo da Cristo
foro Del Carretto il 7 maggio 1465. Il 14
successivo maggio fu investito col titolo
signorile del precitato feudo. Fu suo pro
nipote BERNARDINO († 9 novembre 1597) ,
figlio del senatore Francesco, che fu capi
tano di giustizia (1567), senatore a Casale
(1567-89) e quindi presidente del Senato
(1589) . Ebbe in donazione dallo zio Bene
detto Cerrato, il 13 dicembre 1584, punti
di Verduno, di cui fu investito il 7 settem
bre 1585, e dal duca Vincenzo di Mon
ferrato il feudo di Benevello il 16 novem
bre 1590, di cui fu investito con titolo co
mitale il 19 novembre. Fu pure investito
di punti di Villanova 1'8 luglio 1589. Da
lui nacque FRANCESCO MARIA, che fu dot
tore di leggi e che procreò altro FRANCESCO
(† 1638) che fu capitano di corrazze mon
ferrine, e che retrocedette per quattromila
scudi al duca di Monferrato il feudo di Be
nevello nel 1620. Sposò Maria di Baldassa
re Cavaglià, erede di punti del feudo di
Valmacca, e fu suo figlio CARLO BERNARDI
NO (n. 1622; † 28 giugno 1650), che fu in
vestito di porzioni di Verduno il 22 dicem
bre 1634. Per le sue nozze con Isabella,
del marchese Gio. Tommaso Canossa, van
tò ragioni sul feudo di Calliano, per il
quale iniziò lite suo figlio FRANCESCO MA
RIA (n. Casale, 18 luglio 1643) con la fa
miglia Canossa. Francesco Maria fu genti
PAGINA 217
luomo del duca di Mantova, generale delle
cacce del Monferrato (1679) e commissario
generale della Cavalleria (1679). Morì per
a
un colpo di archibugio il 23 aprile 1688.
Suo figlio CARLO BERNARDINO (n. Casale,
28 febbraio 1669; † ivi, 17 ottobre 1745) ,
che fu decurione e sindaco di Casale, e dei
nobili di baldacchino (1729), ebbe in ag
giudicazione Calliano per sentenza 14 lu
glio 1704, mediante il pagamento di 4093
scudi d'oro, e ne fu investito il 10 febbraio
1736. Da lui nacque FRANCESCO MARIA (n.
Casale, 19 febbraio 1698; † ivi, 18 maggio
1783) , che ebbe porzioni di Valmacca ven
dutegli dal conte Francesco Sannazzaro. A
lui premorì il 13 luglio 1779 il figlio pri
mogenito CARLO BERNARDINO (n. Casale, 3
novembre 1734), che fu padre di FRANCE
SCO MARIA (n. Casale, 15 marzo 1774; † 9
ottobre 1802), il quale ebbe, fra gli altri,
GIUSEPPE e LUIGI, dal quale ultimo trae
origine la linea presente.
Giuseppe (n. Casale, 25 aprile 1798; +
ivi, 14 dicembre 1867), che fu dei decurio
ni di Casale e sindaco di prima classe, ebbe
dalla sua consorte Amalia, del marchese
Massimiliano Strozzi, ALESSANDRO (n. Ca
sale, 15 gennaio 1823), che gli premorì in
Casale il 18 marzo 1854. Aveva costui spo
sato (1846) Adele, del conte Benedetto
Andreis di Cimella, dalle quali nozze nac
que il 18 settembre 1847 Tersilla († Casa
le, 14 novembre 1920), spos. (1873) col
marchese Francesco Guasco di Bisio.
Luigi (n. Casale, 2 giugno 1802; † 20
aprile 1877), che fu tenente generale, spo
sò (1845) Camilla, del conte Giovanni An
tonio Piccono della Valle di Mosso, e fu
padre, fra gli altri, di IVALDO (n. Genova,
16 dicembre 1846; † 25 febbraio 1914), che
fu tenente colonnello di cavalleria, aiutan
te di campo del duca d'Aosta, e maestro
di cerimonie del Re. Aveva sposato (1885)
Giustina Del Carretto di Moncrivello, e da
queste nozze nacquero : LUIGI (n. Torino,
3 marzo 1886), che è capitano di cavalleria
e decorato di medaglia d'argento, Ersilia
(n. Torino, 7 agosto 1888), EDOARDO, che è
capitano di corvetta (gemello con Ersilia)
e Maria (n. Torino, 8 novembre 1893) .
Edoardo sposò (1916) Aurelia, del marche
se Marco di Saluzzo, ed è suo figlio FEDE
RICO (n. Torino, 17 ottobre 1916).
PAGINA 218
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese di Calliano
(mpr.), conte di Murisengo (mpr.), signo
re di Valmacca (mpr.), in persona di LuI
GI, di Ivaldo, di Luigi.
Fratelli: Ersilia, EDOARDO, Maria.
Figlio di Edoardo: FEDERICO.
SCOZZARI.
1. b.
ARMA: ?
Famiglia di Su
tera del secolo
ARMA
?
XVIII, insignita
dei titoli di baro
ne della Solfara,
signore di Salme
46, 5 di Mustilica
to, titoli dei quali
l'ultimo investito
fu PAOLO, il 15 di
cembre 1792.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 coi titoli di
barone della Solfara (mpr.), signore di Sal
me 46, 5 di Mustilicato (mpr ) .
SCRIBANI ROSSI.
ARMA:
2. S.
Partito :
nel rº d'oro, al
la croce d'argen
to dentata di
verde, accanto
nata nel primo e
quarto punto da
un ramo d'alloro
del secondo e
posto in palo
(Scribani); nel 2º
d'argento, al leo
ne al naturale, col capo di rosso caricato
di tre gigli d'oro, in fascia (Rossi).
CIMIERO : Due serpi crestate di verde, lin
guate ed illuminate di rosso, addossate
ed ondeggianti in fascia.
DIMORA : Piacenza, Milano e Roma.
Le prime notizie certe e la genealogia
ininterrotta e documentata della famiglia
risalgono al 1350, nel qual tempo viveva in
Piacenza FRANCESCO Scribani, padre di
LETTERAS
BARTOLINO, GIOVANNI E DANIELLO; ma si
deve ritenere che essa già fosse tra le più
notabili della città in quanto i detti Gio
vanni e Daniello, e specialmente il primo
d'essi in appresso ricordato, famosi giure
consulti in patria e fuori, furono ammessi
nel Collegio dei Giudici e dei Dottori della
città stessa, il che non era allora concesso
se non a chi apparteneva a famiglia nobile
e piacentina da tre generazioni almeno, la
quale non avesse esercitato e non eserci
tasse « arti meccaniche, reprobe e vili>>
come allora dicevasi. E di ciò sono con
ferma posteriori riconoscimenti di privilegi
nobiliari da parte degli imperatori Federi
co III e Massimiliano I.
Ausilio prezioso per la storia e la genea
logia dei primi Scribani è quanto scrisse di
essi l'insigne umanista Lorenzo Valla il
quale era, come nelle opere sue più volte
si qualifica, figlio di CATERINA Scribani,
figlia del detto Giovanni ed ivi più volte
indica e conferma gli esatti gradi della
propria parentela con gli Scribani edi
questi tra loro.
Nell'Appennino piacentino, e più preci
samente nell'alta valle del Nure, la fami
glia aveva numerosi possedimenti nel ter
ritorio che si estende dalle Ferriere a Bor
go S. Giovanni (oggi Bettola), con un ca
stello in Groppazzolo di Gropallo, da dove
capeggiava le fazioni contrarie alla nemi
ca famiglia dei Nicelli, signori e poi conti
dalla vicina Ferriere, con la quale fu sem
pre in fierissima lotta.
Il nominato giureconsulto GIOVANNI, di
Francesco, nell'anno 1400 fu eletto ari
formare gli statuti di Piacenza per ivi
pacificare guelfi e ghibellini; nel 1414 fu
scelto a promotore del Concilio di Costan
za; nel 1435 era priore del Collegio dei
Dottori e dei Giudici di Piacenza e riordinò
gli statuti della città; nel 1440 dettò nuove
costituzioni per sedare in patria le sempre
dilanianti lotte delle fazioni ed in tanta
fama venne che anche la repubblica di Ge
nova lo volle a compilare i propri statuti,
con i quali egli lasciò di sè e del suo valo
re altissima e generale considerazione.
GIACOMO, figlio del detto Giovanni,
strinse vantaggiosa alleanza con il conte
Ottobuono Fieschi, signore di Lavagna e
suo potente vicino dell'oltre Val Nure,
LETTERAS
sposandone la figlia Orsola; mentre GIO
VANNI PIETRO, suo fratello maggiore, da
tosi al sacerdozio, diveniva vescovO nel
regno di Napoli e l'altro suo fratello MEL
CHIORRE, giurista ed oratore, era segretario
apostolico del pontefice Martino V, nella
qual carica morì l'anno 1430, « ornamen
tum ac delicia Curiae Romanae » come ci
dice il Valla nella sua Epistula in Bartoli,
de Armis et Insignis Libellum.
ANDREA, figlio del detto Giacomo, fu ve
scovo in Spoleto.
Sulla fine del quattrocento un ramo del
la famiglia si trasferì in Alessandria con
quel BERNARDINO, nato da Giovanni, fi
gliuolo del nominato Giacomo, che è ricor
dato dallo storico Ghilini nei suoi Annali
di detta città come poeta, filosofo, teologo
e specialmente come famoso ed eccellen
tissimo medico, tanto che la regina di
Francia lo volle come proprio medico a
corte. Ritornato in Alessandria vi morì il
18 dicembre 1513.
I suoi discendenti, già ammessi al pa
triziato di Alessandria con GIACOMO, figlio
di Andrea, di Bernardino, propagarono la
famiglia anche in Genova, ove pure con
seguirono cariche ed onori. Furono ivi
iscritti nel Libro d'Oro della Nobiltà
il detto GIACOMO quando era doge David
Vaccà (1587-1589), i suoi figli ASCANIO,
GIULIO e SCIPIONE col di lui figlio Ro
DOLFO nel 1619; ed i collaterali GIOVANNI,
GEROLAMO col figlio MARCO ANTONIO ri
spettivamente il 16 gennaio 1629 ed il 12
dicembre 1664.
CAMILLO ed ANDREA, figlio il primo e
nipote il secondo di Giacomo, furono ve
scovi rispettivamente di Montepeloso nelle
Puglie e di Nebbio in Corsica. A Genova
gli Scribani si imparentarono con le fami
glie Spinola, Grillo, De Mari, De Negro e
Della Chiesa, ma ivi poi tale ramo alessan
drino-genovese della famiglia si estinse
sulla fine del seicento.
In Val di Nure, nel piacentino, i fratelli
CONTINO, OTTOBUONO, GASPARE E GUGLIEL
Mo, di Giovanni, figlio di Giacomo e di
Orsola Fieschi, appoggiati dai cugini Fie
schi di Lavagna continuarono intanto nel
le lotte contro i Nicelli perdendo in esse
gran parte dei loro possedimenti e più
volte furono ridotti a difendersi sin nel lo
PAGINA 219
ro castello di Groppazzolo. In dette lotte
continuarono anche i figli dei citati Con
tino ed Ottobono e sì accanitamente che
GEROLAMO, figliolo di quest'ultimo, assali
to di sorpresa nel 1533 in detto castello da
sessanta armati comandati dai signori di
Ferriere Giovanni Battista e Francesco Ni
celli fu preso ed ucciso insieme alla consor
te ed a tre dei suoi. Il castello fu assai
danneggiato e posto a sacco, andando al
lora perduti anche gli atti delle investiture
e degli antichi, già ricordati, ſrivilegi
riconosciuti alla famiglia dagli imperatori
Federico III e Massimiliano I.
Ma tali fatti, lungi dal por fine alle con
tese, le inasprirono al punto che Giacомо,
figlio dei trucidati Scribani, si diede con
la sua fazione a far vendetta contro quei
Nicelli e loro partigiani che ucciso gli ave
vano i genitori e depredato il castello di
Groppazzolo, e tutti li distrusse ucciden
doli o facendoli morire imprigionati.
Per tali efferatezze egli fu nel 1547 ро
sto al bando ed ebbe confiscati i beni.
Perseguitato, fu costretto a varcare l'Ap
pennino ed a rifugiarsi nel genovesato ove
trovò appoggio presso quella repubblica
che lo nomind capitano di fanteria in Cor
sica, nella quale isola morì a Bastia due
e
anni dopo nel 1549.
Pochi anni prima gli antichi possessi
privilegi venivano, col castello di Grop
pazzolo, restituiti e confermati alla fami
glia in parte dal pontefice Paolo III, Ales
sandro Farnese, per intercessione del ve
scovo Scribani GIOVANNI ANTONIO, suo se
gretario, fratello del bandito Giacomo, ed
in parte dall'imperatore Carlo V allora
signore di Piacenza in seguito alla morte
del duca Pier Luigi Farnese. E le famiglie
Scribani e Nicelli posero fine alle loro lot
te secolari; ANDROLO Scribani, capo della
famiglia e nipote del trucidato Gerolamo,
aveva consentito, insieme ad altri signori
di Val Nure, che il conte Ottaviano Ni
celli potesse ottenere dal papa Clemente
VII la reintegra in quei privilegi che pure
alla sua casa erano stati tolti, ed una Giu
lia Nicelli sposava poi CONTINO Scribani,
figlio del detto Androlo.
È in quel tempo che ETTORE, fratello del
citato vescovo Giovanni Antonio, dottore
dello Studio di Pavia e segretario del Reg
PAGINA 220
gente lo stato di Milano Gian Battista
Saluzzo, dopo essere stato alla corte del re
Cattolico, seguì in Fiandra Margherita
d'Austria moglie del duca Ottavio Farne
se, quale suo consigliere intimo ed in tale
carica rimase anche presso il di lei figlio
Alessandro. Stabilitosi a Bruxelles vi ebbe
il figlio CARLO che fu poi ivi provinciale
dei Gesuiti, dottissimo letterato, teologo,
oratore facondo e scrittore di numerosissi
me opere, quasi tutte dirette a combattere
la grande battaglia che allora ferveva fra
il cattolicismo e la riforma. Un ritratto di
lui, dipinto dal grande Van Dyck, si con
serva nel Museo Imperiale di Vienna.
Sul principio del settecento la famiglia
tornò ad abitare più stabilmente in Pia
cenza nella stessa parrocchia di S. Ales
sandro.
Pel matrimonio avvenuto nel 1697 di
CONTINO MARIA FELICE, alfiere della Mili
zia Urbana, con la nobile Angela Rossi, al
cognome Scribani fu in seguito aggiunto
quello dei Rossi, come anche uniti furono
LETTERAS
Nel 1744 il suddetto Alberto ospitava nel
proprio palazzo di campagna, ad un miglio
fuori della Porta di Strada Levata (ora Ta
verna) detto ancor oggi Casino Scribani, il
re Carlo Emanuele III di Sardegna; come
prima vi era stato ospitato per tre giorni
nel marzo del 1717 il re di Scozia Jacopo
III Stuart col suo seguito, durante un suo
viaggio a Roma.
Lo stesso re Carlo Emanuele III, dive
nuto signore e duca di Piacenza, con sue
lettere patenti 23 agosto, II e 28 settem
bre 1748 concedeva in feudo ad esso Al
berto, in riconoscimento dei molti meriti
suoi, la villa e territorio di Cerreto presso
Ferriere, nonchè gli annessi possedimentı
ed il vecchio castello di Casaldonato, col
titolo di conte di Cerreto trasmissibile a
tutti i suoi discendenti maschi legittimi.
Detto Alberto prima e GIUSEPPE suo fi
glio il 10 ottobre 1781 furono iscritti fra i
Magnifici della città di Piacenza, con l'ag
gregazione della famiglia nella classe guel
fa dei Fontana e con conseguente attribu
i rispettivi stemmi. Il tutto per disposizione ad essi ed ai loro discendenti maschi
zione testamentaria 7 novembre 1714 e per
donazione 2 settembre 1729, notaio Mar
zolini, del canonico dottor Felice Rossi,
fratello di detta Angela, nel quale estin
guevasi la sua famiglia. Egli lasciò erede
e femmine del titolo di patrizio piacentino.
universale il nipote ex sorore ALBERTO
Scribani, giureconsulto, avvocato di grido,
ed infine presidente degnissimo e fiero del
Supremo Consiglio di Giustizia e Grazia di
Piacenza, tanto che non temè l'ira sovra
na quando nel 1753 osò opporsi, purtrop
po invano, al non disinteressato consenso
dato dal duca Filippo di Borbone per la
vendita all'Elettore di Sassonia del quadro
di Raffaello « La Madonna di S. Sisto »,
che era nella chiesa omonima di Piacenza.
Il celebre avvocato Francesco Nicoli,
piacentino, creato marchese e presidente
del Supremo Consiglio di S. Chiara in Na
poli, lasciava esso pure allo stesso Alberto,
per riconoscenza dei molti aiuti ricevuti in
sua gioventù dalla famiglia Scribani, il suo
cospicuo patrimonio, costituito in fidecom
misso primogeniale, come quello dei Rossi.
Gli Scribani Rossi possedettero i gius
patronati ed i canonicati di S. Carlo e dei
SS. Cristina e Vincenzo eretti nella catte
drale di Piacenza.
Altro figlio di Alberto, a nome CARLO,
fu vescovo di Piacenza, veneratissimo, mo
rì nel 1823 e lasciò in legato a quella Men
sa Vescovile la biblioteca della famiglia.
FRANCESCO, figlio del detto Giuseppe, si
stabilì a Fiume e fu creato nobile patrizio
di quella libera città il 29 ottobre 1827;
ed anche questo titolo è trasmissibile ai di
scendenti come il precedente.
ALBERTO, figlio del precedente France
sco, fu dal 1835 ufficiale delle Guardie
d'Onore a cavallo della duchessa di Parma
Maria Luigia, e dal 1850 capitano delle
Guardie Reali del Corpo del duca Carlo
III e suo ciambellano, mentre la di lui
moglie contessa Emilia Affaticati era da
ma di palazzo e d'onore della duchessa
Luisa Maria.
Da essi nacquero : ALFREDO, n. Piacen
za 18 luglio 1844, † Milano I dicembre
1920, tenente generale d'artiglieria, spos.
Roma 20 aprile 1882 con la nobile Ester
Maraldi dell'antica famiglia di Perinaldo
che diede celebri astronomi all'Italia ed al
la Francia; ENRICO, n. Piacenza 6 febbraio
1846, † Firenze 3 agosto 1915 e sp. Gaggio
(Bologna) 23 nov. 1880 con la nob. Giulia
LETTERA S
PAGINA 221
Cavazza, maggior generale proveniente dai colo XVIII, di Vittoria (Siracusa), insigni
granatieri; STEFANO, n. Piacenza
tembre 1850 е spos. Genazzano (Roma)
1876 con Teresa Gerlero, tenente generale
proveniente anch'esso dai granatieri.
2 set
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. con i titoli di conte di Cerreto (m.)
nobile dei conti di Cerreto (mf.), eri è at
tualmente rappresentata da GIACOMO FI
LIPPO, di Alfredo, di Alberto, n. Piacenza
II agosto 1884, ingegnere, spos. Roma, 26
febbraio 1919 con Vera Genia del comm.
Giovanni Castelli e della contessa Caterina
Preziosi, da cui : Ranuzio e GIULIANO.
Fratelli: 1° CARLO, n. Firenze 14 marzo
1886, avvocato e dottore in scienze econo
miche e commerciali, sp. Piacenza 25 ago
sto 1912 con Giustina, di Vittorio Casali,
marchese di Monticelli d'Ongina e di Ma
ria Dolores Marazzani Visconti contessa di
Paderna; da cui : Ester, Alfredo e Maria
Dolores.
2°) MARCELLA, in Piero Peverelli.
3°) GIULIA, in Francesco Paolo Grossi.
Zio: STEFANO, ten. generale.
Cugini (figli dello zio † Enrico, e nob.
Giulia Cavazza) : 1º) ALBERTO, n. a Mode
na II gennaio 1882, ten. col. RR. CC.,
spos. Brescia 26 ottobre 1908 con Camilla
del nobile Luigi Francesco Arici e della
nobile Maria De' Bassetti patrizia trentina;
da cui: Luisa Maria.
2°) OTTOBUONO, n. a Parma 16 gen
naio 1899, spos. Firenze, 25 aprile 1925
con Laura del ten. colonn. Antonio Eu
genio Lega e di Agnes Watt, da cui:
Franca.
* SCROFANI.
g. d.
ARMA :
Partito :
nel 1º di rosso
alla scrofa d'ar
gento allattante
due porcellini
dello stesso; nel
2º d'azzurro al
sole d'oro oriz
zontale destro.
Vittoria
DIMORA :
di Siracusa.
Famiglia del se
ta del titolo di barone della Serra (o Ter
ra) di S. Gaetano, riconosciuta con D. M.
4 dicembre 1902.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone della Serra (o
Terra) di S. Gaetano (mpr ), in persona di
FRANCESCO, di Emanuele, di Francesco; n.
Vittoria, 5 aprile 1868.
Altro ramo.
Iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital.
e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di
nobile dei baroni della Serra (o Terra) di
San Gaetano (mf.), (Ric. D. M. 16 luglio
1928) in persona di EMANUELE, n. Vitto
ria, 10 febbraio 1897, di Giorgio (n. 19
aprile 1855) e di Teresa Maganuca.
v. S.
* SCROFFA.
ARMA: D'oro alla
scrofa di nero,
ritta, armata e
cinghiata di ar
gento.
DIMORA : Ferrara.
La famiglia
Scroffa di Ferrara,
secondo alcuni
scrittori, è origina
ria di Vicenza, e
la farebbero deri
vare dallo stesso ceppo degli Scrovigni o
Scrovegni di Padova.
È certo che un ramo di essa si trasferì
a Ferrara nel secolo XVII, ove 1'8 maggio
1677, un conte GIUSEPPE, di altro GIUSEP
PE, con deliberazione del magistrato decem
virale ottenne la cittadinanza ferrarese.
Nella nuova patria si distinse in modo
particolare, e contrasse alleanze colle pri
me famiglie ferraresi. Ebbe il titolo comi
tale anteriormente al 1500, e fu ascritta al
I° Ordine patrizio del Consiglio Centumvi
rale negli anni 1700 e 1751.
TREMELIO Scroffa, di Ferrara, fu ascrit
to anche nel Libro d'Oro dei titolati di Ve
nezia coi titoli di conte e consigliere della
città di Ferrara nel 1749, dall'autorevolissi
mo magistrato veneto, qual fu quello dei
Provveditori sopra i feudi; dal quale Tre
PAGINA 222
melio discendono gli attuali membri della
nobile famiglia Scroffa di Ferrara,
Nel 1900, con decreto ministeriale del 12
aprile, vennero riconosciuti a favore di U
GUCCIONE Scroffa, morto nel 1888, i titoli
di patrizio di Ferrara e di conte, trasmissi
bili ai discendenti legittimi e naturali ma
schi da maschi, rappresentati dai seguenti :
GIUSEPPE, di Uguccione (nato 1837), la
figlia Raminga (che sposò in Bologna, τς
dicembre 1899, il prof. Domenico Salda
ferri) ; LODOVIco, n. 8 agosto 1838, Elena,
Anna, Beatrice, conte ERCOLE e conte
Francesco, del fu conte Uguccione; i fi
gli del conte Lodovico e della contessa
Eleonora Aventi: IDELFONSO (n. 4 agosto
sto 1869) e Elena (n. 10 maggio 1871, spos.
in Ferrara, aprile 1895 a Renato Gastone
Massaini); dai figli di Ercole, conte ANTO
NIO e Carolina; e dal figlio di Francesco:
UGUCCIONE. Alle predette iscrizioni nel Li
bro d'Oro della Nob. Ital., nel 1925 furono
aggiunte le seguenti : al nome di ILDEFON
so, di Lodovico, che sposò a Sori il 4 giu
gno 1910, Maria Bruno, di Edoardo: 1) U
GO EDOARDO, di Lodovico (n. a Fermo il 3
aprile 1911); 2) CARLO MAURIZIO (n. a Fer
rara il 10 settembre 1912); 3) EDOARDO Lo
DOVICO (n. a Ferrara il 9 settembre 1914);
4) Maurizia Enrichetta Eleonora (nata a
Chiusdino il 18 settembre 1918); 5) LODO
VICO ALBERTO Aroldo (n. a Chiusdino il 6
giugno 1912).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (m.), patrizio di Fer
rara (m.), in persona dei sopra descritti.
f. g.
* SCRUGLI.
ARMA : D'argento
a tre scogli al
naturale uscenti
dal mare di ver
de, fluttuoso di
argento, due ver
SO i lati dello
scudo ed uno in
mezzo, quest'ul
timo alquanto
abbassato, e so
stenente una tor
re di rosso tonda, merlata, murata alla
LETTERAS
ghibellina, di quattro pezzi, aperta e fi
nestrata di due pezzi di nero.
Мотто : Non commovebitur.
DIMORA : Tropea.
Famiglia di Tropea. MARINO Scrugli fu
letterato e musicista; IGNAZIO, sindaco di
Tropea sotto il dominio Murattiano; ANTO
NIO scrisse una monografia sulla città di
Tropea e fu sindaco di detta città (1864
1868); NAPOLEONE, vice-ammiraglio nella
R. Marina, gr. cord. dell'Ordine Mauri
ziano, aiutante di campo di S. Maestà, de
putato al Parlamento, senatore del Regno,
n. a Tropea nel 1800, † in Napoli 16 ago
sto 1883, fu insignito del titolo di conte da
Re Vittorio Emanuele II con motuproprio
22 ottobre 1874, titolo trasmissibile al ni
pote ANTONINO, figlio di suo fratello Otta
vio. Detto Antonino fu riconosciuto nel ti
tolo con D. M. 20 aprile 1913.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di ANTONINO, n. Tropea 20 dicembre 1858,
di Ottavio e di Romana Cutuli; spos. 27
maggio 1888 con Maria Greco.
Figli: NAPOLEONE, ufficiale nel R. Eser
cito, n. Tropea 31 maggio 1889; Romana,
n. ivi 30 settembre 1895; Aurora, n. ivi 20
ottobre 1897; OTTAVIO, n. ivi r° gennaio
1899; Adalgisa, n. ivi 26 novembre 1900;
Gilda, n. ivi 12 febbraio 1903; VINCENZO,
n. ivi 5 aprile 1905; Irma, n. ivi 4 setteni
bre 1907; GIUSEPPE, n. ivi 8 maggio 1910.
f. f. p. di s.
SCUDELANZONI.
ARMA: Partito di
azzurro e di ros
so da un palo di
argento attraver
sato da due lan
ce dello stesso,
astate d'oro, de
cussate.
DIMORA: Padova.
Famiglia aggre
gata al Consiglio
di Padova nel 1780
e confermata nella nobiltà con S. R. 4 set
tembre 1818.
☑
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
LETTERAS
Ital. col titolo di nobile (di Padova) (mf.),
in persona dell'ult. ricon. GIOVANNI BAT
TISTA, di Gaetano (1841).
b. c.
* SCUDERO.
ARMA :
D'azzurro
a due bande di
argento abbassa
te, con uno scu
detto d'oro nel
posto d'onore,
accompagnato da
tre stelle di ot
to raggi dello
stesso, due in ca
po ed una sotto
lo scudetto e la
stella di sinistra. DIMORA : Palermo.
Famiglia probabilmente originaria dalla
Castiglia, passata in Sicilia nel secolo XVI
e diramata in diverse città. MARTINO MA
RIA Scudero, nel nome maritale di France
sca Raimonda Fichera, fu riconosciuto 1'8
agosto 1798 nel titolo di barone di Villa
nova, titolo che fu riconosciuto con D. M.
a Giuseppe, di Martino, e alla figlia Rosa
in Tortorici, con DD. MM. 1879 e 1900.
La famiglia è iscritta nel Libro. d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Villanova
(mpr.), in persona di detta Rosa.
V. S.
SCUTELLARI.
ARMA : Di rosso, al
palmizio di ver
de terrazzato del
lo stesso, con un
coccodrillo d'oro
passante dinanzi
al fusto e attra
versato da una
fascia scaccata di
tre file d'argen
to e di nero.
DIMORA : Ferrara.
La famiglia Scutellari di Ferrara, ha il
titolo di conte, riserbato ai discendenti da
GIOVANNI, NICOLA E ROBERTO (dal 1680);
di nobile di Bologna (dal 1778) ai discen
PAGINA 223
denti di GUIDO ASCANIO; e di nobile di
Ferrara (dal 1842), dal cav. GIROLAMO,
benemerito della sua città, cameriere se
greto di spada e cappa di Sua Santità.
Essa ebbe diversi giureconsulti, medici,
letterati, teologi, filosofi e vari prelati.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di conte (m.), nobile di Bologna
(mf.), nobile di Ferrara (mf.), in persona
di Luigi, di Giovanni.
Fratelli: ALDO, ERCOLE (†), GIOVANNI,
Caterina ved. del marchese Enrico Manfre
dini, Rosina ved. di Carlo Bennati, Anto
nietta moglie di Giovanni Buzzoni.
Figlia di Aldo: Alda, moglie di Alessan
dro Guglielmini.
Figli di Ercole: Angelina e GIOVANNI.
f. g.
SCUTELLARI AJANI.
ARMA : Di rosso,
al palmizio di
verde, nodrito
sul terreno dello
stesso
con u
מ
coccodrillo d'oro
passante avanti
il fusto, e attra
versato da una
fascia
scaccata
di nero e d'ar
gento di tre file.
DIMORA : Parma e Ferrara.
Famiglia parmigiana. JACOPO, di Angelo,
appartenne nel 1565 al collegio dei medici
di Parma, come cultore di poesia fu mem
bro dell'accademia degli Innominati. Fu
medico del marchese Sforza Pallavicino,
capitano dei veneziani, nel qual tempo
raccolse in copia le più rare erbe e piante
ragionandone dottamente. Morto il Palla
vicino divenne medico dell'imperatore Ro
dolfo II, avendo grande fama di principe
dell'arte. Lasciò opere scientifiche. Una
MARIA STELLA (1648-1702) monaca in S.
Alessandro di Parma fu assai dotta nelle
umane lettere ed è ricordata con lode dal
Bacchini e dall'Argellati. Un NICOLÒ Scu
tellari Ajani, cognome acquistato per ere
dità, era cavallerizzo di campo del duca
D. Ferdinando di Borbone ed a lui appar
tiene lo stemma su riprodotto, tolto dal
PAGINA 224
volume : « Le nozze di D. Ferdinando di
Borbone » (Parma, 1769), avendo egli par
tecipato al torneo datosi in quell'occasio
ne. Il ramo di Parma si distinse coi due co
gnomi suddetti e si illustrò per la cultura
CONSILIO
delle arti belle e delle amene lettere. GIU
LIO, fu direttore della locale Accademia di
Belle Arti e noto raccoglitore di molte mi
gliaia di intagli in rame e in legno; GUIDO
ASCANIO, suo figlio (1711-1800), allievo del
Collegio dei Nobili, fu nominato da D. Fi
lippo di Borbone maggiordomo di settima
na, da D. Ferdinando membro della Depu
tazione Accademica per giudicare le ope
re tragiche e comiche presentate al cele
MANU
bre concorso drammatico bandito dal Du
Tillot, fu buon poeta e visse in grande
amicizia col Frugoni. D. AGOSTINO, figlio
di Guido Ascanio (1737-1806) fu decano
del monastero Benedettino di Parma e
buon teologo. GIOVANNI, censore dell'Acca
demia teologica romana, era figlio del con
te CAMILLO, fratello di Giulio (1767-1816).
MARIANO era amministratore dei beni del
l'Ordine Costantiniano e fu nominato giu
dice di pace in Parma nel 1806. La con
tessa Carlotta, nata Paolucci, fu dama di
palazzo di Maria Luigia (1816) . GUIDASCA
NIO, di Giulio, detto, fu creato conte di
Nirano nel 1780, mentre con pat. del 21
maggio 1680 GIOVANNI, NICOLÒ E ROBERTO
Scutellari furono creati conti assieme ai lo
ro discendenti maschi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Nirano Modene
se (mpr.) (1780), per i discendenti di Gui
do Ascanio, di Giulio.
g. d.
* SDRIN.
ARMA: D'azzurro
alla sbarra d'ar
gento carica di
cinque rombi di
nero, accompa
gnata in capo da
tre stelle di sei
raggi d'oro male
ordinate ed in
punta da una
fontana d'argen
to con due getti.
LETTERAS
DIMORA : Venezia, Corfù e Cefalonia.
Famiglia di origine slava, ascritta al
Consiglio di Cefalonia e che ebbe dal Sena
to Veneto il titolo comitale, titolo e nobil
tà riconosciuti con D. M. 10 maggio 1910.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (m.), nobile (di Ce
falonia) (mf.), in persona di ELIA, n. Ca
malò 16 luglio 1885, † 1915, di Nicolò, di
Elia, di Spiridione (n. 1806, † 1855) e del
la contessa Rosa Micalizzi; spos. Prevesa
con Maria, nobile di Conemenos e Aristar
chi.
Figli: Alina, n. Prevesa 25 ottobre 1888,
spos. al cav. ing. Paolo Corrado Grande;
GIORGIO; Ada, n. Corfù 26 marzo 1896,
spos. al comm. Mario Tommaso Gargallo
dei marchesi di Castel Lentini; Margheri
ta, n. Corfù 8 maggio 1889, spos. a Giulio
dei marchesi Bassano.
Sorella: Dorina, n. Camald 17 settembre
1845.
b. c.
* SEBREGONDI.
ARMA: Interzato
in fascia : nel 1º
d'argento all'a
quila nascente di
nero, imbeccata
e linguata di ros
so; nel 2º d'oro
al leone illeopar
dito di rosso,
movente dalla
troncatura; nel
3° d'argento a
tre bande di ros
so cariche in let
tere maiuscole
romane d'oro del
Мотто : Fide con
silio manu.
Alias: Interzato in
fascia : nel 1º di
argento all'aqui
la di nero; nel 2º
d'oro al leone il
leopardito di ros
so movente dal
la troncatura; nel 3º d'argento a tre pali
LETTERAS
di rosso (Archivio Stato Milano, Codice
Araldico, pag. 197; Arma riconosciuta a
Giacomo Sebregondi, decreto 17 marzo
1788).
DIMORA: Milano, Domaso (Como), Firen
ze e Bandino (Firenze).
Famiglia originaria da Domaso, sul lago
di Como, e della quale le prime notizie si
hanno con un GHERARDINO, di Gherardo,
giudice in quel borgo nel 1220 e i cui di
scendenti, nel 1399, ottennero particolari
esenzioni con lettera ducale di Gian Ga
leazzo Visconti.
Si divise in più rami uno dei quali, pas
sato a Roma, fu ascritto a quella nobiltà in
persona di GIACOMO, conservatore di Ro
ma nel 1457. Un altro ramo si stabilì in
Valtellina e fu decorato del titolo di conte
del S. R. I. in persona di MARTINO, can
celliere della valle nel 1598. Il ramo tutto
ra fiorente (dal quale provenne quel NICO
Lò Sebregondi, architetto di Corte del du
ca di Mantova, ingegnere e matematico,
costruttore del palazzo della Favorita e di
altre lodate opere in quella città), discende
direttamente dal magnifico GIAMBATTISTA
(n. 1566, † 1667), podestà di Colico, regio
ducale delegato e fondatore in Colico di
un canonicato di giuspatronato della fami
glia. Ebbe questi due mogli: la prima, nel
1628, Cecilia, figlia del nobile Giambatti
sta Casnedi, e sorella del nobile Francesco,
signore di Nesso e senatore del ducato di
Milano; la seconda, nel 1632, Caterina, fi
glia di Saule Motti da Monte, giurecon
sulto.
Da Giambattista nacquero, fra gli altri :
1°) Elisabetta (n. 1643, † 1679), che in pri
me nozze, nel 1652, sposò il nobile Niccolò
Tenca, giureconsulto, ed in seconde nozze,
nel 1676, il nobile Carlo Giulio Cazola, sin
daco del contado di Como, e già vedovo
della nobile Rosa Stampa; 2°) Marta (nata
1639, † 1690), sposata nel 1670 al nobile
giureconsulto Andrea Calderari; 3°) Cate
rina (n. 1657, † 1727), sposata in prime
nozze, nel 1676, al nobile Pietro Cazola, e
in seconde nozze, nel 1696, al nobile Pie
rantonio Cassera, avvocato fiscale, già ve
dovo della nobile Cecilia Curti Petardi;
ANTONIO MARIA (n. 1636, † 1709), canoni
co di S. Prassede in Roma; GIACOMO AN
TONIO (1. 1642, † 1718), che trasferì il do
PAGINA 225
micilio della sua famiglia in Como ove co
struì il palazzo in S. Bartolomeo, vicino a
quello dei Volta, fondò una cappellania
nella cattedrale e costruì un sepolcreto di
famiglia in Santa Croce dei Padri Rifor
mati. Egli accumulò una ingente sostanza
e dal suo matrimonio con Paola, figlia del
nobile Giampietro Cassera, nacque GIACO
MO FRANCESCO (n. 1695, † 1782), ascritto
al nobile Collegio dei giureconsulti di Co
mo e che nel 1723 sposò Barbara del no
bile Giambattista Martignoni di Bolla
dello, giureconsulto collegiato di Milano.
Da questa ebbe ben 17 figliuoli dei quali :
CARLO FRANCESCO (n. 1737, † 1760), fu ca
nonico della cattedrale di Como; Maria
Francesca (n. 1739, † 1763), fu monaca
benedettina in Cernobbio; GIUSEPPE FRAN
CESCO (n. 1733, † 1774), giureconsulto col
legiato di Como e che nel 1758 sposò Ma
ria Anna del nobile Giuseppe Antonio
Majnoni, signore di Hüttenheim, e presi
dente del Senato di Strasburgo. Unico loro
figlio fu GIACOMO ANTONIO (n. 1760,
+ 1849), che dall'I. R. Tribunale Araldico
della Lombardia austriaca, con decreto 17
marzo 1788, ottenne il riconoscimento del
la avita nobiltà e la delineazione dell'arma
nel Codice Araldico. Fu deputato dei no
bili, decurione e podestà di Como; dalle
sue nozze con Lucia, del nobile Giovanni
Odescalchi, patrizio comasco, e sorella di
quella Caterina Odescalchi sposata al conte
Lodovico Melzi d'Eril, nacque GIUSEPPE
MARIA (n. 1792, † 11 settembre 1861) . Con
giunto per parte di madre al duca France
sco Melzi d'Eril di Lodi, fu da questi fat
to ammettere nella Guardia nobile napo
leonica, ove raggiunse il grado di mare
sciallo tenente e fu decorato sul campo del
la Croce della Corona Ferrea dal vicerè
Eugenio di Beauharnais nel 1814. Dal 1832
al 1836 coprì la carica di prefetto di Man
tova e poi fu inviato straordinario presso
la S. Sede; attese alla riforma dei Codici
e delle leggi dello Stato pontificio e tanto
si distinse che con Senatu Consulto del
19 giugno 1835 fu creato patrizio romano,
con trasmissibilità a tutti i suoi discenden
ti maschi. Inoltre il pontefice Gregorio
XVI, nel 1834, gli donò il corpo di santa
Gaudenzia martire, allora rinvenuto nelle
catacombe, corpo tuttora conservato in
Araldica
15
PAGINA 226
un'arca d'argento nella cappella gentilizia
della Macciasca, nel comune di Maccio, nel
comasco, ove il suddetto Giuseppe aveva
una possessione. Con Breve pontificio del
22 gennaio 1836 fu creato conte, titolo tra
smissibile ai maschi primogeniti legittimi
e naturali e nella stessa occasione fu modi
ficato lo stemma gentilizio con l'aggiunta
del motto Fides Consilio Manu, scritto dal
lo stesso pontefice Gregogio XVI all'atto
della concessione del titolo. Detto titolo fu
autorizzato dal Governo austriaco con di
spaccio 1º marzo 1838. Il conte Giuseppe,
dal 1841 al 1848, fu vice presidente del go
verno veneto, dal 1850 al 1856, podestà di
Como e dal 1856 al 1859, podestà di Mila
no; consigliere intimo di S. M. I. Reale
Apostolica, cav. d'On. e Dev. del S. M.
Ordine di Malta, gran collare dell'Ordine
della Corona Ferrea e del Cristo, ecc. Nel
1821 aveva sposato Camilla del conte
Francesco Barbiano di Belgioioso ed in
seconde nozze, nel 1837, Maddalena del
marchese Carlo Cornaggia Medici della Ca
stellanza.
Dalle prime nozze nacquero : FRANCESCO
MARIA (n. 1826, ta Milano il 13 marzo
1888), volontario piemontese nel 1859, as
sessore del comune di Milano, segretario
dell'Accademia di Brera, che sposò Luisa
del nobile Carlo Tinelli, già vedova Ceria
ni, dalla quale non ebbe discendenza ed
adottò il di lei figlio Luigi Ceriani (vedi
CERIANI SEBregondi, Enciclopedia Storico
Nobiliare Italiana, vol. II), e AMBROGIO
(n. 12 ottobre 1829, † 12 ottobre 1879), che
sposò Bianca del nobile Gaetano Marti
gnoni.
Al primogenito di Ambrogio, GIUSEPPE,
con decreto ministeriale 14 novembre 1889,
registrato alla Consulta Araldica il 16 no
vembre stesso anno, fu riconosciuto il ti
tolo di conte, trasmissibile ai suoi discen
denti, legittimi e naturali, maschi da ma
schi, in linea e per ordine di primogenitu
ra, il titolo di patrizio romano a tutti i ma
schi, il titolo di nobile romano per am
bo i sessi, il trattamento di Don e Donna,
nonchè l'uso dello stemma sopradescritto,
modificato in base alla concessione del
pontefice Gregorio XVI, a tutti i membri
della famiglia, maschi e femmine.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
LETTERA S
della Nob. Ital. e nell'El. Uff. Nob. Ital.
coi titoli di conte (mpr.), patrizio romano
(m.), nobile romano (mf.), nobile dei con
ti (mf.), trattamento di Don e Donna, in
persona di Giuseppe FERMO FRANCESCO,
di Ambrogio, di Giuseppe Maria, n. a Mi
lano il 30 ottobre 1867, dottore in legge,
avvocato, già consigliere e deputato pro
vinciale, poi R. commissario, e attualmen
te rettore della provincia di Como.
Fratelli: Camilla Olimpia, n. a Milano il
22 novembre 1869, † a Milano il 27 luglio
1902, sposata a Milano il 27 ottobre 1900
con S. Ecc. il conte Guglielmo Pecori Gi
raldi, patrizio fiorentino, senatore del Re
gno, maresciallo d'Italia, Bali d'On. e Dev.
del S. M. Ordine di Malta; LUIGI FRANCE
sco, gemello di Camilla Olimpia, colonnel
lo degli alpini, promosso per merito di
guerra, comm. della Corona d'Italia, cav.
Mauriziano, decorato medaglia d'argento
al valor militare e d'oro serba, ecc.; fasci
sta e squadrista del 1921, membro della
Federazione provinciale fascista e consi
gliere e assessore anziano del comune di
Firenze, sposato in Roma il 23 gennaio
1901 con Maria Margherita del barone Ro
dolfo von Tautphoeus auf Marquartstein,
ministro plenipotenziario e ciambellano del
re di Baviera.
Figli di Luigi Francesco: CARLO GIU
SEPPE, n. a Bergamo il 17 marzo 1902, dot
tore in legge, fascista e squadrista del
1921 , attualmente agente generale dell'I
stituto nazionale assicurazioni in Lucca,
sposato a Firenze il 30 ottobre 1922 con
Paola Giovanna del marchese Ardengo
Barbolani di Montauto, patrizio fiorentino;
GIOVANNI GIACOMO, n. a Milano il 27 otto
bre 1903, ingegnere industriale, fascista e
squadrista del 1921.
Figli di Carlo Giuseppe: Camilla, n. a
Firenze il 1° dicembre 1923; Bianca Maria,
n. a Firenze il 10 novembre 1926; France
sca, n. a Firenze il 14 giugno 1928.
V. S.
* SECCAMANI MAZZOLI.
ARMA: D'argento al destrocherio vestito
d'azzurro, movente dal lembo destro del
lo scudo, tenente con la mano di carna
gione tre spighe di frumento al natura
LETTERA S
dalla sola corona da nobile, e posto tra
due rami di palma al naturale, diver
genti e decussati sotto la punta dello
scudo. (D. M. di Riconoscimento dello
stemma 2 agosto 1902 e RR. LL. PP. 8
dicembre 1904).
DIMORA: Brescia.
In Bergamo nel 1317 viveva un BONETTO
DE' ROSSI, detto Mazzoli, col figlio Gu
GLIELMO ed il nipote Andreolo, nobile ed
antico cittadino di Bergamo. Questi fu
padre di BETTINO, avo di PIETRO e proavo
di un altro BETTINO; da quest'ultimo sa
rebbe nato GIOVANNI, detto Saccomanno.
A questo punto la famiglia sembra essersi
divisa e mentre un ramo di BARTOLOMEO
rimaneva in Bergamo continuando col no
me Mazzoli, un altro di Bettino, si sarebbe
trasferito in Anfo (Prov. di Brescia), Roc
ca Veneta di confine, prendendo ivi stabile
dimora.
Nel 1447 era console del comune di An
fo BETTINO Saccomanno, padre di GIOVAN
NINO e BARTOLOMEO (fatto prigioniero al
l'assedio di Brescia), che ivi vivevano nel
1488. Seguono FAUSTINO, consigliere in
Anfo nel 1488, GIOVANNI MARIA, n. 1484,
† 1562, che ricoprì la stessa carica nel
1554 e fu console nel 1561. DOMENICO, ma
rito di Maddalena Zanetti, lasciò Anfo nel
1577 per trasferirsi in Brescia. Suo figlio
GIOVANNI MARIA, ebbe un diploma di lau
rea in legge nell'Università di Padova,
portante quello stemma che fu poi ricono
sciuto alla famiglia ed ottenne dal Consi
glio della città di Brescia, il 31 maggio
1634, la cittadinanza bresciana per sè e di
scendenti.
.
Diamo qui la discendenza di GIOVANNI
MARIA, che aveva sposato Eleonora Lode
sana, di padre in figlio sino ai giorni no
PAGINA 227
le , sormontate
nel cantone sini
stro del capo da
un sole di rosso.
stri : FRANCESCO, n. 1615, sposa Angela
Bressanina; PIETRO, n. 1636, sposa Maria
Gandini; GIROLAMO, n. 1691, sposa Paola
Rizzardi; PIETRO, n. il 31 agosto 1730, spo
SVOLAZZI : Di ar- sa Anna Mesoli; GIOVANNI MARIA, n. 8
gento, di rosso e
gennaio 1763, sposa Chiara Farini; Gero
d'azzurro.
Per le femmi
ne, omessi tutti
gli altri orna
menti, lo scudo
sarà sormontato
LAMO, n. 1787, sposa Margherita Casati;
CESARE, n. 22 luglio 1808, sposa Maria Zi
lioli.
Da quest'ultimo matrimonio nacque GE
ROLAMO (n. a Leno, 10 gennaio 1857), che
con RR. LL. Patenti 8 dicembre 1904, ot
tenne la concessione del titolo di nobile
per sè e discendenti. Con sentenza inoltre
del 21 agosto 1922 ottenne anche di unire
al proprio cognome quello della famiglia
Mazzoli. Egli sposò a Torino il 29 agosto
1903 la nob. Corinna dei conti Melegari,
da cui nacquero :
a) CESARE MARIO (n. a Brescia, to giu
gno 1904), dott. in legge; b) STEFANO VIT
TORIO (n. a Brescia, 27 maggio 1926); dott.
in agraria; c) Maria Alba (n. a Brescia, 24
luglio 1910).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf), in persona
del predetto GerolLAMO, di Cesare, di Gerolamo.
Figli: CESARE MARIO, STEFANO VITTORIO
e Maria Alba.
f. 1.
* SECCO D'ARAGONA.
ARMA: Inquartato: nel 1º partito : a) fasciato di
argento e di rosso di 8 pezzi
(Ungheria); b)
d'azzurro gigliato d'oro (Angiò);
nel 2º partito:
a) d'argento alla
croce potenziata
d'oro accantonata da quattro croci dello stesso (Gerusalemme); b) d'oro a quattro pali di rosso
(Aragona); nel 3º d'argento a tre fascie
di rosso; nel 4° d'argento al cavaliere
armato di tutte pezze, trottante, al naturale col pennacchio di rosso, con due
scudetti d'oro al leone nero, tenente un
pennoncino d'oro carico di un leone di
nero, il cavallo coperto di qualdrappa
d'oro a sei leoni illeoparditi di nero 2,
2, 2; sul tutto d'argento al leone rampante di rosso, coronato d'oro, tenente
una spada al naturale e attraversato da
una banda d'azzurro caricata di tre rose
d'argento (Secco).
CIMIERO : Un drago nascente, tenente con
le branche una bandiera d'argento carica
di una croce di rosso.
ORNAMENTI : Manto di velluto di porpora
soppannato di ermellino col cercine, coi
svolazzi d'oro e d'argento, di rosso e di
azzurro.
DIMORA : Milano.
In Caravaggio, terra del Bergamasco
prossima all'Adda, il fiume che
ancora
sembra risuonare delle furibonde contese
medioevali scatenatesi sulle sue sponde,
emerge, sin dalla metà del sec. XIII, una
forte stirpe di signori (Capitanei et Milites)
di carattere feudale: i Secco.
Anche per essi si è pensato, e valenti
cultori di studi storici non lo escludono,
ad una ascendenza lontana e potente,
quella schiatta ghisalbertina dei conti di
a
Bergamo che, privata del potere cittadino,
si sparpagliò per la provincia creando famiglie possenti di conti rurali, fieri del nome e della loro indipendenza.
Indubbiamente il nome, che forse trae
origine dalla radice longobardica « sich>>>
o tedesca « sieg » (vittoria), appare in una
lapide tombale, documento di sicura auto
rità, del 1278, oggi depositato nel Museo
Cristiano di Brescia, dalla quale si può ri
salire al proavo del dedicante, a GIOVANNI,
vissuto ai tempi della prima Crociata; dal
di lui figlio GIACOMO, come appare dalla
iscrizione sulla lapide, nacquero ALBERTO,
vescovo di Utica e CERVATO, Miles, cioè
cavaliere o feudatario valvassore.
Ancor prima del 1500, i Secco di Caravaggio, già divenuti tanto ricchi di censo
da aver subito alla mano quei diciottomila
fiorini d'oro coi quali acquisteranno la signoria che per oltre quattro secoli li contradistinguerà, si erano alleati con famiglie
illustri e potenti, quali i da Vistarino, signori di Lodi, i Malaspina, marchesi della
Lunigiana, i Torriani, signori di Milano,
i conti D'Arco, i marchesi Del Carretto.
Tali parentadi dimostrano come i Secco
appartenessero in quei secoli a quella parte della nobiltà che agguerritasi nelle campagne, resisteva ai tentativi di dominazione delle città.
Il 1400, secolo dei condottieri, segnò l'apice dell'attività e della fortuna dei Secco,
che per merito di svariate ed illustri imprese furono aggregati alla reale casa d'Aragona; s'imparentarono con famiglie sovrane quali i Gonzaga, i Visconti, i Torrelli, i Lusignano, i Malaspina; con famiglie dogali come i Mocenigo e i Doria; con
famiglie imperiali come i Comneno di Costantinopoli, di celebri condottieri come i
Terzi, i Dal Verme, i Pallavicino, i Martinengo, i Lodrone, i Da Tolentino, i Da
Pietrasanta, i Trivulzio, i Vimercati Sanseverino.
Attraverso i secoli diedero alla Patria
venti giureconsulti e tre dottori in lettere,
un Cavaliere della SS. Annunziata, tre di
Malta e otto Cavalieri aurati. Si annoverano inoltre cinque Podestà, otto Senatori,
ventun Governatori di città, quindici Ambasciatori, due Prefetti, Colonnelli e Capitani di giustizia. Diedero inoltre alla Chiesa quattro Protonotari, due referendari apostolici e un generale dell'Ordine dei domenicani.
Furono i Secco ascritti al patriziato milanese e di cinque altre città; ebbero la nobiltà del S. R. Impero e l'investituta di
dieci feudi ereditari. Molti furono i rami
di questa famiglia, ma parecchi si estinsero, sicchè nel secolo XX ne rimasero due
soli : l'uno marchionale e comitale a Milano, l'altro comitale ad Erbusco.
Ritornando alla antica genealogia diremo, in succinto, che CERVATO fu padre di
GIACOMO II († 1278), il quale dalla consorte Amorosa Bevilacqua ebbe MARCO e GEROLAMO, il primo dei quali ebbe BARTOLOMEO, nel 1291, capitano di Caravaggio,
mentre il secondo fu capostipite dei Secco
Borella, conti di Vimercate, estinti nel secolo XVIII con GIOVANNI BATTISTA. Bartolomeo, da Francesca Pirovano, ebbe GIACOMO ІІІ (1316-1363), detto il Rosso, che
fu per i Visconti, governatore di Crema, e
sposò Isabella della Torre, da cui : FERMO,
MARCO II E ANTONIO. Orfani di padre, ancor giovinetti, il 13 aprile 1388 i tre fratelli si presentarono in Milano alla Corte di
Regina Della Scala, per ivi stipulare l'atto
di acquisto di Calcio e della Calciana Superiore mediante il quale tutti i diritti sovrani che la Scaligera esercitava su tali terre
in nome proprio, venivano trasferiti ai compratori, elevandoli, malgrado la piccolezza del territorio, a grandi feudatari.
Fu la signoria di Calcio e della Calciana concessa in modo assoluto a Regina Della
Scala e da questa, in eguale stato, ceduta, coi diritti sovrani, ai Secco per una assai
cospicua somma appunto perchè avente spiccato carattere di allodialità e indipendenza che i Visconti tutti, indi gli Sforza,
e Francia e Spagna e Venezia, dovettero riconoscere, poichè loro derivava di pieno diritto in virtù dello strumento di acquisto.
La Calciana inferiore invece venne divisa in tre parti e comperata dai Barbò, dai Da Covo e dai Groppello.
Fermo, fervente ghibellino, caro ai Visconti che lo fecero castellano e governatore di terre e di città, fu il capostipite dei
Secco Comneno, così chiamati per il matrimonio di GIORGIO Secco, conte di Mozzanica, con Andronica Comneno della Casa imperiale d'Oriente. Questo ramo si
estinse nei Secco-Suardo che ne assunsero
il cognome.
Marco, il secondo figlio di Giacomo il
Rosso, sposò in prime nozze Cassandra Del
Carretto ed in seconde Lantelmina da Vistarino, che lo rese padre di due figli: GIACOMO VI E CERVATO III. Capostipite il primo di un ramo che fiorirà nel milanese,
capostipite il secondo di un altro che si propagherà nel bresciano, serbando tuttavia i due rami il condominio su Calcio e la Calciana.
Seguiremo dapprima le sorti del ramo primogenito. Giacomo VI, condottiero anch'esso dei Visconti, sposò Luchina Del Cerro dei conti di Cervia, e ne ebbe quattro maschi, due dei quali notevoli: FRANCESCO (1430-1496) e ANTONIO († 1470).
Francesco, vissuto fra il fragore delle armi, venne giovinetto inviato quale paggio
alla Corte di Mantova; creato Cavaliere del S. R. I. nel 1452 a Ferrara da Federico, re dei Romani, si distinse l'anno appresso
riconquistando a Francesco Sforza, suo amico e compagno d'armi, il territorio della
Gera d'Adda che era caduto in mano dei Veneziani. Lodovico Gonzaga gli diede in
moglie, « pro benemeritis » con ricca dote, sua figlia Caterina; Federico e poi Giovanni Francesco lo ebbero carissimo quale
Ministro per le cose militari e Luogotenente, infine, generale per gli affari dello Stato. Condottiero al soldo di Venezia
e di Milano, ricercatissimo per il suo valore, fu
abile diplomatico quando trattò il matrimonio di Isabella d'Este con Giovanni Francesco Gonzaga. Da Gio. Galeazzo Maria Sforza venne investito nel 1482 della
contea di Bosco d'Alessandria e nel 1485 della contea di Sale oltre Po. Nel convegno della Lega contro Venezia, avvenuto
a Cremona nel febbraio 1483, il duca di
Calabria, Alfonso d'Aragona, per dimostrare a Francesco l'alta sua considerazione, lo aggregò alla sua famiglia concedendo a lui ed ai suoi discendenti il diritto di
portare il regale nome d'Aragona e di inquartarne l'arma.
Purtroppo tanti onori e tanta potenza inorgoglirono il Secco, il quale, trovandosi
in Mantova da più anni investito di poteri staordinari, nella primavera del 1492 dovette improvvisamente fuggire perchè era
stata scoperta una sua trama segreta per
impadronirsi del potere. Bandito dallo Stato, riparò presso la sua unica figlia Paola,
che aveva sposato Marsilio Torelli, conte e signore di Guastalla e Montechiarugolo;
passò indi in Toscana offrendo il suo braccio alla Repubblica Fiorentina. Dopo diversi fatti d'arme vittoriosi nella guerriglia
contro Pisa, fu incaricato di scortare coi
suoi armati re Carlo VIII e per esso si battè nella giornata di Fornovo. Ritornato in
Toscana, e ripresa la guerra contro i Pisani, in un inseguimento vittorioso venne colpito a morte da un'archibugiata. ANTONIO (1430-1488), uno dei più qualificati partigiani di Francesco Sforza, Luogotenente della Gera d'Adda e Governatore di Cremona, sposò Caterina dal Verme, la cui madre Luchina era figlia del Carmagnola, e ne ebbe, tra gli altri, GIACOMO
ANTONIO (1451-1517), il quale, cresciuto alla Corte di Mantova, ne fu bandito con
lo zio; creato Senatore nel 1494 da Lodovico il Moro, quattro anni dopo lo abbandonò per passare al servizio della Repubblica
di Venezia, per la quale combattè ad Agnadello. Il Re francese, vincitore di quella battaglia, gli confiscò il feudo di Sale
(quello di Bosco era stato trasferito da poco tempo ai Riario), feudo che non venne
più restituito ai Secco. Solo più tardi Filippo IV di Spagna volle reintegrarne la
perdita concedendo ai discendenti di Giacomo Antonio, e loro successori in infinito, il luogo, terra e Castello di Fornovo,
con mero e misto imperio e titolo marchionale.
Giacomo Antonio condusse in isposa Cassandra Pallavicino, dalla quale ebbe
FRANCESCO, MARCANTONIO e quattro figlie. Francesco (1490-1562), nobile cavaliere, che nel 1541 fu tra i patrizi milanesi che fecero scorta a Carlo V, dalla consorte Elisabetta, figlia del conte Lodovico Suardo,
ebbe dieci figli, dei quali SOCINO (1540-1572), giureconsulto, Vicario di provvisione e Prefetto di Milano, che sposatosi con
Brigida Prada, continuò il ramo primogenito vivente, mentre MARCANTONIO, sposatosi con Prima Vertua, iniziò un altro ramo, che si spense sul finire del sec. XVII.
Dei figli di Socino soltanto ALESSANDRO, che fu anch'esso decurione, Vicario e Prefetto in Milano e che aveva sposato Eleonora, figlia di don Giovanni de Cordova,
Governatore di Novara, ebbe discendenza. Fu suo figlio SOCINO MARIA († 1702), creato marchese di Fornovo con patenti 31 dicembre 1643 da Filippo IV d'Austria, re
di Spagna, come già si disse. Egli passò
molto tempo della sua vita in Fiandra, dove possedeva il feudo di Mélin e dove sposò Filippina de Maldeghem, figlia di don
Emanuele, signore di Mosbek, la quale generò ALESSANDRO EMANUELE, che fu al servizio di Eugenio di Savoia (1675), decurione in Milano nel 1698, e marito di
Gerolama Castiglioni dei conti Boni, da cui nacquero otto figli, due dei quali continuarono la famiglia : il primogenito GIOVANNI BATTISTA, marito della contessa Paola Martinengo Cesaresco, fu padre di GIOVANNI ANTONIO, il quale dalla moglie contessa Teresa Secco d'Aragona ebbe un figlio, CARLO FRANCESCO (1798-1886), morto senza discendenti.
Il secondogenito RICHIMERO sposò la
contessa Onesta Secco d'Aragona e ne ebbe GAETANO (1760-1841), marito di Maria
Teresa Grugni, da cui Luciano, gesuita, e
ASCANIO (1803-1882). Da quest'ultimo, e
dalla moglie Fulvia Orrigoni, nacquero
RICHIMERO (1833-1896) e GAETANO (1846-1920), i quali fratelli formarono due rami
distinti della famiglia.
Il figlio di Richimero e della sua sposa
Teresa Fontana, il vivente GIUSEPPE (11. a Verona il 18 novembre 1876), chiese ed ottenne il riconoscimento degli antichi titoli con D. M. 2 febbraio 1921. Egli è marito di Noemi Venturuzzo e padre di GASTONE (n. a Milano il 19 settembre 1906), dottore in legge.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese di Fornovo
( mpr.), conte e consignore di Calcio e della
Calciana Superiore (m.), patrizio milanese (m.), nobile (mf.), in persona di GIUSEPPE, di Richimero, di Ascanio.
Figlio: GASTONE.
f. l.
SECCO D'ARAGONA.
ARMA : D'argento
al leone rampante di rosso, coronato d'oro, tenente una spada
al naturale e attraversato da una
banda d'azzurro
caricata di tre
rose d'argento.
Alias: Inquartato . nel 1º partito :
a) fasciato d'argento e di rosso
di 8 pezzi (Ungheria); b) d'azzurro gigliato di
oro (Angiò); nel 2º partito : a) di
argento alla croce potenziata di oro accantonata
da quattro crocette dello stesso (Gerusalemme); b) d'oro a quattro pali di rosso (Aragona); nel 3º d'argento a tre fascie di
rosso; nel 4° d'argento al cavaliere armato di tutte pezze, trottante, al naturale
col pennacchio di rosso, con due scudetti
d'oro, al leone di nero, tenente un pennoncino d'oro carico di un leone di nero,
il cavallo coperto di gualdrappa d'oro a
sei leoni illeoparditi di nero 2, 2, 2; sul
tutto, d'argento al leone rampante di
rosso, coronato d'oro, tenente una spada
al naturale e attraversato da una banda
d'azzurro, caricata da tre rose d'argento (Secco) .
CIMIERO : Un drago nascente tenente con
le branche una bandiera d'argento carica di una croce di rosso.
DIMORA: Milano.
Ramo secondogenito della famiglia precedente, distaccatosi nel secolo scorso con
GAETANO, figlio di Ascanio qm. Gaetano
(† 1841).
Da Gaetano (1846-1920) e dalla consorte
Maria Rusponi, nacquero : 1) Anita (n. 7
settembre 1891), spos. con Salvatore Carlucci; 2) ЕтTORE (n. il 22 gennaio 1894),
spos. con Renata Billi, da cui: a) Giuliana(n. 2 dicembre 1919); b) ASCANIO (n. 11 ottobre 1923) .
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile dei marchesi di
Fornovo, conte e consignore di Calcio e
della Calciana Superiore (mf.), patrizio milanese (m.), in persona del predetto GAETANO, di Ascanio.
Figli: Annita, ETTORE.
Figli di Ettore: Giuliana e ASCANIO.
f. l.
SECCO D'ARAGONA.
ARMA: D'argento
al leone rampante di rosso, coronato d'oro, tenente una spada
al naturale e attraversato da una
banda d'azzurro
caricata di tre
rose d'argento.
Alias: Semipartito troncato : nel
1º partito: a) di
azzurro gigliato
di oro (Angiò);
b) d'argento alla
croce potenziata
d'oro accantonata da quattro
crocette dello
stesso
(Gerusalemme); nel 2°
partito : a) d'argento a tre fascie
di rosso (Ungheria); b) d'oro a quattro
pali di rosso (Aragona); nel 3º d'argento
al leone rampante di rosso, coronato d'oro, tenente una spada al naturale e attraversato da una banda d'azzurro, caricata di tre rose d'argento.
DIMORA : Erbusco (Brescia).
Ramo della famiglia precedente (v. ivi
origine e ascendenza), che discende da
CERVATO 3º († 1447), figlio di Marco e di
Lantelmina dei Vistarino. Fu Cervato condottiero dei Visconti e Governatore di Bologna nel 1483, ucciso all'assedio di Caravaggio. Aveva sposato in prime nozze Lucia Visconti, che gli diede MARCO, capostipite di un ramo estintosi nel 1560 con NICOLÒ, Ambasciatore e Governatore di Asti;
in secondi voti Dorotea da Covo, da cui
ebbe numerosi figli, dei quali: GIACOMO fu
il capostipite dei Secco, patrizi di Brescia,
oggi viventi; GIOVANNI, Governatore di Bergamo, di un ramo che si spense nel
1603, e SOCINO, del ramo che si estinse,
dopo una generazione soltanto, con Maria,
che andò sposa a Lodovico Suardo, dal
qual matrimonio discesero i Secco Suardo
(vedi).
GIACOMO († 1488) fu condottiero per la
Repubblica Veneta e venne accolto nel
Consiglio Generale della Nobiltà Bresciana nel 1469. Dalla moglie Tommasina dei
Terzi ebbe nove figli, dei quali MARCO
(1477-1560), patrizio bresciano, fu tra i valorosi che osteggiarono i Francesi durante
l'assedio del 1512, capitano della Valle
Camonica a più riprese e NICOLÒ, che, sposatosi con Bianca Federici, della potente
famiglia Camuna dei signori di Angolo ed
Erbanno, morì giovanissimo lasciando un
figlio solo, CARLO (1515-1542). Questi, come l'avo e il padre, servì nel mestiere delle armi dapprima la Serenissima e poi nel
1540 passò agli ordini dell'imperatore, che
lo inviò in Ungheria contro le orde turchesche e dove trovò morte gloriosa sul
campo di Székes Fejervar (Alba Reale), sopraffatto dal numero dei nemici.
Aveva sposato giovanissimo Nicolosa,
del cavalier Vincenzo Calini, che gli diede
un solo figlio maschio, CIRO (n. 1541), che
fu Cavaliere di Malta e Maggiordomo del
duca Guglielmo di Mantova.
CIRO, da Maddalena Stella, di nobile famiglia bresciana, ebbe TEODOSIO (n. 1568),
che fu uomo d'arme e alfiere sotto la Repubblica Veneta, capitano nel 1610 della
Valle Camonica, marito in secondi voti di
Maria dei conti Vimercati Sanseverino, che
lo rese padre di Ciro II (1619-1681).
Fu Ciro podestà degli Orzinuovi; sposò
la nobile Maddalena Calvazeglia da Brescia, da cui ebbe sei figli, dei quali : Margherita andò sposa al conte Leopardo Martinengo da Barco e fu madre della Beata
Maria Maddalena; TEODOSIO II († 1689) fu
podestà di Salò e amico dei Gonzaga e fu
da essi creato conte e cavaliere dell'Ordine
del Preziosissimo Sangue; CARLO fu ufficiale di cavalleria del duca di Modena, e infine TROIANO (1640-1725), che fu paggio ed
amico dei duchi di Mantova, mentre il figlio TEODOSIO (1690-1754), che egli aveva
avuto assieme a parecchi altri dalla consorte nobile Caterina Garati, fu per molto
tempo alla Corte di Modena, indi alfiere
nelle file dell'esercito imperiale per la guerra di secessione spagnola.
CIRO (1687-1768), altro figlio di Troiano
e che fu al servizio di Venezia quale capitano di fanti nel Levante, si battè da prode
all'assedio di Corfù e poi, imbarcatosi su
navi corsare venete, scorrazzò nelle acque
turche dove ebbe parecchi vittoriosi scontri.
TEODOSIO, dalla moglie nobile Maria Olmo, ebbe, tra gli altri, NICOLÒ (1732-1799),
uomo integro, che ebbe l'esistenza amareggiata da cause e liti continue condotte in
difesa dei propri privilegi feudali, che egli
vide a poco a poco svanire assieme all'avito patrimonio; aveva sposato la nipote Caterina Secco d'Aragona, figlia di una sorella e del marchese Gio. Battista, la quale gli diede numerosa figliolanza. Il più
giovane dei figli, TEODOSIO (1774-1797), arruolatosi nell'esercito austriaco, cadde sui
bastioni di Mantova durante l'assedio postovi dal Bonaparte; il primogenito FRANCESCO (1767-1844), appassionato delle arti
e delle lettere, tolse in moglie nel 1810 la
nobile Giulia Pulusella, dalla quale ebbe
ben dodici figli, ma di questi, come spesso
avviene, uno solo ebbe discendenza e fu
FERMO (1814-1894), che dalla consorte, nobile Teresa Sabelli, ebbe un solo figlio, il vivente conte FRANCESCO.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte e consignore di Calcio e della Calciana Superiore (m.), in persona di FRANCESCO, di
Fermo, di Francesco, n. nel 1856, sp. con
Angelina Maj.
Figli: TEODOSIO (n. 1888, † 1915), dottore in giurisprudenza; FERMO (n. 1890), dottore in giurisprudenza, ufficiale di fanteria in guerra (1915-18), spos. con Piera
Corna Pellegrini; Giuseppina (n. 1891);
ANDREA (n. 1894), capitano di fanteria in
S. A. P. in guerra (1915-18).
Figlia di Fermo: Angiola Maria (n. nel
1923) .
f. l.
* SECCO SUARDO (vedi SUARDI).
ARMA: Inquartato : nel 1º e 4º°
troncato : sopra
d'oro all'aquila
di nero linguata
di rosso; sotto di
rosso al leone illeopardito d'argento, linguato
del campo, con
la giubba, le due
branche sinistre
ed il fiocco della
coda d'oro (Suardo); nel 2º e 3º d'argento al leone di rosso tenente con la branca anteriore sinistra una spada al naturale, e attraversato da una banda d'azzurro, carica di tre rose del campo (Secco); le figure degli animali dei quattro
punti rivolte alla tedesca verso il cuore
dello scudo, e la banda del secondo punto cambiata nel terzo in barra.
CIMIERO: Un leone nascente d'argento,
linguato di rosso, con la giubba, la bran
ca sinistra ed il fiocco della coda d'oro,
tenente con la branca destra una bomba
infiammata ed armata in giro di sette
punte al naturale, e con la branca sini
stra un nastro d'argento svolazzante in
semicerchio e carico del
Мотто: VIM VI.
DIMORA: Bergamo, Milano e Lurano.
I Secco Suardo (vedi Suardi) hanno avu
to origine da Maria, figlia di Socino Sec
co e di Sara Bonghi e moglie di LODOVICO
Suardi. Socino con atto del notaio Defen
do Sabbatini, 28 marzo 1517, non avendo
figli maschi, lasciò la sua sostanza di Lu- SEGALA O SEGALLA.
rano a MARCO, suo nipote prediletto, e vol
le che egli ed i fratelli di lui, nati da sua
figlia Maria, assumessero il suo cognome
insieme con quello del padre e lo traman
dassero ai discendenti. Così ebbero origine
i due rami Secco Suardo, quello di Lura
no e l'altro dei Leonini.
Nel Consiglio di Bergamo, con questo
nuovo cognome, entrarono : CAMILLO е
SCIPIONE nel 1606, il conte GIROLAMO nel
1694, i conti ANDREA, GIULIO, PIETRO e
FRANCESCO nel 1695, GIUSEPPE e LEOΝΙΝΟ
nel 1696, e di seguito vi durarono ogni
anno essi ed i discendenti loro ininterrot
tamente fino al 1800.
I Leonini di Zanica ottennero la confer
ma della nobiltà coi titoli di conte palati
no e cavaliere il 17 maggio 1821. Nell'E
lenco del 1840 è iscritto : « Secco Suardi
PIETRO ANTONIO LEONINO, cavaliere e con
te palatino. I titoli di cavaliere e conte pa
latino competono alla sua discendenza ma
scolina » . Ma egli non ebbe figli maschi.
Nato il 22 settembre 1803 da Andrea e da
Rosa Fontana, ebbe una figlia che sposò il
nobile Giovanni Marenzi, ed ereditò i beni
di Zanica ed il palazzo di via S. Salvatore.
Il ramo di Lurano, negli elenchi del 1828
edel 1840, è iscritto con BARTOLOMEO,
GIOVANNI E GIULIO; nel 1891 ottenne con
ferma del titolo di conte palatino (m.), ca
valiere aurato (m.).
Da Girolamo sono nati : GIULIO, BARTO
LOMEO, che sposò Camilla Agliardi, e Gio
VANNI. Da Giovanni sono nati: FEDERICO,
CESARE, GIROLAMO ed ALESSANDRO, che
sposò la nobile Margherita Colleoni.
PAGINA 233
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte pala
tino (m.), cavaliere aurato (m.), in perso
na di GIUSEPPE, di Gerolamo, di Gio
vanni.
DINO GEROLAMO, di Giovanni, di Gero
lamo.
Figli: SUARDINO, BALDO.
Sorelle: Enrichetta in Morlani; Lucia in
Capialbi; Gerolama.
Teresa, di Alessandro, di Giovanni, in
Vitali.
g. l.
ARMA: D'azzurro
a cinque spighe
di segala foglia
te d'oro nodrite
nel terreno di
verde e sormon
tate da cinque
stelle di sei rag
gi del secondo,
ordinate in fa
scia centrata.
Motto : Sinite
Pauperes.
DIMORA : Vicenza, Firenze e Parigi.
Famiglia di Vicenza. FRANCESCO Segala
ebbe la cittadinanza vicentina il 30 dicem..
bre 1543. PAOLO, ebbe un posto in Consi
glio il 2 gennaio 1582 per cessione di Teo
doro Thiene. La famiglia appartenne al
nobile Collegio dei Giudici e venne confer
mata nell'avita nobiltà con S. R. 7 marzo
1820 e fu ascritta nell'El. Uff. definitivo
del Veneto del 19 settembre 1907.
Aveva le sue case in Vicenza al di là del
Ponte degli Angeli e diede forte sviluppo
all'arte della seta. I Segala furono detti
anche Sangallo, più che per corruzione di
nome per il patronato della chiesa omoni
ma, predicato che era stato abbandonato
nelle ultime generazioni e che è stato ri
preso dall'attuale capo della famiglia per
sè e discendenti e col quale venne iscrit
to dal Collegio dei Re d'Armi di S. M. C.
di Spagna con reale dispaccio confermante
nobiltà e blasone in tutto il regno.
GIUSEPPE, nel 1765, ottenne diploma di
PAGINA 234
nobiltà del S. R. I. col predicato ai Korn
feld, trasmissibile ai suoi figli Giovanni
Battista ed Antonio.
MATTEO, zio del predetto Giuseppe, ave
va avuto simile distinzione, nel 1705, col
predicato di Wincklern. Da Antonio pre
detto nacque GIOVANNI BATTISTA, il cui fi
glio LUIGI, avo dei viventi, capitano al
servizio del granduca di Toscana Leopoldo
II, ebbe da questi, nell'esilio, e per lui dal
granduca Ferdinando IV, il titolo di con
te. La famiglia è però iscritta nell'El. Uff.
del 1922 col solo titolo di nobile di Vi
cenza.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Vicenza) (mf.),
ed è rappresentata da RENATO, di Federico,
di Luigi, di Giovanni Battista, di Antonio,
n. Firenze, 18 novembre 1877, spos. 28
settembre 1916 con Florence Gross Kor
witz.
* SEGANTI.
V. S.
ARMA: D'azzurro
alla sega d'ar
gento posta in
banda accompa
gnata da tre stel
le d'oro di sei
raggi, due in ca
po poste in ban
da ed una in
punta.
DIMORA: Bologna,
Forlì , Fermo,
Venezia e Roma.
Famiglia originaria da Castrocaro. Il
primo personaggio di cui si ha certa men
zione è GIROLAMO, figlio di BARTOLOMEO,
che nel 1449 è fra i consiglieri di Castro
caro; da questi nacque FRANCESCO e da
Francesco, GIOVANNI BATTISTA, che sposò
Virginia Claudia, di Romano Bourbon del
Monte, ed ebbe vari figli, fra i quali BAR
TOLOMEO, che in prime nozze tolse in mo
glie Livia Baldinotti, ed in seconde Gio
vanna Cassandra Bianchi; egli morì nel
1599 lasciando dieci figli e fra questi GIRO
LAMO, n. il 15 agosto 1572, che nel 1612
sposò Paola, di Matteo Mervelli, dalla qua
le ebbe nove figli, dei quali lasciò discen
LETTERAS
denza solo BARTOLOMEO, n. nel 1615, sposa
tosi in prime nozze con Lucia, di Domeni
co Cherici, ed in seconde con Caterina, di
Giovanni Vicchi; morì nel 1655, lasciando
nove figli, fra i quali GIOVANNI BATTISTA,
n. l'11 maggio 1639, che dalla nobile Gi
nevra Fabbri di Cesena ebbe tredici figli,
fra i quali GAETANO GASPARE (1689-1754) ,
che fu dottore di leggi, canonico della Ba
silica di S. Lorenzo in Firenze, esamina
tore sinodiale e vicario foraneo di Castro
caro per il vescovo Torelli di Forlì; FRAN
CESCO ANTONIO (1695-1761), che come il
fratello si dette alla carriera ecclesiastica e
fu famigliare del vescovo Torelli di Forlì;
BARTOLOMEO, altro figlio di Giovanni Bat
tista, n. nel 1675 il quale il 6 ottobre 1711
venne aggregato con la sua discendenza al
la nobiltà di Sarsina; sposò la nobile Anna
Mercanti, dalla quale nacquero quindici fi
gli : ANTONIO (1709-1711), dottore di leggi,
canonico di S. Lorenzo in Firenze e biblio
tecario della Laurenziana in quella città,
esaminatore sinodiale della diocesi di Forlì
e vicario foraneo, prima di Castrocaro e po
scia di Terra del Sole; GIOVANNI BATTISTA
(1723-1786) che sposò Maria, del dottor An
tonio Sansoni, dalla quale ebbe cinque fi
gli, fra cui BARTOLOMEO (1767-1840), che
da Rosa, di Giulio Partiseti, ebbe fra gli
altri TITO E GIUSEPPE, dai quali discendo
no gli attuali rappresentanti la famiglia.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Sarsina (mf.),
in persona di BARTOLOMEO, n. 1853, di Ti
to e della N. D. Flaminia Manfredi, spos.
con Maria Vittoria Klein.
Figli: Ida, n. 1886; TITO, n. 1887; Giu
seppina, n. 1890, spos. col rag. Medardo
Cuppini.
Fratelli e sorella: 1) FRANCESCO, n. 1858,
spos. con Elvira De Osorio, da cui GIOVAN
DIEGO, n. 1892, ed in seconde nozze Maria
nob. Dondini Ghiselli;
2) ANTONIO, n. 1860, spos. con Tomma
sina Tubino, da cui EMILIO, n. 1892, ma
rito di Luisa Catinari, da cui MARIO, n.
1921;
3) FILIPPO, n. 1862, spos. in prime noz
ze con Maria dei conti Matteucci di Forlì,
da cui ANTONIO, spos. con Sara Veronesi,
da cui ADAMO, n. 1922, ed in seconde noz
LETTERAS
ze con Maria Jodice, da cui CARLO, n.
1917;
4) ALBERTO, n. 1865, spos. con Maria
Monzali, da cui : Arturo, n. 1888, e VIT
TORIO, n. 1896;
5) Anna Maria (Suor Maria Fedele), Fi
glia del S. Cuore, n. 1871.
Zii e zie (nati dal matrimonio dell'avo
Bartolomeo con Rosa Partiseti) : GHERAR
DO (1826-1910), spos. con Beatrice dei con
ti Lacchini, da cui: Rosa Caterina, n.
1862, spos. con Antonio Cioppi di Turk
heim; Teresa, n. 1865, spos. con l'avvoca
to Paolino Roccari.
GIUSEPPE (1835-1887), spos. con Gio
vanna Mazzi, da cui : a) BERNARDINO (1862
1921), spos. con Eva Savigni, da cui Lui
gia, n. 1904, e Giuseppe, n. 1905; b) Ire
ne, n. 1866, spos. con Alessandro Vinelli.
c. f. p.
SEGHETTI vedi CARFRATELLI SE
GHETTI.
SEGHIERI BIZZARRI.
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro,
al leone d'oro,
attraversato
da
una foglia di se
ga d'argento po
sta in fascia (Se
ghieri); nel 2º di
rosso, alla banda
d'oro, ingollata
da due teste di
leone di nero, ca
rica di una freccia dello stesso posta nel
verso della pezza, ed accompagnata da
due stelle di otto raggi d'oro (Bizzarri) .
DIMORA: Pisa e Montecarlo.
L'antichissima famiglia Seghieri trasse
origine dalla terra di Montecarlo in Valdi
nievole, e sulla porta principale di quel ca
stello ha scolpito il suo stemma gentilizio.
Il cavaliere stefaniano (1645) RUBIERI
ebbe da Luisa Griffi la figlia Cassandra
Caterina († 1729), maritata al maestro di
campo generale Alessandro di Lorenzo
Passerini di Firenze, e il figlio SIMONE,
che fu il primo ad aggiungere il cognome
e l'arma della famiglia pisana dei Bizzarri
PAGINA 235
estintasi nella sua, e da Vittoria Dal Bor
go ebbe Lucrezia (in Neri) e il cav. Ru
BIERI, marito di Eleonora Rosselmini e pa
dre di Simone, GIUSEPPE, Lucrezia, Ma
ria Anna, Luisa, BALDASSARE e Vittoria.
Esso cavaliere priore RUBIERI FRANCE
SCO MARIA, che fu dei priori in patria nel
1719-1732 e 1743, chiese e con decreto 1º
luglio 1754 ottenne l'ascrizione della sua
famiglia alla nobiltà pisana.
Il suo primogenito, cav. priore SIMONE
(n. 1739), ebbe dalla marchesa Angiola
Rimedi il figlio RANIERI LEOPOLDO, coniu
gato con Anna Liancourt, fu padre di Mar
gherita (in Catanti) e del cav. FRANCESCO
GIULIANO (n. 1773), che da Elisabetta Car
mignani ebbe Eleonora Maria Luisa Anna
(n. 1799), maritata in Dei.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Pisa (mf.), in
persona di SIMONE, di Luigi.
Figlio: GUALBERTO.
Figli di Gualberto: Eugenia, GINO e Ma
ria Sofia.
* SEGNI (SEGNO) .
ARMA: D'oro alla
croce d'azzurro,
col capo del se
condo carico di
un'aquila al na
turale, coronata
d'oro, col volo
abbassato.
DIMORA : Genova
e Sardegna.
Sono
originari
dalla Riviera di
g. d. a. v.
Ponente da una località omonima sopra
Savona (vedi Ganduccio e Della Cella),
venuti ad abitare a Genova nel 1480. Nel
la riforma politica del 1528 entrarono nei
Doria FABIANO e ANDREA; altri entrarono
nei Gentile; il Ganduccio ricorda un Co
STANTINO Segni, che era degli ill.mi sena
tori nel 1542. Il Sopranis (Scrittori della
Liguria) menziona un Gio. FRANCESCO, vi
vente nel 1627, che pubblicò poesie in vol
gare e pronunciò l'orazione per l'incorona
zione del doge Federico De Franchi nel
1723; NICOLò fu capitano a Pieve di Teco
PAGINA 236
(Sertorio : Storia). Nel 1750 FRANCESCO
MARIA fu senatore. Un GIOVANNI BATTISTA,
di nobile sangue, nato nel 1778, fu
stro di Pietro Giuria a Savona, ove al dire
mae
di questo scrittore era popolarissimo.
Un ramo della famiglia si trasferì a Ta
barca e in Sardegna: GIO. GIROLAMO, fi
glio di Francesco Maria e di Barbara Cu
nez, belga, nato a Tabarca nel 1640, fu
ascritto alla nobiltà nel 1681. Parimente a
Tabarca nacque nel 1682 suo figlio GIOVAN
NI BATTISTA, ascritto alla nobiltà nel 1703,
poi comandante del porto di Carloforte.
Pure capitano di questo porto fu Gio. ΑΝ
GELO NICOLÒ (n. 1717, † 1797) .
Una sentenza della Corte dei Conti di
Torino del 1º° settembre 1843 dichiarava
essere « nobili di nobiltà antica e genero
« sa, aventi diritto al titolo di patrizio ge
« novese e al trattamento di don per sè e
« per i loro discendenti » : ANGELO VITTо
RIO MAURIZIO Segno, n. a Carloforte nel
1784, commissario delle saline, e suo cugi
no SEBASTIANO, n. a Carloforte nel 1810,
sergente nei Cacciatori Franchi.
Da MAURIZIO, attraverso GREGORIO, n. a
Carloforte 4 settembre 1818, † a Sassari
1875, marito di Antonia Manunta Manca,
e CELESTINO, n. Alghero 1828, avvocato,
marito di Annetta Campus, si arriva ad
ANTONIO, riconosciuto patrizio genovese
nel 1905, n. a Sassari nel 1892, e a Maria,
n. ivi nel 1893.
Dallo stesso Maurizio, per mezzo di PA
SQUALE, n. a Carloforte nel 1821, si arriva
a MAURIZIO, n. a Genova nel 1862, padre
di GREGORIO e di Carolina, riconosciuto pa
trizio genovese con Decreto del Capo dei
Governo 24 agosto 1927.
Da Gio. AMBROGIO, poi, figlio di Barto
lomeo e Giulia Barabino, ascritto alla no
biltà il 18 dicembre 1752, marito di Teresa
Pittaluga, per mezzo di NICOLÒ, marito di
Maddalena Passano, si arriva ad AGOSTI
NO, colonnello nel R. Esercito, marito di
Elisa Acquarone e padre di GIO. DOMENICO
(n. 1869) e di GIACINTO AGESSANDRO (n.
1872) , sposato con Paola Enrichetta Mo
rando e padre a sua volta di EDILIO (11.
1902) e di CARLO AUGUSTO (n. 1906). Que
sti furono nel 1902 riconosciuti rispettiva
mente patrizi genovesi, marchesi e nobili
dei marchesi.
LETTERA S
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio genovese (m.),
marchese (mpr.), in persona di GIAN Do
MENICO, di Agostino, di Nicolò.
Fratello: ALESSANDRO.
Figli di Alessandro: EDILIO, CARLO.
Sono pure iscritti nel Libro d'Oro della
Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi
titoli di patrizio genovese (m.) e nobile dei
marchesi (mf ), in persona di ANTONIO, n.
Sassari 2 febbraio 1891, di Celestino, di
Gregorio.
Figli: CELESTINO, n. Sassari 25 aprile
1926; GIUSEPPE, n. Sassari 9 genn. 1928,
MAURIZIO, n. Genova 10 agosto 1862, di
Pasquale, di Maurizio; spos. Sassari 22 10
vembre 1890 con Emilia Segni.
Figli: GREGORIO, n. Carloforte 9 settem
bre 1902; Carolina, n. Carloforte, 29 di
сembre 1893.
* SEGNI.
ARMA: D'oro alla
croce d'azzurro,
col capo del se
condo carico di
un'aquila di ne
ro, cucita.
DIMORA : Sassari e
Cagliari.
Famiglia origi
b. s.
naria da Genova.
Il titolo di patrizio
genovese fu confe
rito a GREGORIO Segni agli inizi del 1600.
La famiglia venne in Sardegna dopo la
fondazione di Carloforte. Uno dei gruppi
liguri venuti nell'isola, era guidato da un
GIOVANNI BATTISTA. La famiglia risiedette
a Carloforte sino a non molto tempo ia.
Nell'elenco dei feudatari, nobili e cavalieri
compilato nel 1822, in occasione dell'inco
ronazione del re Carlo Felice, dal Prefetto
della provincia di Iglesias, sono compresi
i nomi dei nobili don GIOVANNI BATTISTA
e rev. don NICOLÒ, del fu don Angelo; don
AGOSTINO e don GIOVANNI BATTISTA, del fu
don Gerolamo; don GIORGIO, don MAURI
zio ed i fratelli don AGOSTINO e don NICO
Lò, del fu Benedetto, tutti domiciliati a
LETTERAS
Carloforte. Un altro GREGORIO, essendo en
trato nell'amministrazione statale andò per
ragioni di impiego a Sassari dove essendo
deceduto nel 1879 si fissò la sua famiglia.
Un fratello minore del predetto Gregorio,
PAOLO, risiedette sempre a Carloforte e ne
fu per molti anni sindaco : vi morì verso il
1910. Un altro fratello ancor più giovane,
PASQUALE, funzionario dello stato, residen
te in Cagliari, fu padre di MAURIZIO, uffi
ciale superiore dell'esercito.
Dal ramo residente a Sassari, di Grego
rio, discesero :
1) CELESTINO, che vi esercitò con meri
tato successo la professione di avvocato e
la libera docenza in economia politica :
morì nella stessa città nel 1923. Fu per
molti anni consigliere e deputato provin
ciale, membro della G. P. A., consigliere
ed assessore anziano del comune; 2) ANTO
NIO, dotto giureconsulto, percorse la car
riera giudiziaria, raggiungendo 'alto grado
di presidente di Sezione di Corte di Cassa
zione.
Dal detto Celestino ebbe i natali ANTO
NIO, che, laureatosi in giovane età in giu
risprudenza, e divenuto ben noto autore di
molte ed importanti pubblicazioni, è illu
stre professore ordinario di scienze giuri
diche e preside della Facoltà, nella R. Uni
versità di Sassari, sua patria.
Il titolo di patrizio genovese e l'uso del
lo stemma fu riconosciuto con decreto del
27 novembre 1905 e la famiglia fu iscritta
nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana.
La famiglia (ramo di Sassari), è iscritta
nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'El.
Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio geno
vese (m.), in persona di ANTONIO, di Cele- SEGRETI.
stino, di Gregorio. Sorella: Maria.
La famiglia (ramo di Cagliari), è iscritta
nell'El. Uff. Ital. col titolo di nobile (mf.),
in persona di MAURIZIO, di Pasquale (fra
tello di Gregorio) .
Figli: GREGORIO e Carolina.
SEGNO vedi SEGNI.
* SEGRÈ SARTORIO.
s. 1.
ARMA: Inquartato : nel 1º di rosso alla
punta di alabarda d'argento, posta in
PAGINA 237
palo, e sormon
tata da una stel
la d'oro; nel 2º
e 3º bandato di
oro e di verde,
la banda di inez
zo carica di un
glio d'oro po
sto nel verso del
la pezza; nel 4°
di rosso al leone
d'oro.
Мотто: Omnia pro Patria libenter.
DIMORA : Trieste.
Famiglia originaria da Vercelli. S. M.
Vittorio Emanuele III, re d'Italia, con
suoi R. D. di motu proprio, 9 ottobre e
RR. LL. PP. 4 dicembre 1919 concesse il
titolo comitale con successione primoge
niale mascolina al senatore del regno SAL
VATORE Segrè Sartorio, di Leone, e con
RR. LL. PP. 11 marzo 1920 estese la tra
smissibilità del titolo, in caso di mancan
za di prole legittima, al nipote, ex sorore,
Leone Brunner, di Rodolfo e di Gina Se
grè, e suoi disc. primogeniti. L'aggiunta
del cognome Sartorio fu autorizzata con
Decreto del prefetto di Trieste 20 ottobre
1923.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di SALVATORE, di Leone e di Elisa Marchio
ro, n. a Trieste, 14 settembre 1865, spos.
ivi con Anna Maria del fu barone Pietro
Sartorio.
V. S.
ARMA: D'azzurro
al monte all'ita
liana, di tre ci
me uscente dalla
punta
soste
e
nente un leone
rampante coro
nato, sormontato
da tre stelle (6)
male ordinate, 11
tutto d'oro; con
la sbarra di ros
so attraversante. DIMORA : Roma.
PAGINA 238
Famiglia di Monterubbiano (Ascoli Pice
no), che in persona di VINCENZO, fu ascrit
ta alla nobiltà di Montalto nel 1788.
È iscritta nell'Elenco Nob. Uff. Ital.
con il titolo di nobile di Montalto (mf.), ed
è rappresentata da UMBERTO, n. Monte
rubbiano 27 dicembre 1863, dai furono
Francesco Saverio (1828-1887), di France
sco Saverio di Vincenzo e Adelaide Piccio
ni (1835, † 1900), geometra; sp. il 24 set
tembre 1891 a Caterina Canori, da cui
FRANCESCO SAVERIO, n. 28 dicembre 1897,
avvocato, sp. il 3 giugno 1923 a Giorgia
Murani, da cui : a) CARLO BENITO, n. 20
marzo 1924; b) Adelaide, n. 4 marzo 1926;
c) Alessandra, n. 21 gennaio 1929.
Cugini, nati da Luigi, n. 3 dicembre
1840, † 9 dicembre 1901, di Francesco Sa
verio, di Vincenzo, e Virginia Maruffi.
1) ENRICO, n. 6 aprile 1876, dottore in
medicina e chirurgia, comm. della Corona
d'Italia, cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro,
guerra 1915-1918; sp. 27 maggio 1917 con
Gilda Galli.
2) ALBERTO, n. 8 novembre 1877, avvo
cato, cav. della Corona d'Italia, guerra
1915-18; sp. 24 aprile 1904 con Marta
Giampaolo.
3) ALFREDO, n. 30 ottobre 1879, meda
glia d'argento, morto in combattimento a
Derna (Cirenaica) il 27 dicembre 1911.
4) RICCARDO, n. 31 ottobre 1885, avvoca
to, comm. della Corona d'Italia; sp. il 27
gennaio 1907 con Lavinia Baini, da cui
LUIGI, n. 8 dicembre 1907.
5) Ettore, n. 28 aprile 1889; sp. 1° giu
gno 1914 con Antonietta Bartozzi.
p.c. b. o.
SEIGNEUX (DE) .
ARMA: Inquartato
d'azzuro e d'oro,
allo scettro, del
secondo, giglia
to, posto in ban
da.
CIMIERO : Un brac
cio armato, pie
gato a scaglio
ne coricato, te
nente lo scettro
del campo.
LETTERAS
SOSTEGNO : Un leone al naturale, sdraiato.
Мотто : Dieu mon espoir.
DIMORA: Torino.
Famiglia antica e illustre, oriunda da
Romont, passata poi in Losanna e in Ber
na, che si vorrebbe, con non giustificata
ipotesi, di uno stesso ceppo dei signori di
Signeu. Già negli inizi del secolo XVI go
deva considerazione ed era qualificata no
bile. LUIGI, di Antonio, fu consigliere di
Losanna; suo figlio fu borgomastro di Lo
sanna e possedeva le signorie di La Tour
de Pleilz, di Vufflens-le-Châtel e di Vevey.
FRANCESCO (1743), di Gio. Luigi († 1731),
fu presidente del Consiglio del duca di A
remberg, e suo figlio ANTONIO fu colonnel
lo al servizio Annoveriano e governatore
del ducato di Aremberg. Fratello di Anto
nio fu DANIELE († 1795), che fu maggiore
al servizio Sardo. Figlio di costui fu Giu
LIO († 1834), che fu ufficiale prussiano e
ciambellano in Russia. Sposò Guglielmina
contessa di Anhalt, e da queste nozze nac
que CARLO († 1840), che sposò Emma di
Halwyll e fu padre di GIULIO (n. Losan
na, 20 ottobre 1831; † Torino, 15 febbraio
1870), che stabili la famiglia in Piemonte.
fu
Seguì costui la carriera delle armi e
ufficiale d'ordinanza e vice-governatore
del duca di Genova. Sposò in prime nozze
(1862) Elisa, del conte Teodorico San
Martino della Torre, da cui ebbe CARLO
(n. Milano, 2 marzo 1863), che è ufficiale
di cavalleria, e Maria (n. Vercelli, 9 gen
naio 1866), che sposò Enrico Malvani, uf
ficiale d'artiglieria, e in seconde nozze
(1867) Luisa, sorella di Elvira, da cui nac
que GIULIO TOMMASO (n. Torino, 18 ago
sto 1870), che è ufficiale d'artiglieria.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di CARLO, di Giulio, di Carlo.
Fratelli: GIULIO TOMMASO, Maria in
Malvani.
SELVATICO ESTENSE.
1. b.
ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro all'aquila
d'argento, coronata e membrata di rosso
(Este); nel 2º troncato d'argento al sel
vaggio con la clava al naturale nascente
in maestà, e di nero alla stella di sei rag
LETTERAS
1658. Il duca di Modena Francesco III,
con suo Rescritto 6 novembre 1749, conces
se a questa famiglia l'adozione d'onore per
il nome e lo stemma e concesse altresì il ti
tolo di marchese in primogenitura erigendo
in marchesato il feudo nobile giurisdizio
nale di Querzola, che i Selvatico avevano
avuto in giurisdizione dal detto duca
Diploma 6 novembre 1749. Il titolo fu ri
conosciuto dalla Repubblica Veneta con
con
ducale 23 dicembre 1795. Fu confermata
nella nobiltà con S. R. 14 maggio 1819.
Vestì l'abito di Malta e di Santo Stefano.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (di Padova) (mf.),
conte (m.), marchese di Querzola (mpr.),
in persona di Benedetto GIOVANNI, di Be
nedetto Giovanni Battista, di Benedetto
Giovanni, di Benedetto Giovanni Battista.
Figlie: Francesca Pia, Silvia.
Fratello: BENEDETTO GIUSEPPE. Figli di
Benedetto Giuseppe: BENEDETTO, FRANCE
SCO, BENEDETTO ALVISE, BENEDETTO PIETRO.
Zii: Maria Caterina in Cezza; Benedetto
BERTUCCIO.
* SEMMOLA.
b. c.
ARMA:
D'azzurro
al leone coronato
d'oro, addestra
to da tre stelle
dello stesso, po
ste in palo.
DIMORA: Napoli.
Decorata del ti
tolo di barone (per
sonale) per Eleono
ra Semmola fu Ma
riano, vedova de
PAGINA 239
gi d'oro (Selva- Rosa, con R. D. 28 gennaio 1926 e RR.LL.
tico) .
DIMORA : Padova.
Famiglia pado
vana, aggregata al
Consiglio nobile
della città di Pado
PP. 9 marzo detto anno.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone ed è rappresenta
ta da Eleonora, di Mariano, ved. de Rosa.
f. f. p. di s.
va sin dal 1430 е
che fu decorata del SEMPRONIO.
titolo comitale dal
Senato Veneto con
Decreto 2 agosto
ARMA: D'azzurro
alla fascia, ac
compagnata in
capo da due stel
le di sei raggi,
il tutto d'oro.
Alias: D'azzurro
alla fascia di
rosso, cucita, ac
compagnata in
capo dadue stel
le di sei raggi
d'oro.
DIMORA: Fermo.
Antica famiglia
fermana. Il primo
che si conosca è
un PIER SANTE che
nel sec. XVI fu
fatto uccidere da
Oliverotto Uffre
ducci allorchè que
sti si impadronì di
Fermo. Sono da ri
cordare: BONGIO
VANNI, colto poeta nel 1560, grande amico
di Girolamo Zoppio, bolognese. NICC01,ò,
di Francesco, che cavaliere di S. Stefano
nel 1621, pugnò sulle galere dell'Ordine,
contro i turchi. SEVERINO, suo fratello, pu
re cavaliere di S. Stefano nel 1622. LUIGI,
commendatore dell'Ordine Pontificio di S.
Gregorio Magno. FRANCESCO, di Baldassar
re, nacque nel 1574; fu lettore di filosofia
nell'università di Fermo, nel 1596, nel
1606, medico della città e lettore di medi
cina nel 1607, morì nel 1644. DOMENICO,
suo fratello, nacque il 2 novembre 1588; fu
capitano delle truppe papali inviate da
Gregorio XV in aiuto di Ferdinando II
contro gli ortodossi; in questa campagna
morì combattendo. Sempronio, altro cava
liere di S. Stefano; EVANGELISTA, di Gaspa
PAGINA 240
re, fu uditore del card. Marino Caracciolo,
fu inviato quale ambasciatore per appiana
re le divergenze sorte tra il re di Francia,
Francesco I e l'imperatore Carlo V. FRAN
CESCO, di Nicola, nato 1653, fu dottore in
utroque, il 22 dicembre 1677, morì nel
1757. LUIGI, di Stanislao (n. 27 febbraio
1768, † 16 marzo 1848), commendatore di
S. Gregorio Magno, il 4 dicembre 1792,
ciambellano di Francesco IV, duca di Mo
dena, ottenne per sè e discendenti il titolo
di conte in ordine primogeniale.
La famiglia è iscritta nell'El. Nob. Uff.
Ital. con i titoli di patrizio di Fermo (mf.),
conte (mpr.), nobile dei conti (mf.), ed è
rappresentata da STANISLAO, n. a Porto S.
Giorgio 22 ottobre 1902, del conte Luigi
(n. 1854, † 1928), di Stanislao e di Anna
nobile Palmucci (n. 4 gennaio 1869) .
Sorella: Camilla, n. Cupra Marittima 3
marzo 1899, sp. 20 luglio 1922, avv. Tobia
Ragazzoni.
Zio (fratello del padre, nato dal matri
monio del conte Stanislao (1820-1862), con
la nob. Camilla Salvadori) († 1871) : GIU
SEPPE, n. Fermo 29 gennaio 1859; sp. con
Marianna, dei conti Pelagallo († 1928) .
p. c. b. o.
SENES.
ARMA: Inquarta
to : nel 1º campo
di cielo alla sire
na nuotante sul
mare, il tutto al
naturale; nel 2º
di verde alla
penna d'argento
LETTERAS
sono compresi don COSTANTINO Senes-Lo
stia e don GABRIELE Senes-Tola.
Dal predetto don Gabriele discendono :
don ANTONIO, n. 17 marzo 1832 e don Co
STANTINO, n. il 13 giugno 1822.
A) Il primo di essi, don Antonio, sposò
Felicita Bicu, in Bolotana, ed ebbe i se
guenti figli maschi : Costantino, n. 10 set
tembre 1863; EDOARDO, n. 19 luglio 1874;
ANDREA, n. 19 settembre 1875; GIUSEPPE,
n. 30 marzo 1877; GABRIELE, n. 1o gennaio
1880 e FRANCESCO, n. 16 settembre 1883.
Da don Costantino Senes-Bicu, che sposò
in Bolotana, il 3 ottobre 1889, Annunziata
Filia, nacque in Bolotana il figlio don AN
TONIO LUIGI, il 14 agosto 1890; edal
matrimonio del predetto don Andrea Se
nes-Bicu, avvenuto il 1 luglio 1911 in Bolo
tana con Giuseppa Filia, nacque don Gio
VANNI, il 5 gennaio 1914.
B) Il secondo di essi, don Costantino (n.
13 giugno 1822), ebbe i due figli: CARMI
NE, n. il 16 luglio 1853 e BATTISTA, n. il
17 febbraio 1869, nati in Orotelli.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.) e
don (mf.), in persona di:
Ramo di Bolotana
ANTONIO, di Gabriele, di Costantino.
Figli: COSTANTINO, EDOARDO, ANDREA,
GIUSEPPE, GABRIELE, FRANCESCO.
Figlio di Costantino, di Antonio: ANTO
NIO LUIGI.
Figlio di Andrea: GIOVANNI.
Ramo di Orotelli
Carmine, di Costantino, di Antonio.
Fratello: BATTISTA.
posta in sbarra; SENIGALLIA (IL VESCOVO DI).
nel 3º d'azzurro
a tre stelle d'o
ro, poste due ed
una; nel 4º d'oro all'albero sradicato at
traversato nel tronco da un toro passan
te, tutto al naturale.
DIMORA : Bolotana, Orotelli.
Nell'elenco dei feudatari, nobili e cava
lieri esistenti nella provincia di Nuoro,
compilato dal R. Prefetto nel 1822 e tra
smesso alla R. Segreteria di stato e di guer
ra presso il vicerè di Sardegna, in occasio
ne dell'incoronazione del re Carlo Felice,
ARMA: Del Tito
lare « Pro Tem
pore ».
DIMORA: Senigal
lia.
Fin dal 22 ago
sto 1399 a rogito
ARMA
DEL
s. l.
TITOLARE
di Ser Cecco da
Recanati, la Men
sa Vescovile di
Senigallia prese
possesso delle ter
PRO TEMPORE"
LETTERAS
re del Vaccarile, e fino all'abolizione dei
feudi vi esercitò da « Domina » il mero e
misto imperio. E la Consulta Araldica, co
me risulta dall'Elenco Nob. Uff., dichiarò
spettare al vescovo, pro tempore, di Seni
gallia, il titolo di signore del Vaccarile.
Ma il vescovo di Senigallia ha diritto di
farsi riconoscere
per antico uso
il ti
tolo di conte palatino, avendone egli fatto
uso ininterrottamente dal 1200, senza al
cuna contestazione.
Infatti scacciato nel 1200 l'ultimo conte
palatino imperiale, Gottibaldo Leopardi, il
vescovo gli subentrò in tutti i diritti, e dal
vescovo Federico I
morto nel 1288
fino ad oggi, i vescovi di Senigallia hanno
usato sempre indisturbati in tutti i loro
decreti il titolo di « vescovo di Senigallia
e conte » .
* SENNI.
p. c. b. o.
ARMA:
D'azzurro
al monte di tre
cime uscente
dalla punta con
due spighe di
frumento nodrite
sulle cime late
rali sostenente
un caduceo di
verde e questo
sormontato da
un occhio, il tut
to al naturale ed attraversato da una
fascia di rosso ondata e carica di tre stel
le d'oro.
DIMORA : Frascati e Roma.
Famiglia molto cospicua del Tuscolo.
FRANCESCO, nel 1863, ottenne per sè e suoi,
il titolo di conte da S. S. Pio IX. Dal suo
matrimonio con Agnese Patrizi nacquero
VINCENZO e GAETANO, progenitori dei vi
venti rappresentanti la famiglia.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro SENSI.
*della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di PAOLO, di Vincenzo, di Francesco.
Figli: Costanza, Maria, Ernesta, Bona,
FRANCESCO, VINCENZO e GIAN CARLO.
Fratelli: GIULIO E CARLO, ministro ple
nipotenziario di Sua Maestà, ecc.
Araldica
PAGINA 241
Figli di Giulio: FILIPPO, ALESSANDRO,
Maria Giulia e PIETRO.
Figlio di Carlo: Livio.
Zii: LUIGI e GAETANO.
Figli di Gaetano: IGNAZIO, FABRIZIO e
FERDINANDO.
* SENNO (DEL) .
ARMA: D'azzurro
all'albero al na
turale nodrito
nel terreno di
verde e sinistra
to da un cervo
d'oro saliente ed
appoggiato al
medesimo.
DIMORA : Trieste.
Famiglia triesti
na, altamente be
е. р. и.
nemerita dell'italianità. Se ne hanno noti
zie fin dal 1335, nel quale anno Papus del
Senno era procuratore e vice domino di
Capo d'Istria e Pirano, come rilevasi da un
documento esistente nell'Archivio di Stato
di Venezia. Fu ascritta al nobile Consiglio
di Capo d'Istria fin dal 1410 e riconosciuta
nobile con R. D. 15 luglio 1926 e RR. LL.
PP. 2 febbraio 1927.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di ANTONIO, n. Venezia 20 marzo 1855, di
Apollonio (n. Venezia 18 novembre 1823,
† 15 giugno 1863), di Antonio, e di Alba,
contessa de Totto (n. 11 gennaio 1830, f 4
maggio 1861); sp. Trieste 24 maggio 1882
con Caterina Mimbelli.
Figlia: Maria Elisabetta, n. Trieste 4
febbraio 1893, spos. Trieste 26 aprile 1911
al cav. Alberto Mimbelli.
b. c.
ARMA: Troncato d'argento e di rosso a tre
stelle di sei raggi dell'uno nell'altro e
poste due in capo e una in punta, con la
fascia in divisa d'oro attraversante su la
troncatura. DIMORA : Perugia.
Famiglia che sin dal 1333 trovasi iscritta
16
PAGINA 242
**
SENSO fu tra i primi seguaci di San Fran
cesco e morì santamente nel 1270;
PIETRO, di Bevignate, ed un LODOVICO, di
Filippo, ambedue gonfalonieri del Comu
ne, il primo nel 1401, il secondo nel 1440;
un Benedetto, di Pietro, capo del Magi
strato nel 1423; un altro LODOVICO, giure
consulto, letterato e poeta assai distinto
LETTERA S
nel Libro Rosso di
Perugia e da assai
remoto tempo am
messa ai nobili Col
legi del cambio
della mercanzia.
e
Un SENSO fu con
sole del Comune
nel 1212; un GLoT
To, podestà prima
in Todi, poi in
Terni; il beato
un
di quella città, con rescritto granducale 9
settembre 1832, il tenente FILIPPO Sensi,
testa
discendente da distinta famiglia di Loro.
Filippo aveva sposato Elena Fortini, la cui
madre Giuditta Saccardini era passata a
seconde nozze col patrizio volterrano GIU
SEPPE Contugi. Quest'ultimo, con
mento nuncupativo 9 agosto 1855 ricevuto
nei rogiti del notaio Marcello Zenetti, isti
tuì erede universale il figlio dei predetti
Filippo Sensi e Elena Fortini, GIUSEPPE,
con facoltà di unire al proprio il cognome
Contugi : ciò che fu accordato con rescrit
to granducale 28 febbraio 1857, reso ese
cutivo con decreto del pretore di Volterra
del 24 aprile dello stesso anno.
La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff.
Nob. Ital. col titolo di patrizio di Volter
ra (mf.), in persona dei disc. da UMBERTO
e PAOLO, di Giuseppe, ed è rappresentata
da PAOLO, di Giuseppe, di Filippo.
Figli: Maria, Giuseppe, Umberto.
Nipoti ex fratre Umberto: Lina, Berta
nel secolo XVI; un GIOVANNI PAOLO ed un
RANIERI, guerreggiarono con valore e for
tuna nelle Fiandre; un FRANCESCO, cava
liere di S. Stefano e al servizio del grandu- in Benvenuti, Oretta in Baldisserri.
ca di Toscana; un FILIPPO, tenente colon
nello al servizio di Spagna; altro FRANCE
sco, colonnello di cavalleria e comandante SEQUI.
il reggimento d'Algarbe.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Ital. del 1922 col titolo di patri
zio di Perugia (mf.) .
SENSI CONTUGI.
v. s.
ARMA:
Partito :
nel 1º di rosso al
monte di tre ci
me, ristretto,
sormontato da
un destrocherio
uscente dall'an
golo sinistro del
capo, tenente un
sigillo in palo,
il tutto d'oro; al
capo cucito d'az
zurro caricato di tre stelle (8) d'oro, or
dinate in fascia (Sensi); nel 2º troncato
ondato d'oro e d'azzurro, a tre stelle
(8) dell'uno nell'altro, 2 in capo e I in
punta (Contugi) . DIMORA : Volterra.
In seguito a proposta della Magistratura
civica di Volterra fu ascritto al ceto nobile
ARMA : D'argento,
inquartato da un
filetto di nero :
nel 1º all'albero
di alloro al natu
rale, quasi sradi
cato, coi rami in
trecciati; nel 2º
alla torre di ros
so, aperta e fine
strata di nero,
sormontata da 3
stelle d'oro male
ordinate; nel 3º
al cuore di ros
so sormontato da
una penna bian
ca al naturale;
nel 4º al braccio
di
carnagione ,
movente dal lato
destro, sostenen
te una colonna
d'avorio, ombra
ța di rosso (ar
f. s.
LETTERAS
ma del ramo di Battista, di Battista, di
Bacchisio iscritto nell'Elenco Ufficiale.
Tale arma fu riconosciuta al ramo di
ALFREDO, di Salvatore, iscritto nel Libro
d'Oro della Nob. Ital., D. M. 15 ottobre
1926).
Alias: D'argento inquartato da un filetto
di nero : nel 1º all'albero di alloro sradi
cato al naturale; nel 2º alla torre al na
turale, sormontata da tre steile d'oro or
dinate in fascia; nel 3º al cuore al natu
rale, infiammato di rosso, sornmontato da
una penna bianca posta in fascia; nel 4°
al braccio di carnagione movente dal
lato destro dello scudo, sostenente una
colonna di marmo bianco, spruzzata di
rosso (arma del ramo di ERNESTO, di Gio
vanni Battista, iscritto al Libro d'Oro
della Nobiltà Italiana, D. M. 29 agosto
1927).
DIMORA: Bortigali, Macomer, Cagliari e
Muravera.
In considerazione di particolari beneine
renze il re Carlo Emanuele III, coi diplomi
indata 19 agosto 1731, concedeva a GAVI
NO Sequi, di Bortigali, ed ai suoi figli e di
scendenti da maschi i titoli di cavalierato e
di nobiltà e l'uso delle armi gentilizie.
PAGINA 243
nietta, n. 10 giugno 1884, e VINCENZO, n.
26 luglio 1887.
B) Dal matrimonio di don FRANCESCO
ANGELO Sequi con donna Angelina Sequi,
nacque don GIOVANNI BATTISTA Sequi-Se
qui, il quale sposò donna Maddalena Fois,
in Bortigali il 6 novembre 1805. Da questo
matrimonio nacque, il 15 maggio 1818, don
GIOVANNI BATTISTA Sequi-Fois, che sposò
il 4 febbraio 1844 in Macomer, Luigia To
la. Egli ebbe i figli: GIOVANNI BATTISTA,
n. a Bortigali il 4 ottobre 1844; GAVINO, 11.
a Bortigali il 26 dicembre 1857; ERNESTO,
n. a Bosa il 10 aprile 1882. Dal predetto
Giovanni Battista Sequi-Tola, nacque in
Nuoro il figlio GIUSEPPE, il I settembre
1883 .
C) Da don ANTONIO Sequi, di Birori
il cui nome è compreso nell'elenco dei feu
datari, dei nobili e dei cavalieri, compilato
nel 1822 dalla R. Prefettura di Cuglieri e
trasmesso alla R. Segreteria di stato e di
guerra presso il vicerè di Sardegna
scende don BACHISIO, che, nato a Birori e
sposatosi con Teresa Salis, ebbe il figlio
di
EMANUELE, n. il 10 novembre 1852 a Mu
ravera, dove sposò 1'8 aprile 1891 la no
bile donna Teresa Sulis ed ebbe i seguenti
Esistono vari rami di questa nobile fa- figli: Adelina, n. il 15 giugno 1893; SAL
miglia.
A) Da don SALVATORE ANGELO Sequi-Pes
il cui nome era compreso nell'elenco dei
feudatari, dei nobili e dei cavalieri, compi
lato, nel 1822, dalla R. Prefettura di Cu
glieri e trasmesso alla R. Segreteria di sta
to e di guerra presso il vicerè di Sardegna
discende don BACHISIO, il quale lasciò
due figli, don BATTISTA e don FRANCESCO
Sequi-Sequi. Il primo di essi, don Battista
Sequi-Sequi, sposò, il 27 marzo 1853, Ga
vina Torchiani, dalla quale ebbe il figlio
don BATTISTINO (BATTISTA), n. a Sassari il
4 ottobre 1855 e sposatosi in Bortigali con
donna Giovanna Angela Passino. Da que
sto matrimonio nacquero : FRANCESCo, n.
il 19 giugno 1882 in Bortigali; Raffaela, n.
17 maggio 1888 in Bortigali e LUIGI, n.
19 giugno 1891 in Macomer. Il secondo di
essi e, cioè, don Francesco Sequi-Sequi,
sposò il 16 ottobre 1878 in Macomer, don
na Antonietta Pinna, dalla quale ebbe in
Macomer, i figli Maria Anna, n. 13 agosto
1879; Doloretta, n. 8 maggio 1882; Anto
VATORE, n. 6 aprile 1896 ed ANSELMO,. п.
11 aprile 1901.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.) e
don (mf.), trasmissibili ai discendenti ma
schi e di nobile e di donna alle femmine, in
persona di:
Ramo di Bortigali
BATTISTA, di Battista, di Bachisio.
Figli: FRANCESCO, Raffaella, LUIGI.
Ramo di Macomer
VINCENZO, di Francesco, di Bachisio.
Sorelle: Marianna, Doloretta, Anto
nietta.
Ramo di Bortigali
GAVINO, di Gio. Battista, di Gio. Bat
tista.
Fratelli: Gio. BATTISTA, ERNESTO.
Figlio di Gio. Battista: GIUSEPPE.
Ramo di Muravera
EMANUELE, di Bachisio, di Antonio.
Figli: Adelina, SALVATORE, ANSELMо.
s. l.
PAGINA 244
LETTERAS
* SERA (DEL) e * SERA (DEL) FIASCHI. Vittorio Dante, di Gioacchino Napoleone;
e col titolo di patrizio di Firenze in perso
ARMA: D'oro, alla
branca di leone,
di rosso, posta in
banda; col capo
d'Angiò.
DIMORA: Firenze e
America.
Chi ha voluto far
discendere i Del
Sera da quel Rice
vuto di Giovan
netto da S. Dona
to in Poggio che ai primissimi del trecento
avrebbe aiutato validamente i fiorentini
nella occupazione del castello di Semifon
te, ha dovuto avvalorare tale ipotesi con
la costante esenzione dalle imposizioni del
la quale i Del Sera appaiono gratificati.
Ma lo stato non grande in cui vissero du
rante tutto il governo repubblicano, nel
quale essi figurano per la prima volta nel
lo squittinio del 1524 con FRANCESCO, di
Luca, di Miniato, fa seriamente dubitare
che i motivi dell'esenzione dalle gabelle
dovessero avere un'origine alquanto più
modesta. Sorti assai migliori ebbe questa
famiglia nel periodo del principato, nel
quale CosIMOo, di Neri, di Luca, deposita
rio generale del granduca Ferdinando II,
fu chiamato a far parte del Senato dei
Quarantotto nel 1631, come lo fu suo figlio
PAOLO, nel 1672. Provvisti di forte censo,
i Del Sera s'imparentarono con famiglie di
primaria nobiltà, quali i Giraldi, i Bonsi, i
Montauti, i Ricasoli, gli Altoviti, ecc.:
ciò che permise loro di esser ricevuti nel
l'Ordine di S. Stefano con COSIMO MARIA,
di Vincenzo, nel 1691, е nell'Ordine di
Malta con BRACCIO, di Cosimo, nel 1715.
Furono ammessi al patriziato fiorentino
con decreto del 19 aprile 1751.
Il dott. EMILIO, di Vittorio Dante, ag
giunse il cognome Fiaschi, per adozione
dello zio Carlo Fiaschi, omologata dalla
Corte d'Appello di Bologna il 3 aprile
1922. Con R. D. di motu proprio, 30 ag.
1925, gli fu concesso il titolo di marchese.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio di Firenze (mf ),
marchese (mpr.), in persona di EMILIO, di
na della di lui sorella Beatrice.
SERAFINI.
ARMA: D'azzurro
alla fascia ас
compagnata da
tre stelle di sei
raggi, due in ca
po e una in pun
ta, il tutto d'o
ro; fra le stelle
superiori e la fa
scia, un serafino
al naturale con
otto voli, dispo
sti a guisa di croce e decussati.
DIMORA: Fabriano.
f. s.
Famiglia di Fabriano alla cui nobiltà fu
aggregata con un FRANCESCO nel 1793.
È iscritta nell'El. Nob. Uff. Ital. con
il titolo di nobile di Fabriano (mf.), ed è
rappresentata da FILIPPO, n. Fabriano 24
settembre 1871, di Antonio, di Giuseppe;
sp. con Geltrude Mondati.
Figli: 1) ROMUALDO, n. 16 settembre
1908; 2) Maria, n. 10 giugno 1916.
Fratello: LUIGI, n. Fabriano 8 settembre
1881, sp. con Ines Mignanelli.
Figli: 1) ANTONIO, n. Fabriano 9 agosto
1906; 2) TURIDDO, n. ivi 22 aprile 1908;
3) ROBERTO, n. ivi 8 settembre 1909; 4) Αι.
DO, n. ivi 31 gennaio 1912.
* SERAFINI.
ARMA: D'azzurro
alla fascia ас
compagnata da
tre stelle, due in
capo e una in
punta, il tutto
d'oro; tra le stel
le superiori e la
fascia un serafi
no al naturale,
con otto voli di
sposti a guisa di
h. c. b. o.
☆
croce e decussati. DIMORA: Fabriano.
LETTERA S
Ramo della precedente famiglia di Fa
briano, iscritta alla nobiltà di detta città
dal 1793 in persona di FRANCESCO.
Con RR. LL. PP. dell'8 dicembre 1910,
ottenne il riconoscimento del titolo di mar
chese nella discendenza di NICCOLÒ.
È iscritta nel Libro d'Oro della Nob. It.
enell'Elenco Uff. Nob. Ital. con i titoli di
nobile di Fabriano (mf.), marchese (mpr.),
nobile dei marchesi (mf.), ed è rappresen
tata da NICCOLÒ, n. Fabriano 3 settembre
1871, di Pietro, sp. con Emma Marini.
Figli: 1) PIERO, n. Roma 9 aprile 1910;
2) GIUSEPPE, n. ivi 5 dicembre 1911.
p. c. b. o.
SERAFINI AMICI.
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro
alla fascia ас
compagnata da
tre stelle di sei
raggi, due in ca
po e una in pun
ta, il tutto d'o
ro; fra le stelle
superiori e la fa
scia, un serafino
al naturale con
otto voli, disposti a guisa di croce e de
cussati (Serafini); nel 2º d'azzurro al
monte di tre cime all'italiana, uscente
dalla punta e sostenente una colomba di
argento sormontata da una cometa d'oro
ondeggiante in palo e posta nel canton
destro del capo (Amici).
DIMORA : Fabriano.
Famiglia iscritta nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. con il titolo di nobile di Fabriano
(mf.), in persona di ROBERTO, di Luigi, di
Roberto.
Fratelli: FRANCESCO, ADRIANO.
Figlio di Francesco: LUIGI.
p. c. b. o.
* SERAFINI SAULI.
ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro, inquarta
to da un filetto d'oro accantonato da 4
serafini di carnagione; nel 2° d'argento,
all'aquila di rosso col volo abbassato;
con un lambello di rosso attraversante
PAGINA 245
nel punto del
саро.
CIMIERO : Un'aqui
la di nero, rostra
ta di rosso, col
volo abbassato.
DIMORA : Monte
sardo (Lecce).
Famiglia origi
naria da Morciano,
passata poi in Lec
ce e Gallipoli. Ag
giunse il cognome Sauli per parentela con
questa famiglia.
Possedette il feudo di Celle, dato, poi, in
soddisfazione di porzione ereditaria, da
GIUSEPPE Serafini, del fu Angelo, alla so
rella Barbara, moglie di Cesare Palladini;
ed il casale di Tiggiano, che il medico e fi
losofo ANGELO Serafino da Morciano com
prò da Stefano Gallone per ducati 14.270
di carlini, con istrumento 20 ottobre 1640
per notar Alfonso Ragusa di Lucugnano.
Decorata della croce di devozione del
l'Ordine di Malta in persona di OroNZIO,
nel 1795. La famiglia venne riconosciuta
con RR. LL. PP. 20 luglio 1899 nel titolo
di barone di Tiggiano.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone e predicato di Tig
giano (mpr.), in persona di BARTOLO, n.
Montesardo 1º novembre 1881, † 23 mar
zo 1926, di Gaetano (n. 23 aprile 1830, t
12 agosto 1917), di Oronzio e di Marianna
Caputo; spos. 8 maggio 1913 con Maria Sa
veria Motolese Telesio.
Figlie: Maria, n. Grottaglie 19 febbraio
1914; Rosaria, n. ivi 12 marzo 1918; Anna,
n. ivi 10 agosto 1920; Gaetana, n. Monte
sardo 21 gennaio 1925.
f. f. p. di s.
SERANTONI.
ARMA : D'azzurro a tre rose gambute e fo
gliate d'oro, bene ordinate.
DIMORA : Lucca.
I Serantoni, che i genealogisti lucchesi
fanno derivare dai Vernaccia, si trovano
presenti in Lucca al giuramento di Giovan
ni di Boemia nel 1331 con FRANCESCHINO,
della contrada di S. Pietro Somaldi, ed as
PAGINA 246
rie come PIETRO, di
Jacopo, inviato dal 1582 al 1585 presso Fi
lippo II di Spagna. Il P. GIUSEPPE MARIA,
dell'Ordine di S. Agostino, fu valentissimo
idraulico del sec. XVIII ed autore di rela
zioni sulle bonifiche del territorio lucchese,
disegnò una grande carta topografica del
dominio della Repubblica, e scrisse e pub
blicò nel 1765 una « Apologia del Volto
Santo ».
La famiglia Serantoni fu iscritta nelJ.i
bro d'Oro,delle famiglie nobili delia Re
pubblica nel 1628, e dalla Deputazione del
la nobiltà del Ducato borbonico ebbe rico
nosciuto, con decreto del 16 settembre
1828, « il diritto d'inserire nella sua arma
gentilizia i gigli concessi da S. M. il Re di
Francia » . La stessa Deputazione concesse
alla famiglia la nobiltà patrizia ereditaria
ai discendenti da SCIPIONE (sp. con Raf
faella Rayo), di Carlo e da VINCENZO, di
Francesco.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile patrizio di Lucca
(mf.), in persona di FRANCESCO, di Vincen
zo, di Scipione.
e. 1.
SERARCANGELI.
ARMA:
D'azzurro
alla fascia d'oro
accompagnata in
capo da uno ste
lo di giglio di
giardino al na
turale fiorito
e
bottonato, e da
una spada con
la lama d'argen
to e l'elsa d'o
ro, passati a cro
LETTERA S
sumono il loro co
gnome al principio
del sec. XV con ser
ANTONIO, di Jaco
po, di Nicolao. Dal
1432 al 1798 ebbe
ro nel governo del
la Repubblica mol
ti gonfalonieri ed
anziani. Sostenne
ro uffici e ambasce
ce di S. Andrea; ed in punta da un gi
glio d'oro.
DIMORA : Camerino.
Antica famiglia di Camerino, le cui pri
me notizie risalgono al 1539, in cui un ma
gister SILVIUS Ser Arcangeli, apparteneva
al Consiglio dei XII reggenti la città di Ca
merino. Paolo III, con Breve del 24 ottobre
1541, nominava CAMERINO Ser Arcangeli,
castellano di Sassoferrato. NICOLA (nato
1755, † 1843), fu creato vescovo di Fano
da Pio VII, nel 1817. PIETRO PAOL,O, ottimo
magistrato, dottore in utroque, scrittore in
latino ed italiano, pubblicò memorie su
Camerino. Morì nel 1860. VINCENZO, di lui
figlio, fu creato vescovo di Foligno, nel
1879, da Leone XIII.
La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff.
Nob. Ital. con il titolo di patrizio di Ca
merino (mf.).
p. c. b. o.
* SEREGO (DI) e * SEREGO (D1) ALI
GHIERI.
ARMA: Semitron
cato partito : nel
1º d'oro aliaqui
la coronata di
nero, linguata di
rosso, col volo
abbassato; nel 2º
di rosso
a tre
spade d'oro po
ste in banda, u
na sull'altra; nel
3º d'azzurrro al
semivolo sinistro
d'oro.
Alias: Inquartato :
nel 1º e 4º d'oro
all'aquila di ne
ro bicipite con le
teste diademate
del campo; nel
2º e 3º di rosso
a tre spade al
naturale poste in
banda all'ingiù,
una accanto al
tra, accompagnate da una stella di sei
raggi d'oro posta nel secondo punto in
capo, nel terzo in punta; sul tutto degli
LETTERAS
Alighieri, che è: partito d'oro e di nero
alla fascia d'argento attraversante.
PAGINA 247
garono i nobili a lasciare le rocche del ter
ritorio per venire ad abitare in città, si co
CIMIERO: Un falcone sorante sostenuto da strusse a Vicenza la casa in contrata stra
un carrello di rosso, ornato d'oro.
tae maioris, sive puthei a catenis, là dove
Мотто: Мemoriale così va.
DIMORA: Verona, Venezia, Roma.
L'antica gens italica dei Marassi, origi
naria di Vicenza, si divise quivi, prima del
1000, in vari rami, i quali, pur conser
vando da principio tale nome, furono poi
specificatamente indicati con quello del
luogo, ove avevano possedimenti terrieri
e castello, così che questo nome del luogo
divenne poi il loro vero cognome. Fra que
sti rami il più importante fu quello dei
Marassi da Seratico o Serego (ora Sarego),
che è uno dei Comuni del distretto di Lo
nigo nella provincia vicentina. Secondo
vecchie tradizioni popolari, raccolte anche
dai due ultimi bibliotecari della Bertolia
na, Mons. Bortolan e Mons. Rumor, un
Riprando Marassi da Seratico fu nel 936
fra i cavalieri vicentini riusciti vincitori a
Treviso in uno di quei tornei, pei quali
andò allora famosa la marca Trevigiana,
detta per ciò la marca gioiosa, e un altro
Marassi da Seratico, insieme con un Mal
traversi, un Trissino, un Thiene e un Vi
varo, comandava ai più di mille crociati
vicentini accorsi nel 1147 alla chiamata di
Papa Eugenio III, i quali crociati più non
rividero la patria, perchè nel ritorno nau
fragarono sulle navi venete, che li traspor
tavano.
Ma, lasciando da parte le leggende, nel
lo storico Sansovino troviamo che i Maras
si di Sarego « havendo in Vicenza fondate
le loro radici et pervenuti a supremi hono
ri, secondo l'occorenze, hebbero governo
et furono grandi oltre agli altri, si come si
comprende per le insegne della casa, che
sono tre spade d'oro in campo rosso, scol
pite et dipinte in più luoghi pubblici et
privati così sacri come profani, accompa
gnate con l'arme della Communità posta
dalla sinistra dell'arme Serega, argomento
certissimo della sua preminenza et Signo
ria in quel Stato ».
L'albero genealogico di questa famiglia
compilato dallo storico Alessandro Canob
bio, comincia dall'anno 936 col già accen
nato Dominus RIPRANDUS MARASSUS de
Seratico, il quale, quando i Comuni obbli
il corso Umberto I fa angolo colla via di
Santa Corona, nella qual chiesa eresse la
prima cappella a destra di chi entra, sulla
cui abside ancora si vede scolpito il suo
stemma. Quando nel 1116 venne a Vicenza
con gran seguito e solennità l'imperatore
Enrico V, il pronipote di Riprando, per
nome OTTONE, affine di porre i propri beni
allodiali di Serego, Meledo, Monticello di
Fara, Forlarea e S. Germano dei Berici, al
sicuro da spogliazioni tanto facili in quei
tempi di cittadine discordie, se ne fece da
lui feudalmente investire.
Così il figliuolo di detto Ottone, per no
me GUIBERTO, quale feudatario del Sacro
Romano Impero, il 27 di ottobre del 1154,
nella tenda di Federico Barbarossa, a Po
vegliano, fu uno dei testimoni alla pace
celebratasi fra gli Estensi di Germania, du
chi di Baviera e Sassonia, e quelli d'Ita
lia marchesi: ciò che, dieci anni dopo, non
impedì a lui ed al figlio suo Arnoldo di
schierarsi colla Lega veronese che, quando
lo stesso imperatore ritornò per punire le
città della marca a lui ribellatesi, accorse a
contrastargli il passo, e il 2 giugno del
1164, nel piano di Vaccaldo presso Viga
sio, lo indusse a levare il campo e a retro
cedere. Il detto Arnoldo ebbe sette figliuo
li maschi, due dei quali, FEDERICO ed AN
DREA, si trovarono più che mai coinvolti
nella lotta fra il partito guelfo ed il ghi
bellino (al quale ultimo sempre apparten
nero i Serego), perchè avendo Federico,
insieme coi suoi parenti Maltraversi e col
proprio zio Malacapella nel 1194, in una
insidia da loro tesa al ponte di Montebello
contro i guelfi di Verona, ucciso il capo di
questi, ch'era Balzanello Nievo, uomo ric
co e potente, i veronesi, per vendicarlo,
radunata gran gente, conquistarono il for
te e ricco castello di Cologna, antico pos
sedimento dei Serego, e lo diedero ai fi
gliuoli di Balzanello; nè ciò bastando, die
ci anni dopo, dagli stessi guelfi veronesi,
capitanati dai Monticoli, « interfectus fuit
Andreas de Seratico (fratello di Federico)
in villa Leonici » .
Ed un altro dei sette figli di Arnoldo,
PAGINA 248
per nome RIDOLFO, generò CORRADO e GIM
BERTO, che furono fatti avogari della Chie
sa vicentina.
Nè solamente a Vicenza si illustrarono
allora i Marassi di Serego, ma parecchi di
essi ebbero importanti uffici nello Stato di
Milano. Infatti il figliuolo di Uberto, per
nome PIOSELLO, dottore nelle leggi e assai
celebrato giureconsulto, peritissimo nelle
cose di Stato, il quale nell'agosto del 1384
aveva ottenuto dal doge Antonio Venier la
cittadinanza di Venezia, fu poi chiamato
da Gian Galeazzo Visconti, che gli conces
se la cittadinanza milanese e lo fece vica
rio generale del Ducato. Il figliuolo di lui,
NICOLÒ, sposò Caterina da Sartirana e ne
ebbe figlioli e nipoti, fra i quali un buon
poeta umanista, pure di nome NICOLÒ (i
cui Carmina del 1481 usciranno fra breve
alle stampe colla versione metrica di un
suo tardo pronipote) e parecchi governato
ri dei castelli di Milano, di Pavia, di Ge
nova, ecc., che furono poi investiti dei
feudi di Robecco, S. Giulietta, e fatti con
ti di Mondondone Vercellensis Districtus
come appare dal testamento 12 agosto 1447
di Filippo Maria Visconti : « interfuerunt
ibi testes Comes Antonellus de Seratico
quondam Domini Gabriellis Praefectus ca
stri Portae Jovis Mediolani, etc. ». Mag
giore attenzione fra tali castellani merita
OBERTO, che, fermatosi a Genova, vi era
nel 1357 anziano della Repubblica e dal
1367 al 1380 consigliere. Egli ebbe due fi
gli: GIACOмо, che nel 1418 fu nominato
da papa Martino V vescovo di Savona, e
DANIELE, fondatore d'un ramo dei Marassi
dı Serego, che conservò il solo primitivo
cognome Marassi e, dopo alcune generazio
ni, passò con un GIO. BATTISTA nel 1656 a
Palermo, dove ebbe le baronie di Fontana
salsa e di Cametrici ed il ducato di Pietra
tagliata, estinguendosi poi in un altro Gio.
BATTISTA, la cui unica figlia Cirilla sposò
nel 1818 don Luigi Alliata dei principi di
Villafranca, così che in questa famiglia
passarono e sono tuttora gli averi ed i ti
toli del ramo dei Marassi di Sicilia.
Ma sebbene anche altrove i Marassi di
Serego si illustrassero, tuttavia il cерро
della famiglia rimase sempre a Vicenza,
donde, quantunque ghibellina, fu delle pri
me mandate in esilio all'epoca della tiran
LETTERAS
nia di Ezzelino da Romano ed infatti do
minus HENRICUS Marassus de Seratico è
al diciottesimo posto nella lista dei banditi
ed al primo in quella dei 350 nobili profu
ghi congregati nel 1254 in ecclesia S. Be
nedicti de Padova. Vicenza, dalla tirannia
ghibellina di Ezzelino passò a quella guel
fa dei Padovani, un cui episodio è narrato
nel vol. IV, pag. 728, della Grande Illu
strazione del Lombardo-Veneto di Cesare
Cantù.
Nello stesso sec. XIII furono consiglieri
del Comune di Vicenza, oltre GIORDANO ed
il padre di lui UGUCCIONE, anche un JACO
MINO, annoverato fra i giureconsulti di
quei tempi, e due RICCIARDI, dei quali uno
era ambasciatore nella pace conclusa il 22
di dicembre 1280 tra la Comunità di Pado
va ed Alberto della Scala.
E nel secolo seguente un altro UGUCCIO
NE generò BONIFACIO (1332 ....), il qua
le il 5 d'aprile 1384 fu dallo stesso doge
Antonio Venier fatto con tutti i suoi di
scendenti cittadino di Venezia, ed ebbe
due figlioli, il primo, SIMONE, di cui Lui
gi Ongaro scrive : « La Chiesa di S. Vin
uno
cenzo, dotata subito di benefici, ne ebbe
così rilevante da Simone di Serego
che i Vicentini, anzichè seppellirne la sal
ma nell'interno, dove esistono ancora tom
be della sua famiglia, gli posero nel porti
co un mausoleo collo stemma e l'effigie
scolpita ».
L'altro figlio di Bonifazio fu CORTESIA
(anagramma di Seratico), che nato nel
1335, nel 1375 si trasferì a Verona, dove
Bartolomeo ed Antonio della Scala l'ave
vano chiamato quale governatore, generale
delle loro armi dandogli poi, nel 1380, la
loro sorella Giacoma in isposa, nel 1381
(23 ottobre) la tenuta di S. Sofia in Val
policella e nel 1382 (25 marzo) ancor più
larga dotazione di beni nel territorio vero
nese. Tanta liberalità verso un uomo ve
nuto di fuori destò l'invidia e l'odio dei
vecchi cortigiani scaligeri, i quali mormo
rarono che egli avesse avuto parte alla uc
cisione di Bartolomeo della Scala ordinata
dal fratello di lui Antonio, ma tale insi
nuazione, ritenuta anche allora calunniosa,
fu dai più recenti studi completamente sfa
tata. Cortesia ricostituì la milizia, restaurò
i castelli dello Stato, specialmente quelli
LETTERAS
del lago di Garda e, mandato nel principio
del 1384 a respingere l'invasione di Sicco
(Franceschino) da Caldonazzo, lo sconfisse
egli tolse la Valsugana, costringendolo a
ritirarsi come privato a Treviso. Oltre di
che fu impiegato in varie ambascierie spe
cialmente presso il conte di Virtù, come
appare poi dalla sfidatoria finale di questo
ad Antonio della Scala in data 21 aprile
1387. Intanto nella primavera del 1386
scoppiava la guerra coi Carraresi, i quali,
battuti da Cortesia al ponte di Barbarano
eda lui inseguiti fino alle mura di Padova,
dove essendosi essi trincerati e fingendo
egli di voler quivi passare il Brenta, lo
passò invece con abile mossa il 23 giugno
a Brusegana piombando il 25 sui nemici e
mettendoli in fuga, onde già erano stati
spediti a Verona messi di vittoria, quando,
mutata a un tratto la sorte dell'armi per
l'inatteso arrivo del famoso condottiero in
glese Gio. Hagwood (l'Acuto) contro le
bande scaligere già intente al saccheggio,
Cortesia fu ferito e condotto prigioniero a
Budellone sul ferrarese, dove morì mentre
si stava trattando pel suo riscatto. Un an
no dopo lo Scaligero, perduta la giornata
di Castagnaro, perdette anche lo Stato per
opera di Gian Galeazzo Visconti e si ritirò
a Venezia, dove la sorella Giacoma, vedo
va di Cortesia, per aiutarlo nel tentativo
di rivincita che egli si proponeva di fare,
gli portò il 14 di febbraio 1388, oltre
tutto ciò che aveva in casa d'oro, d'argen
to e di preziosi, anche 2200 ducati d'oro, i
quali andarono perduti per la morte di An
tonio, avvenuta il 3 di settembre dell'an
a
no stesso sui monti di Forlì, mentre con
bande assoldate in Romagna tornava alla
riscossa, e tale perdita, è tradizione, sia
stata l'origine del motto memoriale così
va, completato in segreto dagli altri due
versetti, che il popolo ancora ripete : « chi
denari ai prenci dà di ritorno non li avrà ».
Cortesia lasciò tre femmine, delle quali
una, per nome Cunizza, sposò poi in Vi
cenza, nel 1394, il cremonese Marco, di
Marsilio Cavalcabò, e due maschi : l'uno,
BONIFACIO, che, morto prima del 14... in
Pavia, vi fu sepolto nella chiesa di S. Ste
fano, e CORTESIA II, così chiamato col no
me del padre, perchè nato dopo la morte
di lui. Questi, oltre che splendido ed ele
PAGINA 249
gante cavaliere (onde a Ferrara nella festa
del 4 marzo 1438 comparve fra quelli che
tenevano le briglie al cavallo dell'impera
tore d'Oriente) fu uomo di grande consi
glio, onorato dai dogi Steno e Foscari, in
scritto nel 1409 al Nobile Consiglio di Ve
rona appena allora istituito, insignito nel
1444 per sè e discendenti della cittadinanza
di Padova, e dall'imperatore Sigismondo
dei titoli di conte del Sacro Romano Impe
ro e di conte di Serego con Diploma data
to da Ulma il 10 luglio 1434, confermato
dalla Repubblica Veneta colla Ducale 22
settembre dello stesso anno.
Da Cortesia II e da Caterina di Caserte,
milanese, nacque PANDOLFO, che nel 1464
costrusse le chiese ed istituì le parrocchie
di Cucca (ora Veronella) e di Miega nel
territorio Colognese, dotandole di beneficio
perpetuo, donde il juspatronato e diritto di
nomina del titolare tuttora esistente. Spo
sò Filippa da la Sale di Ferrara e ne ebbe
ANTONIO MARIA, il quale da Origa da Gam
bara, bresciana, ebbe : CORTESIA III (che,
congiuntosi a Marianna Malaspina, formò
un breve ramo finito poi in Laura, sposata
con Paolo d'Arco e Brigida con Nicola di
Castelbarco) , BONIFAZIO, che fu consiglie
re dell'imperatore Massimiliano, Filippa
(in Francesco Malaspina), Caterina (in
Gian Francesco Giusti), GIROLAMO, proto
notario apostolico (morto giovane in Ra
venna), BRUNORO ed ALBERTO. Coi detti
Brunoro ed Alberto la famiglia si divise
nei due rami tuttora esistenti, ma prima di
dividersi, essi, di comune accordo ed a spe
se comuni, fecero un'opera grandiosa, del
la quale ancora oggi nel veronese si sento
no i benefici effetti. Poichè possedevano
vasti terreni a sinistra ed a destra dell'Al
pone, e questi ultimi minacciavano di im
paludarsi non potendo più le loro acque
scolare nel fiume, il cui letto si andava co
stantemente alzando, mentre i terreni a si
nistra difettavano di irrigazione, ebbero la
geniale idea di far passare a sinistra l'ac
qua di destra ed ottenuta di ciò licenza dal
Governo Veneto con Ducale del 4 dicem
bre 1574, chiamarono Andrea Palladio (il
quale già aveva per loro architettate ed in
nalzate le ville di S. Sofia in Valpolicella,
di Miega nel territorio colognese) e gli fe
cero costruire quel sottopassaggio tutto di
PAGINA 250
cotto, lungo m. 53 col diametro di 1.80,
che tuttora solidissimo ed ammirato unisce
le due parti della gran fossa Serega di de
stra e sinistra d'Alpone per una lunghezza
di più che diciotto chilometri. Così la fos
sa Serega per più di due secoli fu la prov
videnza di tutti quei terreni, e adesso an
cora, dopo che, per cambiamenti di pro
prietà e di condizioni idrauliche, fu il 21
ottobre 1839 trasformata nella Società dei
Sereganti, continua a beneficare un bacino
di 4450 ettari (campi 13.350) compresi in
sette Comuni.
SEREGO ALIGHIERI (DI).
BRUNORO, il primogenito dei due figli di
Antonio Maria ed Origa Gambara che eb
bero discendenza, fu condottiero di 50 uo
mini d'arme e di 100 cavalli leggeri per la
Repubblica Veneta e si segnalò nei com
battimenti di Ghiaradadda. Seguì poi l'im
peratore Massimiliano, che, nominatolo
suo consigliere e luogotenente, gli rinnovò
l'investitura del castello di Cologna, che
era stato tolto ai Serego dai guelfi veronesi
nel 1194. Da Massimilla Martinengo ebbe
ANNIBALE (che sposata Lucia di Collalto
formò un ramo durato solamente circa un
secolo) e MARCO ANTONIO, che fu il ca
postipite dei Serego Alighieri, perchè l'ul
timo rampollo di Dante, il canonico Fran
cesco Alighieri la cui nipote egli aveva
sposato (1549) lasciò ai discendenti maschi
di lui (con testamento 12 agosto 1558) in
sieme con la sua sostanza anche l'obbligo
di portarne il glorioso cognome. Suoi fi
gloli furono : PIERALVISE, ESTORE (che fu
capitano alla Canea e si trovò venturiero
nella felice giornata di Lepanto), CORTE
SIA, ORAZIO, GIORDANO II, GIULIO CESARE,
CORTESIA, ERCOLE ed ALESSANDRO, medico
e filosofo, morto nell'assistere i colpiti dal
la pestilenza del 1575 e sepolto nella chie
sa di S. Fermo Maggiore in Verona.
Di questi dieci figlioli maschi, il primo
genito Pieralvise sposò Angela Giusti, che
gli generò tre maschi, dei quali uno solo,
PANDOLFO, si ammogliò con Origa Lava
gnoli, procreando PIERALVISE, che da Li
via Spolverini ebbe PANDOLFO (Vicario del
la Casa dei Mercanti nel 1695) e questi, da
Drusilla di Serego, PIERALVISE (che nel
1701 fu Vicario della Casa dei Mercanti,
LETTERAS
nel 1705 capitano del Lago di Garda) e
MARCANTONIO, che da Teodora Zenetti ge
nerò PANDOLFO e questi da Maria Teresa
Pellegrini, MARCANTONIO, BRUNORO e FEDE
RICO BARNABA. Marcantonio nel 1797, du
rante la sollevazione delle Pasque verone
un
si, fu presidente della Intendenza alle ar
tiglierie, onde l'anno dopo, imprigionato
dai francesi, dovette sborsare grosso riscat
to. Sposò Teresa Montanari e formò
breve ramo estintosi nel 1896 in FILIPPO,
che non avendo prole dalla moglie Teresa
Conati, lasciò il proprio patrimonio in ope
re. di beneficenza. Brunoro fu luogotenente
generale del re di Baviera, governatore del
la città di Augusta, ed ivi morì nel 1815.
Federico Barnaba sposò Anna da Schio e
n'ebbe PIERALVISE, che da Marianna Veri
tà Poeta procreò CORTESIA, DANTE e FEDE
RIGO. Quest'ultimo morì celibe, cav. del
S. M. O. di Malta, Cortesia sposò Emilia
de Lutti e fu padre della vivente Marian
na in Giovanelli, Dante sposò Maria Ve
nier e fu padre del vivente PIERALVISE.
La famiglia fu confermata nel titolo di
nobile e conte con S. R. A. 9 dicembre
1820.
I Di Serego Alighieri furono riconosciuti
nei titoli sotto indicati con D. M. 27 mag
gio 1929.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (di Verona) (mf.),
nobile di Mantova (mf.), patrizio fiorenti
no (m.), conte del S. R. I. (mf.), conte di
Serego (m.), in persona di PIETRO ALVISE,
dottore in giurisprudenza, n. 28 inaggio
1875, di Dante, di Pietro (n. 9 gennaio
1843, + 7 novembre 1895) e di Maria con
tessa Venier (n. 9 gennaio 1847, † 28 apri
le 1915); spos. con la nob. Anna dei conti
Meniconi Bracceschi.
Figli: DANTE, n. Venezia, 15 gennaio
1905, dottore in giurisprudenza, cav. d'on.
e dev. del S. M. O. di Malta; Massimilla,
n. Venezia, 21 ottobre 1906; Maria Madda
lena, n. Venezia, 31 marzo 1908; FEDERICO,
n. Gargagnago, 25 agosto 1912; LEONARDO,
n. Firenze, 28 novembre 1917.
Zio: CORTESIA, n. 18 dicembre 1840, t
16 luglio 1887, spos. con Emilia nob. De
Lutti.
Figlia: Marianna, n. S. Rocco di Lava
LETTERAS
gno, 24 settembre 1879, spos. 28 luglio
1901 al principe Alberto Giovannelli.
v. S.
* SEREGO (DI) .
ARMA :
Inquarta
to : nel 1º e 4º
d'oro all'aquila
di nero bicipite
con le due teste
diademate del
campo; nel 2º e
3º di rosso a tre
spade al natura
le poste in ban
da all'ingiù, una
accanto all'altra,
accompagnate da una stella di sei raggi
d'oro posta nel secondo punto in capo,
nel terzo in punta; sul tutto di rosso al
la scala d'argento di cinque piuoli.
CIMIERO : Un falcone sorante sostenuto da
un carrello di rosso ornato d'oro.
Мотто: Memoriale così va.
DIMORA : Verona.
Ramo della precedente famiglia : l'altro
figliolo di Antonio Maria e di Origa da
Gambara, per nome ALBERTO, fu egli pure
condottiero di cinquanta uomini d'arme e
di cento cavalli leggeri per la Repubblica
Veneziana e luogotenente Generale di Lu
cio Malvezzi, governatore dell'armi. Di lui
lo storico contemporaneo Francesco Sanso
vino dice: « La sua magnificenza et gene
rosità era tale ch'egli diede ricetto nelle
sue stanze alla Cucca (ora Veronella) non
pure a Duchi di Mantova et ad altri gran
Principi per passaggio, tenendoli per mol
ti giorni con gran splendore, ma a Carlo
Quinto Imperatore et alla sua Corte piena
di molti Signori, con tanto ammirabile et
sontuoso trattenimento et con tanta abbon
danza di elettissime et esquisite vivande et
apparecchi, che Carlo restato stupito heb
be a dire che da pochi o da nessun altro
Principe era stato così regalmente tratta
to».
Alberto da Camilla Visconti Borromeo
ebbe ERCOLE, LODOVICO, MARCANTONIO e
FEDERICO. Ercole militò 25 anni per i Ve
neziani, prima sotto Camillo Orsini, poi,
coll'incarico dello stendardo di cento uo
PAGINA 251
mini d'arme sotto Valerio Orsini, dopo la
cui morte governò quella banda per buono
spazio di tempo, sostenendola spesso a sue
spese, onde n'era amatissimo. Lodovico e
Marcantonio morirono senza eredi e Fede
rico sposò Violante di Canossa, dalla qua
le nacquero BONIFAZIO, che sotto l'impe
ratore Rodolfo fu alla Corte Cesarea; Bo
NIFACIO sotto Filippo II alla Corte di Spa
gna; Lodovico (referendario dell'una e l'al
tra segnatura, prolegato di Spoleto, ecc.,
dal 1612 al 1625 vescovo di Adria, nunzio
agli Svizzeri, sepolto a Roma in S. Maria
Maggiore) ed ALBERTO, che sposò Giulia
Averoldi e ne procreò Giordano, che ebbe
molti pubblici uffici, fra i quali quello di
Provveditore della città, ed ANTONIO FRAN
CESCO (Vicario della Casa dei Mercanti nei
1635), che da Drusilla Sagramoso ebbe
MEZZUSBERGO, amatore delle scienze natu
rali, fondò nella sua casa l'Accademia de
gli Aletofili- amici della verità, e FEDERI
co, che sposata Caterina di Castelbarco
procreò GIUSEPPE CARLO ed ANTONIO. Giu
seppe Carlo (1679-1718), generale dell'im
peratore Carlo VI, morì a soli 38 anni, in
Pisa, il 12 gennaio 1718 : aveva sposato la
francese Madame de Bernet e fondò
breve ramo estintosi nel 1835 con un FE
un
DERICO, buon cultore delle lettere, che da
Eleonora di Canossa non aveva avuto di
scendenza. Antonio sposò Cecilia di Ca
nossa e ne ebbe FRANCESCo, che da Drusil
la Serego Alighieri generò ANTONIO GIU
SEPPE (n. 1783, † 1858) e questi da Maria
Da Ponte : FRANCESCO (n. 1816, † 1877),
GIOVANNI (n. 1817, † 1896), Niccolò (n.
1819, † 1882) ed ANTONIO MEZZUSBERGO
(n. 1826, † 1902). Di Francesco, nell'atrio
della Biblioteca Comunale di Verona si
legge scolpito che nel 1870 egli le donava
« insieme con antichi libri e manoscritti
ereditati dagli avi, anche il loro insigne
epistolario dal 1403 al 1738 affinchè fosse
valido sussidio per gli studiosi della storia
cittadina e fonte autorevole alle ricerche
sugli usi signorili di que' tempi ». Sposò
Rosa dei Vallenari e fu padre del vivente
ANTONIO Alberto. Giovanni, imprigionato
dal Governo Austriaco con altri patriotti
nel 1863 fu con essi durante la istrutto
ria prosciolto. Antonio Mezzusbergo, nel
1848, tenente nel corpo degli studenti vo
PAGINA 252
lontari crociati, combattè all'assedio di Vi
cenza e rimase ferito nella giornata di So
rio; sposò Giovanna Noris e fu padre di
Lucia, vivente.
Questo ramo fu riconosciuto nei titoli e
nell'arma con D. M. 20 luglio 1905.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (di Verona) (mf.),
conte del S. R. I. (mf.), conte di Serego
(m.), in persona di ANTONIO ALBERTO, dot
tore in giurisprudenza, cavaliere della Co
rona d'Italia, n. Verona, 20 maggio 1855,
di Francesco (n. 1816, † 1877), di Antonio
Giuseppe e di Rosa Valenari († 1891); Sp.
Verona 17 ottobre 1892 con la nobile Ca
rolina dei conti da Lisca.
Figlio: CORTESIA FRANCESCO CARLO, n.
Verona, 19 luglio 1905, dottore in giuri
sprudenza e in scienze politiche.
Cugina (figlia di Antonio Mezzusber
go, di Antonio Giuseppe) : Lucia, n. Ve
rona 7 ottobre 1868, sp. 22 settembre 1892
al nobile Guglielmo Cavazzocca Mazzanti.
V. S.
SERENA DI LAPIGIO.
ARMA:
D'argento
alla sirena di
due code al na
turale, coronata
d'oro, movente
dal mare d'az
zurro; col capo
di rosso caricato
di tre gigli d'ar
gento, abbassato
sotto un altro
capo cucito d'az
zurro caricato di tre stelle di sei raggi
d'oro.
Alias (Sembra che lo stemma originario
fosse anticamente : D'azzurro a sette
stelle di sei raggi d'oro disposte a modo
dell'orsa maggiore).
Мотто : Sereno micant.
DIMORA: Roma e Altamura.
Antica famiglia che fu creduta origina
ria di Roma, e di cui si hanno memorie
in Montesantangelo e passata poi a Fog
gia ove fu annoverata fra quelle famiglie
nobili (vedi Lumaga : « Teatro della No
LETTERAS
biltà di Europa »). Risulta da un diploma
della Regina Giovanna II d'Angiò che nel
1417 era già investita del feudo di Lapigio,
in Comitatu Molisij, in persona del milite
FRANCESCO SERENO (Reg. Reginae Johan
nae Secundae Sig. 1417, fol. 59, Arch. del
la l'en. Lingua di Italia, Prot. 192), nato
verso la fine del 1300, primo possessore di
detto feudo con dominio di vassalli e con
piena giurisdizione. Questo Francesco è ri
conosciuto capostipite della casata. Il ramo
primogenito fiorì in Foggia fino alla pri
ma metà del 1600 e si estinse con Camilla
Serena, mentre l'antico ramo di Montesan
tangelo nelle « Giunte alla Historia di Gio .
Antonio Summonte », di P. Sarnelli, è re
gistrato ancora vivente nel 1670.
Verso la fine del XV secolo si diramò in
Altamura, ove fece parte di quel Primo
Ordine Civico contando una ininterrotta
serie di eletti dei Nobili alle varie Magi
strature della città, ecclesiastici di chiara
fama, letterati, giuristi, uomini politici
che servirono con onore la Patria (Car
te Farnesiane, Processi Antichi di Re
gia Camera della Sommaria; Processi nuo
vi della Sommaria; Processi del Consiglio
Collaterale, in Archivio di Stato di Napoli,
e Libro dei Parlamenti della città di Alta
mura). Il progenitore di questo ramo alta
murano della famiglia fu GIOVANNI, figlio
di Messer Fabrizio Sereno, di Foggia, e
marito della Nob. Ursola Filo (Reg. « Ju
ramenta omnium antiquiorum beneficio
rum » della Curia Prelatizia di Altamura);
si ha pure notizia di un Donato, vescovo
di Ischia e vicario generale a Napoli nel
1500, menzionato in una Storia manoscrit
ta della città di Altamura (compilata nel
l'anno 1668 dal dottor Domenico Santoro)
quale appartenente alla nobile famiglia al
tamurana. Fu decorata, nel 1485, della
Regia familiarità da Re Ferrante I d'A
ragona in rimunerazione delle militari
benemerenze di Messer FABRIZIO, milite
( Archivio dell'Ordine di Malta in Roma,
fasc. Ν. 96, vol. 2º, fol. 205, retro e fasci
colo 97, fol. 50). Si distinse, nel 1544 e
nel 1564, per aver condotto ambascerie in
Parma presso il Principe Ottavio Farnese,
dirette a patrocinare gl'interessi della città
di Altamura (Archivio Municipale di Alta
mura e Gr. Archivio di Napoli, vol. 2º dei
LETTERAS
« Processi antichi di Regia Camera » Prot.
N. 9, « Privilegi della città di Altamura),
e per avere in tutti i tempi seguenti par
tecipato alla amministrazione di quella cit
tà tenendovi quegli uffici che ai soli Nobi
11 competevano. Fu ricevuta per giustizia
nel Sovrano Mil. Ord. di Malta nell'anno
1703 come quarto del Cav. Alfonso Candi
da, di Lucera, del quale era ava Camilla
Serena, di Foggia, discendente da France
sco (Processo delle prove di nobiltà del
nobile Alfonso Candida del Priorato di Ca
pua, nell'Archivio della Veneranda Lingua
d'Italia dell'Ordine Sovrano di S. Giovanni
di Gerusalemme). Partecipò alla storica di
fesa della città di Altamura contro l'assal
to delle truppe del Cardinal Ruffo ne!
1799.
Il ramo passato ad Altamura è quello
che tuttora sopravvive. Si denominò Sere
nus, Sereno, de Sereno, de Serenibus, Si
rena, e solo nei primi anni del 1600 nella
ortografia del suo cognome incominciò
prevalere la forma fissata di poi in Serena.
Verso la metà del 1700 la nobile famiglia
a
Campanile, originaria e patrizia di Ravello
e signora di vari feudi, vissuta per alcuni
secoli in Altamura e iscritta anch'essa
a
quel primo Ordine Civico, si estinse nella
famiglia Serena, la quale inquartò il pro
prio stemma con quello dei Campanile e
per alcun tempo usò aggiungerne il cogno
me al proprio.
Fra i personaggi più eminenti della fa
miglia si ricordano :
FABRIZIO SERENO, milite, che partecipò
nel 1480-1481, con sua gente, e fu fe
rito, alla guerra d'Otranto contro i Tur
chi; Ferrante II d'Aragona, in rimunera
zione di questi suoi militari servigi e spe
cialmente del valore dimostrato, lo confer
mò nel 1485 nel possesso del feudo di La
pigio (in Comitatu Molisij) « cum homini
bus et vassallis, angariis et per angariis et
cum omnibus juribus »; lo nominò suo
Ciambellano, e gli assegnò sei once annue
d'oro. Il nome di questo guerriero figura
fra i venti iscritti nei medaglioni che ador
nano la base del monumento innalzato ad
Otranto a ricordo dei martiri e degli eroi
di quella guerra.
Il dottor GASPARE, figlio del predetto
Giovanni di Fabrizio Sereno, fu sindaco
PAGINA 253
di Altamura, e in veste di legato e procu
ratore generale della Università di questa
città, stipulò a Parma con Ottavio Farne
se l'istrumento del 1533 per cui Altamura
passava sotto la giurisdizione di quel Prin
cipe; ritornò poi a Parma nel 1564, col no
bile Teodosio de Angelis, per la conferma
di antichi e la concessione di nuovi privi
legi a favore della sua città.
GIOVAN FRANCESCO, eletto dei Nobili
nel 1772-73; ARSCENZIO, U. J. D., eletto
dei Nobili nel 1595-96, 1600-01, 1604-05,
1608-09; OTTAVIO, Judex (giudice della
Bagliva) nel 1596; PONZIANO, di Arscen
zio, camerlengo e sindaco dei Nobili;
Luzio, di Arscenzio, eletto dei Nobili
1639-40, 1643-44, 1646-47, 1659-60; NICO
LANTONIO, di Ponziano, eletto dei Nobili
1660-61, 1666-70, 1674-75, 1675-76, 1685
86, 1691-93; PONZIANO, di Gregorio, eletto
dei Nobili 1683-84, 1685-86, 1689-90, 1694
95, 1698-99, 1700-01; FRANCESCO PAOLO, di
Ponziano, camerlengo nel 1750, eletto dei
Nobili 1716, 1737, 1741, 1754; MICHELE,
nato nel 1695, U. J. D., uomo dottissimo
e illustre giurista; VINCENZO, camerlengo
nel 1760 e nel 1772-73, sindaco dei Nobili
nel 1770, eletto dei Nobili nel 1774, 1784,
1786, 1789, 1790.
Dei tre fratelli : NICOLANTONIO (1750
1791), FRANCESCO PAOLO (1753-1802) e Do
MENICO IGNAZIO (1755-1803), il primo fu
profondo giureconsulto, strenuo difensore
dei diritti della sua città, professore di di
ritto delle genti ed ebbe nome reputatissi
mo nel Foro della capitale del regno delle
Due Sicilie; il secondo, fu camerlengo nel
1780-81, 1781-82; il terzo fu canonico della
Regia Cattedrale, professore di sacra teo
logia e di diritto, letterato e ardente soste
nitore, insieme col fratello Francesco Pao
lo, della repubblica Partenopea. Ebbe la
casa dei suoi avi devastata e incendiata
nella invasione sanfedista del 1799 e di
strutta la biblioteca di famiglia, ricca di
migliaia di volumi; fu crudelmente malme
nato e trascinato da un carcere all'altro ai
forti di Brindisi, di Santo Stefano e della
Vicaria.
In questi ultimi tempi hanno poi dato lu
stro al nome : GENNARO, n. 1810, † 1884,
U. J. D., economista, giurista, letterato.
Fu sottointendente e consigliere d'inten
PAGINA 254
denza in terra di Bari dal 1848 al 1850; dal
1862 al 1864 consigliere della provincia e
della città di Napoli, ove coprì anche la
carica di assessore e di vice-sindaco; consi
gliere della provincia di Bari, sindaco di
Altamura; insignito del patriziato della
Repubblica di San Marino, degli Ordini
Equestri del Santo Sepolcro, dei SS. Mau
rizio e Lazzaro, della Corona d'Italia, есс.,
ecc., membro di numerosissime Accademie
letterarie e scientifiche d'Europa, cittadino
onorario di vari Comuni. Nel 1855 fondò
e diresse a Napoli, con Bruto Fabricatore,
la Rivista Sebezia, avendo a collaboratori
gli uomini più insigni per dottrina e pa
triottismo del Mezzogiorno. Profondo in
politica legislativa, in diritto amministrati
vo e scienzė sociali, lasciò numerose pub
blicazioni altamente apprezzate. Sposò in
prime nozze Emilia Giannuzzi (23 febbraio
1834) e in seconde nozze Rosa Lombardi
(26 ottobre 1856).
OTTAVIO, figlio di Gennaro e di Emilia
Giannuzzi, n. Altamura 1837, m. Roma
1914, U. J. D., cav. di Gr. Cr. dei SS.
Maurizio e Lazzaro, ecc.; statista, giure
consulto, letterato, storico, patriota; auto
re di fondamentali monografie relative alla
storia della città d'Altamura e di pregiate
opere d'indole letteraria e di varia dottri
na. Fu tra i dirigenti cospiratori per l'uni
tà d'Italia nel Comitato Insurrezionale
Provinciale del Barese, segretario del Go
verno Provvisorio d'Altamura e di Bari nel
1860. Coadiuvo Saverio Baldacchini, presi
dente del Consiglio Generale di Istruzione
Pubblica in Napoli, nell'opera di riordina
mento della pubblica istruzione nel Napo
letano, e fece parte a Torino, in qualità di
segretario particolare, del gabinetto del mi
nistro Francesco De Sanctis. Ritornato
nella città natale, ricoprì le cariche di de
curione, consigliere, sindaco. Membro del
Consiglio Superiore degli Archivi di Stato,
è tuttora compulsata e citata dai compe
tenti la relazione sul riordinamento di essi
da lui presentata nel 1882 alla Camera dei
Deputati. Deputato al Parlamento per set
te legislature; varie volte consigliere e pre
sidente del Consiglio Provinciale di Terra
di Bari; delegato straordinario all'Ammini
strazione del Comune di Napoli; per tre
anni Prefetto del Regno; Sottosegretario
LETTERAS
di Stato per gli Affari Interni; Consi
gliere di Stato; Senatore del Regno dal
1898 e Questore del Senato; Presidente del
la R. Commissione d'Inchiesta al Ministe
ro della P. I.; Presidente onorario del
Consiglio di Stato. Fra le altre testimo
nianze della sua dotta operosità rimango
no i verbali della Reale Commissione, crea
ta nel 1910 per lo studio della riforma alla
legge sulla giustizia amministrativa e quel
li della Commissione Consultiva per le
operazioni demaniali presso il Ministero di
A. I. C. della quale fu Presidente. Prese
parte notevolissima alla creazione delle più
benemerite istituzioni culturali nella sua
Provincia ed ai più importanti dibattiti
delle Assemblee Legislative e delle mag
giori Commissioni Parlamentari. Istitui
tasi nel 1907 la V Sezione del Consiglio di
Stato, ne fu il primo Presidente, e nella
sua orazione inaugurale, che venne poi de
finita memoranda per densità di dottrina
giuridica e di concetti civili, segnò i linea
menti e le finalità del nuovo Istituto della
Giustizia Amministrativa. Di particolare
imponenza fu la commemorazione fatta
per la sua morte al Consiglio di Stato. So
lenni pubbliche onoranze furono poi tribu
tate alla sua memoria a Bari, ove nell'aula
di quel Consiglio Provinciale venne collo
cato il suo busto; a Lucera, dove fu sco
perta una lapide in suo onore; nella città
nativa, dove fu al suo nome intitolata la
strada ove ebbe sede la Scuola speciale d'a.
gricoltura da lui fondata nel 1872. Sposò
il 27 luglio 1862 Maria Priore, morta in
Roma il 18 maggio 1911 .
Questa famiglia fu riconosciuta con De
creto Ministeriale del 28 aprile 1897 nel ti
tolo di Nobile (mf.), come disc. dal suddet
to Francesco, e successivamente con RR.
LL. PP. di riconoscimento del 10 febbraio
1898 col titolo di Barone (mpr). Fu auto
rizzata infine, con RR. LL. PP. del 6 ot
tobre 1912, ad incardinare al cognome il
predicato di Lapigio (mf.) .
Con tali titoli è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. in persona di Gennaro, di Ottavio, di
Gennaro, sp. a Giuseppina Garzia.
Fratello: NICOLA, sp. Maria Persi ved.
Canonico.
Sorelle: Maria, sp. a Federico de Pepро,
LETTERAS
m. il 23 febbraio 1920; Emilia; Irene, sp.
al Nob. Biagio di Pietro Accolti Gil.
Figli di Gennaro: OTTAVIO, Primo Segre
tario di Legazione, spos. alla nobile Emi
lia Canonico, figlia di † Luigi Fiorenzo e
di Maria Persi; Giulia, sp. al Barone Pao
10 Melodia; Maria Letizia, sp. al † Nob.
Giulio de Cesare; Laura.
Figli di Ottavio: Fiorenza Camilla; FA
BRIZIO, n. il 26 settembre 1925.
* SERENELLI.
ARMA:
V. S.
D'azzurro
alla sirena di
carnagione di
due code, capel
luta d'argento,
coronata d' oro,
vestita di rosso,
posta di fronte e
tenente con le
mani l'estremità
di dette code.
Мотто : Dominus
erigi elysos . DIMORA : Verona.
Famiglia veronese, che figura nel cam
pione dell'estimo dal 1473 e dal 1558 fu
aggregata al nobile Consiglio della città.
Nel 1791 fece acquisto di un carato della
podesteria di Lizzini e con Decreto del Se
nato Veneto 25 febbraio 1792 ne fu inve
stita con titolo comitale e fu ascritta nel
l'Aureo Libro dei Titolati e fu confermata
nella sua avita nobiltà con S. R. dell'impe
ratore d'Austria il 1º marzo 1820. I titoli di
nobile di Verona e di conte furono ricono
sciuti con D. M. 21 novembre 1920.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (di Verona) (mf.),
conte (m.), in persona di Carlo SCIPIONE,
di Dionigio, n. Verona 4 marzo 1858, di
Francesco, di Bartolomeo, e di Calpurnia
deLutti.
Figli: Silvia, Angela, MARINO, Sere
nella.
Fratello: UMBERTO, n. Verona 26 feb
braio 1864, spos. Bologna 3 maggio 1886
con Ernesta Nardini.
Figli di Umberto: SERENELLO, n. Verona
7 maggio 1887; Emma, n. Verona 23 gen
PAGINA 255
naio 1893, spos. Verona 11 ottobre 1917
con Edoardo Lo Faso.
Cugino (figlio di Francesco, di Dionigio,
di Francesco, e di Italia dei conti Serego) :
GIUSEPPE, n. Verona 11 luglio 1885, spos.
Zevio 21 dicembre 1922 con Augusta Cle
mente.
Figli: DIONISIO, n. Zevio 11 giugno 1926;
FRANCESCO MARIA, n. Zevio 12 genn. 1928.
b. c.
SERGARDI.
ARMA: Partito di
rosso e d'azzur
ro, ai due mar
telli d'oro passa
ti in croce di S.
Andrea sulla
partitura con la
bocca piana e il
taglio bifido
e
coi manichi tor
niti a fior d'A
vellana; col ca
po d'Angiò abbassato sotto un capo d'o
ro all'aquila spiegata di nero, coronata
del campo. DIMORA : Siena.
Sembra che questa famiglia sia origina
ria da Montalcino, da dove passò poi a Sie
na, venendo ascritta, verso la metà del
XIV secolo, al Monte del Popolo. Il pri
mo risieduto nel Supremo Magistrato fu
ser GIOVANNI, di ser Gardo, nell'anno
1463 .
NICCOLÒ, di Giovanni, fu console di
Mercanzia nel 1496, e dei Regolatori nei
1497. Suo fratello FILIPPO, dottissimo giu
reconsulto, fu abate di Strigonia in Unghe
ria, chierico di Camera del pontefice Ales
sandro VI, che lo spedì come nunzio al
l'imperatore Massimiliano; nominato ve
scovo di Corinto, morì durante una mis
sione diplomatica in Germania.
ACHILLE, di Niccolò, era nel 1519 fra i
Maestri del sale; suo fratello FILIPPO era
nel 1517 protonotario apostolico, chierico
di camera del papa Leone X, soprinten
dente del fisco pontificio e segretario dei
Brevi. Siena lo impiegò in ambascerie al
pontefice.
NICCOLÒ, di Achille, nel 1530 fu tra i
deputati sulla guerra; nel 1533 venne in
PAGINA 256
viato al pontefice Clemente VII per invi
tarlo a passare da Siena nel suo viaggio
verso Marsiglia; nel 1546 andò al pontefi
ce Paolo III, per scusare la politica senese
verso la Spagna; nel 1547 era console di
Mercanzia e, nel 1555, faceva parte della
missione incaricata di trattare in Firenze
la resa e sottomissione di Siena alle armi
imperiali e medicee.
Dei numerosi figli di Niccolò, FEDERIGO
fu il capostipite dei Sergardi Bindi. Fra
gli altri si distinsero ALESSANDRO, avo di
altro ALESSANDRO, protonotario apostolico,
canonico del Duomo, e vescovo di Mon
talcino, e di ACHILLE, che nel 1670 era
cavaliere di S. Stefano e comandante di
una galera e poi della nave capitana del
l'Ordine, governatore della flotta, bali di
Gubbio e comandante della fortezza da
Basso di Firenze; ACHILLE, altro figlio di
Niccolò, sostenne varie ambascerie per
Siena, prima della caduta della città, e in
seguito fu fatto cavaliere dello speron d'o
ro e conte palatino dall'imperatore. Fu re
ferendario della curia pontificia e gover
natore di Fano, Ancona e Fermo e da Si
sto V venne nominato vescovo di Massa.
Da FILIPPO, altro figlio di Niccolò, di
scendono i Sergardi attuali, i quali non
presero parte notevole alla vita pubblica
di Siena, ma si imparentarono con le prin
cipali famiglie di quella nobiltà, mante
nendo sempre un rango preminente. Fu
rono ascritti al Patriziato di Siena nel 1753.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Siena (mf.),
ed è rappresentata da:
a) LUIGI, di Bernardino, di Celso.
Figli: ACHILLE, BENVENUTO.
Figlie di Achille: Fulvia, Maria Luisa.
b) FRANCESCo, di Giovanni, di Mario.
Figli: CARLO, ENRICO.
g. c.
SERGARDI BINDI.
ARMA: Partito, di rosso e d'azzurro, ai due
martelli d'oro passati in croce di San
t'Andrea sulla partitura, con la bocca
piana e il taglio bifido e coi manichi tor
niti a fior d'Avellana; col capo d'Angiò
abbassato sotto un capo d'oro, all'aquila
spiegata di nero, coronata del campo.
LETTERA S
Discendono, at
traverso FEDERIGO,
di Niccolò, di cui
si è detto avanti,
da Giovanni di Ser
Gardo, risieduto
nel 1463. Questo
Federigo fu prov
veditore di Bic
cherna nel 1601 e
fu padre di GIOVAN
FRANCESCO, che ot
tenne il cavalierato di S. Stefano. ORAZIO,
suo fratello, fu lettore nell'Università di
Macerata e poi rettore dell'Opera di Pro
venzano, mentre un terzo figlio di Federi
go, OTTAVIO, avendo sposata Meridiana
Bindi, fu adottato da questa famiglia assu
mendone il nome. Siccome poi, a sua vol
ta, non ebbe discendenti, il nome dei Bin
di, con la tenuta di Farnetella, passarono
al fratello GIO. FRANCESCO su ricordato.
NICCOLÒ E ALBERTO, di Giovan France
sco, furono ambedue cavalieri di S. Stefa
no, mentre il loro fratello GIROLAMO venne
nominato protonotario apostolico e vicario
dell'arcivescovo di Siena.
FRANCESCO, di Achille, di Alberto, intra
prese il prosciugamento del Piano del La
go presso Siena, ottenendo aiuti dal gran
duca Pietro Leopoldo e conducendo a ter
mine i lavori intorno al 1780.
GIOVANNI, di Francesco, fu canonico del
Duomo, poi vicario dell'arcivescovo Zonda
dari e vescovo di Montalcino.
Furono ascritti al patriziato senese per
decreto del 1755.
Dai Bindi veniva usata la seguente :
ARMA: D'argento,
alla croce di San
t'Andrea, d'az
zuro, accantona
ta da quattro ro
se di rosso (Bin
di).
I Bindi apparte
nevano anch' essi
al Monte del Popo
lo ed erano origi
nari di Rapolano.
Il primo risieduto
fu GIOVANNI, notaio, nell'anno 1422.
BINDO, di Giovanni, era nel 1461 gover
LETTERA S
natore d'Orvieto. GIULIO, nel 1553, ven
ne fatto prigioniero dai fiorentini durante
la guerra di Siena. BARTOLOMEO, dell'Ordi
ne dei Servi, fu vescovo di Lanciano.
EMILIO, nel 1591, era fra i cento uomini
d'arme del Granduca.
La famiglia si estinse sulla fine del XVI
secolo e l'ultimo sopravvissuto, DEIFEBO,
che aveva sposato nel 1582 Calidonia Ser
gardi, adotto Ottaviano Sergardi, che a
sua volta aveva, come si è veduto, sposata
Meridiana Bindi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Siena (mf.),
ed è rappresentata da GIUSEPPE, di Fran
cesco, di Giuseppe. Figli: Marina in Pan
nocchieschi d'Elci; GUGLIELMO; Elisabet
ta in Bonci Casuccini.
Figlidi Guglielmo: Fiammetta; FRANCE- pia Biringucci.
SCO ALAMANNO.
* SERGARDI BIRINGUCCI.
ARMA:
g. c.
Inquarta
to: nel 1º parti
to di rosso e di
azzurro, ai due
martelli di oro
passati in croce
di Sant'Andrea
sulla partitura,
con laboccapia
na e il taglio bi
fido e coi mani
chi torniti a fior
d'Avellana; col capo d'Angiò abbassato
sotto un capo d'oro all'aquila spiegata
di nero, coronata del campo (Sergardi);
nel 2º di rosso, alla fascia doppiomerlata,
d'oro, accompagnata da tre steli di gra
noturco, dai quali pendono due pannoc
chie (2 e 1), il tutto d'oro (Spannocchi);
nel 3º d'azzurro, alla fascia di rosso bor
data d'oro, accompagnata da tre foglie
di vite, d'oro (2 e 1) (Biringucci); nel 4º
d'argento, alla croce d'azzurro, caricata
di cinque lune montanti, d'oro (Piccolo
mini). DIMORA : Siena.
Da NICCOLÒ, di Giovanni, di ser Gardo,
console di Mercanzia nel 1497, derivano,
come si è visto, i due rami dei Sergardi e
dei Sergardi Bindi. Anche il presente ramo
PAGINA 257
discende da lui, per mezzo di GIOVAN
FRANCESCO, figlio di Niccolò. Il di lui figlio
LODOVICO prese parte ai moti di Siena del
l'anno 1545, venendo per tale motivo man
dato in confino a Lucca, dove prese parte
alla congiura del Burlamacchi. ROBERTO,
altro fratello del predetto, faceva parte del
l'ambasceria che i senesi, nel 1559, man
darono in Firenze a trattare la resa del go
verno senese ritirato a Montalcino.
Da FABIO, di Giovan Francesco, nacque
CURZIO, dei numerosi figli del quale più si
distinsero FABIO, che fu protonotario apo
stolico, vicario di due arcivescovi senesi e
a
letterato di buona fama, e FILIPPO, conso
le di Mercanzia nel 1628, il quale ebbe
sua volta per figlio CURZIO, che nel 1647
fu provveditore di Biccherna e sposò Olim
Fra i figli di Curzio, il più famoso fu
certamente monsignor LODOVICO, meglio
conosciuto sotto il nome accademico di
Quinto Settano, col quale pubblicò nume
rose poesie latine rimaste modello di ele
ganza di lingua; egli fu avvocato concisto
riale e presidente della fabbrica di S. Pie
tro. FILIPPO, di Curzio, fratello di Lodovi
co, fu nel 1690 provveditore delle strade di
Toscana e successivamente provveditore
dei Conservatori.
CURZIO, di Filippo, nell'anno 1726, fu
chiamato alla successione nel cognome e
nel maiorascato Biringucci da parte di
Marcello, di Lattanzio, di quella nobile fa
miglia. Ma Curzio aveva due figli, che am
bedue facevano parte della Compagnia di
Gesù; per tale motivo i due religiosi ri
nunziarono alla successione in favore del
loro zio, FABIO, di Filippo, che assunse
così il cognome e lo stemma Biringucci.
Dei figli di Fabio, FILIPPO fu primo ca
vallerizzo del Granduca di Toscana; CLAU
DIO fu amministratore dei beni della Coro
na, mentre LATTANZIO, passato alla Corte
di Napoli, seguì quel sovrano in Sicilia al
tempo dell'invasione francese e fu padre
di FABIO, colonnello nella cavalleria napo
letana, il quale poi emigrò e passò in Ame
rica, dove oggi vive un suo nipote, pure di
nome FABIO e padre di Maria.
MARCELLO, altro figlio di Fabio, di Fi
lippo, fu padre di ALESSANDRO, il quale
sposò Giulia Spannocchi, adottando poi
Araldica
17
PAGINA 258
per sè e per i discendenti lo stemma di
quella famiglia.
I Biringucci sono originari di Toiano,
nei dintorni di Siena, ebbero sepolcro in
S. Agostino e vennero ascritti al Monte dei
Riformatori. Il primo risieduto è stato
NELLO, di Biringuccio, nell'anno 1372.
Non vi sono per altro personaggi notevoli
prima di PIETRO, di Nanni, cavaliere, che
nel 1443 era rettore della Sapienza; nel
1446 andò come ambasciatore al re Alfon
so d'Aragona e nel 1448 a Firenze. Nel
1456 ebbe l'incarico della riforma delle
leggi senesi e nel 1458 andò ambasciatore
a Pio II, per trattare della riammissione
dei Grandi senesi alle cariche pubbliche.
Qualche anno prima era andato ambascia
tore a Niccolò V, per trattare della cano
nizzazione di S. Bernardino.
SIMONE, di Pietro, fu commissario della
repubblica in Val d'Orcia nel 1457 e nel
1469 provveditore di Biccherna.
TOMMASO, suo figlio, era notaro e nel
1480 fu dichiarato ribelle dopo che era ca
duto il governo dei Riformatori.
MARCELLO fu interprete delle leggi in
Napoli nel 1552; fu allievo di Mariano Soz
zini e autore di varie opere giuridiche. Fu
il primo ad informare il governo di Siena
della guerra che l'imperatore meditava
per la conquista di questa città.
ADRIANO si trovava a Firenze quando fu
iniziata la guerra di Siena, e fu imprigio
nato nel 1554.
CARLO, medico e filosofo, stampò varie
opere di medicina in Milano verso la metà
del '600, e pubblicò anche varie opere di
astrologia, nella quale arte era molto ver
sato.
GIOVAN CARLO, di Pietro, era capitano SERGIO.
granducale nella guerra contro i papalini.
MARCELLO, di Giovanni, era cavaliere di
Malta, e Margherita, sua sorella, fu dama
d'onore della granduchessa Vittoria della
Rovere.
MATTEO, di Giovan Carlo, cavaliere di
S. Stefano, fu fatto prigioniero dai turchi
e rimase per sette anni in schiavitù; riscat
tato, fu nominato capitano della Banda di
Montevarchi, nel 1695. PIETRO, suo fratel
lo, fu aio del figlio del principe Farnese e
poi aio e maestro di camera di Giovan Ga
stone dei Medici.
LETTERAS
L'ultimo della famiglia fu MARCELLO,
di Lattanzio, morto nel 1726. Egli istituì
ungrande maggiorascato, a cui fu chiama
to Curzio Sergardi, suo pronipote, fondan
do anche sei alunnati presso l'Università
senese e lasciando numerosi legati benefici.
Essendo i due figli di Curzio gesuiti, il
maggiorascato passò, come si è veduto, in
FABIO, di Filippo Sergardi, da cui discen
dono gli attuali rappresentanti della fa
miglia.
Questa, che già era iscritta fra i patrizi
senesi dall'anno 1753, ottenne da Sua Mae
stà Umberto I il riconoscimento del titolo
di barone, per avere i Sergardi, fino da
antichi tempi, goduto la signoria di Monte
Po nella Maremma senese.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone (mf.) e patrizio di
Siena (mf.), in persona di ALESSANDRO, di
Fabio, di Alessandro, n. Siena 14 aprile
1883; spos. Firenze, 12 settembre 1908,
con Alessandra Augusta dei conti di Ce
snola.
Figlio: FABIO, n. Siena 6 agosto 1909.
Fratelli: Maria, n. Siena ottobre 1878;
spos. 1903 con Antonio Antonelli: Giulia,
n. Siena ottobre 1881, sp. agosto 1918 con
Giorgio Andreis; Isabella, n. Siena 1890,
spos. marzo 1910 con Antonio Silvestri;
LODOVICO, n. Siena 24 gennaio 1892, spos.
Firenze, luglio 1918, con Fiamma dei mar
chesi Ridolfi, da cui Margherita, n. Siena
giugno 1919.
Zii: Anna, Giuseppa, Clementina, di A
lessandro, di Marcello.
g. c.
ARMA: Partito :
nel 1º di azzurro
al leone di ar
gento, rivoltato e
sormontato dalle
lettere S. C. di
nero; nel 2º di
argento allo sca
glione di rosso
caricato di oro.
DIMORA : Napoli.
Famiglia decora
SC
LETTERAS
ta del titolo di barone con R. Decr. 29 gen
naio 1856 in persona del comm. SISINIO
Sergio. Alla sua morte gli successe il fi
gliuolo primogenito, AGOSTINO; e morto
quest'ultimo il 16 ottobre 1885, gli succes
se la sua figliuola, primogenita, Maria
Aurora, nata 22 luglio 1858, religiosa nel
l'Ordine delle Figlie della Carità, che ha
un'altra minore sorella, consanguinea, a
nome Anna, nata il 12 agosto 1869.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di barone (mpr.),
in persona dei discendenti da Sisinio, pri
mo investito di detto titolo nel 1856.
f. f. p. di s.
SERGIUSTI.
ARMA: D'azzurro
al leone d'argen
to tenente con
le branche ante
riori un ramo di
alloro di verde e
attraversato da
una bandad'oro.
DIMORA : Lucca.
Nobile famiglia
lucchese, della
quale è ricordato
fin dal secolo XIII, Puccio, di ser Giusto
da Domazzano, dal qual nome, ripetuto in
ser GIUSTO, di Puccino, nel secolo XIV,
trasse il cognome in Lucca, ove ottenne la
cittadinanza nel 1380. Dal 1430 al 1795
dette alla Repubblica numerosi gonfalonie
ri, anziani e ambasciatori. I più noti per
sonaggi furono : i cancellieri maggiori
GIUSEPPE ISIDORO (1750-1764), FILIPINO
(1783-1791) e GHERARDO, detto grecamente
Diceo, nato il 25 ottobre 1492 da FILIPPO,
di ser Pietro, e da Margherita, di ser Ghe
rardo Agostini, anch'esso cancelliere della
Repubblica, e deputato a raccogliere le sue
antiche scritture, delle quali si servi per il
suo « Sommario della storia di Lucca dal
1264 », rimasto inedito. Sommo latinista e
maestro di eloquenza, tenne cattedra nel
lo Studio di Bologna, di Reggio, di Milano
e finalmente della sua città, dove morì nel
1542. FILIPPO fu uno dei fondatori dell'Ac
cademia degli Oscuri nel 1584; GIOV. BAT
TISTA, dello stesso secolo, fu ricordato dal
PAGINA 259
Mandosio fra gli illustri archiatri pontifici;
e Tommaso ricoprì la carica di segretario
intimo di gabinetto del ducato lucchese
dal 1818 al 1824; poi di direttore dei sali e
tabacchi, Consigliere di Stato e Gonfalo
niere del Comune di Lucca.
Suo figlio ALFONSO (sp. con Angela Del
Re), morto nel 1887, fu guardia nobile del
duca Carlo Lodovico di Borbone, e mag
giore nell'esercito del granducato di Tosca
na. Dei suoi figli, LUIGI, morto nel 1911,
raggiunse nell'esercito italiano, il grado di
tenente generale; e LISANDRO, morto nel
1893, ebbe da Mariana Dykinson, il viven
te comm. dott. GIOVANNI, Preside della
provincia di Lucca; e da Teodorina Della
Valle: Maria, Anita, Emma, Clara e AL
FONSO.
Figli di Giovanni, sp. con Elvira Roc
chi, di Luigi, furono : Marianna, Olga, LI
SANDRO, Natalia e Giovanna.
Le antiche case di questa famiglia furo
no in contrada S. Paolino, presso S. Mat
teo, ma ebbe anche la proprietà del palaz
zo e torre dei Falabrina in Canto d'Arco.
I suoi beni fondiari furono a Nozzano, a
Palmata, a Cerasomma e a Gragnano; le
tombe gentilizie in S. Romano e nella
chiesa dei Servi.
La famiglia Sergiusti fu iscritta nel Li
bro d'Oro della repubblica, formato nel
1628, ed ebbe riconosciuto il titolo di no
bile e patrizio di Lucca dal duca Carlo
Lodovico di Borbone, che la fece iscrivere
nel Libro d'Oro, del 1826, nella discen
denza da :
a) PELLEGRINO (sp. con Teresa Burla
macchi), di Giuseppe;
b) PAOLINO VINCENZO (sp. con Elisa
betta Cantarini), di Pellegrino;
c) TOMMASO (sp. con Angela Massei),
di Giuseppe;
d) PIER ANGELO (sp. con Antonia Col
lodò), di Carlo Maria.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
col titolo di nobile patrizia di Lucca (mf. ),
ed è rappresentata da FRANCESCO, di Raf
faello, di Pellegrino.
Figli: FOSCOLO e Maria Anna.
Figli di Foscolo: Edison, Dina, MANLIO,
VASCO, ALDO, FABIO.
Fratello: GIOVANNI.
Figlio: CARLO.
PAGINA 260
Figlio di Carlo: RENATO.
Hanno chiesto l'iscrizione LISANDRO
LUIGI, di Alfonso, di Tommaso, di Giu
seppe.
* SERIANNI.
ARMA : D'azzurro
LETTERAS
e
e. l.
Con decreto reale del 1º ottobre 1911, la
famiglia fu iscritta nel Libro d'Oro della
Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital.
con i titoli di patrizio di Ascoli (mf.), con
te (mpr.), nobile dei conti (mf.), ed è rap
presentata da Giuseppe, n. Ascoli P. 8 ot
tobre 1881, dai furono conte Emidio (1851
1925) e Adele Pretaroli (1855-1905); cava
liere della Corona d'Italia; sp. 20 ottobre
alla banda di 1901 con Maria Fuselli (n. 21 giugno
rosso accostata 1879); (resid. Ascoli P. e Roma, Via Arno,
da due palle d'o- 105) .
ro, una in capo
e una in punta.
Figli: 1) EMIDIO, n. 20 luglio 1902; 2)
DIMORA : Ascoli
Piceno, Roma e
Parigi.
Nobile famiglia
ADELE, n. II luglio 1910; 3) MARIO FUI
vio, n. 27 luglio 1914.
Fratello: Ivo, n. a Montegranaro 5 mar
zo 1885 (resid. Parigi).
di Ascoli Piceno.
Anticamente si dis- SERLUPI CRESCENZI.
se dei Pelliccioni. Suo capostipite fu un
tale UBERTINO de' Pelliccioni, cavaliere ve
nuto in Italia al seguito dell'imperatore
Carlo Magno, che lo investi della terra, ca
stello e titolo di conte di Monte Cucullo
su i confini tra le Marche e l'Abruzzo, col
diritto di battere moneta, giacchè se ne so
no trovate d'argento e rame con lo stemma
attualmente usato dalla famiglia di cui
parliamo.
Quando l'imperatore Federico II distrus
se la città di Aquila, gli abitanti si rifugia
rono in quel di Ascoli, sotto la protezione
del conte GIOVANNI Pelliccioni di Monte
Cucullo, il quale in memoria di ciò eresse
una chiesa dedicata a S. Giovanni Battista,
chiesa che è tuttora di giuspatronato della
famiglia.
Da detto Giovanni ne vennero NICOLAO
e ROBERTO, da cui Lucio, da cui FRANCE
sco. Questi generò SER GIOVANNI O SER
JANNI, dal quale i discendenti trassero l'at
tuale cognome nel secolo XVI.
Da costui ne vennero i fratelli Luca,
GIOVANNI e TOMMASO, che da Sisto IV fu
rono confermati conti e signori del loro
castello, con mero e misto imperio,
Bolla 15 ottobre 1579.
con
ARMA: Troncato
inchiavato d'az
zurro e d'argen
to: il secondo
con sette punte
terminanti ognu
na in un giglio
dello stesso (Ser
lupi) .
ARMA : Di rosso a
tre montanti di
oro, con la bor
dura inchiavata
di rosso e d'oro
(Crescenzi) .
DIMORA : Roma.
La famiglia Ser
lupi è antichissi
ma in Roma ed in
ogni tempo ha da
to personaggi di al
to valore e siè
imparentata con le
più illustri case ro
p. c. b. o.
mane. Ricordere
mo un GREGORIO (1549), che si rese cele
La famiglia dette illustri e cospicui per
sonaggi alla città di Ascoli, al cui patrizia
to fu aggregata. Eccelle un ORAZIO (1700),
ottimo poeta, al quale Ascoli dedicò una
via.
lebre per la sua non comune erudizione
sotto papa Paolo III; FRANCESCO, pro-go
vernatore di Roma, uditore e decano del
Tribunale della Sacra Rota, cardinale di
S. R. C. (n. 1823, † 1888) . Furono con
servatori di Roma : FRANCESCO (1654), GI
LETTERA S
ROLAMO (1655), GIOVANNI BATTISTA (1680),
FRANCESCO (1707, 1714, 1716, 1718), Do
MENICO (1710, 1721, 1723), GIROLAMO
(1735, 1760, 1769). Il Sommo Pontefice
Benedetto XIV, prescelse questa famiglia
a formare una delle sessanta famiglie no
bili romane coscritte nella persona di GI
ROLAMO, come dalla costituzione Urbem
Romam del 4 gennaio 1746. Insignita del
titolo marchionale ed aggregata alla no
biltà di Corneto. Questa casa ereditò i be
ni dell'antichissima famiglia Crescenzi, e
stinta col cardinale MARCELLO nel 1768, ed
il nome viene aggiunta a quello dei Ser
lupi dal primogenito della famiglia che co
pre la carica ereditaria di cavallerizzo
maggiore di Sua Santità.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di patrizio romano (mf.), coscrit- SERLUPI D'ONGRAN.
to (mpr.), nobile di Tarquinia (mf.); mar
chese (mpr.), in persona di:
GIACOMO Serlupi Crescenzi, patrizio co
scritto romano, nobile di Corneto, caval
lerizzo maggiore di Sua Santità, gr. cr. di
San Gregorio Magno, cav. d'on. e dev.
del S. M. Ordine di Malta; nato a Roma,
14 marzo 1893, di Carlo (nato 1861, †
1903) e di Maria dei marchesi Sacchetti
(nato 15 agosto 1867); sp. a Roma, 20 gen
naio 1916, donna Clotilde dei pr. Antici
Mattei (Roma).
Figli: 1) CRESCENZIO, n. a Roma, 13
maggio 1917; 2) CARLO, n. a Roma, 9 set
tembre 1918; 3) UBERTO, n. a Roma, 19
febbraio 1922; 4) GIOVANNI, n. a Roma, 14
febbraio 1925.
Pro-zio (nato dal matrimonio dell'avo
marchese Gerolamo (n. 1802, † 1867) con
donna Giovanna dei pr. Boncompagni-Lu
dovisi (n. 1802, † 1858) : FRANCESCO Serlu
pi, n. 16 luglio 1839, † a Roma, 4 marzo
1929; cavallerizzo maggiore di S. S. (succe
duto a suo fratello Luigi, † 1912), gr. cr.
S. Gregorio, gr. cr. Costant. di S. Giorgio;
sp.: 1) Eugenia dei marchesi Spinola (n.
1845, † 1869); 2) Giulia dei marchesi Spi
nola, (n. 31 dicembre 1843, † a Roma, 19
marzo 1917).
Figlio di primo letto: GIROLAMO, n. 24
novembre 1868, cameriere segreto di spa
da e cappa di S. S.; sp. Elvira Antonelli,
da cui: FILIPPO, n. 6 agosto 1900, sp.
Gilberta nobile Ritter de Zahóny, da cui:
PAGINA 261
1) Giovanna, n. 4 aprile 1926; 2) France
sca, n. 12 settembre 1928.
Figli di secondo letto: I) Eugenia, nata
1871, sp. Vittorio dei marchesi Pancrazi
Grassi, † 28 novembre 1927; 2) Maria Vir
ginia, n. 27 febbraio 1873, sp. 23 gennaio
1895, con Lodovico Baldeschi-Cennini, †
3) ALFONSO Serlupi d'Ongran (vedi Serlupi
d'Ongran); 4) Giustina, n. a Sestri Levan
te, 5 agosto 1878, dama dell'Assunzione;
5) Francesca d'Assisi, n. a Sestri Levante,
21 novembre 1880, dama dell'Assunzione;
6) Carolina, n. a Sestri Levante, 12 agosto
1884, sp. 1924, avv. Giovanni Battista Cal
vo; 7) Arpalice, n. a Roma, 20 giugno
1887.
ARMA: Troncato
inchiavato d'az
zurro e d'argen
to, il secondo
con sette punte
terminanti ognu
na in un giglio
dello stesso.
DIMORA : Sestri Le
vante.
Alfonso Serlupi
Crescenzi, marito
c. a. b. f.
di Angela d'Ongran, con R. D. 14 marzo
1917, ottenne di aggiungere al proprio il
cognome della moglie.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di patrizio romano (mf.); nobile
di Tarquinia (mf.), nobile dei marchesi
(mf.), in persona di ALFONSO, di France
sco, di Girolamo, nato a Roma, 27 mar
zo 1876, cavaliere d'on. e devoz. del S. M.
Ordine di Malta, cavaliere di giustizia del
l'Ordine Costantiniano di San Giorgio;
guardia nobile di Sua Santità; spos. il 3
giugno 1905 con Angela contessa d'On
gran de Saint Sauver.
Figli: GIUSEPPE, n. 26 gennaio 1907;
FRANCESCO, n. 4 novembre 1908; Maria,
n. II ottobre 1909; LUIGI, n. 20 febbraio
1911; Giulia, n. 2 giugno 1912; Giustina,
n. 14 maggio 1914; GIROLAMO, n. 24 feb
braio 1920; Livia, n. 8 giugno 1921.
c. a. b. f.
PAGINA 262
* SERMANNI.
ti di un rastrello di rosso.
DIMORA : Firenze.
Con decreto ministeriale del 5 dicembre
1909, fu riconosciuta la dignità di nobile
di Firenze ad ANTONIO Sermanni, di Fau
sto, con trasmissibilità ai suoi discendenti
di ambo i sessi.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf.),
in persona di ANTONIO, di Fausto, di An
tonio.
Figli: FAUSTO ed Emma in Giovannozzi.
Figlia di Fausto: Elena.
* SERNAGIOTTO.
ARMA : D'argento
alla banda parti
ta di rosso e d'o
ro, accompagna
ta in capo da
un'aquila di ne
ro ed in punta
da una crocetta
di rosso patente
e forata.
DIMORA: Volpago
e Venezia.
Famiglia del Pedemonte Trivigiano, che
si vuole derivata dagli antichi signori di
Sernaglia sul Piave. Ebbe il titolo di no
bile con successione per ambo i sessi per
concessione del 1900.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di LUIGI, di Sebastiano, di Nicolò.
LETTERAS
Figli: SEBASTIANO e CARLO.
Cugino: RAFFAELLO, di Matteo, di Nic
ARMA : D'azzurro
a tre stelle di sei
raggi accompa
gnate in abisso
da un monte di
sei cime, ristret
to, il tutto d'oro,
con tre gigli del
lo stesso posti in
capo, ordinati in
fascia, e alterna
ti ai quattro den
V. S.
colò.
Figli di Raffaello: RAFFAELLO, EMILIO.
Figli di Raffaello, di Raffaello: Maria
Raffaella, RAFFAELLO ed EMILIO.
b. c.
SERNINI e SERNINI CUCCIATTI.
ARMA: Di rosso a
due cani levrieri
al naturale, af
frontati e con
trorampanti ad
un monte ristret
to di sei cime
d'oro.
Lo scudo è ac
collato all'aquila
imperiale
nata d'oro.
coro
CIMIERO : Un castello torricellato d'argen
to, sostenente una bandiera spiegata, di
rosso.
DIMORA : Cortona, Arezzo, Trieste.
La famiglia Sernini si disse anticamente
« De' Cucciatti », dal castello o villa di
Montecchio de' Cucciatti, nel contado cor
tonese, località di cui ebbe un tempo la
signoria.
GIACOMO, di Giovanni Sernini, era stato
de' priori di Cortona nell'anno 1460, e la
stessa carica ebbe pure Lodovico nell'an
no 1495.
JACOPO, suo figlio, sposato ad una Va
gnucci, assunse il titolo di « conte e nobi
le del S. R. I. », e insignì dell'aquila im
periale il suo stemma gentilizio per ana
loga concessione fattane da Massimiliano I
d'Austria
con diploma, da Augusta, 19
settembre 1518- al vescovo cortonese
GIOVANNI Sernini, protonotario apostolico
di papa Leone X e legato pontificio alla
corte imperiale († 1º ottobre 1521) e a Ni
No, suo nipote, per loro e per tutti i loro
discendenti.
GALEOTTO, figlio di Ludovico del suddet
to Jacopo, fu colonnello delle fanterie gran
ducali di Toscana (1552); e il fratello di
lui, frà ANTONIO, morto nel 1536, era sta
to ammesso nell'Ordine dei Cavalieri di
Rodi.
LETTERAS
GIOVAN GIROLAMO, di Lodovico (n. 6 SERPI.
settembre 1803), cavaliere di giustizia del
S. M. O. di Malta, ottenne di poterne ri
tener la croce pur dopo di essere passato
allo stato coniugale.
I rappresentanti di questo ramo, e cioè
il cav. ANTON MARIA, del cav. Filippo ei
fratelli di lui, canonico DOMENICO, GIOVAN
GIROLAMO suddetto e cav. PIETRO (poi
carmelitano scalzo col nome di frà Filippo
di S. Margherita) chiesero; e con decreto
5giugno 1758 ottennero, l'ascrizione al pa
triziato di Cortona.
Da ANTON MARIA nacquero sette figli, di
cui due ebbero discendenza :
a) FILIPPO, primogenito, fu padre di
ANDREA, dal cui figlio DoMENICO FILIPPO
nacquero due femmine: Tommasa Maria
Maddalena (n. 1810) e Maria Camilla (n.
ARMA: Di verde al
la serpe d'argen
to ondeggiante
in palo.
DIMORA : Donori e
Genova.
In considerazio
ne delle particolari
benemerenze aс
quistate dal notaio
ANTIOCO Serpi-Lil
liu (figlio di AN
PAGINA 263
TIOCO GIOVANNI e di Anna Lilliu, n. a Sar
dara l'II novembre 1778), specialmente nel
secondare il programma statale relativo al
la esecuzione delle grandi opere stradali,
che dovevano servire per agevolare i traf
1811);
b) LODOVICO, ultimogenito, che ebbe
per figlio GIOVAN GIROLAMO (n. 6 settem
bre 1803) che generò LODOVICO ANGIOLO,
padre di UGO, da cui gli attuali rappre
sentanti della famiglia: ADOLFO, ENRICO,
GIOVAN GIROLAMO E ANTONIO.
Collo stesso decreto 5 giugno 1758, era
stato ascritto al patriziato di Cortona
altro ramo di questa stirpe, derivato da un
un
GALEOTTO (1480), di Onofrio, un discen
dente del quale, FRANCESCO, fu sergente
maggiore, poi mastro di campo, delle mili
zie granducali (1648), dal cui figlio, capi
tano PIERLORENZO, maritato a Faustina di
Bernardino Venuti, nacque GIOVAN PAOLO,
padre di PIERLORENZO e del cav. VINCENZO,
viventi col fratello FRANCESCO nel 1751,
quando la famiglia chiese d'essere ascritta
al Libro d'Oro.
VINCENZO, suddetto, dal suo primo ma
trimonio con Lucrezia di Gio. Battista Con
tucci, ebbe PIERLORENZO, Maria Faustina,
GIOVAN PAOLO e Orsola Cecilia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Cortona (mf),
in persona di:
a) UGO, di Lodovico Angiolo, di Gio.
Girolamo.
Figli: ADOLFO, ENRICO, GIO. GIROLAMO
e ANTONIO.
fici della Sardegna, il re Carlo Felice con
cedeva a lui e discendenti maschi il cava
lierato e la nobiltà con diplomi 7 sett. 1824.
Il predetto concessionario aveva sposato
in Lunamatrona, donna Maria Diana il 14
novembre 1796 ed ebbe due figli: Gio
VANNI E FRANCESCO; il primo di essi fu ca
postipite della linea stabilitasi a Genova e
l'altro, della linea stabilitasi a Donori.
1
Giovanni, n. a Sardara il 18 marzo 1803,
sposò donna Maria Teresa dei marchesi
Cugia di S. Orsola in Sassari, il 9 agosto
1851. Ebbe due figli: don ENRICO, n. 19
settembre 1852 in Cagliari e donna Fran
cesca, sposata al marchese Raffaele Cugia
di S. Orsola, generale di divisione. Don
Enrico, avvocato, sposò in Genova il 16
febbraio 1878, donna Maria Francesca
Mannu, discendente da antica e nobile fa
miglia di Ozieri, ed ebbe in Genova tre
figli : GIOVANNI, n. il 20 novembre 1878, te
nente di complemento di artiglieria, deco
rato della croce di guerra; Maria, n. il ro
dicembre 1879, moglie del generale conte
Carlo Gloria; e GIUSEPPE, n. 20 ottobre
1883, console generale di S. M. il Re.
Don Francesco, sposatosi in Samatzai
con Giovanna Tocco il 26 febbraio 1829,
ebbe il figlio don ANTIOCo nella stessa resi
denza, il 10 agosto 1841; e questi sposatosi
in Donori con Giuseppina Musio ebbe otto
b) Disc. da PIER LORENZO e GIO. PAO- figli, LUIGI, MICHELE, Pietrina, RAIMON
LO, di Vincenzo, di Gio. Paolo.
g. d. a. v.
DO, Maria Cristina, ROBERTO, Angelina ed
Antonietta.
PAGINA 264
A questa famiglia, originaria di Sardara,
appartenne il suddetto don Giovanni, figlio
di don Antioco e di donna Maria Diana.
Fu guardia del corpo di S. M. il re Carlo
Felice; poi ufficiale di cavalleria nei reggi
menti Savoia e Saluzzo, prendendo parte
alle prime guerre dell'indipendenza italia
na. Colonnello comandante i RR. Carabi
nieri di Sardegna (già cavalleggeri), nella
spedizione di Sicilia (ottobre 1860) , meritò
l'immediata promozione a maggiore gene
rale per il tatto e la fermezza con i quali
provvide al mantenimento dell'ordine nel
delicato momento del trapasso dei poteri
dalle truppe del generale Garibaldi a quel
le regie. Nella guerra del 1866 comandò i
RR. Carabinieri al quartiere generale di
S. M. il re Vittorio Emanuele II. Terminò
la sua lunga carriera quale tenente genera
le ispettore dell'esercito e giudice del tri
bunale supremo di guerra e marina. Fu
eletto deputato del Collegio di Isili nella
III, IV, X, XI e XII legislatura.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.) e
don (mf.), ai discendenti maschi e coi titoli
personali di nobile e donna alle femmine,
in persona di :
Ramo di Genova
Enrico, di Giovanni, di Antioco.
LETTERAS
leopardito e pas
sante sul ponte.
Alias: Campo di
cielo al ponte
arcuato d'oro ed
in forma di fa
scia convessa,
posto sopra 11n
fiume al natura
le con la riva di
verde, movente
dalla punta e con
un leone illeo
partito di rosso
e passante sul
ponte; col capo
d'oro carico di
un'aquila di ne
ro . (Arch. Stato,
Milano Codice
Arald. , p. 228) .
ARMA ANTICA : Di
argento ad un
fiume d'azzurro,
scorrente sopra una- pianura erbosa di
verde, con un ponte d'oro sostenente
una colomba al naturale.
DIMORA : Varenna (Como) e Milano.
Famiglia originaria di Varenna sul lago
di Como e trapiantata in Milano da un
Figli: GIOVANNI BATTISTA, Maria, GIU- TOMMASO, valoroso guerriero che, insieme
SEPPE. Sorella: Francesca.
Ramo di Donori
ANTIOCO, di Francesco, di Antioco.
Figli: LUIGI, MICHELE, Pietrina, RAI
MONDO, Maria Cristina, ROBERTO, Angeli
na, Antonietta.
* SERPONTI.
s. l.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'oro al
l'aquila di nero,
coronata del
campo; nel 2º
campo di cielo
al ponte arcuato
sopra un fiume,
al naturale, e in
forma di fascia
convessa, con un
leone di rosso il
al proprio figlio, GIOVANNI, ottenne da
Gian Galeazzo I, duca di Milano, un feu
do con castello e pertinenze nella valle di
Chiavenna e la cittadinanza di Milano
dallo stesso duca, nel 1397. Rinaldo d'E
ste, duca di Modena, con diploma 30 giu
gno 1728, conferì il titolo di conte, tra
smissibile in linea maschile in perpetuo, ai
fratelli PAOLO ANTONIO, GIORGIO, ANSEL
мо е TOMMASO Serponti. Con istrumento
7 maggio 1691 i fratelli ANTONIO E VALE
RIANO fecero acquisto, da re Carlo II di
Spagna, del feudo e terra di Mirasole, feu
do che venne poi eretto in marchesato, per
benemerenze dei Serponti, il 12 agosto
1769.
GIANGIORGIO fu investito del marchesato
di Mirasole, e poi il di lui figlio PAOLO, il
20 aprile 1776. Una sentenza camerale del
29 maggio 1843, dichiarò il titolo di mar
chese di Mirasole di spettanza a PAOLO
GIOVANNI Serponti.
LETTERA S
Nell'Elenco Uff. Regionale delle fami
glie nobili e titolate di Lombardia (R. D.
27 giugno 1895), figurano iscritti i fratelli :
conte GIOVANNI RAIMONDO, marchese di
Mirasole, il nobile FRANCESCO e la nobile
Camilla in Medolago Albani, figli del fu
marchese e conte Cesare.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio milanese (m.),
marchese di Mirasole (mpr.), conte (mpr.),
trattamento di Don e Donna, in persona di
Camilla, di Cesare, di Antonio, in Medo
lago Albani.
V. S.
SERPONTI.
ARMA:
Troncato :
nel 1º d'oro al
leone passante
di rosso; nel 2º
al ponte di due
archi di verde,
murato di nero,
attraversante un
fiume con acqua
d'azzurro ; col
capo d'argento
carico di un'
quila bicipite di nero, imbeccata, ro
strata e coronata d'oro.
DIMORA : Pescia.
Con atto pubblico 17 aprile 1736, PAOLO
ANTONIO, di Gio. Antonio Serponti di Mi
lano, marchese di Mirasole, riconosceva al
cav. Carlo, di Filippo Serponti, di Pescia,
la comune origine familiare.
I Serponti di Pescia, abbandonata Mila
no per fuggire il contagio, acquistarono in
breve tempo una posizione eminente nella
nuova patria, dove Gro. BATTISTA, di Mu
zio, fu dei priori per la maggiore nel 1649,
e FILIPPO, di Gio. Battista, fu assunto al
supremo onore del gonfalonierato nell'an
no 1734.
Il predetto Gio. Battista, di Muzio, vestì
le divise di cavaliere nell'Ordine di S. Ste
fano, 1'8 novembre 1648.
I Serponti furono ascritti alla nobiltà di
Pescia con decreto del 1º marzo 1773 .
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Pescia (mf.), in
PAGINA 265
persona dei disc. da Pietro, Carlo, Enrico e
Vincenzo, di Gaetano, di Vincenzo.
f. s.
* SERRA.
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro
al guerriero ar
mato al natura
le sopra un pon
te, attraversante
un fiume d'ar
gento; nel 2º di
rosso alla sbarra
di argento.
DIMORA : Pesaro e
Roma.
Famiglia di Pesaro nota fin dal secolo
XVI, i cui membri ricoprirono importanti
cariche pubbliche, compreso il gonfalonie
rato e a cui Gregorio XV, con Breve 14
agosto 1835, concesse la nobiltà di Pesaro.
Questa famiglia e non già la famiglia Gior
gi di Pesaro, avrebbe diritto di aggiungere
il cognome ed inquartare lo stemma della
famiglia Ardizi di Pesaro. Infatti il nobile
Gaspare Ardizi, ultimo di sua famiglia,
morendo nel 1803, chiamò sua erede uni
versale la nipote Maria Manenti Belluzzi,
sposata al nobile Paolo Giorgi di Pesaro,
con l'obbligo di far aggiungere ai suoi di
scendenti il cognome Ardizi e di inquar
tarne lo stemma. Da questo matrimonio
nacque Teresa (1817, † 1885), che sposò il
nobile PAOLO Serra († 1894), padre degli
attuali rappresentanti la famiglia che han
no diritto di chiamarsi Serra Ardizi.
La famiglia Ardizi che alzò per arma :
« D'azzurro al salice al naturale, nodrito
su terreno di verde, posto a sinistra e con
i rami piegati ad arco; a destra un drago
alato, seduto, rivoltato, tenente con la zam
pa destra un ramo dello stesso albero, mol
to piegato; fra questo ramo ed il tronco un
AG in lettere maiuscole di rosso », è oriun
da da Milano, dove godeva la nobiltà e
venne a stabilirsi a Pesaro nel 1465 con
GASPARE († 1476), celebre medico che chia
mato a curare il duca Alessandro Sforza e
avendolo guarito in breve tempo, ottenne
onori, ricchezze, e la nobiltà pesarese per
sè e discendenti.
PAGINA 266
Suo figlio, GIAN FRANCESCO (1486), pure
medico, fu al servizio di Costanzo e Gio
vanni Sforza e fu ambasciatore per questo
ultimo ad Alessandro VI, per trattare il
matrimonio di Lucrezia Borgia; sposò Lu
crezia Lopez, nipote del cardinal Lopez,
dalla quale ebbe GASPARE junior, dal quale
GIROLAMO, GIULIO CESARE e OTTAVIO. Gi
rolamo (n. 1524, † 1598), continuò la fami
glia. Coprì molte cariche e lasciò un trat
tato di agricoltura stampato in Fano nel
1592. Suo figlio FABRIZIO, dottore in utro
que, fu podestà di Mantova e Firenze, e
governatore di Parma dove morì nel 1591.
CURZIO, di Gerolamo, fu letterato, poeta
e grande amico di Torquato Tasso. FABIO,
di Gerolamo, fu chierico e segretario del
cardinale Farnese e con Gregorio XIII fu
a Caprarola nel 1578. РоMPEO, di Gerola
mo, fu prode soldato, combattè a Lepanto
(5 ottobre 1551), e morì poco dopo per fe
rite riportatevi.
Da Fabrizio venne FRANCESCO, da cui
GEROLAMO, dottore in utroque a Bologna
nel 1648, segretario del duca della Miran
dola, che nel 1673 lo fece nobile della Mi
randola e che ottenne nel 1674 la nobiltà
di Ferrara per sè e discendenti. Egli ebbe
FRANCESCO MARIA, che nel 1695 venne crea
to cavaliere di S. Stefano da Cosimo III di
Toscana; e GIOVANNI GIUSEPPE, che nel
1735 ottenne il patriziato di S. Marino. Fi
glio di quest'ultimo fu GASPARE, morto nel
1803, che come ultimo di sua famiglia,
chiamò a succedergli la nipote Maria Ma
nenti Belluzzi.
Sono pure da ricordare: un NICOLA, in
gegnere stimato, che fece un disegno per
il porto di Pesaro; un padre FAUSTO e un
padre SIMONE, ambedue letterati di grido
vissuti nel secolo XVII, e che vestirono
l'abito camaldolese.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nobiltà Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. con il titolo di nobile di Pesaro (mf),
ed è rappresentata da PAOLO, n. a Pesaro
5 febbraio 1890, tenente di fanteria, inva
lido di guerra, dec. med. bronzo al valor
militare e croce di guerra e med. campagne
1915-18; figlio dei furono Giulio Antonio
(1845-1912) e seconda moglie Adele Spon
gia (1858-1909); sp. con Teresa Talevi di
Pesaro (resid. Pesaro, Viale Cairoli, 20).
LETTERAS
Figlia: Amina, n. Pesaro 25 nov. 1915.
Fratelli: 1) ADOLFO, n. Pesaro to novem
bre 1892; capitano genio areonautico, croce
di guerra e med. 1915-18; cavaliere Corona
d'Italia; ingegnere civile; sp. 20 ottobre
1919 con Maria Massara (resid.: Pesaro
e Roma, viale Regina Margherita, 15), da
cui Giuliana, n. Treviso I agosto 1922.
2) GIUSEPPE, n. Pesaro 28 marzo 1899,
tenente di compl. genio, invalido di guer
ra, med. argento valor militare e croce di
guerra e med. camp. 1915-18; sp. 2 dic.
1922 con Ilda Spongia (Pesaro, via Cairoli,
20), da cui : a) GIULIO, n. Pesaro 12 luglio
1924; b) GIANFRANCO, n. ivi 31 ott. 1929.
3) Ida, n. Pesaro 28 aprile 1885; sp. 15
settembre 1906 al colonnello Benedetto
Fiorenzoli.
4) (Nata dal matrimonio (1º aprile 1871)
di Giulio Antonio (1845-1912) con la prima
moglie, nobile Lucia Galvani († 1875) :
Iole, n. a Lendinara 28 febbraio 1874; sp.
23 febbraio 1896 a Carlo dei baroni Lütti
chau (resid.: Fano).
p. c. b. o.
* SERRA.
ARMA: D' oro a
due fascie scac
cate di rosso e
d'argento di due
file.
Alias: D'oro a due
fascie scaccate
d'argento e di
rosso, di due
file.
non
Мотто: Venturi
immemor
aevi.
1
DIMORA: Genova e Napoli.
È questa una delle famiglie dette vi
scontili perchè hanno per stipite comune
Ido, visconte, che teneva il governo di
Genova in nome dell'imperatore. Appartie
ne al gruppo De Matrona o della Matrona
ed il suo nome è nei primordi confuso con
quello della famiglia De Mari, come risul
ta dall'albero genealogico ricavato dal Re
gesto arcivescovile per opera del Belgrano
(vedi Atti della Società di Storia Patria,
vol. II, n. 2) .
LETTERA S
Corsus Serrae
sive Serra.
vel De Mari
1147 socio della Rassa
1157 testimonio
1159 console dei placiti
Pare cheil nomederivi da quello di Ser
ra, comune a molte località, e che può si
gnificare cresta di monte, e più special
mente dalla Serra di Polcevera, ove sorge
va l'antico castello della famiglia. L'albero
genealogico dei Serra risale a GUIDO, pa
dre di GUGLIELMO, padre a sua volta del
Corso, nominato nelle tavole Belgrano, e
di MARTINO (notaro Lanfranco De Plateis,
1158-1185) . Da questo, per mezzo di MAN
FREDO, nominato in atti notari Cassinense,
1200; Placentino, 1201; De Signorio, 1212;
Saoli, 1217; Lanfranco, 1221, di ROLANDO
(atti Simone Falcone, 1234), di ENRICO (at
ti Gio. de Corsio, 1270), di MANFREONE,
marito di Caterina Castagna (atti Leonardo
Pietra, 1348, 1355), di ANTONIO MARIA,
marito di Maria Promontorio (atti Ma
traccio e Carpenino, 1355), di ANTONIO,
marito di Petra Lercari (atti Caiti Del Nu
ro, 1421, 1431), si giunge a PAOLO, marito
di Marietta Grimaldi (nominato in atti
Pinceti, 1439; Torre, 1471; Parisola, 1491).
Da GIOVAN PIETRO e ANTONIO, figli di Pao
lo, si diramarono le due linee della fami
glia, tuttora esistenti : quella risiedente in
Genova e quella trasferitasi in seguito a
Napoli.
Ramo di Genova.
GIO. PIETRO, sposato a Teodorina Lo
mellini, appare in atti Costa del 1494 e
1496. Suo figlio FRANCESCO, marito di Ma
ria Pinelli, è teste in atti 17 agosto 1569,
notaro Leonardo Chiavari. Da lui GIO. PIE
TRO, marito di Geronima Serra e padre di
GIOVANNI CARLO, che sposò Giovanna Spi
nola. Qui si divide la famiglia in altri due
rami secondo la discendenza dei due figli
loro: FRANCESCO e LUCIANO.
PAGINA 267
Otto Vicecomes
1
Serra Vicecomes
vel Serra De Mari
1
Bernicio Serra
frater Corsi
Jonathas Serrae
DeMari
sive de Campo
Ramo detto di Porta dei Vacca.
FRANCESCO sposò Benedetta Negrone e
da lui, attraverso Gio. Carlo, marito di
Vittoria Pallavicino, GIACOMO, marito di
Laura Serra; Vincenzo, marito di Anna
Gentile; GIOVANNI ANTONIO, marito di Cri
stina De Mari; STEFANO ADEMARO, marito
della vivente Maria Bellisomi, si arriva ai
figli di quest'ultimo, i viventi: GIOVANNI,
il quale condusse in moglie Emilia Baldui
no, e ANTONIO; figlia di Giovanni e di Emi
lia Balduino è Maria Stefania.
Ramo detto di Via Serra.
LUCIANO sposò Maddalena Durazzo, dal
la quale MARCELLO, marito di Maria Palla
vicino, poi DomeICO, sposato con Teresa
Doria; da lui GeROLAMO, marito di Fiam
metta Pannocchieschi d'Elci. Ebbe questi
tre figli : DOMENICO, marito di Clelia Du
razzo, morto senza prole; ORSO, scapolo;
GIOVANNI CARLO, marito di Laura Serra e
padre di Gerolamo, Vincenzo, Domenico,
Orso, Fiammetta in Doria, defunti, Soife
rina in Spinola, vivente.
Di Gerolamo, sposato a Maddalena Cro
sa, sono figli : GIOVANNI CARLO, defunto
senza prole, e i viventi : a) DOMENICO, ina
rito di Pia Bellisomi, padre di GEROLAMO e
GIUSEPPE, nati 11 giugno 1906; GIOVANNI
CARLO (n. 21 gennaio 1908); Maddalena (n.
1911); b) Laura in Sopranis; c) Orso, spo
sato con Rosendita Puccio Prefumo e pa
dre di Laura (n. nel 1925) e di FRANCESCO
(n. nel 1928).
Di Vincenzo, sposato con Margherita
Rossi, sono figlie : Laura in Gropallo
(1869, † 1897) e Caterina, vivente.
Di Orso, marito di Maria Patrone, è fi
glia Matilde in Gallo.
PAGINA 268
Ramo di Napoli.
ANTONIO, di Paolo e di Maria Grimaldi,
sposò Giacominetta Spinola; da loro PAO
LO, marito di Maria Piccamiglio, donde
ANTONIO E GEROLAMO. Sposò questi Vero
nica Spinola e fu padre di GIOVAN FRANCE
sco, celebre capitano, marito di Maria Gio
vanna Doria Tursi, primo signore del feu
do di Cassano, padre di FRANCESCO, mari
to di Laura Doria Tursi e padre di Laura,
duchessa di Cassano, che fu sposa a GIU
SEPPE Serra, qm. Francesco Maria e Laura
Negrone, qm. Gerolamo ed Emilia Pallavi
cino, qm. Francesco e Anna Lomellini qm.
Antonio. MARIO, marito di Claudia Lomel
lini, fratello di Gerolamo, l'ultima discen
dente del quale fu appunto Laura, duches
sa di Cassano, sposata, come sopra si è ve
duto, a Giuseppe Serra, di Francesco. Da
loro gli attuali rappresentanti dei due rami
di Napoli Serra Gerace, ai quali con D. M.
25 maggio 1890 fu riconosciuto il titolo di
patrizio genovese e marchese, in persona
di FRANCESCo, qm. Gio. Batta, qm. Fran
cesco, padre di GIO. BATTA e di ANDREA,
fratello di LIVIO, e Serra Cassano, dei
quali fu riconosciuto patrizio genovese
e
marchese nel 1908 SALVATORE, qm. Luigi
Maria, e figurano nell'Elenco Nobiliare del
1912 FRANCESCO, qm. Luigi e i suoi nu
merosissimi figli.
Dai genealogisti, dagli storici, da note
dello storico Gerolamo Serra comunicate
dalla marchesa Maria Serra Bellisomi, fra
i personaggi degni di ricordo di questa no
bilissima famiglia si notano :
DAMIANO E BRAVO, che pagano terratico
a S. Siro per terra della Serra di Lavagna
(1127).
Beata Giovanna, abbadessa di S. Stefa
no (1137).
BERNINZONE, consigliere nel 1147.
CORSO, che nel 1148 prende possesso di
Parodi a nome della Repubblica, console
dei placiti (1159-1163), almirante nel 1172,
prende le torri di Pianosa, ambasciatore
al vescovo di Magonza, sotto il suo conso
lato si compie la prima cerchia delle mura,
delle quali taluno crede vedere un avanzo
nelle torri della porta cosidetta dei Vacca,
annessa al palazzo Serra presso S. Savina.
COMIDA in Sardegna sposa la erede dei
signori di Laccon, trasmettendo ai discen
LETTERAS
denti lo stato di Arborea (Grillo, Signori
illustri).
GUGLIELMO in Aragona, ascritto alla
classe dei Ricos Hombres, assiste all'inco
ronazione di Giacomo I (Grillo, Signori il
lustri, vol. II, pag. 191).
ENRICO, notaro nel 1223.
OBERTO (1228) possiede villa a Corni
gliano, è negoziante ed ha il suo sepolcro
a San Franc. di Castelletto.
NICCOLÒ, templario (307), è alla difesa
del Tempio (Canale, Storia di Genova).
Nel 1341 UGO, giudice in Arborea, chia
ma in Sardegna Giacomo re di Aragona
contro i pisani (Zurita, tomo II). Egli era
signore di un terzo dell'isola, confederato
con Branca Doria. Sua figlia Eleonora, ve
dova di Branca Doria, vera eroina, pub
blica un codice civile criminale, e muore
elogiatissima (1404).
Nel 1354 appare fra i nobili delle com
pere di S. Giorgio un MANFREDO, qm. Enri
co, marito di Catterina Castagna, ascen
dente diretto dei Serra ora esistenti.
Nel 1378 GIOVANNI è nunzio apostolico
di Urbano VI contro gli scismatici.
Nel 1380 MICHELE è uno dei consiglieri
nobili della Repubblica; nel 1391 GIOVAN
NI (di Polcevera) è anziano. Nel 1394 si
incontrano GIACOMO, castellano di Monte
bello e ANTONIO, consigliere.
Nel 1403 un NICOLA, qm. Francesco, è
« incola » di Barcellona.
Nel 1404 PIETRO Serra Spagnolo, cardi
nale, muore in Genova di peste.
Nel 1414 è notato nel libro fogalium S.
Siri l'Albergo nobilium de Serra.
AMBROGIO è ambasciatore a papa Marti
no V nel 1424, al duca di Milano nel
1431, podestà di Bonifacio nel 1433, com
missario a Sestri, console degli Spagnuoli,
nel 1444 nuovamente ambasciatore al pa
pa, consigliere nobile ghibellino nel 1445.
Nel 1430 ANDREA, di Giovanni, di Lu
chino, va in aiuto dei fiorentini dai quali
è malmenato per essersi nel frattempo ini
ziate le ostilità fra i genovesi e loro. Nel
1437 è annoverato fra i nobili Conserva
tori, nel 1448 è commissario per la guerra
di Finale.
Nel 1439 BENEDETTO, di Simone, è am
mazzato dagli spagnuoli sulla galea di suo
cognato Giovanni Federici.
LETTERAS
Nel 1444 GIOVANNI è anziano; nel 1447
CIPRIANO è podestà di Cugliano; nel 1450
GIOVANNI, figlio di Andrea, che aveva la
sciato Genova a causa delle discordie ci
vili, per seguire con l'amico Raffaele Spi
nola il condottiero Francesco Sforza, e
tornato in patria era stato commissario ge
nerale delle armi, dottore e uomo d'armi,
è uno dei consiglieri nobili della Repub
blica nel 1451 e 1456 anziano, nel 1457 uf
ficiale di bailia, console dei Lombardi; nel
1458 ambasciatore al re d'Inghilterra dal
quale ottiene la sospensione della revoca
dei privilegi concessi ai commercianti ge
novesi ed è da quel sovrano armato cava
liere; nel 1464 è uno dei 24 ambasciatori al
ducadi Milano, per offrirgli la signoria di
giudicare di
a
Genova, spesso chiamato
private controversie; nato nel 1397, anco
ra vivente nel 1471. (V. Memorie Gerola
mo Serra, Gottardo Stella, Rymer, Simo
netta).
PAOLO, qm. Antonio e qm. Marietta Pro
montorio, è ufficiale di mercanzia nel
1456, anziano e ufficiale di Banchi nel
1457, consigliere nel 1468, ufficiale di mo
neta e di Scio nel 1468; nel 1471 commis
sario in Genova del re Ferdinando; anzia
no nel 1473 e 1478. Clavigero del Catino
nel 1480.
ANDREA è banchiere a Roma (1487).
GIO. BATTA, qm. Paolo, partecipa in una
nave nel 1486, è ufficiale di moneta, uffi
ciale di mercanzia (1504), anziano (1506),
governatore del Monte di Pietà (1526) .
ANTONIO, qm. Paolo, è consigliere nel
1487-89, anziano nel 1490 come nel 1497
e nel 1503; nel 1496 è mandato ad incon
trare l'imperatore; clavigero del Catino nel
1504, ufficiale di moneta nel 1507, di mer
canzia nel 1508. Sindicatore nel 1509.
Nel 1494 GIACOMO è mandato in Sicilia
a raccogliere armati.
Sono nominati come nobiles albi nel
1500: GIO. PIETRO, GALEOTTO, AMBROGIO
e COSIMO.
Nel 1501 è ricordato Galeotto, nobile
ghibellino, ufficiale di gazzaria nel 1504
e consigliere della Repubblica.
Nel 1506 Cosimo è anziano.
Nel 1511 ANTONIO, ufficiale di moneta,
è fra i cittadini che giurano fedeltà al re
di Francia. Nel 1518 sono ascritti alla fa
PAGINA 269
miglia Lercari : DOMENICO, qm. Andrea,
AMBROGIO, qm. Baldassare, GEROMINO, qm.
Andrea, G. B. ANTONIO, AGOSTINO, NICO
LÒ, CATTANEO, qm. Paolo.
Nel 1565 DAVIDE, cavaliere gerosolim:
tano, si trova alla difesa di Malta.
Nel 1575 ANTONIO è deputato a compor
re le discordie civili, come deputato dei
nobili del portico vecchio e coopera al con
cordato d'Acqui nel 1576 con i nobili del
portico nuovo.
Nel 1576 NICOLÒ, senatore, rinnova il
coro di Santa Chiara d'Albaro e GERONI
Mo nel 1590 fonda 30 cappellanie.
Dell'Antonio ricordato più sopra e della
consorte Claudia Lomellini sono figli:
GIOVANNI BATTISTA, due volte ambasciato
re a Madrid; GEROLAMO, ambasciatore al
duca di Savoia, padre del famoso capitano
GIOVAN FRANCESCO, di cui si dirà in ap
presso, e GIACOMO. Questi, nato nel 1570,
addestratosi nelle militari e nelle giuridi
che discipline, sostenne dapprima varie ca
riche nel governo della Repubblica : poi
sotto il pontificato di Paolo V, trasferitosi
a Roma, entrò nella carriera prelatizia.
Membro di varie congregazioni ecclesiasti
che, fu mandato nunzio apostolico in Un
gheria alla testa di truppe contro i turchi
e su di essi ebbe successi a Budapest e ad
una.
Attuano. Tornato a Roma fu tesoriere ge
nerale della Camera Apostolica; curò ab
bellimenti edilizi, organizzò provvidenze in
anni di carestia. Eletto cardinale, restaurò
la chiesa di S. Giorgio in Velabro, suo ti
tolo cardinalizio; fu vice Camerlengo di
Santa Chiesa e nel 1618 legato a Ferrara.
Ivi si distinse in occasione delle innonda
zioni delle valli di Comacchio, nell'esecu
zione di fortificazioni, nel riordinamento
della Zecca; furono sotto il suo governo co
niate monete con lo stemma Serra, di cui
lo storico Gerolamo Serra dice possederne
Morì a 53 anni nel 1623. Il nipote
ex-fratre GIOVAN FRANCESCO, nato nel
1608, marchese dell'Amandralejo in Spa
gna, di Strevi in Monferrato, signore del
lo stato di Cassano, Civita, Francavilla,
Oria, nel regno di Napoli, feudo acqui
statogli nella sua minore età dal tutore G.
B. Serra, che seco lo condusse nelle sue
ambascerie in Spagna. Di là Giovan Fran
cesco a 17 anni offre il suo aiuto
e un
PAGINA 270
battaglione equipaggiato e mantenuto a
sue spese alla Repubblica di Genova, as
salita dal duca di Savoia e dalla Francia;
nominato maestro di campo negli eserciti
spagnoli in Lombardia, si distingue al
combattimento della Sesia, alla battaglia
di Casale e in tutta la campagna italo
francese. Inviato a dar ragguagli al re
Filippo IV sulle condizioni dell'esercito, è
da lui nominato generale d'artiglieria e
suo gentiluomo di camera; mediatore fra
Spagna e Francia per la questione di Fi
nale, secondo alcuni storici è nominato
grande di Spagna. Più volte ferito nelle
lunghe battaglie combattute, lo è mortal
mente in un attacco di pirati mentre ve
leggia verso la Spagna in compagnia del
figlio del re: muore a 45 anni nelle brac
cia del principe. Fu sua moglie Giovanna
Doria dei duchi di Tursi. Le sue imprese
sono affrescate nel salone del palazzo Ser
ra a Porta dei Vacca (Alizeri, Guida di
Genova) . Suo figlio GIUSEPPE sposò Anna
Trivulzio, che gli portò vari feudi di Lom
bardia. Dall'altro figlio discendono i Serra
di Napoli. (Istoria di P.G. Capriata, Ge
nova, 1649; Storia d'Italia di Brusoni, To
rino, 1680; Istoria della guerra d'Europa,
Pietro Gazzotto, Venezia, 1681; Relazione
sulle eroiche azioni del marchese G. Fran
cesco Serra, scritta dall'abate Viglioni a
D. Niccolò Serra, Genova, Pavoni; Lette
re del P. Gandolfo Agostiniano al conte
don Filippo Serra, nipote di G. Francesco,
1694. Opere citate nel manoscritto di Ge
rolamo Serra).
GEROI.AMO, ambasciatore a Torino, go
vernatore di Corsica nel 1618, fu eretta una
statua a Pammatone.
NICCOLÒ ha iscrizione all'Albergo dei
Poveri e all'Ospedale degli Incurabili.
GIAN TOMMASO fu governatore di Savo
na nel 1649.
GIORGIO, nato a Scio, studiò a Roma e
pubblicò poesie e scritti vari (Giustiniani,
1644).
Nel 1681 FRANCESCO per liberarsi da un
bando avuto dalla patria, pare per seque
stro del padre, fece ammazzare in Venezia
il traditore Raffaele Della Torre.
Nella riscossa del 1746 GEROLAMO, qm.
Fr. Maria, senatore, fu portato quasi in
trionfo dal popolo, al quartier generale ove
LETTERAS
si adoperò per la concordia, la libertà, e
la difesa dei cittadini.
Nel 1784 GIO. CARLO, di Giacomo, fu
spedito con tre galere a Livorno a compli
mentare Giuseppe II d'Austria.
Furono senatori della Serenissima Re
pubblica : PIETRO, di Antonio (1551), GE
RONIMO, di Paolo (1593), NICOLÒ, di Paolo
(1604), GIO. PIETRO, di Francesco (1617),
FRANCESCO, di Antonio (1619), PAOLO, di
Antonio (1629), G. BATTISTA, di Antonio
(1638), Gio. ТомMASO, di Gio. Pietro
( 1650), NICOLÒ, di Giov. Pietro (1653),
Grov. AGOSTINO, di Giov. Pietro (1657),
Giov. CARLO, di Giov. Pietro (1664), GE
RONIMO, di Francesco (1681), GIO. PIETRO,
diGio. Agostino (1696), FR. MARIA, di Ge
ronimo (1725), GIO. AGOSTINO, di Gio.
Pietro (1727), GIO. CARLO, di Francesco
(1735), FR. MARIA, di Gio. Pietro, (1739),
MARCELLO, di Luciano (1745), GEROLAMO,
di Fr. Maria (1745), GIACOMO, di Gio. Car
lo (1770), GIO. PIETRO, di Gio. Agostino
(1775), GIO. FRANCO, di Carlo (1784).
GEROLAMO fu presidente della Repubbli
ca ligure durata pochi mesi nel 1814. Ol
tre al cardinale Giacomo i Serra ebbero il
cardinale NICOLÒ (1756). ANTONIO era
chierico di camera nel 1625. COSTANTINO
vescovo di Noli (1737).
Aprova della posizione sempre eminen
te occupata dalla famiglia, si ricorda che
essa fu tra le famiglie nobili, che nel 1506
ebbero una terza parte nel governo con le
popolari; che nella ripartizione delle spese
sostenute dai nobili del portico vecchio
contro i nobili del portico nuovo nel 1576,
era commissario supplente Nicolò Serra;
e che 126.750 scudi furono assegnati a Pao
lo G. B., Franco, David, Antonio Serra
qm. Paolo, Nicolò, Geromino, Gio. Pietro
(Alti Storia Patria, vol. I) .
Il cerimoniere della Repubblica ricorda
nel suo diario l'intervento del doge Ago
stino Saluzzo alle nozze della figlia del
mag.co Gio. Carlo Serra: le nozze in pa
lazzo con festa da ballo e banchetto della
figlia del m.co Gio. Tomaso con G. B.
Centurione (1608) e, in occasione della fe
sta per il passaggio da Genova del duca
di York nel 1764, le « attenzioni » da que
sti usate alla signora Angelina Durazzo
nata Serra.
LETTERA S
Dal Dizionario feudale del Guasco di Bi
sio si rileva che i Serra ebbero i titoli di
principe di Carovigno, Gerace, Pado, du
ca di Cassano e di Terranuova, marchese
dell'Amandralejo, di Gioia, Rivadebro,
conte di Monte S. Angelo, signore di Bu
cari, Canetici, Casetonte, Civita, Cellemi
nuoro, Corleone, Francavilla, Lauropoli,
Madura, Magliano, Malocchio, Nicandro,
Oria, Policoro, Salsa, Sanvito, Santacroce.
Anna Maria Trivulzio portò al marchese
GIUSEPPE Serra, di Gio. Franco, duca di
Cassano (inv. 1680) i feudi lombardi di
Basiasco, Vulzio, Cà de Bolli, Caleppio,
Caviaga, Fracchia, Francina, Vigadore,
Maleo.
GIO. BATTA Serra comprò il 14 marzo
1628 il feudo di Mornese da Antonio Pal
lavicino, poi confiscato al figlio di lui FI
LIPPO, per avere usurpato giurisdizione so
vrana e per aver rivenduto il feudo alle
sorelle di lui Lavinia in De Marini e Gio
vanna in Spinola. Il marchesato di Strevi
fu venduto il 9 febbraio 1608 da Bonifacio
e Manlio di Valperga a GEROLAMO Serra;
ii pronipote di lui lo rivendette al marchese
di Caraglio il 18 gennaio 1719. Finalmente
il feudo di Cremolino, con titolo di signo
ri, il castello e le altre terre del quale sono
ancora proprietà dei discendenti, pervenue
in casa Serra da Maria Teresa Doria, mo
glie di un Serra, che ne era stata investita
il 19 agosto 1768. I Serra ebbero la citta
dinanza di Venezia. GIOVANNI CARLO VIN
CENZO il 22 ottobre 1810 e GIAN CARLO FR.
il 16 dicembre 1810 furono fatti conti del
l'Impero (Serra de S. Michel).
PAGINA 271
seduta del
a 23 anni, saputo che in una
Senato, durante il governo provvisorio del
1802, dalla quale erano stati esclusi gli op
positori, era stata votata l'unione della
Liguria all'impero, salito a cavallo, ben
chè inseguito corse a Milano ad informar
ne il doge Durazzo, marito di sua zia An
gela. GIACOMO, senatore, contrario alla
cessione della Corsica, secondo ci narra
l'Alizeri, ampliò, intorno al 1780, il palaz
zo a Porta dei Vacca, affinchè vi potesse
abitare riunita la sua numerosa figliolanza.
Si distinsero in questa : GIo. FRANCESCO
(1776-1854), eccellente statista e scrittore
di latino, VINCENZO, cultore di letterarie e
scientifiche discipline, rettore della R. U.
niversità, sindaco di I classe durante la
invasione colerica del 1835-36; GIO. CARLO
(1760-1813), compita l'educazione al Te
resiano di Vienna, fu inviato con due ga
lee incontro all'imperatore Giuseppe II.
Recatosi in Francia col fratello GIO. BAT
ΤΑ (1768-1853); durante la rivoluzione, si
accesero entrambi per le nuove idee, sì da
meritarsi il Gio. Carlo il soprannome di
«.Duc d'Orléans » ed il G. B. quello di
<< Jacobin ». Il Moniteur de France del 17
ottobre 1792 reca una lettera del G. B. in
cui si vanta di tale soprannome. Tornati
in patria, il Gio. Carlo frequentò i salotti
di Anna Brignole, Teresa Pallavicino, Te
resa Doria, gentildonne inclinanti a novità.
Fu membro del governo provvisorio nel
1797, incarcerato, per false accuse, di con
giurare. Ebbe missioni dalla Repubblica e
da Napoleone I, dal quale ebbe la com
menda della Legion d'onore e con LL.
Vestirono l'abito di Malta con DAVID PP. del 10 dicembre 1810 il titolo di ba
(1565).
Nel Sancta Sanctorum di N. S. del Car
mine vi è la sepoltura dei discendenti di
Manfredo Serra (1334). I Serra eressero la
cappella dell'Assunta in S. Siro, l'abbazia
rone dell'impero. Fu segretario all'amba
sciata francese ed ancora ministro pleni
potenziario di Napoleone a Dresda ove fu
assassinato nel 1813, in momenti di torbi
di S. Antonio a Sampierdarena. GIO. CAR
LO nel 1840 e FRANCESCo nel 1842 restau
rarono ed ornarono la cappella di famiglia,
posta a capo della navata sinistra dell'An
nunziata del Vastato.
Venendo a tempi vicini a noi troviamo
che la famiglia Serra ebbe parte importan
te negli avvenimenti della fine del secolo
XVIII e del principio del XIX.
di popolari. Lasciò scritti, tre commentari
latini delle imprese napoleoniche. (Belgra
no, Canale).
GEROLAMO (1761-1837), suo fratello, edu
cato egli pure nel Collegio Teresiano
a
Vienna, fu membro della Commissione
dell'Armamento, navigò contro i pirati. Si
trovava a Parigi nel 1792, e offrì all'am
basciatore della Serenissima, Cristoforo
Spinola, la sua persona ove avesse potuto
FRANCESCO Serra, dei principi di Gerace, venire in aiuto dell'infelice Luigi XVI
PAGINA 272
(memoria in archivio Serra). Membro del
Governo a Genova in quei difficili mo
menti, trattò con Tilly, fu colonnello di
un reggimento di cacciatori, comandante
del Golfo della Spezia sino al 1795; fra i
deputati a pacificare i quartieri (1797) die
de opera a compilare convenzione col Bo
naparte (5-6 giugno 1797), fra i deputati al
Generale a Milano, presidente del Governo
provvisorio, riordinò le forze di terra e di
mare; ritornò a tale posto nel 1814 alla ca
duta di Napoleone; perduta ogni speranza
d'indipendenza per Genova, chiuse il suo
governo con il proclama del 28 aprile 1814.
Egli fu il rappresentante più autorevole
del partito, che pur ammirando Napoleo
ne, ed ammettendo la parte migliore dei
nuovi principii, aspirava alla indipendenza
e alla conservazione dell'antica Repubbli
ca di Genova con più larga partecipazione
al Governo di tutte le classi di cittadini.
Scrisse la Storia Genovese fino a tutto il
XV secolo, lasciò numerose memorie ma
noscritte; una parte di queste, riguardanti
appunto gli avvenimenti della fine del se
colo XVIII e il principio del XIX furono
pubblicati a cura del prof. Nurra per con
cessione degli eredi Serra, nel LVIII vol.
degli Atti della Società di Storia Patria;
fu presidente della Deputazione di Storia
Patria, rettore della Accademia, ufficiale
della Legion d'Onore, gran croce dei San
ti Maurizio e Lazzaro.
Cugino dei precedenti fu GIO. CARLO, di
Domenico (1766-1844). Compiuta la sua
educazione nel collegio degli Scolopi a
Modena, fu in patria del Magistrato degli
straordinari e dei poveri, membro del Go
verno provvisorio, altro dei delegati ad in
contrare Napoleone e membro del Consi
glio del Dipartimento di Genova nel 1805,
maire di Genova nel 1810. Fu in missione
a Parigi per tutelare il portofranco. Dopo
l'unione di Genova al Piemonte fu decu
rione, delegato a Vittorio Emanuele I nel
1821. Si occupò di edilizia cittadina, ini
ziando nel 1838 l'apertura di via Serra su
terreni appartenenti alla sua famiglia (v.:
Alizeri : Guida di Genova). Elargì lire
50.000 a favore dell'Orfanotrofio maschile
di S. Giovanni Battista, ove sta la sua ef
figie in marmoreo medaglione. Ebbe da
Napoleone il titolo di conte dell'Impero e
LETTERAS
la Legion d'Onore, che cambiò in seguito
con la croce dei SS. Maurizio e Lazzaro
(v. necrologio in Gazzetta di Genova del
19 maggio 1844).
DOMENICO, di Gerolamo, morto ottanten
ne nel 1879, fu senatore del Regno; bene
ficò l'Ospedale e l'Albergo dei Poveri di
Genova e fondò l'Asilo infantile di Gavi
Ligure. Nel palazzo del Comune si ammira
il suo busto in mezzo a quello di altri il
lustri cittadini.
ORSO, suo fratello, pure senatore, fu go
vernatore della Savoia. Dei figli dell'altro
fratello, Gian Carlo, il primogenito GERO
LAMO (1842-1913), guardiamarina nel 1861,
fece la campagna del 1866, ottenendone la
medaglia commemorativa; raggiunse il
grado di tenente di vascello; fu dal 1867 al
1879 ufficiale di ordinanza del principe Eu
genio di Carignano; consigliere ed asses
sore municipale a Nervi e a Gavi; qui pre
sidente dell'Asilo infantile fondato dallo
zio Domenico, amministratore dell'Ospeda
le, cavaliere della Corona d'Italia, dei SS.
Maurizio e Lazzaro, della Concezione di
Portogallo, di Carlo III di Spagna.
Suo fratello VINCENZO (1843-1924) segui
tò pure la carriera della marina militare,
aiutante di bandiera dell'ammiraglio Ric
cardi, comandante la squadra italiana in
America; era imbarcato sulla nave che con
dusse in Portogallo la principessa Maria
Pia di Savoia, per cui fu insignito dell'Or
dine del Cristo. Lasciata la marina col gra
do di luogotenente di vascello, fu ammini
stratore di varie opere pie, fra le quali il
Magistrato di Misericordia, il Monte di
Pietà, gli Asili infantili, l'Istituto delle
donne penitenti; lungamente consigliere
comunale anche in epoche gravi, come du
rante l'invasione di colera del 1884.
DOMENICO, ufficiale nelle Guide, prese
parte alla battaglia di Custoza, meritando
la medaglia di argento al valore (1845, 8
giugno 1892).
GIO. CARLO, di Gerolamo (1873-24 ago
sto 1915), già capitano di cavalleria, libero
da obblighi militari, si ingaggiò volontario
nei servizi della Croce Rossa durante la
grande guerra.
DOMENICO, di Gerolamo (1876), ufficiale
di cavalleria, commissario a Turriacco du
rante la guerra.
LETTERA S
ORSO, di Gerolamo (n. 1887), ufficiale
di cavalleria, ufficiale d'ordinanza di S. E.
il generale Frugoni, comandante la II Ar
mata in guerra, poi ufficiale nei mitraglie
ri e in Libia, fregiato di due croci di guer
ra al valore e di due al merito, cavaliere
della Corona d'Italia.
ADEMARO († 1931), di Gio. Antonio, fu
sindaco di Montebello per dieci anni nel
periodo bellico.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio genovese (m. ),
marchese (mpr.), nobile dei marchesi
(mf.), in persona di STEFANO ADEMARO (†),
di Gio. Antonio, di Vincenzo.
Èpure iscritta nel Libro d'Oro della
Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital.
con gli stessi titoli, in persona di DOMENI
co, di Gerolamo, di Giancarlo.
Fratelli: Laura, ORSO.
PAGINA 273
vito nella marina genovese, napoleonica e
sarda; compi atti di valore specialmente
durante il blocco di Genova del 1800; fu
con Giovanni Bausan a Napoli, con Le
Braz alla Spezia, nel 1822 all'impresa di
Tripoli, comandante di divisione nella ina
rina sarda nel 1826, maggior generale nel
1834, comandante generale sino al 1840,
epoca della sua morte. S. M. il Re Carlo
Alberto lo cred conte il 23 marzo 1830.
FRANCESCO, figlio del fratello di lui, Ax
ΤΟΝΙΟ (n. 1801, † 1887), seguì pure la car
riera della marina. Nel 1846 capitano di
vascello, comandante la fregata Des Ge
neys, compi delicata missione politica a
Civitavecchia, secondo gli ordini del prin
cipe Eugenio di Savoia Carignano. Al tem
po della spedizione dei Mille, essendo a
capo del Dipartimento marittimo setten
trionale, interpretò accortamente la politi
ca di Cavour; nel 1861 fu nominato vice
Zii, figli di Giancarlo: Fiammetta +, Sol- presidente del Consiglio dell'Ammiraglia
to (v. Giuseppe Gonni in Gazzetta di Ge
nova, 30 settembre e 30 novembre 1921) .
ferina.
Cugina, figlia di Vincenzo, di Giancar
lo: Caterina.
Cugina, figlia di Orso, di Giancarlo: Ma
tilde.
* SERRA.
b. s.
ARMA:
D'azzurro
a due fascie scac
cate di rosso e di
argento di due
file.
DIMORA: Roma e
Bonassola.
La Serra, frazio
ne di Bonassola
nell'estrema rivie
ra ligure di Levan
te, ove una via è
intitolata agli « Ammiragli Serra » è la
culla di questa schiatta di marinai. Ivi ne!
l'avito palazzo si conserva la raccolta de
gli schizzi delle navi comandate da un il
lustre loro antenato. Fu questi LUIGI, n.
a Bonassola nel 1776, † a Genova nel 1840,
sepolto nel Santuario della Madonnetta,
accanto all'amico ammiraglio Sivori. Egli
navigò su navi della Repubblica genove
se, inglesi, spagnuole e russe, avendo ser
Per concessione sovrana fu rinnovato a fa
vore suo e dei suoi discendenti il titolo di
conte concesso allo zio Luigi, che non a
veva lasciato discendenza. Francesco spo
sò Giuseppina Ermirio, dalla quale ebbe
numerosa figliolanza : EUGENIO (n. 1844),
ufficiale di marina, sposato a Maria de Lo
che, morto nel 1924 senza prole; M. Lui
gia in Bonetti; M. Adelaide in Bonetti;
LUIGI (n. 1847); Enrico (n. 1849), capita
no di vascello; Luigia; ANGELO (n. 1854);
GEROLAMO (n. 1855); CARLO (nato 1856) .
Acostoro fu riconosciuto il titolo di con
te (mpr.) e di nobile dei conti (m1. ) con
D. M. 27 febbraio 1871.
Luigi, ammiraglio, sposò M. Lodovica
Melegari, da cui i viventi: ENRICO, n. a
Roma 1'11 novembre 1890, riconosciuto nel
titolo di conte per l'avvenuta morte dello
zio Eugenio e del padre Luigi, con D. M.
10 aprile 1925, e Maria Giovanna, sposata
al prof. comm. Orlando Grosso.
Carlo sposò a Roma il 9 giugno 1801
Matilde Pianciani, del conte Carlo, donde
i viventi : FRANCESCO, n. a Roma 24 set
tembre 1894, e Laura in Angelini.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.) e nobile dei
Araldica
18
PAGINA 274
conti (mf.), in persona di Enrico, di Lai
gi, di Francesco.
Zii: Maria Luigia †, Maria Adelaide t,
Luigia +, CARLO.
Figlio di Carlo: FRANCESCO.
* SERRA.
b. s.
ARMA: D'oro a
due fasce scac
cate di due file
d'argento e di
rosso.
Antica e nobile
famiglia originaria
di Genova; essa ha
avuto importanza
storica non solo a
Genova, ma anche
nel Reame di Na
poli, in Sardegna, in Ispagna ed in Oriente.
Il Belgrano, nelle Tavole genealogiche
ricavate dalla trascrizione e annotazione
dei Regesti della Curia di Genova, assegna
ai Serra la identica origine degli Spinola e
dei de Mari appartenti al ramo di Carman
dino e l'attacco arriva così a Ido Visconti
(anno 930); ed è notorio che quei lavori
hanno valore ed autorità documentale in
controvertibile.
Nella Cronologia dei Consoli di Genova
di Agostino Olivieri (vol. I, fascicolo 3º
degli «Atti della Società Ligure di Storia
Patria »), a carte 240, si rileva che: «Ot
<>>
poi anche «della Cella »
e
e
«da Mar
cialla ».
La famiglia ebbe 21 priori di libertà, dal
1325 al 1517, e 6 gonfalonieri di giustizia
in Firenze dal 1346 al 1431, e parecchi de'
suoi rappresentanti furono ricevuti per giu
stizia nel S. M. Ordine di Malta. Ad essa
si deve la costruzione del grandioso con
vento di S. Firenze, oggi sede dei Tribu
nali fiorentini. Un FILIPPO, abate oliveta
no, venne creato da papa Paolo III vescovo
di Alife nel 1548.
Un PAOLO, di Niccolò « de Serraglis, ci
vis et patritius florentinus » è ricordato,
sotto la data del 9 giugno 1568, come « Ca
pitaneus Fivizani » negli atti del notaio
Cesare Tanucci. GIULIANO, di Francesco,
fu senatore nel 1608.
Con SERRAGLIO, di Paolo, di Girolamo,
inscritto nel Cittadinario fiorentino pel
quartiere di S. Spirito, gonfalone Drago,
nel 1642
LLO
coi fratelli GIROLAMO E CAMIL
e morto il 13 settembre 1684, questo
ramo della famiglia si estinse.
Esisteva, però, un altro ramo, originario
da Palaia nel contado pisano, e di là tra
sferito a Firenze, cui si assegna per capo
stipite un GIOVANNI di Vanozzo, priore di
Firenze nel 1391, pronipote del suddetto
ser Belcaro da Pogna.
PAGINA 284
Un discendente di cotesto Giovanni,
SERRAGLIO, di Francesco, morto nel 1579,
aveva avuti due figli :
a) CESARE, ammesso alla cittadinanza
fiorentina nel 1633, autore di un ramo cui
con rescritto 20 luglio 1860 del luogote
nente generale della Toscana per S. M. il
Re Vittorio Emanuele II, fu riconosciuta,
in persona dell'avv. SERRAGLIO Serragli, la
nobiltà civica di S. Miniato, che è il cen
tro urbano più vicino a Palaia, luogo di
provenienza di questa famiglia. Tale ramo
va ad estinguersi in Clotilde Serragli ma
ritata ad Alessandro Martini-Bernardi;
b) FRANCESco, da cui vennero FLAMI
NIO, ANTONIO E FRANCESCO, il quale fu pa
dre di CARLO E FLAMINIO.
Da quest'ultimo nacquero ANTONIO ed
ENRICO, che generò FRANCESCO ed ALES
SANDRO; mentre dal primogenito, Carlo,
venne PIETRO, e da questo GIOVAN FRAN
CESCO MARIA, nato a Palaia il 18 gennaio
1826, che con RR. LL. PP. 21 settembre
1901, fu autorizzato ad assumere il titolo
di « patrizio fiorentino » e con decreto mi
nisteriale del 30 dello stesso mese ottenne
il riconoscimento della nobiltà di S. Mi
niato per sè e per i suoi discendenti.
Esso GIOVAN FRANCESCO ha avuti sei fi
gli : l'avv. PIERFRANCESCO, l'avv. CARLO,
Eugenia, Teresa, Maria e FRANCESCO, tut
ti inscritti al Libro d'Oro della nobiltà ita
liana, insieme ai figli dell'avv. Pierfrance
sco suddetto : GIOVANNI, Eugenia e Cateri
na, coi suddetti titoli di patrizio fioren
tino e nobile di S. Miniato (mf. ).
g. d. a. v.
SERRALUTZU.
ARMA : D'azzurro,
inquartato da un
filetto d'oro : nel
1º una sega d'o
ro; nel 2° un
delfino d'argen
to posto in palo;
nel 3º una rotella
d'oro carica di
una croce
trifo
gliata di rosso;
nel 4º un semi
volo destro d'argento. DIMORA : Cuglieri.
LETTERA S
Carlo II, re di Spagna, volendo ricom
pensare GIOVANNI BATTISTA Serralutzu dei
servizi eminenti resi allo Stato, con diplo
mi in data 8 aprile 1697 gli concesse i ti
toli di cavalierato e di nobiltà e l'uso del
le armi gentilizie, trasmissibili ai figli e
discendenti maschi.
Il predetto concessionario don Giovanni
Battista intervenne al Parlamento Genera
za
le celebratosi in Cagliari sotto la presiden.
del vicerè conte di Montellano, nel
1698 : e furono pure abilitati, nella qualità
di cavalieri, ANTONIO FRANCESCO, FRANCE
Sco ed IGNAZIO Serralutzu.
Nell'elenco dei nobili e cavalieri, compi
lato nel 1822, dalla R. Prefettura d'Ozieri
e trasmesso alla R. Segreteria di Stato e di
Guerra presso il vicerè di Sardegna, sono
compresi i nomi di don GAVINO, don CRI
STOFORO, don RAFFAELE, don FRANCESCO
LUIGI e donna Maria Serralutzu.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile
(mf.), don (mf.), ai discendenti maschi e
coi titoli personali di nobile e di donna alle
femmine, in persona di BATTISTA, di Ga
vino, di Francesco Luigi.
Figlio: EDOARDO.
FRANCESCO, di Giuseppe Luigi, di Fran
cesco Luigi.
FRANCESCO LUIGI, di Agostino, di Fran
cesco Luigi.
Fratelli: GIOVANNI, ANTONIO, Carolina e
Giovanna.
Zio: CARLO ALBERTO.
Figli di Carlo Alberto: Maria Rita,
FRANCESCO, LUIGI.
s. l.
* SERRISTORI (già TOZZONI).
rosso
ARMA: Partito :
nel 1º di
alla cervia d'ar
gento saliente,
col capo d'Angiò
(Tozzoni); nel 2º
azzurro alla
di
fascia d'argento
accompagnata
da tre stelle di
otto raggi d'oro;
col capo d'An
LOX
**
*
LETTERAS
giò, abbassato sotto altro capo di con
cessione di papa Leone X, che è d'oro
alla palla d'azzurro carica di tre gigli
del campo ed accollata dalle sigle L. X.
di nero (Serristori).
Мотто : Non verba sed acta.
DIMORA : Imola, Firenze.
Capostipite di questa illustre prosapia,
che dette alla repubblica di Firenze 12
gonfalonieri di giustizia e 26 priori di li
bertà, e al principato quattro senatori
numerosi altri dignitari in tutte le gerar
chie, si crede un AVERARDO « da Figline »,
e
vivente nel 1178.
Ser RISTORO, suo discendente, esercita
va nel 1299 la professione notarile, che si
trasmise poi ereditariamente in più gene
razioni.
Un altro ser Ristoro, di ser Jacopo, di
ser Lippo, stabili definitivamente
fis
sandone anche il cognome
la famiglia
in Firenze, dove rogò nel 1380 l'atto di pa
ce tra la repubblica fiorentina e re Carlo
di Napoli, e dove ebbe nel 1383 l'ufficio
importantissimo di notaio della Signoria.
Egli fu, nel 1390, dei XVI gonfalonieri di
compagnia, nel 1392, dei priori, nel 1396,
dei XII buonuomini, e morì nel 1400 dopo
aver col suo testamento 26 ottobre 1399
istituito un ospedale « per i poveri di Cri
sto in Figline, che dal centro del paese
fu poi trasferito sul vicino colle di S. Cer
bone nell'antica villa di Giovanni Serristo
ri, e che tuttora s'intitola dal nome della
famiglia. Per questo, e per altri atti di si
gnorile munificenza, meritò l'onore della
sepoltura in Santa Croce e quello d'esser
dipinto sulla volta della R. Galleriadi Fi
renze « fra gli uomini illustri per la loro
liberalità verso la patria ».
Un de' suoi figli, messer GIOVANNI, dot
tore in legge, nel 1391, squittinato al prio
rato per la Maggiore, fu ambasciatore
a
papa Alessandro Ve a Ladislao, re di Na
poli, che lo creò cavaliere e gli concesse il
lambello rosso a tre gigli d'oro di Francia;
andò poscia oratore al papa per esortarlo a
tornare in Roma (1411), quindi nuovamen
te al re di Napoli (1413) e a Roma.
Da un altro figlio di ser Ristoro, SILVE
STRO, nacque ANTONIO, priore nel 1428 che
divenne ricchissimo colla mercatura e nel
1432 sovvenne di grosse somme di denaro
PAGINA 285
il comune, fu poi commissario a Pistoia
(1438) e gonfaloniere di giustizia (1443) .
Dal suo matrimonio con Costanza di Ave
rardo de' Medici (1415), ebbe AVERARDO
(1428), sposato nel 1462 con Alessandra
d'Antonio Strozzi, anch'egli gonfaloniere
di giustizia nel 1487, dopo aver avute le
cariche di gonfaloniere di compagnia, di
capitano d'Arezzo, di maestro della zecca,
e d'essere stato altresì dei dieci di Balia,
dei XII buonuomini e ambasciatore al pon
tefice nel 1496.
Suo fratello maggiore, GIOVANNI (1419
1494), fu uno dei più insigni cittadini del
tempo suo : molte volte dei priori dal 1448
in poi, e dei dieci di balia, ebbe altri uffi
ci importantissimi fuori patria, ad Arezzo,
Prato, Pisa e Volterra, e molti pure in Fi
renze, dove fu gonfaloniere di giustizia
nel 1479 e dove diresse con grande abilità
e saggezza la politica estera del comune in
momenti difficilissimi. Anche altri suoi fra
telli, NICCOLÒ, RISTORO, CARLO e SILVE
STRO, furono dei priori e dei dieci di Balia
e oratori della repubblica in delicate e im
portanti ambascerie; il secondo di essi fu
anche gonfaloniere, nel 1485.
Da Antonio di Averardo, suddetto, nac
que nel 1497 un altro AVERARDO, che si ac
quistò grandi benemerenze dai Medici in
negozi diplomatici del più alto rilievo pres
so le corti imperiale e pontificia, dov'ebbe
grado di ambasciatore residente toscano.
e
Cosimo I lo onorò della nomina a senatore
(1540),
Giulio III lo cred cavaliere
(1550). Godè fama di gran mecenate di let
terati e di dotti, che gli dedicarono alcune
loro pregevoli opere a stampa.
Circa a quest'epoca vari soggetti della
famiglia raggiunsero gradi cospicui anche
nella gerarchia ecclesiastica, come mons.
BARTolomeo, di Averardo, arcivescovo di
Trani nel 1551 , LORENZO, di Francesco,
Vescovo di Bitetto (1528), LODOVICO, di
Francesco, che gli successe in quella sede
episcopale (1552), ecc.
I Serristori furono per lo più ligi e de
voti alla casa dei Medici, che li ricambia
rono della più affettuosa amicizia. Nel
1515 ebbero ospite nella loro antica casa,
detta « la Casagrande » a Figline (oggi di
chiarata « monumento nazionale »), papa
Leone X mentre si recava a far il suo in
PAGINA 286
gresso trionfale in Firenze; e FRANCESCO,
d'Averardo Serristori, insieme agli altri
gonfalonieri di compagnia che lo ricevet
tero solennemente nella città, fu da lui
creato conte palatino col privilegio di ag
giungere al proprio stemma la palla giglia
ta di casa Medici colle sigle L. X. E l'an
no dipoi Giovanni Serristori sposava l'uni
ca sua figlia, Costanza, ad Alamanno Sal
viati, zio materno del futuro granduca Co
simo. Alcuni, però, di questa stirpe, rima
sero invece fedeli al governo popolare e al
la tradizione repubblicana contro la tiran
nide medicea; così FRANCEsco, di Gugliel
mo, che nel memorabile assedio del 1530
fu tra i più tenaci combattenti a difesa del
la libertà, e perciò fu dagli assedianti rite
nuto in ostaggio a garanzia dei patti della
capitolazione; e così pure NICCOLÒ, di
Francesco, che, fatto prigioniero sul cam
po di battaglia a Montemurlo, fu da Cosi
mo I condannato a perpetuo carcere nei
sotterranei della fortezza del Ponte a mare
di Pisa, e più tardi graziato.
Stabilita definitivamente la signoria dei
Medici, LODOVICO, di Averardo, d'Antonio,
d'Averardo Serristori, versatissimo nelle
discipline economiche, fu nominato senato
re (1560), poi commissario a Pisa e Pistoia
(1561).
Da lui nacque LUIGI (1573-1635), pure
insignito della dignità senatoria (1622), che
fu padre di:
1 )
TOMMASO, cavaliere gerosolimitano
nel 1624, maestro di campo a Prato (1652),
governatore di Portoferraio (1655) e di Li
vorno (1658), sergente generale e tenente
colonnello delle milizie granducali (1667),
che lasciò tutto il suo patrimonio al fra
tello Antonio e ai discendenti da lui in or
dine di primogenitura;
2) mons. LODOVICO, referendario aposto
lico (1630) e inquisitore di Malta, vescovo
di Cortona (1635), ambasciatore mediceo in
Germania (1639), che testò del pari in fa
vore del fratello Antonio;
3) ANTONIO, cavaliere stefaniano, gover
natore di Livorno (dal 1655 al 1672), co
niugato con Cassandra de' Ricci, figlia di
Ippolita Machiavelli, ultima discendente
di Niccolò, del quale i Serristori ereditaro
no ipochi poderi e la villetta di S. Andrea
in Percussina, dove il grande storico ave
LETTERAS
va scritto il « Principe » ed altre delle sue
opere immortali;
4) AVERARDO, ricevuto cavaliere di giu
stizia nel S. M. Ordine di Malta, che fu
colonnello delle corazze granducali.
Nel 1637 i quattro fratelli suddetti, in
sieme ai loro congiunti allora viventi, eres
sero in commenda il già ricordato Ospeda
le Serristori in Figline Valdarno.
Dal summenzionato ANTONIO, del sena
tor Luigi, nacque LUIGI (1647), cavaliere
stefaniano, morto in giovane età.
Suo figlio AVERARDO (n. 1675), maggior
domo della principessa di Toscana Anna
Maria Luisa elettrice vedova Palatina del
Reno, sposò Giovanni dei marchesi Bour
bon del Monte, da cui ebbe ANTON MARIA
( n. 1711), creato senatore nel 1761, ciam
bellano alle corti imperiale e granducale,
consigliere di Stato e di Finanze, mini
stro degli Esteri sotto il granduca Pietro
Leopoldo, e poi capo del Real Consiglio di
Reggenza. Per le benemerenze da lui ac
quistatesi in servizio dello Stato il gran
duca Ferdinando III eresse nel 1796 in
priorato, sotto il titolo di Urbino, la com
menda di patronato dei Serristori nell'Or
dine di Santo Stefano. Esso Anton Maria
chiese, e con decreto 19 luglio 1751 otten
ne, per sè, pel fratello Andrea, per le so
relle e pei figli l'ascrizione al Patriziato
Fiorentino.
Da lui e da Maddalena Guadagni nacque
il cavaliere e senatore AVERARDO (n. 1572),
ministro plenipotenziario del re d'Etruria
a Parigi (1801), gran ciambellano della
Corte di Toscana e consigliere aulico ono
rario, che dalla marchesa Maria Lucrezia
Pucci ebbe il figlio LUIGI. Questi (1793
1857) militò dapprima nell'esercito russo,
dove raggiunse il grado di colonnello di
Stato Maggiore; poi dal granduca Leopol
do fu nominato governatore di Siena e di
Pisa, generale magg. dell'esercito toscano,
ministro della Guerra e degli Esteri, con
sigliere di Stato, commissario granducale
in Toscana con pieni poteri per la restau
razione del Principato Lorenese dopo la fu
ga del granduca a Gaeta nel 1849. Ma sde
gnato e avvilito per l'occupazione austria
ca, che egli aveva invano fieramente av
versata, interruppe la sua brillante carrie
ra politica, ritirandosi a vita privata dopo
LETTERA S
aver date in luce anche varie importanti
pubblicazioni di carattere scientifico e sto
rico. Con Rescritto Sovrano 1º giugno 1827
il granduca di Toscana, tenuto conto dei
meriti insigni degli antenati dei Serristori
e del titolo di conte Palatino da molti di
loro goduto, nonchè de' grandi servigi resi
al paese dal senatore Averardo e dal sena
tore Antonio padre di lui, conferì alla fa
miglia il titolo di conte, trasmissibile in
linea maschile.
Figlio del suddetto conte Luigi e della
contessa Sofia Franceschini, dama di Corte
della granduchessa, nacque il 26 novembre
1833 a Vienna il conte ALFREDO, aiutante
del generalissimo turco Omer Pascià nella
guerra di Crimea, poi addetto alla Lega
zione Toscana a Parigi, volontario e aiu
tante di campo del generale Cialdini nelle
campagne per l'indipendenza italiana del
1859-61, ufficiale d'ordinanza del re Vitto
rio Emanuele II, decorato di due medaglie
d'argento al valor militare e della Croce
Militare di Savoia, poi deputato al Parla
mento pel Collegio di Pontassieve e pel II
di Firenze in sei legislature (IX-X e XII
XV). Egli, morendo senza discendenti il 6
aprile 1884, aveva chiamato suo erede nel
nome e nelle armi il figlio di sua sorella
Sofia Luisa, sposata al conte Francesco
Tozzoni, d'antica e nobile famiglia origi
naria di Bologna, trasferitasi sulla fine del
secolo XIV ad Imola, che aveva avuti vari
ragguardevoli personaggi, come GIACOMO,
di Filippo, lettore di medicina e rettore de
gli Oltramontani nello Studio di Bologna
(1498); PIER PAOLO, famoso giureconsulto,
primo gonfaloniere della città di Imola,
ambasciatore a papi e ad altri sovrani, poi
chiamato a Firenze con funzioni di giudice
(1520); ALESSANDRO RANUCCIO (1668-1735),
gentiluomo di camera dei duchi di Mode
na, poi governatore delle fortezze Estensi;
CIRO, che con chirografo 22 gennaio 1660
ebbe da Alessandro VII il titolo trasmissi
biledi conte e la signoria di Castelfelcino;
GIUSEPPE ERCOLE, gonfaloniere d'Imola,
gentiluomo alla Corte d'Este, marito di
una Beroaldi, ultima di sua famiglia e pa
rente di papa Benedetto XIV; GIAN CIRO,
paggio alla Corte Sabauda, poi valoroso
ufficiale di cavalleria e decorato della Cro
ce Mauriziana; GIORGIO CRISTIANO (1745
PAGINA 287
1810), ufficiale delle milizie di Luigi XV
di Francia, che molto si distinse nelle
guerre di Corsica, poi comandante militare
di Imola; e suo figlio GIORGIO BARBATO, ca
detto nelle Guardie del Corpo della regina
d'Etruria, decorato della medaglia di S.
Elena, gonfaloniere d'Imola, e benemerito
della causa nazionale al tempo dei moti pa
triottici del 1831.
Da lui è nato il conte FRANCESCO LUIGI,
padre del vivente conte UMBERTO, dottore
in giurisprudenza, segretario onorario di
Legazione, deputato del Collegio di Pon
tassieve per sei legislature (XVIII-XXIII),
e poi dal 16 ottobre 1913 senatore del Re
gno, che con R. Decreto 19 marzo 1895 è
stato autorizzato ad assumere il cognome
e lo stemma dei Serristori (già Tozzoni), e
dalle sue nozze con Ortensia dei marchesi
de La Gandara ha avuti i figli ALFREDO e
Sofia, maritata al conte Uberto Bossi-Pucci.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (m.); patrizio fio
rentino (mf.); nobile dei signori di Castel
felcino (mf.); patrizio di Imola (m.); nobile
di Bologna (mf.), in persona di UMBERTO,
di Francesco Luigi, di Giorgio Barbato.
Figli: ALFREDO †, Sofia in Bossi Pucci.
g. d. a. v.
* SERSALE.
ARMA: D'azzurro
a tre fasce d'o
ro.
Originata da
Serro, figlio di Ser
gio II, doge di Sor
rento nel 1117,
quando questa cit
tà viveva sotto
l'alta sovranità de
gli imperatori gre
ci. Trovasi questa
famiglia patrizia di Sorrento dai più anti
chi agli ultimi tempi; e nelle scritture an
tiche è detta anche « di Sorrento ».
Da MAFFUrio Sersale che l'Aldimari ri
porta fra i patrizi napolitani del Seggio
di Nido fin dal 1382, la famiglia si divise
in vari rami. Il figliuolo ANDREA, nobile
del Seggio di Nido, avendo ottenuto da re
PAGINA 288
Ladislao alcuni beni in Calabria, presso
Cosenza, che prima appartenevano a Rug
giero di Marano, stabilì in Cosenza la sua
famiglia, che fu continuata dal suo primo
genito GUIDONE, come riporta il Candida.
Questo ramo fu ascritto al Patriziato Co
sentino ed ebbe il principato di Castel
ma
franco dal 1628, il ducato di Cerisano dal
1613; ed il ducato di Belcastro, con diplo
dato in Madrid il 24 febbraio 1644,
esecutoriato il 17 febbraio 1645 (Archivio
di Simancas, Segreterias Provinciales, vol.
477 (20), fol. 70 Archivio di Stato di
Napoli, Registro Privilegiorum del Colla
terale, vol. 291 (N. 1. Almirante), fol. 178
180 a t.°) . Il ramo dei duchi di Belcastro
si estinse nei Caracciolo di Forino.
Altro ramo, patrizio del Seggio di Nido,
e propriamente quello del cardinale di Na
poli, si estinse in Maria Antonia Sersale,
figliuola del marchese Pietro, patrizio na
politano, che, il 13 giugno 1750, sposè
Gaetano Sersale, patrizio di Sorrento.
Ebbe ancora questa famiglia il titolo di
conte di Casamarciano, concesso a GIULIO
Sersale con diploma dato in Madrid il 3
settembre 1678, esecutoriato il 24 dicembre
detto (Archivio di Simancas, Segreterias
Provinciales, vol. 547, fol. 37
Archivio
di Stato di Napoli, Registro Privilegiorum
del Collaterale, vol. 477, fol. 195) .
Si diramarono i Sersale in Catanzaro,
Rossano, Nicastro, Sessa e Teano, Stilo e
Monopoli.
I Sersale di Cosenza furono ricevuti, per
giustizia, nel S. M. Ordine di Malta dal
1595, come quarto della famiglia Rocco
(Archivio Ordine di Malta 4686); quelli di
Sorrento, nel 1603, con FRANCESCO Sersale
(Archivio dell'Ordine di Malta 4795); quel
li di Napoli dal 1626, come quarto della
famiglia Castigliar (Archivio di Stato di
Napoli, vol. 1°, Priorato di Capua); е
nel 1627 con GIORGIO Sersale (Archivio di
Stato di Napoli, vol. 1º, Priorato di Ca
pua); i Sersale di Catanzaro, dal 1662, со
me quarto della famiglia Ferraro (Archivio
dell'Ordine di Malta 4312); ed i Sersale di
Monopoli, dal 1767, come quarto del cava
liere Antonio Planelli di Bitonto (Priorato
di Barletta) .
Del cavaliere Giorgio Sersale, anzidetto,
il Filamondo nella sua opera «Genio bel
LETTERAS
licoso di Napoli », parte II, pag. 635, di
ce : come questo cavaliere, trovandosi con
la cavalleria napolitana, comandata da suo
fratello Vincenzo, all'assedio di Casale, es
sendosi spinto innanzi, più del dovere, fu
ferito da una archibugiata sul viso, e fatto
prigioniero; ed il Candida, vol. III, pag.
226, aggiunge : che il Sersale fu commissa
rio generale nello stato di Milano, e prese
parte alla difesa di Orbetello; e molto si
distinse nel riacquisto di Portolongone,
sotto il comando di don Giovanni d'Au
stria. I Sersale, oltre al possesso di nume
rosi ed importanti feudi, ricoprirono, fin
dall'epoca normanna, importanti uffici, ed
ebbero uomini di fama, nelle lettere, nelle
scienze, nelle armi; ed ancora per filantro
pia, bastando per tutti, far menzione di
CESARE, che fu tra i fondatori del Pio Mon
te della Misericordia in Napoli e protettore
dell'ospedale degli Incurabili, nella stessa
città; ed ancora di DIEGO, arcivescovo di
Bari, che nella peste che afflisse quella cit
tà, nel 1556, nella quale perirono oltre tre
dicimila persone, dette prova di grande ca
rità cristiana.
* SERSALE.
ARMA: D'azzurro
a tre fasce di
ого.
Ramo della fami
glia di cui al cen
no precedente, de
corata dei titoli di
principe di Castel
franco con anzia
nità 1628, di duca
di Cerisano con
anzianità 1613 e di
patrizio napolitano.
f. f. p. di s.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di principe di Castelfranco
(mpr.), duca di Cerisano (mpr.), patrizio
napolitano (m.), ed è rappresentata da
GIROLAMO, n. Gaeta, 12 febbraio 1877,
cav. Corona d'Italia, di Luigi (n. Gaeta,
10 febbraio 1854), di Giuseppe, di Girola
mo, e di Antonietta Esperto.
Fratelli: LIVIO, n. Gaeta, 19 dicembre
LETTERAS
1879, uff. del R. Esercito, cav. Corona d'I
talia; RENATO, n. Gaeta, 17 ottobre 1885,
spos. Roma, 7 luglio 1913 con Teresa Bar
bato; Maria Rosa, n. Ancona, 13 ottobre
1852, sp. 28 luglio 1921 con Angelo Miche
le Aloja.
Figlio di Renato: LUIGI, n. Roma, 14
maggio 1914.
Altro ramто.
Discendenti da don Girolamo, duca di
Cerisano (n. 1771, † 1836) e da donna Ga
briella Barretta dei duchi di Simari (+
1847) : ORAZIO, n. Napoli, 3 agosto 1800,
† ivi, 13 gennaio 1869, sp. Napoli, 4 no
vembre 1834 con Maria Antonia Spatera.
Figlio: ANDREA, n. Napoli, 9 novembre
1839, † ivi, 15 marzo 1894, sp. Napoli, 5
gennaio 1863 con Florinda Addario († 30
dicembre 1905) .
Figli di Andrea: Adele, n. 26 dicembre
1863; DOMENICO, n. Napoli, 15 gennaio
1866, monsignore, canonico della cattedra
le di Napoli, cappellano del R. Tesoro di
S. Gennaro; ROMUALDO, n. Napoli, 9 feb
braio 1870; ORAZIO, n. Napoli, 26 febbraio
1871; Adele, n. Napoli, 13 aprile 1872; sp.
30 giugno 1894 al dott. Pietro Antonio
Cavasola; Maria Sofia, n. Napoli, 15 luglio
1877, sp. 30 aprile 1906 al nob. comm. An
drea Massa.
SERSALE.
f. f. p. di s .
ARMA: D'azzurro
a tre fasce d'oro.
DIMORA : Napoli.
Patrizia di Sor
rento, decorata del
titolo di marchese
per successione di
altro ramo della
stessa famiglia, che
ottenne detto tito
lo da re Ferdinan
do IV di Borbone,
nel 1762, in persona di Pietro Sersale, pa
trizio napoletano, la cui figliuola, Maria
Antonia, fu erede del titolo, essendo morto
il fratello GIOVANNI, nel 1787, senza discen
denti. Maria Antonia sposò in Napoli, il
13 giugno 1750 (Parrocchia S. Maria del
PAGINA 289
l'Avvocata), Gaetano Sersale, patrizio di
Sorrento, n. ivi 1'8 luglio 1726, figlio di
Paolo, n. 1685, e Beatrice Teodoro.
L'anzidetto Paolo, quale discendente di
altro Paolo, n. 1598, fratello di Gio. Batti
sta, gentiluomo napolitano del Seggio di
Nido, chiese, nel 1714, reintegra al detto
Seggio, ma la sua richiesta non ebbe se
guito.
Dal matrimonio del detto Gaetano con
la marchesa Maria Antonia Sersale, nac
que, il 30 giugno 1754, PAOLO, primogeni
to, dal quale discende il rappresentante del
ramo primogenito di questa linea, ricono
sciuto nel titolo di marchese con R. Re
scritto 8 ottobre 1842, in persona di GAE
TANO Sersale, n. 16 luglio 1801, il quale ot
tenne pure l'iscrizione al Libro d'Oro Na
politano, il 5 agosto 1846, per sè e discen
denti.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese (mpr.), patrizio
napolitano (m.), patrizio di Sorrento (m.),
ed è rappresentata da GAETANO, n. Napoli
10 aprile 1881, di Francesco (n. 8 agosto
1845), di Gaetano, e di donna Giulia Sozzi
Carafa di S. Nicola Manfredi († 11 giugno
1914); spos. Napoli 14 marzo 1909 con don
na Leopoldina Caracciolo dei principi di
Forino.
Figli: Vittoria, n. 22 gennaio 1910;
FRANCESCO, n. 29 agosto 1911.
Fratelli: CARLO, n. Napoli 6 luglio 1883,
spos. 21 febbraio 1920 con la nobile Maria
Teresa Vargas de Machuca dei principi
di Migliano; Giuseppe, n. Napoli 16 giu
gno 1884, spos. 18 agosto 1919 con donna
Enrica Caracciolo dei principi di Forino;
PAOLO, n. Napoli 18 dicembre 1887, spos.
26 gennaio 1931 con Anna Leisa Gustag
son, n. Göteburg (Svezia) nel 1899.
Figlio di Carlo: MARZIO, n. 31 marzo
1927.
Figli di Giuseppe: ROBERTO, n. 24 по
vembre 1920; GIO. BATTISTA, n. 14 settem
bre 1922; Giulia, n. 10 giugno 1924; AN
TONELLO, n. 31 gennaio 1926; ANDREA, n. 7
novembre 1927; Maria Francesca, n. 17 a
prile 1929.
Ramo secondogenito
iscritto nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col ti.
tolo di patrizio di Sorrento (m.), discen
Araldica
19
PAGINA 290
dente da Antonino (n. Napoli 18 gennaio
1758), di Gaetano (n. 1726), e di Maria
Antonia dei marchesi Sersale.
LUIGI, ín. Napoli 20 giugno 1886, di An
tonino (n. 27 aprile 1827, † 22 settembre
1906) e di Cristina Lorieri; spos. 25 aprile
1908 con Giulia Attanasio Mandara.
Figli: ANTONINO, n. 25 marzo 1909; Ma
ria Anna, n. 9 gennaio 1912; Anna Vitto
ria, n. 23 maggio 1913; ALDO, n. 15 agosto
1914; PAOLO, n. 20 giugno 1919; RICCARDO,
n. 14 giugno 1921; FRANCESCO SAVERIO, n.
7 aprile 1927.
Cugini (nati dal matrimonio dell'avo
Luigi con la nob. Maria Antonia De Vito
Piscicelli) : Ida, n. Napoli 16 maggio 1863;
OSCAR, n. Napoli 23 giugno 1866, spos. 10
marzo 1890 con Cristina Mazzitelli.
Figli di Oscar: Sergio, n. Napoli 17 giu
gno 1897; Maria Giovanna, n. Napoli 24
giugno 1899.
Ramo terzogenito
iscritto nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi ti
toli di patrizio di Sorrento (m.), predicato
dei marchesi Sersale (mf.), discendente da
Pasquale, n. 16 maggio 1775 in Sorrento,
di Gaetano, n. 1726, e di Maria Antonia
dei marchesi Sersale.
PASQUALE, n. Casapulla 3 giugno 1860,
di Andrea (n. 1833, † 1876), e di Marianna
Tummolo († 1912) ; spos. con Amalia Buo
nopane.
Figlio: VINCENZO.
Fratelli: Vittoria, n. Casapulla 14 luglio
1857, spos. con Antonio Industrioso († 28
dicembre 1900); FRANCESCo, n. Casapulla
27 gennaio 1865, già maggiore, comandan
te int. del 123° Regg. Fanteria in guerra,
morto sul Carso 10 agosto 1915, sp. Irene
Iaccarino; Filomena, n. Casapulla 3 otto
bre 1867; Camilla, n. ivi 6 novembre 1869;
Maddalena, n. ivi 8 aprile 1873, spos. al
maggiore Carmine Gitti.
Figli di Francesco: Annij, n. in Augusta
(Sicilia)
26 agosto 1906; ANDREA, n. a
Chieti 27 maggio 1913.
f. f. p. di s.
SERTOLI.
ARMA: D'oro, al grifo rampante di nero,
coronato dello stesso.
LETTERAS
CIMIERO : Un grifo
di nero, coronato
dello stesso.
Мотто : Erigor ut
erigam.
DIMORA : Sondrio.
Famiglia di anti
ca nobiltà, oriun
da da Sondrio in
Valtellina. Forse le
sue lontane origini
si ricollegano con
quelle della famiglia Sirtori del territorio
della pieve di Missaglia, donde si sarebbe
trasferita in Valtellina, come la famiglia
milanese dei Parravicino ed altre. Secondo
i documenti prodotti nel 1815 alla I. R.
Commissione Araldica di Milano, almeno
dall'anno 1650 essa fu sempre trattata con
prefissi nobiliari ed usò di un proprio
stemma gentilizio che fu scolpito nel seco
lo XVIII nel sepolcro dell'arciprete di
Sondrio, Gian Battista Sertoli.
L'albero genealogico della famiglia ha
per capostipite GIO. GIORGIO, già defunto
nel 1659; da lui nacque Gio. BATTISTA, ri
cordato in atti del 1637 e 1659, morto pri
ma del 1694. Questi diede i natali a CAR
LO (vivente nel 1676), sposato ad Ottavia
Guicciardi, e padre di PIETRO MARTIRE, n.
a Sondrio il 2 maggio 1676, il quale si spo
sò ivi il 3 febbraio 1698 con Elisabetta
Parravicini, di Gio. Battista.
Da questo matrimonio nacque CESARE
PARRAVICINO il 24 febbraio 1699, che l'11
gennaio 1725 prese in moglie Marta Car
bonera, di Andrea. Cesare Parravicino fu
padre di PIETRO MARTIRE, n. il 9 settembre
1731 e sposato il 4 settembre 1765 con Ip
polita Carbonera, di Omobono. Da que
sti nacque, il 12 settembre 1766, CESARE,
che ottenne la conferma della nobiltà con
Sovrana Risoluzione 27 gennaio 1816.
Questi si ammogliò in Milano, S. Calime
ro, 13 ottobre 1792, con donna Carolina
Pertusati, del conte don Francesco, ciam
bellano dell'imperatore. Da lui il 26 mag
gio 1806 nacque PIETRO, che prese in mo
glie il 12 aprile 1841 Elisabetta Guicciardi,
di Fabio, ed ebbe tra gli altri CARLO, dal
quale discendono gli attuali membri della
famiglia.
Questa è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital.
LETTERAS
col titolo di nobile (mf). Nel gennaio del
1931 ha domandato l'iscrizione al Libro
d'Oro col titolo di nobile e col trattamen
to di don e donna.
Essa è oggi rappresentata da Pio, n. a
Sondrio 4 gennaio 1878, figlio del fu Carlo
(n. Sondrio 22 settembre 1847, . ivi il 16
giugno 1929) e di Teresa Donegani di
Monte Stelvio; spos. Torino
2
dicembre
1919 con Clelia Salengo.
Figlie: Elisabetta, n. Torino, 22 settem
bre 1920; Carla, n. Sondrio, 13 agosto
1925.
Fratelli: Ida, n. Sondrio, 25 giugno
1881; spos. ivi, 10 febbraio 1909, con Gia
como Bettoni; Carolina, n. Sondrio, 20
gennaio 1888; spos. al tenente colonnello
medico dottor Roberto Landriani; GIO.
FRANCESCO, n. Sondrio, 24 febbraio 1890;
spos. Schio, 23 maggio 1917 con Angela
Maddalena.
Figli di Gio. Francesco: PIETRO, n. Son
drio, 16 maggio 1918; GIAN DOMENICO,
n. Vicenza, 26 settembre 1922.
SERTOLI.
c. m.
ARMA: D'oro, al
grifo
rampante
di nero, coronato
dello stesso.
CIMIERO : L'aquila
di nero.
DIMORA : Sondrio,
Tirano e Mi
lano.
Questo ramo del
la famiglia Sertoli
fu confermato nel
l'antica nobiltà con Sovrana Risoluzione
20 settembre 1817 in persona dei fratelli
GIACINTO, CESARE GIUSEPPE ed ANTONIO,
i quali avevano provato avanti all'I. R.
Commissione Araldica che i loro antenati
erano stati costantemente trattati coi pre
fissi nobiliari, compreso il capostipite Gio.
GIORGIO, vivente avanti l'anno 1602 e co
mune alla linea di Cesare Sertoli confer
mata nobile nel 1816. Fra i personaggi di
questo ramo si distinsero maggiormente
GIO. PIETRO e GIACINTO, rispettivamente
proavo e padre dei predetti fratelli, poichè
PAGINA 291
ricoprirono la carica di luogotenente gene
rale della Valtellina, sotto il dominio dei
Grigioni, carica che riuniva il misto impe
ro, l'autorità della spada ed il diritto di
grazia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.) e i suoi com
ponenti discendono dal predetto Giacinto,
ultimo riconosciuto nel 1817, e da sua mo
glie Martina Carbonera. Essi sono :
CARLO, avvocato, figlio dell'ing. Giusep
pe e di Carlotta Speciani, spos. con Emilia
Sertoli.
Figli: Elisa, DIEGO, Adriana.
Fratelli: LUIGI, GIO. BATTISTA, sp. con
Eugenia Carbonera.
Figli di Luigi: Bice, Giuseppe, spos. a
Sondrio, 17 aprile 1902, con Olga dei mar
chesi Giustiniani, figlia di Benedetto.
Figli di Giuseppe, di Luigi: Elisa, n. a
Sondrio, 1º agosto 1904; LUIGI, n. Son
drio, 18 gennaio 1906; MARIO, n. Sondrio,
20 agosto 1907.
Figlie di Gio. Battista: Carlotta, Luigia,
Giuseppina.
c. m.
* SERTOLI SALIS.
ARMA : Partito :
nel 1º d'oro, al
grifo
rampante
di nero (Sertoli);
nel 2º inquarta
to: a) e d) d'oro
al salice di verde
sradicato; b) e c)
palato di rosso
e d'arg. (Salis).
Мотто : Erigor ut
erigam.
DIMORA : Sondrio, Tirano e Milano.
Ramo della famiglia Sertoli, discenden
te da Gio. GIORGIO, già defunto nel 1659
e distaccantesi con FRANCESCO, n. Sondrio
il 30 ag. 1842, figlio primogenito di Pietro
e d'Elisabetta Guicciardi, spos. a Milano,
S. Babila, il 1° settembre 1872 colla contes
sa Maria Felicita Salis (detta Rita), figlia
del conte Ulisse, ultima di sua famiglia.
Con R. D. 11 maggio 1911 fu autorizzato
ad aggiungere al proprio il cognome Salis.
Con R. D. 25 settembre 1910 e RR.LL.PP.
PAGINA 292
9 gennaio 1911 venne concesso alla predet
ta Maria Felicita, detta Rita, Salis di usare
il titolo di conte trasmissibile ai suoi di
scendenti legittimi per ordine di primoge
nitura. Conseguentemente oggi il titolo
comitale è portato da CESARE, figlio suo
primogenito.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.) e di nobile
(mf), in persona di CESARE, n. Milano, 6
luglio 1873, del nobile Francesco e della
contessa/Rita Salis; spos. a Tremezzo, il 16
maggio 1907, con Giuseppina Bertoni, di
Edoardo e di Ermelinda Antoniani.
Figli: FRANCESCO, n. Milano, 28 febbraio
1908; EDOARDO, n. Tirano, 7 luglio 1909;
Maria Teresa, n. Tremezzo, 15 giugno
1911.
Fratelli: PIETRO, n. Castelseprio (Como)
2 ottobre 1877, spos. ad Albosaggia (Son
drio) il 12 novembre 1904 con Amalia Pa
ribelli, di Lorenzo; ULISSE, n. Sondrio, 28
agosto 1885, spos. Milano, 10 maggio
1926, con Elena Paribelli, di Giuseppe.
Figlio di Pietro: PIERO LORENZO, n. Va
rese, 20 agosto 1905.
c. m.
* SERTORIO.
ARMA:
D'argento
rivol
al leone
tato di rosso,
coronato d'oro,
tenente con le
branche anterio
ri due spade al
naturale decus
sate,
con una
ghirlanda di ver
de infilzata: il
leone accompa
gnato in capo a sinistra da tre stelle di
otto raggi, di rosso, male ordinate. (Ric.
20 novembre 1899).
MOTTO: Desursum.
DIMORA : Genova.
La famiglia è originaria da Pieve di Te
co, ove occupò sempre posizione eminente.
Il nome si incontra e nella forma usata dal
ramo ascritto alla nobiltà Sertorio e nel
l'altra forma Sartorio o Sartore, in anti
LETTERA S
chissimi atti notarili. Così in atto 24 set
tembre 1222 di maestro Salmone, notaro
del Sacro Palazzo, compare come arbitro
un Delamede Sartorius, in atto 11 maggio
1224 dello stesso notaro è nominato Petrus
Sartorius; Raimondo compra casa a Mori
gallo il 14 agosto 1224; Gaspare Sartore di
Pieve di Teco è capitano di 25 uomini per
guardia di detto luogo. Lodovico Sartore
gi
che il Della Cella dice però di Racconi
è cancelliere degli ambasciatori geno
vesi in Spagna nel 1490. Fra gli altri sog
getti che onorano la famiglia sono da ri
cordare: Giustiniano, colonnello a Milano
(1361); Filippo, francescano (1384), in fa
ma di santo; Pietro Antonio, vescovo di
Palermo nel XVI secolo; il rev. Pietro An
tonio (1580, † 1659), vicario generale di
Albenga, protonotario apostolico; Giacomo
(1698, † 1764), protonotario apostolico, au
tore di versi latini ed italiani; Gio. Antonio
(n. 1711, † 1787) Agostiniano; Giuseppe
(1740, † 1795), che sostenne primarie cari- .
che in detto Ordine; Antonio (1735, †
1821), giureconsulto, presidente della Ro
ta criminale di Genova; Gio. Batta, dotto
re, fu nel 1746 uno dei tre capi della par
rocchia di S. Stefano in difesa della patria
(v. Della Cella); Gio. Batta (1777, † 1849) ,
avvocato e letterato; Lorenzo (1849, †
1919), ordinato sacerdote nel 1871, sosten
ne varie mansioni ecclesiastiche, fu attivo
cooperatore dell'Opera di mons. Bonomel
li per l'assistenza agli emigranti italiani in
Europa, scrisse buon numero di memorie
storiche riguardanti Pieve di Teco e le ge
nealogie delle principali famiglie di quel
borgo.
I Sertorio contrassero parentadi coi Cen
turione, Clavesana, Lascaris, della Len
gueglia.
Secondo un albero genealogico che si
conserva presso la famiglia, il ramo ascrit
to alla nobiltà di Genova discenderebbe da
RAFFAELE, nobile patrizio romano, padre
di GASPARE, pure nobile romano, che eres
se l'altare maggiore e il coro dell'Oratorio
di S. Maria a Pieve di Teco, e da lui, per
mezzo di RAFFAELE (1395), di NICOLA
(1428), di PIETRO (1470), di FRANCESCO
(1530) , commissario alla Pieve, di NICOLA
(1560), di LUCA NICOLA (1583), che istituì
colonna in S. Giorgio a favore dei discen
LETTERA S
denti, di FRANCESCO GIO. MARIA (1601),
che visse a Roma, restaurò l'altare gentili
zio a S. Monica della Pieve, di NICOLA
(† 1655), si arriva a Gio. MARIA (1640, †
1687) , riconosciuto nobile romano, com
missario genovese per revisione archivi
della marca, insigne giurista, che ottenne
il privilegio di stare a capo coperto davanti
al Serenissimo Senato e seduto davanti ai
magistrati. Fu auditore del cardinale Ga
staldi, sepolto a S. Bartolomeo degli Ar
meni. Egli, stabilitosi a Genova, fu padre
di GIUSEPPE MARIA, che dal 1737 per 16
anni fu degnissimo segretario della Sere
nissima Repubblica esercitando il suo uffi
cio con zelo, fedeltà e diligenza. In pre
mio dei suoi servizi fu ascritto alla nobiltà
il 18 dicembre 1747 come lo fu suo figlio
NICOLÒ, di anni 14, il 13 di luglio 1750.
Questi fu dottore di collegio nel 1778, go
vernatore di Chiavari, senatore nel 1789,
sposò Geronima Rocca e fu padre di CAR
LO, marito d'Antonietta De Ferrari, morto
nel 1855 s. p.; di DESIDERIO, uff. di caval
leria, che fece la campagna di Russia, poi
passò nei Carabinieri Reali del Re di Sar
degna, cavaliere dei SS. Maurizio e Laz
zaro e della Legion d'Onore; di GIUSEPPE,
marito di Maria Cosio, pure senza prole, e
di POMPEO DESIDERIO (1779, † 1829), cava
liere dei SS. Maurizio e Lazzaro, che sposò
Marzia Centurione (27 agosto 1808). Da
lui:
NICOLÒ, GIO. BATTA, GIACOMO, DESIDE
RIO, GIUSEPPE
PPE e Geronima in Rolandi
Ricci.
Nicolò (1809, † 1885), laureato in ambo
le leggi, sposò Isabella De Franceschi e fu
padre di Isabella, maritata allo zio Desi
derio.
Gio. Batta (1812, † 1891) sposò Elisa
Monticelli, fu ufficiale dei granatieri, fece
la campagna del 1848, ed ebbe per figli:
POMPEO (1853, † 1928), cavaliere del S. O.
Militare di Malta; con D. M. 20 novembre
1899 furono riconosciuti a lui e ai suoi cu
gini i titoli di marchese (mpr.), patrizio
genovese (m.) e nobile dei marchesi (mf.);
Marzia (1850) in Pallavicino; Maria (1851)
in Brizio Falletti; Luisa (1855) in Lovera
di Maria; Ottavia (1857); Pierina (1862) in
Sopranis, viventi.
Giacomo (1815, † 1897), ufficiale nei
PAGINA 293
granatieri della Guardia, decorato di meda
glia di bronzo al valor militare nella batta
glia di Pastrengo del 1848, sposò Rosa
Gentile e fu padre di Teresa in Torriglia
(1885), e dei viventi : GIUSEPPE (1865),
ingegnere, marito di Angelita Grillo, e di
FILIPPO (1871), avvocato, marito di Elisa
Pallavicino e padre di : Rosa (1900), GIA
Сомо (1901, † 1912), CARLO (1903), Cesa
rina (1905) in Pallavicino, Elena (1907),
GIUSEPPE (1915).
Desiderio Eligio (1820, † 1885), tenente
di vascello nella marina sarda, cavaliere di
vari Ordini equestri, sposò la nipote Isa
bella, di Nicolò, e fu padre di NICOLÒ,
RAFFAELE, Bianca in Torriglia, Laura in
Thellung de Courtelary. Di Nicolò (1857,
† 1912), sposato a Camilla Spinola, sono
figli i viventi : DESIDERIO (1882), marito di
Amelia De Bernardi, padre di NICOLÒ
(1914) e CAMILLO UMBERTO (1921); ANDREA
(1885), marito di Guglielmina Angelini,
padre di Maria (1913) e GIANFRANCO
(1920); RAFFAELE (1887), celibe; PIETRO
(1892), marito di Maria Rebaudenghi, pa
dre di NICOLÒ (1927); Isa (1881) in Catta
neo Belforte; Paola (1884), monaca Claris
sa; Anna (1894); M. Teresa (1896); Bianca
(1899).
Di Raffaele, sposato a M. Teresa Ghi
gliotti, sono figli i viventi: NICOLÒ (1895),
dottore in giurisprudenza, marito di Nora
Baldeschi, padre di : POMPEO (1928), Maria
Teresa (1929), Tecla (1930). È mutilato di
guerra, fregiato di medaglia d'argento al
valor militare con la seguente motivazio
ne : « Comandante di stazione fotoelettrica
someggiata, essendo stata la posizione pre
sa sotto vivissimo fuoco nemico e poi rag
giunta dall'avversario, non cessava di far
funzionare il proiettore perchè non man
casse alla difesa l'importante ausilio della
illuminazione, finchè non veniva ripetuta
mente e assai gravemente ferito ». (Col
dell'Orso, 25 novembre 1917).
GIAN CARLO (1896), dottore in giurispru
denza, ha fatto la campagna 1915-1918, è
sposato con Raffaela Canevaro e padre di:
Isabella (1923), RAFFAELE (1924), Teresa
(1928), M. Antonietta (1931).
Marzia (1898) in Rossi, Anna (1899) in
Guiglia, Laura (1902), Antonietta (1906).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
PAGINA 294
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese (mpr.) e patri
zio genovese (m.), in persona di POMPEO †,
di Giovanni Battista, di Pompeo.
Cugini, figli di Giacomo, di Pompео:
GIUSEPPE, FILIPPO.
Cugini, figli di Nicolò, di Desiderio, di
Pompeo: DESIDERIO, ANDREA, RAFFAELE,
PIETRO.
Cugini, figli di Raffaele, di Desiderio, di
Pompeo: NICOLÒ, GIOVANNI CARLO.
SERUGHI.
b. s.
ARMA: D'oro alla
banda d'azzurro,
caricata di tre
rose d'argento
bottonate d'oro,
accompagnate in
capo da un aqui
la coronata di
nero ed in pun
ta da un orso
passante di nero.
DIMORA : Forlì.
Di questa illustre famiglia, anticamente
chiamata Xelii, parlano a lungo gli sto
rici forlivesi, che menzionano nel 1454 un
GIOVANNI, di ser Ugo, sostenitore degli
Oderlaffi, capo delle milizie di Pino III,
insieme ad altri ragguardevoli cittadini
far parte del consiglio a reggimento del suo
a
principato nell'infanzia del figlio Tebaldo,
lasciato sotto l'autorevole protezione di Si
sto IV e di Ferdinando d'Aragona, re di
Napoli, per maggiormente assicurarlo nel
l'ereditario dominio; FRANCESCO, partigia
no del Rangoni e contrario al Riario, allo
ra signore di Forlì; BARTOLOMEO, custode
di Caterina Sforza; BERNARDINO, dottore di
leggi, ambasciatore per i Forlivesi a Papa
Giulio II e poi pretore di Ravenna nel
1502.
Nel 1547 la città di Forlì fu divisa dalle
fazioni dei Numaj e dei Serughi. Si solle
varono gli uni e gli altri nel mese di giu
gno, venendo ferito il cav. Luffo Numaj
daBartolomeo Serughi; il Numaj ebbe sal
va la vita perchè si rifugiò in casa Aleotti.
Lo stesso BARTOLOMEO Serughi, figlio di
Girolamo, per le sue virtù militari sali al
LETTERA S
grado di colonnello, e fu creato conte e
cavaliere aurato da Giovanni, cardinale
ostiense, con la autorità di Clemente VII,
con diploma del 10 luglio 1551. GHINOLFO,
di Ugo, fu creato anch'esso conte e cava
liere aurato con facoltà di crear dottori 1'8
luglio 1535; militò sotto la bandiera di San
ta Chiesa e di Casa d'Austria e fu capo in
patria della fazione dei Guelfi. Morì nel
1573. GHINOLFO, di Tommaso e di Laura
dei conti Malatesta, fu creato conte nel
1502.
I Serughi 1'11 marzo 1580 ospitarono nel
proprio palazzo S. A. Imp. Margherita, fi
glia di Carlo V. Vantano i Serughi, ANNI
BALE (1607) , arcivescovo di Siponto; Том
MASO, capitano della Repubblica Veneta,
la quale a lui affidò la piazza di Sebenigo
nella Dalmazia e che egli difese valorosa
mente dai Turchi. Fu colonnello della Sa
bina, governatore delle armi nello Stato di
Avignone; morì nel 1556; GIOVANNI seguì
nei Paesi Bassi l'insegna della Corona di
Francia col grado di tenente colonnello e
Innocenzo XII gli conferì la ragguardevole
castellania di Civitavecchia.
Il ramo principale di questa famiglia si
è estinto nel 1880 con Giovanni, cavaliere
di S. Stefano; oggi è superstite il ramo che
discende in linea retta da GIULIO, che nel
1761 era consigliere nobile di Forlì; questi
fu padre di UGO, che da Maddalena Gratti
Volta ebbe AGHINULFO († 1876) e che dal
la contessa Carolina Lovatelli ebbe Етто
RE, n. nel 1832, dal quale derivano i rami
che compongono attualmente la famiglia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Forlì (m.), in
persona di UGO, di Ettore, di Aghinolfo,
n. nel 1862, da cui : a) PIETRO, spos. con
Rosa Sansovini; b) Anna, spos. con Ulde
rico Ghiberti; c) Maria, spos. con Edgardo
Savoia.
Fratelli: AGHINOLFO, n. 1864, spos. con
Emma Ciucci, da cui: Rita, Umbertina e
UMBERTO.
VINCENZO, nato nel 1874, spos. con An
na Conca.
Figli di Vincenzo: Jolanda ed ETTORE.
FRANCESCO, n. 1870; AUGUSTO, n. 1872;
CARLO, n. 1873, e Maddalena, moglie di
Emilio Baraldi.
c. f. p.
LETTERA S
SERVANZI COLLIO.
1000
al monte di tre
cime d'oro all'i
taliana, ristretto
(Servanzi); a si
nistra inquarta
to: nel rº e 4º
d'oro alla gemella di rosso ondata in fa
scia; nel 2º e 3º di verde al monte di tre
cime d'oro all'italiana, ristretto (Collio) .
CIMIERO : Una testa di liocorno.
Мотто: Deus servet servantii.
DIMORA: S. Severino (Marche).
Antichissima e nobilissima famiglia di
San Severino (Marche) è la Servanzi. Suo
capostipite un RADIVISIO, vivente nel seco
lo XII. Da lui ne venne un SERVANZIO, che
diede il nome alla famiglia; nel 1235 fu vi
cario in Macerata per Santa Romana Chie
sà, sotto Gregorio IX. Fu egli di parte
guelfa, ma con il suo tatto e fermezza riu
scì a metter pace tra le avverse fazioni. La
famiglia appartenne fin da tal epoca alla
prima nobiltà sanseverinate, e dette alla
patria, podestà, castellani, consoli, gonfalo
nieri; parecchi suoi membri vestirono gli
abiti degli Ordini di Malta e di S. Stefano,
ed ebbero l'aggregazione alla nobiltà di
varie città d'Italia. Sono da ricordare :
ASTOLFO, che fu al Concilio di Trento con
mons. Angelo Massarelli, dove fu sottose
gretario ed estensore. Di detto Concilio la
sciò egli un importantissimo « diario », che
fu assai lodato dal card. Pallavicino. Gli
furono offerti poi splendidi offici e cariche
importanti in Roma, ma egli rinunziò a
tutto e si recò a Napoli alla corte di Giulio
Cesare di Capua, principe di Conca. Mons.
Cocchi arcivescovo di Corfù, lo volle con
lui a Venezia e lo fece canonico di Corfù.
Nel 1567 vesti l'abito di San Francesco col
nome di « fra Valentino » e ricoprì le più
alte cariche dell'Ordine, sino a quella di
commissario di Corte per tutta l'Italia.
PALMILIO, fu valente capitano di S. R.
C.; CAMILLO, servì Carlo V nelle guerre
PAGINA 295
contro i saraceni. ALFONSO, I. V. D., udi
tore della Rota di Perugia nel 1604-05-06.
ARMA: Partito :
a destra inquar
tato : nel rº e 4º
d'oro a tre ban
de di rosso; nel
2º e 3º d'azzurro
Da Paolo V fu fatto protonotario apostoli
co; rettore di S. Niccolò in Carcere a Tre
vico (Avellino); vicario generale di Cassano
di Calabria per il cardinale Caetani. So
stenne anche altre importanti cariche. AN
ΤΟΝ FRANCESCO, dotto in lettere e filosofia,
si addottorò in legge a Padova, fu uditore
di Rota del cardinale Bevilacqua, vicario
generale a Trevico; e poi con la stessa ca
rica in S. Severino per il vescovo mons.
Sperelli; morì nel 1623.
GREGORIO, fu domenicano e predicatore
illustre, aiutante del maestro dei SS. Pa
lazzi, stimato dal card. Carafa, che gli
dette una pensione di 100 ducati, e teologo
del card. Aldobrandini. Trattò la resa di
Ferrara alla Chiesa, tanto che quando Cle
mente VIII fece il suo solenne ingresso, lo
volle con sè, e poi lo creò vescovo di Tre
vico; sostenne fortemente le ragioni della
Chiesa contro Venezia anche con scritti che
pubblicò nel 1607 : « La difesa delle immu
nità e potestà ecclesiastica ». CLEARCO, fa
moso condottiero di armate, fu da Clemen
te VIII creato conte. GASPARE, seniore, ce
rimoniere di Urbano VIII, che lo creò pro
tonotario apostolico, fu fatto canonico va
ticano, da Innocenzo X. Il card. Antonio
Barberini, per il suo alto sapere, lo portò
con sè nella sua legazione a Bologna e
quindi in Francia. Lasciò importanti diarii
di tutte le cariche ricoperte. GASPARE ju
nior, fu scienziato, poeta, archeologo e nu
mismatico, e come tale l'imperatrice Cate
rina di Russia, il 1 febbraio 1772, gli scris
se una onorifica lettera per ringraziarlo del
dono di alcune monete d'oro, inviandogli
due splendide medaglie commemorative e
una tabacchiera d'oro brillantata. FULVIO,
maestro di cerimonie di vari pontefici. Nel
la biblioteca vaticana vi sono grossi volumi
ms. da lui, quali diarii. Accompagnò nella
legazione di Parigi il card. Fabio Chigi,
nipote di Alessandro VII. Fu inviato ad
incontrare nel 1655, la regina Cristina di
Svezia quando venne a Roma, e con mons.
Luca Olstenio, venne incaricato dell'esame
di detta regina prima di riceverla nella S.
Chiesa e poi di esserle compagno nella sua
permanenza in Roma. PAOLO, fu ecclesia
stico assai dotto in materie legali, servì i
PAGINA 296
cardinali Moriggia e Sperelli, lasciò scritti
assai pregevoli; morì nel 1745. SEVERINO,
fu I. V. D. e poi ecclesiastico. Per i suoi
alti meriti fu ascritto all'Ordine di Malta,
Pio VI lo inviò uditore della nunziatura in
Svizzera; facendosi sempre più serie le con
troversie tra Ferdinando IV, re di Napoli,
ed il papa, questi lo richiamò e lo inviò a
Napoli quale Internunzio Apostolico. Alle
sue ragioni il re dovette cedere, ma lo al
ontanò dal regno. Egli parti dopo una fie
ra protesta, che incontrò la approvazione
universale, ma ne soffrì talmente che, tor
nato a Roma, morì di dolore nel 1793. SE
VERINO (n. 1796, † 1891), fu cavaliere di
Malta, commendatore, ed insignito di pa
recchi altri Ordini Equestri. Dotto ed eru
dito scrittore, fu autore di pregevolissimi
scritti storici e araldici. Egli per disposi
zione testamentaria del nobile cav. Gio.
Batta Collio, aggiunse il cognome e lo
stemma di questa nobile famiglia sanseve
rinate. GIUSEPPE (n. 1826), cavaliere di
Malta, cameriere segreto di spada e cappa
di S. Santità, fu scrittore e poeta assai fine
e pregiato. GIAN ASTOLFO (n. 23 agosto
1836), fu cavaliere di Malta e tenente ge
nerale delle Guardie nobili di S. Santità.
LUIGI (n. 12 agosto 1842), nel 1867 fu sot
totenente dei volontari con G. Garibaldi.
Pio VI, nel 1791, conferì il titolo di conte
ereditario per ordine di primogenitura a
GIOVANNI Servanzi, il quale fu anche ag
gregato alla nobiltà di Senigallia.
Anche la famiglia Collio è una delle
principali della nobiltà di San Severino, e
dette uomini illustri, tra i quali ricordia
mo : PIERANTONIO, colto oratore ed esimio
legale, podestà di Foligno nel 1480, giu- SERVANZI.
dice a Gubbio per Guidobaldo I, duca di
Urbino, e poi suo bibliotecario alla Corte
di Urbino. FEDELE, dottore in utroque, stu
diò al collegio romano; nel 1592 gli fu af
fidata la correzione dello statuto di S. Se
verino; ambasciatore a Clemente VIII ael
1598 e poi, nel 1599, al cardinal legato
della Marca; e anche al duca di Urbino,
per ottenere
come fu
da Paolo V, il
governo prelatizio della città; fu più volte
vice governatore in patria e podestà in va
rie città. Dotto in leggi e nelle lettere, fu
segretario dell'Accademia della Florida.
NICCOLA, luogotenente di mons. Trotti
LETTEKAS
preside di Ascoli Piceno, di mons. Giande
maria preside di Camerino, e poi del pro
legato di Bologna; uditore della Rota di
Lucca e poi della Rota di Genova, uditore
del card. Corsi, legato di Ravenna, vicario
generale del card. Pallavicino, vescovo di
Osimo e del card. Barbarigo, vescovo di
Montefiascone; morì in patria nel 1710.
FRANCESCO, fu ecclesiastico, dottore in
utroque, canonico della cattedrale e poi
arcivescovo, predicatore, vicario generale
di mons. Angelo Antonio Anselmi, vescovo
di S. Severino, mentre era relegato a Co
mo per non aver voluto prestare il giura
mento a Napoleone I; alla morte del vesco
vo fu vicario capitolare e poi vicario gene
rale del nuovo vescovo Giacomo Ranghia
schi. Morì nel 1817.
La famiglia è iscritta nell'El. Nob. Uff.
Ital. con i titoli di patrizio di S. Severino
( Marche) (mf.), conte (mpr.), nobile dei
conti (mf.), ed è rappresentata da:
Ramo primogenito
Maria Cinta, n. 8 aprile 1863, di Giusep
pe (n. 1826), e dalla prima moglie, nob.
Laura Narducci, patrizia di Macerata; sp.
col conte Francesco Planca Incoronati.
Sorelle (n. dal secondo matrimonio di
Giuseppe con la nobile Adele Voglia) :
1) Caterina, n. 30 marzo 1874, sp. al conte
Giuseppe Francisci Baschi; 2) Cecilia, n.
6 giugno 1878, sp. al conte Castelli Man
dosi Mignanelli; 3) Teresa, n. S settembre
1863.
Ramo secondogenito
(Vedi Servanzi) .
p. c. b. o.
ARMA : Inquarta
to: nel rº e 4º
d'oro a tre ban
de di rosso; nel
2º e 3º di azzur
ro al monte di
tre cime d'oro
all'italiana , ri
stretto.
CIMIERO : Testa di
liocorno.
Мотто: Deus ser
vet Servantii.
LETTERAS
Ramo secondogenito della precedente fa
miglia; per le notizie storiche vedere al
nome Servanzi Collio.
Questo ramo è iscritto nell'El. Uff. Nob.
Ital. con i titoli di patrizio di S. Severino
(Marche), (mf.), nobile dei conti (mf.), ed
è rappresentato da RAFFAELE, n. 23 marzo
1881 , dal fu Virgilio (1844, † 1929) e fu
Niccolina de Paolis (1859, † 1928); avvo
cato, maggiore di complemento, croce di
guerra al valor militare, croce al merito di
guerra, med. guerra 1915-18, cavaliere uf
ficiale della Corona d'Italia; sp. 4 ottobre
1913 con la nob. Clara dei conti Niccolini
(1885, † 1928); (resid.: Spoleto).
Figli: GIOVANNI FRANCESCO, n. 24 no
vembre 1914; FULVIO, n. 15 aprile 1916;
Anna Laura, n. 10 gennaio 1919; Luisa
Maria, n. 6 marzo 1922; Lina, n. 26 marzo
1926.
PAGINA 297
tizioni di gravezze d'estimi, dal quale la
nobiltà della famiglia appare in modo pre
cipuo : i compromittenti sono, da una
parte, TADDEO del qm. GIOVANNOLO, Do
NATO del qm. RUGGIERO, BESTO del qm.
GABARDO, abitanti in Daverio, ed ANTO
NIOLO E GIOVANNOLO del qm. Onofrio, abi
tanti in Marchirolo, omnes nobiles paren
telae de Sessa, e dall'altra gli uomini dei
comuni della squadra di Travaglia, dei co
muni di Faliasco e di Marchirolo. Anche
in un atto del 18 luglio 1547, redatto dal
notaio Gio. Alberto Bossi, nel luogo di Da
verio, si fa menzione di Ettore qm. Fran
cesco, di ANDREA qm. Tommaso e di Gio.
JACOPO, qm. Bertola, tutti nobili Sessa di
stinti dai vicini dello stesso luogo di Dave
rio. Di più, una persona della stessa fami
glia, FRANCESCO Sessa, ottenne il 22 gen
naio 1473 la cittadinanza milanese per sè e
Sorelle: Elvira, n. 16 marzo 1880; Ma- discendenti, e nella parte espositiva delle
rianna, n. 12 aprile 1891.
p. c. b. o.
* SESSA.
( Ricon. 1902) .
ARMA : D'argento
al castello aper
to torricellato di
due pezzi merlati
alla ghibellina di
rosso, sostenente
sul mastio una
cicogna di nero
e sormontato da
un' aquila dello
stesso, appoggia
ta alle due torri.
DIMORA : Galliate Daverio e Milano.
Famiglia di nobiltà antichissima, ricono
sciuta con D. M. 20 aprile 1902, che vanta
un giuresperito del Collegio di Milano del
secolo XVI in persona di GABRIELE, figlio
di Francesco, di Ettore, di Francesco. La
nobiltà è attestata in modo sicuro dagli
atti notarili, nei quali non solo si attribui
lettere patenti relative si narra che dalle
informazioni assunte presso il vicario di
provvisione di Milano, risultava essere il
petente e i suoi figli « nobiles et bone fa
me et bonis moribus preditos » .
La genealogia comincia da un GIOVANNI,
che era già defunto nel 1383. Da lui nac
que FRANCESCOLO, già defunto nel 1405 е
che fu padre di Gabardo. Da questi nacque
FRANCESCO, che a sua volta fu padre di
ETTORE, la cui vedova, Franceschina Ali
prandi, qm. Jacopo, nel 1497 era tutrice dei
figli minorenni, tra i quali un FRANCESCO,
che fu padre di ЕтTORE, dal quale nacque
un altro FRANCESCO, che si sposò il 2 mar
zo 1568 a Laura Caterina Biumi. Da que
sti discendono, mediante altre sette gene
razioni, LUIGI e i di lui fratelli ETTORE e
CAMILLO, che ottennero il riconoscimento
nel 1902, e sono iscritti nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.).
Figli di Luigi: Fiorbellina, Ippolita, CAR
LO E GUIDO.
scono secondo i tempi le qualifiche di do- SESSO (DA) (O SESSI)
minus, nobilis, spectabilis, magnificus do
minus e don, ma si parla esplicitamente dei
nobiles parentelae de Sessa. V'ha poi un
atto del 20 febbraio 1430 relativo ad
compromesso di vertenze intorno a ripar
un
f. f.
ARMA: Inquartato : nel 1º e 4º d'oro all'a
quila bicipite di nero, coronata di rosso;
nel 2º e 3º bandato d'oro e scaccato d'az
zurro e d'argento.
PAGINA 298
DIMORA : Vicenza e Reggio Emilia.
Famiglia vicentina anticamente detta
anche Sessi o Da Sesso. Appartenne al par
tito ghibellino e da tempo assai remoto
ebbe l'investitura dei feudi di Calteldaldo
e Sesso nel modenese col titolo di conti di
Rolo, confermato dall'imperatore Carlo V
con diploma 2 dicembre 1532. Anche in
Reggio Emilia furono assai potenti tanto
che per le lotte intestine ne furono spesso
banditi con la confisca e la distruzione dei
beni. Partigiani degli Scaligeri, un ramo
si stabilì in Verona e quindi a Vicenza ove
fu ascritto a quel nobile Consiglio nel 1510
e aggregato pure al Collegio dei Giudici
di quella città. La famiglia dette nel seco
lo XIII pretori e podestà a Verona, Man- SESTI.
tova, Parma, Piacenza, Bologna e Ferrara.
Nel 1211 GHERARDO, vescovo di Novara,
fu creato cardinale da papa Innocenzo III;
UGO († 1235), fu vescovo di Vercelli; PAL
MIERO, podestà di Vicenza nel 1341-42 ac
quistò beni in Sandrigo con diritto di de
cima; UGOLINO e TEBALDO, furono vescovi
di Reggio, il primo nel 1387 e il secondo
nel 1395. Personaggio importante fu FRI
GNANO, che nel 1389, dal duca di Milano,
fu inviato capitano di venticinque lancie al
doge di Genova; Gian Galeazzo Visconti,
il 15 luglio 1397, lo creò sotto maresciallo
dell'esercito; il 16 settembre fu nominato
capitano e governatore di Dossolo, dal
1402 al 1404 governatore di Bassano, nel
1408 fu provveditore di tutte le fortezze
del padovano, del vicentino e del veronese
con potere di generale, architetto e rifor
matore e morì in Val Zagata nel 1430.
Celebre nella storia è rimasta ISABELLA
Sesso, che strenuamente governò Vicenza
dall'agosto al novembre 1511 in sostitu
zione di Giovanni Gonzaga che rappresen
LETTERA S
CIMIERO : Una
donna di carna
gione, nascente ,
vestita d'oro,
sormontata da
un'aquila di ne
ro,
membrata,
rostrata e coro
nata d'oro, cogli
artigli appoggia
ti sulle spalle
della donna.
tava il governo dei confederati alla Lega
di Cambrai e costretto a riunirsi con l'eser
cito occupato nell'assedio di Treviso. Isa
bella, sopraffatta dalle armi veneziane, si
rifugiò in Verona e la Repubblica confiscò
i suoi beni e quelli dei suoi figli mentre
l'imperatore Massimiliano la ricompensò
della sua fedeltà investendo i Sesso dei
feudi di Lovere, di Pisogne e del Lago di
Iseo con diploma 25 marzo 1516. L'impe
ratore Carlo V, già ospite dei Sesso a San
drigo, con diploma 2 dicembre 1532, con
fermò il titolo di conte di Rolo e le investi.
ture di Casteldaldo e di Sesso.
La famiglia fu inoltre iscritta col titolo
comitale nell'Aureo Libro dei veri Titolati
della Repubblica Veneta il 29 marzo 1662 e
confermata nell'avita nobiltà con S. R. 8
luglio 1820 e nel titolo comitale con S. R.
I settembre 1821.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), (nobiltà di
Vicenza e Verona), conte di Casteldaldo
e di Sesso (m.), in persona degli ultimi ri
conosciuti : ALESSANDRO CARLO, di Carlo;
ANTONIO e ARDUINO, di Benedetto.
V. S.
ARMA: Di rosso
alla fascia d'oro,
caricata di tre
rose del campo,
gambute
e
fo
gliate di verde e
poste in sbarra.
DIMORA : Lucca e
Madrid.
Famiglia nobile
lucchese, che i ge
nealogisti
fanno
derivare da Sesto di Moriano, dal quale
presero il cognome nel sec. XVI con BENE
DETTO, di Rocco da Sesto; ma i Sesti si tro
vano con GUADARELLO, di Passavante, fin
dal secolo XIV presenti in Lucca, dove poi
tornarono anche dal Borgo a Buggiano, e
nel secolo XVI da Milano.
Ebbe dal 1551 al 1798 numerosi gonfa
lonieri e anziani nel governo della Repub
blica, e due noti annalisti cittadini : GIRO
LAMO (1690-1756), autore di una « Storia
LETTERA S
diplomatica di Lucca », e GIOVANNI BATTI
STA (1666-1734), compilatore degli « Anna
li di Lucca » opere rimaste inedite.
La famiglia Sesti fu iscritta nel Libro
d'Oro della Repubblica lucchese del 1628 с
ottenne dal duca Carlo Lodovico di Borbo
ne la nobiltà e patriziato ereditario con
GIROLAMO (sp. con Isabella Fanucci), di
Silvio, e con GIUSEPPE (sp. con Maria An
tonia Bonicelli), di Domenico, ambedue
iscritti nel Libro d'Oro del Ducato lucche
se, formato il 1826.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Ital. del 1922 col titolo di nobile
patrizio di Lucca (mf.), in persona dei disc.
da Agostino, di Carlo; dei disc. da Carlo,
Bernardino e Francesco, di Agostino, dei
disc. da Girolamo, di Giovanni Battista.
e. l.
* SETA (DE) .
rosso.
ARMA:
Partito :
nel 1º troncato :
a) di rosso al leo
ne d'oro linguato
di rosso; b) d'ar
gento a tre fasce
d'azzurro; nel 2°
di azzurro alla
nave di nero a
due alberi, con
le vele bianche e
i gagliardetti di
DIMORA: Palermo, Piazza de la Kalsa.
Famiglia di Catanzaro, distinta per alte
cariche di Magistratura ed amministrative,
decorata del titolo di marchese con R. D.
motuproprio 17 marzo 1895 a FRANCESCO
de Seta, e con RR. LL. PP. 20 novembre
1919 a favore del figliuolo GIUSEPPE, at
tuale capo della famiglia.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di marchese (mpr.), ed è
rappresentata da GIUSEPPE, n. Catanzaro
16 settembre 1883, figlio di † Francesco
Pasquale (n. 15 giugno 1843, † 12 febbraio
1911), prefetto e senatore del Regno, e di
Adele Raffaelli Foresta († Palermo 4 luglio
1921); spos. Roma 18 ottobre 1917 con Ma
ria Luisa Elia.
PAGINA 299
Figli: FRANCESCO, n. Roma 20 agosto
1918; EMANUELE, n. ivi 20 febbraio 1920;
Bona Adelaide, n. Palermo 14 maggio
1922; VITTORIO, n. Palermo 15 ottobre
1923 .
Sorelle: Carmela, n. Catanzaro II mag
gio 1885, spos. Giovanni Cammarata; Ro
sina, n. Roma 4 aprile 1889, spos. barone
Francesco Cammarata Monroy.
SETACCI.
ARMA: D'azzurro
alla fascia d'ar
gento sostenente
una figura mu
liebre nascente
vestita di rosso
all'antica, posta
in maestà, ed ac
compagnata in
punta da un
V. S.
braccio destro
vestito di rosso,
movente dal lato destro dello scudo, te
nente con la mano di carnagione una
matassa di seta grezza al naturale.
MOTTO : Ex serico grezzo.
DIMORA : Terni.
Antica famiglia ternana che vediamo fi
gurare tra le patrizie nell'Elenco compilato
nel 1577 per ordine di mons. Grimaldi,
commissario e delegato straordinario apo
stolico per il ristabilimento della pace tra
i due nobili ceti dei Cives e dei Banderari,
che contendevansi il primato nel reggimen
to ternano.
Ha dato alla patria diversi priori e gon
falonieri e anche alcuni podestà di Miran
da e di Papigno, feudi della città.
Dell'ultimo secolo sono da ricordarsi :
FRANCESCO, che, per aver negato giura
mento di fedeltà all'imperatore Napoleone
I, venne nel 1810 deportato a Piacenza e
poscia a Bologna; FELICE, che, in qualità
di guardia di onore dell'imperatore fece
parte nel 1813 del seguito sovrano in Olan
da; PIETRO, tra i primi a ricoprire la carica
di sindaco di Terni, dopo la proclamazione
dell'unità d'Italia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
col titolo di nobile di Terni (mf.), in per
PAGINA 300
sona di FRANCESCO, di Luigi, di Pietro.
Figlie: Giuseppina, sposata nel 1922 al
l'avv. Felice Montani Caraciotti e Virgi
nia, sposata nel 1924 al cav. Riccardo
Bianchini Riccardi.
e. p. u.
SETTICELLI.
ARMA:
D'oro, a
tre pesci di ros
so, nuotanti, po
sti l'uno sull'al
tro, col capo di
Angiò.
DIMORA: Firenze e
Pistoia.
Da BARTOLOMEO,
di Pero, di Tieri
Setticelli, fiorenti
no, era nato Том
MASO, il cui figlio BARTOLOMEO fu negli an
ni 1486-95 dei XII Buonuomini di Firenze
e dal 1500 al 1506 dei XVI gonfalonieri di
Compagnia. Da lui venne PIERO, squitti
nato pei tre maggiori uffici nel 1524, pa
dre di CARLO, il cui pronipote CARLO MA
RIA ebbe due figli: AMERIGO E GIOVAN PIE
TRO, il quale aveva avuto per i suoi buoni
servigi dal granduca Gian Gastone il tito
lo di capitano nel 1735 ed era stato ascrit
to con decreto 4 marzo 1765 alla nobiltà di
Firenze. Egli morì il 17 gennaio 1769,
avendo avuti da Maria Vittoria Mazzanti
di Livorno CARLO E TOMMASO, ammessi en
trambi al patriziato fiorentino con decreto
17 settembre 1791. Il primo di loro, che
era «magoniere generale di S. A. R. il
granduca di Toscana », essendosi dómici
liato a Pistoia perchè vi aveva sposata Mir
ra di Giovanni Villani, patrizia pistoiese,
chiedeva anche il patriziato di questa cit
tà, che gli veniva accordato con decreto 29
luglio 1796. Da lui nacquero FRANCESCO
(† 30 ottobre 1819), GIOVAN PIETRO, FER
DINANDO, LEOPOLDO, FILIPPO LUIGI e tre
femmine; mentre suo fratello Tommaso
ebbe: GIOVAN LORENZO (1778-1869), AN
GIOLO MARIA E GIUSEPPE MARIA, dal qua
le vennero CARLO MARIA E LUIGI ALBER
To (n. 3 dicembre 1826), che fu padre di
CARLO GIUSEPPE (n. 27 aprile 1859).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
LETTERAS
Ital. col titolo di patrizio di Pistoia (mf ),
in persona dei discendenti da Francesco,
di Carlo, e fratelli.
g. d. a. v.
SETTIMANNI.
ARMA: Di rosso a
una squadra d'o
ro,
accostata a
sinistra da un
destrocherio di
carnagione vesti
to d'oro, indi
cante; col capo
cucito d'azzurro
caricato di tre
gigli d'oro, ordi
nati in fascia.
DIMORA : Pistoia e Livorno.
Famiglia originaria di Settimano o Sti
mano, paesetto vicino a Brisighella nel cir
condario di Faenza, da dove un certo
ALESSANDRO nei primi del cinquecento do
vette fuggire per delitto di sangue e rifu
giarsi alla Rocca S. Casciano. Nel 1623
monsignor MARCO, spedalingo di S. Maria
Nuova, ottenne, col fratello CASSIANO, po
testà di Poggibonsi, l'ammissione alla cit
tadinanza fiorentina.
MARCO, di Francesco, fu avvocato di gri
do, fece parte del Consiglio dei Dugento,
e fondò una commenda nell'Ordine di S.
Stefano, nel quale il 13 gennaio 1703 vestì
le divise di cavaliere il figlio FRANCESCO.
Questi condusse una vita oltremodo avven
turosa. Essendo contravvenuto a un ordi
ne di Cosimo III che l'aveva severamente
diffidato dal continuare nei giochi d'azzar
do nei quali aveva sofferto perdite rilevan
tissime, fu nel 1713 esiliato a Volterra e
non ottenne di poter tornare in patria che
nel 1744. Amante degli studi storici e lette
rari, dette alla luce, nel 1721, la Storia fio
rentina di Benedetto Varchi, e nel 1728 i
Commentari di Filippo Nerli; e compose
una preziosa raccolta di Memorie fiorentine
dal 1532 al 1737, che si conserva mano
scritta in 17 volumi, più un volume d'in
dici, nell'Archivio di Stato di Firenze.
I Settimani furono ascritti alla nobiltà
fiorentina con decreto del 19 luglio 1751.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
LETTERA S
Ital. col titolo di nobile di Firenze (mf.),
in persona di: a) PIER FRANCESCO, di Car
lo, di Giovanni.
Sorella: Vittoria in Fabbrini.
PAGINA 301
e il 19 gennaio 1516 investitura dei feudi
Cammaratini e metà di Misilini; un MAT
TEO, barone di Fitalia come figlio di Laura
Calvello, ottenne investitura delle baronie
b) Disc. da Gio. Cesare e ACHILLE, di di Giarratana e di Fitalia il 1 ottobre 1508
Alessandro, di Francesco.
f. s.
* SETTIMO.
ARMA: D'argento
tre scaglioni
a
di rosso.
Lo scudo ac
collato all'aquila
aragonese.
DIMORA : Palermo.
Si vuole origina
ria da Pisa e di
scendente dagli an
tichi conti di Set
timo, che tennero
le più importanti cariche nella Repubblica
pisana; il primo a portarla in Sicilia fu un
ANTONIO (che si dice abbia tenuto in Pisa
la carica di anziano nel 1401 e di priore nel
1430, ma in Palermo era soltanto qualifi
cato mercante pisano). Fu, detto Antonio,
senatore in Palermo negli anni 1436-37,
1437-38 e padre di Niccolò, luogotenente
del Maestro Giustiziere di Sicilia e di Si
mone, che fu bar. di Giarratana nel 1453,
familiare di re Alfonso, maestro portulano
del Regno, pretore di Palermo negli anni
1471-72, 1476-77, 1479-80, 1482-83 e il 18
ottobre 1488 stratigò e capitan d'armi di
Messina. Un GIOVAN LUIGI, dottore in leg
gi, fu deputato del Regno, luogotenente
del Maestro Giustiziere, giudice della Gran
Corte, maestro razionale, ecc., acquistò il
feudo Graziano e ne fu investito il 1 gen
naio 1502, e i feudi Salice, Gallidoro, Gra
ziano, Tarbuna, Salina, Serradifalco, Per
gola, Gurgo, Scala, Sambuca, dei quali eb
be investitura il 19 maggio 1525; un Gio
VANNI ANTONIO, barone di Giarratana per
investitura 30 giugno 1504, fu capitano di
giustizia di Palermo nel 1505; un ANTONIO,
barone di Sambuca per investitura 2 mag
gio 1526, fu pretore di Palermo negli anni
1512-13, 1524-25 e capitano di giustizia nel
1531-32; un BALDASSARRE, come marito di
Beatrice Landolina, ebbe il 10 ottobre 1497
e il 21 luglio 1515 e fu capitano di giustizia
di Palermo nel 1510-11; un PIETRO fu sena
tore di Palermo negli anni 1547-48, 1550
51, 1569-70, e come figlio di Onofria Aiu
tamicristo possedette la rendita di onze 25
annuali sui supplementi della Dogana di
Palermo; un Giovanni, barone di Camma
ratini e di Misilini per investitura del 4 di
cembre 1546, fu giurato di Siracusa nel
1572-73; un CARLO, barone di Giarratana
per investitura 15 febbraio 1559, fu primo
possessore in sua famiglia dei feudi Fica
razzi, Aquila, Serafina e con privilegio da
to in Madrid 30 luglio 1569, esecutoriato
in Palermo il 21 luglio 1570, ottenne con
cessione del titolo di marchese di Giarra
tana; un MICHELE Settimo e Naselli, mar
chese di Giarratana per investitura del 10
giugno 1590, fu pretore di Palermo nel
1593-94; un RUGGERO Settimo e Paruta,
marchese di Giarratana per investitura 15
novembre 1607, fu pretore di Palermo ne
gli anni 1631-32, 1635-36; un GIROLAMO,
marchese di Giarratana per investitura del
10 luglio 1656, fu governatore del Monte
di Pietà di Palermo nel 1673 e maestro di
zecca del Regno; un TRAIANO Settimo e
Parisi, figlio del precedente, fu marchese
di Giarratana per investitura 6 luglio 1679,
sposò Caterina Giovanna Settimo e Gallet
ti, baronessa di Cammaratini e di Misilini,
ed ebbe, maritali nomine, investitura di
detta baronia il 20 febbraio 1708; un RUG
GERO Settimo e Settimo, marchese di Giar
ratana, ecc. , per investitura del 20 settem
bre 1715, fu gentiluomo di camera di re
Carlo III di Borbone, pretore di Palermo
negli anni 1748-49-50, capitano di giusti
zia della stessa città negli anni 1739-40,
1752-53,1754-55-56, deputato del Regno nel
1754 e portò durante la vita il titolo di
principe di Gangi; un GIOVANNI, fratello
del precedente, acquistò il titolo di princi
pe di Belmontino, che il 20 marzo 1752 ot
tenne di poter commutare in quello di
principe di Cammaratini; un GIROLAMO,
fratello dei precedenti, fu ispettore genera
le degli eserciti del Regno di Sicilia; un
PAGINA 302
TRAIANO Settimo e Averna, figlio di detto SETTIS.
Girolamo, fu marchese di Giarratana, ecc.,
per investitura del 12 febbraio 1766, con
lettere patrimoniali del 7 giugno 1763 ot
tenne la commutazione del titolo di prin
cipe di Cammaratini in quello di principe
di Fitalia e ne fu investito il 16 agosto
1763, fu gentiluomo di camera, capitano di
giustizia di Palermo nel 1775-76, deputato
del Regno nel 1778, 1782, sposò Maria Te
resa Naselli e Morso di Luigi, principe di
Aragona, dama di Corte della Regina delle
Due Sicilie, e fu padre di GIROLAMO, inve
stito il 3 ottobre 1785 dei titoli di principe
di Fitalia, marchese di Giarratana, barone
di Cammaratini, governatore del Monte di
Pietà di Palermo nel 1796, senatore nel
1797-98, capitano di giustizia nel 1799
1800, gentiluomo di camera nel 1800, pre
tore nel 1803, cavaliere di San Gennaro,
ARMA : D'azzurro
a due fasce di
oro accompagna
te da tre stelle di
6 raggi del me
desimo, due nel
capo ed una nel
la punta; il tutto
abbassato sotto
un capo d'oro
caricato dall' a
quila bicipite
dell'impero.
LETTERAS
DIMORA : Zambrone.
Antica nel patriziato della città di Tro
pea, ove fu aggregata nel 1441 ed ascritta
al Registro delle Piazze Chiuse.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
ecc. , un Ruggero fu ammiraglio della ma
rina napoletana, maggiordomo di settima
na, gr. croce del R. Ordine di San Gior
gio della Riunione, presidente del Governo
provvisorio di Sicilia nel 1848-49, cavalie
re dell'Ordine Supremo della SS. Annun- SEVERI.
ziata, ecc.; un GIUSEPPE Settimo e Forno
e un MARIO Settimo e Badolati, cavaliere
di diritto dell'Ordine di S. Giorgio della
Ital. del 1922 col titolo di patrizio di Tro
pea (m.), pei disc. da Antonio e Annibale,
ascritti al Registro delle Piazze Chiuse.
f. f. p. di s.
ARMA: D'oro al
Riunione, il 18 e il 23 agosto 1821 ottenne
ro attestato di nobiltà dal Senato di Paler
mo; un PIETRO Settimo e di Napoli, di Gi
rolamo, principe di Fitalia, ecc., gentiluo
mo di camera, commendatore del R. Ordi
ne di Francesco I, sposò 28 ottobre 1843
Anna Turrisi, di Mauro, barone di Buon
vicino, e di Rosalia Colonna, e fu padre di
Maria Felice, n. in Palermo 25 ottobre
1844, e di GIROLAMO, n. in Palermo 1º feb
braio 1846, principe di Fitalia, ecc., genti
luomo di Corte di S. M. la Regina Marghe
rita, spos. in Vienna il 15 luglio 1871 con
Emilia Labedziogrot Labeka, decorata del
la medaglia d'argento Pro Ecclesia et Pon
tifice.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di principe di Fitalia (mpr.),
marchese di Giarratana (mpr.) barone di
Cammaratini (mpr.), (Ricon. D. M. 4 ot
tobre 1926), in persona di GIROLAMO, di
Pietro, di Girolamo.
a. di c.
leone rampante
linguato, di ros
so, con la coda
bifida.
CIMIERO : Il leone
nascente 0 l'a
quila imperiale a
due teste, coro
nata.
DIMORA : Fano,
Roma e Milano.
Famiglia fanese ma oriunda di Sassofer
rato. La tradizione vuole che discenda dal
celebre giuriconsulto « Bartolo (1313-1360)
da Sassoferrato » a cui l'imperatore Carlo
V, il 14 giugno 1355, concesse la nobiltà e
l'arma seguente : « D'oro al leone ram
pante di rosso con la coda bifida ». Però
finora non si è trovato alcun documento
sicuro che comprovi questa discendenza.
Pare che un ramo con a capo GIOV. BATTA
I. V. D. nel 1500 si sia stabilito a Porto
gruaro nel Friuli, estinguendosi nel 1720.
Capostipite certo del ramo di Fano è un
BERNABEO, vivente nel 1500 circa, il cui fi
LETTERAS
glio PERFETTO, morì nel 1562, lasciando
parecchi figli fra i quali FEDERICO, giure
consulto; ANDREA, capitano; SIGISMONDO,
imparentato coi conti della Genga; e GIAN
BATTISTA, giureconsulto. Quest'ultimo si
stabili a Fano nel maggio 1580 e ne otten
ne la cittadinanza; dalla moglie Vittoria,
di Giacomo Lucci, da Sassoferrato, ebbe
PERFETTO, che nel 1631 circa, sposò Diana,
di Giovan Francesco Agostis, cittadina di
Fano. Questi ebbe due maschi, TOMMASO,
che nel 1671 troviamo nell'Ordine degli
eremiti agostiniani e dottore in teologia; e
GIOVAN BATTISTA, che aggregato al nobile
consiglio di Fano il 21 febbraio 1684, ot
tenne la nobiltà fanese per sè e discenden
ti. Fu suo figlio ALESSANDRO, nato nel
1675, consigliere nel 1701 e priore nel 1720,
da cui PERFETTO GIOVAN BATTISTA (n. 16
marzo 1706, morto 1794), che il 22 novem
bre 1720, fu eletto paggio del conte Girola
mo Martinozzi, castellano della fortezza di
Fano; nel 1736 consigliere; nel marzo 1786
giudice e cap. gen. per il comune per i pae
si «Citra Metaurum », e che dalla moglie
nob. Anna Brancadoro, ebbe due maschi :
ALESSANDRO, nato 1751, ammesso di con
siglio il 20 agosto 1789, giudice e capitano
generale del comune per i paesi «Citra
Metaurum », nel 1791, priore nel 1796, uf
ficiale del monte di pietà e promosso al
gonfalonierato nel 1803; e PERFETTO GIOVAN
MARIA detto GIOVANNI (n. 30 maggio 1769,
† 28 settembre 1841), che fu gonlaloniere
di S. Costanzo con lettera del cardinale se
gretario di stato, e il 22 novembre 1832 fu
eletto membro del consiglio Comunitativo
con lettera del cardinal legato Alberoni.
Ebbe parecchi figli, tra cui PERFETTO
GIOV. BATTA (n. 13 marzo 1814, † 16 aprile
1887), il quale sposò la nobile Teresa Bo
nacorsi Bonaparte di Fano, da cui fra gli
altri : 1) PERFETTO GIOVANNI (n. 29 aprile
1842, † 4 gennaio 1907), prese parte alle
guerre dell'indipendenza, fu cavaliere del
la Corona d'Italia e maggiore del R. eser
cito; 2) ZACCARIA (n. 24 maggio 1843, †
1907), Sindaco di S. Costanzo, prof. di bet
le lettere; 3) FEDERICO (n. 1º luglio 1848, †
28 marzo 1920), cavaliere dei SS. Maurizio
e Lazzaro e della Corona d'Italia, seguì la
carriera militare, ove giunse al grado di
generale; 4) ALESSANDRO (n. 13 agosto
PAGINA 303
1851), cav. Cor. d'Italia e SS. Maurizio e
Lazzaro, preside R. Liceo Gianori e rettore
Convitto Nazionale.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. come da lettera del Ministero dell'in
terno del 13 febbraio 1905, con il titolo di
nobile di Fano (mf.), ed è rappresentata da
ramo primogenito: estinto; ramo secondo
genito: LEONARDO, n. 31 dicembre 1882,
dai furono Zaccaria (1843-1907), di Perfet
to Gio. Battista, e Giulia Massarini (1847
1928); dottore in legge, gr. uff. Corona
d'Italia e SS. Maurizio e Lazzaro, consi
gliere di Stato, rº capitano degli Alpini,
med. di bronzo al valore militare, sindaco
di S. Costanzo, sp. 5 ottobre 1908 con Ti
na Badaloni.
Figli: a) Graziella, n. 25 aprile 1910;
b) ZACCARIA GIULIO, n. 5 settembre 1911.
Fratelli: 1) Adelaide, n. 27 agosto 1879,
sp. 8 gennaio 1903 con Gastone Gherardi;
2) Ida, n. 20 agosto 1884; 3) Laura, n. 7
ottobre 1893; 4) LORENZO, n. 10 agosto
1890, † 9 maggio 1930; dottore in legge,
cav. Corona d'Italia, condirettore Credito
Italiano, capitano di artiglieria, dec. al va
lor militare; ramo terzogenito: Eleonora,
n. 7 novembre 1880, di Federico (1848
1920), di Perfetto Gio. Battista, e nobile
Amelia Bracci di Fano (1851-1932); sp. 28
dicembre 1908 ing. Giuseppe Venturi; ra
mo quartogenito: ALDO, n. 1876, dai furo
no Alessandro (1851), di Perfetto Gio. Bat
tista, e nobile Augusta Magagnini di Jesi,
pittore, spos. 1899 con Ada Arrigoni, da
cui : GIORGIO Augusto, n. 1900; Augusta
Renata, n. 1902, in Paolo Monelli.
p. c. b. o.
* SEVERINO LONGO.
ARMA: D'azzurro
a tre fasce d'oro
ondate; col capo
di rosso carico di
tre gigli d'oro,
male ordinati.
DIMORA: Napoli.
Famiglia feuda
taria dai tempi di
re Carlo I di An
giò, patrizia napo
litana del Seggio
***
PAGINA 304
di Porto. Venne decorata dei titoli di mar
chese di S. Giuliano, con anzianità dal
1612, marchese di Gagliati, con anzianità
dal 1626, e dei predicati di Palmoli e Pa
scoli; e, per successione Carafa, personal
mente, dei titoli di conte di Policastro,
concesso nel 1496; duca di Forli, concesso
nel 1625; duca della Chiusa, concesso nel
1738; riconosciuti con R. Assenso, II lu
glio 1897, a Maria Severino Longo, mar
chesa di Gagliati e di S. Giuliano; spos. al
nobile Giovan Lorenzo Tortora Brayda di
Belvedere.
Del titolo di conte di Policastro fu au
torizzato l'uso, per anticipata successione
materna, al figliuolo CAMILLO, segretario
di Legazione.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di duchessa di Forli, du
chessa della Chiusa, marchesa di Gagliati,
marchesa di S. Giuliano, contessa di Po
licastro, pred. di Palmoli, Pascoli, Tevero
la, Fratta Piccola, Sapri, Libonato e Par
dinola (vedi Tortora Brayda), in persona di
Maria Concetta, n. Roma 16 marzo 1854,
del fu Camillo, marchese di S. Giuliano,
patrizio napolitano (n. 1798, † 1855), e del
la fu marchesa Maddalena Carafa della
Spina dei Duchi di Forli e conti di Polica
stro († 6 luglio 1892); spos. in Napoli 14
gennaio 1884 al † nob. Lorenzo Tortora
Brayda di Belvedere.
f. f. p. di s.
* SEVERO VERNICE.
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro
alla fascia soste
nente un monte
di sei colli all'i
taliana cimato
da una colomba
e accompagnata
in punta da tre
stelle di otto rag
gi, il tutto d'ar
gento (Severo);
nel 2º d'oro alla croce gigliata, accanto
nata da quattro quadrifogli, il tutto di
rosso ( Vernice) .
DIMORA: Giovinazzo (Bari) .
LETTERAS
Famiglia originaria dall'Abruzzo; ebbe
dimora a Rieti, a Pettorano ed a Vallosen
sa. In questa famiglia si estinse la nobile
famiglia Vernice di Giovinazzo. GAETANO
Vernice, ultimo del suo nome, adottò
Francesco Severo con l'obbligo di aggiun
gere detto cognome e di inquartarne lo
stemma. Aggregata nel 1750 alla nobiltà
della città di Giovinazzo e riconosciuta no
bile con D. M. 30 agosto 1902.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di NICOLANTONIO, n. Giovinazzo 20 giugno
1866, fu Michele, e Teresa nob. d'Amely
di Binetto e Meladugno; spos. : I) con An
tonietta Abbruzzese; 2) 12 ottobre 1901
con Maria de Gemmis.
Figli di primo letto: 1) MICHELE, spos.-con Giuseppina Schettini; 2) LORENZO;
3) ANΤΟΝΙΟ.
f. f. p. di s.
* SEYSSEL (DE).
ARMA: Gheronato
d' oro e
zurro.
d' az
SOSTEGNI : Due
grifoni.
CIMIERO: Un gri
fone d'oro, na
scente.
Мотто : Franc et
leal.
DIMORA: Milano,
Roma e Torino.
Indubbiamente la più illustre delle fami
glie della Savoia per larghezza di feudi, per
antichità di memorie, per numero di tito
lature, una cinquantina circa, oggi per la
maggior parte finite. Benedetto di Vesme
li riattacca a Guiffredo, visconte di Sa
voia, cadetto dell'imperatore Luigi il Cieco
e fratello di Bosone, conte di Savoia.
Della famiglia, dalle prime generazioni
del secolo XI ad oggi, scrive largamente
e dottamente il conte di Viry nell'Armorial
et nobiliaire de Savoie (vol. V, 459-500),
al quale si rimanda, come si rimanda all'o
pera del Caviglia per quanto riguarda
Claudio, arcivescovo di Torino (n. 11 mar
zo 1517; † 16 maggio 1520).
LETTERA S
Qui ci indugiamo particolarmente sulla
linea d'Aix, diventata piemontese per il
feudo di Sommariva del Bosco, entrato in
famiglia per investitura del 23 ott. 1733,
con titolo marchionale, in capo a VITTORIO
AMEDEO (n. Torino, 29 dicembre 1679; †
Chambéry, 16 febbraio 1754). Costui, suc
cessivamente colonnello del Reggimento
Savoia e generale di battaglia, comandante
la compagnia gentiluomini arcieri Guardie
del Corpo (16 settembre 1729), governato
re della cittadella di Torino (20 settembre
1731), governatore di Cremona e di Mila
no, gran mastro dell'artiglieria (14 settem
bre 1736), generale di fanteria, ambascia
tore a Londra, ebbe il 19 marzo 1737 il
Gran Collare della SS. Annunziata, come
l'avevano già avuto il nonno Sigismondo
(24 novembre 1678) ed il bisavolo Ber
trando (1º febbraio 1618). Sposò a To
rino, il 28 novembre 1710, Enrichetta
Dal Pozzo della Cisterna, e ne ebbe,
fra altri figli, il marchese GIUSEPPE EN
RICO (n. Torino, 25 maggio 1715; † ivi,
7 agosto 1762), colonnello di cavalleria,
cornetta delle Guardie del Corpo, padre, a
sua volta, del marchese VITTORIO AMEDEO
(n. Torino, 3 gennaio 1747; † ivi, 5 gen
naio 1819). Questi, ufficiale in Savoia Ca
valleria, tenente nelle Guardie del Corpo,
generale di cavalleria (1º novembre 1816),
dei primi scudieri della Principessa di Pie
monte, investito di Sommariva del Bosco il
10 agosto 1763 e di Aix il 9 febbraio 1784,
fu creato, il 2 novembre 1815, cavaliere
dell'Ordine Supremo della SS. Annun
ziata.
Sposò due mogli: nel 1766, Cristina
Coardi di Carpeneto; nel 1769, Maddalena
Matilde Piossasco di Bardassano. Dalla
prima ebbe LUIGI VITTORIO (n. Torino, 21
maggio 1767, † Torino, celibe, 20 maggio
1801), detto il marchese di Sommariva,
paggio del Re (1780), capitano in Savoia
cavalleria, dei primi scudieri del Duca
d'Aosta (14 aprile 1789), aiutante di campo
del Re nelle campagne di guerra 1793-94;
dalla seconda ebbe, fra altri figli, ТомMA
so ed ENRICO, stipite della linea secondo
genita. Il marchese Tommaso (n. Torino,
20 dicembre 1770, † ivi, 4 dicembre 1828),
fu successivamente paggio del duca di
Chiablese, ufficiale in Savoia cavalleria,
PAGINA 305
scudiere del Duca di Monferrato e, al tem
po francese, deputato al Corpo legislativo,
amministratore generale dell'Ospizio di ca
rità di Torino (1813), cav. della Legione
d'Onore, dell'Ordine del Würtemberg, ma
stro di cerimonie dell'impero, introduttore
degli ambasciatori e conte dell'impero
francese (14 febbraio 1810), con dotazione
nell'Illiria. Enrico predetto, secondogenito
(1775-1845), è noto particolarmente per
essere stato due volte sindaco di Torino.
Nacque da lui LUIGI (1820-1880), deputa
to al Parlamento (IV legislatura), beneme
rito direttore della Reale Armeria di To
rino, padre di MAURIZIO (n. Torino, 7 a
prile 1861), ultimo del ramo secondogeni
to. Dal marchese Tommaso nacquero:
CLAUDIO, CARLO, † a 35 anni nel 1837, e
VITTORIO. Il marchese Claudio (n. Torino,
10 dicembre 1799, † ivi, 28 marzo 1862)
raggiunse il grado di tenente generale
(1861), con le campagne del '21 contro i
ribelli a Genova e del 1848 contro l'Au
stria, guadagnandosi a Goito (30 maggio)
la medaglia d'argento. Scudiere del Prin
cipe di Carignano, gentiluomo di camera,
aiutante di campo del Re, era stato in mis
sione a Napoli per il matrimonio della
principessa Cristina di Savoia. Sposò a Fi
renze, il 26 febbraio 1829, Elisabetta, del
conte Demetrio Bourtourline, ammessa a
Corte il 14 ottobre di quell'anno stesso.
Nacque dal matrimonio, fra altri figli, il
marchese ARTEMIO, distintosi nelle campa
gne di guerra del 1859-60-61-66, con due
medaglie d'argento, raggiungendo nel
1886 il grado di maggior generale e, nel
1898, di tenente generale nella riserva.
Sposò nel 1873 Giulia, del conte Ercole
Oldofredi Tadini, morta a Sommariva del
Bosco il 14 settembre 1894, e fu padre di
CLAUDIO e di Alberto. Il marchese Clau
dio, n. a Milano il 19 maggio 1874, vi spo
sò, il 24 giugno 1911, Luigia Brivio, del
marchese Giacomo. Colonnello comandan
te il 50° fanteria di linea , morto immatu
ramente, fu custode e continuatore degnis
simo della tradizione d'onore pressochè
millenaria di casa sua. Il fratello Alberto,
n. Bergamo il 30 luglio 1876, marito, il 23
giugno 1915, di Giulia Capris di Cigliè, di
antichissima famiglia biellese, è dal 1927
gentiluomo di Corte di S. M. la Regina.
Araldica
20
PAGINA 306
Il ramo primogenito usa il nome Seyssel
d'Aix; gli altri Seyssel di Sommariva.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese d'Aix (mpr.),
marchese di Sommariva del Bosco (mpr.),
ed è rappresentata da VITTORIO AMEDEO,
di Claudio, di Artemisio, di Claudio, n.
Milano, 12 luglio 1912.
Fratelli: GUALTIERO, n. Milano, II ago
sto 1913; Angela, n. Milano, 23 settembre
1916; Maria Giulia, n. Milano, 15 ottobre
1918; Francesca, n. Milano, 30 maggio
1920; Cristina, n. Milano, 12 novembre
1922; AIMONE, 11. Milano, 2 settembre
1926.
Zio: ALBERTO, n. Bergamo, 30 luglio
1876; spos. con Giulia Capris di Cigliè, da
cui Elena, n. Roma, 2 maggio 1929.
m. z.
* SFORZA CESARINI.
ARMA:
Partito :
nel 1º d'azzurro
al leone d'oro,
linguato ed ar
mato di rosso,
e
tenente con le
branche anteriori
posteriori un
ramo di cotogno
al naturale (Sfor
za); nel 2º d'oro
all'orso di nero
fermo, legato con catena d'argento ac
collata in due giri ad una colonna dello
stesso attraversante sull'orso; col capo
d'oro carico di un'aquila coronata di ne
ro (Cesarini).
Мотто : Frangor non flector.
DIMORA : Roma.
La storica casa Sforza che dette sei duchi
di Milano (1430-1535), ebbe per stipite
MUZIO ATTENDOLO, che viveva nel 1326.
Contrariamente a quanto afferma un'antica
leggenda che lo voleva figlio di contadini,
apparteneva ad una famiglia che il Solieri
nel suo volume: « Le origini e la denomi
nazione degli Sforza a Cotignola >>> (Bolo
gna 1897), dimostra essere di nobile condi
zione, ricca e potente. Da Muzio nacque
GIOVANNI, e da questi MUZIO (28 maggio
LETTERA S
1367), al quale Alberigo da Barbiano dette
il soprannome di Sforza per certo suo in
domito vigor d'animo, che poi nel 1424,
alla morte di Muzio, per desiderio di Gio
vanna II, di cui egli era gran connestabile,
fu sostituito al cognome Attendolo, restan
do così ereditario in tutta la sua discen
denza. Muzio fu fra i più celebri condot
tieri della sua epoca, servì la Chiesa, i Pe
rugini, la Corte di Milano, la repubblica
e
fiorentina, gli Estensi, il re Ladislao
quindi Giovanna II. Il papa Giovanni
XXII lo creò conte di Cotignola, il re La
dislao, primo barone del regno di Napoli.
Da lui nacque FRANCESCO (25 luglio 1401),
che sposò (28 ottobre 1441), Bianca Maria,
figlia dell'ultimo dei duchi Visconti e di
venne duca di Milano il 26 febbraio 1450.
A Francesco I successe nel ducato GA
LEAZZO MARIA (1466-1476); terzo duca fu
GIOVANNI GALEAZZO (1476-1494); quarto
LODOVICO il Moro, suo zio, al quale succes
Se MASSIMILIANO (1512-1530) e quindi l'ul
timo duca FRANCESCO II, col quale si spen
se la dinastia degli Sforza (1535).
Gli Sforza Cesarini discendono da Bosio
Sforza (n. 1411, † 1476), fratello di Fran
cesco I, duca di Milano, il quale sposò nel
1439, Cecilia Aldobrandeschi, ultima della
sua famiglia, che portò al marito la contea
di Santa Fiora, di Pitigliano e di Campa
gnatico. Bosio fu anche investito il 10 di
cembre 1466, dalla Corte di Milano, di
Castellarquato nel piacentino, Varzi ed al
tre signorie e fu aggregato nel 1471 alla
nobiltà di Milano e nel 1474 a quella di
Parma. A lui successero il figlio GUIDO
(† 1582), che sposò Francesca, di Angelo
Farnese, nipote di Paolo III, e fu padre di
FEDERICO I († 1535), marito di Bartolomea
Orsini, di Nicola conte di Pitigliano, da
cui : Bosio II, sposo di Costanza Farnese
che ebbe tra gli altri figli SFORZA († 1575)
e MARIO I († 1611). Sforza fu governatore
di Parma e Piacenza, capitano generale
della cavalleria pontificia, governatore di
Siena, cavaliere del Toson d'Oro, investito
da Cosimo I, nel 1560, di Rocca Albenga
nel Senese, ambasciatore all'imperatore
Massimiliano per chiedere la mano di Gio
vanna d'Austria per Francesco de' Medici,
combattè nel 1569 contro gli Ugonotti, se
gnalandosi a Poitiers ed a Moncontour, ot
LETTERA S
tenendo in dono dal re 27 bandiere guada
gnate sul campo di battaglia, intervenne
come generale della fanteria spagnuola alla
vittoria di Lepanto nel 1571 e morì il 21
ottobre 1575 in Castellarquato. Paolo III,
nel 1544, lo aveva arricchito del castello di
Cecina nel tortonese e nel 1545 di quelli
di Groparello nel piacentino e Basilica
Nuova e Pariano nel parmigiano; l'impe
ratore Carlo V con diploma del 3 agosto
1545 lo aveva investito della signoria di
Menconico; ed il duca Ottavio di Parma
nel 1567 aveva eretto in suo favore Castel
larquato in marchesato.
Mario I († a Roma, 15 novembre 1611),
combattè contro i fratelli Sforza e Paolo
per difendere Siena minacciata nella sua
indipendenza da Cosimo I, difese Montal
cino e fu nominato dal re di Francia suo
colonnello e cavaliere di San Michele, eb
be dai senesi il governo di Casole, ma e
stinta la repubblica di Siena, passò al ser
vizio di Cosimo I, che lo spedì nel 1568 in
soccorso di Carlo IX contro gli Ugonotti,
conseguendo il grado di capitano generale
della cavalleria pontificia. Ritornato in To
scana nel 1578, fu creato cavaliere di San
to Stefano, nel 1579 fu inviato ambasciato
re del granduca ai veneziani, nel 1581 pas
sò a Roma ove Gregorio XIII lo creò prin
cipe assistente al Soglio pontificio e luogo
tenente di Santa Romana Chiesa. Aveva
sposato Fulvia Conti, dell'illustre casa di
Innocenzo III, erede dei vicariati di Segni
e Valmontone, confermati a lei da Pao
lo III a favore anche dei discendenti.
Da FEDERICO II, figlio di Mario I (nato
1548, † 1581) e da Beatrice Orsini, di Vir
ginio, duca di Sangemini, nacque ALES
SANDRO († 29 aprile 1631), che fu il primo
duca di Segni per concessione di Sisto V
( 1585) . Sposò Eleonora, di Paolo Giordano
Orsini, duca di Bracciano ed ebbe fra gli
altri figli MARIO II E PAOLO.
Mario II (n. 1594, † 26 sett. 1658), eb
be da Paolo V l'erezione in ducato del feu
do di Onano, vendè il 9 dicembre 1633 la
sovranità di Santa Fiora al granduca di
Toscana, rimanendone però contempora
neamente infeudato in tal guisa che da
principe assoluto, benchè di piccolo stato,
divenne vassallo del granduca. Vendè an
che nel 1634 Valmontone con Plumbina
PAGINA 307
ria e Lugnano e la Congregazione dei ba
roni di Roma nel 1693 gli mise a subasta
il ducato di Segni, che fu però ricomprato
dal nipote FEDERICO, il 17 marzo 1695.
Paolo (n. 16 giugno 1602, † 16 settembre
1669), portò il titolo di marchese di Proce
no, fu cavaliere Gerosolimitano e generale
della repubblica veneta. Da Olimpia, figlia
di Federico Cesi, principe di Acquasparta,
ebbe FEDERICO III (n. 14 agosto 1651, †
10 ottobre 1712), il quale dovette sostenere
aspra lotta con i Colonna per il suo matri
monio con Livia, figlia primogenita del
duca Giuliano Cesarini, oblata nel mona
stero dei Sette Dolori. Questa qualità di
oblata non fu però d'impedimento alle noz
ze, perchè la Sacra Romana Rota, il 22 feb
braio 1697, decise in suo favore. In seguito
a questa unione le ricchezze, i titoli e i
feudi di casa Cesarini pervennero agli Sfor
za che da allora in poi aggiunsero al pro
prio il cognome Cesarini.
La famiglia Cesarini ebbe a capostipite
un GIOVANNI, vivente nel secolo XIV, ri
tenuto dalla stessa agnazione dei Montana
ri, antichi patrizi romani. Da essa uscì il
celebre cardinale GIULIANO Cesarini, che
prese parte al Concilio di Basilea e rifiutò
la tiara pontificia. GIORGIO, fratello del
cardinale, comprò nel 1463 i feudi e le te
nute di Monte Asola, Forano, Cantalupo,
Montoro, Poggo Moiano e Diodato in Sa
bina. Orso, altro fratello, accrebbe i posse
dimenti della famiglia, sposando Semidea
dei Brancaleoni, erede di molti castelli, fra
cui Torricella, Frasso e Ginestra. GABRIE
LE, figlio di Orso, nel 1494, fu eletto gon
faloniere del popolo romano, dignità che,
per Bolla di Clemente VII, del 23 maggio
1530, fu perpetuata nella sua famiglia e da
questa passò alla casa Pamphili, all'estin
sione della quale fece ritorno agli Sforza
Cesarini. GIANGIORGIO, figlio di Gabriele,
ebbe nel 1530 dall'imperatore Carlo V, in
vestitura di Collefegato, Torre di Paglia,
Rocca Randisi, Piatti e Marchirello nell'A
bruzzo. GIULIANO, altro figlio di Gabriele,
fu eletto cardinale nel 1493, come lo fu suo
nipote ALESSANDRO. Altro GIULIANO, figlio
di Giangiorgio, fu governatore di Orvieto
nel 1551 e infeudato di Civitanova e Mon
tecosaro nella Marca d'Ancona con titolo
di marchese, nel 1560 comprò Castelme
PAGINA 308
nardo dai Savelli, nel 1564 Civitalavinia e
Ardea dai Colonna e quindi Genzano dai
Massimo. Civitanova fu eletta in ducato e
Civitalavinia in marchesato nel 1585 da
Sisto V in favore di Giangiorgio, di Giulia
no Cesarini. Questi fu padre di ALESSAN
DRO, prefetto del Conclave nel 1623, cardi
nale nel 1627; di FERDINANDO, referendario
delle Segnature; di PIETRO, cavaliere di
Malta; di VIRGINIO, celebre scienziato di
cui si vede il monumento in Campidoglio e
di GIANGIORGIO, padre di GIULIANO, che
dalla consorte Margherita Savelli, ebbe Li
via, erede dei beni di sua casa, passati nel
la famiglia Sforza.
Da Federico Sforza Cesarini e da Livia
Cesarini, nacque il 16 giugno 1674 GAETA
NO, duca di Segni, il quale nel 1714 fu in
vestito dei feudi di Varzi, Cella e Menco
nico. Sposò Vittoria, di Lotario Conti, du
ca di Poli, ed ebbe SFORZA GIUSEPPE (n.
10 giugno 1705, † 11 agosto 1744), creato
dal re di Spagna, cavaliere del Toson d'O
ro e dal re di Napoli, cavaliere delle Chia
vi d'Oro. Fu ambasciatore della Corte di
Napoli alla Santa Sede, grande di Spagna
di prima classe, fondò a Roma il teatro Ar
gentina su disegno del marchese Theodoli.
Sposò Maria, di Vincenzo principe Giusti
niani, ed ebbe GAETANO (n. 23 agosto 1728,
† 19 marzo 1776), referendario delle Due
Segnature. Lasciata la carriera ecclesiasti
ca per la morte del fratello primogenito, fu
da Clemente XIII nominato capitano della
guardia dei cavalleggeri; dall'infante di
Parma, don Ferdinando, suo gentiluomo
di Camera e quindi maggiordomo maggio
re della arciduchessa Amalia. Dal suo se
condo matrimonio con Marianna, di Mi
chelangelo Gaetani, duca di Sermoneta,
ebbe FRANCESCO (n. 20 luglio 1775, † 16
febbraio 1816), che nel 1789 ebbe la con
cessione per lui e discendenti primogeniti,
del priorato di San Miniato, dell'Ordine di
Santo Stefano, quale indennizzo di alcuni
diritti utili ed onorifici nel di lui feudo di
Santa Fiora, toltogli dal granduca Leopol- SFORZA.
do di Toscana. Egli sposò Geltrude Conti
ed ebbe tre figli: Anna, SALVATORE, 11. 2
gennaio 1798 e † 19 maggio 1832 senza la
sciare discendenza dalla moglie Elisabetta
dei marchesi Cusani e LORENZO (n. 1807),
sposo della principessa Carolina Sirley.
LETTERAS
Alla morte del duca Salvatore Sforza Ce
sarini, Lorenzo chiese l'immissione al pos
sesso di tutti i fidecommissi, maggioraschi
e primogeniture della famiglia Cesarini. Il
duca di Bracciano, don Marino Torlonia,
sposo della duchessa donna Anna Sforza
Torlonia, si oppose, talchè si svolse una
lunga ed appassionata lite avanti alla Sa
cra Romana Rota, che terminò con la vit
toria di Lorenzo, che venne finalmente ri
conosciuto dalla Congregazione Araldica
Capitolina, il 17 gennaio 1854, duca e no
bile romano.
Da Lorenzo Sforza Cesarini, nacque il
15 novembre 1840, FRANCESCO († 13 giugno
1899), senatore del regno d'Italia, fregiato
di medaglia d'argento al valore militare,
scudiero onorario di S. A. Reale il duca
d'Aosta, ufficiale d'ordinanza di S. M. Vit
torio Emanuele II, tenente colonnello di
fanteria. Egli sposò il 30 novembre 1867,
Vittoria, di Giovanni Andrea Colonna Do
ria, duca di Paliano, ed ebbe LORENZO (n.
14 settembre 1868), che il 20 giugno 1897
sposò Maria. di Giulio Torlonia, principe
di Civitatella Cesi, principe di Fucino, da
cui MARIO BOSIO, n. a Roma, 3 genn. 1899.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di duca di Segni (mpr.), (t.
u. duca Sforza Cesarini), nobile romano
(mf.), principe di Genzano (mpr.), duca di
Civitalavinia (mpr.), duca di Ginestra
(mpr.), duca di Torricella (mpr.), mar
chese di Ardea (mpr.), marchese di Civi
tanova (mpr.), marchese di Frasso (mpr.),
marchese di Varzi e Menconico Cella (Vo
ghera) (mpr.), signore di Montecosaro
(mpr.), signore di Stipe (mpr.), signore di
S. Martino del Pizzolano (m.), don, in per
sona di LORENZO, di Francesco, di Lorenzo.
Figlio: MARIO BOSIO.
Il cognome Cesarini spetta soltanto ai
primogeniti.
c. a. b. f.
ARMA : D'azzurro, al leone linguato e ar
mato di rosso, tenente con le branche
anteriori e posteriori un ramo di coto
gno, il tutto al naturale.
CIMIERO : Un drago alato con la testa di
LETTERA S
naria di Cotignola, ramo discendente da
SFORZA SECONDO, figlio di Francesco I
Sforza duca di Milano, da cui ebbe il feu
do di Borgonovo (Piacenza).
Dei 22 figli conosciuti tra legittimi e
naturali del celebre condottiero France
sco I Sforza duca di Milano il primo, nato
nel 1430, ebbe nome SFORZA, vestì l'abi
to agostiniano ed è annoverato tra i Beati
dell'Ordine; il secondo figlio, nato nel 1433,
ebbe pure il nome di SFORZA. Da questo
SFORZA SECONDO, valoroso condottiero, nel
1484 nominato governatore di Piacenza e
da Antonia Dal Verme di Bobbio ebbe
principio il ramo dei conti di Borgonovo.
Fra i conti di Borgonovo ALESSANDRO
militò in Fiandra come aiutante di campo
di Alessandro Farnese, assicurò col
coraggioso ardimento la vittoria di Coven
suo
stein e assistette il Farnese nel suo letto
di morte a Caudebec. Amico e devoto di
S. Camillo de Lellis lo aiutò generosamen
te nella sua santa opera di carità; sposò
Isabella Farnese, figlia naturale del duca
Ottavio. Devesi alla di lui pietà ed ai reli
giosi suoi sentimenti la pratica di incoro
nare le immagini della Vergine e del Re
dentore più celebri d'antichità o più illu- SFORZA FOGLIANI.
stri per la copia dei miracoli, lasciando al
l'uopo la maggior parte della grande for
tuna della famiglia al Capitolo Vaticano
con testamento del 3 luglio 1636.
CARLO, dell'Ordine dei Predicatori, fu
ammirato teologo. ASCANIO fu castellano a
Parma poi a Piacenza.
Estintosi nel 1680 il ramo primogenito,
quelli collaterali chiesero di succedere al
feudo, ma col pretesto « agnatus cum pro
cesserit ex radice infecta », perchè discen
denti da figli naturali sebbene legittimati,
la Camera Ducale incamerò il feudo e la
PAGINA 309
uomo, tenente in
mano un dia
mante, e in pun
ta legato in un
anello.
lunga lite che ne derivò fu terminata con
una transazione con cui ad essi si conce
deva una pensione registrata nel 1695 fra
i livelli perpetui del ducato di Parma, pen
sione poi soppressa nel 1803, perchè di ori
Мотто : Flagrantia gine feudale. Vissero a Castel S. Giovanni,
durat.
DIMORA : Piacen
za, Milano, Mon
tignoso di Luni
giana.
Famiglia origi
Montignoso e Antognano in Lunigiana.
GIOVANNI SFORZA, nato ad Antognano,
fu segretario generale dell'Interno del
granduca di Toscana Ferdinando III, con
sigliere intimo, cav. di S. Stefano, есс.
EUGENIO, nato a Montignoso, ciamber
lano del granduca Leopoldo II, cav. di
Malta, di S. Stefano, ecc., fu apprezzato
naturalista. PIETRO fu canonico della Col
legiata di Castel S. Giovanni, † 1881, GIO
VANNI, insigne storico, è morto nel 1922.
Isabella, monaca Benedettina in Piacenza e
autrice del trattato « Della vera tranquilli
tà dell'anima ».
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.) (Riconosc.
D. M. 24 ott. 1901); conte (mpr.), (Rinn.
R. D. 24 febbr. e RR. LL. PP. 19 maggio
1910) ed è rappresentata da GIOVANNI (n.
1845, † 1922), di Pietro, di Giuseppe.
Figli: CESARE, n. 1870, CARLO, n. 1873,
spos. Vienna con Valentina dei conti Dud
zeele, ASCANIO, n. 1875, spos. Milano con
Barberina Gallarati Scotti dei principi di
Molfetta; ALESSANDRO, n. 1887, spos. Mi
lano Maria Antonietta Calzoni de Marchi.
Figli di Carlo: Sforzino, Fiammetta.
Figli di Ascanio: Elisabetta, Giovanna,
Luisa.
Figli di Alessandro: Anna, GIOVANNI.
g. d.
Inquarta
ARMA:
to: nel 1º d'oro
a quattro pali di
rosso
(Concess.
d'Aragona otte
nuta nel 1446 da
Corrado); nel 2º
d'azzurro, a tre
fasce ondate d'o
ro; nel 3º d'ar
gento, a due ra
midi vite di ver
PAGINA 310
de curvati
con le punte decussate;
nel 4º di rosso a due spade d'argento
poste in croce di S. Andrea, le punte
all'insù; sul tutto d'oro all'aquila de
nero coronata del campo. (Gli ultimi due
quarti sono di concessione Sforzesca).
DIMORA : Piacenza.
Un ramo della celebre antica famiglia
dei signori da Fogliano di Reggio Emilia
si fissò fin dal secolo XV nel territorio
piacentino con CORRADO Fogliani, fratello
uterino del duca Francesco Sforza di Mi
lano e suo capitano. A Corrado Fogliani
vennero concessi numerosi feudi dal duca
di Milano tra i quali Castelnuovo nel Par
migiano (1470), Viguzzolo nel Tortonese
ed immunità confermate ed estese nel 1472
al di lui figlio LODOVICO. Corrado nel 1466
ottenne da Alfonso II re di Napoli il pri
vilegio del cognome d'Aragona. Lodovico
per primo assunse il cognome di Sforza
Fogliani. Egli ottenne il marchesato di
Pellegrino Parmense e di Valmozzola.
Dalla moglie Margherita Pallavicino il
detto Lodovico ebbe due figli: FRANCESCO,
primogenito, che come tale ottenne nelle
divisioni paterne il marchesato di Pellegri
no e metà del feudo di Castelnuovo detto
tuttora Fogliani e PALLAVICINO, che otten
ne il minor feudo di Viguzzolo e metà di
Castelnuovo. Con Francesco cominciò la
linea marchionale primogenita, che prospe
rò e fu ben nota nella storia Piacentina per
circa tre secoli, estinguendosi nel 1780 con
la morte del marchese GIOVANNI Sforza
Fogliani d'Aragona, Grande di Spagna,
creato duca dal re di Spagna, vicerè di Si
cilia, il quale lasciò il ricco patrimonio e
il proprio cognome ai figli di una sorella
maritata col marchese Meli Lupi di Sora
gna di Parma, linea adottiva, spentasi re
centemente.
La discendenza di Pallavicino, tuttora
vivente, ebbe le seguenti vicende.
Da Pallavicino Sforza Fogliani e dalla
moglie Laura Baroni nacque CARLO, che
giurò fedeltà per il feudo di Viguzzolo al
l'imperatore Carlo V nel 1548. Da Carlo
venne IPPOLITO, che si può dire il caposti
pite del ramo vivente.
Da Corrado fino ad Ippolito abbiamo
l'albero genealogico nel Litta : Fam. Fo
gliani di Reggio Emilia, Tav. IV. Il Litta
LETTERAS
e
arrivato ad Ippolito scrive che egli ebbe
due figli, ODOARDO e Camilla, ai quali non
dà alcuna discendenza. Da memorie fami
gliari noi possiamo aggiungere che Ippo
lito feudatario di Viguzzolo nel suo testa
mento fatto il 25 novembre 1588 istituì
erede universale, riconoscendolo come
glio, natogli da una domina Anna Moran
do, il nominato Odoardo con la formula
fi
romana : « Odoarde fili mi, esto mihi
heres ».
Dell'esistenza di questo Odoardo, della
sua paternità, del suo stabilimento nel se
colo XVI in Vicobarone di Piacenza, dove
la famiglia risiedette lungamente e tuttora
fiorisce, abitando in una vecchia casa, nel
la quale si riscontra ancora scolpito su di
un antico camino in pietra l'arma della fa
miglia, fa piena fede l'atto di morte dello
stesso Edoardo del fu Ippolito, che è del
1639. Da Odoardo nacque GIULIO CESARE
I, che testò nel 1703 per atto di Cesare
Berni. Giulio Cesare dal duca Ranuccio
Farnese ottenne la cittadinanza piacentina
nel 1672.
È da notarsi che fino dal 1466 Corrado
da Fogliano coi suoi discendenti ottenne
la cittadinanza piacentina ed ebbe in dono
le insignie o stemma della città (Palla
strelli : Lo stemma della città di Piacenza,
p. 20). La discendenza di Giulio Cesare è
la seguente: ANTONIO MARIA, n. 1659;
EUSEBIO, n. 1716, tenente delle Milizie
foresi; GIULIO CESARE II, n. 1743; ANGE
LO DOMENICO, n. 1786; FELICE, n. 1825,
che ebbe il dott. LUIGI, n. 1865.
Da Giulio Cesare Secondo oltre Angelo
Domenico ricordato nacque PIETRO (1778),
da Pietro, GIULIO CESARE III (n. 1818),
da cui venne ALBERTO, n. 1854.
La linea adottiva erede dei beni e dei
titoli feudali del duca Giovanni sopra ri
cordato, cioè quella dei figli della sorella
del duca medesimo, sposa al marchese
Meli Lupi di Soragna si spense nella mar
chesa Clelia Sforza Fogliani Pallavicino
nel 1925.
La famiglia ha chiesto ora la iscrizione
nell'Elenco Ufficiale della Nob. Italiana e
l'iscrizione al Libro d'Oro col titolo di no
bile (mf.), in persona dei disc. da Ippolito
(1588), ed è rappresentata da LUIGI, di
Felice, di Angelo Domenico.
LETTERA S
Figli: CAMILLO, GIACOMO, GIOVANNI,
Luisa, Margherita, FELICE, PIETRO, GIU
LIO CESARE.
PAOLO, di Felice, di Angelo Domenico.
Figli: FELICE, RAFFAELE.
Altra linea.
ALBERTO, di Giulio Cesare, di Pietro.
Figlie: Angela, Giuseppina sposata al Maria.
generale Francesco Corso.
g. d.
SFORZA.
ARMA:
D'azzurro
al gelso al natu
rale, nodrito sul
la pianura ver
de, e sostenuto
da due putti di
carnagione,
af
frontati.
DIMORA : Reggio
Emilia, Roma,
Milano e Pegli.
La famiglia
Sforza di Reggio E. ritiene di essere un
ramo della famiglia Sforza di Milano, e di
trarre origine da uno dei figli naturali di
Francesco Sforza, trasferitosi a Mirandola;
ma ciò non è documentato colle prove di
discendenza. L'avv. LUIGI, come luogote
nente e consigliere, venne da Mirandola a
stabilirsi a Reggio E. Suo figlio GIUSEPPE,
giudice del Tribunale, sposò Daria, figlia
di Febo Ercole Denaglia (antica ed illu
stre famiglia reggiana, di cui già parlam
mo alla « voce » Cerretti Denaglia Foglia
ni) e della contessa Caterina Scaruffi. Da
lui nacque GIAMBATTISTA, presidente delle
acque e strade della Comunità di Reggio,
che continuò la famiglia, oltre al dottor
FRANCESCO, morto scapolo ed in giovane
età il 15 giugno 1817. Benedetto, di Lui
gi, morì pure in giovane età nella spedi
zione di Russia con Napoleone I. L'avvo
cato Giambattista sposò Teresa Ruspaggia
ri, del consigliere Bernardino, morta il 6
giugno 1842; poi in seconde nozze la con
tessa Anna Fossa. Fondò un maggiorasco
pei figli sulla casa in Reggio e sopra una
possessione. Furono suoi figli :
1 ) LUIGI, che sposò Amalia dei mar
chesi della Chiesa di Cinzano.
PAGINA 311
2) Avv. AGOSTINO, che nel maggio
1857 sposò la contessa Giovannina Palaz
zi, da cui ebbe parecchi figli. Il dott. cav.
GIUSEPPE, professore di matematica; il co
lonnello dei granatieri comm. VITTORIO, e
quattro figlie : Camilla, morta nubile,
Anna in Cantù, Angelica ved. Pellizzi e
3) FRANCESCo.
4) Dott. cav. Giulio CESARE, che spo
sò la signora Elisa Bigliardi e ne ebbe cin
que figli, che sono fra i membri viventi di
cui appresso. Fu presidente della Cassa di
Risparmio di Reggio E. ed ottimo ammi
nistratore pubblico e privato.
L'avv. Giambattista ebbe pure una fi
glia, Olimpia, che sposò il conte Prospero
Alessandro Cassoli.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Reggio (m.),
disc. da Giuseppe, di Luigi (1784) Orig.
Modenese (Reggio E.), dimora Reggio
Emilia, ed è rappresentata da Gabriella,
di Giambattista, di Luigi, di Giambattista,
di Giuseppe, di Luigi; spos. al comm. avv.
Giuseppe Balsamo dei marchesi di Spec
chia Normandia.
Sorelle: Maria Luigia; Carina, spos. al
comandante cav. Carlo Balsamo dei mar
chesi di Specchia Normandia.
Zia: Gabriella, ved. del prof. dott. cav.
Severo Peri.
Altro ramo.
Anna, di Agostino, di Giambattista, di
Giuseppe, di Luigi; spos. al gen. comm.
Angelo Cantù.
Sorelle: Angelica, ved. del cav. uff. ing.
Giuseppe Pellizzi; Maria.
Nipote, figlia del fratello + Giuseppe:
Camilla, spos. al dott. Giuseppe Saracchi.
Nipote, figlia del fratello + Vittorio:
Amalia.
Altro ramo.
Antonio, di Giulio Cesare, di Giambat
tista, di Giuseppe, di Luigi, n. Reggio E.
nel 1868, primario all'Ospedale di S. Ma
ria Nuova, comm. della Corona d'Italia,
cav. dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazza
ro; spos. con la signora Adele Orlandi.
Fratelli: Carolina, spos. all'avv. Enrico
Manfredi; FRANCESCO, comm. della Corona
d'Italia, n. Reggio E. nel 1877, direttore
della Banca d'Italia a Roma; PELLEGRI
PAGINA 312
No, n. Reggio E. 1879, comm. della Coro- SGARIGLIA.
na d'Italia, sp. in seconde nozze il 20 nov.
1928 con la signora Ines Casali; Paola,
ved. del comandante Giuseppe Corbara.
Figlio di Pellegrino: CESARE ANTONIO,
ARMA : D'argento
alla fascia di
n. Reggio E. 21 dicembre 1911.
* SGADARI.
ARMA:
rosso, sostenente
un monte di sei
a. c. c.
D'azzurro
cime di verde al
l'italiana.
DIMORA : Ascoli
Piceno e Grotta
mare.
LETTERAS
Antica e nobile
famiglia di Ascoli
Piceno che dette
illustri personaggi alla patria. Gli Sgariglia
erano dinasti (patrizi) di Ascoli Piceno
alla fontana
zampillante d'ar
gento, fondata
nella pianura er
bosa al naturale,
accompagnata a
destra, in basso, ciano. Più membri furono ricevuti nell'Or
e
signori di Villa del Campo e di Castel Fal
da un leone d'o- dine di Malta, fra cui Giuseppe, nel 1712;
ro rivolto ed in FRANCESCO MARIA (1712) che a 22 anni mo
alto dal sole del- rì combattendo a Temeswar (Ungheria),
lo stesso, a sini- ufficiale del conte di Montecuccoli. Mons.
stra da un braccio destro armato al na- GIACOMO, nel 1756 е ОTTAVIO, nel 1846.
turale, impugnante una spada d'argen
to, movente dall'angolo sinistro del cаро.
DIMORA : Palermo.
Famiglia del secolo XVIII, originaria
da Petralia Soprana, ove un GIULIO fu
proconservatore nel 1720; FRANCESCo, con
privilegio dato il 4 settembre 1760 fu insi
gnito del titolo di barone di Lo Monaco,
ricon. D. M. 1899 e D. M. 2 agosto 1925.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Lo Monaco
(mpr.), in persona di PIETRO EMANUELE,
n. Palermo, 20 luglio 1906, di Giuseppe
(n. 14 maggio 1867, † 4 febbraio 1924) е
di Giovanna Mantegna dei principi di
Gangi, commend. dell'Ord. Eq. del S. Se
polcro.
Zii (nati dal matrimonio dell'avo Pietro
con Caterina Verona) : Vincenzo, n. Pa
lermo, 25 luglio 1869, sposato con Lilian
Godsol; Maria Ventura, n. ivi, 31 maggio
1874, in Tonelli.
Altro ramo.
GIUSEPPE EMANUELE, n. Gangi, 1 gen
naio 1883, di Francesco (n. Petralia Sopra
na, 14 febbraio 1840) e di Maria Antonia
Angilello; spos. Polizzi Generosa, 18 ot
tobre 1905 con Vincenza Gagliardo.
2. S.
La famiglia fu aggregata alla nobiltà di
Rieti nel 1756, in persona di Francesco
Maria, e fu decorata del titolo di marchese
di Camīpolungo, per tutti i maschi nel
1748, in persona di Giuseppe.
La famiglia è iscritta nell'El. Nob. Uff.
Ital. con i titoli di patrizio di Ascoli (mf.),
nobile di Rieti (mf.), marchese di Campo
lungo (m.) . Oggi la famiglia è così rap
presentata : NICOLA, n. Ascoli P. 2 feb
braio 1888, figlio dei fur. marchese Filippo
( 1856) di Nicola, di Pietro, e di Armida De
Scrilli († 1921) . Fratello: VASCO BRUNO, n.
Ascoli P. 30 agosto 1890.
p. c. b. o.
* SGARZI.
ARMA: D'argento
al giglio di ver
de, col capo di
rosso carico di
tre rombi d'oro.
CIMIERO : Un leo
ne al naturale
nascente e te
nente un giglio
di verde.
DIMORA : Rovigo.
Sua Maestà Um
LETTERAS
berto I, re d'Italia, con Decreto di motu
proprio 20 luglio 1879 concesse a LUIGI
Sgarzi il titolo di conte, trasmissibile in
linea primogeniale mascolina e con la fa
coltà di fare uso di un particolare stemma
gentilizio.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital.
e
nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di GIOVANNI, di Luigi, di Giovanni.
Figli: LUIGI, Maria Felicita.
Figlia di Luigi: Anna Maria.
SGRICCI.
b. c.
ARMA: D'argento,
alla rovere al na
turale, coi rami
decussati e ride
cussati,
nente sulle di
soste
ramazioni tre
sgriccioli al na
turale.
DIMORA : Arezzo.
Su proposta 17
marzo 1825 della
Magistratura Civica di Arezzo il granduca
di Toscana, con Rescritto Sovrano del 4
luglio di detto anno, decorava della nobil
tà aretina il celebre poeta Tommaso SGRIC
CI, figlio di Jacopo e di Assunta Lorenzi,
nato in Castiglion Fiorentino il 21 dicem
bre 1788 da antica famiglia cittadina di
Arezzo, che per la sua meravigliosa vena
poetica e specialmente per le sue improv
visazioni di tragedie (« La morte di Carlo
I», 1'« Ettore », есс.), aveva ottenuto
trionfali successi in più Corti d'Europa e
si era guadagnata la stima e la protezione
della famiglia granducale toscana.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Arezzo (mf.), in
persona dei disc. da Tommaso, di Jacopo.
g. d. a. v.
* SIBUE DU COL.
ARMA: Partito : nel 1º d'azzurro alla fascia
di rosso, cucita, attraversante un drago
d'argento, soffiante fiamme di rosso, ed
accollante la fascia, con due giri (Sibuè);
PAGINA 313
nel 2º di nero,
alla banda d'ar
gento carica di
un leone di ros
So, illeopardito
(Du Col) .
CIMIERI : a destra
di Sibuè, che è
rosso,
di un leone, di
linguato
d'oro nascente;
a sinistra : di du
Col, che è d'un capo e collo di liccorno,
d'oro.
Мотто : Е solo in coelum.
DIMORA : Torino.
Trae le sue origini questa famiglia dalla
Moriana, e ad essa appartenne GIACOMO,
di Guglielmo e Baldassaria Bonnivard, che
fu procuratore fiscale della Moriana, e ot
tenne patenti di nobiltà il 24 febbraio
1607. Avendo sposato Anna Maria, di
Francesco Broucin de S.t Michel, erede
dei du Col, lo zio Giacomo du Col, avvo
cato presso il Senato di Savoia, lasciò ere
de (1603) il nipote CLAUDIO, nato da que
sto matrimonio, coll'obbligo di assumere
casato ed arma du Col. Claudio, essendo
morto senza lasciare discendenza, lasciò
erede il fratello GIACOomo con testamento
del 23 maggio 1629. Giacomo che, come il
padre, era procuratore fiscale in Moriana,
assunse il casato Sibuè du Col, che tra
smise ai discendenti. ANTONIO (n. Saint
Jean de Mauriénne, 20 gennaio 1823; † To
rino, 4 aprile 1885), di Giorgio e di Anto
nietta, del senatore barone Pietro Antonio
d'Albrieux, che fu colonnello, optò per la
nazionalità italiana nel 1860, come optò il
fratello di costui, il tenente colonnello PIE
TRO (n. Saint Jean de Mauriénne, 27 mag
gio 1824) . Antonio sposò (1863) Teresa,
del barone Filippo Emanuele Brunet, e da
queste nozze nacquero : FELICE (n. Mila
no, 7 novembre 1867), che è dottore in
leggi e fu riconosciuto nel titolo nobiliare
con D. M. del 12 giugno 1899, e Eugenia
(n. Livorno [Toscana], 12 sett. 1869) .
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di FELICE, di Antonio, di Giorgio, di A
lessio.
Sorella: Eugenia.
1. b.
PAGINA 314
* SICILIANO O SICILIANI.
ARMA: D'azzurro
all'albero di pino
al naturale no
drito sulla pia
nura erbosa, so
stenuto da due
leoni d'oro con
trorampanti al
tronco e sormon
tato da una stel
la di 8 raggi del
lo stesso.
DIMORA: Roma, Piazza Cola di Rienzi, 82;
Napoli, Viterbo e Villa Rende, in Cava
dei Tirreni.
Famiglia aggregata nel 1758 alla nobiltà
di Giovinazzo, ed ammessa nelle Reali
Guardie del Corpo nell'anno 1832; е ро
steriormente ammessa ancora nel 1856 in
persona di GIUSEPPE Siciliano (Verbali
della R. Commissione dei Titoli, vol. X,
pag. 226) ; ricevuta, per giustizia, nel S. M.
Ordine di Malta, nel 1900, come quarto
materno del cavaliere Gaetano Viti (Gran
Magistero Roma, Priorato di Napoli, Pro
cesso N. 385), ed ancora, nello stesso So
vrano Ordine, per onore e devozione, nel
1858, come quarto del cavaliere Fenicia
(Gran Magistero Roma, proc. onore e de
vozione N. 3); nel 1910, come quarto del
cavaliere Sabini; e, nel 1912, come quarto
del cavaliere d'Alessandro (Processi N. 99
e 114).
Illustratasi per dignità ecclesiastiche
porpora cardinalizia, fu decorata del titolo
di conte di Gigliano, riconosciuto poi con
R. D. 15 aprile 1929 e RR. LL. PP. 7 no
vembre dello stesso anno. Ebbe ancora, per
refuta della casa Caracciolo di Torella, il
titolo di marchese di Rende, titolo ricon
cesso, con R. D. 12 settembre 1836, ad An
gelica Caracciolo, moglie del cav. GIOVAN
NI Siciliano, avo dell'attuale rappresentan
te della famiglia, che venne riconosciuto
pure nel detto titolo con Decreto Pres. del
3 luglio 1029.
Il nob. GIUSEPPE, figliuolo secondogeni
to dell'anzidetto marchese di Rende, Gio
vanni, con R. D. 23 agosto 1929 è stato au
torizzato ad aggiungere il cognome mater
no de Gentili.
LETTERAS
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese di Rende (mpr.),
conte di Gigliano (mpr.), ed è rappresen
tata da:
GIOVANNI, cavaliere d'on.
e
dev. del
S. M. O. di Malta, n. Parigi 7 agosto 1865,
di Francesco, di Giovanni, e della nobile
Agnese Filiasi dei marchesi di Carapelle;
spos. Viterbo 28 agosto 1892 con la nobile
Costanza de Gentili dei conti di Castel
Cardinale.
Figli: Maria, n. Napoli 26 dicembre
1893, spos. Roma 6 marzo 1918 al nobile
Ugo dei marchesi Theodoli; FRANCESCO,
cav. d'on. e dev. del S. M. O. di Malta, n.
Napoli 26 marzo 1895, sp. 16 giugno 1932
con la sig. Matos; GIUSEPPE, cav. d'on. e
dev. del S. M. O. di Malta, n. Napoli 1890
( autorizzato con R. D. 23 agosto 1929 ad
aggiungere al proprio il cognome de Gen
tili), spos. 31 maggio 1920 con Elena Dat
ti, nobile romana, nobile di Cingoli; Isa
bella, n. Napoli 10 ottobre 1901.
Figli di Giuseppe: FRANCESCO, n. Roma
1 ° gennaio 1923; Anna Maria, n. Roma 19
settembre 1926; Maria, n. Roma 20 otto
bre 1928.
Fratelli: Francesca, spos. al nob. Gio
vanni del Pozzo dei duchi Caianello, uff.
R. M.; CAMILLO, n. Napoli 5 marzo 1878,
e
spos. ivi to luglio 1911 con la nobile Ma
ria Carmela dei conti Galanti (n. 26 ago
sto 1883) .
Figli di Camillo: Agnese, n. Napoli 21
ottobre 1912; Maria Teresa, n. ivi 14 luglio
1914.
Cugina (figlia di Luigi e di Denise La
Croix) : Carolina, sposata al cavaliere
Antro.
Altri cugini (figli del nob. Ferdinando
dei marchesi di Rende, n. 1851, e della no
bile Giulia Doria dei principi di Angri, †
27 febbraio 1918) : GIOVANNI, n. Napoli 25
aprile 1880; Angelica, n. ivi, spos. 20 feb
braio 1900 al nob. Orazio † dei marchesi
Forcella; Laura, n. Napoli, spos. 15 giu
gno 1912 a Giorgio Granafei dei marchesi
di Serranova; Maria, n. Napoli; Teresa, n.
Napoli, spos. 20 luglio 1920 al nob. Piero
Compagna.
Altri cugini (figli del fu nob. Giuseppe
e di Francesca Zambra) : GIOVANNI, spos.
LETTERAS
con Concetta Mazzella; Ernesto, spos. con
Dolores Niccolini; CAMILLO E MARIANO (ge
melli) ; LEOPOLDO; Angelica in Ferraro.
Altri cugini (figli di Ferdinando e Fran
cesca Carignani dei duchi di Novoli) : †
RAFFAELE; † CARLO; † GASPARE, spos. con
Eva Laboccetta; † Angelica in Piarelli; †
Beatrice in Scandone; Maria Concetta in
Spasiano; Luisa in Masciocchi; † Maria in
Spadacenta.
Figli di Gaspare: FERDINANDO; AMEDEO;
Dolores; Eugenia.
f. f. p. di s.
* SICILIANO,
ARMA: D'azzurro
all'albero di pino
al naturale no
drito in un ri
stretto di terre
no, sostenuto da
due leoni d'o
ro,
controram
panti al tronco,
e sormontato da
una stella dello
stesso.
DIMORA : Giovinazzo (Bari) .
Della stessa agnazione della precedente
famiglia, ma distaccata prima dell'ottenu
ta concessione dei titoli di marchese di
Rende e di conte di Gigliano.
Riconosciuta con D. P. 29 aprile 1926 ivi, 1911.
nobile di Giovinazzo.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di GiovinazzO
(mf.), ed è rappresentata da GIUSEPPE, n.
Altamura 1º maggio 1855, figlio di Gaspa
re (n. Giovinazzo 5 luglio 1814), e di Gio..
vanna Martucci (n. Acquaviva delle Fon
ti 4 maggio 1882); spos. con Fortunata Ro
meo.
Figli: 1) GASPARE, n. Giovinazzo 7 ago
sto 1884, sp. Udine 30 dicembre 1916 con
Angela d'Odorico, da cui Fortunata,
Napoli 7 novembre 1917.
n.
2) LINO, n. Giovinazzo 6 ottobre 1889,
maggiore nel R. E., spos. Udine 21 set
tembre 1916 con Anna d'Odorico, da cui
RAUL, n. Bari 15 gennaio 1919.
f. f. p. di s.
PAGINA 315
SICOMO.
ARMA: Di oro al
pino sradicato,
al naturale, ac
compagnato da
un sole di rosso,
orizzontale de
stro.
DIMORA : Calatafi
mi.
Famiglia di Ca
latafimi in Sicilia,
ove fiorì un VITO,
eminente giureconsulto, primo barone del
la terra di Vita e fondatore di questo pae
se che da lui prese il nome, nel 1605. Fu
anche procuratore del R. Erario e dei Fi
SCO della Magna Curia e presidente del
Concistoro. NICOLò, suo discendente, ven
ne investito, nel 1787, della baronia di Vi
ta, e da questi provengono in linea retta
gli attuali rappresentanti della famiglia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
col titolo di barone di Vita (mpr.), ed è
rappresentata da LEONARDO, n. Trapani
1853, di Vito, di Felice, di Nicolò; spos.
1878 con Concetta Guarnotti.
Figli: VITO, n. Trapani 1879, spos. con
Angela Reina; FRANCESCO, n. Trapani
1880; FELICE; Grazia; Pia.
Figli di Vito: LEONARDO, n. Trapani
1906; GIUSEPPE, n. ivi 1908; Concetta, n.
SIERIPEPOLI O SIERIPEPOLO.
ARMA: Scaccato di
argento e di ne
ro.
CIMIERO : Una
scimmia corona
ta d'oro posta di
fronte,
tenente
con le mani e
con la bocca una
spada d'argento,
manicata di oro,
posta in fascia.
V. S.
DIMORA : Trapani.
Pretende di essere una diramazione del
l'illustre famiglia Pepoli di Bologna. Go
PAGIA 316
dette nobiltà in Sicilia e specialmente in
Trapani sin dal secolo XIV, e pare che ab
bia aggiunto, soltanto verso la fine del se
colo XVI, il cognome Pepoli a quello Sieri
o Sigerio, portato fino allora. Un SALVATO
RE de Sierio ottenne il 4 febbraio 1364 1.
gabella della pescheria della città di Tra
pani; un RICCARDO, figlio di Salvatore, ne
ebbe conferma il 30 luglio 1392 e fu capi
tano di giustizia in Trapani nel 1403;
FRANCESCO, regio cavaliere, sposò Costan
za Fisauli, baronessa di Culcasi e Mangia
daini e tenne la detta carica di capitano di
giustizia in Trapani negli anni 1415-16,
un
1421-22, 1436-37; un altro RICCARDO fu in
vestito il 26 giugno 1495 e il 22 dicembre
1516 di Culcasi e Mangiadaini e della ga
bella della pescheria, fu ambasciatore di
Trapani a Ferdinando il Cattolico e nel
1535 ospitò in Trapani nel proprio palazzo
l'imperatore Carlo V; un GIOVANNI otten
ne il 20 maggio 1476 conferma del feudo
Misilxarari o Fontanasalsa ed il I luglio
1497 venne nominato credenziere dell'uffi
cio di carne, pane e vino e portulanotto di
Trapani; un PIETRO il 16 gennaio 1517 eb
be investitura del feudo Rabici o Raisi; un
FRANCESCO, come figlio di Altabella de Ser
ra, ebbe il 29 aprile 1510 e il 19 gennaio
1517 investitura del feudo Canetici e Fiu
megrande; un GIACOMO ANTONIO, bar. di
Culcasi e Mangiadaini, ecc., per investitu
ra del 28 febbraio 1540, fu senatore di Tra
pani negli anni 1543-44, 1560-61; un FRAN
CESCO (di Giacomo, di Francesco), barone
di Canetici e Fiumegrande per investitura
del 17 marzo 1559; fu senatore di Trapani
negli anni 1572-73, 1579-80 e 1584-85; un
PIETRO Sieri et Pepuli (forse il primo ad
aggiungere il cognome Pepoli al proprio
cognome) il 2 giugno 1572 venne nominato
vice-portulano del caricatore e porto di
Trapani; un ROMEO fu capitano di giusti
zia in Trapani negli anni 1602-3, 1621-22;
un FRANCESCO, barone di Rabici per inve
stiture del 23 marzo 1619 e 8 aprile 1622,
fu capitano di giustizia in Trapani nel
1640-41; un FILIPPO e un CAMILLO dei ba- SIFOLA.
roni di Culcasi e Mangiadaini, furono ri
cevuti nell'Ordine di Malta nel 1631 e
1636; un GIACOMO, barone di Rabici per
investitura del 25 ottobre 1655, fu capita
no di giustizia di Trapani nel 1657-58; un
LETTERA S
MARTINO Sieripepoli e Ferro, il 5 dicembre
1640 fu investito della baronia di Culcasi
e Mangiadaini e il 28 giugno 1673 della ba
ronia di Canetici e Fiumegrande; un PIE
TRO, barone di Rabici per investitura del
14 luglio 1712, fu capitano di giustizia di
Trapani negli anni 1726-27, 1737-38, 1739
40, 1755-56; un MAZZIOTTA il 20 aprile
1739 ebbe investitura della baronia della
Salina di S. Todaro; un MARCELLO, come
erede di Luigi Bruno marchese di Torral
ta, suo zio materno, ebbe il 7 gennaio 1722
investitura del feudo Saccolino e il 16 ago
sto 1752 della baronia di Sanagia come fi
glio di Rosalia Bruno
e
Lanzirotti; un
FRANCESCO Sieripepoli e Burgio, barone
della Salina di S. Todaro per investitura S
ottobre 1755, fu senatore di Trapani negli
anni 1742-43, 1745-46, 1751-52; un GIU
SEPPE Sieripepoli e Nobili, cavaliere del
l'Ordine di Malta, fu barone di Rabici per
investitura del 2 aprile 1764 (tale titolo fu
poi portato da un Stanislao, n. in Trapani
il 12 aprile 1836, colonnello di fanteria nel
la riserva del R. Esercito, che portava sol
tanto il cognome Pepoli); una Maria Sigi
smonda Sieripepoli e Notarbartolo, figlia
di Girolamo, fu baronessa di Culcasi e
Mangiadaini e di Canetici e Fiumegrande,
fu dama dell'Ordine di Malta, e portò nel
1761 i detti feudi e titoli in casa Ventimi
glia per il matrimonio da lei contratto con
Carlo Antonio Ventimiglia, principe di
Grammonte; un ANTONIO Mazziotta Sieri
pepoli, di Francesco, ebbe il 14 aprile 1796
investitura del titolo di barone della Salina
di S. Todaro o San Teodoro.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone di Saccolino (mpr.)
ultimo investito MARCELLO, 7 gennaio del
1722; signore di Rabici (mpr.), ultimo in
vestito GIUSEPPE, 2 aprile 1763; barone
della Salina di San Todaro (mpr.), ultimo
investito ANTONINO Mazziotta 14 aprile
1796.
a. di c.
ARMA : Di rosso a tre teste di leone d'oro,
recise e sanguinanti; con la bordura com
posta d'argento e d'azzurro.
DIMORA : Napoli e Roma.
LETTERAS
ebbe quasi asso
luto dominio con la famiglia Palagano,
sicchè per la gran potenza di esse, come
riferisce il Candida, ne venne il detto « per
li Sifola e Palagani non si può vivere in
Trani ». Ricevuta nel S. M. O. di Malta
il 25 agosto 1570 in persona di SCIPIONE
Sifola, ed ancora nel secolo XVII, secondo
il De Lellis, ebbe un altro cavaliere di no
me LUIGI, il quale, prima di professare,
si rese monaco Teatino e divenne pubblico
lettore nelle case di S. Paolo e dei Santi
Apostoli di Napoli. E fu pure ricevuta nel
l'Ordine stesso; in Priorato, pel ramo dei
baroni di S. Martino, nel 1788, come
quarto ava materna, del cav. Mario de
Notaris, avendone fatta la prova da FRAN
CESCO MARIA Sifola, primo stipite, nell'an
no 1547.
Infeudata di S. Martino e Pietrapertosa
(Basilicata) ebbe l'ultima intestazione di
S. Martino il 1° gennaio 1803 con NICOLA
Sifola, per successione di suo padre Sci
pione († 3 dicembre 1798), che ottenne
precedente intestazione il 3 settembre 1774
per successione dei suoi maggiori. Figliue
lo dell'anzicennato Nicola, barone di San
Martino (n. 10 aprile 1784, † 9 febbraio
1856), che, quale patrizio di Trani, venne
ascritto al Registro delle Piazze Chiuse, fu
AUGUSTO (n. 7 novembre 1824, † 15 ago
sto 1872), al quale, per mancanza di di
scendenza, succedette il fratello secondoge
nito FABIO (n. 12 ottobre 1829, † 11 no
vembre 1905), padre di ALBERTO (n. 29 lu
glio 1870), attuale rappresentante di que
sto ramo. La linea feudataria di Pietraper
tosa ebbe l'ultima intestazione di detto feu
do il 13 ottobre 1735 con Giuseppe Sifola,
a mezzo della sua genitrice e tutrice Emi
lia d'Amely, per successione del suo geni
tore GIOVAN GENNARO († 28 novembre
PAGINA 317
Famiglia ritenu
ta dagli autori di
origine longobarda
e di cui si ha me
moria dall'anno
1408. Godette no
biltà in Napoli,
fuori Seggio, Ca
serta e Trani, al
Seggio di S. Mar
co; ed in Trani
1734), e del suo avo Giuseppe Seniore (t
6 ottobre 1734). Il succennato Giuseppe
Sifola, intestatario nel 1735 con la qualifi
ca di barone di Pietrapertosa, e, quale pa
trizio di Trani, ascritto al Registro delle
Piazze Chiuse, ebbe successore suo figlio
EMANUELE, cavaliere gerosolimitano, il
quale fu padre di un secondo GIUSEPPE
(n. 15 maggio 1808, † 13 settembre 1878) ,
il cui figliolo LUDOVICO (n. 29 aprile 1840)
è l'attuale rappresentante di questo ramo
di Pietrapertosa.
Personaggi di questa famiglia furono :
GIULIO, che è tra i baroni nel 1282 ingui
siti per ordine di re Carlo d'Angiò; LUIGI,
cavaliere di Calatrava e cavallerizzo di re
Ferdinando il Cattolico; FRANCESCO MARIA,
familiare dell'imperatore Carlo Ve colon
nello di mille fanti nello Stato di Milano,
creato conte del S. R. I.
Il ramo di S. Martino, per successione
Scovidito a Carmignano, non ancora le
galmente riconosciuta, avrebbe diritto al
titolo di duca, con anzianità del 1714, pel
matrimonio di NICOLA Sifola (n. 1787, †
1850) con la nobile Maddalena Carmigna
no († 1º marzo 1871), di Nicola, succeduta
allo zio duca Ottavio Capece Scondito, ul
timo di sua casa, fratello di sua madre Car
mela Capece Scondito in Carmignano. La
nobiltà generosa dei Sifola fu pure ricono
sciuta in occasione dell'ammissione di FA
BIO Sifola nelle RR. Guardie del Corpo nel
1849. (Verbali della R. Commissione dei
Titoli, vol. V, pag. 310).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio di Trani (m.),
pred. di S. Martino (mf.), per i disc. da
Francesco Maria e Nicola, ascritti al Regi
stro delle Piazze Chiuse, ed è rappresenta
ta da ALBERTO, uff. dei bersaglieri, n. Pa
lermo 22 luglio 1870, di Fabio (n. 1829, t
1905), e della nob. Giovanna dei marchesi
Cavalcanti di Verbicaro.
Fratelli: Elisa, n. Napoli 20 aprile 1865,
spos. 18 novembre 1908 con Giorgio Ac
ciardi; Maria Maddalena, n. Napoli 8 di
cembre 1872; Augusto, n. Qualiano
marzo 1874; OTTAVIo, n. ivi 20 novembre
10
1878 .
Ramo di Pietrapertosa
iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli
di patrizio di Trani (m.), pred. di Pietra
PAGINA 318
pertosa (mf.), ed è rappresentata da Lu
DOVICO, n. Napoli 29 aprile 1840, di Giu
seppe (n. 1808, † 1878), e di Emanuela de
Stefano; spos. 8 febbraio 1876 con Beatri
ce Mainieri († 10 dicembre 1886) .
Fratelli: ALFONSO, n. Napoli 1843; Ma
rianna, n. Napoli 1849, spos. 1870 con G.
B. Pizzuti.
SIGNIFREDI.
f. f. p. di s
ARMA: D'oro,
a
due leoni di ros
so addossati, con
le code decussa
te, accompagna
ti in capo da due
mezzelune di
rosso rovesciate
e framezzate da
una cometa di
verde, ondeg
giante in palo.
DIMORA : Parma.
Famiglia parmigiana, nobilitata con pri
vilegio ducale del 13 aprile 1703 nella per
sona del capitano IGNAZIO e dei suoi di
scendenti. Altri della famiglia servirono
nelle truppe ducali fra i quali FRANCESCO,
che era aiutante nel 1743.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf ), in persona
dei discendenti da Ignazio (1703) .
g. d.
* SIGNORELLI.
S
ARMA: D'azzurro,
alla fascia di ros
so, cucita, carica
di un leone d'o
ro, illeopardito,
accompagnata in
capo e in punta
da due S d'ar
gento; col capo
d'oro, carico di
un'aquila di ne
ro.
DIMORA: Viterbo.
Trae questa famiglia la sua origine da
Indovero (Valsassina), e ha per stipite no
LETTERAS
to DOMENICO, da cui nacquero : CARLO (n.
Indovero; + Cuorgnè) e GIOVANNI, il quale
procreò GIOVANNI DOMENICO (n. Cuorgnè,
29 novembre 1653), che fu fucinatore di
rame, e consegnò l'arma gentilizia 1'8 mar
zo 1689. Fu di questa famiglia PIETRO GIO
VANNI (n. Cuorgnè, 29 giugno 1774; † ivi,
II agosto 1836), figlio dell'avvocato e no
taio Gio. Carlo, il quale fu dottore di leg
gi, vice-auditore di guerra (1829) e sinda
co di Cuorgnè. Sposò Carlotta, di Carlo
Rossi, vedova del maggiore Candido Pinel
li, e da queste nozze nacque GIOVANNI
CARLO (n. Cuorgnè, 23 marzo 1821; † To
rino, 11 aprile 1867), che dalle sue nozze
(1851) con Carlotta Negri ebbe ALFONSO
(n. Torino, 22 aprile 1861), che è avvocato
alla Corte di Cassazione di Roma, cittadino
onorario di Cuorgnè e che fu riconosciuto
nobile con D. M. del 6 dicembre 1887.
Aveva sposato (1910) Maria Silvestri no
bile di Anagni, la quale morì il 28 aprile
1920.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di ALFONSO, di Giovanni Carlo, di Pietro
Giovanni.
1. b.
SIGNORETTI.
ARMA : D'argento
alla banda di ne
ro, accompagna
ta da due fiam
me di rosso, u
scenti in sbarra,
una dall'angolo
sinistro del ca
po, e l'altra dal
l'angolo destro
della punta.
DIMORA : Reggio
Emilia e Pisa.
Della famiglia Signoretti si hanno noti
zie fin dal secolo XV. Nel 1466 viveva don
GIACOмо Signoretti, rettore del beneficio
della Purificazione in S. Prospero di Reg
gio. Nel 1462 MELCHIORRE era notaio, e vi
vevano pure i fratelli GRISANTO E PROSPE
RO Signoretti fu Pietro, entrambi orefici,
e la loro sorella Apollonia, moglie di Fe
LETTERA S
PAGINA 319
derico, di Giovanni Tacoli. ALBERTO, vis- nelle prigioni del Comune di Reggio. An
suto nel 1543, fu orefice e zecchiere.
ANTONIO fu pure orefice nel sec. XVI;
cora nel 1334 il Castello di Canolo era feu
do di Antonio, di Jacopo Lupi. Vi era pu
e così NICCOLÒ E BERNARDO, orefice, sag
giatore e zecchiere.
Don AURELIO (n. 7 aprile 1567, † nel
1630) fu maestro di cappella della Catte
drale di Reggio. Compose un « Cantus ve
« spertinus omnium solemnitatum Psal
« modiae quinis, seu novenis vocibus con
« cinendae, una cum basso ad organum »,
edito 'a Venezia nel 1629.
ALFONSO (n. il 28 novembre 1708) fu ac
cademico muto e pastore arcadico nel 1749.
Un suo sonetto figura nella raccolta di ri
me pel ritorno di Francesco III, stampata
a Reggio nel 1749.
CLAUDIO, vivente nel 1674, fu giurecon
sulto e arciprete della Cattedrale di Reg
gio. VINCENZO fu pure giureconsulto. MAR
CELLO fu medico fisico e filosofo; morì il
20 settembre 1620. FRANCESCO O MELCHIOR
RE fu medico insigne e scrisse una messa in
occasione dell'inaugurazione del Tempio
della B. V. in Reggio nel 1619. PIETRO AN
TONIO, morto il 2 marzo 1617, fu sopranno
minato « il padre dei poveri », perchè, ol
tre ad elargire elemosine, insegnava gram
matica a giovani poveri.
Nella famiglia Signoretti si unì l'anti
chissima e potente famiglia Lupi o Lupi
cini, già signora del Castello di Canolo (in
territorio di Correggio) prima del mille, e
aggiunse al proprio cognome il nome di
quel castello.
Fra' Salimbene nella sua cronaca la di
ce discendente dai figli di Manfredo; ma
non è accertato.
Nel 1250 erano feudatari del Castello di
Canolo i figli di Gherardo Lupi.
I Lupi erano di parte guelfa e nel 1265
i Sessi, ghibellini, occuparono il loro Ca
stello di Canoio, ma poi i guelfi li respin
sero. Così nel 1311 ALBERTO e BRESSANO si
trovano tra i maggiorenti di parte guelfa.
I Lupi ebbero frequenti guerre col Co
mune di Reggio. Nel 1308 i reggiani asse
diarono il Castello di Canolo, che dopo tre
giorni dovette arrendersi ed i difensori di
esso furono parte uccisi e parte fatti pri
gionieri. Uno dei Lupi vi fu impiccato.
Nel 1311 Nicolò, Manfredino, Antonio e
Jacopo de' Lupi da Canolo furono condotti
re annesso un oratorio del titolo di S. Gio
vanni, di cui si trovano notizie fin dal
1238.
BERNARDINO Signoretti, di Prospero, eb
be una figlia, che sposò Cristoforo Ferrari
alias Lupi, e fece testamento il 26 settem
bre 1528 a rogito notaio Pietro Vetriani,
in cui contempla Cristoforo, fu Giorgio de
Ferrari detto de' Lupi, genero del testato
re. Poscia un Alfonso Lupi, morto nell'a
gosto 1617, acquistò i beni dei Signoretti.
Con decreto 23 ottobre 1689 Ferdinando
Carlo Gonzaga, duca di Mantova, Monfer
rato, Carbonella e Guastalla, concesse
GIUSEPPE, di Alfonso, di Giorgio, il titolo
a
di « suo famigliare nobile » con le annesse
prerogative.
Il 20 giugno 1770 Francesco III, duca
di Modena, accordò a GIUSEPPE, di Gior
gio, di Giuseppe, di Alfonso, il titolo di
conte ed il feudo di Carù, estendendo poi
tale concessione, il 18 agosto 1770, al di
lui padre GIORGIO ed a suo zio ALFONSO.
GIORGIO fu tra gli anziani del Senato di
Reggio, ed aveva per moglie Margherita
Erasmi, ved. Malaguzzi.
La contessa Laura, di Giorgio, sposò il
conte Pompilio Fossa.
Il conte FERDINANDO, di Giuseppe, di
Giorgio, fu tenuto al battesimo dalla du
chessa Maria Teresa Cybo d'Este. Sposò
Marsilia Grimaldi Arlottini.
Suo figlio GIUSEPPE fu podestà di Novel
lara e sposò Amalia Mamoli nel 1837 e con
tinuò la famiglia.
Altro figlio, GIORGIO, sposò Luigia Cat
tani, e la figlia Camilla andò sposa a Cri
sostomo Rovesti.
I fratelli Antonio e GIORGIO, con decreto
reale 10 agosto 1904, furono autorizzati ad
aggiungere il cognome Friggieri per dispo
sizione testamentaria dello zio materno
N. U. Fulvio Friggieri.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte di Carù (mpr.)
e
patrizio di Reggio (m.), ed è rappresenta
ta da ANTONIO, di Ferdinando, di Giorgio,
di Giuseppe, capitano di fanteria in posi
zione ausiliaria, cav. della Corona d'Italia,
residente a Pisa.
PAGINA 320
Fratelli: Maria Antonietta, spos. all'ing.
Emilio Riccò, residente a Reggio; GIOR
GIO, avvocato, tenente di complemento di
fanteria, in congedo, insignito della Croce
di guerra, residente a Reggio Emilia.
a. с. с.
SIGNORI (DE) .
ARMA : Di verde al
palo partito di
rosso e d'oro ac
costato d'ambo i
lati da tre ca
prioli d'oro rove
sciati . (Da un di
ploma di cittadi
nanza della città
di Bergamo.
Raccolta Camoz
zi, n. 3253).
Alias: D'azzurro al
palo d'oro acco
costato d'ambe i
lati da tre са
prioli d'oro ro
vesciati.
( Rac
colta
Camozzi,
n. 3275; raccol
ta Muletti, n.
112).
Alias: Idem, idem,
col cimiero : dra
go nascente di
verde e nero tormentato al collo di una
vera d'argento.
ORNAMENTI : Cappello da cardinale e mitra
arcivescovile coi pastorali delle due di
gnità; diverse bandiere, tra cui una del
l'Impero Romano colla sigla S.P.Q.R.
(Stemma in pietra a Bagnatica e ad Al
zano Maggiore; raccolta Camozzi, 3436).
Vuole una tradizione, non sappiamo
quanto fondata, che le famiglie Signori,
Comenduni, e Signori da Comenduno ab
biano avuto comune capostipite in un ca
valiere del seguito di Federico II di Sve
via, certo Weber o Wapper, investito del
feudo di Comenduno, onde i discendenti
furon detti Weber, Signori di Comenduno, SIGNORINI.
Comenduni e semplicemente Signori. Ma
molti alberi genealogici dell'Archivio vec
chio municipale di Bergamo ed un diplo
LETTERAS
ma di nobiltà rilasciato il 12 maggio 1789
a don LUIGI, GIOVAN FRANCESCO e GIACO
Mo Antonio di Albino, figli di Marco qm.
Giovan Giacomo, fanno capo a Giroldo,
figlio di Gataldo de Signori di Comendu
no, cittadino di Bergamo fino dal 1278.
Questa famiglia bergamasca diede uomi
ni illustri nelle prelature e nelle armi. Il
Calvi, nel Campidoglio, pag. 138, ricorda
BARTOLOMEO de Signori, capitano imperia
le, acclamato spesso dai suoi soldati col
grido : « Viva Bartolomeo da Bergamo » :
egli cadde combattendo contro gli svedesi
presso Nardlinghen nel 1634. Nella Scena
letteraria, pag. 239, loda il card. GIOVAN
FRANCESCO Comenduno, n. a Venezia ma
bergamasco d'origine, celebre per le molte
legazioni in Inghilterra, in Polonia, alla
Corte imperiale e nel Concilio di Trento.
Apparteneva a questa famiglia mons. Gio
SUÈ Signori, vescovo di Fossano, poi di
Alessandria e da ultimo di Genova, dove
morì pochi anni or sono.
Col cognome Comenduno o Signori di
Comenduno entrarono nel Consiglio di
Bergamo : COMINO e ISNARDO nel 1433,
CARLO nel 1476, PIETRO nel 1484, ANGELO
nel 1489, LEONARDO nel 1496, SCIPIONE nel
1502, ALESSANDRO nel 1512, GIROLAMO nel
1520, MARC'ANTONIO nel 1526, GIOVAN
FRANCESCO nel 1532, e così di seguito fino
a GIUSEPPE nel 1763-1780 e PIETRO nel
1765-1787.
Nell'Elenco del 1828 ed in quello del
1840 è iscritto Comenduno MARCANTONIG
quondam Carlo. Aveva ottenuto il ricono
scimento della nobiltà il 19 nov. 1820.
Nell'Elenco del 1828 sono iscritti inol
tre : Signori (De) LUIGI, GIACOMO ANTO
NIO, FRANCESCO e GIOVANNI quondam Mar
co, già riconosciuti nobili 8 ottobre 1818.
Nell'Elenco del 1840 sono ancora iscritti :
FRANCESCO e GIOVANNI.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), in
persona degli ultimi riconosciuti ANTONIO,
FRANCESCO, GIOVANNI, di Marco (1818) .
g. l.
ARMA : D'azzurro alla torre d'oro murata
d'argento, sostenente un cappello di nero,
LETTERA S
ni, direttore dell'I. e R. Dogana, cavaliere
dell'Ordine del merito civile di S. Lodovi
co di Parma, beneficiato di una commenda
nell'Ordine di S. Stefano di Toscana. La
proposta fu accolta con rescritto sovrano
del 4 giugno 1855.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Livorno (mf.),
in persona dei discendenti da Gustavo, di
Marco, di Bernardo.
* SIGNORINO.
f. s.
D'azzurro
ARMA :
alla sbarra d'oro
accompagnata in
capo da un leo
ne al naturale
rivoltato, coro
nato d'oro, e te
nente con la
branca anteriore
sinistra un giglio
dello stesso.
DIMORA : Polizzi
Generosa.
Famiglia del secolo XV diramata in
Messina, Polizzi ed altrove, insignita del
titolo di barone di S. Nicolò di Buonvici
no, titolo riconosciuto con D. M. 10 set
tembre 1903 a SALVATORE, di Vincenzo.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di S. Nicolò di
Buonvicino (mpr.), (ricon. D. M. 10 set
tembre 1903), in persona di VINCENZO, di
Salvatore, di Vincenzo.
Fratelli: Vincenza, LEONARDO, Maria,
RODOLFO.
V. S.
PAGINA 321
sormontata da
tre stelle (8) d'o
ro male ordinate.
DIMORA : Livorno.
La Magistratura
civica di Livorno,
con partito 23 a
prile 1855 propose
l'ascrizione al ceto
nobile di quella
città di MARCO, di
Bernardo Signori
* SIGONA.
ARMA : D'oro al
palmizio di ver
de sostenuto da
due leoni di ros
so, affrontati.
DIMORA : Catania.
Famiglia che si
vuole originaria da
Aragona. GIOVAN
NI ANDREA, cava
liere aragonese, se
guì Re Pietro d'A
ragona in Sicilia che in compenso dei suoi
militari servigi concesse al di lui figlio
PELLEGRINO, molte rendite ed i territori di
Marziliano in Lentini, infeudandolo, nel
1291 col titolo di primo barone della Si
gora. Un altro PELLEGRINO, fu creato da
re Federico II, maestro razionale nel re
gno; SIMONE, fu senatore in Catania nel
1427; ENRICOo, governatore della Camera R.
nel 1448; EUSEBIO, fu cavaliere di Malta
nel 1574. La famiglia fu investita della
baronia del Pantano nel 1452 e del feudo
di Monte Pellegrino nel 1455.
Con D. M. del 1900 ad ANTONINO, di
Federico, di Antonino, furono riconosciu
ti i titoli di barone di Villarmosa e di ba
rone di Castel d'Oscina.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone di Villarmosa
(mpr.), barone di Castel d'Oscina (mpr.),
in persona di AntoNINO, suddetto
Figli: FEDERICO, Rosa, Giuseppe, Anna.
V. S.
* SIGRAY ASINARI (già ASINARI) .
ARMA: D'azzurro
alla torre d'oro,
aperta e finestra
ta di nero (per
spezzatura della
linea) , colla bor
datura composta
di rosso e d'ar
gento.
DIMORA : Torino e
Mazzè.
Linea della fa
AA
Araldica
21
PAGINA 322
miglia Asinari, la quale ha per autore Giu
SEPPE (n. Pereszuye [Ungheria], 27 giu
gno 1842; † Kaltenleutgeben, 22 luglio
1898), di Ermolao, che divenne dopo il
1867 suddito austriaco ed assunse, con li
cenza imperiale, confermata in Italia, il
cognome Sigray-Asinari. Ritornato cittadi
no italiano per R. D. 27 settembre 1885, fu
creato conte con R. D. 21 maggio 1893 е
RR. LL. PP. 23 luglio successivo. Giusep
pe aveva sposato (1867) Luisa Maria Feli
cita Sigray di Alsò e Felsö Surány, e da
queste nozze nacquero : ALESSANDRO (n.
Vienna, 18 dicembre 1869), il quale sposò
(1895) Anna, di Bernardo Fontana, GIU
SEPPE MARIA (n. Vienna, 19 marzo 1871),
il quale sposò (1897) Gabriella Figarolo di
Gropello, BRITANNIO (n. Torino, 20 aprile
1872; † Vische, 1° giugno 1913), il quale
sposò (1897) Maria dei marchesi Gavotti,
e Anna (n. Venezia, 21 marzo 1886).
Figli di Giuseppe Maria sono : LUIGI
GABRIELE (n. Mazzè, 27 luglio 1898), Ma
ria Josè (n. Mazzè, 21 aprile 1900), Chiara
(n. Mazzè, 8 luglio 1903), Anna Maria (n.
6nov. 1904) e Pia (n. 22 agosto 1911).
Figli di Britannio sono : Carola (n. Ge
nova, 28 agosto 1899), GIUSEPPE (1904
1911), Luisa e Raffaella (gemelle) (n. Vi
sche, 22 gennaio 1904), Britannia (n. 19
marzo 1905), Alessandra (n. 19 nov. 1911).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Noh.
Ital. coi titoli di conte (mpr.), nobile dei
marchesi di S. Marzano (mf.), in persona
di GIUSEPPE MARIA, di Giuseppe, di Er
molao. Sorella: Anna Maria.
SILLANO.
l. b.
ARMA : D'argento
al leone di nero,
coronato d'oro.
(Consegn. 1614).
Мотто : Virtute et
fato.
DIMORA : Torino.
Trae le sue ori
gini questa fami
glia da Vigone e di
essa si favoleggio
facendola derivare
LETTERAS
da Giulio Sillano, console nel 692 avanti
Cristo.
Le memorie sicure ci ricordano un An
TONIO Sillano, che fu padre di SILLANO,
FRANCESCO, Maria e CHIAFFredo, che vive
vano alla fine del secolo XV. Fu di questa
famiglia quel BERNARDINO, che fu profes
sore di leggi a Biella, quindi ebbe la carica
di senatore di Piemonte (1620) e che ven
ne investito di beni allodiali in Vigone,
resi feudali il 2 luglio 1623. Costui fu im
plicato nel famoso processo di sortilegio e
lesa maestà contro il frate Gandolfo e im
prigionato fu trovato morto misteriosa
mente nel carcere.
Il figlio di Bernardino, GIAMBATTISTA
(n. Torino, 14 maggio 1624), che fu dot
tore di leggi, difese strenuamente la me
moria paterna avanti al Senato di Pie
monte, ottenendone la postuma assoluzio
ne. In vita aveva avuto tutti i beni confi
scati e dati alla principessa Lodovica di
Savoia il 17 giugno 1656. Ebbe questa fa
miglia distinti personaggi, fra i quali si
annoverano avvocati fiscali, prefetti, go
vernatori e contrasse illustri alleanze ma
trimoniali.
GIOVANNI, figlio del prefetto Francesco,
fu gentiluomo di bocca di Carlo Emanue
le I (1609); il figlio suo GIO. BATTISTA fu
avvocato patrimoniale; e il figlio di costui,
EMANUELE, fu avvocato e fece le prove di
nobiltà nel 1725. CARLO (n. Vigone, 30
giugno 1764; † Pinerolo, 22 giugno 1843),
di Francesco Bernardo e di Cecilia, del
conte Carlo Antonio Albertengo di Mona
sterolo, fu creato conte il 6 settembre 1825.
Sposò in prime nozze Teresa Valfrè di
Bonzo, e fu suo figlio, fra gli altri, FRAN
CESCO (n. Vigone, 17 febbraio 1798; † ivi,
22 luglio 1861), che fu applicato alla se
greteria di guerra. Da costui nacque CARLO
(n. Torino, 23 marzo 1836; † ivi, 21 otto
bre 1869), che fu ufficiale di cavalleria e
ufficiale d'ordinanza del Re. Dalle sue
nozze (1867) con Livia, del marchese Ono
rio Multedo, ebbe Maria Teresa, che spo
sò (1891) il conte Fabrizio Dall'Asta Bran
dolin.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
dei discendenti da Carlo (1825) .
1. b.
.
LETTERA S
* SILVA o SYLVA.
naturale.
Мотто : Labor et quies in silva.
1590. Nel 1631
ARMA : D'azzurro
alla campagna
erbosa con tre
alberi alternati
da 4 arboscelli
tutti nodriti in
essa, con due a
quile appoggiate
ai tronchi este
riori, affrontate,
con le teste 1i
volte, il tutto al
,
PROSPERO fu retto
re degli Orfanotro
fi. Nel novembre
del 1624 un GIAM
BATTISTA Silva al
loggiò il cardinale
Bentivoglio. IPPO
LITO, di Carlo, di
Agostino, sacerdo
te. Suo nipote CAR
LO, di Agostino
PAGINA 323
Prospero, di Carlo, vivente nel 1664,.ric
chissimo, fu assassinato in casa sua il 2 no
vembre 1696. Questa famiglia ebbe nel se
colo XVII parecchi frati e monache, come
DIMORA : Osimo.
Famiglia di Ancona, ma originaria dal
la Spagna. Si stabili prima a Milano al
principio del 1500.
Un GIOVANNI BATTISTA circa il 1750 ven
ne ad abitare in Ancona e fu aggregato
a quella nobiltà con trasmissione a tutti i
discendenti in perpetuo. GIACOMO, suo fi
glio, sposò la contessa Vincenza Pichi di
antica famiglia anconetana. Nel 1779 fu
Podestà di Castelfidardo. La famiglia al
principio del 1800 ottenne anche la nobiltà
di Osimo e Loreto.
La famiglia con Decreto Ministeriale del
22 maggio 1926 fu iscritta nel Libro d'Oro
della Nobiltà Italiana con il titolo di no
bile di Ancona (mf.), nobile di Osimo
(mf), nobile di Loreto (mf.) .
Oggi è così rappresentata :
CARLO, n. 20 febbraio 1868 dai fur. Giu
seppe e Maria Ricciardini Vecchioni; sp.
29 aprile 1909 con Virginia Leonelli (n. 7
luglio 1882).
ria, n. 4 febbr. 1911; LUIGI, n. 12 sett.
1912; Pia, n. 14 marzo 1920.
i fratelli don GIOVANNI e don ALESSANDRO,
di Bernardino, di Nicolò, che entrarono nel
convento di S. Marco; la loro sorella Sil
via, monaca in S. Raffaele, e il loro nipote
ALFONSO, che fu carmelitano col nome di
don Giuliano, e divenne priore nel 1647.
GIAMBATTISTA, di Prospero Agostino, di
Carlo, nel 1671 era vedovo di Anna, di
Paolo Ferretti e in seconde nozze sposò
Barbara Tacoli. A questa famiglia appar
tennero pure due poetesse Domitilla o Do
micilla e Silvia, vissute alla fine del seco
lo XVI. Di loro si conservano due madri
gali in morte di Nicolò Fontanelli ed altre
poesie. Un DOMENICO Silva studiò a Bolo
gna, ed è ricordato in una lapide nell'Ar
chiginnasio, fatta erigere da Innocenzo
Cremona di Reggio nel 1630 all'umanista
filosofo e medico greco Giovanni Cottu
nio.
PROSPERO, vissuto in principio del seco
lo XIX, fu ottimo violinista, appartenne
all'Accademia Filarmonica del duca di Mo
Figli: GIUSEPPE, n. 23 febbr. 1910; Ma- dena, e fu primo violino in orchestra. Spo
sò Rosalinda Grossi, celebre cantante mi
lanese, morta poi giovanissima. In seconde
nozze sposò Cecilia Rossi.
p. c. b. o.
SILVA.
ARMA: D'azzurro a una quercia al natura
le, nodrita sul terreno di verde.
DIMORA : ?
La famiglia Silva era nota in Reggio fin
dal sec. XVI con un AGOSTINO Silva, vi
vente nel 1512. GIAN NICOLÒ, nel 1545, era
Doctor Colegiatus, e Alfonso, notaro nel
Una sorella di Prospero andò sposa ad
Ignazio Trivelli, ed altra sorella, Teresa,
morì nubile, ottuagenaria, il 21 novembre
1841.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio
di Reggio (m.), in persona dei discendenti
da Giovan Battista (1863), da Giuseppe
(1746).
a. c. c.
PAGINA 324
SILVANI.
DETTO Silvani, di Giovan Battista, n. nel
1704, fu padre di Luca, n. in Sarsina il 4
gennaio 1739, che il 27 novembre 1763
fu aggregato con la sua discendenza alla
cittadinanza nobile di Sarsina. Da questi e
da Rosa Calbetti nacquero otto figli, fra i
quali Carlo, n. 22 gennaio 1768, e QUIRI
NO, n. 25 marzo 1780, e con essi la fami
glia si divise in due rami.
Da Carlo, podestà di Sarsina, e da sua
moglie Maddalena Spinazzi nacque ADRIA
NO (1806-1889), padre di SILVANO ed avo
della vivente Adelaide.
Da Quirino, morto nel 1826, e da Mad
dalena Zaccarelli nacque il cav. Luca
(1825-1892), padre dei viventi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. con titoli di nobile di Sarsina (mf ), in
persona di Quirino, n. a Sarsina 7 gen
naio 1861, di Luca, spos. con Adele Tosi.
Figlio: PACIFICO, n. 19 giugno 1897.
Fratello: LUIGI, n. a Sarsina 22 aprile
1874, spos. con Lucia Ortolani.
Figli: LUCA, n. a Milano 18 febbraio
1906 e residente a Milano; Beatrice, n. a
Ravenna 5 novembre 1909.
Altro raто.
SILVANO, di Adriano, di Carlo, di Luca.
Figlia: Adelaide, n. 22 aprile 1876.
c. f. p.
SILVATICI.
ARMA : Di rosso a tre pali d'azzurro attra
versati da una decusse di nero, accanto
nata ai fianchi da due stelle di otto raggi
d'oro, poste sui pali d'azzurro.
DIMORA : Pisa e Viareggio.
Questa famiglia venne a Pisa da Napoli
LETTERAS
ARMA: D'azzurro
alla fascia di ros
so accompagnata
in capo da tre
stelle d'oro di 6
raggi ed in pun
ta da uno sca
glione di rosso.
DIMORA : Sarsina,
Milano, Faenza.
Antica famiglia
di Sarsina. BENE
con un ser FRANCE
sco, che ebbe per
figlio NICCOLÒ, pa
dre d'ANGIOLO, dal
cui nipote Nicco
Lò, sposato con la
nobile fiorentina
Ginevra Mancini,
nacque PAOLO AN
TONIO, coniugato
con Orietta CСарас
cini, essa pure no
bile di Firenze. Il figlio di lui, PIETRO,
dalla nobile pisana Elisabetta Del Torto,
ebbe il cav. Ottavio, che vesti per giusti
zia l'abito di Santo Stefano il 16 mag
gio 1688, e PAOLO ANTONIO, che da Lucre
zia Rosselmini di Pisa generò PIETRO (n.
1712), RANIERI Eugenio (n. 1718), il capi
tano ODOARDO FRANCESCO (n. 1719), e GHE
RARDO (n. 1725). Dal secondogenito di essi
e da Teresa del capitano Ercole Corsi nac
quero GIOVACCHINO e FERDINANDO, padre
di Carlotta Giovacchina (n. 1809). Dal ma
trimonio del quartogenito GHERARDO con
Maria Maddalena Mancini, fiorentina, nac
quero sette figli, il maggiore dei quali,
GIUSEPPE FILIPPO, sposato (1804) ad Anna
Sozzifanti, fu padre di GHERARDO LORENZO
(n. 1807) e di tre femmine.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Pisa (mf.), in
persona di : a) VITTORIO, di Tito, di Gia
seppe. Figli: Jenny, Margherita, Dina ed
Umberto.
b) Disc. da Gherardo, di Giuseppe, di
Gherardo.
*
SILVERJ GUERRIERI.
ARMA: Partito :
nel 1º di azzurro
alla torre di az
gento movente
dalla punta,mer
lata di 4 pezzi
alla ghibellina,
aperta, finestrata
e murata di ne
ro, con tre quer
ce di verde no
drite nel suo tet
g. d. a. v.
mene
LETTERA S
to ad un braccio armato di argento
uscente dalla finestra di destra, impu
gnante un ramoscello di olivo al natura
le (Silverj); nel 2° di rosso al braccic
armato, movente dalla partizione, impu
gnante una spada inclinata in banda, il
tutto d'argento, e sormontato a destra
da una stella di sei raggi d'oro; con la
fascia di argento attraversante (Guer
rieri) .
DIMORA : Tolentino; Civitanova (Marche).
Della famiglia Silverj trovansi notizie fin
dal secolo XVII, ed è annoverata tra le più
illustri di Tolentino. Il 14 giugno 1731 il
dottor STEFANO e il fratello Giuseppe, per
benemerenze, vengono iscritti al patriziato
di Tolentino, con tutti i loro discendenti.
Ferdinando, duca di Parma, Piacenza e
Guastalla, con suo diploma 31 gennaio
1778, decorò del titolo comitale DOMENICO
e tutti i suoi discendenti maschi. Ebbe co
stui molti figli che si distinsero nelle prin
cipali cariche civiche.
PIETRO, di Domenico, fu colonnello delle
milizie pontificie provinciali di Ascoli Pi
ceno; egli con diploma del 2 giugno 1816,
fu ascritto alla nobiltà di Ascoli con tutti
i suoi discendenti.
Il re di Spagna lo decorò della croce da
cavaliere dell'Ordine della Concezione,
istituito da Carlo III, re di Spagna, STE
FANO, di Pietro, fu cameriere di cappa e
spada del papa; nel 1814 fu maggiore del
primo reggimento di fanteria provinciale.
Con diploma del 1820 fu decorato del ti
tolo di ciambellano del granduca di Tosca
na ed insignito, nel 1824, della croce del
l'Ordine Equestre Gerosolimitano del S.
Sepolcro. Nel 1847, per benemerenze verso
la città di Montalboddo (Ostra), fu aggre
gato alla nobiltà di detta città con tutti i
discendenti in infinito. Sposò egli Teresa
Guerrieri, patrizia tolentinate, ed ultima
discendente di sua famiglia, con l'obbligo
di aggiungere il cognome Guerrieri ed in
quartarne lo stemma.
DOMENICO, di Stefano, fu distinto patrio
ta, ed ospitò in sua casa il generale Gari
baldi; fu gonfaloniere e membro della de
putazione provinciale; musicista insigne,
fu autore di opere teatrali e dell'« Armonia
delle trombe d'argento », che viene esegui
ta all'Elevazione allorchè il Sommo Pon
PAGINA 325
tefice celebra la S. Messa in San Pietro, e
quando viene portato in Sedia Gestatoria.
NICOLA, suo fratello, entrato nel 1838, a
18 anni, nelle Guardie nobili pontificie, ne
uscì nel 1872, con il grado di tenente ge
nerale di brigata.
DOMENICO, fu padre di Adele, Maria Lui
sa e Marianna. Non essendovi discendenti
maschi, la primogenita Adele, obbligò il
marito, conte Aristide Gentiloni, ad ag
giungere il cognome Silverj e ad inquar
tarne lo stemma (vedere al nome Gentiloni
Silverj) : obbligo sanzionato con decreto
reale del 27 novembre 1873.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. (decreto ministeriale del
1879), e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. con i
titoli di conte (m.), patrizio di Tolentino
(mf.), patrizio di Ascoli Piceno (mf.), no
bile di Ostra, (mf.). Tali titoli tutti, non
essendovi discendenti maschi sono stati ri
conosciuti « ad personam » alle femmine;
ed è rappresentata da :
1) Adele, n. 31 agosto 1852, † 22 gennaio
1920; sp. 22 ottobre 1873 al conte Aristide
Gentiloni, di Filettono.
2) Maria Luisa, n. 14 agosto 1854.
3) Marianna, n. 25 maggio 1864, sp. 26
novembre 1888 il nobile Carlo Sabatucci
Frisciotti (residenza : Civitanova (Marche).
p. c. b. o.
* SILVESTRELLI.
ARMA: Di rosso,
all'albero nodri
to sopra un ri
stretto di pianu
ra, il tutto al
naturale, questo
sostenente un ca
ne d'argento, se
duto, legato di
nero al tronco.
DIMORA : Tuscania
e Roma.
Antica famiglia originaria da Anagni,
che venne aggregata alla nobiltà di Tosca
nella. Ad essa venne riconosciuto il titolo
di nobile di Toscanella (mf.) con Decreto
Ministeriale del 1902.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
PAGINA 326
Ital. col tit. di nobile di Toscanella (mf.),
in persona di Giulio, di Luigi.
LETTERAS
DIMORA : Anagni e Frascati.
Non si può dubitare che la città di Ana
Figli: LUIGI, Angela, GIOVANNI TOM- gni, metropoli degli Ernici, abbia avuto
MASO, CARLO, Maria del Sole.
SILVESTRI.
1. r. m.
ARMA: D'oro par
tito: a destra a
sei gigli 3, 2, I;
a
sinistra a uno
scorpione
tante, il tutto
mon
nero.
DIMORA : Terni.
La famiglia è o
riginaria da Terni
ed è stata ascritta
a quel patriziato
nel 1828 in persona di Ludovico, resosi
benemerito della città per l'importante
opera « Collezione di memorie storiche di
Terni dal 1387 al 1816 », dedicata all'Em.
cardinale Ludovico Gazzoli, protettore del
la città.
In questa famiglia si è estinto un ramo
dell'antica casa dei Setacci, patrizi di Ter
ni, a seguito del matrimonio di Caterina
Setacci, ultima del ramo, con ANTONIO, di
Ludovico Silvestri, per il che questi prese
ad usare cognome Silvestri Setacci.
Èiscritta nell'El. Uff. Ital. col titolo di
nobile di Terni (mf.), in persona di GIU
LIO, di Antonio, di Ludovico.
Figlie: Giuseppina, Giulia, Pierina e
Maria, Teresa.
с. р. и.
* SILVESTRI.
ARMA: D'azzurro,
all'aquila dal vo
lo abbassato, co
ronata, di nero,
rivolta e fissante
un sole d'oro
orizzontale sini
stro, accompa
gnata in punta
da un mare d'ar
gento, fluttuoso
del campo.
una nobiltà generosa.
Nei tempi antichi quando detta città eb
be la gloria di essere residenza di Sommi
Pontefici, vantava una cinquantina di fa
miglie nobili, come risulta dagli statuti di
detta città, ma coll'andar dei tempi, attese
le guerre e gli assedi dalla medesima sof
ferti , specialmente per le fazioni fra guelfi
e ghibellini, molte di esse si estinsero, al
tre impoverite perdettero la nobiltà col
l'abbassarsi ad arti meccaniche ed altre si
allontanarono da Anagni, sicchè al prin
cipio del XVIII secolo furono ridotte a do
dici, onde molte famiglie della prima ci
viltà chiesero di esservi ammesse.
Clemente XI credette bene di non dove
re ampliare detto numero per non oscurare
la loro antica nobiltà, ma successivamente,
con Breve del 10 maggio 1707, permise che
all'estinguersi di alcune delle predette do
dici, i capi delle undici rimaste si congre
gassero per eleggerne un'altra dopo un mi
nuzioso processo, avendosi specialmente
riguardo all'antichità della famiglia, ai pa
rentadi e ad una sufficiente ricchezza. La
nobiltà acquistata da questa nuova fami
glia diveniva trasmissibile.
Non figurando la famiglia Silvestri nelle
12 sopra indicate, ma successivamente nel
1724 figurando esservi stato ascritto
un
DOMENICO Silvestri, probabilmente questa
famiglia avrà surrogato una delle estinte
in virtù del sopracitato Breve del 1707.
Aquesta famiglia, con Decreto Ministe
riale del rº maggio 1924, fu riconosciuto il
diritto al titolo di nobile di Anagni.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Anagni (mf.),
in persona di MARIO, di Ugo, di Fran
cesco. Sorella: Lidia.
ENRICO, di Camillo, di Francesco.
Fratelli: Isabella, ANTONIO, CAMILLO,
BENEDETTO, CARLO.
1. r. m.
SILVESTRI FAA.
ARMA : Inquartato : nel 1° d'argento, allo
scorpione di nero (Silvestri); nel 2°
LETTERA S
Roma.
Ai discendenti di
NICOLA Silvestri,
che figura iscritto
nel Libro dei Nobili di Anagni, venne
riconosciuto nell'Elenco Uff. Nob. Ital.
questo titolo per maschi e femmine ed ai
discendenti di GIUSEPPE quello di conte,
però con successione primogeniale. (Per
notizie della famiglia vedi Silvestri di
Cingoli).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.) e nobile di
Anagni (mf.), in persona di MARIANO, di
Giuseppe, di Nicola.
Figlio: ILDEBRANDO.
Fratello: GIOVANNI.
Figli di Giovanni: NICOLA, CAMILLO.
1. r. m.
SILVI.
ARMA: D'azzurro,
a cinque cipres
si di verde, no
driti nel terreno
dello stesso, po
sti in fascia,
quello di centro
più alto.
DIMORA :
za.
PAGINA 327
d'oro, all'aquila
di nero; nel 3º
d'azzurro, alla
sirena d'oro; nel
4° scaccato d'ar
gento e di nero
di nove file.
DIMORA : Anagni e
SIMEONI.
ARMA: D'argento
all'ancora al na
turale; con la
campagna ma
reggiata d'azzur
ro e del campo.
DIMORA : Napoli e
Roma.
Famiglia ascritta
al patriziato di Be
nevento in persona
di ONOFRIO, nel
1745.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Benevento
(mf.), in persona di Onofrio, di Camillo,
di Onofrio, di Francesco, di Onofrio.
Figli: Emma, Gino e BRACCIO.
SIMONACCI MASTRIGIANI.
ARMA: D'azzurro
al destrocherio
movente dal
fianco sinistro
dello scudo, ve
stito d'argento,
tenente con la
mano di carna
gione un basto
ne gigliato d'oro
posto in palo.
DIMORA : Pontre
moli.
V. S.
Famiglia di Pontremoli, ammessa al go
Piacen- dimento dei primi onori di quella terra.
GIULIO, di Cesare Simonacci e di Maria
Famiglia parmi
giana, nobilitatasi
sotto i duchi di Parma con le cariche civi
li. Con pat. ducale del 28 marzo 1690 i tre
fratelli GIROLAMO, STEFANO E GIOVANNI fu
rono creati nobili coi loro discendenti di
ambo i sessi. Un Gio. LUIGI era commis
sario di Val di Nure nel 1758.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
dei discendenti dai predetti Girolamo, Ste
fano e Giovanni (1690).
g. d.
Mastrigiani, fu, con diploma di Federi
go III di Modena del 28 giugno 1756, in
vestito della contea di Pontone nel Comu
ne di Castelnuovo ne' Monti, ricaduta alla
corona per la morte del conte Francesco
Coccini di Padova. Tale diploma fu regi
strato nella Segreteria di Stato toscana per
rescritto del 27 settembre 1764.
Nella prima attuazione della legge del
1750 sulla nobiltà e cittadinanza in Tosca
na, i Simonacci Mastrigiani furono ascritti
alla nobiltà di Pontremoli con decreto del
25 agosto 1781.
PAGINA 328
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Pontremoli
(mf. ), in persona dei disc. da Carlo Fran
cesco e Pietro, di Giulio Cesare.
f. s.
SIMONE (DE) .
ARMA:
D'azzurro
al leone fissante
il sole orizzonta.
le destro, il tut
to d'oro.
Famiglia forse o
riginaria da Angiò
e che si trova in
Palermo nel seco
lo XIII. Si diramd
anche in Mazzara
ed ovunque sosten
ne le cariche di giurato, senatore e capita
no giustiziere. GIOVANNI fu castellano di
Monte S. Giuliano nel 1506; SIMONE, ca
pitano d'armi di Marsala nel 1520; Gio
VANNI NICOLÒ, visitatore generale delle
fortezze del regno e capitano d'armi delle
città e marine orientali in Val di Noto nel
1537.
Questa famiglia fu dichiarata nobile per
deliberazione della Commissione dei Titoli
di Nobiltà nel 1852.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di
nobile (mf.).
SIMONELLI.
v. S.
ARMA: Partito e
semitroncato :
nel 1º d'azzurro
al destrocherio
vestito di rosso,
movente dal fian
co sinistro dello
scudo ed impu
gnante con la
mano di carna
gione un badi
le d'oro tenuto
sopra una fiamma al naturale; nel 2º di
rosso, all'aquila di nero; nel 3º d'azzur
ro a tre stelle di 8 raggi d'oro, 2 e 1.
DIMORA : Pisa.
LETTERAS
Questa famiglia, originaria da Livorno,
si era stabilita a Pisa nella seconda metà
del secolo XVII con GIOVAN GIORGIO, di
Giacinto, che il 27 maggio 1685 sposava la
nobile lucchese Isabella Cattani, da cui gli
nacquero : ANTONIO RANIERI (1688), GIU
SEPPE ERMENEGILDO, BARTOLOMMEO FRAN
CESCO (1690), il dott. CLODOVEO, OTTAVIO
SANTI E SIMONE Maria, ambedue sacerdo
ti, e FRANCESCO ALFONSO, capitano nel 2º
reggimento toscano per S. M. C., in perso
na del quale la Magistratura civica di Pisa,
con diploma 26 settembre 1735, riconosce
va la nobiltà della famiglia.
Il dott. ANTONIO RANIERI, che fu dei
priori nel 1750, chiese e con decreto 9 feb
braio 1756 ottenne l'ascrizione alla nobiltà
di Pisa per sè, pei suoi fratelli anzideti e
per Giovan GIORGIO e Cesare, figli dell'av
vocato Bartolommeo Francesco, suo fratel
lo, che nel 1738 aveva sposata Fortunata
Zuccetti. Dal surricordato Cesare, coniu
gato (1801) con Alessandra Lanfranchi
Chiccoli, nasceva (24 settembre 1804) AN
TONIO RANIERI, cavaliere di gran croce del
l'Ordine Stefaniano, che da Aurora San
miniatelli ebbe tre figli : CESARE (n. 6 giu
gno 1826), TOMMASO E RANIERI (n. 31 di
cembre 1830) .
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Pisa (mf.), in
persona dei disc. da Ranieri, Tommaso
Cesare, di Antonio, di Cesare.
SIMONETTI.
ARMA : D'oro alla
sbarra di rosso
accompagnata in
capo da una
mezza stella di
otto raggi d'ar
gento, uscente
dal primo can
ton destro, ed in
punta da una te
sta di leone al
naturale uscente
dal secondo canton sinistro.
g. d. a. v.
e
DIMORA : Saluzzo.
Nobile famiglia di Cingoli, originaria di
Jesi, di cui furono signori.
LETTERA S
Fu suo capostipite un Cassio, vivente
nel 1140, da cui un RANIERO, consigliere
nel 1201 e poi podestà di Jesi nel 1216.
SIMONETTO, GUALTIERO, BARTOLO
CAS
SIO, nel 1239 furono signori del castello di
Orciano in quel di Cingoli. Di essi Bartolo
2
fu monaco silvestrino, poi abate generale
dell'Ordine e morì in concetto di santità;
Simonetto, che si stabilì a Jesi, fu quegli
che dette il nome a tutte le diramazioni
di Jesi, Fano, Osimo, Cingoli, Firenze,
Milano e Terni; ricoprì le principali cari
che civiche e venne nominato tra i princi
pali nobili in istrumenti del 1248, 1255,
1273, fu podestà della Valle di Cerlongo
nel 1255; Cassio e Gualtiero furono signo
ri di Castriccione.
Simonetto ebbe cinque figli: RINALDO,
MERCENARIO, GUGLIELMO, ANGELO e FI
LIPPO, che sono nominati in un Breve di
Onorio IV del 10 agosto 1285, allorchè si
impadronirono di Jesi proclamandosene si- SIMONΕΤΤΙ.
gnori.
Bonifacio IX, con suo Breve del 6 mag
gio 1397, dichiara signori con titoli di vi
cari della S. Sede della città di Jesi, di Ser
ra S. Quirico, di Rocca d'Aquila e del ca
stello d'Accola, chiamandoli anche Domi
celli, con il mero e misto imperio e con
l'annuo tributo di 30 fiorini d'oro : «Nobi
les viri Raynerius Antonii militis, Abatel
tortus Stephani, Brunerius Antonii, Jaco
bus Stephani, Lomus, Lucemburgus et
Raynerius et Simonettus vocatis Domiceli
de Simonettis de Exio etc. ».
Rinaldo, nel 1294, fu podestà di Staffo
lo; ebbe cinque figli: LOMO, MERCENARIO,
Boonto, GUGLIELMO e MANENTE, che nel
1328 governarono Jesi col titolo di signori.
Lomo, primogenito, fu anche signore di S.
Maria e ebbe parecchi figli che governa
rono Jesi, da cui furono cacciati, nel 1408,
dal rettore della Marca che li scomunicò
avendo essi preso le armi contro la Chiesa.
Martino V tolse le scomuniche nel 1423,
ma non ridette loro la signoria di Jesi e
degli altri domini e da allora essi si spar
sero in varie città d'Italia.
SCIARRA, fu signore di Serra S. Quirico,
podestà di Gubbio e capostipite dei Simo
netti di Osimo (oggi estinti nei principi
Hercolani di Bologna); da essi vennero i
Simonetti di Milano. MINETTO O SIMONET
PAGINA 329
To, fu capitano della repubblica di Siena.
STEFANO, fu capostipite del ramo di Fano;
ANGELO, fu capostipite dei Simonetti di
Cingoli, ove la famiglia ricoprì le princi
pali cariche compreso il gonfalonierato e
fin dal 1413 fu aggregata a quella nobiltà.
La famiglia nei suoi vari rami fu ammes
sa al S. M. O. di Malta e dette alti digni
tari alla chiesa. Il ramo di Osimo, oltre a
quel patriziato ebbe quelli di Rieti, Mace
rata, Ancona, Montesanto e Roma; dal
duca Ranuccio di Parma ebbe il titolo co
mitale nel 1671 e da Pio VII, quello di
principe il 9 agosto 1805.
Il ramo di Cingoli è iscritto nell'Elenco
Uff. Nob. Ital. con il titolo di nobile di
Cingoli (mf.), ed è rappresentato da ALES
SANDRO, di Giulio Cesare, di Giov. Dome
nico.
ARMA: D'azzurro
a tre monti di
verde, quello di
mezzo sostenen
té una colomba
al naturale, sor
montata da tre
stelle d'oro di
otto raggi male
ordinate.
DIMORA : Gemona,
Udine e Firenze.
b. c. b. o.
Famiglia già ascritta al Consiglio di Ge
mona; riconosciuta nel 1897.
Trovasi iscritta nell'Elenco Ufficiale No
biliare Italiano col titolo di nobile (di Ge
mona) (mf.), ed è rappresentata da VALEN
TINO, di Girolamo, di Valentino, cav., uff.
d'artiglieria.
Fratelli: Maria in De Carli, ERMANΝΟ,
n. 1856, † 1917, DIEGO, n. 1865, † 1926,
ammiraglio d'Armata, BARNABA.
Figli di Ermanno: VITTORIA, n. 1882,
GIROLAMO, n. 1883, VALENTINO, n. 1887,
Maria, n. 1888.
Figli di Barnaba: Giovanna, VITTORIO,
CESARINO.
Figli di Girolamo, di Ermanno: ERMAN
NO, n. 1912, DIEGO, n. 1914, Angela Ma
ria.
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Figli di Valentino, di Ermanno: Vin- SIMONI.
cenza, n. 1914, Maria Angela, n. 1915,
Isa, n. 1920, Bianca, n. 1926.
g. d. p.
SIMONI.
ARMA: Troncato
d'azzurro e di
rosso al destro
cherio armato al
naturale tenente
una scimitarra di
argento, accom
pagnata in capo
da tre stelle d'o
ro di 6 raggi.
DIMORA: Comac
chio e Genova.
ARMA: D'oro allo
scaglione di ros
so, sostenente
due colombi di
argento, imbec
cati e illuminati
di rosso, ed af
frontati ad un
giglio dello stes
So, e accompa
gnato in punta
da un monte di
6 cime di verde, ristretto.
LETTERAS
DIMORA : Pescia.
Messer LORENZO, d'Agnolo Simoni, fu
dei priori di Pescia nel 1622. La stessa ca
rica sostenne nel 1676 il figlio di messer
Antica famiglia di Comacchio, che dette
alla patria vari dottori, letterati e magi
strati.
Il dott. CLAUDIO fu governatore di Co
digoro nel XVII secolo; il dott. IPPOLITO
fu podestà di Comacchio; GIROLAMO fu
priore di Comacchio nel 1683.
Gli attuali rappresentanti la famiglia di
scendono in linea retta da ANTONIO, n. nel
1625, consigliere comunale di Comacchio
nel 1656, che da Giovanna Bonafè ebbe,
nel 1651, per figlio GIOVANNI, marito di
Paola Guidi e padre di BENEDETTO, n. nel
1689. Questi sposò Diana Benedetti, che
nel 1721 lo rese padre di IGNAZIO, che nel
1749 tolse in moglie Elisabetta Cavalieri e
dalla unione nacque nel 1756 DIONIGI, ma
rito di Teresa Luciani, da cui CAMILLO, n.
nel 1781. Questi da Marianna Zamboni nel
1807 ebbe VINCENZO, marito di Camilla
Mezzogori, e padre di GIUSEPPE, n. il to
agosto 1839, il quale, unitosi in matrimo
nio nel 1862 con Giuseppina Ferroni no
bile di Comacchio, ha dato origine agli at
tuali componenti la famiglia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Comacchio
(mf.), in persona di CAMILLO, di Giusep
pe, di Vincenzo, n. 25 febbraio 1864, spos.
con Cesira Fantini.
Fratelli: ALESSANDRO, n. 20 maggio 1879;
NAZZARENO, n. 14 gennaio 1877; ANTONIO,
n. 15 novembre 1884.
c. f. p.
Lorenzo, messer NICCOLÒ; un figlio del
quale, ANGELO, fu assunto nel 1741 al su
premo onore del Gonfalonierato.
I Simoni furono ascritti alla nobiltà di
Pescia con decreto del 1º marzo 1773.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Pescia (mf.), in
persona dei disc. da Angiolo, Gaetano
Giuseppe, d'Ippolito, di Niccolò.
e
f. s.
* SIMONI (DE).
ARMA: Troncato :
nel 1º d'oro al
l'aquila di nero
coronata del
campo; nel 2º di
azzurro
scimmia
alla
seduta
mello
sopra un
ne tenente con
la mano sinistra
una rosa di ros
so, il tutto al na
turale; la scimmia accompagnata da
due stelle d'oro.
DIMORA : Bormio (Valtellina).
Famiglia originaria da Bormio in Valtel
lina. Ottenne il titolo di nobile del S.R.I.
con diploma 26 giugno 1686 dell'imperato
re Leopoldo I in persona di GIOVANNI, dal
quale discendono tutti gli attuali iscritti.
Nel 1786 Alberto de Simoni, di Gio. Bat
LETTERAS
tista, di Carlo Giuseppe, quest'ultimo fi- SIMONI (DE).
glio del predetto Giovanni, dimorando al
lora la famiglia a Milano, chiese il ricono
scimento della nobiltà all'I. R. Consiglio
ARMA: D'azzurro
all'albero al na
di Governo; ma l'istanza non fu accolta
perchè il diploma del 1686 non era stato
interinato a norma dell'art. III, paragrafo
primo della Provvidenza sul Regolamento
della nobiltà del 29 aprile 1771. Lo stesso
Alberto, tuttavia, nel 1817, con Sovrana
Risoluzione del 28 gennaio, ottenne la con
ferma della nobiltà. Con la stessa Sovrana
Risoluzione fu confermata la nobiltà
TOMASO, nipote ex fratre del suddetto Al
berto, e ad ANDREA, figlio di Antonio sal
a
dassarre, fratello del predetto Tomaso.
Dal predetto Giovanni, primo concessio
nario, nacque CARLO Giuseppe. Questi
fu padre di GIOVANNI BATTISTA, che die
turale, il tronco
accollato da un
serpe d'oro ed
accostato da due
rose dello stesso.
DIMORA : Beneven
to.
Un monsignore
De Simone, gover
natore di Orvieto,
PAGINA 331
e della stessa famiglia originaria di Si
cilia e stabilitasi a Napoli e Benevento,
fu ascritto nel 1808 con la famiglia alla
nobiltà di Orvieto, titolo trasmissibile ad
ambo i sessi e con questo è iscritta nel
de i natali ad ALBERTO, confermato nel
1817, ed a Francesco, già defunto nel
predetto anno. Da Alberto nacque GIUSEP
l'Elenco Uff. Nob. Italiano.
PE, che nel 1840 viveva a Sondrio. Egli SINATRA.
sposò Candida Paribelli, dalla quale ebbe
la figlia Chiara, n. a Sondrio il 2 settem
bre 1830, tuttora iscritta nell'Elenco Uffi
ciale Nobiliare Italiano col titolo di no
bile (pers.).
Da FRANCESCO, fratello del suddetto Al
berto, ebbe origine il ramo iscritto nel Li
bro d'Oro. Francesco, infatti, diè i natali
ad ANTONIO BALDASSARRE ed al canonico
TOMASO, menzionato nella Sovrana Riso
luzione del 1817 insieme con ANDREA, fi
glio di Antonio Baldassarre. Da Andrea
ebbe i natali Ignazio (Bormio, 15 gennaio
1831) e da Ignazio nacquero i seguenti
suoi figli iscritti nel Libro d'Oro della
ARMA : D' azzurro
al leone corona
to, accompagna
to da tre stelle
di sei raggi, una
in capo e due a
destra, una sul
l'altra, il tutto
d'oro.
VS.
DIMORA : Catania.
Famiglia sicilia
na del sec. XVII,
originaria di Mineo. ANTONIO, nel 1659,
fu investito del titolo di barone di Cameni.
Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col
titolo di nobile del S. R. I. (mf.) (Ricon.
1896) :
ANTONIO, n. Bormio, 9 ottobre 1844;
spos. con Eletta Pietrogiovanna; Giovanni,
n. 1847, † 16 gennaio 1920; spos. Belgioio
so, 18 giugno 1881, con Maria Giuditta
Moretti; ТоMMASO, † celibe il 13 febbraio
1901; LUIGI, † a Edimburgo (Scozia), il 4
novembre 1906; sposato con Catherina
Thompson.
Figli di Giovanni: Alberto, n. Bardi, 8
marzo 1884; Maria Carlotta, n. Gavinate,
2 marzo 1887.
f. f.
La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff.
Nob. Ital. col titolo di barone di Cameni
(mpr ), ed è rappresentata da CARMELO,
n. Catania, 6 luglio 1863, † 10 agosto 1916,
di Giuseppe (n. 30 aprile 1786, † 20 mag
gio 1869), di Carmelo; spos. 13 settembre
1905 con Corrada Crispo Spadaro.
Figli: Eleonora, n. Catania, 5 giugno
1906; Alfonsa, n. ivi, 25 gennaio 1907;
Giuseppe Maria Enrico Giacomo, n. ivi,
25 luglio 1908.
Fratelli: MARIO, n. Catania, 13 gennaio
1865, spos. 8 febbraio 1892 con la nobile
Carmela Paternò di Raddusa e dei marche
si Manchi di Bilici; EMANUELE, n. ivi, 6
PAGINA 332
giugno 1866, spos. 12 ottobre 1902 con
Maria Zagarella.
Figli di Mario: Eleonora, n. Catania, 9
gennaio 1893; Agata, n. ivi, 3 settembre
1894; GIUSEPPE, n. ivi 12 novembre 1904.
Figli di Emanuele: GIUSEPPE, n. Cata
nia, 11 settembre 1903; FRANCESCO, n. ivi,
5 giugno 1905; Eleonora, n. ivi, 5 agosto
1906; CESARE, n. ivi, 14 aprile 1909; CAR
MELO, n. ivi 20 luglio 1911.
SINDICI.
v. S.
ARMA: ?
DIMORA : Veroli.
Estinto l'Impero
ARMA
?
Romano, Veroli
continuò a conser
vare la forma ari
stocratica di go
verno, non ostante
l'invasione dei bar- SINIBALDI.
bari.
Da documenti e
sistenti nell'archi
vio della Cattedrale risulta che nel X seco
lo Veroli si reggeva a Comune libero, pre
siedendo ad esso gli Ottimati, col titolo di
Consoli.
La qualità spettabile di questi consoli
lo dimostra l'onorifico Breve ad essi diret
to dal pontefice Alessandro III che si trat
tenne a Veroli sei mesi nel 1170, quivi con
sacrando il matrimonio della nipote di
Emanuele Comneno, Imperatore d'Oriente,
con Ottone Frangipane, ricevendo l'Arci
vescovO di Bamberga, ambasciatore del
l'imperatore Federico Barbarossa,
pure i delegati delle città lombarde.
come
Alla fine del XIII secolo incominciarono
ad assumere giurisdizione civile criminale
i Rettori della provincia di quella città.
Mutatesi poi le cose dopo l'orribile ter
remoto del 1350, che rovinò quasi tutta la
città, e nominati i Cardinali Prefetti fu da
to nuovo ordinamento alla Magistratura
della città, non mutandosi però le leggi
degli antichi statuti e continuandosi a dare
i primi impieghi, come quello di Contesta
bile dei militi, a nobili cittadini.
Sua Santità Clemente XIII con disposi
zione del 9 settembre 1767, ordinò che a
LETTERAS
reggere la città fosse istituito un Consi
glio di 60 cittadini delle famiglie più di
stinte, esclusa la plebe, diviso in tre ordi
ni, ossia: di Conservatori che dovevano
appartenere a famiglie nobili; di Cittadini,
ossia benestanti e di Priori, persone che
non dovevano esercitare arti meccaniche e
vili.
Gli ascritti alla nobiltà di Veroli figu
rano in un registro speciale che si conser
va nell'archivio del Comune. In esso figu
ra un DOMENICO ANTONIO Sindaci, ascritto
alla nobiltà di Veroli.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Veroli (mf.),
in persona di STANISLAO, di Raffaele, di
Pietro, di Domenico Antonio.
GIULIO, di Achille, di Nicola, di Dome
nico Antonio.
Fratello: EVARISTO.
ARMA: Bandato di
argento e d'az
zurro, col capo
del secondo cari
co di due mezze
lune montanti
del primo.
DIMORA: Gualdo
Tadino.
di
Famiglia
Gualdo Tadino,
che ottenne l'ascri
1. r. m.
zione a quella nobiltà cittadina nel 1837,
con ALESSANDRO Sinibaldi e suoi discen
denti d'ambo i sessi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Gualdo Tadino
(mf.), in persona di ALESSANDRO, di Ange
lo, di Alessandro.
Figli: Giuseppina, EMANUELE, Pierina.
Sorella: Marianna.
SINIBALDI.
v. S.
ARMA : D'azzurro alla banda di rosso ac
compagnata da tre gigli d'oro, due in
capo ed uno in punta.
CIMIERO: Una colomba sorante, al natu
LETTERAS
di Monte Zaro in quel di Osimo, vivente
nell'anno 1130.
Distrutto nell'anno 1177 nelle guerre tra
Recanati ed Osimo detto castello, UGO
LINO, juniore, suo figlio, venne a stabilirsi
con tutta la famiglia in Osimo. Qui nel
1205, SINIBALDO, fratello di Ugolino, junio
re, fu eletto podestà, e nel 1208 ebbe tale
carica l'Ugolino stesso. Da quell'epoca la
famiglia fu ascritta alla nobiltà osimana e
ne coprì le più alte cariche civiche fino a
quella più alta di gonfaloniere. Per la città
di Osimo sostennero moltissime ambasce
rie; e molti furono eletti alle podesterie (li
Macerata, Bologna, Montecassino, Cagli,
Monte Fano, Pesaro, Fabiano, Trevi e Fa
no; in questa ultima città troviamo LEO
POLDO nel 1498 e NAPOLEONE nel 1503. Al
tri personaggi illustri furono NAPOLEONE,
che oltre essere stato podestà di Fano nel
1503, fu capitano d'armi, gonfaloniere di
Osimo ed ambasciatore a Leone X, che lo
cred conte palatino. Abbiamo poi POLLIONE
(1524), podestà di Pesaro; SINIBALDO, ve
scovo di Sessa nel 1477; ANTONIO, vescovo
di Osimo nel 1498; GIAMBATTISTA nel 1538;
GIROLAMO (1556), valoroso capitano; GIO
VANNI (1587), dottissimo in legge, uditore
presso la Corte di Roma per il re Sigismon
do II di Polonia; ALESSANDRO (1589), ora
tore e poeta, che da Paolo II fu creato ca
valiere aurato; ANTONIO MARIA (1636), so
praintendente alle fortificazioni dello Stato
Pontificio; SINIBALDO, cavaliere dell'Ordine
di S. Giovanni di Gerusalemme (Malta), il
quale, dopo aver pugnato da eroe contro
Solimano nell'assedio di Malta, fu capita
no d'armi della Repubblica Veneta, poi co
lonnello e quindi sergente maggiore nel
1574. PROSPERO (1647), capitano d'armi,
governatore della città di Rossano; TOMA
PAGINA 333
rale, con un bre
ve nel becco, ca
rico del
Мотто : Ѕic perpe
tuo.
DIMORA : Osimo.
Antica e nobile
famiglia di Osimo,
che riconosce per
capostipite un con
te UGOLINO, si
gnore del Castello
SO BENEDETTO, che Pio VII elevò ad arci
vescovo di Efeso.
Ben cinque membri ebbero l'onore di es
sere ammessi « Cavaliere di Malta »; ed
uno fu cavaliere di S. Stefano di Toscana.
La famiglia ebbe anche un UGOLINO nel
principio del secolo XIV, cavaliere Gau
dente; e un CARLO, cavaliere dell'Ordine
Pio (ordine istituito da Pio IV).
La Consulta Araldica riconobbe a questa
famiglia il titolo di nobile di Osimo (mf.),
ed è rappresentata da :
Ramo primogenito.
AUGUSTO, n. 25 ottobre 1839, figlio di
Paolo (1797-1874) e di Antonia Primavera;
spos. 1871 con Giacinta Bezzi nobile di
Tolentino (1851-1902), da cui :
Figli: 1) GIULIO, n. 24 maggio 1872 in
Osimo, dottore in lettere, cavaliere della
Corona d'Italia; spos. 15 ottobre 1898 con
Anna Frezzini, da cui: a) PIER LUIGI, n.
Osimo 20 febbraio 1901; b) GIORGIO, r
Bologna 13 febbraio 1905.
2) Elena, n. Osimo 1874.
3) Ersilia, n. ivi 1876.
4) Beatrice, n. ivi 1878.
5) SINIBALDO, n. Osimo 24 agosto 1880;
spos. 20 febbraio 1911 con Ada Ferranti,
da cui Uco, n. Osimo 29 gennaio 1912.
6) Maria Vittoria, n. Osimo 1883.
7) GINO, n. Osimo 12 maggio 1888; sp.
26 gennaio 1916 con Concetta dei conti
Ricci Paracciani, da cui ALESSANDRO AU
GUSTO, n. Roma 11 febbraio 1918.
Fratello: GIUSEPPE, n. Osimo 2 gennaio
1854, † 28 dicembre 1926; spos. 28 giugno
1875 con Zoe Mazzoleni (1852, † 1897).
Figli: 1) FRANCESCO, n. 1876, † 10 set
tembre 1925, ingegnere; spos. 29 ottobre
1900 con Matilde Viviani: da cui: a) AL
BERTO, n. 8 maggio 1902; b) AIDO, n. 24
novembre 1903; c) GUSTAVO, n. 20 giugno
1906; d) MARIO, n. 19 agosto 1908; e) Lio
na, n. 11 febbraio 1914.
2) Teresa, n. Osimo 6 maggio 1877; sp.
27 agosto 1906 al gr. uff. avv. Luigi Frez
zini.
3) PAOLO, n. Osimo 13 giugno 1878, in
gegnere, cav. Corona d'Italia; spos. 28 110
vembre 1908 con la nobile Francesca dei
conti Golfarelli della Massa, da cui; a)
CORRADO, n. 30 ottobre 1912; b) GIANFRAN
co, n. 15 novembre 1917.
PAGINA 334
4) Emma, n. Osimo 28 luglio 1880; sp.
30 aprile 1904 al cav. uff. Valfrido Ma
gnani.
5) Matilde, n. Osimo 1º maggio 1882;
spos. 24 febbraio 1906 al colonnello cav.
uff. Arturo Lodi.
6) Amelia, n. Osimo 4 febbraio 1887;
spos. 7 gennaio 1909 al cav. uff. colonnello
Pericle Sbriscia Fioretti.
Ramo secondogenito.
SINIBALDO, n. 8 dicembre 1878 dal fu Gi
rolamo (1835, † 1894) e fu Zenobia Catrari
(1849, † 1913), spos. 15 settembre 1882 con
la nobile Lucia Bartoloni (n. 8 luglio
1882) .
Figli: 1) GIROLAMO, n. 27 marzo 1903;
2) Beatrice, n. 10 luglio 1906; 3) GIOVAN
NI, n. 8 dicembre 1909; 4) PIERO, n. 4 mar
zo 1916.
Sorella: Maria Anna, n. 3 dic. 1881.
p. c. b. o.
SINIBALDI.
ARMA: Squamato
d'argento e di
nero (ermellino),
alla banda d'oro
attraversante.
Alias: D'ermellino
pieno alla banda
d' oro
sante.
attraver
DIMORA: Lucca e
America.
Nobile famiglia
di Lucca, che i ge
nealogisti
fanno
provenire nel seco
lo XIV da S. Mi
niato del Tedesco
con GIOVANNI, di
Sinibaldo, detto
BELGRANO. Un
BARTOLOMEO, di
diGiovanni, otten
ne la cittadinanza
lucchese il 2 aprile
1416 e da SINIBAL
Do, di Bartolomeo, dello stesso secolo, di
scese il ramo principale che fu consorte de
gli Altogradi. Ser PIETRO, di Berto, di que
sta famiglia, noto cronista del secolo XV,
LETTERAS
dette notizia nel suo testamento del 15 feb
braio 1501, che i Sinibaldi si divisero in
quattro rami: dei quali uno passò in Jmo
la, il secondo a Palermo, dando a questa
città la sua patrona in S. Rosalia, il terzo
si estinse in Firenze, ed il quarto fu quel
lo di Lucca.
Dal 1532 al 1766 numerosi furono gli an
ziani e i gonfalonieri che dette questa fa
miglia alla Repubblica lucchese, e fra i
personaggi più illustri sono ricordati : Ago
STINO, di Vincenzo († 24 ottobre 1609),
che col testamento del 9 marzo 1605 per
ser Saladino Saladini, istituì a Bologna "n
Collegio, che da lui si chiamò Sinibaldo,
per dieci giovani da laurerare in quello Stu
dio, e PAOLO, di Vincenzo, che insegnd
matematiche nel reale Liceo universitario
di Lucca dal 1836 al 1849, collaborando col
P. Michele Bertini alla triangolazione del
territorio lucchese.
I Sinibaldi, che ebbero case in Lucca
nella strada di Calderia, ville alla Pieve a
Elici e a S. Michele in Escheto, e le tom
be gentilizie al Carmine, furono iscritti nel
Libro d'Oro del 1628 delle famiglie nobili
di Lucca, e dal duca Carlo Lodovico di
Borbone furono ammessi alla nobiltà ere
ditaria nella discendenza da VINCENZO (sp.
con Carolina Ceccherini), di Alessandro, e
da AGOSTINO (sp. con Teresa Paolozzi), di
Alessandro.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di
nobile di Lucca, in persona dei disc. da
Fabio, di Sinibaldo, e Ascanio, di Sini
baldo.
* SIOTTO PINTOR.
ARMA : Inquarta
to d'argento e di
rosso, ciascun
punto alla torre
dell'uno nell'al
tro colla borda
tura dentata pu
re dell'uno nel
l'altro.
CIMIERO : Leone al
naturale nascen
te, tenente : con
e. l.
٥٠٥
AAAAAA
MAAAAAA
LETTERAS
la zampa destra una spada di rosso
fiammeggiante in fascia; colla sinistra
un libro d'argento aperto.
Мотто : Servabo.
DIMORA : Cagliari.
Carlo Felice, coi diplomi in data 26 set
tembre 1826, concedeva a Giovanni Maria
Siotto ed ai suoi figli e discendenti maschi
i titoli di cavalierato e di nobiltà.
Da questa antica, cospicua e nobile fa
miglia era nato in Cagliari GIOVANNI Siot
to Pintor il 29 novembre 1805, nono fi
glio del predetto Giovanni Maria Siotto
e di Luisa Pintor, sorella di Efisio Luigi,
che tanta parte ebbe negli avvenimenti po
litici sullo scorcio del secolo XVIII. I
ricordi degli antenati, la cui prima origine
si vuol ripetere dalla Spagna, risalgono si
no al secolo XVI. Egli conseguì la laurea
in ambo le leggi, cioè nel diritto civile e
canonico a diciannove anni. Tradizionale
più che ereditario tra i suoi progenitori era
lo studio delle giuridiche discipline ed av
vocati preclari e di probità specchiata fu
rono considerati da tutti. L'esercizio del
nobile ministero in quei tempi ad essi pro
cacciò credito e numerosa clientela e con
l'uno e con l'altra un'agiatezza ragguar
devole. Il Siotto Pintor non poteva ondeg
giare nella scelta. Dai suoi antenati ebbe
un'educazione accurata ed il comodo sta
to: egli vi aggiunse l'amore agli studi, il
proposito di farsi innanzi col proprio me
rito, il desiderio di rendersi giovevole agli
altri e di conseguire un nome sempre più
onorato. Egli ebbe gran parte nel lavoro
di riscossa e di trasformazione della cul
tura sarda. A nessuno secondo per altezza
d'ingegno, per gusto, per erudizione, per
facilità di eloquio e per eletta forma, fu
primo nella copia dello scrivere e nell'in
comparabile attività dello spirito. Scrisse
su argomenti disparatissimi di lettere, di fi
losofia, di legislazione, di morale, di storia,
di politica. Esimio magistrato, fu altresì
insigne uomo di lettere. Quando nel 1848
la prima alba di libertà destò a nuova vita
i popoli dell'Italia, ben cinque collegi della
Sardegna, quelli di Cagliari, del I e II
di Nuoro, di Iglesias e di Tempio, si di
sputarono l'onore di eleggerlo a primo
scrutinio, alla quasi unanimità, loro rap
presentante al Parlamento subalpino, ono
PAGINA 335
re a nessun altro concesso dopo di lui. Eb
be la carica di deputato al Parlamento an
che nella II, IV, V, VI e VII legislatura.
Appena ventenne (15 luglio 1825) prese
servizio nella magistratura come applicato
all'ufficio fiscale generale di S. M. Nel
1834 ebbe le patenti di nomina a sostituto
avvocato fiscale generale, nel 1860
assu
meva la carica di sostituto procuratore ge
nerale nella Cassazione di Milano e, poco
dopo, passò consigliere in quella stessa
Corte. Si ritirò col grado di presidente di
Sezione della Corte di Cassazione. Stretto
dalla carità del luogo natio radunò le
fronde sparse della sarda letteratura : con
la Storia letteraria, pubblicata nel 1843-44
dalla tipografia Timon in Cagliari, ebbe a
stampare le prime orme sulla sua via cru
cis di scrittore e colla pubblicazione della
<< Storia civile dei popoli sardi dal 1798 al
1848 », edita a Torino, presso Bellardi,
1877, finì il suo civile apostolato. Fu mem
bro delle più cospicue accademie scientifi
che e letterarie. Dell'uomo poltico non si
potrà mai dimenticare la meritata influen
za da lui esercitata col fascino della parola
nella Camera dei deputati. Poi con R. D.
20 novembre 1861, sotto il Ministero Ri
casoli, fu nominato senatore del Regno.
Nell'uno e nell'altro ramo del Parlamento
prese parte autorevolmente alla discussio
ne delle più importanti questioni.
ben
opportuno il ricordare che nel momento
in cui si minacciò di strappare la Sar
degna alla patria italiana, dal suo cuore
ardente di perenne giovinezza parti una
delle più nobili e più eloquenti proteste
che risuonassero in Italia. Morì a Torino
il 24 gennaio 1882 e la città di Cagliari
volle rendere solenni onoranze alla salma
dell'illustre cittadino, che l'aveva onorata
coll'elettissimo ingegno, col mirabile sape
re e colla costante operosità. (Cfr. Brun
do : Commemorazione del senatore Gio
vanni Siotto Pintor, Cagliari, tip. Timon,
1882) .
Giovanni Siotto Pintor aveva sposato in
Donori donna Elisabetta Ruda il 12 giu
gno 1831, da cui ebbe quattro figli, che
formarono i seguenti rami:
1) Don ROBERTO, avvocato, n. a Ca
gliari il 6 giugno 1832; sposò in Cagliari
donna Giuseppa Sanjust il 1° settembre
PAGINA 336
1860. Ebbe i seguenti figli: a) dott. don
BENVENUTO, n. a Cagliari il 2 novembre
1866, sposato a Cagliari con Adelaide
Medda, 1° gennaio 1899; da lui discendo
no, don DIODATO, n. a Cagliari 11 marzo
1905, don ANTONIO DA PADOVA e donna
Maria, n. a Cagliari 14 febbraio 1911; b)
dott. don SPERAINDIO, n. a Cagliari il 10
novembre 1871, sposò a Cagliari donna
Marianna Ruda il 23 gennaio 1902; da lui
discendono don ROBERTO, n. a Monserrato
28 giugno 1904, donna Giuseppina, n. a
Monserrato 3 luglio 1906, don GIOVANNI,
n. a Monserrato 3 gennaio 1909; c) donna
Isabella, n. a Cagliari il 20 maggio 1874.
2) Don ANTONIO DA PADOVA, ingegne
re, n. a Cagliari il 15 marzo 1837. Ebbe i
seguenti figli: Maria Annunziata, MAN
FREDI e Luisa. Dal dott. Manfredi, profes
sore ordinario di diritto nella R. Universi
tà, discende AURELIANO.
3) Don GUSTAVO, ufficiale generale,
n. a Cagliari il 18 febbraio 1839, sposò
in Bergamo il 17 novembre 1872 la nobile
contessa Amalia Vimercati Sozzi de Capi
tani.
4) Don DIODATO, ufficiale generale, n.
a Cagliari il 9 aprile 1852, sposò in Pia
cenza Angela Molla il 14 febbraio 1894 ed
ebbe il figlio GIOVANNI, n. a Piacenza il 3
gennaio 1895.
In questa Enciclopedia deve pure essere
ricordato, con particolare deferenza, il no
me di uno dei figli del senatore Giovanni
e, cioè, dell'avvocato don ROBERTO, insigne
cultore di studi storici ed araldici e bene
merito membro della Commissione Araldi
ca Sarda.
Nel Decreto Ministeriale di riconosci
mento in data 22 novembre 1877, si legge,
per quanto riguarda lo stemma: « Inquar
tato, d'argento e di rosso, cadaun punto
alla torre dell'uno nell'altro, inerlata alla
guelfa di tre pezzi, aperta e finestrata in
quadrilungo di tre pezzi, due sopra ed uno
sotto del campo, alla bordatura in divisa
dentata dell'uno nell'altro, col cimiero di
un leone nascente al naturale, impugnante
colla zampa destra una spada di rosso,
fiammeggiante in atto di ferire, in fascia, e
tenente la sinistra sopra un libro d'argen
to aperto, muovente dall'elmo ed il motto:
Servabo, scritto a lettere maiuscole romane
LETTERAS
di rosso, sopra una lista bianca svolazzan
te in fascia, sotto la punta deilo scudo.
Esso scudo cimato da elmo di nobile, or
nato di burletto e svolazzi d'argento e di
rosso e sormontato da corona di nobile
quanto al concessionario e suoi discendenti
maschi, e cimato della sola corona di no
bile quanto alle femmine, le quali porran
no l'arma in uno scudo a rombo, ommesso
pure il motto, accostato da due rami di
palma, divergenti e decussati sotto la pun
ta ».
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile
e
(mf.), don (mf.) ai discendenti maschi
coi titoli di nobile e di donna alle femini
ne, in persona di ROBERTO, di Giovanni,
di Giovanni Maria.
Figli: BENVENUTO, SPERAINDIO, Isabella.
Figli di Benvenuto: DIODATO, ANTONIO
DA PADOVA, Maria.
Figli di Speraindio: ROBERTO, Giuseppi
na, GIOVANNI.
Fratelli: ANTONIO DA PADOVA, GUSTAVO,
DIODATO.
Figli di Antonio da Padova, di Giovan
ni: Maria Annunziata, MANFREDI, Luisa.
Figlio di Manfredi: AURELIANO.
Figlio di Diodato, di Giovanni: GIO
VANNI.
* SIOTTO.
ARMA: Inquarta
to : nel rº e 4º
d'argento con la
bordatura denta
ta d'azzurro; nel
2º e 3º d'azzurro
con la bordatura
dentata d'argen
to; ciascun pun
s. l.
AAAAAA
廳
A
to alla torre al
naturale con un
ramoscello d'oli
vo di verde, nodrito nella medesima.
Мотто : Servavi.
DIMORA: Cagliari.
Il 26 settembre 1826 il re Carlo Felice
concedeva due diplomi di cavalierato e di
nobiltà ai fratelli EFISIO LUIGI, ANΤΟΝΙΟ,
LETTERAS
GIOVANNI E GIUSEPPE Siotto Pintor, in vi
sta e ricompensa dei meriti del padre loro,
già trapassato, GIOVANNI MARIA Siotto
Pintor. Il ramo discendente dal senatore
Giovanni, come si è detto nella precedente
nota biografica, fu iscritto in qualità di
nobile nei registri della Consulta Araldica
per Decreto Ministeriale il 22 novembre
1877. Al ramo discendente dal predetto
don Giuseppe, di Giovanni Maria, furono
riconosciuti i titoli di cavaliere (m.), nobile
(mf), e don (mf) con Decreto Ministeria
le 20 luglio 1901 e RR. LL. PP. del 24 no
vembre 1901. Capostipite di questo ramo
fu lo stesso don Giuseppe, n. a Cagliari il
13 settembre 1807, illustre professore di
pandette e di eloquenza latina nella R. U
niversità di Cagliari, dotto giureconsulto
edeputato al Parlamento durante la I, II,
III e IV legislatura.
Quando nella seduta della Camera dei
deputati del 22 febbraio 1849, Gioberti,
che nel giorno precedente aveva dato le di
missioni da presidente del Consiglio dei
ministri, fu violentemente attaccato dai
suoi avversari e si tentò di metterlo in sta
to di accusa, egli solo sorse a difenderlo
apertamente ed evitò che avesse luogo un
ordine del giorno vituperoso. Lo stesso
Gioberti ricorda l'episodio nel Rinnova
mento, parlando dell'animo generoso di
Giuseppe Siotto Pintor, morto in Cagliari
il 7 marzo 1855.
Dal suo matrimonio con Margherita Me
lis era nato a Cagliari il marzo 1835 il
figlio don LUIGI, che, entrato in giovane
età nella magistratura, assurse, per le sue
speciali doti di erudizione, di integrità e di
sapienza giuridica, al grado di primo pre
sidente di Corte d'Appello; fu eletto depu
tato al Parlamento nella XXI legislatura.
Fece inoltre parte del Consiglio Superiore
delle miniere e della Commissione Araldica
Sarda; fu consigliere provinciale e comu
nale; morì il 13 dicembre 1915. Dal
matrimonio con la nobile donna Giovanna
Siotto, nacque in Sarroch il 3 aprile 1861
suo
il figlio don GIUSEPPE, laureatosi in giuri
sprudenza, uomo di adamantina rettitudi
ne e di vasta cultura, chiamato più volte
ad esercitare cariche pubbliche, quali quel
la di presidente del Consiglio provinciale
di Cagliari dal 1914 al 1920 e di assessore
PAGINA 337
della Giunta municipale. Ora occupa l'alta
carica di rappresentante l'Ordine Mauri
ziano in Sardegna.
Egli, il 24 luglio 1890, sposò in Cagliari
la nobildonna Chiarina Serra ed ebbe i se
guenti figli : Giovanna, n. il 29 agosto
1891; Margherita, n. il 28 aprile 1993;
LUIGI, n. il 28 ottobre 1894, morto nella
grande guerra mondiale per la libertà dei
popoli; Maria, n. il 18 aprile 1896; Rosalia,
n. il 18 gennaio 1898 e Vincenza, n. il 10
settembre 1900.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Noh.
Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile
(mf.), don (mf.), per i discendenti maschi
e coi titoli di nobile e di donna per le fem
mine, in persona di LUIGI †, di Giuseppe,
di Giovanni Maria.
Figlio: GIUSEPPE.
Figli di Giuseppe: Giovanna, Margheri
ta, LUIGI †, Maria, Rosalia, Vincenza.
s. l.
* SIPIONE.
ARMA: D'azzurro
al leone coronato
di oro, rivolto
tenente con le
branche anterio
ri un giglio d'ar
gento, ed attra
versato da una
sbarra dello stes
So.
DIMORA: Rosolini.
Famiglia del se
colo XIX e che in persona di VINCENZO fu
investita del censo feudale di onze 93 an
nuali (1812) e decorata del titolo di baro
ne, titolo riconosciuto con D. M. 26 no
vembre 1927.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone (mpr.), (ric. D. M.
26 novembre 1927), in persona di ENRICO,
n. Siracusa, 13 dicembre 1855, di Michele
e di Francesca Camardelli.
Fratelli: VINCENZO, n. Rosolini 25 mar
zo 1857, spos. Modica 29 ottobre 1892 con
Teresa Giardina; DOMENICO, n. ivi 24 ot
tobre 1858; GIUSEPPE, n. ivi 9 gennaio
Araldica
22
PAGINA 338
1863; EMANUELE, n. ivi 9 settembre 1865;
FERDINANDO, n. ivi 19 gennaio 1869; Car
mela in Leggio.
V. S.
SIRCANA.
ARMA :
Partito :
nel 1º di rosso al
leone d'argento
tenente un giglio
di giardino al
naturale; nel 2º
d' azzurro alla
torre d'oro di
cinque palchi.
(Non risulta al
l'Archivio di
Stato di Cagliari
lo stemma di questa famiglia. Questo qui
citato è stato estratto dal « Nobiliario e
Blasonario del Regno d'Italia » del con
te Silvio Mannucci, Roma, Collegio A
raldico, vol. IV). DIMORA : Sassari.
ANTONIO Sircana, che fu avvocato colle
giato nella R. Università di Sassari, asses
sore e censore della stessa Università, tan
to nell'adempimento dei suoi doveri d'uf
ficio, quanto nella qualità di membro di SIVIERI.
varie commissioni, ben aveva meritato per
i suoi eminenti meriti una degna ricom
pensa. Epperò il re Vittorio Amedeo III,
coi diplomi in data II dicembre 1792, gli
concedeva i titoli di cavalierato e di nobil
tà, trasmissibili ai suoi figli e discendenti
maschi.
Il predetto concessionario 1'11 novembre
1826 si sposò in Alghero con Carolina Cu
gia. Il loro figlio TOMASO, n. a Sassari il
18 febbraio 1838, sposò nella stessa città
di Sassari il 18 marzo 1863 Margherita
Guglielmi. Da lui nacquero : RODOLFO †,
SILVIO, CARLO E VITTORIO, e da Silvio nac
quero: LEONE e Margherita.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile
(mf.), don (mf.) trasmissibili ai discenden
ti maschi e coi titoli di nobile e di donna
alle femmine, in persona di SILVIO, di To
maso, di Antonio.
Figli: LEONE, Margherita.
Fratelli: CARLO, VITTORIO.
s. l.
LETTERA S
SISTO.
ARMA : D'azzurro,
all'aquila dal
volo spiegato,
fissante un sole
posto nel canton
destro del capo,
Мотто :
il tutto d'oro.
Sola soli
sistit.
DIMORA : Bitonto.
Un BARTOLOMEO
Sisto venne net
1829 ascritto alla nobiltà di Viterbo. Nel
l'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano 1922
ai discendenti da Bartolomeo sopra citato,
venne riconosciuto il diritto al titolo di no
bile di Viterbo (mf.).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Viterbo (mf.),
in persona di BARTOLOMEO, di Francesco
Paolo, di Bartolomeo.
Fratelli: Angelina, Giuseppina in Sylos
Cald, Domenico, n. Bitonto, 24 luglio
1878.
ARMA : Interzato
in fascia : nel rº
d'azzurro al leo
ne d'oro, alla
fascia d'argento
in divisa attra
versante sul tut
to; nel 2º shar
rato di rosso e
d'argento di 8
pezzi, al monte
di tre cime, ri
l. r. m.
stretto, di verde, attraversante; nel 3º di
argento alla testa di leone linguata e re
cisa di rosso, fissante un sole d'oro oriz
tale destro.
DIMORA : Livorno.
La Magistratura civica di S. Miniato,
con partito 3 agosto 1848, propose l'ascri
zione al ceto nobile di quella città di PIE
TRO, di Francesco Sivieri, abitante a Li
vorno ma originario della Val di Nievole,
e probabilmente discendente da un ramo
LETTERAS
della famiglia Seghieri, ammessa alla no
biltà di Pisa fin dal 1754.
Tale proposta fu accolta con Rescritto
granducale del 17 novembre 1848.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di San Miniato
(mf.), in persona dei disc. da Gio. Batti
sta, Gustavo e Giorgio, di Pietro.
f. s.
* SIZZO DE NORIS.
ARMA:
Inquarta
to: nel rº e 4º
d'oro all'aquila
di nero, linguata
di rosso; nel 2º
e 3º d' azzurro
alla barca in al
to mare con al
bero e fiamma
svolazzante a si
nistra, il tutto
d'argento; nella
barca due bambini nudi stendentisi la
mano e con l'altra sul fianco; sul tutto
d'argento all'ancora di nero a due brac
cia, con traversa di legno ed anello, po
sta in palo.
DIMORA : Ravina (Trento).
Si favoleggiò una volta sull'origine fio
rentina dei Sizzo, ma senza basi sicure e
senza notizie storiche. La famiglia è oriun
da di Gandino o di Lovere; passò poi a
Verona e a Brescia aggiungendo ivi il co
gnome de Noris e un ramo si portò poco
più tardi nel Trentino. Già verso la metà
del 1500 un Girolamo, console della cit
tà di Trento, rappresentava il proprio go
verno alla dieta di Innsbruck. Il caposti
pite della famiglia nobilitata fu il dottor
GIOVANNI GIACOMO (1605-1681) consigliere
aulico vescovile, cancelliere del principato
e capo-console di Trento il quale, insieme
col fratello CRISTOFORO, ricevette dal vesco
vo Carlo Emanuele Madruzzo, con diplo
ma del 6 marzo 1649, il privilegio di no
biltà, riconosciuta anche per il S. R. I.
dall'imperatore Ferdinando III 6 ott. 1654.
Ferdinando Maria, elettore di Baviera,
con diploma in data 3 maggio 1658, pro
mosse alla dignità di conti palatini, con
tutti i diritti annessi, GIOVANNI GIACOмо е
PAGINA 339
i suoi figli ANTONIO, GIOVANNI BATTISTA E
FRANCESCO VIGILIO.
ANTONIO fu ambasciatore del vescovo di
Trento presso l'imperatore Leopoldo I, e
FRANCESCO IGNAZIO, nel 1736, capo-con
sole di Trento.
Il personaggio più importante della fa
miglia fu CRISTOFORO, vescovo di Trento
dal 1763 al 1776; egli governò saggiamen
te in tempi difficili. La sua attività religio
sa culminò nella lotta contro gli abusi del
clero, e nell'istituzione del Seminario ve
scovile dopo la soppressione dei Gesuiti;
la sua attività politica ebbe di mira la di
fesa dei diritti del principato.
In riconoscimento dei suoi meriti, Ma
ria Teresa, con diploma dato a Vienna il
18 gennaio 1774, concedeva il titolo comi
tale a FILIPPO e GIAMBATTISTA, dando lo
ro il feudo « alla Purga » (corruzione di
Burg, cioè castello) di Pinè.
La famiglia in seguito prosperò e coope
rò validamente alle aspirazioni unitarie del
paese, per cui PIETRO († 1880) fu trascina
to come ostaggio oltre Brennero, durante
la rivoluzione del 1848, ed un GEROLAMO
combattè strenuamente, arruolato con le
truppe di Garibaldi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte del S. R. I. (mf.),
in persona di GIUSEPPE, di Enrico, di Giu
seppe, di Pietro Vigilio, n. a Vienna, 14
marzo 1869, spos. a Parigi, 18 aprile 1907
con Bianca Agostini.
Fratelli: EDOARDO, n. a Vienna, 22 feb
braio 1868; Gustavo, n. a Trento, 14 feb
braio 1873, imp. regio console, spos. a
Vienna, 14 aprile 1910 con Elena Träger;
GIOVANNI BATTISTA, n. a Vienna, 29 giu
gno 1883, sposato con Frida Hofbauer.
Figlio di Gio. Batta: ENRICO, n. a Inns
bruck, 29 agosto 1911.
Zio: CRISTOFORO, di Giuseppe, di Pietro
Vigilio, n. a Covelo, 17 luglio 1856, cav.
d'on. e dev. S. M. Ordine di Malta, ciam
bellano di S. M. Imperiale Francesco Giu
seppe I, sposato a Gries, 17 novembre ISSI
in prime nozze con Sibilla nob. Semsey di
Semse, dama della Croce Stellata, in secon
de nozze con Maria Crony.
Figlia del 1º letto: Maria Costanza, n. al
Castello di Adamocz il 29 settembre 1882.
Sono iscritti nel Libro d'Oro della Nob.
PAGINA 340
Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi ti
toli di conte del S. R. I. (mf.), (Ricon. D.
M. 11 giugno 1925), in persona di ArnAL
DO (†), di Pietro, di Pietro Vigilio, n. a
Trento 26 agosto 1852, gr. cord. di Isa
bella la Cattolica, comm. Mauriziano, spo
sato a Valenza (Spagna) il 12 dicembre
1884 con Maria Assunta nob. De Fonta
nals y Nascio.
Figlio: ALVARO, n. a Valenza (Spagna),
6 maggio 1888, gr. cr. della Cor. d'Italia
e di S. Gregorio Magno, ecc. ecc., ex mag
giordomo di palazzo di S. M. il re di Spa
gna, sposato a Madrid il 28 ottobre 1915
con la nob. Concetta Espinoza dei conti
della Cubana di Silva.
Figlia di Alvaro: Maria Luigia, n. a Ma
drid il 2 dicembre 1917.
Fratelli: GIROLAMO (†) , n. a Trento, 24
dicembre 1840, spos. 14 marzo 1876 con
la nob. Teresa Bianchi Mina; Elena (†), n.
5 marzo 1845, spos. a Trento, 23 giugno
1873 a Benedetto Cairoli, cav. della SS.
Annunziata; Flaminia, n. a Trento, 29
gennaio 1863.
LETTERA S
clava d'oro, no
derosa.
Мотто : Nemo.
DIMORA : Torino.
Famiglia oriun
da francese e ve
nuta in Vigone
con NICOLA, scu
diere ducale, che
nel 1529 fu castel
lano di Vigone e
nel 1532 fu custode
del castello di Osasco. Antonio Soardi fu
aiutante di camera del Re di Francia, men
tre suo figlio CARLO fu luogotenente nel
reggimento Senantes. Da Carlo nacque
ANTONIO, che consegnò l'arma 1'8 luglio
1687. CARLO GIACINTO (n. Vigone, 20 lu
glio 1741; † ivi, 8 gennaio 1826), di Gio.
Giacomo, fu giudice di Chieri, prefetto di
Pinerolo, ed ebbe il titolo di senatore. E
resse (1816) la commenda Mauriziana pa
tronata dei SS. Carlo e Giacinto, della
quale fu investito (11 febbraio 1826) il fi
glio FILIPPO (n. Carignano, 16 ottobre
Figlio di Girolamo: PIETRO, n. a Milano, 1789). Sposò costui in prime nozze (1813)
14 ottobre 1875.
Isabella Maria dei conti Pullini di S. An
a. 2.
SMAGHI.
ARMA: D'argento
al rogo infiam
mato al naturale.
DIMORA : Città del
la Pieve.
Famiglia di Cit
tà della Pieve, a
scritta a quella no
biltà cittadina in
persona di PAOLO
Smaghi nel 1828.
La famiglia è
iscritta genericamente nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Città della Pieve
(mf.), spettante ai discendenti da Paolo.
V. S.
SOARDI.
ARMA: Troncato, d'oro, all'aquila di nero
e di rosso al leone d'oro.
CIMIERO : L'uomo selvatico, nascente, colla
tonino, e in seconde nozze (1836) Vittoria
dei conti Ceppi, e dalla prima consorte
nacquero, fra gli altri, CARLO e FILIPPO
CARLO. Carlo (n. Vigone, 10 ottobre 1815;
† Torino, 9 febbraio 1876) sposò (1854)
Maria Dorotea dei conti Campredon d'Al
baretto, dalle quali nozze nacque VINCEN
zo (n. Torino, 28 genn. 1859), magistrato.
Filippo Carlo (n. Vigone, 5 aprile 1827)
sposò la nobile Camilla Magistrati e da
queste nozze nacquero : CARLO (n. Vigone,
23 gennaio 1858), MASSIMо (п. Vigone, 18
novembre 1866), che è ufficiale d'artiglie
ria, e GIUSEPPE (n. Vigone, 18 agosto
1869), che è ufficiale dei carabinieri. Mas
simo sposò (1902) la nobile Maria Magi
strati ed è sua figlia Olga.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di VINCENZO, di Carlo, di Filippo.
Figli: CARLO ANDREA, EMANUELE, Anna
Maria.
Linea secondogenita.
CARLO, di Filippo Carlo, di Filippo.
Fratelli: MASSIMO, GIUSEPPE.
Figlia di Massimo: Olga.
1. b.
LETTERAS
SOBRERO.
te un ramoscello
d'olivo colla destra, e colla sinistra
breve scritto col
Мотто : Sobrietate velocior.
Alias: Sobrii estote.
DIMORA : Torino.
La presente famiglia ha comune l'origi
ne coi Sobreri conti della Costa, che si
estinsero con Ernesto, morto celibe in To
rino il 20 marzo 1892. Di questa linea è 11
cordo di ASCANIO, di Lorenzo, che fu pro
curatore in Torino e viveva agli inizi del
secolo XVIII. Venne nobilitata la famiglia
in persona di CARLO (n. Cavallermaggiore,
24 ottobre 1791; † Torino, 30 gennaio
1878), del causidico Matteo Lorenzo, che
fu tenente generale d'artiglieria e venne
creato barone il 12 giugno 1884 per la par
te presa nell'istruzione dei duchi di Savoia
e di Genova. Fu suo nipote il celebre chi
mico ASCANIO, di Giuseppe, inventore del
la dinamite, a cui la città di Torino eresse
un monumento. Carlo sposò la nobile Lui
sa dei conti Marenco di Moriondo, e da
queste nozze nacquero, fra gli altri, Lo
RENZO E FERDINANDO.
Lorenzo (n. Torino, 19 giugno 1827; †
ivi, 15 novembre 1886) fu colonnello d'ar
tiglieria e venne insignito di medaglia di
argento. Sposò (1861) Vittoria Colonna di
Stigliano, da cui nacquero, fra gli altri,
Giuseppina e CARLO. Giuseppina (n. Casa
le Monferrato, 23 maggio 1865) fu colta e
gentile scrittrice nota in arte cogli pseu
donimi di Mantea e Miriam. Carlo (n. Mes
sina, rº settembre 1866) è ufficiale di fan
teria.
Ferdinando, di Carlo (n. Torino,
luglio 1841), che fu ufficiale d'artiglieria,
ebbe dalla sua consorte Adele dei baroni
PAGINA 341
Brunati : Alice (n. Torino, 5 febbraio
1876), GIUSEPPE (n. Torino, 3 giugno
ARMA: D'azzurro
alla colomba di
argento, tenente
un ramoscello di
olivo nel becco,
sorante da un
monte, il tutto
al naturale.
CIMIERO: L'ange
lo vestito d'oro,
nascente, tenen
un
24
1877), Ida (n. Alessandria, 1º febbraio
1883) e LUIGI (n. Torino, 10 aprile 1887).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile dei baroni (mf.),
in persona di Giuseppe, di Ferdinando, di
Carlo.
Fratelli: Alice, Ida, LuÍGI.
Figli: Luisa, Lorenzo, ASCANIO.
Figli di Luigi: FERDINANDO , Myriane
Alice, CARLO, PAOLO, Adele.
Cugina: Cristina, di Lorenzo, di Carlo.
l. b.
* SODERINI.
ARMA: Di rosso a
tre teschi di cer
vo d'argento po
sti di fronte, col
capo di rosso ca
rico della tiara
e
delle chiavi,
abbassato sotto
un altro capo di
argento carico di
una croce di ros
so. Lo scudo po
sto sotto un manto di velluto rosso, sop
pannato di ermellino. Corona a fioroni e
tocco rosso.
CIMIERO : Un giglio di rosso sbocciato.
SOSTEGNI: Due leoni al naturale affron
tati.
Мотто : Florebit ut Palma- Non inveni fi
dem talem in Israel.
DIMORA : Roma.
Fra le più antiche ed illustri famiglie fio
rentine, note nel XII secolo, è senza dub
bio da annoverarsi quella dei Soderini che
ha dato alla signoria di Firenze non meno
di 16 gonfalonieri di giustizia e 34 priori.
Ad essa appartennero uomini insigni fra
i quali ricorderemo GIOVANNA Soderini,
delle Serve di Maria, vissuta nel trecento
ed innalzata agli onori degli altari da Leo
ne XII; NICOLÒ, di Lorenzetto (n. 12 feb
braio 1401, † 1474), due volte gonfaloniere
di giustizia, che fu armato cavaliere e crea
to conte palatino dall'imperatore Federico
III, sulla metà del secolo XV; TOMMASO,
suo fratello (n. 12 agosto 1403, † 23 otto
PAGINA 342
bre 1485), uomo per senno politico e retti
tudine di giudizio, superiore ad ogni altro
cittadino dell'età sua, il quale nel 1469,
dopo la morte di Piero dei Medici, preco
nizzato principe della patria, questa digni
tà volle invece continuata in Lorenzo (che
fu poi il Magnifico), ed in Giuliano, figli
del defunto Pietro; FRANCESCO, figlio di
detto Tommaso, vescovo di Volterra (1478),
ambasciatore a Sisto IV e ad Innocenzo
VIII e quattro volte al re di Francia, car
dinale (1503); PIETRO, suo fratello, amba
sciatore alle Corti di Carlo VIII e di Luigi
XII, gonfaloniere di giustizia nel 1501 e
quindi eletto dal Consiglio Generale, gon
faloniere e ministro a vita. Vittima del par
tito a lui avverso, venne esiliato e si ritirò
a Castelnuovo presso Ragusa, ove rimase
per poco tempo, poichè eletto Sommo Pon
tefice il cardinale De Medici, col nome di
Leone X, questi con lusinghiero Breve del
21 marzo 1513, lo chiamò a Roma dove fu
ricevuto con grande onore e dove rimase fi
no alla sua morte (1522); GIAN VITTORIO,
che scrisse un trattato sulle viti e fu eccel
lente poeta, morì il 3 marzo 1596. Lafami
glia Soderini, tenuta sempre in grande sti
ma dai Sommi Pontefici, ebbe tra gli altri
privilegi quello di essere annoverata fra le
famiglie di Baldacchino e di potere inne
stare nel proprio stemma le chiavi pontifi
cie. Fu aggregata al patriziato romano nel
1746 ed a quello veneto nel 1856.
Il 27 gennaio 1812 moriva a Roma TI
BERIO Soderini, lasciando un unica figlia
Porzia, la quale morendo il 13 settembre
1818, nominò suo erede universale il fratel
lo uterino conte LORENZO ROBERTI, con
l'obbligo di assumere il cognome Soderini,
come se fosse discendente da questa fami
glia. Il Sommo Pontefice Pio VII, con Bre
ve del 28 settembre 1819, dichiarava con
tinuata la famiglia Soderini in Lorenzo
Roberti e discendenti, confermandolo con
te Soderini e riguardandolo come un vero
membro di quella famiglia.
Inoltre con rescritto del 29 gennaio 1820
lo stesso Pontefice volle che il nome della
famiglia Soderini, già scritto fra le nobili
famiglie nel Campidoglio, vi rimanesse a
vantaggio di Lorenzo Soderini, già Rober
ti e suoi discendenti. Avendo trovato i
conservatori difficoltà nell'eseguire la gra
LETTERA S
zia sovrana, con nuovo rescritto del 27 feb
braio 1820, dichiarò che l'atto da spedirsi
dal Senato romano dovesse racchiudere i
diritti e le onorificenze proprie della fami
glia Soderini e che questo nome dovesse
rimanere nella classe in cui trovavasi sen
za alterazione alcuna, ed infatti con Sena
tu Consulto del 7 marzo 1820, Lorenzo
Roberti fu riconosciuto e surrogato alla fa
miglia Soderini. Con diploma del 1 otto
bre 1830, lo stesso Lorenzo fu confermato
patrizio di Corneto (mf.). Il conte don Lo
renzo Soderini, già Roberti, cameriere se
greto di Sua Santità, ebbe fra gli altri figli
della sua prima moglie Candida Cicconetti,
FRANCESCO, nato 1811, che sposò la mar
chesa Elisabetta del Bufalo († 6 marzo
1884) e PIETRO (n. 1819, † 1860), che spo
sò Vincenza Marucchi.
Da Francesco nacque, il 6 marzo 1843,
LODOVICO, che fu tenuto al Sacro Fonte da
S. M. il re Lodovico II di Baviera, il quale
sposò Caterina, figlia del conte Angelo Ba
tocchi. Dal conte Pietro nacque il 23 no
vembre 1853 EDUARDO.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (m.), patrizio roma
no (mf.), D. M. riconoscimento 9 novem
bre 1911, in persona di EDUARDO, nato 23
novembre 1853, senatore del regno, gr. cr.
del Cristo del Portogallo, cav. della Legion
d'Onore di Francia, comm. dell'Ordine di
Danilo del Montenegro, gr. uff. dell'Ordi
ne d'Isabella la Cattolica di Spagna e della
Concezione di Portogallo, gr. uff. dell'A
quila Bianca di Polonia; sposato: 1) Elisa
betta, nata Siokes (n. 18 dicembre 1856, †
5 marzo 1885); 2) a Vienna, 8 settembre
1889, Emilia Marianna, figlia del fu Edoar
do, nobile di Frankestein e di Alessandri
na, nata di Kronenberg (Roma, 7, via
Principessa Clotilde, palazzo Soderini)
e
del fratello PIETRO, i figli RICCARDO e Ma
ria.
Altro ramто.
La famiglia è iscritta inoltre nell'Elenco
Uff. Ital. coi titoli di patrizio romano
(mf.), coscritto (mpr.), conte (m.), don e
donna, in persona di LORENZO, di Ludovi
co, nato a Roma, 18 settembre 1870.
Fratelli: 1) Paolina, n. 31 luglio 1872;
2) Olga, n. 30 maggio 1875; 3) GIORGIO,
LETTERAS
n. 23 febbraio 1878; 4) FRANCESCO, n. 15
ottobre 1880; 5) EUGENIO, n. 18 aprile
1885.
Nipoti di Francesco: CARLO, FILIPPO,
LUIGI (con i figli Emma ed EMILIO), ed i
cugini, figli de fu conte Filippo : Pia, Eli
sabetta, MARIO, GIOACCHINO e GAETANO.
c. a. b. f.
* SOELDER.
ARMA: Inquarta
to : nel 1º e 4º
di rosso al guer
riero vestito trin
ciato d'oro e di
nero, con la cin
tura azzurra e
cappello piumato
di oro, tenente
con la mano de
stra un'alabarda
al naturale, a
punta di lancia e con la sinistra appog
giata al fianco; nel 2º e 3º fasciato d'oro
e di nero di quattro pezzi.
CIMIERO : Il guerriero nascente.
DIMORA : Merano (Bolzano) .
Famiglia originaria del Tirolo settentrio
nale, stabilitasi in Alto Adige agli inizi del
sec. XVIII. Da un GIORGIO GUGLIELMO
FERDINANDO (n. 1687, † 28 febbraio 1741),
di Giacomo Cristoforo, e dalle sue nozze
con Maria Giuseppa Verguz, nacque, fra
gli altri, GIORGIO CRISTOFORO, giudice del
le miniere a Chiusa e che dalla moglie Ma
ria Caterina Giovanelli ebbe GIACOMO CRI
STOFORO (n. 2 ottobre 1749), dal quale di
scendono gli attuali rappresentanti della
famiglia. Dette alla Chiesa monaci bene
dettini, decani di Matrei e canonichesse di
Hall.
Con D. M. 4 maggio 1929 fu riconosciu
to il titolo di nobile del Sacro Romano Im
pero (mf.).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile del S. R. I. (mf.),
in persona di FRANCESCO, di Otto, di Fran
cesco, di Pietro.
Zio: FEDERICO.
Figli di Federico: Federica e BENNO.
s. ap.
PAGINA 343
* SOFIO.
ARMA: D'azzurro
all'albero al na
turale nodrito
nella punta del
lo scudo, soste
nuto a destra da
un leone d'oro
rivolto,
e sor
montato da una
aquila d'argento.
DIMORA : Messina.
Famiglia di Mes
sina, senatoria, e dell'antico Ordine civico
di quella città. Con Decreto Presidenziale
del 21 aprile 1927 le fu riconosciuto il ti
tolo di nobile di Messina per maschi
e
femmine.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Messina (mf.),
in persona di:
FEDERICO, di Giovanni Placido, di Lui
gi, di Placido, di Francesco (senatore);
commendatore della Corona d'Italia, del
l'Ordine del Merito del Cile, dell'Aqui
la Rossa di Prussia, console onorario del
Cile, presidente dell'Ente Morale «Casa
Famiglia Regina Elena »; n. Messina 20
ottobre 1866, figlio di Giovanni Placido,
comm. della Corona d'Italia (n. 8 dicem
bre 1831, † Napoli 1º aprile 1901) e di Eli
sabetta Caglia; spos. Napoli 15 febbraio
1915 con donna Rosa Maria Serra dei du
chi di Cassano. (Residenza : Messina
Napoli, Palazzo Cassano, via Monte di
e
Dio, n. 14).
Figli: Elisabetta, n. Napoli 31 dicembre
1915; GIAN LUIGI, n. Napoli il 22 gennaio
1917; Maria Luisa, n. Napoli il 24 set
tembre 1919; Angelica, n. Napoli il IO
marzo 1921 .
Sorelle: Angelica, n. Messina 28 dicem
bre 1858, spos. Messina 4 febbraio 1888
con Desiderio Pigafetta, patrizio vicentino,
maggior generale († 2 aprile 1913); Maria
Giulia, n. Messina 28 dicembre 1869, spos.
Messina 29 aprile 1889 con Giovanni Car
loni Secco Suardo, comm. della Corona
d'Italia († 6 novembre 1931); Emma, n.
Messina 1º luglio 1872 .
V. S.
PAGINA 344
SOLA CABIATI.
**
il tutto d'oro (Archivio Stato Milano
Codice Araldico, pag. 236) .
CIMIERO : Un veltro nascente.
Мотто : Vigilans et fidelis.
DIMORA : Milano.
Antica famiglia in remoti tempi detta
Sura, Sora, de Soris e in fine Sola. È origi
naria di Cantù in Brianza ove nella prima
metà del XII sec. (1176), viveva un PETRA
zio Sola, notaio, e del quale i pronipoti
nel XV sec. si stabilirono in Milano, alla
cui cittadinanza furono ascritti con privile
gio di Galeazzo Maria Sforza, dato in Pa
via l'II febbraio 1470, e in persona dei fra
telli GIOVANNI, PIETRO, BERTOLINO e STE
FANO.
Numerosissimi furono i dottori in ambo
le leggi, alcuni causidici e notari, consoli
di giustizia, sindaci di Milano, dei XII di
provisione, deputati alla fabbrica del Duo
mo, giudici delle vettovaglie, uomini d'ar
me e uomini di lettere.
I.'imperatore Carlo VI, con suo diploma
17 settembre 1729, conferiva la dignità di
conte a ERCOLE, dei probiviri dell'ufficio di
acque e strade nel 1723 e del collegio dei
giuresperiti nel 1727, e ai suoi figli e di
scendenti maschi e legittimi per ordine di
primogenitura. Questi, coi figli e gli abia
tici, nel 1769 fu incluso nel ruolo dei pa
trizi milanesi. CARLO, di Cristoforo, nipote
del nominato Ercole, con Sovr. Risol. del
13 novembre 1816, fu confermato nel tito
lo comitale per sè e discendenti maschi in
ordine di primogenitura e fu autorizzato
all'aggiunta del cognome Cabiati.
Il predetto conte Carlo (n. 13 giugno
1761, † 12 luglio 1823), dal suo matrimo
nio con la nobile Francesca Maria del con
LETTERAS
a
t
e Giambattista Meda, ebbe CRISTOFORO (n.
Milano il 30 agosto 1804, † 2 luglio
ARMA: D'argento
orlato di rosso a
tre suole di scar
pa di nero, le su
periori alternate
a tre soli ordina
ti in fascia e
l'inferiore ac
compagnata da
tre stelle di otto
raggi, due ai lati
ed una in punta,
1884), che lasciò chiara fama di sè e lumi
nosa prova del suo genio poetico in un vo
lume dei suoi Scritti vari che furono stam
pati dal Brigola nel 1878. Il conte Cristo
foro dalla moglie Amalia Spech, figlia di
Andrea, nobile ungherese, cavaliere del
l'Impero Austriaco, e di Costanza Canzia
ni, sposata il 19 luglio 1841, ebbe ANDREA
(n. Milano il 9 settembre 1844, † Algeri
il 30 aprile 1908), che fu deputato al par
lamento, cav. d'On. e Dev. del S. M. O.
di Malta, comm. dell'Ordine del Cristo
di Portogallo, membro della Società storica
lombarda, ecc. Dal suo matrimonio (24
aprile 1872, con la nobile Antonietta, di
Lodovico Busca Arconati Visconti, nac
quero gli attuali rappresentanti la fami
glia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di conte (mpr.), patrizio milanese
(m.), trattamento di don e donna, in per
sona di GIAN LODOVICO, di Andrea, di Cri
stoforo, di Carlo, n. a Milano il 21 giugno
1877, sposato a Milano nel 1905 con Albe
rica, dei marchesi Stanga Trecco.
Figli: Amalia, n. 22 marzo 1906; Eleo
nora, n. 19 giugno 1907; Andreina Cle
mentina, n. 11 settembre 1908; Antonietta,
n. 29 dicembre 1911.
Fratello: PIER LUIGI, n. 12 giugno 1884.
V. S.
* SOLARI.
ARMA: Semiparti
to, troncato : nel
1º di azzurro al
l'aquila al natu
rale, coronata
d'oro, rivoltata;
nel 2º d'oro alla
torre quadrata,
fondata sopra tua
ristretto di ter
reno, il tutto al
naturale; nel 3º
di azzurro a tre fasce d'oro ondate.
Мотто: Аureus intus.
DIMORA : Pesaro e Roma.
È tradizione di famiglia che i Solari o
Solaro di Loreto abbiano comune origine
LETTERAS
con gli omonimi di Novara, Genova
Asti.
La famiglia loretana riconosce quale suo
capostipite un TOLA, di Assolario, vivente
nella seconda metà del secolo XIII. Un
PAOLO, di Girolamo, nel 1612 si trasferì a
Loreto ed il 13 aprile 1619 ottenne la cit
tadinanza lauretana. Il 2 aprile 1621 otten
ne la nobiltà di Recanati per sè e discen
denti.
LORENZO, di Paolo, il 16 aprile 1671 vie
ne aggregato con tutti i suoi discendenti
alla nobiltà di Loreto.
GIROLAMO FELICE, di Gianuario, fu più
volte gonfaloniere in Loreto, e il 28 otto
bre 1704, dopo essere stato per più anni
governatore di Rocca Contrada (oggi Ar
cevia in quel di Ancona) ne ottenne la no
biltà di I grado.
PAOLO ANTONIO, di Gianuario, 1'11 aprile
1703 ottenne per sè e discendenti la nobil
tà di Matelica. Il 23 aprile 1707 l'impera
tore Giuseppe I lo dichiara con Imperiali
patenti consigliere cesareo con facoltà di
innalzare le armi imperiali, e sì a lui che
ai fratelli dà il titolo di <>> per aver possedimenti feudali
presso l'anzidetta terra di Somma.
Sta il fatto che fin dal 1239 Federico II
imperatore, diede a custodire due ostaggi
Lombardi: OBERTO E PERCIVALLE di Som
ma, ai baroni di Picerno e Saponara; ed è,
quindi, più attendibile opinione che questi
portassero dalla Lombardia, nel Regno di
Napoli, tale famiglia, opinione espressa an
LETTERA S
che dallo storico Aldimari. E però, nell'an
no 1307, trovasi Nicola di Somma già in
vestito nel Regno di Napoli dell'importan
te ufficio di consigliere e maestro raziona
le. Da questa epoca non si perde più traccia
dei di Somma, con personaggi continua
mente in possesso di alti uffici e dignità,
con uomini illustri per valore nelle scienze
e nelle armi.
ADINOLFO, nel 1331, possedeva quel gran
de Palagio, poi adibito a Regia Zecca.
Patrizia del Seggio di Capuana dai più
antichi tempi; ricevuta, per giustizia, nel
S. M. O. di Malta dal 1578, come quarto
della famiglia Buccino (Archivio Ordine di
Malta, 4095); e con FABRIZIO di Somma nel
1582, e NICOLA MARIA nel 1589 (Archivio
di Stato di Napoli, Vol. I, Priorato di Ca
pua) e con FERRANTE nel 1666.
Trovasi nei ruoli segnato anche TOMMA
so di Somma fra i cavalieri, il 22 marzo
1775. Ma questi non dovette professare
nell'Ordine perchè in seguito non è più
segnato. Benchè secondogenito, prese
Tommaso il titolo di marchese di Circello,
col quale vedesi ascritto al Libro d'Oro di
Napoli. Ebbe importanti uffici, essendo
stato consigliere di Stato e ministro degli
Affari Esteri, dopo la restaurazione del
1815, momento di gravi complicazioni. Pei
servizi resi allo Stato, benchè secondogeni
to, come si è detto, fu decorato del Real
Ordine di S. Gennaro; e, più tardi, della
Gran Croce di S. Ferdinando e del Merito.
Furono i di Somma investiti dei titoli di
marchese di Circello (prov. di Benevento),
concesso nel 1580; principe del Colle, nella
stessa provincia, ottenuto nel 1607; titoli
dei quali sono tuttavia in possesso. Ed an
cora dei titoli di conte di Bisaccia, e duchi
di Miranda in Molise, titolo concesso a
Gio. Battista di Somma, con diploma dato
in Valladolid il 9 settembre 1601, esecuto
riato il 24 novembre detto (Archivio di Si
mancas Segretarias Provinciales, vol. 459,
fol. 266 a t.; Archivio di Stato Napoli, Re
gistro Sigillorum del collaterale, vol. 38,
sotto la data 19 novembre 1601, registrato
Quinternione, vol. 139, fol. 99-102).
Titoli, questi ultimi, passati in altre fa
miglie.
Fu pure investita questa famiglia, nel
1797, dell'importante ufficio di capitano
LETTERAS
PAGINA 361
delle Guardie del Corpo, in persona di Filippi (†); STANISLAO, n. Napoli 29 mag
Tommaso di Somma.
Oltre i ricordati personaggi meritano an
cora particolare menzione :
FABRIZIO, celebre capitano, molto caro a
Prospero Colonna, del quale sposò una so
rella.
COLA MARIA, sindaco di Napoli, al tem
po di Ferdinando il Cattolico.
NICOLA, regio familiare nel 1533, e ca
stellano del Castello di Bari.
SCIPIONE, rinomato capitano dell'impe
ratore Carlo V, vicerè e vicario generale in
Terra d'Otranto e Bari, donde scacciò i
Francesi ed i Veneziani. Fu governatore
di Teramo e combattè contro i Turchi che
si erano impossessati di Castro, Ugento ed
altri paesi. Consigliere di Stato, interven
ne al Parlamento Generale, riunito da
Carlo V nel 1536.
Un ramodei Somma, oggi estinto, si por
tò in Catanzaro ed ebbe uomini illustri,
fra i quali AGAZIO, ambasciatore della città
di Catanzaro a don Giovanni d'Austria;
creato vescovo, nel 1659, da Papa Alessan
dro VIII, della diocesi di Cariati e di Ce
renzia, e poi di Catanzaro.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di principe di Colle (mpr.),
marchese di Circello (mpr.), patrizio napo
litano (m.), ed è rappresentata da VINCEN
zo (Enzo), n. Napoli 1° giugno 1900, ing.,
cav. d'on. e dev. del S. M. O. di Malta,
di Carlo (n. 22 agosto 1856, † 23 novembre
1929), di Vincenzo, di Gennaro, e di don
na Amalia Mastrilli dei duchi di Gallo; sp.
con Maria di Marzo (di Vito, deputato al
Parlamento, e di Adelia Capozzi) .
Figli: CARLO MARIA SCIPIONE, n. Avelli
no 3 novembre 1928; Amalia, n. Napoli rº
0
ottobre 1923.
Sorella: Maria Carolina, n. Napoli 9
marzo 1899, spos. Alessandro de Simone.
Cugini (nati dal matrimonio di don Ni
cola, n. 1827, † 1923, e di Emilia Pignatel
li dei principi di Strongoli e del S. R. I., †
1913) : VINCENZO, n. Napoli 7 marzo 1873,
uff. d'artiglieria, spos. 7 settembre
con Margherita Sonnino (di Giorgio, sena
tore del Regno, e di Elena Morozzo della
1900
Rocca); Maria, n. Napoli 30 marzo 1868,
spos. Firenze 9 luglio 1894 con Carlo de
gio 1875, contrammiraglio, cav. di giusti
zia del S. M. O. di Malta; CARLO, n. Na
poli 29 giugno 1877; Maria Teresa, n. Na
poli 24 agosto 1880, spos. con Carlo Spa
gnoletti (†); GENNARO, n. Napoli 22 sett.
1882, Mons. , Cam. Segr. di Sua Santità.
f. f. p. di s.
SOMMARIVA.
ARMA: Bandato di
azzurro e d'ar
gento. (Archivio
Stato Milano
Codice Araldico,
pag. 204) .
CIMIERO : Un leo
ne d'oro, nascen
te, tenente una
bandiera.
DIMORA : Milano.
Antichissima fa
miglia di Lodi, della quale le prime memo
rie risalgono al 924, quando un PIETRO
Sommariva vendeva parte del castello di
Turano e del palazzo di Vairano a Tom
maso Vignati, fratello di Egidio, vescovo
di Lodi Vecchio. Un discendente dei pre
detto Pietro, ARCEMBALDO, console di Lo
di, ricevette, con altri colleghi, l'investi
tura di quella città dall'imperatore Federi
co I, il 3 agosto 1158; un ANSELMO inter
venne, quale ambasciatore di Lodi, alla fa
mosa capitolazione della pace di Costanza;
un FOSSADO, con altri cittadini, nel novem
bre 1211, sopì le discordie fra il popolo e
la nobiltà, con una pace generale che però
ebbe breve durata; un UBERTO intervenne
con altri cittadini lodigiani, nel 1277, alla
dieta tenuta in Milano dalle città di Nova
ra, Bergamo, Lodi, Brescia, Como, Vicen
za, Padova, Mantova, Ferrara e Parma,
con i marchesi di Monferrato e d'Este, ber
riformare l'antica lega lombarda; GIACOMO
fu tra coloro che tennero in pieno dominio
la città di Lodi e nel 1283 fu podestà di
Milano; ANGELO MARIA († 1428), fu cardi
nale di S. R. C., e un CRISTOFORO fu ca
valiere di Malta nel 1541.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese di Salerano
(mpr.), patrizio di Lodi (m.), trattamento.
PAGINA 362
LETTERA S
di Don e Donna, in persona di Augusta, di stello del Valentino di Torino (1789), nel
Emilio, di Annibale, in Cannone.
V. S.
* SOMMARUGA.
ARMA: Campo di
cielo, all'olmo
nodrito nella
campagna erbo
sa,
col tronco
attorcigliato da
un ramo d'elle
ra, il tutto al
naturale.
DIMORA : Lugano e
Roma.
Alla signora CA
ROLINA Sommaruga, vedova Maraini, ven
ne concesso, con R. D. di motuproprio del
3 settembre 1926, susseguito dalla RR.
LL. PP. 31 marzo 1928, il titolo di con
tessa (personale) e lo stemma sopra de
scritto, coi quali è iscritta nel Libro d'Oro
e nell'El. Uff. Nob. Italiano.
* SOMMATI.
1. r. m.
ARMA : D'oro allo
scaglione di az
zurro accompa
gnato da tre rose
di rosso.
DIMORA : Berlino,
Firenze, Torino
e Roma.
Famiglia oriun
da da Marsiglia,
venuta in Colloret
to Canavese, poi in
Torino. Appartenne ad essa FRANCESCO,
che viveva agl'inizi del sec. XVI, e fu con
sigliere del Parlamento di Aia. DOMENICO
ANTONIO († 18 dicembre 1796), di Giusep
pe Domenico, che fu intendente generale
della casa del Re, acquistò dai Milliet de
Faverges 3/48 punti del feudo di Mom
bello della Frasca di cui fu infeudato il 24
maggio 1773 e investito l'II successivo ot
tobre. Di questo feudo lasciò erede il fra
tello GIULIO († Torino, 8 giugno 1815) , il
quale fu investito il 14 febbraio 1797. Eb
be Giulio la carica di capitano del R. Ca
la quale successe il figlio suo LUIGI (n.
Torino, 22 gennaio 1764; † ivi, 8 maggio
1839) . Fratello di Luigi fu GIULIO da cui
origina una linea ultrogenita.
Da Luigi nacque GIULIO (n. Torino, 12
gennaio 1825; † Genova, 19 marzo 1893),
che fu colonnello di fanteria e che dalle
sue nozze (1867) con Elvira del generale
Tito Cadolini ebbe Eleonora (n. Verona,
10 ottobre 1868; † Torino, 19 dicembre
1924), che fu moglie del prof. dottor Au
gusto Lizier e Giovanni LUIGI (n. Cremo
na, 13 novembre 1870), che è dottore di
leggi, il quale venne riconosciuto conte
con R. D. motu proprio 12 maggio 1910 е
successive RR. LL. PP. 7 settembre 1910.
GIULIO, di Giulio, (n. Torino, 9 giugno
1789) ebbe per figli ERNESTO (n. Torino,
10 agosto 1837; † ivi, 30 marzo 1897) che
fu maggiore dei RR. Carabinieri, GIULIO
(n. 1 luglio 1839) e GUSTAVO (n. Torino,
29 giugno 1841) . Quest'ultimo, che è ge
nerale, fece le campagne del '59-'60-'61 e
'66 ed è decorato di una medaglia d'argen
to e una di bronzo al valor militare. Er
nesto sposò in prime nozze Rosa Massola
da cui nacque GIULIO (n. Chieri, 13 mag
gio 1878) e in seconde Margherita Zannone
da cui nacque GUSTAVO (n. Firenze, 29
gennaio 1880), che è ufficiale di marina.
Giulio sposò Efisia Demaria e da queste
nozze nacquero : Celeste (n. Alessandria,
26 gennaio 1878) e ETTORE (n. 16 ottobre
1879), che è ufficiale di marina. I precitati
Giulio, Gustavo, Ettore, Celeste e Gusta
vo vennero riconosciuti nei titoli di nobili
dei conti e nobili dei signori di Mombello
con D. M. 14 settembre 1912.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob . Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.), signore di
Mombello (mpr.), in persona di GIOVANNI
LUIGI, di Giulio, di Luigi, di Giulio.
Linea ultrogenita.
Nobile dei conti (mf.), nobile dei signori
di Mombello (mf.), in persona di GIULIO,
di Ernesto, di Giulio, di Giulio.
Fratello: GUSTAVO.
Cugini: ETTORE e Celeste, di Giulio, di
Giulio, di Giulio.
Zio: GUSTAVO, di Giulio, di Giulio.
l. b.
LETTERA S
* SOMMI PICENARDI.
ARMA : Inquarta
to: nel 1º e 4º
partito : a destra
di rosso alla fa
scia d'argento,
carica di un
monte di 3 cime
di verde uscen
te dal lembo in
feriore della fa
scia,
accompa
gnata in capo da
una ruota d'oro
ed in punta da
un bisante dello
stesso; a sinistra
d'oro all'aquila
bicipite di nero,
coronata del
campo (Ruota);
nel 2º e 3º d'az
zurro al leone
coronato d'oro,
linguato ed ar
mato di rosso,
tenente con tre
branche una co
togna d'oro gam
buta e fogliata
PAGINA 363
di sei cime di verde, movente dal lembo
inferiore della fascia, accompagnata in
capo da una ruota d'oro ed in punta da
un bisante dello stesso; a sinistra d'oro
all'aquila di nero, coronata del campo e
caricata in petto da una ruota d'oro
(Ruota); nel 2º e 3º d'azzurro al leone
coronato d'oro, tenente con le branche
anteriori una cotogna di rosso (Sforza);
sul tutto d'argento al liocorno di rosso,
ritto e scodato (Picenardi) . (Arch. Stato
Milano, Cod. Araldico, pag. 205).
Alias: D'argento alla fascia di rosso (Arch.
Stato Milano, Cod. Araldico, pag. 33 :
Arma riconosciuta a Girolamo Sommi)
Alias: D'argento al liocorno al naturale,
rampante (Arch. Stato Milano, Cod.
Araldico, pag. 90: Arma riconosciuta a
Ottavio Luigi e Giuseppe Picenardi).
DIMORA : Milano, Roma, Torre de' Pice
nardi, Brembate Sopra (Bergamo) e Ol
giate Calco (Como) .
I più antichi documenti che della fami
glia cremonese dei Sommi sono giunti sino
a noi, risalgono all'undicesimo secolo. È
una delle poche famiglie nobili italiane che
vanta un'ininterrotta genealogia provata
da autentiche pergamene, sino dal 1128
con ALBERICO da Sommo, che in detto an
no fioriva. Se non provata, comunque è in
teressante l'asserzione dell'autorevolissimo
di verde (Sfor- storico cremonese, il Wüstenfeld, sulle più
remote origini di questa stirpe. Egli è di
avviso «
za); sul tutto
partito : a destra
d'argento alla fa
scia di rosso
(Sommi) ; a sini
stra d'argento al
liocorno di ros
so, ritto o scoda
to (Picenardi) .
CIMIERO : Un dra
go di verde, na
scente.
SOSTEGNI : Due
leoni d'oro af
frontati.
Alias: Inquartato :
nel 1º e 4º par
tito : a destra di
rosso alla fascia
d'argento carica
ta di un monte
altro non essere questa fami
glia che la stessa degli antichi signori di
Ticengo e di Fornoro, e che, come questi,
prendesse il nome della terra di cui era
signora : e infatti si chiamò DE Ѕоммо е
DE SUMMO da un villaggio sulla sinistra
del Po da essa tenuto in feudo da tempo
immemorabile e al quale, in epoca remo
tissima, si aggiunsero altri feudi, vesco
vili » .
In verità già nel secolo XII i Sommi era
no investiti del feudo nobile, perpetuo,
gentile, avito e proavito di alcune terre
nel luogo di Sommo e di caccie, pesche,
decime e molti altri diritti stabiliti su altre
ventidue terre della diocesi cremonese.
L'antica nobiltà della stirpe, la dovizia
del censo, l'autorità stessa dei lontani pro
genitori doveva comunque aver affermata
la fama di questa famiglia nel cremonese e
1
PAGINA 364
fuori se già potente essa era al tempo delle
fazioni, sì da guidare le sorti della parte
guelfa in Cremona. Il citato Alberico fu
tra i testimoni dell'atto con cui il 24 gen
naio 1128 Oddone, abate del Monastero di
S. Sisto in Piacenza, investe Oddone di
Comazo Vice populi Cremonae della terza
parte della Corte di Guastalla e dalla carta
2 aprile 1183, per compromesso coll'abate
di Castiglione, risulta che Alberico era fra
tello di ALBERTO e di CoORRADO. Alberto fu
testimonio all'atto con cui l'imperatore Fe
derico Barbarossa confermò il 27 dicembre
1175 ai signori di Bargone certi privilegi
loro concessi dall'imperatore Corrado III e
in una carta di investituta del 18 marzo
1179 è citato Potestas (Console) di Cremo
na; Corrado è citato col nipote OTTONE
col fratello Alberto alla Corte dei Pari ra
dunata il 20 gennaio 1162 dal vescovo sci
smatico, Prete di Medolao e fu console di
Cremona nel 1181.
Da Alberico nacque SILVAGNO citato co
me vivente col padre nel compromesso 2
aprile 1183 e furono suoi fratelli, fra gli
altri, GIOVANNI, che il 2 luglio 1202 rice
vette, unitamente agli altri Sommi, l'inve
stitura dei feudi aviti dal vescovo Siccardo,
e fu console di Cremona nel 1204; GHE
RARDO, nel 1191 console di Cremona; MA
LADOBATO, compreso nell'investitura del
vescovo Siccardo.
Da Silvagno nacque MARTINO, che fu pa
dre di ANGELERIO, che il 9 maggio 1267
assistette, come Legato di Cremona, alla
Lega di Romano fra le città guelfe e ghi
belline di Lombardia. Da lui nacque OL
DOFREDO, padre di TAJONE, che è citato già
defunto nell'investitura feudale accordata
ai Sommi dal vescovo Pietro Cappello il 31
gennaio 1362. Fu padre di Guberto, inve
stito dal predetto vescovo il 31 gennaio
1362.
Prima di continuare il documentato filo
genealogico diretto dal citato Guberto fino
ai giorni nostri, ricorderemo che Corrado,
fratello del capostipite Alberico, dette luo
go ad una linea alla quale appartennero :
CORRADO O CORRADINO, che il 16 dicembre
1188 fu presente al patto di lega fra Parma
e Cremona e fu podestà di Cremona; OSPI
NELLO, nel 1196 confaloniere del Capitolo
di Cremona, nel 1219 ricevè con altri con
LETTERA S
cittadini da Federico II, a nome di Cremo
na, l'investitura di Crema e dell'isola Ful
cheria (Campi), nel 1221 fu Legato al Pon
tefice per trattare i negozi di Cremona e di
Piacenza, nel 1236 podestà di Parma e il
16 aprile 1229 con Molaro Molari, fu am
basciatore di Cremona presso i Fiorentini
per definire alcune vertenze di guerre esi
stenti fra le due città; LUGARO, podestà di
Mantova, dalla quale fu cacciato il 18 lu
glio 1273 da Platamone della Fontana;
UBERTO, detto BERTOLINO, di Rizzardo, pri
mo podestà di Pavia nel 1228, poi podestà
di Lucca nel 1230 e 1233, uomo pugnace
e risoluto al quale papa Gregorio IX nel
1230 sferrò una Bolla di scomunica assol
vendo i cremonesi dall'interdetto in cul
erano caduti se avessero demoliti e distrut
ti tutti i beni, le case, gli averi di Uberto
Sommo « Deo et Ecclesiae Romanae rebel
ti » avendo egli usurpato la signoria sulla
Garfagnana pretesa dalla Chiesa di Roma;
FRANCESCO, che fu tra i vicari del marche
se di Monferrato (Muratori, Scrittori italia
ni, XXIII).
Inoltre dal citato Gherardo, fratello di
Silvagno, e figlio di Alberico, si staccò un
altro ramo al quale appartennero : GHERAR
DO, che col fratello TRUGLIONE O TURLO
NE, combattè fra le schiere di re Enzo, che
furono sconfitte dai bolognesi a Fossalta il
26 maggio 1249 e con esse cadde prigio
niero; GONZELMO, che il 9 gennaio 1269
fu rimesso in possesso delle decime di Al
tavilla col diritto di percepire i frutti di
detta Pieve e della quale la famiglia era
stata spogliata ai tempi della dominazione
del marchese Uberto Pallavicino; CINELLO,
canonico della cattedrale di Cremona, uo
mo feroce e di depravati costumi, e che
nel 1312 intervenne alle elezioni del pode
stà di Cremona, fu indagatore delle anti
chità della città e, secondo l'opinione del
l'Arisi, scrisse sulle origini delle chiese di
Cremona e della diocesi, nonchè la vita dei
vescovi cremonesi; CLEMENTE, arciprete di
Casalbuttano e che nel 1499 fu tra i cremo
nesi che sottoscrissero l'atto di dedizione
della città alla Repubblica di Venezia.
Altri rami generarono i figli di Alberico
capostipite, RIBALDO E GIOVANNI. Al primo
appartenne ALARIOLO, di Gaifero, ricorda
to col padre nell'investitura 31 gennaio
LETTERA S
1362 concessa dal vescovo Cappello; AN
DREASIO, familiare dell'imperatore Carlo
IX, cavaliere nel 1335 e conte palatino,
BUZACARO O BONZANO, podestà di Bergamo
nel 1274, nel 1305 fra i Sapienti della ga.
bella di Cremona. Al secondo appartenne
ro: BERNERIO, di Ugo, canonico della cat
tedrale, poi vescovo di Cremona; ARMAN
NO, detto MANNO ed anche ARMANNINO,
podestà di Parma nel 1303, e fratello del
predetto Bernerio e di Gregorio, nel 1313
podestà di Soncino, che difese Cremona
dagli assalti che nel 1318 tentò Matteo Vi
sconti per impadronirsi della città; Отто
LINO, altro fratello, nel 1250 Pretore in
Cremona; GIOVANNI E GIOVANNI NAXO, fi
gli di Gregorio, che ebbero da re Giovanni
di Boemia in feudo il castello della Pieve
Altavilla, con diploma dato da Brescia il
30 gennaio 1331, feudo che in seguito pas
sò ai Pallavicino e nel 1526 ai Rangoni per
ritornare poi ai Pallavicino nel 1630, con
servandovi però la casa Sommi alcuni be
ni allodiali fin verso la metà del sec. XIX.
Si contano ancora : MAFFEO, vicario di
re Roberto d'Angiò in Vercelli nel 1314,
poi podestà e capitano a Parma nel 1322 e
addetto in Lucca nel 1333 alla persona di
re Giovanni di Lussemburgo; GIANFRANCE.
sco, çavaliere di S. Stefano di Toscana,
comandante la guardia a cavallo del duca
Cosimo de' Medici e suo ambasciatore a
Ferrara e a Mantova nel 1567 e nel 1568
colonnello dei cavalleggeri medicei contro
gli Ugonotti in Francia; DOMENICO, came
riere segreto di papa Paolo III e vescovo
di Bisignano nel 1548.
Da Guberto, di Tajone, la linea prose.
gue con GIACOMO, padre di Andrea, e che
generò altro GUBERTO, che testò il 9 aprile
1500 e fu decurione di Cremona nel 1457.
Fu questi padre di ANDREA, decurione nel
1515, fabbricere della cattedrale nel 1519.
nominato cavaliere da Lodovico XII, re di
Francia; MAURO, che fu deportato a Can
dia dai veneziani perchè devoto agli Sfor
za; GIOVANNI MARIA, decurione nel 1511,
rettore dell'ospedale nel 1517, massaro del
la Cattedrale nel 1508 e prefetto della Fab
brica nel 1517. Il citato Andrea fu padre
di AGOSTINO, che generò altro ANDREA, già
defunto nel 1576 e ricordato col fratello
Agostino nella investitura feudale conces
PAGINA 365
sa alla casa Sommi dal vescovo Pietro Ac
colti il 10 febbraio 1527. Mentre Andrea
generò un ramo estinto, Agostino, suo fra
tello, fu il continuatore della famiglia.
Questi coi suoi discendenti fu sostituito al
la metà dei beni della primogenitura ordi
nata da Giacomo Maria Benzoni, nel suo
testamento 1 aprile 1555 nel caso di estin
zione di questa famiglia, caso che si veri
ficò due secoli dopo, 8 giugno 1764, in cui
morì il marchese Benzone Benzoni, ultimo
di sua famiglia e fu allora che Girolamo,
di Andrea Sommi, diretto discendente dal
detto Agostino, venne in possesso dei beni
fidecommissari Benzoni. Motivo di tale
sostituzione derivò dal matrimonio del pre
detto Agostino con Marta, di Teodoro Ben
zoni, della celebre famiglia decurionale
cremonese, e di Elena Stanga. Procreò
Agostino altro ANDREA, morto 23 aprile
1609 e che sposò, 8 gennaio 1573, Giulia,
di Girolamo Mainoldi che, fra gli altri fi
gli, procreò GIOVANNI PAOLO, che nel 1602
fu alla guerra di Fiandra agli ordini del
marchese Ambrogio Spinola e partecipò,
dopo tre anni di assedio, alla presa di
Ostenda, nel 1613 fu capitano di nuovo in
Fiandra delle truppe del marchese Antonio
Pallavicino e nel 1620 militò pure in Val
tellina con le truppe milanesi; sposò in pri
me nozze, 28 settembre 1626, Laura, di
Giovanni Pietro Ala, patrizio decurionale
di Cremona, e in seconde nozze Francesca,
di Alessandro Picenardi, dando luogo ad
un ramo oggi estinto. Altro figlio di An
drea, e continuatore della linea, fu AGO
STINO, n. 22 marzo 1595 e che si chiamò
anche AGOSTO, che il 19 luglio 1621 venne
a divisione dei beni col fratello Giovanni
Paolo e ricevè l'investitura dei feudi aviti
nel 1624 dal cardinale Campori; sposò Lu
crezia, di Camillo Zanucca Scaglia, che gli
generò AGOSTINO ALESSANDRO, canonico
della Cattedrale di Cremona e che morì
prevosto della detta il 15 settembre 1681 e
altro AndreA, n. circa il 1626, e che ebbe
molte rappresaglie con la casa Pallavicino,
per il possesso dei beni aviti dei quali ave
va ottenuta l'investitura dai vescovi Vi
sconti, Isimbardi e Settala con atti 26 apri
le 1661, 2 apr. 1681 e 25 lug. 1684. Questi,
col predetto fratello Agostino e con tutti i
discendenti, fu ascritto alla cittadinanza di
PAGINA 366
Brescia il 24 febbraio 1680, nel 1668 era
stato decurione, testò il 21 gennaio 1693
e morì il 22 gennaio 1694; il 15 maggio
1652 aveva sposato Claudia Ferrari, di Ce
sare, patrizio decurionale di Cremona che
gli generò sette figli : CAMILLO ANTONIO,
n. 17 dicembre 1653 e che con istrumento
9 settembre 1706, essendo improle, fece
donazione di tutti i suoi beni al nipote
ANDREA, figlio del fratello Girolamo; PAO
1.0, 11. 20 febbraio 1655, ecclesiastico che
appartenne a Roma e a Bologna alla Corte
del cardinale Ludovisi; GIROLAMO (seguen
te); CESARE ANTONIO, n. 22 luglio 1657,
ascritto al Collegio dei Medici col titolo di
conte cavaliere e che testò a favore del
citato nipote Andrea; ALESSANDRO, gemel
lo del predetto Cesare Antonio e morto
improle: Lucrezia, n. 8 ottobre 1662, mo
naca nelle Francescane della Pace in Cre
mona e ALFONSO, 11. 16 settembre 1670,
ecclesiastico, che testò pure a favore del
nipote Andrea.
GIROLAMO, continuatore della famiglia,
11. 7 maggio 1656, dottore in ambo le leg
gi, aggregato al Collegio dei Giureconsulti
di Cremona, decurione nel 1695, morto 24
giugno 1720, sposato 9 giugno 1692 con
Teresa, di Bartolomeo Manara, patrizio
cremonese, che gli generò quindici figli fra
i quali ANDREA, n. 1 ottobre 1696, decurio
ne nel 1722 e che nel 1734 acquistò dai
marchesi Regazzi il palazzo di via S. Gal
lo in Cremona ove trasportò la propria di
mora; testò il 3 febbraio 1749 fondando
una primogenitura sui beni di S. Lorenzo
Mondinari, morì il 21 luglio 1752, il 20 lu
glio 1722 aveva sposato la nobile cremone
se Olimpia Pozzi, di Gio. Batta, dalla quale
ebbe un unico figlio:
GIROLAMO, n. 2 ottobre 1729, ristoratore
delle fortune della famiglia e che con sen
tenza del Senato milanese, 6 settembre
1775, conseguì i beni fidecommissari Ben
zoni come discendente da Agostino Sommi;
il 23 giugno 1724 ebbe l'ultima investitura
feudale concessa a questa famiglia, morì il
23 giugno 1801 e nel 1774 fu l'ultimo dei
decurioni di Cremona di questa casata; il
15 settembre 1770 ottenne dall'imperial R.
Tribunale Araldico di Lombardia, il rico
noscimento dell'antica nobiltà e l'ordine
che lo stemma fosse delineato nel Codice
LETTERAS
Araldico; il 17 maggio 1756 aveva sposato
Costanza Mainoldi Gallarati, figlia del con
te Giulio Cesare, patrizio cremonese. Da
questo matrimonio nacquero quattro fem
mine e un maschio, tutti morti in tenera
età, nonchè SERAFINO (seguente).
SERAFINO, nacque il 17 novembre 1768,
il 13 maggio 1805 fu deputato di Cremona
a felicitare Napoleone I alla cerimonia del
la sua incoronazione in Milano, il 17 giu
gno dello stesso anno fu membro dei pos
sidenti dell'alto Po e legislatore dello stes
so dipartimento, il 1 agosto membro dei
Corpo Legislativo del Regno e poi consi
gliere comunale e l'anno appresso presi
dente del Consiglio stesso. Tramontato il
dominio napoleonico, il 24 aprile 1814 eb
be l'arduo incarico dai Collegi elettorali
del Regno di recarsi a Parigi al quartiere
generale delle potenze alleate per esprime
re i voti del popolo italiano; tornati gli
austriaci, il 15 maggio 1815, con altri cit
tadini, prestò in Milano il giuramento di
fedeltà della città di Cremona all'impera
tore d'Austria Francesco I e nel dicembre
fu delegato dei cremonesi per ricevere
l'imperatore stesso; nel 1816 fu deputato
nobile di Cremona e riconfermato tale nel
1825. Fu erede del cugino conte Gio. Bat
ta Biffi che gli lasciò una ragguardevole
fortuna e una ricca collezione d'arte; testò
il 16 giugno 1857 e morì il 22 settembre
dello stesso anno; il 2 novembre 1816 fu a
lui riconfermata l'antica nobiltà che gode
va la famiglia prima del 1797 con Decr. del
I'I. R. Commissione Araldica di Lombar
dia; il to novembre 1789 aveva sposato
Isabella del marchese Antonio Arrigucci,
patrizio cremonese.
Dal matrimonio di Serafino nacquero GI
ROLAMO (seguente); ANTONIO, n. 28 ottobre
1802, tenente nel reggimento austriaco dei
Dragoni di Toscana e che l'11 maggio 1828
aveva sposato Giustina Jeszenschy, di Gior
gio, barone e nobile del regno d'Ungheria
e che generò una linea collaterale tuttora
vivente; Costanza, n. 3 dicembre 1790,
scrittrice ed artista gentile che andò sposa
a Curzio Corboli Aquilini, patrizio di Ur
bino; Olimpia, n. 27 febbraio 1792, sposata
col nobile Riccardo dei conti Bertoglio di
Milano; Maria Teresa, n. 20 maggio 1703,
sposata col nobile Antonio Avogadro dei
LETTERAS
conti di Colobiano; Laura, n. 10 novembre
1797, sposata al nobile Carlo Pasquali
Bonfio, già Sfondrati, e che istituì eredi
del proprio, e della terza parte del pingue
patrimonio lasciatole dal marito, i figli di
Girolamo e di Antonio Sommi Picenardi,
suoi fratelli.
GIROLAMO, n. in Cremona 18 gennaio
1801, capitano della Guardia Nazionale,
prese parte alle Cinque giornate di Milano.
Nel 1816 Ottavio Luigi Picenardi, marche
se di Calvatone, unitamente al fratello
Giuseppe, ultimi della loro famiglia, e pro
zii di Girolamo e di Antonio, con istru
mento di donazione chiamarono questi ul.
timi a raccogliere ibeni, le ragioni, idiritti
e il nome dei Picenardi. Con questo per
venne in casa Sommi la villa delle Torri
Picenardi, assai celebrata per le sue raccol
te d'arte e per la sua architettura, nonchè
il titolo di marchese sul feudo di Calvatone
e pertinenze, feudo che era entrato in casa
Picenardi in persona del capitano Sforza,
avo dei suddetti Ottavio Luigi e Giuseppe,
condiploma del 1714 dell'imperatore Carlo
VI. Girolamo il 7 ottobre 1833 aveva spo.
sato Paolina Besozzi, figlia del conte Ales
sandro e di Ippolita dei conti Verri, che
gli generò cinque figli: LUIGI, n. a Mi
lano 30 agosto 1834, dottore in legge, nel
1862, membro della Congregazione della
carità di Cremona, nel 1859 ufficiale del
l'esercito Sardo, morto improle; GUIDO, n.
in Cremona 16 novembre 1839, cultore di
studi storici e letterari, cavaliere del S. M.
C. diMalta e nel 1884 gran priore di Lom
bardia e Venezia, socio di vari Istituti
scientifici e letterari, membro della R. De
putazione di Storia Patria per il Lombardo
Veneto, autore di una documentata genea
logia della propria famiglia, morto 23 giu
gno 1914, sposato 30 giugno 1868 con la
contessa Giulia Manna Roncadelli che gli
generò GIROLAMO, n. nella villa di Grumo
ne 23 agosto 1869, cavaliere di Malta, de
putato al Parlamento, segretario di Lega
zione, decorato di onorificenze italiane e
straniere, morto 22 settembre 1926, sposa
to inprime nozze 28 gennaio 1891 con Na
dina di Basilewski, di Gregorio, nobile
ereditario dell'Impero russo ed in seconde
nozze Bianca Scegle, di Chicago, e dal
quale discende il ramo attuale primogeni
PAGINA 367
to; gli generò pure GALEAZZO, n. 2 agosto
1870, cav. di Malta, capitano di vascello
nello Stato Maggiore della R. Marina, mor
to improle 4 agosto 1916 nella grande
guerra, comandante della « Leonardo »,
medaglia d'oro, e che il 27 giugno 1914
aveva sposato la nobile Gabriella dei conti
Fabricotti di Firenze; GHERARDO, n. in
Cremona 4 agosto 1841, membro della Con
gregazione di Carità di Milano, morto 20
giugno 1904, sposato 9 luglio 1877 con Ma
ria Anna del conte Giovanni Lurani Cer
nuschi, patrizio milanese, e dai quali pro
viene il ramo secondogenito; Roberto, n.
in Milano 14 febbraio 1845, morto improle;
Laura, n. Milano 4 novembre 1836, sposa
ta 12 agosto 1869 con Girolamo Avogadro
dei conti di Colobiano, patrizio di Novara.
I Sommi dettero a Cremona complessiva
mente 66 decurioni dei quali l'ultimo fu
Girolamo, eletto nel 1754. Furono iscritti
alla cittadinanza di Bologna nel 1581, a
quella di Brescia nel 1680; vestirono tre
volte l'abito dell'Ordine di Malta nel 1574,
1593 e 1872.
I Picenardi ebbero fama in Cremona
quando la città, perduta la libertà, era sog
getta al principato straniero. Fu fra le più
antiche ed illustri del luogo e diede alla
patria 27 decurioni dei quali il primo fu
BALDASSARE, eletto nel 1080, e l'ultimo fu
LUIGI, eletto nel 1775. Conta una beata
con ELISABETTA de' Picenardi, nata in
Mantova nel 1428 e morta nel 1468, terzia
ria dell'Ordine dei Servi e beatificata da
papa Pio VII; un ANTON MARIA, eruditis
simo nelle lingue antiche e moderne e nel
l'astronomia, fu Legato a papa Paolo III
ed ai Veneziani e guerreggiò, quale capi
tano, contro i turchi; un ANNIBALE, fu ca
stellano di Cremona, condottiero di fanti
e castellano di Pavia nel 1529; SIGISMON
DO, fu oratore a Filippo II e senatore di
Milano nel 1560: SFORZA, commendatore di
S. Stefano, fu al servizio della Corona cat
tolica in Fiandra e nel 1580 in Portogallo,
famigliare dei Medici e dei Gonzaga, e ar
chitetto militare; OTTAVIÓ, pure comm. di
S. Stefano, e defunto nel 1648, fu capitano
dei Corazzieri medicei; GALEAZZO († 1667),
fu capitano della milizia urbana di Cremo
na; SFORZA Picenardi (n. 1659), capitano di
fanti in Morea contro i turchi, fu erede
PAGINA 368
dello zio marchese Francesco Ruota e nel
1714 dall'imperatore Carlo VI fu creato,
coi figli, successori ed eredi, marchese di
Calvatone; OTTAVIANO, lettore di diritto a
Pavia, fu senatore nel 1620, presidente del
Magistrato Ordinario, presiedette, col se
natore Ava, il famoso processo degli Un
tori, fu presidente del Senato nel 1640 е
morì nel 1646; OTTAVIO Picenardi († 1722)
fu vescovo di Reggio e principe.
Ebbero i Picenardi la cittadinanza di
Reggio nel 1702 e di Mantova nel 1442.
Con Regio Assenso del 15 giugno 1882
di S. M. Umberto I, re d'Italia, il primo
genito del ramo primogenito dei Sommi
Picenardi fu autorizzato ad assumere il ti
tolo di marchese di Calvatone che era per
venuto per linea femminile dalla famiglia
Picenardi. Con Decreti Ministeriali 27 gen
naio 1887, trascritti nei registri della Con
sulta Araldica il 29 stesso mese ed anno fu
inoltre dichiarato spettare ad ANTONIO
FRANCESCO e a GIORGIO ENRICO Sommi Pi
cenardi del ramo secondogenito, i titoli di
nobile dei marchesi di Calvatone e di patri
zio di Cremona, trasmissibili, il primo ai
loro discendenti d'ambo i sessi, legittimi e
naturali per continuata linea retta masco
lina, ed il secondo ai discendenti maschi
da maschi, e lo stemma gentilizio (sopra
descritto) trasmissibile ai discendenti d'am
boi sessi; ed a GISELLA ELISABETTA Som
mi Picenardi, nei Manna, il titolo persona
le di nobile dei marchesi di Calvatone e lo
stemma personale su detto.
Il titolo di marchese di Calvatone, per
maschi primogeniti, di signore di Sommo
e di Pieve Altavilla per maschi, il tratta
mento di don e donna furono riconosciuti
con Decr. Minist. del 3 giugno 1909.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. con i titoli di marchese di Calvatone
(mpr.), signore di Sommo e Pieve Altavil
la (m.), trattamento di don e donna.
Ramo primogenito
GUIDO, di Girolamo, di Guido, di Giro
lamo, di Serafino, di Girolamo, cavaliere
d'on. e dev. del S. M. O. di Malta, n. a
Mentone in Provenza, il 12 marzo 1892,
spos. a Roma 10 marzo 1917 con donna
Anna Maria dei principi Pignatelli Arago
na Cortez di Terranova.
LETTERAS
Figlia: Nadia Rosa Maria, n. 16 maggio
1922.
Ramo secondogenito
GIOVANNI FRANCESCO, di Gherardo, di
Girolamo, di Serafino, di Girolamo, n. a
Milano, 29 giugno 1878, dottore in Belle
Lettere, socio di vari Istituti Scientifici e
Letterari.
Fratelli: PAOLO, dottore in giurispruden
za, n. a Milano 18 gennaio 1880, sposato a
Genova 16 luglio 1905 con Emilia Cariola;
Elisabetta, n. a Milano 25 dicembre 1880,
spos. a Brembate Sopra (Bergamo) I set
tembre 1906 con don Gian Luigi del conte
don Carlo Ottavio Cornaggia Medici Ca
stiglioni; Giacomina, n. a Milano 11 aprile
1883, spos. a Milano to settembre 1916 col
conte Giovanni Calvi Parisetti di Coenzo;
MARIO, n. a Milano 19 novembre 1887; Ma
ria, n. a Milano 11 luglio 1895, spos. a
Brembate Sopra nel novembre 1930 col no
bile capitano Vittorio Ponzani, uff. d'ord.
di S. A. R. il Principe di Piemonte.
Figli di Paolo: GHERARDO, n. a Milano
7 agosto 1906; MARCO, n. ivi 23 apr. 1912.
Ramo ultrogenito
ANTONIO FRANCESCO, di Giuseppe, di
Antonio, di Serafino, di Girolamo, n. a Pa
derno 13 febbraio 1856.
Fratelli: GIORGIO ENRICO, dottore in giu.
risprudenza, n. 8 ottobre 1863, morto 23
ottobre 1916, spos. 20 maggio 1889 con
Teresa Tessaroli; Gisella, n. 13 novembre
1861 , spos. 22 settembre 1882 con Ruggero
Manna Roncadelli, patrizio cremonese.
Figli di Giorgio Enrico: GASTONE ANTO
NIO, n. 20 settembre 1893; Clara e Laura.
V. S.
SONCINI (CESTINI).
ARMA: Troncato
di rosso e d'az
zurro ad un ce
sto al naturale
ricolmo di fiori
d'oro, caricante
sul tutto ed in
abisso.
Мотто: Virtus.
DIMORA : Brescia e
Torino.
Famiglia origi
LETTERAS
naria dal Castello di Soncino, in terra Cre
monese. Tra il XII e XIII secolo emigra
rono in Brescia parecchie famiglie, le qua
li abbandonarono gli antichi cognomi per
assumere quello indicante il luogo d'origi
ne. In Brescia fioriscono oggi due di co
deste famiglie le quali per distinguersi ag
giunsero al proprio un altro cognome : i
Soncini-Cestini e i Soncini-Corvini.
Persone di questa famiglia appaiono ri
petutamente negli antichi documenti : un
GIACOMO « de' Soncino » venne eletto tra
i Sapientes o Savi della città nel 1292. Da
GIOVANNI, vivente nel 1388, nacque BAR
TOLOMEO, che, assieme al figlio GIOVANNI,
fu tra i valorosi difensori delle mura di
Brescia nell'assedio durissimo del 1438.
Sono costoro i certi antenati della genealo
gia dei « de' Soncino » detti Cestini, dalla
insegna mercantile, che poi venne adottata
nello stemma. Da Giovanni nacque FRAN
CESCO, il quale col figlio ANNIBALE combat
tè valorosamente all'assedio di Gastone di
Foix nel 1512 e assieme furono fatti pri
gionieri e per il loro riscatto dovettero
sborsare 740 ducati d'oro.
Gli altri due figli di Francesco, CALIME
RIO E GIOVANNI BATTISTA, ebbero discen
denza che si estinse nel secolo XVI. Da
Annibale invece discende il ramo vivente,
attraverso i secoli, nel seguente ordine,
da padre in figlio : BARTOLOMEO, di Anni
bale (già morto nel 1588), SCIPIONE, BAR
TOLOMEO (n. 1629), PIETRO FRANCESCO (n.
1661), spos. 1688 con la nob. Paola Ponto
glio, da cui ANNIBALE (n. 1698), la discen
denza del quale si estinse dopo due gene
razioni, e LODOVICO (n. 1702), che dalla SONCINI (CORVINI) .
moglie Lelia Ferrari ebbe ANTONIO, il qua
le, sposata Elisabetta Cortellini, prese sta
biledimora in Longhena (provincia di Bre
scia).
Egli ebbe nove figli : di questi Lodovico
(n. 1812) generò parecchi figli morti tutti
senza discendenza; GIUSEPPE (n. 1816, †
1895) ebbe la numerosa prole che più avan
ti verrà elencata e BENVENUTO (1822-1889)
che dalla moglie Giulia Morandi ebbe An
ΤΟΝΙΟ (1855-1901), padre di Antonietta
n. 1892), sp. L. Peroni e di Giulia (n.
1898), sp. N. Berlendis.
Il sopra menzionato Giuseppe sposò Lui
sa Polonio dalla quale ebbe otto figli :
PAGINA 369
1 ) ANTONIO (1851-1928), che in Brescia
fu bibliotecario alla Queriniana e vice-se
gretario dell'Ateneo, marito di Giuseppi
na Orlandi (n. 1866), da cui : a) Maria (n.
6 aprile 1896), sposata col barone Mario
Baratelli; b) Luisa (n. 11 marzo 1903); c)
GIUSEPPE (n. 13 marzo 1908).
2) SANTO (n. 1852), stabilitosi a Torino,
spos. con Carmela Ferelli, da cui : a) GIU
SEPPE (n. 20 novembre 1886); b) АMEDEO
(n. 18 ottobre 1887), sposato con Maria
Occelli da cui : SANTO, n. 1932; c) Luigina
(n. 24 settembre 1890); d) Emma (n. 10
aprile 1903), spos. con l'Ing. Francesco
Gugliotta.
3) Emilia (n. 1856, † 1888) in Gasco.
4) Sara (n. 1858, † 1911) in Marini.
5) GIOVITA (n. 1862), spos. con Maria
Scaglia, n. 1866, da cui : a) MODESTO (n.
1891); b) Luisa (n. 1892); c) Francesca
(n. 1897); d) Emilia (n. 1899); e) PIETRO
( 1901), sposa Rosalinda Alberti, da cui:
GIUSEPPE (n. 1925) ed ORLANDO (n. 1926);
f) Anna (n. 1904), spos. con P. Alghisi;
g) ANTONIO (n. 1906), spos. con Laura Ab
biati)
6) Giuseppina (n. 1865), spos. con Giu
lio Minola.
7) Marianna (n. 1868, † 1917), spos. con
Ruggero Migliazza Spizzi.
8) LUIGI (n. 1871), spos. con Maria Co
dazzi, da cui: a) Erminia (n. 1903); b)
GIUSEPPE (n. 1911) .
La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff.
della Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.) .
f. l.
ARMA : Semitron
cato partito : nel
1º fasciato d'oro
e di rosso; nel 2º
d'argento pieno;
nel 3º di verde
pieno; sul tutto,
in punta, un cor
vo di nero attra
versante, tenen
te nel becco un
anello d'oro con
diamante, ed appollaiato sopra un dardo
di rosso, posto in fascia.
Araldica 24
PAGINA 370
Мотто : Virtus.
DIMORA : Brescia.
Di famiglia originaria da Soncino, come
si disse per la famiglia precedente. Viveva
coi fratelli in Brescia sul principio del 1400,
ANTONIO il quale, morto attorno al 1450,
ebbe tre figli : GIACOMO, Domenico ed un
figlio postumo cui fu dato il nome paterno.
Da Giacomo discese il ramo che si estin
se con FAUSTO sulla fine del secolo XVIII.
Da Domenico ebbe origine il ramo che finì
presso a poco alla stessa epoca; da ANTO
NIO II proviene il ramo vivente. Fu suo
figlio PIETRO, il quale dalla moglie Gero
loma Comotti ebbe GIOVANNI FRANCESCO,
noto monaco Camaldolense, e GIOVANNI
BATTISTA, Ufficiale all'Estimo nello Stato
di Milano, marito di Maddalena Foresti e
padre di FAUSTO, dottore in legge, Lettore
in Parma poi a Bologna morto nel 1630 е
di IPPOLITO, che guerreggiò nell'esercito
spagnolo e fu nominato Governatore di
Modica, Alcamo ed altri paesi, di QUINTO
FABIO, che fu per sei volte deputato pub
blico, podestà di Salò nel 1610 e sposò Giu
stina Pezzana.
Da questo matrimonio nacque GEROLA
Mo, il canonico LELIO, dottore collegiato,
GIOVANNI BATTISTA, Lettore di medicina a
Padova, poi a Pisa, indi a Bologna, CARLO,
il quale seguendo le orme dello zio Ippo
lito, guerreggiò in Italia, in Francia e nel
le Fiandre conducendo uomini a sue spese
agli ordini del Granduca di Toscana negli
Eserciti della Lega (1643), ed infine VIR SONNI.
GINIO (n. 1596), versato in letteratura,
eletto a diverse cariche in città, che tolse
in moglie la nob. Lucrezia Sala dalla quale
ebbe QUINTO FABIO (1641-1698), provin
ciale dei Cappuccini, ANTONIO, canonico e
Vicario generale della diocesi bresciana e
LELIO (n. 1634), dottore di collegio, mari
to nel 1695 della nob. Barbara di Ercole
Fenaroli e padre di VIRGINIO (n. 1697), il
quale sposò nel 1730 la nob. Gerolama
Rampinelli.
Dei figli di costoro tre furono della Com
pagnia di Gesù, due figlie agostiniane e
ANTONIO (n. 1739) ebbe in moglie la nob.
Elisabetta dei conti Soardi, bresciani (1760
1844) , dalla quale ebbe GIOVANNI BATTI
STA, erudito e letterato che commentò la
Divina Commedia e tradusse in terza rima
LETTERAS
il primo libro dell'Iliade. Amico dei pa
trioti del suo tempo, ed in modo speciale
dei fratelli Ugoni, ne sposò una sorella,
Lucia (1792-1871), dalla quale ebbe Ceci
lia in Smancini, Antonio (1817-1896), spo
sato nel 1846 con Matilde Rota (1824
1896) , Caterina (n. 1818), sposata con F.
Rota, Elisa (n. 1822-1888), Elena (1823
1842), Marianna (n. 1831), spos. con A.
Bonoris, ERCOLE (n. 1833) .
Da Antonio nacquero : 1) GIUSEPPE (n.
1850-1923), sposato con la baronessa Emi
lia Fluck von Leidenkron; 2) Lucia (n.
1853), sposata con Carlo de Micheli, magi
strato consigliere di Corte d'Appello; 3)
Paolina (1856-1920); 4) Giulia (n. 1858),
sposata con l'avv. Luigi Gallia; 5) GIO
VANNI BATTISTA (n. 28 febbraio 1861), in
gegnere, cav. della Cor. d'Italia; 6) FEDE
RICO (n. 1864-1927), sposato nel 1898 con
Ada Cadolino (n. 10 novembre 1872), da
cui : a) ANTONIO (n. 10 marzo 1899), spo
sato nel 1926 con Emma Cadeo (n. 15 ot
tobre 1903) da cui: Cecilia (n. 2 settembre
1932); b) GIOVANNI (n. 25 aprile 1904), in
gegnere, ten. di compl. d'artiglieria; c)
ERCOLÉ (n. 2 ottobre 1909).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
col titolo di nobile (mf.), in persona di
GIO. BATTISTA, di Antonio.
Nipoti (figli del fratello Federico): AN
TONIO, GIOVANNI, ERCOLE.
f. l.
ARMA : D'argento
alla fascia di az
zurro carica di
una stella (6)
d'oro, accompa
gnata in capo da
un papavero di
rosso, ed in pun
ta da un monte
di tre cime all'i
taliana di verde,
movente dalla
stessa.
DIMORA : Roma, S. Benedetto del Tronto e
Portocivitanova.
Con deliberazione della Magistratura e
del Consiglio Tolentinate in data 30 luglio
LETTERA S
1753, a NICOLA Sonni e sua discendenza in
perpetuo, fu concessa la nobiltà di I gra
do della città di Tolentino.
La famiglia è iscritta nell'Elenco Nob.
Uff. Ital. con il titolo di patrizio di Tolen
tino (mf.), ed è rappresentata da :
Ramo primogenito
Marianna, n. Tolentino 23 novembre SOPRANI.
1854 dai fu Ludovico (1823, † 1875), e fu
Annunziata Reali; sp. a Domenico Erco
loni di Ascoli Piceno (resid.: Roma, via
Cagliari, 13) .
Nipote: (figlia di Socrate (1853, † 1923),
di Ludovico, fratello di Marianna, e di
Carolina Guidoni da Tolentino) : Eida, n.
Tolentino, 25 marzo 1879, sp. 24 febbraio
1916 a Girolamo Orlando di Novara.
Ramo secondogenito
RENATO, n. a Chieti nel 1899; figlio del
fu Angelo (1858, † 1923), di Ludovico, e
Caterina Nigra; sp. 26 agosto 1918 con
Maria Mercarelli.
Figlio: SILVESTRO, n. a S. Elpidio a Ma
re, 20 giugno 1919 (resid.: S. Benedetto
del Tronto).
Sorella: Albertina, n. Chieti, 6 giugno
1892; sp. 16 febbraio 1921 con Bonaventu
ra Ottaviani (resid.: Portocivitanova).
p. c. b. o.
* SONNINO.
ARMA: Troncato
di rosso e d'az
zurro da una fa
scia d'oro soste
nente un leone
di argento, na
scente.
DIMORA: Livorno,
Firenze e Roma.
S. M. Umber
to I, Re d'Italia,
con suo R. Decre
to di motu-proprio del 1882, concesse a
questa famiglia, alla quale appartenne il
senatore e ministro SIDNEY Sonnino, il ti
tolo di barone con trasmissione primoge
niale mascolina.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (mpr.), in perso
na di GIORGIO (†), di Isacco.
PAGINA 371
Figlie: Margherita in Somma; Giorgina
in Guzzolino.
Fratelli: SIDNEY (†), Alice ved. Ghibez
zi; Edith, ved. di Francesco De Renzis;
Emmelina ved. di Cola De Renzis.
V. S.
ARMA: Inquarta
to : nel rº e 4º
d'argento, alla
torre di rosso,
merlata di 4 pez
zi alla ghibelli
na, aperta e fine
strata del campo;
nel 2º e 3º d'az
zurro al monte
di tre cime d'o
ro, movente dal
la punta e sormontato da due stelle
d'oro.
DIMORA : Piacenza.
Famiglia originaria di Piacenza. Un
GIOVANNI URBANO Soprani, dottore colle
giato, iscritto nell' Albo Piacentino nel
1470, fu giureconsulto distinto e venne
detto il Sapiente. Un NICOLÒ, insigne giu
reconsulto, fu inviato dai concittadini in
Fiandra presso Alessandro Farnese nel
1587 per chiedere il ripristinamento a Pia
cenza del Consiglio di Giustizia insediato
a Parma; nel 1595 venne nominato con pa
tente ducale commissario generale e visita
tore degli Stati di Castro e Ronciglione. I
due fratelli VINCENZO e CARLO ottennero
coi loro discendenti maschi, da Ranuccio
Farnese, con privilegio del 24 novembre
1678, il titolo di conte. FRANCESCO, figlio di
Nicolò (1745-1820), fu chiaro letterato, fu
intimo del Giordani, che per lui dettò la
seguente iscrizione : « Francesco del Co.
Nicolò Soprani
gentile ingegno ornato
di lettere e di facondia — nettissimo di su
perbia e di vilezza
tenace del giusto e
pietoso a' poveri — buono in casa e in cit
tà- morto sessagenario ai 3 di marzo 1840
meritò nelle esequie- straordinari se
gni
di universale benevolenza » . Sua fi
glia Albina, nata da Luigia Caravel, sposò
il conte Perletti; fu forbita scrittrice e poe
tessa gentile.
PAGINA 372
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (m.), in persona dei
disc. da Vincenzo (1678), ed è rappresen
tata da NICOLÒ, di Francesco, di Nicolò.
Figli: FRANCESCO, Teodolinda, Carolina
in Comassio.
Figli di Francesco: FERDINANDO, Eva in
Ferrini.
* SOPRANIS.
g. d.
ARMA: D'azzurro
al leone corona
to d'oro, sedente
in maestà sulla
pianura erbosa
al naturale.
DIMORA : Genova.
Fu l'Albergo So
pranis uno di quel
li costituitisi a Ge
nova sullo scorcio
del XIV ed ai pri
mordi del XV secolo. Sembra il nome de
rivi da Ottino Soprano, figlio di Telamosi
no de' Telamosini « de Cremona, civis et
habitator Januae », che appare con la mo
glie Ginevra Cigala in cartulari del Banco
di S. Giorgio degli anni 1345, 1348, 1383,
ambasciatore al Signore di Milano nel
1342, suocero di Emanuele Squarciafico
(1400) . Opicio Sovrano appare pure nei
cartulari di S. Giorgio del 1363. Giovanni
(di Ventimiglia) ivi pure nel 1364, podestà
di Arcola nel 1342.
Molte furono le famiglie che costituiro
no questo Albergo, il che ne dimostra l'an
tichità.
1. Giudice.
Paolo Sopranis o Iudex è
nominato in atti Andreolo Cayto (1404).
2. Spezia.- Raffo de Sopranis o Specia in fasciculi notariorum (1424) .
è testimonio in convenzioni di Scio (1402);
in atti Luigi Tarigo (1404). Bartolomeo
(1420), segretario di Alfonso d'Aragona re
di Napoli, scrittore, ambasciatore, provvi
de grano in tempo di carestia; concorse a
pacificare i genovesi con re Alfonso. Gia
como, elettore in S. Giorgio (1436).
3. Accursio.
Giovanni Sopranis o de
Accursio in atti Andrioli Cayti (1404), in
compere S. Giorgio (1408).
4. De Persio.
Pietro, anziano (1404,
LETTERAS
1413, 1417), elettore (1404), officiale di
provvigione (1410), emendatore delle ga
belle (1415), officiale di Romania (1417,
1422), console dei Catalani (1420), salvator
del popolo (1420), partitore delle avarie
(1424). Sua cappella (1414) e sua lapide
(1417) nella chiesa e nella sacrestia del
Carmine.
5. De Pinu.
Marco in atti 1405; Gio
vanni de Sopranis de Pinu in compere di
S. Giorgio (1408, 1430), anziano (1410),
officiale di Romania (1412), padrone di
Galea (1416), elettore (1417), officiale del
sale (1417); Giuliano in compere (1414),
anziano (1415, 1417); Stefano, console dei
Catalani in Caffa (1447, notaro Andrea de
Corio), luogotenente in Pera (1447).
6. De Benedetti.- Bartolomeo e sua
moglie Violante Toso in compere di San
Giorgio (1408), in atti di Giovanni de Pi
neto (1412).
Guizardo in atti Gio.
7. Caparaggia.
de Alegro (1404, 1413).
8. Taddei.
Quilico, notaro, capitano
a Galata (1384), all'impresa contro Tunisi
( 1388), ambasciatore al Papa (1396), pode
stà di Pera (1411), si fece dire Sopranis co
me in atto 9 marzo 1415, ufficiale di prov
vigione, anziano (1417); Raffaele, pure an
ziano (1417) .
9. De Facio.
Originari di Corsica, par
te si fecero dire Sopranis. Donato « abbas
emit oppidum Calvi in Corsica »; Luchino
fu candidato al Dogato (1350); Clemente,
capitano di dieci galee, portò a Genova Pa
pa Urbano VI; suo figlio Giovanni fu com
missario, anziano.
10. Musso.
Percivalle Sopranis o Mus
so, anziano, genero di Giannotto del Car
mo (1412).
11. De Carmo.
12. Pico.
Benedetto e Agostino
Simone, console delle cale
ghe (1413); Geronimo in cartulari di Me
liaduce Salvago (1442, 1447); Agostino e
Giovanni in atti Bradio de Bagnara (1432);
Ambrogio elettore (1477); al giuramento di
fedeltà al Duca di Milano (1488).
13. De Pagana.
Gio. Corvario (1430).
14. Donati.
Giovanni in atti di
Giuliano, officiale di mo.
neta (1474), id. di S. Giorgio (1475), capi
tano di libertà (1478), anziano (1481), com
LETTERAS
missario in riviera (1481 e 1485); Bartolo
meo, mercante gulelfo (1500); Gaspare So
pranis Donato in atti di sicurtà (1487 e
1498), sindicatore (1498), officiale di Ban
chi (1498), anziano (1500), officiale di San
Giorgio (1500), clavigero di S. Giovanni
Battista (1500), console di Tunisi, amba
sciatore all'imperatore di Costantinopoli
(vedi Istruzioni del Governo della Serenis
sima Repubblica, in Atti della Società di
Storia Patria, vol. XXXII), catturato sulla
nave Gropalla, officiale di gazzaria (1511),
morto 1512 (vedi atti Nicola de Brignali,
cancelliere).
15. Bandinelli.
Antonio, consigliere
(1437), Tomaso, anziano (1506), console di
ragione (1506), della Compagnia della Pa
ce (1509), guelfo, officiale di sanità (1514),
proposto per podestà di Scio (1515), sindi
catore (1516), officiale di Banchi (1511), di
mercanzia (1520).
16. De Riparolio.
Beato Bonifacio,
dei Minori Osservanti (1330); Luigi, capi
tano della libertà (1477), (vedi Della Cella);
Francesco, ufficiale di moneta (1484), com
missario (1484), anziano (1485 e 1493),
partecipe in una nave (1486), proposto per
podestà di Scio (1494); Giannotto, parteci
pe inuna nave (1484), officiale di mercan
zia (1487), di moneta (1488), di S. Giovan
ni (1490), anziano e clavigero del Sudario
(1509), mercante ghibellino; Antonio, qm.
Giacomo, mercante ghibellino, sindicatore
(1503), console delle caleghe (1505); Bar
tolomeo, qm. Giannotto, anziano (1506),
ufficiale di mercanzia (1519); Pietro, della
Compagnia della Pace (1509); Francesco,
mercante ghibellino (1518), come Geroni
mo, qm. Giannotto, officiale di moneta
(1519).
I Sopranis de Riparolio, entrati nel 1528
nell'Albergo Cibo, si estinsero nel rev. Ar
cangelo, religioso teatino (vedi atti Gian
nettino Odone, 21-23 aprile 1660).
17. De Andoria.
Venendo da ultimo
a parlare di questa famiglia, alla quale ap
partengono gli attuali rappresentanti dei
Sopranis ed il nome della quale si incontra
già nel 1294 il 13 aprile con Pietro de An
doria, compreso in una lista di danneggiati
dai corsari greci, conviene osservare che
anche questa era costituita da diverse fa
miglie, come Morino, Giuba, Negri, Agne
PAGINA 373
se, Bonanato, che dalla comune località di
origine, Andora in riviera di Ponente, ave
vano probabilmente tolto il cognome.
Infatti in un atto di compera del 1402
appaiono due fratelli Morino de Andoria;
in atti del notaio Gio. Brignali (1451) sono
nominati Nicolò Giuba de Andoria e sua
moglie Mariola, di Nicolò Cigala; si ha nel
1445 supplica per abitar Genova di Giaco
mo, qm. Andrea, di Negro di Andora, che
è teste in atti di Gerolamo Carrega del
1448. Esisteva nella chiesa di S. Domenico
sepoltura di Bartolomeo Negri de Andoria
sotto la data del 1446. Bernardo Agnese De
Andoria è nominato in compere di S. Gior
gio del 1402. Bonanato del Molo è uno dei
sei consoli nel 1100 (Giorgio Stella, libro
I : Cristoforo Ciprio- Historia). Lo storico
Caffaro lo chiama Bonnomarus e mons.
Giustiniani Bonamato; forse per errore di
copista.
Alò Boneanà sottoscrive alla pace pisana
nel 1188, Guglielmo è consigliere nel 1262
(vedi Roccatagliata), Bonanatus de Bona
nato è compreso in una lista di cittadini
genovesi che avevano subito danni a Salo
nicco, per i quali gli ambasciatori della
Repubblica dovevano chiedere riparazione
all'imperatore a Costantinopoli (vedi istru
zione all'ambasciatore Nicolò Spinola del
1294). Lo stesso appare in cartulario di San
Giorgio (1334), come Giorgio e Andreolo...
« qui stat ante turrim Albarii » nel 1348.
Antonio di Andora o Antonio Bonanato di
Andora appare in cartularo « comperae
Monaci » nel 1357 a carte 17 e 24 con la
dicitura : « ...sub nomen eiusdem Antonii
qui tamen inscribitur Antonius Bonanatus
de Andoria ». Questi fu padre di Selvag
gia, Angelina, notata in cartulario di San
Giorgio come « filia » qm. Antonii Bona
nati de Andoria, di Agostino, Maddalena e
Giacomo. Da lui discendono i De Andoria
detti poi Sopranis. Marco, ortolano in Bi
sagno (1312) . Giovanni de Andoria posse
deva casa in « carroggio » dell'Oliva (1339,
atti Giorgio Ponte); Oddo è notato in co
nestagia mascheronae (1353); Andriolo in
quella di Santa Croce (1353), e così parec
chi altri in altre di tali compagnie; Luigi,
notaro (1361), console delle caleghe (1372),
consigliere (1381), anziano (1391, 1401);
Lanzarotto, drapero, consigliere (1383), in
PAGINA 374
atto di compera (1388); Raimondo, taver
naro, consigliere (1368); Anselmo, consi
gliere (1398); Giovanni, console di S. Pao
10 (1403); Benedetto, notaro del podestà
(1404) , cancelliere dal 1410 al 1420; Batti
sta, qm. Francesco, in atti Antonio Bebe
rone (1409), notaro (1411), console delle
caleghe (1410) .
L'Antonio Bonanato de Andoria, di cui
sopra, è iscritto nella conestagia di Ponti
cello nel 1353 e in quella di S. Fede nel
1356 come tavernaro, in compera di San
Giorgio, donde si rileva essere egli padre
di Guirardo; Agostino, altro suo figlio (ve
di Federici: Fasti), consigliere nel 1391,
anziano nel 1412, capitano di 200 fanti a
custodia della città nel 1415 come confi
dente di ambo le parti, mettendo così fine
alle lotte fra Adorni, Guarachi, Montaldi,
Fregosi e Spinola (vedi Federici, Ganduc
cio, Giustiniani, Foglietta, Recco), padre
del Comune (1426); sua sepoltura in San
Francesco di Castelletto.
Agostino, di Agostino, officiale di mer
canzia (1447, 1456, 1460), del mare (1464).
Baldassarre,
qm. Gabriele, anziano
(1431) , consigliere (1437-38), padre del Co
mune (1439); Melchiorre, suo fratello, car
cerato per debiti, poi censore (1480). Raf
faele, di Agostino, fu ambasciatore al re
Alfonso (1444), capitano di Famagosta
(1462), anziano (1475); nello stesso anno
capitano di quattro galee contro i Cata
lani, ambasciatore in Francia (1479), com
missario in Corsica e clavigero del Catino
(1480), sindicatore (1483) (v. Federici,
ecc.) . Dal suo testamento del 1495 appare
marito di : 1) Claretta Mersalina; 2) di
Catetta Italiana e padre di Giacomo, Filip
po, Antonio, Bernardo ai quali lega fra
l'altro i suoi vestiti a seconda della corpo
ratura di ciascuno. Geromino, di Agostino,
officiale di vettovaglie nel 1478, di S. Gio
vanni nel 1482, è mandato in difesa di Sar
zana contro i fiorentini nel 1458 (Federici,
Ganduccio), Rolando e Antonio, ortolani
in atti Gio. de Luco (1449-1451), Manfredo,
Battino, in giuramento al duca di Milano
(1488). Così Bernardo, mercante ghibelli
no, ufficiale di moneta (1493), anziano
(1498-1514), marito di Battina Adorno.
Giacomo, cittadino « de populo grasso »,
riformatore delle leggi (1500), anziano
LETTERAS
(1501 e 1505), officiale di mercanzia e di
misericordia (1503), di S. Giovanni (1506),
ghibellino, custode del Catino (1503), са
po del popolo (1506), fra i 14 cittadini con
dotti da Luigi XIII a Milano (1507). Bal
dassarre, anziano (1514), Bartolomeo, pa
dre del comune (1515) .
Nella riforma dello stato di Andrea Do
ria del 1528 era stato stabilito in un primo
tempo di mantenere fra i 28 alberghi l'al
bergo Sopranis: invece di esso vi fu inclu
sa la famiglia Cibo ed in essa ascritti i So
pranis de Riparolio in persona di Pietro
Giovanni; Geronimo, Giacomo Antonio e
i Sopranis de Andoria in persona di Ober
to, Filippo, Francesco, Giovanni Battista,
Raffaele, Stefano, Bernardo e i Sopranis
de Pinu in persona di Giovanni Battista.
Anche altri Andora, che non avevano as
sunto il nome Sopranis entrarono nell'al
bergo Cibo : questi, dopo la legge del
1576, che permetteva alle varie famiglie di
riprendere il loro nome, furono posti fra
i Sopranis per decreto del Senato del 28
febbraio 1584.
I Sopranis come le altre famiglie geno
vesi si applicarono al commercio e all'in
dustria. Nel XIV secolo ebbero in pegno
l'isola di Tabarca a garanzia di somme im
prestate pel riscatto del corsaro Dragut
(v. Casoni, Annali) . Fra i mercanti geno
vesi risiedenti a Bruges nel 1496 sono no
minati Francesco e Giannotto Sopranis.
Documenti del 1517 e del 1565 parlano di
<< aedificium a sucaris » gestito alla gran
Canaria da Bernardo de Sopranis in socie
tà con Gaspare e Sebastiano Oliva.
In conseguenza del commercio, ebbero i
Sopranis frequenti soggiorni all'estero, ed
all'estero si stabilirono rami della fami
glia. Atti notarili in spagnolo datati del
1517 a Siviglia parlano di Caterina Calde
rina, vedova di Gio. Antonio de Sopranis
e delle figlie doña Leonora, doña Maria e
doña Isabella e di Bernardo loro fratello,
residente a Messina, ove risultano pure
residenti Oberto e Adamo Sopranis; come
Bernardo Cibo (de Sopranis) a Fiesse nel
1584 (notaro Iacobus Mattheus Masottus).
Filippo, figlio di Giacomo, si trasferì al
le Canarie ove sposò Chiara de Castiglia,
dalla quale ebbe : Giacomo, Geronima in
don Giovanni Pacieco Benavides, gover
LETTERA S
natore delle Canarie e Anna; morì questa
nel 1591 in odore di santità : « ...spicca
rono in lei in grado veramente eroico tut
te le cristiane virtù et i doni soprannatu
rali della divina grazia, come in « Istoria
della sua vita » (Fasti del Federici, note
manoscritte in Archivio Sopranis). Nel
1599 Gio. Francesco Sopranis, qm. Gaspa
re, fa procura a Giovanni Battista Sopra
nis, qm. Antonio, da Londra il 5 di gen
naio. Nel 1609 Giovanni Battista Sopranis
offre in Napoli nobilissimo convito a Gian
Vincenzo Imperiale (Atti della Società di
Storia Patria, vol. « Viaggi di Gian Vin
cenzo Imperiale »). Una dichiarazione del
doge e dei governatori della Serenissima
Repubblica del 1626 attesta che Giovanni
Battista, qm. Gio. Antonio, residente a S.
Cristobal de Tenerife è iscritto nel Libro
della nobiltà della Repubblica, ed è perciò
riconosciuto dalle autorità spagnole come
caballero e hidalgo. Lettere datate da Ca
dice II settembre 1778, 1° giugno 1779 е
30 novembre 1787 indirizzate da Antonio
Sopranis ai Sopranis di Genova, attestano
essere egli discendente da Stefano Cibo de
Sopranis, passato con altri nobili genovesi
in Spagna, ove si stabilì a Xeres, fu dei
primi regidori del Consiglio di Cadice, co
me parecchi suoi successori, fra i quali un
Giacomo, nominato il 6 marzo 1581 ser
gente maggiore di milizia e regidore, ca
riche sempre rimaste nella famiglia. Que
sta continuava ancora insignita di titoli
nobiliari nella prima metà del secolo XIX.
Fra i molti membri della famiglia, che
dopo il 1528 la onorarono in patria son
da ricordare i senatori: Cosimo (1588,
1599, 1606); Bernardo (1590), che aveva
effigie marmorea nella cappella gentilizia
di S. Francesco di Castelletto; Antonio
Maria (1649, 1653, 1657), morto in questo
anno di peste; Raffaele (1659) di cui si
parlerà più avanti; Sebastiano (1662, 1667,
1673, 1676); Francesco Maria (1714); Ber
nardo, qm. Sebastiano (1716); Giovanni
Battista (1748), 1753, 1778) .
Francesco fu capitano di Pieve di Teco
nel 1612; come Domenico nel 1632, che lo
fu di Rapallo nel 1634 (Rossi, Storia di
Sanremo, Della Cella). Bernardo fu capi
tano a Novi nel 1710 e commissario a San
remo nel 1728-29: il suo governo fu fortu
PAGINA 375
noso per l'applicazione di nuove gabelle
(Rossi, opera citata). Più fortunato suo
figlio Giovanni Battista, governatore di
Finale nel 1731, governatore di Corsica
nel 1760, commissario a Sanremo nel 1765
1766-1767. Sebastiano fu capitano di Chia
vari (1730). Bernardo fu governatore di
Novi (1792), Angelo Alberto, suo fratello,
di Finale (1796) .
Nel campo storico, letterario e artistico
emersero : Gio. Gerolamo, gesuita, erudito
in lettere sacre, prefetto del Collegio Ro
mano. Pubblicò opere teologiche e morali,
un compendio della vita di S. Francesco
Saverio (Roma, Bartolomeo Zanetti, 1622).
Morì a Viterbo nel 1629. Parlano di lui
Filippo Alegambe in Biblioteca Scripto
rum S. I., e Leone Allain in Huomini il
lustri. Nel 1643 fu pubblicato in Lione da
Lorenzo Amisson : David Ioannis Hiero
nymis Sopranis genuensis e Societate Iesu
commentario illustratus.
Raffaele, nato 1'8 gennaio 1612 dal se
natore Antonio Maria e da Geronima Oli
va, a 28 anni sposò Bianca Lucia, figlia
del doge Leonardo Della Torre dalla quale
ebbe: Bernardo, Oberto, Agostino, che
non lasciarono discendenti; fu senatore nel
1660 е 1663. Ebbe vari maestri di disegno
e di pittura, fra i quali il celebre Pellegro
Piola e si dimostrò assai valente in que
st'arte. Come scrittore compose fra le al
tre opere : « Li scrittori della Liguria e
particolarmente della marittima » (in4°,
Genova, 1667, presso Pietro Calenzani);
« La vita della ven. Suor Tomasa Fieschi>>>
(in-4°, Benedetto Celle); « Vita dei geno
vesi pittori », pubblicato dopo la sua mor
te dall'amico Gio. Nicolò Cavanna, che vi
aggiunse la vita dell'autore (Genova, pres
so Giuseppe Bottaro e G. B. Tiboldi,
1674); « La sua vita »; « Trattato delle an
tiche medaglie »; « Vita della ven. donna
Anna Sopranis », quasi ultimata. Appena
cominciate : « Note Historiche per la ge
novese historia »; « I liguri illustri »; « Di
scorso sulla famiglia Sopranis ». Rimasto
vedovo nel 1671 entrò negli ordini sacri,
morì il 2 gennaio 1672, un mese prima di
essere ordinato sacerdote. I suoi scritti
sono assai apprezzati dai cultori di storia
e di arte: una piazza nei nuovi quartieri
di Genova porta il suo nome.
PAGINA 376
L'albero di discendenza si può stabilire
così : ANTONIO de Andoria, detto anche
Antonio Bonanato de Andoria, ebbe AGO
STINO, marito di Isabella Guasco (suo te
stamento 1431), donde RAFFAELE, marito :
1º) di Violantina Merlasina; 2°) di Catetta
Italiana (testamento 1° gennaio 1495), da
lui ANTONIO, da questo OBERTO (testamen
to 27 ottobre 1567, notaio Leonardo Ca
mulio), ascritto nel 1528 in famiglia Cibo,
che da Eleonora d'Escovar ebbe BERNAR
DO (testamento 23 settembre 1585, not.
Francesco Bado), marito di Geronima Sca
glia, donde ANTONIO MARIA (testamento 17
luglio 1657, not. Carlo M. Mercante), ma
rito di Geronima Oliva, poi SEBASTIANO,
marito di M. Margherita Taliacarne (te
stamento di questa 20 aprile 1716, not. Al
fredo Marcenaro). Furono suoi figli: AN
TONIO MARIA (sposato ad Elena Saoli, pa
dre di Silvia, monaca e Battina in Saluz
zo), FRANCESCO MARIA E BERNARDO.
Linea di Francesco Maria.
Questi sposò M. Antonia Giannini e fu
padre di SEBASTIANO, ascritto alla nobiltà
il 13 maggio 1780, marito : 1°) di Violanti
na Cicala; 2°) di Pellina Rivarola e padre
a sua volta di Antonia in Rebuffo, FRAN
CESCO MARIA senza prole, ANTONIO MARIA,
che da Maria Bottino sua moglie ebbe SE
BASTIANO. Questi sposò Lilla Raimondo e
fu padre di GIOVANNI BATTISTA, ANGELO
ANTONIO, ufficiale di cavalleria, LUIGI,
Anna in Parodi, FRANCESCO MARIA, dal
quale, marito di Adele Thedenat, per
EMILIO, direttore di una sede della Banca
d'Italia (morto 1897), sposato ad Adele
Pittaluga (vivente), discendono le viventi
Francesca in Vio e Silvia.
Linea di Bernardo.
Questi (testamento 4 febbraio 1740, not.
Carcassio di Aiaccio), sposò Eleonora Sa
luzzo: da lui GIOVANNI BATTISTA (nato 23
dicembre 1702), sposato : 1°)
Vittoria
Doria; 2°) a Maria Brigida dei signori da
a
Passano, donde M. Eletta, monaca, BER
NARDO, ANGELO ALBERTO, nato a Bastia
1759, marito di Benedetta Isola, morto
1799 senza prole.
BERNARDO, n. 4 agosto 1757, † 1836, spo
sò Teresa Nervi: ebbe una femmina M.
Brigida, nubile (1786, † 1875); dei nume
rosi maschi ben 6 abbracciarono lo stato
LETTERA S
ecclesiastico: RAFFAELE, nato 24 ottobre
1791 a Novi, canonico a Savona, abate di
N. S. del Rimedio, morto a Genova 1866;
LUIGI, nato a Novi, 19 gennaio 1793, ge
suita; EUGENIO, nato a Genova 26 gen
naio 1796, pure gesuita, morto il 1° feb
braio 1895 a Padova. Il rettore di quel col
legio, annunziandone la morte ai parenti,
scrive fra l'altro: « ...esempio di regolari
tà, di ubbidienza, di dolcezza... La sua as
siduità al confessionale era veramente stra
ordinaria : nel tempo pasquale confessava
egli solo da 2 a 3 mila persone ».
GEROLAMO, nato 18 giugno 1797, abate
elemosiniere alla Corte di Torino, appas
sionato bibliofilo. FELICE (n. 20 gennaio
1799, † 1875), pure gesuita, sostenne cari
che nel suo ordine, come quella di assisten
te per l'Italia, fu a Nuova York e lunga
mente a Roma al Collegio Romano. Degli
altri due figli, ANGELO morì nel 1813 all'o
spedale di Lipsia durante le guerre napo
leoniche e finalmente il primogenito GIO
VANNI BATTISTA, nato 29 settembre 1788,
sposò Livia Isabella De Mari e fu padre di
BERNARDO (1813, † 1891), marito di Argen
tina Rocca e padre a sua volta di Isabella
in Pinelli Gentile e di GIUSEPPE (n. 24 di
cembre 1821, † 5 dicembre 1903), marito
di Maria Remedi (n. 29 giugno 1822, † 12
aprile 1904), riconosciuto nei titoli di mar
chese (mpr.), di patrizio genovese (m.),
con D. M. 31 aprile 1898, padre di Livia
(1848, † 1864), GIOVANNI BATTISTA (n. 31
ottobre 1851, † 3 dicembre 1913), Clelia,
(† infante), Luigia (n. 1857), vivente, ve
dova Galleani d'Agliano, BERNARDO (n.
17 marzo 1866), vivente. GIOVANNI BATTI
STA, ingegnere, direttore per lunghi anni
della Raffineria degli Zuccheri Ligure
Lombarda in Sampierdarena ebbe in mo
glie Pierina Sopranis, vivente, e figli:
Maria (1888), vivente, Elisa (1889, † 1896),
Teresa (morta infante 1892), GIUSEPPE
(1893), dottore in giurisprudenza e cava
liere del S. O. M. di Malta, ufficiale di ar
tiglieria durante la grande guerra, mem
bro di varie opere di beneficenza, corri
spondente di riviste di coltura; РоMPEO,
nato 1895, dottore in giurisprudenza, pre
stò servizio in tempo di guerra come te
nente nel reggimento di Lucca cavalleria,
prima al fronte italiano e poi in Macedo
LETTERAS
nia, croce di guerra (1918); RAFFAELE (n.
1906, † 1914).
b) BERNARDO, dottore in giurisprudenza,
cameriere di cappa e spada di Sua Santità,
cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro per
collaborazione ad opere di assistenza civile
durante la guerra e della Corona d'Italia,
segretario, presidente ed ora membro del
la Commissione Araldica Ligure, priore del
Magistrato di Misericordia, governatore
della Compagnia di Misericordia, ammini
stratore di qualche altra opera pia, ha spo
sato il 22 settembre 1904 Laura Serra, di
Gerolamo ed è padre di: Maria (1905),
GIUSEPPE (1907), ingegnere, Maddalena
(1912), GEROLAMO (1918).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese (mpr.), e pa
trizio genovese (m.), nobile dei marchesi
(mf.), in persona di GIUSEPPE, di Giovan
ni Battista, di Giuseppe.
Fratelli: РоMPEO, Elisa Maria.
Zio: BERNARDO.
Figli di Bernardo: Maria, GIUSEPPE,
Maddalena, GEROLAMO.
Ed è inoltre rappresentata da Francesca
in Vio e da Silvia, di Emilio, di Francesco.
b. s.
SORANZO.
ARMA: Trinciato
d'oro e di az
zurro.
CIMIERO : Il corno
dogale.
DIMORA : Venezia.
Illustre famiglia
patrizia e tribuni
zia veneziana, del
la quale le prime
memorie risalgono
alla origine dello
Stato detto latinamente Superantius. Dopo
la distruzione di Aquileia si rifugiò in Bel
luno, trasferendosi poi nelle Lagune Vene
te all'epoca della fondazione di Venezia,
portando grandi ricchezze e diventando
una di quelle tribunizie famiglie che per il
corso di due secoli governarono le Isole
Veneziane. Un CAROLUS SUPERANTIUS è
nominato nella serie cronologica dei tribu
PAGINA 377
ni di Rivoalto nel 549. GIORGIO Soranzo,
sopracomito, partecipò alla battaglia di
Salvore contro l'imperatore Federico; Do
MENICO nel 1192 fu uno dei quarantun e
lettori del doge Enrico Dandolo e quando
questi guidò la spedizione in Terra Santa
come generalissimo, ebbe come generale
delle navi un GABRIELE Soranzo e un PIE
TRO, governatore di una galea; quando il
doge Pietro Ziani, nel 1222, spedì in Can
dia per la seconda colonia alcune famiglie
veneziane, un MICHELE Soranzo era capo
di una di queste, partecipando alla divisio
ne dell'isola in 132 cavallerie e 48 servel
lerie costituite dal Governo della Repub
blica. Ma non solo la posizione politica
fece emergere questa famiglia, perchè an
che il cospicuo censo e la enorme ricchez
za le permisero nel 1294 di armare a pro
prie spese due galere per la guerra contro
i Genovesi.
Coprì tutte le più eminenti cariche della
Repubblica e non vi fu mai epoca in cui
si possa dire abbia avuto minore influenza
nella storia di Venezia generando uomini
eminentissimi in ogni carica pubblica ed
arrivando al dogato con GIOVANNI Soran
zo, che regnò dal 1312 al 1328. E molti fu
rono i generali, gli ammiragli, i senatori,
gli ambasciatori ed i procuratori di San
Marco.
Si divise in molti rami, che al cadere
della Repubblica erano sedici. Attualmen
te ne sussistono cinque, uno dei quali vie
ne erroneamente chiamato Mocenigo So
ranzo, ramo che in virtù delle disposizioni
testamentarie del 19 ottobre 1691, in atti
di Andrea Porta, notaio veneto, pubblicate
il 13 febbraio 1693 da Alessandro Contari
ni, disposizioni lasciate dal procuratore di
S. Marco ALVISE detto TOMASO Mocenigo,
defunto senza discendenti, ebbe l'obbligo
diinquartare lo stemma e aggiungere il co
gnome del predetto testatore, il quale la
sciò il suo ricco censo con tali obblighi ai
suoi pronipoti, figli di Giovanni Soranzo.
L'imperatore d'Austria Francesco I, con
S. R. 22 novembre 1817, confermò а Тно
MA Mocenigo Soranzo la nobiltà del patri
ziato di Venezia, al quale era ascritta la
famiglia Soranzo, e con altra S. R. 16 di
cembre 1817 confermò la stessa nobiltà a
Caterina Maria Elisabetta e a Caterina Ma
PAGINA 378
ria Gaspare, sorelle Soranzo, cugine del su
detto Thoma Mocenigo Soranzo. L'impe
ratore Francesco I d'Austria infine, con
S. R. data ad Aquisgrana il 10 ottobre
1810, concesse il titolo di conte dell'Impe
ro Austriaco a Tomaso Mocenigo Soranzo
del quondam Tommaso Mocenigo Soran
zo, detto FRANCESCO, e ai suoi discendenti
d'ambo i sessi per continuata linea retta
mascolina. (Vedi Enciclopedia, vol. IV :
Mocenigo Soranzo de Soresina Vidoni).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio veneto (mf.), N.
U. e N. D. in persona di :
Ramo di S. Barnaba.
MARCO GIROLAMO, di Matteo, di Marco,
di Girolamo. Figli: GIOVANNI, MICHELE,
Maria ed ANDREA.
Ramo di S. Agostino.
Adele, di Pietro, di Lorenzo, ved. Mo
gno . Sorella: Giuseppina in Greppi.
Zie (figlie di Lorenzo, di Pietro): Anna
ved. Bortolatto; Paolina ved. Longana e
Dal Vesco; Elisabetta ved. Dalla Torre.
Ramo di S. Martino.
LETTERA S
scia in divisa di rosso, sormontata da
una cometa d'oro, in palo, accostata da
due semivoli addossati d'argento.
DIMORA: Mantova e Villa di Teolo (Pa
dova) .
L'attuale famiglia Sordi discende, per
via d'adozione, dalla Casa Imperiale degli
Absburgo. Tra il 1665 e il 1670 viveva, al
la Corte dei Gonzaga in Mantova, tale BE
NEDETTO Sordi, di Bartolomeo, il quale, es
sendo senza prole, di buon grado si assunse
l'adozione di un figliuolo della duchessa
Isabella Clara d'Austria (vedova del duca
Carlo II di Mantova, figlia di Leopoldo,
arciduca del Tirolo, e nipote dell'impera
trice Eleonora Gonzaga, moglie dell'impe
ratore Ferdinando II), cui fu imposto il
nome di Ferdinando. Da allora la famiglia
Gonzaga, in riconoscenza di tanta affezio
ne e fedeltà, assecondandolo nei suoi traf
fici, rese in breve tempo quel Benedetto
assai ricco, tanto ch'egli si potè così co
struire (sulle case degli Agnelli) il son
tuoso palazzo della famiglia tuttora abita
to dai discendenti, mirabile ed imponente
LUDOVICO MARIA, di Camillo, di Ludo- costruzione barocca dell'architetto Gefles,
vico Maria, di Vincenzo.
Figli: GIOVANNI e Cecilia.
Sorella: Cecilia.
Ramo di S. Moisè.
GUSTAVO, di Francesco, di Sebastiano.
Ramo di S. Polo.
(Vedi Mocenigo Soranzo).
Altro ramo è iscritto nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rap
presentato da GIUSEPPE, di Pietro Carlo,
di Alvise.
SORDI.
V. S.
ARMA:
Inquarta
to : nel rº e 4º
d'oro, all'aquila
di nero, corona
ta del campo; nel
2º e 3º d'argen
to, al leone di
rosso,
coronato
d'oro, quello del
3º punto rivolta
to; sul tutto di
azzurro, alla fa
fiammingo, ornato di colossali statue del
Barberini; sull'angolo poi della facciata
spicca il busto di esso Benedetto con queste
ornamen
parole : « Animo Longe Major Benedictus
Surdius cujus imaginem vides
tum amplissimae civitati aeternum posteris
comemoratio decernebat » (Gefles Fran.
Architecti, MDCLXXX). Questo Benedet
to, infine, fu nominato maestro di Casa,
tesoriere e sopraintendente ai cavalli di
S. A. Ser. e nel 1688 accompagnò il duca
di Mantova, Ferdinando Carlo, nella spedi
zione fatta da lui in Ungheria presenzian
do anche alla battaglia di Belgrado.
Intanto il suddetto figlio adottivo, Fer
dinando, crebbe un così compito e perfetto
cavaliere, che venne inviato in Francia in
qualità di ambasciatore (1707) e in patria,
nominato questore del Magistrato. Aman
te anche degli studi, pubblicò alcuni la
vori poetici : Il Palladio rapito, scelta di
poesie volgari e latine. Ferdinando fu in
fine al servizio del duca di Parma. Il figlio
suo, BENEDETTO, ottenne dall'imperatore
Carlo VI il titolo di marchese.
Questa nobile famiglia, in progresso di
tempo, contrasse alleanze cospicue coi con
LETTERAS
ti Morra di Casale, Strozzi, Verri, Mazzuc
chelli, Cavriani ed oggi coi Nani-Moceni
go. GIUSEPPE, zio degli attuali marchesi
(1890), fu cavaliere d'onore e di devozione
del Sacro Militare Ordine di Malta. Infine,
il 28 settembre 1930, il marchese Ferdinan
do con la marchesa Giuseppina Nani-Mo
cenigo ebbero l'alto onore di ricevere nel
loro palazzo le LL. AA. RR. i Principi di
Piemonte sposi da pochi mesi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di marchese (mpr.), in per
sona di FERDINANDO (figlio di Benedetto, n.
1853, † novembre 1911, e di Teresa dei
marchesi Cavriani, n. a San Giacomo delle
Segnate il 24 giugno 1859), n. a Mantova
il 23 settembre 1879; spos. 1'8 aprile 1922
con Giuseppina dei conti Nani-Mocenigo,
n. a Padova 20 novembre 1887.
Figli: BENEDETTO, n. a Mantova il 21 ot
tobre 1925.
Sorelle: Isabella, n. a Mantova il 18 di
cembre 1884; spos. settembre 1916 col con
te Francesco Venier dei conti di Sangui
netto; Maria, n. a Mantova il 22 gennaio
1890; spos. ottobre 1913 col cav. dott. Car
lo de' Marchi.
SORDI.
a. m.
ARMA :
Inquarta
to di rosso e di
argento, a due
rami di rosaio,
in palo, attraver
santi,
decussati
e ridecussati, fo
gliati di verde,
ciascuno termi
nante in una ro
sa dell'uno nel
l'altro; col capo
d'oro, carico di un'aquila coronata, di
nero.
DIMORA : Casale.
Origina questa famiglia da Crescentino
e fu illustrata da GIOVANNI PIETRO († Ca
sale, 13 settembre 1598), di Guglielmo, che
ebbe la carica di presidente del Senato di
Casale, dove fu aggregato a quella nobiltà.
Fu pure scrittore di materie legali e lasciò
opere a stampa. Ebbe in feudo punti di
PAGINA 379
Coniolo donatigli da şuo suocero Camillo
Becchio di Coniolo. Suo figlio GUGLIEL
Mo, che fu dottore di leggi e senatore a
Mantova, sposò Francesca figlia di Gio
vanni Alberto Bertarelli signore di Tor
cello, il quale testò (1614) a favore dei fi
gli della sua figliuola. Costei fu investita
di Torcello il 20 marzo 1615, e il di lei fi
glio primogenito, GIOVANNI ANDREA, fu
investito il 12 dicembre 1619. Essendosi
Giovanni Andrea fatto frate francescano,
fu investito del feudo suo fratello FRANCE
sco il 22 dicembre 1634. Questo feudo era
stato eretto in contea il 1° novembre 1623
per la donazione di 1350 scudi.
Questa famiglia continuò attraverso a
personaggi che si illustrarono nelle cari
che civili e militari, ed ultimo è ALBERTO
(n. 27 febbraio 1851), figlio di Francesco
e di Osanna di Giuseppe Della Rovere.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Torcello (mpr.),
in persona dei discendenti da Giacomo
( 1778) .
* SORDINA.
ARMA: D'argento
al braccio vesti
to di rosso, te
nente con la ma
no di carnagione
una
tromba di
l. b.
rosso posta in
sbarra; il braccio
accompagnato in
capo da tre stelle
di otto raggi, or
dinate in fascia,
e da un monticello di tre cime uscente
dalla punta dello scudo, il tutto di verde.
DIMORA : Venezia e Trieste.
Antica famiglia di origine veneta, trasfe
rita a Corfù per ragione di commercio.
Avendo contribuito alla difesa di Corfù
contro i Turchi, fu aggregata a quel nobi
le Consiglio nel 1753 e l'anno precedente
con Decreto del Senato, 6 maggio 1752, a
veva avuto la concessione del titolo di con
te, titoli confermati il 21 luglio 1840 dal
Governo delle Isole Jonie e il 25 gennaio
1881 dall'Imperiale R. Governo Austriaco.
PAGINA 380
Furono riconosciuti in Italia con Decreto
Ministeriale 8 ottobre 1897.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (m.), in persona di
GIOVANNI BATTISTA, di Temistocle.
Fratello: FRANCESCO GIUSEPPE.
SORMANI.
b. c.
ARMA: Troncato:
nel 1º d'argento
al leone d'azzur
ro, linguato di
rosso, tenente
con la branca
anteriore destra
un castello, tor
ricellato di due
pezzi, di rosso;
nel 2º fasciato di
azzurro e d'arg.
CIMIERO: Un leone d'azzurro, nascente,
sostenente con la branca destra un ca
stello di rosso, torricellato di due pezzi.
DIMORA: Pomelasca d'Inverigo (Como) e
Milano.
Antichissima famiglia patrizia milanese,
originaria di Sormano, alpestre villaggio
tra i monti della Vallassina. Le prime no
tizie storiche risalgono a OTTONE DE SOL
MANNO, di Anselmo, partigiano di Federico
Barbarossa nella lotta contro Milano, onde
i suoi beni, al tempo dell'assedio, furono
confiscati dal Comune (cfr. atto del 28 a
gosto 1178, conservato nel R. Archivio di
Stato in Milano, Raccolta delle Pergame
ne, Chiaravalle, cart. 555, pergamena N.
132).
Secondo il Fagnani (Familiarum Com
menta, ms. in Archivio di Stato in Milano,
vol. VIII, pag. 483) ALBERTINO de Sorma
no era uno dei più ricchi cittadini di Mi
lano: figura infatti fra i centoventi mila
nesi, ai quali con decreto del 22 marzo
1395 Gian Galeazzo Visconti impose un
prestito di 19.000 fiorini d'oro alla Camera
Ducale. (C. Santoro, I Registri dell'Ufficio
di Provv., p. 47, n. 238 e 239). Il Sitoni di
Scozia (Theatrum Genealogicum Familia
rum, ecc. Mediolani, ms. del 1705 in Ar
chivio di Stato in Milano) ed Enrico Casa
LETTERA S
nova (Nobiltà Lombarda, Genealogie, a
cura di G. Bascape, Milano, 1930, fami
glia Sormani) fanno cominciare la genea
logia di questa famiglia da un ANTONIO, fi
glio d'Ambrogio, che fu notaio negli anni
1409-1414 e diè i natali a MARTINO, anche
egli notaio negli anni 1425-52. Da Martino
nacque TADDEO, decurione di Milano nel
1470, che acquistò e restaurò nel 1485 l'an
tico e storico palazzo con la famosa torre
della Credenza di S. Ambrogio, elegante
edificio in stile lombardo, di cui rimango
no tuttora alcuni artistici frammenti nel
cortile del palazzo dell'attuale via Spadari,
п. 2.
Taddeo, come scrive il Fagnani, figura
anche tra i cittadini eletti il 28 dicembre
1470 per prestare giuramento di fedeltà al
primogenito del duca Galeazzo Maria
Sforza.
Sposò in prime nozze Margherita Bru
gora, di Cristoforo, farmacista ducale, ed
in seconde nozze Giovanna del Pozzo.
Dalla prima consorte, tra gli altri figli,
ebbe PAOLO FRANCESCO, cavaliere dell'Or
dine Militare di S. Stefano, morto nel 1585
a Castano di Numidia « pro fide ortodoxa
tuenda », e GIO. ANDREA, che profuse gran
di ricchezze in opere benefiche e fondò in
S. Maria degli Angeli di Milano (S. An
gelo) una cappella gentilizia, o sepolcro di
famiglia, ove egli e i suoi discendenti tro
varono sepoltura fino alla fine del seco
lo XVIII.
Da Bianca Pirovano, di Tomaso, sua
moglie, Gio. Andrea ebbe il figlio GIO.
PAOLO, banchiere (1566, 1595), che sposò
Alba Trivulzio, figlia del conte Gio. Fer
mo, e fu padre di ANTONIO (1601, 1620) .
Da Antonio e da Cecilia Rovida di Galeaz
zo, sua moglie, nacque PAOLO GIUSEPPE
(1604-1671).
Questi salito ancor giovane ad improv
visa fama dopo il noto fatto d'arme del
Ponte di Lecco (1635), dove alla testa
di 4000 brianzoli, raccolti al suono dello
storico campanone di Brianza, riuscì ad ar
restare ed a respingere la travolgente avan
zata del duca di Rohan, Paolo Giuseppe fu
creato mastro di campo generale da Filip
po IV di Spagna e poco dopo, con diploma
6 ottobre 1656, venne insignito del titolo
di conte trasmissibile ai discendenti maschi
LETTERAS
primogeniti, appoggiato al feudo di Missa
glia, acquistato dalla R. Camera il 13 ago
sto 1648 con istrumento rogato dal notaio
Mercantolo. Sposò in prime nozze Ma
rianna Giussani, di Fulvio, ed in seconde
Margherita della Porta. Dalla Giussani eb
be due figli: ANTONIO E FRANCESCO. Anto
nio (1657-1730), che può essere considera
to come il più celebre personaggio della
famiglia, dopo essere stato ministro pleni
potenziario di re Carlo III alla corte di
Londra e governatore di Tarragona, parte- SORMANI.
cipò a moltissime campagne in Ungheria,
Germania, Spagna, Portogallo e Italia, se
gnalandosi in varie battaglie ed assedi, e
pose fine alla sua lunga e brillante carriera
col grado di maresciallo di campo generale
degli eserciti spagnuoli. Morì governatore
di Pavia nel 1730. FRANCESCO (1646-1726)
fu dei LX Decurioni di Milano e del Con
siglio Segreto di Carlo VI (1689), amba
sciatore della città di Milano presso Inno
cenzo XII (1699), conservatore degli Ordi
ni, governatore del Banco di S. Ambrogio
(1700), giudice delle strade (1707), есс.
Sposò Giulia Calderari di Bartolomeo e ne
ebbe tre figli maschi, cioè PAOLO, LORENZO
edANTONIO, ciascuno dei quali diede luogo
in seguito ad un ramo ben distinto delia
famiglia.
Dal primogenito Paolo sorti i natali AN
TONIO, che il 30 gennaio 1755 contrasse
matrimonio con Maria Spinola e n'ebbe
CESARE, nato il 18 febbraio 1756. Da Ce
sare e da Fulvia Giussani, del capitano
Fulvio (il matrimonio fu celebrato a Inve
rigo il 9 ottobre 1786), tra gli altri figli
nacque CARLO, il 17 marzo 1799 in Milano
(parrocchia di S. Marco). Questi sposo Te
resa Silva di Francesco Nicolò e n'ebbe
ANTONIO (n. Milano, 5 ottobre 1841), che
sposò in prime nozze Caterina Maineri, in
seconde nozze Pierina Rougier, di Achille.
Aquesto ramo con D. M. 30 marzo 1928
furono riconosciuti i titoli di conte di Mis
saglia (mpr ) e di patrizio milanese (m.),
nonchè il diritto al trattamento di don e
donna ed ordinata l'iscrizione nel Libro
d'Oro della Nob. Ital. a favore di FERNAN
DO, di Antonio e di Pierina Rougier, n.
Milano, 23 marzo 1880, spos. Milano, ro
febbraio 1902, con la nobile Luigia Oltro
na Visconti, di Lodovico.
PAGINA 381
Figli: ALBERTO, n. Milano, 17 maggio
1903, sp. Venezia, to luglio 1930 con la
N. D. contessa Teresa Donà Dalle Rose, di
Luigi; LODOVICO, n. Milano, 4 gennaio
1906.
Sorelle: Beatrice, n. 1877 in Barassi; Ro
sa, n. 1878, in Origoni.
Figli di Alberto: Maria Luisa, n. Barcel
lona, 23 aprile 1931.
f. f.
ro
ARMA: Troncato :
nel 1º d'argento
al leone d'azzur
linguato di
rosso, tenente
con la branca
anteriore destra
un castello tor
ricellato di due
pezzi di rosso;
nel 2º fasciato di
azzurro e d'arg.
CIMIERO: Un leone d'azzurro nascente,
sostenente con la branca destra un ca
stello di rosso, torricellato di due pezzi.
DIMORA : Milano.
Dal secondogenito del conte Francesco
e della contessa Giulia Calderani, cioè da
LORENZO, che sposò Elisabetta Nava, ebbe
origine questo ramo della famiglia Sorma
ni. Dal predetto Lorenzo il 5 maggio 1751
in Milano, parrocchia di S. Simpliciano,
nacque CARLO, vicario del Seprio, che spo
sò Lucia Borgazzi e diè i natali ad un al
tro CARLO (n. a Gallarate il 22 gennaio
1776), che ottenne la conferma dell'antica
nobiltà con Sovrana Risoluzione 10 aprile
1816.
Oggi questo ramo è iscritto nell'Elenco
Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (perso
nale) in persona di Adele, n. Milano, S.
Stefano, II febbraio 1853, vedova dell'av
vocato Cesare Rizzi e figlia di Giacomo
(n. Milano, S. Stefano Maggiore, 12 mar
zo 1709; spos. Milano, S. Giorgio in Pa
lazzo, 5 novembre 1850 con Maddalena
Rizzi, di Vittore), di Gerolamo (spos. Mal
grate (Como), 13 novembre 1796 con De
lia Reina, di Giacomo), di Carlo.
f. f.
PAGINA 382
* SORMANI e SORMANI ANDREANI
VERRI.
ARMA: Partito :
nel 1º troncato :
Q
a) d'argento al
leone d'azzurro,
linguato di ros
so, tenente con
le due branche
anteriori un ca
stello di rosso;
b) fasciato di
verde e di oro
(Sormani); nel 2º
d'argento alla torre coperta, merlata alla
guelfa di tre pezzi, racchiusa entro due
trecce a tre capi, piegate in cerchio com
bacianti in alto e decussate sotto la tor
re, il tutto di rosso (Casati).
CIMIERO : Il leone nascente d'azzurro te
nente il castello di rosso come nello scu
do, fra quattro penne, due a destra d'o
ro e d'azzurro, e due a sinistra di rosso
ed'oro.
DIMORA : Milano e Casate Nuovo (Como).
Da Antonio, terzogenito del conte Fran
cesco e della contessa Giulia Calderari, eb
bero origine vari rami dei Sormani.
Antonio sposò nel 1722 Francesca Bo
nenzio, figlia del questore Pietro, e ne
ebbe, fra gli altri, i figli: ALESSANDRO, Lo
RENZO E GIUSEPPE.
ALESSANDRO, nato in Milano il 16 luglio
1740, fu eletto tra i LX Decurioni nel 1770
e ottenne la nomina a ciambellano di Ma
ria Teresa nel 1771; morì nel 1825.
LORENZO, nato a Milano il 21 settembre
1741, sposò nel 1775 Marianna Crevenna
e morì nel 1821. Dalla Crevenna ebbe GIU
SEPPE, nato a Milano il 1° maggio 1771.
Questo Giuseppe, insieme con lo zio Ales
sandro, con diploma 5 novembre 1818 di
Francesco I d'Austria, ottenne il titolo di
conte dell'I. A. trasmissibile a tutti i di
scendenti maschi e femmine. Lo stemma
dei predetti conti don Alessandro e don
Giuseppe fu delineato nel Codice Araldico
Lombardo per decreto dell'I. R. Commis
sione Araldica del 9 dicembre 1822, n.
2904 (a pag. 227) .
GIUSEPPE fu dottore collegiato e viveva
ancora nel 1767.
LETTERAS
Da Giuseppe, figlio del conte Lorenzo e
della contessa Marianna Crevenna, marito
di Gabriella Buronzo Signoris Bussetti del
marchese Emilio di Tortona, sortirono i
natali quattro figli : ALESSANDRO, n. Mila
no, S. Ambrogio, il 25 novembre 1815,
che sposò Carolina Verri, figlia del conte
Gabriele, 1'II marzo 1838; LORENZO, n.
Milano, S. Ambrogio, il 14 dicembre 1816,
sposò nel 1847 Teresa Brambilla; Sofia,
n. Milano, 27 maggio 1813, ed Emilia, n.
Milano, il 25 agosto 1814. Dal primogeni
to Alessandro e da sua moglie Carolina
Verri discendono gli attuali iscritti nell'E
lenco Uff. Nob. Ital. col titolo di patrizio
milanese (m.), nobile dei conti di Missa
glia (mf ), conti (mf.), trattamento di don
e donna, e cioè : PIETRO, n. Milano, San
ta Maria della Passione, il 1° dicembre
1849, spos. con Luigia dei marchesi Bucca
Arconati Visconti. Egli fu deputato al Par
lamento per varie legislature e indi sena
tore del Regno.
Figli: Clementina, n. Milano, 16 otto
bre 1875, spos. Lorenzo dei baroni Lau
gier; Giustina, n. Castellazzo Busca (Bol
late), 15 luglio 1879, ved. del marchese Vi
taliano Crivelli; ALESSANDRO, n. ivi, 23
settembre 1882, spos. Milano, 9 marzo
1907, con Augusta Rosa Amalia Isabella
Vanotti, di Alessandro.
Figli di Alessandro, di Pietro: ANTONIO,
n. 23 aprile 1909, spos. Milano, to gen
naio 1931, con Valeria Comelli; Carla, n.
15 aprile 1910, spos. al dott. Alfonso Ma
rietti.
Figlia di Antonio, di Alessandro: Luisa,
n. Milano, 2 novembre 1931.
Ramo secondogenito discendente da Lo
RENZO, marito di Teresa Brambilla:
UMBERTO, n. Roma, 14 marzo 1882, fi
glio di Alessandro (n. Milano, to gennaio
1843; sp. con Orsola Andreoni), di Lo
renzo e di Teresa Brambilla, a favore del
quale con Decreto Ministeriale del 21 no
vembre 1920 venne riconosciuto il titolo
di conte di cui al diploma 5 novembre 1818
per maschi, il titolo di nobile dei conti di
Missaglia per maschi e femmine e il titolo
di patrizio milanese per maschi.
Cugini: LORENZO, n. Casatenovo, il 25
maggio 1888, di Cesare (n. Milano, S. Fe
dele, 22 maggio 1857, sp. con Erminia Vi
LETTERA S
ganò), di Lorenzo e di Teresa Brambilla;
Teresa, n. Casatenovo, 30 giugno 1891;
LODOVICO.
L'aggiunta dei cognomi Andreani Verri
spetta solo al primogenito e quello Verri
a tutti gli altri discendenti da Carolina
Verri, ultima del suo casato.
f. f.
SORMANI e SORMANI MORETTI.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'argento
al leone illeo
pardito d'azzur
ro,
linguato,
caudato e coro
nato di rosso,
sostenente con la
branca anteriore
destra un castel
lo di rosso; nel
2º fasciato di
verde e d'oro
(Sormani) .
ARMA: Inquarta
to: nel rº e 4º
troncato : a) di
argento al leone
illeopardito d'az
zurro, linguato,
caudato e coro
nato di rosso, so
stenente con la
branca anteriore
destra un castel
lo di rosso; b) fasciato di verde e d'oro
(Sormani); nel 2º e 3º d'argento, alla
sbarra di verde, addestrata da una testa
di moro di profilo, bendata d'argento
(Moretti) .
CIMIERO: Il leone dello scudo.
Мотто : Lealtà.
DIMORA : Bologna e Verona.
La famiglia Sormani è oriunda dalla
Lombardia, e si trasferì a Reggio E. nella
prima metà del secolo XVIII, e GIUSEPPE,
già morto prima del 1752, è detto nei do
cumenti milanese. I Sormani in quell'epo
ca erano mercanti, e come tali sono spe
cialmente indicati i figli di Giuseppe,
GIAMBATTISTA E PIETRO. Quest'ultimo sa
rebbe stato ascritto all'arte della seta, e nel
PAGINA 383
1732 ebbe dalla Comunità la concessione
di una bottega in Piazza Grande (ora
Piazza Vittorio Emanuele) a titolo di li
vello fino alla quarta generazione. Egli
ebbe tre figli: FRANCESCO, Maria e CARLO
che abitavano insieme un caseggiato di lo
ro proprietà (poscia di proprietà Ancini) in
via Spadari, ora via Farini, e nell'ammez
zato di esso (dove poi fu il noto caffè e
bigliardo Chiesi) avevano il negozio di
stoffe; e col loro commercio si erano pro
curate ricchezze ed una molto distinta po
sizione.
GIUSEPPE era diviso dai fratelli ed abi
tava la casa, che fu poi dei Riva Sanseve
rino, nella vicinia di S. Lorenzo.
Francesco, Maria e Carlo nel 1776, du
rante la fiera di maggio, alloggiarono nel
detto loro caseggiato le principesse Bene
detta, Amalia e Matilde d'Este, sorelle del
duca di Modena Francesco III. In seguito
a ciò, e per loro benemerenze, il duca
Francesco III, con diploma 25 novembre
1776, concesse a loro e al nipote MATTIA,
di Giuseppe, che viveva con loro e che ne
fu l'erede, non avendo essi figli, il titolo
di conte. Abbandonarono allora il commer
cio. Mattia sposò la contessa Cristina Vez
zani. Egli aveva un fratello, LUIGI, e di
qui ne vennero i due rami della famiglia:
quello di Mattia, che aveva il titolo di con
te, e l'altro che non aveva titolo nobiliare.
Luigi si era molto arricchito col commer
cio e colla dote della moglie contessa Chia
ra Gnudi di Bologna; ma, per garanzie da
lui fatte, i suoi figli e nipoti caddero in ri
strettezze.
Il conte Mattia ebbe parecchi figli, dei
quali notiamo : il dott. ANTONIO, che fu
segretario della Amministrazione centrale
sotto la Repubblica Cispadana; morì nel
1800; CARLO, che morì militare nell'armata
italiana sotto Napoleone I; GIULIO, sposa
to alla contessa Laura Besenzi, che morì
senza figli nel 1830; GIUSEPPE, che dopo
il 1814 fu segretario della Comunità di No
vellara, dove morì, lasciando tre figli: PA
SQUINO, GEROLAMO E RINALDO; quest'ulti
mo fu erede dello zio Giulio, e dimorò
a
Reggio; ebbe due mogli: donna Emilia
Arici, morta nel 1852, e Carolina Avogadro
di Novara, morta nel 1855, da cui discen
dono i membri viventi del ramo Sormani.
PAGINA 384
Fenicola del conte Mattia sposò un De
naglia.
Il conte FRANCESCO MATTIA continuò la
famiglia, ed ebbe due mogli: prima una
Menozzi, poi la contessa Agata Calcagni.
Fu erede del capitano Moretti, che gli la
sciò un ricco patrimonio, in seguito a che
ne aggiunse il cognome, trasmesso al pri
mogenito CARLO. Fu podestà di Reggio nel
1840 e consultore di Governo. Morì settua
genario il 15 gennaio 1849. Ebbe parecchi
figli : MATTIA CARLO Sormani Moretti, che
sposò la marchesa Camilla Cavriani, del
march. Cesare di Mantova e della march.
Costanza Sordi, ed in seconde nozze la so
rella di lei, Fulvia; Olimpia, moglie del
l'avv. Filippo Cocchi, e Clementina, mo
naca; CLAUDIANO, trasferitosi poi a Par
ma, dove aveva sposata la contessa Casta
gnola; fu distinto scrittore e morì a Parma
il 30 agosto 1857; GEROLAMO, unico figlio
ed erede della seconda moglie contessa Cal
cagni, morto scapolo a Gorizia.
Il conte CARLO ebbe poi due figli:
1) LUIGI Sormani Moretti, n. il 3 di
cembre 1834. Fu segretario dell'Ambascia
ta Italiana a Parigi, deputato al Parlamen
to nella IX, X e XV legislatura. Segretario
del ministro della Guerra sotto la dittatura
Farini, decorato di medaglia al valore mi
litare, prefetto di Venezia, poi senatore del
Regno. Istituì la Banca Popolare di Reg
gio E. nel 1870, da lui diretta per parecchi
anni. Fu anche distinto scrittore, ed oltre
a discorsi pronunciati alla Camera, al Se
nato ed in altre occasioni, lasciò alle stam
pe: Pensieri sulla educazione (Verona, Ti
pografia Civelli, 1855); Dell'Industria
gricola, manifatturiera e commerciale nel
a
Ducato di Modend in ordine ad un Istitu
to di credito- Studi e proposte (Milano,
Tip. Guglielmini, 1858), nonchè parecchi
altri studi. Morì il 9 gennaio 1908.
2) Eleonora, figlia della seconda mo
glie, sposata al conte Maffei di Verona, vi
vente.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (m.) e patrizio di
Reggio (m.), dai disc. da Mattia (1776), ed
è rappresentata da EMILIO (Sormani), di
Rinaldo, di Giuseppe, di Mattia.
Nipoti, figlie del fratello Giulio: Teresa,
detta Resi; Eleonora.
LETTERAS
Eleonora (Sormani Moretti), di Mattia
Carlo, di Francesco, di Mattia, in Maffei.
a. c. c.
* SORREΝΤΙΝΟ.
ARMA: D'azzurro
al leone d'oro
linguato di rosso
posto nel lato si
nistro dello scu
do, accompagna
to nell'angoio
destro del capo
dauna bilancia
a due coppe con
una stella nel
punto del capo,
il tutto d'oro. (R. D. di ricon. 13 marzo
1927 e RR.LL.PP. 7 luglio detto anno)
DIMORA: Napoli.
Famiglia napoletana, che con D. R. 13
marzo 1927 e RR. LL. PP. 7 luglio detto
anno venne riconosciuta nel titolo di nobile
per discendenti d'ambo i sessi.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rappre
sentata da LUIGI, çav. della Corona d'Ita
lia, ingegnere, n. Napoli 8 marzo 1856, di
Carlo († Napoli 14 novembre 1902), e di
Sofia Giura; spos. 16 maggio 1881 con E
manuela Coppola..
Figli: Maria, n. Napoli 10 marzo 1882,
spos. 25 ottobre 1917 con Stefano Brun;
ARMANDO, n. Napoli 15 maggio 1886, spos
Napoli 29 maggio 1922 con Maria Tatafio
re; PAOLO, n. Napoli 23 febbraio 1890; NI
COLA, n. Napoli 8 marzo 1892; Letizia, n.
Napoli 11 aprile 1894, spos. Napoli 25 set
tembre 1920 con Antonio Montefusco; AN
TONIO, n. Napoli 19 gennaio 1898.
Figlio di Armando: CARLO, n. Napoli 23
febbraio 1923.
Fratelli: ROBERTO, n. Napoli 25 maggio
1858; ALBERTO, n. Portici 1° dicembre
1861, presidente di Corte d'Appello; Ευ
GENIO, n. Portici 30 marzo 1864; GUGLIEL
мо, п. Portici 18 settembre 1868, spos. con
Anna Orlando.
Figlio di Guglielmo: ENRICO, n. Napoli
15 agosto 1902.
f. f. p. di s.
LETTERAS
SORRENTINO olim MOLIGNANI.
ARMA: Troncato :
nel 1º di azzurro
a tre stelle d'oro
male ordinate ;
nel 2º d'oro a tre
melenzane al na
turale, con la fa
scia di rosso at
traversante sulla
troncatura, e un
leone al naturale
attraversante sul
tutto. DIMORA: Napoli.
Originata dalla famiglia Molignano, pa
trizia di Sorrento, riconosciuta nobile, nel
1507, dal Re Cattolico, con la formola dei
quattro avi paterni e materni (R. Archivio
di Stato Napoli, Privilegiorum, vol. IX,
1507-1508), in persona di FRANCESCO, figlio
di Mariano Molignano, milite al tempo de
gli Aragonesi, contradistinto col sopranno
me di Sorrentino. Francesco ebbe in mo
glie la nobile Troiana Comes, signora di
Corcumello e Poggio Filippo in Abruzzo,
e di Pomigliano di Atella in Terra di La
voro, ultima di sua famiglia ed ereditaria
di detti feudi.
Ammessa, per la sua nobiltà generosa,
nel 1835, nelle RR. Guardie del Corpo.
(Verbali della R. Commissione dei Titoli,
vol. I, fol. 70, R. Archivio di Napoli).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf ), in
persona dei disc. da Filippo, Baldassarre e
Fortunato, di Domenico, di Baldassarre.
f. f. p. di s.
SOTGIU.
ARMA: Inquarta
to: nel 1º e 4º
d'azzurro al sole
d'oro; nel 2º e 3º
d'argento all'u
livo sradicato al
naturale.
DIMORA : Ghilarza
e Serdiana.
Filippo IV,
di Spagna, volen
do ricompensare
PAGINA 385
gli alti meriti e le elette doti dell'animo,
desiderando rendere omaggio alla onorata
stirpe da cui aveva tratto i natali e volen
dolo innalzare a maggior grado di onore e
di dignità, coi diplomi in data 28 agosto
1632 e 21 aprile 1643 concedeva i titoli di
cavaliere e di nobile a GABRIELE Sotgiu, di
Sardegna, ed ai suoi figli e discendenti
maschi da maschi. Col primo dei detti di
plomi il sovrano concedeva pure agli stes
si l'uso delle armi gentilizie. Ben degni
servizi aveva dovuto egli rendere allo Sta
to, sia in pace che in guerra, se il sovrano
nel rievocarli sentì la necessità di mettere
in evidenza nel diploma nobiliare special
mente quelli prestati nel Parlamento Gen.
presieduto dal vicerè duca di Avellana.
Al Parlamento tenuto sotto la presidenza
del vicerè conte di Montellano fu abilitato
ad intervenire don FRANCESCO Sotgiu nella
qualità di nobile. Ed il nome di don
LUIGI Sotgiu è compreso nell'elenco dei
nobili e cavalieri esistenti nei villaggi di
pendenti dalla R. Prefettura di Cagliari
(e precisamente in Ussana), trasmesso al
la R. Segreteria di Stato e di Guerra presso
il vicerè di Sardegna nel 1823.
Dal matrimonio del predetto don Fran
cesco con Donna Elena Satta nacque in
Galtelli, il 12 gennaio 1693, don AGOSTINO,
che, in seconde nozze, con donna Anna
Minutili, ebbe il figlio don EFISIO, n. il 25
febbraio 1731, in Galtelli, e sposatosi il 13
febbraio 1752, in Ussana, con donna Ma
ria Antioca Martis. Da essi nacque don
VINCENZO, il 25 gennaio 1755 in Ussana,
che sposò il 6 febbraio 1780 in Villaputzo
Maria Rosa Demuro. Il loro figlio don
LUIGI, n. in Villaputzo 28 febbraio 1796,
sposò il 10 novembre 1819 in Ussana
Anna Maria Poddighe. Don VINCENZO, lo
ro figlio, n. ad Ussana il 5 giugno 1823,
sposò in Serdiana il 24 agosto 1844 Pa
squala Mereu ed ebbe due figli, entram
bi nati a Serdiana: 1) don PIETRO LUIGI,
il 29 giugno 1849, sposatosi il 15 febbraio
1886 in Ghilarza con Maria Rosa Contini:
ebbe quattro figli, tutti nati a Ghilarza:
re
Luigia, n. 24 novembre 1886; Vincenza, n.
30 dicembre 1888; ANTONIO PASQUALE, n.
22 dicembre 1891; Giovanna, n. 6 settem
bre 1894; 2) don FRANCESCO, il 18 novem
bre 1862, sposatosi con Doloretta Agus in
Araldica
25
PAGINA 386
San Pantaleo (ora Dolianova); ebbe due
figli, nati a Serdiana : Pasqualina, n. 17
sett. 1893, e VINCENZO, n. 20 ott. 1895.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile
(mf.), don (mf.), in persona di Pietro Lui
GI, di Vincenzo, di Luigi.
Figli: Luigia, Vincenza, ANTONIO PA
SQUALE, Giovanna, Serafina.
Fratello: FRANCESCO t. Figli di France
Sco: VINCENzo, Pasqualina.
* SOTTOCASA.
s. l.
ARMA: Di rosso al
braccio destro,
vestito d'argen
to, movente dal
lato sinistro del
lo scudo, tenen
te
sull'indice
della mano di
carnagione
un
uccello d'argen
to rivoltato; det
to braccio sor
montato da una
casa di argento,
coperta d'oro.
Alias: Di rosso al
destrocherio ve
stito d'argento,
movente dal la
to sinistro dello
scudo, e soste
nente coll'indice
della mano di
carnagione una
colomba di ar
gento,
tata in capo da
sormon
un castello mer
gento.
(Arma
LETTERAS
ni, pag. 114; raccolta Camozzi, n. 1859) .
Alias: Troncato : nel 1º d'oro all'aquila di
nero; nel 2º d'azzurro alla casa d'argen
to aperta di nero, col tetto di rosso.
(Raccolta Castello, pag. 67; Camozzi,
n. 2732) .
GEROLAMO Sottocasa ottenne il titolo co
mitale da Venezia, 12 gennaio 1774, col
feudo di Fracchia, Fraccina e Cassina del
Ferro (Lodi). Questa nobile famiglia ave
va palazzo in Bergamo in via Osmano e
fondi in Pedrengo, dove è ora la tomba
gentilizia. Nella chiesa di S. Bartolomeo
in Bergamo si vedono ancora le lapidi del
le tombe antiche. Girolamo pubblicò molte
poesie d'occasione (1754-1794); altro Giro
LAMO, suo nipote, insieme con Agostino
Prezzati, aiutò il maestro Simone Mayr
nella istituzione d'una scuola musicale in
Bergamo. Nel Consiglio entrarono : il con
te GEROLAMO nel 1779 ed ANTONIO nel
1796.
Da Girolamo, capostipite dei conti, nac
que GIACOMо; da questi e da Alessandra
Codali nacquero : GIROLAMO, LUIGI, A
LESSANDRO, ANTONIO E GIUSEPPE.
Da Girolamo, di Giacomo, e dalla nobile
Ippolita Luigia Camozzi de' Gherardi, so
no nati : Teresa, Elisabetta, ANDREA, GIA
COMO, AMBROGIO, Alessandra, Caterina e
Giuseppa.
Da Luigi e dalla nobile Caterina Ales
sandri sono nati : ANTONIO, LUIGI, GIA
COMO, GIUSEPPE, MARCO, PROSPERO, GERO
LAMO, Pierina, Antonia ed Elisa.
Da Alessandro e da De Cobelli Giuseppa
sono nati : AUGUSTO, ALESSANDRO e МАК
CANTONIO.
GIROLAMO ed ANTONIO quondam Giaco
mo, ottennero conferma della nobiltà il 24
luglio 1820, e sono iscritti nell'Elenco del
1828.
In quello del 1840 sono iscritti col titolo
lato e torricellato di conte, che compete a tutti i discenden
ai lati, pure d'ar- ti : GIROLAMO, GIUSEPPE, ANTONIO, LUIGI
ed ALESSANDRO.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
presentata per il
ricon, della no
biltà, 24 luglio
1820, da Gerola
mo ed Antonio
quondam Giaco
mo) . (Mangano
Ital. coi titoli di conte (m.), nobile (mf.),
signore di Fracchia (mpr.), ed è rappresen
tata da GIROLAMO, di Giacomo, di Gerola
mo, spos. 27 luglio 1899 con la nobile Ga
briella Levi.
Figlie: Elisabetta, n. Milano 24 gennaio
LETTERAS
1906; Arnolda, n. Milano 10 febb. 1907;
Ferdinanda, n. Milano 23 dicembre 1911.
Fratello : ULDERICO.
Figlio di Ulderico: GIACOMO.
Zie: Alessandra in Damioli; Caterina in Morto : La vertu est ma guide.
Saccani; Giuseppina in Comi.
Altro ramo.
MARCO, n. Bergamo 5 dicembre 1852, di
Luigi (n. 24 settembre 1833, † 12 febbraio
1892), di Giacomo, e della nobile Caterina
Alessandri.
Fratelli: GIACOMO, n. Bergamo II otto
bre 1860, spos. 29 luglio 1891 con Ludovi
na Petej; Elisa, n. Bergamo 11 novembre
1862, spos. 28 luglio 1898 con Emilio Zi
lioli; ANTONIO, n. Bergamo 28 marzo 1864;
LUIGI, n. Villongo S. Filastro 19 ottobre
1865.
Figli di Giacomo: Adelina, n. Buenos
Aires 18 gennaio 1895; ANGELO, n. ivi 4
aprile 1897, spos. 27 novembre 1926 con
Vittoria Gian Domenici.
Figlia di Angelo: Ludovica, n. Bergamo
4 febbraio 1928.
Altro ramo.
ALESSANDRO, di Alessandro, di Giaco
mo, e di Giuseppina Cobelli, spos. Milano
19 luglio 1913 con Maria Raffa.
Fratello: AUGUSTO, spos. Bergamo 23
febbraio 1914 con Letizia Crespi.
Figli di Augusto: Maria Antonietta, n.
Bergamo 21 febbraio 1920; Maria Letizia,
n. Bergamo 9 marzo 1925.
SOURDEAU AUX VILLAINS.
g. l.
ARMA: D'azzurro
al montante di
argento, accom
pagnato da tre
stelle di sei rag
gi d'oro, due in
capo ed una in
punta.
CIMIERO su un el
to torneario :
Un uomo selva
tico, al naturale,
nascente, posto in maestà, fasciato ai
fianchi e coronato da una ghirlanda, il
tutto di verde e tenente, colla mano de
stra, una clava al naturale.
PAGINA 387
TENENTI : Due uomini selvatici posti in
maestà, armati di una clava, il tutto al
naturale, il primo nella destra, il secon
do nella sinistra, e sostenenti lo scudo.
DIMORA: Levico e Pergine (Trentino).
Famiglia oriunda dal Cambrésis. Pare di
scenda dalla stirpe dei St. Aubert (v. Car
pentier: L'histoire de Cambraw, vol. II,
pag. 976) . Dall'inizio del XVI secolo fino
verso alla fine del XVII i Sourdeau vissero
in Belgio, quando, causa le conseguenze
della rivoluzione francese, riparararono a
Vienna dapprima, poi a Trieste, a Venezia
e finalmente a Levico, ove la famiglia ri
siede da circa ottant'anni.
Nel 1386 viveva un cavaliere BERTRANDO
DI ST. HILAIRE, detto Sourdeau, e nel 1392
troviamo un GILLES e UGO Sourdeau, da
cui probabilmente discese l'écuyer GERAR
no Sordeau, signore di Tornibus, di cui è
noto il testamento in data 9 febbraio 1518,
e che nel 1500 sposò Aduestaine d'Auber
chicourt, di Giovanni d'Auberchicourt det
to d'Estimbourg.
Il filo genealogico prosegue di qui in
nanzi perfettamente documentato e da es
so appare come i Sourdeau si siano impa
rentati con le seguenti famiglie: de Hol
lain, Gombault d'Archimont, d'Auxy de
Vareilles, de Bargibant, T'Serclaes Tilly
de Linden, d'Eyb, Ognibeni, ecc.
LUIGI TEODORO Sourdeau, signore di Na
mèche, ebbe il titolo di barone di Chin et
de Ramegnies nel 1725, che venne confer
mato nel 1828 da re Guglielmo I d'Olanda.
Da NICOLAS JOSEPH GUISLAIN Sourdeau,
n. a Namur 26 novembre 1734, † a Lim
bourg sur Lahn 1795, e da Marie Therèse
Françoise de T'Serclaes Tilly (n. a Mila
no 21 maggio 1755, sposatasi in seconde
nozze nel 1798 col generale conte Giusep
pe Rosetti de Scander) nacque a Cain
Tournésis il 28 maggio 1784, AUGUSTE
FRANÇOIS MARIE JOSEPH, che fu i. r. vice
ammiraglio, cavaliere d'onore e devozione
del S. M. O. di Malta. Egli ebbe la con
ferma del titolo di barone con decreto dato
a Vienna il 10 novembre 1842 e fu nomi
nato barone dell'I. A. con diploma del I'
aprile 1866; sposò il 10 aprile 1820 Anna
d'Eyb (n. 1793, † 2 maggio 1865), da cui
ebbe:
PAGINA 388
1 ) AUGUSTO, morto in America senza
figli;
2) GIULIO, vice-prefetto, i. r. consi
gliere di Luogotenenza, n. a Vienna 16 di
cembre 1821, † ad Innsbruck 5 gennaio
1916, sposato il 26 aprile 1864 con Pul
cheria Ognibeni (n. Levico 9 marzo 1843,
† ad Innsbruck il 15 dicembre 1915), dai
quali discendono gli attuali rappresentanti
della famiglia;
3) Eugenia, n. 19 maggio 1821, † a
Vienna 12 agosto 1890, sposò il 25 otto
bre 1852 il cugino Federico Sourdeau, da
cui non ebbe figli;
4) Erminia sposò Maurizio de Crosz
e morì a Trento il 2 ottobre 1890, pure sen
za prole.
AUGUSTO MARIA CARLO, di Giulio, n. a
Levico il 15 maggio 1866, † ivi il 25 otto
bre 1926, noto geologo, compì importanti
studi sulla geologia e mineralogia del Tren
tino e legò la propria importante raccolta
mineralogica al Museo di Storia Naturale
di Trento.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone dell'I. A. (mf.),
in persona di CARLO BERNARDINO EMILIO,
di Giulio, di Augusto Francesco, di Nico
lò, n. a Kitzbühel (Tirolo) il 26 aprile del
1871.
Sorelle: Maria Carlotta Anna, n. a Vi
cenza il 12 marzo 1865; Erminia Sofia, n.
a Bolzano il 9 giugno 1873; Luisa Matil
de, n. a Bolzano il 2 novembre 1880.
s. a p.
SOUSA (DE) .
ARMA: D'oro a tre
bande di rosso.
DIMORA : Portogal
lo.
Famiglia di ori
gine piemontese e
che trasferì la sua
dimora in Porto
gallo.
Ad ALESSANDRO
De Sousa, nel 1791,
fu riconosciuto il
titolo di conte di Sanfrè e Motta Isnarda,
trasmissibile ai suoi discendenti in linea
e per ordine di primogenitura.
LETTERAS
Con tale titolo la famiglia è generica
mente iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital.
del 1922 in persona dei disc. dal predetto
Alessandro.
* SOZZIFANTI.
ARMA : Trinciato
di azzurro e di
argento.
Alias: Trinciato di
argento e di nero.
DIMORA : Pistoia.
Questa famiglia,
che sembra pren
desse il cognome
da un «Sozzo di
Fante », da Casore
del Monte in Val
di Nievole, dove
aveva terre eca
stella ,
verso il
1200, quando fu
rono distrutte le
castella della cam
pagna, discese a
Pistoia, subito ot
tenendovi l'ascri
zione all'Ordine
magnatizio.
V. S.
e
TEBERTO
BULDRONE, di
Soldo Sozzifanti,
console dei soldati nel 1207
d'Arciprete, appaiono nel 1209 tra i rap
presentanti di Pistoia che giurarono la pa
ce tra il loro comune e quello di Bologna.
Messer SozzOFANTE fu giudice delle cau
se e consigliere del comune nel 1267. Ser
LAPO, suo figlio, fu uno dei quattro savii
incaricati della riforma degli statuti nel
1283, giudice nel 1297, e nel 1309 depu
tato a trattare gli accordi coi conti di Man
gona.
Il capitano ARRIGO, di Soffredi, cadeva
il 29 agosto 1315 nella battaglia di Monte
catini contro Uguccione della Faggiuola.
PIERO, di Sozzo, nel 1333 veniva nomi
nato da papa Giovanni XXII ammiraglio
di Santa Chiesa.
Fin dal 1334 i Sozzifanti, nelle lotte ci
vili che straziavano Pistoia, avevano ade
rito a parte Cancelliera, e dal 1345 gode
LETTERAS
vano il supremo onore del gonfalonierato
in patria.
SOLDO, di Aldobrandino (1380), militò
« con comando e fama di ottimo capitano >>
negli eserciti della repubblica di Firenze.
BASTIANO, di Gerolamo, alfiere nelle
bande di Piero de' Medici al servizio di
Filippo di Spagna per l'impresa del Porto
gallo (1579), vi morì combattendo.
Lorenzo, di Girolamo, fondò il priorato
d'Arezzo nella religione di Santo Stefano
di Toscana (1593); e ANGELO, di Andrea,
fu nella stessa epoca cavaliere gerosolimi
tano, come poi CHERUBINO, di Alessandro
(1605), BENEDETTO, di Ottavio (1622), Gro
VANNI, di Giovan Maria (1633) e CARLO,
suo fratello (1651).
PAGINA 389
NICCOLÒ, suo figlio, fu vescovo di Pi
stoia e Prato (1872-1883). Al cav. MARIO e
a GIOVAN CARLO, di Gio. Battista Sozzifan
ti, si deve il bellissimo affresco dell'An
nunziazione, fatto dipingere dall'artista
pistoiese Lazzaro Baldi (1687), sopra l'alta
re dei Sozzifanti nel Duomo di Pistoia.
Al tempo in cui si formarono i Libri d'O
ro del granducato di Toscana, chiesero l'a
scrizione al patriziato pistoiese, e lo otten
nero collo stesso decreto 5 maggio 1755,
tre distinte linee della famiglia Sozzifanti :
a) quella (che usò lo stemma trinciato
d'azzurro e d'argento), rappresentata allo
ra dal cav. FILIPPO, del cav. Francesco
Maria, e dai fratelli di lui : VINCENZO, GIU
SEPPE, GIULIO e MICHELE. Quest'ultimo
Molti soggetti di questa stirpe si illustra- dal suo matrimonio con Caterina Conversi
rono pel loro valore sulle galère di Santo
Stefano, e più specialmente ALFONSO (n.
1585), segnalatosi come capitano di galèa
in molti combattimenti contro i turchi, e
morto gloriosamente nella giornata di
Lampedusa (1620), mentre era già in cor
so la sua nomina ad ammiraglio decretata
gli a soli 35 anni di età dal granduca Co
simo II.
Ottimi soldati furono pure GIOVANNI
BATTISTA, di Dinozzo, che si distinse par
ticolarmente alla difesa di Pistoia nella
guerra contro i Barberini (1643); il cav.
ANNIBALE e il cav. AMERIGO, di Cosimo
(1620), nonchè AMERIGO, di Ottavio, il cui
fratello AURELIO a Lampedusa aveva cat
turata la capitana nemica. FILIPPO AGO
STINO, di Girolamo, cadeva nel 1683 all'as
salto delle trincee di Negroponte.
NICCOLÒ, di Giovan Carlo, prima audi
tore del nunzio pontificio a Parigi, fu nel
1768 mandato dalla corte papale, auditore
generale in Avignone.
AURELIO, di Giovan Filippo, era stato
creato senatore a Firenze, e dal 1699 al
1721 fu auditore generale del governo di
Siena.
FERDINANDO, del cavalier priore Giovan
ni, fu della guardia d'onore della grandu
chessa Elisa Baciocchi (1813), poi tenente
dei cacciatori a cavallo di Napoleone im
peratore.
ALESSANDRO, di Filippo, fu senatore del
governo toscano (1848), gonfaloniere di Pi
stoia e ciambellano a corte.
ni ebbe FRANCESCO, AURELIO, BARTOLOMEO
e NICCOLÒ, col quale questa linea si estinse
nel 1862;
b) quella (che usò il medesimo stem
ma), rappresentata dal cav. priore BALDAS
SARE CARLO, del cav. priore Francesco Ma
ria, e dai fratelli GASPERO E GIUSEPPE. Da
detto Baldassare nacquero CESARE LEO
POLDO e tre femmine: Maria Lavinia, Ma
ria Teresa e Caterina. E dal terzogenito
GIUSEPPE († 1779), coniugato con Verdia
na Berti, venne GIOVANNI, che fu padre di
FERDINANDO, Luisa e LEOPOLDO;
c) quella (che usò lo stemma trinciato
d'argento e di nero), rappresentata da Gio
VAN CARLO e dal cav. LUIGI, del cav. Fran
cesco, del cav. Mario. Esso Giovan Carlo,
che vestì l'abito di cavaliere stefaniano 1'8
febbraio 1712, ebbe da Giulia Forteguerri :
FRANCESCO, RUBERTO, NICOLA, MARIO, FI
LIPPO, Alessandra (in Cancelleri), Madda
lena (in Montemagni), Marta (in Rospi
gliosi), Teresa (in Tolomei) e Lucrezia (in
Villani). Da Filippo suddetto nacque A
LESSANDRO, che dalle sue nozze 8 febbraio
1813) con Alessandra Rospigliosi ebbe pa
recchi figli, di cui :
1) ROBERTO (1817-1856), che da Elisa
betta del bali Jacopo Cellesi, ebbe JACOPO
padre di ROBERTO, che ha per figlie Anna
Maria e Giuliana;
2) CESARE, da cui sono nati ALESSANDRO,
Eleonora e MARIO, padre di Anna Maria;
3) GIOVAN CARLO (1823-1908), che fu l'e
rede delle sostanze materne, con l'obbligo
PAGINA 390
di assumere il cognome dei Rospigliosi (ve
di Rospigliosi già Sozzifanti in Enciclope
dia, vol. V, pag. 801).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Pistoia (mf.),
in persona di ALESSANDRO, di Cesare, di
Alessandro, di Filippo, ed è rappresentata
dal colonnello ALESSANDRO, di Cesare, del
sen. Alessandro.
Sorella: Eleonora in Tani-Begni.
LETTERAS
tizie antecedenti all'assunzione del nome
Spada Lavini).
ALESSANDRO, nato a Roma da Giovanni
Girolamo III e da Maddalena dei marche
si di Ceva, fu priore dei Caporioni nel
1742 e in data 30 ottobre 1758 fu ascritto
tra i 60 romani patrizi coscritti al posto
della famiglia Melchiorri estinta; nel 1763
fu conservatore dell'Urbe; il 27 novembre
1763 venne aggregato con tutta la discen
denza al patriziato sammarinese; nel 1769
ROBERTO, di Jacopo, di Roberto, di Ales- ebbe la dignità di ciambellano imperiale;
sandro.
Sorella: Elisabetta in Poggi-Banchieri.
Figlie di Roberto: Anna Maria in Tad
dei e Giuliana.
Figlia di Mario († 1926), di Cesare. di
Alessandro: Anna Maria in Amerighi.
g. d. a. v.
* SPADA LAVINI.
ARMA: Partito :
nel 1º fasciato
di 4 pezzi d'ar
gento e di nero,
le fasce d'argen
to cariche di un
leone di rosso il
leopardito ; col
capo d'oro (con
cessione di Giu
lio III) alla ban
da di azzurro ca
rica di tre monti di tre cime all'italiana
di verde, ristretti, cuciti, a piombo, e
accostata da due ghirlande di verde le
gate di rosso poste nel senso della ban
da, una sopra l'altra sotto (Spada); nel
2º di azzurro all'albero al naturale no
drito sulla vetta di un monte di sei ci
me d'oro all'italiana movente dalla pun
ta (Lavini).
CIMIERO: Un guerriero tenente con la de
stra una spada in palo, e con la sinistra
un «breve » carico del motto : Non iniu
ria.
SOSTEGNI : Due leoni d'oro, affrontati.
Мотто: Ѕ. P. Q. R. (Spada); Nec sorte
nec fato (Lavini).
DIMORA: Torino.
È il ramo primogenito dell'antica e no
bile famiglia Spada (vedi Spada per le no
e nel 1775 entrò a far parte dell'Accade
mia Cortonese degli Etruschi. Egli il r
ottobre 1763 sposò la nobile donna Eleono
ra Lavini, di Vercelli, dama dell'I. O. del
la Croce Stellata, figlia del conte Pom
ponio Lavini, conte di Montepolesco, no
bile di Roma, di Osimo e di S. Severino,
la quale come ultima discendente di sua
nobile famiglia non solo portò in casa
Spada tutto il patrimonio, ma anche tutti
i diritti e i titoli, e i feudi con l'obbligo al
primogenito di aggiungere il cognome e
di inquartare lo stemma Lavini. Da questo
matrimonio ne vennero più figli, fra cui
quel GIOV. BATTISTA, capo del ramo ora
fiorente a Pesaro e a Roma (come si vede
al nome Spada), e Giov. GIROLAMO IV che
fu il primo Spada Lavini, conte di Monte
polesco e come tale ebbe il patriziato di
Macerata, la nobiltà di Filottrano, di Osi
mo e di S. Severino; titoli tutti già di casa
Lavini.
Nacque questi il 30 dicembre 1765 е
morì il 19 dicembre 1821. Sposò egli la con
tessa Giulia de' Medici, dama della Croce
Stellata, morta il 19 dicembre 1821, figlia
del marchese Francesco Orazio de' Medi
ci, ultimo di un ramo della casa granduca
le Toscana, cavaliere di Malta, morto nel
1793; e per questo matrimonio ebbe diritto
di aggiungere al proprio stemma le palle
medicee. Da questo matrimonio vennero
più figli, fra cui AVERARDO, nato a Mace
rata il 24 dicembre 1805 e morto a Pistoia
il 3 aprile 1864. Fu egli curatore della
Biblioteca di Macerata dove nel 1841 ebbe
l'onore di ricevere papa Gregorio XVI; fu
cavaliere di Malta, e poi commendatore,
segretario e Cancelliere dell'Ordine.
ALESSANDRO, primogenito (n. 21 settem
bre 1798 et 27 gennaio 1876), dotto in
LETTERAS
scienze naturali e mineralogia, lasciò molti
scritti. Nel 1848 fu nominato presidente
della provincia di Bologna e nel 1860 se
natore del Regno. Dalla moglie nob. Isa
bella d'Errington d'Irlanda, sposata il 29
maggio 1829 ebbe più figli, fra cui Tom
MASO, nato a Montepolesco 2 maggio 1834
che fu tenente di Genova Cavalleria e nel
1859 combattè contro gli austriaci in Loin
bardia. Egli è il padre degli attuali rap
presentanti la famiglia.
La famiglia Lavini è di antica nobiltà
di Vercelli, e si hanno notizie fin dall'XI
secolo, in cui viveva un LAVINIO. Ebbe il
lustri personaggi fra cui un PIERO (1393) ,
generale al servizio dell'imperatore Fede
rico III; LAVINIO II, pretore a Civitella:
VIRGILIO (1397), colonnello a Fermo di 100
fanti; PIERO E CARLO (1470), cavaliere di
S. Lazzaro. Altro PIERO, figlio del suddet
to Carlo, trasportò la sua famiglia a Fi
lottrano dove comperò nel 1497 il castello
di Montepolesco (di cui si trovano memo
rie fin dal 1027 e già appartenuto al con
vento di Farfa, poi all'Esarcato di Raven
na), posto nella prov. di Osimo. I Lavini
l'ebbero col privilegio di armare 25 guar
die e di tenere pubbliche fiere. Nel 1721
ottennero il titolo di conte di Montepole
sco. La famiglia nella seconda metà del
sec. XVII si divise in due rami: quello di
S. Severino che terminò nel 1721 con il
canonico GIUSEPPE; e l'altro, il principale,
con due femmine: Costanza, entrata in
casa dei conti Palmucci, ed Eleonora che
entrò in casa Spada e vi portò, oltre i be
ni, anche tutti i titoli di casa Lavini
cioè: conte di Montepolesco, nobile di Fi
lottrano, Osimo e S. Severino, patrizio di
e
Macerata. I Lavini furono anche nobili ro
mani dal 1747.
La famiglia Spada Lavini è iscritta nel
Libro d'Oro della Nobiltà Italiana e nel
l'El. Uff. Nob. Ital. con i titoli di patrizio
di Roma (mf.), coscritto (mpr.), patrizio di
Macerata (mf.), patrizio di Terni (mf.),
nobile di Filottrano (mf.), nobile di Osi
mo (mf), conte di Colle d'Alberi (m.),
conte di Montepolesco (mpr.), nobile dei
conti di Montepolesco (mf.).
Oggi la famiglia è così rappresentata :
ALESSANDRO, n. a Torino, 4 gennaio 1870
dal fu conte Tommaso (1834, † 1887), di
PAGINA 391
Alessandro, e fu contessa Elena Coardi di
Bagnasco (1842, † 1888); ufficiale di caval
leria.
Fratelli: 1) EMMANUELE, n. a Torino il
3 gennaio 1872, celibe, avv. (resid.: Tori
no); 2) ROBERTO, n. a Nizza (Francia) il
13 dicembre 1874, ufficiale di cavalleria,
morto in guerra il 19 giugno 1917. Spos.
1º giugno 1902 con la marchesa Laura
Dalla Rosa Prati di Parma, nata 23 lu
glio 1877.
Figli di Roberto: a) Elena, n. 10 aprile
1903; b) ALERANO, n. 26 febbraio 1906.
p. c. b. o.
* SPADA.
ARMA: Fasciato di
4 pezzi d'argen
to e di nero, le
fasce d'argento
cariche di un
leone di rosso il
leopardito ; col
capo d'oro (con
cessione di Giu
lio III) alla ban
da di azzurro
carica di tre
monti di tre cime all'italiana, di verde,
ristretti, cuciti, a piombo ed accostata
da due ghirlande di verde, legate di ros
so, poste nel senso della banda, una so
pra ed una sotto.
CIMIERO : Un guerriero in maestà, tenente
con la destra una spada in palo, e con
la sinistra un breve carico del motto :
Non Iniuria.
SOSTEGNI : due leoni d'oro, affrontati.
Мотто : Ѕ. P. Q. R.
DIMORA : Pesaro, Roma, Spoleto, Torino e
Algeria:
Antica famiglia patrizia di Terni, un
ramo della quale si stabili a Pesaro ed un
altro a Macerata (v. Spada Lavini).
La tradizione vuole che sia suo caposti
pite un MARINO SPATHA, duca e governato
re d'Italia per l'imperatore greco Leone
III. La famiglia fioriva in Terni nel sec. X
e dal sec. XIV può dimostrare ininterrot
tamente la sua discendenza. Nel 1308 GIO
VANNI, coi figli NICOLA E MATTEO, sotto
scrisse un istrumento di pace tra guelfi e
PAGINA 392
ghibellini in Terni. FUSTINELLO, di Paolo,
di Matteo, fu camerlingo del comune nel
1389; CORRADO, di Uriguccio, di Fustinel
lo, fu capitano, ebbe la castellania di Col
leluna e fu capo priore nel 1462; fu suo
figlio un ser MATTEO, capopriore nel 1463,
da cui un ser VITTORIO, capopriore nel
1524, da cui un ser SILVESTRO, capopriore
nel 1539. Questi ebbe due figli: MICHE
LANGELO E GIOVANNI GIROLAMо.
Michelangelo (1521-1584) fu coppiere di
Giulio III che lo ebbe tanto caro da con
cedere nel 1551 a lui, al suo fratello e alle
loro discendenze, di apporre come pezza
onorifica nel capo del loro stemma quella
della propria famiglia Dal Monte, come in
fatti tutt'ora portano gli Spada, e inoltre
concedette ai due fratelli la signoria di Fo.
rano, che possedettero dal 1550 al 1597, e
il 22 marzo 1552 la contea di Collescipoli
(presso Narni); nominò Michelangelo suo
cameriere segreto e lo aggregò col fratello
e la discendenza al patriziato romano nel
1574. Michelangelo dalle due mogli Sulpi
zia Benzoni dei signori di Crema ed Ermi
nia degli Astalli di Roma ebbe quattro ma
schi fra cui un SILVESTRO, capitano di ca
valleria in Fiandra, e GASPARE ( morto
1624) , signore del castello di Vacone che
fu l'ultimo maschio di questo ramo.
Giovanni Girolamo, fratello di Miche
langelo, fu priore nel 1572 ed ebbe un CE
SARE da cui GIUSEPPE († 1682), celebre I.
V. D. che procreò GIOVAN GIROLAMO II,
padre di MICHELANGELO che fu ciambella
no della regina Cristina di Svezia, e di
BERNARDINO CESARE (n. 1647), che fu con
servatore di Roma ed ultimo conte di Col
lescipoli avendo egli ed il fratello rinun
ziato tale contea nel 1706 a Clemente XI
che, con Breve 6 agosto 1707, li ricompen
sò concedendo in perpetuo a loro e discen
denti la contea Colle d'Alberi (castello del
Perugino) o Collalbero. Bernardino ebbe
quattro maschi fra cui GASPARE (1673),
ministro del duca Carlo di Lorena, e Str.
VESTRO (n. 1776), paggio della duchessa
Eleonora di Lorena, cavaliere di Giustizia
di Malta; valoroso capitano al servizio del
duca Leopoldo di Lorena combattè a Te
mewar e sul Reno nel 1688; inviato amba
sciatore dal duca a re Luigi XIV, al reg
gente Filippo d'Orleans, e poi ad Innocen
LETTERA S
zo XIII, al suo ritorno fu nominato ciam
bellano e scudiero, ed investito della terra
di Guberville eretta in marchesato di Spa
da in Lorena, col titolo trasmissibile ai di
scendenti. Egli ebbe tre figli tra cui CAR
LO, capitano nel reggimento francese « No
vara », e MATTEO, secondo ed ultimo mar
chese di Spada, morti senza discendenza.
GIOVANNI GIROLAMO III, figlio primoge
nito di Bernardino suddetto, nacque nel
1672, fu conservatore di Roma nel 1717,
cameriere segreto di Innocenzo XIII nel
1722 e ministro residente presso la S. Se
de per il duca Leopoldo di Lorena nel
1724. Egli, da Maddalena dei marchesi di
Ceva ebbe 4 maschi :
a) ALERANO († 1778), che si recò in Au
stria e prese parte a tutte le guerre com
battute contro Federico di Prussia e con
tro il turco; fu dell'Accademia della Arca
dia col nome di « Targelione »; nel 1713
vice governatore dello Stato di Milano; nel
1714 sergente generale di campo dell'impe
ratore; nel 1762 Gran Collare dell'Ordine
di S. Michele di Baviera.
b) PIETRO, cameriere segreto di Benedet
to XIV.
c) CESARE, alfiere di Benedetto XIV; nel
1772 esente della Guardia del Corpo del
duca di Modena. Da lui venne il ramo de
gli Spada di Spoleto. Infatti ebbe ALDERA
NO (1765, † 1865), da cui CESARE (1806, +
1884), da cui TARACO (1841, † 1868), da cui
FRANCESCO, nato 1869 a Spoleto
e capo
tuttora vivente del suo ramo.
d) ALESSANDRO, che fu il primogenito
(vedi Spada Lavini) da cui: 1) GIOVANNI
GIROLAMO (1765-1821), che seguitò la fa
miglia Spada Lavini; 2) FILIPPO († 1852),
che ebbe solo femmine; 3) GIOVANNI BAT
TISTA, che nacque a Terni, 13 settembre
1770, e fu capo dei rami tuttora fiorenti di
Roma e Pesaro. Fu prefetto del diparti
mento del Trasimeno per Napoleone; con
servatore delle ipoteche a Pesaro dove era
si stabilito, per il che il 1° ottobre 1830 fu
aggregato con tutta la discendenza alla no
biltà di Pesaro. Morì il 13 dicembre 1845.
Dalla moglie nobile Cecilia Capocci Cam
poreali ebbe ben 13 figli di cui ricordiamo :
1) ADOLFO, nato a Spoleto nel 1814. Pose
sua stanza in Pesaro. Fu ardente patriotta,
e amico di Massimo d'Azeglio; conserva
LETTERAS
tore delle ipoteche in Pesaro. Nel 1848, ca
pitano della Guardia nazionale, lasciò il
grado per combattere gli austriaci. Dalla
moglie Geltrude Matteucci ebbe ALBERICO,
n. 5 agosto 1863 e morto a S Remo 11
maggio 1886, fu tenente nel 50° Fante
ria e ALBERTO, n. a Pesaro 3 settembre
1864, e morto a Globna (Plava), combat
tendo, il 23 giugno 1915 col grado di te
nente colonnello. Fu sepolto nel cimitero
di Gorizia; fu decorato di medaglia d'ar
gento al valore. Era il capo dell'attuale fio
rente ramo di Pesaro.
2) AUGUSTO, nato a Loreto il 28 maggio
1819, ingegnere, fervente patriotta, per cui
a Roma nel 1844 fu arrestato; capitano di
artiglieria nell'esercito italiano. Morì a Pe
saro nel 1872 senza discendenza.
3) ALBERICO, nato a Pesaro il 27 luglio
1821, fu dottore in giurisprudenza. Anche
del Cavour e di Luigi Carlo Farini, che nel
1844. Pesaro nel 1849 lo elesse suo depu
tato alla Costituente romana. Esiliato in
Piemonte, divenne amico del D'Azeglio,
del Cavour e di Luigi Carlo Farini, che nel
1860 lo incaricò di ordinare il governo
provvisorio dell'Emilia. Morì a Bologna il
7 maggio 1860.
4) Carlotta, nata a Pesaro il 24 aprile
1824 e sposata il 4 gennaio 1847 al nobile
Francesco Carnevali di Pesaro († gennaio
1891) .
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio di Terni (mf.),
patrizio di Roma (mf.), conte di Colle d'Al
beri (mpr.), conte (m.), nobile dei conti di
Colle d'Alberi (mf.). Ai rami terzogenito e
quartogenito debbono essere riconosciuti
anche i titoli di patrizio di S. Marino (mf.)
e patrizio di Pesaro (mf.).
Ramo primogenito.
Vedi Spada Lavini.
Ramo secondogenito.
FRANCESCO, n. Spoleto 17 agosto 1860,
dai furono conte Taraco (n. 1841, † 1903)
e Maria Ottavi; sp. con Teresa Cesarini
di Spoleto il 5 ottobre 1918 (resid.: Isole
di Rodi).
Figli: 1) Francesca, n. Cava dei Tirreni
20 aprile 1919; 2) Carla, n. ivi 14 luglio
1920; 3) Chiara, n. ivi 7 settembre 1922;
4) ALERANO, n. ivi 11 aprile 1924; 5) Ma
PAGINA 393
ria, n. Roma 10 luglio 1928.
Fratelli: ALERANO, n. 3 agosto 1874;
GIUSEPPE, n. 31 gennaio 1883.
Ramo terzogenito.
ALBERICO, n. a Pesaro 5 settembre 1901
dal fu conte Alberto (1864, † 1915) e nob.
Luisa Carnevali (n. 15 aprile 1878), inge
gnere; spos. 13 dicembre 1926 con Vanda
Zironi (n. 17 maggio 1904); (resid.: Pesa
ro, via Garibaldi, 16).
Figli: Luisa, n. 5 gennaio 1927; Isabella,
n. 2 febbraio 1928; Adalberta, n. 12 giugno
1930.
Sorelle: Carlotta, n. Piacenza II novem
bre 1903; Giulia, n. Finalborgo 26 giugno
1906; spos. 20 ottobre 1929 al rag. Mario
Perfetti (n. 10 agosto 1902); Alessandra,
n. Piacenza 21 febbraio 1908; Oretta, n.
Forlì 6 novembre 1911.
Madre: Luisa Carnevali di Pesaro, n. 15
aprile 1878 dal nob. Raniero (n. 1854) e
Virginia Porta (1856, † 1932), sp. 22 mag
gio 1889 conte Alberto Spada di Colle
d'Alberi, † 23 giugno 1915.
Altro ramo.
GIOVANNI, n. Acqui 24 novembre 1862,
† 22 luglio 1922, dai fur. conte Michelan
gelo (1833, † 1915) e Luisa Giordano dei
marchesi di S. Rocco († 1909), spos. 4 ot
tobre 1899 con Alfonsina nobile Gualandi
(resid.: Roma, via Sommacampagna, 15) .
Figli: MICHELANGELO, n. 26 agosto 1900;
Cesare, n. 16 dicembre 1902.
p. c. b. o.
* SPADA VERALLI POTENZIANI (già
POTENZIANI, già GRABINSKI).
ARMA: Interzato
in palo : nel 1º di
rosso, alla fascia
ondata d'argen
to, carica di una
rosa di rosso
( Veralli) ; nel 2º
na
e
di rosso, a tre
spade d'argento
guernite d' oro,
poste in banda
all'ingiù, una su
l'altra, col capo d'azzurro carico di tre
gigli d'oro bene ordinati (Spada); nel 3°
d'azzurro alla torre d'argento fondata
PAGINA 394
sopra un monte di tre cime di verde mo
vente dalla punta e accompagnata in ca
po da una stella (6) d'oro (Potenziani) .
ORNAMENTI : Manto e corona da principe.
Мотто: Noli me tangere.
DIMORA : Roma e Rieti.
La famiglia Grabinski di antica nobiltà
polacca, riconosce come capostipite Gro
VANNI Grabinski, castellano Rospiriense
nel 1458, senatore di Polonia e signore di
Grabno e Gorki. Suo nipote GIOVANNI (†
1614), erede di Grabno e Gorki, dal suo
matrimonio con Margherita Kobierzycka,
ebbe due figli: GIROLAMо (п. 1607), erede
di Grabno e Gorki, e STANISLAO (1676), е.
sede di Vszolovo, maritato con Martina
Robierzycki. Da Girolamo sono derivate le
linee di SIGISMONDO Grabinski (1848); di
BRUNISLAO (n. 1841); di GIOVANNI PAOLO
(n. 1829) e di GIUSEPPE Grabinski. Il ni
pote del detto Stanislao, GIOACCHINO GIU
SEPPE (n. 2 settembre 1767, † 1843) stabili
la sua famiglia in Bologna; fu generale del
l'esercito napoleonico e dal suo matrimonio
con Anna Maria Brogli (27 marzo 1811)
ereditò i titoli di conte e di barone di Ar
mera (concessione veneta del 16 dicembre
1785 alla nobile famiglia Donà, dalla qua
le ereditarono i Brogli). Suo figlio ENRICO
(1815-1870) sposò la marchesa Sofia Poten
ziani, patrizia di Rieti, ed ebbe diversi fi
gli : GIUSEPPE (n. 1849), GIOVANNI ANTO
NIO (n. 1850), LUDOVICO (n. 1855) e STA
NISLAO (n. 1857) .
Il detto Giovanni Antonio (n. 1850, † in
Roma 19 marzo 1899), in seguito al testa
mento del suo avo materno, il marchese
Basilio Potenziani, lasciò il cognome Gra
binski ed assunse e trasmise ai suoi figli il
cognome e le armi Potenziani (autorizza
zione Reale del 17 febbraio 1887). Fu Se
natore del Regno e con decreto Reale del
14 giugno 1891 ottenne il titolo di principe
sul cognome. Sposò il 24 agosto 1872 don
na Maria Spada Veralli e Ravaschieri, so
rella primogenita di don Federico Spada
Veralli, principe di Castel Viscardo e capo
di questa nobilissima famiglia.
Estintasi l'agnazione maschile dei Spada
Veralli, con la morte senza discendenza
dell'ultimo principe, il detto don Federico,
avvenuta il 21 marzo 1921, il suo nipote
ex sorore, don LUDOVICO Potenziani (n. 19
LETTERAS
ag. 1880) ottenne di surrogare l'estinta fa
miglia, mercè préposizione del cognome al
suo (autorizzazione Reale 1926), e di succe
dere in tutti i titoli e prerogative nobiliari
(DD. RR. 3 giugno 1923 e 25 nov. 1926).
Credesi che la famiglia Spada abbia avu
to la sua origine in Gubbio verso l'anno
1000 da Aleramo I, col nome di Artosina
Trapiantatasi in Romagna col nome Spa
da verso il 1200 (vedi : Storia di Ravenna,
di Girolamo Rossi, continuata da Matteo
Vecchiazzani, Archivio Comunale di Faen
za; Istoria del Clementino; Archivio Spa
da; Ceccarelli, Storia di Casa Monaldeschi,
Ascoli, 1580; Diario di Ser Tomaso Silve
stro Notaro dal 1482 al 1500, Orvieto
1891, ecc., ecc.), vi possedette notevoli si
gnorie, infatti: UGO, del quondam Bernar
do, nel 1208 possedeva Casano, Monte
maggiore e Zattaglia; DOMENICO nel 1275
e 1313 nominavasi signore di Talamello e
Anziano di Faenza; AMADORE nel 1216 era
signore del castello di Gallara in Valle di
Lamone.
Hanno posseduto poi i feudi di Tussi
gnano, Borgo e Fontana col titolo di conte.
TOMMASO Spada nel 1458 fu senatore di
Roma; PAOLO fu aggregato alla nobiltà di
Imola nel 1602 e a quella di Forlì nel 1625;
GREGORIO ottenne per sè e pei suoi la no
biltà senatoria di Bologna nel 1625.
Il detto Paolo Spada (n. 1541), quondam
Francesco (1455), qm. Ventura (1418), qm.
Serrone (1383), qm. Pietro Paolo (1360),
qm. Francesco (1320), qm. Amadore, si
gnore di Gallara (1290), fu tesoriere gen. in
Romagna e in Roma. Suo figlio primoge
nito, BERNARDINO (1595-1661), fu Nunzio a
Parigi e poi Cardinale Vescovo di Albano
L'altro figlio, GIACOMO-FILIPPO (n. 1576),
acquistò nel marzo 1637 dal vescovo di Ber
tinoro, Giovanni della Robbia, le enfiteu
si feudali di Montevescovo e di S. Giovan
ni in Squarzarolo col titolo di marchese.
ORAZIO Spada, figlio di Francesco (n. 1613)
ereditò dalla moglie, Maria Veralli, il feu
do di Castel Viscardo, presso Orvieto, sul
quale Urbano VIII concesse (11 dic. 1635)
il titolo di marchese, mutato in quello di
principe da Pio VI il 5 giu. 1777, a favore
del march. GIUSEPPE Spada Veralli (1752) .
Il feudo di Castel Viscardo verso l'an
no 1439 apparteneva ad una Madonna
LETTERAS
Antonia, la quale sposò Bonifacio Ranie
ri . L'unica figlia di questo matrimonio,
Nicola, sposò Corrado Monaldeschi, si
gnore di Castiglione della Teverina. Dai
Monaldeschi passò in eredità a Bernardo
Cervara nel 1478. Fu poi portato in dote
da Giulia Cervara a Matteo Veralli, nobile
romano; e da Maria Veralli, loro figliuola,
fu portato in dote (10 dicembre 1635) al
marchese ORAZIO Spada.
Il castello di Viceno, col titolo di conte,
apparteneva alla città di Orvieto. Alessan
dro VI, con Breve del 27 marzo 1495, det
te licenza di venderlo ad Antonio Simon
celli. Restò presso questa famiglia sino al
18 marzo 1645, quando cioè un altro Anto
nio Simoncelli lo vendette al cardinale
BERNARDINO Spada, previa licenza di Inno
cenzo X del 20 marzo 1645.
Il castello di Montiano, situato nei
pressi di Cesena, e la terra di Ron
cofreddo furono dapprima sotto il dominio
dell'arcivescovo di Ravenna, e venivano
chiamati Viscontado. Pio II li concesse a
un tale Antonio de Assassini, con Breve 21
gennaio 1465. Da un Breve di Pio V, del 4
dicembre 1570, si rileva che Montiano
Roncofreddo erano stati dati a Paolo Savel
li e che questi li vendette più tardi a Pier
Luigi Farnese duca di Parma, il quale, a
sua volta, li permutò con beni di Cleopa
tra Zampesco, la quale li portò in dote a
e
Leonida Malatesta, figlia di Giacomo, si
gnore di Sogliano, Montecoruzzolo e altre
terre. In poco meno di 100 anni la famiglia
Malatesta andò in rovina; sicchè, verso la
fine del secolo XVII, ad istanza dei loro
creditori, la Congregazione dei Baroni mi
se in vendita, assieme ad altri beni dei Ma
latesta, il Contado di Montiano e il Mar
chesato di Roncofreddo. Questi due feudi
furono comprati allora da Muzio Spada (n.
1661), a seguito di una lunga lite con Li
vio Odescalchi, duca di Bracciano, sul
fondamento del diritto di prelazione che a
lui spettava nella qualità di figlio ed erede
di Claudia Margherita Malatesta, del
quondam Giacomo juniore, moglie di R1
DOLFO Spada. Tutto ciò si rileva dal chiro
grafo di Clemente XI del 24 aprile 1703,
col quale il Pontefice dette il Suo Assenso
su detta compra-vendita e confermò i tito
li all'acquirente Muzio Spada, suoi eredi e
PAGINA 395
successori qualsivoglia in perpetuo.
Vi sono monumenti della famiglia Spada
in Bologna, in Roma e a Castel Viscardo;
e dei Potenziani in Roma e a Rieti.
Rappresentante della famiglia è il prin
cipe don LUDOVICO Spada Veralli Poten
ziani, iscritto nel Libro d'Oro della Nobil
tà Italiana, IV principe di Castel Viscardo;
IX marchese e conte di Montevescovo e di
S. Giovanni in Squarzarolo; VII marchese
di Roncofreddo; VII conte di Montiano;
VI conte di Viceno; marchese; II conte e
barone di Armera; patrizio romano, co
scritto; patrizio di Bologna, di Forlì, d
Rieti e di San Marino, nobile di Faenza;
bali gran croce d'onore
e
devozione del
S. O. M. di Malta; ex Governatore di Ro
ma; Senatore del Regno, ecc., ecc., n. a
Rieti il 19 agosto 1880, figlio del principe
Giovanni Potenziani, già Grabinski, sena
tore del Regno (1852-1899) e di donna Ma
ria Spada Veralli e Ravaschieri (1853
1902); spos. a Venezia, 21 febbraio 1903, a
Maria (Madda) Papadopoli Aldobrandini,
divorziato a Fiume, 6 aprile 1922.
Figlia:
Donna Myriam, contessa di
Montiano, con successione per la sua di
scendenza maschile (R. D. 16 agosto 1929),
n. a Rieti 25 novembre 1903.
Sorella: Donna Beatrice, n. Bologna ro
luglio 1873, dama di Palazzo di S. M. la
Regina d'Italia, dama d'onore e devozione
del S. O. M. di Malta; spos. 2 dicembre
1890 al conte don Vincenzo Ravaschieri,
duca di Roccapiemonte (n. 1870), vedova
29 luglio 1929.
a. de v. m.
* SPADAFORA (SPATAFORA) e SPA
TAFORA BRANCIFORTE.
ARMA : Di rosso al
braccio armato,
tenente una spa
da posta in sbar
ra, il tutto al na
turale.
SOSTEGNI : Due lio
corni d'argento
ritti e affrontati.
Мотто : Prodes in
bello.
DIMORA : Palermo.
PAGINA 396
Antica e nobile famiglia che si vuole ori
ginaria di Costantinopoli e che vanta a ca
postipite in Sicilia un BASILIO, esarca per
l'imperatore Isacco Comneno nel 1098. Un
GIOVANNI fu segretario dell'imperatore Fe
derico II, 1230; un PIETRO DAMIANO fu
primo barone di Roccella, 1250; un RUG
GERO, barone di Roccella, ebbe il 13 aprile
1344 concessione del castello di Maletto;
un MATTEO fu senatore di Messina nel
1358; un RINALDO, fratello di Ruggero, ri
acquistò nel 1385 la terra e castello di Ma
letto sposò : 1) Granata Castagna per la
quale possedette il feudo Cutò; 2) Costan
za de Castellis che gli portò in dote i feudi
Michinesi e Caccione; un BERARDO, milite,
ottenne il 12 ottobre 1356 concessione della
terra di Cerami; un FEDERICO, milite, capi
tano e castellano di Taormina, 1399, giu
stiziere del Val Demone, 1403, con privi
legio 17 maggio 1399 ottenne concessione
della gabella del biscotto, sego, sale e ca
nape di Messina, con privilegio dato il 12
maggio 1409 ottenne dal doge Michele
Steno e dal Senato di Venezia la iscrizione
per sè e suoi al patriziato veneto; un Ga
LEOTTO (o Guglielmotto) ebbe da re Mar
tino, 1399, concessione del feudo Martini,
feudo che il 25 giugno 1404 fu riconcesso
a TOMMASO Spadafora; un ANTONIO il 10
ottobre 1425 ebbe investitura di Michinesı
e Caccione; un CORRADO nel 1415 ebbe il
feudo castello e tonnara di Solanto, fu ba
rone di Venetico e di Mazzarrà 10 giugno
1447, fu maestro razionale del regno, pre
tore di Palermo, 1418-19, 1426-27-28, 1436
1437 e strategoto di Messina nel 1443; un
SALVO O SALVATORE, signore della gabel
la del biscotto di Messina, fu stratigo
di Messina nel 1429 e nel 1431; un AN
SELMO possedette nel 1397 il feudo Cas
saro, che trasmise alla figlia Regale, mo
glie a Paolo Moleti; un Luca fu barone di
Feudarasi, feudo che trasmise al figlio Pi
no il quale fu investito il 28 settembre
1453 (il ramo investito di detto feudo si
stabili in Ciminna, dove lo troviamo ancora
nel secolo XVIII con un Alonso, barone di
Feudarasi per investitura del 5 novembre
1704); un GIOVANNI fu barone di Carcaci
per investitura del 21 luglio 1453 e fu se
natore di Messina nel 1457-58; un FEDERI
co, barone di Mazzarrà e di Venetico per
LETTERAS
investitura 23 settembre 1457, acquistò
maggio 1459 la baronia di San Martino e
fu senatore di Messina nel 1441-42; un Ge
RARDO fu capitano di giustizia di Palermo
nel 1482-83; un ANNIBALE fu vescovo di
Lipari, 1485, e archimandista di Messina;
un GIOVANNELLO rivendicò la terra di Roc
cella e ne ebbe investitura il 3 luglio 1510;
un ANTONIO fu barone del biscotto, barone
dei mezzigrani sulle tonnare di S. Giorgio,
Arenella, S. Nicola, Solanto per investitu
ra del 25 giugno 1509; un GIOVAN MICHELE
fu barone di Roccella, Michinesi e Caccio
ne per investitura del 19 gennaio 1518 e
8 novembre 1557; un GUGLIELMO, di Ge
rardo, fu senatore di Palermo nel 1517-18,
pretore negli anni 1525-26, 1528-29, 1534
35, 1539-40 e capitano di giustizia nel
1521-22; un SCIPIONE fu senatore di Mes
sina negli anni 1528-29, 1541-42, 1543
1544 e fu maestro marammiere del Ter
zana e R. Palazzo di Messina nel 1539; un
BERARDO fu capitano di giustizia di Messi
na nel 1546-47; un NICOLÒ ANTONIO fu se
natore di Palermo nel 1552-53, pretore ne
gli anni 1564-65, 1570-71, 1579-80 e capi
tano di giustizia nel 1587-88; un LUDOVICO
fu senatore di Palermo negli anni 1567-68,
1572-73, 1599-600, con privilegio del 13
luglio 1573 esecutoriato il 17 febbraio 1574
ottenne la concessione del titolo di nobile
col don e fu capitano di giustizia di Pa
lermo nel 1576-77; un FEDERICO, barone
del biscotto, dei mezzigrani, ecc., per inve
stitura 4 marzo 1572 fu cavaliere dell'Or
dine di Malta; un MICHELE, barone di Ma
letto, barone di Roccella, barone di Michi
nesi e Caccione per investiture del 22 di
cembre 1572 e 26 agosto 1600, con privi
legio dato il 23 giugno esecutoriato il 23
novembre 1579 ottenne la concessione del
titolo di marchese della Roccella, con pri
vilegio dato il 2 aprile 1619 esecutoriato il
14 settembre dello stesso anno ebbe la con
cessione del titolo di principe di Maletto e
fu pretore di Palermo negli anni 1601-2-3;
un FEDERICO Spadafora e Moncada, barone
di Venetico, fu provveditore delle fabbri
che del R. Palazzo di Messina, 1594; un
GIUSEPPE Spadafora Branciforti e Monca
da con privilegno dato in Madrid il 23 lu
glio esecutoriato in Messina il 22 settem
bre 1622 ottenne concessione del titolo di
LETTERAS
marchese di San Martino; un FRANCESCO
Spadafora Branciforte Moncada e Ruffo,
marchese di San Martino, con privilegio
dato il 10 novembre 1629 esecutoriato il 6
luglio 1630 ottenne la concessione del tito
lo di principe di Venetico; un PIETRO Spa
dafora e Moncada con privilegio dato il 27
febbraio, esecutoriato il 27 marzo 1653 ot
tenne la concessione del titolo di principe
di Mazzarrà e fu pure investito della baro
nia di Lando 1'8 aprile 1679; un FEDERICO,
secondo principe di Mazzarrà, barone di
Lando, Pirago, ecc., per investitura 14
giugno 1651, con privilegio dato in Ma
drid il 7 agosto esecutoriato in Messina il
23 settembre 1672 venne nominato mae
stro razionale di cappa corta del tribunale
del R. Patrimonio e con privilegio dato in
Madrid il 29 maggio 1673 esecutoriato in
Messina 1'11 agosto 1673 ottenne la con
cessione del titolo di duca di Spadafora; un
DOMENICO, principe di Venetico, principe
di Maletto, marchese della Roccella, ecc. ,
per investitura 30 agosto 1671, 15 gennaio
1679 e 2 dicembre 1689 fu cavaliere del
l'Ordine di Alcantara e marito di Giusep
pa Branciforte e Borgia di Girolamo, conte
di Sant'Antonio; un MUZIO Spadafora e
Spadafora con privilegio dato in Madrid il
7 marzo 1710 esecutoriato in Messina il 4
maggio 1713 ottenne la concessione del ti
tolo di principe di Spadafora ed in alcuni
documenti è qualificato marchese di Poli
castrello; un MUZIO Spadafora e Branci
forti, principe di Maletto, principe di Ve
netico, barone di Mazzarrà, ecc., per inve
stitura 21 agosto 1698 e 8 agosto 1703 fu
gentiluomo di camera di Vittorio Amedeo
II di Savoia re di Sicilia, capitano di giu
stizia di Palermo nel 1717-18, maestro ra
zionale del tribunale del R. Patrimonio,
deputato del Regno, 1720; un FEDERICO
Spadafora e Gaetani dei principi di Malet
to fu cavaliere di gran croce dell'Ordine
di Malta e morì nel 1794; un FEDERICO Spa
dafora e Moncada, principe di Maletto, есс.
per investitura del 25 aprile 1798 fu cava
liere di Malta e ministro della nobile com
pagnia della carità di Palermo; un MARIA
NO ed un SALVATORE Spadafora e Monroy
dei principi di Spadafora 1'8 agosto 1796
ottenne attestato di nobiltà del Senato di
Palermo; un DOMENICO Spadafora e Colon
PAGINA 397
na il 10 dicembre 1804 ebbe investitura dei
titoli di principe di Maletto, principe di
Venetico, marchese di Roccella, marchese
di San Martino, barone di Mazzarrà e mo
rì senza figli in Palermo il 6 marzo 1851,
lasciando una sorella: Alessandra, moglie
di Pietro Ascenso, duca di S. Rosalia; un
GUTTIEREZ Spadafora e Monroy il 22 di
cembre 1785 ebbe investitura dei titoli di
principe di Spadafora, duca di Spadafora,
signore di San Pietro li Curri : ed i primi
due titoli vennero con rescritto del 17 apri
le 1841 al signor GAETANO Spadafora e
Monroy. Con D. M. del 22luglio 1901 i ti
toli di principe di Spadafora, duca di Spa
dafora, signore di San Pietro li Curri, pa
trizio veneto, vennero riconosciuti al si
gnor PIETRO Spadafora e Notarbartolo, di
Michele, di Gaetano Spadafora e Monroy
e con D. M. 29 agosto 1920 gli stessi titoli
vennero riconosciuti al fratello di detto
principe Pietro Maria : GUTTIEREZ, padre
di MICHELE, attuale podestà di Palermo e
padre di GUTTIEREZ, che, con D. M. 4 lu
glio 1929, ottenne autorizzazione di usare
per anticipata successione paterna il titolo
di duca di Spadafora.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio veneto (mf.), N.
U., N. D., principe e duca di Spadafora
(già Paria) (mpr.), signore di S. Pietro li
Curri (mpr.), in persona di MICHELE, di
Guttierez, di Michele, di Gaetano.
Sorella: Stefania.
Zii (nati dal matrimonio dell'avo Miche
le) : SALVATORE, FRANCESCO, ERNESTO, Ma
ria Concetta in Silvestro, Costanza in Van
nucci, GIUSEPPE, Maria Antonia in Di
Stefano, PIETRO MARIA (†), MUZIO (†).
Figli di Pietro Maria: Stefania, Livia ed
Evelina.
Figlia di Muzio: Stefania.
Figli di Giuseppe: Stefanina, Maria Sora
e MICHELE.
Figlie di Salvatore: Stefania ed Agata.
Figli di Ernesto: MICHELE, Stefania
e
GIUSEPPE.
Figli di Michele, di Ernesto: ERNESTO,
Laura.
Figli di Giuseppe, di Ernesto: ERNESTO,
PIETRO.
a. di c.
PAGINA 398
SPADARO.
zione della Com
missione dei titoli
di nobiltà, in data 25 aprile 1843, e iscrit
ta genericamente nell'El. Uff. Nob. Ital.
del 1922 col titolo di nobile (mf.) .
* SPADARO.
da un leone d'o
ro tenente in
sbarra una spada
d'argento guar
nita d'oro. (Ric. D. M. 1900).
DIMORA : Scicli, Mineo e Catania.
Famiglia siciliana, che sin dal sec. XVI
si trovò in Caltagirone. Un GIRONIMO, nel
1693, era giudice di Reggio Calabria; un
PLACIDO, nel 1743, fu dal Senato eletto de
putato per la salute pubblica durante la
peste che afflisse Messina in quell'anno;
GIUSEPPE fu senatore nel 1804, GIOVANNI
nel 1806, MICHELE nel 1820 e altro PLACI
DO nel 1823.
Ebbe il titolo di barone di Passanitello
proveniente da casa Ferreri, titolo ricono
sciuto con D. M. del 1900.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Passanitello
(mpr.), in persona di FRANCESCO, di Bene
detto, di Francesco.
LETTERA S
* SPAGNOLETTI ZEULI.
ARMA: Di rosso a
due spade d'ar
gento decussate
e sormontate da
un giglio coro
nato d'oro.
DIMORA : Messina.
Famiglia di Mes
sina, dichiarata no
bile per delibera
V. S.
ARMA: Di rosso al
la torre d'argen
to di due palchi,
murata e aperta
di nero, fondata
nella campagna
di verde, e soste
nuta
a
sinistra
V. S.
ARMA : Inquarta
to : nel 1º e 4º
di verde, al brac
cio destro arma
to al naturale,
movente dal lem
bo sinistro del
lo scudo impu
gnante una spa
da d'argento alta
in palo ed adde
strato da una co
meta d'argento ondeggiante in palo (Spa
gnoletti); nel 2º e 3º troncato di rosso e
d'azzurro; nel 1º ad un giglio d'oro, nel
2º ad un rosaio a due rami divergenti,
fogliati, cadauno fiorito all' estremità,
essa rosa posta sulla vetta più alta, fra
le tre, di un monticello pure d'oro (Zeu
li) . Lo scudo accollato all'aquila bicipite,
coronata sulle due teste.
DIMORA: Andria (Bari) .
Il Sommo Pontefice Leone XIII, per pre
miare le benemerenze verso la Chiesa della
famiglia Spagnoletti Zeuli, il 20 gennaio
1888 concesse ad ONOFRIO Spagnoletti Zeu.
li , di Ferdinando, n. ad Andria il 28 feb
braio 1803, † 1'8 settembre 1894, il titolo
trasmisssibile di conte. Con R. D. 13 no
vembre 1928 e RR. LL. 26 Giugno 1930,
S. M. il Re autorizzò suo nipote ONOFRIO
ad usare il titolo nel Regno d'Italia.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di ONOFRIO, n. Andria 16 gennaio 1878,
di Ferdinando (n. Andria 22 gennaio 1848,
† 23 giugno 1908) e di Anna Maria Spa
gnoletti Zeuli (n. 17 febbraio 1853), spos.
S. Michele di Bari, 23 luglio 1908, con Se
rafina Pastore, n. Sanmichele di Bari S
febbraio 1887. [Andria (Bari)] .
Figli: 1) FERDINANDO, n. Andria 1º di
cembre 1909; 2) Anna Maria, n. Andria 29
gennaio 1912.
Sorelle: 1) Caterina, n. Andria 4 aprile
1876, spos. ad Andria 26 luglio 1896 con
Nicola Porro († 14 giugno 1902) [Andria];
2) Franceschina, n. Andria 11 agosto 1879,
spos. Andria 17 aprile 1901 con Manfredo
Cafiero [Andria]; 3) Mariangela, n. An
LETTERAS
dria 29 marzo 1881, spos. Andria 22 otto
bre 1903 con Ruggiero Messere [Giovi
nazzo] .
c. a. b. f.
* SPALLETTI TRIVELLI.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'oro al
l'elefante di ne
ro, armato d'ar
gento, passante
sulla troncatura
e sostenente una
torre di rosso,
murata e aperta
di nero, merlata
di 8 pezzi alla
ghibellina, sor
montata da tre
stelle di 6 raggi
di rosso, male
ordinate; nel 2º
d'azzurro a tre
arieti d'oro, sa
lienti, ordinati
in fascia. Questa
fu comin
arma
ciata ad usare
dalla famiglia
verso il 1700 a
Reggio Emilia e
fu riconosciuta con Decreto Ministeriale
10 gennaio 1899.
Alias (Arma antica) : Interzato in fascia:
nel 1º d'oro all'aquila bicipite di nero,
armata e linguata di rosso; nel 2º di ros
so al leone nascente d'argento; nel 3º di
azzurro a tre gigli d'oro posti in fascia.
CIMIERO : Il leone nascente d'argento.
DIMORA : Roma e Firenze.
La famiglia è originaria da Cimalmotto
di Campo Val Maggia (Cantone Ticino),
dove alla fine del 1500 appariva tra le fa
miglie più antiche e nobili. Essa apparte
neva all'Arte della Seta ed ebbe molti dei
suoi membri negli uffici e nelle cariche
maggiori (Caneparo, Giurato, Console).
Nel secolo XVII ricordiamo un GASPARE
I, nato circa il 1593; suo figlio GUGLIELMO
I, nato il 3 aprile 1640; e il figlio di questo
ultimo GASPARE II, nato il 22 novembre
1668. Questi sposò il 29 agosto 1703 Jaco
PAGINA 399
pina Padrazzini, anche essa di antica e no
bile famiglia di Campo Val Maggia, e fu
padre di GUGLIELMO II, nato il 17 feb
braio 1713.
Poco prima della metà del secolo XVIII
la famiglia, che già con Guglielmo I e Ga
spare II fino dal 1675 viveva, acquistava
beni ed esercitava anche commerci tanto a
Campo Val Maggia, quanto a Dosolo, nel
Mantovano, esce definitivamente dal paese
d'origine con l'accennato Guglielmo II, fi
glio di Gaspare II. Questi non solamente
lasciò Campo Val Maggia e Cimalmotto,
ma liquidò ogni suo avere a Dosolo e dopo
breve permanenza a Guastalla si stabili a
Reggio Emilia, dove già da tempo aveva
no preso dimora ed ingrandito il loro sta
to i Trivelli, anche essi originari dalla
Valle Maggia e congiunti in antico con gli
Spalletti per amicizie e parentele.
AGuglielmo II si deve il vero e grande
sviluppo dell'Arte della seta a Reggio Emi
lia. Guglielmo II ebbe un fratello, GASPA
RE, tenente delle Milizie di Dosolo, che
morì celibe nel 1746. Il matrimonio di Gu
glielmo II con Costanza, figlia di Domeni
co Trivelli, contribui molto a fissare la fa
miglia a Reggio, dove rimase, si può dire,
fino ai giorni nostri. Da questo matrimo
nio, celebrato il 26 dicembre 1735, nacque
ro moltissimi figli tra cui ricorderemo :
GAETANO, agostiniano, MICHELE, morto ce
libe, GASPARE, sacerdote e VENCESLAO.
Venceslao I nacque a Reggio il 12 set
tembre 1750. Uomo di non comune inge
gno ed attività, ebbe notevole influenza e
parte nella vita cittadina dei suoi tempi.
Molte e cospicue sono le cariche, che egli
sostenne, e delle quali ricorderemo solo le
principali. Infatti Venceslao I, il 1° agosto
1797, mentre i francesi cercavano di orga
nizzare la nuova Repubblica Cisalpina, fu
dal generale in capo Bonaparte, nominato
tra i nove consiglieri della Municipalità di
Reggio. Nel maggio 1797, nella prima bre
vissima Restaurazione Estense, veniva no
minato membro del Consiglio di Reggenza,
e come tale prestava giuramento insieme
con gli altri colleghi. Nel giugno del 1799
insieme con il conte Luigi Guicciardi veni
va mandato ambasciatore a Modena al Com
missario Imperiale dei Ducati di Modena e
Reggio. Il 15 ottobre 1814 il nome di Ven
PAGINA 400
ceslao I Spalletti entrò a fare parte delle
« Triple » del Consiglio Nobile donde ven
ne alla famiglia il patriziato ereditario di
Reggio Emilia.
Sposò il 19 luglio 1784 sua cugina Maria
Luisa Trivelli, della quale
ultima, insie
Trivelli
me a due sorelle, di un ramo della famiglia
aggiunse stabilmente il cogno
me ed inquartò lo stemma. Ebbe numero
sissima famiglia e morì a Reggio 1'11 mar
zo 1827. Dei suoi dodici figli faremo solo
menzione di GUGLIELMO, morto celibe nel
1843, Maria Teresa, sposata al cugino Ba
rone Diego Trivelli, Maria Rosalia, religio
sa dama di Santa Orsola in Parma, Maria,
pure monaca, Maria Carolina, sposa al
conte Giuseppe Basenzi di Reggio, Maria
Genoveffa, moglie di don Ercole Pio di
Savoia dei principi di Carpi, ed infine
GIAMBATTISTA, che continuò la famiglia.
Giambattista nacque a Reggio il 16 mag
gio 1806 e per le sue benemerenze fu insi
gnito dal duca Francesco V del titolo di
conte ereditario in tutte le linee maschili il
30 dicembre 1853.
Dalla moglie Giulia Fontanelli, figlia del
marchese Achille Fontanelli, sposata il 28
ottobre 1833, ebbe tra gli altri figli VEN
CESLAO E ALFONSO GUGLIELMO.
Venceslao II nacque in Reggio il 16 mar
zo 1837. Nella sua giovinezza fu tenente
della Guardia Nobile Estense (1858) .
Ebbe poi altre cariche ed uffici anche
dopo l'unificazione d'Italia fino a raggiun
gere l'onore del laticlavio. Egli sposò il 18
luglio 1870 Gabriella, figlia del conte Ce
sare Rasponi di Ravenna. Donna di elette
virtù, di profonda cultura e di animo viri
le, alla sua opera illuminata e generosa
devono moltissimo le più grandi iniziative
filantropiche nazionali, e il movimento per
le più nobili rivendicazioni femminili.
Alfonso Guglielmo, fratello secondoge
nito di Venceslao, sposò sua cugina Jenny
Fontanelli, di famiglia modenese, oriunda
da Reggio.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (m.), patrizio di
Reggio (m.), nobile di Bologna (mf.), ed è
rappresentata da :
Ramo primogenito
LETTERA S
Battista e di Gabriella Rasponi, sposato
con donna Teresa Ruffo della Scaletta. Ca
valiere di on. e dev. del S. M. O. di Malta,
comm. della Corona d'Italia, comm. della
Croce al Merito di Ungheria.
Figli: Maria Luisa; VENCESLAO; Ludo
vica.
Fratelli: CESARE, spos. con donna Guen
dalina Cavazzi della Somaglia, cavaliere di
on. e dev. del S. M. O. di Malta, cavaliere
del Lavoro; Carolina, spos, con il conte Al
berto Nemes de Hidweg.
Ramo secondogenito
FRANCO, di Guglielmo, di Gian Battista,
e di Jenny Fontanelli, spos. con Alessan
dra della Gherardesca.
Figlia: Franca.
Fratelli: GIULIO ANTONIO, spos. con don
na Rosa Laura Lanza di Scalea; Paola,
spos. al marchese Amerigo Antinori.
Figli di Giulio Antonio: GUGLIELMO,
PIETRO, Giovanna.
v. s. ea. с. с.
SPALLICCI.
ARMA: D'azzurro
al busto di car
nagione senza
braccia e senza
testa, sostenuto
da uno scaglione
di rosso cucito,
e accompagnato
in capo da una
fascia di argento
sostenente un
monte di tre ci
me d'oro all'italiana.
DIMORA : Aversa (Napoli); Milano.
Famiglia di Filottrano che ottenne la no
d
biltà di detta città nel 1800 in persona di
GIUSEPPE DOMENICO. Appartennero ad es
sa ferventi patriotti, tra cui GIUSEPPE, 1.
a Filottrano il 18 aprile 1829 e morto
Francavilla a Mare il 9 settembre 1899, re
gio provveditore agli studi e figlio di Sal
vatore, di Giuseppe e della nob. María, di
Domenico Gentiloni, nonchè la sua consor
te nob. Emilia Del Bello. Ardente carbona
ro, soffrì anche il carcere, per cui fu te
nuto in alta considerazione da Mazzini e
GIAN BATTISTA, di Venceslao, di Gian da Garibaldi.
LETTERAS
La famiglia è iscritta nell'El. Nob. Uff.
Ital. con il titolo di nobile di Filottrano
(mf), ed è rappresentata da GIUSEPPE,
n. 18 aprile 1829, † a Francavilla a Mare
il 9 settembre 1899, figlio di Salvatore, di
Giuseppe e nob. Maria Gentiloni; profes
sore, Regio provveditore scolastico, cav.
Cor. d'Italia, sp. con Emilia del Bello
(1808, † 1891).
Figli: SALVATORE, † a Padova 1926; Pao
lina, † 1º febbraio 1904, sp. il 21 febbraio
1903 con Giuseppe Persiani; LUIGI, n. a
Palermo 17 luglio 1870, † Palermo 30 ot
tobre 1921, colonnello R. E., cav. dei SS.
Maurizio e Lazzaro e della Corona d'Ita
lia; dec. due med. di argento al valor mi
litare, Croce di guerra, med. campagna
1915-1918, due ferite, ragioniere, sp. a Ca
serta 9 marzo 1908 Gemma Stella (1868,
† a Parma 10 dicembre 1918); Angiolina,
sp. il 29 agosto 1895 con Giovanni Pisar
ri; DOMENICO, n. a Palermo 24 luglio 1874,
ingegnere civile ed elettrotecnico; direttore
dell'Istituto Artistico meccanico Provin
ciale di Aversa (Napoli); sp. 14 febbraio
1915 a Nola la nob. Maria Ferrara; Maria
Prudenza, sp. il 27 dicembre 1902 con Ca
tello Landi.
Figlio di Luigi: GIUSEPPE, n. a Fano
13 febbraio 1909; sp. il 6 marzo 1930 Car
melita Garavaglia (n. 1° gennaio 1907.
Figlio di Domenico: EMILIO, n. 28 no
vembre 1916.
Fratello: SILVESTRO, † 21 marzo 1904,
dottore in medicina; sp. Maria Bazzocchi,
da cui ALDO, dottore in medicina, profes
sore nella R. Università di Milano.
p. c. b. o.
SPANI.
ARMA: Di rosso,
alla torre di due
palchi al natura
le, fondata nel
terreno dello
stesso e sostenu
ta da due leoni
d'argento, af
frontati.
DIMORA : Veroli.
Veroli si gover
nava con leggi pro
PAGINA 401
prie ai tempi dei romani ed era ascritta al
la tribù Cornelia; i suoi concittadini erano
considerati veri cittadini romani aventi di
ritto ai suffragi nei comizi ed agli onori
della Repubblica.
Lo spirito aristocratico è sempre stato a
cuore dei cittadini di Veroli, che sempre
separarono le famiglie più illustri dalle al
tre e ad esse diedero i più ragguardevoli
impieghi.
In Veroli, ai tempi dei romani, v'erano
tre ordini distinti di cittadini : i Decurioni,
i Sevirali e gli Augustali; i Decurioni com
ponevano il prim'ordine e da questo veni
vano esclusi i plebei.
Estinto l'impero romano, continuò Ve
roli a mantenere sempre la forma aristo
cratica di governo, anche attraverso l'in
vasione dei barbari, e da documenti esi
stenti nell'archivio della Cattedrale risul.
ta che nel secolo X la città si reggeva a
Comune libero presiedendo ad essa gli ot
timati col titolo di Consoli. Così continuò
il Comune a reggersi anche dopo, cambian
do però di nome i suoi dirigenti, ma con
servando sempre le principali cariche ai
nobili, e fra le altre quella di Contestabile
dei militi.
Variatisi successivamente nuovamente i
nomi in quelli di Sindaci, Gonfalonieri e
Conservatori, Clemente XIII, in data 9
settembre 1767, uniformò le leggi statuta
rie di Veroli ed ordinò che un Consiglio
formato delle 60 famiglie più distinte fosse
chiamato a dirigere l'amministrazione cit
tadina, dividendolo in tre ordini di citta
dini, ossia : dei Conservatori, ordine for
mato « da tutte quelle famiglie nobili che
hanno goduto per il passato tal grado »;
dei così detti Cittadini, famiglie benestan
ti, e dei Priori, famiglie che non esercita
vano arti meccaniche e vili.
Fra le 20 famiglie nobili del prim'ordi
ne, trascritte in ordine alfabetico, figura
la famiglia Spana, rappresentata da FILIP
Po Spana, di Angelo, nipote dell'allora ve
scovo di Segni.
Da questo documento risultando la no
biltà di Veroli della famiglia Spana o Spa
ni, come tale venne iscritta genericamente
nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del
1922.
1. r. m.
Araldica
26
PAGINA 402
SPANO.
sta sia l'arma
della famiglia ci
tata tale invece
nel «Nobiliaric
e Blasonario del
Regno d'Italia »
del conte Silvio Mannucci, Roma, Colle
gio Araldico, vol. IV. Tale arma è citata SPANO.
come usata anche dalla precedente fami
glia) .
DIMORA : Oristano.
Carlo Emanuele III, re di Sardegna, con
diploma del 12 settembre 1736, apprezzan
do gli eminenti servizi prestati allo Stato
da GIANUARIO Spano, di Milis, concedeva
in capo al padre suo FRANCESCO, come se
vivesse, il titolo di cavaliere e l'uso delle
armi gentilizie, trasmissibili ai suoi figli e
discendenti per linea maschile. In seguito
lo stesso Sovrano con decreto del 7 sett.
1759, nella qualità di Gran Mastro dell'Or
dine, delegava il Rev. Arcivescovo di Ori
stano per conferire l'abito e croce di grazia
della Sacra Religione e Ordine Mil. dei
SS. Maurizio e Lazzaro ad ANTIOCO IGNA
zio Spano, di Milis, essendo state ammes
se, dal Consiglio della detta Sacra Reli
gione, le prove di vita e costumi da esso
fatte.
Nell'elenco dei feudatari, nobili e cava
lieri esistenti nella città di Oristano, com
pilato, nel 1822, dalla R. Prefettura di Bu
LETTERA S
ARMA: D'azzurro
al leone illeopar
dito d'oro, pas
sante in banda
fra due bande in
divisa dello stes
So.
Alias: Di azzurro
all'albero di ver
de, sradicato
e
sostenuto a sini
stra da un leone
d'oro e sormon
tato dalla mezza
luna montante di
d'argento. (Nel
l'Arch. di Stato
di Cagliari non
risulta che que
sacchi e trasmesso alla R. Segreteria di
Stato e di Guerra presso il vicerè di Sar
degna, erano compresi i nomi di don GIU
SEPPE Spano (marito di donna Maria Anna
Serralutzu) e del figlio suo don LUIGI
(marito di donna Antonia Serralutzu). Dal
detto Luigi nacquero in Oristano i figli:
FRANCESCO, n. il 6 febbraio 1829; Marian
na, n. il 25 dicembre 1836; Emilia, n. il
27 luglio 1846, ed EDOARDO, n. il 28 agosto
1850. Dal suddetto Francesco nacquero i
figli; 1) EDOARDO † (sono suoi figli : LUIGI,
n. ad Oristano il 4 novembre 1906; Maria,
n. ad Oristano il 22 dicembre 1908; EDOAR
Do, n. a Siddi il 15 marzo 1910, e Filome
na, n. a Siddi il 4 dicembre 1914); 2) Ma
rianna t.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di cavaliere (m.), nobile
(mf.), don (mf.), trasmissibili ai figli e di
scendenti maschi e coi titoli di nobile
e
donna alle femmine, in persona di EDOAR
DO †, di Francesco, di Luigi.
Figli: LUIGI, Maria, EDOARDO, Filo
mena.
Sorella: Marianna †.
ARMA: D'azzurro
all'albero di ver
de, sradicato e
sostenuto a sini
stra da un leone
d'oro e sormon
tato dalla mez
zaluna montante
d'argento. (Nel
s. l.
l'Arch. di Stato
di Cagliari non
risulta che que
sta sia l'arma della famiglia citata tale
invece nel Nobiliario
Blasonario del
e
Regno d'Italia del conte Silvio Mannuc
ci, Roma, Collegio Araldico, vol. IV.
Tale arma è citata come usata anche dal
la famiglia precedente).
DIMORA : Oristano.
Col diploma in data 27 febbraio 1711
il re Carlo III di Castiglia e di Aragona
(VI imperatore) concedeva il titolo di con
te di San Martino a don GIOVANNI VALEN
LETTERAS
TINO ed ai suoi discendenti e successori di
sangue, stabilendo che si dovesse succede
re per via di maggiorasco legale o regolare
« per lineam virilem vel feminei sexus ».
Equando l'isola di Sardegna passò sotto la
Dinastia Sabauda, il predetto don Giovan
ni, conte di San Martino, fece conoscere
al re che, per diploma del 10 febbraio 1711,
fu graziato da S. M. Imperiale Carlo VI,
assieme ai suoi figli e discendenti legitti
mi e naturali, del Salto volgarmente detto
di Minutadas, con ogni giurisdizione civile
e criminale, mero e misto imperio, come
pure del titolo di conte, portato da altro
diploma del medesimo imperatore del 27
dello stesso mese di febbraio, ed inoltre
delle rendite civili annuali delle ville vol
garmente dette di Mandrolisai, come per
terzo diploma dell'11 febbraio 1716, in ti
tolo perpetuo ed ereditario per lui e per i
suoi successori, senza però alcuna giurisdi
zione.
Vittorio Amedeo II, re di Sardegna, il
23 maggio 1720 accolse favorevolmente l'i
stanza ed il 27 dello stesso mese ed anno
con RR. PP. confermò al predetto don
Giovanni Valentino, conte di San Marti
no, le suindicate concessioni.
Con diploma in data 28 luglio 1740,
Carlo Emanuele III, re di Sardegna, ap
provava la transazione avvenuta tra l'in
tendente generale di Sardegna e il conte di
San Martino relativamente all'infeudazio
ne della Baronia di Minutadas ed ai reddi
ti civili dell'Incontrada di Mandrolisai.
In seguito, il 9 settembre 1839, stipula
vasi a Torino la transazione feudale tra il
R. Fisco ed il conte don GAETANO VALEN
TINO, del fu conte don LUIGI, nativo di
Oristano, conte di San Martino, barone di
Minutadas e signore dell'Incontrada di
Mandrolisai. E, con RR. PP. del 21 set
tembre 1839, il re Carlo Alberto approvava
la convenzione, stipulata in Torino il 14
dello stesso mese ed anno davanti al S. S.
R. Consiglio di Sardegna, tra il R. Fisco
Generale e il predetto don Gaetano Valen
tino per il riscatto. Furono allora riservati,
colle suindicate RR. PP., a favore dello
stesso feudatario e dei suoi successori, i
titoli di conte di San Martino, barone di
Minutadas e signore dell'Incontrada del
Mandrolisai sì e come ne godevano i suoi
PAGINA 403
autori. Gli stessi titoli pertanto passarono
per linea femminile alla contessa Giuseppa
Valentino, maritata a don Paolo Spano.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte di San Martino
(mpr.), barone di Minutadas (tf.) (mpr.),
signore della Incontrada di Mandrolisai
(tf.) (mpr.), in persona dei disc. da Giusep
pa Valentino, maritata Spano (1839).
s. l.
* SPANO' .
ARMA: Di oro al
palmizio nodrito
in un ristretto
di terra e soste
nuto a sinistra
da un leone, il
tutto al natura
le, accompagna
to nell'angolo
destro del capo
da una crocetta
di rosso.
DIMORA: Marsala.
Famiglia di Marsala del XVIII secolo,
insignita del titolo di barone di S. Giulia
no, riconosciuto dal Governo di S. M. Vit
torio Emanuele III a SCIPIONE, di Anto
nio, del ramo primogenito, e a GIUSEPPE,
di Federico, del ramo ultragenito.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di San Giuliano
(mpr.), in persona di :
Ramo primogenito (Ricon; D. M. 14 gen
naio 1909).
SCIPIONE, di Antonio, di Scipione.
Figli: ANTONIO, SEBASTIANO e Maria
Anna.
Fratello: GIUSEPPE.
Ramo ultragenito (Ric. D. M. 13 febbraio
1928) .
GIUSEPPE, di Federico, di Antonio.
Figli: FEDERICO, Olga Agata, MICHEIE,
Agata e Maria.
* SPARANO.
V. S.
ARMA: Di rosso ad un monte di tre cime
di verde sostenente un fascio d'asparagi
PAGINA 404
di Montecorvino
Rovella e chiara per altre nobiliari illu
strazioni, avendo provata la sua discenden
za da VITO, primo stipite nell'anno 1504.
Nel Fascicolo Angioino 66 del R. Ar
chivio di Stato di Napoli si trova notizia
di un GIACOмо de Sparano di Cava che nel
1362 fu ostiario dell'Imperatore di Costan
tinopoli, figlio di Carlo II; e nel fascicolo
79 della stessa scrittura si rinviene Том
MASO, Segretario della Regina Giovanna I
nel 1359.
Nel registro poi 1404 f. 34 si trova Mat
teo Tesoriere in terra d'Otranto, per il re
Ladislao.
Il Bertramo « Descrizione del Regno di
Napoli 1640 fol. 187 », scrive : « Decio Ca
pitano degli Archibugieri nella guerra di
Lombardia col Duca di Savoia nel 1620;
Vincenzo e Giulio suoi figliuoli, emulando
la fama paterna giunsero alle medesime ca
riche. Fulvio loro zio fu anch'egli capita
no di S. Elia e col medesimo carico serve
oggi Matteo suo figliuolo in Milano. »
Nel 1645 si rinviene Alfonso Sparano
Barone di Poppano (Quinternione 147, fo
lio 88 tergo R. Archivio di Stato di Na
poli).
Altre notizie dei Sparano di Tramonti
della costiera di Amalfi si trovano nelle
bozze di consulte di Camera Reale volume
229 R. Archivio di Stato Napoli. Nella sto
ria del Ser Filippo « Ricerche sulle origini
di Montecorvino » Napoli 1856, si legge
a folio 55 che fra i cittadini di Montecor
vino deputati nel 1638 dall'Università di
detta città a Filippo IV contro la infeuda
zione della Città al Principe di Noja Pi
gnatelli vi fu il nobile VITANTONIO Spa
rano.
Nel 1770 Monsignor GIUSEPPE Sparano
fu Arcivescovo di Acerenza e Matera.
LETTERAS
e due leoni d'oro
affrontati al me
desimo, il tutto
sormontato da
tre gigli d'oro
ordinati in fascia
nel capo.
DIMORA : Napoli.
Famiglia antica
nel primo Ordine
civico della città
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rappre
sentata da MARTINO, di Nicola, di Mar
tino.
Figli: Giuseppa; Maria; Luisa; NICOLAN
ΤΟΝΙΟ.
Fratello: DIEGO.
Figli di Diego: Aurelia; Anna; Giusep
pa; GERARDO; ANTONIO; PIETRO.
f. f. p. di s.
* SPARAVIERI.
ARMA: Di oro allo
scaglione di ros
SO carico di tre
rose del campo
e accompagnato
da tre sparvieri
di nero volanti,
i superiori af
frontati.
CIMIERO : Un an
gelo in maestà
nascente tenente
un breve col Мотто : Pax huic domui
DIMORA : Verona.
Antica famiglia di Verona, che fu coin
presa nel Campione dell'estimo dal 1400 е
appartenne al Maggior Consiglio di quella
città dal 1427, rimanendovi ininterrotta
mente sino alla soppressione. ANTONIO da
Castelnuovo, qm. Guidone, fu il primo
della famiglia a sedere in Consiglio.
Questa famiglia ebbe in proprietà uno
dei monti dell'antico confine veneto-tren
tino e che prese il nome di monte Sparavie
ri; ebbe altresì in feudo la terra di Ar
bizzano in Valpolicella. Sostenne in vari
tempi le cariche di vicario della Casa dei
Mercanti, di provveditori del Comune, di
podestà di Peschiera e dette giureconsulti,
giudici di Collegio e ciambellani imperiali.
Il ramo tuttora vivente proviene da un
BARTOLOMEO, morto in Verona nel 1380. Il
conte FERDINANDO si distinse nella campa
gna dell'Indipendenza Italiana del 1866-70.
Fuggito da Verona diciottenne varcò il
Ticino e si arruolò a Novara nel Corpo dei
Bersaglieri; combattè a Custoza guada
gnandosi sul campo le spalline di ufficiale
delle quali fu insignito dal generale Alfon
so Lamarmora. Si distinse pure nelle cam
LETTERAS
pagne contro il brigantaggio in Sicilia e in
Sardegna e fu ufficiale di ordinanza del
ministro della Guerra generale Bonelli.
Sposò Giannina dei march. Pindemonte
Rezzonico; non ebbe discendenza maschile.
La famiglia fu confermata nobile con
S. R. 12 ottobre 1818 in persona'di LUIGI
FRANCESCO, di Carlo, Con R. D. di motu
proprio 1º marzo 1896 e RR. LL. PP. 20
luglio stesso anno, S. M. Vittorio Emanue
PAGINA 405
Altro ramo
iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e
nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di
nobile (di Verona) (mf.), Ric. D. M. 26 di
cembre 1889, in persona di LUIGI, di An
tonio, di Luigi, n. Verona 9 maggio 1869,
spos. con Maria Italia Rossi, morto impro
le a Firenze 26 febbraio 1922.
V. S.
le III, re d'Italia, riconobbe il titolo di SPARBER vedi VII Vol. di Appendice.
conte a LUIGI, di Carlo Sparavieri.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital.
e
nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (di Verona) (mf.),
conte (m.), in persona di LUIGI, n. Vero
na 17 giugno 1843, † Firenze 17 giugno
1908, di Carlo (n. 18 agosto 1811), di Lui
gi e di Giulia dei conti Guidi di Bagno;
spos. 10 novembre 1885: 1) con Emma
Vranyezany Dobrinovich; 2) ottobre 1889
con Amalia Pasetti.
Figlia: Maria Eleonora, n. Venezia 14
ottobre 1892; spos. a Firenze 1º giugno
1911 al conte Carlo Freschi di Cucanea.
Fratelli: FERDINANDO, n. Verona 29 mar
zo 1846, spos. Verona 29 giugno 1881 con
Giannina Pindemonte Rezzonico; VITTO
RIO, n. Verona 25 marzo 1844, † Verona 25
dicembre 1893, spos. Verona
ottobre
1873 con Angela Maria Viola; Bianca, n.
20
Verona 27 maggio 1852, spos. ivi 27 mag
gio 1885 al barone Luigi Jacquier de Vau
jany; Carolina, n. Verona 31 maggio 1854,
spos. con Socrate Gentili.
Figlie di Ferdinando: Margherita, n. Ve
rona 8 ottobre 1884, spos. a Verona II lu
glio 1912 col cav. Alessandro Faccioli di
Verona; Bianca, n. Verona, 16 agosto 1886,
spos. Verona 2 settembre 1916 con l'avv.
comm. Antonio Prandoni di Milano; Em
ma, n. Verona 19 marzo 1888, e quivi
morta il 6 novembre 1932, spos. a Ve
rona 15 maggio 1919 con Aldo Giuseppe
Nanni di Bologna; Giovanna Ginevra, n.
Verona 3 ottobre 1891, spos. a Verona 15
maggio 1919 col dott. Mario De Amicis.
20
Figli di Vittorio: CARLO, n. Verona
giugno 1880, spos. Verona 16 gennaio 1916
con Ernesta Sabini, † improle a Verona 6
ottobre 1927; Giulia, n. Verona 11 giugno
1871, spos. ivi 6 ottobre 1892 con Salvato
re Tremante.
* SPASIANO.
ARMA: Troncato
d'oro e di rosso
al leone dall'uno
nell'altro, tenen
te con le zampe
anteriori uno
scudetto d'azzur
ro, carico di due
spade al natura
le senza guardia,
decussate.
DIMORA : Sorrento.
Famiglia antica nel patriziato della città
di Sorrento, del Seggio di Dominova, che
venne ricevuta nel Sovrano Ordine di Mal
ta, per giustizia, dal 1603 come quarto del
la famiglia Sersale (Archivio Ordine Mal
ta, Proc. 4795); e nel 1657 come quarto
della famiglia Donnorso (A. Archivio di
Stato Napoli, vol. III, Priorato di Capua).
Venne riconosciuta di nobiltà generosa,
nel 1858, nelle prove di ammissione nelle
RR. Guardie del Corpo di FERDINANDO e
VINCENZO Spasiano (R. Archivio di Stato
Napoli, R. Commissione dei Titoli, « Ver
bali », vol XII, pag. 5). Venne pure ascrit
ta al Registro delle Piazze Chiuse pei di
scendenti da ANDREA, di Gaetano, patrizio
di Sorrento.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Sorrento (m.),
ed è rappresentata da FERDINANDO, di Vin
cenzo, di Andrea. Fratello: ARTURO.
f. f. p. di s.
SPATAFORA vedi SPADAFORA.
SPAUR vedi SPOR.
PAGINA 406
* SPAVEΝΤΑ.
verso della pezza.
DIMORA : Aquila, Atessa e Napoli, via
Monteroduni, 16.
Antica famiglia feudataria, decorata del
titolo di marchese per Sovrana Concessio
ne del 25 maggio 1841, e decorata ancora,
per successione della famiglia Resta, del
titolo pontificio di marchese di Sogliano,
del quale ebbe riconoscimento nel Regno
con R. Rescritto 21 settembre 1855, e con
D. R. 26 e RR. LL. PP. 28 novembre 1908
Teresa Spaventa fu autorizzata a succede
re al titolo di marchese, ed il marito Ales
sandro Paladino Brando fu autorizzato SPECH.
(m. n ) a portare il titolo di marchese.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di marchese (nata), in per
sona di Teresa, n. ad Aquila 18 febbraio
1870, figlia di † Filippo, e della nob. Giu
seppina Rodinò di Miglione, spos. 16 lu
glio 1891 con Alessandro Paladino Brando,
marchese (m. n.) . (Vedi Paladino Brando).
f. f. p. di s.
SPECCHI GAETANI.
ARMA: D'azzurro
a tre bisanti
(specchi) di ar
gento.
DIMORA : Naro
Siracusa.
Godette nobiltà
in Trapani e in
Naro. Un ALES
SANDRO fu senatore
di Trapani negli
1616-17, 1620-21
LETTERAS
ARMA: D'azzurro
al leone d'oro
linguato di rosso
fissante un sole
d'oro orizzontale
a destra, e attra
versato da una
banda abbassata
d'argento, carica
di un monte di
tre cime di ver
de, ristretto e nel
e
22, 1631-32, 1634-35, 1639-40 e capitano
di giustizia negli anni 1623-24, 1644-45;
un TIBERIO fu senatore in detta città negli
anni 1665-66 e 1677-78; un ALESSANDRO
Specchi e Fardella tenne la stessa carica in
detta città nel 1701-2 e come erede di Nic
colò Lo Giudice ebbe il 31 luglio 1720 in
vestitura della baronia della tonnara di
Magazzinazzi; un IGNAZIO, figlio del pre
cedente, fu investito di detta baronia il 1S
febbraio 1766 e fu padre di ALESSANDRO,
che fu barone di Magazzinazzi e tenne la
carica di patrizio in Naro nell'anno 1805-6,
carica tenuta nel 1812-13 da un BLASCO,
il cui figlio IGNAZIO Specchi e Gaetani con
R. Rescritto 10 ottobre 1851 ebbe ricono
scimento del titolo di marchese di Sortino
e fu iscritto nell'Elenco con il titolo di ba
rone di Magazzinazzi; nei quali titoli gli
è succeduto il figlio ALESSANDRO.
La famiglia è iscritta nell'El. Nob. Ital.
coi titoli di marchese di Sortino (già Paria)
(mpr.), barone. di Magazzinazzi (mpr.),
disc. da Ignazio (1720), in pers. di ALES
SANDRO, d'Ignazio, di Blasco, d'Ignazio.
a. di c.
ARMA : Inquarta
to: nel 1º di ros
so alla croce di
oro scorciata;
nel 2º e 3º d'az
zurro alla stella
d'argento di sei
raggi; nel 4º di
rosso al leone di
argento tenente
con la branca
destra una sci
mitarra dello
stesso.
Alias: Di azzurro
alla decusse di
argento accanto
nata da quattro
rombi d'oro са
rico ognuno di
un trifoglio di
verde.
DIMORA : Ungheria
e Milano.
LETTERAS
Famiglia ascritta alla nobiltà ungherese
con dipl. 5 luglio 1754 dell'imp. Maria Te
resa a favore dei fratelli GIORGIO e ANDREA,
avendo quest'ultimo reso eminenti servigi
alla Corona d'Ungheria nella sua qualità
di commissario imperiale di guerra in Lom
bardia. FRANCESCO SAVERIO, figlio del sud
detto Andrea, nato nel 1766 e morto nel
1848 a Milano, non fu iscritto nell'Elenco
dei Nobili del 1816 perchè tuttora conside
rato come nobile ungherese. Risulta, inve
ce, iscritto nell'Elenco dei Nobili di Lom
bardia del 1858 (ms. in Archivio di Stato
di Milano) ANDREA, figlio di Francesco
Saverio e di Paola Valsecchi, nato a Mila
no il 22 luglio 1792 e morto nella stessa
città il 30 maggio 1870. Questo Andrea fu
intendente del Palazzo Vicereale a Milano,
consigliere e scudiere di S. M. I. R. A.,
cavaliere dell'Ordine Costantiniano di S.
Giorgio di Parma, dell'Ordine dei SS.
Maurizio e Lazzaro (onorificenza che gli fu
conferita dal re di Sardegna) e dell'Ordine
di S. Stanislao di Prussia. Fu infine nomi
nato cavaliere dell'Impero Austriaco con
Sovrana Risoluzione 16 marzo 1839. Dal
suo primo matrimonio con la contessa
Francesca Nugent (in seconde nozze sposò
Costanza Canziani), ebbe il figlio FRANCE
sco, n. a Milano 1'8 luglio 1816. Da Fran
cesco e dalla sua seconda moglie Maria Pe
rego (la prima moglie fu Giulia Gavazzi),
nacquero le attuali iscritte nell'Elenco Uf
ficiale Nobiliare Italiano col titolo persona
le di nobile dei cavalieri dell'I. A., cioè :
Costanza, n. Milano, 12 settembre 1889.
Sorella: Fanny, n. ivi, 5 maggio 1894.
f. f.
* SPECIALE.
ARMA: Di verde
alla banda d'oro
carica di una
branca di leone
di rosso, recisa,
e accompagnata
in capo da una
stella di otto
raggi d'oro.
DIMORA : Noto,
Catania, Nicosia
e Calabria.
PAGINA 407
Famiglia siciliana e probabilmente di o
rigine pisana e nota fin dal secolo XIII.
Un NICOLÒ fu vicerè del Regno di Sicilia
nel 1424; scrisse attorno i Vespri Siciliani
e conseguì gli stati di Paternò, Spaccafor
no, Castelluzzo, Graneri, Cassibile, Sam
marco, Celso, Monteclimito e Cipulla. Nel
1448 PIETRO fu pure vicerè del Regno, si
gnore di Alcamo e di Calatafimi, maestro
razionale del Regno e pretore di Palermo
nel 1461. VASSALLO, suo fratello, fu amba
sciatore di Sicilia a re Giacomo d'Ara
gona; ANDREA, duca di Valverde e Bolo
gna, nel 1728 fu superiore della Compa
gnia della Carità di Palermo, nel 1737, e
governatore del Monte di Pietà, nel 1749;
GIUSEPPE, suo figlio, ebbe le stesse cari
che e fu signore dei feudi di Ducco, Aqui
la e Gemaria in Val di Mazzara.
La famiglia si divise in diversi rami,
uno dei quali possedette la baronia di Co
miso e godette la nobiltà in Messina nei
secoli XIII, XIV e XV; un altro ramo ebbe
il titolo di duca di Valverde e Bologna, del
quale l'ultimo investito fu FRANCESCO PAO
LO il 20 febbraio 1807.
Al principio del XX secolo risultavano
viventi quattro rami : uno, col titolo di ba
rone di Salinella, riconosciuto nel 1883 a
Maria Viola, moglie di Gaetano La Motta,
figlia di Giuseppe, di Gabriele; uno, col
titolo di barone di Montegrosso, ricono
sciuto nel 1887 a Serafina, moglie di Gra
ziano Cirino, figlia di Giuseppe, di Gabrie
le; uno, coi titoli di barone di Baccarizzo,
signore di S. Maria La Nova, di Mallia e
dell'Officio di Segreto di Nicosia, spettan
te ai discendenti da GABRIELE ANDREA (20
febbraio 1807); uno, coi titoli di barone di
S. Andrea nei discendenti da GIOVANNI
ΑΝΤΟΝΙΟ (1792) e di barone del Pozzo nei
discendenti da GAETANO (1748).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone di S. Andrea
(mpr.) e barone del Pozzo (mpr.), in perso
na di PIETRO, di Giovanni, di Giovanni
Antonio.
Coi titoli di barone di Baccarizzo (mpr.),
signore di S. Maria la Nova, di Mallia e
dell'Officio di Segreto di Nicosia (mpr.), in
persona di FRANCESCO, di Gabriele, di Giu
seppe, di Gabriele Andrea.
Figlio: GABRIELE.
PAGINA 408
È iscritta nel Libro d'Oro della Nob.
Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col tito
lo di barone di Salinella (mpr.), in perso
na di MARIA VIOLA, di Giuseppe, di Ga
briele, moglie di Gaetano La Motta.
È pure iscritta nel Libro d'Oro della
Nob. Ital. col titolo di baronessa di Monte
grosso (pers. ), in persona di SERAFINA, di
Giuseppe, di Gabriele, moglie di Graziano
Cirino.
SPELLADI (DE).
V. S.
ARMA : Inquarta
to: nel 1º e 4º
partito d'argen
to e di rosso al
crescente mon
tante dell' uno
all'altro; nel 2º e
3º d' azzurro
a
tre fusi d'argen
to accollati in
sbarra.
DIMORA : Pordeno
ne e Cordignano Veneto.
Famiglia originaria da Capodistria, a
scritta a quella nobiltà sino dal sec. XIII
e trasferitasi più tardi a Treviso e Porde
none.
Fu confermata nobile con S. R. 16 giu
gno 1821.
Trovasi iscritta nell'Elenco Ufficiale No
biliare Italiano col titolo di nobile (mf.),
in persona di RODOLFO, di Raimondo, di
Raimondo.
SPENCE.
g. d. p.
ARMA: D'azzurro
tre rotelle di
a
argento caricate
ciascuna di una
croce ancorata
di nero e accan
tonata in ogni
cantone da tre
palle d'oro, po
ste in squadra.
DIMORA: Firenze.
La Magistratura
civica di Fiesole, con partito 31 gennaio
LETTERAS
1857, propose l'ascrizione al ceto nobile di
quella città di GUGLIELMO, di altro Gu
glielmo Spence, gentiluomo inglese resi
dente a Firenze. La proposta fu accolta
con rescritto granducale del 9 marzo dello
stesso anno.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Fiesole (mf.), in
persona dei disc. da Guglielmo, di Gugliel
mo, di Roberto.
* SPERANZINI.
ARMA: D'argento
alla figura della
Speranza, in
maestà posta in
piedi su un ri
stretto di terre
no di verde, ve
stita di rosso con
manto d'oro,
ed il braccio de
stro alzato indi
cante in alto, e
f. s.
addossata ad un'ancora di 4 uncini di
nero e posta in banda.
DIMORA : Arcevia, Fano e Roma.
Nobile famiglia di Arcevia (Ancona),
oriunda di Montalfoglio (Pesaro) e di cui
si hanno notizie dal secolo XVI. Riconosce
come, suo capostipite un PIER LUIGI, che
morì nel 1727. Da lui ne vennero: TEREN
zIo, nato nel 1683 e GIAMBATTISTA, dottore
in giurisprudenza e che si stabili in Arce
via, avendo sposato, il 12 aprile 1741, la
nobile Anastasia, figlia di Scipione Orsini,
ultima di sua famiglia, che obbligò i suoi
discendenti ad aggiungere cognome ed ar
ma di casa Orsini, nobile famiglia arcevie
se, di cui diremo più sotto. PIETRO, di
Giambattista, si addottorò in « utroque »,
nel 1763 all'università di Perugia; nei giu
gno 1799 fu eletto governatore di Arcevia
e quindi fu ammesso alla nobiltà di primo
grado con tutta la discendenza, la quale
poi nei suoi membri sedette in Consiglio,
avendo il priorato e il gonfalonierato. Da
Pietro ne vennero AGOSTINO (secondoge
nito), che avendo sposato il 26 luglio 1810
Giulia Filippini, di nobile famiglia arcevie
se, ultima di sua casa, fu obbligato coi suoi
LETTERA S
discendenti ad assumere il cognome Filip
pini. Quest'Agostino ebbe due figli :
1) GIUSEPPE, n. il 25 agosto 1813, da cui
LUIGI, n. 13 novembre 1843 e morto il 19
ottobre 1928, che fu maestro di musica,
cav. Cor. d'Italia e dalla moglie Adele
Angelini, spos. I giugno 1885, ebbe due
sole femmine : Teresina (n. 1887, † 1920) е
l'altra vivente.
2) PIETRO, n. 6 settembre 1821 che dalla
nob. Luigia Ottaviani ebbe GIUSEPPE (n.
3 agosto 1849 et 7 luglio 1912), rappre
sentante il ramo Speranzini Filippini.
Giuseppe, primogenito di Pietro, sposò
la nobile Lucia Anselmi di Arcevia, dalla
quale ebbe CARLO (n. il 1° agosto 1813 e
† 24 marzo 1891), che dalla moglie Maria
Fiorani (n. 16 novembre 1820, † 29 dicem
bre 1871), ebbe gli attuali rappresentant
la famiglia Speranzini.
La famiglia Orsini di Arcevia era oriun
da da Norcia e già nobile di tale città. Si
fissò in Arcevia nel 1447, allorchè Grazio
sa, di Antonio, di Rinaldo Orsini, sposò
Ambrogio, di Antonio Tasti, nobile di Ar
cevia, Pare che sia un ramo della celebre
famiglia Orsini di Roma, benchè lo stemma
sia differente; infatti portò « di azzurro al
la fascia di rosso accompagnata in capo da
una stella d'oro (8), e in punta da un orso
rivoltato al naturale, passante, su campa
gna di verde uscente dalla punta e incate
nato con catena nera fissata nella fascia ».
Di questa famiglia sono da ricordare : mon
signor GASPARE, dottore, protonotario apo
stolico, vicario generale dei vescovi di Ca
merino, Macerata, Osimo, Fano, Tortona,
Ravenna, Venafro, Reggio Calabria,
Zara, uditore e visitatore dell'arcivescovo
di Milano, S. Carlo Borromeo, ambasciato
re a Taranto per comporre le controversie
e
sorte tra quell'arcivescovo, il clero e la cit
tà. Sisto V l'inviò con mons. Mascardi,
convisitatore nell'Isola di Corsica. Tornato
in patria fu eletto vicario generale in Ar
cevia per il vescovo di Senigallia. Morì il
10 gennaio 1607 a 70 anni.
BERNARDINO, valoroso soldato e ufficiale
nelle guerre di Fiandra con Alessandro
Farnese e in quelle di Francia con Ercole
Sfrondati, generale di S. Chiesa. Tornato
in patria, fu nel 1592 eletto capitano di fan
teria, da Leone Strozzi, ma poco dopo si
PAGINA 409
fece capuccino; nella quale religione visse
santamente per 30 anni, morendo nel 1621
in fama di santità.
GIANNICOLA, fu arcade della colonia Mi
sena in Arcevia; I. V. D., piùvolte podestà
in patria e nel 1741 in Fano, dottore del
l'università di Fano. Con lui si estinse la
famiglia Orsini.
La famiglia Filippini è antichissima
2
nobile in Arcevia. Le prime notizie si han
no nel 1248 con Corrado, di Filippino, che
sottomette il castello di Montesecco di cui
era signore ad Arcevia. Dette questa fami
glia illustri soggetti nelle armi, nelle let
tere, nelle scienze e nella carriera ecclesia
stica. Sono da ricordare un FILIPPINO, del
l'Ordine dei Carmelitani, vissuto in concet
to di santità e guardiano del convento di
S. Francesco in Arcevia nel 1376. AURE
110, della religione di S. Agostino, dottore
in teologia, fu al concilio di Trento. FILIP
PINO, ambasciatore a Pio IV nel 1564. VIT
TORIO, dotto in scienze filosofiche e fisiche.
FULVIO, valoroso capitano nella guerra di
Fiandra.
GIACOMO SIMONE, il quale fece dipin
gere una magnifica tavola « la Vergine col
Bambino, S. Simone e Giuda, S. Francesco
e S. Bonaventura », dal celebre Luca Si
gnorelli, per l'altare di juspatronato di ta.
miglia in S. Francesco d'Arcevia. Questa
magnifica pala fu asportata da Napoleone
I ed ora trovasi nella Pinacoteca di Brera
a Milano. Nella base del trono della Ver
gine, in detta pala rappresentata, è la se
guente iscrizione :
« Iacobi Simonis de Philippinis aere
«Deo et Dive Marie dicatum
Fratre
Bernardo Vignato guardiano procurante
((
MDVIII ».
Non si è potuto trovare lo stemma di
questa nobile famiglia, la quale fu ricono
sciuta « nobile di Arcevia » come all'Elen
co Nob. Uff. Italiano.
La nobiltà della famiglia Speranzini ol
trechè dal suddetto Elenco Nob. Uff., ven
ne riconosciuta anche con diploma del Ca
po del Governo il 26 luglio 1930-VIII, che
ne riconobbe lo stemma, iscrivendola al
Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco
Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di Ar
cevia (mf ).
Oggi la famiglia è così rappresentata :
PAGINA 410
Ramo primogenito.
(Per l'aggiunta del cognome Orsini sono
in corso le pratiche).
GIUSEPPE, n. Arcevia 8 aprile 1884 dai
fur. Nicola (1846, † 1906), di Carlo (1813,
† 1891), di Giuseppe e Marianna Belli
(1852, † 1915); dottore in scienze naturali,
farmacia e chimica; prof. nel Regio Liceo
«Guido Nolfi » di Fano; campagna 1915
1918; spos. 8 gennaio 1917 con Emilia Pa
nicali, nobile di Montalto, vedova del cav.
Anselmo Anselmi, nobile di Arcevia (res. :
Fano).
Fratelli: a) Maria, n. Arcevia 12 febbraio
1883, diplom. in farmacia (resid.: Arce
via); b) Amelia, n. Arcevia 22 settembre
1892, professoressa (resid.: Portoferraio);
c) LUIGI, n. Arcevia 1º ottobre 1895, †
Col di Lana nel novembre 1915, sottoten.
52° fanteria, decor. med. di bronzo e di
argento al valor militare e della croce di
guerra.
Zii (figli di Carlo (1813-1891), di Giu
seppe e Maria Fiorani (1820, † 1871) : 1)
MEDARDO, n. Arcevia 25 agosto 1858, cav.
della Corona d'Italia; sp. prime nozze 16
luglio 1884 con Maria Luigia Fiorani (†);
in seconde nozze, 1896, con Maria Anna
Pazzi, fu Fabio e Kinght Conche Fanny,
di Firenze, n. 25 agosto 1870.
Figli di primo letto: a) FLORIANO, n. S.
Lorenzo in Campo 11 giugno 1885, dottore
in giurisprudenza (resid.: Cittaducale);
b) FRANCESCO, n. S. Lorenzo in Campo I
dicembre 1887, ingegnere; spos. 5 gennaio
1917 Irma Picecco (resid.: Roma, via Vi
minale, 8), da cui: Maria Luisa, n. 17
settembre 1917.
2) FRANCESCo, n. Arcevia 18 settembre
1859, cav. Corona d'Italia; spos. 16 luglio
1884 con Carmela Fiorani (n. 16 luglio
1859); (resid.: Arcevia).
Figli: a) Maria Anna, n. Fano 20 imag
gio 1885, monaca; b) CARLO, n. Vico Gar
ganico (Foggia) 18 gennaio 1889, ingegne
re; c) BENVENUTO, n. a Vico Garganico 27
gennaio 1891, tenente col. d'artiglieria; sp.
20 novembre 1930 con Gianna Severini;
d) Geltrude, n. Vico Garganico 20 settem
bre 1892; e) Luigia, n. Vico Garganico 6
settembre 1894; spos. 7 maggio 1932 col
capitano Virgilio Ferrazzani; f) Lucia, n.
Vico Garganico 17 dicembre 1895; g) AN
LETTERAS
TONIO, n. a S. Severo (Foggia) 13 giugno
1899, ingegnere; h) Ida, n. S. Severo 29
gennaio 1902, professoressa di filosofia.
Ramo secondogenito
(Speranzini- Filippini) .
AGOSTINO, n. Arcevia 25 marzo 1888 dai
fur. Giuseppe (1849, † 1912), di Pietro, di
Agostino e Anna Martinelli († 1919); spos.
21 luglio 1913 con Adria Mancinelli di
Ostia (n. 20 ottobre 1887) .
Figli: a) GIUSEPPE, n. Roma 14 dicem
bre 1915; b) Iva, n. Roma 4 dicembre 1923.
Sorella: Giulia, n. Arcevia 14 aprile
1884; spos. 23 aprile 1906 a Pico Belardi
nelli di Sassoferrato (n. 25 settembre
1885); (resid.: Roma, via Capo d'Africa
n. 35).
Cugina: Caterina, n. Arcevia 4 novembre
1887 dai fur. cav. Luigi (1843, † 1928), di
Giuseppe, di Agostino e Adele Angelini;
spos. 22 aprile 1909 a Imerio Severini di
Arcevia (n. 31 luglio 1882) .
p. c. b. o.
SPERONE.
ARMA: D'azzurro
alla fascia d'ar
gento accompa
gnata in capo da
due speroni e in
punta da 3 ban
de, il tutto di
oro.
DIMORA: Genova,
Pisa,
Sambuca
Pistoiese e Ame
rica.
La data più antica sotto la quale
si trova il nome di questa famiglia è quel
la del 5 settembre 1253, in atti del notaro
Gianni de Predono, in cui figura un Al
berto Sperone, console dei Piacentini in
Genova. Nel 1528 entrarono gli Sperone
nei Doria in persona di PIETRO. Nel 1625
CARLO, applicatosi fin da fanciullo alle bel
le lettere, fattosi sacerdote, teologo, pub
blicò a Madrid in idioma spagnolo : « Ho
nores merecidos de la Republica de Geno
va » (vedi Sopranis, Scrittori della Ligu
ria). Per l'ingresso dei nuovi senatori a
palazzo, il 1° gennaio 1758 disse l'orazione
di rito. FELICE Sperone, qm. Agostino, che
LETTERAS
fu poi nel 1759 governatore di Chiavari
(vedi Cerimoniale e Della Cella) . Nel 1765
66 FILIPPO era capitano a Pieve di Teco.
GIOACCHINO, nato il 6 marzo 1747, ascritto
alla nobiltà nel 1782, morto il 9 settembre
1837, resse il governo di Ventimiglia, Le
rici, Alassio, Portomaurizio, Sestri Ponen
te, fu membro del magistrato dell'Abbon
danza nel 1797; membro del tribunale ci
vile e criminale di Recco nel 1800 e nel
1803 giudice cantonale a Varazze (Gazzet
ta di Genova, 1837) .
Gli attuali rappresentanti della famiglia
discendono da COSTANTINO, di Gio. Batta,
qm. Benedetto, n. nel 1735 ed ascritto alla
nobiltà con i fratelli GIACOMO, GIO. BENE
DETTO (del gran Consiglio nel 1797) e LUI
GI, teatino, il 29 maggio 1790. Egli, spo
sato a Luigia Lomellini, ebbe per figli:
LAZZARO, marito di una Invrea e padre di
Luigia in Muratori e di Eugenia in Rolan
di, e FRANCESCo, marito di Margherita
Verzura e padre di COSTANTINO, sposato a
una Da Passano, morto nel 1884 e di LUI
GI, trasferitosi in America.
GIACOMO PASQUALE, nato nel 1772,
scritto alla nobiltà nel 1790, sposò a Pisa
a
nel 1805 Eleonora Bracci Cambini. Da lui
LUIGI (1806, † 1873), sposato a Ferdinan
da, figlia del marchese Niccolò Viviani,
governatore di Pisa, e padre di NICOLA E
di UGO.
Nicola (1836, † 1920), sposò Rosaria del
la Capanna e fu padre dei viventi: a) CI
RO, nato 1870, marito di Argia Natalina
Garzetti e padre di FERDINANDO (11. 1901)
di Ferdinanda (n. 1903); b) Emma
e
(1872) ; c) UGO, n. 1881, impiegato ferro
viario, marito di Rosa Passano e padre di
Lidia (1917); d) Eleonora (1884) .
Ugo (seniore) (1846, † 1922), sposò Mar
gherita Vespignani, donde i viventi: a)
FERDINANDO (1877), medico-chirurgo, ma
rito di Giuseppina Pagliai, padre di GIO
VANNI (1910); b) CESARE (1879); c) CARLO
(1882); d) VITTORIO (1886), segretario co
munale, marito di Ester Teodoro, padre
di: Margherita (1917), LUIGI (1921).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio genovese (m.),
in persona dei discendenti da Costantino
Pier Francesco, di Gio. Batta, 29 maggio
1790.
b. s.
PAGINA 411
* SPERONI.
ARMA: Di rosso,
alla fascia d'o
ro, accompagna
ta da tre speroni
d'argento.
Alias: D'azzurro, a
tre speroni d'ar
gento (2-1), due
in capo ed uno
in punta, con
correggiole svo
lazzanti e roset
te.
DIMORA : Gonzaga
(Mantova) .
Sembra che que
sta famiglia si sia
trasferita da Pado
va a Gonzaga nel
Mantovano nel se
colo XVI; e preci
samente nella per
sona di tal STEFA
NO «depintore in
Contrata Leopar
di », che morì poi in Mantova nel 1562.
Attratto certamente dalla gloria di Giulio
Romano, che col suo geniale pennello
stendeva scene immortali nei palazzi e nel
le ville gonzaghesche, coadiuvò il gran pit
tore specie nei lavori del Palazzo del T
(v. Coddé: Dizionario dei pittori, scultori,
ecc.).
GIOVAN BATTISTA († 1678), sposando Cat
terina Cardi, ereditandone i beni, aggiunse
al suo anche il cognome di lei; più tardi
gli Speroni, per egual ragione, assunsero
il cognome degli Alvarotti, che tuttora por
tano.
Il cav. GIUSEPPE, presidente di Iª Istan
za a Lodi, morì nel 1843 tra il generale
rimpianto, lasciando fama di grande probi
tà e di rara scienza.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di GIOVANNI Speroni degli Alvarotti, spos.
ad Amabilia dei conti Alberigi di Qua
ranta.
Figli: GIUSEPPE, n. 1912; Maria Teresa,
n. 1914.
a. m.
PAGINA 412
SPETIA.
Gli Spetia, per costante tradizione, di
LETTERA S
ARMA: D'azzurro
alla fascia carica
di una rosa di
rosso, accompa
gnata in capo da
due stelle di sei
raggi ed in pun
ta da tre gigli,
il tutto d'oro,
col capo dell'Im
pero.
DIMORA: Roma.
di Prato nel 1546,
gli Spighi furono
ascritti al ceto no
bile di quella città
con decreto del 4
marzo 1765. La fa
miglia è iscritta
nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di
nobile di Prato
( mf.), per i disc. da
Melchiorre e Fran
cesco, di Anton Nicola, di Roberto.
f. s.
scendono dalla famiglia di Bevagna, così SPILIMBERGO (DI) (CASA DI SOPRA) .
chiamata dalla terra di origine, nota nel se
colo XII allorchè possedeva Gualdo e Gi
rona. Figurò tra i consoli di Bevagna ed
occupò cariche militari e civili di molto ri
lievo. In epoche a noi vicine, un ALESSAN
DRO fu governatore di Civita Castellana,
Orte e Cascia e vice-gerente di Terni, Rie
ti e Tivoli; FLORIANO fu podestà di Serra
San Quirico (1738). Il titolo comitale è
stato usato da questa famiglia da epoca re
mota, tanto che nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. è stato ad essa attribuito per anti
chissimo possesso.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di ALESSANDRO, di Paolo, diAlessandro, di
Paolo, di Giacomo; spos. con Antonietta
Doria.
Figli: DINO, n. Fossombrone 14 gennaio
1882; MARIO, n. Bevagna 25 agosto 1884;
UGO, n. Bevagna 23 aprile 1886; GIACOMO,
n. Bevagna 3 gennaio 1889.
Nipoti ex fratre: PAOLO, n. Bevagna 13
novembre 1879; Maria, n. Bevagna 17 gen
naio 1883; GIULIO, n. Spoleto 10 febbraio
1886, e Caterina, n. Roma 28 novembre
1895, figli di Leonardo († 27 giugno 1907) .
c. a. b. f.
SPIGHI.
ARMA : D'oro alla banda d'azzurro carica
ta di tre spighe del campo, poste nel
verso della pezza.
DIMORA : Firenze.
Come discendente da GIO. BATTISTA, di
Ruberto, risieduto gonfaloniere della città
ARMA: Trinciato :
nel 1º di nero al
leone d'oro, co
ronato, linguato
e armato di ros
so; nel 2° d'ar
gento a tre fa
sce innestate di
rosso.
Alias: Inquartato :
nel 1º trinciato :
a) di nero al leo
ne d'oro, coro
nato, linguato e
armato di rosso;
b) di argento a
tre fasce innesta
te di rosso (Spi
limbergo); nel 2º
d'argento all'a
quila di rosso,
coronata d' oro,
con la testa di
cane (Zuccola);
nel 3º di rosso
s
M
allo sperone d'oro con legaccio (Truss);
nel 4º di rosso alla scopetta d'oro posta
in palo (Solimbergo).
CIMIERO : Il leone dello scudo.
Мотто : Fides.
DIMORA: Spilimbergo, Udine e S. Giorgio
alla Richinvelda.
Antica famiglia del Friuli. Assai contese
furono le notizie della sua origine ed il
Crollalanza, nel suo Annuario della Nobil
tà Italiana (anno 1889), riferisce che gli
LETTERAS
studi più moderni intorno a questa casata
hanno singolarmente modificate le opinio
ni invalse dietro la lettura degli storici
friulani antichi, i quali volevano che i feu
datari di Spilimbergo venissero d'Unghe
ria. Spilimbergo (Spengenberg), uno dei
molti castelli d'origine e di nome tedesco
nel Friuli, figura nel testamento fatto da
Enrico II, duca di Carintia, e formava
parte del legato da lui fatto a favore di Ot
takero di Stiria (1122) .
Tedeschi senza dubbio anche pei nomi
di battesimo appaiono gli infeudati di que
sta terra e dei quali si ha chiara menzione
nel secolo XIII. Senonchè, avvicinandosi
il XIV secolo, WALTERPERTOLDO, di questa
casata, conscio forse che il figlio OTTOBRE
GONIA doveva morire senza prole, median
te una lunga serie di atti, fece sì che la suc
cessione dei suoi dominii cadesse in Gro
VANNI, del fu Bernardo di Zuccola, pure
tedesco, suo nipote, e forse oriundo dallo
stesso ceppo, il quale ai molti beni e giu
risdizioni univa il feudo ministeriale di
Ethan, o Scenk, ossia del pincernato del
duca d'Austria del sangue di Babermberg,
e poi, estintasi nel 1246 questa casata, dal
Patriarca stesso. Così sorse la casa Zucco
la-Spilimbergo, assai ricca di giurisdizioni,
di beni allodiali e feudali, distinta per mol
tissimi illustri guerrieri sopratutto, ma an
cora per pii prelati, come FULCHERIO, ve
scovo, e DIONISIO, canonico e scutifero
pontificio; uomini di Stato e artisti, fra cui
la celebre Irene. Furono queste casate,
tanto disgiunte che unite, vassalle a vari
grandi potentati di Germania e d'Italia, ed
ebbero mero e misto imperio su moltissimi
luoghi e strenuamente parteciparono alle
guerre, sedettero in Parlamento fra i Mi
nisteriali della Patria, tennero più o meno
a lungo, e a varie riprese, la città di Por
denone e il girone di Portogruaro ed altre
importanti castellanie. Ebbero i castelli di
Spilimbergo, Zuccola, Solimbergo (Schön.
berg), Truss, Ruttars, la terza parte ael
castello di Sbrojavacca
e
possedettero i
feudi di Villa S. Zeno, Termania di Sa
larso, S. Maria di Salsanico, S. Giorgio,
Casa, S. Michele, S. Odorico, Magnacco,
Segnacco, Turrida, Barbeano, Cisterna
Flaibano, Montemaggiore, Roda, Darnac
co, Sapotoc e Monte di Luc, Caneva e Se
e
PAGINA 413
rone, Flambro, Belgrado, Castelnuovo di
Valvasone e le ermannie di Gallano e Fir
mano.
Dette molti uomini illustri: marescialli
del patriarcato, consultori, capitani gene
rali, podestà, gastaldi, capitani, ambascia
tori e condottieri di milizie. Un BARTOLA
MIO, dottore in medicina e cavaliere aura
to, fu rettore dell'Università di Padova e
nel 1439 ottenne la cittadinanza padovana;
un VENCESLAO, nel 1409, che fu marchese
d'Istria, fu fatto cittadino veneto.
Nel 1420 la casa Spilimbergo, con tutto
il Friuli, venne sotto il dominio veneto,
ma ciò nulla tolse al suo splendore, chè
nel 1532 l'imperatore Carlo V fu, come
molti altri re e imperatori, ospitato in Spi
limbergo, giusta l'esempio di Sigismondo,
e creò i nobili di Spilimbergo conti palati
ni e cavalieri aurati. Anche Enrico III di
Francia accordò il cavalierato ad ORAZIO
di questa casata, onde ne viene in certi
scudi che il leone della famiglia tenga nel
la branca alzata un giglio d'oro. Fu iscrit
ta nell'Aureo Libro dei veri Titolati con
Terminazione Veneta del 7 luglio 1734.
Fu confermata nell'antica nobiltà e nel
titolo di conte palatino e di cavaliere ere
ditario con S. R. A. del 1º dicembre 1822.
Nel XIV secolo la famiglia si divise in
tre grandi linee: la prima detta di Spilim
bergo-Truss (CASA DI SOPRA), e discendente
da Walterpertoldo di Spilimbergo e Zucco
la, figlio di Bartolomeo, per mezzo del fi
gliolo suo PREGONEA; la seconda detta di
Spilimbergo Domanins (CASA DI SOPRA) e
discendente da Walterpertoldo per mezzo
del figliolo suo GIOVANNI e che si distinse
col predicato del castello di Domanins; la
terza detta di Spilimbergo-Solimbergo (CA
SA DI SOTTO) e discendente da ENRICO di
Spilimbergo e Zuccola, figlio di Bartolo
meo e fratello di Walterpertoldo, e che as
sunsero il predicato di Solimbergo (vedi
Spilimbergo (Di) (Casa di Sotto) seguente) .
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.) (nobiltà par
lamentare del Friuli), conte palatino (m.),
signore di Spilimbergo, Zuccola e terre
annesse (m.), provveditori sopra feudi, in
persona di:
Di Spilimbergo ( Casa di Sopra) .
Linea detta di Spilimbergo Truss.
PAGINA 414
LETTERAS
Ramo primogenito.
vanni Francesco, di Giovanni Paolo, n. II
GUALTIERO, di Paolo, di Francesco, di agosto 1854.
Paolo, n. 23 giugno 1841.
Fratelli: WOLFRAMO, n. 11 giugno 1843,
spos. 28 gennaio 1874 con Pia Andervolti,
Fratelli: Arpalice, n. 11 ottobre 1852,
spos. al cugino Giulio di Spilimbergo; A
lice, n. 11 agosto 1857; Beatrice Agnese,
Emilia Silvia, n. 5 maggio 1845.
Figli di Wolframo: RIZZARDO, n. 28 no
vembre 1875; PIRRO, n. 1º febbraio 1878;
Chiara (Clary), n. 17 maggio 1880, spos.
con Marco Ciriani.
Figli di Rizzardo: Irene, WOLFRAMO
Pia.
e
Figlie di Pirro: Maria Pia, Anna e Ca
terina.
Ramo secondogenito.
GUIDO, di Federico, di Bernardino, di
Francesco, n. 27 maggio 1864, spos. IS
settembre 1893 con Vittoria Scarpa.
Figli: Augusta, n. 21 luglio 1894; Fede
rica, n. 22 ottobre 1895, in Spilimbergo;
Federico, n. 14 luglio 1898; Maria Luisa,
n. 13 novembre 1899; Jolanda, n. 6 giugno
1902.
Sorelle: Silvia Rosa, n. 12 agosto 1862,
spos. 22 aprile 1885 con Pier Luigi On
garo; Teresa, n. 23 dicembre 1866, spos.
3 ottobre 1887 a Ferruccio Carlo Carreri,
patrizio di S. Marino; Giulia, n. 30 set
tembre 1869, spos. con Giacomo Pesante.
Zio (figlio dell'avo Bernardo) : LUIGI
( vedi scheda seguente iscritta al Libro
d'Oro) .
Ramo terzogenito (estinto nei maschi).
ELISABETTA, di Enea, di Francesco, di
Paolo, n. 24 gennaio 1857, spos. nel 1885
con Domenico Moretti di Milano.
Linea detta di Spilimbergo Domanins.
Ramo primogenito.
n. 21 febbraio 1859; VITTORIO, n. 14 no
vembre 1860, † Udine 26 dicembre 1900.
V. S.
* SPILIMBERGO (o DI SPILIMBER
GO) (CASA DI SOPRA) .
ARMA: Inquarta
to: nel 1º trin
ciato di nero al
leone d'oro, co
ronato di rosso e
d'argento a tre
fasce
innestate
di rosso; nel 2"
di rosso allo spe
rone d'oro con
legaccio; nel 3º
di rosso alla sco
000000
0
petta d'oro posta in palo; nel 4º di nero
all'aquila d'oro coronata di rosso.
Motto : Antiqua fide.
DIMORA : Spilimbergo, Udine e Fiume.
Ramo della precedente famiglia, iscritto
nel Libro d'Oro della Nob. Ital. con D. M.
18 dicembre 1928 e coi titoli su detti, in
persona di ADOLFO, di Luigi, di Bernardi
no, di Francesco, n. 23 dicembre 1859, sp.
nel 1891 con la nobile Teresa del Torre
(della Torre) .
Figli: WOLFRAMO, n. nel dicembre 1892;
Giuseppina, n. 24 ottobre 1894; LUIGI A
DOLFO, n. Udine 11 settembre 1896; Irene.
Figli di Luigi Adolfo: LAURO ENRICO е
GIULIO, di Giacomo, di Giulio, di Gio- FIORE MARIA.
vanni Francesco, di Giovanni Paolo,
nel 1850, spos. con Arpalice, di Venceslao,
di Spilimbergo.
n.
Ramo secondogenito.
GUALTIERO, di Francesco, di Giulio, di
Giovanni Francesco, di Giovan Paolo, n.
23 febbraio 1862, spos. in Genova 9 set
tembre 1896 con Clotilde Lucatello.
Figlia: Irene, n. 4 dicembre 1897.
Ramo terzogenito.
PAOLO, di Venceslao, di Giulio, di Gio
Zii: UGO, di Luigi, di Bernardino, di
Francesco, n. 7 febbraio 1863, spos. nel
maggio 1885 con Rosa Ugolini; ALBANO,
n. 19 agosto 1864, spos. nell'ottobre 1891
con Corinna Varisco; MARIO, n. 26 aprile
1866, spos. in Sassari 2 giugno 1901 con
Francesca (Fanny) nobile Quesada.
Figlia di Ugo: Ida, n. nel 1886.
Figlio di Albano: HERMES, n. nel di
cembre 1802.
Figlia di Mario: Giuseppina.
2. S.
LETTERAS
SPILIMBERGO (DI) (CASA DI SOTTO) .
ARMA : Trinciato :
nel 1º di nero al
leone d'oro, co
ronato, linguato
ed armato di ros
so; nel 2° d'ar
gento a tre fa
sce innestate di
rosso.
DIMORA : Spilim
bergo, Doma
nins, Udine e
Venezia.
Terza linea della precedente famiglia
detta Spilimbergo- Solimbergo (Casa di
Sotto) e discendente da ENRICO di Spilim
bergo e Zuccola, figlio di Bartolomeo e fra
tello di Walterpertoldo.
La famiglia è genericamente iscritta nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di
nobile (parlamentare del Friuli) (mf.),
conte palatino (m.); signore di Spilimber
go e Solimbergo (m.). Nei detti titoli l'ul
timo riconosciuto fu LEPIDO GIROLAMO, di
Francesco, di Francesco Antonio, di Le
pido.
È però rappresentata da ENRICO, di An
tonio, di Enrico, n. 31 dicembre 1865, sp.
con Niccolina Sabbatini.
Figli: WOLFRAMO E ALVISE.
Fratelli: Nida, n. 17 novembre 1867,
spos. 21 aprile 1892 con Loredano Lazzari
ni; ADRIANO, n. 11 marzo 1870; FULCHE
RIO, n. 12 ottobre 1873; Ebe.
Ramo secondogenito
LEPIDO, di Lepido, n. postumo a Quar
tù S. Elena (Sardegna) 1890.
Ramo terzogenito
Oreste, di Francesco.
Fratello: ISIDORO.
SPINA.
J. S.
ARMA: Inquartato : nel 1º e 4º fasciato di
rosso e d'oro a spina di pesce; nel 2° е
3º d'azzurro alla rosa gambuta, fogliata
di verde.
Alias: Di rosso alla pianta d'uva spina no
drita nel terreno, il tutto al naturale.
PAGINA 415
Мотто : Ubi Rosa
ibi spina.
DIMORA : Rimini.
Alcuni pretendo
no che questa fami
glia sia un ramo
degli Spini di Fi
renze, ma è opinio
ne del tutto infon
data perchè priva
di documentazione.
Il primo perso
naggio di cui si ha
certa notizia è un
GIACOMO, che ver
so la metà del seco
lo XVI viveva in
S. Angelo in Va
do; da questi nel
1570 nacque Том
MASO, che insieme
al padre trasferì la
sua dimora da S.
Angelo in Vado a
Rimini.
Da Tommaso nacque DOMENICO (1645
1734), padre di FERDINANDO ANGELO, che
sposò in prime nozze Rosa Savini ed in
seconde Elisabetta Rupetti. Morì nel
1774 lasciando sette figli, fra i quali CAR
LO, che nel 1818 venne aggregato alla
nobiltà di Rimini. Questi, da Caterina
Bornaccini, ebbe GIAMBATTISTA (n. 1792,
† 1864), che accrebbe lustro alla famiglia
ottenendo nel 1819, un anno dopo l'ag
gregazione del padre alla nobiltà riminese,
il titolo di patrizio della Repubblica di San
Marino. Fu dottore in legge e commenda
tore dell'Ordine di S. Gregorio Magno. Nel
luglio del 1826 sposò Isabella, di Domeni
co Legni, dalla quale ebbe cinque figli, fra
i quali PIETRO (n. 1839), che entrò giova
nissimo nell'Ordine dei Gesuiti e trascorse
lunghissimi anni in lontane ed anguste re
gioni quale missionario; DOMENICO (1831
1900), che coprì in patria importanti cari
che pubbliche, fra le quali quella di depu
tato al Parlamento Nazionale, e CARLO (n.
1830, † 1901), che come il fratello coprì in
Rimini molte pubbliche cariche, fra le qua
li quella di sindaco. Il 16 aprile 1860 sposò
Angelica, del conte Marco Ginanni Fan
tuzzi, e da questa nacquero i viventi.
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La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. SPINELLI.
Ital. coi titoli di patrizio di Rimini (m.) e
patrizio di S. Marino (m.), in persona di
GIAMBATTISTA, di Carlo, n. 1867 (†), spos.
con Agnese Massani.
Figli: CARLO, n. 1914; GIORGIO, n. 1916;
GIUSEPPE, n. 1920.
Fratelli: 1) PIETRO, n. 1870, spos. con
Amata Cellesi, da cui: Maria Grazia, n.
1900; DOMENICO, n. 1901; Francesca, n.
1904.
2) Maria, n. 1861, in Foresti; 3) Rosa, n.
1863; 4) Luisa, n. 1865; 5) Irene, n. 1866,
in Savelli; 6) Isabella, n. 1871, in Tosi;
7) Laura, n. 1876, in Cini; 8) Agnese, n.
1878, in Balsimelli.
:
* SPINA.
c. f. p.
ARMA: D'oro a tre
fasce spinate di
ARMA: D'oro, al
l'aquila coronata
di nero, linguata
di rosso, col vo
lo abbassato, ca
ricata in ctiore
di uno scudetto
del campo alla
fascia di
carica con tre
spini di argento
a cinque punte
LETTERAS
rosso
ordinati in fascia.
DIMORA : Napoli.
Illustre famiglia del patriziato napolita
no del Seggio di Nido, ed iscritta in tutti
i suoi rami al Libro d'Oro Napolitano.
Feudataria dall'epoca normanna, decora
ta dei più illustri Ordini Cavallereschi,
quali il Toson d'Oro, il Reale Ordine di
azzurro con la
banda di argento
carica di tre rose
di rosso, ed at
traversante sul
tutto.
DIMORA: Spezzano
Piccolo e Cosen
za.
Famiglia origi
naria di Amalfi, passata a Scala e di là a
Napoli, da dove si diramò in Firenze, ed
un ramo si stabilì in Cosenza, dove venne
ascritto a quel patriziato.
Venne ricevuta per giustizia nell'Ordine
Costantiniano nel 1777, e dichiarata am
missibile nelle RR. Guardie del Corpo nel
1843. (R. Commissione dei Titoli, Verbali,
vol. III, pag. 209; vol. IV, pag. 84 e vol.
VI, pag. 17; R. Archivio di Napoli).
Con Decreto Ministeriale 10 gennaio
1889 fu riconosciuta nel titolo di patrizio
di Cosenza.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Cosenza, ed è
rappresentata da PASQUALE, di Domenico,
di Pasquale, di Tommaso.
Fratelli:
LUIGI; GIOVANNI BATTISTA;
CARLO; Marianna.
f. f. p. di s.
S. Gennaro e la Gran Croce di S. Ferdi
nando e del Merito, ebbe il Grandato di
Spagna ed uno dei sette Grandi Uffici del
Regno.
Le prime memorie di essa risalgono al
1094, epoca nella quale il Pontefice Urba
no II ricompensa UGONE Spinello che erasi
portato in Terrasanta a combattere per la
Fede, unitamente ai suoi figliuoli FILIPPO
e GIACOMO. L'Aldinari riporta, pure, ADI
NOLFO al tempo dell'imperatore Federi
co II, nipote di Tommaso, conte dell'A
cerra.
Vivevano, fin dai tempi della dominazio
ne normanna, due famiglie di questo co
gnome entrambe feudatarie: quella viven
te in Napoli era detta anche « di Somma »,
per aver feudi presso la terra di Somma a
Monte Vesuvio; e, forse, per distinguersi
dall'altra che, al cognome Spinelli, aggiun
geva « di Giovinazzo », città della sua re
sidenza.
Agli Spinelli di Giovinazzo, estinti, fin
dal 1680, appartenne quel celebre MATTEO,
scrittore degli Annali, scritti in dialetto
pugliese, che nel 1254, anno in cui li scris
se, si dice avesse 23 anni, Annali che l'o
dierna critica storica crede di dubbia au
tenticità. Ed appartenne pure NICOLÒ,
gran cancelliere del Regno, conte di Gioia
e consigliere della regina Giovanna I.
LETTERAS
L'Aldimari, nella sua storia, dice che
non ebbero alcuna attinenza con i Spinelli
di Napoli.
Oltre che a Napoli, questa famiglia go
dette nobiltà in Firenze, dove ebbe cinque
gonfalonieri e molti priori; in Benevento,
in Lucera ed in Messina, dove un ramo
degli Spinelli di Scalea, da Napoli si stabi
lì in Piazza Armerina.
Fu ricevuta, per giustizia, nel Sovrano
Ordine di Malta, fin dal 1474, con GIACO
мо Spinelli del Priorato di Capua.
CARLO fu generale delle Galere e bali di
Armenia, il 17 febbraio 1668; questi tenne
pure l'ufficio di Cameriere maggiore del
Gran Maestro, e fu inviato ambasciatore al
vicerè di Sicilia (vedi Del Pozzo : Historia,
parte II, pag. 381, 499 e 674); ed ebbe, in
seguito, l'istesso ufficio presso il vicerè di
Napoli (vedi Filamondo, parte II, pagina
404, e Candida, vol. V, pag. 198). VINCEN
zo, dei marchesi di Fuscaldo, fu capitano
di galera il 26 maggio 1651. Il Candida, nel
Vvolume delle Memorie delle Famiglie
Nobili, pag. 191, riporta la genealogia de
gli Spinelli nel modo che segue:
« Da Giovanni Spinelli, vivente nel 1400,
discesero due fratelli : GIACOMO e BERTE
RAIMO. Dal secondo ebbero origine i princi
pi di S. Giorgio la Montagna, oggi estinti
nelle famiglie Lancellotti, Serra di Cassa
no e Garofalo di Camella.
« Dal primogenito Giacomo vennero
GIO. BATTISTA E CARLO. Da Gio. Battista :
FERRANTE, gran protonotario del Regno,
che ebbe due mogli: dalla primaGio. BAT
TISTA, che diede origine ai principi di Ca
riati e duchi di Castrovillari, estinti poi
negli Spinelli duchi di Seminara; e dalla
seconda moglie : TROIANO, stipite dei prin
cipi di Scalea, e GIOVAN Vincenzo, che ori
ginò i principi di Tarsia, marchesi del Ci
rò e conti di Quaranta ».
Da Carlo discesero : PIETRANTONIO E SAL
VATORE, dal primo dei quali discesero i du
chi di Seminara, conti di S. Cristina e di
Scale; e dal secondo discesero i marchesi
di Fuscaldo.
Da Troiano, capostipite dei principi di
Scalea, nacque, secondogenito, FABRIZIO,
che diede origine ai principi di Oliveto,
duchi di Aquaro, marchesi di Vico e del
S. R. I. Da lui discese un altro FABRIZIO,
PAGINA 417
che originò i duchi di Castelluccio, mar
chesi di Altavilla e conti di Bovalino, e
che ebbe per fratello GIUSEPPE, il quale,
avendo sposato Vittoria Carafa, duchessa
di Laurino, diede origine agli Spinelli di
Laurino.
Il ramo degli Spinelli, duchi di Castel
luccio, conti di Bovalino e marchesi di Al
tavilla, si estinse in OTTAVIO, morto nel
1745, senza lasciare eredi successibili nei
titoli.
Il ramo dei principi di Oliveto, duchi di
Aquaro e marchesi di Vico, conti di Bian
co e marchesi del S. R. I., si estinse in
Angela, sposata a Vincenzo Spinelli, prin
cipe di Tarsia e marchese di Cirò, il cui
ramo si è, a sua volta, estinto nella fami
glia Frisari, duchi di Scorrano.
Il ramo degli Spinelli, principi di Ca
riati (1565), duchi di Castrovillari (1526),
principi di Montacuto, duchi di Seminara,
marchesi di Romagnano, conti di S. Cri
stina si estinse in Margherita Spinelli,
principessa di Cariati, sposata al marchese
Giuseppe Friozzi, nobile di Capua.
Il ramo primogenito degli Spinelli, prin
cipi di Scalea, si estinse in FRANCESCO GI
ROLAMO, che ebbe una sola figliuola, Eleo
nora, sposata al principe di Scordia, Pietro
Lanza Branciforte. Vive il ramo secondo
genito di Scalea, decorato per legale rico
noscimento dei titoli di marchese di Laino
e conte di Acerra, titoli già della famiglia
de Cardenas principi del S. R. I.
Il ramo primogenito di Caracciolo, mar
chesi di Vico, si estinse in Maria, sposata
a Troiano Spinelli, duca di Aquara.
I Caracciolo, marchesi di Misuraca, si
estinsero in Isabella, sposata a Ferrante
Spinelli, gran protonotario del Regno, nel
1525.
La famiglia Barrile, principi di S. Ar
cangelo, duchi di Caivano e duchi di Ma
rianella, si estinse in Silvia, maritata a
Tommaso Spinelli, marchese di Fuscaldo.
Ebbe la casa Spinelli numerosissimi feu
di conte di Cariati, duca di Castrovillari
nel 1526, conte di Seminara, anche da an
tico tempo, e CARLO, essendo tale, fu da
Filippo II fatto duca di detta terra. Prin
cipe di Cariati dal 1579, della Scalea dal
l'anno 1566, marchese di Fuscaldo dal
1565, principe dell'Oliveto dal 1614, prin
Araldica
27
PAGINA 418
cipe di S. Giorgio, concesso il 26 novembre
1677, a CARLO Spinelli; principe di Tarsia
dal 1642, marchese di Buonalbergo dal
1623, marchese del Cirò dal 1585, marche
se di Vico e duca di Aquara nel 1598, du
ca di Castelluccia e marchese di Ursonovo.
Il titolo di marchese del S. R. I. fu con
cesso dall'imperatore d'Austria Ferdinan
do II, al Magnifico CARLO Spinelli di Na
poli, dei principi di S. Giorgio, ed a suo
fratello Gio. BATTISTA, con privilegio dato
in Ratisbona, 29 marzo 1623, esecutoriato
in Napoli 6 dicembre 1675. La Concessione
per i discendenti di entrambi, maschi
femmine, concedendo ed approvando le
avite insegne : « Aquilam integram impe
<>>
(1309), attaccato dai guelfi e dai Doria che
temevano volesse farsi signore di Genova,
fu vinto a Sestri Ponente (1310) e dovette
fuggire a Gavi: indi distrusse Montaldo e
pose a sacco Voltaggio. Bandito da Geno
va, vi rientrò dopo la pace a fianco di Ar
rigo VII di Lussemburgo (1311) : morì nel
1315, dopo aver preso parte alla battaglia
dei Giovi perduta dagli Spinola. Egli fu si
gnore di Vignale e di Lù (1307), di Mon
calvo (1308), di Castel de' Prati (1312), di
Serravalle, di Arquata, di Stazzano, di Pa
sturana, di Castelletto, di S. Cristoforo, di
Casremonte, di Castel de' Prati (1312), del
la Valle Scrivia (1313); battè moneta per
privilegio concessogli da Arrigo VII; sua
figlia Argenta sposò Teodoro Paleologo,
marchese di Monferrato, figlio dell'impera
tore di Costantinopoli Andronico; la statua
di Argenta (Galvot?) assieme a quella del
padre, del capitano Oberto III, e di suo
figlio Corrado è visibile sulla facciata del
palazzo di Giacomo Spinola sopramenzio
nato.
CORRADO, figlio di Odoardo almirante, fu
generale del re Roberto contro i ghibellini
(1309), fu signore di Mongiardino (130S
38), vendè il feudo di Quiliano (1311),
ARONNE fu « magnus magister equitum
mediolanensium » (1309), BERNABÒ, fu po
destà di Savona (1309), BERLINGERIO, cava
liere ostiario del regno di Napoli, fu man
dato in Lombardia (1315), Gianotto fu si
gnore di Cassano (1313), CRISTIANO co
mandò 10 galere in Sardegna per il re d'A
ragona, ANDALò rappresentò in Savona i
ghibellini genovesi (1317), ANFREONE (di
S. Luca), fu podestà di Savona (1314), са
stellano a Voltri (1328), ed investito di
Campo, Rossiglione e Belforte, GREGORIO
qm. Riccardo qm. Tomaso, fu signore di
Busalla, CARLLOTTO ebbe in feudo Campo,
Rossiglione e Belforte (1329), PALAMEDE,
ciambellano di re Roberto, fu capitano e
generale, governatore di Aquila (1334),
GIOVANNI, AULINO, ANFREDO, LANFRANCO,
ANTONIO, ANTONIOTTO, DOMENICO, NICOLÒ,
NICOLAO, GUIDONE, GHERARDO, furono
LETTERAS
membri dell'antigoverno genovese ghibel
lino in Savona (1326), FEDERICO, di An
freone, aiutò Andronico Paleologo a di
venire imperatore di Costantinopoli (1336),
LOMBARDINO fu signore di Voltaggio (1337),
BERTOLDO podestà di Savona (1337), GIA
como console in Soria (1352), in Caffa
(1357), CATTANEO fu consigliere nell'arma
ta genovese contro i veneziani al Bosforo
Tracio (1352), GUIRARDO prese parte a
detta battaglia quale comandante di ga
lera (1352), ARONNE fu capitano sotto i Vi
10
sconti (1366), BRANCALEONE comandò
galere presso Alessandria (1369), BALDAS
SARE fu capitano dei balestrieri per il re di
Portogallo (1370), ambasciatore al re di
Ungheria (1375), almirante dei re di Na
poli Carlo III (1380) e Ladislao (1392),
NICOLÒ fu capitano e podestà in Famago
sta (1371), RAFFAELE signore di Masone
(1376).
Nel 1378 gli Spinola fanno convenzione
con la repubblica di Genova e promettono
aiuto contro i Visconti, contro patto di
franchigia perpetua e dell'anzianato perpe
tuo a vicenda delle quattro case (fino al
1528). BARTOLOMEO fu almirante di Carlo
III, re di Napoli (1382); ANTONIO qm. OD
DONE, acquista la cittadinanza savonese
(1386), ANTONIO qm. Rinaldo, è signore di
Serravalle (1378); l'ammiraglio GASPARE
(di Luculi), ambasciatore al re d'Ungheria
(1379), conquistò con 51 galere Giustino
poli e Trieste e portò a Genova alcuni tro
fei tra i quali il leone veneto di marmo an
cora visibile sul palazzo dei Giustiniani
(1380), fu signore di Bistagno (1429) e di
Monastero Bormida (1429), Giacomo fu
console in Caffa (1384), AGOSTINO, di Me
liaduce, fu governatore di Essepona per il
re di Castiglia (1382), BERNABÒ e fratelli
signori di Dernice (1389), GIACOMO (di Lu
culi), capitano e governatore di Treviso per
Leopoldo d'Austria la difese contro i car
raresi (1384), ISNARDO fu signore del Tor
rione (1386), NAPOLEONE (di Luculi) qm.
Lucchesio qm. Gherardo fu signore di
Arquata (1385) e di Belforte (1398), BENE
DETTO suo fratello fu signore di Franca
villa (1385), ROSATO, signore di Belforte,
vendette il feudo alla repubblica di Genova
( 1388), GIOVANNI, capitano di giustizia in
Genova (1398), prese con 4 galee altre ga
LETTERA S
lee ai veneziani (1404), GREGORIO qm. Ri
cardo qm. Tomaso, fu signore di Busalla e
LUCA qm. Ambrogio qm. Marco, fu signo
re di Cantalupo, BANDO fu commissario del
re di Napoli, che lo investì di Bergenzone
(1406), RICCARDO qm. Filippone, fu signore
di Serravalle (1404), BATTISTA qm. Riccar
do, lo fu di Serravalle e di S. Cristoforo,
CORRADO qm. Carlo, cavaliere gerosolimi
tano e comm. di Genova (1407), EMANUE
LE regio governatore in Genova (1408), CI
PRIANO, castellano in Chiavari (1409), VA
LERANO, capitano in Bisagno (1411). CAS
SANO difese Sarzana (1415), GALEOTTo fu
castellano di Chiavari (1422), AMBROGIO fu
podestà di Cremona (1424), FEDERICO di
Luculi fu console in Caffa (1423-24), AN
DREA ed ANDREOLO furono capitani di gale
ra (1425), ZACCARIA, signore di Casaleggio
Boiro (1425), alloggiò in Genova l'impera
trice Sofia di Costantinopoli (1421), fu po
destà di Pera (1423), combattè contro Vin
centello d'Istria, ribelle corso e lo catturd
(1434), andò ambasciatore a Tunisi (1444).
FRANCESCO qm. ammiraglio Gaspare, co
mandò to galere per le Fiandre (1427),
RAFFAELE fu console in Alessandria, GIA
NOTTO fu podestà di Pera (1427-28), ELIA
NO, di Nicolò, fu capitano di galera a Pon
za (1435), ELIANO qm. Carozio, signore di
Ronco, aiutò il duca di Milano, Francesco
Sforza, a salvarsi dai genovesi (1429) : eb
be molte cariche e fu benemerito pei suoi
numerosi lasciti; la sua statua esiste in pa
lazzo S. Giorgio avendo istituito un molti
plico. FRANCESCO di Ottobono, fu capitano
di una squadra genovese e vinse i catalani
(1422), ricuperò i caselli di Sestri, Portofi
no, Moneglia (1430), fu vinto e preso pri
gioniero dai veneziani mentre comandava
21 galee (1431), poi liberato : difese Gaeta
contro gli aragonesi (1435), fu signore del
la Val d'Arroscia, di Pieve di Teco, di Ler
ma, di Arquata : esiste una sua statua nel
palazzo di piazza Pellicceria in Genova.
GEROLAMO, fu condirettore della ditta
Grimaldi-Spinola in Bruges (1434-35), Ам
BROGIO qm. Antonio, ambasciatore a Tu
nisi per riscatto dei prigionieri (1425); BAT
TISTA di Gregorio, fu capitano di libertà
(1442), LAZZARO, podestà di Lucca (1432),
ed ambasciatore a Tunisi (1444), GIO. AN
TONIO qm. Ottobono, con FRANCESCO, fu
PAGINA 429
signore di Tagliolo (1438) e di Frugarolo
(1437), fu capitano d'armata contro Bene
detto Doria (1445-46), CACCIANEMICO fu si
gnore di Rossiglione (1431), Ovada e Ca
stelnoceto (1439). NICOLÒ ANTONIO fu po
destà di Pera (1440-42), LUCCHESIO e DA
MIANO, armatori, ebbero un incidente col
re di Tunisi per motivi commerciali
(1445) : il quale fece imprigionare (1450)
per rappresaglia SIGISMONDO e FRANCHINO;
ma l'ambasciatore GASPARE ne provocò il
rilascio; LUIGI fu prigioniero in Tunisi
(1450), ARDUISIO costituì con altri una so
cietà per la pesca del corallo a Marsacares
(1451), SELVAGGIO fu governatore di Corsi
ca (1454), ANTONIO fu capitano di fanteria
(1459) e FRANCESCO governatore in Corsica
(1462). ALBERICO cadde in battaglia con
tro i turchi (1465), GIOVANNI fu signore di
Casaleggio Boiro (1469), GIO. BATTISTA,
di Frascata e Brignano (1477), GEROLAMO
fu capitano di galea contro i catalani
(1477), GIO. FRANCESCO, di Selvaggio,
commissario in Corsica (1480), TEODORO
console a Tunisi (1483), DOMENICO qm.
Giorgio, commissario generale in Corsica
(1485); FRANCESCO il Moro con 8 galere
vinse i francesi a Rapallo (1495), LUIGI fu
padrone della nave che fece prigioniero
Miolans, capitano del re di Francia (1495),
TEODORO di Agostino fu commissario in
Corsica (1501), LUCA di Battista fu poten
te feudatario della Valle d'Arroscia, signo
re di Pieve di Teco, di Lerma, di Pom
peiana di Cuneo, di Castellana, di Poma
sco; ambasciatore al duca di Milano (1495),
cav. di Carlo VIII Re dei francesi e ciam
bellano di Luigi XII, uomo benefico e pio
(1409), CIPRIANO qm. Cattaneo fu signore
di Brouay in Fiandra (1516-63), ANDREA di
Francesco, fu governatore in Corsica
(1521), STEFANO signore di Casaleggio Boi
ro, alloggiò nel suo palazzo di Piccapietra
in Genova papa Adriano VI (1522), i frati
BATTISTA E BARTOLOMEO, cavalieri geroso
limitani furono all'assedio di Rodi e l'ul
timo vi perì (1522); frate TOMASO peri
in difesa di Malta contro i turchi (1565)
e frate GIACOMO fu ucciso alla Goletta da
Ariadeno Barbarossa (1535), ANTONIO MA
RIA dei signori di Cassano fu governatore
di Provenza, presidente e tesoriere della
Francia (1507): un nipote colà ammoglia
PAGINA 430
tosi originò la linea francese oggi estinta.
GEROLAMO fu signore di Molare (1528),
BARTOLOMEO partecipò alla espugnazione
di Ovada (1529), PAOLO qm. Napoleone
qm. Giacomo fu signore della Rocchetta e
di Roccaforte (1520-29), NICCOLÒ, castel
lano di Chiavari (1533); il generale AGO
STINO (predetto) signore di Tassarolo, co
mandante la guardia di Genova, fece pri
gioniero Filippino Doria a Portofino (1527),
espugnò Savona (1528), Novi ed Ovada
(1529), diresse l'attacco e la presa di Mon
toggio (1547), fu colonnello di Carlo Ve
luogotenente di Andrea Doria in Corsica
ove si distinse contro Sampiero ed i fran
cesi (1557). BENEDETTO (1540-60), ACCEI.
LINO (1549), ANDREA (1553), AMBROGIO
( 1568), STEFANO (1575), GIO. AMBROGIO
(1595), furono vicarii di Chiavari. FRANCE
sco divenne signore di Torre Uzzone con
la morte di DONATO (1530), signore di Ga
ressio (1530); e suo figlio ALFONSO, mar
chese di Garessio (1537), signore di Dego
(1537), di Cortemilia (1548), marchese di
Farigliano (1559); FRANCESCO fu pure si
gnore di Monbaldone (1530) e di Spigno
(1532); suo nipote FRANCESCO, figlio di Al
fonso, cav. della SS. Annunziata (1609),
signore di Pamparato (1610), vendette Spi
gno: ed il feudo di Garessio gli fu tolto da
Carlo Emanuele I perchè ribelle. OTTAVIO,
GIO. BATTISTA ed altri ebbero confermati
da Carlo V i feudi di Cassano e di Brionfo
(1536). ALESSANDRO, colonnello di fanteria
in Ajaccio, fu all'impresa di Tunisi e si
segnalò alla presa della Goletta (1535) : fu
poeta. LUCIANO fu comandante in Bastia
(1553), QUILICO, commissario ed OBERTO
si distinsero in Calvi come comandanti di
fanteria (1555) : il primo comandò sette
compagnie a Tripoli (1559), BATTISTA, det
to Friscetti, fu comandante a Corte ove si
arrese a Sampiero (1564). FILIPPO, signore
di Cassinelle (1548), prese parte a Casale
alle trattative di pace tra nobili nuovi e
vecchi (1576). GIOVANNI MARIA di Benedet
to, commissario generale in Corsica (1550),
combattè contro i francesi.
PAOLO congiurò con Giulio Cybo contro
la repubblica (1548). EZZELINO fu commis
sario generale in Corsica (1552), ANGELO
GIOVANNI, qm. G. B., qm. Gio. Antonio,
fu marchese d'Arquata (1554), BENEDETTO,
LETTERA S
commissario generale in Corsica (1556) fu
signore di Mallare (1572), АMBROGIO fu
commissario generale in Corsica (1557) ,
GIO. BATTA qm. Nicolò qm. Daniele, prin
cipe di Vergagni, costituì la linea oggi tra
le estinte detta degli Spinola Valenza,
EDMONDO, conte di Winton in Inghilterra
morì per la religione cattolica (1563),
FRANCESCO qm. Oberto fu capitano di fan
teria e di cavalleria in Corsica contro Sam
piero (1564), Luca, procuratore perpetuo,
fu gravemente ferito per mandato di Gio.
Stefano Lercaro che fu decapitato (1565),
GIANNETTINO fu cavaliere di S. Jago (1570),
MARCANTONIO, cav. di S. Jago (1570), go
vernatore del Finale (1574), GIO. BATTA ed
ETTORE, capitani di galere a Lepanto
(1571), GIULIO, signore di Calice, signore
di Serravalle, assediò e conquistò Novi per
i nobili vecchi (1575), LEONARDO, coman
dante di galera del principe Doria, fu defe
rito alla Rota per aver preteso il saluto da
P. Grimaldo, generale delle galere genove
si (1577), GIOVANNI E FRANCESCO furono si
gnori di Villalvernia (1580), e CLAUDIO ne
divenne marchese (1653), Frate GIUNIO
cadde alla conquista delle Gerbe (1592),
STEFANO fu governatore di Corsica (1592) .
G. B., fu podestà di Savona (1589), GA
STONE militò nelle Fiandre e vi si stabili
( 1600), ORAZIO (1605), MARIO (1610), Sci
PIONE (1611), OTTAVIO (1615), G. B. di
Giorgio (1618), GIO. NICOLÒ (1631), GIO.
AGOSTINO (1633), GIO. ANTONIO (1651),
CARLO (1657), CRISTOFORO qm. Agostino
(1673), FEDERICO qm. Francesco Maria
( 1687), PAOLO FRANCESCO qm. Gio. Maria
( 1695), furono vicari di Chiavari.
Il celebre condottiero AMBROGIO qm. Fi
lippo (di S. Luca), duca di S. Severina,
marchese di Sesto e di Venafro, fu creato
conte de los Balbases, cavaliere del Toson
d'oro, grande di Spagna, governatore di
Milano e generale di Spagna (1629) in Ita
lia: segnalatosi alla presa di Ostenda
(1604), conquistò Aquisgrana, Vezel (1614),
Oppenheim (1620), Breda (1625), vinse i
francesi dinnanzi a Casale (1630) (v. An
tonio Rodriguez Villa, Ambrogio Spinola),
† 1630; FILIPPO, del marchese Ambrogio,
comandante di Valenza, respinse i franco
piemontesi (1635); fu presidente del Con
siglio di Fiandra a Madrid e duca di Sesto
LETTERA S
e di Venafro. PAOLO AMBROGIO, di Filip
po, del marchese Ambrogio, fu governatore
di Milano, plenipotenziario di Spagna per
la pace di Nimega (1678); comm. maggiore
di S. Jago, grande di Spagna, marchese
di Montebello (1668), signore di Pontecuro
ne (1668), di Montemarzino (1685), di Pa
derna (1698), di Villalvernia (1698). La
linea di Ambrogio si estinse nel sec. XVIII
con GIOACCHINO e Dominica sorella di lui,
trasmise i titoli alla famiglia spagnola de
gli Osorio. FEDERICO, fratello di Ambrogio,
condottiero e corsaro in Fiandra, morì
combattendo per la Spagna sulla sua nave
capitana contro gli olandesi (1603) : fu du
ca di Santa Severina..
GIO. ANTONIO fu bandito da Genova con
altri per aver fatto incendiare il trono del
doge e le sedie dei senatori (1607), FRAN
CESCO fu governatore di Corsica (1613),
MARCO di Taddeo, fu governatore di Corsi
ca (1620), MARCO qm. Doge Andrea fu
principe di S. Angelo, LEONARDO di Batti
sta, fu capitano di fanteria (1624), GIO.
MARIA di Battista, fu inviato a Lucca per
assoldare milizie (1624), GIO. BATTISTA qm.
Gio. Maria fu duca di San Pietro e signore
del Torrione, Benedetto di Pasquale ca
pitano di fanterie in Fiandra e commissa
rio d'armi a Gavi (1625), JACOPO qm. Ma
rio colonnello in Val Bisagno, fu preso
prigioniero dai piemontesi a Voltaggio
(1625), LUCA, principe di Molfetta, gene
rale delle galere della repubblica, trasportò
il cardinale Barberini e lo sbarcò a Sam
pierdarena ove alloggio nel palazzo di Gio.
Battista (1626) : fu capitano di milizie ze
novesi in Savona (1625), ed ivi governatore
(1626-27), FILIPPO, conte di Tassarolo, si
gnore di Pasturana (1636), raccolse a sue
spese e guidò un reggimento di fanteria
contro i piemontesi (1626), alloggið il pre
detto cardinale nel suo palazzo di Strada
Nuova (oggi della Banca d'America e d'I
talia) in Genova. FELICE fu vicario di
Chiavari (1620) e governatore di Savona
(1627-28). PAOLO AGOSTINO fu delegato a
difendere Savona contro i piemontesi
(1631), LAZZARO qm. Gio. Domenico par
tecipò all'armamento delle galere di li
bertà in Genova per ripristinare una
antica usanza a fini commerciali (1638),
GIO. BATTISTA qm. Pietro, fu ucciso da
PAGINA 431
un colpo d'archibugio mentre ritornava da
una veglia (1640). GIOVANNI di Silve
stro, fu principe di Grammonte in Sicilia
(1640), e LEONARDO signore di Francavilla
(1641), LUCIANO fu governatore in Savona
(1642-43), GEROLAMO fu commissario in
Pieve di Teco (1649), AGOSTINO governato
re in Savona (1653-54), NAPOLEONE lo fu
nel 1655-56, GIO. PIETRO e OTTAVIO MARIA
nel 1662-63, GIO. ANTONIO, id. (1664-65),
FRANCESCO MARIA, commissario della for
tezza (1665), GIACOMO, id. (1666). CRISTO
FORO governatore di Corsica (1664), PA
SQUALE comandò una compagnia di ventu
ra contro i piemontesi (1672), e GIULIO fu
colonnello contro gli stessi (1672), STEFA
NO, signore di Mongiardino, commissario
d'armi in Val Polcevera, riconquistò Novi
e Gavi togliendole ai piemontesi (1672),
GRIMALDO commissario d'armi a Portomau
rizio, contribuì alla resa dei piemontesi ad
Oneglia (1672), FRANCESCO ANTONIO fu
signore di Val di Nizza (1635), di Mon
tessoro (1655), di S. Albano (1655), di Val
verde (1687), GIORGIO fu comandante di
Savona (1685), GIO. DOMENICO di Giulio
marchese d'Arquata, cadde alla conquista
di Buda (1686) : GIO. DOMENICO di Gio.
Angelo fu governatore di Corsica (1684);
GHERARDO di Filippo, fu governatore di
Corsica (1691), FRANCESCO ENRICO, signore
di Villareggio (1699), FRANCESCO MARIA,
maresciallo di Spagna (1689) e governatore
di Alessandria (1695), AMBROGIO fu cava
liere di Calatrava (1695), PAOLO FRANCESCO
qm. Gio. Maria, vicario a Chiavari (1695)
e governatore di Corsica (1712), FILIPPO
CARLO conte di Brouay, fu governatore di
Namur (1696-702) е suo figlio GIACINTO,
capitano di cavalleria, fu ucciso in batta
glia contro i francesi (1712), GIO. BATTI
STA nipote di Raffaele, bali e generale del
le galee di Malta come suo zio, dei signori
di Ronco e della Rocca, fu ferito a Corone
contro i veneti (1685) : assaltò navi cor
sare ed in questa occasione morì suo fra
tello DOMENICO : indi al comando di quat
tro galere catturò a Goletta la nave sul
tana e la condusse a Malta (1700); CARLO
ANTONIO fu vicerè di Sicilia (1707), AGO
STINO di Cristoforo, fu governatore di Cor
sica (1720), FILIPPO e PIER FRANCESCO fu
rono conti del Torrione (1734), GEROLAMO
PAGINA 432
qm. Francesco Maria vicario di Chiavari
(1736) e VINCENZO qm. Gio. Gerolamo, id.
(1742), GIO. AGOSTINO fu vicegovernatore
in Corsica (1747), DOMENICO MARIA, comm.
generale in Corsica (1740), ambasciatore a
Vienna conchiuse l'acquisto del Finale
(1747), GIUSEPPE qm. Gio. Nicolò, fu com
missario generale della valle di Fontana
buona nella Riviera orientale (1747), PAO
LO, commissario militare a Levanto (1748),
NICOLÒ, capitano di Portomaurizio (1797)
e CAMILLO, podestà di Triora (1797), NI
COLÒ DOMENICO di Raffaele morì alla bat
taglia di Novi (1799), GIUSEPPE, del corpo
d'artiglieria fu gravemente ferito durante
il blocco di Genova (1800), GIUSEPPE TO
MASO (di S. Luca), ufficiale nella marina
genovese, corse all'arrembaggio di uno
sciabecco algerino (1788), valoroso commis
sario del nuovo Governo ligure a Montog
gio (1797), comandò due cannoni francesi
nella Riviera occidentale contro gli austro
inglesi (1800); passò quindi nella marina
napoleonica, poscia nella sarda, ove rag
giunse il grado di capitano di vascello : fu
pregiato scrittore navale. SEBASTIANO di
Giuseppe Luca (di Luccoli), fu sottotenen
te nei granatieri (1799), cav. dell'Ordine di
S. Giovanni del Regno di Napoli, AGOSTI
NO (di S. Luca) qm. Cristoforo, rimase di
sperso alla Beresina (1812), il marchese
IPPOLITO di Giuseppe Tommaso, fu capita
no di vascello nella R. Marina sarda e
scrittore navale, NICOLÒ IPPOLITO di Gio.
Andrea (di S. Luca), fu ciambellano di
Carlo Alberto e collare della SS. Annun
ziata, GIO. BATTA (di S. Luca) di Federico,
maggiore della Guardia, il marchese VIN
CENZO di Domenico, fu governatore di S.
Remo (1795), ministro a Parigi (1797), sin
daco di Genova (1812) (v. Atti Soc. Lig.
Stor. Patria- vol. LIX- V. Vitale, Onofrio
Scassi, ecc.) ; il marchese TITO CESARE di
Francesco Ambrogio (di S. Luca), quale
maggiore dei bersaglieri conseguì a Borgo
forte (1866) la med. d'arg. al val. militare
colla seguente motivazione : « Per essersi
distinto nel comando del suo battaglione e
segnatamente nel proteggere la ritirata dei
pezzi facendoli trascinare a braccia dai sol
dati sotto il tiro dei forti nemici ». Coman
dò poi il 42° Regg. Fanteria; generale nella
riserva, priore del Magistrato di Misericor
LETTERAS
dia in Genova († 1910). Il marchese G. B.
maggiore nel R. Esercito, fu deputato per
Taggia e Genova VI nelle legisl. II, IV,
VI; il marchese FILIPPO di G. C. di Ago
stino fu viceconsole († 1891) .
I senatori della Repubblica furono 127;
i dogi II : BATTISTA qm. Tomaso (1531),
LUCA, qm. Battista (1551), ANDREA qm.
Cristoforo (1629), DOMENICO qm. Cristofo
ro (1732), NICOLÒ qm. Francesco Maria
(1740), del ramo di S. Luca, e SIMONE qm.
G. B. (1567), TOMASO qm. Antonio (1613),
ALESSANDRO qm. Andrea (1654), AGOSTINO
qm. FELICE (1679), LUCA qm. Luciano
( 1687), FERDINANDO qm. Gherardo (1773),
del ramo di Luculi. Quest'ultimo rinunziò
alla carica per la grave età.
Nel campo religioso, culturale e filantro
pico si segnalarono tra i moltissimi : il ve
nerabile ALBERTO, restauratore dei Cano
nici regolari di S. Marco in Mantova (1204),
suor Adelaide, badessa nel monastero di
S
Agata in Bisagno (1271) e suor Pietra,
id. nel monastero di Rapallo (1284), POR
CHETTO, arcivescovo di Genova (1299), E
LIANO, raccoglitore nel sec. XV di antichi
tà. Nel sec. XVI GIO. BATTISTA di Nicolò,
di Daniele scrisse i Commentarii delle cose
accadute ai Genovesi dal 1572 al 1576, A
GOSTINO coltivò le lettere, AMBROGIO fu ac
cademico degli Addormentati, LUIGI scris
se il libro Della Repubblica, ora smarrito,
Livia fu poetessa, PAOLO GIACOMO tradusse
Sallustio, Benedetta di Alfonso, marchese
di Garessio, moglie dapprima di G. B. di
Savoia, quindi di Enrico Saluzzo di Cardé,
fu rinomata per ingegno e coltura, PUBLIO
FRANCESCO scrisse di argomenti sacri. Nel
secolo XVII Angela ed Innocenza furono
suore in S. Tomaso
e
considerate quali
sante (1600), FRANCESCO MARIA di G. B.,
astrologo, scrisse considerazioni sulla vita
di S. Geltrude, GERDAMO DANIELE e TIBE
e
RIO coltivarono l'astronomia, GIOVANNI
FILIPPO la matematica, il beato CARLO di
Ottaviano conte di Tassarolo, gesuita, scris
se su argomenti ascetici e fu arso nel Giap
pone ove si era recato quale missionario
(1622), il padre FABIO AMBROGIO pubblicò
un opuscolo sacro del precedente (1628) e
varie opere teologiche, mons. FRANCO scris
se la Storia di Genova dal principio fino al
la guerra santa di Gerusalemme, fra BASI
LETTERAS
LIO dei Predicatori fu teologo e matemati
co, G. BATTISTA, carmelitano, fu vicario
generale del vescovo di Noli e coltivò l'elo
quenza, ANDREA, gesuita, morì di peste
(1612), Placidia contribuì al monastero del
le Clarisse (1625), Geromina fu caritatevo
le dama, GIORGIO qm. Eliano, e FELICE
qm. Agostino, restaurarono S. Teodoro
(1635), frate AGATANGELO fondò S. Carlo
dei Carmelitani scalzi in Genova (1635),
GIORGIO restaurò San Gerolamo di Quar
to, NICOLÒ qm. Luca, fra' Gio. DomeNICO,
gerosolimitano, Gio. FILIPPO, conte di Tri
sobbio, GIACOMO qm. Agostino, MELCHIOR
RE, GIO. FRANCESCO, Guido, morirono di
peste contratta mentre disimpegnavano i
loro uffici in diversi ospedali (1656); nello
stesso anno furono commissari in vari laz
zaretti di Genova e Liguria : CRISTOFORO,
GIULIO, PIRRO, GIO. STEFANO, CARLO qm.
Ecc.mi Felicis, FILIPPO di Tassarolo, STE
FANO E GIO. PIETRO. Il marchese AMBRO
GIO, LAZZARO, Agostino contribuirono al
l'edificazione di S. Anna in Genova, e
CLAUDIO qm. Lazzaro, al rifacimento del
coro e cupola di S. Siro (1662), suor Ma
ria Deodata e suor Chiara fondarono mo
nasteri in Genova, padre PAOLO ricostruì
Santa Fede (1673), Caterina, qm. Cristofo
ro, riedificò una cappella in N. S. del Car
mine, Gro. FRANCESCO fu diplomatico e
scrittore educativo, SCIPIONE qim. Gio.
Francesco scrisse le Discordie dei genove
si, attribuite erroneamente al Lercari, G.
B. qm. Felicis fu arcivescovo di Genova
(1794) e GIUSEPPE qm. Ignatii fu poeta
arcade († 1780 a Rapallo); don GIUSEPPE
benedettino scrisse le Memorie del mona
stero della Cervara, di cui era decano
(1790); e mons. Carlo qm. Federici fu vi
celegato in Romagna e chierico di Ca
mera Apostolica.
Nel secolo XIX Giulia in Fieschi fondò
in Ovada il Collegio delle Madri Pie
(1826), e il marchese IPPOLITO di Gio. Bat
tista, lasciò al Ricovero di Mendicità (†
1875); MASSIMILIANO figlio dell'omonimo
naturalista fu chiaro storico e Cristoforo,
altro figlio, illustrò pittoricamente le opere
scientifiche del padre.
I cardinali furono 13, escludendo da que
sto numero un Giovanni ed un Simone, dei
quali non è certa l'esistenza nel sec. XIII;
PAGINA 433
AGOSTINO di Giovanni (1527), AGOSTINO
del capitano Ambrogio (1621), G10. Dome
NICO (1626), G. B. di Giovanni, arcivesco
vo di Genova (1681), Nicolò di Gio. Do
menico (1715), GIORGIO di Cristoforo
(1719), del ramo di S. Luca; FILIPPO di
Agostino di Tassarolo (1572), ORAZIO di
Giovanni (1606), GIULIO di G. B. (1667),
G. B. di Francesco Maria (1695), G. B. di
Francesco (1733), GEROLAMO (1759), UGO
Pietro di Francesco Maria (1831), del ra
mo di Luculi.
Del card. G. B. di Francesco esistono
due ritratti ad olio presso il Magistrato di
Misericordia in Genova : opera pia che
egli beneficò dopo morte.
Per la cognizione delle statue dedicate
ad alcuni Spinola benefici e per altre no
tizie si rimanda ai precitati volumi dell'O
livieri e del Deza, i quali nominano altri
numerosi Spinola segnalatisi in molteplici
attività; altre fonti sono le seguenti : Gi
scardi : Origine e fasti delle nobili famiglie
di Genova, in Bibl. civica Berio, Federi
ci : Abecedario, in Bibl. della Missione ur
bana in Genova, Della Cella : Famiglie di
Genova etc. in R. Bibl. Universit., e Gua
sco : Dizionario feudale, есс.
g. c. d.
SPINOLA.
ARMA: D'oro, alla
fascia scaccata di
tre file d'argen
to e di rosso,
sormontata da
una spina di bot
te dello stesso,
gigliata, posta in
palo.
Si crede che uno
dei tanti rami ca
detti della famiglia
Spinola ligure si trasferisse a Viterbo, che
vi prendesse dimora e che successivamente
ottenesse la sua iscrizione alla nobiltà di
quella città. Altri vorrebbero che un mem
bro della famiglia Spinola avesse coperto
un'importante carica in Viterbo e che per
questa venisse iscritto a quella nobiltà.
L'identità dello stemma ne proverebbe
l'origine.
Araldica 28
PAGINA 434
Si crede che questa famiglia sia estinta.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di
nobile di Viterbo (mf.) .
SPIRITI.
1. r. m.
ARMA : D'argento
a tre pali d'az
zurro, col capo
partito, a destra
d'oro alla mezza
aquila di nero
movente dalla
partizione; a si
nistra d'azzurro
ad un mezzo gi
glio movente
dalla stessa par
tizione seguito da altri due gigli . il tut-.
to di oro.
DIMORA : Napoli e Cosenza.
Famiglia originaria dalla Germania, pas
sata a Viterbo e di qui a Cosenza, verso
il 1300, ed in Gaeta. Fu ricevuta nel S.
M. O. di Malta, nel ramo di Gaeta in prio
rato, nel 1779 col cav. PAOLO, avendone
fatta la pruova da GIOVANNI, primo stipite,
nel 1515; ed il ramo di Cosenza in priora
to nel 1617, in persona del cav. ANΤΟΝΙΟ,
e nel 1774 del cav. LUIGI, patrizio cosen
tino, per pruova di consanguineità col cav.
Giovanni. Ebbe in feudo Mortara, col ti
tolo di marchese, concesso ad OTTAVIO Spi
riti dall'imperatore Carlo V. Il ramo di
Spiriti, marchesi di Montorio, si estinse
nella famiglia Vasaturo. La famiglia Pi
sciotta, marchesi di Casabona, si estinse in
Cornelia, sposata ad ALFONSO Spiriti, pa
trizio di Cosenza. E così pure la famiglia
Marotta, Duchi di Castelnuovo, si estinse
negli Spiriti, patrizi cosentini, ed il titolo
di duca di Castelnuovo fu concesso con R
D. 3 agosto 1855 al cav. NICOLA Spiriti.
Ebbe questa famiglia illustri personaggi
fra i quali : ANDREA, generale del pontefice
Alessandro VI; GIO. BATTISTA, ambasciato
re per la città di Viterbo al papa Giulio II
e duce dell'esercito dell'imperatore Massi
miliano, dal quale ottenne il privilegio di
mettere nello scudo l'aquila imperiale;
CRISTOFORO, creato dal papa Giulio III ve
LETTERAS
scovo di Cosenza e patriarca di Costantino
poli.
La nobiltà generosa di questa famiglia
fu riconosciuta nel 1850 in occasione del
le pruove per R. Guardia del Corpo (R.
Commissione dei titoli, Verbali, vol. VI,
pag. 232). Il ramo degli Spiriti di Cosenza,
patrizi di questa città, ivi residente, è i
scritto al Registro di Malta pei discenden
ti da SALVATORE Spiriti. Il ramo dei duchi
di Castelnuovo è recentemente estinto,
quanto ai maschi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Cosenza (m.),
per i discendenti da Salvatore, iscritto al
Registro di Malta.
È pure iscritta coi titoli di patrizio di
Cosenza (m.), e di duca di Castelnuovo
(mpr.), per i discendenti da Nicola (n.
1732), ascritto al Registro di Malta, ed è
rappresentata da + NICOLA, n. Napoli, 12
febbraio 1858, di Luigi (n. 1833, † 1896),
e di Emilia Cianciulli, spos. Napoli, 7
agosto 1889 con la nob. Zilia Catalano
Gonzaga dei duchi di Cirella.
Sorelle: Maria, n. Napoli 8 aprile 1875,
spos. ivi 8 dicembre 1897 a Francesco Buo
nocore; Teresa, n. Napoli 1° giugno 1876,
spos. ivi 1º febbraio 1894 ad Enrico An
giulli.
f. f. p. di s.
* SPITALERI.
ARMA: Di rosso al
leone tenente
con le branche
anteriori, e per
la lama, una
spada in palo, il
dalla
leone movente
pianura
e fis
ondulata
sante il sole oriz
zontale destro, il
tutto d'oro.
DIMORA : Adernò e Catania,
Famiglia siciliana e precisamente di A
dernò. Vuole la tradizione che fosse origi
naria dalla Spagna ove risiedeva sotto al
tro nome e che il capo di essa, prendendo
parte alla prima Crociata per la conquista
di Terra Santa, assumesse il nome di Spe
LETTERA S
dalieri. Comunque un ANTONIO Spedalieri,
regio milite nel 1465, e dimorante a Pa
lermo, ottenne dal re Giovanni d'Aragona
il permesso, insieme ai Gioeni, di armare
a proprie spese delle triremi per combat
tere i Saraceni. Suo figlio GIOVAN VINCEN
zo fu vicario generale del regno e nel 1500
passò con la famiglia ad Adernò come go
vernatore. Quivi la famiglia si chiamò Spi
taleri e dal 1600 fu investita dei titoli di
barone della Cisterna con ANTONIO, il 26
febbraio 1636; di barone di Muglia con
GIOVANNI VINCENZO, il 2 gennaio 1637; di
barone di Intorrella con GIUSEPPE, il 25
giugno 1663; di barone di Gabarbaro con
ANTONIO, il 10 novembre 1670; di barone
del Cugno con PIETRO, il 12 luglio 1680;
di barone di Dagala con VINCENzo, il to
settembre 1663; di barone di S. Elia cou
ROSARIO nel 1700; di marchese con FELICE
nel 1860. Passarono inoltre alla famiglia,
per linea femminile, i titoli di barone di
Solicchiara e Pietrabianca per il matrimo
nio di Dorotea Rametta con ROSARIO Spi
taleri; di barone di Sisto e Nissuria per il
matrimonio di Carmela d'Alessio con AN
GELO ANTONIO Spitaleri; di barone di Pa
lazzo Ameno per il matrimonio di Agata
Contarella con FELICE Spitaleri.
Ad ANTONINO, di Felice, di Antonino,
furono riconosciuti, con D. M. 10 febbraio
1899, i titoli di barone di Muglia, signore
di Solicchiara e signore di Pietrabianca,
con discendenza primogeniale mascolina.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone di Muglia (mpr.),
signore di Sollicchiara (mpr.), signore di
Pietrabianca (mpr ), (Ric. D. M. To feb
braio 1899), in persona di ANTONINO, di
Felice, di Antonino. Figlio: FELICE.
V. S.
* SPITALIERI (SPITALIER) .
ARMA: D'azzurro al pellicano nel nido,
d'argento, con la pietà di rosso, sormon
tato da tre stelle d'oro, ordinate in fa
scia.
Мотто: Аmor et Charitas.
DIMORA: Nizza Marittima.
Famiglia oriunda da Barcellonetta, no
bilitata in persona di ONORATO (n. 10 mag
PAGINA 435
gio 1720; † 27 mar
zo 1792), di Gio.
Giuseppe, che fu
deputato del re a
consigliere del con
solato con R. vi
glietto del 12 giu
gno 1766. Fu in
feudato di Cesso
le il 23 maggio
1775
e
investito
con titolo comita
le il 26 successivo giugno. Dalle sue nozze
(1745) con Maria Goiran ebbe per figlio
GIOVANNI (n. Nizza, 17 settembre 1750; †
ivi, 10 aprile 1796), che fu padre di ILA
RIONE (n. Nizza, 17 dicembre 1776; † ivi,
11 ottobre 1845), che fu senatore a Nizza
(1815) e quindi presidente capo (1833) .
Dalle sue nozze (1804) con Sofia Peyre di
Castelnovo, ebbe per figli EUGENIO, EN
RICO E CARLO.
Da quest'ultimo (nato a Torino, 24 di
cembre 1807; † Nizza, 29 aprile 1871),
ereditò dalla zia materna Delfina Peyre di
Castelnovo il titolo di marchese di Castel
novo (R. Assenso 9 settembre 1828) .
Eugenio (n. Nizza, 16 dicembre 1805;
† Nizza, 5 aprile 1876), che fu senatore
( 1846), sposò (1829) Maria de Castellane e
fu suo figlio CARLO GIUSEPPE (n. Nizza,
23 giugno 1841; † ivi, 1904), che fu rico
nosciuto nel titolo nobiliare con D. M. 20
agosto 1902. È suo figlio LODOVICO (n.
Nizza, 20 agosto 1870) .
Enrico (n. Nizza, 15 febbraio 1810), spo
sò (1859) Lorenza Gimello e sono suoi figli
VITTORIO (n. Nizza, 20 dicembre 1859) e
Leonia (n. Nizza, 15 ottobre 1861), moglie
di Eugenio Garin di Cocconato.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Cessole (mpr.),
in persona di CARLO GIUSEPPE, di Euge
nio, di Ilarione, di Giovanni.
Figlio: LODOVICO.
Sorelle: Maria Giuseppa Giulia in Lu
cernari, Maria Giuseppa Delfina in Fran
zosini.
Zio: ENRICO, di Ilarione, di Giovanni.
Figli: VITTORIO, Leonia in Garin di
Cocconato.
1. b.
PAGINA 436
SPOLETO (IL MAGISTRATO COMUNALE).
ARMA: Partito :
nel 1º d'argento
alla croce di ros
so; nel 2º di ros
SO al cavaliere
armato di tutte
pezze, col caval
lo galoppante,
tenente una ban
diera bifida cari
cata di una cro
cetta di nero, il
tutto d'argento.
Spoleto è senza dubbio la città umbra
più ricca di storia, sopratutto per quanto
si riferisce al turbinoso periodo medievale.
Non si hanno notizie precise sull'epoca
di fondazione; si sa solo che i Pelasgi la
fortificarono con una solida cinta di mura,
di cui tutt'oggi si ammirano, dopo ben ol
tre tre millenni, i resti grandiosi.
Conquistata dagli Etruschi ed in segui
to dai Romani, venne prima ridotta a co
lonia, poscia elevata a municipio, e nel 326
dopo Cristo dichiarata metropoli.
Per la sua importante posizione strategi
ca dovette dolorosamente subire continui
e cruenti attacchi da quanti mirarono a
conquistare Roma, donde l'alterna vicen
da di distruzione e di riedificazione delle
sue mura vetuste.
Coll'occupazione longobarda avvenuta
nel 569 s'inizia il periodo del suo maggiore
splendore in quanto che divenne la capi
tale del più potente ducato che ricordi la
storia dell'età di mezzo. Coll'avvento dei
comuni, essa fu tra le prime a costituirsi in
libertà e con tale regime si resse per più
secoli, pur essendo stata nel 1231 assog
gettata alla chiesa da parte di Gregorio IX.
Magnifici sono i monumenti di tutte le
epoche che l'adornano. Oltre ai ruderi del
le mura pelasgiche, dell'anfiteatro e teatro
romano e dell'arco di Druso, conta la gi
gantesca fortezza costruita dal cardinal E
gidio Albornoz sul finire del sec. XIV e
numerose chiese dalle belle linee architet
toniche, come quella di San Salvatore del
IV secolo; e la cattedrale con affreschi
pregevolissimi di Filippi Lippi e del Pin
turicchio. Degni di nota sono anche parec
LETTERAS
chi palazzi appartenenti alle più cospicue
famiglie patrizie.
Fin dai primordi dell'epoca comunale, il
Magistrato Spoletino si rese padrone o per
compra o per debellazione di vari castelli
e rocche circostanti, sui quali fino all'abo
lizione della feudalità ha esercitato il mero
e misto imperio, donde la sua iscrizione
nell'Elenco Uff. Ital. con i titoli di signore
di Giano, di Montesanto, dei castelli di S.
Giovanni e di Montecchio e dei territori di
Rogoreto e Petano.
e. p. u.
* SPOR o SPAUR.
ARMA: Inquarta
to: nel rº e 4º
d'argento al leo
ne di rosso (nel
primo punto ri
volto), con la
coda biforcata,
tenente con le
branche anterio
ri una doppia
coppa d'oro; nel
2º e 3º scaccato
di argento e d'azzurro alla fascia di ros
so attraversante.
DIMORA : Castel Valer (Trento) .
Le più antiche notizie sulla famiglia ri
salgono al 1185, in cui è ricordato un VAL
TERIO DI SPORO, che nel 1190 accompagnd
Enrico VI nella sua discesa verso Roma.
Il 5 gennaio 1231 si trova un accenno a
OLURADINO DE SPUR, in qualità di miles de
genere militum, che appare come vassallo
dei conti di Appiano. Non vi è certezza
alcuna se i vari rami, di cui si trova cen
no nei documenti, discendano da un unico
серро.
È certo che il capostipite della famiglia
odierna è VOLCMARO di Burgstall, discen
dente dagli Spor Parcines, stabilitisi in Val
Venosta. Egli fu una delle persone più im
portanti del suo tempo nel principato di
Trento; godeva la fiducia dei vescovi e an
che quella dei conti di Tirolo, e lo si tro
va, come nobilis miles nel 1312. Nell'anno
1314 egli accompagnò il duca a Francofor
te sul Reno per la elezione dell'imperatore
e il re Enrico lo nomind suo amministrato
LETTERAS
re a Spor. Nel 1317 fu podestà di Riva, nel
1318 capitano vescovile nel Banale, nel
1327 fu inviato come ambasciatore ducale
presso l'imperatore Lodovico il Bavaro.
Diventato poi anche burgravio di Tirolo,
estese i suoi feudi, acquistò la signoria di
Spor, il castello di Visione, la Rocchetta e
la contea di Flavon datagli nel 1334, per i
suoi fedeli servigi, dal re Enrico, diventan
do così il più potente dinasta della valle di
Non edel principato. Morto re Enrico, fu
scelto a consigliere particolare di Marghe
rita Maultasch e del duca Giovanni, e di
resse anche una spedizione contro la Ca
rinzia. Nel 1338 ebbe pure i beni di Gra
lando di Metz e la giurisdizione di Fai e
Zambana, dopo aver accompagnato il mar
gravio Carlo in una spedizione verso Fel
tre e dopo essere stato, nel 1336, capitano
di quella città. La sua potenza, il posses
so di beni esteși, di castelli e di piazzeforti,
nonpoterono a meno di eccitargli contro la
invidia dei signori, sì che egli perdette
ogni dominio. Cacciato il duca Giovanni,
egli favorì il matrimonio di Lodovico di
Brandemburgo con Margherita Maultasch
e ne ebbe altri onori; ma pochi mesi dopo,
assediato nel suo castello da Corrado di
Teck, fu fatto prigioniero e trasportato
presso Vipiteno, dove morì nel 1343.
Tre anni dopo i figli di lui riebbero uni
camente i castelli di Spor e Flavon.
Da BALDASSARE, che fu iscritto nel 1361
come milite nobile nella matricola tirolese,
discendono MATTIA, capostipite della linea
dell'Austria inferiore, estintasi nel 1590, е
di quella degli Spor Moos, e PIETRO. Co
stui cercò di ristabilire l'antica supremazia
della famiglia, emulando e quasi superan
do l'antenato Volcmaro. Stretto da vincoli
di amicizia con Giorgio di Lichtenstein,
fece di tutto per favorire la riconciliazione
dei duchi Ernesto e Federico dalle tasche
vuote, tenendo le parti ora dell'uno ora
dell'altro. Amico di Rodolfo Belenzani,
versò per la libertà provvisoria di lui una
cauzione di 25.000 ducati; dal 1404 al 1406
e dal 1411 al 1416 fu capitano all'Adige.
Nella lotta scoppiata poi fra i duchi Erne
sto e Federico, tenne le parti del primo e
conquistò gran parte dei castelli della valle
di Non e i più importanti delle Giudicarie
nella speranza di esserne infeudato. La lot
PAGINA 437
ta ebbe una piccola tregua, durante la qua
le il duca di Milano si interessò per una
soluzione pacifica della vertenza, ma inva
e
no. Condizioni normali tornarono soltanto
dopo la morte di Pietro (1426); i figli del
quale, GIORGIO E GIOVANNI, ebbero soltan
to il possesso di Sporo-Rovina, Flavon
Valèr, i feudi vescovili del Banale e anche
l'ufficio di coppieri ereditari del Tirolo dal
21 ottobre 1450. L'imperatore Federico III
li nomind baroni con diploma del 31 gen
naio 1464.
Da Giovanni discesero varie linee, che
ebbero denominazioni differenti a seconda
della giurisdizione da esse posseduta ed a
seconda delle parentele numerose, fra cui
degne di nota quella con i Lichtenberg e
con gli Anich. ULRICO ebbe riconfermata
la dignità baronale con diploma del 24 set
tembre 1546, e GIOVANNI ANTONIO ricevet
te il titolo di conte con diploma 12 ottobre
1633, confermato il 27 giugno 1637.
La famiglia ebbe una grande importanza
nella storia del Trentino; nella valle di
Non contese, per decine di anni, il prima
to alla famiglia Thun, e si distinse in pae
se e fuori con molti suoi discendenti illu
stri nel campo ecclesiastico o nella carriera
politica e militare.
Basterà citare i nomi dei vescovi di Bres
sanone : GIOVANNI TOMASO, nipote del car
dinale Cristoforo Madruzzo; CRISTOFORO
ANDREA († 1613), che rinnovò l'ammini
strazione del principato, curò la musica sa
cra e terminò la costruzione della residenza
vescovile; LEOPOLDO MARIA GIUSEPPE (†
1778) e GIUSEPPE FILIPPO (1792), i quali
tutti curarono di migliorare le condizioni
precarie della loro diocesi.
LEONE († 1485) fu consigliere intinio del
l'imperatore Federico III e primo vescovo
di Vienna.
GIOVANNI MICHELE († 1725) fu principe
vescovo di Trento e GIAN FRANCESCO (t
1821), arcidiacono e vicario generale du
rante il dominio bavarese e napoleonico.
Altri nomi degni di menzione sono :
CARLO, di Sigismondo († 1579), prese
parte a diverse guerre in Ungheria, e nel
1537 cadde prigioniero dei turchi. Conclu
sa la pace tra Rodolfo II e Selim, venne
liberato e divenne ambasciatore dell'impero
a Costantinopoli, ove morì.
PAGINA 438
FRANCESCO GIUSEPPE († 1797), per mol
ti anni consigliere di reggenza a Magon
za, poi gran giudice del Tribunale Supre
mo dell'Impero a Wetzlar, pubblicò opere
importanti su questioni giuridiche.
GIOVANNI BATTISTA († 1852), ministro
straordinario d'Austria in Dalmazia, gover
natore del Veneto dal 1829 e dal 1840 go
vernatore della Lombardia; si distinse per
molte istituzioni di utilità pubblica, per la
fondazione dell' Accademia fisico-medico
statistica a Milano, per aver cooperato al
riordinamento degli archivi di San Fedele
e per l'istituzione della Scuola paleografica.
CARLO, di Giuseppe Filippo († 1856), do
po aver percorsa la carriera militare in Ba
viera, passò nel 1816 alla Guardia del Cor
po. Entrato poi nella carriera diplomatica,
fu segretario di legazione a Berlino ed
Vienna, consigliere di legazione a Franco
forte; nel 1831 incaricato d'affari a Roma,
a
dove dal 1838 fu ministro plenipotenziario SPRECA.
presso la Santa Sede e presso le Corti di
Napoli e di Torino.
Il 24 novembre 1848 cooperò abilmente,
insieme con la moglie contessa Giraud, a
condurre segretamente Pio IX a Gaeta per
toglierlo alle insidie della rivoluzione; la
sua condotta in queste circostanze difficili
fu ricompensata da una quantità di ono
rificenze di vari Stati.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte del S. R. I. (mf.),
barone del S. R. I. (mf.), predicati di Fla
von e Valèr (mf.), Ricon. D. M. 31 ottobre
1929, in persona di VOLMARO, di Giulio,
di Paride, n. al Castello di Valèr 30 agosto
1867, spos. a Innsbruck il 22 maggio 1902
con Anna Editta contessa Trapp.
Figli: Maria Verena, n. a Innsbruck 9
maggio 1903; LEONE GIULIO, n. ivi 20
maggio 1904; Elisabella, n. ivi 14 aprile
1910; PIETRO, n. ivi 18 giugno 1913.
Sorella: Giulitta, n. ivi 26 gennaio 1874.
a. z.
* SPOTO.
ARMA: D'azzurro a due leoni coronati,
affrontati, sostenenti una spada, accom
pagnati da tre stelle di (8), il tutto
d'oro.
LETTERAS
DIMORA : Cattolica
Eraclea.
Famiglia sicilia
na del sec. XVIII
originaria da S.
Angelo Muzzaro, e
che ebbe i titoli di
barone di Salici e
di signore di Sala
cio, titoli che furo
no riconosciuti con
D. M. del 1899
a Giacomo, di Stanislao, di Giacomo.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di baroni di Salici (mpr.),
signore di Solacio (mpr.), Ric. 1899, in
persona di GIACOMO, di Stanislao, di Gia
como.
ARMA : D'azzurro,
alla fascia di
rosso , accompa
gnata da tre pi
gne d'oro, due
in capo ordinate
in fascia ed una
in punta.
DIMORA : Viterbo.
Originata in Vi
terbo, ebbe per ca
V. S.
postipite GIOVAN
NI, di Polo, di Ser Pepone « alias Spreca »
( 1418) che fu priore del Comune nel 1428
ed i cui figli furono i capostipiti dei rami
di Viterbo e Vallerano.
Il primo si estinse sulla fine del secolo
XVII con Ippolita di Sebastiano Spreca,
moglie di Francesco Poggi. Il secondo di
sceso da ANTONIO Spreca, priore nel 1474,
fu reintegrato nella nobiltà viterbese l'an
no 1777 con GEROLAMO, Lorenzo, ANTO
NIO E PAOLO Spreca di Vallerano.
Da Lorenzo Spreca derivano i Belli
Spreca.
RAIMONDO Spreca acquistò la tenuta di
Villanova, già Pagliacci.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di
nobile di Viterbo (mf.),
1. r. m.
LETTERAS
SPRETI.
Con la calata de
gli eserciti germa
nici, da Carlo Magno in poi, molte fami
glie, al seguito di quegli imperatori, si sta
bilirono in Italia, investite, per lo più, di
un'autorità militare, civile e politica. Que
sto movimento, determinato da ripetute
conquiste, fece attribuire dai genealogisti
origini germaniche a molte casate pur non
esistendo alcuna prova documentaria d'al
tronde quasi sempre irreperibile per le
tumultuose vicende di quei tempi troppo
lontani da noi.
Già vedemmo quanto fosse falsa questa
affermazione per la famiglia Rasponi e per
quanto sostenuta da storici autorevoli.
Anche agli Spreti fu attribuita la stessa
origine forse perchè questa casata già esi
steva in Ravenna nel secolo XII, e citata
fra le più ricche di censo, fra le più emi
nenti per cariche civili e militari e fra le
più pugnaci nelle lotte politiche, e forse
ancora perchè, non potendosi ammettere
una supremazia improvvisa, nessun docu
mento anteriore fu possibile rintracciare
sulla sua origine e precedente attività.
Infatti lo storico e giureconsulto raven
nate, canonico Vincenzo Carrari, nella sua
<< Istoria della vita di Desiderio Spreti,
istorico ravennate » (N. 26, pag. 69), si
esprime: « Thalomon et Rodulphus, Arar
di filii, anno 1232, vivebant; ex Thalomo
ne autem natus est Spretus, qui anno 1235
floruit; ex Spreto Arardus, qui alium Spre
tum genuit, cui filii fuerunt Arardus, Ta
magninus et Marcus, a quibus omnes,
quae nunc Ravennae vivunt familiae Spre
torum descendunt; et quoniam ex Scriptu
ris et autenticis Monumentis Ravennati.
bus non reperitur huius familiae origo,
nonnulli perhibent ex Germania oriun
PAGINA 439
dam, ut etiam affirmabat se Legisse Bar
tholomaeus Orsucius Lucensis, Episcopus
ARMA : D'oro alla
felce di verde
nodrita sulla vet
ta di un monte
di tre cime d'ar
gento, movente
dalla punta.
DIMORA: Milano,
Ravenna, Pesa
ro, e Roma.
Lavellinus Rainutii Farnesii Cardinalis
Archiepiscopi Ravennae Suffraganeusque
etc. » .
La citazione genealogica è esatta e pro
vata da rogiti esistenti nell'Archivio Arci
vescovile di Ravenna (Capsa C. Pergam.
637; Capsa B. Pergam. 580 et seg.; Capsa
E. Pergam. 1275 e 1260), ma quella circa
le origini non è ancor dato sapere da quali
documenti sia stata estratta. Nè basta, chè
alcuni cronisti e genealogisti compiacen
tissimi dei secoli XVI e XVII, fantastican
do, la vollero venuta in Italia al seguito di
Carlo Magno !
Se ARARDO I, posto come capostipite, è
citato nei rogiti padre di TALOMONE € Ro
DOLFO, entrambi viventi nel 1232 e all'epo
ca nella quale essi erano già in età avan
zata, doveva egli certo fiorire verso il 1130.
Talomone, suo primogenito, fiorì infatti
nel 1163, mentre Rodolfo, fiorente nel
1166, era dedito alla milizia, aveva servito
in molte guerre Arrigo VI imperatore e
nel 1196 aiutò vigorosamente il cardinale
Cassidonio, Legato di Innocenzo III, per
ricuperare al dominio pontificio le città
della Romagna; poi si recò in Oriente
combattere contro i Saraceni, pio e valoro
so, sotto l'insegne di Alberto, arcivescovo
di Ravenna e capitano generale dell'arma
ta veneta; militò poi sotto le insegne di
a
Ottone IV imperatore e, ritornato in pa
tria, corse in aiuto di Azzo d'Este, signore
di Ferrara, per scacciare il Legato Cesareo
da quella città ed infine nel 1201 concorse
ancora, con quelli di Cervia, di Bertinoro,
coi Pompiliesi e con l'abate di Gugliata,
alla difesa di Forlì assediata dagli Imolesi,
Faentini e Bolognesi, aiutati dal conte
Guido Guerra di Mutiliana. Non è noto
quando morisse e certamente non lasciò
discendenza.
Talomone invece generò SPRETO I che
fiorì nel 1231 e che a sua volta generò
ARARDO II, fiorente nel 1250, che fu padre
di SPRETO II, che fiorì nel 1270, e che ge
nerò tre figli: a) ARARDO III; b) TAMA
GNINO; c) MARCO I.
a) Arardo III, vivente nel 1325, come
si rileva da un libro di investitura del
l'Abazia di S. Maria in Porto di Ravenna,
PAGINA 440
sotto il 10 gennaio 1325 e rogato da Succio
de' Palazzio, militò come capitano nell'e
sercito di Lodovico imperatore. Ritornato
in patria, trovò Ravenna stretta dalla ti
rannide dei Polentani che, timorosi del suo
valore, della sua potenza e della sua acqui
stata popolarità, con altri cittadini eme
riti, lo cacciarono in esilio e solo dopo al
cuni anni gli concessero di ritornare nella
città natale. Era già morto il 30 agosto
1361, come risulta da un documento esi
stente nel pubblico Archivio Ravennate,
rogato da Francesco Belloli sotto tale da
ta. Fu Arardo III autore di una linea
estintasi agli inizi del secolo XV. Generò
SPRETO IV, che viveva nel 1356, come si
rileva da un documento esistente nell'Ar
chivio Arcivescovile Ravennate e nel qua
le è anche detto che egli fu ufficiale
e
Nunzio di Bernardino da Polenta nel detto
anno; aveva abitazione sotto la parrocchia
di S. Agata Maggiore; nel 1368 era già
morto, come risulta da un pubblico istru
mento rogato il 25 luglio di detto anno dal
notaro ravennate Francesco Zentilini; eb
be in moglie la nobile Giovanna de' Bru
gno dalla quale nacquero ANTONIO Ie
GIULIO. Quest'ultimo, nel predetto istru
mento risultava vivente nel 1368 e morì
senza discendenza; Antonio invece, suo
fratello, pure citato in detto rogito, e vi
vente nel 1368, sposò in prime nozze la
nobile Giacoma Gottifredi di Forlì che
gli generò ARARDO IV e, rimasto vedovo,
nel 1373 passò a cospicue nozze con Mad
dalena Manfredi dei signori di Faenza
dalla quale non risulta avesse avuto fi
glioli. Morì tre anni dopo, nel 1376, e te
stò in Ravenna il 26 agosto dello stesso
anno per rogito di Ser Nerino q. Francesco
Rasponi e fu sepolto nella chiesa di S. A
gata Maggiore in Ravenna. Suo figlio,
Arardo IV, fiorente nel 1356, ebbe fama di
valoroso capitano sotto le insegne di Anto
nio della Scala, signore di Verona, e fu
tenuto in altissima stima dai Polentani, si
gnori di Ravenna, tanto che Ostasio IV da
Polenta nel 1386, con altri capitani raven
nati, lo inviò alla difesa di Verona, e Al
dobrandino da Polenta, fratello di Opizo,
lo nomind suo procuratore generale. Arar
do IV si trovò presente e fu testimonio al
testamento che Guido da Polenta dettò il
LETTERA S
14 novembre 1389, temendo di morire per
la peste che infieriva nella città. Ma mise
ra fu la fine di Arardo perchè Opizo, so
spettoso della nobiltà ravennate, nel 1390
fece prima trucidare il proprio fratello
Aldobrandino ed alcuni fra i più eminenti
cittadini e fra questi l'Arardo IV Spreti,
senza riguardo ai legami di parentela che
legavano i Polentani e Antonio Spreti, pa
dre di Arardo, coi Manfredi, signori di
Faenza. Moglie di detto Arardo fu Lucia
Calaghini, figlia del nobile medico Ber
nardino, la quale testò in Ravenna il 13
ottobre 1395 con rogito del notaro Paolo
Pagani; essa aveva generato ANTONIO II e
SPRETO V, citati entrambi nel predetto te
stamento. Spreto V morì improle, mentre
il fratello Antonio II, erede di tutte le so
stanze, generò SPRETO VI e ARNALE en
trambi fiorenti nel 1405 e morti senza la
sciare discendenza, estinguendosi così il
ramo di Arardo III.
c) Il terzogenito di Spreto II fu Marco
I, fiorente nel 1342, che generò MELINO I
e SPRETO III. Quest'ultimo, fiorente nel
1360, morì improle mentre il fratello Me
lino I, è citato nel 1356 in un istrumento
esistente nell'Archivio Arcivescovile Ra
vennate (Capsa E, Pergam. 1275) con Gio
VANNI, suo figlio, col quale si estinse il bre
ve ramo di Marco I.
b) Il secondogenito Tamagnino, figlio
di Spreto II, era ancora vivente nel 1332,
come da istrumento esistente nell'Archivio
di S. Paolo in Roma (Capsa Z, Ν. 284),
rogato da GIACOMO, suo figlio, notaro im
periale, e più non viveva nel 1357; fu pa
dre di tre figli: MELINO (seguente), BUR
GINO e il nominato notaro Giacomo I. Bur
gino, vivente nel 1361, come da documento
esistente nell'Archivio Arcivescovile di Ra
venna (Capsa E, N. 1260), morì improle,
come pure il fratello Giacomo, vivente nel
1324. Fu questi, come detto, notaro impe
riale, nonchè notaro pubblico e dei Malefi
ci di Ravenna e rogò la prima volta nel
1324.
MELLINO II fiorì nel 1328, come da istru
mento nell'Archivio Arcivescovile di Ra
venna (Capsa B, N. 580); esercitò anch'es
so la carica di notaro in Ravenna e più non
viveva nel 1376 come da istrumento nel
Pubblico Arch. Ravennate sotto il 26 ago
SPRETI
LETTERAS
sto 1376, rogato da Ser Francesco Nerino
qm. Rasponi. Lasciò due figli: GIOVANNI I
e MARCO II. Quest'ultimo fiorì nel 1365 е
vestì l'abito di canonico lateranense in S.
Maria in Porto di Ravenna; Giovanni I,
fiorente nel 1356, come da istrumenti nel
l'Arch. Arcivescovile di Ravenna (Capsa
S. N. 1275), viveva ancora nel 1376 come
risulta dal testamento di Antonio, figlio di
Arardo IV Spreti (Arch. Pubbl. Ravennate
Rog. 26 agosto 1376 per Ser Nerino qm.
Francesco Rasponi) ed era già defunto nel
1399, come leggesi in un Diacetto nell'Ar
chivio Arcivesc. Ravennate, pag. 253, la
sciando quattro figli: BONIFAZIO I, fioren
te nel 1356; DESIDERIO I (seguente); URBA
NO I citato coi fratelli in un istrumento di
investitura di fondo boschivo per il notaro
ravennate Giovanni Magistri Manfredi nel
1399, esistente nell'Arch. Arciv. di Raven
na; e GIACOмо II, anch'esso vivente nel
1399.
DESIDERIO I, di Giovanni, fiorì nel 1383;
uomo di profondo sapere, fu tenuto in alto
concetto da Obizo da Polenta, signore di
Ravenna, che nelle faccende più gravi si
uniformava ai suoi consigli. Generò quat
tro figli (Rogg. Not. ravennate Petrino de
Meglj, 30 marzo 1428 e Not. Paolo Dario
de Gennari, 6 febbraio 1429) : GIOVANNI
BELTRANDO, fiorente nel 1404 e morto im
prole; Ursiana, fiorente nel 1410 e che nel
1429 andò sposa al nobile Andrea de Ben
zoli di Ravenna; DESIDERIO II, l'Istorico
(seguente); e URBANO II, nato circa il 1416,
morto improle in giovane età e citato coi
fratelli su detti nel ricordato istrumento
rogato dal notaro Paolo Dario de Gennari
così : «...filii qm. venerabilis viri Dom. De
siderii de Spretis... >> che il padre Deside
rio sia nominato venerabilis trova relazione
nel fatto che esso, evidentemente rimasto
vedovo, vestì l'abito sacerdotale, fu arci
prete di S. Zaccaria, prevosto di S. Agne
se, canonico della Metropolitana Ravenna
te e, per protezione di Obizo da Polenta,
ottenne l'Abazia di S. Pietro in Vincoli.
Morì Desiderio I nel 1428.
DESIDERIO II, del predetto Desiderio I,
nacque in Ravenna nel 1414. E' questi fra
i più eminenti personaggi di questa fami
glia. Nobilissimo per indole e per dottrina,
assai versato nella lingua greca e latina,
PAGINA 441
peritissimo nelle discipline storiche e in
quelle giuridiche, sì che nel 1433 coprì la
carica di pubblico notaro e nel 1464 anche
quella di giudice ordinario, insorse auto
revolmente, benchè appena ventiseienne,
contro le proscrizioni e le stragi dei suoi
concittadini che Ostasio V da Polenta fa
ceva compiere paventando di perdere il po
tere. E sì opprimente era la tirannide che
insanguinava la città, che alla fine il po
polo si ribellò, e nel 1441 Ravenna passò
sotto il dominio della Repubblica Veneta e
Ostasio fu relegato con la moglie e il fi
glio nell'isola di Candia. Desiderio, ama
tissimo dai suoi concittadini, nel 1452 fu
inviato oratore al pontefice Nicolò V e poi,
nel 1461, ambasciatore, con Giovanni Ra
sponi, al Senato veneto che lo tenne in al
tissima considerazione. Dedicatosi sopra
tutto agli studi storici, fu il primo a racco
gliere le antiche iscrizioni greche e latine
«De
e circa il 1440 compose la sua opera
amplitudine evertione et restauratione ur
bis Ravennae : Libri III » pubblicato la
prima volta in Venezia nel 1489, già lui
cora
defunto, e ridata alle stampe da Bonifacio
Spreti a Venezia nel 1588 e poi ridata an
alle stampe dal marchese Camillo
Spreti nel 1793 e che la tradusse in vol
gare idioma. Testò Desiderio in Ravenna il
23 novembre 1474 per rogito del notaio
Lorenzo Guerrini e ritiensi che in quello
stesso anno morisse e fu sepolto nel tempio
di S. Francesco detto allora di S. Pier Mag
giore, ove la famiglia possedeva sepoltura
gentilizia. Aveva sposato in prime nozze
in Ravenna la nobile Andrea, figlia di Ma
sio Cristiani, ravennate, dalla quale non
ebbe prole e, vedovo, in seconde nozze la
nobile Andrea Proli ravennate (Rog. Not.
Lorenzo Guerini 23 novembre 1474) che
gli generò otto figli: URBANO III, nato cir
ca il 1436, dottore in ambo le leggi e in
medicina, ecclesiastico, nel 1469 elevato al
canonicato, poi vicario generale della dio
cesi di Ravenna col cardinale Bartolomeo
Roverella, nel 1471 commendatario perpe
tuo e priore di S. Alberto, nel 1473 incari
cato dal pontefice Sisto IV di unire il mo
nastero di S. Vitale di Ravenna con quello
di S. Giustina di Padova; nel 1475 rinun
ziò al vicariato; nel 1477 per la fama della
sua dottrina e giustizia eletto auditore
PAGINA 442
della S. Rota in Roma, defunto in Raven
na nel 1480; Elisabetta, nata in Ravenna
circa il 1438, morta ivi nel 1488 (Rog. Not.
Obizo Bresamolini, 30 marzo 1460), spo
sata in primi voti col nobile ravennate Bu
do Pignatti ed in secondi col nobile Masio
delli Artusini, ravennate; Valeria, nata ivi
circa il 1440 (Rog. Not. Londedeo Magri
ni, 3 dicembre 1462), morta ivi nel 1492,
sposata in primi voti, nel 1462, con Anto
nio Zani di Oriolo, nobile di Forlì, e, in
secondi, nel 1490, con Francesco Palmeza
ni di Forlì, e che fu madre di quel Codro
eccelso nelle lettere greche e latine di sì
forbita eloquenza che, trasferitosi a Raven
na, fu fatto precettore della Gioventù, fu
dell'Accademia Romana col nome di Pom
ponio Leto e protetto da Giovanni duca di
Mantova, dal duca di Milano e dall'impe
ratore . Massimiliano; GIOVANNI BATTISTA
(seguente), autore di una delle due grandi
linee che si diramarono da Desiderio II,
l'istorico; BONIFAZIO II, nato a Ravenna
circa il 1452 (Rog. Not. Lorenzo Guerini,
23 novembre 1474 per lui e fratelli), fre
quentatore dello studio di Padova e morto
improle in giovane età; Teodosia, nata in
Ravenna circa il 1456, morta ivi circa il
1511, sposata in prime nozze, 19 giugno
1476, con Gordo Gerdi, di Giuliano, no
bile ravennate, e in seconde, 29 novembre
1504, con Franco Numagli, nobile di For
lì; GIROLAMO I (seguente), autore della se
conda linea diramatasi da Desiderio II l'i
storico; Barbara, nata in Ravenna nel
1468, sposata nel 1489, a Lorenzo Ricci,
nobile di Forlì.
Come abbiamo accennato da Desiderio
II si diramano due grandi linee: la prima
con Giovanni Battista I, estintasi, come
vedremo, nella seconda metà del secolo
XVII, e la seconda, còn Girolamo I, dalla
quale provengono direttamente i viventi
rappresentanti la famiglia.
I. GIOVANNI BATTISTA I, di Desiderio II
l'istorico, nacque in Ravenna nel 1444. Si
addottorò nel 1474 in ambo le leggi, nel
1482 fu capitano delle armate della Repub
blica Veneta, consigliere e capo di Magi
strato della città di Ravenna negli anni
1485-86, 89-90-91, 1512-13, creato magi
strato di Giustizia il 23 maggio 1514 e ri
confermato il 19 novembre 1514. Cessò di
LETTERA S
vivere alla fine dello stesso anno; aveva
sposato il 19 giugno 1476 Maria Gerdi, di
Giuliano, nobile ravennate, che gli procreò
sette figli : Antonia, nata nel 1477 (Rog.
Not. Ravenn. Bernardino Mengoli, 31 ot
tobre 1494), sposata il 31 ottobre 1494 con
Bernardino Rossi, di Bernardino, nobile
di Parma; Catterina, nata in Ravenna cir
ca il 1478 (Rog. Not. suddetto, 15 aprile
1501), sposata ivi il 15 aprile 1501, con
Antonio Cavalli, di Bartolomeo, nobile
ravennate; Paola, nata ivi circa il 1480
(Rog. Not. Antonio Bonfigli, 13 novembre
1511), poco prima del 1511 monaca nel
monastero di S. Chiara in Ravenna; UR
BANO IV (seguente); DESIDERIO III, nato
ivi circa il 1493 (Rog. Not. Baldassarre da
Porto, 12 giugno 1514), laureatosi in ambo
le leggi nel 1514, valente giureconsulto,
sedè nel Magistrato dei Savi nel 1515-16
18-20, fu capo di Magistrato negli anni
1519-23-24-25-26-27-28-29-30-32-33,
magi
strato di Giustizia il 26 maggio 1516, rie
letto il 13 dicembre 1517, fu aggregato al
Nobile Consiglio di Ravenna il 29 ottobre
1514 e 27 febbraio 1563; il 12 giugno 1514
aveva sposata Alba Benzoni, di Giorgio,
nobile ravennate, che gli procreò GIOVANNI
BATTISTA II, nato circa il 1516 (Rog. Not.
ravennate Giovanni Francesco Benincasa,
12 gennaio 1538), morto nel 1552, dottore
in ambo le leggi, auditore del Magistrato
dei Savi in loco di cittadini nel 1538, ag
gregato al Nobile Consiglio della città il 14
dicembre 1547, sposato nel 1539 con Gia
coma Pignatti, di Giovanni, nobile di Ra
venna, che gli procreò : Alba, n. 17 luglio
1540 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte),
morta ivi circa il 1589, sposata ivi il 31
gennaio 1560 con Nerino Fusconi, nobile
ravennate; Emilia, n. 16 febbraio 1544 (Ra
venna, S. Giovanni in Fonte), morta circa
il 1605, sposata ivi il 23 gennaio 1563 col
cav. Giacomo Aldobrandini, di Domenico
Pietro Carlo, nobile ravennate; Diana, nata
22 marzo 1546 (Ravenna, S. Giovanni in
Fonte), morta ivi circa il 1588, sposata ivi
il 14 giugno 1566 con Carlo Avizzani, di
Domenico Galeotto, nobile ravennate; DE
SIDERIO IV, nato 6 settembre 1542 (Raven
na, S. Giovanni in Fonte), morto ivi circa
il 1563, sposato il 23 maggio 1558 con
Oriucia Albicini, del dott. Tomaso, nobile
LETTERAS
di Forlì, e lo rese padre di Battista, nata
15 aprile 1558 (Ravenna, S. Giovanni in
Fonte), e defunta ivi in tenerissima età;
GIO. BATTA, nato 3 aprile 1561 (Ravenna,
S. Giovanni in Fonte), defunto ivi all'età
di 14 anni; e Vittoria, nata 9 ottobre 1563
(Ravenna, S. Giovanni in Fonte), morta ivi
circa il 1623, sposata ivi il 4 aprile 1578
con Simone de Colombi alias Lovatelli, no
bile ravennate, figlio del dott. Franco. Si
estinse così un breve ramo generato da
Desiderio III.
Gli altri due figli di Giovanni Battista I
furono GIUSTINIANO, n. in Ravenna 8 apri
le 1498 e defunto in tenerissima età e TI
MOTEO I, nato ivi circa il 1495 (Rog. Not.
Niccolò Cicchi, 19 dicembre 1527), sposato
ivi il 19 dicembre 1527 con la nobile Bea
trice Lunardi di Ravenna, già vedova di
Gregorio Grossi e che gli procreò URBANO
V, nato 25 marzo 1528 (Ravenna, S. Gio
vanni in Fonte), morto ivi nel 1569, creato
cavaliere nel 1528, auditore del Magistrato
dei Savi in loco di cittadini nel 1551, ag
gregato al Nobile Consiglio della città il
18 giugno 1561, sposato nel 1547 con Eleo
nora Albertini, di Sebastiano, nobile vene
ta, che gli generò: Isabella, nata 30 giu
gno 1548 (Ravenna, S. Giovanni in Fon
te), morta ivi circa il 1586, sposata ivi
nell'ottobre 1564 col nobile Vincenzo Gor
di di Ravenna; Lavinia, nata ivi circa il
1550, morta ivi nel 1579, sposata ivi il 25
luglio 1568 con Girolamo Guacimanni, no
bile ravennate (Lib. Sposalizi Ravenna, SS.
Nicandro e Marziano); FLAMINIO, nato 23
luglio 1551 (Ravenna, S. Giovanni in Fon
te), morto circa il 1615, sposatosi in Forlì,
ove erasi trasferito, con Lucrezia Becci, di
Domenico, nobile forlivese, senza avere
discendenza.
La prima linea di Giambattista I conti
nuò invece col figlio URBANO IV, nato circa
il 1481 (Rog. Not. ravennate Antonio Bon
filj, to settembre 1519), morto ivi il 18
settembre 1522. Fu questi quell'Urbano
Spreti che, con altri consiglieri dei Savi,
fu trucidato barbaramente da Domenico
Ostasio e Raspone Rasponi, colti tutti di
sorpresa, mentre sedevano in pubblico Con
siglio ed i cadaveri ne furono inoltre sevi
ziati. Ebbe onorata sepoltura nella cappel
la gentilizia di S. Francesco, allora detta
PAGINA 443
di S. Pietro Maggiore; aveva sposato in
Ravenna il 10 settembre 1519 Maria Pi
gnatti, di Giacomo, nobile ravennate, che
lo rese padre di GIUSTINO I, nato 15 mar
zo 1519 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte),
nel 1542 auditore del Magistrato dei Savi
in loco de' Cittadini, aggregato al Nobile
Consiglio il 15 aprile 1548, capo del Magi
strato dei Savi nel 1550-54-55-65-66-75, nel
1579 creato cavaliere, morto ivi il 24 marzo
1587 e sepolto nella cappella gentilizia di
S. Francesco detta S. Pietro Maggiore;
nel 1538 aveva sposato la nobile Elisabet
ta Tombesi, di Giovanni, ravennate che
gli generò : URBANO VI, nato 11 novembre
1571 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte)
morto ivi in tenera età; GIOVANNI II, n.
23 aprile 1550 (Ravenna, S. Giovanni in
Fonte), morto ivi nel 1592, del Magistrato
e
dei Savi nel 1591, aggregato al Nobile
Consiglio il 28 febbraio 1589, sposato nel
febbraio 1569 con Giulia Alessandri, di Co
stanzo, nobile di Pesaro, che gli generò :
Elisabetta, n. 22 gennaio 1570 (Ravenna,
S. Giovanni in Fonte), suora nel monaste
ro del Corpus Domini, in Ravenna, col no
me di suor Costanza; Claudia, n. 16 set
tembre 1571 (Ravenna, S. Giovanni in
Fonte), sposata 22 aprile 1594 con Urba
no Parisini, di Giacomo, ravennate, Gio.
BATTA IV, nato 14 marzo 1576 (Ravenna,
S. Giovanni in Fonte), morto ivi impro
le circa il 1595; Flaminia, nata 13 giugno
1579 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte),
morta 9 ottobre 1652, suora nel monastero
di S. Chiara in Ravenna, professa il 21 ot
tobre 1601; BRUNORO, n. 24 dicembre 1573
(Ravenna, S. Giovanni in Fonte), aggre
gato al Nobile Consiglio il 30 marzo 1599,
padre di GIOVANNI III, nato 31 marzo 1597
(Ravenna, S. Giovanni in Fonte) e morto
improle.
Altro figlio di Giustino I, e suo primo
genito, fu TIMOTEO II, nato 15 novembre
1539 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), re
stauratore col fratello Giovanni della
se
poltura gentilizia della famiglia in S. Fran
cesco; fu auditore del Magistrato dei Savi
in loco di Cittadini nel 1577 e 1583, aggre
gato al Nobile Consiglio il 16 marzo 1587,
del Magistrato dei Savi negli anni 1587-89
92-94-97-99-1600-05-09-1610; pacificatesi le
fazioni dei guelfi e dei ghibellini, e in con
PAGINA 444
seguenza celebrata una pace solenne fra gli
Spreti e i Rasponi, dopo tante lotte cruen
ti che avevano gettato nel lutto la città,
Timoteo impalmò nel marzo 1564 la no
bile Eugenia Rasponi, figlia del capitano
Raffaele, che gli generò PIRRO, nato 2 ago
sto 1574 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte),
morto 7 dicembre 1640 e sepolto nella cap
pella gentilizia di S. Francesco, aggregato
al Nobile Consiglio il 17 gennaio 1612, del
Magistrato dei Savi nel 1613-19-24-26-28
33, sposato nel 1595 0 1596, con la nobile
Maria Capello di Venezia dalla quale nac
quero dieci figli: GIUSTINO, nato a Raven
na 3 agosto 1597 e morto improle; GUID'A
SCANIO, nato 29 gennaio 1599 (Ravenna, S.
Giovanni in Fonte), morto il 25
1625 proditoriamente ucciso da Lodovico
marzo
Pompily, e sepolto nella chiesa di S. Eufe
mia; TESEO, nato ivi 21 febbraio 1601 e
morto improle; Gio. BATTA, nato ivi 16
giugno 1607, morto infante; altro GIO.
BATTA V, nato ivi 20 gennaio 1610, pure
morto infante; GIO. BATTA VI, nato 25
giugno 1614 (Ravenna, S. Giovanni in
Fonte), morto improle 17 novembre 1649;
TIMOTEO, nato ivi 8 agosto 1617, morto
improle; CARLO, nato 25 marzo 1619 (Ra
venna, S. Giovanni in Fonte), sacerdote,
morto 28 marzo 1648; TESEO, nato ivi 25
agosto 1625, morto improle; ERADIO CA.
RARDO, nato 22 luglio 1602 (Ravenna, S.
Giovanni in Fonte), morto ivi 28 giugno
1677, aggregato al Nobile Consiglio il 26
aprile 1641, del Magistrato dei Savi negli
anni 1650-52-57-61-64-67, sposato ivi il
2
maggio 1634 con Barbara Aldobrandini,
nobile ravennate, che gli generò : TESEO,
nato ivi 14 aprile 1635, morto infante; altro
TESEO, nato ivi 23 marzo 1636, morto im
prole; Elisabetta, nata ivi 2 novembre
1637; PIETRO O PIRRO, nato 17 giugno 1642
(Ravenna, S. Giovanni in Fonte), morto
improle; TIMOTEO, dottore, ricordato nel
testamento del padre suo (Rog. Not.
vennate Guglielmo Contarelli, 13 gennaio
1650), morto improle, 24 ottobre 1689 (Li
ra
bri dei morti della chiesa dei SS. Nicandro
e Marziano in Ravenna); GIOVANNI, nato 3
marzo 1643 (Ravenna, S. Giovanni in Fon
te), morto improle; GIUSTINO, ricordato
nel su detto testamento paterno 13 gennaio
1650, morto 10 gennaio 1691, aggregato al
LETTERAS
Nobile Consiglio il 7 settembre 167%, del
Magistrato dei Savi nel 1678-80-84-86-88
90, sposato con Vincenza Baccardini, dalla
quale nacquero: CARLO, nato 25 luglio
1664 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), dal
1699 governatore in varie città dello Stato
Pontificio, sposato ivi, nel 1710, con la no
bile Maria Rossi di Ravenna, morto senza
discendenza; Barbara, nata 7 settembre
1668 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), ab
badessa nel monastero del Corpus Domini
in Ravenna, morta il 31 dicembre 1736;
ARALDO, nato ivi 23 ottobre 1671 e morto
probabilmente infante; Angiola, nata 15
settembre 1674 (Ravenna, S. Giovanni in
Fonte), suora nel monastero del Corpus
Domini in Ravenna col nome di Angela
Vincenza, morta ivi ro novembre 1730.
Si spense così la prima linea generata da
Giambattista I, figlio diDesiderio II, l'isto
rico.
Gli attuali rappresentanti della famiglia
discendono da Girolamo I, figlio di Desi
derio II l'Istorico.
GIROLAMO I, nato circa il 1459, anch'es
so assai esperto nella lingua greca e latina,
epigrammista gentile in dette lingue, coprì
anche la carica di notaro in Ravenna, ove
cominciò a rogare nel 1489, anno nel quale
andò a nozze con Raineria Franchini, no
bile di Ravenna (Rog. Not. Raven. Gio.
Batta Guizzardi, 19 maggio 1523); si dedi
cò anche allo studio dell'architettura, ove
riuscì mirabilmente, e compose alcuni li
bri che intitolò: « Architectoniacae Istitu
tiones Pluribus Libris Distinctae » . Scris
se anche: « Collectio Veterum Monumen
torum », opere che purtroppo andarono
perdute; morì in Ravenna il 21 luglio 1510
ed ebbe un'orazione funebre di Mons.
Giovanni Pietro Ferretti, Vescovo di La
vello in Puglia, col quale era legato da
intimissima amicizia, e fu sepolto nella
cappella gentilizia di S. Francesco. Dal suo
matrimonio con la nobile Franchini nac
quero: Andreana, nata circa il 1488, spo
sata in prime nozze, 3 aprile 1511, con A
lessandro Numagli di Forlì (Rog. Not.
Raven. Antonio Bonfilj, 3 aprile 1511), ed
in seconde nozze, 5 marzo 1514, con Fabio
Tiberti, di Polidoro, nobile di Cesena;
Maddalena, nata circa il 1490, sposata con
Pier Antonio Cornioli di Forlì (Strumento
LETTERAS
dotale 20 gennaio 1510); BONIFAZIO III, n.
a Ravenna circa il 1491, morto ivi circa il
1514 (Rog. Not. Raven. Gio. Batta Guiz
zardi, 16 aprile 1514); POMPONIO I, n.
Ravenna il 22 dicembre 1495, sposato ivi,
nel 1517, con la nob. ravennate Cornelia
a
Pignatti di Paolo; aggregato al Nob. Con
siglio della città il 12 febbraio 1520, anno
nel quale morì (Rog. Not. Raven. Gio.
Batta Guizzardi, 13 febbraio 1520); dal suo
matrimonio nacquero : MARC'ANTONIO
GIROLAMO II, creando così una breve dira
mazione che si estinse nella prima metà
e
del XVII secolo. Girolamo II, n. 31 luglio
1519 (Ravenna, S. Giovanni in Fonte), са
valiere dell'Ordine Costantiniano di San
Giorgio, nel 1578 colonnello alla Corte di
Francia, morì improle e testò il 22 gen
naio 1546 (Rog. Not. Raven. Domenico
Mercati, stessa data); MARCANTONIO I, n. in
Ravenna circa il 1518, auditore del Magi
strato dei Savi in loco di Cittadini nel
1563-68-72, morto nel 1581 (Rog. Not.
Raven. Vincenzo Prandi, 11 agosto 1581),
sposato 25 febbraio 1555 (Rog. Not. Rav.
Girolamo da Porto, stessa data) con Maria
del Pozzo, di Paolo, che gli generò : GIRO
LAMO III, n. 14 dicembre 1555 (Ravenna,
S. Giov. in Fonte), auditore del Magistra
to de Savi in loco di Cittadini nel 1587,
morto improle, testò il 5 settembre 1591
(Rog. Not. Raven. Girolamo Uccellatori),
lasciando erede il fratello Giulio; OTTAVIO,
n. circa il 1559, nominato nel testamento
paterno (Rog. Not. Raven. Vincenzo
Prandi, 11 agosto 1581), morto improle;
GIULIO III, n. 2 aprile 1561 (Ravenna,
S. Giov. in Fonte), auditore del Magistra
to dei Savi in loco di Cittadini nel 1599
1617-23-29, sposato con Bernardina Cuc
chi, di Lorenzo, già vedova di Giovanni
Merlino (Rog. Not. Raven. Vincenzo Mo
desti, 28 marzo 1609), che gli generò :
MARCANTONIO II, n. 16 aprile 1599 (Raven
na, S. Giov. in Fonte), sacerdote, priore
della Chiesa di S. Alberto nel 1629 e poi
Rettore della Chiesa di S. Croce in Raven
na, morto ivi 23 dicembre 1674; GIROLA
мо IV, n. 10 novembre 1601 (Ravenna,
S. Giov. in Fonte), morto improle; MARIO,
n. 31 maggio 1603 (Ravenna, S. Giov. in
Fonte), morto improle, testò 18 dicembre
1672 (Rog. Not. Raven. Lorenzo Crespo
PAGINA 445
li, stessa data), estinguendosi così il ramo
di Pomponio I.
Ultimo figlio di Girolamo I, e continua
tore della linea, fu CAMILLO I, n. a Ra
venna circa il 1500 e il 12 giugno 1512 eb
be la prima tonsura (chierico) per le mani
di mon. Filasio Roverella, arcivescovo di
Ravenna; ma nel 1523 pensò di prender
moglie e nello stesso anno impalmò Ber
nardina Isei, di Sigismondo, nobile raven
nate; coinvolto nelle lotte delle fazioni, fu
imputato dell'assassinio del cav. Giulio Ra
sponi per vendicarsi dell'uccisione del con
giunto Urbano Spreti nell'eccidio della
Camera, rinchiuso nella Rocca della cit
tà, ma dopo un mese assolto dal Pontefice
Clemente VII; fu auditore del Magistrato
dei Savi in loco di Cittadini nel 1520-34 е
del Magistrato nel 1525-28-39-40, fu caris
simo ai Signori di Matelica e a Pier Luigi
Farnese, duca di Parma, testò nel 1543
(Rog. Not. Raven. Domenico Mercati, 14
novembre 1543), anno nel quale si presu
me morisse, lasciando sei figli viventi :
Raineria, n. 2 ottobre 1525 (Ravenna, San
Giov. in Fonte), sposata ivi, 28 maggio
1540, con il conte Domenico Giovanni Al
dobrandini, del capitano Domenico Pan
dolfo (Rog. Not. Raven. Giulio Corelli,
stessa data); Andreana, n. in Ravenna 8
dicembre 1530, sposata ivi il 16 dicembre
1546 col conte Vitale degli Indovini del
Sale, nobile di Ravenna (Rog. Not. Raven.
Girolamo da Porto, 6 dicembre 1546); Bar
bara, n. a Ravenna 7 giugno 1535 e morta
infante; altra Barbara, n. 18 agosto 1540
(Ravenna, S. Giov. in Fonte), morta 7
aprile 1596 (Rog. Not. Raven. Giuliano
Guizzardi, 5 aprile 1596); Lucrezia, n. 26
febbraio 1542 (Ravenna, S. Giov. in Fon
te), sposata 13 marzo 1562 con Gregorio
Grossi, del capitano Cesare, nobile di Ra
venna (Rog. Not. Raven. Girolamo da
Porto, 17 marzo 1562); BONIFAZIO IV (se
guente); e POMPONIO II, n. 18 ottobre 1537
(Ravenna, S. Giov. in Fonte), che generò
una linea numerosa, ma che in breve si
estinse; fu auditore del Magistrato dei Sa
vi in loco di Cittadini nel 1560, aggregato
al Nobile Consiglio della città il 7 novem
bre 1563, del Magistrato dei Savi nel 1565
66-68-70-73 e capo del Magistrato nel 1574.
78-83-86-87, nel 1570 fu delegato dalla cit
PAGINA 446
tà a preparare con la massima pompa
l'ingresso di Lucrezia, figlia di Ercole
d'Este, duca di Ferrara, e sorella di Al
fonso II, che andava sposa a Francesco
Maria della Rovere, figlio di Guido Ubal
do, duca di Urbino, ingresso che avvenne
in Ravenna il 12 novembre 1570; nel no
vembre 1578 fu inviato ambasciatore dei
Ravennati al Pontefice Gregorio XIII per
ringraziarlo della nomina ad arcivescovo
di Ravenna del di lui nipote Cristoforo
Boncompagni e tanto il Pontefice si com
piacque della sua gentile eloquenza che,
con suo Breve del febbraio 1579, lo creò
cavaliere; nel 1580 fu parimente delegato
della città per ricevere solennemente il car
dinale Alessandro Sforza, legato del pre
detto Pontefice; nel 1585 fu invitato
altri senatori a presiedere il Concilio Pro
vinciale tenuto dall'arcivescovo di Bologna
Paolo Giordano Ursino, che, per l'alta
considerazione nel quale lo teneva, già nel
1566 l'aveva invitato a Firenze ad inter
venire alle nozze di Francesco de' Medici
con
con Giovanna, figlia dell'imperatore Fer
dinando; nel 1581 fu inviato ancora amba
sciatore dei Ravennati al Pontefice perchè
fossero concessi aiuti alla città afflitta da
una grave carestia, aiuti che il Pontefice
concesse dopo l'eloquente ed energica pe
rorazione fatta da Pomponio Spreti a fa
vore dei suoi concittadini; testò il 9 no
vembre 1577; morì universalmente
com
pianto, il 17 febbraio 1589, nel 1565 aveva
sposata la nobile Minozza Bifolci, di Gio.
Batta, ravennate (Rog. Not. Raven. Giu
liano.Monaldini, 3 giugno 1574), e che gli
aveva generato ben dieci figli, dei quali
erano solo viventi, alla sua morte: Bianca,
n. 11 gennaio 1566 (Ravenna, S. Giov. in
Fonte), sposata 28 dicembre 1582 al cav.
Giuliano Ruboli, di Marcantonio, nobile di
Ravenna (Rog. Not. Raven. Corello Co
relli, 24 febbraio 1584), morta 19 aprile
1612 (Ravenna, S. Michele); DESIDERIO V
E CAMILLO II. Desiderio V, n. a Ravenna
14 ottobre 1578, aggregato al Nobile Con
siglio della città il 23 settembre 1619,
morto il 29 settembre 1621 e sepolto nella
chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, sposato 3
novembre 1607 con la nobile Aurelia Zan
chi, di Paolo, di Ravenna (Rog. Not. Rav.
Vitale Crespoli, 19 dicembre 1608), che
LETTERAS
gli generò undici figli, che non ebbero di
scendenza : POMPONIO, n. a Ravenna 31
luglio 1608, morto infante; Minozza, n. 22
ottobre 1609 (Ravenna, S. Giov. in Fon
te), sposata 19 gennaio 1627 col nobile
Ferrante Altavilla, morta 19 settembre
1678 (Ravenna, S. Giov. in Fonte); Lavi
nia, n. 20 giugno 1611 (Ravenna, S. Giov.
in Fonte), monaca in S. Andrea in Raven
na il 30 novembre 1629 (Rog. Not. Raven.
Alberto Gambi, 29 novembre 1629) con
nome di Lavinia, morta 3 gennaio 1645;
Bianca, n. Ravenna 2 dicembre 1612, mor
ta infante; altra Bianca, n. ivi 5 agosto
1614; Lucrezia, n. ivi 16 settembre 1615;
POMPONIO III, n. ivi 4 settembre 1617,
morto infante; altra Bianca, n. 7 luglio
1619, anch'essa morta infante; Diana, mor
ta infante e ricordata nel Rogito paterno
(Not. Raven. Gabriele Pascoli, 14 gennaio
1630); altro POMPONIO, n. 16 settembre
1620 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), morto
13 agosto 1622 (Ravenna, S. Clemente);
Laura, monaca in S. Andrea (Rog. Not
Raven. Gabriele Pascoli, 14 gennaio 1630).
CAMILLO II, n. 12 dicembre 1588 (Ra
venna, S. Giov. in Fonte), generò, a sua
volta, sette figli che morirono senza di
scendenza. Fu aggregato al Nobile Con
siglio della città il 19 ottobre 1622, fu del
Magistrato dei Savi nel 1623-26, morì il 9
marzo 1656 (Ravenna, S. Michele), il 15
gennaio 1618 sposò Camilla Bellini, di
Paolo, già vedova di Alessandro Osio, ra
vennate (Rog. Not. Raven. Alberto Gam
bi, 4 maggio 1618), che gli procreò Sulpi
zia, n. 27 ottobre 1618 (Ravenna, S. Giov.
in Fonte), monaca in S. Chiara col nome
di suor Sulpizia, morta 21 dicembre 1698;
Ippolita, n. 8 maggio 1621 (Ravenna, San
Giov. in Fonte), monaca in S. Chiara,
morta 19 settembre 1695; DESIDERIO, n. a
Ravenna 17 dicembre 1622, morto infante;
altro Desiderio, n. ivi 22 aprile 1624, pure
morto infante; Lucrezia, n. 17 settembre
1626 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), mona
ca in S. Chiara col nome di suor Ancilla
Maria, morta ivi 25 luglio 1686; altro DE
SIDERIO, n. ivi 22 novembre 1628, morto
infante; Lavinia, n. 23 gennaio 1631 (Ra
venna, S. Giov. in Fonte), sposata in pri
me nozze, 5 febbraio 1645, con Pietro Ve
rocchi, oriundo fiorentino (Ravenna, Sau
LETTERAS
Michele), e in seconde, 17 luglio 1658, con
Pietro Paolo Canari, di Roma (Rog. Not.
Raven. Benedetto Tizzoni, 17 luglio 1658),
morta 29 agosto 1690.
BONIFAZIO IV, figlio di Camillo I, dal
quale la casata continua fino ai giorni no
stri, nacque il 27 marzo 1527 (Ravenna,
S. Giov. in Fonte), fu aggregato al nobile
Consiglio della città il 7 settembre 1750,
auditore del Magistrato dei Savi in loco di
di Cittadini nel 1549, del Magistrato nel
1550 e capo del magistrato nel 1556-59
68-77, e fu anche della Magistratura del
S. Numero, detta de' Pacifici, per repri
mere le lotte dei Guelfi e Ghibellini che la
ceravano la città; fu sommamente caro al
cardinale Capo di Ferro, detto S. Giorgio,
mentre era legato della S. Sede ad Enrico
cristianissimo re di Francia, e nel 1553 fu
creato cavaliere dello Speron d'Oro e con
te palatino; nel 1569 fu inviato ambascia
tore dalla città per incontrare il cardinale
Alessandro Sforza, legato in Romagna;
nel 1570 fu inviato pure dai suoi concitta
dini ad incontrare Lucrezia d'Este, princi
pessa di Urbino e figlia di Ercole, secondo
duca di Ferrara; nel 1575, durante il Giu
bileo, fu incaricato dal Pontefice Grego
rio XIII della custodia delle strade; nel
1576 e 1583 ebbe incarichi assai importanti
nell'interesse della città; il 19 maggio
1584 si recò a nome della città, quale de
putato, ad incontrare il Pontefice Clemen
te VII; godette l'amicizia e famigliarità
dei duchi di Urbino, del cardinale Giulio
della Rovere; fu uomo assai erudito e nel
1574 tradusse per primo dal latino la sto
ria di Ravenna di Desiderio Spreti e che
diede alle stampe nel 1574; testò il 23 giu
gno 1600 (Rog. Not. Raven. Vitale Cre
spoli) e morì il 12 settembre 1604 onorato
dai suoi concittadini, dal Pontefice e da So
vrani; nel 1554 aveva sposato Lucrezia
Bancheri, di Vito, già vedova di Paolo Bu
di, alias Pignatti, nobile ravennate (Rog.
Not. Raven. Pietro Maria dal Pozzo, 14
maggio 1560), che lo rese padre di Virgi
nia, n. 31 ottobre 1562 (Ravenna, S. Giov.
in Fonte), sposata, 6 gennaio 1577, col no
bile ravennate Bartolomeo del Sale, di Ce
sare (Rog. Not. Raven. Girolamo de Por
to, 22 febbraio 1577); Pietra, n. 17 gennaio
1565 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), sposata
PAGINA 447
nel 1581 al nobile ravennate Ippolito Al
dobrandini, del cav. Aldobrandino (Rog.
Not. Raven. Girolamo da Porto, 5 giugno
1581), morta circa il 1605; Valeria, n. 5
giugno 1568 (Ravenna, S. Giov. in Fon
te) , sposata in prime nozze, 7 novembre
1583, con Desiderio Aldobrandini, del cav.
Giacomo (Rog. Not. Raven. Girolamo da
Porto, 7 novembre 1583), in seconde, 18
maggio 1587, col nobile ravennate Antonio
Lunardi, del cav. Giacomo (Rog. Not.
Raven. Pietro Maria dal Pozzo, 4 luglio
1587); Lavinia, n. 30 giugno 1570 (Raven
na, S. Giov. in Fonte), monaca nel Corpus
Domini di Ravenna, del quale fu abbadessa
il 22 ottobre 1622; GIULIO II, n. 19 otto
bre 1573 (Ravenna, S. Giov. in Fonte, 21
ottobre, idem), aggregato al Nobile Consi
glio della città il 15 febbraio 1603, del Ma
gistrato dei Savi nel 1605-15-22, nel 1606
seppe energicamente difendere la costa ed
il litorale dalle incursioni dei Corsari nel
la sua qualifica di capitano della Compa
gnia degli Archibugieri di Ravenna (1605)
e capitano di Corazze, nel 1621 tenente ge
nerale degli Stati di Mendola e Sarsina ed
altri luoghi di Romagna e vice-principe di
tutti gli Stati di Giorgio ed Olimpia Aldo
brandini, nel 1623 fu inviato ambasciatore
al Pontefice Urbano VIII come uno dei più
autorevoli senatori della città; testò il 21
gennaio 1610 e 22 novembre 1621 (Rog.
Not. Raven. Alberto Gambi) e morì il 12
ottobre 1624 e fu sepolto nel deposito che
la famiglia teneva fuori della Chiesa Me
tropolitana nel sarcofago bizantino; il 21
maggio 1589 aveva sposato Alba Lunardi,
del cav. Giacomo, nobile ravennate (Rog.
Not. Pietro Maria del Pozzo, 16 maggio
1589), che gli generò ben undici figli : An
dreana, n. 19 ottobre 1592 (Ravenna, San
Giovanni in Fonte), monaca nel Corpus
Domini in Ravenna; POMPONIO III, n. 20
novembre 1593 (Ravenna, S. Giov. in Fon
te), adottorato in Bologna in ambo le leggi
il 24 gennaio 1618, ammesso agli Ordini
Sacri in detto anno, canonico della Metro
politana di Ravenna nel 1612 e nello stes
so anno inviato Legato del cardinale Pietro
Aldobrandini, arcivescovo di Ravenna, ai
duchi di Parma e di Modena, dal 1616 al
1626 ebbe un lungo ed interessante carteg
gio col principe Aldobrandini e colla prin
PAGINA 448
cipessa Pamphili, il 1 giugno 1636 fu eletto
vicario generale in Ferrara dal cardinale
Luigi Capponi, fiorentino e arcivescovo di
Ravenna; il 13 gennaio 1645 dal Pontefice
Innocenzo X nominato vescovo di Cervia;
fu uomo coltissimo e generoso mecenate; il
13 agosto 1645 fu ascritto coi fratelli Gio.
Batta V, Bonifazio V e Valerio I alla No
biltà e Patriziato di Ferrara e loro discen
denti maschi in infinito; nel 1652 fu aggre
gato, coi suddetti e discendenti, alla Nobil
tà di Cervia; nello stesso anno tenne il Si
nodo Diocesano; morì in Ravenna il 15 no
vembre 1652 e fu sepolto nella Basilica di
S. Vitale, ove trovasi tuttora; Lucrezia, n.
in Ravenna, 12 dicembre 1594, monaca nel
Corpus Domini in Ravenna; Virginia, n.
18 maggio 1599 (Ravenna, S. Giov. in
Fonte), monaca nel Corpus Domini in Ra
venna e abbadessa nel 1641, morta circa il
1647; Bernardina, n. 12 giugno 1602 (Ra
venna, S. Giov. in Fonte), monaca nel
Corpus Domini, abbadessa nel 1652, morta
ivi 12 ottobre 1671; AURELIO, n. Ravenna
31 maggio 1603, frate carmelitano col no
me di Alberto, morto 3 febbraio 1669; VA
LERIO I, n. 4 settembre 1604 (Ravenna,
S. Giov. in Fonte), a otto anni, nel 1612,
ammesso nella Religione di Malta, dal
1622 al 1631, dopo essersi recato all'isola
di Malta per fare le Carovane, prestò servi
zio sulle galere dell'Ordine contro i Corsa
ri e per la difesa della Religione, nel 1638
fu nominato ricevitore dell'Ordine per il
priorato di Venezia e nel 1645 nominato
commendatore, godendo poi delle Com
mende di Rimini, Cesena e S. Giorgio di
Ravenna, nel 1649 fu inviato Nunzio dal
cardinale Ippolito Aldobrandini ai duchi di
Parma e di Modena, nel 1655 fu incaricato
di incontrare la regina Cristina di Svezia,
nel 1658 dal Gran Maestro dell'Ordine di
Malta fu nominato luogotenente del Prio
rato di Venezia, e, col permesso dello stes
so, il 20 marzo 1645 testò (Rog. Not. Rav.
Francesco Piscatori) e morì in Ravenna il
23 luglio 1659 (Ravenna, S. Clemente);
Olimpia, n. 23 luglio 1607, tenuta al fonte
battesimale dal cardinale di S. Cesareo
(Ravenna, S. Giov. in Fonte), sposata il
g gennaio 1624 al nobile Giovanni Osio,
ravennate (Rog. Not. Rav. Alberto Gam
bi, 26 maggio 1634), morta 28 gennaio
LETTERAS
1665 (Ravenna, S. Paterniano); GIO. BAT
TA V, n. 20 agosto 1608 (Ravenna, San
Giov. in Fonte), nel 1624 seminarista in
Roma, nel 1646 canonico della Metropoli
tana di Ravenna, fondatore in detta, sotto
il nome di S. Giovanni Battista, di un gius
patronato a favore della famiglia (Rog.
Not. Rav. Benedetto Tizzoni, 25 giugno
1649), m. in Ravenna 29 giugno 1649; UR
BANO VII, n. 8 dicembre 1609 (Ravenna,
S. Giov. in Fonte), e morto presso i Padri
di S. Francesco di Paola in Monaco di Ba
viera; BONIFAZIO V, continuatore della fa
miglia, n. 12 settembre 1597 (Ravenna,
S. Giov. in Fonte), aggregato al Nobile
Consiglio della città il 12 ottobre 1624, ca
po del Magistrato dei Savi nel 1626-28-32
35-36-38-40-41-45-46-49 е del Magistrato
nel 1652, nel 1624 già capitano di Corazze
in Ravenna e nel 1649 capitano nella In
fanteria Pontificia, fu priore della Magi
stratura dei Pacifici per frenare le lotte del
le fazioni, riformatore delle leggi cittadine,
deputato per i principali affari cittadini,
incaricato di importanti ambascerie in mol
te occasioni, fondò la cappella gentilizia
della famiglia nella chiesa di S. Giovanni
Battista, nel 1651 fu deputato della città
per incontrare il cardinale legato Giberto
Borromeo, milanese, nel 1660 fu delegato
delle acque e fu fra i più illustri concitta
dini del suo tempo; il 22 gennaio 1662 fu
aggregato, con tutti i discendenti in infini
to, alla Nobiltà di Bagnacavallo; testò il 1
luglio 1668 (Rog. Not. Raven. Bernardino
Tavella), morì in Ravenna il 20 marzo
1670; il 25 maggio 1626 aveva sposato la
nobile ravennate Laura Monaldini, che lo
rese padre di ben diciannove figli, dei qua
li quattordici erano viventi alla sua morte
(Rog. Not. Raven. Alberto Gambi, 30 ot
tobre 1697); mortagli la moglie il 24 otto
bre 1662, il 23 novembre 1663 passò a
seconde nozze con Maria Silvestri da
Cingoli già vedova del nobile Rutilio da
Cingoli (Rog. Not. Raven. Benedetto
Tizzoni, 25 novembre 1662), dalla qua
le non ebbe altra discendenza. Furono
suoi figli : GREGORIO, n. in Ravenna nel
1623 e morto infante; Lucrezia, n. 3 giu
gno 1628 (Ravenna, S. Giov. in Fonte),
monaca nel Corpus Domini col nome di
suor Giulia, abbadessa nel 1677, morta ivi
LETTERAS
23 aprile 1692; GIULIO IV, n. ivi nel 1629,
morto infante; altro GIULIO V, n. 12 aprı
le 1630 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), nel
1646 cavaliere dell'Ordine di Malta, nel
1652 capitano di galere nella squadra pon
tificia, nel 1659 capitano di Carabinieri del
duca Gaetano di Sermoneta, governatore
di Milano, nel 1660 capitano di una com
pagnia di Infanteria Napoletana, premorto
improle al padre; Faustina, n. 2 marzo
1634 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), nel
1693 abbadessa nel monastero del Corpus
Domini in Ravenna col nome di suor Te
resa Faustina, morta I novembre 1701;
PIETRO POMPONIO, n. 17 novembre 1636
(Ravenna, S. Giov. in Fonte), canonico la
teranense, poi nel 1665 priore di S. Alber
to, testò 22 febbr. 1695 (Rog. Not. Raven.
Matteo Corelli), morto 24 novembre 1705;
ROMUALDO, n. 27 maggio 1638 (Ravenna,
S. Giov. in Fonte), capitano di cavalleria
delle truppe pontificie, cavaliere dell'Ordi
ne di Malta, poi commendatore e gran
croce di detto Ordine, nel 1668 capitano di
galere dell'Ordine di Malta, capo della
Lingua d'Italia e gran priore di Barletta
del S. M. Ordine di Malta, morto a Malta
in predicato di Gran Maestro di detto Or
dine; URBANO VIII, n. 27 marzo 1639 (Ra
venna, S. Giov. in Fonte), dottore in am
bo le leggi e nel 1670 avvocato concistoria
le e dei poveri in Roma, ove morì improle;
Virginia, n. a Ravenna nel 1639, morta in
fante; FRANCESCO, n. 30 ottobre 1640 (Ra
venna, S. Giov. in Fonte), morto ivi 4
febbraio 1706, improle (Ravenna, S. Cle
mente); Alba Cristina, n. 25 luglio 1642
(Ravenna, S. Giov. in Fonte), sposata 28
ottobre 1659 col conte Carlo Rasponi, no
bile ravennate (Rog. Not. Raven. Bernar
dino Tizzoni, 20 ottobre 1659), morta 21
settembre 1706 (Ravenna, S. Agnese); al
tra Virginia, n. ivi nel 1643, morta infan
te; ALOISIO, n. ivi nel 1645, morto infan
te; POMPONIO IV, n. 11 gennaio 1647 (Ra
venna, S. Giov. in Fonte), nel 1656 cava
liere dell'Ordine di Malta, poi commenda
tore di detto Ordine, nel 1663 cornetta di
una Compagnia Pontificia a cavallo, creato
da Mario Chigi generale di S. Chiesa, nel
1689, capitano in Ferrara della Guardia a
Cavallo, morto improle a Malta; DESIDE
RIO VI, n. 26 ottobre 1648 (Ravenna, San
PAGINA 449
Giovanni in Fonte), dottore in ambo le
leggi, nel 1721 avvocato concistoriale e dei
poveri in Roma, poi Rettore della Sapienza
in detta città, ove morì improle; VALERIO,
n. 12 agosto 1652 (Ravenna, S. Giov. in
Fonte), nel 1676 addottoratosi alla Sapien
za in Roma in ambo le leggi, in detto anno
canonico della Metropolitana di Ravenna e
nel 1706 arcidiacono, poi sottocollatore de
gli Spogli della Rev. Camera in Roma,
consultore del S. Uffizio, esaminatore si
nodale, testò 21 aprile 1721 (Rog. Not.
Raven. Giuseppe Maria Cardoni), morto
27 gennaio 1725 (Ravenna, SS. Nicandro
e Marciano); GIOVANNI GIROLAMO, n. 31
ottobre 1654 (Ravenna, S. Giov. in Fon
te), cavaliere dell'Ordine Costantiniano di
S. Giorgio nel 1678, capitano di fanteria di
Lodovico XIV, re di Francia, nel 1689,
gentiluomo di camera del duca Massimilia
no di Baviera e tenente colonnello del
Grande Elettore, colonnello di fanteria in
Alsazia, morto 4 marzo 1694 (Ravenna,
S. Clemente); CAMILLO STEFANO, n. II no
vembre 1658 (Ravenna, S. Giov. in Fon
te), dottore in ambo le leggi nel 1670, av
vocato concistoriale in Roma nel 1697,
eletto vescovo di Cervia nel 1709, testò il
9 aprile 1726 (Rog. Not. Raven. Vincenzo
Scagnardi), morto in Cervia nel 1727 e se
polto nella Cattedrale; GIO. BATTA VI,
continuatore della famiglia, n. 20 febbraio
1650 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), nel
1663 cavaliere dell'Ordine di S. Stefano di
Toscana, poi commendatore; nel 1678 ca
pitano di Cavalli leggeri in Ferrara, aggre
gato al Nobile Consiglio della città il 25
novembre 1694, capo del Magistrato dei
Savi nel 1697-98-1700-01-02-05, testò 28
marzo 1708 (Rog. Not. Raven. Giuseppe
Maria Cardoni), morto I aprile 1708 (Ra
venna, S. Clemente), nel 1681 sposato con
la contessa Girolama Codronchi di Imola
(Rog. Not. Raven. Matteo Corelli, 28 ago
sto 1681), che gli generò otto figli: LIVIO
BONIFAZIO (BONIFAZIO), n. 6 novembre
1682 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), dotto
re in ambo leleggi, nel 1726 avvocato con
cistoriale dei poveri in Roma, ove morì;
Laura, n. 20 gennaio 1684 (Ravenna, San
Giov. in Fonte), nel 1743 abbadessa nel
monastero del Corpus Domini col nome di
suor Maria Girolama Celeste, morta ivi 6
Araldica
29
PAGINA 450
dicembre 1757; Rosa, n. 11 ottobre 1687
(Ravenna, S. Giov. in Fonte), monaca nel
Corpus Domini in Ravenna col nome di
suor Giulia, morta ivi 8 dicembre 1735;
Olimpia, n. 29 novembre 1688 (Ravenna,
S. Giov. in Fonte), monaca nel Corpus
Domini in Ravenna col nome di suor Te
resa Faustina; Lucrezia, n. 6 maggio 1693
(Ravenna, S. Giov. in Fonte), monaca nel
Corpus Domini di Ravenna col nome di
suor Giovanna Battista; FRANCESCO Gio
VANNI GIROLAMO (trasferì la sua residenza
in Monaco di Baviera e fu il capostipite di
quella linea; vedi scheda seguente ramo di
Baviera); Virginia, n. 29 settembre 1696
(Ravenna, S. Giov. in Fonte), monaca nel
Corpus Domini di Ravenna col nome di
suor Maria Virginia, morta ivi nel settem
bre 1729; GIULIO VI, n. 18 febbraio 1692
(Ravenna, S. Giov. in Fonte), nel 1704 са
valiere dell'Ordine di S. Stefano di Tosca
na e poi commendatore, nel 1711 genti
luomo di camera del granduca di Toscana,
il 15 gennaio 1720 aggregato al Nobile
Consiglio di Ravenna e capo del Magistra
to nel 1722-26-27-32-35, nel 1727 governa
tore generale delle Milizie del Principato
dell'Arcivescovado di Ravenna, nel 1728
cavaliere gentiluomo della Chiave d'Oro
di Carlo Alberto Elettore di Baviera, dive
nuto poi imperatore Carlo VII, consigliere
intimo di Stato di detto imperatore che lo
inviò suo ambasciatore alla Repubblica di
Venezia, creato marchese con tutti i di
scendenti maschi, legittimi e naturali al
l'infinito, da Carlo Emanuele III di Sa
voia, re di Sardegna, con diploma 29 gen
naio 1736, testò 30 luglio 1750 (Rog. Not.
Raven. Romualdo Saporetti), morto 27 no
vembre 1750 (Ravenna, SS. Nicandro
Marciano), il 3 novembre 1717 aveva spo
e
sato la marchesa Faustina Casali di Roma,
dama della Croce Stellata, che lo rese pa
dre di quattordici figli : GIO. BATTA VII,
autore di un ramo che non ebbe discen
denza, n. 18 agosto 1719 (Ravenna, San
Giov. in Fonte), commendatore dell'Ordi
ne di S. Stefano di Toscana e cavaliere
della Chiave d'Oro, il 15 ottobre 1746 ag
gregato al Nobile Consiglio della città, ca
po del Magistrato dei Savi nel 1747-48-50,
il 10 marzo 1758 aggregato, con tutti i di
scendenti in infinito, al Patriziato della
LETTERAS
Repubblica di S. Marino, morì il 18 otto
bre 1776; sposato in prime nozze, 8 settem
bre 1754, con la contessa Antonia Fapafa
va di Padova, che lo rese padre di cinque
femmine: Caterina Anna, Maria Girola
ma, Maria Maddalena Girolama, Maria
Laura, tutte morte in tenerissima età, e
Caterina Maria Zeffirina, n. a Padova nel
1762 e sposata nel 1782 col marchese Ugo
Pepoli di Bologna; mortagli la moglie, spo
sò in seconde nozze la nobile Maddalena
Montevecchio di Fano, che gli generò Ma
ria Antonia, n. 26 luglio 1763 (Ravenna,
S. Giov. in Fonte), spegnendosi così il ra
mo del predetto Giovan Battista VII.
Gli altri figli di Giulio VI furono : Maria
Laura, n. 28 agosto 1718 (Ravenna, San
Giov. in Fonte), nel 1782 abbadessa nel
monastero del Corpus Domini col nome di
suor Maria Matilde Cornelia; Lucia Bar
bara, n. 12 luglio 1720 (Ravenna, S. Gio
vanni in Fonte), monaca nel predetto mo
nastero col nome di suor Maria Crocifissa;
Maria Alba Cornelia (Alba Maria), n. 10
agosto 1721 (Ravenna, S. Giov. in Fonte),
monaca nel monastero suddetto col nome
di suor Maria Giulia Eleonora; Maria An
na, n. 22 ottobre 1722 (Ravenna, S. Giov.
in Fonte), nel 1773 abbadessa nel monaste
ro di S. Chiara in Ravenna col nome di
suor Maria Costanza; Maria Olimpia, n.
nel 1724 e morta infante; altra Maria O
limpia, n. 19 maggio 1725 (Ravenna, San
Giov. in Fonte), monaca in S. Chiara col
nome di suor Elena Maria Vittoria; Maria
Eleonora, n. 4 agosto 1726 (Ravenna, San
Giov. in Fonte), monaca nel Corpus Do
mini in Ravenna; Anna Teresa, n. 25 ot
tobre 1728 (Ravenna, S. Giovanni in Fon
te) , sposata 8 settembre 1747 con Giuseppe
Rocca, patrizio di Piacenza (Rog. Not. Ra
vennate Romualdo Saporetti, 31 luglio
1747); Maria Margherita, n. 1o gennaio
1730 (Ravenna, S. Giov. in Fonte), mona
ca nel Corpus Domini in Ravenna col no
me di suor Teresa Faustina; DESIDERIO
VII, n. 27 giugno 1732 (Ravenna, S. Gio
vanni in Fonte), dottore nell'una e nell'al
tra legge, priore dei Giureconsulti, nel
1760 arcidiacono della Metropolitana di
Ravenna, poi consultore del S. Uffizio in
Roma, cavaliere d'on. e dev. del S. M. Or
dine di Malta, nel 1774 governatore di
LETTERAS
Narni e di Orvieto, nel 1782 governatore
di Camerino e nel 1785 governatore di An
cona; Maria Annunciata (Annunziata Lu
crezia), n. 29 marzo 1734 (Ravenna, San
Giov. in Fonte), monaca nel Corpus Domi
ni col nome di suor Luigia Gesualda; Ma
ria Giovanna, n. nel 1740 e morta infante,
E CAMILLO III, continuatore della famiglia
(seguente) .
Camillo III nacque il 14 febbraio 1743
(Ravenna, S. Giovanni in Fonte); ammes
so nell'Ord. di Malta parti per l'Isola per
farvi le Carovane e godette la grazia del
Gran Maestro Pinto; a ventun anni ritor
nò in Patria e mai volle essere capo del
Magistrato, benchè tante volte pressato,
ma non potè però rifiutare incarichi e de
putazioni e fu prescelto più volte a rappre
sentare la città nel ricevere i cardinali Le
gati. Fu aggregato a varie Accademie ita
liane ed estere, all'Elettorale di Baviera,
all'Arcadia di Roma, agli Informi di Ra
venna, agli Industriosi di Imola, a quella
dei Georgofili e alla Colombaria di Firen
ze e ad altre ancora. Fu presidente della
Reggenza Austriaca in Romagna dal luglio
1799 al giugno 1800 e dal gennaio all'a
prile del 1801; essendosi opposto all'inva
sione francese ebbe a subire gravi danni
nei beni e soffrì il carcere; fu membro del
la Commissione spedita a Bologna dalla
Reggenza Austro-Britannica di Ravenna
per trattare gli affari sulla linea di demar
cazione della Provincia, con quel generale
austriaco. Nell'aprile del 1814 ospitò splen
didamente nel suo palazzo, in Ravenna, il
Pontefice Pio VII, reduce dalla Francia,
con tutta la sua Corte. Fu da questo Pon
tefice poi creato cameriere segreto di spa
da e cappa, nominato dei consultori negli
affari civili del cardinale Legato per la
Provincia di Ravenna e lo onorò di affet
tuosissime lettere latine autografe; fu in
viato poi a Bologna quale consultore più
anziano della Legazione di Ravenna presso
quel delegato pontificio straordinario dal
settembre al dicembre del 1823; fu aggre
gato al Nobile Consiglio della città e nel
1760 cavaliere di giustizia del S. M. Ordi
ne di Malta. Il 26 aprile 1770 aveva sposa
to la nobile Geltrude Rossi del ramo della
illustre famiglia di Parma, stabilitosi in
Ravenna, dama della Croce Stellata, e mo
PAGINA 451
rì in Ravenna il 21 maggio 1830 onorato
da principi e sovrani ed universalimente
compianto. Fu uomo di grande dottrina,
tradusse in volgare la storia di Ravenna di
Desiderio Spreti, che diede alle stampe nel
1793 coi tipi di Antonio Roveri; nel 1804
pubblicò un « Compendio Istorico sull'ar
te di comporre i mosaici » e pubblicò inol
tre un'opera intitolata : « Riflessioni Civili
e Morali dell'Abate de Bellegard sopra ciò
che può piacere o dispiacere nel commercio
del mondo, esposte in sei dialoghi e tra
sportata dall'idioma francese nell'italiana
favella » (Ravenna, 1793), nonchè : «Me
moria intorno i dominii e governi della cit
tà di Ravenna » (Faenza, 1822), ed altre
opere minori. Nel 1840 fu dato alla luce un
suo lavoro, l'ultimo, intorno a : « Notizie
della Casamatta », l'antichissima Società
dei pescatori che ebbe origine in Ravenna
sin dal VII secolo e che fu nobilitata dai
principali cittadini. Raccolse una ricca bi
blioteca ed una pinacoteca stimatissima di
alto valore artistico, nonchè una copiosa
biblioteca e riordinò un prezioso archivio
di famiglia, del quale molti documenti pas
sarono al pubblico Archivio Ravennate,
ma in maggioranza oggi di proprietà del
Marchese Vittorio Spreti.
Dal suo matrimonio con la nobile Gel
trude Rossi nacquero otto figli : Angiola
Maria, n. 16 ottobre 1771 (Ravenna, San
Giovanni in Fonte), morta 16 giugno 1776;
Anna Maria, n. 27 luglio 1773 (Ravenna,
S. Giov. in Fonte); Eleonora, n. 17 gen
naio 1775 (Ravenna, S. Giov. in Fonte),
sposata ivi, nel 1793, col conte Gio. Batta
Lovatelli Dal Corno, cavaliere di S. Stefa
no, figlio di Ippolito (Rog. Not. Raven.
Domenico Duranti, II dicembre 1793);
GIULIO VII, n. 1 maggio 1776 (Ravenna,
S. Giov. in Fonte), morto improle; Fausti
na Laura, n. 23 aprile 1778 (Ravenna, San
Giov. in Fonte); SILVESTRO MARIA, n. 2
febbraio 1782 (Ravenna, S. Giov. in Fon
te), morto nel maggio stesso anno; Maria
Teresa, n. 31 agosto 1784 (Ravenna, San
Giovanni in Fonte), sposata al conte Ni
cola Loteta, di Ravenna, morta 2 maggio
1807; GIROLAMO V (seguente), continuato
re della famiglia.
GIROLAMO V, n. 12 ottobre 1785 (Raven
na, S. Giovanni in Fonte), cameriere se
PAGINA 452
greto di spada e cappa, morto ivi 17 set
tembre 1872, sposato con Maria Anna dei
conti Indovini del Sale di Ravenna, damı
della Croce Stellata, rimasto vedovo fu
consacrato sacerdote. Dal suo matrimonio
nacquero : Geltrude, n. 6 febbraio 1807
(Ravenna, S. Giov. in Fonte), sposata ivi,
30 luglio 1837 (Ravenna, S. Clemente),
con Matteo Sirotti di Cesena; Barbara, n.
4 dicembre 1812 (Ravenna, S. Giov. in
Fonte), sposata, novembre 1840, col nobile
Matteo Santini di Arcevia, vedova 11 giu
gno 1848, morta 3 ottobre 1889; Faustina,
n. in Ravenna nel 1814; nonchè tre ma
schi : BONIFACIO VI (seguente); GIO. BAT
TA VIII, n. 14 luglio 1817 (Ravenna, San
Giov. in Fonte), morto 6 agosto 1887, spo
sato 18 maggio 1846 con Giulia, di Gaeta
no Donati, di Ravenna, e che gli procreò :
Maria, n. Ravenna 25 febbraio 1847,spo
sata 14 settembre 1878 col conte Massimo
Borea Buzzaccarini, vedova II gennaio
1882, morta in Lugo di Romagna 10 di
cembre 1915; GAETANO, n. Ravenna 31 ot
tobre 1851, morto a Pistoia 4 febbraio 1919,
sposato 10 gennaio 1887 con Livia Cara
pia, di Marostica, che gli procreò un'uni
ca figlia, la vivente Maria Livia in Tom
masi. Altro figlio di Gerolamo V fu GIU
SEPPE I, n. Ravenna 11 marzo 1823, morto
11 marzo 1881, sposato 2 febbraio 1848 con
Adelaide Picciotti di Arcevia e che pro
creò CAMILLO IV, vivente e rappresentan
te il ramo secondogenito, ed una figlia:
Prudenza.
BONIFACIO VI, figlio primogenito di Gi
rolamo V, nacque 20 maggio 1809 (Raven
na, S. Giov. in Fonte); il 18 aprile 1814,
durante la permanenza nel Palazzo Spreti
in Ravenna del Pontefice Pio VII e della
sua Corte, ricevette il Sacramento della
Cresima dalle mani dello stesso Pontefice;
chiamato a far parte del Consiglio della
città, il 6 dicembre 1845 fu nominato dal
cardinale Legato, anziano comunale; il 24
novembre 1850 consigliere di prima classe,
il 31 maggio 1851, dal Pontefice Pio IX,
nominato gonfaloniere di Ravenna, il 24
novembre 1852 consultore governativo del
la Provincia, il 20 dicembre dello stesso
anno nominato consultore di Legazione e
riconfermato in tale carica il 10 settembre
1856, il 24 aprile 1855 nominato cavaliere
LETTERAS
dell'Ordine Piano, morì in Ravenna il 22
gennaio 1894 e fu sepolto nel sarcofago bi
zantino di proprietà della famiglia ed oggi
posto nella Basilica di S. Vitale in Raven
na; il 20 ottobre 1836 aveva sposato la
marchesa Anna Costabili Containi di Fer
e
rara, figlia del ministro Luigi (n. 13 giu
gno 1817, † a Ravenna 15 aprile 1880
sepolta essa pure nel sarcofago bizantino
in S. Vitale). Da questo matrimonio nac
quero : Maria (Mary), n. Ravenna 13 di
cembre 1839, morta ivi, nubile, il 18 mag
gio 1920; GIULIO VIII, n. Ravenna 24 a
prile 1846, ingegnere, colonnello nel Re
gio Esercito, cavaliere dei SS. Maurizio e
Lazzaro, morto a Pesaro 13 agosto 1913,
sposato 20 gennaio 1890 con la cugina Pru
denza, figlia di Giuseppe I, e già vedova
Garaguso, che gli generò una femmina:
Anna Maria, n. 26 luglio 1891, morta 1 lu
glio 1893; ARARDO VI (seguente); Eleono
ra, n. Ravenna 12 gennaio 1852, sposata
nel giugno 1876 con Baldassarre Ceola,
commendatore dei SS. Maurizio e Lazza
ro, ispettore generale al Ministero degli In
terni, morta a Meina (Novara) il 30 giugno
1916.
ARARDO VI, continuatore del ramo pri
mogenito, nacque a Ravenna il 4 settem
bre 1847, morì a Firenze il 19 febbraio
1910 e aveva sposato a Venezia il 4 giugno
1884 Elisa Branchini, dell'ing. Antonio,
morta a Roma il 25 novembre 1902. Da
questo matrimonio nacquero tre figli, fra
i quali VITTORIO I, rappresentante attual
mente il ramo primogenito.
Oltre al titolo di marchese (m.) e patri
zio di Ravenna (m.), spetta a questa fami
glia anche il titolo di: patrizio di Ferrara
(m.), patrizio di S. Marino (m.), nobile di
Cervia (mf.), nobile di Bagnacavallo (mf.),
titoli dei quali è stato richiesto il Ricono
scimento alla R. Consulta Araldica e l'i
scrizione nel Libro d'Oro della Nobiltà
Italiana.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese (m.), nobile dei
marchesi (f.), patrizio di Ravenna (m.),
nobile dei patrizi di Ravenna (f.), in per
sona di:
Ramo primogenito.
VITTORIO I, di Arardo, di Bonifacio, di
Girolamo, di Camillo, di Giulio, n. a San
PAGINA 453
LETTERAS
severino Marche il 2 gennaio 1887, pro
motore e Direttore compilatore di questa
Enciclopedia Nobiliare, pubblicista e let
terato, ascritto a molte Accademie italiane
ed estere, decorato di onorificenze italiane
e straniere, reduce della grande guerra
1915-18, spos. civilmente a Genova il 15
dicembre 1917 con Paola Suares, di Ange
lo, diviso legalmente per sentenza del Tri
bunale di Milano, omologata il 27 novem
bre 1929-VIII.
Figli: ARARDO MARIA, n. Genova 7 no
vembre 1918; Maria Luisa, n. Milano
2
febbraio 1924; RENATO MARIA, n. Milano I
ottobre 1927.
Sorelle: Anna, n. Verona 6 marzo 1885;
Maria, n. Milano 2 febbraio 1888, spos. 27
ottobre 1917 con Gustavo Gandolfi, uffi
ciale a riposo dell'arma dei RR. Carabi
nieri.
Ramo secondogenito.
CAMILLO IV, di Giuseppe, di Girolamo,
di Camillo, di Giulio, n. a Pesaro 13 lu
glio 1868, spos. 29 aprile 1893 con Maria
Fazzi di Pesaro.
Figli: Adelaide, n. 21 marzo 1895, † a
Pesaro 26 gennaio 1914; GIUSEPPE II, n.
Pesaro 24 aprile 1905; Emilia, n. ivi 3
marzo 1909.
Sorella: Prudenza, n. Ravenna 3 maggio
1852, spos. 29 aprile 1868 con il capitano
di fanteriaGiacomo Cristiano Garaguso, di
Pietrapertosa in Basilicata, vedova 18 mar
zo 1885, in seconde nozze, 20 gennaio
1890, col cugino marchese Giulio Spreti, di
Bonifacio, vedova il 13 agosto 1913, †
a
Roma il 5 dicembre 1931.
Altro ramo (estinto nei maschi) .
Maria Livia, di Gaetano, di Giovanni
Battista, di Girolamo, di Giulio, n. a Ra
venna il 21 giugno 1888, spos. ivi il 20 no
vembre 1909 col tenente colonn. di caval
leria cav. uff. Mario Tommasi.
SPRETI (RAMO DI BAVIERA) .
V. S.
ARMA: D'oro al pino (o alla felce) di ver
de nodrito sopra un monte di tre cime
di argento, movente dalla punta.
Alias: Inquartato: nel rº e 4º d'oro allo
stambecco di nero nascente; nel 2º e 3º
d'oro a due sca
glioni di nero
( Spretten de
Sprettenstein)
sul tutto d'oro al
pino (o alla fei
ce) di verde, no
drito sopra un
monte di tre ci
me di argento,
movente dalia
punta (Spreti).
Мотто : Тe stante
virebo.
DIMORA : Monaco
(Baviera), Aus
burg e Meibalch.
FRANCESCO GIO
VANNI GIROLAMO,
n. a Ravenna ( S.
Giovanni in Fon
te), il 17 aprile
1695, figlio di Gio
e
vanni Battista
della contessa Ma
ria Giromina Codronchi, è il capostipite
del ramo dei conti Spreti di Baviera. Am
messo ancora minorenne nel 1700 nel S.
M. O. di Malta, con Dispensa Pontificia
ebbe la pensione di una commenda. Nel
1703 si recò alla Corte del principe
Massimo Emanuele di Baviera come pag
gio e poi fu nominato paggio di Camera
del principe Carlo Alberto che poi di
venne imperatore. Nel 1714 si recò
a
Malta per farvi le Carovane e nel 1717 no
minato cornetta nella Guardia degli Arcer:
di Carlo Alberto, elettore di Baviera e che
fu poi l'imperatore Carlo VII, ed in se
guito capitano di infanteria nel reggimen
to del principe; prese parte alla battaglia
presso Belgrado il 16 agosto 1717. Nel 1722
fu nominato gran cuciniere di Corte, poi
luogotenente delle Guardie del Corpo e
generale di cavalleria sotto l'imperatore
Carlo VII. Nel 1739 fu uno dei deputati
ad accompagnare attraverso la Baviera il
granduca di Toscana.
Il 1º marzo 1729 Carlo Alberto di Ba
viera gli conferì l'immunità illimitata nel
le sue terre nonchè tutti i privilegi e le
immunità per esercitare la bassa giurisdi
zione sui sudditi delle Marche di Corte
PAGINA 454
Weilbach, Kapfing, Berg, Weichs. Fu no
minato cavaliere gentiluomo della Chiave
d'Oro, gran croce dell'Ordine di San Gior
gio, dallo stesso Carlo Alberto, e suo Con
sigliere intimo e ciambellano, poi nel 1745
gran scalco, maggiordomo maggiore della
cucina, sergente generale di cavalleria e
maresciallo di campo. Il 10 novembre 1744
ebbe dall'imperatore in feudo la signoria
di Crosskotz nel marchesato di Burgau e
che poi passò all'Austria nel 1745. Il 28
gennaio 1752 l'imperatore Massimiliano lo
nominò luogotenente maresciallo generale
di campo e il 21 ottobre 1758 consigliere
intimo dello Stato. Morì il 25 aprile 1772
e il suo corpo fu sepolto nell'ingresso della
chiesa dei Francescani con gli alti onori
militari e con solenne epigrafe. Il 1º otto
bre 1723 aveva sposato Carolina Ingen
heim, Dama di Corte, figlia del barone Da
niele, signore di Lorry e Noelly di Metz,
e di Maria Anna, figlia del Langravio Car
lo d'Assia Wanfried. Rimasto vedovo,
passò a seconde nozze con Beccaria Veri
tà, da Monaco e di famiglia oriunda pa
vese e che gli morì il 12 settembre 1749.
Il 19 marzo 1759 passò a terze nozze con
la baronessa Maria Anna Goder da Mona
co e che gli morì senza lasciargli discen
denza.
Figli tutti del primo letto furono: Maria
Giuseppina, nata nel 1731, monaca 8 set
tembre 1746 nel chiostro della Congrega
zione di Nostra Signora in Eichstadt col
nome di Maria Saveria, morta 18 luglio
1778; SIGISMONDO (seguente) e che fu au
tore di un ramo primogenito tuttora vi
vente in tre diramazioni; GIUSEPPE (se
guente) e autore di un ramo secondogenito
che si estinse nel secolo XIX; Benonia, na
ta 17 agosto 1735, monaca Salesiana a In
dersdorf, morta Superiora il 26 aprile
1795; SAVERIO, nato 3 aprile 1740, nel 1764
ricevette la prima tonsura e morì il 13 feb
braio 1807; Maria Teresa, nata 8 giugno
1746 nel castello di Veilbach, spos. 7 feb
braio 1771 col conte Andrea Antonio Ca
pris, primo Camerlengo del principe Elet
tore, cavaliere di S. Giorgio, maggior ge
nerale e primo luogotenente della Guardia
del Corpo, morto il 10 luglio 1818.
GIUSEPPE, autore del ramo secondoge.
nito, nacque il 25 luglio 1734, nel 1743 fu
LETTERAS
come
accolto come paggio alla Corte del principe
Elettore, il 31 maggio 1756 entrò
alfiere nel Reggimento Teutschmeister,
prese parte a sette campagne nella guerra
di Slesia, fu ferito alla battaglia di Liegniz;
servì come capitano nel reggimento del Re
e poi in quello del principe Elettore, nel
1763 fu nominato primo Camerlengo del
l'Elettore, cavaliere dell'Ordine Bavarese
di San Giorgio, primo luogotenente e poi
maggior generale delle Guardie del Corpo
degli Alabardieri; morì il 19 aprile 1811;
il 9 ottobre 1765 aveva sposato la contessa
Elisabetta de la Saga Paradis che gli ge
nerò MASSIMILIANO e Maria Anna, nata 25
maggio 1768 e sposata col conte Jonner,
ciambellano del Re di Baviera. Massimilia
no su detto, nato 16 luglio 1766, maggior
generale, morto 29 settembre 1819, aveva
sposato la nobile Sezger che gli generò :
Teresa, nata 3 febbraio 1797; FERDINANDO
(seguente) e MASSIMILIANO, nato 20 luglio
1812, capitano bavarese, morto improle il
2
novembre 1882. Ferdinando predetto,
nacque il 6 febbraio 1799, fu R. Ciambel
lano e maggior generale, morì il 12 novem
bre 1882, il 19 novembre 1829 sposò Maria
Meindl che gli generò AUGUSTO, nato 4
gennaio 1831, morto improle il 17 luglio
1879; Maria Teresa, nata 9 giugno 1836,
sposata il 9 novembre 1858 con Nicomede
Sussmeyr, consigliere ministeriale; vedo
va il 14 maggio 1874. Si estinse così il ra
mo generato da Giuseppe, secondogenito
di Francesco Giovanni Girolamo.
SIGISMONDO, il continuatore della fami
glia, e primogenito di Francesco Giovanni
Girolamo, nacque a Monaco il 13 aprile
1732; nel 1744 entrò nella paggeria del
principe e vescovo Giovanni Teodoro,
duca di Baviera e cardinale a Lüttig; nel
maggio 1747 accompagnò il predetto da
Lüttig in Baviera e si recò poi a Löwen
ove conseguì il dottorato in diritto canoni
co e civile; nel 1753 si addottorò all'Uni
versità di Exfrat in diritto costituzionale
dimostrando sì alta cultura che la Società
delle Scienze Utili di Magonza, il 15 otto
bre 1754, lo nominò Socio Onorario dopo
che il 20 marzo dello stesso anno aveva
ricevuto le chiavi della Camera Bavarese
Imperiale; il 12 maggio 1755 fu nominato
consigliere aulico del principe a Monaco;
LETTERAS
il 24 aprile 1758 cavaliere dell'Ordine Ba
varese di S. Giorgio; il 27 marzo 1759 ge
vernatore capo a Friedberg e, circa quel
l'epoca, fu eletto Socio Onorario dell'Ac
cademia Bavarese di Corte; fu poi eletto
Primo Camerlengo del principe e nel 1763
consigliere intimo, quindi, in ricompensa
dei suoi servigi, fu investito del feudo si
gnorile di Berg col possesso di Lehen; il
16 maggio 1772 fu nominato presidente del
Collegio Concistoriale e di Censura e in
seguito presidente della Commissione per
l'ordinamento scolastico; appartenne
a
molte altre Accademie scientifiche ed ar
tistiche; trasferitosi poi a Menburg, aven
do avuto il comando di quella Prefettura,
comperò la « Staaderische Haus » e all'en
trata in servizio gli fu accordato uno sti
pendio fisso con diritto agli onori militari
come ad un vicedon bavarese; ritornato nel
1791 a Monaco, per altre eminenti pubbli
che cariche, vi morì il 24 maggio 1802; il
3 ottobre 1758 aveva sposato la baronessa
Clementina Schurff, detta Than, figlia del
barone Massimo, gran ciambellano e mi
nistro intimo del principe di Colonia Cle
mente Augusto; da essa ebbe sedici figli
dei quali otto morirono in tenera età, re
stando viventi i seguenti : Giuseppina, na
ta 1º maggio 1762, sposata in Italia coi
conte generale Leoni, morta il 14 febbraio
1796; FRANCESCO SALES, nato a Straubing
il 13 maggio 1767, nel 1783 entrato nella
paggeria del principe Elettore a Monaco,
addottorato all'Università di Gottingen, il
17 luglio 1790 confermato con Decreto ad
un posto governativo e il 2 agosto nomi
nato consigliere di Prefettura a Straubing,
ove morì immaturamente il 24 gennaio
1791 senza discendenza; Antonietta, nata
a Straubing il 3 giugno 1768, sposata al
barone de Gumppenberg, ciambellano del
re di Baviera; GAETANO (seguente) e auto
re del ramo primogenito tutt'ora vivente;
SIGISMONDO (seguente) e autore del ramo
secongenito tutt'ora fiorente in cinque di
ramazioni; Valburga, nata 17 agosto 1776,
Superiora nel convento delle Salesiane
Indersdorf, morta il 22 marzo 1837; Gia
cinta, nata li 27 agosto 1777, sposata al
barone Pelkhoven, ciambellano del re di
Baviera; Massimiliana, nata 21 marzo 1780,
sposata al nobile Pronath.
a
PAGINA 455
Ramo primogenito
di Gaetano Sales, di Sigismondo
GAETANO SALES, nacque a Straubing il
13 settembre 1770 e a quattro anni fu
mandato dal principe reggente di Baviera
Massimo Giuseppe III come alfiere presso
il reggimento di fanteria Helmenberg e nel
1786 ebbe la nomina a sottotenente so
prannumerario nel reggimento di fanteria
del principe. Si recò in seguito a Malta
per iniziarvi le Carovane, appena ottenu
ta, nel 1789, l'emancipazione, visitando la
Francia e l'Italia; il 24 gennaio 1791 ri
tornò al suo reggimento come primo luogo
tenente e il 21 febbraio fu nominato ciam
bellano; nel 1792 fu incaricato dell'organiz
zazione della artiglieria di cui era capo il
Conte di Rumfort; nel settembre dello
stesso anno assunse il comando di un reg
gimento di artiglieria, e poi nel settembre
1793 fu nominato assessore dell'Intendenza
del Materiale di Artiglieria e il 1° ottobre
1795 capitano di Stato Maggiore. Il 28
giugno 1800, quando i francesi entrarono
in Baviera, per la frattura di una gamba
fu fatto prigioniero ma poi, liberato, fu in
caricato dal Direttorio Governativo per va
ri negoziati col generale della Divisione
francese di Artiglieria ad Ulm, e quando
ritornarono le truppe bavaresi fece parte
della Commissione dell'Arsenale della qua
le fu membro fino al 15 genn. 1815 e ritor
nò poi in servizio al suo reggimento. Mo
rì in guerra valorosamente a Cosel il 6 feb.
braio 1807. Il 5 febbraio 1794 aveva spo
sato la baronessa Antonia Gugomos di
Piltz Hein che gli generò cinque figli:
Giovanna, n. 6 aprile 1796, spos. 9 marzo
1824 con Filippo Teauzi, barone di Traz
berg, R. ciambellano e consigliere; FEDE
RICO, nato 19 maggio 1797, luogotenente
generale, morto improle il 16 agosto 1869:
Teresa, n. 14 gennaio 1799, spos. 12 gen
naio 1820 col conte Francesco Seybolts
dorf, morta il 17 maggio 1863; ADOLFO
(seguente); CARLO AUGUSTO, nato 1º mar
zo 1806, sposato nel 1844 con Maria New
bold, morto improle il 21 luglio 1864.
ADOLFO, continuatore del ramo primoge
nito, nacque il 1° gennaio 1803, morì il
marzo 1877; il 27 gennaio 1838 aveva spo
sato Anna Geisober che gli generò un uni
co figlio, TEODORO GIOVANNI, nato 18 feb
PAGINA 456
braio 1839, R. cameriere, consigliere della
Corte di Appello, R. ciambellano, sposato
il 6 maggio 1865 colla baronessa Matilde
di Kleinschrod dalla quale nacquero sei
figli : ADOLFO, primogenito, nato 23 mag
gio 1866, sposato in prime nozze, 11 mag
gio 1897 colla baronessa Anna Linde, mor
ta il 16 settembre 1900, ed in seconde, il
26 agosto 1902, con la contessa Anna
Yrsch. Sono suoi figli: GAETANO, nato 8
febbraio 1905, sposato 8 gennaio 1929 con
la contessa Emilia Bylandt da cui sono na
te: Anna Maria, nata 27 ottobre 1929 е
Elisabetta, nata 1º ottobre 1931; CARLO,
nato 21 maggio 1907; MASSIMILIANO GIU
SEPPE, n. 5 agosto 1910; FRANCESCO, nato
17 aprile 1914.
Secondogenito di Teodoro Giovanni è
ENRICO, nato il 30 maggio 1868, presiden
te del governo ad Ausburgo, sposato il 12
ottobre 1905 colla contessa Maria Degur
dalla quale sono nate: Maria Matilde, na
ta 2 giugno 1907, morta 12 aprile 1920 е
Anna Sofia, nata 23 febbraio 1913.
Gli altri figli di Teodoro Giovanni sono :
FEDERICO, nato 31 gennaio 1870, sposato
26 ottobre 1899 con la baronessa Luisa
Reichtin, morto improle il 27 agosto 1914;
Sofia, nata II agosto 1871, spos. 12 feb
braio 1898 con Guberto Anfess; Maria Cle
mentina, n. 5 aprile 1874; Teresa, nata
13 ottobre 1875, morta 19 settembre 1900.
Ramo secondogenito
di Sigismondo, di Sigismondo
SIGISMONDO, secondogenito di Sigismon
do, nacque a Monaco il 14 marzo 1773; a
quattordici anni entrò nella paggeria ed a
diciannove come luogotenente nel reggi
mento del duca Birkenfeld; nel 1797 fu
nominato consigliere delle Finanze e in se
guito primo Camerlengo. Morì il 21 gen
naio 1836; aveva sposato la baronessa Giu
seppina Boslar di Sulzbach, che gli generò
cinque figli : EDOARDO (seguente); Caroli
na, n. 19 marzo 1806, sp. 4 novembre 1830
col cavalier Carlo Roekhel, morta 28 giu
gno 1841; Luisa, nata 20 ottobre 1811, spo
sata 21 novembre 1839 col dott. Giuseppe
Schranth; Charlotte, nata 5 luglio 1814,
morta 6 maggio 1840; Teodolinda, nata 14
settembre 1817, morta 9 aprile 1835.
EDOARDO, continuatore del ramo secon
dogenito, nacque il 7 gennaio 1805; rag
LETTERA S
giunse alla Corte la carica di Regio ciam
bellano; il 7 settembre 1834 aveva sposato
in prime nozze la contessa Carolina dı
Yrsch, morta il 29 febbraio 1844 e in se
conde, il 7 gennaio 1845, la baronessa Ma
tilde di Ruffin. Da questi due matrimoni
nacquero sedici figli: Maria, nata 18 ago
sto 1835, suora del chiostro di Zaugberg,
morta 8 aprile 1879; Anna, nata 27 giugno
1836, sposata 13 giugno 1861 col barone
Ruffin, morta 14 agosto 1870; CARLO (se
guente) autore della prima diramazione;
SIGISMONDO, morto infante; ADOLFO, nato
21 aprile 1841, sposato 28 settembre 1868
con Carolina Harthmann, morto 18 dicem
bre 1925; Elisabetta, nata 8 gennaio 1843,
sposata 25 ottobre 1864 col barone Massi
miliano Freyberg, R. ciambellano, morta
12 maggio 1930; Francesca, nata 10 otto.
bre 1845, sposata 22 novembre 1869 cc!
conte Lodovico Kreith, morta 19 ottobre
1929; Carolina, nata 12 gennaio 1847, mo
naca nel chiostro di Zaugberg, morta 30
luglio 1911; Antonia, nata 20 febbraio
1848, morta 7 aprile 1852; BERNARDO (se
guente) autore della seconda diramazione;
Giovanna, n. 28 giugno 1850, monaca nel
chiostro di Beuerberg, morta 6 dicembre
1915; Teresa, n. 15 luglio 1852, morta 26
settembre 1866; Vittoria, nata 26 agosto
1853, sposata 24 novembre 1874 con il no
bile Giuseppe Enrico di Zastrow, morta 14
novembre 1888; PAOLO, nato 4 settembre
1854, morto 22 dicembre 1864; Antonia,
n. 4 agosto 1856; FRANCESCO, nato 4 otto
bre 1857.
CARLO, autore della prima diramazione
del ramo secondogenito, nacque il 15 otto
bre 1838, morì il 2 novembre 1909; il pri
mo maggio 1866 aveva sposato Luisa
Schrauth che gli generò sette figli: MAR
TINO, nato 2 aprile 1867, sposato 7 dicem
bre 1895 con la baronessa Anna Aufsegs
dalla quale sono nati quattro figli: FEDE
RICO, n. 4 marzo 1897, morto nella guerra
mondiale il 1º dicembre 1917; CARLO MAR
TINO, nato 4 luglio 1899, morto anch'esso
nella grande guerra il 17 agosto 1917;
Martina, nata 11 giugno 1902, sposata 16
luglio 1925 con Kurt Krpenstein; HANS,
rato 24 settembre 1908. Altri figli di Car
lo: Maria Anna, nata 8 luglio 1868, morta
18 dicembre 1880; Luisa, nata 21 agosto
LETTERA S
1869, morta 24 marzo 1881; PAOLO ADOL
Fo, nato 5 agosto 1872, sposato 15 maggio
1919 con la signora Schuraukl, dalla qua
le sono nati cinque figli: ADOLFO, nato 17
febbraio 1907, sacerdote e dottore in teo
logia; CARLO, nato 5 aprile 1912; HANS,
nato 19 gennaio 1915 e morto giovinetto;
Maria, nata 10 giugno 1916 e Rita, nata
20 settembre 1922. Gli altri tre figli di
Carlo : CARLO TEODORO, nato 25 gennaio
1874, sposato 10 aprile 1913 con Matilde
Thoma, morto improle 20 luglio 1930; SI
GISMONDO, nato 15 maggio 1877, sposato
30 ottobre 1919 con la signora O. Pfrie
mer; GIUSEPPE, nato 17 febbraio 1880,
sposato 16 novembre 1907 con la signora
Bohm, dalla quale sono nati cinque figli :
GABRIELE, nato 2 agosto 1908; ADOLFO,
nato 13 maggio 1910; Maddalena, n. 24
settembre 1911; Maria, nata 1º novembre
1914 e GOFFREDO, nato 31 maggio 1918.
BERNARDO, di Edoardo, autore della se
conda diramazione, nacque il 25 giugno
1849, fu luogotenente nel rº reggiinento
Cacciatori e morì il 13 settembre 1930; il
21 marzo 1882 aveva sposato Gabriella
Avigdor che gli generò sei figli: RODOLFO,
nato 11 febbraio 1883, sposato 16 ottobre
1911 con Maria Weinberg dalla quale so
no nati : ARTURO, nato 27 febbraio 1917 е
Alessandra, nata 15 gennaio 1929; Ida,
da, nata 30 giugno 1887, morta 20 ottobre
giugno 1885, morto 19 agosto 1916; Gisel
da, nata 30 giugno 1887; morta 20 ottobre
1921; Gabriella, nata 10 agosto 1893, spo
sata 21 ottobre 1919 col conte Beuhl; AL
BERTO, nato 3 agosto 1890, sposato 26 apri
le 1923 con la contessa Anna Waldburg,
dalla quale sono nati: BERNARDO, nato 23
giugno 1924; MASSIMILIANO, nato 12 otto
bre 1925 e RODOLFO, nato 29 marzo 1929.
Il 13 agosto 1813, come da R. Matricola
Nobiliare Bavarese, questa famiglia fu in
signita del titolo di conte trasmissibile a
tutti i maschi all'infinito.
* SPROVIERI.
V. S.
ARMA: D'argento alla banda di rosso, ac
compagnata in capo da tre stelle d'oro
(5) ordinate in fascia ed in punta da uno
sparviero al naturale (D. R. 8 aprile
PAGINA 457
1929 e RR. LL.
PP. 26 luglio
detto anno).
DIMORA: Acri (Ca
labria) .
Famiglia origi
naria da Montalto
Uffugo, passata in
Acri nel 1640. Con
R. D. 8 aprile 1929
e RR. LL. PP. 26
luglio, detto anno,
ebbe la concessione del titolo di nobile per
maschi e femmine.
VINCENZO, sindaco di Acri nel 1798, vi
proclamò la Repubblica Partenopea e pre
se parte ai moti rivoluzionari del 1848, fu
uno dei Mille e colonnello ispettore delle
Guardie Nazionali Mobili nel 1866, de
corato della medaglia d'argento al valor
militare e senatore del regno. Suo fratello
FRANCESCO, prese pure parte alla spedizio
ne dei Mille, fu colonnello con Garibaldi
e poi nell'esercito italiano, fu deputato e
senatore. Nel 1866 seguì Garibaldi nel
Trentino e comandò il 6º regg. volontari;
venne ferito a Laveno e a Calatafimi e fu
decorato di medaglia d'argento al valor
militare.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nobiltà Italiana e nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf), ed è rap
presentata da FILIPPO, comm. della Cor.
d'Italia, podestà di Acri, n. Acri 25 marzo
1881.
Fratello: MICHELE, cav. Cor. d'It., n.
Acri 16 dicembre 1890, sp. 22 gennaio 1913
con Giuseppina Giannone.
Figli di Michele: Maria, n. 12 dicembre
1913; Carolina, n. 2 ottobre 1915; Beatri
ce, n. 7 febbraio 1919; Laura, n. 31 gen
naio 1921; VINCENZO, n. 19 febbraio 1923;
FRANCESCO, n. 29 aprile 1927.
f. f. p. di s.
* SPUCCHES (DE).
ARMA : D'azzurro al monte di tre cime
d'oro carico di una stella di sei raggi di
argento, e sormontato da un giglio pure
d'oro.
CIMIERO : Un vescovo vestito di bianco e
mitrato, tenente con la sinistra uno
PAGINA 458
l'Ordine di Mal
ta; l'altro con la
sinistra quello di Montesa.
LETTERAS
stendardo del
l'Ordine di Mon
tesa.
ORNAMENTI : Te
nenti : due guer
rieri armati di
argento, impu
gnanti l'uno, con
la destra, lo
stendardo del
1737, e del Tribunale del R. Patrimonio,
1743, acquistò lo stato di Kaggi con titolo
di barone e col mero e misto imperio e
morì in Palermo senza figli il 4 settembre
1748 lasciando erede il nipote BIAGIO Spuc
ches e Lanza (figlio del proprio fratello
Giambattista) che sposò Agata Amato e
Cirino, baronessa di S. Stefano di Briga,
dei principi di Galati e fu padre di GIOVAN
BATTISTA, duca di S. Stefano per investi
tura 4 novembre 1753, morto senza figli il
7 dicembre 1780; di MARCO, che il 4 di
cembre 1758 ottenne parere favorevole dal
Мотто : Acutum splendentemque pro fide protonotaro del Regno per la chiesta con
pro rege.
DIMORA : Taormina e Palermo.
Originaria dalla Spagna, vanta le stesse
origini del gran maestro dell'Ordine di
Malta Raimondo de Spucches di Majorca.
Un BERENGARIO il 31 marzo 1296 ottenne
concessione del feudo o casale Calamonaci;
un GIOVANNI il 14 dicembre 1488 ed il 9
settembre 1507 ebbe investitura del feudo
Nicchiara; un SIMONE fu capitano di giu
stizia di Caltagirone nel 1520-21; un AN
GELO fu senatore di Catania nel 1525-26,
un MARCO fu giudice straticoziale di Messi
na negli anni 1525-26, 1528-29, 1533-34,
1538-39, deputato del regno, 1547, giudice
della Gran Corte 1599-60; un VINCENZO
fu giudice della Gran Corte Civile nel
1582-83, del Concistoro negli anni 1592
93, 1617-18, acquistò il feudo Amorosa e
i feudi Mendoli e Massaria di Villafrati dei
quali ebbe investitura l'11 settembre 1588
e il 7 agosto 1600, acquistò pure il territo
rio di Molinazzo, nel quale ottenne 1 apri
le 1602-1 aprile 1604 di poter costruire un
castello da chiamare Claristella; un mes
ser GIUSEPPE è ascritto alla mastra nobile
del Mollica, 1595; un VESPASIANO fu giu
dice della corte pretoriana di Palermo nel
1599-1600, giudice della Gran Corte nel
1605-6-7 e riacquistò la baronia di Calamo
naci, della quale ebbe investitura il 7 ago
sto 1600; un BIAGIO de Spucches e Corvaia
fu giudice della corte pretoriana di Paler
mo nel 1695-96, giudice della R. Udienza
di Messina nel 1697, giudice della Gran
Corte Civile negli anni 1706-7, 1710-11,
maestro razionale giuresperito del R. Patri
monio, presidente del supremo magistrato
del commercio, presidente del Concistoro,
cessione del titolo di marchese e il 7 mar
zo 1782 ottenne investitura del titolo di
duca di S. Stefano, e morì pure senza figli
nel terremoto di Messina del 1783; di AN
TONINO, che fu duca di S. Stefano, 1784,
e fu ascritto alla mastra nobile di Messina
del 1798-1807; e di GIUSEPPE, che per la
morte senza figli maschi del fratello Anto
nino ebbe il 26 gennaio 1802 investitura
del titolo di duca di S. Stefano, il 4 otto
bre 1818 per la morte senza figli di Giu
seppe Amato ottenne rinnovazione dei ti
toli di principe di Galati, duca di Cacca
mo, signore delle terre di Galati e di Cac
camo. Fu detto Giuseppe de Spucches ed
Amato colonnello brigadiere nei reali eser
citi, governatore di Portolongone, cavalie
re dell'Ordine di Malta, sposò in Lucca
Vittoria Brancoli Sozzifanti e fu padre di
ANTONINO, nato in Portolongone 13 luglio
1797, che fu gentiluomo di camera, gran
croce dell'Ordine Costantiniano, cavaliere
dell'Ordine di Malta, presidente della de
putazione della salute pubblica, governa
tore della nobile compagnia della Pace in
Palermo e sedette alla camera dei Pari nel
1848 come principe di Galati. GIUSEPPE
de Spucches e Ruffo, figlio di detto prin
cipe Antonino e di Marianna Ruffo (figlia
del marchese Girolamo, che fu ministro
della R. Casa e presidente dei Ministri),
nacque in Palermo il 9 luglio 1819, prin
cipe di Galati, ecc., fu letterato, grecista,
latinista, archeologo, numismatico, fu ca
valiere dell'Ordine di Malta, pretore di Pa
lermo, 1850, ecc., sposò in prime nozze la
poetessa Giuseppina Turrisi Colonna e in
seconde nozze Ignazia Franco (di Antoni
no, presidente della Suprema Corte di Giu
LETTERA S
stizia e ministro di Stato) . Da questo se
condo matrimonio nacquero : ANTONINO;
GIAMBATTISTA, che nel 1925 ottenne con
cessione del titolo di marchese di Schysò
ed è cavaliere del Sovrano Mil. Ordine di
Malta. ANTONINO de Spucches e Franco, n.
in Palermo il 14 ottobre 1860, dottore in
giurisprudenza, cavaliere dell'Ordine di
Malta, gentiluomo di Corte di S. M. la re
gina Margherita, con D. M. 8 febbraio
1903 ottenne riconoscimento dei titoli di
principe di Galati, duca di Caccamo, sposò
il 21 giugno 1886 Carolina Grasso Ver
nengo ed è padre di GIUSEPPE, n. in Paler
mo 17 novembre 1888, dottore in giuri
sprudenza, volontario di guerra, tenente di
cavalleria, riconosciuto 1925 per anticipata
successione nel titolo di duca di Caccamo,
marito (14 dicembre 1919) di Giulia Notar
bartolo di Filippo, principe di Sciara, e
padre di Carolina e di Maria.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di principe di Galati, duca
di Caccamo, duca di S. Stefano, in per
sona di ANTONINO de Spucches, di Giu
seppe, di Antonino.
Coi titoli di duca di Caccamo, di nobile
dei principi di Galati, in persona di Giu
SEPPE de Spucches, di Antonino, di Giu
seppe.
Coi titoli di marchese di Schysò, nobile
dei principi di Galati, in persona di GIAM
BATTISTA de Spucches, di Giuseppe, di An
tonino.
SQUARZONI.
a. di c.
DE FORTI DULCEDO
ARMA: D'azzurro,
all'Ercole appog
giato sulla schie
na d'un leone in
atto di squar
ciargli la gola; il
tutto al natura
le; movente dal
terreno di verde,
accompagnato
dal sole d'oro o
rizzontale destro
e sormontato da un breve d'argento ca
rico del МоTTO: De forti dulcedo.
PAGINA 459
DIMORA : Ferrara, Bologna.
Da una « Memoria dell'origine della fa
miglia Squarzoni », conservata tra i ma
noscritti della Biblioteca comunale di Fer
rara e attribuita allo storico ferrarese An
tonio Frizzi, si rileva che questa famiglia,
originaria da Milano e prima detta dei
« Sansoni », poi degli « Squarzoni » (dal
la figura dell'Ercole in atto di squarciare
la bocca ad un leone, rappresentata nel suo
stemma), emigrò al tempo delle rivoluzioni
politiche di Milano negli Stati Estensi al
seguito del duca Rinaldo d'Este (1325 cir
ca). Di là, con GIOVANNI BATTISTA, di Gia
como, si trasferì in Argenta e nelle pros
sime località di Consandolo e di Boccaleo
ne, dove acquistò molti possessi.
Un BARTOLOMEO Squarzoni fu tra i con
siglieri di Argenta nel 1461. Con BATTI
STA, creato cittadino ferrarese dal duca
Ercole I (1480), la famiglia si stabilì in
Ferrara, con diramazioni anche in altre cit
tà come a Senigallia, dove nel 1557 un
GIAN GIACOMO Squarzoni fu aggregato a
quel nobile consiglio. GIOVANNI ALFONSO
fu celebre professore di diritto nell'ateneo
ferrarese (1634), consultore del magistrato
dei Savi (1612-1655) e per 9 volte confer
mato consigliere centumvirale (1610-1661).
Furono del pari docenti nell'università di
Ferrara, RINALDO (1630) е ALESSANDRO
(1649). Con questi due soggetti la famiglia
prende definitivamente posto nel secondo
Ordine Nobile del gran consiglio di Fer
rara. Dal suddetto Alessandro si origina
rono due rami:
a) quello di RINALDO (n. 1658), che si
estinse con Amalia, dı Rinaldo, di Giaco
mo (n. 1818), maritata al conte Filippo Fo
licaldi, delegato apostolico di Ferrara;
b) quello di FRANCESCO (n. 1651), tut
tora fiorente, in Ferrara, nelle persone di
FRANCESCO, di Giuseppe (n. 1874) e dei fi
gli GAETANO (1900), Lina e ANTONIO (1903).
Oltre i surricordati, molti altri rappre
sentanti di questa stirpe furono del Magi
strato dei Savii e del supremo consiglio in
patria, e raggiunsero cospicui gradi nelle
carriere militari, civili ed ecclesiastiche,
dove specialmente si distinse frà MAURO,
di Lodovico, di Rinaldo, monaco cassinen
se (1726-1798), che fu presidente generale
di quella Congregazione.
PAGINA 460
ALESSANDRO « junior », tenente d'arti
glieria e gentiluomo del cardinal legato
Spinelli, fu da papa Pio VI, nel 1788, de
corato del titolo comitale e creato cavaliere
aurato.
FRANCESCO, maggiore nell'esercito papa
le, cameriere segreto di Pio VII e cavaliere
dell'Ordine di Cristo, fu padre del conte
ODOARDO, che nel 1812 era degli anziani di
Ferrara, e insieme col conte LUIGI, colon
nello delle milizie pontificie, rappresentava
la famiglia nel 1842, allorchè questa venne
ufficialmente annoverata nel « Catalogo del
le famiglie nobili e civiche di I Ordine del
la città e territorio di Ferrara », compi
lato dall'apposita deputazione araldica sot
to la presidenza del cardinal legato Giu
seppe Ugolini.
La famiglia, già riconosciuta nel titolo
di nobile di Ferrara, ha in corso la pratica
pel riconoscimento degli altri titoli ad essa
spettanti.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Ferrara (mf.), in
persona dei disc. da Odoardo e da Luigi,
ed è rappresentata da FRANCESCO, di Giu
seppe, di Gaetano; e dai figli di lui GAETA
No, Lina e Antonio.
*
SQUITTI.
g. d. a. v.
ARMA : Di rosso al
la croce di 010
ripiena di nero
accantonata nel
1º e 4º punto da
una colomba fer
ma sopra un
monticello e te
nente nel becco
un ramoscello di
ulivo il tutto di
oro; nel 2º e 3º
da una croce trifogliata accantonata da
quattro stelle il tutto d'oro.
DIMORA : Napoli.
Investita con R. D. 13 luglio 1886 del
titolo di barone di Palermiti e Guarna
(mpr.), in persona di ТоMMASO Squitti,
nato 8 settembre 1831.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Palermiti e
LETTERAS
Guarna (mpr.), ed è rappresentata da NI
COLA, di Tommaso, di Nicola.
Figli: Eleonora, Maria Adelaide.
Fratelli: BALDASSARRE, Maria.
f. f. p. di s.
* STACCOLI CASTRACANE DEGLI
ANTELMINELLI.
ARMA: Partito:
nel 1º d'argento
alla banda di az
zurro carica di
tre stelle di sei
raggi di oro
(Staccoli); nel 2º
troncato d'azzur
ro e d'argento al
cane bianco, col
larinato di rosso,
ritto ed attra
versante
( Ca
stracane) .
Alias: Partito : nel
1º d'argento alla
banda di azzurro
carica di tre
stelle di sei rag
gi d'oro (Stac
coli); nel 2º di
azzurro al cane
levriero ritto, di
argento e colla
rinato di rosso
(Castracane) .
CIMIERO: Il cane del campo, nascente.
Мотто : Dio provvederà (Staccoli); Inex
pugnabilis (Castracane) .
DIMORA : Urbino e Pola.
Questa famiglia dovrebbe chiamarsi Ca
stracane degli Antelminelli Staccoli. In
fatti nel 1845 il conte BERNARDINO Castra
cane degli Antelminelli di Fano, secondo
genito del conte cav. Leonardo e della
marchesa Laurentina Galeotti della Zecca,
sposò la nobile Anna Staccoli, figlia unica
del colonnello comm. Agostino e della no
bile Matilde Corboli, la quale, come ulti
ma di sua famiglia, impose al marito e ai
suoi discendenti l'assunzione del cognome
ed arma Staccoli.
La famiglia Staccoli appartiene alla più
antica nobiltà di Urbino e ritiene per capo
LETTERAS
stipite un cavalier STACCOLO, vivente nel
1200. Godette in patria e fuori molta con
siderazione ed i suoi membri ricoprirono
le più alte cariche compresa quella di gon
faloniere.
ANDREA, nel 1390, fu vicario in Gubbio
per il conte Antonio del Montefeltro. GI
ROLAMO, nel 1463, fu vescovo di Urbino;
altro GIROLAMO fu generale del duca Gui
dobaldo I di Montefeltro; FRANCESCO, nel
1637; GIROLAMO, nel 1647; CRESCENTINO,
nel 1682; GIROLAMO, nel 1715, rivestirono
l'abito dei cavalieri dell'S. M. O. di S. Ste
fano di Toscana; anzi quest'ultimo Girola
mo fu anche sergente maggiore delle armi
del ducato di Urbino.
(Per i cenni storici sulla famiglia Castra
cane v. pag. 373, vol. II). Questo ramo
stabilitosi in Urbino avrebbe diritto a farsi
riconoscere i titoli di patrizio di Fano, pa
trizio di Lucca e patrizio di Senigallia.
Infatti allorchè il conte Alessandro Ca
stracane sposò la contessa Maria del Por
tico, patrizia di Lucca, la repubblica luc
chese con suo diploma del 10 settembre
1748 reintegrò al patriziato di Lucca la fa
miglia Castracane degli Antelminelli di
Fano, ma prima di Lucca e per essa ALES
SANDRO E CASTRUCCIO con tutti i loro di
scendenti in infinito. Castruccio fu padre
di ANGELO, che ebbe alla sua volta LEO
NARDO (n. 1777), padre di quel BERNARDINO
(1813), che sposò la nobile Staccoli. Leo
nardo suddetto, con Breve di Pio IX del
27 novembre 1847, fu aggregato con tutta
la discendenza al patriziato di Senigallia.
Per il patriziato fanese, esso è una conse
guenza dell'antica aggregazione, del 1492,
alla nobiltà di Fano.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. (20 agosto 1909) e nell'El.
Uff. Nob. Ital. con i titoli di nobile di Fa
no (mf.), nobile di Urbino (mf.), conte
(m.), ed è rappresentata da FEDERICO, n.
Urbino 11 novembre 1878 dal fu conte Ca
millo (n. 1849) e contessa Laura Ansidei di
Catrano (n. Perugia 18 novembre 1854,
vivente); contrammiraglio della R. M.`e
comandante della piazza marittima di Po
la, cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro, cav.
uff. della Corona d'Italia, croce d'oro con
corona per 40 anni di servizio militare,
campagna 1915-18 e della Unità italiana,
PAGINA 461
gr. uff. del Merito Navale spagnolo, com
mendatore della Corona Rumena; comm.
della Fenice di Grecia; comm. della « Po
lonia Restituta », cav. uff. della Corona
di Prussia, spos. Napoli 30 gennaio 1918
con Maria Luisa Bruno.
Figli: AGOSTINO, n. Napoli 1 giugno
1919; FRANCESCO, n. Napoli 17 luglio 1921.
Fratelli: 1) RENATO, n. Urbino 7 luglio
1881; spos. a Cremona nel 1909 con Bea
trice Chiappori, da cui : a) Camilla, n. Mi
lano 10 dicembre 1910; b) Gabriella, n.
Cremona nel marzo 1919.
2) Matilde, n. Urbino 3 aprile 1875.
p. c. b. o.
* STAFFETTI.
ARMA: Di verde
alla cicogna al
naturale tenente
nel becco un ra
mo fiorito di ma
laspino dello
stesso, e con la
zampa destra al
zata una staffa
d' oro attraver
sante su di una
sbarra scorciata
ai contorni della cicogna e scaccata a
piombo d'argento e d'azzurro.
DIMORA : Massa e Genova.
Con decreto del 1906 fu riconosciuto a
questa famiglia il titolo di conte con tra
smissibilità primogeniale mascolina e quel
lo di nobile di Massa per ambo i sessi.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.), nobile di
Massa (mf.), in persona di LuIGI, di Car
lo, di Luigi.
Figlio: PIER CARLO.
* STAGLIENO.
V. S.
ARMA : D'azzurro al leone rampante d'o
ro. (Linea di Marcello- Riconoscimento
30 gennaio 1892) .
Alias: D'azzurro al leone coronato d'oro.
( Linea di Carlo Fabrizio- Ricon. 10 set
tembre 1913 .
PAGINA 462
Negli elenchi dei
lanaioli del 1400
figura un BARTOLO
MEO Staglieno. Nel 1501 DAVID era padro
ne di una delle quattro galee genovesi spe
dite contro i turchi (Giustiniani). Con suo
figlio fu ascritto nell'Albergo Pinelli nel
1528.
Nella Chiesa della Consolazione vi è il
deposito di DAVID Pinello, olim Staglieno,
rinnovato dai discendenti nel 1690. CAMIL
LO MAURIZIO fu capitano di Rapallo nel
1667-68.
Il 17 dicembre 1770 fu ascritto alla no
biltà CARLO FABRIZIO (n. 1744, † 1816), qm.
Agostino, qm. Carlo Fabrizio, qm. Fran
cesco, qm. Camillo, qm. David. qm. Fran
cesco, qm. David, l'ascritto del 1528.
Carlo Fabrizio, ancora giovanissimo, fu
comandante del forte di S. Maria nel golfo
di Spezia, poi consigliere di Stato, del qua
le raccolse ordinamenti e descrisse appa
recchi di difesa. Egli sposò Benedetta Mu
sa e fu padre di AGOSTINO, MARCELLO
(1772, † 1847), magistrato, celibe, CARLO
LUIGI SEBASTIANO (1775, † 1819 a Calais,
militare, naturalizzato francese), Maria
Aurelia in Sanfiorenzo, Costanza in Di
Negro, olim Saliceti.
Agostino (1765, † 1880) sposò Giulia
Maggiolo, dalla quale ebbe : CARLO MAR
LETTERAS
DIMORA : Genova.
In atti del notaio
Simone de Albario
(1279), Andriolo da
Staglieno forma so
cietà industriale
con membri delle
famiglie Spinola e
Doria (Atti St. Pat.
vol. XXXI (2).
Il Ganduccio di
ce venuta questa
famiglia dall' omo
nima nota località
in Val di Bisagno
nel 1380, mentre
il Recco la dice
originaria da Sar
zana, e chiamata
pure Stagliani o
Staggen (in verna
colo).
CELLO LUIGI E NICOLÒ, morto infante. Mar.
cello (n. 1829, † 1909), riconosciuto mar
chese e patrizio genovese con D. м.
20
gennaio 1892, fu marito di Anna Garibal
di e padre di Giulia (1861), in Doria, Lui
sa (1865) in Fasciolo, Adele (1866, † 1887),
CARLO (1868), ALBERTO (1869, † 1908),
sposato ad Olga Fasce e padre di Eva
(1902) e di MARCELLO (1904); CAMILLO
(1870), sposato a Maria Elisa Fassio, e di
altri morti infanti. Egli fu educato nelle
scuole dei PP. Scolopi, ove ebbe a condi
scepolo Goffredo Mameli. Laureatosi in
giurisprudenza nel 1851, si dedicò a studi
storici e letterari, pubblicò un volumetto
di versi nel 1853, curò l'edizione degli An
nali di Genova del Roccatagliata e degli
Elogi di uomini chiari della Liguria di O
berto Foglietta. Pubblicò studi sulle Donne
nell'antica società genovese, sugli Ebrei in
Genova, sopra Gianfrancesco Doria e le
sue relazioni con il Muratori, sopra Fran
cesco M. Accinelli. Così pure su questioni
colombiane, per es. intorno alla casa abi
tata da Domenico Colombo; intorno a pro
verbi genovesi ed ai corrispondenti latini
e di altri dialetti. Fu collaboratore di di
versi periodici; ricercatore ed ordinatore
instancabile di documenti, specializzato in
materia araldica e genealogica. Fu segre
tario della Commissione araldica ligure,
quasi dalla sua costituzione sino al 1907,
epoca della morte di lui. Fu inoltre vice
presidente della R. Deputazione di Storia
,
Patria segretario, vice-presidente, presi
dente dell'Accademia ligustica di Belle Ar
ti, membro della R. Accademia Albertina,
della R. Accademia Araldica Italiana, del
la Società storica savonese, socio fondato
re, consigliere, tesoriere, vice-presidente
della Società di Storia Patria, socio onora
rio dal 1906, cav. uff. della Corona d'Ita
lia, cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro (vedi
suo necrologio compilato dal prof. Fran
cesco Poggi in vol. XLIX, fasc. I, Atti So
cietà Storia Patria).
L'altro ramo degli Staglieno discende
da CARLO FABRIZIO (n. nel 1734), ascritto
alla nobiltà il 10 luglio 1751, sposato a Ro
sa Molinari e padre diAntonietta in Curlo
(n. 1770), CRISTOFORO (1767, † 1844), Be
nedetta (1773) in Spinola, PAOLO FRANCE
SCO (1773 , † 1850 a Torino), generale ed
LETTERAS
enologo distinto, marito di Caterina Rosso;
AGOSTINO (1778, † 1846), BARTOLOMEO
(1780, † 1851), Maria Chiara (1767), mo
naca alle Turchine.
Di questi ebbero discendenza: a) Barto
lomeo, marito di Maria Bontempo e padre
di Rosa in Asselle, M. Antonio s. p., Do
MENICO (1808, † 1888), generale del genio,
marito di Nelly Maro s. p.; b) Cristoforo,
che sposata Emilia Brambilla, ebbe da lei
PAOLO FRANCESCO (1800), Rosa in Fer
rari (1802, † 1840), FRANCESCO GEROLAMO
(1803, † 1891), marito di Angela Ronco
s. p., Maddalena (1805) in Bosello, GREGO
RIO (1810, † 1835), Giuseppina (1811) in
Malatto.
Da Paolo Francesco e dalla sua consorte
Rosa Sanfiorenzo nacquero : AURELIO
(1825, † 1887), AGOSTINO (1826), marito
di Francesca Costa s. p., riconosciuti nei
titoli di marchese e patrizi genovesi insie
me ai nipoti e nello stemma con D. Μ. το
settembre 1903; CARLO FABRIZIO (1828, † STAGNO.
1888), CRISTOFORO (1833, † 1884), LUIGI
GIUSEPPE (1859) s. p., sposato a Elena
Rospi, capitano di porto a Savona. Sono
figli di Carlo Fabrizio e di sua moglie Giu
lia Bruschetti:
a) PAOLO (1854), marito di Jole Ber
tucci, padre di Margherita (1888), e di
GIO. CARLO FABRIZIO (1891);
b) ALESSANDRO (1855, † 1908), marito
di Corinna Cariola e padre di Clotilde
(1893), GEROLAMO ALESSANDRO (1895) ed
Alessandra Elvira (1900);
c) EFISIO (1856), marito di Sara Neu
berg di S. Giorgio, padre di Giulia, Clara
(1891), Laura (1894), Ofelia (1898), Silvia
(1901);
d) CESARE (1859, † 1930), marito di
Ofelia Cariola, padre di CARLO FABRIZIO
(1891), marito di Margherita Parisi, padre
a sua volta di Fabrizia; Giulia (1893); Co
rinna (1895) in Martini Donati; Carmen
(1906) in Honorati Trionfi;
e) LUIGI (1859, † 1860);
f) GIUSEPPE (1865, † 1870).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese (mpr.), patrizio
genovese (m)., nobile dei marchesi (mf.),
in persona di CARLO, di Marcello, di Ago
stino, di Carlo Fabrizio.
PAGINA 463
Fratello: ALBERTO.
Altro ramo.
IPPOLITO, di Gregorio, di Cristoforo.
Figli: GREGORIO, Giovanna.
Figli di Gregorio: FABRIZIO, Angiola
Maria, Paola.
Altro ramo.
AGOSTINO, di Paolo Francesco, di Cri
stoforo.
Fratello: LUIGI.
Nipoti, figli del fratello + Carlo Fabri
zio: PAOLO, ALESSANDRO †, EFISIO, CE
SARE.
Figli di Paolo: Margherita, GIAN CARLO.
Figli di Alessandro: Maria, GEROLAMO,
Alessandra.
Figlie di Efisio: Giulia, Clara, Laura,
Ofelia, Silvia.
Figli di Cesare: CARLO FABRIZIO, Maria,
Corinna, Carmen Vittoria.
b. s.
ARMA: D' oro a
cinque fascie on
date d'azzurro.
DIMORA : Messina.
Vi ha chi la
vuole originaria di
Francia, chi di
Spagna dandole a
capostipite un Ber
nardo, governatore
dei ducati di Ate
ne e Neopatria
nell'anno 1313 e padre di Tommaso, baro
ne dei feudi Scuderi, Passarelli e Calandri
no in Sicilia. Un MANFREDI, come marito
di Mita Salerno, possedette l'ufficio di por
tulanotto di Licata e metà del diritto del
tumolo di Girgenti sotto i Martini; un
PANTALEO fu giudice straticoziale di Mes
sina negli anni 1444-45, 1448-49, 1450-51,
1453-54, 1455-56-57, 1463-64; un PIETRO fu
senatore in detta città nel 1457-58; un
MANFREDI nel 1492-93; un NICOLÒ ANTO
NIO nel 1499-1500; un GIOVANNI nel 1513
14; un PIETRO, figlio di Giovanni Antonio
e di Giovannella di Campsore, possedette
nel 1511 la rendita di onze 20 sopra i
Terraggi di Licata e sopra i feudi Passa
rello, Scuderi e Calandrino; un FRANCE
PAGINA 464
sco, un FILIPPO, un GIOVANNI ANTONIO,
un GIUSEPPE, un ANTONINO sono iscritti
nella Mastra nobile del Mollica (anni 1587,
1588, 1589, 1600, 1602, 1603, 1606, 1607);
un GIOVANNI, con privilegio dato il 6 gen
naio, esecutoriato il 29 agosto 1685, otten
ne la concessione del titolo di conte di Ca
sandola; un SALVATORE fu senatore di Mes
sina nel 1693-94; un GIUSEPPE tenne la
stessa carica negli anni 1702-3, 1706-7; un
VINCENZO, barone di Sicaminò, la tenne
negli anni 1715-16, 1736-37; un PIETRO il
24 novembre 1736, per successione a casa
Campolo, ebbe investitura della baronia
delle Saline di Castrogiovanni; un GioVAN
NI fu cavaliere dell'Ordine di Malta, gran
priore di Venosa e confrate dell'Ospedale
di Messina nel 1734; un Giacomo, barone
di Sicaminò, fu senatore in Messina negli
anni 1733-34, 1735-36; un Giuseppe, ba
rone delle Saline di Castrogiovanni per in
vestitura del 17 marzo 1751, fu senatore di
Messina nel 1750-51, 1774, 1782, acquistò
da casa Termini il titolo di principe di Ca
steltermini, che, con lettere patrimoniali
del 10 agosto 1759, ottenne di commutare
in quello di principe di Montesalso
ebbe investitura il 9 luglio 1762; un PIETRO
e ne
Stagno e Saccano ebbe il 19 febbraio 1795
investitura dei titoli di principe di Monte
salso, barone delle Saline di Castrogiovan
ni, signore dei mezzi Terraggi di Licata,
fu senatore di Messina nel 1781, sposò Let
teria Ardoino e Celestri, che portò in casa
Stagno i principati di Alcontres e di Pa
lizzi, i marchesati di Roccalumera e di So
reto, le baronie di Floresta e dell'ufficio di
maestro notaro e segretario del Tribunale
del R. Patrimonio; un PIETRO Stagno ed
Asmundo (di Carlo, di Pietro predetto)
ottenne 1'8 ottobre 1809 investitura dei ti
toli di principe di Alcontres, marchese di
Roccalumera, barone della Floresta, baro
ne dell'ufficio di maestro notaro e segreta
rio del Tribunale del R. Patrimonio, fu
gentiluomo di camera e sedette nel Parla
mento del 1848 come Pari del Regno; un
CARLO Stagno e Cumbo, di Pietro predet
to, fu iscritto nell'El. Uff. Nobiliare Sici
liano con i titoli di principe di Montesalso,
principe di Alcontres, marchese di Rocca
lumera, signore della terra di Floresta, si
gnore delle Saline di Castrogiovanni, si
LETTERAS
gnore dei Terraggi di Licata, signore del
l'ufficio di maestro notaro del R. Patrimo
nio, sposò Giovanna Monroy e Ventimi
glia dei principi di Pandolfina e fu padre
di Pietro; GUGLIELMO (marito di Giusep
pina Tumminelli); FERDINANDO, dottore in
ingegneria, marito di Maria Villadicani dei
principe di Mola; Anna (moglie di Gaetano
Mangano); Felicia (moglie di Filippo Pra
to); Teresa (moglie di Antonio di Fran
cia); Michela (moglie di Pietro Bardi) ed
ALBERTO, spos. Idelfonsa Calassai da cui
Giovanna, Maria, Alberta e CARLO.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di principe di Alcontres,
principe di Montesalso, marchese di Roc
calumera, barone della Floresta, delle Sa
line di Castrogiovani e dei Terraggi di Li
cata, in persona di PIETRO Stagno, di Car
lo, di Pietro.
Con i titoli di nobile dei principi di Al
contres, in persona di ALBERTO, di Carlo,
di Pietro. Fratelli: GUGLIELMO; FERDINAN
DO; Anna; Felicia; Teresa e Michela.
a. di c.
* STAHLY.
ARMA: Di rosso al
triangolo di az
zurro carico di
una croce latina,
accostata in
punta da due
stelle (6) il tutto
d'argento.
DIMORA : Napoli,
via Generale Or
sini, 30.
Famiglia napoli
tana insignita del titolo di nobile nei di
scendenti da RAFFAELE, commendatore del
R. Ordine del Merito sotto il titolo di S.
Lodovico di Parma, con Dipl. 4 novembre
1890, riconosciuto con D. P. 21 ott. 1928.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rap
presentata da RAFFAELE, avvocato, n. a
Napoli 30 aprile 1881, di Ferdinando (n.
1831, † 1905) e di Giovanna Laviano del
Tito; sp. a Napoli 20 aprile 1903 con An
gela Tramontano.
LETTERA S
Figli: FERDINANDO, n. Napoli 27 genn.
1904; Maria Rosaria, n. ivi 31 dic. 1905.
V. S.
STAINERO.
ARMA:
D'azzurro
al monte di ver
de caricato d'u
na banda d'oro
attraversante sul
tutto.
DIMORA : Verona.
Famiglia origi
naria da Pavia U
dinese. Un FRAN
CESCO, detto Stai
ner, figlio di Mat
tiusso di Pavia, viveva in Udine alla fine
del secolo XIV esercitando la mercatura.
Dai tre fratelli GIOVANNI, GIACOMO, LEO
NARDO, di Nicolò, di Francesco, discesero
tre rami. I due primi si estinsero; quello di
Leonardo sopravvisse e prosperò. VALEN
TINO, di Nicolò, di Leonardo, fu ascritto
alla nobiltà udinese nel 1590 e da esso di
scendono gli attuali membri della famiglia
che fu confermata con S. R. del 1º marzo
1820 e trovasi iscritta nell'Elenco Ufficiale
Nobiliare Italiano col titolo di nobile (di
Udine) (mf ), in persona di Leonardo, di
Vincenzo, di Leonardo, n. Udine 1850,
spos. 1881 con Ada Tironi.
Figli: Giulia, n. 1882; Clelia, n. 1884;
VITTORIO, n. 1886; TULLIO, n. 1888, spos.
con Pasini Ernesta; Maria, n. 1895; Elena,
n. 1898; VINCENZO, n. 1899.
STAMPA.
g. d. p.
ARMA: D'azzurro,
al castello aper
to e finestrato di
nero, sormontato
BAR
da un'aquila
spiegata e coro
nata, il tutto
d'oro.
DIMORA : Lombar
dia e Roma.
Si ignora l'ori
gine antica della
PAGINA 465
città di Ferentino, che già esisteva prima
della nascente grandezza romana che la
soggiogò, dandola agli Ernici, come atte
sta Tito Livio, poi in premio della sua fe
deltà costituita a Municipio libero, nel
qual stato si mantenne fino alla caduta del
l'Impero Romano, e regolato da un Sena
to proprio, composto dei più nobili citta
dini.
Da una iscrizione antichissima esistente
nella sua cattedrale si conosce esserne sta
to primo vescovo Leone, creato dagli stes
si apostoli Pietro e Paolo.
In questa città, nei secoli posteriori, si
acquistava la nobiltà ereditaria coll'essere
ascritti al « Magistrato » nel numero dei
« Capi Conservatori », uno dei quali si
estraeva ogni semestre dal «Bussolo » e
presiedeva a tutti gli affari della città.
Questa nobiltà non si perdeva che per de
meriti personali o per rovesci di fortuna
che costringevano l'ascritto ad esercitare
arti ignobili per vivere.
Il numero delle famiglie componenti il
« Consiglio » era fissato in quaranta, ma
di queste solamente quindici erano nobili
ed erano appunto quelle che solo a vicen
da potevano esercitare la carica di Capo
Conservatore, le altre 25 formavano il se
condo ceto.
Estinguendosi una di queste famiglie
nobili, o mancando per altra ragione, ve
niva sostituita da una del secondo ceto
che ne fosse meritevole e corrispondesse a
certi requisiti richiesti.
Nel 1776 le 15 famiglie nobili sopra ci
tate erano : Tani, Filonardi, Pompili, Ti
baldeschi, Ghetti, Andreis, Bella, Querci,
Gizzi, Lolli, Ugolini, Sterbini, Cappella,
Pasqualetti-Malatesta, Borgia.
Altre ne furono susseguentemente ag
giunte e fra l'altre la famiglia Stampa che
vi fu ascritta nel 1779 nella persona di AN
GELO Stampa e perciò alla sua discendenza
venne, nell'Elenco Nobiliare Italiano del
1922, riconosciuto il titolo di nobile di
Ferentino.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Ferentino (mf.),
in persona di UMBERTO. di Giacomo, di Fi
lippo, di Pietro, di Angelo.
Figli: MARIO, GIORGIO, CARLO.
Sorella: Teresa.
Araldica
30
PAGINA 466
FILIPPO, n. Roma, 20 dicembre 1858, di
Francesco, di Filippo, di Pietro, di Ange
lo, spos. 30 aprile 1884 con Nicolina Be
nedetti.
Figli: GIUSEPPE, n. Roma, 1° marzo
1885; PIETRO, n. Roma, 16 marzo 1887,
spos. 21 maggio 1925 con Maria Fornari;
Maria, n. Roma, 14 marzo 1888; Teresa,
n. Roma, 13 dicembre 1889; Elena, n. Ro
ma, 17 maggio 1892, spos. 4 settembre
1923 a Temi Pozzo; Caterina, n. 23 dicem
bre 1894, spos. 12 febbraio 1920 a Rodol
fo Zuccheri; Clementina, n. Roma, 24 feb
braio 1899.
ALESSANDRO, di Angelo, di Filippo, di
Pietro, di Angelo.
STANISLAO, di Domenico, di Pietro, di
Angelo.
LETTERAS
I fratelli ALDOBRANDO, MICHELE, GIO
VANNI, ANDREA
intendente della cassa di
guerra a Milano-, LORENZO, NICOLÒ ed
ALESSANDRO ottennero, con diploma del 16
gennaio 1764, la nobiltà del S. R. I. (mf.)
col predicato di Panianthurm zu Leiffen
burg, ora ridotti nella forma italiana di
Torre di Piano e Castello.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di cavaliere del S. R. I.
(mf.), col predicato di Panianthurm e Leif
fenburg (mf.), ricon. D. M. 2 settembre
1915, in persona di:
CAMILLO, di Giuseppe, nato a Livo 1'8
settembre 1818, e morto ivi il 1° maggio
1906, di Alessandro e di Rosa de Zinis, n.
a Livo il 26 luglio 1860; prefetto a riposo,
comm. dei SS. Maurizio e Lazzaro e del
Fratelli: LUIGI, Teresa e FILIPPO.
CESARE, di Giuseppe, di Pietro, di An- la Corona d'Italia, sposato a Calvagese
gelo.
Figli: Elena e LEOPOLDO.
* STANCHINA.
ARMA:
1. r. m.
D'azzurro
alla banda d'oro
caricata di una
croce patente
scorciata di ros
so e posta nel
verso della pez
za.
CIMIERI su due el
mi torneari :
destra una torre
d'oro tra un vo
a
lo di nero; a sinistra un braccio vestito
di ferro, tenente una spada d'argento,
coll'elsa d'oro, posta in sbarra, tra due
corna tornearie d'azzurro con la sbarra
del primo e la banda d'oro nel secondo.
DIMORA : Livo (Trentino) e Brescia.
Famiglia originaria da Val di Sole, ove
il cognome è ancor oggi abbastanza diffu
so, ebbe verso il 1440 l'investitura del ca
stello di Mostizzolo, e sul cadere del seco
lo XV si stabilì a Livo. Con diploma del
20 aprile 1723 il principe vescovo di Tren
to, Gian Michele di Sporo, conferì a que
sta famiglia la nobiltà vescovile tridentina
col predicato a Turre Peniana.
il 1º ottobre 1889 con Antonietta de Zi
nis.
Figli: ALESSANDRO, n. a Livo 7 maggio
1891, † a Brescia 12 gennaio 1912; Mar
gherita, n. Livo 13 luglio 1893, spos.
Brescia 13 febbraio 1915 col dott. Giovanni
a
de Pretis; Giovanna, n. a Livo 30 luglio
1895; LORENZO, n. Livo 9 agosto 1897;
GIUSEPPE, n. Livo 15 giugno 1899; Elena,
n. Belluno 26 dicembre 1901, spos. a Livo
13 ottobre 1924 col dott. Luciano Bonvi
cini.
Fratello: VITTORIO, n. a Trento il 2 mar
zo 1863, comm. della Corona d'Italia, spos.
a Milano il 2 aprile 1894 con Emma Bolo
gnini, n. a Milano il 13 maggio 1865, ta
Roma il 31 marzo 1916.
Figli: ANDREA, n. Livo il 29 marzo 1897.
Si arrruolò volontario per la durata della
guerra nel 1915; fu ferito due volte, di cui
una molto gravemente, sul Carso; capita
no nel 10° regg. fanteria. È decorato della
croce di guerra, della medaglia di volonta
rio ex-irredento, della croce di cavaliere
della Corona d'Italia. Podestà di Rumo
(Trento). Sposato a Roma 25 giugno 1932
con Elisa Zanardelli; Anna, n. a Livo il
31 gennaio 1895, spos. a Livo il 23 aprile
1924 coll'ing. Carlo de Riccabona; Carla,
n. a Livo il 21 dicembre 1899, sposata a
Livo il 1° agosto 1928 coll'ingegner Alfre
do Benini.
s. a p.
LETTERAS
* STANGA.
cremonese.
Alcuni storici le attribuirono
come capostipite un MANICARDO, padre di
OLIVIERO, che nel 1112 era guerriero e
avrebbe generato il ramo degli Stanga, poi
conti di Castelnuovo Bocca d'Adda, e di
UBERTINO, uno dei 16 senatori di Cremona,
nel 1117, e che avrebbe generato il ramo
degli Stanga, marchesi di Annicco e che
si chiamarono Stanga Trecco. Ma tale ori
gine è sussidiata solo dalla tradizione e
non da documenti genealogici.
Capostipite provato degli Stanga, conti
di Castelnuovo Bocca d'Adda, è un SA
MUELE, governatore di Bozzolo nel 1293,
e il di lui figlio GASPARINO, giureconsulto,
nel 1325, fu eletto dal marchese Obizzo
d'Este, quale giudice dei Savi in Ferrara.
Da costoro segue una lunga teoria di uo
mini che illustrarono la patria. CRISTOFO
RO, detto il « gran cavaliere », fu incarica
to di ambascerie presso principi e pontefici,
nominato luogotenente generale in tutto lo
stato di Milano da Gian Galeazzo Visconti
e eletto decurione di Cremona nel 1387,
anno nel quale, con altri giureconsulti, ri
formò gli statuti della città; un altro CRI
STOFORO, famigliare ducale nel 1741, otten
ne di estrarre otto oncie d'acqua dal navi
glio di Cremona, con lettere ducali del 16
agosto 1477 e, nel 1483, fu eletto decurione
della città; MARCHESINO fu cancelliere del
duca di Bari, Lodovico il Moro, ricevette
in dono, nel 1845, la Banca della Notaria
di Cremona, con lettere ducali del 20 mar
zo 1489 potè acquistare da Daniele Birago
il Dosso di Bellagio, divenendo così il feu
datario di tutta la riviera di Lecco, fu se
gretario del duca Galeazzo Maria Sforza e,
da questi, con diploma 1° gennaio 1492, fu
PAGINA 467
investito del feudo di Castelnuovo Bocca
d'Adda, nello stesso anno, donato di una
ARMA: Palato d'o- pensione di lire 1600, ottenne poi, con let
ro e di nero.
CIMIERO: Un le
vriere al natura
le, collarinato di
oro, nascente.
Мотто : Non itur
ad astra delitiis.
DIMORA: Cremona
e Milano.
Antichissima ed
illustre famiglia
tere ducali, 11 luglio 1499, di estrarre do
dici oncie d'acqua dal naviglio, presso Cor
sico e tutto ciò in gratificazione dei pre
stati servigi. Morì senza successori maschi
sì che, dopo la sua morte, il feudo di Ca
stelnuovo Bocca d'Adda ritornò alla Ca
mera ducale.
Detto feudo passò poi al ramo collaterale
in persona di CAMILLO, del fu Giulio, il
quale con istrumento II ottobre 1555, ro
gato da Gerolamo Legnani, ne ottenne in
vestitura dalla R. Ducale Camera di Mila
no per il prezzo e mercato di 2500 scudi
d'oro d'Italia, compresi i dazi, redditi ed
imbottato, con mero e misto imperio e giu
risdizione piena per sè, figli, discendenti,
successori, e con titolo comitale.
Filippo II, re di Spagna e duca di Mi
lano, con diploma dato in Gand il 20 apri
le 1557, confermò la suddetta investitura.
Il predetto Camillo fu decurione di Cremo
na nel 1561 e da lui nacque, fra gli altri,
GIOVANNI BATTISTA, che fu residente in
Roma per gli elettori di Baviera e Colonia
e fu padre di altro CAMILLO, decurione
nel 1610. Generò questi altro GIOVANNI
BATTISTA, che sposò Anna Ariberti, dei
marchesi feudatari imperiali di Malgrate
che gli procreò, nel 1667, un altro CA
MILLO.
Il feudo di Malgrate, il 25 giugno 1641,
con rogito del notaro Matteo Croce, era
stato venduto dalla Corona di Spagna, per
70.750 scudi, a Bartolomeo Ariberti di Cre
mona, col mero e misto imperio, piena e
suprema giurisdizione, podestà, alto domi
nio, come lo tenevano gli antichi signori
Malaspina, é colle pertinenze di Filetto,
Mucurano, Orturano e Grota, per esso,
suoi eredi e successori.
Detto acquisto fu confermato il 31 di
cembre 1645 da Filippo IV, re di Spagna.
Nel 1649 Bartolomeo Ariberti fondò una
primogenitura comprendendovi anche la si
gnoria di Malgrate a favore dei suoi di
scendenti maschi e, in loro difetto, a fa
vore dei discendenti di sua figlia Anna,
moglie del nominato Giovanni Battista
Stanga. Dei tre figli maschi di Bartolomeo,
successe al padre nel feudo Giambattista,
PAGINA468
il quale lasciò un Bartolomeo, figlio ba
stardo spurio che, nel 1671, successe, a sua
volta al padre suo, ancor minorenne, quan
do il padre morì. Per mezzo della vedova
di Giambattista, Giulia Rangoni, e sua tu
trice, sollecitò dall'imperatore la grazia di
essere abilitato alla successione nel feudo
imperiale di Malgrate, ma ne ebbe un ri
fiuto e il feudo, dal 1671, ritornò alla Ca
mera ducale.
CAMILLO ANTONIO Stanga, figlio della
nominata Anna Ariberti, si surrogò nella
primogenitura fondata dall'avo, Bartolo
meo Ariberti, stante i difetti dei natali di
Bartolomeo juniore, e l'imperatore Leo
poldo, con Patenti Cesaree, date in Vienna
il 14 giugno 1692, ordinò che il predetto
Camillo Antonio Stanga fosse riconosciuto
quale unico signore e marchese del feudo
di Malgrate e nel 1693, lo immise di forza
nel possesso della signoria, con intervento
delle sue truppe.
Ma ne fu poi discacciato, nel 1699, dalle
armi spagnole ed il feudo venne in posses
so di Giambattista Ariberti, arcivescovo di
Palmira, figlio legittimo dello spurio Bar
tolomeo, ed in fine fu assegnato alla so
rella di detto Giambattista, sposa del mar
chese Fraganeschi, patrizio cremonese, fa
miglia estintasi nel secolo XIX nei conti
Castelbarco.
Figli del conte Camillo Antonio Stanga
furono GASPARE, decurione di Cremona nel
1724, e GIOVANNI BATTISTA, cavaliere co
stantiniano.
Dal detto Gaspare nacque altro CAMILLO
ANTONIO, che fu l'ultimo dei decurioni di
sua famiglia (1750), e che ottenne il rico
noscimento dell'antica nobiltà, del titolo di
regio feudatario e conte di Castelnuovo
Bocca d'Adda, l'iscrizione della famiglia
nel catalogo delle nobili dello Stato di Mi
lano e la delineazione dell'arma (sopra de
scritta), nel Codice Araldico, con decreto
26 giugno 1773 dell'I. R. Tribunale Aral
dico della Lombardia austriaca.
Al di lui figlio GIOVANNI BATTISTA,
Francesco I d'Austria con Sovr. Risol. 19
novembre 1816, confermò l'antica nobiltà
col titolo comitale trasmissibile a tutti i di
scendenti maschi da maschi come ne go
deva la famiglia prima del 1796.
MORANDINO CAMILLO, figlio del prece
LETTERAS
dente, fu istituito erede universale dallo
zio materno conte Omobono Offredi, patri
zio cremonese e libero barone del regno di
Boemia, vescovo di Cremona, e che si
spense ivi il 28 gennaio 1829. Questi Stan
ga così furono anche chiamati STANGA OF
FREDI.
Morandino Camillo († 15 ottobre 1836),
aveva sposato la nobile Elena Brivio, dei
marchesi di S. Maria in Prato, e da questo
matrimonio nacquero :
OMOBONO (n. a Cremona l'11 ottobre
1827, † il 13 febbraio 1884), che sposò, il
16 aprile 1850, Antonia, del conte France
sco Albertoni, dalla quale non ebbe discen
denza; GAETANO (n. a Cremona il 7 agosto
1830, † ivi il 4 ottobre 1898), che sposò, il
7 giugno 1858, Luigia, del marchese Fran
cesco Vernazzi, e dalla quale nacquero gli
attuali discendenti; CESARE (n. a Cremona
il 30 marzo 1832, † ivi il 23 dicembre 1860),
che sposò Bianca, del conte Cosimo Libe
rati, che gli procreò una sola femmina,
Clara (n. a Cremona 11 18 novembre 1859),
sposata, il 27 settembre 1880, col conte
Adalberto Suardo.
Con D. M. 14 marzo 1883 fu riconosciu
to al conte OMOBONO, di Morandino Са
millo, il titolo di conte di Castelnuovo Boc
ca d'Adda, di conte, di patrizio cremonese,
trasmissibili, il primo dei suddetti titoli, ai
discendenti maschi da maschi; a GAETANO,
figlio dello stesso conte Morandino Camil
lo, il titolo di conte e di patrizio cremonese
e di nobile dei conti di Castelnuovo Bocca
d'Adda, trasmissibili, i primi due titoli a
tutti i discendenti maschi da maschi,
l'ultimo ai discendenti d'ambo i sessi per
continuata linea retta mascolina, nonchè a
e
tutti i membri della famiglia l'arma sopra
descritta.
Con la morte senza discendenza del pri
mogenito conte Omobono, i titoli della
primogenitura passarono al fratello Gae
tano.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (m.), conte di Ca
stelnuovo Bocca d'Adda (mpr.), tratta
mento di don e donna, in persona di Oмо
BONO, di Gaetano, di Morandino Camillo,
n. a Cremona il 17 dicembre 1864, dottore
in legge.
LETTERA S
Sorelle: Elena, n. a Cremona il 15 agosto
1859, sposata il 24 giugno 1885 con Paolo
Pallavicini; Clementina Maria, n. a Cre
mona il 25 marzo 1867, sposata ivi il 27
luglio 1889 col nobile Francesco Besozzi
Visconti; Maria Carolina, n. a Cremona il
14 aprile 1868, sposata ivi il 19 aprile 1897
con Giovanni Mina-Bolzesi; Giustina, n. a
Cremona il 17 febbraio 1877, sposata ivi il
5 giugno 1900 con Guglielmo Stecchini.
Cugina: Clara, di Cesare, di Morandino
Camillo.
V. S.
:
* STANGA (STANGA TRECCO).
ARMA: Di rosso
inquartato da un
filetto d'oro : nel
1º e 4º al leone
d'oro illeopardi
to; nel 2º e 3º al
lo staffile d'ar
gento, il manico
accollato ad un
listello dello stes
SO col motto :
Fatalis fortitudo
in lettere maiuscole romane di nero, lo
staffile posto in sbarra nel secondo ed
accompagnato dal sole d'oro nel canton
destro del capo e posto in banda nel ter
zo punto ed accompagnato dal sole nel
canton sinistro del capo; sul tutto palato
d'oro e di nero (Stanga); il tutto sotto
un capo di rosso sostenuto da un filetto
d'oro al falcone d'argento carico di tre
fasce d'azzurro e coronato d'oro (Trec
co).
CIMIERO: Un leone d'oro, nascente.
DIMORA: Milano e Crotta d'Adda.
MAFFINO Stanga, come risulta da istru
mento 8 agosto 1343, rogato dal notaro im
periale Cauzzino de' Cauzzi, cittadino cre
monese, era padre di NICCOLINO. Questi
procreò CORRADO, che fu padre di GIAN
FRANCESCO e GIAN ANTONIO. Costoro, da
Bianca Maria, duchessa di Milano, con due
Privilegi del 3 dicembre 1452 e 5 ottobre
1457, furono dichiarati esenti da imposizio
ni e dazii. Gian Antonio, che era divenuto
genero del duca Francesco Sforza, ottenne
una casa con giardino in Pavia nel 1454.
PAGINA 469
Il duca Filippo Maria Visconti, con Pri
vilegio del 23 aprile 1420, ed in virtù di
confisca eseguita a favore della Camera
Ducale di Milano, e in pregiudizio di Pico
Cassani da Soncino, aveva donato ad O1
drado Lampugnani tutti i beni e ragioni
che quello possedeva nel territorio d'An
nicco, nel vescovato di Cremona, e con
ampia immunità da ogni dazio sia imposto
che da imporsi. Gian Andrea Lampugna
ni, erede del su detto Oldrado, volendo
alienare tutti i beni al nominato nobile
Gianfrancesco Stanga, ne fu riportata l'op
portuna facoltà dal duca Francesco Sfor
za
che ne accordò il trapasso con Diplo
ma 3 marzo 1464, trapasso che fu conva
lidato con rogito 28 marzo 1465 di Lazzaro
Ceirate e Pietro Motta notari in Milano.
Dal predetto Gianfrancesco discendono
in linea diretta gli attuali rappresentanti
la famiglia.
Lo stesso Gianfrancesco fu eletto decu
rione di Cremona nel 1474; PASQUINO,
nello stesso anno, coprì uguale carica
e
nel 1480 creato aulico ducale; nel 1475
CORRADOLO ottenne da Papa Sisto IV 1A
bazia commendataria di S. Antonio, che
fu poi posseduta da altri cinque della fa
miglia, e nel 1485 fu governatore a Geno
va per l'imperatore Massimiliano, fu crea
to poi consigliere del Duca di Milano e no
minato infine protonotario apostolico; il
cavaliere GEROLAMO fu decurione in Cre
mona nel 1482 e PIETRO E NICOLÒ nel
1483; ΑΝΤΟΝIO venne ammesso nel Consi
glio Ducale di Milano nel 1494.
Il ricordato abate CORRADOLO si rese così
benemerito durante il suo governatorato in
Genova, che l'imperatore Massimiliano,
con suo Privilegio di motuproprio dato in
Genova il 6 ottobre 1496, e ivi registrato,
dichiarò nobili militi tutti gli Stanga, i lo
ro successori e discendenti, con tutte le
prerogative che godevano gli altri nobili
del S. R. I., dichiarandoli inoltre conti
imperiali palatini con tutte le facoltà di le
gittimare bastardi, creare notari, ecc. Lo
dovico Maria Sforza, duca di Milano, con
Diploma 10 giugno 1498, riconfermò il
detto privilegio imperiale a Corradolo e
congiunti. GIOVANNI BATTISTA Stanga, fi
glio del su nominato Gianfrancesco, che
acquistò i beni di Annicco, ottenne dal Se
PAGINA 470
nato Veneto, con Patente 8 febbraio 1499
del doge Agostino Barbarigo, conferma dei
privilegi che gli spettavano nel Cremo
nese.
Da Giambattista nacque GEROLAMO, pa
dre di VINCENZO, decurione nel 1570, che
generò BALDASSARRE, padre di GIULIO.
Questi, decurione nel 1626 e duce di mili
zie, sposò Aurelia Trecco, patrizia cremo
nese, che gli generò FRANCESCO, che fu
erede, per via materna, del nobile decu
rione e patrizio cremonese Carlo Trecco,
con l'obbligo, per tutti gli eredi alla suc
cessione presente e futura, di aggiungere
al proprio tanto il nome che il cognome
del testatore. Al suddetto Francesco, di
venuto CARLO STANGA TRECCO, nominato
decurione di Cremona nel 1658, Ranuc
cio Farnese, duca di Parma e Piacenza,
con Diploma 13 gennaio 1686, conferì il ti
tolo di marchese trasmissibile ai suoi figli
maschi e discendenti maschi legittimi e
naturali in infinito. Da Carlo nacque il
marchese GIULIO CARLO, decurione nel
1695 e padre di BALDASSARRE CARLO, decu
rione nel 1716, che ottenne da Ferdinando
Carlo, duca di Mantova e Monferrato, con
Diploma dato in Mantova 9 giugno 1706,
per sè e discendenti in infinito d'ambo i
sessi la nobiltà di Mantova e parimenti dal
Senato e dagli anziani di Reggio Emilia,
con lettere date in Reggio il 14 dicembre
1717, fu insignito, coi discendenti, della
cittadinanza reggiana, purchè egli prestas
se giuramento e i di lui figli e discendenti
e sottostassero
dimorassero in detta città
agli stessi pesi che erano sostenuti dagli
altri cittadini nobili.
Da Baldassarre Carlo nacque altro GIU
LIO CARLO, sergente maggiore del terzo
della milizia della provincia di Cremona,
decurione nel 1750 e che, succedendo al
padre, godette di tutti i benefizi derivanti
dalla signoria di Annicco. Da lui nacque
VINCENZO CARLO, eletto decurione patrizio
di Cremona il 6 aprile 1780, che fu padre
di altro GIULIO CARLO, il quale da Fran
cesco I, imperatore d'Austria, con Sovra
na Risoluzione 28 gennaio 1817, comuni
cata all'I . R. Governo di Lombardia con
dispaccio 10 febbraio 1817, venne confer
mato nell'antica nobiltà col titolo di mar
chese come ne godeva la famiglia prima
LETTERA S
del 1796. Su parere però della I. R. Com
missione Araldica di Lombardia, l'impera
tore d'Austria, confermando il titolo mar
chionale, ne restrinse la trasmissibilità ai
soli maschi primogeniti.
Dal suddetto marchese Giulio Carlo (t
31 ottobre 1852), che sposò Brigida dei
conti Attendolo Bolognini, nacque VIN
CENZO CARLO (n. a Crotta d'Adda di Cre
mona il 15 ottobre 1821, † 9 il febbraio
1887), che sposò in prime nozze a Milano
il 2 settembre 1846 Maria dei conti Atten
dolo Bolognini, della quale restò vedovo il
14 dicembre 1865; in secondi voti a Parma
il 27 gennaio 1867 Irma dei marchesi Ma
nara, della quale restò vedovo il 10 luglio
1871; in terzi yoti a Milano nel novembre
1873 Isabella dei conti Salazar di Roma
nengo.
Figli del primo letto furono : GIULIO
CARLO (n. Milano 22 dicembre 1847, † 11
agosto 1906), che il 26 febbraio 1873 sposò
in Milano la nobile Eleonora Colleoni dei
conti di Solza e che gli generò gli attuali
rappresentanti; Claudia (n. Milano 2 otto
bre 1849), sposata a Milano nel 1875 al
conte Carlo Conti di Faenza; FERDINANDO;
ANTONIO (n. Cremona 27 settembre 1854);
Carlotta; Camilla; Francesca (n. a Milano
7 marzo 1863, † ivi 5 febbraio 1903).
Figlio del secondo letto : IDELFONSO.
Con D. M. 30 giugno 1895 furono rico
nosciuti i titoli sotto citati.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile del S. R. I. (mf ),
marchese (m.), conte palatino (m.), tratta
mento di Don e Donna, in persona di
FRANCESCOo Stanga Trecco, di Giulio Car
lo, di Vincenzo Carlo, n. a Milano 16 ot
tobre 1879, spos. alla nobile Adele Valier.
Sorelle: Alberica, n. a Milano nel 1877,
spos. a Milano 14 ottobre 1905 col conte
Gian Lodovico Sola Cabiati; Maria, n. a
Milano 19 dicembre 1881, spos. il 12 no
vembre 1901 col conte Anton Ferrante
Boschetti.
Zii: FERDINANDO, n. a Milano 10 gennaio
1853, spos. 15 aprile 1880 con Ida Busca
mar
Arconati Visconti dei marchesi di Loma
gna; Camilla, n. a Milano 24 dicembre
1861, spos. ivi 4 febbraio 1884 col
chese Matteo Campori di Modena; Caroli
i
LETTERAS
na (Carlotta), n. a Cremona 3 dicembre
1857, spos. a Milano 12 febbraio 1880 col
conte Luigi Parravicini.
IDELFONSO (nato dal secondo letto dell'a
vo), n. a Milano 8 novembre 1867, spos. a
Milano 10 gennaio 1889 con Ida dei conti
Turati, divorziato con sentenza 28 ottobre
1915 del Tribunale di Ginevra, delibata
dalla Corte d'Appello di Lucca con sen
tenza del 29 dicembre 1915.
V. S.
STARRABВА.
ARMA:
D'azzurro
alla sfera armil
lare d'oro.
DIMORA : Piazza
Armerina, Pa
lermo e Roma.
Di questa fami
glia, che godette
nobiltà in Piazza
Armerina, notiamo
un PIETRO, che il
27 settembre 1543
venne nominato carceriere delle pubbliche
carceri di Piazza Armerina ed acquistò il
feudo San Cono; un GIOVANNI, che acqui
stò il feudo Ganigazzeni, del quale ebbe
investitura il 10 luglio 1560; un FRANCE
sco, che acquistò il feudo Gatta e ne fu
investito il 23 giugno 1565, il feudo Sacco
lino e ne ebbe investitura il 24 luglio 1578,
la baronia di Regiovanni, della quale fu
investito il 24 giugno 1580, baronia, che
permutò con la contea di Naso, come dal
l'investitura ottenuta il 15 gennaio 1589 e
che con privilegio 25 agosto-19 novembre
1578 ebbe concessione del titolo di don; un
RAFFAELE, figlio del precedente, fu inve
stito del feudo Saccolino il 17 novembre
1592 e fu primo barone di Scibini e Bimi
sca in sua famiglia; un GIUSEPPE fu l'ulti
mo conte di Naso in sua famiglia per in
vestitura del 17 novembre 1592; un VIN
CENZO Starrabba e Trigona, barone di Sci
bini e Bimisca, fu capitano di giustizia di
Piazza nel 1697-98-99, e con privilegio da
to in Madrid il 7 marzo 1710, esecutoriato
in Messina il 1° febbraio 1711, ottenne la
concessione del titolo di principe di Giar
dinelli.
PAGINA 471
PIETRO MARIA Starrabba, principe di
Giardinelli, ecc., per investitura del 4 set
tembre 1730, fu capitano di giustizia di
Piazza negli anni 1740-41, 1745-46, sposò
Anna Maria Calafato e fu padre di GAETA
NO MARIA, principe di Giardinelli, ecc., per
investitura del 21 aprile 1755, che con pri
vilegio del 1º dicembre 1760 ottenne di po
ter popolare il feudo Scibini denominando
la nuova terra Pachino, e di RAFFAELE,
che fu giurato in Sciacca nel 1787-88 e ca
postipite della linea che oggi porta il tito
lo di barone di Ralbiato (del quale titolo,
e
come dell'altro di barone di San Gennaro
portato dal signor RAFFAELE Starrabba
Benzo, a noi non risulta quando la fami
glia ne sia venuta nel legale possesso).
PIETRO Starrabba e Virgilio, di Gaetano
Maria, il 25 marzo 1798 ottenne investitu
ra dei titoli di principe di Giardinelli, ba
rone di Pachino, Scibini, Bimisca, acquistò
il feudo Mandranova e ne ebbe investitura
il 18 aprile 1805, sposò Caterina Gallego e
Naselli, per il quale matrimonio passarono
in casa Starrabba i titoli di principe di Mi
litello e marchese di Sant'Agata e fu pa
dre di GAETANO, marito di Enrichetta Sta
tella dei principi di Cassaro, e padre di
FRANCESCO SAVERIO, già gentiluomo di ca
mera di re Francesco II di Borbone, iscrit
to nell'Elenco definitivo siciliano con i ti
toli di principe di Giardinelli, principe di
Militello, marchese di Sant'Agata, barone
di Scibini e Bimisca, barone di Pachino,
signore di Mandranova. Un FRANCESCO
PAOLO, che portava senza alcun diritto il
titolo di marchese di Rudinì, fu maggior
domo di settimana di re Ferdinando II di
Borbone, cavaliere dell'Ordine Costantinia
no, ecc., sposò Livia Statella e fu padre di
ANTONIO, n. in Palermo 1'8 aprile 1839,
che fu sindaco di Palermo nel 1866, prefet
to di Palermo nel 1867, ministro dell'In
terno, più volte presidente del Consiglio
dei ministri, gran croce degli Ordini dei
SS. Maurizio e Lazzaro e della Corona d'I
talia, cavaliere dell'Ordine Supremo della
SS. Annunziata e che, con RR. LL. PP.
del 14 febbraio 1897, ottenne conferma del
titolo di marchese di Rudinì (sposò in pri
me nozze Maria de Barral ed in seconde
Leonia Incisa Beccaria, e fu padre di CAR
LO EMANUELLE, n. in Milano il 25 dicem
PAGINA 472
bre 1867, che fu deputato al Parlamento
Nazionale, ecc., e morì senza figli il 4 no
vembre 1917). Un RAFFAELE, che portava
non sappiamo con quale diritto il titolo di
barone di San Gennaro, fu autore di molti
pregiati lavori storici, fu sopraintendente
direttore del R. Archivio di Stato in Pa
lermo, ecc., sposò Eugenia Trigona, di Ot
tavio, marchese della Floresta, e fu padre
di GIUSEPPE, che, con D. M. del 22 ago
sto 1899, ottenne riconoscimento dei titoli
di barone di Ralbiato e nobile dei principi
di Giardinelli.
GAETANO Starrabba e Trigona, di Fran
cesco Saverio e di Eleonora Trigona dei
principi di S. Elia, n. in Palermo 11 29 a
gosto 1871, principe di Giardinelli, есс.,
sposò l'11 aprile 1898 Celeste Barbera, ed
è padre di FRANCESCO SAVERIO, n. in Pa
lermo il 28 maggio 1901; di CESARE, n. in
Palermo 1'8 ottobre 1902; di ROMUALDO, n.
in Palermo il 10 gennaio 1904; di Eleono
ra, n. in Palermo il 28 luglio 1899.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di principe di Giardinelli
(mpr.) (discendenti da VINCENZO, 1710);
principe di Militello (mpr.) (già Paria, pro
veniente da Luigi GALLEGO, 1658); mar
chese di S. Agata (mpr.) (proveniente da
Vincenzo GALLEGO, 1628); barone di Sci
bina e Bimisca (mpr.) (discendenti da PIE
TRO MARIA, 1730); barone di Pachino (già
Paria) (mpr.) discendenti da PIETRO, 1806);
signore di Mandranova (mpr.) (provenien
te da Ignazio LucCHESI, 1802), in perso
na di : GAETANO, di Francesco Saverio, di
Gaetano, di Pietro.
È iscritta nel Libro d'Oro della Nob.
Ital. coi titoli di nobile dei principi di Giar
dinelli (mf.) e barone di Ralbiato (mpr.)
(Ric. 1899), in persona di GIUSEPPE, di
Raffaele, di Giuseppe.
Figli: Eugenia. RAFFAELE E GIOVANNI.
a. di c.
STATELLA.
ARMA: Inquartato : nel 1 : e 4º d'oro alla
alabarda d'argento, manicata di nero;
nel 2º e 3º di rosso al castello d'oro.
DIMORA : Siracusa.
Si vuole che sia originaria dalla Fran
cia e dello stesso stipite dei duchi di Bor
LETTERA S
gogna e che sia
stata portata in
Sicilia da un Ac
cursio, padre di
Enrico. Si dice che
questi, per la mo
glie Costanza d'A
ragona, figlia del
l'infante Giovanni,
possedette le baro
nie di Castania,
Limina, Randazzo,
Francavilla e Castiglione. Un ENRICO,
catanese, ottenne l'1 dicembre 1397 il feu
do Mongiolino e, come marito di Agnese
Axono, fu barone di Bulgarano, e forse
egli stesso ebbe la carica di strategoto di
Messina nel 1453; un FRANCESCco, barone
di Roccella, fu cameriere maggiore di re
Giovanni, gran siniscalco del Regno, ca
pitan d'armi e castellano del castello Ur
sino di Catania nel 1466.
Un ERCOLE fu capitano di giustizia di
Catania nel 1473-74; un GIOVANNI, come
marito di Giovanna de Nava, ebbe il
12 agosto 1488 investitura del feudo
Serravalle; un GIOVANNI fu patrizio di Ca
tania negli anni 1492-93, 1509-10, 1516
e 1521-22.
Un FRANCESCO, di Ercole, il 12 luglio
1528 ebbe investitura dei feudi Montecaf
furi, Pietra rossa e S. Cataldo col no
me di baronia di Mongliolino, fu senato
re di Catania negli anni 1508-9 e 1511-12,
con privilegio del 12 febbraio, esecutoriato
il 4 giugno 1526, ottenne conferma del
privilegio di re Ferdinando dell'8 giugno
1512 che gli confermava gli uffici di sini
scalco del Regno, castellano del castello
Ursino di Catania e tesoriere dello studio e
molo di detta città e sposò Isabella Caru
so, di Antonello, ereditiera della baronia
di Spaccaforno.
Un ANTONIO Statella fu pretore di Pa
lermo negli anni 1554-55-56; un BLASCO
fu patrizio in Catania nel 1561-62 e capi
tano di giustizia nel 1573-74 e fu investito
delle baronie di Mongiolino e Spaccaforno
il 19 giugno 1561.
Un GASPARE Statella, come figlio di
Franceschella de Perno, ebbe il 14 gen
naio 1574 investitura di Melinventre; un
FRANCESCO, barone di Spaccaforno, barone
LETTERA S
di Mongiolino, il 6 maggio 1579 ebbe in
vestitura di dette baronie e dei feudi Serri,
Casalvecchio e Frasca il 10 febbraio 1622,
con privilegio dato il 19 luglio 1598, esecu
toriato l'11 gennaio 1599, ottenne conces
sione del titolo di marchese di Spaccaforno
e fu ascritto alla Mastra nobile del Mollica
nel 1606.
Un RAIMONDO fu capitano di giustizia
negli anni 1620-21; un ANTONIO Statella e
La Rocca, di Francesco, primo marchese
di Spaccaforno, ebbe il 28 agosto 1605 е
il 6 settembre 1638 investitura dei feudi
Colla soprana e sottana, Placa e Tambu
rello, fu pretore di Palermo negli anni
1642-43-44; un ENRICO fu senatore di Ca
tania negli anni 1698-99, 1700-01, 1708-9
ed è notato nella Mastra nobile di detta
città del 16 gennaio 1696 tra i regi cava
lieri.
Un FRANCESCo Statella e Rau, marche
se di Spaccaforno, ecc., per investitura
7 settembre 1665 e 16 settembre 1666,
fu deputato del Regno, capitano di giusti
zia di Palermo nel 1702; ANTONIO MARIA
Statella e Mastrilli, figlio del precedente,
fu investito il 25 aprile 1711 del marchesa
to di Spaccaforno, ecc., e del titolo di prin
cipe di Sabuci il 29 febbraio 1716, sposò
Maddalena Gaetani e Bologna, di Cesare,
principe di Cassaro, e fu padre di FRANCE
SCO MARIA SAVERIO, principe di Sabuci,
marchese di Spaccaforno per investitura
del 21 dicembre 1732, gentiluomo di came
ra di Carlo re di Spagna, cavaliere degli
Ordini di Malta e di San Gennaro, aiu
tante di campo di re Carlo III e marescial
lo dei reali eserciti, gran siniscalco del Re
gno di Sicilia, grande di Spagna. Dal ma
trimonio di detto Francesco con Giovanna
Grifeo e La Grua, di Girolamo, principe
di Partauna, venne ANTONIO, principe di
Sabuci e marchese di Spaccaforno per in
vestitura del 18 settembre 1773, cavaliere
dell'Ordine di Malta, che con sentenza del
Tribunale della Gran Corte del 27 giugno
1778 fu dichiarato successore di Cesare
Gaetani e Lanza nel principato di Cassaro
e nelle baronie di Bambina, Casalotto, San
t'Andrea e Monastero; sposò Eleonora Di
Napoli e Zati, di Cristoforo, principe di
Bonfornello, e morì in Palermo il 2 dicem
bre 1793 lasciando primogenito FRANCESCO
PAGINA 473
MARIA, che il 16 luglio 1794, il 4 dicem
bre 1794, il 3 dicembre 1794 е il 22 no
vembre 1794 ebbe investitura dei titoli di
principe di Cassaro, principe di Sabuci.
marchese di Spaccaforno, barone di Mon
giolino con i feudi Casalvecchio, li Serri,
la Frasca, Monte Caffuri, S. Cataldo, Pie
trarossa soprana e sottana, Callura, onze
45.10 annuali sopra la secrezia di Taormi
na, barone di Bambina, Casalotto e San
t'Andrea, barone di Monastero. Fu, detto
principe Francesco Maria, senatore di Pa
lermo nel 1788-89, capitano di giustizia
della stessa città nel 1790-91, pretore negli
anni 1794-95-96, gentiluomo di camera,
cavaliere degli Ordini di S. Ferdinando e
di San Gennaro, capitano generale del
Regno di Napoli nel 1799, consigliere di
Stato nel 1801, ecc., sposò Felicia Naselli
ed Oneto, e fu padre di ANTONIO, principe
di Cassaro, ecc., ambasciatore presso le
Corti di Torino, di Spagna, di Vienna, ca
valiere degli Ordini di San Gennaro, di
Carlo III, del Toson d'Oro, della SS. An
nunziata, ecc., gentiluomo di camera, mi
nistro per gli Affari esteri nel Regno delle
Due Sicilie nel 1840 e presidente del Con
siglio dei ministri nel 1859, marito di Ste
fana Moncada e Bologna, di Francesco Ro
dorico, principe di Paternò, dama di Corte,
insignita della banda di Maria Luisa di
Spagna.
Furono suoi figli : FRANCESCO, principe
di Cassaro, ecc. gentiluomo di camera di
re Ferdinando II di Borbone, consultore
di Stato, cavaliere di San Gennaro, ecc.;
CESARE, che il 17 aprile 1843 ottenne atte
stato di nobiltà dal Senato di Palermo, e
PIETRO, n. in Palermo il 20 giugno
1823, marito di Genoveffa Fardella e padre
di Stefania, n. 27 gennaio 1861, sposata il
19 novembre 1882 con Giuseppe Borghe
se e la Rochefoucauld, duca di Poggio Na
tivo, figlio di Marco Antonio, principe di
Nettuno.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di prin
cipe di Sabuci (mpr.), principe di Cassaro
(già Paria) (mpr.), marchese di Spaccafor
no (mpr.), barone di Bambina, Casalotto e
S. Andrea (mpr.), barone di Mongiolino
(mpr.), barone di Monastero (mpr.).
a. di c.
PAGINA 474
* STATELLA.
È un ramo della
precedente famiglia iscritta nel Libro d'O
ro della Nob Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.) (R. D. di
Concessione 16 maggio e RR. LL. PP. 18
novembre 1926), in persona di LUIGI, di
Francesco, n. a Napoli 28 novembre 1854,
spos. ivi 8 gennaio 1883 con la nobile Rosa
Guevara Suardo.
Figli: FRANCESCO, n. a Napoli 15 aprile
1884; GIOVANNI BATTISTA, n. ivi II no
vembre 1885; Lucia, n. ivi 9 gennaio 1889.
a. di c.
STAZZONE.
ARMA:
Partito :
nel 1º d'azzurro
alla sbarra di
rosso accompa
gnata da tre stel
le d'oro; nel 2º
di rosso alla ban
da d'azzurro so
stenente un leo
ne illeopardito e
coronato d'oro,
ed accompagna
ta in punta da due stelle dello stesso.
DIMORA : Troina e Palermo.
Famiglia siciliana, e propriamente di
Troina, del secolo XVII, ed insignita del
titolo di marchese di Bonfornello del qua
le l'ultimo investito fu SILVESTRO il 26 feb
braio 1782.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo
di marchese di Bonfornello (mpr.), in per
sona dell'ultimo investito SILVESTRO, 26
febbraio 1782 .
V. S.
LETTERA S
* STECCHINI.
ARMA: Inquarta
to : nel 1º e 4º di
rosso alla torre
d'oro aperta del
e
fine
campo,
strata di 2 pez
zi di nero; nel
2º e 3º d'oro al
l'alabarda astata
al naturale.
DIMORA : Napoli.
ARMA: Inquarta
to: nel 1º e 4º
di rosso a tre fa
sce d'argento, la
2ª e 3ª fascia sor
montata ciascu
da un elmo e da
una corazza d'o
ro (de Roman);
nel 2º e 3º tron
cato d'oro al pal
mizio di verde
nodrito nella troncatura, e d'azzurro alla
rosa d'argento (Donati); sul tutto di
Stecchini, che è trinciato d'azzurro e di
oro alla banda troncata di rosso e partita
d'azzurro e d'argento, ciascun punto a
due triangoletti (stecchini) aguzzi, del
l'uno nell'altro, uscenti dalla troncatu
ra l'azzurro carico di tre rose d'argento
disposte a triangolo coricato in banda e
l'oro carico di due rose di rosso ordinate
in banda.
DIMORA : Bassano.
Antica famiglia bassanese, nota sin dal
secolo XV e fin da quell'epoca aggregata
fra quelle nobili famiglie. DOMENICO Stec
chini, della vicinia d'Angarano, fu fatto
cittadino di Bassano nel 1431 e nel 1444 fu
aggregato a quel nobile Consiglio. Questa
famiglia diede gran numero d'uomini d'ar
mi e giureconsulti. Un ramo, trasferitosi a
Vicenza, vi fu ascritto a quel nobile Con
siglio nel 1763; un altro, trasferitosi a Ve
nezia nel secolo XVII, vi esercitò il com
mercio della seta. Questo ramo non fu
compreso nella revisione dei nobili bassa
nesi del 1726, ma vi fu reintegrato nel
1775 e fu confermato nell'antica nobiltà
con S. R. 21 settembre 1821. Il titolo di
nobile di Bassano fu riconosciuto con D.M.
6 settembre 1914.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital.
e
nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Bassano) (mf.),
in persona di Pietro, n. Bassano 16 agosto
1855, di Girolamo (n. Bassano 7 marzo
1812, † gennaio 1901), di Leonardo; dotto
re, cav. della Corona d'Italia.
Fratelli: LEONARDO, n. Bassano 2 novem
bre 1856, † Milano 28 giugno 1908, spos.
LETTERA S
Romano d'Ezzelino 28 febbraio 1881
Cecilia Carli; Elisabetta, n. Bassano 23 no
con
vembre 1857, in Nardini; Guglielmina, n.
Bassano 28 aprile 1862; Teresa Maria, n.
Bassano 30 novembre 1865, in Marangoni;
GUGLIELMO, n. Bassano 6 gennaio 1869,
spos. Cremona 5 giugno 1900 con Giustina
Stanga Offredi.
Figli di Leonardo: Eleonora, n. Romano
6 ottobre 1883; GIROLAMO, n. Romano 28
febbraio 1885, spos. 22 marzo 1914 con
Giovanna Beatrice Negri de' Salvi; Gu
GLIELMO, n. Romano 13 maggio 1887.
Figlidi Guglielmo: Angelina, n. Bassa
no 13 novembre 1901, spos. 25 aprile 1927
al conte Roberto Canal; ROLANDO, n. Bas
sano 28 ottobre 1902; RAIMONDO, n. Bassa
no 28 ottobre 1902 (gemello); LUIGI, n.
Romano 17 agosto 1907.
Figli di Girolamo, di Leonardo: LEONAR
DO, n. Sandrigo 5 ottobre 1914; Beatrice,
n. Vicenza 2 marzo 1916.
* STEFANI.
b. c.
ARMA: Partito di
rosso e di nero
alla stella di ot
to raggi d' oro,
attraversante.
DIMORA : Venezia,
Vicenza, Pado
va e Londra.
Famiglia di Bel
luno, aggregata a
quel nobile Consi
glio nel1782 e con
fermata nella sua nobiltà con S. R. 21 feb
braio 1821. GIOVANNI, di Nicolò, fu medi
co distintissimo sia in Belluno che in Vene
zia, ove fu ascritto a quel Collegio medico,
del quale fu priore nel 1645, e lasciò stam
pate opere di medicina e filosofia nonchè
versi latini assai pregevoli.
Ultimo maschio di questa famiglia fu FE
DERICO, dotto cultore di scienze storiche e
primo presidente della Commissione Aral
dica Veneta.
Il titolo di nobile fu rinnovato personal
mente in favore della di lui figlia Alba,
moglie di Melton Fisher, con D. M. del
1896.
PAGINA 475
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Itål. col titolo di nobile (pers.), in persona
di Alba, di Federico, di Carlo, moglie di
Melton Fisher.
b. c.
* STEFANIS (DE) .
ARMA: D'azzurro,
alla banda d'ar
gento, caricata
da una corona di
foglie d'olivo di
verde, accostata
da due crocette
di rosso, patenti;
la banda accom
pagnata in capo
da un palmizio
sradicato ed in
punta da una pianticella di giglio di
giardino, sradicata e fiorita di tre pezzi,
il tutto al naturale.
CIMIERO : Agnello nascente, tenente in
bocca un ramoscello d'olivo.
МотTO : Domine serva nos in pace.
DIMORA : Castellamonte e Ronco Canavese.
Famiglia oriunda da Ronco Canavese no
bilitata in persona di GIOVANNI ANTONIO il
quale ebbe concessione di nobiltà e con
ferma d'arma il 10 maggio 1614.
Ad essa appartenne GIUSEPPE FEDELE
(n. Ronco, 22 febbraio 1756), che dalle sue
nozze (1779) con Rosalia di Giacomo Ber
toliatti ebbe per figli BESSO AMEDEO E GIU
SEPPE MAURIZIO.
Besso Amedeo (n. Ronco, 12 novembre
1780; † Pont, 11 febbraio 1835), che fu
avvocato, sposò in prime nozze (1811) Ма
ria Marino e fu suo figlio GIUSEPPE FE
DELE (n. Castellamonte, 18 maggio 1814),
che fu dottore in leggi e teologia, il quale
fu nobilitato coi fratelli e coi cugini con
D. M. 18 settembre 1884, e in seconde
nozze (1815) Felicita Goffodio, dalle quali
nacquero GIOVACCHINO (n. Pont, 16 feb
braio 1823) e PAOLO (n. Pont, 2 dicembre
1826).
Giuseppe Maurizio (n. Ronco, 15 giugno
1784; † Castellamonte, 30 gennaio 1852),
che fu medico e deputato al Parlamento,
sposò (1825) Romana Gallenga, e da que
PAGINA 476
ste nozze nacquero : GIUSEPPE AMEDEO (n.
Castellamonte, 13 dicembre 1827; † 1895),
che fu avvocato, ed ebbe il riconoscimento
del titolo nobiliare col fratello ed i cugini
con D. M. 18 settembre 1884, e GIOVANNI
ANTONIO (n. Castellamonte,18 luglio 1832).
Giuseppe Amedeo sposò (1860) in prime
nozze Elvira Sandri e fu sua figlia Roma
na (n. 31 dicembre 1863) ed in seconde
nozze (1867) Caterina Felizzati, dalle qua
li nacquero : GIO. ANTONIO (n. marzo 1868)
che è vice prefetto, DOMENICO (n. marzo
1869) che è colonnello e BESSO (n. Castel
lamonte, novembre 1871). Domenico sposò
Maria Barotto e sono suoi figli Caterina
(n. 1922) e GIUSEPPE FEDELE (n. 1924) .
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di GIUSEPPE FEDELE, di Besso Amedeo, di
Giuseppe Fedele.
Fratelli: GIOVACCHINO, PAOLO.
Ramo ultrogenito.
GIUSEPPE AMEDEO, di Giuseppe Mauri
zio, di Giuseppe Fedele.
Fratello: GIOVANNI ANTΟΝΙΟ.
STEFANIS (DE) VALFRÈ.
1. b.
ARMA: Di rosso, al
braccio sinistro,
vestito d'argen
to, movente dal
lato destro dello
scudo e tenente,
colla mano di
carnagione, una
palma di verde.
Мотто : Non om
nes.
DIMORA : Brà.
Oriundi da Montelupo, e passati poi in
Brà, si nobilitarono con EUGENIO († 1745),
di Giovanni, che fu dottore di leggi, e che
il 19 aprile 1743 fu investito di punti di
Montaldo Roero per ragioni della moglie
Anna Valfrè. Da costui nacque CARLO (n.
1712; † 20 aprile 1786) che acquistò il 6
novembre 1749 (Assenso 17 ottobre 1749)
punti di Cella, di cui fu investito con ti
tolo signorile il 25 novembre 1749 e suc
cessivamente col titolo comitale il 25 marzo
LETTERAS
1772. Ultimo di questa famiglia fu ANTO
NIO (n. Brà, 1767; † Torino, 4 giugno
1844), che fu maggior generale.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titolo di conte di Cella (mpr.),
signore di Montaldo Roero (mpr.), in per
sona dei discendenti da Carlo Giuseppe
(1772) .
* STEFANO (DE).
ARMA: Troncato
nel 1º di azzurro
alla banda ac
compagnata da
due stelle (6), il
tutto d'oro; nel
2º di argento al
portico di tre ar
cate di pietra,
merlato, fondato
nel mare, il tut
to al naturale.
l. b.
DIMORA: Napoli, Ogliastro Cilento e Ro
ma.
Patrizia della città di Salerno, feudataria,
ricevuta nel S. M. O. di Malta del 1664
(Arch. del Gran Priorato di Napoli).
Feudataria di Ogliastro, col titolo di
marchese, di cui ebbe l'ultima intestazione,
nel Cedolario di Principato Citra, il 13
marzo 1782, PIETRO, di Stefano, per suc
cessione del marchese GAETANO († 15 otto
bre 1779), del quondam Giuseppe, che ne
ottenne eguale intestazione feudale, nei
Cedolari, il 14 settembre 1741.
I de Stefano possedettero anche il feu
do di Casalnuovo, in Principato Citra, del
quale ebbe l'ultima intestazione il 22 di
cembre 1797, GIOVAN BATTISTA de Stefa
no, per successione di NICOLA, suo padre
(† 14 marzo 1793).
La nobiltà generosa di questa famiglia
fu riconosciuta, nel 1848, quale patrizia
della città di Salerno, nelle pruove a Reale
Guardia del Corpo del sig. GIUSEPPE de
Stefano (R. Commissione dei Titoli, Ver
bali, vol. V, pag. 244 R. Arch. di Stato
Napolitano) .
Trovasi detta famiglia ascritta al Regi
stro delle Piazze Chiuse, col titolo di mar
chese, con PIETRO de Stefano, e col suo fi
LETTERAS
gliuolo MATTEO, e, nella linea dei de Stefa
no di Casalnuovo, nelle persone di GIOVAN
BATTISTA E NICOLA. E col titolo di patrizio
di Salerno i discendenti da SCIPIONE, e dai
suoi fratelli : FRANCESCO MARIA, GIACOMO
MARIA, RAFFAELE.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titolo di marchese di Ogliastro
(mpr.) , patrizio di Salerno (m.), ed è rap
presentata da GAETANO, n. Ogliastro Ci
lento 12 maggio 1864, di Pietro e di Teresa
Coiro di Matonti.
Fratelli: PASQUALE, n. Ogliastro 17 lu
glio 1866; GIAN BATTISTA, n. ivi 26 novem
bre 1868; FRANCESCO PAOLO, n. ivi 3 feb
braio 1871, sp. Cerignola 15 settembre
1900 con Cecilia Manfredi.
Figlio di Francesco Paolo: PIETRO, n.
Roma 17 dicembre 1905.
È pure iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital.
col titolo di patrizio di Salerno (m.), in
persona dei discendenti da Scipione e dai
suoi fratelli Francesco Maria e Giacomo
Maria Raffaele, ascr. al Registro P. Ch.
f. f. p. di s.
* STEFANO (DI) .
ARMA: D'azzurro
al leone d'oro
rampante ed ap
poggiato al tron
co di una quer
cia al naturale,
piantata su un
ristretto di ter
reno.
DIMORA : Palermo.
Famiglia messi
nese del sec. XV.
GUGLIELMO, di Stefano, per privilegio del
re Filippo V in data 7 marzo 1710 ottenne
il titolo di duca di S. Lorenzo di cui il 25
novembre 1729 fu investito per il di lui
figlio CARLO LUIGI, regio milite.
I titoli di barone di S. Lorenzo e di si
gnore di S. Giovanni furono riconosciuti
con D. M. 14 giugno 1925 a SALVATORE, di
Antonino, di Natale.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone di S. Lorenzo
PAGINA 477
(mpr ) e signore di S. Giovanni (mpr.),
Ric. D. M. 14 giugno 1925, ed è rappre
sentata da SALVATORE, di Antonino, di Na
tale.
Fratelli: Angela, Maria Antonietta, Cle
mentina, Maria Francesca, Rosalia, FRAN
CESCO, ROBERTO, RODOLFO.
STEFANONI.
ARMA : D'azzurro
alla ghirlanda di
alloro di verde
accompagnata in
capo da tre rose
di rosso male or
dinate, e da un
monte di tre ci
me d'oro uscen
te dalla punta.
88
v. S.
DIMORA : Collesci
poli; Roma.
Famiglia originaria da Collescipoli, in
provincia di Terni, aggregata nel 1814 al
patriziato ternano e nel 1846 alla nobiltà
romana in persona di CARLO ANTONIO e
CURZIO.
Questa famiglia si è estinta con ANTONI
No, che sposò donna Cristina dei principi
Gabrielli, dalla quale non ebbe prole ma
schile.
È iscritta genericamente nell'El. Uff.
Ital. del 1922 coi titoli di nobile di Terni
e nobile romano (mf.).
* STEFENELLI (DE).
ARMA : Inquarta
to : nel rº e 4º
d'oro all' aquila
linguata ed ac
compagnata in
capo da una e in
punta da due
stelle di sei rag
gi, il tutto di
rosso; nel 2º e 3º
d'azzurro al cer
vo ramp. d'oro.
е. р. и.
CIMIERO : Il cervo dello scudo, nascente,
tenente in bocca un ramoscello di palma
PAGINA 478
al naturale fra due corna tornearie d'az
zurro.
DIMORA: Neufelden (Austria Superiore) e
Gries di Bolzano.
Il capostipite di questa famiglia è FRAN
CESCO ANTONIO, mercante di Trento, che
ottenne la nobiltà palatina il 20 dicembre
1767 e con Diploma 14 novembre 1772 di
Maria Teresa d'Austria, quella del S. R. I.
coi predicati di Prenterhof (Cabrusa) ed
Hohenmaur (Muralta). Ebbero poi la no
biltà vescovile tridentina con Diploma 2
marzo 1783. Furono iscritti alla Matricola
Nobile del Regno di Baviera il 17 novem
bre 1817. LUIGI, imperiale regio capitano,
fu aggregato alla nobiltà del Granducato
di Parma 1'8 ottobre 1854. Furono ricono
sciuti nobili del S. R. I. con D. M. 19 no
vembre 1926.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile del S. R. I. coi
predicati di Cabrusa e Muralta (mf.), in
persona di FRANCESCO MARIA, di Luigi,
di Francesco, n. a Treviso 11 genn. 1859,
† a Merano 24 marzo 1927, I. R. colonnel
lo della Guardia Imp. degli Arcieri di Vien
na, spos. Graz 18 nov. 1891 Maria Mayer.
Figli: EMERICO, n. a Graz 2 settembre
1892, avvocato, spos. a Innsbruck 22 niag
gio 1920 con la nobile Margherita Daler;
LUIGI, n. a Graz 5 luglio 1895, spos. ivi
2 giugno 1920 con Irene nobile Umfahrer.
Figlia di Emerico: Maria Margherita, n.
a Linz sul Danubio 5 luglio 1926.
Figlia di Luigi: Anita Elena, n. a Bol
zano 8 agosto 1924.
* STELLA.
a. z.
ARMA:
D'azzurro
a tre pianticelle
di grano ordina
te in fascia, sor
montate da una
stella di sei rag
gi, il tutto d'o
ro.
DIMORA : Palermo
e Catania.
Famiglia sicilia
na che si vuole ori
LETTEKA S
ginaria dalla Spagna e venuta in Sicilia
sotto gli Svevi con un GUERA GUGLIELMO
Stella al seguito di Costanza di Aragona,
moglie dell'imper. Federico II di Svevia.
IMERANO fu arcivescovo di Capua e gran
cancelliere del regno di Napoli nel 1320;
ALBERTINO fu coppiere della regina Eleo
nora e GIAMPIETRO, cappellano maggiore
del regno nel 1414; GIROLAMO, barone del
la Nunziata, fu capitano giustiziere e giu
rato di Catania, capitano d'armi del regno
e fu armato regio cavaliere da re Filippo
IV; un GIUSEPPE, fu vescovo di Mazzara
nel 1742.
Questa famiglia possedette molti feudi e
fu decorata dei titoli di baroni di Bonagia,
della Marca e della Salina di S. Todaro,
di marchesi della Gran Montagna e della
Scaletta e di duchi di Castel di Mirto.
Il titolo di barone di Bonagia fu ricono
sciuto a GIUSEPPE, di Mario Concetto, di
Prospero, con D. M. del 1890.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Bonagia (mpr.),
in persona di GIUSEPPE, di Mario Concet
to, di Prospero.
È iscritta anche genericamente nell'El.
Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di duca
di Casteldimirto (mpr.), in persona del
l'ultimo investito ANTONINO (II agosto
1749) .
V. S.
* STELLUTI SCALA.
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro
alla fascia di ros
so accompagnata
in capo da tre
stelle di 6 raggi
d'oro, male or
dinate, ed in
punta da una
stella simile, pu
re d'oro (Stellu
ti); nel 2° d'az
zurro alla scala d'oro posta in banda
(Scala).
Motto : Averte a malo, fac bonum.
DIMORA: Napoli, Genova, Pesaro.
La famiglia Stelluti è antichissima e no
LETTERAS
bilissima di Fabriano. Il suo capostipite
STELLUTO, vissuto circa il 1200, era della
potente famiglia dei Chiavelli, che fu si
gnora di Fabriano fino al 1435; ebbe AL
DOVRANDINO, da cui un TINTO, che ebbe
STELLUTO E CECCO, che furono podestà di
Roccacontrada (Arcevia), il primo nel
1311, il secondo nel 1338. Dette essa chiari
personaggi alla patria fra cui un FRANCE
sco (vedi Stelluti Cesi). Maria, celebre
poetessa che appartenne all'Arcadia col no
me di «Teonoe » e che morì il 15 ottobre
1736. Nel 1662 COSTANZO MICHELE sposò
là nobile Maria Scala, contessa di Rotor
scio (castello del comune di Serra S. Qui
rico), che ultima di sua famiglia, ottenne
che inquartasse il proprio stemma, ag
giungesse il cognome Scala ed assumesse
il titolo di conte di Rotorscio per sè e di
scendenti. In seguito a tale matrimonio,
GIROLAMO, primogenito di Costanzo Mi
chele, nel 1711 fu aggregato con tutta la
discendenza alla nobiltà di Fabriano, e nel
1737 per il tramite di suo fratello IGNAZIO,
vescovo di Macerata, fu aggregato con tut
ta la discendenza al patriziato maceratese.
La famiglia Scala è pure antichissima e
nobilissima. Il 23 agosto 1365 SMEDUCCIO,
figlio di Gismondo Scala Smeducci, vica
rio di S. Severino, comprò dal card. Egi
dio Albornoz, legato del papa, il castello
di Rotorscio, già appartenuto ai conti di
Rovellone, per 4400 fiorini d'oro. E tale
feudo rimase poi sempre nella famiglia
Scala, i cui signori allorchè si recavano al
vicino paese Serra S. Quirico avevano di
ritto di essere alloggiati per tre giorni a
spese del comune. Nel 1557 troviamo un
PROSPERO Scala, conte di Rotorscio, gonfa
loniere di Jesi, ciò che porterebbe alla no
biltà jesina, per lui e discendenti. La do
minazione degli Scala nel castello di Rotor
scio durò fino al 1662, anno in cui si estin.
se la famiglia, passando negli Stelluti di
Fabriano come già detto.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. (22 maggio 1929) e nel
l'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile di
Fabriano (mf.), nobile di Macerata (mf.),
conte di Rotorscio (m.), ed è rappresentata
da:
Ramo primogenito.
GIUSEPPE, n. Fabriano 20 gennaio 1856
PAGINA 479
dai fur. conte Raffaele (1806-1899), di Giu
seppe, di Annibale e Maria Mercurelli
(1820-1877), cav. Cor. d'Italia, medaglia
terremoto; spos. 12 maggio 1886 con Ade
laide Cruciani (resid.: Napoli, villa Haas,
viale delle Acacie, Vomero).
1888;
Figli: 1) OSCAR, n. I settembre
spos. con Concetta de Pasquale il 19 giu
gno 1913, da cui: a) Elena, n. 16 giugno
1914, † 13 gennaio 1931; b) ARMANDO, n.
5 luglio 1915; c) Giulia, n. 29 marzo 1919.
2) OFFREDUZzo, n. 3 marzo 1892, capita
no nel R. E., med. d'arg. valor militare,
croce di guerra, croce al merito di guerra;
spos. 26 ottobre 1916 con Maria Magnot
ti, da cui: a) Maria Rosaria, n. 7 febbraio
1920; b) Adriana, n. 4 luglio 1921; c) Jo
landa, n. 19 settembre 1924; d) Marcella,
n. 23 novembre 1926.
3) RAFFAELE, n. 20 dicembre 1896, † I
marzo 1929; spos. 20 dicembre 1919 con
Maria Gatta, da cui Maria Cristina, n. 6
giugno 1921.
Fratello: TOMMASO, n. Fabriano 8 luglio
1860, cav. uff. della Corona d'Italia; uff.
della Istruzione con Palme (Francia); spo
sato il 28 giugno 1884 con Elvira Se
rafini (n. 31 maggio 1861).
Figli: 1) Maria, n. 17 febbraio 1887, † 20
luglio 1920, spos. all'ing. Luigi Baldetti di
Fabriano.
2) PIETRO, n. a Firenze 28 giugno 1893,
croce di guerra, capitano nell'82° fanteria;
morto a Udine 11 settembre 1921.
3) MANFREDI, n. Benevento 16 ottobre
1896, volontario di guerra, croce di guer
ra, medaglia Marcia su Roma, segretario
federale, tenente (Capo Manipolo) della
M. V. S. N.; spos. con Maria Rossi (n. Ve
nezia 15 marzo 1897), da cui GABRIELE.
Ramo secondogenito.
ENRICO, n. a Fabriano il 21 maggio 1852,
+ Roma 14 aprile 1905, di Aleramo, di
Ignazio, di Annibale e Concetta Elanteri
di Petritoli; già ministro delle RR. Poste
e Telegrafi nel 1905; spos. 30 ottobre 1897
con Vittoria dei conti Pelagallo.
Figlio: CARLO.
Fratello: IGNAZIO, n. Matelica 5 maggio
1857 († Fabriano 12 gennaio 1929); spos.
10 luglio 1876 colla nobile Maria Carosi.
Figli: 1) Fernanda, n. 10 maggio 1873,
spos. con Amedeo Carloni; 2) STELLUTO,
PAGINA 480
n. 24 agosto 1881; spos. 10 luglio 1907 con
Erbula Garofoli, da cui ANTON FRANCESCO
e Norina; 3) Concetta, n. 24 novembre
1882; spos. all'ing. Federico Boccini; 4)
Teresa, n. 6 giugno 1886, spos. a Witty
Kermeker.
STELLUTI CESI.
p. c. b. o.
ARMA:
Partito :
nel 1º d'azzurro
alla fascia di ros
so accompagnata
in capo da tre
stelle di sei rag
gi d'oro, male
ordinate, ed in
punta da una
stella simile, pu
re d'oro (Stellu
ti) ; nel 2º di ros
so all'albero di verde piantato sopra un
monte di sei cime all'italiana, d'oro mo
vente dalla punta (Cesi).
DIMORA : Roma.
Ramo della famiglia precedente che det
te illustri personaggi e che discende da un
FRANCESCO (n. il 1577 et circa il 1652),
traduttore di Persio, compilatore di un
trattato sul legno fossile allora scoperto,
amico devoto di Galileo Galilei, scienziato
sperimentale, poeta e fondatore dell'acca
demia dei Lincei nel 1608, cui appartenne
col nome di « Tardigrado » in unione
Francesco Cesi, duca d'Acquasparta. Ebbe
a
egli moltissime onorificenze e fra queste
quella datagli dal detto Francesco Cesi, du
ca di Acquasparta, principe di S. Angelo,
con diploma del 23 novembre 1626 : « Es
sere la famiglia Stelluti dello stesso stipite
dei potenti Chiavelli, signori di Fabriano,
nonchè parente coi Piccolomini, nipoti di
Pio II per quarto materno del sopradetto
Francesco. Dichiarare poi non solo compe
tere al detto Francesco tutti i privilegi e
prerogative spettanti ai suoi gentiluomini
e famigliari e veri commensali, ma di ascri
verlo ed aggregarlo alla sua casa Cesia, con
facoltà di aggiungere al cognome Stelluti
quello di Cesi, ed inquartare le armi delle
due famiglie ». In fondo a detta pergamena
vi è miniato lo stemma inquartato delle
LETTERAS
due famiglie. Altra importante pergamena
è quella del Senato romano, in data 7 set
tembre 1605, in cui dopo aver commenio
rati i privilegi del detto Francesco, la no
biltà ed antichità della famiglia Stelluti,
conclude aggregando il detto Francesco
alla cittadinanza
e
patriziato romano,
« nonchè i suoi figli, nepoti e posteri in
perpetuo, etc. ».
Nel 1759 l'abate CARLO ANNIBALE, fu so
cio dell'accademia della Colonia Misena in
Arcevia con il nome di « Maurillo Creopo
litano ». LUIGI E PACIFICO, ebbero casa
tanto in Ostra che in Arcevia per aver spo
sato dame di quelle città e ne ottennero la
nobiltà per loro e discendenti nel 1794.
GIUSEPPE e CARLO ANNIBALE, di Girolamo,
nel s. XVIII ebbero il tit. di conte (mpr.).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. con i titoli di nobile di Fabriano
(mf.), nobile di Ostra (mf.), nobile di Ar
cevia (mf.), conte (mpr.), ed oggi è rappre
sentata da GIUSEPPE, del conte Carlo, di
Angelo, di Carlo Annibale.
Figli: ALFREDO, Cesira.
Cugini (nati dal nob. Carlo († 1916), di
Pietro, di Pacifico, di Carlo Annibale) :
GIORGIO, Bice, Laura, Fausta.
* STENDARDI.
ARMA : D'argento
alla bandiera
(stendardo) di
rosso, svolazzan
te in banda a si
nistra, astata di
oro, posta sulla
vetta di un mon
te di tre cime di
verde, movente
dalla punta. (D.
M. 19 ott. 1927).
DIMORA : Firenze.
p. c. b. o.
Messer FRANCESCO, del capitano Goro
Stendardi, originario da Monte Benichi in
Val d'Ambra, ottenne l'ammissione alla
cittadinanza fiorentina con decreto 26 iu
glio 1588. Come primo investito nella com
menda di suo patronato detto messer Fran
cesco vestì le divise di cavaliere nell'insi
gne Ordine di S. Stefano di Toscana il 16
*
LETTERAS
gennaio 1582, e al pari di lui le vestirono
poi i suoi discendenti che con decreto 30
agosto 1751, furono ascritti al patriziato
fiorentino in persona del cavalier FRANCE
SCO MARIA, del cav. Gio. LORENZO.
Figlio del predetto cav. Francesco Ma
ria fu un altro Gio. LORENZO, dal cui ma
trimonio con Teresa di Roberto Pucci nac
quero FRANCESCO MARIA, cavaliere di S.
Stefano e padre di GREGORIO CARLO,
ROBERTO, cavaliere gerosolimitano. Questo
ultimo fu autorizzato con rescritto grandu
cale 20 giugno 1823, ad aggiungere il co
gnome e lo stemma Cocchi da Fortuna, se
condo l'obbligo impostogli da Maria Laura,
di Donato Maria Cocchi, da Fortuna San
galletti, moglie di Francesco Saverio Roti,
nell'atto di donazione 27 marzo 1821. Si
crede che la discendenza di Roberto Sten
e
dardi Cocchi da Fortuna sia estinta.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Firenze (mf.),
in persona di FERDINANDO, di Gregorio, di
Francesco.
Fratelli:
+ ROBERTO.
Cesira, PILADE, † ORESTE,
Figli di Ferdinando: GREGORIO, FEDERI
GO, RAFFAELLO, Angiolina, CESARE.
Figli di Oreste: Olga, Ezio, UGO.
Figli di Roberto: GINO, MARIO.
PAGINA 481
prima, Etendard. Venne nel regno
GUGLIELMO, maresciallo e grande ammira
glio di Carlo I di Angiò.
con
Godette nobiltà, in Napoli, al Seggio di
Montagna; ed in Sicilia, portatavi da GA
LEAZZO, secondo figliuolo di Guglielmo;
ma i suoi discendenti furono trucidati nel
la storica giornata del Vespro.
Il ramo di Napoli si estinse in GIAN
NOTTO che ebbe unica figliuola: Giovan
nella, contessa di Alife ed altri feudi, che
nel 1417 sposò Masino Boffa, nobile di
Pozzuoli e gran cancelliere del regno, i
cui figli presero il cognome Boffa-Stendar
do e poi solamente Stendardo.
Ebbe MARINO Boffa due figliuoli: MAT
TEO, conte di Alife, e GIANNOTTO. Il ramo
del primo si estinse in Pozzuoli; da Gian
notto, barone di S. Antimo, discese Gio
VANNI, che si stabili in Cava dei Tirreni.
Da GIOVANNI ANDREA, nel 1611, discese
ro
GIROLAMO, che seguitò la famiglia in
Cava, e GIUSEPPE, che fu aggregato al
patriziato di Trani.
La nobiltà generosa di questa famiglia
fu provata, nel 1854, per l'ammissione nel-
le RR. Guardie del Corpo, come quarto
dell'aspirante sig. LUIGI Formosa (R.
Arch. di Stato Nap., Verbali R. Commis.
sione dei Titoli, vol. IX, pag. 30).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Figli di Federigo, di Ferdinando: GIAN Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
LORENZO, FERDINANDO, Emilia.
Figlio di Raffaello, di Ferdinando: GIAN
GALEAZZO.
Figlio di Gino, di Roberto: PIER GIO
VANNI.
STENDARDO.
f. s.
ARMA:
D'argento
al leone di nero
con la banda di
rosso attraver
sante sul tutto.
DIMORA : Cava dei
Tirreni.
Famiglia di ori
gine francese e,
propriamente, del
la città di Berre in
Provenza, detta,
di GIUSEPPE, di Andrea.
STERBINI.
ARMA: D'argento,
al destrocherio
armato al natu
rale, movente dal
fianco destro del
lo scudo, impu
gnante con la
mano di carna
gione una clava
posta in palo, il
f. f. p. di s.
tutto al natura
le; col capo d'az
zurro, carico di tre stelle di sei raggi
d'argento, ordinate in fascia.
DIMORA: Ferentino e Roma.
Questa famiglia risulta ascritta alla no
Araldica
31
PAGINA 482
biltà di Ferentino nel 1772 in persona di
Alessandro Sterbini e con tale titolo (mf.)
figura nell'El. Nob. Italiano.
LETTERAS
Per successione della famiglia Alfieri,
non ancora legalmente riconosciuta, po
trebbe aver diritto al titolo di marchese di
La famiglia è rappresentata da CESARE, Poggio Picenze, con anzianità del 1677.
di Augusto, di Annibale.
Sorella: Agnese.
COSTANTINO, di Annibale, di Alessandro.
Figli: FILIPPO, GIUSEPPE, ALESSANDRO.
Fratello : CARLO coi figli : Elena, STANI
SLAO, Emilia.
GIUSEPPE, n. Roma, 25 gennaio 1869,
di Giulio, di Stanislao, di Alessandro; spo
sato 16 ottobre 1902 con Maria Sarmiento.
Figli: Geltrude, n. Roma, 14 aprile
1904, STANISLAO, n. Roma, 19 dicembre
1905, GIORGIO, n. Roma, 13 agosto 1909,
GABRIELE, n. Roma, 9 aprile 1917.
Fratelli: ALFONSO, n. Roma, 24 agosto
1870, NICOLA, n. Roma, 6 dicembre 1875,
Maria in Pizzirani, Teresa in Tittoni.
Figli di Nicola: Franco, n. Roma, 30
maggio 1908; GIULIO, n. ivi, 29 nov. 1912;
Maria Ersilia, n. ivi, 12 aprile 1920.
1. r. m.
STERLICH (DE).
ARMA: Di rosso
alla fascia d'ar
gento.
DIMORA : Napoli,
Penne e Villa S.
Romualdo.
Ascritta al pri
mo Ordine civico
della città di Chie
ti. Ricevuta nel S.
M. Ordine di Mal
ta, in Priorato, nel
1775, in persona di GiusepPPE Maria, aven
done fatta la pruova da GIOVAN COLA di
Cermignano, primo stipite, dal 1459, e pas
sata in Convento nel 1776 in persona di
GIOVANNI per pruova di consanguineità
con detto Giuseppe, suo fratello (Archivio
del Gr. Priorato di Napoli). E però, detta
famiglia, era già stata ricevuta nell'Ordi
ne, per giustizia, nel 1664, come quarto
della famiglia Leognano Ferramosca (Ar
chivio dello stesso Gr. Pr. di Napoli).
Marchese di Cermignano, per riconosci
mento della R. Camera della Sommaria del
1706 (mpr).
Ascritta al Registro dei Feudatari col
titolo di marchese di Cermignano, in per
sona del marchese RINALDO, n. 1o agosto
1786, † 22 settembre 1866.
La famiglia è iscritta nell'Elenco Uff.
Nob. Ital. del 1922 col titolo di marchese
di Cermignano (mpr.), in persona dei di
scendenti da Rinaldo, ascritto al Registro
dei Feudatari, ed è rappresentata da ADOI
Fo, n. in Napoli 27 settembre 1849, di Lui
gi (n. 22 luglio 1822, † in Civita S. An
gelo 27 febbraio 1900) e della fu marchesa
Rachele Minieri († 11 dicembre 1868);
sp. alla nob. Anna Enrici.
Sorelle: Vincenza, n. Napoli 28 aprile
1854, sp. ivi 20 settembre 1883 a Filippo
Tirone, già vedovo della nob. Elvira de
Sterlich; Luisa, n. Napoli 26 gennaio 1858,
sp. 18 febbraio 1898 al nob. Ferdinando
Castiglione .
STOCCHI.
ARMA : D'argento,
al leone di rosso,
tenente con la
branca anteriore
destra uno stoc
co d'azzurro.
Alias: Partito : nel
1º di verde, al
leone di rosso,
rivoltato e te
nente con la
branca anteriore
sinistra uno stoc
co d' argento e
sormontato da
un giglio dello
stesso (Stocchi);
nel 2º d'azzurro,
al cipresso al na
turale,
nodrito
sulla vetta di un
monte di tre ci
me dello stesso,
movente dalla
punta (Monti)
f. f. p. di s.
LETTERAS
(Dal Blasone dell'Ordine Costantiniano
di S. Giorgio in Parma).
CIMIERO : Un elmo con celata abbassata e
con svolazzi di rosso e d'argento, alter
nati.
DIMORA : Parma.
Della famiglia Stocchi, il primo ricorda
to è MARCANTONIO della Val d'Enza. Vive
va nel 1650 ed ebbe i figli MICHELE e
GIAMBATTISTA. Questi si dedicò alla carrie
ra ecclesiastica e si stabilì a Malandriano,
dove gli Stocchi ebbero ed hanno beni. Mi
chele ebbe due figli, MARCANTONIO e PIE
TRO ALFONSO. Pietro Alfonso venne eletto
tenente delle Corazze ducali e dall'inquisi
tore ecclesiastico, padre Giacinto Maria
Longhi, fu nominato Revisor capsarum
telonii (Archivio Stocchi : Patente del San
to Ufficio, 1° giugno 1745).
Da Pietro Alfonso nacque GIUSEPPE, che
sposò Colomba, figlia di Paolo Monti, il
quale lo lasciò erede di un ingente patri
monio e del suo cognome. Giuseppe, rima
sto vedovo in giovane étà, abbracciò lo
stato ecclesiastico ed ebbe una patente di
famigliarità dal duca Antonio Farnese in
data 26 aprile 1729. Con patente del cardi
nale Alessandro Albani del 24 agosto 1735
fu dichiarato suo gentiluomo d'onore, men
tre con Breve di Clemente XII del 25 mag
gio 1735 venne nominato protonotario apc
stolico. Monsignor Giuseppe il 14 marzo
1761 , per atto di Giacomo Taverna, fa do
nazione inter vivos a favore del figlio le
gittimo PIETRO, nato da lui prima di essere
ecclesiastico, il 5 agosto 1721.
Pietro stabilitosi a Malandriano, fu no
minato nobile con i suoi discendenti legit- STOCCO.
timi e naturali dal duca Ferdinando di
Borbone il 31 marzo 1772 e venne iscritto
tra i Nobili Piazzesi dalla Comunità di
Parma.
Pietro ebbe i figli PAOLO, GIAMBATTISTA
e FRANCESCo. Giambattista nacque in Par
ma il 25 agosto 1749 e nel 1775 dal duca
Ferdinando di Borbone venne arruolato al
fiere di una delle Compagnie urbane e con
patente dello stesso del 29 agosto 1778 fú
nominato tenente. Ebbe i figli PIETRO,
MARCO E GIUSEPPE. Questi, nato il 20 gen
naio 1788, abbracciò la carriera delle arımi
e fu al servizio del vice Re d'Italia, poscia
passò a quello di Napoleone e fece la cam
PAGINA 483
pagna nella Spagna e nel Portogallo (1808
1812) . Passato al servizio della duchessa
Maria Luigia col grado di maggiore fu fat
to nel 1835 direttore della locale Scuola
Militare, divenendo poi colonnello. Fu
creato cavaliere Costantiniano il 7 dicem
bre 1835.
Maria Luigia riconfermò i titoli nobi
liari della famiglia con diploma 18 novem
bre 1842. Giuseppe, sposatosi con Teresa
Levacher, ebbe tra gli altri i figli GIAM
BATTISTA E PIETRO, da cui discendono le
due linee viventi.
La famiglia fin dal secolo XVIII suole
aggiungere al proprio il cognome acquisi
to Monti, il quale appare già in molti
atti della famiglia anteriori a Giuseppe,
che ottenne la conferma di nobiltà nel
1842.
Una lapide del 1820 nella chiesa di
S. Giovanni Ev. di Parma, posta in memo
ria di Giambattista, padre di Giuseppe,
porta i due cognomi, con lo stemma delle
due famiglie.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
dei disc. da Giuseppe (1842), ed è rappre
sentata da GIUSEPPE †, di Giambattista,
di Giuseppe.
Figli: Teresa, Ida in Mosconi, Emma in
Del Bono, MARIO, Laura, IGINO.
Altra linea.
FILIPPO, di Pietro, di Giuseppe.
Figli: GIAMBATTISTA, PIETRO, CARLO,
PAOLO, CAMILLO, VITTORIO.
g. d..
ARMA: D'azzurro
a due spade al
naturale manica
te di oro passate
in croce di S.
Andrea con le
punte in basso,
accompagnate
da tre gigli di
oro, due ai lati
ed uno in pun
ta, col capo d'o
ro all'aquila bicipite di nero.
DIMORA : Cosenza.
PAGINA 484
Nobile famiglia, che una antica tradi
zione ripete di origine inglese. Ascritta al
patriziato di Cosenza dai più antichi tem
pi, ebbe importanti diramazioni nelle città
di Taverna, Scigliano e Nicastro. L'impe
ratore Carlo V le concesse di usare nel ca
po dello scudo l'aquila imperiale, riconfer
mando l'antica arma. Ebbe uomini di mol
to valore nelle armi, e parteggiò per gli
Aragonesi. In ricompensa dei militari ser
vizi, re Ferdinando II d'Aragona conces
se a PAOLO Stocco il feudo della Porta, ov
vero della Ciambra, in territorio di Nica
stro, concessione riconfermata dal re Fede
rico, nel 1497 e dal vicerè don Giovanni
d'Aragona nel 1508.
FERDINANDO, uomo eruditissimo e filoso
fo, matematico e poeta, restaurò l'Accade
mia Cosentina e fu principe di essa; AN
SELMO, uomo dottissimo prese parte alla
congiura di Tommaso Campanella.
Ricevuta, per giustizia, nel S. M. O. di
Malta nel 1798 come quarto della famiglia
Mirabelli (Arch.Ord. Malta, Processo 4510)
e nel 1662 come quarto della famiglia Ca
valcante (R. Arch. di Stato Napoli, vol. 4,
Priorato di Capua) trovasi iscritta al Regi
stro delle famiglie dei cavalieri di Malta,
di giustizia.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di patrizio di Co
senza (m.), in persona dei discendenti da
Paolo, Antonio ed Edoardo, ascritti al Re
gistro di Malta, ed è rappresentata da An
TONIO, n. in Sorrento 3 aprile 1875, di An
tonio (n. 1833, † 1910) e di Isabella Smith
Tonnshend († a Napoli 21 settembre 1909).
Fratelli: Paola, n. Decollatura (Catanza
ro) 12 novembre 1866, sp. Napoli to giu
gno 1907 al cav. Francesco Mariano; Eleo
nora, n. S. Agnello di Sorrento 5 luglio
1871 ; Beatrice, n. S. Agnello 2 settembre
1872, sp. in Napoli 12 dicembre 1911
a
Ugo Carpi; Maria Giuseppa, n. Decollatu
ra 18 settembre 1873; FRANCESCO, n. Sor
rento 23 settembre 1877; VINCENZO, 11. De
collatura 17 giugno 1883.
V. S.
STOLI.
ARMA: D'azzurro alla stola sacerdotale
piegata in cerchio con le estremità decus
LETTERAS
sate in punta ed
accompagnata
da tre stelle, una
in capo e due ai
lati, il tutto di
ti,
oro.
DIMORA: Rieti.
Famiglia ascritta
alla nobiltà di Rie
tale titolo
e
spetta ai discen
ti d'ambo i sessi
da FRANCESCO Stoli.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Rieti (mf.), in
persona di GIOVANNI, di Camillo, di Fran
cesco.
Figli: FILIPPO e CAMILLO.
* STOLYΡΙΝΕ.
ARMA: Troncato
di rosso e d'az
zurro all' aquila
d'argento, attra
versante, tenente
fra gli artigli a
destra un serpe
al naturale, arro
tolato, a sinistra
un ferro di ca
vallo d'argento
cimato da una
crocetta patente d'oro.
V. S.
CIMIERO : Tre penne di struzzo bianche.
SOSTEGNI : Due liocorni ritti, affrontati.
Мотто : In Deo spes mea.
DIMORA : Firenze.
Famiglia russa che, stabilitasi in Firen
ze, nel 1884 ottenne la concessione del ti
tolo di duca di Montelfi e con tale titolo
venne iscritta nel Libro d'Oro della No
biltà Italiana e nell'Elenco Uff. Nob. Ita
liano in persona di :
NICCOLÒ, di Alessio, di Gregorio.
* STORTIGLIONE.
V. S.
ARMA: Troncato dentato d'azzurro con
cinque pezzi sopra quattro di argento.
LETTERAS
DIMORA : Torino.
Già in tempi re
moti questa fami
glia era nota in A
lessandria e pare
che già nel secolo
XIII fosse ascritta al decurionato di questa
città.
Certo è che nel secolo XV la famiglia
Stortiglione assunse una posizione premi
nente in specie per i titoli accademici e le
cariche che tenevano molti dei suoi mem
bri. FILIPPINO, che era giureconsulto, fu
pretore di Pavia (1463); suo figlio, Gu
GLIELMO, che parimenti fu giureconsulto,
fu pretore di Tortona, ed ottenne la con
cessione di unire alle proprie l'arma di
questa città. A CARLO MARIA, figlio del
giureconsulto Giovanni Stefano, che fu
oratore di Alessandria a Milano, venne
concesso il titolo comitale il 25 settembre
1732.
Figlio di Carlo Maria fu GIOVANNI
STEFANO che sposò la contessa Teresa Man
drina, la quale venne infeudata di Lobbi il
25 gennaio 1734 e investita il 22 successivo
febbraio col titolo comitale. Questo feudo
passò al figlio CARLO MARIA che ne fu in
vestito il 21 aprile 1752. Costui, che fu
l'ultimo del ramo comitale, fu condannato
nel capo il 5 febbraio 1765 per avere, uni
tamente a Vincenzo Lavini, fabbricato bi
glietti di credito dello Stato. A lui venne
però commutata la pena il 6 febbraio 1765
nel carcere perpetuo a Ceva.
Oltre al comitale molti rami esistettero
di questa famiglia. Con D. M. 12 aprile
1912 venne riconosciuto nel titolo di no
bile SECONDO ARISTIDE, di Giuseppe, di
Felice.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di SECONDO Aristide, di Giuseppe, di Fe
lice.
Figlio: LUIGI.
1. b.
PAGINA 485
CIMIERO : Una ci
cogna d'argen
to, beccata d'o
ro, nascente.
Мотто: Non voce
colitur.
* STRADA.
ARMA: Troncato .
nel 1º d'argento,
al castello di ros
so, di due torri,
merlate alla
guelfa, aperto e
mattonato di ne
ro; nel 2º d'az
zurro, al cane
levriere, slancia
to in corsa, al
naturale, collari
nato d'oro.
DIMORA: Ferrera Erbognone (prov. di Pa
via), Pavia e Roma.
Con R. Decreto 8 aprile 1848, veniva
creato nobile, per sè e per i suoi discen
denti in infinito, IGNAZIO Strada, nativo di
Garlasco in Lomellina, stabilitosi poi
a
Ferrera Erbognone. Erano suoi fratelli
quel GIUSEPPE Strada, che, intendente ge
nerale in Sardegna e a Torino e poi consi
gliere di Stato nel 1831, ebbe dalla moglie
Luisa Strada, ENRICO, nota, magnifica fi
gura di eroico soldato, che, decorato di
medaglia d'argento a Goito il 30 maggio
1848 e poi di altra medaglia d'argento nel
1849 per i fatti della Sforzesca e di Nova
ra, caricò e travolse a Villafranca nel 1866
« col frustino in mano », come scrive il
Morozzo della Rocca nella sua Autobiogra
fia di un veterano (II, 228), gli Ulani au
striaci, meritandosi la medaglia d'oro al
valore; e quel PIETRO Strada, che, depu
tato al Parlamento nelle legislature X, XI,
XII e XIII per il collegio politico di San
nazzaro de' Burgondi, lasciò fama di scrit
tore e di medico valente, e fu grande be
nefattore dei poveri.
Ignazio ebbe, dal suo matrimonio con
Luigia Trovati, GIUSEPPE e PAOLO, che si
meritò a Novara, sul campo di battaglia,
la medaglia d'argento.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rappre
sentata da FELICE, di Giuseppe, di Igna
zio, n. Valeggio,12 maggio 1861; spos. Sa
la, 15 ott. 1892, con Ildebranda Robbio.
Figli: Maria, n. Mezzanabigli, 26 по
vembre 1893; Fanny, n. ivi, 1º febbraio
PAGINA 486
1896; Virginia, n. ivi, 24 gennaio 1899;
PIETRO, n. ivi, 11 marzo 1901; GIUSEPPE,
n. ivi, 25 giugno 1902; Ugolina, n. ivi, 24
aprile 1906; Berenice, n. ivi, 29 aprile
1909.
Fratelli: Clotilde, n. Valeggio, 28 giu
gno 1859; spos. 10 gennaio 1883 a Apolli
ne Lupano; Paola, n. Valeggio, 23 giugno
1863; spos. 19 gennaio 1888 a Stefano
Volpi; ATTILIO, n. Ferrera, 12 agosto 1870;
UGO, n. Ferrera, 21 novembre 1881.
Cugino: ANGELO.
Figli di Angelo: IGNAZIO, n. Gambolò,
19 luglio 1855; spos. Roma, 14 luglio 1892,
Ernesta Camia; Ernesto, n. Bistagno, 18
gennaio 1854; † 15 dicembre 1915; spos.
Torino, 18 gennaio 1879, con Eugenia
Rocca Ceresola.
Figli di Ernesto: Angiolina, n. Torino,
9gennaio 1881; spos. 19 ottobre 1901 a Da
vide Meregaglia; Annita, n. Vigevano, 14
novembre 1882; spos. 14 maggio 1901 con
Emilio Oddo; Emma, n. Torino, 10 no
vembre 1884; EUGENIO, n. Torino, 1º lu
glio 1887; ENRICO, n. Varazze, 10 agosto
1889; FLAMINIO, n. Torino, 24 ag. 1898.
m. z.
STRADELLI.
ARMA: D'oro, al
leone di rosso,
attraversato da
una banda d'ar
gento, col саро
d'azzurro carico
di tre gigli d'ar
gento alternati a
quattro denti di
un rastrello di STRANEO.
rosso.
DIMORA : Piacenza.
Famiglia di Borgo Val di Taro, detta
anticamente Stradella. ALESSIO Stradella,
insigne teologo, vicario generale degli Ere
mitani di S. Agostino in Genova, fu eleva
to alla dignità di vescovo di Nepi e Sutri
il 28 luglio 1575 e morì nel 1580. ANGELO
Stradella, con decreto di Maria Luigia du
chessa di Parma in data 17 agosto 1845,
fu creato conte coi discendenti maschi ed
ebbe riconosciuto lo stemma adottato ed
usato dalla famiglia, come è sopra ripro
dotto. Il detto Angelo sposò la nobile An
LETTERA S
gela Bertucci, da cui nacque FRANCESCO
nel 1817, il quale sposò Marianna Douglas
Scotti da Vigoleno.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (m.), in persona dei
disc. da Angelo (1845), ed è rappresentata
da ERMANNO, di Francesco, di Angelo.
Fratelli: ANGELO, ALFONSO.
STRAMIGIOLI.
ARMA: Troncato:
nel 1º di azzurro
alla cometa ас
costata da due
stelle di sei rag
gi, il tutto d'o
ro; nel 2º di ros
so al bue attra
versante un fiu
me « Letus »,
che scorre in una
campagna di
g. d.
TUS
verde; con la fascia d'argento attraver
sante sulla troncatura.
Мотто : Letus stramine. DIMORA : Pesaro.
Famiglia pesarese ascritta a quella no
biltà in persona di ANTONIO nel 1830, ed
iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. con il tito
lo di nobile di Pesaro (mf.), ed è rappre
sentata da TOMMASO, n. a Pesaro nel 1882,
dal fu Luigi (1856,† 1914) e Maria Buschi
ni (26 giugno 1859); spos. 7 giugno 1909
con Guglielmina Girometti.
Figlia: Bianca Maria, n. 25 maggio 1912.
p. c. b. o.
rosso
ARMA: Troncato :
nel 1º di
all' aquila coro
nata, d'argento;
nel 2º d'azzurro
alla rotella d'ar
gento, caricata
da una croce di
rosso trifogliata
ed attorniata da
due serpi di ver
de, affrontati ed
attorcigliati in tre giri.
LETTERAS
DIMORA : Alessandria.
Le prime memorie di questa antichissi
ma famiglia risalgono ad un Opizzone che
fu console di Alessandria nel 1191. Conta
fra i suoi membri, che già intempo remoto
furono ascritti al decurionato alessandrino,
notevoli personaggi, fra i quali merita
menzione GIOVANNI GIACOMO, di Lodovi
co, che fu alfiere nell'esercito imperiale,
quindi capitano e successivamente sergen
te maggiore di una compagnia di fanti al
comando dei quali guerreggiò in Lorena.
L'imperatore Rodolfo II lo nominò gene
rale dell'artiglieria e capitano generale
della fortezza di Chiavarino, alla cui dife
sa morì colpito da una palla nemica il 2
ottobre 1594. Ebbe sepoltura in Alessan
dria e sulla sua tomba i fratelli gli fecero
apporre una lapide che ricorda le sue va
lorose gesta. A STEFANO LODOVICO (n. Ales
sandria, 17 novembre 1749; † Casalcermel
li, 27 ottobre 1843), di Pietro, che fu no
taio, il Corpo Decurionale di Alessandria,
con deliberazione 12 dicembre 1833, con
cesse la riammissione nel Corpo Decurio
nale come appartenente all'antica e decu
rionale famiglia alessandrina degli Stra
neo. Sposò (1775) Angela Trevisi, e da
queste nozze nacquero, fra gli altri: Gio
VANNI LUCA (1784-1856) e PAOLO VINCEN
zo (n. 21 luglio 1789; † 31 dicembre 1849).
Il primo procreò CARLO STEFANO (n.
Alessandria, 17 gennaio 1826; † ivi, 28
giugno 1803), che fu avvocato, e che dalle
sue nozze (1854) con Costantina De Ange
lis ebbe GABRIELE (n. Casalcermelli, 30 di
cembre 1855) , ENRICO (n. Casalcermelli, 2
ottobre 1857; † Alessandria, 14 giugno
1930), che fu avvocato, FAUSTINO (n. To
rino, 14 febbraio 1861), LORENZO (n. Ca
salcermelli, 30 settembre 1865; + Torino.
agosto 1918), che fu avvocato, e OTTAVIO
(n. Casalcermelli, 15 settembre 1868) che è
generale di brigata. Ottavio sposò (1895)
Leopoldina Capelli, e sono suoi figli Maria
Elisa (n. Vicenza, 5 giugno 1896), che
sposò il capitano Ottavio Dias, Costanza
(n. Vicenza, 9 maggio 1897) e CARLO AL- di Stefano Lodovico.
BERTO (n. Vicenza, 30 dicembre 1898), che
è segretario di legazione. Carlo Alberto
sposò (1928) Phoebe Irene di James Hart.
Paolo Vincenzo, di Stefano Lodovico,
ebbe dalle sue nozze (1840) con Carolina
PAGINA 487
Martini, STEFANO LODOVICO (n. Pontestura,
21 luglio 1841), che è ingegnere capo del
l'ufficio tecnico al municipio di Alessan
dria, e decorato di medaglia d'argento al
valore civile per aver salvato varie perso
ne da una inondazione del fiume Tanaro.
Dalle sue prime nozze (1873) con Lidia
Camossi ebbe PIETRO PAOLO (n. Alessan
dria, 20 giugno 1874) che è ingegnere e
professore della R. Università di Genova,
Giuseppina (n. Casalcermelli, 3 agosto
1875), OTTORINO (n. Alessandria, 12 ago
sto 1876; † Torino, 22 novembre 1929),
Adelaide (n. Alessandria, 28 novembre
1880) e LUIGI (n. Alessandria, 24 giugno
1884). Figli di Pietro Paolo e di Palmira
Dagna sono Lodovico (n. 6 giugno 1902),
che è ingegnere e professore, Lidia (n.
Torino, 11 aprile 1904), Vittoria (n. Tori
no, 3 luglio 1906), Carolina (n. Torino, 7
settembre 1910) e Costanza (n. Torino, 28
novembre 1912). Figlio di Luigi e Vitto
rina Demichelis è ALDO (n. Torino, 18
giugno 1913).
Un ramo di questa famiglia emigrò in
Lombardia e assunse il cognome Strani.
Fu di questo ramo PIETRO ANTONIO (n.
Milano, 1748; † Velate, 1824), che fu ge
nerale di divisione nell'esercito francese e
governatore militare di Palmanova e di
Bologna. I suoi figli GIUSEPPE ANTONIO
(1804-1866) e GIOVANNI BATTISTA (1805
1862) furono magistrati, come fu magistra
to PIETRO ANTONIO (1834-1899), di Giusep
pe Antonio. La famiglia è rappresentata
dall'avvocato GIOVANNI PIETRO (n. Pitic
chio di Arcevia, 28 ottobre 1899), di Ippo
lito, di Giovanni Battista.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di Gabriele, di Carlo Stefano, di Giovan
ni Luca, di Stefano Lodovico. Fratelli: EN
RICO +, FAUSTINO, LORENZO †, OTTAVIO.
Figli di Ottavio: Elisa, Costanza, CARLO
ALBERTO.
Ramo ultrogenito.
STEFANO LODOVICO, di Paolo Vincenzo,
Figli: PIETRO PAOLO, Giuseppina, Отто
RINO †, Adelaide, LUIGI.
Figli di Pietro Paolo: LODOVICO, Lidia,
Vittoria, Carolina, Costanza.
Figlio di Luigi: ALDO.
1. b.
PAGINA 488
STRASSOLDO.
nel 4º a sei penne di struzzo alternate
di nero e d'argento, impugnate. Sul
tutto uno scudetto fasciato d'oro e di
nero.
Мотто : Intima candent.
DIMORA: Friuli.
Antichissima famiglia del Friuli, di ori
gine germanica, e che trae il nome da un
castello, chiamato delle Due Torri, che fu
costruito poco lungi da Aquileja coi rude
ri della distrutta città per la difesa dalle
incursioni e prese il nome dei proprietari
detti Strassau e più tardi Strassoldo.
Tra i personaggi più antichi, le crona
che ci ricordano un BUONAMARO, valoroso
guerriero che combattè contro gli Avari
nell'esercito di Pipino, re d'Italia; un UGO
NE, conte del Friuli, inviato da Carlo Ma
gno a Niceforo, imperatore di Costantino
poli; un RICINDO che nel 1189 recatosi in
Terrasanta con l'imperatore Federico I,
morì combattendo contro gl'infedeli.
Ottone il Grande, nella sua prima di
scesa in Italia, dichiarò libera la famiglia
Strassau che sino al sec. XIV portò questo
nome italianizzandolo poi in Strassoldo.
Lasciò chiara fama di sè, nel sec. XVII,
un RICCARDO che comandando la fortezza
di Gradisca, sostenne un'eroica difesa con
tro i veneti nel 1616-1617. ENRICO, nel
1404 fu vescovo e principe di Concordia;
PANFILO, nello stesso secolo, fu arcivesco
vo di Ragusa; RAIMONDO ANTONIO dal 1757
al 1781 fu vescovo e principe di Aichstet.
Dette inoltre capitani, pretori, podestà, ca
pitani generali, ambasciatori, consiglieri
del patriarcato e vicedomini.
Questa famiglia ebbe vastissimi possessi
feudali che la resero ricca e potente: ebbe
LETTERAS
il castello di Aichelberg, avuto in pegno
dai conti di Gorizia con le valli di Gayl,
ARMA: D'oro in
quartato: nel i
all'aquila bicipi
te coronata sul
le due teste di
nero; nel 2º e 3º
all' etiope nudo
in maestà, na
scente , attorti
gliato d'argento,
con orecchini e
collana di rosso;
Cormons, Codroipo, Castelnuovo, il con
tado di Froforiano Zuins, Preset, Belgra
do, Monfalcone, Fornelli, Chiarmacis,
Strassoldo e ville annesse, Rosazzo e il ca
stello omonimo, Villa Vicentina, la Grot
ta, Villes, Villa Nuova di Fara, Morano,
Lavriano, Medea, Corona, Soffemburgo,
Fara, Nusdors, Cestigna, Volzora, Chia
sottis, Graffemburgo ed altri, avuti da re
moti tempi dal patriarca di Aquileia, poi
dai conti di Gorizia e dagli arciduchi
d'Austria.
Partecipò questa famiglia alle alterne
vicende politiche del Friuli e fu arbitra so
vente del destino della regione. Fu iscritta
nel 1300 alla cittadinanza nobile di Udi
ne e nel Parlamento occupò l'ottavo posto
fra i feudatari.
Con Dipl. 16 maggio 1413, l'imperatore
Sigismondo riconobbe nobili i signori di
Strassoldo; nel 1631 Ferdinando II conce
deva agli stessi la carica ereditaria di ca
pocaccia nella contea di Gorizia; con Dipl.
del 4 settembre 1664, Leopoldo I li creava
conti del S. R. I., titoli riconfermati con
Diplomi imperiali 25 agosto 1641 e 25 ot
tobre 1673; con Dipl. 5 luglio 1685 furono
creati nobili di Ungheria e con S. R. A.
29 agosto 1818 confermati nei loro titoli.
Esistono attualmente di questa famiglia
tre linee : quella dei conti, baroni di Villa
nova e signori di Strassoldo; quella dei
signori di
conti, nobili di Ungheria
Strassoldo; quella dei conti
Strassoldo e Spilimbergo (vedi).
e
e
* STRASSOLDO.
ARMA: D'oro in
quartato da un
filetto di nero :
nel 1º e 4º all'a
quila bicipite di
nero , coronata
del campo su
ambo le teste;
nel 2º all'etiope
nudo, in mae
stà, nascente, al
naturale , attor
signori di
V. S.
NDENT
LETTERAS
tigliato d'argento, con la mano destra
sul petto, e tenente con la sinistra l'e
stremità di un nastro rosso che elevan
dosi sopra lo scudo viene sostenuto al
l'altra estremità dalla etiope del terzo
punto; nel 3º alla etiope nuda, pure in
maestà, nascente, al naturale, coi capel
li sparsi sulle spalle, con la mano sini
stra sul petto e tenente con la destra
l'estremità del nastro rosso suddetto, sui
quale è scritto in alto il motto in carat
teri lapidari neri. Sul tutto uno scudetto
fasciato di nero e d'oro.
MOTTO: Intima candent.
DIMORA : Friuli.
Ramo della precedente famiglia ricono
sciuto nei titoli sottoindicati con D. P. 19
dicembre 1926 e iscritto nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (parlamentare del
Friuli) (mf.), conte del S. R. I. (m.), con
te palatino (m.), barone di Villanova (m.),
e signore di Strassoldo (m.), in persona di
ANTONIO, n. 3 gennaio 1845, di Francesco
( n. 9 febbraio 1816), di Antonio (n. 8 ot
tobre 1794, † 18 febbraio 1868); spos. il 20
agosto 1866 con la baronessa Anna Mo
scon de Mosconi.
Sorella: Elisabetta, n. 20 settembre 1847,
spos. nel 1868 col cav. Augusto di Boek
mann.
STRASSOLDO.
J.S.
ARMA: D'oro in
quartato da una
sottile croce pa
tente di nero:
nel 1º all'aquila
bicipite di nero,
linguata di ros
so, coronata de
campo su ambo
le teste; nel 2º
all ' etiope nudo
in maestà, na
scente, al naturale, attortigliato d'argen
to, con la mano destra sul petto; nel 3º
alla etiope nuda in maestà, nascente, pu
re al naturale e con la mano destra sul
petto; nel 4º a sei penne di struzzo al
ternate d'argento e di nero, impugnate.
PAGINA 489
Sul tutto uno scudetto fasciato d'oro e
di nero.
CIMIERO: Cinque su elmi torneari: il 1°
l'etiope maschio del secondo punto con
la testa rivolta; il 2º e 4º le penne di
struzzo del quarto punto; il 3º l'aquila
del primo punto; il 5º l'etiope femmina
del terzo punto; gli etiopi tenenti un na
stro d'argento, che si eleva sui cimieri,
carico del
MOTTO : Intima candent.
DIMORA: Friuli.
Ramo della precedente famiglia ricono
sciuto nei titoli seguenti con D. M. 22
aprile 1922 a RICCARDO GIULIO CESARE, di
Nicolò, e con D. M. 4 ottobre 1926 a
CESARE, di Giulio Cesare.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (nobiltà parlamen
tare del Friuli) (mf.); nobile di Ungheria
( mf.); conte del S. R. I. (m.); conte e si
gnore di Strassoldo e ville annesse (m.);
pred. di Graffembergo (mf.), in persona di
RICCARDO GIULIO CESARE, n. Strassoldo 15
settembre 1883, di Niccolò (n. 13 luglio
1838, † 26 marzo 1912) e di Olga Hebling;
spos. 31 agosto 1911 con Francesca Save
ria Attems Petzenstein di Podgora.
Figli: GIOVAN BATTISTA, n. Strassoldo 18
luglio 1912; CARLO GIORGIO, n. ivi 22 gen
naio 1914; Maria Pace, n. Kisslegg Wurt
temberg 26 marzo 1916; GIORGIO, 11. Udi
ne 6 febbraio 1926.
Fratello : GIULIO CESARE, n. Strassoldo
30 maggio 1885, spos. 2 luglio 1913
Carola Ribi (separato nel 1918).
con
Altro ramo
Iscritto nel Libro d'Oro della Nobiltà
Italiana coi titoli su detti in persona di
CESARE, n. Vienna 19 dicembre 1889, di
Giulio Cesare, di Michele; spos. Udine 22
novembre 1919 con la contessa Maria Cai
selli, dalla quale ebbe Elisabetta, n. Stras
soldo 31 agosto 1920.
Sorella: Rosa Maria, n. Gottelsberg 15
agosto 1880.
V. S.
* STRASSOLDO.
ARMA: D'oro inquartato : nel 1º all'aqui
la bicipite coronata sulle due teste di
PAGINA 490
impugnate. Sul
tutto uno scudetto fasciato d'oro e di
nero.
Мотто : Intima candent.
DIMORA : Friuli.
Ramo della precedente famiglia ricono
sciuto nei titoli sotto citati con D. M. 24
ottobre 1926 e iscritto nel Libro d'Oro del- STRIGELLI.
la Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital.
coi titoli di nobile (nobiltà parlamentare
del Friuli) (mf.), conte del S. R. I. (m.),
signore di Strassoldo e ville annesse (m.),
signore di Spilimbergo (m.), in persona di
VARNERO, di Giovanni, di Giulio.
Sorelle: Marianna, Ines, Natalia.
Zii: OTTONE, WULMARO e Ida.
Figli di Ottone: GIULIO e Maria Teresa.
Figli di Giulio: Imelde e Ida.
V. S.
* STRATIGO’COZZO.
ARMA : Partito : di
oro all'aquila al
naturale (Strati
gò); e troncato
d'oro e di rosso;
il secondo a tre
monti del primo
(Cozzo).
DIMORA : Grecia e
Palermo.
Famiglia sicilia
na che si crede ori
ginaria dalla Grecia e che fu insignita del
la baronia di Galassi, o Galasso, e della
contea di Gallitano, per successione della
famiglia siciliana Cozzo che era stata in
vestita del primo titolo nel 1771 e del se
condo nel 1809.
Attualmente la famiglia è rappresentata
da due sole femmine, Giuseppina e Cate
LETTERA S
nero; nel 2º e 3º
all'etiope nudo,
in maestà, na
scente , attorti
gliato d'argento,
con orecchini e
collana di rosso;
nel 4º a sei pen
ne di struzzo,
alternate di ne
ro e d'argento,
rina, figlie di Niccolò e di Assiotea Cozzo.
Alla prima con D. M. del 1902 fu ricono
sciuto il titolo personale di baronessa di
Galassi e con RR. LL. PP. di R. Assenso,
16 settembre 1926, il titolo di contessa di
Gallitano ed alla sorella il titolo di nobile
dei baroni di Galassi con il predetto rico
noscimento del 1902.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di baronessa di Galassi
(pers.), (ricon. 1902); contessa di Gallita
no (pers.), (RR. LL. PP. di Assenso 16
settembre 1926, in persona di Giuseppina,
di Niccolò e di Assiotea Cozzo.
Sorella: Caterina in Tulumello.
ARMA : D'azzurro
a due martelli di
argento, mani
cati di rosso, de
cussati,
accom
pagnati in capo
da una stella di
sei raggi d'oro e
in punta da un
monte di tre ci
me dello stesso,
ed attraversati
da una banda in divisa di rosso.
V. S.
DIMORA: Milano, Palazzuolo.
GIOVANNI GASPERO, del fu Giuseppe Stri
gelli, di antica ed iliustre famiglia milane
se, era venuto a stabilirsi in Palazzuolo,
dove aveva acquistati molti beni e costrui
to un magnifico palazzo in tempo di care
stia per venir in aiuto alla classe povera,
segnalandosi anche in altre opere filantro
piche.
Perciò il magistrato civico di Prato ave
va il 27 marzo 1816 proposto al granduca,
che con decreto 10 luglio di quell'anno ac
coglieva la proposta, di decorarlo della no
biltà di Prato in vista dei suoi meriti per
sonali e della cospicua proprietà che aveva
non solo a Palazzuolo, ma altresì in Firen
ze, a Fiesole e in varie località dello stato
pontificio.
Esso Giovanni Gaspero, che era nato il
24 novembre 1768, ebbe, dal suo matrimo
LETTERAS
nio con Anna Carlotta, di Antonio Masot
ti, i figli GIUSEPPE ANTONIO e Mario e le
figlie Maria Maddalena e Maria Angiola.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Prato (m.) , in
persona dei disc. da Mario e Giuseppe An
tonio, di Giovanni.
g. d. a. v.
* STROBEL (DE).
ARMA: Inquarta
to: nel 1º tron
cato : sopra d'az
zurro al cigno al
naturale con le
ali aperte, sotto
fasciato d'argen
to e di rosso di
quattro pezzi;
nel 2º e 3º d'oro
all'abete nodrito
nel terreno, il
tutto al naturale; nel 4° d'azzurro alla
freccia d'argento anellata e posta in
sbarra.
CIMIERO : Un angelo in maestà, vestito di
giallo, con nastro d'argento intorno al
collo scendente incrociato sul petto e te
nente in ciascuna mano, a braccia di
stese, un giglio d'oro; l'angelo con le ali
aperte e fasciate di quattro pezzi : a de
stra di rosso e d'oro, a sinistra d'azzurro
e d'argento.
DIMORA : Merano.
Con diploma del 17 febbraio 1781 Giu
seppe II, imperatore, concedeva la nobiltà
del S. R. I. a MICHELE, cancelliere foresta
le e daziale in Primiero, e al fratello di lui
CRISTOFORO, amministratore delle miniere
Welsperg in Primiero, con il predicato di
Haustatt e Schwanenfeld.
Si distinse nella carriera politica GIAN
FRANCESCO, commissario aulico incaricato
di attuare l'assorbimento del principato di
Trento dopo la secolarizzazione e la cessio
ne all'Austria.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile del S. R. 1. (mf.)
col predicato di Fratta e Campocigno (mf.)
Ric. D. M. 26 ottobre 1928, in persona di
ORESTE, di Giuseppe, di Giovanni, n. a
PAGINA 491
Rimini 27 settembre 1871, generale, spos.
a Merano 1º febbraio 1908 con Eleonora
Piffl.
Figli: MAURIZIO, n. a Castelletto Ticino
17 luglio 1910; Luisa, n. a Milano 15 ot
tobre 1911; Giuseppina, n. a Merano 15
giugno 1920.
Fratelli: GIOVANNI, n. a Pistoia 17 ago
sto 1873; Alberto, n. a Palermo 15 agosto
1876, † a Firenze 17 marzo 1922, spos. a
Carmagnano 28 luglio 1898 con Adele Ba
cheroni.
Figli di Alberto: GUGLIELMO, n. a Fi
renze 13 maggio 1907; GUIDO, n. a Vene
zia 23 settembre 1915.
Altro ramo.
ARNALDO, di Pellegrino, di Michele.
Fratello: DANIELE.
* STROZZI (RENZI STROZZI) .
ARMA : D'oro alla
fascia di rosso,
carica di tre
mezzelune cre
scenti d'argento.
CIMIERO : Un ca
ne, di argento,
crestato, portan
te nel collare il
motto : Lealtà.
(Alias) :
a. 2.
«Mol
to val più virtù
e buona fama che tutto l'oro che l'avaro
brama » .
DIMORA : Firenze.
Da uno Strozza, vivente nel 1260 e fi
glio di un UBERTINO, d'origine popolana,
prese il nome questa illustre famiglia, che
tanta e sì gloriosa parte ebbe nella storia
politica, letteraria ed artistica di Firenze,
cui dette ben 94 priori di libertà e 16 gon
falonieri di giustizia.
Per non ecceder dai limiti imposti dalla
economia della nostra pubblicazione, non
tratteremo di tutti i singoli rami che di
questa stirpe si propagarono in Toscana e
nel resto della penisola, ma faremo cenno
solo dei principali, e segnatamente di quel
li che furono inscritti nei Libri d'Oro del
granducato, ricordando degli altri solo quei
personaggi che per qualche particolare ri
PAGINA 492
LE STERAS
guardo maggiormente illustrarono il loro garbata scrittrice, dalla quale ebbe due fi
nome famoso.
A) Da STROZZA, primogenito di Ubertino
suddetto, nacquero quattro figli :
I) PINO, padre di PIERO, gonfaloniere di
giustizia in Firenze, avo di ANNIBALE,
condottiero di buona reputazione al servi
zio della Santa Sede († 1381), col cui ni
pote, ANNIBALE, esule in Polonia, questa
linea si spense;
II) LAPO, che fu dei priori in patria nel
1301, 1304 e 1315, da cui derivarono quat
tro linee:
a) quella di STROZZA « junior », padre
di BIAGIO, UBERTO, GIACOMO e GIANNOZZO,
le cui discendenze vennero tutte a manca
re sullo scorcio del secolo XV;
b) quella di DAMIANO, spentasi egual
mente nel secolo XV;
c) quella di PALLA, che ebbe due figli:
FRANCESCO e ONOFRIO.
aa) Dal primo vennero :
PALLA, padre di PALLA NOVELLO, il cui
ultimo discendente fu il letterato GIOVAN
NI (n. 1517, † 1570), e di FRANCESCO, au
tore di una linea estintasi con GIOVANNI
BATTISTA, vescovo di Prato e Pistoia, poi
arcivescovo di Firenze (1700-1703);
bb) dal secondo, ONOFRIO (O NOFE
RI, † 1417), nacque PALLA (1362-1462),
gran letterato e mecenate degli studi, be
nemerito per la fondazione della prima bi
blioteca pubblica fiorentina in Santa Tri
nità, il quale ebbe due figli: GIANFRANCE
sco, la cui discendenza finì in ALFONSO nel
1617, e Lorenzo, il cui figlio BARDO si sta
bilì a Ferrara, dandovi origine ad una li
nea spentasi con FRANCESCO ANTONIO nel
1737;
d) quella di PAOLO, che si estinse con
TITO, di Leonardo, coniugato con Alessan
dra di Francesco Benucci, amante di Lo
dovico Ariosto, e poi da questo sposata nel
1522, che morì a Ferrara nel 1552, lascian
do solo due figlie monache;
e) quella di Loso, gonfaloniere di giu
stizia nel 1312, padre di SIMONE, la cui di
scendenza si estinse nel secolo XV, e di
LEONARDO, che ebbe due figli: STAGIO, au
tore di una linea mancata nel secolo XVI,
e FILIPPO, dal cui figlio SIMONE nacque,
nel 1397, MATTEO, sposato nel 1422 con
Alessandra Macinghi, dama coltissima e
gli:
LORENZQ (n. 1438), sposato ad Antonia
Baroncelli, padre di MATTEO (n. 1474),
priore nel 1513 e 1526, gonfaloniere nei
1519 e senatore nel 1532, che dal suo ma
trimonio con Maria Maddalena Salviati
ebbe CARLO (n. 1502), ammogliato con
Francesca d'Alfonso Strozzi, da cui nacque
(1539) LORENZO, senatore nel 1596, che da
Dianora Bandini generò mons. RUBERTO,
cavaliere gerosolimitano nel 1608, canoni
co fiorentino, vescovo di Colle (1638) e poi
di Fiesole (1645), con cui questa linea si
spense;
FILIPPO ( il Vecchio »), che per la sua
ostilità ai Medici dovè vivere lungo tempo
in esilio a Palermo ed a Napoli, e poi per
intercessione del re Ferdinando I di Napoli
ottenne da Lorenzo il Magnifico la grazia
di poter tornare a Firenze, dove fu dei
priori nel 1485 e dove nel 1489 cominciò a
edificare
su disegno di Benedetto da
Maiano e quindi del Cronaca
il meravi
glioso palazzo Strozzi, che però non potè
veder ultimato e fu compiuto dai suoi ere
di. Egli aveva sposata nel 1466 Fiammetta,
di Donato Adimari (da cui il figlio ALFON
so, morto esule a Vicopisano nel 1534), e,
in secondi voti (1477), Selvaggia Gianfi
gliazzi, dalla quale ebbe:
aa) LORENZO (n. 1482), priore nel
1521 , coniugato con Lucrezia Rucellai
(1503), da cui il figlio GIOVAN BATTISTA,
buon letterato e poeta, senatore nel 1561,
capostipite del ramo dei duchi di Bagnolo
e principi di Forano, che da Marietta Al
toviti (1542) generò :
1) FILIPPO, marito di Caterina, di Fede
rico Strozzi (1595) e padre di GIOVANNI
BATTISTA, il quale acquistò dai Savelli il
feudo di Forano in Sabina, col titolo di
« marchese » e, come erede del ramo del
maresciallo Strozzi, stabilitosi a Roma, vis
se sempre in questa città. Egli aveva spo
sato nel 1618 Maria Martelli, da cui gli
nacquero due femmine, Caterina e Lisa
betta (che si maritò al marchese Bartolo
meo Corsini e fu madre del cardinal Lo
renzo, poi papa Clemente XII), e due ma
na
schi: il marchese FILIPPO e LUIGI (0 Lu
DOVICO), marchese di Forano, che da don
Maria Leonora, di don Ferdinando
LETTERAS
Maiorca, duchessa di Bagnolo, ebbe (1644)
FERDINANDO, arcivescovo di Tarso, e nel
1690 nunzio apostolico in Savoia, LEONE,
pure prelato, Isabella (in Costaguti), Vit
toria (in Cusani) e GIOVANNI BATTISTA,
marchese di Forano e duca di Bagnolo, dal
cui matrimonio con Ottavia Renzi nacque
(1682), donna Maria Teresa, principessa di
Forano e duchessa di Bagnolo, sposata nel
1699 a don Lorenzo Francesco, del senator
Giovan Battista Strozzi.
2) LORENZO, sposato a Maria Emilia
Guicciardini (1584), padre d'altro LOREN
zo, senatore nel 1641, ed avo di GIOVANNI
BATTISTA, senatore nel 1679, coniugato
(1673) con Francesca Altoviti, il cui figlio
LORENZO FRANCESCO, coniugato
come si
èdetto- con Maria Teresa, ultima del ra
mo collaterale al suo, principessa di Fora
no e duchessa di Bagnolo, ereditò dal fra
tello di lui, monsignor Leone, il ducato di
Bagnolo e il marchesato di Forano, otte
nendone poi nel 1722 da papa Innocenzo
XIII la qualifica di « principe di primo ran
go », e morì a Roma nel 1742, lasciando
due figli: FILIPPO (n. 1700), duca di Ba
gnolo e principe di Forano; e FERDINANDO,
cavaliere gerosolimitano e senatore, che al
la morte del fratello primogenito (1763), ne
ereditò i titoli di duca di Bagnolo e prim
cipe di Forano: questi aveva sposata Giu
lia, del conte Pietro Strozzi, e ristabili la
famiglia in Firenze curandone anche la in
scrizione al patriziato fiorentino, sancita
con decreto 13 settembre 1751; ebbe la ca
rica di maggiordomo maggiore della gran
duchessa di Toscana e morì nel 1769. Da
suo figlio, principe e duca Lorenzo FRAN
CESCO († 11 novembre 1802), nacquero cin
que figli:
dal primogenito di questi, principe e
duca FERDINANDO MARIA, coniugato (1820)
colla duchessa Teresa de Beaufort, venne
il principe e duca FERDINANDO LORENZO (n.
1821 , senatore del regno dal 23 marzo 1860,
† 22 febbraio 1878), che dalle sue nozze
con Antonietta, dei principi Centurione ha
avuto : PIERO (n. 20 settembre 1855, dal 25
ottobre 1896 senatore del regno, † 3 110
vembre 1907); LEONE (n. 10 ottobre 1856);
CARLO (n. 23 dicembre 1857); Luisa (n.
1859) e ROBERTO (n. 1861);
dall'ultimogenito, ZANORI MARIA, ma
PAGINA 493
rito di Luisa Rosselli Del Turco, sono nati
LORENZO MARIA (1816) ed EUGENIO, (n.
1819) (Strozzi Alamanni);
bb) GIOVANNI BATTISTA (dalla ma
dre, però, chiamato FILIPPO, e con questo
nome passato alla storia), che ebbe vita
tempestosissima (1488-1538). Egli nel 1508
aveva sposato Clarice, di Pietro II de' Me
dici, che il 26 agosto 1527 entrò con Pietro
Salviati alla testa dei rivoltosi in Palazzo
Vecchio, spaventando il timido cardinal
Passerini, il quale fuggì da Firenze coi due
giovanetti medicei, Ippolito ed Alessandro.
Fierissimo repubblicano dapprima, poi
(1530), fautore dei Medici, quindi perse
guitato dall'odio del duca Alessandro e co
stretto a rifugiarsi a Venezia, donde, ad ec
citamento di Lorenzino, tornato in Tosca
na per raccogliere i fuorusciti, alla testa
dei quali combattè da valoroso a Monte
murlo; ma vinto e fatto prigione dal Vi
telli ( 1 agosto 1537), dopo un anno di car
cere durissimo e di atroci torture si uccise
lasciando scritto: « Philippus Strozza jam
jam moriturus: exoriare aliquis nostris
ex ossibus ultor ». Dei suoi figli meritano
ricordo :
LEONE, cavaliere di Malta e grande am
miraglio di Francia, avversissimo ai Medi
ci, che nella guerra di Siena (1554), con
battendo strenuamente a Scarlino, riportò
gravi ferite, a seguito delle quali morì in
Castiglione della Pescaia;
LORENZO, egli pure nemicissimo dei Me
dici, creato cardinale nel 1557, poi vescovo
di Sens (1568) e arcivescovo d'Aix, morto
ad Avignone nel 1571;
Luisa, maritata a Luigi Capponi (1505
1584), nipote (dal figlio Giuliano), del ce
lebre Piero; essa respinse le infami lusin
ghe del duca Alessandro de' Medici, e mo
rì di veleno;
ROBERTO, il cui figlio LEONE fu generale
delle milizie di santa Chiesa;
PIERO (1510-1558), abilissimo ma troppo
audace condottiero, che nel 1537 aveva ec.
citato il padre alla sciagurata impresa fini
ta miseramente a Montemurlo, dopo la
quale andò quà e là per l'Italia combatten
do in servizio della Francia; nel 1544 tentò
un colpo su Genova, ma a Serravalle Scri
via fu sconfitto; assunse poi il comando
della difesa di Siena; nel 1555 abbandonò
PAGINA 494
l'Italia, ma vi ritornò l'anno seguente : ri
chiamatone nel 1557, dopo la battaglia di
S. Quintino, tolse agl'inglesi Calais, e mo
rì all'assedio di Thionville. Fu anche poe
ta. Aveva sposata Laudomia de' Medici,
sorella di Lorenzino e vedova d'Alamanno
Salviati. Suo figlio FILIPPO (nato a Vene
zia nel 1541), fu colonnello generale della
fanteria nell'esercito francese, e nel 1582
comandante della squadra destinata a cac
ciar gli spagnuoli dal Portogallo; ma scon
fitto e fatto prigioniero alle isole Azzorre,
venne subito ucciso per ordine dell'ammi
raglio nemico Alvarez.
Varie linee della discendenza del surri
cordato Loso di Lapo furono inscritte nel
Libro d'Oro dei patrizi di Firenze :
con decreto 13 settembre 1751 quella
di RUBERTO (estintasi con FRANCESCO MA
RIA nel 1792), e quella di ALESSANDRO
(mancata nel 1777 col figlio di lui RUBER
то), originate entrambe da Carlo, di Ales
sandro, pronipote del già menzionato Mat
teo, di Lorenzo, gonfaloniere nel 1519 e se
natore nel 1532;
con decreto 18 dicembre 1752 quella
di LORENZO, di Matteo, di Lorenzo, rappre
sentata allora dal cavalier BERNARDO, dal
figlio di lui, cav. VINCENZO, e dai figli di
questi, BERNARDO e Margherita, vedova di
Luigi Antinori;
coll'anzidetto decreto 13 settembre
1751 quella di CAMILLO, estintasi con
FRANCESCO MARIA, di Carlo, dopo aver van
tato in GIULIO († 1660), un distinto lette
rato e poeta tragico;
e collo stesso decreto quella di GIRO
LAMO, da cui derivò il cav. FILIPPO GIU
SEPPE († 1844), del cav. GIROLAMO, che
dal suo primo matrimonio con Maria Anna
Pandolfini, ebbe Maria Vittoria in Sanmi
niatelli di Pisa, e dal secondo con Anna
Altoviti, ebbe PALLA GIROLAMO (n. 23 ago
sto 1822) .
III) PAGNO, terzogenito di Strozza, di
Ubertino, fu gonfaloniere della repubblica
di Firenze nel 1297 e padre di :
1) ANDREA, da cui vennero tre linee :
a) quella di NICOLA, estintasi sui pri
mi del secolo XVI.;
b) quella di ANDREA, padre dell'altro
ANDREA che, ammassate grandi ricchezze e
guadagnatosi il favor popolare, tentò
LETTERAS
di
dopo la cacciata del duca di Atene
farsi signore di Firenze, e diede l'assalto
al Palazzo della Signoria; ma, respinto dal
podestà Giovanni di Guido, dei marchesi
del Monte S. Maria, dovè fuggir dalla pa
tria, senza che mai più nulla si sapesse di
lui. Con suo figlio GIOVANNI questa linea
si spense;
c) quella di Pagnozzino, bandito da
Firenze, che venne a mancare nel secolo
XVII;
2) FILIPPO, da cui nacque GIOVANNI, che
generò BENEDETTO (la discendenza del qua
le finì nel secolo XVI) e LEONARDO, padre
di ANTONIO, CAROCCIO E PAGNO, canonico
(† 1391).
Il primo di questi fu autore di una li
nea estinta nel secolo XV.
Il secondo generò ZANOBI, distinto minia
tore e buon pittore della scuola del Beato
Angelico, e FRANCESCO, da cui nacquero :
a) BENEDETTо, la cui linea mancò nel
1627 con LEONARDO, di Giovanni;
b) LORENZO, autore di una linea di cui
fu ultimo rappresentante nel 1634 GIOVAN
NI BATTISTA, egregio letterato e poeta, che
nel 1628 aveva su disegno di Gherardo Sil
vani, costruita la facciata del suo palazzo
in Santa Trinità;
c) Cosimo, il cui primogenito PANDOL
Fo partecipò come capitano di galèa alla
battaglia di Lepanto e fu poi (1572), gene
rale della flotta di Santo Stefano, mentre il
quartogenito LEONARDO, andò a stabilirsi a
Lione, dove nel 1646 moriva FABIO, di Ni
cola, ultimo suo discendente.
B) Da GERLO, secondogenito di Uberti
no, capostipite degli Strozzi, che morì alla
battaglia di Montaperti nel 1260, nacque
ro UBERTINO e Rosso.
I) UBERTINO, più volte priore di Firenze
dal 1284 al 1310 e benemerito per aver
fatto edificare il Cappellone dei Novissimi,
in S Maria Novella, fu padre di:
a) SOLDO, la cui linea si estinse nel
1574 con FRANCESCO, canonico della metro
politana di Firenze, uno zio paterno del
quale, pure di nome FRANCESCO, era stato
valente letterato e aveva (1545), pubblicate
buone traduzioni di Tucidide e Senofonte;
b) ANDREA, morto nel 1347;
c) NICOLA, la cui linea mancò nel sec.
XVI, dopo aver avuto un UBERTINO
(n.
LETTERAS
1490), gran partitante pei Medici e un
GIULIANO, di lui fratello, che militò nelle
Bande Nere e, accusato dell'omicidio di
Lorenzo de' Pazzi, dovè fuggir da Firenze
per sottrarsi al processo;
d) GIOVANNI, gonfaloniere di Firenze
nel 1317, la cui iinea venne meno sullo
scorcio del sec. XV.
II) Rosso, gonfaloniere in patria nel
1294, fu autore di quattro linee:
a) quella di GIACOMO, estintasi nel
1565 col cavaliere gerosolimitano ANNIBA
LE, morto gloriosamente alla difesa di Mal
ta contro i turchi;
b) quella di STROZZA, priore nel 1326 е
1332, gonfaloniere nel 1337 e 1341, padre
di CARLO, più volte dei priori dal 1360 al
1371, che con Pietro degli Albizzi e Lapo
da Castiglionchio aveva formato un trium
virato per ridurre ad una ristretta oligar
chia il governo di Firenze; ma, dopo un
violento tumulto scoppiato nel giugno del
1378 ebbe bruciata la casa e, messo al ban
do come nobile e traditore della patria, ri
parò a Ferrara e poi ad Imola, dove morì
nel 1383.
Suoi figli furono :
NANNE, capostipite degli Strozzi di Fer
rara, nella qual città era andato esule col
padre nel 1378; militò per gli Estensi come
generalissimo delle loro truppe e fu mini
stro del marchese Niccolò III d'Este; morì
da prode combattendo ad Ottolengo nel
1427. Suo figlio TITO VESPASIANO († 1505),
fu del pari ministro estense e buon lettera
to. ERCOLE, nato da lui e i suoi discenden
ti, giunsero a grande stato presso quella
corte, e la loro linea si estinse nel secolo
XVI;
STROZZA, gonfaloniere di Firenze nel
1392, la cui discendenza venne a mancare
nel 1659; e
PIETRO, autore di tre linee :
aa) quella del primogenito MICHE
LE, che ebbe due cavalieri di Malta, Rosso
e RUBERTO, Lucrezia, celebre carmelitana
(† 1672), FRANCESCO († 1677), gentiluomo
di camera di Cosimo III, e si estinse in
Rosso, di Orazio, nel 1742;
PAGINA 495
Commenda Stefaniana († 1606), JACOPO,
AMERIGO, CARLO e LEONE creati dall'impe
ratore Ferdinando II (con diploma da Ra
tisbona, 27 marzo 1623), « conti del Sacro
Romano Impero », insieme a tutti i loro fi
gli e discendenti maschi e femmine in in
finito; la quale linea, inscritta al Libro d'O
ro, con decreto 13 settembre 1751, nelle
persone del cav. AMERIGO, del conte cav.
Piero, del conte Amerigo, e fratelli, si
estinse nel 1805 con il cavaliere stefaniano
GIOVANNI BATTISTA;
c) quella di MARCO, che ebbe per figli :
UBERTO, autore d'una linea inscritta al
patriziato di Firenze con decreto 13 settem
bre 1751, che si estinse nel 1784 coll'abate
LUIGI, figlio di Carlo Tommaso, cui era
premorto nel 1754 il nipote CARLO TOMMA
so, figlio di Alessandro, suo fratello primo
genito. Questa linea vanta un erudito di
grandissima fama, il senatore CARLO (1587
1670), ricercatore infaticabile di patrie me
morie, studioso insigne e raccoglitore di
quella mirabile collezione di circa 3000 co
dici, che dal suo cognome si disse «la
Strozziana », e fu per i suoi altissimi meri
ti letterari e storici insignito (2 marzo
1632), da papa Urbano VIII, del titolo tra
smissibile di conte palatino;
TOMMASO, despota facinorosissimo in Fi
renze come uno degli Otto di guerra nel
1375, e poi come membro del triumvirato
uscito dai capitani di parte guelfa, che, do
po infiniti delitti, dovè fuggire a Mantova
(1379), venendo colla sua partenza a ces
suo
sare il malgoverno dei Ciompi. Dal
primogenito UBERTO, che servì i Gonzaga,
nacque BENEDETTO, capostipite degli Stroz
zi di Mantova, di cui la linea di FRANCE
sco, suo figlio (investito dagli Sforza della
contèa di Montalto Oltrepò) si estinse nel
1710, mentre quella dell'altro figlio, UBER
To, fiorì in Mantova sino ad ALESSANDRO
(1758-1817), colonnello nell'esercito austria
co; un figlio del quale, CARGO, numismati
co valentissimo, tornò a dimorare stabil
mente in Firenze; il secondogenito, invece,
dinome MASSIMILIANO, continuò a risiede
re in Mantova, dove tuttora la sua linea
bb) quella del secondogenito STROZ- fiorisce, rappresentata da MASSIMILIANO E
ZA, estinta nel 1596;
cc) quella di Andrea, cui apparten
nero PIETRO, di Carlo, fondatore di una
PIO LUIGI, di Carlo, di Alessandro, e dai
loro figli, tutti inscritti al Libro d'Oro del
la Nobiltà Italiana coi titoli di marchese e
PAGINA 496
patrizio fiorentino; alla quale linea appar
tenne il marchese LUIGI, dal 5 novembre
1866 senatore del regno, morto il 22 otto
bre 1868;
GIACOMO, la cui linea si estinse nel 1734
dopo aver vantato in CIRIACO (1504-1565),
un sommo grecista, e in PIETRO (1569
1625), un grande teologo, che illustrò le
credenze religiose dei Caldèi, e fu nomina
to professore di filosofia nell'ateneo pisano;
d) quella di UBERTINO, priore di Firen
ze nel 1307 e gonfaloniere nel 1366, che
mancò nel sec. XV, avendo avuto in PIE
TRO, di detto Ubertino (1306-1362) un illu
stre teologo, che nel 1358, per incarico di
papa Innocenzo VI, aveva effettuata la ri
forma dei monaci armeni di Genova, derti
« Bartolomeiti » e si era segnalato per ia
campagna fierissima fatta colla parola e co
gli scritti contro l'istituzione dei Monti di
Pietà, lasciando, dopo la sua morte, fama
di vasta e profonda dottrina e di insigne
santità di vita.
Molti soggetti di questa storica fami
glia furono ricevuti cavalieri per giustizia
nel S. M. Ordine di Malta, come LEONE
(1601) , ROBERTO (1612-1638), LUIGI (1758),
PIETRO E FILIPPO (1793), tutti dei rami fio
rentini : TULLIO CESARE (1731), del ramo
di Mantova; e negli ultimi tempi, quali ca
valieri d'onore e devozione, PIETRO (1887)
è CARLO (1922) .
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese (m.), patrizio di
Firenze (mf.), in persona di MASSIMILIANO,
di Carlo, di Alessandro.
Figli: GERIO, UBERTO.
Fratello: PIO LUIGI.
Figli di Pio Luigi: Anna Maria, CARLO,
MASSIMILIANO.
Ed è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi
titoli di duca di Bagnolo (s. n., mpr.), prin
cipe di Forano (mpr.), patrizio di Firenze
(mf), nobile di S. Miniato (mf.), nobile
romano (mf.), in persona di Roberto, di
Ferdinando Lorenzo, di Ferdinando Maria.
Sorella: Luisa in Guicciardini.
Epure iscritta coi titoli di conte (mpr.),
patrizio di Firenze (mf.), in persona di
CARLO SALVATORE, di Filippo, di Carlo.
Fratello: PIERO.
g. d. a. v.
LETTERAS
STROZZI.
ARMA: D'oro alla
fascia di rosso
carica di tre
mezzelune cre
scenti, d'argen
to.
DIMORA : Firenze,
Rovigo e
gantino.
Ber
Ramo dell'illu
stre famiglia fio
rentina,
insignito
del titolo di nobile per privilegi dei duchi
di Mantova del 1614 e 1679 e del titolo di
marchese per ordinazione 12 settembre
1770 della R. Deputazione Araldica di
Mantova, emessa in considerazione che il
titolo marchionale, appoggiato al feudo di
Grana in Monferrato, era estensibile a tut
ta la discendenza degli Strozzi senza ordi
ne di primogenitura secondo il disposto dei
diplomi dei duchi di Mantova e Monferra
to del 1591 e 1617, confermati nel 1629 e
1638.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di nobile (mf.), marchese (m.),
in persona di GIUSEPPE, di Tommaso, di
Giuseppe, di Pietro.
Fratelli: Elisa, PIETRO e UMBERTO.
Figlio di Pietro: TOMASO.
Figli di Umberto: Ottavia, Anna Maria,
GERIO LUIGI e Isabella.
STROZZI.
ARMA: D'oro alla
fascia di rosso,
caricata di 3 cre
scenti d'argento.
DIMORA: Lugo;
Bologna.
2. S.
Da un estratto
autentico del no
taio dott. Feliciano
De Luca di Roma,
presidente del Con
siglio Notarile, del
25 novembre 1895, da un libro intestato :
Albero della Famiglia dei Conti Strozzi di
Lugo, debitamente bollato al bollo straor
LETTERAS
dinario di Firenze, e certificato dal signor
Massimiliano Bagni, segretario dell'Impe
riale e Reale Deputazione sopra il Regola
mento della nobiltà e cittadinanza di To
scana del 17 settembre 1843, si rileva che
la « Discendenza diretta della famiglia
Strozzi di Modena, stanziata in Lugo è
oriunda fiorentina ».
In questo estratto egli dà un elenco dei
membri di questa illustre famiglia a comin
ciare da GIOVANNI d'Amuzzo, vivente nel
940, fino a FILIPPO, nato il 24 luglio 1821,
padre degli attuali conti Strozzi di Lugo.
Narrare le vicende di questa celebre ed
illustre famiglia sarebbe fuori luogo; di
remo soltanto che da detto estratto risulta
che CARLO ANTONIO, n. il 27 marzo 1776,
sposò il 20 settembre 1804 Carlotta, figlia
dell'avvocato Ricci Masi, nobile bolognese,
da cui nacquero: 1) ANTONIO Carlo il 27
ottobre 1805, educato nel R. Collegio di
Pistoia, socio di diverse accademie scien
tifiche; 2) D. GIOVANNI, n. il 7 maggio
1813, che fu professore di teologia, prefet
to generale degli studi dell'Ordine dei RR.
Canonici lateranensi in Roma; 3) FILIPPO,
n. il 24 luglio 1821, educato nel R. Colle
gio Cicognini di Prato.
Da altro attestato della stessa R. Depu
tazione, in data del 27 aprile 1844, risulta
che il conte avvocato Antonio CARLO FI
LIPPO Strozzi, ciambellano di S. A. I. il
Granduca di Toscana, membro di diverse
accademie regie, scientifiche, letterarie ita
liane, è figlio del già conte cav. presidente
avv. CARLO Strozzi, della linea di Modena
stanziata in Lugo, Stato Pontificio, e della
nobildonna Carlotta, dell'avv. Carlo Riari
Masi di Bologna. Da altro certificato, in
data del 18 agosto 1843, risulta che i « fra
telli avv. ANTONIO, prof. don GIOVANNI e
FILIPPO, de' conti Strozzi di Modena do
miciliati nella città di Lugo, tutti nati dal
signor cav. presidente avv. Carlo Strozzi
discendenti per linea retta da Nanni Stroz
zi, fiorentino, generale al servizio del Duca
di Ferrara nel 1400 ». Parimenti da altri
certificati del 1844 e del 1854, rilasciato
quest'ultimo dalla I. e R. Deputazione so
pra il Regolamento della nobiltà, datato da
Firenze, risulta che la « descritta famiglia
Strozzi attualmente dimorante a Lugo, ed
in essa il conte avv. Antonio Carlo, del
PAGINA 497
cav. Carlo, di Giovanni Strozzi e di Car
lotta De' Riario Masi » è iscritta nel Libro
d'Oro dei nobili della città di Firenze.
Dal conte Filippo Strozzi, morto il 19
novembre 1896 a Bologna, di Carlo Anto
nio e di Carlotta Riario Masi, e da Amalia
Biondi nacquero : CARLO, PALLA, don Gio
VANNI, PIETRO, Maria, Agnese, Luisa, An
tonietta, Clarice e Virginia, tutti del ra
mo già esistente a Lugo.
STRUFFI.
ARMA : Troncato
di rosso e di az
zurro. Nel 1º al
la capra di oro
passante, circon
data dal motto:
Dat aureum vel
lus; nel 2º allo
scaglione di ar
gento.
f. g.
DIMORA : Sessa.
Nobile, origina
ria dalla città di Firenze, e per tale legal
mente riconosciuta con Privilegio dell'an
no 1697.
Ammessa nelle Reali Guardie del Corpo,
nel 1836, in persona di BARTOLOMEO (Ver
bali della R. Commissione dei Titoli, vol.
I, fol. 46).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.),
per i discendenti da Bartolomeo aspirante
a R. Guardia del Corpo nel 1836.
f. f. p. di s.
* STUART FITZ JAMES.
ARMA : Inquarta
to : nel rº e 4º
controinquartato
d'azzurro a tre
gigli di oro
(Francia)
e
di
rosso a tre leo
pard: d'oro pas
santi uno sull'al
tro (Inghilterra);
nel 2º d'oro al
leone di rosso
US
Araldica
32
PAGINA 498
chiuso in una cinta doppio fiorita e con
trofiorita dello stesso (Scozia); nel 3º di
azzurro all'arpa cordata d'oro (Irlanda);
con la bordura composta di sedici pezzi,
otto d'azzurro ad un giglio d'oro ed otto
di rosso al leopardo di nero.
SUPPORTI : A destra un grifo ed a sinistra
un liocorno al naturale.
Мотто : Ortu et honore.
DIMORA: Inghilterra, Sicilia e Madrid.
Famiglia spagnuola e che ebbe dimora
in Sicilia. Discende da JAMES FITZ JAMES,
figlio naturale di James Stuart, duca di
York, poi re d'Inghilterra sotto il nome di
Giacomo II. Per successione femminile al
le famiglie De Silva e Alvarez De Toledo,
le pervennero i titoli di conte di Modica,
barone di Alcamo, barone di Bompietro,
barone di Calatafimi, barone di Chiara
monte, barone di Monterosso, barone di
Ragusa La Vecchia, barone di Ragusa La
Nuova, barone di Scicli e barone di Vit.
toria, dei quali l'ultimo possessore fu CAR
LO MICHELE, duca di Berwick, nel 1816.
A SANTIAGO, di Carlo Maria, di Jacobo,
con D. M. 20 dicembre 1928 fu riconosciu
to il titolo di conte di Modica con succes
sione primogeniale mascolina.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Modica (mpr),
in persona di SANTIAGO, di Carlo, Maria, di
Jacobo.
V. S.
STUB.
ARMA: D' oro al
tronco d' albero
sfrondato al na
turale, nodrito
sulla campagna
di verde.
DIMORA : Firenze.
In seguito a pro
posta della Magi
stratura civica di
Livorno fu, con re
scritto granducale
del 15 febbraio 1838, ascritto al ceto no
bile di quella città Gherardo, di Giacomo
Stub, nativo di Berghen inNorvegia e sta
bilitosi in Livorno per ragioni di commer
cio.
LETTERA S
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Livorno (mf.),
in persona dei disc. da Araldo Orazio
Kield e Tommaso Oscar, di Gherardo.
f. s.
* STURANI.
ARMA: Partito :
nel 1º d'oro alla
mezz 'aquila di
nero uscente dal
la partizione; nel
2º di azzurro al
monte di tre ci
me di verde alla
italiana moven
te dalla punta e
sormontato da
tre stelle di sei
raggi d'oro, male ordinate.
CIMIERO : Due semivoli di nero con in
mezzo una stella di sei raggi d'oro.
ORNAMENTI : Elmo aperto con corona tor
nearia e svolazzi gialli e neri.
DIMORA: Bologna; Torino; Milano; Firen
ze; Fiume; Gorizia.
Antica e nobile famiglia che trae le sue
origini dalla Serbia dove era una delle
principali per i molteplici servigi resi al
l'impero contro il turco; ivi era conosciuta
fin dal secolo XV. Nel XVI secolo si tra
sferì in Dalmazia e di là nel secolo XVII
inAncona.
Dette illustri personaggi, fra cui sono da
ricordare : GIOVANNI, vittorioso difensore
nel 1494 di Belgrado assediato dal turco
Amurat II. MATTEO, che fu quegli che tra
sferì la famiglia a Ragusa. Da lui ne ven
ne ELIA, che passò molti anni in Turchia
esercitando il commercio, e con incarichi
diplomatici per il re d'Ungheria; da Elia,
BIAGIO, il quale, in riconoscimento della
sua fedeltà e dei meriti suoi e degli ante
nati, dall'imp. Ferdinando II, con amplo
diploma del 7 gennaio 1622, fu decorato
con tutti i suoi discendenti in perpetuo del
titolo di nobile del S. Romano Impero. Nel
magnifico diploma l'imperatore « dichiara
l'antica nobiltà di casa Sturani per quattro
quarti paterni e materni, e gli concede di
inquartare allo stemma di famiglia la mez
za aquila imperiale, e di timbrare lo scudo
LETTERAS
con l'elmo e la corona tornearia, con il ci.
miero del doppio semivolo con stella d'o
ro e in mezzo, e svolazzi gialli e neri (co
lori dell'Impero) ». MICHEL MATTEO, pri
mogenito di Biagio, sostenne incarichi ed
ambascerie per il re Mattia d'Ungheria,
che il 24 marzo 1616 lo nomind « fami
liare aulico » . L'imperatore Ferdinando II,
con suo diploma del 31 gennaio 1621, lo
nomind « ambasciatore cesareo e consiglie
re intimo » e come tale fu inviato in mis
sione speciale con lettere imperiali da Linz
il 20 luglio 1643 alla Corte ottomana. Nel
1626, sempre per l'imperatore, andò am
basciatore a papa Urbano VIII, e fu in tal
epoca che avvenne il trasferimento di tut
ta la famiglia in Ancona, e cioè di Michel
Matteo e dei fratelli suoi GIOVANNI, LUCA
e CRISTOFORO. Michel Matteo morì a Vien
na il 16 novembre 1658, carico d'anni e di
onori. Il detto Cristoforo, sacerdote, nel
1676 era canonico della cattedrale di An
cona; fu illustre matematico e pubblicò .
<> nel 1645, ed inventò nuovi mac
chinari, tanto da meritarsi il titolo di
« grand sorcier » ! Tornato a Fano, nel
1677 costruì il celebre teatro della Fortu
na, che esistette fino al 1845.
PIERANDREA (1731), priore, fu il primo
che ebbe l'eredità fidecommissale del capi
tano Paolo, come si è detto sopra, ma ben
chè avesse avuto due mogli, non ebbe di
scendenza, onde detta primogenitura pas
sò al fratello FILIPPO (che fu della XIX
generazione); egli fu priore e gonfalonie
re nel 1776, sposò la nob. Rosa di Nicola
Bonaparte di S. Miniato (Firenze) († 15
gennaio 1796) che Napoleone I console,
chiamava sua zia. FRANCESCO, di Filippo,
morì nel 1771 di anni 4, sicchè il Consiglio
comunale di Fano fu chiamato ad elegge
re il successore alla primogenitura fonda
ta dal capitano Paolo Torelli con i rogiti
del notaro fanese Agostino Guardinucci il
13 luglio 1722. E in base ad esso il Consi
glio, il 6 settembre 1786, elesse a segui
tare la famiglia Torelli il conte e marche
se SILVIO dei Torelli di Forlì, che morì nel
maggio 1795, scapolo estinguendosi così
anche i Torelli di Forlì, discendenti essi
pure da Salinguerra, signore di Ferrara, e
stati riconosciuti parenti dei Torelli di Po
lonia da re Augusto III di Polonia e deco
rati del titolo marchionale per maschi e
femmine in infinito, con amplo Diploma
dato a Dresda il 13 luglio 1747.
In questo Diploma si fa la storia dei
Torelli-Ciolek polacchi, dicendo che essi
provenivano da Mantova con un PAOLINO,
che nel sec. XII si trasferì in Polonia.
Alla morte di Silvio, il Consiglio fanese
chiamò alla primogenitura EVANGELISTA,
di Giovan Battista, dei Torelli patrizi di
Foligno, il quale pure discendeva dal Sa
LETTERAT
linguerra, signore di Ferrara. I Torelli fo
lignati oltre ad avere il patriziato della lo
ro città fin dal 1200, ebbero anche la no
biltà romana il 10 settembre 1520 per tut
ta la famiglia in perpetuo in persona di
altro EVANGELISTA, figlio di Paolo, alle
quali nobiltà aggiunsero il patriziato fane
se allorchè il 12 agosto 1797 vi fu aggre
gato il detto Evangelista di Gio. Batta. E
vangelista ricoprì le più alte cariche civi
che tanto a Foligno che a Fano. Egli era
nato a Spello (Foligno) il 30 dicembre
1750, e morì il 9 dicembre 1830. Dalla sua
seconda moglie nob. Alessandra dei conti
Borgogelli (n. 1802, † 1883), ebbe una sola
femmina, Innocenza, ed allora egli nel
marzo 1816 chiamò a succedergli il nipote
ex fratre TORELLO, di Giuseppe Torelli (n.
Foligno 18 maggio 1807) e gli fece sposare
la sorella di sua moglie, la nobile Volum
nia, figlia del conte cav. priore Michelan
gelo Borgogelli, patrizio di Fano e ciam
bellano del granduca di Toscana, (nato 13
marzo 1807 e morto 30 agosto 1884). Poi
per atto del notaio fanese Francesco Guar
dinucci il 26 ottobre 1828 lo istitui erede di
tutto il suo patrimonio (benchè le primo
geniture fossero state abolite da Napo
leone I) .
Torello ricoprì la carica di gonfaloniere
tanto in Fano che a Cartoceto, e morì il
15 dicembre 1851. GIOVANNI, di Torello
(XXIII generazione), (n. 19 giugno 1829,
† 17 novembre 1872), prese parte alla co
sa pubblica e sposò la nob. Anna di Mat
tia Tocci di Cagli. Da questi discendono
gli attuali Torelli.
Questa famiglia che sta facendo pratiche
presso la Consulta Araldica, ha diritto
a farsi riconoscere i titoli di patrizio di Fo
ligno (mf.), patrizio di Fano (mf ), nobile
romano (mf.), è oggi così rappresentata :
GIOVANNI, n. 11 novembre 1886, di To
rello († 1920) e Alessandrina dei conti Fai
na (1864, † 1922) .
Fratelli: 1) LELIO CLAUDIO, n. 26 mag
gio 1889; maggiore R. E., croce al merito
e al valore di guerra, cav. Corona d'Italia,
cav. uff. Corona di Romenia con spade;
sp. II novembre 1925 Hilda Muheim de
Diesbach (n. a Friburgo, Svizzera, 28 ot
tobre 1903), (resid.: Perugia, via XX Set
tembre, 26); 2) Maria, n. 20 gennaio 1891;
LETTERA T
sp. 19 luglio 1919 all'avv. prof. Luca Spar
taco Pontini (n. 2 novembre 1887); 3) An
na, n. 12 settembre 1893; sp. 28 agosto
1924 al nob. cav. maggiore Alessandro
Mascaretti (n. 10 giugno 1893); 4) Ludovi
ca, n. 7 settembre 1896; sp. 2 settembre
1922 al cap. Cesare Conighi (n. Fiume, 14
maggio 1895) .
Figlie di Lelio Claudio: a) Barbara Ales
sandra, n. Friburgo, 26 agosto 1926; 5)
Maria Ludovica, n. Friburgo, 26 luglio
1930; c) Maria Elena, n. Perugia, 28 di
cembre 1931.
p. c. b. o.
* TORELLI.
ARMA:
Troncato :
nel 1º d'oro al
l'aquila di nero,
rostrata e mem
brata del campo;
nel 2º di rosso al
toro d' argento,
corrente.
DIMORA : Tirano,
Villa di Tirano
eRoma.
Antica famiglia
originaria da Villa di Tirano in Valtellina.
Coprì le cariche che si conferivano ai soli
nobili. BERNARDO venne riconosciuto nella
nobiltà con Sov. Risol. del 1816 e al suo
ramo appartengono i rappresentanti della
famiglia, riconosciuti con D. M. del 1900.
Il ramo discendente da LUIGI fu insi
gnito nel 1874 del titolo di conte con suc
cessione primogeniale mascolina.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di LUIGI, di Francesco, di Bernardo.
Figli: BERNARDO, GIANFRANCESCO, ENRI
co, Pia, e GASTONE.
Figli di Enrico: MARIO LUIGI e Daniella.
Col titolo di nobile (mf.), e conte (mpr.),
in persona di BERNARDO, di Luigi.
V. S.
* TORELLINI.
ARMA : D'azzurro, all'albero accollato da
un tralcio di vite fruttato di tre pezzi,
PAGINA 653
il tutto al natu
rale, nodrito su
d'un monte al
l'italiana di tre
colli (2, 1), d'ar
gento, movente
dalla punta.
DIMORA : Viterbo e
Roma.
La famiglia Tor
rellini è originaria
da Pisa e venne in
Viterbo al principio del XVI secolo con
SEBASTIANO, di Benedetto Torellini.
Nel 1593 fu ammessa al priorato di Vi
terbo con PIER GIOVANNI, di Antonio.
Questa famiglia si estinse con Rosa Al
tilia, di Paolo Torellini, vedova del conte
Filippo Brugiotti, che nel 1749 istituì un
fidecommisso a favore del pronipote PAO
Lo, di Ascanio Cerrosi, che assunse nel
1765 il cognome Torellini e si fregiò del
titolo comitale usato ininterrottamente dai
suoi discendenti fino alla generazione pre
sente, forse per la successione alla casata
dei conti Galeotti del 1736.
Aquesta famiglia dalla Consulta Araldi
ca del Regno venne riconosciuto, con De
creto Ministeriale del 3 giugno 1929, il solo
titolo di nobile di Viterbo.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Viterbo (mf.),
in persona di TULLIO, di Onofrio, di Carlo.
Figli: GIORGIO e Maria.
TORINO (COMUNE).
ARMA: D'azzurro
al toro furioso di
oro, cornato di
argento. (Conse
gnamenti 1614,
16 giugno 1687 e
D. C. G. 11 ago
sto 1931).
Antica è la si
gnoria di Torino
su Beinasco. I1 22
l. r. m.
giugno 1239 Fede
rico di Piossasco, anche a nome degli altri
consignori di Beinasco di lui consorti e
PAGINA 654
cioè Guidone di Piossasco col figlio Ober
to, Ottone Folgore di Piossasco ed Ardiz
zone Fea facevano investitura a titolo di
donazione irrevocabile alla comunità di
Torino, rappresentata dai chiavari Giaco
mo Cagnassone e Oberto Porcello e dai
sindaci Guglielmo Cagnassone e Giovanni
Valle, del castello, della villa e del terri
torio di Beinasco. Il 16 successivo luglio
Giovanni di Piossasco ratificava la dona
zione come sopra fatta dal padre Federico.
Il 14 aprile 1619 la città di Torino veni
va infeudata (interinazione 2 maggio) di
Grugliasco, vendutole dal duca Carlo Ema
nuele I per soddisfare debiti di guerra, e
ne riportava l'investitura il to successivo
giugno, con altre del 14 gennaio 1678 e 22
aprile 1732.
È da ricordarsi la deliberazione dell'II
gennaio 1849, colla quale i consiglieri co
munali di Torino, sostituiti ai decurioni,
per uniformarsi anche in ciò al nuovo or
dine di cose, ordinavano la distruzione del
le insegne comitali, sostituendo alla coro
na comitale la corona murale.
Con D. C. G. dell'11 agosto 1931 veniva
confermato lo stemma come sopra blaso
nato, riconoscendo alla città di Torino il
diritto di fregiare lo scudo della corona
comitale.
Il Comune è iscritto nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte di Grugliasco, si
gnore di Beinasco.
l. b.
* TORLONIA.
ARMA:
Inquarta
to : nel 1º e 4º
di rosso; nel 2º e
3º d'azzurro alla
cometa d'oro on
deggiante in
sbarra; con la
banda d'argento,
carica di sei rose
d'oro, attraver
sante sul tutto.
CIMIERO : La fe
nice. DIMORA : Roma.
La genealogia documentata, fornitaci
dall'istoriografo dell'Alvernia, Ambrogio
Tardieu, incomincia con BENEDETTO Tour
LETTERAT
lonias, nato a Marat (Puy de Dôme), pa
dre di ANTONIO, che il 15 giugno 1722 spo
sò a Augerolles, Maria Cambray, da cui
nacquero GIUSEPPE († 1819 senza prole),
Francesca, moglie di M. Montagne e MA
RINO, che nel 1750 si stabili a Roma dove
sposò Angela Lanci. Il cardinale Acquavi
va gli lasciò una pensione vitalizia e mori
il 21 marzo 1785. Suo figlio GIOVANNI (ta
Roma, 25 febbraio 1829 a 74 anni), agente
del principe di Furstenberg presso la S. Se
de, nobile dell'impero nel 1794, fondò la
banca Torlonia. Egli fu ascritto al patri
ziato romano con Senatu Consulto del 13
gennaio 1809 e fu creato marchese di Ro
mavecchia e Turrita, ad personam. Nel
1813, acquistò il principato di Civitella Ce
si dal principe Pallavicini ed a causa di
questa proprietà Pio VII, con chirografo
dell'11 ottobre 1814, lo fece e nominò prin
cipe di detto castello e luoghi annessi; nel
1820 acquistò il ducato di Poli e Guada
gnolo dal duca Sforza Cesarini, e finalmen
te nel 1822, acquistò la castellania di Capo
dimonte, Marta e Bisenzo dal principe Po
niatowski. Il 1º ottobre 1821 istituì la pri
mogenitura Torlonia comprendente Poli e
Guadagnolo per suo figlio MARINO, che da
Pio IX fu poi creato duca con Breve 26 feb
braio 1847, e più tardi un maggiorasco se
condogenito comprendente Civitella Cesi
per suo figlio ALESSANDRO (n. 1800, † 1886)
che fu creato da Gregorio XVI, duca di
Cesi e marchese di Romavecchia nel 1838
e principe di Civitella Cesi il 7 luglio 1840.
Avendo disseccato il lago di Fucino, ebbe
il titolo di principe di Fucino nel 1875. A
lessandro rinunciò a tutti i titoli a favore
di sua figlia Anna Maria, sposa a Giulio
Borghese, che assunse il cognome Torlonia
(conferma italiana di questa cessione, 7
marzo 1875). Il titolo di principe di Civi
tella Cesi, essendo stato conferito sopra un
maggiorasco maschile al quale le femmine
non potevano succedere, fu riconosciuto
nel 1890 con sentenza della Corte di Cassa
zione alla linea dei duchi Torlonia.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile romano (mf.), no
bile di Viterbo (mf), duca (mpr.), duca di
Poli (mpr.), duca di Guadagnolo (mpr.)
(D. M. ricon. 1º marzo 1911), in persona di
LETTERAT
ANDREA, comm. di giust. patr. del S. M.
Ordine di Malta, tenente di compl. nel Ge
nova Cavalleria, n. Frascati 4 settembre
1899, di Leopoldo (n. 25 luglio 1853, †
Frascati 23 ottobre 1918, senatore del Re
gno, già deputato al Parlamento, già sin
daco onorario di Pesaro e Sinigallia, асса
demico onorario di S. Luca), di Giulio, di
Marino e di Giovanni e di donna Amalia
Colonna dei principi di Stigliano, dama di
onore e devozione del S. M. O. di Malta;
sp. Genova 18 aprile 1920 con donna Ema
nuela dei marchesi Spinola (res.: koma) .
Figli: LEOPOLDO, n. Genova 18 gennaio
1921 ; AUGUSTO, n. Roma 30 aprile 1924;
PAOLO, n. Roma 5 ottobre 1926; EMANUE
LE, n. Roma 23 febbraio 1929.
Sorella consanguinea (nata dal primo
matrimonio del padre con donna Eleonora
Monroy Lanza Spinelli dei principi di Bel
monte, † 1891) : Teresa, n. 30 dicembre
1887, spos. 22 novembre 1913 al conte
Giuliano Terzi di Sissa (†) .
Sorelle germane: Flaminia, n. 28 mag
gio 1893; Anna Maria, n. 15 ottobre 1894,
spos. gennaio 1925 al principe don Fran
cesco Chigi della Rovere.
Zii: (nati dal matrimonio dell'avo don
Giulio (n. 1824, † 1871) con donna Teresa
dei principi Chigi Albani) : Augusto (ve
di famiglia seguente); MARINO (id., id.);
GUIDO, n. Roma 26 gennaio 1865, † San
Remo 23 marzo 1929, deputato al Parla
mento, sp. con donna Giuseppina Lanzani.
Figlia di Guido: Emma, spos. con Fran
co dei marchesi Monticelli Obizzi.
c. a. b. f.
* TORLONIA.
A
versante sul tutto.
ARMA :
Inquarta
to : nel 1º e 4º
di rosso al lam
bello d'oro (per
spezzatura); nel
2º e 3º d'azzurro
alla cometa d'oro
ondeggiante in
sbarra; con la
banda d'argen
to, carica di sei
rose d'oro, attra
PAGINA 655
DIMORA : Roma.
Ramo della famiglia precedente, che
venne riconosciuto nel titolo di principe di
Civitella Cesi in persona di Augusto, di
Giulio, e alla cui morte succedette nel ti- '
tolo il fratello MARINO, riconosciuto
D. P. 23 giugno 1929.
con
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile romano (mf.), no
bile di Viterbo (mf.), nobile dei duchi
(mf), nobile dei duchi di Poli e di Gua
dagnolo (mf.), principe di Civitella Cesi
(mpr.), in persona di Augusto, n. 20 gen
naio 1855, † 16 aprile 1926, di Giulio, di
Marino, di Giovanni.
Fratello: MARINO, n. Poli 19 luglio 1861 ,
spos.. 15 agosto 1907 con Elsie Moore.
Figli: ALESSANDRO, n. Roma 7 dicembre
1911 ; CRISTIANO, n. Roma 9 aprile 1913;
Marina, n. Roma 22 ottobre 1922.
c. a. b. f.
*
TORLONIA (già BORGHESE).
ARMA : Inquarta
to : nel rº e 4º
di rosso; nel 2º e
3º d'azzurro alla
cometa d'argen
to ondeggiante
in sbarra con la
banda d'argento
carica di sei rose
di rosso bottona
te e barbate d'o
ro, attraversante
sul tutto.
DIMORA : Roma.
Altro ramo della famiglia Torlonia iscrit
to' nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nel
l'Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile
romano (mf.), principe (mpr.), duca di
Ceri (mpr.), marchese di Romavecchia
(mpr.), principe di Fucino (mpr.), in per
sona di GIOVANNI, n. Roma 10 ottobre
1873, senatore del Regno, di Giulio Bor
ghese (n. 19 dicembre 1847, † 15 luglio
1914) e di donna Anna Maria Torlonia dei
principi di Civitella Cesi.
Fratelli: CARLO, gr. uff. della Corona di
Italia, n. Roma 19 dicembre 1874; spos.:
1) 20 novembre 1907 con Angela Benvenu
PAGINA 656
ti, div. 1920; 2) 22 agosto 1922 con Paoli
na Pignoloni; Teresa, n. Roma 22 maggio
1872, spos. Roma 28 aprile 1895 col mar
chese Gerino Gerini; Maria, n. Roma 12
febbraio 1876, dama di Palazzo di S. M. la
Regina, spos. Roma 2 giugno 1897 col du
ca Lorenzo Sforza Cesarini.
Figli di Carlo: Anna Maria, n. Roma 16
novembre 1923; Giulia, n. Roma 30 dicem
bre 1924; ALESSANDRO, n. Roma 28 novem
bre 1925.
c. a. b. f.
* TORNABENE.
ARMA : D'oro al
leone sormonta
to da una picco
la decusse scor
ciata, il tutto di
azzurro.
DIMORA : Catania.
Famiglia che si
ritrova in Sicilia
sin dal secolo XV
e che si vuole far
discendere dai Tor
nabuoni di Firenze e portata in Sicilia da
un PIETRO, che ebbe in Catania le prime
cariche ed acquistò la baronia di Castanìa
Il titolo di barone della Tonnara di Fiu
me, di Noto e Caponero, provengono da
casa Zappalà e fu riconosciuto con D. М.
del 1911 all'unica superstite di questa fa
miglia, MARIA GIUSEPPA Tornabene, mo
glie del nobile Raffaele Zappalà.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone della Tonnara di
Fiume, di Noto e Caponero (pers.), in per
sona di MARIA GIUSEPPA, di Carlo Lodo
vico, di Giambattista, ved. del nob. Raf
faele Zappalà.
V. S.
TORNAMBENE (vedi VII Volume d'Ap
pendice).
* TORNIELLI
SATI.
e
ARMA : Di rosso a due scettri d'oro, fioriti,
curvati, affrontati; collo scudetto d'oro,
LETTERA T
carico di un'a
quila coronata,
di nero, in abis
So.
CIMIERO : L'aquila
coron. del cam
po, nascente.
SOSTEGNI : Due a
quile al naturale
affrontate.
Мотто : Pro hono
re
pro patria
pro fide pugnandum.
DIMORA : Torino, Borgomanero e Novara.
È una delle più antiche e potenti fami
glie della città di Novara, che unitamente
ai Brusati ed ai Cavallazzi ebbero a volta
a volta il dominio della loro città. Il nome
dei Tornielli è strettamente legato alla sto
ria di Novara, e più ancora alle fazioni dei
secoli XIII e XIV, nelle quali ebbero parte
preponderante. Già nel secolo XII i Tor
nielli sostengono in Novara le più impor
tanti cariche cittadine ed il loro nome si
riscontra fra i consoli del comune, fra i
consoli di giustizia e fra i canonici ed i ve
scovi. Notevolissimo fu quel GUGLIELMO
Tornielli che, eletto vescovo di Novara,
rappresentò i Novaresi alla Dieta di Ron
caglia del 1158, e che due anni dopo fornì
all' imperatore Federico Barbarossa bale
strieri ed arcieri. Da quest'epoca la poten
za di questa famiglia andò via via aumen
tando, affermandosi con personaggi insi
gniti delle più alte cariche, e mentre un
GIOVANNI vienė eletto vescovo di Bergamo
nel 1209, Oldeberto è eletto vescovo di
Novara. Di tendenze spiccatamente impe
riali, furono i Tornielli fra i più potenti
fautori degli imperatori Federico I e Fe
derico II e qui forse sta la giustificazione
della leggendaria parentela tra di essi e il
re Manfredi di Svevia. Colla morte del
l'imperatore Federico II e colle gravi lotte
che seguirono fra i partigiani dell'impero
e quelli del papato sorsero in Novara, ver
so il 1257, le fazioni, che insanguinarono
colle sanguinose lotte e colle tragiche ven
TORNIELLI BRU- dette le mura cittadine. A capo delle fazio
ni guelfe dette dei Sanguigni stavano i
Brusati, a capo delle ghibelline dette dei
Rotondi i Tornielli, che sulla loro bandie
ra, che recava la croce rossa, portavano il
LETTERAT
motto : pro fide, pro patria, pro libertate et
honore, che è tuttora il motto della stirpe
dei Tornielli. Nelle alterne vicende delle
lotte intestine, che portavano or l'una or
l'altra fazione al dominio di Novara, rima
se fra gli altri famoso il nome di TORELLO,
di Giovanni Tornielli (1257), che fu uno
dei seguaci di Corradino di Svevia nell'I
talia Meridionale, e quello di ENRICO, che
dopo la pacificazione delle parti conten
denti avvenuta a Novara nel dicembre
1310 per opera dell'imperatore Enrico VII,
assalì nel 1311 i Sanguigni scacciandoli
dalla città e rovinandone i feudi che tene
vano nel contado Novarese.
Stipite sicuro, a cui si riallacciano qua
si tutti i numerosi rami dei Tornielli, è Ro
BALDO, che fu podestà di Cerano nel 1202.
Da costui discendono MANFREDO, che fu
console di Novara nel 1229, e OTTONE, che
ebbe per nipoti il già citato TORELLO
e
GALVAGNO, signore di Parona e Vignarel
lo, conte di Squillace, figlio di Giovanni,
che fu console di Novara nel 1232. Man
fredo procreò RAINERO (1275), che fu padre
di GIOVANNI LUIGI, a cui si vuole attri
buire la fondazione del castello di Verga
no, e di LOTERIO, che fu delegato (dicem
bre 1310) dei fuorusciti novaresi in Vercel
li presso l'imperatore Enrico VII, dove fra
gli intervenuti figurano i seguenti di que
sta famiglia : FILIPPO col figlio ARRIGHI
NO, GIOVANNI E MANFREDO fu Galvagno,
GIOVANNI fu Pietro, RAINERIO fu Enrico,
GUALA, PAGANINO, GIOVANNI
e
fratelli.
MATTEO,
Da Giovanni Luigi nacque FILIPPONE,
che fu console di Novara e capitano del
popolo a Pisa, e da cui originarono il già
citato Enrico, ROBALDONE E PIETRO detto
Calcino. Mentre Enrico viene nominato
capitano di Milano, Calcino ne è nominato
nel 1323 podestà, e Robaldone ottiene la
importantissima carica di vicario e rettore
di Arona nello stesso anno. L'imperatore
Ludovico il Bavaro, sceso in Italia, il 31
maggio 1327 crea vicarii imperiali in No
vara Robaldone e Calcino, che lo storico
novarese Gio. Battista Ploto denomina duo
fulgura belli. Signori della loro città, or
gogliosi per la suprema carica affidata loro
eper le illustri alleanze matrimoniali con
tratte, avendo Calcino sposato Buonacossa
PAGINA 657
Rusca, nipote del vescovo Giovanni Vi
sconti, e Robaldone avendo sposato Brissa
mante, sorella del marchese Tommaso Ma
laspina, destarono l'odio degli avversari
e l'invidia degli stessi congiunti. Abil
mente ne approfittò il vescovo di Novara,
Giovanni Visconti, che il 22 maggio 1332
imprigionò nello stesso vescovato Calcino,
riuscendo quindi con abile colpo di mano
a rendersi signore di Novara. Robaldone,
avuta notizia dell'imprigionamento del fra
tello, fuggì a Verona presso il parente
Cangrande della Scala, ove pochi mesi ap
presso morì. Calcino, liberatosi del carce
re, raggiunse a Verona il fratello, e solo
più tardi si ricoverò nel suo castello di
Vergano, dove a cagione dell'amicizia di
mostrata a Lodrisio Visconti ebbe confisca
ti i beni, riuscendo a porre in salvo la vita
colla fuga. Alla morte del vescovo Giovan
ni Visconti, la città di Novara venne oc
cupata (1356) dal marchese Giovanni II di
Monferrato, essenzialmente coll'aiuto di
Opicino, figlio di Robaldone Tornielli, che
venne creato dal precitato marchese pode
stà di Asti. Ma ormai le fazioni erano fini
te e più nessuna famiglia aveva la potenza
di soverchiare l'altra e di assumere il do
minio della città. Sotto Giovanni Visconti,
succeduto al marchese di Monferrato nel
dominio di Novara, i vecchi dissensi e le
vecchie inimicizie cadono, e i Tornielli e
i Brusati si accordano per l'amministrazio
ne della loro città.
La storia di questa famiglia, cessate le
lotte per il predominio di Novara, deve
essere studiata attraverso le loro signorie
e i personaggi che numerosi illustrarono e
resero celebre il loro già insigne casato. Il
ramo proveniente dal citato Robaldone
continuò nella signoria di Vergano. Col
passaggio del Novarese sotto la monarchia
Sabauda, avendo il Re Carlo Emanuele III
infeudato 1'11 dicembre 1772 e investito il
19 aprile 1773 Luigi Bellini del feudo di
Vergano col titolo comitale, ne sorse al
proposito lite coi nobili Tornielli, lite che
fu transatta il 20 settembre 1773, in con
seguenza di che i quattro congiunti GIU
SEPPE GEROLAMO di Luigi, TEODORO di Gio
vanni Francesco, ENRICO di Giovanni
Francesco Vittorio e ANTONIO di Costanzo,
rappresentanti delle quattro linee dei Tor
Araldica
42
PAGINA 658
nielli di Vergano, venivano infeudati il 19
ottobre 1773 di Vergano con erezione in
quattro contee per un quarto, e investiti
col titolo comitale il 21 gennaio 1774.
Con GALVAGNO ebbe inizio il ramo dei
signori di Parona e Vignarello. Galvagno
sposò Olimpia Filangeri e furono suoi figli
FEDERICO conte di Squillace, che fu pode
stà di Milano nel 1281, MANFREDINO e Gio
VANNI, rispettivamente signori di Parona e
di Vignarello. La linea dei signori di Pa
rona, che ebbe pure il feudo di Borgoma
nero, concesso dal duca Filippo Maria
Visconti a Robaldone Tornielli il 7 aprile
1432, ebbe fine con Gro. VINCENZO e Cat
terina, moglie di Enrico Tornielli di Ver
gano.
La linea dei signori di Vignarello ebbe
termine con Francesca († 19 aprile 1845),
moglie di Ottaviano Tornielli di Barengo.
Questa linea fu illustrata da notevoli per
sonaggi, fra i quali meritano particolare
menzione : GIROLAMO († Pavia, 21 ottobre
1570), che fu professore di leggi a Pavia
(1531), a Torino (1534), a Padova e quin
di nuovamente a Pavia (1563); suo nipote
GIO. BATTISTA († 1618), che fu lettore nel
l'Università di Pavia (1573-90), poscia eb
be la carica di senatore e poi di presidente
del Senato di Mantova; MANFREDO († Mi
lano, 29 marzo 1678), che fu dottore di
leggi e senatore; e suo fratello FRANCESCO
BERNARDINO († Dôle, 1637), che fu profes
sore di legge nell'Università di Dôle.
LOTERIO è lo stipite di numerose altre
linee. Una di esse ebbe il feudo di Castel
letto Scazzoso, del quale fu infeudato il
medico Gio. BATTISTA col titolo comitale
il 13 novembre 1596. Devoluto il feudo per
la morte di GIO. BATTISTA improle, ne fu
successivamente infeudato il congiunto
Gio. Agostino il 17 luglio 1607. GIOVANNI,
di Bernardo, fu infeudato il 20 ottobre
1449 dei feudi di Barengo, Maggiora, Brio
na e Solarolo dal duca di Milano France
sco I Sforza, colla successiva conferma del
duca Gian Galeazzo ed erezione in titolo
comitale, il 26 giugno 1488, ai nipoti GUI
DO, DOMENICO, RAFFAELE, MANFREDO
e
FLORIO, di Melchiorre. NICOLINO, di Gu
glielmo, ebbe dal duca di Milano Gio. Ma
ria Visconti il feudo di Romagnano il 26
ottobre 1499, feudo in seguito confiscatogli
LETTERAT
dal duca Filippo Maria Visconti per fello
nia. LUIGI, di Giambattista e di Margheri
ta Rho di Lozzolo, assunse per le ragioni
materne il cognome Rho e fu infeudato di
Lozzolo 1'11 febbraio 1654. CARLO GIOA
CHINO, di Giuseppe, ebbe per ragioni della
sua consorte Anna de Châlelet, il feudo di
Gerbeviller con titolo marchionale. Nè de
ve dimenticarsi una linea che passò in Ve
nezia con GIROLAMO nel 1521.
La discendenza di Loterio fu illustrata
da insigni personaggi, di cui ricorderemo :
GREGORIO (n. Barengo, 10 giugno 1543; †
Milano, 1622), di Gerolamo, che entrato
nella congregazione dei Barnabiti ne fu
eletto generale; ANTONIO, di Florio († Ro
ma, 8 marzo 1650), che fu vescovo di No
vara (1636); GIO. DOMENICO E GIO. LUDO
VICO, fratelli, figli del citato Guido di Brio
na, che furono entrambi generali; CARLO
GIOACCHINO, marchese di Gerbeviller, che
fu creato cavaliere del Toson d'Oro. Ma
grandissimo fra tutti fu quel FILIPPO, le
cui gesta, come si legge nell'ordine del
giorno del 23 novembre 1528 di Antonio
de Leiva, generalissimo di Carlo V in Ita
lia, sono così numerose che non si potreb
bero ridire. Fu generale dell'esercito del
duca di Milano, quindi dell'imperatore
Carlo V e luogotenente del re Ferdinando
d'Austria. Era figlio di quel Manfredo che
era stato, coi fratelli, riconfermato conte
di Briona il 26 giugno 1488, e ai titoli pa
terni aggiunse quelli di marchese di Cara
vaggio e di signore di Galliate, Vailate e
Biandrate. Fu sua figlia Livia, la più cele
bre poetessa dei suoi tempi.
Riferendoci ai quattro conti di Vergano,
la linea del conte ANTONIO, che sposò Cla
ra Radicati di Cocconato, è estinta. Illu
stre fu la discendenza del conte GIUSEPPE
GEROLAMO. Suo nipote GIUSEPPE MARIA
(n. Novara, 21 marzo 1764; † 18 febbraio
1846), di Luigi, fu prima prefetto, quindi
intendente generale a Chambéry (1816), e
in seguito direttore dell'amministrazione
del Debito pubblico (1820) e vicerè della
Sardegna (1824). Fu Grande di Corona
(1831), ministro di Stato e il 23 dicembre
1836 ebbe l'ordine supremo della SS. An
nunziata. Sposò Camilla Brusati, ultima di
questa grande famiglia novarese, e da que
ste nozze nacque EUGENIO († 5 gennaio
LETTERAT
1868), che al proprio nome aggiunse quello
Brusati. Ebbe costui la carica di sindaco
di Novara e fu deputato al Parlamento nel
la VI legislatura. Insigne personaggio fu
il figlio suo Giuseppe (n. Novara, 12 feb
braio 1836), che fu ambasciatore a Madrid,
a Londra e a Parigi, ministro degli Affari
Esteri (1876-79), senatore del Regno (16
marzo 1879), e, come l'avo, venne decora
to (1906) del collare della SS. Annunziata.
Sposò Olga Rostopchin, da cui non ebbe
prole. Furono sue sorelle Camilla in Laza
ri (n. 1842), Luigia, che sposò il conte Gi
bellini Tornielli Boniperti, ed in seconde
nozze il marchese Achille Afan de Rivera,
eFanny (n. 1843), che fu moglie del conte
Gaudenzio Caccia di Romentino.
Il conte TEODORO ebbe dalla sua consor
te Ottavia Maria Tornielli, VINCENZO MA
RIA DAMIANO (n. Novara, 3 febbraio 1739;
† 9 settembre 1802), che sposò Maria Mol
li. Da queste nozze nacquero : GALEAZZO,
AGABIO, Giuseppa, moglie del conte Mar
co Bellini, e GAUDENZIO GALEAZZO GIU
SEPPE MARIA. I figli di quest'ultimo : TEO
DORO, MARCO, CARLO Alberto e GiusEPPE,
chiamati eredi dalla loro zia contessa Giu
seppa Bellini, ottennerro con PP. del 20
aprile 1839 di aggiungere al proprio il no
meBellini.
Il conte ENRICO sposò Maria Anna Baldi
e fu suo figlio LUIGI (n. Novara, 12 otto
bre 1776; † 24 aprile 1814). Dalle nozze di
Luigi con Antonia, di Filippo Rossignoli,
nacquero, fra gli altri, ENRICO ALBERTO (n.
Borgomanero, 30 maggio 1805; † 21 giu
gno 1891) e Marianna, che sposò il nobile
Carlo Tornielli. Enrico Alberto sposò
(1842) Fanny, di Gaudenzio Albini, e da
queste nozze nacque in Novara, il 9 luglio
1858, il conte Vittorio, che è dottore in
leggi, e che venne riconosciuto nel titolo
comitale con D. M. 22 marzo 1889. Sposò
(1897) Teresa, del senatore Melchiorre Vo
li, e sono sue figlie Fanny Enrica (n. No
vara, 7 novembre 1897), che sposò (1922)
il maggiore conte Carlo Vialardi di Sandi
gliano, Enrica Rinalda (n. Novara, 28 di
cembre 1900), che sposò (1922) il conte
Carlo Iberto di Rovasenda e del Melle, e
Valeria Miralda (n. Novara, 13 marzo
1902).
PAGINA 659
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte di Vergano (mpr.),
nobile (mf.), in persona di Vittorio, di Al
berto, di Luigi, di Enrico.
Figlie: Fanny, Enrica, Valeria.
* TORNIELLI.
ARMA: Di rosso a
due scettri d'o
ro, fioriti, curva
ti, affrontati,
collo scudetto
d'oro, carico di
un' aquila coro
nata, di nero, in
abisso.
CIMIERO : L'aquila
cor. del campo,
nascente.
1. b.
MOTTO: Pro fide, pro patria, pro libertate
et honore pugnandum.
DIMORA : Novara.
Questo ramo della nobile casata dei Tor
nielli, di cui non è noto l'attacco genealo
gico cogli altri rami, ha per stipite Giovan
ni, che sposò una Nibbia, appartenente al
l'omonima famiglia novarese. Figlio di
Giovanni fu Simone, qualificato signore di
Ortello (1399). Fu di questo ramo GASPA
e
RE, di Gio. Matteo, che ebbe la carica di
oratore della città di Novara a Milano
che venne creato conte dal Duca di Savoia
il 19 dicembre 1711, titolo stato conferma
to dal Magistrato Straordinario di Milano
l'II maggio 1720 al figlio suo OTTAVIANO,
natogli dalle nozze (1671) con Antonia A
vogadro. Ottaviano († dicembre 1738), che
fu come il padre oratore della città di No
vara, sposò in seconde nozze (1700) Giu
seppa Maria, di Gio. Francesco Fieschi di
Masserano e furono suoi figli GIO. FRAN
CESCO (n. Novara, 29 novembre 1701; †
1754), che fu avvocato fiscale e quindi se
natore in Torino (1737), e GIROLAMO (п.
Milano, 12 ottobre 1722), che fu distinto
poeta.
Girolamo sposò Laura, di Gio. France
sco Tornielli di Barengo e nacquero da
queste nozze : LUIGI GAUDENZIO e FILIPPO
GAUDENZIO. Luigi Gaudenzio fu infeudato
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro di Borgolavezzaro il 2 aprile 1776 e inve
PAGINA 660
stito il 3 successivo agosto con titolo mar
chionale. Sposò Maria Borromeo, da cui
non ebbe prole. Filippo Gaudenzio (n. No
vara, 10 agosto 1749) sposò (1783) Angela,
di Enrico Tornielli Zapelloni, e fu suo fi
glio GIROLAMO (n. 3 luglio 1790; † 13 mar
zo 1863), che fu gentiluomo di camera, e
che il 3 aprile 1848 venne nominato sena
tore del Regno. Il 6 luglio 1824 ebbe rin
novato con RR. LL. PP. il titolo di mar
chese di Borgolavezzaro. Sposò (1816)
Giuseppa, di Ottavio Tornielli di Barengo,
e da queste nozze nacquero : LUIGI GAU
DENZIO (n. Novara, 18 marzo 1817; † San
ta Margherita Ligure, 31 luglio 1890),
GAUDENZIO (n. Novara, 14 giugno 1818; †
ivi, 30 dicembre 1853), OTTAVIANO (n. No
vara, 22 aprile 1820; † 1891) e Angela, che
fu moglie del conte Gaudenzio Caccia di
Romentino. Luigi Gaudenzio fu deputato
al Parlamento dalla VIII alla XII legisla
tura, e il 26 gennaio 1889 venne creato se
natore del Regno. Dalle sue nozze (1842)
con Clementina Nibbia ebbe RINALDO (n.
Novara, 10 giugno 1843; † 6 dicembre
1910), che, come il padre, fu deputato dal
la XVIII alla XX legislatura, e venne crea
to senatore del Regno. Con D. M. 30 giu
gno 1896 venne riconosciuto nei titoli no
biliari. Sposò (1874) Anna dei principi
Centurione Scotto, e da queste nozze nac
quero : GIROLAMO (n. 12 marzo 1875), Ma
ria (n. 4 maggio 1878), moglie del barone
Riccardo Monaco di Lapio, Croce e Ro
gliano, e LUIGI MARIA (n. Novara, 16 set
tembre 1888), podestà di Novara, cav.
d'on. e dev. del S. M. O. di Malta, comm.
della Corona d'Italia, che sposò (1909) Isa
bella Centurione Scotto e sono suoi figli
RINALDO (n. Novara, 4 novembre 1910) е
GIULIO (n. S. Margherita Ligure, 16 otto
bre 1911).
OTTAVIANO, di Girolamo, sposò (1855)
Ottavia della Porta e furono suoi figli
GAUDENZIO (n. Novara, 16 aprile 1858) e
FEDERICO (n. 31 marzo 1859), e in seconde
nozze (1870) Giulia, di Carlo Alberto Tor
nielli Bellini da cui ebbe Anna (n. 22 feb
braio 1880). Gaudenzio, riconosciuto dei
marchesi di Borgolavezzaro con D. Μ. 30
giugno 1896, ebbe, con RR. LL. PP. 20
luglio 1896, il riconoscimento del titolo di
conte.
LETTERAT
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese di Borgolavez
zaro (mpr.), nobile (mf.), in persona di
H
RINALDO,
di Luigi, di Girolamo
Linea secondogenita.
È iscritta nel Libro d'Oro della Nob.
Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. coi ti
toli di nobile dei marchesi di Borgolavez
zaro (mf.), conte (mpr), nobile (mf.), in
persona di GAUDENZIO, di Ottaviano, di
Girolamo.
l. b.
TORNIELLI DI CRESTVOLANT.
ARMA: D'argento,
all' aquila coro
nata, tenente
due mazze d'ar
mi; il tutto di
nero.
Мотто : Pro patria,
pro fide et ho
nore.
DIMORA : Torino.
Famiglia oriun
da da Molare (A
lessandria), venuta poi in Torino. Da al
cuni genealogisti si volle riallacciare que
sta famiglia, il cui nome in antico pare
fosse Torrielli, ai Tornielli novaresi e se
ne specificò l'attacco genealogico, ma l'as
serzione è mancante di prova e di base
sicura. Assursero al fastigio della nobiltà
con CELESTINO († Molare, 12 agosto 1840),
di Gio. Antonio, il quale venne creato con
te il 16 marzo 1826, e per il suo matrimo
nio con Maria Teresa, figlia dell'auditore
Giuseppe Picco e di Elisabetta Audiffredi
di Crestvolant, ottenne il predicato di
Crestvolant cedutogli dalla suocera il 26
gennaio 1824. Egli venne autorizzato ad
assumere detto predicato il 31 dicembre
1835.
Nacque da queste nozze, fra gli altri,
GIOVANNI BATTISTA (n. Molare, 30 gennaio
1797; † ivi, 1° ottobre 1857), che fu consi
gliere d'appello, e che dalle sue prime noz
ze con Costanza Faà di Bruno, ebbe CE
LESTINO (n. Mombercelli, 15 settembre
1836; † 6 gennaio 1913), che fu un bene
merito della beneficenza. Il conte Celesti
LETTERAT
no sposò in prime nozze (1864) Walburga
Del Carretto di Moncrivello, e in seconde
nozze (1878) Teresa, del cavaliere Massi
miliano Cordero di Montezemolo. Figli
della prima consorte sono : VITTORIO (n.
Torino, 5 ottobre 1870), che è capitano di
fregata, e ALERANO (n. Torino, 29 settem
bre 1875), che è parimenti capitano di fre
gata; figli della seconda consorte sono :
MASSIMILIANO (n. 23 giugno 1879), che è
console di S. M. a riposo, Gabriella (n. 13
ottobre 1880), FEDERICO (n. 11 novembre
1884), che è ingegnere del Genio Civile,
CARLO CESARE (n. 25 aprile 1888), che è
console di S. M., e ANNIBALE (gemello con
Carlo Cesare), che morì in combattimento
il 6 agosto 1918 in Albania, e alla cui me
moria venne decretata una medaglia d'ar
gento.
Aleramo sposò (1902) Minervina Ponza
di San Martino e sono suoi figli Gabriella TORNO ALDANA.
(n. 16 settembre 1903)), moglie del mag
giore di cavalleria Riccardo Lanza, e AL
BERTO n. 24 dicembre 1907), che è sotto
tenente di vascello.
Federico sposò (1925) Maria Zileri dal
Verme degli Obizzi, ed è suo figlio ANNI
BALE (n. 10 dicembre 1926). La famiglia
fu riconosciuta nel titolo comitale
D. P. 10 marzo 1926.
con
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di VITTORIO, di Celestino, di Giovanni, di
Celestino.
Fratelli: ALERAMO, MASSIMILIANO, Ga
briella, FEDERICO, CARLO CESARE.
1. b.
TORNIERI.
ARMA :
D'azzurro
al leone d'oro
tenente una fo
glia di sega d'ar
gento in fascia,
saliente su di un
monte roccioso
uscente dal lato
destro, declinan
te in banda sino
al piano, nel
quale a sinistra
è nodrito un albero, il tutto al naturale;
PAGINA 661
il leone sormontato da una stella di sei
raggi d'oro.
DIMORA : Vicenza.
Famiglia di Vicenza al cui nobile Con
siglio fu ascritta nel 1637. Ebbe illustrazio
ni nel campo letterario e con Dipl. 15 no
vembre 1748 di Massimiliano Giuseppe, du
ca ed elettore di Baviera, fu decorata del
titolo comitale in persona dei fratelli FI
LIPPO, FRANCESCO, LEONARDO e CESARE e
loro discendenti d'ambo i sessi. Con SS.
RR. 14 luglio 1820 e 9 maggio 1829 furo
no confermati la nobiltà ed il titolo di
conte.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Vicenza) (mf.),
in persona dell'ultimo riconosciuto ALES
SANDRO, di Francesco (1841).
b. c.
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro
alla colomba di
argento imbec
cante una penna
d'oro, accompa
gnata in punta
da due fasce
dentate d'argen
to, (Torno); nel
2º di rosso alla
spada al natura
le accompagnata da tre corone d'oro,
una in capo e due ai fianchi (Aldana) .
DIMORA : Napoli.
Famiglia dichiarata ammissibile nelle R.
R. Guardie del Corpo in persona di An
DREA GIULIO Torno Aldana discendente
dal fiorentino Giuseppe Torno, cavaliere di
S. Stefano. Per il matrimonio di GIUSEPPE
Torno con Angela Aldana avvenuto nel
1664, questa famiglia aggiunse il cognome
Aldana al proprio.
Nel 1594 ebbe il posseso di Pietraperto
sa in Basilicata.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), per
i discendenti dai suddetti Andrea e Giulio
Torno Aldana aspiranti a R. Guardia del
Corpo nel 1840.
о. р.
PAGINA 662
TORRE CORTESI.
A
S. Andrea e ci
mate da due fiordalisi d'argento, col
mastio merlato alla guelfa di cinque pez
zi d'argento, sorgente dalla pianura di
verde e attraversante sul tutto; col capo
d'oro carico di un'aquila bicipite di ne
ro. (Torriani di Valsassina). Raccolta
anonima, pag. 29; racc. Camozzi, 1935 .
La nobile antichissima famiglia dei Tor
re Cortesi o Della Torre di Bergamo è pro
babilmente un ramo dei Torriani di Val
sassina e di Milano. Da tempo immemora
bile possiede palazzo e fondi in Torre dei
Rovèri; ed in Bergamo possedeva le torri
che vennero poi incorporate nel Convento
di S. Benedetto, quando la famiglia si tra
sferì in Città Alta nella contrada di San
Cassiano.
Della famiglia Della Torre furono iscrit
ti nel Consiglio di Bergamo : BALDASSARRE,
1434; NICOLA, 1475; GIACОМО, 1626, есс.;
e di quella dei Torri Cortesi : ORAZIO AN
ΤΟΝΙΟ, 1730; MARCO ANTONIO, 1736; SCIPIO
NẸ, 1746; GIOVAN BATTISTA, 1756; FILIP
PO, 1780.
FILIPPO quondam Scipione, ottenne il
riconoscimento della nobiltà nel 1819 ed è
LETTERAT
iscritto nell'Elenco del 1828. In quello del
1840 sono iscritti SCIPIONE, LODOVICO e
ARMA : D'azzurro
a due aste cima
te da un fiorda
liso d'oro poste
in croce di San
t'Andrea ed al
mastio d'argento
merlato di cin
que pezzi alla
guelfa , aperto
del campo e sor
gente dalla cam
pagna erbosa di
verde attraver
sante sul tutto.
(Stemma presen
tato per il ricon.
dalla nobiltà da
Filippo qm. Sci
pione il 14 mag
gio 1819).
Alias: D'azzurro a
due aste d'oro
poste in croce di
GIUSEPPE ALFONSO.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922, in persona
dell'ult. ricon. FILIPPO qm. Scipione (1819).
g. l.
* TORRE.
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro
alla torre d'ar
gento, finestrata
di nero, sormon
tata da tre stelle
di 6 raggi d'oro,
ordinate in fa
scia; nel 2º d'o
ro al grifone di
rosso impugnan
88
te in sbarra una
spada di nero e sormontato da tre stelle
di 6 raggi d'azzurro, ordinate in fascia.
DIMORA : Benevento.
S. M. Vittorio Emanuele II, re d'Italia,
con R. D. 3 maggio 1874, concesse facoltà
al comm. CARLO Torre, senatore del Re
gno, di continuare a portare il titolo di
conte, di aggiungervi il predicato di Ca
prara e di trasmettere detto titolo e predi
cato ai discendenti maschi primogeniti.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Caprara (mpr.),
in persona di CARLO, di Giovanni.
V. S.
TORRE (DELLA) ARRIGONI (già DEL
BELLO) .
ARMA: Inquarta
to : nel rº e 4º
di azzurro alla
torre d'argento
posta su di una
campagna di
verde; nel 2º e 3º
palato d'argento
e di rosso.
SOSTEGNI : Due
leoni d'oro mi
ranti all'infuori.
0
rom
0
LETTERAT
Мотто : Sicut turris in bello.
DIMORA : Ravenna e Pesaro.
I Della Torre, tuttora fiorenti in Raven
na ed in Pesaro, a detta di molti autorevoli
storici e genealogisti, primo fra i quali
Giovanni Mini, discendono dai Del Bello
di Castrocaro (originari da Firenze) i quali
nel maggio del 1537, colpiti dal bando di
1
Alighiero (seniore)
1
Messer Bello
Jacopo
Gherardo
Cione
1
Lapo
1
Simone Cione Avvocato
1
Benedetto
Giovanni Sandro
Francesco
Squittinato a Firenze
nel. 1433; rifugiatosi
col fratello a Castroca
ro nel 1442
Bello
1
Ser Guarino
Cap. Cesare
da cui discendono
i Della Torre
Achille
Il ricordato ACHILLE, figlio di Bello, fu
procuratore del vescovo di Forlì nel 1616,
ambasciatore più volte alla signoria di Pa
lazzo Vecchio e agli Otto di Pratica per la
provincia Tosco Romagnola dal 1516 al
1522. Sostituto provveditore delle Rocche
di Castrocaro e Montepoggiolo per il dott.
Cavalcante Cavalcanti di Firenze. Provvi
gionato dei dieci di guerra al tempo della
repubblica. Desideroso di debellare ser Si
mone ed altri de Corbizi suoi nemici, man
dò a Bologna a fare intendere a messer Mi
gliore, chiamato il cavaliere de Govoni,
che era suo intento di fare rivolgere Ca
PAGINA 663
proscrizione, a causa dell'alto tradimento
di Achille del Bello e di altri suoi consan
guinei contro il legittimo sovrano, ripara
rono in Ravenna e in Ferrara.
Dal seguente prospetto genealogico ben
si vede la consanguineità dei Del Bello col
ceppo da cui derivan gli Alighieri e i Del
la Torre :
Cacciaguida
Geri
Bellincione
Alighiero (iuniore)
1
Dante
(segue la generazione
che si estingue nei Se
rego di Verona dove
andò sposa Ginevra na
ta dagli Alighieri)
1
Francesco
1
Andrea
Squittinato a Firenze
assieme al fratello
1
Francesco
Giov. Battista
Diverse figlie
strocaro per darlo a ser Pietro Strozzi, che
fuoruscito se ne stava a Bologna. Ma l'ar
dito colpo ebbe un epilogo ben triste e do
loroso perchè tutti i beni e le case sue e
dei suoi parenti vennero confiscati e dal
duca di Firenze donati alla famiglia Paga
nelli e parte ai Corbini, ed Achille fu co
stretto << insieme a suo figlio GIROLAMO,
ed i suoi nipoti cap. CESARE, ser CORBIZIO,
ser RINALDO, fratelli e figliuoli, di ser GUA
RINO a rifugiarsi in Ravenna e dovettero
cambiare il cognome primitivo in quello
Della Torre in memoria della avita loro ca
sa, che era davanti alla torre pubblica, al
PAGINA 664
lo scopo di rimanere occulti alla sbirraglia
dei legati pontifici sempre diffidenti ed in
sospetto degli esuli toscani.
Negli atti notarili della seconda metà del
secolo XVI si legge infatti « A Turre alias
De Bellis ».
Ser GUARINO, fratello di Achille, sposò
Alessandra Cicognani ed ebbe quattro ma
schi e cinque femmine e fra questi il cap.
CESARE già ricordato, che fu capitano del
re d'Ungheria; sposò Anna di Ettore Om
niboni ed ebbe vari figliuoli fra i quali
FRANCESCO, nato nel 1538 il quale sedette
nel nobile consiglio di Ravenna nel 1568
ed entrò a far parte della magistratura dei
Savi il 6 febbraio 1586. Sposò Deianira,
di Bartolomeo Morigi, ed ebbe CESARE,
nato nel 1578. Questi in giovane età silau
reò in ambo le leggi nella università di Bo
logna; entrò nel nobile consiglio di Ra
venna in luogo del padre il 14 giugno 1613
e fu chiamato alla suprema magistratura
dei Savi per la prima volta nel 1615. Sposò
Andreina di Claudio Pignatta ed ebbe fra
gli altri figliuoli FRANCESCO (1605) che fu
senatore in Ravenna nel 1563; sposò Ippo
lita di Francesco Bacinetti, dalla quale eb
be cinque figli, e fra questi GIAN FRANCE
sco, nato nel 1656. Questi fu un uomo al
tamente stimato in patria e fuori, specie
nella Repubblica di S. Marino dal cui Con
siglio Principe venne iscritto al patriziato
di quella repubblica nell'anno 1697. Sposò
Faustina, di Desiderio Lovatelli, dalla qua
le ebbe numerosi figliuoli e fra gli altri
FRANCESCO ANTONIO che venne ricevuto
nell'ordine di S. Stefano avendo dimostra
to i quattro quarti di nobiltà, e TOMMASO.
Il primo è capostipite del ramo fiorente a
Ravenna, il secondo del ramo di Pesaro.
Da FRANCESCO ANTONIO e da Rosa Stel
la, nacque il 26 maggio 1720, GREGORIO
che fu personaggio di grande reputazione
negli affari della patria; sposò Maria Fran
cesca di Bartolomeo Bonzetti di Rimini ed
ebbe, fra gli altri, ANDREA (1774) che spo
sò Maria del conte Pietro Rasponi dalla
quale il 12 settembre 1815 nacque PIETRO.
Questi tolse in moglie Ginevra del conte
Luigi Boschetti dalla quale nel 1849 nac
que ALFONSO, che da Antonietta dei conti
Ginanni Fantuzzi ebbe i viventi.
Da tempo remoto i Della Torre usano il
LETTERA T
titolo di conte; S.S. Leone XIII con breve
29 dicembre 1900 riconosceva al conte AL
FONSO della Torre lo stemma inquartato
con quello Del Bello per esser egli discen
dente da essi e lo autorizzava ad erigere
sull'arma la corona comitale; attualmente
è in corso presso la Consulta Araldica la
pratica per il riconoscimento del titolo co
mitale per antico possesso.
Ramo collaterale residente a Pesaro
Come già si è detto questo ramo discende
da ToMMASO, di Giovan Francesco, nato
il 19 agosto 1700. A 27 anni sposò Costan
za di Francesco Lovatelli ed ebbe GIOVAN
FRANCESCO, nato nel 1730. Questi sposò
Marianna, di Giovanni Francesco Dall'Os
so, patrizio ravennate, dalla quale, nel
1782, nacque ТомMASO, che coprì in patria
le maggiori cariche. Sposò Giulia del con
te Ippolito Lovatelli e fra i vari figli che
allietarono questo matrimonio il 30 dicem
bre 1807 nacque ACHILLE, marito di Giu
seppina De' Rossi, e padre di TOMMASO,
nato il 28 dicembre 1841. Questi fu volon
tario nelle patrie battaglie e combattè a
Custoza. Il 26 febbraio 1870 sposò Maria
del nob. Alessandro Belluzzi di Pesaro e
da questo matrimonio nacquero i viventi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio di Ravenna (m.),
patrizio di S. Marino (m ).
Ramo risiedente a Ravenna
CARLO, di Alfonso e di Antonietta dei
conti Ginanni Fantuzzi, nato a Ravenna il
21 gennaio 1879.
Sorella: Gabriella, nata a Ravenna il 12
gennaio 1878.
Ramo risiedente a Pesaro
FRANCESCO MARIA, di Tommaso e di Ma
ria nob. Belluzzi, nato a Pesaro il 14 giu
gno 1873.
Fratelli: Luisa, nata a Pesaro il 14 no
vembre 1871, moglie di Emilio Piccone;
Alessandrina, nata a Pesaro il 28 giugno
1875, in Benvenuti; EMANUELE, nato
Pesaro il 20 settembre 1878.
c. f. p.
a
TORRE (DELLA) .
ARMA: D'azzurro alla torre al naturale
merlata alla guelfa, movente dalla pun
ta, con due spade d'argento attraversanti
LETTERAT
Un Della Torre fu podestà di Recanati,
per il che la famiglia qui si stabili e venne
aggregata alla Nobiltà recanatese nel 1732
in persona di CRISTOFORO. LUIGI, padre del
detto Cristoforo, ottenne il patriziato di
Macerata nel 1720.
La famiglia è iscritta nell'Elenco Nob.
Uff. Ital. con il titolo di nobile di Reca
nati (mf.), ed è rappresentata da : LUIGI,
di Edoardo, di Luigi, di Francesco, inge.
gnere, residente in Svizzera.
p. c. b. o.
* TORRE.
ARMA: D'azzurro
ad una torre d'o
ro merlata alla
guelfa di quat
tro pezzi, aperta
e
finestrata di
rosso , fondata
sulla sommità di
un monte di tre
cime di verde,
uscente dalla
punta e accom
pagnata in capo dalla mezzaluna cre
PAGINA 665
sul tutto, passate
a croce di San
t'Andrea.
DIMORA : Svizzera.
Antichissima fa
miglia che credesi
discendente dai
Torriani (De
Thur), signori di
Milano, che furono
battuti a Desio nel
1277 dai Visconti.
Casalicchio, concesso originariamente il 6
ottobre 1810 al cavaliere DONATO Tommasi
(v. Tommasi) .
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese di Civitaretenga
(mpr.), e marchese di Casalicchio (mpr.),
in persona di GIOACCHINO, di Salvatore, e
di Angelina Tommasi, n. a Portici 12 ag.
1871, spos. 5 ottobre 1896 con donna Giu
seppina Pignatelli della Leonessa dei prin
cipi di Monteroduni.
Figli: 1) Angelina, n. a Vico Equense 18
agosto 1897; 2) Vittoria, n. a Napoli 28
dicembre 1899; 3) Maria, n. ivi 24 ottobre
1900; 4) Luisa, n. ivi 3 novembre 1902; 5)
Emanuela, n. ivi 5 giugno 1904; 6) SALVA
TORE, n. ivi 31 settembre 1906.
Fratelli: 1) GIOVAN GIUSEPPE, n. a Na
poli 10 giugno 1873; 2) FELICE, n. ivi 18
aprile 1875.
о. р.
TORRE (DELLA O DALLA) DI LAVAGNA.
ARMA: Troncato
d'oro e d'azzur
ro,
alla torre,
merlata alla ghi
bellina di tre
pezzi, fondata su
la pianura erbo
sa, e sostenuta
da due leoni co
ronati d'oro, af
frontati e con
trorampanti, il
tutto al naturale; con l'aquila di nero,
coronata d'oro, linguata di rosso, na
scente dalla torre.
scente e figurata, accostata da due stel- Alias: L'arma stessa con i leoni e l'aquila
le di sei raggi, il tutto d'argento.
DIMORA : Napoli.
Con D. P. 5 luglio 1926 venne ricono
sciuto a GIOACCHINO Torre il titolo di mar
chese di Civitaretenga già riconosciuto per
successione Grimaldi a suo padre SALVA
TORE Torre con R. Rescritto 27 dicembre
1854.
Con R. D. 29 giugno 1926 e RR. LL.
PP. stesso anno venne autorizzato il me
desimo Gioacchino ad assumere per suc
cessione Tommasi il titolo di marchese di
bicipite dell'impero.
Allias: L'arma stessa con i leoni e l'aquila
non coronati.
DIMORA : Genova, Chiavari e Spezia.
Una delle più antiche famiglie d'Italia
discendente dai conti già sovrani di Lava
gna e che ebbe novantacinque suoi com
ponenti inscritti al Libro d'Oro di Genova.
I conti di Lavagna erano dinasti di se
condo ordine (comites pagenses) della Ri
viera orientale di Genova. Il loro dominio
comprendeva all'incirca il territorio dipen
PAGINA 666
dente dalle località di Lavagna, Rovere
to, Chiavari, Sestri, Zoagli, Zerli, Rapal
lo, Varese Ligure ecc., che ora sono quasi
tutte città; ma allora non lo erano; per il
che devesi piuttosto usare il termine di
« contea » invece che di « comitato » ор
pure « comitatulus ». Il conte del comitato
vero e proprio (in ted. Graf) risiede abi
tualmente in una città, che è sede della
sua giurisdizione sempre maggiore che
quella di una contea; in quella guisa che
il marchese (lat.: marchio; ted.: markgraf)
di una Marca è cosa diversa dal marchese
(basso lat.: marchisius) di un marchesato.
(V. Desimoni, Lettere sulle marche del
l'Alta Italia) .
Sulla scorta dei registri della Curia Ar
civescovile di Genova e del « Liber Ju
rium Serenissimae Reipublicae januensis »
il Belgrano, segretario della Società Ligure
di Storia patria, ha descritto le tavole ge
nealogiche dei conti di Lavagna nel volu
me II dell'anno 1870. Il Gabotto, il Bau
di di Vesme ed ultimamente il Formenti
ni, professore all'Università di Genova,
nel suo scritto Turris, in Archivio storico
per le prov. Parmensi, vol. XXIX, attri
buiscono ad essi conti delle origini Caro
linge per il tramite dei Supponidi.
Il primo conte riconosciuto è Tedisio, il
quale usurpa, a titolo ereditario i possessi
che il genitore « Ansaldo » teneva ancora
a titolo di locazione dal vescovo di Geno
va. Ciò accadde in base alla Costituzione
di Corrado il Salico, del 1037 sulla eredi
tarietà dei feudi, la quale, come è noto,
fu provocata da una contestazione tra l'ar
civescovo di Milano ed i suoi feudatari.
L'imperatore, nemico all'arcivescovo, si
pronunciò in favore dei costui vassalli ri
conoscendo ad essi il diritto di non essere
spogliati del feudo, salvo il caso di fello
nia e di poterlo trasmettere a figli e suc
cessori, salvo l'obbligo dell'investitura.
Per i conti di Lavagna il possesso e l'e
reditarietà del feudo venne riconosciuta,
dall'imperatore Federico Barbarossa, con
atto solenne dato a Landriano, in territo
rio di Milano, il 1° settembre del 1158. Lo
stesso imperatore Federico I con decreto
del 1162, dando Balia al comune di Geno
va sopra le due riviere, da Monaco a Por
tovenere, eccettuava la giurisdizione di essi
LETTERA T
conti (il diploma del 1158 è ripetuto in
altro diploma di Federico II del 1227).
Ma la lotta tra questi toparchi ed il Co
mune di Genova, che continuamente cre
sceva in potenza, dopo diverse convenzioni
e patti durante il secolo XII, con le quali
alcuni conti di Lavagna avevano già fatto
la loro dedizione al Comune, la lotta, di
co, terminò con l'atto del 23 giugno 1198
col quale il Comune s'impadronisce della
contea di Lavagna riconoscendo però ai
conti la franchigia delle gabelle, il titolo
di conti di Lavagna e di essere in perpetuo
cittadini genovesi dei nobili, atti a tutte
le cariche pubbliche del Comune come gli
altri nobili genovesi.
Tuttavia ancora nell'anno 1313, con at
to, dato a Pisa il 4 luglio, l'imperatore
Enrico VII, che era stato riconosciuto ed
acclamato dal Comune, come signore di
Genova, confermò « nobilibus viris comi
tibus de Lavania, fidelibus suis dilectis ››
omnia privilegia (accordati ai loro anteces
sori dagli imperatori e re predecessori di
Enrico VII), nec non Conventiones, et
pacta quaecumque tra essi ed il comune di
Genova ed altri Comuni, cioè, Stati, es
sendovi ad es. il comune di Lucca col
quale trattarono.
Senonchè, in processo di tempo, soprav
vennero leggi per le quali i nobili furono
esclusi dai pubblici uffici, oppure ne fu li
mitato il numero a parità coi popolari (per
es.: degli otto di governo, quando vi fu
tale magistratura suprema, quattro erano
nobili, e quattro dovevano essere popolari.
La stessa Costituzione del dogato, con
Simon Boccanegra, fu, in origine, una ma
gistratura popolare. Cosicchè, di fatto, ces
sarono i conti di Lavagna dal godere, « co
me tali » di tutti i privilegi consentiti dal
l'atto del 1198. Si formò invece una sele
zione tra le diverse famiglie di essi e fra
le famiglie una selezione degli individui,
primeggiando i Fieschi per potenza e ric
chezza di feudi e di danaro. Ma la qualifi
ca di conti di Lavagna fu per essi come
per gli altri conti un mero titolo, appar
tenendo Lavagna alla Repubblica ed ai
ternandosi nel dogato, fino all'anno 1528,
le due celebri nonchè potentissime fami
glie dei Fregoso e degli Adorno (sebbene
famiglie popolari entrambe).
LETTERAT
Nel 1528 riuscì ad Andrea Doria, gran
de ammiraglio del re di Spagna, ma aven
te anche galee proprie, di eliminare per
sempre dal potere queste due famiglie,
istituendo un nuovo ordinamento dello
Stato con la formazione degli Alberghi,
che furono ventotto e cioè 23 di nobili e
5 di popolari. Il criterio infatti della for
mazione degli Alberghi fu politico e plu
tocratico, in quanto che formarono Alber
go le famiglie che avevano sei case aperte
in città. I Fregoso e gli Adorno le aveva
no, ma per tema della loro prepotenza,
non consentì Andrea Doria ad esse di co
stituire un Albergo.
Successivamente fu stabilito che, senza
distinzione, gli Alberghi nobili e popola
ri, così organizzati, costituissero un Corpo
nobile; ed, anzi, colla legge del 1581 quo
titulo cives nuncupari debeant coram se
natu ac magistrhatibus Reipublicae) fu de
liberato che nel territorio della Repubblica
non si potesse fare uso di alcun titolo no
biliare, fuorchè della qualifica Magnifico
(fatta eccezione per il principe di Melfi,
Doria, e per il principe di Massa Carrara,
Cibo).
Matanto per ragione dei denari del feu
do che competevano ai conti spossessati,
ma convenzionati, di Lavagna, quanto per
ragione di dispensa dalle tasse, che pure
ad essi competeva, oppure perchè era ne
cessario di stabilire pubblicamente la di
scendenza in caso di lasciti speciali di al
cuni rami (colonnelli), furono i conti di
Lavagna nelle diverse loro linee (di cui la
più illustre erano i Fieschi) tenuti in ogni
tempo in speciale considerazione della Re
pubblica di Genova.
Infatti già nel 1128 Corvolo della Torre
appare tra i conti di Lavagna che stabili
scono speciale convenzione colla Repubbli
ca di Genova (vedi Liber Jurium del co
mune di Genova) agli effetti delle fran
chigie.
Questi, che poi, nel 1138, giurò fedeltà
alla Repubblica fu, infatti, il capostipite di
quel ramo dei conti di Lavagna, dal quale
derivano i rami estinti e rami tuttora esi
stenti sotto il cognome Della Torre dal
predetto Corvolo assunto per il primo.
I suoi figli Gerardo ed Arnaldo giuraro
no fedeltà nel 1142 ed il nipote Beltraine
PAGINA 667
nel 1166 ed essi vennero esentati dai pub
blici balzelli (Liber Jurium, I, 221).
La discendenza di Corvolo venne auten
ticata con sentenza del podestà di Genova,
in data 8 marzo 1591, previo invito a suon
di corno del pubblico banditore, durante
tre giorni, per chi avesse interesse a dire
o contradire (secondo il rito procedurale
del tempo).
Detto albero genealogico è poi stato con
tinuato ed approvato con successive sen
tenze del magnifico pretore della Serenis
sima Repubblica di Genova in data 25
aprile 1672 e 19 aprile 1781; ed infine con
Decreto del ministro dell'Interno del Re
gno d'Italia in data 17 giugno 1887, non
chè con deliberazione dell'Ordine Sovrano
di Malta del 1889 che accoglieva l'istanza
del vivente Giulio Della Torre per essere
aggregato in qualità di cavaliere di Onore
e Devozione.
Col predetto decreto del ministro del
l'Interno del 1887 era stato riconosciuto al
nominato Giulio Della Torre, nato in Spe
zia il 7 ottobre 1864, il titolo di « nobile
dei conti di Lavagna », mentre un Decreto
reale, in data 1º luglio 1894, rinnovava al
lo stesso Giulio Della Torre il titolo di
<< conte >> sul cognome con la motivazione
« già posseduto dai suoi antenati ».
Gli onori, le prerogative e le immunità
della casa Della Torre erano state confer
mati nelle persone di Lazzaro fu Battista
nel 1672 e di Gian Battista fu Giulio nel
1781 : entrambi ascendenti diretti del vi
vente Giulio Della Torre.
In detto albero genealogico è nominato,
quale prossimo agnato di Lazzaro, il con
te Pietro Giovanni Della Torre, creato
dall'imperatore Leopoldo I gentiluomo del
la Camera imperiale (familiaris aulae no
strae) con diploma datato a Linz il 23 mar
zo 1681, in cui si legge: « Benignum ha
<>> di
Vigliano Biellese, coadiuvato nella poten
te iniziativa industriale dal figlio FELICE,
che precursore delle sapienti provviden
ze sociali a pro del popolo lavoratore
volle accanto allo stabilimento il villaggio
operaio, che porta oggi il suo nome. La be
LETTERAT
d'oro, decussati
e ridecussati, po
sti in palo.
Мотто : Audendo
proficit.
DIMORA: Biella.
Famiglia insigne
per tradizioni di
beneficenza e per
grandiose iniziati
ve industriali.
GIUSEPPE Trossi
neficenza di Carlo Trossi, deceduto nel
1927, e del figlio suo Felice, morto nel
1922, sui 36 anni, per un fatale incidente
automobilistico, sono titoli di alta beneme
renza nazionale
e
rendono testimonianza
duratura, a Biella, a Gaglianico, a Viglia
e
no, a Torre del Padiglione presso Roma,
di una superba tempra di spiriti tenaci
valorosi, che agli ardimenti dell'alta indu
stria e al fasto e ai fastigi della ricchezza
seppero associare, con pari liberalità, il be
ne e la beneficenza.
Carlo Trossi, che il Governo del Re de
corò, in vari tempi, con le onorificenze di
grande ufficiale della Corona d'Italia, di
ufficiale mauriziano e di cavaliere del la
voro, aveva sposato nel 1879 la nobildon
na Vitalina Mathieu dei conti di Pian Vil
lar, ultima di sua casa. Perchè non andas
se spenta con la famiglia Mathieu la sua
storica titolatura comitale, e perchè delle
insigni benemerenze di casa Trossi fosse
duraturo il riconoscimento ufficiale, S. M.
il Re si degnava, con Decreto 23 febbraio
1928, rinnovare il titolo di conte e conce
dere l'arma gentilizia a Carlo Felice Tros
si, di Felice, e di Clementina Sella, erede e
continuatore delle belle tradizioni di due
illustri famiglie.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di CARLO FELICE, di Felice, di Carlo, n.
a Biella il 27 aprile 1908.
Madre: Clementina Sella.
ARMA: Troncato
d'oro e di az
zurro.
CIMIERO : Una te
sta di leopardo,
d'oro, con due
penne dipavone,
uscenti da cia
scun orecchio.
DIMORA: Torino.
Le memorie più
antiche di questa
m. z.
famiglia dimostrano i Trotti abitanti in
Gamondio, da dove passarono in Alessan
AVDENDO PROFICIT
TROSSI
LETTERAT
dria, donde diramarono a Milano, Ferrara,
Fossano, Cherasco e forse a Torino e in
Francia. Recenti studi riallacciano i Trotti
al grande ceppo Manfredingo e assegnano
loro per capostipite un ENRICO detto Trot
to (1165). Ma la cosa non è sufficientemen
te provata. Si suddivisero in molti rami,
alcuni dei quali aggiunsero al proprio no
mi di alleanza e di aggregazione. Ebbero
signoria su Cimena, Incisa, Ovada, Ca
stelvairo, Castelnuovo Calcea, Santa Giu
lietta,
Berzano, Pasturana, Montaldeo,
Valle d'Orba, Rocca Grimalda, Rossiglio
ne, Confienza, Fresonara, Broni, Frascaro,
Aimonetta Rossa, Torre Volgorera, Casal
cermelli, Robbio, Castelnuovo Belbo, Vin
zaglio e Vimercate.
Il presente ramo si stacca dal ceppo dei
Trotti con ANDREA, figlio di quel Giovanni
Galeazzo († 20 settembre 1462) che posse
deva i feudi di Montaldeo, San Michele,
San Leonardo e che ottenne di unire alle
proprie l'arma degli Sforza, e fratello di
quell'Antonio, che fu lo stipite della linea
dei Trotti-Bentivoglio, al quale Giovanni
Bentivoglio, signore di Bologna, concesse,
il 25 dicembre 1478, di assumere il cogno
me e le armi sue.
Andrea († 1477), che fu signore di Mon
taldeo, fu padre di BERNARDINO († 1515),
che dalle sue nozze con Maddalena, di Leo
nardo Giustiniani, ebbe per figli GIOVANNI
CRISTOFORO e ANDREA. Il nome del primo
è legato ad una grande tragedia occasiona
ta dalla terribile vendetta degli abitanti di
Montaldeo, che insofferenti delle vessazio
ni del loro signore, uccisero (1528) Gio
vanni Cristoforo e quasi tutta la sua fami
glia, gettandone poscia i cadaveri in un
profondissimo pozzo. Andrea, che non eb
be feudi, continuò la linea, che verso il
1700 si suddivise in due rami, i quali si
riallacciano, il primo, a SAINO, il secondo,
ad ANDREA, figli di Antonio (1697).
Da Saino (n. Cassine, 13 aprile 1663)
provennero successivamente LUCA ANTO
NIO (1760), SAINO GIO. BATTISTA, che fu
decurione di Alessandria, e GALEAZZO. Co
stui, il quale nacque a Cassine il 23 aprile
1779, ebbe dalla consorte Gabriella Mag
giolini di Mombercelli, numerosissima pro
le. Merita di essere ricordato ARDINGO (n.
Cassine, 20 giugno 1797; † Torino, II a
PAGINA 729
prile 1877), che fu tenente generale, prese
parte alle campagne del '48 e '49 e ottenne
una medaglia d'oro al valore militare. Fu
pure deputato al Parlamento nella III e IV
legislatura. Fu suo fratello VITTORIO (n.
Cassine, 12 ottobre 1800; † Moncalieri, 3
agosto 1860), che dalle sue nozze con Mad
dalena, di Giacomo Penco, ebbe per figli
ARDINGO (n. Nervi, 27 luglio 1841), che è
avvocato, e GALEAZZO (n. Nervi, 4 maggio
1849; † Torino, 31 dicembre 1919), che fu
ufficiale di fanteria. Sposò costui (1877)
Lucia, del marchese Luigi Salvago, e nac
quero da questo matrimonio Amalia (n.
1879) e Laura (n. 1881), che è moglie del
l'avvocato Cesare Augusto Chionio.
con
La discendenza di Andrea ebbe termine
l'avvocato FERDINANDO VITTORIO (n.
24 ottobre 1871; † Settimo Torinese, 7
maggio 1917), figlio di Alberto Eugenio
(n. Torino, 27 agosto 1831, † 12 febbraio
1908) e di Elena Chiapirone. Questo ramo
era stato riconosciuto nobile con Declara
toria camerale del 17 marzo 1824 a favore
di FERDINANDO VINCENZO GIUSEPPE (n. To
rino, 14 ottobre 1783) .
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di ARDINGO, di Vittorio, di Galeazzo.
Fratello: GALEAZZO, t.
Figlie di Galeazzo: Amalia, Laura.
Altra linea.
ALBERTO EUGENIO †, di Ferdinando.
Figlio: FERDINANDO VITTORIO t.
PORTO
TINET
* TROTTI BENTIVOGLIO.
ARMA: Inquarta
to: nel 1º e 4º
troncato d'oro e
d'azzurro (Trot
ti);
nel 2º e 3º
trinciato, inden
tato d'oro edi
rosso (Bentivo
glio). Sul tutto
di rosso al gon
falone pontificio
l. b.
COVEME SUS
d'oro con le
chiavi, l'una (a destra) d'oro, l'altra (a
sinistra) d'argento decussate, col capo
d'azzurro caricato di un'ancora di argen
PAGINA 730
to posta in palo e portante nell'anello
d'attacco una lista dello stesso inscritta
della leggenda in nero : Quae me susti
net porto (Per decreto 16 agosto 1770;
Codice Araldico Lombardo, pagina 11).
CIMIERO: 1 ) Leone d'oro con due penne
di pavone piantate nell'orecchio, uscen
te, rivoltato e linguato di rosso; 2°) Ti
gre uscente da fiamme; 3°) Liocorno na
scente d'argento.
ORNAMENTI : Piume giallo-azzurre, barletto
rosso-azzurro, manto di velluto rosso se
minato di T d'oro e foderato d'ermel
lino.
Мотто : Fides et Amor.
DIMORA : Milano.
Antica e celebre famiglia illustrata am
piamente in Famiglie Notabili Milanesi,
vol. I. Giorgio Merula fa menzione di un
GUGLIELMO, fortissimo milite, vissuto
verso il 1000. Da Guglielmo, sempre se
condo il Merula, nacque MARTINETTO, che
viveva a Gamondio nel 1050. Dal suo ma
trimonio con Boida Fieschi, dei conti di
Lavagna, nacque postumo un altro MARTI
NETTO, che, dal nome della madre, fu vol
garmente chiamato Boido-Trotti.
Da questo Martinetto venne in luce Gu
GLIELMO, vissuto circa l'anno 1140. Suo
contemporaneo fu quel MANFREDO, che il
Corio e il Giulini citano come uno dei
trentasei nobili cittadini milanesi, i quali,
per aderire alle suppliche dei monaci di
Pontida, firmarono nel 1119 il privilegio
di esenzione da ogni aggravio a favore di
quel monastero che i milanesi avevano
eretto a loro spese (cfr. Calvi Felice, Fa
miglie notabili milanesi, Milano, 1873, VO
lume I, fam. Trotti, tav. I). Da Gugliel
mo, nacquero EMANUELE E GIOVANNI.
Emanuele, secondo il Merula, sarebbe
uno degli otto fondatori della città di Ales
sandria, anzi il principale autore di quel
l'impresa. Il predetto storico in data di
Milano, 15 giugno 1488, tra l'altro, scris
se a Marco Trotto, segretario ducalė :
« Emanuel primus, orator insignis, unus
ex octo aedificatoribus fuit in aedificatione
urbis nostrae Alexandriae, primitus
gnominata Cesarea de anno domini 1168,
et in medio mensis maii aedificatae, in
co
ductis per eum cunctis agnatis ad de
struendum Castellacium et aedificandum
LETTERA T
ac habitandum in Alexandria, in qua illis
dari fecit primum locum, situm et hono
rem in Gamondio ». (Cfr. CALVI, op. e loc.
cit.) .
Giovanni fiorì nell'anno 1173 e fu il pri
mo della famiglia, dopo Emanuele, che,
lasciato Gamondio (Castellazzo), andò coi
suoi ad abitare la città di Alessandria. Dei
suoi figli, meritano particolare menzione
RINALDO, uomo dotto e valoroso, che ſiorì
nel 1209 e più tardi fu dalla città di Ales
sandria inviato ambasciatore presso papa
Onorio III; GUGLIELMO, che nel 1208, co
me rappresentante di una delle più nobili
ed antiche famiglie di Alessandria, custo
diva la prima delle otto chiavi dell'arca
delle reliquie in Duomo, e ARDENGO, illu
stre vescovo di Firenze, ambasciatore di
Gregorio IX presso l'imperatore Federico
nel 1238, ricordato anche come fondatore
del tempio dell'Annunciata in Firenze, re
so celebre dagli stupendi affreschi di An
drea del Sarto. Da Guglielmo nacquero
TROTTo, che viveva nel 1279 in Alessandria
e vi possedeva la propria torre, e GIOVAN
NI, che diede origine al ramo dei Trotti
Sandri.
Figli di Trotto furono PIETRO e FEDERI
co. Da Federico nacquero Lorenzo, giu
dice di Alessandria nel 1320, е ROBER
TONE, capostipite dei Trotti di Castellazzo,
capitano del popolo di Asti (1308), gover
natore di Tortona per Carlo II d'Angiò,
primo possessore dei beni della Torre di S.
Evasio del Ghisone, nel cui ramo fiorirono
parecchi uomini illustri : ANTONIO, amba
sciatore di Alessandria a Milano nel 1397,
FRANCESCO, podestà di Piacenza nel 1335,
ANDREA, podestà di Casalmaggiore nel
1590.
Da Lodovico, di Federico, oltre ROBER
TONE, dal quale venne in luce DOMENICO,
che fu il capostipite della linea dei conti di
Santa Giulietta, ebbe i natali ANDREA, ma
rito prima di Maria Canefri di Ugone e poi
di Silvia de' Tomasi, nobile anconitana
(1372). Il primogenito di Andrea, GABRIE
LE, fu condottiero al servizio dei duchi di
Milano. Viveva ancora nel 1397. Da lui
ebbe origine il ramo dei Trotti di Pastura
na, che continuò con un GIOVANNI, trasfe
ritosi in Francia e si estinse ai primi del
1600. Il secondogenito fu ANDREINO, con
LETTERA T
dottiero al servizio di Gian Galeazzo Vi
sconti, che nel 1387 gli concesse un ampio
privilegio di esenzione da qualunque im
posta, ricordato per l'aiuto che prestò a
Jacopo Dal Verme contro Stefano di Ba
viera e Giacomo d'Armagnac a Porta Ma
rengo di Alessandria. Più tardi lo stesso
Andreino fu gonfaloniere di S. R. C. sotto
Bonifacio IX, dal quale ottenne il privile
gio per sè e per i suoi discendenti di porre
nella sua arma gentilizia le chiavi di S.
Pietro. Nel 1392 acquistò per ventimila
fiorini d'oro, stampo di Firenze, le terre
di S. Leonardo e Campagna, S. Andrea
di Sesto, S. Rainerio e SS. Trinità di Ca
stellazzo, nella diocesi d'Acqui, ottenendo
da Gian Galeazzo Visconti il permesso di
fortificarvi alcuni posti e di tenervi presi
dio. Il terzogenito di Andrea fu FACINO,
cavaliere Gerosolimitano (1394).
Il figlio di Andreino, GIAN GALEAZZO,
nato nel 1394 da Giulia Dal Pozzo, fu te
nuto a battesimo a mezzo di procuratore
dallo stesso duca Gian Galeazzo Visconti.
Nel 1433 ottenne in feudo il luogo ed il
castello di Monte Aldeo e nel 1440 quello
della Rocca Valle d'Orba, detta dei Trotti,
nel distretto di Alessandria. (Cfr. CALVI,
op. e loc. cit.). Come guelfo seguì Rinal
do Dresnay, generale dell'esercito france
se. Fatto poi prigioniero nella rotta che i
francesi subirono alla Frascata (1447),
Gian Galeazzo Trotti fu condotto a Mila
no, ove rimase due anni finchè Francesco
Sforza, proclamato duca di Milano, lo ri
mandò libero. Morì nel 1472. Sposò, in pri
me nozze, Beatrice Pepoli, del conte Gio
vanni Romeo e di Francesca Bentivoglio,
e in seconde nozze Francesca Ordelaffi dei
signori di Forlì. Dopo Gian Galeazzo, coi
suoi figli ANTONIO ed ANDREA, la famiglia
si divise in due grandi linee. Quella di An
tonio aggiunse al proprio il cognome Ben
tivoglio, per adozione di Giovanni II Ben
tivoglio (25 dicembre 1478); quella di An
drea, alla quale spettò il feudo di Monte
Aldeo, formò il ramo dei feudatari di Mon
te Aldeo, estintosi nel secolo XVIII.
La linea dei Trotti-Bentivoglio si divise
a sua volta in tre diramazioni : la primo
genita tenne la sua principale dimora in
Alessandria e si trasferì a Milano al prin
cipio del sec. XVIII; la secondogenita si
PAGINA 731
e
stabili molto tempo prima a Milano
quando si estinse, chiamò erede di tutta la
sua fortuna la primogenita; la terzogenita
infine si trapiantò a Ferrara.
Qui si segue soltanto la genealogia della
diramazione principale cioè quella di AN
TONIO, primogenito di Gian Galeazzo. Il
detto Antonio fu tra i conti e militi creati
da Francesco I Sforza il 26 marzo 1450,
nel 1468 fu presente alla convocazione se
guita nel castello di Porta Giovia in Mila
no a prestare giuramento di fedeltà a Ga
leazzo Maria Sforza, fu capitano o podestà
di Bologna nel 1471, e infine, per i suoi
rari meriti, fu da Giovanni Bentivoglio,
signore della predetta città, con privilegio
del 25 dicembre 1478, ascritto con tutti i
figli e discendenti in perpetuo alla sua fa
miglia, con il diritto di portarne il co
gnome e l'arma col motto Fides et Amor.
Con istrumento 8 maggio 1498, del notaio
Raffaele Grasso di Alessandria, acquistò
quattro quinti del feudo di Fresonara e il
19 novembre 1479, per la sua fedeltà
devozione agli Sforza, fu investito dalla
duchessa Bona di Savoia, madre e tutrice
e
di Gian Galeazzo Maria Sforza, duca di
Milano, del feudo di Ovada nel Genovesa
to. Luigi XII con diploma 28 ottobre 1499,
lo cred conte dei predetti luoghi. Sua mo
glie, che fu la nobile Isabella Guasco, fi
glia di Luigi, gentiluomo di Camera del re
Luigi XII, e di Riccia nata dei marchesi
Del Carretto, gli diede molti figli.
Il primogenito FRANCESCo, giureconsul
to, appartenne al Consiglio di Lodovico il
Moro nel 1497 e a quello di Luigi XII nel
1500; ottenne da quest'ultimo la confer
ma dei feudi di Ovada e due Rossiglio
ni. Morì nel 1515. Anch'egli ebbe due con
sorti : la prima fu Bianca Visconti, di Gio
vanni Maria, dei signori di Castelletto; la
seconda fu Caterina Ordelaffi. Ebbe quat
tro figli, tra i quali GIAN GIACOMO, cava
liere aurato, cancelliere ducale nella pro
vincia della Lomellina, ambasciatore della
città di Alessandria a Milano nel 1546. Da
Laura Galliciani, figlia del nobile Tomaso,
di Napoli, sua moglie, ebbe il figlio LODO
VICO, cavaliere aurato (1599-1613), che spo
sò prima Francesca, di Nicolò Trotti e poi
Giulia, di Antonio Trotti, dei signori di
Pasturana. MARC'ANTONIO, figlio di Lodo
PAGINA 732
vico, nato il 1 marzo 1589, nel 1614 era
capitano di fanteria lombarda nella guerra
tra gli eserciti di Spagna e di Savoia. Da
sua moglie, Marianna Pettenari, figlia ed
erede del nobile Gerolamo, decurione di
Alessandria, il 22 gennaio 1629, ebbe il ſi
glio GUARNIERO, che sposò Antonia Ma
rianna Trotti, figlia di Gian Giacomo, con
signore di Fresonara. Da questo matrimo
nio sortì i natali LODOVICO (1667-1704), che
trasferì definitivamente la dimora della fa
miglia a Milano, in parrocchia di S. Gio
vanni alle Quattro Facce. Con diploma 5
febbraio 1688, Lodovico fu creato marche
se da Ranuccio Farnese, duca di Parma e
Piacenza. Dopo due secoli dalla morte di
Antonio, capo del ramo Trotti-Bentivo
glio, questo Lodovico riunì in sè le ricchez
ze, le memorie e le nobilissime tradizioni
degli altri rami dei Trotti-Bentivoglio. Sua
moglie fu Maria Antonia Gallarati, figlia
del marchese senatore Tomaso e di Lucre
zia Archinto.
L'unico figlio di Lodovico, cui fu impo
sto il nome di LORENZO GALEAzzo, nacque
il 2 novembre 1702 e morì a soli 35 anni
nel 1737. Fu educato a Parma e nel 1718
ottenne da Carlo VI la conferma di tutti
i suoi titoli feudali. Sposò Paola Simonet
ta, del conte Giacomo, dalla quale, tra gli
altri figli, ebbe LODOVICO (1729-1808), no
minato, nel 1767, gentiluomo di camera
dell'imperatore d'Austria. Con decreto 16
agosto 1770 il Tribunale Araldico di Lom
bardia ordinò che il suo stemma gentilizio
fosse delineato nel Codice Araldico col
manto e coi motti di cui alla descrizione
che precede. Sposò nel 1751 Costanza Ca
stelbarco Visconti, figlia del conte Carlo e,
morta la prima consorte, contrasse matri
monio con Teresa Fontana Belinzaghi Be
luschi, di Gaetano. Dalla prima consorte
venne in luce Lorenzo GALEAZZO, nato a
Milano il 19 marzo 1759, che con Sovrana
Risoluzione 28 gennaio 1817, ottenne la
conferma dell'antica nobiltà e del titolo di
marchese. Contrasse matrimonio a Vienna
con Antonietta Schaffgotsch, figlia di S.
E. Antonio Gottardo, conte del S. R. I. e
libero barone di Trochenberg, signore ere
ditario di Cravara, Wildschin eKrauten
wald.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
LETTERAT
della Nob. Ital. e nell'Elenco Nob. Uff.
Ital. coi titoli di marchese (mpr.), marche
se di Fresonara (mpr.), conte di Castelnuo
VO Calcea (mpr.), signore di Venzaglio
(mpr.), nobile (mf.), trattamento di don e
donna, come da decreto ministeriale 7 mag
gio 1918. È infine rappresentata da LOREN
zo, n. 13 marzo 1874, di Maurizio (n. Sot
tobre 1843, † 20 aprile 1873; sp. con Gio
vanna Besana), di Antonio (n. Vienna, 5
gennaio 1728, † Milano, 16 settembre 1879;
sp. con Giacomina Faa, del conte Bruno,
di Alessandria), di Lorenzo suddetto.
Sorella: Eugenia, n. 27 aprile 1876, in
Avogadro.
Cugine (nate dal primo matrimonio del
lo zio marchese Lodovico, con Elisabetta
dei conti Lucini Passalacqua) : Costanza,
n. 10 novembre 1855; sp. 30 giugno 1880
al conte Angelo Nerio Malvezzi; Beatrice,
n. 13 dicembre 1856, ved. di Emanuele
D'Adda, marchese di Pandino.
(Nate dal secondo matrimonio dello zio
Lodovico, con Maria Barbiano di Belgioio
so, del principe Emilio) : Cristina, n. II
novembre 1861, in Valperga di Masino;
Antonietta, n. S. Giovanni di Bellagio, 6
agosto 1864, spos. Milano, 25 luglio 1885
al duca Giuseppe Crivelli Serbelloni.
f. f.
* TSCHURTSCHENTHALER.
ARMA: Di rosso al
la croce d'argen
to con in cuore
uno scudo d'oro,
ro
alla banda di ne
caricata di
tre pigne pure
d'oro.
CIMIERO : Unafi
gura d'uomo na
scente dall' elmo
torneario, senza
braccia, col viso, barbetta e capelli al
naturale, con maglia bianca intorno al
collo, vestito di rosso con otto bottonci
ni d'argento, sul capo un cappello rosso
gentilizio con ala d'argento, cimato da
una corona d'oro dalla quale escono tre
penne di struzzo d'argento. La figura di
uomo posta in mezzo a due guidoni, u
LETTERAT
scenti dalla corona tornearia, con asta di
argento e punta di lancia d'oro, caricati
dello scudetto dell'arma. Il primo gui
done posto in banda, il secondo in
sbarra.
DIMORA: Trento e Bolzano.
La famiglia è originaria da Sesto (Bolza
no), paese sito alle falde di Monte Elmo,
donde ebbe origine il predicato di Helm
heim, ridotto ora nella forma italiana di
Monte Elmo e conferito assieme alla nobil
tà del S. R. I. dall'imperatore Ferdinan
do II a CRISTOFORO con diploma del 3 apri
le 1625.
L'albero genealogico di questa famiglia
risale documentato fino a NICOLÒ, n. verso
il 1436, i cui genitori sembra siano stati
ULRICO il Tiratore e Gertrude, e l'avo O
SVALDO, marito di una Borgonda avrebbe
vissuto verso il 1350. Da quest'epoca sem
bra datare il più antico stemma della fa
miglia : d'oro alla banda di nero caricata
di tre pigne d'oro (da Tschurtsche uguale a
pigna; vedi Der Schlern, fasc. 10, II е 12
del 1931 e fasc. I del 1932, Bolzano).
Nella battaglia di Mohács in Ungheria,
combattuta nel 1526 contro i Turchi, cad
dero valorosamente tre membri di questa
famiglia, cui sembra che a quest'epoca sia
stato conferito a ricordo di questo fatto di
armi un nuovo stemma, ossia di rosso alla
banda e sbarra d'argento, caricato di quel
l'antico; stemma che venne poi conferma
to col citato diploma del 1625 e riconosciu
to assieme al titolo di nobile del S. R. I.
(mf.) con D. M. del 17 novembre 1927.
Attualmente la famiglia si distingue in
due linee; una con residenza a Bolzano
e
l'altra a Trento. Quest'ultima ebbe origine
da GASPARE, di Gaspare, di Gregorio, di
Biagio, di Roberto, di Martino, di Cristo
foro, di Cristoforo, di Cristoforo, di Cristo
foro, di Erardo, di Martino, di Nicolò, che
nel 1835 si stabili a Rovereto, ove nel 1858
sposò Orsola Thaler, da cui ebbe ANTONIO,
n. a Trento nel 1858, dottore in medicina,
cavaliere della Corona d'Italia, decorato
della medaglia d'argento al merito della
sanità pubblica, medico provinciale della
Venezia Tridentina, autore di diversi studi
e memorie molto apprezzate, sposato nel
1885 con Camilla Zamboni. CARLO, di An
tonio, n. a Borgo di Valsugana l'11 agosto
PAGINA 733
1896, si arruolò volontario per la guerra
nel maggio 1915 nel 12° regg. Bersaglieri
con nome di guerra Dall'Elmo, di cui con
D. R. del 22 ottobre 1931 venne autorizza
ta l'aggiunta al cognome di questa linea.
Combattè prima sul Monte Nero e passato
poi al 5° Bersaglieri combattè con valore
eccezionale, finchè cadde, ricacciando dal
tratto di fronte a lui affidato il nemico
dopo averlo contrattaccato brillantemente,
sul Monte Merzli il 2 dicembre 1915. Per
tale fatto d'armi gli venne conferita la me
daglia d'argento al valor militare.
La linea di Bolzano è iscritta nel Libro
d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff.
Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), col
predicato di Monte Elmo (Helmheim), Ri
con. D. M. 18 dicembre 1928, in persona
di FEDERICO, di Carlo, di Francesco, n. a
Bolzano 3 marzo 1868, spos. in prime noz
ze a Bolzano 16 febbraio 1897 con Cate
rina Rössler († 17 settembre 1898), in se
conde a Bolzano 2 maggio 1901 con Rosa
Perger († 4 maggio 1912), in terze nozze
a Bolzano 26 maggio 1914 con Matilde de
Trentini.
Figli del secondo letto: GUALTIERO, n. a
Bolzano 17 febbraio 1902; Carolina, n. a
Aflenz 1º luglio 1910.
Fratelli: OSCAR, n. a Bolzano 26 gennaio
1873, spos. 25 maggio 1905 con Federica
Schrgaffen; Marta, n. ivi 5 gennaio 1882;
Ivo, n. ivi 25 ottobre 1885.
Altro ramo.
ANTONIO, di Ermanno, di Francesco.
Sorella: Margherita.
Altro ramo.
GIORGIO, di Antonio, di Francesco, n. a
Gries 22 settembre 1885.
Fratelli: UBERTO, n. ivi 27 maggio 1889,
† 1926; Elena, n. a Collalbo (Bolzano) 10
agosto 1893.
La famiglia è inoltre rappresentata da
Dora Maria, di Heinz, di Francesco, n. a
Vienna 2 aprile 1891, sposata a Torino 9
febbraio 1922 col conte Antonio Sardagna.
La linea di Trento è iscritta nel Libro
d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff.
Nob. Ital. col titolo di nobile del S. R. I.,
Riconosc. D. M. 17 novembre 1927, in per
sona di ANTONIO, di Gaspare, di Gaspare.
Figli: TULLIO, Enrica e MARIO.
s. a p.
PAGINA 734
TUBERTINI.
logna del 21 feb
braio 1621 furono aggregati alla cittadi
nanza, in forma satis ampla, ANTONIO, di
Guido Tubertini, e GUIDO, di lui nipote, e
loro discendenti maschi da maschi; la qual
forma di aggregazione, per le norme stabi
lite dalla R. Commissione, e approvate
dalla Ecc.ma Consulta, equivale alla sem
plice nobiltà. Nel 1748, 9 settembre, que
sta famiglia fu iscritta nel Catalogo nobi
liare delle famiglie bolognesi con tale ti
tolo; e nel Libro d'Oro della città di Bo
logna del 1822.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Bologna (mf.),
in persona di Maria, di Edoardo, di Otta
vio, vedova Giorgi.
Sorella: Augusta, vedova Bordè.
* TUCCARI.
ARMA: D'azzurro
allo scaglione di
argento accom
pagnato in capo
da una cometa
ondeggiante in
banda e in pun
ta da una ruota
di otto raggi, il
tutto d'oro.
DIM.: Castiglione
(Sicilia) e Roma.
Famiglia di Castiglione di Sicilia in ter
ritorio di Catania e che si ritiene importata
a Messina da Lucca da un POMPEO Tuc
cari nel 1286. In un indice delle famiglie
nobili esistente nell'Archivio provinciale
di Messina è ricordata anche questa tami
LETTERA T
glia, tra quelle che andarono ad incontra
ARMA: D'azzurro
al leone d'oro
rampante.
more.
DIMORA : Bologna.
La famiglia Tu
bertini di Bologna
è oriunda da Bu
drio. Con diploma
re l'imperatore Carlo III di Spagna. Dai
processo per l'Ordine di Malta, di Giusep
pe Castelli, nel 1732, risulta che questa
famiglia ebbe più volte la toga senatoria,
Мотто : Arde a- fu ascritta alla Mastra Nobile della città e
fra gli altri GIOVANNI, ascritto nel 1622,
discendente da altro GIOVANNI, senatore, e
che trapiantò il suo ramo da Messina a Ca
stiglione di Sicilia. Sposò in primi voti nel
1711 Maria Badolato e Gioeni che non gli
dette discendenza, e in secondi Anna Lan
za, dalla quale discendono gli attuali rap
del Senato di Bo
f. g.
presentanti.
Altro GIOVANNI Tuccari Felsina, discen
dente dal primo che fissò la sua dimora in
Castiglione, nel 1809 sposò Barbara Cali
Sardo di S. Carlo e per estinzione di que
sta famiglia ereditò il titolo di barone di
S. Carlo, titolo riconosciuto ad ATTILIO
Tuccari con Regie Lettere Patenti 16 no
vembre 1924.
Il titolo di nobile dei baroni di S. Carlo
fu riconosciuto con D. P. 7 ottobre 1930
al di lui fratello GIOVANNI e con D. M. 17
maggio 1928 ad ENRICO, di Michele, della
linea ultrogenita.
La famiglia è iscritta nel, Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di S. Carlo (mpr.),
in persona di ATTILIO, di Niccolò.
Fratelli:
GIOVANNI, GINO, UMBERTO,
GIOVANNI e Nicoletta.
Col titolo di nobile dei baroni di S. Car
lo (mf.), in persona di ENRICO, di Michele.
Figli: MICHELE, Anna, Lucia e Maria
Luisa.
TUCCI.
ARMA: Inquartato
in croce di S.
Andrea d'oro e
di verde al ba
stone di rosso,
scorciato, roton
do in punta, po
sto in palo ed
attraversante.
DIMORA: Lucca.
Nobile famiglia
lucchese, prove
V. S.
LETTERAT
niente dai Tieri di Fucecchio, e che assun
se il cognome nel secolo XV da TUCCIO,
di Piero, di Tiero. Fu ammessa alla citta
dinanza nel 1447 con ANGELO Tucci, che
fece parte del Consiglio della Repubblica,
al cui governo dette dal 1486 al 1762 nu
merosi anziani, gonfalonieri e ambascia
tori.
Fra i più cospicui personaggi della fa
miglia sono ricordati gli ecclesiastici Tuc
CIO, di Domenico, rettore della chiesa di
S. Jacopo alla Tomba, letterato e filantro
po, morto nel 1575; NICOLAO, protonotario
apostolico, che sostenne varie ambascerie
per la Repubblica, alla quale lasciò, con
suo testamento del 2 novembre 1607, la
Cronica di Lucca » da lui compiuta nel
1597.
DOMENICO fu uomo di grande santità
fu il quarto generale della Congrega
e
Dio, morì a Roma l'11 novembre 1651.
Raggiunse fama maggiore FRANCESCO, di
Pietro, illustre giureconsulto, laureatosi al
lo Studio di Pisa nel 1666, e dal 1670 au
ditore di nuziatura del cardinale France
sco Buonvisi a Colonia, a Varsavia ed a
Vienna, dove, favorito dall'imperatore
Leopoldo I, divenne suo consigliere aulico,
e sostenitore della sua politica con opere a
stampa.
La famiglia Tucci ha il suo palazzo in
Lucca nella via del Reale Liceo (oggi Bat
tisti) , ville a Valgiano ed a Aquilea; i se
polcri gentilizi a S. Romano e in S. Ago
stino. Fu iscritta nel Libro d'Oro della
Repubblica, formato il 1628, ed ebbe con
fermato dal duca Carlo Lodovico di Borbo
ne, con decreto del 22 luglio 1829, il titolo
marchionale, di cui godeva alla R. Corte di
Toscana, estendendolo ai discendenti da
FRANCESCO, CARLO (sp. con Teresa Ghigi),
e da CLAUDIO (sp. con Maria Anna Masso
ni), di Giuseppe; il quale ultimo ramo è
ora estinto.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di marchese (m.) e nobile patrizio
di Lucca (mf.), in persona di CARLO (spos.
con la N. D. Emilia Fortunato), di Ales
sandro, di Carlo, conforme partecipazione
della R. Consulta Araldica del 21 giugno
1927.
Figli: FRANCESCO E NICOLÒ.
e. l.
PAGINA 735
* TUFARELLI.
ARMA: D'azzurro
al braccio destro
vestito di verde
movente dal la
to sinistro dello
scudo, tenente
con la mano di
carnagione, tre
rose di rosso,
gambute e fo
gliate di verde,
e sormontato da
tre stelle (8) d'oro male ordinate.
DIMORA: Napoli e S. Giorgio a Cremano.
Famiglia originaria dalle Calabrie, pas
sata a Napoli nel sec. XVII ove contrasse
nobili parentele. Decorata da S. S. Leone
XIII il 20 dicembre 1881 del titolo di con
te (mpr.), riconosciuto con R. D. 9 agosto
1926 e RR. LL. PP. 13 gennaio 1927.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di FRANCESCo, n. Napoli 11 giugno 1856,
di Carmine (n. 1800, † 1875) e della nob.
Amalia Romano (n. 1818, † 1880); spos.:
1) 12 marzo 1882 con donna † Teresa Ma
ria Ruffo dei principi della Scaletta; 2) 0
giugno 1886 con la nob. Rachele dei mar
chesi de Angelis Effrem.
Figli (prime nozze): GIUSEPPE, n. Na
poli 18 dicembre 1882; (seconde nozze):
Amalia, n. Napoli 16 aprile 1887, spos. IG
ottobre 1908 col nob. Vincenzo dei march.
Costa di Arielli; Carmelo, magistrato, de
corato cr. di guerra, n. ivi 8 novembre
1888; GIULIO, magg. di artiglieria, decor.
med. di bronzo valor militare, n. ivi 28
novembre 1890, spos. Roma 16 dicembre
1920 con Elisabetta Galati; GIORGIO, inval.
di guerra, decorato cr. di guerra, n. a Na
poli 2 agosto 1896; Carlo, n. ivi 16 otto
bre 1903.
Figli di Giulio: Valeria, n. Roma to nov.
1921 ; FABRIZIO, n. ivi 16 ott. 1923.
о. р.
* TUFO (DEL) .
ARMA: Di nero alla punta d'argento ca
rica di uno scaglione del campo, e sor
PAGINA 736
dall'anno 1119.
Fu ricevuta nell'Ordine di Malta dal
1511 ed ascritta al Registro delle famiglie
dei cavalieri di Giustizia. Passata in Na
poli fu una delle fondatrici del monte del
le 29 famiglie. Fu decorata del titolo di
marchese di Matino con real diploma 31
agosto 1644.
Per il matrimonio di GIOVANNI del Tufo,
marchese di Matino con la nobile Caterina
Pignatelli, passarono nella famiglia del
Tufo i seguenti titoli di casa Pignatelli :
duca di Roccamandolfi, anzianità dal
1658; marchese di S. Marco, anzianità dal
1653; marchese di Collelongo. Figliuolo dei
suddetti fu ASCANIO, ultimo intestatario
feudale di Matino nel Cedolario di Terra
d'Otranto.
Per il matrimonio poi di CESARE del Tu
fo, marchese di Matino (n. Matino il 31
agosto 1802, † Napoli il 18 marzo 1886),
con donna Antonia Pinto y Mendoza, uni
ca figliuola del principe d'Ischitella, don
Francesco Emanuele Pinto y Mendoza,
passarono nella famiglia del Tufo i seguen
ti altri titoli : principe d'Ischitella concesso
originariamente nel 1681 a Luigi Emanue
le Pinto; principe sul cognome concesso
nel 1729 ad Alfonso Pinto, fratello seco1!
dogenito del detto Luigi Emanuele; prin
cipe di Migliano, anzianità dal 1710 e mar
chese di Trevico, anzianità dal 1548 con
cessi con R. D. 14 luglio 1858 al suddetto
principe d'Ischitella don Francesco Ema
nuele.
Tutti i su indicati titoli vennero ricono
sciuti ad AsCANIO del Tufo, figliuolo dei
su menzionati don Cesare e donna Anto
LETTERAT
montata da un
lambello a tre
pendenti d'oro.
DIMORA : Napoli.
Antica famiglia
patrizia d' Aversa
che si ritiene di
origine normanna
e che probabilmen
te prese il nome
dalla signoria di
Tufo posseduta fin
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. con i titoli di principe (mpr.), prin
cipe d'Ischitella (mpr.), principe di Mi
gliano (mpr.), duca di Roccamandolfi
(mpr.), marchese di Matino (mpr.), mar
chese di S. Marco (mpr.), marchese di Col
lelongo (mpr.), march. di Trevico (mpr.),
nob. col pred. di Pieschici e 'di Torre Log
gia in persona di Maria Concetta, n. Na
poli 8 dicembre 1858, di Ascanio (n. Na
poli 24 febbraio 1831, † ivi 19 maggio
1914) e di Marianna Vernieri († 2 novem
bre 1897), vedova del nob. † Michele de
duchi Vargas Machuca; ebbe per figlio
Ascanio de Vargas Machuca, uff. di caval
leria (n. Napoli 19 ottobre 1888, † a Pine
rolo 23 ottobre 1918), che dal suo matri
monio con Walburga del Carretto dei mar
chesi di Moncrivello ebbe due figliuoli, di
cui, la primogenita, donna Maria Immaco
lata, n. 31 agosto 1917, fu autorizzata con
RR. LL. PP. di R. Assenso 29 dicembre
1927 a succedere nei titoli di principe d'I
schitella e marchese di S. Marco per mpr. ,
e con D. P. 23 ottobre 1929 ad usare i detti
titoli durante la vita dell'ava paterna.
Sorella: Maria Caterina, n. in Napoli 30
novembre 1866, spos. ivi 27 giugno 1885
al nob. + Onorato Gaetani dei duchi di
Laurenzana.
TUFO (DEL) .
ARMA: Di nero al
la punta d'ar
gento carica di
uno scaglione
del campo,
sormontata
un lambello
tre pendenti d'o
ro.
DIMORA : Napoli.
Ramo della pre
cedente famiglia
о. р.
e
da
a
patrizia della città di Aversa, decorata dal
1710 del titolo di marchese di Chiuppeto.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese di Chiuppeto
nia del Tufo con RR. LL. PP. 16 maggio
e D. M. 19 giugno 1898.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro braio 1893, di Gennaro (n. Napoli 6 aprile
(mpr.), patrizio di Aversa (m.), ed è rap
presentata da DOMENICO, n. Napoli 16 feb
LETTERAT
1862, † 15 marzo 1902) e di Giovanna Car
done.
Fratelli: Anna, n. Napoli 29 ottobre
1894; Maria Concetta, n. ivi 5 dicembre
1896; RAIMONDO, n. ivi 23 gennaio 1898;
MARIO, n. ivi 27 agosto 1900; Ida, n. 22
agosto 1902.
Zii (figli di Stanislao (n. 1836, † 1861)
e di Maria Concetta Ferraro) : 1) Maria, n.
5 novembre 1864, in de Paolis; 2) ULRICO,
n. Napoli 22 gennaio 1868, spos. ivi 5 mag
gio 1899 Anna Cardone; 3) UGo, n. Torre
del Greco 17 febbraio 1870, spos. Napoli 16
aprile 1899 con Maria Gomez de Ajala; 4)
DOMENICO, n. Torre del Greco 16 gennaio
1872, † Napoli 28 gennaio 1914, spos. 26
maggio 1898 con Erminia Falconieri.
Figli di Ulrico: STANISLAO, n. Napoli 20
febbraio 1893; Bianca, n. ivi 24 luglio 1895;
UGO, n. ivi 12 aprile 1897; Concetta, n.
11 aprile 1899; GENNARO, n. 16 settembre
1902.
Figlio di Ugo, di Stanislao:
n. Napoli 19 gennaio 1900.
GIACINTO,
Figli di Domenico: Anna, Bianca, CARLO.
о. р.
TULLIO.
ARMA:
D'azzurro
al leone al natu
rale, tenente un
giglio d'oro, at
traversato da u
na sbarra di ros
so carica di due
gigli pure d'oro.
CIMIERO: Tre piu
me di struzzo :
di rosso, d'oro e
d'azzurro.
DIMORA : S. Vito al Tagliamento, Messina,
Chiasellis (Udine) .
Trae le sue origini questa famiglia da
Magredis, piccola villa nei pressi del tor
rente Torre, sulla strada che da Udine
conduce a Attimis. Il primo Tullio, del
quale si abbiano notizie, è un GIO. BATTI
STA, oriundo dal paese su detto e incarica
to di amministrare giustizia in una delle
tante giurisdizioni dei potenti signori di
Savorgnano in Friuli.
Un di lui nipote, GIACOMO, passato ad
PAGINA 737
abitare a Udine, chiese di venire aggrega
to a quel Consiglio nobile, ciò che gli fu
accordato con delibera 14 settembre 1793.
Suo figlio FRANCESCO, ebbe conferma di
nobiltà dal governo austriaco con S. R. 4
giugno 1820.
Il nobile VITO, figlio del precedente e di
Elisabetta co. Altan di Salvarolo, essendo
stato istituito erede col fratello GIUSEPPE
dallo zio co. Francesco Altan, si trasferì
a S. Vito al Tagliamento dove ancora di
morano gli attuali rappresentanti della fa
miglia.
Il nob. GIUSEPPE si rese benemerito del
comune di Udine legandogli nel 1897 tutta
la sua sostanza per scopi educativi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Udine) (mf. ),
in persona di :
FRANCESCO, n. Udine, 19 settembre 1877,
dott. in legge, cav. Mauriziano, comm. Co
rona d'Italia, tenente di complemento di
cavalleria, deputato al Parlamento XXVII
e XXVIII legislatura, di Vito (n. Udine
1833 , † S. Vito 1912) e di Anna Pribul (n.
Marienbad 1847, † S. Vito 1886), sp. Το
rino, 5 aprile 1905 con Bianca Vinaj, n.
Mondovì 18 settembre 1881, di Giuseppe.
Figli: VITO, n. Andorno 5 agosto 1906,
† S. Vito 11 ottobre 1908; Anna Maria, n.
S. Vito 29 giugno 1913; CARLO AMEDEO,
n. S. Vito 30 marzo 1916; Maria Agnese,
n. Firenze 8 febbraio 1919; Maria Elisa
betta, n. S. Vito 12 dicembre 1920.
Fratelli: PIETRO ANTONIO, n. S. Vito 30
aprile 1881, dott. in medicina, prof. di fi
siologia R. Università di Messina, cav.
Cor. d'Italia, maggiore medico di comple
mento, croce di guerra; GIOVANNI, n. S.
Vito 30 aprile 1881 (gemello del preceden
te), dott. in belle lettere, cav. Cor. d'Ita
lia, tenente di complemento di cavalleria,
med. di bronzo al valor militare; Elisabet
ta Maddalena Adele, n. S. Vito 3 agosto
1879, spos. 1903 a Ugo Chiaruttini, medi
co, vedova giugno 1924 [Chiasellis (U
dine)] .
e. d. t.
* TUMSCITZ.
ARMA: D'azzurro a tre gigli d'oro male
ordinati.
Araldica
47
PAGINA 738
con R. Rescritto
14 maggio 1766,
creò i Tumscitz
baroni del Poggio d'Ipso, titolo riconosciu
to con D. M. 18 settembre 1901 а Томма
so, di Francesco.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone del Poggio d'Ip
so, in persona di Tommaso, di Francesco,
di Tommaso, n. a Augusta 23 luglio 1850,
spos. 1º dicembre 1869 con Amalia Modi
ca Beneventano.
Figli (non iscritti in Elenco) : LUIGI, n.
Augusta 26 aprile 1876; ERMENEGILDO, n.
ivi nel 1877; LUCIANO, n. ivi 27 aprile
1882; SALVATORE, n. ivi 5 settembre 1887,
† 3 aprile 1916.
Figli di Ermenegildo: ToMMASO, n. nel
1906; Amalia, n. 1904.
LETTERA T
DIMORA : Augusta.
Famiglia sicilia
na e d'origine ger
manica. Se ne han
no notizie ad Au
gusta sin dal seco
lo XVI. Ferdinan
do di Borbone, re
delle Due Sicilie,
DIMORA : Bisceglie e Napoli.
Famiglia originaria dalla Lombardia,
che passata in Napoli si trasferì poi in An
dria e quindi in Bisceglie; decorata del ti
tolo di marchese sin dall'anno 1579, con
cesso da re Filippo II a D. TOMMASO Tup
puti, riconosciuta in tale titolo dalla Real
Camera di S. Chiara nel 1785, e con R. Re
scritto 11 aprile 1840.
Illustrò particolarmente questa famiglia
il generale di cavalleria marchese OTTAVIO
Tupputi, n. il 18 settembre 1798, † 7 gen
naio 1865.
Combattè alla battaglia di Jena ed in
quelle che terminarono con la pace di Til
sitt. Fece le campagne di Spagna e di Rus
sia. In quest'ultima, mandato in esplora
zione, ritrovò un reggimento tedesco rite
nuto disperso, ne prese il comando, e lo
ricondusse, respingendo il nemico, sulla
linea del fuoco. Compì nelle sue campagne,
innumerevoli atti di valore : fu particolar
mente elogiato al re Murat da Napoleone;
riportò otto ferite. A Vilna meritò la cro
ce della Legione d'Onore. Fu decorato
inoltre, sempre per il suo grande valore,
della croce di cavaliere dell'Ordine Mili
tare di Spagna, di cavaliere di S. Stanislao
di Polonia, ecc. ecc. Coinvolto nel movi
Figli di Luciano: GIOVANNI, n. 1904; A- mento costituzionale del 1820 fu condan
malia, n. 1905.
nato a morte. Nell'anno 1860 fu coman
Fratelli (non iscritti in Elenco) : EUSTA
CHIO, NAPOLEONE, Rosalia, Maria Anna,
Albina (†) .
Figlio di Napoleone: FRANCESCO.
.
TUPPUTI.
ARMA :
S.
D'azzurro
al leone al natu
rale, coronato
d'oro, tenente
fra le branche
un ramo di allo
ro di verde, at
traversato da u
na fascia di ros
so convessa, or
lata d'oro, cari
cata di una stel
la di sei raggi dello stesso, posta tra due
mezzelune d'argento affrontate.
dante generale della Guardia Nazionale di
Napoli.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di marchese (mpr.), in per
sona di † OTTAVIO, spos. con Almerinda
Schinosa.
Figli: + DOMENICO, sposato con Serafi
na Riccardi; † Cristina, spos. col marche
se Marcello Ceva Grimaldi; FILIPPO, spos.
con Francesca Odembowsky; † RICCARDO;
† Teresa; † SAVERIO; † Isabella; † GIUSEP
PE, adottato dallo zio materno Giuseppe
Schinosa, per cui la sua linea aggiunge al
proprio il cognome Schinosa, spos. con
Giulia dei marchesi Colangelo, figlia di
Domenico; Almerinda, spos. con Ottavio
dei marchesi Ceva Grimaldi.
Figli di Giuseppe: Isabella, spos. con
Pietro de Luca marchese di Roseto; Teresa
spos. col conte Guido Tosti di Valminuta;
TOMMASO; OTTAVIO.
о. р.
LETTERAT
TURANO.
ARMA
?
scritta generica
mente nell'El. Uff. Nob. Ital. del 1922
col titolo di barone di Suttafari (mpr), in,
persona dei discendenti dall'ultimo investi
to GIROLAMO su detto.
* TURATI.
due cortine di
muro, il tutto di
rosso, aperto di
cinque porte del campo. (D. R. 21 mar
zo 1869) . DIMORA: Milano.
Famiglia originaria da Busto Arsizio. Il
re Vittorio Emanuele II, con decreto 4
settembre 1862, concesse a FRANCESCO Tu
rati, di Antonio e di Anna Maria Crespi,
nato a Busto Arsizio il 1° giugno 1802 e
morto a Milano il 17 agosto 1873, il titolo
di conte trasmissibile ai discendenti ma
schi primogeniti. Con altro decreto del 21
marzo 1869, concesse allo stesso Francesco'
Turati e discendenti, lo stemma sopra de
scritto. Dal matrimonio del conte France
sco con Angela Pigna, fu Giuseppe, nac
que il conte ERCOLE (Busto Arsizio, to lu
glio 1829), che raccolse una preziosa col
lezione ornitologica, la quale, dopo la sua
morte, fu generosamente donata dai suoi
figli al municipio di Milano.
PAGINA 739
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
ARMA: ?
DIMORA : Sicilia.
Famiglia sicilia
na del secolo XVII
ed insignita del ti
tolo di barone di
Suttafari, del qua
le l'ultimo investi
to fu GIROLAMO, il
26 giugno 1798.
La famiglia è a
v. S.
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), ed è rap
presentata da EMILIO, n. Orsenigo, 17 ot
tobre 1858, di Ercole († Milano, 30 luglio
1881, sp. con Luigia Ponti, di Marco), di
Francesco.
Fratello : VITTORIO, n. Milano, 18 feb
braio 1860.
Cugine (figlie dello zio Ernesto e di Giu
liana Manassian, di Costantinopoli) : An
gelica, n. Milano, 17 luglio 1863, sp. al
conte Gabrio Camozzi De Gherardi Verto
va di Ludriano; Erminia, n. Milano, ro
ottobre 1864; sp. Milano, 8 gennaio 1890
al conte Cesare Spada Cenami, patrizio di
Lucca; Ida, n. Milano, 24 gennaio 1871;
spos. Milano, 10 gennaio 1889 al marchese
Idelfonso Stanga Trecchi.
f. f.
TURCO (ROSSELLI DEL) vedi ROSSEL
LI DEL TURCO.
ARMA : Troncato :
nel 1º d'azzurro
a sei stelle di 6 TURICQUE (DE) vedi REMY.
raggi d'oro, di
sposte 3, 2 e 1;
nel 2º d'oro a tre
TURINETTI (TURINETTI DI PRIE
RO).
torri merlate,
ciascuna di tre
pezzi, unite da
ARMA: Inquarta
to: nel rº e 4º
d' azzurro, alla
mezza aquila bi
cipite, d' argen
to, nascente dal
la partizione;
nel 2º e 3º d'oro,
alla torre di ros
so. (Consegn. 25
giugno 1687) .
SOSTEGNI : Due
tigri.
Мотто : Non degenero.
DIMORA : Torino.
Famiglia di Chieri, la quale iniziò la sua
splendida ascesa con ERCOLE, di Domeni
co, che era maestro di grammatica e che si
arricchì considerevolmente nel commercio
della seta. I suoi figli GIORGIO, GIOVANNI
DOMENICO E GIOVANNI ANTONIO accrebbero
la fortuna paterna della quale si avvalsero
per acquistare numerosissimi feudi. Gio
vanni Domenico acquistò dai Crivelli
PAGINA 740
(1648) punti di Agliano e di Cortemiglia;
Giovanni Antonio († 20 dicembre 1683),
che fu mastro auditore della Camera di Sa
voia, col ricavo del traffico delle gioie, ac
quistò i feudi di Pralormo (1631), di Bo
navalle (1642) e col fratello Giorgio quelli
di Cordona, Castiglione di Cordova (1642),
Pertengo e Costanzana (1644), Berzano
(1663) , Castelvairo (1665), Cimena (1665),
Castelreinero (1665), Cavallerleone (1671)
e Cocconato.
Giorgio (n. 24 settembre 1601; † Tori
no, 13 aprile 1673), che fu presidente delle
finanze, acquistò punti di Ceva e Priero
(1665) dai canonici di S. Salvatore di Lau
ro di Roma, mentre altri punti di Priero
acquistò (1666) dal conte Anastasio Ger
monio. Sposò (1655) Maria Violante Val
perga di Rivara e fu suo figlio, fra gli al
tri, ERCOLE (n. Torino, 27 novembre 1658;
† Vienna, 12 gennaio 1726), che fu insi
gne personaggio e che per la sua abilità
venne impiegato dal duca Vittorio Ame
deo II di Savoia in delicatissime mansioni,
precipua quella della preparazione della al
leanza imperiale (1703). Già nel 1698 il
duca Sabaudo l'aveva decorato del collare
della SS. Annunziata. Passò, col consenso
del sovrano, al servizio imperiale, dove
ebbe agio di rendere grandi servigi al suo
Duca, in ispecie al tempo dell'assedio di
Torino (1706). Ebbe la carica di vice-go
vernatore dei Paesi Bassi austriaci (1725) е
fu decorato di numerosi Ordini, fra i quali
il Toson d'Oro. Fu grande di Spagna, ma
gnate d'Ungheria, ed ebbe feudi e titoli
nobiliari austriaci. Nel 1688 acquistò il
feudo di Pancalieri, di cui fu investito col
titolo marchionale il 18 maggio 1702. Spo
sò (1684) Diana, di Giacinto di Saluzzo, e
fu suo figlio primogenito GIO. ANTONIO (n.
Torino, 8 luglio 1687; † ivi, 28 febbraio
1757), che ebbe la carica di generale di
fanteria imperiale, e fu grande di Spagna
e ciambellano imperiale. Dalle sue nozze
(1717) con Vittoria de Voordt ebbe ERCOLE
(n. Bruxelles, 14 dicembre 1717; † 7 gen
naio 1781), che dissipò la fortuna avita e
che per pagare i debiti fu costretto a ven
dere i feudi tedeschi. Sposò (1755) Gabriel
la Falletti di Villafalletto e nacquero da
queste nozze GIO. ANTONIO FRANCESCO
e
GIUSEPPE MAURIZIO, stipite il primo della
LETTERA T
presente linea dei marchesi di Priero, sti
pite il secondo di quella dei marchesi di
Cambiano, che si estinse con suo figlio
BRUNONE, che morì in Torino il 27 feb-.
braio 1862.
Gio. Antonio Francesco (n. Torino, 8
febbraio 1762; † ivi, 31 maggio 1801), che
fu decurione di Torino, sposò (1781) Po
lissena Gamba della Perosa, e fu suo figlio
primogenito DEMETRIO (n. Torino, 18 feb
braio 1789; † Pinerolo, 31 dicembre 1850) .
Costui come ostaggio venne deportato, u
nitamente a molti altri gentiluomini pie
montesi, in Francia, dove Napoleone lo
fece rimanere creandolo il 26 aprile 1811
barone dell'Impero e uditore nel Consiglio
di Stato. Dalle sue prime nozze (1809) con
Lidia, del marchese Giuseppe Solaro del
Borgo, ebbe, fra gli altri, EDMONDO (n. To
rino, 14 settembre 1817; † ivi, 15 gennaio
1857), che fu ufficiale in Nizza Cavalleria.
Sposò (1852) Camilla Ceresa di Bonvillaret
e da queste nozze nacquero : CLEMENTE,
DEMETRIO e ALFONSO.
Clemente (n. Torino, 18 dicembre 1852;
tivi, 11 giugno 1917), che fu tenente co
lonnello, ebbe dalle sue nozze con Ottavia
Caccia, Camilla ed EDMONDO.
Demetrio (n. Torino, 9 dicembre 1853)
ebbe dalle sue nozze con Giovanna Moran
do, Camilla, la quale sposò (1899) lo zio
Alfonso.
Alfonso (n. Torino, 5 luglio 1855), che
fu ufficiale di marina, ebbe dalle sue nozze
colla nipote Camilla, DEMETRIO (n. Spezia,
11 settembre 1900) e CARLO (n. Spezia, 15
settembre 1901).
Da Giorgio, di Ercole, si era staccata
una linea, detta di Pertengo, la quale ave
va avuto per stipite ANTONIO MAURIZIO,
del citato Giorgio (n. Torino, 15 ottobre
1664; † ivi, 13 marzo 1739), che era stato
infeudato di Pertengo il 9 febbraio 1722 e
investito col titolo comitale il 26 settembre
1733. Questa linea ebbe termine col nipote
di costui GIUSEPPE MAURIZIO, di Giuseppe
Andrea, che morì in Torino il 22 ottobre
1798.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese di Priero (mpr.),
marchese di Pancalieri (mpr.), marchese
di Cimena (mpr.), conte di Castiglione
(mpr), barone di Bonavalle (mpr.), in per
LETTERA T
sona di EDMONDO, di Clemente, di Edmon
do, di Demetrio.
Zii:
DEMETRIO, ALFONSO, di Edmondo,
di Demetrio.
Figli di Alfonso: DEMETRIO, CARLO.
1. b.
TURLETTI.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'azzurro
al sole d'oro; nel TURRI.
2º d'oro all'aqui
la bicipite di ne
ro.
Мотто : Vivax ani
mi solertia. (Dal
lari : Motti Aral
dici Editi, Ro
ma, Collegio A
raldico) .
DIMORA : Sassari.
I lunghi e zelanti servizi resi da PIETRO
Turletti fin dal 1774, invista dei quali Vit
torio Amedeo III si degnò, con RR. PP.
13 dicembre 1703, di conferirgli il grado di
commissario di guerra, ed in ispecie quelli
che prestava dal mese di maggio del 1794,
in cui era stato incaricato dell'Ufficio del
Soldo nel regno di Sardegna, indussero il
re Carlo Emanuele IV a concedergli coi
diplomi in data 26 agosto 1799, i titoli di
cavalierato e di nobiltà, trasmissibili ai
suoi figli e discendenti maschi.
Il nobile don Pietro Turletti sposò don
na Raffaela Marcello, di Alghero : il loro
figlio GIOACHINO, n. a Cagliari l'11 gen
naio 1811, sposò Rosa Venzano ed ebbero
in Genova il 15 ottobre 1851, il figlio Gio
VANNI, distinto ufficiale generale nel R.
esercito. Questi sposò in Genova la nobil
donna Teresa Tola-Amat, figlia del comm.
nob. don Cosimo, dell'illustre giureconsul
to e storico don Pasquale Tola. Ebbero i
seguenti figli : GIORGIO, n. a Sassari, 7
agosto 1895, sottotenente d'artiglieria, m.
in guerra nella località la Ronca in Mon
falcone il 21 ottobre 1915; Eusebia, n.
a
Sassari, 16 marzo 1897; ALDO, n. a Vero
na, 11 febbraio 1904; Matilde, n. a Vero
na, 25 marzo 1905; FABIO, n. a Verona, 4
settembre 1907 e Camilla, n. a Livorno, 30
luglio 1909.
PAGINA 741
La famiglia fa uso dello stemma suindi
cato ed è iscritta nell'El .Uff. Nob. Ital.
cói titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.),
don (mf.), trasmissibili ai figli e discenden
ti maschi e coi titoli personali di nobile e
di donna alle femmine, in persona di Gio
VANNI, di Gioachino, di Pietro.
Figli: GIORGIO, †, Eusebia, ALDO, Ma
tilde, FABIO, Camilla.
s. l.
ARMA: D'azzurro
alla torre qua
drata e merlata,
con porta e tre
finestre
chiuse,
munita di un ca
sotto di vedetta,
fondata sulla
campagna mon
tuosa di verde, il
tutto al naturale.
DIMORA: San Mi
niato.
ORAZIO, di ser Nicolao Turri, fu abilita
to al primo onore della città di S. Miniato
negli squittini del 1683, come lo furon poi
i suoi figlioli messer ANTONIO, nel 1703, e
FRANCESCO, nel 1715, e i suoi nipoti dottor
SILVESTRO e tenente ORAZIO, di Antonio,
nel 1747.
Nella prima attuazione della legge sulla
nobiltà e cittadinanza in Toscana il predet
to Francesco, di Orazio, fu, con decreto II
luglio 1763, ascritto alla nobiltà di S. Mi
niato, insieme con i suoi nipoti dott. SIL
VESTRO, medico in Firenze, tenente ORAZIO,
canonico GIUSEPPE e canonico LIBORIO, fi
gli di Antonio.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di San Miniato
(mf.), in persona dei disc. da Giovanni
Carlo, di Orazio Francesco, di Liborio.
TURRI.
f. s.
e
ARMA : D'azzurro a 2 torri d'argento, mu
rate di nero, merlate di 3 pezzi alla
guelfa, una accanto all'altra, aperte e fi
nestrate di nero accompagnate in cаро
PAGINA 742
ㅂㅂ ㅂㅂ
tico da Milano, e
che colle famiglie Torri, Torriani, Dalla
Torre avessero un unico ceppo; ma ciò non
solo non è in alcun modo provato; ma è
soltanto parto di fantasia. Al principio del
sec. XVIII si ha notizia da documenti dei
fratelli LORENZO E JACOPO Turra, di Castel
nuovo Garfagnana. Quest'ultimo sarebbe il
capostipite della famiglia. Esiste nella Bi
blioteca di Reggio E. un voluminoso ma
noscritto di oltre 200 pagine con alberi
genealogici e molti documenti manoscritti
ed a stampa, portante notizie storiche del
la famiglia Turri, redatto dal dott. Pro
spero Fantuzzi di Reggio (marito di Rosa
Turri) attorno al 1836 circa, poi continua
to ed aggiornato fino al 1859 con molti
dettagli, anche di poca importanza. La fa
miglia Turri ebbe la concessione della no
biltà in persona del dott. fisico TIBERIO,
di Domenico, di Alfonso, e suoi, dal duca
Rinaldo d'Este con diploma 30 ottobre
1736. Sono da ricordare i fratelli GIOVAN
NI PELLEGRINO, gesuita, e GIO. MARIA, ca
nonico regolare, figlio di Alfonso, di Ja
соро.
LETTERAT
da tre stelle d'o
ro, ordinate in
fascia.
DIMORA: Castelno
vo Garfagnana e
Reggio Emilia.
Dei Turri, oriun
di dalla Garfagna
na, patrizi di Reg
gio, fu detto che
provenissero in an
scrisse un giornale settimanale « Il Consi
gliere del Popolo ». Ebbe amicizie con stu
diosi e scienziati del suo tempo, fra cui
padre Angelo Secchi. Sposò la contessa
Giuseppina Rocca; ma non ebbe figli e
morì il 14 giugno 1879. Lasciò molti scritti
storici, stampati a Reggio, fra cui « Delle
cronache del Gazzata e degli scrittori di
esse » (Davolio, 1865); « Memorie sull'in
troduzione della stampa in Reggio nel se
colo XV » (Bondavalli, 1869); « Cenni sul
la vita e sulle opere di Celestino Cavedo
ni » (Calderini, 1865); « Memorie intorno
alla vita e agli studi di D. Prospero Capi
lupi, medico reggiano » (Bondavalli, 1870);
<< Indice alfabetico delle opere di scrittori
reggiani viventi » in appendice alle « Me
morie storiche dei reggiani più illustri dal
1768 al 1877 ». Fu membro della Deputa
zione di Storia Patria, bibliotecario ad
honorem della Biblioteca dei Canonici del
la cattedrale, e socio di molte accademie
storiche e scientifiche italiane e straniere.
Legò al comune di Reggio la sua ricca bi
blioteca ed il suo prezioso archivio di me
morie patrie, da lui raccolte e formate an
che nei suoi viaggi a Firenze, Roma, Lon
dra e Parigi, dove trovò ed acquistò una
importante raccolta di documenti reggiani,
già del conte Achille Crispi. Tutto si con
serva nella Biblioteca Municipale e nel
l'Archivio di Stato di Reggio. È ricordato
da un'epigrafe sulla sua tomba nel cimi
tero comunale di Reggio E. Suo fratello
IGNAZIO ebbe tre mogli, Giuseppina Ca
soli dell'avv. Antonio, consigliere del Su
premo Consiglio in Modena; Alodia Ca
Un ramo della famiglia Turri si stabili gliari, e Luigia del nobile Luigi Mamoli;
a Reggio nel secolo XVIII.
Uno dei personaggi più insigni di questa
famiglia è il dott. GIUSEPPE, di Pellegri
no, di Domenico, scrittore, storico e bi
bliografo. Nacque il 29 novembre 1802.
Ebbe distinti precettori, fra cui un biblio
tecario di Venezia. Studiò al Collegio dei
Gesuiti in Reggio e a quello dei nobili di
Modena, e si laureò in legge nel 1823 nel
collegio legale di Reggio. Ebbe cariche
amministrative e fu podestà di Castelnuo
vo Sotto, poi presidente delle Opere Pie.
Nel 1859 appartenne alla Guardia Nazio
nale. Si diede con passione e con prepara
zione agli studi di Storia Patria. Fondò e
e solo dall'ultima ebbe figli: GIACOMO,
tuttora vivente in Reggio, ottuagenario,
unico superstite del ramo Turri di Reg
gio.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Reggio (m.),
in persona dei discendenti da Ignazio Lo
dovico, di Tiberio (1736), in persona di
GIUSEPPE, di Domenico, di Tiberio, di
Domenico, di Ignazio Lodovico, di Ti
berio.
Figlio: DOMENICO.
Fratello: TIBERIO.
Èinoltre iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital.
col titolo di patrizio di Reggio (m.), disc.
LETTERAT
GIACOMO, di Ignazio, di Pellegrino.
PAGINA 743
da Pellegrino (1825) ed è rappresentata da LUCIO furono fin che vissero ciambellani e
consiglieri intimi dei duchi estensi e del
a. c. c.
TURRIANO vedi TORRIANO.
TURRICQUE (DE) vedi REMY.
TURRINI ROSSI.
ARMA: Partito :
nel 1º troncato
di azzurro e di
verde al gallo di
nero, crestato di
rosso,
movente
dalla troncatura
col capo d'Angiò
(Turrini); nel 2º
fasciato d'argen
duca Francesco IV. Da Lucio e da Angio
la Maria Comaschi, nacque ALESSANDRO,
erede Rossi, nato nel 1784 e morto il 9
aprile 1863, il quale sposatosi nel 1827 con
Vittoria Dosi Delfini, ebbe Elena, nata nel
maggio del 1828, che nel 1847 sposò il con
te Annibale Ranuzzi; e Lucio, nato nel
1830, morto il 3 settembre 1881, sposò in
prime nozze Elena Bentivoglio, in seconde
nozze Celeste Bigozzi, da cui Teresa, unica
superstite della famiglia nobile Turrini
Rossi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile dei conti del Gal
lo, nobile dei patrizi di Bologna, in perso
na di Teresa, di Lucio, di Alessandro.
f. g.
to e di nero al TURRIS (DE) .
leone d'oro attra
versante, col capo d'Angid (Rossi).
DIMORA : Bologna.
La famiglia Turrini Rossi ebbe il titolo
di conti del Gallo dal duca Francesco Far
nese di Parma con diploma del 13 luglio
1725, e precisamente ne furono insigniti i
fratelli DOMENICO LUIGI, canonico ANTON
FRANCESCO, e GIACOMO FILIPPO, con tra
smissibilità ai loro discendenti maschi; e il
patriziato bolognese l'ottennero nel 1777.
Per una eredità la famiglia aggiunse al
proprio il cognome Rossi. Essa contrasse
alleanze con nobili famiglie bolognesi.
GIACOMO FILIPPO Turrini, di Domenico, fu
creato cavaliere lateranense, ed ebbe in
moglie Brigida della nob. famiglia bolo
gnese Rizzardi. Teresa Turrini, sposatasi
ARMA: D'azzurro
alla torre di ne
ro fondata sulla
campagna al na
turale, con una
mano di carna
gione uscente
dalla destra del
la torre ed im
pugnante una
spada d'argento;
alta in palo.
.
DIMORA : Napoli.
Originaria da Massalubrense, detta anti
camente De Turri. NICOLÒ fu consigliere
di re Roberto. Possedette feudi nell'Abruz
zo Citra, fu ammessa nell'Ordine Costan
con Lucio Malvezzi, fu dall'imperatrice
d'Austria creata dama della Croce Stellata
con diploma del 14 settembre 1716. Il con
te DOMENICO Turrini militò quale capitano
nel reggimento R. Italiano in Francia sot
to il re Luigi XIV.
Il 4 giugno 1763, il principe D. Scipione
Rossi, marchese di S. Secondo, riconobbe
per parenti e consanguinei i fratelli conti
tiniano di S. Giorgio, ed il 15 gennaio 1834
venne, con avviso della R. Commissione
dei Titoli di Nobiltà, dichiarata ammissi
bile nelle RR. GG. del Corpo.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), per
i discendenti da Raffaele, aspirante a R.
Guardia del Corpo nel 1834.
с. р.
CAMILLO E LUCIO Turrini Rossi di Bolo
gna, dei quali il loro fratello primogenito TURRISI.
conte FRANCESCO fu uno dei 40 senatori di
Bologna per breve di Clemente XIII, come
pure i due suddetti conte CAMILLO e conte
ARMA: D'azzurro alla torre quadrata d'oro
di due palchi, fondata sopra un ristret
PAGINA 744
വാവ
200
buono e Palermo.
Famiglia siciliana del principio del seco
1o XIX. MARIO Turrisi nel 1803 ebbe il ti
tolo di barone di Gorgo e Buonvicino. VIN
CENZO, appartenente ad altro ramo, risulta
l'ultimo investito del titolo di signore di
S. Giorgio e Ogliastro, il 14 ott. 1805, e di
signore di Palminteri, il 10 dic. 1812.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Gorgo e Buon
vicino (mpr.) (disc. da Mauro, 1803), in
persona di GIUSEPPE, di Niccolò, di
Mauro.
Figlio: NICCOLÒ.
* TURRISI GRIFEO.
ARMA:
Partito :
nel 1º d'azzurro
alla torre quadra
d'oro di due pal
chi, fondata so
pra di un ristret
to di terreno al
naturale, soste
nuta da due leo
ni d'oro, lingua- TUTTAVILLA.
ti di rosso, af
frontati, ed ac
compagnati in capo da tre stelle di sei
raggi d'argento, male ordinate (Turrisi);
nel 2º d'oro troncato : sopra al grifone
di nero passante, sotto a tre bande d'az
zurro (Grifeo) .
DIMORA : Castelbuono e Palermo.
Ramo della precedente famiglia Turrisi
e succeduto nei titoli seguenti alle famiglie
Gravina e Grifeo. Detti titoli furono rico
nosciuti con D. M. del 1902 a MAURO, di
Antonio, di Mauro.
LETTERA T
to di terreno al
naturale , soste
nuta da due leo
ni d'oro, lingua
ti di rosso, af
frontati, ed ас
compagnata in
capo da tre stel
le di sei raggi di
argento, male
ordinate.
DIMORA : Castel
J. S.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di principe di Partanna
(mpr.), duca di Ciminna (mpr.), duca di
Floridia (mpr.), per successione Grifeo;
principe di Palagonia (mpr.), principe di
Lercara (mpr.), duca di Alcara (mpr.),
marchese di Francofonte (mpr.), marchese
di Antella (mpr.), marchese di Bifara
(mpr.), marchese di Delia (mpr.), barone
di Calatabiano (mpr.), barone di Sanfratel
lo (mpr.), barone di Fiumefreddo, San Ba
sile e Laura (mpr.), barone di Stallaini
(mpr.), signore della Cadera e di metà di
Misilini (mpr.), per successione Gravina,
in persona di GIUSEPPE, di Mauro, di An
tonio, di Mauro, n. Palermo 28 genn. 1895,
capitano dei bersaglieri, decorato medaglia
di bronzo al valor militare, campagna 1915
1918, succeduto nei titoli al fratello Anto
NIO (n. 30 gennaio 1894, † 13 agosto 1921);
sposato 17 ottobre 1921 con Carolina
Nanni.
Figli: Lucia, n. Palermo 25 ott. 1922;
MAURO, n. ivi 31 ottobre 1927.
Fratelli: Stefania, n. Palermo 17 marzo
1897, Religiosa del S. Cuore; VINCENZO, n.
Palermo 28 ottobre 1900, spos. 31 luglio
1929 con Maria Vanni dei duchi di Archi
rafi; Maria, n. Palermo 21 ottobre 1902,
Religiosa del S. Cuore; Maria Amelia, n.
Palermo 30 agosto 1903; FRANCESCO, n.
Palermo 4 dicembre 1906, spos. 30 aprile
1927 con donna Agata Paternò Castello dei
duchi di Carcaci.
Zii (figli dell'avo Antonio) : Rosalia
BENEDETTO.
ARMA : Inquarta
to: nel rº e 4º
di rosso a tre
fasce d'argento,
col leone di ne
ro attraversante
sul tutto; nel 2º
e 3º d'argento a
tre fasce di ros
so; sul tutto
d'azzurro a tre
gigli d'oro, bri
V. S.
e
LETTERAT
tre fasce di rosso. Sul tutto d'azzurro a
3 gigli d'oro, al bastone nodoso scorciato
di rosso, posto in banda.
DIMORA: Napoli, piazza dei Martiri, pa
lazzo Calabritto.
Famiglia di origine francese, detta pri
` ma Estonteville dalla signoria di tal nome
che possedeva. Dalla Francia passò in In
ghilterra, e poi in Roma in seguito alla
venuta a Roma di un cardinale di casa
Borbone, zio di GUGLIELMO Tuttavilla per
parte di donna. Trasferitasi nel regno di
Napoli, al tempo di re Alfonso I, fu ascrit
ta al Seggio di Porto.
Furono duchi di Calabritto in Principa
to Citra, titolo concesso ad ORAZIO Tutta
villa, con Real Privilegio del 12 febbraio
1630; il feudo fu venduto, poi, ai Mirelli.
Eperò, nella vendita, fu ritenuto il titolo,
che i Tuttavilla continuarono ad usare, co
me appare dall'ottenuto riconoscimento di
esso, con Real Rescritto 26 gennaio 1845,
a LUIGI Tuttavilla, in unione al titolo di
PAGINA 745
sati dal bastone
di rosso, posto in
banda.
Alias: Inquartato :
nel 1º e 4º fa
sciato d'argento
e di rosso di otto
pezzi, al leone
di nero coronato
d'oro, attraver
sante; nel 2º e
3° d' argento a
la del refutante : Teresa Tuttavilla, mo
glie del generale Alessandro Nunziante, il
cui figliuolo : Mariano, fu riconosciuto con
D. M. 21 maggio 1902 nel possesso di detto
titolo.
Feudataria di Montemilone con Spen
nazzola, Sangermano e Minervino in terra
di Bari, di cui ebbe l'ultima intestazione
nel Cedolario, il 6 settembre 1792, Vincen
zo Tuttavilla duca di Calabritto, rappre
sentato dalla sua genitrice duchessa Petro
nilla de Ligneville, per successione del suo
genitore Francesco, il quale era succeduto
al padre suo Vincenzo, che aveva fatto ac
quisto di detta terra di Montemilone dal
patrimonio di Girolamo del Tufo, marche
se di Lavello, come da Regio Assenso 6
settembre 1737; mentre alla terra di San
germano era succeduto al suo fratello Ora
zio, morto in età pupillare, figlio ed ere
de del comune genitore Vincenzo il vec
chio († 27 dicembre 1731) .
Principe di Conca di Mignano, già Con
ca di Caspoli, con azianità del 1722 per
successione de Capua; e conte di Sarno,
nonchè signore di Frascati, Memi e Genza
no, titoli lasciati ai suoi figliuoli da Gu
GLIELMO Tuttavilla, il quale venne creato
cardinale dal Pontefice Eugenio IV, dopo
la morte della moglie, che era una gentil
donna romana.
Ricevuta, per giustizia, nel Sovrano Mi
litare Ordine di Malta, nel 1778, con AN
TONIO Tuttavilla (Gran Magistero- Roma,
85, Priorato di Napoli), cavaliere di San
Michele di Francia, ebbe ancora l'insigne
Real Ordine di San Gennaro nell'anno
1787.
duca di San Germano.
Duchi di Mignano, in Terra di Lavoro,
del quale ebbe intestazione nel R. Ce
dolario il 10 giugno 1797 VINCENZO Tutta
villa, duca di Mignano, per successione di in Catalogna morì, ucciso, in Tunisi men
sua madre Petronilla di Ligneville († 20
gennaio 1793); la quale, alla sua volta, era
succeduta al fratello Pietro Eugenio († 22
luglio 1778) figlio di Beatrice de Capua,
GIROLAMO, capitano generale di Carlo V
tre era al seguito dell'imperatore; Gu
GLIELMO, vescovo di Sarno nel 1540; fu,
poi, cardinale ed edificò la chiesa di S.
Agostino, in Roma; FRANCESCo, tenente
principessa di Conca e duchessa di Mi
gnano.
Successore del suaccennato Vincenzo,
duca di Mignano, fu FRANCESCO Tuttavil
la, nato 1775. Figliuolo di Francesco fu
LUIGI (n. 1818, † 1886), il quale, avendo
refutato il titolo di duca di Mignano alla
Corona, venne il medesimo con R. Decre
to 20 settembre 1845 riconcesso alla sorel
generale di cavalleria, fu vicerè e mae
stro di campo in Gallizia ed in Sarde
gna, e sposò una principessa di Borbone,
ragione per la quale i Tuttavilla usarono
nell'arma i tre gigli d'oro; e, in mezzo i
gigli, la sbarra o bastone, perchè il quarto
Reale era di donna; VINCENZO, conte di
Sarno e duca di Calabritto, maresciallo di
campo nel 1690; FRANCESCO, conte di Sar
PAGINA 746
mera con esercizio e ministro plenipoten
ziario presso il re di Polonia, nel 1764;
VINCENZO, conte di Sarno e duca di Cala
britto, cavaliere dell'Ordine di San Genna
ro e gentiluomo di camera, con esercizio,
nel 1787.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di duca di Calabritto (mpr.),
duca di S. Germano (mpr.), principe di
LETTERA T
Conca di Mignano (mpr.), in persona dei
discendenti da Luigi, n. 1818, di France
sco, n. 1775, ascritto al Libro d'Oro Na
politano, ed è rappresentata da LUIGI, n.
a Napoli 7 giugno 1897, di Carlo Enrico,
n. a Firenze 13 aprile 1845, e di donna
Maria de Iorio di S. Barbato; spos. con
Luisa Salis. Figlia: Emilia.
f. f. p. di s.
U
UBALDI.
BV
VB
sull'inquartatura.
DIMORA : Trevi.
Famiglia di Trevi, che nel 1844 fu
scritta
a
quella nobiltà con LORENZO
Ubaldi.
È iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col
titolo di nobile di Trevi (mf.), in persona
di GIUSEPPE, di Lorenzo.
Figlio: LUIGI.
* UBALDINI.
ARMA: Di verde a due fascie d'argento
frammezzate da una torre d'oro.
CIMIERO : Un volo
ARMA: Inquarta
to: nel 1º e 4º
di rosso alla let
tera B maiuscola
d'argento; nel 2º
e 3º d'azzurro al
la letteraVmaiu
scola di nero;
con una stella di
6 raggi d'oro
posta in abisso
ed attraversante
a
V. S.
di verde a due
fascie d'argento,
in mezzo una
stella di sei rag
gi d'oro.
DIMORA : Muggia e
Trieste.
Famiglia di Mug
gia (Trieste), alla
quale l'imperatore
d'Austria France
sco Giuseppe, con
Diploma 18 giugno 1914, concesse il titolo
di nobile per ambo i sessi e col predicato
di Torreferma, titolo riconosciuto con De
creto Ministeriale 7 dicembre 1922.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), predicato di
Torreferma (mf.), in persona di UGO, di
Floriano e di Giovanna Basilisco, n. 29
marzo 1859, spos. con Maria Retti.
Figlio: VITO FLORIANO, n. Vienna 11 di
cembre 1883, spos. ivi 17 agosto 1918 con
Antonia Retti Marsani.
Figlio di Vito Floriano: ARTURO UGO
VITO, n. Trieste 29 giugno 1919.
V. S.
PAGINA 750
UBALDINI DELLA CARDA.
ARMA : D'azzurro
al rincontro di
cervo d'oro sor
montato, fra le
due corna, da u
na stella (8) di
oro.
Alias: Di rosso al
rincontro di cer
vo d'oro sormon
tato, fra le due
corna, da una
stella (8) d'oro.
Мотто : Quis do
minatur Apenni
ni? Alma Do
mus Ubaldini.
DIMORA : Urbino;
Ferrara.
Gli Ubaldini di
Urbino sono il ra
mo secondogenito
della omonima fa
miglia che signo
reggiò il Mugello e
l'Appennino tosco-romagnolo e che per la
sua grande potenza fu in continua guerra
con la repubblica fiorentina. Le sue me
morie risalgono al VII secolo e riconosce
quale suo capostipite un ADONALDO, viven
te nel 680 e venuto in Italia al seguito di
Carlo Magno da cui la famiglia ebbe il ti
tolo comitale e grandi privilegi, confermati
poi da Ottone II, che nel 975 li cred conti
dell'impero, nonchè da Enrico VI e da Fe
derico Barbarossa, al quale si deve l'altero
motto della famiglia. Si dice infatti che es
sendo questo imperatore ospite degli Ubal
dini in uno dei loro castelli degli Appenni
ni, alla vista della magnificenza e della po
tenza della famiglia, rivolto ai cavalieri che
lo circondavano chiedesse : « Quis domina
tur Apennini? » e avendo tre volte ripetuta
la domanda senza ottenerne alcuna risposta
egli stesso rispondesse : « Alma Domus
Ubaldini ! », volendo che domanda e rispo
sta fossero da allora in poi il motto usato
dalla famiglia. Ciò avveniva il 22 luglio
1184.
La famiglia si divise in molti rami che
presero il nome dai castelli posseduti e così
LETTERA U
abbiamo gli Ubaldini di Apecchio, di Bar
berino, della Carda, di Mercatello, di Far
neto, di Carinca, di Caldaia, di Castello, di
Gaglione, della Pila e di Monteaccinico di
Querceto, di Ripa, di Villanueva, ecc. Di
questi rami oggi non rimane che quello di
Urbino e anche questo estinto nei maschi.
A Firenze gli Ubaldini abitarono da prima
vicino a S. Tommaso, poi di fianco a S.
Andrea in Mercato vecchio. Si allearono
con matrimoni alle più potenti e nobili fa
miglie del tempo.
Fra i personaggi principali della famiglia
ricordiamo : MAFFEO, che fu crociato
e
piantò per il primo la croce sulle mura di
Damiata; VANNI E MAGHINARDO, da Susi
sana, TANO, da Castello, illustri condottie
ri; GIOVANNI, di Azzo, celebre capitano di
Gian Galeazzo Visconti, morto in Siena
nel 1390 e sepolto con onori sovrani; AL
BIZZO, di Azzo, consigliere della contessa
Matilde di Toscana nel 1072; il cardinale
OTTAVIANO, morto nel 1272; la beata Chia
ra, vissuta prima del 1200; Cia, che sposa
ta a Scarpetta Ordelaffi, in assenza del
marito difese la Rocca di Cesena, sul finire
del 1300, contro il cardinale Albornoz;
UGOLINO, di Felicione, che come rappre
sentante della sua casa nel convegno di S.
Godenzo, 1'8 giugno 1302, ricevè l'omag
gio di Pisa e Firenze. Tra i rappresentanti
fiorentini era Dante Alighieri, il quale ri
corda nella Divina Commedia alcuni per
sonaggi di casa Ubaldini: e il famoso car
dinale OTTAVIANO, che pone accanto all'im
peratore Federico nel canto X dell'Infer
no :
« ...qui con più di mille giaccio :
« qua dentro è lo secondo Federico,
« e il cardinale, e degli altri mi taccio »,
e l'arcivescovo di Pisa, RUGGERI, il tradi
tore del conte Ugolino della Gherardesca,
nel canto XXXIII dell'Inferno :
« Tu dei saper ch'io fui il conteUgolino,
« e questi è l'arcivescovo Ruggeri.
« Or ti dirò perchè i' son tal vicino »,
ed UBALDINO DELLA PILA, fratello del car
dinale Ottaviano e padre del detto arcive
scovo Ruggeri, al Purgatorio :
« Vidi per fame a voto usar li denti
« Ubaldin della Pila e Bonifazio,
« Che pastorò col rocco molte genti ».
Questa stirpe ubaldina, feconda di uomi
LETTERA U
ni d'arme, di santi, di vescovi, di cardi
nali, di magistrati, di ambasciatori, dal
1300 al 1408 dette alla repubblica fiorenti
na ben sei gonfalonieri di giustizia. Però i
turbolenti signori del Mugello, agli alti
onori della Magistratura di Firenze, ove
possedevano terre e palazzi, preferirono il
mestiere delle armi, schierandosi ora in fa
vore e ora contro la repubblica.
ADONALDO, capostipite della famiglia, eb
be ATROPALDO, da cui ATRIPERTO, che ge
nerò ATROPALDO, da cui ADONALDO, che eb
be ATRIPERTO, da cui ATROPALDO, che nel
960 ebbe Azzo, che generò ALBIZZO, da cui
Azzo (1101), che ebbe UBALDINO (1105), il
quale fra altri figli ebbe: GRECCIO, primo
genito e capo del ramo fiorentino, che die
de illustri personaggi e si estinse col sena
tore GIUSEPPE († 7 novembre 1804), figlio
del senatore Lorenzo.
Da OTTAVIANO, secondogenito di Ubaldi
no, viene il ramo stabilitosi in Urbino. Fu
suo figlio ALBIZZO (1186), padre della bea
ta Chiara, di AVENIENTE, di OTTAVIANO e
di UGOLINO (1217), il quale generò : OTTA
VIANO (1255), cardinale, acerrimo ghibelli
no e vescovo di Bologna, al quale è attri
buita la frase : « se anima v'è per li ghibel
lini io l'ho perduta ! »; UBALDINO, che fu
padre di UGOLINO e di RUGGERI, il famoso
arcivescovo di Pisa; Azzo (1210), che gene
rò TANO (1200), il quale ebbe la signoria di
Città di Castello, fu fiero ghibellino ed eb
be quattro figli: VANNI, celebre capitano
che portò il nome di « Sussisana », dal ca
stello da lui posseduto; FRANCESCO, pode
stà di Urbino nel 1324, signore di Monte
vicino nel 1337, capostipite degli Ubaldini
di Montevicino, che nel sec. XV ebbero il
dominio di Castiglione di San Bartolo e si
estinsero nel 1649 con il conte GIULIO;
UGOLINO E GERIO. Questi ultimi due lascia
rono al fratello la signoria di Montevicino
e
ritennero il dominio di « La Carda >>>
(1337), fondando famiglia in Urbino.
Ugolino ebbe fra gli altri figli: 1) ANTO
NIO, podestà di Cagli dal 1463 al 1471, spo
sato con Altedonna, figlia di Paolo Conta
rini, senatore di Venezia, dalla quale ebbe
Caterina, scrittrice e poetessa, spos. al cav.
Federico Gabrielli di Gubbio; ed i fratelli
GIROLAMO E GENTILE, che nel 1514 ebbero
dal duca di Urbino l'investitura del castel
PAGINA 751
lo di Apecchio. La loro discendenza si
estinse nel 1752 con FEDERICO, sposato con
Maria Virginia Morabattini, morto impro
le in Orvieto. Il castello di Apecchio, alla
sua morte, andò in possesso della Camera
apostolica.
2) GHISELLO, padre di ANDREA, da cui
BALDINACCIO, che generò ANTONIO, che da
Todesca, di Niccolò Brancaleoni conte e
signore della Rocca, ebbe BALDINACCIO II,
padre di altro ANTONIO, sposatosi con Lu
dovica, di Francesco Brancaleoni conte
della Rocca, e con lui si estinse il ramo.
Gerio, di Tano, fratello di Ubaldino e
condomino della Carda nel 1337, fu assai
erudito e venne incaricato dal cardinale
Albornoz di rappacificare Cagli. Egli fu
padre di TANUCCIO, che nel 1352 fu capi
tano del popolo in Orvieto; da lui ne venne
OTTAVIANO (1390), podestà di Urbino, che
sposò Bocchina, di Venanzo Varano, signo
re di Camerino, dalla quale ebbe BERNAR
DINO († 1437), celebre capitano, che fu
molto amato da Guido Antonio, signore di
Urbino, sì da sposarne la figlia naturale
Aura, imparentandosi in tal modo con i
Montefeltro, una delle famiglie più poten
ti del tempo. Per quattro volte fu eletto
capitano generale delle milizie feltresche.
Nel 1425, combattendo per i fiorentini con
tro il duca di Milano, fu fatto prigioniero
e rinchiuso nel « Forno di Monza », riu
scendo a fuggire dopo un anno di prigio
nia. Alla battaglia di Maclodio (10 ottobre
1427), parteggiò per il Carmagnola; nel
1429, nella guerra fra Lucca e Firenze,
parteggiò per quest'ultima città e tanta era
la sua fama che molti disertarono il campo
per passare al suo comando; nel 1431 ab
bandonò Firenze e passò agli ordini del
duca di Milano; nello stesso anno con Gui
do Antonio, di Urbino, ricuperò Città di
Castello per la S. Sede. Morì a Cremona
nel 1437. Alcuni storici dicono che Fede
rico da Montefeltro, duca di Urbino, nato
aGubbio il 7 giugno 1422, fosse suo figlio,
altri pensano che fosse bastardo del conte
Guido Antonio e che Bernardino si indu
cesse ad adottarlo per farlo discendere da
una Montefeltro e agevolargli la successio
ne al ducato, dato che Guido Antonio non
aveva figli; altri ancora dicono che fosse fi
glio di Guido Antonio, ma avuto con Lu
PAGINA 752
dovica Ubaldini della Carda, sorella del
capitano Bernardino e poi legittimato dalla
S. Sede. Cosa certa si è la stretta parentela
tra gli Ubaldini ed i Montefeltro, ed il
grande amore che Federico sempre dimo
strò per gli Ubaldini, giunto sino a togliere
nel 1475 il castello di Serravalle alla città
di Cagli per incorporarlo al dominio della
Carda, ingrandendo la potenza degli Ubal
dini, e costruendo alla Carda un magnifico
palazzo.
Bernardino suddetto ebbe due maschi :
OTTAVIANO, conte della Carda, che sposò
Angela Orsini, patrizia romana. Egli fu di
rara prudenza, dotto e abilissimo diploma
tico e il duca Federico lo ebbe in tanta sti
ma che alla sua morte, avvenuta nel 1482,
lo lasciò reggente dello Stato di Urbino,
con la tutela al figlio Guidobaldo, al
lora decenne. Egli espletò il delicato inca
rico con grande abilità e morì in Cagli nel
1498. Con lui, essendogli premorto il figlio
BERNARDINO, terminò il ramo degli Ubaldi
ni conti della Carda ed il feudo fu incorpo
rato al ducato, essendo il fratello suo FRAN
CESCO, figlio naturale legittimato.
Francesco fu grande capitano e come
<< squadriero » del gran Federico, fu in
tutte le imprese compiute da questi. Nel
1460, seguendo con Federico le parti di
Ferdinando d'Aragona contro casa d'An
giò per il regno di Napoli, venne sfidato a
singolar tenzone da Nardo di Marsciano,
capo squadra del Piccinino e lo vinse. Spo
sò in prime nozze Sveva, figlia del conte
Guido Brancaleoni, singore di Piobbico, ed
in seconde nozze Elisabetta, sorella di det
ta Sveva. Per tali matrimoni egli e i suoi
discendenti, nel 1481, furono investiti del
feudo di Castel Pecorario, già dominio di
un ramo dei Brancaleoni, estintosi con un
Antonio, privato per ordine di Federico
del dominio e fatto chiudere in prigione.
Francesco morì nel 1496; egli dalla secon
da moglie ebbe sette figli: Luchina, sposa
tasi con Ercole Malatesta, di Rimini; A
gnese, maritata a Pandolfo Malatesta, si
gnore di Rimini; Giulia, sposata con Pirro
Mazzoni, signore d'Anghiari; PRINCIVALLE,
la cui discendenza terminò col suo proni
pote Matteo, nel sec. XVII; CAMILLO e
FRANCESCO, che vissero sempre tra le armi
e che nel 1521 ordinarono e presero parte
LETTERA U
all'assalto del palazzo dei conti di Piobbi
co, fratelli della loro madre; BERNARDINO,
che seguitò la famiglia. Due dei figli di
quest'ultimo, FRANCESCO ed ALESSANDRO,
vennero condannati a morte per aver ucci
so il conte Monaldo Brancaleoni di Piob
bico; MARCANTONIO (1537), altro figlio di
Bernardino, dalla moglie Minerva Giunchi
ebbe FRANCESCO MARIA, che da Maria nob.
Rigetti, ebbe MARCANTONIO (1598), che spo
sò la contessa Livia Santucci e nel 1637
giurò fedeltà alla S. Sede. Fu suo figlio
LUDOVICO (1630), che dalla moglie nobile
Giulia Sorbolonghi, di Fossombrone, ebbe
OTTAVIANO E GIUSEPPE; questi, nel 1693,
rinnovò il giuramento di fedeltà e sposò la
nobile Girolama de Catalani, da cui ebbe
GIAN FRANCESCO e LUDOVICO; quest'ultimo
restaurò il palazzo feudale (1750) e sposò
la contessa Lavinia Antaldi, di Urbino, da
cui ebbe CRESCENTINO nel 1735. Questi fu
l'ultimo signore feudale di Castel Pecora
rio, giacchè nel 1781 il castello venne rovi
nato dal terremoto, e in quei tempi fu de
cretata l'abolizione del feudalismo.
Del ramo di Urbino, oltre il detto Otta
viano, dobbiamo ricordare FEDERICO, lette
rato vissuto nel 1600; PIETRO, ambasciatore
del duca al re di Napoli; ROBERTO, creato
cardinale da Paolo V; OTTAVIANO, suo fra
tello, che fu capitano delle Lance spezzate
del Papa. Molti furono priori, senatori,
gonfalonieri, cavalieri degli Ordini di Mal
ta e S. Stefano.
Gli Ubaldini furono dichiarati nobili di
Urbania, nobili di Urbino, patrizi di Firen
ze, patrizi di Macerata, nobili di Orvieto e
di Assisi, patrizi di Gubbio, avendo avuto
membri che esercitarono il gonfalonierato
di giustizia dal 1523 al 1628, come risulta
dalle Riformanze di detta città, patrizi di
Fano, aggregati in persona dei conti GEN
TILE, PAOLO e FEDERICO e loro discendenze
il 20 agosto 1669, come risulta dai Libri
dei Consigli di tale epoca. Ebbero la signo
ria di Massa Trabaria fin dal 1230 e nei va
ri rami molte altre terre e castella.
Al ramo che si disse della Carda compe
tono i seguenti titoli: conte del S. R. I.,
per concessione dell'imperatore Ottone II,
fin dal 976; signore e conte della Carda,
per privilegio dell'imper. Arrigo IV, del
1196; conte di Mercatello, per concessione
LETTERAU
del duca Federico d'Urbino ad Ottaviano,
nel 1400; conte di Pecorari, per concessio
ne di Federico nel 1481; e le nobiltà e
patriziato di cui si è detto sopra.
Da CRESCENTINO, soprannominato, e da
sua moglie Chiara Redi, ne venne FRANCE
SCO (n. 1762), che sposò la nob. Maria Bi
zarri, da cui Giacomo (n. 1793), che dalla
contessa Luisa degli Alberti ebbe FRANCE
SCO (1830, † 1886). Questi ebbe due mogli:
la contessa Giulia degli Alberti († 1854),
da cui UBALDINO (n. Urbino 15 ottobre
1852, † 5 luglio 1905), che 1'8 ottobre 1875
sposò : 1) Anna dei conti Sermattei Confi
dati della Genga (n. 23 febbraio 1857, † 15
maggio 1923), da cui Giulia, Marzia ed Or
TAVIANO, morto bambino il 4 maggio 1881;
e 2) Bianca dei conti Marcolini Ferretti,
patrizia di Fano (n. 1843, † 1907), da cui
FEDERICO (n. 8 ottobre 1863, m. S. Miniato
in Val d'Arno 29 novembre 1928), che ve
stì per giustizia l'abito del S. M. O. di
Malta e ne fu commendatore.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. con i titoli di nobile di Urbino (mf.),
nobile di Urbania (mf.), conte di Pecorari
(m.), nobile dei conti di Pecorari (mf.), ed
è rappresentata da Giulia, n. Urbino 14
agosto 1881, di Ubaldino (1852, † 1906) е
contessa Anna della Genga (1857, † 1923).
Sorella: Marsia, n. Urbino 5 febbr. 1884.
p. c. b. o.
UBERTINI.
ARMA: D'oro, al
leone, di rosso,
coronato del
campo.
DIMORA : Arezzo.
Questa illustre e
fiera stirpe feudale,
che da antico tem
po signoreggiò sư
Chitignano, Rosi
na, Taena, Sargia
na ed altri castelli
della montagna aretina, ed estese il suo
dominio sino a Pietrolina e Sovaia in Ro
magna, fu dapprima ostinatamente avversa
ai guelfi e a Firenze, in danno della quale
aveva violentemente usurpato il castello
di Cennina. Poscia, pei buoni uffici dei
PAGINA 753
perugini, il vescovo d'Arezzo, Buoso degli
Ubertini, e suo fratello conte FRANCESCHI
NO, s'indussero a restituirlo alla Repubbli
ca Fiorentina, e furono perciò compresi
nella pace di Sarzana del 28 marzo 1353 fra
i Comuni della Lega Guelfa dell'Italia
Centrale ed i ghibellini, seguaci dell'Arci
vescovo di Milano Giovanni Visconti.
Il 7 agosto 1365 gli Ubertini furono ri
cevuti in accomandigia perpetua dalla Si
gnoria di Firenze, che il 5 novembre 1384
rinnovò gli amichevoli accordi con loro.
Da un'attestazione della Magistratura
civica aretina del 1628, risulta che i conti
di Chitignano godevano da tempo la citta
dinanza di Arezzo, senza però poterne con
seguire le civiche cariche, perchè, per di
sposizione statutaria, dovevano esserne e
sclusi appartenendo al ceto dei magnati.
Coll'Editto Granducale 5 giugno 1779
anche la Contea di Chitignano fu sottopo
sta alla legge generale eversiva dei feudi,
e riunita al resto della Toscana; ma il
granduca Leopoldo I, con motuproprio 12
ottobre dello stesso anno, concesse le ville
di Chitignano, Rosina e Taena ai conti
ANTON MARIA, cav. RANIERI, LUIGI E BIOR
Do degli Ubertini ed ai loro figli maschi.
Il cav. GUGLIELMO, NICCOLÒ E FEDERI
GO, figli del conte Anton Maria, di Niccolò
e di Rosa dei conti di Bivignano, furono,
con deliberazione del Magistrato munici
pale aretino 7 marzo 1815, ammessi alla
Nobiltà civica coi loro figli e discendenti, e
con decreto 10 luglio 1816 ottennero l'a
scrizione al Libro d'Oro dei patrizi aretini.
Vari soggetti di questa stirpe furono ri
cevuti per giustizia nell'Ordine di S. Ste
fano di Toscana, nel quale. UBERTINO, del
conte Pierfrancesco, di Bernardino nel 1567
fondò la commenda di S. Sepolcro.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte di Chitignano
(mpr.) e patrizio di Arezzo (mf.), in per
sona dei disc. da Guglielmo, Niccolò e Fe
derigo, di Anton Maria, di Niccolò.
g. d. a. v.
UBOLDI DE' CAΡΕΙ.
ARMA: Inquartato : nel 1º d'oro alla fascia
di rosso carica di due stelle di sei raggi
del campo; nel 2º di rosso al castello
Araldica 48
PAGINA 754
a due pannoc
chie gambute,
fogliate, recise e
decussate, spor
genti in fuori, al naturale; nel 4º di az
zurro a quattro stelle di sei raggi, d'oro,
ordinate in croce e circondanti la mez
zaluna d'argento calante (Diploma 28
febbraio 1839) .
DIMORA : Torino.
Famiglia milanese. Con Sovrana Risolu
zione 7 luglio 1838, ottenne la concessione
della nobiltà dall'imperatore d'Austria.
Con successivo diploma. 28 febbraio 1839,
le fu concesso lo stemma su descritto. La
concessione fu fatta a GIUSEPPE, di Gio
vanni, dottore in legge. Da Giuseppe nac
que in Milano il 2 aprile 1834, GIOVANNI,
che sposò la contessa Matilde Borromeo,
di Carlo.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile e col predicato de'
Capei (mf.), ed è rappresentata da VITA
LIANO, di Giovanni, di Giuseppe, n. Mila
no, 26 gennaio 1871, spos. Torino, 19 gen
naio 1903 con Giulia Pluker, di Daniele.
Figli: GIAN CARLO, n. Torino, 28 otto
bre 1905; Elena, n. Torino, 20 aprile 1907.
Fratelli: CARLO, n. Milano, 17 maggio
1879; Costanza, n. Monza, 25 luglio 1873;
Giulia, n. Monza, 3 ottobre 1867.
f. f.
* UDINE (MENSA ARCIVESCOVILE) .
ARMA : Del Titolare Pro tempore.
DIMORA : Udine.
Soppresso il Patriarcato di Aquileia nel
1751, Papa Benedetto XIV con Bolla 18
aprile 1752 istituiva i due Arcivescovadi di
Udine e Gorizia dividendo il territorio sog
getto al Patriarcato secondo i confini poli
tici tra Venezia e l'Austria,
Il Senato Veneto, con Ducale 24 marzo
1763, eresse in marchesato l'Abbazia di
LETTERAU
d'argento, soste
nente un'aquila
di nero, cucita,
0
sinistrato da un
pino al naturale
nodrito nella
pianura erbosa;
nel 3º d'argento
Rosazzo, stabilen
do che ne fosse in
vestito in feudo
l'Arcivescovo «pro
tempore » di Udine
con il titolo di
marchese di Rosaz
zo, che con D. M.
17 febbraio 1927
fu riconosciuto dal
R. Governo.
g. d. p.
UFFREDUZZI.
ARMA: D'azzurro
a tre bande d'o
ro, col capo di
Angiò, sostenuto
da una fascia in
divisa del secon
do.
DIMORA : Todi e
Perugia.
Famiglia ascritta
alla nobiltà di To
di e come tale
ARMA
DEL
TITOLARE
PRO TEMPORE"
iscritta nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col ti
tolo di nobile di Todi (mf.), in persona di
NICOLA, di Giacomo, di Nicola.
Figlio: OTTORINO.
Figlie di Ottorino: Maria Luisa, Giovan
na e Franca.
CESARE, di Carlo, di Nicola.
Fratelli: Ginevra, Emilia, Luigia, GIO
BATTA, GUALTIERO, GUIDO, Maria.
Figli di Guido: Anna e GIANCARLO.
V. S.
UGGIERI.
ARMA : Partito :
nel 1º di rosso
al levriero d'ar
gento, rampante,
collarinato d'oro,
rivoltato, tenen
te sulla zampa
anteriore sinistra
una colonna di
argento in palo e
un cuore d'oro
(Uggieri); nel 2º
LETTERAU
ripartito : a) d'oro al noce al naturale,
sradicato; b) d'argento a tre bande d'az
zurro (Nocetti) .
DIMORA : Pontremoli.
Antichissima famiglia di Pontremoli,
menzionata negli statuti di quella terra del
1284. Ebbe in patria molte ed importanti
cariche, quale quella di luogotenente nel
1495, di sindaco nel 1513 e nel 1607, di de
curione urbano nel 1695 e nel 1759, di gon
faloniere nel 1777; dette inoltre alla Chie
sa un vescovo, BARTOLOMMEO, ordinario
della diocesi di Brugnato dal 1467 al 1479.
Gli Uggieri aggiunsero al proprio lo
stemma Nocetti per concessione di don
Bernardo, del dott. Carlo Nocetti, ultimo
di sua famiglia, in data 15 gennaio 1779.
Vennero ascritti alla nobiltà di Pontre
moli con decreto del 14 luglio 1780.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Pontremoli
(mf.), in persona dei disc. da Eleonoro
e
Pietro, di Giulio, di Eleonoro.
* UGO.
ARMA:
f. s.
D'azzurro
a due fascie ac
compagnate in
capo dauna stel
la di sei raggi,
in mezzo da due
bisanti ed in
punta da un al
tro bisante, il
tutto d'oro.
DIMORA : Palermo.
Si vuole origi
naria da Firenze, passata in Sicilia nella
fine del sec. XIV o nei principi del XV.
Un PIETRO fu giurato di Termini nel
1497 e capitano di giustizia nel 1500; un
NICCOLÒ ANTONIO, da Termini, fu capita
no di cavalleria in Fiandra al servizio di
Carlo Ve portò la famiglia in Girgenti,
un GIUSEPPE, con privilegio dato il 26 set
tembre 1589 esecutoriato il 17 gennaio
1593, ottenne concessione del titolo di ba
rone di Santa Maria delle Grazie (Villa
bianca, Sicilia nobile, Appendice, vol. II,
pag. 260); un dottor GIUSEPPE, con privi
legio dato il 9 agosto 1650 esecutoriato il
PAGINA 755
7 gennaio 1651, ottenne per sè e suoi con
cessione del titolo di don; un ANTONIO fu
proconservatore in Girgenti nel 1672; 11n
VINCENZO fu giudice della R. Udienza di
Messina, 1684, della corte pretoriana di
Palermo nell'anno 1687-88, della Gran
Corte del Regno nel 1692-93, maestro ra
zionale e deputato del Regno, 1698, avvo
cato fiscale del tribunale del R. Patrimonio
e della Gran Corte, presidente della Gran
Corte e del Real Patrimonio, luogotenen
te di maestro giustiziere, reggente del
Consiglio di Sicilia in Torino, dove fu con
dotto da Vittorio Amedeo, ecc.; un GIU
SEPPE Ugo e Perramuto, con privilegio da
to il 25 ottobre 1730 esecutoriato il 17 giu
gno 1731, ottenne concessione del titolo di
marchese, fu governatore del Monte di
Pietà di Palermo nel 1757 e sposò Eleono
ra Grugno e Gregni, che era stata inve
stita della baronia di Favare o Menelao il
28 febbraio 1717; un BONAVENTURA fu ca
pitano di giustizia in Girgenti negli anni
1740-41, 1745-46; un ANTONINO Ugo e Luc
chese possedette il territorio di Deli in
Naro, di cui ottenne infeudazione il 15
maggio 1754 e forse egli stesso fu quel
l'Antonino, che troviamo proposto a capi
tano di giustizia in Girgenti nel 1761; un
PIETRO Ugo e Grugno, di Giuseppe, mar
chese Ugo per investitura del 20 dicembre
1759 e barone delle Favare o Menelao per
investitura dell'8 febbraio 1763, fu gover
natore del Monte di Pietà di Palermo nei
1768 e morì in Palermo 1'11 maggio 1782;
un FRANCESCO PAOLO fu cavaliere di giu
stizia dell'Ordine di Malta nel 1769; un
GIUSEPPE Ugo e Gagliardo, marchese Ugo
e barone delle Favare per investitura del
4 settembre 1786, ottenne il 22 ottobre
1779, come marito di Teresa Maria Cop
pola e Settimo, investitura della baronia
di Gattaino e Forestavecchia, fu governa
tore del Monte di Pietà di Palermo nel
1786-87, senatore della stessa città negli
anni 1788-89-90, maestro di zecca, maestro
razionale soprannumerario di cappa corta
del tribunale del R. Patrimonio, 1801; un
PIETRO Ugo e Coppola, marchese Ugo, ba
rone delle Favare o Menelao per investitu
ra del 22 giugno 1810, barone di Gattaino
e Forestavecchia per investitura del 4 mag
gio 1789, fu senatore di Palermo nel 1811,
PAGINA 756
gentiluomo di camera, brigadiere dei reali
eserciti, cavaliere dell'Ordine di Malta e
degli Ordini Costantiniano, di San Ferdi
nando e di San Gennaro, luogotenente
generale in Sicilia, ecc.; un marchese GIU
SEPPE fu gentiluomo di camera, cavaliere
dell'Ordine di San Gennaro, gran croce
dell'Ordine Costantiniano, ecc. PIETRO
Ugo e Ruffo, figlio del marchese Giuseppe,
marchese Ugo, barone delle Favare o Me
nelao, barone di Gattaino e Forestavec
chia, fu sindaco della città di Palermo,
presidente del Consiglio Provinciale, ecc.,
gran croce, decorato del gran cordone del
l'Ordine della Corona d'Italia, grande uf
ficiale dell'Ordine dei SS. Maurizio e Laz
zaro, ecc., senatore del Regno, sposò Eli
sabetta Valguarnera dei principi di Nisce
mi e morì in Palermo 1'11 gennaio 1898.
Fu padre di Caterina, moglie a Giuseppe
Salvo, marchese di Pietraganzili, ricono
sciuta con D. M. del 5 luglio 1910 nei ti
toli di marchese Ugo, barone delle Favare
o Menelao, barone di Gattaino e Foresta
vecchia; di Agata, moglie ad Andrea Spi
nelli, barone della Scala; di Maria Anto
nia, moglie a Scipione Maccagnone, prin
cipe di Granatelli e di Rosalia, moglie di
Pasquale Gravina, duca di San Michele.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese Ugo (mpr.);
barone delle Favare (mpr.); barone di Gat
taino e Forestavecchia (mpr.), in persona
di Caterina, di Pietro, di Giuseppe, moglie
di Giuseppe di Vincenzo Salvo, marchese
di Pietraganzili (RR. LL. PP. di R. As
senso 25 giugno 1925) .
Figlio: VINCENZO Salvo Ugo (vedi) auto
rizzato con D. M. 12 gennaio 1926 ad usa
re il titolo di marchese Ugo per anticipata
successione.
a. di c.
UGO SALVO vedi SALVO UGO.
UGOLINI.
ARMA: D'oro, allo scoiattolo al naturale
posto su di un monte di tre cime di verde
movente dalla punta; col capo carico di
un'aquila coronata di nero.
DIMORA : Forlì.
LETTERAU
Èannoverata fra
le più antiche fa
miglie di Forlì.
Nel 1317 Bartolo
meo Oderlaffi dava
in beneficio ad U
GOLINO, di Raniero
Ugolini, diverse
terre già possedute
dai Puntiroli, fa
miglia che era nota
in Forlì ed a Fer
rara fino dal secolo XV.
UGOLINO, di Matteo Ugolini (1397), fu
decapitato per ordine di Guido Torelli, al
lora capitano d'armi in Forlì, perchè so
spetto di avere voluto dare la città a Gior
gio di Tebaldo Oderlaffi, mentre il Torelli
voleva assoggettarla al marchese Nicolò
d'Este. Fra GIACOмо, dell'Ordine di San
Bernardo, fu uomo di grande pietà e pro
fonda dottrina e nel 1378 priore dell'ospe
dale di S. Pietro in Forlì. FRANCESCO, di
Matteo, nel 1423 fu in patria governatore
del quartiere di S. Biagio. RONDONE nel
1555 fu valoroso castellano di Fiumana.
La genealogia degli attuali componenti
la famiglia è nota fino dal XIII secolo ed
il primo personaggio conosciuto è un UGO
LINO, padre di BENE che a sua volta ge
nerd UGOLINO, padre di MATTEO (1360).
Questi ebbe FRANCESCO che sposò Roma
gnola, di Tommaso Maldenti, da cui altro
UGOLINO, padre di FRANCESCO, che a sua
volta ebbe UGOLINO che nel 1586 sposò
Lucrezia figlia del generale Bello Belli, ed
ebbe vari figli che generarono vari rami
oggi estinti.
Altro figlio del ricordato Francesco fu
GIOVANNI, capostipite del ramo oggi su
perstite, il quale nel 1567 sposò Elicia di
Cesare Albicini ed ebbe tre figli fra i quali
FRANCESCO (1594) che da Veronica di Lo
dovico Aliotti ebbe GIOVANNI (n. 1617, m.
1706), marito di Laura, di Bernardino
Briccioli. Da questa unione nacquero sei
figli, ma l'unico che lasciò discendenza fu
SILVIO, che da Lucrezia Conti di Faenza,
ebbe BELLO, marito di Giovanna, di Matteo
Brocchi dalla quale nacque GUIDO, morto
nel 1795. Questi aveva sposato Margherita,
di Simone Ravagli e dalla unione ne deri
vò PIETRO PAOLO, lo stesso che si trova
LETTERA U
iscritto nell'Elenco delle famiglie nobili di
Forlì redatto nel 1828. Egli il 19 settem
bre 1811 sposò Paola, di Vincenzo Pan
toli e fra i vari figli ricordiamo Vincenzo,
nato 6 giugno 1816, che il 26 febbraio 1842
sposò Emilia Paceri la quale il 7 febbraio
1843 dette alla luce ETTORE, che sposò
Rosa Evangelisti, da cui i viventi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Forlì (m.), in
persona di BRUTO, di Ettore, di Vincenzo,
di Paolo, n. 11 gennaio 1851, sp. con Giu
lia Mengozzi.
Figlio: ETTORE, n. 2 settembre 1901.
Sorelle: Bianca, n. 3 novembre 1866;
Nerina, n. 11 novembre 1868; Azzurrina,
n. 5 sett. 1878; Ebe, n. 28 ag. 1881.
c. f. p.
* UGOLINI.
...................
ARMA :
D'azzurro
a due leoni af
frontati tenenti
un bisante, ed
accompagnati in
punta da una
gemella in fa
scia, il tutto d'o
ro.
DIMORA : Roma.
Famiglia origi
naria da Rimini da
dove si trasferì a S. Arcangelo di Roma
gna nel 1832 in persona di Giuseppe, di
Giovanni, il quale fu celebre giureconsul
to. Ottenne la cittadinanza onoraria di
quella città e con diploma del Sovrano
Consiglio in data 28 febbraio 1839 il titolo
ereditario di patrizio di S. Marino, titolo
che è stato riconosciuto con Decreto mini
steriale del 17 febbraio 1927.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di San Marino
(m.), ed è rappresentata da FRANCESCO SA
VERIO, n. Roma, 22 giugno 1854, di Giu
seppe (n. 1812, † 1889) e di Caterina dei
marchesi Pentini; sp. 10 ottobre 1885 con
Elena Forzani.
Figli: GIOVANNI, n. 3 maggio 1888, ing.,
spos. 16 giugno 1919 con Chiara Mauri;
Giuseppina, n. 19 settembre 1889, sp. 4
PAGINA 757
gennaio 1917 all'avv. cav. uff. Ermene
gildo Scaccia Scarafoni; FILIPPO, 11. II
marzo 1891, ing., dec. di medaglie al Va
lor Civile e di Croce di guerra, spos. 25
agosto 1921 con Teodolinda Zanetta; Mar
gherita, n. 26 aprile 1893; Maria, n. 1º
aprile 1897, sp. 6 dicembre 1923 all'ing.
cav. uff. Tullio Nicoli; Caterina (Rina), n.
26 ottobre 1901, sp. to gennaio 1921 al
l'ing. cav. uff. Giovanni Benetti.
Figlia di Giovanni: Fabiola, n. 18 luglio
1921.
Figli di Filippo: FRANCESCO, n. 14 ago
sto 1922; GIORGIO, n. 4 febbraio 1929.
c. f. p.
UGOLINI.
ARMA: Troncato
di rosso e d'az
zurro alla banda
d' oro attraver
sante.
DIMORA : Ferenti
no.
Famiglia che ot
tenne 1' ascrizione
alla nobiltà di Fe
rentino nel 1776.
È iscritta gene
ricamente nell'Elenco Uff. Nob. Ital. del
1922 col titolo di nobile di Ferentino (mf ).
* UGUCCIONI.
ARMA: Di rosso, al
palo doppiomer
lato, d'oro, col
capo, cucito, di
Angiò.
DIMORA: Firenze.
Da BERNARDO, di
Uguccione, di Lip
po, che fu dei prio
V. S.
ri di Firenze nel
1444, nacque BE
NEDETTO, priore nel
1491 e '92, che ebbe due figli :
a) BERNARDO, dal cui pronipote cava
liere e capitano RICOVEro venne il cavalie
re e senatore PIERFILIPPO, padre di quattro
figli, dei quali uno solo, il senatore GIOVAN
PAGINA 758
BATTISTA (ascritto coi fratelli cav. RICOVE
RO E ANTONINO al Patriziato di Firenze,
con decreto 22 febbraio 1751), ebbe prole,
e cioè: RICOVERO ALESSANDRO († 1771) ed
il cav. PIETRO FILIPPO, che col suo testa
mento 12 dicembre 1833 chiamò erede il
cav. priore TOMMASO (n. 1811), del colon
nello cav. Francesco, di Roberto Gherardi
Piccolomini Aragona, coll'obbligo di assu
mere il cognome e l'arma della famiglia
Uguccioni, come
statore (1835)
dopo la morte del te
fu omologato con Rescrit
to granducale 18 settembre 1835;
b) BUONACCORSO, padre di BENEDETTO,
senatore nel 1578, ed avo di GIOVANNI (al
sacro Fonte CoSIMO), che fu senatore nel
1596. BUONACCORSO, pronipote di questo,
ebbe tre figli, di cui il primogenito GIO
VANNI (al sacro Fonte UGUGGIONE), av
vocato e nel 1736 senatore, chiese e con
decreto 22 febbraio 1751 ottenne l'ascri
zione al Patriziato fiorentino per sè, per i
fratelli GIUSEPPE e BENEDETTO, e pei figli
del senatore e cavaliere PIERFILIPPO, di cui
sopra fu fatto cenno. Dei sette figli di detto
GIOVANNI ebbero discendenza:
a) il primogenito BUONACCORSO, padre
di GIOVANNI FABIO († 1842), dal cui figlio
LUIGI AVERARDO (n. 1813) nacquero Gine
vra e DINO GIOVANNI FABIO (n. 1854), oggi
iscritto al Libro d'Oro della Nobiltà Ita
liana coi titoli di patrizio fiorentino (mf.)
e di marchese (mf.) per concessione del
1748 e successiva conferma del 1866; е
b) il quartogenito FRANCESCO GIUSEP
PE, padre di PIETRO LEOPOLDO († 1842), dal
cui figlio ALESSIO nacquero UGUCCIONE
(1839) ed EUGENIO (1842).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese e patrizio fio
rentino (mf.), (concessione 1748; conferma
1866), in persona di DINO, di Luigi, di Gio
vanni Fabio.
g. d. a. v.
UGURGIERI DELLA BERARDENGA.
ARMA: D'oro, a tre leoni d'azzurro : i due
del capo affrontati e sostenenti una ruo
ta di 8 raggi di rosso, e I in punta; col
capo cucito d'oro carico di un'aquila
spiegata di nero, coronata del campo.
LETTERA U
DIMORA : Siena.
Gli Ugurgieri so
no certamente una
delle più antiche
famiglie nobiliari
italiane, presentan
do una genealogia
documentata che
risale all'VIII se
colo e avendo con
servato per secoli
il possesso di un
feudo vastissimo nella regione sud-orienta
le dello Stato di Siena, che giungeva da
un lato ai monti del Chianti, spingendosi
fino all'Amiata e alla Maremma. Sono nu
merosissimi i castelli di cui gli Ugurgieri
sono stati signori, sia nella contea della
Berardenga che da essi prese il nome, ri
correndo il nome di Berardo con grande
frequenza nei primi conti, sia in quella
della Scialenga il cui centro era Asciano.
In Siena, dove vennero nel XIII secolo,
possedettero due torri e un castello di cui
rimangono ancora avanzi imponenti, e fu
rono ascritti all'Ordine dei Grandi ed al
Monte del Gentiluomo, con sepoltura e
cappelle nelle chiese di S. Francesco e del
l'Osservanza.
Fondatore della casata è un WINIGISIO,
che venne in Italia con Carlo Magno e si
trova ricordato in un documento del 788
come legato presso il duca di Benevento e
poi presso quello di Spoleto. Nel 799, es
sendo venuto a morte il duca Ildebrando,
Winigisio gli succedette, finchè nell'822 si
ritirò a vita monastica.
RAGHINERIO, figlio di Winigisio, si vede
nominato come testimone in un giudicato
tenuto a Lucca nell'865 dal vicario impe
riale vescovo Geremia Aldobrandeschi.
WINIGISIO, figlio di Raghinerio, si trova
ricordato nell'atto citato e anche in un al
tro dell'844, dove compare come conte di
Siena e Roselle. Fissato ormai definitiva
mente nel territorio senese, Winigisio este
se il suo dominio nelle due contee che poi
si chiamarono dell'Ardenghesca e della
Scialenga. Nell'anno 867, insieme alla mo
glie Rechilde, egli fondò l'abbazia di San
Salvadore a Fontebuona, la cui prima ba
dessa fu una figlia di Winigisio, chiamata
Rechilde come la madre. Il cartulario di
LETTERAU
PAGINA 759
questa abbazia, conservato fino ai giorni si hanno anche del figlio di costui, BERAR
nostri, offre una base sicura per la rico
struzione completa della genealogia di
questi conti, che assunsero il cognome U
gurgieri nel XIII secolo, lo abbandonarono
poi per chiamarsi Azzolini o Ruggierotti
e lo riassunsero solo nel XVII secolo.
BERARDO, WINIGISIO e ADELGISO furono
figli di Winigisio; i primi due sono ricor
dati in una donazione fatta all'abbazia di
Fontebuona; il terzo in una sentenza di
papa Leone IV, dell'851, a favore del ve
scovo di Siena.
BERARDO II, figlio di Berardo, donò alla
abbazia di S. Salvadore di Monte Amiata
varie terre nella valle del Paglia, nell'an
no 1000. Da lui discendevano i conti Ma
nenti, signori di Sarteano.
Berardo II ebbe molti figli: il primo,
WINIGISO, padre di WALFREDO, è il capo
stipite dei conti della Scialenga e Armaio
lo, signori di Asciano. Questa linea poten
tissima sostenne dure lotte contro il Co
mune di Siena fino a che, nel 1212, dovette
sottomettersi e perdette di lì a poco ogni
possedimento e si spense senza lasciare
traccia di sè. Un altro figlio, ILDEBRANDI
No, fondò la linea dei conti di Montalto e
Orgiale; vennero anch'essi in conflitto col
Comune di Siena e l'imperatore Federi
go I impose loro restrizioni assai gravi,
che riducevano il loro potere di resistere
alla nascente repubblica. Dovettero ben
presto fare donazioni di territorio al vesco
vo e nel 1189 videro preso e devastato lo
stesso castello di Orgiale. Vari membri
della famiglia, avendo fatta la loro sotto
missione al Comune o avendo perduto i lo
ro castelli, si trasferirono a Siena, dando
origine alle famiglie dei Codennacci e dei
Maconi, dei quali ultimi fu Bartolomeo Ri
naldini, console della repubblica fra il 1191
e il 1209, e quel Lano ricordato da Dante
nel XIII canto dell'Inferno. Berardo II fu
anche padre di Willa, la quale nel 1008
sposò il conte Gherardo della Gherardesca
e in tale occasione abbandonò la legge sa
lica seguita dai conti della Berardenga, e
prese quella longobarda del marito.
BERARDO III, altro figlio di Berardo II,
è noto per varie donazioni fatte a conventi
e chiese nel primo decennio dell'XI seco
lo. Atti analoghi, degli anni 1024 e 1044,
DO IV.
BERARDO V, figlio di Berardo IV, viene
ricordato in documenti del 1073 е 1083.
Da lui discendono varie linee: quella di
BERARDO VI, signore di Orgiale e Valcor
tese, si estinse alla fine dell'XI secolo, e le
signorie dei detti castelli passarono allora
nei discendenti di Ugo, secondo figlio di
Berardo V, che alla loro volta si estinsero
in una donna, Agnola, sposata nel 1369 a
Francesco Cerretani. Una terza linea, de
rivata da GUIDO, di Berardo, ebbe la si
gnoria di Monistero e terminò nel 1468 in
Marianna, sposa di Giacomo Tolomei.
RUGGIERO, ultimo figlio di Berardo V,
appare signore di Montaperto nel 11юб, е
suo figlio UGO era console della repubbli
ca di Siena nel 1183, quando gli imperiali
furono battuti dai senesi al Rosaio.
Fra i figli di Ugo, RANIERI partecipò cơn
altri suoi fratelli alla convenzione per cui
il comune di Siena concedeva loro la co
struzione del castellare presso la chiesa di
S. Vigilio. Suo figlio RUGGIERO, vescovo
di Massa, avendo aderito alla parte di Gre
gorio IX, dovette fuggire da quella città
nel 1250, ma poi, tornata questa all'obbe
dienza del pontefice, anche Ruggiero potè
tornare alla sua sede, dove iniziò la fab
brica di quella cattedrale. Suo fratello
FORTARRIGO fu provveditore di Biccherna
nel 1256, GOFFREDO, con altri dei suoi fra
telli e nipoti seguì l'imperatore all'assedio
di Parma nel 1247, e la loro linea si estin
se nei primi del XIV secolo.
ILDEBRANDINO, altro figlio di Ugo, parte
cipò alla costruzione del castellare ed ebbe
l'incarico, nel 1214, di costruire il castello
di Quercegrossa. Da Ildebrandino ebbe ori
gine una linea estinta circa la metà del
Cinquecento, di cui i personaggi più note
voli sono UGO, suo figlio, che fu vescovo
di Grosseto; RUGGEROTTO, di Ugo, che fu
arbitro della lite fra Siena e Orvieto nel
1226, testimone del lodo dato dal vescovo
prenestino nel 1235 e poi dell'atto di sot
tomissione dei Cacciaconti; RUGGEROTTO,
di Ruggero, cavaliere templario e percetto
re della magione del Tempio in Siena; BAR
TOLOMEO, suo fratello, che era camarlingo
del Comune nel 1255, provveditore di Bic
cherna nel 1262; e vari altri che ebbero ca
PAGINA 760
riche pubbliche o si distinsero nelle armi.
Da CIAMPOLO, di Ugo, discende la linea
ancora vivente; Ciampolo fu console di Sie
na nel 1202 e tornò al potere nel 1208.
Quando Ottone IV scese in Italia, Ciam
polo fu tra i consoli senesi che ottennero
dall'imperatore il diritto per il comune di
battere moneta, di diroccare alcuni castel
li e di essere completamente indipendente
dal vescovo. Nel 1212 fu a capo dei cin
que fratelli che costruirono il castellare de
gli Ugurgieri; nel 1234 fu fra i consiglieri
che firmano la pace fra Siena e Firenze.
RUGGIERO, di Ciampolo, ebbe per
glie Fazzina, figlia di Provenzano Salvani,
mo
e di lui non si hanno altre notizie partico
lari; suo fratello GIOVANNI partecipò alla
crociata, e un altro fratello, CIAMPOLETTO,
fu nominato per liquidare le perdite subi
te dai cavalieri senesi alla battaglia di Pon
tedera. Da Ciampoletto prende origine una
linea, estinta nella seconda metà del Quat
trocento, i cui personaggi più notevoli so
no CIAMPOLO, di Meo, che nacque sulla
fine del XIII secolo e fu il primo volgariz
zatore dell'Eneide; di questa sua opera ri
mane ancora il codice originale; egli fu
uno degli ufficiali dello Studio di Siena nel
1345. CECCO, di Meo, fu valente poeta,
citato dal Mittarelli come chiosatore di un
codice della biblioteca di Murano; fu prov
veditore di Biccherna nel 1365. BARTOLO
MEO, di Cecco, fu cavaliere e rimane di lui
un sigillo di bronzo, conservato al Museo
Nazionale di Firenze, fatto fare da lui pro
babilmente verso il 1368. Cavaliere fu pu
re GIOVANNI, fratello di Bartolomeo, е fu
provveditore di Biccherna nel 1374. NIC
COLÒ, di Cecco, nato nel 1381, abbracciò
la carriera ecclesiastica e fu spedito dal co
mune come suo rappresentante al concilio
di Costanza; ultima notizia di lui si ha nel
1443, per il conferimento di un benefizio
ecclesiastico.
Fra i figli di Ruggiero il primo, GIO
VANNI, combattè a Montaperti, dove rima
se ucciso per mano del conte di Pitigliano
e sepolto poi con grandi onori nella catte
drale di Siena; ORLANDO, altro figlio di
Ruggiero, fu vescovo di Massa e Populonia
e vescovo più guerriero che pastore, famo
so per le lotte sostenute coi massetani e
ricordato poi per avere, nel 1298, bene
LETTERA U
detto insieme al cardinale di Porto la piaz
za nuova di S. Francesco di Siena. UGO,
di Ruggiero, sebbene la famiglia fosse ghi
bellina, parteggiò per i guelfi e ottenne nel
1266 il governo, ma sopraggiunto un tu
multo popolare fu cacciato da Siena e gli
fu devastato il palazzo; nel 1273 gli furono
restituiti i beni e fu riammesso in Siena,
avendo aderito al ghibellinismo.
BINDO, di Ruggiero, fu cavaliere e capi
tano dei ghibellini, ed era già morto nel
1290. Una linea discendente da CIONE,
detto Pighinetta, si estinse nel 1704 in una
donna, dopo aver dato molti uomini illu
stri alla sua casata : così Cione, di Bindo,
fu socio dei Sansedoni nel loro commercio
di panni, radunando enormi ricchezze.
AGNOLO, di Pietro, condottiero dei fuoru
sciti ghibellini, visse fuori d'Italia fino a
che papa Bonifazio IX, nel 1390, lo chia
mò presso di sè, nominandolo senatore di
Roma. MAGIO, di Cione, era rettore del
l'opera del duomo nel 1356 e fu erede coi
nipoti del patrimonio di un ramo dei San
sedoni. MAGIO, di Matteo, fu nel 1464
gonfaloniere pel terzo di S. Martino; uni
to a Pandolfo Petrucci, nel 1487 partecipò
al colpo di mano su Siena compiuto felice
mente da quel signore, il quale dette in
premio all'Ugurgieri l'ufficio di gonfalo
niere e poi altre importanti cariche pub
bliche. ALESSANDRO, di Magio, fu amico
del cardinale Petrucci, che lo nominò fra i
15 fidati a cui lasciò il governo di Siena
nel 1516, quando dovette andare al con
clave. Nel 1522 fu gonfaloniere per San
Martino e, avendo abbracciato il partito
imperiale, ottenne tale ufficio anche nel
1527. Nel 1534 andò ambasciatore al nuo
vo pontefice Paolo III.
AGNOLO, di Bindo, fu padre di AzzOLI
No, il quale a sua volta fu padre di AGNO
LO, il quale fu socio nei banchi dei Migna
nelli e dei Piccolomini e morì nel 1457.
Dal figlio di questi, AzzoLINO, prendono
origine vari rami, di cui uno estinto alla
fine del XVII secolo, l'altro ai primi dello
stesso secolo, mentre da UGO, di Azzoli
no, viene la discendenza attuale. Ugo fu
amico di Pandolfo Petrucci, che gli donò
il possesso di Seggiano in compenso dei fa
vori fattigli dalla banca degli Ugurgieri.
Fu gonfaloniere di S. Martino nel 1508.
LETTERAU
AGNOLO, di Ugo, fu seguace del cardi
nale Petrucci. Delle sue discendenze la pri
ma linea, quella di OTTAVIANO, si estinse
nel 1609, dopo che ne era uscito ISIDORO,
frate domenicano e professore di teologia
a Pisa, consultore del S. Uffizio al tempo
di papa Alessandro VII, e studioso di me
rito. La sua opera più nota è quella inti
tolata « Pompe senesi », nella quale rac
colse una serie ricchissima di notizie bio
grafiche sugli uomini più illustri di Siena;
raccolse anche materiali per un'opera sui
santi e beati senesi, che si conserva mano
scritta. DESIDERIO, suo fratello, nato nel
1609, fu pure domenicano e morì nel 1688.
FAUSTO GIORGIO, di Agnolo, nato nel
1517, fece parte della balia nominata nel
1559 da Cosimo I ed era gonfaloniere di
S. Martino nel 1582.
BANDINO, di Fausto Giorgio, era nel 1632
fra i Cento uomini d'arme del granduca.
FAUSTO, suo figlio, era gonfaloniere del
terzo di Città nel 1629 e suo figlio TULLIO
era nel Magistrato Supremo nel 1661 e poi
nel 1665, 1669 е 1690.
FAUSTO, di Tullio, nato nel 1656 e dot
tore in legge, risiedette nel Magistrato Su
premo dal 1680 al 1698. Suo figlio Tом
MASO, gonfaloniere di S. Martino, nato nel
1703, è l'autore della linea vivente.
Da LELIO, di Agnolo, di Ugo, nato nel
1542, parte un'altra linea che dette vari
cavalieri di Malta e S. Stefano, e magistra
ti al governo senese. MuZIO CRISTOFORO,
nato nel 1656 e dottore in legge, sposò
Maria Malavolti, erede della linea primo
genita di quella illustre famiglia. Per te
stamento del conte Angelo Malavolti il
nome e lo stemma della famiglia passò nei
discendenti di Muzio Cristoforo Ugurgie- ULLOA.
ri. Il ramo si estinse nei maschi nei primi
del presente secolo, e vive solo una donna,
Giuseppa, di Luigi, vedova Pozzesi.
Gli Ugurgieri, che furono iscritti nel li
bro d'Oro della Nobiltà Toscana fra i pa
trizi di Siena, compaiono nell'Elenco Uf
ficiale Nobiliare Italiano del 1922 col tito
lo di conti della Berardenga (mf.) e patrizi
di Siena (mf.), e sono rappresentati da:
BANDINO, di Francesco, di Bandino, di
Tommaso. Figlia: Rosa. Fratelli: GIOVAN
NI E CURZIO. Figlia di Giovanni: Adriana.
g. c.
PAGINA 761
ULIVIERI e ULIVIERI STIOZZI RI
DOLFI.
ARMA: Partito :
nel 1º di rosso a
due scaglioni ac
compagnati da
tre stelle di 8
raggi, due in ca
po euna in pun
ta, il tutto d'oro
(Ulivieri); nel 2º
d'azzurro al gri
fone fissante un
giglio posto nel
canton destro del capo, il tutto d'oro
(Stiozzi Ridolfi) . DIMORA : Firenze.
Con partito 24 febbraio 1839, la Magi
stratura civica di Fiesole propose l'ascri
zione al ceto nobile di quella città di FER
DINANDO, di Giovanni Ulivieri, discendente
da famiglia insignita della cittadinanza fio
rentina. La proposta fu accolta con Rescrit
to granducale del 14 giugno 1839.
Il figlio di Ferdinando, GIOVANNI FERDI
NANDO, sposò Enrichetta, del marchese
Giuseppe Stiozzi Ridolfi; da cui FERDINAN
DO E GIUSEPPE TOMMASO, il quale ultimo
fu, con R. D. 26 marzo 1882, autorizzato
ad aggiungere i cognomi materni.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Fiesole (mf.),
in persona di :
a) FERDINANDO, di Giovanni Ferdi
nando (Ulivieri). Figlio: GIOVANNI MARIA.
b) GIUSEPPE TOMMASO, di Giovanni
Ferdinando (Ulivieri Stiozzi Ridolfi) .
Figlio: ENRICO ANTON FILIPPO. f. s.
ARMA: Scaccato di
rosso e di oro di
15 pezzi, i sette
di oro caricati
ciascuno di tre
fasce di rosso.
DIMORA : Napoli.
Famiglia nobile
originaria dalla
Spagna, detta pu
re Laenzina y Ul
loa. Passata in
PAGINA 762
Priorato nel S. M. Ordine di Malta, nel
1732, in persona del cav. FELICE, avendo
ne fatta la pruova da FELICE suo avo, dal
1649, constando la sua nobiltà dalla città
di Idalgo (Spagna). Ascritta al Registro
delle famiglie dei cavalieri Gerosolimitani
di giustizia, fu reiteratamente riconosciu
ta di nobiltà generosa in occasione del
l'ammissione nelle RR. Guardie del Cor
po, nel 1843 col sig. GIOVANNI Ulloa, e nel
1849 col signor PAOLO Ulloa (Verbali della
R. Commissione dei Titoli, vol. III e VI).
Fu pure investita di alti ed importanti
uffici, nel regno di Napoli.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di marchese (mpr.),
in persona dei discendenti da Erasmo, pri
mo concessionario del titolo nel 1752 .
f. f. p. di s.
ULLOA SEVERINO.
ARMA : Scaccato di
rosso e di oro di
15 pezzi, i sette
di oro caricati
ciascuno di tre
fasce di rosso.
DIMORA : Napoli.
Diramazione del
la precedente fami
glia che aggiunge
il cognome Seve
rino.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), in
persona dei discendenti da Giovanni, aspi
rante a R. Guardia del Corpo nel 1849.
f. f. p. di s.
* ULRICH.
ARMA : D'azzurro
alla spada al na
turale manicata
d'oro, posta in
sbarra.
CIMIERO : Un lupo
nascente.
DIMORA : Milano e
Besana Brianza.
Famiglia origi
naria dalla Dani
marca e passata in
LETTERAU
Italia nella seconda metà del 1700, dove
prese dimora in Toscana. Nel 1836 fu a
scritta alla nobiltà di Livorno.
Con R. D. 17 marzo e RR. LL. PP. 2
giugno 1927 S. M. Vittorio Emanuele III,
Re d'Italia, rinnovò a favore dei discen
denti di Oscar Ulrich, di Guglielmo, n. a
Genova 15 gennaio 1830, † a Milano il 29
marzo 1889, il titolo di nobile (mf.).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rap
presentata da Oscar Ulrich, di Guglielmo
(predetto).
Figli: ALBERTO, n. a Milano 24 luglio
1863, spos. con Luisa Battaglia, † a Carate
Brianza 23 settembre 1907; Guglielmina,
n. a Milano 5 aprile 1870; EMANUELE AL
FREDO, n. a Milano 31 ottobre 1877, colon
nello di cavalleria a riposo.
Figli di Alberto: OSCAR, n. Milano II
marzo 1892 (v. Ulrich Bansa); EDMONDO,
ing. , n. Milano 19 dicembre 1893, spos. a
Bergamo 11 febbraio 1922 con Elena dei
conti Malliani; Paola Alberta, n. Milano
14 novembre 1896; GIACOMO ALBERTO, in
gegnere, n. ivi 22 febbr. 1902; GUGLIEL
мо, architetto, n. ivi 23 apr. 1904.
Figlie di Edmondo: Luisa Teresa, n. a
Bergamo 19 dicembre 1923; Emilia, n. a
Bergamo 28 febbraio 1929.
V. S.
* ULRICH BANSA.
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro
alla spada al na
turale manicata
d'oro, posta in
sbarra (Ulrich);
nel 2º d'azzurro
al cerchio d'oro
attorno al quale
si attortiglia un
serpente al na
turale coronato
d'oro (Bansa) .
CIMIERO : Un lupo nascente.
DIMORA : Milano.
Ramo della precedente famiglia. Con
R. D. 3 giugno 1926 il nobile OSCAR U1
rich, di Alberto, fu autorizzato ad aggiun
LETTERAU
gere il cognome della nobile famiglia Ban
sa, originaria dalla Westfalia, il ramo pri
mogenito della quale si estinse nel 1825
nella famiglia Ulrich. Con D. P. da Roma
in data 26 ottobre 1928 il predetto nobile
Oscar Ulrich Bansa fu autorizzato ad in
quartare al proprio lo stemma Bansa.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di OSCAR Ulrich Bansa, n. Milano 11 mar
zo 1891, ten. colonn. di Stato Maggiore,
spos. a Milano 15 febbraio 1923 con Pia
Gavazzi, n. Milano 22 gennaio 1900.
Figli: Alberta Pia, n. Milano 9 febbraio
1924; Erminia Maria, n. Torino 13 otto
bre 1927; MAURIZIO ALBERTO, n. Milano
31 luglio 1930.
V. S.
ULTRAMARINI O ULTRAMARINO O
ULTRAMARE o OLTREMARE.
ARMA : Partito :
nel 1º d'oro a tre
bande (alias due)
ondate nebulose
d'argento (Mari
ni); nel 2º d'az
zurro all'orso al
naturale, ram
pante (Orsini),
sormontato da
due gigli d'oro,
ordinati in fa
scia, e superior
mente a essi, da
una rosadi rosso.
Alias: Di azzurro
alla banda d'oro
inchiavata di
cinque pezzi di
rosso,
accostata
in capo da un
leone d'oro te
nente con le
branche anterio
ri un bastone di
argento in palo, ed in punta da un gi
glio d'oro.
DIMORA : Ginevra (Svizzera) .
È questa annoverata fra le nobili e anti
che casate genovesi. L'istorico Ganduccio
PAGINA 763
nelle sue Origini delle nobili casate antiche
di Genova (Bibl. Civica, Manoscr. II bis,
Sez. 11, P. 7, N. 6-7) ne attribuisce la pro
venienza dalla Grecia, donde l'origine del
cognome Ultra-Mare, ed inoltre una tradi
zione la vuole originaria da un certo LI
CAONIO di Arcadia, all'epoca delle lotte fra
la Repubbliche di Venezia
e
di Genova
per la supremazia in Arcadia, lotte che cul
minarono con la conquista veneziana.
Un GUGLIELMO Oltremare, nel 1165,
cercò rifugio nella Repubblica di Genova
ed andò a stabilirsi in Paregio presso Ra
pallo (v.: Genealogia Genovese, Cod. Ma
noscr. alla Biblioteca Brignole- Sale- De
Ferrari in Genova). Il Federico Federici,
poi, nel suo Scrutinio della Nobiltà Ligu
stica (1630), asserisce che l'origine di que
sta famiglia dall'Arcadia è confermata dal
leone armato di bastone d'oro, in campo
azzurro, e che, in verità, era l'arma antica
usata da questa casata.
Il citato Guglielmo, da Paregio deve es
sersi stabilito in Genova se negli atti di
quei notari Lanfranchi (1216) e Bartolo
meo De Fornari (1205) si trova un ROG
GIERO, figlio di Guglielmo, indicato col no
me di Ultramare. Nel 1360 la famiglia, con
questo cognome, fu aggregata all'Albergo
Centurione e, secondo il costume genovese,
modificò il suo cognome in Ultramarino.
Allorquando Andrea Doria dettò le rifor
me e obbligò tutti gli ascritti ai 28 Alber
ghi di abbandonare il loro nome per assu
mere quello dell'Albergo al quale apparte
nevano, anche gli Ultramarini assunsero
quello di Centurione dal 1528 in poi, ma,
dopo il 1576, in seguito alla nuova costitu
zione ordinata da Papa Gregorio XIII, dal
l'imperatore Massimiliano II e da Filip
po II, ripresero il loro cognome d'origine.
Un altro GUGLIELMO generò un'unica
figlia, Serafina, che andò sposa a Giovanni
Orsini di Roma e che dal Pontefice Grego
rio IX era stato inviato al servizio della
Repubblica genovese. Da questo matrimo
nio nacque GIOVANNI ORSINI, che assunse
il cognome della madre e questi è indicato
come il capostipite di tutti i rami degli Ul
tramarini (v. Casoni : Annali di Genova,
1548; Lagomarsino : Raccolta manoscr.
sulle famiglie nobili genovesi, Archivio di
Stato Genova, manoscr. 497) in seguito al
PAGINA 764
matrimonio con l'Orsini, gli Ultramarini
aggiunsero al loro stemma l'orso rampante.
Sin dall'epoca nella quale gli Ultramari
ni si stabilirono in Genova, si dedicarono
all'industria ed al commercio della seta e
della lana (v. Archivio di Stato in Geno
va : Atti di Antonio Credenza, di Giovanni
Allegro, de Teramo, Maggiolo et de Cri
stoforo Rivellino, 1390, 1398, 1402), accu
mulando sì immense ricchezze da poter
sovvenire i pubblici erari. Celebre rimase
ADAMO Ultramarini che per parecchi milio
ni sovvenzionò l'imperatore Carlo V.
Un ramo della famiglia si stabili a Na
poli con un RAFFAELLO, nipote ex filio di
Guglielmo; un altro si stabili a Ferrara,
donde un ALESSANDRO fu inviato amba
sciatore per la città al Pontefice e ove un
GIACOMO, mercante di seta, è indicato qua
le nobile consigliere nella raccolta dei do
cumenti per le elezioni del Consiglio dei
Magistrati di Ferrara dal 1598 al 1796; un
altro ramo ancora emigrò in Spagna e tut
ti, presumibilmente, per ragione di com
mercio perchè l'attività finanziaria di que
sta famiglia si era estesa in tutta Italia, al
l'estero, in Spagna e in Svizzera partico
larmente.
Nella Spagna i discendenti del nominato
Adamo si innestarono coi marchesi di Mo
nasterio e di Stepa. Ma al presente tutti
i detti rami sono estinti ad eccezione di
quello di un ANTONIO, figlio di AGOSTINO,
che si stabili a Ginevra nel 1595 con altri
eminenti emigrati genovesi e che colà si
rifugiarono forse per ragioni commerciali,
ma più probabilmente attirati dallo scisma
religioso. Troviamo infatti riparare a Gi
nevra : Augusto Centurione (1563), Anto
nio Giustiniani (1577), Giovan Battista
Giustiniani (1572), Giulio Giustiniani (nel
1600), Antonio Pinelli (1561) e Pinolo Spi
nola (v. Galiffe : Il Rifugio Italiano di Gi
e
XVII secolo, Ginevra,
nevra nel XVI
1881, pag. 149 e pag. 81 e 82, tradotto da
M. Moresco in « Rivista Ligure di Scien
ze, Lettere e Arti », a. XXVI (1904), pagi
na 317) .
Questo Agostino Ultramarino, mercante
di seta, nel 1564 fu citato a comparire in
nanzi al Concilio di Trento, imputato d'e
resia della quale fece ammenda onorevole
ed in seguito si ritirò a Ferrara (v. Archi
LETTERAU
vio Vaticano, Concilio di Trento, Vol. 26,
fol. 6; v. Biblioteca Ambrosiana in Mila
no, Cod. I, 133 inf., fol. 133), presso i con
giunti che precedentemente vi avevano
preso dimora stabilendosi a Bergantino,
nel Ducato di Ferrara, e dove possedevano
una grande dimora della quale eggi non
esistono che poche rovine. Nel Ducato fer
rarese gli Ultramarino godevano della pro
tezione di Alfonso II d'Este, cliente di A
damo Centurione Ultramarini. Da uno
squarcio del processo per eresia (v. Archi
vio Vaticano, Concilio di Trento, 12, fol.
129-142) risulta che Agostino avesse un
fratello di nome BATTISTA e che si trovas
se in sua compagnia in Ginevra.
Nel 1595 ANTONIO, figlio del predetto Α
gostino, si stabili a Ginevra proveniente
da Bergantino nel Ducato di Ferrara e nel
Registro del Consiglio di Ginevra, sotto la
data 19 novembre 1599, vi è qualificato co
me artigiano della seta. Sposò costui Su
sanna Faerno, della stessa famiglia del
poeta Gabriele Faerno di Cremona, e dalla
quale ebbe numerosa figliolanza, fra cui
NICOLA (1611-1680), che compiuti gli stu
di all'Accademia di Ginevra, divenne poi
pastore a Londra e rettore della parrocchia
di S. Giovanni (Cornwall) nel 1661; Rena
ta, che sposò Giovanni Joli, nipote di Mat
teo, consigliere segretario del Duca di Sa
voia.
GIONATA, nipote del citato abate Nicola
(1671-1708) fu pastore
professore
e
Plymstoc in Inghilterra; GIOVANNI PIETRO
a
(1672) il 30 giugno 1734 scoprì, con altri
cinque cittadini, la cospirazione detta del
« Tamponnement » e fu uno dei delegati
per la Comunità a chiedere spiegazioni al
Consiglio Svizzero dei Duecento, parteggiò
per i Michelisti e fu imprigionato nel feb
braio del 1736 per aver tentato di introdur
re in Ginevra Michele du Crest; ENRICO
( 1785-1852) fu deputato al Gran Consiglio
del 1846 e consigliere municipale; GIOVAN
NI PIETRO (1809-1887) fu deputato anch'es
so al Gran Consiglio dal 1876 al 1887;
UGO MARCO GIOVANNI (1813-1891), pastore,
poi professore di teologia all'Università di
Ginevra dal 1854 al 1891, autore di una
traduzione del Nuovo Testamento, di di
versi Commentari sulle Lettere ai Romani,
Efesi, ecc., fu uno dei principali esegeti
LETTERAU
protestanti della lingua francese del seco
lo XIX, vice-presidente del Concistoro
(1852-1853), uno dei fondatori della Socie
tà delle scienze teologiche nel 1871, dotto
re dell'Università di Strasburgo nel 1882 e
cavaliere della Legion d'Onore; GABRIELE
(1816-1906), fratello del predetto Ugo, pro
fessore di matematica superiore all'Univer
sità di Ginevra, deputato al Gran Consi
glio dal 1843 al 1854, cavaliere della Le
gion d'Onore, fu precettore d'Achmed Pa
cha, figlio d'Ibrahim Pacha, vicerè d'Egit
to; UGO (1851), figlio del precedente, me
dico, professore all'Università di Ginevra
dal 1895 al 1907, deputato al Gran Consi
glio nel 1898-1899, consigliere amministra
tivo della città di Ginevra dal 1914 al 1927
e poi presidente nel 1917-1918, 1922-1923,
fu autore di numerose pubblicazioni di
medicina e ufficiale della Legion d'Onore;
FRANCESCO (1858-1913), fratello del prece
dente, astronomo e cavaliere della Legion
d'Onore; UGO (1887), nipote dell'abate
Ugo, già nominato, medico, è anch'egli
autore di numerose pubblicazioni di filoso
fia e di medicina; GiovannI ENRICO (1891),
fratello del precedente, pure medico, auto
re di pubblicazioni di chirurgia, fu саро
chirurgo dal 1915 al 1919 dell'Ospedale di
S. Francesco d'Assisi a Lione.
Adun secondo ramo della famiglia ap
partengono: ANDREA (1822-1896), professo
re di lingua e letteratura latina all'Univer
sità di Ginevra; STEFANO (1851-1898), figlio
del precedente, fu presidente del Tribuna
le di prima istanza a Ginevra; PAOLO
(1854) suo fratello, professore della Storia
delle religioni, di lettere latine all'Univer
sità di Ginevra, è autore di una storia sul- URAS.
le religioni e di altre pubblicazioni di teo
sofia; ANDREA (1884), figlio del nominato
Paolo, dottore in lettere, consigliere di Sta
to, capo del Dipartimento della Pubblica
Istruzione dal 1924 al 1927, professore di
letteratura latina all'Università di Ginevra
dal 1928, è autore anch'esso di numerose
pubblicazioni letterarie, e GIORGIO, (1894) ,
suo fratello, letterato e polemista, è auto
re di numerosi saggi teatrali.
Questa famiglia non è ancora iscritta
nell'Elenco Uff. Nob. Ital., ma ha in corso
le pratiche per la regolare iscrizione.
V. S.
PAGINA 765
UPEZZINGHI.
ARMA: D'oro, alla
aquila di nero,
coronata del
campo.
DIMORA: Pisa.
Il capitano JACO
PO, di Marco Upez
zinghi, che vestì
l'abito di cavalier
milite stefaniano il
31 marzo 1536, eb
be per figlio FLA
Minio, padre di GIULIO, dal quale nacque
il capitano GIOVAN FRANCESCO (1660-1726),
che da Olimpia, del cav. Girolamo Stacco
li, ebbe il cav. JACOPO († 1768), ultimo di
sua stirpe, che ottenne, con Decr. 10 giu
gno 1754, l'ascrizione al Patriziato pisano.
Ma da Margherita, sorella di lui, sposa
ta nel 1720 al cav. Benedetto, di Gaspero
Lanfranchi Lanfreducci (vedi Enciclope
dia, vol. IV, pag. 43), nacque il figlio
FLAMMINIO (1727-1817), che ravvivò la fa
miglia materna assumendone il cognome
<>> col
PAGINA 847
predicato feudale « di Strido » e che di
tale titolo avevano fatto pubblico e paci
fico uso molti dei rappresentanti la stirpe.
con SS. RR. 8 luglio 1820 e 13 aprile 1829.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (di Vicenza) (mf.),
conte (m.), signore di Velo (m.), in perso
na di ANGELO, di Girolamo, di Giovanni
Amadio, di Domenico, di Girolamo, n. Vi
cenza 2 agosto 1864.
Fratello: Domenico, n. Vicenza 18 mag
gio 1871.
Notizie documentali precise si hanno di
un Piero, vivente nella seconda metà del
secolo XIV, e dei suoi figli LEONARDO e
MARTINO, dal secondo dei quali nacque
PIERO, che generò un altro LEONARDO, dai
figli del quale si originarono quattro di
stinti rami :
a) quello di MICHELE, il cui quartoge
nito NICCOLò fu ricevuto cavaliere nell'Or
AMEDEO, n. Grizzignano di Zocco (Vi- dine Stefaniano l'anno 1583, come suo fi
cenza) 1º marzo 1886, di Miglioranza (n.
12 gennaio 1848 Velo d'Astico, † 16 ago
sto 1888), di Giovanni Amadio, di Dome
nico, di Girolamo, e di Cosetta Bersabea.
Sorelle: Maria, n. Vicenza 23 maggio
1880, spos. al comm. avv. Settimio Magri
ni; Gina, n. Vicenza 1º maggio 1881, spos.
al sig. Ettore Cucchetti.
Altro ramo
ALBERTO, di Albertino Girolamo (n. a
Velo d'Astico 1836, † 8 novembre 1876),
di Domenico, di Gio. Battista e di Elisabet
ta Fabretto. Fratello: LUIGI, n. Thiene 30
maggio 1859.
Altro ramo
Clelia, n. Vicenza 27 agosto 1872, di
Giuseppe († 28 aprile 1886), di Antonio, di
Leone, e di Maria Mariotto; spos. 21 set
tembre 1896 al conte Alfonso Zabeo.
b. c.
* VENEROSI PESCIOLINI.
ARMA: Troncato di nero e d'argento : il
secondo, al pesce, di rosso, in fascia, ri
voltato.
CIMIero : Un'arpia di carnagione, alata e
caudata.
glio MICHELE nel 1615, colla sorella del
quale, Apollonia, maritata in Brogi e mor
ta nel 1649, questo ramo si spense;
b) quello di JACOPO, il cui pronipote
cav. Amanzio, stabilitosi a Marsiglia, per
venne coll'esercizio della mercatura a co
spicuo stato, e fu nel 1639 insignito della
croce, poi nel 1643 della collana dell'Ordi
ne di San Michele; e con Anna, figlia di
lui, anche questa linea si spense nel 1742;
c) quello di ALESSANDRO, che mancò
subito nel figlio di lui, OTTAVIO;
d) quello di Niccolò, che è tuttora in
fiore, e che dal 1634 ebbe tutti i suoi rap
presentanti decorati della croce stefaniana
per giustizia sino a GIULIO, padre del vi
vente conte PIETRO.
Da un MICHELE, soprannominato «il
Pesciolino », i Venerosi si chiamarono an
che Pesciolini, e con ambedue i cognomi
promiscuamente si trovano indicati nelle
più antiche fonti documentali. Ma dopo il
1630, quando Niccolò, di Giulio, fu dei
priori di Pisa, il cognome abbinato nella
forma moderna (Venerosi-Pesciolini) finì
coll'avere la prevalenza.
Tra i soggetti più cospicui di questa stir
pe va ricordato Niccolò, di Michele (1535
PAGINA 848
1619), che, abbandonata la mercatura, se
guì la carriera delle armi, distinguendosi
nelle guerre di Levante, del Delfinato e
delle Fiandre, e fatto
come vedemmo
cavaliere stefaniano da Francesco I, rese
ai successori di lui Ferdinando I e Cosi- VENEZZE.
mo II preziosi servigi in negozi diplomati
ci all'estero, e fu incaricato dal suo sovra
no di presentare a Luigi XI di Francia
una statua equestre di Enrico IV.
Altro valoroso guerriero fu MICHELE, di
Lorenzo († 1649), che militò in Germania,
in Francia, in Italia, fu primo capitano
della fanteria e cavalleria Toscana, ed eb
be cariche militari in varie delle più im
portanti piazze del Granducato.
I Veronesi-Pesciolini contrassero allean
ze con famiglie di primaria nobiltà, quali i
Pitti, i Celati-Buonconti, i Dal Borgo, i
Rosselmini, i Grifoni, i Roncioni, gli Arri
ghi, i Rosselli Del Turco, i Lotteringhi
Della Stufa, ecc.
Il surricordato PIETRO, del cav. Giulio
Venerosi Pesciolini, ottenne per sè e per i
fratelli GIOVAN BATTISTA E GIUSEPPE e per
tutti i loro discendenti (RR. LL. PP. 29
settembre 1900) il riconoscimento del Pa
triziato pisano.
Più tardi la contessa Eleonora Lotterin
ghi Della Stufa, vedova Venerosi Pescioli
ni, domandava per sè e pei figli, in base
alla dimostrazione dell'uso ab immemorabi
li, anche il riconoscimento del titolo comi
tale, che veniva infatti sancito con R. D.
di motuproprio 4 dicembre 1910 e RR. LL.
PP. 9 aprile 1911, a favore dei maschi di
scendenti, in linea e per ordine di primo
genitura, dal patrizio pisano GIULIO Vene
rosi Pesciolini, n. a Pisa il 10 aprile 1818 e
† a Firenze il 21 aprile 1886.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.) e patrizio di
Pisa (mf.), in persona di PIETRO, di Giulio,
di Pietro, n. 22 luglio 1855.
Figli: GIULIO, RANIERI, LEONARDO, NIC
COLÒ, Bianca, Maria, Elena.
Fratelli: GIAMBATTISTA E GIUSEPPE.
Figli di Giambattista: CARLO, GIUSEPPE,
VINCENZO, UGO, Giovanna, LUIGI, Tом
MASO, ANTONIO.
Figli di Giuseppe: PAOLO, Margherita,
FRANCESCO.
LETTERA V
Figli di Giulio, di Pietro: FRANCESCO
FERRUCCIO, GIANCARLO, Maria Eleonora,
MAURIZIO.
ARMA: D'azzurro
alla mezzaluna
d'argento, mon
tante e figurata,
sormontata da
tre stelle di sei
raggi d'oro, ma
le ordinate.
DIMORA : Padova e
Castelfranco Ve
neto.
g. d. a. v.
Antica famiglia
polesana, nota in Rovigo dai primordi del
XV secolo ed ascritta a quella nobiltà nel
1487. Provvista di largo censo ed imparen
tata con le più cospicue famiglie della re
gione, teneva palazzo anche in Padova alla
cui nobiltà fu ascritta nel 1764, nobiltà che
le fu riconosciuta con S. R. 4 settembre
1818.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Rovigo e di
Padova) (mf.), in persona di FRANCESCO,
di Stefano, di Giovanni, di Stefano, di
Marco Antonio.
Figli: Laura, Maria, PIĘTRO, STEFANO,
Amalia, FRANCESCO, ALVISE, RODOLFO AN
ΤΟΝΙΟ.
* VENIER.
ARMA: Fasciato di
rosso e d'argen
to.
CIMIERO : Il corno
dogale veneto.
Мотто: Audaces
iuvat
Feriunt
summos fulmina.
DIMORA: Padova,
Milano, Manto
va, Volta Man
tovana, Capodi
stria e Parenzo.
b. c.
Come molte altre famiglie nobili vene
LETTERAV
ziane, anche i Venier vengono, con ogni
probabilità, dall'Oriente e precisamente da
Costantinopoli. Ma pretendere che i Ve
nier possano discendere dall'imperatore
Valeriano (? 254-260 d. C.!!), come vor
rebbe anche qualche vecchio storico (v., ad
es. , mss. Anonimo del secolo XVIII, prov.
dall'Archivio Lando, dal titolo: Origine
de Famiglie Venete, conservato nella Bi
blioteca di Verona), si può lasciare alla
leggenda. Così non si può provare che at
torno al 1000 a un Zuan ed a Franceschin
fossero donate in signoria, rispettivamente
per i loro meriti, Parma e Cremona; sta
tuttavia di fatto, che i Venier, abbando
nata la loro antica impresa che era un pel
licano in campo rosso, assunsero l'attuale
stemma a tre fascie di rosso e d'argento,
che è precisamente lo stemma di Cre
mona.
Concordi invece sono tutti gli storici,
nel dichiararli originari da Vicenza, donde
il loro primo nome di Vicenzi; di lì si por
tarono ad Eraclea finchè fu sede ducale,
quindi alle Isole di Rialto. Va in quei
tempi a loro lode la costruzione della chie
sa di San Moisè e di diverse case a San
t'Aponale.
Ma il più antico documento segnato è
da tal Pietro V. in una « Dichiaratione
delle fattioni di Città Nova » dell'anno
1009.
Tra il secolo XIII e il XV, i Venier di
vennero sì numerosi, potenti e ricchissimi
da dare qualche preoccupazione alla Sere
nissima, che volentieri li mandava, con in
carichi lusinghieri, nelle lontane isole del
l'Arcipelago Egeo. Accadde appunto in
quest'epoca che un TITO si insuperbì a tal
punto della sua posizione, da osare con po
chi altri di inalberare in Creta il vessillo
dell'indipendenza; già vi aveva creato un
duca (sè stesso?) e cinque consiglieri, al
lorquando la Repubblica, informata di ciò
vi spediva i suoi Provveditori, i quali, do
po qualche resistenza, lo ebbero nelle ma
ni; imprigionatolo dapprima, venne poi
fatto decapitare (secondo il Sanudo, men
tre il succitato Anonimo scrive « Squartar
vivo ») e i beni tutti dei Venier furono
confiscati (1365).
Nel 1478, ALESSANDRO Venier, per aver
sposato una de Lionessa, divenne il feuda
PAGINA 849
tario dell'importante castello di Sanguinet
to, di cui tuttora il ramo di Sant'Agnese
(che già portava il titolo di consignore)
detiene il titolo riconosciuto per maschi e
femmine trasmissibile di conti di Sangui
netto.
Quest'illustre famiglia diede alla Repub
blica tre dogi nella persona di:
1) ANTONIO (61° doge), salito al trono
di Venezia il 21 novembre 1382 e morto il
23 novembre 1400, già anch'esso capitano
a Candia. Era questi tanto rispettoso delle
leggi, che non volle nemmeno perdonare
al proprio figlio LUIGI; avendo questi re
cato oltraggio ad una donna fu messo in
carcere, ma ammalatosi, invano supplicò
il padre di poter più tardi e guarito scon
tare la pena, chè l'inflessibile padre lo la
sciò morire in prigione. Sotto il suo doga
to, Corfù si consegnò spontaneamente a
Venezia. Fu sepolto nella chiesa di S. Za
nie Polo in un bel mausoleo opera dei
Dalle Masegne con la moglie Agnese, t
1410 e la figlia Orsola, † 1411.
2) FRANCESCo (80° doge), salito il 10
giugno 1554, morì il 2 giugno 1556 е fu
sepolto nella chiesa di S. Salvatore in un
bel monumento di solida e grandiosa con
cezione, classica opera di Iacopo Sanso
vino.
3) SEBASTIANO, « uno dei più puri e
roi della storia » scrisse il Molmenti, che
nella sua qualità di Capitano generale di
Mare sconfisse la strapotente Flotta turca
all'ingresso del golfo di Lepanto la matti
na del 7 ottobre 1571. Sebbene ottuagena
rio, ancor vigoroso, l'11 giugno 1577 ve
niva eletto doge (85°) e Papa Gregorio XIII
gli mandava la Rosa d'Oro. Onusto di glo
ria morì il 3 marzo 1578. Le sue ceneri ri
posano anch'esse nella chiesa di S. Zani e
Polo sotto una pregevole statua in bronzo
dell'eroe eseguita dallo scultore Dal Zotto.
Non solo, più tardi un altro Venier, PIE
RO, fu in ballottaggio per l'elezione alla
massima carica della Repubblica, ma non
venne eletto; ciò nonostante per questo
fatto mantenne per tutta la vita le più alte
prerogative nello Stato veneziano.
Impossibile sarebbe illustrare qui, sia
pur brevemente, gli innumerevoli Provve
ditori, Procuratori, Oratori, Prelati, Capi
tani che questa illustre prosapia diede alla
Araldica
54
PAGINA 850
Serenissima. Fra i maggiori : LEONARDO,
ambasciatore veneto presso il Duca di Mi
lano, cadde sotto il pugnale di Giovanni
Stampa (25 febbraio 1450); JACOPO, arcive
scovo di Ragusa nel 1453; LIONE, che fu
bailo nell'Isola d'Eubea dal 1459 al 1461;
DOMENICO (1517-1582), buon letterato
poeta e, se non inventore, certo usò tra i
primi e con qualche fortuna i cosidetti
e
« versi acrostici ». Tra le dame di questa
stirpe illustre è da ricordare Letizia, madre
del famoso cronista di Venezia Marin Sa
nudo.
I Venier tennero la Signoria di Paro dal
1520 al 1537.
Ancora nei giorni funesti della caduta
della Grande Repubblica, un GIROLAMO
Venier faceva parte del Gran Consiglio.
Nel 1817 l'imperatore Francesco I con
fermava nell'avita loro nobiltà i Venier
del ramo comitale, e più tardi Francesco
Giuseppe, con Sovrana Risoluzione del 1º
marzo 1857, innalzava i fratelli PIER GIRO
LAMO E GIUSEPPE, e loro discendenti, alla
dignità di conti dell'Impero Austriaco. An
che i Venier di Padova e di Capodistria
furono riconosciuti nell'avita nobiltà con
Sovrana Risoluzione 28 dicembre 1816.
Nel secolo scorso ancora ANDREA, del ra
mo di Sant'Agnese, fu gentiluomo di Cor
te di S. M. Vittorio Emanuele II.
Estintosi con GIAMBATTISTA (1924) il ra
mo di Santa Maria Formosa, cui apparte
neva l'illustre doge Sebastiano, esistono
attualmente i soli rami di Sant'Agnese e
di San Martino Ponte dell'Arco.
Quello di Sant'Agnese, sempre imparen
tato con le più illustri case veneziane e
precisamente coi Donà, coi Marcello, Nani
Mocenigo, ecc., preferì farsi riconoscere,
anzichè il titolo comitale austriaco, quello
feudale di conti di Sanguinetto, conferma
to con Regio Decreto 14 maggio 1931.
I Venier ben meritarono anche delle arti
belle. Si deve all'interesse di GIAN MAURO
e MARINO VENIER (1405), se noi possiamo
ammirare la famosa statua equestre del
Colleoni, opera immortale del Verrocchio.
Così il doge Francesco nel 1556 fece get
tare dal fonditore Nicolò De' Conti quel
la magnifica vera da pozzo che è tuttora
uno degli ornamenti migliori del Cortile di
Palazzo Ducale di Venezia. Ancora nella
LETTERAV
prima metà del secolo XVIII i Venier fe
cero principiare sul Canal Grande un im
ponente palazzo detto delle Torreselle
0
dei Leoni di mirabile architettura ma ri
masto purtroppo incompiuto.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di N. U. e N. D., patrizio
veneto, conti di Sanguinetto (mf), conf.
con R. D. 14 maggio 1931.
Ramo di Sant'Agnese.
In persona di SEBASTIANO (di Giovanni,
di Pietro Antonio e della contessa Orsola
Giustiniani Barbarigo), n. a Verona il 15
dicembre 1876; spos. a Venezia il 1° mag
gio 1905 con la contessa Sofia Persico.
Figli: GIOVANNI, n. a Verona 30 gennaio
1906; FAUSTO, n. a Verona 21 aprile 1908;
Giulia, n. a Verona 30 novembre 1911;
Beatrice, n. a Bologna 15 febbraio 1914.
Sorella: Maria Benvenuta, n. a Padova
25 settembre 1890.
Cugino: FRANCESCO (figlio di Sebastiano
di Pietro Antonio e della N. D. Beatrice
dei conti Malmignati, ved. in seconde noz
ze del principe don Ferrante Gonzaga), n.
a Padova 28 marzo 1880; spos. a Mantova
il 16 settembre 1916 con Isabella dei mar
chesi Sordi.
Figli: Marina, n. a Volta Mantovana il
26 luglio 1917; SEBASTIANO, n. a Mantova
il 2 aprile 1919.
È pure iscritto nel Libro d'Oro della
Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital.
coi titoli di conte (m.), N. U. e N. D., pa
trizio veneto (mf.) .
Ramo di San Martino Ponte dell'Arco.
In persona di FRANCESCO, n. a Parenzo
il 10 giugno 1883, di Marcantonio (n. 14
aprile 1841) e di Paola Vergottini; spos. a
Parenzo 19 settembre 1909 con Barbara
Venier, di Ludovico.
Questo Francesco sposò dunque una cu
gina.
Figli: MARCANTONIO, n. a Parenzo 12 ot
tobre 1909; LUDOVICO, n. a Como II giu
gno 1913; LUCIANO, n. a Como 26 dicem
bre 1914; PIETRO PAOLO, n. a Como 12 ago
sto 1920.
Zio (nato dal matrimonio dell'avo Giro
lamo) : LUDOVICO, n. a Capodistria 13 ago
sto 1844, † a Parenzo 8 dicembre 1887;
spos. a Parenzo 16 novembre 1879 con Lu
LETTERA
cia Vergottini, n. a Parenzo 16 ottobre
1852.
Figli: BARTOLOMEO, n. a Parenzo 16 ot
tobre 1882; Barbara, n. a Parenzo 22 lu
glio 1884; spos. 19 settembre 1909 col con
te Francesco Venier.
* VENINI.
a. m.
ARMA: Di rosso
troncato da un
filetto d'oro; nel
1º un pozzo di
argento sostenu
to a destra da
un leone d'oro,
a sinistra da un
serpente ondeg
giante in palo,
di verde ed af
frontati; nel 2º
a tre bande d'oro; il tutto col capo dello
scudo d'oro caricato di un'aquila di ne
ro coronata del campo.
DIMORA : Milano.
Antica famiglia di origine comasca, e
precisamente del borgo di Varenna. Posse
dette Castel Baradello e molte terre. Fece
erigere la superba villa Giulia sul lago di
Lecco. Carlo VI, con diploma 13 maggio
1722, concesse il titolo di conte a TOMASO
ANTONIO, capitano nell'esercito imperiale.
Detto titolo fu rinnovato con R. D. 5 giu
gno 1893 (mpr.) a favore di GIULIO, di
Pietro, commendatore della Corona d'Ita
lia, cavaliere Mauriziano, ufficiale d'arti
glieria, che prese parte alle campagne del
1859, '60, '66 e '70 e fu decorato al valore
militare.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), ed è rap
presentata da PIER GAETANO, n. Milano, 22
marzo 1878, senatore del Regno, spos. I°
ottobre 1906 con la nob. Maria Luisa Zi
neroni, figlio di Giulio (n. Milano, 23 mag
gio 1833; † ivi, 30 aprile 1917; spos. Mi
lano, 5 ottobre 1875 con la nob. Giuseppi
na Perego di Cremnago), di Pietro e di
Carolina Ghiglieri.
Figlie: Giulia, n. Milano, 26 dicembre
1907; Luisa, n. Cremnago, 7 luglio 1909.
PAGINA 851
Fratello: PIETRO CARLO, n. Milano, 12
ottobre 1884.
f. f.
* VENINI.
ARMA: D'argento
ad un pozzo al
naturale adde
strato da un leo
ne rivolto d'az
zurro e sinistra
to da una biscia
di verde, ondeg
giante in palo.
DIMORA : Milano.
Famiglia di ori
gine identica a
quella della precedente, con cui probabil
mente ebbe comune l'agnazione. Ottenne
la concessione del titolo di nobile (mf.) con
R. D. 28 gennaio 1929 e RR. LL. PP. 12
settembre dello stesso anno, in persona di
ANTONIO, di Giovanni. Fu una delle più
ragguardevoli del borgo di Varenna, ove
ebbe case, terre e cariche pubbliche, così
come a Milano, ove contrasse alleanze ma
trimoniali con famiglie nobili. I fratelli
EUGENIO E GIACOмо Venini, abitanti in
Milano, ove abitava anche il padre del sud
detto Antonio, furono sempre considerati
nobili ed ebbero anche onorevoli cariche :
EUGENIO fu senatore del Regno nel 1864.
Il cav. uff. GIOVANNI, padre di Antonio, fu
tra coloro che più si adoperarono per la
liberazione della Lombardia dal giogo stra
niero, esponendo per la nobile causa vita
ed averi; dopo la liberazione della Patria
si occupò degli interessi nazionali, promos
se la costituzione del consorzio del canale
Villoresi per l'irrigazione dell'alto Milane
se e fu a lungo consigliere e deputato pro
vinciale. ANTONIO, suo figlio, acquistò spe
ciali benemerenze nel campo delle opere
benefiche; fondò e dotò, in memoria del
padre, un vasto asilo infantile nel comune
di Vittuone e fu tra i più attivi dirigenti
della Croce Rossa Italiana durante la gran
de guerra.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nobiltà Italiana col titolo di nobile
(mf.), ed è rappresentata da ANTONIO, n.
Milano, 9 settembre 1858, spos. Cabiate,
PAGINA 852
11 luglio 1901, con la nobile Marianna Pa
dulli, figlio di Giovanni e di Carolina Esen
grini.
Figlie: Carolina, n. Milano, 12 ottobre
1902; Camilla, n. Baveno, 8 settembre
1906.
Sorella: Rosa, spos. al conte Gian Gia
como Barbiano di Belgioioso.
f. f.
* VENOSTA.
ARMA: Partito di
rosso e d'argen
to, al castello
attraversante di
pietra al natura
le di tre torri,
quella di mezzo
più alta, col ca
po d'oro carico
di un'aquila bi
cipite di nero,
cor. del campo.
DIMORA : Roma.
La famiglia Venosta deriva il suo nome
dalla subinfeudazione delle valli Venosta e
Mätsch fatta ad essa dal vescovo di Coira
presso il quale esercitava l'avvocazia. Ai
tempi di Enrico II aveva ottenuto la sub
infeudazione anche delle terre del versan
te dell'Adda, cioè delle pievi di Poschiavo
e di Mazzo. Durante la seconda metà del
secolo XII, quando Como estese il suo ter
ritorio a tutta la Valtellina, anche i Veno
sta diventarono feudatari e cittadini di Co
mo.
Capostipite noto della famiglia è EGANO
O EGINONE de valle Venusta, al quale si
riferisce un documento del novembre 1131
conservato in Archivio di Stato di Milano
fra le pergamene dell'Isola Comacina; in
esso Artemanno, « homo domini Egino
nis », in seguito a sentenza pronunciata da
Giovanni, prete della chiesa di S. Stefano
di Mazzo, e da Tedaldo, giudice e messo
dello stesso Eginone, fece refuta alla chie
sa di S. Eufemia dell'Isola di alcuni beni
compresi in una certa vendita. Da Egano
nacque ARTUICO, vivente verso il 1150, al
quale il vescovo di Como, secondo notizie
fornite nell'opera Famiglie Notabili Mila
nesi, vol. I, Famiglia Visconti Venosta,
LETTERAV
cenno storico, confermò l'investitura del
la pieve di Mazzo con otto comuni. Da
Artuico nacque EGINONE, dal quale discen
dono tutti gli attuali Venosta, compresa la
diramazione dei Visconti Venosta.
Il ramo, di cui si tratta in questo arti
colo, ottenne il riconoscimento dell'antica
nobiltà con D. M. 22 maggio 1910 in per
sona di LUIGI SILVINO, di Osvaldo, sena
tore del Regno. La genealogia documenta
ta in tale occasione risale ad un MICHE
LANGELO, vissuto nella prima metà del se
colo XVII, che fu marito di Caterina Ve
nosta, appartenente ad un ramo ora estin
to, e padre di CARLO, n. a Tirano il 29
marzo 1628 e morto ivi il 4 settembre
1688. Da Carlo e da Anna Raimondi, sua
moglie, sortì i natali CLAUDIO FRANCESCO,
n. a Tirano il 2 dicembre 1664, che sposò
Bianca Lambertenghi e ne ebbe il figlio
GEROLAMO, n. a Tirano 1'8 dicembre 1692.
Da Gerolamo e da sua moglie Costanza
Negri, figlia di Gio. Antonio, di Grosio,
nacque NICOLA ANTONIO (Tirano, 18 mar
zo 1726), che fu marito di Lodovica Rota
di Bergamo e padre di un altro GEROLAMO
(n. Tirano, 20 maggio 1761). Questi sposò
Costanza Negri, di Osvaldo, di Grosio, e
ne ebbe OSVALDO, padre di LUIGI SILVI
NO, che ottenne il riconoscimento nel 1910.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di LUIGI SILVINO, senatore del Regno, fi
glio di Osvaldo, n. a Tirano il 30 giugno
1845, sp. con Enrichetta Bellini.
Figlia: Giovanna, n. Roma, 1° gennaio
1883, sp. all'avv. comm. Vittorio Carli.
Fratelli: Anna; Maria, n. Tirano, 4 ot
tobre 1840; Costanza, n. Tirano, rº novem
bre 1842; SILVINO, n. Inverno (Pavia), 5
settembre 1856, spos. con Attilia Bandini.
Figli di Silvino: Maria, n. Roma, o
gennaio 1891; Adriana Annunziata, n. Se
sto Fiorentino, 26 agosto 1895.
f. f.
* VENOSTA.
ARMA: Interzato in fascia: d'argento, di
nero e di verde; col capo d'oro carico di
un'aquila di nero, linguata di rosso, co
ronata del campo.
LETTERAV
OLDERICO della prima metà del secolo XV,
dal quale per un GREGORIO discende un
VISCONTE, capostipite dei Visconti Veno
sta, e per un GIOVANNI discende un BAL
DASSARRE, capostipite del ramo di cui si
tratta. I membri di esso furono sempre ne
gli atti pubblici e privati onorati con qua
lifiche nobiliari e fecero matrimoni con
donne appartenenti a nobili e distinte fa- Vittoria Antonietta Brambilla.
miglie.
Allo stesso ramo appartiene il signor
PIER ITALO Venosta, che ha chiesto il ri
conoscimento nel 1930.
Il predetto Baldassarre era già defunto
nel 1499; da lui nacque FINAMANTE, che
nel detto anno 1499 era anch'esso già de- VEΝΤΑΡΑΝΕ.
funto. Questi fu padre a GIOVANNI, viven
te a Mazzo tra il 1499 e il 1539, e morto
prima del 1539; da lui nacque GIO. PIETRO
ricordato in atti del 1549 e 1553 e defunto
prima del 1599; il predetto Gio. Pietro fu
padre a FINAMANTE iuniore, dottore in me
dicina, il quale testò il 16 marzo 1612 con
atto a rogito Maffeo Crotti; da Finamante
venne in luce GIO. BATTISTA, il quale fu,
come il padre, dottore in medicina, ed è ri
cordato in atti del 1612 е 1618, e a sua
volta diede i natali a GIUSEPPE, anch'esso
dottore fisico vivente a Mazzo tra il 1659 e
il 1662, morto prima del 1674. A Giuseppe
e a sua moglie Clara Venosta di Camillo
deve i natali un altro dottore fisico, GIU
SEPPE, nato a Mazzo il 25 marzo 1667,
morto avanti il 1749. Giuseppe diede i na
tali a Gio. BATTISTA, vissuto nella prima
metà del secolo XVIII e morto tra il 1767
eil 1771.
BERNARDO, figlio del predetto Giovan
Battista e di sua moglie Caterina Venosta,
nacque a Mazzo il 2 febbraio 1758 e si spo
sò ivi il 21 dicembre 1779 con Beatrice La
PAGINA 853
DIMORA: Roma.
Altro ramo della
precedente fami
glia. Ottenne il ri
conoscimento della
sua antica nobiltà
con D. M. 26 ot
tobre 1928 in per
sona di Gio. BAT
TISTA, di Finaman
te, di Gio. Battista,
discendente da un
vizzari, figlia del fisico Vincenzo Antonio
di Mazzo; da tali nozze nacque a Mazzo il
24 febbraio 1790 VINCENZO, il quale prese
in moglie a Boalzo il 16 dicembre 1816 Ma
rianna Capello Parravicini di Teglio. Da
Vincenzo venne in luce Gro. BATTISTA, na
to a Mazzo il 14 maggio 1822, sposato a
Vervio il 18 aprile 1855 con Marianna
Carbonera di Vervio. Questi generò FINA
MANTE, nato a Mazzo il 6 ottobre 1857,
sposato a Vervio il 28 luglio 1884 con Am
brosina Carbonera e morto a Sondrio il 24
maggio 1901.
Dal detto Finamante discendono le per
sone iscritte nel Libro d'Oro della Nobiltà
Ital. e nell'El. Uff. della Nob. Ital. col ti
tolo di nobile (mf.).
GIO. BATTISTA, di Finamante, di Gio.
Battista, nato a Mazzo il 31 agosto 1888,
sposato a Milano il 6 settembre 1921 con
Figli: Bianca Maria; CORRADO.
Fratelli: ATTILIO, n. a Sondrio il 14 gen
naio 1896; SILVIO, n. a Sondrio il 14 mag
gio 1899.
c. m.
ARMA : D'azzurro
all'albero di ver
de, nodrito nel
terreno dello
stesso, sostenuto
da due leoni d'o
ro affrontati ed
accompagnato
in capo da 3 gi
gli dello stesso,
DIMORA :
male ordinati.
Napoli,
via S. Spirito, 46.
Famiglia che ottenne diploma di nobiltà
fin dall'anno 1526, e fu decorata del titolo
di marchese con R. Privilegio 27 ottobre
1800.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di marchese (mpr.),
in persona dei discendenti da Giovanni,
primo concessionario del titolo nel 1800,
ed è rappresentata dal marchese FRANCE
sco Ventapane.
f. f. p. di s.
PAGINA 854
VENTIMIGLIA DA VIZZINI.
ARMA: ?
Nulla ha di co
mune con la illu
ARMA
?
stre e storica fami
glia Ventimiglia,
d'origine norman
na, decorata di un
numero immenso
di feudi e di tito
li e principalmente
della contea e mar
chesato di Geraci.
Un LUIGI, dottore in leggi, fu giudice
criminale in Vizzini nel 1783-84, capitano
di giustizia in detta città nel 1803-4, acqui
stò salme 30 della baronia di Passaneto,
(che costituivano una piccolissima parte
della tenuta di Monforte o Monteforte) e
ne ebbe investitura il 14 febbraio 1792 ed
oggi, per uno dei moltissimi imperdonabili
errori commessi dalla Commissione Araldi
ca Siciliana, nell'Elenco Ufficiale si trova
iscritto con il titolo di barone di Monte
forte il signor ROSARIO Ventimiglia, di
Luigi, di Rosario.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
col titolo di barone di Monteforte (mpr.),
(discen. da Luigi, 1792), in persona di Ro
SARIO, di Luigi, di Rosario.
Figli: LUIGI e Concettina.
Fratelli: GIOVANNI, Vincenzina, Annetta
e Maria Matilde.
VENTIMIGLIA.
a. di c.
ARMA:
Inquarta
to: nel rº e 4º
di rosso, col ca
po d'oro (Venti
miglia); nel 2º e
3° d'azzurro, al
la banda scacca
ta di due file di
argento e di ros
so (Normanni).
CIMIERO : Un leo
ne coronato d'o
ro, impugnante con la destra una spada
d'argento.
SOSTEGNI : Due leoni d'oro, coronati al
LETTERA V
l'antica dello stesso, linguati di rosso.
Мотто: Dextera Domini fecit virtutem,
dextera Domini exaltavit me.
DIMORA : Palermo.
Non ci è possibile scrivere di questa fa
miglia quanto sarebbe necessario per rife
rire soltanto sulle principali illustrazioni di
essa; dobbiamo contentarci di dare cenni
sommari. Secondo alcuni autori trae origi
ne dai conti di Ventimiglia in Liguria, di
scendenti dai Lascari, imperatori di Co
stantinopoli; secondo altri autori discende
in linea retta mascolina dai principi Nor
manni, dominatori di Sicilia. Si crede che
il primo a passare in Sicilia sia stato
un
Guglielmo, conte di Ventimiglia, nel 1242,
padre di un Enrico che, per ragion di do
te, fu in Sicilia il primo conte di Geraci in
sua famiglia, ottenne il 27 giugno 1258
concessione delle Due Petralie, fu vicerè in
Napoli e morì nel 1265 col grado di capi
tan generale d'esercito di re Manfredi.
Prima di notare gli individui di questa
famiglia che maggiormente eccelsero per le
virtù di cui furono adorni, per le cariche
coperte, per i titoli e per i feudi posseduti,
acceniamo ai principali possedimenti feu
dali di questa famiglia : i principati di Bel
monte, di Buonriposo, di Castelbuono, di
Grammonte, di Ventimiglia; il ducato di
Belviso; i marchesati di Geraci e di Regio
vanni; le contee di Catanzaro, di Collesa
no, di Geraci, di Ischia, di Naso e di Pra
des; le baronie di Artesina, di Barchino,
Bordonaro sottano, Bonanotte con Rovitel
lo, Miano e Tavernola, Burgio Millusio,
Calcusa 0 Fontanamurata, Caltavuturo,
Canetici, Casale di Pietra, Casalvecchio,
Castelluzzo, Ciaramita Cavallaro e Casal
bianco, Ciminna, Culcasi e Mangiadaini,
Diesi Mulocca e Bruchali, Friddi e Faver
chi, Gibellina, Gratteri, Gurgo Celso Man
chi e metà di Scala, Isnello, Leonforte, Lo
Monaco, Montemaggiore, Mussomeli, Pet
tineo, Pietranera Vultano e Viviano, Pio
nica e San Martino, Pollina, Racalciditi o
San Benedetto, Regiovanni, Resuttano Ra
chilebri e Raxafico, Riesi e Cipolla, Rupi
e Calabrò, Sambuca, Sanagia, San Mauro,
Santo Stefano di Bivona, Santa Venera,
Sinagra, Sperlinga, Tripi, Verbumcando,
Vescara, Vicari, ecc., ecc.
Un FRANCESCO, conte di Collesano, nel
LETTERAV
1305 è annotato nel ruolo dei feudatari
sotto re Federico come possessore di Sper
linga, Pettineo, ecc.; un GUGLIELMO il 15
settembre 1327 ebbe conferma del feudo
Barchino; un FEDERICo, figlio del prece
dente Francesco, acquistò da Emanuele
Ventimiglia conte di Geraci, il 15 febbraio
1360 le baronie di Sperlinga e di Vescara;
un altro FRANCESCO, conte di Ischia, conte
di Geraci, ecc., fu strategoto di Messina
nel 1355 e per privilegi del 20 giugno 1354
e del 5 gennaio 1358 fu autorizzato ad usa
re il titolo Dei Gratia, ostacolò re Federico
III in occasione del matrimonio di detto
re con Costanza d'Aragona, nel 1371 salvò
lo stesso re da un attentato, ottenne con
cessione della città di Termine e Cefalù e
della terra d'Isnello, fu conte di Mistretta
euno dei quattro vicari del regno durante
la minore età della regina Maria; un Gio
VANNI fu pretore di Palermo nel 1370-71;
un ANTONIO conte di Collesano, signore
delle Due Petralie, ecc., fu camerlengo
maggiore del Regno di Sicilia nel 1392, se
guì il partito dei Martini contro quello dei
Chiaramonte, poscia per la sua fellonia fu
relegato in Malta ed ebbe confiscati tutti
i beni; un GUARNERI fu pretore di Palermo
negli anni 1405-6, 1416-17, e fu barone di
Montemaggiore, di Gambuca e di Vicari;
un FEDERICO fu pretore di Palermo negli
anni 1410-11-12, 1422-23; un GIOVANNI fu
arcivescovo di Monreale nel 1418; un
FRANCESCO fu capitano di giustizia di Ca
tania nel 1434-35 e patrizio nel 1437-38;
un GIOVANNI Ventimiglia e Aragona fu
conte di Montesarico in Calabria, primo
marchese di Geraci nel 1438, capitano ge
nerale delle armi di S. R. Chiesa, signore
della città di Bitonto, vicerè in Napoli e
in Sicilia nel 1430, 1432, grande ammira
glio, ecc. ecc. e col suo testamento agli
atti di notar Andrea Perdicara di Polizzi
il 20 marzo 1473 dopo uno strettissimo fi
decommesso agnatizio su tutti i suoi feudi
con la esclusione assoluta di tutte le fem
mine, disposizioni che vennero confermate
con privilegi del re Ferdinando del 25 no
vembre 1497 e del 13 ottobre 1500 esecu
toriati in Palermo il 4 marzo 1502 (la for
mula che regola la successione in tutti i
titoli del ramo dei marchesi di Geraci, in
virtù di dette disposizioni, è la seguente :
PAGINA 855
« pro se, suisque successoribus masculis
agnatis legitime descendentibus ex legiti
mo matrimonio procreatis in perpetuum
cum strictissima forma agnatitia. Ita quod
masculus agnatus maior actus minoribus
fratribus praeferatur et cum perpetua fe
minarum exclusione quoties in quocumque
linea et gradu masculi agnati extiterint
inter quos masculos agnatos forma primo
geniturae semper et in omni casu servari
debeat iuxta formam suorum privilegio
rum et testamentorum suorum predecesso
rum ac iuxta agnationem expressam et
strictissimam dispositionem cum transla
tione de linea ad lineam favore inasculo
rum agnatorum et expressa feminarum et
religiosorum exclusione, etiam si fuerint
de linea ingressa et adhuc strictiores in
gradu »). Un UGHETTO fu capitano di giu
stizia di Palermo negli anni 1417-18 е
1448-49; un ANTONIO barone di Sinagra
ottenne, con privilegio dato il 13 novembre
1452 esecutoriato il 30 luglio 1453, con
ferma di un privilegio della regina Bianca
dato a Taormina il 16 agosto 1411, con il
quale gli era consentito, nel nome della
moglie Eufemia e della cognata Bonadon
na, figlia di Guarneri Ventimiglia, barone
di Alcamo, di esigere e chiedere tutti i di
ritti e beni paterni, materni e fraterni an
che se in potere del regio fisco; un ANTO
NIO Ventimiglia e Pradey, marchese di Ge
raci nell'anno 1473 fu conte di Catanzaro,
vicario generale, grande ammiraglio di Si
cilia, ecc.; un SIMONE Ventimiglia e Car
dona, marchese di Geraci, fu vicerè in Si
cilia negli anni 1516, 1534, 1541 e depu
tato del regno nel 1522; un FRANCESCO fu
pretore di Palermo negli anni 1501-2, 1504
5, strategoto di Messina nel 1506-7, luogo
tenente del maestro giustiziere, deputato
del regno nel 1511; un GIOVANNI, marche
se di Geraci fu strategoto di Messina negli
anni 1508-9 e 1532-33 e pretore di Palermo
negli anni 1542-43, 1549; un ANTONIO fu
capitano di giustizia di Caltagirone nel
1540-41 ; un FERDINANDO tenne la stessa ca
rica in detta città nel 1551-52; un SIGI
SMONDO fu capitano di giustizia di Paler
mo nel 1553-54; un CARLO, barone di Re
giovanni fu pretore in detta città negli an
ni 1568-69, 1569-70, cavaliere dell'Ordine
di San Giacomo della Spada, deputato del
PAGINA 856
regno e, con privilegio dato il 26 maggio
1575 esecutoriato il 2 giugno 1582, otten
ne il titolo di conte di Naso; un PIETRO,
barone di Gratteri fu pretore di Palermo
nel 1586-87; un PIETRO, cavaliere dell'Or
dine di Malta è notato nella mastra nobile
del Mollica (1588, 1596); un FRANCESCO
GIORGIO, barone di Passaneto, con privile
gio dato il 26 agosto 1589 ottenne conces
sione del titolo di regio cavaliere; un Gio
VANNI Ventimiglia e Ventimiglia, marche
se di Geraci, ecc., fu strategoto di Messi
na nel 1591, vicario generale nelle valli di
Noto e di Mazzara, presidente e capitan
generale del regno negli anni 1595, 1598 e
1606 e, con privilegio dato il 3 febbraio
esecutoriato il 22 maggio 1595, ottenne
concessione del titolo di principe di Ca
stelbuono; una Beatrice, figlia di Giovanni
primo principe di Castelbuono e moglie a
Giovanni Del Carretto, conte di Racalmu
to, con privilegio dato il 7 maggio, esecu
toriato il 31 agosto 1627, ottenne conces
sione del titolo di principe di Ventimiglia;
un LUIGI fu capitano di giustizia in Pa
lermo nel 1647-48; un LORENZO, barone di
Gutteri tenne la stessa carica in detta città
negli anni 1651-52, 1673-74, e con privile
gio dato il 19 maggio, esecutoriato il 21
luglio 1661 ottenne concessione del titolo
di conte di Prades; un GIOVANNI ed un
GIUSEPPE furono giudici della Gran Corte
del regno, il primo nell'anno 1662-63, il
secondo nell'anno 1676-77; un ANTONIO
(Girolamo) dei conti di Prades, teatino,
missionario nelle Indie, fu vescovo di Li
pari nel 1694; un GIOVANNI Ventimiglia e
Di Giovanni, marchese di Geraci, ecc., ot
tenne per tale titolo il trattamento di
grande di Spagna di prima classe con pri
vilegio del 22 luglio 1710, fu gentiluomo
di camera di Vittorio Amedeo II di Savoia
re di Sicilia, fu insignito il 22 marzo 1714
dell'Ordine supremo della SS. Annunziata,
con privilegio dato il 27 settembre 1723
ottenne il titolo di principe del Sacro Ro
mano Impero col trattamento di Altezza
e con la facoltà di batter moneta e meda
glie col proprio nome e usare il titolo Dei
Gratia, fu gentiluomo di camera di re Car
lo III di Borbone, cavaliere dell'Ordine di
San Gennaro nel 1738, ecc.; un ANTONINO
Ventimiglia e Valguarnera, conte di Pra
LETTERAV
des, principe di Grammonte, fu gran pre
fetto del supremo magistrato del commer
cio, deputato del regno nel 1728, gentiluo
mo di camera, capitano di giustizia di Pa
lermo nel 1729, cavaliere dell'Ordine di
San Gennaro, ecc.; un GIUSEPPE EMANUE
LE Ventimiglia e Stabella, principe di Bel
monte fu capitano di giustizia di Palermo
negli anni 1736-37, 1756-57 e 1757-58, pre
tore negli anni 1744, 1748, cavaliere del
l'Ordine di San Gennaro, ambasciatore
presso la repubblica di Venezia nel 1760,
maggiordomo maggiore della regina Maria
Carolina e di re Ferdinando di Borbone,
grande di Spagna di prima classe per pri
vilegio 23 febbraio 1772; un FORTUNIO
Ventimiglia e Valguarnera dei conti di
Prades e dei principi di Grammonte fu in
quisitore del tribunale del Sant'Uffizio, de
putato del regno nel 1741; un SALVATORE
Ventimiglia e Statella dei principi di Bel
monte fu vescovo di Catania, arcivescovo
di Laodicea, † 1797; un GAETANO Ventimi
glia e Alliata dei principi di Belmonte fu
cavaliere dell'Ordine di Malta nel 1760,
gentiluomo di camera, ministro plenipo
tenziario nel 1796; un SALVATORE Ventimi
glia e Alliata dei principi di Belmonte fu
vice legato di Ravenna nel 1782; un LUIGI
RUGGERO Ventimiglia Sanseverino e Ara
gona, marchese di Geraci, principe di Ca
stelbuono, ecc., fu cavaliere dell'ordine di
San Gennaro nel 1759; un GIOVANNI LUIGI
Ventimiglia come marito di Maria Rosa
Perpignano ebbe il 9 ottobre 1777 investi
tura del titolo di principe di Bonriposo e
fu padre di LUIGI RUGGERO Ventimiglia
e Perpignano che il 14 gennaio 1792 ebbe
investitura del titolo di principe di Castel
buono e di quello di marchese di Geraci,
conte di Geraci, barone di Pollina, San
Mauro, Buonanotte, Rupi e Calabro, Ro
vitello, Miano e Tavernola; un LUIGI Ven
timiglia e Sieripepoli il 22 gennaio 1787
ebbe investitura del titolo di principe di
Grammonte e di quelli di marchese di Re
giovanni, barone di Pettineo, 1'8 luglio
1787 dei titoli di conte di Prades, barone
di Regiovanni, Gurgo, Celso, Manchi
metà di Scala, il 26 ottobre 1802 di quelli
di barone di Calcasi e Mangiadurini, Pio
e
nica e San Martino, fu senatore di Palermo
nel 1795-96, gentiluomo di camera nel
LETTERAV
PAGINA 857
1800; un GIUSEPPE EMANUELE Ventimigiana, alcuni membri della quale si distin
glia e Cottare fu investito il 2 giugno 1778
dei titoli di principe di Belmonte, barone
di Gratteri, barone di Santo Stefano di
Bévara, Pietranera, Buonanotte, Vultano,
Pioppo e Viviano, il 18 giugno 1799 del ti
sero in modo speciale. Fra questi il dott.
ILARIO Ventura nobile parmense, valente
giurista, fiorito nella seconda metà del sec.
tolo di barone di San Benedetto e il 25
luglio 1809 di quello di barone di Casal
bianco, Ciaramita e Cavallaro, fu gentiluo
mo di camera nel 1790, cavaliere dell'Or
dine di San Gennaro, deputato del regno
nel 1806.
Con R. D. del 23 ottobre 1868 vennero
riconosciuti i titoli di principe di Castel
buono, conte e marchese di Geraci, conte
di Ventimiglia e barone di Pollina e San
Mauro nella persona di Corrada Ventimi
glia (di Francesco, di Giovan Luigi), mo
glie a Pietro Mancuso; morta la quale
venne iscritta, nell'Elenco Ufficiale defini
tivo delle famiglie nobili e titolate della
regione siciliana, con i detti titoli e con
quello di principe di Buonriposo, la sorel
la Giovanna.
VENTURA.
a. di c.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'azzurro,
al busto di don
na di carnagione,
posto in maestà
e nascente dalla
troncatura , coi
capelli disciolti
al vento e sor
montato da tre
stelle d'argento
di 6 raggi, I, 2;
nel 2º bandato
d'argento e di
rosso.
Alias: Troncato :
nel 1º d'oro, al
l'aquila di nero;
nel 2º d'azzurro,
allo scaglione di
rosso, sormonta
to da due stelle
di 8 raggi d'oro.
DIMORA : Parma.
Famiglia parmi
XVI, il quale con gran lode e profitto eser
citò la sua professione in quasi tutte le rote
d'Italia, coprendo in patria varie cariche.
CESARE, con patente ducale del 19 gennaio
1700, fu creato conte coi discendenti ma
schi per benemerenze civili. CESARE, suo
nipote (1741-1826), fu ministro di Stato di
D. Ferdinando di Borbone dal 1788 al
1800, nei difficili tempi dell'invasione Na
poleonica, distinguendosi per ampiezza di
vedute e senno politico, per cui parve emu
lare il Du Tillot. Ritiratosi dal ministero
ebbe in dono il feudo di Gallinella (Salso
maggiore) per lui espressamente eretto in
marchesato. Nel 1794 accompagnò D. Lo
dovico, principe ereditario a Madrid, ove
si recava per sposare Maria Luigia di Bor
bone, figlia di Carlo IV. Per il re d'Etru
ria prese possesso del regno e fino al 1807
esercitò in Parma le funzioni di ministro
plenipotenziario del re e della vedova reg
gente. Cessato in Parma nel 1814 il domi
nio francese fu nominato capo della reg
genza provvisoria dei ducati. Sposò in se
conde nozze la marchesa Francesca Litta
di Milano, dama d'onore di Maria Luigia
d'Austria, la quale lo creò consigliere in
timo attuale, Gran Tesoriere, e Gran Croce
dell'Ordine Costantiniano di S. Giorgio,
essendo già fregiato Gran Croce dell'Ordi
ne di Carlo III, Cav. e Priore di quello di
S. Stefano. La famiglia si ritiene estinta.
Lo stemma riportato è quello di MARSILIO
Ventura, anziano di Parma nel 1606, di
pinto sopra uno stipo dell'Archivio Comu
nale locale.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (m.), in persona
dei disc. da Cesare (1700) .
g. d.
* VENTURA.
ARMA: D'azzurro alla figura della fortuna
al naturale sulla ruota d'oro uscente dal
la punta dello scudo.
МоттTO : Honoribus assueta.
DIMORA : Palermo e Chiaramonte Gulfi..
Famiglia siciliana originaria da Napoli e
PAGINA 858
carica di vicemaestro della zecca, e di
capitano d'armi a guerra, e tennero il go
verno generale della contea di Modica.
Verso la fine del XVI secolo FRANCESCO,
fu commissario generale contro i banditi
ed i contrabbandieri nel Regno ed un al
tro FRANCESCO, suo nipote, fu infeudato
del territorio di Pozzo di Baldo con piena
giurisdizione. Da lui nacquero nel 1642,
FILIPPO, dal quale discesero in linea retta
i baroni del Lago e nel 1644 PIETRO PAO
LO che fu stipite dei baroni di Canseria.
Il predetto primogenito Filippo fu gover
natore e capitano generale della contea di
Modica e nel 1684 ottenne il titolo di ba
rone del Lago e di Viripaulo per sè e di
scendenti. Per alleanza contratta con la
famiglia Spitaleri (o Spitalieri), i feudi no
bili di Dagala e di Intorrella passarono al
la famiglia Ventura e l'ultima rappresen
tante MARIA CONCETTA, baronessa di Intor
rella e signora di Dagala, portò questi due
feudi nella casa Avellone nella quale erasi
maritata. Il ministro dell'Interno del re
gno d'Italia con Decreto 24 gennaio 1884,
riconobbe alla predetta signora Maria Con
cetta Ventura in Avellone, il titolo di ba
ronessa d'Intorrella e signora di Dagala,
trasmissibile ai suoi eredi e successori in
perpetuo e con altro Decreto 14 giugno
1885 dichiarò spettare i suddetti titoli ad
Antonino Avellone, figlio della su menzio
nata.
Questa famiglia ebbe anche il titolo di
barone di Raulica del quale l'ultimo inve
stito fu MATTEO, il 5 maggio 1799, titolo
passato nella famiglia Pottino.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di baronessa d'Intorrella,
signora di Dagala (personale), in persona
**
LETTERA
portata in Sicilia
nel secolo XV da
un ANTONUCCIO
Ventura, milite re
gio di re Alfonso,
e che si stabili in
Catania nel 1441.
I suoi successori
si stabilirono poi
in Chiaramonte e
Monterosso, occu
parono più volte la
di Maria Concetta, di Giuseppe, di Vin
cenzo, ved. di Salvatore Avellone.
Figlio: ANTONINO Avellone, barone di
Intorrella (vedi).
È inoltre iscritta genericamente nell'El.
Nob. Uff. Ital. del 1922 col titolo di baro
ne di Raulica (mpr.), in persona dei di
scendenti da MATTEO.
V. S.
VENTURI GINORI.
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro
alla fascia d'oro
accompagnata
da tre rocchi di
scacchiere dello
stesso, al саро
cucito d'Angiò
( Venturi); nel 2º
troncato : a) di
azzurro alla ban
da d'oro carica
di tre stelle (8) del campo (Ginori);
b) d'oro alla fascia d'azzurro accompa
gnata da tre conchiglie d'argento (Lisci).
Мотто: 1) Omne trinum perfectum;
2) Quid pulchrius lumine trino?
DIMORA : Firenze.
Il cav. IPPOLITO, del senatore Neri Ven
turi, con atto 10 marzo 1792, adottò per
figlia Carolina, del cav. Pietro Colon, la quale si maritò col marchese Paolo Garzoni
di Lucca. Nacque da questa unione, nel
1802, Marianna, alla quale l'avo di adozio
ne, morendo nel 1817, lasciò la parte mag
e
giore delle sue sostanze con obbligo di
mantenere vivo il cognome della sua casa
che veniva a spegnersi con lui. Marianna
andò sposa al marchese LEOPOLDO CARLO
Ginori Lisci (vedi Vol. III, pag. 457);
venuta a morte nel 1862, si trovò che con
testamento 14 maggio 1861 aveva istituito
erede il nipote ex filio IPPOLITO, di Loren
zo, con l'onere di assumere per suo primo
cognome quello di Venturi: ciò che fu au
torizzato con sentenza del Tribunale di
Firenze del 6 luglio 1901.
La famiglia Venturi aveva dato alla Re
pubblica 21 priori e 5 gonfalonieri di giu
stizia; e 5 dei suoi membri erano stati
chiamati, durante il Principato, a far parte
LETTERA
del Senato dei Quarantotto. Nell'attuazio
ne della legge del 1750 sulla nobiltà e cit
tadinanza in Toscana era stata iscritta nel
Libro d'Oro dei Patrizi di Firenze, con de
creto 19 aprile 1751.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese di Riparbella
(mf.), nobile dei conti di Urbeck (mf.), pa
trizio fiorentino (mf.), in persona di IPPO
LITO, di Lorenzo, di Carlo Ginori Lisci.
Figli: ROBERTO, NELLO, Maria Anna.
f. s.
VENTURI.
ARMA:
D'azzurro
alla banda di
oro caricata da
tre mezzelune
montanti di ros
so, ed accostata
da due stelle di
6 raggi d'oro,
una in capo e
l'altra in punta.
DIMORA: Minervi
no (Lecce) e
Tuglie.
Famiglia originaria dalla Toscana. Se
condo alcuni scrittori si trova nel regno di
Napoli fin dall'epoca angioina, con la qua
lifica di milite, SIMONE Ventura, nel 1299;
e, con la stessa qualifica, TOMASO Ventura
di Salerno, maestro portulano e provisore
della Puglia, al tempo della regina Giovan
na I. E da Salerno, ove ebbero prima di
mora, passarono i Ventura in Terra d'O
tranto, in occasione, probabilmente, del
matrimonio di GIACOMO Ventura con Anto
nia Sambiase di Terra d'Otranto; pel quale
matrimonio, Giacomo venne in possesso dei di Giambattista Risolo.
casali di Morigino, Palmerigi e Castro (che
costituivano, insieme ad altri casali, la
baronia di Ceresole). Per acquisto fattone VENTURI.
dai Filomarino, nel secolo XVI, ebbero i
Ventura in feudo la terra di Minervino,
sulla quale GIUSEPPE MARIA Ventura, con
diploma II settembre 1683, ottenne, da re
Carlo II, il titolo di duca, titolo ricono
sciuto, poi, con R. Rescritto 26 aprile 1856
ad ANDREA Ventura.
Godette questa famiglia nobiltà in Bari,
Trani, Taranto, Lecce e Salerno, dove il
PAGINA 859
19 aprile 1741, fu aggregata al Seggio di
Porta Retese, in seguito al matrimonio di
FERDINANDO, duca di Minervino, con Co
stanza Santomango.
Fu ricevuta nel S. M. O. di Malta in
Priorato, nel 1587 come quarto ava mater
na del cavaliere Nicola Tresca di Bari
(Arch. Stato Nap., vol. 26, Priorato di Ca
pua); e nel 1683 in persona del cavaliere
FRANCESCO SAVERIO, di Lecce (Arch. Stato
Napoli, vol. 34, Priorato di Barletta). Que
sti, fu comandante generale della squadra
delle galee di Napoli, come riferisce il Fo
scarini, « Famiglie Nobili di Terra d'O
tranto », Lecce, 1903.
Per successione della famiglia Guarini,
questa famiglia potrebbe aver diritto al
titolo di marchese di Tuglie.
Un ramo dei Ventura si trasferì in Co
pertino, donde, nello scorso secolo, passò
in Galatina. I rami di Lecce, Taranto ed
Otranto sono estinti.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 coi titoli di duca di Miner
vino (mpr.), patrizio di Bari (mf.), in per
sona dei discendenti da Stefano, ascritto al
Registro Piazze Chiuse, ed è rappresenta
ta da FRANCESCO STEFANO, n. 17 novembre
1834, di Luigi († 17 maggio 1878) e della
duchessa Giuseppa Palma († 29 marzo
1884); sp. aprile 1858 con Angela Zuccaro.
Figli: Giuseppa Maria Anna, n. 5 aprile
1859, sp. 17 novembre 1892 con Oronzo
Urso; Domenica Maria, n. 24 novembre
1860; GAETANO STEFANO, n. 31 dicembre
1862; LUIGI ANTONIO, n. 28 dicembre 1864;
Anna Maria, n. 28 ottobre 1866; ROBERTO,
sacerdote, n. 12 febbraio 1869; Bianca Ma
ria, n. 17 ottobre 1874.
Fratelli: FERDINANDO, Maria Teresa, ved.
f. f. p. di s.
ARMA: D'azzurro alla fascia di rosso ac
compagnata, in capo da un sole d'oro
orizzontale destro e da una fiamma di
rosso posta a sinistra sulla fascia e in
punta da un braccio di carnagione, mo
vente in palo dalla punta, e sostenente
una mezzaluna montante d'argento.
<< Famiglia oriunda dalli Borghi, diocesi
PAGINA 860
miglia e nel 1550 detto Martino fu parro
Ebbe codesta fa
miglia il canonico
MARTINO, del cano
nicato di S. Severo,
nel 1549, e fu es
so che introdusse
in Cesena tal fa
co di S. Severo.
LETTERAV
di Rimini, e anda
ta in Cesena nel
1500 e posta nel
ceto civico nel
1552.
le ordinate; nel 2º di rosso, a tre sbarre
d'argento.
DIMORA : ?
Famiglia di Parma, che in atti della Ca
mera ducale appare pure col cognome Ven
tura. Probabilmente ha comune l'origine
con la famiglia del ministro Cesare Ven
tura (Ved. Ventura) . TROILO Venturi, o
Ventura, con rog. Borelli del 1° giugno
1763 acquistò dalla Camera ducale il feudo
di Neviano Arduini (Parma) col titolo di
marchese. Con atto del 7 agosto 1775 prese
possesso del feudo di Tizzano concesso a
lui e discendenti maschi dal duca D. Fer
Della vera famiglia Venturi del ceto ci- dinando di Borbone. Nacque in Parma da
vico di Cesena, vi fu il R. P. TEODORO,
cappuccino, teologo e ottimo predicatore,
che morì nel convento di Cesena, guardia
no, nel 1658 » . Estratto dal manoscritto
« Notizie di famiglie illustri di Cesena »
compilato dallo storico Andreani.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Ital. col titolo di nobile di Cese
na (mf.), per i disc. da Pietro (1790).
c. f. p.
VENTURI.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'azzurro,
al busto di don
na di carnagio
ne, posto in
maestà e nascen
te dalla tronca
tura, coi capelli
disciolti al vento
e sormontato da
tre stelle d'ar
gento di 6 raggi,
1, 2; nel 2º di
rosso, alla banda
MARSILIO, fu scolaro a Firenze del Lami,
fu buon letterato e divenne nel 1787 mini
stro di Stato di Parma. Morì nel 1814, es
sendo nato nel 1741.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di marchese (m.), in perso
na dei disc. da Troilo (1775) .
VENTURI.
ARMA : Di rosso, a
una ruota d'otto
raggi accompa
gnata da tre gi
gli, due ai lati e
uno in punta, il
tutto d'oro; col
capo, cucito di
azzurro, caricato
d'una stella di
sei raggi d'oro.
DIMORA : Reggio
g. d.
Emilia, Pisa e Marina di Massa (Villa
al Poveromo), Milano e Caserta.
d'argento.
Alias:
Troncato :
nel 1º d'azzurro,
al busto di bam
bino nudo, al na
turale, posto in
maestà e nascen
te dalla tronca
tura, sormontato
da tre stelle di 6
raggi d'oro, ma
Nel secolo XVI la famiglia Venturi era
a Bibbiano, in provincia di Reggio E., do
ve possedeva terreni ed una casa in paese,
e proveniva dal territorio parmense.
Più antica origine pare l'avesse da Ber
gamo; ma non è accertato. Un GIOVANNI
BATTISTA Venturi viveva nel secolo XVI
ed è il capostipite noto della famiglia. Da
lui venne GIOVANNI, poscia GIAN BATTISTA
(n. nel 1648, † nel 1734). Egli ebbe due
figli : GIO. ANTONIO, prete, maestro di
scuola e perito (n. nel 1681), e GIO. MA
RIA (n. nel 1685), che continuò la famiglia
LETTERAV
ed ebbe dieci figli, di cui il solo GIAN DO
MENICO (n. il 6 novembre 1718, † nel 1796)
ebbe discendenza; era cittadino reggiano,
perito e notaro; sposò Domenica Galliani,
dalle quale ebbe, oltre a cinque figlie, due
figli maschi :
1) l'abate prof. GIAN BATTISTA, cele
bre fisico, matematico, naturalista, storico
e letterato, n. a Bibbiano l'II settembre
1746. Fece i suoi primi studi nel Seminario
di Reggio, dove ebbe insigni maestri, quali
l'abate Bonaventura Corti e il famoso Laz
zaro Spallanzani nella scuola di fisica e
scienze naturali, dando prova di profondo
ingegno e di memoria prodigiosa. Appena
sacerdote, si diede con successo alla predi
cazione; ma poi fu nominato professore di
metafisica e geometria nello stesso Semina
rio di Reggio in sostituzione di Bonaventu
ra Corti. Dopo cinque anni fu chiamato
alla cattedra di geometria, poi di filosofia
nell'Università di Modena, dove ebbe an
che le cariche di matematico ducale ed in
gegnere dello Stato; e in tale qualità si oc
cupò dei progetti dei ponti sul Panaro
sulla Secchia, del deviamento del Sec
chia, del prosciugamento dei paduli di
Fontana e Campogalliano, del piano pel
e
riattamento degli argini dei fiumi. Ebbe
poi anche la cattedra di fisica sperimenta
le, e fondò il gabinetto di fisica di quella
Università. Nel 1796, come segretario del
conte di S. Romano, inviato del duca Er
cole III, fu mandato a Parigi, dove poi si
trattenne per circa due anni per attendere
ai suoi studi. Qui frequentò i corsi di fisica
emineralogia alla Sorbona; trascrisse in
quella biblioteca le opere scientifiche di
Leonardo da Vinci, l'Ottica di Tolomeo, e
altre ne trascrisse o collazionò; pubblicò
memorie scientifiche negli Annales de Chi
mie e in altre riviste francesi, ed altre ne
lesse all'Istituto di Francia; raccolse libri,
quadri, stampe e oggetti d'arte. Tornato
da Parigi a Milano, fu dal Bonaparte no
minato membro del Corpo Legislativo, poi
alla cattedra di fisica e di chimica nell'Uni
versità di Modena. Fu poscia nominato
professore di fisica all'Università di Pavia;
ma non raggiunse questa sede, perchè non
potè esimersi dalla nuova carica di agente
diplomatico della Repubblica Cisalpina nel
la Svizzera. Vi andò nel 1801 e vi rimase
PAGINA 861
per 12 anni come ministro del Regno Itali
co con molto successo, risiedendo a Berna.
Però coltivava sempre i suoi studi predi
letti, frequentando biblioteche e racco
gliendo un ricco museo archeologico. Fu
nominato membro dell'Istituto Italiano,
cavaliere della Legion d'Onore e della Co
rona Ferrea. Ottenuta poi la pensione, si
ritirò in patria, dandosi tutto agli studi.
e
Fu ascritto a molte accademie italiane
straniere. Morì in Reggio il 10 settembre
1822 e fu sepolto nella tomba di famiglia
nel cimitero comunale. È ricordato da una
lapide nella casa dove nacque in Bibbiano.
Di lui scrissero storici e biografi, quali il
Brignole, il Manzini, il prof. Puglia, don
Gaetano Chierici e parecchi altri. Lasciò
alle stampe moltissime pubblicazioni di
svariate materie, scientifiche, storiche e let
terarie; chè egli fu ingegno profondo ver
satilissimo e veramente leonardesco.
Da un elenco di 50 pubblicazioni sue ba
sti accennare : Dell'elettricità naturale;
Teoremi di geometria piana e solida; De
motu corporum ex gravitate; Dell'ottica;
Sulle irrigazioni castelnovesi. Scritti di
idraulica e ricerche sperimentali sui feno
meni idraulici, pubblicati in francese, an
che attualmente conosciuti e studiati in
Inghilterra ed in America. Indagine fisica
sui colori; Origini e progressi delle moder
ne artiglierie; Memorie intorno al capitano
Francesco Marchi; Sulle opere di Fulvio
Testi; Memorie e lettere di Galileo Gali
lei; Sulle pitture di Nicolò dell'Abate nel
la rocca di Scandiano, raffiguranti l'Enei
de di Virgilio; Poesie di Matteo Maria
Bojardo raccolte ed illustrate; Storia di
Scandiano, a cui attese negli ultimi anni,
con ricerche attive e pazienti ed esame
critica sagace e con criteri e metodo da ve
ro storico scienziato. I materiali raccolti
per essa si contengono in sette grosse filze,
e
conservate nella Biblioteca Comunale di
Reggio. Lasciò anche molti altri scritti
inediti. Si conservano di lui ritratti ad olio
presso la famiglia e al Museo, riprodotti in
stampa dal Rosaspina, ed una bellissima
miniatura, eseguita nella Svizzera.
2) GIAN MARIA, di Gian Domenico, n.
a Bibbiano il 20 settembre 1754 et a Reg
gio il 6 dicembre 1819, avvocato ed inge
gnere, fu conservatore delle Ipoteche in
PAGINA 862
Reggio. Come ingegnere costruì la strada
che da Reggio conduce pel Ghiardo a Bib
biano e il ponte sul Quaresimo. Appassio
nato cultore di studi di botanica e d'agra
ria, lasciò alcuni scritti fra i quali un Trat
tato degl'innesti, stampato a Reggio nel
1816, lavoro non solo di istruzione pratica
ma d'indagine scientifica. Sposò Francesca
Conti di Montecchio, ed ebbe tre figli:
1) dott. GIUSEPPE, che morì a Bologna;
2) avv. GIAN ANTONIO, segretario della
Commissione di acque e strade della Comu
nità di Reggio; sposò Domenica Sidoli (m.
il 6 giugno 1840); morì il 28 aprile 1841,
sessantenne, lasciando parecchi figli; 3) dr.
GIO. FRANCESCO, che morì scapolo. Fu uo
mo colto, amante dei buoni studi ed era
vissuto presso lo zio abate prof. Giambatti
sta, anche a Berna come suo segretario e
discepolo. Questi tre fratelli, unitamente
allo zio abate prof. Giambattista, furono
ascritti al Libro d'Oro della Nobiltà di
Reggio, insieme ai loro figli e discendenti,
quali patrizi di Reggio con diploma 18 a
prile 1821, N. 509, della Comunità.
Figli dell'avv. Gian Antonio, di Gian
Maria, soprannominato furono : I) GIAN
BATTISTA (iuniore), n. il 5 agosto 1817 et
1'8 aprile 1893; laureatosi in legge, ebbe
cariche pubbliche nella sua città natale.
Fu uomo di studi e di cultura, vice-presi
dente della Deputazione di Storia Patria
per le Provincie Modenesi, Sottosezione di
Reggio E.; si occupò di studi storici della
sua città e segnatamente della cronaca di
Fra Salimbene. Lasciò parecchie pubblica
zioni negli atti della Deputazione di Storia VENTURI GALLERANI.
Patria e in riviste. Sposò nel 1845 la con
tessa Leocadia, del conte Claudio Linati,
di nobile e patriottica famiglia di Parma e
della baronessa Bacardi di Barcellona. Es
sa morì il 19 novembre 1846, dando alla
luce l'unica figlia Leocadia, che andò spo
sa al conte Corrado Palazzi Trivelli e fu
donna di eletto ingegno e di vasta cultura;
2) GIOVANNI Domenico, morto giovinetto;
3) Giuseppa, moglie di Antonio Chioffi (†
circa nel 1838); 4) Maria († di 16 anni nel
1841); 5) Teresa, che nel 1841 sposò il no
bile Vincenzo Linari e morì il 21 marzo
1845; 6) Caterina, sposata al dott. Cesare
Ruscelloni, e in seconde nozze al dottor
Giambattista Gorisi; 7) Anna, moglie del
LETTERA V
dott. Antonio, dell'avv. Giuseppe Viappia
ni. Ebbe due figlie : Maria, sposata Cremo
na Casoli nobile dott. Gian Francesco, e
Teresa in Cuppini ing. Achille. Morì alla
nascita della seconda figlia nel giugno
1847; 8) GIAN MARIA (n. nel 1831); fu ap
passionato cultore di musica e di studi,
specialmente scientifici; sposò nel 1869 La
vinia, del conte Cesare Cassoli di Reggio,
e ne nacquero i membri attualmente viven
ti; 9) CARLO (n. nel 1821), si trasferì a Bo
logna.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Reggio (m.)
per i disc. da Giovanni Antonio, di Giovan
Maria (1821), ed è rappresentata dal prof.
GIAN ANTONIO, di Giovan Maria, di Gian
Antonio, di Gian Maria, di Gian Domeni
co, n. Reggio E. 31 marzo 1870, dottore in
chimica, residente a Reggio E., spos.
settembre 1894 con la signora Teresa Si
doli.
20
Fratello: CESARE, n. Reggio E. 25 otto
bre 1871, residente a Marina di Massa
(Villa « al Poveromo »), spos. 5 dicembre
1896 alla signora Maria Bagnoli, da cui:
Lavinia, spos. al dott. Cesare Curti, resi
dente in Reggio E.; Alda, spos. all'inge
gnere Vincenzo Mannucci, residente a Mi
lano; Anna, residente a Marina di Massa;
Maria Teresa in Confalonieri, residente a
Marina di Massa; GIOVANNI, n. Reggio E.
24 dicembre 1908, sottotenente aviatore,
residente a Caserta.
a. с. с.
ARMA: Inquarta
to : nel rº e 4º
d'oro alla fascia
d' azzurro , ac
compagnata da
tre rose dello
stesso 2 e I
( Venturi); nel 2º
e 3º d'oro a tre
fasce controinne
state di rosso
(Gallerani) .
DIMORA : Siena.
Famiglia ascritta al Monte del Genti
luomo e originaria, sembra, da Asciano;
LETTERAV
ebbero sepoltura e cappella nella chiesa di
S. Agostino. Non furono ammessi agli uf
fici pubblici che nel 1351, quando ANDREA,
di Ventura, fece parte dei Consigli del co
mune di Siena; nel marzo 1364 fu capi
tano del popolo. Suo figlio VENTURA andò
nel 1369 ambasciatore agli aretini, per di
stoglierli dall'impresa contro Lucignano.
AGNOLO, di Ventura, risedette nel 1400,
e GIOVANNI, di Agnolo, nel 1483.
PAOLO, di Mariano, fu provveditore di
Biccherna nel 1499; GIACOMO, suo fratel
lo, sostenne Pandolfo Petrucci quando que
sti affermò in Siena la sua signoria.
SCIPIONE fu rettore dello spedale della
Scala nel 1522. POMPEO, cavaliere, fu nel
1545 ucciso in una rissa con altri nobili se
nesi; FAUSTO partecipò all'impresa di Pro
spero Colonna che liberò Malta dall'attac
co dei turchi.
ANTONIO era capitano del terzo di Città
durante la difesa di Siena del 1553; parte
cipò alla liberazione di Montalcino dal
l'assedio postovi da don Pietro di Toledo,
e morì nel 1554 in una sortita fatta dai se
nesi assediati dagli eserciti imperiali.
GIROLAMO, d'Alfonso, e suo figlio ANNI
BALE, furono cavalieri di S. Stefano nel
1562; Annibale fu poi gran conservatore
dell'Ordine.
Lucrezio, di Patrizio, cavaliere di Mal
ta, fu fatto prigioniero dai turchi e riscat
tato nel 1570 insieme ad altri cavalieri se
nesi che avevan subito la stessa sorte.
Fondò l'altare dell'Annunziata in Proven
zano.
LORENZO, monaco certosino, fu procura
tore generale della sua religione e vicario
della medesima in Roma sulla fine del Cin
quecento.
Cosimo, di Girolamo, era ingegnere ge
nerale dello stato dei Presidii per incarico
del re di Spagna nel 1639. Fu poi nomi
nato dal granduca governatore dell'isola
del Giglio e castellano di Castiglione della
Pescaia.
FERDINANDO, del cav. Annibale, fu cava
liere di S. Stefano nel 1648.
AUGUSTO, di Ascanio, fu anch'egli ca
valiere di S. Stefano; nel 1612 ottenne il
cognome Gallerani, per testamento del sig.
Giulio, ultimo di sua famiglia.
GIOVANNI, di Ascanio, canonico del Duo
PAGINA 863
mo, fu anche dottore in legge ed aveva
avuto la nomina a vescovo di Grosseto,
per parte di Alessandro VII; però rinun
ziò alla carica.
ANNIBALE, di Ferdinando, fu capitano di
fanteria a servizio dei veneziani. Fatto
prigioniero dai turchi in Dalmazia, riuscì
a evadere, riprendendo il suo posto nel
l'esercito veneto, circa il 1670.
CAMILLO, di Cosimo, fondò una com
menda per i consorti nell'Ordine di S. Ste
fano, destinando all'uopo, nel 1681, la te
nuta di Malignano.
LUCREZIO, di Cosimo, fu lettore di isti
tuzioni civili; fu buon letterato e rimango
no di lui l'orazione funebre in morte del
Gran Maestro Zondadari e alcune raccolte
di versi e di prose; morì nel 1757.
I Gallerani erano fra i grandi di Siena,
essendo ascritti al Monte del Gentiluomo.
Possedevano la torre detta dell'Orsa, sul
la quale erano poste le antiche campane
del comune. Avevano sepolcro in S. Do
menico.
GIOVANNI, di Gallerano, fu uno dei con
soli nell'anno 1209 e si trova frequente
mente come testimonio nei primi atti del
comune.
Il beato ANDREA, di Ghezzolino, esercitò
dapprima il mestiere delle armi e uccise in
combattimento il capitano degli orvietani;
si convertì poi alla religione e fondò l'o
spedale della Misericordia nel 1240.
Nel 1260 i Gallerani, come i Tolomei,
abbandonarono Siena e si ritirarono a Ra
dicofani per dissenso politico col governo
della città, ma tornarono appena i senesi
mandarono ambasciatori per indurli a
rientrare in patria, e GALLUZzo, di Buon
figlio fu, in questo stesso anno, capitano
dell'esercito contro i Pannocchieschi.
BERNARDO prese parte all'ambasceria che
Siena, nel 1270, mandò a re Carlo di Na
poli per rallegrarsi con lui del suo ritorno
dall'Oriente; nel 1279, come gonfaloniere
dei cavalieri senesi, partecipò all'assedio di
Castiglion d'Orcia.
IACOPO, di Giovanni, fu camarlingo del
comune nel 1271.
BINDO andò con altri cavalieri a ricevere
ai confini dello stato di Siena il re Carlo II
di Sicilia e sua moglie; nello stesso anno
1289 un altro Gallerani, CIAMPOLO, Scortò
PAGINA 864
poi quel sovrano quando esso ripartì da VENTURINI.
Siena, mentre JACOPO, di Sigherio, era
provveditore di Biccherna.
GIOVANNI, nel 1305, fu spedito per paci
ficare i grossetani con gli uomini di Mon
teano; nel 1307 faceva parte della commis
sione incaricata di determinare i confini
fra i due contendenti.
COPPO, di Bullione, era provveditore di
Biccherna nel 1318. LUIGI, che copriva la
stessa carica nel 1347, morì della terribile
pestilenza che spopolò Siena in quell'an
no, e fu chiamato a sostituirlo il di lui fra
tello RISTORO, il quale poi, nel 1355, fece
parte del collegio dei Riformatori, istituito
dall'imperatore Carlo IV dopo la cacciata
del governo dei Nove.
FABIO, di Pietro Paolo, provveditore di
Biccherna nel 1380, chiuse per un secolo
la serie dei Gallerani come partecipanti al
ARMA: D'azzurro
all'aquila al na
turale, col volo
abbassato,
vente dalla cam
pagna di verde e
fissante un sole
d'oro orizzontale
destro.
DIMORA : Bagnorea
LETTERA V
mo
eViterbo.
Famiglia ascritta
alla nobiltà di Bagnorea nei discendenti da
FILIPPO Venturini ed insignita del titolo
di conte palatino nei disc. da SILVIO (1801) .
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile di Bagnorea (mf ),
governo. Solo nel 1484 si trova ancora un
FABIO, di Bonaventura, provveditore di
Biccherna.
conti palatini (m.), in persona di SILVIO,
di Filippo, di Giambattista, di Silvio.
Fratelli: Rosa; Amalia; Pro, n. Bagno
rea, spos. a Roma 22 novembre 1909 con
FAZIO, d'Antonio, fu fatto vescovo di Margherita Ciofi degli Atti.
Ascoli da papa Sisto IV.
REGINALDO fu ammessO all'ordine di
Malta nel 1540 e altri della famiglia otten
nero la croce di S. Stefano.
I Gallerani erano signori di Camilliano,
Rigomagno, e del borgo di Asciano per di
ploma di Carlo II di Sicilia dell'anno 1268.
Possedevano, per acquisto, anche il castel
lo di Campagnatico.
GIULIO, di Annibale, per testamento del
1611, dette facoltà a sua moglie Lucrezia
Venturi di nominare, fra i di lei fratelli,
colui che avrebbe dovuto succedere nel
nome e arma dei Gallerani, che si estin
guevano appunto nel cav. Giulio. Essa no
minò il cav. Augusto, di Ascanio, ed es
sendo poi questo morto senza discendenza,
il nome e l'arma passarono ad AngelO, di
Giacinto, di Ascanio, suo nipote ex fratre,
dal quale gli attuali Venturi Gallerani.
La famiglia fu ascritta al patriziato se
nese nel 1753.
È iscritta nell'Elenco Ufficiale Nobiliare
coi titoli di patrizio di Siena (mf.), ed è
rappresentata da : AUGUSTO, di Angiolo
Andrea, di Giuseppe.
Figli: FEDERICO, ANDREA, FRANCESCO
Marianna in Piccolomini.
Fratello: GIUSEPPE.
g. c.
e
Figlia di Pio: Teresa, n. a Viterbo 29 di
cembre 1912.
U. S.
* VENTURINI.
ARMA: D'azzurro
alla figura della
fortuna d'argen
to,
scapigliata,
senza ruota, col
velo svolazzante,
sostenuta sul
piede destro da
un monte di sei
cime d'oro, mo
vente dalla pun
ta.
DIMORA : Pontremoli.
Famiglia di Pontremoli, ascritta alla no
biltà di Pisa con decreto 30 dicembre 1754
nei tre rami rappresentati da:
1) MARZIO, il di cui padre GIOVANNI
aveva vestito l'abito di cavaliere stefania
no il 28 dicembre 1687 come primo inve
stito della commenda di suo patronato;
2) ASCANIO, dell'avv. GIUSEPPE, cava
liere stefaniano il 7 aprile 1749 come fon
datore del baliato di Ferrara;
LETTERAV
3) GIUSEPPE, di Gio. Battista, cava
liere stefaniano il 9 giugno 1754 come fon
datore di commenda di suo patronato.
GIOVANNI, del cav. Marzio, e Gio. BAT
TISTA, del cav. Giuseppe, dichiarati abili al
Gonfalonierato di Pontremoli nello squitti
nio del 1777, furono ascritti al ceto nobile
anche di questa città con decreto del 17
dicembre 1779.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile di Pisa (mf.), e no
bile di Pontremoli (mf), in persona di:
a) SILVIO, di Francesco, di Silvio.
Figlia: Maria Antonietta.
PAGINA 865
fu ascritto alla cittadinanza di Pisa ed au
torizzato ad aggiungere al proprio lo stem
ma di quella città, con deliberazione 5
febbraio 1699; cinque anni dopo fu uno dei
priori di benda.
Il cav. MARZIO, del cav. Gio. Battista,
venne lasciato erede dello stemma e del co
gnome Galliani dalla zia materna Maria
Ippolita, di Domenico Galliani, patrizia
genovese, per testamento 26 luglio 1789.
Il medesimo fu ascritto alla nobiltà di Pisa
e di Pontremoli con decreto 4 ottobre 1796.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Pontremoli
(mf.), in persona dei disc. da Ranieri, di
b) IRINO, di Pietro, di Domenico, di Marzio, di Gio. Battista.
Gio. Battista.
Zio: SILVIO.
Figlio di Silvio: FRANCESCO.
Figlio di Francesco: SILVIO.
VENTURINI GALLIANI.
ARMA:
Partito :
nel 1º d'azzurro
alla figura della
fortuna d'argen
to scapigliata
senza ruota, col
velo svolazzante,
poggiante col
piede destro su
di un monte di
tre cime d'oro
movente dalla
punta (Venturini); nel 2º d'argento alla
croce spinata di rosso, accantonata verso
il capo da due galli arditi dinero, affron
tati, e verso la punta da due leoni d'oro,
linguati di rosso, pure affrontati (Gal
liani).
DIMORA: Pisa.
È questo un ramo della famiglia prece
dente, distintosi particolarmente per aver
dato al Granducato una numerosa ed elet
ta schiera di giuristi e di alti funzionari.
Come fondatore di commenda di suo pa
tronato, MARZIO, dell'auditore FRANCESCO
Venturini, vestì l'abito di cavaliere stefa
niano il 31 maggio 1691; nel 1695 venne
eletto per uno dei XII cavalieri del Consi
glio. Lettore di diritto nello Studio pisano,
f. s.
VENTURINI.
f. s.
ARMA : D'azzurro,
alla fortuna ve
stita inferior
mente, col torso
ignudo sino alla
cintola,
scapi
gliata, posta in
maestà sul ter
reno di verde e
tenente con am
bo le mani, le
braccia tese, un
velo bianco svo
lazzante ad arco;
col capo d' oro
carico di un'a
quila bicipite di
nero.
Alias: Di azzurro,
alla sbarra con
vessa, di rosso,
rabescata d'oro,
accompagnata in
capo da tre stel
le di 6 raggi del
lo stesso, ordinate in fascia, e in punta
da un toro d'argento, passante.
DIMORA : Parma.
Famiglia Parmigiana. Si distinse sotto i
duchi di Parma negli uffici governativi. Si
ricordano un MARTINO, che nel 1607 era
podestà di Tizzano; un MARCANTONIO, che
occupava la stessa carica nel 1619; un dott.
Araldica 55
PAGINA 866
MARZIO che era podestà di Fidenza nel
1614; un GIAMBATTISTA, che ottenne una
patente ducale di famigliarità nel 1704.
Con atto del 26 aprile 1788 dei Decurioni
di Parma, il capitano CARLO fu promosso
dalla classe dei cittadini di Parma a quella
dei nobili Piazzesi e gentiluomini del Ge
neral Consiglio, per provvedimenti di giu
stizia, giacchè VENTURINO, oriundo della
Costa detta dei Venturini, con rogito di
Ugolino De Ferrari, del 3 aprile 1403, in
grazia dei servigi prestati alla patria, ot
tenne dal Consiglio del Comune un privi
legio di cittadinanza e di esenzione dai ca
richi pubblici, privilegio successivamente
confermato dai signori di Parma alla fami
glia. La quale era inoltre parente coi
nobili Garbarini, Grossardi, Bertolotti.
PAOLO, figlio di Carlo, come avvocato era
inscritto al collegio dei giudici. AMEDEO,
suo figlio, sposò la nob. Celeste Grossardi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
dei disc. da Carlo (1788), ed è rappresen
tata da GIULIO, di Adelchi, di Amedeo.
Figli: Chiara, GIAN CARLO, Alberta, Ma
ria Vittoria.
Sorella: Margherita.
VENUSIO.
g. d.
ARMA: D'argento
alla fascia d'az
zurro carica di
tre stelle di o
raggi d'oro, ac
compagnata da
tre rose di ros
so, due in capo
e unainpunta.
DIMORA: Napoli e
Turi (prov. di
Bari).
Famiglia originaria da Venosa, feudata
ria, ed aggregata al primo Ordine Civico
della città di Matera, in Basilicata, che
venne ricevuta nel S. M. Ordine di Malta,
dal 1710, con FABIO Venusio di Matera
(Arch. Ordine Malta, 4894-4895); nel 1714
come quarto della famiglia Carducci (Ar
chivio di Stato, Napoli, vol. 37, Priorato di
Barletta); nel 1745 come quarto della fami
LETTERAV
glia Lamberti (Arch. Ordine Malta, 4405);
e, nel ramo di Barletta, nel 1757 come
quarto del cavaliere Saverio Pappalettere
(Arch. Ord. Malta, 4590).
Fu decorata del titolo di marchese di Tu
ri (provincia di Bari) dal 28 agosto 1797.
Venne riconosciuta di nobiltà generosa
dalla R. Commissione dei Titoli del Regno
delle Due Sicilie, nel 1839 e nel 1843, in
occasione della pruova per ammissione nel
le Reali Guardie del Corpo (R. Archivio di
Stato, Napoli, Verbali, vol. I e vol. II).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di marchese di Tu
ri (mpr.), in persona dei discendenti da
Ottavio, Emanuele e Raffaele, ascritti nel
1801 all'Elenco del Priorato di Barletta, ed
è rappresentata da GIOVANNI, n. Firenze 3
aprile 1857, di Giuseppe (n. in Napoli 27
aprile 1820, f in Firenze 13 gennaio 1892)
e della marchesa Isabella Passeri († 30 mar
zo 1907); sp. Napoli : 1) 1º novembre 1888
con la nob. Maria Lucchesi Palli dei prin
cipi di Campofranco, † 10 ottobre 1905;
2) 22 novembre 1917 con Fiorenza Hustedt.
Fratelli: RAFFAELE, n. Firenze, 10 no
vembre 1858, sp. Napoli 5 aprile 1892 con
la nob. † Amalia de Rossi; † VITTORIO, n
Firenze 9 febbraio 1860.
Figli di Raffaele: Isabella, n. Napoli 24
febbraio 1898; sp. ivi col nob. Alberto de
Rossi, tenente colonnello nel R. Esercito;
GIUSEPPE, sp. 12 novembre 1925.con Io
landa Stefanelli; GIOVANNI, n. Napoli, 4
gennaio 1899.
Figli di Giuseppe: Ottavia, n. 1 giugno
1926; Isabella, n. 24 marzo 1930.
f. f. p. di s.
* VENUTI e VENUTI ALFIERI.
ARMA: D'oro,
a
due mazze d'ar
mi, al naturale,
decussate, quella
a destra di ferro,
l'altra di rame,
incatenate con
anelli di detti
metalli, alterna
tivamente.
DIMORA: Cortona.
Capostipite della
LETTERA V
famiglia Venuti sarebbe un DIOTAIUTI, ра
dre di BONAGIUNTA, giudice a Cortona nel
1240, dal cui figlio, VENUTO, << praefectus
Castri Cortonensis », nacque un VANNI,
che generò ANGELO E BALDUCCIO.
Dal primo di essi, che fu del Consiglio di
Cortona nel 1408, si originarono con il suo
discendente Niccolò, priore nel 1504, due
rami:
a) quello di Donato, che si estinse con
Ludovico, priore in patria nel 1744, iscrit
to al Patriziato di Cortona con decreto 5
giugno 1750, insieme colla sorella Lucre
zia, sposata a Marcello Venuti;
b) quello di Bernardino, che con lo
stesso decreto ottenne eguale iscrizione in
persona di detto cav. e comm. MARCELLO
(O NICCOLÒ MARCELLO), nel 1740 creato
« marchese » dal Re di Napoli per i segna
lati servigi resi a quella Corona in quali
tà di capitano di milizie e di luogotenente
delle galère del Reame; da lui, che era
stato priore in patria nel 1726, nacquero il
cav. Benvenuto, GIROLAMO, ACCURSIO
Domenico, il quale ebbe per figlio GIROLA
e
Mo, padre a sua volta di Rodolfo, da cui:
LUIGI, coniugato colla marchesa France
sca Ranieri, e FILIPPO, iscritto al Libro
d'Oro della Nobiltà Italiana coi titoli di
marchese e patrizio di Cortona, insieme coi
figli FARULLO e ANTONIO.
Da BALDUCcIo, secondogenito di Vanni
suddetto, che fu dei priori nel 1487, sono
derivati due rami: a) quello di LorENZO;
b) quello di GIOVANNI.
a) il primo, coi figli di detto LORENZO,
coniugato con Virginia Buoni, si divise in
due linee :
A) quella di Venuto, priore nel 1548,
che fu ascritto al Libro d'Oro dei patrizi
di Cortona col ricordato decreto 5 giugno
1758 nelle persone del cav. SEBASTIANO
(priore nel 1720) e del cav. Anton MARIA
(priore nel 1732), nati entrambi dal cav.
GIUSEPPE MARIA (priore nel 1695), e dei
figliuoli di detto Sebastiano : BERNARDINO,
NICOLA, GIUSEPPE (priore 1749) e DIA
CINTO (priore 1751), che fu della Guardia
Nobile di S. M. Imperiale. Dal primoge
nito di essi e da Angiola Tommasi nac
quero : SEBASTIANO, Rosa Maria e GIU
SEPPE ANTONIO; BERNARDO ed Angiola, di
Sebastiano, di Bernardino, aggiunsero al
PAGINA 867
loro cognome quello di Alfieri, come di
scendenti del ramo in cui si era spenta
questa famiglia, alla quale aveva apparte
nuto Giulia di Alfiere Alfieri, vedova di
Antonio Alfieri, che con suo testamento
nuncupativo 19 novembre 1678 aveva isti
tuito un moltiplico dotale con la riserva
della doppia quota per tutte le donne della
sua casa.
B) quella di Angiolo (priore nel 1607),
che si estinse con PierLorenzo, di Giusep
pe (priore nel 1718), marito di Anna Ma
ria Albizzini di Città di Castello;
b) il secondo dei figli del suddetto
Balduccio, GIOVANNI (priore nel 1521), fu
autore del ramo estintosi con la figlia di
VALERIO, priore nel 1690, Margherita, an
data sposa al capitano Cosimo Passerini di
Cortona.
Due soggetti di questa stirpe, AGOSTI
NO (1647) e GIROLAMO DOMENICO (1770),
furono ammessi per giustizia nel S. M.
Ordine di Malta, e la famiglia figurò ripe
tutamente come quarto nobile in processi
della stessa religione gerosolimitana.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio di Cortona (mf.),
marchese (mpr.), in persona di FILIPPO,
di Rodolfo, di Ludovico.
Figli: FARUllo e AntonΙΟ.
g. d. a. v.
* VERA (DE) D'ARAGONA.
ARMA: Partito :
nel 1º d'argento
a tre fasce di
nero controinne
state, con la bor
dura di rosso ca
rica di otto de
cusse d'oro, 3 in
capo, 2 nei fian
chi e 3 in pun
ta. (de Vera); nel
2º d'oro a quat
tro pali di rosso (d'Aragona). Lo scudo
accollato ad un'aquila bianca, coronata
d'oro, tenente col rostro un breve col :
MOTTO : Veritas vincit.
DIMORA: Napoli e Viareggio.
Famiglia di nobilissima origine spagnuo
PAGINA 868
la. Autorevoli genealogisti la fanno discen
dere dal re D. Ramiro I di Aragona, che
sposatosi nel 1131 con Geloyra de Vera, si
gnora della città e castello di Vera, ultima
del suo lignaggio, ebbe due figli: D. CAR
Los e D. LUIS, i quali anteposero al pater
no il nome della madre.
Si trasferì nel Regno di Napoli verso la
metà del sec. XVI, dove fu ascritta fra le
famiglie nobili fuori Piazza, ed ebbe altis
simi uffici di magistratura, e la porpora
cardinalizia in persona di D. GIOVANNI de
Vera d'Aragona, vescovo di Salerno e poi
cardinale, famoso giureconsulto del Vati
cano. Già nel 1407 D. GARCIA de Vera era
giustiziere della provincia di Molise. Don
PIETRO de Vera d'Aragona, presidente del
Sacro Regio Consiglio nel 1604. D. GIO
VANNI de Vera d'Aragona, colonnello di
cavalleria di Estremadura nel 1619.
Ed in Napoli fu ricevuta nel S. M. Or
dine di Malta, in Priorato, nel 1758, in
persona del commendatore LUIGI, avendo
ne fatta la pruova da Luigi Seniore, primo
stipite dal 1518, e passò in Convento nel
1796, in persona del cavaliere LUIGI, per
prova di consanguineità col detto com
mendatore Luigi, suo zio. E nel 1775 era
stata ancora ricevuta, per giustizia, come
quarto della famiglia Parisani (Gran Ma
gistero, Roma, Alberi Genealogici, n. 163
e n. 57, Priorato di Napoli).
Fu duca di Verzino, per successione del
la famiglia Caropreso che fu investita di
detto titolo nel 1693.
Principe di Caposele, in Principato Ci
tra, titolo concesso, originariamente, il 4
maggio 1692 ad Innico Rota, dal quale
detto titolo passò ad Ippolita sua figliuola,
moglie di Domenico Ligny. Ad Ippolita
(† 3 luglio 1791) succedette il figlio Carlo
de Ligny che, sposatosi a Vittoria Mormi
le, duchessa di Carinari, ebbe dalla stessa
due maschi: Ramiro e Goffredo, che non
lasciarono discendenza, e tre femmine, la
prima delle quali, Domenica, rimase erede
tanto del titolo paterno di principe di Ca
posele, quanto del titolo materno di duca di
Carinari. E fu riconosciuta nei titoli sud
detti con Reali Rescritti 16 febbraio e 22
aprile 1843 ; sposatasi questa al nobile LUI
GI de Vera d'Aragona, duca di Verzino,
trasmise al proprio figliuolo : GIUSEPPE
LETTERA V
(n. 4 marzo 1817, † 31 maggio 1886), ра
dre di don EMILIO (n. 28 luglio 1858),
odierno principe di Caposele, duca di Ver
zina e duca di Carinari, i detti titoli.
Il titolo di duca su Carinari in Terra di
Lavoro, presso Aversa, e Vairano fu, ori
ginariamente, concesso a Carlo Mormile
con diploma dato a Madrid il ro settembre
1663, esecutoriato in Napoli il 30 gennaio
1664. (Archivio di Simancas, Segreterias
Provinciales, vol. 521, fol. 409; Archivio
di Stato di Napoli, Reg. Officiorum Sue
Majestatis, n. 30, fol. 78-81, Quinternione
n. 258 (120), fol. 62-65). Ne ebbe l'ultima
intestazione nel Cedolario, il 30 giugno
1762, Michele Mormile per la morte di
Vincenzo, duca di Carinari, suo padre (t
6 aprile 1761), col Castello di Mazzanello,
pure in Terra di Lavoro, del quale Castel
lo ebbe la ultima intestazione Vincenzo
Mormile, il 14 dicembre 1760.
Il titolo di duca di Alvito, ricaduto a
questa famiglia per successione Proto e Ca
rafa, fu concesso a Tolomeo Gallio, con
diploma dato in Valladolid, il 9 febbraio
1606 (Archivio di Simancas, Segreterias
Provinciales, vol. 464, fol. 278 t.; Archivio
di Stato di Napoli, Reg. Sigillorum del
Collaterale, vol. 44, fol. 81). La città di
Alvito, in Terra di Lavoro, non figura nel
le ultime intestazioni feudali della detta
Provincia; la stessa appartenne alla fa
miglia Gallio Trivulzio con titolo di duca,
come si è detto, unitamente alle terre
di Atina, Belmonte, Campoli, Gallinaro,
Posta, San Donato, Settefrati e Vicalvi,
tutte site in detta Provincia, ed intestate,
il 1° maggio 1751, a Carlo Tolomeo Gallio
Trivulzio, duca di Alvito. Ma estintosi il
ramo di detta casa, che era feudatario di
quella città e terre, in Alfonsina Gallio
Trivulzio, moglie di Michele Carafa di Co
lubrano, divenne erede di detto titolo e
predicati, il proprio figliuolo Domenico; e
poi la figliuola di quest'ultimo, Clorinda,
che sposò Donato Proto, duca di Albaneta
(Molise), padre di Francesco Paolo (n. 28
marzo 1821, † 26 aprile 1899), che ebbe,
unico figliuolo, Carlo Alberto (n. 20 agosto
1846, † 25 ottobre 1875), padre di Maria
Dolorita Proto, moglie del nobile don RA
NIERI de Vera d'Aragona dei duchi di Ver
zino e principi di Caposele, principe di
LETTERA V
Colubrano, maritali nomine; che con RR.
LL. PP. 12 novembre 1899 fu riconosciuto
nei titoli di principe di Colubrano, per suc
cessione Carafa, duca di Alvito e negli an
zidetti predicati; ed ancora per successione
Carafa, negli altri predicati di Formicola,
Morcone e feudo di Coffiano, dei quali due
ultimi feudi ebbe la ultima intestazione
1'11 settembre 1754, nel Cedolario di Mo
lise, Michele Carafa, per refuta del suo
fratello Giuseppe. Che, sebbene il feudo di
Coffiano fosse ancora così ricordato nel Ce
dolario, era di già, per Real Privilegio 7
dicembre 1699, ribattezzato col nome di
Colubrano, trasferendosi sul medesimo il
titolo di principe, che i Carafa possedeva
no sulla terra di Colubrano, in Basilicata.
Alla morte del suddetto Michele Carafa,
nel titolo di principe di Colubrano e nel
predicato di Morcone gli succedette il figlio
Francesco (n. 1759, † in Monaco di Bavie
ra 1811); e poichè non rimasero discenden
ti, fu suo successore il fratello Domenico
(n. 24 ottobre 1769), che ebbe due figli:
Marzio (n. 1798, † 1861), che non lasciò
discendenza, e Clorinda (n. 6 ott. 1799),
che, come di sopra si è detto, sposò Donato
Proto, duca di Albaneta, ed ebbe per figlio
Carlo Alberto, e questi Maria Dolorita in
de Vera d'Aragona.
Pel titolo di duca di Albaneta, questo
fu refutato alla Corona dalla principessa di
Colubrano donna Maria Dolorita Proto, e
riconcesso al suo zio cugino Francesco
Proto, barone di Corleto di Grima, di Vin
cenzo, di Giuseppe, primo concessionario
del titolo il 27 novembre 1823 (v. Proto),
rappresentante, allora, di questo ramo del
la famiglia Proto, con RR. LL. PP. 20 a
gosto 1897, ed al figliuolo di costui, Enri
co, con R. D. 2 settembre 1923 e RR. LL.
PP. 3 gennaio 1924.
I de Vera d'Aragona furono ascritti al
Registro dei Cavalieri di Malta, di giusti
zia, e riconosciuti di nobiltà generosa dalla
R. Commissione dei Titoli di nobiltà, nel
1859, ad occasione della prova del sig. Gio.
Battista Bolognini, aspirante a R. Guardia
del Corpo (R. Archivio di Stato, Napoli,
Verbali R. Commissione dei Titoli, volu
me XII, pag. 479); e nel 1860, nella prova
dell'aspirante, pure a R. Guardia del Cor
po, Giulio Cesare de Regina (vol. XIII de
PAGINA 869
gli stessi Verbali, pag. 225). Nella prima
metà del secolo scorso don Carlo de Vera
d'Aragona fu abate di Montecassino.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff, Nob.
Ital. coi titoli di principe di Caposele, du
ca di Verzino, duca di Carinari; e nel ra
mo secondogenito (per successione Proto)
coi titoli di principe di Colubrano, duca
di Alvito, predicati Morcone, Formicola,
Atina, Belmonte, Campoli, Gallinaro, Pi
cinisco, Posta S. Donato, Vicalvi e Sette
frati, ed è rappresentata da EMILIO, prin
cipe di Caposele, duca di Verzino, duca di
Carinari, succeduto al germano don Luigi
(n. 30 maggio 1853, † 1931), n. Napoli 28
luglio 1858, di Giuseppe (n. 4 marzo 1817,
† 31 maggio 1866) e della nobile Anna
Capomazza; spos. con Emilia Ermini.
Figlia: Renata, n. 15 luglio 1918.
Fratello: RANIERI, tenente colonnello di
cavalleria a riposo, principe di Colubrano,
duca di Alvito, nobile col predicato di
Morcone, Formicola, Atina, Belmonte,
Campoli, Gallinaro, Picinisco, Posta San
Donato, Vicalvi e Settefrati (maritali no
mine), D. M. 25 novembre 1899, n. Napoli
13 luglio 1864, spos. Lucca 8 settembre
1899 con D. Maria Dolorita Proto, prin
cipessa di Colubrano, ecc., n. Napoli 13
febbraio 1871, figlia di Carlo Alberto (t
1875) e di D. Sara Starace, da cui: CARLO
ALBERTO, n. Bologna 8 settembre 1892
(con R. D. 7 marzo 1929 autorizzato ad
usare il titolo di duca di Alvito durante la
vita della madre). R. console di S. M., са
pitano di complemento del R. Esercito;
sp. con Maria Camilla dei marchesi Man
si (già Orsetti); GUIDO, capitano degli Al
pini, n. Napoli 6 gennaio 1895, tre volte
ferito nella grande guerra e tre volte de
corato al valore, morto 16 dicembre 1917
combattendo sul Grappa; UGo, ufficiale di
fanteria, n. ivi 27 novembre 1897, morto
anch'egli in guerra, valorosamente com
battendo il 10 giugoo 1917; Anna, n. Ro
ma 24 giugno 1901, spos. 25 aprile 1928
con Agostino nobile Cavalcabò; DIEGO, n.
Napoli 20 agosto 1904, sottotenente di
complemento, spos. II dicembre 1929 con
Livia Zezza; INIGO, n. Lodi 13 aprile 1907,
dottore in chimica industriale; Margherita,
n. Viareggio 4 dicembre 1914.
PAGINA 870
Figlio di Carlo Alberto: GIAN RANIERI,
n. 18 maggio 1924.
Figlio di Diego: RAMIRO, n. 22 dic. 1932.
Altro ramo
discendente da DOMENICO (n. 2 luglio 1815)
e dalla nobile Maria Francesca de Martino
di Montegiordano; MARIANO, n. 2 agosto
1850. Sorelle: Maria, n. 28 ottobre 1852;
Giuseppa, n. 29 agosto 1863.
f. f. p. di s.
* VERANI MASIN.
CIMIERO : Un alcione.
ARMA: Partito :
nel 1° d'argento
⚫alla rosa, al na
turale, gambuta
e fogliata (Vera
ni); nel 2º ma
reggiato di verde
ed'argento, a tre
scogli del secon
do, uscenti e
male ordinati
(Masin).
Мотто : Tranquillus in undis.
DIMORA : Torino.
Famiglia oriunda da Nizza Mare, alla
quale appartenne GUGLIELMO, che fu con
sigliere uditore generale delle galere
(1627) . Da costui nacque GIOVANNI CESA
RE, che fu avvocato e procred GUGLIELMO
ed ONORATO, che furono, come il padre, av
vocati. Da Guglielmo nacque ANTONIO
FRANCESCO, che ebbe le cariche di inten
dente generale dell'artiglieria, fabbriche e
fortificazioni, e di intendente di Biella
(1729), e che fu infeudato di Vandorno
(Biella) il 29 ottobre 1751 e investito col
titolo comitale il 17 successivo dicembre,
feudo che cedette (R. Assenso 4 marzo
1757) per donazione a Felice Mondella
di Biella. L'avvocato Onorato († 1735)
sposò Giovanna Elisabetta, di Carlo Ma
sin signore di Castelnuovo. Estinta la fa
miglia Masin, succedette nel feudo di Ca
stelnuovo Giovanna Elisabetta, a norma
del testamento paterno dell'11 dicembre
1666. Dalle citate nozze nacquero Gu
GLIELMO E CARLO ANDREA, rispettivamente
stipiti di due linee, alla prima delle quali
appartenne PIETRO GIUSEPPE, che ebbe la
LETTERAV
erezione di Castelnuovo in baronia il 19
marzo 1776, del quale feudo fu investito il
21 successivo maggio, e alla seconda ap
partenne ANDREA BALDASSARRE (n. 7 luglio
1730; † 27 marzo 1798), che pure ottenne
l'erezione di Castelnuovo in baronia il 19
marzo e l'investitura il 21 maggio 1776.
La prima linea ebbe fine coi due fratelli
ONORATO (n. Nizza, 6 dicembre 1839; † To
rino, 1° luglio 1895), che fu maggior gene
rale, e GUGLIELMO (n. 1846; † 1896), che
fu ufficiale dei carabinieri, figli di Carlo.
Della seconda linea, Andrea Baldassarre
ebbe per figlio FRANCESCO (n. 10 agosto
1774; † 1834), che dalle sue nozze (1804)
con Maria, del senatore Gaspare Berardi,
ebbe, fra gli altri, LUIGI (n. 19 settembre
1805; † 28 febbraio 1878), che fu contram
miraglio, EUGENIO (n. 8 agosto 1810; †
Torino, 24 aprile 1858), che fu caposezione
al Ministero dell'Interno, ENRICO (n. Niz
za, 29 marzo 1817; † Modena, 24 febbraio
1901) e FELICE (n. Nizza, 17 marzo 1820),
che fu maggior generale. Enrico, che fu
riconosciuto nel titolo comitale con D. M.
2 maggio 1879, ebbe dalle sue nozze (1854)
con Costanza, di Francesco Milon de Ve
raillon, Francesca (n. Nizza, 26 ottobre
1855) , FELICE (n. Nizza, 26 settembre
1856), che fu ufficiale di cavalleria e che
dalla sua consorte Elena, di Enea Bigna
mi, ebbe per figlia Carlotta (n. Milano, 5
settembre 1889), CARLO (n. Torino, 8 mag
gio 1862), che è colonnello, Maria Paola
(n. Milano, 6 dicembre 1863), moglie di
Vittorio Staglieno, e ALFONSO.
Carlo sposò Claudia Comolli, e sono suoi
figli Alessandrina e ALFREDO (n. Tromel
lo, 8 giugno 1897) .
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Castelnuovo
(Nizza) (mpr.), in persona di CARLO, di
Enrico, di Francesco.
Figli: Alessandrina, ALFREDO.
Fratelli: Francesca, FELICE †, Maria
Paola, ALFONSO.
Figlia di Felice: Carlotta.
Figli di Alfonso: Amalia, ENRICO.
1. b.
VERANI BORGUCCI vedi BORGUCCI
VERANI.
LETTERA V
VERARDI.
vente dal terreno di verde.
DIMORA: Sicilia.
Famiglia siciliana e precisamente di
Messina. ANTONIO Verardi si segnalò nel
1743 nella pestilenza che afflisse la sua cit
tà, sostenne le cariche di giudice della R.
Udienza, delle Appellazioni, della Gran
Corte e di Ministro della R. Azienda e nei
terribili terremoti del 1783 tanto si rese be
nemerito da meritarsi il titolo di padre del
la patria. Per le sue benemerenze re Ferdi
nando IV con privilegio del 1788 lo decorò
del titolo di marchese (mpr ) .
L'ultima discendente di questa casa fu
GIUSEPPA MARIA che sposò Giacomo Lo
teta al quale passò il titolo di marchese.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di
marchese (mpr.), in persona dei discenden
ti da ANTONINO, ultimo investito il 16 mar
zo 1812 (vedi Loteta) .
v. S.
* VERDUN.
GGG
ARMA: D'oro, a
due bande di
rosso, col capo
d'argento, cuci
to, carico di tre
lettere G di ros
so, ordinate in
fascia. (Ricono
scimento 1879).
DIMORA : Villa
franca Piemonte
eTorino.
Famiglia oriunda da Villafranca Pie
monte, con memorie dagli inizi del seco
PAGINA 871
lo XV. GIOVENALE, che era notaio a Villa
franca, acquistò punti di Cantogno il 29
ARMA: D'azzurro
al braccio sini
stro di carnagio
ne, uscente dal
lato destro, te
nente un cuore
infiammato
di
rosso, ed accom
pagnato inferior
mente a sinistra
da un leone d'o
ro, rivolto, mo
agosto 1613 da Tommaso Cerruti; altri
punti ne acquistò il figlio suo MICHELE
ANTONIO, che fu tesoriere della provincia
di Pinerolo, il 29 aprile 1613, ottenendone
l'investitura l'11 gennaio 1624. PAOLO
GIUSEPPE (n. Villafranca, 5 novembre
1767; † ivi, 28 ottobre 1839), figlio dell'av
vocato Tommaso Felice, sposò (1788) Ma
rianna, di Gaetano Donaudi di S. Nicolao,
e da queste nozze nacquero : CARLO, che
fu maggiore di fanteria, e LORENZO IGNA
ZIO (n. Villafranca, 24 aprile 1801; † Sa
luzzo, 19 maggio 1842), che fu avvocato.
Lorenzo Ignazio sposò (1824) Angela Ma
ria Porro, e furono suoi figli PIO, PAOLO
GIUSEPPE E DOMENICO, che il 16 aprile
1879 furono riconosciuti nel titolo di no
bile dei signori di Cantogno.
Paolo Giuseppe (n. Torino, 6 giugno
1836) ebbe rinnovato, con Decreto Luogo
tenenziale 29 giugno 1916 e RR. LL. PP. 6
settembre 1917, il titolo di conte di Valle
San Nicolao proveniente dalla famiglia
Donaudi, alla quale apparteneva la sua
ava. Dalle sue nozze con Maria Roberti
nacque in Roma, il 14 aprile 1886, PAOLO,
che sposò Marianna, del conte Alessio Vi
tale di Paglières.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte di Valle San Nico
lao (mpr.), nobile dei signori di Cantogno
(mf.), in persona di PAOLO, di Paolo Giu
seppe, di Lorenzo.
Figlie: Eufrasia, Ludovica.
l. b.
VERDUN.
ARMA : D'oro, a
due bande di
rosso; col capo
d'argento, cuci
to, carico di tre
lettere G di ros
so, ordinate in
fascia. (Ricono
scimento 1879).
DIMORA : Torino.
Ramo ultrogeni
to della precedente
GGG
PAGINA 872
famiglia. DoMENICO (n. Saluzzo, 2 novem
bre 1839), di Lorenzo Ignazio, che fu te
nente colonnello, e fu insignito di meda
glia d'argento al valor militare, ebbe per
figlio LORENZO (n. 7 dicembre 1868), che
sposò Maria Bidasio. Da lui trae origine la
discendenza presente.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile dei signori di Can
togno (mf.), in persona di LORENZO, di Do
menico, di Lorenzo.
Figli: EUGENIO, Emilia, FRANCO, Lu
CIANO.
Sorella: Stefania.
Figlio di Eugenio: LORENZO.
* VERDUZIO.
l. b.
ARMA: D'argento
all'albero di gel
SO al naturale
nodrito sulla
campagna di
verde.
DIMORA : Roma e
Napoli.
Famiglia origi
naria da Sessa, ri
cevuta nel S. M.
Ordine di Malta,
per giustizia, come quarto della famiglia
Masola, nel 1779 (Gran Magistero, Roma,
65, Priorato di Napoli, ed Alberi Genealo
gici, n. 507); passata in Convento, nel
1797, quarto ava materna del cav. Bona
ventura d'Afflitto, avendone fatta la prova,
per dispensa Pontificia, solamente dal 1619.
Venne riconosciuta nobile (mf.) nel Regno
con DD. PP. 27 febbraio 1927 e 29 novem
bre 1928.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rappre
sentata da RODOLFO, aiutante di campo ge
nerale di S. M. il Re, comm. dei SS. Mau
rizio e Lazzaro, della Legion d'Onore di
prima classe, ecc., generale del Genio A
reonautico, ingegnere civile, docente in co
struzioni areonautiche, camp. di guerra
1915-16-17; n. Napoli 7 marzo 1881, di Vin
cenzo (n. 20 giugno 1834, † 9 gennaio
1912) e di Carlotta Colella (n. 1852, † 6
LETTERA V
febbraio 1915); spos. 25 novembre 1908 con
Maria Luisa Monti [Roma, via Giuseppe
Ferrari, 2] .
Figli: Clara Maria, n. Roma 9 luglio
1911 ; Francesca Maria, n. Napoli 9 settem
bre 1912; MARIO, n. Roma 14 maggio 1916;
PAOLO MARIA, n. Roma 29 settembre 1919;
Viviana, n. Roma 10 marzo 1923.
Fratelli: LEONE, cav. dei SS. Maurizio e
Lazzaro, tenente colonnello di artiglieria,
ing. civile, n. Roma II aprile 1885; spos.
25 giugno 1910 con Rosita Mirone; Ester,
n. Salerno 19 marzo 1887, spos. 29 giugno
1913 con l'avv. Francesco Altieri,
Figli di Leone: a) EUGENIO, n. La Spe
zia 22 aprile 1911; b) Maria Carla, n. Ro
ma 17 novembre 1912; c) Anna Maria, n.
Roma 14 ottobre 1915; d) Elena, n. Roma
10 febbraio 1920; e) ALBERTO, n. Roma 20
agosto 1924.
Zio (nato dal matrimonio dell'avo Giu
seppe, n. 17 agosto 1788, † 1869, con Ca
rolina Denza, n. 1801, † 1874) : 'LUIGI,
n. Napoli 29 agosto 1829, † 1896, spos. con
Maria Giuseppa Bissanti.
Figlio: ORESTE, n. Napoli 14 novembre
1868, spos. 14 novembre 1900 con Emilia
Battimelli.
Figli di Oreste: Ada, n. Napoli 29 no
vembre 1901; LUIGI, n. Napoli 2 gennaio
1910; Lidia, n. Napoli 30 novembre 1912.
f. f. p. di s.
* VERGARA CAFFARELLI.
ARMA: Troncato :
nel 1º di rosso
al castello di tre
torri di argento
merlato, aperto e
finestrato di ne
ro; nel 2º parti
to: a destra di
azzurro al leone
d'oro, a sinistra
fasciato cuneato
di rosso e d'oro,
caricato di un'aquila bicipite di nero,
coronata dello stesso sulle due teste
attraversante sulla partizione.
DIMORA : Palermo.
Famiglia palermitana, del secolo XIV
e
che si vuole di origine spagnuola e poi pas
LETTERA
sata da Napoli in Sicilia sin dal 1381 e sta
bilitasi in Palermo con un FRANCESCO.
L'imperatore Carlo VI con diploma 30 di
cembre 1724 creò i Vergara duchi di Craco
e re Ferdinando III con R. Assenso 27 ot
tobre 1780 trasferì il titolo di marchese già
imposto sul feudo di Comignano in Terra
di Lavoro su quello omonimo nell'Abruz
zo Ultra. Con D. M. del dicembre 1875,
FORTUNATO Vergara fu riconosciuto nei ti
toli di duca di Craco e marchese di Comi
gnano trasmissibile ai discendenti in linea
e con ordine di primogenitura e colla pre
rogativa del sesso, quale discendente da
FRANCESCO, ultimo intestatario dei predetti
feudi. Detto Fortunato (n. 11 maggio 1833,
† 3 luglio 1928 e marito di Marianna Ata
nasia), fu sindaco di Palermo, direttore ge
nerale del Banco di Sicilia, decorato di me
daglia d'oro per i benemeriti della salute
pubblica e della medaglia d'argento al va
lor civile.
Inoltre con LL. PP. Luogotenenziali del
18 aprile 1918 di Assenso fu autorizzato
ad assumere il titolo di marchese di Savo
chetta per provenienza Barrile.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di duca di Craco (mpr.),
(ric. 1875), marchese di Comignano (mpr.),
marchese di Savochetta (mpr.), in perso
na di:
Ramo primogenito
(ric. D. P. 2 agosto 1929).
DOMENICO, di Fortunato, di Disma, di
Francesco, n. Palermo 4 giugno 1861, sp.
29 aprile 1903 con Amalia Calvello.
Fratelli: DISMA, n. Palermo, 10 luglio
1863, spos. in prime nozze con Giuseppina
Salvo, di Pietraganzili e in seconde nozze
con Concetta Pasqualino ved. Aliata; ER
NESTO, n. Palermo, 20 gennaio 1895, sotto
prefetto a riposo; ROBERTO, n. ivi, 24 luglio
1866; CORRADO, n. ivi, 4 marzo 1874, spos.
ivi, 24 ottobre 1912 con Maria Cupano
Villanova; Maria, n. Palermo, 30 gennaio
1876.
Figlio di Corrado: FORTUNATO, n. Paler
mo, 23 gennaio 1914.
Ramo secondogenito
(Ric. D. P. 22 ottobre 1925) .
Iscritto nel Libro d'Oro della Nob. Ital.
coi titoli di nobile dei duchi di Craco
PAGINA 873
(mf.), nobile dei marchesi di Comignano
(mf.), nobile dei marchesi di Savochetta
(mf. ) in persona di CARLO, di Niccolò An
tonio, n. Portici, 12 febbraio 1877, spos. a
Civitavecchia, 7 giugno 1906 con Ada Ron
chey.
Figli: ERNESTO, n. Portici, 19 aprile
1907; EUGENIO, n. Civitavecchia, 8 marzo
1909; GIORGIO, n. ivi, 31 marzo 1912, Noe
mi, n. Pozzuoli, 5 settembre 1918.
VERGELLESE.
ARMA: D'azzurro
a tre bande d'ar
gento.
DIMORA: Padova e
Venezia.
Famiglia vene
ziana ascritta alla
nobiltà di Padova
nel 1733 e confer
mata nobile con
S. R. 14 maggio
V. S.
1818.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Padova) (mf.),
in persona dell'ultimo riconosciuto Gio
VANNI GIULIO, di Rodolfo (1841) .
b. c.
VERGERIO.
ARMA: D'azzurro
alla fascia d'ar
gento squamata
ed ermellinata
di nero.
Alias: Di azzurro
alla fascia d'ar
gento squamata
ed ermellinata di
nero ed accom
pagnata in capo
da una crocetta
patente di nero.
Alias: D'azzurro a sei gigli d'oro posti 3,
2, 1; col capo di argento carico d'una
crocetta scorciata d'oro.
DIMORA : Lentiai e Valdobbiadene.
Antichissimo ceppo dei dinasti della
contea di Cesana. ALBERTINO, GABRIELE e
PAGINA 874
+
ottenuta poi da PASSAGUERRA nel 1354 da
Carlo IV; da VITTORE, nel 1389, da Gian
Galeazzo Visconti e finalmente, nel 1404,
dal Senato Veneto. I conti di Cesana con
l'andare del tempo si divisero in molti ra
mi e la prima suddivisione fra i fratelli di
Vergerio aveva dato luogo a due altre ca
sate, i Colle ed i Mozzi, mentre un Loren
zo della linea di Vergerio, nel 1468, es
sendo egli soprannominato Rubeo, aveva
originato i de Rubeis.
Molti, sia de Rubeis che Vergerio, cе
dettero i loro carati, per cui al cadere del
dominio veneto i conti di Cesana non era
no più tutti del medesimo sangue, ma un
condominio consortile di ben quaranta fa
miglie diverse, delle quali soltanto quattro
discendenti dai primi investiti.
I Vergerio sostennero con gli altri con
sorti aspre liti per la difesa dei loro do
mini e notissima fu quella lite, del 1370,
contro il vescovo di Feltre che era stato in
vestito da Carlo IV della contea, lite che
terminò con la vittoria dei Consorti.
Questa famiglia che non aveva avuta la
conferma dei titoli dal Governo austriaco,
fu iscritta nell'Elenco Regionale col titolo
di nobile e conte di Cesana.
LETTERAV
SATILLO di Zumel
le, signori della
Val di Salce e S.
Bartolomeo nel bel
lunese, il 21 di
cembre dell'anno
1175 acquistarono
il feudo di Cesana
daGuglielmo Cam
posampiero. Da Al
bertino
discese
VERGERIO, che ori
ginò la linea dei
conti di Cesana e
che ritenne come
cognome il nome
del capostipite. Ez
ZELINO Vergerio,
nel 1311, fu con
fermato nel feudo
da Enrico VII e
PIETRO pure inve
stito nel 1321 da
Can Grande della
Scala, reinvestitura
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf ), conte di Ce
sana (m.), in persona di VITTORINO, di
Luigi, di Giovanni Antonio, di Carlo Giu
seppe, di Carlo Cesare.
Figli: LUIGI.
Zii: SIGISMONDO E GIUSEPPE.
Figli di Sigismondo: ATTILIO E FRANCE
SCO.
Figli di Giuseppe: LUIGI, GIOVANNI, Ma
ria, Filomena.
Figli di Attilio: SIGISMONDO.
b. c.
VERITA POETA.
ARMA: D'azzurro
allo scaglione ac
compagnato da
tre stelle di otto
raggi, il tutto
d'oro.
CIMIERO : Una te
sta d'aquila d'ar
gento tenente col
:
rostro tre fol
gori d'oro.
Мотто: A verita
te nomen.
DIMORA: Verona.
Antica famiglia veronese ascritta a quel
nobile Consiglio fin dal 1406 nella persona
di ANTONIO; ma prima d'allora era già no
ta in Verona come ragguardevole e la si
voleva di origine bolognese. Nel campione
dell'estimo troviamo nel 1595 un MARCUS
qualificato comes, quello stesso che risul
ta dagli Elenchi Consigliari del 1600 quali
ficato con tale titolo. Sia negli Elenchi
Consigliari, che nel citato campione, molti
altri Verità hanno la stessa qualifica. Il ti
tolo comitale non fu conferito a questa
casa che il 26 agosto 1778 per ducale dei
doge Mocenigo, ducale che convalidava il
contratto col fisco mediante il quale le de
cime della villa di S. Giorgio furono erette
in feudo. Altra linea aveva giurisdizione
sulla Selva di Progno. La linea attuale dei
Verità aggiunse al proprio nome quello di
Poeta per soprannome popolare venuto dal
l'amore per la poesia di uno dei suoi mem
bri, nome che cominciò, per quanto con
sti, intorno al 1425.
LETTERA
Questa famiglia ottenne la conferma del
l'avita nobiltà con S. R. 4 giugno 1820.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (di Verona) (mf.),
conte (m.), in persona di MARC'ANTONIO,
n. S. Pietro Incariano 14 agosto 1872, di
Giacomo (n. 25 luglio 1824, † 22 novem
bre 1895), di Giovanni, e di Giuseppina
Biasi; spos. 12 maggio 1900 con Rosa
Jacob.
1
Figli: RENATO, n. Taranto II marzo
1901; GIORGIO, n. Rovereto 26 settembre
1903.
Fratelli: GIOVANNI, n. S. Pietro Incaria
no 28 febbraio 1874, spos. Io settembre
1904 con Anna Nuvoloni dei conti di Ro
veggia; GIUSEPPE.
b. c.
**
VERME (DAI).
ARMA:
Inquarta
to: nel 1º e 4º
fasciato di 8 pez
zi di rosso e di
argento (che è
d'Ungheria), la
2ª fascia rossa
caricata di una
palla d'oro, alla
bordura dentata
dello stesso; nel
2º e 3º fasciato
di 4 pezzi d'azzurro e d'argento (Dai
Verme). Per decreto 4 agosto 1770 Co
dice Araldico Lombardo, pag. 24).
CIMIERO : Il capo e collo di un mostro di
argento, collarinato d'oro, accostato da
un braccio vestito di rosso, con tre cor
doni d'argento accollati in sbarra, tenen
te con la mano di carnagione due nastri
di rosso, legati al collare del mostro.
Alias: Un busto di drago terminante in un
braccio umano tenente con una catena
d'oro il collo del drago.
DIMORA : Milano.
Illustre e celebre famiglia originaria da
Verona, potente già nel secolo XIII. Fu
ascritta al patriziato veneto nel 1357; fu
ricevuta negli ordini di S. Stefano edi
Malta, aggregata ai patriziati di Milano,
Verona, Pavia, Vicenza e Napoli; ebbe in
feudo il castello di Monguzzo nella pieve
PAGINA 875
di Incino nel 1366, Corte Genesina e Rocca
d'Olcese nel 1378, Valle Pecorara nel 1380,
Valle Romagnese, Corte Brugnatella, la
pieve d'Incino e la Valsassina nel 1383,
Zavatarello nel 1385, Ruino nel 1387, Tre
becco nel 1391, Paviglio nel 1399, Fortu
nago nel 1400, Rogarola nel 1405. Con di
ploma 2 ottobre 1433, l'imperatore Sigi
smondo concesse a LUIGI Dal Verme e ai
suoi discendenti legittimi il feudo di San
guinetto e dipendenze nel veronese col ti
tolo di conte del S. R. I. Gli concesse,
inoltre, per rendergli sommo onore, la fa
coltà di aggiungere alle fasce d'azzurro e
d'argento della sua arma gentilizia il fa
sciato di rosso e di argento d'Ungheria
cinto d'una bordura dentata d'oro e con
una palla dello stesso sulla seconda fascia.
Tre anni dopo (23 marzo 1436) Filippo
Maria Visconti, duca di Milano, concesse
allo stesso Luigi il feudo di Bobbio, Vo
ghera e Castel S. Giovanni. Nel 1430 PE
TERLINO, fratello del predetto Luigi, fu in
vestito dal duca Filippo Maria della terza
parte del marchesato di Varzi nella Luni
giana; nel 1449 lo stesso Luigi acquistò il
condominio del marchesato di Pietragavi
na. Tra i conti e militi creati nel 1450 da
Francesco I Sforza « in sollemnitate appre
hensionis ducatus sui » PIETRO Dal Verme
è il sesto, dopo Galeazzo Maria e Ales
sandro Sforza, Roberto Sanseverino, Tri
stano Sforza ed Evangelista Gonzaga (cfr.
atto 22 marzo 1450 in Archivio di Stato in
Milano, Archivio Sforzesco, Trattati, alla
data). Nel 1533 Francesco II Sforza eresse
in contea il feudo di Bobbio. Con decreto 4
agosto 1770 il Tribunale Araldico Lombar
do ordinò che lo stemma dei conti ANTONIO
e PIETRO, fratelli Dal Verme, figli del conte
Giacomo, fosse delineato nel Codice Aral
dico, avendo essi dimostrato di essere com
presi nel Catalogo dei Titolati redatto dal
Magistrato Camerale. Con Sovrana Risolu
zione 9 novembre 1816, FRANCESCO, figlio
del predetto Antonio, ottenne la conferma
dell'antica nobiltà e del titolo di conte. In
fine, con Decreto Ministeriale to maggio
1900, ANTONIO, di Carlo, di Antonio, ot
tenne il riconoscimento dei titoli di conte
di Bobbio con Corte Brugnatella e Roma
gnese (m.), di signore di Pietra Gavina con
Ruino e Caminata, Trebecco e Zavatarello
PAGINA 876
(m.), di conte del S. R. I. (mf.) e di conte
di Sanguinetto (m.).
La genealogia, secondo il Litta, risale
fino ad un NICOLA, che nel 1266, come uno
dei principali esponenti della fazione guel
fa di Verona, sua patria, fu dai concitta
dini inviato al congresso delle città lom
barde a Mozio. Da Nicola nacque BONA
VENTURA, citato fra i testimoni nell'atto ce
lebrato a Verona il 28 marzo 1253, con cui
Ezzelino da Romano concesse in feudo a
Sodegerio de Tito la metà del castello di
Dosso e Monte d'Arco, e ricordato come
podestà di Cerea nel 1257. NICOLA, figlio
di Bonaventura, dottore collegiato di Ve
rona nel 1272, fu podestà di Bergamo nel
1279 e nel 1292. Ebbe due figli: PIETRO e
GIACOMO. Questi diè origine ad un ramo
della famiglia che ebbe la signoria di Ba
gnolo nel Vicentino e di Correggio nel
Veronese e si estinse verso la metà del se
colo XV; Pietro, invece, diè origine ad un
altro ramo molto più vitale, che al princi
pio del secolo XVI si divise ancora in due
rami, di cui uno è quello di Milano, l'altro
è quello di Piacenza. Al ramo di Milano
appartengono gli attuali titolari delle no
bilissime tradizioni familiari. Pietro fu po
destà di Lucca nel 1316, capitano del po
polo di Parma nel 1317, podestà di Bassa
no nel 1323, podestà di Treviso nel 1329
per Cangrande della Scala e per il di lui
successore Alberto, ambasciatore del signo
re della Marca Trevigiana a Ferrara nel
1336, governatore di Verona, difensore va
loroso di Monselice, ambasciatore a Parma
nel 1339. Da Pietro nacquero tre figli, tra
i quali si distinse LUCHINO, valoroso con
dottiero, che nel 1342 fu al servizio di Ma
stino della Scala nella guerra di Lucca e
poi passò agli stipendi dei Visconti, cele
brato per la spedizione di Candia, che
espugnò nel 1364, riducendola alla sogge
zione della repubblica di Venezia. JACOPO,
figlio di Luchino e della sua prima moglie
Jacopa de' Malvesini (la seconda fu Bea
trice da Enzola, di Tomaso, di Parma), su
però suo padre nella gloria militare. Fu
quasi sempre al servizio dei Visconti e del
la repubblica di Venezia e morì nel 1409,
dopo aver portato la sua famiglia ad un al
tissimo grado di potenza. Da Cia degli
Ubaldini di Firenze ebbe il figlio LUIGI,
LETTERA V
che seguì le tradizioni del padre e dell'a
vo come condottiero. Sposò in seconde
nozze Luchina, figlia del famoso conte di
Carmagnola, e da lei ebbe il figlio PIETRO,
nominato nell'elenco dei conti e militi crea
ti da Francesco I Sforza nel 1450. La vita
di questo Pietro, non ancora completa
mente delineata, è un vero e proprio ro
manzo, che ebbe inizio quando egli rifiutò
di sposare Chiara Sforza, figlia naturale di
Galeazzo Maria, duca di Milano, e terminò
a Voghera il 17 ottobre 1485,giorno in cui
lo stesso Pietro cadde vittima del veleno
fattogli propinare da Lodovico il Moro.
Fratello di Pietro fu TADDEO, che nel 1485
fu ridotto a grandi ristrettezze dallo stesso
Lodovico il Moro. Da lui nacquero MARCO
ANTONIO E FEDERICO, il primo capo del ra
mo di Milano, il secondo di quello di Pia
cenza. Marco Antonio, come già suo pa
dre e suo zio, subì le persecuzioni di Lo
dovico Maria Sforza; ma quando iFrancesi
incominciarono a minacciare il ducato di
Milano, lo Sforza s'accorse dell'errore com
messo perseguitando i Dal Verme, che
tanto avevano benemeritato da suo padre,
e restituì le loro terre. In segno di ricono
scenza, Marco Antonio adunò milizie in
favore dello Sforza; ma la vittoria di Luigi
XII gli procurò nuove persecuzioni, finchè
la lega di Giulio II nel 1512 scacciò i Fran
cesi dalla Lombardia. Dopo la vittoria di
Marignano, i Francesi, ritornati in Lont
bardia, lo spogliarono per la terza volta
di tutti i suoi beni; poi la restituzione del
ducato di Milano agli Sforza nel 1521 po
se fine a tante vicissitudini e il Dal Verme
potè ricuperare tutto ciò che gli era stato
tolto. Da Marco Antonio e da sua moglie
Ippolita Visconti Borromeo del conte Lo
dovico, il 4 giugno 1564 nacque ERCOLE,
che sposò Monica Corti e tra gli altri figli
ebbe GACOMO, uomo pio (1614-1665), che
si dedicò esclusivamente agli affari fami
liari. Da Giacomo e da sua moglie Giulia
Botta, figlia del marchese Giacomo, di Pa
via, venne in luce ANTONIO (1647-1695),
che fu marito di Margherita Borromeo del
conte Renato e padre di quel GIACOMO
(1676-1753) , dal quale nacquero i fratelli
PIETRO E ANTONIO precedentemente ricor
dati a proposito del decreto 4 agosto 1770,
con cui il Tribunale Araldico ne fece de
LETTERA
lineare lo stemma nel Codice Araldico
Lombardo. ANTONIO (1709-1790), sposò Ca
milla, figlia del conte Costanzo Taverna,
dalla quale ebbe FRANCESCO VITALIANO (n.
1758, † 1832), noto per i suoi viaggi negli
Stati Uniti. Da Francesco Vitaliano e da
sua moglie, che fu Maria Taverna, figlia
del conte Lorenzo, discendono tutti gli at
tuali inscritti nel Libro d'Oro della Nob.
Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital., coi tito
li di conte del S. R. I. (m.), conte di San
guineto (m.), conte di Bobbio con Corte
Brugnatella e Romagnese (m.), signore di
Pietra Gavina, di Zavatarello, Ruino, Tre
becco e Caminata (m.), trattamento di don
e donna. Essi sono :
ANTONIO, n. Milano, S. Maria della Por
ta, 16 luglio 1847: spos. Milano, 9 luglio
1869 con donna Maria Cornaggia Medici
dei marchesi della Castellanza e Cascina
del Gesù, figlio di Carlo (n. Milano, S. Ma
ria alla Porta, 27 agosto 1798, † Milano,
20 gennaio 1876; spos. 7 marzo 1835 con
Teresa Attendolo Bolognini di Idelfonso,
conte di S. Angelo), primogenito di Fran
cesco Vitaliano.
Figli: GIUSEPPE, n. Milano, 17 dicembre
1872; spos. Milano, 2 luglio 1900 con Ca
rolina Radice-Fossati; Luigia, n. Milano,
10 luglio 1874; CAMILLO, n. Milano, 30
gennaio 1878.
Sorella: Camilla, n. Milano, S. Maria al.
la Porta, 18 marzo 1845, spos. 2 giugno
1872 al marchese Antonio Cavriani, cava
liere dell'Ordine di Malta.
Figli di Giuseppe: Maria Eugenia, n. ro
luglio 1901; Maria Antonia, n. 21 settem
bre 1902; ANTONIO, n. 4 settembre 1904;
Maria Luigia; GIAN CARLO, n. Musocco,
18 maggio 1908; Maria Teresa, n. Milano,
6 gennaio 1910; LODOVICO, n. Merate, 25
agosto IQII.
Discendenti dal secondogenito di Fran
cesco Vitaliano: Elisa, n. Milano, S. Ales
sandro, 29 dicembre 1857, spos. 13 settem
bre 1885 al conte Gaetano Porro Schiaffi
nati, figlia di Giorgio (n. Milano, S. Maria
alla Porta, 27 aprile 1832, † 1908; spos. 2
settembre 1856 con Adele Radice, di An
drea), di Giacomo (n. Milano, S. Maria
alla Porta, 10 dicembre 1801, † 18 marzo
1891; spos. 25 marzo 1831 con Elisa Webs
ter, di Londra), di Francesco Vitaliano.
PAGINA 877
Sorella: Cia, n. Milano, S. Alessandro,
25 maggio 1862.
Discendenti dal terzogenito di Francesco
Vitaliano: CARLO, n. Milano, S. Maria alla
Porta, 6 aprile 1848, +17 luglio 1929; spos.
prime nozze, to aprile 1879, con la nobile
Vittoria Porta Spinola; seconde, rº maggio
1881, con la nobile Maria Cattaneo della
Volta del marchese Giuseppe, patrizio ge
novese; figlio di Luigi (n. Milano, S. Ma
ria alla Porta, 9 novembre 1807, † 4 ot
tobre 1877; spos. con Vittoria Attendolo
Bolognini), di Francesco Vitaliano.
Figli: LUIGI, n. Milano, 28 marzo 1883,
spos. Milano, 2 maggio 1911 con la nobile
Carmela Lurani Cernuschi; GIUSEPPE, n.
Milano, 1º marzo 1884; spos. Milano, 9
maggio 1914 con Ernestina Gavazzi; Ma
ria, n. Milano, 25 novembre 1887; Giovan
na, n. Milano, 30 agosto 1889; spos. 1º ot
tobre 1914 al dott. Francesco Casareto di
Genova.
Sorelle: Antonia, n. Milano, 13 ottobre
1842; Francesca, n. Milano, 21 febbraio
1850; spos. 29 aprile 1878 al conte Paolo
Parravicini.
Figli di Luigi: Anna Maria, n. Milano,
II marzo 1912; LUCHINO, n. Milano, 25
novembre 1913; Eleonora, n. Milano, 31
maggio 1915; Maria Vittoria; MARCO ANTO
NIO, n. 2 maggio 1920; Isabella, n. 7 mar
ZO 1923.
Figli di Giuseppe: CARLO, n. 7 marzo
1915; Ferdinanda, n. 2 febbraio 1917; Ip
polita, n. 28 luglio 1918; PIETRO, n. 4 lu
glio 1920; JACOPO, n. 23 febbraio 1926.
f. f.
* VERMIGLI.
ARMA: D'azzurro
alla fascia d'oro
accompagnata in
capo da tre stelle
dello stesso, ma
le ordinate, e in
punta da un ra
mo di rosa fiori
to, bottonato e
fogliato al natu
rale.
DIMORA: Amando
la (Ascoli Piceno) .
PAGINA 878
Famiglia di Amandola (Ascoli Piceno),
che ottenne la nobiltà di Cingoli il 7 giu
gno 1788 in persona di Donato; è iscritta
nel Libro d'Oro della Nobiltà Ital. e nel
l'Elenco Nob. Uff. Ital. con il titolo di
nobile di Cingoli (mf.), ed è rappresentata
da ANTONIO, n. Amandola, 9 settembre
1917 dai furono Ulderico (n. 27 febbraio
1889 et in guerra 14 novembre 1917), е
Caterina Ricci Spadoni, tuttora vivente.
Sorelle: Enrica, n. Amandola, 23 aprile
1913; Eleonora, n. Amandola, II luglio
1915.
p. c. b. o.
VERNAGALLO.
ARMA : Di rosso al
leone d'argento.
DIMORA : Sicilia.
Famiglia che si
crede originaria da
Pisa e trasferita in
Sicilia nel sec. XIV
e precisamente in
Palermo con un
RANIERI. Dette se
natori e pretori e
un FRANCESCO PAO
LO, fu governatore della nobile Compagnia
dei Bianchi di Palermo. Al tempo di Carlo
V possedette per breve tempo la città di
Caltanisetta e nel 1718 fu investita della
baronia di Diesi, di Sparacia e di Dainostu
ri . Questa famiglia si ritiene estinta sin dal
1869 ed i suoi beni furono ereditati dalla
famiglia D'Angelo. FRANCESCO PAOLO, ri
sulta l'ultimo investito del titolo di barone
di Diesi, il 12 agosto 1769.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di
barone di Diesi (mpr ), in persona dei disc.
da Francesco Paolo, su detto.
VERNAZZA.
V. S.
ARMA : D'oro a tre fascie di rosso accompa
gnate in capo da un crescente d'argento.
DIMORA : Lecce e Castrì.
Famiglia originaria da Genova, dove,
nel 1528, fu aggregata a quel patriziato; si
trasferì in Lecce e vi godette nobiltà. Con
LETTERA V
Sovrano Privilegio,
dell'11
novembre
1719, fu decorata
del titolo di duca
sul feudo di Castù
Guarino, che già
possedeva, titolo
passato, di poi, in
altra famiglia. Ri
cevuta, per giusti
zia,
nell' Ordine
Costantiniano, pro
vò ancora la sua nobiltà generosa per
l'ammissione alle RR. Guardie del Corpo,
nel 1849, come quarto del signor CARLO
Guarini. (Verbali della R. Comm. dei ti
toli, vol. VI, pag. 122, Arch. Napoli).
Appartenne a questa famiglia la venera
bile Battista.
ACHILLE, attuale rappresentante della
famiglia, adottato dal suo congiunto duca
di Morciano Sigismondo Castromediano di
Lymburg, con sentenza del Tribunale di
Trani ne aggiunse il cognome, e suole in
quartarne le armi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), in
persona dei disc. da Andrea, ultimo inte
statario di Castrì Guarino nel Cedolario di
Terra d'Otranto, in persona di ACHILLE,
di Pasquale († Lecce 2 gennaio 1914) e di
D. Beatrice Castromediano de Lymburg;
spos. 2 febbraio 1910 con la nobile Anna
de Raho dei baroni di Cassineto.
Figli: ETTORE MARIA SIGISMONDO CHI
LIANO; Beatrice; Rosa.
f. f. p. di s.
* VERNAZZI FONDULO.
ARMA: Partito :
nel 1º d'azzurro
al leone d'argen
to, armato d'oro
(Vernazzi) ; nel
2º di rosso al leo
ne di argento,
impugnante una
spada al natura
le (Fondulo).
SVOLAZZI : Di ar
gento, d'azzurro
e di verde.
LETTERAV
DIMORA : Milano.
Famiglia cremonese, chiamata antica
mente Vernaccia, che diede decurioni e no
tari. PINO dei Vernazzi fu celebre capita
no del popolo in Parma nel 1285 e in Sie
na nel 1290 e podestà in dette città, in
Bergamo, Novara, Piacenza, Bologna, Pi
stoia, Firenze e Orvieto.
VESPASIANO fu insignito del titolo comi
tale, trasmissibile ai discendenti maschi, da
Ranuccio Farnese, duca di Parma e Pia
cenza, con Diploma 16 marzo 1671. La fa
miglia Fondulo, cremonese, si innestò e si
spense nei Vernazzi col matrimonio di Ma
ria (n. 1720, † 1765), ultima di sua casata,
con FRANCESCO Vernazzi. Da questo ma
trimonio nacque in Cremona, il 20 gen
naio 1740, altro VESPASIANO, capitano nel
l'esercito austriaco, morto in Cremona il
27 ottobre 1818. Da questi e da Lucia Avo- VERNENGO.
gadri nacque a Vienna, nel 1778, altro
FRANCESCO, al quale con Sovrana Risolu
zione 4 agosto 1820 Francesco I, impera
tore d'Austria, confermò l'antica nobiltà;
Maria Luigia, duchessa di Parma e Piacen
za, con Diploma dato a Ischl il 22 settem
bre 1845, gli confermò il titolo comitale
con successione mascolina in infinito e in
fine Ferdinando I d'Austria, con Sovr.
Risol. 26 ottobre 1847, gli concesse di far
uso del titolo di conte parmense, da non
tradursi mai col titolo di graf, in tutto
l'Impero Austriaco.
Il predetto Francesco († a Cremona 20
maggio 1856), di Vespasiano, dalla moglie
Carolina nobile Marinoni, ebbe GIORGIO
CABRINO, n. a Cremona il 28 marzo 1840,
al quale con D. M. 9 maggio 1886 furono
riconosciuti i titoli di conte e di patrizio
di Cremona, trasmissibili ai suoi discen- VERONESE.
denti legittimi e naturali, maschi da ma
schi, e lo stemma gentilizio sopra descrit
to per i discendenti legittimi d'ambo i ses
si con burletto e svolazzi d'argento, d'az
zurro e di verde. S. M. Umberto I, Re d'I
talia, con R. D. dato a Roma il 22 maggio
1887, autorizzò lo stesso Giorgio Cabrino
Vernazzi, e i di lui figli FRANCESCO, CABRI
NO, STEFANO, CARLO e PINO ad aggiungere
al loro cognome quello di Fondulo.
Giorgio Cabrino aveva sposato in primi
voti ai Bagni di Lucca, il 30 luglio 1871,
Adelaide Aspasia, di Guglielmo Archer,
PAGINA 879
ufficiale britannico, che gli procreò i no
minati Francesco Cabrino e Stefano; vedo
vo il 5 ottobre 1876, in secondi voti, il 9
luglio 1882, a Scandolara di Cremona,
Marcellina Teresa, di Giovanni Giussani,
che gli procreò i nominati Carlo e Pino.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte (m.),
trattamento di don e donna, in persona di
FRANCESCO CABRINO, di Giorgio Cabrino,
di Francesco, n. a Scandolara-Ravara (Cre
mona) 29 maggio 1872.
Fratelli: STEFANO (†), n. ivi 18 luglio
1876, morto alla battaglia di Abba Garima
il 1º marzo 1896; CARLO, n. ivi 23 agosto
1882; PINO, n. Cremona 27 ottobre 1884.
V. S.
ARMA: ?
Famiglia paler
mitana del secolo
XVIII insignita
del titolo di baro
ne di Porto e Pen
nate spettante ai
discendenti di
FRANCESCO, che ne
fu investito nel
1792.
La famiglia è
ARMA
?
iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di
barone di Porto e Pennate (mpr.), in per
sona di Francesca, di Benedetto, di Fran
cesco, in Valdaura. Figlio: GIROLAMO.
V. S.
ARMA: Inquarta
to d'argento e di
rosso alla fascia
d'azzurro carica
di tre stelle di
sei raggi d'oro
attraversante.
DIMORA : Venezia.
Famiglia di ar
matori di Chiog
gia che molto si
arricchì col com
PAGINA 880
mercio e che si ritiene avesse preso il no
me da Verona suo paese d'origine. Passò.
poi a Venezia ove i fratelli GIULIO, CARLO
e GABRIELE furono aggregati al patriziato
veneto con Decreto del Senato II settem
bre 1704 per aver offerto 100.000 ducati
d'oro alla Repubblica durante la guerra di
Candia e di Morea. Personaggio notevole
fu SANTE, vissuto nella prima metà del se
colo XVIII, vescovo di Padova e cardinale
di S. R. Chiesa; GIOVANNI, che fu senatore
nel 1797. Questa famiglia fu confermata
nobile con S. R. A. 16 dicembre 1817.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di patrizio veneto (mf.), N.
U., N. D., in persona di BARTOLOMEO, di
Carlo, di Bartolomeo Maria, di Pietro. Fi
glie: Ernesta, Cornelia. Fratelli: Elisa,
CARLO, PIETRO. Figli di Carlo: CARLO, An
gela e GIUSEPPE.
b. c.
VERRUSIO vedi VERUSIO.
VERTOVA, VERTUA, ALBERTONI
DA VERTOVA, CAPITANI DI VER
TOVA.
ARMA : D'oro al
pino sradicato di
7 rami, sfron
dato, il tutto di
verde; col capo
di azzurro carico
di tre stelle di
sei raggi d'oro e
poste in fascia
(Raccolta Paga
no, 186. D'Al
bertoni o Capi
tani di Vertova.
Alias:
Troncato :
nel 1º d'oro alla
aquila di nero,
linguata di rosso
e coronata del
campo; nel 2º di
rosso al leopardo
illeonito d'oro.
Lo scudo Sor
montato da co
rona comitale
con l'elmo d'ar
LETTERAV
gento listato e
gigliato di conte
e con la collana,
il tutto d'oro, e
col cimiero ull
putto nascente
di carnagione,
biondo, vestito
di verde, il collo
listato e la fascia
rossa, ed impu
gnante con le
braccia
distese
una striscia di
tela bianca col
motto in lettere
romane maiusco
le di nero : So
la fides. Il cer
cine e gli svolaz
zi di rosso, nero
e oro. Lo scudo
sostenuto dalla
croce di Malta.
(Stemma dei co :
Vertova dei Ca
pitani di Vertova e dei d'Albertoni da
Vertova, concesso da Carlo V nel diplo
ma di conte palatino dato il 24 novem
bre 1532 ai cavalieri Leonardo e Galeaz
zo Vertova. Libro d'Oro di Venezia,
1. 93, c. 187. Stemma al Castello di Co
sta di Mezzate presentato per il ricono
scimento della nobiltà da Giovan Batti
sta q. Girolamo, 4 settembre 1818. Rac
colta Manganoni, pag. 69; Pagano, nu
mero 638) .
Alias: Inquartato nel rº e 4º d'oro, all'a
quila di nero e coronata del campo; nel
2º e 3º di rosso, al leopardo illeonito al
naturale; con la croce patente d'argento
attraversante sugli inquarti; sul tutto
l'antico stemma della famiglia (ossia
d'Alberton) e cioè d'oro al pino sradi
cato e sfogliato di sette rami di verde al
naturale, col capo d'azzurro carico di
tre stelle d'oro di sei raggi poste in fa
scia. Lo scudo sormontato dalla corona
comitale e sostenuto ai lati da due putti.
(Stemma dei Conti Vertova, al Castello
di Costa di Mezzate. Raccolta Camozzi,
n. 3088) .
Alias: Troncato : nel 1º d'oro all'aquila di
LETTERA
nero, linguata di rosso; nel 2º di rosso al
leopardo illeonito d'oro. (Vertova D'Al
bertoni di Pignolo, Brembate e Seriate,
creati conti dalla Repubblica Veneta al
principio del sec. XVIII). Stemma pre
sentato per il riconoscimento della nobil
tà da Benigno e Luigi qm. Giuseppe, 4
settembre 1818.
Alias: Troncato : nel 1º d'azzurro, all'albe
ro di verde sorgente dalla troncatura ed
accompagnato ai lati da quattro stelle di
sei raggi, due in capo e due in punta;
nel 2º di verde al fiume d'argento chiaz
zato di verde scorrente in fascia e nel
quale nuota un tonno al naturale. (Al
bertoni di Cremona, originari di Berga
mo. Raccolta Camozzi, n. 3144).
Alias: Troncato : nel 1º d'oro all'aquila di
nero, linguata di rosso; nel 2º di rosso al
leone d'oro. ( Conte Cattaneo del Friuli,
Padova e Pordenone, originari di Verto
va. Raccolta Camozzi, n. 3168. Capitani
della Val di Scalve. Racc. Muletti, 104).
La famiglia Vertova è fra le più antiche
di Bergamo. Alcuni la fanno derivare dai
conti Franchi, altri dai Capitani di Scal
ve. Quantunque non sia palese il punto di
attacco nelle genealogie, pure sembra at
tendibile la tradizione della comune origi
ne di queste due famiglie sia per la comu
nanza dei nomi propri, sia per quella dei
beni nell'alta Val Seriana e particolar
mente a Bagnatica ed a Costa di Mezzate,
dimostrata da documenti del sec. XII. Ca
postipite della famiglia Vertova fu ALBER
To D'Albertone, console di Bergamo, de
putato ai giuramenti di Lodi (1160) e di
Piacenza per la Lega Lombarda e oratore
di Bergamo a Costanza (1183), dove sotto
scrisse la pace con l'Impero. Vuolsi che
egli ottenesse dal Barbarossa il Castello
con terreni a Bolghera, confiscato poi dal
la Repubblica Veneta per fellonia a CABRI
NO Vertova, insieme coi beni ch'egli aveva
in Val Seriana. Da questo Albertone ebbe
origine il cognome Degli Albertoni, con
servato da un ramo della famiglia trasferi
tosi in Cremona, un discendente della qua
le venne chiamato « Il Vertova ». Del re
sto anche i Vertova di Bergamo da tempi
remotissimi possedevano beni nel Crema
sco. Evidente analogia si trova anche negli
stemmi delle due famiglie.
PAGINA 881
La famiglia Vertova diede illustri perso
naggi alle magistrature, alle prelature ed
alla milizia. Diede un vescovo ad Alessan
dria della Paglia, parecchi arcipreti e ca
nonici alla Cattedrale di Bergamo. Frate
CLEMENTE Vertova, teatino, fu confessore
dell'imperatore Carlo V, il quale con di
ploma 24 novembre 1532 creò conti pala
tini e cavalieri aurati i due fratelli LEO
NARDO E GALEAZZO. I titoli vennero trascrit
ti nel Libro d'Oro dei titolati di Venezia.
L'8 aprile 1687 per terminazione del Ma
gistrato dei feudi vennero descritti col ti
tolo di conti e cavalieri come discendenti
dal detto Leonardo, GEROLAMO ed i suoi
figli FLAVIO, GIOVAN BATTISTA, CLEMENTE,
MARTINO, CARLO, BERNARDO, GALEAZZO e
LODOVICO.
Nella guerra dei Paesi Bassi, un Verto
va ebbe dal general Farnese una spada di
onore, che si conserva nell'armeria del Pa
lazzo Vertova, ora Camozzi, a Costa di
Mezzate. Vestirono l'abito gerosolimitano
ANGELO, scomparso nella difesa di Rodi,
assediata da Maometto II, GIOVAN BATTI
STA, commendatore di Genzone (27 otto
bre 1616), ingegnere militare, restauratore
delle fortificazioni della Valletta a Malta.
Diede grandi prove di valore nelle guerre
di Valtellina ed ebbe l'onore di tenere al
sacro Fonte battesimale il duca Carlo E
manuele di Savoia a nome della Religione.
Morì a Malta e fu sepolto nella chiesa di
San Giovanni. CRISTOFORO, commendatore
di Malta (13 maggio 1645), molto si di
stinse nelle Carovane e combattè uell'Ar
mata di Savoia. Se ne ammira l'armatura
nel Castello di Costa di Mezzate. Il conte
GIOVAN BATTISTA fu tra i reggitori della
Lombardia dopo la caduta di Napoleone.
Questa famiglia si estinse nella prima
metà del sec. XIX nei Camozzi de' Gherar
di, i quali per maggiorasco istituito dal
conte Giambattista, padre di Elisabetta,
sposata ad Andrea Camozzi, a favore del
figlio di questi, Giovanni Battista, aggiun
sero al proprio cognome quello dei Verto
va. Il palazzo avito dei conti Vertova era
in via Bartolomeo Colleoni, già dei Lanzi,
poi Palazzo dei Corrieri Veneti, ora Ca
sazza. In seguito fabbricarono un altro pa
lazzo in via San Giacomo, e l'ultimo della
famiglia, conte ANDREA, comperò presso
Araldica
56
PAGINA 882
Porta San Giacomo l'antica casa Brembati
che i Camozzi vendettero ai Noli, e dai
Noli passò ai Perini. L'antica tomba di fa
miglia era nella chiesa di Sant'Agostino;
gli ultimi discendenti furono sepolti nella
cappella del Castello di Costa di Mezzate.
Palazzo e castello avevano a Costa di
Mezzate ed a Grumello del Monte.
Al principio del sec. XVIII altra famiglia
Vertova, ossia i Vertova degli Albertoni,
venne aggregata al Consiglio di Bergamo
ed ebbe il titolo di conte dalla Repubblica
Veneta. Aveva palazzo in via Masone; poi
Brembati, in seguito Medolago e da ulti
mo Brentani. Aveva pure possessi anche a
Seriate ed a Brembate Sotto. Nel Libro dei
veri titolati della Serenissima Repubblica
Veneta, al n. 322, c. 220, si legge: « Ver
« tova De Albertoni. Fattosi riflesso dal
<< l'Eccellentissimo Senato all'antica nobil
<>>
e tale rimase per secoli specialmente nelle
investiture feudali che poi dovevano pas
sare alla conferma del magistrato sui feu
LETTERAV
di, che in materia aveva poteri della mas
sima ampiezza e della massima severità.
Non ostante qualche divieto di evidente ca
rattere politico impartito dal Senato, mai
si negò la suddetta titolatura, cosicchè si
viene alla conclusione che tale legittimo
titolo sia stato legalmente usato durante il
veneto dominio. Era infatti evidente che se
il Senato autorizzava i provveditori sopra i
feudi a concedere le conferme delle inve
stiture, non poteva negare l'esponente ono
rifico di quella autorità in nome della qua
le le investiture erano fatte. Così il posses
so di Stato risultò provato ed il vescovo di
Vicenza fu riconosciuto nei suoi titoli tra
dizionali di Dux, MARCHIO et COMES.
La Mensa è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di duca, marchese, conte, in
persona del titolare « pro tempore ».
b. c.
* VICINO (VICINO PALLAVICINO) .
ARMA: D'argento
al mastio di due
torri, di rosso,
merlato alla
guelfa; col capo
cucito d'oro, al
l'aquila nascen
te di nero, coro
nata del campo.
DIMORA : Torino.
La famiglia Vi
cino è ricordata dai
genealogisti genovesi fin dal 1135 nelia
persona di ALBERTO. Alcuni vogliono che
essa provenga da Milano, altri da Zoagli e
Chiavari. Molti di essa coprirono eminenti
cariche nella Repubblica di Genova.
UGO ed ANSALDO furono fra i firmatari
della pace conclusa fra genovesi e pisani;
ENRICO firmò quella con Savona nel 1333 e
GABRIELE intervenne al giuramento di fe
deltà prestato dai genovesi al Duca di Mi
lano nel 1488.
Un ramo di questa famiglia, in seguito
alla congiura dei Fieschi, nel 1550, dovette
esulare negli Stati del Duca di Savoia. Es
so si stabili a Carrù, poi a Torino, dove
rimase anche dopo revocato l'editto di esi
lio e dopo d'esser stata nuovamente nel
1576 reiscritta nel Libro d'Oro di Genova.
PAGINA 897
In Piemonte coprì alte cariche nell'esercito
e nella marina, segnalandosi in opere di
beneficenza.
Successivamente i rami di Genova si e
stinsero, non rimanendo che quelli del Pie
monte. La famiglia Vicino figura iscritta
nel Libro d'Oro di Genova a pag. 517.
Con R. D. di motu proprio dell'8 giugno
1897 fu concesso il titolo di conte (mpr.) a
GIORGIO, di Angelo Vicino, che preceden
temente coi fratelli FELICE e FRANCESCO
MARIA era stato autorizzato ad aggiunge
re il cognome Pallavicino con R. D. 4 giu
gno 1876.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di GIORGIO, di Giorgio, di Angelo.
Fratelli: FELICE e FRANCESCO.
Figlie di Felice: Franceline e Virginia.
l. r. m.
VICO.
ARMA : D'azzurro
alla rovere no
drita su una zol
la di terreno er
boso, il tutto al
naturale, e soste
nuta da 2 leon
cini d'oro af
frontati; col ca
po d'oro all'a
quila di nero co
ronata del cam
po (per Decreto 26 giugno 1777
Arald. Lombardo, p. 146).
Cod.
DIMORA : Milano.
Famiglia originaria da Alessandria, sta
bilitasi a Pavia nel secolo XIV. Ottenne il
riconoscimento della nobiltà con decreto 26
giugno 1777 del Tribunale Araldico in per
sona di Giuseppe, di Gio. Battista, di Do
menico Gerolamo, il quale ottenne anche
la conferma nella revisione nobiliare fatta
dall'Austria dopo il periodo Napoleonico
( Sovrana Risoluzione 28 gennaio 1817) .
In occasione del riconoscimento del 1777,
fu accertata la seguente genealogia, che ri
monta agli inizi del secolo XVI.
Da FEDERICO, capostipite, vivente nel
1531 , nacque GIO BATTISTA, che fu vice
Araldica
57
PAGINA 898
LETTERAV
pretore e sindacatore di Alessandria (1565, sole di Viterbo nel sec. XI; la famiglia
1570, 1590) .
Suo figlio fu PIETRO FRANCESCO (1594,
1602, 1630), dal quale nacque SIRO, notaio
collegiato della città di Pavia (1660, 1669,
1696). Questi acquistò un giuspatronato ec
signoreggio Viterbo dal 1080 al 1193 con
molte vicende politiche in seguito. Nel
1435 il card. Vitelleschi fece decapitare
GIACOMO da Vico confiscando i beni della
clesiastico sulla cappella di S. Croce e S.
Barbara eretta nell'oratorio di S. Maria
dalle mille virtù in Pavia.
Da Siro nacque DOMENICO GEROLAMO (n.
il 13 settembre 1712) che coprì le cariche
di giudice delle strade e di capitano della
darsena di Pavia e di tutti i fiumi dello sta
to di Milano.
Da Domenico Gerolamo e dalla nobile
donna Margherita Bescapè, sua moglie,
nacque GIUSEPPE, riconosciuto nel 1777 e
confermato nel 1817. Questi sposò la nobi
le Deidamia Vistarini, figlia del nobile Fer
dinando, decurione di Lodi, dalla quale
ebbe il figlio GEROLAMO, che sposò Giusep
famiglia. I superstiti emigrarono nell'Alta
Italia e nel 1456 si trova per primo un
AMBROGIO da Vico, di Guglielmo, di Pie
tro, tra gli illustri Veronesi, membri del
Nobile Consiglio; poi un GIACOMO nel
1458, fino al sec. XVIII in cui si ricorda
un CESARE, da cui un GAETANO, che ebbe
un figlio CESARE, n. nel 1817 e stabilitosi a
Parma nel 1840.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
dei disc. da Cesare (1818), ed è rappresen
tata da CESARE, di Vittorio, di Cesare.
Sorella: Giulietta.
g. d.
pa Bottigella e diede i natali agli attuali VICO.
inscritti nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col ti
tolo di nobile (mf.) e trattamento di don e
donna.
Essi sono : SIRO, n. Pavia (S. Michele
Maggiore), 9 dicembre 1809; FERDINANDO,
n. ivi, 28 aprile 1811; LUIGI, n. ivi, II
maggio 1812 .
VICO (DA).
te la torre.
f. f.
ARMA : D'argento,
alla torre di ros
so, merlata, di 3
pezzi alla ghi
bellina, aperta e
finestrata di ne
ro, accollata da
una vite di ver
de, fruttata di
rosso,
nascente
dalla porta e cir
condante tre vol
DIMORA : Parma.
Lo stemma della famiglia Da Vico è tol
to dalla « Raccolta dell'Ordine Costanti
niano di S. Giorgio in Parma ». Essa è ori
ginaria da Vigo, o Vico, località sul lago
omonimo, poi detto di Ronciglione nel Vi
terbese. Primo si ricorda un VALERIO, con
ARMA : D'azzurro,
al braccio vesti
to di rosso, te
nente colla mano
di carnagione un
ramoscello di
leucolo (viole a
ciocche), al na
turale, fiorito di
tre pezzi in rosso
1
e bianco.
CIMIERO : Un gi
glio d'oro.
Мотто: Inter spem et metum.
DIMORA : Torino.
Originano da Centallo, e FRANCESCO AN
TONIO, che era ivi notaio, consegnò l'arma
gentilizia nel 1614. Suo nipote, LUIGI, si
laureò in leggi, e quindi fu avvocato fisca
le a Saluzzo (1729) e successivamente pre
fetto a Biella e a Mondovì. Il figlio di co
stui, GIUSEPPE († Centallo, 1806), seguì le
orme paterne e addottoratosi in leggi, ebbe
le cariche di avvocato fiscale a Pallanza
(1771), a Vercelli (1774) e a Torino (1782),
quindi di prefetto di Susa (1790) e di Tor
tona (1795) . Assurse la famiglia al fastigio
della nobiltà con FRANCESCO, del citato
Giuseppe, il quale ebbe la carica di capi
tano d'Armata e venne creato barone il 17
LETTERA
maggio 1836. Francesco sposò (1801) Lui
sa dei conti Cordero di S. Quintino, e da
queste nozze nacquero : GIUSEPPE († Cen
tallo, 18 maggio 1865), che fu avvocato, e
GIULIO (n. Centallo, 9 settembre 1803; †
ivi, 31 agosto 1869), che si addottorò in
leggi e fu capitano di cavalleria. Dalle noz
ze (1835) di Giulio con Cristina dei baroni
Gervasio nacque EMANUELE (n. Torino, 9
novembre 1850; † ivi, 20 luglio 1900), che
fu magistrato. Sposò (1885) Maria, del
conte Luigi Ricci, e furono suoi figli GIU
LIO (n. Torino, 13 dicembre 1885; † Udi
ne, 22 gennaio 1920), che fu maggiore di
artiglieria, Giuditta (n. Torino, 19 maggio
1887), Cristina (n. Centallo, 31 luglio
1890) e GAETANO (n. Roma, 14 maggio
1892).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone (mpr.), in perso
na dei discendenti da Francesco (1836) .
l. b.
* VICUNA.
decusse d'oro.
ARMA:
D'azzurro
a due mezzelune
montanti di ar
gento, sospese a
catene d'oro, ac
compagnate da
due stelle dello
stesso, poste una
in capo e l'altra
in punta, con la
bordura di rosso
carica di sedici
DIMORA : Roma, via Ferdinando di Sa
voia, 3.
Famiglia originaria dalla Spagna, venuta
in Napoli all'epoca di re Carlo III. Nobile
per alti gradi militari, e riconosciuta di
nobiltà generosa dalla R. Commissione dei
Titoli di Nobiltà, nel 1838, in occasione
della prova per ammissione nelle Reali
Guardie del Corpo del signor LEOPOLDO
Vicuna (R. Archivio di Stato, Verbali del
la R. Commissione dei Titoli, vol. I, fo
glio 146) .
PAGINA 899
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rap
presentata da GERARDO, capitano di vascel
lo, n. Napoli 24 agosto 1872, di Giulio (†
Napoli 4 novembre 1912) e di Luisa d'A
more; spos. Napoli 14 marzo 1903 con Eve
lina, di Domenico Masola, marchese di
Trentola.
Figli: Antonietta, n. Napoli 16 dicembre
1903, spos. con Luigi Maria Ragazzi, uff.
superiore R. Marina; EMERICH, n. Napoli
2 luglio 1907; Maria Luisa, n. Napoli 1º
gennaio 1923 .
f. f. p. di s.
* VIDAU.
ARMA: D'argento
alla banda d'az
zurro caricata di
tre stelle d'otto
raggi del campo,
e accompagnata
in capo da un
cuore infiamma
to di rosso ed in
punta da una
torre al naturale
HAMMAM
di due palchi so
stenente un aquilotto di nero.
CIMIERO: Un leone al naturale, coronato
d'oro, nascente.
DIMORA : Roma.
Antica famiglia di Cujon in provincia di
Avignone e della quale parla Saint Allais
nel suo Nobiliaire de France, vol. III, pa
gina 151.
Per quanto originaria francese, è stata
sempre considerata come appartenente agli
Stati della Chiesa, come risulta da un Re
scritto di S. S. Pio VII, registrato in Cam
pidoglio il 2 settembre 1814.
Conta vari personaggi, di cui meritano
particolare ricordo : il conte STEFANO, che
una lapide murata nella chiesa di S. Fran
cesco di Paola in Civitavecchia, e dove si
vede scolpito lo stemma di Casa Vidau, ci
fa conoscere ch'egli nel 1680 costruì a sue
spese detto tempio; GIOVANNI ANTONIO,
che nel 1714 ottenne, per sè e suoi in in
Con D. P. 28 maggio 1927 fu riconosciu- finito, riconoscimento dell'avita nobiltà;
ta nel titolo di nobile (mf.) .
FRANCESCO, che l'8 maggio 1794 fu no
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro minato cavaliere da Luigi XVII e il 2 lu
PAGINA 900
glio 1803 creato conte da Pio VII in con
siderazione della spiccata posizione sociale
e del deciso attaccamento alla Santa Sede
Apostolica; il conte PAOLO, che nel 1862 ri
parò dalle ingiurie del tempo e restituì a
miglior forma la sopra ricordata chiesa, su
la quale la famiglia esercita tuttora il suo
giuspatronato; mons. ALESSANDRO, proto
notario apostolico e vicario curato perpe
tuo di S. Giovanni in Laterano, morto nel
1927.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
LETTERA V
potenziario di S. M. il Re a riposo, Gr.
uff. della Corona d'Italia e cav. dei SS.
Maurizio e Lazzaro, insignito di molti or
dini equestri esteri. Ha sposato in Brescia
il 10 maggio 1914 Marianna Buzzoni (n.
1894) .
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di GIAN FRANCO, di Angelo.
f. 1.
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. VIGEVANO (VESCOVO « PRO TEMPORE »).
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di GIULIO, di Alessandro, di Luigi, di A
lessandro, di Giovanni Antonio, medico
chirurgo, gr. uff. della Corona di Roma
nia.
Figli: PIETRO, n. 23 ottobre 1882, guar
dia nobile in ritiro di Sua Santità; France
sca, spos. a Luigi Piervitali; LUIGI, l. 29
luglio 1890, dott. in giurisprudenza, con
sole di Sua Maestà, cav. uff. della Corona
d'Italia e cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro,
e GIUSEPPE, n. 27 ottobre 1892, medico
ARMA: Del Titola
re pro tempore.
Condiplomadel
1'8 ottobre 1532
Francesco II Sfor
za infeudava il feu
do di Zeme, con
titolo comitale, al
la mensa di Vige
vano. Successiva
mente otteneva la
precitata
mensa
ARMA
DEL
TITOLARE
PRO TEMPORE"
chirurgo.
Cugino: AURELIO, di Giambattista, di nell'anno 1707 nuova investitura del feudo
Luigi.
Figli: SPARTACO ed Artorige.
* VIGANOTTI GIUSTI.
ARMA: Troncato
d'azzurro e d'oro
alla testa giova
nile di profilo al
naturale, attra
versante, sor
montata da tre
stelle d'argento
ordinate in fa
scia.
DIMORA : Brescia.
Famiglia origi
naria di Castelletto Ticino ora residente
in Brescia. Con R. D. 18 aprile 1920 e RR.
LL. PP. 9 luglio 1920 venne concesso il
titolo di conte, con diritto di trasmissione
ai maschi primogeniti, a GIOVANNI FRAN
CESCO (Gian Franco), n. a Milano il 6 apri
le 1880 da Angelo e Maria Anna Meardi,
dottore in giurisprudenza, ministro pleni
di Zeme, che nell'anno 1734 il Vescovo
e. b. u.
consegnava con titolo comitale.
Il Vescovo pro tempore è iscritto nel
l'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte di
Zeme.
* VIGLIETTI.
ARMA: D'azzurro,
al cervo al natu
rale, fermo nella
pianura erbosa
di verde, e trafit
to, nel ventre,
da una freccia,
d'argento, posta
in sbarra, ed ac
compagnato in
capo da tre stel
le di argento,
male ordinate.
DIMORA : Torino.
1. b.
Famiglia oriunda da Bagnolo. GIAMBAT
TISTA era ivi procuratore fiscale nel 1727;
il nipote di costui, GIAMBATTISTA, figlio del
LETTERAV
notaio MATTEO, era notaio in Bagnolo e fu
podestà di Cervere. Da Giambattista nac
que MATTEO, che ebbe le cariche di avvo
cato fiscale, di prefetto e il 26 dicembre
1825 fu nominato senatore di Piemonte. Il
4 febbraio 1840 ebbe la concessione del
titolo di conte. Dalle sue nozze con Luisa
Bonvicino ebbe per figlio GIOVANNI BATTI- VIGO.
STA († Torino, 9 agosto 1902). Costui spo
sò (1854) Adele, del barone Angelo Borbo
nese, e nacquero da queste nozze MARIO
CAMILLO (n. Torino, 29 marzo 1868) e MA
RIO EMILIO (n. Bagnolo, 7 luglio 1870).
Figli di Mario Camillo e di Vincenza, di
Emilio Sineo, sono: Maria, moglie del ca
pitano Edoardo Teodorani Fabbri, RICCAR
DO (n. 12 dicembre 1907) e Bona. Figli di
Mario Emilio e di Emilia, del marchese
Giulio Negrone, sono : GIULIO e Maria.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr), in persona
di MARIO CAMILLO, di Giovanni Battista,
di Matteo.
Figli: Maria, RICCARDO, Bona.
Fratello: MARIO EMILIO.
Figli: GIULIO, Maria.
VIGNOLA.
l. b.
ARMA: D'azzurro,
al leone d'oro.
DIMORA : Padova e
S. Zenone degli
Ezzelini
Antica famiglia
dell'Ordine dei Se
gretari della repub
blica di Venezia,
che dette a quella
funzione alcuni
notevoli cancellieri
ducali.
Seguendo le disposizioni governative che
aprivano i Consigli di Terraferma a mem
bri del suddetto Ordine, chiese ed ottenne
l'aggregazione alla nobiltà padovana nel
1679, facendo poi sempre regolarmente
parte di quel consesso. Fu confermata no
bile con S. R. 9 maggio 1829.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Padova) (mf.),
PAGINA 901
in persona di SEBASTIANO, di Luigi, di Se
bastiano Maria, di Pietro.
SEBASTIANO, di Luca, di Sebastiano Ma
ria, di Pietro.
Figli: BRUNO e Maria.
ARMA: D'azzurro
al leone d'oro af
frontato ad una
quercia, con un
tralcio di vite fo
gliato intorno al
tronco, nodrita
b. c.
nel terreno erbo
so, il tutto al
naturale.
DIMORA: Genova e
Catania.
Famiglia siciliana del secolo XVIII е
che si crede di origine genovese, ed insi
gnita del titolo di signore di Gallidoro del
quale l'ultimo investito fu GIUSTINIANO,
forse per donativo del 1806.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile dei signori di Gal
lidoro (mf), in persona di DOMENICo, di
Salvatore, di Giuseppe.
Fratello: ΑΝΤΟΝΙΝΟ.
Figli di Antonino: ERALDO e WLADI
MIRO.
GIUSEPPE, di Salvatore, di Giuseppe.
Fratelli: SALVATORE, GIOVANNI, RAIMON
DO, AGATINO.
Figlio di Giovanni: SALVATORE.
VIGONI.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'oro al
l'aquila di nero
coronata del
campo; nel 2º in
quartato di rosso
e d'argento alla
lettera V maiu
scola romana di
nero, attraver
sante sulla in
quartatura (Co
. S.
PAGINA 902
fra le due aste della
d'argento, guarnita d'oro, posta in palo
all'insù, col capo d'oro carico di un'a
quila di nero coronata del campo.
CIMIERO : L'aquila del campo nascente.
DIMORA : Milano.
Degli antichi feudatari, « de Vigono » si
hanno notizie abbastanza sicure del seco
lo XII. Galvano Fiamma (Chronicon ex
travagans et chronicon maius, editi da An.
tonio Ceruti in Miscellanea di Storia Ita
liana per cura della R. Deputazione di Sto
ria Patria, Torino, 1869, t. VII, p. 683)
li ricorda tra quei vassalli dei conti di An
gera che aiutarono Federico Barbarossa
per scuotere il giogio angerino. Ma le pro
fonde lacune che si riscontrano nella ge
nealogia di questa famiglia non permetto
no di affermare che gli attuali membri di
essa discendano « ab illis de Vigono », ele
vati al grado di « capitanei » dall'Enobar
bo. La genealogia accertata risale, infatti,
soltanto fino al secolo XVIII, cioè fino ad
un GIUSEPPE, abbiatico di quel FRANCE
sco Vigoni, noto come stampatore milane
se, al quale specialmente si deve la pub
blicazione dell'Ateneo dei Letterati Mila
LETTERA V
dice Aral. Lom
bardo, pag. 91).
Alias: Troncato :
nel 1º d'oro al
l'aquila di nero
coronata del
campo; nel 2º in
quartato di rosso
e d'argento alla
lettera V maiu
scola romana di
nero , attraver
sante sulla in
quartatura, e fra
le due aste della
lettera una spada
d'argento, guar
nita d'oro, posta
in palo all'ingiù.
Alias: Inquartato
di rosso e d'ar
gento alla lette
ra V maiuscola
romana di nero,
attraversante su
l'inquartatura, e
lettera una spada
nesi del Piccinelli fatta nel 1670. Giusep
pe diè i natali ad ANTONIO. Questi, insie
me con Antonio de Pecis, suo cugino, il
1.º maggio 1757 fu immesso nel possesso
del feudo di Massalengo nel contado di
Lodi, con la facoltà di succedere al cugino
ed il cugino a lui, come dal diploma 20 no
vembre 1756 dell'imperatrice Maria Tere
sa. Essendo nel 1771 venuto a morte senza
eredi Antonio de Pecis, Antonio Vigoni,
con sentenza 4 giugno 1772 del Senato di
Milano, fu riconosciuto unico possessore
del feudo. Nello stesso anno, il 3 ottobre,
fu descritto nel Catalogo dei Feudatari e
confermato nell'antico uso dello stemma
gentilizio, che fu delineato nel Codice A
raldico Lombardo (pag. 91). PAOLO, GAE
TANO E LUIGI, suoi figli, avuti da Giulia
Bonati di Pavia, ottennero poi la conferma
dell'antica nobiltà con Sovrana Risoluzio
ne 19 novembre 1816.
Il predetto PAOLO (n. 1756, † 22 maggio
1821) sposò la nobile Giuseppa Majnoni,
di Ignazio. Tra gli altri figli la nobile
consorte gli diede il figlio IGNAZIO, n. a
Milano, S. Francesco da Paola, il 22 lu
glio 1808, il quale nel 1836 (Milano, San
Tomaso, 17 luglio) sposò la nobile donna
Luigia Vitali, del fu Carlo, vedova Mylius.
Da questo matrimonio nacquero : 1) Giu
LIO, n. a Sesto S. Giovanni il 12 settem
bre 1837 e morto a Laveno il 17 luglio
1926, senatore del Regno; 2) Enrichetta,
n. Milano, S. Tomaso, 21 gennaio 1842 г
morta il 3 maggio 1897, sposata il 1° mar
zo 1868 al maggior generale Carlo Medici
di Marignano; 3) GIUSEPPE, n. Sesto San
Giovanni, 9 luglio 1846; † 15 febbraio
1914; sposato nel 1904 con Catulla Mylius,
ingegnere, consigliere comunale e assesso
re di Milano (1883-84), indi sindaco della
città nel 1892 e senatore del Regno nel
1900; 4) Teresa, n. Milano, S. Tomaso, il
23 maggio 1851; † Laveno, 11 luglio 1882;
in Manati.
L'unico superstite della famiglia è IGNA
zio, figlio del predetto Giuseppe e di Ca
tulla Mylius, n. a Laveno il to agosto
1905, il quale è iscritto nell'Elenco Ufficia
le Nobiliare Italiano coi titoli di nobile
(mf.), signore di Massalengo (mpr) e trat
tamento di don e donna.
f. f.
LETTERA
* VILLA.
d'oro.
Мотто : Тenaciter et constanter.
DIMORA : New York, U. S. A., 18 East,
72nd Str.; Torino, via Legnano, 40; Vil
lanova d'Asti (prov. d'Alessandria).
Famiglia molto antica, originaria da
Chieri, fiorita e diramata largamente nel
territorio, con memorie sicure risalenti al
secolo XIII. Per investitura del vescovo di
Torino, del 22 agosto 1477, i Villa erano
signori di Santena; e di lì appunto datano
le prime memorie della famiglia attuale,
superstite all'altra grande famiglia di que
sto nome che salita più tardi ai fastigi di
una larga titolatura nobiliare e delle più
alte cariche civili e militari, si estinse non
ha guari, sulla fine del secolo XIX. Che i
Villa attuali, provenienti anticamente da
Santena, siano, pur tra le nebbie dei teni
pi remoti, una propaggine dei Villa di
Santena, del secolo XV, è tradizione stori
ca attendibilissima, poichè è risaputo che
le famiglie signorili dell'età di mezzo fio
rivano e diramavano dove erano le loro
ragioni di interessi e di giurisdizione; e si
creava così, fra i consorti della signoria, il
piccolo comune rurale. Del resto l'unità
di luogo, di tempo e di nome è qui, secon
do il grande principio muratoriano, crite
rio saldissimo per affermare l'unità di
schiatta e di sangue. In seguito, la fami
glia si trasferisce da Santena a Valfenera,
a Villanova d'Asti ed a Torino, dove la
vecchia tradizione risorge vigorosa per in
signi benemerenze civili, e S. M. il Re la
consacra per sempre con la concessione del
titolo trasmissibile di conte (R. D. 29 lu
glio 1923) e del predicato di Villarampari
(R. D. di motuproprio 15 agosto 1925).
PAGINA 903
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
ARMA: Sbarrato di
azzurro e d'oro,
le sbarre d'az
zurro cariche di
una stella (6) di
argento, ciascu
na ordinata ri
spetto alle altre
in banda; col ca
po di rosso, ca
rico di una cro
cetta scorciata,
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.) e col predi
cato di Villarampari (mf.), in persona di
ALFONSO, di Carlo Domenico Francesco,
ed è rappresentata dal conte ALFONSO IRE
NEO PIETRO, di Carlo Domenico Francesco,
n. Villanova d'Asti, 9 marzo 1875, spos.
Elena de Roig Lippincott.
Figli: Elena Teresa, Consuelo Vittoria,
ANTONIO Lippincott, Francesca Lippin
cott.
* VILLABRUNA.
ARMA: Inquarta
to: nel 1º e 4º
d' azzurro alla
stella di otto
raggi d'oro; nel
2º e 3º d'oro al
la torre di pie
tra al naturale
merlata alla ghi
bellina; sul tut
to di rosso allo
scaglione d'arg.
DIMORA: Feltre.
m. z.
MMM
Antichissima famiglia di Feltre che figu
ra fra le più insigni, ascritta da tempo re
moto a quel nobile Consiglio sin dal 1557.
Un ramo fu infeudato della giurisdizione
delle Ville di Adeliacco e Primulaco
con
titolo comitale concesso dalla veneta Re
pubblica il 26 dicembre 1648.
Rinunciò alla giurisdizione nel 1737 pur
conservandone il titolo e ricevendo in cam
bio alcuni carati del condominio della
Frattina nel Friuli. Fu confermata nobile
con S. R. A. 6 maggio 1821 e riconosciuta
tale con D. M. del 1880.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (di Feltre) (mf.),
conte di Adeliacco e Primulaco (m.), con
signore della Frattina (m.), in persona di
DANTE, di Vito Guido, di Dante, di Giu
seppe, di Antonio.
Fratelli: BRUNO, Luisa, Elisabetta, CAR
LO, Bianca, Renata Bianca, Giulia.
Prozio: LUIGI, di Giuseppe, di Antonio.
b. c.
PAGINA 904
VILLABRUNA.
con S. R. A. 6
maggio 1821.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Feltre) (mf.),
in persona di ANTONIO, di Giacomo, di
Valeriano.
Figli: GIACOMO, FRANCESCO.
VILLADICANI vedi MANNAΜΟ.
* VILLAFRANCA SOISSONS.
ARMA: Partito; a
destra : d'oro al
l'aquila di nero;
a sinistra di
Soissons, che è
d'azzurro a tre VILLANI.
gigli d'oro, col
bastone di rosso,
scorciato, posto
in banda ed in
abisso.
DIMORA : Torino e
Merano.
S. A. R. il Principe Eugenio di Savoia
Carignano, conte di Villafranca (n. Parigi,
14 aprile 1816; † Torino, 15 dicembre
1888) sposò morganaticamente (1863) Feli
cita, di Matteo Crosio da Vercelli. Il Re
Umberto I con due RR. LL. PP. 14 set
tembre 1888 convalidò questo matrimonio,
concedette il cognome Villafranca Sois
sons, il titolo di conte e lo stemma a Feli
cita Crosio e ai figli e loro discendenti.
Nacquero da queste nozze : Maria (n.
Varese, 13 maggio 1866), che sposò (1892)
Edoardo dei baroni Nasi; Gabriella (n. To
rino, 23 luglio 1867), che sposò (1900) il
conte Giulio Cesare Marenco di Moriondo;
LETTERA V
GIUSEPPE (n. Torino, 29 gennaio 1869; †
ARMA : D'azzurro
alla stella di ot
to raggi d'oro.
DIMORA : Feltre.
Ramo della pre
cedente famiglia,
che fu pure ascrit
ta al nobile Con
siglio di Feltre e
confermata nobile
b. c.
Torino, 27 gennaio 1870); Eugenia (n. To
rino, 26 gennaio 1872), che sposò (1893) il
marchese Giacomo Groppallo; FILIBERTO
(n. Torino, 16 marzo 1873); EUGENIO (n.
Torino, 15 febbraio 1875; † ivi, 23 luglio
1876) ; VITTORIO EMANUELE (n. Torino, 10
maggio 1876); Annunziata (n. Torino, 26
marzo 1879; † Rivoli, 16 novembre 1887)
e EUGENIO (n. Torino, 31 maggio 1880).
Il conte Filiberto sposò (1891) Clotilde
Fauda e furono suoi figli: Emanuela (n.
Milano, 8 luglio 1899), la quale sposò
(1925) Giovanni Drugman; EUGENIO (n.
Torino, 30 ottobre 1902); GIUSEPPE (n. To
rino, 2 luglio 1904); Maria Clotilde (n. To
rino, II febbraio 1906); Gabriella (n. To
rino, 20 dicembre 1907); EMANUELE FILI
BERTO (n. Torino, 27 agosto 1909); UMBER
To (n. Nizza, 22 maggio 1912) e VITTORIO
EMANUELE (n. Nizza, 2 ottobre 1913).
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mf.), in persona
di FILIBERTO.
Fratelli: Maria in Nasi, Gabriella vedova
Marenco di Moriondo, Eugenia in Grop
pallo, VITTORIO, EUGENIO.
l. b.
ARMA: Di rosso, a
tre ròcchi d'oro,
col
capo dello
stesso.
DIMORA : Firenze.
Capostipite di
questa famiglia pi
stoiese è un VIL
LANO, padre di
VINCIGUERRA , un
pronipote del qua
le, JACOPO, d'Anto
nio, di Matteo, fu gonfaloniere di Pistoia
nel 1473, del pari che il figlio GIOVANNI
nel 1503 e il nipote JACOPO, risieduto nel
Supremo Magistrato nel 1517 e poi anco
ra per due volte (1527 e 1554) insignito
del gonfalonierato.
Da lui derivarono tre linee, tutte ascrit
te al patriziato pistoiese con decreto
aprile 1755, e cioè :
14
LETTERAV
a) quella di GIO. BATTISTA, padre di
FRANCESCO, ricevuto nel 1574 cavaliere per
giustizia nel S. M. Ordine di Malta, e di
MARCO ANTONIO, di cui fu ultimo discen
dente MARCANTONIO, di Domenico, sposato
nel 1745 ad Agnese Battistini;
b) quella di Vincenzo, che si estinse
dopo cinque generazioni con VINCENZO,
del cav. PIERMARIA, d'altro Vincenzo;
c) quella di GIOVANNI, « Operaio di
S. Jacopo » nel 1558, padre di CLAUDIO,
gonfaloniere nel 1631, da cui nacque CAR
LO, Operaio di S. Jacopo nel 1681, che ge
nerò FLAMINIO, gonfaloniere nel 1692,
padre di CARLO, egualmente gonfaloniere
nel 1749, dal quale vennero : il canonico
JACOPO, Lisabetta e GIOVANNI.
Da Carlo Giuseppe, di Giovanni, nac
quero BENEDETTO TOMMASO (n. 1798), GIU
SEPPE JACOPO e GIOVAN GIUSEPPE, padre
di FRANCESCO Tommaso (n. 1827), da cui
Emilia, attuale rappresentante della fa
miglia.
Varii soggetti di questa stirpe furono
ammessi nell'Ordine Stefaniano, come JA
COPO, di Francesco (1570), ULISSE, di
Claudio (1627), PIERMARIA, di Vincenzo
nello stesso anno e un altro PIERMARIA,
del tenente Vincenzo Maria (1689).
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Pistoia (mf.),
in persona dei discendenti da Giovan Giu
seppe, di Carlo, di Giovanni, di Carlo, ed
è rappresentata da EMILIA, di Francesco
Tommaso, di Giovanni, in Carones.
g. d. a. v.
VILLANI.
ARMA : Troncato
da una fascia
convessa di ros
so : nel 1º d'ar
gento all'aquila
bicipite, nascen
te, di nero, coro
nata d'oro e sor
montata da tre
stelle di otto rag
gi dello stesso,
male ordinate;
nel 2º di verde ad un aratro al naturale
posto in fascia.
PAGINA 905
DIMORA: Reggio Emilia ed Albinea, Ber
gamo e Bologna.
La famiglia Villani, detta anche in anti
co De' Vellani è oriunda da Gubbio, da
dove pare si trasferisse in Reggio E. fin
dal 1272 con TIBERIO, che in quell'anno fu
podestà di Reggio.
Nel secolo XVII il capitano MARCANTO
NIO De' Velani, n. a Reggio il 28 agosto
1660, sposò Flerida degli Averoldi, reggia
na. Un ANTONIO Vellani, letterato, appar
teneva alla fine del secolo XVII all' « Acca
demia degli Accesi », e forse è questo stes
So. Ebbe due figli : il capitano MICHELE
ARCANGELO, da cui PIRAMO ANTONIO, col
quale pare si sia estinto questo ramo, e Pr
RAMO, colonnello comandante le truppe fo
rensi, n. a Reggio il 4 gennaio 1685, che
continuò la famiglia. Suo figlio PELLEGRI
NO fu pure colonnello comandante. Fu
scrittore e lasciò un Compendio dei mira
coli della B. V. della Ghiara di Reggio in
sieme con Giovanni Miari. Scrisse pure
delle rime e un sonetto sul Mauriziano ri
portato dal Guasco.
Ebbe parecchi figli : LUIGI, morto in
gioventù; Francesca, che pare morta nu
bile; PIETRO, chierico, morto a Reggio nel
maggio 1849, ed il primogenito GIUSEPPE,
che continuò la famiglia. Egli è indicato
coi titoli di nobile e cavaliere, già concessi
alla famiglia, ed era pure colonnello
co
mandante. Morì nel 1833 annegatosi men
tre a cavallo traversava di notte un rio
gonfio di acque per fare ritorno alla Sua
villa di Monte Gajo, in territorio di Muc
ciatella. Lasciò parecchi figli, di cui conti
nuarono la famiglia formando i quattro 1a
mi tuttora viventi : TIBERIO, MARC'ANTO
NIO, PIRAMO e FRANCESCo, oltre ad una fi
glia, Anna, sposata al capitano Luigi Vari
dei Dragoni del Duca.
Tiberio, n. il 30 luglio 1820 a Monte
Gajo, villeggiatura della famiglia e morto
in Villa S. Pellegrino di Reggio E. il 27
ottobre 1898 : laureatosi in legge a Modena
nel 1847, il diploma gli fu conteso dal Go
verno ducale, perchè « era in voce di libe
rale ». Nel 1848 combattè da valoroso a
Governolo e fu menzionato all'ordine del
giorno dal suo colonnello, poi generale,
Fontana. Ma non fu solo buon patriota,
ma anche un carattere, e, tornato il duca di
4
PAGINA 906
Modena, esulò, poi si stabili a Lipsia, dove
frequentò l'Università. Rimpatriato, inse
gnò la lingua tedesca, che aveva studiata
ed appresa assai bene. Fu amico di Nico
mede Bianchi e Luigi Chiesi, coi quali la
vorò per la redenzione d'Italia, e nel 1859
fece parte del Governo provvisorio. Fu
membro del Comitato d'arruolamento dei
<< Cacciatori della Magra » e capitano della
Guardia Nazionale. Fu incaricato da En
rico Cialdini dell'acquisto di migliaia di fu
cili per la guerra imminente. Il dittatore
Carlo Farini lo nominò Intendente di Fi
nanza; ma egli non volle accettare. Accettò
invece, in seguito, il modesto impiego di
economo dell'Istituto Omozzoli Parisetti in
Reggio E., e nel 1875 ebbe la cattedra di
lingua tedesca nel R. Istituto Tecnico. La
sciò ricordo di ottimo e amoroso insegnan
te, di carattere sereno e forte, come fu vi
goroso del corpo. Pubblicò parecchie tra
duzioni dal tedesco : Lo stato del Misuri,
di F. Munch, e Storia della cultura e dei
costumi del popolo tedesco, di Gio. Scheer.
Fu degnamente commemorato da Naborre
Campanini, e da lui sono tratte queste no
tizie. Ebbe parecchi figli.
MARC'ANTONIO sposò Gambarelli Matil
de, ed ebbe 5 figli maschi. Primogenito fu
GIUSEPPE, morto a Reggio il 28 ottobre di Pellegrino.
1929, direttore del Ricovero di Mendicità.
Era stato per molti anni a Bologna al tem
po del Carducci redattore-capo del Resto
del Carlino, amico di Enrico Panzacchi e
del poeta Olindo Guerrini. Fu uomo colto
e appassionato di studi letterari e storici, e
lasciò parecchi scritti di memorie patrie,
collaborando in riviste storico-letterarie.
Maestro ALESSANDRO, di Piramo, di Giu
seppe, morto in Reggio E. nel luglio 1922,
fu cultore di studi storici della sua città, e
appartenne alla Deputazione di Storia Pa
tria. Lasciò parecchie pubblicazioni, fra
cui : Le vie di Reggio e Don Giuseppe An
dreoli, la prima vittima di Francesco IV
Duca di Modena.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di cavaliere (m.) per i disc.
da Giuseppe, di Pellegrino (1796), e cioè :
Ramo di Tiberio.
Lavinia, di Tiberio, di Giuseppe, ved.
del musicista maestro Guglielmo Mattioli,
residente a Bergamo.
LETTERA V
Sorelle: Adele, spos. allo scultore prof.
Umberto Bedotti, resid. a Bergamo; Virgi
nia, ved. Ferretti prof. dott. Angelo, resid.
a Reggio Emilia.
Ramo di Marc'Antonio.
GIORGIO, di Marc'Antonio, di Giuseppe,
di Pellegrino, n. Albinea nel 1863, spos.
con Emma Bassi.
Figli: MARCO, n. nel 1893 ad Albinea;
IGINO, geometra; ALBERTO, ingegnere;
GIUSEPPE; EGIDIO; ENNIO, dottore; Maria;
Paolina; Matilde in Menozzi; Alberta.
Fratello: CARLO, n. Albinea nel 1869,
spos. con la sig. Emma Chierici; avvocato.
Figli: MARIO, n. nel 1907, geometra;
Carla; Olga, spos. all'ing. Giulio Cesare
Magnavacchi.
Figli del fratello † Giuseppe: UOMO, PIE
TRO, Maria in Gorini, Matilde.
Ramo di Piramo.
RENATO, di Alessandro, di Piramo, di
Giuseppe, di Pellegrino, n. 23 settembre
1889, spos. il 30 marzo 1911 con Luisa
Righi. Figlia: Laura.
Fratello: EDMONDO, n. 7 aprile 1892,
spos. con Irma Migliazza.
Figlia: Anna Maria.
Ramo di Francesco.
MELCHIADE, di Francesco, di Giuseppe,
Figli: Anna Cinzia, PELLEGRINO.
a. c. c.
VILLANO.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'azzurro
alla branca di
leone d'argento;
nel 2º d'argento
alla testa di leo
ne d'azzurro.
DIMORA : Roma,
viale Mazzini ,
Ν. 55.
Famiglia origi
naria dalla città di
Cava, dove nel sec. XII otteneva investitu
ra del feudo di Aiello; ai primi del sec. XV
passava in Sanseverino e quindi in Napoli,
ove ricoperse alti uffici di magistratura. Fu
decorata del titolo di duca di Roscigno e
Sacco, in Principato Citra, titolo concesso
LETTERAV
a GIUSEPPE Villano 1'8 ottobre 1621, pas
sato poi per successione femminile nella
famiglia Albito Carafa con Eleonora († 24
dicembre 1853), moglie del nobile Gio.
Battista Gattola de Martino, e da questa
nella famiglia Patroni Griffi.
Venne ricevuta per giustizia nel S. M.
Ordine di Malta dal 1586 con GIACOMO (Ar
chivio di Stato Napoli, vol. 26, Priorato di
Capua, e Archivio Ord. diMalta, 4865, a);
e nel 1602 come quarto della famiglia Pa
gano (Arch. Stato Napoli, vol. 28, Priora
to di Barletta) .
Venne aggregata al patriziato napolitano
nel Seggio di Montagna ed ascritta poi.per
R. D. 24marzo 1851, in linea di reintegra,
al Libro d'Oro napolitano. Fu decorata
dall'anno 1591 del titolo di marchese della
Polla, che, ricaduto alla corona per estin
zione della linea feudale, venne, con RD.
27 dicembre 1854, rinnovato e riconcesso a
CARLO Villani, barone di Battiferano (n.
1793, † 2 febbraio 1859), al quale successe
il figlio primogenito GAETANO (n. 27 otto
bre 1827, † 1° aprile 1878), al quale, essen
do morto senza discendenza, successe il
fratello secondogenito GIOVANNI BATTISTA
(n. 13 luglio 1831, † 1913).
Un ramo di questa famiglia, oggi estin
to, aveva pretenzioni ad un titolo di conte,
del quale, in data 13 dic. 1796, fu preso
nota nel R. Cedolario di Principato Citra,
in occasione del feudo di Nocera, nel cui
territorio la famiglia Villani possedeva un
suffeudo denominato Pizzoni; titolo che
venne riconosciuto con R. Rescritto 10
gennaio 1851 in persona di Giulio Villa
no, n. 1809, † 21 agosto 1870 senza
di
scendenza.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese della Polla
(mpr.), barone di Battiferano (mpr.), ра
trizio napolitano (m.), in persona di Lui
GI, n. Napoli 1º febbraio 1879, di Giovan
Battista (n. 13 gennaio 1831, † 8 febbraio
1913), di Carlo, e di Maria Marin.
Sorelle: Beatrice, n. Napoli 5 giugno
1856; Laura, n. 24 giugno 1858, spos. 23
settembre 1879 con Pietro Paolo Salomé.
Altro ramo
iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. col titolo
di nobile (pers.), in persona della nipote
ex fratre di Nicola, ascritto con R. Re
PAGINA 907
scritto 5 luglio 1850 al Libro d'Oro napoli
tano : Maria Luisa, di Dionisio, di Federi
co, in Mariani.
f. f. p. di s.
VILLANOVA D'ASTI (Alessandria).
(COMUNE).
ARMA: Di rosso, al
leone d'argento.
L'II genn. 1524
la comunità di Vil
lanova d'Asti veni
va infeudata, con
titolo signorile, di
punti del feudo di
Dusino, che cedet
te poi in parte ai
Baudrano e ai Fer
rero.
Successiva
mente la comunità di Villanova d'Asti ve
niva investita il 10 maggio 1603 e il 22 giu
gno 1742.
Il Comune è iscritto nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di signore di Dusino.
* VILLARAGUT (VILLARAUT) .
ARMA : Fasciato di
azzurro e di ros
so di otto pezzi.
Alias: Fasciato di
argento e di ros
so di 8 pezzi.
DIMORA : Salemi.
Famiglia di ori
gine catalana pas
sata in Sicilia con
un RAIMONDO, fi
glio di un BEREN
GARIO, valoroso ge
nerale della squa
dra delle galere di
re Pietro III d'A
ragona e che ebbe
il dominio della
città di Salemi e
le baronie di Priz
zi e Palazzo Adria
no, di Calamonaci
ed i feudi Raismal
muni. Ebbe anche
il titolo di barone
l. b.
PAGINA 908
di S. Biagio, di barone di Mandolia e Gial
doneri, titoli riconosciuti nel regno d'Ita
lia.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di barone di S. Biagio, di
Mandolia e Gialdonieri (mpr.), (ric. D. M.
8 giugno 1898), in persona di GIUSEPPE,
di Domenico, di Giuseppe, n. Salemi, 7
novembre 1895.
Fratello: SALVATORE, n. Salemi, 27 mar
zo 1905 e a favore del quale, per refuta del
fratello Giuseppe, con R. D. 10 marzo e
RR. LL. PP. 23 giugno 1927 furono rin
novati i titoli di nobile dei baroni di San
Biagio, di Mandolia è Gialdoneri (mf.), е
di barone di S. Biagio (mpr.).
V. S.
VILLARDITA vedi VELARDIΤΑ.
* VILLARUEL o VILLAROEL.
ARMA : D'azzurro
a tredici bisanti
d'argento, ordi
nati 3-3-3-3-1.
DIMORA : Catania,
Palermo e Spa
gna.
Famiglia del se
colo XVII, di ori
gine spagnola, e
trasferitasi a Cata
nia. Ebbe il titolo
di barone di S. Calogero riconosciuto con
D. M. del 1902.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di S. Calogero
(mpr.), in persona di GIUSEPPE, di Fede
rico, di Giovanni.
Figli: FEDERICO E FILIPPO.
Fratelli: GIAN BATTISTA E LUIGI.
Figli di Gian Battista: FEDERICO, Giu
seppa in Beretta, Agatina in Sapuppo, An
namaria ed Emilia.
Figli di Luigi: FEDERICO, Giuseppa, Bri
gida e Angela.
Cugini (figli di Giuseppe, di Giovanni) :
GIOVANNI, IGNAZIO E PLACIDO.
Figlio di Giovanni: GIUSEPPE.
Figlio di Ignazio: GIUSEPPE.
LETTERA V
Zio: MICHELE, di Giovanni.
Figlie di Michele: Giulia e Marianna.
U. S.
* VILLE (DE LA) SUR ILLON.
ARMA: Inquarta
to: nel r° d'oro
alla banda di
rosso, carica di
tre aquilotti di
argento ed at
traversata da un
lambello di az
zurro; nel 2º di
rosso all' aquila
d'argento , coro
nata d'oro; ne!
3º bandato d'azzurro e d'oro, con la bor
dura di rosso ed il quartier franco d'ar
gento; nel 4º d'oro alla banda di rosso,
carica di tre aquilotti d'argento; sul tutto
d'oro alla croce di rosso, con il capo di
verde carico di una banda d'argento so
praccaricata di tre rose di rosso. (D. M.
12 marzo 1913).
DIMORA : Napoli.
Nobile famiglia, originaria dalla Fran
cia e propriamente dalla Lorena. Prese il
nome dalla Signoria de la Ville sur Illon,
presso Mirecourt.
Scrive di questa famiglia Saint Alleis,
nel Nobiliaire de France, 1876, nominando
JEAN O JANIN, come primo signore de Ville,
cavaliere, vivente nel 1149, ricordato pure
dall'Abate di Verdun nel suo Cartulaire,
art. 38.
Un ramo di questa famiglia si portò in
Italia con SAVARY de la Ville sur Illon, se
condo figliuolo di Gilberto, e si stabili
Quiners, in Piemonte. Ivi contrasse nobili
a
parentele, e fu ricevuto nel S. M. Ordine
di Malta; ebbe cavalieri nell'Ordine di San
Maurizio ed un vescovo d'Ivrea.
Si divise in tre linee principali: quella
di Alsazia e di Napoli discende da ANDREA,
terzo del nome, conte de Ville, secondo fi
glio di Antonio (1530). Ed in Napoli si di
stinse ALESSANDRO FRANCESCO, conte de la
Ville sur Illon, colonnello al seguito del re
di Napoli, Giuseppe Napoleone, che fu,
poi, comandante della Fabbrica d'armi
Torre Annunziata. Sposò, nel 1810, Maria
a
LETTERA
Giuseppa di Dino, e morì il 29 marzo
1854. Da questo matrimonio nacquero : A
LESSANDRO nel 1811, e BARTOLOMEO nel
1814, diplomatico del re di Napoli, poi mi
nistro plenipotenziario del re d'Italia. Morì
in servizio, durante la sua missione diplo
matica nel Venezuela, il 13 luglio 1871.
È degno ancora di memoria il conte Lu
DOVICO, n. 11 aprile 1846, † il 15 maggio
1919, noto e valoroso cultore di storia e bi
bliotecario della Società di Storia Patria di
Napoli.
Fu riconosciuto, in Italia, nel diritto di
usare il titolo di conte per tutti i maschi,
con D. M. 12 marzo 1913.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (m.), ed è rappre
sentata da ALESSANDRO, n. 6 gennaio 1877,
ufficiale volontario nel Corpo automobilisti
nella grande guerra italo-austriaca, di
Francesco (n. 1842, † 1916) e di Maria de
Augustinis.
Fratello: CARLO EMANUELE, n. 14 marzo
1878, tenente colonnello di Fanteria, deco
rato di medaglia d'argento al valor milita
re, vice-prefetto a riposo, spos. 23 agosto
1912 con Elena Oliva.
Figli: FRANCESCO, n. 6 giugno 1913; GIU
LIO, n. 3 aprile 1921.
f. f. p. di s.
* VIMERCATI SANSEVERINO.
ARMA: Inquarta
to : nel 1º e nel
4° bandato di
rosso e d'oro al
capo d'azzurro
carico di due
stelle di otto
raggi d'oro; nel
2º e 3º d'argen
to alla fascia di
rosso con la bor
dura di azzurro
carica di otto rose d'oro : 3, 2, 3.
DIMORA : Navacchio (Pisa) e Vaiano Cre
masco.
La famiglia dei Vimercati è indubbia
mente una delle più antiche di Lombardia.
Moltissimi sono gli individui che portano
quel nome e che si trovano in documenti
PAGINA 909
prima del Mille. La genealogia stessa della
famiglia, che più tardi doveva unire al
proprio un altro nome glorioso di schiatta
meridionale, ha le sue radici sicure in tem
pi assai remoti, precisamente verso la me
tà del secolo XI.
UBERTO da Vimercate viveva infatti in
Milano attorno al 1050 e suo figlio Teu
DALDO appare in una donazione fatta alla
chiesa di S. Fedele nel giugno 1095, indi
nel 1104 con un figlio, pure di nome TEU
DALDO, e con altro ALCHERIO, figlio di O
bizzone, forse fratello di Uberto, in una
donazione di beni in Vimercate ai canonici
di quella Pieve; infine in un documento
del 1147 quale padre di ALCHERIO, che fu
valoroso condottiero di truppe milanesi, a
capo delle quali si battè strenuamente
a
Cassano d'Adda nel 1158, ma cadde nelle
mani nemiche e morì in prigionia. Figlio
di costui fu un altro celebre milanese del
suo tempo, PINAMONTE, il quale, come si ri
cordava in una iscrizione sopra un arco di
Porta Romana in Milano, era console del
la sua città all'epoca della riedificazione
( 1171) dopo la devastazione fattane dal
Barbarossa. Lo storico Corio gli mette in
bocca un ampolloso discorso quale anima
tore della Lega di Pontida; falso certamen
te il discorso ma non il suo intervento al
convegno dei congiurati lombardi. Come
rappresentante di Milano egli sottoscrisse
alla Pace di Costanza e al successivo Trat
tato di Reggio (1185).
Da questo illustre uomo del nostro glo
rioso Medioevo incomincia la documentata
genealogia dei vari rami dei Vimercati,
cittadini di Milano e di Crema, che pri
meggiano nella loro patria. Il ramo che si
stabili definitivamente in Crema si molti
plicò anch'esso in molte linee ed ebbe pa
recchi personaggi che si distinsero nella
milizia, nella magistratura e nella carriera
ecclesiastica.
Fra i personaggi cospicui che si ricor
dano, PIETRO fu uno dei quattordici fonda
tori dell'Ospedale di Porta Ripalta in Cre
ma nel 1351. Furono docenti all'Università
di Pavia TADDEOLO nel 1382 e GIOVANNI nel
1446. GASPARE, commissario della Repub
blica di Milano in Crema nel 1447 quando
questa città aveva rivendicato la sua liber
tà, fu « il primo ad inchiodare le artiglierie
PAGINA 910
nemiche » quando il Malatesta strinse Cre
ma d'assedio, ma sembra che il suo gover
no fosse molto duro, perchè dopo la resa
della città a Venezia egli venne espulso dai
cittadini cremaschi (1449). NICOLÒ, figlio
di SERMONE il Vecchio, fu cavaliere di mol
to pregio, militò sotto Braccio da Montone
e condusse cavalli e fanti della Repubblica
di Firenze (morì nel 1447). Ancor più ce
lebre un altro GASPARE, consigliere e con
dottiero di Francesco Sforza nella spedi
zione contro Genova nel 1464 e in Francia
nel 1465 nella guerra detta « del Pubblico
Bene ». Furono segretari, vicari ed amba
sciatori di Milano LUIGI il Vecchio, amba
sciatore dei cremaschi a Venezia e a Ro
ma, morto nel 1452; RAFFAELLO, fratello
di Gaspare, e TADDEO, inviato a Venezia
nel 1490.
FRANCESCO fu podestà di Mantova, di
Reggio e di Firenze; durante un suo secon
do soggiorno a Mantova condusse in mo
glie una Malatesta; viveva ancora nel 1487.
AGOSTINO, detto il Vecchio, fu Luogote
nente della città di Gubbio, indi podestà
a Ravenna, magistrato straordinario del
Ducato di Milano; morì nel 1517. LODOVI
co, Capitano dei cavalleggeri sotto la Re
pubblica di Venezia, si comportò valorosa
mente in più battaglie e nella giornata del
Taro rimase gravemente ferito. SCIPIONE
fu colonnello di Carlo IX di Francia.
Nel 1528 SERMONE Vimercati (il giova
ne), figlio di Giovanni Pietro, dottore, ca
valiere e conte favorito da Papa Giulio II,
dal quale ebbe per sè e discendenti am
plissimi privilegi, sposò Ippolita Sanseve
rino, figlia di Ugo, Senatore del Ducato di
Milano e Generale di Galeazzo Sforza.
Alla vasta possessione di Palazzo Pigna
no dei Vimercati si unì allora una buona
parte del confinante contado di Pandino,
portato in dote dalla figlia di Ugo, ed al
nome Vimercati, dopo quella unione, si
aggiunse quello di Sanseverino.
Erano costoro di antichissima famiglia
napoletana di origine normanna. Nel seco
lo XV, che fu per l'alta Italia un secolo di
dure prove guerresche, si trasferirono in
Lombardia, avidi di onori, di potere e di
gloria delle armi parecchi signori dell'Italia
Meridionale. Tra questi i Sanseverino, il
più celebre dei quali fu ROBERTO (1418-88),
LETTERA V
e
figlio di Leonetto e di Elisa di Muzio
Sforza, primo conte di Caiazzo, condottie
ro dapprima di Galeazzo Maria Sforza
poi della Repubblica Veneta, morto affo
gato a Calliano mentre, coperto della gre
ve armatura, passava a nuoto l'Adige in
un feroce combattimento contro le milizie
dell'imperatore Massimiliano. Fu sepolto
con alti onori nel Duomo di Trento, ove
ancora oggi vi si ammira la bella tomba,
mentre la sua armatura trovasi nel Museo
Imperiale di Vienna.
GALEAZZO, uno dei suoi figli, fu capita
no di Lodovico il Moro, il quale nel 1495
lo mandò contro i Francesi in Asti. Nel
1490 lo stesso duca gli aveva dato in mo
glie sua figlia naturale Bianca Sforza, che
morì nel 1496. Incaricato nel 1499 di fron
teggiare i Francesi guidati dal Trivulzio,
defeziond, ma l'anno appresso ritornò
a
Lodovico e fece il trionfale ingresso in Mi
lano col cardinale Ascanio e quattromila
Svizzeri. Tramontati gli Sforza passò ai
Francesi e dal re di costoro fu creato Gran
de Scudiere e Cavaliere di S. Michele. Mo
rì nella battaglia di Pavia nel 1525.
Il cugino UGO, figlio di Jacopo e marito
di Beatrice Zurla, fu anch'esso capitano
agli ordini degli Sforza, i quali, tra l'altro,
per ricompensare i Sanseverino di tanti
servigi loro prestati, concedettero, a titolo
d'onore e di distinzione, di portare le in
segne dei tre anelli incrociati.
Questa la famiglia alla quale si era al
leato Sermone, che fu anche Senatore di
Milano ed uno del Magistero sopra tutte
le entrate del duca Francesco con provvi
sione di mille ducati all'anno. Splendidis
simo signore, volle che la sua casa pri
meggiasse, ed ospitò tutti i principi e si
gnori di passaggio per Crema « si come fu
al Duca Francesco il quale mentre gli Spa
gnoli tenevano occupata la città di Mila
no vi alloggiò due volte », così Alemanno
Fino, che racconta lo sfarzo di questo si
gnore e di Ippolita, sua moglie, che fu es
sa pure chiarissima donna.
Suo figlio MARCANTONIO, detto anche de'
Sermoni, fu durante la guerra di Cipro va
loroso condottiero di fanti sotto le insegne
della Repubblica di S. Marco, e il doge
Sebastiano Venier, in compenso dei servigi
resi alla Serenissima, nel 1577 gli conferi
VIMERCATI SANSEVERINO
LETTERAV
il titolo di conte di Parasio o Palazzo Pi
gnano, dove la famiglia aveva vasti posse
dimenti. Dice il Fino che l'investitura fu
fatta con tutta solennità e quel titolo di
conte rimase trasmissibile a tutti i suoi di
scendenti maschi e femmine.
I suoi due fratelli OTTAVIANO e LODOVICO
pure molto si distinsero, specialmente Lo
dovico, il quale, datosi al mestiere delle
armi, dopo molte altre cariche onorevoli
avute sotto i Veneziani, fu Governatore di
Zara. Creato poi Colonnello con provvisio
ne di cinquecento ducati all'anno, fu man
dato al governo di tutta la milizia del Friu
li . « Guerreggiando contro i Turchi, andò
in armata sulla galea del Generale a cui fu
sì caro che, venuto a morte in Corfù nel
1614, gli fece dare onoratissime esequie a
spese del pubblico erario, ordinando che
fosse posto in un bellissimo sepolcro di
marmo con epitaffio nel quale venivano ri
cordate le sue imprese di duce delle mili
zie ».
PAGINA 911
Ramo di Francesco.
Francesco, che testò nel 1652, prese in
moglie Clara dei conti Albani, che gli die
de un solo maschio, GIO. BATTISTA, marito
della contessa Maria Secco Suardo e padre
di CARLANTONIO; questi, dalla moglie Leo
narda dei conti Scotti, ebbe GIO. BATTISTA,
che sposò la contessa Giuseppa Visconti e
fu padre di NICOLA (n. 1758, † 1853), ma
rito della nobile Aurelia Zurla, da cui
CARLO GIUSEPPE, sposato alla nobile Giu
seppa Teresa Zurla che gli diede un figlio
solo, GIO. BATTISTA (1808-1859). Questi,
dalla consorte contessa Ginevra Sparavieri
ebbe CARLO (1841-1884), marito di Ada Al
bergoni. Sono suoi figli:
1) UGO GIO. BATTISTA (n. a Crema il
23 ottobre 1870), sposa in Venezia il to
febbraio 1904 Maria Parisi, da cui: a) CAR
LO (n. a Crema il 18 gennaio 1905); b) Ip
polita (n. a Crema il 16 febbraio 1906), la
quale sposa il 24 marzo 1928 il conte dot
Dei figli che Marcantonio ebbe da Cas
sandra dei conti Secco d'Aragona, FRANCE
sco fu governatore di Brescia e guerreggiò
in Pannonia e Fiandra; morì nel 1597; От
TAVIO fu in Francia con Alessandro Far- bre 1891 il colonello L. Bottacco.
nese, indi governatore di Corfù; morì nel
tore Alfredo dei marchesi Solaro del Borgo
San Dalmazzo.
2) Nella, sposa in Crema il 29 no
vembre 1889 il conte Benedetto Bellati.
3) Rhea, sposa in Crema il 17 settem
4) GADDO (n. in Crema il 17 gen
1609; ORAZIO (n. 1614) continuò la fami
glia.
Tra il secolo XVI e XVII la famiglia si
suddivise in diversi rami, continuando
a
mantenere una posizione cospicua tra le
famiglie lombarde; parecchi suoi membri
furono ammessi nel Sovrano Ordine Mili
tare di S. Giovanni di Gerusalemme, mol
tissimi coprirono alte cariche e combatte
rono agli ordini della Repubblica di Ve
nezia.
Capostipite unico di tutti questi rami fu
il sopra citato Orazio; egli aveva sposato
Costanza Armania, dalla quale ebbe dieci
figli, da tre dei quali discesero i tre rami
principali che prosperarono nei secoli se
guenti. Due di essi sono ancora viventi.
Da FRANCESCo provengono i Vimercati
Sanseverino, oggi abitanti nel Cremasco e
nel Pisano; da LODOVICO quelli stabilitisi in
Roma (vedi : Vimercati Sanseverino, se
guente), e da PANDOLFO il ramo che si
estinse nel secolo scorso con ANTONIO, di
Ferdinando.
naio 1879), sposa a Sestri Ponente (Geno
va) Antonietta Caterina dei conti Rossi
Martini il 22 aprile 1903, da cui : a) Ada
(n. 24 aprile 1904 a Vaiano Cremasco),
sposa il 12 gennaio 1929 il nobile Ottavia
no Giorgi dei conti di Vistarino; b) Emilia
(n. a Vaiano Cremasco il 23 ottobre 1905),
sposa il 5 aprile 1927 il marchese Gian Lui
gi Guerrieri Gonzaga; c) GEROLAMO (n.
Vaiano Cremasco 11 giugno 1907); d) MAR
CANTONIO (nato a Sestri Ponente il 5 aprile
1913) .
5) LUIGI BATTISTA (n. in Crema 1'8
marzo 1883), sposa a Cremona il 2 giugno
1919 Giulia Lanfranchi.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte di Pa
lazzo Pignano (Parasio) (mf.), per mem
bri del ramo di Francesco, in persona di
UGO, Nella, Rhea, GADDO e LUIGI, fu Car
10; CARLO ed Ippolita, di Ugo; Ada, Emi
lia, GEROLAMO E MARCANTONIO, di Gaddo
f. l.
PAGINA 912
VIMERCATI SANSEVERINO.
ARMA : Partito :
nel 1º bandato di
rosso e d'oro, col
capo d'azzurro
carico di due
stelle di 8 raggi
d'oro (Vimerca
ti); nel 2° d'ar
gento alla fascia
di rosso, con la
bordura d'azzur
ro carica di 8 ro
se d'oro, 3, 2, 3 (Sanseverino) .
LETTERA V
to politico a Napoli dal 1881 al 1889, spo
sato nel 1867 con la nob. Giulia dei conti
Tarsis dalla quale nacquero due figli tut
tora viventi : Laura, n. a Torino nel 1869,
spos. con marchese Gaspare Corti, e Ro
BERTO.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (mf.) e conte (mf.),
per i membri del ramo di Lodovico, in per
sona di ROBERTO, n. 23 ottobre 1872, spos
a Roma nel 1898 con la principessa Otta
via Rospigliosi figlia del principe Camillo,
comandante della Guardia Nobile Pontifi
cia.
Figli: OTTAVIANO, n. 1899, spos. nell'a
prile 1932 con Myriam dei baroni Blanc;
DIMORA : Crema e Roma.
Vedi famiglia precedente Vimercati San- LIONELLO, n. 1911; Francesca, n. 1917;
severino.
Ramo di Lodovico.
Laura, n. 1923.
LODOVICO, l'altro figlio del conte Orazio,
diede prova del suo valore nella guerra
combattutasi in Piemonte fra il duca Carlo
Emanuele ed Enrico, re di Francia; nel
1617 difese il territorio cremasco dalle scor
rerie spagnole, combattè con onore nella
guerra di Mantova e del Friuli, dove ebbe
il comando di mille fanti della Repubblica
di Venezia e poi fu governatore per conto
di questa a Bergamo, a Brescia ed a Ro
mano. Dalla moglie Lelia Barbetta ebbe
sei figli, dei quali GIOVANNI PAOLO († 1611)
sposò la contessa Laura Tadini, da cui,
assieme ad altri quattro, ebbe LODOVICO, il
cui ramo si estinse con le di lui figlie, e
SERMONE, che sposò Bianca Griffoni di S
Angelo e fu padre di MARCANTONIO, mari
to della contessa Chiara Ortensia Premoli.
Da questo matrimonio nacquero sei figli,
VIMERCATI.
ARMA: Bandato di
rosso e d'oro;
col capo d'azzur
ro carico di due
stelle di otto
raggi d'oro.
DIMORA : Milano.
Ramo della fa
miglia Vimercati di
Crema. Il conte
OTTAVIANO, figlio
V. S.
di Giovan Pietro,
(nato nel 1815, † 29 luglio 1879) combattè
volontario in Algeria nell'esercito francese
di Luigi Filippo e in Crimea; prese parte
e si distinse nelle campagne del 1848-49
ma di essi soltanto ANNIBALE continuò la
famiglia sposando la nobile Laura Zurla
che gli diede sette figli; di questi, MARCAN
TONIO sposò in primi voti la nobile Elena
San Giovanni Toffetti, dalla quale ebbe
due figlie; in secondi voti, 29 marzo 1800,
Pisana dei conti Barzizza, da cui nacque
FAUSTINO.
FAUSTINO (n. 1801, † 1878), deputato e
senatore del regno d'Italia, nel 1834 sposò
Fanny (Francesca), figlia del principe Al
fonso Serafino di Porcia in quel tempo go
vernatore di Trieste. Da questo matrimo
nio nacque ALFONSO (n. 1836, † a Milano
nel 1907) eletto senatore nel 1880 e prefet
59-60 e 1861 per l'indipendenza italiana.
Tenuto in alta considerazione da Re Vitto
rio Emanuele II e dal conte Camillo Ben
so di Cavour fu incaricato di affari diplo
matici ed inviato straordinario alla Corte
dell'imperatore Napoleone III, dimorando
a Parigi per molti anni. Fu onorato di let
tere personali di Re Vittorio che amava
chiamarlo « il Primo Lombardo ».
Ottaviano sposò in prime nozze la mar
chesa Carolina Cusani, vedova del marche
se D'Adda Salvaterra ed in seconde Lucie
Fourgeroux de Soyres, dalla quale nacque
Anna (n. a Parigi, 12 febbraio 1874), spo
sata il 27 novembre 1897 col conte Carlo
LETTERAV
Giorgi di Vistarino e alla quale SM.
Vittorio Emanuele III, re d'Italia, con R.
D. di motu proprio 1º marzo 1906 rinnova
va il titolo personale di contessa e con tale
titolo è iscritta nel Libro d'Oro della Neb.
Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Italiano.
v. S.
* VIMERCATI (Linea di Monte Cremno) .
ARMA : Bandato di
rosso e d'oro coi
capo di azzurro
carico di due
stelle (6) d'oro.
(Ricon. 1901).
DIMORA :
Lodi.
Crema e
Benchè questo
ramo non appaia
ascritto al Consi
glio Nobile di Cre
ma, pure è collaterale di altro, la cui an
tica nobiltà per aggregazione al Consiglio
di Crema fu confermata nel 1818.
La prova dell'attacco genealogico fu da
ta, all'epoca del riconoscimento, avvenuto
con D. M. 16 gennaio 1901 a favore di FE
LICE, di ALESSANDRO, di GIO. ANTONIO,
mediante l'esibizione della copia di un de
creto dell'anno 1781. Con detto decreto,
previo riconoscimento della genealogia, il
podestà di Crema ordinò il rilascio di parte
di un antico fidecommisso Vimercati a fa
vore del ramo di cui si tratta. Nel 1890,
inoltre, Felice, di Alessandro, fu chiamato
all'amministrazione della Commissaria Vi
mercati in Crema « quale più anziano nella
famiglia Vimercati ».
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), ed è rap
presentata dal suddetto FELICE, di Ales
sandro, di Gio. Antonio.
VIMERCATI.
f. f.
ARMA : Bandato d'oro e di rosso; col capo
d'azzurro carico di due stelle d'oro.
DIMORA : Firenze, Lungarno della Zecca,
Ν. 6.
Famiglia di Crema. Fu confermata nel
PAGINA 913
l'antica nobiltà con
Sovrana Risoluzio
ne 4 settembre
1818 in persona di
EMILIO, figlio di
Agostino e Beatri
ce Manfredi. Il
predetto Emilio
condusse in moglie
la nobildonna Lau
ra Bressa, patrizia
veneta, dalla quale
gli nacquero i figli ANNIBALE, PIETRO, GIO
VANNI e Giulia. Il predetto Annibale, n..
a Crema il 24 aprile 1784, si sposò a Ve
nezia con Elena Carifos, del fu Federico,
dalla quale gli nacque pure a Venezia,
il 2 dicembre 1820, il figlio EMILIO. Que
sti si sposò a Venezia il 3 novembre 1846
con Carolina Augusta dei conti Pullè, e
dalle sue nozze nacque a Venezia il 17
ottobre 1847 GUIDO, iscritto nell'Elenco
Ufficiale della Nobiltà Italiana. (Bozze
1920).
* VIMERCATI.
ARMA : Di rosso,
al castello a tre
torri d'argento,
merlato alla ghi
bellina, la torre
di mezzo più al
ta, aperta e fine
strata del cam
po. (Ric. 1928) .
0
c. m.
MMM
0
0
DIMORA : Milano.
Questo ramo del
la famiglia Vimer
cati, secondo una genealogia approvata dal
R. Tribunale Civile e Correzionale di Mi
lano con sentenza 23 gennaio 1873, e po
scia confermata dalla R. Corte d'Appello
di Milano con sentenza 21 maggio 1874
passata in giudicato, discende da un Gio.
ANTONIO, vivente nel 1519 e morto tra il
1538 e il 1543. Bartolomeo, padre del pre
detto Gio. Antonio, morto tra il 1496 e il
1516, era figlio di Nicolino, di Beltramo, e
cugino germano di Gio. ANDREA, di Filip
po, canonico ordinario del Duomo di Mila
no, il che prova che la sua famiglia è
Araldica
58
PAGINA 914
quella descritta nella matricola delle fa
miglie nobili milanesi di Ottone Visconti
del 1277. La famiglia aveva il proprio se
polcro in Duomo. Fu riconosciuta nobile
con decreto del Capo del Governo 7 no
vembre 1928.
La linea genealogica fino alle persone
oggi iscritte al Libro d'Oro si svolge così :
Dal predetto Giovanni Antonio nacque
tra il 1520 e il 1523 CESARE, il quale fu e
rede del consanguineo canonico ordinario
del Duomo, e testò il 14 dicembre 1588.
Dalle sue nozze con Elisabetta Carcano
nacque FRANCESCO, il quale sposò Lucia
Candiani e morì prima del 30 dicembre
1621. Da Francesco nacque ANTONIO, vi
vente negli anni 1621, 1625 e 1630, marito
di Cornelia Vitali De Tassi. Antonio diede
i natali a CARIO MARIA, n. a Muggiò il 29
novembre 1611, sposato a Cecilia Sangal
li, la quale viveva nel 1679. Questi fu pa
dre a Gio. BATTISTA, n. a Vedano il 30
maggio 1650 e marito di Anna Cabruna.
Da Gio. Battista nacque a Milano, S. Ste
fano, 28 dicembre 1695, GASPARE, il quale
sposò Regina Picozzi e morì 1'8 dicembre
1773. Dal detto Gaspare venne in luce VIMERCATI SOZZI.
CARLO, n. a Milano, S. Stefano, 25 novem
bre 1743, il quale il rº aprile 1766 si am
mogliava con Anna Maria Lucini. Carlo
generò FRANCESCO, n. a Milano, S. Naza
ro, il 20 agosto 1771, sposato in prime noz
ze a Milano, S. Babila, 3 marzo 1794, con
Giovanna Corti, ed in seconde nozze, 7
marzo 1718, con Carolina Sacchi. Figlio di
primo letto di detto Francesco fu GIUSEP
PE, n. a Milano, S. Babila, 16 novembre
1801, il quale si sposò a Milano, S. Fran
cesco di Paola, 11 febbraio 1821, con Ma
ria Gilardi, di Carlo Giuseppe. Dal detto
Giuseppe nacque un altro GIUSEPPE a Mi
lano, S. Maria dei Servi, 1º maggio 1831,
il quale si sposò a Milano, Carmine, 17 ott.
1853 con Angela Roncoroni, di Daniele.
In seguito al riconoscimento del 1928
si trovano oggi iscritte nel Libro d'Oro col
titolo di nobile le seguenti persone :
CARLO, figlio di Giuseppe e di Angela
Roncoroni, n. Milano, S. Eufemia, 3 no
vembre 1858, spos. Cremona, 15 ottobre
1884, con Elisa Bertarelli, del fu ingegne
re Francesco, † a Milano, 22 ottobre 1930.
Figli: Maria, n. Milano, 1º novembre
LETTERAV
1885, spos. Milano, 15 settembre 1906, con
Romualdo Borletti, del fu Romualdo; A
LESSANDRO, n. Lentate Seveso, 23 luglic
1887, spos. Roma, 17 novembre 1921, con
Olga Papa; Livia, n. Milano, 10 gennaio
1890, spos. Milano, 4 ottobre 1913, con
l'avv. Stefano Barinetti, di Giovanni Bat
tista; ALBERTO, n. Milano, 20 luglio 1891,
spos. Milano, 30 settembre 1922, con Ma
ria Tognini, di Francesco; Giulia, n. Mi
lano, 2 dicembre 1900, spos. Milano, 23
giugno 1921, con Giovanni Ponti, di En
rico; GUIDO, n. Milano, 8 luglio 1902,
spos. Milano, 3 marzo 1930, con Rachele
Corti, di Giacomo.
Figli di Alberto: Francesca, n. Milano,
26 ottobre 1923; CARLO, n. Milano, 24 di
cembre 1925; ALESSANDRO, n. Milano, 30
Carmine, 16 maggio 1856; Maura, n. Mi
lano, 13 maggio 1931.
Fratelli: Maria, n. Milano, S. Maria del
Carmine( 16 maggio 1856; Maura, n. Mi
lano, S. Eufemia, 1° febbraio 1861; FAU
śro, n. Milano, S. Eufemia, 21 nov. 1863.
c. m.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'oro al
l'aquila bicipite
di nero coronata
del campo sulle
due teste; nel 2º
partito di argen
to e di rosso al
castello di due
torri poste ai la
ti, con due merli
alla guelfa su
ogni torre, il tut
to aperto e fine
strato del campo,
le due torri sor
montate ciascu
na da un gallo,
quello di destra
rivolto, il tutto
dell'uno all' al
tro, con un ci
presso di verde,
sradicato, attra
versante sul tut
LETTERA
to e sulla partizione. (Stemma presentato
nel 1819 per il riconoscimento della no
biltà dei Vimercati Sozzi, conti di Cor
nate. Raccolta Camozzi, n. 3080).
Alias: Come sopra, ma col castello sorgen
te da una pianura di verde. (Raccolta
Camozzi, n. 1743).
Alias: Come sopra, ma nel 2º partito di ros
so e d'argento con le pezze dell'uno al
l'altro. (Raccolta Pagano, pag. 133) .
Alias: Di rosso a tre bande d'oro col capo
d'azzurro carico di due stelle di otto rag
gi d'oro.
DIMORA : Bergamo e Milano.
Vuola la tradizione che la famiglia Soz
zi di Bergamo sia un ramo della famiglia
dei Capitani di Vimercate, bandita dal Du
cato di Milano. Stabilitasi sul territorio
bergamasco, acquistò molti beni ed il Ca
stello di Calusco; altri beni a Gorlago e fi
nalmente a Caprino Bergamasco. In Ber
gamo ebbe uno splendido palazzo sul colle
San Giovanni, con due torri, che appar
tennero alla fortezza chiamata Firma fides
di Bernabò Visconti e con una loggia ad
archi tra le medesime che prospetta a mez
zodì sopra i bastioni di Santa Grata. Ora
fa parte del Seminario Vescovile. Dal colle
San Giovanni i Sozzi si trasferirono, al
principio del secolo scorso, in un palazzo
presso il ponte della Morla, poi Riccardi e
ora Beretta; e da questo al palazzo Tassis
in via Pignolo, ora Perico Baldini.
Nel Consiglio di Bergamo sono iscritti
col cognome Sozzi : CrisTOFORO, 1631; PIE
TRO, 1656; GIROLAMO, 1679; PIETRO e GI
ROLAMO col titolo di conti, 1682; conte
FRANCESCO, 1683; conte LUIGI, 1686; con
te CRISTOFORO, 1712. Col cognome Vimer
cati Sozzi sono iscritti : conte CRISTOFORO,
1715; conte PAOLO, 1737; conte GIROLAMO,
1752; conte MARCO ANTONIO, 1795.
Ebbero il titolo di conte per l'acquisto
del feudo di Cornate nel Milanese presso
Usmate, come si legge al n. 210, carta 308,
nel Libro d'Oro di Venezia dei veri tito
lati: « Vimercati Sozzi. Il feudo retto le
<> (riportata
nella citata comparizione 6 aprile 1682).
Coriolano fu ascritto nel 1572 al Consi
glio dei LX Decurioni e nel 1590 inviato
dalla città di Milano presso il pontefice
Gregorio XIV, suo cugino, a porgergli le
congratulazioni della città per l'elevazione
al soglio pontificio. Sposò Gaudenzia, di
Giampietro Solari, e morì in Somma il 7
aprile 1601.
Da Coriolano, tra gli altri figli, venne in
luce ANTONIO (1610, 1621, 1632). Fu no
minato decurione della città (1609), giudi
ce delle strade (1627), conservatore del Pa
trimonio (1633). Sposò Paola, di Stefano
Doria, e ne ebbe il figlio ANTONIO CORIO
LANO, nel 1634 ancora in età minore sotto
la tutela della madre. Questi fu capitano
della milizia urbana e mori nel 1663. Da
Maddalena, figlia di Giangiacomo Durini,
ebbe, secondo il Litta, due figli, cioè GA
LETTERAV
LEAZZO, precedentemente nominato a pro
posito della comparizione del 1682 più volte
citata, e che fu sacerdote della Compagnia
dei PP. dell'Oratorio, istituita da S. Filip
po Neri, e NICOLÒ MARIA. Questi fu mem
bro del Consiglio dei LX Decurioni ed
uomo di molta erudizione. Morì in Milano
il 22 maggio 1731.
Da Teresa, figlia del marchese Antonio
Modroni, sua moglie, ebbe parecchi figli,
tra i quali FILIPPO E CARLO. Da Filippo,
come vedremo, discendono direttamente i
Visconti Modroni; la linea di Carlo, inve
ce, si estinse nel 1837.
FILIPPO, come già si è accennato, fu a
scritto al Collegio dei Giureconsulti nel
1722. Nato in Milano, parr. di S. Pietro
in Camminadella, il 21 luglio 1695, morì
il 28 gennaio 1768. Sposò Caterina, figlia
del conte Francesco Cicogna, morta nel
marzo dello stesso anno 1768. Si riprende
rà in sèguito la discendenza di lui.
CARLO, fratello di Filippo, fu ascritto al
Consiglio dei Decurioni nel 1725 e morì il
26 aprile 1752. Sposò Laura del conte Gio.
Battista Seccoborella, dalla quale ebbe le
figlie Teresa, che fu moglie del marchese
Sforza Brivio; Maria, che sposò Pietro An
tonio Fossani, e Paola, che entrò in casa
Visconti d'Aragona, e i figli GIAN VINCEN
zo e FRANCESCO ANTOΝΙΟ.
Gian Vincenzo, prevosto della Metropo
litana di Milano nel 1762, morì nel 1798;
Francesco Antonio si ammogliò con Maria,
figlia del marchese Federico Fagnani. Fu
nominato ciambellano di Casa d'Austria
nel 1771. Egli fu il primo della famiglia
che potè usare il titolo di marchese di Vi
modrone, a lui devoluto in seguito alla
morte della marchesa Teresa Modrone, sua
ava paterna, ultima della sua famiglia. U
sò anche, per ragioni ereditarie, aggiunge
re al proprio il cognome Pirovano, fami
glia alla quale apparteneva Giovanna, mo
glie del marchese Antonio Modrone e ma
PAGINA 935
Al conte Giuseppe succesce il marchese e
conte abate Gian Carlo Modroni, suo fra
tello, il quale ne fece refuta alla Regia Ca
mera con istrumento 26 maggio 1690 a ro
gito del notaio camerale Giuseppe Bona
glio, affinchè potesse passare nella contes
sa Teresa Visconti nata Modroni, sua ni
pote, figlia del marchese Antonio, suo fra
tello, riservandosi però il titolo di conte di
Vimodrone vita sua natural durante. Il
trapasso fu autorizzato con decreto del Go
vernatore di Milano in data 22 aprile 1690
e il 22 giugno dello stesso anno ne fu in
vestita la predetta contessa Teresa per
quello dei suoi maschi Visconti che avesse
preferito e maschi primogeniti di lui. Con
diploma 2 novembre 1694 re Carlo II ele
vò il feudo al grado di marchesato a favore
della contessa Teresa, con trasmissibilità
uguale a quella del feudo (cfr. Casanova,
op. cit., pag. 111, Vimodrone) . In forza
di tali precedenti Francesco Antonio Vi
sconti, abbiatico della marchesa Teresa,
ottenne nel 1778 che fosse riconosciuto in
lui e nei suoi discendenti il titolo di mar
chese di Vimodrone (mpr.). Dal matrimo
nio del marchese Francesco Antonio
Maria Fagnani il to agosto 1770 in Milano
con
(S. Giorgio in Palazzo), nacque CARLO.
Questi fu cavaliere gerosolimitano ed al
tempo della Repubblica Cisalpina fu elet
tore del Collegio dei possidenti, indi ciam
bellano dell'imperatore Napoleone I, che
gli concesse il 5 marzo 1813 il titolo di du
ca, per il quale egli, a norma degli artico
li 28 e 54 del VII Statuto Costituzionale
del Regno d'Italia 21 settembre 1808, ave
va istituito un maggiorasco di L. 100.000.
I beni che formarono la dotazione del mag
giorasco erano costituiti da 7405 pertiche
di terra nei comuni di Busto Garolfo, Pa
rabiago, S. Vittore, Legnano, Cassina San
Giorgio e Canegrate e da altre 8703 perti
che in territorio di Motta Visconti e Bęsa
te. I beni di Besate provenivano dall'ere
dità dei marchesi Modroni verificatasi
dre della marchesa Teresa.
Quanto al feudo di Vimodrone, si può favore del duca Carlo con la eredità di suo
a
ricordare che con istrumento 5
1648, a rogito del notaio camerale France
sco Mercantolo, ne fu investito il conte
Giuseppe Modroni per appoggiarvi il suo
titolo di conte, con diritto di trasmetterlo
marzo
ai maschi primogeniti da lui discendenti.
fratello Giuseppe, che aveva fatto testa
mento il 4 ottobre 1800 in Verona a rogito
del notaio Luigi Capetti.
Nelle Lettere Patenti relative alla con
cessione del titolo di duca il predetto Car
lo venne autorizzato a portare lo stemma
PAGINA 936
che trovasi delineato nell'ultima pagina
del Codice degli stemmi personali del ces
sato Governo Italiano (vol. I, Conti e Du
chi, conservato nell'Archivio di Stato in
Milano) . Detto stemma è così descritto nel
le citate Lettere Patenti :
<>> raccolti da U. Dal
lari).
DIMORA: Genova e Milano.
Varie provenienze assegnano i genealo
gisti a questa illustre famiglia : Pisa (l'In
teriano),
Lunigiana (il Roccatagliata),
Taggia nel 1140 il Recco. È questa la più
probabile. Non manca la leggenda, che ne
asserisce capostipite uno dei 7000 giovi
netti tedeschi venuti a Genova nel 1202
per passare in Terrasanta nella pia creden
za che il mare si fosse, o si sarebbe essic
cato per dar loro passaggio (v. Pietro Biz
zarro) . Giovanni Villani dice che fin dal
1170 Manfredo Vivaldi era signore di Le
rici : altri parlano di un Robello vivente
pure intorno al 1170. In parecchi atti no
tarili del XIII secolo sono menzionati
LETTERA V
DIMORA: Roma.
Con D. R. del
26 agosto 1927 fu
concesso il titolo di
nobile a GUGLIEL
Mo, ministro ple
nipotenziario di S.
M. il Re d'Italia,
membri di questa famiglia; così: BULGA
RO in Gio. De Corsio (30 gennaio 1276);
VIVALDINO e suo padre FILIPPO per lire
1000 da mandare in Romania, in Bartolo
meo da Fontemaroso, 28 maggio 1276;
BERNARDO Vivaldi, di Narbona in Gugliel
mo di S. Giorgio (5 maggio 1277) : così
pure SIMONE E FILIPPO per somme da
mandare in Romania (not. L. Negri e N1
colò de Porta, 7 giugno 1281). Simone con
tratta con mercanti fiorentini (not. Simone
Vatuccio, 7 febbraio 1281).
Arditi esploratori UGOLINO ed un suo
fratello con Tedisio Doria e due frati mi
nori intrapresero nel 1291 viaggio in mare
non prima navigato fuori dello stretto di
Gibilterra, sopra due galee e più non tor
narono. ANDREA, GABRIELE ed ENRICO im
prestarono somme alla Repubblica (1349).
Nel 1363 LOMBARDO fu ambasciatore al
marchese di Finale. FRANCESCO nel 1371
elargì cospicue somme per pagar debiti
della Repubblica (v. Giustiniani) . Gli an
nalisti ricordano LucHINO, che innamorato
di una donzella la rispetta pur quando il
bisogno men cautamente la consiglia.
ALAONE è massaro a Caffa nel 1387: un
frammento di lapide trovato a Pera dice:
« ...tempore consulatus nobilis et egregii
viri Gotifredi de Vivaldis 1389 ».
Furono podestà di Savona : PIETRO nel
1300, PERCIVALLE nel 1315, GIACOMO nel
1446, 1461.
Nel 1326 GIORGIO, GIACOMO, VIVALDINO
erano membri del Gran Consiglio dei ghi
bellini fuorusciti da Genova insediato in
quella città.
PERCIVALLE fu riformatore delle leggi,
console dei catalani nel 1413. DEMETRIO
ambasciatore al duca di Milano nel 1431,
in Portogallo e a re Alfonso nel 1448, al
l'incoronazione dell'imperatore Federico
nel 1451. BARNABA pure ambasciatore al re
Alfonso nel 1432, 1477, al duca di Milano
nel 1433, 1447, 1451, al papa nel 1440,
1451, a Firenze nel 1440, a Venezia nel
1447. Ambasciatori al duca di Milano fu
rono pure: CATTANEO (1422), FILIPPO
( 1427) ,
VALERIANO (1428), OTTAVIANO
(1431), ABRAMO (1472), LAZZARO (1433,
1436); PAOLO lo fu al re di Cipro nel 1437
per riscuotere il censo di vassallaggio; BE
NEDETTO in Portogallo nel 1437, poi nel
LETTERAV
1448 podestà di Pera; LEONELLO nel 1476
ambasciatore a Milano come lo era stato
nel 1465 G10. PIETRO, che fu generale in
Corsica nel 1474, 1482 e ambasciatore al
papa nel 1488; PIETRO, pure ambasciatore
ad Innocenzo VIII, con due galee da lui
armate combattè valorosamente contro i
veneziani nel 1498. GIO. PIETRO fu protet
tore di S. Giorgio nel 1480; PIETRO PAOLO
con Benedetto Pinelli appaltatore della pe
scheria di corallo di Marsacares, donde
progettarono una impresa contro Bona
(1490); ANNIBALE fu cavaliere del re Al
fonso di Napoli nel 1492. Parecchie amba
scerie, secondo era tradizione in famiglia,
sostenne GIOVANNI BATTISTA : al cardinal
d'Amboise nel 1499; al cardinal di Rohan
nel 1501. Così STEFANO al papa nel 1504,
in Francia nel 1506, 1508. DARIO elargì co
spicue somme per sgravio di imposte, per
cui gli fu eretta una statua a palazzo San
Giorgio. Un altro STEFANO fu capo dell'am
basceria mandata a ringraziare Giulio II,
che aveva assegnata alla Repubblica la Ro
sa d'oro. LUGI, cavaliere gerosolimitano,
era alla difesa di Malta nel 1565. GIO. PIE
TRO, governatore di Corsica. Fu doge GE
ROLAMO nel 1559. Furono senatori GERO
LAMO nel 1528, DARIO nel 1543. RAFFAELE
nel 1567, GIACOMO nel 1577, ANDREA nel
1581 , GIOVANNI BATTISTA nel 1591, GERO
LAMO nel 1628.
I Vivaldi avevano formato Albergo nel
1474, conservato poi da Andrea Doria nel
la riforma del 1528. Secondo il Della Cella
l'ultima ascrizione alla nobiltà fu quella di
GIOVANNI AGOSTINO, battezzato a Granata,
il 18 giugno 1668 in età di 4 anni.
Un ramo di questa famiglia, trasferitosi
o forse per parlare più esattamente, ritor
nato a Taggia prima del 1528, aggiunse al
proprio il nome Pasqua pel matrimonio di
GIOVANNI, qm. Gerolamo, con Maria Setti
mia Pasqua. Erano i Pasqua una delle
principali famiglie di Taggia, ascritta nel
1528 all'Albergo Di Negro e in parte al
l'Albergo Doria : ebbero nel 1547 un car
dinale di S. R. C. in persona di Simone,
medico del papa : Stefano, gemello di Si
mone, viaggiò in quasi tutta l'Europa, fu
senatore e degli ill.mi governatori (1547),
come senatore fu Gio. Francesco. Suo fi
glio Ottaviano, giureconsulto, referenda
PAGINA 957
rio, vescovo di Gerace, adoperato in amba
scerie ed uffici dai papi Pio V e Gregorio
XIII. Giulio si illustrò nelle armi a Malta,
in Fiandra, e morì in Ispagna nel 1580.
Rami della famiglia si stabilirono in Spa
gna, al Messico, a Napoli.
Da Giovanni Vivaldi, marito della Set
timia Pasqua, per mezzo di GIUSEPPE MA
RIA, marito di Angela Curtis, di PIER GIU
SEPPE, marito di Francesca Gastaldi, di
GIUSEPPE MARIA, marito di M. Vincenza
Zatrillas, di PIETRO, marito di Ervina Cha
bot si arriva a PIETRO MARIA. Questi nac
que a Cagliari, ove la sua famiglia si era
trasferita nel 1789; fu creato conte del S.
R. I. nel 1800, duca di S. Giovanni con
RR. LL. PP. del 2 dicembre 1823, mar
chese di Trivigno, conte di Casabianca,
signore di Portoremo, barone di Villaclara
(27 settembre 1814) per successione dell'a
va Vincenza Zatrillas, e per la stessa ra
gione conte di Villasalto, signore di Scano,
venduto poi quest'ultimo feudo ai Quesada
nel 1834. Fu sindaco di I classe a Genova
nel 1828, cavaliere dell'Ordine della SS.
Annunziata (31 dicembre 1854), morì nel
1856 e fu seppellito nella tomba di fami
glia in N. S. del Monte. Sua moglie Maria
Spinola, morta a 37 anni il 27 gennaio
1832, era dama di palazzo di S. M. la re
gina Maria Teresa.
Furono loro figli: VITTORIO EMANUELE,
Argenta in Raimondi, PAOLO, Geronima in
Alizeri, PIETRO, da cui Francesca in Ca
stelbarco.
1º) Vittorio Emanuele (1817, † 1880),
sposò Luisa Morasso e fu padre di: PIE
TRO, GIUSEPPE, DARIO, GEROLAMO, e Lau
TRO
ra in Gavotti.
Pietro, ufficiale di cavalleria, marito di
Gabriella Seppi, fu padre dei viventi : PIE
MAURIZIO (1885), GIULIO
(1883),
(1889), Ada (1892), RAMBALDO (1895) .
Giuseppe (1849, † 1897), maggiore di
cavalleria, sposò la cugina M. Luisa Vi
valdi Pasqua, di Paolo, da cui: VITTORIO
UGOLINO, nato 1878, ufficiale aviatore mor
to per caduta d'areoplano nel 1910, VITTO
RIO (1879), vivente, padre di M. Luisa,
MARIO (1883), vivente, padre di Fanny e
Maria Luisa, DARIO (1885), vivente, deco
rato di due medaglie d'argento al va
lor militare, PAOLO (1887), capitano di
PAGINA 958
cavalleria, comandante il 28° battaglione
di assalto, decorato di medaglia di argento
al valore perchè « in una difficile azione di
contrattacco da lui predisposta, benchè fe
rito rimaneva al suo posto, spronando con
la voce i suoi arditi, che perseverando nel
la impari lotta riuscirono ad ottenere gli
obbiettivi assegnati. Fulgido esempio di
valore e di spirito di sacrificio.- Zenson di
Piave, 15 giugno 1918 ».
Tutti i soprassegnati della linea di Giu
seppe furono riconosciuti con D. M. 12
marzo 1919 nobili dei duchi di S. Giovan
ni, dei marchesi di Villaclara e di Trevi
gno, dei conti di Villasalto (mf.), cavalie
re, nobile, don (mf.) .
2°) Paolo creato conte di Lucetto con
RR. LL. PP. del 29 maggio 1841, sposò
Battina Rocca ed ebbe per figli: Luisa in
Vivaldi Pasqua, Laura in Gnecco, GIACO
мо (1844, † 1893), garibaldino, consiglie
re, assessore municipale di Genova, morto
celibe.
VIVALDI E VIVALDI PASQUA.
b. s.
ARMA: Partito di
rosso e d'argen
to : col capo di
oro all'aquila na
scente di nero,
coronata e im
beccata del cam
po.
SOSTEGNI : Due ra
mi di sempre vi
vo.
durat germinans.
LETTERA V
20 gennaio 1632, † 19 luglio 1705), il quale
fu fatto marchese di Trivigno in Basilicata,
con diploma di Filippo IV, re di Spagna, 2
maggio 1662. Egli sposò il 16 marzo 1666
la marchesa Settimia Maria Pasqua e suo
figlio GIUSEPPE MARIA (n. 12 agosto 1671,
† 4 settembre 1718), fu il primo ad unire
al proprio il cognome Pasqua. Da PIETRO
GIUSEPPE (n. 1 dicembre 1700, † 7 gennaio
1784) e da Franca De Castelvì, nacque
GIUSEPPE MARIA (n. 7 gennaio 1726), il
quale sposò il 29 ottobre 1752, Maria Vin
cenza Zatrillas Manca ed ereditò dal suo
cero don Giuseppe Zatrillas i titoli di mar
chese di Villaclara e di conte di Villasalto.
Il marchese PIETRO GIUSEPPE (n. 7 agosto
1754), figlio del precedente, sposò Enrica
Chabot e ne ebbe il marchese PIETRO MARIA
(n. 24 settembre 1785, † 4 novembre 1856),
che fu creato duca di S. Giovanni con let
tere patenti di Carlo Felice, re di Sarde
gna, 2 dicembre 1823.
Don Giuseppe e don Giuseppe Maria Vi
valdi intervennero nella qualità di nobili,
al Parlamento Generale tenuto a Cagliari
nel 1698, sotto la presidenza del conte di
Montellano, vicerè di Sardegna.
Apertasi, pel decesso, avvenuto il 17 no
vembre 1814, di don Francesco Zatrillas, la
successione alla primogenitura nei feudi
del marchesato di Villaclara e del contado
di Villasalto in Sardegna a favore del mar
chese Trivigno Pasqua don PIETRO Vivaldi
Chabot Zatrillas, cavaliere della Sacra Re
ligione ed Ordine Militare dei Santi Mau
rizio e Lazzaro, capitano di cavalleria, pri
mo scudiere e gentiluomo di camera del re,
s'intentò lite dal R. Fisco Patrim. di Sar
Мотто : In Sicco degna per la devoluzione dei detti feudi ed
il diritto di riscatto della tonnara di Porto
DIMORA : Genova, Roma.
La famiglia Vivaldi è una delle più an
tiche del patriziato genovese, trovandosi
memoria dal principio del secolo XII. Nel
1164 un GUGLIELMO Vivaldo risulta
ditore di Barisone, re di Sardegna.
cre
Un
gli
UGOLINO Vivaldo viene ricordato fra
esperti navigatori prima della fine del se
colo XIII. PERCIVALLE, fu anziano della re
pubblica di Genova nel 1408, ed uno dei
riformatori delle leggi nel 1413. GIROLAMO,
fu eletto doge nel 1558. La linea tuttora
fiorente discende da GIOVANNI MARIA (n.
scuso. Avvenuta la transazione tra le parti,
S. M. il re Vittorio Emanuele I, con diplo
ma in data 12 settembre 1816, approvava
la detta transazione seguita il 13 luglio
1816, e rimetteva a favore di detto marche
se, suoi eredi e successori in perpetuo nella
tonnara di Portoscuso qualunque ragione e
diritto di riscatto che potesse ancora com
petere al R. Fisco Patrimoniale, come pu
re accordava allo stesso marchese la nuova
concessione in feudo del marchesato di
Villaclara per sè e suoi discendenti maschi
e femmine con ordine di primogenitura e
LETTERAV
con prelazione di quelli a queste, col titolo
di marchese di Villaclara a favore dei ri
spettivi possessori e di conte di Villasalto
al primogenito dei medesimi rispettiva
mente.
In seguito il re Carlo Felice, col detto
diploma in data 2 dicembre 1823, appro
vando un'altra transazione stipulata il 7
novembre dello stesso anno tra il R. Patri
monio di Sardegna ed il predetto mar
chese don Pietro Vivaldi Trivigno Pasqua,
concedeva al medesimo ed ai suoi discen
denti maschi in linea di primogenitura, il
titolo e la dignità di duca col predicato di
San Giovanni.
Il re Carlo Alberto, con patenti in data
18 maggio 1839, approvava la convenzione
stipulata in Torino il 15 dello stesso mese
ed anno, tra il R. Fisco e l'illustre duca di
S. Giovanni, don PIETRO Vivaldi Pasqua,
marchese di Villaclara, tesoriere dell'Ordi
ne Supremo della Santissima Annunziata,
dei primi gentiluomini di camera di S. M.,
grande di Corte, maggiore generale nelle
R. Armate, ecc., figlio del predetto fu l'il
lustre marchese don PIETRO, nativo della
città di Cagliari, per il riscatto del suo feu
do medesimo di Villaclara, consistente nei
sei villaggi di Pauli Gerrei, Villasalto,
Armungia, Ballao, Sisini e Silius.
Questa illustre famiglia ha dato alti fun
zionari alla real Corte e valorosi ufficiali al
l'esercito.
Il predetto nobile don Pietro Vivaldi Pa
squa Chabot, duca di San Giovanni, che
fece la transazione feudale 18 maggio 1839,
sposò la marchesa donna Laura Spinola, e
da essi traeva i natali in Genova il 16 mag
gio 1817, don VITTORIO EMANUELE, che
sposò Luigia Agostina Marasso ed ebbe i
seguenti figli : don Pietro, don GIUSEPPE,
donna Laura, n. 11 luglio 1850, vedova
Gavotti e don GEROLAMO, che costituiscono
tre linee:
a) Don PIETRO, duca di San Giovanni,
n. in Cornigliano, 4 maggio 1847, sposò
Gabriella Seppè, ed ebbe i seguenti figli,
tutti nati a Genova : PIETRO (attuale duca
di San Giovanni), 20 dicembre 1883;
MAURIZIO, 20 giugno 1885; GIULIO, 20
agosto 1889; Ada, 18 ottobre 1892; e RAM
BALDO, 22 novembre 1895;
b) Don GIUSEPPE, n. in Cornigliano,
PAGINA 959
14 dicembre 1848, sposò Luisa Vivaldi Pa
squa, m. a Verona, 13 aprile 1897, ed eb
be i seguenti figli: VITTORIO UGO, n. in
Padova, 23 giugno 1878; VITTORIO PIETRO,
n. in Verona, 21 aprile 1880; MARCO, 11. in
Verona, 29 novembre 1883; DARIO, n. in
Verona, 27 settembre 1885; PAOLO, n. in
Senigallia, 17 luglio 1887. Da don Vittorio
Pietro ebbe i natali Maria Luisa. E da
Marco nacquero Fanny e Maria Luisa;
c) Don GEROLAMO, n. a Cornigliano il
27 dicembre 1855, spos. Giulia Maddalena
Parodi il 14 ottobre 1872 in Mele, mor
ta il 31 dicembre 1923 in Sampierdarena,
ebbe i seguenti figli: GIOVANNI GIU
LIO, n. a Genova 6 dicembre 1886 ed UM
BERTO, n. a Mele il 26 ottobre 1895. Dal
primogenito, Giovanni Giulio, nacque VIT
TORIO GIOVANNI, in Sampierdarena il 19
febbraio 1924.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
coi titoli di cavaliere (m.), nobile (mf.),
don (mf.), duca di S. Giovanni (mpr.),
marchese di Villaclara (mpr.), conte di
Villasalto (mpr.), che può essere as
sunto dal primogenito anche durante la
vita del padre. Ai discendenti maschi ul
trogeniti competono i titoli di cavaliere
(m.), nobile (mf.), don (mf), nobile dei
duchi di S. Giovanni, ed alle femmine ul
trogenite i titoli personali di nobile e di
donna, nobile dei duchi di S. Giovanni, in
persona di:
Ramo primogenito.
PIETRO, †, di Vittorio, di Pietro.
Figli: PIETRO, MAURIZIO, GIULIO, Ada,
RAMBALDO.
Fratelli: GIUSEPPE, †, Laura, GEROLA
мо, т.
Ramo ultrogenito di Giuseppe t.
* VITTORIO UGO, di Giuseppe, di Vit
torio.
Fratelli: VITTORIO PIETRO, MARCO, DA
RIO, PAOLO.
Figlia di Vittorio Pietro: Maria Luisa.
Figlie di Marco: Fanny e Maria Luisa.
Ramo ultrogenito di Gerolamo, †.
GIOVANNI GIULIO, di Gerolamo, di Vit
torio.
Figlio: VITTORIO GIOVANNI.
Fratello: UMBERTO.
s. l.
PAGINA 960
* VIVANTE.
0000
nave all'antica,
castellata a pro
ra ed a poppa,
con tre alberi e
vele quadrate gonfie d'argento.
CIMIERI : Due : A destra un'aquila di ne
ro, linguata di rosso, armata d'oro; a si
nistra un volo d'aquila posto di traverso,
a destra d'argento sul rosso,
d'oro sull'azzurro.
DIMORA : Trieste.
Famiglia triestina alla quale l'imperato
re d'Austria, Francesco Giuseppe, con di
ploma 22 aprile 1914 concesse il titolo di
barone per ambo i sessi, titolo riconosciuto
con D. M. del 3 ottobre 1923.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. in persona di FortunATO, n. a Trevi
so, 4 novembre 1846, figlio di Angelo e di
Isabella Luzzatto.
VIVARELLI.
le ordinate.
ARMA: D'azzurro
al monte di 3 ci
me d'oro ristret
to, sostenente
una colomba di
argento con un
ramoscello d'oli
vo nel becco al
naturale, accom
pagnata in capo
da tre comete di
oro in palo, ma
DIMORA : Macerata.
Famiglia iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital.
çol titolo di nobile di Urbino (mf.). Oggi è
rappresentata da LUIGI, n. Urbino 29 mag
gio 1860, dai furono Giambattista e nobile
LETTERA V
Francesca Chiavarelli; avvocato, cav. Co
rona d'Italia; spos. Dionigia Paolucci (n.
ARMA: Troncato :
sopra partito di
oro a tre api di
rosso male ordi
nate, e di rosso
alla ruota denta
ta d'argento; sot
Urbino 13 marzo 1859); (residenza: Ma
cerata.
Fratelli: 1) Evangelina, n. Urbino 2 set
tembre 1855, insegnante; 2) ITALIANO, 11.
Urbino 24 luglio 1861.
p. c. b. o.
to d'azzurro alla VIVARELLI.
ARMA: D'oro, allo
scaglione d' az
zurro, rovescia
to, carico di set
te stelle di sei
in
sinistra
a
V. S.
raggi, d'oro, ac
compagnato
capo da una ro
tella (palla) par
tita d'argento e
di nero.
DIMORA : Siena.
FRANCESCO, di Donato, di Girolamo, di
Bernardino Vivarelli era stato ammesso a
godere la nobiltà di Arezzo fin dall'anno
1667.
Egli ebbe due figli: DONATO CARLO e
FELICE, con i quali la famiglia si divise
nei due rami seguenti :
a) quello di DONATO CARLO, da cui
nacque FRANCESCO ANTONIO, che insieme ai
figli CARLO DONATO MARIA e GIROLAMO
PASQUALE chiese, ed ottenne con decreto
15 gennaio 1790, l'ascrizione alla nobiltà
d'Arezzo; ramo che continuò a fiorire iu
patria;
b) quello di FELICE, padre di GIOVAN
FRANCESCO, i cui figli GIOVAN BATTISTA E
FELICE ONORATO furono con decreto 15 lu
glio 1791 aggregati al ceto nobile pure
della città di Siena, dove si era trasferito
ed aveva acquistate vaste proprietà in ter
ritorio di Magliano.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile d'Arezzo (mf.), in
persona dei discendenti da CARLO DONATO,
di Francesco, di Donato, coi titoli di nobi
le d'Arezzo (mf.), e nobile di Siena (mf.),
in persona dei discendenti da Roberto Lui
gi, di Gio. Batta, di Gio. Francesco, di
Felice.
g. d. a. v.
LETTERA V
VIVARELLI COLONNA.
ARMA: Troncato :
nel 1º d'oro, allo
scaglione di az
zurro, rovescia
to, carico di set
te stelle di sei
raggi, d'oro, ac
compagnato in
capo da una ro
PAGINA 961
gli attuali rappresentanti della famiglia :
ANTONIO, GIO. FRANCESco, Giulia e RIC
CARDO.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile di Livorno (mf.) e
nobile di Pistoia (mf.), in persona di :
a) FRANCESCo, di Antonio, di Gio.
Battista.
Figli: ANTONIO, GIO. FRANCESCO, Giulia,
RICCARDO.
b) Discendenti da Francesco Giusep
tella (palla) par- pe, di Luigi, di Francesco, d'Andrea.
tita d'argento e
g. d. a. v.
di nero (Vivarel
li); nel 2º, di rosso, alla colonna d'argen- VIVIANI.
to, scanalata, colla base e il capitello
d'oro (Colonna) .
DIMORA : Livorno e Firenze.
FRANCESCO, uno dei due figli di Andrea,
di Gabriello Vivarelli, stabilitosi a Pistoia,
diede origine ad un ramo che dalla loca
lità ov'ebbe case si chiamò dei Vivarelli
Colonna. Da lui nacquero quattro figli :
ANDREA (n. 1782), GIOVAN BATTISTA
LUIGI (n. 20 aprile 1786), AGOSTINO AN
GELO (n. 1790) е GIUSEPPE FELICE (n.
1795) .
Il secondo di essi fu con partito 29 di
cembre 1829 della Comunità di Livorno
proposto per l'aggregazione alla nobiltà
Livornese insieme colla moglie Elisabetta
del fu Giuseppe, di Moisè Ronno (nata 4
aprile 1802) ; e tale proposta fu accolta con
rescritto sovrano 5 settembre 1832.
Anche il primogenito ANTONIO, gonfalo
niere delle Cortine di Pistoia, fu con deli
berazione 16 agosto 1839 proposto dalla
Magistratura Civica Pistoiese per l'ascri
zione al ceto nobile locale insieme col sud
detto LUIGI, nobile livornese, e cogli altri
fratelli, AGOSTINO, egualmente gonfalonie
re delle Cortine di Pistoia, e GIUSEPPE : il
che fu sancito con rescritto granducale 12
gennaio 1840.
Dalle nozze di G. B. Luigi con Elisabet
ARMA : D'azzurro
alla fascia ас
compagnata da
tre gigli; il tutto
d'oro.
DIMORA : Arezzo.
Un NICCOLÒ, di
Viviano, di ser Go
ro, era stato gon
faloniere di giusti
zia in Arezzo nel
1456, e la stessa
onorevolissima carica avevano avuta suo fi
glio MARIOTTO nel 1515, e il nipote capi
tano ALESSANDRO nel 1606, al quale in
quell'anno fu dal Magistrato Municipale
patrio riconosciuta la nobiltà civica. Dal
matrimonio di lui con Porzia Pezzoni, nac
que NICCOLA, parimente gonfaloniere nel
1666, che dalle sue nozze con Maria Bal
ducci, ebbe ALESSANDRO, marito di Marta
Mauri e padre di CAMILLO, gonfaloniere di
Arezzo nel 1756, il quale
25 luglio 1757
con decreto
otteneva l'ascrizione alla
nobiltà aretina.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Arezzo (mf ),
in persona dei discendenti da Camillo, di
Alessandro, di Niccola.
ta Ronno, vennero quattro figli: Maria
Pasqua (n. 1820), maritata il 3 ottobre 1837
a
g. d. a. v.
Teofilo Maria Conversini; FRANCESCO VIVIANI DELLA ROBBIA.
GIUSEPPE (n. 1º febbraio 1822); Amalia
Agnese (n. 1825) e GIOVAN BATTISTA (n. II
ARMA: D'oro a tre scaglioni, l'uno sull'al
maggio 1829) che da Enrichetta del conte
Mario Mori Ubaldini degli Alberti (1850)
ebbe ANTONIO, padre di FRANCESCO, da cui
tro, scaccati d'argento e d'azzurro di
due file.
DIMORA : Firenze.
Araldica 61
PAGINA 962
secolo XIV. Dal 1306 al 1416 la fami- VIVIANI DELLA MASSA.
glia conta diciassette priori e tre gonfalo
nieri di giustizia, tra i quali si annovera
no uomini, che ebbero notevole importanza
nella vita pubblica del comune di Firenze.
ARMA : D'azzurro
al muro coperto
di un tetto di
Ricordiamo : Tommaso, di Bernardo che,
nel 1384, essendo capitano di parte Guel
fa, fu deputato con altri cittadini a recarsi
presso Carlo I d'Angiò per ottenere in do
no, baratto o compra la città di Arezzo;
Giovanni, di Luigi, uno dei Dieci di Balia
nel 1414.
Sembra che l'avere i Viviani assunto
una condotta di opposizione alla nascente
potenza Medicea li abbia tenuti lontani
tegole col sem
previvo (semper
vivum tectorum)
nodrito nel tet.
to, il tutto al
naturale.
LETTERAV
Il Gamurrini,
nell'Istoria genea
logica delle fami
glie nobili toscane
e umbre, Firenze,
1671, fa risalire l'o
rigine dei Viviani
ad un Lapo vissuto
nel sec. XII; ma
notizie sicure di es
si non si hanno
che dai primi del
dalle cariche dalla metà del secolo XV. Si
ripresero però sotto il granducato mediceo
ed ebbero due senatori, nonchè l'ascrizio
ne per giustizia nell'Ordine di S. Stefano.
A questa famiglia appartenne l'insigne
matematico Vincenzo Viviani (n. 1622, m.
1703), discepolo`e amico di Galileo.
Nel 1645, per la morte di Lorenzo Del
la Robbia, vescovo di Fiesole, ultimo di
sua famiglia e fratello di una Laudomina
moglie di Luigi, di Matteo Viviani, i beni
dei Della Robbia passarono ai Viviani, con
l'obbligo in questi ultimi di assumere an
che il cognome Della Robbia.
Dal sen. NICCOLÒ Viviani Della Rob
bia, nacque, ai primi del Settecento, il
priore LUIGI, che, allievo e amico del Tan
nucci, ebbe con questo un'attiva corrispon
denza conservata oggi nell'archivio della
famiglia Viviani. Intimo del re di Napoli
Ferdinando IV, lo stesso Luigi ottenne da
questo sovrano il titolo marchionale.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di marchese (mpr.), patrizio
fiorentino (mf.), in persona di LuIGI, di
Carlo, di Giacinto.
Fratelli: LORENZO, Maria in Tommasi
Aliotti, Giulia in Guasconi, GIO. BATTISTA,
GIACINTO.
Figli di Luigi: LAPO, Enrichetta, Maria
Pia.
Figlio di Lorenzo: DONATO.
Figlia di Gio. Battista: Franca in l'i
sconti Madrone.
Figli di Giacinto: Maria Luisa, Cateri
na, Giuseppina.
f. s.
DIMORA : Urbino.
CINZIO Viviani
Della Massa nel
1821 ottenne per sè e discendenti l'ascri
zione alla nobiltà di Urbino.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Urbino (mf.).
in persona di FILIPPO, di Fulvio, di Cur
zio. Sorella: Laura Emilia.
* VOELKL.
ARMA : D'oro alla
torre di rosso
fondata sopra un
monte roccioso
di tre cime al
naturale
e sor
montata da una
speronella d'az
zurro; incappato
d'azzurro carico
a destra di un
V. S.
leone d'oro, lin
guato di rosso, rivoltato, a sinistra di un
liocorno d'argento, linguato di rosso e
chiomato d'oro, ritto; col capo d'argento
carico di un'aquila bicipite d'azzurro,
linguata di rosso, nascente.
LETTERA V
CIMIERO : L'aquila del capo nascente.
PAGINA 963
Sorelle : Adele in Barattieri di S. Pietro,
SOSTEGNI : A destra il leone, a sinistra il Stefania in Scarampi di Villanova, Paola
liocorno del campo.
in Casana.
Мотто : Оmnia consilio et virtute.
DIMORA : Trieste.
S. M. Umberto I, re d'Italia, con R. De- VOLLARO.
creto di motu proprio del 1882 concesse il
titolo di marchese con successione primo
geniale mascolina a RODOLFO, di Giorgio
ARMA: D'argento
all'albero nodri
Voelk che con tale titolo è iscritto nel Li
bro d'Oro della Nob. Italiana.
v. S.
* VOLI.
verde.
Мотто : Altius tendo.
ARMA : Fasciato di
azzurro e d'oro,
col capo del se
condo, carico di
tre semivoli d'a
quila, sinistri, al
naturale, ordina
ti in fascia.
ORNAMENTI : Svo
lazzi di conces
sione: d'argen
to, di rosso, di
DIMORA : Torino.
LUIGI Voli (n. Asti, 26 maggio 1844) ,
ufficiale d'artiglieria, figlio dell'avvocato
e presidente di tribunale STEFANO e di Ade
le Charrier, per elargizioni di beneficenza
all'Istituto per le Figlie dei Militari di To
rino, venne creato conte con R. D. motu
to sulla campa
gna erbosa di
verde, sostenuto
da un leone, il
tutto al naturale.
DIMORA : Ducenta
in Terra di La
voro.
Di questa fami
1. b.
a
glia si distinse spe
cialmente il cav. PIETRO Vollaro, nato
Reggio Calabria nel 1769 e morto a Lucca
nel 1854. Fautore del governo di Gioachi
no Murat esulò da Napoli nel 1815, ove
era giudice criminale, e riparò nel Ducato
di Lucca, ove contrasse matrimonio con
Elisabetta Bartolomei, vedova Boccella, e
meritò le grazie del duca Carlo Lodovico
di Borbone, che gli affidò nel 1830 l'inten
denza del suo patrimonio privato, nomi
nandolo poi Consigliere di Stato, con de
creto del 16 luglio dello stesso anno, cari
che dalle quali fu costretto a dimettersi
per i suoi sentimenti liberali. Egli fu
iscritto nel Libro d'Oro del ducato di Luc
proprio 24 dicembre 1899 e successive RR.
LL. PP. 5 luglio 1900. Con R. D. 3 mag
gio 1900 ottenne la concessione dell'arma.
Sposò Luigi (1871) Alix del cav. Vin
cenzo Denina, e da queste nozze nacquero :
Adele (n. Torino, 10 settembre 1872), che
sposò (1898) il conte Warmondo Barattie
ri di S. Pietro, Stefania (n. Torino, 17 giu
gno 1884), che sposò (1904) Fernando di
Edoardo Scarampi di Villanova; Paola (n.
Torino, 11 giugno 1886), che sposò (1908)
il nobile Vittorio dei conti Casana, ed
EMILIO (n. Torino, 22 settembre 1889) .
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di EMILIO, di Luigi, di Stefano.
ca, formato il 1826, col titolo di nobile.
Detto titolo fu esteso, con decreto del 13
dicembre 1830, a GIUSEPPE, ed al figlio
GIROLAMO.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Ital.
col titolo di nobile di Lucca (mf. , in per
sona di PIETRO, di Gerolamo, di Giuseppe.
Fratelli: Laura, Irene, GIUSEPPE, Ro
BERTO, Anna Isabella.
Figli di Roberto: Olga e GIROLAMO.
e. i.
VOLO vedi BAYARD DE VOLO (già
VOLO) .
* VOLPE (DELLA) .
ARMA : Partito di rosso e d'argento a due
rotelle ovali, una caricata sull'altra e
PAGINA 964
schiena.
Мотто : Simul astu et dentibus utor.
DIMORA : Imola; Bologna.
GALVANO, prode cavaliere in Alemagna,
chiamato De La Fux, che italianamente
suona De La Volpe, per l'antichissimo
stemma gentilizio della sua stirpe, viveva
circa l'anno 930 nella Francovia, provincia
orientale di Germania, ove godeva il do
minio della contea di Pempa, allora città
ragguardevole, e poscia per le vicende dei
secoli ridotta in un minor recinto di mura.
BARTOLOMEO, terzogenito del ricordato
Galvano, fu capitano di cavalleria di Otto
ne imperatore, lasciò nei suoi due fratelli
il ceppo antico in Pempa e trasportò il suo
ramo in Padova nell'anno 982 e poscia in
Trevigi, ed infine poco dopo l'anno 1000
fissò stabile dimora in Vicenza, italianiz
zando il suo cognome in quello di Della
Volpe. Da questi discendono per continua
ta linea di illustri personaggi gli attuali
conti Della Volpe.
GALVANO II fu mandato dai Vicentini
ambasciatore a Enrico V per assistere alla
di lui incoronazione imperiale seguita in
Genova l'anno 1111. GALVANO VI fu am
basciatore di Carlo IV nell'anno 1346. Gio
VANNI BATTISTA, segretario dell'ambascia
tore del re di Russia in Roma nell'anno
1465, poscia capitano generale di tutto il
regno di Moscovia; fu arricchito di molti
castelli e giurisdizioni per 40 miglia di
circonferenza con la facoltà di battere mo
neta d'oro. TADDEO, fratello germano del
ricordato Galvano II, si trapiantò in Imola
intorno all'anno 1100; infatti da antichi
documenti appare che fioriva nel Senato
Imolese nell'anno 1173 TOMMASO Della
Volpe, figlio di Taddeo. Limitando questo
breve cenno al ramo imolese che godette
LETTERA V
decussate, queste
sopracaricate di
dieci tortelli cia
scuna 2. 3.3.2.,
il tutto dell'uno
nell'altro . Capo
fasciato d'oro e
di nero.
CIMIERO : Di una
volpe nascente
con quattro co
de piantate sulla
fino dai tempi antichissimi anche in Imola
feudi e giurisdizioni, fra i personaggi più
salienti si nota SOPERCHIO III, che fu ado
perato negli affari pubblici della patria i
più importanti e nel 1219 eletto fra i sena
tori a trattare la pace coi Bolognesi discor
di sul possesso di alcuni castelli del terri
torio di Imola. SIMONE I nel 1280, UGUC
CIO, SANTE E PIRONTE furono cavalieri di
parte guelfa. UGUCCIO III, nobile senatore
di Imola, fu segretario dei Brevi e fami
gliare del Pontefice Martino V come da
diploma speditogli nel 1426; NICOLÒ, di lui
figlio, fu uno dei ventiquattro Savi di Imo
la e nel 1482 ebbe il supremo Magistrato
degli anziani. Questi fu padre di TADDEO
IV, il famoso cavaliere Della Volpe, tanto
celebrato dal cardinale Bembo e da altri
scrittori di quel tempo, eccellentissimo
condottiero di armi, che per il valore
e la prodezza dimostrati nella presa di
Faenza l'anno 1502 fu dal duca Valentino
nominato generalissimo di S. Chiesa, deco
rato sul cimiero dell'antico stemma
l'impresa della volpe di più code. Questi,
dopo aver servito quale capitano dei caval
con
leggeri Papa Giulio II, servì come coman
dante di uomini ed armi la Repubblica di
Venezia, dalla quale fu assunto nel 1511
al comando generale delle Milizie con lo
stipendio di 12.500 ducati annui. Poscia,
nel 1517, governatore generale di tutto il
Friuli e nuovamente, dal 1523 al 1534, ca
pitano generale della Repubblica Veneta.
Per le sue illustri imprese di Vicenza, di
Padova, nella Carnia ed in altri Stati ot
tenne dalla Repubblica un bastone di co
mando, ove in lamine d'argento leggeva
si: <>> raccolti da U. Dal
lari).
(vedi:
DIMORA: Alghero e Casaleggio Boiro.
LETTERAZ
MMM
nova presero parte al governo e trovia
mo vari anziani e consiglieri nei secoli
XIV e XV.
ANSELMO (1117), GIORDANO (1131), AN
DALO (1165) sarebbero consoli in Caffa :
ma ciò è posto in dubbio dall'Olivieri (At
ti Soc. Lig. St. Patr., vol. I, f. III) . GOTI
FREDO, notaio del Finale, socio della Mao
na di Corsica (1325), ricevette fedeltà dai
Corsi (1340), fu vicario nella Riviera di
Levante e castellano di Chiavari (1345),
podestà di Finale (1348), console in Caffa
(1357); LANFRANCO, notaio
e
cancelliere
della Repubblica, fu ambasciatore in A
lessandria (1348), MANFREDO, podestà di
Savona (1346) e NICOLÒ, di Goffredo, id.
(1380), di Albenga (1369), padrone di
galera (1373), anziano (1381, 83, 87),
castellano di Chiavari (1381), podestà di
Pera (1391), doge popolare di Genova
(1394); GIOVANNI fu consigliere nelle con
venzioni con Carlo IV imperatore nel
1368 ed inviato in missione diplomatica a
Cipro (1373); RAFFO fu castellano alla Spe
zia (1385) ; frate DAMIANO, domenicano, fu
vescovo di Mondovì (1388), BATTISTA, an
ziano (1392, 96, 1404, 10, 14, 15), governa
tore di Corsica (1391); BARTOLOMEO « fra
vego » fu anziano (1396), BATTISTA, qm.
Goffredo, fu podestà di Savona (1408),
castellano di Chiavari (1408), corsaro, an
ziano e rettore della Repubblica (1413-18),
TADDEO, anziano (1433, 46), fu commissa
rio dell'armata genovese a Ponza (1435) е
commissario in Riviera di Levante (1460),
FEDERICO, di Giovanni, anziano (1433, 46),
fu podestà di Scio (1437) e commissario in
Riviera di Levante (1446), BARTOLOMEO,
sindicatore e procuratore della Repubblica
a re Renato d'Angiò (1438), anziano (1442,
48), uff. di bailia (1443), arbitro nelle con
PAGINA 1021
Pare che in ori
gine due famiglie
distinte fossero ve
nute a stabilirsi in
Genova nel secolo
XIV da Zoagli e
dal Finale : secon
do il genealogo Fe
derici una di que
ste sarebberi dap
prima chiamata
Queirolo: in Ge
tese tra nobili e popolari (1449), console a
Cembalo (1454), fu inviato ad invitare il
doge Tomaso Fregoso; fu poi ambasciatore
a Francesco Sforza (1460), Antonio, anzia
no (1441, 43, 51, 53), uff. di bailia, fece
restaurare le mura di Portovenere (1447) :
fu capitano di mercanti (1461) e fatto
franco di gabelle per aver fatto fabbricare
una casa grande in Chiavica. TOMASO fu
capitano in Pieve di Teco (1445-6), PAOLO,
console in Cembalo (1447), anziano (1450),
uff. di gazaria (1456); AGOSTINO, governa
tore di Corsica (1486), GIORGIO, mássaro
dei pacificatori (1506), fu commissario nel
la guerra contro Monaco (1506), anziano
(1507), partecipò alla fazione popolare
(1506-07); così pure BARTOLOMEO. ANΤΟΝΙΟ
« fravego », fu anziano (1503), agente del
duca di Savoia (1510) . Nel 1528 GREGORIO,
BATTISTA, ANTONIO, NICOLÒ, BARTOLOMEO,
TOMASO e GIO. FRANCESCO furono aggre
gati all'Albergo Cicala. BATTISTA Cicala,
olim Zoagli, qm. Giorgio, commissario in
Corsica (1537), senatore (1531), fu amba
sciatore a Carlo V a Nizza (1538), riforma
tore di leggi (1547), e doge (1561) : suo fi
glio VINCENZO, pure commissario in Corsi
ca (1537), fu senatore (1569, 77, 92) . I se
natori di questa famiglia furono 12. GIO.
MICHELE fece parte della missione geno
vese all'imperatore Mattias (1612), fu in
quisitore di Stato (1628), commissario in
Corsica (1630), e fu inviato a Milano per
le trattative di pace col duca di Savoia
(1633) : apprezzato poeta e commediogra
fo. MICHELE fu governatore di Savona
(1646), GIORGIO, di Gio. Michele, fu pure
co
governatore di Savona (1663), commissario
in Corsica (1666), e fu preposto alla
struzione dell'Albergo dei Poveri in Geno
va (1652); GIO. BATTISTA, popolare, fu con
dannato al confino a Napoli per trame
contro lo Stato genovese (1629), quindi a
morte in contumacia come recidivo (1632);
altro GIO. BATTISTA fu commissario al laz
zaretto della Consolazione in Genova du
rante la pestilenza (1656), e forse capitano
della Spezia (1648-49); NICOLÒ qm. Gior
gio, fu vicario di Chiavari (1640); fra MA
RIANO, domenicano, tradusse opere del Sa
vonarola; MICHELE FRANCESCO, fu capita
no della Spezia (1725-26).
Da Ansaldo, per GUGLIELMO, PIETRO,
PAGINA 1022
GIORGIO, GIORGIO, BATTISTA, GIORGIO,
NICOLÒ, GIOFREDO, NICOLÒ, GOFFREDO
GUGLIELMO, ANDALÒ, GIOVANNI, ANTONIO,
GAETANO, discendono i due fratelli NICOLÒ
FRANCESCO ed AGOSTINO FRANCESCO, ascrit
ti alla Nobiltà genovese il 18 giugno 1779
e
facenti parte il primo del Min. Cons.
(1797), il secondo del Gran Cons. (1797) .
Il primo ebbe Adele, moglie di Giorgio
Mameli, capitano di vascello nella R. Ma
rina sarda, segnalatosi a Tripoli (1825), е
madre di GOFFREDO. Il secondo ebbe GoF
FREDO PAOLO, dal quale i viventi AGOSTINO,
ingegnere, coi figli ANTONIO, dott. in giu
risprudenza, vice-presidente cons. locale
O. N. B., e PAOLO, perito in agraria, resi
denti in Alghero, ed Anna in Tacchini, re
sidente in Casaleggio Boiro; un fratello di
Agostino di nome EDOARDO fu medico-chi
rurgo († 1932) e trovasi iscritto con lui nel
l'El Uff. come « patrizio genovese » (m ).
g. c. d.
* ZOCCO.
ARMA: D'azzurro
alla torre di tre
palchi sostenuta
da un leone, il
tutto d'oro.
DIMORA: Palazzo
lo Acreide.
Famiglia sicilia
na, di Palazzolo
Acreide, insignita
del titolo di baro
ne delli Vausi (o
delle Balze), proveniente dalla famiglia Di
Pietro, titolo riconosciuto con D. M. 1912.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone delli Vausi (o
delle Balze) (mpr.), in persona di VINCEN
zo, di Corrado, di Vincenzo.
Figli: CORRADO, Violante, GIUSEPPE,
FRANCESCO, Giovannina e SALVATORE.
Fratelli: CLEMENTE E GIOVANNI.
V. S.
* ZOGHEВ.
ARMA : Semipartito da un filetto d'oro
e
troncato da una fascia dello stesso cari
LETTERA Z
ca di una stella
di rosso (per
spezzatura) : nel
1º di rosso, alla
bilancia d' oro;
nel 2º di rosso,
alla piramide di
argento murata
di nero; nel 3º
d'azzurro al leo
ne d'oro, armato
e lampassato di
rosso.
DIMORA : Damasco e Alessandria d'Egitto.
A MICHELE, di Antonio Zogeb, venne
concesso da Vittorio Emanuele II il titolo
di conte, trasmissibile in linea di primoge
nitura, con R. D. 14 gennaio e RR.LL.PP.
27 gennaio 1872.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
dei titolati stranieri e nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (mpr.), in persona
di ALESSANDRO, di Giuseppe, di Demetrio.
Figli: MASSIMO, PAOLO ed ENRICO.
* ZOHAR.
ARMA: Troncato
ondato da un fi
letto d'oro : nel
1º ritroncato di
argento e d' oro
da uno scaglione
di rosso smussa
to sulla cima ed
accompagnato di
l. r. m.
sotto da una
stella di sei rag
gi di nero; nel
2º d'azzurro a tre stelle (6) d'oro.
CIMIERI due: 1) due semivoli sovrapposti
trinciati d'argento e di rosso; 2) tre pen
ne di struzzo d'azzurro caricate di una
testa di leopardo d'oro, linguata di
rosso .
DIMORA : Zara.
Famiglia insignita del titolo di cavaliere
dell'Impero Austriaco col predicato di
Karstenegg, per ambo i sessi, titolo rico
nosciuto con D. M. 4 ottobre 1926.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oго
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
LETTERAZ
Ital. col titolo di cavaliere dell'I. A. coi
predicato di Karstenegg (mf), in persona
di GIUSEPPE, di Francesco.
V. S.
ZON.
ARMA: Scagliona
to ,
rovesciato,
doppiomerlato di
rosso e d'argen
to di otto pezzi.
DIMORA : Venezia e
Padova.
Famiglia del
l'Ordine dei Segre
tari della Repub
blica Veneta e che
aggregata al nobi
le Consiglio di Padova nel 1771, fu con
fermata nobile con S. R. 19 novembre
1820.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Padova) (mf),
in persona di GIOVANNI, di Angelo, di
PAGINA 1023
DIMORA: Aversa.
Con Lettere Patenti del 3 ottobre 1909,
la signora Giuseppa Maddalena Zona in
Magliano fu autorizzata ad assumere e tra
smettere il titolo di barone di Longano.
L'ultima intestazione della terra di Lon
gano, nel Molise, è del 28 aprile 1796 a
DOMENICO Zona, per acquisto fatto, previo
R. Assenso del 7 settembre 1795, da Anto
nio de Filippo, che aveva acquistata tale
terra da Tommaso Castiglioni, che l'aveva
a sua volta acquistata da Geronimo de
Franchis, duca di Longano, il quale l'ave
va ereditata, col titolo di duca, da sua ma
dre Isabella Summaia. Il titolo di duca sul
la terra di Longano fu concesso alla pre
detta Isabella Summaia il 7 maggio 1656
con l'anzianità di S. Angelo in Grotte dal
29 ottobre 1639; dai Summaia passò unita
mente al feudo, per legale successione, alla
famiglia de Franchis; ma vendutasi la
terra da Geronimo de Franchis al regio
consigliere Tommaso Castiglione, senza
titolo, rimase questo ai de Franchis, se
guendo così l'ordinaria successione dei ti
Francesco.
Figlio: ANGELO.
Sorelle: Maria, Lucia in Giuseppe Su- Infatti, mentre il titolo rimasto ai de
toli, mentre la terra seguiva, come si è so
praccennato, la legale successione feudale.
man.
* ZONA.
b. c.
ARMA:
D'azzurro
alla banda d'oro
convessa ed ab
bassata ripiena
di rosso caricata
di un palo d'ar
gento; i punti di
rosso caricati o
gnuno dei segni
astronomici del
leone e della bi
lancia di ого,
quello d'argento del segno dello scorpio
ne di nero, con un uomo di carnagione
fasciato di bianco con arco, il tutto al na
turale ed uscente da sinistra in atto di
saettare un orso al naturale, ritto e ri
voltato, attraversato dalla banda, che è
accompagnata da cinque stelle a sei rag
gi d'argento, due in capo e tre in punta.
Franchis passò per successione, prima ai
Galluccio, quindi ai Filangieri di Arianel
lo, ed estintosi il ramo primogenito di tale
famiglia in Teresa, in Romaldo, la figliuo
la primogenita della medesima, Giulia Ro
maldo in Monaco, con RR. LL. PP. del 21
luglio 1911 otteneva il riconoscimento del
titolo stesso col quale, e con gli altri titoli
di casa Filangieri, veniva ascritta coi suoi
figliuoli al Libro d'Oro della Nobiltà Ita
liana. In seguito, per decreto di motupro
prio, detto titolo di duca di Longano passò
per cessione al figliuolo secondogenito Ro
BERTO, ammiraglio della R. Marina. La ter
ra invece venduta da Tommaso Castiglione
ad Antonio de Filippo, fu da costui riven
duta a Domenico Zona, che ne ebbe l'ul
tima intestazione nel Cedolario nel 1796.
Di Domenico Zona fu poi figliuolo GERONI
мо, padre di LUIGI, che ebbe a sua volta
due figliuoli : GIROLAMO, morto senza di
scendenza, e LUIGI, che ebbe due figliuo
li: RAFFAELE, morto pure senza discenden
ti, e Giuseppa, moglie di Vincenzo Maglia
no (v. Magliano)
PAGINA 1024
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Longano (mpr.)
in persona di Giuseppa, di Luigi, di Luigi
in Magliano.
f. f. p. di s.
ZONCA (DALLA) .
ARMA: Troncato
da una fascia di
rosso : nel 1º di
argento alla te
sta di capra al
naturale nascen
te, accostata da
due rose di ros
so; nel 2º banda
to di nero e di
argento.
Alias: Troncato da
una fascia arcua
ta e in divisa di
rosso : nel 1º di
argento alla ca
pra al naturale
nascente dalla
troncatura; nel
2º sbarrato d'ar
gento e di nero.
DIMORA : Berga
mo, Dignano di
Istria e Venezia.
Antica famiglia
bergamasca derivata dagli Aliprandi o
Liprandi e poi furono detti Zonca da
un luogo di antica loro giurisdizione.
Gli Aliprandi erano d'origine milanese
e nel secolo XIII troviamo un DEGOL
DO Aliprandi, delegato della Repubblica
di Mantova a derimere le differenze terri
toriali con Cremona; nel 1322 un ArtUSIO
Aliprandi era capitano di Galeazzo Viscon
ti, signore di Milano, e un PINALLA, nel
1329, era capitano generale degli eserciti
di Azzo Visconti. Dovevano certo godere
una posizione eminente alla Corte dei Vi
sconti se un GIOVANNI Aliprandi nel XV
secolo governatore di Bologna, tolse in mo
glie Valentina, figlia di Barnabò Visconti.
Dal Codice 27 (Classe VII) della Bibliote
ca Marciana risulta che gli Aliprandi, per
vicende e discordie politiche del Ducato di
LETTERA Z
Milano, sul principio del XV secolo, si
stabilirono nel Bergamasco ove presero di
mora nel Castello di Cisano in Val di San
Martino, abbandonando il primitivo co
gnome ed assumendo quello di de la Zon
ca o dalla Zonca.
Nella lotta tra Venezia ed i Visconti, i
dalla Zonca parteggiarono per Venezia
subendo gravi danni dalle soldatesche vi
scontee. La città di Bergamo 1'8 maggio
1428 fu consegnata ai veneziani e GIOVAN
NI della Zonca, nel 1433, otteneva dal do
ge Francesco Foscari, per le sue beneme
renze e i subìti danni, che il Castello di
Cisano in Val di S. Martino fosse retto in
feudo nobile e gentile, includendovi inol
tre notevoli beni territoriali ed il tutto fu
sanzionato con lettera ducale del 20 mar
ZO 1433. BELTRAMO, detto PUPPAGNO, nel
1437, si trasferì a Venezia. Un secondo ra
mo prese sede a Padova ed un terzo, in
persona dei fratelli GIUSEPPE INNOCENZO e
GIOVANNI GASPARE dalla Zonca, si stabili,
verso la fine del secolo XVII, in Dignano
dell'Istria. I discendenti del ramo istriano
dal podestà di Bergamo, Leonardo Pesaro,
il 4 marzo 1726, ebbero solennemente con
fermati tutti i titoli, possessi e privilegi
che erano loro dovuti come nobili di Ber
gamo, ottenendo in seguito dalla città
stessa, il 10 febbraio 1784, il 19 dicembre
1786 e il 2 settembre 1788, altre conferme
con le quali la famiglia è definita come an
tica, originaria cittadina nobile di Berga
au
mo. Passata l'Istria sotto il dominio
striaco i dalla Zonca venivano riconferma
ti nei loro titoli con S. R. 9 dicembre 1819,
in persona di GIANANDREA, di Benedetto, e
FRANCESCO, di Domenico, e con altra S. R.
4 novembre 1829, in persona di GAUDEN
ZIO MARTINO PACIFICO GIOCONDO dalla
Zonca.
Il ramo veneziano fu ascritto all'Ordine
dei Segretari, e anch'esso, nel 1726,
era
stato riconosciuto nobile di Bergamo da
quel Magistrato cittadino. Oggi l'unico ra
mo superstite è quello di Dignano.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Bergamo)
(mf.), in persona di GAUDENZIO ANGELO,
r. Dignano (Istria) 29 giugno 1851, † Ve
nezia 16 maggio 1916, di Giovanni Dome
nico, di Gaudenzio, di Giovanni Maria
LETTERA Z
PAGINA 1025
Pasquale; spos. Venezia 8 gennaio 1877 nel 1266 BAROTA Zondadari è ricordato in
con Maria Fabris.
Figli: 1) ALESSANDRO, n. Venezia 17
gennaio 1878; 2) ETTORE, n. Venezia 13
settembre 1879, spos. Venezia 15 aprile
1915 con Amalia Sicher; 3) PRIMO, n. Ve
nezia 24 dicembre 1880; 4) CESARE, n. Ve
nezia 17 maggio 1882; 5) Teresa, n. Ve
nezia 26 marzo 1884, spos. 27 aprile 1903
al conte dott. Vittorio Valle; 6) GINO,
n. Venezia 13 febbraio 1885, † 19 gennaio
1913; 7) Maria, n. Venezia 2 febbraio 1887,
spos. 27 aprile 1908 al comm. Marco Via
ni, capitano di vascello; 8) FAUSTO, n. Ve
nezia 12 dicembre 1889, † Venezia 25 apri
le 1891; 9) TULLIO, n. Venezia 17 giugno
1892; 10) Bianca, n. Venezia 26 aprile
1895, † Roma 12 giugno 1923; 11) Marghe
rita, n. Venezia 7 novembre 1897, † Vene
zia 10 novembre 1897; 12) BRUNO, n. Ve
nezia 17 luglio 1899.
Figli di Ettore: ANDREOLO, n. Genova
29 febbraio 1916; VALENTINO, n. Venezia
29 luglio 1920.
V. S.
ZONDADARI CHIGI.
ARMA :
Partito :
nel 1º di azzurro
alla banda dello
stesso,
bordata
d'oro e caricata
di tre rose del
medesimo (Zon
dadari) ;
nel 2º
troncato : a) di
azzurro, alla ro
vere sradicata, di
oro, coi rami in
doppia croce di Sant'Andrea; b) di ros
so, al monte di sei cime, d'oro, sormon
tato da una stella di otto raggi dello
stesso (Chigi). DIMORA: Milano.
Gli Zondadari sono originari da Siena,
dove esercitavano la mercatura, commer
ciando in zendadi e stoffe preziose. Da
questa loro professione derivò, nel XIII se
colo, il cognome della famiglia.
ARINGHIERI, zondadaio, è il più antico
membro conosciuto di questa discendenza;
abitava in Camollia e si trova ricordato ai
libri dello Spedale, nell'anno 1262, mentre
un consiglio tenuto nella chiesa di S. Cri
stoforo.
Nel 1375 si trova CIAMPOLO, di Pietro
Zondadari, segnato nei libri pubblici sene
si, e nel 1385 PAOLO, di Sozzo Zondadari.
Nel 1397 BARTOLOMEO, di Ghinuccio, era
provveditore di Biccherna, e due anni do
po la stessa carica era occupata da AGNO
LO, di maestro Vanni Zondadari.
Nel 1401 poi gli Zondadari fecero parte
della Signoria con questo stesso Agnolo,
di Vanni; nel 1412, SALVESTRO, di Meo, di
Vanni, era console della Mercanzia, men
tre il di lui fratello GIOVANNI fu gonfalo
niere del terzo di Camollia nel 1431 .
In quest'epoca gli Zondadari avevano già
conquistata una posizione ragguardevolis
sima in Siena per il loro ingente patrimo
nio e si imparentarono con i Borghesi e
coi Bargagli; nel 1444 GIOVANNI, di Agno
lo, comperava terre nella zona di Armaiolo
e nel 1449 GABRIELLO, di Bartolomeo, fa
ceva un lascito importante allo spedale
della Scala.
Non parteciparono molto alla vita pub
blica, e i nomi dei componenti la famiglia
si trovano soprattutto ricordati in contrat
ti di acquisti di terre e case; nel 1524 От
TAVIANO, di Buoninsegna, era granciere
dello spedale. MARIO fu uno dei cento uo
mini d'arme del Granduca nel 1591.
ANSANO, di Bonaventura, sposò Agnese,
di Mario Chigi, ed essendosi estinta in essa
la discendenza maschile di quella linea,
per volontà del cardinale Flavio Chigi il
cognome e lo stemma di questa famiglia
passarono in BONAVENTURA, di Ansano
Zondadari, che ereditò anche il titolo di
marchese di San Quirico, concesso da Co
simo III al cardinale medesimo.
Fra i figli di ANSANO, uno, ANTON FE
LICE, fu legato papale a Bologna, governa
tore di Ancona, vescovo di Damasco e poi
cardinale; MARCANTONIO fu da Alessan
dro VII fatto cavaliere di Malta essendo
ancora in fasce, e dopo una brillante car
riera al servizio dell'Ordine, ne divenne
Gran Maestro nel 1720; ALESSANDRO fu
arcivescovo di Siena nel 1715 e legato in
Spagna e in Avignone.
BONAVENTURA, di Ansano, ebbe un figlio,
di nome ANSANO, che morì giovanissimo,
65
Araldica
PAGINA 1026
lasciando un unico erede, FLAVIO, da cui
il titolo marchionale passò nel figlio ALES
SANDRO e poi nel figlio di questi, ANGELO
BONAVENTURA, con cui si estinse nel 1847
la linea primogenita dei discendenti di
Flavio, di Ansano.
Da Francesco, secondogenito di Flavio,
erano nati due figli, ANGELO GIUSEPPE e
LODOVICO FRANCESCO, i quali ebbero ambe
due discendenza, mentre un terzo figlio,
ANTON FELICE, prese la carriera ecclesia
stica, divenendo arciv. di Siena e poi, nel
1801, card. del titolo di Santa Balbina.
Estinta la linea primogenita sopra ri
cordata, venne nel 1897 chiamato alla suc
cessione del titolo marchionale, per mezzo
di un decreto reale di quell'anno, il sena
tore BONAVENTURA, d'Alessandro, discen
dente da Lodovico Francesco, secondogeni
to di Flavio, di Ansano, il quale aveva ere
ditato dal padre il patrimonio Chigi Zon
dadari (vedi Chigi Zondadari) .
I discendenti di Angelo Guido, di Fran
cesco, sono gli attuali Zondadari Chigi;
compaiono nel Libro d'Oro dei patrizi se
nesi e sono iscritti con questo titolo nell'E
lenco Uff. Nob. Ital. Sono rappresentati da
GIUSEPPE, di Augusto, di Guido.
LETTERA Z
rosso uscenti da
gli angoli e uni
te in cuore da
un anello dello
stesso
attraver
sato da un breve
bianco svolaz
zante in fascia
carico del motto
Gern in lettere
gotiche maiusco
le di nero; nel 2°
e 3º troncato : sopra d'oro all'aquila co
ronata di nero, sotto di rosso ad una
mezza coscia e gamba umana di carna
gione, la gamba in sbarra, la coscia in
fascia, recisa. Sul tutto troncato d'oro
all'aquila coronata di nero nascente, e
di rosso al palo d'argento.
MOTTO : Gern (che è interpretato Genero
sitas eorum retinuit nos) .
DIMORA : Cassine, Alessandria, Verona e
Firenze.
Ha per stipite questa antica famiglia
RUFFINO 1o ZOPPO che fu console di Ales
sandria il 2 giugno 1177. Si denominarono
pure GAMBAROTTA in seguito al matrimo
nio di SAGLINO, di Giacomo, il quale aven
Figli: AUGUSTO ANDREA, RODOLFO GIU- do sposato Agnesina Gambarotta, il suo
LIO.
Figlio di Rodolfo Giulio: ENRICO.
g. c.
* ZOPPI.
GERN
ARMA : Inquarta
to : nel rº e 4º
d'argento a 4 ca
tene di rosso le
gate in decusse,
con un breve
bianco svolaz
GERN
zante in fascia
legato alle cate
ne in cuore e
scritto del mot
to GERN di ne
ro; nel 2º e 3º di rosso alla gamba di
carnagione recisa e posta in sbarra, col
capo d'oro, carico di un'aquila coronata
di nero nascente.
Arma (ramo ultrogenito) : Inquartato : nel
1º e 4º d'argento a quattro catene di
cero Giacomo gli fece obbligo, per atto del
10 aprile 1355, di assumere il suo cogno
me. Figlio di Saglino fu QUIRICO, che era
notaio, e che ebbe l'investitura del feudo
di Castelnuovo Bormida dal marchese di
Monferrato il 19 aprile 1421. Sposò (1378)
Carencia di Nicola Buzzi, e da queste noz
ze nacquero : ANTONIO e OTTOLINO. Il pri
mo, che fu podestà di Savona e castellano
di Cassine, fu investito di Castelnovo Bor
mida col fratello Ottolino il 27 settembre
1443. Da Antonio i discendenti riassunsero
il cognome Zoppi. Antonio aveva avuto in
concessione dalla città di Savona di unire
alle proprie l'arma di questa città, privile
gio poi confermato con 'successivi provve
dimenti.
GERARDINO, di Gio Antonio, vendette il
7 maggio 1575 la sua porzione del feudo di
Castelnovo a Gio. Battista Grasso.
OTTAVIO († 1817), di Gio. Antonio, che
fu dottore di leggi, sposò (1784) Isabella di
Giovanni De Porzelli conte della Valle, e
da queste nozze nacque GIOVANNI ANTONIO
LETTERAZ
(n. Cassine, 19 luglio 1787; † Alessandria,
26 aprile 1877), che fu maggiore, il quale
chiese il titolo marchionale perchè agnato
del gran cancelliere Giovanni Cristoforo
Zoppi, e due volte il titolo comitale dei
De Porzelli, ma sempre ebbe contrario il
procuratore generale. Sposò (1816) Matilde
del conte Ottaviano Calcamuggi e furono
suoi figli, fra gli altri, VITTORIO ed EN
RICO.
Vittorio (n. Cassine, 26 dicembre 1819;
† 23 novembre 1907), ebbe la carica di
intendente generale, quindi quella di pre
fetto. Per le sue benemerenze il 15 novem
bre 1871 venne nominato senatore del Re
gno e con RR. DD. motuproprio del 10
aprile 1888 e 30 luglio 1891 e successive
RR. LL. PP. 18 febbraio 1892 ebbe rinno
vato il titolo di conte della famiglia dell'a
vola paterna De Porzelli. Sposò Vittorio
(1861) Maria Roissard de Bellet e da que
ste nozze nacquero : GIOVANNI ANTONIO
(n. Messina, 21 febbraio 1864), che è av
vocato, OTTAVIO (n. Novara, 16 gennaio
1870), che è generale e decorato di due
medaglie al valore, ed ENRICO (n. Novara,
31 maggio 1871), che è colonnello e deco
rato di due medaglie d'argento al valor
militare.
Figlia di Giovanni Antonio e di Maria
Comolli è Vittoria (n. Alessandria, II
aprile 1898); figli di Ottavio e di Ida Pog
gi sono VITTORIO (n. Novara, 23 febbraio
1898), che è vice console, e Lucia (n. No
vara, 14 ottobre 1906); figlia di Enrico e
di Teresa Visconti è Clara (n. Alessandria,
30 giugno 1908) .
ENRICO (n. Alessandria, 10 gennaio
1822; † Firenze, 25 gennaio 1898), di Gio
vanni Antonio, fu tenente generale dei
RR. Carabinieri, fece le campagne del
'48-'49-'59 e '60 e fu decorato di medaglia
d'argento al valor militare. Sposò (1856)
Eugenia del conte Carlo Signoris Buronzo
d'Avigliano e da queste nozze nacquero :
GIOVANNI ANTONIO (n. Novara, 13 novem
bre 1860) e Marianna (n. Vercelli, 19 ot
tobre 1857).
Un ramo di questa famiglia, ora estinto,
ebbe il titolo marchionale concesso a Gio
VANNI CRISTOFORO (n. Cassine, † Torino,
23 febbraio 1740), di Giuseppe Maria, che
fu prima professore di leggi all'Università
PAGINA 1027
di Pavia (1703-13), passato poi al servizio
sabaudo ebbe successivamente le cariche
di avvocato generale di Piemonte (1713),
di secondo presidente della Camera dei
Conti (1720), e di primo presidente della
detta Camera (1723). Il 10 agosto 1730 fu
nominato gran cancelliere di Savoia ed il
26 settembre del detto anno ebbe la con
cessione del titolo di marchese.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.), nobile (mf.),
in persona di GIOVANNI ANTONIO, di Vit
torio, di Giovanni Antonio.
Figlia: Vittoria.
Fratelli: OTTAVIO, ENRICO.
Figli di Ottavio: VITTORIO, Lucia.
Ramo ultrogenito.
Nobile (mf. ) .
GIOVANNI ANTONIO, di Enrico, di Gio
vanni Antonio.
Sorella: Marianna.
* ZORLI.
ARMA: Troncato
d' azzurro e di
verde a tre upu
pe al naturale,
rivoltate e poste
due nel primo e
una nel secondo
punto.
l. b.
DIMORA : Macerata
e Bologna.
Famiglia origi
naria da Bagnaca
vallo; discende da Ugolino che in Bagna
cavallo firmò la pace fra i guelfi ed i ghi
bellini il 28 febbraio 1253.
Nel 1505 GIOVANNI era castaldo ducale
a Monasterolo. ALFONSO fu ambasciatore
del duca Alfonso I a Milano. BERNARDINO,
cavaliere, detto il Mona, fu agente ducale
a Milano e consigliere di Stato (1502-1530) .
FRANCESCO, famigliare ducale (1522). AL
BERTO nel 1674 era consigliere nobile in Ba
gnacavallo. GIOVANNI ORAZIO, governatore
di Bagnacavallo, fu creato patrizio di Imo
la e Clemente XIV, con Breve 19 settem
bre 1772, lo cred conte insieme ai suoi ni
poti ex fratre e loro discendenti maschi. Il
PAGINA 1028
conte GASPARE fu illustre dottore di leggi
nella prima metà del XIX secolo.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (m.), nobile di Ba
gnacavallo (mf.), in persona di ALBERTO,
di Bernardino, di Giuseppe, di Bernardino,
di Francesco, di Bernardino, n. 4 ottobre
1854, spos. con Rosina Cristiani.
Fratelli: GIUSEPPE, n. 1859; GIACOMO t.
Figli di Giacomo: ANTONIO ed ENRICO.
LETTERAZ
Antica, illustre
e tribunizia fami
glia veneziana, an
ticamente detta
Giorgi, una fra le
più cospicue del
l'antico patriziato
veneziano, avendo
avuto la sua origi
ne con quella della
stessa città di Ve
nezia nel VI seco
lo.
Figli di Antonio: VINCENZO ed Emma.
Figli di Enrico: GIUSEPPE e UGOLINO.
Figlio di Vincenzo: ALBERTO.
Nipote: BERNARDINO, di Girolamo, di scesi in Italia al seguito dell'imperatore
La tradizione la vuole originaria dai
Georgius, duchi di Slesia e Moravia, di
Bernardino, n. nel 1900.
Altro ramo.
Onorio. Dette un gran numero di illu
stri personaggi: tribuni, procuratori di
PAOLO, di Federico, di Domenico, di San Marco, vescovi, cardinali, governa
Pierotto, di Francesco, di Bernardino.
Figlio: FEDERICO.
c. f. p.
ZORUTTI.
ARMA:
alla
D'azzurro
cornacchia
al naturale mo
vente da
monte di verde.
un
nel 1757. PIETRO Zorutti, n. 1792, † 1867,
DIMORA : Venezia.
La famiglia Zo
rutti, originaria da
Bolzano in provin
cia di Udine, fu a
scritta al Consiglio
nobile di Cividale
celebre poeta dialettale friulano, ottenne
dal Governo Austriaco la conferma della
nobiltà in data 22 agosto 1829.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Cividale) (mf.),
in persona di PIETRO, di Ettore, di Pietro.
Figli: ETTORE, Gemma, ATTILIO, Lucio.
Figli di Lucio: Vera, PIETRO FERNANDO.
Fratelli: GIACINTO, ATTILIO.
* ZORZI.
g. d. p.
ARMA: D'argento alla fascia di rosso.
CIMIERO : Il corno dogale veneto.
tori, capitani, ammiragli generali, sena
tori, ambasciatori e provveditori. Possedet
te molti feudi non solo in Dalmazia, ma
nell'Albania e nel Montenegro, dove imem
bri della famiglia si trasferirono come si
gnori di detti luoghi. Ebbe in assoluto do
minio le isole Curzolari dal 1269 al 1797,
possedette il marchesato di Bondonizza, la
contea di Curzolo e quella di Zumella nel
Friuli. ALVISE fu provveditore generale
della Dalmazia e dell'Albania e gli fu de
dicata una lapide che trovasi tuttora nella
facciata a levante del palazzo luogotenen
ziale di Zara.
L'antico stemma della famiglia fu modi
ficato e raffigurato soltanto da uno scudo
d'argento con la fascia di rosso a ricordo
della conquista delle isole di Curzola e di
Meleda fatta nel 1269 da MARSIGLIO Zor
zi, conte di Ragusa, quando, essendogli
stata squarciata in combattimento la sua
bandiera bianca e, rimasto ferito, ne fece
di essa una fascia rossa imbevuta del suo
sangue e che poi usò sempre come emble
ma, adottato anche da MARINO ZORZI, che
fu eletto doge nel 1311. Quest'ultimo fu
soprannominato il Santo per le sue rarissi
me doti, per il suo alto spirito di filantro
pia e per il suo fervido amore alla reli
gione.
Le isole di Curzola e di Meleda, malgra
do che il nominato Marsiglio, morendo, le
avesse legate con testamento ai suoi con
DIMORA: Venezia, Bologna, Adria e Ro- giunti, di erede in erede, nel trattato di
vigo.
Campoformio, nel luglio 1797 furono ce
LETTERAZ
dute all'Austria e attualmente sono in pos
sesso della Jugoslavia. Il doge Zorzi domò
la VII ribellione di Zara e fu egli che con
cesse alla Casa Savoia il privilegio di fre
giare lo scudo sabaudo con un leone a gui
sa di cimiero.
Questa famiglia dette anche diversi ve
scovi a Brescia e a Piacenza e da essa sorti
OTTAVIANO, capitano di Giustizia a Siena.
Fu ascritta al Libro d'Oro del patriziato
di Venezia anteriore al 1297 e confermata
con SS. RR. 30 novembre, I e 30 dicem
bre 1817. Il ramo primogenito rappresen
tato da CARLO, di Giacomo, fu riconosciu
to con D. M. del 1907.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di N. U., N. D., patrizic
veneto (mf), in persona di CARLO, di Gia
como, di Girolamo.
Figlia: Ada.
PAGINA 1029
persona dell'ultimo riconosciuto Pattaro
Maria, di Marco (1841).
* ZORZI.
ARMA: D'argento
alla fascia di
rosso.
CIMIERO : Il corno
dogale veneto.
DIMORA : Venezia
eNapoli.
Ramo della pre
cedente famiglia,
V. S.
che fu confermata
nobile con S. R.
18 dicembre 1817.
ZILIO, di Antonio, di Zilio, con R. D. 13
settembre 1928 e RR. LL. PP. 7 marzo
1929 ottenne da S. M. Vittorio Emanue
Fratelli: Vincenzina, FERDINANDO, RIC- le III, re d'Italia, la concessione del titolo
CARDO, ARTURO.
Figlio di Ferdinando: BRUNO.
di conte con trasmissione mascolina.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
Figli di Riccardo: Luisa in Verri, Gu- della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
GLIELMO, CASIMIRO.
Ital. coi titoli di patrizio veneto (mf.), N.
Figli di Guglielmo: RICCARDO, CASIMI- U., N. D., conte (m.), in persona di ZILIO,
RO, ANTONINO.
Ramo di S. Provolo
iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli
di patrizio veneto (mf), N. U., N. D. in
persona di GASPARE, di Gian Carlo, di Ga
spare, di Gian Carlo.
n. Vicenza 28 giugno 1867, di Antonio (t
Napoli 21 luglio 1887), e di Felicita Coraz
za; spos. con Gemma dei baroni Acton.
Fratello: ETTORE, n. Napoli 27 ottobre
1877, spos. Roma 3 giugno 1899 con Ca
terina Motta Ripetti, da cui: UMBERTO,
Figli: Maria Anna, Ettore, Arrigo, Ma- Clotilde e Maria.
ria e Laura.
Figli di Arrigo: GASPARE, Maria, GIAN
CARLO, GIOVANNI BATTISTA, Liliana.
Fratelli: Maria, ANTONIO, CARLO.
Figlie di Antonio: Elda e Maria Anto
nietta.
ALVISE, di Gian Carlo, di Francesco Ma
ria.
Figli: MARINO, ELIO, Bianca.
Fratello: GIULIO.
Figlie di Giulio: Morosina, Marina e Te
resa.
OTTAVIANO, di Alvise, di Ottaviano Ma
ria.
Fratelli: Antonia, GIAN CARLO, GIULIO.
ALVISE GIAN CARLO, di Alvise.
Ramo di S. Giustina
iscritto nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di
patrizio veneto (mf.), N. U., N. D., in
* ZORZI.
ARMA: D'oro al
l'elmo da trin
cea di acciaio
con sottogola di
cuoio al natura
le;
col capo di
azzurro carico di
tre stelle di sei
raggi d'oro poste
in fascia.
Мотто : In virtute
decus.
V. S.
DIMORA : Verona.
Famiglia originaria da Venezia, trasferi
tasi a Verona verso la fine del sec. XVIII
PAGINA 1030
e nota per il suo patriottismo, filantropia e
amore all'arte. CALISTO Zorzi, n. Verona
nel 1810, e che alla sua morte elargì lire
centomila ai poveri della città di Verona,
ebbe vari figli, tra i quali AGOSTINO,
dottore ed ingegnere, morto celibe, che
fu assai benemerito di vari istituti citta
dini e gli eredi, in sua memoria, donarono
al Municipio un palazzo attiguo al Museo;
PIETRO FELICE, al quale S. M. Vittorio E
manuele III, re d'Italia, con R. D. 27 feb
braio 1927, concesse il titolo personale di
nobile e con R. D. 23 giugno 1927 e RR.
LL. PP. 6 ottobre, stesso anno, il diritto
di usare nell'arma il casco di guerra in
memoria dell'eroico suo unico figlio CALI
STO, volontario e mutilato di guerra, deco
rato di medaglie d'argento sul campo e
della Croce di Guerra, gravemente ferito a
Coni Zugna il 27 giugno 1916 e morto in
Verona il 12 febbraio 1926, in seguito alle
ferite riportate in battaglia.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. ZOVANOLI.
Ital. col titolo di nobile (pers.), in persona
di PIETRO FELICE, n. Verona 16 settembre
1849, di Calisto e di Anna Capobianco;
dottore in giurisprudenza, spos. Padova
con la contessa Virginia Cappello.
Figli: 1) CALISTO, decorato di medaglia
d'argento al valor militare, † in seguito
alle ferite il 23 febbraio 1926 in Verona;
2) Anna Loredana (scrittrice Loredana),
spos. al marchese Antonio Zacchia-Rondi
nini; 3) Vanna, spos, al conte cav. ing.
Giulio Franchini-Stappo; 4) Theodora, sp.
al conte avv. Giovanni Franchini-Stappo.
V. S.
ZORZI.
ARMA: D'argento
alla fascia di
rosso carica di
tre stelle di otto
raggi del cam
po.
DIMORA : Vicenza,
Bovino (Foggia)
e Milano.
Antica famiglia
di Vicenza e forse
derivata dall'omo
LETTERA Z
nima veneziana e ascritta al nobile Con
siglio di Vicenza nel 1562 in persona di
ANTONIO. Rodolfo II con suo diploma 18
ottobre 1576 creò i fratelli SEBASTIANO,
GIUSEPPE ed ANTONIO Zorzi nobili del S.
R. I. La famiglia nel 1694 aveva avuto il
palatinato. Fu confermata nobile con S. R.
22 settembre 1820 ed aggiunge per eredi
tà il nome della famiglia Giustiniani,
oriunda genovese e nobile di Vicenza.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Vicenza) (mf ),
in persona di VENCESLAO, di Antonio, di
Michelangelo.
Fratelli: Domenica, ADRIANO, EUGENIO,
MATTEO, GIORGIO PIETRO.
Figli di Adriano: Noemi in Calvelli,
GIORGIO, GUIDO, Maria, Vittorina in Fio
rini.
Figli di Giorgio Pietro: GIOVANNI GIOR
GIO, IGINO, GABRIELE.
b. c.
ARMA: D'azzurro,
alla banda di ros
so, bordata d'o
ro, attraversata
da un leone al
naturale, seduto
sulla campagna
di verde, con le
branche anterio
ri posate su un
capitello di rosso
nascente dal lato
destro dello scudo; il tutto accompagna
to nel canton sinistro del capo da tre
stelle d'argento, bene ordinate.
DIMORA : Piacenza.
Famiglia originaria da Locarno, che ri
siedeva già a Piacenza nella prima metà
del secolo XVI. In un istrumento del 21
giugno 1543, ricevuto dal notaio Antonio
Riccardi, GIACOMO E FRANCESCO de Zova
nolis istituiscono un fidecommisso su beni
loro, detti Stradella Vigolzone. Un GIOR
GIO fece testamento il 27 settembre 1572.
PAOLO CORRADO, con lettera patente del 18
luglio 1701 fu creato nobile da Francesco
Farnese per sè e suoi discendenti d'ambo i
sessi. Il figlio FRANCESCO ebbe GIOVANNI,
LETTERA Z
don GIUSEPPE e BENEDETTO, i quali nel
1798 adirono al R. Consiglio di Piacenza
per la composizione di una lite tra loro
sorta per divisione di beni. BENEDETTO,
morto il 14 febbraio 1807 a Piacenza, con
tinuò la discendenza del ramo vivente del
la famiglia per ANTONIO († 1835) e VIN
CENZO († 1880) .
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
dei disc. da Paolo Corrado (1701), ed è
rappresentata da FERRANTE, di Vincenzo,
diAntonio.
Figli: ALBERICO, EMILIO.
ZUCCANTI.
ARMA:
g. d.
D'argento
a tre bande dop
pio merlate d'az
zurro.
DIMORA : Amelia.
Questa famiglia
figura fra le più
antiche di Amelia
e la sua ascrizione
nobiliare risulta
anteriore al 1300;
fu molto influente
nel Consiglio dei Nobili Anziani; ebbe let
terati e valorosi capitani d'arme. Si estinse
però nel secolo XVIII.
La famiglia è iscritta genericamente nel
l'El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile di
Amelia (mf. ) .
1. r. m.
* ZUCCARDI MERLI.
ARMA:
Inquarta
to : nel 1º d'oro
alla banda d'az
zuro, caricata di
una zucca d'oro,
gambuta e fo
gliata di verde
(Zuccardi); nel
2º d'azzurro alla
testa di mostro
marino uscente
da un mare flut
tuoso e con le fauci aperte, rivolte ver
PAGINA 1031
SO una cometa
d'oro, posta nel
canton destro del
саро, e ondeg
giante in banda
(Cantarelli); nel
3º d' azzurro al
braccio destro
vestito di rosso,
movente da sini
stra, tenente con
la mano di car
nagione un ramoscello di verde e sor
montato da tre gigli d'oro alternati ai
quattro denti di un rastrello di rosso
(Gilocchi) ; nel 4º troncato d'azzurro e
d'argento a tre merli alla ghibellina, in
prospettiva, di mattoni, al naturale, due
caricanti il primo punto ed uno il secon
do (Merli).
Alias (ricon. dalla R. Consulta Araldica
con Decreto 18 giugno 1930 per il ramo
discendente da Cirillo, di Angelo) : Par
tito: nel 1º d'oro alla banda d'azzurro,
caricata di una zucca d'oro, gambuta e
fogliata di verde (Zuccardi); nel 2º tron
cato d'azzurro e d'argento a tre merli di
fortezza al naturale, alla ghibellina, due
caricanti il primo punto e uno il secondo
(Merli).
CIMIERO : Un liocorno d'argento, nascente,
tenente con le zampe anteriori lo stelo
gigliato del quarto Gilocchi..
MOTTI : 1) Mea virtute vitae fata recludan
tur 2) Stemmata dant senium meriti
nepotibus ansiam.
DIMORA : Correggio, Reggio, Novellara,
Bologna, Genova e Milano.
co
La famiglia Zuccardi proviene dall'anti
Castellazzo di Carmagnola (Emilia) .
Colà viveva un UBERTINO Zuccardi (o « Cu
chardo »), nominato in un rogito 6 marzo
1141 del notaio Ulrico, fra i cittadini di
quel luogo.
Un AsQUI e un GIOVANNI nel 1248 avreb
bero giurato fedeltà come vassalli a Gui
do III, signore di Correggio.
Nel 1380, in occasione della demolizione
di quel castello, la famiglia Zuccardi si
trasferì a Correggio. Ivi altro UBERTINO
fece costruire a sue spese i portici detti di
S. Maria, dove per molto tempo rimase lo
stemma dei Zuccardi. Sposò Francesca
PAGINA 1032
Coccapani di Carpi e dal loro matrimonio
nacque GUIDO, giureconsulto, che fu vice
podestà di Correggio. Suo figlio, altro
UBERTINO, n. a Correggio nel 1484, fu pu
re giureconsulto; aveva studiato a Bologna,
dove ebbe maestro Giovanni Croto, compe
titore di Carlo Ruino, divenne famoso, e
fu uditore delle Rote di Firenze e di Sie
na. Fu chiamato a leggere diritto nell'U
niversità di Ferrara da Alfonso I d'Este,
che gli rilasciò un diploma molto onorevo
le il 10 marzo 1520. Questo era conservato
da don Camillo Eustacchio Zuccardi, arci
prete della basilica di S. Quirino. Sposò
Ippolita Bassi, ferrarese, e morì il 30 mag
gio 1541, e fu sepolto in San Francesco di
Ferrara nello stesso sepolcro di Antonio
Leuti. Lasciò le seguenti opere: De mis
sione in possessionem Coloniae; Repetitio
nes variae in l. 2 et 8 tom.; Repetentium in
jure civili; Consiliorum seu responsorum
J. V. consulti praestantissimi atque celie
berrimi D. Ubertini Zuchardi corrigiensis,
Venetiis, 1595, Somasch; Aurea et subti
lia commentaria de edicto Divi Adriani.
Un suo figlio, COSTANZO, fu capitano di
cavalleria di Alfonso I e di Ercole II, du
chi di Ferrara; un altro figlio, GUIDO, fu
al servizio dell'imperatore Carlo V come
capitano di fanteria nelle guerre di Fian
dra, Germania, Italia ed Africa; un altro
figlio, UBERTINO, fu generale di cavalleria
presso Alfonso II d'Este, duca di Ferrara,
poscia governatore del Castello di Rossena,
feudo dei conti Giberto XI, Camillo e Fa
brizio da Correggio nel 1565.
Un LODOVICo tenne al battesimo una fi
glia del principe Gian Franco di Correg
gio, Chiara; sposò Anna Benadusi, poi
Isotta Bottoni. Dei suoi figli: GIUSEPPE,
distinto giureconsulto, fu nominato nobile
di Parma da Ottavio Farnese, duca di quel
la città; VINCENZO, n. a Correggio nel
1538, visse a Mirandola alla Corte dei Pi
co; sposò Margherita della nobile famiglia
Merli, ed in seguito a ciò la famiglia ag
giunse il cognome Merli.
LETTERAZ
e
tenne all'Accademia degli Scioperati
scrisse rime, alcune delle quali sono pre
messe alle opere mediche del Ravasio e del
Grassi, correggesi.
CAMILLO, di Paolo Diego, n. a Correg
gio nel 1854, fu protomedico alle Corti di
Guastalla. e di Correggio. Fu priore del
pubblico in patria, ove contribuì al miglio
ramento edilizio della città.
UBERTINO, di Alfonso, n. a Mirandola
nel 1575, sposò Isabella Arrivabene, e in
seconde nozze Margherita Guzzoni. Si tra
sferì a Correggio, chiamatovi dal conte Ca
millo; fu ambasciatore pei principi di Cor
reggio presso i Farnese a Parma ed i Me
dici a Firenze. Davanti al Tribunale Auli
co di Vienna difese il principe Siro, accu
sato di alterazione di monete nella Zecca di
Correggio.
BARTOLOMEO, di Guido, sposò Margheri
ta del nobile messer Francesco Brunorio.
Suo figlio GILBERTO fu generale di caval
leria.
CURZIO, di Giulio, di Bartolomeo, sposò
Veronica del nobile Taddeo Colleoni. Da
essi nacque padre Lucio, dei Minori con
ventuali, uno dei migliori oratori sacri del
suo tempo. Dopo le cattedre di Vienna,
Praga e Padova passò lettore dei dogmi a
Roma; poi fu dal Pontefice nominato pro
vinciale in Terra Santa. Lasciò manoscrit
ti: Una Cronaca di Correggio dalle origini
al 1600 e Diario sacro reggiano.
Un VINCENZO fu letterato epoeta, e pare
sia l'autore delle composizioni poetiche
pubblicate Nella solenne dedicazione del
tempio della SS. Trinità, celebrata in Cor
reggio l'anno 1666, Modena, Tip. Soliani.
ERASMO UBERTO, n. Correggio nel 1626,
sposò Anna Taravola, spagnola; fu valente
finanziere, molto conosciuto in Francia,
dove fu insignito del Toson d'Oro.
GIAN AGOSTINO, di Camillo, n. a Cor
reggio nel 1630, fu dottore in leggi, e, in
sieme al concittadino dott. Bezzecchi, ri
formò gli statuti e nel 1670 pubblicò Sta
tuta Civitatis Corrigiae, contenenti le leg
Altro UBERTINO fu oratore e ambasciato- gi, le gride e le consuetudini locali dal
tore presso il duca di Toscana.
FRANCESCO Ubertino, di Paolo Diego, n.
a Correggio nel 1574, fu vicecommissario
1400 al 1650.
UBERTINO, di Gian Vincenzo e della con
tessa Faustina Grisanti, fu tenuto a batte
imperiale al tempo della caduta del princi
pe Siro. Col nome di Alloppiato, appar
simo dal conte Antonio Gonzaga di Novel
lara e visse poi alla sua Corte, e fu nomi
LETTERA Z
nato cavaliere. Ospitò nella sua casa di
Novellara il principe Alderano Cybo di
Massa, venuto a Novellara per trattare il
proprio matrimonio con la contessina Ric
ciarda Gonzaga; detto principe gli conferì
il titolo di conte, trasmissibile ai discen
denti. Suo figlio fu erede universale del
conte Grisanti, con obbligo di aggiungere
il cognome ed inquartarne lo stemma. Da
lui vennero i conti Zuccardi Grisanti di
Novellara. Un discendente di questa linea,
BARTOLOMEO, del conte cav. Ubertino, di
morò parecchi anni a Novellara alla Corte
dei Gonzaga e scrisse una cronaca : Vita e
morte dei Zuccardi di Correggio, ms. con
servato nell'Archivio di detta città, che
però si dice non abbia alcun valore storico.
Un ramo della famiglia si trasferì a Par
ma e un padre CLAUDIO Zuccardi Merli da
Parma fu musicista.
Un colonnello VINCENZO Zuccardi di
Correggio, nel secolo XIX si trasferì a No
vellara, dove sposò Teodora, del conte
Francesco, di Giuseppe Vezzani, e da lui
pare venga il ramo Zuccardi di Novellara.
CESARE GIROLAMO, di Quirino Giuseppe,
n. a Correggio nel 1742 e † nel 1821, spo
sò in prime nozze la contessa Teresa Giloc
chi, dama d'onore della duchessa Maria
Cybo, moglie del duca di Modena Erco
le III; poi la nobile Teresa Barbanți Silva.
Fu colonnello della milizia urbana. Con
chirografi del duca Francesco III di Mode
na del 1765 e di Ercole III del 1789, fu in
signito del titolo di nobile di Correggio per
sè e discendenti, colla iscrizione nel Libro
d'Oro di quella Comunità e coll'uso dello
stemma.
CESARE, di Antonio, sacerdote, n. a Cor
reggio nel 1823 e † nel 1903, curò la rac
colta della biblioteca e dei ritratti di fami
glia e indusse la pittrice Albana Mignatii
a pubblicare un lavoro storico : La vie de
Correge, che dedicò alla Municipalità di
Correggio. Fu insignito della croce di ca
valiere mauriziano.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. ZUCCAREDA.
Ital. col titolo di nobile di Correggio (m.)
per i disc. da Cirillo, di Angelo (ricon. 18
giugno 1930), in persona di ANTONIO, di
Cirillo, di Angelo, n. Correggio 1879, spos.
con Claudia Taparelli.
PAGINA 1033
Figli: ANGELO, n. Correggio nel 1904,
dottore in chimica farmaceutica; Teresa, n.
ivi nel 1906; Marta, n. ivi nel 1907; PIE
TRO, n. ivi nel 1908; Elsa, n. ivi nel 1909;
CESARE, n. ivi nel 1911; Luisa, n. ivi nel
1917; Giulia, n. ivi nel 1917; Anna, n. ivi
nel 1920; Elena, n. ivi nel 1925.
Fratelli: CLAUDIO, n. Correggio nel 1881,
spos. Ada Caffarri; Renilde, n. Correggio
nel 1884; GIUSEPPE, n. Correggio nel 1886,
spos. con Francesca Santachiara.
Figlio di Claudio: CIRILLO, n. Correggio
nel 1928.
La famiglia è pure iscritta nell'El. Uff.
Nob. Ital. col titolo di nobile di Correggio
(m.), in persona di (disc. da Ubertino
1821) FERRUCCIO, di Uberto, di Gerolamo,
di Ubertino.
Sorelle: Maria Fede, ved. De Martino;
Olga in Ricci.
Zia: Maria, ved. Zuccardi Merli.
(Disc. da Vincenzo, 1821) : EMILIO, di
Luigi, di Giuseppe, di Vincenzo, avvocato.
Fratelli: Elvira, ved. Ferretti; Elide in
Pallavicini; ANTONIO, Elisa, Bianca, UM
BERTO.
PARMINEO, di Francesco, di Vincenzo.
Figli: Amalia, Fernanda, AMEDEO.
(Disc. da Giovanni 1821) : ETTORE, di
Cesare, di Fortunato, di Giovanni, n. nel
1867; spos. con Enrichetta Fattori (†).
Figli: UBERTINO, avv., cap. d'artiglieria
di compl.; spos. con la cugina Maria Zuc
cardi Merli, da cui GIAN LUIGI, n. Reggio
Em. nel 1926; CESARE, avvocato; FEDERICO,
medico chirurgo; AΝΤΟΝΙΟ.
Figli del fratello + Vittore: UGO, n. Reg
gio Em. 19 febbraio 1898, ingegnere; Ma
ria, spos. all'avv. Ubertino Zuccardi Merli;
Anna, Marta, Paola.
LANFRANCO, di Pier Giovanni, di Camil
lo, di Giovanni, ragioniere.
Figli: Cesarina, Camilla,
Luisa, UberTINO, Giovanna.
MANFREDO,
Sorella: Emma.
a. с. с.
ARMA : Troncato : nel 1º d'azzurro al ra
marro d'argento su tre monti di verde
accostati; nel 2º partito di rosso e d'oro
al cavallo gaio al naturale, spaventato
PAGINA 1034
to Veneto del 22 marzo 1786. Fu confer
al fisco ebbe la
concessione del ti
tolo di conte con
Decreto del Senato
mata nobile con S. R. 1º dicembre 1822.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. coi titoli di nobile (di Treviso) (mf. ),
conte (m.), in persona di DOMENICO, di Et
tore, di Domenico.
Fratello: FRANCESCO.
ZUCCARI O ZUCCARO.
b. c.
D'azzurro
ARMA:
alla fascia di ros
so, concava, ac
compagnata in
capo da tre stel
le d'oro ordinate
in fascia, ed in
punta da una
campana di ar
gento.
DIMORA : Agira.
Famiglia di Mes
sina, alla cui nobiltà fu ascritta dal XIV al
XVIII secolo ed insignita del titolo di ba
rone di Cuticchi in persona di FRANCESCO
nel 1727.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di Cuticchi (mpr.)
LETTERA Z
ed attraversante.
DIMORA : Treviso.
Famiglia di Tre
viso, la cui aggre
gazione a quel no
bile Consiglio av
venne nel 1665.
Mediante offerte
gretari del Veneto
Senato, ove parec
chi dei suoi indi
vidui pervennero
alla carica di gran
cancelliere e fu ag
gregata al nobile
Consiglio di Pado
va nel 1744. Fu
confermata nobile
con S. R. 14 mag
gio 1819.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Padova) (mf.),
in persona degli ultimi riconosciuti BARTO
LOMEO, VINCENZO e PIETRO, di Giovanni
Battista (1841) .
* ZUCCHERI.
ARMA: D'azzurro
alla fascia ас
compagnata in
capo da tre stel
le di sei raggi
male ordinate ed
in punta da un
pane di zucche
ro, il tutto d'ar
gento.
b. c.
DIMORA : S. Vito
al Tagliamento.
Famiglia del Friuli. GIUSEPPE, di Gio
vanni Battista, fu ammesso alla nobiltà il
2 novembre 1742. Il titolo di nobile fu ri
conosciuto con D. M. 17 aprile 1922.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oго
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
di GIOVANNI PAOLO, di Luigi, di Giovan
in persona di FRANCESCO, di Giovanni, dini, di Paolo, di Giuseppe, di Giovanni
Francesco.
Figlio: GIOVANNI.
ZUCCATO.
ARMA : Troncato : d'azzurro e di rosso alla
zucca da bere, cimata da una crocetta co
ronata, il tutto d'oro ed attraversante.
DIMORA : Venezia e Treviso.
Battista, di Giuseppe, di Giovanni Batti
sta.
Figli: Lucia in Modoni e LUIGI.
U. S.
ZUCCHERI TOSIO.
V. S.
ARMA: Di rosso, semipartito e troncato da
un filetto d'oro; ciascun punto carico di
una zucca dello stesso.
Famiglia veneziana dell'Ordine dei Se- DIMORA : Parma, Milano e Firenze.
LETTERAZ
de Zuccheriis.
Il duca Ranuc
cio Farnese, con privilegio del 1º mar
zo 1680, creò i dottori GIUSEPPE MARIA,
canonico e vicario generale del vescovo di
Fidenza, e BERNARDINO, suo fratello, nobili
coi loro discendenti d'ambo i sessi. L'ag
giunta del cognome Tosio venne autoriz
zata da un decreto di Maria Luigia del 3
ottobre 1846. Il cav. IPPOLITO, figlio di
Bernardino, sposò la contessa Olimpia Li
berati e fu distinto giureconsulto iscritto
nel Collegio dei Giudici di Parma. Suo fi
glio PAOLO sposò Teresa Sachini, da cui
ebbe BERNARDINO, dal quale PAOLO MARIA.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona
dei disc. da Bernardino (1680), ed è rap
presentata da LANDOALDO, di Giulio Cesa
re, di Paolo Maria.
Figlie: Carolina, Maria, Giulia.
Sorelle: Teresa, Pia.
PAGINA 1035
Lo stemma è ri
prodotto da un
marmo esistente
nella chiesa par
rocchiale di Borgo
S. Donnino ora Fi
denza.
Antica famiglia
fidentina, negli an
tichi atti chiamata
aperto e finestrato del campo, murato di
nero, e turrito di tre pezzi (Castellini)..
DIMORA : Pontremoli.
Famiglia di Pontremoli, ammessa a quel
Consiglio urbano e imparentata con le
principali di quella terra, quali i Serrati,
i Dodi, i Castellini, i Maraffi, gli Anzia
ni, ecc.
Da NICOL'ANTONIO, di Gio. Battista,
sindaco di Pontremoli nell'anno 1734, nac
quero quattro figli : MARC'ANTONIO, GIO.
BATTISTA, GASPARE E STEFANO, che furono
ascritti alla nobiltà di Pontremoli i primi
tre con decreto 14 luglio 1780, il quarto
con decreto 17 dicembre 1779.
Il predetto Stefano sposò Maria Costa,
nipote, per parte di madre, di Niccola Ca
stellini del quale, per concessione 5 ago
sto 1778, aggiunse al proprio il cognome
e lo stemma.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Pontremoli
(mf.), in persona di:
a)
discendenti da Niccolò e Bartolo
meo, di Marc'Antonio, di Niccolò (Zuc
chi) .
b) Amos, di Niccola, di Daniele (Zuc
chi Castellini).
Figli: NICCOLA, Amelia.
Fratelli: DANIELE, Olga.
f. s.
BERNARDINO, di Pio, di Bernardino, di ZUCCHI e ZUCCHI TIRANNI.
Paolo Maria.
Figlio: IPPOLITO.
Sorella: Bianca.
Zia: Maria.
g. d.
ZUCCHI e ZUCCHI CASTELLINI.
ARMA : Partito :
a destra tronca
to: nel 1º d'oro
all'aquila di ne
ro; nel 2º d'az
zurro a 3 gigli
ordinati in fa
scia, sormontati
da una zucca
gambuta
e
fo
gliata, il tutto
d'oro (Zucchi);
a sinistra d'azzurro al castello d'argento
ARMA: D'azzurro
al cespuglio no
drito nella pia
nura erbosa, il
tutto al natura
le, e sormontato
da tre stelle di 8
raggi d'oro, or
dinate in fascia.
(Arma Tiranni) .
DIMORA : Pennabil- |
li e Milano.
La famiglia Zucchi fu ascritta alla no
biltà di Urbania nel 1748 con un PIETRO
Zucchi. Per uso antico innalza lo stemina
della famiglia Tiranni, che si estinse negli
Zucchi.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile di Urbania ( mf.),
PAGINA 1036
in persona di FRANCESCO, di Clemente, di
Pietro, di Gaspare, di Pietro (1748) .
Figli: Amalia, Elvezia, Maddalena, AR
NOLDO, POMPEO e Virginia.
* ZUCCHINI.
V. S.
ARMA : D'azzurro,
alla campagna
mareggiata d'ar
gento e del cam
po,
sostenente
un delfino d'ar
gento, posto in
palo, sormontato
da tre stelle di 8
raggi d'oro, or
dinate in fascia
DIMORA : Faenza.
Antica famiglia faentina. Nel 1680 tro
viamo FRANCESCO MARIA, di Giacomo Zuc
chini, fra i consiglieri nobili in Faenza.
Da questi e da Francesca Cattani, il 24
marzo 1679, nacque CARLO, che sposò Clau
dia Zannoni e nel 1732 ebbe GIUSEPPE,
marito di Ottavia Zauli, e padre di Gio
VANNI, n. il 27 dicembre 1780. Questi spo
sò Carolina Rampi, dalla quale, il 19 apri
le 1824, nacque VINCENZO, capostipite dei
rami di cui oggi è composta la famiglia.
Gli Zucchini, come altre famiglie patri
zie romagnole, nello scorso secolo usarono
il titolo comitale senza avere avuto una re
golare investitura, e per regolarizzare que
sta situazione di fatto, S. M. il Re, con
R. D. di motuproprio 3 novembre 1907 е
RR. LL. PP. 23 aprile 1908, riconosceva
il titolo di conte ai discendenti, legittimi
e naturali maschi da maschi, da VINCENZO
Zucchini, patrizio di Faenza, ivi morto il
9 febbraio 1892.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (m.), patrizio di
Faenza (m.), in persona di Giuseppe, n.
nel 1894, di Giovanni, di Vincenzo, e di
Vincenza Bandini.
Fratelli: Carolina, n. 1889; OTTAVIO, n.
1894; Rosa, n. 1896; Maddalena, n. 1896;
Anna Giuseppina, n. 1899.
Zii: 1) CARLO, fu Vincenzo ed Eleonora
Fronticelli, n. 1862, spos. con la contessa
LETTERA Z
Zanelli, da cui: Vittoria, n. 1889; ANTO
NIO, n. 1891; Eleonora, n. 1894; Luigia, n.
1895; Marina, n. 1899; LEONARDO ed EN
RICO.
2) TOMMASo, fu Vincenzo ed Eleonora
Fronticelli, spos. con la contessa Vittoria
Ferniani, da cui: VINCENZO, n. 1892; Ma
ria Teresa, n. 1893; FILIPPO, n. 1894; Nin
fa, n. 1896; Bianca, n. 1897; Geltrude, n.
1899; PIER FRANCESCO, n. 1901; GABRIELE
e GIOVANNI BATTISTA.
* ZUCCHINI SOLIMEI.
ARMA: Partito :
nel 1º ripartito :
d'argento e di
rosso a tre monti
d'oro moventi
dalla punta e
sormontati da
una colomba al
naturale (Zuc
chini); nel 2º
c. f. p.
troncato da una
fascia in divisa
di rosso : sopra d'azzurro al sole d'oro
uscente dal capo; sotto partito d'oro
e
di rosso a due leoni affrontati dell'uno
nell'altro. Sul tutto un capo d'azzurro
carico di tre gigli d'oro posti fra i quat
tro pendenti di un lambello di rosso.
CIMIERO: Un'aquila di nero.
DIMORA : Bologna.
Famiglia di origine bolognese. GIUSEP
PE, di Luigi Zucchini, arricchiva la pro
pria casa dando un potente impulso alla
agricoltura e acquistava meriti tali in ope
re pubbliche che il 26 agosto 1836 veniva
aggregato, insieme ai suoi discendenti, al
e
la nobiltà bolognese. Da Annunziata Pal
lotti ebbe vari figli, fra i quali LUIGI
GAETANO. Quest'ultimo si acquistò specia
li benemerenze verso la Santa Sede, lar
gheggiando di aiuti, di consigli e di denaro
col Pontefice Pio IX nel tempo che questi
era rifugiato a Gaeta, ed il medesimo Pon
tefice, con Breve 25 maggio 1850, concesse
il titolo di conte a lui, a suo fratello Luigi
ed ai nipoti primogeniti degli altri defunti
fratelli e loro posteri rispettivi in linea
primogeniale.
LETTERAZ
Dei diversi rami investiti del titolo comi
tale oggi ne è superstite uno solo che di
scende dal ricordato LUIGI, n. nel 1796, е
da Anna Solimei, ultima di sua casa, dai
quali nel 1825 nacque MAURO, che aggiun
se al proprio il cognome materno. Questi
morì giovanissimo all'età di ventinove an
ni, lasciando un unico figlio avuto dalla
marchesa Paolina Pepoli, GIUSEPPE (1854
1902), che sposò la vivente nobile Carme
lita Cagnola.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di conte (mpr.), nobile di
Bologna (mf.), in persona di LUCIANO,
di Gian Luigi, di Giuseppe e di Maria
Venturoli, n. il 2 giugno 1905, dottore in
giurisprudenza, spos. 1'8 aprile 1931 con
Gabriella Carnacini.
Zio: CARLO GUIDO, di Giuseppe e di Car
melita Cagnola, n. 13 gennaio 1887, comm.
della Corona d'Italia e dell'Ordine di Car
lo III di Spagna, cavaliere della Legion
d'Onore, capitano di complemento di са
valleria, spos. con Maria Corsi, da cui
CARLO GUIDO, n. 8 settembre 1910, sotto
tenente di vascello nello Stato Maggiore
della R. Marina, e Luciana, n. 24 giugno
1913.
c. f. p.
* ZUCCO (o di ZUCCO) 。 ZUCCO DI
CUCCAGNA.
ARMA: D'argento
al leone di rosso.
CIMIERO : Una tor
re.
Мотто : Hinc vivi- Cristoforo.
da virtus.
DIMORA : Gorizia e
Baden.
Antica famiglia
del Friuli. Nell'an
no 1005 VARNERO ZUCCOLI.
d'Ausperg, col fi
glio ODERICO, venuto in Italia dalla Carin
zia, ottenuto l'assenso di Popone, patriar
ca di Aquileia, fondò il castello di Cucca
gna, o Cucanea, sulle falde dei monti vi
cino a Faetis e da questo presero il nome
i discendenti che ebbero la prerogativa di
PAGINA 1037
camerieri ereditari del patriarca di Aqui
leia, ossia del Ducato del Friuli e sotto il
veneto dominio ebbero quella di regolatori
del Parlamento friulano. Nel 1320 questa
famiglia si trasferì a Udine, ove fu ascrit.
ta a quella cittadinanza. Da quattro nipoti
del menzionato Oderico derivarono quattro
rami della famiglia, che presero i nomi di
Zucco, Freschi, di Partistagno e di Val
vassone.
Oltre il feudo di Cuccagna ebbero i vil
laggi di Bugnias, Bando, Silisca, Crauglio
e Faetan e i castelli di Partistagno, Sof
femburgo, Castel Pagano e Butrio con me
ro e misto imperio e piena giurisdizione.
Due esimii prelati sortirono da questa
casata : VARNERO, che fu vescovo di Trie
ste nel 1254, e ANTONIO, vescovo di Nico
sianel 1460.
Con Diploma 15 gennaio 1362 l'impera
tore Carlo IV creò gli Zucco di Cuccagna
conti palatini e l'imperatore Francesco
Giuseppe d'Austria, con S. R. 8 luglio
1862, creò il conte GIAMBATTISTA di Zucco
e Cuccagna barone dell'Impero Austriaco
e i suoi discendenti. I titoli di conte pala
tino, di consignore di Cuccagna, Zucco,
Partistagno e Ville annesse, il titolo di no
bile (per nobiltà parlamentare del Friuli)
furono riconosciuti a CAMILLO con D. P.
31 gennaio 1929 e a CANDIDO con D. P. 17
febbraio 1929.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob..
Itai. coi titoli di nobile (di Udine) (mf.),
nobile (parlamentare del Friuli) (mf.), con
te palatino (m.), barone (mf.), consignore
di Cuccagna, Zucco, Partistagno e Ville
annesse (m.), in persona di CAMILLO, di
Figlie: Anna e Vittoria.
Altro ramo.
CANDIDO, di Antonio.
V. S.
ARMA: Interzato in fascia: nel 1º d'oro
all'aquila d'argento, coronata dello stes
so; nel 2º di rosso, a due zucche d'ar
gento col gambo in alto, fogliate a sini
stra di un sol pezzo di verde; nel 3º d'ar
gento a una zucca di rosso, fogliata pure
PAGINA 1038
nati nei documenti notarili modenesi fin
sec. XIII, dai quali appare che erano di
condizione modesta ma civile, contraria
mente a quanto è stato asserito da altri,
cioè che la famiglia Zuccoli era non solo
antica ma potente nel 1306, quando per
aver preso parte alle fazioni dovette espa
triare, come risulterebbe dalla descrizione
delle famiglie abitanti allora in Modena.
Invero, sta di fatto che nel 1306, dopo la
cacciata dell'Estense signore, la risorta re
pubblica modenese, costituita a reggimen
to esclusivamente popolare, quasi dema
gogico, fece compilare due Libri, nell'un
dei quali furono notati tutti quei nobili e
potenti e loro aderenti che, non avendo
consentito ad iscriversi in una delle Arti,
erano perciò banditi non dalla città
dai vari Consigli del Popolo, vale a dire
dal governo cittadino. Nell'altro Libro che
era detto « Liber Magna Massa Populi »
furono invece registrati i nomi di tutti i
capi di famiglia iscritti nelle diverse Arti
e facenti parte della Società di San Gemi
niano ossia del popolo. Orbene, mentre nel
ma
primo Libro non è fatta menzione della fa
miglia Zuccoli, nell'altro abbiam trovato
un « Guido de Zuchulis », abitante in Mo
dena nella cinquantina « Campi Marci ».
Figurano invece più tardi nei Cataloghi
dei secoli XVI e XVII dove sono descritte
le famiglie che appartenevano al ceto da
cui si traevano i Conservatori della città.
Dobbiamo poi rilevare, per amor di veri
tà, che più volte durante il secolo XVIII
la Comunità ebbe a rilasciare onorevoli at
testati, nei quali si dichiara che la famiglia
Zuccoli fu ed era « inter civiliores, nobi
liores, primarias et honore dignas civita
tis » . Possedevano i Zuccoli largo censo,
specialmente nel Carpigiano, dove avevano
LETTERA Z
a sinistra di un
sol pezzo di ver
de.
DIMORA : Modena,
Parma, Roma,
Racconigi, Reg
gio Emilia, Reg
giolo, Asti.
Numerosi perso
naggi di tale co
gnome si trovano
di sovente menzio
fabbricato una magnifica villa padronale;
inoltre in Carpi, nella cattedrale, avevano
sepolcro gentilizio, con un altare, dedicato
a Santo Stefano protomartire, di loro gius
patronato, così da essere non a torto con
siderati cittadini di Carpi. Diedero uomini
egregi e distinti specialmente nel giure.
Ricordiamo : LODOVICO (1594-1668), giu
reconsulto di valore, che resse gli alti uf
fici di luogotenente ducale in Reggio E.,
di podestà in Modena, di auditore di Rota,
di auditore camerale, di giudice della Cor
te della Mercanzia in Firenze, di consi
gliere di giustizia e di auditore generale
del duca di Modena, e lasciò un trattato
« de Ratione Status » stampato in Ambur
go l'anno 1663. CARLO, di Giuseppe (1713
1775) , avvocato, che in patria fu più volte
priore del Consiglio della Comunità, do
cente e sindaco generale dell'Ateneo, pre
side dell'Accademia di Pittura; dedito al
l'agricoltura, scrisse varie opere in mate
ria, rimaste però inedite, e per questa sua
benemerenza fu dal duca Francesco III
d'Este chiamato con decreto del 30 luglio
1762 a coprire l'ufficio di ministro del
Magistrato del Commercio e dell'Agricol
tura. In un attestato della Comunità (20
maggio 1740) di lui si dice: «qui nedum
litteris verum etiam non sine laudis se de
dit ».
Figli di Carlo furono i dottori di legge
GIUSEPPE ANTONIO, giudice delle acque e
strade di Modena, ed ILARIO, podestà di
Castelnuovo nei Monti e di Novellara. Nel
rinnovato Libro d'Oro della Comunità di
Modena furono reinscritti i rami discen
denti da GIOVAN VITTORE e da IPPOLITO, di
Ilario nell'anno 1816, e l'altro discendente
da CARLO nell'anno 1829. Notiamo a titolo
di onore che Ippolito, di Ilario, venne can
cellato dal Libro d'Oro perchè condannato
a to anni di carcere per cospirazione con
tro il governo Austro-Estense.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di patrizio di Modena (m ),
in persona di GIROLAMO, di Giuseppe, di
Giovanni Vittore.
Fratelli: FILIPPO, Giulia, GREGORIO.
Figli di Filippo: LUIGI, Faustina, SIL
VIO.
Figlie di Luigi: Emilia, Elda.
Figli di Riccardo, di Giuseppe, di Gio
LETTERA Z
vanni Vittore: Maria, Giuseppina, Lucia,
GIUSEPPE.
Figlidi Gregorio, di Giuseppe, di Gio
vanni Vittore: LIVIO, Eugenia, GIUSEPPE,
Beatrice.
Figlie di Giuseppe, di Gregorio: Elsa, n.
30 maggio 1905; Liliana, n. 3 giugno 1907.
Linea secondogenita.
GIUSEPPE, di Giov. Vittore, di Carlo, di
Giov. Vittore, n. a Campobasso il to lu
glio 1883; spos. 3 dicembre 1906 con Mar
gherita Nasi.
Figlia: Vittoria, n. Milano, 12 ottobre
1908, in Capece Galepta.
Fratello: CARLO, n. Modena, 21 dicem
bre 1887.
Zii: 1) ANTONIO, di Carlo, n. S. Matteo
(Modena), 6 ottobre 1842, † 20 marzo 1925;
spos. 14 luglio 1884 con Maria Curletti;
2) ERCOLE.
Figlie di Antonio: Cornelia, n. a Milano,
8 ottobre 1885; Anna Maria, n. a Milano
15 settembre 1889.
È pure iscritta in Elenco in persona dei
disc. da Ippolito, di Ilario (1816) .
GIACINTO, di Martino, di Ippolito, di
Ilario.
Faustina, di Ilario, di Ippolito, di Ila
rio, in Bianchi.
Sorella: Esterina.
Teresina, di Alberto, di Ippolito, di Ila
rio, in Violi.
È ancora iscritta in Elenco in persona
dei disc. da Carlo (1829).
FELICE, di Carlo.
Figlio: + CARLO, n. 31 marzo 1866; spos.
con Erminia Pugno.
Figli di Carlo: Maria Virginia, n. 3 gen
naio 1904; Virginia, n. 18 marzo 1905; FE
LICE, n. 5 luglio 1906.
RICI ZUCCOLINI).
e. p. v.
PAGINA 1039
la che vorrebbe far
discendere questa
famiglia da stirpe
longobarda. È fa
miglia però antica
e non sembra teme
rario, data la qua
si identità delle ar
mi gentilizie, pen
sare a remoti suoi
rapporti di paren
tela coi Federici,
nobile ed antica famiglia milanese, origi
naria dalla Valcamonica. Comunque è ac
certato che i Federici modenesi, detti vol
garmente degli Zuccolini, erano già sta
biliti fin dal secolo XIV nella bassa pia
nura del distretto di Modena. FEDERICO
Federici di Carpi figura come testimonio
in un atto notarile dell'anno 1428. Altri
soggetti di questa famiglia noti, e stabiliti
nel modenese sono : IACOPUS (1370) e GRI
SO O GURISIO (1410-1470). Inclinati alla
vita avventurosa di capitani d'arme, acqui
starono ricchezze immense che li resero po
tenti. Le ricchezze loro erano tali e tante
che talora poterono efficacemente venire in
aiuto, in gravi momenti di crisi, alle finan
ze della Repubblica Veneta con la quale
ebbero frequenti rapporti.
ALFONSO Federici, generale d'armi al
servizio dell'Inghilterra, nobile di Milano,
fiduciario di Filippo II re di Spagna e di
Maria regina d'Inghilterra, strenuo difen
sore della Fede, fu per le sue virtù e per
il suo valore insignito di varie onorificenze
dalle predette Maestà, che gli accordarono,
tra l'altro, di aggiungere all'arma gentili
zia la corona reale. Le ricchezze di costui,
che era perciò detto Cima d'Oro, si fanno
ascendere a cifre iperboliche, che regge
rebbero, se vere, vantaggiosamente il con
* ZUCCOLINI FEDERICI (ora : FEDE- fronto con quelle possedute dai miliardari
americani; si dice che, lasciate in deposito
presso il Tesoro d'Inghilterra, avrebbero
contribuito alla fondazione di quella Banca
Nazionale.
ARMA: Troncato : nel 1º d'oro, all'aquila
di nero, coronata e caricata in petto da
uno scudetto d'oro; nel 2º d'oro, a tre
bande scaccate di due file, d'azzurro e
d'argento.
DIMORA: Carpi e Modena.
Semplice supposizione fondata forse sol
tanto su vaga ed incerta tradizione è quel
I Federici Zuccolini furono in possesso
di molte ed estese terre nel Basso Modene
se e precisamente nel territorio di Carpi,
di San Possidonio e di Cavezzo; alla Mot
ta di Cavezzo avevano un castello di aspet
to sinistro per le sue quattro torri angola
PAGINA 1040
ri, intorno al quale la fantasia popolare ha ZUCCONI.
tessuto le più strane e paurose leggende, di
cui l'eco dura ancora nel luogo. Per truci
avvenimenti colà successi il Consiglio dei
Dieci di Venezia pronunciò sentenza, il 9
luglio 1699, contro il capitano CARLO Fe
derici, detto Zuccolino, cugino dei conti
Federici della Motta.
Di questa casata, che da secoli è insigni
ta del titolo comitale, vanno ricordati: il
conte CESARE (1623-1718), cavaliere di me
rito, gentiluomo di camera d'onore della
Serenissima Matilde d'Este-Gonzaga, con
tessa di Novellara; il conte GIROLAMO
(1648-1741), tenuto in grande considerazio
ne e stima da Ferdinando II duca di Man
tova, che lo onorò di varie e molto distinte
segnalazioni; il conte TRANQUILLO (1691
1768) , di Girolamo, creato con tutta la di
scendenza in perpetuo cittadino mirando
lese dal duca di Modena, Francesco III, co
me da Lettere Patenti 24 settembre 1755;
il conte ALFONSO, figlio del precedente
(1745-1795), ammesso assieme alla famiglia
alle funzioni e ai ricevimenti della Corte
Estense; il conte AURELIO (n. 1798, morto
in esilio all'estero), prese parte all'insur
rezione del 1831 e combattè valorosamente
col generale Zucchi a Rimini.
Il riconoscimento ufficiale del titolo no
biliare venne riconosciuto con decreto di
S. E. il Capo del Governo, in data 5 no
vembre 1926, al conte dott. cav. uff. TRAN
QUILLO, di Luigi, che con la famiglia fu
iscritto al Libro d'Oro della Nobiltà Ita
liana.
Il medesimo conte Tranquilo, per sen
tenza del Tribunale di Modena, potè far
rettificare e correggere il cognome Zucco
lini Federici in « Federici Zuccolini », co
me era in origine.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte (m.), in persona di
ARMA: D'oro alla
sbarra di argen
to caricata di tre
fiori di zucca al
naturale, foglia
ti di verde.
Alias: D'oro alla
sbarra di rosso
caricata di tre
fiori di zucca al
naturale, foglia
ti di verde.
Alias: Di azzurro
alla sbarra d'ar
gento caricata di
tre fiori di zucca
al naturale, fo
gliati di verde.
CIMIERO : Un leo
ne nascente, lin
guato di rosso e
reggente con le
branche anterio
ri una spada nu
da di argento,
posta in sbarra.
DIMORA : Camerino
e Roma.
Antica famiglia
di Camerino, dove
fece parte del Mi
nore e Maggiore
Consiglio, rico
prendo le più alte
cariche riservate al
patriziato; fece pu
re parte del Consi
LETTERAZ
glio dei XC istitui
to dal cardinal Durante, legato ad latere di
Paolo III.
si
Le origini di questa famiglia non
TRANQUILLO, di Luigi, di Achille, di Tran
quillo, di Alfonso, di Tranquillo, di Giro
lamo, nato a Carpi il 2 dicembre 1883;
sposato il 25 novembre 1909 con Nelly
Testi.
Figli: WOLFANGO, n. Carpi 23 gennaio
1911; WILLIAMS SERGIO, n. Carpi 24 apri
le 1913.
e. p. v.
possono stabilire data la dispersione degli
archivi; capostipite conosciuto è un Zucco
NE, vivente nella prima metà del sec. XV,
dal quale nacque BATTISTA, che nel 1451
fu tra i nobili camertini invitati a Corte
per le nozze tra Giulio Cesare dei Varano,
signore di Camerino, e Giovanna dei Mala
testa, dei signori di Rimini. Nella « Histo
ria di Camerino », di Camillo Lilli, è ri
cordata « una Caterina della nobile fami
LETTERAZ
PAGINA 1041
glia degli Zucconi, che nel 1428 istituì il sposò in primi voti la nob. Irene dei conti
monastero di S. Giovanni di Todi ».
Dal suddetto Battista ne venne LORENZO,
che nel 1523 fu inviato dal duca Giovanni
Maria dei Varano, ambasciatore a Napoli
e poi a Perugia. GIOVAN BATTISTA, di Lo
renzo († 1570), chiaro scrittore, protonota
rio apostolico, cameriere segreto di nume
ro di Clemente VII, pro-datario, commissa
rio apostolico nell'Umbria e nelle Marche,
vice-legato in Avignone, canonico latera
nense, arcidiacono della cattedrale di Ca
merino e priore della collegiata di S. Ve
nanzio, priore a Matelica, Montecchio, Fa
briano. GIOVAN DOMENICO, di Lorenzo,
versatissimo nelle lettere greche e latine.
LORENZO, di Giovan Domenico, sposò Livia
Mauruzi dei conti della Stacciola, discen
dente del celebre capitano Niccolò da To
lentino. Visse nella seconda metà del 1500
e ricoprì le principali cariche della magi
stratura, dove è chiamato « cavaliere », fu
dottissimo in scienze e specialmente in ma
tematica. Grov. BATTISTA, di Lorenzo, fu
capitano in Portogallo con Prospero Co
lonna; capitano di due centurie alla presa
di Ferrara per Clemente XIII; poi colon
nello dei cavalleggeri pontifici per Paolo V
contro Venezia, dal 1592 al 1605. GIOV.
DOMENICO, capitano per i Colonna, e poi
per i Farnese, militò anche nelle guerre di
Francia, circa il 1620. FERDINANDO, della
Compagnia di Gesù, fu caro a Cosimo III
granduca di Toscana, pubblicò le sue le
zioni sopra la Divina Scrittura; visse sul
principio del sec. XVIII. GIOV. BATTISTA,
che nel 1710, fondò un priorato nell'I. M.
O. di S. Stefano, ebbe due figli: 1) GIACO
мо, п. 26 febbraio 1685, il quale fu il pri
mo investito del priorato fondato da suo
padre, fu cavaliere di S. Stefano; ebbe egli
una sola figlia, Violante, nata il 2 luglio
1712; 2) GIUSEPPE, cav. di Malta, nato nel
1698, che nel 1731 sposò la marchesa Ma
rianna Galli Fonseca di Roma, per il qual
matrimonio pervenne negli Zucconi il tito
lo marchionale. Da questo matrimonio nac
que VENANZO († 7 ottobre 1800), che fu il
primo ad assumere il titolo di marchese.
Ebbe questi due maschi: 1) GIUSEPPE (n.
1776, † 1850), da cui un GIO. BATTISTA,
morto improle; 2) FERDINANDO (n. 1782, †
1860), da cui VENANZO (n. 1812, †1858), che
Araldica
Felici di Cingoli e in secondi la nob. Ippo
lita dei march. Raffaelli di Persignano.
La famiglia Galli, nel sec. XVII, fondò
un canonicato nella chiesa di S. Lorenzo e
Damaso in Roma, riservandosene il giuspa
tronato. I Fonseca erano di origine spa
gnola e vennero in Italia con AGOSTINO ed
ANTONIO, di Giovanni, nel 1614, stabilen
dosi in Venezia, ove il primo ebbe il titolo
di marchese. Nel 1664 ottennero per sè e
discendenti il titolo di patrizio veneto. BAL
DASSARRE, canonico di S. Maria Maggiore,
ultimo di sua famiglia, con suo testamento
del 3 gennaio 1658, instituì erede universa
le la sorella Antonia, maritata in casa Ar
goli, con l'obbligo di fondare otto cappel
lanie in Santa Maria Maggiore (godute
fino al 1870 dagli Zucconi) e di fare assu
mere ai suoi discendenti il cognome Fonse
ca con il titolo marchionale. Da detta An
tonia Fonseca-Argoli, però nacque una so
la femmina, Olimpia, la quale sposò il nob.
Pietro Galli, che assunse il cognome Gal
li Fonseca. Da queste nozze nacque LOREN
zo Galli-Fonseca, che ebbe: PIETRO, Ма
rianna e Laura. Marianna sposò, nel 1731,
il nob. Giuseppe Zucconi; Laura, sposò il
conte Grassi di Fermo; Pietro morì impro
le il 19 marzo 1767, e tutti idiritti delle fa
miglie Galli e Fonseca passarono a Marian
na in Zucconi, la quale fu erede anche di
altro ramo Fonseca avente per capostipite
un GASPARE, che fondò una primogenitura.
La famiglia Zucconi è iscritta nell'Elen
co Uff. Nob. Ital. con i titoli di patrizio di
Camerino (mf.), marchese (mpr.), nobile
dei marchesi (mf). Oggi è così rappresen.
tata : GIOV. BATTISTA (n. Cingoli 24 giu
gno 1845 e morto a Camerino 8 dicembre
1894); figlio dei furono marchese Ve
nanzo (1812, † 1858) ed Irene dei conti
Felici, fervente patriota, volontario gari
baldino nel 1866 nel Tirolo. Presidente del
Comitato di soccorso per gli insorti del
1867, per l'impresa di Roma. Presidente
dei reduci garibaldini in Camerino. Intimo
di Benedetto Cairoli. Avvocato e giurista
insigne, professore d'economia politica nel
l'Ateneo di Camerino. Deputato al Parla
mento nazionale dal 1878 al 1894 e segreta
rio della Camera del 1886. Membro e più
volte presidente del Consiglio provinciale
66
PAGINA 1042
di Macerata. Membro della Commissione
Araldica marchigiana. Commendatore dei
SS. Maurizio e Lazzaro per motu-proprio
sovrano, ecc. ecc. Sposd 26 settembre 1872
la nob. Maddalena Bertucci Pizzicanti di
Cingoli (1844, † 1893), da cui:
1 ) FERDINANDO, n. 27 marzo 1876, avvo
cato, tenente fanteria, camp. guerra 1915
18; spos. 9 settembre 1899 con Angela
Ottaviani (res.: Roma, Lungotevere Mel
lini 34), da cui : a) Giov. BATTA AUGUSTO,
n. Camerino 22 gennaio 1897, † sul Tona
le 24 maggio 1918, tenente degli alpini.
Croce di guerra valor militare, due croci
merito di guerra, med. comm. 1915-18;
b) GIUSEPPE, n. 27 aprile 1900; avvocato;
spos. 8 settembre 1926 con Giovanna Mon
toneri (resid.: Camerino, via Castelfidardo,
9), da cui : 1) FERDINANDO, n. 23 giugno
1927; 2) Rosetta, n. 5 giugno 1929; 3) Ma
ria Vittoria, n. 19 novembre 1930; c) Tere
sa, n. 4 maggio 1901; d) ANGIOLO, n. 29
febbraio 1904; e) Federica, n. 10 maggio
1906; f) TITO, n. 10 aprile 1908; g) RAOUL,
n. 10 ottobre 1909; h) GIOV. BATTA, n. 17
agosto 1918.
2) CESARE, n. 26 settembre 1878; spos.
28 ottobre 1914 con Alberta dei conti Ro
bilant, da cui : a) Maria Maddalena, n. 30
agosto 1915; b) FEDERICO, n. To ottobre
1919; c) FRANCESCO, n. 21 febbraio 1922.
3) GIUSEPPE, n. 2 aprile 1881; spos. 23
ottobre 1911 con Maria Lola Amatori, da
cui : a) ALBERTO, n. 29 settembre 1914;
b) Anna Maria, n. 14 maggio 1917; () Mar
gherita, n. 1 febbraio 1928.
Fratelli (nati dal matrimonio del padre
marchese Venanzo con la nob. Ippolita dei
marchesi Raffaelli di Persignano, patrizi di
Cingoli); 1) GIUSEPPE (n. 4 ottobre 1855,
† 12 aprile 1925); spos. 9 ottobre 1882 con
Livia Caporali, da cui: a) Maria Ippolita,
n. 21 agosto 1883; b) GIOVANNI, n. 17 lu
glio 1895, † 15 dicembre 1927.
2) RAOUL, n. 10 ottobre 1856, † 17 otto
bre 1908; spos. 22 novembre 1885 con la
nob. Costanza Monti Guarnieri, da cui :
a) VENANZO, n. 28 agosto 1886; b) Giovan
na, n. 15 aprile 1888; c) Luisa, n. 28 gen
naio 1890; d) ODORICO, n. 1 marzo 1892;
e) MARIO, n. 28 novembre 1894; f) Maria,
n. 8 maggio 1896.
p. c. b. o.
LETTERA Z
* ZUGNI TAURO DE MEZZAN.
ARMA : Inquarta
to: nel rº e 4'
di rosso all'aqui
la bicipite d'o
ro; nel 2º e 3º
d' azzurro alla
torre d'argento,
aperta, finestra
ta e murata di
nero, dalla qua
le esce un toro
rivolto d'oro, il
tutto posto sopra una campagna di ver
de (Tauro) . Sul tutto d'azzurro al pino
di verde nodrito sopra un monte di tre
cime dello stesso uscente dalla punta
(Zugni) .
DIMORA: Feltre.
Famiglia di Feltre che fu ascritta a quel
nobile Consiglio nel 1709. Aggiunse per
conseguita eredità il cognome Tauro per
sentenza del tribunale di Belluno del 10
agosto 1914 e autorizzata con R. D. 19 lu
glio 1929. Fu confermata nobile con S. R.
26 giugno 1821 e riconosciuta con D. M.
15 febbraio 1928. L'aggiunta del cognome
de Mezzan fu autorizzata per il capostipite
on. avv. SPARTACO Zugni Tauro e per i suoi
due figli GIAN GALEAZZO e Paolina, con R.
D. 19 luglio 1929, registrato alla Corte dei
Conti il 19 agosto stesso anno.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Feltre) (mf ),
in persona di SPARTACO, n. Feltre 13 set
tembre 1874, di Giovan Maria, di Nicolò
(n. 26 aprile 1822, † 1880) e della nobile
Elena Colbertaldo (n. 1842, † 1926), avvo
cato al Parlamento, spos. 19 aprile 1911
con la contessa Giuditta de Mezzan.
Figli: GIAN GALEAZZO, n. Feltre 19 feb
braio 1914; Paolina, n. Pietrasanta (Lucca)
31 maggio 1918.
Fratello: JUNIO (vedi famiglia seguente).
b. c.
* ZUGNI TAURO.
ARMA: Inquartato: nel 1º e 4º di rosso al
l'aquila bicipite d'oro; nel 2º e 3º d'az
zurro alla torre d'argento, aperta, fine
LETTERAZ
gna di verde
(Tauro) . Sul tut
to d'azzurro al
pino di verde
nodrito di tre ci
me dello stesso
uscente dalla punta (Zugni).
DIMORA : Feltre e Belluno.
Ramo della precedente famiglia ricono
sciuto nel titolo di nobile con D. M. 18
aprile 1929.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Feltre) (mf ),
ed è rappresentata da JuNIO, n. Feltre 29
aprile 1876, di Giovanni Maria, di Niccolò
(n. 26 aprile 1822, † 1880) e della nobile
Elena Colbertaldo; spos. 29 aprile 1914 con
la contessa Rina Negri.
Figlia: Alessandrina, n. Feltre 9 mag
gio 1919.
Altro ramo
PINO, n. Pez di Cesiomaggiore 8 febbraio
1902, di Nicolò, di Giuseppe, di Nicolò
(n. 9 novembre 1861, † 20 giugno 1915) е
di Anita Paoletti; spos. 3 settembre 1930
con la prof. Maria Basso.
Figlia: Anna Paola, n. Feltre 17 novem
bre 1931.
Fratelli: LIBERO, n. a Pez di Cesiomag
giore 13 ottobre 1893, disperso il 20 luglio
1915 sul Monte Piana (Cadore), decorato
di medaglia d'argento al valor militare;
Calma, n. Cesio 12 gennaio 1895, spos. al
sig. Alfieri Gregorio Foti; Sola, n. Cesio
27 settembre 1896, spos. il sig. Ottorino
Mario Tassinari; Elsa, n. Cesio 25 giugno
1898.
Cugini (nati dal matrimonio dello zio
Giuseppe (n. Cesio 4 maggio 1863, † 11
ottobre 1923), con la nob. Marianna Bella
ti) : ALFREDO, n. Ravenna 13 marzo 1893,
spos. 24 aprile 1922 con Adele Bellini;
CARLO.
Figlia di Alfredo: Anna Maria, n. Schio
27 agosto 1923.
b. c.
PAGINA 1043
strata e murata
di nero, dalla
quale esce un to
ro rivolto d'oro,
il tutto posto so
pra una campa
* ZULIANI (PORTA DI Ferro).
ARMA: Troncato:
nel 1º partito
d'argento e di
rosso a tre stelle
di otto raggi, le
superiori dell'u
no nell' altro,
l'inferiore dell'u
no all'altro; nel
2º d'oro alla por
ta di nero chio
data, chiusa, con
stipite e cornice a semicerchio bugnato
di pietra al naturale.
DIMORA : Belluno, Noventa di Piave e Ve
nezia.
Famiglia di Ceneda ascritta a quel nobile
Consiglio alla fine del secolo XVII e del
quale fece parte sino al cadere del governo
Aristocratico.
Con diploma del vescovo conte di Cene
da, del 22 dicembre 1720, debitamente
autorizzato dal pontefice, questa famiglia
aveva avuto la concessione del titolo di
conte palatino.
Fu confermata nobile con S. R. 28 otto
bre 1823 e riconosciuta con D. M. 9 giu
gno 1926.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. col titolo di nobile (di Ceneda) (mf.),
in persona di Osvaldo, di Cesare, di Gio
vanni Giuseppe.
Figli: Caterina, CESARE.
Fratelli: Maria Elisa e GIUSEPPE.
È pure iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital.
con lo stesso titolo in persona di GIUSEPPE
Antonio, di Matteo, di Osvaldo.
Figlio : MATTEO GIOVANNI.
Figlio di Matteo Giovanni: GIUSEPPE.
* ZUNICA.
b. c.
ARMA: D'argento con la banda nero, ed
una catena d'oro di otto anelli posta in
bordura, attraversante sul tutto.
DIMORA : Napoli.
Famiglia originaria dalla Spagna e rite
nuta della stessa agnazione della illustre
famiglia omonima derivata da don Alfon
PAGINA 1044
Regno delle due Sicilie, parte I, vol. I,
Napoli, 1859, pag. 365, la dice derivata da
PIETRO II, giustiziere maggiore di Casti
glia, conte di Banarez e marchese di Aya
monte, morto nel 1481, che aveva impal
mato nel 1454 de Gusman dei duchi di Me
dina Sidonia e poscia Maria Pimentel.
Venne in Italia con Cristoval Zunica, n.
a Salamanca nel 1496, m. alla battaglia di
Pavia nel 1525, capitano della Cavalleria
del Regno delle Due Sicilie e marito (1520)
di Laura Boffa. Fu suo figlio GIO. FER
RANTE, n. Napoli 1523, † 1583, spos. nel
1560 con Laudomia Moles dei baroni di
Turi, e padre di OTTAVIo, primo signore
di Chianca in Principato Ultra, il 29 mar
zo 1608, spos. nel 1592 ad Eleonora Ga
gliardi dei duchi di Montecalvo.
Da Ottavio nacque GIO. BATTISTA, 11.
Napoli 1613, † 1664, spos. nel 1622
Camilla Gagliardi dei duchi di Montecal
vo, che fu padre di Orazio, patrizio di Lu
con
cera, n. Napoli 1634 e spos. nel 1660 con
Isabella della Massa. Figlio di Orazio fu
GIOVANNI BATTISTA, n. 1667, che sposò
Francesca D'Alessandro, n. 1675, † 1769,
figlia ed erede di Giulio Alessandro duca
di Castellina.
Da questo matrimonio nacque in Lucera
nel 1703 ORAZIO, 1º duca di Castellina con
anzianità del 1639, che nel 1724 sposò sua
cugina Giovanna Zunica, baronessa di
Chianca, n. a Napoli nel 1711 e tivi il 4
marzo 1770. Da costoro nacquero GIOVANNI
BATTISTA, 2º duca di Castellina, † nel 1801
senza discendenti, ed ANTONIO, 3º duca di
Castellina, n . a Lucera il 15 giugno 1750,
spos. a Bitonto il 20 giugno 1802 con Anna
Bovio. Da questo matrimonio nacque ORA
zio, 4º duca di Castellina, n. a Lucera il
14 febbraio 1805, † a Napoli il 18 luglio
LETTERA Z
so Ramirez, Infan
te di Navarra, che
avendo sposato
donna Sancia, fi
gliuola ed erede di
don Inigo, signore
di Estuniga, diede
origine al cognome
de Zunica nel seco
lo XII. Il Ricca,
nel suo pregevole
lavoro : Nobiltà del
1837, spos. in Napoli il 31 maggio 1829
con Emmanuela Caracciolo dei marchesi di
Arena, dalla quale ebbe per figlio ANTO
NIO, 5º duca di Castellina e riconosciuto
nel titolo con R. Rescritto 30 aprile 1858,
e 1º principe di Cassano di Bari, e 1º duca
di Alessano, n. a Napoli l'1 aprile 1830, †
ad Alessano il 4 ottobre 1902, e spos. in
Napoli il 23 febbraio 1854 con Luisa Riario
Sforza, principessa di Cassano, duchessa di
Alessano, n. Gaeta il 13 luglio 1833, † ad
Alessano il 2 gennaio 1902, concessionaria
dei detti titoli con R. D. 6 settembre 1857.
Da essi nacque ORAZIO, 2º principe di Cas
sano, 2º duca di Alessano, 6º duca di Ca
stellina, ed EMANUELE, morti senza figli.
La famiglia fu ricevuta per giustizia nel
S. M. O. di Malta dal 1618 con Carlo Zu
nica dei baroni di Chianca (Arch. di Stato
Napoli, Priorato di Capua) e con GIOVANNI
BATTISTA nel 1745 per prova di consangui
neità col precedente (Arch. del Gran Prio
rato di Napoli). Venne riconosciuta di an
tica nobiltà nelle prove di ammissione nel
le RR. Guardie del Corpo.
La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro
della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob.
Ital. coi titoli di duchessa di Nardò, nobile
dei principi di Cassano, nobile dei duchi
di Castel di Lino o Castellina (v. Acquavi
va d'Aragona), in persona di Maria, n. Na
poli 26 gennaio 1860, sp. ivi 21 novembre
1883 don Francesco Acquaviva d'Aragona,
duca di Nardò († maggio 1894) .
Sorella: Giulia, n. Napoli 6 agosto 1868,
spos. al marchese don Lucio Paternò del
Toscano dei duchi di Roccaromana.
f. f. p. di s.
ZUPPANI.
ARMA : Tagliato
d'argento e di
rosso da una
sbarra d'azzurro
carica di una ro
sa d'argento bot
tonata d'oro.
DIMORA: Antivari,
Bologna e Bellu
no.
Famiglia di Bel
luno, di origine
LETTERAZ
dalmata, che acquistò all'asta un carato
del feudo di Cesana ricaduto al fisco ed in
vestita con titolo comitale con Decreto del
Senato Veneto 18 marzo 1772. Fu confer
mata in detto titolo, trasmissibile a tutti
i maschi, con S. R. 9 maggio 1829.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di conte di Cesana (m.), in
persona di FORTUNATO, di Giorgio, di Do
menico.
Fratello: AURELIO.
PAOLO, di Giuseppe, di Paolo.
Zio: GIUSEPPE ROMANO.
LUIGI, di Francesco, di Nicolò.
Fratelli: NICOLÒ, CORRADO, PAOLO.
NICOLÒ SECONDO, di Pietro, di Nicolò.
ZUPPELLO.
ARMA: ?
b. c.
DIMORA : Augusta.
Famiglia sicilia
ARMA
?
na del secolo XVII
e che si crede ori
ginaria da Napoli
e diramata in Sira
cusa ed in Augu
sta.
SIMONE nel
1684 ebbe il titolo
di barone di San
Bartolomeo.
La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob.
Ital. col titolo di barone di San Bartolo
meo (mpr.), in persona di CESARE, di Leo
nardo, di Cesare.
V. S.
ZURLA.
ARMA: Di nero a 3 uccelli volanti d'argen
to, beccati e membrati di rosso.
Famiglia decurionale di Crema. Ottenne
la conferma dei titoli di nobile di Crema
(mf.) e di marchese, conte e cavaliere del
Sacro Romano Impero (mf.), in persona di
ACHILLE, figlio di RANUzio, con Sovrana
Risoluzione 14 maggio 1819 su proposta
della I. R. Commissione Araldica Veneta.
PAGNA 1045
Il suddetto A
chille sposò in Cre
ma, San Benedet
to, 1'11 settembre
1799, la nobile An
na Maria Martini,
del conte Andrea e
ne ebbe ATTILIO,
n. Crema, San Be
nedetto 31 maggio
1802. Questi con
trasse matrimonio
a Crema, SS. Trinità, 26 giugno 1827,
con la nobile Elisabetta Oldi del marchese
Carlo, dalla quale ebbe: RANUZIO ENRICO,
n. Crema, S. Giacomo, il 17 giugno 1828,
e Tito, n. ivi il 24 aprile 1832. Dai pre
detti fratelli discendono tutti gli attuali
iscritti nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli
di nobile (mf ), di marchese, conte e cava
liere del S. R. I. (mf.), cioè :
Ramo di Ranuzio Enrico
ALESSANDRO, n. Izano (Crema), 5 lu
glio 1855; sp. Crema, 7 dicembre 1889,
con Bianca Zaffera di Giovanni, figlio di
Ranuzio Enrico e di Anaïs Filippina Millo
Terrazzani, di Desiderio (sp. a Monaco
Principato, il 21 dicembre 1854), di At
tilio.
Figli: Ginevra, n. Valdagno, rº luglio
1890; GADDO, n. Bassano (Vicenza), 26 ot
tobre 1891; Enzo, n. Verona, 20 dicembre
1893.
Fratelli: Amelia, n. Crema, SS. Trinità,
13 agosto 1856, sp. Milano, 3 febbraio
1883 a Luigi Ambrogio, fu Giuseppe; UM
BERTO, n. Crema, S. Giacomo Maggiore,
14 gennaio 1863.
Ramo di Tito
LODOVICO, n. Lograto, 3 febbraio 1871,
sp. Plamengo, 6 settembre 1906 con Lau
ra Schiavini, figlio di Tito (sp. 8 agosto
1866 con Elisabetta Terenzi), di Attilio.
Figli di Lodovico: Tito, n. S. Bernardi
no, 26 luglio 1908; ATTILIO, n. ivi, 2 ot
tobre 1912; ANTONIO, n. ivi 3 agosto 1914;
Maria Teresa, n. ivi 8 novembre 1920.
f. f.
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