- 著者
- Angelo Angelucci
- 初版
- 1890年
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९ . OF LYEN TORINO CATALOGO DELLA 141.076 ARMERIA REALE ILLUSTRATO CON INCISIONI IN LEGNO COMPILATO DAL MAGGIORE ANGELO ANGELUCCI PER CARICO DEL MINISTERO DELLA CASA REALE Σ + TORINO TIPOGRAFIA EDITRICE G. CANDELETTI Via della Zecca, 11 1890 CA ALE ARMERS Donné à la BIBLIOTHÈQUE DE LA VILLE DE LYON par M. Prosper HOLSTEIN Février 1922 CLYEN DE CATALOGO DELL'ARMERIA REALE TORINO S LL CATALOGO DELLA 141076 ARMERIA REALE ILLUSTRATO CON INCISIONI IN LEGNO COMPILATO DAL MAGGIORE ANGELO ANGELUCCI PER CARICO DEL MINISTERO DELLA CASA REALE + BIBLIOT DE LA VILLE DE LYON TORINO TIPOGRAFIA EDITRICE G. CANDELETTI Via della Zecca, I 1890 R 1 ALE ARMERU 1 1 L' Editore intende godere dei diritti sanciti dalle vigenti leggi sulla proprietà letteraria, avendo adempiuto a quanto le medesime prescrivono. Presentato il 20 Maggio 1890. Cenni storici sull'Armeria Reale RAGIONI E PARTIZIONI DELL'OPERA L Magnanimo re Carlo Alberto; iniziatore sapiente, e munifico proteggitore di ogni istituzione che avesse potuto recar lustro ed onore allo Stato ed a tutto il Bel Paese; si deve se pos siamo ammirare i preziosi monumenti riuniti in quest'Armeria, che se non supera, può stare a paro di quelle più importanti di altre metropoli d'Eu ropa. Sino dal 1833 la M. S. fece incominciare le ri cerche dal conte Vittorio Seyssel d'Aix per rinve nire armature ed armi appartenute ai Reali di Savoja e ad altri principi, e capitani di ventura VI PREFAZIONE condottisi ai loro servigi o a quelli di altri Signori o Repubbliche italiane. E l'augusto Sovrano accon sentiva che queste si estendessero anche negli arsenali regi di Torino e di Genova per raccogliervi, tra le altre, quelle che, scomposte e inverniciate di nero, erano state dai fratelli Galliari adoperate per farne trofei di decorazione in uno dei padiglioni delle sale d'armi nell'Arsenale di Torino, e che si tenevano, guaste o neglette nei magazzini delle vecchie ferramenta. Sullo scorcio di quell'anno, condotte in buon punto le ricerche e con molto frutto, tutte le armi rinvenute e giudicate di qualche pregio furono restaurate e poste, secondo il volere del Re, negli appartamenti privati della reggia. Avuta poi la M. S. contezza della bella collezione di armi vecchie, possedute dal pittore Alessandro Sanquirico in Milano, ne fece acquisto, ed ordinò che, eccetto quelle di pocopregio,fossero,insieme con le altre già raccolte, allogate nella Galleria, ove al presente si trovano,detta del Beaumont dal nome del pittore che l'aveva col suo pennello decorata. Appresso, con acquisti fatti nei diversi viaggi intrapresi da chi attendeva a questa bisogna, giusta i voleri del Re, in altre provincie d'Italia, nella Svizzera, in Germania, in Francia ed in Inghil terra, in breve tempo si accrebbe la raccolta cosi, che piacque alla M. S. di annoverarla tra gl'istituti regi mettendola sotto la ispezione del grande Scu PREFAZIONE VII diere. Poscia, con Brevetto del 16 agosto 1837, ne faceva Direttore e Conservatore il conte Vittorio Seyssel d'Aix (1). Incominciata l'opera con tanto favorevoli auspicj, e condotta a tal punto da essere dagli intelligenti sommamente apprezzata, molti personaggi delregno supplicarono il re a voler loro permettere di collo care nell'Armeria quelle armi o armature che ave vano redate, o che per altro titolo essi possedevano. Anche alcuni illustri stranieri, conosciuta questa isti tuzione, dimandarono ed ottennero l'onore di potervi inviare oggetti di molta importanza e preziosità. Ad accrescere vieppiù il numero delle armature storiche, sia per la milizia, sia per l'arte degli armajuoli italiani, Re CARLO ALBERTO, nel 1839, comperava dagli eredi della famiglia Martinengo della Fabbrica la preziosa raccolta di armature da uomo e da cavallo, e da piè e di armi da mano e inastate, che essa conservava nel suo palazzo in Brescia, e che ora forma uno dei principali e più ammirabili ornamenti dell'Armeria. (1) I Direttori che seguirono furono: Actis cav. Pietro, Maggior Generale d'Artiglieria con R. Brevetto del 15 ot tobre 1856. Seyssel d'Aix conte Luigi, Maggior Generale nella riserva, 6 dicembre 1866. Valfrè di Bonzo cav. Leopoldo, Tenente Generale, Senatore del Regno, 16 di agosto 1878. Promis comm. Vincenzo, Bibliotecario del Re e Conservatore del R. Meda gliere, incaricato della reggenza con lettera del 10 di marzo 1887. Cadorna conte Raffaele, Tenente Generale, Senatore del Regno, creato il 15 di aprile del 1887. VIII PREFAZIONE Ordinata una così stupenda collezione di armi, si pensò al Catalogo; ma questo, per la fretta con la quale si ebbe a compilare, qua e là non andò scevro da qualche inesattezza che sarà al suo luogo. corretta; come saranno dichiarati al visitatore tutti i cimelj accresciuti dopo quella pubblicazione. Perchè i Re succeduti al Magnanimo Fondatore dell'Armeria, hanno gareggiato nell'accrescerne la preziosità, cogliendo ogni occasione favorevole, che siasi loro presentata, per fare acquisti importanti per la storia e per l'arte. Avuto il carico di compilare il nuovo Catalogo, posi come condizione, prima di accettarlo, di poter cambiare l'ordinamento dell'Armeria, che mi sem brava fatto per appagare la vista del visitatore e non per facilitargli lo studio dei monumenti che gli si parano dinanzi. E tale cambiamento doveva servirmi per compilare il Catalogo; e per rendere questo maggiormente utile, ho voluto illustrarlo con numerose incisioni che valgano a mostrare la esattezza delle descrizioni, e dare una idea chiara delle svariate forme delle armi di uno stesso ge nere nelle diverse specie. Ottenuto l'intento desi derato, mi posi subito all'opera del nuovo ordina mento, e questo compiuto a quella del Catalogo. Nella disposizione delle armature e delle armi non ho creduto di badar sempre al genere ed alla specie loro, affinchè l'Armeria non prendesse lo PREFAZIONE IX aspetto di una munizione o magazzino d'armi, ma ho curato di collocarle a gruppi, a trofei o isola tamente, secondo che mi è sembrato meglio ren dere più appariscente qualche pezzo raro e pre zioso, o importante per la parte storica o per quella artistica, o per ambedue insieme, e togliere dalla vista immediata dell'osservatore oggetti co muni e di poco pregio. Questo ordinamento arti stico e decorativo insieme, parmi che sia logico e che risponda al precetto di Orazio, cioè simplex dumtaxat et unum. Perciocchè, come ad orna mento delle pareti sono in bel modo raggruppate armi dello stesso genere ma di specie svariate, cosi altre di una sola specie, sebbene di forme diverse,. sono messe in basso negli armarj o nelle bacheche, affinchè il visitatore possa osservarle da presso, ed ammirarne la bellezza delle forme, la preziosità degli ornamenti, la purezza dello stile, la finitezza del lavoro. Insomma ho curato di appagare e coloro che visitano l'Armeria per semplice curiosità, e coloro che ne fanno oggetto a studj di storia mi litare, e di quella delle arti in Italia, specialmente nei secoli xvi e xvII, ai quali spettano per la mag gior parte i cimelj conservati in quest'Armeria. Perchè poi non mi si accusi di non aver ser bato nella distribuzione degli oggetti l'ordine cro nologico, avverto il lettore che ciò mi sarebbe stato impossibile, perchè, per mancanzadi esemplari, non : X PREFAZIONE avrei potuto mostrare i successivi cambiamenti : che di secolo in secolo si fecero nelle armi da offesa e da difesa. In fatto, laddove se ne hanno a dovizia dei due secoli sovra mentovati, rarissimi sono quelli dei precedenti, ed in numero assai scarso quelli dei secoli che seguirono infino a noi. Rispetto al nuovo catalogo, dirò soltanto che ho fatto un lavoro il più coscienzioso che le mie forze permettessero. Armature ed armi sono de scritte a parte a parte, ed annotate abbondante mente così dal lato artistico, come da quello storico, e le voci tecniche sono confortate da esempj-di scrittori militari, o di inventarj d'armerie del xv al XVII secolo. I cimelj storici poi sono dichiarati, e con documenti inediti, o poco noti, ne è confer mata la dichiarazione. Insomma nulla ho omesso affinchè non mi mancasse, non dirò la lode, almeno l'indulgenza del lettore. L'Armeria è ordinata in tre grandi classi, e cia scuna di queste è suddivisa in serie, e lo stesso ordinamento è seguito nella compilazione del Ca talogo. Le classi sono le seguenti: I. Armi ed altri oggetti preistorici ed antichi (p. 3-34). II. Armi del medio evo e moderne (p.35-483). III. Bandiere, modelli, oggetti varj (p. 485-517) e doni nazionali e oggetti proprj dei Re Carlo Al berto, Vittorio Emanuele II e Umberto (518-559). PREFAZIONE XI Le serie sono distinte con lettere, alle quali segue la numerazione speciale per ognuna, come appresso : A. Iª CLASSE A'. A". B. C. D. E. Armi ed altri oggetti di pietra (pag. 3-8). Armi ed altri oggetti di bronzo (pag. 9-30). Armi ed altri oggetti di ferro (31-34). Armature intere da uomo e da cavallo 35-114). Armature incompiute e parti di esse (115-151). Parti di barde e fornimenti da cavallo (152-165). Armature difensive del capo (166-198). F. Scudi (199-232). G. Armi bianche lunghe (233-301). II CLASSE H. Armi bianche corte (302-340). I. J. Armi immanicate da botta (341-355). Armi d'asta (356-383). L. Armi da corda e lanciatoje (384-401). Μ. Armi da fuoco lunghe (402-447). Ν. Armi da fuoco corte (448-474). N'. Parti d'armi ed accessorj (475-483). 0. Bandiere varie (485-509). P. Modelli (510-514). Q. S. III CLASSE T. Oggetti diversi (515-517). Doni ed altri oggetti appartenuti al Re CARLO AL BERTO (518-523). Doni ed altri oggetti appartenuti al Re VITTORIO EMANUELE (524-544). U. Doni ed altri oggetti appartenenti al Re UMBERTO (545-559). In questo modo è facilitata la ricerca al visitatore il quale desideri esaminare una piuttosto che un altra serie, e vedere un oggetto speciale, poichè con poco tempo potrà venire a capo del suo desi derio. Ad evitare ripetizioni inutili quando diversi oggetti della stessa specie siano eguali o poco 1 XII PREFAZIONE dissimiglianti tra loro, si richiamerà la descrizione o la figura di quello che in principio si pone come tipo della specie stessa. Nella Gran Galleria del Castellopoi Galleria Beaumont, e nel Rondò, Piccolo Teatro, Sala da ballo,vecchi nomi co' quali distinguevansi questi due locali, ora detti Galleria d'Armi e Rotonda, vedesi ordinatamente disposta la ricca suppellettile di armature ed armi antiche del medio evo e moderne, che saranno nominate e descritte nel seguente catalogo. La Galleria è un parallelo grammo compiuto a ciascuna estremità da un nicchione del diametro di m. 4,24, riunito con due petti ad esso, il cui lato minore è di m. 7,80, il maggiore di m. 53,75, di modo che la lunghezza totale è di m. 91,65. La Rotonda (nome che con serva dalla forma primitiva) ora è a foggia di T cui sia stata dimezzata l'asta che è lunga m. 6,05, larga 9,50, con la traversa lunga 22,35, larga 7,80. La Galleria ha le pareti incrostate di marmi, ed alle estremità le porte che dànno accesso alla Reg gia ed alla Rotonda messe in mezzo da due colonne di giallo di Verona con basi e capitelli corintj di bronzo dorato, operati nella fonderia di Francesco Ladatte. Gli ornati, itrofei e le figure a stucco di tutto tondo, sopra le porte, sono di Giuseppe Mut toni. La decorazione della volta è disegno del Juvara, eseguito con qualche aggiunta e con la direzione PREFAZIONE XIII del conte Benedetto Alfieri che ideò tutti gli scom partimenti delle pareti incrostate di marmi sva riati ; come a dire breccia di Seravezza, giallo di Verona, bardiglio e alabastro di Busca, verde di Susa, broccatello di Spagna ed altri. Addossate alle pareti degli angoli alle due estre mità sono quattro statue, maggiori del vero, di marmo di Carrara, scolpite dai fratelli Ignazio e-Filippo Collini, rappresentanti, quella a destra (dı chi entra dalla Reggia), la Giustizia, quella a sinistra Flora; ed all'altra estremità, quella a destra, la Ricompensa al merito, quella a sini stra, la Forza. Lungo le pareti sono quattro camini e sei ta volini di marmi diversi ornati di sculture, in ispecie i secondi, nei quali i puttini di marmo bianco ed i vasi di alabastro di Busca, di tutto tondo, sono opera di Paolo Martinetz e degli allievi di lui. Quattro medaglioni ovali sovrastano ai camini e sono messi in mezzo da storie a basso e ad alto rilievo di figura rettangolare (1,47, 1,25), il tutto scolpito su marmo di Carrara. I soggetti delle sculture, incominciando sempre a destra, entrando dalla Reggia, sono i seguenti: I. Imperatore romano che dispensa premj ai legionarj segnalatisi nelle battaglie. II. Medaglione. La città di Torino, personifi XIV PREFAZIONE cata, riceve dalla Fama gli emblemi della Pace e del Commercio, beni procacciatile dal governo di Casa Savoja. III. Trionfo di un Imperatore (Trajano), prece duto dai prigionieri daci,secondo si pare dal loro costume. IV. Allocuzione di un Imperatore romano (1). V. Medaglione. Marte e Minerva, o sia la Forza e la Sapienza. VI. Sacrifizio (2). VII. La battaglia di Guastalla guadagnata da Carlo Emanuele III il 19 di settembre del 1734. VIII. Medaglione. La Storia, dettando Minerva, registra i fasti della Casa Savoja. IX. Liberazione di Torino dall'assedio dei Fran cesi il 7 di settembre del 1706, compiuta dagli Austro-Sardi condotti dal duca VITTORIO AMEDEO II e dal principe EUGENIO DI SAVOJA. X. La difesa del Colle dell'Authion nella Contea di Nizza, fatta nel 1793 dall'8 al 12di giugno dagli Austro-Piemontesi contro i repubblicani di Francia, che volevano da quella parte entrare in Piemonte. (1) Opera di Gio. Battista Bernero, piemontese, collocativi nel 1782. (2) Dei fratelli Collini. PREFAZIONE XV XI. Medaglione. Marte che è incoronato dalla Fama (1). XII. La giornata dell' Assietta vinta dai Pie montesi contro iFrancesi nel 1747 il 19 di luglio (2). La volta, ricchissima di ornamenti a stucco e sfolgorante di dorature, ha tre grandi scomparti menti intrammezzati da fasce con cassettoni qua drati e rosoni che ne formano due minori, ciascuno con un quadro nei quali sono rappresentate storie tratte dall'Eneide. 1° Venere scende dal cielo alla fucina di Vulcano per ottenere da esso che fabbrichi le armi per Enea. 2° Psiche ed Enea. 3° L'Olimpo, con Venere in atto d'implorare da Giove la salvezza dei profughi Trojani. 4° Il Trionfo d'Amore. 5° Giunone che, volendo disperdere i navigli dei Trojani fa da Eolo scatenare i venti. Tutti questi dipinti sono opera del cav. Claudio Beaumont, pittore di Corte, che dipinse, impie gandovi dieci anni, anche le due camere che se guono a questa galleria, appellata poscia dal suo nome: Galleria Beaumont. (1) Lavoro dei fratelli Collini messi a posto nel 1766. (2) Invenzione e scultura di Giacomo Spalla da Torino, nel 1832. XVI PREFAZIONE Bellissime cornici inquadrano i mentovati dipinti; tra queste ed il cornicione sono quadretti minori e spazj irregolari con i fondi messi ad oro, e con istoriette o figure allegoriche dipinte di terretta. La rotonda fu decorata secondo il disegno del cavaliere Palagi, eseguito tra il 1841 ed il 1845. Il soffitto, diviso dalla travatura in quattro scom partimenti, ha altrettanti dipinti, il cui soggetto venne tolto dalla Iliade di Omero.Quello dimezzo, opera del valente pennello di Carlo Bellosio, con correzione di disegno e con verità di colorito, rap presenta Giove che fulmina i giganti. Negli altri scompartimenti il cavaliere Francesco Gonin, spinto dalla premura, dipinse con minore finitezza ma con molta maestria : Il Corpo di Patroclo difeso dagli Ajácidi. Il Duello di Ettore e di Ajáce. Apollo che nasconde Ettore in una nube per sottrarlo alla lancia di Achille. Nel mezzo di questa sala era collocata la statua dell'Arcangelo San Michele in atto di atter rare Lucifero; trasportata nei sotterranei di Su perga; e intorno ad essa erano venti erme di marmo, ora collocate nella galleria che sta in nanzi alla cappella della SS. Sindone. CATALOGO CLASSE Ι ARMI ED ALTRI OGGETTI PREISTORICI SERIE A. ED ANTICHI Armi ed altri oggetti di pietra. (Bacheche 7 e 8). A. 1. SCURE O ACCETTA (1) (securis; hasce) di selce (2) color carne con macchie giallastre. E scheggiata (fig. 1) : e stando alla distinzione dei periodi della età della pietra, questa scure apparter rebbe alprimo. Lasua forma, nelle facce è oblunga a lati leggermente divergenti dalla testa al taglio, che è ad arco di cer (*) Gli archeologi ed ipaletnologi hanno diviso i tempi preistorici in tre età, cioè della pietra, del bronzo e del ferro. Alla età della pietra, asse gnarono due periodi distinti; ilpiù antico, quello della pietra scheggiata, ebbe il nome di paleoli tico, l'altro, dellapietra pulita, lo addimandarono neolitico. Il primo periodo è quello, durante il 00 quale l'uomo viveva in Europa col mammout, con l'orso delle caverne, col rhinoceros tichorinus e con altri animali ora scomparsi; il secondo è quello in cui le armi e gli strumenti di selce o di altre sorte di pietre erano di belle forme e ben levigate, e gli uomini non avevano ancora scoperto i metalli, eccetto, forse, l'oro, che sembra si usasse talora per orna " Fig.1. menti. Ma " la divisione in tre età dell'indefinito volger di tempi, che abbraccia lo sviluppo dell' umanità dai primordi infino al suo costituirsi in civili con , sorzi, vale a dire infino al nascere delle prime istorie, mentre è assai giusta 4 CLASSE I. chio; ne' fianchi è a sezione di lente. Misura in lungh. 0,315 (1), in largh. al taglio 0,082, alla testa 0,060, in gross. alla metà del fianco 0,33. Trovata in Danimarca (2). แ " in tesi generale, perchè ci offre un mezzo semplice e facile di esprimere la condizione sociale di un popolo, è destituita però di valore cronologico se non si applica entro giusti confini e colle opportune restrizioni. Chinon sa infatti che l'età del bronzo regnava ancora in Grecia e in Italia, mentre era giunta all'apogeo la civiltà egiziana, che è pur compresa nel dominio della storia? Chi non sa che „ quando gli etruschi inaugurarono in Italia l'êra storica, erano appena pervenute alla fase del bronzo, e forse non tutte, le altre schiatte italiche , (A. ISSEL, L'uomo preistorico in Italia, in Lubbock, I tempi preistorici, p. 795). Il mio illustre amico parla seriamente e saviamente, ed i fatti hanno provato che si lavorò molto di fantasia intorno agli studj preistorici. (1) Tutti i paletnologi ed anche molti archeologi italiani e tra i più dotti hanno detto e scritto, e chi sa fino a quando diranno e scriveranno Ascia per dare a intendere quello strumento fabrile o arme, che i francesi addimandano Hasce, e nessuno, che io sappia, ha osservato quanto madornale errore commettano e quale cattivo esempio dieno a quegli scrittori di minor conto, ma assai più nu merosi, che parlano de omnibus rebus et de quibusdam aliis, ignorando le une e le altre. In un mio opuscolo Le armi di pietra donate da S. M. il RE VIT TORIO EMANUELE II al Museo Nazionale di Artiglieria (Torino, Tip. Cassone, 1865, p. 42, nota 41), scrissi, su tale argomento, le seguenti parole : Scure edAscia sono nella lingua nostra due vocaboli di ben diverso significato, corrispondenti alle voci francesi Hache ed Herminette. La scure o accetta è quello strumento, im manicato ad angolo retto, col taglio egualmente inclinato da ambe le parti e posto nella direzione del manico, che serve tanto ad uso di guerra, come arme d' of fesa, quanto ad uso fabbrile. L'ascia, invece, è immanicata ad angolo acuto nor malmente al taglio, che è inclinato da una parte, ossia ad augnatura, e serve uni camente per pulire o disgrossare i piani orizzontali dei legnami. Perciò fu inesatto il Grassi che alla voce ASCE e ASCIA, sf., in francese Hache, la definì : Stru mento di ferro tagliente , innastato (!) ad un manico, per tagliar legna, ecc., di cui vanno armati i zappatori d'ogni battaglione, portandolo ad armacollo, ecc.; „ e con l' " Es. Gran quantità di pale di ferro, di zappe, di picconi, di ascie, di scuri, 4 di ceste e cestelle .... ecc. , che egli riporta dal Cinuzzı, senza addarsene, ha provato che ascia e scure sono due strumenti da taglio di forma e di uso diversi. Insomma, l'ascia non è altro che una zappa a taglio affilato conmanico ricurvo in dentro, poco più lungo del ferro stesso. Ma questemie parole sono state e sa ranno vox clamantis in deserto, e gli imitatores servum pecus, seguiteranno alle gramente a spropositare. (2) La selce ordinariamente adoperata nelle armi e strumenti di pietra, è la Selce piromaca, varietà di silice che si trova in istraterelli ed in arnioni inter posti alle roccie sedimentarie, specialmente calcaree, ovvero liberi ed isolati in certi terreni cretacei. La piromaca è grigia o bruna, talvolta quasi nera; è do tata di molta tenacità unitamente a ragguardevole durezza, ciò che la rendeva usitatissima nel passato, sotto il nome di pietra-focaia, per le armi da fuoco (BOMBICCI, Corso di Mineralogia, Bologna, 1862, p. 597). (1) Si avverte il lettore che si userà sempre il sistema metrico decimale. (2) Tutti gli oggetti di pietra, de' quali non è indicato il luogo, sono Danesi. ! SERIE A. A. 2. 5 SCURE di pietra verde (fig. 2), della forma della prece dente, interamente levigata, e perciò sarebbe della età detta neoli tica. È lunga 0,230, larga al taglio 0,075, alla testa 0,053. A. 3. SCURE di selce di color cenere, levigata ; lunga 0,128, larga al ta glio 0,063 , alla testa 0,060. A. 4. SCURE di selce gialla , levigata; lunga 0,150, larga 0,073 al ta glio, e 0,060 alla testa. 000 Fig. 2. Fig 3. A. 5.- SCUREdipietra verde (fig. 3.) a mandorla interamente levigata(1) ; lunga 0,242, e larga al taglio 0,070. Fig. 4. A. 6. MAZZUOLO-SCURE (marteau-hache) di pietra renaria (fig. 4), con occhio cilindrico (2) (diam. 0,032) presso alla testa per imma nicarlo ; è lungo 0,242, largo 0,070. (1) E un ciottolo di pietra verde cui è stato fatto il taglio stropicciandola con rena e acqua sopra una pietra arenaria. Ecco il caso in cui non si può decidere se la scure è del periodo archeolitico o di quello neolitico, e per due ragioni: la prima perchè il ciottolo non si deve scheggiare, malevigare soltanto ; la seconda perchè ne' luoghi ove non si ha selce, come, per es , nella Liguria, è indispen sabile l'adoperare ciottoli, di questa o di altra forma, di pietra dura per tali stru menti. Ma non sarebbe questo solo il caso in cui indubitatamente potesse attri buirsi alla età neolitica uno strumento o un'arma di pietra levigata. In fatto, anche ne' luoghi dove la selce abbondava, se si voleva avere uno strumento le vigato, bisognava prima sbozzarlo per dargli la forma sua propria secondo la specie, e quindi levigarlo nelle facce che dovevano essere taglienti, lasciando tal volta i fianchi con la primitiva scheggiatura. Per ciò mi sembra che questa divi sione dei due periodi cioè, della pietra scheggiata e della pietra pulita, non offra un criterio sicuro per giudicare della maggiore o minore antichità di questi ma nufatti umani, e per attribuirli al primo o al secondo. (2) I paletnologi, dalla forma cilindrica di questi fori, avevano tratto argomento di giudicarli non solo operati nella età neolitica della pietra , ma dopo la sco perta e l'uso de' metalli. Ma il chiarissimo prof. Worsaae, nel IV Congresso prei storico del 1871 in Bologna, mostrò un mazzuolo di pietra verde col foro inco minciato da lui stesso e benissimo riuscito, adoperando una canna (arundo donax di Linneo), arena e acqua. Io credo che il dotto archeologo danese abbia avuto l'idea di fare questo tentativo dall'aver trovato tra la immensa quantità di ma nufatti litici del Museo di Copenague qualcuno di questi mazzuoli col foro incomin ciato e non compiuto, che conservasse ancora il cilindretto che risultava dal 6 CLASSE I. A. 7. MAZZUOLO-SCURE della stessa pietra del precedente, a forma di rombo curvilineo, con foro quasi presso al mezzo ; è lungo 0,145, e largo 0,070. A. 8. A. 9. MARTELLO-SCURE come il precedente (fig. 5), con foro nel mezzo; è lungo 0,125, largo 0,040. SCALPELLO (scalprum; ciseau) di selce color bigio, levigato nelle facce e scheggiato nei lati; è lungo 0,260, largo al taglio 0,070, alla testa 0,038. A. 10. A. 11. SCALPELLO di selce color bigio, di forma simile al pre cedente; lungo 0,182, largo al taglio 0,053, alla testa 0,040. SCALPELLO di selce, simile al precedente; lungo 0,155, largo al taglio 0,060, alla testa 0,040. A. 12. SCALPELLO di selce (fig. 6), color cenerognolo, a forma di cuneo; lungo 0,155, largo 0,018 al taglio, e 0,024 alla testa. A. 13. SCALPELLO di selce macchiato grigio-scuro; largo al taglio 0,050, alla testa 0,020, e lungo 0,118. A. 14. A. 15. SCALPELLO di selce color ce nere, simile al precedente ; è lungo 0,083, largo al taglio 0,040, alla testa 0,020. LANCIA (cuspis ; pointe de lance) di selce (fig. 7), color terra d'ombra pomellata color cenerognolo, a foglia di ulivo, lavorata a scheggiatura con finis Fig. 5. Fig. 6. Fig. 7. simi ritocchi nel contorno; è lunga 0,245, larga nel mezzo 0,046. È ammirabile per la sua poca grossezza in relazione della lunghezza. A. 16. LANCIA di selce color lionato scuro. Ha la forma di foglia di salvia, continuata a mo' di manico a sezione lenticolare per met terla sull'asta. È dello stesso lavoro della precedente, e lunga 0,150, larga, circa il mezzo, 0,030. A. 17. LANCIA di selce (fig. 8), metà di color cenerognolo e metà color di terra d'ombra, imitante per la forma la foglia di salice, lunga 0,168, e larga 0,023. lavorio fatto con uno strumento che non potesse essere un cilindro vuoto di latnina di metallo. Dico questo, perchè dopo quel tempo mi occorse trovare, in Faenza, presso il signor prof. Argnani, un bel mazzuolo-scure di pietra verde con foro cilindrico presso alla testa, e, vicini a questo, altri due tentativi di fori, nei quali appariva chiaramente dalla larghezza del solco anulare che lo strumento perfo ratore non era stato un cilindro metallico. Cedetti questo esemplare al prof. Ga staldi, di carissima memoria, che ne fece acquisto pel Museo Civico, nel quale è ora conservato. SERIE A. A. 18. 7 LANCIA di selce color bigio pomellato chiaro, molto si mile per forma e per lavoro al n. A. 15; lunga 0,165 e larga 0,035. A. 19. LANCIA di selce color bigio, forma del n. A. 17 ed istessa mente lavorata; è lunga 0,148, e larga 0,028. A. 20. LANCIA di selce, di un bel colore lionato con qualche macchia scura, a foglia di lauro, di lavoro comele precedenti; è lunga 0,130, e larga 0,032. A. 21. FRECCIA (cuspis ; pointe de flèche) di selce color bigio, a foglia di salice piana inferiormente e superiormente a tre facce, lavorata come i coltelli comuni e ritoccata sui lati ; è lunga 0,077, e larga 0,015. A. 22. FRECCIA di selce biancastra (fig. 9), a fronda d'olivo con appendice triangolare che forma il gambo per inastarla. Inferiormente è piana e superiormente ad angolo ; è lunga 0,076, e larga 0,017. A. 23. Freccia di selce giallo-scura a foglia di salice, sotto piana, sopra ad angolo e nel contorno a denti ; è lunga 0,072, e larga 0,013. A.24. Fig. 8. Fig. 9. Fig. 10. FRECCIA di selce biancastra, di figura romboidale, che si compone di due triangoli isosceli (che stanno fra loro come 1 a 5) riuniti per le basi. Anche questa è inferiormente piana e superiormente ad angolo ; è lunga 0,044, e larga alla base comune 0,016. A. 25. FRECCIA di ossidiana (1), a mo' di triangolo curvilineo, con picciuolo assai corto alla base (fig. 10); è lunga 0,070, col pic ciuolo 0,078, e larga alla base 0,063; dal Messico. Dono del signor Florese d'Arcais. A. 26. FRECCIA di ossidiana, di forma triangolare, a base lu nata ; è lunga 0,050, e larga 0,014; dall'America (Cerro de las Navajas). Dono del signor dottore Garrone. A. 27. PUGNALE (pugio ; poignard) di selce gialla screziata di nero. La lama è a foglia d'alloro (fig. 11), lunga 0,140, larga 0,037, (1) OSSIDIANA. Dal greco opsis, vista, perchè può fare l'ufficio di specchio, o forse perchè di colore simigliante al marmo detto ossidiano (lapis obsidianus, marmor obsidianum), da un Obsidius che primo lo scoperse in Etiopia. È unprodotto vul canico risultante dalla fusione e compiuta vetrificazione degli elementi che com pongono la trachite. Ha i caratteri del vetro omogeneo traslucido ; ordinariamente è di colorito bruno, verdognolo e anche nero. I selvaggi l'adoperano tuttodi per farne armi, come l'usarono nei tempi preistorici i primi abitatori del globo. CLASSE I. 8 con un manico a sezione di figura quadrilatera per impugnarlo. Tutta la lunghezza dell'arma è 0,230. A. 28. PUGNALE di selce color bigio-scuro, con macchie chiare, poco dissimile dal precedente (fig. 12), con manico a sezione len ticolare ; la lama è lunga 0,139, e larga 0,055 ; tutta l'arma è lunga 0,220. A. 29. PUGNALE di selce color giallo macchiato (fig. 13), a foglia dilauro; lungo 0,105, largo 0,057, col manico a sezionelenticolare, che alla estremità si al larga formando due punte. Lunghezza totale 0,170. A. 30. PUGNALE (lama) di selce bigia macchiata, della forma comune dei pu gnali, a due tagli; lungo 0,160, largo al tallone 0,032. La sezione è lenticolare, e sui tagli ha finissimi ri tocchi. A. 31.- PUGNALE di selce gialla macchiata a foglia d'olivo, con manico a se zione esagonale, lama a se zionelenticolare; lunga0,10, e larga 0,027 ; tutta l'arma è lunga 0,16. A. 32. Fig. 11. Fig. 12. 190 Fig. 13. Fig. 14. COLTELLO (culter; couteau) di ossidiana della forma or dinaria dei coltelli di selce, che è una scheggia tratta con un colpo dal pezzo della materia già preparata all'uopo. La sezione è quella di un trapezio nel quale il maggiore dei lati paralleli forma la parte inferiore. Lunghezza 0,104, larghezza maggiore 0,020, minore 0,016. Dal Cerro de las Navajas, donato dal signor dottore Garrone. A. 33. COLTELLO di ossidiana, simile al precedente; lungo 0,010, largo 0,016 e 0,012. Dono dello stesso signor Garrone. A. 34. MATRICEdi ossidiana, dalla quale sono state tolte schegge formanti i coltelli simili a quelli innanzi descritti. Dal Messico, ed è dono del signor Florese d'Arcais. A. 35. LANCIA di selce cenerognola a foglia di ulivo, lunga 0,019, larga 0,04 (fig. 14), a sezione di triangolo isoscele, rinvenuta in certi scavi nella provincia di Avellino. Dono del signor Gaetano Petrilli. SERIE A' Armi ed altri oggetti di bronzo, (*) (Armadio 11) Α΄. 1, 2.- SCURI, o forse, anche SCALPELLI (fig. 1), trovati negli scavi in Sardegna; sono rispettivamente lunghi 0,217, e 0,165, e larghi al taglio 0,061 е 0,049. Α΄. 3. SCURE, ACCETTA (securis, hache) trovata in Sardegna (fig. 2); è lunga 0,205, larga al ta glio, 0,071. È la forma delle prime scuri di questo me tallo, che comunemente sono attribuite ai tempi preisto rici. SCURE con orec Α΄. 4. chie, sporgenti da ciascuna parte per metà della lun ghezza o poco più (fig. 3), nelle quali incastravasi il Fig. 1. Fig. 2, Fig. 3. manico, a mo' di squadra e nella direzione del taglio, spaccato e legato quindi con minugie; è lunga 0,123 e larga al taglio 0,050; scavata nei dintorni di Venosa. (*) L'età del bronzo venne immediatamente dopo l'età della pietra, anzi , per essere esatto, dirò che questa non la seguì, ma incominciò durante il secondo periodo di quella. Dopo essere stato adoperato in principio come materia preziosa, il bronzo fu usato universalmente, e armi e strumenti e tutt'altro che abbisognasse all'uomo, fu fabbricato di questa materia, che è una lega binaria di due metalli, cioè, di rame e di stagno. Alcuni hanno creduto che all'uso del bronzo abbia preceduto quello dello stagno e del rame, separati; ma bisogna considerare che non fu ancora trovato in tutta l'Europa un solo strumento di stagno, e quelli di rame sono rarissimi. Nel museo di Dublino che " possiede. 1283 armi, non vi .. CLASSE I. 10 Α΄. 5. marla al manico. Dello stesso luogo dei numeri A'. 1e2. SCURE con orecchie simili alla precedente (fig. 4) , ma di maggiore grandezza con un anello sul piano del taglio per fer A'. 6.-- SCURE D'ARME (fig. 5) di bel lissima forma, come si vede nell'unita incisione. Sembra che non sia mai stata adoperata, poichè conserva tuttora le bavedel getto. Siha un qualche riscon tro a questa scure da guerra, in alcune di quelle di Danimarca. Fu trovata negli scavi fatti in Dalmazia, ed è un'arma non comune (1) , di foggia interamente nuova, e molto simigliante ad un palco delle corna del cervo. Fig. 4. hanno che 30 scuri celtiche ed una lama di spada che siano, dicesi, di rame puro „ (LUBвок, op. cit., p. 51). Secondo ragione, par rebbe che l'età del rame avessedovuto esservi e precedere quella del bronzo; essendo più facile e ovvio lo adoperare un metallo puro, che inventare una lega di metalli; Fig. 5. maifatti, ingenere, stanno contro la logica, e io non mi sento da tanto a darne la spiegazione. Il bronzo era abbondante in Oriente sino da tre mila anni or sono, secondo le testimonianze che si hanno in Omero e nel libro dei Re, ed era com posto di nove parti di rame e di una di stagno. Ma da dove veniva, nondirò il rame, chè ne abbiamo le miniere, malo stagno in Italia? E in qual luogo e come è stato inventato il bronzo? E da dove e da chi è stato portato e sparso in Europa e specialmente in Italia? A queste dimande hanno risposto i dotti esponendo opi nioni che hanno fatto nascere teorie contraddittorie, senza poterne conchiudere alcun che di certo. Secondo alcuni la scoperta di questa lega sarebbe indigena; secondo altri sarebbe un'importazione straniera in Europa , e in questo caso si attribuisce ai Fenici, dei quali molti hanno riconosciuto monumenti certi nelle nostre necropoli. Ma indigeno o importato che sia, non tenterò io di sentenziare su di una questione, sulla quale scrittori dottissimi non sono ancora d'accordo, e che non riguarda direttamente la compilazione di un catalogo. (1) Nel Museo Nazionale di Artiglieria si conserva un altro esemplare eguale nel peso (Cg. 1,250) e con piccolissime differenze nelle misure, da me acquistato dallo stesso antiquario a Venezia, e venuto dal luogo stesso di questo dell'Armeria Reale. Altre due scuri, venute, dicesi, dalla Dalmazia sono nel Museo Civico di Antichità in Trieste, di forma simile e di peso poco differente (una di Cg. 1,330 e l'altra Cg. 1,260). Ve n'ha una nel Museo di Lubiana (Krainische Landes Museum) trovata con altre diciannove tra Castel Lastua e Spitza, lungo il con fine dalmato-albanese-montenegrino (?). Un'altra è nel gabinetto ImperialediAnti chità in Vienna, proveniente da Livade, in Albania. Una, finalmente, è nelMuseo di Agram, raccolta nel Montenegro , ed illustrata da LJUBICU (Popis predmeta iz predhistoricke dobe u Nar, Zem. Muzeju u Zagrebu. U. Zagrebu, 1876, tav. II, 33). SERIE A' . 11 A'. 7. BIPENNE, Scure bipenne (bipennis add.), strumento fabbrile, trovata in Sardegna (fig. 6); è lunga 0,299, larga nei tagli 0,052. L'occhio nel mezzo, per immanicarla, è del diametro di 0,029. Fig. 6. Fig 7. A΄ 8. BIPENNE, Ascia-scure (piochon) lunga 0,165 foggiata da una parte a mo' di ascia, e dall'altra a mo' di scure (fig. 7). Fu trovata facendo lavori presso il Real Castello di Pollenzo. Α΄. 9. ELMO(1) (galea; casque) grecanico (fig. 8). Nel contorno ha due filetti che mettono in mezzo minutissime perle a basso ri lievo , e pernetti che nell'esterno aveano forse le rosettine d'orna mento e nell'interno tenevano a posto il cuoio o qualche altra materia (2) che rendesse meno incomodo il portarlo. Fu trovato nel Friuli come l'altro sotto il nº A΄. 12. Α΄. 10. ELMO di forma simile al precedente (fig. 9) , trovato l'anno 1820 in un sepolcro dell'isola di Sant'Antioco, presso l'isola di Sardegna. È perfettamente conservato nel coppo (3) nel nasale, (4) (1) ELMO, armatura del capo, che in origine era di cuojo, detta in questo caso galea, e poscia di metallo appellata cassis. Ma appresso, fosse dell'una o dell'altra materia, fu chiamata sempre galea, e questo vocabolo venne a significare nell'uso comune ogni sorta d'elmo. Svariatissime ne furono le forme secondo la diversità delle nazioni, e quella dell'elmo qui descritto, tutta greca, non fu peculiare sol tanto di questa popolazione, ma comune anche agli Etruschi ed agli Italioti; per il che, a giudicare a quale di questi popoli un elmo siffattamente foggiato appartenesse, fa mestiere di molto giudizio, ed anche di piena certezza del luogo ove fu trovato. (2) Anche gli elmi del medio evo e del moderno, avevano interiormente una fodera di drappo imbottita, che chiamavasi Falsata, Farsa e Farsata. Quattro celate antiche ridotte alla spagnuola..... con lor farsa e coperta. Invent. (1538). Arch. stor. it. Ser. 3. VI, 1, 164. Dee haver oltre a ciò essa Celata la sua fodera dentro , detta falsata , d'ormesino o di raso,..... e sia imbottita di bam bage, ecc. PISTOFILO, il Torneo (1627), 52.- E sopra l'elmo a Belisario mena. E la farsata al capo ben gli accosta. (BERNI , Orl. 2, 10, 18). (3) COPPO (tymbre) è, propriamente, la Parte concava dell'elmo dove entra il capo. Amaestro Piero delle bombarde prestai un coppo , ecc. Commiss. (1430), III, 271. ALBIZZI, Il coppo della celada sia a prova di pistolla come di sopra, ecc. Partito armat, da cavallo (1605), Arch. gov. Brescia, Priv. R. C n.º 7, f. 10. (4) NASALE (nasal), dicesi la Parte dell'elmo che difende il naso dai mandiritti e dai manrovesci. Negli elmi antichi era fisso come vedesi in questo e negli altri 12 CLASSE 1 . e nei guanciali (1) , e vi manca soltanto parte della gronda (2) a destra. In tutto il contorno sono anche in questo i pernetti di bronzo che dovevano servire all'uso stesso indicato al nº A'. 9. La gros sezza del bronzo è di 0,0043 e di 0,0023 in tutte le parti, salvochè Fig. 8. Fig.9. nel nasale , ove è di 0,0064. Il marchese D'Yenne, vicerè di Sar degna , per mezzo del conte Alberto della Marmora (3) , ne fece dono , insieme con una gambiera (A'. 27) alla Regia Accademia delle Scienze, donde furono portati in quest'Armeria. ma in quelli del medio evo era mobile e potevasi levare, o alzarlo e abbassarlo a piacere; e s'intende negli elmi non chiusi e nelle altre armature da testa. Allora egli sì lo prende per lo nasale dell'elmo, e lievalo di sul suo cavallo, ecc. Tav. Rit. LXXIV. (1) GUANCIALE (buccula; oreillette) è la Parte dell'elmo che copre la guancia, talvolta mobile a cerniera, lat. buccula, e talvolta continuazione di quello, come si vede in tutti gli elmi qui disegnati e descritti. Dal lato manco il colse nel guanciale , ecc. BERN , Orl. 1, 18, 24. E altrove: l'elmo gli ruppe il guanciale. — 2, 31, 30. Che l'offese Sì che del (2) GRONDA (Couvre-nuque). Si dà questo nome alla Parte posteriore dell'elmo, della celata e simili, sporgente per riparare e difendere il collo. (3) Il conte ALBERTO DELLA MARMORA, nel presentare questi cimelj all'Accademia lesse una Memoria sull'argomento ne'l'adunanza del 20 dicembre 1821, ed ebbe la felice idea di farne analizzare il bronzo dal Capitano di Artiglieria Carlo So brero, che vi ritrovò su 100 parti, rame 93.30, stagno 6.70. Anche l'accademico GIUSEPPE GRASSI, si occupò di queste parti di armature colle sue Ricerche storiche, ecc , lette nell'adunanza del 3 di gennajo 1822. Am bedue questi dotti vengono alla conclusione che l'elmo è greco, ed il secondo lo attribuisce ai Peltati, perchè col coppo senza cresta e senza alcun segno che vi potesse essere. SERIE A'. Α΄. 11. 13 ELMO etrusco (fig. 10), trovato negli scavi di Ercolano Ha sul coppo un foro a forma di triangolo isoscele, che è la sezione d'una lama di spada ad un filo, dalla quale fu ucciso, forse, chi portava questo elmo (1). Fig. 10. Α΄. 12. Fig. 11. ELMO italico (fig. 11), rinvenuto nel Friuli ; benissimo conservato. Le tre punte, che sporgono dal coppo, servivano a so stenere la cresta nel mezzo, e corna od altri ornamenti sui lati. Α΄. 13. ELMO apulo, simile al precedente, salvo che l'apice me diano è biforcato (fig. 12). Fu tro vato in una tomba nella necropoli dell'antica Herdonea (2) ora Ordona, esplorata nell'agosto del 1874, in sieme con gli schinieri (A' . 32 е 33), il cingolo (A'. 14), alcuni piccoli ornamenti da lorica (A' . 24) di bronzo, e la lancia (A". 7) di ferro. È da osservarsi come quest'elmo di un paese meridionale, Herdonea, sia identico di forma e quasi eguale Fig. 12. (1) Un elmo identico a questo di Ercolano, esiste nel Museo Etrusco del Va ticano ( Mus. Aetr. Vatic., P. II, tav. xx1, n.º 1), e fu trovato insieme con arma ture ed armi di bronzo negli scavi di Vulci (1832-1834). Ora egli è certo che quest' elmo è etrusco, e così io credo che debba dirsi il nostro, sebbene trovato adErcolano. (2) Ardonea, Herdonea, Erdonia, Herdonia, era il nome di questa antica città apula, della quale rimangono tuttora avanzi di mura a S.-E. di Ordona, piccolo 14 CLASSE I. per dimensioni al precedente, trovato, se la indicazione non è falsa, nell'ultima regione settentrionale d'Italia, nel Friuli. Per il che è da tenersi per indubitato che la Galea, A'. 12, se veramente fu tro vatanel Friuli, venisse colà, al suo tempo, trasportata dall'Apulia (1). Fig.13. CINGOLO (2) militare, apulo (fig. 13), frammento ante Α΄. 14. riore. La parte destra ha due ganci che entrano nei fori binati della sinistra per istringerlo alla persona. Siffatti cingoli , alcuni villaggio di 629 abitanti. È a Cm. 18.50 S.-E. da Foggia, a sinistra della strada ferrata Foggia-Candela, sopra una collinetta. La necropoli si estende intorno alla distrutta città, ma specialmente verso il N. e 1'0. e nell'area occupata dalla mo derna Ordona. Gli Erdoniesi erano belligeri, e se ne ha prova nelle armi e parti di armature spesse volte trovate nei sepolcri. La città Apula fu distrutta da Annibale l'anno 542 di Roma, ma dovette certamente risorgere tosto dalle sue ruine ; chè i pochi avanzi degli edifizj accennano a costruzione romana sulla fine della Repubblica e sul principio dell'Impero. Secondo il ROMANELLI (Antica to pograf. stor. del Regno di Napoli, II, 258), sembra che la seconda di lei di struzione si debba ascrivere a' Saraceni-, alla fine del v o al principio del vi secolo. Dall'UGHELLI (Ital. sacr. X, 114) si apprende che- II. SATURNINUS Herdo nitanus (episcopus) subscripsit an 449. Romano Symmachi Papae Concilio. (1) II DEMMIN, Guide des amateurs d'armes, ecc , riporta (pag.126, fig. 11) un elmo con tre apici, dei quali il mediano biforcato come il nostro, e lo descrive 6 come segue: " 11. Casque grec en bronze. Nº 3176 au musée de Mayence. C'est un moreau admirable. La repoussé réprésente deux taureaux combattant. Il est surmonté d'antennes et d'un porte cimier (2) II CINGOLO di bronzo non poteva servire corazza per tener fermo il fondo della (Rich., Diz. Antichità grec, rom., pag. 162) , quando questa era di bronzo. In un vaso dipinto del Museo Nazionale di Napoli, è un guerriero col cingolo, ma senza corazza. Indossa una corta tunica edèdifeso nelpetto e nella schiena da due piastre di bronzo, ciascuna composta di tre dischi riuniti, imi tanti le falere. Queste piastre sono attaccate a due spallacci di bronzo foderati di cuoio, e tenute strette al corpo, da due lamelle della stessa materia e lavoro, sotto le ânche. Il Museo Nazionale di Napoli ha bellissimi esemplari di questa armatura da difesa (N° 18 [2868] e 19 [2890]); uno porta, nel petto, la protome di Pallade con galea cristata, adorna di monile; provenienti tutti da Ruvo, dove ne esistono altri nel Museo ricchissimo del signor Jatta. SERIE A'. 15 dei quali molto riccamente ornati ad opera di cesello e di bulino, erano ordinariamente foderati di cuojo, e ciò è provato dai forel lini che sono lungo il contorno di questo esemplare, e dallo spago che si vede tuttora in quelli esistenti nel Museo Nazionale di Napoli, in quello provinciale di Capua, e in alcune collezioni particolari. Questi cingoli non si rinvengono che nelle necropoli delle antiche città apule, e non sono rappresentati che nelle pitture dei vasi di Ruvo; per ciò è chiaro, che erano una parte d'armatura peculiare degli antichi abitatori di quella regione, e non dei Greci che la invasero. Α΄. 15. GANCIO (fibula; crochet, agrafe) da cingolo militare (fig. 14). Nella estremità anteriore è la testa di un cane , dalla bocca del quale esce la parte adunca. Tutto il corpo del gancio è formato da una figura umana stante , a mo' di cariatide , intera mente nuda con un pallio che le scende dal capo sulle spalle e stretto con un nodo sul petto viene raccolto in parte sul braccio Fig. 14. Fig. 15. Fig. 16. Fig. 17. Fig. 18. sinistro e lasciato cadere poi sino ai piedi. Sono due eguali, trovati negli scavi di Pompei, ed ornarono, per certo, un cingolo non meno elegantemente operato. Α΄. 16. GANCIO (fig. 15) , per l'uso stesso che i precedenti e simile a quelli nella parte anteriore. Nella posteriore sono due caprette che, rizzate sulle zampe di dietro sotto le quali tengono una testa di ariete, rivolgonsi a darsi di cozzo. Dalle provincie meridionali. Α΄. 17. GANCIO come iprecedenti, ma di forma diversa e con ornamenti incisi (fig. 16). Anche in questo è la testa di un cane che porta in bocca il gancio. Dai dintorni di Bari. Α΄. 18. GANCIO (fig. 17), simile al precedente, salvo che nella parte uncinata che è liscia, come vedesi nel disegno. Stessi luoghi. 16 Α΄. 19. CLASSE I. GANCIO simile al precedente e delle stesse dimensioni. Tanto questo come i due seguenti furono trovati nei dintorni di Napoli. Α΄. 20. dal precedente, ma di lavoro più semplice. GANCIO (fig. 18), per laforma in genere poco dissimile Α΄. 21. Α΄. 22. GANCIO molto simile al precedente, eccetto che nella parte adunca che esce dalla bocca di un certo animale, che non si saprebbe indicare. FALERA (phalera; phalère). Pia stra di bronzo a mo' di rotella (fig. 19), orna mento e anche premio dei guerrieri segnalatisi per valorose azioni, la quale si appiccava sulla lorica (1) nell'antico tempo, come nei moderni appicchiamo sulla divisa le medaglie e le croci. Fu trovata non lungi dalle mura di Herdonea da un bifolco, lavorando la terra, nel 1874. Il guerriero che portava queste piastre dicevasi phaleratus. Α΄. 23. Fig. 19. SPIRALI (fig. 20). Ornamento di bronzo filato, composto di tre parti unite insieme, come vedesi nel disegno. Sembra certo che fosse un ornamento da porsi sul mezzo d'una lorica, se non, e più probabilmente, sul pettorale di un cavallo. G Fig. 20. Fig. 21. Fig. 22. A' . 24.- SPIRALI binate (fig. 21). Sono cinque ornamenti di bronzo filato, forse da mettere sulla lorica. Furono trovate nello stesso se polcro erdoniense ove era l'elmo di nº A'. 13. (1) Nel Museo di Artiglieria di Parigi si ha il calco della lorica di un centu rione romano, ornata di nove phalerae d'argento, di proprietà dell'imperatore di Germania. Il centurione della legione diVaro, distrutta dai Germani, rappresentato sulla pietra sepolcrale esistente nel Museo di Magonza, è vestito d'una simile lorica. Α΄. 25. SERIE A' . SPIRALI binate. Sono tre simili a quelle notate sotto il numero precedente. Trovate con la lancia nº A'. 54, nella tomba di Erdonea, esplorata il 14 di gennaio 1875. Α΄. 26. 17 SPIRALE binata (fig. 22). Ornamento come i precedenti, ma di maggior dimensione. Dai dintorni di Napoli. Α΄. 27. GAMBIERA (ocrea (1); cnèmide) sinistra (fig. 23), trovata nel sepolcro stesso, in cui fu rinvenuto l'elmo n° A'. 10. Manca piccola parte in basso, e nel contorno porta gli stessi pernetti di bronzo notati nell'elmo, salvo che nella parte che copre la polpa. Siffatte gambiere non avevano coregge od altro per fermarle alla gamba, alla quale per la loro elasticità sta vano strette ed aderenti. Il bronzo si trovò composto di 93,37 di rame e 6,63 di stagno. Donata alla Regia Accademia delle Scienze, con l'elmo suddetto, poscia fu portata in quest'Armeria (2). È lunga 0,44. (1) GAMBIERA. Latino ocrea, forse da ob e crura; francese némide. Le prime gambiere, secondo il Vossio, furono fatte di cuojo. Polibio e Livio non le nominano mai nel numero del più, e dànno loro ragione i monumenti nei quali si trovano soldati con la gambiera sinistra o con la destra soltanto. Livio ricorda dei Sanniti- sinistrum crus ocrea tectum-; lo stesso dice Silio Italico dei Sabini Cunctis hasta decus: clypeusque refertur in orbem, Vertice et im plumes et laevi tegmine cruris Ibant-. Da Vegezio apprendesi che Fig. 23. Pedites scutati... etiam ferreas ocreas in destris cruribus cogebantur accipere . (Lib. I, cap. xx). Ed in altro luogo ci rende ragione di quest'uso.- Sciendum praeterea, cum missilibus agitur, sinistros pedes, in ante milites habere debere: ita enim vibrandis spiculis vebementior ictus est. Sed cum ad pila (ut appellant) venitur, et manu ad manum gladiis pugnatur; tunc dexteros pedes in ante milites habere debent, ut et latera eorum subducantur ab hostibus, ne possint vulnus accipere, et proximior dextra sit, quae plagam possit inferre gambiere: (Ib ) Da Omero sappiamo che era antico uso degli Eroi il portare le tum cruribus aptat Aere renitentes ocreas, quas fibula loris Arctabat niveis (Iliad). Nelle pitture dei vasi italo-greci di Ruvo, di Canosa e di altri luoghi della Puglia, tra le armi portate da Teti e dalle Nereidi ad Achille, sono sempre le gambiere, delle quali vanno armati assai spesso i combattitori, in quei vasi effigiati, in una o in ambedue le gambe. (2) Anche su questa gambiera si trattò a lungo (Vedi Memorie della Regia Accademia delle Scienze, t. xxv, pag. 107-119), e fu combattuta l'opinione di qual cuno che trovando la gambiera lunga così da superare il ginocchio, la giudicava Catalogo R. Armeria.- 2. 18 Α΄. 28. CLASSE 1. GAMBIERA sinistra, simile alla descritta sotto il nº A' . 27. Trovata come l'elmo di nº A'. 11, negli scavi di Ercolano. Α΄. 29. luogo. Α΄. 30, 31. GAMBIERA sinistra, simile alla precedente e dello stesso GAMBIERE di forma grecanica, mutilate in qualche parte. Esse sono assai corte (fig. 24) e non coprivano che piccola parte della tibia, stringendosi al polpaccio, per il che potrebbero dirsi Tibialia. Trovate nel Friuli con gli elmi nº A'. 9 e 12. Fig. 24. Α΄. 32, 33. vate con l'elmo nº A'. 13. Α΄. 34. BRACCIALETTO (armilla; bracelet), a nastro spirale (fig. 26) di cinque giri, portato ordinariamente dalle donne, ma anche dagli uomini, sul polso, o sul braccio. Trovato in un sepolcro d'Ordona. Α΄. 35. Fig. 25, GAMBIERE (fig. 25) corte, simili alle precedenti, tro Fig. 26. BRACCIALE (brachiale ; brassard) di bronzo filato, di ventitrè giri (fig. 27), parte di armatura antica del braccio o dell'antibraccio, come questo, dal polso al gomito. Trovato nelle provincie meridionali, dove si raccolgono assai frequentemente siffatte anticaglie. Pesa Cg. 0,700. Α΄. 36. BRACCIALE, simile al precedente, di ventiquattro giri, di filo a sezione di segmento di cerchio. Stessi luoghi. Fig. 27. fatta per ornamento, e non per essere adoperata. Cotesta opinione non ha bisogno di confutazione, essendovi tanti monumenti che la dimostrano falsa. SERIE A'. 19 A'. 37. BRACCIALE, simile al nº A'. 35, di trentaquattro giri, con le estremità a teste di serpe (fig. 28). Fig. 28. Α΄. 38. Fig. 29. Fig. 30. BRACCIALE (Torquis brachialis) di grosso filo di bronzo (fig. 29) ad otto giri. E' sembra sia stato portato al braccio, tra il gomito e la spalla. Dai dintorni di Napoli. Pesa Cg. 0,500, Α΄. 39. BRACCIALETTO della stessa specie del pre cedente, ma di filo molto meno grosso (fig. 30), di venti quattro giri. Fu trovato in una tomba di Herdonea (13 di gennaio 1875) insieme con la cuspide di lancia di ferro, nº A". 6. Quest'ornamento che era al braccio sinistro, con lo scoscendere del terreno, calò verso l'anti braccio, ripiegandosi al gomito, come ora si vede. Α΄. 40. SPADA sarda (fig. 31). Lama con uno spigolo smussato nel mezzo, lunga 1,140, e col ma nico 1,250, larga 0,030 al tallone e 0,027 presso alla punta. Il manico, dello stesso metallo, è gettato colla lama, ed ha l'elsa diritta, e la impugnatura è un prisma a base di rombo, che alla estremità si biforca. È la spada propria degli antichi sardi, e nell'isola se ne trovano in buon numero, molte delle quali si con servano nel Museo della Università di Cagliari. Α΄. 40. SPADA sarda (lama), molto corrosa e simile alla precedente. La lungh. è di 1,260 e la largh. al tal lone è di 0,030, alla punta 0,020, ma non è certo che fosse così in origine, e che non sia stata consumata dall'ossido. Nel mezzo della lama è, da ciascuna parte, un mezzo tondino in tutta la lunghezza che vi tiene luogo dello spigolo delle spade moderne. Presso all'estre mità del tallone è un foro dove passava il perno col quale si fermava al manico. Fig. 31. 20 Α΄. 42. Α΄. 43. CLASSE I. SPADA sarda, (frammento) lungo 0,43. SPADA della specie di quelle trovate nelle palafitte dei laghi svizzeri e nella Danimarca (fig. 32). La lama, lunga 0,520 (col manico 0,670) ha la forma di foglia di salice, con costola nel mezzo arrotondata e terminante in punta, fiancheggiata da due filetti paralleli da ciascuna banda. Il fornimento è massiccio e colato sepa Fig. 32. ratamente dalla lama che, entrando col codolo nel manico, vi è fis sata all'elsa allunata con due perni ribaditi. Il manico è affusolato e diviso in quattro parti da tre coppie di tondini intagliati a mo' di corda, e nel modo stesso è intagliato un ovoletto sottoposto al pomo. Il quale è fatto a foggia di mandorla con due branche, alle estremità, ripiegate in alto a voluta, donde il nome di manico ad antenne (1). La conservazione ne è perfettissima , e sì per questa e sì per la bellezza della sua forma, è uno dei più pregevoli cimelj della collezione. Α΄. 44. SPADA italica trovata nelle province meridionali (fig. 33). Si è com piuto il codolo che dovea essere rico perto di avorio. La lama, come è mostrato dal disegno, ha dei solchi longitudinali che ne alleggeriscono il peso senza sce marne la solidità. Α΄. 45. SPADA apula (lama), trovata in un sepolcro dell'antica Venosa ( Venu sium) (fig. 34). Manca il manico, che era forse di legno o di avorio e perciò di strutto dal tempo, sul quale si fermava la lama co' tre perni dello stesso metallo, che vi si veggono tuttora. Α΄. 46. Fig. 33. Fig. 34. Fig.35. SPADA italica, con lama a due tagli (fig. 35), simile al (1) Questa bellissima spada fu comperata, insieme con alcune armi orientali, in Egitto dal marchese di Courtance, che non seppe scoprire come quest'arma si trovasse in que' paesi. Una spada dello stesso tipo, e quasi delle stesse dimen sioni, fu trovata dal capitano Pillichody, circa il 1825, nella stazione lacustre di SERIE A'. 21 n° A'. 44. Il manico, formato dal prolungamento della lama, era coperto di avorio o di altramateria, consumata dal tempo. Dal Friuli. Α΄. 47. UMBONE, (umbo; ombilic) di scudo apulo (fig. 36), trovato in un sepolcro della necropoli di Erdonea, il 21 di gennajo 1875. È di una sola lamina di bronzo, tirato a martello nel modo stesso che si lavora oggidì dai calderaj. Ha il diametro di 0,31 e si com pone : di una fascia piana larga 0,08 con tre giri di forellini sul contorno, che servivano per fissarlo sul cuojo dello scudo, e nel mezzo di essa dodici borchie a segmento sferico; di un cono tronco termi Fig. 36. nante in superficie curva alto 0,042 ; di altro cono tronco del dia metro di 0,024 alla base e 0,011 alla sommità, alto 0,030 ; di un disco orizzontale, con contorno ad ovolo, del diam. di 0,045 e grosso 0,004; finalmente, di un cilindretto verticale alto 0,035, del diametro di 0,009. La lamina è grossa 2 millimetri generalmente e poco più nella parte concava del cono tronco inferiore, nel mezzo del quale è un anello saldato, come è pure il cilindretto superiore, che sembra Concise, ed ora è conservata nel Museo di Neuchâtel (DESOR, Le belle âge du bronze, etc., pag. 19. et pl. V, fig. 106). Altra spada simile (lunga 0,832) fu pescata, insieme con due lame di spada ed una cuspide di lancia, nel lago di Längsjön, nell' Uppland (Antiq. Svedoises par OSCAR MONTELIUS, pl. 48, fig. 155). Sul fianco settentrionale della collina di Ronzano, a quattro chilometri da Bologna, furono scoperte, nel 1848, alcune anticaglie di bronzo, come fibule , anelli, morsi , etc. , ed una spada del tipo ad antenne , rotta in sei pezzi e mutilata della punta, e delle antenne (GOZZADINI, De quelques mors de cheval italiques, etc., pag. 9 , et pl. IV, fig. 1). Questo fatto mi farà menar buona la supposizione, che la spada descritta innanzi sia italica. CLASSE Ι. 22 dovesse portare qualcosa di finimento a mo' di pera, di cono, o di altro solido a sezione curvilinea. L'anello serviva a fermarlo sul mezzo dello scudo, che certamente fu di legno e nonfu posto nella tomba, altrimenti ve ne sarebbe rimasto traccia. Questo prezioso cimelio di armi italiche di bronzo, è l'unico di tal genere sinora conosciuto in Italia (1). Α΄. 48. LANCIA (cuspis (2); fer de lance) lunga con la gorbia 0,32 (fig. 37). Ha una costola da ogni parte a mezzo cono, che riunendosi, al finire della lama, per formare la gorbia, prende, esteriormente, la figura di un tronco di piramide a base ottagona. Da una tomba dell'isola di Sant'Antioco, come le altre armi sotto in A'. 10 e 11. Α΄. 49. Α΄. 50. LANCIA molto simigliante alla precedente, salvochè la costola è a facce e molto schiacciata presso la punta; è lunga, con la gorbia, 0,255 e larga0,043. Dalla Sardegna. LANCIA a foglia d'ulivo con costola conica, prolungata a formare la gorbia. La lama è lunga 0,21, con la gorbia 0,32, e larga 0,05. Dal Friuli. Α΄. 51. LANCIA a fronda d'ulivo con costola a tre lati da ambedue le parti, che, continuando oltre la lama, formano la gorbia ottagona; è lunga con la gorbia 0,24 e larga 0,037. Fu trovata tra le ruine dei tempj di Pesto. Fig. 37. (1) Una delle armi difensive degli antichi, e più particolarmente della fanteria greca, era lo scudo rotondo, clypeus e clypeum, franc. bouchlier, la forma del quale si è mantenuta nel medio evo e nel cinquecento col nome italiano di rotella, franc. rondache, che quando aveva nel centro una punta chamata brocca o brocco, dicevasi brocchiere. Era convesso, fabbricato tutto di bronzo, o di legno, o di vimini intrecciati e ricoperto di pelli a più doppi, e sopra di lamelle di bronzo. Nel mezzo dello scudo era ordinariamente una parte sporgente dal piano, più o meno decorata e quasi sempre munita di una punta , dello stesso o di altro metallo, che dicevasi umbone, lat. umbo , franc. ombilic. Quando lo scudo era di cuoio, l'umbone di bronzo vi era riportato sopra, fissandovelo con bullettine o con cuci ture. Serviva l'umbone a sviare i proiettili tratti da lungi (VIRG. Aen , II, 544) е come arme d'offesa da vicino (LIV., IV, 19). Sono rarissimi questi cimelj di bronzo, edinItaliaè unico. Uno se ne ha, romano,nelMuseo diMagonza, unocelticonel Museo di Saint-Germain, uno delle palafitte svizzere. Di ferro se ne conservano parecchi barbarici nel Museo di Antichità in Torino e in quello Archeologico a Brera in Milano. (2) Cuspis, era voce generica adoperata ad indicare qualunque punta di arma o di altro oggetto ; ma più particolarmente quella parte di metallo appuntata che armava la estremità superiore di un'asta o d'una lancia, che nella inferiore aveva SERIE A'. 23 A'. 52.- LANCIA (fig. 38), lunga 0,21 e 0,30 colla gorbia, che è la continuazione della costola , ed ha alcuni ornamenti di solchi e di tratti a graffito. Da scavi nei dintorni di Roma. A'. 53.- LANCIA (fig. 39), trovata insieme con l'umbone, nº A'. 47; è lunga, con la gorbia, 0,205, ha punta arrotondata e co stola a mezzo cerchio. Nella gorbia esisteva ancora una parte del legno dell'asta o astile. Α΄. 54. LANCIA (fig. 40), trovata in una tomba della necropoli di Erdonea, il 4di gennaio del 1875; è lunga, con la gorbia, 0,190 e larga 0,054. La costola me diana è schiacciata. Α΄. 55. LANCIA simile alla precedente, Fig. 38. Fig. 39. trovata in un sepolcro di Ordona nel 1874; èlunga 0,125, con lagorbia 0,160 ed è larga 0,033. Sembra un rifiuto di fondita, perchè è tutta guasta nel contorno e nella gorbia che è rotta, ed ha tuttora le bave del getto. Α΄. 56. Fig. 40. LANCIA poco dissimile dalla precedente, nº A'. 54, eccet quasi sempre un altro fornimento acuto, pure di metallo, detto spiculum, e ora da noi calzuolo, atto, ed adoperato all'occorrenza, come la cuspide, a ferire. Le armi d'asta, o in asta, o inastate, sì nell'antico tempo che in quel di mezzo e nel moderno furono e sono composte di tre parti : cioè del ferro (cuspis, fer de lance); dell'astile o asta, (hastile, hampe) e del calzuolo, (spiculum, sabot.) Gli antichi ebbero l'hasta e il contus. La prima era dell'altezza della persona, ed hastati dicevansi quelli che la portavano; il secondo, proprio soltanto de' cava lieri, era lunghissimo ed ebbe un riscontro nella picca delle fanterie de' secoli xv, XVI e XVII. I fanti greci portavano sempre due aste, ed in tutti i vasi antichi si veggono effigiati così. L'asta nell'antichità era l'arme fornita del ferro e del cal zuolo, come ora per noi lancia vale l'arme; laddove l'asta ora non è che il legno di essa , quello cioè che dagli antichi, propriamente , dicevasi hastile. Il ferro, cuspis, delle antiche armi d'asta aveva sempre la gorbia (douille), la quale era ordinaria mente un cono vuoto , e talora una piramide a sei od otto facce, che dalla punta della lama, sulla quale formava la costola , si prolungava oltre di essa per un terzo circa, poco più poco meno, della sua lunghezza; di modo che l'astile vi penetrasse sino all'estremità, e su questo si potesse fermare con un perno che passando per i due fori di essa, era poi ribadito da ambe le parti. Nelle armi d'asta de' tempi di mezzo e moderni, il Sez. delia lancia (Fig. 40). ferro ha pure la gorbia, ma si prolungano da questa due verghette, chiamate bandelle, con parecchi fori, che nonsidebbono incontrare,per fermarlecon chiodi sull'asta, hampe. 24 CLASSE Ι. tochè nella costola che in questa è a facce; è lunga 0,22, con la gorbia 0,305 e larga 0,05. Dal Friuli. Α΄. 57, 58. LANCE della forma delle precedenti, ni A'. 54 е 55, con le costole coniche, che si prolungano a formare le gorbie. Sono lunghe 0,165 e 0,290, larghe 0,038 e 0,041. Dalla Sardegna. A'. 59.-- LANCIA a foglia d'ulivo, mutilata della punta per milli metri 15; lunga, con la gorbia, 0,145. La costola è conica e fian cheggiata da uno sguscio per tutta la lunghezza della lama. Dagli scavi dei dintorni di Roma. Α΄. 60. LANCIA senza gorbia, che si fis sava all'asta per mezzo di tre perni, come si vede dai buchi (fig. 41) che vi sono ; è lunga 0,260 e larga 0,094. Dalla Sardegna. LANCE della forma e del luogo Α΄. 61, 62. stesso della precedente, lunghe 0,40 e 0,50, larghe 0,045 е 0,042. Α΄. 63. LANCIA (fig. 42), senza gorbia, come le precedenti e dello stesso luogo ; lunga 0,160 e larga 0,035. LANCIA, poco dissimile dal nº0 Α΄. 64. A' . 63, trovata in una tomba in Durgali, (Sardegna); è lunga 0,70 e larga 0,047. Fig. 41. Fig.42. A΄. 65, 66.- FRECCE, serie di tre e quattro alcune ad alette (sagittae hamatae, aduncae; pointes de flèches bar belées), altre a mo' di un quadrello, e tutte con la gorbia per inastarle. Dalla Sardegna. A'. 67, 68.- FIBULE (fibulae; fibules ) spiraliformi e di di verse dimensioni (fig. 43). Si compongono di due dischi di un solo filo di bronzo ravvolto intorno a se stesso in senso opposto, a mo' di ∞, con un nodo tra l'uno e l'altro. Nel centro di ciascun disco è un Fig. 43. cono tronco di bronzo, talora anche di ferro (1) con un perno, il quale, passando pel centro del disco, è ribadito sur una lastretta, (1) Dall'avere trovato in alcune di queste fibule il cono di lamina di ferro in vece che di bronzo, sospettai che quel metallo fosse tanto raro e pregevole da usarne per ornamento sul bronzo come si userebbero ora sul ferro i metalli nobili e le pietre preziose. SERIE A'. 25 lunga poco meno dei due dischi uniti insieme, che è ripiegata da una parte per formare, prolungandosi, l'ardiglione (acus) elastico, e dall'altra il gancetto o crocco dove entra l'ardiglione. Queste specie di fibule, che ha riscontro nel tipo meridionale di Hallstad e negli ornamenti a spirale ungheresi e serbi (1), è comune nelle nostre provincie meridionali. Furono trovate nella seconda tomba di Er donea, esplorata il dì 13 di gennajo 1875. I dischi della prima fibula, nº A'. 67 (fig. 43), hanno di diametro 0,080, quelli della seconda 0,037. Α΄. 69, 70. FIBULE come le precedenti, delle quali rimangono soltanto i dischi, una del diametro di 0,061, e l'altra di 0,034. Dalla necropoli stessa e dagli scavi del giorno 14. Α΄. 71. FIBULA di forma diversa dalle pre cedenti, come si vede dall'unito disegno (fig. 44), trovata nel sepolcro stesso, accennato innanzi. Α΄. 72. Fig. 44. FIBULE (due) simili alla precedente, e frammento di AGO CRINALE (acus comatoria. (2) o crinalis). Dallo stesso luogo. A'. 73.- SPILLONE E ARDIGLIONI di fibule (tre). Dallo stesso luogo. Α΄. 74, 75, 76. TESTE DI MAZZA. (têtes de massues) Sono specie di ghiere con fori incampanati, munite di punte piramidali o cilin driche, poste alternativamente su tre o più ordini. Si mettevano alla estremità d'una mazza, e queste erano le mazze d'arme (3) dell'antichità corrispondenti a quelle del medio evo, ma in molto (1) Vedi ANGELUCCI nell'Apulia. Gli ornamenti spiraliformi in Italia e specialmente Atti della Reale Accademia delle Scienze in Torino, vol. xi. (2) Tra i varj significati antichi di acus era quello che corrisponde all'italiano spillo e spillone da testa, da capelli, e si diceva: acus discriminalis quando serviva per la scriminatura, e acus comatoria o crinalis, quando si adoperava per tener fermi icapelli dopo averne fatto trecce o cordoni e averli avvolti nella maniera più acconcia o secondo la moda dietro al capo; usanza che si mantiene anche oggidì in molti luoghi del nostro paese. Acum comae inserunt, crinibus a fronte divisis, disse Tertulliano nel primo caso ; e nel secondo Marziale scrisse: Figat acus sparsas, sustineatque comas Tra Romani le sole maritate portavano i capelli spartiti per distinguersi dalle ragazze. Questi aghi erano di osso, di avorio, di bronzo, di argento e di oro, secondo le condizioni o la ricchezza delle donne che ne facevano uso. (3) Di questa specie di mazze d'arme, si trova fatta menzione da Omero (II. VII, 141) e da Erodoto (VII. 63), dove descrive il vestiario e gli arnesi degli Assiri, che seguivano l'esercito di Serse, ed è rappresentato in un antico affresco nella villa Albani, dove figura come l'arma di Marte; provando così che era conosciuta anche dai Romani. quantunque non si sappia chel'abbiano designata con un suo proprio nome (RICH, Op. cit, p. 173 e figura). CLASSE Ι. 26 piccole proporzioni. La terza fu trovata in un sepolcro di Ordona, la prima (fig. 45) e la seconda le comperai a Firenze. Α΄. 77. STRUMENTO (fig. 46) d'ignoto uso. Taluno vorrebbe che servisse a tendere la corda dell'arco (1), ma oltre al non trovarsene esempio in tutti imonu menti figurati sinora conosciuti, vi si oppone il modo stesso di trarre con l'arco, che è sempre quello primitivo (2). Sopra gli anelli da cia scuna parte è un Fallo. Fig.45. Α΄. 78. Fig. 46. MORSO (frenum; mors). È un bellissimo esemplare antico di questo fornimento da cavallo. Fu trovato negli scavi presso Roma. Il disegno (fig. 47) può dare una chiara idea della sua forma, e per ciò nonaccade spendere molte parole per descriverlo. Come si vede, l'im boccatura (embouchure), lunga0,19, rassomiglia a quella del fiietto, o sia è snodata, ed alle estremità ha un occhio con campanella per attac carvi la redine. Scambio delle aste, ha due ornamenti mobili che si compongono di un gruppo di tre cavalli, uno grande, e due piccoli. Il primo ha uno dei secondi sulla groppa ed un altro sotto la pancia rivolto alle gambe posteriori, che atterga un uccello cui non si saprebbe dare un nome, e posa le gambe sopra un piano, sotto il quale sono due occhi (3). MORSI della stessa provenienza del precedente. Dal Fig.47. Α΄. 79, 80. così:-- (1) Nel Museo di Artiglieria di Parigi, sono due di questi strumenti descritti C. 40. Deux doigtiers antiques, en bronze pour tirer de l'arc, dit-on, trouvés dans le royaume de Naples-.E chiaro che il dotto Conservatore di quel Museo, M. O. PENGUILLY L'HARIDON, non accettava, e ne aveva ragione, come cosa certa l'uso attribuito a questo strumento. (2) L'arcatore per tendere la corda dell'arco, che tiene con la sinistra, deve pren derla con la mano destra e nello stesso tempo tenere tra l'indice ed il medio di essa e stringere la estremitàdell'asticciuola della saetta, con la cocca posata sulla corda. Ora, per tender l'arco con questo strumento, bisognando infilare negli anelli proprio le due dita che debbono tenere l'asticciuola, è chiaro che non si potrebbe più incoccare la saetta, e perciò che è inuitle lo aver teso l'arco. Questo strumento poteva essere adoperato per tendere il nervo della arcobalestra (arcuballista) o balestra manesca (manuballista) degli antichi, che non doveva differire gran fatto da quella del medio-evo, e teso, porlo sulla tacca della noce. (3) Un Morso tanto simigliante, che potrebbe dirsi identico, a questo, è stato scoperto lo scorso anno in una tomba etrusca, presso Volterra, dal sig.Angiolino Manetti. SERIE A'. 27 disegno (fig. 48) si può vederne la forma che, salvo gli ornamenti del cavallo e dei cavallini, sono simiglianti a quello descritto innanzi. Α΄. 81. STAFFA (stapes; étrier) (fig. 49). Èunprezioso cimelio, e se non unico, raris simo, per l'aletta, in continuazione del pre dellino, forata per situarvi il calzuolo (spi culum) dell'asta, cavalcando. Fu trovata in Senorbi (Sardegna). Α΄. 82. SETTE FIBBIE (bucculae; boucles), di forma circolare, salvo una, formata da due anelli ellittici riuniti insieme, che con serva ancora un pezzo della coreggia cui era unita. Furono trovate in unsepolcro antico, ma s'ignora dove e quando. ANELLI di varj diametri. Α΄. 83. Α΄. 84. Fig. 48. Fig.49. BOLLA (Bulla) (fig. 50). Ornamento portato dai fanciulli romani, dentrovi un amuleto. Il Rich nomina soltanto la Bulla aurea per i fanciulli delle famiglie nobili, e la Bulla scortea, di cuojo (1), per quelli dei liberti e delle basse classi. Ma pare che ve ne fossero anche di bronzo e questo esemplare, trovato nei dintorni di Napoli, ne è una prova incontra stabile. Α΄. 85. ANELLI (sette) diuso incognito. Erano nella tomba insieme con la cuspide di lancia nº A'. 54. Α΄. 86. Fig. 50. LASTRETTA di forma rettangolare di mill. 90 per 56, con un foro nel mezzo d'ignoto uso. Trovata con la fibula nº A'. 71. Α΄. 87. STILO romano, con punta a mo' di pera molto allungata, ornato a spira nel corpo, e compiuto da una palettina all'altra estre mità; è lungo 0,173. Questo strumento serviva per iscrivere sulle tavolette incerate con la punta e per cancellare la scrittura con la palettina. Fu rinvenuto nei dintorni di Roma. Α΄. 88. INSEGNA ROMANA (frammento), propria delle Legioni. Ne rimane soltanto la tabella rettangolare, che è contornata da listello e ovolo con le solite lettere S. P. Q. R. da una parte, e la scritta LEGIO VIII dall'altra; sotto la quale è la gorbia per inastarla, e sopra, unitovi con un perno, un frammento della parte ultima della (1) Il disegno riportato dal RICH (V. a Bulla) è cavato da una statuetta di bronzo trovata a Perugia, nella quale i contorni del nastro con che era legata attorno al collo, indicano chiaramente che esso era fatto di strisce di cuojo in trecciate- (Ivi); come i contorni della Bolla dimostrano che questa era di metallo. 28 CLASSE I. insegna, cioè il fulmine con le estremità delle dita artigliate del l'Aquila (fig. 51). È di stagno (1) e pesa Cg. 2,185 (2). LEC. VIIL Fig. 51. 123. (1) Ecco l'analisi fatta nel Laboratorio chimico del Laboratorio di precisione di Artiglieria: Tabella e gorbia Stagno per 010 . Piombo Rame 6 73,27 21,24 3,49 Frammento dell'Aquita 77,08 18,78 4,24 (2) Tutto in questo oggetto accenna il lavoro di un inesperto falsificatore. La materia, stagno invece di bronzo o argento; i caratteri, di forma cinquecentistica ; una stella a sei punte dentro un cerchio nel mezzo del fulmine; finalmente le dita artigliate dell'Aquila da ambe le parti, come se le aquile, al tempo della Legione vIII Augusta, avessero quattro zampe ! Fu presentato come antico, e chi lo comprò stette alla parola del venditore, e siccome chi lo vendeva voleva, forse, farlo passare per argento, chi doveva comperarlo ne fece fare l'analisi, come si apprende dall'inventario dell'Armeria, fatto nel 1857, nel quale è registrato così: " N° 158. Apice di una bandiera romana in forma di croce di metallo composto di 78,60 di stagno, di 20 di piombo e di 1,40 di rame, avente da una parte in rilievo le lettere S. P. Q. R. e dall'altra l'inscrizione LEG. VIII.; stata trovata (sic) in Autun dipartimento francese della Saône et Loire, come risulta da dichiara zioni rilasciate da quelle autorità locali, che si conservano negli Archivj della Reale Galleria ." SERIE A' . 29 Α΄. 89. SISTO (Xistus), ariete antico della galèa romana, Bol zone, Montone della galera dei tempi di mezzo (1). Questo prezioso cimelio, a testa di cinghiale (fig. 52), unico finora conosciuto, fu pescato nel porto di Genova l'anno 1597, e collocato sopra la porta dell'Arsenale di quella città, donde fu trasportato in quest'Ar meria. Non deve confondersi col In grazia di una monografia, dal titolo: Fig. 52. L'enseigne de la huitième lègion augusta. Par J.-G. Bulliot President de la Société éduenne, Autun. Imprim. Dejussieu père e fils. 1887 , posso dare qualche notizia particolareggiata intorno a questo supposto cimelio romano. Cinquant'anni or sono (1837), M. Drague, da Nimes, professore di disegno nel collegio di Autun, e negoziante di antichità, riportò dalla sua patria una statuetta antica e due frammentidi aquila romana, e li offerse in vendita per venti franchi, sì la prima che ambedue i secondi al signor Bulliot. Questi comperò i secondi, li fece disegnare da M. Joseph de Fontenay, e ora ne dà la figura a un terzo circa del vero, e le relative misure. Qualcuno dubitò dell'autenticità di questa insegna, ma un raccoglitore inglese rassicurò il signor Bulliot, aggiungendo che egli aveva alcune parti di un'altra insegna dello stesso genere, e per l'appunto quelle che mancavano alla sua! In questo tempo andò ad Autun il sig. Fontana, mercante di quadri in Avignone, con belle tele, e vista l'insegna romana pro pose al sig. Bulliot, e questi accettò, di cambiarla con un quadro. Qualche mese appresso il sig. Fontana ritornò in Autun per dimandargli una dichiarazione che l'insegna era stata trovata nei dintorni d'Autun (dichiarazione chenonpotèfargli), e gli disse che era di argento, e che l'aveva venduta ad un prefetto per 1200 franchi. Nel 1845, il sig. De Fontenay, essendo ad Aix-les-Bains, assistè a una vendita nella quale riconobbe l'insegna, già posseduta dal sig.Bulliot, che fu aggiudicata per 1800 franchi; e un istante appresso giunse un amatore, tutto trafelato, che offri, ma troppo tardi, un prezzo molto maggiore. Dopo questo tempo, il signor Bulliot perdette le tracce della sua insegna; ma spera che qualche curioso la ritrovi e gliene dia notizie per lenire il suo cordoglio. Il desiderio del sig. Bulliot è soddisfatto, perchè la sua insegna è trovata; e può anche consolarsi della perdita, perchè non è un cimelio romano, ma una male ideata contraffazione moderna. " (1) Il Sisto, ben dichiarato dallo JAL (Xistus, Ξυστόυ) come a dire Grande spuntone da battere a livello, che in forma di arietependente dall'albero, soste nuto per le sue mantiglie, si mandava e rimandava a forbottare il naviglio ne mico e la sua gente: talvolta aveva la punta di ferro acuto, talvolta a bolzone, sempre poteva oscillare per ogni verso e con qualunque inclinazione secondo la sua postura e lunghezza. Omero ce lo dà lungo ventidue cubiti (Olimpico, 10m, 183; Delfico, 8m, 170), il monumento altrettanto lungo che il naviglio, o pendente in bilancia nell'atto di percuotere, o sollevato sull'albero in stato di riposo (P. ALBERTO GUGLIELMOTTI, Storia della Marina Pontificia, I, 125). L'Ariete na 30 CLASSE I. ROSTRO (1), ο Sperone, principale e poderoso strumento di offesa sporgente dalla prua della galèa, che, quando avesse preso l'abrivio poteva con quello percuotere e cacciare a fondo la nave nemica. DISCHI di fibule spiraliformi di diametro poco maggiore Α΄. 90. del nº A'. 69. Α΄. 91. ARMILLA di 8 giri a nastro trovata nei sepolcri di Ordona Α΄. 92. nº A' 4. (fig. 3). SCURE con orecchie da ambedue le parti simile al vale poi dei tempi di mezzo ci viene descritto dal SANUTO. Octavo, est utile atque bonum ut in prora cujuslibet magni navigii armati suspendatur lignum quoddam longum, ex utraque parte ferratum, quod ad percutiendum tam naves, quam nautas se habeat quasi aries cum quo civitatis obsessae moenia conteruntur (MARINUS SANUTUS, Secreta fidelium Crucis, etc., ap. BONGARS, Gesta Dei per Francos. Hannoviae, 1611, II, 60). Ho riportato le parole del nostro dottissimo scrittore di cose marinaresche, nelle quali gode giustamente autorità incontrastata, per provare che mi appongo nella mia dichiarazione di questa antica macchina da cozzo, sebbene in opposizione con quella data dal RICH, che cito nella nota seguente. (1) II RICH (Op. cit) alla voce ROSTRUM (ἔμβολος) porta la figura di questa testa di cinghiale, come esempio del rostro delle navi antiche. Nelle guerre dei primi tempi, egli scrive, esso consisteva in un singolo trave, coverto sulla punta d'una testa in metallo, a figura per lo più di animale, come è mostrato nell'annesso esempio da un originale, forse unico, che fu trovato in fondo al porto di Genova, e si crede affondasse quivi nella battaglia combattutavi tra i Genovesi e Magone il Cartaginese. Sporgeva dal davanti della nave ad una certa altezza sopra la chiglia ed il filo dell'acqua, nel modo mostrato dall'incisione, 6 Navis turrita, ecc.-. Nell'opera del gesuita FRANCESCO ANTONIO ZACCARIA, pubblicata in Venezia nel 1754, col titolo seguenti parole. Excursus litterarii per Italiam, si leggono (vol. I, p. 23) le Quindi quel singolarissimo Rostro di bronzo, avanzo d'antica nave, ritrovato nei fondi di questo porto (di Genova) l'anno 1597, rappresentante la testa d'un cinghiale, avrà per avventura guernito la prora di qualche nave nominata Aper, ecc.-. E ne riporta il disegno che è orribile; laddove l'originale è stupendamente modellato; come può vedersi dal disegno che qui è dato nella figura 52. Il mentovato scrittore aggiunge poi, che nel posto ov'era al suo tempo questo monumento, si leggeva l'iscrizione seguente: VETVSTIORIS HOC AEVI ROMANI ROSTRVM IN EXPVRGANDO PORTV ANNO CID. ID. XCVII, ERVTVM VNICVM HVC VSQVE VISVM EXIMIAE MAJORVM IN RE NAVTICA GLORIAE DICAVERE CONCIVES. (Ib. p. 25 t). SERIE A". Armi ed altri oggetti di ferro, (*) (Armadio 11) . A". 1. SPADA apula, a mo' di foglia di salice, (fig. 1), trovata in un sepolcro di Erdonea. La lama, che è intera e sulla quale sono gli avanzi del fodero di legno, si prolunga a formare la croce ed il codolo che porta ancora i perni onde eravi fissato l'osso o il Fig. 1. legno che formava il manico di questo raro e assai prezioso monu mento. É la forma simigliante alla spada di nº A'. 43. (fig. 32) attri buita ai tempi preistorici; che fu poi quella ordinaria della spada (*) Come alla etàdella pietra seguì l'età del bronzo, così a questa tenne dietro l'età del ferro. Lucrezio fa chiara menzione delle tre età nei seguenti versi: Arma antiqua, manus, ungues, dentesque, fuerunt Et lapides, et item silvarum fragmina rami, Posterius ferri vis est, aerisque reperta, Sed prior aeris erat, quam ferri cognitus usus. Ma la introduzione dell'uso del ferro non si fece in un punto, abbandonando il bronzo, nè in tutti i luoghi nello stesso tempo; ma ciò avvenne per fermo assai rapidamente in Europa e specialmente in Italia. Esiodo, il più antico autore europeo del quale siano giunte a noi le opere, scriveva, secondo la tradizione, nove secoli circa prima dell'èra volgare, e sembra che vivesse nel periodo di transizione dalla età del bronzo alla età del ferro. Les périodes que l'on est convenu de désigner fort improprement sous la denomination de l'age du fer de CLASSE 1. 32 autica dei popoli italici. È lunga 0,395 e col manico 0,495. La lar ghezza, a 0,130 dalla punta, è 0,060, presso il codolo 0,036. A". 2. SPADA romana (fig: 2), con lama di ferro ad un filo, lunga 0,49, larga 0,048, terminante a foglia di salice, molto guasta Fig. 2. dalla ruggine. Manico di bronzo, con testa d'ariete, lungo 0,18, con quattro scanalature trasversali che facilitano il modo d'impugnarla. Ignorasi dove sia stata trovata. A". 3. COLTELLO (culter, couteau), strumento forse di uso domestico. È ad un solo filo ed a punta acuta (fig. 3), ora mancante, come ordinariamente tutti quelli dei tempi antichi, e dei nostri. Il manico è formato dal prolungamento della lama. È lungo 0,190. Da un sepol cro di Ordona, esplorato nel 1875. COLTELLO in tutto simile al A". 4. precedente (fig.4), ma di maggiori dimen sioni. Manca la punta, e parte del codolo (compiuto in disegno con l'esempio del l'altro), il quale era coperto di legno o di osso. Lungh. 0,280. Stesso luogo. A". 5. Fig. 3. Fig. 4. Fig. 5. CUSPIDE DI GIAVELLOTTO (fig. 5), trovato in un sepolcro di Canosa. È lungo con la gorbia 0,220. vraient s'arrèter logiquementàla findu cinquième siècle aprésla chute de l'empire d'Occident; mais on les faits souvent descendre bien plus, même jusqu'à la fin du regne de la race carlovingienne (987), ce qui est forte commode, mais fort peu exact. L'époque qui précède le règne de la chevalerie, le septième ethuitième siècle devais certes être sa fin. , (DEMMIN, Guide des amateurs d'armes, etc.,pag. 42). La osservazione è relativamente giusta; ma io avrei piuttosto escluso i limiti della etàdel ferro che, in quanto all'uso di quel metallo non è cessata mai, e mi sarei studiato di provare che la scoperta del ferro ha seguíto e non preceduto i tempi storici. Cito un solo fatto tra noi, cioè la Cloaca massima in Roma, fatta costruire da Tarquinio Prisco, (616-578 av. C.) e non è questa la sola, nè la prima opera in Italia nella quale fosse indispensabile l'uso delferro. Ilprof. Issel domanda: „ Ma la prima etàdel ferro è essa legittimamente esclusa dai tempi storici? sposta la ho già data a dietro e non accade che aggiunga altro. 6 Lari SERIE A". 33 A". 6. CUSPIDE DI LANCIA molto guasta dalla ruggine e in pezzi, lunga senza la gorbia che manca, 0,105. Trovata con l'armilla se gnata di nº A΄. 39. CUSPIDE DI LAN A". 7. CIA (fig. 6), lunga 0,320, con la gorbia, trovata insieme con l'elmo nº A΄. 13. A". 8. Fig. 6. CUSPIDE DI LANCIA, che per la sua forma a piramide quadrangolare somiglia molto ad uno spuntone del medio evo (fig. 7), lunga 0,360. È anche questa de' tempi Romani, e si trovò nei sepolcri di Erdonea. A". 9, 10. Fig. 7. CUSPIDI DI LANCE APULE, della lunghezza di 0,463, compresa la gorbia che è lunga 0,075 (fig. 8 e 9). Hanno un robusto spigolo nel mezzo da ambedue le parti che rafforza di molto la punta. Fig. 8. Fig. 9. Nelle gorbie sono ancora avanzi degli astili, ed in una (fig. 9.) al principio della lama, sono due monetine di bronzo irriconoscibili. Dai sepolcri di Canosa. CUSPIDE DI LANCIA simile alle precedenti, trovata nei A". 11. sepolcri di Ordona, lunga 0,280. E mutilata nella punta. A". 12. A". 13. CUSPIDE DI LANCIA simile alle precedenti, mutilata nella punta e nella gorbia, lunga 0,340. Da Ordona. SPIEDO (spiculum) apulo mancante di piccola parte della gorbia (fig. 10). Il ferro è piramidale a base quadrata di 0,012 di lato, lungo 0,280 sino al principio della gor bia che, con la parte man cante, si può credere lunga Fig. 10. 0,063; onde la lunghezza totale dello spiedo sarebbe stata di 0,343. Fu rinvenuto sopra il coperchio di una tomba erdoniense, esplorata il dì 7 di gennaio nel 1875. Era lo Spiedo (1) un'arma particolare (1) Lo Spiedo apulo hauna qualche simiglianza col Pilo romano; se non che la lunghezza di questo, secondo Vegezio (1. II, c. XVI), era di 0,222 e la forma triangolare. Catalogo R. Armeria. 3. 34 CLASSE I. degli antichi Apuli, e Silio Italico ne fa testimonianza con i seguenti versi: ALLIUS Agyripa, Daunique profectus ab arvis Venator rudibus iaculis, et lapyge campит Persultabat equo, mediosque invectus in hostes. Appula non vana torquebat spicula dextra (C. IV, v. 555-558). Ma la prova più convincente che fosse un'arma peculiare di questo popolo, si ha nel trovarsene gli avanzi soltanto nelle tombe della Puglia. A". 14, 15, 16.- FIBULE, frammenti, di ferro filato della stessa forma dei ni A'. 67 a 70. Trovate come quelle nei sepolcri di Or dona esplorati nel 1875. A". 17. SPADA ROMANA (lama),lunga 0,53, larga 0,055, trovata presso Sepino (prov. di Campobasso) nel 1876. È simile alla spada di nº A" 1 (fig. 1). Dono del maggiore di Artiglieria AngeloAngelucci. A". 18. LANCIA mutilata di parte della gorbia, simile alla lancia di bronzo nº A' . 56, lavorata a martello con due lamine saldate a fuoco nei contorni foggiando la gorbia conica sopra una spina della stessa forma. E lunga 0,157 e con l'avanzo della gorbia 0,167, e larga 0,054. CLASSE II. ARMI DEL MEDIO EVO E MODERNE SERIE B Armature intere da uomo e da cavallo. (*) (Galleria Beaumont e Rotonda) ARMATURA EQUESTRE, spigolata dell'uomo e del cavallo, appartenuta al cardinale Ascanio Maria Sforza Visconti, opera della fine del xv se colo, posta sopra un cavallo di mantello bajo. È, forse, la più impor tante delle armature della collezione per il tempo in cui fu fatta, (*) ARMATURA (lat. cataphracta, armatura universa; lat. bass. armatura; franc. armure), è nome collettivo di tutte le pezze d'arme difensive necessarie per vestire interamente, di tutto punto, un uomo e un cavallo; ma la seconda chiamasi, più propriamente, Barda. L'armatura dell'uomo risale alla più remota antichità, o almeno alla introduzione dell'uso dei metalli. Non così antica è quella del cavallo (eccettuato soltanto il frontale usato, forse, anche dagli antichi) ; e certamente, parlando dei tempi moderni non fu anteriore alla prima metà del xIv secolo; e voglio dire la barda compiuta. Il più antico esempio di catafratto lo abbiamo nella colonna coclide di Trajano(ann. 105 di C.), nella quale si vede un soldato di cavalleria grave: cavallo e cavaliere erano coperti da capo a piedi d'una armatura, fatta a modo della squama di un coccodrillo, più specialmente propria di alcune nazioni forestiere; dei Parti, dei Persiani e dei Sarmati. Le prime armature nel medio evo furono di maglia e coprivano la persona dalla testa sino a oltre il ginocchio. Più tardi si usarono anche calze di maglia, e fu accorciata la tunica (cotte de maille). Nel XIII secolo fu migliorata quest'armatura che si componeva: di una tunica con maniche che si prolungavano a modo di sacchetto per coprire la mano, col pollice separato ; di un cappuccio sul quale si metteva l'elmo quando si doveva combattere; e di calze intere. La tunica di magliadel XIII secolo pesava circa 12a15 chilogrammi, riparava bene la persona 36 CLASSE II. per il personaggio cui pertenne, per gli artefici che la fabbricarono, ed infine per la bellezza della forma e per la finitezza del lavoro. Queste armature dette Massimiliano, per ricordare il tempo in cui usarono, e Milanesi, per indicare il luogo nel quale prima, forse, che altrove, si fabbricarono; i nostri armajuoli le addimandarono armature spigolate (1) per ispiegarne la forma. Monneret Fig. 1. Armatura spigolata del Cardinale ASCANIO MARIA SFORZA, Sec. xv. 1124 dalle punte e da' tagli, ma non dai colpi delle armi da bòtta. Cercarono di sup plire a questo difetto con piastre di acciajo o con cuojo cotto (del quale si fecero anco armature intere), nelle parti anteriori delle membra, legate sopra la maglia con coregge. A mano a mano si venne nel xiv secolo a fare l'armatura tutta di piastra d'acciajo, abbandonando affatto la maglia. Così seguitossi con piccole variazioni nelle scarpe, nei guanti, nella forma delle diverse pezze, come vedremo a suo luogo, sino al secolo XVII, nel quale cessò l'uso delle armature, conservan dosi soltanto la corazza e l'elmo, che si usano tuttodì, per alcuni corpi speciali di cavalleria, negli eserciti europei. (1) ARMATURA SPIGOLATA (armure cannelée). Così fu chiamata dagli armajuoli italiani questa sorta di armatura a scanalature e spigoli che vuolsi inventata in SERIE B. 37 L'armatura dell'uomo si compone delle pezze seguenti : Celata da incastro (1) ; Golétta (2) Corazza (3) a petto rigonfio (bombè) con Rèsta(4) ; Panziéra (5) e Falda (6) questa di tre, quella di quattro Allemagna, e comunemente detta armatura Massimiliano o armatura milanese, che ha la più sgraziata forma di quante se ne usarono dal xv al xvII secolo. Ho credutobenedi richiamare in vita questa denominazione tecnica deinostri maestri di quel tempo e comunemente usata, citandone esempj per la storia della lingua militare e per uso dei compilatori di nuovi vocabolarj che non hanno il tempo di scuotere la polvere de' vecchi codici negli archivj per istudiarla. Epiuuna armatura da homo da arme qual era del q. Ill.mo S. Alex.º de Gonzaga spigo lata et designata (con ornati incisi) con lo elmetto incastrato (cioè con la celata da incastro)ne la gola Rogit Stivini. Invent. Armeria Castello, (1542) Archº, notar. Mantova, Item vna armatura fornita da fante a pede spigolata a liste batu cum unguanto solo. Lib. Aquila (1543) c. 3, Archº Gonzaga. (1) CELATA DA INCASTRO (lat. galea; franc. armet). Chiamavasi così quella tutta chiusadagiostra, che aveva un canale amezzo cerchio, corrispondente a punto ad untondino, detto cordone, sporgente nella parte superiore della goletta, in modo chequestovi stesse incastrato, e nel tempo stesso potesse quella girare a destra e a sinistra. PISTOFILO, Il Torneo (1627), 51. h 6 Questa celata, dirò, debbe esser da incastro, benchè ad alcun piace piuttosto l'altra foggia senz'incastro, ecc. Le parti della Celata sono le seguenti: COPPO (timbre) a, la parte semisferica che copre la testa e scende sino al collo, sormontato dallacrestab, cheha unton dino lavorato a spira, detto tortiglione o cordone. BAVIÉRA (mentonnière) c, la parteche copre lafaccia, dal mento sino alla bocca e le guance, e che è imper a d nata dalle bande d, sotto la visiera, per aprirla quando si ha da metter la celata o levarla. VISIÉRA (mézail) ef, la parte che copre la faccia dalla fronte alla bocca, ed è divisa ordinariamente in due parti, cioè: VENTAGLIA (ventail) e, che si appoggia sulla baviera, e VISTA 1 C 0 וד n Celata da incastro f r e i P (vue) f, superiormente, che si appoggia sulla ventaglia, ambedue mobili da basso in alto, e viceversa, sui perni stessi della baviera. La vista è una lamina, con due aperture bislunghe 9 poste orizzontalmente all'altezza dell'occhio, che rin forza la fronte del coppo, onde anche il nome difrontale h. La ventaglia è una lamina con alcuni forellini da una o da ambedue le partii (che non di rado sono anche nel coppo) i; e talora dalla destra ha uno sportellino che si apre per parlare o per imboccare il corno. PENNACCHIÉRA (porteplumet) 1, arnesetto, composto di una targhetta e diun cannello, che stanella parte posteriore all'unione del coppo con la goletta, o presso al cordonem, per mettervi il pennacchio. La baviera si ferma al coppo da ciascuna banda, o per mezzo di gancetti o di una laminetta maschiettata con un occhiello, nel quale entra un chiodo da vol tare (mentonnet), che è un perno girevole con testa a nasello. La ventaglia e la vista si fermano insieme con una molla interna che entra in uno spacco p ; CLASSE II. 38 lame articolate; Spallacci disuguali (1) con Guardagolétta (2) simme trici; Bracciali (3), a lame nel braccio ed a piastra intera nell'anti braccio, e Cubitiéra(4) assai grande; Fiancali(5) di quattro lame; ela visiera, cioè le due parti riunite, si ferma alla baviera con perno che entra nel foro q e si apre tirando un bottoner. Talvoltaper maggior sicurezza, queste due parti sono fermate con viti. (2) GOLÉTTA, GORGIÉRA, GORGERÍNO (lat. bass. gogeria; franc. colletin), arma tura del collo, che scende sulle spalle e sul petto. È la prima pezza che s'indossa nello armarsi, e che sopporta il peso della corazza. Si compone di due parti, riunite con maschietti a sinistra, e a destra con bottone, o con chiodo da voltare. Nella parte superioreha un tondino detto cordone, il quale entra giustamente nel canale della celata da incastro. Il cordone che serve per l'incastro sia di compe tente grossezza, ... sia liscio, che chiudi bene, e riempi meglio ed egualmente l'incastratura della celata, acciò facilmente giri, e si possa girare il capo. PISTOFILO, Il Torneo (1627), 54. (3) CORAZZA. (lat. bass. coracia; franc. cuirasse), armatura difensiva del busto, composta di due parti, Petto (thorax, plastron) e Schiéna (dossière), che si riu nivano col mezzo di coregge (brételles) sopra le spalle, e con lamelle (bandes) di ferro, e con chiodi da voltare, o con ganci (crochets), nei fianchi. (4) RÈSTA (arrêt de la lance, faucre), ferro di varia forma, sporgente dalla parte destra del petto per appoggiarvi la lancia negl'incontri. La resta incominciò a usarsi circa il mezzo del xv secolo, e fu abolita, con l'antica forma della lancia, nel xvII. Questa o era fissa (fire), o maschiettata (à charnière). (5) PANZIÉRA E PANCIÉRA (lat. bass. panceria; franc. braconnière), continuazione del petto a lame articolate, che copriva il basso ventre, ed univasi a quello con chiodi da voltare, o vi era fermata con perni ribaditi. (6) FALDA O GUARDARÉNI (garde-reins), pezza in continuazione della schiena, ed anche questa a lame articolate. I nostri vecchi armajuoli la chiamarono sempre Falda. (Veggasi il 2º e 3º es. della nota 5, pag. 39). (1) SPALLACCI (épaulières), armatura della spalla che si riuniva a incastro col cannone del bracciale ove era il corrispondente cordone. Non erano sempre simme trici anteriormente; chèil destro non di rado, non aveva l'ala o lunetta, per faci litare il movimento del braccio. vetro trattò lo spallaccio, есс. Il colpo scese, et pigliaua la spalla, Et come PULCI, Giostra (1468), cxvII. Non habbiano i spalacci d'auanti, ed in particolare il destro, per la facilità di maneggiare esso braccio-. PISTOFILO, Il Torneo (2627), 54. (2)GUARDAGOLÉTTA (garda-collet, passe-garde). Risalto sopra ciascuna spalla per riparare il collo, simmetrico, o più alto a sinistra che a destra. Erano, o fissi ambedue agli spallacci, o quello di sinistra soltanto, o mobili ambedue da fermarsi con chiodi da voltare ed anche con viti. Quando erano mobili, il guardagoletta sinistro era come un sopraspallaccio e scendeva a coprire anche una parte del braccio. Era, insomma, una pezza di rinforzo per torneo, e addimandavasi BUFFA eBUFFADA SPALLACCIO ( V. a pag. 61, nota 3). (3) BRACCIALI (lat. brachialia; lat. bass. braczaletti; franc. brassards), armatura delle braccia sino al carpo, che talvolta incomincia dalla spalla e allora è attac cata alla corazza, ma più comunemente è incastrata nello spallaccio. Si compon gono i bracciali di due cannoni tronco-conici, uno pel braccio e l'altro per l'antibraccio, riuniti insieme con una terza pezza detta cubitiera. Itempro SERIE B. 39 Cosciali di due piastre (1) e Ginocchiétti (2), Schiniére (3) intere , Scarpe (4) a piè d'orso; Sproni (5) con collo molto lungo e Spro nèlla a sei punte; Manòpole (6) a mittene; e Giaco (7). paribus xvus brachialium etparibus xiij schinerarium, etc.-. Doc. Vercell. (1326) ANGEL. Doc. ined. I, 33. 12 Gentili uomini a cavallo con celate in testa,... con gorzerini di maglia intorno al collo, bracciali e guanti di ferro, ecc.-. Giostra Fir. (1468), FANFANI, 12. (4) CUBITIÉRA (cubitière). Pezza che riunisce le due parti del bracciale e dà agio di piegare il braccio. Ho voltato in italiano la voce francese, perchè mi sembra propria anche per la lingua nostra, nella quale non ho trovato la parola corri spondente. (5) FIANCALI (tassettes), che dicevansi anche SCARSELLONI, erano due pezze com poste o di una sola piastra o di alcune lame articolate, che si attaccavano alla panciera con coregge e fibbie. Le prime si usarono nel secolo xv : le seconde, nel XVI. Jacomo maria Salato me ha dito per parte deV.ra S. che gli debia dare quel paro de fianchali che me restituj Cola da Trani i quali fianchali glio dati-. BERNARDO DA PIACENZA, Lett. (1482). Arch. Gonz. , F, II, 7.- S.r mio io ue mando la corazina e la falda e fianchali el gorzarino e vna targa e la lanza, есс.-. JACOMO DA CHAPUA, Lett. (1489). Ivi.– La seconda (moresca) fu de' frati armati de celatoni, gorzarino, corazina, falda et fiancali-. Archivio storico italiano, II, 306. (1) COSCIALI (lat. bass. cossalia, arnesia; franc. cuissards), detti anche ARNÉSI. Presero, come tutte le altre pezze, il loro nome dalla parte delcorpo cui servi vano di difesa. I più vecchi sono di un solo pezzo di piastra. Sulla fine del secolo xvenelXVIsi fecero corti e di una o di più piastre, e nel xviu a lame articolate, a mo' della coda del Gambero (à écrevisse). Nelle armature equestri non si aveva che la parte anteriore; interi li avevano, talvolta, quelle per combattere a piedi. Si fermavano alle cosce con coregge e fibbie. (2) GINOCCHIÉTTI E GINOCCHIÈLLI (lat. genualia; franc. génuillières), secondo la Crusca che non ne dà esempio, dicevansi quelle pezze che coprivano il ginocchio e riunivano il cosciale allo schiniere. Il ginocchietto si compone di una parte arrotondata che copre la rotula e finisce dalle bande esterne a mo' di ala di farfalla, e di quattro lame articolate, due sotto e due sopra. Nel secolo xvin erano uniti ai cosciali. Una armatura alla legiera fornita et adorata ed designata (dorata e incisa) qual portete el cugna de pirino de Elemagna (dall'Alemagna) per el p.to Ill. q. S. Duca Fed.co cum li soi Zenochiettj dorati-. Libro Aquila (4543) c. 3., Arch. Gonzaga. 3) SCHINIÉRE (lat. ocreae, tibialia; lat. bass. schinerie, gamberie; franc. grèves), dal tedesco Schenkel, gamba. Dicevansi anche Stiniéri, e Gambiére, Gambáli, Gamberuóli, e sono: Quella parte di armatura che copre lagamba dal malleolo al ginocchio e nel tempo antico anche lo oltrepassava (V. a p. 17, nota 2). Èsempre di piastra di ferro temprato o di acciajo, e dicesi sana o intera quando arma tutta la gamba e il piede, e mozza quando finisce al malleolo, o sia che non vi è unita la scarpa di lame, cui si supplisce con la scarpa di maglia, come è spiegato dall'es. seguente. Vole due para de Schiniere, vn paro moze cum le scarpe de magla, et vn paro sane cum tucta la scarpa dacciaro FELICE DA SORA, Lett. (1522), Arch. di Stato Fir , Urbino, Cl. I. divis. G., filz. CCXLI. 一. (Tu ti provederai) de dui arnesi che armino tutta la coscia, con le schinere 40 CLASSE II. L'armatura del cavallo, Barda (1), compiuta di tutto punto, è della formadettapiù tardi a Tonèllo(2), ed ha le pezze seguenti: Testiéra (3) intiere che armino tutta la gamba, con la scarpa, tutta intera di ferro, e d'un pezzo solo-. DA LONGIANO. Del Duello, (1552), 61. (4) SCARPE (lat. calceamenta; lat. bass. subtelares ; franc. solerets, pédieux). Armatura di maglia o di lamine di ferro che cuopre il piede, attaccata, in questo secondo caso, allo schiniere. E di lamine articolate sino all'attaccatura delle dita, di una parte intera che cuopre le dita, di un'altra maschiettatache cinge il tal lone, e di una suola di cuojo o di lame articolate. Laforma di esse variò secondo i tempi. Erano le prime di maglia, e poscia di laminadi ferro con punta a crocco (à crochet); quindi, sino al mezzo del xiv secolo, con punta esageratamente lunga (à la poulaine); dal 1350 al 1470 circa, a punta di lancia (demi-poulaine), e nel tempo stesso ad arco acuto (arc tiers point), eritornò anche la moda à la poulaine, macon lapunta da mettersi e levarsi; circa il 1485 si fecero a punta quadra à demi-sabot o demi-pied d'ours): dal 1490 sino a circa il mezzo del XVI secolo a piè d'orso (à sabot o pied d'ours); daultimo, e sino al principio del xvII secolo, a becco d'anatra (a bec-de-cane). Dopo questo tempo si soppressero le scarpe di ferro insieme con gli schinieri. (5) SPRONE (lat. calcar; lat. bass. spouro; franc. éperon), arnese di metallo at taccato al tallone della scarpa o dello schiniere affine di stimolare il cavallo. Si compone delle parti seguenti, cioè branche (branches), le due parti a semicerchio per acconciarle e avvitarle ai talloni degli schinieri, come ora la cavalleria le avvita ai tacchi degli stivali; collo (collet), la parte sporgente di dietro nel mezzo dellebranche, o diritta, od a S, schiacciata o cilindrica, con un' apertura verticale in cui è impernata la stélla o spronèlla (molette); arnesetto a mo' di stella, onde il nome, a quattro o più raggi appuntati perpungere ilcavallo. Negli sproni antichi era una punta o piramidale o conica, unita alle branche, o con cortissimo collo. (6) MANOPOLE (lat. chirothecae; lat. bass. maniberge, pugnalia, guanti; frane gantelets) che dicevansi anche GUANTI. Coprivano e difendevano le mani, prolun gandosi anche oltre il carpo con una parte a cono tronco, e furono di diverse specie. I guanti di maglia (moufles de maille) sono o il prolungamento delle maniche, o staccati, a mo' di sacchetto per le quattro dita, e con dito separato pel pollice. Quelli di lamina nel xiv secolo ebbero tutte le dita separate e coperte di scaglie, e il dorso della mano coperto da lamine articolate. Nel xv secolo si usarono le mittene (mitaines, mitons), cioè senza separazione delle dita, eccetto il pollice, composte di lamine articolate nel senso delle principali divisioni della mano. Da ultimo, dopo la introduzione delle armi da fuoco, pe' cavalieri si ripigliò l'uso dei guanti a dita separate, coperte da scaglie d'acciajo. Le parti della ma nopola sono il manichino (manchette) che cuopre una parte dell'antibraccio, cannone a cono tronco, talvolta terminato in punta: il dorso (dessus) con tre o quattro lamine; le dita (doigts), su ciascuna delle quali sono ordinariamente, sei, dieci o più squame. Il tutto è fermato sopra un guanto di pelle di dante. (7) GIACO E GIACO DI MAGLIA (lat. thorax e maculis ferreis, lorica; franc. cotte de maille, jacque). Camicia di maglia che copriva il busto e le braccia, e scendeva sino a metà delle cosce, con la quale si suppliva ai difetti dell'armatura nelle ascelle e nelle piegature delle braccia, e alla mancanza del guardareni e della braghetta. (1) BARDA (lat. cataphracta, franc, armure du cheval, barde).Armatura di cuojo cotto, di filo di metallo a maglia, o a maglia e lamelle, o a piastre, acconciata SERIE B. 41 a vista conguanciali; Collo (1) a lame articolate ; Pettiéra (2); Fian cali (3) ; Gròppa (4) e Guardacóda (5). in mododacoprire tutto ilcavallo degli uomini d'arme, eccetto le gambe. Il primo che l'usasse in Italia, dicesi che fosse Alberico di Barbiano verso il fine del se colo xiv. Gia se carricano in le nostre galee lipanni barde selle et altre cose chemandamo ad Pisa per mettere in ordine dicta nostra gente-. FERDINANDUS. Lett. (1467), Cod. Aragon. I, 430. 1 Paio di barde a detto (cavallo) sino a mezza gamba, d'acciaio, brunite e smaltate, ecc.-. Giostra Fir. (1468), FANFANI, 8. (2) A TONELLO (à tonne, àjupon) dicevasi l'armatura dell'uomo che da' fianchi sino al ginocchio aveva una veste incampanata fatta a bande come tante doghe rigide o articolate, che imitando la forma di un barile segato normalmente all'asse ebbe, dallo spagnuolo tonel, il nome di tonello. Questa foggia, che dovrebbe dirsi meglio a campana, della quale è una esatta imitazione, incominciò ad usarsi nel mezzo del xvI secolo. Era proprio de'combattitori a piedi; ma potendosi togliere la parte incampanata, l'armatura serviva egualmente per combattere a cavallo. Veramente questa forma era usata nell'armatura dell'uomo, ma trovandola nella barda in discorso, la chiamo col nome stesso per esser meglio inteso dal lettore. (3) TESTIÉRA (têtiére), propriamente sarebbe la parte delle barde che riunisce il Frontale(chanfrein) al collo; ma d'ordinario si prende per l'intera armatura che cuopre la testa e, talvolta, anche leguance del cavallo. La testiera è a vista (à vue,) o cieca (aveugle), secondo che ha o no i fori per gli occhi. In alto è fermata la pennacchiera (porte-plumet), per mettervi il pennacchio, e, nel mezzo del fron tale, vi ha, non di rado, un brocco o spuntone. E loro cavagli avevano testiere d'acciaio con 3 penne a divisa, ecc.-. Epiù innanzi: Pettiere colla testiera d'ariento ismaltato e dorato con teste di lioni con campanelle avvolte in bocca. Giostra Fir. (1468), FANFANI, 13 e 15. Epiù una testera da cavallo con tutto il collo de ferro como (con) il suo penacchio-. Invent. Armer. Castello (1542)Archº, notar. Mantova, Rog. Stivini-. Testiere di ferro, che armino tutta la testa de cavalli dinanzi, e le guance fin' a l collo 一. FAUSTO DA LONGIANO, Il Duello, (1552), 65. (1) COLLO (barde de crinière), l'armatura che cuopre tutto il collo sindove si attacca alle spalle; talora la criniera soltanto, e talora anche sotto; fatta o con lame articolate, o con maglia di ferro, o con lamelle riunite con maglie. (V. il terzo es. della nota antec) Epiù vn collo da cauallo de ferro lauorato alla damaschina. Invent. Armer. Castello (1542), Arch. notar. Mantova,Rogit. Stivini. Vn collo da cauallo de malia-. Libr. Aquila (1543), Arch. Gonzaga. (2) PETTIÉRA (barde du poitrail), parte della barda che cuopre il petto del cavallo sino al fine della spalla. Questa pezza, o era di una piastra sola, o di pa recchie, o di lamelle riunite con maglie, o tutta di maglia, ma ordinariamente era simile all'armatura dell'uomo. Si addimandò anche petto. 1 Paio di barde,... d'acciajo, brunite e smaltate, con un paio di pettiere, che 'n mezzo era una testa di lione grande di rilievo dorata, ecc 一. Giostra Fir. (1468), FANFANI, 18. Dui petti de malia da mettere ali petti ali cauali.... cauallo 一. Vn petto de malia da Libr. Aquila (1543) c. 45 e 48, Arch. Gonzaga. (3) FIANCALI (flançois), sono le due pezze che riuniscono lapettiera alla schiena o groppa, e cuoprono il corpo del cavallo dalle spalle alle cosce. s'intenda testiera per sè, fiancali per sè, pettorali per sè, eсс. El'armatura fior. (1339) Rubr. LXXIX, GAYE, Cartegg. d'Art. II, 40. Stat. art. pitt. Voressemo para cinque 42 CLASSE II. I guarnimenti poi sonola Sèlla d'arme (1) arcionata e ferrata con le Staffe (2); la Briglia con Morso di ferro dorato, Testiéra e false redini (3) di cuojo coperte di velluto verde, con fibbie, passanti e puntali di ottone dorato e Rédini composte di tre lame maschiet tate, e compiute da coregge di cuojo. Il cavaliere ha nella destra la lancia da torneo (V. Serie J. 270), e porta a sinistra la spada propria (V. Serie G. 94). Tanto l'armatura dell'uomo, quanto quella del cavallo è, come dissi, della forma massimiliano o milanese; il che vale, fatta a scanalature, (di barde) che fossero della mesura se ui manda per donato cauallaro cioè che fussero alte de fiancali come dice il breuetto atacato ala fino al groppо, есс.-. LODOV. GONZAGA, Lett. (1479), Arch. Gonz. F., II, 9. (4) GROPPA (croupière), armatura della groppa, talora aperta sotto la coda, ma comunemente di un solo pezzo, o a tonello (V. nota2, a pag. 41).Fu detta anche, meno propriamente, Schiéna. In sulla schiena di detta barda una schiena di drago orata ch'era una cosa mirabile a vedere, ecc. 一. FANFANI, 18. Giostra Fir. (1468), (5) GUARDACODA (garde-queue), come lo esprime chiaramente ilnome, è la parte dibarda posta sopra la coda all'attaccatura di essa con la groppa. Era ordinaria mente ornata di un mascherone, di una testa di leone, didrago, o di altro mostro. (1) SÈLLA D'ARME (selle d'arme), dicevasi quella usata per combattere, fornita di due arcioni molto alti, coperti di lamina di ferro e decorati nel modo stesso che l'armatura dell'uomo. Si disse anche sella da armare. Sella una da armare con fusti di legno armata dinanzi et di dietro di ferro, ecc.-. Invent. di scuderia Duca d'Urbino (1630). Arch. di Stato Fir , Urbino, Cl. 2ª, div. A, filz. III, c. 2. (2) STAFFE (lat. stapes, staphia; lat. bass. strivarium; franc, étriers). Chiamansi con tal nome que' due arnesi di metallo i quali, attaccati a coregge dette staffili (etrivières) pendono da ciascuna banda della sella e servono, il sinistro per mon tare a cavallo, e ambedue per tenervi i piedi cavalcando. Le staffe furono sco nosciute agli antichi, e forse non vennero usate prima del quarto secolo dell'E. V. La staffa si compone di una parte inferiore piana ove posa il piede, detta pre dellino (planche, plat) ; di due braccia (branches) che s'innalzano dalle estremità di esso riunendosi con una curva, nel mezzo della quale è l'occhio (oeil), foro rettangolare in cui passa lo staffile (etrière ètriviére). Le staffe ebbero diverse forme, secondo i tempi ed i popoli. E ciò si vedrà a suo luogo. in staffa, e prese l'arcione-. Nov. Ant. 39, 1. Mise il pie' Volendo rimontare si trovò con un piede attaccato alla staffa, et il cauallo lo portava così uerso nemici-. Andrea Ciuran. (1527), Lett. Princ. II, 81 t. (3) BRIGLIA (bride), dicesi quell'arnese che guernisce la testa del cavallo e serve con lesue diverse parti a frenarlo e dirigerne imovimenti. Essa è composta di tre parti principali, cioè: TESTIÉRA, MORSO E RÉDINI. La TESTIÉRA (têtière) propriamente detta, ha il frontale (frontail); le sguance (montants); il porta-mòrso (porte-mors) ; il soggólo (sous-gorge); la museruòla (muserolle). II MORSO O freno (frænum; mors), arnese di metallo e ordinariamente di ferro, è attaccato alla testiera. Le sue parti sono: l'imboccatura (emboucheure), in un sol pezzo o in due articolati, che va in bocca al cavallo; le aste (branches) parallele, cui è fer mata l'imboccatura, con le stanghette (haut de branches) superiormente ove è SERIE B. 43 o a bande più o meno larghe, intrammezzate da tondini o spigoli: onde le venne il nome di spigolata. L'armatura dell'uomo ha, come la barda, tutte le pezze scanalate, eccetto gli schinieri ed i cannoni dell'antibraccio, i quali sono sempre lisci. La nostra armatura ha bande larghe, tra due strette, separate da spigoli, il tutto forbito, salvochè le bande larghe che sono a fondo granito e nero, suvvi ripetutamente l'Iride, impresa degli Sforza, messa a oro. E così sono operate le barde per la metà a sini stra del cavaliere; chè per l'altra metà sono a scanalature eguali e for bite. Sono insomma come un Dominò a due colori. Tutte lepezze del l'armatura e delle barde hanno nel contorno un tortiglione, preceduto da una fascia, con minuto ornamento di fogliami e dorata; enelle barde poi èun'altrafascia sopra la mentovata con crescenti montanti e rovesciati. L'Iride era una delle figure dello stemma di Ascanio Maria Sforza, fratello di Lodovico il Moro; era propria dei Visconti, che cessarono di regnare con Filippo Maria, e fu poi presa insieme con le altre che veggonsi nella Loggia degli Osj, dagli Sforza (1); l'occhio del porta-mòrso, ed inferiormente le guardie (bas de branches) cui si attaccano le redini, passandole nelle campanelle poste nel voltójo (tourets) ; le borchie che cuoprono nell'asta l'incastro della imboccatura; l'esse del barbazzale, e il barbazzale (groumette). Le REDINI (rénes) sono ordinariamente due striscie di cuojo, coperte di velluto con guernimenti d'oro o d'argento in lamina o in ri camo; sono anche talvolta formate da lamelle di ferro unitecon maglie, o maschiet tate, compiute con coregge, per attaccarle da una parte al mòrso, e dall'altra per tenerle in mano. (1) Non ho risparmiato studj e ricerche per assicurarmi che l'IRIDE, una delle TVTO TQUALEAMI tante imprese (dévises) della famiglia Visconti (come si vede scolpita tra le altre ELORTO Iridi ne' capitelli delle colonne nel Castello di Milano. AT Targhette con imprese Sforzesche ed Iridi, nel Museo archeologico in Milano. nella Loggia degli Osj, fatta costruire da Marco Visconti nel 1316 (GIULINI,. Mem. di Milano, contin. Par. I, 99), ed è la seconda a sinistra di chi guarda) fu poi assunta dagli Sforza. E ne adduco qui a prova alcuni disegni, tratti dai calchi che feci fare sui capitelli delle colonne, che sono nel secondo cortile del TALE CLASSE II. 44 ma nessuno dei membri della famiglia poteva metterla nell'arme propria senza che ne avesse avuta dal principe regnante la conces sione. Per ciò non poteva usarla che il Duca odun suo parente cui egli l'avesse concessa. E siccome tra gli Sforza unicamente Ascanio castello di Milano, e da due targhette, conservate nel Museo d'archeologia di quella città, favoritimi dalla gentilezza del ch.mº segretario dell'Accademia di Belle Arti cav. Antonio Caimi, di cara memoria. Non sarà stimata qui fuor di luogo qualche notizia sul Castello di Milano, per provare meglio il mio assunto. 4 Il Corio (Mediolanensis patria historia, 503) c'informa all'anno 1368 che Galeazzo Maria, ad emulazione di Bernabò, fece principiare in Milano il nobilissimo Castello di porta Zobia, e fu compita la gran dissima fabbrica nel 1318 ,-(CASATI, Le vicende edilizie del Castello di Milano, p. 6). Donato Bosso e il Pelotto ammettono la fondazione all'anno 1368. Il Giu lini lo dice incominciato nel 1368. La sera del 13di agosto del 1447 moriva Filippo Maria, ultimo dei Visconti, in questo Castello, e i milanesi tosto vendicaronsi in libertà, e proclamarono la Repubblica Ambrosiana, che chiamarono aurea, ma secondo il Machiavelli, dalle membra corrotte (Disc., I Deca di T. Livio, Lib. I, cap. XVII), e durò trenta mesi. Dopo i quali s'inchinarono al nuovo astro che sorgeva, a Francesco Sforza che “ nel 1450, al 26 di febrajo, entrava inMilano, inmezzo adunpopoloplaudente edaffamato che lo salutava duca, (CASATI, p. 13). E siccome uno dei primi atti del popolo sovrano, fu (ai 30 di agosto del 1447 di mercoledi) la Grida che ordinava la demolizione del castello, e la vendita dei materiali e delle giojedel duca morto; così uno dei primi pensieri del duca nuovo fu quello di assicurarsi il possesso della città capitale del ducato, e per ciò di ricostruire il castello. Ma egli, con una scaltrezza sopraffina non volle che si so spettasse esser questa la sua volontà, e cercò di solleticare l'ambizione delle principali famiglie, le quali si accordarono con icapi-popolo, che nelle varie parroc chie raccolsero infinito numero di voti per la riedificazione del castello; per otte nere la quale, si creò una deputazione che ne facesse al duca la dimanda, che fu subito appagata, e il dì 1 di luglio del 1450 fu pubblicato l'ordine ducale di quella ricostruzione. Lafabbrica del nuovo castello di porta Giovia progredi non tanto sollecitamente, perchè nel palazzo ducale, innalzato dentro di esso, non andò ad abitare il duca Francesco che morì nel 1466, a dì 8 di marzo; ma questo non prova che non fosse ancora in parte abitabile, perchè nell'anno stesso vi si installò il successore Galeazzo Maria. In questo palazzo e negli edifizį vicini si trovano riprodotte le imprese Viscontèe frammiste alle Sforzesche, e inispecie l'Iride, come può vedersi nelle figure riportate qua dietro, alle quali posso aggiungere anche un documento, che è il seguente: Ordine de la pictura Abiate, 29 maij 1469 Mag. Petro depinga questa sala (omissis) La sala sij verde depincta a fazoli, e nela volta da fazolo larco o sij nivula dela volta de dicta sala, de sopra siano li fazoligrandi con larco ut supra (CASATI op. cit , Doc. XLIX, p. 89). In questo documento “ larco o sij nivula non è altro che l'arco baleno, Viride; e quei fazoli (Fazuolo, Fazzuoli, Fazzoletti. V. FANFANI), sono certamente SERIE B. 45 Maria la porta nel suo stemma (1), e se ne ha il decreto di con cessione del nipote Giovanni Galeazzo Maria, nell'anno 1484 (2) ; così a lui, e non ad alcun altro principe di quella Casa, attribuisco questa bellissima armatura. Si opporrà che questi era un Cardinale, quelli che si vedono nella seconda targhetta, tenuti da due mani che escono da larco o sij nivula. Disgraziatamente queste pitture, come tante altre, ora non possono vedersi perchè perdute interamente, o perchè ricoperte conintonachi e imbiancature sotto il dominio austriaco, e conservate religiosamente così sotto il governo nazionale. Ma io voglio abbondare nella citazione dei documenti af finchè nessuno abbia argomento per impugnare la mia opinione. Nella biblioteca delRe si conserva un prezioso codice membranaceo manoscritto e miniato, della seconda metà del secolo XV, nel quale tra le altre miniature che inquadrano lo scritto sono tutte le imprese degli Sforza, cioè quelle proprie dei Visconti, com presa la Iride in ogni pagina. Il codice (Ser. VARIA, sec. XV, nº 75) è autografo, e nell'ultima pagina, verso, ha la seguente scritta, egualmente autografa:- Lu dovicus maria Sfortia Vicecomes annor xvm et mensuum iiijor manu ppria die xxvij Nouembris 1467. Cremone-. " E questo fia suggel che ogn'uomo sganni (1) Usò il detto Monsignore (Ascanio), innanzi il tempo delle sue rovine, certe nu uole illuminate dal sole, quasi in forma di får l'arco baleno, come si vede sopra la porta di Santa Maria della Consolatione in Roma, ma perchè ella è senza anima (cioè senza motto), ogn'uno la interpreta a suo modo, e perdiritto, et per rouescio 一。 PAOLO GIOVIO, Ragionam, ecc. (1556), p. 82. Il cardinale Ascanio usò l'Iride nel suo stemma da quando questagli fu concessa dal nipote Gio. Galeazzo Maria, cioè dal 10di settembre 1484, secondo Iride nel monumento diAscanio Maria Sforza. ." si legge nel decreto ducale; e continuò ad usarla sempre, come si vede nel secondo e terzo quartiere degli stemmi, e intrammezzata agli ornati nel fregio dell'ordine, del suo monumento sepolcrale nella chiesa di S. Maria del Popolo in Roma. (2) Ecco, secondo la lettera, il decreto di concessione: [I] OANNES GALEA MARIA SFOTIA(sic) Vicecomes Dux Mediolani etc. Papiae Angleriaeq. Comes ac Genuae et Cremonae Dominus. Sfortianae gentis nostrae insignia tribus praecipuis coloribus notantur. Nam quadripartito diuisa partium alterae vndarum in ispeciem albo et celesti colore effinguntur. Partes alteras purpureus nitor illustrat. Rubentem campum ne vacuus maneat varia ornare signa consueuerunt, quae magno consilio magnaq.virtute Auus n.r prin ceps cum omni vetustate virtutis magnitudine conferendus in gentem nostram intulit et peperit. Signorum ipsorum vnum est Iris is est arcus qui in tempestate pluuioso coelo cum cernitur futuram breui serenitatem praenunciat admonetq. placatum mortalibus celeste numen terris splendorem solis et nitorem stellarum reddere constituisse. Functo vita Avo n.ro suffectus in Imperio Ill.mus parens n.r singularem in fratres pietatem hoc etiam signo ostendit quodimperium et decora paterna benigne cum eis communicauit: et propria cuiq. signa dicauit quibus in familia et ab alijs et ipsi inter se certo discrimine discernerentur. Patruorum n.rorum vnus hactenus proprio indicio R.mus et Ill.mus D. Ascanius tt.i (tituli) CLASSE II. 46 e non un uomo d'arme; ma dalla storia sappiamo che egli condusse milizie svizzere in Italia insieme col suo fratello Lodovico (1) per riacquistare il ducato; milizie che lo tradirono a Novara l'anno 1500 di aprile. L'armatura è lavoro della fine del XV secolo; l'Iride, della quale è tutta tempestata, era una delle tante imprese sforzesche; dunque l'armatura appartenne ad un principe di quella famiglia vivente nel Sancti Viti diaconus Cardinalis Sfor. vicecomes paterni alicuius decoris in sfor. tianis insignibus expers remansit: Qui cum paternarum virtutum et laudum opti mus cultor et imitator existat: Turpe nobis duceremus si pateremur eum sine signo degere: quo etiam insignibus familiae pater nae haereditatis se participem fuisse possit osten dere quam curam hoc etiam libentius suscipimus quod cum egregiarum virtutum officiją. in pro pinquos n.ros non minus quam fortunae paternae successores nosci cupiamus Diuinitus a parente nostro praetermissum arbitramur quod hunc in D. Card.lem Patruum n.rm honorem ut eum con ferre nos possemus ferretque ispse D. Car lis hoc quoq. n.rae in se beniuolentiae et pietatis testi monium. Ipsi igitur R.mo et Ill.mo D. Ascanio Cardinali patruo n.ro Iridis quem diximus hono rem et signum concedimus et damus vt sicuti in gentem n.ram primus intulit Cardinalatus hono rem qui post pontificalem supremus est et proxi mus diuinis cultibus habetur. ita etiam signum illud gestet quo immortalis dei clementia erga Quartiere dell'arme di Ascanio Maria Sforza. mortales reconciliari ostenditur. Jus autem ipsi D. Cardinali patruo n.ro facimus et tribuimus ut signo ipso Iridis et celestis arcus sfortianam varietatem et insignia in rubenti parte illustrare, et illud ornamentis suis omnibus adhibere possit neq. in his solum que ad ipsius cultum facta erunt: verum etiam in omnibus quae uel ad familiam suam uel ad Deditos et Deuotos ornandos fieri continget. Ita vt signi huius vtendi jus et facultatem omnem habeat quam nos habemus. Non obstantibus legibus decretis. statutis. ordinibus. et qui buscunq. alijs in contrarium facientibus. quibus huius dum taxat donationis gratiae derogamus. vt autem apud p.ntes omnes et posteros fidem hec n.ra donatiohabeat; presentes fieri litteras et registrari: ac n.ri sigilli impressione muniri iussimus. Dat. in. arce n.ra portae Iovi Mediolani die xª septembr. MCCCCLXXX quarto-. B. CHALCUS. (Fuori)- Privilegium de Iride-. (Arch. di Stato in Milano. Potenze sovrane). (1) Itaque Ascanius Maria cum fratre Ludovico Gallicis impar eo eventu in Germaniamprofugit ; et cum mox Heluetijs fretus armis Mediolanum repetijsset, Ludouico fratre ad Nouariam a nonnullis Ileluetijs foede prodito, ipse coniectus in fugam, prodente cum pari perfidia Conrado Lando Placentino, ad Ripaltam castellum supra Trebiam, venetis equitibus traderetur, etc.-. CIACCONIUS, Vitae Pontif , Romae, MDCLXXVII. III, col. 87. SERIE B. 47 periodo di tempo indicato, e questi non poteva essere che il Duca stesso o altro per concessione ducale. Se appartenne a un Duca, egli fu certamente LODOVICO, ma potrebbe anche supporsi apparte nuta a MASSIMILIANO, figliuolo di lui, richiamato nel 1512, Se appar tenne a un principe, questi fu il cardinale Ascanio Maria (1); chè egli unicamente porto questa figura nel suo stemma. In ogni caso l'armatura fu di uno Sforza, ed è lavoro fatto tra il 1484, anno della concessione di Giovanni Galeazzo Maria allo zio cardinale, e il 1500. Ma l'armatura appartenne per l'appunto al cardinale Ascanio Maria; e se non bastassero i documenti citati, neriporto qui appresso uno (2) nella lingua in cui è scritto, che servirà come di suggello a (1) ASCANIO MARIA sino dalla sua gioventù era dedito alle armi, ed eccone una prova trattadalla nota delle armature data dall'armarolo ducale Antonio Missaglia daEllo al duca Francesco negli anni 1464, 1465 e 1466:- Ite per la III.ma Madona duchessa per arme fece dare a uno frate de santo Francisco perla croxata et ali III. Felippo. Sforza. Ludovico. Aschanio et Ottaviano fioli de sua S.ª per duc 180 Arch. di Stato Milano- Sez. stor-Militare. Niuna maraviglia pertanto che avesse, anche da cardinale,la stessa inclinazione, e che, nel pericolo comune, lasciasse la croce e il pastorale e riprendesse le armi. 4 4 6 6 4 K “ (2) " Ν°. 18. ΕIN KOLBEN ODER PUSIKAN. Länge des Schaftes: 2' 1" Parade-oder Prunkwaffe. Schaft und Handgriff sind mit (verschossenem) rothem Sammet bezogen. Der Griff gewunden, die Schaftstange ist fünfmal gerippt. Statt des Handtellers ein dicker, ciselirter und Spuren der Vergoldung tragender Ring. Der untere Knopf ist mit einer haubenförmigen Kappe versehen, welche sich herausschrauben lässt und den Grifffür ein 5" langes, dreikantiges Stiletbildet, dessen ciselirtes Heft durch die Kappe geht und statt des Angelknopfes einen Sattelring hat. " Bemerkung. Das Exemplarist nicht Waffe, sondern Commandostab und ist ohne allen Zweifel von Ascanio Maria Sforza , dem ritterlichen Cardinale, geführt worden. Der aus Kupfer bestehende schwereKopfist oben geplattet und zeigt das Wappen des Sforza. Um den einwenig vertieft geschla genen Ring läuft die Inschrift: Ascanius- Maria- Cardinalis- Sfor cia- Vicecomes . Der übrige Theil des Kopfes ist mit ciselirtenSchuppen bedeckt, welche, von dem Ringe ausgehend, sich bis nach den Endpunkten der Kugel hinziehen. Das Wappen zeigt einen spitz zulaufenden quadrirten Schild. Im ersten und vierten Felde der mailändische Drache der ein Kind verschlingt, im zweiten und dritten Felde, welche ebenfalls quadrirt sind, zeigen sich im ersten und vierten Quartiere 4 Reihen aufgerichteter Schuppen, je 4 in einer Reihe (1), im zweiten und dritten Felde eine Dornenkrone (2). Ueber (1) Non sono squame ma onde, come è chiaramente spiegato nel decreto di concessione riportato a pagina 45, nota 2, conle seguenti parole : Nam quadripartito divisa partium alterae undarum in speciem albo et coelesti colore eftinguntur. >>> (2) Le due imprese del primo e quarto quartiere non sono corone di spine ma iridi, e questemi hanno servito unicamente per riconoscere e stabilire indubitatamente aquale famiglia, econpiena cer tezzaa qual personaggio di essa appartenne quest'armatura. Il decreto è chiaro : « Signorumipsorum unum est Iris is est arcus qui in tempestate pluvioso coelo cum cernitur ecc..... Ipsi igitur Rmo et Illmo D. Ascanio Cardinali patruo n.ro Iridis quem diximus nonoremet signum concedimus 48 CLASSE II. tutti gli altri, essendo accompagnato dal monumento, che è il Bastone di comando (1) con lo stemma ed il nome del Cardinale. dem Wappen ein auf einem Kreuze ruhender Cardinalshut, dessen Quasten aufbeiden Schildseiten herabhängen. Zwischen Hut und Schilddie Chiffre des Cardinals: A. S. 6 M. A. Neben demWappenbefindet sich aufjeder Seite das Symbol des Cardinals nebst dessen Devise: Drei, jeder mit einem Baum besetze Berge, und dazu die Unter " schrift: IDEM. Die Schlange (Biscia), das Wappen der 6 66 4 " Visconti, nam Ascanio's Vater, Francesco Sforza , nachdem er das Herzogthum Mailand erhalten hatte an. Die Dornenkrone ist Ascanio's Personenwappen. Aufdem Grabsteine des Cardinals findet sich das Wappen mit geringer Abänderung ebenso wieder, nur sind die Felder versetzt. Der Cardinal kann in seiner Eigenschaft als Feldherr den Pusikan nur im Jahre 1500 geführt haben (3). Er eilte damals seinem Bruder Ludovico zu Hülfe, zog in Mailand ein und begann die Belagerung der Citadelle, welche der Graf Gajleazzo (sic) den Franzosen über liefert hatte. Der Cardinal erscheint eben nur bei dieser Belagerung als Feldherr und führte deshalb wohl nur hier den Pusikan. Die Schuppen sind Familienwappen zeichen und erscheinen in einem Wappen, welches Fran cesco Sforza auf einem von Litta bekanntgemachlen Gemälde, auf seinem Wappenrocke trägt. " Das seltene Stück wurde fürdie prinzliche Sammlung in Mailand erworben.„ (GEORG HILTL, Waffen-Sammlung Sr. Königlichen Hoheit des Prinzen Carl von Preussen, Mittelalteriche Abtheilung, n. 18, p. 3; Berlino 1876). Dopo questa nuova solenne testimonianza, mi sembra tolto ogni dubbio sul personaggio della casa Sforza cui appartenne questa bellissima armatura. Il bastone di co mando non si portava che dai capitani generali coman danti di un esercito. Ora, essendo innegabile che quello figurato qui appartenne ad AsCANIO MARIA, ne consegue che anche l'armatura fu indossata dal cardinale guerrieronel condurre gli ajuti al fratello Lodovico. Il quale, traditore dell'Italia e della Francia, ebbe in premio del suo doppio tradimento la perdita dello Stato e la prigionia a Loches, ove morì nel 1510. NALIS SFORCE (1) Il Bastone di comando, del quale riporto qui il dise gno ad 115 del vero, ha la forma della mazza da guerra turchesca detta Topus, eccetto che il manico è più lungo. Lalunghezza totale è (2', 1") 0,65. La testa è sferica, tutta Ascanio MariaSforza. 115. Bastonedi comando del Cardinale etdamus ut sicutiin gentem n.ram primus intulit Cardinalatus honorem qui post pontificalem supremus est et proximus divinis caltibus habetur, ita etiam signum illud gestet quo immortalis de clementia erga mortales reconciliari ostenditur, etc. Vedası anche alla pagina 45 la nota 1, (3) Vedasi alla pagina 46 la nota 1. SERIE B. 49 L'armatura (1), finitissima in ogni sua parte,ha un ornato a fogliami torno torno a ciascheduna pezza, del più puro stile italiano del risor scolpita a squame, con lo stemma del Cardinale al disopra, e in una zona, che la divide orizzontalmente in due parti eguali, è la iscrizione ASCANIUS MARIA CARDINALIS SFORCIA VICECOMES, come si legge nel disegno. Il manico dopo un corto collo ha una cornicetta e quindi continua, per 0,43, cilindrico con cinque scanalature longitudinali; segue poi un toro intagliato con due giri di foglie, e l'ultima parte scanalata a spirale, che serve di manico ad uno stiletto a lama triangolare lungo (5") 0,13. Questo bastone ha un bel riscontro in quello del Gattamelata che si conserva nel tesoro del Santo in Padova, nella quale chiesa egli fu sepolto. Differisce pochissimo nella forma, chè questo ha la testa a mo' di pera rovesciata; nella lunghezza, che è minore di 0,10 dell'altro ; e nella materia, che è una lamina di argento, lavorata stupendamente a cesello ed a bulino con ornati del puris simo stile del quattrocento, tutta messa a oro. Il nostro invece è coperto di velluto cremisi molto consumato nel manico, e la testa e iguarnimenti sono di metallo cesellato a basso rilievo con avanzi di doratura (1). Un altro bastone di comando simile ai precedenti è nell'Armeria dell'Arsenale in Venezia, sotto il cartellino: Bastone di comando, che credesi avere appartenuto al conte di Pitigliano. Che il conte di Pitigliano abbia avuto dalla Serenissima questa onorificenza è certissimo ed eccone a prova un documento inedito : Questa mattina (19 di novembre 1490) el s.re conte da Pitigliauo dopoi la messa solenne ditta in S. Marcho doue è interuenuto questo Ill.mo Sig. cum tutti li Oratori che sono qua, ha acceptato el Stendardo et il Bastone da la Ser.ta del Principe cum alcune parole ditte hinc inde, ecc. GIORGIO BROGNOLO, Lett. (19 που. 1495) Arch Gonz , E. XLV. 3. Io non credevo che il bastone di capitano generale del secolo XV fosse fatto a mo' di una mazza turchesca e impugnai (V. ANGELUCCI, Scritti militari, ecc , p. 74) che a quelli del Gattamelato e del conte di Pitigliano convenisse questo nome, e che fossero proprio quelli dati loro dalla Signoria di Venezia. E non ero affatto dalla parte del torto: imperciocchè avevo veduto che la statua equestre del Gattamelata, opera del Donatello (1453), non ha nella destra il bastone descritto, ma il bastone cilindrico ordinario, simile a quello dei marescialli di Savoja e di Francia, e che eguale a questo è l'altro scolpito sul suo sepolcro nella cappella del Sagramento della chiesa del Santo Maora vedendo che il bastone del Cardinale Ascanio, autenticato dal suo nome, è simile agli altri due, credo mio dovere di dichiarare che allora sbagliai. Dunque il bastone qui disegnato è il bastone di parata dato ufficialmente come distintivo di comando generale dell'esercito, bastone che in campo era surrogato da quello ordinario, cilindrico. (1) L'armatura e la barda pesano Cg. 75,34, come appresso: celata 3,56; gor giera 1,14; corazza 4,66; fiancali 0,60; cosciali, gambiere e scarpe 6,24; spallacci bracciali e manopole 5,48 (totale Cg. 21,68). Frontale 3,06; collo 8,10; pettiera 6,20; fiancali 2,66; groppa 16,50 (totale Cg. 36,52). Sella e staffe 13,00; briglia, e redini di piastre d'acciajo 2,36 (totale Cg. 15,36). Spada 1,78. (1) Debbo alla somma cortesia del chiarissimo signor Giorgio Hiltl, direttore della pregevolissima collezione d'armi dell'A. I. del fu principe Federico Carlo di Prussia, ed autore dello stupendo ca talogo nel quale feci la importante scoperta di questo bastone di comando, se ne do qui il disegno, avendomene Egli inviata la fotografia. Perchè lo nomino qui per rendergliene pubblicamente infinite grazie. Questo raro oggetto venne acquistato per la collezione del principe in Milano. Catalogo R. Armeria. 4. 50 CLASSE II. gimento dell'arte ; dal quale, oltre che dalla forma, si può tenere per provato essere opera di armajuoli milanesi, che in quel tempo erano eccellentissimi in quest'arte. E sono lieto di avere rivendicato a prin cipe ed artefici italiani questa bellissima armatura, creduta di uno straniero (1) ; chè, preziosa già per la parte artistica, ora per la parte storica è preziosissima (2). (1) Lo scudo blasonato che vedesi in mezzo della testiera del cavallo, dal cui centro sorge una fiamma induce a credere che tale armatura fosse di spettanza della famiglia Torre e Taxis, che portava simile impresa- (!?). Catal. vecc. pag. 39, n° 21. In mezzo della testiera del cavallo non vi è alcuno blasonato scudo , che per essere dei Torre e Taxis, dovrebbe avere lo stemma par lante, cioè la Torre e il Tasso (Della Torre o Torriani da Milano e Tasso da Bergamo). La fiamma poi, non è altro che l'Iride degli Sforza, come già ho largamente dimostrato; e nei documenti e monumenti addotti, il lettore ha prove non solo sicure, ma incontrastabili per pronunziare il suo giudizio. AS SFORCIA * Parte centrale del ferro da cialdoni. Grandezza naturale. (2) Non posso tenermi dal narrare come riuscii a fare questa importantissima rivendicazione. Esaminata attentamente l'armatura per trovarvi lo scudo blaso nato della famiglia Torre o Taxis, e non avendolo scòrto in alcuna parte, fu fermata la mia attenzione da quei raggi dorati che escono da certi archetti che sembrano nuvole. Allora mi venne alla memoria di aver veduto qualche cosa di simigliante ; e pensatovi e ripensatovi su parecchio, finalmente ricordai di aver VICECOMES SERIE B. B. 2. 51 ARMATURA EQUESTRE, BIANCA (1), compiuta, posta sopra un cavallo bajo. È di ferro forbito con lavori di cesello (2) e di bu veduto questa impresa (e potei chiamarla giustamente cosi) in un ferro da cial doni, posseduto dal fu mio caro amico Lancia in Amelia, nell'anno 1850. Fortu natamente io ne avevo il calco di zolfo presso di me, e potei subito assicurarmi che avevo colpito nel segno.In fatto, in questo ferro, che è rotondo (diam. 0,105), nel centro siha, da una parte lo stemma viscontèo-sforzesco, e dall'altra quello del cardinale Ascanio Maria inquartato con la biscia, a punto come si vede nel disegno qui a fianco, alla grandezza del vero. Sul manico, il ferro, secondo l'uso del tempo, parla per dar la notizia che: ROSSIECTUS AURIFEX MEFECIT IMPERUSIA AD.M.CCCCLXXXxv. Questo roscetto è Francesco di Valeriano, detto Roscetto, orafo, da Foligno, donde andò a Perugia nel 1474 per esercitarvi l'arte sua, e quella di zecchiere del Comune. Nel 1491 è segnato nella matricola dell'Arte degli Orefici, per la porta S. Susanna: nella quale si ha l'anno della morte così:-FRANCISCUS VALERIANI : DICTO ROSCIECTO : 1509 die 15 decembris decessit.- As sicurato che l'Iride era una delle figure dello stemma del cardinale Ascanio, non volli cantar subito vittoria, e mi posi al lavoro lungo e paziente per con fermarmi nella mia opinione, e persuadere i lettori che mi apposi. E i documenti e imonumenti presentati non ammettono più objezioni di sorta. Il lettore dirà: o come un ferro da cialdoni poteva avere lo stemma e il nome del cardinale Sforza? Ce lo spiega la iscrizione che circonda lo stemma che è la seguente : D'IDDIOELALMELCORELLASUSTANZA * DELLACASANDRAGOVANNI BATISTA * PVOCONSERVATRATODASPERANZA-, che ridotta a buona lezione dice così: D'IDDIO È L'ALMA: IL CORE E LA SOSTANZA DELLA CASSANDRA GIOVANNI BATTISTA| PER VOI (cioè, per il Cardinale) CONSERVA TRATTO DA SPERANZA. 6 La famiglia della Cassandra era tra le buone di Perugia, e Giovanni Bat tista qui nominato probabilmeute conobbe Ascanio Maria e tenne con lui servitù fino dal 1477, quando perditore insieme col fratello Lodovico nella lotta contro la vedova di Galeazzo ebbe (essendo protonotario apostolico) per confine Pe rugia. Il gentiluomo perugino non si mutò, mutandosi di triste in lieta, e di lieta in tristissima, per opera dello sconoscente Alessandro VI, lafortuna delloSforza; ed all'annuncio che era restituito nella dignità cardinalizia (31 gennaio 1495), sperò non lontano il termine della prigionia e pensò di offrirgli al ritorno una " durevole testimonianza di animo devoto e benevolo. Ma la liberazione del Car dinale tardò ancora eсс. Gior. di erud. artist. Perugia, 1873. Vol. II, p. 97). Per questa tardanza, forse, il ferro non fu presentato, e così rimase nell'Umbria, e il Comune di Perugia potè comperarlo e adornarne il suo Museo. (1) ARMATURA BIANCA , dicevasi quella del colore naturale del ferro forbito o anche brunito, per distinguerla da quelle tutte nere, o a bande brunite e incise e dorate, o con ornati dorati. Un'armatura bianca fatta a canelini (cioè alla Massimiliano) all'Elemanna (all'allemanna) con uno stocco a bissa in mano-. Invent. Armer. Gonz. (1604), Arch. Gonz. X. I, nº 9. (2) LAVORI DI CESELLO, sono quelli che alcuni chiamano a sbalzo (repoussé), come sbalzare (repousser) dicono il cesellare, ma erroneamente. È un lavoro fatto su piastre di metallo con certi strumenti di acciajo e anche di legno durissimo, a mo' di scalpelli, ma senza taglio, sui quali battendo con un martello si fa ri gonfiare la piastra, messa in pece, più o meno secondo il bisogno, rinettando poi tutto il lavoro con ciappole, bulini e limuzze. CLASSE II. 52 lino (1) ; e si compone dello stesso numero di pezze di quella de scritta innanzi, ma con qualche varietà nelle forme che vengo a no tare. Gli spallacci hanno guarda goletta ; la celata da incastro ha la visiera, di un solo pezzo, a becco di passero (2), con tre ordini di fori romboidali nella ventaglia, ed ha la baviera , maschiettata dalle bande del coppo, che si serra, soprapponendosi, sul mento. La panziera ha quattro lame, e i fiancali ne hanno altrettante, tutte ar ticolate ed unite insieme, da formare un solo pezzo. Salvo questa varietà, l'armatura simiglia la precedente. Le cubi tiere , i ginocchietti e gli spallacci sono ornati di mostri a corpo umano che finisce in pesce, con clava nella destra e brocchiere nella sinistra, egregiamente cesellati. I contorni principali poi di tutte le pezze, hanno un tortiglione preceduto da una fascia con figure ret tangolari o circolari rilevate a cesello e scolpite a bassorilievo con minutissimi ornati, messa in mezzo da due fasce minori, che sono simigliantissime a quella dell'armatura precedente. E qui debbo av vertire che come la barda sforzesca è nella parte destra diversa mente ornata della sinistra, così quest'armatura ha dalla parte destra, nei contorni, una fascia con figure circolari, e dalla sinistra rettan golari. Il cavallo ha la barda del petto e della groppa di pelle di rino ceronte. Il collo è a lame di ferro articolate. La testiera è a vista ornata come l'armatura ; e nel modo stesso è la sella d'arme con (1) BULÍNO E BOLÍNO.- Piccolo strumento d'acciajo a foggia d'uno scarpelletto augnato da un angolo all'altro per isbieco ; e serve a diversi lavori, cioè niellare (intendi incidere la piastra d'ar gento per porre il niello (nigellum) nei solchi), intagliare in rame, ri nettare getti di metallo e altro 一. BALDINUCCI , Vocab. Dis. S'inta glia col bulino che è un ferro quadro, tagliato a unghia dall'uno degli an goli all'altro per isbieco, che così calando verso uno de' canti lo fa più acuto e tagliente da due lati, e la punta di esso scorre e sottilissi mamente intaglia-. VASARI, Vit. Pitt , ediz. Lemonnier, I, 184. (2) VISIÉRA A BECCO DI PASSERO, si addimanda quella aguzza simi gliante per l'appunto al becco di Celata a becco di passero dell'armatura nº B. 2. questo uccello. Ordinariamente la ventaglia, la vista e il nasale sono, come si vede in questa celata, di un solo pezzo e non di due pezzi separati. Nè metto qui per maggiore intelligenza il disegno. SERIE B. 53 arcioni ferrati, l'anteriore dei quali con lo scudellotto, o sia non sim metrico (1), per poggiarvi la lancia tenuta sulla coscia (2). L'armato inalbera la lancia (V. Serie J. 271) propria e cinge spada (V. Serie G. 97) non sua (3). Dalla descrizione fatta risulta chiaramente che quest'armatura è opera italiana non solo ma milanese, della fine del xv secolo o del principio del xvi, e per certo degli armajuoli stessi che fecero l'arma tura sforzesca (4). B. 3.- ARMATURA EQUESTRE, bianca e oro, compiuta, sopra cavallo bajo, della seconda metà del secolo XVI riccamente ornata di fo gliami, di figure e di animali benissimo composti, intagliati a bulino, e forbiti su fondi, abbassati con l'acqua forte e graniti, messi ad oro. È un'armatura da festa e da correre la lancia. Si compone delle pezze seguenti : celata con goletta (5); goletta; corazza con resta ; spallacci col guarda goletta basso, con bottone e chiavette, a destra, e buffa , con guarda goletta assai alto, a sinistra (6) ; bracciali e manopole con diti separati; giaco di finissima maglia gazzarrina (7); (1) SCUDELLOTTо. I nostri armajuoli chiamavano così quell'incávofatto dalla parte destra dell'arcione anteriore nelle selle d'arme, per poggiarvi la lancia quando si teneva sulla coscia. Sella una da armare con fusti di legno, armata dinanzi et didietro di ferro con il scudellotto da poggiarci la lancia, ecc.- Invent, di scu deria, (6 ottobr. 1630), Arch. di Stato, Firenze, Urbino, Cl. 2ª, divis. A, filz. III, c. 2. 2) È noto che i principi e icapitani entravano nelle città, acquistate per forza d'arme, o datesi Ioro a patti, con la lancia sulla coscia e le correvano in segno di possesso. E com'ho ditto , ad 17 di ditto (nov. 1494), Re Carlo intrò in Firenze colla sua gente d'arme, colla lanza in sulla coscia con balestrieri e arcieri tutti armati ; ecc. PORTOVENERI , Memoriale , Arch . stor. ital , VI, II, disp. I, 289. (3) Avverto, una volta per sempre, il lettore che dicendo spada non sua non si deve intendere che quella spada non appartiene all'armatura, ma che non ha la forma, in ispecie nel fornimento, acconcia ad essere impugnata dagli uomini d'arme; forma, che deve essere unicamentesenza guardia e con l'elsa diritta, onde il nome di fornimento a croce, o curva in basso verso la lama. " (4) Nel vecchio catalogo questa armatura, descritta sotto il nº 27 (pag. 52), dicesi venuta da Parigi, e del principio del secolo xvI; e si aggiunge che " puossi asserire che abbia appartenuto a qualche principe tedesco, poichè vi si ravvi sanobendistintii caratteri delle armature di quella nazione,principalmente nella " punta delle uose che sono larghissime e quadrate „. Ma la forma delle scarpe è quella del tempo, usata tanto in Alemagna che in Italia , cioè a piè d'orso. Lo stile poi è pretto italiano del quattrocento, e gli ornati sono eguali a quelli dell'armatura precedente; onde la certezza che sia opera degli stessi armajuoli. (5) V. all'armatura di nº B. 9, nota 1, e figura a pag. 65. (6) V. pag. 38, nota 2, e nota 4 e la figura a pag. 61.. (7) MAGLIA GAZZARRINA addimandavasi quella fatta ad anellischiacciati o piatti, detta per ciò anche Maglia piatta. Una gola de maglia garzarina qual dono 54 CLASSE II. di acciajo ; fiancali a lame articolate; arnesi (1) e schiniere mozze (2); scarpe di maglia di acciajo e di ottone, con punte di piastra incisa e dorata come il resto dell'armatura, a foggia di becco d'anatra. Porta spada (V. Serie G. 97) non sua e una lancia scanalata (V. Serie J. 272) da rompere propria. La sella da armare ha gli ar cioni coperti di piastre con gli stessi lavori e l'arcione anteriore, non simmetrico; come lo abbiamo notato nell'armatura precedente. Ha il brocchiere (V. Serie F. 67) proprio. Labarda, si compone di colloª, pettob, fiancalice groppad tutta di a e f g Bardatura dell'armatura B. 3. 1124. d piastra a bande larghe rilevate, incise a simiglianza dell'armatura e forbite, frammezzate da strette, egualmente incise e terminanti nel contorno in foglie di acanto, fatte a cesello e dorate. il S.r duca di Baviera. Uno paro di guanti de maglia garzarina. Vno paro de calce de maglia, et vno paro de Lunette et vno paro de guanti et vn capucino de maglia tutta garzarina. Invent. Armer. Gonzaga (1542), Arch . notar. Mantov., Rog. STIVINI. Vna gola grande de malia piatta fodra (fodrà, fode rata) de raso cremesino con due fibie de argento et le maze de le correze d'ar gento-. Libro Aquila (1543) c. 47, Archº. Gonzaga.. Il Giaco fatto con maglia di questa sorta , dicevasi anche con una sola voce GHIAZARINO E GHIAZZERINO. Valica messer Chiarito entro la Terra , arnesato con ghiazarino e soprasberga-. Stor. Semif. 50. Indosso non avea arme, se non un ghiazzerino-. G. VILLANI, 3, 78. (1) V. a pag. 39, la nota 1. Non nomino ora nè saranno nominati più i ginoc chietti, perchè sono indispensabili e come il tratto di unione tra i cosciali o arnesi, e le schiniere o gambiere. E lo stesso metodo userò per le cubitiere che uniscono i due cannoni dei bracciali; salvochè nel caso che quelli o questi aves sero qualche cosa di speciale nella forma o negli ornamenti. (2) SCHINIÉRE MÓZZE , dicevansi quelle che non avevano la scarpa di piastra unita ad esse. Vole due para schiniere, uno paro moze cum le scarpede magla, SERIE B. 55 La testiera a vista, il collo, salvo la gorgiera che è di maglia, e le redinis pure di piastre in parte rigide, in parte articolate, sono ricche di ornati e in tutto o in parte dorate ; come sono le staffeh ungheresche (1), gli sproni, con spronelle a otto punte a mo' di un rosone, e il bellissimo morso. Quest'armatura è pregevolissima in ciascuna sua parte tanto per la forma e l'esattezza con la quale tutte le varie pezze sono tirate a martello, quanto per la ricchezza e bellezza della decorazione, che è veramente ammirabile. Essa per fermo è uscita dalle officine degli armajuoli di Brescia che in que' tempi erano rinomati assai. I quali, se erano ricercati dai principi e capitani stranieri , non potevano certamente essere posposti ad altri artefici dai tanti insigni capitani loro concittadini. Si ebbe dall'Armeria de' Martinengo, e dicevasi appartenuta ad Antonio , stipite della famiglia chiamata ora della Fabbrica, ma con manifesto errore. Perciocchè Antonio I viveva nella prima metà del xv secolo , e l'armatura è lavoro del mezzo, circa, del secolo XVI. Perciò potrebbe supporsi piuttosto apparte nuta a Girolamo Martinengo (2) morto l'anno 1570, nel condurre ajuti a Cipro. et vn paro sane cum tucta la scarpa dacciaro 一. FELICE DA SORA, Lett. (1522) Arch di Stato, Fir., Urbino, Cl. 1ª, div. G. Filz. CCXLI. (1) STAFFE UNGHERESCHE. Simigliano un poco alle staffe arabe, eccettochè hanno il predellino molto più corto, come può vedersi nella figura qui unita. (2) Credo che quest'armatura sia appartenuta a Girolamo Martinengo piuttosto che ad Antonio, perchè v'è, come si vedrà più innanzi, una mezza armatura da pompa attribuita allo stesso Antonio che non potè armare il medesimo individuo, es sendo questa seconda di proporzioni maggiori. Perciò le due armature hanno appartenuto a due diversi personaggi della famiglia, uno dei quali tengo per fermo che fosse Girolamo, cui attri buisco l'armatura descritta. Staffa ungheresca dell'armatura nº B. 3. Girolamo, figliuolo di Antonio II, che fu di Bernardo, nacque nel principio del secolo xvi, e sino da giovinetto si dedicò agli esercizj guerreschi ed allo studio delle militari discipline. Nel 1539 militò pe' Veneziani, con un'ala di trenta cavalli levati e mantenuti a proprie spese, nella guerra turchesca. Peritissimo nell'arte del fortificare, ed a pochi secondo, disegnò nella città di Candia uno de' principali bastioni, che porta il nome di lui. Servì sotto Francesco Maria I, duca d'Urbino, del quale portò lo stendardo generale; poscia fu luogotenente del duca Guidobaldo II, quando era ai servizj della Rep. Veneta. Ebbe dalla Signoria tutti i carichi sì civili e sì militari, e li disimpegnò con molto sapere, fedeltà e valore. Nella guerra di Cipro (1570) egli raccolse, e li conduceva colà, 2500 fanti a piè in ajuto di quell'im CLASSE II. ARMATURA EQUESTRE, compiuta, del duca EMANUELE FILI 56 B. 4. BERTO. È di acciajo a bande brunite alternate da altre adorne , su fondo abbassato ad acqua forte, camosciato e messo a oro, con nodi di Casa Savoia , figure e fogliami colorati d'un viola cupo come i filetti e quella specie di frangia ad archetti che le mettono in mezzo. Quest'armatura, posta sopra un cavallo bajo scuro, è ammirabile non per l'ornato, che è molto semplice, ma per l'eleganza delle forme di Fig. 2. Armatura del duca EMANUELE FILIBERTO. 1224. presa. Ma non giunse a Famagosta, chè morì, per mare, di una postema al fegato, con grande dolore del Senato e dei Cipriotti. Portato il corpo nell'isola, andò ad incontrarlo la nobiltà e la milizia di Nicosía, che gli fece solenni funerali , e lo ripose nella chiesa cattedrale. Egli ebbe uomini segnalati nell'arte militare per suoi capitani e per sue lance spezzate, tra quali ultimi, i conti Ercole ed Estorre Martinengo. Fu Girolamo uno de' più grandi capitani per valore e per senno, del suo tempo e del suo casato, ed esempio di que' rari uomini che sull'altare della patria sacrificano gli averi e la vita. SERIE B. 57 ciascuna sua parte, e per la finitezza della esecuzione. Ha tutte le pezze come le precedenti, salvo che ne differiscono per le forme; e di più ha il brocchiere (V. Serie F. 32), le pezze di rispetto e di rinforzo (V. Serie C. 86, 424, 425 ed E 12.) e la spadona propria (V. Serie G. 24). La celataèda incastro, il petto della corazza è a mo' d'imbusto molto sporgente nel mezzo dall'alto al basso ove è una piccolissima lama, cuisono attaccati i fiancali di tre lame articolate. La resta ha quattro occhielli che s'incastrano in cinque staffe poste sul petto, e in queste e in quelli passa un palettino a nasello. Le scarpe di lame articolate hanno la punta a becco d'anatra. Gli sproni hanno il collo molto corto e la spronella a otto punte (1). Il cavallo non ha che la testiera con il porta pennacchio. I forni menti sono, lasella arcionata eferrata con staffe, e labrigliacon morso, fibbie e altri guarnimenti di ferro dorati. La testiera e la sella hanno lavori simili all'armatura. Le staffe di ferro sono in tutte le parti lavorate d'azzimina d'oro con fogliami e rabeschi, e dinanzi all'occhio è una figurina stante, d'oro a basso rilievo. Questa opera è di una bellezza e di una finitezza tali di disegno e di esecuzione, da non potersene immaginare migliori. Che quest'armatura sia propria di EMANUELE FILIBERTO è provato abastanza chiaramente dal ritratto di Lui in mezza figura (unito a quelli della Duchessa, MARGHERITA di Francia, e del figliuolo, CARLO EMANUELE) effigiato con questa stessa armatura (2). In quanto al tempo ed all'artefice, si può senza fallo stabilire che sia stata ese guita nella seconda metà del secolo xvi e precisamente nel 1561, da armajuolo milanese. E in appoggio di questo giudizio, si hanno documenti (3) dai quali si apprende che Giovan Paolo Negroli, da (1) L'armatura pesa Cg. 26,400; la sella con le staffe, Cg. 12,000; la testiera Cg. 1,200 (2) Nella Pinacoteca R. (1ª sala, nº 27) è il ritratto, figura intera, di EMANUELE FILIBERTO con armatura da corte, ornata come questa salvo che la corazza è senza la resta, dipinto da Jacopo Vighi detto l'Argenta dalla città ove nacque. (3) Nell'Archivio di Stato di Torino, Sez. Carn. Conto del Tes. gen. Negron di Negro, ann. 1558-1561, si hanno le partite seguenti : 167. Più per scuti vinti d'oro d'Italia pagati a Baldassar d'Aro et Ludouico Biancardo agente di Ms. Gio. Paulo Negrol, armarolo di Milano, quali sua Altezza gli ha donati per hauer aportato tre arnesi per ordine di Sua Altezza , come appare per il suo mandato dato in Rivoli a li xxvIJ di sett. MD.LxJ-. 181. Più per scuti doi d'oro d'Italia pagati a Antonio ser.r (servitor) di Gio. Paulo Negrolo mercadante milanese,perhauer portatodue Rodelle percompimento dell'armi che Sua Altezza ha fatto far per il Re di Franza et per il Duca d'Or leans Mandato Duc. da Rivoli (23 di nov.bre 1561). Documento importante questo secondo , perchè da esso si apprende che EMANUELE FILIBERTO mandò in 58 CLASSE II. Milano (fratello o figliuolo di Filippo , di Giacomo (1), armajuoli celebratissimi vissuti nella prima metà del secolo XVI), a dì 27 di settembre del 1561 mandò al Duca tre armature, e, a dì 25 del successivo novembre, due Rotelle per compimento di due delle arma ture sopraddette; una delle quali per il re di Francia e l'altra per il duca d'Orleans. Tutto ciò è provato co' documenti; ma ancorchè l'armatura non fosse opera del Negroli, ha già tanta importanza storica per il personaggio cui pertenne, da doversi riputare per questa sola ragione, pregevolissima. B. 5. ARMATURA EQUESTRE , compiuta, della seconda metà del dono al Re di Francia e al Duca d'Orleans due armature di tutto punto dell'ar majuolo milanese Gio. Paolo Negroli. E ciò viene confermato da un altro docu mento dell'archivio stesso che dice così: Alli xxv, dil detto (settembre 1561). Il prefato n.ro siger ha ordinato al detto Tesorero gn.al douer pagar in contanti aBaldesare de aro e Ludouico Biancardo, agenti dell'almuriero Gio. Paulo Negrollo la somma di scudi vinti d'oro d'Italia. Quali SuAltezza gli dona et gl'ha ordinati per ch'hanno portato da Milano liArnesi che Su'Altezza gli aueua dimandati per donarne uno a sua may.ta Xp.ma et uno per mons.r Il Duca di d'Orlians, per ritornarsi indretto Sez. III. 一. Controllo 1561, 2º. Archº di Stato, Torino, (1) Di questa celebre famiglia di armajuoli si hanno notizie sino dal principio del secolo XVI. Ecco a prova un documentoinedito. Fasi fede per Noi Dohanieri de Ripa chome Berardino et fratelli de Negroli armaroli Milanesi hanno conse gnato in Dohana Balle quattordici de Armature bianche cioè pectidocento et de tucto ne ha pagato la Dohana chome appare li nostri libri. Ripa 24 nov.is 1513-le quale Balle sono state condocte a Ripa sopra la Barcha de Johj francesco di porto venere Pandolfo dellacasa e comp. Doanieri di ripa e ripetta-. Arch di Stato, Milano, Militare. Fabbriche d'armi ed armature. Sez. storica. Raccolta speciale. II MORIGIA (La Nobiltà di Milano , Milano, 1595) ricorda soltanto FILIPPO NEGROLI con le seguenti parole:- Filippo Negroli merita lodi immortali perchè è stato il principale intagliatore nel ferro di rilievo , e di basso rilievo, il che seguitarono duoi suoi fratelli. Questo virtuoso spirito ha fatto stupire il Re di Francia , et Carlo Quinto imperatore pe' suoi veramente maravigliosi lavori in armature, celate e rotelle miracolose Op. cit. L. V, p. 292. Egli dunque igno rava l'esistenza di Bernardino et fratelli de Negroli che, nel 1513, mandavan fuori di Milano pecti docento, onde si pare chiaramente che Bernardino e i fra telli di lui erano già armajuoli di molto merito , e la loro fabbrica accreditata fuori dello stato di Milano. FILIPPO, il celebre armajuolo del Re di Francia e di Carlo V era figliuolo di GIACOMO, secondo si apprende dalle scritte sulle arma ture del 1539 nel qual anno questi era già morto ; laddove nel 1533, Giacomo era il capo della fabbrica. Questo Giacomo io credo che fosse fratello di Bernar dino, e il fabbricatore dell'armatura descritta Gio. PAULO NEGROL uno de' duoi fratelli di FILIPPO (nel 1561 già morto) cui era succeduto come capo e rappre sentante della fabbrica. Nell'Armeria reale in Madrid sono le seguenti pezze, e armature dei Negroli. SERIE B. 59 secolo XVI (erroneamente attribuita ad Antonio I Martinengo (1), come il nº B. 3) posta sopra un cavallo bajo, fornito di barda com piuta. L'armatura dell'uomo ha la celata con goletta, la corazza con la resta; gli spallacci, il destro più stretto del sinistro , ambedue con guarda goletta, il destro basso e mobile, il sinistro alto e fisso ; i bracciali; le manopole a diti separati; i fiancali ed i cosciali a lame snodate conle schiniere intere e le scarpe a becco d'anatra; sproni a collo corto e spronella a cinquepunte; giaco che supplisce il guardareni. Labarda è compiuta, con testiera a vista; e tutte le parti di essa, eccetto la gola che è di maglia, sono di lame articolate e sagomate nei contorni. La sella d'arme è arcionata e ferrata ed ha staffe a gab bia (2). La briglia ha il morso di ferro ed i guarnimenti di ottone dorati, la testiera e le false redini di cuojo, coperte di velluto cre misi, e le redini di lame di ferro maschiettate. Ha lancia da torneo (V. Serie J. 273) propria, e spada (V. Serie G. 57) non sua. In tutti i contorni dell'armatura dell'uomo e del cavallo è una lista incisa ad acqua forte e dorata, con ornati svariatissimi ed emblemi militari su fondi graniti. Tutto il resto è bianco ed ha qua e là inciso il fulmine, una delle imprese de' Martinengo. Nella parte superiore N° 990. ROTELLA dell'imperatore Carlo V con la scritta: Iacobus PHILIPPUS NEGROLUS MEDIOLANENSIS FACIEBAT MDXXXIII. ARMATURA di Carlo V. Nella parte superiore della gola è l'iscri zione: JAC. PHILIPPUS. NEGROLUS. MEDIOLAN. FACIEBAT MDXXXIII. N° 2316. N°2507.- ARMATURA di Carlo V. Sulla parte superiore della visiera fissa della borgognottaèla scritta: PHILIPPUS. IACOBI. ET. FRATR. NEGROLI. FACIEBANT. MD.XXXIX. N° 1666. N° 2323.- CELATA alla borgognona diCarlo V. Nella parte superiore della vista è la seguente SCUDO detto di Minerva. Interiormente ha la scritta: PHILIPPUS JACOBI ET F. (frater?) NEGROLI FACIEBANT MDXXXXI. scritta: F. ET FRA. DE NEGROLIS. FACI. A. MDXXXXV. Le opere più antiche, note, di Filippo Negroli sono la celata e la brigantina di Francesco Ma ria 1, duca di Urbino (1508-1538), conservate in Vienna nella sala III del Belvedere (n° 212). La celata, a mò di testa umana e simile a quella di n° 2316 dell'Armeria di Madrid, è segnata: PHI LIPPI- NIGROLI- JAC- F- MEDIOLANENSIS OPVS- MDXXXII. (WENDELIN BOEHEIM, in Reper torinm für Kunstissenschaft, vın, 191).- V. in fine della serie l'alberetto dei Negroli. (1) V. lanota 2all'armatura di nº B. 3, p. 45. Staffa a gabbia dell'armatura nº B. 5. (2) STAFFE A GABBIA sono quelle che nella parte anteriore hanno alcuni rami i quali partendosi dalle braccia presso all'occhio scendono con una curva, ad unirsi al predellino, e formano così una gabbia che difende la punta della scarpa, come si vede nella figura qui unita. 60 CLASSE II. della pettiera è la figura del padiglione con due nastri tenuti da due putti, ed uno scudo che scende dal mezzo sotto di esso senza alcuna figura. Anche sulla targhetta che cuopre la pennacchiera della celata è inciso, e molto più chiaramente, il mentovato padiglione con sotto lo scudo (1). Nell'arcione anteriore è un'impresa (2) senza anima (senza motto), della quale non saprei dare spiegazione. B. 6. ARMATURA EQUESTRE, BIANCA, Compiuta, sopra un cavallo bajo. Rassomiglia per la forma e per il numero delle pezze all'arma tura già descritta al nº B. 3, salvo che gli spallacci sono senza guardagoletta. La sella ha gli arcioni armati di ferro. La barda è di piastra, e si compone di testiera, collo, pettiera, fiancali, groppa e guarda-coda. La briglia ha testiera e false redini di cuojo, coperto di velluto cremisi; morso con le guardie, foggiate a mo' di delfino, di ferro dorato; redini di laminette di ferro, bianche, ma schiettate. Gli ornamenti sono fogliami e viticci intramezzati da formelle oblunghe, mistilinee, incorniciate da una lista con foglie ripetute, dentrovi trofei diversi di armature, armi e strumenti mu (1) Intorno a questa impresa, veggasi la nota 1, nell'armatura n° B. 9, pag. 66. Do qui il disegno della targhetta mentovata. (2) Ho dimandato schiarimenti ad un dotto signore di Brescia intorno a questa impresa, ma inutilmente. Soltanto mi accennò, che in una Raccolta intitolata: * * Targhetta sopra la pennacchiera id. Impresa incisa sull'arcione. Le rime degli accademici occulti con le loro imprese et discorsi (Brescia, appresso Vincenzo di Sabbio, 1568, in-4°) è la impresa di Giulio , di Ludovico, Martinengo, tra gli Occulti, Trasformato ; cioè il SOLE. Ma Giulio era un lette rato, e non condottiero di gente d'arme. Ad ogni modo ne metto qui il disegno con la speranza che cada sotto gli occhi di qualcuno dei nobili Martinengo viventi, e che lo stimoli a cercare il personaggio che la assunse. SERIE B. 61 sicali. Tutte le pezze dell'armatura, e le lame della barda hanno nei contorni una banda con svariatissimi ornamenti a schiacciato rilievo ed incisi, su fondo abbassato e granito, come sono i trofei nelle formelle sopraddette. La incisione è preparata ad acqua forte e poscia compiuta a bulino. Questa bell'armatura, e non meno pre gevole delle altre descritte, appartenne anch'essa alla famiglia Mar tinengo. È fornita di lancia da torneo ( V. Serie J 274), di brocchiere (V. Serie F. 34) proprj, e di spada, ( V. Serie G. 56) non sua. Non si saprebbe indicare quale dei Martinengo ne fosse il possessore, fra que' tanti, e tanto valorosi condottieri, che vissero nella seconda metà del secolo XVI. B. 7. ARMATURA EQUESTRE, compiuta, su cavallo color zuppa di latte, appartenuta a Valerio Corvino Zacchei, da Spoleto (1). È della seconda metà del secolo xvi, e simile, per la forma, per gli ornamenti e per il lavoro, a quella del duca EMANUELE FILIBEвто, de scritta al nº B. 4. Questa si compone delle pezze seguenti: Celata con goletta (2) ; corazza a imbusto con resta; spallacci, con guarda goletta (3) basso e movibile, a destra, e con buffa da spallaccio (4) (1) Il secondo nome CORVINO sembra averlo preso in memoria della famiglia Corvi, l'eredità della quale passò nella famiglia Zacchei. (2) V. all'armatura del nº B. 9, a pag. 67, nota 1, e figura. (3) GUARDAGOLÉTTA, detto anche GUARDACOLLO. Vedasi la nota 2 alla pag. 38. Guardagoletta dell'armatura nº B. 7. Buffa da Spallaccio, id. (4) BUFFA DA SPALLACCIO E BUFFA semplicemente (franc. épaulière garde-bras àpasse-garde). Nel GLOSARIO compuesto de varias palabras, cuya esplicacion es necesaria para la inteligencia del catálogo de la Real Armeria , si legge quanto segue, alla voce: BUFA. Piezade refuerzo con un ala, que se colocaba en 62 CLASSE II. a sinistra; bracciali, e manopole con diti separati; fiancali a cinque lame articolate, cosciali a tre piastre; schiniere mózze; e scarpe di maglia con punta di piastra a becco d'anatra. Ha la rotella e la mazza di ferro, (V. Serie F. 23 e I. 59) a otto coste (1), proprie, e la spada (V. Serie G. 92) non sua. Il cavallo non ha altra armatura che la testiera. La sella è arcionata e ferrata, con ornati eguali all'ar matura. La briglia, ha la testiera e le redini di cuojo, coperte di velluto rosso, con morso e guarnimenti dorati. la parte anterior del guardabrazo izquierdo, asegurandose con uno o mas tornillos. Usabase jeneralmente en los torneos y pasos de armas-. Ed ha pienissima ra gione; avvegnachè il Vocabolario della Crusca, Vª ediz , definisca la- BUFFA. Quella parte dell'elmo che copriva il viso dalla fronte fin sotto la bocca, e che potera calarsi ed alzarsi a voglia di chi laportava, detta più comunemente Visiera-. Ma questa parola, propriamente, non aveva un tale significato, perchè era una pezza staccata che si aggiungeva alla Borgognotta (celata aperta) nella quale faceva l'ufficio di visiera, per gl'incontri; e aveva anche l'altro di pezza di rinforzo, cioèdi gurdabraccio, o guardaspalla, come sarà provato dagli esempj che addurrò. Sonno finite le arme de V. Ex. zoe braciale el guanto la buffa soprapecto e celata, ecc. ALESSIO BECCAGUTI, Lett. (1525) Arch. Gonz , F. II, 8. — Vna buffa da spalazo da homo darme Libro Aquila (1453) c. 40, Arch. Gonzaga. Finalmente Orges uoltò il cauallo, etuenendo posciaad incontrarsi,roppe la lancia nella buffa del Re (ENRICO II), un pezzo sotto la uisiera oue il tronco sfuggendo in suso andò a trouar la uisiera (è chiaro che la BUFFA non era la VISIERA?), ed entrataui dentro una scheggia feri la fronte sopra l'occhio destro ecc.-. Il ve scovo di Troes (1550), Lett. di Princ., I, 195. — Ti prouuederai... di tutte l'arme da giostra, così con targhetta , come con la buffa-. FAUSTO DA LONGIANO, Il duello (1552), I, xxxn. A questo es lo scrittore spagnuolo fa seguire il seguente commento. El señor Uboldo cree che la bufa che acqui se menciona es un yelmo; pero nosotros somos de distinta opinion, no solo por la relacion que hay entre tarjeta (targhetta) y bufa, que son piezas que se colocaban de refuerzo sobre el guardabrazo izquierdo, sino porque hubiera sido chocante en gran manera, el que Fausto da Longiano creyese que hubiera quien dejase de llevar á una justa la pieza mas esencial de la armadura, que es el yelmo. Lo que quiso el escritor decir fué, que se proveyese no solo de la tarjeta sino de la bufa, de esa pieza que hacia sus veces, que se colocaba en el mismo sitio, y servia para recibir los golpes del contrario, dirijidos comunmente al lado izquierdo-. Glossar, loc. cit. Edunque provato che BUFFA valeva anche Pezza di rinforzo della spalla e del braccio sinistro-; e richiamo in vita questa voce pe' futuri vocabolaristi mi litari i quali potranno illuminarla con gli esempj che innanzi ho riportato. (1) MAZZA DI FERRO A OTTO CÒSTE. La testa della mazza avea forme svariate come vedremo a suo luogo (Serie I.); questa ha la testaformata da otto piastre (a mo' di triangolo ottusangolo, il lato maggiore del quale è incastrato nel ma nico) che sporgono come raggi da un centro. Queste piastre, i nostri armajuoli le addimandavano coste, e potrebbero dirsi anche ale. Le venuto ad me uno armarolo da Gazolo et me ha portato una maza da sette coste che dice V. Ex.cia (Federico Gonzaga) havergli ordinato a Casalmazore che lafaccia, ecc. GIR. AR CARIO, Lett. (1521), Arch. Gonz., F. II, 8. SERIE B. 63 Anche quest'armatura (1) della seconda metà del secolo xvi. è certo uscita dalla bottega del Negroli. Era posseduta dalla famiglia Zacchei- Travaglini (2) da Spoleto, nella quale era la tradizione che avesse appartenuto ad uno de' Zacchei condottiero di milizie nel quattrocento (3); ma l'armatura, che è della seconda metà del cin quecento, smentisce la tradizione. In un codice manoscritto, delle memorie di questo antico casato, col titolo Quarto della famiglia Zacchei di Spoleto, ho un documento abbastanza sicuro per poterla attribuire a quel Valerio Corvino Zacchei, uno dei figliuoli di Pier Vincenzo (4), che fu a' servigj dei duchi di Urbino Guidobaldo II (1) Pesa Cg. 26,200; la sella con le staffe Cg. 11,000 e latestiera Cg. 1,200. (2) Ecco la storia della vendita di questa armatura, veramente di casa Zacchei, la quale, venendo a cessare in una donna, fu continuata da un Travaglini che sposò l'ultima superstite de' Zacchei. Quarant'anni fa circa (essendo bambini i Travaglini e vedova la contessa Paolina, madre loro), un tal Borboni ministro della famiglia vendette per qualche centinajo di scudi quest'armatura ad un tal Gelmini che andava raccogliendo anticaglie ; e questi poi la rivendette al conte Vittorio Seyssel, incaricato degli acquisti d'arme e dell'ordinamento dell'Armeria per lire 11000 in oro. 3) È questi Pier Biagio Zacchei che fu capitano di ventura di molta virtù. Militò col conte Sforza e fu appresso lui in buona reputazione. Governò S. Gi nesio e fu onorato delle insegne di quel comune. Nell'anno 1462 ebbe dal Prin cipe di Rossano, Duca di Sessa, la condotta di una compagnia di lance ; nè ciò tolse che fosse poi governatore di Campobasso, e consigliere del Re Ferdinando che nel 1466 lo inviò con parecchie compagnie di gente d'armi nelle Provincie di Puglia, di Bari e di Terra di Lavoro. Giovossi quel Re dell'opera sua in altri importanti officii militari, e quando nel 1468 il Zacchei chiese licenza di tornar sene a Spoleto, concessegliela, rendendo ampia testimonianza del singolare valore dilui-. ACHILLE SANSI, Doc. stor. ined. Arch. com. Spoleto, Fuligno, 1861, 36. Dunque l'armatura non potè appartenere a Pier Biagio; e ne meno ad Angelo di Pier Eincenzo, fratello di Valerio. In fatto, è vero che: Fu Angelo di Pier Vincenzo, uomo applicato all'esercizj militari, onde per commissione di D. Gio vanni Garaffa Duca di Palliano, e Generale di S. Chiesa assoldò una compagnia di 200 fanti per seruitio della Santa Sede. Fu parimenti capitano d'Enrico Re di Francia, ove esercitò le prove del suo valore. (M. cit) Ma Angelo morì nel 1552, e questo basta per non attribuirgli l'armatura descritta. 4) Altro figlio di Piervincenzo, fu Valerio Corvino uomo di sommo valore e di memoria indelebile per le sue virtù eroiche. Questi nel 1557teneva gran ser vitù col Duca d'Urbino (Guidobaldo II), e trattò che Bernardino Savelli andasse a comandare le armi di quello. Il Duca lo inviò luogotenente di una compagnia di gente d'armi (1566) che teneva nel regno di Napoli quell'altezza a servizio del Re Cattolico; essendogli succeduto in tal carica il sig. D. Silvio Gonzaga. Nel l'anno 1569 ebbe in custodia la città di Manfredonia. Andò (1572) ambasciatore del d.º Duca d'Urbino alla Corte cattolica, e all'imperatore, in occasione che frat tandosi di mettere in piedi la Santa Lega contro la potenza ottomana, deside rava esso duca che il principe suo figlio ne fosse generalissimo ; e fu in altre CLASSE II. 64 e Francesco Maria II Della Rovere, tra il 1557 e 1576. E poichè l'armatura è del tempo in cui visse Valerio, così posso, senza tema di cadere in errore, assicurare che abbia appartenuto a questo valente capitano da Spoleto. B. 8. ARMATURA EQUESTRE, Compiuta, sur un cavallo di mantello bajo, appartenuta ad uno della famiglia Rota da Bergamo, presso la quale si conservava. È simile alla precedente per le forme e per la quantità e specie delle parti che la compongono, e non differisce da quella in altro, se non nelle bande ornate; le quali, oltre ai nodi ed ai fogliami, hanno formelle con figure dorate su fondo nero. Le scarpe, di piastrediferro, sono a becco d'anatra, e gli sproni a collo diritto e corto con spronella a cinque punte. Ha spada e lancia (V. Serie G. 96, J. 275) non sue, e brocchiere proprio (V. Serie F. 40). La sella ferrata, e la testiera appartengono all'armatura e sono come questa decorate. Il cavallo ha le barde della groppa, del petto e del collo; quella di maglia, queste di lame articolate, e di la melle unite conmaglia; ma non appartengono all'armatura. La bri glia ha testiera e redini di cuojo rosso, e morso di ferro con borchie dorate. Si pretendeva che quest'armatura (1) avesse appartenuto al Rota, del quale si conservava in famiglia il ritratto in mezza figura di pinto dal Morone (2), ed ora, secondo mi si disse, nella Civica Galleria Tosio in Brescia. Visitai questa galleria e vi trovai un quadro con mezza figura d'uomo armato; ma l'armatura è bianca, e perciò non può assicurarsi che sia la persona stessa cui pertenne la bella armatura descritta (3). Aggiungasi che in alto, questa tela, ha la iscrizione ΑΕΤ. ΑΝ. 42 1596-, e sopra il pomodella spada è ripetuta la stessa data 1596 ; ondela certezza, almeno, che il ritratto non è del Morone, morto diciotto anni prima. Tra tanta diversità di notizie non vi era altra via che ricorrere ambascierie. Fu parimente eletto dallo stesso Francesco Maria (II) della Rovere nel 1575 a rimettere in piedi la soldatesca e disciplina militare per tutto lo Stato. Fu dallo stesso Duca dichiarato nel 1576 governatore delle armi di Pesaro, e fatto mettere a custodire la fortezza di quella città-. (1) Pesa Cg. 23,600; la sella e le staffe Cg.. 13,300; la testiera Cg. 1,400. (2) Giovanni Battista Morone daAlbino, in queldi Bergamo, nacque nel 1525 Fu allievodel Moretto (Alessandro Buonvicino) da Brescia, e riuscì eccellentis simo peri ritratti; di modo che il Tiziano solea raccomandare a' Governatori di Bergamo che si facessero ritrarre dal Morone. Egli operava nella seconda metà del secolo XVI, e morì nel 1578. (V. LANZI, St. pitt , III, 144). (3) Ora, per notiziefavoritemi dal ch.mo canonico D. Stefano Fenaroli, sono fatto certo che il ritratto di cui si discorre non è quello venduto dallafamigliaRota. SERIE B. 65 alla storia e ai documenti, per potere con quella e con questi venire a qualche conclusione; e così ho fatto. Secondo il Calvi (Campidoglio di guerrieri, ecc , di Bergamo. Milano, 1668, 323), nella seconda metà del secolo XVI viveva-un GIO. BATTISTA auo del viuente pur Gio. Battista, et padre del Caua glier Lodovico ... Per Guglielmo Duca di Mantoua Ambasciadore di congratulatione, alla Maestà Christianissima d'Enrico III Re di Francia (1), all'hora che per la morte del fratello passaua (1574) all'ereditario diadema, compì con tanto decoro e grandezza, che se adeguatamente la persona sostenne che rappresentaua, con forme corrispondenti ne riceuette ringratiamenti e lodi ... Con genio mar tiale si manifestò non meno di Bellona che di Cillenio seguace, onde fatto condottiere di gente d'armi (2) fermò nel cuor d'ognuno il concetto del suo valore, che le concilio con l'affetto del suo Prencipe la publica veneratione-. (1) Nell'Archivio Gonzaga in Mantova sono state fatte ricerche su questo pro posito, benchè inutilmente ; ma ciò non esclude il fatto narrato dal Calvi, che certo lo avrà desunto da documenti conservati, al suo tempo, dalla famiglia Rota. (2) Eccone il documento inedito, inviatomi dal ch.mo cav. G. B. de Sardagna, che qui nomino per ringraziarlo, da lui copiato nell'Archivio generale Veneto. Senato Deliberaz. Terra, Reg. n.º 60, c. 120 t. MDXC. XVI ottobre Savii del Cons.. Ser Francesco Duodo P.r Ser Aloise Loredan Ser Zaccaria Contarini Ser Mar. Grimani C.r P.r Ser Lunardo Donado Cav.r absente Ser Alvise Zorzi Savii di Terraferma Ser Marco Venier Ser Z. Batta Bernardo Ser Vic. Gradenigo Cav.r Ser Z. Moro Cav.r Ser Andrea Bollani Le conditioni degne et honorate, che concorrono nella persona di DominoGio. Batta Rota caualiero accompagnate da i molti et antichi meriti de suoi maggiori, i quali non solo nella guerra di Giera d'Adda, ma nella difesa di Brescia, et in altre importanti occorrenze dello stato nostro, si sono dimostrati sempre nonmeno benemeriti che deuoti sudditi suoi, comeper diuersi priuilegii rendono esso D. Gio. Batta ben degno di quelle gratie, et honori che la Rep. nostra è solita di con ferire a soggetti qualificati, onde douendosi proueder di Capo alla Compagnia di Domino Giulio Secco Soardo mancato di vita; L'andarà parte, che il suddetto Domino Gio. Batta Rota Cau.r sia creato con duttier di gente d'arme della prefata Compagnia, la quale debba hauerne trent a Catalogo R. Armeria. 5 66 CLASSE II. Pertanto, a Giovan Battista Rota io attribuisco questa armatura; essendo a punto del tempo in cui egli viveva, cioè della seconda metà del secolo XVI. B. 9. ARMATURA EQUESTRE, NERA, compiuta, ornata di fogliami e viticci incisi e dorati, intramezzati dal padiglione (1) che vedemmo nell'armatura di N° B. 5, con uno scudo in basso scaccato di nero e d'oro, posta sopra di un cavallo di colore Isabella. L'armatura si in essere et trenta in condotta con stipendio di ducati trecento all'anno per la sua persona, promettendosi noi di questo degnosoggetto quell'honorato et intiero ser vitio, che li antenati suoi han sempre portato alla Signoria Nostra. Marin Grimani Cav.r P.r S. C. Vicenzo Gradenigo Cav.r S. I. F. de parte- 131 denon non sinceri 1 4 Die dicta lecta Collegio. (1) Nel castello di Padernello, appartenuto ai Martinengo della Fabbrica ed ora dei conti Salvadego, sur un capitello di pilastro vedesi scolpita questa figura, cui è unita con un nastro un'altra, simile ma di dimensioni minori, dalla quale esce نا M Padiglione nella cornice della impresa di G. Martinengo. Capitello nel Castello di Padernello uno scudetto bianco. In basso sono le lettere L. M. In una raccolta col titolo rime degli accademici occulti con le loro imprese et discorsi (Brescia, appresso Vincenzo di Sabbio, 1568, in 4°); libro che ha il frontispizio e le imprese dise gnate ed incise da Bartolomeo da Brescia, si vede la stessa figura tra gli ornati che incorniciano l'impresa di Giulio, di Lodovico, Martinengo, tra gli accademici occulti, Trasformato. Egli è certo pertanto che questa figura è una impresa dei Le Martinengo detti della Fabbrica. E siccome la si vede scolpita sur un capitello che dallo stile si può giudicare del secolo XV; così dalle iniziali si può credere propria di Leonardo o di Lodovico Martinengo, vissuti in quel secolo; il secondo SERIE B. 67 compone delle pezze seguenti: celata con goletta (1); goletta con cordone per celata da incastro; corazza, con resta e panziera di due lame; guardareni anche di due lame, articolate; spallacci di dei quali fu destinato dal Comune di Brescia a complimentare la regina di Cipro, che andò in quella città nel 1497 e vi stette tre mesi, ricevuta nel palazzo di lui. Di quest'onorevole officio, si ha memoria nel Liber Provvisionum dell'Archivio comunale, come segue: 13 Aug. 1497. Electio D. Ludouici de Martinengo et D. Francisci de Miliis ad honorandum aduentum Ser. Reginæ Cipri- . Provato che quella figura del padiglione era un'impresa dei Martinengo della Fabbrica, e non un ornamento qualunque adoperato dall'artefice a decorare questa bellissima armatura ; imperciocchè la si vede anche nella pettiera della barda, e nella targhetta della pennacchiera della celata dell'armatura di n.º B. 5; (V. la fig. p. 60); bisognerebbe indovinare a chi si riferisca quello scudetto scaccato che è posto sotto il padiglione di quest'armatura. Ma ciò è affatto estraneo alle armi, ed a me basta lo avere accertato che l'impresa è propria dei Martinengo e che l'armatura, per questa impresa a punto, appartenne ad uno di quella famiglia di valorosi capitani, vissuto nella seconda metà del secolo XVI. (1) CELATA CON GOLÉTTA. Do qui il disegno di questa Celata, la quale, come si vede, differisce dalle precedenti da incastro, per la goletta di quattro lame arti Celata con goletta del nº B. 9. 126. Rotellina da bracciale, id. 113. colate che è ad essa unita. Celate siffatte erano di rado usate ne' tornei, perchè poco sicure per i colpi di stocco, e per gl'incontri di lancia. Ad alcun piace più tosto l'altra foggia (di celata) senz'incastro, per l'agevolezza del metterla e del cambiarla; ma io non la approvo in questa occasione de' tornei a piè, od a cauallo, che fusse , perciò che non hauendo tali celate ritegno alcuno , se non quanto naturalmente l'uom può sostentare il capo, facilmente un rincontro di Lancia, ouer un gran colpo di stocco , non solo può far al Cauallier piegare il capo, per non ui essere il ritegno dello 'ncastro, ma di più farlo cadere, ecc.-. PISTOFILO, Il Torneo (1627), 51. 68 CLASSE II. suguali, il destro ad ala più piccola con rotellina da bracciale (1) ; bracciali con manopole a mittene; giaco di maglia gazzarina per supplire al guardareni; fiancali di nove lame; arnesi (2) di tre lame articolate ; schiniere intere e scarpe con punta a becco d'anatra; sproni con collo curvo e corto e speronella a cinque punte. Il ca vallo ha la testiera a vista ed il collo di sedici lame articolate. La sella è arcionata e ferrata con ornati eguali a quelli dell'armatura. La briglia ha la testiera di pelle coperta di velluto cremisi come sono le redini, con morso bellissimo di ferro dorato. Ha il broc chiero e la lancia da torneo (V. Serie F. 37, e J. 276) proprj, e la spada (V. Serie G. 85), non sua. Quest'armatura , della seconda metà del secolo XVI , appartenne anch'essa ad uno dei Martinengo della Fabbrica; ma non si saprebbe a quale di quella famiglia attribuirla. Vedendovisi l'impresa dell'ar matura nº 5, si potrebbe credere che avesse appartenuto allo stesso personaggio ; ma da questa differisce assai nelledimensioni, eperciò non poteva armarsene la persona stessa. In quel tempo viveva il conte Nestore, di Alessandro, Martinengo, che tanto si segnalò nella guerra di Cipro, e specialmente a Famagosta (1571) (della quale fece anche una relazione), dove si diede schiavo ad un Sangiacco fermando con lui la taglia di 500 zecchini. Vi rimase fino al 21 di settembre, e poscia se ne fuggì e giunse a Venezia sulla fine di ottobre. Perciò non sarebbe improbabile che quest'armatura avesse appartenuto a Nestore Martinengo, e la vita militare di quel valoroso, serve a punto a fare aggiustar fede alla mia opinione. B. 10. ARMATURA EQUESTRE, compiuta, sopra un cavallo di man tello tigrato. Si compone di celata da incastro ; goletta ; corazza a imbusto con piccola falda; spallacci non simmetrici; buffa da spal laccio; bracciali e manopole con dita separate; giaco di maglia; fian cali di sette lame; cosciali di tre lame ; schinieri interi ; scarpa con punta quadra e stretta, sproni a collo diritto e assai corto con spro (1) ROTELLÍNA DA BRACCIALE (franc. rondelle de plastron). Questa parte dell'ar matura serviva a difendere il braccio destro, presso alla spalla, scoperto pel di fetto dello spallaccio, cui, affinchè il cavaliere potesse più comodamente maneg giare la spada, non si faceva l'Ala come allo spallaccio sinistro. Talvolta mancava l'ala ad ambedue gli spallacci, e in tal caso si sostituiva in ciascuno la rotellina come si vedono, ad es , nelle armature di n.º B. 14 e 15. Due rodeline da brazalo spigolate-. Libro Aquila (1543), c. 43 t., Arch. Gonzaga. (2) ARNÉSI. Lo stesso che COSCIALI. Mai si cavano arme di dosso, nè di di nè di notte, e cogli arnesi in gamba (chi gli ha): chè niuno c'è, che posar si possa-. ALBIZZI, Commiss. (14:30), III, 412. Vn paro de arnese e schenere fatte a lame adorate-. Libro Aquila (1543) c. 35 t, Arch. Gonzaga. SERIE B. 69 nella a sei punte. Ha il brocchiere (V. Serie F. 41) e spada (V. Serie G. 31) proprie. E di finitissimo lavoro, italiano senza fallo, tutta bianca con bande ad ornati neri su fondo granito e dorato. Sono da notare i bracciali intera mente chiusi (1), nella giun tura tra il braccio e l'anti braccio, con lamelle artico late chenonlasciano parte alcuna indifesa. Il cavallo ha sella con arcioni ferrati, e testiera con brocco, che appartengono all'armatura edhanno gli stessi ornati. Tanto sull'armatura quanto sugli arcioni della sella e sulla testiera del cavallo, nelle parti bianche, è qua e là simmetricamente po sto un monogramma (2) sormontato da corona du cale, inciso e dorato, erro neamente attribuito alla casa principesca Mattei di Roma. E però fu creduto (V. Catalogo, nº 8, a pag. 9) che l'armatura avesse ap partenuto a uno dei prin cipi di quella famiglia. Ma, come si vede, nel mono gramma non può leggersi Mattei, ed è poi certo che non ne usò mai nessuno di quel casato. Comunque sia, se quest'armatura perde qualcosa per la parte sto rica, non perde nulla per Fig. 3. Armatura equestre. 1712. (1) Questi bracciali, furono dagli armajuoli italiani addimandati bracciali alla moderna, e se netrova qualche raro esempio sin dal principio del secolo xvI. Se ne fece spesso usonella seconda metà, epoi generalmente, continuando anche perbuona parte del xvu. Trovo questo nome in una lista dilavori, dell'armajuolo Orazio Calino, per il principe EMANUELE FILIBERTO nel 1609. Prima per doi para di brasalli fatti CLASSE II. 70 la parte artistica e militare, essendo sempre un bellissimo lavoro degli armajuoli italiani della seconda metà del secolo XVI. B. 11. EUGENIO DI SAVOIA, in assisa di generale austriaco, sur un cavallo color Isabella (1). Ha la corazza, (V. Serie C. 38.bis) la spada, (V. Serie G. 211) e le pistole (V. Serie N. 57, 58) proprie. La sella con la copertina, i capelletti delle fonde ed il sottopancia (2) sono di velluto cremisi con ricami di argento filato. La briglia con testiera e redine, e il pettorale sono pure di velluto cremisi coperto con trina d'oro, ed hanno il morso e i guarnimenti di bronzo dorato; e così sono anche le staffe. Il principe ha cappello a tre punte, casacca di panno giallo, guarnito di trina d'argento, calzoni di panno scarlatto, sciarpa, di oro e seta nera, cinta alla vita, stivali di cuojo nero alti, alla moda del suo tempo, e sproni proprj. B. 12. ARMATURA ARABA, compiuta, su cavallo bajo. È composta di zucchetto (3) con visiera, gronda, guanciali, e nasale mobile ; giaco di maglia con piastre al petto, alla schiena e alle braccia ; guanti di maglia; cosciali, ginocchietti e gambiere di maglia con piastre nelle parti anteriori ; scarpe di lame articolate, con punta aguzza alla moderna borniti bianchi da torneo-. Arch. di Stato , Torino, Sez. III, Controllo, Ann. 1608-1610, с. 274. (2) Il monogramma, comeè dimostrato dall'uvito disegno, si scioglie conle seguenti lettere MADNE, che procedono con quest'ordine. Ora da queste let tere non si potrà aver mai il casato MATTEI. Ma ad essere più sicuro nel mio giudizio, inviai il fac-simile del monogrammaad unadottissima personainRoma per avere schiarimenti su questo proposito. Essa, avendo relazione col cardinale Mattei, gli mandò il monogramma, edil Cardinale esaminatolo, gli rispose conunalettera,che nel monogrammanon ci sapeva leggere MATTEI; anzi poteva assicurare che nella sua casaun tal monogramma non era stato mai usato, Monogramma dell'armatura di nº B. 10 o almeno non ve n'era rimasta memoria alcuna. Il tempo, il caso, forse,daranno modo di decifrarlo, e di sapere a chi appartenne questa bellissima armatura. (1) Si dice che il nome d'Isabella si desse a questo pelame, che è una varietà del sauro, perchè somigliante al colore che presero i pannilini usati dalla infante Isabella nell'assedio di Ostenda, che durò tre anni, tre mesi e tre giorni, poichè aveva fatto voti di non cambiarli finchè la città non si fosse presa. (2) Questa bardatura era posseduta dalla famiglia Doria di Genova, e v'era la tradizione che fosse donata da Carlo V al suo grande antenatoAndreaDoria.Ma lo stile dei ricami, proprio del xvi e xvIII secolo, è prova della falsità della tra dizione. (3) 11 profilo di questo zucchetto ha la forma detta a sezione di barca, molto acuta, come sono quasi tuttigli zucchetti arabi, variando soltanto nell'altezza. SERIE B. 71 rialzata. È fornita di sciabola propria (V. Serie G. 305), e nella destra ha lo stendardo creduto di Maometto II (V. Serie 0. 26.). Il cavallo ha la sella arcionata e ferrata, e staffe secondo il costume ed è coperto intera mente dalla barda fatta a bande tutte composte di pic cole piastre di ferro (1) ri unite con maglie. La testiera è a vista; con guanciali; la briglia ha redini di cuojo con piastre di ferro e false redini di cuojo soltanto. B. 13. GUERRIERO GIAP PONESE sur un cavallino bajo. Ha in testa uno zucchetto con larga gronda, quello di ferro, questa di cuoio a bande, tutto colorato di nero con alcuni fili di ottone che si riuniscono ad una piastra circolare dello stesso metallo alla sommità del coppo. La parte inferiore del viso del guerriero è ricoperta da una maschera di ferro, nera, di brutta figura. Ha sulle spalle due lamine di cuoio, a mo' di pettini, verniciate di nero e tenute insieme con fettucce di varj colori. La corazza è fatta come lo zucchetto ed è finita da squame di la mine di ferro dorate. Le manopole, i cosciali e le gambiere sono pure di la mine di ferro dorate. Porta al fianco la sciabola nazio diMantova: Fig. 4. Armatura gotica bianca. 1212. (1) La foggia di queste barde è tutta orientale, ma se ne facevano anche fra noi nel XVI secolo come si prova col seguente passo di una lettera del marchese Intendemo che li (a Milano) e uno maestro che fa barde da cavallo 72 CLASSE II. nale (V. Serie G. 345), con lama a un filo, a lungo manico e con fodero di legno verniciato, e lancia (V. Serie J. 434). Il cavallo ha la bardatura compiuta secondo l'uso della nazione, cioè : sella verniciata a colori, e grandi staffe di legno verniciato di nero, fiancali di corame con fiori dorati, groppa di maglia con lunga frangia di cordelline di filo, e pettorale pure di maglia con lunga frangia di lana rossa (Rotonda). ARMATURA BIANCA, compiuta, della seconda metà del se B. 14. colo xv, e della forma detta gotica, striata, di acciajo forbito. Ha la celata aperta (1) con lunga gronda e vista, e con barbotto (2) mobile che si ferma sul petto. La corazza, con resta e soprappetto, panziera a tre lame e guardareni a quattro lame, è modellata sulla vita della persona che dovevavestirla, ed ha,sotto, il giaco di maglia. I fiancali, di piastra, sono piccoli e a contorni arcuati; e di piastra sono pure i cosciali le gambiere intere e le scarpe appuntate, cioè con una giunta acutissima e mobile, onde venne loro il nome di scarpe à la poulaine (3). Ha sproni con aste diritte lunghissime di piastre di ferro come si fanno li coracine: e per che designamo di hauerne volemo che sapiate da lui quanto pesarianolebarde forniti integramenti et quanto ne costariano per uno cavallo, ecc.-. M.se di Mantova, Lett. (10 marz. 1526), Arch. Gonz , F, II, n° 6. Che a Milano si facessero queste barde di piastre di ferro mi sembra averne indirettamente un'altra prova in quelle, ed erano parecchie, che possedeva il marchese Raimondi patrizio milanese, e che io vidi, nel 1867, nella sua casa di Villa a Fino, ove egli le conservava. (1) CELATA APERTA si disse Quella che copriva soltanto il capo e una parte del viso sino al naso. Oltre il coppo aveva la gronda e la vista. La parte inferiore del viso era coperta, come si vede qui, dal barbotto che, unito alla goletta, si fermava sul petto della corazza con viti, o si legava con coregge al collo. Celata aperta era anche quella detta Celata alla Borgognona o Borgognotta che si compiva con la BUFFA; ma di questa si parlerà al nº B. 28. (2) BARBOTTO era Quella baviera che si aggiungeva alle celate aperte, perchè non l'avevano; o si soprapponeva a quella della celata come pezza di rinforzo. I Francesi lo chiamavano mentonnière. Mcccc. Liiij, Die xviij marcij. Item pro armaturis xij integris, videlicet... Cellatis xij cum vixeria... Barbotis xij ferri, etc. Decr. e concess. Ducali ann. 1453-1459, Arch . di Stato Milano. Unbarbotto di malia da gorzarino. Libro Aquila (1543), c. 47, Arch. Gonzaga. (3) SCARPE APPUNTATE (franc. solerets à la poulaine) dicevansi Quelle che ave vano una puntalunghissima ed acuta (V. la fig.4). Erano o intere ed a lame artico late, o avevano lapuntadi un solo pezzo di piastra che si aggiungeva alla estremità della scarpa, alla quale si fermava con una chiavetta, come si vede nella qui unita incisione. Le scarpe di questa forma non si usarono soltanto nel quindicesimo secolo, e se ne ha una prova nelle memorie di Anna Comnena (1080-1148) con le seguenti parole :- Le franc est terrible quand il est à cheval, mais dès que sa monture s'abat, le cavalier ne parait plus du tout le même, alourdi qu'ils est par son bouclier et les lonques chaussures à becs qui l'empéchent de marcher SERIE B. 73 con la spronella a sei punte, ha le rotelline da bracciali spigolate (1), le manopole a mittene e la braghetta (2). Non vi è marca di fab brica, ma può attribuirsi ad armajuoli italiani. Questa specie di armatura, (3) di origine tedesca, (4) era di uso estesissimo in Ger mania, in Francia ed in Italia nella seconda metà del secolo xv; e la sua forma, così attillata alla figura della persona che armava, è la più bella di quante se ne inventarono e che si conservano ora nelle Armerie. Porta spadona propria (V. Serie G. 19.) B. 15.- ARMATURA SPIGOLATA BIANCA, compiuta, da cavallo. La ce lata da incastro ha la visiera a mantice (5) di un solo pezzo. La et le rendent facilement prisonnier- (DEMMIN, Op. cit. pag. 357). Nel manoscritto tedesco del decimoterzo secolo, Tristano e Isolda, veggonsi cavalieri con le scarpe à la poulaine; moda che parrebbe esser venuta dalla Ungheria dove era di uso generale nel duodecimo secolo. Si attribuisce anche a Falco IV conte d'Angiò (1087) e ad Enrico II re d'Inghilterra (1154-1189), che la usò per nascondere una deformità, onde gli venne il soprannome di Cornadu o Cornatus. Alla battaglia di Sempac (1386), i cavalieri austriaci dopo essere discesi da cavallo, tagliarono le lunghe punte delle loro scarpe (DEMMIN, ivi). Questa moda, cadde e risorse varie volte, finchè sul finire del secolo xv fu surrogata dalla scarpa detta a piè d'orso (soleret pied-d'ours); che (1550) cedette il posto a quella a becco d'anatra (soleret bec-de-cane), ultima forma delle scarpe di ferro. (V. a pag, 42, la nota 4). (1) Vedasi la nota 1 al nº B. 9, pag. 68. (2) BRAGHETTA (franc. brayette), Quella parte dell'armatura, che copriva le parti basse. Il petto sia a botta d'archibugio ordinario da guerra, caricato come è solito, da lire (libbre) venti in ventiquattro (libb. di marco degli armajuoli bre sciani Cg. 0,2335), il quale habbi la lama postizza a botta alla braghetta con chiodi da voltar per leuarla et rimetterla 一. Arch. Gov. Brescia, Privil., R.º 7, V, p. 10. (3) Il peso dell'armatura è di Cg. 26,700. (4) L'armementgotique, d'origine germa nique, s'est répandu rapidement partout où l'esprit chevaleresque s'était développé. On le retrouve en Angleterre, en France, en Espagne et même sur le sol classique de l'Italie, mais partout il a subì des modifica tion selon le mœurs et le goût des nations. EnItalie l'armement est toujours resté sans style propre et defectueux, quoique tres-ar tistique dans le dessin et dans les détails de l'executions des ornements etc..... Les exigences de la défense créés par le chan gement de la manière nouvelle de guer royer leur échappaient également-. DEM MIN, Op. Cit. pag. 66. Già: ed è a punto Partito armat. da Cavallo (1605), Celata da incastro con visiera a mantice dell'armatura nº B. 15. per questo, che principi e re stranieri face vano fare le loro armature dagli armajuoli italiani! (5) VISIÉRA A MÀNTICE (mézail à soufflet). Dicesi a punto, così perchè imita le CLASSE II. 74 corazza, molto rigonfia nel petto , ha la resta, la panziera a tre lame, il guardareni a due lame; ed è soprapposta al giaco di maglia. Ha rotelline da bracciali spigolate e braghetta a conchiglia. Gli spal lacci e i bracciali hanno la forma comune; le manopole sono a mittene i fiancali a sette lame articolate ; i cosciali di una sola piastra liscia; le gambiere coprono soltanto lo stinco e la polpa esteriormente, e le scarpe sono a pie' d'orso. Non hamarca di fabbrica, e come può essere opera di armajuoli tedeschi così può esser anche di armajuoli milanesi (1). Ha spada non sua (V. Serie G. 93). Questa forma è la più brutta di tutte le armature intere che usarono nella seconda metà del secolo xv e nella prima del secolo XVI (2). B. 16. ARMATURA SPIGOLATA NERA, compiuta, da uomo d'arme (3) simile alla precedente, eccetto che la panziera è di quattro lame ; il guardareni, di tre; i cosciali sono attaccati alla panziera ed uniti ai ginocchietti; gli schinieri sono interi e le scarpe a pie' d'orso. Gli spallacci hanno i guardagoletta assai alti e fissi ambedue , le manopole sono a mittene. Porta uno spiedo da caccia (V. Serie G. 161) Èunabella armatura (4) delle fabbriche milanesi della fine del secolo xv o del principio del xvi, e molto ben conservata (Rotonda). B. 17.- ARMATURA BIANCA, incompiuta(5) simile alleprecedenti (6). Ha una bandiera (V. Serie 0. 18) modenese, del secolo xvIII. B. 18. ARMATURA BIANCA, compiuta dapiè, simile alle precedenti. Hal'elmo con la solita visiera a mantice di un sol pezzo, la corazza pieghe della pelle posta tra le due tavolette dei mantici ordinarj, come si vede nella figura. (1) E siccome non faccio supposizioni senza appoggiarle su documenti, cosi ne riporto qui uno per provare che ho detto cosa forse, più che probabile, vera. Alto et potente Principe carissimo et amantissimo Cosino. Noi hauemo ben saputo et inteso da Gabriel vostro armorero lo bono volere et affectione quale haueti continuamente de compiacerne et medesmamente de la licentia che haueti dato a Francisco fratello de epso Gabriel de restare sotto noi et in nostra obe dientia del che vi ringratiamo molto el ricercamo che perseuerando in vostra bona affectione voi vogliate dare licentia al dicto Francisco de leuare in lo vostro paese et Signoria seruitori et operarii del suo mestero per aiutarsene in lo facto del dicto suo mestero. Nel che ne fareti piacere gratissimo, aiutando Dio, el quale pregamo alto et potente Principe carissimo et amantissimo cosino chel ve habia in sua Santa guarda. Scriptum in la cità de Vomes xv Aprilis 1495. (Lettera del Re dei Romani (MASSIMIGLIANO) at Duca di Milano Arch. di Stato Sez. Storica- Militare). Questa lettera non ha bisogno di commenti. (2) Pesa Cg. 17,50. (3) V. alla pagina 77, nota 2. (4) Pesa Cg. 22,700 SERIE B. 75 molto rigonfia nel petto, la panziera con quattro lame articolate, cosciali che giungono sino alla panziera, gambiere, e scarpe di lunghezza non ordinaria con punta ad arco di cerchio e larghissima. B. 19. Può credersi operata nel principio del secolo XVI. Ha nella destra una bandiera (V. Serie 0. 7) del reggimento Rhebinder a' servizj del Re di Sardegna, nel principio del secolo passato. ARMATURA NERA, compiuta, da uomo d'arme di mezzana statura, tutta di piastra, della fine del xv o del principio del xvi se colo. Arieggia un poco le armature gotiche, eccettochè questa non è striata, e non è attillata alla persona che se ne armava. Ha le pezze seguenti. Celata a becco di passero (1) con camaglio; barbotto, congor (5) Mancano le scarpe. (6) Quest'armatura fu inviata da Napoli ove si conservava nell'Armeria Reale, e dicevasi appartenuta a VITTORIO AMEDEO II re di Sicilia. Ma Egli vi regnò dal 1713 al 1718, e per ciò non potè portare un'armatura Massimiliano del secolo xv! (1) CELATA A BECCO DI PASSERro. Ha molta simiglianza con quella che abbiamo già veduta nell'armatura n. B. 2 (pag. 52, nota 2 e figura); ma poichè in qualche Celata dell'armatura nº B. 19. A. Vedutadi profilo. B. Veduta di dietro. parte ne differisce, così ne faccio una particolareggiata descrizione e ne riporto le figure. Il coppo è come uno zucchetto perfettamente emisferico, con cresta bas sissima, ed ha una laminaposteriormente (V. la figura B) prolungata sino al collo, 76 CLASSE II. zarino di due lame articolate; ghiazzerino (1); goletta; corazza, petto e schiena, con resta e piastra articolata inferiormente; guarda reni e panziera di quattro lame articolate; tre piastre sagomate a punta e mobili attaccate al guardareni ; fiancali di piastra a con torno curvilineo ; cosciali di piastra di un sol pezzo; ginocchietti con piccole ale ; gambiere sane e scarpe con punta ad arco di cerchio; spallacci con guardagoletta non simmetrici ; guardascella (2) fermato con chiodo da voltare; bracciali di lame nel braccio e di piastra nel l'antibraccio, e cubitiere con ale molto grandi; manopole a mittene (3). Ha la spada (V. Serie G. 76) non sua. Questa bell'armatura, intera e fornita di tutte le sue pezze, è pre gevolissima non solamente per la foggia, ma anche per la sua per fetta conservazione. La Direzione dell'Ospedale di Vercelli, nel 1834, fece alla Maestà sulla quale soprappongonsi i due guanciali, che compiono la celata, maschiettati superiormente, per aprirli e chiuderli a fine di metterla in capo. Questi guanciali che formano la parte inferiore della celata e la baviera, chiudonsi sul mento e fissandoli con un dente a molla. Sulla lamina che scende dal coppo, in basso, sporge un ferro quadrato lungo 0,03, che ha un disco e interiormente due staf fette, delle quali non si sa spiegare l'uso. Un dotto in questa materia mi disse, che questo disco si crede essere posto li affinchè non si potesse, con un fendente, tagliare la coreggia che stringe alla celata il barbotto. Ma lo stesso disco è nella celata a mantice (V. pag. 74), nella quale non si potrebbe mettere il barbotto di rin. forzo. Per ciò resta sempre ignoto il perchè di questa giunta. Un frontale di rinforzo è fissato al coppo. La ventaglia (che si ap poggia sulla baviera),dalla banda destra, ha quindici fori per farvi passar l'aria, e lascia tra sè ed il frontale un'apertura per la vista, ed è maschiettata a due alette im pernate sul frontale. Si compie la celata con camaglio, ed è rinforzata col barbotto, cui è unito il gorzarino di tre lame a punta e articolate, che si ferma alla celata con ME Marca di fabbrica Guardascella destra dell'armatura B. 19. una coreggia. Sul coppo, dalla parte posteriore destra, ha la marca di fabbrica M. E. con corona. Do (V. a pag. 75) due disegni di questa celata: A, veduta di profilo, e B, veduta posteriormente col guanciale destro alzato. (1) GHIAZZERINO. V. a pag. 53, nota 7. (2) GUARDASCELLA. Scambio delle rotelline, che vedemmo nelle armature n' B. 9, 14 e 15 poste a supplire al difetto dell'armatura, qui abbiamo questa lama di figura oblunga, da mettersi e levarsi a piacere, fissandola sul bracciale con due chiodi da voltare. (3) È da osservarsi che la manopola destra ha il guanto di tre lame articolate unite al manichino, e che la sinistra ha una parte che è la continuazione del ma nichino e quindi una sola lama articolata. L'armatura pesa Cg. 26. SERIE B. 77 del re CARLO ALBERTO presente di quest' armatura, che, secondo la tradizione che si aveva in quell'Ospedale, sarebbe appartenuta ad unuomod'arme chetrovossi alla battaglia di Pavia (25 febbr. 1525), nella quale fu ferito con unsuo commilitone (V. il nº B. 39), e con esso ricoverato nell'Ospedale di Vercelli dove morì (1). Per quest'armatura la tradizione potrebbe esser vera, poichè è opera e foggia di quel tempo; manoncosì perl'altra, che, come vedremo a suo luogo, è lavoro della fine del secolo xvI. Ad ogni modo, se per pregio storico non guadagna nulla da questa circostanza; che accenno qui soltanto per essere fedele narratore della tradizione mentovata; essa è sempre importantissima per la bella forma ed il perfetto lavoro, e una delle più rare armature, e tra le più pregevoli della collezione (Rotonda). B. 20. ARMATURA BIANCA, compiuta, da uomo d'arme, (2) della prima metàdel secolo XVI con celata da incastro, fiancali a sei lame, cosciali di quattro piastre e scarpe con punta a becco d'anatra. Ha una bandiera (V. Serie 0. 17) modenese, del secolo XVIII. B. 21. ARMATURA BIANCA, incompiuta, dauomo d'arme della prima metà del secolo XVI, simile alla precedente, di bellissima forma e di perfetto lavoro, certamente bresciano ; che fu propria dei Martinengo, e si ebbe da quell'armeria. Mancano le scarpe (V. Serie D. 175, 176) Hauna bandiera (V. Serie 0, 19), come la precedente. B. 22. ARMATURA NERA, compiuta, da uomo d'arme del XIV (1) Catal. vecch., pagg. 16 e 17, numeri 11 e 12. (2) ARMATURA DA UOMO D'ARME (franc. armure d'homme d'armes). questo nome all'armatura compiuta, che vestiva di tutto punto il cavaliere, o, come diremmo ora, il soldato di cavalleria, che ne' secoli xv e xvi si addiman Si dava dava uomo d'arme e costituiva la cavalleria grave. Una armatura da homo darme per el prefato Ill. St. (il duca Francesco) con arnese schinere e scarpe integre fornita dorata et designata ecc. Libro Aquila (1543) Archº°. Gonzaga. c. 20. Una armatura da uomo darme fornita celata ala borgognona bracciali spalazi da uomo d'arme arnesi scenir (schinieri) intregi e guanti la quale sono state fatte per il sig. Sigismondo Gonzaga adì 28 otth. 1543 lvi c. 73 Uомо, nel linguaggio militare valeva e vale tuttora soldato , uomo armato, combattente. La gente della compagnia, secondo che si disse, presono più di duemila cavalli e più di duemila uomeni-. SARDO......... (1370, 2 dic) р. 177. E la mattina qui che fu ad 23 di ditto (aprile 1495), sonò la campana dell'ore a martello, e uscì di Pisa tra soldati e'l populo circa omini seimilia ecc. TOVENERI (1495), p. 304. POR-- Tuttavia l'armata navale degl'Inglesi et Ollandesi, la quale può comparire in breve nel Mediterraneo, può far nascere degli sconcerti, onde si ha da Torino che quell'A. R. non manderà che cinque mila uomini MURATORI, Lett. (8 magg. 1702), Miscellan. stor. it. xvIII, 249. UOMO D'ARME, vale uomo dato alla professione dell'arme. Tu ridi, perchè vedi me uom d'arme andar domandando di queste cose femminili Νου. 19.28. Bocc. UOMO D'ARME. Armato in genere da cavallo e da piede. Innumerabile popolo CLASSE II. 78 secolo. Ha la celata alla viscontèa (1), fiancali di nove lame arti colate, e scarpe con punta a becco d'anatra. Tiene una bandiera (V. Serie. 0. 3) della repubblica di Genova. di Cristiani pedoni e cavalieri in quantità di più di dugentomilahuomini d'arme del Reame di Francia, d'Alemagna, di Proenza, di Spagna, di Lombardia, e di Toscana valicano oltremare, ecc. G. VILLANI, 91. UOMO D'ARME (lat. cataphractus; franc. homme d'armes). Soldato a cavallo ar mato di tutto punto (miles gravis armaturae). La nostra armatura appartenne a questa specie di cavalieri, che componevano la cavalleria grave nel secolo xv, e nel xvi. Ma nel xv secolo sotto il nome di uomo d'arme si comprendeva una quadriglia di uomini e di cavalli, cioè l'uomo d'arme, propriamente detto, il piatto o cavalcatore, il saccomanno e l'uomo addetto al carriaggio.Gli ess. che seguono chiariranno meglio la locuzione.- Item, promette el prefato Jacobo Bagarotto..., che il prefato signor meser Costanzo (Sforza) tenerà, tempore pacis, homini d'arme centoquaranta, et balestrieri ad cavallo venticinque di bona gente, se condo il comune uso de Italia; intendendo che el deba tenere cavalli quattro per homo d'arme; infra li quali cavalli sia tenuto et obligato tenere el cavallo per l'homo d'arme conveniente secondo el comune uso : eсс.- Condotta di Co stanzo Sforza (17 febbr. 1479), Arch. st. it , xv, p. 206. Cinquantahuomini d'arme oltre alla sua persona (il conte Gherardo Rangoni) sufficienti et bene armati et secondo luso et costume de buoni huomini darme ytaliani con quattro cavagli per ciascuno huomo darme cio, e, Capo di lancia, piacto, Cavallo perlo sachomanno, et Cavallo, o, mulo, per lo carriaggio a tre persone oltre allo huomo d'arme cio, e, ragazo sachomanno et lo uomo guida al carriaggio con soldo piacto et prouisione di decti sei mesi ecc. Arch. di Stato, Fir., Cl. xm, dist. 2, n° 62, c. 32. X di Balía, Condotte (22 nov. 1501). UOMO D'ARME, finalmente, si disse quello che faceva parte della milizia scelta, a cavallo, istituita in Francia e in Italia nel secolo xvi, e in ispecie di quella creata Chequalunque, da Cosimo I con decreto del di 15 di marzo 1567 (st. c. 1568). così de descritti della sua Milizia, come de non descritti, et di qual si voglia Città, et luoghi delli stati suoi voglia en trare, et essere ammesso alla nuova mi lizia d'uomini d'arme diloro E. I. habbia havere indono un Cavallo, et una arma tura, et in oltre scudi cinque ciascun mese a tempo di pace per suo interte nimento, et glie ne sarà dato assegna mento in luogo sicuro. Decreto ecc., 15 marzo 1568; CANTINI, VI, p. 376. E nei Capitoli: In questa Militia d'Ho mini d'arme si ammettino solamente quelli che siano Gentilluomini Nobili, et bennatinelle patrie loro ecc. Capitoli (25 giugno 1568), CANTINI, VII, p. 22. (1) CELATA ALLA VISCONTÈA. Questa Gelataalla Viscontea dell'armatura no B. 22. celata differisce, dalle ordinarie chiuse, nella visiera, che si componeva come la comune di due parti, ma diversamente foggiata. La ventaglia aveva parecchie SERIE B. B. 23. 79 ARMATURA NERA, compiuta. Ha fiancali di cinque lame articolate, le scarpe a punta quadra, la celata alla viscontea. Nel resto somiglia all'armatura di nº B. 20. Porta una bandiera (V. Serie 0. 5) come la precedente. B. 24. ARMATURA BIANCA, compiuta, da uomo d'arme. Ha celata a becco di passero, corazza con resta fiancali con otto lame, cosciali di una sola piastra, gambiere intere e scarpe con punta a becco di anatra. Porta nella sinistra uno stendardo di cavalleria francese (V. Serie. 0. 8). B. 25. ARMATURA BIANCA, compiuta, da uomo d'arme, forse di fabbrica tedesca, del secolo xvI. È osservabile l'elmo, che arieggia quelli alla viscontèa senza cresta con ventaglia e vista riunite, fron tale formato da una banda di ferro dalla quale sporge una piccola tesa, e baviera con piastra di rinforzo al mento. La goletta è so prapposta alla corazza alla quale è fermata con chiodo da voltare. Ha il guardareni di quattro lame articolate; i fiancali, pure di quattro lame, fermati alla corazza con chiodi da voltare; i cosciali di una sola piastra; le gambiere intere e le scarpe con la punta tagliata a sghembo dal basso all'alto. Tiene una bandiera (V. Serie 0. 6) modenese del secolo XVIII. B. 26.- ARMATURA NERA, compiuta, simile alla precedente eccetto la celata che è da incastro, sulla goletta soprapposta alla corazza. Ha scarpe a becco d'anatra e tiene una bandiera (V. Serie 0. 4) come la precedente. B. 27.- ARMATURA BIANCA, compiuta, da uomo d'arme, simile al n.º B 20, salvo la celata che ha la goletta. Ha il guardareni di tre lame e i fiancali di cinque; i cosciali si compongono di tre pia stre ; le gambiere sono con le scarpe a becco d'anatra. Porta una bandiera (V. Serie 0. 20) modenese. B. 28.- ARMATURA,compiuta, bronzataconla pietrasanguigna (1), fessure verticali strette e lunghe in ambedue le parti, e nell'orlo superiore un dente nel mezzo, alto poco più di un centimetro per la vista, con ledue aperture tra sè ed il frontale, donde sporgeva una tesa orizzontale a punta. La figura, nella pagina antecedente, servirà a mostrarne meglio la forma. (1) Questa specie di bronzatura è fatta con la Ematite rossa (che è) una varietà litoidea di sesquiossido di ferro, caratterizzata dalla forma mamillonare stallattitica, dall'abituale struttura fibrosa o fibroso-radiata, e dal colore domi nante rosso-bruno o rosso di sangue. Ridotta in polvere acquista molta vivacità di tinte, forma una materia colorante assai usata perchè durevolissima; quando è compatta, o mista a materiali argillosi, costituisce la PIETRA SANGUIGNA e la matite rossa dei disegnatori; есс.- ВомВІСсı, op. cit, p. 529. Appresso, quando occorrerà nominare la stessa bronzatura, dirò soltanto bronzata o bronzato, e s'intenderà questa fatta con la pietra sanguigna. 1 80 CLASSE II. lavoro alemanno, e forse degli armajuoli di Norimberga della se conda metà del XVI secolo. (1) Ha celata alla borgognona (2), con buffa (3) di due lame articolate, ed è decorata di grandi ornati a foglie di acanto rilevati dal fondo a cesello e forbiti, senza alcun lavoro di bulino. È un'armatura di molto bell'apparenza, pel con trasto che fa la forbitura degli ornamenti sulla tinta bruna de fondo. Alla mancanza della braghetta ed alla piccolezza dei fian cali e dei cosciali è supplito con una maglia che protegge il basso ventre e parte delle cosce. I guanti sono della forma detta (1) Vedansi nel DEMMIN, alle pagine 224, 225 e 226, le belle armature ora esi stenti nell'Imp. armeria dell'arsenale di Vienna, due delle quali, le prime, sono opera di armajuoli di Norimberga, e la terza di altro artefice tedesco, e vi si scorgerà la rassomiglianza perfettissima con la nostra armatura, che perciò si può credere indubbitatamente uscita dalle officine degli stessi armajuoli. (2) CELATA ALLA BORGOGNONA, Ο BORGOGNOTTA (franc. bourguignote, ingl. bur gonet, spagn. celada borgoňona e borgoñota, ted. Burgunder Helm). Si distingue dalle altre celate per le seguenti parti. Cresta (franc. créte, ingl. crest, spagn. cresta, ted. Kamm); frontale o tesa, ciò che ora chiamiamo visiera (franc. avance, ingl. schade, spagn. frontal, sobrevista, tedesco Schirm); guanciali (franc. oreil lèrés, ingl. ckeek-pieces, spagn. jugulares, orejeras o carrilleras, ted. Wangen Celata alla Borgognona con buffa dell'armatura B. 28. Buffa della celata precedente. klappen); e gronda (franc. couvrenuque, ingl. neck-guard, spagn. cubre-nuca ted. Nackenschutz). La faccia restava scoperta, ma si poteva coprire aggiungendovi, come in questa, la buffa. La figura qui unita darà una più chiara idea di questa speciale armatura del capo. La etimologia di questo nome pare certo che sia venuta dalla Borgogna, pro vincia della Francia, gli abitanti della quale furono i primi ad usare questa specie di celata che noi, come gli spagnuoli, dicemmo alla Borgognona, e poscia, con una sola parola, alla francese, Borgognotta. SERIE B. 81 a mittene (V. nota 6 a pag. 40). Sugli spallacci e sulla tesa del fron tale è la marca M (1) e nella parte posteriore della goletta H H. Ha lo spiedo da caccia (V. Serie G. 162) non suo. B. 29. ARMATURA BIANCA, compiuta, da ragazzo, della seconda metà del secolo XVI, alta m. 1,54. Si compone di celata con goletta, spallacci con lavori di cesello, bracciali e manopole a diti separati, corazza con panziera, scarselloni (2) a lame, cosciali con ginocchietti ornati a cesello, gambiere intere e scarpe con punta a becco d'a natra. In tutti i contorni delle lame e anche in altre parti dell'ar matura sono bullette d'ottone a capocchia emisferica. Porta spada non sua (V. Serie G. 85). Appartenne alla famiglia Martinengo, e perciò può tenersi per fermo che sia opera di armajuoli bresciani. Venne in grandissima riputazione (Giovanni de' Medici), volendo che i suoi soldati avessero cavagli turchi e giannetti e fossero bene armati con le celate alla borgognona-. Rossı, Vita di Gio. de'Medici (1540), 80. E invece di celata avessero una borgognotta o un zucchetto al modo Ungaro, che coprisse la testa-. CINUZZI [Gr ]. Per immaginarsi la figura de' quali [ossi] si rammenti V. S. II lustrissima di quelle borgognotte di ferro che portano in capo i soldati a cavallo-. RED. Lett. 2, 281. Si usò anche per soldato con quella armatura della testa. El mi dice che non arrivono a trecento fanti non molto buoni, et al sì cento caballi, che in fra tutti non vi è xx celate alla borgognona-. FERRUCCIO, Lett. (1529), Arch. st. it., IV, 1, 582. 3) BUFFA (franc. mentonnière lamée à gorgerin, ingl. lamed mentonnière, ted. Geschobene, Barthaube). Pezza posticcia per coprire la faccia, acconciandola alla borgognotta che così diventava una celata chiusa, e serviva per correr lance. Questa pezza ha la visiera composta di ventaglia e vista a lame articolate, che si abbassano facendole scorrere su loro stesse; la baviera, o barbotto, ed il gor zarino sono pure a lame articolate.-E più una buffa da correre alla leggiera-. Invent. Armer. Gonz. (1542), Arch. notar. Mantova, Rogit. Stivini. Si Buffa si addimandò anche la visiera propria della celata. può notare ancora, che i maschietti, o chiavette, come vogliono dire, sono più proprie al servizio di chiudere la celata intorno la goletta che di serrare la buffa o com'altri dicono la visera-. Pi STOFILO, Il torneo (1627), I, 53. Vedasi anche la nota 4a pag. 61. (1) Questa marca si trova anche in un'armatura della Real armeria in Madrid, ma s'ignora il nome dell'artefice che segnò M M arca dell'armatura n. B. 28 con essa i suoi lavori. (2) SCARSELLONE, lo stesso che Fiancale grande (franc. grande tassette; spagn. escarcelon). I soldati (di lance) sogliono anch'essi andar armati con l'istesse armi del capitano, eccetto che in luogo di cosciali per il travaglio della lancia, portano i scarselloni all'antica, con tre o quattro lame-. MELZO, Regol. milit. (Anversa MDCXI), II, 46.-Una corazina de raso cremesin con scarsellonj- Invent. de la Monit. dei X(1548), Ms. c. 61. Questa voce è venuta a noi dalla lingua spagnuola. Nel Nouveau Dictonnaire Espagnol-François et Latin MDCXC, leggo: ESCARCELLA, Tassette, partie de l'armure d'un homme de guerre, qui est au dessous de la cuirasse, qui couvre les Catalogo R. Armeria. 6. CLASSE II. 82 B. 30.- ARMATURA BIANCA, compiuta, da ragazzo, alta m. 1,33. È simile alla precedente. Si compone di: celata alla borgognona con buffa, spallacci, bracciali e manopole con diti separati, scarselloni di sette lame, cosciali di due piastre, ginocchietti con un rosone di cesello, schiniere intere e scarpe con punta a becco d'anatra. Tutte le lame nei contorni sono centinate, e in ogni archetto è una bul letta di ottone a capocchia emisferica; e così sono ornate tutte le pezze, nei contorni delle quali si conserva tuttora l'ornamento di raso giallo sagomato a semicerchio e guarnito di trina d'oro. Ha spada (V. Serie G. 114) non sua. È unlavoro finitissimo e sicura mente degli stessi artisti e del tempo stesso delle altre armature, che, come questa, ci vennero dall'armeria Martinengo. B. 31. ARMATURA, compiuta, da uomo da piede, a bande for bite alternate da bande con ornati messi a oro su fondi neri, graniti. Dalla sua forma e dallo stile degli ornati può riputarsi opera della seconda metà del secolo xvi, e di armajuolo italiano. La celata ha la ventaglia a finestrelle bislunghe e due fori a mandorla per la vista unita al frontale. La baviera con gorzarino è divisa in due parti, maschiettate al coppo, che si fermano con un bottone al mento. Ha il giaco di maglia, il guardareni a tre lame, gli scar selloni a quattro lame, assai larghi, gli arnesi di una sola piastra, le gambiere intere, le scarpe a punte arrotondate e le manopole a dita unite. Ha brocchiere proprio (V. Serie F. 66,), e spada non sua (V. Serie G. 173). B. 32. ARMATURA, compiuta, da giostra, bronzata. La corazza ha la resta, e la parte inferiore tanto del petto quanto della schiena, è formata da quattro lame snodate, con panziera di tre lame. Ha giaco di maglia gazzarina con un bollo che porta l'Aquila dei Mar tinengo ; scarselloni di sette lame; cosciali di cinque; gambiere in cuisses.-ESCARCELON, augm. d'Escarcela- Ora prendiamo il CATALOGO DE LA REAL ARMERIA, e vediamo nel GLOSARIO la etimologia spagnuola di questa voce. ESCARCELA. Parte de la antigua armadura que se asegura al volante del peto, o pende de él por medio de unas correas con hebillas. La escarcela de hierro tomó su nombre de la bolsa larga ordinariamente de cuero, que caiaigualmente de la cintura al muslo. En las armaduras ecuestres ó paramontar á caballo que tenian escarcelas, éstas eran casi siempre desiguales; la derecha era mas corta que la izquierda, á fin de que el muslo derecho no tuviese impedimento al montar el caballero. Por esto, y porque la mayor parte de los golpes se recibian en el lado izquierdo, la escarcela de este lado solia ser mas larga que la otra, y aun de una sola pieza ó láuna paras los torneos, como se ve en el escarcelon que está indicado en la Armería con el núm. 179. ESCARCELON. Escarcela grande. SERIE B. 83 tere e scarpe con punta a becco d'anatra. Ha celata con goletta e manopole a diti separati. Tutta l'armatura è ornata di stelle e, nei contorni, di liste messe a oro. Ha spada (V. Serie G. 86) non sua. Ap partenne ai Martinengo, ed è della fine del secolo XVI (Rotonda). B. 33.- ARMATURA, compiuta, del conte Francesco Martinengo. È bronzata, con liste diritte e serpeggianti, dorate. Ha celata con go letta; corazza con guardareni di tre lame; giaco di maglia; scar selloni di nove lame; cosciali di una sola piastra; gambiere intere e scarpe con punta a becco d'anatra; spallacci con guarda goletta non simmetrici , e rotellino da bracciale (1); bracciali e manopole con diti separati e spada (V. Serie G. 177). Sul petto, dal lato si nistro , è una medaglia ovale in cui è rappresentato S. Francesco d'Assisi che riceve le stimmate. Perciò, considerando che quest'ar matura è della fine del secolo xvi, e che appartenne ai Martinengo, dalla figura mentovata prendo argomento per attribuirla ad un Fran cesco di quella celebre famiglia. Il quale, molto ragionevolmente si potrebbe credere che fosse quel conte Francesco tanto caro al duca EMANUELE FILIBERTO che l'ebbe per parecchi anni alla sua corte, lo adoperò in varj importanti negozj, gli diede onorevoli e difficili ca richi, e lo creò Cavaliere dell'Ordine Supremo dell'Annunziata. Ar roge : quest'armatura, anche per la sua decorazione di liste dorate serpeggianti, ha molta simiglianza con quella equestre, che sino a pochi anni a dietro, conservava la famiglia Martinengo dalle Palle (2) ; come può vedersi nella Illustrazione artistico-storica dell'armatura equestre di Francesco Martinengo, Brescia, Venturini, 1859. Per tutte queste ragioni dunque la mia supposizione diventa quasi certezza; e perciò la registro come appartenuta al conte Francesco Martinengo (3) uno de' tanti chiarissimi uomini d'arme di quell'il lustre casato (Rotonda). (1) V. a pag. 68, nota 1 e la figura a pag. 67. (2) Questa bellissima armatura da uomo e da cavallo fu,nell'aprile del 1870, venduta ad un Inglese per la somma di 36000 lire italiane. (3) Francesco Martinengo Colleoni conte di Malpaga nacque nel 1548. Fu ai servigi di EMANUELE FILIBERTO, che, a venti anni, lo mandò come colonnello con due compagniedi cavalleria in Francia a Carlo IX, dal quale fu creato cavaliere dell'ordine di S. Michele. Poscia fu inviato dallo stesso Duca a Enrico III con tremila fanti, e nel 1576 creato cavaliere dell'Ordine. Il Martinengo (nel 1578 ca pitano dei cavalli leggieri e maestro di campo della cavalleria leggiera,e nel 1579 luogotenente generale di là da' monti), morto EMANUELE FILIBERTO, continuò nei servigi della Casa di Savoja con lo stesso carico. Nel 1585 ebbe grado di colon nello e carico di governatore di Chivasso, e nel 1587 fu eletto Consigliere di Stato, Gran Scudiere e Capitano Generale di Savoja. Non si ebbero in quella Corte imprese e negozj importanti che non fossero dal Duca affidati al conte Fran 84 CLASSE 11. B. 34. ARMATURA italiana da torneo, della seconda metà del se colo XVI, cui manca la celata propria. È brunita ed ha larghe bande con minutissimi ornati a schiacciato rilievo operati ad acqua forte e ritoccati a bulino, messi ad oro su fondi, graniti, parte neri e parte dorati. Gli or namenti sempre ripe tuti, sono: due mani in fede e due anelli, uno dentro l'altro, certo, imprese del personag gio cui appartenne la armatura; perchè so pra la goletta sono ri uniti ambedue in una stessa formella. Perciò che risguarda l'arte dell'armajuolo, quest'armatura è am mirabile in ogni sua parte e per le forme e per la perfezione del lavoro. La goletta, as sai alta, è sottoposta, come d'uso, alla co Fig. 5. Petto efiancali dell'armatura n. B. 34. razza non solo, ma vi è fissata con due viti ( V. la figura), cosa rara assai. Il bracciale destro è alla moderna (V. fig. 3 a pag. 69), ed oltracciò ha i due cannoni tutti traforati regolarmente, e presso alla cesco, fino al 1597, allorchè fu condotto dalla Repubblica Veneta col grado e carico di Capitano Generale della cavalleria leggiera per la quale espose al Prin cipe la necessità ed il modo di riformarla. Sebbene non fosse più nella corte di Savoja, non dimenticò per questo i principi, dai quali aveva ricevuto tante prove di benevolenza. Ed agisce per porre quel Duca in istato di neutralità tra la Francia e la Spagna (1599), e fa per esso grande provvisione d'arme (1602, 28 di febb ), e procura l'alleanza fra il Duca e il Re di Francia (1604), al quale spe disce, con una sua lettera ed istruzioni, Lodovico Vimercati. Nel 1605 è ricondotto dalla Serenissima come Capitano Generale con aumento di soldo; dà norme per condurre l'artiglieria nelle piazze dello Stato (1606) ; si obbliga di fare una com pagnia di corazze (1607); accetta dalla Repubblica l'incarico di levare un reggi mento di mille ducento fanti italiani, forestieri (cioè, di altri stati d'Italia); fa una relazione sulla fortezza di Asola e dà i modi per mantenere la cavalleria. Nel 1608 si reca in Savoia con licenza della Signoria, che si dichiara contenta della SERIE B. 85 spalla ha una piastra di rinforzo fissa. Il petto poi dalla parte destra ha una piccola ala rialzata a mo' dei guardagoletta ordinarj su gli spallacci (1). I fiancali sono di una sola piastra ed a contorno curvo in basso, come quelli del principio di questo secolo. Ha una spada (V. Serie G. 71) propria. Il dottor Meyrick nella sua opera: Engraved illustriacions of antient arms and armour, etc., Vol. III, tav. LXXV, disegna un'arma tura del secolo xvII , e poichè vi sono incise le mani in fede che stringono un fiore, ed una corona marchionale con due rami ed un fiore in mezzo, come di palma , l'attribuisce ad uno dei Manfredi signori di Faenza. Ma oltrechè tale impresa non fu mai propria di questa famiglia, nè dell'altra omonima da Reggio (dell'Emilia), vi è un'altra ragione potentissima per impugnare l'opinione del Meyrich, cioè che un'armatura del secolo XVII non potè appartenere ai Man fredi ; l'ultimo de' quali , Astorre III , fu fatto ammazzare insieme col suo fratello naturale, nell'anno 1500, dal duca Valentino, che li aveva imprigionati nella presa di Faenza. Anche la nostra armatura, seguendo l'opinione del Meyrich, si potrebbe attribuire ad uno dei Manfredi; ma le ragioni già addotte per escludere l'opinione del dotto scrittore inglese sull'armatura da lui illustrata, valgono anche per la nostra. Io credo di non ingannarmi, attribuendola a Rocco Guerrini (2) da Marradi (Comune nella Prov. e Circond. di Firenze) conte di Lynar, ingegnere civile e militare valentissimo del secolo XVI. persona di lui, e più tardi (1609, 19 di settembre) propone il modo di fortificar bene Peschiera. Nel 1611 fa varie lagnanze al Principe intorno a certi torti che crede gli sieno stati fatti, e ricorda, con molte particolarità, le persecuzioni dei suoi malevoli; ma il Senato, per confermargli sempre più la stima che aveva di lui, lo spedisce alla sopraintendenza di Bergamo. Nel 1613 il conte Francesco andò aMantova oratore del Duca di Savoja a quella Corte (CLARETTA, Il Principe Em. Filiberto, 126), e in questa occasione " avendo dissuaso con certa libertà di parole (che ai principi va poco a sangue) Carlo Emanuele I dal suo disegno d'invadere il Monferrato , questi se ne adombrò e lo tenne indi in diffidenza 6 (V. CLARETTA, Ferrante Vitelli, ecc., 91). Nel 1616 la Repubblica lo ricondusse come generale della cavalleria. Lasciò il conte Francesco Martinengo molti scritti intorno al modo di ordinare le diverse armi di un esercito, egli che , in un ri corso al principe (1611),dice che per otto anni ha fatti eserciti interi sì del Duca di Savoia, come della corona di Francia (Illustr. cit. , pag. 17). Il conte Fran cesco morì in Brescia a dì 8 di febbraio del 1622. (1) Veggasi la Fig. 5nella pagina precedente. (2) Rocco Guerrini, conte di Lynar, nacque in Marradi (Prov. e Circ. di Firenze) nel 1525. Fu educato insieme con Cosimo de' Medici. Accompagnò, decenne , il padre suo Giovanni Battista, colonnello nell'esercito di Carlo V, alla impresa di Tunisi (1535). Ritornato, entrò al servizio di Alessandro de' Medici, che dovette 86 B. 35. CLASSE II. ARMATURA compiuta, da uomo da piede, ornata di fiorda lisi e di stelle, alternativamente, dentro a tempietti, il tutto forbito su fondo granito e nero. Non ha guardareni; i cosciali con lame articolate giungono sino al petto, le scarpe sono a becco d'anatra. Èdella fine del XVI secolo. Ha spada non sua (V. Serie G. 135). lasciar presto, perchè avendo il padre di lui ucciso un Malaspina, questa potente famiglia non cessò dal perseguitare anche il giovane Guerrini. Per le raccoman dazioni dei Medici ebbe nel 1542 la più benevola accoglienza in Francia, ove egli salì ai maggiori gradi del regno, e si segnalò in tutte le guerrecomeingegnere e come soldato. Fu sotto il Sire di Vielleville all'assedio di Thionville nel giugno del 1558, dove in un assalto dato ad un torrione, bravamente combattendo, perdè un occhio (CARLO IX , Mém. de Vielleville, Lib. vn, cap. 13). Serviva il Re di Francia nel 1563 col carico di capitano di una compagnia di fanti, come quasi tutti gl'ingegneri italiani d'allora; e nell'anno stesso sollecitò ed ottenne dal suo Duca Cosimo I una patente amplissima di nobiltà (V. TONDINI, Prefaz. al vol. II, Lett. ined. d'uom. illustri, 1782). Nel 1560 entrò nella Confessione evangelica, e, scoppiate più tremende le guerre di religione in Francia, egli andò a servire nel Palatinato e si trasmutò in Germania. Nel 1572 venne ambasciadore de' Principi protestanti in Italia, e qui rivide il suo antico compagno di giovinezza, Cosimo, divenuto Granduca, che gli offri beni ed onori se restava a Firenze; ma egli li rifiutò per motivo di religione. Giovò dei suoi consigli molti principi tedeschi, e segnatamente l'Elettore di Sassonia e il Principe di Anhalt, per la edificazione di castelli e di fortezze; e quindi, nel 1578, passò in qualità di generale, consi gliere e capo degl'ingegneri militari nella Corte di Brandebourg. Gli assegna menti di 1000, poi 1200, e, a cominciare dal 1580, di 3000 talleri (oltre un regalo di 30,000) fissatigli dall'Elettore Giovanni Giorgio, chiaramente dimostrano l'im portanza dei suoi servizj e l'alta stima che si faceva di lui.E veramente era ra rissimo allora in Germania il trovare chi possedesse cognizioni eguali alle sue. Il capolavoro del Guerrini fu la fortezza di Spandau, e forse gli si deve attri. buire anche la cittadella piantata sull'isola presso la foce della Sprea nell'Havel Vi costrusse pure il polverificio e vi restaurò la fonderia de' cannoni. Più tardi fortificò Küstrin e Peitz e diresse le costruzioni dei castelli di Grunewald e Bötzou (Oraniemburg). In Spandau si trovano tuttora molte tracce della sua operosità. Il suo palazzo fu distrutto sotto il Re Federico Guglielmo I. Nella chiesa di S. Nicoladi Spandau si conserva un altare fattovi erigere nel 1582 da lui e dalla sua prima moglie, sotto il quale sono entrambi sepolti. Nel castello di Berlino, incominciato nel 1590 e compito nel 1594, per le modi ficazioni introdottevi dallo Schülter, non resta più altro che la scala a chiocciola ed il corridoio sospeso che divide i due cortili. Il Lokel, nel 1593, scriveva del castello di Berlino, che quando fosse terminato, pochi edifizi in tutta Germania avrebbero potuto reggere al paragone. Roccodi Lynar morì ai 22 di dicembre del 1596 in età di 71 anno. Egli si è valentemente e ostinatamente difeso dall'accusa mossagli di avere fatto sfregio alla nobiltà dei natali coll'esercizio dell' arte. Egli , avvezzo , come italiano, ad ammirare la nobiltà indipendente degli scienziati e degli artisti , non deve essersi poco maravigliato per la barbarie dei tedeschi della sua classe (Vedi PROMIS, Biograf. d'ingegn. milit. ital. in Miscell. St. It. XIV, 520 e 521, e dottor SERIE B. 87 B. 36. ARMATURA BIANCA , compiuta, da capitano di fanti. Ha tutte le pezze indicate in quella descritta al nº B. 31, eccetto il guar dareni ed il giaco di maglia. Venne dal castello di Lodrone apparte nuto ai conti di tal nome per il che si può attribuire ad uno di questa celebre famiglia. È tutta ornata ne' contorni e nel mezzo di ciascuna pezza per lo lungo con bande a fogliami forbiti su fondi neri abbas sati con l'acqua forte. Gli scarselloni assai larghi, ed i cosciali sono a lame articolate. Alle gambiere intere, di non belle forme , sono GIULIO FRIEDLAENDER , articolo nel Berliner Blätter für Münz-Siegel- Wappen kunde, tradotto dal ch.mo comm. VINCENZO PROMIS in op. cit, 522-526). Dopo questo sunto biografico di Rocco Guerrini, non si giudicherà irragione vole la miaopinione, cioè, che egli e come generale e come capo degli ingegneri militari nella Corte di Brandeburgo, potesse avere un'armatura tanto ricca ed ornata. Perchè , non per un capriccio e senza buon fondamento io gliela at tribuisco. L'impresa delle due mani infede, che si vede ripetuta mente nell'armatura descritta, è quella stessa del rovescio di unamedaglia del conte di Lynar che porta l'anno 1578 e il motto RA . ESTOS . ASSI . IVNTADOS . IAMAS . SEAN . APARTAC, nel quale le lettere Re A, unite insieme, significano certamente Rochus e Anna, cioè Anna Imprese sull'armatura n. Β. 34. مال di Montot, prima moglie del Guerrini, e la C in APARTAC è un segno di abbre viazione di apartados. Del medesimo si ha pure un'altra medaglia che porta nel diritto il busto a destra con barba, e in giro † ROCH GRAF ZV LINAR 1571; al rovescio † ANNA † G † ZV LINAR. Busto di donna volto a sinistra con colonna da cui pende un medaglione (Op. e tom. cit , 525, nota 1). Ma nella armatura vi è anche un'altra impresa, alternata con quella descritta e che con essa ha stretta relazione, cioè due anelli, uno dentro l'altro, con alcune foglioline da ambedue le parti. Sulle torri... e sulle serpi effigiate nell'arme gentilizia si vedono dei fiori di lino, dai quali deve aver preso origine il nome del castello di Lynar (Ivi, 526).- E questi anelli io credo che tengan luogo di serpi volti in tondo a simbolo della eternità; e nelle foglioline mi par di vedere i fiori di lino dello stemma gentilizio. E qui forse giocherò di fantasia suppo nendovi un' allusione a' serpi; ma sono nel vero vedendovi una relazione colla epigrafe: Estos assi iuntados iamas sean apartados; come le foglioline intrecciate agli anelli possono benissimo prendersi per fiori di lino. Comunque sia,basta la prima impresa per darmi ragione dell' avere attribuita questa bell'armatura al celebre ingegnere italiano Rocco Guerrini conte di Lynar. 88 CLASSE IT. unite le scarpe con punta arcuata. Nella celata, la visiera si com pone del frontale e della ventaglia con la vista. È lavoro italiano della fine del xvI secolo. Ha una spadona non sua (V. Serie G. 13). B. 37. ARMATURA, compiuta, italiana, della fine del xvI secolo. È a fondo granito e nero con stelle ed ornati ripetuti , incisi con l'acqua forte e forbiti. Il guardareni ha quattro lame articolate, ed altrettante ne hanno i fiancali ed i cosciali. Le gambiere sono in tere e le scarpe hanno la punta a becco d'anatra. Le manopole sono a diti separati. Ha il brocchiere proprio (V. Serie F. 71), e la spada che non appartiene all'armatura (V. Serie G. 33). B. 38. ARMATURA BIANCA, compiuta, da uomo d'arme della se conda metà del secolo xvi , appartenuta ad uno dei Seiberstörfer, famiglia bavarese , e proprio a un Sigismondo che in quel tempo esercitava fuori della patria il mestiere dell'arme (1). Ha celata con goletta unita ; goletta; corazza , a petto rigonfio con resta , sopra giaco di maglia; guardareni di quattro lame; panziera, pure di quattro lame, continuata con gli scarselloni di cinque lame; cosciali di piastra in due pezzi; ginocchietti e schiniere intere con le scarpe a punta di pie' di orso: spallacci a grandi ale simmetriche, con brac ciali , e manopole a dita separate. Quantunque l'armatura arieggi la forma tedesca, nondimeno io la giudico lavoro di armajuolo ita liano dagli ornamenti, che abbelliscono ciascuna pezza nelle bande disposte per lo lungo nel mezzo e nei contorni di esse,composti di arabeschi, fogliami, testine, fiori, mascheroni ed animali, il tutto di (1) Credetti, in sulle prime, che questa bella armatura avesse appartenuto a un Contarini, e vedendo nel petto, oltre l'arma descritta , la mezza figura di S. Paolo, fantasticai che il Contarini fosse del ramo da S. Paolo. Ma il mio il lustre amico cav. Stefani mi tolse questa illusione e mi mise sulla strada di trovare il personaggio che se ne armò, e che egli, dallo stemma, suppose fosse uno della famiglia bavarese Seiberstorf. Allora io m'indirizzai al chiarissimo mio col lega sig. prof. Augusto Hartmann a Monaco, ed egli, cortesissimo, si diede tutta la premura per favorirmi, e ridusse a realtà la supposizione del chiarissimo cav. Stefani, trascrivendomi il passo di un'opera tedesca , accompagnato dai se guenti schiarimenti : " Le passage est tiré du troisième volume encore inédit du " Bayerisch Stam menbuch , de Wigulaens Hund, dont le baron Max de Freyberg afait paraître un abrégé dans son oeuvre " Sammlunghistorischer Schriftenund Urkunden .. Stutt gart, 1827-30, ou notre passage se trouve Tome III, pag. 645. Mes récherches furent complétées par une comunication de M. Primbs, archiviste de Munich, qui par un renvoi àHelmer " Allge meines Wappenbuch,,„ Nuremberg. 1701, Tome I, table 82 (dont voici le dessin) mit hors de doute l'identité de l'armoirie des Seiberstörfer avec celle qui se trouve sur les harnais de la Col lection de Turin Stemma dei Seiberstörfer. SERIE B. 89 buono stile, inciso d'acqua forte e stupendamente rifinito col bulino. Sulle ale degli spallacci sono quattro Cavalieri; tre in costume ro mano, ed uno in quello del secolo XVI. Sul petto, alla estremità su periore gira una fascia, sulla quale, nel mezzo, è un gruppo di due guerrieri che combattono con le spade in pugno. Uno di essi , at terrato, si difende dall'altro che gli sta sopra in atto di menargli una punta. Da' lati sono due campi con tende e molti guerrieri che sembra stieno lì come spettatori di un abbattimento singolare. Sulla banda che scende lungo la metàdelpetto,ed immediatamente sotto quella descritta, è una mezza figura rappresentante S. Paolo, e più in basso è l'aquila bicipite, sormontata dalla corona imperiale, e caricata diuno stemmadi figura ovale che porta quattro sbarre (V. pag. 88). Ha spada non sua (V. Serie G. 34). B. 39. ARMATUBA NERA, compiuta, della fine del secolo xvi, ap partenuta a un uomo d'armedi CARLO EMANUELE I. Si compone delle pezze seguenti : Celata savojarda (1); goletta soprapposta alla co razza ; corazza; guardareni di otto lame articolate; spallacci, brac Ora ecco il passo accennato. " Seiberstörfer zu Dittriching. Des Antonius von Seiberstorf secunda uxor " Uursula von Nussdorf hat keine Kinder hinterlassen, und man vermeint das Geschlecht mit ihm abgestorben zu sein; da sind zwei Bürger von Passau gekommen, Andrea und Hieronimus, die Seiberstörfer so viel ausgeführt, dass " ihnen die Mann- und Ackerlehen durch einen fürstlichen Bescheid zuerkannt undgeliehenworden 1539, die sie hernach Gaspar Offenheimer, Reutmeister zu Burghausen, verkauften 1542. Des Antonj übrige Eigen und geheime Lehen güter, daruntur den Sitz Seiberstorf, erbten seine Schwestern; dieselben Erben " ' verkauften denselben Sitz Gaspar Offenheimer auch 1544. VomAndreaist noch einSohnvorhanden mit Namen SIGMUND, welchereine gute Zeit in der Fremde und den Kriegen nachzogen, zeigt sich dies Jahres zu Hof an und fliecht den Lehen nach .५ Lo stemmariportato addietro è appunto quello dei Seiberstörfer, ed è lo stesso che si vede nell'Armatura descritta sotto questo numero; il documento poi ci ricorda Sigismondo Seiberstorfche militava fuori della sua patria nella seconda metàdel secolo xvi; e per ciò, posso, quasi con certezza, attribuire la nostra ar matura a questo nobile bavarese. Non voglio finir questa nota senza rendere le più vive grazie al dotto collega sig. prof. Hartmann, il quale con tanta compitezza e con tanto favorevole risul tamento ha appagato la mia domanda. (1) Nell'arsenale di Ginevra si conservano alcune celate di questa forma, e il DEMMIN (Guide des amateurs d'armes, etc., p. 303) ne dà il disegno nella fig. 175 e la dichiarazione seguente. Armet savoisien en fer noirci, du commencement du dix-septième siècle; il a été pris sur la troupe de Brunalieu [et] Chaffardon, tué en 1602 sous les murs de Génêve, qu'ils voulait surprendre.- Qui si allude alla impresa dell'assalto notturno, fatto tentare da Carlo Emanuele I, nel 1602, sotto il comando del marchese di Pianezza, per impadronirsi di Ginevra, fallita 90 CLASSE II. ciali e manopole con le dita separate; fiancali di sei e cosciali di sette lame, questi in continuazione di quelli acconciati esattamente alle forme delle cosce; gam biere intere e scarpe con punta a becco d'anatra. Ha il brocchiere ad imitazione dell'armatura (V. Serie F. 121) e spada non sua (V. Serie G. 58). In tutte le pezze è ripetu tamente inciso il monogram ma proprio di questo Duca, cioè le lettere CE, volte una contro l'altra e intrec ciate; il che vale a provare incontrastabilmente che que sta pregevole armatura era quella degli uomini d'arme di Carlo Emanuele I, ed a mostrare favolosa la tradi zione che avesse apparte nuto a un uomo d'arme di Francesco I, ferito nella battaglia di Pavia (1525), e morto nell'Ospedale di Vercelli (1) . Ma anche senza pel pronto accorrere di tutti i cittadini armati alle mura. Dei primiassalitori, cinquantaquattro lasciarono la vita combattendo, e alcuni altri, presi, furono alla dimane impiccati. (1) Per quanto è noto, questa armatura appartenevaad un guer riero che trovavasi alla battaglia di Pavia, nella quale essendo stato ferito con un suo commili tone, con esso si ricoverò nello spedale di Vercelli, ove entrambi lasciarono la vita. La Direzione dell'Ospedale di Vercelli, nel 1834 offrì a S. M. quest'armatura in Fig. 6. Armatura degli uomini d'arme di C. Em. I. 1212. sieme con quella descritta nel susseguente numero (Catalogo vecchio, p. 16, n.º 11); cioè con quella che ho descritto sotto il n.º B. 19. Bastava il mono SERIE B. B. 40. 91 questo monogramma, basta la forma di tutta l'armatura in genere, e quella bizzarra della celata in ispecie, per impedire agli intelligenti di credere del principio del secolo xvi un'armatura che ha tutti i caratteri distintivi di quelle degli ultimi anni di questo o dei primi del secolo seguente. ARMATURA BIANCA, compiuta, da piede, del principio del secolo XVI, delle fabbriche di Norimberga (1), con celata simile a quella dell'armatura precedente. La corazza ha una panziera di sei lame articolate, alla quale sono fermati i cosciali di otto lame che scendono sino ai ginocchietti, cui fanno seguito le gambiere intere con le scarpe a punta quadra e molto stretta. Ha nella destra una bandiera spagnuola (V. Serie 0. 16). B. 41. ARMATURA BIANCA da torneo, di ferro forbito, mancante di una pezza di rinforzo, che sem bra dovesse essere il soprappetto. Halacelata con sportellino a destra Spallaccio destro con ala posticcia. 126. e unapiastra di rinforzo sul risalto del frontale. È da notarsi nello spallaccio destro l'ala posticcia, (2) da mettersi quando ce ne fosse il bisogno, fissandola con due chiodi da voltare. Tiene nella mano sinistra una bandiera francese (V. Serie 0. 15) del reggimento Dauphin. B. 42. ARMATURA BIANCA, compiuta, da giostra, della fine del gramma di CARLO EMANUELE I. per non far prestare alcuna fede alla tradizione dell'uomo d'arme di Francesco I., ferito a Pavia nel 1525 e morto per tali ferite nell'Ospedale di Vercelli. (1) Sul petto in alto, è lo stemma della città di Norimberga, e la lettera F capovolta (4). Da questi segni deduco che l'arma tura uscì da una fabbrica di quella città e che l'armajuolo poneva per marca di fabbrica la lettera F (incisa capovolta per inavver tenza), che sarà stata l'iniziale del suo cognome. (2) SPALLACCIO CON ALA POSTICCIA. Stemma della Città di Norimberga. Abbiamo veduto, in alcune armature precedenti, gli spallacci senza l'ala nel destro e anche nel sinistro, surrogate dal guardascella o dalle rotelline da bracciale. Invece, in questa lo spallaccio, conservata superiormente una parte dell'ala, inferiormente è compiuto con una ala posticcia, composta di quattro lame, che si fissa al suo luogo con due chiodi da voltare. Noto questa foggia speciale di spallaccio, e ne do la figura, perchè non ne trovo esempio nel Demmin, che pure riporta (Op. cit) tante e tanto varie forme di armature. CLASSE II. 92 secolo XVI o dei primi anni del secolo XVII. È composta di pezze di tre armature diverse (1), sebbene dello stesso secolo, che sono le seguenti : Celata da incastro con soprabarbotto (2) ; corazza con resta, e panziera a tre lame; bracciali alla moderna (3); manopole a diti separati ; fiancali, cosciali e ginocchietti a lame articolate, uniti insieme e fermati alla panziera, della forma detta a coda di gambero (franc. à écrévisse); gambiere intere con le scarpe a punta semicircolare. Ha stocco. (V. Serie G. 163) proprio. Di questa foggia d'armatura incominciò l'uso negli ultimi anni del cinquecento o nei primi del seicento, e durò fino ad oltre la metà di quel secolo. Ordinariamente queste armature avevano forme sgra ziate; come, petto assai corto, spallacci ad ale enormi, ecc. Ma la nostra tiene ancora moltissimo di quelle del secolo xv (specialmente la co razza che è di un'altra armatura), ed è pregevolissima per gli ornamenti a bande di bonissimo stile, incisiintuttele pezze ad acqua forte e ritoccati col bulino. Sui cosciali è la marca ad indicare l'artefice certamente italiano, del quale non saprei indo F vinare il nome. (1) Le pezze che non appartengono all'armatura sono la corazza, e le mano pole, che eran parti di due armature diverse. (2) Questa celata da giostra, è della forma comune in quel tempo, e ne ab biamo altri esempj nelle celate da incastro di CARLO EMANUELE I, di VITTORIO AMEDEO I (V. Serie E. 17 e 18) e del prin cipe EMANUELE FILIBERTO (V. n° B. 43) tutte conservate in quest'Armeria. La nostra celata ha le solite parti, cioè coppo, baviera e visiera. Quest'ultima ha il frontale o vista separata dalla ventaglia, che è chiusa, con lo sportel lino a destra, e scambio di cessare e di appoggiarsi sulla baviera,continua sopra questa e sopra il cordone, oltre il quale si prolunga anche un poco, e così serve di rinforzo alla baviera. È da osservarsi poi che questa ventaglia non è simme trica, poichè, misurate le due parti che coprono le guance dallo spigolo mediano la sinistra, cioè quella esposta, ai colpi della lancia negli incontri è larga 0,175, e la destra 0,115 soltanto. Il DEMMIN (Op. cit ) non dà alcun esempio di tal Ceiata con sopra-barbottto dell'armatura n. B. 42. sorta di celate; per la qual ragione, e per la specialità della forma di questa, che dirò ventaglia-barbotto, ho creduto far cosa utile ai cultori ed amatori di tale materia descrivendola e dandone la figura. Pesa chil. 5. (3) V. a pag. 69 la nota 1 e la figura 3. SERIE B. Nel vecchio Catalogo (pag. 20) è detto: 93- Credesi che apparte nesse ad uno della famiglia Doria di Genova-; ma nell'armatura non v'è alcun segno che confermi questa opinione. La sola cosa certa è che esisteva nell'arsenale di Genova, donde fu trasportata nell'Armeria Reale. B. 43. ARMATURA DA GIOSTRA, del principio del secolo XVII (1608-1611), compiuta, bronzata e tempestata di Soli incisi e dorati, appartenuta al principe EMANUELE FILIBERTO (1), la quale si com (1) EMANUELE FILIBERTO, terzogenito diCARLO EMANUELE I, nacque in Torino il 7di aprile del 1588. Ebbe a precettore Pietro Leone,prete spagnuolo, fino all'adole scenza. Quindi fu affidato a Giovanni Botero, gesuita e poi abate di S. Michele della Chiusa, che lo istrui nella storia e nelle lettere; ed a Giambattista La vagna, gentiluomo portoghese e regio cosmografo, che insegnavagli le matema tiche. Si pensava di destinare questo Principe alla Chiesa, ma pare che Egli non volesse saperne. Il 13 di gennaio 1598 ebbe la nomina di Priore di Castiglia, e addì 24 di giugno del 1600, gli fu dato l'abito e la croce nella Cattedrale, ove fu promosso anche al clericato, e CARLO EMANUELE gli assegnò la badia di San Michele della Chiusa. Il Duca aveva stabilito di mandare i suoi figliuoli alla Corte di Spagna, e nel 1603 mise ad atto questo suo divisamento, dando loro per Ajo ilconte Valperga Masino Civrone, il quale morì in Madrid nel maggio del 1605. Imbarcati i Prin cipi, col loro seguito, in Nizza il di 15 di giugno, sbarcarono il 24 a Barcellona, e parecchi dì dopo si recarono a Valladolid ov'era la Corte. Morto (9 di feb braio 1605) il Principe di Piemonte FILIPPO EMANUELE (nato il 3 di aprile 1586) rimasero gli altri due principi in Madrid, donde partiti ai 14 di luglio del 1606 e visitate parecchie città lungo il viaggio, e addì 31 la Madonna di Monserrato, giunsero il 1º di agosto a Barcellona, e, imbarcatisi colà, approdarono a Nizza il di 19 alle ore 22. Il Principe EMANUELE FILIBERTO, per ragioni di Stato, fu dal Duca rimandato (1610, 8 di settembre a 22 ottobre) alla corte di Filippo III, dove Egli faceva da mediatore tra il Re sospettoso sempre, ed il Padre suo sempre irresoluto tra Francia e Spagna, secondo che avvenimenti, desiderj e speranze lo attiravano più verso l'una che l'altra. Morta Margherita d'Austria (9 di ottobre 1611) moglie di Filippo, il Principe mostrò al Padre la necessità di riconciliarsi con laSpagna, e CARLO EMANUELE, vistosi abbandonato dalla Francia, cedette al consigliodi lui. Poco stante il duca di Lerma (5 di novembre 1611) diede al Gran Priore, la notizia che il Re aveva determinato di crearlo Generale del mare; ed Egli scriveva al Padre (19 di no vembre) che lo rimproverava, non avere seguito le sue istruzioni per il desiderio della pace ed aver saltato il fosso a sollecitazione degli stessi nunzj e ministri. La patente del capitanato generale fu il regalo del Capo d'anno. capitan general de la mar en el sermo principe Emanuel Filiberto gran prior Titulo de de S. Juan en Castilla y Leon, dada en Madrid a primero dia del mes de enero de 1612. Addì 1º di novembre dell'anno stesso parti il Principe da Madrid, e giunto il 2 di dicembre a Porto S. Maria, aspettato dall'armata e incontrato dal duca di Ferrandina e da D. Luigi Facardo, il dì 3 prese possesso della carica ed inal 94 CLASSE II. pone delle pezze seguenti: celata da incastro con piastra di rin forzo nella baviera; ghiazzerino; goletta; corazza con resta; spal lacci; buffa da spallaccio; bracciali, il destro alla moderna; fian cali di cinque lame, cosciali di quattro; gambiere intere con le scarpe a becco d'anatra, e manopole a diti separati. Ha la rotella con brocco ornata come l'armatura (V. Serie F. 65), e spada non sua (V. Serie G. 182). Nel vecchio Catalogo, in cui quest'armatura è posta sotto il nu berò lo stendardo reale di Spagna. Nell'anno seguente, il dì della Epifania, fu nominato Cavaliere del Toson d'oro; e ritornato quindi a Madrid, vi restò per tutto l'anno ed ebbe gran parte nel far da paciere tra il Re e suo padre, nella questione del Monferrato. Nel 1614 imbarcossi a Cartagena e veleggiò per Barberia a riconoscerne le fortezze ; visitò Granata e Malaga, e di là ritornò a Cartagena. Fece quindi un lungo viaggio verso le coste d'Italia, approdò a Napoli ove fu accolto festosamente e di là andò a Messina, dove giunse il 28 di agosto e rimase qualche tempo per impedire qualunque movimento dei Turchi. Ritornato a Barcellona il martedì 18 di novembre, ebbe il giorno seguente una lettera del Re con ordine di partire la sera del 21 per il porto di Santa Maria, conducendo seco le sei galére della squadra di Genova sino a Cartagena. Ma caduto quivi ammalato, dovette fer marvisi per guarire. Dell'anno 1615 non si hanno notizie di FILIBERTO, e solo da una lettera, che la sorella MARIA scriveva al Principe di Piemonte (2 ottobre 1616), si sa che nell'agosto erasi fermato nel porto di S. Maria e che era stato infermiccio- . Negli anni seguenti dimorò in Madrid, e conchiuso il matrimonio di VITTORIO AMEDEO con Cristina di Francia, Egli, per incarico del Duca, ne diede parte al Re nel gennajo del 1619. Imbarcatosi quindi (16 di giugno) a Cartagena visitò la Sardegna, Siracusa e Malta, dove fu accolto regalmente dal gran maestro Alopio Vignancourt, e il 20 di luglio giunse a Messina. Di là con un'armata di sessanta galere, mosse il 26 di agosto, verso Barberia, facendo via per Susa; ma, fallita l'impresa, ritornò a svernare in Messina. Dopo dieci anni di assenza, ritornò (novembre 1619) in Torino pel matrimonio del fratello, e vi restò sino all'aprile del 1620. Ripartito il Principe per la Spagna, dopo aver visitato il Re ad Aranjues e trattato con esso affari importanti per incarico del Duca, giunse in Madrid la sera del 14 di maggio. Sul finire del l'anno (17 di decembre) fu dal padre creato principe di Oneglia. Nuovi avveni menti in Ispagna fecero rinviare dalla Corte il Principe, per trattare alcuni ne gozj col Duca, e giunto a Nizza il 31 di decembre (1620) il 7 di gennaio era in Torino. Essendo presso suo padre, moriva in Madrid (31 di marzo ore 8-9 del mattino) Filippo III. Successogli Filippo IV, nulla si cangiò rispetto al Principe Filiberto, che ritornò (25 di maggio 1621) in Madrid; donde,premendo alla Corte inegozj di Levante, riparti per Napoli; di là nel luglio venne in Torino per comunicare al Duca le risoluzioni del Re sulla questione del Monferrato; e ritornato a Napoli (21 di agosto) ne riparti per Messina e per Palermo. Addi 2 di novembre fu pubblicata in Madrid, la nomina di EMANUELE FILIBERTO a vicerè della Sicilia, e ne ebbe la lettera reale in Messina. SERIE B. 95 mero 36, a pag. 70 è la nota seguente: " Un'antica stampa esi " stente nella Galleria, e rinvenuta a caso negli archivi di Corte, " diede a conoscere l'origine di detta armatura Questa stampa che, quando incominciai il nuovo catalogo non fu trovata, ora si è rinvenuta e per ciò non v'è dubbio sulla esattezza della attribu zione. E senza timore di andare errati, si può affermare che questa armatura è opera dell'artefice bresciano Orazio Calino: e perchè era agli stipendj di CARLO EMANUELE I fin dal 1° di gennaio 1594 (1), Dopo questa nomina, il Principe non ebbe più alcuna ingerenza nella politica della sua casa, e si occupò interamente del governo dell'isola, nel poco tempo che sopravvisse. Giusto sempre, sebbene talora eccessivamente severo, seppe me ritare la stima e l'affezione di quegl'isolani che furono dolentissimi della sua perdita. Stando FILIBERTO a Messina, fortificò uno dei castelli soprastante atutti gli altri di quella città, costrusse a tutte sue spese la chiesa di Piè di Grotta, e ornò di una gradinata marmorea il porto. Partitosi di colà nel novembre (1623), ritornò ad abitare Palermo. Nell'anno seguente si riprese a trattare di ammogliarlo colla principessa Maria di Mantova, e già si pensava a farlo dispensare dal voto di celibato, essendo gran priore dell'ordine di Malta. Ma l'uomo propone, e Dio di spone. Nel maggio di quell'anno fu il vicerè preso da una febbretta, che non la sciava pronosticare nulla di buono. Nel giugno, sviluppatasi in Palermo la peste. Egli, non volle allontanarsi da quella città, dicendo essere indecoroso per un Prin cipe l'abbandonare il campo di battaglia nei momenti pericolosi. Ma si avvici nava giàl'ora estrema per Lui, e sul finire di luglio, assalito da un malessere gene rale e da inappetenza in pochi giorni il male fece tanto progresso, che riuscite inu tili tutte le cure, il 3 di agosto (1624) alle ore 9 spirò. Il quarto giorno dopo la morte ne fu imbalsamato il cadavere, e quindi, vestito degli abiti e fregiato delle insegne dell'ordine gerosolimitano, dopo solenni esequie sepolto nella cattedrale, presso le tombe dei re di Sicilia, racchiuso in una cassa di piombo. Nel seguente anno fu trasportato in Madrid, e riposto (sett. 1625) in S. Lorenzo all'Escuriale, presso alle urne di Filippo II e Filippo III. Il cuore e gl'intestini furono sepolti in S. Pietro di Palermo nella cappella sotterranea di N. D. con appropriata epigrafe. Ecco il ritratto che il Castagnini fa del Principe Filiberto. Era di perfetta statura, i capegli ondeggianti adornando tutto il bello del rimanente, rendevano riguar devole il volto, gli occhi neri e vivaci sotto una fronte spatiosa, assicuravano tutti della sua benignità, chi non l'amava era cattivo, e chi non lo riveriva era uomo vitioso. CLARETTA, op. cit , 197. Come in Messina, così in Palermo fece opere che lo ricordassero ai posteri; cioè il quartiere degli Spagnuoli, lo spedale militare di S. Jacopo, e il compi mento della Darsena. La perdita di lui, scrive il De Blasi nella sua Storia del regno di Sicilia, riuscì sensibile a tutta la nazione, perchè restava priva di un governante colmo di vari talenti, gran capitano, grande ammiraglio, di una mente elevata, perito nella scienza e nelle arti meccaniche, pieno di umanità, generoso, disinteressato e adorno di tutte le doti delle quali dovrebbero essere forniti coloro che sono destinati al governo degli stati- CLARETTA, Ivi, 199. (1) Nellapatente di armajuolo ducale, con la data di Torino, 23 didecembre 1593, da aver vigore dal 1° di gennaio 1594 e continuare a beneplacito del Duca, è 96 CLASSE II. e perchè nelle liste dei lavori di questo armajuolo (1) se ne ricor dano parecchj fatti per il principe FILIBERTO. detto, che si dà al Calino questo carico in luogo del fu Battestino Giussano restando informati della sufficienza intelligenza et pratica del bendiletto Oratio Calino Bressano per l'isperienza che già ne hauemo fatto in Prouenza dove ci ha servito, eсс. Archivio di Stato, Torino, Sez. III Patenti, ann. 1593-1596, c. 278 t). Nel 1623, addi 3 di marzo, era ancora a servizj del Duca(Arch. cit., Controllo, ann. 1623, с. 95). (1) Per provare che mi appongo, attribuendo quest'armatura all'armajuolo Orazio Calino da Brescia, riporto qui due liste di lavori eseguiti pei Serenissimi Principi nelle quali sono ricordati quelli fatti pel principe FILIBERTO.-Al Tesoriere di pagare ad Horatio Callino armarolo Dni 60 da ff. 13 per tante armature date per servitio dei Sere.mi Prencipi come per la qui alligata lista appare. Lista delle fature et arme vendute alli Ser.mi Prencipi fatte per Horatio Callino armarolo. Prima per doi para di brassalli fatti alla moderna bornitii bianchi da torneo a Duc. 10 il para (sic) D.ni 20 D.ni 4 Più per doi para di manopole del medemo Più per una cellada (celata) et golleta bornita bianca da torneo per il Principe Filiberto D.ni 10 , Più doi coperti (?) negri con l'Arest (la resta?) foderati di sattino rosso per correr al facchino dico Più per una armadura per il fachino per portar in Spagna . D.ni 10 D.ni 35 (Arch. cit., Sez. III, Controllo, ann. 1608-1610, с. 274) Segue un'altra. Lista delli lauori quali ha fatto Horatio Callino armarolo in Torino per i Sermi Prencipi sino li x decembre 1609. Prima per una cellada et golleta tornita (bornita cioè brunita) bianca per il ser.mo Prencipe Filiberto a D.ni 8 , Più per una corasina (corazzina) da torneo bornita bianca per il sud ser.mo Prencipe D.ni 6 Più per una cellada et una goleta quale si è fatta dorar per il ser.mo Prencipe D.ni 8 , Più per uno para di gambere quali si sono fatti (sic) dorar per il ser.mo Prencipe D.ni 4 Più per uno para di manopole quali si sono fatti (sic) dorar per il ser.mo Prencipe D.ni Più per hauer dismontato et tornato a montar l'armadura dorata per il ser.mo Prencipe et guarnita tutta di bufalo 2 D.ni 4 . Più per hauer fatto argentar le doe armadure delli fachini Più per una goletta da torneo qual siè fatta dorar per il ser.mo Pren cipe Filiberto D.ni 3 D.ni 2 Più per hauer scurtato una corassina et scresciuta, et uno para de brassali il med.º da torneo e riformata la schena per il sud.ª ser.mo Pren cipe qual si è poi fatta adorar et rimontata tutta di nouo D.ni 4 . . Più per hauer fatto una armatura per un fachino D.ni 30 Più per molte recomodature durante tutto quest'anno a tutti 3 li se.mi SERIE B. 97 B.44.- ARMATURA NERA (già inargentata) di gran dezzastraordinaria(èalta due metri), della prima metà del secolo xvi, ap partenuta a Diego Fi lippo Gusman, 1º Mar chese di Leganes (1), Prencipi D.ni 4 Più per dorar uno ron dacio (dal francese rondache, rotella) . D.ni 5 (Controllo, ann. 1610-1611, с. 53). Questi lavori furono pagati dopo che fu dato il seguente ordine: ...... Il Duca di Savoja. Tes. pagate a Horatio Cal lino n.ro armarolo la somma di fiorini mille ottocento ottan tadue che egli ha d'auere per armi et opere fornite da lui per seruitio delli Prencipi miei figliuoli e nostro sino alli 10 di novembre et 15x.bre pas sati del 1609. Che ecc... Dat. in Torino li 16 d'aprile 1610. Sig.to CARLO EMANUEL. (1) D. Diego Felippez de Guzman, primo marchese di Leganes, presidente del Con siglio di Fiandra, capitano ge nerale dell'artiglieria di Spa gna, commendatore maggiore di Leone, primo cavallerizzo, ecc. Cominciò a rendersi noto nelle guerre de' Paesi Bassi e d'Italia, e fu uno di coloro che più si segnalarono alla batta glia di Nordlingen contro al prode Bernardo di Sassonia, duca di Veimar. Ritornato in Ispagna, vi fu accolto festosa mente e scelto a riordinare gl'interessi della corona cat tolica in Italia. Partito da Catalogo R. Armeria. 7. Fig. 7. Armatura da Corazza di D. Diego Filippo Gusman 1º Marchese di Leganes. 1212. CLASSE 11. 98 opera degli armajuoli di Pamplona (Navarra). Ha la celata con goletta a punta, soprapposta alla corazza; corazza; guardareni di quattro lame; spallacci; bracciali alla moderna; fiancali, fissati alla corazza, di 7 lame e cosciali di 6 lame con ginocchietti uniti. Ha uno stocco (V. Serie G.) da uomo d'arme. Madrid con 2000 fanti, sbarcò a Genova e giunse in Milano nel novembre del 1635. Spedì subito il marchese di Caracena, capitano delle sue guardie, ad impa dronirsi del castello di Guardamiglio nel Piacentino, e venuta la primavera, nell'aprile (1636) mosse alla testa dell'esercito verso il Piemonte, ove avea per avversarj il duca Enrico di Rohan, il marchese Francesco de Marines, ossia il maresciallo di Crequi, il marchese Guido Villa e i duchi Odoardo Farnese di Parma e Vittorio Amedeo di Savoia. I collegati uscendo dalla Valtellina con Rohan, e dal Piemonte col Crequi, nel giugno occuparono il Novarese ed il Pavese, quindi, varcato il Ticino poco lungi dal luogo donde parte il Naviglio grande, ruppero lo sprone che sosteneva le acque, perchè più non entrassero nel canale, e avesse così Milano a difettare di tuttociò che per quella via vi perveniva. I cittadini, sgomentati, ricorsero al gran cancelliere Antonio Briceno-Ronquillo, che ne diede subito avviso al Leganes. Questi allora ricostituì la guardia cittadina a difesa della città e, riunito l'eser cito, combattè valorosamente il 23 a Tornavento, dove fu vinto dal Duca Vit torio Amedeo I, alleato di Francia, e novamente, nell'anno appresso, a Mombaldone. Avuto un grosso soccorso dalla Spagna e da Napoli , continua la sua marcia e invade il Piemonte, nel tempo stesso che i Grigioni, stanchi dei Francesi, li cac ciano dalla Valtellina. Quindi occupa Nizza nel 1637, e nel seguente anno s'im padronisce di Brême, ove il Crequi rimase ucciso da una palla di cannone. La Corte spingeva il Governatore a tirare innanzi, ed egli assedia Vercelli , che gli si arrende dopo ostinata difesa: e collegasi co' principi Maurizio e Tommaso di Savoja, che entrambi pretendevano aver la tutela di Carlo Emanuele II, contro la Reggente, madre di lui, Cristina di Francia. Nel 1639 fa prendere Pontestura, poi occupa a forza Trino, mentre il principe Tommaso, fiancheggiato dal marchese di Caracena, sorprende la città di Torino. Dopo breve tregua, il Leganes fa occu pare dal Caracena il Monferrato, e col solenne accordo del 3 di settembre si accomoda co' Grigioni, concedendo loro l'alto dominio della Valtellina, a patto che non siavi introdotto altro culto che quello della religione cattolica romana; il che produsse gran malcontento fra quei valligiani, che non più Leganes, ma liga nos chiamarono d'allora in avanti il governatore di Milano. Volle il Marchese coronare i suoi successi in Italia e tentò di occupare Casale (1640), ponendovi assedio. Ma il conte d'Harcourt lo assale, lo vince e lo costringe a levar l'assedio. Poi assedia Torino, ed è assediato nelle sue linee dal Leganes. Ma in fine il principe Tommaso, obbligato dalla forza dovette cedere la città al conte d'Harcourt, il20 di settembre del 1640, uscendone con gli onoridi guerra. Nel se guente anno fu richiamato in Ispagna, ove si segnalò ne' fatti di Catalogna e in altre imprese contro il duca di Braganza, che si era fatto proclamare re del Porto gallo. Morì il Leganes in Madrid nel 1655. Il CIBRARIO (Orig. eprogr , ecc) scrive: " IlPrincipe (TOMMASO) avea fatto uso di bombecorriereinventate dall'ingegnereZignone durante l'assedio „. Che il Principe usasse palle vuote chiamate corrieri è cosa certissima, che le avesse inventate il Zignone è falso di sana pianta. Questi corrieri poi non servivano per mandar SERIE B. 99 Tutta (1) l'armatura è ornata di bande ondeggianti a lineeincavate e alternate da bande piane, poste per lo lungo, e su queste ultime sono incise ripetutamente una corona da marchese , donde escono due rami di palma intrecciati, la lettera F, ed una figura allegorica a mo'di stella a cinque punte (2). polvere, come scrive il GRASSI sulla fede del Muratori, agli assediati, ma per mandar lettere, e l'uso è molto anteriore all'assedio di Torino. Secondo il rac conto di Famiano Strada, all'assedio di Steenwick, nell'anno 1584, fu usato questo sistema di corrispondenza letteraria: e, stando a quanto scrive il Bulingero nella storia de' suoi tempi, ne sarebbero inventori i soldati del Noris. Io però posso assicurare che nè all'assedio di Steenwick, e tanto meno all'assedio di Torino, fu per la primavolta usata questa astuzia di guerra; e per conseguenza nè il Noris nè il Zignone ne furono gl'inventori. E valga il seguente incontrastabile documento aprovarlo: Item el ducha de Borgondia se entrato sy aprono (appresso) dala, terra (Neuss, stretta d'assedio dal detto Duca), et tutto intorno che nesuno ne po intrare ne isire, ma ano trovato la via che schrit ture se manda dentro lor da fuora per bombarda, che lo ducha non le puo defen dere (impedire), ma questo mi pare poco eida (aiuto, l'aide de' francesi italianato)-. GIO. IRMY al Duca di Milano (Bale, 16 marzo 1475), Disp. Milan., I, p. 129. Ed ecco un'altra invenzione del 1581 o del 1640 fatta indietreggiare di un secolo e mezzo, o di un secolo circa, e rivendicata ai veri inventori. (1) La celata, per la straordinarietà della forma merita che ne faccia la descrizione, Celata dell'armatura n. Β. 44. e perchè questa sia meglio intesa, vi ag giungo qui anche il disegno. Questa ha la goletta unita di una sola piastra, figu rante tre lame, e la cresta non molto alta. La visiera ha il frontale con due spor genze arcuate sopra gli occhi a mo' di sopraciglia, e la ventaglia, di una sola piastra F ☆☆ Figure incise nell'armatura di nº B. 44. con la vista, impernata in basso sulla baviera, vi si appoggia sopra un dente a molla quivi posto e, volendo, si abbassa e lascia scoperto il viso del guerriero. (2) Eccoquile figure incise in questa armatura, delle quali, eccettuata la prima, che è l'iniziale del nome del possessore Felipe, non saprei indovinare il significato. BIBLIO DE LA VILLE DE LYON 100 CLASSE II. Èquesta l'ultima forma dell'armatura, prima che se ne smettesse del tutto l'uso; e perciò appunto manca di gambiere, e di scarpe di ferro supplite con gli stivali a rimboccatura, alti sino al ginocchio. In somma è l'armatura compiuta della Corazza (1) di quel secolo. Questa bellissima e ricca armatura ha riscontro, per le sue dimen sioni eccezionali, in una del secolo xv che esiste nel museo di arti glieria in Parigi, segnata col nº G. 3; e in un'altra pure di grandezza straordinaria che fa parte della collezione del Belvedere in Vienna, portata, dicesi, dal gigante che accompagnava l'imperatore Massimi liano. Una specialità poi di questa bella e rara armatura era lo avere tutte le pezze inargentate, e perciò distinguevasi da tutte le altre (2). (1) CORAZZA (lat. eques gravis armaturae, franc. cuirassier). Soldato armato di corazza. Le corazze succedettero agli uomini d'arme del medio-evo, dei quali presero il posto sulla fine del secolo xvi e continuarono durante il xvu, formando l'arma di cavalleria grave, che era la terza delle specie di quel tempo. Le armi da difesa erano: la celata e la corazza a botta di pistola, gli spallacci , i brac ciali, le manopole, i fiancali e i cosciali a coda di gambero, con i ginocchietti; quelle di offesa: due pistole a ruota (queste pistole avevano ordinariamente la canna lunga 0,79 e la boccatura 0,017), e la spada. Quindi, conservata soltanto la corazza e sostituito l'elmo alla celata, alle pistole lunghe altre corte e alla spada lo spadone, cambiarono giustamente nome, e non si addimandarono più corazze, ma corazzieri; sotto il qual nome durano tuttora, e in buonnumero, in parecchi eserciti stranieri , e nel nostro sono le Cento Guardie. Ho detto che le corazze succedettero agli uomini d'arme sul finire del secolo xvi, ma le trovo ricordate anche sin dall'ultimo ventennio del secolo xv. Eccone gli esempj, che non traggo da poeti o da prosatori, ma da scrittori sincroni, soldati o condottieri di eserciti: Preterea ho fatto pensiero... mandare li uno mio messo a posta per togliere li denari de la mia prestanza per le X coraze come me promisse, prego la S. V. (Gio. Galeazzo) si degni, ecc.-. JAC. ANT. DE SANCTO VITALE, Lett. (26 mar. 1483), PEZZANA, IV, App. 71:- Se (siè) etiam scritto indiverse citta de questo dominio (veneto)... che mandino dece mille corazze per adesso: quale se hanno ad unire cum la zente de questa Ill.ma S.ria-. GIO. CARLO SCALONA, Lett. (16 giugn. 1495)Arch.° Gonz. E., XLV, 3: Questa nocte anche lo conte de pitigliano cum li stradioti et caualli legieri et zente darme cum li Corpi de le Coraze se parte per fare unacaualcata contro quelle zente francesi-. FRANCO. Gonz., Lett. (25 lugl. 1495), Arch. Gonz , F. II, 7. II MELZo ci dichiara lo scopoper il quale fu istituita questa cavalleria grave. È proprio delle corazze, egli dice, il seguitar le lancie d'un picciol trotto e goder dell'apertura , che esse hanno fatto nello squadrone del nemico; e perchè alle corazze è del tutto contrario il disordinarsi , non devono perciò in modo alcuno pigliar il galoppo, se non in occasione di dar carica....... II moto delle corazze non esce mai dal trotto, come si dice di sopra, e questo è per poco spatio, e perciò non vi essendo pericolo che si disuniscano, devono esser di sposte in squadroni grossi, e che formino corpo ben forte, essendo il lor proprio (ufficio ?) d'investir ben serrate, et unite insieme. Onde quanto più lo squadrone sarà grosso, tanto sarà d'urto più gagliardo, e se ne potrà sperar maggior effetto-. MELZO, Regole milit., cap. III, p. 49. (2) Molto improvvidamente fu fatta, ignoro da chi, annerire come ora si vede. SERIE B. 101 Si credette (V. Catal. vecc. a pag. 70, nº 37), che appartenesse a uno della famiglia de' Grimaldi, principi di Monaco; ma questa opinione è assolutamente falsa. La supposizione poi che fosse indossata da uno scudiere di Francesco I, alla battaglia di Pavia ; non può esser fatta se non da chi non abbia nè pure le più elementari cognizioni delle forme delle armature nei diversi periodi del tempo in cui furono in uso; perchè questa battaglia fu combattuta il 17 di febbrajo del 1525, e l'armatura è della prima metà del xvII secolo. Invece è certo che appartenne al Marchese di Leganes, come ho detto addietro, ed èprovato col documento incontrastabile che riporto nella nota (1). (1) La scoperta che quest'armatura appartenne al Marchese di Leganes non èmia. Nel 1875venne a visitare l'Armeria il signor Eusebio Zuloaga da Madrid, celebre armajuolo, ed appena vide quest'armatura esclamò : tura del Marchese di Leganes. Questa è l'arma Ma come può dirlo, gli dimandai. conosco bene, egli mi rispose; e mi lasciò scritta la seguente memoria. Oh, la Arma dura del marques de Leganes, construida en Pamplona (Navarra)-. La notizia così particolareggiata era importantissima, e da tenersene conto ; ma io non mi contentavo, e prima di pubblicarla come una verità storica incontrastabile, desi deravo di avere qualche documento che me la confermasse. Perciò andai alla fonte, e mandai una mia memoria a Madrid, che fortunatamente, pel mezzo che usai, cadde in buone mani, e ne ebbi un favorevolissimo risultamento. Il signor cav. Enrico Cova, consigliere della Legazione in quella città, che qui nomino per rendergli le più vive grazie, fece le più minute ricerche su tale argomento, e giunse a scoprire la storia della nostra armatura che è la seguente. Tutti i titoli e ibeni del Marchese di Leganes, per eredità passarono alla Casa del Duca di Sessa Conte d'Altamira che circa 50 anni or sono , possedeva, tra molte altre , due armature di dimensioni colossali che , a punto per questo, si dicevano essere quelle di D. Diego Filippo di Guzman, 1º marchese di Leganes, la corpulenza e l'alta statura del quale erano tradizionali nella famiglia. Il con servatore delle armi ed armature della Casa Sessa-Altamira, era allora il signor Zuloaga; ed ecco spiegato come egli al primo vederla subito esclamasse : Questa è l'armatura del Marchese di Leganes-. Appresso, a cagione della legge che aboliva i maggioraschi, la Casa Sessa-Altamira fu obbligata a spartire i te sori d'ogni genere raccolti da' suoi antenati. Una delle due armature mentovate pervenne al Marchese de la Vega de Armiso; l'altra, è questa, comperata dal conte Vittorio Seyssel d'Aix nel 1836 in Parigi nel negozio del signor Le Page. per L. 3300. A provare poi che questa è proprio l'armatura del marchese di Leganes, giunge opportuna la scoperta dell'inventario dei beni di Lui, fatto alla sua morte nel 1655. Questa fortunata scoperta si deve al mio illustre collega il Conte de Valencia de Don Juan, direttore della Real Armeria possessore dei manoscritti della Casa Sessa-Altamira. L'inventario che registra le ricchezze artistiche e maravigliose (vi è fatta menzione di cinque tavole di RAFFAELLO), ammassate dal Governatore generale Milanese, alla sezione intitolata Armeria que està en la Casa Principal-, ha quanto segue: Un cuerpo de armas entero grabados con cifras de coronas y F. Un peto de armas grabado con las mismas cifras 102 CLASSE II. B. 45. ARMATURA simile alla precedente, bronzata, della seconda metà del secolo XVII. Si compone delle pezze seguenti : celata con goletta a tre lame articolate (1); corazza di piastra con soprappetto (V. Serie C. 88); spallacci simmetrici con bracciali alla moderna e manopole a diti separati; guardareni a cinque lame articolate; fian cali e cosciali di dieci lame, che si uniscono ai ginocchietti, accre sciuti di tre lame superiormente. Ha spada non sua (V. Serie G. 52). Quest'armatura appartenne per fermo ad un capitanodi galere, che guerreggiò contro i Turchi, ed è della seconda metà del secolo xvII. Tutte le pezze sono interamente ornate in modo svariato e con molta profusione di doratura, ma tanto il disegno, quanto la inci sione degli ornamenti sono assai mediocri. I contorni hanno un ton dino dorato, presso al quale sono bullette a capocchia emisferica e dopo, una lista e foglie e rosette, sì quella che queste messe a oro. Negli spazj maggiori sono trofei di armi, cannoni incarrati coi loro armamenti e con le munizioni; scuri; mazze da guerra, maz zafrusti e alabarde; trombe con drappelloni e bandiere, quelli e queste con la mezzaluna; archibusi a miccia e terzaruoli con fiasche da polvere; archi e turcassi con frecce; lance e banderuole, elmi, tamburi ecc. Sul petto sono tre figure allegoriche col motto in ciascuna. Nel mezzo è una donna in piedi che sostiene con la sinistra una sfera celeste e con la destra una vittoria, ed ha il motto EX VTROQVE NASCOR. Un po' in basso, a destra, è una donna regalmente vestita e con corona reale, accennando colla destra dalla stessa parte, col motto NON DESINAM. Alla sinistra un uomo, con armatura antica e a testa scoperta, che tiene nella destra uno scettro con corona di alloro , e con la sinistra accarezza un leone seduto sulle zampe di dietro, ed ha il motto ET EGO SEQUOR. Sulla schiena sta appesa, con catena, una specie di medaglia nella quale è una sirena che tiene nelle mani due globi e con la coda La prima armatura con le corone e le Fincise, è appunto questa dell'Armeria Reale: ed io sono ben lieto di aver potuto dare a questo importantissimo cimelio, con l'autorità di un incontrastabile documento, un nome storico, che ne accresce il pregio a cento doppj. (1) Questa celata ha unaformanoncomune. Il coppo è diviso indodici triangoli ed in altrettante costole che si partono dal punto più alto , ove è un rosone a quattro foglie , delle quali due più lunghe sulla costola di mezzo che tiene il posto della cresta. Gli spazj interposti alle costole hanno trofei di armi da taglio, da fuoco e da botta, ed armature incise e messe a oro. Nei due posteriori sono due balestrieri in costume turchesco. La visiera è in due parti ; la ventaglia con aperture verticali ha pure la vista, quasi a mo' della celata viscontèa. SERIE B. 103 tutta tempestata di stelle forma cornice a se stessa. Ha il motto SEQUOR BENEMERITIS. In basso, è da ciascuna parte una galera con a poppa il tendale ed il fanale. Da tutti questi svariati orna menti di armi e di galere, mi sembra potersi conchiudere che l'ar matura appartenne ad un capitano di galere, che combattè in le vante per la Repubblica di Venezia. Onde si può supporre che egli fosse qualche patrizio di questa città. Ma lo attribuirla ad uno della famiglia Barbarigo Pisani (V. Catal. p. 57, nº 33) è un grave errore: perciocchè nè nel secolo xvu, nè nei seguenti ha esistito mai una famiglia Barbarigo Pisani in Venezia. B. 46. ARMATURA da capitano di corazze della seconda metà del secolo XVII , appartenuta ad Alessio Maurizio di Parella dei conti di San Martino (1). È simile alla precedente salvo qualche piccola differenza nei particolari delle pezze. Come, ad esempio: la (1) Alessio Maurizio S. Martino di Parella dei conti di S. Martino, marchese di Bross, conte di Parella, signore di Carême e Costrusson, consignore di Loranzè, Strambinel, Val de Juy, Pedagne, Borgaro, Fortepano ecc. nacque in Torino sullo scorcio del secolo XVI da Paolo Emilio de'conti S. Martino di Parella e da Francesca di Challant. Ebbe tre mogli, Margherita Villa, Margherita Provana e Barbara Domenica Canale; e dalle prime due ebbe dieci figliuoli. Nella sua giovinezza servì da paggio il duca CARLO EMANUELE I, e seguì il prin cipediPiemonte VITTORIO AMEDEO in Francia l'anno 1619 nell'occasione del suo matrimoniocon Cristina di Francia. Dopo la morte del padre, VITTORIO AMEDEO I prese la corona, e scelse il marchese di Bross per uno de' suoi quattro primi scudieri; lo nominò cavaliere dell'Ordine nella quarta creazione fatta in Torino l'anno 1636; e gli diede una compagnia di corazze, poi un reggimento di caval leria , e quindi lo creò maresciallo di campo del suo esercito. Succedette a suo padre, Paolo Emilio marchese di Bross, nel Governo d'Ivrea, e nelle guerre ci vili sopravvenute per la reggenza, sostenne fedelmente il partito di M. R., e difese valorosamente quella città assediata dalle truppe del principe Tommaso; il quale avendola presa, fece prigioniero di guerra il marchese. Dopo la conclusione della pace, il duca CARLO EMANUELE II, lo ristabili (1648) nel suo governo al quale uni quello d'Aosta, e gli diede il carico di gran maestro della sua guardaroba. Nel 1649 accompagnò la principessa Luisa, sorella del Duca a Nizza pel suo matri monio col principe (già cardinale) MAURIZIO; e al suo ritorno in Piemonte quel l'A. R. lo nominò suo ambasciatore a Luigi XIII Re di Francia, e poscia al Re d'Inghilterra. Fu incaricato di trattare vari negozj co' ministri dell'Imperatore e del Re di Spagna. Nel 1652 fu col marchese Villa all'assalto del castello di Masino donde scacciarono gli Spagnuoli. Dopo la morte del Duca, Madama Reale GIOVANNA BATTISTA, reggente, per dargli un segno della sua stima, lo creò Gover natore di Torino, Luogotenente Generale della Cavalleria e suo gran mastro di palazzo, conpatente del 2di maggio 1677. Morì a Torino nel 1684, e il suo corpo fu portato a Parella e sepolto nella chiesa parrocchiale. Stemma. Portava inquartato nel 1 e 4 d'azzurro con 9 losanghe d'oro a tre a tre: nel 2 e 3 di rosso. Cimiero un mezzo Grifone d'argento, avente in ciascuno degli artigli una spada levata in alto del medesimo e coronato d'oro. Sostegni 104 CLASSE II. celata a triangoli che ha la cresta, la vista unita al frontale, e la ventaglia chiusa ; la goletta è soprapposta al petto come nell'arma tura di n.º B. 44; i fiancali hanno dieci lame cui sono uniti i cosciali di cinque lame e i ginocchietti. Tutte le pezze (1) sono a fondo camosciato e negro, con bande per lo più lunghe separate da liste dorate, sulle quali sono incisi alter nativamente trofei d'armi, la impresa dei San Martino, cioè cinque dardi legati, col motto SANS DESPARTIR, e il monogramma. Ha la spada non sua (V. Serie G. 178) e la rotella propria (V. Serie F. 72). B. 47. MOSCHETTIERE ARMATO (2) dei secoli xvi e xvII. Ha il mo cinque frecce d'oro legate dal medesimo motto SANS DESPARTIR-. Grido IN ARMIS JURA. (1) Manca la corazza propria, supplita con una dello stesso tempo; ma bianca coperta da una cotta d'arme con l'impresa e monogramma della famiglia a ri camo d'oro. Nel catalogo (1840) alla pagina 53, quest'armatura (sotto il nº 28) è descritta così : Armatura d'acciaio colorita di nero, già appartenente all'anti chissima famiglia de' marchesi Parella San Martino d'Agliè, fornita di spada, rotella e testiera di cavallo, ma priva di corazza; vedesi in essa il monogramma S. M. D. P. sormontato da corona marchionale, ed alternato con trofei e con stemmi di quella famiglia, nei quali si osservano cinque dardi legati da fascia col motto Sans despartir, dei San Martino-. Questa descrizione oltre al non essere esatta; perchè la spada non è acconcia all'armatura, e non vi sono gli stemmi della famiglia; non riproduce esattamente le lettere del mono gramma, le quali, scambio di quelle date dal Catalogo, sono A. M. P. S., come si vedono nella figura qui riportata e si Monogrammadi Alessio spiegano Alessio Maurizio San Martino (di) Parella-. Maurizio S. Martino Parella. (2) ARMATO, opposto di DISARMATO, non già nel senso di avere soltanto le armi da offesa, ma in quello di avere anche le armi da difesa; e, nel caso nostro, vale che aveva la corazza, come ordinariamente l'ebbero tutti i Moschettieri del XVI secolo. Moschettiere (mousquetaire, mousquetier). Soldato a piedi che combatteva col moschetto, arme da fuoco da braccio ma più pesante e di maggior portata del l'archibuso. La creazione di questi soldati avvenne nel secolo xvi, e si adoperarono nelle guerre contemporaneamente con gli archibugieri. Non erano ordinati in com pagnie distinte ma ne era assegnato un certo numero per cento , come sino da principio gli archibugieri, alle compagniedei picchieri che formavano il nervo della guerra. Sulla fine del secolo xv e sul principio del xvi, per ogni cento fanti v'era un decimo di archibugieri e così fecesi per i moschettieri. Ma a mano a mano se ne accrebbe il numero finchè si giunse a sostituire tutti i primi con i secondi. Nel principio del secolo xvu, gli Svizzeri avevano più picchieri che moschettieri; i Francesi un egual numero degli uni e degli altri. Una brigata di Gustavo Adolfo comprendeva 1100 picchieri e 900 moschettieri. Il nostro Montecuccoli poi, in un disegno di ordinamento militare da lui proposto, voleva per quarantotto picchieri ottantotto moschettieri. Finalmente non vi furono più picchieri ma solo moschet SERIE B. 105 rione a punta (1) la corazza e la spada. Porta sulla spalla sinistra il moschetto e nella mano la miccia accesa, nella mano destra la forcina. Ha la bandoliera con 12 cariche, la scarselletta per le pal lottole, ed il fiaschino per il polverino. B. 48. UFFIZIALE DEI CARABINI, (2) secondo il costume del tempo di Luigi XIV, verso il 1643. Ha zucchetto con gronda e nasale mobile, colletto di bufalo, corazza, e spada. I carabini erano soldati a ca vallo, una specie di cavalleria leggera dei secoli xvi e xvII. B. 49. GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA. secondo il costume ideato tieri o, meglio archibugieri. In principio portarono corsaletto e ruorione a botta dimoschetto, ma appresso non ebbero più il primo e surrogarono il secondo col cappello di feltro ornato di piume. Le armi di offesa furono il moschetto a miccia e la forcina per appoggiarvelo nello sparare, la bandoliera con dodici cariche di polvere dentro bossoli di legno coperti di pelle, (e talvolta un tredicesimo per il polverino), la scarselletta per le pallottole e il fiaschino o polverino per la inne scatura. Siccome al presente è statuito.... che in tutte le ordinanze vi debbono essere dieci moschettieri per cento, così nell'auenire habbino a fare che siano vinti per cento ecc. Parte presa in Pregadi (16 febbr. 1593), Arch. Gov. Bresc. Cart. 337, Reg. 372, p. 139. Procurerà (il sergente) che ciascuno moschetticro porti di continuo vna piuma nel cappello, pur che si possa, auertendo di non grauarlo mai col morione, bastandogli il peso del moschetto 一. PELLICCIARI, Avvertim. (1619), p. 21. (1) MORIONE A PUNTA O AGUzzo. I morioni erano di due forme diverse, cioè a punta comequesto (V. Serie E. 68), ed a cresta (V. Serie E. 54), che era molto comune, e di uso e provenienza tedesca. Dicendosi morione soltanto, s'intende sempre quello a cresta, di forma sgraziatissima. Quelli a punta, o avevano una tesa piccolissima ed orizzontale, come il nostro, o pure foggiata ad arco di cerchio conlepuntein alto, dinanzi e di dietro, a mo' d'una barchetta. Si dice a punta e aguzzo, perchè il coppo, scambio di essere emisferico,ha il contorno ad arco acuto. (2) CARABINO, (franc. carabin). Specie di cavalleria leggera armata di carabino, più corto dell'archibugio. Ne incominciò l'uso in Francia sotto il regno di Enrico II, non ben distinta ancora dagli argoulets. Ma sotto Enrico III , queste due denominazioni cessarono di essere confuse. I Carabini furono introdotti nel l'esercito francese dai re di Navarra Giovanni d'Albret e Antonio di Borbone, ed erano guasconi, baschi e spagnuoli, e succedettero alle milizie greche conosciute sotto il nome di argoletti e di stradiotti. Fu loro conservata in Francia la deno minazione nazionale, per distinguerli dagli archibugieri a cavallo, che erano anche essi una cavalleria leggera. Enrico IV aveva 120 carabini nella sua guardia, ma nonformavano ancora nella milizia di linea un arma separata, come fu più tardi; ne fu dato un certo numero ai corpi dei cavalli leggeri, e appresso ne furono addetti una cinquantina a ciascuna compagnia di moschettieri a cavallo. Questi ultimi carabini erano comandati dagli uffiziali de' moschettieri e si riunivano sotto lo stesso stendardo; ma avevano un luogotenente, un maresciallo d'alloggio e due caporali proprj. Nel secolo XVII si ordinarono in compagnie ed ebbero per loro stendardounacornetta a fiamma. Poscia furono riuniti in reggimenti da Luigi XIII, che nel 1643 ne aveva dodici, composti di stranieri, e servivano come esploratori o fiancheggiatori della cavalleria leggera. 106 CLASSE II. da Michelangelo Buonarroti. Ha morione a punta con tesa a bar chetta, corazza e fiancali: porta la spada a bandoliera e stringe con la destra un'alabarda. B. 50, 51. ARMATURE SARACENE POCO differenti da quella equestre di nº B. 12. La prima ha una lancia (V. Serie J. 343) laseconda una alabarda (J. 410) propri e eambedue col ferro e col calzuolo agemi nati di oro. Tanto la prima(1) quanto la seconda (2) hanno sulle pia stre iscrizioni arabe tradotte in italiano dal comm. Isaia Ghiron, prefetto della biblioteca di Brera in Milano, e li riporto qui in nota. Nel 1665, il Re ordinò al Letellier di trasformare in reggimenti di moschet tieri a cavallo i carabini in Italia. I più famosi carabini nel regno di Luigi XIII furono quelli di d'Arnault, maestro di campo di uno dei reggimenti , composto di dodici compagnie. Circa il 1684 i carabini furono aboliti da Luigi XIV, e il loro servizio a cavallo fu fatto dai moschettieri, e quello a piedi dai dragoni che esistevano già da un secolo. Avevano per difesa il cappello, o uno zucchetto di di ferro col nasale, una corazza a provaincavata dalla parte destra per impostar meglio (mettre en joue) il carabino, la manopola con paramano della sinistra e le uose di drappo o di tela; e per offesa, il carabino, la spada lunga e unapistola. Anche in Italia avevamo questa specie di cavalli e con le medesime armi di offesa e di difesa. Ed eccone le prove. Spinto (il Sanfront) dal grande desi derio di entrare (in Vercelli), caminò quasi sempre con li carabini d'antiguardia quali erano comandati dal S. Cav. di Varax, ecc.- Cap. PIETRO BERARDO, Relat. off. Vercelli, 1617. Misc. St. it , x1, p. 598. Il signor Duca (C. EMANUELE I) avea seco più di cento cavalieri a cavallo, oltre tre compagnie di cavalli, una di archibugieri, l'altra di corazze, la terza di carabini, ecc. FULVIO TESTI. Lett. (11 maggio 1628), p. 196. E questi soldati non dovevano essere in piccolo nu mero tra noi. Infatti, in un inventario di Parma trovo la notizia seguente : Carabini usati parte poco boni, ed altri inservibili mille ducento ottanta sei. Cane (canne) nuove da carabini mille cento cinquanta e quatro. Cane usate da carabini di diversi calibri sei cento e sessanta. Stato del Artiglieria, Armі есс. 31 Genn. 1736 Bibl. Reale, Parma Ms. HH. XI. 104, fog. 11. (1) Β. 50. 6 6 “ ५ 6 Asinistra sul petto: A destra, idem: Sotto il braccio destro : Sotto il braccio sinistro: Su l'anca sinistra: Su l'anca destra: Lungo la spina dorsale: Parallela a destra: Idem, a sinistra: La possanza sta presso gli ottimati. Per lo bene de' pacifici cittadini. Chi ci è molesto, Digli ch'ei si guardi. Ma chi assume la possanza. Avrà possanza e..... ..... la possanza.... Io l'ho promesso; sta fermo. Con sangue fu già scritto.... (I. GHIRON, Le iscrizioni arabe della Reale Armeria di Torino, p. 95). Il chiarissimo Ghiron, che non vuole figurare con la roba altrui, în una nota dichiara: " La lettura di questa iscrizione , per me difficilissima, e la versione di essa, devo alla cortesia del signor Amari „. (2) B. 51. SERIE B. B. 52. 107 ARMATURA O COSTUME MILITARE, comune a molte tribù della Persia, della Georgia, del Curdistan e dell'Egitto , usata anche da molti popoli indiani, e principalmente dai Polygars, abitanti delle foreste della parte meridionale dell'Indostan, governati dal loro Rajah, e cacciatori di belve feroci. Si compone l'armatura di una cotta di maglia che scende sino alle ginocchia, guarnita , sul petto, sulla schiena e sotto le ascelle di piastre d'acciajo dama schino, con azzimine d'oro, ed al collo di un cerchio di undici la minette di acciajo , maschiettate, con incisioni , messe a oro. La copertura del capo è uno zucchetto damaschino a camaglio, fornito di un arnesetto a mo' di nasale, ma non mobile, sì questo che quello ageminato d'oro, con due pennacchiere sul dinanzi del coppo per mettervi penne di airone o di pavone. Ha la spada nazionale indiana, chiamata Johur de rajah (V. Serie G. 344) ed una lancia (V. Serie J. 342) con ferro fiammeggiante (Rot.). B. 53. GUERRIERO GIAPPONESE, a piedi, armato di tutto punto. L'armatura è simigliante per materia e per forma a quella descritta sotto il numero B. 13. Porta la sciabola nazionale detta Siobookatana (V. Serie G. 359), ed un'altra (G. 359 bis). di forma simile con lama assai più corta (Rot ). Piastrine sulle spalle “ “ 4 Oh eterno Oh circondante Oh saldo Oh forte Oh vivente “ Oh custode Oh potente Oh potente Gran piastra in forma di scudo sul petto: Dio, non v'ha dio fuori di lui, il vivente, l'eterno. Non lo coglie l'assopimento, nè il sonno. A lui appartiene quanto è nel cielo e nella terra. Chi intercederà presso lui se non con suo permesso? Conosce il passato e l'avvenire (o le cose di questa vita e quelle dell'altra , o le sensibili e le intelligibili) , ma essi (gli uomini) non comprendono nulla della sua scienza se non quant'ei voglia. Ab braccia il suo trono il cielo e la terra , e il mantenerli non gli reca alcun tra vaglio; egli è il grande, l'altissimo (1). Disse il vero iddio l'altissimo e il suo inviato il venerabile. Anno 944 (1537-38). Altra piastra in forma di scudo sulla schiena Èripetuta la stessa iscrizione , eccettuato l'ultimo periodo che ha la variante come segue: Disse il vero iddio, l'altissimo, e disse il vero il suo inviato, il venerabile. Anno..... , (2). Elmo (3). (Sii benigno ad Abd?) el-Kader-ibn-Gramîl, o misericordioso dei misericor diosi, (o) re sommo ,. (GHIRON, Op. cit. p. 93, 94). (1) Corano, Sura II, 256. (2) La data è scomparsa Sulle due piastre che hanno la forma di scudo è questo marchio di fabbrica: » (Ivi). (3) Nell'elmo è lo stesso marchio di fabbrica che nelle piastre . (Iwi). 108 B. 54. CLASSE II. ARMATURA GIAPPONESE. Ha lo stesso numero di pezze della precedente, ma non è composta sul modello (Rot). B 55. CAPITANO DI LANCE, del secolo XVI in costume (1) da Corte. Ha la corazza con scarselloni (V. Serie C. 12) e la spada (V. Serie G. 72) (Rot). (1) Questo costume fu vestito dal Conte Stanislao Grimaldi del Poggetto (la testa della figura ne è il ritratto), capitano di cavalleria, uffiziale di ordinanza onorario e disegnatore particolare della M. del re Vittorio Emanuele II, e profes sore all'Accademia Albertina di B. A., nella occasione del ballo alla Corte per il matrimonio dell'A. R. del duca d'Aosta, nel febbrajo del 1870. SERIE C. ALBERETTO DEI NEGROLI DA ELLO (1) Domenico, armajolo 1510(2) Luigi (3) m. Orsina della Croce, viv. 1537 109 1 Nicolò, armajolo serviva la corte 1527 Battista 1 Alessandro Francesco Gian Ambrogio Filippo armajolo? armajolo? merc. di lana m. Camilla Crivelli viv. 1561 descr. nel 1541, dopo notaio viv. 1561 Figliuoli ? Hieronimo Negrolo, armajolo contemporaneo di Paolo, Alessandro e Battista : paternità ignota. Gian Paolo armajolo m. Cornelia Moresini viv. 1562 Figliuoli? Questo alberetto dei Negroli, da Ello, mi fa sospettare che con temporaneamente abbiano esistito in Milano due famiglie distinte di tal cognome, tra le quali sarà stata parentela, perchè discendenti da uno stipite comune. In fatto: io trovo che nell'anno 1513, rardino et fratelli de Negroli Armaroli Milanesi assegnano nella Be Dogana quattordici balle de armature bianche- e ne pagano il dazio di uscita (V. alla pag.58la nota 2). Ma nell'alberetto non si legge il nome di questo Berardino nèdi alcuno dei fratelli, che sono detti pro prio Milanesi e non da Ello, come per es., trovo tante volte nelle lettere mandate e ricevute e nei conti di lavori fatti da M. Antonio Missaglia armajuolo dei duchi Francesco e Galeazzo Maria, trovo, dico, aggiunto- da Ello che è il suo paese nativo. Un'altra osservazione. Filippo , figliuolo di Luigi nominato in questo albe retto, non può essere l'artefice che lavorò le armature per l'impe ratore Carlo V., perchè questi oltre al non essere armajuolo , nei (1) ELLO. Comune nel Circondario di Lecco, Provincia di Como. (2) Dall'esamedi maestri armajuoli e lavoranti, in un processo per subornazione di operaj per farli andar fuori dello stato, risulta che tra i chiamati il dì 28 di agosto del 1492 Magistri omnes ab hipotecis (apothecis) armorum 一, gnato- Dominicus de Negrolo et ejus nepos. (3) Abitante nella parrocchia di S.ta Maria Segreta, a Porta Vercellina. è se 110 CLASSE II. suoi lavori scrisse chiaro che è non ALOISII, PHILIPPUS IACOBI, e come si parrebbe dall'alberetto. Di più ci fa noto che suo padre aveva due nomi cioè IACOBUS PHILIP PUS-, e non possiamo sospettare nè pure che sieno due persone distinte in questo nome doppio , supponendo che l'artefice abbia dimenticato un ET- tra i due nomi, perchè tutto il resto della iscrizione è al numero singolare, laddove, ammettendo la dimenti ticanza della congiunzione, appresso vi sarebbero tre errori gram maticali di seguito. Ma per togliere ogni dubbio su questo argomento ci sovviene opportunamente la scritta di una celata aperta conservata nella collezione del Belvedere in Vienna (Sala III, n° 212) che dice, più chiaramente di quella citata a dietro, FHILIPPI . NIGROLI JAC F: MEDIOLANENSIS . OPUS . MDXXXII (VENDELIN BOE HEIM, Die Maïlander Negroli und der Augsburger Desiderius Col man, in Repertorium für Kunstwissenscaft, VIII, 191). Un'ultima osservazione : il Negroli dell'alberetto, che s'ignora se fosse arma juolo, viveva ancora nel 1561, il Negroli armajuolo, invece fa l'ultimo lavoro insieme con suo fratello , o con i suoi fratelli nel 1541 , e dopo quell'anno non se ne ha più notizia alcuna. E dico così, perchè la Borgognotta cesellata di n° 2323, apparte nuta a Carlo V, che ha l'acclamazione SIC . TVA . INVICTE CÆSAR.- non può essere opera di Filippo: e perchè lavoro di minor pregio di quelli di lui; e perchè la scritta che ricorda i nomi degli artefici è diversa da tutte le altre. In fatto, laddove, in quelle si trova sempre intero il nome PHILIPPUS, in questa, cambiata maniera e ortografia, si legge:- F.ET.FRA . DE . NEGROLI FACI . MDXXXXV —. Ora questa diversità mi fa credere che, come sospettò il signor BOEHEIM, qui si accenni un altro Negroli fratello di Filippo; e credo che sia quello stesso segnato con la medesima iniziale nello scudo di n° 1666(1), siccome opina il mio illustre collega Conte di Valenza, direttore della Reale Armeria. E tale opinione è confer mata incontrastabilmente dai documenti dell'Archivio generale di Simancas che riporto a lettera qui appresso. El Príncipe (2) Domingo de Orbea mi Thesorero yo vos mando que de qualesquier dineros de vuestro cargo deis y pagueis à Fran (1) Vedansi alla pag. 59 nella nota tutte le opere dei Negroli esistenti nella Reale Armeria in Madrid e nella sala III del Belvedere a Vienna. (2) Don Filippo, figliuolo di Carlo V e di Isabella di Portogallo , poi Re di Spagna. Nacque a Valladolid nel maggio del 1527 é morì all'Escuriale nel 1598. SERIE C. 111 cisco Nogueral (1), Armero del Emperador mi Señor que reside en Milan (2) quatrocientos scudos de oro de cada veinte y dos braços y medio por escudo que hazen quatrocientos y diez y seis escudos y veynte y quatro placas de á treynta y seys placas cada scudo, los quales son para en cuentay parte de paga de milly cient scudos de oro que ha da auer por la lauor y el oro que entrare en unas armas que ha de labrar de Ataugía (3) para mi servicio.... etc : fecha en Augusta á diez de noviembre 1550. Yo el Príncipe. Por mandado de Su Alt. Gonzalo Perez Con señal del Duque de Alva-. Archivo general de Simancas. S.ria de Estado-Leg. n" 1565 f.º 33, c. 75. El Príncipe. Domingo de Orbea, mi Tesorero yo vos mando que de cualesquier dineros de vuestro cargo pagueis á Francisco Negrol (4) dorador de su Mayestad trezientosy setenta y dos escudos de oro en oro de los quales los trezientos son para cumplimiento á setecientos escudos de doro que los quatrocientos dellos tiene antes recibidos que son todos para en parte de paga de mill y cien escudos de oro que á de auer por el oro y manos de unas armas negras que labra de Atauxía para mi servicio etc.......... Fecha (1) Errore dell'amanuense, o storpiatura per ignoranza del vero casato, Negroli. (2) Ecco la prova dell'errore accennato nella nota precedente. (3) AGEMINA E Azzimína. Lavoro a mo'di finissima tarsía che si fa sul ferro sull'acciajo o su altri metalli con fili d'oro o d'argento postivi in solchi, incavati a sottosquadra con molto artificio, cacciandoveli col martello, così che non ne possono più uscire. La voce deriva da Agem o Agiam nomicon iquali il volgo maomettano chiama generalmente la Persia.- Vna guardia d'archibugiodi ferro dorata alla gemina (cioè all'agemina)-. Invent. mobilium etc. Ducis Franc. Mariae 2 (1631), Arch. di stato Firen. Urbino, Cl. II, Divis. A. Libr. III, c. 90. Lame vna da Zagalia curta adorata et vn altra lavorata al azimina 一. Vno pugnale alla bolognesa lavorato al'azimina senza fodro Invent. Arm. Gonz. (3 ag. 1542), Arch. Notar. Mant, Rog. Stivini. Ed Azzimini erano quei persiani che specialmente facevano tali lavori, e questo nome, si trova anche dato come soprannome tra noi a qualcuno dei nostri artefici. Eccone esempj : Equesto e il modo che si fanno quei lavori sottili d'oro dove sono arbori, figure, animaletti minutissimi sopra a pugnali et altri armi che si chiamano lauori di tanceia (taucia cioè tausía), et come in Damasco fanno gli azzimini che comettono in quei loro vasi pezzetti d'oro che anchora che si vegga non pare che quel sia el modo che dimostrano, perchè tempo patientia molta demostra bisognarlo (bisognar loro)-. BIRINGUCCI , Pirotecnia (Venetia 1540) , Lib 1x, cap. VI, p. 238. Circa alli arme dil azimino (cioé l'artefice delle azzi míne) quali lui fa per la Maista regia quale sarà aduisata come quasi ogni zorno è stato M. Pollo et io a Pietoli ad solicitarlo ecc. (apr. 1518), Arch. Gonz. F. II. nº 8. (4) Ed ecco la conferma più esplicita. JACOBO DA Covo, Lett. 112 CLASSE II. Yo el Príncipe-. Arch.º e loc. cit., en Milan á 25deIunio 1551 с. 114. Nei registri del tesoriere Domingo de Orbea dell'anno 1553 si ha tra le altre partite, la seguente : A Francisco Noguerol armero de su mag.t quatrocientos y quinze escudos de oro en oro y quatro reales que recibio en Gé nova por mano del embaxador de GenovaGomez Suarez de Figueroa por comisión del dicho thesorero Domingo de Orbea por mano de su alteza, los quales fueron á complimiento del precio de ciertas armas que el dicho armero hizo para el servicio de su alteza los cuales dichos escudos con los intereses y costas derresposición y cor retage de Genova á Besançon y de allí á España para la feria de Octubrede Medina del Campo del dicho año de 1553 costaran dos cientas y nueve mill ytreintay ochomrs (maravedis, = L. 0,0149) los quales dichos mrs se le rreçiben en cuenta por virtud de una çedula de su Alteza fecha á veynte y siete de diciembre del ottro año de 1553 en que manda que al dicho thesorero se le rreciban en cuenta por virtud della sin otro rrecaudo taduría Mayor 一. Arch. cit., Con 1ª Epoca, Leg.º 1393. Con questi documenti si ha la certezza che la borgognotta di Carlo V (n.º 2323) dell'Armeria di Madrid la fecero Franciscus. ET. FRAter DE NEGROLIS... MDXXXXV e non il solito PHILIPPVS insieme con i fratelli, uno dei quali era certamente il nostro Fran cesco; che se nei documenti riportati trovasi ricordato soltanto negli anni 1551 a 1553, in un altro documento, non meno autentico di quelli, ne abbiamo notizia sin dal 1542. Nel Registro de la Casa del Emperador-, nel quale sono notate tutte le persone al ser vizio di lui in quell'anno, si legge:- Francisco Negrolo dorador a de gages par les escroz (1) XII f (placas) par jour —. Ecco resa, più che probabile, certa l'opinione esposta qua dietro , cioè, che lo scudo detto di Minerva dell'Armeria di Madrid (n. 1666) con- las letras y adornos de oro damasquinado- (de atausía) lo fecero PHILIPPVS- JACOBI- ET- Franciscus (non frater, come supposi io, V. p. 59 nota 1) NEGROLI- MDXXXXI. Dunque uno dei fratelli di Filippo era Francesco , fabbricatore di armi anch'esso ma specialmente lavoratore di azzimine, di tausía. Ricapitoliamo. I due armajuoli Filippo e Francesco nonsono quelli scritti nell'alberetto, perchè il primo non era figliuolo di Luigi ma di Giacomo, e il secondo era mercante di lana nel 1541 , e poscia (1) Les escroz, en español escrocs, era una dependencia (bureau) de la Casa deBorgogña. SERIE B. 113 notajo. Dunque Filippo e Francesco non erano del ramo dell'ar majuolo Domenico da Ello del quale abbiamo notizia sino dal 1492 (V. apag. 109 nota 2). Ma abbiamo anche Berardino et fratelli de Negroli armaroli Milanesi (V. a pag. 58, nota 1), che nel 1513 man dano fuori dello Stato docento pecti, onde si ha prova che avevano una fabbrica di armature di molta importanza. Dunque o l'alberetto è sbagliato, o il nostro Bernardino è capo o discendente di un altro ramo. E quel nepos di Domenico che è ricordato nel documento del 1492 (V. a pag. 109 nota 2) chi sarà stato ? Che avesse fratelli, si parrebbe da questo documento, come è altresì chiaro che il nipote nel 1492 doveva avere circa venti anni. Poteva anche essere un figliuolo de' figliuoli suoi ; ma dei cinque di Luigi non si sa se vi fosse qualcuno ch'esercitasse quest'arte, e l'unico di Nicolò , cioè Gian Paolo, armajuolo, che viveva ancora il 23 di novembre 1561 (V. a pag. 57, nota 3) e secondo l'alberetto sino al 1562, avrebbe toccato la bella età di novant'anni, cosa non impossibile ma poco probabile, specialmente per un armajuolo. Per ciò si potrebbe sup porre che quel nepos fosse il mio Berardino del 1513 figliuolo di un fratello di Domenico , onde un altro ramo dei Negroli con un capo il cuinome è ignorato. E di questo ramo crederei che fosse Giacomo Filippo (forse figliuolo di un Filippo), padre di Filippo, di Francesco e dell'altro fratello (il Morigia dice duoi fratelli) innomi nato. Di Hieronimo Negrolo, armajuolo, contemporaneo di Paolo (?), Alessandro e Battista , secondo l'alberetto , non saprei dire cosa alcuna. Del Negroli , unicamente conosciuto nelle storie , parla il Vasari , ma trattandosi di artefice non Fiorentino , secondo il suo solito, molto brevemente. Eccole sue parole:- Di Filippo Negrolo, milanese , intagliatore di cesello in armedi ferro con fogliame e figure, non mi distenderò , avendo operato , come si vede, in rame cose che si veggono fuor di suo (di uso ?), che gli hanno dato fama grandissima-. VASARI, Vite (ediz. Sansoni), Vol. V, p. 89. Intorno ad un Negroli parla anche il BRANTOME-, come appresso : M. de Strozze (1) approuvoit fort les corseletz graués de Milan et ne trouvoit point que nos armuriers paruinssent à la perfection (1) PIETRO, di Filippo, STROZZı, maresciallo di Francia, al servizio della quale era nel 1543 all'assedio di Lussemburgo. Nell'anno appresso fu sconfitto presso la Mirandola. Servì sotto l'ammiraglio Annebault nel 1545, e fu creato generale di galere. Nel 1554 fu mandato da Enrico II al soccorso di Siena, ma fu disfatto presso Lucignano, e ritornò in Francia nel 1555. Due anni dopo ritornò in Italia ed ebbe da Paolo IV, Caraffa, il comando dell'esercito. Recatosi nuovamente in Francia, fu ucciso all'assedio di Thionville nel 1558. Catalogo R. Armeria. 8. 114 CLASSE II. non plus qu'aux morions ; car ils ne les vuidoinet pas si bien et leur faisoient la crète trop haute. Mais après il cryatant qu'ils yvinrent, et trouva un doreur à Paris qui les dora aussy bien ou mieux d'or moulu que dans Milan, ce qui fut une grande espargne pour les soldats; car au commencement il n'y avoit morion ainsy gravé d'or qui ne coutast dud. Negrot (Negrol) 14 escus. Je le pui dire pour en auoir acheté plusieurs de luy à tel prix, ce qui estoit trop. Mais M. Strozze mit ordre qu'on acheteroit dud. Négrot le morion blanc graué à bon compte, puis on le donnoit à ce doreur de Paris et ne reuenoit qu'a 8 ou 9 escus-. Brantome, Les couronnelsfranç , ch. 6, in v. GAY, Glassaire Archéologique, p. 68. Quale dei Negroli sia questo dallo Strozzi nominato , io non so indovinare, e importa poco il saperlo per il mio assunto ; il cui scopo è stato quello di dare il maggior numero di notizie di queste famiglie di armajuoli milanesi, celebri al loro tempo in Italia e fuori, e così preparare i materiali per segnalarne i nomi e le opere a chi ne scriverà la storia. E in questo mio intendimento sono stato gen tilmente ajutato dal mio illustre collega il Conde de Valencia de DonJuan (il fortunato possessore de' codici dell'archivio di Simancas, onde sono trascritti i documenti qua dietro riportati) che nomino qui per rendergliene pubblicamente vive grazie. SERIE C Armature incompiute e parti di esse. C. 1. ARMATURA BIANCA da lancia (1), del secolo XVI, composta di celata viscontea corazza a prova, spallacci, bracciali con ma nopole, guardareni e fiancali. La marca di fabbrica non è ri conoscibile consicu rezza, ma essa sem bra essere un'aquila (Camp. А). (1) LANCIA. Lat. lan cearius; lat. bass. lan cerius; franc. lancier; inglese lancier; spagn. lancero; ted. Lanzen reiter. Soldato acavallo del secolo XVI e XVII. Le lancie formavano una delle due arme di cavalleria leggéra di que' secoli, edandavano armate di lancia, onde il nome loro, di una pistola che si teneva nella fonda all'arcione dalla banda sinistra, e della spada. Queste le Fig. 8. Armatura da Lancie. armi offensive. Le di fensive erano: Celata con goletta; corazza a prova con resta ; guardareni; fiancali e bracciali con manopole. Le Lance erano ordinate in compagnie di cento soldati, comandate da un capitano, il quale portava, scambio de' fiancali, i cosciali a coda di gambero (à écrevisse) col ginocchietto, e 1212. 116 C. 3. CLASSE II. C. 2.- ARMATURABIANCAdalancia,simile allaprecedente. (CampoA). ARMATURA BIANCA del secolo XVI , simile alla precedente. gli stivaloni conrimboccatura. Ma questa specie di cavalleria non fu istituita nei secoli mentovati. Essa esisteva già fino dal secolo XIV ed era nome collettivo di milizia a cavallo, armata efornita di lancia, sotto il quale si compredevano tre uo mini e tre cavalli: quelli, chiamati caporale o capo-lancia, cavalcatore o piatto, e paggio o ragazzo o garzone; questi, detti cavallo o capo-lancia, piatto e ronzino. Edi essi era stabilito il prezzo minimo, il quale si doveva giudicare dai commis sarj della condotta nella rassegna di accettazione, prima di scriverli, come si diceva allora, per pelo e per segno. Filippo Villani racconta: Poichè gli Inglesi si vidono ricondotti, come uomini vaghi di preda e vogliosi di zuffa , a dì 2 di febbraio (1363) in numero di mille lance, i quali si facevano tre per lancia, di gente a cavallo, ed eglino furono i primi che recarono in Italia il conducere la gente a cavallo sotto il nome di lance, che imprima si conducevano sotto nome di barbute e bandiere, ecc. F. V. 11, 81. La giente dell'arme del comuno di Firenze doveva essere tutta a Volterra; .... anogli sparti a cholle e a sangi mignano, ed aStaggia .giusero la domenica della(di là) ciento cinquanta lancie. altre novelle di qua non ci à; ecc.-. BARTOLO FREDI, Lett. (aprile 1362), GAYE Cart Art , I, 70.- Exi, cioè Brunoro de Simonetti de essa città de Exi venne in adiutorio del Commune de Ancona con vinticinque lanze ad tre-cavalli per lanza, che ascende alla somma de septantacinque cavalli. Et stete in servitio del Comune de Ancona a le sue spese da li vintiuno.... de octobre (1382) per fino ad sei de novembre proxime seguíto-. LAZZARO BERNABEI, Cron. Ancon , Doc. Stor. Marchig., I, 117. Sebbene tutti gli scrittori citati siano concordi nel riferire la composizione di queste lance , ciò non ostante a confermarla riporterò due capitoli tratti, uno, dalla condotta di Micheletto degli Attendoli dei Conti di Cotignola con la Rep. fiorentina (13 di nov. 1432), e l'altro da quella del Gattamelata e del conte Bran dolino con la Rep. veneta (16 di aprile 1434). III. Item, quod quemlibet dictarum lancearum habeat etc..... unum caporalem, unum equitatorem sive piactum, et unum paggium cum duobus equis et uno ronzeno et quod persone; tam caporalium quan piactorum esse debeant suffi cientes et bene munite, et ad usum armorum habiles et ydonee-. Arch. Stor. it. xv, 134. In primis quidem, quod ipsi Gattamelata et comes Brandolinus sint et esse intelligentur conducti, et sint ad stipendia et servitia predictorum Serenissimi ducis et dominij Venetorum in conductores lancearum quadrigen tarum, cum equis tribus pro lancea ut moris est, ac etiam peditum quadrigen torum, etc. 一. EROLI, Vita di GATTAMELATA, Doc. IX, p. 265. Questa Lancia, lat. lancea (ted. Eine Ritter mit 4 à 6 bewaffneten Knechten; ingl. man-at-arms completey accoutred;) i francesi la chiamavano lance fournie, e tra essi era composta di sei uomini e sei cavalli. Filippo Villani dice che , fu introdotta in Italia dagl'Inglesi e sarà; ma certamente non è istituzione in glese, e bisogna andare a cercarla nell'antichità. Pausania ci porge un esempio di Lance fournie, per l'appunto come le nostre accennate qua dietro, nel rac conto della terza invasione in Grecia dei Galli condotti da Brenno (non quello che Camillo cacciò da Roma), che finì la vita avvelenandosi, perchè vinto dai Greci e ferito in battaglia, nel secondo anno della 125ª Olimpiade (125 anni avanti G. C.). Ecco le parole del celebre scrittore greco sincrono e testimonio SERIE C. LIBERTAS 117 Hacelata viscontèa (1), goletta, corazza, fiancali, spallacci e bracciali ma vi mancano le manopole... Porta sul petto lo stemma della città di Bologna e sotto le due lettere BO con segno dell'abbreviatura. Sullo spallaccio LIBERTAS destro poi è la marca di fabbrica OB in parte perduta nel forbirlo, che è inde cifrabile, e il Leone di San Marco, in oculare di ciò che conta, intorno alla caval leria dei Galli : Nam singulos equites famuli sequebantur duo, in equis et ispi et equestrium artium maxime gnari. Ji preliantibus dominis in extrema acie consistentes, ei erant usui , vt si forte equus esset omissus, statim suum submit terent: si vir concidisset, servus in eius locum succederet : quod si vtrumque belli impetus ever tisset, iam praesto erat tertius, qui pro demortuis locum teneret, iam vero si vulnera primarius ille accepisset, e secundarijs alter Stemma della città di Bologna ex acie illum subducebat, alter vero saucij vicem obibat-. PAUSANIAE, Phocica, lib. X. (Francofurti, MDLXXXш), р. 283. Manon è nè pure istituzione gallica questa Lance fournie, e ciò apprendiamo dallo stesso scrittore. Haec (ut mea fert opinio), egli continua , apud Gallos ad imitationem Persarum militia fuit istituta. Nam et illi selectos habebant mi lites decies mille quos Imortales vocabant. Tantum interest , quod commisso demum prelio illi succenturiant: Galli inter pugnandum integros, vel caesis vel saucijs supplemento esse iubent..... Hoc apparatu, et ea quam ante diximus fretus confidentia Brennus, in Graeciam exercitum duxit-. Ibid. Non continuo le notizie intorno a quest'arma nei primi secoli dell'Era volgare perchè di niun utile per il mio lavoro, e perchè la storia non mi sovviene in tale bisogna, e perciò vengo ai tempi delle Crociate nei quali sembra che la Lancia si componesse di un cavaliere e di due scudieri. Introdotti nella milizia gli Uo mini d'armechesurrogarono lacavalleria,le Lance fournies continuarono, manon erano più feudali, o sia obbligatorie per ifeudatarj, sì volontarie e comandate da gentiluomini. Le Barbute italiane del XIV secolo si componevanodi due Corazze con due cavalli. Le Lance nostrane, secondo il BARDIN erano meno forti delle francesi, che avevano da tre sino a quattordici serventi (Servientes armorum), due o tre dei quali combattevano vicino al Capo-lancia , e gli altri erano in seconda linea e accorrevano secondo il bisogno. Nel secolo xiv, il ducato di Bor gogna teneva in arme duemila cinquecento a tremila lance, o sia una cavalleria di quindicimila a diciottomila uomini. Gli eserciti nel 1500 si componevano, comunemente , non più di mercenarj condotti a soldo, ma di paesani, e così furono abbandonati i vecchi ordinamenti e istituite le nuove arme di cavalleria che furono tre, cioè : Archibugieri a ca vallo, Lance, dichiarate in principio di questa nota e Corazze, delle quali ho già parlato nella nota a pag.100n. 1; le prime due leggiere, e la terza grave. Tutte e tre queste arme, con poche modificazioni cambiato nome, Dragoni, Lancieri e Corazzieri, durano tuttora in molti eserciti d'Europa. (1) V. alla pag. 78 la nota 1 e la figura. 118 CLASSE II. molleca, che ricordano un corazzajo veneziano. Non essendoci stemmi papali o Bentivoglieschi è certo che quest'armatura appartenne ai cavalli leggieri di quella città quando si governava a popolo. (Campo F). C. 4. ARMATURA BIANCA , composta di celata viscontèa, goletta, corazza, spallacci con mezzi bracciali (1) di cinquela me e fiancali ditrelame. Èdella seconda metà del secolo XVI, e propria degli uomini d'arme di questo secolo e del seguente. (Arm. 24). С. 5. ARMATURA BIANCA da lancia, composta di: celata con goletta (V. a pag. 67la fig. alla nota 1); spallacci e mezzi brac ciali; corazza con resta; fian cali di 10 lame articolate. Se conda metà del secolo XVI. (Arm. 25). C. 6, 7. ARMATURE BIANCHE da uomini d'arme del secolo XVII. La prima ha una celata viscontèa. Si compongono di celata, goletta, corazza, spal lacci e mezzi bracciali, e fian cali. (Campo E). C. 8. ARMATURA BIANCA, simile alle precedenti, compo sta di corazza e fiancali, spal lacci e mezzi bracciali, con morione aguzzo (V. Serie E. 69) nella figura della Guardia svizzera papale di nº B. 49. ARMATURA BIANCA, C. 9. simile al nº C. 5, salvo che ha la celata viscontèa. (Arm. 12). C. 10. ARMATURA BIANCA, Fig. 9. Armatura bianca da uomo d'arme del secolo XVI e XVII. 1212. Celata alla Borgognona.- 116. (1) MEZZI BRACCIALI. Chiamansi così queste due pezze che armano solamente la parte esteriore del braccio sino al gomito, come si vede nella figura qui unita. SERIE C. 119 che si compone di celata alla Borgognona, goletta, corazza e fiancali, spallacci e mezzi bracciali. È del principio del XVII secolo. (Arm. 13). ARMATURA ALL'ANTICA (1), d'acciajo, bianca e oro con C. 11. incisioni. È composta di celata alla Borgognona, corazza, spallacci con pendagli, e scarsel loni. Secondo la tradi zione appartenne ad An (1) ARMATURA ALL'ANTICA. Si dava questo nome alle ar mature, rassomiglianti, come questa, inqualcheloroparte, le armature romane che vediamo nelle statue degl'Imperatori. Cito qui, in tal proposito, una notizia tratta dal- Catálogo de la Real Armeria Madrid. di 2308. Armadura ecuestre romana del emperador y rey Carlos V, colocada sobre un caballo de madera bardado ó armado. Todas sus piezas son negras, con dorados y dama squinados de oro. Borgoñota laureada, con penacho ó plu majería, hombrerasformando cabezas de leones con chapas y mallas: loriga. En el peto tiene la cabeza de Medusa, y la inscripcion : BARTOLO MEUS . CAMPI . AVRIFEX . TOTIVS . OPERIS . ARTIFEX . QVOD . ANNO . INTEGRO INDIGEBAT . PRINCIPIS . SVI . NVTVI ОВТЕМРERANS GE MINATO . MENSE PERFECIT. El espaldar tiene superiormente las iniciales B. C. F. (cioè Bar tolomeus Campi Fecit),yentre sus adornos inferiores, una cifra de dos G. G. Tanto el Fig. 10. Armatura all'antica di nº C. 11. peto como el espaldar tienen grabada malla plateada. La falta de la loriga es de chapa y malla: Coturnos calados ; no tiene estribos porque el jinete monta á la romana-. A proposito di Bartolomeo Campi, vedasi : ANGELUCCI, Docum. ined., ecc. 330 a 333, 449 a 454. Quest'armatura che nel catalogo citato è detta Armatura romana nei nostri vecchi inventarj è chiamata- Armatura all'antica-. Eccone un esempio. Una armatura bianca da cavallo all'antica ch'era a Cauriana ed una mazza d'ottone 120 CLASSE II. tonio I Martinengo (1); ed è appunto quella di che è armata la statua di questo celebre personaggio che si vede tuttora nel ripiano della scala principale del palazzo Martinengo della Fabbrica, nella galleria del quale si conservava con le altre armature che ora ador nano quest'armeria. È uno stupendo lavoro del XVI secolo , finamente eseguito da qualcuno de' migliori armajuoli bresciani di quel tempo. La forma degli spallacci è quella delle armature degl'Imperatori romani. Tutte le parti di quest'armatura sono ornate a bande bru nite con intaglio imitante una lorica di maglia su fondo indorato, alternate da liste abbassate e messe a oro con suvvi bellissimi or nati di fogliami a schiacciato rilievo. Nei contorni sono fasce istes samente intagliate e indorate, come nel modo stesso è la borgognotta la cresta della quale è formata da fiori a mo' di tulipano che partono dal mezzo di essa e vanno, uno dietro all'altro, stremandosi sino al la visiera ed alla gronda, presso la quale è la pennacchiera. È una lavorata artificiosamente in mano-. (Lista del Armeria ducale 1604. Arch. Gonzaga, X. I. n° 9 B.ª 3884). (1) Ammetto volontieri che quest'armatura abbia appartenuto a un Antonio Martinengo, come è detto nel vecchio catalogo, e come lo proverebbe anche la statua qua dietro accennata fatta scolpire dal conte Silvio Martinengo al suo grande antenato. Ma non posso ammettere che l'Antonio dell'armatura sia quello che la statua rappresenta, cioè Antonio I; ed invece tengo per fermo che sia Antonio III, di Girolamo di Antonio II, nato un secolo dopo la morte del primo. La tradizione viva nella famiglia, che l'armatura aveva appartenuto ad un An tonio, fece scambiare il terzo col primo, e così fu posta a questo l'armatura di quello, che è della seconda metà del xvI secolo. Antonio III Martinengo nacque nel 1550 da Girolamo, di Antonio II, che fu di Bernardo. Giovane illustre, e valoroso ed imitatore delle virtù paterne, secondo il Sansovino, fu nella età sua giovanile (quantunque il Senato mosso da pa terno amore s'opponesse, e non volesse ch'esso andasse alla guerra per esser unico di tanto huomo, se prima non nascesse alpadre un altro figliuolo),colon nello di fanteria nell'armata del Senato contro il Turco, avendo per suoi Capitani il Conte Imperiale Elci da Siena et il Capitano Giovanni Orlandi da Fiorenza. Venuto poi il padre a morte, il Senato gratissimo a suoi benemeriti et tanto amati da lui, creò il detto Antonio condottiero di cento uomini d'arme, collocan dolo d'età di 20 anni , in quel grado spetiale et particolare del padre (Ritratto delle più nobili et famose città d'Italia, Venet. 1375, p. 10 t) Morì in età giovanile. Antonio I viveva circa in mezzo del secolo xv, comandava 100 lance nel 1436 per la Rep. di Venezia, che nel 1441 gli concesse le terre e i luoghi di Pavone e Gabiano in quel di Brescia, confermandogliene il possesso nel 1443. Conchiudo: se quest'armatura appartenne ad un Antonio, egli non potè es sere il I, che visse nel secolo xv, ma il III che ho nominato addietro, nato a mezzo, appunto del secolo XVI. Veggasi anche in tal proposito la nota 2 alla pagina 55. SERIE C. 121 armatura da pompa, e portavasi alla corte, nelle feste, o ne' pub C. 12. blici ricevimenti (Arm. 15). CORAZZA E FIANCALI d'acciajo forbito con grandi fogliami operati a cesello, ritoccati a bulino e messi a oro, contornati da una specie di controfoglia granita e tinta di nero. Tanto il petto che aveva la resta, quanto la schiena hanno due lame snodate alle quali nella schiena è aggiunta un'altra per coprire le reni , e nel petto due intere cui sono appiccati gli scarselloni, o fiancali, ciascuno di cinque lame. Come queste così le altre lame e tutti i contorni del petto e della schiena hanno delle liste dorate con ornati di fo gliami, figurine ed animali ricavati ad acqua forte e finiti a bulino. Sul petto presso alla gorgiera è la testa di un serafino, che non saprei dire se possa avere qualche relazione col possessore. E uno stupendo lavoro italiano della seconda metà del secolo XVI. E posta sulla figura del Capitano di lance di n° B. 54 (Rot ). C. 13. CORAZZA, CELATA, GOLETTA, SPALLACCI E BRACCIALI, parti di un'armatura del tempo stesso della precedente, con bande forbite alternate da altre incise ad acqua forte con figure ed animali fanta stici e dorate. (Arm. 21). C. 14 CORAZZA E SPALLACCI, avanzi di una bellissima armatura, del mezzo del secolo XVI, riccamente ornata con fogliami, nodi, me daglioni e trofei d'armi, il tutto inciso ad acqua forte su bande parte a fondo nero e parte indorato, trammezzate da altre bande liscie e forbite. Sugli spallacci anteriormente e posteriormente e sul petto sono targhe, dentrovi una salamandra co ronata sulle fiamme, e sopra un breve col motto TAL ES MI VENTURA. In alto, sul petto dentro una targhetta, è una croce patente sopra una sfera, messa in mezzo dalle lettere L. B. La Salamandra era l'impresa di Fran cesco I, per il che fu supposto che questa armatura abbia appartenuto a qualche ES MI VEN Figura della Salamandra TAL TVRA sulla corazza C. 14. guerriero del seguito di lui durante la sua prigionia in Ispagna, e che il nome di esso sia indicato dalle due iniziali accennate (V. Catalogo a pag. 110 n° 239). Ma questa supposizione è mal fondata, perchè laforma della co razza è quella delle armature della seconda metà del secolo xvi, e Francesco I fu prigione in Ispagna dal 1525 al 1526. In quanto poi alle lettere L. B. credute iniziali del nome del personaggio cui ap 122 CLASSE II. partenne l'armatura, è provato che quelle ed il mondo con la croce sono le iniziali del nome e la marca (1) dell'artefice, forse spagnuolo, che la fabbricò. Ho consultato parecchi autori che trattano delle imprese e dei mótti relativi ma inutilmente (2), chè in nessuno ho potuto trovare notizia di questa e del mótto che l'accompagna. (Arm. 20). C. 15. CORAZZA, GOLETTA E CELATA CON GOLETTA, avanzo di una stupenda armatura del secolo XVI, a bande forbite intramezzate da bande incise ad acqua forte con fogliami e con altri svariati orna menti, dorati su fondo nero e neri su fondo dorato. La corazza ha la resta. Vi sono anche altre pezze di quest'armatura che si note ranno al loro luogo, più innanzi. (Arm. 29). C. 16 a 19. ARMATURE NERE da uomini d'arme del XVII secolo mancanti dei fiancali. C. 20. ARMATURA NERA simile alle precedenti. C. 21.- CORAZZA, GOLETTA (parte anteriore) , SPALLACCI, BRACCIALE destro compiuto e piccola parte del sinistro, avanzi di una bell'ar matura incisa ad acqua forte e ritoccata a bulino. La decorazione è a mo' di damasco, ripetendosi sempre lo stesso disegno composto di targhette a sezione lenticolare od esagone mistilinee dentrovi ro soni, nelle prime, e figurine nelle seconde, che alla lor volta sono racchiuse dentro formelle a mandorla e contornate da rabeschi, e ri petute sempre. Tutto l'ornato è forbito e spicca su fondo nero gra nito. Quest'armatura porta in una cartellina il nome POMPEO (3) (1) Pongo qui ildisegno di questa marca che è uguale a quella di nº 16 della tav. 1ª del Catálogo de la Real Armeria in Madrid, dove si vede in un'armatura da ragazzo, così descritta nel citato Catalogo alla pag. 183. 2471. Media armatura de niño. Morrion con punta hácia atrás en el vértice, cuatro listas anchas con grabados y medal lones , en que se ve la figura de san Miguel; borde grabado y chatonado. Brazales sin manopolas ; coraza encuyo peto se ve LB superiormente la m. 16. En esta y en las demás piezas hay medallones con bustos, guerreros, Cupidos y varios adornos Marca della corazza C. 14. grabados. Primeramitad del siglo XVII-. E sarà di quel tempo; ma la nostra corazza è, come ho detto addietro, della seconda metà del secolo xvI. (2) In una nota di Robeconsignata al S. Oratio Falcone Vicario diBosolo (Bozzolo) a di22 Marzo 1520-, trovo registrato: Vnaltro falcon tutto polito et il monte sopra il fogon con sopra fides et circondato di lauro con queste lettere a torno F.E.I.I.M.M.V. (cioè FEdericus . II . Marchio . Mantuae .V.) et la Salamandra sopra al fogon con queste lettere quod huic deest me torquet Arch. Gonz. X. I. nº 9. (3) POMPEo. Questo nome inciso nel modo che qui si vede sul petto della co razza descritta è il nome dell'armajuolo milanese Pompeo della Cesa (della Chiesa) che operava nell'ultimo ventennio del secolo XVI come si vedrà dai do SERIE C. 123 e presso alla goletta sul lato destro del petto è uno squarcio pro dotto da un colpo d'arma da fuoco portatile. È lavoro della seconda C. 22. metà del secolo XVI. (Arm. 14). CORAZZA BIANCA SPIGOLATA CON GUARDARENI ed una parte di FIANCALE. Ha soprappetto (1) fisso, nel quale è a traforo il Cri sto in croce messo in mezzo dalla Vergine e da S. Giovanni, incisi a bulino, e posti dentro un ornamento istessamente operato ; lavoro degli armajuoli di Norimberga, e porta la solita marca di quelle fabbriche (V. a pag. 75, fig. in nota 3). È della forma detta Mas cumenti che riporterò appresso. Era artefice valentissimo, dimenticato dal Mo rigia (La Nobiltà di Milano), e ne è prova l'essere egli armajuolo della Corte e avere armato i duchi Alessandro Farnese, e Guglielmo Gonzaga, e principi e privati in Italia e fuori. AVienna nel Museo dell'arsenale è l'armatura del conte Adolfo Schwarzenberg, che nel soprappetto ha il nome POMPEo. Il cav. Raoul Richard mise alla Mostra dei metalli artistici in Roma nel 1886, un'armatura incompiuta, segnata sul petto al solito luogo- POMPEO- (V. ANGELUCCI, Le Armi del cav. Raoul Richard alla Mostra, ecc. Roma Tip. Civelli, 1886, p. 85). Maveniamo ai documenti, chè da questi sarà incontrastabilmente provato quanto ho qua dietro asserito sulla valentía dell'armajuolo milanese. Ill.mo et Ecc.mo s.r Il fid. Ser. d. V. Ecc.ª Gio: Antonio Perego mercantedi questa Cita di M.lo ha fatto fabricar da D. Pompeo da la Cesa armarolo della Corte di V. Ecc.ª duodeci Rotelle co' soy morioni quali voria mandar nella Cita di Siviglia d'Hispania ma perche intende ch'obstano ordini che non si possino mandar fuori di questo ducato alcune armi senza licenza di V. Ecc". Percio ecc.-. (M.li (Mediolani) vj Martij 1585) Arch. di Stato, Milano- Militare- Fabbriche d'armi e armat. Sez. storica- Raccolta speciale. APompeo della Cesa Armarolo in Milano scudi 351, soldi 21, den. 1 per resto di scudi 842 soldi 17, che importa il costo et guarnitione d'una armatura fatta per seruitio di S. Al.ª (ALESSANDRO FARNESE, 111 duca) Arch. di Stato, Parma. Mastri Farnesiani, an. 1586, 28 8bre, c. 358. III.mo et Ecc.mo s.r Pompeo della Cesa armarolo de V. ecc.ª dize hauer fatto vna armatura con doij corpi e tre cellate per il s. Antonio Caualino supp. ha V. Ecc. ha volerli conceder il saluo conduto, ouere passaporto di poterle mandare et condure dette arme a geneva che ne rezevera gracia da v. Ecc. (fuori) Ill.mo et Ecc.mos. Di Pompeo della Cesa Armarolo de V. Ecc.ª Arch. di Stato, Milano, loc. cit. Il sig. Pier Antonio Crasso deve hauere scudi 720 di moneta per valuta di Ducatoni 500 a soldi 114 per Ducatone di Milano, et in Parma a lire 7 soldi 4 l'uno, pagati a Pompeo Cesa Armarolo della Corte per l'Armatura bianca et oro, fatta per S. A. di G. M. (il duca ALESSANDRO, morto il 3 di dicembre del 1592) Arch. e loc. cit, an. 1593, 3 дспп., с. 91. (1) SOPRAPPETTо. Di questa parte di armatura di rinforzo che era fisso, come in questa corazza, o mobile si parlerà più innanzi. 124 CLASSE II. similiano o Milanese (V. a pag. 36 la nota 1 e la figura e della prima metà del XVI secolo (Arm. 36). C 23. CORAZZA E CELATA DA INCASTRO, avanzo di una bellissima armatura della seconda metà del secolo xvi a bande piccole e grandi con ornati a schiacciato rilievo operati ad acqua forte, e poscia ri toccati a bulino e messi ad oro su fondo bronzato. La celata ha sul frontale una grand'aquila spiegata, nera, agemi nata in oro su fondo dorato. Le bande hanno, alternativamente, fogliami, festoni, aquile con corona ducale, e le lettere V. F. in nesso, o sole o messe in mezzo da palme, dentro alla corona, o sotto ad essa; monogramma e stemma che non so indo vinare a chi abbia appartenuto. La co razza è istessamente decorata, con una grand'aquila sul petto e un'altra sulla schiena, in alto, col notato monogramma ripetuto, nelle bande, con aquile e corone e palme. Tutte le bande sono fiancheggiate da liste con perline di argento di agemina, delle quali sono ornate anche le corone. Monogramma della corazza C. 23. Eda lamentarsi che, di una tanto bella ed ornata armatura, non sieno rimaste che queste due sole pezze; le quali sono una chiara prova della maestria dell'artefice e della ricchezza del possessore. C. 24 La celata pesa cg. 5,700; la corazza 4,100 (Arm. 33). CORAZZA E CELATA di sorprendente lavoro di scultura, opera di armajuolo italiano della seconda metà del xvI secolo. È un'armatura da pompa. La celata ha la forma di berretto frigio con le orecchione, a tre squame ciascuna. Gli ornati sono festoni di frutte all'intorno, volute, fogliami, animali fantastici e trofei mili tari, mascheroni e puttini; alternandosi giudiziosamente i rilievi sul fondo a rabeschi schiacciati. Lo stesso modo ha tenuto il valente artefice nel decorare la corazza, che nel mezzo del petto ha un Marte, stante, di basso rilievo, con lancia e scudo, ed altre figurine qua e là e festoni di frutte e trofei d'armi e varj medaglioni. La schiena non è come il petto tutta coperta di ornati, ma li ha sol tanto sopra le reni e nel contorno alle braccia ed al collo, ove sono ripetuti i festoni di frutte che fiancheggiano una bella maschera. Nel mezzo poi è una Minerva, stante, anch'essa con asta e scudo. Tutti gli ornati sono bronzati e spiccano su fondo granito e indo rato. È questo un bel monumento della perizia dei nostri armajuoli del secolo xvi, il secol d'oro delle arti italiane; e per la purezza del disegno e la finitezza della esecuzione preziosissimo fra i più preziosi dell'armeria. Credo appormi attribuendo questo arnese da SERIE C. 125 festa a un doge della Repubblica di Venezia. La corazza pesa Cg. 3,300, la celata Cg. 1,100 (Arm. 32). C. 25. CORAZZA appartenuta ad una ricca armatura da torneo del secolo XVI. È di acciajo, a bande, alcune lisce e forbite, altre incise ad acqua forte, con fogliami indorati su fondo nero granito, lungo le quali ultime corrono archetti in dorati a mo' di un merletto. Come è ornata la corazza, così sono le altre pezze ri maste di questa pregevole armatura, che è a lamen tarsi forte sia incompiuta. È lavoro di armajuoli ita liani, e forse milanesi (V. ai n. C. 240 e 241) (Arm. 16). C. 26. CORAZZA E SPAL LACCI BIANCHI, a bande, al ternate, lisce, ed ornate di trofei militari, lavoro ad acqua forte, del secolo XVI (Arm. 28). C. 27. CORAZZA della metà del secolo XVII, abande forbite e indorate alternati vamente, e queste seconde ornate di nodi e fogliami e parti d'armature ricavate su fondi graniti, tutto ope rato ad acqua forte e a bulino. In alto sulla schiena e sul petto vi sono due me daglioni, e tra questi ultimi Fig. 11. Corazza e celata da pompa. 1112. la croce sul globo, senza le lettere certo la marca dell'armajuolo, e forse di quello stesso che fabbricò la corazza di nº C. 14, (V. a pag. 122). Sulle bande forbite sono ripetutamente incise le figure dei Draghi alati, stemma de' Boncompagni, e per ciò credo non esser nel falso, attribuendo questa corazza a qualcuno di quel casato (Camp. 18). C. 28, 29. CORAZZE E MEZZI SPALLACCI BIANCHI a lame. (Camp. В.). 126 C. 30. CLASSE II. CORAZZA E SPALLACCIO DESTRO bianchi di acciajo forbito con bande lisce, ed ornate di emblemi militari, figure e medaglioni, lavoro eseguito ad acqua forte. Sec. xvi. (Arm. 14). C. 31. CORAZZA BIANCA a lame articolate. Ciascuna delle due parti si compone di dodici lame con fogliami cesellati di mediocre stile a schiacciato rilievo senza alcun ritocco. Sul petto, in alto, è una testa di Medusa di bronzo indorato di rapporto, e sulla schiena un bel ma scherone con ale , dello stesso metallo, ambedue di buon lavoro. Secondo il Meyrik (V... corazze siffatte erano proprie de'Raitri (1); ma osservando la sottigliezza delle lame che la compongono si è certi che non potevano reggere alla botta del moschetto e nè meno a quella della pistola, e perciò io la credo usata per guardie d'o nore di qualche principe. Il DEMMIN (Op. cit , p. 345, nº 49) dà il disegno di una : Cuirasse lamée d'un reître allemand, du milieu du dix-septième siècle. Quelques auteurs allemands appellent ces armures, en tièrement composées de lames, Krebse (écrevisses)-. Ma i Raitri erano sol dati tedeschi a cavallo armati di archi buso e di due lunghe pistole, e se avessero portato una corazza a lame sottili come la nostra, scambio di arma tura di difesa sarebbe stata loro di offesa, e per ciò non solo d'impaccio ma anche di danno. Dunque o la co razza riportata dal Demmin era a botta d'archibuso, o non era propria dei Raitri come egli afferma.Pesa Cg. 4,700 (Arm. 22). Fig. 12. Corazza a lame. 126. (1) RAITRO (reître). Soldato tedesco di cavalleria leggera, nei secoli xvi e хvн, che montava piccoli cavalli ed era armato di forte corazza nera, di lunga spada, di schioppetto o di lunghe pistole. Si formavano i Raitri per cornette e squadroni, e ciascun corpo, forte di cinque a seicento uomini era comandato da un colon nello. Come le antiche compagnie di ventura, prendevano soldo fuori del loro paese, e militarono nelle guerre civili di Fiandra e di Francia. Il loro nome viene dal tedesco Reiter, che significa propriamente uomo di cavallo. L'inimico è assai forte di cavalleria; di fanteria non tanto; poichè non terrà più di nove o dieci milla fanti, et havrà fin sette milla cavalli tra Raitri e Francesi MARCO PIO DI SAVOJA, Lett. (19 febb. 1592), CAMPORI, Mem. stor. Marco Pio, p. 139 —. In cambio di pistole, che si usano al modo franzese, avessero un archibuso a ruota o due al più all'arcione, o alla raitra di giusta misura di poco meno di quattro palmi di canna (pal. rom , = 0,892) CINUZZI. SERIE C. C. 32. 127 CORAZZA di acciajo forbito, del secolo xvii , di sempli cissimo lavoro, ornata nel petto della croce di S. Maurizio ed ap partenuta ad un cavaliere di quest'ordine; chè soltanto costoro C. 33. potevano ornare la corazza di tale distintivo. (Arm. 36). CORAZZA BIANCA, del secolo XVII, sul costume dell'ufficiale de' Carabini (1) di nº B. 48. Ha una banda nel mezzo del petto e una lista in tutti i contorni con ornati a basso rilievo di puro stile, stupendamente lavorati di cesello, su fondo camosciato. C. 34. CORAZZA BIANCA della seconda metà del secolo XVI con bande alternate liscie e incise ad acqua forte, ornate di parti d'ar mature, animali, mostri, figure e medaglioni. Arma il costume del moschettiere di nº B. 47. C. 35. CORAZZA BIANCA, del secolo XVII. È decorata a squame, dentrovi gigli e conchiglie alternativamente; il tutto inciso ad acqua forte. Sul petto è la crocedi S. Maurizio, ed è chiaro, per ciò, che appartenne ad un cavaliere di quest'ordine. (Arm. 36). C. 36. CORAZZA della seconda metà del xvi secolo appartenuta sicuramente ad un corpo di guardie d'onore presso qualche principe. È di ferro color viola , con ornamenti di bronzo indorato di rap porto; che sono bandiere, armature, armi bianche diverse, e can noni. Si conservava nella famiglia dei Conti di Carmagnola (2). Dono del signor Marchese D'Azeglio. (Arm. 37). CORAZZA della fine del secolo XVII o del principio del C. 37. XVIII . È di spessa piastra di ferro bronzato, con gli spallacci coperti di velluto cremisi. Ha qualche lista con ornati dorati, ed una posta a mo' di un nastro sulpetto, dal quale pende un medaglione ovale dentrovi uno stemma, con aquila ad ali abbassate coronata, che non si conosce a quale famiglia abbia appartenuto, e sopra le lettere H. F. Fu attribuita ad un Contedi Gruères (3); ma questa famiglia portava di rosso alla Grue di argento che in questo stemma non (1) Vedi la nota 2 alla pag. 105. (2) Nel vecchio Catalogo (n° 218, pag. 106) è detto: " Essa è dono del signor marchese D'Azeglio , come proveniente dalla famiglia dei Conti Carmagnola Ma non per questo si potrebbe attribuire all'infelice conte Francesco, decapitato in Venezia all'ora di Vespro del dì 5 di maggio del 1432; perchè la forma di essa e lo stile degli ornati sono della fine del secolo XVII. .4 (3) Il compilatore del vecchio Catalogo (n° 286, pag. 117) ha veduto in questa corazza " gli stemmi della famiglia dei conti Di Gruères ma è ca duto in errore, ed è inesatta la storia contata citando il Guichenon. In fatto, ית non è vero, che allorquando il marchese di Saluzzo ed il maresciallo di Racconigi si ribellarono a Carlo I un conte di Gruière (sic) capitanò gli aiuti prestati dai Bernesi a questo principe nel 1486 del genealogista della Casa di Savoia : (ivi). Ecco le parole Le Duc était à Verceil, qui pour re 128 CLASSE II. si vede, e le lettere soprapposte indicano tutt'altro casato. Sulla si nistra del petto ha un'ammaccatura di pallottola e due sulla sinistra della schiena , e sulla destra uno squarcio certamente prodotto da un proiettile di moschetto (1) tirato a bruciapelo; avvegnachè sia di piastra fortissima, pesando chil. 11, 6. (Arm. 37). C. 38. CORAZZA CON PANZIERA di sei lame, del secolo XVII, bronzata, molto ornata d'incisioni ad acqua forte ed a bulino , di stile men che mediocre. Sul petto in alto sono trofei militari; verso la metà, a destra è la Vergine del Carmelo, a sinistra S. Antonio da Padova; in basso l'aquila de'Martinengo, e sotto due schiavi turchi. Di fianco sono due galere. Nella schiena; in alto trofei, e sotto le due figure della Vergine e di S. Antonio; in basso stendardi e altri due schiavi turchi, e sotto trofei svariati. Di fianco da ambedue le parti è ri petuta la figura della Prudenza, con due facce, specchio nella sini stra, verga con un serpe nella destra e cervo a' piedi. La panziera, di sei lame articolate , in principio giunge fino a' fianchi , quindi pousser cette injure avait écrit de toutes parts pour avoir des gens: le Duc deMilanlui envoya deux cent hommes d'armes sous la conduite du Comte Bo rello et de Carles Comte de Beljoyeuse Capitaine renommés; les Bernois et les Fribourgeois deux mille Suisses (non capitanati dal conte di Gruière, perchè); le compte de Gruière et Oron son frère lui amenerent douze cent hommes, Amé de Valpergue cinquante hommes d'armes, et ceux de Verceil fournirent douze cent hommes. Avec ces troupes Charles se mit en campagne (1486) , reprit Pancalier, fit pendre tous les soldats du Marquis de Saluces,le Gouverneur nommè Manfroi de Benasque fut decapité. Les garnisons de Raconis, de Som merive, de Cavours et de Cardé étonnés de cette exemple, abandonnerent les places. Serve fils du Marescal de Miolans fut mis Gourverneur à Cardé et à Raconis , Theodore de Ruvere a Sommeriveet George Scalengo à Cavour GUICHENON, Histoire Genealogique etc. T. II., р. 153. Ammesso per vero ciò che con la stessa storia ho dimostrato falso, il con dottiero dei Bernesi sarebbe stato Giovanni conte di Gruères, savoiardo, barone d'Aubonne e Signore di Oron, cavaliere dell'Ordine dell'Annunziata; e perciò lo stemma avrebbe anche dovuto avere il Collare del detto Ordine, che qui manca. Finalmente , e questa è la prova più convincente e incontrastabile della falsa attribuzione a un conte di Gruères dell'ultimo ventennio del secolo xv, sta in questo, che il Gruères, supposto capitano dei Bernesi nel 1486, si sarebbe armato diuna corazza (a prova di moschetto quando non c'erano ancora i moschettieri) fabbricata nella prima metà del secolo decimottavo ! (1) È quasi generale la credenza che certe ammaccature che si veggono nelle corazze sieno prodotte da colpi di arma da fuoco portatile ricevuti in guerra, e ciò è rarissimamente vero. Le corazze, petto e schiena, e spesso anche le celate si facevano a prova a botta, sia di moschetto o di archibuso , sia di pistola , e non si accettavano se non avevano il segno di questa prova. Ma tale uso non fu una conseguenza del progresso delle armi da fuoco, sì una continuazione di quello del tempo in cui si adoperavano le balestre. SERIE C. 129 restringendosi a mano a mano, infine si riduce a due quinti di questa larghezza. Appartenne ai Martinengo, e senza fallo ad un Antonio vissuto nella prima metà del secolo XVII, del quale faremo la cono scenza appresso. (Camino 30). C. 38.bis CORAZZA BIANCA del principe Eugenio di Savoia Ca rignano che dicesi indossata da lui nella battaglia di Torino. Ha una lista intorno al collo e altre normali nel mezzo del petto e della schiena con ornati incisi ad acqua forte. Nel modo stesso si vede, nella parte sinistra del petto, incisa la immagine della Madonna col Bambino in braccio che si venera a Maria Zel, vil laggio dell'impero d'Austria nella Stiria, circondario di Bruck , famoso per il santuario nel convento dei benedettini al quale con corre annualmente un infinito numero di pellegrini. Gli spallacci e la cintura che stringe in basso le due parti della corazza sono di cuojo foderato di velluto verde e orlato di trina d'argento. Sul petto sono quattro ammaccature di pallottola di moschetto e due nella Però si avverta che non era comune per le corazze da munizione, nei primi tempi, sì per quelle de' capitani e dei principi. Non così accadeva per quelle che dovevano resistere a' projettili delle armi da fuoco. E, secondo il mio costume, adduco qui le prove di quanto ho detto a dietro. Franciscus Gonzaga etc. Dilecte n.r. perche quando nui fussemo a Venesia se acordasemo como (con) Mre Zoano corazaro il qual sta a san Marcho che ne fesse vna coraza da proua..... voremo che tu ne scriui del certo a que tempo lauera compita..... et si te man deremo doi veretoni di nostri saldi, como i quali tu farai aprouare la dita coraza como vno bono balestro da cidello (da girella). dat. Mantue XI ottob. 1401.-Arch. Gonz. Copialett., T. II, c. 65.– Reperitur unus magister qui facere vult coracias adprobam veretonorum etvultXIIduatos de qualibet etc.-. F. D. LA MOLZA, Lett. (Mediol , xv Junij Mccccvi) Arch. Gonz. E. XLIX, nº 3. Queldal uostro petto dio sa quando l'auerete colui e tanto sdegniato perche l'auete così sbusato con tirarli drento tante botte et con carghe superflue che avendolo io mandatto molte uolte adimandar et pregarlo volesse uenir da me ecc.-. Pietro Gambara, Lett. (15 lugl. 1594)Arch. Gonz. E. XLV, nº 3. Armato com'era (Monsign " Domenico Grimaldi) d'un corsaletto, e celata a botta d'archibugio gravissimo gli sfuggirono i piedi e di colpo cadde nel mare-. B. SERENO, Comm. Guerr. Cipr. (1577?), 209. Petti a botta nuovi senza coreggie parte provate(sic) e parte no, tra quali vene(ven'è) undici passati,nº trenta-. Armerie di Roma(3apr. 1627),Arch. Stato, c.150. Conchiudo: tutte le armature antiche a botta, erano provate con due o tre colpi dell'arma alla quale dovevano resistere, e quando vi si trovino due o tre ammaccature queste non sono altro che i segni della prova sostenuta, e non quelli di colpi ricevuti in campo. Ecco qui un es. che conferma la mia asserzione. 426. Media armadura con peto á prueba de mosquete y con manopolas del rey Felipe III,..... En el peto, que tiene tres balazos para prueba, i cuyas señales están adornadas con estrellas, hay un medallon con unaVirjen de plata sobredorada, y pendientedeunalabor a modo de collar ò cadena. (1854), p. 19. Catalogo R. Armeria. 9. Catalog. de la Real Armeria 130 CLASSE II. schiena, delle quali quattro sono di prova indubitatamente e due, forse, ricevute in guerra. Secondo il vecchio catalogo- questa co razza, già indossata da questo principe nella battaglia di Torino (7 di settembre 1706), fu da lui riposta nel palazzo Carignano insieme alla sua spada, pistola, briglia e cavallo 一. C. 39. (Catalog. p. 115). CORAZZA bronzata con liste, nel mezzo del petto e della schiena, e intorno al collo ed alle braccia , incise con ornati e in dorate. Sul petto dalla parte sinistra è un medaglione, con l'An nunziata ed il Sudario, appeso ad un nastro, il tutto inciso e messo ad oro come le liste sovra mentovate. Questa corazza appar tenne al re CARLO EMANUELE III. Sulla banda destra del petto è l'ammaccatura di una palla da moschetto e due altre ammac cature leggiere sono anche nella schiena. (1). Nella invasione fran cese del passato secolo, fu tra sportata nel Museo d'artiglieria di Parigi, e nel 1815 restituita al Regio Arsenale di questa città, donde fu presa per conservarla in questa Armeria. (Arm. 1). C. 40. CORAZZA simile alla precedente, erroneamente attri Fig. 13. Corazza di CARLO EMANUELE III.- 1712 buita (2) al principe Tommaso, che vissuto circa un secolo innanzi, non potè usare questa foggia corazze propria del secolo xvIII. Al tempo del principe Tommaso i comandanti d'esercito indossavano l'arma tura delle Corazze (V. fig. 7 alla pag. 97); e così a punto si vede (1) Nel Catalogo è notata sotto il numero 285 (pag. 117), con l'avvertenza Vedesi in essa un'ammaccatura prodotta da una palla ricevuta da questo prode principe a Guastalla nel 1733-. Qui sono due inesattezze: 1ª la battaglia di Gua stalla non avvenne nel 1733, ma il 19 di settembre del 1734; 2ª Nella giornata di Guastalla il Re non portava la corazza. Il Cibrario scrive : 1734. Battaglia di Guastalla del 19 settembre vinta da Re Carlo, il quale respinta la corazza che allora s'usava, col suo gilè di taffetà bianco accorse sempre ai luoghi, ove il pericolo era maggiore. Alcuni battaglionifrancesi piegavano; il Re sopraggiugne : " Che fate, bravi compagni, egli grida, voi v'ingannate il nemico è dall'altraparte ,. I fuggitivi ravveduti, seguitano il Re e ristorano la battaglia-. Per le ammacca ture poi vedasi alla pagina 128 la nota 1. (2) Nel vecchio Catalogo si legge alla pag. 116 : 276. Corazza del principe Tommaso : essa pure è stata ritratta dai guardamobili del palazzo Carignano-. SERIE C. 131 ritratto a cavallo nella tela dipinta dal Vandyck che si conserva nella Galleria Reale. Dopo accurato esame da me fatto nella galleria del Castello R. in Moncalieri dei ritratti colà esistenti dei re di Savoja, posso con piena certezza asserire che questa corazza appartenne al re VITTORIO AMEDEO III. E poichè così si vede dipinta nel suo ritratto, e perchè è propria del suo tempo, per ciò l'attribuisco a questo Re. Il quale nato nel 1726da CARLOEMA NUELE III, nel 1745 fece le prime prove nelle armi al fianco del suo genitore , e si segnalò nelle battaglie di Cuneo e di Bassignana nel 1768. Sali al trono nel 1773 morì poi di apoplessia, nel 1796, a Moncalieri (Arm. 1). C. 41. CORAZZA ARABA composta di una camicia di maglia con quattro ordini di piastre (5 per ciascuno) di acciaio, tutta lavorata a graffito, con ornamenti di svariati fogliami. (Rotonda Trofeo 55). C. 42 a 45. PIASTRE DI FERRO DAMASCHINO, compo 8 १ Fig. 14. Corazza del re VITTORIO AMEDEO III. 116. nenti la corazza di un soldato indiano, cioè petto e schiena e fianchi. Sono ornati di damaschinature di oro e di iscrizioni con caratteri arabi. (Rot. Arm. 47). C. 46. GOLÉTTA A SPALLACCI (franc. hausse-col à épaulières ; ingl. allcret); lavorata a cesello, bronzata e profusamente ageminata di oro (1). La goletta ha sul collo e sul padiglione (2) varie for (1) Nel vecchio Catalogo quest'armatura del collo e delle spalle è detta BRAC CIAJUOLA (V. nº 80 a pag. 83), seguendo il Grassi che la definisce Armatura che difendeva il collo e la spalla- . Ma il dotto lessicografo s'ingannò a partito, e non si avvide nè pure che il nome era in contraddizione con l'uso al quale egli la diceva essere destinata. Se difendeva il collo e la spalla, è chiaro che non si poteva, propriamente, chiamare bracciajuola. Vedremo più innanzi, alla serieE, che cosa fossero le bracciajuole, ed a qual uso servissero. (2) PADIGLIONE dicesi quella parte della goletta che allargandosi, sotto il collo, scende sul petto, sulle spalle e sulla schiena. Manca ne' vocabolarj questa voce, ma essa è propriamente quella che a tale pezza si conviene. 132 CLASSE II. melle, e, fra queste, due maggiori di figura ovale. In quella della parte anteriore è un guerriero stante , armato alla romana , che tiene l'asta con la destra e imbraccia con la sinistra una targa a mandorla in cui è la croce dell'ordine spagnuolo di s. Giacomo di Compostella. Stanno ai fianchi sedute due figure mulièbri, con at tributi che non chiariscono a bastanza se sieno Fame o Vittorie, o le une e le altre insieme. Nell'ovato della parte posteriore, è un giovinetto, David, vestito con tunica succinta, che impugna con la destra una storta (1) e con la sinistra tiene, pe'capelli la testa recisa del giganteGolia. Da' lati sono puttini con insegne militari e regie. Sopra le spalle sono mascheroni, testine umane, trofei militari e due chimere. Le due lame che circondano il collo, hanno ornamenti ad esse ( s) ed archetti. Gli spallacci sono continuati e formano un mezzo bracciale composto di otto lame articolate adorne, nel modo descritto, di trofei e di fogliami svariatissimi. È questo uno stupendo lavoro di artefice italiano della fine del XVI secolo; ma più ammirabile per la moltiplicità e varietà degli ornati, per la profusione delle azzimine d'oro e per la finitezza della esecuzione, che per lo stile e per il disegno, i quali mostrano il principiare della decadenza dell'arte. (Arm. 12). GOLETTA A SPALLACCI nera C. 47. avanzo di un'armatura lavorata di cesello squisitamente. Il collo della goletta è a tre lame, ed il padiglione di una piastra per ogni parte ha testina, nascimento e volute di acanto. Sugli spallacci mascheroni a corna di becco e foglie di acanto. Ap partenne ai Martinengo. (Arm. 13). C. 48. Goletta a spallacci, di nº C. 47.- 126. GOLETTA A SPALLACCI bianca, di stupendo lavoro di cesello. Sul davanti del padiglione sono le aquile dei Martinengo, ai quali apparteneva, posate su foglie e caulicoli d'acanto che escono dalla bocca di una mascheretta. Di dietro sono nascimenti e volute di (1) STORTA. È un'arma da taglio con lama curva, larga alla estremità, ove è tagliata a sghembo, più che al tallone, e ad un solo filo, salvochè per un piccolo tratto nella punta. I latini la dicevano Ensis falcatus.- Dichiarando che le mezze spade, e storte s'intendino nella medesima pena delli scudi 20, et tratti tre di fune come di sopra-. Bando 2 genn. 1552, CANTINI, Legis. Tosc. II, 256. Questa (figura) teneva una lancia rotta nella man destra elevata in alto , e la sinistra teneva in sul manico d'una sua storta fatta di bellissima forma CELLINI. Vit. (1558), II, 328. 一. SERIE C. 133 acanto. Ciascuna delle lamine del collo della goletta è foggiata a squame, e questa termina con un tortiglione. (Arm. 13). C. 49. GOLETTA d'acciajo a bande forbite, e scolpite a bassis simo rilievo di cesello, che fanno capo ad altra banda nel contorno di essa. In ciascuna delle bande di mezzo è una formella ovale con figura e nelle altre sono svariatissimi ornati. In quella anteriore è Curzio alla voragine; in quella posteriore è una figura virile con lo scettro nella destra ed una corona radiata nella sinistra. Nelle formelle minori delle altre quattro bande sono due putti e due donne in piedi. È uno stupendo lavoro di cesellatore italiano della fine del secolo XVI, dorato su fondo granito e bronzato. (Arm. 30). C. 50. GOLETTA còn ornati incisi a bulino e dorati su fondo argentato, con due quadretti a basso rilievo, operati a cesello con molta maestria ed interamente dorati. In quello anteriore è rap presentata la favola di Perseo edAndromeda.Perseo, stringendo colla destra una storta, e non la solita arpa (1), piomba sul mostro per menargli un potente sopram mano, sporgendo, in pari tempo, innanzi colla sinistra un broc chiero, invece della testa di Me dusa. La bella Andromeda sta a sinistra, addosso allo scoglio, tutta nuda e mani e piè in catene, at tendendo con ansia l'esito del combattimento. Nel quadretto po steriore è una rappresentazione non abbastanza chiara, della quale Goletta di nº C. 50. 116. non saprei indovinare il soggetto. Un guerriero giace in terra, non si capisce se ferito o no, presso ad una fontana, e vicino ad esso ritta in piedi è una donna che con ambe le mani si cacciauna spada nel petto. Il fondo è una campagna con alberi. È lavoro italiano della seconda metà del secolo XVI. (Arm. 37). C. 51. GOLETTA di lastra di rame dorata, stupendo lavoro di cesello. Sulla parte anteriore è rappresentato un combattimento tra (1) ARPA, lat. harpe, ἅρπη, chiamavasi dagli antichi una sorta di spada corta ad un filo e mezzo, con un uncino tagliente (hamus) a poca distanza dalla punta. Era la spada con la quale fu dagli antichi e moderni armato sempre Perseo nelle gemme incise, nelle sculture e pitture. (V. RICH, alla voce HAMUS 3, e HARPE). 134 CLASSE II. quattro cavalieri, innanzi, indietro ferve furibonda la mischia delle fanterie. In due tondi laterali sono, un tamburino ed un fante nel destro, e due archibusieri nel sinistro. Sulla parte posteriore è il campo di battaglia cui volgono le spalle alcune squadre di picchieri e di archibusieri, mentre che sul dinanzi si veggono uomini e ca valli morti e chi ne porta le spoglie, e chi li sta spogliando. Tutti i vuoti lasciati dalle formelle con le sculture descritte sono ornati di trofei militari e di festoni di frutte. Questo bel lavoro italiano sembra della fine del XVI secolo. (Arm. 36). C. 52. GOLETTA di piastra di ferro bronzato, in buona parte dorata e riccamente ageminata in oro. È tutta operata a cesello, con figure di turchi, di schiavi, di sonatori di corni da caccia, con aquile, trofei militari e festoni di frutte ; opera italiana della fine del XVI secolo o del principio delXVII. (Arm. 36). C. 53. C. 54. GOLETTA BIANCA con la parte anteriore a punta, contor nata di bullette di ottone con capocchia emisferica. (Arm. 15). GOLETTA (parte anteriore), incisa a bulino con isvariati fogliami, volute e mostri, e un bel medaglione nel mezzo lavorato di cesello; nel quale è rappresentato un guerriero in costume an tico, forse il Dio della guerra, stante, in mezzo ad armi e bandiere, che ha dietro sè una città in fiamme. È un buon lavoro della se conda metà del secolo xvi, e già dorato. (Arm. 37). C. 55. GOLETTA (parte anteriore) incisa ad acqua forte con fi gure, animali ed ornati diversi, già tutta dorata. Fine del sec. XVI o principio del XVII. (Arm. 37). C. 56. GOLETTA (parte anteriore) con bande bronzate e dorate, nelle quali sono ornamenti e volute, punteggiati. (Arm. 13). C. 57. GOLETTA (parte posteriore) bianca di ferro, con ornati incisi ad acqua forte. (Arm. 37). C. 58. GOLETTA (parte posteriore) appartenuta alla corazza di n° C. 35. (Arm. 36). C. 59. GOLETTA (parte posteriore) a bande brunite ed incise ad acqua forte con minutissimi ornati in formelline, mistilinee su fondi messi ad oro. Lavoro del secolo XVI. (Arm. 26). C. 60. GOLETTA (parte anteriore) di lamina di rame (galvano plastica), a basso e mezzo rilievo dorata. Vi è rappresentato con molto spirito uno scontro fra cavalieri tutti in costume romano. I due vuoti, in alto, sono riempiuti da trofei d'armi. (Arm. 36). C. 61. GOLETTA di ferro, dorata. Vi è rappresentata una bat taglia tra cavalieri armati in costume parte antico e parte del se colo XVI. È un bel lavoro di cesello italiano della fine del secolo XVI. (Arm. 12). SERIE C. C. 62. 135 GOLETTA di piastra d'argento cesellata, copia della pre C. 63. cedente, e piuttosto dell'originale di essa. (Arm. 12). GOLETTA di ferro colato, cesellata. Vi è rappresentata una battaglia tra cavalieri armati in costume parte antico, parte del XVI secolo, come nella precedente. (Arm. 13). C. 64.- GOLETTA (hausse-col) d'uffiziale Russo che combattè alla battaglia di Narva l'anno 1700 il 19 di novembre. È di ottone do rato con corona imperiale, due palme legate che mettono in mezzo il numeroX (delReggimento?), e sotto С. 65. 1700 19 НО. (Bacheca, 19). PETTO BIANCO in due parti, di quella specie di armature dette gotiche, proprie del secolo xv. (Arm. 24). C. 66. C. 67. PETTO BIANCOo di un'armatura tedesca della forma detta Massimiliano. (Arm. 36). PETTO di armatura tedesca spigolata come la precedente con resta e panciera di 5 lame delle stesse fabbriche e ne porta la marca (Arm. 37). C. 68. PETTO E GOLETTA (parte anteriore) (V. i ni C. 125, 126, е 197, 198) a bande liscie alternate da altre dorate e sopra ornati neri di fogliami e nodi. Ha una certa simiglianza con le armature segnate con i ni B. 4, 7 e 8, e certamente è opera degli stessi armajuoli mila nesi. Tutte queste pezze di tanto pregevole armatura si conserva vano nell'antico castello d'Isson (valle d'Aosta) appartenuto alla contessa La Rocca Challant che ne fece presente alla M. del RE CARLO ALBERTO. (Arm. 17). C. 69. PETTO, SPALLACCI E MEZZO BRACCIALE sinistro di una ricca armatura da torneo di non ordinarie dimensioni, a bande bianche alternate da altre con ornamenti di trofei d'armi e di svariati ra beschi a schiacciato rilievo, forbiti, su fondo nero, lungheggiate da una trecciuola e da punte e fiamme, a mo' di merletto, messe a oro. È opera della fine del secolo XVI. (Arm. 14). C. 70. PETTO con due lame della falda, riccamente decorato di bande, scolpite a schiacciato rilievo con ornamenti svariatissimi, cioè, figure, mostri, animali, armi ed armature tutti dorati su fondo al ternativamente bronzato e messo ad oro, separate fra loro da liste e filetti forbiti. Ha la resta (non la sua), e sembra che avesse il guarda stanca. Una specialità di questo petto si è lo avere dalla banda destra sporgente un'ala, che fa l'ufficio di guarda spalla (1), non di rapporto, ma che è parte dellapiastra stessa. Alla sommità del petto è scritto POM PEO, che è il nome dell'armajuolo milanese che già conosciamo (V. a pag. 122, nota 3). (Arm. 14). (1) Veggasi alla pag. 84 la figura 5. 136 C. 71. CLASSE I PETTO a bande liscie e decorate d'intagli varj tinti di negro, e di targhette, dentrovi figure allegoriche; la Guerra, la Giu stizia, la Verità; ed altre fantastiche, dorate su fondo nero e tutto il resto su fondo dorato. In alto è la lettera P, che è certamente la iniziale del nome dell'armajuolo Pompeo. (Arm. 14). C. 72. PETTO di una corazza da ragazzo, bronzato, con eleganti ornati ageminati e messi a oro su tre bande. Nella mediana, che slargandosi contorna il collo, in alto, dentro un tondo, è S. Giorgio che uccide il dragone e più in basso un'aquila ad ale spiegate, il primo stemma di Genova, la seconda dei Doria; donde la certezza che tale armatura abbia appartenuto a qualche giovinetto di quella celebre famiglia genovese. E uno squisitissimo lavoro dell'aureo se colo del risorgimento delle Arti italiane. (Arm. 14). C. 73. PETTO BIANCO, lavorato di cesello, opera certamente della fine del secolo XVI. Le figure che ornano questa bella parte di ar matura sono di buon disegnatore e di stupendo lavoro di cesello, ma non se ne potrebbe indicare il soggetto, e per ciò si descrive ranno a parte. Il fondo è tutto lavorato a bassissimo rilievo a mo'di damasco a grandi fogliami e volute e festoni sullo stile dello Zuc cari. Uccelli aerei ed acquatici svariati di specie e di movenze, far falle, lumache sono qua e là sul fondo. Nel mezzo Minerva, sembra, seduta sopra colonne, navi, remi, ar mature ed armi diverse, con corazza ed elmo, imbraccia uno scudo esagono, ed impugna una sciabola appoggiandosi all'albero della scienza del Bene e del Male che le sta dietro alle spalle. L'albero è carico di frutte, e l'antico serpente avvolto al tronco sporge la testa a sinistra verso una bella figura di donna, lagran madre Eva, che ginocchione sopra una voluta di ornato, stende innanzi la destra per ispiccare il pomo, ed appoggiasi con la sinistra ad un bastone. Adestra una figura d'uomo, Adamo (?), nella stessa movenza volto unpoco di schiena si fa innanzi anch'egli con la destra verso il frutto vietato. Un cane levriere sta dietro alle due figure in atto di abba jare. In alto è un baldacchino e sopra, da ciascuna banda, un cervo che finisce in coda di serpente. Nella direzione di Minerva sono dalle due parti un puttino che si arrampica sur un albero, e più indietro un fiume senza attributi per poterlo riconoscere. In basso nel mezzo, è una targa ovale, ove non si riconosce più nulla dellavoro fattovi, fiancheggiata da due vittorie ad ale spiegate, sedute e coronate di alloro, con una bandiera per mano. Di fianco a queste sono a sinistra un tritone e li presso un satiro che dà fiato ad un corno e a destra un Centauro inatto di tendere l'arco. È a lamentarsi che il tempo e l'incuria de' possessori abbiano procacciati serj guasti a questo SERIE C. 137 lavoro, che se fosse ora nel suo stato primitivo sarebbe uno dei più preziosi cimelj dell'Armeria. (Arm. 14). C. 74. PETTO di ferro brunito, ornato di fogliami, trofei d'arme e medaglioni in alto, nel mezzo, incisi ad acqua forte. Secolo XVI. (Arm. 25). C. 75. PETTO BIANCO della forma del precedente, n.º° C. 74, ed istessamente ornato, salvochè in alto fra due medaglie ha una tar ghetta con entro un S. Giorgio; onde la mia supposizione che possa avere appartenuto alle milizie della repubblica di Genova. Sec. XVI. (Arm. 25). C. 76. PETTO BIANCO di fabbrica italiana a bande lisce basse, e bande rilevate con ornati ricavati dal fondo ad acqua forte. Sec. XVI. (Arm. 24). C. 77. PETTO di acciajo brunito con bande ornate di trofei, di figure e di chimere, operate ad acqua forte, con due medaglioni in alto ed in mezzo una mandorla con figura stante. Seconda metà del secolo XVI. (Arm. 24). C. 78. PETTO di acciajo forbito rigonfio, ornato di bei lavori preparati ad acqua forte e rifiniti col bulino. Ha una lama artico lata da ciascuna parte all'ascella e due lame articolate nella pan ciera. Gli ornati si compongono di fogliami a volute, di mascheroni e trofei. Nella parte rigonfiata è una cartella con le quattro lettere INRI , le quali non saprei dire se fossero le iniziali del nome dell'armajuolo o piuttosto, le conosciutissime della tabella posta sulla croce del Cristo. Del secolo XVI, circa il mezzo. (Cam. 19). C. 79. PETTO BIANCO di un'armatura di foggia e di lavoro te desco della seconda metà del secolo XVI. Ha una lista ornata di fo gliami e rosoni a bassissimo rilievo intorno al collo. Inciso, poi, ad acqua forte, v'ha nel mezzo un Crocefisso, alla sinistra del quale è un cavallo sellato, legato colle redine ad un albero, ed alla destra un uomo armato di tutto punto, senza celata in capo, genuflesso ed a mani giunte, che prega. Sopra, in un breve, è la invocazione C. 80. O- GOT- BISMIR- GNEDIG (O Dio abbi pietà di ambedue) e l'anno 1578. (Arm. 25). PETTO BRONZATO, con panziera ora di quattro (dovevano essere sei) lame articolate come la descritta nella corazza di nº C. 38, e dello stesso tempo. Ha ornati incisi e dorati che sono: in alto trofei d'armi ; nel mezzo lo stemma dei Martinengo con corona, e fogliami, circondato dal collare dell'Ordine del Redentore di Man tova, innanzi al quale in basso sono, da' lati, due angeli in adora zione, e presso a questi altri trofei. Nel mezzo del petto ed un poco a destra ha due ammaccature, che sono quelle dei colpi di prova. 138 CLASSE II. La forma, del petto e lo stile degli ornati non lasciano alcun dubbio intorno al tempo di questo lavoro e la collana dell'Ordine del Redentore accennano incontrastabilmente il personaggio cui ap partenne questo petto, che fu Pietro Antonio, (1) di Girolamo (2), Martinengo creato cavaliere dal d.ª Carlo II nel 1644 (3). (Cam. 31). С. 81.- PETTO BIANCO, del secolo XVII, che porta sulla destra, appesa ad un nastro, una medaglia con la immagine della Madonna della Consolata. (Arm. 22). C. 82. PETTO BIANCO, della fine del XVII o del XVIII secolo, con l'ammacca tura del colpo di prova dalla banda sinistra. (Arm. 24). C. 83. PETTO BIANCO come il precedente e dello stesso tempo. (Arm. 23). (1) 1671. Petrus Antonius Hieronymi F. Vetus parentis obse quium in serenissimum Ducem Mantuae excolens, ab eodem inter Petto della corazza di Pietro Antonio Martinengo.- 116. Equites Redemptoris allectus est, larga honoris letificatione. Hodie (1671) Vrbis Brixiae Quatuorviratum gerit, quae summa dignitas a Generali consilio primarijs Ciuibus defertur. (Origo et stemma gentis Martinengae, p. 28). Hieronymus Antonij F. (2) 1600. Sub Venetis centum Cataphractorum alae Dux a Magno Hetruriae Duce ducentorum loricatorum Equitum Tribunus creatus est. Pannonico bello voluntarius, inde pro Veneto imperio Patauij Gubernator, demum bis mille pe ditum Tribunus Equestri titulo Redemptoris a Mantuae Duce decoratus est. (Ivi, p. 33). (3) VINCENZO I GONZAGA, IV duca di Mantova, o per mostrarsi religioso, o piut tosto spinto da ambizione di emulare i grandi principi, avuta l'approvazione dal Papa Paolo V, con Breve del 16 di Aprile del 1608, istituì l'Ordine del Reden tore, e nell'anno stesso, in occasione delle grandi feste per le nozze del primo genito Francesco con Margherita di Savoja (1), ne celebrò la istituzione il 25di Maggio. I cavalieri della prima creazione furono 15, e tra questi il duodecimo (1) 168, 15 feb. Trattato di Torino. Patti matrimoniali tra Margherita di Savoja ed il principe ereditario di Mantova. CIBRARIO. SERIE C. C. 84. C. 85. 139 SOPRAPPETTO (1) BIANCO di una corazza gotica. (Arm. 26). GUARDACUORE (2), detto dai francesi Manteau d'armes, di acciajo annerito, e rinforzato da mezzi tondini forbiti posti a mo' di graticola, onde risultano formelle a rombo, nelle quali sono sva fu Girolamo Martinengo conte e nobile veneto. Nel 1614 fu creato cavaliere Pietro Antonio, figliuolo del mentovato Girolamo ed eccone le prove tratte dagli Statuti dell'Ordine. Venerdì sera li 6 di maggio 1644 davanti li Ser.mi Sig.ra Duchessa Madre et curat. , et il S. Duca Carlo fig. , questi come capo dell'ord.ne de Cav. del Red.re nella solita Camara dell'audienza..... fu tenuta adunanza in forma di Cap. per non esservi de Cav.t¹ il numero prescritto, ..... et proposto che es sendo stati ammessi nella confratellanza de Cav.ri ne cap." passati li SS.ri Mar chesi Martinengo Bresciano figlio del S. anch'esso Cav. del medesimo ord.ne, et il S. Ordinis Redemptoris, p. 21 t. Co..... (sic) Martinengo che era Co. Horatio Canossa ecc.-. Statuta Adì 28 Magº 1645. Nella stanza della solita audienza di Mad.ma Ser.ma in presenza dell'A. S. e del S.mo S. Duca fu tenuta una conferenza ecc..... Fu detto si dovesse inten dere dal S. Pietro Antonio Martinengo già ammesso alla confratellanza fin sotto li 6 Maggio del sod.to anno 1644, la sua risolutione di venire ad effettuare l'istessa ammissione, perchè altrimenti si sarebbe disposto del luogo..... Nella solennità del presente anno 1646 non si è fatto capitolo,..... per essere già pieni tutti i luoghi , havendo ricevuto il collare il S. Pietro Antonio Martinenghi ed il S. mar.se Palla Strozzi mercordi 9 del corrente mese di Maggio vigilia dell'A scensione-. (Stat. cit ). (1) SOPRAPPÈTTO. Petto mobile da potersi soprapporre a quello della corazza quando se ne voleva accrescere la resistenza contro i colpi di lancia o di stocco. Talora copriva soltanto la parte manca ed aveva, ma non propriamente, lo stesso nome. Era, in somma, una pezza di rinforzo, adoperata in battaglia enelle gio stre. Unpetto bianco conbugi. Un soprapetto simile (per lo stessopetto), che copre dalla banda manca 一. Invent. Mobili Duca Urbino (1631) Arch. Stato, Firenze, Cl. 2, Div. A, filz. III, f. 87. Ala venuta de Regelino a retrouato larma inbonissimo stato quela de V. S. (Federico Gonzaga) non li manca a fare se non il sopra petto li spalacij e brazali e lo elmetto e guanti tuto il resto e fatto . Anchise della Guaina, Lett. (1520), Arch. Gonz , E, IV, 3. Sonno finite le arme de V. Ex. zoe braciale el guanto la buffa soprapecto e celata quali mando ecc.-. Alessio Bechaguti, Lett. (1521) Arch. Gonz., F, II, 8. (2) GUARDACUORE E GUARDA CUORE (franc. manteau d'armes), dicevasi quella Pezza di rinforzo di piastra d'acciajo della figura del descritto o poco dissimile, che si soprapponeva al petto dalla parte sinistra fissandovela con viti. Era propria dell'armatura da giostra. Il DEMMIN (Op. cit. fig. 28, pag. 250) riporta il disegno di un: Manteau d'armes simple, en fer richement gravé, travail al lemand d'une armure de joute du commencement du seizième siècle ; il quale è simigliantissimo al nostro. Di questi (gli astati) la maggior parte, presa una piastra di ferro, che sia per ogni verso una spanna (lat. spithama, cioè ilpal mus major = 0,231, onde un quadrato di 0,0533), et postosela dauanti al petto (onde guarda cuore è da loro chiamata) hanno intera e perfetta la loro armatura.- POLIBIO, trad. STROZZI. In Fiorenza MDLII, p. 8, 1 140 CLASSE II. riati ornamenti, come puttini, uccelli, animali, e fogliami incisi ad acqua forte e a bulino, e dorati. In uno svolazzo, posto sotto le zampe di un cavallo alato, sono le lettere RILe 1549, questo l'anno della sua fabbricazione, quelle, forse, le iniziali del nome del bravo artefice che lo fabbricava, e che non saprei indovinare. In due altri svolazzi, che mettono in mezzo un gallinaccio, sono pure altre lettere: VGME, e IRM ; ma anche queste d'ignoto si gnificato. Finalmente in basso tra gli artigli di un grifo è uno stemma che sembra una bizzarria dell'artefice, che non dubito punto di giudicare italiano, ed eccellente nell'arte, perchè tale è dimostrato assai chiaramente dal lavoro che ho descritto. (Finestra 9). C. 86. GUARDASTANCA E GUARDA STANCA (1). Pezza di rinforzo della armatura di EMA NUELE FILIBERTO, descritta sotto il nº B 4, ed opera dello stesso armajuolo milanese. (Arm. 2). C. 87. SOPRAPPETTO BRONZATO con alcune liste incise a mo' di cordone, nel mezzo e nei contorni. Fu trovato nel castello di Carrù (Comune della Provincia di Cuneo, Cir condario di Mondovì), e molto probabilmente fu parte di un'armatura di qualcuno dei conti della Trinità che ne erano i signori. (Arm. 37). C. 88. Guardastanca dell'armatura di nº B 4. SOPRAPPETTO appartenente all'armatura di nº B. 45. È bronzato e decorato nel modo stesso di quella. Sul mezzo sta una me daglia ovale radiata, pendente da una catenella posta a mo' di col lana, entro la quale è una croce doppia (2) su quattro monti, e sotto la scritta: IN- HOC- SIGNO- VINCES. Dalla sua banda destra è (1) GUARDASTANCA (franc. grande épaulière, garde-bras, grande garde). Così chiamavasi dai nostri armajuoli questa pezza di rinforzo che copriva la metâ del petto, e una parte del bracciale a sinistra, fissandovela con viti. Si usava nelle armature da giostra e in quelle da guerra, specialmente quando si correva una città conquistata per forza d'arme. — Una guarda stanca da giostra-Libro Aquila (9 marz. 1543), c. 41, Arch.º Gonzaga. (2) La croce di questa forma è una delle pezze dello stemma di Ungheria. 1280 SERIE C. 141 una figura alata genuflessa, che, dal giglio che tiene in mano, sembra l'Arcangelo Gabriele, ed ha il motto IVSTI.IN ETERNUM VI VVNT. Dalla sinistra è S. Girolamo, ginocchione, col motto ET EOSDEM.PROTEGO. In basso, sotto l'Arcangelo Ga briele, è un uomo a cavallo di un leone cui tenta sbarrar le fauci colmotto NON QVAM (nunquam) DESINAM; dalla parte del S. Girolamo è un uomo con corona di foglie di alloro (?) e capelli incolti, che tiene nella destra una clava e nella sinistra una lumiera ac cesa, ed ha il motto EX VIR TVTE. Tra queste due ultime figure sono due clave ed una lumiera accesa legate con un nastro. Ed a lati delle figure sono trofei composti di tur cassi con frecce, lance e bale stre. (Arm. 23). C. 89 e 90. SCHIENE NERE di armature gotiche della se conda metà del xv secolo. (Arm. 12). C. 91 e 92. SCHIENE NERE gotiche, simili alle precedenti. (Arm. 13). C. 93. (Campo A). C. 94. SCHIENA BIANCA. SCHIENA di ferro forbito, con ornati incisi ad acqua forte. (Сатро А). C. 95.- SCHIENA, rovinata dalla ruggine, della fine del XVI secolo, stupendo lavoro di cesello, già tutto indorato, stile e lavoro simiglianti al SIGNOUNCE Soprappetto di nº C. 88. Schienadi armatura gotica di nº C. 89. petto di nº C. 73, e a quello appartenuta. (Armadio 14). C. 96. 126. SCHIENA BIANCA di un'armatura del principio del secolo XVII, a bande incise ad acqua forte con ornati e figurine. Presso al 142 CLASSE II. collo, dentro un ovato, è una figura di donna sdrajata che ha in mano un cartello con le lettere B- D, sicuramente indicanti il nome e cognome dell'armajuolo che non saprei indovinare. (Campoо С). C. 97. SCHIENA BIANCA molto simigliante al nº C. 96. Principio del secolo XVII (Campo C.). C. 98. SCHIÉNA d'acciajo con bande liscie e brunite, ed altre con ornamenti, eguale in tutto alla celata da incastro di nº E. 17, sì quella che questa avanzi della armatura, di CARLO EMANUELE I, come appunto si vede dipinta nel ritratto stante, posto sopra l'ar madio. (Arm. 1). C. 99, 100. SCHIENE di ferro, forbite, liscie. Principio del xvi secolo. (Campo D). C. 101. SCHIENA BIANCA a Schiena d'acciajo di nº C. 98. bande basse e rilevate, con fo gliami nel contorno, di cesello. (Cam. 23). C. 102 SCHIENA BIANCA, forbita. (Arm. 22). C. 103.- SCHIÉNA BIANCA a lame articolate, conornati a cesello nella parte superiore, e bullette di ottone a capocchia emisferica. (Arm. 23). C. 104. SCHIÉNA a bande forbite alternate da altre con ornati, incisi ad acqua forte e dorati, su fondo nero. Sec. XVII. (Arm. 15). С. 105. SCHIENA di acciajo bronzato, con grandi ornati e uc celli incisi e dorati nei contorni. Prima metà del secolo XVII —. Dono del sig. marchese D'Aix. (Arm. 15). C. 106. SCHIENA bronzata con alcune liste ornate d'incisioni e dorate. È unita al petto di nº C. 80, proprio, come questa, dei Martinengo. Secolo XVII. (Cam. 31). C. 107. C. 108. C. 109. C. 110. C. 111. C. 112. SCHIENA BIANCA, unita al petto di n° C. 65. (Arm. 24). SCHIENA BIANCA, unita al petto di n° C. 66. (Arm. 25). SCHIENA BIANCA, col petto di n° C. 79. (Arm. 25). SCHIÉNA BIANCA messa col petto di n° C. 83. (Arm. 23). SCHIENA BIANCA. (Сатро В). SCHIENA BIANCA, unita al petto di n° C. 82. Sec. xvII a xvIII. (Arm. 24). C. 113. SCHIẾNA BIANCA, a bande basse e rilevate, lisce. (Caтр. В). C. 114. SCHIENA BIANCA unita al petto di n° C. 68. (Arm. 17). С. 115, 116. LAME mobili del petto di una armatura, della quale rimane il bracciale di n° C. 117. (Arm. 27). SERIE C. 143 C. 117. SPALLACCIO E BRACCIALE sinistro con bande forbite, e altre con fogliami a schiacciato rilievo su fondo bianco e dentro ornatini bianchi. Sullo spallaccio, grandi fogliami abbassati dal piano forbito, con fondo granito e dorato dentrovi ornatini, a schiacciato rilievo, bianchi, mettono in mezzo le bande descritte. Lavoro eguale al bracciale di nº C. 117. (Arm. 27). C. 118. SPALLACCIO E BRACCIALE sinistro, compagno dei cosciali ni C. 246 e 247, e come quelli ornati. (Arm. 27). C. 119. C. 120. SPALLACCIO E BRACCIALE BIANCO, sinistro. (Arm. 26). SPALLACCIO E BRACCIALE sinistro, appartenente alla corazza di nº C. 25. (Arm. 16). C. 121 e 122. SPALLACCI E BRACCIALE BIANCHI a bande brunite e incise ad acqua forte, con ornati di nodi e fogliami neri su fondo granito e dorato. Lavoro italiano del secolo XVI. (Arm. 22). C. 123.- SPALLACCIO E BRACCIALE BIANCO Sinistro, ornato di bullette d'ottone a capocchia emisferica. (Arm. 26). C. 124. SPALLACCIO E BRACCIALE BIANCO con qualche ornato inciso ad acqua forte. (Arm. 14). C. 125, 126. SPALLACCI E BRACCIALI appartenuti ad una arma tura del secolo XVI a bande forbite e, alternativamente, ornate con nodi neri su fondi dorati, lavoro ad acqua forte con qualche ritocco a bulino. Messi sul petto di n° C. 68. (Arm. 17). C. 127-133. SPALLACCI E BRACCIALI (metà) sinistri, bianchi. C. 134-143. C. 144. SPALLACCI come i precedenti, destri. SPALLACCIO sinistro , di acciajo forbito a cinque lame snodate, riccamente decorato con grandiosi fogliami dorati, con una banda, che contorna la pezza, a minutissimi ornati scolpiti su fondi С. 145. graniti, ed alternativamente dorati e bruniti. (Arm. 23). SPALLACCIO BIANCO, inciso con fiordalisi e conchiglie come la corazza n° C. 38. (Arm. 27). C. 146-147.– MUSACCHINI NERI (1) conmuso di leone stupendamente lavorati di cesello a basso e mezzo rilievo, avanzo di un' armatura nera dei Martinengo, del secolo xvi, lavoro eguale alla Goletta a spallacci di nº C. 47, e alle Cubitiere di nº C. 188, 189. (Arm. 13). C. 148. MUSACCHINO BIANCO sinistro di acciajo, anche questo con muso di leone, cesellato, a basso rilievo. Nel contorno è una banda co' nodi di Savoja e rose su fondi abbassati ad acqua forte. (1) MUSACCHINO dicevasi propriamente quello spallaccio che aveva scolpito a basso rilievo un muso di leone o di altro animale. E poich'egli ebbe armate le braccia di belli bracciali e musacchini, gli fece cinger la celestiale spada-. Bocc. Filoc. 2.278. CLASSE 11 144 Questa pezza fece parte , come gli ornamenti lo provano, dell'ar matura di uno de'duchi di Savoia del XVI O del principio del xvII secolo. (Arm. 15). C. 149. SPALLACCIO sinistro, di acciajo forbito, di sette lame snodate , con ornati incisi ad acqua forte su fondi graniti e messi ad oro. (Arm. 23). C. 150. SPALLACCIO BIANCO, destro, ornato di liste abbassate con l'acqua forte e ornato di bullette di ottone. (Arm. 23). C. 151. SPALLACCIO Sinistro di dimen sioni minori del destro, per potervi mettere sopra il guardastanca. Appartiene all'ar matura di Em. Filiberto di nº B. 4, e come questa ornata. (Arm. 2). C. 152. SPALLACCIO destro a lame, con bande alternate bianche brunite, e in cise ad acqua forte e in parte dorate, con archetti intorno ad esse come le parti d'armatura di nº C. 25, con le quali ha qualche simiglianza. (Arm. 16). C. 153. Musacchino di no 148. SPALLACCIO BIANCO, destro. (Arm. 27). C. 154 e 155 126. SPALLACCI BIANCHI, ornati di bullette di ottone a capocchia emisferica. (Arm. 27). С. 156 e 157. SPALLACCI BIANCHI destri, senza cannone del brac ciale. C 158 163 C. 164-170. bracciale. C. 171. SPALLACCI BIANCHI , sinistri, come i precedenti. SPALLACCI BIANCHI, sinistri, senz'ale con mezzo BRACCIALE BIANCO, destro spigolato nel cannone del braccio, proprio di un'armatura gotica. (Arm. 26). C. 172.- BRACCIALE sinistro, simile allo spallacciodestro di n° C. 152, unito alla corazza di nº C. 25. (Arm. 26). BRACCIALE sinistro che appartiene alla corazza con la C. 173. salamandra di n° C 14. (Arm. 20). C. 174. BRACCIALE destro, appartenuto al petto di n° C. 70, opera di POMPEO. (Arm. 14). C. 175. BRACCIALE sinistro compiuto compagno del petto di di mensioni non comuni, di nº C. 69. (Arm. 14). C. 176. BRACCIALE destro, appartenente alla corazza di nº C. 25. (Arm. 16). C. 177. BRACCIALE sinistro di acciajo forbito con ornamenti su fondi abbassati, edincisi ad acqua forte, che appartiene al petto dinº C. 78. (Arm. 14). SERIE C. C. 178, 179. C. 180. 145 BRACCIALI BIANCHI ornati a cesello come la corazza di n° C. 31 alla quale appartengono. (Arm. 23). BRACCIALE BIANCO, sinistro, con ornati di chimere e parti di armature su bande, incisi ad acqua forte. (Arm. 26). C. 181, 182. BRACCIALI BIANCHI con bande dorate appartenuti ad un'armatura di Vittorio Amedeo I. (Arm. 1). C. 183. ANTIBRACCIO E CUBITIÉRA di ferro forbito, con ornati incisi ad acqua forte. (Arm. 26). C. 184. C. 185. C. 186. ANTIBRACCIO BIANCO, destro. BRACCIALE BIANCO, sinistro (cannone del braccio). BRACCIALE sinistro (metà dell'antibraccio) appartenuto alla corazza di n° C. 21. (Arm. 14). C. 187. LAME DI BRACCIALE (tre) della corazza di nº C. 30. (Arm. 14). Bracciale sinistro di nº C. 177.-116. C. 188, 189. Cubitiéra di nº C. 188.- 116. CUBITIÉRE NERE. Hanno bellissimi mascheroni la vorati di cesello con la massima finitezza. Sono parte di un'arma tura dei Martinengo, della quale abbiamo veduto la goletta di nº C. 48 e gli spallacci ai ni C. 146 e 147. (Arm. 13). C. 190. BRACCIALE (antibraccio) di ferro damaschino con guanto unito di maglia, ornato come la corazza descritta ai ni C. 42 a 45. (Rot. Arm. 47). C. 191. BRACCIALE sinistro, indiano, di ferro damaschino molto simile al precedente, con guanto di maglia. (Rot. Arm. 47). C. 192. BRACCIALE sinistro, arabo, di ferro damaschino con suo guanto, foderati questo e quello con velluto a bande celesti e rosse. Ha damaschinature in oro di fogliami e fiori ed una scritta in ca ratteri arabi molto consumati (1). (Rot. Arm. 52). (1) Ecco la traduzione di questa scritta, che, come delle altre che si daranno appresso, fece nel 1868 il comm. Isaja Ghiron, ora prefetto della biblioteca di Brera in Milano : Catalogo R. Armeria. 10. 146 C. 193. CLASSE II. BRACCIALE destro, arabo, di ferro damaschino, agemi nato, di oro, con ornamenti di stile pretto arabesco ed iscrizioni pure arabe (1). È tutto foderato di seta rossa e istessamente il guanto di maglia. (Rot. Arm. 52). C. 194. BRACCIALE indiano, sinistro, di ferro damaschino con guanto di maglia finissima. Il bracciale copre, secondo l'uso di queste armidi difesa orientali, tutto l'antibraccio dal carpo sino al gomito. È a forma di mezzo cilindro compiuto da mezza sfera e si acconcia all'antibraccio con coregge e fibbie. Presso alla mano ha due piastrette mobili attaccate tra loro ed al bracciale da una parte con cinque file di anelli, e dall'altra con coregge e fibbie. Tutto è fode rato con drappo di seta rossa con fiori di oro. Tanto il bracciale che le due lastrette sono scolpite a figure a mo' di mandorla e qua drate con una fascia nel contorno scritta a caratteri arabi (2). Fu donato alla Maestà del Re Carlo Alberto dal signor ingegnere Schmit, inglese. (Rot. Arm. 52). C. 195, 196.-MANOPOLE (3) (mancantidelledita) bronzate, e pro fusamente ornate di damaschinature di oro, ed in qualche parte di argento. Gli ornati sono composti di fogliami, panni, svolazzi, ani mali fantastici, cornucopie, e targhette con figurine stanti o sedute; è tutto tanto bene ideato ed eseguito da rendere ammirabilissime queste manopole, che sono uno de' più belli esempj di tal sorta di lavori. " 6 Dio, non v'ha dio fuori di lui, il vivente, l'eterno, ecc. (1). Dio il migliore guardiano, egli il clemente dei clementi(2). (GHIRON, Le iscrizioni arabe della Reale Armeria, ecc, p. 102). (1) Eccone la traduzione: " Oh tu che basti. “ Dio, non v'ha dio fuori di lui, il vivente, l'eterno, ecc. “ 4 4 Oh tu che innalzi nei gradi. Oh tu che innalzi nei gradi. Oh tu che decreti ciò che dev'essere. Oh tu che basti nelle cose gravi. (GHIRON, Op. cit., p. 102). (2) " Nel nome di dio clemente, misericordioso. Dio, non v'ha dio fuori di lui, il vivente, l'eterno, ecc.! “ In nome di dio clemente misericordioso. Di' (3) : dio è uno ed eterno, non generò, e non fu generato (4). Soccorso da dio (5) „ (GHIRON, Op. cit, p. 103). (3) V. alla pag. 40 la nota 6. (1) Sura II, 256. (2) Sura XII, 64. (3) Sura 11, 256, 237, (4) Sura CXII, 1, 2, 3. (5) Sura LXI, 13. SERIE C. 147 È opera di armajuoli italiani della seconda metà del XVI secolo. (Arm. 12). С. 197, 198, — MANOPOLE appartenenti al petto di n° C. 68. (Arm. 17). C. 199. MANOPOLA BIANCA destra con bande ornate di svariati trofei d'armi a schiacciato rilievo, e di trecce incise ad acqua forte. (Arm. 23). C. 200. MANOPOLA BIANCA destra, ricca di ornati incisi ad acqua forte. (Campo F). C. 201. MANOPOLA BIANCA sinistra di ferro forbito. (Campo F). C. 202, 203. MANOPOLE BIANCHE lisce. (Campo F). C. 204. FIANCALE BIANCO (1) destro (tre lame), di un'armatura della fine del secolo xv. (Arm. 26). С. 205. C. 206. FIANCALE sinistro, proprio del petto di nº C 70. (Arm. 26). FIANCALE destro di un'ar matura, incisa ad acqua forte, a bande, con figure, uccelli, animali e mostri su fondo granito, nero, alternate da altre con rabeschi su fondo d'oro e medaglie ovali, con figure dorate su fondo nero. Lavoro italiano del secolo XVI. (Arm. 22). C. 207. FIANCALE destro di una bella armatura, tutta incisa ad acqua forte con trofei d'armi, figure, animali e chimere, dorati su fondi graniti. (Arm. 26). C. 208, 209.- FIANCALI (Sinistro intero, Fiancale sinistro di nº C. 205.- 116. e due lame del destro) appartenenti alla corazza di nº C. 15. (Arm. 22). C. 210. C. 211. FIANCALE BIANCO destro (tre lame), di armatura spigo lata. (Arm. 26). FIANCALE BIANCO sinistro di 8 lame, con contorni a denti di lupo. (Arm. 26). C. 212-217. C. 218-224. C. 225. (Arm. 23). C. 226. C. 227, 228. FIANCALI BIANCHI, destri, incompiuti. FIANCALI BIANCHI, sinistri, incompiuti. FIANCALE destro (una lama) della corazza di nº C. 36. FALDA (2) di tre lame della corazza di n° C. 35. (Arm. 14). COSCIALI (3) E GAMBIÉRE MÓZZE, (4) di rispetto, dell'ar (1) V. alla pag. 39 la nota 5. (2) V. alla pag. 38 la nota 6. (3) V. alla pag. 39 la nota 1. (4) Dicendosi cosciali e gambiere s'intenda ora e sempre che vi sono anche i ginocchietti che riuniscono queste due parti. Se mancassero, sarà avvertito. 148 CLASSE II. matura di EMANUELE FILIRERTO (n° B. 4). I cosciali sono di una sola piastra. Le gambiere sono in due piastre maschiettate, e coprono tre quarti della gamba. (Arm. 2) (1). C. 229. COSCIALE E SCHINIÉRE (2) sinistro, appartenuto al petto di nº C. 70. (Arm. 25). C. 230, 231. COSCIALI E GAMBIÉRE, avanzo di un'armatura di VITTORIO AME DEO I (V. in C. 181 e 182, ed E. 18), e con gli stessi ornamenti, che conservano tuttora la doratura. I cosciali coprono soltanto la parte anteriore della coscia, e ciascuno è composto di tre lame artico late. Le gambiere sono di due piastre ma schiettate ognuna, ed abbracciano solo i tre quarti della gamba. (Arm. 1). C. 232. COSCIALE E GINOCCHIÉTTO (2) destro a tre lame articolate, appartenente alla corazza di n° C. 15. (Arm. 2). C. 233, 234. COSCIALI E GINOCCHIÉTTI dell'armatura di C. EMANUELE I. (Arm. 1). C. 235. COSCIALE E GINOCCHIÉTTO de stro, con sei lame snodate, compagno dello spallaccio di n° C. 167. (Arm. 15). C. 236, 237. COSCIALI di piastra in tera con GINOCCHIÉTTI di sei lamelle sno date, di ferro forbito con banda nel mezzo, ed altre minori, ne' contorni incise ad acqua forte con ornati, figurine, mostri ed animali, e dorate. (Arm. 22). C. 238, 239. COSCIALI E GINOCCHIÉTTI con banda incisa ad acqua forte, con or nati dorati e neri su fondo dorato, lavoro italiano del secolo XVI. Appartengono alla armatura di nº C. 13. (Arm. 27). C. 240. Cosciale e gambiera mozza di nº C. 228. 116. COSCIALE E GINOCCHIÉTTO destro, appartenente alla corazza di n° C. 25. (Arm. 26). C. 241. P COSCIALE sinistro (lama superiore) della stessa corazza. (Arm. 27). C. 242-245. COSCIALI E GINOCCHIÉTTI BIANCHI a coda di gambero. (1) V. alla pag. 39 la nota 3. (2) V. alla pag. 39 la nota 2. SERIE C. C. 246-252. C. 253-255. C. 256. 149 COSCIALI BIANCHI incompiuti, a coda di gambero. GINOCCHIÉTTI BIANCHI da cosciali a coda di gambero. GAMBIÉRA MÓZZza destra di acciajo forbito con bande ornate di liste intrecciate e forbite su fondi dorati. (Arm. 15). C. 257. GAMBIÉRA MÓZZA, destra , appartenente alla corazza di n° C. 15. (Arm. 27). C. 258, 259. GAMBIÉRA MÓZZA ed una mezza anteriore con bande incise ad acqua forte e dorate. Erano nella guardaroba reale e per ciò parrebbe certo che avessero appartenuto a qualche principe della Casa di Savoia, nella seconda metà del secolo xvI. Ma è da notarsi che queste pezze sono eguali all'armatura di n° B. 34, secondo il Catalogo (V. a pag. 2, n° 2) supposta di un Manfredi, Signore di Faenza, e da me rivendicata a Rocco Guerrini conte di Lynar. (Arm. 23). C. 260, 261. GAMBIÉRE MÓZze, compagne dello spallaccio di n° C. 144. (Arm. 27). C. 262. PELLEGRINA DI MAGLIA D'ACCIAJO con contorno di maglia d'ottone, fornita di colletto e di quattro fermagli di ottone dorato, il primo grande e gli altri tre piccoli, nello sparato sul petto. La parte che copre la spalla è a maglia doppia, il rimanente è a maglia semplice. E tutta chiusa e per indossarla s'infilava il capo per lo sparato suddetto. Sul davanti e sul di dietro scendeva a pizzo, così che, raddoppiata, ha la figura di un rombo cui sia smussato l'an golo superiore per farvi l'apertura per il collo. Questa maglia fu creduta e re gistrata come venuta di Persia, e forse sarà stata presentata per tale dal ven ditore per accrescerne il pregio. Ma si hanno invece buone ragioni di fatto per giudicarla una pellegrina di qualche Doge di Venezia del secolo xv o XVI, chiamatamantello da vescovo (manteau d'évéque; ted. Biscofs Mantel). Imper ciocchè i fermagli di metallo non sono punto di stile persiano, ma dei secoli Composizione della cotta di maglia.-111. indicati, e la forma poi è identica a quella di altra pellegrina vene ziana esistente già nel museo di Dresda, e disegnata dal sig. DEMMIN. (V. Op. cit. pag. 335, fig. 14). (Cam. 30). C. 263. COTTA DI MAGLIA (1) a grandi anelli di ferro, con ribadi tura a grano d'orzo (2). (Cam. 31). (1) COTTA DI MAGLIA, (franc. cotte de maille, ingl. coat of mail, ted. panzerhemd. Era questa ordinariamente composta di anellini di ferro, senza alcuna fodera, 150 C. 264. CLASSE II. COTTA DI MAGLIA simile alla precedente ma ad anelli più piccoli. (Cam. 31). C. 265. COTTA DI MAGLIA finissima d'acciajo con anellini ribaditi a grano d'orzo. Sul colletto, ed in basso ha una lista di anelli di ottone. (Cam. 30). C. 266. C. 267. CAMICIA DI MAGLIA foderata di seta verde. Secolo XVI. COTTA DI MAGLIA araba, con giri di maglia di ottone al collo e alla estremità inferiore. (Rot. Arm. 52). C. 268. COLLÉTTO (1) senza maniche di pelle di bufalo, da por tare sotto la corazza, usato nei secoli xvII e XVIII. C. 269. l'Uffiziale dei Carabini di nº B. 48. COLLÉTTO senza maniche, come il precedente, indosso al C. 270. CINTURA DI CUOJO lunga 0,86, larga 0,11, tutta rico perta da capocchie di bullettine d'argento messe a disegno e riba dite posteriormente. È un arnese proprio de' popoli orientali e specialmente degli Albanesi. (Rot. Arm. 47). C. 271. CINTURA albanese di cuojo a tre doppi, guarnita davanti di tre file di corniòle in castoni di ottone, e dietro di piastre quadrate di ottone a traforo e incise, fisse agli angoli con bullette a testa emi sferica dello stesso metallo, sotto e sopra a queste, tre filedi bullet tine d'argento a testa piana ribadite interiormente. (Rot. Arm. 47). C. 272. CINTURA DI CUOJO, orientale, ricoperta con ricamo di seta e di argento. (Rot. Arm. 45). C. 273. CINTURINO di catenella di argento da sciabola turca, con pendoni e fermaglio dello stesso metallo e lavoro. (Rot. Arm. 43). nei secoli xm e viv si portava come armatura di difesa dalla gente a piedi, e giun geva sino a poco oltre il mezzo della coscia. Al tempo dell'armatura di piastra di tutto punto, fu usata per rimediare ai difetti di essa, ma era di maglia più fine. Cessato questo uso cessò anche quello delle cotte di maglia. Veggasi nella pagina antecedente la composizione degli anellini formanti la maglia. (2) GRANOD'ORZO (franc. grain d'orge, ingl. rivet chainmail, ted. Genitetes Ketten o Maschengewebe). Si chiama così la ribaditura degli anellini componenti la magliai quali si riuniscono a caldo soprapponendo le estremità e battendovi su un colpo di martello che le schiaccia. Così schiacciate, vi si fa un forellino nel quale si pone un pernetto, cui dato un secondo colpo di martello, ne risulta un piccolo rilievo simigliante per la forma a un granellino di questo cereale, onde il nome della ribaditura a grano d'orzo. Ribaditura agrano d'orzo. 121. (1) COLLETTO (franc. buffetin, ingl. buff-coat, jerkir, spag. coleto, ted. Coller) Casacca di pelle di dante, di bufalo o di altro animale, senza maniche che si portava sotto la corazza nel secolo xvi e nel xvm. Nel museo di artiglieria di Parigi si ha un colletto (G. 162) del tempo di Luigi XIII, e nell'arsenale impe riale di Vienna si conserva quello che portava Gustavo Adolfo alla battaglia di Lutzen, nella quale fu ucciso. SERIE C C. 274.- 151 CORAZZA BIANCA tedesca del secolo presente. È di acciajo brunito ed ha gli spallacci di cuojo ei guarnimenti di metallo dorato (1). C. 275. C. 276. CORAZZA tedesca simile alla precedente. CORAZZA francese moderna di lamina di ottone con guar nimento di lamina di acciajo bianco. Piastra bianca sul petto con Gallo di basso rilievo entro due rami di alloro, di ottone, spallacci di cuojo con catenelle e piastre di ottone. C. 277. CORAZZA nera, piemontese, di acciajo, con borchie e stella argentata con raggi intorno di metallo dorato. Spallacci di cuojo coperti di squame di acciajo bianco. Fu proposta insieme con l'elmo di nº E. 155 per le cento guardie. C. 278. PETTO DI CORAZZA, nera, piemontese, di lamina d'acciajo con imbottitura interna e orlatura di tela bianca. C. 279. PETTO DI CORAZZA, piemontese, di materia e di lavoro simile al precedente, ma della forma in uso nel secolo XVIII. C. 280. PETTO DI CORAZZA piemontese di lamina di acciajo bron zato, guarnito di borchiette nel contorno e di piastra liscia nel mezzo, di metallo dorato. Spallacci di cuojo con squame di metallo dorato. (1) Questa corazza e tutte le seguenti, sono nella Rotonda nell'Armadio 50. SERIE D. Parti di barde e fornimenti da cavallo. D. 1. TESTIÉRA (1) BIANCA, di ferro, che copre anche le narici, a vista (2), con rosone e brocco, propria di una barda delle arma ture dette gotiche. (Arm. 38). D. 2.- FRONTALE (3) BIANCO avista(4) con ornati incisi. (Campo F). D. 3. FRONTALE BIANCO, di formasimile al precedente. (Campo F). (1) Vedi la nota 3 a pag. 41. (2) Si avverte che appresso, se non sarà dichiarato che la testiera è cieca, s'in tenderà sempre che è a vista. (3) FRONTALE (franc. chanfrein), ingl. chanfrin, spagn. testera, tedesco Ross tirne), armatura che copriva solo anteriormente la testa del cavallo, a differenza della testiera che copriva anche le narici e le guance, si univa al collo e com piva la barda. Questo pure era a vista o cieco, ed aveva la pennacchiera e il brocco, e per forma, per materia e per lavoro accompagnava sempre l'armatura dell'uomo. PIGAFETTA [GR.]. Ma i cavalli, e principalmente dei capitani, abbiano frontali 一. Il frontale era, piuttosto che un'armatura, un ornamento della parte anteriore della testa del cavallo, e gli si metteva nei giorni di festa o di mostra e in guerra; laddove la testiera era una delle parti indispensabili della barda, che senza questa sarebbe stata incompiuta. La materia era il bronzo, il cuojo cotto, l'acciajo, il ferro in piastra, in lamelle, unite con anellini e in maglia cioè quella stessa adoperata per l'armatura. Si usò ne' tornei sino dalla fine del secolo XIII, ma ap presso divenne un arnese necessario di guerra; finchè, introdotta l'armatura com piuta del cavallo , cioè la barda, al frontale fu sostituita la testiera. Più tardi , nel secolo xvi, si cambiò in un oggetto di lusso e l'orafo, il cesellatore e l'age minatore fecero a gara per soddisfare il gusto e l'ambizione di re, principi e capitani che portavano armatura. Tra le materie onde si fabbricavano armature ho accennato il cuojo cotto, ed eccone ess. sino dal sec. xiv. Il quale Re.... menoe seco duemila cavalieri, ed aveano scudi la cui materia non era di legno ma di cuoia cotte, ecc, Rit. LXXIV, 270. G. GIUDICE (1333) хм, п, 265.-E sie s'arma d'armadura di cuoio cotto le quali armadure pesavano più di quattrocento libbre, ecc. — Tav. Ed erano tutti armati di cuoio cotto e così gli elmi, e non si potean dare di punta, chè così s'usa nel torniamento-. Stor. Ajolf, XLI, 78. (4) Vedi la nota alla testiera precedente. SERIE C. D. 4. 153 FRONTALE BIANCO, ornato di squame incise a bulino, con rosone e pennacchiera di ferro dorato. (Campo E). FRONTALE con trofei d'armi su bande, incisi ad acqua D. 5. forte, rosone dorato e brocco d'acciajo. (Campo Е). D. 6. D. 7. D. 8. (Arm. 38). D. 9. FRONTALE BIANCO, liscio. (Campo Е). FRONTALE BIANCO con rosone di ottone. (Campo Е). TESTIÉRA BIANCA guarnita di rosette e bullette di ottone. TESTIÉRA BIANCA E ORO riccamente incisa ad acqua forte con svariatissimi fogliami, figure, mostri e uccelli fantastici, il tutto forbito su fondo granito e dorato. Ha la pennacchiera, ma vi manca il rosone ed il brocco. Appartenne alla famiglia Martinengo, ed è pezza di rispetto dell'armatura di nº B. 3. (Arm. 35). D. 10. FRONTALE appartenuto alla barda della armatura di n° B. 8. Ha una banda verticale e liste nei contorni incise ad acqua forte, con fogliami e nodi neri su fondi messi a oro, e nel mezzo il brocco dorato. (Arm. 35). D. 11. FRONTALE BIANCO, forbito, ornato di bullette d'ottone. (Arm. 35). D. 12. TESTIÉRA NERA, operata a mo' di pelle di pesce con ornati, sempre ripetuti, messi ad oro. Ha la pennacchiera; ma vi manca il rosone e il brocco. Appartenne ai Martinengo. (Arm. 39). D. 13. TESTIÉRA BIANCA , con brocco e pennacchiera, decorata di bande con orna menti, su fondo abbassato ad acqua forte, incisi a bulino. La parte inferiore che copre le narici è a punta e di due lame snodate. (Arm. 39). D. 14. D. 15. Frontaledi nº D. 10. 126. TESTIÉRA BIANCA con guanciali. Ha brocco e pennacchiera, ed è adorna di figure incise a bulino di buono stile. Sulle orecchie sono fiamme, e sullo scudo di un guerriero è un aquila, ciò che darebbe motivo a crederla appartenuta alla famiglia Martinengo. La parte inferiore è prolungata per coprire le narici del cavallo. (Arm. 34). TESTIÉRA BIANCA con bande ornate di trofei, incisi ad acqua forte e forbiti su fondo nero, messe in mezzo da liste incise D. 16. e dorate. Rosone e brocco di metallo dorato. (Arm. 38). TESTIÉRA BIANCA di acciajo forbito, con bande, rosone e brocco dorati. (Arm. 38). D. 17. TESTIÉRA BIANCA di acciajo forbito, con bande ricche di ornati incisi ad acqua forte. Ha la pennacchiera, e il rosone col 154 CLASSE II brocco. Appartenne alla famiglia Martinengo. Fine del secolo XVI. (Arm. 34). D. 18. TESTIÉRA BRONZATA, mancante della orecchia sinistra. È un pregevolissimo lavoro a basso rilievo di cesello; profusamente egeminato in oro in ogni sua parte; con bei mascheroni, uccelli, svo lazzi, festoni e figure che dànno fiato ai corni e tengono presso di loro uno spiedo da caccia. Nel mezzo del frontale è una targa en trovi Ercole che sbarra le fauci al Leone Nemèo. Nella parte che copre la testa, in una targa di minori dimensioni, è un'altra delle fatiche di questo semidio, l'uccisione dell'Idra Lernèa. Vi si veggono nel contorno di esse targhe quattro fiordalisi, che potrebbesi credere alludessero alla casa di Francia o a quella Farnese. Nella orecchia è un drago alato. Èunlavoro italiano della seconda metà del xvi se colo e stupendamente eseguito. (Arm. 35). D. 19. TESTIÉRA BIANCA, con rosette di ottone. Manca il brocco. (Arm. 39). D. 20 TESTIÉRA BIANCA, con rosone, brocco e pennacchiera do rati, e copertura delle narici. Ha ne'contorni una lista con ornati bianchi a basso rilievo su fondo nero granito. (Arm. 34). D. 21, 22. FRONTALI BIANCHI, comuni. (Campo F). D. 23. TESTIÉRA propria dell'armatura nº B. 46 del marchese Alessio Maurizio Parella di S. Martino, con il monogramma proprio e l'impresa della famiglia. (Arm. 39). D. 24. FRONTALE che fece parte dell'armatura del duca CARLO EMANUELE I, e come quella ornato di nodi d'amore con formelle mi stilinee dentrovi figure incise con l'acqua forte, ecc. (Arm. 1). D. 25. TESTIÉRA di lamina di ferro color viola, ornata di trofei militari, di bandiere, di fogliami, di mascherone e brocco, tutto di rapporto, di bronzo dorato, compagna della corazza di n° C. 36. Secolo XVII. (Arm. 39). D. 26. D. 27. TESTIÉRA (parte superiore), eguale a quella dell'arma tura di nº B. 9. (Arm. 39). TESTIÉRA (parte superiore) bronzata e ornata di ma scherone, festoni di frutte e trofei militari cesellati su fondo do rato, ed ageminati in oro. Fine del secolo XVI. (Arm. 35). D. 28. TESTIÉRA A GUANCIALI BIANCA, orientale, formata da una la mina di ferro, e da due altre lamelle per banda, attaccate con maglie. D. 29. È incisa ad acqua forte con svariati arabeschi. (Rot. Trofèo 55). TESTIÉRA BIANCA, orientale, simile alla precedente. (Rot. Trof. 55). D. 30. TESTIÉRA BIANCA, orientale. E formata di lamine di ferro riunite con maglie (Rot. Trof. 55). SERIE D. 155 D. 31. TESTIÉRA BIANCA, orientale, composta di lamelle di ferro che formano bande longitudinali riunite tra loro con tre file di anellini pure di ferro. (Rot. Trof. 55). D. 32. TESTIÉRA BIANCA (parte anteriore), orientale, con scritta araba (Arm. 34). TESTIÉRA orientale con scritta araba. (Rot. Trof. 55). D. 33. D. 34. PETTIÉRA NERA (1) (parte anteriore), stupendo lavoro di cesello sur una sola piastra. In alto all'attaccatura del collo, è un bel nascimento di acanto donde escono volute con foglie e viticci. Poscia un bel festone di frutte sovrasta alla testa di Medusa spaventosa mente bella, messa in mezzo da due grossi ser pentichescendono intrec ciandosi sino alla parte inferiore della pettiera. Di fianco altri serpenti che escono dalla bocca di un grifo coperto da fogliami e finiscono sur un mazzetto di cinque foglie d'ulivo. È una vera disgrazia che sia restata soltanto questa piccola parte di una barda, che Pettiera di nº D. 34.-1212. da tale avanzo, si può assicurare essere stata una delle più belle e pregiate del secolo xvI. Appartenne ai Martinengo ed è simigliante ad altre pezze dell'armatura dell'uomo già descritte sotto i ni C. 47, 146, 147 e 188, 189. (Bach. 30). D. 35, 36. ARCIONI (2) bruniti di una sella d'arme della fa (1) V. a pag. 41 la nota 2. (2) ARCIONI, (lat. bass. arciones, archiones, franc. arçons). Si addimandano così quelle due parti a mo' di arco che s'innalzano dinanzi e di dietro nella sella d'arme o da armare, tra quali il cavaliere stava quasi incassato, di modo che non potesse al più piccolo urto uscire di sella. Noi li distinguiamo con i nomi di primo arcione o anteriore (pommeau, arcade de garrot) e secondo arcione o posteriore (troussequin). Sono ambedue coperti di lamine di ferro, forbite o bru nite, o pure ornate con figure e fogliami incisi o lavorati di cesello e messi a oro, ovvero ageminati, secondo l'armatura o la barda delle quali devono far parte. Talvolta l'arcione anteriore non era simmetrico, come a punto è questo del di segno qui unito, del quale non ho trovato menzione nè esempio nel DEMMIN, e nè pure nel veramente stupendo, coscienzioso e dottissimo Glossaire archéolo 156 CLASSE II. miglia Martinengo. Hanno una lista dorata sul contorno, con lacci d'amore e mani in fede, e nel campo, sparsi in più ordini qua e là gruppi di fiamme che s'innalzano da uno o da due tronchi. È da notarsi che l'arcione anteriore è a SCUDELLOTTO, come l'abbiamo già veduto nell'armatura di nº B. 2. (Arm. 35). D. 37, 38. ARCIONI di'acciajo brunito, con banda intagliata ad acqua forte e dorata, nel contorno. Appartennero alla famiglia Martinengo. (Arm. 35). Arcioni di nº D. 35 e 36. D. 39, 40. 116 Arcioni di nº D. 37 e 38. 116. ARCIONI di acciajo brunito con banda attorno in tagliata ad acqua forte e dorata, e stelle nel campo incise, a con torno dorato. Proprj della famiglia Martinengo. (Arm. 34). D. 41, 42. ARCIONI da sella d'arme di acciajo con bellissimi ornati incisi ad acqua forte e dorati, che spiccano su fondo nero. È opera del fine del secolo XVI ed avendo appartenuto, alla fami giques del sig. VICTOR GAY, che fa vivamente desiderare sia presto compiuto. Perciò ne ho già parlato nella descrizione dell'armatura di n° B. 2, (V. a pag. 53 note 1 e 2) e accennato l'uso, e il nome datogli dai nostri armajuoli de' secoli xv e xvi, e qui poi ne ho posto il disegno con la speranza che cada sotto gli occhi del continuatore dell'opera del GAY, che disavventuratamente non è più, e ne faccia menzione se sarà in tempo alla voce SELLE. Non portano arme alcuna di difesa, hanno selle senza ritegni o arcioni, la sciabla e l'arco, ecc.-MONTECUC COLI, Op , II, 124. Allora Catone ne prese un'altra spada che aveva all'arcione (ma al suo tempo non usava nè pure la sella?!) e feri Antonio sopra del nasale (i Romani non avevano nasale nè loro elmi?!) —. 1fatti di Cesare (1313), 248. Vedendo il saracin ch'a domar questa Bestia superba era mal tempo allotta, Ferma la man sul primo arcion e s'alza, E dal sinistro fianco in piede sbalza-. ARIOSTO, Fur. II, 7. SERIE D. 157 glia Martinengo, si può senza fallo giudicarli opera di armajuoli bresciani. (Arm. 39). D. 43, 44.- ARCIONI, incisi ad acqua forte con figure mistilinee, dentrovi l'aquila nera ad ali spiegate su fondo dorato, stemma dei Martinengo ai quali appartennero. Nel contorno è una lista, compresa fra due minori dorate, nella quale sono figure umane ed animali che si perseguitano; ricavati ad acqua forte su fondo nero, rifiniti a bulino e dorati. (Arm. 39). D. 45, 46. ARCIONI d'acciajo forbito, con lista dorata intorno or nata di foglie incise ad acqua forte e con grandi fogliami nel mezzo istessamente operati. Appartennero alla casa Martinengo. (Arm. 34). D. 47, 48. ARCIONI di una sella d'arme, di acciajo forbito con tornati da una banda incisa ad acqua forte con fogliami ripetuti e traversati da bande simili e intramezzate da fiordalisi. (Arm. 34). D. 49, 50. ARCIONI con bande incise ad acqua forte a fogliami indorati e contorno simile (Arm. 38). D. 51, 52. ARCIONI posteriore ed anteriore, questo senza la parte mediana, di una sella d'armare. Sono di lastra di acciajo a bande forbite con ornati incisi ad acqua forte, e dorate alterna tivamente. Una banda, istessamente incisa e dorata, adorna anche tutto il contorno. Fine del secolo xvi. (Arm. 38). D. 53. ARCIONE posteriore di una sella d'arme della seconda metà del secolo decimo sesto. È di lastra di ferro bronzata e ricca mente ageminata in oro. È lavorata di cesello, con mascheroni, e festoni di frutte draghi alati, e con quattro figure di guerrieri sempre ripe tuti volti a destra ed a sinistra. (Arm. 38) . D. 54. ARCIONE anteriore, parte mediana, corrispondente all'arcione descritto nel nº D. 53. (Arm. 35). D. 55. ARCIONE anteriore (parte mediana) di una sella d'arme, di lamina di ferro ornata di due mostri marini che combattono con clava e scudo, e di altri lavori a cesello, simiglianti alla sella dell'armatura di nº B. 2 e dello stesso tempo. (Arm. 39). D. 56. Morso di no D. 58. 116. BARDATURA GIAPPONESE compiuta cioè: sella, staffe, staf fili , groppiera, fiancali di pelle ornati di bassorilievi, groppa di filo di seta a traforo con lunga frangia, e briglia; tutto di finito ed elegante lavoro. (Rot ). D. 57. SELLA, STAFFE E BRIGLIA giapponesi. (Rot). 158 D. 58. CLASSE II. MORSO (froenum, mors) (1) con imboccatura di ferro ed aste, nelle stanghette di ferro e nelle guardie di bronzo dorato, con nodi ornati di smalti. Le borchie delle aste sono surrogate da due lastre rettangolari operate a smalto, incorniciate da un ornato a punte ed archetti, di rame dorato. Nel mezzo è una targa spac cata : a destra, fusata di rosso e di argento; a sinistra d'argento ad un leone rampante a sinistra con bandiera spiegata a destra Berchia del morso di nº D. 58.-112. nelle zampe anteriori, caricata della crocedi Gerusalemme su oro e di tre gigli rossi su nero. Stanno di fianco non si sa se per sem plice ornamento, o come tenenti due donne in piedi, una delle quali arpeggia un mandolino e l'altra suona una viola. Sopra e sotto lo stemma è un drago alato. A ciascun angolo è una formellina a mandorla, dentrovi un uccello dorato su smalto bianco. Sui nodi delle guardie e della traversa di esse sono uccelli simili su campo (1) V. a pag. 42, nota 3. SERIE D. 159 celeste, e fiori rossi di smalto su campo d'oro. Questo mòrso ha il barbazzale fatto di una lastra di rame dorato unita alla sbarra della imboccatura. Si è creduto di vedere nello stemma descritto quello de' Grimaldi di Sicilia (1), ma esso è affatto diverso e non porta unito l'altro, come questo nostro, che sembra quello de' Bracciforti, pure siciliani, principi di Botero. Ma lasciando da parte le questioni araldiche, e guardando all'oggetto che vi ha dato argomento, bisogna dire che è una pregevolissima opera nostrana del mezzo circa del XIV secolo, e degna di osservazione per la rarità della sua struttura e per la ricchezza della decorazione. Donato alla M. del re CARLO ALBERTO, dal marchese sig. Claudio D'Aix. (Arm. 34). D. 59. Mòrso arabo con imboccatura, affatto diversa dalle euro pee, che ripiegandosi in alto a mo' di 2, da un occhio sporgente alla sommità porta appesa una campanella del diam. di0,103, la quale alla sua volta ha in basso due occhi donde pendono altre due ca tenelle che la assicurano alle aste. (Arm. 34). D. 60.-MORSO ad imboccatura snodata, stanghette assai corte, guardie ad S, voltój e campanelle, e barbazzale con una maglia in mezzo pesantissima. Sec. XVI. (Arm. 38). D. 61. D. 62 64. MÒRSO d'acciajo ad imboccatura moresca. (Arm. 38). IMBOCCATURE (2) di forme diverse. (Arm. 38). D. 65.-MORSO e parte della testiera (3) di tela con guarnizione e nappe di seta rossa. (Arm. 34). D. 66-68. TESTIÉRA (4), PETTORALE (5) e GROPPIÉRA (6) alla foggia (1)- Grande freno di ferro bronzato e dorato, con aste lunghissime e ricurve, borge, (?) quadre e lavorate di niello (?), in cui veggonsi gli stemmi della famiglia Grimaldi di Sicilia.- Catal, n° 128, p. 91. (2) V. a pag. 42, nota 3. (3) V. a pag. 42, nota 3. (4) TESTIÉRA (tétière). Una delle tre parti della briglia (V. a p. 42 la nota 3). Vi è poi una cassa che va al S. Marchese dil Guasto questa uoi la fareti aprire el toleti fuora una testerà pettorale cropera et retine (redini) alla turchesca di corame verde, ecc. DUCA DI MANTOVA, Lett. (22 agos. 1532), Arch. Gonz. F. II, 8. (5) PETTORALE (poitrail). Striscia, ordinariamente, di cuojo appiccata da una parte e affibbiata dall'altra alla sella, posta innanzi al petto del cavallo affinchè questa, nell'andare all'insù, non cali indietro. Intendendo che a le decte selle basse non si possa fare cosa alcuna occulta nè palese, saluo il pectorale et il piumacciolo dinanti alle scarselle, ecc. LUCCI, Armilustre e Torneo, ecc , 33. Giostra Milan. (1463) Capitoli. ANGE (6) GROPPIÉRA (croupière). Striscia di cuojo affibbiata alla parte posteriore della sella che poi bipartendosi forma una specie di staffa, dal contorno a mandorla, imbottita, che dicesi codone e posolino (culeron), dentro il quale si fa passare la 160 CLASSE II. foggia ungherese con guarnimenti d'argento, che appartennero al principe EUGENIO, dal quale vennero depositate presso la famiglia di CARIGNANO, quando nella scuderia di essa morì il cavallo che egli montava alla battaglia di Torino il 7 di settembre 1706. (Arm. 3). D. 69.-TESTIÉRA E RÉDINI di cuojo rosso, coperto con trina d'oro. (Arm. 38). D. 70, 71. STAFFE (1) con ossatura di ferro ricoperta di piastre di ottone con rilievi piani, su fondo granito e dorato, di fogliami e volute, il tutto riempito di smalti a svariati colori.E opera della fine del XVI secolo. (Arm. 1). base della coda del cavallo, per impedire che, andando alla china, la sella gli scenda sul garrese. Il fatto dei cavalli non istà nella groppiera. ARET. rag. [TR]. (1) STAFFA, STAPES O STAPIA. Parola trovata in qualche iscrizione, senza dubbio non molto antica, dove significa staffa. Par derivata come la nostra dal tedesco staff, passo; e quantunque sia stata registrata nei dizionarii latini, si deve rite nerla d'invenzione moderna, come quella che non s'incontra in nessun antico testo.- RICH., Op. cit. Assai più tardi lo stesso vocabolo (Scalae) si vede essere stato il primo usato da' Latini a dinotare unpaio di staffe, incontrandosi da prima in un trattato sull'arte della guerra scritto dall'imperatore Maurizio alla fine del secolo sesto. È abbastanza certo che i Greci e i Romani non ca valcavano sopra selle regolari fatte come le nostre sopra un fusto, bensi solo sopra gualdrappe (ephippia)-. Ivi, a Scalae. V. a pag. 42, nota 2. Equi debbo correggere un errore in cui sono caduto descrivendo la staffa di bronzo di nº A', 81, che sullafede del vecchio catalogo, ho detto trovata in Se norbi (Sardegna) e ho dichiarato un prezioso cimelio.... per l'aletta.... forata per situarvi il calzuolo (Spiculum) dell'asta, cavalcando-. Appunto da questa aletta e dalla forma, eguale a quella delle staffe della nostra cavalleria, si ha la prova più manifesta della fabbricazione moderna di questo arnese. Il lettore siami cortese di perdono, pensando che Cujusvis hominis est errare-. CIC. Phil. XVII, 2. Il signor VIOLLET-LE-Duc, riporta nel suo Dictionnaire de mobilier (Tom. V, p. 413) due esemplari di staffe di ferro antiche esistenti nel Museo di Napoli. Ma oltre che uno di essi, segnato di nº 109510 (alto 0,120, largo 0,145 e nel predel lino 0,095) non è punto una staffa, e l'altro è di dubbia antichità; non vi è mo numento alcuno che confermi l'uso delle staffe tra i cavalieri romani del 1º se colo dell'E. V. Quest'uso non comparisce che dopo il v secolo, e sembra quasi certo che sino al x, la staffa non sia stata altra cosa che una coreggia ripie gata a mo' di ganza che scendeva sino al piede del cavaliere, come si vede sur un bassorilievo della chiesa di Brioude. La lunghezza delle braccia è uno dei caratteri delle staffe primitive, che si attribuiscono alla fine del secolo x. Dal tempo dei Carlovingi i cavalieri sono tutti rappresentati con la staffa, e sino dall'xı secolo il modo stesso di combattere a cavallo richiedeva l'uso di questa parte della bardatura. Le prime furono semplicissime, di forma triango lare con occhio per passarvi lo staffile. Negli arazzi di Bayeuy e nei manoscritti de' secoli x al XIII, se ne hanno esempj. Appresso si fecero con le braccia ri gonfie, e poco dopo, essendo introdotto l'uso delle scarpe a punta articolata (à SERIE D. 161 D. 72.-STAFFA, spajata, nelle braccia della quale, di piastra di ferro, vedonsi scolpite a bassorilievo due coreggie che, passando a destra e a sinistra in un orlo esteriore, dal loro intrecciarsi, risul tano formelle romboidali e triangolari, nei fondi delle quali sono ornatini o incisi o punteggiati. Era una volta tutta dorata, ed è lavoro eseguito nel secolo XVI. (Arm. 38). D. 73, 74. STAFFE di metallo dorato, fatte di getto, con bas sirilievi nelle braccia molto ben condotti. Secolo XVI fine, o princi pio del xvII. (Arm. 39). D. 75, 76. STAFFE A SCARPA da torneo che fanno parte dell'ar matura bianca di nº B. 21, appartenuta ai Martinengo . (Arm. 34). D. 77, 78.- STAFFE A GABBIA con le braccia a traforo (1) (Arm. 34). D. 79, 80. STAFFE d'ac ciajo forbito, con ornati a basso rilievo ed a traforo, del se colo XVII. (Arm. 38). D. 81, 82. D. 83-86. D. 87, 88. Staffe a scarpa, di nº D. 75.- 126. STAFFE di ferro. (Arm. 34). STAFFE DI FERRO. (Arm. 35). STAFFE di ottone, con mediocrissimi ornati a basso rilievo sulla metà superiore delle braccia, e tre scanalature per banda nella inferiore. Secolo XVII. (Arm. 39). D. 89, 90. STAFFE di ottone dorato con le braccia parte di ritte e parte curve. (Arm. 39). poulaine) si fece il predellino, allungato anteriormente, di piastra, con la punta curvata in basso. Ma a mezzo circa del xv secolo si fecero, novamente le staffe con le braccia ad arco di cerchio, finchè non incominciò la moda dell'armatura Massimiliano o milanese. Allora si variò non la forma, sì le dimensioni, affinchè potessero entrarvi le scarpe a punta quadra, dette a piè d'orso. E siccome talvolta succedeva che si cacciasse tanto dentro alla staffa il piede da non poternelo fa cilmente ritrarre, così ad evitare disgrazie si fecero le staffe a gabbia (Vedi la fig. alla pag. 59). E se ne fecero anche a braccia inginocchiate ed altre con la scarpa di piastra da torneo (V. la fig. di n° D. 75), e alla foggia ungherese (V. la fig. alla pag. 55). La staffa alla ginnetta appartiene al tipo arabo ; cioè a quelle che hanno il predellino convesso nella lunghezza, che agguaglia quella del. piede; forma acconcia alla maniera di cavalcare degli orientali. Nel secolo XVI, con la nuova forma della scarpa, cioè a becco d'anatra (V. alla pag. 56 la fig. 2), si cambiò anche la forma della staffa, che fu quella che è tuttora in uso come si può vedere nella citata figura. (1) V. a pag. 59, nota 2. Catalogo R. Armeria. 11. 162 D. 91, 92. CLASSE II. STAFFE d'acciajo con ornati a bassorilievo, operati a bulino sopra fondo granito e dorato. Sono della seconda metà del secolo xvIII, ed appartennero a re CARLO EMANUELE III. Tolte dalla regia guardaroba dove erano custodite. (Arm. 1). D. 93, 94. STAFFE alla ungherese ornate d'incisioni ed inargen tate. Vennero dall'armeria della casa Carignano ed appartennero al principe EUGENIO. (Arm. 1). D. 95, 96. STAFFE moresche eguali a quelle descritte ai n. D. 93, 94, appartenute al principe EUGENIO. (Arm. 3). D. 97. STAFFA di ferro all'ungherese spajata. (Camро А.) D. 98-102. D. 103, 104. forato, forbite. D. 105, 106. D. 107. D. 108. D. 109, 110. D. 111, 112. STAFFE spajate all'ungherese. (Campo B.) STAFFE all'ungherese, col predellino di ferro tra (Campo B.) STAFFE all'ungherese come leprecedenti. (CampроА). STAFFA all'ungherese come le precedenti. (Сатро В). STAFFA all'ungherese. (Campo А.) STAFFE di ferro forbito, messicane. (Arm. 3). STAFFE di ferro colato a trafori, ispano-moresche, copia forse di quelle della collezione d'Ambras, ora a Vienna. (Rot. Arm. 49). D. 113, 114. SPERONI (1) di ottone con il collo lungo 0,23 е speronella ad otto punte del diametro di 0,109. Sono formati da una (1) SPERONE E SPRONE. Lat. calcar, lat. basso spouro, franc. éperon, ingl. spur, spagn. aspuela, ted. Sporn. Gli speroni furono certo in uso anche presso gli an tichi, specialmente in Italia, e nel museo di Napoli ve ne sono esemplari di ferro della fine dell'impero. Gli antichi avevano le branche curve come quelle dei mo derni, con un occhio alle estremità per passarvi la coreggia unica, con la quale si affibbiavano al piede ed il collo cortissimo e cilindrico terminato da una punta conica che faceva l'ufficio di spronella. Questa forma fu conservata sino al se colo XVI, con piccolo cambiamento nel modo di assicurarlo al piede. Nel tempo stesso, usando le calze di maglia, la punta era attaccata ad una piastra che aveva forellini torno torno, nei quali si faceva passare il filo di ferro che serviva per fis sarla alla maglia. Dal secolo XIII in poi gli speroni furono muniti di stella, detta così dalla sua figura, o spronella, in principio di sole sei punte. Allora le branchenon erano sur un piano orizzontale ma curvate in alto per potervi piantare il collo ed aver modo di stimolare il cavallo al disotto della coverta. Così durarono nei secoli XIII e xiv, gli sproni da battaglia; ma ve ne erano anche altri di minori dimensioni e della prima forma accennata a punta unica con collo più lungo, per cavalcare cavalli forti e intèri. Altra forma continuò ad usarsi per tutto il secolo xiv: ma al principiare del xv, conservando la forma delle branche, si ac corciò il collo e si ingrandi la spronella, aumentando il numero delle punte sino a 32, e così, con piccolissime variazioni, si continuò in questo secolo. Ma dopo che gli uomini d'arme furono armati di tutto punto, si fissarono gli sproni di collo più o meno corto, e spronelle con maggiore o minore numero di punte, SERIE D. 163 specie di coccia, che copre il tallone, in parte traforata, in parte scolpita a bassissimo rilievo come è il collo e la spronella. Il lavoro accenna ad artefice setten trionale e la scritta in ca ratteri gotici sembra che sia del vecchio polacco (1). (Arm. 39). D. 115. Sprone di nª D. 113.- 116. SPERONE spa jato, simile ai precedenti, eccettochè il collo, scambio di avere la spronella finisce a mo' di tridente (Arm. 35). D. 116. SPRONE di ferro già indorato corroso dalla ruggine. Se colo xv fine. (Arm. 34). D. 117. SPRONE di bronzo con la spronella assai grande di 32 punte. Secolo XVI. (Arm. 34). D. 118, 119. SPRONI di ferro indorati, della forma dei moreschi, con rosetta e spuntone; trovati (dicesi) in una tomba dei marchesi di Saluzzo. Secolo xv a xvI. (Arm. 34). D. 120. SPRONE di ferro, spajato, con spronella traforata a 12 punte. (Arm. 35). D. 121, 122. SPRONI di ferro dorato di piccola dimensione e forma non ordinaria con semplice punta come lo sprone (V. RICH, p. 93) degli antichi. (Arm. 39). D. 123, 124. SPRONI di ferro, trovati nel castello d'Annecy, che appartennero al duca GIA сомо, figlio di FILIPPO DI SAVOJA, duca di Nemours, generale di cavalleria, morto nel 1580. (Arm. 1). Spronedinº D. 121. 116 D. 125. SPRONE, spajato, d'acciajo bronzato e ornato di tarsíe di argento. (Arm. 35). D. 126.-SPRONE, spajato, di ferro contarsíedi argento. (Arm. 35). D. 127.-- SPRONE, spajato, di metallo dorato, con la spronella a otto punte, del diametro di 0,084. (Arm. 35). al tallone delle gambiere, e quest'uso durò fino che si ebbero armature intère. Quindi ritornarono di moda quelli della forma primitiva, con collo molto corto a Se piccola spronella, i quali differivano dai nostri soltanto nel collo che, scambio di esser curvo, è diritto e rotondo con coreggia e fibbia, o con branche e collo schiacciati per avvitarsi ai talloni degli stivali per le armi di cavalleria. Vedasi anche la nota 5 alla pag. 40. (1) II DEMMIN (Op. cit. pag. 365, n° 24) figura uno sperone simigliante a questo, esistente nel museo di artiglieria di Parigi (G. 38), e lo dichiara secondo quel catalogo Eperon mauresque, du quinzième siècle Aggiunge poi: semblables éperons sont attribues, dans la collection d'Ambras, à la Pologne et au seizième siecle 一. De E a questo giudizio io mi attengo, per i nostri, perchè i caratteri sono gotici, o vogliam dire tedeschi, e non arabici. 164 D. 128, 129. CLASSE II. SPRONI di bronzo, con la spronella a 12 punte, trovati negli scavi presso Pollenzo. Secolo xv. (Arm. 34). D. 130, 131. SPRONI di ferro battuto, con la parte esteriore delle branche a traforo, collo curvo ed assai lungo, spronella a 6 punte del diametro di 0.105. Secolo xv. (Arm. 38). D. 132, 133. SPRONI di acciajo bronzato scolpiti interamente a bassorilievo nello stile del 500. Sulle branche sono fiori e foglie co'loro gambi avvolti a spira e mezze figure di donne vagamente effigiate con i capelli sciolti, presso il collo, che esce dalla bocca di Sprone di nº D. 128. 126. Sprone di no D. 130.--116. un mostruoso satiro bipartendosi per ricevere la stella, che è di 5 punte scolpite anch'esse a fogliami. (Arm. 35). D. 134. SPRONE di bronzo e spronella dicinque punte. (Arm. 34). D. 135, 136. SPRONI alla foggia moresca appartenuti al prin cipe EUGENIO. (Arm. 1). D. 137, 138. SPRONI eguali ai precedenti, appartenuti al prin cipe EUGENIO. (Arm. 3). D. 139, 140. SPRONI compagni alle staffe, di n° D. 91 e 92, appartenuti a CARLO EMANUELE III. (Arm. 1). D. 141-143. —SPRONI di ferro, spajati, di forme diverse. (Arm. 35). D. 144, 145. SPRONI messicani, di ferro bronzato, con la spro nella di 24 punte, del diametro di 0,104. (Arm. 35). D. 146, 147. SPRONI messicani, di ottone con ornati a basso rilievo, inargentati su fondo indorato, con la spronella a 12 punte. (Arm. 35). D. 148. SPRONE messicano, di ferro, spajato, con le branche a traforo e rosetta al collo, cui manca la spronella. (Arm. 35.) D. 149, 150. D. 151, 152. Arm. 51) D. 153, 154. SPRONI arabi con rosetta dorata. (Rot. Arm. 51). SPRONI simili ai precedenti senza doratura. (Rot. SPRONI di ferro indorati, da tallone, tolti dalle gambiere dell'armatura di EM. FILIBERTO, per rimettervi i proprj, che vi sono al presente. (Arm. 2). SERIE D. D. 155. 165 MUSOLIÉRA (franc. muserolle, ingl. noseband of a bridle, o horsle- muzzle , ted. Maulkorb o Nasenband) tedesca, di ferro battuto composta di tanti pezzi a traforo, e di bacchettine nodose messe poi insieme con perni, dentro ri baditi e fuori ad anello. In alto sotto una specie di merletto sono le seguenti lettere HIS SB Z, e sotto, in una cartella, tenuta da due serpi l'anno ISLX. Una lucertola (1) di tutto rilievo sta lungo il mezzo e addenta una targhettina ove è scolpita un'aquila ad ali spiegate, che deve accennare allo stato di Norimberga del quale è lo stemma. UNINACHT Musoliera di ne D. 150. 116. Queste musoliere o museruole furono usate specialmente ne' secoli xv e XVI non già per difesa ma per ornamento della parte inferiore della testa del cavallo nelle giornate di pompa. (Arm. 35). D. 156. MUSOLIÉRA tedesca simile alla precedente, ricca di brut tissime figure umane, e di animali che non si saprebbero battez G zare. Porta in alto le lettere [I] CHIACHIDAOVNONACHT (2) e D sotto in una cartella l'anno 1573. Lungo il mezzo è la solita Lu certola di tutto rilievo. (Arm. 35). (1) Questo rettile, per una superstizione comune, specialmente in Germania, nel medio evo, si metteva quasi sempre nelle musoliere. (2) lo caccio di giorno e di notte. SERIE E. Armature difensive del capo. (*) E. 1. CASCHETTO A CAMAGLIO, con nasale mobile a cerniera fatto di una piastra guarnita di otto spuntoni a piramide quadrata, del secolo xⅢ. Ha nel contorno,gli occhietti per appiccarvi il camaglio, (*) Tra le armature di difesa, quella del capo, certamente, dev'essere stata la prima a fabbricarsi, trattandosi di riparare dalle offese, o diminuirnegli effetti, la parte principale della persona. Ne abbiamo esempj scritti e figurati sino dalla più remota antichità, e l'uso continuato per il lungo correr de'secoli non è an cora cessato, e non cesserà finchè ci saranno soldati. Poco in verità si è con servato degli antichi tipi di quest'armatura, ma anche a' nostri tempi ne abbiamo qualche pregevole imitazione. La varietà delle forme incominciò nel medio-evo, e a mano a mano che si introduceva l'armatura di tutto punto, quelle si studia vano e si mettevano in uso. Così ebbesi il caschetto col nasale fisso, o mobile, a cerniera (V. nº E. 1), la celata aperta (V. nº E. 3), la celata convisiera mobile ed a vista (V. nº E. 4 e 5), la celata Veneziana imitata dall'antica (V. nº E. 9) e gli elmi svariatissimi da torneo, senza o con cimiero (V. DEMNIN fig. 38 a48. p. 272 a 274), e a becco di passero (V. a p. 75 le fig. A. B., e il nº E. 6). Venuta di moda, sul finire del secolo xv l'armatura spigolata detta Massimiliano o milanese, s'inventò la copertura del capo della foggia stessa, cioè la celata con visiera a mantice (V. la fig. a p. 73), e per le giostre eper la guerra la celata da incastro (V. a p. 37 la fig. e la nota 1), e per armatura dapompa la celata con goletta (V. a p. 67 la fig. e la nota 1). Dalla Borgogna ci venne la borgognotta, che si riduce a celata chiusa con la buffa (V. a p. 80 la nota 2 e le figure); dall'Ale magnailmorione (V. n° E. 54) acresta, di sgraziatissima forma, surrogato dalla Spagna e dall'Italia col morione (V. il nº E. 68) di profilo ad arco acuto con pic colo becco volto indietro sulla punta, e tesa diritta o a barchetta, non bello, ma meno brutto dell'altro. Nello stesso secolo (XVI), i disegnatori e gli armajuoli diedero campo libero al genio loro e inventarono ed eseguirono opere maravi gliose, nelle quali il lavoro vinceva il pregio della materia, qualunque essa fosse stata. Si osservi la celata con goletta din. E. 23 e il caschetto di nº E. 32, Giove che fulmina i Titáni, e la borgognotta di nº E. 50 e poi si giudichi del valore degli armajuoli nel secol d'oro delle arti italiane. Ma il genio e l'arte non restarono sempre contenti di operare secondo ragione, e fecero, o non seppero tenersi di non fare, alcune di queste armature di fogge ridicole e fantastiche, non SERIE E. 167 ora mancante. È un esemplare pregevolissimo delle antiche arma ture del capo e per la sua forma speciale non ha riscontro, ch'io mi sappia, nelle collezioni pubbliche o private. Fu trovato a Boves (Prov. e Circ. di Cuneo) e da quel Comune donato all'Armeria. Pesa Cg. 1,400. (Arm. 22). E. 2. CASCHETTO (1) simile al pre cedente e dello stesso tempo, ma senza so se per assecondare il gusto proprio o pure quello dei committenti. E così abbiamo celate figuranti una testa con capelli e barba, come, per es , quella di n. 2316 nell'armeria di Ma drid, opera di Giacomo Filippo Negroli mila nese, dell'anno 1533; la celata da incastro dei cavalieri alati del re Giovanni Sobieski, Caschétto di ne E. 1. 126. nº E. 13; la celata con goletta di nº E. 29 е tante altre delle quali non è qui mestieri di parlare. In questo secolo, anche altre fogge di coperture del capo furono ideate e poste in uso; se per volere di principi ovvero per capriccio di artefici nol saprei. Tra queste accenno per prima il bacinetto, cioè quella che ha proprio la forma del ba cino, simigliante al pètaso, col coppo emisferico, nº E. 88, e anche cilindro sferico n° E. 113, e a contorno arcacuto, nº E. 89 e n° E. 94. Il nome di bacinetto lo ab biamo nelle cronache e nelle storie fino dal 1330: Allora che era in terra caduto (Piero Gambacorta), gli fu dato d'una lancia sotto la corazza, e ca vatoli di capo lo bacinetto e datogliin sulla testa-. SARDO (1330), 217. Ma questo bacinetto non era come quello del secolo xvi, sì proprio una celata chiusa, ed eccone la prova. Guerriere, cavati il bacinetto che noi ti vogliam vedere —. FRANC. SACCH. Nov. 213. E pare che questo non fosse portato sempre a testa nuda ma talvolta coperta col camaglio ; perchè trovo un pagamento fatto a: Leonardo armaiuolo pro uno bacinetto et uno camaglio, dicta causa in totum florenos septem cum dimidio auri-. Provvis. Rep. Fior. (giugn. 1387), Doc. Stor. it. VI, 539. Contemporaneamente al bacinetto, si usò dalla fanteria il cappello di ferro con tesa orizzontale, fascia cilindrica o a cono tronco terminante a por zione di sfera, e nasale scorrevole, nº E 118. E del tempo medesimo (fine del secolo xvi e prima metà del xvi) è lo zucchetto con orecchie, nasale mobile, visiera e gronda, nº E. 119, usato specialmente dai Carabini. Questo cenno generale delle varie armature del capo, secondo l'ordine crono logico, (che nella seconda metà del secolo xvii furono dovunque surrogate dal cappello di feltro a larga tesa con pennacchio, rinforzato con una calotta di ferro a traforo, e nel secolo xvm da quello, pure di feltro, di tre punte), credo sia bastante per dare una chiara idea delle svariate loro fogge finchè se ne venne al quasi totale abbandono. Nel corso di questa serie si troveranno al luogo op portuno più particolareggiate notizie su tale importante materia, illustrata con parecchie figure. (1) Rinvenuto scavando il terreno nei pressi di Vignale in Monferrato, ed acqui stato, or sono 20 anni, da un ferrajo che lo converti in un fornello portatile; fu ricuperato nel maggio 1880 dal sig. Giuseppe Niccolini, che lo donò all'Armeria. 168 CLASSE II. nasale, e con piccola cresta formata dalla unione delle due parti del coppo. Fu trovato presso Vignale (Circond.di Casalmonferrato). (Arm. 22). Celata aperta di nº E. 3. E. 3. 116. Celata di nº E. 4.-126. CELATA NERA aperta di ferro, di forma tedesca, della seconda metà del secolo xiv, o del principio del secolo xv. Pesa Cg. 1,100. (Arm. 13). E. 4. CELATA NERA tedesca, del secolo xv, con visiera mobile. Pesa Cg. 2,700. (Arm. 12). Celata a vista fissa di nº E. 5. E. 5. 116. Celata a becco di passero di nº E. 6. CELATA NERA a vista fissa, molto simile al nº B. 4. Pesa Cg. 2,900. (Arm. 12). E. 6. CELATA A BECCO DI PASSERO. La visiera è di un solo pezzo, girevole su due perni, dalla quale e dal coppo pendeva una maglia per difesa del collo, onde era anche detta a camaglio. È di acciajo 126. SERIE E. 169 forbito e benissimo conservata. Questa celata è assai pregevole per la sua rarità, trovandosene soltanto, che io mi sappia, esemplari nella Torre di Londra, nel Museo di Artiglieria di Parigi (n° H. 15), nella collezione del conte Nieuwerkerke, in quella ricchissima del cav. Raoul Richards (1) e presso il pittore cav. Attilio Simonetti in Roma. È della fine del secolo XIV, o del principio del xv. Pesa Cg. 2,200. (Arm. 30). E. 7. XIV a XVI. E. 8. CELATA veneziana comune, di ferro bronzato, de' secoli Pesa Cg. 2,400. (Arm. 30). CELATA veneziana, della fine del xv secolo, o'del principio del XVI, di ferro bronzato, con vista più grande di quella della pre cedente, e con bullette d'ottone nei contorni. (Cam. 30). E. 9.- CELATA veneziana del xvI secolo. È di ferro bronzato, con orlo sul dinanzi di lamina di ottone ed ornata intorno al coppo di bullette, quello e queste dorati. Pesa Cg. 2,300. (Arm. 32.) Celata veneziana di nº E 9. E. 10. 116. Celata veneziana di nº E. 10. 116. CELATA veneziana di forte piastra di ferro, coperta di velluto cremisi con guarnimenti di bronzo dorato nella cresta, nel contorno e nel frontale che è di rapporto. In questo, attorniata da cartocci e da foglie di acanto, dentro una formella ellittica, è lo stemma dei Tiepolo (2) inquartato : 1º e 4º di rosso ad un'aquila di (1) Le armi del cav. Raoul Richards alla Mostra dei metalli artistici in Roma nel MDCCCLXXXVI, descritte da Angelo Angelucci. Roma, Stab. G. Civelli 1886, p. 3, nº 1. (2) Essendo essa stata acquistata (dice il vecchio Catalogo pag. 135, nº 329), insieme al bastone di comando (del generale Bajamonte Tiepolo) che vi sta a 170 CLASSE II. argento ad ale abbassate, 2º e 3º di azzurro ad uncastello di argento, caricato il tutto di uno scudo di azzurro col corno ducaledi argento. E siccome la celata ed il bastone di comando di nº Q. 7, che le sta vicino, furono venduti da un discendente dei Tiepolo così fu sospet tato potessero aver appartenuto al celebre Boemondo o Bajamonte Tiepolo, che nel 1310, unito ai Querini, congiurò e scese nella piazza con i congiurati, per amore del popolo (?!), diceva, a combattere contro il doge Gradenigo, e vinto, e condannato a morte, esiliò in Dalmazia e quivi morì nel 1328. Ma il sospetto, sebbene ragione vole rapporto alla famiglia onde sono venuti gli oggetti, è da questi stessi dimostro infondato. In fatto la celata è della prima metàdel secolo xvu, e il bastone di comando è dei primi anni delsettecento. Ela prova certa di quanto asserisco francamente, la ho dal mio illustre amico cav. Federico Stefani, storico illustre della sua Venezia, al quale ho fatto ricorso, come al solo che potesse darmi le più sicure notizie intorno a questi arnesi militari veneti. Giovanni di Francesco Tiepolo (scrive lo Stefani) del ramo di S. Apollinare, che esiste ancora, essendo nel 1633 ambasciatore in Polonia, fu creato cavaliere, col privilegio d'inquartar l'aquila nell'arme per se e nipoti, nell'occasione delle nozze di quel re Ladislao IV con Ce cilia Renata d'Austria, figlia dell'imperatore Ferdinando II. Non è probabile peraltro che la celata abbia appartenuto a questo Tie polo, che fu soltanto uomo di Stato, e fu anche ambasciatore a To rino. Piuttosto, ne avrà usato il nipote di lui Alvise di Marino di Francesco (1) che combattè in Candia contro i Turchi, e fu prov veditore alla difesa di Marcasca in Dalmazia 一.- Quanto al bastone, siccome fu venduto insieme con la celata, parmi probabile che abbia appartenuto, se non alla stessa persona, alla famiglia stessa; ma, in quel ramo dei Tiepolo trovo un solo investito di ufficio militare avente diritto al bastone di comando. Fu costui Federico di Francesco di Marino (2), provveditor generale a Palma nei primi anni del settecento. È certo che il bastone era lato, da un discendente di quella famiglia, credesi che abbia potuto appartenere a quell'infelice guerriero, morto esule nella Dalmazia nel 1328 dove si era rico verato dopo di essere stato condannato a morte dalla repubblica veneziana per aver tentato di sbalzare e mettersi invece del doge Gradenigo. Una colonna infa mante innalzata alla sua memoria serbasi ora dal signor conte Melzi nella sua villa-. (1) Alvise di Marino di Francesco nacque il 4 di dicembre del 1628 e mori nel 1678 il 26 di aprile. (2) Federico di Francesco di Marino, nato nel 1664, fu nominato a Bergamo, e quindi capitano generale a Palma. SERIE E. 171 attributo di quella carica eccelsa fino alla caduta della Repub “ blica-. Questa è la risposta data alle mie domande dallo Stefani e Quale ella sia, parole non ci appulcro „ (DANTE, Inf. 7.60) ; perchè non ne abbisogna, e io non ne sarei capace. Solo ringrazio il mio gentile amico per avermi aiutato a risolvere , anzi, dirò meglio, per aver Egli risolto la questione dell'antichità della celata e del bastone di comando dei Tiepolo, ai quali ha tolto quattro secoli e più, senza menomarne il pregio storico, sebbene li abbia molto ringiovaniti. La celata pesa Cg. 2,900. (Arm. 32). Ε. 11. CELATA DA INCASTRO , BIANCA , tedesca , a coppo striato, visiera di un solo pezzo a foggia di testa umana, mostruosa, baviera(1) in due pezzi maschiettata da lati, e cordone vuoto, per ricevere quello della gorgiera. Pesa Cg. 2,300. (Cam. 18). Celata da incastro di nº E. 11. E. 12. 126. Celata da incastro di nº E. 12. 116. CELATA DA INCASTRO (2) d'acciajo a bande forbite alter nate da altre ricche di ornamenti di fogliami e nodi doppj e scempj, di colore nero, ricavati ad acqua forte su fondo camosciato e messo (1) BAVIERA O BAVÉRA. Veggasi alla pag. 37 la nota 1 e la figura della celata da incastro. Nelle celate con la goletta, alla baviera, era unita la parte anteriore della goletta (V. a p. 67 nota 1 e fig.). Si disse anche barbòtta o barbòtto, bar bòzza o barbòzzo , ma questo nome si dava unicamente alla baviera volante o posticcia che si sovrapponeva alla baviera della celata per rinforzo (V. a pag. 75 nota 1 e figura A); o a quella che si usava a far l'ufficio della baviera nellacelata aperta (V. a pag. 71 fig. B. 4). Non si deve confondere questa pezza con la BUFFA che abbiamo veduto alla pag. 80, propria della borgognotta dell'armatura di nº B. 28, e vedremo al nº E. 133.- La visera acconzamo che fa groppo Di sopra la bavéra vn dito o quasi, ecc.-. A. CORNAZZANO, Art. Milit. (1493), VII, IV. 11 grande elmo alla fin che doppia tiene Del real viso in guardia la baviéra, ecc. —. CLASSE II. 172 ad oro. Ha la cresta poco sporgente con suo tortiglione, e pennac chiera. Si compone del còppo; della visiéra in due pezzi, cioè vista e nasale, e ventaglia ; e della baviéra, finita col cordone incavato, che continua anche nella parte posteriore per incastrarvi il cordone sporgente della gorgiera. Sulla parte destra della ventaglia sono 12 fori su di un circolo ed 1 nel centro , e nel modo stesso vi sono nella sinistra pel passaggio dell'aria. Appartiene all'ar matura di Emanuele Fili berto di nº B. 4, ed è una pezza di rispetto. Pesa Cg. 3,800 (Arm. 1). E. 13. CELATA DA INCA STRO BIANCA, polacca, di fog gia assai stravagante, come si può vedere dalla unita figura. La visiera di un solo pezzo imitante la testa di un leone, appoggiasi sulla ba viera, che si apre nel mezzo, maschiettata sui lati del coppo. Ai perni, sui quali gira la visiera, sono due grosse borchie emisferiche e due grandi ale, divisa cia Celata da incastro di nº E. 13. 116. ALAMANNI, Avarch , 16,30.-Aggiunse (Alberigo da Barbiano, morto nel 1409) di sua invenzione all'elmo la baviéra e la goletta-. G. Roscio, Ritrat , Elog. Cap. illustri. (1646), 59. (2) Si vedano tutte le parti di questa sorta celata nella figura a pag. 37 e la descrizione di ciascuna di esse nella nota 1. 11 Demmin tra le 185 figure di arma ture del capo che disegna e descrive, ha una sola celata da incastro con vi siera di un solo pezzo a grugno di porco sotto il nº 150 (p. 298) che chiama Armet à timbre cannelé et à visière pivotante, d'une armure maximilienne, tra vaille allemand de la première moitié du seizième siècle-. È da notarsi che il DEMMIN accenna la visière pivotante della sua celata come se ne fosse una specialità, laddove tutte le celate chiuse hanno visière pivotante, e non parla del cordone che fa distinguere questa, col nome di celata da incastro, dalle altre egualmente chiuse, che hanno la goletta unita. Ma a tale parte importante della celata da guerra pensò bene il signor Penguilly L'Haridon nel suo dotto cata logo del Museo di Artiglieria in Parigi. In fatto sotto il n° H. 29 (p. 280), si legge: Armet de la fin du xv° siècle, commencement du xvi , presque uni ..... Cet armet s'assemblait à l'armure par une gorge (il nostro cordone) qui recevait la saillie (anche questo detto cordone) du colletin-. E nel modo stesso descrive tutti gli altri armets eguali a questo, cioè da incastro, ai n¹ H. 34, 36, 38, 47. SERIE E. 173 scuna, in otto parti, traforate e rassimiglianti a quelle della farfalla. Alla battaglia di Vienna (12 di settembre 1683) i cavalieri alati (Jazda Skrzydlata) di Giovanni Sobieski (1) portavano celate, con ale, e questa è per l'appunto una delle strane armature di difesa del capo (2) di quei valorosi cavalieri. Pesa Cg. 2,900. (Cam. 9). E. 14. CELATA DA INCASTRO forma del nº E. 12. È riccamente decorata di fogliami disposti in forma di rombi con nodi d'amore nelle unioni, e dentro armi svariate bianche ed innastate, e turcassi ed archi e frecce e scudi. Tutti i nodi ed i fogliami sono contornati (1) L'imperatore Leopoldo 1, ad istigazione di papa Innocenzo XI (Odescalchi), sottoscrisse uu trattato di alleanza con Giovanui III Sobieski re di Polonia, il 31 di marzo del 1683. Quel monarca era minacciato da una numerosa e funesta invasione. In fatto il 14 del mese di marzo, dugentomila, chi dice trecentomila, Turchi, capitanati dal Visir Kara-Mustapha, inondarono l'Austria e posero l'as sedio a Vienna. L'imperatore abbandonò vilmente la capitale, lasciandone il comando al duca di Lorena. Chiese ajuto a tutti i potentati di Europa, ma tutti fecero i sordi. Il re di Polonia, il generoso Giovanni Sobieski, fu il solo che accorresse a marcia forzata, conventimila uomini, per soccorrere Vienna e affron tare lo sterminato numero degli assedianti. Il 7 di settembre i Polacchi furono raggiunti dal duca di Lorena , dall'elettore di Baviera , dall'elettore di Sassonia con i loro eserciti , di modo, che le forze riunite dei cristiani sommavano ses santacinquemila uomini. Sobieski, alla loro testa, si mostrò , l'11 di settembre, sulle alture del Calemberg, alla vista dei Turchi e degli assediati, e il dì 12, di buonmattino, il cannone dei cristiani intonò il preludio della giornata. L'esercito riunito , dei Polacchi e degli Imperiali , scese lentamente nel piano , cacciando dinanzi a sè i distaccamenti dei Turchi postati sulla china della montagna. Selim Ghirai, al vedere l'ordine che regnava tra i cristiani e la precisione de' loro movi menti, vi scòrse la presenza di Sobieski. Il Re di Polonia è là-, disse al Visir, e questo grido sparso tra i Turchi li spaventò in modo che andò tutto in disor dine il campo secondo che si avvicinarono i cristiani; ai quali i Turchi opposero debolissima resistenza, e dopo qualche ora di combattimento piegarono da tutte le parti, e nel campo non rimase altro che le tende abbandonate. Il Visir fu uno dei primi a fuggire, lasciando in potere del nemico gran numero di prigioni, un ricchissimo bottino e moltissimi stendardi ; tra' quali uno, creduto quello di Mao vici metto, che il Sobieski mandò al papa Innocenzo XI con la scritta: Veni, vidi, La dimane il Re entrò in Vienna per una delle brecce fatte dai Turchi, egiunto alla cattedrale, intonò egli stesso il Te Deum. Leopoldo non rientrò nella capitale che dopo finita questa funzione religiosa, e nell'incontro col Sobieski, la gratitudine imperiale non seppe trovare una parola di ringraziamento per il suo generoso liberatore (MICHAUD ed Enciclop. popolare). (2) Nel DEMMIN (Op. cit. a pag. 292, fig. 127) è riportato il disegno di una Bourguignote calotte polonaise à nasal, du dix-septième siècle-, dei cava lieri alati di Sobieski, esistente nel Museo di Dresda; e (pag. 303, fig. 176) di un Casque polonaise à ailettes, du dix-septième siècle , degli stessi cavalieri alati, conservato nel Museo di Tsarskoe-Selo a Pietroburgo. Il nostro esemplare avrebbe il pregio di essere di tutt'altra forma dei due citati e di una diversa specie di copertura del capo. 174 CLASSE II. con ageminatura in argento, e nel resto dorati, come istessamente sono anche tutti gli altri ornati che spiccano su fondo bronzato. Nella pennacchiera è una lettera P dentro un ovato che forma lo scudo. È una delle più pregevoli dell'armeria per la forma, per la bella ornamentazione, e per la stupenda ageminatura. Lavoro di armajuoli italiani della seconda metà del secolo XVI. (Arm. 29). E. 15. CELATA DA INCASTRO, eguale in tutto alla precedente, salvo che questa nella pennacchiera ha la lettera C. Pesa Cg. 2,200. (Arm. 29). E. 16. CELATA DA INCASTRO, di acciajo forbito della forma del n° E. 12. Ha bande maggiori e minori con ornati incisi ad acqua forte. Un tortiglione forma la cresta ; la visiera è in due parti che girano su perni ; la baviera, invece, è pure in due pezzi, ma Celata da incastro di no E. 16 116. Celata da incastro di nº E. 18. 116. questi sono maschiettati ai due lati e si serrano dinanzi con un dente a molla. Si compie col cordone scanalato per incastrarvi su la goletta. Al posto della pennacchiera ha un disco fissato al coppo con un perno, come è nella celata dell'armatura di nº B. 19 (V. a pag. 75 nota 1 e fig. Ae B). Pesa Cg. 3,600. (Arm. 16). E. 17. CELATA DA INCASTRO di acciajo forbito con bande, paral lele alla cresta, lisce e decorate di nodi d'amore e di targhette, dentrovi figurine dorate, come dorato è il fondo di tutti gli orna menti incisi ad acqua forte. Sotto al cordone della baviera, è un prolungamento che copre e rinforza la parte anteriore della goletta, SERIE E. 175 come si vede nella fig. del nº E. 18. Questa celata era parte della armatura, della quale rimangono alcune pezze (V. ai n² C. 98, e 233, 234), appartenuta a CARLO EMANUELE I, come è chiaramente pro vato dal ritratto, figura intera del tempo, che è posto superior mente all'armadio. Pesa Cg. 3,500. (Arm. 1). E. 18. CELATA DA INCASTRO, della forma descritta qua dietro. Tutti gli ornamenti, una volta dorati, sono a bassissimo rilievo e spic cano su fondo nero. Dentro un reticolato, formato da nodi d'amore, sono corone ducali con rami di palma e trofei d'armi svariatissimi. Si compone del coppo con cresta bassissima, della vista, della ven taglia e della baviera. Sulla destra della ventaglia è una finestretta quadrata, col suo sportellino chiuso a molla, che serviva per in trodurvi il bocchino della trombetta e darle fiato, o per parlare col vicino. Questa celata appartenne a VITTORIO AMEDEO I; chè è eguale alle pezze dell'armatura di n° C. 230 e 231, ed il ritratto di questo Duca, che sta sopra l'armadio 2, ne è una prova incontrastabile. Pesa Cg. 4,000. (Arm. 1). E. 19.- CELATA BIANCA di ferro con visiera di un solo pezzo che forma la vista, lasciando un'apertura tra sè ed il coppo molto schiac E. 20. ciato e di brutta forma. (Arm. 24). CELATA BIANCA di forma assai strana. Il coppo è tutto liscio senza cresta nè tortiglione. Invece della baviera e della visiera, hà due guanciali maschiettati al coppo, che si riuniscono nel mezzo. (Arm. 24). E. 21. CELATA CON GOLÉTTA unita di due lame snodate, simi gliante per la forma al nº E. 23. È tutta ornata di fogliami e nodi a mo' di una rete, ed i vuoti interposti hanno una corona ducale d'onde escono due rami di palma intrecciati. Il fondo abbassato con l'acqua forte è camosciato ed annerito, e gli ornamenti ritoccati al bulino sono tutti dorati. È lavoro italiano, eseguito sullo scorcio del XVI secolo, ed arieggia in gran parte per gli ornati, la celata di VITTORIO AMEDEO I, descritta e figurata sotto il nº E. 18, e forse appartenne a questo principe. Nel vecchio catalogo è detta di CARLO EMANUELE I, ma non ci sono documenti nè monumenti per provar giusta questa attribuzione, anzi ve ne sono per impugnarla, come ad es. , la schiena di n° C. 98, ed i cosciali n. 233, 234. (Arm. 33). E. 22. E. 23. CELATA CON GOLÉTTA, (parte anteriore soltanto), forma della precedente, compagna del petto di n° C. 69. (Arm. 14). CELATA CON GOLÉTTA di una lama, della forma appresso disegnata, adorna di grandi fogliami e di rabeschi intagliati a bulino, e di fiori, frutte, animali, mascheroni, figure allegoriche, fantastiche e favolose operati stupendamente di cesello che, in buona parte 176 CLASSE II. bronzati, spiccano assai bene sur un fondo damascato e messo ad oro (1). È un pregevolissimo lavoro di artefice italiano, della se conda metà del secolo XVI. Fu donato alla M. del re CARLO ALBERTO dal signor conte Francesetti di Mezzenile. (Arm. 12). E. 24. CELATA CON GOLÉTTA della precisa forma della precedente. E tutta operata a cesello colla maggior purezza di disegno e fini tezza di lavoro desiderabili. La goletta tanto anteriormente che posteriormente ha festoni di frutte e guerrieri in terra che ancora combattono. La baviera, la ventaglia, il frontale, il coppo hanno effigiati varj combattimenti tra cavalieri, condotti con tale uno spi rito ed una verità, tanto nelle movenze degli uomini che in quelle dei cavalli, da non potersene immaginare maggiori. Sulla cresta poi è rappresentatauna fiera zuffa tra due grosse partite di cavalli, delle quali, quella che sembra essere andata fino agli accampamenti ne mici per assaltarli all'im provvista, è caricata dal l'altra e messa in caccia, lasciando cavalli e cavalieri sul suolo. E' sembra proprio di assistere a questa mera vigliosa carica di cavalleria, udire il suono delle armi dei cavalieri, e lo scalpitare dei cavalli. La medesima zuffa è ripetuta da ambe le parti, ma non così, che non vi sia qualche variante nella ese Celata di nº E. 23. 116. cuzione, che dappertutto è finitissima. Tra le celate questa è una delle più pregevoli della collezione, e può giustamente mettersi in nanzi come un capo lavoro degli armajuoli italiani; chè lo stile, la composizione, il costume, ci sono prove indubitate doversi una tanto stupenda opera attribuire a nostro e non ad armajuolo straniero. Pesa Cg. 2,600. (Arm. 14). E. 25. CELATA CON GOLÉTTA di tre lame, con bande ornate di fo gliami incisi ad acqua forte, parallele alla cresta, che è compiuta da un tortiglione. È di forma simile al nº E. 23. (Arm. 16). (1) Pesa Cg. 2,300. SERIE E. E. 26. 177 CELATA BIANCA d'acciajo mancante della goletta, adorna di fogliami ricavati ad acqua forte su fondo granito, e ritoccati a bulino. Accompagna il petto e il bracciale ni C. 78 e 293 e per la forma della visiera è simigliante a quella della celata da incastro di nº E. 16. (Arm. 28). E. 27. CELATA CON GOLÉTTA ornata di bande con fogliami dorati, simile per forma alla precedente. (Arm. 33). E. 28. CELATA BIANCA E ORO, con visiera a mantice e prolun gamento del collo sulla schiena e sul petto sui quali si fissava con viti. Ha liste sul coppo e sui contorni, con fogliami stupendamente incisi a bulino, messe a oro. Il DEMMIN (Op. cit., p. 298, fig. 153) riporta un Armet à visière pivotante et haute mentonnière. Tra vail allemand de la seconde moitié du seizième siècle. Ce casque est richement gravé à la pointe. Ar senal impérial de Vienne-. L'Ar met à visière pivotante dell'Arse nale Imperiale di Vienna riportato dal DEMMIN sarebbe opera dell'ar majuolo Desiderio Colman da Au gusta. Così mi assicurò il mio dotto collega sig. VENDELIN BOEHEIM con servatore di quella Armeria; e dallo stesso Colman, Egli crede che sia stata fatta la nostra bella celata con visiera a mantice. Ed io sto al suo detto e l'attribuisco all'armajuolo di Augusta, tanto più che questi fece armature per il marchese Federico Gonzaga nel 1520, come è provato dai documenti da me trascritti nel l'archivio di Mantova, dei quali ri porto uno soltanto a suggello di quanto ho detto a dietro. Celata di nº E. 28. 116. Ill.mo S. io auiso vostra S. chomo io suno ariuato adi 21 de aprille in agusta e subito chomo io fui ariuato andai achassa de maestro Cholmo per vedere in che termine erano li arme de vostra S. io li trouai tutj fornite ceto (eccetto) che non erano indorate io salutai maestro Cholmo da parte de Vostra S. pregandollo che lui volesse fare el possibille che le arme de Vostra S. fuseno fornite lui subito mando atrouar suo cugnato e fecelo vener in sema chuon lui e suo fiolo se meseno aindorar e io li sbusai (sborsai) firini cento el cumpimento de firine cento a suo fratello el qual fa le arme del S. ducha (d'Urbino Francesco Maria, Catalogo R. Armeria. 12. 178 CLASSE II. primo marito di Eleonora Gonzaga) e subito chuon sarano fornite le arme vegera (verrà) maestro cholmo o ver suo fradello in seme chummi e io hauaria sbursato più dinari ma io ho trovato che anchiso (Anchise della Guaina, altro famigliare del Marchese che doveva affrettare il lavoro di queste e di altre armi) haueua fato debito asai e io per onor de vostra S. me aparso de pagarli no altro auostra S. marichomando a di 25 de aprillo del 1520 Io zorzo di nagen dito rigilino vostro seruuo (fuori) Sia data in mano allo Ill.mo Signo Marchese de Mantua Arch. Gonz. E. IV, nº 3. Chi sa che questa celata non abbia appartenuto all'armatura ram mentata nella lettera, o ad altre che il Colman fece per il marchese Federico e per il suo quartogenito dello stesso nome? (Arm. 17). Celata di no E. 29. E. 29. 116. Celata con visiera e buffa di nº E. 30. 116. CELATA della fine del XVI secolo bronzata , con goletta unita, di forma assai bizzarra, simigliante ad una brutta faccia umana, formata dalla ventaglia e dal frontale con mezza occhiaja in ciascuna delle due parti che girano intorno ai perni laterali come la baviera. Arieggia le celate Savojarde, alcune delle quali sono nel l'arsenale di Ginevra (1), tolte a' soldati di Brunalieu e Chaffardon, uccisi nel 1602 sotto le mura di quella città che eglino volevano sorpendere. (Cam. 18). E. 30. CELATA CON VISIÉRA E BUFFA ornata di liste e filetti forbiti e (1) Il DEMMIN ne riporta un esemplare alla pag. 303 n°, 175. Se ne può vedere un esemplare nell'armatura nera di nº B. 39 (fig. 6, pag. 90). SERIE E. 179 filetti neri che intrammezzano larghe bande incise ad acqua forte con ritocchi a bulino ornate di lacci intrecciati, con targhette e meda glie dentrovi figure di guerrieri o fantastiche e, segni del Zodiaco, parte dorati su fondo nero, e parte neri su fondo d'oro. La visiera è di un solo pezzo girante sui perni della baviera, come tutte, e si compone del frontale che ha una piccola tesa sporgente a mo' delle moderne visiere, e sott'essa è la vista e la ventaglia formata, questa ultima, da una lamina con sei fessure longitudinali, che copre tutta l'apertura lasciata dalla baviera sulla quale si posa. Oltre questa ventaglia vi è la buffa, a tre lamelle articolate, che dal mento s'in nalza sino al naso, girando su due perni speciali fissati in basso alla baviera. Unita all'elmo è la goletta composta di due lamine anch'esse articolate. (Arm. 20). E. 31. CELATA APERTA, bianca, con nasale fisso, guanciali a cer niera, frontale con visiera orizzontale e goletta di due lame. (Arm. 23). E. 32. CASCHÉTTO lavorato di cesello e già tutto dorato. Vi è rappresentata la triste fine della guerra mossa dai Titáni al re degli Dei. Sta Giove in alto а са valcioni sull'aquila, la coda della quale fatta in propor zione esagerata forma la cresta. Posa il nume la si nistra sulla coscia, e con la destra alzata, scaglia ful mini (una volta ne aveva nella mano) sugli audaci Ti táni che stanno intorno al coppo, nella parte superiore coperto di nubi donde guiz zano numerosissime le fol gori. I Titáni sono sedici, tutti in positure svariate stramazzati in mezzo a ru Caschétto di nº E. 32. 116. deri di colonne di trabeazioni, di capitelli e di massi informi, che avevano sovrapposti per dare la scalata al cielo. Il concetto gran dioso, il disegno largo e corretto, la esecuzione condotta con ma ravigliosa franchezza, tutto, insomma, porta a credere che l'artefice di questa sorprendente opera di cesello era un eccellente imitatore di Michelangelo: del Giudizio del quale in buona parte arieggiano le figure ed i gruppi; questi ammirabilmente composti; quelle bel lissime, e con tanta varietà di posture da non esservene una che rassomigli, all'altra. La visiera ha un mascherone, e due putti alati, 180 CLASSE II. dal mezzo in giù terminanti in coda di serpe. All'estremità della visiera è una fascia, tra due tondini, tutta intagliata a basso rilievo convolute di un ornato che ricorre sempre eguale. Una treccia separa la visiera dal coppo, che istessamente è pure separato dalla gronda. Questa ha lo stesso lavoro al contorno, e nel mezzo una chimera fiancheggiata da due animali fantastici a quattro zampe, le anteriori con pinne di pesce, le posteriori a mo' di quelle dei leoni. Disgra ziatamente questo elmetto è stato molto malconcio dalla rugginė, la quale gli ha fatto perdere non solo la doratura, ma ne ha alte rate assai in alcune parti le figure che, senza questo danno, si vedrebbero tuttora modellate con quell'ardire e franchezza miche langiolesche, onde uscirono dalle mani dell'ignoto ma eccellentissimo armajuolo del mezzo circa del secolo XVI. Tutto è lavorato a basso e mezzo rilievo, eccctto il Giove che è di tutto tondo. Le braccia del Giove e le ali dell'aquila sono di rapporto. Questo Caschétto era posseduto dal celebre professore cavaliere Antonio Scarpa da Pavia, che conoscendone il pregio lo illustrò , unendovi due disegni , con una lettera al suo amico cav. Bossi (Pavia, dai torchi di Pietro Rizzone, 1825). (Arm. 13). E. 33. CASCHÉTTO lavorato di cesello e già dorato. Ha la forma simigliante al precedente con visiera di pochissimo sporto e gronda. Da un nascimento di foglie di quercia sul davanti sorgono dei rami che con volute cuoprono quasi tutto il coppo. Nel di dietro è un fiore dal quale spunta una foglia e da questa altri cinque fiori con vi ticci che formano la cresta. Sotto al fiore è un nastro che orna posteriormente il coppo e buona parte della gronda con nodi svo lazzi e cappi, dentro i quali passano caulicoli con foglie di acanto, terminanti in belle teste di aquila. Ai due caulicoli è attaccato un festone, che forma come una corona all'elmo, composto di foglie di quercia con ghiande che ne spuntano sotto e sopra. La visiera è ornata di due serpenti squamati. Così trovasi ora questo bel ca schétto , ma per segni non dubbj apparisce che il contorno della visiera, perchè guastato forse dalla ruggine, è stato aggiustato mo dernamente, togliendovi le parti rotte, e così diminuendone l'aggetto. Comunque ridotto, è ammirabile in ogni sua parte, piùperò, per la esecuzione, che pel disegno, il quale lascia qualche cosa a desiderare. È opera di artefice italiano del secolo XVI. (Arm. 13). E. 34. CASCHETTO d'acciajo, con la gronda e la visiera, e mancante delle orecchione (1). È operato a cesello e tutto ageminato in oro. Nel (1) ORECCHIONE, lo stesso che ORECCHIE. chione-. MONTECUCC. [Gr]. V. a pag. 185, nota 2. Caschetto a lunghe code e orec SERIE E. 181 coppo è rappresentato un combattimento tra cavalieri e pedoni tutti armati all'antica, come istessamente sono bardati i cavalli, messi al galoppo eccetto uno fermo vicino al suo cavaliere che, uscito di sella, giace ferito al suolo. Il combattimento succede presso le muradi una città, e tre dei combattitori sono a cavallo e tre a piedi tutti con le armature e le armi della stessa forma. Soltanto uno de'ca valieri stringe l'asta di uno stendardo che sventola all'aria; gli altri imbracciano scudo ovato, ed impugnano sciabole a mo' di coltellacci. Non vi è segno alcuno che possa aiutare ad indovinarne il soggetto. La cresta ha sul dinanzi la testa di un mostro che finisce in due code di drago intrecciate che ne ornano il dorso; e dai due lati sono trofei di armi, ed una formella ovale da ciascuna banda, dentrovi un guerriero armato di tutto punto all'antica. La visiera e la gronda hanno una formella nel mezzo, ed in quella è un guerriero sdrajato, in questa un guerriero stante, con la destra al fianco e la sinistra appoggiata all'asta. Trofei di armi ne compiono l'ornamento. In tutti i contorni esteriori del caschetto e nelle unioni delle diverse parti, sono liste che finiscono in cartocci, come ornate di cartocci sono le formelle descritte. Perchè, sembrerebbe che quest'opera appartenesse alla 2ª metà del XVI secolo. Essa è ammirabile per il disegno, per l'invenzione e per l'esecuzione a cesello, finamente poi ritoccata a bulino. (Arm. 37). E. 35. CASCHÉTTO bronzato, ornato di bassorilievi a cesello, con molta eleganza ed assai profusamente ageminato in oro, della stessa forma del precedente. Sul coppo porta effigiato, nel davanti, Ercole che sbarra le fauci al Leone Nemèo; a sinistra la uccisione dell'Idra di Lerna, che Ercole attacca col fuoco, unico modo per ucciderla; a destra lo stesso Dio che cerca pure col fuoco di liberarsi dal cer bero per condur fuori dell'inferno Alceste. La cresta è ornata con due medaglie e con trofei d'armi; la visiera e la gronda hanno anche medaglie e bandiere, e tamburi. Questo bel caschetto, man cante di orecchione, è un assai pregevole lavoro di cesello di arte fice italiano della seconda metà del XVI secolo. Potrebbe essere stato compagno della rotella di n° F. 14. (Arm. 37). E. 36. CASCHETTO, d'acciajo bronzato, di forma simile al prece dente, operato a cesello, con la storia di Sansone che fa crollare il tempio di Dagone in Gaza rappresentata sul coppo, combattimenti sulla gronda, sulla cresta e sul frontale, e due suonatori di arpa sulle orecchione; il tutto stupendamente ageminato in oro. È un bel lissimo lavoro italiano della fine del XVI secolo. (Arm. 12). E. 37. CASCHETTO di acciajo bronzato con orecchione maschiet tate, e con cimiero, che è una testa umana mostruosa su collo a 182 CLASSE II. squame, con ale alla base formata da foglie d'acanto, il tutto lavo rato di cesello su lastra di ferro e dorato. Sulla visiera è un ma scherone di bronzo dorato di bassorilievo, messo in mezzo dalle parole AVDACES-FORTVNA seguite da IVVAT sullagronda, ce sellate. Il coppo somiglia a quelli arabi, ed ha fiamme e gigli di cesello. Secolo XVII. (Arm. 30). E. 38. CELATA ALLA BORGOGNONA (1) con buffa, detta anche Bor Gognotta. È di acciajo a bande lisce forbite, ed incise ad acqua forte con nodi di Savoja e dorate, parallele alla cresta, che è come la gronda, il frontale e la visiera, istessamente ornata. È una delle celate compagne dell'armatura di EMANUELE FILIBERTO (n° B. 3), come si vede dipinta presso il ritratto di lui, in mezza figura, esposto nella Armeria (Finestra 2), е nella figura intera, dipinta da Giacomo Vighi, detto l'Argenta dal nome della sua città natale, che si conserva nella Iª sala della Pinacoteca R. sotto il nº 27. Pesa Ch. 2,300. (Arm. 17). E. 39. BORGOGNOTTA con buffa a lame snodate da aggiungervisi a piacere, forma della prece dente. Il coppo è a bande lisce forbite, ed incise ad acqua forte e dorate, che dalla cresta scendono ai guanciali. Tanto queste bande Celata alla Borgognona di nº E. 38. 116. che la cresta, la gronda e la vi siera hanno de' nodi variamente intrecciati e targhette con figure di decorazione, eccetto una che rappresenta la Carità. (Arm. 16). E. 40. BORGOGNOTTA, senza guanciali, già interamente dorata ed ornata nella cresta con due targhette entrovi armi, nel coppo con due medaglioni d'imperatori, nella visiera con un termine, e nella gronda con un mascherone; il tutto operato di cesello. Nelle altre parti sono festoni di frutte, uccelli e svolazzi incisi. Lo stile di questi lavori mostra chiaramente essere opera de' nostri armajuoli del cinquecento. (Arm. 28). Ε. 41. BORGOGNOTTA, mancante dei guanciali. È di acciajo parte forbito, parte intagliato ad acqua forte con bande ornate di arma ture, armi e figurine, con ritocchi a bulino; il tutto dorato. (Arm. 28). (1) Vedansi, per questa sorta di celate, la nota 2 e le figure alla pag, 80. SERIE E. E. 42. 183 BORGOGNOTTA di ferro brunito con guanciali, appartenuta alle milizie del Comune di Cuneo, della quale città porta da ambe parti del coppo inciso lo stemma col motto FERENDO, ed intorno la scritta INSIGNIA CIVITATIS CVNEI. (Arm. 14). E. 43.- BORGOGNOTTA, senza guanciali, di ferro ornata a cesello, di bassissimo rilievo, con un combattimento di guerrieri in costume antico. Sulla visiera è una figura di donna seduta con cornucopia nella destra; sulla gronda un guerriero stante. E men che mediocre lavoro della fine del XVI secolo. (Arm. 19). E. 44. BORGOGNOTTA di acciajo forbito, mancante dei guanciali, con alta cresta. La gronda ha una lama articolata. Il lavoro è di cesello, ma non di molto merito, e la forma è poco elegante. Fine del secolo XVI o principio del xvII. (Arm. 20). E. 45. BORGOGNOTTA di acciajo forbito, mancante dei guanciali, con arabeschi intrammezzati d'uccelli e di teste di mostri, tanto nella cresta, quanto nella gronda e nella visiera. In ciascuna parte poi del coppo è un ornato a mo' di giglio formato da due foglie d'acanto a volute e da tre piccole foglie in mezzo. Il tutto è ricavato ad acqua forte sul fondo, che è granito, e compiuto col bulino. Un tor tiglione contorna la cresta, la visiera e la gronda. È di bellissima forma e di lavoro molto accurato, certamente italiano e della fine del XVI secolo. (Arm. 20). Ε. 46. BORGOGNOTTA, senza guanciali, opera dello stesso artefice della Rotella di n° F. 13, e siccome quella lavorata a cesello, age minata in oro e dorata con la stessa maniera e scompartimenti. Sulla cresta ha due medaglioni d'imperatori e trofei militari ; sul coppo due targhe con Giove e Saturno, quattro medaglioni d'impe ratori e trofei nelle otto formelle; finalmente sulla gronda e sulla visiera due targhe con Mercurio e Diana, e quattro formelline con altri trofei. Seconda metà del XVI secolo. Fu donata alla M. del Re Carlo Alberto dalla E. del cav. Cesare E. 47.- di Saluzzo. (Arm. 36). BORGOGNOTTA bronzata, lavorata di cesello e profusa mente ageminata in ogni sua parte, mancante dei guanciali. Due medaglioni ovali ornano il coppo, sorretti, ciascuno, da due figure molto bene aggiustate negli spazi, tra questi la visiera e la gronda. Nel medaglione destro è rappresentato Apollo seduto, nudo, con calzari, ed un pallio, che in piccolissima parte lo copre, molto male acconciato e con brutto svolazzo. Tiene nella destra un sole, nella sinistra una viola. Nel fondo sono le mura e le fabbriche di una città. Nel medaglione sinistro è rappresentata Diana pur essa se minuda, seduta, coperta con un manto a brutto partito di pieghe. CLASSE II. 184 Ha la mezzaluna in testa, e nella sinistra un corno da caccia. Sulla cresta è un combattimento fra due tritoni, con aiuto di delfini sopra un mare agitato. Sulla visiera e sulla gronda altri tritoni e delfini che combattono. Tanto i medaglioni che le unioni delle diverse parti di questa borgognotta sono contornate da bande con minutissimi rabeschi ageminati in oro, che ne formano la parte più pregevole ; perciocchè le figure, sì pel disegno, che per l'esecuzione, lasciano molto a desiderare. Secolo XVI fine. (Arm. 13). E. 48. BORGOGNOTTA (forma del nº E. 40), mancante dei guan ciali, di ferro forbito, con tre bande dorate per ciascuna parte ador nate di trofei e mezze figurine, incisi ad acqua forte con ritocchi a bulino. Istessamente operata è la cresta che ha in mezzo una stella a sette punte. (Arm. 14). E. 49. BORGOGNOTTA di ferro con cresta contornata di foglie ce sellate e dorate. Ha mediocri rabeschi, incisi e dorati ne' solchi, tanto sulla cresta e sul coppo, che sulla visiera e sulla gronda. Man cano i guanciali. (Arm. 15). E. 50. BORGOGNOTTA BIANCA, di lastra di ferro, forbito. Anterior mente havvi un bel mascherone con muso di cane da fermo e corna di ariete, che occupa parte del coppo; il resto del quale è ornato da una voluta da ambe parti uscente da una foglia di acanto dalla quale è rico perta tutta la gronda. La cresta è formata da un delfino con squame Borgognotta di nº E. 50. 116. e pinne assai bene operate (1). È uno stupendo lavoro di cesello a mezzo ed alto rilievo fatto di una sola lamina di ferro da armajuolo italiano del secolo XVI. (Arm. 19). E. 51. BORGOGNOTTA Operata a cesello in ogni sua parte, con tracce di dorature. Sul coppo è da un lato rappresentata Venere sul suo carro tirato da colombe con Amore dinanzi che tiene l'arco e riceve dalla madre uno strale, e in basso, presso la gronda, un (1) II DEMMIN (Op. cit, p. 300) sotto il n° 238 presenta il disegno di un Casque russe (?) dit à l'antique, et dont le travail a toutes les apparences d'une oeuvre italienne. Musée de Tsarskoe-Selo à St. Petersbourg-. Questo ca schetto, della forma stessa della nostra borgognotta, anteriormente ha un ma scherone tra l'umano e il ferino, e per cresta un cane levriere. Come giustamente osserva il DEMMIN, è lavoro italiano, e io, andando più innanzi, li giudico ambedue usciti dalla stessa bottega d'armajuolo milanese del 500. SERIE E. 185 paesaggio. Dall'altro lato è Marte, egli pure sul carro tirato da due lupi ed un paesaggio che fa riscontro al primo. Sulla cresta sono chimere, teste ed ornati. È un pregevole lavoro, di questo secolo, uscito da una officina di Parigi. (Arm. 26). E. 52 53. MORIONI A TRE CRESTE, di acciajo forbito, proprj degli Archibugieri a cavallo (1) dei secoli XVI e XVII. Sono lavorati di cesello , hanno le tre creste contornate da tortiglioni , e tra esse , rosoncini ed altri ornamenti. Sopra la visiera è una bella testa di satiro. Vi mancano le orecchie (2). Sul coppo, da ciascuna banda, è un giglio, con i pistilli sorgenti tra le foglie, che è il giglio della Rep. Fiorentina; onde si può aver certezza che questi morioni apparten nero agli Archibugieri Medicei del secolo XVI o della prima metà del xvu. (Arm. 21). Morione a tre creste di nº E. 52. E. 54. 900000000000 116. Morione di no E. 54. 116. MORIONE di forma e di fabbrica tedesca, con cresta com piuta da tortiglione, coppo formato da due semmenti sferici a mo' di conchiglia bivalve semiaperta, e tesa arcuata e rivolta colle punte (1) II MELZO (Reg. Milit., p. 39) dà ai capitani d'archibugieri- un morione leg giero e basso con quattro fili (?) con l'orecchie e con un ferro davanti, che guarda la faccia dalle coltellate ; e dice che I soldati deuono hauer un moschetto a ruota d'una oncia e mezza di palla....... della forma, et qualità di quella del Capitano, come si vede nella seguente figura-. (Ivi, p. 40). Ma nella figura il morione non ha il ferro davanti, o sia il nasale. Sentiamo il Pistofilo Li vorrei (gli Archibugieri a cavallo) tutti bene armati di petto forte, di schiena e di goletta, hauessero i mognoni che armassero sino al gomito per di fuori, la manopola nella mano sinistra, il morione con le sue orecchie, e creste in cima-. separate l'una dall'altra acciochè guardino loro la faccia dalle coltellate, ecc.-. B. PISTOFILO, Oplomachia (1621), p. 189. (2) ORECCHIE (lat. bucculae, franc. jugulaires, ingl, chin-strap, ted. Sturmbän 186 CLASSE II. in alto così da giungere quasí alla parte superiore del coppo. È or nato, di varj scompartimenti circolari e mistilinei con fogliami figure e teste, tutto ricavato ad acqua forte e brunito su fondo granito e- nero. Secolo XVI. Pesa Cg. 2,300. (Arm. 16). E. 55. MORIONE tedesco, del secolo XVI, di acciajo forbito, con orecchie, liste incise e dorate, e rosoncini di ottone, in tutto simile al precedente. Sui medaglioni del coppo è da ogni parte lo stemma spaccato: al 1º partito di .... a due spade decussate con la punta in alto; al 2º di Sassonia. (Arm. 16). E. 56. MORIONE italiano con altissima cresta, ornato in ogni sua parte di fogliami, uccelli, figure, armi ed armature d'ogni specie con molta finitezza incise e dorate. Sulla cresta è figurato il crescente dei Piccolomini da Siena, dal quale sorge un dragone, e sopr'esso è un breve con il motto POST TENEBRAS SPERO LUZEM. Sul coppo è, da ciascuna parte, una figura ellittica, in cui, su fondo bron zato, incisa e messa a oro, è sul piano una clessidra a libretto esposta al sole, che sta in alto a sinistra, soprala quale è un breve col motto QVOCVNQVE. Lastessa rappresentazione è ripetuta dall'altra parte. Ha la sua pennacchiera a mo' di una targa con lo stemma deiPic colomini; per il che non v'ha alcun dubbio che abbia appartenuto a qualche personaggio di quella famiglia. È un lavoro pregevolissimo di armajuolo italiano della seconda metà del secolo XVI. (Arm. 32). E. 57. MORIONE tedesco, del secolo XVJ, forma del nº E. 54, con orecchie, verniciato di nero, adorno di liste con ornati, incisi ad acqua forte e dorati, tanto nel coppo che nella cresta. Sul primo sono se dici testine di leone con anellino nelle fauci di ottone dorato, ed un medaglione per banda con Curzio alla voragine e Scevola all'ara messi a oro. Sulla seconda sono pure due medaglioni con due stemmi, uno quello di Sassonia, l'altro partito e caricato di due spade de cussate della casa di Sassonia. (Arm. 36). E. 58. MORIONE tedesco con ornati incisi ad acqua forte. In due tondi sono, da una banda l'Aquila bicipite e dall'altra un fior daliso. (Arm. 17). E. 59. MORIONE BIANCO con rabeschi incisi ad acqua forte ri toccati col bulino su fondi graniti. Secolo XVI al XVII. (Arm. 17). der), lo stesso che ORECCHIONE. Erano ordinariamente due striscie di cuojo co perte di squame di metallo con lavori eguali a quelli del caschetto, o di altra copertura del capo, appiccate nella parte più larga, che coprivano le orecchie, scendendo fino sotto la gola ove si affibbiavano o si agganciavano. Se ne è con servato l'uso anche oggidi negli elmi delle cavallerie moderne. Vedansi gli ess. nella nota precedente. SERIE E. E. 60. 187 MORIONE BIANCO, ornato a cesello con fogliami ed un mascherone per ciascuna parte del coppo e della cresta, con pen nacchiera, e rosette e bullette di ottone intorno al coppo. (Arm. 21). Ε. 61. MORIONE di sottile lamina di ferro simigliante al nº E. 54, ma col coppo di forma più rialzata, e con le punte della tesa più avvicinate alla cresta. È lavorato di cesello con ornati, termini, mezze figure e mostri di buono stile, il tutto brunito sopra un fondo gra nito di colore turchino. Portato dalla Svizzera. (Arm. 21). E. 62. MORIONE tedesco di forma e di lavoro, con altissima cresta e ornati forbiti su fondo nero. (Arm. 28). E. 63. MORIONE a bande sul coppo, con ornati di trofei e figure incisi e forbiti su fondo nero, e con le stesse decorazioni nella cresta. Rosette di metallo dorato di rapporto. (Arm. 28). E. 64. MORIONE (forma del nº E. 56) con rosette di rapporto sul coppo presso la tesa, ed intagliato ad acqua forte con ornati e trofei su bande divergenti dalla tesa al coppo, e con due figure a cavallo sulla cresta dentro tondi in mezzo a fogliami. Fondi già tutti do rati. Secolo XVI. (Arm. 15). E. 65. MORIONE, forma del precedente, della prima metà del XVII secolo. E or nato di arabeschi svariati e di due figure di guerrieri a cavallo dentro targhette mistilinee, intagliati ad ac qua forte e bruniti su fondo dorato. (Arm. 15). E. 66. MORIONE for Morione di cuojo cotto di nº E. 67. 126. bito, con bande divergenti dalla tesa alla cresta, ornate di trofei, d'armi e di fogliami, intagliati ad acqua forte e ritoccati a bulino, su fondi abbassati e graniti. Secolo XVII fine. (Cam. 18). E. 67. MORIONE di cuojo cotto, con alta cresta e tesa a bar chetta, ornato con fogliami, armi e figure di bassorilievo a stampo, lavoro simile (e forse dello stesso artefice) alla rotella descritta al n° F. 26. Sulla cresta, da ciascuna banda, è un putto in mezzo a trofei d'armi. Sul coppo: da una parte è un guerriero disteso in terra ed un altro che gli sta presso in atto di volerlo soccorrere (forse Clorinda e Tancredi?); dall'altra una Vittoria o, meglio, una 188 CLASSE II. Minerva, chè è tutta armata, con la palma e l'olivo nella sinistra ed una corona di alloro nella destra, che pone sulla testa di un guer riero, armato anch'esso come gli altri all'antica. Sulla tesa è un ramo serpeggiante con foglie e ghiande. Forse ha appartenuto ad uno dei Duchi della Rovere, ed è opera certamente di artefice ita liano, della seconda metà del secolo XVI. (Cam. 31). E 68. MORIONE di acciajo a profilo arcacuto con piccolo becco rivolto in dietro alla sommità, e tesa a barchetta. Il coppo è de corato di una banda, nel mezzo di ciascun lato, con trofei d'armi, figure e fogliami, e di due medaglioni, con teste di guerrieri, ap pesi ad un nastro con svolazzi, ed istessamente è ornata la tesa; il tutto inciso ad acqua forte. Intorno al coppo, in basso, sono rosette di ottone, di rapporto. È un mediocre lavoro comune a tutte le ar mature che si mettevano in commercio nel secolo xvi e nel XVII. Pesa Cg. 1,500. (Arm. 29). E. 69. MORIONE aguzzo o a punta, come il precedente, bianco, liscio. Sulla figura della Guardia Svizzera di nº B. 49. E. 70, 71. MORIONI della forma del precedente ed or nati con targhette, figure e fogliami incisi ad acqua forte e ritoccati a bulino. Sono lavori di commercio, ma non privi di merito, di armajuoli italiani del XVI secolo. (Arm. 37). E. 72 Morione aguzzo dl nº E. 63. 126. MORIONE simile al precedente, con ornati e due figure incise ad acqua forte e dorate su fondo nero. (Arm. 36). E. 73. MORIONE BIANCO a bande lisce intramezzate da altre tutte ornate di trofei incisi ad acqua forte su fondi neri graniti. Forma eguale al precedente. (Arm. 36). E. 74. MORIONE BIANCO, forma del precedente. È inciso ad acqua forte con bande ornate di figure, fogliami ed armature, con rosette di metallo dorato attorno al coppo. Secolo XVI. (Arm. 29). E. 75. E. 76 MORIONE BIANCO simile in tutto al precedente. (Arm. 29). MORIONE BIANCO di forma identica al precedente e del tempo stesso, ma con ornati diversi, che si compongono di svariate E. 77. formelle entrovi figure o teste di guerrieri e trofei d'armi. (Arm. 25). MORIONE BIANCO identico per forma e per ornati al nº E. 68. (Arm. 25). SERIE E. E. 78. E. 79, 80. 189 MORIONE BIANCO simile al precedente. (Arm. 24). MORIONI NERI, con ornati incisi ad acqua forte, si mili per la forma al precedente. (Arm. 20). E. 81, 82. MORIONI della forma dei precedenti, bronzati, salvo chè nelle bande e nelle targhette ornate con trionfo romano ed altre figure allegoriche, incise ad acqua forte e dorate. (Arm. 33). E. 83. E. 84. MORIONE di ferro forbito, forma dei precedenti. (Campo e). MORIONE di ferro brunito, forma del nº E. 68, inciso ad acqua forte con liste intrecciate e negli spazi lasciati, un cavaliere nel mezzo, e trofei d'arme, e sfingi, e fogliami svariati. Secolo XVII. (Campo e). E. 85. MORIONE BIANCO, con incisioni ad acqua forte, quasi tutte consumate. (Campo h). Bacinetto di no E. 88. E. 86. 116. Bacinetto di nº E. 89. 126. MORIONE della forma dei precedenti; stupendo lavoro di cesello, nel fondo con ageminatura d'oro, e nelle figure ed in qualche altra sua parte bronzato. Le figure sono sei, tre per cia scuna banda in diverse movenze e tutte virili. Rappresentano gio colatori indiani che si esercitano con serpenti ammaestrati. Il tutto è di mediocre lavoro e di scorretto disegno. Secolo XVI. (Arm. 36.) E 87. MORIONE aguzzo, bianco, forma simile ai precedenti, con incisioni. Sul Moschettiere di nº B. 47. E 88. BACINETTO BIANCO ornato nel coppo di bullette d'ottone, a capocchia emisferica. (Arm. 23). E. 89, 90. BACINETTI BIANCHI simili fra loro, della forma qui disegnata ornati di targhette con figurine e trofei militari. Opera di armajuoli italiani del secolo XVI. (Campo р) E. 91, 92. E. 93. BACINETTI BIANCHI eguali ai precedenti. (Campo n). BACINETTO di ferro bronzato, forma eguale al nº E. 89, con bellissimi trofei d'armi, animali, mascheroni, mostri, genietti ed altre figure stupendamente lavorate di cesello, su fondi graniti e 190 CLASSE II. dorati con ageminature di oro. Da ciascuna parte del coppo è una edicoletta, con una figura di guerriero stante, sopportata da due belli puttini, vòlti uno contro l'altro, che poggiano i piedi sopra due volute di ornato a foglie d'acanto. Nella parte posteriore del coppo è la pennacchiera. È una bell'opera italiana della seconda metà del secolo XVI ed una delle più ricche e pregevoli per disegno ed ese cuzione delle armature di testa, di questa specie, che esistono nel l'Armeria. (Arm. 12). E. 94. BACINETTO di ferro con orecchie di tre lame, a bande lisce e brunite intramezzate da altre dorate con ornamenti di lacci intrecciati, medaglie e figurine di de corazione messe a oro su fondi neri. Sul dinanzi è una targa con l'aquila, posta sopra una croce gigliata e appuntata (1), attraversata diagonal mente dalla croce di S. Andrea, stemma dei Doria di Genova. Per ciò è indu bitato che appartenne ad un perso naggio di questa famiglia. E sono certo di non errare attribuendolo a Giovanni Andrea I,di Giannettino Doria (2). (Arm. 15). (1) La Croce gigliata e appuntata è propria dell'ordine di San Giacomo della spada di Spagna, creato nel 1170. Bacinetto di no E. 94. 116. (2) Sulla fede di una vita del principe Giovanni Andrea Doria, Ms. posseduto dal marchese Fabio Pallavicini, nel vecchio catalogo, (p. 143) si assicura che questo apparteneva a Stefano Doria signore di Dolceacqua, il quale ebbe per qualche tempo il governo di tutte le galee di Spagna, dopo la morte di Andrea Doria, avvenuta circa il 1561-. Ma è certo che lo Stefano cui si allude, non comandò mai le galèe di Spagna, ed invece fu ai servigi della Casa di Savoja, prima con Carlo III (il Buono), quindi con Em. Filiberto combattendo gloriosa mente alla espugnazione di Dura alla battaglia di Ceresole, ed in varie altre fazioni, e nel 1557 alla difesa di Rissa. Avuta poscia licenza da questo Principe, si accordò con i Genovesi, che lo crearono comandante supremo del loro esercito, e lo inviarono in Corsica dove nel 1564 e 1565, combattendo contro il famoso Piero da Bjastelica segnalossi per sapere e valore. Morì nel 1580. Lo stile degli ornati del bacinetto è quello della seconda metà del secolo xvi, e degli armajuoli milanesi, arieggiando lo stile di altre armature di questa raccolta. Il Doria fu decorato dell'ordine di S. Giacomo come apparisce dalle carte di con tabilità dell'archivio dei D'Oria; nelle quali all'anno 1579 è ricordato che- Vin cenzo Torre ricama per conto di Gio. Andrea numero sei croci, ossiano habiti di Sant'Iago-, e che Gio. Andrea, poscia fece un viaggio nella Spagna e visitò il Santuario di Sant'Iago. Ora due parole di questo celebre Genovese. SERIE E. E. 95. 191 BACINETTO bronzato, simile per forma al nº E. 93 con lista in giro e quattro bande che si uniscono alla sommità del coppo ornate di armature svariate, e di quattro targhe, dentrovi figure di guerrieri ripetute a destra e a sinistra, operate ad acqua forte su fondi graniti e dorati. (Arm. 13.) Ε. 96. BACINETTO bronzato ed ageminato di oro, della forma del precedente, ma più alto. Vi è rappresentato, in bassorilievo di ce sello, un principe in trono circondato da varj guerrieri, uno dei quali è genuflesso ed a mani giunte, implorando la clemenza di lui. Da ambedue le parti è ripetuta la stessa rappresentazione; lavoro mediocre ed ammirabile solo per la ricchezza dei lavori d'agemina. Questo bacinetto fu acquistato in Ispagna. (Arm. 12). Ε. 97, 98. BACINETTI della forma del precedente, di ferro for bito con bande ed ornati incisi ad acqua forte. (Campo g). E. 99, 100. BACINETTI forbiti, simili ai precedenti , incisi con bande, ornati e figure. (Campo f). Ε. 101, 102. BACINETTI BIANCHI, intagliati ad acqua forte con ornamenti svariati su bande, della forma dei precedenti. (Campo o). BACINETTI BIANCHI, simili ai precedenti. (Campo q). Ε. 103, 104. E. 105, 106. Ε. 107. E. 108. BACINETTI simili ai precedenti. (Campo E). BACINETTO simile ai precedenti. (Campo E). BACINETTO della forma del precedente,bianco, a bande lisce e alternate da altre incise con trofei, ad acqua forte. (Campo Е). E. 109. BACINETTO bianco, con nasale scorrevole (ora mancante) Giovanni Andrea 1 (di Giannettino) D'Oria, fu educato da Andrea il Magno, del quale fu luogotenente ed erede. Nel 1538, giovanissimo governò varie galèe alla Prevésa contro Barbarossa. Nel 1554 con la sua squadra impedi a' francesi di soccorrere i loro, assediati in Siena, e nel 1555 recatosi con 24 galee a San Fiorenzo in Corsica, occupata da Turchi e Francesi, ne demoli le mura e le torri. Nel 1556 veleggiando da Malta verso la Barbaria, catturava un brigantino aDragut, prendeva una galèa ed una galeotta e bruciavadue navi a'turchi,e nel 1557 toglieva a'corsari 32 tra galèe e galeotte. Nel 1558, domati in Corsica i ri belli a'Genovesi,prese alcuni legni ai Francesi, e successe adAndrea, nonagenario, nel supremo comando dell'armata di Spagna. Sofferse gravi perdite nella spedi zione di Tripoli (1560), ma fu fortunato alla difesa di Orano (1563), contro il Pignone sulla costa d'Affrica (1564), e all'assedio di Malta (1565). Filippo II gli dava nel 1570 la signoria di Tursi. Nel 1571 comandava il corno destro dell'ar mata cristiana a Lepanto, ed a lui si dovette in granparte la vittoria. Andò al conquisto di Tunisi nel 1574, e più tardi, scoppiata tra' Nobili di Genova fieris sima guerra, egli sostenne a tutt'uomo la libertà vacillante della sua patria che riconoscente gl'innalzò una statua nel 1601. Nello stesso anno, ritornando dalla spedizione contro Algeri, rinunciò la carica di ammiraglio di Spagna, nella quale gli successe il principe EMANUELE FILIBERTO DI SAVOJA. Gio. Andrea morì il 2 di febbraio del 1606 (IACOPO D'ORIA, La Chiesa di S. Matteo, p. 214). CLASSE II. 192 ornato di fiordalisi e conchiglie entro figure curvilinee , a mo' di squame incise ad acqua forte. Appartiene alla corazza di nº C. 34. (Campo F). BACINETTO come il nº E. 108. (Campo F.) BACINETTO eguale al nº E. 109 , salvo che non ha il E 110. E 111. nasale. (Campo F). E 112. BACINETIO BIANCO simile al nº E. 108, eccetto che ha quat tro cartelle con figure dentro, di men che mediocre stile. (Campo F). E. 113. BACINETTO NERO ornato con nodi, fiordalisi e monogrammi a contorni dorati, che formano bande sul coppo ed intorno alla tesa, e ricordano le Case di Savoja e di Francia (1), е precisamente nel tempo della reggenza di M.A CRISTINA du rante la minorità di CARLO EMANUELE II (1638 al 1648), la quale usò il monogramma sovra mentovato. Da questi segni dunque si ha la cer tezza che il bacinetto in discorso era proprio della guardia ducale in quel tempo, e, forse, anche nel successivo per tutto il regno di CARLO EMANUELE II sino alla morte di lui, avvenuta nel 1675. (Arm. 15). Bacinetto di nº E. 113. Ε. 114. 116. Bacinetto da assalto di nº E. 115. 116. BACINETTO BIANCO mutilato di parte della tesa, con or nati incisi ad acqua forte a bande. (Campo h). E. 115. BACINETTO di grandi dimensioni e di grossezza straor dinaria, adoperato dai soldati nello andare all'assalto. Porta da cia scuna banda l'ammaccatura di un projettile d'arma da fuoco, certo non colpi di prova. Pesa Cg. 9,60. (Arm. 13). E. 116. BACINETTO simile al nº E. 89 lavorato, a cesello con vago disegno e molto finita esecuzione. Una minuta treccia gira in (1) Il vecchio Catalogo sotto il nº 378 descrive questo Bacinetto... con bande dorate nelle quali veggonsi nodi gordiani frammezzati da gigli e da due C in trecciati in senso opposto- (che sono proprj delle case di Savoia e di Francia); ma nella conclusione cade in errore dicendo forse per i petali che vi si os servano nei gigli, si potrebbe ascrivere alla casa De' Medici-. SERIE E. 193 basso intorno al coppo e sulla parte mediana dinanzi e di dietro, ed è dorata. Su ciascun lato è una targa che lascia nel mezzo un campo circolare sul quale sono Orazio Coclite al ponte contro gli Etruschi, e Curzio alla voragine. Attorno fiori, frutte ed armi; ed in basso due Sirene che poggiano le gambe su delfini, le code delle quali finiscono con un bell'ornato a volute che si compie con un rosone, onde s'innalza un vaso di fiori. È lavoro moderno assai pregevole di artefice francese. (Arm. 26). E. 117, 118. CAPPELLI BIANCHI di lamina di ferro con tesa oriz zontale e nasale scorrevole; copertura del capo dei fanti nei secoli xvi e xvii. Pesa Cg. 1,500. (Arm. 25). E. 119. ZUCCHETTO (specie di borgognotta a coppo emisferico) di ferro bronzato con rosette e bullette di metallo dorato. Ha vi siera diritta, nasale scorrevole a mo' di foglia, guanciali e gronda di quattro lame. Pesa Cg. 3,100. (Arm. 37). Cappello di ferro di no E. 118. E. 120. 116. Zucchetto di nº E. 119. 126. ZUCCHETTO BIANCO, poco dissimile dal precedente, tedesco con visiera, nasale mobile, guanciali e gronda di tre lame centi nate. È di lastra molto grossa e pesa Cg. 4,000. (Arm. 30). Ε. 121. ZUCCHETTO BIANCO, con visiera, guanciali, gronda di tre lame , e nasale scorrevole , simigliante al nº E. 119. Ha una lista nei contorni ornata a bassorilievo di fogliami forbiti su fondo nero come la corazza di n° C. 33. All'uffiziale dei carabini di nº B. 48. E. 122. ZUCCHETTO di ferro forbito con cordoni e strie nel coppo molto acuto ornato sulla cima di una piccola pigna e di una stella dorata. Ha il nasale mobile, e la gronda e la visiera rinforzate in parte con doppia lamina di ferro. (Arm. 36). Catalogo R. Armeria. 13. 194 CLASSE 11. E. 123.- ZUCCHETTO BIANCO Con nasale mobile, visiera e gronda a quattro lame e guanciali a quattro lamelle su cuojo. Il coppo ha sedici lati, ed è ornato di bullette di ferro a capocchia di contorno ovale e nel resto di ottone a capocchia emisferica. (Arm. 30). E. 124, 125. ZUCCHETTI BIANCHI con visiera, gronda e guan ciali. Manca il nasale. (Arm. 36). E. 126, 127.- ZUCCHETTI BIANCHI simili ai precedenti. (Arm. 31). Ε. 128. E. 129. (Arm. 37). E. 130. ZUCCHÉTTO Simile al precedente. (Arm. 37). ZUCCHETTO NERO simile al precedente, fornito di nasale. ZUCCHETTO NERO con visiera, di acciajo. Ha la forma quasi esattamente emisferica, ed è coperto da una armatura di dieci bande di ferro disposte a raggi, che dalla parte superiore giun gono fino al contorno inferiore dove si uniscono altre a maschiet tatura che si ripiegano sulla calotta, e, quando si voglia, si abbas sano sul viso e sul collo per ripararsi dalle coltellate (1). Fine del secolo XVI. (Arm. 37). Barbotto di no E. 132. E 131. 113. Marche del barbotto di no E. 132. CÒPPO di un elmo da torneo d'acciajo a bande forbite, ed incise e dorate, vi è unita una buffa che non gli appartiene. (Arm. 17). E. 132. BARBOTTO BIANCO. di piastra staccato da porsi e levarsi a piacere, con gorgiera unita. Porta le seguenti marche della (2) fabbrica milanese di Antonio Missaglia. (Arm. 22). (1) 11 DEMMIN riporta alla pag. 303 (fig. 177) un Casque de soldat français sous Henri IV. Il est pourvu d'une avance ou visière plate et garni tout autour des lames de fer. Tour de Londres-. Il nostro zucchetto è esattamente eguale alla figura riportata e descritta dal DEMMIN. (2) Debbo alla cortesia del mio illustre collega sig. Wendelino Boeheim il quale mi mandò i calchi delle varie marche delle quattro armature di Antonio Missaglia che si conservano a Vienna, se ho potuto indovinare la fabbrica onde uscì questo barbotto, che indubitatamente è quella del Missaglia. SERIE E. E. 133. 195 BUFFA da celata alla Borgognona da unirvisi a piacere, chè così faceva l'ufficio di celata chiusa. È a bande forbite ed in cise, e dorate. (Arm. 22). E. 134. BUFFA appiccicata al coppo di nº E. 131. (Arm. 17). E 135.- Parte di ventaglia unita alla buffa precedente. (Arm. 17). Ε. 136. CERVELIÉRA traforata (ca lotte,- carcasse) di ferro con maschera unita ad essa per mezzo di un anello rettangolare a cerniera. Si può credere che appartenga al secolo XVII, quando i caschetti furono sostituiti dai cappelli dei quali formavano la difesa interiore. (Bach. 31). E. 137. (Bach. 31). Ε. 138. Ε. 139. MASCHERA avente visiera. MASCHERA. (Bach. 31). Buffa di nº E. 133. 116. CASCHETTO A CAMAGLIO, arabo, di ferro damaschino di forma semiovoidale, sormontato da un cono con piccolo bottone in cima. Il coppo è diviso in undici scompartimenti da altrettante còstole Antonio Missaglia da Ello (Circ. di Lecco, Prov. di Como) aveva bottega in Milano e si hanno notizie di lui sino dal 1450. Era armajuolo ducale e la sua fabbrica era fiorentissima, e le sue armature ricercate anche fuori dello Stato di Milano da principi e da privati. Nel 1456 (14 di maggio) la Corte di Roma fa cevagli dimanda di armature per le sue milizie. In una nota di lavori per la casa ducale negli anni 1464, 65 e 66 è ricordo delle armature date per l'andata a marito de la Illustr.ma Madona Ipolita (con Alfonso duca di Calabria nel 1465) che sua Sig.ria dono in summa per tutti suprascritti de anni 1464 1465-1466 como apare per loro boletini. re Ite per tante Arme date alo Ill.º sig. Ducha (Galeazzo Maria, prima della morte del duca Francesco) per la sua andata de Franza (con una schiera di uomini d'arme in aiuto di quel Re).- Ite per la Illustr.ma Madona duchessa per Arme fece dare a uno frate de sancto Francisco per la croxata et ali Ill. Filippo sforza ludowico- Aschanio (il cardinale) et Ottaviano fioli de sua S.ª per duch. 180 ecc. —. Un decreto di Bona (di Savoja, reggente) e Galeazzo Maria del 1466 ordina il pagamento di L. 20,000 al Mis saglia, per cento armature degli uomini d'arme ducali. E da una lettera da Abiate (Abiategrasso) sexto Junij 1469 firmata Cichus (il Simonetta) apprendesi che fu fatta donazione ad Antonio Missaglia de Molendino super naviglio Marte sane apud Sanctum Angelum–. Nel 1471 (4 di giugno) risponde al Duca (Ga leazzo Maria) a Pavia, che manderà colà un suo lavorante a prendergli la mi sura della sua armatura, e che gli manderà le 20 armature dimandate. Del 1472 (15 di giugno) si ha un istromento di vendita fatta dalla Camera ducale a Mro Antonio Missaglia di parte dei feudi di Canzo e di altre terre della Corte di Casale, in cui si legge:- che proseguendo (il Missaglia) l'impresa di quella ferareza risulterà grande honore al Stato ed assai utilitate al entrate oltre la 196 CLASSE II che partono dalla sommità e giungono sino ad un listello in basso. Il cono, le còstole, i fondi hanno degli arabeschi ageminati in oro, sic come sono le iscrizioni arabe nel contorno inferiore. Ha il nasale mobile, la verga del quale termina da ambe parti in una foglia corei forme, tutto ageminato. Camaglio ad anellini ribaditi a gran d'orzo, ma non così fini come nelle maglie mentovate. (Rot., Arm. 52) Ε. 140. CASCHETTO A CAMAGLIO, arabo, simile al precedente di ferro damaschino con suo nasale che si tiene interamente alzato con un gancetto che si aggrappa ad una maglietta. Il contorno ha una iscrizione in caratteri arabi (1) che qui si riporta tradotta. (Ro tonda, Arm. 52). Ε. 141. CASCHETTO A CAMAGLIO di ferro damaschino forma del precedente. Nasale mobile da fissarsi con vite a piacere. Due pen nacchiere. Punta a piramide di quattro lati a scanalature. Fascia in basso ed in alto a damaschinatura in oro con una lunga iscrizione comoditate di subditi in quella parte-. Ecco una lettera ducale del 1473. AntonioMissaglia.-Riceuute queste, volemo ne mande le Armature de D. Alfonso (D'Aragona, duca di Calabria nel 1494 re di Napoli, morto nel 1495) et similm.te ne mandi una coraza fornita como saria per la persona de Marchino de Abiate (Abbiategrasso), un poco più asiata (agiata, comoda) per non fallire et insieme con la coraza manderai quattro elmetti, et altratante Arnese, et schienere ad cio se ne troua conveniente ala n.ra volunta, et q.ste tutte cose fa che siano qui domane per n.ro piacere se.za fallo, per executione del quale mandarai ancora doy ma.gri pratich. de Armare....... perche non glintervengha alcuno dubio te mandiamo un mullo per portarne le dicte Armature. Ex viglo (Viglevano) xxvij No.br. 1473. preterea ne manderay una Armatura compijta ecc. Arnese schienere et elmeti vt s. che verisimilmente siano boni per Alexino n.ro Reazo (Ragazzo). Dat. vt s.-Ucciso Galeazzo Maria (1476) il Missaglia fu confermato armajuolo ducale con lettera dello stessa anno. L'ultima notizia che ho trovato di questo bravo maestro e capo di una rinomata bottega in Milano, è una supplica agli Ill.mi Principi Bona e Galeazzo per il suo forno e maglio del ferro, del quale aveva trovato la miniera, ecc., con la data- Ex Mediolano die xxurº aprilis 1480. Egli aveva, per quanto ho potuto scoprire nei documenti, due figliuoli anche essi fabbricanti di armature. Questo si apprende da una supplica, senza data, che dice così : Cabrino Missalia da Ello armorero figliolo del vostro sempre fidelissimo servitore Missalia Maestro d'arme, citadino de Milano che lui e Zo hanpetro suo fratello se obligorno in Napoli, ecc....... supplica di potere rimpa triare, ecc.-. Pare che la supplica fosse fatta dal padre, Antonio, e se non da lui, certo quando egli era ancora in vita. Queste notizie intorno a Mro Antonio Missaglia e dei figliuoli, le ho tratte dai documenti dell'Archivio di Stato di Mi lano (Sez. storica. Militare. Fabbriche d'Armi e d'Armature); e chi legge può esser certo della fedeltà del narratore. (1) " Nel nome di Dio clemente e misericordioso. Certo noi ti abbiamo conce duto vittoria manifesta, perchè ti perdoni Iddio le colpe che commettesti prima e quelle che commetterai dopo, e compia i suoi beneficii sopra di te, e ti diriga sulla via retta (GHIRON, Op. cit , p. 100). " SERIE E. 197 araba (1). Il camaglio terminante in punte ad angolo, è composto di anellini di ferro e di filo ottone a disegno. È dell'anno 1712-1713. (Rot. , Arm. 52). Ε. 142.- CASCHETTO A CAMAGLIO, indiano, con nasale mobile (forma del nº E. 141) ricco di damaschinature in oro, ornati, figure ed iscri zioni in caratteri arabi (2). Ha due pennacchiere. (Rot., Arm. 47). Ε. 143. CASCHETTO arabo con camaglio. La forma avrebbe la se zione di un arco acuto a due centri sormontato da un piccolo pomo. Ha una fascia da piedi con circoli dei quali la lista di contorno si intreccia da uno all'altro, entrovi arabeschi damaschinati in oro. Il rimanente del caschetto è striato a raggi. Il camaglio è di finissimi anelli ribaditi nel modo chiamato a grano d'orzo, e lasciando una apertura dagli occhi al naso, si riunisce quindi e discende fin sopra le spalle terminando in sette punte. Questo camaglio è come orlato di due file di anelli di ottone. (Rot , Arm. 47). Ε. 144. CASCHETTO A CAMAGLIO di forma piramidale a base esa gona, terminato da uno spuntone quadrangolare, e decorato di da maschinature in oro con molti ornamenti e caratteri arabi (3). Porta tre cannelletti o pennacchiere, sul dinanzi, per mettervi penne, ed è (1) Eccone la traduzione: " Soccorso da Dio e vittoria prossima (1). " Oh onnipossente, oh benefico. " Nel nome di Dio clemente misericordioso. " Oh benefico, Oh affascinante, Oh evidente, Oh onnipotente. " Nel nome di Dio clemente e misericordioso. Per poco gl'infedeli non ti fanno sdrucciolare coi loro sguardi. Al sentir il Corano dicono: Certo costui è inde moniato; ma no, esso non è (il Corano) se non un avvertimento per l'universo (2). " Nel nome di Dio clemente e misericordioso. Dio, non v'ha Dio fuori di lui ecc. Non violenza in religione, ben si distingue la verità dall'errore. E chi rin nega Tagot (3) e crede in Dio, si appiglia ad un sostegno sicuro che non si spacca. Iddio ode e sa ogni cosa, Dio è aiuto a quelli che credono, (ei) li farà uscire dalla oscurità alla luce. E per quelli che sono infedeli v'ha Tagot; essi saran cacciati dalla luce alle tenebre; loro toccheranno le fiamme e in esse dimoreranno eternamente. Oh tu che decreti ciò che dev'essere, Oh tu che basti sulle cose gravi. 1124 (1712-13). (GHIRON, Op. cit. pag. 96-97). (2) La traduzione è la seguente: E quando lamia stella incrudelisce e travaglia, io mi fo scala (o Iddio) della speranza (per salire) al tuo perdono. 627 (1229-30). (GHIRON, Op. cit , pag. 100). (3) Ecco la traduzione della scritta : " OhDio, ohclemente, oh misericordioso, oh re, oh santo, oh salute. (GHIRON, Op. cit. pag. 101). (1) Sura LXI; 13. (2) Sura LXVIII, 51-52. (3) Tagot, vale idolo e satana. 198 CLASSE II. fornito di nasale mobile formato da una verga, che scorre in una staffetta, terminata con due piastrette sagomate a foggia di fiore di giglio, il tutto dorato e ageminato. Il camaglio con anellini ri baditi a grano d'orzo scende sino all'altezza degli occhi nel davanti E. 145. e discende nelle altre parti sino alle spalle. (Rot , Arm. 47). CAMAGLIO orientale finito alla sommità da piccolissima parte di calotta di lamina di ferro damaschino con dorature. (Ca mino 31). Ε. 146. Ε. 147. CAMAGLIO simile al precedente. (Cam. 31). ELMO NERO, di cuojo, della fanteria prussiana, con guar nimenti e punta conica di ottone, e aquila prussiana caricata delle lettere F. R., dello stesso metallo (1). E. 148. ELMO eguale al precedente in tutto, eccetto che ha una fascia di ottone nella parte anteriore. E. 149.-ELMO eguale al nº E. 147, salvochènon hale iniziali F. R. Έ. 150. che è conica. E. 151. ELMO in tutto simile al precedente eccetto nella punta ELMO di cuojo, prussiano, con alta cresta, e criniera diritta nera. Guarnimento di ottone alla cresta e alla visiera, e pia stra davanti, dello stesso metallo, con l'aquila di Prussia cesellata. E. 152 ELMO prussiano di cavalleria di metallo bianco con dorature, punta pentagona e aquila di Prussia con lo scettro e il globo tra gli artigli, con le lettere F. R. sul petto. E. 153. ELMO prussiano di rame dorato, sormontato dall'aquila coronata, e inargentata. E. 154. ELMO francese di ottone con piastra anteriore di me tallo bianco, e le orecchione di filo di ottone intreccciato. Cresta con baccelli e fogliami di cesello. Criniera di crini rossi. E. 155. ELMO piemontese di lamina di ferro verniciata nera, con cresta e orecchione di ferro forbito. Aquila di Savoja coronata e scudetto con le cifre V. E. di metallo dorato. Criniera di lana e coda di crine, rossi. E. 156. ELMO piemontese di lamina di ferro verniciata nera con cresta, orecchione a treccia e placchetta con le cifre C. A. di metallo dorato. Criniera di crine verde. E. 157. ELMO di cuojo, nero, della Guardia Civica pontificia negli anni 1847 e 1848. Guarnimenti di ottone nei contorni e nel coppo con punta conica e piastra dello stesso metallo, con la scritta PIO IX, e sopra il triregno e le chiavi. Pennacchio di crine rosso, pendente. (1) Questo elmo e gli altri moderni sono nell'armadio di nº E. 50 nella Rotonda. SERIE F. Scudi. (*) F. 1. PAVÉSE (1) (lat. basso pavesium, pavensis, franc. pavois, ingl. shield of a large size, spagn. pavez , ted. Setzschild) di legno molto pesante coperto esteriormente di tela preparata con gesso e dipinta, ed interiormente di pelle. La sua forma è oblunga; è di (*) SCUDO. Lat. scutum, franc. écu, ing. small triangular shield, spagn. escudo, ted. Kleiner Turnierschild. Per gli antichi questa voce era nome dis pecie; cioè di quell'arme difensiva che aveva forma rettangolare e curva nella lunghezza, con i lati di 1,20 per 0,75, per distinguerla dall'altra rotonda detta clipeus e clipeum, che da noi si addimanda rotèlla e brocchiére secondo che è munita o no di bròcco. Pernoi invece è nome generico, collettivo,o sia che comprende tutte le armi di fensive da potersi imbracciare o impugnare, o da acconciarsi innanzi a sè per far sene riparo contro le offese altrui. E lo stesso dicasi per le altre nazioni che, come noi, dànno secondo la loro forma ed uso diverso a ciascuna di esse un nome spe ciale. Non credo che esista collezione al mondo che riunisca tutti gli esemplari co nosciuti, per ciò a formarsene una idea bisogna ricorrere ai monumenti scolpiti o dipinti : e siccome questi sono sparsi per tutto il mondo e non sarebbe cosa facile ed economica il poterli tutti vedere ; così è giuoco forza ricorrere alle opere di quei benemeriti che ne hanno pubblicato una compiuta raccolta nelle loro opere, tra le quali ha il primo posto quella del sig. DEMMIN, ripetutamente citata nel mio lavoro. Nell'Armeria Reale poche sono le specie di tale armatura rappresentate, e che io le distinguerei così: da portarsi appiccate a coregge dietro le spalle- pavési; da imbracciare- rotèlle, brocchiéri, targhe, bracciajuòle; da impugnare- rotellíni e targhétte da pugno. Di ciascuna di queste specie sarà fatta la necessaria dichia razione al suo luogo. (1) PAVÉSE (lat. bas. pavesium. pavensis, franc. pavois, ingl. shield of a large size, ted. Setzschild) secondo l'Anonimo Ticinese, deriverebbe il suo nome dalla città di Pavia dove sarebbe stato inventato, o piuttosto ripristinatone l'uso; perchè scudi di tal forma e grandezza sono antichissimi, e se ne vedono anche rappre sentati nei monumenti egiziani. Aveva anche il nome di Tavolaccio (lat. basso taulactium, franc. talvas, ingl. large shield, ted. Grosser Schild), e di Targone (lat. basso targonus). Nel castello di Vercelli, il 10 di febbrajo del 1346, erano, tra le munizioni da guerra,-pavexios viginti quinque-. ANGELUCCI. Doc. ined., ecc. p. 14, e nota 45. Intra le quali arme catuno di loro (delle compagnie del 200 CLASSE II. ritto in basso e curvo in alto, con una sporgenza longitudinale a mo' di embrice. La superficie è leggermente convessa, ed ha l'al tezza di 1,18, e la largh. di 0,63. Pesa Cg. 10,00. Èun pavese bòemo da fantaccino del secolo xv, e fu offerto, nel 1843, alla M. del re CARLO ALBERTO dall'A. R. del principe Federico di Prussia. Si hanno pavesi di cotesta forma e di dimensioni talora anche maggiori nei musei della Svizzera, dell'Alemagna e di altri luoghi. Nel castello di Rehinstein ve n'è uno con la grande croce nera, stemma della città di Costanza. Serviva alla guerra, come i man telletti, per riparare dietro di esso i balestrieri dalle arme lancia toje e per trarre a man salva contro i nemici. Questo pavese nel suo diritto ha un dipinto monocromo a tém pera; nel quale superiormente è rappresentato un guerriero con ar matura compiuta, gotica, e scarpe alla poulaine con bandiera nella sinistra e scudo sannitico nella destra; di rosso a tre cigni d'argento 2, 1, beccati e membrati d'oro; che potrebbe avere appartenuto a un Von Schwauen (2), o pure alla famiglia polacca dei Dounin (3). Il fondo di questo quadro è ricoperto di foglie, disposte a squame, che giungono fin presso terra. Sotto è una striscia orizzontale con una invocazione a Dio. In basso è un altro piccolo campo rettan golare che ha nel mezzo il monogramma di Wincislao, il patrono della Boemia e della Polonia, dove, a Cracovia, è l'antica Catte drale dedicata a questo santo. Torno torno gira una fascia sulla quale a caratteri gotici è una iscrizione in lingua Czeca (lo Slavo Popolo) abbia et aver debbia targia una, u vero pavese col campo vermiglio et colla Croce bianca dentro —. Arch." St. it. (1300 di dicembre) XV, 7.- La parte dentro ..... trassono alla piazza a cavallo e a piè con balestra e pavesi-. 1st. Pistol. (1300-1348), 42. Pavese dicevasi anche l'uomo che lo portava: Emossi i pavesi e le lance gridò ecc.-. Восс. nov. 81, 14. Ma comunemente addimanda vasi palvesajo e pavesajo, palvesaro e pavesaro e quasi sempre accompagnava i balestrieri ponendo, nel combattere, il pavese con il lato inferiore a terra innanzi ad essi, che, in tal modo riparati, traevano a man salva con le balestre contro Il Comune di Firenze in servigio del Papa 600 tra balestrieri e il nemico. pavesari crociati, colle sopransegne del Comune di Firenze-. G. VILL, VIII, XXI, 304. Mandano a Astorre e me Guiglielmo da Colonia con 40 paghe: un terzo balestrieri, un terzo pavesari, un terzo lance lunghe, ecc.-. ALBIZZI, Commiss. (6 febbr. 1430), III, 370-. E pertanto piazati mandarne homini deze di toy, zoe cinque balestrieri, et cinque pavesari de quelli toy meglio in punto che si po ecc.-. NICCOLÒ D'ESTE, Lett. (28 magg. 1409), PEZZANA, Stor. Parma, II, 629. (2) SPENER : Insignium theoria seu Operis heraldici pars generalis. Tom. I, tav. II. (3) Bobrowicza Ilerbarz Poliki (armorial polonais). Tom. III, p. 435. ! SERIE F. 201 della Boemia) che fu letta e spiegata dal sig. de Gilles conservatore del Museo Imperiale in Vienna e che qui riporto. Nella fascia orizzontale : .Pomoz.mily. Pan L'ajuto del Signore. Nella fascia intorno incominciando dal basso: Panhuali . vzgdic Ti.a.iminio (Na iminio).ty.zlavna.timi.ney. czo zyzn . Tcit . nakuietie (makmétie) (1) wineczno.puinut.pomnit. Rispetta il Dio della gloria . Ricordati del tuo glorioso nome affinchè tua vita sia sempre onorata.Fiorisci (prospera) gentilmente e conserva sempre in memoria la buona fama. F. 2. TARGA (2) fatta di un guscio di tartaruga di mare, lungo 0,61, largo 0,54. È coperto di cuoio e decorato di rabeschi a con torni neri su fondo d'oro, e di ornati e filetti d'oro su fondo nero. Nel mezzo è uno stemma quasi interamente cancellato, che sembra sia quello di Savoja del tempo di EMANUELE FILIBERTO ; ed a questo principe, forse, può avere appartenuto la targa, che era da com parsa nelle giostre, od in altre occasioni di feste (Finestra 1). F. 3. TARGA italiana, a forma di mandorla, lunga 0,71, larga 0,45, di lamina di ferro bronzato, opera maravigliosa cesellata ed ageminata, di artefice italiano dell'aureo secolo del risorgimento, cinque medaglie ellittiche (con una maggiore nel mezzo e quattro minori sugli assi) circondate da una fascia con iscrizionie da un'altra con rabeschi ad agemina in oro ed in argento. Un'altra fascia a ( 1) Qui si allude al nomedi Wincislao che, in lingua boema o Czeca, significa Corona di gloria-. (2) TARGA ETARGIA (franc. targe, ingl. target, spagn. tarja, ted. Tartsche), specie di scudo, di varie materie, ordinariamente in forma di mandorla, più o meno allun gata, propria specialmente de' Normanni che lo portavano con correggie pendente dalle spalle quando non lo imbracciavano. Aveva anche altre forme e talvolta biz zarre (V. in DEMMIN lo scudo detto di Carlo V, pag. 234), ma in questo caso era una targa da pompa. L'Armeria Reale non possiede che quella in forma di mandorla che vedremo nel seguente n° F. 2. Intra le quali armi catuno di loro abbia et aver debbia targia una u vero pavese, campo vermiglio et colla croce bianca col grande dentro-. Arch. st. it, xv, 7. (An. 1300).- Oggi, a' dì vui d'ottobre, i nostri Capitani della Parte Guelfa anno donato al nostro Capitano, cioè Obizzo di Cor tesía da Monte Garulli, una coppa d'ariento, entrovi fiorini 100 d'oro, e un pennone euna targia de l'arme de Parte Guelfa, ecc.-. Anno 1373, dì xum d'ottobre. Diar. d'Anon. Fior., Doc. st. it , VI, 302. Le targhe sono molto malfatte, mal nervate e deboli, essendo sì lunghe di sotto, che il soldato non potendola accomodare sul collo del cavallo, viene a essere armato solamente nella schiena ASCANIO SA-- È cosamani VORGNANO, Descritt. cose Cipro (1563), Miscell. st. it , xiv, 495. festa la targa essere un'arma antichissima et ritrovata per l'uso della guerra, et non per le brighe et affari particolari, ancor che l'accortezza humana se ne sia da poi in mille modi servita-. GRASSI, Ragione, ecc. (1578), p. 68. CLASSE II. 202 rabeschi dello stesso lavoro le incornicia ed intrecciandosi tra l'una e le altre, passa a circondare tutta la targa, salvochè nelle due estre mità. Chè nella inferiore ripiegandosi in volute s'intreccia con altra fascia simile, formando una targhetta con cartocci, ornata di fe stoni, di frutte e di due serpenti avviticchiati, nel mezzo della quale è una testa di donna sormontata da una mezza luna di argento; e nella superiore abbassandosi in semicerchio, passa sotto le volute di altra targhetta ornata, nel mezzo, di una testa di satiro. Nelle cennate medaglie sono, a basso rilievo, rappresentate storie risguar danti Giugurta e la guerra de' Romani contro questo re africano, che finì con la vittoria de' primi, duce C. Mario, e la prigionia del secondo che ornò il trionfo del console vincitore. Le storie effigiate nelle medaglie sono le seguenti. Medaglia a destra. Adèrbale narra nel Senato l'assassinio del suo fratello Ièmpsale (1) comandato da Giugurta. Un guerriero presenta il giovine principe, vestito di corazza, a due senatori seduti. La scena sembra che figuri il fòro. È spiegata questa storia dai due versi che seguono : EXPONIT.PATRIBUS . FRATER .IVGVLATVS . HIEMPSAL VT.FVIT.VLTRICESQVE . MANVS.SIBI . POSCIT . ADHERBAL Medaglia in basso. Giugurta invia donativi a Roma per rendersi favorevoli i senatori. Uno dei messi Numídi appresenta tre Romani in costume militare, di un bellissimo vaso ed ha a' piedi uno scrigno con oggetti preziosi. In fondo si vede l'esterno della città. È chia rita la rappresentazione da questi due versi : IRATOS . TENTAT . DONIS.AVROQVE . QVIRITES (2). CÆDIS . VT . ADMISSE . MANIFESTA . PERICULA . RUMPAT. (1) Micispa re di Numídia, successo a Massinissa, adottava Giugurta, suo ni pote, istituendolo erede del regno insieme con i figliuoli Iempsale ed Adèrbale. Quegli morto, i regoli si adunarono per deliberare sulle cose del regno. Giugurta offeso in quell'adunanza da lèmpsale, giurò vendicarsi; e poichè questi a Thir mida (?) abitava nella casa del capo delle guardie di lui (proxumus lictor), con promesse lo spinse a fargli avere le chiavi false, che egli sarebbe a tempo opportuno venuto con buon numero di gente. Il Numída adempì l'incarico, ed introdusse, secondo l'accordo, i soldati, che trovato Iempsale, nascosto nella stanzuccia di un'ancella, l'uccisero e ne portarono la testa a Giugurta. (2) Ucciso Ièmpsale i Numídi si divisero in due partiti, di Adèrbale e di Giu gurta. Questi attacca e vince quello che, ricovratosi prima in provincia, quindi andò a Roma, per rappresentare al Senato la perfida condotta del cugino. Ma Giugurta, che inSpagna aveva appreso Romae omnia venalia esse-(SALLUST. c. vIII) (proprio come succedeva non molti secoli dopo nella Roma dei papi, della quale Lutero scrisse : " Venditur hic Christus, venduntur et dogmata Petri, etc.), impadronitosi, di tutta la Numidia,- paucis diebus cum auro et argento multo SERIE F. Targa italiana a mandorla del secolo XVI, di nº F. 3. 203 219. 204 CLASSE II. Medaglia a sinistra. Uccisione del giovane Adèrbale. Giugurta, in tutte armi e coronato, afferra con la mano sinistra pe' capelli un giovinetto, esso pure armato, fuggente, cui vibra una stoccata. La scena è formata da colonnati, tempj ed altri edifizj. Intorno sono i seguenti versi: ENSE.IVGVRTHINO .IVVENIS . MACTATVR . ADHERBAL. QVI.REGNI.SOCIVS.FVERAT.MANDANTE.SENATE (1). Medaglia in alto: Giugurta innanzi al Senato (2). Nel fondo è il Foro e sul davanti a destra sono tre senatori seduti, ai quali il Re numída, in ginocchio si protesta innocente delle stragi e dei delitti appostigll. I versi seguenti spiegano questa storia. FIT . REVS . ADMISSI.REX.IVSTI . ANTE.ORA.SENATVS ET.CORAM.CÆDES.OBIECTAQVE.CRIMINA.PVRGAT. Romam legatos mittit, quis praecipit, uti primum veteres amicos muneribus expleant; deinde novos acquirant; postremo quaecumque possint largiundo parare, ne cunctentur. Sed ubi Romam legati venere, et ex praecepto regis, hospitibus aliisque quorum ea tempestate in Senatu auctoritas pollebat, magna munera misere; tanta commutatio incessit, uti ex maxima invidia in gratiamet favorem nobilitatis Iugurta veniret: etc. (SALLUST. C. XIII). Adèrbale perorò la sua giusta causa innanzi al Senato come si è veduto innanzi, e quindi i legati di Giugurta, largitione magis quam causa freti- (ivi, cap. xv) risposero poche parole di accusa contro lèmpsale, ed Adèrbale. Il Senato consulta e la parte onesta voleva che si desse aiuto ad Aderbale e che si facesse aspra vendetta della uccisione di lèmpsale; ma- vicit..... pars illa, qui vero pretium aut gratiam anteferebant (ivi, cap. xvi), e decretò che dieci legati dividessero tra Aderbale e Giugurta il regno che possedeva Micispa. (1) Gl'italici che formavano il nervo dei difensori di Cirta (ora Costantina), ove era assediato Adèrbale, vedendo impossibile ogni ulteriore resistenza, e cre dendo essere rispettati perchè cittadini romani, consigliarono ad esso la resa. Fatto padrone della città, Iugurta in primis Adherbalem excruciatum necat : dein, omnes puberes Numidas et negotiatores promiscue, uti quisque armatis obvius, interfecit . (SALLUSTIUS, cap. XXVII). (2) Saputasi a Roma la uccisione di Adèrbale, e la strage de' difensori di Cirta, il Senato scosso ed intimorito dalle aringhe del tribuno C. Memmio, prepara la guerra contro Giugurta, che manda ambasciadori a Roma dove sono respinti. Giugurta indottovi da L. Cassio, che il Senato, perchè intemerato uomo, aveva spedito in Africa all'uopo, andò a Roma, affidatosi alla fede pubblica, e più a quella personale dell'inviato romano. Fu interrogato innanzi al popolo da C. Mem mio che enumerò tutte le scelleraggini di lui e levoleva punite. Ma sorse in sua difesa C. Babio altro tribuno, corrotto dall'oro numida; e sebbene il popolo sdegnato desse con grida ed altri atti, segni manifesti della sua esecrazione per quel tiranno, pure vinse l'impudenza del compro tribuno che voleva sostenere quello scellerato. Per il che- populus ludibrio habitus ex concione discessit; Jugurtae Bestiaeque et ceteris, quos illa quaestio exagitabat, animi augescunt-. (SALLUST., cap. XXXIV). E SERIE F. 205 Nel medaglione di mezzo è, sul davanti, rappresentato un abbat timento tra cavalieri delle due parti presso i padiglioni dei romani che campeggiavano Cirta. La pugna ferve aspra e feroce, e già alcuni dei Numidi sono atterrati. Il console C. Mario, vero fulmine di guerra, armato di tutto punto impugnando una storta, sprona il cavallo sopra i caduti e, coll'esempio, incita i suoi a continuare la vittoria. Dietro di lui è un cavaliere romano che sta per calpestare un Numida gettato a terra col suo cavallo ed accenna a ferirlo d'un manrovescio s'egli tentasse rialzarsi e tornare alle offese. Altri cavalieri si affrontano più indietro, ed alcuni, appiedati, si danno alla fuga. Nel fondo, in luogo rilevato, si vede la città di Cirta, oppugnata dai romani che sono intenti a darle la scalata. Lo sforzo principale è diretto alla porta chiusa da travi verticali, posta in una gran torre quadrata, sulla quale, tra' merli, sta buon numero di difen sori, che gettano sui romani sassi o altre materie, e traggono frecce con gli archi e con le balestre. Gli assalitori però non sono da meno degli assaliti e chi risponde loro con le armi stesse, chi con la fionda. Una scala è già appoggiata al pettorale, ed uno ed un altro vi sono saliti; ma il primo ne è stato rovesciato e lo si vede ancora a mezz'aria, ed il secondo non è certo che ne toccherà la cima. Da altre due bande si sono portate scale esi tenta poggiarle alle mura, mentre altri legionarj cercano levarne le offese. A destra, lontano lontano, si veggono avanzare torme di cavalli a rinfrescare la battaglia o per compiere la vittoria. Intorno sono gli esametri seguenti, che spiegano il risultamento della battaglia e le conseguenze della vittoria. ROMANVS.CONSVL . NVMIDAM.CERTAMINE . TANDEM. ANCIPITI . VINCIT.REX.PARTIM . FRAVDE.SVORVM. PARTIM . ARMIS . CAPITVR.ROMANAM.DVCTVS.IN . VRBEM. VINCLA . SIBI . MORTEMQVE PARIT MARIOQVE.TRIVMPHVM. Le storie descritte sono finissimi lavori di cesello, ma non sono loro punto inferiori tutti gli altri che compiono la decorazione di questa ammirabile targa. I quattro spazj poligoni curvilinei intorno ai medaglioni, sono occupati da figure di uomini e di donne aggruppate a due a due, sedute su trofei d'armi e d'armature e da questi attorniate, così da riempiere tutto il fondo di ciascuno. In alto, a destra, sono un uomo dalle forme erculee con lunghissima barba, capelli corti e ricci, le braccia alla schiena, forse incatenate, la sinistra gamba accaval lata sulla destra, seduto sur una corazza; ed un giovine, nudo, alla sua destra, che voltato il dorso è anche seduto e con le gambe 206 CLASSE II. incrociate, presso il quale stanno assisi sopra uno scudo due vaghi puttini, uno, con le braccia conserte al seno, rivolto a guardare i due personaggi descritti, e l'altro a testa china e piangendo. A si nistra due donne, inbuona parte nude, mostrano la perfezione delle loro bellissime forme di puri contorni e di finitissima esecuzione. Sono queste pure sedute ed una, l'anteriore, appoggia il braccio destro al medaglione, l'altra tiene ambe le braccia al dorso come se le avesse, e le avrà certamente, legate. Ammirabili sono le estremità, cioè le parti le più difficili della figura a bene eseguirsi nelle quali non tutti gli artisti cesellatori sono riusciti perfettamente. In basso, a destra sono altre due bellissime donne seminude, quasi accosciate sopra scudi : una col viso rivolto alla battaglia afferra con le mani convulse i capelli maledicendo certamente in cor suo al vincitore che la ridusse tapina, mentre l'altra coi capelli sciolti e tirati innanzi al viso, lo nasconde tra le braccia incrociate che appoggia sulle ginocchia, abbandonandosi forse a dirottissimo pianto. A sinistra sono due uomini, un giovane ed un vecchio. Questi nudo col turbante in capo è accosciato sur uno scudo, e con le braccia con serte si appoggia alla culatta di un piccolo cannone che sta ritto sulla bocca; egli piange la sventura toccata alla sua patria. Quegli, armato di tutto punto, ed un avanzo forse della giornata di Cirta, siede sur una corazza, volto di schiena, e, forse piange egli pure, ma nasconde il viso co' lunghi capelli; chè il pianto è proprio dei deboli; ed affretta certo in cuor suo l'ora della vendetta. In alto i prigioni, che debbono fare più bello il trionfo del Con sole Mario a Roma; in basso i miseri, che restano nella loro patria alla mercè dei vincitori. In verità che tutta questa targa è un poema stupendamente inventato e con la maggiore purezza del di segno e finitezza dell'arte effigiato. Le armi e le armature che formano i fondi di questi quattro bellissimi gruppi sono svariatissime, ma non tutte del tempo e delle nazioni che le storie rappresentate quivi ricordano. I cannoni per esempio, le labarde di diverse forme, le storte, poste per decora zione ed impugnate dai combattenti, alcune celate sono del se colo XVI; ma si può ben perdonare questo anacronismo in grazia della bellezza del tutto e della finita esecuzione delle parti. Ma per chi e da chi sarà stata fatta questa targa, vero capo lavoro delle arti italiane nel secolo XVI? Si disse opera di Benve nuto Cellini (1) e per ciò è ammirata dalla comune: ma, come per (1)- Il est à remarquer quele C du mot CÆDIS, dans la petit cartouche du bas est quelque peu séparé de l'E, et qu' il n'est pas doré comme les autres SERIE F. 207 gl'intelligenti l'opera, per accrescere il suo pregio non abbisogna del nome di sì celebre artefice; così, questi non ha mestieri di quella per accrescere la sua fama. La prova più certa che questa targa non è di Benvenuto cela porge egli stesso chè; avendo nella vita e nel trattato della oreficeria parlato di tutti i lavori che ha fatto e fin di quelli di minima importanza; sicuramente non avrebbe ta ciuto di questo che, solo, sarebbe bastato a renderlo famoso. Egli è certo che questa bellissima targa e per il soggetto e per lo stile della composizione, e per il disegno, e per la esecuzione non può essere che di mano e di mente italiana, ma è impossibile in dovinare il nome del sommo artefice, se fu uno solo, che l'inventò e l'eseguì con tanto genio e maestria. Il signor DEMMIN riporta alla pag. 324 un Bouclier allemand de parure en fer repoussé, du seizième siècle ayant appartenu à l'émpereur Charles-Quint. Cette arme défensive, qui représente un des plus beaux morceaux de l'art allemande (?!) de ce genre, etc....-. Ora è a sapersi, che il suo bouclier ... un des plus beaux morceaux de l'art allemande-, eccetto nella forma, per la composizione, per il disegno e per la esecuzione è simigliantissimo alla targa dell'Armeria Reale, e per ciò, senza fallo, dello stesso artefice. Dunque ambedue sono opera di che un artista alemanno. Ma per buona fortuna l'opera stessa, che ha la più chiara impronta dell'arte italiana, smentisce trionfalmente il giudizio avventato del signor DEMMIN. Il quale assicura i suoi lettori L'Italie fût particulièrement réputé pour ce travail durant toute l'époque de la Renaissence, dont les artistes les plus aimés et les plus celèbres fournissaient les composition et executaient eux mêmes ces armes magnifiques qui brillent dans les collections par lettres de toutes les inscriptions de la pièce. On pourrait voir dans ce detail l'intention de l'artiste qui en est l'auteur de signer son initiale. Dans les modèles de trophées d'Étienne de Laune, on rencontre des groupes de prisonniers semblables à ceux du bouclier de Turin. Mais l'origine de telles compositions est sourtout italienne, et le bouclier de Turin, ouvrage du milieu du seizième siècle, nous parait avoir été exécuté à Milan-. E. PLON. BENVENUTO CELLINI. Paris, 1883, pag. 356-. La osservazione del signor Plon sulla C di CÆDIS, mi ha spinto ad esaminar bene questa lettera, cui realmente manca la ageminatura, e così anche io ho fatto alla mia volta un'altra osservazione importan tissima, cioè che non solo alla C di CÆDIS del secondo esametro di questa iscri zione, ma a quasi tutte le iniziali degli altri versi, manca l'ageminatura, che non èdi oro, ma di argento. Per ciò l'osservazione del sig. Plon non ha alcun valore rispetto al Cellini, tanto più poi, che è opinione del dotto e coscienzioso illustra tore delle opere dell'orafo fiorentino, che la nostra targa sia stata eseguita a Milano; opinione che io accetto intieramente, perchè in questa città erano nel secolo xvi i più celebri armajuoli d'Europa. 208 CLASSE II. la beauté et le fini du dessin, mais qui ne répondent guère au but pour lequel on fabrique ordinairement des armes-. Op. cit. pa gine 324, 325. E dopo questa dichiarazione tanto onorevole per gli artisti italiani del 500, egli trova in tutte le collezioni lavori te deschi e rarissimamente qualcuno italiano! Ma il signor PLON che non è uso giudicare le opere d'arte con occhio tedesco, parlando del Bouclier de Charles-Quint, del quale riporta anche il disegno, mette la verità al suo posto, e si può stare al suo giudizio. Cegrand bouclier de parement, egli scrive, a été pris à Prague, au temps de la guerre de Trente ans, comme butin de guerre, etc.-Quant à l'attribution à Cellini, c'est un autre affaire, et l'on ne peut apporter aucun commencement de preuve à l'appui. La dispo sition des cartouches, les masques, les grandes figures des prison niers, les compositions qui garnissent les cinq médaillons présentent beaucoup d'analogie avec tous les détails similaires du bouclier de Turin. La facture énergique du dessin, la musculature accentuée des personnages sont absolument dans les caractère de l'oeuvres d'une famille d'armuriers milanaise, les frères Negroli, qui précisé ment travaillaient pour Charles-Quint 一. PLON, Op. cit , p. 361. Io non aggiungo parola all'autorevole giudizio di cotanto dotto scrittore. F. 4. TARGA, dalla forma detta sannitica che è un triangolo isoscele, con i lati formati da due rette normali alla base per una lunghezza quasi eguale alle curve che poscia si uniscono ad arco acuto. Edi piastradi ferro coperto di velluto cremisi con sopra, una banda attorno larga 0,033, quattro rosoni che servono a fissare interiormente le imbracciature, un giglio in basso, ed una piastra rettangolare nel mezzo, il tutto lavorato a cesello e bronzato su fondo d'oro. Nel rettangolo mediano è una targa ovale incorniciata da una fascia a damaschinatura e con cartocci. Ne' triangoli misti linei sono effigiati, quattro venti. Dentro la targa sono rappresen tate le nozze di Amore e Psiche innanzi a Giove che, circondato da tutti gli altri Dei, sta seduto sull'aquila, ed alla sua sinistra, pure seduta, Giunone alla cui destra, indietro, sono Diana e Mi nerva. Innanzi a Giove è Amore alato e presso dilui Psiche. Dietro sono Nettuno e Vulcano. Nel mezzo, in cerchio, sono Marte stante e Venere, Apollo ed Ercole seduti, e un altra figura virile nuda sdrajata di bellissime forme che non so indovinare. Continuando, a destra, e Giano bifronte, Esculapio (?), un Fauno accosciato, Mercurio in piedi con pètaso e caducèo, stupendamente modellato, rivolto verso Ebe, che ha la coppa del nettare (cui stringe le ginocchia un bel puttino) ultima figura del quadro. Questa rappresentazione lavorata SERIE F. 209 di cesello a bassorilievo è un'opera pregevolissima di valente artefice italiano del mezzo circa del secolo XVI; nella quale non si saprebbe ammirare più il genio della invenzione, e della distribuzione delle venti figure o la maestria della perfetta esecuzione. (Arm. 13). F. 5. ROTÈLLA (1) di rame cesellato, del diam. di 0.55, con la data 1522 ed il monogramma E. Visono tre figure in alto sulle nubi, a sinistra un capro e a destra un gran libro aperto; nel mezzo è un mascherone, e in basso cinque soldati armati all'antica che combattono, fra' quali Έ1522 uno in terra abbattuto. Sembra una danza pirrica. È un mediocre lavoro, acquistato in Inghilterra, e forse di artefice inglese. (Cam. 31). F. 6. ROTÈLLA di acciajo ora forbita, ma una volta ageminata in oro, eseguita a cesello, del diametro di 0,595. Dopo un tondino di contorno, una lista con bullette ed una fascia con trofei d'armi, gruppi di frutte e mascheroni con quattro formelle (in basso ed in alto contengono due puttini sdrajati, con istrumenti musicali, e a (1) ROTÈLLA (Lat. clipeus, franc, rondache, ingl. round or oval convex shield, spagn. rodela, ted. Rundschild). Scudo di legno coperto di pelle, di cuoio cotto, o di ferro, di acciajo e di altre materie, a contorno perfettamente circolare, esterior menteconvesso, e talvolta con una parte rilevata nel centro detta umbone(lat. umbo, franc. umbon, ingl. centre ofa shield, ted. Mitte eines Shildes), ordinariamente scol pito conun mascherone, con fogliami o con altri ornamenti cesellati. Nella parte interiore, concava, sono la imbracciatura e la maniglia(énarme, poignée), ambedue di cuojo, o la prima di due o tre coregge cucite insieme, e la secondadi tondino di ferro ingrossato con stoppa e ricoperto di pelle. Nell'- Inventario de la Monitione de lesalle de lo Ex.mo Cons. di X- del 1548 (Ms. della Marciana), trovo sempre ricordate- Rodelle modenese, e una volta sola- Rodelle Talliane e modenese-, enonsaprei spiegare la causa di questa distinzione. Differivano forse tra loro in qualche parte ? O pure si vollero indicare semplicemente le due fabbriche onde si avevano ? Ma delle Rodelle Talliane , cioè italiane, in quale città d'Italia era la fabbrica, ovvero in che cosa differivano dalle modenesi? Tutte queste dimande ho fatto a mestesso, e sono dolente di non avervi saputo rispondere.Ma veniamo agli ess.-Anche chomandiamo che....... ciascheduno vomo della detta terra do uesse essere armato di quatro pezi darme cioe ceruelliere rotella ouer pauese lancia coltello ouero spada, ecc.-. Cinque ufiziali delle fortezze Fior. (1367) Ms. Arch. di Stato Fir , p. 7.- Che neuna persona....... osi nè debbia portare alcuna insegna o arme dipinta in pavese, rotella o pennone o in altra parte, se non ecc.-. BONGI, Bandi Lucchesi (1331), 1. A dixxv di febraio M. D. V. (st. c. 1506) a Giovanni di Puccino legnuaiuolo f. venti lar. in oro sono per satisfactione di rotelle c.to for nite del tucto excepto la dipintura tolte da lui a ragione di L. vna et s. octo p.li (di piccioli) luna ecc.-. Xdi Balia, Stanziam, e Condotte, Arch. di Stato, Fir. Cl. XIII, dist. 2º, nº 69. Vi fu pure chi scrisse rondaccia e rondaccio pretto francesismo, del quale noi non abbisognamo, e per ciò da non usarsi, sebbene se ne abbiano ess. del Cinuzzi, del Tassoni, del Davila e del Montecuccoli, che Dio loro perdoni. Catalogo R. Armeria. 14. 210 CLASSE II. destra ed a sinistra putti in piedi uno con un elmo, l'altro con una corona); viene una treccia che racchiude il campo. Su questo è una storia che mi è impossibile dicifrare. A sinistra sopra un suggesto è seduto un principe, con armatura all'antica e con bastone di co mando nella destra, che con la sinistra stringe l'asta di un pennone quadrato pòrtogli da un guerriero, a destra, seguíto da un altro e da un paggetto con donativi e da varj cavalieri, uno de' quali dà fiato ad una trombetta, uno porta un'insegna, altri stanno con le lance inalberate. Dalla parte del principe sono una donna con tromba in mano e soldati con picche e labarde, ed alcuni della corte. Da lungi è una città, cesellata a bassissimo rilievo. Disegno, composi zione ed esecuzione sono ammirabili, e del bel secolo del risorgi mento delle arti in Italia. (Arm. 22). F. 7.- ROTÈLLA di forma, dimensioni, materia e lavoro come la precedente. Nelle formelle della fascia sono i quattro elementi, rappresentati : l'Aria, da una donna giacente sopra nuvole connuvole pure in alto dalle quali escono sprazzi di luce; l'Acqua, da una donna seduta con un'urna sotto il braccio, donde quella sgorga, ed un pesce nella mano sinistra; la Terra, da una donna coricata in terra, ap poggiata col braccio destro sopra un canestro di frutte, e con altre frutte nella mano sinistra ; finalmente il Fuoco, da una donna seduta che tiene nella destra un fascio di fiamme e nella sinistra una sala mandra. Della rappresentazione del campo non si saprebbe indovi nare il soggetto. Un Re laureato, stringendo nella destra lo scettro ed alzando l'indice della sinistra in atto di accennare ad un suo volere, sta seduto sur un trono, coperto da baldacchino, a piè del quale è genuflesso un guerriero, con la mano sinistra sul petto, che sembra dimandare grazia. Sul primo gradino del trono è seduto un puttino che tiene con la sinistra un'asta, e non lungi è un cane acco sciato. Varj guerrieri stanno da una banda e dall'altra, e presso la sedia reale sta un personaggio che sembra un sommo sacerdote degli Ebrei, per il che potrebbe supporsi quirappresentato qualche fatto del Vecchio Testamento. Il lavoro arieggia in tutto quello della rotella di n° F. 6, e forse mi appongo giudicandolo dello stesso artefice. È come quello molto pregevole, ed era già tutto dorato, ma ora per nettarlo dalla ruggine è stato consumato in modo da essere di molto alterate le figure. Si ebbe dall'Arsenale di Genova. (Arm. 22). F. 8. ROTÈLLA di ferro (diam. 0,61), bronzata, tutta lavorata di cesello. Gira intorno una fascia; con bassirilievi di putti in di versi atteggiamenti, armature, armi e strumenti musicali; interrotta da quattro targhe ovali che contengono figure di donne con gli attributi de' quattro elementi. Nel campo è rappresentata la bat SERIE F. 211 taglia di Merida o Maradat, vinta nell'anno 1212 da Alfouso IX, detto il Savio ed il Buono, re di Castiglia e d'Aragona, contro i Saraceni, dei quali 200,000 rimasero morti o feriti ; e nella quale apparve quel divin raggio, monsignor S. Giacomo di Compostella, patrono di Spagna, a cavallo sovra un focoso destriero come qui si vede, rotando la spada contro i mori che fuggono, e seguíto da re Alfonso e da' suoi cavalieri. In alto tra le nubi è un angelo con la palma nella sinistra e la spada nella destra. Tutti i panni delle figure, le gualdrappe de' cavalli, le bandiere e gli scudi sono ornati di minutissime ageminature in oro. Questa rotella è una bell'opera degli armajuoli italiani della seconda metà del xvI secolo. (Arm. 26). F. 9. ROTÈLLA di ferro, bronzata, del diametro di 0,59. Vi è rappresentata nel campo la storia di Orazio Coclite che difende il passo del ponte contro gli Etruschi di Porsenna, mentre dietro di lui viene quello tagliato. Intorno è una corona con otto targhette ovali, e formelle interposte, nelle quali sono trofei d'armi e di ar mature. In una delle targhette è Atlante caricato della sfera celeste, in altre tre, alcune delle fatiche di Ercole. Nelle altre quattro erano lavori all'agemina ora scomparsi. Tutti gli ornati di questa rotella sono di bassorilievo, operati a cesello, e profusamente ageminati in oro, e le membra nude delle figure e le armi argentate. Lavoro fatto sullo scorcio del secolo XVI. (Arm. 26). F.10. ROTÈLLA d'acciajo del diametro di 0,60, operata a cesello, bronzata ed ageminata di oro in ogni sua parte. Un tondino le serve di orlo, a cui segue una fascia larga 0,055, con sedici formelle, quattro ovate, quattro quadrilobate, ed otto oblunghe, dentro alle quali sono figure allegoriche, teste virili laureate, armi, emblemi mi litari e frutte. Le figure sono le seguenti: in alto la Carità, donna coricata con due bambini ritti, uno a destra ed uno a sinistra; in basso la Fede, donna giacente con calice nella destra e croce nella sinistra; a manca la fiducia in Dio, donna stante, conle mani giunte e rivolta con queste e con gli sguardi al cielo d'onde scende unraggio di luce; a dritta la Fortezza, donna in atto di camminare, con un tronco di colonna tra le braccia. Il campo ha una rappresentazione non guari dicifrabile. A sinistra è un guerriero con costume antico coronato di alloro col ginocchio sinistro a terra e le mani giunte innanzi ad una giovane con lorica e maestoso manto che con la sinistra gli accenna in alto l'apparizione della Vergine col bambino tra le braccia. Sembrerebbe che si trattasse di una vittoria riportata dal personaggio genuflesso e che laregaldonna gli facesse intendere come dalla Vergine dovesse egli ripeterla, ed a quella renderne grazie. Dietro alla donna sono quattro damigelle, la prima delle CLASSE II. 212 quali vestita pur essa di lorica, le sorregge con ambe mani il manto. Dietro al guerriero è un soldato con lorica squamata, un paggio che tiene per le redini il cavallo del suo signore, e due altre figure con turbante in capo. Il fondo della rappresentazione è la campagna, ed in lontananza vedesi una città. È un pregevole lavoro sì per disegno che per la cesellatura, e certamente dal fine del xvi secolo. (Arm. 13). F. 11. ROTÈLLA di lamina di ferro (diam. 0,58) coperta di velluto cremisi, ornata di un medaglione nel mezzo e di altri otto minori all'intorno, intrammezzati da altre otto piastre a contorno curvilineo che a mo' di raggi dal centro vanno alla circonferenza. Nel medaglione maggiore è rappresentato Giove seduto in trono, attorniato da altri Dei, cioè Marte, Saturno, Diana, Venere con Amore, Mercurio, ed Apollo che suona il violino. Negli otto minori sono ripetute le stesse divinità. Negli otto raggi sono trofei militari svariatissimi. Tutto è operato a cesello, a mezzo ed a basso rilievo, in buona parte dorato ed ageminato di oro profusamente, in parte bronzato. È una bell'opera del secolo xvi, che dalla esecuzione e dallo stile si appalesa chiaramente per italiana. (Arm. 12). F. 12. ROTÈLLA d'acciajo lavorata a cesello e riccamente age minata in oro, del diametro di 0,59. Dopo un tondino che ne forma il contorno estremo è una fascia larga 0,058 con quattro formelle alternate da quattro targhe. Nelle prime, sono armature ed armi a basso rilievo e tra queste un cannone assai corto e grosso (ora lo si direbbe un obice) sul suo carro di brutte proporzioni; nelle seconde, quattro figure mitologiche. In alto è Giove giacente col fulmine nella destra e l'aquila a' piedi; in basso è Saturno cori cato, con la falce nella mano destra. A sinistra è un Marte armato alla foggia romana; a destra Mercurio con pètaso alato e talari, e tromba nella destra. Tutto il campo ha una rappresentazione sto rica, cioè la sventurata fine di Pompeo il Grande vittima di un Re traditore e assassino. A destra, sur un trono elevato di tre gradini dal suolo e coperto da baldacchino, sta assiso un personaggio vestito con corazza alla romana, pallio, e corona di alloro incapo, circon dato da soldati e da altre persone. A piè del trono sta, in atto di avanzarsi, un giovane personaggio inerme e coronato, l'assassino Tolomeo re d'Egitto, il quale tenendo con la sinistra una testa umana, la sporge innanzi in atto di farne presente a colui che è sul trono, Cesare, che con le mani e col capo vòlto a sinistra, accenna di non volerla neanche vedere. Vengono dietro a questo personaggio altri soldati nello stesso costume con aste e con labarde ed uno di essi fa sventolare una insegna con suvvi la croce greca. Il fondo è SERIE F. 213 formato dalla vedutadi una città. Il lavoro di cesello e di agemina, come la composizione della storia e il disegno di stile e di artefice italiani, rendono pregevolissima questa rotella, della seconda metà del secolo XVI e una delle migliori della collezione. (Arm. 26). F. 13. ROTÈLLA d'acciajo (diam. 0,59) ornata di bassirilievi a cesello bronzati ed ageminati in oro che spiccano da fondi graniti e dorati. Un tortiglione forma il contorno cui segue una fascia (larga 0,05) divisa in otto formelle oblunghe con trofei d'ogni sorta d'arme ed armature, ed in altre otto circolari con teste di leone. Quindi vi è una corona convessa (larga 0,15) divisa in otto parti secondo i raggi e ciascuna parte suddivisa in quattro formelle mi stilinee, nel mezzo delle quali sono alternativamente medaglie d'im peratori e targhette con figure allegoriche, come la Forza, la Pace, ecc. Nelle formelle sono armi ed armature svariatissime. Un toro scolpito e damaschinato in oro, rilevato dal piano, incornicia l'umbone, convesso, nel quale è bellamente scolpito Nettuno che seduto sopra un delfino impugna con la destra il tridente e posa la sinistra sulle spalle di vaga donna (Anfitrite?), seduta pur essa sopra di un altro delfino, che tiene nella sinistra un arco. Precede il gruppo una ninfa con un cestino di frutte sul capo, lo fiancheg giano tritoni e delfini, lo seguono due tritoni alati, ciascuno dei quali tiene una corona, sporgendola innanzi per porla sul capo ai protagonisti del quadro. Il lavoro, italiano, è certamente della se conda metà del XVI secolo. (Arm. 36). F. 14. ROTÈLLA d'acciajo tutta a basso e mezzo rilievo, ope rato a cesello, con ageminatura di oro perfettissimamente conser vata. Ha di diametro 0,57, e porta nel campo molto convesso rap presentato un guerriero che tiene il piede sinistro sul collo e con la clava percuote sul capo un immane dragone alato che con le granfie lo ghermisce alle cosce. Alla destra di esso è altro guer riero che appressa una face accesa alla testa del mostro, alla sinistra altro guerriero che stringe un arco. È insomma la rappresenta zione di una delle forze di Ercole (1). È compagna del caschetto di nº E. 35 e dello stesso artefice. (Arm. 37). F. 15. ROTÈLLA di acciajo (diam. 0,57), tutta ornata di bassi rilievi a cesello, bronzata e profusamente ageminata di oro. Un (1) Il Catalogo dice:- Questa bell'armatura sarebbe forse da attribuirsi ad Enrico IV, il quale, siccome è noto, aveva per impresa Ercole distruggitore delle fiere, massimamente che la testa d'Ercole ha molta somiglianza con i ritratti di quel principe-. E sarà forse così, ma io non ho argomenti per con fermare o per impugnare questa opinione, e la riporto lasciandone giudice il lettore. 214 CLASSE II. tondino a liste bronzate ed all'agemina forma il contorno, e dentro è una corona con quattro targhette contenenti quattro busti due di uomo e due di donna, in costume, questi, del 500, quelli, militare antico. Spiccano su fondo dorato, nel modo stesso che le frutte, gli strumenti musicali, le armi e le armature, ed i genietti che ornano le quattro formelle interposte. Il campo della rotella alquanto convesso, è incorniciato con un toro schiacciato assai, e scolpito a fusajole ed a perle diverse a bassissimo rilievo con belle agemina ture. La decorazione di questo spazio è formata da una campagna ricca di vegetazione sul dinanzi, con scogli a rilievi qua e colà, e sul fondo il mare con navi, finito all'orizzonte con una città, e dalla banda sinistra una punta di terra sulla quale è una fortezza. Nel mezzo di questo quadro, è un cavaliere in costume romano, che con la sinistra tira le redini al cavallo slanciato al salto, e con la destra caccia una lancia nelle fauci di un mostro alato a quattro zampe d'aquila, corpo di drago e di leone. Alla destra sur un ri lievo erboso, sta genuflessa ed a mani giunte una matrona che dagli abiti riccamente ornati d'oro, e dalla corona radiata che porta in capo si mostra una regina. Taluno credette scorgere in questa rap presentazione la liberazione di Andromeda (e non Andromaca) dal mostro marino per opera di Perseo (V. Catal. p. 103, nº 399) ; ma il nostro cavaliero non monta il Pegaso, non ha la testa di Medusa, non impugna la terribile harpa, non ha il pètaso alato ed i talari, distintivi tutti di Perseo. Nè potrebbe scambiarsi coll'episodio del cantore del Furioso, cioè Ruggiero che libera Angelica dal mostro marino, perchè questo cavaliero montava un ippogrifo, ed imbrac ciava lo scudo fatato di Atlante. Dunque bisogna cercarne il sog getto non nella mitologia o nelle invenzioni profane, ma nelle leg gende religiose cristiane. Il cavaliere non è altri che messer S. Giorgio, figurato nell'atto di uccidere il dragone per addimostrare che egli con la sua fede vinse il demonio indicato nell'Apocalisse col nome di dragone. La donna in atto supplichevole che vi si aggiunge talora, rappresenta una qualche provincia, o città la quale implora la protezione di lui contro il dragone infernale. E siccome nella nostra rotella abbiamo la matrona con corona radiata in capo, e questo era il modo di rappresentare la Repubblica di Genova (1), così crediamo che la (1) Si vegga nell'opera Nobiltà di Genova, di Agostino Tansone (Ge nova 1636) la quarta tavola dopo il frontespizio, che ha la stessa rappresentazione della rotella descritta, salvo che la donua orante non ha la corona radiata in capo, ma deposta in terra presso a lei. SERIE F. 215 rotella abbia appartenuto o a questo Comune o a qualche patrizio genovese. È certo che la rappresentazione è quella di S. Giorgio secondo che si usava in Genova che lo aveva a protettore, e per ciò non vi ha dubbio sull'esattezza della mia dichiarazione. (Arm. 37). F. 16. ROTÈLLA di ferro (diam. 0,54) intagliata ad acqua forte con fondi abbassati. Nel mezzo è una testa di leone cesellata, e messa a oro. Intorno è una corona di otto ovati uniti con liste tra loro e con altre che girano attorno all'umbone ed al tortiglione in modo da formare 16 formelle in otto delle quali sono aquile ad ale spiegate, e nelle altre mazzi di frutte. Negli ovati sono trofei mi litari, e busti di donne alternativamente. (Cam. 30). F. 17. ROTÈLLA d'acciajo forbito lavorata a cesello, del diametro di 0,61. L'orlo esteriore è formato da un tortiglione, cui fa seguito una lista con bullette d'ottone ed una fascia con foglie d'acanto, putti e teste d'animali fantastici a basso rilievo. Quindi havvi un toro schiacciato e intrammezzato da cartocci, che racchiude il campo della rotella nel quale è rappresentata la conversione di Saulo. Oc cupa il mezzo in basso, Saulo, armato alla romana, disteso in terra con gli sguardi rivolti in alto ove apparisce in mezzo alle nuvole il Cristo. Il cavallo è pure caduto, ed il guerriero pagano ha tuttora il piede sinistro sulla sella, dalla quale tenta levarlo uno de' soldati che lo accompagnano. Tre altri abbagliati dalla luce che viene dal cielo fanno schermo agli occhi con i loro scudi. Un cavaliere, con bandiera, che volta il dorso all'apparizione, gira indietro la testa per guardare al caduto. In fondo, è la città di Damasco, dove ten deva Saulo, accennata a contorno. La composizione è bella, buono il disegno ed accurato il lavoro, che appartiene al secolo XVII. (Arm. 23). F. 18. ROTÈLLA di materia e di lavoro simile alla precedente, salvo che il soggetto è un abbattimento alle spade tra due cava lieri, discesi da cavallo, ai quali si frappone un terzo. (Cam. 30). F. 19. ROTÈLLA BIANCA, operata a cesello, con la storia della conversione di S. Paolo, mediocre lavoro, del fine del secolo XVI o del principio del XVII. (Arm. 26). F. 20. ROTÈLLA di acciajo (diam. 0,59), cesellata a bassori lievo, bronzato e squisitamente ageminato in oro in ogni sua parte. Vi è rappresentato un combattimento tra' Romani , comelo prova la insegna con-S- P- Q- R- e le armature tuttesimiglianti. Suldi nanzi è un cavaliere che stramazza da cavallo, anch'esso caduto a terra. Egli è Saulo che ha udito tonare il cur me persequeris, pro nunciato dal Cristo che si vede in alto tra le nubi ed i cherubini. Nel fondo del quadro si appresenta la città di Damasco con una selva di minareti. È buon lavoro del secolo XVI. (Arm. 13). 216 F. 21. CLASSE II. ROTÈLLA di acciajo (diam. 0,59) con bassirilievi cesel lati e riccamente ageminati in oro. V'è rappresentata la stessa storia della rotella precedente, cioè la conversione di Saulo. Anche qui un combattimento di fanti e di cavalli col protagonista caduto, insieme col cavallo, in terra, l'insegna romana, in fondo veduta della città di Damasco, in alto l'apparizione del Cristo. È circondato il quadro da una fascia divisa in otto targhe, dentrovi guerrieri ove ritti, ove seduti, intrammezzate da formelle e medaglie con testine. Èopera certamente della seconda metà del XVI secolo, e molto com mendevole tanto per il disegno, quanto per la esecuzione. (Arm. 37). F. 22. ROTÈLLA di rame argentato con due stemmi sormontati da un elmo chiuso con corona marchionale cui fa da cimiero un orso uscente. Lo stemma a sinistra è forbito, con orso uscente a destra, sopra e sotto tre fragole. Quello a sinistra ha due galli addossati. Stemmi e lavoro tedesco del secolo XVI. (Cam. 30). F. 23. ROTÈLLA appartenente all'armatura dello Zacchei, di n° B. 7, eguale ad essa per gli ornati e per il lavoro. (Arm. 41). F. 24. F. 25. ROTÈLLA (diam. 0,76) di ferro con ovolo liscio prece duto da un listello, e nel campo gruppi di cavalieri combattenti in sei triangoli, separati da fogliami. Tutti questi ornamenti a basso rilievo, di cesello, sono di pochissimo pregio. (Fin. 11). ROTÈLLA di lamina d'ottone cesellata e dorata, con la rappresentazione del trionfo di Venere (?). Ha un contorno argentato con pietre colorate alternate da stemmi del Principe d'Ascoli, che ne fece dono alla M. del re CARLO ALBERTO. (Fin. 4). F. 26. ROTÈLLA di legno coperta di cuojo nero bollito tanto nella parte convessa che nella concava, ornato di figure e di fogliami a bassorilievo operati con lo stampo, del diametro di m. 0,54. Nella parte mediana è Perseo sul cavallo Pegaso che vibra un dardo ad un leone. Nella corona attorno sono quattro tondi, entrovi un guer riero stante, un leone, una donna seduta, un cavaliere al galoppo con una storta in mano. Nelle formelle interposte sono mezze arma ture all'antica e fogliami. Un festone di alloro contorna la rotella e tutti i tondi. Nella parte concava è incisa con fogliami e figure che rappresentano Ercole che uccide Anteo sollevandolo da terra, e Curzio alla voragine. È lavoro italiano del secolo xv. (Fin. 1). F. 27. ROTÈLLA per forma, per materia e per lo scompartimento del disegno simile alla precedente del diametro di 0,58. Nel tondo mediano sono tre guerrieri armati all'antica e negli altri quattro: Curzio alla voragine, Muzio Scevola due volte, ed Ercole che sbarra le fauci al leone. Le formelle hanno figure fantastiche scambio delle mezze armature. Nella parte concava gli ornamenti sono pure a SERIE F. 217 bassorilievo, e rappresentano fogliami, animali ed Ercole che com batte l'Idra Lernèa. (Fin. 1). F. 28. ROTÈLLA di cuojo cotto, operato a bassorilievo, con ossa tura di legno, del diametro di 0,56. Nella parte esteriore, argentata, sono quattro targhette con figure allegoriche e nel mezzo Curzio alla voragine entro una formella quadrilatera, con ornati che riem piono i vuoti, ed intorno a tutto una greca incorniciata. Il fondo è granito. Nella parte interiore poi sono due targhette, una ellittica ed una a mo' di pelta messe in mezzo da svariati ornamenti a foglie di acanto con mostri e teste di ariete. Anche qui il fondo è granito, tutto di color nero, e gli ornamenti sono di verde cupo con filetti, contorni e rivolti di foglie, e cartocci dorati. È un pregevolissimo lavoro del XVI secolo. (Fin. 8). F. 29. F. 30. ROTÈLLA di cuojo senza ossatura di legno. (Cam. 31). ROTÈLLA di legno coperta di cuojo cotto. Ha una banda attorno con ornati e targhette con due scuri in decusse, e nel mezzo Venere e Cupido, il tutto messo ad oro su fondo nero. È una ro tella da torneo del mezzo circa del secolo XVI. (Fin. 9). F. 31. ROTÈLLA di legno (diam. 0,44) coperta di tela dipinta a tempera. Fine del secolo xv o principio del xvI. (Fin. 7). F. 32. BROCCHIERE (1) appartenente all'armatura di nº B. 8, a 14 bande alternate, forbite e incise con l'acqua forte, e corona nel contorno dello stesso lavoro, simigliante in tutto all'armatura e come F. 33. quella con gli ornati messi a oro su fondi abbassati e graniti ad acqua forte. (Fin. 5). BROCCHIERE d'acciajo forbito con sei fioroni terminanti (1) BROCCHIÉRE E BROCCHIERO (lat. basso buccularius, franc.bouclier, ingl. buckler, spagn. rodela, broquel, ted. Schild). Scudo rotondo, rotella che ha nel centro una punta di acciajo, detta brocca e brocco, onde il nome di brocchiere. Ha la forma e le dimensioni delle rotelle ordinarie e ne differisce soltanto per il brocco. Apresso Mast. Polo scrimitore vene quasi ogni dì a far giocare lo Ill.mo Sig.or Guido baldo : il quale dimostra più adesso che habia mai facto delectarsene : Maest.º Polo li ha donato doi belli brocchieri et due spade-. FELICE DA SORA, Lett. (11 giug. 1322), Arch. di Stato Fir , Urbino, Cl. 1ª, div. G, filza CCXLI.-Ui si richiede in oltre acio intorno nell'estremità un cerchietto forte di ferro ben inchiodato et rileuato dal brochiero tanto che possi tra quel cerchio et il brochiero entrar la spada per poter con esso far presa di essa spada, o romperli un pezzo di punta.......... sarebbe anco utile molto nel brochiero che in mezzo hauessi una punta acuta (il brocco, onde il nome) per poter con esso ferire il nemico-. GRASSI, Ragione di adope rar, ecc. (1570), p. 60. Parrebbe, da questi due esempj, che il brocchiere si adope rasse, più che per la guerra, per iduelli. In fatto in un inventario della Corte di Mantova trovo questa notizia: Item dui dardi e dui brocherj da combattente-. Libro Aquila (1543), Arch. Gonzaga, c. 18, t. 218 CLASSE II. in gigli su fondi abbassati, sui quali sono incisi, ad acqua forte, sva riatissimi trofei militari e strumenti musicali, tutti messi ad oro. Sugli spazi bianchi sono foglie di acanto con animali inseguiti da cani e da cacciatori, operati a semplice contorno. Tutto il lavoro rivela la mano di artefice italiano, e avendo appartenuto alla fa miglia Martinengo, può credersi opera di un armajuolo da Brescia, e del secolo XVI. Ha il diametro di 0,60. (Fin. 10). F. 34. F. 35.--- BROCCHIÉRE appartenente all'armatura di nº B. 6, ed istes samente decorato, del diametro di 0,61. Oltre ifogliami che formano il campo, sono cinque formelle curvilinee, egualmente incorniciate che quelle dell'armatura, dentrovi armi ed armature e le storie di Giuditta, di Curzio, di S. Giorgio e di David, e nell'ultima un guer riero. La solita lista incisa ad armi e strumenti musicali gira at torno al brocchiére che si compie col tortiglione. Pesa Cg. 6,500. (Fin. 12). BROCCHIERE di acciajo lavorato di cesello ed in buona parte ritoccato poi ne' bassirilievi col bulino, del diametro di 0,58. Ha un tondino al contorno con foglie a volute minutissime agemi nate in oro siccome, sono istessamente tutte le altre parti. Quindi è una corona larga 0,045 interrotta da quattro tondi: quella deco rata di svariatissimi strumenti militari e musicali; questi ornati di figure allegoriche, cioè la Fortezza, la Temperanza, la Rassegnazione e la Pace. Il campo è tutto lavorato a mo' di damasco con fondo granito per una larghezza di 0,148, nella quale sono quattro targhe di bellissima forma con quattro figure intere a mezzo rilievo rap presentanti: una Diana con dardo nella destra, arco nella sinistra e turcasso con frecce al tergo; la Fortuna (?) ignuda con una vela tenuta in alto con la destra e gonfiata dal vento, ritta sopra un delfino nell'acqua; una Minerva armata; un Marte. Il centro è oc cupato da una formella del diametrodi 0,19 con unmascherone ad orecchie di satiro e corna di becco, dalla bocca del quale esce il brocco. Questa testa è lavorata di cesello ad alto rilievo con mira bile maestria e tutta ageminata di oro. Il lavoro di questo broc chiére è commendevolissimo, e sembra della seconda metà del XVI secolo. Il più bello e pregevole tra i brocchiéri dell'Armeria. (Arm. 36). BROCCHIERE d'acciajo lavorato a cesello, bronzato e già F. 36. tutto dorato. Ha prima una corona con ornamenti che si ripetono. Il campo, convesso, è abbellito da due mascheroni e da quattro tri toni, che dànno fiato alle conche, sorgenti da quattro rosoni che fan parte de' fogliami d'acanto. Appartiene al secolo XVI fine. Ha di dia metro 0,52. (Arm. 23). SERIE F. F. 37. 219 BROCCHIERE (manca il brocco) appartenente all'armatura di nº B. 9 dei Martinengo, e decorato con fogliami molto ad essa simiglianti. (Arm. 40). F. 38. BROCCHIÉRE d'acciajo del diametro di 0,57. Tutta la de corazione è bronzata sufondi dorati e composta di liste che si piegano e s'intrecciano bizzarramente formando figure svariate, riempiute tutte con puttini, animali, cavalieri e divinità. Intorno è una corona con una bella rappresentazione della caccia al cinghiale e al cervo. I fondi sono abbassati ad acqua forte, e tutta la parte ornamentale è ritoccata col bulino. Sec. XVI fine. (Arm. 23). F. 39. BROCCHIÉRE di acciajo del diametro di 0,58 tutto bronzato con corona ornata di svariati trofei, combattimenti e cacce, incisi ad acqua forte e forbiti su fondi graniti, e cinque medaglie con figu rine egualmente lavorate e messe a oro. Il campo è diviso in cinque parti da cinque bande, che, partendo dal centro, vanno alla corona già descritta. Cinque quadretti, ornano il campo suddetto e rappre sentano alcune fatiche di Ercole e combattimenti singolari. Presso uno di questi quadretti è inciso uno stemma, di.......? a tre bande di........ ? certo della famiglia alla quale appartenne il Brocchiéro, che non saprei indovinare, con le iniziali BF che mettono in mezzo la targa. Questo brocchiére, eccetto per i campi che sono cinque scambio di sei, è simile per forma e per lavoro alla figura di nº F. 46. (Arm. 22). F. 40. BROCCHIERE appartenente all'armatura nº B. 8 di un Rota da Bergamo. (Fin. 2). F. 41. BROCCHIERE appartenente all'armatura di nº B. 10 e nel modo stesso ornato. (Fin. 5). F. 42. BROCCHIERE bianco, inciso con l'acqua forte, del dia metro di 0,51. Ha una corona attorno con armature e sei ovati con rosoni. Sei bande, pure con armature, finiscono sulla corona ed hanno una formella a mezzo cerchio tra loro con trofei d'armi. Fine del secolo XVI o principio del xvII. (Fin 7). F. 43. BROCCHIERE di acciajo forbito (diam. 0,54). Ha il torti glione ed una corona che circondano la parte convessa, divisa in tre triangoli mistilinei da tre bande che partono dal brocco e vanno alla corona suddetta. Questa e quelle sono ornate con vaghi fogliami ricavati su fondi graniti, ed alcuni abbassati, ad acqua forte, ed in parte bronzati su fondi messi a oro, in parte forbiti insieme con i fondi. Nel mezzo di ciascun triangolo è un monte bronzato d'onde sbucano fiammelle cesellate, con qualche doratura. (Arm. 27). F. 44. BROCCHIERE di acciajo forbito diviso in cinque campi con targhetta e figurina dentro, e cinque bande con ornamenti di 220 CLASSE II. fogliami ed una corona con varj trofei d'arme, il tutto inciso ad acqua forte. Ha il diametro di 0,59 e pesa Cg. 12,70! Opera ita liana del secolo XVI. (Fin. 6). F. 45. BROCCHIÉRE (diam. 0,58) di ferro forbito con sedici bande alternate da otto liscie ed otto ornate a liste intrecciate svariata mente su fondi neri abbassati ad acqua forte e graniti. Dello stesso lavoro è una corona che gira tutto all'intorno ed altra minore presso al tortiglione. (Fin. 8). Brocchiére di no F. 46.- 126. F. 46-48. BROCCHIÉRI di ferro forbito, incisi ad acqua forte con ornati, e targhe dentrovi figure di decorazione. (Campo B). BROCCHIÉRE BIANCO, simile al nº F. 39. (Fin. 2). F. 49. F. 50. BROCCHIÉRE di ferro forbito con trofei incisi ad acqua forte. Diametro 0,53. (Сатро А). F. 51. BROCCHIERE di ferro forbito inciso ad acqua forte, con figure di guerrieri, medaglie e trofei d'arme simile al nº F. 44. (Campo A). SERIE F. F. 52. F. 53. 221 BROCCHIÉRE Simile al nº F. 46. (Fin. 4). BROCCHIÉRE BIANCO intagliato ad acqua forte con rose, stelle e gigli. Ha il diametro di 0,60, e appartenne all'armatura di nº B. 35. (All'armatura B. 35). BROCCHIERE eguale al precedente. (Cam. 19). BROCCHIÉRE di ferro forbito, del diametro di 0,56, con F. 54. F. 55. brocco e rosoncino dorato. È tutto inciso ad acqua forte, con figure, animali ed ornati di fogliami sullo stile del seicento. (Cam. 19). F. 56, 57. BROCCHIERI BIANCHI, diviso ciascuno in sei campi trammezzati da sei bande, queste con trofei d'armi, quelli con tar ghette dentrovi guerrieri, il tutto inciso ad acqua forte, eguali al n° F. 46. Sec. XVI. (Cam. 19). F. 58. BROCCHIÉRE simile ai precedenti. (Fin. 10). F. 59. F. 60. BROCCHIÉRE BIANCO simile al nº F. 39. BROCCHIERE di ferro forbito (diam. 0,56) con brocco pi ramidale dorato. È ornato sui raggi di cinque bande maggiori con targhe ovate attorniate da cartocci e da due figurette e dentro un delfino sormontato da una stella ; alternate da cinque minori con trofei d'armi. Una corona istessamente decorata messa in mezzo da trecce gira all'intorno e compie la parte ornata di questo arnese eseguita con intaglio ad acqua forte. (Fin. 8). F. 61. F. 62 BROCCHIÉRE simile al nº F. 53. BROCCHIÉRE diviso in otto campi, da liste con ornati, su fondo nero. (Fin. 12). F. 63. F. 64. BROCCHIÉRE Simile al precedente. (Fin. 8). BROCCHIÉRE (diam. 0,58) bronzato, proprio di CARLO EMA NUELE I. È tutto ornato di incisioni messe a oro, e nella parte con vessa occupa il centro un sole raggiante, dalla bocca del quale esce il brocco a fiamma. Intorno ad esso sono quattro svolazzi con i--- motti SOLVS DEVS SOLVS SOL SOLVS MILES SOLVS SABaudiæ DVX, alternati da due corone ducali d'onde escono rami di palma e di olivo intrecciati, in alto e in basso, e da due fasci, di quattro dardi ciascuno, messi a' lati. La parte piana, tra quella convessa e l'orlo, è ornata di otto nodi d'amore, alternati da al trettante rose. (Arm. 4). F. 65. BROCCHIÉRE tempestato di soli dorati appartenente alla armatura del principe EMANUELE FILIBERTO. (All'armatura Β. 43). F. 66. BROCCHIERE appartenente alla armatura di nº B. 31, diviso in sei campi bianchi alternati da sei raggi che incomin ciano in un tondo finiscono in una corona che forma il contorno del brocchiére, decorato il tutto come l'armatura, e messo ad oro. (Fin. 11). 222 F. 67. CLASSE II. BROCCHIÉRE (diam. 0,59) con tortiglione intorno, e quindi corona con ornati a schiacciato rilievo, neri, su fondo abbassato ad acqua forte, granito e dorato, con quattro formelle ovali, dentrovi puttini bruniti su fondo dorato. La parte mediana è brunita e porta nel centro un umbone cesellato con fogliami neri, e fondi messi a oro donde sporge il brocco piramidale a base quadrata. È lavoro italiano della seconda metà del secolo XVI. Appartiene all'armatura di nº B. 3. (Fin. 8). F. 68. BROCCHIÉRE di ferro brunito , e per forma eguale al n° F. 44, ornato con incisioni di fogliami svariati e di mezze figure di mori, fatte ad acqua forte, e corona intorno con trofei d'armature, armi, strumenti musicali, ecc. Diametro 0,56. (Cam. 18). F. 69. BROCCHIERE (diam. 0,50) di acciajo forbito, con torti glione attorno cui segue una corona che circoscrive il campo con vesso, diviso da tre bande, che si partono dal brocco, in tre trian goli mistilinei. Tanto la corona che le tre bande sono ornate come lo spallaccio di nº C. 144, ed era parte della stessa armatura. (Arm. 27). F. 70. BROCCHIÉRE di acciajo brunito, del diametro di 0,58, ric camente ornato con intagli ad acqua forte, dorati su fondi scuri, tanto nella corona circolare, quanto nelle cinque bande che dividono il campo in cinque triangoli, ciascuno de' quali ha nel mezzo un rosone. Fu donato alla M. del Re CARLO ALBERTO dal Conte di F. 71. Cavour. (Arm. 27). BROCCHIÉRE del diametro di 0,60 appartenente all'arma tura di nº 32 ed istessamente operato che quella. (Fin. 5). F. 72. BROCCHIÉRE del diametro di 0,60, bronzato come l'arma tura di nº B. 46 (S. Martino Parella), e nel modo stesso ornato di liste d'oro a mo' di stelle a quattro punte, tre, una dentro l'altra, con i lati fra loro paralleli, e ripetuti istessamente sino alla corona di contorno. Rosone con brocco piramidale dorati. È importantissimo questo ar nese, perchè interamente conservato nel suo stato primitivo, cioè con la frangia attorno, la fodera, le imbracciature e la coreggia con fibbia, passante e puntale di ferro dorati, per appenderlo al collo o all'arcione, di seta o di velluto cremisi ornato di fili o di nastro d'oro. (Fin. 12). BROCCHIÉRE bronzato, una bell'opera di cesello, francese, F. 73. della prima metà del secolo XIX. Ha il diametro di 0,57. Un torti glione forma il contorno, cui segue una corona con ornati, figure fan tastiche , teste di Medusa ed altre di mostri diversi. Nella parte mediana molto convessa sono tre grandi medaglioni di figura oblunga, contornati da liste dorate che finiscono con mascheroni e presso SERIE F. 223 ai punti estremi hanno statuine di donna in alto e leoni in basso, e nel mezzo ai punti di contatto tre cartelle a cartocci, dentro alle quali, teste coperte da elmo. In ciascuno dei medaglioni, a basso ed a mezzo rilievo sono rappresentate battaglie tra cavalli e fanti, armati quale di corazza di una sola piastra di ferro, quale di corazzine, quale con giaco di maglia e tutti coperto il capo di el metto. Chi percuote con mazze, chi scaglia un lanciotto, chi mena una puntata, chi cala un soprammano con la storta, chi dà un colpo di scure, chi saetta con l'arco, chi sottentra a' cavalli col pugnalé per farli stramazzare a terra. Nel turbinio del combattimento non v'ha soldato che stia ozioso, chè qua boccheggiano al suolo i feriti, là trascorrono baldi i vincitori, e le zampe dei cavalli compiono l'opra delle armi. A sinistra un trombetto tocca arme serrata, e dalla destra torme di cavalli sopraggiungono a rinfrescare la battaglia. Il soggetto di queste rappresentazioni non saprei indovinarlo, e credo che l'artefice, avrà, certamente, voluto fare delle battaglie, e nulla più. E in questo egli è riuscito maravigliosamente. Nei triangoli tra i medaglioni sono, in ciascuno, due schiavi in isvariate movenze, che mostrano come l'artefice sapesse trattare maestrevolmente il nudo, armi diverse ed armature. Nel centro è il brocco a piramide di pianta esagonale che s'innalza sull'umbone, quello liscio e dorato, questo ornato di mascheroni e di fogliami. Tutto il lavoro è stu pendamente eseguito e, sebbene moderno, è uno tra i più pregevoli dell'Armeria (1). (Arm. 24). F. 74. BROCCHIERE di acciajo brunito, lavoro di cesello, poco dissimile per la forma dal precedente, ed a questo simigliante per gli ornamenti e per la esecuzione, così che potrebbesi quasi credere dello stesso artefice. Anche in questo l'orlo è formato da un torti glione cui segue una corona con ornati a' quali si frammettono draghi di bizzarre forme, alternati da puttini in isvariate graziosissime mo venze. Un altro cordone sta tra questa ed il campo principale. Una fiera battaglia in terra ed in acqua è la rappresentazione qui scol pita. E' sembra che una delle parti de' combattitori sia venuta pel fiume , chè due navi rimangono ancora vicino alla riva, e, preso terra, abbia assalita la parte avversa che si compone di fanti e di (1) Inuna croix Note (B) d'armes et armures fournies à S. M. par Louis La sotto la data 29 novembre 1837 si legge: Un beau bouclier en re poussé représentant trois batailles dans trois médaillons , d'un travail fini , et très-bien conservé (!?) et rare (?), soit pour son style e son beau travail. L. 7950-. Non poteva essere conservato male, essendo un lavoro fatto pochi mesi prima della compera. In quanto poi a rarità, sarà tale, se l'artefice non ne ha eseguito qualche altro esemplare. 224 CLASSE II. cavalli, quasi tutti armati nel pretto costume de' Romani. Gli assa litori per contro sono pressochè tutti disarmati (1), e per la maggior parte nudi affatto. La mischia aspra, crudele ferve su tutti i punti egualmente, e morti e feriti già ingombrano il suolo. Spade romane, lance ordinarie ed amate, lanciotti , clave, azze, pugnali sono, in genere, le armi di ambe le parti dei combattenti. Tutti pugnano ac canitamente, ma la vittoria non pende più dubbia fra assalitori ed assaliti. Questi già l'hanno in pugno, e quelli cercano invano scam pare sulle navi, chè qualcuno di loro è saettato dagli arcatori, altri sono raggiunti ed atterrati a colpi di clava, di lanciotto, di pugnale. Il combattimento continua sulle navi stesse ove alla mescolata sono rimontati assalitori ed assaliti, e quivi seguitano a combattere fu riosamente. In mezzo a questa tempesta di guerra, circondato da piante palustri se ne stà sdrajato un vecchio dalla lunghissima barba, che stringe colla sinistra un timone ed appoggia la destra ad una urna, dalla quale sgorga abbondevole l'acqua, a significare un fiume. L'umbone, che supera pochissimo il piano del campo, è ornato di tre mascheroni con fogliami che s'intrecciano, e dal suo mezzo si innalza il brocco a piramide ottagonale piantato sur una sfera che ha per base un prisma a base circolare. L'artefice moderno di questo brocchiére si è inspirato nelle opere dei cinquecentisti, ed è riuscito a farne una pregevole imitazione (2). (Arm. 25). F. 75. ROTELLÍNO DA PUGNO, (3) del diametro di 0,30, di lastra di ferro coperto di velluto cremisi, contornato di un cordone con la (1) V. a pag. 104 la nota 2. (2) In un'altra alla data 31 maggio 1836, si ha la seguente notizia: Note (A) d'armes etc., vendute dallo stesso signor Lacroix, Un très-beau e bien rare bouclier en fer repoussé, représentant une bataille de terre e de mer composée de 36 figures et ornements arabesques, etfleurs en ciselure attribué aBenvenuto Cellini (!?), trés-bien conservé. L. 8500-. Veramente ci vuole una faccia molto sicura per presentare questo scudo come antico e attribuito a BenvenutoCellini, specialmente quando chi lo presenta sa bene da quale officina del suo tempo sia uscito. Ma il signor- Lacroix Marchand Bijoutier Joaillier Horloger de LL. Ma jestés non era un Antiquario, nel significato proprio della parola, e per ciô non può farglisi rimprovero se non sapeva distinguere le opere del Cellini del cinquecento da quelle dell'artefice del brocchiére dell'ottocento. (3) ROTELLINO DA PUGNO (franc. rondelle à poing, ing.fist-shild, ted. Faustschild). Rotella di minori dimensioni delle ordinarie, che non s'imbracciava ma s'impu gnava e per ciò ebbe l'aggiunto da pugno. Serviva per le giostre e per i duelli ed a tal uopo era fornito di gancio o di cerchi rilevati dal piano (cercles, crochet brise épee) per potervi prendere la punta della spada dell'avversario e romperla (V. a pag. 271, lanota 1. ..... excepto spade, coltelli da lato, rotellini o boccolieri, le quali armi...- BONGI, SERIE E. 225 stretta centinata ed ageminata di oro. Nel mezzo è una targa or nata da sirene, mascheroni e festoni di frutte, bronzata, nella quale è rappresentato Orazio Coclite a cavallo che combatte contro gli Etruschi sul ponte. Quest'opera è molto bene condotta a cesello e F. 76. riccamente ageminata in oro. (Arm. 36). ROTELLÍNO DA PUGNO (diam. 0,40) di acciajo forbito con due cerchi di filo di ottone fissati sul piano con perni e rilevati da esso per prendervi e rompere la spada dell'avversario, al quale scopo serviva anche il gancio di ottone posto nel centro. Era arme di difesa usata nel duello in Italia, specialmente ne' secoli xvi e xvII. (Cam. 19). F. 77. Rotellino da pugno di nº F. 76. 116. ROTELLÍNO di lamina di ferro (diam. 0,375) coperto con drappo giallo e sopra, pure in lamina forbita, una zona sferica nel centro, dal quale si spiccano alla circonferenza 28 raggi. In alto ha il gancio per romper la punta della spada. Porta la marca. (Cam. 19). ROTELLÍNO DA PUGNO, di ferro, verniciato di nero, del dia F. 78. metro di 0,30. (Сатро А). Bandi Lucch. (1346, 2 dic) p. 181. 73 rotelle e 4 brochieri. 33 spallacci da gio stra. 2 pezzi di barde da giostra. 17 rotellini da giostra-. X di Balía, Giorn. (13 lugl. 1529) Arch. di Stato, Fir. Cl. XIII, dist. 2º, nº 147, с. 7). Catalogo R. Armeria. 15. 226 F. 79. (Campo A). F. 80. CLASSE II. ROTELLÍNO simile al precedente, del diametro di 0,37. TARGA O TARGHÉTTA (1) DA PUGNO, di lamina di ferro, di figura trapezia, imbricata, con gancio rompi-spada nel mezzo e cor doni all'intorno, pure di ferro, il tutto forbito. (Campo Β). F. 81. TARGHÉTTA DA PUGNO, quadrilatera, imbricata, con gancio rompi-spada. È di legno coperta di pergamena e rinforzata da un tondino di ferro esteriormente, a 0,03 dal contorno, e nella parte interiore da quattro rami pure di tondino che si riuniscono in mezzo per formare l'impugnatura coperta di corno. (Campo B). Targhétta da pugno di no F. 81. 16. F. 82. La stessa veduta al rovescio. TARGHÉTTA DA PUGNO, leggermente imbricata , rettango lare, co' lati di 0,380 e 0,228. È uno stupendo lavoro del secolo xvi, eseguito a cesello. Una fascia con fogliami e frutte, e serpenti in trecciati, sta presso al perimetro adornato da un nastro a spira. Viene (1) TARGA E TARGHETTA DA PUGNO (franc. targette à poing, à crochet brise-épee) Scudo da impugnarsi di piccole dimensioni, di figura quadrata o trapezia che si adoperava come il rotellino che abbiamo descritto a dietro. Anche di queste targhe ce n'erano da giostra e da pompa, nelle quali sfoggiavano gli armajuoli italiani, come vedremo nei nº F. 82, 83 e 81.- Tu ti provederai di tutte l'arme da giostra, così con la targhetta, come con la buffa, e di un toneletto d'acciaio-. F. DA LON GIANO, Del Duello (1551), XXXII, 61.- Targe(targhe) da pugno, 61. Targhe da giostra. Una targa grossa da geostrar.- Invent. Monit. Salle de X (1548). Ms. Marciana, pp. 51 e 137. SERIE F. 227 poscia una lista a minutissima ageminatura in oro. Il rettangolo mediano ha una bella targa nel mezzo ad ale accartocciate con bel garbo, incorniciata da una fascia, il tutto ageminato di oro. Si appoggia la targa su due mostri alati con teste diverse ed assai bizzarre. Sulle ali e sui cartocci della targa siedono due putti, ed in alto, sta nel mezzo un tritone alato che tiene in una mano la parte di un panno che va a terminare sulla testa di due masche roni posti agli angoli , dalle bocche de' quali pendono festoni di frutte. Negli angoli inferiori sono uno scudo con una sciabola, ed una corazza con una scure da guerra. Nel campo della targa sono rappresentati gli amori di Marte con Venere, sorpresi da Vulcano che si avanza da una porta, tenendo in mano la rete ministra delle sue giuste vendette. Venere quasi interamente nuda e Marte tutto in arme, alla sinistra di lei che l'abbraccia, stanno seduti sur un letticciuolo, e volgonsi maravigliati e indispettiti verso l'uscio onde si mostra l'importuno visitatore, senza però darsene alcun pensiero, e tenendosi sempre strettamente abbracciati. Quasi tutti gli ornamenti e le figure , salvo alcuni panni , i due animali fantastici ed altre poche cose ageminate in oro, sono bron zati e spiccano su fondo dorato. Il disegno è puro, la esecuzione finitissima, e quale poteva uscire dalle botteghe degli artefici italiani nell'aureo cinquecento. (Arm. 37). F. 83. TARGHÉTTA DA PUGNO , imbricata , larga 0,27, alta 0,34. È tutta lavorata di cesello a basso rilievo, con gruppi d'ogni sorta d'armi e d'armature dalle bande, e nel mezzo ha una cartella (sor montata da corona ducale tenuta da due figure virili sotto un padi glione che poggia sopra una sirena), nella quale è un Principe stante, nel costume di corte del xvi secolo, che ha presso di sè due paggi, uno dei quali gli sorregge il manto e l'altro gli porta l'elmo da guerra. Tutti i bassirilievi sono bronzati e spiccano su fondo granito e dorato. È un bel lavoro del secolo XVI. (Arm. 37). F. 84. TARGHÉTTA DA PUGNO ad embrice, lunga 0,330, larga 0,255 alla base e 0,300 alla sommità. È di lamina di ferro, ricoperta di velluto cremisino con un cordone e lista pure di ferro bronzato, fissato con bullette d'ottone. Nel mezzo è una bella testa di Medusa con trofei militari e cartelle, il tutto ageminato d'oro ed in parte dorato, su fondo bronzato. Opera del xvi secolo. (Arm. 37). F. 85. ROTELLÍNO DA PUGNO (copia) di ottone gettato e messo ad oro. Vi sono combattimenti di fanti e cavalieri in costume antico non conservato esattamente in tutto. Non si saprebbe indovinarne il soggetto. La composizione è bella, e l'esecuzione commendevole. Sembra opera del fine del secolo XVI. (Arm. 36). 228 F. 86. CLASSE II. BRACCIAJUOLA tonda con lanterna, e cerchi rompi-spada, del secolo XVI (1). (Cam. 18). F. 87. BRACCIAJUOLA tonda , simile alla precedente , salvo che porta nel centro un aguto lungo 0,17. È del secolo xvI. (Cam. 18). Bracciajuola di nº F. 86.- 1217. F. 88. Bracciajuola di nº F. 88. 1213. BRACCIAJUÒLA di forma quadrilatera ad angoli arroton dati, con guanto d'onde sporge un aguto, ornata di bullette e di una stella d'ottone. Secolo XVI. (Fin. 9). Bracciajuola di nº F. 87. (1) Il sig. DEMMIN (Op. cit , p. 37) la chiama 116. Rondelle, brise-épée à bras sard, ma noi abbiamo il vero nome di quest'arma, in una sola parola, che si trova negli statuti bolognesi del 1252 in latino, e in italiano, ne abbiamo cenni negli antichi scrittori. ... omnes habentes guerram cum aliquibus, etc.... possint suo arbitrio portare per civitatem et burgos civitatis arma ad defensionem sui: scilicet panceriam, gamberias, collarium, cerveleriam, rotellam sive braça SERIE F. 229 F. 89.- PIASTRA lavorata di cesello, bronzata ed ageminata d'oro. Nettuno sul carro tirato da cavalli marini, preceduto, attorniato e seguíto da tritoni, alcuni con clave, altri dando fiato a conche ma rine. Lavorodi artefice italiano, e forse milanese, della seconda metà del secolo XVI. (Arm. 12). F. 90. PIASTRA bronzata, lavoro di cesello con azzimine di oro. Marte in riposo dentro una cartella ellittica, attorno alla quale sono sirene alate terminanti in code di serpe, e mascherone e uccelli e panneggiamenti. Lavoro molto simigliante al n° F. 89. (Arm. 12). F. 91. ROTÈLLA dell'Indostan del diametro di 0,51. E di corno fuso, d'un bel colore giallo d'ambra e come questadiafano, con quattro rosoni di metallo dorato a mo' di mezze sfere con ornati a basso rilievo, ed in alto un'aquila ad ale spiegate dentro un anello dello stesso metallo compiuto da due teste di drago che si affrontano, e contornato da una frangia di foglioline. Intorno all'orlo è una corona e nel mezzo un rosone composti di linee, di foglie e di trecce va gamente disposte e messe tutte a oro. (Rot , Arm. 42). F. 92. ROTÈLLA dell'Indostan di corno fuso, diafano, del dia metro di 0,52, in tutto simile alla precedente. (Rot , Arm. 44). TARGA dei selvaggi, di legno, ellittica, coperta di trecce F. 93. di paglia. (Rot.). F. 94.- ROTÈLLA circassa di corno fuso del diametro di 0,45, con sei rosoni di argento, ai quali internamente è fissata l'imbrac ciatura. (Rot. , Arm. 43). F. 95. ROTELLÍNO DA PUGNO di acciajo alla foggia orientale, con brocco piramidale ottagono, e scanalato dal centro verso la periferia ov'è una corona, con bullette di ottone a capocchia emisferica, cir condata da un tortiglione. (Arm. 26). F. 96. ROTÈLLA orientale di cuojo bollito, diametro 0,55, verni ciato nero, con quattro borchie di ferro in parte dorate, e sopra una mezzaluna parte piena e parte a traforo e indorata. (Rot. Arm. 52). F. 97. ROTÈLLA giapponese unita all'armatura di nº B. 13. E di cuojo bollito, nero, e molto convessa, del diametro di 0,46, con ornati indorati e quattro borchie ageminate di oro. (Rot). F. 98. ROTÈLLA indiana di ferro damaschino (diam. 0,38). Ha quattro rosoni emisferici nel campo che è convesso, damaschinato in oro molto riccamente ed ornato di figure di divinità, di animali, rolam et spatas longas pallam et non subtus, etc. Stat. Com. Bonon. L. II, Fu chiamato l'Aguto, perocchè avendo guerra i Frescobaldi co' Bostichi, cogli Adimari, e Conti di Pontormo, e guardandosi, portava la brac Rubr. xv1, p. 269. ciajuola con uno grande aguto-. VELLUTI, Cron. 36 [Gr]. 230 CLASSE II. di fogliami e d'iscrizioni in caratteri arabi. Questa rotella fa parte della corazza di nº C. 42 a 45. (Rot., Arm. 47). F. 99. ROTÈLLA giapponese (moderna) di legno verniciato, con stemma che ha una croce su fondo rosso e dentro una croce bianca su fondo nero, che è la croce di S. Jago. (Rot., Arm. 45). F. 100.- ROTÈLLA persiana del Tibet, di forma conica,del diametro di 0,64: E composta di trentotto anelli concentrici di giunco, tutti rivestiti di fili di seta rossa, gialla e nera, con tale acconcia dispo sizione da formare un bell'ornamento di fogliami. L'umbone è una lastra di bronzo dorato del diametro di 0,26 a zone sporgenti ed una abbassata nella quale, come nel circolo del centro, sono iscri zioni in caratteri arabi. La parte interna è coperta da una stoffa a fiorami di seta rossa, bianca e gialla incollata ai giunchi. Alcune funicelle attaccate ad anelli nella parte interiore servono d'imbrac ciatura. (Rot. , Arm. 49). F. 101, 102. F. 103-106. F. 107. F. 108. ROTÈLLE di cuojo di pesce, nero. (Rot , Trof. 63). ROTÈLLE di cuojo di coccodrillo. (Rot., Trof. 55). ROTÈLLA di cuojo simile al nº F. 101. (Rot., Trof. 55). CALCAN turco, da pompa, di argento massiccio, con or nati di rapporto, di bronzo dorato. Copio il vecchio Catalogo. Il gran sultano, in Costantinopoli, nell'occasione della solen nità detta della sciabola, il quinto giorno della sua esaltazione al trono, si conduce con tutta la pompa orientale alla moschea di Mohamed II, preceduto dagli Uffiziali di corte, dai muftí e dagli ulemi, la quale pompa rimane ancora accresciuta da trentadue cavalli damaneggio, bardati col maggior lusso, dodici dei quali portano ap piccato all'arcione della sella uno scudo di lusso detto appunto calcan. Esso è ricco d'oro e d'argento ed ornato di pietre preziose-. (Catal. pag. 173, n° 475). (Rot., Arm. 51). F. 109. F. 110. ROTELLÍNO DA PUGNO giapponese, di corno fuso, del dia metro di 0,26, simile alle rotelle della stessa materia. (Rot , Arm. 51). ROTELLÍNO di cuojo a tre doppj, colorito rosso. (Rot., Arm. 51). F. 111-114. TARGHE di cuojo di pesce, delle isole del mar Pa cifico, a forma di mandorla. (Rot , Trof. 55). F. 115. F. 116. TARGA di cuojo, di colore rossastro. (Rot , Trof. 55). TARGA indiana, di cuojo, di figura ellittica con lavori a stampo simili al n° F. 101. (Rot., Trof. 55). F. 117. TARGA indiana, di legno, colorito di bianco e di grigio, con ciocche di capelli. È di figura esagonale, mistilinea, con due lati lunghi, paralleli, compiuti da ciascuna parte con due archi di cer chio. (Rot). SERIE E. F. 118. 231 TARGA di legno, simile, per la forma, alla precedente, con rosoni ed altri ornati dipinti. (Rot.). F. 119. TARGA in forma di pelta, di lamina di ferro con uno scudo inquartato. 1º e 4º di Rohan, 2º e 3ºdi Bretagna, dei Rohan principi di Soubise, e più precisamente di Francesco, di Ercole, duca di Montbazon e della sua seconda moglie Maria d'Avangour di Bre tagna figliuola primogenita di Claudio di Bretagna conte di Vertus, morto nel 1712 di 81 anno e 6 mesi, a Parigi, il 24 di agosto. BROCCHIÉRE nero, appartenente all'armatura di nº B. 19. F. 120. (Fin. 3). F. 121. F. 122. BROCCHIÉRE nero, appartenente all'armatura di nº B. 39. 0 BROCCHIERE bianco a botta (diam. 0,49), circondato da tortiglione. Il campo è diviso in cinque parti per mezzo di capocchie di chiodi a sette facce disposte sui raggi che vanno a terminare in altre messe attorno alla circonferenza. In ciascuno spazio è una for mella quadrilatera mistilinea con incisioni ad acqua forte su fondo granito ed annerato. I soggetti sono: un'aquila ad ale spiegate e zampe aperte, con corona ducale ; trofeo d'armi; stemma con la figura di un cercatore zoccolante con bisaccia sulle spalle e la mano sinistra stesa innanzi a dimandare la elemosina, lo stesso frate forma il cimiero ; un cavaliere armato di tutto punto, egli ed il cavallo, che corre una lancia; finalmente una mezza figura di guerriero in costume romano, che lo scudo imbracciato con la destra (!) e la spada nella sinistra, è in atto di difendersi. Altre cinque formelle in giro hanno partidi armi e di armature. Nel centro, da un rosone a cinque foglie rispondenti ai mezzi delle formelle, spunta il brocco. (Fin. 6). F. 123. BROCCHIERE di rame (galvano-plastica), lavoro moderno. Potrebbe chiamarsi de' quattro poeti ; chè vi sono i loro ritratti e quattro storie, ciascuna delle quali è tratta da' loro poemi. (Cam. 31). F. 124. BROCCHIERE di ferro (diam. 0,56) a bande brunite e messe ad oro alternativamente, e corona brunita intorno. (Campo D). F. 125. TARGA sannitica, di ferro con ornati intorno, circondati da piccola fascia, e scala a cinque piuoli nel mezzo, il tutto forbito sopra fondo verniciato di nero. L'ornato si compone di fogliami, figure a croce, e croci gigliate dentro a tondi. Sul lato superiore, pure racchiuse in tre tondi, sono le lettere- MDS con le quali un ignorante contraffattore credette (e vi riuscì) far passare questo scudo come appartenuto a Mastino Della Scala (1). Dono del conte Vittorio di Seyssel. (Fin. 5). (1) O vogliasi attribuire questo scudo a Mastino I, signore di Verona dal 1229 al 1277, o a Mastino II che la tenne dal 1329 al 1351, le tre iniziali non sono 232 F. 126. CLASSE II. TARGA nera di forma ellittica di 0,63 nel maggiore, e 0,50 nel minor diametro. Sul mezzo è in bassorilievo argentato una croce sopra un leone giacente (1). (Campo F). TARGA bronzata, di forma ellittica, lavorata di cesello, F. 127. rappresentante un mascherone a viso umano (2). (Campo C). F. 128. TARGA di forma ellittica lunga 0,65 e larga 0,40, con ornati incisi ad acqua forte e forbiti su fondi neri a vernice, e ro sone e brocco di metallo dorato (3). (Fin. 4). F. 129. TARGA ellittica di ferro forbito, operata a cesello. Viè rappresentato uno scontro tra cavalieri cristiani e turchi. (Сатро В). F. 130. TARGA eguale per forma e dimensione cesellata, della stessa fabbrica della precedente, con rappresentazioni allegoriche allusive, sembra, alla pace ed ai benefici effetti che ne derivano. (Сатро В). punto del tempo di questi due Scaligeri, che naturalmente ve le avrebbero fatte incidere della forma stessa di quelle che si veggono nei loro monumenti. E non vi avrebbero poi messe le iniziali del casato, perchè la scala bastava ad indi carlo, nè questa sarebbesi fatta di cinque, ma solo di quattro piuoli. Si conchiude che questo scudo è una impostura moderna, della prima metà di questo secolo. (1) Nella nota delle armi vendute, il 14 di gennaio del 1836, per l'Armeriadal sig. Luigi Lacroix, giojelliere delle LL. Maestà è registrato Un bouclier en fer repoussé ayant appartenu a Gaudfroy de Boulion (Godefroi de Bouillon) répré sentant une croix et le lion F. 650-. Il lettore non ha bisogno che io gli dica che questa è una fiaba. Ma non fu creduta tale da chi acquistò per l'Ar meria questa targa pagandola 650 lire!! Per avere appartenuto a Goffredo di Buglione dovrebbe essere lavoro della seconda metà del secolo XI!! (2) Faceva parte della collezione Sanquirico in Milano, acquistata nel 1834 per l'Armeria, e questo basta per giudicare della sua antichità!! (3) Lavoro uscito dalla stessa fabbrica della targa di n° F. 125. SERIE G. Armi bianche lunghe (*), G. 1. SPADONE A DUE MANI (1) con scritta VAPER lama larga 0,14, lunga 1,30, e col fornimento 1,70. Manico coperto di pelle rossa, elso diritto, e pomo di ferro forbito. (Cam. 19). G. 2. SPADONE A DUE MANI, con lama lunga 1,25, larga 0,05. Fornimento lungo 0,45, col manico coperto di pelle nera, elso di ritto, anelli e pomo di ferro forbito. (Cam. 19). (*) ARME BIANCA (franc. arme blanche, ingl. cutting, spagn. arma blanca,. ted. Blanke Wafte), nome generico di qualunque arma manesca da punta o da taglio. Affinchè poi sia distinta la specie vi ho aggiunto lunghe, ciò che darà bene a intendere al lettore che in questa serie sono enumerati e descritti gli spadoni a due mani e ad una mano e mezzo, le spadone, le spade, gli stocchi, le strisce, gli spadini, gli spiedi, i costolieri, le sciabole e le scimitarre come vedremo a suo luogo, dove ne farò la speciale descrizione. (1) SPADONE A DUE MANI (franc. épée à deux mains, ingl. two hand sword, spagn. espada de dos manos, ted. Zweihaender), è la spadona non solo di gran dezza maggiore delle ordinarie, ma con lama a due fili, diritta o a mo' di fiamma, più larga e lunga e pesante, e con manico lungo tanto da non potersi adoperare se non con ambe le mani. Fu introdotto l'uso tra noi dalla Svizzera sulla fine del xv secolo o nel principio del xvI. Serviva specialmente per la difesa delle piazze assediate ed era proprio degli uomini d'arme a piedi, che marciando lo portavano sulla spalla come si porta ora l'archibuso, o pure appiccato ad una coreggia dietro la schiena. Oggidì ne vanno armate le guardie svizzere del Papa, nelle solenni funzioni al Vaticano. Li archibugi a ruota, o a fuoco di misura, et maggiori de prohibiti; Arme in hasta, Petti a botta, Mazze ferrate, et ogni altra sorta d'arme simili, Spadoni a duo mane, ecc..... le debbino te nere ecc. Bandi (17 febbr. 1578), CANTINI, VIII, p. 451.- Spadoni da do man vecchij 136. Spadoni da do man novi 125-. Invent. Monit. Salle de X. (1548), Ms. Marciana, p. 73. 234 G. 3. G. 4. G. 5. CLASSE II. SPADONE A DUE MANI, con lama lunga 1,23, larga 0,06, con due punte a becco di falco alla estremità del tallone. Fornimento nero di ferro, con manico coperto di pelle nera, lungo 0,33. (Cam. 30). SPADONE A DUE MANI, con lama scanalata, lunga 1,33, larga 0,07. Fornimento lungo 0,43, con elso diritto, anelli e pomo di ferro forbito ; manico foderato di pelle. (Cam. 31). SPADONE A DUE MANI, con lama lunga 1,10, larga 0,05. Elso, con irami un poco incurvati verso la lama, e pomo di ferro, nero; manico, solo codolo della lama. Lunghezza totale 1,53. (Cam. 30). G. 6. G. 7. SPADONE A DUE MANI, con lama a biscia (1) lunga 1,35, larga 0,05. Fornimento lungo 0,33, con elso, a braccia ripiegate verso la lama, e anelli epomo, di ferro forbito ; manico rico perto di velluto cremisi ornato di bul lette dorate. (Cam. 19). SPADONE A DUE MANI, del secolo XVI. Lama a biscia lunga 1,15. Fornimento con elso e pomo di ferro forbito, lungo 0,40, come il precedente. Manico affusolato a spirale coperto di pelle rossa con bullette di ottone. (Cam. 18). G. 8. SPADONE A DUE MANI, con lama, già a biscia, ridotta diritta, lunga 1,20, e col manico coperto di velluto (1) LAMA ABISCIA (lame flamboyante). Così chiamavano i nostri spadaj quelle lame imi tanti il guizzare d'una fiamma. Il Catalogo (pag. 315) dice lama fiammeggiante la lama di questa foggia, traducendo la voce francese, ma impropriamente, ed io richiamo in vita Spadone a due mani di no G. 3. 1212. questo vecchio nome dei nostri armajuoli del secolo xvı affinchè abbia l'onore di essere registrato nei nuovi vocabolarj italiani. Epiù lame vndice da spada nude de varij maestri et un'altra lama nuda fatta a bissa 一. Invent. Armer. Castello (1542), Arch. Gonzaga. SERIE G. 235 cremisi, 1,61. Elso diritto con anelli e pomo di ferro forbito. Se colo XVII. (Cam. 18). G. 9. SPADONE A DUE MANI, con la lama lunga 1,19, e larga 0,06. Croce lunga 0,40 con un anello per banda, di ferro a tortiglione, for bito; manico, lungo 0,45, ricoperto di pelle nera con bullette e pomo a liste dorate. (Cam. 31). G.10.- SPADONE A DUEMANI. Lama a biscia lunga 1,320, larga 0,055, condue puntetriangolari, tra questa e il tallone, lungo 0,19, largo 0,05, cui segue immediatamente l'elso a croce (lungo 0,45) compiuto da un giglio, con anelli nel mezzo. Il ma nico affusolato, lungo 0,33, è coperto di velluto in seta verde, e compiuto da un pomo d'ottone. (Cam. 19). G. 11. SPADONE A DUE MANI Con lama a denti di sega lunga 1,22 e col tallone (0,18) 1,40. Al piede della lama sporgono due punte triangolari. L'elso a croce, sagomato a mo' di fiore alle estremità, è lungo 0,47. Il manico lungo 0,37 è di legno coperto di pelle color naturale ed ornato di bullette a са pocchia d'ottone. Il pomo è una grossa piastra di ferro, a contorno di rombo e finito con un giglio. (Cam. 30). G. 12. SPADONA (1) del XIII secolo ben conservata. Lama a due fili (2) e scanalata da ambe le parti, larga 0,06, lunga 0,96, elso diritto con un piccolo gancio da una sola parte; manico Fornimento di no G. 12. 126. lungo 0,19 formato dal codolo (ora nudo), pomo a disco, con i cigli arrotondati, del diametro 0,07. (Arm. 5). (1) SPADONA, acc. di spada. Spada di maggiori dimensioni delle spade comuni, ma da adoperarsi con una mano sola, con elso a croce, manico e pomo come si vede nell'unito disegno. Era propria della gente d'arme nei secoli xi e seguenti. Essendodunquerottoilpiccolo esercitodel Ferruccio(aGavinana2 agosto 1530), il vivo capitano fu trovato quasi solo, con la sua spadona in mano; et aveva intorno de' nemici morti e tagliati in pezzi più di cinquanta e lui poco ferito, ecc. UGHI, Cron. Fir. (1547); Arch. stor. it , App. vu, 164. (2) Appresso, intestando gli articoli col nome di Spadona, Spada o Spadino, non ripeterò più a due fili, perchè le qualitàpeculiari che distinguono quest'arma biancamanesca, da tutte le altre dello stesso genere, sono l'avere la lama diritta e a due fili; e non essendo così ne verrà fatto cenno. 236 G. 13. CLASSE II. SPADONÉ (1), lama ad un filo e mezzo (2) lunga col tal lone (3) (0,05) 1,00, larga 0,04, con due sgusci continuati sino alla punta che è a lingua di carpo. Fornimento bianco simile al nº G. 23, maconelso a S orizzontalmente. Il manico lungo 0,09, è coperto di pelle di pesce. (All'Armatura di nº B. 36). G. 14. SPADONA del secolo XVI con lama a tre sgusci per banda, lunga (0,07) 1,21, larga 0,031, con lamarca (4) di nº 1, datutte e due le bande. Fornimento destro e si nistro di ferro bronzato ed ornato di rosette, perline e fiori di ar gento a bassorilievo, intarsiati, con pomo a pera, e manico rico perto di trecciuole e cordoni di fili di ferro e di argento. (Arm. 24). G. 15. 1. Fornimento di no G. 14.-116, SPADONA Con lama assai larga (0,08) al tallone, a tre scanalature e quindi restrin gentesi (0,04) alla distanza di 0,17, lunga 1,05. Fornimento con elso diritto e due rami rivolti alla lama; pomo a cuore, schiacciato, di ferro; manico a cono tronco ricoperto di trec ciuole di ferro annerito. Secolo xv. (Cam. 18). G 16. SPADONA con lama a sezione esa gonale e scanalata al tallone, lunga 1,10, larga 0,04. Porta le marche di n° 2 e 3 sul tallone, e 2. 3. 4 sulla lama. Fornimento nero di ferro, con elso diritto, anello e rami che ne discendono sul tallone, e pomo a pera rovesciata incisi a bulino; il manico è di legno coperto, metà con pelle di pesce annerita, e metà di velluto cremisi con bullette d'ottone. (Cam. 18). (1) SPADONE, spada più grande delle ordinarie e propria della gente da cavallo, con lama come questa o poco diversa. Di tali spadoni sono armate tuttora le cavallerie gravi di alcune potenze straniere. (2) Adun filo e mezzo sono dettequellelame di armi bianche manesche lunghe e corte che hanno il taglio per tutta la lunghezza da una parte e per la metà o meno dall'altra. (3) S'intenda col prolungamento del tallone oltre il suo piede sino all'elso nelle spade fatte in questa foggia e che perciò hanno il fornimento con rami abbassati dall'elso che ne coprono tutta la lunghezza. Appresso non se ne- farà più men zione, ma ne sarà notata la misura tra parentesi. (4) Le marche saranno riprodotte al vero e segnate con numero progressivo. SERIE G. 237 G. 17.-SPADONAdella prima metà del secolo XVI con lama lunga 0,970, larga 0,045, a sezione lenticolare, con tre sgusci al tallone, Fornimento di no G. 17. 116. Fornimento di no G. 19. 116. presso il quale è la marca di nº 5. Fornimento di ferro intagliato a bassorilievo con fogliami svariati e mostri a faccia umana, messi ad oro su fondo nero; manico a cono tronco, a spirale, tutto rico perto di fili di ottone attortigliati. (Arm. 22). G. 18. SPADONA. Lama a tre scanalature, lunga 0,98, larga 0,05, colla marca di nº 6, la quale era propria di Juan Martin ar majuolo in Toledo. Fornimento tutto di ferro colato, contraffa zione, del secolo presente, di qual che fornimento di spadone vi scontèo. (Cam. 31). G. 19. SPADONA con lama a 賣 : H : 5. 凸 4. sezione di rombo lunga 1,04 e larga 0,045. Fornimento bianco con pomo su cui è un leone ram pante, manico, coperto di velluto rosso, lungo 0,16, elso con due 6. 238 G. 20. CLASSE II. figure negli ovati : a sinistra S. Barbara, a destra altra santa ignota. Nella formella ovale del cerchio è il leonedi S. Marco. Questa spa dona, certo, appartenne ad uno de' Conti di Lodrone ai servigi della Repubblica Veneta, nel secolo XVI. (Armat. B. 14). SPADONA del secolo XVI (principio) con lama a triplo sguscio lunga 1,030, larga 0,047, e presso la punta 0,012. Il fornimento, pesan tissimo, già dorato, è tutto di ferro scolpito, con elso diritto compiuto da due te ste di leone, guardia sem plice e due archetti rivolti in basso con teste di leone; manico di ferro a fuso, con due mascheroni, pomo for mato anch'esso da due teste dileone. Una spadona simile a questa viene attribuita a Luigi XII, re di Francia, ma non so con quanto fonda mento. (Arm. 27). G. 21. SPADONA spa gnuolaconlamalunga0,930, larga 0,062, incisa per metà, ad acqua forte sul fondo Fornimento di no G. 21.-116. abbassato e granito, con varj ornati, e da una parte lo stemma inquartato di Leone e di Castiglia; e dall'altra una targa con il motto- EVAGINABO GLADIUM MEUM. INTERFICIET EOS MANUS 一. MEA EXOD. 15. b. 9. Il fornimento è di ferro bronzato, eccetto il manico (lungo 0,18) che è coperto di pelle di pesce, con legatura spirale di fili di ar gento e di rame attortigliati. La lunghezza totale è di 1,140. (Arm. 27). G. 22. SPADONE spagnuolo con lama a un filo 7. e mezzo sgusciata in tutta la lunghezza che è di 0,933, larga 0,035. Porta da ambedue le parti la marca di nº 7 che non saprei a quale spadajo attribuire; non essendo, come si credette , quella di Julian del Rey, che operava nella prima metà del xvi secolo, perchè la sua era un Cane rampante. Il fornimento; con elso ad S sul piano della lama, guardia e contragguardia che si abbas SERIE G. 239 sano sul tallone, anello e pomo; è di ferro bronzato ed intarsiato di oro e di argento a foglie e fiori. Il manico è coperto di filo di ferro nero cui è intrecciata una lastretta di metallo dorato onde risul G. 23. tano quadratini gialli e neri. Seconda metà del secolo XVI. (Arm. 25). SPADONA con lama a sezione esagonale sgusciata nel primo terzo, lunga (0,045) 1,060 e larga 0,038. Porta le marche di n° 8, incise sul tallone, e da una parte e dall'altra sullo sguscio age minate in oro. Fornimento di ferro forbito con fogliami a basso ri lievo e manico di ebano. Secolo xvi, seconda metà. (Arm. 24). G. 24. SPADONA con lama lunga 0,895 e larga 0,06, restringen dosi a 0,04, ad 8 centimetri dalla punta che è a lingua di Carpo. Presso al tallone sono due scanalature, e nella prima quarta parte della lama ve ne sono tre, delle quali la maggiore nel mezzo, indo rata, ha qualche ornamento e da una banda la parola RESPICE , dall'altra VI NEM(finem) il tutto inciso. Il fornimento è moderno con elso diritto a croce, come si conviene a uomo armato di tutto punto. Appartenne al duca EMANUELE FILIBERTO, e si adoperava- nella so lenne funzione del Capitolo per la creazione dei cava lieri del supremo ordine della SS. Annunziata 一. V. Catalogo, a pag. 299, n° 955. (Armat. di nº B. 4). G. 25. 8. Fornimento di nº G. 23. 126. SPADA (1) con lama lunga 0,915, e col fornimento 1,100 larga 0,055, scanalata per quasi tutta la lunghezza. Il fornimento (1) SPADA (lat. spatha, franc. epée, ingl. sword, spagn. espada, ted. Degen). Per gli antichi era nome di specie, ed aveva la lama molto larga a due fili pa ralleli tagliata alla estremità ad angolo con i lati simmetrici, e serviva soltanto per menar di taglio. Questa forma durava ancora dopo il mille, e se ne hanno esemplari in questa raccolta (V. fig. di nº G 12 e 26) dei secolixu e xш. Il for nimento era semplicissimo : elso diritto o croce, manico, e pomo molto pesante, e d'ordinario in forma di disco; e se ne mantenne l'uso nei secoli seguenti sino al xvı, circa il mezzo del quale s'incominciò a fare fornimenti con guardia ad uno od a più rami e con contragguardia, elso diritto o curvo in doppio modo forneri try's CLASSE II. 240 Offmad è di ferro, ed il manico di legno ricoperto di tela bianca, ora in giallita. Il fodero è fatto di due sottili tavolette ricoperte di per gamena, con un puntale di ferro, a giorno, che ne arma soltanto i lati e la estremità. È un pregevolissimo cimelio di questa sorta di Sosbone2 mavricu vt2nomquam2 lubter2laquetsa cor 2ocfende? pocrit? qm ? fur Spada di no G 25, detta di S. Maurizio con fodero e astuccio. tanto sul piatto della lama quanto ad esso normale. Le parti della spada sono la lama (franc. lame, ingl. blade, spagn. hoja, ted. Klinge), e il fornimento (fran cese mouture, ingl. hilt, spagn. guarnicion, ted. Gefass); quella detta ora nel primo terzo il debole, nel secondo, il centro e nell'ultimo il forte, in cui si unisce il còdolo ; questo composto di clso, di guardia e contragguardia, di manico o im SERIE G. 241 armi bianche manesche della prima metà del secolo XII, perfetta mente conservato nel suo stato primitivo per una pia tradizione che l'ha fatto tenere come una santa reliquia. Perchè si deve sapere che questa spada era creduta e detta di S. Maurizio, e si conser vava nella badía omonima d'Agauno (Vallese), esposta alla venera zione dei fedeli. Nel 1591, per desiderio di CARLO EMANUELE I, fu trasportata, con metà delle ossa di quel Santo martire, in Torino, e con esse custodita nel reliquiario della Cappella Reale. Di là, nel 1858, fu portata in quest'Armeria, mantenendole, erroneamente (1), il nome di Spada di S. Maurizio; che, martirizzato con i suoi 6000 pugnatura e dipomo Non si dà propriamente il nome di spada che a quella con la lama diritta a due fili dal tallone alla punta, sgusciata in maggior o minor parte della sua lunghezza, ed in questo caso e nome di specie; ma comune mente e dai non pratici di cose militari, si usa chiamare così qualunque arma bianca lunga con lama diritta, facendo diventare questa voce nome di genere, o collettivo di tal sorta d'arme. Per ciò ho dato alla Serie & il titolo generico di Armi bianche, e l'aggiunto lunghe, per distinguerle dalle daghe, dai coltelli, dai pugnali, ecc., ch esono, come si vedrà appresso, dette Armi bianche corte. Al loro luogo, secondo le diverse forme, chiamerò ciascuna col nome che le spetta, facendone minuta descrizione. (1) Dico erroneamente perchè l'archeologo nel giudicare de' cimelj antichi non tiene alcun conto delle tradizioni, quando sieno in contraddizione con i cimelj stessi, nè li esamina con gli occhi della fede, ma dà loro la giusta antichità se condo i caratteri che presentano. La Legione Tebèa o Tebána, composta di 6000 cristiani, fu massacrata, presso Agauno in un sol giorno, insieme con il suo duce S. Maurizio, per ordine dell'imperatore Massimiano Erculeo, perchè avevano ri cusato di sacrificare agli Dei. Questa tradizione ha trovato degl'increduli, e ha dato luogo, in ispecie dopo la Riforma, a parecchie controversie. Ora,-l'abate Bernardo di Montmelian, canonico onorario di S. Maurizio, ha pubblicato un libro in cui si è proposto di risolvere la questione. Il suo lavoro, frutto di lunghe e laboriose ricerche in più di 250 opere stampate e documenti manoscritti, si di vide in due parti. Nella prima, l'autore stabilisce l'origine e la formazione della legione detta tebana, e rintraccia le sue gesta, e quelle del suo capo San Mau rizio; poi venendo al massacro, ne espone le cause e le circostanze, ne stabilisce l'autenticità e ne fissa la data esatta all'anno 302 (22 settembre) invece del l'anno 286, adottato dalla maggior parte degli storici. La seconda parte, есс.-. Il Popolo Romano, 25 aprile 1888. Io accetto laeto animo questa data perchè è la prova la più certa e incontrastabile che la tradizione è contraria alla verità. Non voglio dire che la creduta reliquia di quel santo duce della massacrata le gione sia una Spada settentrional, spada di ladri , che in orde numerosis sime, di tanto in tanto vennero a sfamarsi nel bel paese, dopo la caduta dello Impero romano, ma posso assicurare che la spada creduta diS. Maurizio ucciso il 22 di settembre del 302, è una spada dei primi anni del decimo terzo secolo. Al tempo di questo santo martire i legionarje i loro condottieri usavano la spada corta romana, di due fili, a foglia di salice o a lati paralleli e punta ad angolo, e se ne hanno le testimonianze nelle celebri colonne Trajana e Antonina, del II secolo dell'E. V., contro le quali non v'è tradizione nè argomenti che tengano . Catalogo R. Armeria. 16. 242 CLASSE II. legionarj nel secondo anno del quarto secolo dell'E. V., non poteva tenere al fianco una spada del secolo decimoterzo. Ho il monumento e la storia dalla mia parte, e non temo smentite. (Arm. 5). SPADA (frammento) del secolo XII e XIII. Fu trovata in G. 26. un sepolcro a Pollenzo. (Arm. 5). G. 27.- SPADA del sec. XVI con lama ad un filo e mezzo con tre sgusci presso la costola, lunga 1,10, larga 0,03 con la marca di nº 9. Fornimento di ferro forbito con elso ad S; due anelli anteriormente, orizzontali ; tre rami, posteriormente, discendenti sul tallone, e pomo ; manico lungo 0,08 coperto di pelle di pesce (Armat. di nº B. 22). Fornimento di noG.29. 126. G. 28. Spada di no G. 26. Fornimento di no G. 30. 126. 116. SPADA con lama lunga (0,06) 0,95, larga 0,021, con la marca di nº 10, di uno spadajo di Madrid (?). Il fornimento, destro e sinistro, simigliante al nº G. 14, è di ferro dorato, con manico affu solato, ricoperto di filo di rame. (Arm. 26). SERIE G. G. 29. F 243 SPADA Spagnuola del sec. XVI. Lama a doppio sguscio, traforata in principio e nel resto a sezione di rombo, molto stretta, lunga (0,06) 1,08 e larga 0,022 con le tre marche di nº 11, che non so dire cui appartengano. Il fornimento, destro e sinistro, è di ferro forbito ed ha il manico affusolato a spirale, coperto di filo di ferro. (Arm. 26). G. 30.-SPADA conlamadidamasco abiscia, lunga0,93, larga 0,043 con breve sguscio nel primo terzo, terminante con la marca di n° 12, Fornimento di ferro nero e tutto traforato. È un lavoro sullo stile moresco, ma si ignora il luogo onde si ebbe perl'Armeria. (Arm. 22). 9. C M 10. ROR 11. 14. 12. 1 Z N 13. SPADA italiana. Lama del milanese FEDERICO PICI G. 31. NINO (1), come si legge su due targhette ovali, di nº 13 poste nel tal lone, che nel mezzo hanno una torre con la corona reale sopra, la marca di fabbrica del Castellodi Milano. È lunga (0,05) 0,98, larga 0,033, a sezione di rombo. Il fornimento di ferro dorato è simile al numero G. 19, con manico ricoperto di fili di ferro, e pomo col monogramma di n° B. 10 figurato a pag. 70. (Armat. B. 10). G. 32. SPADA italiana del secolo XVI. Lama larga 0,025, lunga (0,04) 1,17, col nome CAINO e la marca di nº 14. Il fornimento (1) Federico Picinino, figliuolo di Antonio (V. la spada di n° G. 42) e fratello di Lucio, da Milano, fu celebre spadajo, ed il primo del suo tempo, dopo il padre, per lavorar di lame. Viveva nella seconda metà del xvi secolo, e forse anche nei primi anni del xvII; chè il MORIGIA (Della Nobiltà di Milano, 1. v, cap. xvi) il quale pubblicò il suo libro nel 1595, lo dice ancora vivente a quel tempo. 0 244 CLASSE II. simile al nº G. 36, è tutto stupendamente ageminato e intarsiato di argento a bassorilievo. (Arm. 25). G. 33. SPADA con fornimento bianco simile al nº G. 37; ma con elso piegato da una parte verso la lama con incisioni ad acqua forte, lunga 0,89, larga 0,03. (Armat. B. 37). G. 34. SPADA con lama lunga (0,06) 1,08, larga 0,025. Forni mento di forma eguale a quello del nº G. 36, egregiamente age minato in argento con filetti e gigli a basso rilievo sufondo bronzato. (Rot., Armat. B. 38). SPADA trovata nel Po come l'altra di nº G. 60, corrosa G. 35. dalla ruggine. Il fornimento mutilato di varie parti è simile al nº G. 36. È lunga 1,04, larga 0,025 (Rot , Arm. 51). Fornimento di no G. 36. 116, Fornimento di nº G. 37.-16. SPADA Spagnuola con lama di Toledo a due sgusci e tra G. 36. forata nel primo terzo, molto robusta, lunga (0,055) 0,980, larga 0,027. Porta sugli sgusci inciso in due righe, DE ALONSO PE REZ ENTOLEDO e sul tallone la sua marca di n° 15. 2 Fornimento di ferro forbito con l'elso diritto, ad anelli uno dentro l'altro, a mo' di catena, lavoro stupendo di abilissimo e paziente artefice che potrebbe non essere quello stesso 15. che ha fatto la lama. (Arm. 25). G. 37. SPADA italiana della fine del XVI secolo. Lama a se zione esagonale sgusciata per un quarto appena, lunga (0,065) 1,025, SERIE G. 245 intarsiata d'argento nel tallone. Fornimento tutto di ferro con tarsíe di argento a bassorilievo su fondo nero, ed in qualche parte dorato. (Arm. 25). G. 38. SPADA con lama lunga 0.93, larga al tallone 0,027. For nimento di ferro come il nº G. 37. G. 39. mero G. 37. G. 40. SPADA con fornimento di ferro forbito, eguale al nu SPADA. Lama comune, con marca V ripetuta tre volte sullo sguscio, lunga 1,00, larga 0,035. Fornimento simigliante al n° G. 37. di ferro forbito, e ma nico ricoperto di trecciuole di filo di ottone. G. 41. SPADA conlama, mar cata dentro lo sguscio < + A <+, lunga (0,04) 1,00, larga 0,03. Fornimento simile alla figura di n° G. 37. G. 42. SPADA italiana della seconda metà del secolo XVI. II fornimento destro e sinistro è di ferro, forbito con piastra trafo rata nell'ultimo anello. Tutti i rami del fornimento sono formati da prismi a base triangolare messi con gli angoli opposti a' lati uno Fornimento di no G. 42. 116. dell'altro. Lama a sezione di rombo, lunga 1,29 e col fornimento (0,23) 1,52. Sul tallone è inciso da una parte il nome ANTONIO, dall'altra il casato PICININO, il maestro spadajo milanese (1), uno de' primi del suo tempo. Antonio Picinino (scrive il MORIGIA, Della nobiltà di Milano, 1. v, cap. xvII), che morse l'anno 1589 nell'età d'anni 80, fu il primo (1) Il sig. DEMMIN francamente scrive: FRANCISCO ( ?!) et ANTONIO et FRE DERICO PICINO sont des armuriers de Tolède du seizième siècle, recueillis au musée de Dresde, et qui ne se trouvent pas sur le relevédes archives de l'Ayun tamiento, publié par don Manuel Rodriguez Palamino, ni dans le catalogue de M. Marchesi. (DEMMIN, Op. cit. p. 594). Ma i signori Rodriguez e Marchesi non potevano trovare documenti in Ispagna di questi pretesi Toledani, per la sem plice ragione che Antonio, Federico e Lucio (non Francisco) Picinino (non Picino), erano da Milano e non da Toledo; ed il signor DEMMIN, se sapesse meglio la storia degli armajuoli italiani, o avesse consultato il Morigia, avrebbe risparmiato a quei coscienziosi scrittori ; che per rispetto alla storia, lux veritatis, non contarono fiabe; questo ingiusto rimprovero. CLASSE II 246 huomo non solo della nostra Italia, ma anco di tuttal'Europa, per fare una lama di spada, o pugnale, o coltello, o qualunque arma da tagliare, che tagliava ogni sorta di ferro senza lesione della sua lama; e però era conosciuto e nominatissimo appresso dei maggiori Prencipi de' christiani, et alli professori d'arme-. Ebbe due figli uoli, Federico e Lucio; il primo bravissimo spadajo, il secondo eccellentissimo per i lavori a cesello e alla agemina. Vedasi la spada descritta sotto il n° G. 31. (Arm. 26). G. 43. SPADA. Lama con lo spigolo da ciascuna parte, lunga (0,060) 1,120, larga 0,035, con ornati messi ad oro, che accennano la prima metà del secolo XVII. Fornimento destro, come la figura qui unita, tutto ageminato di argento, con piastrina traforata nell'ultimo anello. Sul tallone è la scritta ENECIA, mancante della prima lettera che è coperta dal fornimento. (Arm. 24). G. 44. SPADA molto simile a quella de scritta al nº G. 36; salvo che in questa gli ornati del fornimento sono ricavati sul fondo col bulino. La lama è lunga (0,055) 1,065, larga 0,023. (Arm. 24). G. 45. Fornimento di noG. 43. 116. SPADA con lama a biscia, lunga 0,95, larga 0,02. Fornimento bianco destro e sinistro simigliante al G. 46. n° G. 42, con manico di osso. (Campo D). SPADA con lama a sezione di rombo, lunga 0,91, larga 0,023 con la marca di nº 16 al tallone, e appresso una scanalatura con la scritta ††† VIRTVTE † FORTUNA ††† da ambedue le parti. Fornimento tutto nero con ageminatura in argento; elso a croce con cerchio che si protende in mezzo sullo stesso piano ; pomo schiacciato a mo' di trapezio col lato minore, de' due paralleli, unito al manico che è coperto di fili di ferro attortigliati, a cordoni e a trecce. Le tarsíe in argento sono, sul pomo, rosette e un cerchio con ale e nel mezzo un teschio umano, sul mezzo della parte circolare del l'elso lo stesso cerchio con ale e dentro un I. Non saprei indovinare a che cosa possano alludere questi segni. Secolo XVI. (Arm. 27). G. 47. 16 17 SPADA con lama di Solingen sgusciata in tutta la sua lunghezza, robustissima, lunga (0,065) 1,010, larga 0,023. Sul tallone SERIE G. 247 porta ripetuta la marca di nº 17 e sullo sguscio inciso WIL HELM WIERSBERGH MEFECIT da una parte, e dall'altra nome e casato e SOLINGEN. Il fornimento è destro, di ferro bronzato e squisitamente ageminato in oro ed argento ed in alcune parti dorato. Il manico è coperto di trecciuole e di cordoni di fili di ar gento, di rame e di ferro. È lavoro del secolo XVI. (Arm. 25). G.48.- SPADA simile in tutto al nº G. 43. Il fornimento è or nato di archetti e di rosette di argento a basso rilievo di tarsía. Lama lunga (0,055) 1,02, larga 0,025, sgusciata con la scritta . : . S.E.B.A.S.T.I.A.N . :. , certamente l'Hernandez el Viejo, che viveva ancora nel 1637. (Arm. 25). G. 49. SPADA italiana del sec. XVI. Lama lunga (0,06) 1,06, larga 0,023, a sezione di rombo. Sul tallone ha il nome dello spadajo e la marca di nº 18 diversa da quella del nº G. 32 (n° 14). For nimento simigliante al nº G. 43, eccetto la piastretta traforata, con CAINO 18. eguali ornamenti di argento all'azzimina. (Arm. 25). G. 50. SPADA spagnuola. Lama lunga (0,065) 1,155,larga 0,025 a sezione di rombo. Sul tallone porta le marche di nº 19 dello spa dajo di Toledo Juan Martin. Fornimento de stro come il precedente, con ornati di argento a tarsía. (Arm. 25). G. 51. SPADA italiana. Lama a sezione di rombo lunga (0,06) 1,12, larga0,028, con marca di nº 20. Fornimento di ferro bronzato (forma del nº G. 43) con finissimi lavori di agemina in oro e in argento, piastretta a traforo e dorata. Appartenne ai Martinengo, e per ciò non v'ha dubbio che non sia opera delle ripu tatissime fabbriche di Brescia. (Arm. 25). G. 52. SPADASpagnuola conlama diToledo lunga (0,050) 1,160, larga 0,021. Nella scana 19 + 20 21 latura è ripetuta da ciascuna parte la scritta . IESVS.MARIA . e sul tallone la marca di nº 21, propria dello spadajo Juan de Almau che viveva nel 1550. Fornimento simile al nº G. 43, con i rami fatti a mo' di liste intrecciate, ageminate di argento e in qualche parte dorate. Pomo, una testa di guerriero galeata. Manico affuso lato coperto di fili di ferro. (Arm. 25). G. 53. SPADA attribuita ad Alfonso Iduca di Ferrara. Lama sgusciata per un quarto, lunga (0,065) 1,100, larga 0,031. Sul tallone ha la scritta.ALF.D.FERE 1515. Fornimento di ferro stupen 248 CLASSE II. damente ageminato di oro e di argento con ornatini minutissimi, figurine e battaglie. La forma è quella del nº G. 43. Il manico è coperto di fili di ferro e di ottone attortigliati con ghiere di ottone; la superiore con rosette dorate e cordoncini di argento intarsiati, e la inferiore dorata con lettere in rilievo che dicono ALPVS DVX F; iscrizione di autenticità molto contestabile, e maggiormente poi l'altra sulla lama fatta con maiuscolo corsivo e numeri arabici e col nome scritto con F scambio di PH; salvochè non fosse un grande ignorante chi dettava quello scritto. Nulla di meno, questa spada è una bellissima opera del xvI secolo, e può, forse, avere appartenuto al principe del quale vi è stato inciso il nome. (Arm. 25). G. 54. SPADA con lama lunga 0,98 e larga 0,03. Fornimento della forma del nº G. 43 profusamente ageminato in oro su fondo bronzato. (Armat. B. 45). G. 55. SPADA con lama; segnata CAINO tra due rose a quattro foglie e con la lettera M ripetutamente nello sguscio; lunga (0,06) 1,00, larga 0,03. Il fornimento (forma del nº G. 43) bronzato, ha alcune parti dorate e il pomo ovoidale, ageminato di oro. (Bach. 18). G. 56. SPADA con lama a sezione di rombo, lunga (0,07) 0,98. Fornimento bianco, destro e sinistro della forma del nº G. 42, con i rami a mo' di catena ad anelli oblunghi. (Armat. B. 6). G. 57. SPADA del sec. xvu, principio, con lama spagnuola lunga (0,055) 1,055, larga 0,018, sgusciata nel prin cipio di essa ove è da ciascuna banda inciso . : . MONTE . : . EN . : . TOLEDO . :. e la marca di n° 22. Sul tallone poi è una cartel lina ovale di nº 23, col nome e cognome e la sigla dello spadajo. Il fornimento, destro, è si mile a quello del nº G. 47 e finissimamente ageminato in oro. (Arm. 27). G. 58. + 22. 23. SPADA milanese. Lama lunga (0,06) 1,13, larga 0,026, a sezione di rombo. Nel tallone su due linee porta la scritta IL . MENDRISIO . SPADARO . IN MILANO.S . CHRISTOFEro (1). Questa lama è molto pregevole e per sè stessa, e perchè ci fa conoscere uno spadaro del quale non si aveva notizia alcuna (2). Il (1) La scritta è così incompiutaper colpa di chi ha fatto il nuovo fornimento, della forma di quelli del tempo. (2) Mendrisio è il soprannome dello spadaro, venutogli certamente, perchè nato nel paese omonimo, comune del Canton Ticino, capoluogo del Circolo. Te neva bottega in Milano nella via S. Cristoforo. SERIE G. G. 59. 249 fornimento è nero e della precisa forma della figura di nº° G. 43. (Armat. B. 39). SPADA. Lama lunga (0,05) 1,03, larga 0,028, scanalata, con la scritta . IHS . da ambo i lati, e sul tallone è ripetutamente la lettera : S : Il fornimento, di ferro, tutto minutamente age minato in oro e simigliante al nº G. 43. Il pomo è una testa con corona di fiori; il manico è affusolato e со perto di filo di ferro. Appartenne ai Marti nengo ed è unita all'armatura di nº B. 5. M G. 60.-SPADAconlama (frammento)lunga DS (0,06) 0,35, larga 0,025. Sul tallone si vedono ancora le tre ultime lettere del nome dell'ar majuolo caINO. Il fornimento, simile alla figura di nº G. 43, è mutilato e corroso "dalla rug gine, ed il manico conserva ancora la pelle di pesce di che era coperto. Fu trovata nel Po, presso Carignano. (Rot , Arm. 51). G. 61. SPADAconlama lunga (0,06) 1,05 a sezione di rombo. Fornimento destro simile 24. 0200 M DS 25. 26. 27. al nº G. 43, tutto ageminato in oro e pomo imitazione dell'antico. Sul tallone sono le marche 24 e 25. (Armat. B. 3). G. 62. SPADA del secolo XVJ, con lama della lunghezza di (0,052) 0,920, larga 0,026, a sezione esagonale con i lati mediani un po' concavi in tutta la lun ghezza nei quali è la croce patente e la scritta .SOLI.DEO . GLOR: (ia) . CIVITAS . SO LIR: (egi). Sul tallone è la marca di nº 26. Il fornimento è di acciajo bronzato, profusa mente ageminato di oro e di argento; il ma nico è rivestito di filo di argento e di rame. (Arm. 26). G. 63.-SPADAconlama lunga (0,055) 0,950, larga 0,031, a sezione esagonale e piccolo sguscio al primo terzo con un ornato di age mina in oro, in cima al quale è la marca di n° 27. Il fornimento è simigliante a quello della spada precedente. (Arm. 22). G. 64. SOLIDE Fornimento di noG. 62.-116. SPADA con lama rigida e robusta a sezione di losanga, lunga (0,064) 1,160, larga 0,023, con forti spigoli ; arma da stoccate. Porta sul tallone la scritta MARSON. Bellissimo fornimento di ferro bronzato ed ageminato di argento, ed in alcuni punti dorato, con manico ricoperto di fili d'ottone e ferro a spina. (Arm. 25). 250 CLASSE II. SPADA con lama lunga (0,05) 0,95, larga 0,025 con la G. 65. marca di nº 28. Fornimento bianco simile al precedente, ma con elso diritto. (Arm. 22). SPADA con lamadi Toledo, lunga (0,060) 1,40, larga 0,022. G. 66. Sullo sguscio da una banda è inciso : IVANLVIS : dall'altra : ENTOLEDO .:. , e sul tallone è la marca di nº 29. Fornimento di ferro bronzato e finitamente ageminato in oro con minuti ra Fornimento di no G. 64. $$$ 116. Fornimento di no G. 66. 116. Fornimentodi nºG.67. 116. beschi e svariate figurine. Manico ricoperto di fili di ferro sem plici ed attortigliati. Lavoro italiano della fine del xvI secolo. (Arm. 25). G. 67. SPADA con lama lunga (0,050) 0,980, larga 0,028, sgu sciatanel primo terzo sul quale ha la marca di nº 30. Forni mento di ferro bronzato con ornati a bassorilievo d'oro e di argento a tarsía e all'age mina. Manico rivestito con trecciuole di fili di ottone e di ferro (Arm. 25). G. 68. SPADA italiana. Lama lunga (0,06) 1,00, larga 0,022, sgusciata al primo terzo, 5 JESUS 5 S 28. 29. 30. M S 31. con le lettere MGFMGFMGFR da una parte, e dall'altra GMFMGAFMGFA, che non so indovinare. Sul talloue è CAINO e la marca di nº 31. Il fornimento, destro e sinistro, è di SERIE G. 251 ferro annerito con elso diritto, guardia semplice che si unisce al pomo, e coccia formata in parte di lamina a traforo ed in parte di rami ad So a semicerchio. Il manico è coperto di fili di ferro semplici, attortigliati ed intrecciati. (Arm. 27). G. 69. SPADA della prima metà del secolo XVII. Il fornimento, nero, si compone di due serpenti ravvolti a spira che scendendo dal pomo, al quale è avvolto un altro serpe, servono di manico e vengono poscia a formare l'elso curvo rinforzato da due altri ser penti con testa rivolta in basso. La lama, bronzata, lunga 0,88, larga 0,034, è a sezione di losanga, interamente ornata di figure e d'iscrizioni latine e tedesche che si riporteranno appresso. Da una parte, per la lunghezza di 0,40 vi è rappresentata la battaglia di Nordinghen (Baviera, 6 di settembre 1634), e in fine la leggenda che do qui tradotta dal tedesco. A. Trincea degli Austriaci. B. Un fortino salta in aria, che uccide molti Svedesi. C. Un fortino che recò molto danno agli Svedesi. D. Avanguardia (fanteria) Austriaca. E. Cavalleria, composta di Austriaci e Cosacchi. F. Cavalleria Spagnuola e Italiana. G. Disposizione degli Svedesi. H. Bocche di fuoco ed il treno Svedese. I. Campo svedese nel bosco. K. La fuga dell'esercito Svedese. Abraham Claubergh excudit in Solingen. Sopra è un'aquila ad ali spiegate con una sola testa. Vengono poi figure di personaggi a cavallo con le iscrizioni seguenti : FERD . III.D.G.ROMAN.IMP . SEMP . AUG . GERM. BOEM . DAL.CROA . SLAVONIAE .REX. (Figura a cavallo) Pietate et Justitia. BOIARI ....... MAXIMIL ...... PAL . RHE .... (Figura a cavallo) Exurgit Deus et dissip (at) inimicos suos. IOAN: DE: WERTS: CAES: MAIES :AC SERE: BAV:ELEC: etc. (Figura a cavallo) Altra iscrizione in corsivo maiuscolo non leggibile. IOHAN : GEOR: D:G: DUX: SAXO :IIII : CLEV: MON: COM: etc. (Figura a cavallo) Regere seipsum summa est sapientia Constantes fortuna iuvat etc. 252 CLASSE H. Nell'altra parte della lama sono effigiati guerrieri antichi romani e greci con inomi, e motti nell'ordine seguente, cominciando dall'elso. Due teste affrontate, con una specie di mitra, che non saprei indo vinare chi rappresentino. Seguono HECTOR TROIANUS POMPILIUS ROMANUS PARIS TROIANUS Achilles Grecus Scipio Romanus Hippomens (sic) funeri superstes. (Arm. 22). Vincere aut mori HANNIBAL Virtus G. 70.-- Spada che sembra spagnuola. Lama robusta a sezione di rombo, lunga (0,050), 1,060, larga 0,025, ed alla punta, tagliata ad angolo, 0,013. Fornimento di ferro, ageminato di oro come è anche il tallone della lama; manico ricoperto di fili di ottone e di ferro attorti gliati. (Bach. 18). G. 71. SPADA della fine del secolo xv o del principio del XVI, forse tedesca. Lama lunga 0,92, larga 0,043, a sezione di rombo, e porta da ambe le parti la marca di nº 32. Il fornimento è di Fornimenti dinº G. 70 e n° G. 72.-116. ferro scolpito con elegantissimi ornati, trofei d'armi e strumenti mu sicali sullo stile del 500. L'elso è diritto e formato da una verghetta rettangolare che contorna il tallone della lama stretta da due anelli, dopo de' quali si apre da ciascuna parte, formando una staffa in piano normalmente alla lama. Il pomo ha lo stesso con torno ed è scolpito con armi, tra le quali è un leone ram pante a destra ed a sinistra, che non saprei dire se fosse lo stemma del proprietario della spada. Il manico ha due ghiere, di ferro, dorate, e nel mezzo è coperto di pelle di pesce. (Armat. B. 34). G. 72. + 32. SPADA con lama a sezione di esagono sgusciata per un quarto, lunga (0,055) 0,940, larga 0,025. Sullo sguscio ha la marca di nº 33 che non so indovinare. Il fornimento è di ferro, tutto in tarsiato di argento a bassorilievo, con manico e pomo traforati. Al Capitano di Corazze di n° В. 55. G. 73. SPADA con lama lunga 0,840, larga 0,025 a sezione di rombo. Fornimento di acciajo bronzato ed ornato in tutte partidi SERIE G. 253 figure ovali contornate di perline d'argento, sul fondo dorato, a G.74. mo' di pietre incastonate. (Arm. 22). SPADA spagnuola della seconda metà del secolo XVI con lama di Toledo lunga (0,050) 1,020, larga 0,224. Sul tallone porta la marca di nº 34 e sullo sguscio il nome di (Alonso). SA . HA.GVM EL . VI . EΙΟ compiuto dalla marca di nº 35. Egli viveva ancora nel 1570 a Toledo contemporaneamente ad un altro Alonso de Sahagun el mozo. Il fornimento, simile al nº G. 23, è ageminato di oro e di argento con rosoncini a foglie o mezze sfere; il manico è coperto di filo d'argento a trecciuola ; il pomo è sferico. (Arm. 25). G. 75.-SPADA italiana. Lama rigida da stoccate, lunga (0,05) 0,99, larga 0,023. Nel tallone su duetarghette, di nº 36 è ricordato lo spadajo. Il fornimento, di ferro, simile al nº G. 23, è scolpito a mezze sfere, il manico è rivestito di filo di ferro attortigliato, ed il pomo, non suo, cilindro sferico, ha mezzi rilievi rappresentanti Fornimento di nº G. 73.116. la visita de' pastori alla grotta S di Betlemme e l'adorazione dei Magi. (Rot. , Armat. 25). G.. 76.-SPADAconlamalarga 0,045, lunga (0,05) 0,90. Forni mento nero simile al nº G. 28. (Arm. B. 19). G. 77. SPADA Spagnuola, del 34. 35. J 36. * X 33. 00 principio del secolo XVII. Lama lunga (0,04) 0,98, larga 0,036 a sezione di esagono scanalata per 0,19 con la scritta: SEBASTIAN HERNANDEZ (1). (1) Sebastian Hernandez el viejo, celebre spadajo, viveva ancora nel 1637 e lavorò nella città di Toledo. Vi fu anche nn Sebastian Hernandez el mozo, 254 CLASSE 11. Il manico è di ferro, bronzato, con l'elso che scende da una parte verso la lama, dall'altra s'innalza a mezzo cerchio sino a toccare il pomo, anch'esso di ferro. Alcuni rami si dipartono da quest'elso e si abbassano sul prolungamento del tallone e dànno origine ad altri rami fra quali sono piastre di argento a traforo. Il manico è coperto di filo di ferro. È una bell'arma e conservatissima, ed ha G. 78. anche il pugnale. (Arm. 24). SPADA simile alla precedente pel fornimento, di ferro, liscio, bronzato, con parti di argento ad ornati incisi. La lama è a sezione di rombo, lunga (0,05) 1,02, larga 0,041. Secolo XVII, prin cipio. (Arm. 24). G. 79. SPADA del XVI secolo, fine, con lama da stoccate della figura di un triangolo isoscele, a sezione di rombo, lunga (0,05) 0,990, larga 0,041, con la marca di nº 37 sul tallone. Fornimento di ferro bronzato con ornati a basso rilievo di argento intarsiati, e manico affusolato, rico perto con trecciuole e cordoni di fili di argento e di ferro. (Arm. 26). G. 79.bis 37. SPADA con bella lama in forma di triangolo isoscele, lunga 0,80, larga 0,065, senza spigolo e senza sguscio. Ha la scritta VALORE ET GIUSTITIA da ambedue le parti, ed un ornamento inciso e dorato presso al tallone, con del fini, fogliami e rosoni, in mezzo ai quali s'innalza una figura di donna alata con palma nella destra. Il fornimento si com pone dell'elso, del manico di noce d'India formato da un prisma a base ottagona, con due ghiere modanate di metallo dorato, terminante a piramide tronca con altra ghiera, e del pomo. $ Fornimento di no G. 79.- 116. L'elso di bronzo, che è diritto, ha da ambe le parti nel mezzo una formella rettangolare, altre due quadrate a' fianchi ed altre due oblunghe e mistilinee che formano le braccia, tutte ornate di scul ture a bassorilievo. Una piccola conchiglia e due liste accartocciate verso la lama sono sotto la formella di mezzo sulla quale è un uomo nudo seduto con una palma nella destra ed una maschera figliuolo del precedente e non meno celebre di suo padre, che lavorò pure in quella città ed in Siviglia. SERIE G. 255 nella sinistra, dalla qual parte gli si fa innanzi un satiro. Nella formella corrispondente è a sinistra un vecchio seduto sopra un vaso ed ha innanzi a sè un genietto, anche seduto con un vaso simile, dalla bocca del quale esce un serpe ed un' asta con due ale a mo' del caducèo. Nelle formelle quadrate sono genietti seduti in due diverse posture. Quelle mistilinee poi, hanno ornamenti di del fini, conchiglie, fogliami e figurette fantastiche alate, svariatamente disposti in ciascuna delle due parti. Il manico è composto di un prisma a base ottagona irregolare, con ghiera di metallo dorato sagomata, in basso, ove è la scritta OPVS DONATELLI FLO(rentini), ed altra in alto dove prosegue il manico a piramide tronca sino ad una terza ghiera sotto il pomo. Il pomo, schiacciato, quasi a mo' di disco, ha il contorno formato da due delfini che, le teste in basso unite, si piegano con le pance secondo la curva esteriore riunendo il alto le code, formate da fo glie e da caulicoli d'acanto, e mettendo in mezzo una conchiglia cui è sottoposto un tridente. Il campo è ornato da due graziosi puttini alati che, posti a cavalcioni sopra i delfini, appoggiano le braccia, sulla testa di Medusa la quale ne occupa il mezzo. Altrettanto è ripetuto dalla opposta parte con piccole varianti nella movenza dei putti. Tutti questi lavori di scultura sono messi a oro, e parte lasciati del colore naturale del bronzo, secondo che meglio poteva contribuire all'effetto artistico. Il disegno e la esecuzione di questo fornimento se sono in tutte le parti ammirabili, sono ammirabilissime nelle figure. È un vero capo lavoro del xv secolo e fa onore al celebre artefice fiorentino (1) (1) DONATO di Niccolò di Betto di Bardo, comunemente chiamato DONATELLO, nacque in Firenze, secondo che assevera il Milanesi, nel 1386. Furono suoi con temporanei Jacopo della Quercia, Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti, e Dona tello non fu minore di alcuno di questi non come precursore di un'era nuova ma come innovatore e creatore fortunato. Fu allevato Donatello, dice il Vasari, da fanciullezza in casa di Roberto Martelli (forse Niccolò, padre di Roberto che nacque nel 1408); e per le buone qualità e per lo studio della virtù sua, non solo meritò di essere amato da lui, ma ancora da tutta quellanobilefamiglia-. Si crede che avesse i primi ammaestramenti dell'arte da Lorenzo di Bicci, ma fosse questi o no il suo maestro, è certo che non ne seguì le orme, chè egli nelle opere sue mostrò sin da principio una maniera tutta propria, con la quale si distinse da tutti gli scultori del suo tempo. Come era in uso allora, forse, incominciò il suo studio dell'arte con la oreficeria. E può essere che nella bot tega di qualche orafo avesse a compagno il Brunellesco, col quale strinse tanta amicizia, che con esso si recò in Roma, dove avrebbe dimorato nel 1403, sol tanto, trovandosi nel 1404 in Firenze stipendiato dalla Mercatanzia per ajutare il Ghiberti a rinettare i getti della porta di San Giovanni. Nel 1406 gli furono allogate due statue dall'opera di S. Maria del Fiore per la porta della Mandorla 256 CLASSE II. che vi scrisse il suo nome. Ma per chi sarà stato operato questo fornimento ? Dal trovarvi su ripetutamente effigiati e delfini, e con chiglie, e tridenti, si potrebbe supporre con fondamento che avesse appartenuto ad un comandante di armata. Ma a chiunque abbia appartenuto poco importa, perchè basta il nome di DONATELLO per rendere preziosissimo questo cimelio delle arti italiane nel xv secolo, cioè nel principio del loro risorgimento. (Bach. 30). G. 80. SPADA Spagnuola. Lama lunga (0,06) 0,98, larga 0,03, e segnata in due sgusci sul tallone I DELA con fornimento #VOLTE * bianco. È pregevole perchè conservatissimo. Secolo XVI. Il manico coperto di fili di ferro attortigliati, è lungo 0,08, cosa da osservarsi, sostenendosi dai paletnologi che i manichi delle spade della più alta antichità erano corti, come ad esempio è questo, perchè le persone che le adoperarono erano di statura minore delle moderne, e per ciò avevano le mani più piccine!! (Arm. 26). G. 81. SPADA con lama sgusciata lunga (0,05) 1,11. Fornimento come quello della precedente, pomo sferico, manico (solo codolo) lungo 0,07, cosa da osservarsi per le stesse ragioni dette a dietro. È tutta consumata dalla ruggine, ma ciò non ostante la lama conserva la sua primitiva elasticità. Fu trovata nel Po, presso Ca rignano. (Rot , Arm. 51). G. 82. SPADA con lama sgusciata per 0,18, lunga (0,05) 1,00, con la marca di nº 38. Fornimento con coccia emisfe rica liscia, elso a croce lungo 0,32, guardia semplice, pomo a mezza sfera schiacciata tutto di ferro forbito, e manico ricoperto di filo di ferro. (Cатро С). G. 83. SPADA con fornimento di ferro a traforo un poco simigliante al nº G. 14, con doppia conchiglia. Lama, non propria del fornimento , lunga 0,86 , larga 0,024 , sgusciata, con la scritta 38. XXA *TOLON * IN TOLEDO XXda ambe le parti. (Arm. 22). G. 84. SPADA Spagnuola della prima metà del secolo XVII. Lama lunga (0,06) 1,02, larga 0,027 : DE FRANCISCO :: : RVIZ EN TOLEDO … :: inciso nello sguscio, presso il tallone, sul quale sono da una parte e da queste incominciò la vita storica del grande artista. Le sue opere sono principalmente in Firenze, a Prato il pergamo della cattedrale, e a Padova le statue ed i bassirilievi nella chiesa, e la statua equestre del condottiero dell'e sercito veneziano, Erasmo Gattamelata da Narni, nella piazza del Santo. Questo celebre artista morì a Firenze nel 1466 all'età di 80 anni e fu sepolto in S. Lo renzo presso alla tomba di Cosimo, il Padre della Patria, che lo aveva prediletto. SERIE G. 257 le due marche di nº 39 e dall'altra la superiore soltanto. Il forni mento destro e sinistro, ageminato di argento con fogliami e fiori, è simile al nº G. 14, salvo l'elso, che è diritto. (Arm. 24). G. 85. SPADA italiana del secolo XVI, fine. Lama a doppio sguscio, con la parola IESVS ripetuta otto volte per parte, lunga (0,05) 1,05 e larga 0,022. Fornimento destro e sinistro di ferro bronzato con stelle dorate, della forma del nº G. 14. Sul tallone è segnata CAINO. (Armat. B. 9). G. 86. SPADA. Lama a doppio sguscio nella quarta parte con ripetutamente la parola IESVS, lunga (0,05) E 1,05. Fornimento nero con alcune parti a lamina tra forate messe a oro, della forma del nº G. 14. Nel pomo, a due tronchi di piramide ottagona riuniti per le basi, sono stelle a sei punte incise e indorate. (Armat. B. 32). 39 G. 87. SPADA italiana del secolo XVI. Lama a sezione di rombo, nel primo terzo sgusciata, con suvvi una scritta indecifrabile, che qui riporto, lunga (0,055) 0,885, larga 0,03. Il fornimento, destro e sinistro, è simile al nº G. 14, ageminato in oro, con manico rive stito di fili di ferro, e pomo (testa bifronte) surrogato al proprio. (Arm. 26). EDEES RCCCAN' Scritta sulla spada di no G. 87. G. 88. SPADA con lama (frammento) larga 0,04, sgusciata presso al tallone. Il fornimento lungo 0,115, è di ferro eccetto per la lun ghezza di 0,03 del manico che era forse di legno. Fu trovata in un sepolcro a Pollenzo insieme con gli sproni di ottone di nº D. 128, 129. Questa spada di forma e di fabbrica tedesca, è quella propria dei Lanzichenecchi, (1) e del secolo XVI. Della sua lama in origine lunga (1) LANZICHENECCO, LANZICHINECCO, LANZIGHINETTO (franc. lansquenet, ingl. lans quenet, spagn. lansquenet, ted. Landsknecht). Soldato da pie' tedesco armato di lunga picca, di spada con lama larga, e lunga circa 0,80, di corsaletto e di mo rione. Vennero in Italia, con gli eserciti stranieri, nel secolo xvi. Catalogo R. Armeria. Del mese de 17. CLASSE II. 258 (p. 2 112 di Vienna) 0,79, ora non resta che un frammento di 0,37. Ciò non ostante, e sebbene tutta corrosa dalla ruggine, è un esem plare, nella mancanza di uno ben conservato, dimolto pregio. (Rot , SPADA con lama asezione di rombo lunga (0,070) 1,080, larga 0,026. Sul tallone ha due targhette con la scritta IESVS in Arm. 51. G. 89. una e MARIA nell'altra. Il fornimento, è di ferro brunito, ed ha la guardia semplice, l'elso diritto con pometti a mo' di pigne, la coccia ad apertura ovale molto profonda, stupenda mente traforata a bande e ad ornati, il manico rivestito di filo di ferro semplice ed intrec ciato, ed il pomo ovoidale scanalato a spira. (Arm. 24). G. 90. SPADA con lama a sezione lentico lare con breve scanalatura nel primo terzo, lunga (0,06) 0,89, larga 0,04. Fornimento di ferro brunito con elso ad opposta curvatura, ed una specie di gabbia di forma cilindrica composta di nodi e di volute legate con nodi a' due anelli di fondo che hanno in mezzo una FornimentodinºG. 88. conchiglia; il pomo è a sei facce, ed il manico è coperto di filo di ottone. (Arm. 22). G. 91.--116. SPADA. Lama lunga (0,075) 0,90 (mancano circa 0,10), zugno (1512) li Soviceri con li Venitiani et lanschinechi se atacorno con Francesi a Lisandria, et ne fu morto assay, ecc. Cron. Cremon. sincr , Bibliot, histor. italica, p. 214.- Resteranno solamente in Romagna due mila Lanzichinechi et conloro il Gambaro (il Gambard?) per assettar le cose di quella provincia della Marca et del Ducato, eсс. BARTOL. BIBIENA (28 sett. 1517), Lett. Princ , I, 28. Monsignor di Lautrech... si ritrova loro (i Francesi) et Venetiani lanze mille et octocento, fanteria francese sei milia, lanzichinet sei mille et Vasoni (Gua sconi?), et che Venetiani gli ano promesso septe milia fanti-. ACHILLE BOR ROMEO, Lett. (Mantova, 18 febbr. 1516), Arch. Trentino, I, 43. Fu detto anche LANZO. Et andando (il duca d'Urbino e il Guicciardini con l'esercito, 1527) per il Valdarno tanto avevano desiderio d'appiccarsi con i Lanzi, che sempre tenevano due o tre monti inmezzo; in modo che il campo del duca di Urbino si chiamava da ognuno il campo della sanità-. UGHI, Cron. Fir , Arch. st. it., App. VII, 142. LANZI si addimandavano i soldati a pie' tedeschi, armati d'alabarda, che com ponevano la guardia del Principe. A Firenze, da questi prese un secondo nome, nel cinquecento,la celebre loggia dell'ORGAGNA. Lanzi: così chiamiamo i sol dati a piedi, guardie del serenissimo Gran Duca, i quali son tutti alabardieri tedeschi: la voce Lantz è tedesca lasciataci da loro medesimi, che in salutarsi sogliono chiamarsi Lantzman, che suona paesano-. MINUCCI, [Gr ]. SERIE G. 259 larga 0,034, sgusciata nel primo terzo. Il fornimento destro e si nistro eguale al nº G. 90, in parte mutilato, ha l'elso diritto, ed ornamento di tondino che nel mezzo s'intreccia a mo' di nodo, onde la credenza, e v'è probabilità, che avesse appartenuto a qualcuno di Casa Savoja. Il manico lungo 0,07 è affusolato e rivestito di filo di ferro con trecciuole alle estremità; il pomo è ovoidale. Fu trovata nel Po presso Carignano, e per ciò è tutta guasta dalla ruggine. Donata G.92. alla M. del re CARLO ALBERTO dal Marchese D'Aix. (Rot , Arm. 51). SPADA con lama lunga (0,07) 1,05, larga 0,026, con doppio sguscio per tutta la lunghezza. Fornimento bianco. (Armat. B. 7). SPADA con lama sgusciata lunga 0,97, larga 0,03, con G. 93. marca di nº 40. Fornimento bianco simile al prece dente (Armat. B. 15). G. 94. SPADA italiana. Lama lunga (0,06) 0,99, larga 0,04, a sezione lenticolare. Forni mento biancosimile al n° G. 23, con l'Iride, impresa del Cardinale Ascanio Maria Sforza Visconti e la marca di nº 41. (Armat. B. 1). G. 95. 41. SPADA con lama lunga 0,90, larga 0,05. Fornimento bianco, elso ad S, nel piano del piatto della lama, onde scendono due rami con anello anteriore foggiati a tortiglione; manico affusolato coperto di pelle di pesce con ghiere d'ottone alle estremità (Guardia Sviz zera di nº B. 49). G. 96. 40. SPADA con lama lunga 0,92, larga 0,04,. Fornimento di ferro bronzato, con testine e mascheroni a basso rilievo indorati, della forma del nº G. 19. Appartenne ai Martinengo ed è propria degli uomini d'arme della fine del xv e del principio del xvi se colo. (Armat. B. 8). G. 97. SPADA. Lama lunga (0,055) 0,95, larga 0,04, sino al terzo ornata di fogliami incisi col bulino. Fornimento bianco, in ciso come la lama, simile al nº G. 23. G. 98. SPADA del duca EMANUELE FILIBERTO (1). La lama lunga 0,905, larga0,043, è di damasco con inscrizioni arabe (2) da una parte e fogliami ed altri ornamenti alla damaschina di oro e di argento (1) Era questa spada custodita nella regia Camera dei Conti, ove vuolsi che si adoperasse ne' giuramenti dai pubblici uffiziali, e d'onde fu tolta, per ordine della M. del re CARLO ALBERTO e riposta in questa Armeria. (2) La sua punta (della spada) è così lunga, che è giunta sino alle nuvole. I raggi toccano il sole come i raggi di questo toccano la mia spada. Il sole diventa il più umile de' tuoi schiavi. Egli cerca un riparo contro le tue ferite. 260 CLASSE II. da ambedue le parti. Il fornimento di ferro, bronzato, si compone dell'elso, del manico e del pomo. L'elso è in forma di S, e dal suo mezzo si abbassano due semicerchi, formandovi ciò che i francesi dicono pas d'âne, dai quali s'ingenerano altri due semicerchi, mi nore di dietro, ed assai grande dinanzi, i quali fan l'ufficio di guardia. Questa parte di fornimento è ornato di tritoni, mostri marini, fo gliami e frutte, e trofei d'arme da una parte; dall'altra, che è la anteriore, sono oltre alle cose dette, rappresentazioni mitologiche. Nelle braccia dell'elso, incominciando dalla destra, è la Dea di Cipro, sul carro tirato da due cigni, e presso a lei Amore con l'arco e la faretra. Un mostro marino alato è innanzi e tra questo ed i cigni è un tritone che dà fiato ad una tromba marina. Nel mezzo si vede un carro, con Nettuno ed una donna che tiene una face nella sinistra, tirato da due ippocampi col solito amorino che vi fa l'au riga, e seguíto da un tritone che con l'arco teso si volge indietro per saettare. A sinistra, precedono mostri, e tritoni che dan fiato alle conche marine e segue un toro marino che ha sul dorso una ninfa. Ne' due semicerchi laterali sono frutte e vilucchi. In quello che sta nel mezzo e s'innalza a ferro di cavallo sono mostri marini, due tritoni, uno de' quali porta sulla spalla sinistra un archibuso, che mettono in mezzo un tritone, certamente Glauco, con una fiocina nelle mani, ed una Nereide sul dorso la quale tiene avvolto un serpe al suo braccio destro. Il manico è ricoperto di fili di rame attortigliati, con trecce alle estremità. Il pomo è di forma ovoidale schiacciata, di ferro cesellato come tutto il resto. Dalla parte ante riore sono rappresentati in basso rilievo Nettuno, stante, sopra un mascherone, sotto al quale sono due cavalli marini. A destra e a manca del Dio sono quattro tritoni, due con rami di canne palustri con le pannocchie, uno tiene un ramo, e l'altro suona la conca ma rina. Nella parte opposta è Anfitrite sul carro, e qui pure i due cavalli marini e quattro tritoni come quelli descritti. E inutile il ripetere che tutti questi lavori sono squisitissimi, ed eseguiti dallo stesso incognito artefice degli archibusi, (li vedremo appresso alla Serie M.), che ha in questo fornimento ripetuto le stesse rappresen tazioni mitologiche scolpite sulle piastre delle due ruote. La lun ghezza totale di questa spada col fornimento è di 1,09. (Arm. 2). G. 99.- SPADA come la precedente. Lama di damasco(lunga 0,925, larga 0,464), con lavori alla damaschina da ambe parti, ed iscrizioni arabe (1), una delle quali, in un tondo, dice: Proprio alla Casa del Re. (1) Il sole saetta i suoi dardi (raggi) tutti i giorni. Per ardere il cuore dell'amoroso. SERIE G. 261 L'elsa somiglia in parte all'altra descritta per la forma generale, co' due semicerchi che si abbassano sulla lama, se non che da quello sinistro al suo termine sporge innanzi un piccolo braccio, e dalla metà del destro s'ingenera una verga che si slarga nel mezzo ri piegata ad S, come la traversa. A questa va ad unirsi alla estre mità sinistra sotto fogliami, che formano la parte inferiore di una sirena alata, continuando poi in arco di cerchio terminata in voluta coperta dalla parte superiore della testa di un drago, istessamente che la opposta estremità della traversa. Mascheroni, fogliami, figure fan tastiche, delfini, cigni, squame sono gli orna menti cesellati su questa parte di fornimento. Il manico è eguale all'altra spada. Il pomo è schiacciato a contorno di svariate curve di ele gantissima forma, tutto scolpito con masche roni, figurine alate e gruppi di frutte. Questo fornimento è opera dello stesso artefice del l'altro descritto. Tutta l'arma è lunga 1,110. (Arm. 2). G. 99bis SPADA schiavona (1) con lama (1) SPADA SCHIAVONA. Il signor DEMMIN dà la figura di questa spada e la seguente descrizione : 69.Epée vénitienne de 84 cent. de longueur, du commencement du dix-septième siècle appelée schiavona. Cette epée et Fornim. di no G. 99 bis.– 116. le fauchard étaient les armes offensives des Esclavons ou gardes des Doges, Op. cit , p. 408. Il signor Demmin si appone esattamente su quanto ha detto qua dietro; soltanto nel tempo che ha assegnato all'uso di questa spada in Italia, credo che vi sia inesattezza. E lo provo con documenti inediti incontrastabili. Ite vna schiavona cum fornim.ti adorati et el fodro de Veluto negro-. Liber Aquila (vujº martij 1543), Arch. Gonz. c. 6. t. Lame dece septe da schiavona nude de varij maestri —. Ivi, c. 68 t.- A di supras.pto (30 di zugnio 1548) e intra dui spadi.... vna de li ditti a lavora..... e laltra spada cio schiavona da caualo a lavora mgro Zoua maria bresano....... e la dorada mgo baldesar dorador Ivi, c. 84 t. Spade Schiavone 10-. Inventario dela Monition dele salle.... di X (1548) р. 61-. Spade schiavonesche 10 —. Ivi, p. 57. Dunque è certo che sino dalla prima metà del secolo xvi si usavano spade schia vone a Venezia non solo ma anche a Mantova, ove certamente se ne era portato l'uso dalla città delle lagune. Nel Nuovo registro X delle Sale dell'arme del Cons. dei X (così mi scrive il mio amico comm. Stefani), che è l'ultimo inven tario ufficiale fatto nel 1773 e che io tengo originale nella mia biblioteca, trovo così notate le spade di cui mi chiedi: Spade da ponta alla Schiavona nº 4 Spade alla Schiavona nº 297.- Spade alla Schiavona nº 176. Spade alla Schia vona nº 68-. Mi par certo che si alludesse a Spade fatte a guisa di quelle degli Schiavoni o Dalmati. Fino agli ultimi tempi, la Repubblica Veneta aveva al suo servizio fanteria e cavalleria Schiavona, e credo che quel genere di spade fosse 262 CLASSE II. lunga 0,97, larga 0,034, con le marche di nº 42 e 43. Il fornimento, a gabbia, è di ferro forbito, con manico affusolato coperto di pelle di pesce, epomo di ottone con rosetta di rilievo. Sotto l'elso è un car toccio di cuojo nero, nel quale entra il fodero, cui serve come di cappa. Il fodero è di legno coperto di pelle nera, con puntale e armatura nel con torno per la lunghezza di0,65, e cinque fascette a tre tondini di lamina di ot tone annerito. Quest'esemplare di spada schiavona fu regalato dal cav. Raoul Richards al compilatoredi questo catalogo, ed egli lo donò all'Armeria Reale. (Arm. 25). G. 100. SPADA schiavona. Lama lunga 0,83, larga 0,05, con la scritta VIM . VI . REPELLERE . LICET e la marca di nº 44 da una parte, e dall'altra, la scritta e la marca di nº 45 qui riportata. Fornimento simile al precedente, ma bronzato e con pomo non suo (1). (Сатро А). G. 101. SPADA Schiavona con lama lunga 0.82, larga 0,021, con forni mento eguale al nº G. 99bis. (Campo A). G. 102. SPADA Schiavona. Lama lunga 0,91, larga 0,048, con breve scanalatura e la scritta da ciascuna parte INRI. Fornimento simile ai pre G. 103. cedenti con pomo proprio. (Arm. 25). SPADA schiavona, con lama lunga 0,92, larga 0,03. Forni mento bianco a gabbia. Fodero simile al nº G. 99bis. (Arm. 24). piuttosto della cavalleria- Che il mio amico si apponga se ne ha la prova nel terzo es. citato a dietro. WENDES 42. 43. 44. IOHANNES 45. (1) Nell'Armeria del sig. D. José Estruch in Barcellona si conserva una Espada alemana de cruz del siglo xv. Hojade0,84 metros de largo y0,05 metros de ancho, canal en su primer tercio : VIM.VI.REPELLERE. LICET .: . ... y de la otra parte .: IOANNES : WVNDES : ecc. Catal. cit. p. 51, nº 517. Le dimensioni di questa lama sono identiche a quella della nostra ed eguali le iscrizioni, ma vi è di più la marca della testa coronata. SERIE G. 263 G. 104. SPADA schiavona, con lama lunga 0,86, larga 0,035, scanalata con la marca di nº 46. Fornimento simile ai precedenti. (Arm. 24). G.105. SPADA schiavona. Lama scanalata lunga 0,90, larga 0,035 con marca uguale alla prece dente e fornimento eguale al n° G. 99bis. (Arm. 24). G. 106. SPADA Schiavona con lama lunga 0,815, larga 0,035. Fornimento simile al nº G. 104consumato dallaruggine (Сатро В). G. 107. SPADA Schiavona. Lama a punta tonda, scana lata, lunga 0,89, larga 0,05, con le marche di nº 47 da ogni parte. Fornimento simile al n° G. 106. (Arm. 25). G. 108. SPADA, del XVII secolo da fanti. Lama lunga 0,83, larga 0,038, scanalata presso al tallone, con la scritta •XX: FRENDIGA : px; e la marca di nº 48. Forni mento di ferro brunito, con manico coperto di filo di ferro. (Campo D). G. 109. SPADA con bel fornimento di ferro forbito a doppia conchiglia intagliata e traforata, e con lama lunga 0,80, larga 0,022 sgusciata, con la scritta da ambedue le parti † MEFECIT + SOLINGEN † (Сатро C). G. 110. SPADA con lama lunga 0,77, che porta la data e la marca di nº 49. (Сатро C). G. 111. + Z 46. A 47. D 營 48. ☆ 68 49. A I ΟΙ 50. SPADA da fanteria in tutto simile al nº G. 108. La lama lunga 0,84 e larga 0,031, porta sullo sguscio il nome dello spadajo e la marca di nº 50 che sembra degli spadari di Solingen del se colo XVI (Campo D). 264 G. 112. traforato. (Arm. 26). G. 113. CLASSE II. SPADA. Lama lunga 0,76 con bel fornimento bianco SPADA con lama in principio scanalata e nel resto a sezione lenticolare, lunga (0,05) 0,87, larga 0,026. Fornimento destro e sinistro, bianco, simile al nº G. 14. (Al Moschettiere di nº B. 47). G. 114. SPADA con lama lunga 0,75, e la scritta ME FECIT da ambe le parti. Fornimento bianco con due conchiglie traforate. (Armat. B. 30). G. 115. SPADA con lama a sezione di rombo, lunga 0,94 larga 0,04. Fornimento ageminato di argento con piastrina trafo rata. (Arm. 27). G. 116. SPADA. Lama con tre scanalature per tutta la lunghezza di (0,05) 0,91, larga 0,046, con ornato inciso al tallone e dorato, e le scritte- IESVS MAR(ia), e WAMVL-. Fornimento, forma del n° G. 70, tutto di ferro bronzato con ornamenti di fogliami incisi e dorati e medaglie a bassorilievo sul pomo a pera, alle estremità dell'elso, nel manico e nel semicerchio in basso. È opera di armajuolo italiano del principio del secolo XVI, pregevolissima per il lavoro non solo, ma, e più, per la sua perfetta conservazione nello stato pri mitivo. (Arm. 22). G. 117. SPADA del secolo XVI con lama lunga (0,06) 1,01, larga 0,022. (Arm. 23). G. 118. SPADA, lama lunga 0,92, larga 0,025, segnata SEBA STIAN. Fornimento bianco con elso a barchetta, più alta dinanzi, che, stremandosi verso il pomo, forma la guardia. E tutta traforata, e sì questa che le altre parti sono adorne di fogliami e testine stu pendamente scolpite. Fu offerta alla M. del re CARLO ALBERTO dal conte Ratti Opizzoni come arma d'un suo antenato. (Arm. 22). G. 119. SPADA, lama lunga 0,76, larga 0,03, a sezione esagona, con scanalatura nel terzo presso al tallone. Fornimento traforato e scolpito, pomo testa galeata con ventaglia mobile. Porta la scritta: IL RIVOLTA IN MILANO. (Arm. 22). G. 120. SPADA con fornimento a croce, di ottone, intarsiato di argento, e lama lunga 0,97, larga 0,03. Per un terzo è incisa a bulino con teste e rabeschi; in un ornato sono le parole SAGESSE MESVICT G. 121. COVPAGE (courage) MASSISTE. (Arm. 27). SPADA con fornimento bianco, come il nº G. 36, eccetto che l'elso è a S. Lama lunga 1,01, larga 0,03. (Campo D). G. 122. SPADA mutilata nella lama e nel fornimento. (Rot, Arm. 51). G. 123. (Rot. , Arm. 51). SPADA (frammento). Fornimento come il nº G. 36. 0 SERIE G. G.124. 265 SPADA con lama a sezione di rombo, lunga (0,06) 1,05, larga 0,026. Nel tallone è la marca di nº 51. Il fornimento, di ferro forbito, non suo, ha un elso che da una parte si ripiega in basso, e dall'altra incurvandosi a semicerchio s'innalza sino al pomo, simigliante ad un elmo chiuso. La mano è coperta da una A 51. lastra a conchiglia, con cattivo ornato e una brutta mezza figura con elmo a bassorilievo. Di dietro corrisponde altra conchiglia minore baccellata. Il manico è coperto di filo di ferro attortigliato. Lavoro di artefice tedesco, del principio del XVI secolo. (Arm. 26). G. 125. SPADA con lama larga 0,032, lunga (0,06) 1,30. For nimento di ferro forbito, elso ad S con due piastre convesse a traforo che formano la guardia, d'onde partono due rami che si uniscono ad un terzo, il quale dall'elso piegandosi in semicerchio arriva quasi G. 126. al pomo. Secolo XVI. (Arm. 24). SPADA con lama scanalata nel primo terzo, lunga 0,95, larga 0,45. Fornimento bianco destro e sinistro come il nº G. 14. (All' Uffiziale dei Carabini di nº B. 48). G. 127. SPADA, creduta opera di Benvenuto Cellini (1). La lama, lunga (0,07) 1,01, larga 0,027, è a sezione lenticolare con i lati insensibilmente convergenti sino alla punta arcacuta. Ha ornati di fogliami incisi a bulino da ambedue le parti e, in ciascuna, un verso della seguente iscrizione in carattere tedesco : POUR DUN CONCERUER ARMES ESPOIR AMOURS IE L'HONNEUR IE CHERIS UERTUEUS MAIS MAIS NOURRIS 1625 La lama al tallone forma due risalti, e, così ristretta, con i lati convergenti si prolunga per 0,07 sino all'elso. In questo prolunga mento sono, da una parte, una L con corona ducale, e sotto, due triangoli equilateri intrecciati in modo da avere due loro lati paral leli (il suggello di Salomone?) dentro un circolo; dall'altra parte sono un fiordaliso, la stessa figura dei due triangoli e due M, una contro l'altra, formanti una sigla, presso all'elso. Precede le iscrizioni un ornato a volute di schiacciato rilievo lungo 0,15, e seguono quella del primo verso un cuore, traversato da una freccia, che getta (1)-Di questa bellissima spada, che potrebbe fornire argomento di dotta illu strazione, se ne attribuisce l'opera al Cellini, ed è pervenuta alla R. Università nell'istesso modo che il magnifico scudo descritto al nº 380 (nuovo Catal. n° F. 3); èpur essa priva di segno caratteristico che possa dar a conoscere di qual artefice essa sia opera-. Catal. 1840, p. 295, n° 949. 266 CLASSE II. fiamme, un turcasso con l'arco, e una L con corona ducale, messi in mezzo da una figura di cinque punte, simile alla terza della pag. 99; del secondo i due triangoli intrecciati sopra i quali è un fiordaliso. Il fornimento, che non è della lama (1), si compone del l'elso fatto ad S, sul piatto di essa, del manico affusolato coperto di fili e cordoni di ferro anneriti e di pomo a pera. L'elso ha una formella rettangolare, nel mezzo, da ciascuna parte. In una è un guerriero a cavallo in atto di menare una sciabolata, scolpito ad alto rilievo. Nell'altra è una figura nuda, giacente , istessamente scolpita. Le braccia dell'elso figurano delle liste di cuojo intrec ciato, e sono compiute da un gruppo di tre guerrieri a cavallo combattenti. Il pomo ha otto cavalieri, uno dei quali con lo sten dardo, che menano punte, diritti e rovesci, e calpestano cavalli e cavalieri nemici caduti. Il lavoro è tutto a mezzo e ad alto rilievo ed ammirabile per la esecuzione soltanto, chè il disegno è meno che mediocre; e sarebbe una offesa non solo attribuire quest'opera al Cellini, ma anche ad un artefice di molto minor fama di lui. Per i non artisti e non intelligenti di arte, poi, la prova più sicura che questo fornimento non è dell'artefice fiorentino, è nel silenzio che egli ne ha serbato nella sua vita e nel trattato di oreficeria. (Arm. 22). G. 128. SPADA con la lama lunga 0,82 e larga 0,03, vecchia, e fornimento posteriore, con elso e pomo di bronzo e manico di corno, appartenuta al celebre Giovanni di Werth. La lama porta la data e la marca di nº 52 propria delle fabbriche di Passau e 14 14 52. Solingen, secondo il DEMMIN, usata sino dal secolo XII. Tutti gli ornati incisi ad acqua forte sono posteriori alla fabbricazione della lama, non solo, ma anche all'anno 1642, perchè da una parte, ha la scritta in carattere e lingua tedesca (2), risguardante questo celebre capitano degli eserciti dell'Imperatore e dell'Elettore di Baviera ed i gloriosi fatti d'arme da esso compiuti. (Arm. 27). (1) Il fornimento di questa lama, che porta la data del 1625, dovrebbe avere dei rami che dall'elso scendono al tallone, ciò che dai francesi dicesi pas d'âne. (2) Debbo alla gentilezza dei ch.mi professori Muller e Ferrero la lezione e la traduzione di questo vecchio tedesco, e ne rendo loro pubbliche grazie. Gral: Johan de Werth hat mich zum streith erkohren zeith Wehreutes Arrelt War ihm der König geneiget, Der offt Victorisiert, gahr Wenig mal Verlohren Heuidt ihme liberirt sein gauzes Lager zeiget. SERIE G. G. 129. 267 SPADA con lama lunga (0,06) 0,90, larga 0,03, a se zione esagona e sguscio in piccola porzione del primo terzo, nel e dall'altra quale da una parte è scritto。。VINCERE HAMORI 。。 (aut mori). Ilfornimento è di ferro tutto do rato con elso rivolto da due bande opposte, e una guardia semplice ad S, terminati da pomi oblunghi a traforo composti di 4 anelli che a due a due s'intrecciano. V'è doppia conchiglia e pomo pure traforati e manico rivestito di filo di ferro attortigliato. (Arm. 27). G. 130. SPADA con lama della fine del XVII o del principio del XVIII secolo, lunga 0,85, larga 0,032, con ornati e figure incise, rap presentanti un guerriero all'antica ed un trombetta a cavallo, nel costume del XVII o XVIII secolo, con la croce di Savoja nel drappel lone. Porta il motto. SOLI . DEO . GLORIA e presso all'elso il nome dello spadajo FERANTE FECIT. Il fornimento è alla foggia di quello degli stiletti fiorentini, tutto di ferro scolpito e tra forato, del secolo XVI. (Armat. nº B. 29). G. 131. SPADA tedesca del secolo XVI con lama lunga (0,055) 0,955, larga 0,029, a sezione di rombo, con sguscio nel primo terzo, ove è la scritta SCACCHVS ROMI □□ SOLINGVE ME FECIT Fornimento di ferro brunito con elso diritto e guardia semplice e tortiglione, coccia emisferica ornata a traforo e rivettino (1) a mo' di merletto attorno, e manico ricoperto di cordoncino di filo di ferro. (Arm. 24). G. 132. SPADA con lama lunga (0,05) 0,973, larga 0,023. For nimento simile al precedente. (Сатро C). G. 133. SPADA di forma spagnuola. Lama lunga (0,06) 0,98, sezione a rombo. Fornimento come il nº G. 131 con quattro tondi nella coccia , nei quali è rappresentata la caccia al cervo ed alla volpe. Secolo XVI. (Arm. 24). Sein freidt wahr nur in feldt mich liesz nie von der scilhen dasz er gwisz recht beschauth, und gahr zu wohl betracht, Doch wich er endlich auch gfangner in Frankreich Reichen Dan von des andern tags 6090 n....... gmacht. Generale Giovanni Werth mi ha scelto per la lotta: dal tempo di..... il re gli era propizio, che spesso ha vinto, ben poche volte perduto, gli ha mostrato libero tutto il suo campo. La sua gioia fu solamente nel campo, me non lasciò mai dal suo fianco che ha molto ben guardato e molto ben esaminato. Però finalmente (dovette) cedere (ed essere) prigioniero nel regno di Francia. Poi ne (furono) fatti l'altro giorno 6000... (1) RIVETTINO. Dicesi così la ripiegatura dell'orlo della coccia, e serve non che di finimento, anche ad arrestare o a disviare i colpi della spada nemica, i quali strisciando sulla coccia,potrebbero giungere ad offendere la mano o il braccio-. CARENA, Vocab. metod , Art. xı, Spadajo. 268 CLASSE II. SPADA. Lama lunga (0,06) 0,99, a sezione di rombo, sca G. 134. nalata, con X e rosette ripetute. Fornimento simile al precedente ma con elso ad S, e manico coperto di fili di ferro. Secolo XVI. (Arm. 24). G. 135. SPADA con lama lunga (0,05) 0,84, larga 0,038, con un sole inciso da ambe le parti. Fornimento bianco, simile al prece dente con elso diritto, lungo 0,26. (Armat. B. 35). G. 136. SPADA forse spagnuola, o certamente di uffiziale al ser vizio della Spagna. Lama lunga (0,04) 0,995, con uno sguscio nel suo primo terzo ove sono alcune lettere delle quali non saprei spie gare il significato. Il fornimento, simile al nº G. 131, è di ferro for bito, manico cortissimo (0,08) rivestito di pelle, e pomo schiacciato. (Campo D). G. 137. SPADA in tutto simile alla precedente. Lama lunga (0,04) 1,01, larga 0,03, con uno sguscio che ha la seguente scritta NO . ME . SAIVES . SIN . RASON . HONOR. (Campo D). G. 138. NO . ME . ENBAINES . SIN . SPADA. Lama lunga 0,91, larga 0,025, a sezione lenti colare, con tre scanalature da ogni banda vicino al tallone. Forni mento eguale al nº G. 79bis, del quale è una contraffazione. (Arm. 27). G. 139. SPADA. Lama a sezione di rombo, lunga (0,06) 1,13, larga 0,022. Fornimento di ferro forbito con profonda coccia semi ovoidale, traforata a fiorami e fiordalisi; elso diritto, guardia sem plice a tortiglione, pomo ovoidale e manico ricoperto di filo di ottone. (Сатро C). G. 140. SPADA con lama a sezione di esagono, lunga (0,05) 1,06, larga 0,022, ed ha la marca O. Fornimento con elso ad S, e nel resto simile al nº G. 131, con manico ricoperto di trecciuole di filo di ferro. (Caтро С). G. 141. SPADA con lama lunga 0,65, larga 0,02, e fornimento a croce, di ottone, con qualche ornato inciso. Ha tutta l'apparenza di una spada da teatro. (Caтро С). G. 142. SPADA con fornimento a mo' delle daghette da duello e guardia di piastra triangolare. (Campo C). G. 143. (Сатро C). SPADA. Lama con fornimento bianco, simile al nº G. 131. G. 144. (Campo C). G. 145. SPADA con lama a due sgusci e fornimento bianco. SPADA. Lama lunga (0,045) 0,95, larga 0,032, scana lata nel tallone e per un quarto nella lama che ha la marca della mezza luna appena visibile. Fornimento inciso e dorato (forma del n° G. 137) e manico coperto di filo di ottone e di ferro bronzato. (Arm. 26). SERIE G. 269 G. 146.- SPADA con lama di damasco a biscia,lunga0,94, larga0,05. Fornimento di ferro bronzato con elso in forma di S orizzontal mente, manico coperto di filo di ferro. (Campo А). G. 147. G. 148. (Сатро В). G. 149. SPADA. Lama con fornimento bianco. (Campо В). SPADA da fanteria de' secoli xv e xvI. SPADA da fanti, con lama tedesca, sgu sciata nel primo terzo, larga 0,039 in tutta la sua lun ghezza, che è di 0,60. Porta la scritta e la marca di n° 53, ed appresso quella di nº 54. Fornimento bianco G. 150. con elso a Se anello. (Camро А). SPADA con lama a denti di sega, lunga 0,65, larga 0,04. (Campo D). G. 151. SPADA con lama lunga 0,78, larga 0,05. Il fornimento ed il fodero sono bianchi, di ferro di getto. (Cam. 30). G. 152. SPADA Spagnuola dello scorso secolo da ufficiale. Lama lunga (0,045) 0,99, larga 0,028 con lo sguscio nel primo terzo, nel quale è scritto . NO . ME .SATVES . SIN . RASON : da una banda, e dal l'altra . NO . ME . ENBAINES . SIN . HONOR • : •Il fornimento di ferro brunito ha la forma del nº G. 235, con le due conchiglie men che mediocremente incise a bassissimo rilievo con rosoni, elo stemma di Castiglia edi Leone. (Сатро C). G. 153. SPADA con fornimento simile al prece dente, forbito e lama con ornati a schiacciato rilievo ricavati ad acqua forte. Porta la scritta Pour Dieu pour la loy et pour le Roy. (Campo C). G. 154. SPADA moderna scozzese detta CLAYMORE. Lama lunga 0,83, larga 0,03, a doppia scanalatura, con incisioni ad acqua forte ed il nome del fabbricante MOORE & C.° IOld Bond S.' LONDON. Fornimento di ferro brunito, simigliante a quello delle spade vene ziane, dette Schiavone (V. la fig. a pag. 261), e si può facilmente scambiare l'uno con l'altro. Fodero di cuojo con puntale, cappa e suo bottone di ferro bru nito. (Bach. 18). G. 155. L ZH Ω H M 53. SPADONE da dragone austriaco del principio del se colo XVIII. Lama lunga 0,55, larga 0,036, ad un filo ed un quarto; alla sua estremità ha una tacca a mo' di gancetto, e sul piatto, da una parte è l'aquila bicipite con la corona imperiale e sopra Vivat 270 CLASSE II. Carl. VI; dall'altra un cavaliere e sopra Vivat Prinz Eugenius. For nimento di bronzo dorato con guardia a tre rami, e manico coperto in parte di pelle, con legature di fili d'ottone. (Bach. 18). G. 156.- SPADA italiana con lama a profondo sguscio, lunga (0,050) 0,900. Fornimento tutto di avorio squisitamente scolpito a basso, a mezzo ed a tutto rilievo, sullo stile del secolo XVI. Ha molta simi glianza col nº G. 167, eccetto l'elso che è diritto. Svariatissimi sono i soggetti di questa bella scultura, che, sebbene arieggi perfetta mente la maniera bizzarra di comporre della fine del cinquecento, nondimeno mi sembra, e non m'inganno, una stupenda opera d'imi tazione di eccellentissimo artefice moderno. Sull'elso, nella parte posteriore sono due stemmi, quello di Sardegna, ed un altro che porta di rosso ad un capriolo d'oro accostato da tre stelle d'argento, due ed una; stemma comune a molte famiglie di Piemonte e di altre parti d'Italia. Il fodero è di legno ricoperto di velluto negro con puntale e cappa di avorio similmente scolpiti, edin questa ultima sono VST,le iniziali del nome dell'arte fice (?) e la data 1579. Ma questa data non serve punto ad invecchiare l'opera; e lo stemmadi Sar degna non può stare accompagnato da un altro stemma qualunque, e con corona ducale sopra. Si conchiude, che que' due stemmi stanno li per una bizzarria dell'artefice , che ha ottenuto l'effetto contrario a quello che si era proposto, cioè di far passare per opera del cinquecento la sua bellissima scultura dell'ottocento. (Bach. 31). G. 157. 54 SPADA con lama sgusciata nel primo terzo, lunga 0,65, larga 0,04. Fornimento di avorio scolpito a basso e mezzo rilievo, che si compone di elso diritto formato da un listello sul quale, dentro formelle arcacute, sono scolpite due mezze figure, una di guerriero, l'altra di prigione. Sotto il piano sono due mensole a sostegno che finiscono in una voluta nella quale sono teste a bassorilievo, e quindi è una conchiglia con la Giustizia, seduta, tenendo una storta nella destra e le bilance nella sinistra, ove sta una testa recisa. Il manico è a fuso schiacciato ed ha figure a mezzo rilievo; anteriormente è un guerriero seduto sur una sedia curúle, posteriormente un appic cato! Il pomo è a mo' di pera, con teste di serafini ed altre scul ture. Il fodero, anche di avorio, si compone di sei pezzi maggiori e quattro minori interposti, tutti scolpiti a mezzo rilievo ed in parte traforati. A ciascuno dei maggiori è, dalle bande, un occhio con anel lino di ferro dentro il quale passava un cordone che li teneva tutti uniti. Nell'ultimo pezzo è lo stemma che porta di rosso, alla croce SERIE G. 271 d'argento, e cimiero testa galeata a sinistra; alla cresta sono due mostri con ale che si riuniscono in basso. Lo stemma è riportato eguale nell'interno della conchiglia, inciso e messo in mezzo dalle iniziali L. II- D. S, cioè LUDOVICVS II DVX SABAVDIAE, che non è stato ancora al mondo. Conchiudo: È una bella imitazione moderna dello stile del XIII o XIV secolo. Ma l'imitatore per quanto è stato eccellente artista nel contraffare lo stile del 200 o del 300, altrettanto si è mostrato igno rante della storia di Casa Savoja; e così ha reso chiara la contraf fazione. (Bach. 31). G. 158, 159. SPADE GEMELLE, da tenersi in un medesimo fodero, del secolo XVII. La lama è lunga 0,62, larga al tallone 0,021. Nella parte della lama che si combacia conl'altra è una scanalatura an golare per tutta la lunghezza, con due iscrizioni, ora illeggibili. Il fornimento è tutto di ferro, con elso a croce assai corto e guardia a semicerchio in ciascuna spada, incrostato di argento e scolpito a fiori e frutte. (Bach. 19). G. 160. SPADA. Lama lunga 0,88 larga 0,03. Fornimento bianco come il nº G. 37, eccetto che l'elso è ad 2. (Campo D). G. 161. SPIÉDO manesco. La lama ha la lunghezza totale di 1,10, cioè il ferro a due tagli di forma lan ceolata lungo 0,27, e l'asta a sezione di rettangolo larga 0,020, lunga 0,83, con la marca di nº 55. Forni mento di ferro bronzato simile al nº G. 77. Alla fine G. 162. * { 55. 56. dell'asta è una traversa con molla, da levare e mettere per impedire che la lamanel ferire penetri oltre la sua lunghezza. (Armat. B. 28). SPIEDO Simile al precedente. Fornimento nero con elso diritto e anello anteriormente, pomo a pera, e manico coperto di pelle di pesce. Ha la marca di nº 56 (Bach. 19). G. 163. STOCCO D'ARME (1). Lama lunga 0,98, larga tra gli spi goli 0,03, con iscrizione, in uno degli sgusci, ora interamente per (1) STOCCO D'ARME (franc. estoc, ingl. long draught sword, spagn. estoque, te desco Stoffdegen), arme bianca manesca, conlama rigida e robusta a sezione di triangolo equilatero curvilineo terminante a mo' di spuntone quadrato, acconcio solo a dar colpi di punta, che diconsi stoccate. Portavasi dagli uomini d'arme ap piccato all'arcione anteriore dalla banda sinistra. Non si deve confondere con altri stocchi da vagina con lama pure rigida a sezione di losanga con gli spigoli da ambedue le parti molto saglienti. E nè pure ha simiglianza alcuna con lo stocco benedetto che una volta mandavano i Papi insieme col berretto (pilum et ensem) ai principi cristiani; chè questo aveva la forma delle spade ordinarie, cioè, lama a due fili in forma di triangolo isoscele. Rotte le lanze (nella sfida di Barletta, 16 di febbraio 1503) missono mano a li stocchi et mazze parendo in epso stechato fusse Vulchano che battesse la fucina, battendosi l'uno et l'altro CLASSE II. 272 duta, e marca di nº 57. Fornimento bianco, con croce atortiglione compiuta da pomi a piramide di base quadrata, manico a sezione rettangolare con gli angoli arrotondati e rastremato dal mezzo alle estremità, coperto di pelle nera e ornato di bullettine a capocchie emisferiche indorate; pomo a mo' di fiore schiacciato. È pregevo lissimo per la forma e per la perfetta conservazione. (Armat. B. 42). G. 164. STOCCO D'ARME, con lama a tre spigoli, eguale alla pre cedente, lunga 1,14 e larga tra gli spigoli 0,03. Ha il fornimento bianco simile al precedente. (Armat. B. 19). G. 165. Stocco. Lama larga 0,046, lunga 0,978, a sezione di lo sanga, e terminante in punta a mo' di robusto spiedo a sezione qua drangolare. Per la lunghezza di 0,12, presso al tallone, ha un ornato inciso e dorato. Ha la marca di nº 58 da ciascuna parte. Il fornimento è una con traffazione di quello del Dona tello. (Arm. 27). G. 166. Stocco con lama robustissima presso il tallone a sezione esagona, e quindi a sezione romboidale da servire $ Fornimento di nºG. 167. 116. 57. 58. solamente di punta. È lunga 0,90, larga 0,042. Fornimento a croce di verga larga 0,015, lunga 0,33, con manico, ora nudo, lungo 0,175, e pomo della forma di due tronchi di piramide ottagona riuniti nelle basi. Fu trovato presso Casale lungo il Po, e sebbene ora la ruggine abbia surrogate le dorature di che doveva essere ornato, è un esemplare importantissimo del secolo xv. (Rot, 59. Arm. 51). G. 167. Sròcco. Lama robusta a spigoli vivi da ambe le parti, lunga (0,055) 1,020, larga 0,027, grossa 0,012. Sul tallone da ciascun lato è ripetutamente la marca di nº 59. Fornimento, non suo, di ferro Vno stoco fatto a trianguli con fodro de corame et fornimenti aguatadi (coperti) de crudelmente- GRUMELLO, Cron. (1467-1529), Raccol. cron. lomb. I, 77. corame-. Libro Aquila (9 mar. 1543), c. 13, Arch. Gonzaga. Diede a cia scuno due stocchi; l'uno con la punta soda il quale era attaccato all'arcione dalla parte sinistra, e l'altro, cinto al fianco, più corto e più largo-. GIOVIO (Gr ). E più un stocho da homo darme, con li fornimenti, a bissa. Epiùun stocho dahomod'arme, confornimenti dorati-. Invent. Armer. Castello (21 genn. 1542), Arch. Not. Mantova Rogiti Stivini. SERIE G. 273 forbito inciso e scolpito con figurine a basso rilievo dentro formelle. Il pomo a fiore di loto ha due battaglie di cavalli, e il manico, a spirale, è coperto di pelle di pesce, nera, con legature di filo di ferro. Fine del XVI secolo. (Arm. 26). Srocco con lama lunga 1,00 e larga 0,03, fornita di G. 168. spigolo da ambedue le parti, e terminata a mo' di spuntone. For nimento come il nº G. 19, bronzato e squisitamente ageminato di oro. (Arm. 26). G. 169. Srocco con robustissima lama a sezione di losanga, lunga (0,06) 1,13, larga 0,03. Il fornimento destro e sinistro simile al nº G. 14, è di ferro annerito ed ageminato di argento, a basso rilievo. È un lavoro alemanno della seconda metà del secolo XVI. (Arm. 24). G. 170. Sròcco da bastone, con lama simile alla precedente, larga0,027, lunga A 1,00, e col fornimento 1,13. Questo è di ferro indorato, col manico cilindrico rico perto, tra le due ghiere, di pelle di pesce, con bullette a capocchia dorata. La lama, presso il tallone, ha un ornamento inciso ad acqua 60. forte, e la marca di nº 60. Quest'arma, della secondametà del secolo xvi, è molto pregevole 十 Fornimento dello Stocco di no G. 170. per la sua rarità e per la sua perfetta conservazione. (Bach. 18). G. 171. Sròcco da scherma (?) con lama rigida a spigoli, lungo 1,37. Fornimento bianco della forma delle sciabole tedesche e manico di ottone. (Arm. 27). G. 172. STRISCIA (1) con lama a sezione di losanga, lunga (0,05) 1,25, larga 0,017. Fornimento di ferro bronzato ed ageminato di oro, (1) STRISCIA(franc. rapière, ingl. rapier, spagn.espadà de taza? ted. Raufdegen) specie di spada con lama molto lunga e stretta che poteva adoperarsi soltanto di punta. Era un'arme da duello, e fu in uso nella seconda metà del secolo xvi e nel xvi. Furono celebri per questa sorta di spade le lame di Toledo e di Si viglia. Uno dei più rinomati armajuoli fu Julian del Rey detto il Moro perchè era tale, cheprese quel cognome per avere avuto a suo padrino il re Fernando V, il Cattolico. Lavorò a Toledo e a Saragozza innanzi al 1491, chè di questo tempo sono le spade da lui fatte per il re moro Boabdil. Ebbe un figliuolodello stesso nome che fabbricò spade di qualche merito. Le striscie hanno ordinariamente una coccia traforata con lavori stupendi di cesello e di bulino, e nelle spagnuole, o a quella foggia, è contornata da un rivolto, detto rivettino (V. a p. 267, nota 1) per arrestare, e anche rompere la punta della spada dell'avversario. Questa sorta di spada ci venne dalla Francia dove se ne trova notizia sin dalla fine del xv se colo. Il y avoit une chambre toute pleine de rapières à monter et montées-. 18. Catalogo R. Armeria. 274 CLASSE II. con figurine a mezzo rilievo messe a oro dentro formelle circolari ed ellittiche. Secolo XVI o principio del XVII. (Arm. 26). G. 173. STRISCIA italiana con lama lunga 1,04, larga 0,02. Ha fornimento di ferro forbito con manico affusolato coperto di pelle. Secolo XVI. (Armat. B. 31). G. 174. STRISCIA con bel fornimento di ferro bronzato. Lama fatta . EN TOLEDO . lunga 0,95, larga0,018, con tre sgusci presso il tallone. (Arm. 22). G. 175. STRISCIA con lama lunga 1,110, larga 0,018. Fornimento simigliante al nº G. 14, di ferro stupenda mente scolpito a bassorilievo con una pu rezza di disegno ed una finitezza di esecu zione che rivela il secol d'oro delle arti in Italia. Le sculture sono fogliami e fiori che rivestono tutti i rami del fornimento e figure isolate e storie allusive a Sansone. Alle estre mità dell'elso sono da ogni parte figurine coricate in diverse positure. Sulla coccia anteriore, è nelmezzo un monogramma, sor montato da corona chiusa come quelle dei principi dell'impero, composto delle lettere D.E.G.H.I.L.P.S.T.che nonsaprei decifrare. $ Il pomo, a pera rovesciata, ha da una parte Sansone che con la mascella dell'asino combatte ed atterra i Filistei; dall'altra il fortissimo uomo che, mentre dorme sulle ginocchia di Dalila, viene dai Filistei legato. Mascheroni, figurine fantastiche, fiori e foglie, compiono l'ornamento Fornimento di no G. 172.- 116. del pomo. L'eccellente artefice di questo fornimento ha ricoperto di ornati anche le parti interiori, non lasciandone alcuna senza prova ( Vergier d'honneur. Fin du xv° siècle-. O PENGUILLY L'HARIDON, Catalogue etc., p. 340). A proposito poi del fornimento il signor José ESTRUCH mi assenna che: Si bien es verdad que la guarnición de taza (espadas llamadas en Francia Rapières) se generalizó en España entrado el siglo xvu, no hayque olvidar que en el xvi existía ya, sobre todo en Alemania é Italia....... En Italia usóse tambien con anterioridad á España. L'art pour tous, entrega número 303 del año xiu de su publicación, reproduce el retrato de Cosme I, Duque de Florencia, muerto en Madrid en 1604 (COSIMO I, morì in Firenze nel 1574), cuyo grabado es de últimos del siglo xvı, y en él se vé dicho caballero, armado con una espada de guarnición de taza calada, empuíiadura, gavilanes y guarda-mano salomónicos. De todo lo dicho sededuce que conla guarnición de taza, como con muchas otras armas, ocurre el verlas aparecer en unas y otras naciones con un siglo dediferencia-. Museo de D. JOSÉ ESTRUCH, р. 29, п° 273. SERIE G. 275 della sua valentía. L'ignoto artista è italiano, e lo mostra lo stile del disegno che è del mezzo circa del secolo XVI, quando soltanto gli artefici nostrani sapevano operare in siffatta ammirabile e pura maniera. (Arm. 26). G. 176. STRISCIA italiana della prima metà del secolo xvi. Lama a sezione di rombo lunga 1,030, larga 0,014. Fornimento simile al n° G. 43, di ferro bronzato e ageminato in argento. (Arm. 27). G. 177. STRISCIA con lama lunga (0,09) 1,00 e larga 0,02. Il fornimento ha la croce, e la coccia semiovoidale con belli ornati a traforo. (Armat. B. 33). G. 178. STRISCIA con lama lunga0,92 e larga 0,02. Fornimento nero forma della figura di nº G. 43. (Armat. B. 46). STRISCIA con lama (frammento) a sezione di rombo, G. 179. larga 0,017. Fornimento simile alla figura di nº B 80, con pomo sferico e codolo (nudo) lungo 0,07 (Rot, Arm. 51). G. 180. STRISCIA spagnuola con lama lunga (0,070) 1,25, larga 0,025, rigida per lo spigolo molto rilevato che ha da ciascuna parte. Nella scanalatura presso al tallone è da un lato D. (de), dall'altro 0 L.E.C.A.M.A 0 0 0 0 P.E.D.R.O. Sul dorso del tallone poi è inciso SPADARO DELLO RE. Questo celebre spadajo, Pedro de Lezama, lavorò non solo a Toledo, ma anche a Siviglia nel principio del xvII secolo. Il fornimento è di ferro brunito simile al nº G. 131, con coccia profonda e traforata, con ornati e combat timenti di archibusieri e corazze; manico coperto di fili di ferro attortigliati e pomo formato da una testa virile galeata. (Arm. 24). G. 181.- STRISCIA Simile per forma e per lavoro alla precedente. Lama lunga (0,055) 1,055, larga 0,018, con cortissimo sguscio e la scritta da ambedue le parti × IHN X SOLINGEN X. Sul tallone ha una marca irriconoscibile. Il manico è assai corto, e la coccia, col rivettino, è stupendamente ornata a traforo. (Arm. 24). G. 182. STRISCIA con lama lunga 1,015 e larga 0,018, opera dell'armajuolo CLAVDIO FRANZINI da Brescia, che vi incise il nome sulla scanalatura. Il fornimento è sinistro, e si compone di un elso diritto, dal mezzo del quale si spicca la guardia formata di due rami ad S che scendono sopra un anello e da un terzo, a mezzo cerchio, sul piano stesso dell'elso, ed a questo unito; del manico coperto di filo di rame e del pomo trapezioidale col piano minore, de' due paralleli, posto sul manico. Questo bel fornimento è di ferro squisitamente ageminato di argento con foglioline, filetti e viticci minutissimi ed a bassissimo rilievo, in alcune parti dorate. (Armat. B. 43). 276 G. 183. CLASSE II.- STRISCIA con fornimento destro e sinistro di ferro in dorato, come il nº G. 42, ma con elso as con i rami ed il pomo lavorati a trecce e nodi. Il manico è coperto di fili di ferro e di ottone attortigliati. La lama a sezione di rombo è lunga 1,17 e larga 0,018 e presso l'elso ha una scanalatura con la scritta TOMAS S AIALA S ME S FECIT . (Arm. 24). G. 184. STRISCIA. Lama scanalata e presso al tallone la scritta DEDRO DE TORO EN TOLEDO (D scambio di P) (1), lunga (0,030) 1,04, larga 0,019. Fornimento di ferro forbito; manico a spirale coperto di filo di ferro, e pomo scolpito a bassorilievo. (Arm. 24). G. 185. STRISCIA con lama lunga (0,06) 1,10, larga 0,02. Sgu scio al tallone con la scritta . GVLIAN HEINET . 0→ (Cатро С). G. 186. STRISCIA. Fornimento simile al nº G. 43, senza piastrina traforata, di ferro forbito. Lama a sezione esagona in principio, e quindi a rombo, lunga (0,06) 1,12, larga 0.015. (Сатро С). G. 187. STRISCIA con lama di SEBASTIAN ERNANDEZ. For nimento bianco come il nº G. 131, con coccia liscia. (Campo C). G. 188. STRISCIA con fornimento simile al nº G. 131. Lama lunga 0,74, larga 0,02, con la marca stessa della spada di nº G. 128. (Campo С). G. 189.-STRISCIA spagnuola con lama fatta × EN TOLEDO X, lunga 1,03, larga 0,014. Fornimento di ferro simile al nº G. 131 di mediocrissimo lavoro. (Campo A). G. 190. STRISCIA. Fornimento bianco con coccia liscia. (Campo D). G. 191. STRISCIA con fornimento bianco e coccia a nodi, di tondino. (Campo D). 61. G. 192.- STRISCIASpagnuola. Lama lunga (0,055) 1,215,larga0,023, con una breve scanalatura presso al tallone sulla quale è la scritta .: . S.E.B.A.S.T.I.A.N . :. : E.R.N.A.N.D.E.S . : . Sul tallone sono d'ambe le parti le marche di nº 61. Il fornimento simile al nº G. 131, è d'acciajo forbito, con manico ricoperto di filo di ferro e pomo rotondo schiacciato. (Arm. 26). G. 193. FRANTOPÍNO (2). Lama larga 0,03 per la lunghezza di (1) Questo spadajo, di Toledo, operò nel principio del secolo xvi, ed ebbe un figliuolo di nome Giovanni non meno valente di lui nella stessa arte. (2) FRANTOPÍNO E FRATOPÍNO (franc. franc-taupin, ingl. pioncer, ted. Schanz gräber), era il nome di una milizia francese venuta in Italia al tempo di Fran SERIE G. 277 0,18, e quindi a stile lunga0,84. Fornimento di ottone con guardamano semplice e conchiglia traforata della forma del nº G. 196. (Arm. 23). FRANTOPÍNO con lama lunga 1,00, larga al tallone 0,03 G. 194. per 0,34. Fornimento di ottone simile al precedente (Arm. 23). G. 195. SPADÍNO italiano del secolo XVI, seconda metà, appar tenuto certamente ad un uffiziale di marina. Lama lunga 0,78, larga0,015, a sezione di rombo con scanalatura che porta il nome dell'armajuolo IOHANNES ZVCCHINI. Il fornimento ha il manico a mo' di balaustro, ornato di foglie e di squame, e si spicca sopra il corpo di un cavallo marino che forma l'elso diritto. Per pomo ha la testa di un cavallo che posa conla incollatura sul balaustro. Nella sua semplicità questo fornimento è ammirabile per lavoro e per disegno, e mi appongo certo, attribuendolo allo stesso valente artefice milanese. (Arm. 2). cesco 1. De trenta milia fanti havean costoro senza la banda de li fra topini che doueuan al ciel meter terrore, ecc.- Ass. di Pavia (1525), Racc. Cron. Lom bardi, II, 240.- Unito il re Gallicho grossissimo esercito da piede et da cavallo, de infanteria al numero de 24 millia infanti parte Lanzichenechi, parte Eluecij et parte Franchi Topini, lanze Gallice do millia, arcieri quatro millia, artellaria una grossissima banda GRUMELLO, Cron. (1467-1529), Ivi, I, 194. Da questi Franchi Topini soldati, venne il nome a queste spade, certo usate da loro, con lame di una forma speciale, fatte cioè per una metà o un terzo circa come le lame comuni, a due fili, della larghezza di 0,03, e quindi continuate quadran golari a mo' di lungo e acutissimo stile. Ma sia o no originato così il nome di quest'arma, certa cosa è che se ne ha memoria sino dalla prima metà del se colo xvi, ed è non meno certo che sin da principio fu classificata tra le armi insidiose, e proibita, e minacciato di pene severe chi la portasse. Ecco gli ess. dell'antichità del nome e dei Bandi che la proibivano. fornimento di ferro, col brochero nudo 一. Un Frantopino con Invent. Armer. Gonz. (1543), Lib. Aquila, c. 13 t. Sia fermamente statuito e deliberato, che..... balestrine, et certe spade con ponte longhe, acute che si chiamano francopini, pontaruoli et altri instrumenti da nuovo ritrovati ..... siano del tutto prohibiti et banditi, ecc. Bando Sen. Ven.(15 Febb. 1561), Arch. Brescia, Cart. 336, R.° 325, f. 38. Vogliamo che restino prohibiti... li stiletti così quelli che si portano al luoco de pugnali come ne fodri di spade in luoco de pontiroli, et altroue, ed ogni sorte di pugnali affuselati, et le spade che hanno la ponta a guisa di stiletto dette Frantopine-. Privil. Milit. Mantov. (1570), Arch. Gonz. Raccol. Bustia, IV, c. 27. Non trovo nei cataloghi delle armerie straniere registrato questo nome, ma credo che corrisponda al colichemarde. Une espèce de rapière (dice il signor PEN GUILLY L'HARIDON) est connue sous le nom de colichemarde. Son caractere est de présenter un talon très-large comparativement à sa lame, tres-effilée et tailée en carrelet....... C'est une epée de duel. Son premier nom était: épée à la Konigs mark, dunom de son inventeur. La corruption du mot en fit colichemarde. Elle fut en usage sous Louis XIV-. (Catalog. cit., p. 340). La descrizione corrisponde appunto al nostro Frantopino, e per ció l'invenzione avrebbe preceduto di più che un secolo Luigi XIV, e sarebbe stata francese e non tedesca. 278 G. 196. CLASSE II. SPADÍNO italiano da corte (1) del secolo xvi e xvIII. Lama del secolo XVI scanalata per 0,16 dal tallone; con la scritta da una banda IOHANNES e ZVCCHINI dall'altra; lunga 0,76, е larga 0,018. Fornimento liscio di ferro brunito, con piccole con-- chiglie traforate. Manico affusolato coperto di filo di ferro. (Arm. 23). G. 197. SPADÍNO del secolo XVII fine. Lama a sezione di esa gono lunga 0,89, larga 0,023. Fornimento simile al precedente con G. 198. la conchiglia rivolta verso la lama. (Camро А). SPADÍNO. Lama lunga 0,81, larga 0,024, scanalata con la scritta .. : .. INRII ……… MARIA : Fornimento simile al n° G. 196 brunito, e manico ricoperto di fili di ferro a spira e trecciuole di filo di rame. Dal secolo XVII a XVIII. (Campo D). G. 199. SPADÍNO. Lama lunga 0,98, larga 0,017, scanalata con le scritte : GIO ANTONIO S S GINAMMI e la marca di nº 62. Fornimento come ai prece denti. (Campo D). G. 200. SPADÍNOdel secolo XVII. Lama a modo di spiedo lunga 0,970, larga al tallone 0,016 a sezione di esagono, con la scritta: DE. ANTONIO.RVIZ. — EN . TOLEDO. (2). Il fornimento, simile al nº G. 196, è di ferro brunito e scolpito in ogni sua parte con combattimenti di cavalieri ad alto rilievo, ammi rabili per la esecuzione ma di poco accurato disegno; manico coperto 62. di filo di ferro. (Arm. 23). G. 201. Fornim. dinºG. 196.-116. SPADÍNO. Fornimento simile al precedente, senza figure, con ornamenti bronzati. Lama lunga 0,800, larga 0.018, scanalata, con la scritta EN TOLEDO. (Arm. 23), G. 202. SPADÍNO francese del secolo XVIII. Lama lunga 0,82, larga 0,024. Fornimento di ferro brunito, forma del nº G. 196, tra (1) SPADÍNO DA CORTE (franc. épée de cour). Si dà questo nome aquelle spade diforme diverse dalle ordinarie militari, e di minori dimensioni, usate nell'abito da corte dagli uftiziali di essa, dalle grandi cariche dello Stato e dalla magi stratura, nei ricevimenti e nelle feste. Hanno quasi sempre la stessa forma nel fornimento (V. la figura di nº G. 196), che è più o meno ricco di ornamenti di scolture o di lavori di agemina, secondo il grado o lavolontà della persona che doveva portarla. (2) Antonio Ruiz secondo un passaggio del Tratado III de la Vida de Lazarillo de Tormes avrebbe lavorato sino dal 1520. La lama è del mezzo del secolo xvi, ma il fornimento è molto più recente. SERIE G. 279 forato in ogni sua parte, con manico rivestito di liste di rame e cordoni di filo d'argento a spira. Sulla lama è inciso qualche ornato edun amorino con l'arco, e le parole amourtrouve moyen. (Campo D). G. 203.- SPADÍNO simile al precedente, lama lunga0,79, larga 0,02. Fornimento come il nº G. 196, bronzato e ageminato di argento. (Arm. 23). G. 204.-- SPADÍNO simile al precedente. (Campo D). SPADÍNO del secolo passato, con lama fabbricata G. 205. × × ENTOLEDO ××. Fornimento liscio di ferro forbito, forma del n° G. 196, manico ricoperto di trecciuole di seta nera. (Campo D). G. 206. SPADÍNO. Lama lunga 0,82, larga0,016, con fornimento simile al nº G. 196, ornato con testine, rosette e fogliami d'argento, intarsiati. (Arm. 23). G. 207. G. 208. scritta SPADÍNO simile per la forma al precedente. (Arm. 23). SPADÍNO con lama lunga 0,75, larga 0,018, che ha la Recte faciendo neminem timias (timeas) dentro una targhetta, cui è soprapposta una corona ducale. Fornimento come il nº G. 196. (Campo D). G. 209. SPADÍNO con fornimento come il nº G. 196, ma con lama a triangolo sgusciata profondamente. (Campo D). G. 210. SPADÍNO. Fornimento simile al precedente. Lama lunga 0,87, larga 0,019, con tre sgusci da ciascuna banda al tal lone, ed in ognuno inciso il nome dell'armajuolo FRANCISCO PICHINIO (1). (Arm. 23). G. 211.-SPADÍNo appartenuto al PRINCIPE EUGENIO e posto alla sua figura a cavallo, di nº B. 11. Lama per metà di colore viola, lunga 0,91, a sezione di triangolo isoscele, larga alla base 0,022. Fornimento simile al nº G. 196, tutto a traforo, con ornamenti bronzati su fondi graniti e messi a oro. G. 212. 63. SPADÍNO. Lama triangolare di quelle gemelle, spajata, con marca di n° 63 e fornimento non suo. (Campo D). G. 213. G. 214.--- SPADÍNO senza guardia. (Campo А). SPADÍNO del secolo passato, con lama a sgusci, lunga 0,84, larga 0,016. Fornimento di ferro brunito. (Campo A). G. 215. SPADÍNO del secolo XVII. Lama lunga 0,790, larga 0,021; appartenuto a qualche uffiziale della corte di Luigi XIV, chè ha (1) Francisco Pichinio, se fosse storpiatura di Picinino, in tal caso, sarebbe della famiglia del celebre Antonio Picinino da Milano e dello stesso tempo. Ma io credo che questo sia uno spadajo spagnuolo e che non abbia alcuna parentela con i Picinino da Milano. (Vedi alla pag. 245 la nota 1). CLASSE II. 280 sul tallone due L intrecciate, e sopra il sole, impresa di quel re. Il fornimento è di ferro con battaglie di cavalieri scolpite a mezzo rilievo sul pomo, sur una piccola conchiglia rivolta in basso e sul bottone della cappa. L'elso è formato da due cavalieri di tutto tondo e la guardia, semplice, ha fiori da una parte e un trofeo mi litare dall'altra. È un pregiato lavoro, nel quale tutte le sculture sono brunite e spiccano su fondo dorato. (Arm. 23). G. 216. SPADÍNO da generale o da corte del secolo XVIII. Lama, con piccola scanalatura, lunga 0,79, larga 0,021. Fornimento tutto di acciajo simile al precedente, scolpito a basso rilievo con trofei militari e musicali, combattimenti di cavalieri col costume della prima metà del secolo suddetto, figure isolate e busti finamente intagliati e bruniti che spiccano su fondi graniti e messi ad oro. Fodero di cuojo nero con cappa e puntale, maglie e campanelle dello stesso metallo e lavoro del fornimento. (Arm. 23). G. 217. G. 218. SPADÍNO come il precedente per la forma del forni mento. Lama, lunga 0,930, larga 0,02, a lati paralleli per 0,16, ed a biscia sino alla punta, ornata di foglie e di filetti dorati e di bronzature. Forse appartenne ad un uffiziale d'artiglieria; chè, oltre alle figure di un cavaliere, di un archibusiere, di un lanciere, diun trombetto, di un timpanista e di un tamburino, è sulla coccia rap presentato un artigliere che ha comunicato il fuoco al cannone, e sulla cappa la capra e le manovelle per le manovre di forza. Tutte le sculture sono bronzate e spiccano su fondi graniti e dorati. (Ar madio 23). SPADÍNO con fornimento di acciajo brillantato, simile per la forma ai precedenti, con lama lunga 0,82, larga 0,02. (Ar madio 23). G. 219.-SPADÍNO simile al precedente. Lama fatta IN SOLINGEN. Fornimento di acciajo brunito e brillantato. (Arm. 23). G. 220. SPADÍNO francese del secolo XVIII. Lama a sezione di rombo, lunga 0,71. Fornimento di bronzo dorato: manico di madre perla; elso diritto a braccia cortissime e nel mezzo targhetta cir colare con i tre gigli di Francia e per pomo un elmo chiuso; fodero di cuojo nero con la cappa ed ilpuntale di bronzo scolpiti e dorati. (Bach. 19). G. 221. SPADÍNO con lama scanalata inferiormente, lunga0,75, fornimento di metallo dorato con guardia semplice, conchiglia volta in basso, manico coperto di madreperla e pomo col fulmine. Sul tallone sono le iniziali A. L. (Arm. 23). G. 222.- SPADÍNO in tuttosimile al precedente, conlamalunga0,75. (Arm. 23). SERIE G. G. 223. 281 SPADÍNO da magistrato, con lama eguale a quella dello spadino precedente, lunga 0,80, e fornimento nero, della forma ordi naria. (Arm. 23). G. 224. SPADÍNO con lama lunga 0,89, larga 0,018, sgusciata da ambe le parti per una lunghezza di 0,21 con la scritta INRII. MARIA ed al fine dello sguscio la marca di nº 64. Fornimento bianco(non suo) con elso a volute accartocciate inbasso e coccia con sei campi a mandorla, traforata a rosoncini che s'intrecciano; manico ricoperto di trecciuola di filo d'ottone, e * 64. pomo a pera, scanalato. (Caтро С). SPADÍNO, con coccia a barchetta, di ferro brunito. G. 225. (Campo D). G. 226. SPADÍNO del secolo XVIII. Lama scanalata inferiormente lunga 0,840, larga 0,022. Fornimento della forma del nº G. 196 con ornati messi a oro su fondo bronzato. (Arm. 23). G. 227. SPADÍNO. Lama segnata- IN SOLINGEN- lunga0,945, larga 0,014. Fornimento d'acciajo brunito. (Arm. 23). G. 228. SPADÍNO con lama (frammento) a sezione di rombo, larga 0,025. Fornimento con guardia semplice, croce e due rami a semicerchio cui è fissata la coccia di doppia lamina centinata, a zona sferica, pomo ovoidale con spigolo che lo separa in due parti. Èconsumato dalla ruggine, chè fu trovato nel Po, presso Carignano. Èdella fine del secolo XVII. (Rot., Arm. 51). G. 229.-- SPADA trovata sull'Assietta. (Rot. , Arm. 51). SPADA d'onore, con lama scanalata. Sul tallone è in G. 230. ciso OSBORN Birmingham et Pall Mall LONDON. Sulla lama al terzo sono le seguenti parole sui tre lati. Le Gouv. Britannique au Baron deKolli. Offertpar M. le Marquis de Wellesley(1810) Gage d'honneur et de confiance, Mission de Valencay. Forni mento tutto di acciajo brillantato della forma del nº G. 216. Fodero bianco di pergamena con fornimento di acciajo brunito, nel puntale G. 231. e nella cappa brillantato. (Arm. 23). SPADA appartenuta al Generale Eusebio Bava, vincitore della battaglia di Goito il 30 di maggio 1848. Offerta all'Armeria Reale dal generale Enrico Strada di lui aiutante di campo in quella giornata. (Rot., Arm. 57). G. 232. SPADA tolta dai cittadini di Como (marzo 1848) al Co lonnello austriaco Branmiler, comandante delreggimento barone Pro haska. Lama a un filo, lunga 0,83, e fornimento di ottone. (Bach. 19). G. 233. SPADA-ARCHIBUSO con lama lunga 0,95 formata da una canna tagliata a sghembo alla estremità, per la lunghezza di 0,28. Canna a due ordini, quadra e tonda, e tutta ornata di rabeschi a 282 CLASSE II. schiacciato rilievo. Piastra a ruota, con rotino esteriore, istessamente ornata. Fornimento composto di elso ad arco di cerchio con anello anteriore, di pomo a pera sgusciato, di ferro forbito, e di manico affusolato di corno con ghiere e puntine di ottone. (Arm. 27). G. 234. SPADA-PISTOLA. Lama toledana scanalata e traforata con la scritta D. TOMAS . D. AIALA, che viveva ancora nel 1695. È lunga 0,91 e larga 0,029. Il pistoletto a fucile, aggiunto posterior mente, ha la canna quadra e tonda con testa, lunga 0,12, e di boc catura 0,014. Fornimento di ferro, moderno, con guardia a due rami, uno de' quali si confonde con l'elso. Manico ricurvo foderato di pelle rinforzato con fili di ottone attortigliati. (Arm. 27). G. 235, 236. SPADE di cavalleria del passato secolo con lama lunga 0,85, larga 0,04 che ha la marca di nº 65 presso al tallone. For nimento di ferro forbito con manico ricoperto di filo di ferro. (Cатро А). G. 237, 238. SPADE di cavalleria eguali alle precedenti. (Campo D). G. 239-242. SPADE di cavalleria tutte eguali al nº G. 235. La lama 240 ha la marca di n° 66. (Camро В). G. 243-246. SPADE di cavalleria eguali alle precedenti. La lama 245 ha la marca di nº 67. (Campo C). G. 247, 248. SPADE di cavalleria, eguali alle precedenti. (Campо А). G. 249. SPADONE della cavalleria austriaca. Lama a filo e costola, lunga R 65. 66. 67. 0,89, larga 0,04, con l'aquila bicipite sul piatto. Fornimento di ferro con piastra traforata per elso, guardia semplice, manico di legno coperto di pelle. (Bach. 18). R Fornim. di no G. 235.-116. G. 250.-SPADA con lamanon propria, lunga0,86, con lascritta VAMMIS. (Cатро С). G. 251.- SPADA da cavalleria simile al nº G. 235. Lama lunga0,92 e larga 0,042, con largo sguscio sul quale è la scritta: * NO *AGO * MAL * A * IVIER * NO * ALCANCO * TEMA * IL*MANDO * ALMEO * VALOR * SOLINGEN * (Campo D). G. 252-255.- SPADE-BAJONETTE, cioè da innastarsi sulla canna degli archibusi. La lama, a due fili, ha uno spigolo da ciascuna parte che la rende rigida, ed è lunga 0,76 e larga 0,032. L'elso è diritto, da unaparte a mo' di cacciavite, e dall'altra a mo'di mar tellino ; forma ordinaria dell'elso delle bajonette primitive. Nel SERIE G. 283 mezzo dell'elso sporge un anello (diametro interno 0,023) con collo, nel quale entrava la canna dell'archibuso, in modo simile a quello che si usa ora con le moderne sciabole-bajonette. Il manico è di legno in due pezzi, fissati con tre perni sul codolo della lama, e compiuto da una foglia intagliata che vi tiene luogo di pomo; dal mezzo del quale esce fuori una molla a nasetto che entrava in un occhiello rettangolare sulla canna, e vi assicurava l'arma. Non se ne potrebbe assegnare il tempo preciso in cui fu posta in uso questa spada-bajonetta, ma certamente è del passato secolo, e prova incontra stabilmente l'antico detto novi-. (Сатро В). G. 256-261. Nil sub sole SPADE-BAJONÉTTE, eguali alle precedenti. (Campo A). G. 262. SPADA-BAJONÉTTA eguale alla precedente. (Campo D). G. 263. SPADA-BAJONÉTTA come la precedente. (Campo C). G. 264-267. SPADE-BAJONÉTTE come le precedenti. (Campo Е). G. 268-271. G. 272. Fornimento di no G. 252. 116. SPADE-BAJONETTE eguali alle precedenti. (Campo F). SCIABOLA (1) con lama pochissimo curva a un filo e un quarto, con tre scanalature per banda, lunga 1,060, e larga 0,031.Ha la marca di nº 68. Il fornimento è tutto di ferro, nero, ed intarsiato con mezze sfere d'argento; ha elso ad S normale alla lama, e guardia, con anello unito, e rami che R (1) SCIABOLA E SCIABLA (lat. ensis falcatus, franc. sabre, ingl. sabre, spagn. sable, ted. Säbel). Arma bianca manesca con lama più o meno curva ordinariamente a filo e costola. Il nome pare che non sia ante riore all'anno 1676. Ontrouve le mot sabre mentionné dans le traité d'armes de Gaya, vers 1676. Au termes du règlement du 9 mars 1676, la lame de ces armes devait avoir deux pieds neuf pouces de long (= 0,883)-. PENGUILLY L'HARIDON, p. 338. Anche in Italia lo abbiamo per la prima volta intorno a quell'anno nelle opere del MONTECUCCOLI.-Vengono essi (i Turchi) tosto colla sciabla alla mano nella mischia, in cui il cannone e la moschetteria della piazza non serve più per nulla ecc.-. MONTECUCCOLI, Opere, II, 204. Ma in quanto alla forma, quest'arma era la nostra storta del secolo XVI e la scimitarra della quale 夏 R 68. abbiamo il nome sin dal primo quarto del secolo xv. E per parte dello Spano (Filippo Scolari) mi mandò un tamburo turco, molto bello; una scimitarra; una scarsella fornita d'ariento..... et a ser Joanni da Empoli...... fu donato, perch'era meco per cancelliere, una scimitarra, una scarsella di cuojo cotto, e uno tap peto . ALBIZZI, Commiss. (16 Magg. 1426), Doc, Stor. It. II, 589. La sciabola CLASSE II. 284 si abbassano su quella. È tutto intagliato a bassorilievo con fogliami, figurine nude, targhette e mascheroni. Il pomo è una testa mostruosa di cane. Il manico lungo 0,14, è a cono tronco di base ovale, coperto di pelle di pesce con ghiere d'argento scolpite con testine, cartocci e fogliami. Fine del XVI o principio del XVII secolo. (Arm. 27). G. 273. SCIABOLA da sottufficiale d'artiglieria, del secolo XVIII, con la sigla di Vittorio Amedeo III, di nº 69, sul fornimento di ottone dorato. (Bach. 18). G. 274. SCIABOLA da furiere dell'Esercito Piemontese della fine del secolo XVIII col fornimento d'ottone inargentato, e la lama a filo e costola lunga 0,71. (Bach. 18). G. 275. SCIABOLA austriaca da uffiziale di cavalleria del prin cipio del secolo XVIII, al tempo del Principe Eugenio. Lama di unfilo e un terzo lunga 0,96, larga 0,03 con figura coro nata a cavallo e la scritta Vivat Carolus Sechstus (sic), da una parte, e dall'altra un cavaliere con l'assisa del tempo e la scritta Vivat Printz Eugenius. Fornimento di ottone dorato con guardia semplice e manico di legno nero. (Bach. 18). G. 276. 09. SCIABOLA di cavalleria dell'Esercito Piemontese con l'Aquila di Savoia, del secolo XVIII. Lama a filo e costola lunga 0,86. Fornimento, e guarnimento del fodero di pelle nera, di ottone. (Bach. 18). G. 277. SCIABOLA (vecchio modello) da uffiziale d'arti glieria dell'esercito. Dono del conte Luigi Seyssel d'Aix, già direttore della R. Armeria. (Bach. 18). G. 278. Sciabola Austriaca di artiglieria del secolo passato con lama lunga 0,83, larga 0,04 a un filo e un terzo con aquila bicipite sul piatto. Fornimento di ferro bianco, conguardia 70. semplice e manico di legno coperto di pelle nera. (Cumpo D). G. 279. SCIABOLA da fanteria e la lama quasi diritta a unfilo e un quarto lunga 0,515, larga 0,28, con la marca di nº 70. Ilfor nimento è di ferro a gabbia, bianco, con due piastrine traforate, maggiore e minore, in basso, anello per il pollice e manico affu solato. (Campо А). era l'arma propria drlla cavalleria leggera, chè la grave aveva ed ha, negli eserciti stranieri, lo spadone a un filo e un terzo. Nell'esercito italiano la sciabola con lama a piccolissima curva presso la punta, è propria di tutte le armi di caval leria e di tutti gli ufficiali, ma con qualche differenza nel fornimento per le diverse armi. Le sciabole orientali invece sono molto curve, di modo che perpoterle mettere nel fodero, questo ha, posteriormente, un'apertura per un terzo circa della sua lunghezza. Per norma del lettore avverto che darò la misura di queste armi prendendola tra l'elso e la punta, che è come la corda della curva della lama. SERIE G. 285 G. 280.- SCIABOLA moderna di cavalleria. Lama di damasco con iscrizione in caratteri arabi (1), lunga 0,80, larga 0,033. Fornimento di ottone dorato con guardia semplice e manico ricoperto di fili di ottone. Fodero di legno e sopra cuojo nero per un quinto e nel resto ottone dorato. Cinturino con pendoni, di cuojo verde, fermaglio, fibbie e borchie pure di ottone dorato.- Apparteneva al generale Steïnghel, a cui era affidato il governo della cavalleria francese del l'esercito d'Italia, capitanato nel 1796 dal generale Bonaparte. Detto generale Steïnghel avendo assalito con ottocento suoi cavalli i dra goni del re, comandati dal colonnello Chaffardon, che dopo la bat taglia del Mondovì avevano fermato il piede nel sobborgo di Ca rassone, venne egli stesso ucciso, ed i suoi furono interamente messi in rotta. Il conte Della Rocca, che allora era luogotenente dei dra goni del re, ed il quale molto si distinse in quello scontro, raccolse questa sciabola e la serbò presso di sè (2). Fu regalata dal signor marchese Lascaris. G. 281.- Catal. p. 301, nº 960. (Rot , Arm. 57). SCIABOLA orientale. Lama di damasco curva in modo che con una corda di 0,80 ha mm. 0,065 di saetta. Manico semplice di corno di rinoceronte, e fodero ricoperto di pelle di pesce anne rita, con fornimenti in argento. Nel piatto della lama, da una parte è inciso Davout Marechalde France, e dall'altra sono i nomi delle principali battaglie alle quali prese parte il Maresciallo, cioè Pyra mides, Ulm , Austerlitz, Eylau, Friedland, Echmuhl , Ratisbonne, Wagram, Smolensk , La Moskowa, Hambourg, ecc, ecc. Questa sciabola fu donata dal conte Alessandro Della Villa Stellone (3). (Rot. , Arm. 57). G. 282. SCIABOLA orientale? bella lama di damasco a doppia curva, lunga 0,90, larga 0,04. Il fornimento a gabbia, bianco, di ferro tondino, sembra di forma inglese. (Campo Α). G. 283. SCIABOLA D'ONORE. Sulla lama è la dedica AL TENENTE GENERALE FEDERICO FERRARI DA GRADO L'ARMATA TOSCANA RICONOSCENTE 1858 Duponchel à Paris. (Bach. 30). (1) " Nel nome di Dio clemente misericordioso. 853? (1449-50? ) „. (GHIRON, Op. cit., p. 92). (2)-Così daun attestato sottoscritto dal maggiorgenerale di stato maggiore, signor marchese Lascaris, e munito del suo sigillo-. Ivi. (3) II Maresciallo regalò questa sciabola al suo amico compagno d'armi e capo di stato maggiore conte Cesare Della Villa Stellone, maresciallo di campo; e questi per disposizione testamentaria, del 20 ottobre 1848 in Tolosa, la legò al suo fratello il conte Alessandro che la lasciò (30 giugno 1854) a suo nipote il conte Camillo Bongiovanni Castelborgo affinchè la facesse riporre nell'Armeria Reale. 286 G. 284. CLASSE II. SCIABOLA della forma dei Palà con lama lunga 0,81, larga 0,05; fornimento di ferro forbito con guardia di forma tedesca. (Bach. 18). SPADONE a bracciale, indiano. Lama a un filo e un quarto G. 285. con due sgusci presso la costola, lunga 0,92, larga 0,036. È di da masco del Koraçan, ed ha un fornimento fatto a mo' di braccialee manopola, di lamina di ferro, con ornati scolpiti a bassorilievo e in parte a traforo, che impugnato ricopre e difende la mano e quasi interamente l'antibraccio. È arma propria de' cavalieri marati, tribù dedita alla pirateria, abitanti la costa a N. E. delle isole del Ma dagascar nel mare dell'Indie. (Rot , Arm. 44). G. 286. SPADONE come il precedente, con lama del Koraçan lunga 1,010, larga 0,034. Il fornimento differisce dall'altro soltanto nell'essere gli ornati quasi tutti a traforo, ed interamente dorato. (Rot , Arm. 42). G. 287. SPADONE indiano (Kunda de rajah) con lama nera del Koraçan a filo e costola, lunga 1,010, larga 0,051. Il fornimento è di ferro damaschino ricco di dorature con robusto rinforzo altal lone , per la lunghezza di 0,098, larga coccia ripiegata in arco a formare la guardia che si unisce al pomo composto di un disco concavo e sopra un altro convesso di minor diametro, d'onde esce un cono tronco un poco ricurvo verso il taglio. Nelle pitturedel l'Indostan i sovrani sono soventi rappresentati con la mano appog giata sopra spade siffatte, e per tale uso è destinato quella specie di corno che sormonta il pomo. (Rot, Arm. 43). G. 288. SPADA indiana. Lama di damasco a un filo e un terzo, che si allarga presso la punta a linguadi carpo, lunga0,79, larga 0,04, con un rosone da ogni banda ed ornati sulla costola, dorati. Il fornimento, anche di ferro damaschino, è, composto di un elso diritto compiuto da due zone sferiche, e da un manico fatto a mezzo balaustro schiacciato, cui è soprapposto un disco con altra mezza sfera che forma il pomo. Fodero di legno coperto di velluto cre misi con fascetta al principio e puntale di argento, a traforo. (Rot , Arm. 42). G. 289. SPADA indiana con lama e manico di un solo pezzo di acciajo. La lama a due fili è lunga 0,870, larga al tallone 0,026, ad un terzo, 0,057 d'onde prosegue co' lati diritti sino alla punta. Il fornimento tutto dorato è leggermente curvo sul prolungamento della lama e lungo 0,560, ed ha un elsetto presso al tallone, quindi continua a sezione ottagona irregolare sino ad una traversa, oveè propriamente l'impugnatura, coperta da un tessuto di seta ed oro. Segue poscia ottagono sino ad alcune modanature che precedonoun SERIE G. 287 anello a mo' di staffa, che tiene luogo di pomo. Questa arma ne viene da Singapore, ove l'acquistò il Barone Solaroli, che ne fece dono alla M. del re VITTORIO EMANUELE II. (Rot., Arm. 45). G. 290. SPADA dei Zanguebars (africani orientali) con lama ad un solo taglio; acutissima, con tre sgusci, lunga 0,650, larga 0,026. La impugnatura ed il fodero sono di legno coperto di lamine d'ot tone con lavori a bulino. Nella parte superiore del manico e nel fodero sono alcuni ornati coperti di colore rosso. (Rot , Arm. 43). G. 291. SPADA arnauta con bella lama di damasco, in parte a biscia ageminata in argento, lunga 0,90, larga al tallone 0,041, alla punta 0,036. Il manico è di ferro annerito, con ageminatura di ar gento, e della stessa materia e lavoro sono le fascette nel fodero di legno, coperto semplicemente di pelle nera. È opera del passato secolo. (Rot , Arm. 42). G. 292. SPADA barbaresca (Flissa) con lama lunga 0,94, ad un filo, intarsiata d'ottone. (Rot., Arm. 61). G. 293. SPADA simile alla precedente, lama a un filo e mezzo e manico coperto di lamina d'ottone. (Rot., Arm. 62). G. 294. SPADA orientale, lama a foglia di salcio con manico di osso bianco bicornuto e scolpito. (Rot., Arm. 61). G. 295. PALÀ, (sciabola) persiana, nome che in quella lingua significa sospeso. Lama di damasco ageminata di oro, con ornamenti e scritta (1), e la data e il nome dello spadaro. Ha il fornimento composto dell'elso diritto o croce, di argento dorato, e del manico ritorto superiormente e formato di corno di rinoceronte con lista di argento dorato sul contorno del codolo. Il fodero è di pelle di pesce annerita, con cappa e puntale che occupano più che due terzi della lunghezza, di argento dorato. (Rot , Arm., 52). G. 296. SCIABOLA turca, elso di metallo dorato, manico di corno. (Rot. , Arm. 62). G. 297. PALAcome il precedente di nº G. 295. Fodero di pelle di pesce annerita con cappa, puntale e due fascette di acciajo, bron zate e riccamente damaschinate in oro. (Rot , Arm. 52). (1) " Opera di Orso in Ma'rr 226 (?) (1226 ? " Non v'ha dio fuori d'Allah. 1811). Jamlikha, Marnos, Maksilmina, Dabarnos, Messiliia, Sabarnos, Kofastatos, Kitmir (1). • Non è eroe che Ali, e non spada che Dsolfekar. (GHIRON, Op. cit, pag. 71). (1) Nomideisette dormienti, usati assai dai Mussulmani sulle armi, sulle pietre, sui libri, sui muri delle moschee e sulle porte delle città, avendo essi fede che valgano a guardia del fuoco, dalle pe stilenze e dalle malattie epidemiche. (GHIRON, ivi). 288 G. 298. CLASSE I PALÀ come il precedente con iscrizioni arabe (1) da maschinate in oro sulla lama. Fodero come quello sotto il nº G. 295. (Rot., Arm. 52). G. 299. PALÀ come iprecedenti,con due medaglioni e scritta 2) dorati sulla lama. Fornimento come i descritti, salvo che le parti metalliche sono di ottone. Fodero eguale al nº G. 295, con forni menti di ottone. (Rot., Arm. 52). G. 300. PALÀ come i precedenti con lama kara-koraçan bel lissima e di finissima tempra, lunga 0,72, larga al tallone 0,044, e dove finisce la costola a 0,470, 0,050. Il fornimento è di ferro da maschino tutto commesso di argento, composto dell'elso corto e diritto, del manico a mezzo balaustro e del pomo formato da un disco terminante superiormente a cul di lampada. Il fodero è rico perto di velluto cremisi (Rot , Arm. 44). G. 301. SCIABOLA turca. Lama di damasco con costola a risalti da ambe parti, lunga 0,680, larga 0,043, 0,037 e 0,048, ed iscrizioni arabe (3) da ciascuna parte. Elso di ferro damaschino, ageminato di oro come sono una parte della costola della lama e quella del codolo, che è coperto di corno di rinoceronte. Fodero per un terzo coperto di cuojo nero e nel restante di lamina di argento dorato con ornati incisi. Ha una fascetta con due anelli dello stesso metallo per passarvi il cordone col quale s'appende alla persona ponendolo ad armacollo. (Rot , Arm. 61). G. 302. SCIABOLA persiana con manico d'avorio. Fodero nero. (Rot., Arm. 62). G. 303. SCIABOLA turca. Lama di damasco, manico coperto di pelle di pesce, bianca, con guarnimento di metallo indorato. (Rot.. Arm. 47). G. 304. (Bach. 18). G. 305. SCIABOLA con lama di damasco e fornimento moderno. SCIABOLA simile alla precedente. Fornimento di ferro con tarsíe d'ottone, fodero nero. (Armat. B. 12). G. 306. SCIABOLA (Atex-kilice cioè sciabola fiammeggiante) turca con lama damaschina a biscia, di Persia, lunga 0,780, larga 0,033. " (1) Ciò che vuole iddio. Certo noi ti abbiamo conceduto vittoria manifesta perchè ti perdoni iddio le colpe che commettesti prima. Soccorso da dio e vittoria prossima. Oh Mao (2) metto. Ciò che vuole iddio (?) , (GHIRON, Op. cit, p. 85). Mi affido a dio. , (GHIRON, Op. cit., p. 76). (3) “ Ciò che piace a dio. 6 Non è eroe che Ali, e non è spada che Dsolfekar. (GHIRON, Op. cit, p. 76. SERIE G. 289 Elso d'argento ; manico nero di corno con lastrina d'argento; fodero di pelle di pesce, nera, quasi tutto ricoperto dalla cappa e dal puntale G. 307. d'argento con ornati incisi. (Rot , Arm. 62). SCIABOLA con lama a biscia, come la precedente, per siana, con iscrizioni scolpite presso il tallone a caratteri arabi (1). Elso diritto di ferro ageminato d'oro; manico ricoperto di corno. Fodero di pelle di pesce con puntale e due fascette di argento, niel lati. (Rot. , Arm. 62). G. 308. SCIABOLA turca. Lama ageminata, e scritta, a biscia, con elso di metallo dorato, e manico di corno; fodero nero con due fascette. (Rot. , Arm. 62). G. 309. SCIABOLA persiana con lama a biscia, lunga 0,770, larga 0,035 simile alla precedente di n° G. 307. Elso e pomo di argento con ornamenti scolpiti a basso rilievo; manico di malachite. Fodero coperto di lamina d'argento ; salvo piccolissima parte che è di pelle di pesce, nera, scolpita con vari fogliami a basso rilievo. (Rot , Arm. 62). G.310. SCIABOLA turca con bella lama di damasco lunga 0,800, larga al tallone 0,033, alla metà 0,028, ed a 0,160 dalla punta 0,035. Ein parte sgusciata da ogni lato. Fornimento nell'elso, d'argento massiccio con ornati a basso rilievo, e nel manico di malachite con guarnimento di argento. Fodero di legno coperto di lamina d'ar gento con ornati a stampo. (Rot , Arm. 43). G. 311. SCIABOLA turca, con lama simile alla precedente lunga 0,840, larga 0,037, 0,034 е 0,039. Il fornimento ha l'elso di argento dorato, ed il manico di corno di rinoceronte con guarnizione dello stesso metallo. Importantissima è questa lama nella quale era da ciascuna parte una iscrizione greca damaschinata di oro, quasi inte ramente ora perduta, la quale, con la bellissima forma de' caratteri, dà, forse, modo per giudicare approssimativamente anche il tempo in cui fu questa lama fabbricata (2). (Rot., Arm. 47). (1) Vi è inciso l'anno 1666 e il nome di Mirza Abbas che succedette nel regno di Persia allo Shah Abbas 11. (2) Questa iscrizione, a mia preghiera, è stata letta dal ch.mo prof. Giacomo Lumbroso, e glie ne rendo qui pubbliche grazie. L'iscrizione di circa cento lettere per parte è veramente greca poichè (a fatica), vi si può leggere caratteri certamente greci e più chiare appariscono le non dubbie parole ΒΡΑΒΕΥΣ ΤΩ ΚΕΚΤΗΜΕΝΩ IUXΥΝΤΕ ΘΑΡCOC ΚΑΙ ΝΙΚΗΝ [reggitore] [a]] (presosi possesso] [vigore] [e] [coraggio] [e] [vittoria] Tentando di leggere questa epigrafe, ho notato che essa era di tratto in tratto divisa da due semicircoli addossati l'un contro l'altro ed aventi un ornato nel Catalogo R. Armeria. 19. 290 G. 312. CLASSE II. SCIABOLA con lama persiana, d'Ispahan, lunga 0,830, larga 0,033, con arabeschi che spiccano da un fondo abbassato e messo ad oro, e scritte damaschinate di oro. Elso di argento dorato, manico di ebano. Fodero di velluto cremisi ricoperto quasi interamente di argento dorato. (Rot., Arm. 61). G. 313.- SCIABOLA persiana (Schemscir); lama damaschina, lunga 0,710, larga 0,028. Fornimento di metallo dorato nel manico e di ferro damaschino nell'elso in parte dorato ed ageminato. Foderodi velluto verde con puntale di argento, fascette e magliette di ferro con dorature. (Rot., Arm. 61). G. 314. SCIABOLA turca con lama di damasco, inscritta a ca ratteri e lingua araba (1), più curva delle ordinarie e lunga 0,835, larga 0,034. Il fornimento è d'argento massiccio e dorato, con ornati scolpiti ; e dello stesso metallo dorato e scolpito è il fodero. Il lavoro è certamente europeo e moderno. (Rot , Arm. 61). G. 315, 316. SCIABOLE turche di lavoro comune, con elsodiferro e manico di corno. Fodero di legno coperto di pelle di pesce nera G. 317. con fascette e puntale di ferro. (Rot , Arm. 52). SCIABOLA (Kilice) turca. Lamadi damasco, coniscri zione araba (2), lunga 0,800, larga 0,036. Manico nero di corno, loro punto di contatto. Questi semicircoli connessi colla riga d'oro che disopra e disotto chiudeva l'inscrizione, dovevano dare molta grazia alla Iama e nello stesso tempo riposar l'occhio di chi leggeva quella lunga serie di lettere strettamente congiunte. Eccole poi le lettere decifrate da me, osservando che è più incerta la lettura di quelle che sono tra parentesi. * * ΟΠΛΟΝΚΑΙΕΧΟ [POI] NOYC [MON] [CIN] ΘΕ [K] ΑΟΙΕ [ΡΟΘΕΡ] ІФОС * ΒΡΑΒΕΥΣ ΤΩ KEKTHMENDICXINTEΘAPCOCKAINIKHN [ΚΑΙ]. NYEN [CHIICIIPOCI] KAIΑΕΙ [.......] ΝΑΙ ....... EANA ...... ГАГПЕЛЕІСІC [XY] CKAIBP ......... Ne' tre luoghi segnati con asterisco mi parve di collocare quei semicircoli —. (1) Un soccorso da dio e vittoria prossima, e annunzia la buona novella ai credenti. Oh Maometto. “ Oh dio, oh apritore (concedente vittoria), oh largitore,„.(GHIRON, Op. cit,p. 90 . (2) Lode a dio re altissimo. Sultano Solimano Sar figlio del sultano Selim Khan. 4 " Nel nome di dio clemente misericordioso. martire Ali. Odio. Per riverenza alla tomba di Maometto, per rispetto al sacro sepolcro del SERIE G. 291 elso di argento. Fodero di pelle di pesce con fascetta, cappa e pun G. 318. tale di argento ornati a basso rilievo. (Rot , Arm. 44). SCIABOLA turca con bella lama damaschinadi Persia, con iscrizione araba in tutta la sua lunghezza, che si riporta tra dotta (1), la quale ci apprende che quest'arma è- opera del pellegrino Jossof , cioè di un Giuseppe che andò in pellegrinaggio alla Mecca. La lama è lunga 0,800. Ha elso d'argento con graf fiti, e manico nero di corno. Fodero di pelle nera di pesce, сарра, G. 319. fascette e puntale d'argento con fiorami a graffito. (Rot , Arm. 47). SCIABOLA turca con bella lama damaschina lunga 0,820, larga 0,029. Elso di argento dorato, manico di corno di rinoceronte, fodero di pelle di pesce con lungo puntale, fascette e cappa di ar gento dorati, con qualche ornato inciso. (Rot , Arm. 61). G. 320. SCIABOLA turca. Lama del Koraçan, lunga 0,810, larga 0,032; fornimento di argento dorato, con ornati scolpiti, fodero in piccolissima parte di pelle di pesce nera, nel resto coperto di argento dorato, con ornati a stampo. (Rot., Arm. 45). G. 321. SCIABOLA turca con lama persiana, di un bel damasco, lunga 0,800, con iscrizioni turche da ambe le parti, e l'anno 1464 dell'E. V. Elso di metallo dorato, manico di corno di rinoceronte. Fodero di velluto verde con cappa, fascetta e puntale di argento cesellato ed in parte dorato, opera di artefici di Costantinopoli. (Rot, Arm. 42). G. 322. SCIABOLA persiana, con lama di damasco lunga 0,790, larga 0,029. Poco lungi dal tallone è la iscrizione (2) persiana. Ha l'elso di argento dorato, il manico di corno di rinoceronte e fodero * Disse il profeta, il Maccano, l'inviato di dio, l'Hascemita, il Coreiscita, il Me dinese, sovra cui sia pace : sotto il paradiso è l'ombra delle spade. Benedisse l'inviato, il profeta, e dio protegga i buoni (GHIRON, Op. cit., p. 3). (1) " Non sorgete contro di me, ma venite con rassegnazione. Lode a dio re altissimo. Opera del pellegrino Jossof. Mi rifuggo, o dio, da satana lapidato, nel nome di dio clemente misericor dioso. ' Smetti la brama dei beni mondani; non esser cupido, nè raccogliere ric chezza, poichè non sai ... per chi raccogli. 6 Chè in vero (la ricchezza) sovente viene divisa, e il supporre (che ildanaro rimanga nelle mani tue e de' tuoi figli) non giova. " Povero chi segue avarizia; ricco chi si contenta. Certo noi ti abbiamo conceduto vittoria manifesta, perchè ti perdoni iddio le colpe che commettesti prima e quelle che commetterai dopo, e compia i suoi beneficii sopra di te, e ti diriga sulla via retta (GHIRON, Op. cit, p. 51). .“ (2) " Asad-Ispahani. Per la sciabola d'Ali 1105 (1693-94)., (GHIRON, Op. cit., p. 64). 292 CLASSE II. ricoperto di lama d'argento dorato operata a stampo, con trafori qua e là, su fondo di velluto cremisi. (Rot., Arm. 43). G. 323. SCIABOLA turca con lama di damasco lunga 0,800, larga 0,027. Ha l'elso ad S intagliato, catenina e, sul manico di corno di rinoceronte, lastrina pure scolpita, di argento. Foderodi pelle di pesce nera con cappa, fascetta e puntale di argento cesellato e messo a oro. (Rot., Arm. 45). G. 324). SCIABOLA turca. Lama di damasco, forma del nº G. 310, lunga 0,770, larga 0,034, 0,031 е 0,035, con iscrizione araba(1. Fornimento assai ricco; elso massiccio d'argento dorato con pezzi di giada incastonata e sopra foglie e rosoni; manico di giada co perta in gran parte di ramoscelli di alloro vagamente intrecciati con foglie e bacche tutte a traforo di argento dorato. Fodero di lamina con ornati, a basso rilievo di riporto, dello stesso metallo dorato. (Rot , Arm. 45). G. 325. SCIABOLA turca simile alla precedente. Lamadi da masco; fornimento come il nº G. 322, in parte coperto di seta rossa. Fodero di pelle nera coperto per tre quarti di lamina di argento indorato con ornati incisi e due fascette dello stesso metallo. (Rot, Arm. 42). G. 326. SCIABOLA turca. Lama di damasco lunga 0,810, larga 0,031. Fornimento come il nº G. 322, e fodero in piccola parte co perto di velluto cremisi, e nel resto di lamina d'argento scolpito e dorato. (Rot , Arm. 43). G. 327. SCIABOLA turca con lama lunga 0,660, larga 0,032. For nimento di argento dorato con fogliami a traforo su fondo di panno rosso, come istessamente è coperto il fodero con cappa e puntale G. 328. dello stesso lavoro e metallo, dorati. (Rot , Arm. 47). SCIABOLA alla turchesca con lama di damasco lunga 0,81, larga 0,038. Fornimento e fodero di argento dorato con ornamenti parte scolpiti, parte cesellati. Lavoro fatto a Parigi circa il 1840. (Rot , Arm. 61). G. 329. SCIABOLA turca (Ichli-kilicc). Lama damaschina fab bricata in Ispahan, bipartita per la lunghezza di 0,310 e formante così due punte, lunga 0,840, larga 0,038, con iscrizioni arabe (2) da (1) " Ad Ibrahim (Abramo) sia pace, 1182 (1768-69) ,. (GHIRON, Op. cit , p. 86 . (2) " Non (v'ha) eroe che Ali. " Il said Ibrahim..... sciah (?). " Non (v'ha) spada che Dsolfekar. " Nel nome di dio clemente, misericordioso. Certo noi ti abbiamo conceduto vittoria manifesta, perchè ti perdoni iddio le colpe che commettesti prima e quelle che commetterai dopo, e compia i suoi benefizi sopra di te, e ti diriga sulla via SERIE G. 293 ciascuna parte. Elso di argento dorato con turcasso, arco, frecce, corona di rose e svolazzi scolpiti a basso rilievo. Manico di corno di rinoceronte. Fodero di pelle di pesce, negra, con fascette, cappa e puntale di molta lunghezza, di argento cesellati e messi a oro (1). (Rot., Arm. 45). G. 330. SCIABOLA persiana a due punte. Lama damaschina di Ispahan, lunga 0,900, larga 0,032 con scritta. Fornimento di ferro ageminato di argento, come sono le due fascette nel fodero, coperto di pelle. (Rot., Arm. 47). G. 331. SCIABOLA (Kilicc) albanese con lama di damasco lunga 0,760, larga 0,033 con iscrizione araba (2) ageminata di oro. For nimento con elso diritto ed assai corto, e manico ricoperto di fili grana d'argento, con rosette dorate; catenelle anche d'argento con rosoncino dorato. Fodero da una banda ad ornati di filigrana d'ar gento dorato, suvvi incastonati rubini, turchesi, ametiste, smeraldi e topazi; dall'altra banda di lamina, confascette d'argento cesellato. (Rot , Arm. 43). G. 332. SCIABOLA albanese. Lama damaschina lunga 0,810, larga 0,027. Il fornimento, è tutto di argento dorato scolpito con minu tissimi ornati di cattivo stile, con elso diritto, e guardia formata da tre catenelle schiacciate, con tre borchie, a mo' di rosoni, e fodero istessamente lavorato, e della stessa materia, con alcune foglie ed G. 333. altri ornatini di niello. (Rot., Arm. 61). SCIABOLA albanese, con lama di damasco lunga 0,760, larga 0,034. Fornimento di argento tutto dorato e filigrana d'ar gento, terminato a testa di uccello con gli occhi di corallo; fodero retta, e ti ajuti del suo potente soccorso. È egli che fece discendere la calma nei cuori dei credenti, perchè accrescessero di novella fede la fede loro. Apparten gono a dio gli eserciti dei cieli e della terra, egli è sapiente e saggio. Per fare entrare i credenti (nel paradiso). " " Mi affido a dio, 1231 (1815-16). Dio, non v'ha dio fuori di lui (V. a pag. 107 la nota 2)...; egli il grande, lo altissimo. Dio, non v'ha dio che lui, inlui tido, e in lui m'abbandono , (GHIRON, Op. cit., p. 29). (1) Il ch.m traduttore dice, nella nota 3, che Appartenne al Generale Steïn ghel a cui era affidata la cavalleria francese dell'armata d'Italia nel 1796, e il quale morì a Carasson presso Mondovì-. Ma se la sciabola è del1815-16 non potè appartenere allo Steïnghel che morì venti anni prima. Certo per inav vertenza egli mise a questa bipartita la nota che doveva mettere alla sciabola di nº G. 280. (2) " Nel nome di dio clemente, misericordioso. " Chi s'affida in dio, dio gli basta. Certo iddio compie i suoi propositi, egli che ha prefisso immutabilmente ogni evento , (GHIRON, Op. cit , p. 37). 294 CLASSE II. coperto di lamina d'argento con ornati a punzone, e nella parte superiore a traforo e dorati, come sono le fascette. (Rot., Arm. 61). G. 334. SCIABOLA albanese, simigliante alle precedenti, con lama della forma del nº G. 331, lunga 0,775, larga 0,030, e fodero per un quinto coperto di velluto celeste e nel resto di lamina d'argento con ornati a basso rilievo fatti a stampo. (Rot., Arm. 44). G. 335. SCIABOLA arnauta. Lama di damasco ageminata di ar gento, lunga 0,88, larga 0,036. Porta sul piatto da una parte scritti in arabo. Il manico è di ferro annerito e ornato di agemína diar gento ripetuta anche nelle due fascette che guarniscono il fodero coperto di pelle negra. E opera del passato secolo. (Rot , Arm. 47). G. 336. SCIABOLA albanese (?). Lama robusta, ad un filo e un terzo, con tre sgusci da ogni banda, lunga 0,600, larga al tallone 0,026 e presso alla punta 0,035. Fornimento con elso a branche ri curve in basso e guardia formata dadue trecciole, di argento come il resto del guarnimento, inciso a fogliami; impugnatura diritta e terminata a becco, ricoperta di tartaruga intarsiata di madreperla e di osso bianco e colorato. (Rot , Arm. 51). G. 337. SCIABOLA orientale con lama ad un solo filo, piatto su periormente convesso, inferiormente concavo, lunga 0,515, larga0,02 e 0,041 a 0,300 dal tallone, donde con quattro curve giunge sino alla punta. Manico di osso rozzamente ornato di trecciuole di giunco. e di crini rossi. (Rot., Arm. 51). G. 338.-SCIABOLA orientale simile alla precedente. (Rot , Arm. 51 . G. 339. SCIABOLA orientale. Lama di damasco lunga 0,920, larga 0,056, con caratteri arabi da ciascuna parte. Manico semplice con elso formato da due delfini che ripiegano le code verso la lama, e piccola coccia inferiore. Impugnatura di avorio rappresentante un cane ritto che s'appoggia ad una foglia d'acqua. (Bach. 31). G. 340.-SCIABOLA indo-persiana, moderna, detta Johur de rajah. Lama di damasco lunga 0,710, larga 0,031, con iscrizioni arabe (1). (1) " Oh dio. " Soccorso da dio e vittoria prossima: e annunzia la buona novella ai credenti. Dio il migliore custode, egli il più clemente de' clementi. E apri... " Oh leone, oh valoroso, oh ajutatore, oh Maometto. " Oh dio proteggi coloro che proteggono la religione, e contaci tra loro. "Maometto Maometto Rigetta quelli che rigettano la religione, e non contarci tra loro. Perdonaci, cancella le nostre colpe, ed abbi misericordia di noi. แ 4 Edio arriva a ciò ch'ei vuole. Pace (conceda) dio a te (?). SERIE G. 295 Fornimento simigliante al nº G. 300, salvo che viha pure la guardia, ed è tutto di ferro bronzato con iscrizioni ed ornati messi a oro. Fodero di legno coperto di velluto cremisi, con due fascette, cam panelle e puntale di metallo messo a oro; il tutto coperto di svariati fogliami e di altri ornamenti incisi a puntini. Donato alla Maestà del Re CARLO ALBERTO dal generale conte De Boigne. (Rot , Arm. 42). G. 341.-- SCIABOLA indiana della forma di quella precedente, con lama di finissimo damasco, lunga 0,830, larga 0,032. Ha ventiquattro quadretti con rappresentazioni religiose, salvo nei due al tallone ove sono ornati. E tutta scolpita con bassi rilievi, dorati, rappresentanti il dio Vischnou, ed altre figure attinenti a tale credenza. Il forni mento è dello stesso ferro damaschino e della forma del nº G. 340, Il fodero è di legno coperto di velluto cremisi con fascetta e puntale di ferro damaschino in parte dorato e con sculture simili alle ac cennate. Questa bellissima sciabola appartenne e servì a Tippoo-Saëb, ul timo Nabab di Misora, che la donò al generale conte De Boigne, il quale poi ne fece un presente alla Maestà del Re CARLO ALBERTO. (Rot , Arm. 44). G. 342. SCIABOLA indiana, con motto arabo sulla lama di un bel damasco, lunga 0,750, larga 0,026. La impugnatura è di argento, e il fodero di legno coperto di velluto verde con fascetta e cate nella, e puntale di argento. (Rot , Arm. 42). G. 343. SCIABOLA indiana, simile alla precedente, con lama di damasco lunga 0,760, larga 0,032. Fodero coperto di velluto cremisi. (Rot , Arm. 47). G. 344. SCIABOLA indiana simile alle precedenti. Fornimento di ferro damaschino ageminato di oro. (Armat. B. 52), G. 345. SCIABOLA indo-mussulmana, di bellissimo damasco del Khoraçan, con lama pochissimo curva, lunga 0,610, larga al tal lone 0,042, ed a 0,190 dalla punta 0,064. Ha costola robusta e uno sguscio sul piatto che giunge sino alla punta. Il taglio è doppio 6 6 Non (v'ha) eroe che Ali, non (v'ha) spada che Dsolfekar. " Oh solo degno dilode, oh Possente. Se vi soccorre iddio nessuno vi vince. Dio il tuo ajuto è potente. G Eun soccorso (di dio) a te. Percoteteli sopra il collo, e percoteteli su le dita. " Oh dio, oh salute. " Tu sei il nostro Signore, aiutaci contro gli infedeli. E furono annichiliti dal primo all'ultimo gli iniqui: ne sia lode al dio signore dell'universo. 1221 (1806-1807), (GHIRON, Op. cit , p. 111). 296 CLASSE II. soltanto per 0,25. Ha una iscrizione araba (1) lungo la costola. Il fornimento ha l'elso di metallo dorato e il manico e la guardiadi giada di un bel verde cupo ornati di fogliami d'oro e di rubini. Il fodero ha la cappa, una fascetta con due campanelle, ed il puntale di metallo dorato, ed il restante coperto di velluto cremisi. La cappa ed il puntale sono abbelliti di fogliami a bassissimo rilievo , e di iscrizioni arabe. (Rot., Arm. 44). (1) " Non v'ha dio se non Allah, che sia Allah esaltato. " Nel nome di dio clemente, misericordioso. Dio rigetto gli infedeli con tutta la loro collera, onde non han ottenuto alcun vantaggio. Basta dio ai credenti nella battaglia, egli è forte e potente. “ “ Nel fodero. Va, dove vuoi, o Ismaele, poichè sei aiutato da dio. Dio, non v'ha dio... (V. a pag. 107 nota, sino a " l'altissimo „). " Nel nome di dio clemente, misericordioso. Il ritorno del vivente e il giorno del giudizio (saranno) una santa giustizia. 4 " Chi era morto non abbiamo noi risuscitato ? L'emiro Abu-Mokhliss-Ismail luogotenente (o intendente della casa) diAzban Cazi-Ali. “ Ciò che vuole iddio 1179 (1765-66). L. M. N. W. T. 4 L. M. W. W. B. G. L. Η. Ν. Dissero, due uomini che credono in dio e che sono stati beneficati : da lui (nel nome di dio clemente, misericordioso) irrompete nella porta (della città), e quando voi sarete entrati, sarete vittoriosi. In dio ponete la speranza se siete credenti. Nell'altra parte del fodero. " Va dove vuoi, o Ismaele poichè sei aiutato da dio. 40 89 20 79 50 3010 69 Ciò che vuole iddio. 4 9 2 3 5 7 8 1 6 " Maometto è l'inviato di dio. Quelli che sono con lui, terribili contro gli in fedeli, sono pietosi tra loro. Li vedrai inginocchiati, prosternati, ricercare il favore da dio e la soddisfazione sua. Compariscono nei loro volti segni della loro pro sternazione. Li assomiglia il Pentateuco e l'Evangelo a semente che germoglia, si fortifica, s'ingrossa, s'innalza col suo gambo e rallegra il cultore per far di spetto agli infedeli. Promise il Signore a coloro che credono e operano il bene. il perdono dei peccati, e una ricompensa generosa. " In dio 6 Re del regno (cioè del mondo) (GHIRON, Op. cit, p. 16 e 17). יה SERIE G. 297 G. 346.- SCIABOLA, Come la precedente, con lama lunga 0,580, larga 0,041 al tallone e 0,061 a 0,120 dalla punta. Fornimento tutto di metallo dorato con guardia a due rami, terminati come l'elso ed il pomo in testa di drago. Fodero di legno coperto di raso nero, orlato di pelle stampata a fiori rossi su fondo d'oro con una fascetta e lamina ripiegata, al posto del puntale, di metallo dorato (Rot , Arm. 44) G.347. SCIABOLA (Koukri kora), indiana del Nepal o Neypal (Népaul). La sua lama, lunga 0,520 è ricurva, con robusta costola dalla parte convessa e filo dalla concava, la quale non corre paral lela dal tallone alla estremità, ma quivi alquanto se ne discosta. Il fornimento tutto di ferro ha il manico a sezione ovale tra il tallone ed il bottone, ove sono due dischi grandi abbastanza per riparare il pugno. Il pomo è a mo' di cono con dischetti soprapposti. (Rot , Arm. 51). G. 348. SCIABOLA indiana con manico lungo 0,32, coperto di cuojo e di lamina di ottone; il fodero è similmente lavorato. (Rat , Arm. 63). G. 349. SCIABOLA de' Marati con lama ricurva tagliente dalla parte concava per tutta la lunghezza, e dalla parte convessa solo per 0,30 alla punta, a forte costola nel dorso sporgente sul piatto da ogni banda. È lunga 0,730, larga 0,068, 0,031 e 0,046. Il fornimento, haunacoccia di metallo dorato con due ale a traforo, che si abbas sano sul mezzo della lama da ogni parte, ed il manico di ebano con tre dischi di ferro annerito uno sopra l'altro, dai quali pendono dei bottoncini e fiorellini appesi con filo di ferro. (Rot., Arm. 47). G. 350. LAMA di damasco da sciabola alla turchesca, forma simigliante al nº 487, mancante del fornimento. È lunga 0,827, larga 0,032, e porta sulla parte diritta la Madonna col bambino in braccio e con un giglio nella mano destra. Sopra sono due angeli che reggono una corona, ed attorno delle stelle e qualche rubino incastonato; il tutto è di stile greco ageminato di oro, e nel modo stesso, lungo la costola, è la iscrizione greca (1). (Rot., Arm. 47). (1)-Nell'Armeria Reale mi fu indicata dal signor Vincenzo Promis l'iscri zione greca: +CYBACIAEY ΑΗΘΗΤΕ' ΛΟΤΕ ΘΕΟΥ ΠΑΝΤΑΝΑΣ. ΤΩ ΗΤΕΜΟΝΙ ΚΑΙ ΝΙΣΩ ΛΥΘΕΝΤΙ ΚΩΝΣΑΝΤΙΝΩ. sopra una lama proveniente da Costantinopoli che manca nel t. Iv del Corpus Inscriptionum e vedesi accennata nel Catalogo Seyssel d'Aix (Armeria di S. M. 298 G. 351. CLASSE II. SCIABOLA giapponese. Lama quasi diritta, più stretta al tallone che alla punta tagliata a sghembo, ad un solo filo per due terzi della lunghezza che è di 0,750, e per 0,10 alla punta dalla parte opposta, larga al tallone 0,021, alla punta 0,026. Manico diritto con tre incávi per le dita, coperto di tartaruga con guarni menti d'argento. (Rot., Arm. 51). G. 352. SCIABOLA giapponese , corta, chiamata Siobookatana con robusta lama lunga 0,500, larga 0,031 con costola ad angolo ottuso, due piani paralleli e due a cuneo formanti il piatto e il filo. Alla punta continua il filo ad arco di cerchio sino alla costola. Il fornimento ha per elso una lastra di ferro con bassirilievi e il manico di legno lungo 0,190 a sezione ovale, rivestito di cordoncino di seta intrecciato a giorno sopra pelle di pesce. Fodero di legno con bella vernice color verde scuro, ed ornamenti di ferro annerito e filetti dorati al puntale. Presso alla bocca è un coltellino con ma nico di rame ornato di bassirilievi in parte dorati su fondo nero. Donata alla M. del re Vittorio Emanuele II. (Rot., Arm. 52). G. 353. SCIABOLA giapponese. Lama lunga 0,770, larga 0,034. della forma della precedente. Presso il tallone è rivestita dimetallo dorato a mo' di una cappa da guaina, e sopra ha l'elso, cheèuna lastra di ferro sagomata da quattro curve e scolpita a bassorilievo con frutte e fogliami. Il manico, della forma ordinaria, lungo 0,270, è di legno rivestito di pelle di pesce bianca e coperto di cordoncino di seta intrecciato, con ghiera e cappa di ferro annerito e filetti Carlo Alberto, Torino 1840, p. 200), e descritta minutamente e pubblicata dal signor Langlois nella Revue archéologique del 1857 (p. 292),il quale soggiunge: le nom de Costantin, l'invocation au Christ, la figure de la Vierge, la cow ronne portée par deux anges et la provenance même de l'arme, qui etait con servée dans le tombeau de Mahomet 11, ne m'ont pas permis un seul instant de douter que le sabre n'ait appartenu au dernier empereur de Bizance, Con stantin XIV Dracosès, qui tomba mort sur la brèche en defendant sa capitale assiégée et prise par les Turcs Ottomans en 1453. Ma non ignoro che siffatta attribuzione ha sollevato qualche dubbio; e, credo, con ragione: poichè, tacendo dell' ἡγεμύν, il titolo di αὐβέντης (Effendi) che qui si dà a Costantino, accenna regolarmente il sovrano di un breve territorio (Corp. Inser. Graec , nº 8742), il reggente di una provincia (n° 8774), il dinasta d'un isola (n° 8777), un conte (n° 8776), un capitano (n° 9443), non mai l'Imperatore, pel quale si adoperavano i titoli di δεσπότης (η 8741, 8754, ecc.), di αὐτοκδάτωρ (n° 8674 seg), di αὔτουστος e simili 一. G. Lumbroso. La persona a cui fu donata è un principe Costantino detto signore, col quale vocabolo si nota chiunque abbia dominio nobile e signorile; sì il nome di Costantino che la forma delle lettere greche ci accennano un qualche principe greco che abbia regnato nella Valacchia e nella Moldavia-. Catalogo nº 497, p. 200. SERIE G. 299 dorati, ed altri piccoli ornamenti di metallo dorato rivestiti in parte dal cordoncino sovradetto. Il fodero è simile al precedente. (Rot , Arm. 52). G.354.- SCIABOLA Simile in tutto alla precedente. Lama lunga 0,800, larga 0,035. Elso di piastra di ferro ovale con figurette ed altri ornamenti a bassorilievo. Manico lungo 0,30, contrecce di cordoncino di seta verde. Fodero di legno senza alcun guarnimento, marmo rizzato rosso e nero. (Rot , Arm. di nº B. 13). SCIABOLA giapponese, della forma simile alle precedenti, G. 355. ma riccamente guarnita di metallo dorato nel suo manico ricoperto di pelle di pesce color latteo. Ha l'elso, scolpito con eleganti ornatini e un anello da ciascuna parte. L'estremità del manico è istessa mente ornata da una campanella cui è appesa una coreggia doppia munita di puntali. La lama è lunga 0,650, larga 0,026. Il fodero è al solito, di legno con vernice imitante l'avventurina ed ornato di sette rose dorate da ciascuna parte. La cappa, le due fascette con magliette alle quali sono attaccate coreggie per appenderlo , una fascetta in basso per ornamento ed il puntale formano il guarni mento di questo bel fodero tutto in metallo dorato e con molta eleganza scolpito a rose, a fogliami ed a filetti. (Rot , Arm. 62). G. 356. SCIABOLA giapponese, forma delle precedenti, con lama di damasco lunga 0,53, larga 0,03, manico lungo 0,36, d'avorio a mo' di corno, fornito di ghiere d'argento al piede ed all'estremità e scolpito a fasce con mezzi rilievi rappresentanti animali, fogliami e soggetti religiosi. Il fodero è di legno con cappa, puntale e quattro fascette di argento. E un'arma di molto pregio. (Rot , Arm. 62). G. 357. G. 358. SCIABOLA come le precedenti. (Rot., Arm. 52). SCIABOLA corta, giapponese, in tutto simigliante a quella descritta sotto il nº G. 352, e nelle dimensioni poi perfettamente eguale. (Rot., Arm. 52). G. 359. SCIABOLA giapponese simile al nº G. 355. Al Giapponese a piedi di nº B. 53 (Rot). G. 360. G. 361. SCIABOLA come le precedenti. (Rot , Arm. 52). SCIABOLA orientale con manico e fodero di ottone. (Rot , Arm. 51). G. 362. SCIABOLA orientale con lama lunga 0,37, a un filo, alla estremità tagliata diritta e più larga che all'elsa, e manico di un solo pezzo. (Rot., Arm.. 62). G. 363. SCIABOLA in tutto simile alla precedente , eccetto che il manico è curvo. (Rot., Arm. 62). G. 364. G. 365. SCIABOLA in tutto simile alla precedente. (Rot , Arm. 61). SCIABOLA Simile alla precedente. (Rot., Arm. 61). 300 G. 366. G. 367. CLASSE II. SCIABOLA orientale con lama a un filo, in forma di linea spezzata, e manico diritto. (Rot , Arm. 51). SCIABOLA orientale con lama parte diritta e parte pie gata con un dente da un lato e manico diritto. Tanto questa quanto l'antecedente ha qualche rassomiglianza con li Yatagan dei Towariks, G. 368, abitanti la parte media del Sahara. (Rot , Arm. 51). SCIABOLA (Klevang) in uso nell'isola Bouton a mezzo giorno delle Célèbes. Lama lunga 0,50, damaschinata, manico di legno con giunchi intrecciati, e pomo con ciocche di capelli dei nemici uccisi. (Rot., Arm. 61). SCIABOLA abissina con 'lama lunga 0,72, molto curva, G. 369. a due fili, e manico nero. (Rot , Arm. 45). G. 370. SCIABOLA abissina in tutto eguale alla precedente. (Rot., Arm. 47). G. 371. LAMA di spada barbarica del secolo vo vi a duefili. lunga 0,80, larga 0,05, rinvenuta in una tomba a Pietra de' Fusi (presso Avellino). Dono del sig. Gaetano Petrilli da detto luogo. (Arm. 5). G. 372. LAMA (frammento) di spada del secolo XVI rinvenuta negli scavi fatti presso Avigliana, donata dalla Società della fab brica della dinamite all'Armeria Reale. (Arm. 5). G. 373, 374. SCIABOLE della cavalleria piemontese del passato secolo. Lama lunga 1,00, larga 0,035 con ornati presso al tallone e la scritta Vive le Royde Sardaigne, incisi ad acqua forte. For nimento di ferro bianco con elso di piastra ovale e guardia a tre rami e manico di legno coperto di cuojo. G. 375. SPADA con lama a doppia scanalatura lunga (0,06) 1,00, larga 0,04. Fornimento destro e sinistro, di ferro forbito, manico affusolato di legno nero. (Arm. 27). SERIE G. GIUNTE Foraimento di nº G. 131. 116. p. 267. + Fornimento di no G. 173 Fornimento di no G. 184. 126. p. 276. 301 126. p. 274.
SERIE H. Armi bianche corte (*).
(*) ARMI BIANCHE CORTE. Sotto questo titolo sono comprese tutte le armi da mano della lunghezza di un quarto, di un terzo, della metàdelle spade descritte nella serie precedente. Tali sono i coltellacci, le daghe, le lingue di bue, le storte, i coltelli, i pugnali e gli stiletti. Tutte, o quasi, queste armi si portavano appiccate alla cintura a destra, e non pendenti a sinistra come le spade. Ordinariamente erano a due fili, e molto di rado a filo e costola, o a un filo e un terzo, eccettochè nei coltelli. Gli stiletti avevano sempre la lama triangolare. E ciò basti per dare un'idea generale di queste armi, che a suo luogo, saranno ad una ad una descritte.
H. 1. —
COLTELLACCIO (1) spagnuolo con lama a filo e costola, lunga 0,630, larga 0,043.
(1) COLTELLACCIO (franc. coutelas, ingl. cutlas, spagn. alfange, ted. Säbel mit krummer Klinge). Specie di arma corta con lama diritta o curva ma sempre a filo e costola. Quando la lama era curva dicevasi anche Storta. Era simigliante allo Scramasax germanico. — Li tedeschi cesarei rimasi vivi ma però feriti..... li facevano condur per la strada di Susa verso Francia per andar alli suoipaesi d'Allemagna in numero di 500 e più feriti tutti sul capo dai coltellacci de' quali la cavalleria francese allora si serviva — Memor, anon. (1535-1586), Miscell. stor. patr., vi, 612.
Presso la costola ha tre sgusci e le iscrizioni: S.VO A S. D. MIGUEL GERONIMO PERES —, e EN. 1 DE 1804 AÑOS ME F.° SIMON S. Presso al tallone è unmascherone di argento intarsiato. Fornimento tutto di ferro con figure di animali ed un uomo a cavallo scolpiti rozzamente sull'argento, elso con piccola conchiglia rivolta in basso, guardia semplice, manico fatto a otto facce e diviso in sei dischi, alternati piccoli e grandi. (Arm. 23).
H. 2.

COLTELLACCIO da fanti del secolo XVII. Lama robustissima ad unfilo e mezzo, lunga 0,55, larga 0,042. Sul tallone ha le marche di nº 71 da una parte e di nº 72 dall'altra. Il fornimento di ferro ha l'elso ad S che si prolunga a destra per formare la guardia, ed anteriormente è una piccola conchiglia in alto, e posteriormente un anello ove impugnandolo s'introduce il pollice. (Campo Α)..
H. 3.
DAGÓNE (1) da adoperarsi anche a due mani con lama di Damasco lunga 0,73, larga 0,04 con lungo e robusto tallone. Fornimento tutto di ferro lungo 0,34; elso formato dal corpo di due serpenti; manico a mo' di fuso e pomo ovoidale, scolpiti a piccoli arabeschi.
(1) DAGÓNE, accr. di DAGA, O sia più grande in larghezza e lunghezza della daga ordinaria. Mro Batista spadaro dice quando a sua S.ria piacesse ne faria uno pomo di ferroinargentato sicome sono li fornimenti alla foggia del dagone grande di sua S.ria 一. IPPOLITO CALANDRA, Lett. (13 maggio 1525) Arch. Gonz , F, II, 8.
Tutta l'arme, accenna a provenienza moresca, e sembra opera dalxiv alxv secolo. (Cam. 31). 72.
H. 4.

DAGÓNE del secolo XVII con lama a due fili lunga 0,58, larga 0,092 al tallone e 0,065 alla punta tagliata ad angolo. Presso al tallone è la marca di nº 73 forse di Roque Hernandez armajuolo di Toledo nel xvII secolo, e sopra uno stemma, con tre stelle in alto e tre monti in basso, sotto il quale sono due circoli dentrovi le lettere . L.. AB Fornimento con elso ad archi di cerchio volti in basso, anello con lamina a traforo, manico affusolato, e pomo quasi sferico. (Cam. 30).
H. 5.
DAGÓNE a lingua di bue con lama lunga 0,71, larga 0,15, con figura radiata presso il tallone. Ha un manico da impugnarsi a due mani lungo 0,33 ed elso diritto con due rami rivolti alla lama. Sembra arma tedesca da decapitare, del secolo XVI. (Cam. 30).
H 6.-
LINGUADI BUE(2) conlamalunga 0,400, larga 0,075 a dieci sgusci (4, 3, 2, 1), interamente bronzata e ageminata di oro, con arabeschi, medaglie, e presso al tallone effigiato Muzio Scevola che tiene la destra con la spada impugnata sopra un'ara con fiamma, da una parte, e dall'altra un guerriero in atto di menare un colpo di storta ad un gigante atterrato.
(2) LINGUA DI BUE (lat. parazonium. franc. langue de boeuf, ingl. enelace, spagn. lenguade buey. Addimandasi così una specie di daga conlama e fornimento di forma diversa dalla comune, molto simigliante al parazonio dei Greci e dei Romani. Ciò che distingue quest'arma è la molta larghezza della lama presso al tallone, continuando a due fili a mo' di triangolo isoscelecon base ad arco di cerchio come a punto si vede nella figura qui riportata. Ordinariamente era un'arme di lusso, ornata di stupendi lavori d'incisione, di agemina, di niello, di cesello, di smalto, su fondi bronzati o messi a oro, con rappresentazioni storiche, o allegoriche. Le più rinomate erano le lingue di bue di Verona dove, forse, come aVenezia saranno state chiamate cinque dea, dalla larghezza della lama al tallone.

Lingua di bue di n° H. 6. — 176
Il fornimento ha l'elso con cornicetta di argento dorato intorno, e nel fondo, a bassorilievo di argento, armi e armature di finissimo lavoro. Nel mezzo di niello è un'aquila ad ali abbassate; l'aquila Estense. Il manico, di argento dorato, ha otto formelle di figura trapezia incorniciate con trofei d'armi di bella composizioue e squisito disegno, fatti di niello. Il pomo è guarnito, come tutto il resto, di argento dorato, con formella continuata nel contorno superiore ornata di trofei militari e nelle due facce medaglioni con armature, armi da mano e innastate. In uno di essi è ripetuta l'aquila Estense e nell'altro è il ritratto di ERCOLE I, e tutto è lavorato di niello. Quest'arma nel vecchio catalogo (V. a p. 239, n° 743) è attribuita al duca ALFONSO I; ma un accurato esame del niello con le medaglie pubblicate dal Litta mi hanno fatto sicuro che l'effigie è per l'appunto di ERCOLE con lunga chioma e barba rada, laddove ALFONSO portava capelli corti e barba intera. E de lo stesso tempo suppongo che sia il lavoro della lingua di bue. Ma chi ne fu il valente artefice (1)?
(1) La célèbre Armerie de Turin a trois lames courtes du maître (Ercole da Pesaro),
dont une ornée de nielles aux armes d'Alphonse, duc de Ferrare, le mari de Lucrèce Borgia-. (Yriarte, Gazette Archéol , Ann. 14º, p. 77).
Sono proprio caduto dalle nuvole quando ho letto questi versi che asseverano con tanta franchezza tre cose, una meno vera dell'altra.
1ª Queste armi non sono di Ercole da Pesaro. 2ª L'Ercole da Pesaro, se ha fatto l'arme del
duca Alfonso non ha fatto le altre due, e viceversa. 3ª Se l'Ercole da Pesaro ha fatto tutte tre le armi, non può poi diventare, come assicura il signor Yriarte,
Ercole da Ferrara. Io scrivo con i documenti alla mano, perchè la storia non si deve inventare; e mi duole soltanto che le verità appresso esposte in italiano,
non avranno la stessa sorte che le inesattezze scritte in francese, cioè quella di esser lette e prese per cose vere in tutto il mondo. Ma pazienza !
Quel M. Ercole da Pesaro che fabbricò trentacinque lingue di bue, mi pare un quid-simile di Raffaello che dipinse quadri per tutte le gallerie d'Europa e fuori.
Ma sia o no come penso io, certa cosa è che nè il signor Yriarte, prima,
nè io di poi abbiamo potuto scoprire in Pesaro notizia alcuna di questo M.º Ercole,
e bisogna contentarsi del ricordo
(22 dec. 1506) trovato dal ch.1º M. Müntz (Les
Arts à la cour des Papes), che dice così:- Ducat. decem auri larghos vigore mandati d. thesaurarii
xx novembris d. Herculi de Pinsaurº aurifici pro manufactura
unius collane donate per S. D. N. Baptiste capitº Stratiottorum eidem in contanti fl. 14, 64 (Arch. Segreto Vaticano , Introitus et Exitus Camerae 1506-1507, fol. 154.
Questa nota di pagamento è l'unica notizia del grande artista pesarese
sconosciuto in patria e altrove, e mi sembra ben meschino argomento per fare di
questo orefice di una collana, un Ercole due volte superiore all'Ercole della favola.
Mail signor Yriarte, che conosce bene la vita del M.º Ercole da Pesaro, mi assenna che egli
a dû vivre à côté du Pinturicchio et dans le milieu des humanistes et des poètes qui ont divinisé Alexandre VI. Il a certainement pénétré dans
les chambres de Borgia (aedes Borgiae), decorés pour le Pontife par son peintre
favori, etc. (Op. cit , p. 71).
Egli ha una maniera grande ?-Il fait grand-, perchè il a vu la Rome antique- (Op. cit., pag. 78).
Figura in qualche arma una torre,
a più ordini di arcate, pendente?
il a du traverser Pise à une époque où la tour penchée avait reçu une appendice en forme de dôme (ivi);
salvochè, non avendo veduto nè quella vera, nè alcuna rappresentazione di quel monumento,
— il ait crée par l'imagination une tour penchée a son usage
— (ivi)!
Ma un passo addietro.
— Nous suivrons (dice il signor Yriarte, e qui proprio
l'aspettavo) cet Hercule Aurifex dans sa carrière, nous le trouverons à Mantoue
chez le Gonzague, à Ferrare chez les Este au temps de son homonyme le marquis (non marchese, ma secondo duca!) de Ferrare, et c'est aux mêmes traits,
aux mêmes gestes, aux mêmes intentions, que nous le reconnaîtrons —. (ivi,
p. 71). Ora, è certo, che M.º Ercole da Pesaro non fu mai a lavorare alla Corte
di Mantova nè prima nè dopo diventato, secondo il dotto scrittore,
— Aurifex
Ill.mi Ducis Ferrarie; che l'Aurifex, ecc., non è l'Ercole del documento romano,
perchè, se egli- conjointement avec Angelico di Dominico de Sutri, était,
aux premières années du xviº siècle, le fournisseur habituel du Vatican — (ivi),
doveva tener bottega in Roma, e perciò nel 1506 non poteva ricevere colà il pagamento della collana e contemporaneamente scrivere, il
14 di maggio, il
15 di luglio e il
10 di agosto da Ferrara, lettere di scusa alla marchesa Isabella a Mantova intorno ai lavori commessigli; finalmente,
che il duca Ercole non era l'omonimo dell'orefice, ma che questi volle diventare l'omonimo del Duca. E dò subito le prove di ciò che ho affermato qua dietro.
—
MCCCCLXXXVij. E a di xxj di Novembre Lire 6 di Marchexana per Sua Signoria a Salomon da Sese ebreo orevexe controscripto per conto de soi salarij
— (R.° entr , usc. di Eleonora d'Aragona, Arch. Stato Modena, c. 99).
Da questo documento sappiamo che M.º Salomone da Sese (Sesso o Sexo, frazione del comune di Reggio-Emilia) ebreo, orefice, nel 1487 era uno dei salariati della Corte,
abitante in Ferrara, e, forse, già da molti anni. Tiriamo innanzi.
—
MCCCCLXXXXj. E a di xxj de mazo lire sedexe di March.ª per sua Signoria
a Salomon da Sexo, ebreo, per conto de lavorerj fatti a suo s. (suo servizio) porto
controscritto la Chasandra de Chrestovalla dai Chapelletti- (Ivi, c. 223). Ora
viene il documento che ci fa ritrovare l'Ercole da Pesaro, che, dopo studiato a
Roma nelle camere Borgia, si ridusse a lavorare alla corte di Ferrara.
— MCCCCLXXXXj. E a 25 de novembre lire Unna soldi diexe di Marchexana e
per sua Signoria a mastro erchule da Seso orevexe controscripto per dorare uno
fornimento da libro fato de filo per suo s.-. (Ivi, c. 250).
Ma chi può provare (dirà il signor Yriarte), che questo M.º Ercole sia il M.º Salomone ebreo, e non il mio M.º Ercole da Pesaro?
Lo prova un fatto esposto dallo stesso dotto scrittore.
Il suo M. Ercole a du vivre à côté du Pinturicchio.... Il a certainement pénétré dans les chambres de Borgia ... decorées pour le Pontifepar son peintre favori, etc.- (Op. cit., p. 71).
Dunque il suo Ercole viveva al fianco del Pinturicchio e penetrava nelle stanze del Borgia non solamente prima che quegli
le dipingesse, ma anche prima che ne avesse la commissione; chè il Borgia fu creato papa nel
1492, tertio idus augusti, o sia a dì 11, appunto poco dopo che
il mio M. Salomone si cambiò in M. Ercole, prendendo il nome del Duca. Ma
io voglio abbondare; perchè capisco bene che è un gran dispiacere per chi ha
innalzato un idolo il vederlo atterrato con tanta facilità; e cito un altro documento.
Nella — Lista de le done et donzelle deputate per il signor Duca nostro
(Ercole) ala pred.a Ill.a Mad.a (Lucrezia Borgia) et che sono ferrarese —,
era anche — La figliola che fu d'hercule oreuese già hebreo —. (Casa Ducale. Docum, Lucrezia Borgia, Arch. cit, 1502, с. 39).
— E questo fia suggel ch'ogni uomo sganni. (DANTE, Inf., 19, 21).
Ora due parole su questo e sugli altri convertiti della sua famiglia, tutti omonimi della famiglia regnante, eccettuate le tre figliuole delle quali s'ignora il nome.
SALOMONE nacque da genitori ebrei, in Sesso, (frazione del comune di Reggio-Emilia) circa il 1465. (- 1497. Hercules de Sesso filius q. Mellis (sic)
(io leggo Manuellis, secondo mi suggerì il Promis) aurifex illustrissimi Domini nostri Ducis, comeda istromento di Bartolomeo Codegori, del 20 marzo-. CITTADELLA, Notizie relat. a Ferrara, p. 691).
Da giovinetto si recò in Ferrara, dove l'arte dell'orafo era in molto onore, e vi si applicò con tanto impegno e frutto da meritarsi di essere salariato come orefice della Corte sino dal 1487 e forse anche da prima.
In quel tempo egli era già ammogliato e padre di due figliuoli certamente, e forse di tutte tre le figliuole;
chè, nel 1502 troviamo il maggiore — Alonzo (Alfonso) orefice — nel seguito di Lucrezia Borgia da Roma a Ferrara, (1)
e una sorella di lui tra le donzelle — deputate ala pred.a Ill.a Mad.a —,
e sappiamo che nel 1506 il figliuolo minore era avviato nell'arte stessa.
(1) Il matrimonio fu celebrato il
15 di settembre del 1501. (YRIARTE, Les Borgia, etc., t. II, 41).
Ecco
alcuni documenti tratti dalle Riformagioni del comune di Civitacastellana.
— Die
5 septembris (1501). Generali et speciali consilio congregato etc,,... 3.º de jubilo et fauoribus
faciendis pro Ill.ma D. Lucretia que matrimonio iuncta est cum Ill.mo d. Alfonso primo genito ducis
de ferraria-. Che si facciano feste a spese del comune —.
— Die
3 octobris 1501. Congregato et coadunato generali et spetiali Consilio etc.... 2° Quomodo sit
prouidendumpro solutionedebitorumfactorum inaduentu Pontificis et ducisse.-Angelus Pizichelli.....
consuluit quod satisfiat creditoribus de pecuniis nundinarum . Questo documento dice chiaro che
papa Alessandro andò conla figliuola a Civitacastellana, ove furono fatte loro feste e datiregali.
Il viaggio da Roma a Ferrara segui nel gennajo 1502, e abbiamo anche memoria del passaggio per
quella città nelle stesse Riformagioni.
— Die
2º januarij 1502. Secreto consilio congregato etc. Primo quomodo sit prouidendum pro excipienda honorifice Ill.ma ducissa et de expensis faciendis in eius aduentu et comitiue.
— Parauisellus...... dixit super primo quod prefata Ill.ma ducissa recipiatur quanto magis possit honorifice,
et quod domini Conseruatores prouideant ad omnes exigentias:
et quod omnes expensas que per eos fient dicantur pro communitate bene facte et exposite —.
La Sposa col suo seguito parti da Roma il 6 di gennajo, 3 ore dopo mezzodi passò per Castelnuovo e Civitacastellana (Gregorovius , Lucrezia Borgia, p. 205-6),
e forse vi si fermò il 7.11 21 giunse a Pesaro ed entrò in Ferrara,
il due di febbrajo dopo un viaggio trionfale. (YRIARTE, Op. cit. p. 58-61).
Nel
1491, sino al 21 di maggio, abbiamo — Salomon da Sexo ebreo che fa lavorerj per sua signoria — (la duchessa Eleonora); ma ai 25 di novembre, dell'anno stesso, egli era diventato — mastro erchule da Seso oreuexe —.
Dunque in questo periodo M.º Salomone, o ispirato da Dio o dal proprio interesse, cambiò religione e nome, assumendo per sè e per gli altri della famiglia quelli della famiglia ducale, cioè — Ercole, Eleonora, Alfonso, Ferrante o Ferrando;
quelli delle tre figliuole si ignorano, ma a due, certamente, avrà dato i nomi di Beatrice ed'Isabella. M.º Ercole lavorò sempre per la casaducale, insieme con i figliuoli,
eper Isabella Marchesa di Mantova sorella del duca Alfonso.
Ma pare che trascurassero spesso di adempiere i loro doveri;
perchè da documenti si rileva che spesso erano rimproverati e anche messi in prigione. Alfonso, si ammogliò con una tale Sapuncia,
e nel 1521 aveva sei figliuoli, e questo si apprende da una supplica
(2 di marzo) Alla marchesa Isabella d'Este Gonzaga a Mantova —, che dice così: — III.ma ecc. A pedi di V. Ex. piissima recureno li poveri et infelici servitori di quella,
Eleonora madre et Sapuncia mogliere de Alfonso de M.º hercule de fideli oreuexe, et sei figliolini inutili de dicto Alfonso, et anche tre sorelle de
dicto Alfonso da maridare ecc. — (Arch. Gonz. Corrisp. con Ferrara).
Si tratta di ducati 48 dati da Isabella a M.º Ercole, (divisi con ifigliuoli) per farle — botoni e altri lavoreri —, poi — impegnati a li ludei —, e per ciò M.º Alfonso già — da uno mexe et più..... destenuto et inpregionato —.
I supplicanti si raccomandano alla Marchesa de farlo relaxare, perchè non ha modo de satisfare a quella... et prouedere a nui povereti del vivere ecc. —.
Questo documento è importantis simo, chè è lo stato di famiglia nel 1521,
e dàilcognome de Fideli cambiato in Fedeli,
ciò cheè provato (1552) dalla scritta di — un contratto, presente M. Ferdinando del fu Ercole Fedeli di Ferrara, pure orefice —
(CITTADELLA, Not. relat a. Ferrara, p. 694).
Quanto vivesse M.º Ercole non potrei dirlo mancandomene i documenti;
ma forse potrò appresso, in grazia dei gentili direttori dell'Archivio di Stato di Modena,
di quello Storico di Mantova, e di altri, che ringrazio qui pubblicamente per quelli che mi hanno già mandato.
Coniquali ho potuto provare che il M. Ercole da Pesaro; il quale sappiamo essere stato al mondo, dal solo documento dell'Arch. Vaticano del 1506;
nulla ha che fare col M.º Ercole de Fideli da Ferrara (già M.º Salomone, ebreo, da Sesso),
e, ciò che è per me più importante, che nè l'Ercole da Pesaro, nè l'Ercole da Ferrara fecero la lingua di bue del duca Ercole 1, come dal signor Yriarte viene asseverato.

Parte inferiore della lingua di bue di no H 6. Grandezza naturale.
Nel R.º di entrata e uscita di Eleonora d'Aragona (la moglie di ERCOLE I) dell'anno 1488 si ha la seguente nota di pagamento : MCCCCLXXxviij. E a di 16 de Zugno Lire sei soldi diexe di Marchesana per sua Signoria ad Erchules de Francesco dai cortelini controscripto per uno pugnale dato a sua Signoria per donare a messer Ercule del Signore Sigismondo da Este (figliuo'o del duca) (R.º cit, c. 121). Questo Ercules potrebbe essere stato l'artefice della bellissima nostra lingua di bue; ma non insisto nella mia opinione, tanto più che al suo tempo erano in Ferrara molti artisti valentissimi in tal sorta di lavori. Ma da altre e più potenti ragioni sono fatto certo che questo non è opera del M. Ercole che fabbricò la spada del duca Cesare Borgia, al quale il signor Yriarte (V. Gazette Archéologique, Ann. 14°, p. 77), attribuisce quest'arma e le altre due dell'Armería Reale. E le prove, che egli non si appone, stanno: prima, nella mancanza assoluta di documenti negli archivj di Ferrara e di Modena intorno al M° Ercole fabbricatore di trentacinque tra spade e lingue di bue; poi, in un fatto incontrastabile, cioè nella spiccata differenza di composizione, di stile e di esecuzione tra quella di ERCOLE I e le altre due. Per ciò appunto ne pongo sotto gli occhi del lettore i disegni al vero affinchè egli, giudice imparziale, dia la sentenza. (Arm. 25).
H. 7.
LINGUA DI BUE, della stessa forma della precedente. Lama lunga 0,470, larga 0,104 con 14 sgusci (5,4,3, 2, 1), in parte incisi e dorati, in parte lisci e forbiti. Vi sono ornati, putti, medaglioni, rappresentazioni allegoriche e mitologiche e fra quest'ultime Ercole che solleva dalla terra Antèo per soffocarlo, e li presso una figura di donna nuda sopra un suggesto, che tiene uno scettro nella sinistra e una tabella nella destra, e in basso tre altre donne, una nuda e due vestite, delle quali, una con ramo d'ulivo nella destra, inforca un liocorno. Sopra, contornata da fogliami di puro stile del 500 e messa in mezzo da duegenietti alati, è una medaglia con mezza figura di donna nuda nel petto e nelle braccia che tiene nella destra due falciuole. Seguono a tre a tre altre donne nude, quale con celata, quale con insegna, quale con banderuola dentrovi la lettera C, come si vede nel passaggio del Rubicone della spada del Borgia. In ultimo è un ornato. Così e lavorata l'altra parte, sopra la figura riportata qua dietro.

Parte inferiore della lingua di bue di nº H. 7.- Grandezza naturale.

Il fornimento ha nell'elso un minutissimo ornato a bassorilievo di filigrana dorato, e un rosone (chiuso entro due quadrati) di smalto turchino cupo. Il manico ed il pomo, eguali all'altra, sono coperti di nielli, eccettuata la parte superiore, nella quale sono armie strumenti militari scolpiti a bassorilievo sull'argento, di disegno e di esecuzione sorprendenti. I nielli del manico rappresentano le quattro virtù cardinali sulle facce, e ornati, sirene, mascheroncini e fogliami sui fianchi. Nel pomo, da una parte è di niello, la conversione di S. Paolo; dall'altra, un cavaliere armato di tutto punto che, imbracciando uno scudo con la croce, caccia una lancia nelle fauci di un dragone. Poco lungi, sur un altura, sta genuflessa a mani giunte una donna, con diadema reale, in atto di pregare. Questa rappresentazione, è proprio quella del S. Giorgio protettore di Genova, e per ciò sono certo che questo ammirabile pugnale abbia appartenuto a qualche patrizio genovese. Il lavoro è italiano, e molto probabilmente di orafo genovese, del principio del XVI secolo, ed è oltre ogni dire ammirabile in ogni sua parte. Ha la marca di n° 74. Questa lama è simigliante a quella del Museo R. di Berlino riportata dal sig. Yriarte. (Op. cit. p. 77). (Arm. 24).
H. 7.bis
LINGUA DI BUE con incisioni e dorature, aggiuntavi una gorbia per inastarla, ma senz'asta. Il ferro è lungo 0,45, e largo, 0,09. Ha cinque spartimenti orizzontali. Nel primo, è un combattimento con armi bianche e con clave, e dall'altra parte è ripetuto ma convariato disegno. Nel secondo, è una medaglia senza figura, e ornati e puttini che arieggiano lo stesso disegno della lingua di bue precedente. Nel terzo, da ambedue le parti sono ripetute fedelmente, a rovescio, le due rappresentazioni che sono in basso nel precedente disegno. Negli ultimi due, sono un putto con ale, galeato, che imbraccia uno scudo e impugna una lancia, ed un ornato di fogliami. I due combattimenti, come si può vedere ne' disegni, sono di artista valentissimo sullo stile michelangiolesco; tutto il resto è di altra mano ad imitazione, e quasi copia, dei disegni della precedente, e di molti anni a quella posteriore. (Arm. 24).


Parti inferiori della lingua di bue di n° H 7.bis. — Grandezza naturale.
H. 8.

DAGA (1) italiana del xvI secolo. Lama leggermente sgu sciata lunga 0,65, larga 0,031, con la marca di nº 75. Fornimento tutto di ferro forbito, della forma di quelli dei pugnaletti fiorentini, traforato nel mezzo del manico. Sembra non sia quello appartenuto alla lama.
(1) DAGA (lat. gladius, lat. basso, daga, franc. dague, ingl. dagger, spagn. daga, ted. Daggert). Specie di spada corta simigliante al gladio greco e romano sempre a due fili, o pure in figura di triangolo isoscele a sezione di losanga. Si trova nominata la daga tra le armi proibite, negli statuti dei nostri Comuni, e talvolta classificata nel genere dei pugnali. La prima notizia intorno alla daga, di scrittore italiano si ha nella storia di Filippo Villani. Loro armadura quasi di tutti erano panseroni, e d'avanti al petto un'anima d'acciaio, bracciali di ferro, cosciali e gambaruoli, daghe e spade sode- F. VILLANI, 11,81.- Librauit Guill.mo dorerio de Burgo (in Bressa) pro factura argento que et auro implicatis in quodam garnisione facta per eum et in vna daga et vagena eiusdem pro Domino die xx mensis febr. (1398), etc.-. Comput. Petri Andriveti, Tes. Sab. Gen. 1396-1398, с. 226. Si fu voluto nettare el buco (il focone della bombarda) con una punta di daga, la quale vi rimase dentro; e così vi trovò el maestro che la schiovò col trapano-. ALBIZZI, Commiss. (15 genn. 1430), III, 300. Immaginatomi che è fussi uno assassinamento sì come già fattomi dal signor Pierluigi (Farnese), con la mano destra presi una mirabil daga che io avevo, ecc.-. CELLINI, Vit. (1558), L. I, 174.
H. 9.-
DAGHÉTTA (1) spagnuola con fornimento di ferro brunito, elso diritto guardia di lamina triangolare a trafori e pomo schiacciato. La lama è lunga 0,46, e larga 0,022. Secolo XVI. (Arm. 22).
(1) DAGHÉTTA (franc. main-gauche), diminuit. di Daga, era specialmente un arme da duello, con lama molto forte a due fili atta soltanto a ferire di punta. Serviva, impugnata con la sinistra, per parare i colpi dell'avversario nel duello con la spada. Si credette di origine spagnuola o italiana, ma il DEMMIN (Op. cit , p. 422) afferma che era usata in Alemagna sino dal secolo xv. un servidor solo a piedi, e senza spada..... portava accanto una daghetta so Tornava con lamente-. VARCHI, Stor. fior. L. XI, 288. Hauemo hauto summo piacere de intendere.... et di quanto te ha detto Adriano a quale tu l'haidatta(una cinta da spada)de commiss. dip. S. M. che quando si dona simil cose a Imp. che con li fornim. della spada vi sia sempre la cinta et la daghetta tal racordo teneremo a memoria, ecc.-. FEDERIGO GONZ. Lett. (1 di febbr. 1539), Arch. Gonz. F, II, n. 6. Prohibiamo .... a ciaschaduna persona.... ogni sorte di stilletti, Pugnali, Da ghette, Coltelli lunghi, ecc.-- CARLO, Grida, 1662, Arch. Gonz. Libro bianco, c. 14.
H. 10.
DAGHÉTTA spagnuola del secolo XVI. Lama a sei piani, lunga 0,43, larga al tallone 0,026, che poi si restringe a 0,017, stremandosi fino alla punta, che è a foglia d'ulivo. Ha un fornimento, per forma simile al precedente, di ferro messo a oro. L'elso diritto lungo 0,28, finisce con medaglie da ambe le parti. La guardia, di piastra triangolare è tutta traforata con rabeschi vagamente intrecciati, figure fanta stiche e medaglie scolpiti stupendamente. Il pomo ha pure medaglie e il manico è coperto di grosso filo d'argento. È dono del conte signor Cesare Valperga Santus che la riportò di Spagna. (Arm. 26).
H. 11.

DAGHÉTTA Spagnuola con lama triangolare numeratada 1 a 120 come sono ifusetti di n° H. 116-120, lunga 0,59, larga 0,019. Sul tallone, havvi da ogni parte la marca di n° 76. Il fornimento simile al precedente, è di ferro forbito a bei trafori di fogliami e fiori, con manico rivestito di pelle, e listellini e ghiere di ottone. (Arm. 22).
H. 12.-
DAGA degli allievi della Scuola di Marte della Città d'Annecy al tempo della prima rivoluzione francese. (Bach. 18).
H. 13-14.-

DAGHETTE veneziane del XVI secolo. Lama a sezione di rombo, lunga 0,38, larga 0,24, con piastra di ferro ri volta in basso e la marca di n° 77. Elso diritto, manico affusolato di legno coperto di pelle nera, con ghiere di ferro 77. alle estremità e pomo di ottone. (Campo B).
H. 15.
DAGHÉTTA italiana, con lama lunga 0,27. Fornimento di ferro con elso ad arco di cerchio orizzontale ed anello con piastra traforata; codolo nudo, lungo 0,069, due ghiere di finimento e pomo in forma di uliva. Fu trovata in un sepolcro non molto lontano da Pollenzo). (Rot , Arm. 51).
H. 16.
DAGHETTA con lama bronzata, lunga 0,315, larga 0,029, nel primo terzo con fiorami di oro e di argento all'agemina, come è pure il fornimento di ferro con elso diritto ed anello, manico affusolato e pomo a pera tronca a otto facce. (Arm. 14).
H. 17.
DAGHÉTTA con lama a sezione di rombo, lunga 0,240, larga 0,035. Fornimento, con elso a braccia rivolte alla lama, anello con lastra a traforo, pomo a pera schiacciata, di ferro bronzato ed ageminato di argento, e manico ricoperto di velluto rosso legato con fili di ferro attortigliati. (Arm. 14).
H. 18.
DAGHÉTTA tedesca con lama lunga 0,202, larga 0,021, con forte tallone. Fornimento e fodero di ferro annerito, questo a traforo, quello massiccio composto di elso diritto ed anello, e ma nico a tronco di cono terminato a pera. Mediocre lavoro del XVI secolo. (Arm. 15.)
H. 19.
DAGHETTA con lama lunga 0,220, larga 0,034 a biscia tutta ornata di arabeschi di oro e con il nome POLLET. Forni mento con elso, a braccia rivolte in basso e pomo quasi cilindrico di ferro, dorati, e manico rivestito di fili di ottone. (Arm. 14).
H. 20.
DAGHETTA Con fornimento bianco ed elso rivolto verso la lama lunga 0,325, larga 0,023 ed anello da appoggiarvi il pollice, per duello. (Arm. 14).
H. 21.

Daghetta di n° H. 21. — 117.
DAGHÉTTA italiana. Lama a tre scanalature con trafori lunga 0,32, larga 0,027. Fornimento tutto di ferro, di bella forma, e minutamente ageminato di oro,elso con anello, manico a balaustro quadrangolare e pomo ovoidale con 12 scanalature. Secolo xv, fine. (Arm. 14). 314
H. 22.
DAGHÉTTA simile in tutto alla precedente, con lama a due scanalature a traforo e forte spigolo, lunga 0,33, larga 0,021. Fornimento bronzato e ageminato di oro. Manico coperto di fili di ottone e di argento. (Arm. 14).
H. 23.
DAGHÉTTA italiana. Lama, con profonda scanalatura in
mezzo e robusto tallone traforati, è lunga 0,266, e larga 0,025.
Fornimento simile al n° H. 21, di ferro forbito, elso a croce con
anello, pomo ovoidale a facce, manico ricoperto di filo di ferro.
(Arm. 14).
H. 24.

DAGA. Lama lunga 0,36, larga 0,034. Sul tallone è la marca di nº 78. Fornimento di ferro bronzato con qualche doratura simile al precedente, e manico ricoperto di fili di ferro e di ottone. Secolo xv, fine. (Arm. 14).
H. 25.
DAGA O COLTÈLLO da caccia a lama scanalata lunga 0,620, larga 0,045. Piccolo elso ad S di bronzo dorato. Manico di avorio scolpito a bassirilievi, che sono: un Turco ed unAlemanno che si battono a duello, armi d'asta ed archibusi, bandiere in basso, ed in alto lo stemma di Casa Savoia messo in mezzo da due puttini che ten gono corone di rose; posteriormente un me daglione incorniciato da due rami di palma, e dentro un busto di donna. Sopra tutto una testa di leone. Sembra lavoro tedesco del principio del XVIII secolo. Appartenne alla Casa Savoja. (Arm. 1).
H. 26.
COLTELLO DACACCIA della seconda metà del passato secolo. Lama damaschina a filo e co stola, in parte sgusciata presso la costola, con ornati ad incávo ed altri a schiacciato rilievo nel primo terzo; lunga 0,540, larga 0,032. Fornimento composto di elso di metallo dorato, diritto, compiuto da una testa di cane ed una di leone, con piccola conchiglia, e del manico di agata che è l'erma di un guerriero con elmo elunga criniera, posta sopra una base quadrilatera con quattro formelle, entrovi ornati e trofei militari e cacce, il tutto di metallo dorato a bassorilievo. Il fodero di pelle color naturale, col puntale e la cappa di metallo do rato, che contiene anche una forchetta ed un coltello co' manichi simili a quello descritto. Sulla lama, al tallone, sono le lettere : SB : da una parte, e 1792 : Lody (con la L capovolta) dall'altra, che io stimo sieno le iniziali del nome. Ma chi sia questo S. B. da Lodi non saprei indovinarlo. (Bach. 30). SERIE H.
H. 27.
COLTELLO DA CACCIA. Lama ad un filo con qualche do ratura sul color viola e le parole Vive le Roi. Elso d'argento con due teste di falcone rivolte in senso opposto l'una dell'altra. Il ma nico, con guarnimenti di argento, è rivestito di avorio stupenda mente scolpito, da una parte, col giudizio di Paride, con altre sette figure; dall'altra con l'uccisione di Cesare a pie' della statua di Pompeo, in mezzo a sette congiurati. Ambedue queste rappresen tazioni sono ammirabilmente condotte, e sembra lavoro della seconda metà del XVIII secolo. Il bravo artefice scolpi sotto la statua di Pompeo IOSEPH FORTI SICVLVS F. senza data. (Bach. 30).
H. 28.
COLTELLO DA CACCIA con lama damaschina, vuota, lunga 0,360, larga 0,053, dentro la quale è la lama a biscia di un pu gnale, lunga 0,320, larga 0,030. Manico di avorio a bastoncelli spirali, con pomo superiormente concavo per appoggiarvi il pollice, ghiera a piedi ed elso diritto, il tutto di acciajo brunito, con piccolo bottone presso l'elso, che, pigiato, alza il ritegno a molla della lama vuota. (Arm. 23).
H. 29.
COLTELLO DA CACCIA del secolo XVII. Lama lunga 0,220, larga 0,025, ad un filo, con manico, piccolo elso ad Se conchiglia traforata di metallo dorato, come sono la cappa ed il puntale del fodero. Offerto alla M. del re CARLO ALBERTO dal conte Carlo Seyssel d'Aix. (Arm. 14).
H. 30.
COLTELLO DA CACCIA, con fornimento di ottone, ornato nella conchiglia di animali a bassorilievo, La lama è ad un filo e mezzo, lunga 0,65, larga 0,03, e molto acuminata. (Campo В).
H. 31.
COLTELLO DA CACCIA, con lama a filo e costola lunga 0,55. Fornimento con elso diritto e pomo di ferro, bianco, manico di corno affusolato e ornato di tondini. (Campo B).
H. 32.
COLTELLO DA CACCIA. Lama a due fili, lunga 0,48. For nimento con elso e pomo di ferro, manico di corno a spirale ornato di puntine di ottone. (Camро В).
H. 33.
STORTA (1) massonica, con lama lunga 0,540, larga 0,066, con fornimento nero, parte di legno, parte di ferro, con gli emblemi massonici di piombo e di argento intarsiati tanto su questo che sui guarnimenti del fodero, che è di velluto nero. (Arm. 23).
(1) STORTA. Arma con lama curva a filo e costola stretta al tallone, onde pro cede slargandosi amano a mano sino alla punta che talvolta è tagliata a schiancio, un po' simigliante alla scimitarra, ma di minor lunghezza. Dichiarando che le mezze spade, e storte s'intendino nella medesima pena delli scudi20, et tratti tre di fune come sopra-. Bando (2 genn. 1552). CANTINI, Legisl. Tosc., II, 256. Perchè fu una volta veduto in piazza con una storta sotto il mantello, la quale ha qualche somiglianza colle spade turchesche, gli avversarj per ingiu riarlo, gli posero subitamente un soprannome, chiamandolo Ser Scimitarra-. VARCHI [GR].
H. 34.
STORTÉTTA (1) italiana della prima metà del secolo XVI.
(1) STORTÉTTA, dimin. di Storta, Storta piccola, ma di forma eguale a quella descritta a dietro. Il ditto giovane se ne andava lacrimando, e portavane una sua stortetta, che alcune volte lui si dinº H. 36. Coltello-126. portava sotto-. CELLINI, Vita (1558), L. I, 233.
Lama assai curva a un filo e un terzo, lunga 0,330, larga 0,044. Fornimento di ferro bronzato ed ageminato di oro. Fodero di vel Stortettadi n° H. 34. 126. luto cremisi, con cappa e puntale lavorati di cesello nella parte an teriore, e questa e la posteriore ageminata di oro. È un'opera stu-- penda di artefice italiano del risorgimento. (Arm. 25).
H. 35.
SCIABOLA. Lama con l'aquila austriaca e le lettere MTeCF in cifre e sormontate dalla corona imperiale, iniziali delle parole Maria Theresia — Caroli Filia (2).
(2) Nel museo del sig. Estruch, già citato, si conserva sotto il nº 897 una Bandera de guerra de la emperatriz de Austria con las iniciales M. T. C. F. que significan Maria Theresa Caroli Filia: armas del imperio-. Questa notizia mi ha dato modo d'indovinare la seconda sigla, chè la prima l'avevo indovinata.
È lunga 0,450, larga 0,031. Il fornimento ha l'elso d'argento piccolissimo, diritto, e terminato con due volutine in senso opposto; ed il manico, a mo' di corno troncato, di avorio a bastoni e filetti a spira guarniti da teste e cordoncini di argento. Una ghiera incisa ed una liscia ne ornano le estremità, e nella parte superiore è una testa di Flora, a bassorilievo, di faccia, scolpita mirabilmente sull'avorio. (Bach. 30).
H. 36.
COLTELLO GENOVESE (3) a manico fisso con lamatagliente a un filo e mezzo, lunga 0,210, larga 0,035, invitata al manico che porta il passacorda o punteruolo con cruna.
(3) COLTELLO GENOVESE (lat. cultellus januensis). Coltello della forma qui figu rata, ritenuta arma insidiosa, e per ciò proibita dai bandi. Si cercò di eludere la legge facendolo passare per uno strumento da sellaio, e vi si riuscì, onde la
Un elsetto ad un solo ramo, piegato verso il manico, serve ad appoggiarvi il pollice per colpire più fortemente. Talora manca quest'elsetto e vi supplisce il tallone della lama istessamente foggiato. Il manico è di corno aspira con ghiera, cappetta ed intarsiature d'argento nelle sca nalature. Questa foggia di coltelli è usata tuttora dai cacciatori sardi, ma è sempre quella de' coltelli che negli statuti delle città italiane sono chiamati cultelli januenses. (Bach. 14).
H. 37.
COLTELLO forse genovese. Lama lunga 0,150, a un filo e un terzo, con piccolo ramo sporgente sul piano della lama al tallone, per appoggiarvi il pollice. Manico di argento massiccio composto di una sfinge in basso sotto un cartoccio che forma basamento, ove posano tre putti che sorreggono una conchiglia, sulla quale sta
H. 38.
Ercole in atto di sbarrare le fauci al Leone Nemèo. (Arm. 25). COLTELLO con lama ad unfilo lunga 0,235, larga 0,017, sulla quale sono le scritte: da una parte, Corttelo Dell Apostolus, e sul tallone due chiavi graffite; dall'altra, Pietro in Roma lano 409, e Pietrus et Paulus Trouatus in S...; scritte di qualche ignorante bell'umore. Piccolo elso, manico a balaustro e pomo, tutto di ferro forbito. (Arm 15).
H. 39.
COLTELLO ad un filo con ornamento di lamina d'argento presso il manico, e un medaglione da ambedue le parti con bandiere. Manico di corno nero con borchiette d'argento. (Arm 15).
H. 40.
COLTELLO di brigante napolitano. La lama lunga 0,315 e larga 0,044, è a forma di sciabola non molto curva. Ha il taglio da una parte sino a 0,06 dal tallone, dall'altra per soli 0,10 alla punta. Sulla costola più corta porta scritto No mi scipare senza Ragone ; e nella parte più lunga Nò ti fidare Di me se il Cuore ti mancha 1861-. Vi sono scolpite rozzissime figure ed altri ornamenti di fogliami, uccelli, ecc. Il manico è di corno con intar proibizione condizionata. Mossa S. A. I. dal non hauere mai sentito che li soldati di questo stato a cauallo... se siano mai abusati della grazia..... di poter portare il Coltello Genovese..... si compiace hora di riconfermare loro d.ta benigna grazia...., a conditione.... che..... possano solamente portare d.to coltello, ma non in città, se non quando saranno in seruitio di S. A., et anche per viaggio ad effetto che... possano valersene per accomodare gli arnesi, e finimenti del ca uallo, ecc.-. Commissione Imper. a Mantova (1 giug. 1699), Arch. Gonz , Lib. bianco, с. 54. Parimenti prohibiamo..... di portare o far portare..... qual si sia sorta d'armi da taglio o da punta, e spetialmente stilli e daghete, trian goli, cortelli genovesi, e generalmente qual si voglia altra sorte d'armi da vagina. Reg. cit (30 genn. 1708), с. 66. 318 CLASSE II. siature metalliche a fili e cordoncini, con ghiera di metallo bianco. Appartenne al brigante Lo Monaco. (Bach. 19).
H. 41.
COLTELLO serratójo (1) con molla, da caccia, con lama a sciabola lunga 0,250, a un filo e mezzo. Manico di lamina di ferro bronzato con fogliami, fiori, belve, cani, cacciatori, paesi e marine ageminati di oro e di argento, di mediocre lavoro. (Bach. 19).
H. 42.
COLTELLO serratójo a molla, spagnuolo, con lama a foglia d'ulivo, lunga 0,26, acutissima, ad un filo, con due solchi da ciascuna parte, riempiuti di vernice rossa, da una delle quali è la iscrizione SOY DEFENSA DE MI DUEÑO Y SEÑOR ALVACETE 9 DE AVRIL 1832 一. Manico di lastra di ottone a trafori e sotto talco rosso e verde. Arma terribile, perchè per mezzo della molla è come fissata al manico, senza tema che si chiuda accidentalmente. (Bach19).
H. 43.
COLTELLO da tasca serratójo, cui è unito un pistoletto a fulminante, ingegnoso lavoro della fabbrica DUMONTIER ARAM
H. 44.
BUILLET. Lunghezza del coltello aperto 0,140. (Bach. 19). COLTELLÍNO con lama lunga 0,100, fissa al manico, ele gantemente scolpito e tutto dorato. (Arm. 15)
H. 45, 46.-
COLTELLÍNI, che forse facevano parte di un astuccio da caccia, con lame lunghe 0,08, e manichi di avorio stupendamente scolpiti con foglie di acanto ed un busto di donna ed uno di uomo, opera del secolo XVI. (Bach. 31).
H. 47.
PUGNALE (2) con robusta lama sgusciata con traforo, lunga 0,250, larga 0,023. Fornimento di ferro bronzato, scolpito di (1) COLTÈLLO SERRATÓJO dicesi quello con lama impernata nel manico, sul quale si ripiega, con molla o senza. Gli statuti proibirono i coltelli in genere, ma poi i bandi e le gride li permisero, sotto certe condizioni. Item quod nullus portet cultellum affecta panem piczutum siue punctutum majorem vna spanna cum manica ad spannam hominis, contrafaciens puniatur vice qualibet in viginti soldis denariorum cortonensium-. Stat. civit. Tuderti an. 1337, c. 133.- Prohibiamo.... di portare o far portare....... qual si sia sorte d'armi da taglio o da punta... eccet tuando però da questa prohibizione i Coltelli serratori purchè non siano ne con susta, ne più longhi d'un palmo (0,22) tra la lama e manico, ed essendo più longhi siano affatto spontati, ecc. Commiss. Imper. a Mantova. Grida (30 gen naio 1700). Arch. Gonz. Lib. bianco, I, с. 66. (2) PUGNALE (lat. pugio, lat. basso pugnalettus, franc. poignard, ingl. poniard, spag. puñal, ted. Dolch), nome di genere, col quale è chiamata un'arma bianca manesca, corta, da vagina. Le qualità peculiari del pugnale sono lo avere la lama diritta a due fili, molto robusta e appuntata, e il fornimento con elso diritto o curvo, manico e pomo. Quest'arma io credo che sia lapiù anticada ferire da presso inventata dall'uomo sino dai tempi preistorici; dei quali se ne hanno di legno aguzzato col fuoco, di osso e di selce. Continuò l'uso nell'antichità, e nel medio evo come armada guerra sino alla fine del secolo xvi, e faceva parte degli stru menti che doveva portar seco nel suo astuccio il bombardiere. Negli statuti dei SERIE H. 319 tutto tondo con due figurine gittate lunghe in terra una contro l'altra, formanti l'elso, ed altre ritte sopr'esse dorso a dorso, in costume spagnuolo, dentro una specie di nicchia, che servono da manico. (Arm. 14).
H. 48.
PUGNALE con lama lunga 0,290, larga 0,028, e manico di corno a spira, con guarnimenti d'ottone. (Arm. 14).
H. 49.-
PUGNALE con accessorj come il nº H. 25,della seconda metà del secolo XVII. Lama, con tallone, allungato, sgusciata, lunga 0,310, larga 0,029 e manico di lamina di ferro a mezzo cono tronco, or nato di rozze figure incise, con piccola coccia a tre foglie rivolta verso la lama, per ritenere nel fodero un coltello ed un punteruolo. Il fodero è lavorato a traforo ed a cesello con ornati, figure e ma scheroni di cattivo stile. Nella parte posteriore è inciso l'anno 1673 e le iniziali H.I.B.M.L.E.F.F. inesplicabili, ed uno stemma che non si saprebbe indovinare. La guaína è appiccata a due cate nelle unite ad un rosone con gancio, che serve ad appenderla ad altro rosone di un cinturino di velluto, con guarnimenti di ferro scol piti e neri come tutto il resto. (Arm. 14).
H. 50.
PUGNALE come il precedente. Lama sgusciata lunga 0,240, larga 0,017, assai robusta, con fornimento di ferro bronzato, com posto di elsetto, e piastrina orizzontale ageminata di oro istessamente che il pomo, e di manico a spirale ricoperto di filo di ferro attor tigliato. Coltello e punteruolo con cruna, detto passacorda, co' ma nichi egualmente ageminati. Fodero pure di ferro dello stesso lavoro con belle figurine ed ornati di puro stile italiano del 500. (Arm. 15).
H. 51.
PUGNALE svizzero, simile per la forma ai precedenti. Lama lunga 0,230, larga 0,026 e fornimento di lamina di ferro for bito, con elso e conchiglia rivolta alla lama, manico a mezzo cono tronco, scolpito con figurine ed ornati a bassissimo rilievo. Coltel lino e punteruolo di un solo pezzo ciascuno. Guaína di lastra di ferro forbito, della forma di mezzo cono, dove in quattro spartimenti sono scolpite a bassorilievo, di mediocre lavoro, quattro storie della vita di Gesù Cristo, cioè la crocifissione, la resurrezione, l'ascensione e il giudizio finale. Nella parte posteriore è inciso l'anno 1601, e le iniziali C Z. (Arm. 15). Comuni italiani e nei bandi sono ricordati i pugnali ed i pugnaletti tra le armi proibite. Ora queste armi insidiose non si veggono più che ne' Musei o nella mano dell'assassino. Che niuno, o sia della scuola dei Bombardieri, o no, presuina di metter mano al pugnale, nè spada, nè qualunque altra sorta d'arme, ecсс. COLLIADO (1586), Rag. X, 341-346. Tutti poi gli archibusieri, e' moschettieri, e' picchieri devono avere la loro spada e l pugnale attaccati alla cintura. CINUZZI [GR ]. 320
H. 52.
CLASSE II. PUGNALE svizzero con lama a sezione esagonale, lunga 0,237, larga al tallone 0,022. Manico di corno a cono tronco ornato di cordoni spirali, elso a due braccia e piccola conchiglia rivolte alla lama, ghiera e pomo di ferro, del quale metallo è anche il fodero, con ornamenti di cordoni di filo di ferro, a spirale, già dorato. (Arm. 15).
H. 53.-
PUGNALE tedesco, con lama asezione di rombo, lunga0,175, larga 0,024, fornimento di ferro bronzato e ageminato di argento, con elso diritto, formato da due mezzi leoni, pomo a pera con teste di leoni, e manico affusolato coperto di filo di ferro brunito. (Arm. 14). PUGNALE del secolo XVII con lama sgusciata e lunga0,200,
H. 54.
larga 0,024. Fornimento tutto di ferro intarsiato di argento a fogliami, rosoni e testine, lavoro assai deteriorato, con l'elso curvo verso la lama, manico fusiforme e pomo ovoidale, schiacciato. (Arm. 14).
H. 55.
PUGNALE con lama a sezione di rombo, lunga 0,300, larga 0,021, ne' primi due terzi incisa con fogliami, ad acqua forte. Fornimento di metallo scolpito con ornati a bassissimo rilievo e dorato, nell'elso simile al precedente e nel pomo ovoidale, e manico fatto a spira coperto di velluto rosso. (Arm. 14).
H. 56.
PUGNALE con lama triangolare, sgusciata, lunga 0,276, larga 0,031. Forni mento di metallo dorato, con elso a rami curvati verso il pomo, e manico di acciajo bru 79. nito. (Arm. 14).
H. 57.
PUGNALE tedesco con lama a foglia d'ulivo a tre scanalature, e nel tallone la marca di nº 79. La lama è lunga 0,230, larga 0,025. Il fornimento, di ferro intarsiato di argento, si compone di un elsetto diritto con teste di leoni rivolti in senso opposto, del manico rive stito di fili di argento e di ferro a spire, e del pomo ovoidale con due teste di leone. (Arm. 15).
H. 58.
(Arm. 14). Pugnale di nº
H. 59.
H. 59, 115. PUGNALE. Lama e fornimento in tutto simile al nº H. 55. PUGNALE con lama a sezione di rombo, lunga 0,256, larga 0,024. Fornimento di ferro annerito con elso a S, normale alla lama, formato da due figurine di donna genuflesse sulla parte me diana, dove è una medaglia da ogni banda con un cavaliere a bas sorilievo su fondo dorato. Il pomo ha pure due medaglie con cava SERIE H. 321 lieri, e sui lati, fra queste, un puttino. Il manico è a spira, coperto di fili di ferro attortigliati. (Arm. 15). PUGNALE con lama lunga 0,480, larga 0,018, sgusciata,
H. 60.
e da ambedue le parti la parola VVDEVS (?). Fornimento con elso ad S, conchiglia di ferro brunito, e manico di corno di cervo. (Arm. 15).
H. 61.
PUGNALE a strettissima lama con breve sguscio ove si legge TESCHE, lunga 0,41, larga 0,012. Fornimento di ottone, con elsetto diritto e manico affusolato e striato a spirale. (Arm. 15).
H. 62.
PUGNALE con lama a sezione di rombo, rinforzata nella punta e con lungo tallone che porta l'anno 1415, preceduto e seguito dalle marche di nº 80. Fornimento di ferro forbito, con l'elso lungo e diritto, conchiglia ornata a traforo e pomo modanato; manico ricoperto di filo di ferro bruciato ed attorto. Èil pugnale che i francesi chiamano main (1415x 80. gauche, adoperato nei duelli insieme con la spada. (Arm. 14).
H. 63.
PUGNALE con lama e sezione di rombo, lunga 0,310, larga 0,019, tutta di una stessa grossezza (0,007) dal tallone alla punta. Ha elso diritto, conchiglia rivolta alla lama, e pomo di ferro forbito; manico affusolato, coperto di filo di rame attortigliato. (Arm. 14).
H. 64.
PUGNALE. Lama robusta, lunga 0,27, larga 0,234, grossa 0,0065, con tre scanalature, a punta acuta e forte. Fornimento di ferro bronzato conelso a rami curvi verso la lama, e anello chiuso con piastra a traforo. E tutto scolpito con istorie della passione e figure di decorazione. Sul mezzo dell'anello è Gesù caduto sotto la croce, il Cireneo che cerca sollevarlo, la Veronica col sudario, ed intorno è scritto BAIVLAT CRVCEM SVAM CHRISTVS; sull'elso a destra è l'orazione nell'orto con la scritta PATER A ME TRAN SEAT CALIX ISTE; sulla sinistra è S. Pietro che taglia l'orecchia a Malco e la scritta PETRVS ABSCINDIT AVRICVLAM. Sul pomo, di forma ovoidale, un po' schiacciato, sono quattro formelle ellittiche : nell'anteriore, è rappresentata la flagellazione, ed intorno è la scritta APPREHEDIT PILATUS ET FLAGELLAVIT; nella posteriore, è il bacio di Giuda e la scritta IVDAS FILIVM OSCVLO TRADIT ; nelle altre due una figura ritta, senza veruna allusione. Il manico è coperto con filo di ferro. Il fodero è di cuojo nero con il puntale e la cappa di ferro bronzato e scolpito a bassorilievo ; il primo ha foglie d'acanto e un ovato, col Gallo in atto di cantare; nella seconda, dentro un rettangolo, è un altro ovato nel quale è il calvario con la croce ed il sudario sulla traversa, e, nella fascia che Catalogo R. Armeria. 21. CLASSE II. 322 lo inquadra, la scritta CONSVMMATVM EST. In quest'arma è la rappresentazione del più ributtante cinismo. (Arm. 14).
H. 65.
PUGNALE con lama a fronda d'ulivo, lunga 0,165, larga 0,023. Elso con le braccia rivolte alla lama e pomo di ferro scol piti e dorati; manico di legno coperto di velluto rosso. (Arm. 14).
H. 66.
PUGNALE con lama sgusciata, lunga 0,230, larga 0,032, in parte di colore viola con figure ed ornati messi a oro. Fornimento di metallo dorato composto di conchiglia orizzontale a traforo e ma nico schiacciato ed allargantesi verso la estremità, coperto di gra ziosi ornatini cinquecentisti a bassorilievo. Guainadi legno, coperta posteriormente di velluto paonazzo ed anteriormente nel contorno, nella cappa e nel puntale di lastra di metallo dorato con arabeschi a bassorilievo. In una cartellina sul fodero è il motto SPES MEA DEVS, s'intende bene, dopo la lama del pugnale. (Arm. 15).
H. 67.
PUGNALE compagno della spada di nº G. 77. Ha una lama robustissima, con forte tallone, in prin cipio a sezione ottagona, quindi esagona, e in fine a rombo. Ha il fornimento nero simigliante a quello della spada, e ornamenti di argento. L'elso è ripiegato verso la lama. (Arm. 24).
H. 68.
0 PUGNALE compagno della spada di n° G. 78, con lama a sezione di rombo, lunga 0,318, e larga 0,02. Fornimento nero con elso rivolto in basso e pomo in buona parte di argento. (Arm. 24). H. 69. PUGNALE sardo. Lama, con robustissima punta, lunga 0,310, e col manico 0,423, larga nel mezzo 0,045, ornata di stelle sino al mezzo da ogni banda. Il manico è di ferro annerito, con intarsiature di rame. (Arm. 14). Pugnale dinº
H.69.-
126.
H. 70.
PUGNALE con lama a sezione di rombo, lunga 0,245, larga 0,017, piccolo elso e pomo d'acciajo, manico rive stito di filo di ferro. (Arm. 14).
H. 71.
PUGNALÈ con lama lunga 0,220, larga 0,026, in parte a sezione di rombo ed in parte esagona. Manico con piccolo elso segnato VITALE BIANCHI, e guarnito di lastrine d'acciajo, di ghiere e di cappa, il tutto scolpito con frutte e fogliami e ornato di ageminature di argento. È lavoro del principio dello scorso se colo. (Arm. 14).
H. 72.
PUGNALE con lama a sezione di losanga, lunga 0,205, larga 0,024, che termina a mo' di freccia amata. Il fornimento è parte di metallo dorato con vaghi ornatini, parte di argento niel SERIE H. 323 lato con graziosi putti ed altre figurine. V'è uno stemma spartito: nel capo di ? ad un cane corrente a sinistra; in punta di ? che non so cui appartenga. Lo stile e la finitezza della esecuzione, rivelano i bei tempi del risorgimento delle arti in Italia, e per ciò lo attribuisco a qualche nostro artefice dell'aureo cinque cento. (Arm. 14). H. 73. PUGNALE. Lama lunga 0,270, triangolare, scanalata ed a trafori. Fornimento con pomo e piccolo elso dorati, manico di corno nero a otto lati con alcune intarsiature di acciajo alle estre mità. (Arm. 14). Η. 74. PUGNALE del secolo xv. Lama scanalata e traforata, a se zione di losanga, con robusto tallone; lunga0,255, larga 0,017. For nimento come il nº H. 89, per la forma, di ferro bronzato e con ra-- beschi di oro e di argento all'agemina. (Arm. 14). H. 75. PUGNALE in tutto simile al precedente. Lama istessa mente operata, lunga 0,280, e larga 0,018. Fornimento fatto di ferro, brunito, con qual che cerchietto di argento, nella impugnatura. (Arm. 14). H. 76. PUGNALÉ con lama lunga 0,185, larga 0,013, a mo' di coltello ordinario a un filo e mezzo. Fornimento di ferro scolpito ad ornati ed animali, sì nel piccolo elso finito con due sfere vuote, come nel manico a fuso e pure terminato da una sfera, dalla quale prolungasi un cannellino chepermezzo d'una molla si apre e si serra. Questo pugnale, non è altro che una bajo netta del xvII secolo che poteva essere inastata nell'archibuso, ed il manico vuoto serviva di fiaschino. (Arm. 15). 81. H. 77. PUGNALE. Lama a sezione di rombo Pugnale di nº H. 78. 117. con tallone sul quale è la marca di nº 81; lunga 0,238, larga 0,028. Fornimento, come il n° H. 64, di ferro bronzato con dorature, manico coperto di filo di ferro e di ottone. Secolo XVI. (Arm. 14). H. 78. PUGNALE da duello adoperato fino dal secolo xv. Alcuni scrittori gli attribuiscono origine italiana, altri spagnuola; ma il sig. DEMMIN accerta che- cette dague était dejà connue en Allemagne au quinzième siècle, etc.-Op. cit. p. 422. La lama lunga 0,220, larga 0,025, è a sezione esagonale con il lato mediano maggiore degli altri due, e si divide in tre parti; delle quali, la principale sta fissa al manico, e le due minori si aprono al toccare una molla, e girano 324 CLASSE 11. attorno ad un perno al tallone, riducendo così l'arma un vero tri dente molto proprio all'offendere e al difendersi potendo facilmente con esso rompere la punta della spada all'avversario. Il fornimento è tutto di ferro forbito, con elso a rami abbassati ed anello, manico Η. 79. a balaustro e pomo a mandorla a sei facce. (Arm. 14). PUGNALE come il precedente. Lama simile lunga 0,305, larga 0,031. Fornimento di ferro annerito, con elso diritto a due rami rivolti alla lama, manico a balaustro e pomo a cono tronco scanalato. (Arm. 14). H. 80. PUGNALE moresco, portato di Spagna. Lama a sezione di rombo, con forte tallone, lunga 0,265, larga 0,020. Fornimento di ferro, ageminato d'argento, con elso a mo' di S, mezzelune alle estremità, ed anello; pomo di figura trapezia schiacciato, con due rami curvi nella parte superiore; e manico a spirale coperto di filo di ottone annerito. (Arm. 14). H. 81. PUGNALE con lama a sezione esago nale, terminante a mo' di punteruolo, lunga0,290, larga 0,017. Fornimento di avorio con elso diritto e manico cilindrico in basso, donde sorge una si rena di tutto tondo. (Bach. 31). H. 82. PUGNALÈ tedesco con fornimento di acciajo, elso diritto e corto con piccolo appoggio per il pollice. Lama lunga 0,20, larga 0,017, a sezione lenticolare con iscrizione in carattere e lingua tedesca e la data 1556. (Arm. 14). H. 83. SFONDAGIACO E SMAGLIATORE (1), specie di pugnale, che ebbe il nome dall'uso cui serviva, del XVI, se non della fine del xv secolo. Lama a Pugnale di no H. 80. 116. (1) SFONDAGIACO E SMAGLIATORE (franc. brise-cuirasse, spagn. rompe-corazas, ted. Prazerbrecher). Questo è il nome dato a tal sorta di pugnali sino dal cinque cento. La prima voce è registrata dall'Alberti citando i Bandi antichi ma la seconda non è registrata dalla Crusca nè da altri vocabolarj, perchè i compilatori tolgono voci ed es. dai classici e non vanno, per non perder tempo, a scuoter la polvere dai vecchi codici negli archivj. Havendo considerato che intra l'armi che propria mente si chiamano pugnali vi si connumera dentro certa sorta di armi che volgar mente sono chiamati Stiletti, Quadrelli, o per altro improprio nome Sfonda giachi, ... et considerato ancora che li detti stiletti, quadrelli, et sfondagiachi sono arme insolite, et trovate propriamente per ammazzare, et come volgarmente si dice per assassinare gli altri huomini ecc.-. Bandi tosc. (17 febbr. 1572), CANTINI, VII,402. Banno et comando da parte dell'Ill.mo et Ecc.mo S. Don Fer.º de Castro conte de Lamos de Andrada ecc.... ci è parso permettere si comeper il presente permettemo ... che da qui auanti.... sia lecito etpossa ogni persona che portera SERIE H. 325 sezione di triangolo isoscele, co' lati maggiori 0,027 ed il minore che forma la costola 0,013, lunga 0,325. Era già tutto inciso con bellissimi ornatini dello stile del risorgimento, e dorato, ma ora non vi rimangono più che quelli della costola e presso al tallone. Il ma Η. 84-85. nico è tutto d'avorio in parte traforato a spira con anima, e guer nimenti di metallo dorato. Lunghezza totale 0,460. (Bach. 31). SFONDAGIACHI italiani, simili, con lame robustissime, lunghe 0,220 e 0,190, larghe 0,030 e 0,026, e grosse 0,009 е 0,008. Il manico non è che il codolo che a mano a mano si slarga dal tallone in modo che alla estremità vi si possa situare il pollice per vibrare a soprammano fortemente i colpi. Questo codolo così allungato è messo in mezzo da due piastre d'acciajo che alla sommità prendono la figura di dischi o lisci o striati a mo' di conchiglia, esterior mente di cuojo nero. (Arm. 15). Η. 86. SFONDAGIACO Come i precedenti, salvo che questo ha ornati incisi e dorati sulla lama e sulle parti scoperte del codolo, e nei dischi finali sono figure di guerrieri e d'armi a bassorilievo messe ad oro. Il lavoro, sì di questo che dei precedenti, è d'artefice italiano del secolo xv, e lo stile ne fa fede. Perciò credo essere nel vero dicendo quest'arma italiana per l'uso, come è indubitatamente per il lavoro (1). (Arm. 15). H. 87. PUGNALE del secolo XVI della specie degli smagliatori. Lama robustissima a sezione di rombo, Sfondagiaco di lunga 0,260. Fornimento di ferro brunito, scolpito assai no H. 84. 116. bene di bassorilievo nella impugnatura con rabeschi e figure, e di tutto tondo nell'elso, formato da due guerrieri. Il pomo è composto da un'aquila sopra la quale è a cavalcioni un uomo in armatura che tiene una cornamusa. (Arm. 15). spada portar anco con essa la daga o pugnale tanto in questa fideliss.ma città di Napoli quanto in qualsivoglia altra parte del presente regno però che non si pos sano portare di dette daghe et pugnali se non insieme con la spada, et che li smagliatori in nisciuna maniera si possano portare ne con la spada ne senza di essa sotto le penenel precalendato banno del d. Ill. Conte de Olivares delli 29 di marzo 1596 contente ecc.-. Arch. Comunale di Bari (15 junij 1600). Reg. Prouis. 1600, nº LVII, f. 101. (1) Questi pugnali arieggiano la foggia orientale, ma non ne sono una copia, e il lavoro è italiano. Il DEMMIN non riporta la figura di questi pugnali, e da ciò deduco che egli non ne ha visto alcun esemplare. Nel museo dell'Ambrosiana in Milano si conservano tre di queste armi eguali alle nostre, con la tradizione che furono adoperate dai congiurati che uccisero il duca Galeazzo Maria Sforza l'anno 1476. 326 H. 88. CLASSE 11. SMAGLIATORE con robusta lama, a sezione di rombo, acutissima, lunga 0,35, larga 0,215, grossa 0,011. Fornimento di ferro con dorature ed ageminature di oro; elso a braccia ricurve sulla lama e bottoni con nodi e anello con piastrina e pomo trafo rati; manico coperto di filo di ferro. Fine del xv o principio del XVI secolo. (Arm. 14). Η. 89. PUGNALE. Lama lunga 0,22, larga 0,013, a sezione di rombo. Fornimento di ferro tutto ageminato in oro con cacce, ac campamenti, cannoni, cavalli e fanti, fortezze, ecc., elso diritto col solito anello. Secolo xv fine. (Arm. 14). H.90. STILÉTTO (1). Lama quadrangolare, lunga 0,17 e larga 0,01, con manico e fodero d'avorio ornato di dorature, e puntale e cappa di acciajo. Appartenne al duca CARLO EMANUELE I. Sui quattro lati della lama è la scritta CHAROLVS EMANVEL DVX SABAV DIE. Quest'arma fu conservata da quel tempo in poi negli Archivj Reali, e per volere del re CARLO ALBERTO collocata in quest'Armeria. (Arm. 1). H. 9. STILÉTTO italiano con lamalunga 0,138, larga 0,01, triangolare. Fornimento di acciajo, forbito, con elso che ha due teste di scimia, ma nico e pomo formati da una scimia ritta conun paniere in capo e sopr'esso un'altra scimia. La voro di tutto tondo, forse dell'armajuolo bresciano Piccino Frusca, che usava, dicesi, figurare nelle sue armi questi animali. (Arm. 15). H. 92. Smagliatore di no H. 88. STILÉTTO. Lama triangolare lunga 0,160, larga 0,01, e fornimento di acciajo forbito, con elsetto dritto formato da due delfini e per manico uno scimiotto, che tiene un cesto di frutte in capo. (Arm. 15). 116. H. 93. STILÉTTO. Lama quadrangolare lunga 0,15 larga 0,01, con fornimento d'acciajo forbito, elso diritto e manico formato da un del fino, cui dalla bocca esce un vaso, con suvvi un scimiotto. (Arm. 15). (1) STILO, STILE E STILETTO (lat. bass. stilus, stilletus, franc. stylet, ingl. sti lètto, spagn. almaraña, ted. Spitzdolch). Arma bianca corta del genere de' pu gnali con lama, ordinariamente triangolare e di rado quadrangolare, acutissima, che si adopera soltanto di punta. Arma ad offensionem vetita sunt haec, vide licet.... stilus, stilletus, pugnaletus, dagheta, ecc.- Statuta civit. Ferrariae(1534). ANGELUCCI, Doc. ined., I, 313. Prohibiamo.... a ciascheduna persona.... ogni sorte di Stiletti, Pugnali, Coltelli lunghi con punta a forma di stocco, ecc.-. CARLO, Grida (1662), Arch. Gonz , Libro bianco, c. 14. Vedasi anche ilprimo esempio nella nota 1 alla pagina 324. SERIE H. H. 94. 327 STILETTO a lama triangolare, lunga 0,140, larga 0,01, e con fornimento simile ai precedenti. (Arm. 15). Н. 95. STILÉTTO fiorentino con lama lunga 0,185, larga 0,012, triangolare. Fornimento di ferro forbito con piccolo elso diritto terminato da sfere, manico a spira, come il pomo e il tutto scolpiti con fogliami a bassorilievo. Ha la marca di nº 82. (Arm. 15). H. 96. soltanto 0,17. (Arm. 15). 82. STILETTO simile al precedente, salvo che la lama è lunga H. 97. STILETTO a lama quadrangolare lunga 0,172, con forni mento di acciajo brunito simile per forma al precedente. (Arm 15). Η. 98-100. STILÉTTI con lame triangolari lunghe 0,126, 0,112 e 0,09. Fornimenti con elsetti e pomi di ferro forbito, e manichi di corno. Vuolsi che siffatti stiletti fossero portati dalle donne na Η. 101. scosti nel busto. (Arm. 14). STILÉTTO a lama triangolare lunga 0,190, con forni mento di ottone dorato, composto di elso diritto e di manico a ba laustro compiuti da ghiande, con ornati scolpiti. (Arm. 14). H. 102. STILETTO in tutto simile al precedente, salvo che la lama è lunga soltanto 0,170. (Arm. 14). H. 103. STILÉTTO con lama triangolare lunga 0,170, e fornimento di ottone dorato poco dissimile da quello del n° H. 101. (Arm. 14). Η. 104. STILÉTTO italiano. Lama lunga 0,200, triangolare, elso e pomo di ferro forbito, manico di corno con filetti di ferro longi tudinalmente. (Arm. 15). H. 105. STILETTO con lama lunga 0,320, triangolare, scanalata e traforata. Manico di metallo dorato con piccolissimo elso ricurvo verso la lama, ornato a traforo. (Arm. 15). H. 106. STILÉTTO a lama triangolare, lunga 0,170, con manico di argento massiccio, formato da una fanciulla in piedi che tiene a cavalcioni sulle spalle un bambino. (Arm. 15). H. 107. STILETTO italiano; lama triangolare lunga 0,175, for nimento di acciajo forbito con elso diritto e manico a fogliami e volute traforate. (Arm. 15). Η. 108. STÍLÉTTO con lamalunga 0,230, triangolare, piccolo elso e pomo di ferro compiuti da ghiande, manico affusolato di corno. (Arm. 15). H. 109. STILETTO fiorentino con lama triangolare, lunga 0,156, fornimento di ferro a croce scolpito. (Arm. 15). H. 110.- STILÉTTO fiorentino, lama lunga0,158, triangolare. For nimento di ferro con qualche ornato scolpito, piccolo elso, manico a balaustro. (Arm. 15). 328 CLASSE II. Η. 111. STILÉTTO fiorentino con lama triangolare lunga 0,132, fornimento di acciajo brunito con piccolo elso diritto, pomi e ma nico a spirale. (Arm. 15). H. 112. STILÉTTO fiorentino come il precedente. con lama lunga 0,202, fornimento bianco, tornito, elso a croce. (Arm. 15). STILÉTTO. Lama lunga 0,23, triangolare. Fornimento Η. 114. Η. 113. eguale al nº H. 105. (Arm. 15). STILETTO a lama triangolare lunga 0,243. Manico di argento scolpito con ornati e targhette, in una delle quali è una scala, nell'altra una croce patente; elso corto e diritto con due teste di cane buldog alle estremità, ed un'altra per pomo. Sec. XVII. (Arm. 15). Η. 115. STILE con lama triangolare, lunga 0,49, larga 0,02. Fornimento con elso a croce e pomo sferico di ferro forbito, manico di corno nero. (Arm. 15). Η. 116. FUSÉTTO (1) con lama triangolare lunga 0,450, larga 0,015, numerata da 1 a 120. Fornimento a croce di ferro forbito e manico affu solato di legno nero, con punte di ottone e di schetti di avorio. (Arm. 15). (1) FUSÉTTO, arma insidiosa del genere dei pugnali, e della specie degli stiletti con iquali ha comuni le forme e le dimensioni. Pugnali e fusetti senza foderi Invent. Sale Monit. di X(1548), с. 40. Dichiarando..... niuno possa tenervi ne Arcobugietti curti, ne Balestrini, ne fusetti, ne spade o pugnali fusellati, sotto la pena sopra 120 100 90 60 20 16 14 19/6 94-. Fasetto di nº 116. 116. detta della vita, ecc.-. VINCENZO GONZAGA, Grida (1592), Arch. Gonz , Raccol. Bastia, Iv, 89. Questi fusetti degli esempj sono gli ordinarj usati a quel tempo, ossia il vocabolo era sinonimo di stiletto. Il nostro fusetto invece, numerato da 1 a 120, è quello dei Bombardieri veneti presso i quali ne incominciò l'uso nel secolo XVII e forse non prima del 1661, come si può giu dicare dal seguente documento. Noi Proueditori all'Arteglieria. Facciamo saper a tutti......... che il Strenuo Antonio Spadon q.m Lorenzo, s'attroua descritto per Caporaledi Scolari Bombardieri di questa Città..... è stato da noi...., eletto per Caporale della Compagnia di Bombardieri di questa città........ Per tale dunque sarà d'ogni Scolaro Bombardiere riconosciuto et obbedito; Commettemo però a tutti et cadauno pubblico Ministro che debba lasciargli liberamente portare in questa città il Stillo Sagomato giusta alla Parte dell'Eccelso Conseglio di Xci: 一. 15 Lug. 1661; ecc. Dato dall'Ecc.mo Magistrato all'Arteglierie li 10 settembre 1798 Originale nel Museo Correr, Raccol. Cicogna, Jis. di nº 861. A Venezia, il popolo lo chiamava- CENTOVENTI dall'ultimo numero segnato sull'arma. Nel mio libro Doc. ined , ecc., alla nota 377 (p. 421 e seg ), e in un opuscoletto daltitolo Stiletti o fusetti, ecc. Torino 1865, Tip. Cassone e Comp., cercai escludere SERIE H. Η. 117. 329 FUSÉTTO con lama simile alla precedente, lunga 0,25, larga0,012. Fornimento di ferro forbito come il precedente, e ma nico di legno affusolato senza alcun ornamento. (Arm. 14). FUSÉTTO in tutto eguale al nº H. 116, con lama lunga Η. 118. 0,25 e larga 0,012. (Arm. 14). FUSÉTTO con lama lunga 0,22, larga 0,012; manicodi H. 120. Η. 119. legno, elso e pomo di ferro forbito. (Arm. 14). FUSÉTTO. Lama triangolare lunga 0,20, larga 0,01, se gnata sino a 120, ma scorciata di qualche centimetro. Fornimento, alla maniera degli stiletti fiorentini, di ferro forbito, con fogliami scolpiti e nei pomi traforati. (Arm. 15). H. 121. COLTELLACCIO (Scramasax) barbarico, del IV o V secolo (frammento), con lamalunga 0,35, larga 0,04, a filo e costola, trovato con la spada di nº G. 371, e, come quella, donato dal sig. Petrilli, da Pietra di Fusi. (Arm. 15). H. 122. SCIABOLA indiana. Lama lunga 0,520 e larga 0,029, sgusciata presso alla costola, e nel tratto di 0,110 del tallone co perta di lamina d'argento, con ornati a bassorilievo. Fornimento di argento, in parte dorato, rappresentante una divinità indiana, che sembra essere Remba o Rembha, la dea del piacere, che corrisponde alla Venere de' Greci. L'elso è ad S con uno de' suoi rami conti nuato a formare la guardia, e terminati ambedue con teste di drago. Il manico anche scolpito è compiuto da una bella testa di drago che un'arme insidiosa, proibita da tutti i bandi, potesse portarsi da un soldato; e provai che anche se ciò fosse stato vero, quelle tacche erano cervelloticamente segnate e non corrispondevano ai giusti diametri dei calíbri notati, e per ciò inutili al bombardiere. Arroge che, confrontati tre di questi fusetti, tutti tre ave vanomisure diverse. Ma il documento citato a dietro, pubblicato dall'URBANI, mi obbligò ad ammettere come cosa incontrastabile che, dal 1661 inpoi, ai bombar dieri veneti fu permesso portare in città l'arme dei sicarj. A Verona invece, la Licenzaper gli Scolari Bombardieri diceva così :- Lo Stilo sagomato sia unica mente permesso nei casi, e per l'uso del suo impiego militare-. Ordini Termi nazioni e Proclami 1770, 71, 72, ecc. Verona, Eredi Merlo 1775. Che nel secolo XVI i bombardieri non avessero il Fusetto è certissimo, ed è largamente provato dal COLLIADO, dal CHINCHERNI e da altri scrittori di Artiglieria i quali enumerano tutti gli strumenti che doveva avere il bombardiere. Tra questi non è mai nomi nato il fusetto o stile sagomato, sì il COLIBRE, ouero SAGOMA doue saranno segnati li diametri delle palle sino a centocinquanta-. Ora chi voglia vedere quali e quanti sieno questi strumenti e la forma loro e dei COLIBRI O SAGOME, e lo stuccio o vagina che li contenevano, consulti il mio libro citato a dietro e ve li troverà disegnati nella tav. X, tutti fac-simili del Trattato di Andrea Foco, (Ms. del 1570, conservato nella Biblioteca R.) eccetto la Scaletta, lo Stile, la Regola, i due Colibri e il Fusetto disegnati dal vero, dagli esemplari conservati nel Museo Nazionale di Artiglieria. 330 CLASSE 1. a fauci spalancate. Il fodero, di legno, è coperto di lamina d'ar gento, con ornati a bassorilievo fatti a stampo, e in qualche parte dorati. (Rot. , Arm. 42). H. 123. SCIABOLA, perfetta imitazione della precedente, col for nimento dorato ed il fodero d'argento. Porta da una parte lo stemma a smalto del barone di Mortemart e la scritta: OFFERT À S. M. LE ROI DE SARDAIGNE; dall'altra la iscrizione: PAR LE BON DE MORTEMART CTE DE MARLE 1er JUILLET 1840. (Rot., Arm. 42). DAGHE, proprie degli ufficiali tartari; lama lunga Η. 124-126. 0,43, a due fili; fornimento con elso diritto, pomo di ottone indo rato e manico di legno nero; fodero di tartaruga con cappa, pun tale e fascette dello stesso metallo cesellato e indorato. (Rot ,Arm. 47). H. 127. DAGHE GEMELLE della stessa forma delle precedenti, nel medesimo fodero, che è di legno rosso. Fornimento e guarni mento del fodero di ottone inargentato, manico nero di corno. (Rot , Arm. 47). Η. 128. DAGHE GEMELLE, simili alle precedenti, con fornimenti e guarnimenti d'ottone al fodero impiallacciato di tartaruga, e manico di noce nero a mo' di zigrino. (Rot., Arm. 47). H. 129. COLTELLACCIO da lato, orientale. Lama a un filo, della forma di un triangolo rettangolo mistilineo, costola a risalto da ogni banda, ageminata nella prima metà di ottone e argento ; lunga 0,390, larga al tallone 0,055. Manico ricoperto di avorio fissato al codolo continuato per tutta la sua lunghezza, che è di 0,135, e compiuto H. 130. con un occhietto. (Rot., Arm. 44). COLTELLO con lama di forma triangolare, lunga 0,340, larga 0,040, sgusciata da ambedue le parti, con ornato di un rozzo leone al tallone, a bassorilievo, e di una testina di ottone riportata. Manico di avorio scanalato con testine in giro alle estremità e ad un quarto dal piede, ornato di coralli incastonati e di ghiera e pomo di argento scolpiti a bassorilievo. Secolo XVIII. (Rot , Arm. 44). H. 131, 132. COLTELLI eguali in uno stesso fodero. Lama di damasco lunga 0,163, larga 0,022, a filo e costola, con manico di agata. Fodero coperto di velluto con cappa e puntale di argento ornati a stampo e di filigrana dorati. (Rot. , Arm. 62). H. 133. COLTELLO orientale. Lama intarsiata d'argento al tal lone, sgusciata, lunga0,340, larga 0,034. Manico di ebano con ghiera e cappetta d'argento e tarsíe di ottone e madreperla. (Rot , Arm. 44). Η. 134. COLTELLO di forma simile al precedente con manicodi avorio. (Rot. , Arm. 53). Η. 135. COLTELLO con lama lunga 0,145, larga 0,017 conma nico di diaspro ricoperto di foglie e fiori a filigrana d'argento, or SERIE H. 331 namento ripetuto nella cappa e nel puntale della guaína di legno H. 136. foderato di velluto cremisi. (Rot., Arm. 45). COLTELLO indiano con lama di damasco lunga 0,120, larga 0,016 a filo e costola. Manico di diaspro verde con ghiera di argento, e ornati di filigrana, dorato, con due piccoli granati. Fodero coperto di velluto verde con puntale e cappa d'argento dorato; quello scolpito a stampo, e questa ornata di filigrana e granati. (Rot , Arm. 45). Η. 137, 138. COLTELLI de' Marati, (Goorka coocra), per tagliare i garetti a' cavalli de' loro nemici, con fodero di pelle di pesce, nera. Lama curva col taglio dalla parte concava, lunga 0,36, larga al manico 0,032, ed a due terzi da questo 0,05. Lungo la costola ha solchi intrammezzati da tre o quattro piccoli incavi circolari; il manico è di legno nero. Al fodero ne sono uniti altri due minori, contenenti coltellini di forma simile nella lama, lunga 0,11, e nel ma nico che è di avorio. Sopra a questi due foderi è fissata una guaina con una borsetta di pelle, entro la quale per lo più ci si mette da que' popoli una Sura o versetto del Corano, come talismano. (Rot , Arm. 49). H. 139. 140.-- COLTELLI de' Marati? (Rot., Arm. 61). COLTÈLLO simile ai due precedenti, eccetto che di di Η. 141. mensioni minori, senza fodero ed accessorj. (Rot., Arm. 47). Η. 142. COLTELLO ( Veddong) di Corte negli stati de' principi di Solo (provincia di Soura Kirta) nell'isola di Giava. Lama lunga 0,27 a filo e costola di contorno a doppia curva, continuata a formare la gorbia nella quale è fissato il manico di legno nero. Fodero dello stesso legno con un gancio di corno più lungo del fodero, al quale è fissato con quattro legature di minugia, per appiccarlo alla cin tura. (Rot., Arm. 49). H. 143. PUGNALE (Khouttar) indiano, con lama simile alla lin gua di bue, lunga 0,230 e larga 0,056. Il manico si compone di due verghette parallele di ferro, lunghe 0,210, che prolungansi dalla lama riunite con due balaustri a poca distanza dal tallone per impugnarlo. Fodero di legno coperto di velluto cremisi con puntale di ferro ver niciato ed ornato di fogliami dorati come il manico. (Rot., Arm. 44). Η. 144. PUGNALE eguale al precedente, con fodero coperto di velluto giallo. (Rot , Arm. 44). Η. 145. Η. 146. PUGNALE simile al nº H 143, forbito. (Rot., Arm. 44). PUGNALE simile al precedente, bianco, ma più piccolo. (Rot , Arm. 47). Η. 147. PUGNALE orientale con lama di damasco a filo e co stola lunga 0,215, larga 0,027 con gorbia al tallone nella quale è 332 CLASSE IV. fissato il manico di cristallo di rocca. Fodero coperto di velluto scar latto. (Rot. , Arm. 45). Η. 148. PUGNALE (imitazione orientale) con lama traforata e sgusciata, manico e fodero di ottone dorato. (Rot., Arm. 44). Η. 149. PUGNALE turco. Lama lunga 0,170, larga 0,020, con marca di nº 83. Manico di argento inciso e niellato, e fodero di pelle di pesce, nera, con cappa e lungo puntale dello stesso 83. metallo, ornato di fogliami a stampo. (Rot , Arm. 43). H. 150. Η. 151. PUGNALÉTTO turco con lama lunga 0,140, larga 0,016, manico e fodero di argento con ornati a stampo e in qualche parte niellati e dorati. (Rot., Arm. 45). PUGNALE turco, con lama a filo e costola lunga 0,215, larga 0,024. Manico di avorio guarnito d'argento in parte dorato e di coralli. Fodero dello stesso metallo con ornati a stampo, alcuni dorati, e con filigrana. Ha una catenella per portarlo ad armacollo. Dono del conte Vittorio di Seyssel alla M.del re CARLO ALBERTO (1). H. 152. (Rot. , Arm. 45). PUGNALÉTTO turco, da Sultana, con lama a filo e co stola, lunga 0,115, larga 0,015. Manico d'acciajo, bronzato ed age minato di oro, con piccoli granati. (Rot , Arm. 44). Η. 153. PUGNALE turco con lama lunga 0,470, larga 0,057, scritta presso al tallone con caratteri arabi, e rabeschi ageminati di oro. Manico di corno nero. Fodero di pelle rossa con puntale e cappa di argento dorato. (Rot , Arm. 61). Η. 154. PUGNALE simile al precedente con lama scanalata. Ma nico di corno nero, con rosette e pometti di acciajo bronzato ed ageminato di oro, e così anche le fascette e il puntale del fodero di pelle di pesce nera. (Rot , Arm. 61). H. 155. PUGNALE (Kantscher) turco, con lama lunga 0,490 e larga 0,053 , con doppio sguscio, e presso il tallone la scritta a raba (2). Il manico è di argento dorato a tante file di piccole se misfere. Il fodero è tutto di lastra d'argento con ornamenti fatti a stampo ed alcuni traforati, nel puntale e nella cappa messa ad oro. (Rot , Arm. 61). Η. 156. PUGNALE persiano. Lama di bellissimo damasco, lunga (1) Questo pugnale fu regalato al sig. Percy, ministro d'Inghilterra in Isvizzera, dall'ammiraglio Codrington; era stato preso sul vascello ammiraglio turco alla battaglia di Navarino. (2) " Oh tu che apri ogni porta, Apri a noi la porta migliore. Ibrahim-sciah . " (GHIRON, Op. cit., p. 106). SERIE H. 333 0,404, larga 0,047, con doppio sguscio. Manico di argento dorato, e ornato di turchesi. Fodero di pelle di pesce nera, con cappa e puntale, che ne coprono due terzi, di argento, dorati e tempestati di turchesi di diverse forme e grandezze. (Rot , Arm. 62). H. 157. PUGNALE persiano simile al precedente. Lama lunga 0,390, larga 0,053. Manico e fodero di argento, in parte dorato, tempestati di coralli e di piccolissimi smeraldi. (Rot., Arm. 62). Η. 158. PUGNALE indiano. Lama lunga 0,20, larga 0,033, con manico di avorio tornito a filetti, con tondini neri. (Rot., Arm. 51). H. 159. PUGNALE simile al precedente, con fodero di cuojo rosso e cappio dello stesso cuojo per appenderlo. (Rot , Arm. 51). Π. 160-161. PUGNALI del Senegal con lame a punte rotonde, lunghe 0,20 e 0,137, larghe 0,043 e 0,038, con manichi di legno co perti di pelle nera e con foderi di pelle di color naturale in parte dipinta di colore scuro, con cordoni e linee a stampo, e dove tra forati, con frangia al puntale, della stessa pelle. (Rot., Arm. 51). H. 162. PUGNALE turco. Lama lunga 0,160, larga 0,017, con la marca di nº 84. Manico di argento inciso e niellato, e fodero coperto di velluto cremisi, con cappa e puntale d'argento ornati a stampo. (Rot , 84. Arm. 43). H. 163. PUGNALE persiano, con lama di damasco lunga 0,22 a filo e costola, diritta, ageminata di argento. Manico di avorio della forma del yatagan, e fodero di argento niellato, con cappa e puntale scolpiti e indorati. (Rot., Arm. 43). Η. 164. PUGNALE indiano con lama di damasco, a biscia, e curva, lunga 0,370, larga 0,028, ageminata di oro al tallone, e manico di giada. Fodero coperto di velluto cremisi con cappa e puntale di ar Η. 165. gento dorato e ornati incisi. (Rot , Arm. 62). PUGNALE arabo. Lama di damasco, diritta, a due fili, lunga 0,270, larga 0,028, con iscrizione araba (1). Il manico è di avorio a bastoni e sgusci spirali con guarnimento d'oro al pomo, nel quale sono turchesi e granati, e nel mezzo un cammeo antico rap presentante Apollo in piedi con la cetra nella sinistra, forse lavoro europeo e recente. Il fodero è coperto di velluto cremisi con pun tale di argento dorato e inciso a rabeschi, e cappa di cordellina di H. 166. filo d'oro, evidentemente moderna. (Rot , Arm. 62). PUGNALE circasso (Cerkess). Lama a sezione di rombo (1) " Mi affido a dio Ciò che vuole iddio ११ (GHIRON, Op. cit, p. 108). 334 CLASSE II. lunga0,305, larga 0,035. Fodero coperto di pelle nera e cinturadi pelle verde con guarnimenti di argento niellato. Unita alla cintura è unaguaíña di pelle rossa entrovi un arnesetto di acciajo con istru H. 167. menti per armi da fuoco. (Rot., Arm. 62). PUGNALE orientale. Lama a due fili di damasco, con ornati a bassorilievo su fondo abbassato, lunga 0,370, larga 0,027. Manico di osso, con guarnimenti d'argento e coralli. Fodero coperto di argento con ornati a stampo e coralli. (Rot , Arm. 52). Π. 168. PUGNALE (Kama) del Karabach (Trancaucasia), dell'ar majuolo Bazalaï. Lama, con uno sguscio presso il mezzo da ogni banda, lunga 0,270, larga 0,036. Manico, cappa e puntale del fodero, di argento niellato. (Rot., Arm. 45). Η. 169. PUGNALE circasso. Lama di damasco con tre sgusci (2 e 1) per banda, lunga 0,245, larga 0,040. Manico tornito asca nalature e coccia, di avorio, di un solo pezzo. (Rot , Arm. 51). Η. 170. PUGNALÉ greco alla maniera circassa a due fili con lama sgusciata lunga 0,280, larga 0,040. 85. AK Ha qualche ageminatura di oro presso al tallone e una scritta araba (1). Manico di avorio, liscio, con due turchesi. Il fodero è di seta bianca e verde con pun tale e cappa d'argento niellato e in qualche parte do rato, e sulla fascetta della campanella sono turchesi e rubini. Hanno le marche di nº 85 e 86. (Rot , Arm. 45). 86. H. 172. H. 171. — PUGNALE con manico di cristallo di rocca. (Rot ,Arm. 45). PUGNALE circasso. Lama lunga 0,380, larga 0,055, Manico di corno con due borchie d'argento, scolpite. Fodero di pelle di pesce, verde, con cappa e puntale ornati di fogliami a niello, e con piccola guaína entrovi un punteruolo ed un coltellino con i ma nichi di avorio. (Rot., Arm. 43). Η. 173. PUGNALE circasso, con lama scanalata, da ogni parte, a sinistra dello spigolo mediano, lunga 0,400, larga 0,052. Manico di avorio liscio. (Rot., Arm. 43). Η. 174. PUGNALE orientale con lama a doppia curva a due fili, lunga 0,23, larga 0,02. Manico di ferro brunito, fatto in forma di gansa, da mettervi dentro la mano per impugnarlo. (Rot , Arm. 42). H. 175. PUGNALE marocchino con lama ricurva ed acuta, adun filo e mezzo, lunga 0,210, larga 0,025; con manico e fodero rico perti da un lato di lamina d'argento con ornati incisi e smaltati, e dall'altro di ottone, con puntale di getto, e di fianco alla cappa (1) " E che tu faccia assegnamento in Maometto „. (GHIRON, Op. cit, p. 107). SERIE H. 335 due ale traforate, condue campanelle per passarvi i cordoni da ap pender l'arma alla cintola. (Rot., Arm. 52). Η. 176. PUGNALÉTTO (Kama) d'un giovane Kan, d'Awarie del Daghestan. Lama damaschina curva, a due fili, dell'armajuolo Ba zalaï, lunga 0,130, larga 0,022, sgusciata presso il lato concavo. Manico e fodero di avorio cou rabeschi d'oro intarsiato. Il bottone del puntale e della fascetta, e due bottoni nel manico, sono di ar gento con dorature e nielli. (Rot., Arm. 45). H. 177. PUGNALE persiano con lama damaschina curva, lunga 0,22, larga 0,06, con manico di corno guarnito di argento, e fodero di legno ricoperto di lamina d'argento con ornati a stampo. (Rot , Arm. 52). Η. 178. PUGNALE come il precedente. Lama di damasco agemi nata di oro lunga 0,35, larga 0,05; manico d'avorio; fodero di vel luto cremisi con puntale e cappa di acciajo bronzati e ageminati di oro. (Rot. , Arm. 47). H. 179.- PUGNALE circasso, con lama di damasco a due fili, age minata di oro presso al tallone, lunga 0,350, larga 0,048 e manico di avorio, liscio. (Rot., Arm. 62). Η. 180.- PUGNALE a due lame separate sullo stesso tallone detto Barci, del Raipootana (India). Le lame sono curve, a due fili, lunghe 0,156 e 0,160 e larghe, 0,015 e 0,016. Il manico è di alabastro color terra d'ombra, compiuto da una testa di cane. (Rot , Arm. 52). H. 181. KRIS indiano. Lama damaschina curva a filo e costola molto rilevata, lunga 0,29, con ornati di oro. Manico di giada e fodero di legno coperto di velluto cremisi con puntale di argento. (Rot., Arm. 44). Η. 182. Η. 183. KRIS simile al precedente. (Rot. , Arm. 47). KRIS come il precedente, salvo che la lama è lunga solo 0,25. Manico di giada. (Rot , Arm. 44). Η. 184. PUGNALE orientale con lama curva a filo e costola e questa molto rilevata, lunga 0,255, larga 0,040. Il manico, la cappa e il puntale del fodero,(coperto di velluto violetto) sono di argento dorato con ornati a stampo. (Rot , Arm. 45). KANDJAR persiano di moltissimo pregio. Lama curva Η. 185. di un bel damasco, traforata ed ageminata di oro, lunga 0,360, larga0,052. Manico di avorio scolpito conlafigura stante, di Sciapour e draghi alati in alto. Il fodero è di legno, coperto di velluto cre misi, con cappa e puntale di avorio istessamente lavorato ed ornato. (Rot., Arm. 42). Η. 186. PUGNALE turco. Lama di damasco, curva a due fili, con due sgusci per parte, lunga 0,390, larga 0,054, simile al nº H. 178. 336 CLASSE 11. Manico e fodero di lamina d'argento ricoperti di ornati a filigrana e dorati. Gli va unita la cintura di cuojo di n° C. 272 (pag. 150). Si crede che abbia appartenuto a Mohaттес- Gran Cherifdella Mecca. (Rot , Arm. 45). Ihn- Arun, H. 187-188, — PUGNALI persiani con lame curve di damasco e una in parte ageminata di oro, lunghe 0,260 e 0,255, e larghe 0,032 e 0,031. Il manico ed il fodero sono di smalto a fogliami e fiori di colori smaglianti, finissimo lavoro a bassorilievo su fondo bianco. (Rot., Arm. 42). Η. 189. PUGNALE con lama di damasco, lunga 0,270, larga 0,030. Grosso manico di giada lavorato ammirabilmente a tra foro con quadrupedi, rettili, fogliami e fiori minutissimi. (Rot., Arm. 42). Η. 190. PUGNALE indiano, con lamadi damasco curva, agemi nata di oro al tallone, lunga 0,250, larga 0,022. Manico di giada a mo' di balaustro con tre frutte di rovo per pomo. L'elso con pic cola conchiglia e corte braccia rivolte alla lama, la cappa ed il pun tale del fodero di velluto cremisi, ornati a stampo, sono di argento dorato. (Rot. , Arm. 42). Η. 191. PUGNALE indiano con lama di damasco curva, lunga 0,250, larga 0,036. Manico di giada rappresentante il collo e la testa di un cavallo con la testiera formata da filetti d'oro e rubini, ele borchie da smeraldi. Il fodero, coperto di velluto verde, ha cappa e puntale di giada con rose e foglie scolpite a schiacciato rilievo, contornate da filetti d'oro. Al fodero è unita una elegante cintura di nº C. 273 (pag. 150), di argento filato con cordellina e nappina per tenervelo appeso. (Rot., Arm. 42). H. 192.-PUGNALE (abissino?) lama in forma di triangolo misti lineo ornata di tre rosette d'argento, e manico cilindrico di legno scolpito con rozze figure e fogliami. Il fodero è pure di legno con sculture simili. (Rot., Arm. 52). H. 193.- KRIS giavese, ma forse contraffazione di qualche arma autentica, eseguita in Europa. La lama a biscia, lunga 0,350 è bron zata ed ha ornamenti di filetti e caratteri ageminati di oro. Ilma nico, di metallo dorato, rappresenta uno di quella popolazione, or nato qua e là di pietre preziose. Il fodero è di legno coperto quasi interamente di metallo dorato, con bassirilievi fatti a stampo e in parte a traforo. (Rot , Arm. 43). Η. 194. KRIS giavese. Lama a biscia di bel damasco, (lunga 0,350, larga 0,077) ageminata riccamente di oro, sui cigli d'ambe parti figuranti un serpente, presso al tallone, e nel principio del manico (ove sono anche lavori di filigrana), il quale è di legno du SERIE H. Η. 195. 337 rissimo con un idolo di tutto tondo a testa di mostro. Fodero di legno verniciato con dorature. (Rot , Arm. 52). KRIS giavese. Lama simile alla precedente, lunga 0,360, larga 0,089. Manico di avorio e di forma non propria di quest'arma. Fodero di legno ricoperto di lamina di metallo dorato con orna menti a stampo. (Rot., Arm. 43). Н. 196. —KRIS simile al precedente con lama damaschina, lunga 0,37, manico di legno e fodero pure di legno coperto di latta. (Rot , Arm. 52). H. 197. Η. 198. KRIS in tutto simile al precedente. (Rot., Arm. 47). KRIS simile al precedente. Lama lunga 0,330, e fodero ricoperto di lamina d'ottone, con ornati a bassorilievo, dorati. (Rot , Arm. 52). H. 199. KRIS. Lama diritta, lunga 0,420, larga 0,089. Manico di legno e di avorio elegantemente intagliati. (Rot. , Arm. 51). H. 200. KRIS simile al precedente, conmanico di avorio e fo dero di legno. (Rot., Arm. 52). H. 201, 202. KRIS simili ai precedenti, con manichi e foderi di legno. (Rot., Arm. 52). KRIS simile in tutto ai precedenti. (Rot , Arm. 47). KRIS con lama di damasco a biscia simile al nº H. 195, H. 203. H. 204. manico e fodero di legno. (Rot., Arm. 47). H. 205, 206. KRIS in tutto simili al precedente. (Rot , Arm. 61). H. 207. H. 208, 209. H. 210. KRIS simile ai precedenti. (Rot , Arm. 51). KRIS simili ai precedenti. (Rot , Arm. 43). PUGNALE a due punte opposte, formato da due ferri, a mo' di quadrelli, congorbia, cui fanno l'ufficio di manico due corni di gazzella, riuniti insieme con due perni, che li tengono scostati tanto, che uno possa essere impugnato, servendo l'altro di appoggio ad un rotellino di ferro forbito, il quale copre e difende la mano. Le estremità de' due corni hanno ghiere di ferro, il rotellino ha quattro dischi con sopra un quarto di sfera ed un altro ornamento molto somigliante a mezza luna, di ottone. Quest'arma è propria dei Bhil, selvaggi indipendenti che abitano nelle foreste al centro dei possessi della Compagnia delle Indie, presso l'Indom. Dono del Η. 211.- Generale Barone Solaroli. (Rot., Arm. 43). YATAGAN giavese. Lama di damasco a un filo emezzo, lunga 0,50, larga 0,04, manico coperto di lamina d'argento. (Rot , Arm. 51). H. 212. YATAGAN turco, con manico e fodero coperto di lamina di argento cesellato. La lama, ornata di argento per 0,015 in con tinuazione del manico, è lunga 0,680. (Rot , Arm. 43). Catalogo R. Armeria. 22. 338 CLASSE II. H. 213. YATAGAN simile al precedente, salvo che il manicoha degli ornati a niello. Lama lunga 0,590. Fodero di argento con or nati a stampo. (Rot , Arm. 61). H. 214. YATAGAN. Lama di damasco lunga 0,60, ageminata di oro presso al tallone e sulla costola del codolo al quale è fissato il manico, di avorio. (Rot, Arm. 45). YATAGAN quasi eguale al precedente con lamalunga 0,68. H. 215. Sul manico è ornato di agemine di oro. (Rot , Arm. 62). Н. 216. YATAGAN con ornato d'oro ageminato su tutta la lama, lunga 0,64. Manico di osso. (Rot., Arm. 45). YATAGAN simile al precedente. Lama liscia, lunga 0,63, H. 217. manico di corno. (Rot., Arm. 45). YATAGAN come gli altri descritti. Lama lunga 0,65. Η. 218. (Rot., Arm. 43). Η. 219. YATAGAN con manico e fodero di ottone, ornati di fio rami a bassorilievo. Lama lunga 0,52. (Rot , Arm. 43). H. 220. YATAGAN simile al precedente, mancante del piccolo pu gnale che vi stava unito. Lama lunga 0,52 e manico di ottone ornato con fo gliami incisi a bulino come il fodero, che porta la scritta di nº 87. (Rot , Arm. 43). H. 221. YATAGANCOmune. Lamali scia, lunga0,62, manico di legno a filetti e bullette d'argento. (Rot., Arm. 51). H. 222-224. A: B:1169 Mrtvo: F:E JUNN.ILO'LIC 87. YATAGAN. Lame lunghe 0,75, con foderi di legno coperti di pelle rossa e velluto nero. Manichi, due di corno e uno di lamina d'argento. Sui ' 222 e 223 è un cartellino con la scritta CHACHEKA TCHETCHENSE- MONTURE KABARDIENNE. (Rot , Arm. 47). H. 225. H. 226. YATAGAN turco, con lama lunga 0,230, larga 0,024. Manico e fodero d'argento con ornati a stampo. (Rot., Arm. 44). YATAGAN con lama lunga 0,270, larga 0,024, con la marca di nº 88. Manico di argento con nielli, e fodero pure di argento con ornati a stampo. (Rot., Arm. 43). H. 227. 88. YATAGAN con lama di damasco lunga 0.415; manico ornato di smalti celesti; fodero, come gli altri descritti, di argento lavorato a stampo. (Rot., Arm. 61). H. 228. YATAGAN turco, con lama di damasco lunga 0,380, con iscrizioni arabe da ambo le parti. Manico di osso tinto verde e fo dero coperto di velluto verde, con cappa e puntale di argento do rato. (Rot. , Arm. 45). SERIE H. H. 229.- 339 YATAGAN con lama di damasco, lunga 0,350, con una iscrizione in caratteri arabi. Manico d'ebano con ghiera di argento in parte dorata. Fodero coperto di velluto rosso con cappa e pun tale di argento, con cacce ed altri ornamenti dorati su fondi violetti. (Rot., Arm. 45). H. 230. YATAGAN. Lama lunga 0,260, larga 0,016, con manico e fodero di argento dorato. (Rot , Arm. 44). H. 231. PUGNALE. Lama arrotondata alla punta, ornata da am bedue le parti di rozze incisioni geometriche, lunga 0,33, larga al tallone 0,045, alla punta 0,007, con manico di corno, molto simi gliante alle spade antiche di bronzo (v. p. 20, fig. 33). Ha il fodero di cuojo, parte nero e parte bianco, con bottone alla punta fatto di cuojo naturale a più giri sovrapposti e cappio dello stesso cuojo intrecciato per appenderlo al fianco. (Rot , Arm. 49). H. 232. PUGNALE barbaresco con lama damaschina, ricurva a due tagli, lunga 0,210, larga 0,250. Fornimento e fodero di legno rivestito di lamina d'argento con rozzi ornati incisi e punteggiati, e smalti a colore. Il fodero presso la cappa ha due orecchie e grossa campanella in ciascuna per raccomandarlo alla cintura. È un'arma H. 233. molto usata nel Marocco. Fu donata alla M. del re CARLO ALBERTO dal conte VITTORIO DI SEYSSEL. (Rot , Arm. 52). RONCOLETTA persiana, con lama a due fili, lunga dal manico alla punta 0,16, larga 0,032, quasi egual mente per tutta la lunghezza, con manico di legno, color naturale. (Rot , Arm. 51). H. 234. G-D-I 89. DAGA. Lama di forma romana antica, lunga 0,480, larga 0,048, 0,040 е 0,044, molto robusta, con sgusci, due e uno, da ogni banda epresso al tallone, da una parte la marca di nº 89, dall'altra la marca dinº 90. Da questa stessa parte, su due righe, in carattere tondo, è la seguente iscrizione incisa ad acqua forte : 90. Antica spada romana trovata nel 1844 in uno dei sepolcri scavati nel masso della Necropoli- di Bieda presso Viterbo, tenimento del C.te Pietro Bruno di S. Giorgio..... di Bieda-. Questa scritta è una sfacciata impostura, perchè la lama è una di quelle delle daghe (che ho portato anche io) della Guardia Civica Romana isti tuita nel 1847, ed il fornimento di ottone con testa leonina per pomo è una appiccicatura ignorantemente fattavi dall'ignoto impostore. (Сатро В). H. 235. PUGNALE ed accessorj da campagna con guaína, tutto di ferro annerito. Lama sgusciata e traforata, lunga0,234, larga 0,027 e manico formato da un guerriero in tutte arme, ritto sopra un serpente. Gli accessorj sono un coltello e una forchetta, che hanno 340 CLASSE II. per manico un'aquila ad ali abbassate. Il fodero è della forma di un mezzo cono, tutto scolpito con ornati, figure, maschere e mostri, ecc.; la parte piana è incisa con fogliami ad acqua forte. È opera di questo secolo. (Arm. 15). H. 236. PUGNALE della forma dei Cerkess con lama a due sgusci e traforata, lunga 0,170, larga 0,031. Manico e fodero di ferro an nerito, con bellissimi bassirilievi di fogliami, mascheroni, puttini, ecc., sullo stile del XVI secolo. (Arm. 15). H. 237. STILÉTTO con lama triangolare sgusciata (parte di lama di uno spadino), con dorature su fondo violetto e manico di madre perla, sormontato da una testa di leone d'argento. (Arm. 15). Η. 238. PUGNALÉTTO. Lama lunga 0,15, larga 0,013, a piccola scanalatura, con punta a quattro spigoli. Fornimento di ferro, con elso curvo verso la lama e appoggio per il pollice, con sopra le pa role PACTA SALVTIS; manico di corno e fodero di ferro. Tutte le parti in ferro sono a uso damasco, con piccole ageminature di argento. È un lavoro moderno del sig. Le Page di Parigi. (Arm. 15). H. 239. STILETTO moderno, lavoro del sig. Le Page, armajuolo del re de' francesi Luigi Filippo. Lama triangolare lunga 0,21, con ornati incisi ad acqua forte, e sur uno dei lati il verso breui nostrum celabit multa laborem 一. Terra Fornimento tutto di ferro, con piccolo elso ed ornati scolpiti a bassorilievo di elegante lavoro. (Arm. 15). SERIE I. Armi immanicate da botta. (*) I. 1. BIPENNE (1) a tagli eguali con cuspide di lancia nel mezzo. L'altezza del taglio di ciascuna scure è di 0,23, e la larghezza fra i contorni convessi di ambedue 0.26 (2). (Rot , Arm. 51). Sotto questo titolo della Serie I. si comprendono tutte le armi da offesa conmanico più o meno lungo, tanto da ferire, quanto da ammaccare, percuo tendo però sempre a soprammano. E per ciò mi sembra assai proprio il dirle da botta, perchè così è spiegato il modo col quale soltanto si possono usare, e veramente si usano. Alcune di queste armi sono antiche quanto l'uomo; ibastoni noderosi, le clave, sono i rudimenti di queste armi da botta, e non ne è cessato ancora l'uso ; chè tra' selvaggi sono adoperati anche a nostri giorni. Le mazze, credo che seguissero da presso le clave, e anche di queste dura tuttora l'uso tra quei popoli. Delle scuri si può far risalire l'uso all'età della pietra. Altrettanto dicasi del mazzafrusto o flagello, che ricorda il flagrum degli antichi, strumento di punizione, del quale abbiamo la figura nelle pitture in Pompei, e poscia come tanti altri adoperato per arme nella guerra. Secondo il DEMMIN l'origine di questa arme non risalirebbe a un tempo tanto remoto. Il primo ricordo si trova, egli dice, nei codici del secolo xı, e le rappresentazioni più antiche si hanno nel duomo di Naumbourg ove ne è armato uno dei fondatori, e nel duomo di Verona in mano del paladino Oliviero. Ma il flagrum di Pompei smentisce questa asserzione. Se poi si considera che gli uomini della prima età della pietra si fabbricarono lance, coltelli e scuri di selce, e mazze o semplici o composte di un bastone spaccato ad una estremità e dentro una pietra legatavi con cordicella di scorza d'albero o con minugia; non si crederà cosa inverosimile che nel modo stesso si facessero il loro mazzafrusto, non per istrumento di punizione ma per arme da offesa. Perchè è certo, per prove di fatto, che anche molti strumenti di uso domestico e agricolo, tanto prima, quanto dopo la scoperta dei metalli, con qualche variazione, furono adoperati per la guerra. (1) BIPENNE (lat. bipennis, franc. hache à deux tranchant, ingl. two-edged axe, spagn. hacha de dos cortes, ted. Zweischneidige). Scure a due tagli della precisa 342 I. 1.bis CLASSE ΙΙ. BIPENNE per la forma simile alla precedente, ma ricca di incisioni tutte messe a oro. (Rot., Arm. 49). I. 2. SCURE D'ARME (1), tutta di ferro massiccio, forbito, sormon tata da uno spuntone ottagono, e con becco di falco nella parte op posta al taglio. È tutta incisa ad acqua forte a bassissimo rilievo e nel ferro da una banda è un cavaliero, dall'altra uno stemma, con due guerrieri per tenenti, diviso da una croce patente in quattro parti, delle quali la 1ª ha due chiavi decussate, la 2ª un leone ram pante, la 3ª due spade decussate, la quarta sembra una rosa. Il ma nico è parte cilindrico parte ottagono, lungo 0,300, e con la punta 0,650. (Bacheca 31). forma di quelle che veggonsi nei monumenti antichi in mano alle Amazzoni, combattenti contro i centauri. In una pàtera fittile del museo Passeri in Pesaro, ritrovata in quelle campagne, è rappresentata la Furia, dagli Etruschi chiamata Dea ANCARIA (così è scritto in caratteri etruschi), e dai Romani FURINA, laquale sinistram manum post tergum ut ita dicam, abscondit: dextera vero bipenni innititur; etc. ANT. FRANC. GORII, Museum Etruscum, Vol. 1, tav. LX. Vedasi anche- ANGELUCCI, Le armi di pietra donate da S. M., ecc., pp. 24 a 29. Ecco poi alcuni ess. La bipenne è una scure, la quale hada ogni parte altissimo (il testo dice acutissimum) e latissimo ferro- GIAMBONI, traduz. Vegezio (1260), IV, XLVI, 190. Null'Amazzone mai sul Termodonte Imbracciò scudo, o maneggiò bipenne-. TASSO, Ger. xx, 41. (2) Nel vecchio catalogo quest'arme immanicata è detta Francesca, specie di scure a due tagli, propria ai Franchi-. I franchi non hanno mai avuto scurea due tagli, come qualcuno ha asserito, ma ad un taglio solo, e molto simigliante alle nostre scuri ordinarie, con l'occhio per immanicarla. La francisquen'a qu'un tranchant, elle s'emmanche verticalement, par une douille à manche droit, comme les haches modernes 一. PENGUILLY L'HARIDON, Catalogo cit , p. 122. (1) SCURE D'ARME (lat. securis, latino basso accetta, franc. hache d'armes, ingl. battle-axe, spagn. hacha de armas, ted. Streitaxt). Arma con taglio da bòtta di uso antichissimo agricolo e domestico, e adoperata anche per offesa. La scure d'arme francese che si credette a due tagli (bipennis) detta francisca era adun taglio solo e poco dissimile dalle nostre accette comuni, e come queste a corto manico. E tale fu in principio la scure d'arme per la cavalleria, ed a lungo manico per gli uomini da piè, presso alcune nazioni. Dal secolo xiv in poi quest'arma cambiò forma, ed il ferro non ebbe più soltanto il taglio, ma alla parte opposta ounmartello con la bocca a punte di diamante, o una punta curva, detta becco di falco, e superiormente era compiuta da una lancia o da un quadrello. Si hanno delle scuri d'armi il cui manico è una canna di pistola con ruota o con acciarino (V. il nº I. 69), e non sono rare ne' musei.Negli statuti de' nostri Comuni questa specie d'arme è tra le proibite. Et quicumque dolose percusserit.......cum........ accetta, traferio, roncola, roncone, vel mannaria vel securi etc.. Stat, cirit. Lucensis, lib. rv, cap. cL. Uno de' più vecchi esempj delle scuri d'arme lo trovo nel più volte citato inventario vercellese del 1202. Item...... manarie x. pici XII. secures xu. lancie lxvi. plumbate VIII, etc.-. ANGEL. Doc. ined, I, 5. Ivi di dietro un poco a lui seguía Con una scure in man Polinestore-. BOCCACCIO. SERIE I. 343 I. 3.-SCURE D'ARME di ferro, con ornati a bassorilievo di fogliami e figure di cavalieri, il tutto dorato su fondo granito, con becco ad opposto al taglio, e una punta conica in alto. Tutta l'arme e lunga 0,620. È di dubbia autenticità. (Arm. 36). I. 4. SCURE D'ARME orientale riccamente ageminata di oro e di argento. Ha in bassorilievo, su fondo granito e dorato, Diana con arco e faretra, tirata per mano da un amorino, da una parte, ed uncavaliere in costume antico dall'altra. Il manico cilindrico lungo 0,51 è coperto di velluto cremisi ed alle estremità ha ghiere di argento con ornati incisi. (Arm. 36). I. 5. SCURE D'ARME Con becco di falco e punta di lancia supe riormente, e bandelle per fissarla al manico che è di legno, lungo 0,30. Sulla scure sono medaglioni e chimere, incisi ad acqua forte. (Bach. 31). I. 6. SCURE D'ARME, con lungo becco scanalato che esce dalle fauci d'un mostro. Manico dilegno. (Bach. 31). I. 7. SCURE D'ARME di ferro colato imitazione di una antica. (Bach. 31). I. 8, 9. SCURI D'ARME a taglio e punta, simiglianti alle scuri d'arrembaggio della marina. (Campo Е). I. 10. 11. SCURI D'ARME alemanne, una col ferro a mo' di crescente e l'altra simigliante a quelle dei le gnajuoli, ma di maggiori dimensioni. (Campo E). I. 12. SCURE D'ARME con punta a becco di falco. Manico di legno nero cilindrico. (Campo B). I. 13. SCURE D'ARME con becco di falco, spuntone e bandelle, e manico affusolato, nero, di legno. Lun ghezza totale 0,990. (Campo C). I. 14. SCURE D'ARME a taglio, e punta a becco di falco, simile al nº I. 8. (Campo D).. Ι. 15. SCURE D'ARME a semplice taglio. Ha un Scure d'arme dinº1. 16.1216. crescente d'oro intarsiato. Manico nero di legno. (Campo D). I. 16, 17. SCURI D'ARME alemanne: una con lama in forma di crescente, tra le due corna, lunga 0,70; l'altra ha il martello opposto al taglio. (Campo F). I. 18, 19. SCURI, moderne, de' Zappatori dell'Esercito Sardo. (Campo F). I. 20. MARTELLO-SCURE a due mani. Il ferro ha da una parte la scure, con taglio a quarto di cerchio, ornata di fogliami e del Leone di S. Marco, e dall'altra la bocca di un martello lunga 0,110, e larga 0,035 a doppia fila di denti e con incisioni nel collo. In alto è compiuto da una lancia di figura triangolare. E fissato al manico 344 CLASSE II. di legno nero, lungo 1,00 per mezzo di due bandelle di ferro. Invece che da guerra, quest'arma era da parata e si adoperava soltanto, per le grandi pompe, ne' solenni accompagnamenti dei Dogi. Lavoro di armajuoli veneti o bresciani del secolo XI. (Campo E). I. 21. MARTELLO-SCURE simile in tutto al precedente. Ferro e guale, con ornati ed il Leone di S. Marco in Molleca, tutti dorati. L'occhio ha da ciascuna banda una punta a piramide di base qua drata e gli sovrasta uno spuntone tri angolare. Le bandelle, quattro, sono incise e forbite; il manico, nero, è lungo 1,04 e tutta l'arme 1,29. (Campo Е). I. 22. MARTELLO-SCURE di piccole di mensioni, con ornati incisi ad acqua forte. Manico di legno nero. (Bach. 31). I. 23. MARTELLO D'ARME (1) con bocca quadrata elungo becco. Manico di legno nero. (Campo D). I. 24. MARTELLO D'ARME, conbocca a quattro punte, e becco di falco. Ma nico di legno. (Campo D). I. 25. MARTELLO D'ARME come il n° I. 23. (Caтро В). I. 26. MARTELLO D'ARME come il n° I. 24. (Campo А). I. 27. MARTELLO D'ARME con punta a becco di falcone. (Campo A). I. 28.- MARTELLOD'ARME, forse sviz zero, montato su grosso manico di legno nero, lungo 0,800, formato da una parte a becco di falco, dall'altra a tre denti, e sormontato da una lancia lunga 0,165. Lunghezza totale 0,965. (Bach. 31). I. 29. Martello d'arme di nº 1. 29. 116. MARTELLO D'ARME, con bocca a tre denti, e penna a becco di parrocchetto superiormente affilato. Manico di ferro, un terzo a (1) MARTELLOD'ARME(franc. marteau d'armes, ingl. mallet ofarms, spagn. mar tillo de guerra, ted. Streithammer). Arma immanicata da botta per ammaccare composta del ferro e del manico che talvolta era di ferro. Il martello, propria mente detto, aveva ordinariamente la bocca e la penna: quella di varie forme, come piana circolare, sferica, a tre o quattro punte; questa quadrangolare curva, o a becco di corvo, o di parrocchetto.- Lance con banderuole, sciable, scimi tarre e stocchi lunghi, mazze di ferro, martelli d'arme-. MONTECUCCOLI, Opere. SERIE 1. 1. 30. 345 spira, un terzo cilindrico, e l'ultimo, l'impugnatura, di legno fode rato di velluto verde con bullette a capocchia d'argento. Secolo XVI. Lunghezza totale 0,52. (Bach. 31). MARTELLO D'ARME. Bocca a tre denti dorata, e penna a becco di falco, forbita. Punta a piramide da ambedue le parti del l'occhio , ed altra a mo' di corta lancia superiormente, di un solo pezzo con le bandelle, che fissano la scure al manico di legno, lungo 0,560. Eccetto il becco, tutto il resto, di ferro, è dorato. (Bach 31). I. 31. MARTELLO D'ARME da cavaliere, con gancio da appendersi all'arcione, nella bocca, a croce diagonale, e nella parte op posta a becco di falco, il tutto forbito. Ma nico coperto di velluto cremisi con bullette I. 32. a capocchia dorata. Lunghezza totale 0,450. Secolo XVI. (Bach. 31). MARTELLO D'ARME abecco difalco, con manico di ferro forbito ed impugnatura di legno, ricoperta di velluto verde e com piuta da due rotelle, con conchiglia rivolta all'asta a difesa della mano. Ha il gancio per appenderlo alla cintura. (Bach. 31). I. 33. MARTELLO D'ARME, con la bocca sferica e la penna, a punta curva, di ferro forbito, e manico di legno nero. Lunghezza totale 0,084. (Bach. 31). I. 34. BASTONE di ferro, lungo 0,950, che, invece di pomo, ha una traversa, da una parte apunta e dall'altra a granfia di uccello rapace. Ha nell'interno un quadrello lungo 0,130, che ne esce movendo il bastone con violenza dall'innanzi all'indietro. (Bach 31). Martellod'arme di noI. 32.-126. 1. 35.- MAZZA DI FERRO (1) del secolo XVI. La testa è una sfera armata di 21 punte pi ramidali alternate su tre linee e di una maggiore nel mezzo, tutte dorate, ed il manico è a cono tronco. Tanto quella che questo sono Si diceva anche martello ferrato, ma questo nome io credo che convenga soltanto a quelli che hanno il martello di ferro e il manico di legno.-- Il contestabile ferito di quattro piccole ferite nel volto, e di un gran colpo di martello ferrato sopra la testa-. DAVILA (1630), IV, 174. (1) MAZZA DI FERRO E MAZZA D'ARME (lat. basso mazza ferrata, franc. masse d'armes, ingl. war club, spagn. maza de armas, ted. Streitkolben). Arma di varie forme da botta, per ammaccare e non per ferire, composta di testa e di manico; 346 CLASSE II. ageminati di oro con fogliami, rosoni e prospettive incisi, in formelle circolari e di altre svariate figure. La lunghezza del manico è 0,547. quella totale 0,633, il diametro della sfera 0,086.- Egli è da presu mere che questa mazza sia quella lasciata a Torino da Carlo Ema nuele I e conservata nella sua raccolta, colla quale Baiardo com parve al celebre torneo dato in suo onore a Carignano nel 1499 dalla duchessa BIANCA DI MONFERRATO, vedova di Carlo I, alla corte dei quali principi era stato allevato in qualità di paggio. Catal , pag. 325, nº 1077. (1) (Arm. 12). la prima di pietra o di metallo, il secondo di legno o di metallo. La sua invenzione data dai primi abitatori del globo, e fino dalla sua origine servi, e, tra alcuni popoli, serve tuttora come arme da offesa. Anche questa arma è tra le proibite negli statuti.-Arma vetitadecla rantes fore...... acetam, sbirum, mazam ferratam, vel de cupro, vel de plumbo etc.-. Stat. civit. Mutinae, p. 207. Statuimus quod nulla persona...... portet...... accettam, massam ferratam, vel plumbatam etc. 一. Stat. cirit. Lucensis, lib. iv, cap. ccvIII. Emazze e azze e sergentine e dardi-. BUONARROTI, Fier 1, 3, 2.-. I suoi guerrieri indosso han la corazza, La spada al fianco ed all'arcion la mazza-. Tasso, Ger. xvn, 27. Dicevasi anche mazza di ferro e questa era per l'ap punto quella che si adoperava contro l'armatura di pia stra. Eallo rivoltare de' loro destrieri, ciascuno mette mano a sua mazza di ferro e cominciano a darsi grandi e fortissimi colpi ecc.-. Tav. Rit. Lxxx, 320.-Mando aV. Ex.ª (Francesco Gonzaga) una cista de salami et casi de pecora insieme cum vna maza de ferro che mehadriciato Andrea di Zoboli dapresentarla innome suo cum l'alligata lettera che gli scrive-. ISABELLA GONZAGA, Lett. (10 agos. 1495), Arch. Gonz., F. 1, 6. (1) Siccome la mazza non è del secolo xv, ma, certo, della seconda metà del secolo XVI, così ho voluto con sultare gli autori nel catalogo citati per vedere ciò che vi era di vero in questa notizia. E vi ho trovato che non fu laduchessa BIANCA che bandì il torneo in onore di Bajardo, ma che lo bandi questi in onore di quella; eche non si combattè con la mazza, ma soltanto con la lancia e con la spada. Ed eccone idocumenti. Mazza di ferro di nº I. 35. 116. C'est à son honneur (cioè della duchessa BIANCA) que le chevalierBayard fit faire un tournoi à Carignan l'an 1499, etc. GUICHENON, Histoire généalo gique, etc. p. 156. La Cortedi Carlo (I) era una scuola di onore, ed in essa venne educato Bajardo, ecc., e in nota: In onore di questa Bianca....., il cavaliere Bajardo, stato paggio alla sua Corte, fece fare un torneo a Carignano l'anno 1499, nel SERIE I. I. 36. 347 MAZZA D'ARME tutta di ferro, della forma e lavoro di quella descritta sotto il nº I. 35, salvo che le punte sono più lunghe. Il diametro della palla è di 0,098, e la lunghezza del manico di 0,530. (Arm. 1). I. 37. MAZZA D'ARME identica per forma e per lavoro alla pre cedente. Palla, diametro 0,087; manico, lungo 0,440. (Arm. 12). I. 38. MAZZA D'ARME a sei coste (1), lunga 0,675. È tutta di ferro stupendamente scolpita a bassorilievo nel manico cilindrico, che è diviso in due parti: l'impugnatura, che è formata da un pomo a sva riate modanature e da liste longitudinali imitanti striscie di cuojo intrecciate; quindi la continuazione, dopo un toro ed una gola di ritta, ornata al nascimento da quattro foglie di acanto con sotto foglie d'acqua, dalle quali s'innalzano quattro verghette attortigliate che giungono sino in alto, terminando con due volute ciascuna. Ad dosso a queste sono ripetutamente intrecciati con le code o riuniti con i musi due delfini, tramezzo ai quali sono ornati, fogliami e mascheroni. Compie l'asta un capitello a varie modanature, d'onde sorge uno stelo a sei facce, ornate di treccia a bassorilievo, e sei scanalature nelle quali sono incastrate le coste che formano la testa della mazza. Componesi ciascuna di queste di due delfini poggianti con le code sullo stelo e riunite ne' musi e per le pinne, che sono foglie di acanto, legati in modo da imitare il fiordaliso e formare le punte da offendere. Si compie la testa con una parte vagamente sagomata e con una bacca ricoperta in parte dafoglie. È un lavoro quale Mondragone e Ceverone, gentiluomi savoiardi, combatterono valorosa mente, ecc. DAVIDE BERTOLOTTI, Compendio della Istoria della R. Casa di Savoia. Torino, v. 1, p. 197. Fece pubblicare (Bajardo) ai gentiluomini delle città vicine a Carignano che chiunque volesse combattere andasse la domenica seguente a Carignano in tutte armi, promettendo per premio- ung menchon de sa dame, ou il pendoit ung ruby de l'estimation de cent ducatz, à celluy qui seroit trouvé le mieulx faisant à trois courses de lance sans lice, et a douze coups d'espée, etc.-. Petitot col lect. complète des mémoires relatives à l'Histoire de France. Tome xv, p. 205. Dunque non si combattè che con la lancia e con la spada, e non conla mazza, al torneo del 1499, e la fatta presunzione è smentita dai documenti citati. Io in vece, tengo per fermo che questa mazza abbia appartenuto a CARLO EMANUELE I. (1) A SEI COSTE o sia a sei ale. Costa è la voce usata dai nostri armajuoli del 500 per indicare quelle piastre triangolari incastrate in numero di sei, sette e otto, e anche più (nelle mazze turchesche) nel manico cilindrico, della testa della mazza, sul prolungamento dei raggi; e io richiamo in vita questa voce, usandola scambio di ala o piastra. Le venuto ad me uno armarolo da Gazolo et me ha portata una maza da sette coste che dice V. E.ia (Fed.co Gonz. ) hauergli ordinato a Casalmazore che la faccia, ecc. 一. Gir. Arcario, Lett. (17 ott. 1521), Arch. Gonz. F. 1, 8. Vedasi a pag. 62 la nota 1. 348 CLASSE II. di scultura a basso ed a tutto rilievo importantissimo e dell'aureo secolo del risorgimento delle arti italiane. (Arm. 37). I. 39. MAZZA D'ARME tutta di ferro con testa a sei coste. (Campo A). MAZZA D'ARME con testa di ferro a sei coste, e manico I. 40. di legno. (Campo А). I. 41. MAZZA D'ARME di ferro, a sette coste, annerite e forbite sul contorno. Manico, parte liscio, parte a nastri e filetti a spira, forbito, con anima di legno. Occhio all'estremità per passarvi un cordone. Lunga 0,52. (Campo C). I. 42. MAZZA D'ARME di ferro come la prece dente, salvo che il manico è in parte a nastri e fi letti a spira, ed in parte a rombi, conpomo di legno. Lunghezza 0,61. (Bach. 30), I. 43. MAZZA D'ARME, a sette coste, simile al n° 41, di ferro. Manico inferiormente con nastri intrecciati e rombi interposti graniti e tinti in nero, e superiormente con tralci e pampini pure intrec ciati su fondi neri graniti, ad imitazione della pelle di pesce. Lunghezza 0,58. (Сатро С). I. 44. MAZZA D'ARME di ferro, lunga 0,590. Testa a sette coste, sagomate e nere, forbite nel contorno, emanico, parte a trecce e parte a fogliami a basso rilievo forbiti, su fondi neri graniti. (Bach. 30). I. 45. MAZZA D'ARME simile alla precedente, lunga0,625, con manico scolpito a liste intrecciate a rombi ed a rettangoli. (Bach. 30). I. 46. MAZZA D'ARME tutta di ferro bronzato, lunga 0,650. Testa a sette coste sagomate a traforo, e manico a fogliami, in parte a spirale e in parte diritti, scolpiti. (Arm. 36). I. 47. Mazza d'arme di nº 1. 48. MAZZA D'ARME, di ferro forbito, con testa a sette coste sagomate con punta di rinforzo nel mezzo d'ognuna. Manico per un terzo striato ad elica, pomo (mo 116. derno) di legno nero. (Arm. 36). I. 48. MAZZA D'ARME tutta di ferro, testa a sette coste molto ben sagomate con doppia costola di rinforzo per le punte. Il ma nico, diviso in due parti quasi eguali, ha un pomo a mezzo elissoide; l'impugnatura a tondini, alternati da bande a spinapesce giranti a spira ; il resto, a bande spinate e tondini longitudinali. I fondi sono bronzati, i rilievi forbiti. Lunghezza 0,64. (Bach. 31). SERIE I. I. 49. 349 MAZZA D'ARME, di ferro forbito, lunga 0,57, con testa a sette coste, ognuna formante tre punte e sormontata da una punta piramidale. Manico per un terzo scanalato a spirale. (Bach. 30). I.50. MAZZA D'ARME a sette coste,di ferro bronzato, lunga 0,60. Manico con nastri intrecciati a spirale, e parte con rami di pampino a bassorilievo. Pomo a mo' di pera, e sotto, il nº 701. (Bach. 30). I. 51. MAZZA D'ARME di ferro bronzato a sette coste rigonfie nel mezzo. Tra esse è la lettera M. Manico, parte ornato di liste intrecciate, e parte di trifoglio a bassorilievo. Lunga 0,59. (Bach. 30). I. 52. MAZZA D'ARME, di ferro forbito, a sette coste, simile alla precedente, salvo piccola differenza nel loro contorno. Lunga 0,63. (Bach. 30). MAZZE D'ARME di ferro a sette coste, con punta supe I. 53-54. riormente. (Cатро В). I. 55, 56. I. 57. MAZZED'ARME di ferro a sette coste, bianche. (Campo C). MAZZA DI FERRO, a sette coste, simile al nº I. 48, con manico per due terzi a cono tronco, con ornati a trecce intagliate ad acqua forte, e per un terzo, alla sua estremità, con tondini e scanalature, alternativamente, a spirale. (Arm. 13). I. 58. MAZZA FERRATA (1), a sette coste dorate, con manico di legno. (Armat. di nº B. 10). I. 59. MAZZA di otto coste, all'armatura Zacchei, di nº B. 7. I. 60.- MAZZA D'ARME, ad otto coste e con manico lavorato parte a punte di diamanti, parte a liste a spinapesce, parte a liste a spira, con dorature. È lunga 0,59. (Arm. 13). I. 61. MAZZA D'ARME di ferro annerito, a otto coste, lunga 0,640. Lungo il manico è scritto I. 62. VIRIBVS ET VIGILYS-. (Bach. 30). MAZZA D'ARME lunga 0,60, con manico a strie ed a tori spirali, quelle dorate, questi bruniti. La testa ha otto coste sago mate, forbite ne' contorni e nelle facce messe a oro. (Arm. 37). (1) MAZZA FERRATA. Chiamo così questa sorta di mazze, e credo propriamente, per distinguerle da quelle che sono tutte di ferro. In queste la testa soltanto è di ferro, della forma ordinaria, ed il manico di legno, e perciò non acconcie alla guerra. E gli statuti mi porgono la prova che mi appongo, perchè in essi leggo che le armi proibite sono tra le altre: acetam, sbirum, mazam ferratam, vel de cupro, vel de plumbo- (Stat. Mutinae) ; e nulla persona..... portet..... accetam, massam ferratam, vel plumbatam- (Stat. civit. Luc.). Dunque è certo che, se le mazze ferrate o di bronzo, potevano essere interamente di questi metalli, quelle di piombo o piombate dovevano avere il manico di legno. Una maza ferra (fer rata) con manego de legno-. Invent. Monit. Sale di X., Ms. Marciana, pag. 123. V. anche alla pag. 345, la nota 1. 350 I. 63. I. 64. CLASSE 11.-- MAZZA FERRATA di stile moresco, contesta di ferro bronzato a sei coste traforate, compiuta da una ghianda con guscio dorato. L'impugnatura è un cilindro di legno foderato di pelle con piccole bullette di ottone, terminato da due rotelle di lamina di ferro. Segue il manico di ferro a mo' di balaustro sino alla testa. (Bach. 30). MAZZA FERRATA, aghiere con punte, che nello statuto di Bologna (ann. 1252) è detta avirata. Si compone di un manico di legno a cono tronco rovesciato lungo 0,90, all'estremità del quale sono quattro ghiere di ferro, ciascuna con tre punte disposte alterna tivamente. All'estremità è una punta piramidale a base quadrata lunga 0,205. Questa forma di testa da mazza è antichissima, e si hanno esempj ditalighiere a punte, e anche congorbia, dibronzo, alcune, per fermo, appartenenti alla più remota antichità. (Campo C). I. 65. MAZZAFRUSTO (1) OFLAGELLO D'ARME lungo0,56. Il manico è di ferro mas siccio in parte con bastoni e filetti a spirale, e nel re sto munito di punte pira midali su quattro file ed ornato di cordoni in tre parti, il tutto forbito su fondo bronzato. Porta qual che ornamento a fiamme. All'estremità opposta alla impugnatura haunacampa Mazzafrusto di no I. 65. (1) MAZZAFRUSTo (franc. fléau d'armes, ingl. military-flail, spagn. flagelo de armas, ted. Flegel). Arma da bòtta, la quale ricorda il flagrum degli antichi, istrumento, principalmente adoperato per la punizione degli schiavi, che consisteva di parecchie catene con palle di metallo alle loro estremità, sospese ad un corto manico, nello stesso modo che in una frusta (Rich., op. cit ); come si vedenella figura, copiata da un originale trovato in Ercolano. Ms. Fiorent., 1367, c. 8. Mazafrusti , cc 一. Chi con accette chi con mazzafrusti, Dicendo a tutti, ou'è la virtù vostra?-. CIRIFFO CALVANEO, V. XXVII. Eallora (Tristano) si reca per la mano sua una forte e pesante mazza di ferro, con tre grosse palle di ferro appiccate alla detta mazza con buone catene, che ciascina delle dette palle pesava cento libre (?!). Tav. Rit. 1, xxxvi, 331. Qui non si ha ilnome ma si ha l'arme che è proprio un Mazzafrusto; sebbene non sia credibile che questa fosse un arme manesca. SERIE I. 351 nella girevole, con una catena lunga 0,270, alla quale è appesa una palla (diametro 0,088) che ha 19 punte a fiamma, dorate, lunghe 0,024, che spuntano da altrettanti soli, incisi sulla super ficie bronzata. Questa decorazione arieggia quella dell'armatura di FILIBERTO DI SAVOJA, per il che non sarebbe improbabile che avesse appartenuto a quel principe. (Bach. 30). I. 66. MAZZAFRUSTO. Ha un manico di legno, a facce nella im pugnatura e a cono tronco nel resto, lungo 0,40, con la ghiera di ferro annerito, e sopra di essa sporge un occhio, dal quale pende una catenella lunga 0,60, cui è appiccato un piccolo poliedro di 14 lati quadrati e triangolari , dai primi de' quali sporgono otto punte lunghe 0,036. Sull'angolo inferiore è una punta eguale, e nell'op posto l'anello cui è attaccata la catenella. (Bach. 30).-- I. 67.- MAZZA D'ARME di ferro, imitazione delle antiche. (Bach. 31). I. 68. SCURE D'ARME, turca (Balta), di ferro dorato, con ma nico di legno. (Bach. 31). I. 69. SCURE D'ARME moresca, con pistoletto a fucile, della se conda metà del secolo xvi, ageminata d'argento con cattivo gusto. La scure è in parte a traforo, e opposti al taglio sono cinque tem pietti di stile arabo. Il fucile ha la forma di quelli detti tondi, delle fabbriche di Brescia, e la canna del pistoletto ha l'anima lunga 0,155, e la boccatura 0,014. Il manico è parte di ferro ageminato di ar gento, parte continuato con una specie di codolo pure di ferro rico perto da ambe le parti con avorio. La lunghezza di tutto il manico compresa la canna del pistoletto, è di 0,600. (Rot , Arm. 51). I. 70. SCURE D'ARME (Tabar) persiana. Ferro di bel damasco antico, manico di ottone dorato, moderno. Lunghezza dell'arma 0,49. (Arm. 37). I. 71. SCURE D'ARME, persiana, damaschinata di oro e di ar gento nel ferro e nel manico, Questo è lungo 0,460, e contiene un pugnale a lama affilata lunga 0,22, e 0,42 col manico intarsiato di argento, e che può dirsi quasi una continuazione della lama. (Arm. 37). I. 72. SCURE D'ARME di stile moresco interamente di ferro, con ornamenti incisi e messi ad oro. Il manico, cilindrico e vuoto, è lungo 0,58, e la sua parte inferiore avvitata serve di manico ad I. 73. una lama, a mo' di spadina, lunga 0,51. (Arm. 13). SCURE D'ARME, indiana, di ferro damaschino con ornati di fogliami e fiori, parte incisi parte ageminati di oro. Il manico, lungo 0,56, è cilindrico e vuoto, e vi si nasconde un pugnale, lungo 0,39, cui serve di manico la estrema parte a quello avvitata. (Arm. 13). I. 74. SCURE D'ARME, persiana, tutta ageminata di oro nel ferro, e con iscrizioni che indicano l'anno dell'Egira 1190 (di G. C. 1776). 352 CLASSE II. Hamanico, lungo 0,62, di legno, foderato di velluto cremisi, e ghiere d'argento ornate a stampo, alle estremità. (Arm. 12). I. 75. SCURE D'ARME (Balta) orientale. Ferro ageminato di oro e di argento a rabeschi. Manico di legno lungo 0,63, in parte co perto di pelle nera ed alle estremità con ghiere d'argento striate a spirale. (Arm. 12). I. 76. SCURE D'ARME indiana, fatta a mo' di un coltellaccio, con lama lunga 0,21, larga al tallone 0,047, ed alla metà 0,056, e quasi diritta dalla parte della costola per 0,120 e curva dalla parte del taglio, che è doppio nella punta. Il manico cilindrico con ornati a bassorilievo, dorati, è lungo 0,410. Al tallone della lama è una testa di elefante, e quindi prosegue tutto scolpito a fiori e fogliami a bas sorilievo. Un vasetto coperto forma il finimento del manico, e nel tempo stesso serve di pomo al manico di un coltello che vi è na scosto. (Rot. , Arm. 44). I. 77. COLTÉLLACCIO molto simigliante al precedente, con lama a doppia curva, di (Nepaul Kalmanda, India). (Rot , Arm. 47). I. 78, 79. SCURI orientali con manichi di legno nero, la prima ha ghiere e pomo d'argento incisi. (Rot. , Arm. 45). I. 80, 81. SCURI orientali con manichi coperti di velluto cre misi ornati d'argento, ambedue eguali in tutto. (Rot , Arm. 43. I. 82. SCURE Simile alle precedenti col ferro, ed il manico di noce d'India, guarniti di ottone. I. 83, 84. SCURI dell'Oceania. Si compongono di un manico di legno biforcato con piccolo ferro. (Rot , Arm. 49). 1. 85. SCURE del Canadà. Tomahawk. Leggiera accetta che ha d'ordinario nella parte della mazza una cavità la quale quando il manico è forato serve da fornello a pipa. Arma usata dai popoli del Canadà. GIULIO FERRARI, Storia, 3ª ediz , Vol. I, pag. 380. (Rot., Arm. 51). I. 86.- SCURE orientale, con manico cilindrico. (Rot, Arm. 51). I. 87. I. 88. MARTELLO-SCURE orientale. (Rot., Arm. 51). MARTELLO D'ARME, orientale. Bocca a cono tronco, e punta dal lato opposto, a mo' di corno di capra, di ferro ageminato di oro e di argento. Il manico, lungo 0,83, è coperto di velluto cre misi con lista e bullette d'argento, ed alle estremità sono piastre di argento cesellato con liste ed ornati a spirale. (Rot , Arm. 45. I. 89. MARTELLO D'ARME (orientale?) a becco di falco e manico di ferro, lungo 0,054, con stelle e filetti di rame intarsiati, compiuto da un globo. (Rot , Arm. 51). I. 90. MARTELLO D'ARME giapponese con ferro a mo' di cuneo e manico di legno con ghiere di ferro. (Rot, Trof. 63). SERIE I. 353 1. 91.- MAZZA PIOMBATA, orientale, con testa a forma di pera, ri coperta di lamina d'argento ornato a bassissimo rilievo su fondi do rati. Il manico, di legno ha ghiére alle estremità di lastra d'argento, istessamente scolpito, e nel mezzo di velluto cremisi con una lista di argento imbullettata sulla giuntura. È lunga 0,58 e pesa Cg. 2,00. (Rot , Arm. 45). I. 92. MAZZA D'ARME turca, (Topùs) con testa a forma di pera rovesciata e punta alla sommità. Manico cilindrico di lamina di ferro lungo 0,60, contenente un giavellotto della stessa lunghezza avvitato alla sua estremità ; è inciso con fogliami e meandri messi a oro. (Rot., Arm. 43). I. 93. MAZZA D'ARME turca con testa a 16 spicchi a traforo, e ma nico di legno con ghiere di ferro, sì quella che queste smaltate. (Rot , Arm. 43). I. 94. MAZZA D'ARME turca, d'argento, a pera e spicchi con sca nalature. Manico di legno, già coperto di velluto, e ghiere d'ar gento incise. (Rot , Arm. 45). I. 95. MAZZA D'ARME turca, con testa a 12 coste e gorbia di ferro, e manico di legno. (Rot., Arm. 51). I. 96. MAZZA D'ARME turca, tutta di ferro forbito con testa a pera. (Rot., Arm. 51). I. 97. MAZZA D'ARME turca. Testa a mo' di pera con 12 coste. Manico per due terzi, di legno, cilindrico, con ghiera di ferro; per l'altro terzo di ferro, metà a sette facce e metà cilindrico. Lunga I. 98. 0,67. (Rot. , Arm. 62). MAZZA D'ARME turca, composta di manico cilindrico di ferro, vuoto, tutto ageminato di argento, e di testa a sei coste pure di ferro, già dorate. (Rot , Arm. 62) I. 99.- MAZZA D'ARME turca, lunga 0,69. È di piastradi ferro forbito, composta di un manico a mo' di due coni tronchi riuniti per le basi minori e di una testa a foggia di pera, di lamina d'ottone. Nella impugnatura aveva già solchi a spirale, ora quasi spariti. (Rot., Arm. 51). I. 100, 101. MAZZE formate a mo' di pugnale con ferro quadro senza punta. Lungo 0,39,di lato 0,02, con manico coperto di pelle nera, guardia e pomo di ferro forbito. (Rot , Arm. 51). I. 102. MAZZA (1) (Tonga-tabù) di legno, con testa quasi sfe rica, dell'Oceania. (Rot , Arm. 51). (1) Questa e molte altre armi orientali furono raccolte dall'A. R. del principe EUGENIO DI SAVOJA CARIGNANO, nel viaggio che fece inAmerica, e donate alla M. del RE CARLO ALBERTO. Catalogo R. Armeria. 23. CLASSE II. 354 I. 103.- MAZZA di legno eguale alla precedente. (Rot , Arm. 51). I. 104, 105. MAZZE simili alle precedenti: una è di legno ferro con la testa ovoidale; l'altra di bossolo con la testa quasi sferica, guarnita di capocchie di chiodi, della Nuova Zelanda. (Rot ,Arm. 51). I. 106. MAZZA di legno (Tonga-tabù) con testa a tredici spicchi, propria degli isolani Tonga-tabù (Isola del grande Oceano equino ziale). (Rot , Arm. 55). I. 107. MAZZA di legno. Testa di forma ovoidale con punte e spuntone di ferro. (Rot., Arm. 56). I. 108. MAZZA di legno di palma con pennacchietto, di un capo di tribù. (Rot., Arm. 51). I. 109, 110. piccola testa, lunga ciascuna 0,60, de' selvaggi MAZZE di legno ferro, formate da un bastone con d'America. (Rot. , Trof. 55). I. 111, 112. Mazze di legno della Nuova Zelanda. Una, con la testa a contorno lentico lare, lunga 1,30, dipintą di rosso; l'altra, di legno ferro in forma di clava, lunga0,98. (Rot , Trof. 55). I. 113, 114. MAZZE di legno della Nuova Zelanda. (Rot., Arm. 49). I. 115-117. MAZZE di legno della Nuova Zelanda. (Rot., I. 118, 119. Trof. 55). MAZZE indiane di legno ferro in forma di fuso scanalato, lunghe 0,73. (Rot , Arm. 49). I. 120. ARMA di legno (specie di mazza con testa a becco di uccello) di che si servono Scuredi nº 1. 126. 116. i selvaggi della California, che si avvelena in punta. È lunga0,72. (Rot., Arm. 49). I. 121, 122. MAZZE ORIENTALI di legno in forma di due trape zoidi riuniti per le basi minori. (Rot., Arm. 49). I. 123. MAZZA composta di un manico di balena e di due teste di piombo in forma di pera, alle estremità, il tutto ricoperto di filo nero intrecciato, lunga 0,33. (Rot , Arm. 49). I. 124. CLAVA di legno nero noderosa de' selvaggi d'America, lunga 1,05. (Rot., Arm. 51). I. 125. MANNAJETTA con lama a filo e costola, lunga 0,58 più stretta verso il manico che verso la sua estremità, tagliata diritta, e che si prolunga per formare il codolo, compiuto da un gancio, sul quale è fissato il manico di corno in due parti. Credo che sia uno strumento rurale, ora fuori d'uso, di questa regione, e se ne SERIE J. 355 hanno anche due belli esemplari nel Museo Nazionale di Artiglieria. Posso aggiungere che nelle campagne del Mondovì, si chiama Fal cetta Brettona. (Сатро А). I. 126, 127. SCURI dei minatori sassoni (1) con ferro senza taglio, di una forma speciale come si vede nella qui unita figura con tre fori agli angoli e uno nel mezzo a trifoglio, e sulla punta una ghianda di ottone. Una di esse ha il manico di osso in otto pezzi con anima di legno, lungo 0,60, l'altra lo ha di legno nero a spirale, lungo 0,56, con ghiera di osso che ha da una parte le due spade in decusse, stemma di Sassonia, e dall'altra un martello ed un mazzuolo, e l'anno 1634. Donate dal cav. Raoul Richards al I. 128. Maggiore Angelo Angelucci e da questi all'Armeria Reale.(Campo Е). MAZZA della forma di un pugnale, cui serve di asta una canna da pistola lunga 0,335 e di boccatura 0,013. Il focone ha un coperchino girevole ed il fuoco vien appiccato con la miccia. È un'arma di doppio uso. Fornimento con elso ad arco rivolto alla canna; manico di legno affusolato con quattro filetti binati per lo lungo che lo dividono in quattro parti, e ghiere di ottone; pomo di ferro in forma di un poliedro irregolare di quattordici facce. (Rot , Arm. 51). (1) Nel Museo Estruch, già ricordato, si conserva una Hacha de minero sajon. Hoja de 0,19 metros de largo y 0,22 metros de boca: lleva oco taladros redondos y una abertura cuya forma recuerda la saetera. Elmango de0,65 metros de longitud està adornado con chapas de marfil, de las quales una representa un crucifijo, otra Santo Tomàs y en el marfil que guarnece el extremo del mango, hay grabado un escudo partido, condos espadas cruzadas y un adorno con la fecha 1586. Esta arma es de las llamadas de parada, y sólo se usaba en las fiestas celebradas por la corporación de mineros-. J. ESTRUCH, Op. cit , nº403, pag. 41. Nella pregevolissima e ricca collezione del cav. Richards sono undici di queste scuri con il ferro in tutte eguale ed il manico più o meno ornato secondo il gusto di quegli cui apparteneva. In quattro sono segnati gli anni 1677 e 1717. 1658, 1675. SERIE J. Armi d'asta (*). J. 1 ALABARDA (1) tedesca con ferro lungo 0,47, che ha la scure a mezzaluna e il becco di falco con fori rotondi, sopra una ghirlanda di testine, e lama di pugnale a sezione di rombo che lo compie. Da ciascuna parte della scure è una punta piramidale a base quadrata lunga 0,05, e due bandelle per fissarla sull'asta. L'arme è lunga 2,20. (Сатро х). (*) ARME D'ASTA (franc. arme d'hast; ingl. arm with a shaft or pole; spagn. harma de hasta; ted. Stangen gewer). Nome generico che si dà ad un'arma, di qua lunque forma e materia ne sia la cuspide,che scambio di avere un manico di poca lunghezza per ferire da presso, ne ha uno lungo due o più metri detto asta (onde il nome all'arme), per colpire a qualche distanza da sè, o per iscagliarlo come l'asta degli antichi, o il giavellotto e la chiaverina delle milizie del medio evo e dei guerrieri orientali del tempo nostro. La più antica di queste armi è certamente lo spuntone, fatto con un ramo di albero diritto e aguzzato col fuoco. Appresso a questo sarà venuta la lancia o picca con la cuspide fatta di una scaglia di selce, alla quale poi fu surrogato il rame, il bronzo, il ferro. Il contus dei Sarmati e la sarissa dei Macedoni, con aste lunghe da cinque a sette metri, erano una sorta di picche con le cuspidi in figura di rombo. Tutte le varietà di armi d'asta, eccetto quelle nominate qua dietro, che si vedono ne' musei, certa mente non risalgono oltre il mille. Nel documento ver cellese, nel 1202, più volte citato, si ricordano Alabarda di no J. 1. 112. lanceas longas... et... de milite..... spetos falcones-. ANGELUCCI, Doc. ined., I, p. 6 e 8. Nello Statuto di Ferrara del 1228, sono tra le armi proibite: Bordonem, Lanzonem, Ronconem, Lanceam, есс. MURAT. Antiq. II, 515. In quello di Bologna del 1250 si legge: Arma vetita SERIE J. J. 2. J. 3-5. J. 6. 367 ALABARDA da parata, di grandezza maggiore delle ordi narie da guerra, con ferro lungo 0,71, fatto a traforo e ghirlanda di testine sopra, compiuto da una lunga lama di spada. Asta di legno nero ornata di bullette d'ottone a capocchia emisferica. (Сатро с). ALABARDE della forma del nº J. 1. (Campo v). ALABARDA della seconda metà del xvi secolo, simile alle precedenti senza trafori. Era propria delle guardie del principe EMANUELE FILIBERTO (sordo-muto), figliuolo del principe TOMMASO e di MARIA DI BORBONE SOISSONS. Vi si vede inciso lo stemma, par tito di Savoia e di Soisson, contornato dal Collare dell'Ordine (che il principe ebbe nel 1648) e sormontato dalla corona ducale. Poichè il principe ТоMMASO morì nel 1656, così è certo che dopo questo tempo il figliuolo assunse lo stemma sovra descritto, che fu quello del ramo de' Savoia-Soissons. Campo x). J. 7. ALABARDA tedesca della precisa forma e quasi delle stesse dimensioni del nº J. J, salvo che il ferro è traforato secondo un brutto disegno, e la scure e la punta sono ornate di quattro brutte testine di metallo dorato. È un'arma del XVI secolo. (Campo v). J. 8. ALABARDA, forma in genere del nº J. 1, salvo che la scure ed il becco sono a traforo e lavorati in tondo con fogliami, cordoni, nodi, mascheroni e testine di cane. Lama diritta pure traforata, e con ornamenti incisi tanto questa quanto la gorbia. È lavoro del XVI secolo. (Campo x). J. 9. ALABARDA della forma in genere del nº J. 1 e delle stesse dimensioni, salvo che non ha la ghirlanda di testine, e la lama di finimento, la scure ed il becco sono a larghi trafori. (Campo x). intelligimus..... falconem, cultellaçum, penatos (pennatos) lançonem, burdonem lançaspitum etc.- Stat. comm. Bonon. 1250, Vol. I, 270. A mano a mano che i secoli si succedono, si inventano altre armi d'asta, come lo spuntone con cuspide di ferro, il dardo, la chiaverina, la roncola, strumento rusticano ammesso all'onore di arma, i forconi e le forchette, ecc., ecc. L'alabarda, la partigiana, la corsesca , in fine, sono di meno antico uso, e non vanno più indietro del se colo xv. E basti il cenno dato di queste armi, di ciascuna delle quali parlerò nuovamente appresso al luogo che le spetta. (1) ALABARDA (lat. alabarda, franc. hallebarde, ingl. halberd, spag. alabarda, ted. Hellebarte). Arma inastata da punta e da taglio, della forma rappresentata nella figura, che è la più comune, ma non la sola, perchè variavano secondo i popoli che ne usavano. L'alabardafu inventata nella Svizzera e di làintrodotta in Francia sotto il regno di Luigi XI (1461-1483), e dagli Svizzeri stessi, nella loro prima calata, in Italia, circa il 1422. Questo è l'armare ordinario delle fanterie d'oggi, perchè pochi ne sono che abbiano armate le stiene e le braccia, niuno il capo; e quelli pochi portano in cambio di picca un'alabarda, l'asta della quale, come sapete, è lunga tre braccia (1,72), ed ha il ferro ritratto come una scure-. MACHIAVELLI. Arte Guerra, II, 461. 358 J. 10. CLASSE II. ALABARDA tedesca. Il ferro ha lo spuntone a quadrello terminante sulla scure lunata, con la punta a becco di corvo ornata d'incisioni e trafori, lungo 0,685, e con l'asta ottagona, e bullette di ottone, 2,650. (Сатро х). J. 11, 12. J. 13. J. 14. Campo x). ALABARDE simili alla precedente. (Campo u). ALABARDA simile alle precedenti. (Campo v). ALABARDA della stessa forma che le quattro precedenti. Alabarda di no J. 10. J. 15. Alabarda 1110. di nº J. 15. 1112. Alabarda di no J. 18. 1/12. ALABARDA. Ferro con lo spuntone quadrangolare, scure lunata e becco di corvo, lungo 0,60, e con l'asta ottagona guarnita di bullette d'ottone, 2,300. (Campo u). J. 16, 17. J. 18, 19. ALABARDE simili alle precedenti. (Campo t). ALABARDE con la scure in forma di crescente, punta lanceolata, e spuntone a mo' di quadrello, lunghe 2,50. IXP Portano la marca di nº 91. (Campo t). 91. J. 20. J. 21. J. 22. ALABARDA simile al nº J. 15. (Campo u). ALABARDA simile alla precedente. (Campo v). ALABARDA come il nº J. 7, senza gli ornamenti di me tallo dorato e con la lama diritta senza trafori. (Campo v). SERIE J. J. 23-25. 359 ALABARDE dei bassi ufficiali dei reggimenti alemanni. Ferro lungo 0,50, e tutta l'arma, compresa l'asta, a sezione di rettan golo scantonato, ornata di bullette d'ottone, 2,480. (Campo u). J. 26. ALABARDA in tutto simile al n. J. 1, ma nei trafori della scure e del becco ha il giglio dei Borboni. (Campo x). J. 27. J. 29. ALABARDA come il nº J. 10 con lo spuntone. (Campo v). J. 28.- ALABARDA, forma del nº J. 10, ma traforata e tutta in cisa, e con lo spuntone. (Campo t). ALABARDA come il nº J. 15 con lo spuntone. (Campo v). J. 30. ALABARDA come il nº J. 15 con lo spuntone. (Alla Guardia Svizzera). J. 31. ALABARDA dei bassi ufficiali dei reggi menti alemanni, con ferro lungo 0,32. Asta ottagona con bullette d'ottone. Lun ghezza totale della arma 2,12. Sulla gorbiaèlamarca W. (Campo b). J. 32-35. ALABARDE da bassi ufficiali dei reggimenti alemanni. Ferro lungo 0,38, e2,25 con l'asta nera, otta gona, ornata di bullette di ottone. Il nº J. 32 ha B. BON ,le altre P. BON. L. (Campo t). J. 36. ALABARDA delle guardie dei palazzi impe riali in Francia. Ferro con lama a sezione di mandorla a due fili, soprapposta ad Alabarda di no J. 31. Alabarda 118. di no J. 32. 1112. una bipenne della forma antica, da ambe le parti della quale è un'aquila sul fulmine, e sopra un sole contornato da raggi a basso rilievo di bronzo dorato. Le scuri hanno una stella a traforo e nel mezzo il fulmine, il tutto di materia e lavoro eguale. L'asta ro tonda, coperta di velluto verde e guarnita di bullette d'ottone dorato, è lunga, compresa la gorbia, 1,78, e tutta l'arma 2,12. (Campob). J. 37. (Campo a). ALABARDINA da basso ufficiale con la scure lunata. 360 J. 38. CLASSE II. ALABARDINA da basso ufficiale, poco dissimile dalla pre cedente. (Campo a). J. 40. J. 39. ALABARDINA da basso ufficiale, come il nº J. 32. (Сатро а). ALABARDINA da basso ufficiale dei reggimenti di fanteria francese e piemontese con ferro lungo 0,21, e 2,10 con l'asta nera ornata di bullette di ottone. (Cam. 30). J. 41. ALABARDINA come la precedente. (Campo a). J. 42, 43. ALABARDINE eguali alle precedenti, con ferro nella metà inferiore dorato, ed asta coperta di velluto verde con bullette di ottone. (Cam. 31). J. 44. ALABARDINA come il nº J. 40. (Campo F). ALABARDINE da J. 45, 46. sotto ufficiale con la scure lu nata, ed il solito becco di falco (Campo F). J. 47. ALABARDINA con ferro, ornata di fogliami e di un fiordaliso, incisi ad acqua forte, è simile al nº J. 37. (Campo F). J. 48. ALABARDINA da uffi ciale, poco dissimile dal nº J. 40. (Сатро F). J. 49, 50.- ALABARDINE comelaprecedente. (CampoE). J. 51. Alabarda di no J. 37. 1112. ALABARDINA da uffi ciale di diversa forma dalle precedenti. (Campo F). J. 52, 53. Alabarda di nº J. 40. 1/10. ALABARDINE dei bassi ufficiali de' reggimenti alemanni. Ferro lungo 0,38, con l'asta 2,25. Lamasimile al nº J. 32. (Campo Е). J. 54, 55. J. 56. J. 57. J. 58.-- ALABARDINE eguali alle precedenti. (Campo D). ALABARDINA come il nº J. 32 (Campo D). ALABARDINA simigliante al nº J. 31. (Campo D). ALABARDINA da basso ufficiale, che ha qualche simiglianza con la precedente. (Campo b). J. 59. ALABARDINA da ufficiale, con ferro a traforo e gorbia ottagona con ornati incisi. (Campo D). J. 60. J. 61. ALABARDA come il nº J. 15. (Сатро А). ALABARDA tedesca del secolo XVI, con ferro lungo 0,580. L'asta, lunga con lo spuntone 1,85, è a sezione di rettangolo scan tonato, con bullettine di ottone lungo tutti i lati. Tutta l'arma è lunga 2,43. (Cатро с). SERIE J. J. 63. 361 J. 62.-ALABARDA con ferro lungo 0,55, ed astacilindrica ornata di bullette d'ottone, a spirale, di ghiera di ottone e di spuntone al calcio. Tutta l'arma è lunga 2,46. (Campo u). ALABARDA detta del sole, dalla figura a bassorilievo di questo astro, che è da ambedue le parti del ferro. È del tempo di Luigi XIV, del quale il sole era l'impresa, e ne era armata la Guardia Svizzera di quel re. È segnata D * DESCEEVX. (Campo r). J. 64 69. ALABARDE eguali alla precedente, senza il sole, con lo spigolo nella lama di mezzo. Erano proprie della Guardia Sviz zera per il servizio del palazzo reale. (Campo r). J. 70-75. ALABARDE eguali alle precedenti. (Campo s). Alabardadi nº J. 61. J. 76-81. (Campo r). J. 82-87. J. 88. 89. J. 90, 91. 1[12. Alabardadi nº J. 63. 112. Alabardadi nºJ. 119. 1/12. ALABARDE eguali alle precedenti senza lo spigolo. ALABARDE eguali alle precedenti. (Campo s). ALABARDE eguali al nº J. 82. (Rot , Arm. 57)). ALABARDE eguali alle precedenti. (Rot , Arm. 56). ALABARDEdella guardia reale. Ferro lungo 0,46, della J. 92-102. forma del nº J. 119, nella metà inferiore inciso con ornati e stemma reale. (Campo 1). J. 103-110. J. 111-118. J. 119. ALABARDE eguali alle precedenti. (Rot , Arm. 56). ALABARDE eguali alle precedenti. (Rot., Arm. 57). ALABARDA da ufficiale della guardia reale, con ornati e stemma da una parte, e dall'altra le iniziali CE in nesso una 362 CLASSE II. contro l'altra. Questa sigla era propria di CARLO EMANUELE I, ma siccome lo stemma porta l'aquila caricata della croce di Savoja, che fu per la prima volta usata da VITTORIO AMEDEO II dopo salito sul trono di Sicilia; così da questi segni è fatto certo che appartenne al re CARLO EMANUELE III che succedette a suo padre nel 1730. (Cam. 19). J. 120. ALABARDA delle Guardie del palazzo. Porta da una banda lo stemma spaccato di Savoia e di Francia, sormontato da corona reale, e dall'altra la sigla di nº 92 di Madama Reale CRISTINA DI FRANCIA, assunta durante la reggenza dal 1638 al 1648. (Campo d). 92. LANCIONI J. 121, 122. (ferro soltanto) con lo spigolo nel mezzo, lunghi 0,770, lar ghi 0,066. (Campo А). J. 123-129. FALCIONI (1) delle guardie ducali di Man tova, con lo stemma, il monte Olimpo e il motto FIDES ed ornati, incisi ad acqua forte, col ferro lungo 0,65 a 0,70, (1) FALCIONE (lat. basso falconus, franc. fauchard, couteau de brèche, inglese scythe used in defence of breach, spagn. fauchart, cuchillo de brecha, ted. Breschenmesser). Arme in asta con lungo ferro a un filo e mezzo, cosicchè poteva adoperarsi di punta e di taglio. Sulla costola fra questa e il filo sporgeva un dischetto, o un gancio, o un ornato, o un ferro, a mo' di forcella, rivolto Alabarda di nº J. 120. 1,12. alla punta, e talvolta avea due denti presso la gorbia, di forma rettango lare, che ha dai due lati minori le bandelle per inchiodarlo sull'asta. Era l'arme ordinaria delle milizie a piedi dei nostri Comuni. La prima notizia di falcioni, che io mi sappia, è in un documento dell'Archivio Comunale di Vercelli del 28 di dicembre 1202, che Falcione di no J. 123. dice così: 110. Item,.... manarie x. pici (picchi, picconi) XII. secures XII. lancie Ixvi. plumbate VIII. custelli xx. mantelli x. cape II. varobii cum tinivellis XVI falcones XVI. есс. ANGELUCCI, Docum. ined., ecc., I, p. 5. Negli statuti dei Co muni italiani si trova ripetutamente nominato il falcione ed eccone alcuni esempj: Item statuimus etc..... Et qui contrafecerit, puniatur..... pro ense, lancea, vel lanzono, vel spontono, vel falzono, vel rangono (roncono), vel aza, etc.-. Stat. civ. Veronae, lib. III, pag. 202. Negli statuti di Lucca, tra le armi da offesa SERIE J. 363 e con l'asta 2,45 a 2,50. Il falcione di nº J. 123 ha il nome del l'armajuolo ducale Gio.ni Bar.meo Rosignolo. Alcuni hanno soltanto la lettera B iniziale di Bartolomeo. Il nº J. 126 ha il monogramma di nº 93 che potrebbe interpretarsi Carolus Ferdinandus Dux, che regnò dal 1663 al 1707. (Campo j). J. 130.- FALCIONE eguale ai prece denti con lo stemma e la lettera B. (Campo i). J. 131-133. FALCIONI come il pre cedente senza la lettera B. Il nº J. 131 ha la marcadi n° 94. (Campo j). J. 134.- FALCIONE simile al nº J. 123, conlo stemmadi Mantova. (Сатро А). J. 135. 93. 94. FALCIONE come il nº J. 123, salvochè al tallone ha due rampini volti in senso opposto, e delle medesime dimen sioni. Aveva degli ornati incisi e forse uno stemma, questo intera mente scomparso, quelli appena riconoscibili. Porta per marca lo scorpione, di nº 95, che è di un armajuolo italiano (1), del xvi, se colo del quale non saprei indicare il nome. (Campo j). J. 136. 95. FALCIONE. Ferro lungo 0,77, e con l'asta 2,81, simile al nº J. 123, salvo che non ha il dischetto nella costola, ed al tal lone ha due punte sporgenti 0,05. Porta la marca di nº 96 ripetuta da ogui banda. (Campo F). J. 137. FALCIONE con lo stemma di Savoja sormon tato dalla corona ducale e sotto la sigla del regno di CARLO EMANUELE II. Essendo ornato dello stemma ducale e della sigla suaccennata, è chiaro che appartenne alla guardia par 96. ticolare del principe. Ha il ferro lungo 0,640 e la lunghezza totale con l'asta, è 2,50. (Campo i) . J. 138. J. 139.-- FALCIONE eguale al precedente. (Campo F). J. 140, 141. FALCIONE come il precedente. (Campo B). FALCIONI simili tra loro, differiscono dal nº J. 137, per avere nella costola, al luogo del becco, due punte rivolte in senso proibite, sono: Spiedum, clavarinam, falcionem, seu mannaresem, accettam etc.-. Stat. civ. Lucensis, lib. IV, cap. CL. Ecco altri esempi italiani. ALuca di Baldanza dipintore di xviiij di dicembre 35 (cioè 1335) per dipintura di 30 pavesi... e dipintura xj falcioni (cioè le aste) : in tutto L. Lxiiij sol x.-. Libro di Jacopo di Francesco del Bene (1335) Arch. di Stato Fir. Con piena speranza di vittoria presono l'arme, e gran parte i falcioni in mano-. M. VILL , 10, 59. (1) II DEMMIN, Op. cit. riporta questa marca a pag. 585, aggiungendo che l'ha trovata in un Roncone della collezione Soeter ad Augsbourg. CLASSE II. 364 opposto. Il ferro è lungo 0,70. Una parte di esso è inciso ad acqua forte con ornati e con lo stemma della famiglia Gradenígo. L'asta, coperta di velluto cremisi, ed ornata di bullette di ottone, è lunga * 1,95, e tutta l'arma 2,65. (Campo i). J. 142, 143. FALCIONI (il ferro soltanto) simili al nº J. 140, con incisioni consumate e stemma Gra denígo. (Campро В). J. 144. FALCIONE molto simi gliante al nº J. 140, ha il ferro lungo, 0,880; e la lunghezza totale, con la asta a sezione di rettangolo scanto nato, è di 2,740. Ha da ambe le parti alcuni ornati ed uno stemma incisi ad acqua forte. Questo è troncato, einalto porta le pezzedegli Angioini, e debbono essere una costoro con cessione; in basso un leone rampante a sinistra traversato da una banda caricata di tre rose. (Campo i). J. 145. FALCIONE per lama si mile al nº J. 140, con le due punte Falcione Falcione 112. di no J. 145. 1112. della costola a mo' di unfiore. Ha dino J. 140. uno stemma irriconoscibile, ma sem bra tedesco, e forse è quello di qualche comandante dei Colonnelli o Terzi stranieri che militarono per i varj sovrani che siguerreg giavano in Italia nel XVI e XVI secolo. (Camро і). J. 146. FALCIONE simile al nº J. 140. (Сатро В). Falcionedi nº J. 150. J. 147. 1110. FALCIONE. Il ferro lungo 0,87, ha la forma di una storta con le solite due punte presso la gorbia. È tutto ornato di arabeschi incisi ad acqua forte da ogni faccia, e nel mezzo è lo stemma de' Farnesi duchi di Parma e di Piacenza col collare del Toson d'oro, aggiuntovi posteriormente, non si saprebbe in qual SERIE J. 365 tempo, certo non prima del XVII secolo; imperciocchè lo stemma e lo stile dell'ornato è della fine del secolo XVI. L'asta è ornata di bullette d'ottone, e tutta l'arme è lunga 2,69. (Campo j). J. 148.- FALCIONE di forma poco diversa dal nº J. 145. La lunghezza del ferro è 0,73. Tutta l'arma, con l'asta, è lunga 2,60. (Campo j). J. 149. FALCIONE. Il ferro ha nella costola una specie di rebbia volto in alto, ed asta ornata di bullette, a mo' di rose, di ottone. Ha la marca di n° 97. (Campo А). J. 150, 151. FALCIONI veneziani da pompa sono tutti eguali nella forma, nelle dimensioni e negli ornati incisi ad acquaforte. Portano nel mezzo uno stemma che haun leone rampante traversato da una banda. La lunghezza del ferro è di 0,78, la larghezza 0,11 a 0,13; tutta l'arma poi con l'asta è lunga 3,18. (Сатро В). J. 152. FALCIONE eguale al prece dente. (Campo j). J. 153, 154. FALCIONI eguali al pre cedente. (Camро В). J. 155, 156.-FALCIONI veneziani eguali in tutto ai precedenti, (Camро А). J. 157. RONCONE (1). Ferro lungo 0,73. L'asta, lunga 1,90, è a sezione di un rettangolo scantonato. e tutta ornata di bulette di ottone. Porta la marca di n° 98. (Campo i). 97. 98. (1) RONCONE (lat. basso ronconus, franc. guisarme, ingl. gisarme, ted. Rosschinder), accresc. di Ronca, strumento Roncone di no J. 157. 110. agricolo convertito in arme d'asta. Il nome di Roncone tro vasi negli statuti delle città italiane sino dal XIII secolo nelle rubriche risguardanti le armi proibite, e la pena per chi le portava e feriva con esse. Quest'arma in origine non era altro che laronca degli agricoltori adoperata con asta, nella forma primitiva, anche per la guerra. Poscia, per renderla arma da punta e da taglio, fu fornita di uno spuntone, o quadrangolare o a lama di spada, nel prolungamento della costola, di una punta orizzontale nel mezzo di questa, e di due denti presso la gorbia. Per tali aggiunte o piuttosto perchè quest'arme si fece di maggiori dimensioni della ronca, si ebbe il nome di Roncone, comu nemente usato negli statuti mentovati. Comunque sia, l'uno o l'altro di questi nomi italiani, è quello che conviene all'arme descritta e chi voglia accertarsene consulti il GRASSI, Ragione di adoperar sicuramente l'arme, ecc. Venetia 1570, alla pag. 101, dove troverà ancora la figura. Ma i documenti migliori per la pro prietà del vocabolo sono gli statuti, di alcuno dei quali riporterò qui qualche 366 J. 158, 159. J. 160, 161. J. 162. CLASSE II.-- RONCONE come il nº J. 157. (Campo Е). RONCONI come il nº J. 157. (Сатро В). RONCONE simile ai precedenti. Donato dal conte di Budé. Porta la marca di nº 99. (Campo i). J. 163-165. RONCONI come tutti i precedenti, conbecco o giglio sulla costola scambio della punta. (Campo i). J. 166-169. PARTIGIANONI (1). Ferro striato e con spigolo, lungo 0,83, e con l'asta cilindrica 2,75. Il nº J. 169 ha la marca di nº 100. (Campo F). passo. Etquicontrafeceritpuniatur.... proense, lancea, vel lanzono,... vel spon tono, vel rangono, (roncono), vel aza, etc. Stat. civ. Veronae, (1450) lib. II, rubr. 31. Et quicumque dolose per cusserit.... cum.... dardo, spiedo, clava rina, falcione, seu mannarese, accetta, traferio, roncola, roncone, vel mannaria, vel securi, etc.-. Stat. civ. Lucensis, lib. iv, cap. CL. Gladii vetiti sunt infra scripti. Ensis, stocus, cultellus acutus...., insalma (gisarma?) fazonum (falzo num)..... falzae messorie....., cultrum...., ronconus et his similia, etc.-. Stat. civ. Terdonae, lib. iv. Arma ad offen sionem vetita sunt hec videlicet.... for conus et forchetta de ferro, spontonus, ronchonus et roncheta ferrea..., manaria cremonensis, falzonus a cavezo, clauus amolatus, etc. Stat. civ. Ferrariae 1228, in MURAT. Antiq. Medii aevi. Ⅱ. 515, E. Calcina con lancioni, Pece, pietre e ronconi, (1264-1348), 259,4. FRANC. BARBERINO Item vno roncone de ferro. Invent. Casseri Sanesi (1336), ANGELUCCI, Doc. ined. vol. I, par. II, 499. Avanti a li quali carri erano 200 99. Roncone di no J. 162. 100. 116. Partigianone di no J. 166. 112. armorari (milanesi, 24 maggio 1507) armati da capo a pede con ronconi lu centi, есс.-. АMBROGIO DA PAULLO, Cron. Milan. (1507), Misc., St. it., VIII, 198. (1) PARTIGIANONE. Accrescitivo di Partigiana.- Partesanoni con aste nº 276 Invent. Monit. Sale de' X (1548). Ms. Marciana, p. 39. Ed altrove: Par tesanoni con aste de frascine (frassino) senza pontali nº 130.- Ivi, p. 63.- Il detto Francesco (di Filippo Malevolti) lo ammazzò (lo schiavo che gli stava a guardia) con un partigianone, e così sciolse li compagni, e se n'uscirno e si am macchiorno, есс. 107. SOZZINI, Rivol. di Siena (21 marzo 1553). Arch. st. it. II, Giunto che io fui, appresso a me montava un bravissimo giovane mio servitore con un gran partigianone in mano-. Cellini, Vita (1558), , 149. SERIE J. J. 170. 367 PARTIGIANONE simile al nº J. 166. Ferro lungo 0,70, ornato già di fogliami, a contorni punteggiati nella lama e nella gorbia. Tutta l'arme è lunga 2,58. (Campo с). J. 171. PARTIGIANONE Come il precedente, con ferro lungo 0,80. (Campo A). J. 172. J. 173.-- PARTIGIANONE Simile al precedente. (Campo с). PARTIGIANA (1) col ferro lungo 0,64. Ha ornati incisi ad acqua forte nel primo quarto. Ha la marca di n° 101. (Cатро с). J. 174. PARTIGIANA della forma della precedente con ferro lungo 0,60 ornato di fogliami incisi ad acqua forte. (Campo d). J. 175. PARTIGIANA con ferro lungo 0,49, ornato di inci sioni ad acqua forte. (Campo m). J. 176. PARTIGIANA con 101. ferro lungo 0,62, largo 0,067 a punta tagliata ad angolo, della forma di nº J. 166, sgusciata e con lo spigolo mediano. È in parte for bito, in parte bronzato ed ornato di ageminature di oro, di figurine e tro fei incisi e dorati, dentro targhette romboidali ed elittiche circondate da globettini d'argento. La gorbia, istessamente ornata, si attacca alla (1) PARTIGIANA (franc. ant. parthisane, moder. pertuisane, ingl. partizen, spagn partesana, ted. Partisane), arme d'astacol di no J. 173. 1,10. ferro a due fili e acuto (v. la figura), che si poteva adoperare tanto da punta quanto Partigiana Partigiana di nº J. 175. 1/12. dataglio. L'uso di quest'arme sembra che incominciasse nel xv secolo, come ne siamo fatti certi da scrittori di quel tempo. Con ronche, epartigiane, e accette e spiedi-. CIRIFFO CALVANEO, IV, 112. Esso cavallaro.... ve mostrara una par tesana laquale e lauorata pur ala grossa, nui ne voressemo a questa foza alcune ma meglio lavorate et dorate in la forma chel pt . cavallaro ue informara, есс. —. LODOVICO GONZAGA, Lett. (12 maggio 1495), Arch. Gonz. F. II, 9. A di22 di Giugno 1495. Da Jacopo di mº. Luigi de morsi abiamo auuto 80 Partigiane grande fornite di tutto a L. 2 s. 18 l'una d'achordo che lui, ecc.-. Xdi Balía, Muniz., Arch. di Stato Fir , Cl. xIII, Dist. 2, n° 101, parte 3, c. 18 一. Parte sana con aste d'albeo (abete) rosse con pontalli, e do negre n° 58-. Invent. Monit. sale de X (1548), Ms. Marciana, p. 71. 368 CLASSE II. lama con pomo a spicchi; è attraversata da due rampinirivolti in senso opposto perpendicolari al piatto di essa. L'asta ottagona, è co perta di velluto cremisi, ornata di bullette d'ottone dorato. Tutta l'arma è lunga 2,55. È un lavoro italiano del secolo XVI. (Cam. 10). J. 177. PARTIGIANA simile alla precedente con ferro lungo 0,50. È ornato in basso di rabeschi punteggiati ed ha uno stemma che porta di rosso ad un capriolo d'argento accostato da due Galli af frontati di color naturale. Elmo posto di profilo con Gallo coronato percimiero.- Questostemma appar tiene alla famiglia de' conti Benaglio da Bergamo; e l'arma potrebbe credersi del tempo del conte Pier Giorgio che, nella seconda metà del secolo xv, servì donato di una catena d'oro la Repubblica Veneta in più guerre, e perciò nel l'anno 1495 (Ducale all'anno) fu creato cavaliere e (TETTONI, Teatro Araldico). (Cam. 19). J. 178. 一. PARTIGIANA con ferro nero a fiamma, lungo 0,41. È ornata di trofei, del sole col motto NEC PLURIBUS IMPAR, di gigli, di fame alate che dan fiato alle trombe, di svariati rabeschi, ed in mezzo, degli stemmi di Francia e Navarra sor montati da corona reale e contornati dai collari degli ordini di S. Michele e dello Spirito Santo, e tutto ciò in parte dorato, in parte ageminato di oro. Anche questa è un'arma della Guardia di Luigi XIV. Conserva la nappa di seta turchina con fili d'argento e la copertura dell'asta di velluto verde con bullette di ottone dorato, del tempo. (Cam. 30). J. 179. Partigiana di no J. 177. 1,10 PARTIGIANA della forma del nº J. 175. Il ferro nero è lungo 0,435, e per due terzi della lunghezza ornato di figure, foglie di palma e di alloro, di armi e di mascheroni a bassorilievo e di trafori. Il tutto è ageminato di oro. Nel mezzo è un Ercole stante sopra un piedestallo, messo in mezzo da due figure sedute e sormontato da un sole, effigiato dentro una formella circo lare, che ha intorno il motto NEC PLURIBUS IMPAR, proprio di Luigi XIV, ed appartenne alla Guardia di lui. È uno stupendo lavoro della fine del secolo XVII. Conserva tuttora la nappa con frange di seta * turchina e di oro, e la copertura dell'asta di velluto cremisi ornata di bullettine d'argento. (Cam. 31). J. 180. PARTIGIANA con ferro lungo 0,41. È ornata di rabeschi animali e figure tanto nel ferro quanto nella gorbia operati a bas sorilievo. Secolo XVI fine. (Cam. 31). SERIE J. 369 PARTIGIANA con ferro composto di un'aquila bicipite che J. 181. sostiene un sole sotto una corona reale con gigli, sormontata dalla cuspide a mo' di fiamma. Secolo XVII. (Cam. 30). J. 182. PARTIGIANÉTTA (1) con ferro a mezza foglia di ulivo che s'innalza sur una piastra circolare. (Campo F). J. 183. PARTIGIANÉTTA de' bassi uffiziali del reggimento dei fu cilieri dell'esercito sardo nel passato secolo. La forma del ferro e poco dissimile dal nº J. 175. (Campo F). J. 184, 185. J. 186. PARTIGIANETTE eguali alla precedente. (Campo F). PARTIGIANÉTTA con ferro simile nella forma al nº J. 175, nella metà inferiore traforato, col Leone di S. Marco sopra da ciascuna parte e sotto uno stemma con leone ram pante, ed altro col sole in cielo ed un delfino alato sull'acqua. Il ferro è forbito, e lungo 0,24. (Campo D). J. 187-194. PARTIGIANE. Ferro della forma del nº J. 175 ma con lama a biscia, lunga 0,45 e 2,18 con l'asta cilindrica ornata di bullette e di croci di ottone. Sul ferro è da ogni parte lo stemma di Savoia con la corona chiusa contornato dal col lare dell'ordine. A piè della gorbia è un gancio a testa di serpe ed alla estremità dell'asta lo spuntone. (Campo m). J. 195-197. Partigiana di nº J. 181. 1112. PARTIGIANE lunate con ferro lungo 0,46 e 0,60. (Campo m). J. 198. J. 199. Partigiana di nº J. 187. 112. PARTIGIANA come la precedente. (Campo c). PARTIGIANA come la precedente. (Campo m). J. 200.- PARTIGIANAcomele precedenti. Porta il nome L. GOVNOI. (Campo d). J. 201, 202. J. 203. J. 204. PARTIGIANE come la precedente. (Campo m). PARTIGIANA eguale alla precedente. (Campo d). PARTIGIANÉTTA con ferro forbito, simile alla precedente, lungo 0,26. Asta cilindrica di legno con bullette formanti la sigla (1) PARTIGIANÉTTA, diminutivo di Partigiana.- Dove per memoria di questo fatto lanciò (dicono) in mare una partigianetta che aveva in mano Eur. 6, 142. Catalogo R. Armeria. 24. 一. Storia 370 CLASSE II. di VITTORIO AMEDEO, e tondi entrovi, già, croci dell'Ordine, di ar gento, ora sparite. Lunghezza totale 2,15. (Campo b). J. 205, 206. PARTIGIANÉTTE simili alla precedente. Ferro lungo 0,23 e con l'asta 2,12. (Campo b). J. 207. PARTIGIANÉTTA forma simile alla precedente, con gli stemmi de' Visconti e della città di Milano, in mezzo ad ornati e trofei d'armi incisi ad acqua forte. (Campo b). Partigiana din J. 209. 1112. J. 208. Corsesca Partigiana di no J. 211. 112. di no J. 223. 1112. PATIGIANÉTTA poco dissimile di forma dalla precedente scolpita con ornati a schiacciato rilievo. Ha due stemmi, uno con leone rampante e l'altro non guari riconoscibile. Sembra di lavoro e di provenienza tedesca del principio del secolo XVII. (Campo a). J. 209. PARTIGIANA con ferro a fiamma, lungo 0,42 e 2,30 con l'asta. (Campo b). J. 210. PARTIGIANA a lingua di bue con punte laterali alla base. Ferro lungo 0,40, e con l'asta a sezione rettangolare 2,30. (Caтро В). J. 211-219. PARTIGIANE a lingua di bue. Il ferro porta la scritta G-GOVNOD ed è lungo 0,49, l'asta è cilindrica ornata di bullette. Tutta l'arma è lunga 2,32. (Campo d). SERIE J. 371 J. 220. PARTIGIANA a larga lama terminata con punta ad an golo lunga 0,57, con la marca di nº 102. Asta ottagona ornata di bullette d'ottone. Lunghezza totale dell'arma 2,50. (Campo d). J. 221. COLTELLACCIO a doppio filo, tedesco, inastato. Ferro lungo 0,56, e con l'asta 2,44. Porta la marca di nº 103. (Campo Е). COLTELLACCIO. Ferro a filo e costola, lungo 0,60, con J. 222. asta cilindrica. Lunghezza totale 1,80. (Campo E). J. 223-226. CORSESCHE (1) con ferro lungo 0,70, forbito e con l'asta 2,00, tutte eguali. (Campo Е). J. 227. CORSESCA italiana. Ferro a mo' di cuspide di lancia triangolare nel mezzo e due rami sagomati, lateralmente in basso, ri volti alla cuspide. (Campo A). J. 228. CORSESCA come la prece dente. (Campo А). J. 229.-CORSESCA. Ferro lungo 0,31 con l'asta nera, ornata di bullette con J. 230. capocchia di ottone. (Campo Β). CORSESCA come la prece dente. (Campo F). J. 231. CORSESCA di foggia ale manna con ferro nel mezzo a mò di + 102. 103. partigiana lungo 0,98, e due lame late rali a piedi, curve, rivolte in basso. Secolo xv1. (Campo E). J. 232. CORSESCA. Ferro lungo 0,61, com posto di una lama a due fili, larga 0,04, e di altre due, presso la gorbia, diritte rivolte in su, (1) CORSESCA (franc. corsèque, ingl. ranseurs, spagn. Corsesca di no J. 229. 1110, mediapica, ted. Ranseurs), arme d'asta con ferro amo' di spuntone nel mezzo, e due ale in basso di diverse forme e, in questa figurata a dietro, compiute da un'unghia, la quale serviva per afferrare l'armatura del cavaliere in qualche sua parte sporgente e atterrarlo. Quest'arme era specialmente in uso nelle fanterie italiane e còrse, onde ebbe il nome, nei secoli xv e xvI.- Quindi forse procedette, che alcuni del castello di Bibbiena, andati alla Tomba (nel Casentino) su quel del Ferruccio, ne presono certe lepre; e innanzi che se ne partissero, furono sopraggiunti da lui: il quale ricevendo quest'atto a dispregio suo et a gran villania, così come era armato di una corsesca, capovolgendosela in mano, dette a uno de' principali di quella compagnia tanto quanto le braccia li ressero-. F. SASSETTI, Vita del Ferrucci (1573-1577), Arch. st. it., IV, 1, 478. partigiane assai. Arme in asta vi son, picche, corsesche, E BUONARROTI, Fiera, 1, 3, 3. 372 CLASSE II. lunga ciascuna 0,130. Asta cilindrica, nera, ornata di bullette d'ot tone su quattro file parallele all'asta, lunga 1,96, e col ferro 2,57. (Сатро C). J. 233. J. 234. CORSESCA simile alla precedente. (Campo A). SPIEDO (1) con ferro in mezzo a mo' di quadrello, lungo 0,78 da potersi nascondere per due terzi nel bastone. Lateralmente ha due rebbj taglienti, lunghi 0,17, fissi, e due ganci. L'asta cilindrica è in parte un tubo di lamina di ferro, in parte è di legno. Secolo XVI. (Campo C). (1) SPIEDE O SPIEDO (lat. veru, lat. basso spiedus, spetus, franc. epieu, ingl. stecke, spagn. venablo, ted. Bratspiess). Arma d'asta, usata dalle milizie dei co muni italiani sino da tempo remoto e anche questa compresa tra le armi proibite negli statuti. La più antica me moria dello spiedo da guerra la trovo nel documento vercellese del 18 dicem bre 1202 già citato altrove:-Lanceas III. longas et vIII de milite valentes sold. xx.... spetos II. valentes solid. vi.... arcos IIII. etc. ANGELUCCI, Doc. ined. 1, 8. Et quicumque dolose percus serit.......... cum......... dardo, spiedo, cla uarina falcione, etc.- . E appresso:...... spiedum clauarinam, falcionem, etc.-. Stat. civit. Lucensis, lib. IV, cap. CL. Il DEMMIN parla dello spiedo per la caccia del cignale, ma questo aveva il ferro di tutt'altra forma come ha mostrato nelle figure 25 e 26 a p. 438. Alla p. 436, riporta i ferri di due spiedi da guerra ai n¹ 7 e 8, ma la forma non è quella di tal sorte di spiedi, perchè il ferro è Corsesca di no J. 232. 112. Spiedo di no J. 234. 1112. a foglia di ulivo, come quello delle lance. Oltre che nei documenti citati, ne abbiamo notizia negli scritti del Machiavelli, sull'ordinamento della milizia fiorentina, e negl'inventarj delle antiche armerie.- Harai non di mancho adver tenza che in ogni cento fanti si mantenga almeno 70 lancie, e il restante sieno fra ronche, spiedi grandi e balestre e scoppietti-. MACHIAV. Lett. (maggio 1507) Arch. st. it. xι, 415. Spedi da collo con aste negre n° 147- Spedi Bollognesi alla divisa ditta (Trivisana) n° 6. Spedi Furlani alla divisa ditta nº 11 Invent. monit. Sale de' X(1548), Ms. Marciana, p. 75 e 79. 一. Doi spiedi che servono per andare in ronda-. Invent. Fort. Duc. Urbino (1625); Arch. Stato Fir , Sez. Urb. Cl. III, Filza xxxiv, c. 110 e seg. De dreto erano altri 200ar mati similmente, mità con alabarde et mità con spedi folani (furlani) —. Ам BROGIO DA PAULLO, Cron. Milan. (1507) Misc. st. it. xIII, 198. SERIE J. J. 235. 373 SPIEDO con il ferro nel mezzo a mo' di quadrello lungo 0,62, e due rebbj dai lati, che formano un semicerchio, lunghi 0,21. Tutta l'arma è lunga 2,55. (Сатро с). J. 236. SPIEDO con il ferro nel mezzo a mo' di quadrello lungo 0,58, ed i laterali lunghi 0,20. Lunghezza totale con l'asta 2,60. (Сатро с). J. 237. SPIEDO A FORBICE (1), stupendo lavoro italiano della fine del xv o della prima metà del xvı secolo. Il ferro lungo 0,59 e largo Spiedo di no J. 235. 1112. Spiedo di nº J. 236. 1112. Spiedo di no J. 237. 1112. (1) SPIEDO A FORBICE, SPIEDO CHE SI SNODA, SPIEDO DA DUE ORECCHIE. Tutti tre questi nomi insieme, convengono al nostro bellissimo spiedo: perchè è da due orecchie, e queste si ripiegano a forbice, e tanto il ferro che l'asta si snoda. Ecco esempj, dellaprima metà del secolo xvı, di questa specie di spiedi, che erano armi di lusso e proprie solo de' principi.-Dui spedi da forbeso tutinegri con franza et veluto negro. Vno spedo da forbeso che se desnoda-. Libro Aquila (9 mar. 1543) c. 15, Arch. Gonz. Ite. Vn spedo da due orechie inasta (inastato) con E più vn spedo a vna foggia che se desnoda et fa spada da due mano che altre volte dono (dond) il s. Duca de franza rossa e verde guasta-. Ivi, c. 30. Vrbino al S. n.ro-. Invent. Armer. Costello (1542) Arch. Gonz. 374 CLASSE II. 0,036, è a cinque faccette longitudinali da ciascuna parte, due lisce e le altre con scanalature mistilinee ripetute in tutta lalunghezza. Apie' di questa lama a due fili, sono altre due minori a quarto di cerchio, formanti così una mezza luna, che si ripiegano sul mezzo ed insieme con la lama principale sono fissate sur un manico di ferro lungo 0,10, a sezione rettangolare, riunito all'asta a cerniera. L'asta, lunga 1,43, di legno, a sezione ellittica, ricoperta di velluto cremisi e guarnita di bullettine d'ottone dorato, disposte a rombi, è diviso in due parti ed ha fornimenti di ferro alla estremità supe riore, nel mezzo ed al calcio munito di puntale. Questi sono intagliati su fondo abbassato, con figure nude, guerrieri antichi (fra questi, Muzio Scevola), puttini, trofei d'armi, strumenti musicali e chimere. Tutto lavoro di bulino, con molto gusto, e messo ad oro. Come il ferro può ripiegarsi sull'asta, così anche questa si può ripiegare su sè stessa, e in tal modo l'arma che misura 2,12 si riduce alla lunghezza di 0,71. Il la voro, come ho detto a dietro, è italiano, de' bei tempi del risorgimento dell'arte, ed uno dei più pregevoli cimelj della raccolta. Nell'Armeria reale di Madrid esiste un'arma si mile a questa, riportata nell'opera La Armeria Real de Madrid, del signor JUBINAL (T. I, pag. e tav. 22); il quale, accennando come quest'arma si crede avere appartenuto a Pietro il Crudele, e che perciò do vrebbe risalire alla seconda metà del secolo xiv, molto saviamente mette in dubbio questa tradizione, opinando che debba attribuirsi al secolo successivo; ed io tengo per fermo ch'egli si apponga. (Arm. 11). J. 238. Spuntone di no J. 239. 1/12. SPIEDO con ferro a quadrello lungo 0,64. Tra il ferro e la gorbia ha una sfera, e di fianco vi sono duerebbj ad S. Asta ottagona ornata di bullette d'ottone. Lunghezza totale dell'arma 2,45. Сатро с). J. 239. SPUNTONE (1) da breccia, a lama triangolare. Ferro lungo 0,25 e con l'asta 2,20. (Сатро с). (1) SPUNTONE (lat. basso spontonus, franc. esponton, ingl. spontoon, half-pike, spagn. esponton, ted. Sponton). Arma d'asta, con ferro a mo' di un quadrello, o triangolare o tondo, adoperato ordinariamente nella difesa della breccia. È di re motissimo uso, e senza fallo la prima arma d'asta usata dall'uomo nella età della pietra, che la potè fare con un ramo d'albero aguzzato per via del fuoco. Anche negli statuti è tra le più antiche armi proibite. Nei secoli xvi a xvIII, lo portavano gli uffiziali di fanteria. Fa parte tuttora dell'armamento delle navi da guerra. Di sua mano col suo spuntone l'uccise-. G. VILLANI, VII, LXXXI, 246. Disse SERIE J. J. 240-242. J. 243. 375 SPUNTONI come il precedente. (Campo F). FORCA da scale, italiana. Nell'Arsenale di Ginevra si conservano alcune di queste forche tolte, nel 1602, alle truppe del duca CARLO EMANUELE I, sotto le mura di quella città. I due rebbj sono lunghi 0,26, i due crocchi 0,10, e tutta l'arma 2,230. (Cатро с). J. 244. Arma d'asta, il cui ferro è composto di una forca a due rebbj, di una roncoletta e di una piccola scure. È lungo 0,20, e con l'asta 2,00. (Campo F). Forca di no J. 243. J. 245. 1110 Picca di no J. 245. Picca 1/12 di no J. 246. 1112 PICCA da sergente d'archibugieri della Guardia reale della porta, nella reggenza di Madama reale GIOVANNA BATTISTA DI SAVOJA NEMOURS, moglie di CARLO EMANUELE II, e reggente dal 1673 al 1684. Ha in basso a traforo il monogramma composto dellelettere M. J. B. contornate da un laccio vagamente intrecciato e sormontato dalla corona reale, donde sorge la cuspide. È dorata e conserva tuttora l'asta del tempo. (Cam. 30). J. 246. PICCAda sergente d'archibugieri delle guardie del pa che .... se io non mi gli levavo dinanzi con uno spuntone, ch'egli aveva preso, mi traboccherebbe in terra insieme con quell'archibuso che io avevo in mano--. CELLINI, Vita (1558), и, 291. Spuntone da uffiziale, manicato-. Invent. Fe nestrelle (1733), Arch. di Stato, Torino, Sez. III, Mazzo 1º, n.º 14, Guard. 6.", Scanz. 2.3. 376 CLASSE II. lazzo sotto il regno di VITTORIO AMEDEO II (1686-1730), del quale porta il monogramma contornato dal Collare dell'Annunziata e sor montato dalla corona reale. È tutta dorata e conserva ancora l'asta antica. (Cam. 18). J. 247. PICCA simile alla precedente, ma con qualche variazione nel monogramma dello stesso principe. È di ferro, forse una volta dorato, ora di color viola. (Cam. 18). J. 248, 249. PICCHE come le precedenti, con il monogramma di VITTORIO EMANUELE I. (Cam. 18). J. 250. Picca eguale alle precedenti. (Cam. 19). J. 251. PICCA (1) da uffi ciale con lo stemma di Francía. Ferro lungo 0,22, e con l'asta, guarnitadi bullette d'ottone, 2,22. (CampoD). J. 252. PICCA da ufficiale dei reggimenti di fanteria pie montesi, simile alla precedente, conferro lungo 0,26. (Campoо D). PICCA da ufficiale dei J. 253. reggimenti piemontesi. (Campo a). J. 254. Picca da ufficiale come la precedente. (Campo F). (1) PICCA (franc. pique, ingl. pike, spagn. pica, ted. Pike, Spiess). Arma simigliante, per la lunghezza dell'asta al contus e alla sarissa degli antichi. Picca di nº J. 248. 1112 Picca di nº J. 251. 1112 Ne fu ripreso l'uso nella seconda metà del secolo xv e fu l'arma propria dei fanti, onde il nome di picchieri, e durò fino al principio del secolo XVIII. I pic chieri si dissero anche picche, e si distinsero inpicche armate e in picche secche, secondo che avessero, o no, il corsaletto ed il morione. Furono specialmente nominate nell'uso di quest'arma le fanterie svizzere, in que' tempi assoldate in parecchi eserciti di Europa, che ristabilirono la falange Macedònica, detta Bat taglia. La lunghezza era, secondo il Machiavelli, di nove braccia (5,247) e secondo il Montecuccoli di quindici piedi (7,845) e oltre. La nostra picca da ufficiale era dimolto minori dimensioni nel tutto insieme, ma talora aveva il ferro più lungo, a foglia di ulivo, o a lingua di carpio. Hanno i fanti per offesa una lancia, nove braccia lunga, la quale chiamano picca-. MACHIAV. [GR ]. Oltra di questo se tu trovi di poter havere, senza dar molestia alla Illustrissima Signoria fino a tremila lance, cioè, picche da fanti a pie', falle comperare ecc.-. Cardin. BIBIENA (18 apr. 1517), Lett. Princ., 1, 34. SERIE J. J. 255. J. 256. PICCA da ufficiale come il nº J. 252. (Campo a). PICCA come la precedente. (Campo D). 377 J. 257, 258.-PICCHE da ufficiale simili alle precedenti, con croce e corona reale. (Campo a). ALABARDINA con il ferro eguale al nº J. 40, forbito. J. 259. (Campo a). J. 260. PICCA da ufficiale dei reggimenti piemontesi. Porta uno stemma conla croce di Savoja circondato dal collare dell'ordine e da fogliami, incisi ad acqua forte e dorati. È del tempo di VITTORIO AMEDEO II, ma posteriore all'assunzione di lui al trono di Sicilia. (Campo a). Picca di no J. 260. J. 261. J. 262.-- Picca- 1112 di no J. 261. Buttafuoco 1112 di no J. 263. 1,10 PICCA da sergente bombardiere. Ferro parte inciso, parte operato di tutto tondo, lungo 0,265 e con l'asta 1,80. (Campo F). PICCA da sergente bombardiere del XVI secolo, eguale alla precedente. (Campo E). J. 263-265. BUTTAFUOCHI (1) inastati con uno spuntone trian golare (lungo 0,31) nel mezzo, per difesa del bombardiere, e duc . (1) BUTTAFUOCo (franc. boute-feu, ingl. linstock, spagn. botafogo, ted. Lunten stock), detto anche lancetta. Strumento che serviva per comunicare il fuoco al cannoneper mezzodella cordamicciache si avvolgeva alla sua estremità, superiore Ven'erano didue sorta; cioè uno corto e manesco, col quale si appiccava il fuoco, eunaltro lungo inastato, che è quello della figura, pertener sempre la miccia ac ce-sanellabatteria. Questo si componeva dell'asta delle due serpentine, dello spun 378 CLASSE II. serpentine dalle bande per avvolgervi la miccia, usati in Italia dal xvi al XIX secolo, e circa il mezzo del cinquecento introdotti in Francia ed in Inghilterra. (Campo Ε). J. 266. BORDONE fornito di spada e di due altre lame inclinate È di fabbrica milanese, di armajuolo che aveva la sua officina AL SEGNO DEL CORALO. Il bastone è lungo 1,59; inferiormente di legno, con ghiera di ferro, e superiormente, per 1,01, di lamina di ferro, tutto coperto di pelle nera, compiuto con una impugnatura incampanata con cornicetta in basso e capitello a baccelli in alto. La lama principale, a sezione di rombo, è lunga 0,81, larga 0,022, le due minori, che portano l'iscri zione a sezione esagonale irregolare, sono lunghe 0,193, e larghe al tallone 0,014. (Сатро С). J. 267-269. BRANDISTOCCHI (1) con tre lame. Il primo ha la maggiore nel mezzo robustissima, lunga 0,835, larga 0,026: le due minori da questa divergenti, lunghe 0,20, larghe 0,011. Tutte tre sono nascoste in un fodero di lamina di ferro a tone per ferire, e della punta per piantarlo in terra. Quando sei per andar in fattione....... et sempre haver ap presso di te la tua lancetta, con il suo stopino attorno, et che essa lancetta habbi gli suoi ferri et serpe, l'un ferro per ficcarla in terra, et l'altro per ferri (ferire), bisognando le due serpi per tenir la corda accesa acciò s'una s'estin guesse l'altra sij in pronto come vederai qua sotto 一. Porto di Andrea Foco, Ms. Bibl. Reale Torino, 1570. più questi duo Buttafuochi da dar il fuoco a qualunque pezzo l'vno corto et l'altro longo......... Questo corto basta che sia di vno brazzo e mezzo, et quest'altro deve esser vn palmo più longo che non son io. Bisogna c'habbia queste due Serpentine da metter la corda da dar fuoco all'artiglieria, et questo ferro di partegiana, da difender la mia persona, et a quest'altro capo ha d'havere questa punta............. da cacciare Brandistocco di no J. 267. 1116 il buttafuoco in terra ecc.-. COLLIADO, Prat. man , Rag. 11, 348. (1) BRANDISTOссо (franc. brin d'estoc, ted. Wurfspietz). Nome dato ad un arma a tre lame, una lunga a mo' di spada nel mezzo e due corte dai lati, tutte na scoste dentro un tubo di lamina di ferro simigliante ad un bastone, dalquale si fanno uscir fuori con un movimento orizzontale dall'innanzi all'indietro. L'uso di quest'arma incominciò nel secolo xvi. BRANDISTOCCHI inastati scudi 7 l'uno Nota di prezzi d'arme (1633), Arch. Stato, Fir , Urbino, Cl. 2.ª Div. A, Filz. 111. S'adoperava incessantemente la pala e la zappa e nell'istesso tempo la spada ed i brandistocchi, arma che mirabilmente serviva, perchè essendo una corta picca si maneggia con facilità, e con forza rispinge-. NANI [Gr]. SERIE J. 379 cono tronco di base ellittica, rassimigliante a un bastone da appog giarsi. Gli altri due differiscono di poco dal primo. (Camро С). J. 270-276. LANCE DA TORNEO, con ferro a foglia di edera lungo 0,09, e asta scanalata lunga 2,00. A 0,45 dal calcio, ha la impu gnatura, sopra la quale talvolta è una lamina di forma conica a contorno còncavo per difesa della mano, detto padiglione. Sono inal berate da alcune armature equestri, come a suo luogo è notato. J. 277. LANCIA per la corsa dell'anello. Ferro conico lungo con la gorbia 0,20. Asta a cono tronco lunga 1,27, finita da un piano formato da quattro gigli, sul mezzo de' quali posano quattro ale • traforate ed intagliate, a mo' di mensole a rovescio. Segue il manico cilindrico coperto di velluto cremisi, ed il calcio a mezzo balaustro; per ciò, la lunghezza totale della lancia è di 1,75. J. 278. LANCIA bicuspide con ferro a biscia, di damasco age minato d'oro, lungo 0,31, ed asta 2,25, arma propria dei Malesi. (Rot. , Arm. 52). J. 279. LANCIA bicuspide, ferro di damasco lungo 0,25 con ornati a bassorilievo dorati e gorbia d'ottone. Asta cilindrica di noce con calzuolo dello stesso metallo, lunga 2,60. Arma indiana. (Rot , Arm. 63). J. 280. LANCIA tricuspide, malese, con lame damaschine a biscia lunghe 0,35 ed asta 2,30. (Rot , Arm. 47). J. 281. LANCIA tricuspide, malese, di ferro damaschino simile alla precedente. (Rot , Arm. 47). J. 282. LANCIA tricuspide, ferro di damasco con due punte minori alla base. (Rot., Arm. 47). J. 283. LANCIA tricuspide con ferro di damasco simile alla prece dente. (Rot., Arm. 47). J. 284. LANCIA malese con ferro di damasco a mo' di fiordaliso. (Rot , Arm. 47). J. 285. LANCIA con ferro di damasco, simile alla precedente. (Rot., Arm. 47). J. 286. LANCIA con ferro di damasco, che ha una lama in mezzo a foglia di salvia, e due rami appuntati in basso a semicerchio. (.Rot., Arm. 52). J. 287. LANCIA tricuspide con ferro di damasco a biscia, simi gliante al nº J. 280 lunga, 0,48 e con l'asta 2,60. (Rot , Trof. 63). J. 288, 289. LANCE tricuspidi giapponesi, con ferro lungo 0,16 е 2,80 con l'asta, che ha ornati scolpiti e indorati, ghiera e puntali di ferro e custodia della lancia, di legno verniciato nero. (Rot , Trof. 63). J. 290. TRIDENTE ( Tumba) giavese. (Rot , Trof. 63).. J. 291, 292. LANCE malesi, a cinque punte. di ferro damaschino con doratura. (Rot , Arm. 47). 380 J. 293. Arm. 52). J 294, 295. J. 296-304. del Mar Pacifico, J. 305, 306. Arm. 51). J. 307, 308. cifico. (Rot., Arm. 49). J. 309-312. J. 313. CLASSE II. LANCIA amata, di ferro damaschino, indiana. (Rot , LANCE amate del Macassar. (Rot , Arm. 51). LANCE di legno amate e a barbette, degli isolani e di quelli di Giava. (Rot., Arm. 49). LANCE di legno dentate,degli stessi popoli. (Rot., LANCE conferro dentato, degl'isolani del Mar Pa LANCE indiane, con ferro dentato. (Rot.,Arm. 49). LANCIA eguale alla precedente. (Rot , Arm. 51). J. 314, 315. (Rot., Arm. 49). J. 316. LANCE simili al nº J. 307, con cuspidi di legno. PEMULA. Sorta di lanciotto del Macassar, con cuspide di legno. (Rot., Arm. 49). LANCIAdelMacassar, con asta di canna e cuspidedi legno. J. 317. (Rot., Arm. 49). J. 318, 319. LANCE di legno, lunghe 2,40, aguzzate da ambedue le parti con ornamento di spago colorato circa al terzo, che serve da impugnatura. (Rot., Arm. 49). J. 320, 321.-LANCE con cuspidi di legno a fogliad'ulivo. (Rot., Arm. 49). J. 322, 323. J. 324-326. LANCE tutte di legno. (Rot., Arm. 51). LANCE con asta di legno, guarnita per quasi tutta la loro lunghezza di quattro file di denti di pesce cane, proprie dei selvaggi della Nuova Olanda, lunghe 1,77, a 2,00. (Rot., Arm. 49). J. 327. FRECCE (tre) tutte di legno, anche nella cuspide, proprie degli abitanti della California. (Rot., Arm. 49). J. 328. LANCIA di legno duro, lunga 2,45, ornata di penne di pappagallo, con un vuoto verso il calcio, nel quale gl'indiani del Parà sogliono mettere tante pietruzze per quanti nemici essi hanno ucciso in guerra. Non possono usare di questa lancia, se prima non si sono segnalati in tal modo. (Rot.,Arm. 51). J. 329. Arm. 47). J. 330. LANCIA con ferro damaschino a biscia e traforato. (Rot., LANCIA con ferro di damasco, fatto a mo' d'impennatura di freccia. (Rot., Arm. 47). J. 331. minato di oro. (Rot , Arm. 52). LANCIA a mo' di partigiana, con ferro damaschino age J. 332. LANCIA simile alla precedente con ferro di damasco. (Rot., Arm. 51). SERIE J. 2 J. 333. J. 334. 381 COLTELLACCIO con ferro piegato in alto in forma di scure. (Rot , Arm. 51). LANCIA con ferro damaschino a foglia di salcio, e ghiera d'argento (Rot., Arm. 51). J. 335, 336. LANCE con ferro lungo 0,35 e lunga gorbia. (Rot , Arm. 51). J. 337. gorbia. (Rot., Arm. 52). J. 338-341. LANCIA con ferro a foglia di salcio ornata di ottone nella LANCE diverse, alcune con asta di canna. (Rot, Arm. 51). J. 342. LANCIA con ferro di damasco a biscia lungo 0,28 e con l'asta 2,15, propria dei popoli del Malabar. Donata alla M. del re VITTORIO EMANUELE II, dal conte Waldbourg-Truchsess. (All'Arma tura di nº B. 52). J. 343. LANCIA con ferro damaschino a foglia di salice lungo 0,60 sopra ad un tempietto di stile moresco ageminato di oro, ed asta foderata di velluto cremisi, con bullette dorate. Lunghezza to tale 2,45. (All'Armatura di nº B. 50). J. 344. LANCIA indiana (diWoes Negoro), con ferro di damasco a biscia, traforato, lungo 0,30; gorbia di ottone assai lunga ornata di rosette a stampo; asta di noce con puntale di ottone compiuto da una ghianda di ferro. Lunghezza totale 2,44. (Rot , Trof. 63). J. 345. LANCIA simile alla precedente, con ferro di damasco, lungo 0,40 e con l'asta 2,40. (Rot , Trof. 63). J. 346 J. 347. J. 348-350. LANCIA indiana simile alla precedente. (Rot., Trof. 55). LANCIA indiana, senza ferro (Rot , Trof. 55). LANCE indiane con ferro di damasco. (Rot , Arm. 49). J. 351-354.- LANCE indiane con ferro lungo 0,40, a foglia d'ulivo, gorbia assai lunga e asta di bambù. (Rot , Arm. 49). J. 355-360.- LANCE indiane simili alle precedenti. (Rot , Arm. 51). J. 361. LANCIA con ferro a foglia di salice lunga 0,23, con l'asta 1,75, coperta di lamina d'argento, con fogliami a stampo, dorato. (Rot. , Arm. 53). J. 362-364. LANCE con ferro a foglia di ulivo lungo 0,30, ed asta di legno, lunga 2,00. (Rot., Arm. 51). J. 365-372. LANCE indiane. Ferro a foglia di ulivo. (Rot , Arm. 51). J. 373-375. J. 376, 377. LANCE indiane come le precedenti. (Rot , Arm. 49). LANCE con aste di bambù la prima e di legno ferro la seconda. (Rot., Arm. 51). J. 378, 379. LANCE indiane con ferro di damasco, ageminato di argento. (Rot , Arm. 49). 382 J. 380-387. di canna. (Rot , Arm. 49). J. 388. CLASSE II. LANCIOTTI con cuspidi di legno dentate, di osso e LANCIA con ferro ad alette, degl'isolani del Mar Pacifico. (Rot , Arm. 49). J. 389-390. LANCE come le precedenti. (Rot , Arm. 51). J. 391. LANCIA (Tumba). Solo ferro, degli isolani di Giava. (Rot., Arm. 51). LANCIA con ferro di damasco, inciso e ageminato d'oro. J. 392. (Rot., Arm. 52). J. 393. J. 394. J. 395. LANCIA indiana con ferrodi damasco. (Rot., Arm. 52). LANCIA abissina con ferro lungo 0,65. (Rot. Arm. 53). LANCIA indiana con ferro di damasco atre spigoli, pro fondamente sgusciate. (Rot., Arm. 52). J. 396, 397 . LANCE giapponesi con cuspide di ferro a mo' di quadrello. (Rot , Trof. 63). J. 398-401. J. 402. LANCE degl'isolani del Mar Pacifico. (Rot. Arm. 49). PICCA (Tidjaio) del Macassar, con cuspide di ferro e guarnizione di crini rossi. (Rot , Arm. 52). J. 403, 404.- PICCHE indiane, con ferro di damasco ageminato di oro. (Rot. , Arm. 51). J. 405. SPUNTONE triangolare. (Rot., Trof. 63).- J. 406.- SPUNTONE, Simile al precedente. (Rot , Arm. 49). J. 407, 408. Arm. 51). J. 409. SPUNTONI con ferro a forma di quadrello. (Rot , ALABARDINO arabo con ferro a mo' di scure e becco, e lama a foglia d'ulivo nel mezzo, ageminato di oro. (Rot , Arm. 52), J. 410. ALABARDINO arabo con ferro damaschino ageminato di oro, lungo 0,31 ed asta, coperta di damasco cremisi con bandelle ad agemina di oro e grosse bullette dorate, lunga 2,35. (Rot , Armat. di nº B. 51). J. 411, 412. FALCI giapponesi (sciabole inastate) con lama lunga 0,80 e con l'asta 2,50. (Rot. , Trof. 63). J. 413. SCIABOLETTA come le precedenti con lama lunga 0,35 e con l'asta 2,25. (Rot., Trof. 63). LANCE indiane, diverse, con ferro a foglia d'ulivo. J. 414-421. (Rot , Arm. 53). J. 422. LANCIA uncinata degli isolani di Giava. (Rot , Arm. 53). J. 423.424. J. 425, 426. J. 427. LANCE indiane come le precedenti. (Rot ,Arm. 53). LANCE indiane a denti. (Rot., Arm. 53). LANCIA indiana a doppio ferro, uno a mo' di spada, e l'altro a mo' di spuntone quadrangolare contarsíe di ottone, e l'asta rivestita interamente di filo di ottone. (Rot., Arm. 53). SERIE J. J. 428. 383 LANCIA indiana conferro aspigolo nel mezzo e ad alette e due ganci inferiormente, uno opposto all'altro. (Rot , Arm. 53). J. 429, 430.- GRAFFI inastati, di ferro ad un rebbio. (Rot ,Arm. 53). J. 431. LANCIA abissina. (Rot. , Arm. 53). J. 432. LANCIA uncinata degli isolani del mar Pacifico e di Giava. (Rot , Arm. 53). J. 433, 434. J. 435. ALABARDINE come il nº J. 40. (Campo a). ALABARDA eguale al nº° J. 64. (Campo t). SERIE L. Armi da corda e lanciatoje (*). L. 1. BALESTRA (1) A MARTINETTO E MARTINELLO. Arco fortissimo di acciajo, con marca n° 104, e noce dello stesso metallo. La corda è rotta. Per armarla si adopera lo strumento chiamato martinetto, che si descriverà sotto i numeri L. 17 e 18. Questa balestra della forma più vecchia ha il fusto o teniere diritto di legno nero tutto impiallacciato ed intarsiato di avorio con assai belli ornamenti e storie di stile del risorgimento delle arti in Italia. 104. (*) ARMI DA CORDA E LANCIATOJE (franc. arme de jet, ingl. missile weapon, spagn. arma de cuerda, ted. Wurfwasse). Riunisco insieme in questa serie L. tanto le armi e gli strumenti adoperati per lanciare quanto le armi od altro lanciabili. Il più antico modo per iscagliare projettili fu il braccio stesso dell'uomo; ma la gittata era corta, e non potevasi ferire molto da lungi. Perchè si studio il modo per avere un ampiezzadi tiro maggiore e fu inventata la fionda (fonda, fromba o frombola, lat. funda, franc. fronde, ingl. sling, spagn. honda, ted. Scleu der). Floro e Vegezio attribuiscono l'invenzione della fionda ai Baleari, Plinio ai Fenici; comunque sia però, è certo che i primi da tutti gli storici sono pre dicati come peritissimi frombolieri. L'invenzione dell'arco, segui tosto quello della fionda, e ultima venne la balestra, la quale, come vedremo appresso, chec chè ne dica il De Chesnel, era conosciuta e adoperata dagli antichi (Vedi la, n.1. I projettili, da scagliare con queste armi, erano: per le fionde, i ciottoli o le ghiande di piombo o di terra cotta; per gli archi e le balestre, le pallottole di terra rassodata o di piombo (onde gli archi e le balestre ballottaj), e le frecce di diverse specie. Le cerbottane poi, chè anche queste fanno parte della serie, traevano o pallottole o sottilissime frecce di legno. Tanto delle armi quanto dei projettili, si daranno maggiori notizie appresso, al luogo opportuno. (1) BALESTRA (lat. manubalista, arcubalista, lat. basso albalesta, balesta, balista, balistra, franc. ant. arbaleste, mod. arbalète, ingl. cross-bow, spagn. ballesta, SERIE L. 385 Le parti superiore ed inferiore del teniere sono ornate con trecce, e da due liste con fogliami, delfini, e quadrupedi diversi, che, supe riormente, mettono in mezzo una candeliera di foglie d'acanto con figurine fantastiche, animali e due bei puttini in alto; ed inferior mente mascheroni, bucranj, festoni di frutte, erme, ed a piedi una Giuditta nuda, con la spada nella destra e la testa di Oloferne nella sinistra, ed a capo una donna succinta che si caccia un pugnale nel seno, forse Lucrezia. Balestra a martinettodi nº L. 1. 116 ted. Armbrust). Arma da corda manesca, composta: dell'arco (lat. arcus, franc. arc, ingl. bow, spagn. verga, ted. Bogen), di legno o di corno, ma più comune mente di acciajo ; del fusto (franc. arbrier, spagn. tablero, cureña, ted. Rüstung) detto anche teniére; della nóce (franc. noix, ingl. nut, spagn. nuez, ted. Nuss), la quale è un disco di corno di cervo o di metallo ; della chiave o manetta (franc. clef, ingl. key, spagn. llave, ted. Spanner); della corda o nervo (franc. corde, ingl. chord, string, spagn. cuerda, ted. Sehne). Era di varie grandezze se condo l'uso cui doveva servire, cioè che si avesse a maneggiare e caricare da unuomo solo e fosse portatile, o si ponesse a difesa delle mura. Per ciò distin guesi in manesca e da posta. Il nome balestro e balestra è un accorciativo di Catalogo R. Armeria. 25. 386 CLASSE II. Nei fianchi, sono storie del vecchio testamento, intarsiate. A sinistra è la creazione di Eva ed il paradiso terrestre con quadrupedi e vola tili ; Adamo che accetta da Eva il pomo, e la cacciata d'ambedue da quell'Eden. A destra combattimento di cavalli dell'esercito di David e quello del ribelle Assalonne, che si vede appiccato pe' capelli ad un albero e trapassato da tre lance de' nemici. Nel sottocalcio impiallacciato è uno stemma inquartato 1º e 4º ad un capriolo, 2º e 3º ad un leone rampante a codabipartita; cimiero, cigno uscente a destra con ali spiegate. Sopra, èla data del 1579. Non si saprebbe indicare a qualefamiglia appartenga questo stemma, che potrebbe essere non italiana, e probabilmente tedesca; nulladimeno il lavoro è senza alcun dubbio italiano. (Arm. 10). L. 2.- BALESTRA svizzera del secolo XVI come la precedente con teniere di noce impiallacciato di avorio inciso ad ornati , cartocci, mascheroni, animali, festoni di frutte, ed intarsiato con rosette, filetti arcobalestro, come nel latino balista è di arcubalista. Il DE CHESNEL (Diction naire des armées, etc.), dice che: Cette arme était inconnue des anciennes, quoique leur baliste à main eût quelque analogie avec elle, etc.-. Ma Vegezio ne parla assai chiaramente come segue : Erant tragularii, qui ad manubalistas vel arcubalistas dirigebant saggittas-. VEGET , 1. 11, cap. xv. Ed affinchè non si scambiassero queste con la balista macchina, e la carrobalista, le descrive separatamente così: Carrobalistas aliquanto majores (hae enim longius et vehementius spicula dirigunt) superpositas curribus, cum binis equis aut mulis post aciem ordinari convenit, etc.-. Op. cit. I, cap. xxiv. Balista funibus, nervis, chordisque tenditur, quae quanto polixiora brachiola habuerit , hoc est, quanto maior fuerit, tanto spicula longius emittit, etc. Op. cit , Iv, cap. xx . Dunque l'arcobalestro, o semplicemente il balestro o balestra, era conosciuto dagli antichi. Nel medio-evo è nominata la balestra da Anna Comnena e da Guglielmo da Tiro al tempo della prima crociata (1098). Nel 2º concilio del Laterano(1139) ne fu proibito l'uso tra' cristiani, ma permesso contro gl'infedeli! Riccardo Cuordi Leone armò di balestre i fanti del suo esercito nel 1198, non badando punto al cánone del concilio nè al breve d'Innocenzo III che lo confermava. In Italia trovo nominata la balestra in una scritta d'alleanza tra Genovesi e Alessandrini, giu rata il 21 di febbraio del 1181 che dice così: In nomine domini amen. nos ianuenses consules...... dabimus eis usque in ducentos arciferos. et tres magistros lignaminis. et unun ingeniosum artificem. et balistarios decem..... et centum ser vientes arciferos cum predictis magistris arciferis et balistariis, etc.-. Monum. Hist. Patriae, T. 11, col. 21. In un documento dell'Archivio di Vercelli del 28 di dicembre 1202, si legge : Albalestam vnam ossi valentem libras x imperial. Item aliam balestam ligni similiter valentem libras decem, etc.-. ANGELUCCI, Doc. ined. 1, 9. E si a li mei compagnoni commo a tuti li oltri sovra dicti eo comandaro che zasscadum debia aver recovrado una bona ballestra et sufli ciente et bene adparejada de corde et de crocho, la qual sia soa propria, ecc.→→ Miliz. popol. Ven. (1300), ANGELUCCI, Tiro al segno, ecc. Doc. xxxvi. SERIE L. 387 è mostri. Presso la testa del teniere, al disotto è un cacciatore che suona il corno in costume de' tempi di Enrico IV. Nella parte supe riore è la scritta- No jjo-. Nel sottocalcio è inciso uno stemma spac cato, l'armadi Sassonia a sinistra e due spade incrociate a destra. L'arco, d'acciajo, robustissimo, ha la marca di n° 105. La noce è di osso, e la corda si compone di parecchi fili di canapa uniti insieme e ricoperti di altri fili. La corda che assicura l'arco al teniere è dorata e ornata di fiocchi di seta verde. È fornita di traguardo con lastretta mobile verticalmente, e di unarnesetto, fatto di corno, per tenere a posto l'asticciuola 105. della freccia. Ha il doppio scatto (V. la nota 2, al nº M. 9), come le armi dettedi precisione, ed appunto a tal genere appartiene questa L. 3. balestra, che era di quelle adoperate per il tiro al segno. (Arm. 10). Balestra svizzera del secolo XVI simile alla precedente e come quella da bersaglio. Ha impiallacciature d'avorio con ornati, Le balestre, eccettuate quelle a pallottole, si caricavano in quattro maniere, conquattro strumenti diversi, onde il nome ad esse, detti: crocco (spagn. ganco); leva (franc. pied-de-biche, ingl. goats-foot lever, spagn. gafa, ted. Geisfuss); mar tinello o martinetto (franc. cric, cranequin, ingl. windlass, spagn. cranequin. ted. Winden); molinello o mulinello, o arganello, o tornio, o cianfogna (franc. moufle, tours, ingl. windlass, spagn. armatoste, torno, ted. Flaschenzug). Questa ultima balestra di maggiori dimensioni delle altre, era da posta e si adoperava sulle mura o alla difesa de' serragli. Dalla porta e antiporta e mura scoc cavano le balestra a tornio e a staffa, che il tuono del romore piuttosto cre sceano che facessero danno-. F. VILLANI. II DEMMIN dice che: C'est de cette arbalète que les arbalétriers génois étaient armés à la bataille d'Azincourt (1420) Op. cit , p. 497), forse perchè queste balestre avevano la staffa; ma egli si inganna a partito, perchè queste non sono portatili e non sono le sole ad avere la staffa. In fatto vi era una sorta di balestra da guerra fornita di tale arnese, e per ciò addimandata balestra a staffa, che si caricava con i crocchi o con la leva, e di questa per l'appunto erano armati i balestrieri genovesi, non so se anche a quella d'Azincourt, alla battaglia di Crecy nel 1346, nella quale furono inferiori agli arcieri inglesi nella rapidità del tiro. Da uno scrittore sin crono, ne sappiamo la cagione così:- Po' sopravvenne una sciagura. Era stata uno poco de pioverella. La terra era infusa (bagnata) e molle. Quanno boleano (i balestrieri) caricare la valestra, mettevano lo pede ne la staffa (onde anche il nome di balestra a un piede e a due piedi). Lo pede sfuiva. Non poteano ficare lo pede in terra-. MURAT. Racc. siner. (1346), in Antic. Ital. Ⅲ, col. 301. Avevano anche altri nomi, come sarebbe: Balestra grossa, a bolzoni, a staffa, aunpiede, a due piedi, a panca, a tagliere, a telaro, a bussola, a girella. Il modo di caricarla più faticoso, era quello con i crocchi nella balestra a staffa. Il bale striere poneva il piede nella staffa, e incurvandosi, agganciava con i due crocchi pendenti dal cinto, la corda e rialzandosi la poneva sulla tacca della noce. A suo luogo si parlerà della balestra a pallottole. Vi sono anche balestre con ruota dentata e gancio per caricarla; con canna che si arma con una bacchetta, a mano; chinesi a ripetizione, ecc. e balestrini che vedremo appresso. 388 CLASSE II. draghi alati e figure graffite. La noce è d'osso, e l'arco ha la marca di nº 106. (Arm. 10). L. 4. BALÈSTRA A LEVA (1) con robusto arco di acciajo, teniere di legno noce e corda di molti fili di canapa, noce di osso, manetta e guarnimenti di ferro. Sull'arco è inciso il motto ECCE AGNVS DEI.pre ceduto, intrammezzato e seguito dalla marca di n° 107 ed il nome dell'ar tefice IOAN BLANCO, accompagnato dal mede simo numero e specie di marche. Sulla manetta è il nome dell'artefice MI GVEL LVVIELA, am bedue spagnuoli e che operavano nel mezzo del secolo XVI (2). È la (1) BALESTRA A E DA LEVA, addimandavasi quella che si caricava con lo strumento che ha questo nome. Il quale è composto di un braccio di ferro biforcato verso il mezzo della lunghezza ed all'estre mitàripiegato amezzo cerchio, con uno odue ganci snodati che, afferrata la corda, fa cendo girare i due rami sui perni di ferro posti ai lati del teniere, la traggono e ap piccano alla tacca della noce. Era questa l'arma dei bale strieri a cavallo, ma di mi nori dimensioni, e con la leva fissata sul teniere. Vna lieva buona et vna trista-. ANGELUCCI, Doc. ined , 1, 510 Balestra a leva di nº L. 4. 117 (1356).- Quatro balistre cum le sue leue con l'impresa de podestadj che le donauano alj Signori. Vna balestra alla todesca con fusto lauora et indoraet tenere de osso bianco con la leua in el tenere-. Arch. Gonz. Libro Aquila (1543), с. 33. V. anche la n. 1 a pag. 384. (2) Nell'armeria di Madrid esistono varie balestre di questo artefice e con la stessa marca (n.º 156, tav. v, nel catalogo del 1854). 11 n.º 605 (col n.º di fab SERIE L. 389 balestra ordinariamente usata dai balestrieri, cioè quella detta da munizione. (Arm. 10). BALÈSTRA DA LEVA come la precedente, salvo che dalla L. 5. noce alla testa del fusto ha nel mezzo una lista d'osso scanalata. Sulla costola dell'arco, innanzi, è il motto : IN DOMINO CONFIDO con la marca di n° 108 che indica la città ove fu fabbricato, cioè Toledo; dietro è il n° — 4°, e sulla faccia convessa le lettere.L ° M °. Sulla manetta è ORTEGA e la marca di n° 109. (Arm. 10). L. 6. BALÈSTRA DA LEVA come le precedenti del secolo xvi, fab bricata a Milano da un balestrajo spagnuolo. L'arco è di acciajo assai robusto, il teniere di legno noce, la noce di osso, la cordadi filo di canapa. Sull'arco è inciso。。IVAN RO○○○○ DRIGVES ○○○○○FEHA ○○○○EN MILAN。。。。 IN TE'DOMINE SPERAVI ; ed il nomedel balestrajo è ri petuto sul collo della manetta. Questa è come le precedenti, una balestra da munizione. (Arm. 10). L. 7. BALESTRA A LEVA, la quale è incas sata lungo il teniere, diritto, e serve per ten dere la corda. L'arco d'acciajo, che manca di corda, porta la marca di nº 110. Questa è da balestriere a cavallo. (Arm. 10). L. 8. BALÈSTRA A LEVAdi minori dimensioni delle ordinarie. Arco d'acciajo assai robusto con marca di n° 111 (sembra uno stemma), tanto consumata che non si può più conoscere che cosa vi fosse rappresentata. Il teniere è di legno con guarnimenti d'ottone, la noce di 106. T 103. JA 110. 107. 109. 111. osso , e la manetta di ferro. Ha un gancio per portarla appesa. È lavoro della fine del XV secolo. (Arm. 10). L. 9. BALÈSTRA A LEVA come la precedente, con la leva unita al teniere, alla testa del quale è un piccolo spuntone. Si può credere opera del xvI secolo. (Arm. 10). L. 9.bis BALÈSTRA A TORNO (1) con quattro girelle, con corde e ma brica 40) ha; arcum conferet et confringet arma. loan Blanco, e nella manetta o chiave : Alo... (Alonso ?) Lwiela. 11 n.º 613, porta un motto scritturale, il nome Ioan Blanco e l'anno 1552. Il 616 lo stesso nome e l'anno 1551 (n° di fabbr. 32), e nella chiave IO.HRZ. (loan Hernandez ?) ed il nome del proprietario Marqués de Alcañizas. Nella stessa armeria, sono altre leve dello stesso Gio. Bianco. (Catalogo de la Real Armeria, 1854, p. 29). (1) BALESTRA A E DA TORNO (lat. basso balista de torno, franc. arbalète à tour, à moufle, de passe, de passot, ingl. cross-bow with moulinet, spagn. ballesta de 390 CLASSE II. stracorda, staffa e torno di ferro con doppia manovella a squadra. Il fusto ha il guardamano e altri guarnimenti di ferro. Regalata dal cav. Raoul Richards al maggiore Angelucci, e da questi donata alla Armeria Reale. (Arm. 10). L. 10. BALESTRINO (1) con arco di acciajo e teniere di ferro for bito ornato in tutte parti di armi e di armadure a bassorilievo nel armatoste ò dè torno, ted. Haschenzug-Armbrust). Nome della balestra piùgrossa, non manesca, che le veniva dall'ordigno acconciato alla estremità del teniere per tenderla, addimandato torno, arganello, molinello e cianfogna. Erano balestre grosse da muro, da posta: ed il celebre Dino Compagni, nella cronaca attribui tagli, dà una prova di più che egli non l'ha scritta nei primi anni deltrecento, ignorando l'uso di tale arma nel suo tempo. In fatto egli dice che i fuorusciti con balestre attorno vennono saettando a Santa Reparata-. D. COMP , Ediz. del Manni, 1728, p. 65. Ma il bello si è che tutti gli editori e commentatori della cronaca hanno stampato e lasciato senza commento quell'attorno, senza capirne il significato, sino a pochi anni addietro. Il Fanfani soltanto, non potendopersua dersi che li stesse bene quell'avverbio o preposizione, che non si riferiva a cosa alcuna, si domandò:- ma attorno a che-?. Io risposi alla sua dimanda, dichiarandogli il significato della parola e citandogli ess. del secolo xiv, seconda metà, del modo antico di scriverla : come a dire attorno, attornio, dattornio. (V. ANGELUCCI DINO COMPAGNI milit , ecc. Firenze, 1879, pag. 3); che poi si scrisse Che queste balestre non fossero portatili e a torno, a tornio, da torno-. manesche, si hanno le prove nel Libro di Montaperti (1259, st. com. 1260)dove a questo proposito è scritto : Item quod baliste grosse et torni portenturjusta salmas pavensium etc..... Item quod illi qui ordinati sunt ad conducendum et portandum ipsas balistas grossas teneantur et debeant semper ire et esse quando campus mutatur justa salmas balistarum grossarum, ut parati sint et possint apprehendere ipsas balistas, si expediret, etc..... Item quod una salma sagitta minis pro ipsis balistis grossis portetur semper justa salmas balistarum pre dictarum, etc.-. RICOTTI, St. delle Comp.di vent , 1, 358. Dunque lebalestre a torno, i torni ed il saettame non erano portati dai balestrieri, ma trasportati a some, e per ciò non si poteva combattere con esse camminando. Item vno balestro d'osso grande da tornio con noce di metallo, senza corda e maestra-. Invent. Cassero Castigl. Aret. (1380), Arch. Stat. Fir., Capit, della Repubbl. Una cassettadi filo di Fiandra da corde di balestra, due casse di verrettoni da balestra d'arganello, e sei balestra d'arganello-. ALBIZZI, Commiss. (1429) 11, 227. Ciento ottantatre balestra e ve ne ciento vintuno a mulinello, ecc. ANGEL. Doc. ined. (1460), 1, 548 —. 1423-24 marcij..... Balestre numero septe da molinello a quattro rote. Balestre numero vintotto da molinello a duy rote, ecc. Ms. Bibl. Ambros. E già sono più cose fatte venire da Pisa : ma quelle che non vi si truovano, ci bisognano di costà; come s'è picconi, panelli, lumiere, beccastrini, targoni, verrettoni da balestre da cianfogna, bombarde grosse, ecc. ALBIZZI, Commis. (1430), ш, 389. Si veda anche l'es. del VILLANI nella nota , a pag. 384-87. (1) BALESTRINO, diminut. di balestro o balestra. Arma di piccole dimensioni da potersi portare nascosta, e per ciò proibita dai bandi sulle armi. Etprima concediamo a ciascuno che si troverà ..... in detta militia il poterportare ogni sorta d'armi così da offesa come da difesa, eccettuati li balestrini et li archibu SERIE L. 391 mezzo delle quali è da ogni banda l'aquila caricata della croce di Savoja; per il che è chiaro che ha appartenuto ad un principe di questa Casa, e forse non si va errati attribuendolo a CARLO EMA NUELE I. Questo balestrino si carica con una macchinetta acconciata nell'interno del teniere, che si compone di una vite cui è unita una cassettina, col congegno della noce e dello scatto, la quale, girando il galletto al piede del teniere, va innanzi per mandare nella tacca la corda e retrocede per tenderla. Questi balestrini erano armi proi bite ne' bandi del XVI e XVII secolo, nel modo stesso che le armi corte e tascabili da fuoco. (Arm. 10). L. 11. BALESTRINO del secolo XVI. Arco di acciajo e teniere di legno mogano, nel quale è la macchinetta per caricarlo. È simile al precedente. (Arm. 10). L. 12. BALESTRINO come il precedente. Il teniere, di legno, è foderato da tre lati di ferro brunito. Secolo XVI. (Arm. 10). L 13. BALÈSTRA A PALLOTTOLE (1) con arco di acciajo, fusto di ferro e teniere di legno, sul quale è la leva per caricarla. Secolo XVI. (Arm. 10). gietti daruota, che non siano di misura, ecc.-. Privil. Militia Mantova (1570), Arch. Gonz. Racc. Bastia, Iv, Un balestrino piccolo dalla leua, con la sua leua, con il teniere di legno lauorato et un poco sca Inv. Armer. Duca d'Urb. (6 ott. 1630), Arch. Stato c. 27. nellato, con una palla a piedi con la sua corda-. Fir, Urbino, Cl. 2 , Div. A, Filza m, f. 33. (1) BALESTRA A PALLOTTOLE (franc. arbalète à jalet, ingl. stone-bow, ted. Kugel armbrust, Steinarmbrust). Specie dibalestra che si adopera, per tirare agli uccelli, pallottole di terra rassodata o di piombo. Differisce dalle ordinarie a leva nel l'arco che è meno rigido; nella corda che è doppia ed ha la pallottoliera nel mezzo; nella mancanza della noce surrogata da un gancetto; finalmente nella forma del fusto, che è diritto nel teniere fino al gancetto, e quindi si piega ad arco di cerchio in basso sino alla testa. Quivi è l'arco e su due ritti il mirino cui corrisponde l'alzo maschiettato sul teniere. Il TARGIONI (Notiz, sulla storia delle Scienze Fi Balestrino di no L. 12. 17. siche in Toscana, 173) parla dell'origine di queste balestre come segue: Nella storia di Firenze di Jacopo ed altri Lapini Mss , all'anno 1518, si legge: " si trovò il mododi fare le halestre a pallottole, e ne fu primo inventore un bello spirito chiamato Giovanni di Mona Piera del Mucione, che poi si chiamò sempre Gio vanni delle Balestre; credo si deve intendere delle usuali balestre a palla di terra per la caccia degli uccelli-.lo non vorrei togliere il merito dell'invenzione di questebalestre a Giovanni di Mona Piera, ma faccio osservare che nel 1334, a dì 13 di novembre, a Lucca, si bandiva : da parte di messer lo Vice Vicario. Anco che nessuna persona nè grande nè piccoli non possa nè debba gictare nè saectare nè folombrare(frombolare), nè in alcun modo danneggiare alli can 392 L. 14. CLASSE II. BALÈSTRA A PALLOTTOLE della fine del secolo xvII, con te niere simile alle casse degli archibusi di quei tempi. Balestre di questa specie si adoperano tuttora per la caccia agli uccelli, traendo pallottole di terra cotta. (Arm. 14). L. 15. BALESTRA A PALLOTTOLE come la precedente. Teniere diritto e traguardo sul teniere presso al crocco, da alzarsi ed abbassarsi a piacere, e mirino alla testa di esso. La corda, scempia, di minugia, non è quella che conviene a siffatte balestre. L'arco ha la marca di numero 112. (Arm. 10). GB 112. delli grandi, che sono appiccati in della chiesa di Santo Martino, a pena di soldi cento per ciascheduna volta-. Bandi Lucchesi, 23. Io tengo per fermo che, contro quell'innocenti appiccati, si traesse con pallottole e non con saette, e per conseguenza che vi fossero già le balestre a pallottole. Ma ammettiamo che io abbia giocato di fantasia nell'interpretare il bando lucchese. Sicuramente non mi si darà la stessa accusa nella interpretazione della rubrica (lib. v) xxvu degli statuti di Osimo, compilati nel 1338, che dice così: Intra civitatem Auximiin aliquod palatium, edifitium, vel domum alterius, vel contra alienum animal et aves palluctans, balistans, vel cum arcu trahens, seu mandans, pro quolibet et vice qualibet in viginti bononenis puniatur et condemnetur-. Ora, ilpalluctans per me è la prova più sicura della esistenza della balestra ballottaja inOsimo, sino dal 1338. Ma si vuole un'altra prova indubitata dell'uso di questa balestra prima che la inventasse quel bello spirito di Giovanni di Mona Piera? Ce la dà GIOVANNI VILLANI, morto nel 1348. Ecco le sue parole : Acciocchè i Sara cini nonpotessero risaettare sopra i suoi le loro saette, ordinò (Cassano, Signore dei Tartari) che tutte quelle di sua gente fossero senza cocca, e le corde de' suoi archi con pallottoliere che poteano saettare le loro e quelle de' Saraceni-. G. VIL LANI, 8, 35, 2. Qui mi si objetterà certamente che si tratta di archi e nondiba lestre, ma l'objezione è di poco peso: prima, perchè l'uso di trar pallottole con uno strumento che non fosse la fionda esisteva innanzi la morte del Villani (1348) non solo, ma anche nel 1299 (st. com. 1300 di gennajo); nel quale avvenne questa guerra tra i Tartari e i Saraceni ; poi, perchè come avevano già appiccata la pal lottoliera alla corda dell'arco, potevano anche averla appiccata alla corda della balestra. Ma non teniamo conto alcuno dei documenti citati e delle mie inter pretazioni. Io posso citare un documento incontrastabile che risolve a mio favore la questione, tratto da una pubblicazione (fuori di commercio) fatta dal mio dotto amico prof. ARIODANTE FABRETTI , dal titolo : La vendita della gabella delle some grosse e del pedaggio fatta dal comune di Perugia negli anni 1379 e1391 一. Eccolo: Balestre de leno (legno) da saiettime overo da pallocte per soma Ese non fosse soma per ciascuno Eper ciascuno palloctiere FABRETTI, loc. cit. 9. L. ix o o ijo 00 Conquestodocumento, ripetuto con le stesse parole nella Vendita, ecc.,del1391, è tolto il merito della invenzione a quel tale Giovanni di Mona Fiora; il quale-trovò nel 1518, o in quel torno, vi avrà fatto qualche miglioramento ma non: il modo di fare le balestre a pallottole, e ne fu primo inventore, ecc., come SERIE L. L. 16. 393 BALESTRA A PALLOTTOLE come la precedente con teniere della stessa forma, di legno mogano, ornato di sculture che rivelano un artefice italiano del secolo XVI. L'arco, fornito di corda non pro pria, halamarca di no 113, la quale mi sembra una prova che non L. 17. solo questo ma ancheil fusto sia stato fabbricato a Firenze. (Arm. 10). MARTINÉTTO. Istrumento di ferro manesco per tendere 113. Balestra a pallottole di no L. 16. 17. 114. Martinetto di nº L. 17. 116. scrisse il Lapini. È ben vero che nel bando fiorentino del 1538contro le-Ba lestre , è dichiarato- che da qualche tempo in qua si sono cominciate a usare vulgarmente dette balestre a pallottole, ecc.- CANTINI, Legis. Tosc., I, 151; ma ciò prova che allora soltanto ne sarà stato introdotto l'uso in Firenze, e non sino dal tempo della loro invenzione. Il documento perugino è una prova irrefragabile delle balestre ballottaje nel l'Umbria sin dal 1379, e la cronaca del Villani ci assicura che circa il 1300 si adoperò la pallottoliera nella corda dell'arco, onde la induzione o anche la certezza 394 CLASSE II. le corde delle balestre de' balestrieri a piedi che lo portavano appeso alla cintura. Questo martinetto (1), è figurato con la ruota dentata scoperta. Ha la marca di nº 114. (Arm. 10). L. 18. MARTINÉTTO simile al precedente, salvo che il meccanismo è coperto. Alla testa dell'asta dentata porta l'anno 1612. (Arm. 10). L. 19. MARTINÉTTO, inciso ad acqua forte, lavoro di HANS BAUR ZU NORM BERG 1573. Porta la marca di n° 115. È uno strumento con lo stesso meccanismo del martinetto ma con due aste dentate con gancio ad una estremità e piè di porco e bocca di martello dall'altra, che si muovono in senso op posto, acconce a rompere porte e inferriate. (Arm. 10). L. 20, 21. ARCHI (1) di legno con dorature, dei Cir cassi. (Rot. , Arm. 49). L. 22. L. 23. ARCO simile al nº 20. (Rot., Trof. 55). HB 115. ARCO di legno bianco con corda di minugia, degl'In diani, con denti bianchi ai corni, e impugnatura di velluto verde. (Rot , Arm. 51). L. 24. L 25. L. 26. ARCOdi legno nero con cordadi minugia. (Rot., Arm. 51). ARCO di legno con corda di minugia. (Rot., Arm. 51). ARCO di legno con i corni guarniti di denti, tutto or nato di graffiti, con l'impugnatura coperta di velluto cremisi, e la corda di minugia. (Rot., Arm. 51). L. 27, 28. ARCHI di corno usatidai Moduresi. (Rot , Arm. 49). che il palluctans di Osimo del 1338 valesse trarre con la balestra a pallottole. Dunque l'uso delle balestre a pallottole risale incontrastabilmente alla prima metà del secolo xiv, e, come succede spesso, i Documenti sbugiardano le storie. ( 1) MARTINETTO O MARTINELLO (franc. cric, cranequin, ingl. windlas , spagn. cranequin, ted. Winden). Strumento di ferro e di acciajo, portatile. Il sistema è quellomedesimo del martinetto ordinario, salvochè invece di servire per sollevare un peso, tira a sè e tende la corda dell'arco. A tal uopo l'asta dentata che si muove per mezzo di un manubrio a squadra, ha un gancio bipartito che afferra la corda e la trae sino sulla tacca della noce. Il martinetto si acconcia sulla balestra con un anello di corda raccomandata a due perni che sporgono late ralmente dal fusto. Nui intendiamo chel debbe passare de li uno mercadante de mezzaria el qual ha de li martinetti da balestre : Voressimo che cum lui ne mercandassi una donzena et auisare del pretio che te manderemo li denari: ma habbi bona aduertentia chel non passi senza tua saputa et facerce havere essi martinelli FEDERICO I GONZAGA, Lett. (16 dic. 1479), Arch. Gonz., F. II, 9. (2) ARCO (lat. arcus, franc. are, ingl. bow, spagn. arco, ted. Bogen). Strumento, fatto di legno, di corno o di acciajo, che dal mezzo va assottigliandosi verso le estre mità, addimandate corni, alle quali è appiccata una corda di cánape o di mi nugia. S'impugnava con la sinistra e si tendeva conladestra la corda, sulla quale si acconciava la cocca della freccia che, lasciata quella libera,volava allo scopo cui mirava l'arciere. Dalla sua forma e dalla materia onde è composto risulta SERIE L. L. 29, 30. 395 ARCHI giapponesi di legno nero, ornati a piccoli inter valli di ghiere di legno giallognolo, con corda di minugia. Hanno un astuccio lavorato con vernice lacca e guarnito di ottone, che contiene anche il turcasso, del quale si parlerà appresso. (Rot , Trof. 63). L. 31, 32. ARCHI giapponesi di legno, nero con legature e ghiere della stessa materia di quelle dei precedenti, con il loro porta archi e turcasso, e corde di minugia. (Rot , Trof. 63). L. 33, 34. L. 35. L. 36. ARCHI di legno duro, del Parà. (Rot , Trof. 55). ARCO eguale al precedente. (Rot. , Trof. 55). ARCO di bambù, e corda dello stesso legno, proprio degli abitanti del Senegal, parte occidentale. (Rot , Trof. 55). L. 37. ARCOdi bambù, ricoperto di corda di minugia di pesce, con corda della stessa materia. (Rot., Trof. 55). L. 38-40. L. 41. L. 42. ARCHI di legno diversi. (Rot., Trof. 55). ARCO di legno, piccolo. (Rot , Trof. 55). ARCO di giunco, molto grande con corda della stessa materia. (Rot , Trof. 55). la maggiore o minore resistenza che oppone, per essere adoperato, a piegarsi in arco; dalla quale figura non saprei se fosse derivato il nome allo strumento o se da questo a quella. Secondo alcuni, arcus verrebbe ab arcendo, quod hostem arcet; secondo altri dal celtico arc, onde l'avrebbero tratto i Romani. Ma qua lunque sia la etimologia della parola, egli è certo che l'uso rimonta alla più re mota antichità. In fatto, sappiamo dalla Bibbia, che Isacco comandò ad Esaù di prendere l'arco e le frecce ed andare alla caccia (Genesi, cap. xxvii, vers. III) ; e questa è la prima notizia di tale strumento da corda, che è il più antico e il più semplice di quanti se ne fecero per la guerra. La lunghezza, la forma e la materia dell'arco , variavano secondo gli usi dei popoli e dei tempi, e secondo che servisse per fanti o per cavalli. Con un ramo d'albero, pieghevole, acconciato alla meglio, si fecero i primi archi, e con la loro corteccia o con giunchi le corde. Gli Etiopi, dice Erodoto, facevansi archi di palma lunghi quattro cubiti (2,22). L'arco degli Arabi che seguivano Serse, aveva la specialità di potersi tendere da due parti. I Turchi (adsunt cornei turcarum arcus..... hi sunt falcati enses, etc.-.Nucula, 360. GUGLIELMOTTI, Pirati, 1, 246) ed i Saracini lo avevano di corno. Quello degli Sciti era di una forma particolare, e per ciò era distinto col nome di scitico. Vi era l'arco soriano, detto così perchè fabbricato e usato dai popoli di Soría o Siria, o fatto a quella foggia. che non saprei dichiarare; e l'arco bal lottajo, cioè quello che nel mezzo della corda aveva appiccata la pallottiera o pallottoliera, che poteva servire per tirare come le pallottole così le frecce con cocca o senza. (V. a pag 391 nota 1 l'es. di G. VILLANI). L'arco si faceva di legno olmo,nocciuòlo, frassino, còrniolo e tasso, ovvero di corno, o di metallo; le estre mità dicevansi corni, e la parte di mezzo impugnatura. Aprire, empiere, intas sare, intendere, tendere l'arco (lat. arcum intendere), vale caricarlo; stender l'arco (lat. arcum remittere), significa allentarlo; tirar d'arco, vale giuocar di quest'arma; arcare (lat. jaculari, saggittare), vale tirar l'arco; arcata (lat. sagittae jactus), spazio quanto tira un arco. 396 CLASSE II. L. 43.- CERBOTTANA (1) con lancia alla estremità superiore. (Rot , Arm. 52). L44-51. Arm. 49). L 53-54. CERBOTTANE simili alla precedente, conlanc ia. (Rot., CERBOTTANE simili alle precedenti, ma senza lancia proprie degli abitanti della parte meridionale del Brasile; lunghe 2,88, 2,90, 2,95. (Rot., Arm. 49), L 55.- BACCHETTA da introdursi nella cerbottana. (Rot , Arm. 49). L. 56, 57. TURCASSI (2) stupendamente lavorati con dorature, appartenenti alla pariglia di archi giapponesi. Frecce con ferro a foglia di ulivo, asticciuola di giunco impennata di penna bianca a tre ale. (Rot , Trof. 63). (1) CERBOTTANA (lat. basso zarabatana, zarabotana, cerbotana, franc. sarba cane e sarbatane, ingl. blow-pipe, spag. zarbatana, ted. Blaserohr), mazza lunga circa due metri, vuota, per la quale col fiato si caccianpallottole, e saettuzze sottr lissime che, scambio di cocca e d'impennatura, hanno uninvolucro di bambagia. Etuttoraadoperata nella parte meridionaledel Brasile, ove ha il nome digravatana. Questo istrumento è di uso molto antico, e in principio, di minori dimensioni, ser viva per parlare altrui all'orecchio pianamente; onde le frasi favellare per cerbot tanail parlare con questo strumento, e per metaf. favellare per interpostapersona; sapere, intendere alcuna cosa per cerbottana, saperla intenderla indirettamente per terza persona. La cerbottana, delle dimensioni dette a dietro, si adoperò per trarre pallottole di terra rassodata per la caccia degli uccelli. La notizia più ver chia si ha dal BURCHIELLO che morì nel 1448. Oh Gaio Erennio, poichè la ventresca Ti svezzò dell'usar la cerbottana-. BURCH. 1,50. Di gir pigliando colla cerbottana-. Eappresso: Degli uccelletti Guardate a trar pallottole, che sieno Nel vacuo assettate, ecc. Ed è nell'operar manco villana-. Cant. Caru. 281. Un'ultima trasformazione della cerbottana avvenne nella prima metà del secolo xv, quando fu fabbricata di ferro, e da arma da fiato si scambiò in armu da fuoco. CRISTOFORO DA SOLDO. contando l'assedio di Brescia (1438) parla d'una ferita che il figlio di Erasmo Gattamelata ebbe nel cranio da una Cerbottana, e dice che la palla (la quale era di piombo) forollo largo quanto un grosso: i che vale un diametro di millimetri 22-. PROMIS, Tratt. Archº. MARTINI, P. II, 180. Nell'Archiviodi Vercelli sono ricordate le cerbottane nel 1448 di gennajo, e cer tamente non era un arme nuova perquella città (V. ANGELUCCI, Doc. ined., Vol. . Part. 1, p. 40 e nota 95). Ma su queste cerbottane dafuocononmi dilungo, che non si tratta qui di esse, e chi voglia averne maggiori notizie, consulti il libro citato, alle pagine 47 e 48, 50, 55, 59, 153, 155, 157, 161, 163, che ve ne troverà parecchie. (2) TURCASSO (lat. pharetra, lat. basso carcaxus, franc. carquois, ingl. quiver, spagn. carcax, ted. Köcher), detto anche Carcasso e Faretra, voce questa special mente usata in poesia. Addimandavasi così quella guaina o astucciodi pelle, dicuojo cotto, di legno o di altra materia, nel quale tenevasi la munizione delle freccie che ciascun arcatore o balestriere portava seco in guerra. La prima notizia di car casso, lo stesso che turcasso, la trovo nel più volte citato documento vercellese del 1202 (28 di dicembre). Arcos III. carcaxum vnum valentes sold. xl. SERIE L. L. 58. 397 TURCASSO di marocchino rosso delle tribù del Caucaso, in uso anche ora, con frecce impennate di penna bianca a quattro ale, asticciuola di legno bianco, ferro a rombo. (Rot , Arm. 51). L59-62. TURCASSI di cuojo color naturale con frecce che hanno il ferro a barbette, e le asticciuole di cannuccia; usate nella parte occidentale dell'Africa. (Rot , Arm. 51). L. 63, 64. TURCASSI con frecce. Ferro a foglia d'ulivo, asticciuola di legno e impennatura di penna a due ale. Proprie dei Circassi. (Rot., Arm. 51). L. 65, 66. TURCASSI di cuojo con frecce a cuspidi alcune uncinate altre ad alette, altre coniche impennate a tre ale. Proprie dei Circassi. (Rot., Arm. 49). L. 67. TURCASSO con frecce impennate a tre ale diritte, legate con filo di ottone sull'asticciuola indorata nella impennatura, con cocca di corno e ferro amato, propriedei Manduresi. (Rot., Arm. 51). TURCASSO di cuojo con dieci frecce che hanno asticciuole L. 68. di bambù, non impennate. (Rot. , Arm. 49). L. 69. TURCASSO di cuojo con frecce. (Rot., Arm. 49). L. 70-78. TURCASSI indiani, i primi quattro di cuojo, gli altri di legno con gancio per appenderli alla cintura, alcuni con piccole frecce di legno, ed uno con frecce munite di cuspidi di ferro da trarsi con la cerbottana. (Rot., Arm. 49). L.79.-TURCASSO di paglia intrecciata con 38 frecce da cerbottana. (Rot. Arm , 49). L. 80. TURCASSO di cuojo bollito, con ornati a bassorilievo, a stampo, del secolo XIV o XV. (Rot , Arm. 51). L. 81-82. TURCASSI moderni, il primo foderato di velluto verde con 14 frecce impennate a tre ale. Il secondo è di latta verniciata di colore turchino con ornati e i tre gigli de' Borboni, e lo stemma de' duchi di Parma. (Rot., Arm. 51). ANGELUCCI, Doc. ined , I. 8. Anche del turcasso abbiamo ricordo da tempo molto remoto comesi vedrà negli ess. seguenti: Li cavalieri arrotavano loro spade; nuove corde mettevano a' loro archi; li turcassi empivano di saette ; ecc. Fatti di Enea (1313), 200. 1 Infino che' Saracini ebbono tanto saettato. ch'eb bono voti i turcassi di saette 一. G. VILLANI (anno 1299), VIII, xxxv, 309. piu dui carchassi alla Turchescha et quatro frizze et dui bolzoni dentro. E piu E dui carchassi di pelle de Tasso ferrati da balestra (1542). Arch. notar. Mant. Rog. Stivini. 一. Invent. Armeria Castello Ite vn carcasso de legno adora (do rato) cum veluto negro de fora via con passadori nº 7 cum ferri et 3 senza ferri-. Libro Aquila (1543), c, 30, t. Arch. Gonz. farètra, E l'arco avean spezzato, ecc. Queste gli strali. E la PETRARCA, cap. 5. retra. Saetta che giammai la colga ignuda-. DANTE, rim. 23. Non esce di fe Equasi in numerabili farètre Tante saette agli archi ministraro-. TASSO, Ger. III, 49. 398 L. 83. CLASSE 11. FRECCE (1) indiane (12) con ferro amato, e alcune con cuspidi d'osso. Le prime non possono estrarsi dalla ferita senza squarciare orribilmente la carne. (Rot , Arm. 51). L. 84. FRECCIA degl'indiani (?) di selce rossa, ad alette mutilata della punta. (Rot., Arm. 49). FRECCE (12), con cuspidi di ferro ad alette, e asticciuole L. 85. di canna. (Rot., Arm. 51).. L. 86. FRECCE (16), di varieforme, alcune con cuspididi legno, dentate. (Rot., Arm. 49). FRECCE (8), con cuspidi acutissime, di legno, avvelenate L. 87. Asta di canna, lunga 1,70. (Rot., Arm. 49). FRECCIA dei Dayak di Borneo, da trarsi con la Cerbottana, L. 89. L. 88. e altre tre nel turcasso di nº L. 76. (Rot , Arm. 49). FRECCE (15), con ferro a foglia d'ulivo, forbito; astic ciuola di legno verniciato rosso; impennatura di penna bianca atre ale nella direzione dell'asse. (Rot , Trof. 63). L. 90. FRECCE (25), con ferro a foggia di rombo, asticciuola di legno bianco, impennatura di penna bianca a quattro ale. (Rot, Arm. 51). L. 91. FRECCE (25), con ferro triangolare, e ad alette. Astic ciuola non impennata. (Rot , Arm. 51). L. 92. FRECCE (20), con ferro a barbette, asticciuola di cannuccia senza impennatura. (Rot., Arm. 51). FRECCE (27), parte amate, parte con ganci lungo il L. 93. ferro, e asticciuole, senza penne, di legno bianco. (Rot., Arm. 51). L. 94. FRECCE (14), amate, con asticciuola di bambù senzaim pennatura. (Rot , Arm. 51). FRECCE (24), con ferro piramidale, e asticciuole di can L. 95. nuccia impennate a tre ale. (Rot., Arm. 51). (1) FRECCIA (lat. sagitta, lat. basso fricia, franc. flèche, ingl. arrow, spagn. flecha, ted. Pfeil). Arma lanciatoja composta dell'asticciuola di legno, di cannuccia o di bambù, del ferro, che è di varie forme, ad una estremità e dell'impennatura presso l'altra, nella quale è la cocca. Le frecce avevano, come ho detto a dietro, il ferro di forme differenti; come a dire a punta conica, a barbette, o alette, amate, lunate, con lancette a compasso che volendole estrarre dallaferita, squarciavano la carne, uncinate, dentate, ecc. Le frecce che si traevano con l'arco dovevano avere, sempre la cocca, la quale non era necessaria per quelle della balestra. Eccone qui la prova con due passi di documenti trattidal mio Lessico inedito:-Al Comune di Volterra ... cinquecento frecce darcho duj archj, ecc.-. Arch. di Stato Fir. (4 apr. 1431). — Vi comandemo (al podestà di Belluno) praeterea che facciatefare da xxv in xxx miara feri da freze da archo, et cum ogni celerità"advisandone quanti ne possiamo haver, et in che tempo, et a che pretio- Ducale(6 mag gio 1511), Libro Sacristi. SERIE L. 399 L. 96. FRECCE (12), simili alle precedenti. (Rot., Arm. 51). L. 97.- FRECCE (30), con ferro a piramide, conico e alcune ad alette e asticciuole di bambù e parte di legno bianco, impennate a tre ale. (Rot., Arm. 49). L. 98. L. 99.- FRECCE (42), simili alle precedenti. (Rot., Arm. 49). FRECCE (12), con ferro a punta lanceolata, e gorbia di ottone, con asticciuole di legno bianco, impennate con tre penne e doratura tra esse. (Rot , Arm. 51). L. 100. FRECCE (10), nel turcasso di nº 68, con ferro a barbette ed asticciuola di bambù. (Rot , Arm. 49). L. 101. FRECCE (11), 5 amate e 6 a foglia di ulivo a barbette, con asticciuola di cannuccia. (Rot., Arm. 49). L 102. L. 103. FRECCE (12), con ferri ad alette e asticciuole di canna. (Rot , Arm. 49). FRECCE (14), ad alette e asticciuole di canna. (Rot , Arm. 49). L. 104. Arm. 49). L. 105. FRECCE (10), amate con asticciuole di canna. (Rot., FRECCE (15), ad alette doppie e scempie, asticciuole di cannuccia. (Rot. , Arm. 49). L. 106. Arm. 49). L. 107. FRECCE (4), piccolissime nel turcasso di nº L. 74. (Rot , TURCASSO di paglia intrecciata, con frecce (13), a cu spide triangolare, asticciuole di legno, lunghe 0,20, dipinte di rosso alle estremità, già impennate con due penne, ora mancanti. (Rot , Arm. 49). L. 108. FRECCE (38) di legno, acutissime con bambagia in forma di cono acconciata al posto della impennatura. Si scagliano con la Cerbottana. (Rot., Arm. 49). L. 109. FRECCE (14), con ferro conico cortissimo, asticciuola di legno abete, impennate con tre penne bianche. Cocca di osso bianco. Hannole iniziali G. H, e la scritta A LION. Ferro lungo 0,04, asticciuola 0,78. (Rot , Arm. 51). L. 110. Arm. 51). L. 111. FRECCE (24), in tutto eguali alle precedenti. (Rot , FRECCE giapponesi, con asticciuole di legno bianco, lunghe 0,90, impennate con tre penne nere nella direzione della asticciuola, rigonfiata dov'è la cocca e ricoperta di pelle di pesce. (Rot., Arm. 49). L. 112.- CORDAper arco,fatta di 105fili di canapa, rivestiti dello stesso filo e lasciata in due punti senza rivestimento per piegarla in tre parti. Propria dei giapponesi. (Rot., Arm. 49). 400 L. 113. CLASSE II. LANCIOTTI (1) (11), con cuspidi di legno duro e alcune di osso. Asticciuole di cannuccia. (Rot , Arm. 51). L. 114, 115. ANELLI indiani, schiacciati (diam. esterni di 0,183 e 0,230, internidi 0,133 e 0,174) di acciajo, affilati nel contorno esteriore. Questi anelli sono usati dagli abitanti di Lahor (tra il Panghiab e l'Indo), che li portano infilati ne' loro berretti a cono tronco, come armi, scagliandoli a grandi distanze col mezzo di due bastoncelli tenuti con le due mani a mo' di croce diS. Andrea, attorno a' quali prima si fanno girare velocemente, e producendo con essi gravissime ferite. (Rot. , Arm. 43). L. 116. GIAVELLOTTO (2) turcomano con ferro triangolare sgu sciato, lungo 0,180, con la gorbia 0,290, questa interamente e quello in parte ageminati di oro. Asta cilindrica con calzuolo d'argento dorato, lunga col ferro 0,780. Questi giavellotti si portavano, ordina riamente in numero di tre, in un turcasso. (Rot., Arm. 47). L. 117. GIAVELLOTTO Simile al precedente. Ferro a sezione rom boidale lungo 0,250, con pomo al piede tutto ageminato di argento e di ottone. Il ferro continua in una stretta verga ricoperta da due semicilindri di legno formanti l'asta, nell'estremità ha un altro pomo ed una piastra oblunga sagomata con ornati e scritte arabe (3) al L. 118-120. l'agemina di argento. (Rot , Arm. 47). GIAVELLOTTI Simili al precedente, salvo nella forma (1) LANCIOTTO(franc.javelot, ingl.javelin, spagn. dard, ted. Klainer Wurtspiess). Lancia corta da trarre a mano, rassimigliante, io credo, al Pilum dei Romani, e allo Spiculum degli Apuli. Allora (Niso).... avendo due lanciotti in mano, mise mano all'uno, ..... (e) .... gitto quel lanciotto, e giunse ne' fianchi a uno cavalier, ecc. —. GUIDO DA PISA, 1 Fatti d'Enea (1319), xxxvI, 98. Vennero a combattere di lunga, non di dardi, nè di lanciotti, ma a mano a mano colle spade LIVIO. MS. Crusca. Il nostro III.mo S.re el S.re Marchese di Mantua, etc. fa publicare la presente crida nella quale fa comandamento a qualunque ha o sappi che habia in pagamento, inpegno, governo uendita, o sotto alcuna altra conditione pecti, schiopetti, alabarde, lanzotti , overo altre arme da qualunque sorte dali predecti Tedeschi, debbono, ecc. Gridario, perg. (5 luglio 1501), Arch. Gonz., F. I. (2) GIAVELLOTTO, arme da trarre a mano, molto più corta del Lanciòtto (V. a q. v), variando la sua lunghezza da 0,70 a 0,80. E un'arma orientale di lusso, con cuspide triangolare o quadrangolare sgusciata, o a sezione di rombo, di ferro di damasco con gorbia e ghiera ageminate di oro e di argento. Ordinariamente se ne portavano tre dentro un turcasso coperto di velluto o di pelle di pesce e guarnito di lamina di argento dorato con ornamenti di fogliami a stampo. 6 Con balestri e dardi e giavellotti a fusone-.G. VILLANI, VIII, 78, 4. Usavano gli antichi mazze, giavellotti, pili, dardi, ecc. Montecuccoli [Gr ]. (3) Eccone la traduzione: Oh Maometto. Ciò che piace a dio. Jussuf. , (GHIRON, Op. cit , 96). SERIE L. 401 del ferro che è un quadrello sgusciato, lungo 0,110 e con la gorbia 0,230, e con l'asta e finimento 0,78. (Rot., Arm. 42). L. 121. TURCASSO dei tre giavellotti, di pelle di pesce, nera, guarnito di lamine di argento dorato, con ornamenti di fogliami fatti a stampo, e due fascette con campanelle di argento ove mettonsi i cordoni per portarlo ad armacollo. (Rot., Arm. 42). L. 122-124. GIAVELLOTTI Simili ai precedenti. Ferro della stessa forma lunghi0,230, e 0,720 con l'asta anch'essa di ferro ageminato di oro alle sue estremità. (Rot. , Arm. 44). L. 125. TURCASSO coperto di velluto cremisi con guarnimenti di ferro damaschino ageminato di oro, e scritte arabe. (Rot., Arm. 44). Catalogo R. Armería. 26. SERIE М. Armi da fuoco lunghe (*). M.1. ARCHIBUSONE (1) da cavalletto a miccia (2) della seconda metà del secolo xvI. Canna quadra (3); con testa (4), traguardo (5) a tubo rettangolare alla culatta, mira (6) sulla tèsta, scodellíno (7) (*) ARMA DA Fuoco (franc. arme à feu, ingl. fire-arm, spagn. arma de fuego, ted. Feuerwaffe). Nome di genere di tutte le diverse armi da cavalletto, da braccio e manesche le quali si caricano con polvere e pallottola. Le ho ordinate in due serie distinte, lunghe e corte, per non ingenerare confusione al visitatore che, così separate, ha più agio di osservarle e prenderle ad esame. In questa serie parlo delle armi lunghe: come s'è archibusoni, archibusi, moschetti e carabine di diverse specie, tanto pel modo di comunicar loro il fuoco quanto pel sistema di caricamento ; se a una canna, a due, a quattro e oltre. A ciascun'arma, se ne dirà, quando abbisogni. Qui dovrei parlare della invenzione delle armi da fuoco, ma questo non è argomento da trattarsi in una nota; perchè mi restringerò a darne un piccolo cenno. L'Italia vanta il più antico documento che si conosca sulle armi da fuoco, cioè il decreto del Comune di Firenze del dì 11 di febbraio 1326 (st. com) ad fa tiendum et fieri fatiendum pro ipso Comuni pilas seu palloctas Ferreas et ca nones de mettallo etc.-. Arch. di Stato Fir. Provvisioni, all'anno, f. 65. Il se condo documento lo abbiamo nei contidella castellanía di Gassino (Circond. di Torino) che dice così: Itein librauit in factura cujusdam instrumenti seu ar tificij facti per Fratrem Marcellum ad proiciendum balotas plombeas... per li teras Dominj... datas die 16 mensis aprilis 1327, quas reddidit. Sol. 72, den. 7 viennenses-. Arch. di Stato, Sez. III, Conti Castellanía di Gassino, mazzo 1º, rot. nº 5-. Una notizia più recente la trovo nel Muratori, laquale ricorda che Rinaldo d'Este, nel gennajo del 1334, praeparari fecit maximam quantitatem balistarum, sclopetorum, spingardarum etc.-. MURAT. R. I. S., t. xv, col. 396. Il terzo documento importantissimo fu già da me pubblicato tra quelli dell'Ar chivio di Vercelli del 1346, 20 di febbrajo, e qui lo riporto : Item schiopuт vnum cum puluere et (ferro causa) discrocandi. Item veretonos quadragintatres SERIE M. 403 con coperchio e serpentíno (1) con manetta (2) o chiave (3); lunga 1,60, di boccatura (4) 0,0265, del peso di Cg. 15,80. Ha la marca pro dicto schiopo-. ANGELUCCI, Doc. ined, I, 17. Nel 1343, in Torino si fa ceva giustizia di un rubator di strada chiamato Girardino il quale vien detto maestro di schioppo-. Conti di Pietro Arnaldi, Chiavario di Torino. CIBRARIO, Econ. polit. 1, 247. Sul finire del 1346 e in principio dell'anno seguente mae stro Ugonino di Chatillon in Val d'Aostafabbricava pel castello di Lanzo quattro schioppi di bronzo, ciascuno del peso di quasi 60 libbre ecc.-. CIBRARIO, Delle artiglierie dal Mccc al MDCC, р. 15 е 16. — In ducentis cadrellis uno brayerio et tribus cordis balistariarum puluere pro scloppo quatuor libris plumbi emptis et positis ad munitionem pontis Padi, etc. LVII S. IIII den. deb.-. Conto di Cor rado Borgna, Chiavario di Torino. CIBRARIO, Econ. polit. I, 247. Non continuo a riportare altri documenti sulle armi da fuoco, perchè mi sembra che bastino quelli citati a provare il primato italiano intorno a questo micidiale trovato. (1) ARCHIBUSONE (franc. arquebuse à chevalet, ingl. hand-gun with a crotch, spagn. arcabuz de muralla, ted. Doppelhaken). Accr. di Archibuso (v.), Grosso archibuso, Archibuso da posta, Archibusone da cavalletto, da muro. Nei primi tempi delle armi da fuoco addimandossi Schioppo ed era arma da posta, e non ebbe l'altro nome che nella prima metà del secolo XVI. Il primo es. lo trovo nell'Inventario di Sinibaldo Fiesco del 1532, pubblicato dal mio illustre collega barone Manno. tario cit , 37. Archibusioni de metalo cum li soi cavaleti a nº xvj-. Inven Il duca Pier Luigi..... corse gran pericolo d'essere ammazzato da un archibusone a posta che gli fu tirato di mira 一. XVI, II, 464. FROLLIERE, Arch. st. it , Appresso gli smerigli e moschetti, vorria una dozzina di Archi busoni da cavalletto, li quali giudichiamo buoni per la difensione d'una for tezza ecc. JACOPO FUSTI CASTRIOTTI, Lett. 11. (2) MICCIA E MICCIO (franc. mèche, ingl. match, spagn. mecha, ted. Lunte), detta anche Corda, Corda bollita, Corda cotta, Corda da fuoco, Corda d'archibuso. Cordicella poco torta, di lino o di canapa, a cui si è fatto il bucato con cenere e calce viva, o che si è fatta bollire in una soluzione di sale di saturno ed acqua. Serviva, accesa da un capo, per comunicare il fuoco agli schioppetti e agli ar chibusi, o a mano o acconciata sul serpentino, e alle artiglierie, e ne dura tut tora l'uso per alcune di queste ultime. Quando sia stata inventata la miccia, non si sa con precisione, ma ciò dev'essere avvenuto contemporaneamente alla in troduzione delle bombardelle e degli schioppetti maneschi, perchè queste armi, senza la miccia, non si sarebbe potuto adoperarle. Ora, in una pittura murale, del 1343, a Lecceto, presso Siena, si vedono parecchie bombardelle manesche, non solo, ma ciò che è più importante ed incontrastabile, tra i documenti Luc chesi del XIV secolo, ne trovo uno che dice così: Die 26 jannuarij 1397. Johanni Sappette (da Gallicano) pro sexaginta schioppettis et sexcentis palloctis ferri ad bombardis (sic) per eum factis et venditis Luc. Comuni flor. quinquaginta quinque auri in auro sine diminutione-. ANGEL. Doc. ined., vol. I, 1, 537. Е appresso nell' Anventario della Tersenaia del 15 settem. 1410, si legge: Anche vjj isscoppietti picholi cho ceppi di lenghio.Anche Ljjj isscopieti di ferro da tenere in mano cho manichi grandi ecc.-. Ivi. Dunque è cosa indubitata che sino dal secolo xiv era adoperata la miccia. (3) CANNA QUADRA. I nostri archibusieri distinguevano le canne in quadre, tonde e a due o più ordini. Le prime erano a sezione ottagona, ma avevano talora sol : 404 CLASSE II. di nº. 116 e lo stemma di Giulio III papa dal 1550 al 1555. Esi steva nella Rocca di Spoleto, e faceva parte dell'armamento fornito tanto cinque degli otto lati superiormente, e inferiormente erano ad arco di cer chio per tutta la lunghezza; le seconde erano a cono tronco; le terze, se a due ordini nel primo erano quadre e nel secondo tonde, raccordate da una cornicetta, e se a tre ordini, nel primo erano quadre con tondini,nel secondo a doppio nu mero di faccette, nel terzo tonde. (4) TESTA dicevasi quell'ornamento di modanature, a mo' di un capitello, di un tulipano rovesciato o di altra forma che compiva la canna alla bocca. (5) TRAGUARDO (franc. visière, ingl. sight, spagn. brújula, ted. Visirkorn). Ad dimandasi così quell'arnese fisso alla culatta fatto a mo' di tubo a piramide o a cono tronco, talvolta aperto superiormente, e traversato normalmente da una lastretta con foro, o di qualunque altra forma, onde si guarda alla mira che è il secondo dei tre punti per i quali deve passare la linea che da quella prende il nome. Li traguardi si fanno varij, e sono pari; perchè ancorche tutti tendano a un fine, e fanno le forme in varij modi, che si vsano, cioè, metterli da piedi sopra il mezzo appunto dell'artigliaria ecc.-. BIRINGucci, Pirotecnía, x, III. M ১০০ 116. (6) MIRA (franc. mire, ingl. aim, spagn. mira, ted. Visir). Quel pezzetto di ferro fisso e sporgente alla estremità della canna, superiormente, cui si dirige l'occhio per aggiustare il colpo allo scopo. Luigi de Morsi L. trenta vna et soldi dicia sette p.li, sono per la intera satisfactione di chiave et mire facte per lui a sco pietti cinque cento quaranta due come appare ecc.-. X DI BALIA, Arch. di Stato, Fir., Cl. XIII, Dist. 2, V. 71, f. 138. (7) SCODELLÍNO (franc. bassinet, ingl. pan, spagn. cazoleta, ted. Pfanne). Pez zetto di ferro incavato per contenere la polvere d'inescatura, con coperchietto di lamina girevole. In questo, come in tutti gli altri a miccia, è fissato alla canna. Si fa certi strumenti da mettere a uno archibuso in cambio di ruota, perchè non è ruota, ma un'altra cosa come un fucile che batte in sur una pietra in sullo scodellino del poluerino, ecc.-. JAC. MONTI, A FRANG. DE MEDICI, Lett. (23 di cembre 1579), ANGEL. Ricor. e Doc., ecc., 177. (1) SERPENTINO, SERPENTINA, SERPA, SERPE E DRAGHETTO (franc. serpentin, in glese cock with spring and trigger, spagn. serpentin, ted. Schloss mit Fehder und Drücker). Chiamasi così una macchinetta composta di una piastra di ferro rettangolare come 1: 12, sulla quale è impernato un arnesetto pure di ferro a semicerchio compiuto in forma di testa di serpe, onde il nome, bipartita, entro la quale si pone la miccia stringendovela con una vite. Interiormente ha un ec centrico con braccio di leva, cui è appiccata la manetta, per mezzo della quale si fa abbassare sullo scodellino.- Uno istioppo allatedesca misso tutto a oro con due serpentine che danno foco da per loro-. Invent. Guardar. ALESSAN. DE' MEDICI (1533), Arch. st. it , Ser. 3ª, VI, 1, 162.– Più un archibugio picolo co il serpentino che si discopre tirando per il Sermo Principe (VITTORIO AMEDEO)-. Melch. Ormesano, Lista (1592), Arch. di Stato Torino, 1593-94, f. 209. Altri archibuggi da serpa dodici ecc.-. Invent. Rocca Arona (1734), ANGEL. Documenti ined. 1, 202. M. D. VIJ die 26 martij. A Giovanni d'Alexo..... fabro.... per parte di pagamento duno mercato facto.... di draghetti dugento da scoppietti, cum le chiavette ecc.-. Arch. di Stato Fir , IX d'Ordinanza e Mil. Cl. хші Dist. 2, n° 72, с. 10. SERIE M. 405 da quel pontefice durante il suo regno. La cassa (1) è di noce. (Fin. 12). M. 2-5. ARCHIBUSI (2) da miccia, o da corda, da fuoco, a dra ghetto, a serpentino, a serpe, nomi tutti che indicano la stessa arma. (2) MANÉTTA (franc. détente, ingl. trigger, spagn. fiador, ted. Abzug). Nome di quel ferro, fatto a mo' di un allungato, che era la leva, posta agli archibusi a miccia, per fare abbassare il serpentino sulla polvere. Appresso, tanto in questi quanto negli altri a ruota e a focile, fu surrogata col grilletto. Darà a V. A. (VITTORIO AMEDEO I)..... due milla canne da moschetto e di calibro di trenta due denari del pezo d'Ittalia di balla tutti a proua a tanta polvere come pesa la balla et a caduno di essi il serpentino compito con la manetta et vitti per il prezzo d'un scuto d'oro et un quarto d'Ittalia ecc.-. PAOLO CHINELLI, Contratto (1632), Arch. di Stato Torino. Sez. III, Contr. 1632-33, f. 35. (3) CHIAVE, lo stesso che Manétta. M. D. vij. A Mro Giovanni di mº Luigi de morsi..... a di 28 di gennaio (st. com. 1508) f. dieci d'oro in oro lar..... , per parte di pagamento d'una somma di scoppietti allogatili ad far le chiavi et altri ecc.-. IX DI ORDINANZA E MILIZ. Archivio di Stato Fir , Cl. XIII. Dist. 2, V. 72, c. 25. (4) BOCCATURA E BOCCA (franc. calibre, ingl. calibre, spagn. calibre, ted. Ka liber), il diametro dell'anima, o sia del foro della canna, che, essendo cilindrico, è eguale in tutta la sua lunghezza. Era questa, nelle vecchie artiglierie italiane, l'unità di misura con la quale si regolavano le lunghezze e le grossezze delle varie parti dei pezzi e delle casse. Uso Boccatura scambio di Calibro, perchè questa voce viene dal latino Collibro, as, ..... are, pesare, e qui si tratta di misura e non di peso. (1) CASSA (franc. bois, monture, ingl. stock, spagn. armadura, caxa, tedesco Schaft, Schäftung). È quella parte dell'arma fatta di legno, sulla quale è accon ciata e tenuta ferma la canna e gli accessorj relativi. In essa si distingue: Fusto, parte anteriore che sostiene la canna incastratavi per tutta la sua lun ghezza. La Scanalatúra semicilindrica, lungo il fusto superiormente, ove è al logata la canna che vi è fissata per mezzo di perni o di fascette.- La Nocca, finimento del fusto, alquanto ingrossato, alla culatta presso la impugnatura. Il Calcio, parte estrema della cassa, schiacciata, di figura quasi triangolare. L'Impugnatura posta tra la nocca e il calcio che si stringe con la destra nel l'impostarsi.- II Sottocalcio, estrema parte posteriore del calcio, ordinariamente coperta con piastra metallica detta Calciuòlo e Sottocalcio. Il Canale posto sotto il fusto ove è allogata la bacchetta. per comunicare il fuoco alla carica. L'Incasso ove si acconcia la piastra Da Baldasare di Giovanni fabro abiamo auto a di 19 dicembre (1495)... 35 schopietti nuovi senza chasa a L. due s. due luno per merchato fatto montano ecc.-. X DI BALÍA, Muniz , Arch? di Stato, Fir , CI. xm, Dist.. 2, n° 101, 2ª parte, c. 11 t.- Al modo che si fanno a met tere gli arcobugi nelle lor casse- RUSCELLI (1568), 35. (2) ARCHIBUSO (lat. basso archibusus, arcobusus, franc. arquebuse, ingl. arque buse, hand-gun, spagn. arcabuz, ted. Feverrohr). Arma da fuoco portatile com posta di una canna di ferro, che si carica con polvere e pallottola di piombo, acconciata sopra una cassa di legno, munita di una macchinetta varia di forma edinome secondo i varj tempi in cui fuusata e si usa tuttora, per dar fuoco alla carica. Il nome non risale all'origine di questa sorta d'arme da fuoco, sebbene 406 CLASSE II. La canna, quadra, è lunga 0,980, e di boccatura 0,016, con mira alla bocca e traguardo alla culatta, a cono tronco, aperto superiormente, lungo 0,100, e la marca di nº 117. Ha lo sco dellino fisso alla canna, col coperchio ed il serpentino. La cassa è di noce ripiegata indietro presso al calcio affinchè sia acconcia per trarre dall'alto delle mura in basso (1). La bacchetta 117, esistesse e fosse detta Schioppo. In principio aveva il focone sulla parte superiore della culatta e vi si comunicava il fuoco con un ferro rovente, e per questo e per il suo peso non era portatile, ma da posta. Fatto il focone sul lato destro e aggiuntovi lo scodellino col suo coperchietto, si diede fuoco alla polvere, con la miccia o corda cotta, prima a mano, quindi con la serpe o ser pentino o draghetto, onde il nome di archibuso a e da fuoco, a miccia, a corda, a serpe, ecc. Nel secolo xvi fu surrogata la serpe dalla ruota, e sulla fine di questo e nel seguente le fu sosti tuito l'acciarino o focile, al quale poi tenne dietro il percuotitojo. E così fu addimandato archibuso a ruota, a pietra, ad acciarino, a focile e, pren dendo la parte per il tutto, Fucile; nome erro neamente conservato fino a oggi, sebbene manchi la parte onde l'ebbe.-Et ritrouandosi noy ben forniti de bombarde, archibusi, spingardelle: et simile cosse: et non auendo in questo nostro loco homini tropo pratici: ad tale exercitio: preghiamo vostra M. ne volia mandare per sina octi schio peteri.- GASPAR JAC. DE CORIGIA etc. (Ex Casa lispadi XXVIIIª Januarij 1483). ANGELUCCI, Gli Schiopp. Milan , 49. Hauemo scripto a Phi lippo da Crema officiale de la munitione di quello nostro castello (di Pavia) che faci condurre a Milano quattrocenti deci archibusi de quelli sono in essa nostra munitione Duca di Mil. Lett. (Viglevani die 25 januarij 1490), Ivi, 52. Habiamo che Messer Gaspare suo figliuolo (di Roberto Sanseverino) è stato ferito in uno pede de uno archebuso et è refferto che lo dovevano Archibuso di nº M. 2. portare a Padua per suspecto del pasmo (spásimo)-. Il vescovo di Parma e G. ANTONIO COTTA al duca di Mil. (3 luglio 1482), ROSMINI, II, 94. I docu menti riportati sono i più vecchi che io abbia trovato col nome di archibuso. (1) In un inventario della Rocca di Arona dell'anno 1734 a dì 20 di Novembre si trova notato: Altri archibuggi di serpa dodice, dieci de' quali di servitio, due mancanti uno nel sottomano (cioè la manetta), altro in una vite, e sono tutti con lo scalcio storto affine di servirsene da sparare d'alo (d'alto) a basso. LUCCI, Doc. ined , I., 202. ANGE . SERIE M. 407 di legno è fornita del raschiatojo, che è un arnesetto di ferro bipar tito alla estremità e ripiegato a squadra. Questi archibusi, italiani, così foggiati sono del XVII o del principio del xvIII secolo, e servivano per fornimento delle fortezze. Lo crederei di fabbrica milanese. (Campo E). Μ. 6. ARCHIBUSO A MICCIA, italiano della fine del secolo XVI. Canna quadra, lunga 1,00, di boccatura 0,017. Sulle tre facce su periori ha ornamenti svariatissimi di armature, armi, strumenti mi litari e musicali, figure, mascheroni e animali a schiacciato rilievo ritoccati a bulino, su fondi abbassati con l'acqua forte. Ha la mira ed il traguardo, a mo' di cono tronco aperto superiormente, dorati comela canna, sulla quale è lo stemma parlante dei conti Gambara da Brescia, con le lettere CO al disopra ed NeGda' lati di esso; che si spiegano Comes Nicolaus Gambara (1), nato nel 1538, di ottobre, e morto nel 27 di gennajo del 1592. Il perchè, questo archibuso può credersi operato circa il 1570. Porta la marca di nº 118 presso la culatta a destra, ed a sinistra è lo scodellino col suo riparo e coperchietto pur essi or nati e messi ad oro. La piastra, ed il draghetto o serpen tino, sono istessamente scolpiti e dorati che la canna. La cassa 118, (rinnovata) è di legno ebano con filetti ed ornati di avorio a tarsía. Tutta l'arma è lunga 1,39. È importante come lavoro e come ricordo di un celebre condottiero italiano. (Arm. 38). M. 7. MOSCHETTO (2) a miccia. Canna a due ordini, quadra e tonda con testa, mira e traguardo ed ornati incisi ad acquaforte, lunga (1) Niccolò di Lucrezio Gambara da Brescia nacque nell'ottobre del 1538. Sino dalla giovinezza attese alle armi, e nella guerra subalpina mossa da Carlo V ebbe la condotta di mille fanti sotto il Pescára. Poscia fu a' servigi di Alfonso II, ed infine soldato della Repubblica Veneta nella guerra contro gli Ottomani. Nel 1570 il 20 di aprile ebbe da essa ringraziamento per la condotta a proprie spese di 28 soldati, sulla galera di Zaccaria Barbaro contro i Turchi. Nel 1571, 15 di febbrajo, fu spedito colonnello di mille fanti al campo veneziano, e gli fu ricon fermato il grado nel 1572 e 1573 con mille ducati all'anno ed otto lance spezzate con doppia paga. Con ducale del 16 febbraio 1572 si comandava a' Rettori di Brescia che permettessero al Gambara di raccogliere armi per un migliajo di fanti. Con altra del 20 di febbrajo 1583, gli si dava licenza d'arme con quattro uomini per aver fedelmente servito l'esercito veneziano. Testò nel 1585, 16 di agosto, e morì di 54 anni e 4 mesi, il 27 di gennajo 1592. Fu sepolto nella chiesa di S. Antonio di Verola Nuova. (2) MOSCHETTO (franc. mousquet, ingl. match-lock, spagn. mousquete, ted. Ми skete). Arma da fuoco simigliante all'archibuso ma di portata, e di peso mag giori, di modo che per servirsene era necessario appoggiarlo sur una forcina che il moschettiere portava sempre seco. Qui è finito di buttare a terra le case, et 408 CLASSE 11. 1,25, di boccatura 0,018. Cassa di noce. Serpentino con ornati in cisi e dorati e così nel guardamano e sottocalcio. Pesa Cg. 7,50. (Al Moschettiere di nº B. 48). M. 8. ARCHIBUSO A RUOTA(1) tedesco, della prima metà del xvII secolo. Canna quadra, bronzata, lunga 1,02, di boccatura 0,018. Le facce superiori sono scolpite con rozzo lavoro: ha la bocca incampanata esteriormente con mira, traguardo e marca di nº 119. Ruota a meccanismo interno. La piastra, il cane (con la piríte) (2), e la braca hanno incisioni ad acqua forte, rappresentanti un combattimento di cavalli turchi ed ale manni, lavoro dell'archibusiere IOHANN.DANER. La cassa è di 119. legno mogano con tarsíe di madreperla ed ornati di fogliami e di uccelli incisi. Lunghezza totale dell'arma 1,35. (Arm. 39). fatto ispianata di legnami intorno alle mura quanto tira un moschetto per tutto Il mo schetto ordinario s'intende lungo onc. 30 (1,187), con d.ri (denari) 32(Cg. 0,0356)-. FERRUCCIO, Lett. (Empoli 10 dic. 1529), Arch. st. it. IV, 11, 599. di balla et pesa lb. 13 in 14 (Cg. 4,170 a 4,491) a pessa et misura di Brescia-. Carta 10 dic. 1613, Arch. di Stato Parma, Cassa 8, nº 6, 3 bis. Monitione mandata a Goito a di 22 di novembre 1526. 6 moschetti di ferro siue archibusi pesi 111. 10 de poluere fina d'archibuso ecc.-. Libro Muniz , Arch. Gonz.X, 1, 9. (1) (ARCHIBUSO ARUOTA (franc. arquebuse à rouet, ingl. arckbus witt wheel-lock, spagn. arcabuz de rueda, ted. Radschlosbüchse), dicevasi quello che, invece del serpentino con la miccia, aveva una macchinetta molto complicata con rotino, onde le venne il nome di Ruota. L'invenzione di essa si attribuisce a un arma juolo di Norimberga, nell'anno 1515. Queste nuove armi, come le vecchie, cioè gli archibusi o schioppetti a miccia erano proibite, e nelle gride si minacciava a chi le portasse di notte cum lume on senza lume... la pena de trati quatro de corda-. Crida a dj ult de luio 1513. ecc., ANGEL. Doc. ined. ferraresi, I, 304. E nel 1522 ai 14 di febbrajo il Duca con una nuova Grida ripete la proibizione dichiarando la specie degli schioppetti.- Et oltra di questo, commanda e vole sua Excella che niuno cossi terriero, come forastiero possi portar in dicta sua ci tade ne de di ne denocte balestre, scoppetti da fuogo, che cerca al portare quelli da preda o da fuoco morto se reporta a quanto per altre Cride sua Excellentia ha statuito, ... sotto pena a chi ccotrafara de trati tri de corda, et de liure ven ticinque m. (marchesane) ecc.-. ANGEL, Op. cit, 308. Questa Grida è importan tissima per la notizia degli-scoppetti... da preda o da fuoco morto nel1522. che dovevano essere di un uso molto esteso, e da parecchi anni addietro, perchè il Duca si riporta alle Gride anteriori. (2) PIRÍTE (lat. pyrites lapis, franc. pyrite sulfureuse, pyritejaune, marcassite, ingl. sulphurus pyrite, spagn. pirita, ted. Schwefelkies). La pyrite propria mente detta, bisolfuro di ferro monometrico, può considerarsi come tipo dei bi solfuri appartenenti al medesimo sistema cristallino. La pirite, (pyrites da πῦρ fuoco) cosi detta perchè produce sprazzi di vivide scintille se percossa dall'ac ciarino, è dotata di colore e di splendore simili a quelli dell'oro-. BOMBICCI, Mineral., 444. Era la pietra unicamente adoperata nelle ruote, perchè non sog getta a scagliarsi come la selce piromaca. Nelle terzette talvolta si usava l'agata. SERIE M. M. 9. 409 ARCHIBUSO RIGATO (1) a ruota. Cassa, per tutta la lun ghezza della canna, di noce d'india con minutissime tarsíe di vo lute, rosette e dischetti di avorio. La canna, rigata a7 righe, a se micerchio (à tourelle), e lunga 0,79, è decorata alla culatta, tonda, a squame e quindi con animali ed una figurina virile, in atto di sonare il corno, a bassorilievo sul fondo dorato. Continua con tre facce a cordoni e strie in ciascuna sino a 0,16 dalla bocca, dove si ripetono gli ornamenti già indicati e un'altra figurina che tiene nella sinistra uno spiedo da caccia. La ruota ha il rotino coperto con ornati ricavati dal fondo, messo a oro, e il doppio scatto (2). Sulla (1) ARCHIBUSO RIGATO (franc. arquebuse rayée, ingl. rifled wall-piece, spagn. ar cabuz rayado, ted. Gezogene Büchse). Addimandasi così quest'arma perchè la sua cannascambio di aver l'anima liscia, è per tutta lasualunghezza solcata daun certo numero di canaletti o paralleli all'asse, o a questo inclinati a elica, che diconsi Righe. La inclinazione dell'elica si addimanda il Passo. La rigatura delle armi da fuoco portatili è di molto remota invenzione. Stando alle notizie date fino ad ora dagli scrittori militari, ne spetterebbe il merito a Gaspare Zollner da Vienna, che nel 1498 presentò al tiro al segno in Lipsia la prima canna rigata paral lelamente all'asse. Au tir à la cible de Leipsic, on voit de carabines rayées, de l'invention de Gaspard Zollner de Vienne-. MORITZ MEYER, P. I, 29. La ri gatura ad elica è attribuita da alcuni ad Augusto Kotter da Norimberga, tra il 1500 e il 1520: da altri al Danner nel 1552. Ad ogni modo, da queste notizie, bisognerebbe conchiudere che le armi rigate sono d'invenzione alemanna, perchè tutti gli scrittori militari nuovi, a scanso di fatica, copiano quelli vecchi e così ri petono e perpetuano gli stessi errori. Ma io; cheho cercato sempre di spigolare negli archivj tutto ciò che intorno alle armi potesse procacciare onore al mio paese; io, dico, ebbi la fortuna di trovare nel 1863 un documento preziosissimo che rivendica all'Italia il merito della rigatura a elica delle armi da fuoco por tatili, ventidue anni prima che il viennese Zollner presentasse al tiro di Leipsic la sua canna a rigatura parallela all'asse. Ecco qui il documento, tratto dal l'Inventario della munizione della Rocca di Guastalla , fatto il venerdì 28 luglio 1476: Item sclopetus unus ferri factus a lumaga ; documento che nel suo chiarissimo laconismo, mi assennava esser questo uno schioppetto con canna rigata a elica Pubblicai subito questa importantissima notizia in una lettera (Di uno schioppetto di ferro fatto a lumáca, Torino 1863, Tip. Cassone) diretta al collega maggiore Giuseppe Novi. In questa mia lettera èconfortata la interpetrazione data al documento latino con ragioni incontrastabili, considerando leparole- factus a lumaca in tutti i significati, e conchiudendo che qui non si tratta di elica esterna, ma interna, precisamente come nelle colonne trion fali che si addimandavano a punto columnae coclides perchè avevano interna mente una scaletta a chiòcciola, cioè fatta a lumaca. Ma vox clamantis in deserto , e la storia vecchia la vincerà sul documento! (2) DOPPIO SCATTO (franc. double-détente, ingl. hair-trigger-lock, spagn. doble fiador, ted. Stechschloss). É un ingegnoso meccanismo aggiunto allo scatto ordi nario in tutte le armi cheservono per il tiro albersaglio,col quale si rende quasi insensibile il movimento che sarebbe prodotto se si dovesse tirare il grilletto. Fu inventato da un armajuolo di Monaco nel 1543-. V. DEMMIN, Opera cit. p. 89. : 410 CLASSE II. piastra è rappresentata una caccia al cervo, che è addentato dai cani, aizzati da un cacciatore. Tutti gli ornati, a bassorilievo, sono bronzati e spiccano su fondo d'oro. Tutta l'arma è lunga 1,07. Non si conoscono i nomi nè dell'armajuolo nè dell'incassatore, perchè il primo ne dà le iniziali C. S. sulla canna innanzi al traguardo; il secondo ha intarsiato in avorio la marca di nº 120 nella cassa sopra al guardamano. È indubitato però che questo lavoro appartiene ad artefici italiani del xvi se colo. (Arm. 2). Μ. 10. ARCHIBUSO lungo a ruota. La cassa di noce d'Indiaha gli stessi lavori di tarsía ac cennati nel nº M. 9, e sono forse del medesimo artefice, come del medesimo armajuolo è la canna liscia (di boc 120. catura 0,013) marcata C. S. istessamente foggiata ed ornata ma con diversa distribuzione, chè tutta la lunghezza (1,08) è divisa in cinque parti alternativamente, tonde ed a facce. Le tonde hanno ornati con figure mitologiche, cioè: Giove con l'aquila tra' piedi ; Giunone col pavone; Mercurio col caducèo. Con ornati simili è scol pito il sottocalcio ed il guardamano. La piastra della ruota ha un Nettuno seguíto da Tritoni, Nereidi e cavalli marini. La lunghezza totale di quest'arma è di 1,65. (Arm. 2). Μ. 11. ARCHIBUSETTO a ruota. Cassa di noce d'India per tutta la lunghezza della canna decorata di lavori a tarsía di avorio, di sor prendente bellezza, cioè fogliami, volute, animali, chimere, isolati o posti a contorno od ornamento di figure e di storie. Sulla parte su periore della impugnatura sono due sirene che mettono in mezzo la codetta del vitone, e finiscono in due ornati che conti nuano sino al principio del calcio, ed inmezzo a due volute, sotto alla codetta, è il monogramma di nº 121, certo le B iniziali dell'artefice del prezioso lavoro. Proseguendo verso il calcio, a sinistra è la storia del ratto di Dejaníra. Sotto, e in mezzo a vilucchi e cartocci, è un orso ed un cane che lo in 121. segue. Al posto della contropiastra, è Venere, scesa dalcocchio tirato da due cigni, che accorre a contemplare il suo Adone giacente al suolo ferito dal cinghiale. Là presso sono due cani che hanno indovinato già la fine del loro padrone, ed uno sta in atto di urlare, l'altro a testa china. In lontananza è rappresentata la lotta tra il cinghiale ferito ed il feritore Adone. Nella parte destra del calcio è il ratto d'Io, figliuola d'Inaco, che Giove cangiò in vacca per sottrarla alla gelosa vendetta di Giunone. Mercurio seduto a sinistra, sta sonando il piffero, mentre Argo a destra, pur esso se duto sotto un albero al cui tronco si appoggia, incomincia ad ad SERIE M. 411 dormentarsi. Da lungi si vede lå vacca Io ed inlontananza un ca solare e monti e sopra fabbriche. Tutto il dorso della cassa, dal calciuolo sino al fine del guardamano, è istessamente decorato di tarsíe di avorio con fogliami, vilucchi, mostri, frutte, farfalle e una chimera nel cui corpo è lo spacco ove passa il grilletto. Sopra è rappresentata Dafne cambiata in lauro. Presso la bocca, sono alle estremità ornamenti eguali ai descritti, e nel mezzo si vedono ri petute le favole del ratto d'Io e del ferimento di Adone inpropor zioni maggiori. La canna liscia lunga 0,83 e di boccatura 0,013 è alternativamente tonda e quadra. Le parti tonde sono ornate di pregevolissimi lavori a bassorilievo bronzati su fondo granito e do rato. Anche qui mostri, animali, chimere, frutte e figure di tanto minuto e squisito lavoro che destano maraviglia. Le figure sono : un trionfatore, su biga, con i due cavalli alla carriera; un Marte in mezzo ad armi; una Diana con arco e farètra. Le due parti quadre hanno scanalature e filetti. Una cornicetta sta ai tre ot tavi della canna, ed un'altra alla culatta. Ad afforzare la cassa, dove sono inseriti i perni che vi fissano la canna, sono due staffe che abbracciano la cassa, scolpite anche queste come tutte le altre parti. Il guardamano è a foggia di arpa rovesciata, con finissimi lavori di cesello ed una vaga testina di tutto tondo. La piastra della ruota è pure scolpita con figure. Il rotino è coperto con ornato a traforo su fondo dorato, il cane ha una testa di uccello che nel becco stringe la pietra che è una pirite. Finalmente il sottocalcio e gli altri for nimenti, sono tutti operati nel modo stesso. È ignoto l'artefice della canna e di tutte le altre parti di ferro di questo ammirabile archi busetto, che dallo stile del lavoro si potrebbe giudicare della seconda metà del secolo XVI. Anche dell'artefice della cassa s'ignora il nome, nè è facile l'indovinarlo con le sole iniziali H B. Egli è certo però che era sommo nell'arte sua, e degno compagno dell'armajuolo, ed è una disgrazia che non si possano segnalare ambedue per onore della nazione cui appartennero. (Arm. 2). M. 12. ARCHIBUSO a doppio fuoco (1), lungo. Tanto la canna, lunga 1,280, di boccatura 0,018, quanto la cassa per forma per ma (1) A DOPPIO Fuoco. Aggiuntodiun'armacuisi comunichi il fuoco indue modi diversi, cioè: o con la ruota e col serpentino, come è in questo archibuso: o col focile e col serpentino, come nelfucile-moschetto attribuito al Vauban, ma erro neamente, perchè il nostro Montecuccoli, prima che quegli l'inventasse, ne fece fabbricare parecchie centinaja per l'esercito imperiale. Lo scopo di questa piastra a doppio sistema, fu di rimediare agli scatti a vuoto che avvenivano sovente con la pirite o con la selce. Il DEMMIN (Op. cit. 536) la ricorda haquebuse double (Doppelhacken en allemand, double hakbus en anglais). Elle se distingue de la 412 CLASSE II. niera di lavoro e per materia sono simili all'archibusetto precedente. La cassa oltre gli ornamenti di tarsíe di avorio ne ha di argento di oro, di vilucchi, fogliami, e trofei militari, di variatissimo disegno, Tutti gli angoli sono decorati di liste di avorio incise a trecce, o a volute che ricorrono, ripetutamente eguali, od a foglie e frutte. Presso all'impugnatura di fianco alla codetta sono in avorio due genietti alati assisi sopra lumache, quello a manca sonando una viola, l'altro toccando il liuto. Sotto alla codetta è la marca di nº 122 mono gramma dell'incognito artefice di tanto pregiati lavori. Nella parte sinistra, al posto della contropiastra, è il giudizio di Mida, nella contesa tra Apollo e Pane, al quale, per aver dichiarato Pane vincitore, sono spuntate già le orecchie d'asino. Scendendo al calcio, sulla guancia è rappresentata la caccia del cinghiale di Calidóne, che si avanza a corsa infuriato, seguíto da' cani, e da Mele ágro investito con uno spiedo da caccia, mentre Atalanta, con l'arco in punto, sta per iscoccare la freccia. Il cinghiale fu ucciso da Me leàgro che, spiccatane poscia la testa, ne fe' dono alla bella Atalanta che per la primalo ferì; e questo fatto è figurato nella parte destra. Il fusto è ornato di quattro rappresentazioni simboliche da ciascuna banda in avorio, e da tre tarsíe di oro e di argento. Alle estremità sono simboleggiati i quattro elementi. Le altre quattro figure poste lungo il fusto sono allusive, alla Musica e alla Prudenza, dalla parte sinistra : alla Fedeltà ed all'Abbondanza, dalla parte destra. Le tarsíe di oro e di argento poste tra le allegorie descritte sono sva riatissime: come di fogliami, cartocci, figure fantastiche, uccelli, A 122. armi. La canna è alternativamente tonda e quadra divisa in cinque parti incominciando con la prima forma. Le tonde sono scolpite con bassirilievi su fondo camosciato e dorato, racchiusi in formelle come nell'archibusetto n° M. 11. Nella prima sono cornucopie con frutte sulle quali siedono due figurine mulièbri coronate di alloro. Sopra è un guerriero in tutt'arme, tra bandiere e tamburi, fiancheggiato da due schiavi e da due termini. Più in su v'è un baldacchino, e dalle bande uccelli e in mezzo un fascio di fiamme donde sorge una fe haquebuse simple en ce qu'elle a deux serpentins qui s'abattent en sens opposé aux moyen de deux détentes et de deux gâchettes Ame sembra improprio questo nome per un archibuso che ha due serpentine, perchè archibuso doppio vale archibuso di due canne, o che può caricarsi con due colpi uno sopra l'altro nella stessa canna. Per ciò dirò sempre archibuso a doppio fuoco quello che ha la ruota e la miccia, o la ruota ed il focile, o il focile e la miccia, e a doppio serpentino, e a doppio cane quelli che, sieno da ruota o da focile,hanno due cani. 1 SERIE M. 413 nice. Appresso è una delle parti a facce scanalate e con filetti, e nel principio di essa il traguardo formato da un drago alato (man cante della testa) rivolto verso la culatta, con un foro nel corpo per poter mettere a mira. Un collarino preceduto da foglie d'acanto compie questa parte cui segue la seconda formella ove sono alle gorie allusive a Minerva con due draghi alati, ed altri ornamenti e la figura della Dea sopra un piedestallo, col cimiero in capo, l'asta nella destra e lo scudo poggiato in terra e tenuto con la sinistra. Segue la seconda parte quadra, due terzi più lunga della prima col medesimo lavoro. Da ultimo è la terza formella dedicata a Cerere che sta sopra un piedestallo tenendo con ambe le mani un corno di dovizia e, nella sinistra, anche un mazzo di spighe. Mezze figure alate ed animali terminanti in fogliami e volute, fiancheggiano la Dea co perta da un baldacchino. Una testa di drago serve di finimento alla canna e ne forma la bocca. Anche questo archibuso ha le due staffe o fascette come l'archibusetto, con ornati che somigliano a tutti i descritti. La piastra è a miccia ed a ruota. Il draghetto, dalla parte del calcio, ha la forma di S con ornati e foglie, a testa di uccello, fessa per lo lungo per ricevere la miccia trale due parti (le mascelle) che si stringono poi con una vite. Il cane, dalla parte opposta è un drago alato che apre le fauci per addentare la pirite. Il ro tino è in parte coperto da un ornato a traforo nel quale sono due sfingi, addossate ad una targa a giorno, vagamente scolpite. Tutto il meccanismo della ruota è nell'interno, essendo all'esterno soltanto la molla del cane. Nella piastra è rappresentato Nettuno, in atto di camminare, che è rivolto alla sua Anfitrite, seduta dentro una conchiglia, cui tiene dietro un mostro metà grifo e metà pesce. Egli impugna con la sinistra il tridente, e con la destra regge le redini di due ippocampi. Il sinistro è inforcato da Amore, seguíto da un tritone alato che ne porta sur un'asta le armi, l'arco e la farètra piena di frecce, e preceduto da due tritoni che danno fiato alle conche marine. Il guardamano ha la forma delle vecchie manette degli archibusi a miccia ed è ornato di una testa di drago al suo principio e da foglia e voluta al fine. Lungo la cassa all'impugnatura ed al calcio sono liste di ferro cesellate a fogliami, frutte e figure fantastiche su fondo messo a oro, ed istessamente operato è il sottocalcio. La lunghezza totale dell'arma è di 1,655. Tutto ciò che si potesse dire intorno alla bellezza di questo archibuso, oltrechè sembrerebbe esa gerazione, non varrebbe a persuaderne il lettore che non lo avesse sotto gli occhi e non potesse esaminarlo a parte a parte. Ambedue 414 CLASSE II. i maestri, armajuolo e cassajo, cospirarono insieme con lodevole emulazione a fare di quest'arma un vero capolavoro. Ma lo stile purgato del disegno, la bellezza delle composizioni, la purezza dei contorni, la finitezza de' tocchi nelle incisioni sull'avorio e nelle ce sellature sul ferro, addimostrano indubitatamente che l'opera è stata fatta in Italia nell'aureo secolo del risorgimento di tutte cose nella patria nostra. (Arm. 2). Μ. 13. TERZARUOLO (1) a ruota, rigato, di fabbrica tedesca. Canna quadra un po' strombata esteriormente alla bocca, con otto righe a semicerchio, da sinistra a destra (passo 1,071) con inclinazione co stante, lunga 0,72, di boccatura 0,015, ornata di fogliami a basso rilievo su fondo granito e dorato alla bocca ed alla culatta (dove sembra che sia stata scorciata), con mira e traguardo scorrevole. La ruota non ha esteriormente che il cane, la molla e l'albero del rotino. Sì la piastra che il cane sono incisi a bulino, egregiamente. Nel cane è rappresentato l'Eterno Padre sulle nuvole, con lo scettro nella sinistra, accennando con la destra al Santo Spirito. Sulla piastra è una prospettiva di colonne e di arcate che finiscono ad un giardino, e li presso è rappresentata l'Annunziazione. Il lavoro, dallo stile, sembra che debba essere del secolo XVII. L'artefice ne lasciò il suo nome inciso nel fine della piastra, ma ora non vi si può leggere più che L. G. Sfen... Sc: (sculpsit). L'armajuolo poi che operò la ruota e forse la canna, fu Antoni Zurschendaler, nome anche questo inciso sulla piastra presso allo scodellino. La cassa, lungo tutta la canna, è di legno mogano a piè di cerva e intarsiata di madreperla, di avorio e di osso, con figure, cacce (1) TERZARUÒLO. Specie di arma da fuoco a ruota che sta tra l'archibuso lungo ed il pistoletto e corrisponde alla pistola secondo la vecchia nomenclatura. La Crusca lo dice: Spezie d'archibuso corto, così chiamato, come molte altre armi da fuoco, dal nome particolare d'una spezie di Sparviero, detto anche Terzuolo ; ma io le presto poca fede, perchè nessuna delle armi da fuoco por tatili ha preso il nome da animali. A me pare piuttosto, che il nomegli sia ve nuto dall'avere la canna un terzo meno di lunghezza dell'archibuso lungo; come per simile ragione si chiamò terzetta la pistola che aveva un terzo di lunghezza dello stesso archibuso. I terzaruòli erano le arme delle Corazze, e si usarono sino dalla seconda metà del secoloxvI. Archibusi a ruota, ne sono di tre sorta, lunghi, mezzani e piccioli distinti sotto le voci: il primo di Archibuso lungo, il secondo di Pistola over Terzaruolo, e l'ultimo di Archibusetti over pistoletti-. PISTOFILO, Oplomachia (1621), 182. 1614. Vn Terzaruolo con canna mezzo tonda e mezzo quadra con fogliami da cima nel mezzo et a piedi dorata con la canna mede sima intagliata e dorata con la bocca tonda con la cassa di legno configure grandi d'osso senza rota vecchio-. Invent.Mob. Duc. Urbino (1631), Arch. di Stato Fir , Cl. 2º, Div. A, Filza III. SERIE M. 415 ed altri svariati ornamenti. Al posto della contropiastra è una G majuscola e dentro una lepre assalita da un uccello di rapina. Forse è questa l'iniziale del nome del cassajo. Sulla parte destra del calcio, è un astuccetto con coperchio ritenuto da molla, per tenervi la pi rite ed altri piccoli accessorj. Tutta l'arma è lunga 1,020. (Arm. 39), Μ. 14. TERZARUÒLO rigato, a ruota, lavoro tedesco del secolo xvI. Canna quadra strombata alla bocca, lunga 0,836, con l'anima a sezione esagona e i lati ad arco di cerchio, di bocca tura 0,0085, Ha la mira, ed il traguardo scor revole e svariati ornamenti incisi, e la piastra col mollone esternamente e il rotino scoperto. Tanto questo quanto il mollone e la molla del cane hanno guarnimenti d'ottone con inci sioni. Le mascelle del cane raffigurano il rostro di un uccello di rapina. La cassa, a piede di cerva, è di noce, ornata di bei commessi di avorio e madreperla. Nel sottocalcio sono le lettere G. M. K. le iniziali del nome del cassajo, e sulla guancia è una lettera ornata, di nº 123, iniziale, forse, del nome del pro 121. prietario dell'arma, che probabilmente fu una donna. (Arm. 38). M. 15. TERZARUOLO a ruota, scozzese (?), rigato, simile al pre cedente. Canna quadra bronzata, con ornamenti alla bocca, nel mezzo ed alla culatta incisi e dorati, lunga 0,880, di boccatura 0,009, con mira, e traguardo a cilindro vuoto, con lastretta e suo forel lino. Ha otto righe, col passo di 1,479, inclinate da sinistra a destra. Piastra simile alla precedente, salvochè è quasi tutta dorata. Cassa di carrubo intarsiato d'avorio e di madreperla con cacce ed ornati minutissimi. Sulla guancia è un ornamento a mo' di targa messa in mezzo da due teste sopra cetre, che sospetto ricordino quelle dei Bardi scozzesi. Lunghezza totale dell'arma 1,140, peso Cg. 2,400. (Arm. 38). M. 16. TERZARUOLO tedesco a ruota, in tutto simile ai prece denti. Canna damaschina tonda, lunga 0,888, di boccatura 0,015. Piastra come la descritta a dietro, forbita, con ornati incisi. Cassa a piè di cerva, di noce, con cacce ed altri ornamenti a commesso di avorio e di madreperla. È lavoro dello stesso cassajo del nº M. 14, avendo le medesime iniziali, cioè G. M. K. Lunghezza totale del l'arma 1,130. (Arm. 38). M. 17. TERZARUOLO tedesco rigato, a ruota e a doppio scatto. Canna quadra, con otto righe a semicerchio (passo 1,607), lunga 0,86, di boccatura 0,012 e 0,013, tutta intarsiata d'argento con bassiri lievi svariatissimi di fogliami, frutte, figure di divinità e masche CLASSE II. 416 roni, che spiccano su fondo dorato. Ha mira ed alzo (1), di due lami nette a cerniera, alla distanza di 0,180 dalla culatta. La ruota è con rotino coperto e tutto nascosto nella grossezza della piastra, la quale ha gli stessi lavori di argento che la canna. La cassa, a piè di cerva, di pero, ha svariati bassirilievi di fogliami, cacce e caccia tori, con qualche guarnimento di metallo dorato, sulla guancia, nella parte opposta, ed al sottocalcio. La canna e la piastra sono squi sitamente scolpite, ma lo stile non è guari buono, e meno è poi quello degli ornati della cassa. Ciò non ostante, è un'arma assai pregevole per la forma, per la ricchezza del lavoro e per la sua perfetta conservazione. Doveva essere un'arma da tirare al segno. La lun ghezza totale è di 1,120. È della prima metà, circa, del secolo XVII. (Arm. 39). Μ. 18. TERZARUOLO a ruota della fine del XVI secolo. Canna quadra, con capitello ottagono terminante in circolo, lunga 0,805, e di boccatura 0,0173, tutta scolpita di pampini a bassorilievo su fondo granito. Piastra forbita con rotino scoperto, e cane dalla parte posteriore, che non appartenne a quest'arma. Cassa a piè di cerva, con un pomo nel sottocalcio, di noce d'India, interamente coperta di tarsíe d'avorio, con fogliami, nastri spirali, squame, cartocci e mascheroni. Sulla guancia è un tondo di avorio, entrovi una targa nella quale è una corona ducale, e sopra l'anno 1583. Sul fusto è una,mezza figura di giovinetto in costume civile del 500, con ber retta in capo ornata di piume. Si è creduto ravvisare in questa fi gura una simiglianza con Francesco Maria II della Rovere Ducadi Urbino, e perciò che quest'arme gli avesse appartenuto. Ma, oltre al non esserci punto una tale simiglianza; perchè Francesco Maria nel 1583 avrebbe avuto trentaquattro anni; il mancare negli ornati le foglie e le ghiande della rovere, che si trovano sempre nelle armi ed in tutt'altre cose che appartennero a quella famiglia, basta per escludere la cennata supposizione. (Arm. 38). (1) ALZO (franc. hausse, ingl. sight, ted. Aufsatz). Lastrette d'acciajo presso la culatta con una tacca per traguardare. Ordinariamente sono tre: una, che è la più bassa, fissata alla canna, e le altre due, più alte, maschiettate per poterle alzare secondo il bisogno. Questa era la forma di traguardo, delle armi da fuoco portatili, incominciando, io credo, dal mezzo circa del secolo XVI; traguardo che io chiamo Alzo, perchè realmente è tale, ma sono certo che non gli si desse allora questo nome, chè è recente. Per i cannoni, sino al principio di quel se colo, lo dicevano traguardo, sebbene ve ne fosse qualcuno costruito in modo che potesse alzarsi e abbassarsi a piacere, e nella seconda metà dello stesso secolo fu addimandato scaletta (BIRINGUCCI, Pirotecnía lib. X, cap. II, е CAPOBIANCO. Quesito LXIIII. SERIE M. M. 19. 417 SCHIOPPETTO rigato a ruota, inglese (?), della fine del secolo XVI. Canna quadra, rigonfiata alla bocca e brunita, della lun ghezza 0,914, e di boccatura 0,0074, ad anima esagona, con traguardo scorrevole presso alla culatta e mira. Ha sei righe con il passo di 1,028 ad inclinazione costante da sinistra a destra. La piastra ha qualche ornamento inciso su lastrine d'ottone soprapposte, il rotino ed il mollone esteriormente, un ponticello che regge l'albero del rotino, ed il cane con le mascelle a becco d'uccello, incisi. La cassa, a piè di cerva, è di noce d'India con tarsíe di dischetti di madre perla e di avorio ed ornati di trecce, di rosoni e di fogliami. Sem bra che quest'arma debba avere appartenuto ad una signora. È lunga 1,19 e pesa Cg. 2,90. (Arm. 38). Μ. 20. CARABINA (1) tedesca da bersaglio. Canna quadra, salvo che per 0,105 alla bocca (era una canna di Stutzen), a sette righe, lunga 0,66, di boccatura 0,015, sul fondo delle righe 0,016. Porta mira e traguardo, e sulla culatta è segnata I : H : A. NEUSTAT. Piastra, con meccanismo e rotino interni, ornata d'incisioni ad acqua forte e con la scritta P PR RINSPACHER INSBRVCK Cassa di legno noce a piè di cerva come il nº M. 9, con guarda mano, cannelli, magliette ed altri guarnimenti di ottone, e qualche Μ. 21. ornato inciso. Lunghezza totale dell'arma 1,00. (Arm. 39). CARABINA da caccia tedesca a ruota. Canna quadra strom bata esternamente con nove righe a semicerchio, alternate da solchi ad angolo, stupendamente eseguiti, ad inclinazione costante da si nistra a destra, col passo di 1,374. Ha traguardo fisso ed alzo a cerniera; è lunga 0,846 e con la cassa 1,134, e sulla culatta è in ciso il nome dell'archibusiere Hans Reiner E. La piastra, lavorata egregiamente a fogliami su fondo abbassato, ha il meccanismo in terno, il cane traforato e il doppio scatto. La cassa, di pero, a piè di cerva con qualche rosetta di osso, è interamente scolpita a bas sorilievo, con fogliami, fiori, paese, cacce con cani, lepri, volpi e un colombo con collana, e nella contropiastra ha un cavallo marino. Nel calcio, la guancia ha dentro una formella ovale lo stemma del proprietario dell'arma, scolpito a bassorilievo. Sulla parte destra ha (1) CARABÍNA(franc. carabine, ingl. rifle, spagn. carabina, ted. Büchse, Stutzen). Arma da fuoco con la canna più corta di quella dell'archibuso o del fucile, ma rigata. E così dovrå intendersi quando si troverà questo nome, sia l'arma da caccia, da bersaglio o da guerra. Catalogo R. Armeria. 27. 418 CLASSE II. il solito astuccetto per tenere la piríte ed altri accessorj. Questa carabina è una delle più belle della collezione. (Arm. 39). M. 22. CARABÍNA da bersaglio di fabbrica tedesca. Canna quadra, con otto righe ad elica,lunga 0,84, di boccatura 0,0126, e nel fondo delle righe 0,0134. Ha la mira, ed un traguardo scorrevole a 0,20 dalla culatta, ed un altro con forellino, fisso sulla culatta stessa. La canna è bronzata e sulle tre facce superiori porta l'aquila bicipite con corona imperiale, un leone rampante a sinistra, la Fortuna sur un globo alato, un grifo e rosette e testine di cherubini e fogliami, tutti lavori fatti a bulino con men che mediocre disegno. La piastra ha lavori identici, il rotino è posto nella grossezza della piastra e il mollone internamente. La cassa, a piè di cerva, di legno pero annerito, ha il cannello ed il finimento del fusto di avorio graffiti. Nel calcio sono alcuni intagli di niun pregio ed una men che me diocre figura graffita sull'avorio rappresentante una donna con pomi in mano. Ha guardamano di ferro forbito, e il doppio scatto. Lun ghezza totale dell'arma 1,10. (Arm. 39). M. 23. SCHIOPPETTO a ruota del secolo XVII. Canna quadra, un po' strombata esternamente alla bocca, lunga 0,79 è 0,0146 di boc catura. È decorata di graziosi ornati e di animali a schiacciato rilievo col fondo abbassato ad acqua forte, ed ha un traguardo a mo' di balaustro alla culatta e la mira alla bocca. Cassa di legno pero con intarsiature di avorio rappresentanti cacce, animali e fi gurine in costume del secolo suddetto, di lavoro, a quanto sembra, tedesco. Ruota (non sua) di lavoro bresciano a due cani (V. a pag. 411 n. 1) e rotino esterno, tenuto a posto da una staffa di tre quarti Μ. 24. di cerchio. Lunghezza totale dell'arma 1,04. (Arm. 39). MOSCHETTO a ruota rigato. Canna quadra e tonda con la mira e il traguardo fisso radente la canna, che ha otto righe molto irregolari col passo di 1,475, ed è lunga 1,113 e di boccatura 0,018. Cassa di legno carrubo, tutta intagliata con uccelli acquatici, navi, acqua ed altri lavori di fogliami, due sirene, un tritone e un busto di guerriero. Di fianco alla codetta sono due figure incise sull'avorio, un uomo e una donna in costume veneziano. Nella contropiastra è incisa una città tutta intersecata da canali, con isolette, gondole, barche e navi a vele spiegate, di modo che mi sembra ravvisarvi Venezia e la sua laguna, la piazza, il campanile di S. Marco, e il palazzo ducale. La piastra a ruota ha il meccanismo coperto e la marca di nº 124, e sulla canna, alla culatta, è la marca di nº 125. Quest'arma parmi che sia di fabbrica italiana, o almeno che abbia appartenuto ad una famiglia veneta. È della fine del secolo XVI. (Arm. 38). SERIE M. M. 25. 419 ARCHIBUSO tedesco a ruota, rigato. Canna quadra, lunga 0,893, a otto righe inclinate costantemente da sinistra a destra, col passo di 1,417, ad anima ottagona, esteriormente scolpita con cacce, fogliami ed altri ornamenti a bassorilievo e forbiti, un po' strom bata alla bocca. Mira, e traguardo scorrevole a 21 centimetri dalla culatta, sulla quale è la scritta e la marca di nº 126. La piastra e il rotino, coperto, sono scolpiti a bassorilievo con uccelli, cani, un cacciatore ed altri ornati, ed ha il doppio scatto. La cassa di pero, a piè di cerva, è intagliata a bassorilievo con cacce al cervo ed al cinghiale sul legno stesso, ed è ornata di ani mali e rosoni di avorio a commesso. Sulla guancia è, di avorio, una targa sormontata da una corona baronale, messa in mezzo dalle iniziali FWe ZM, forse del nome del proprietario dell'arma. Il lavoro in genere è bene eseguito, ma è di cattivo stile. La lun ghezza totale dell'arma è di 1,152 e pesa Cg. 4,50. (Arm. 38). FRANS 124. KELL INWK SIN EN 16 65 BB 125. M. 26. 126. 197. ARCHIBUSETTO a ruota, rigato, da bersaglio, con doppio scatto, di fabbrica tedesca, del 1668. Canna quadra, a sei righe, lunga 0,74, di boccatura 0,0093, con mira e traguardo, dietro il quale è la scritta BALTASER SCHMIDT 1668. Sulla culatta è la marca di nº 127. Ruota di semplice lavoro, con rotino nella gros sezza della piastra, e coperchino traforato con ornati di fogliami e rose incisi a bulino. La cassa, a piè di cerva, è di noce d'India con qualche impiallacciatura di avorio, e nella guancia è inciso, sur una lastra di ottone, lo stemma della casa Carignano, per il che po trebbe credersi che avesse appartenuto ad EMANUELE FILIBERTO AMEDEO, figliuolo del principe Tommaso, morto nel 1709. Fudo nato alla M. del re CARLO ALBERTO dal cav. Saluzzo della Manta. (Arm. 39). 420 CLASSE II. ARCHIBUSO a ruota con canna di tre pezzi diversi, ac M. 27. conciata sur una cassa ornata di cacce e figure a commesso d'avorio, osso e madreperla. Ruota come quella descritta al nº M. 14, anche questa non propria della cassa, che è a piè di cerva; lavoro te desco del xvII secolo. Lunghezza totale dell'arma 1,220. (Arm. 38). Μ. 28. SCHIZZETTO italiano a focíle. Canna quadra, lunga 1,02, boccatura 0,0065, con traguardo a tubo rettangolare alla culatta e mira alla bocca. La piastra è quadra e di meccanismo semplicissimo, ma non sembra che appartenga al 1630, anno che è inciso sulla canna. La cassa è di ciliegio, a piè di cerva, intarsiata a fogliami e fiori e vilucchi di avorio. Certamente, era un'arma da caccia per signora. (Arm. 38). Μ. 29. ARCHIBUSETTO a focile, (1) ma in origine forse a ruota. Canna tonda con corni (1) ARCHIBUSO A FOCILE E FUCILE (franc. fusil, ingl. firelock, spagn. fusil, ted, Flinte). Specie di archibuso ordinario che, scambio del serpentino o della ruota ha una ingegnosa macchinetta, conlaquale sicomunica il fuoco alla carica, detta Acciarino e Focile, onde il nome di questa parte al tutto. Il DEMMIN scrive: Lefusil a batterie française à silex, selon toute probabilité in venté en France, vers 1640-. (Op. cit, 86). E ap presso : Quelques auteurs italiens ont voulu attribuer à leur pays l'invention du fusil, parce que son nom paraît venir du focile italien, qui derive du latin focus, feu, mais comme le mot fusil apparait, déjà en France, dans des ordonnances de chasse de l'année 1515, c'est à-dire près de cent cinquante ans avantle remplacement du rouet par la batterie à silex, on doit admettre que le nom de fusil était alors applicable aux arquebuses des anciens systèmes-. (Ivi), Il DEMMIN ha l'avvertenza di non citare la fonte onde ha tratto questa notizia, e ciò dà diritto a non prestarvi fede. Ma accettiamola per vera. Ora, se nel 1515, in una legge sulla caccia, si parla del fucile, è certo che questo era già di un uso comune. Ma se era di uso comune, come si spiega che Archibusetto di no M. 29. proprio in quell'anno fu inventata a Nuremberg la ruota, e per questa, molto pesante e costosa, fu abbandonato in Francia l'uso del fucile, del quale non si trova più colà, sino al secolo xvII, prima metà, notizia alcuna ? Ma facciamo un po' di storia dell'Archibuso a focile con i documenti. E oltra di questo, com manda e vole sua Excell. che niuno..... possi portar in dicta sua citaden e de di ne de nocte balestre, scoppetti da fuoco che cerca el portare quelli da preda o da fuoco morto se reporta a quanto per altre Cride sua Excellentia ha sta SERIE M. 421 cetta alla bocca, lunga 0,670, di boccatura 0,019. Cassa di mogano, tutta intarsiata di madreperla e avorio. Sotto alla codetta sono le let tuito, ecc.-. Bando del 14 di febbraio 1522. Ferrara, Bibl, Com., Cl. 1ª Ferrar. n° 218, f. 90, v ° Et perche se sono cominciati ad vsare schioppetti duna sorte molto periculosa, che vulgarmente se chiamano SCHIOPPETTI DA PREDA, cum li quali facilmente si potria commetter homicidio; cognoscendo il predicto Ill.mo S. N. che tali schioppeti sono arme diaboliche, sua Excell. prohibisce ... portarli ... senza espressa licentia... sotto pena de vna mano da esserli pubblicamente tagliata in piazza, ecc.-. Grida tra il 24 ott. 1523 ed il 1525, loc. cit , f. 91, v°. Gli schioppetti de' quali si parla in queste Gride forse saranno stati a ruota, ma potevano essere anche a focile, cioè da preda come è detto nella Grida. Quia tamen sclopi lapidei sunt arma valde nocibilia, ideo mandamus quod nullus audeat eos portare, vel portari facere, sub poena vltra praedictas poenas quatuor ictuum funis, etc.-. Statuta ciuitatis Ferrariae.... Anno Do. M. D. XXXIIII, Liber ter tius. Dunque gli sclopi lapidei erano usati generalmente, e mi sembra incredi bile che fossero a ruota il costo della quale non era spesa da tutte le borse. E anche a Modena si facevano Gride, in una delle quali è detto che : vuole ordina comanda e prohibisce, che da qui inanzi non sia in facoltà di per sona di qual si voglia grado, così suddita come forestiera di portar in questa città, o fuori di Modena o in alcuno luogo del suo Stato senza sua espressa li-- S. E. cenza, schioppi da pietra, ecc.-. Modena, Gridario 1500-1598. Maggio 1546. E appresso : Et perche si vede che a perpetrare homicidij et assassinamenti vanno molto in volta questi schioppi et archibuxi da petra volendo S. Ex.tia leuare loro anco questa opportunità ordina et comanda che alcuna persona di qual grado si voglia ... non ardisca ne presuma di portare in questa città di Ferrara et fuori .. detti schioppi et archibuxi che sian minori di canna de 3 palmi (0,6792) senza espressa licenza di Sua Ex.tia sotto la pena de s.ti 300 et 3 tratti di corda et stare 3 anni in prigione ecc.-. Gridario, cit. 5 diapr. 1551. In un bando toscano abbiamo sino dal 1547 la voce fucile. L'Illustriss. et Eccellentiss. Signore il Sig. Duca di Fiorenza, a per S. E. li spettabili ecc..... ordinano, comandano et proibiscono. A qualsivoglia persona di qualunque stato, grado, militia, dignità, ecc.... non possa hauere, tenere, o usare alcuna sorta di detti archibusi da ruota, da fucile, o vero da pietra, o da acciajuolo, o da corda, chesienodiminor lunghezza di un braccio e mezzo (0,875) in alcunluogo ecc.-. Bando del 2di Giugno 1547. CANTINI, Leg. Tosc. 1, 358. Ed altrove : Possino ritenerle in casa (le armi dafuoco), ma non portarle, se non dalla casa alla porta. e dalla porta alla casa, a dirittura scariche, e senza polvere nel fucile-. CANTINI, Op. cit. Anche nel Reame quest'arma non potevasi portare carica ne' luoghi abitati. XXI. Coloro, i quali avessero licenza di portare armi da fuoco a focile, non potessero portarle cariche pe' luoghi abitati-. Prammatiche del card. di GRANVELA (1571). Racc. Scritt. 1st. gen. Regno di Napoli, IX, 202. Veniamo in Piemonte. Giovanni Antonio Cornaro in un suo Ms. del 1594, nell'Ambrosiana, ci dà notizia degli archibusi a focile, dei quali EMANUELE FILIBERTO armò gli Ar chibusieri della sua guardia e ce li descrive in un dialogo con Tirone che loda la ruota,- specialmente quando se ne abbiano di quelle alla fiamminga bellis sime e per venticinque scudi l'una-!! Cui il Veterano risponde:- Tanto più queste sono facili e sottoposte a rompersi, e difficili al povero soldato di averne. Però non s'usano tali archibusi se non da Grandi ... Vi si provvederà col porre 422 CLASSE II. tere A Win sigla iniziali del nome dell'artista tedesco di questo bel lavoro. Tutta l'arma è lunga 0,950. (Arm. 38). in uso sopra gli archibusi una sorta di focile di poco costo, essendo composto di pochi ferri, e però sicuri di non rompersi o guastarsi, e facili in modo da ado perare che dandosi in mano al più rozzo uomo egli in un tratto ne apprenderà la pratica, e li troverà sicuri, cadendo il fuoco che fanno in mezzo alpolverino, sicchè non fallano, e con ogni menoma pietra si possono accomodare sopra gli archibusi ordinarj senza mutare o guastare la cassa 一. ANGEL. Ricordi e do сит. есс, 160. Questa notizia mi fu d'incitamento a fare ricerche nei conti dei tesorieri generali, ed eccone i risultamenti: Più liure cento pagate a Simone Roberto archibugiero che sono a conto et indeduttionede scudi cento quaranta, di tre liure ducali l'uno, donategli per Sua Alt.ª per resta de archibugi etfucili a lei datti, come si vede per il mandato fatto per detta sua Alt. li quindici di nouembre 1575, la cui copia autt.ca insieme con due quittanze fatte per il detto Roberto li vinti due di x.mbre di esso anno et vinti tre di genn.º 1576, si rimette in Camera-. Conto del Tes. gen. Fauzone, 1576, cap. 759. Da questo documento incontrastabile siamo fatti certi che, se non nel 1574, nel 1575, gli Archibusieri della guardia del duca EMANUELE FILIBERTO erano armati con archibusi a focile. M. Simone Roberto nel 1589 era molto vecchio,povero e con dieci figliuoli. Uno di questi Giacomo, archibusiere come il padre, era occu pato nei lavori per la Corte. Eccone i ricordi : AJacques Robert, faiseur d'ar quebouses pour ses gaiges comptés de moys de may prochain passé, et ce pre sent moys dejuing la somme de quatre vingts florins, monnaye de Piemont ... Faict a Rivoles le dernier jour de juing mil 5c soisante vng-. Conti di E. FI LIBERTO all'anno. Nel 1569 è nominato in un pagamento col padre Simone, di scudi ducento trenta doi liura una soldi tre denari cinque che sono per altri tanti che essi hanno speso in far fare 117 moschetti, ecc. FAUZONE, 1569, сар. 534. Conto Tes. gen. Io sott.to Antonio d'Albano di Cheri, porta archibugio di S. A., facio fede in giusta conscientia come ms. Giacomo Roberto archibu siere di S. A. ha datte parecchie para in più volte di pistolle et archibugij a S. A., dil che S. A. gli ha poi datti et presentati a molti S.ri , et oltre tutti li fosigli tanto di pistolle come degl'archibusij et altre acconzature ... faccio fede come nonha maitirato per queste fatture per mezo mio tanto che sia un soldo. Fatta in Torino alli 11 di marzo 1590. Io Antonio Albano, porta archibuso di S. A. affermo quanto sopra. Controllo, 1589-1590. Ma i documenti più impor tanti intorno ai focili sono i due seguenti: Cameradei conti. Passate in quelli del Recevidor... ms. Carlo Mina la somma de scutti settanta otto da fiorini ondeci l'uno dati et sborsati a ms. Giacobo Robert m.ro archib.ro di S. Alt.a per resta d'intiero pag.to de cinquanta fuzil d'archibuggio ch'esso ha fatti per gli ARCHIBUGGIERI DELLA GUARDIA DI CORPO di detta S. Alt.a come appare per la sua quittanza qui alligata, ecc.... Dat. in Tur. alli quattro di giugno M. D. ottanta cinque-. FILIPPO D'ESTE. Io Jacques Rober archibusier de S. Alt. confesse d'auoir receuz du seigneur Carlo Mina la somme de septante et huict escuz de onze florin l'ung et cepour entier poijement de cinquante FUSIL que j'aij faij pour les arquebouzede la garde de S. Alt. dont je m'en tien pour content, et en quitte etc.... Turin le sisieme de jung 1585-. Jacques Robert-. Controllo, Reg. mandati, 1583-1585, f. 302, v.°. Con questi documenti è confermata la notizia data dal Cornaro che gli Archi SERIE M. M. 30. 423 ARCHIBUSO italiano afocíle del secolo xvm, e certamente di fabbrica milanese. Canna a più ordini alternati, quadri e tondi, busieri della guardia ducale, se non quelli di EMANUELE FILIBERTO, quelli di Carlo Emanuele 1 erano armati di archibusi a focile; siccome resta sempre certo che quest'arma si aveva in Piemonte sino dal 1575. Ora facciamo l'ultima tappa e andiamo in Lombardia e consultiamo le Gride dei Governatori di Milano. 1583, 3 di aprile. Che niuno possa tenere, ne portare archibusi da ruota o d'azzalino senza ruota, sotto pena di scudi 500 d'oro, ecc.-. Compen. di tutte le gride et ordini publicati nella città et Stato di Milano. Milano, 1609, 5. 1584, 9 di giugno. ..... Sua Eccellenza vieta et proibisce tutti gli archibusi a ruota, ouero da azzalino, di qualunque sorte, et misura, ecc.-. Ivi, 34. 1593, 5 di giugno. Proibisce parimente Sua Eccellenza tutti gli archibuggi a ruota ouero d'azzalino di qualunque sorte et misura, ... Di più Sua Eccellenza ordina et commanda, che niuno ardisca tenere in casa o in altro luogo archi buggi a ruota di niuna sorte, ne ancora la ruota od azzalino separati dall'archi buggio, sotto pena se saranno delli longhi di trecento scudi d'oro ... et se saranno dei curti, ouero piccioli di cinquecento scudi simili ... et il medesimo s'intenda delle ruote od azzalini soli senz'archibuggio, ecc.-. Ivi, 18. 1595. 20 di marzo. Comprende ancora S. E. sotto la medesima pena gli maestri de gli archibuggi, non volendo, che possano tenere, nè acconciare, nè meno fabricare di nuovo archibugi a ruota, nè ruota sola, nè azzalino per tale effetto, nè a soldati, nè ad altri, ecc.. Ivi, 63. E non continuo, perchè le Gride che seguono si rassomigliano, e vengo invece alla Conchiusione. Ripeterò qui quanto scrissi, l'anno 1866, nel mio libro: Ricordi e documenti di uomini e di trovati italiani, ecc., p. 182-, intorno a questo argomento, perchè mi compiaccio di non dovermi disdire. Nel 1513 si proibisce in Ferrara di por tare gli schioppetti di notte senza lume o con lume, e v'ha ragione di credere che fossero a ruota. Nel 1522, pure a Ferrara, si fa una Grida contro chi por tasse scoppetti da fuogo, riportandosi ad altra Grida circa quelli da preda o a fuoco morto. Si ripete nella stessa città la Grida tra il 1523 ed il 1525 contro i portatori degli schioppetti che vulgarmente se chiamano schioppetti da preda; e, sieno pure questi a ruota e non a focile, il divieto di portarli sotto pena del taglio di una mano, prova che quest'arma era già molto generalizzata nel Fer rarese. Finalmente lo statuto pubblicato nel 1534 ripete le stesse proibizioni: quia sclopi lapidei sunt arma valde nocibilia-. Il lettore tenga a mente le date 1513, 1522, 1523-1525 e 1534, e le parole schioppetti, schioppetti da preda o a fuoco morto, e sclopi lapidei, e giudichi se si tratti sempre di ruota, o se non si alluda anche ai fucili. Nel 1547 abbiamo il Bando fiorentino, e qui, non v'è ragionamento che tenga in contrario, qui si parla di archibusi da ruota o vero da pietra, e di archibusi da fucile o da acciajuolo; e dagli Italiani, come dai Toscani, fucile e acciaiuolo non si possono fare sinonimi di ruota. Le Pram matiche del card. Granvela nel 1571 proibivano di portare nei luoghi abitati armi da fuoco a focile, cariche-. Viene il 1575 e maestro Simone Roberto fab brica fucili per gli archibugi di EMANUELE FILIBERTO e che questi fossero vere piastre a focile ce lo prova il Cornaro nel suo dialogo. M. Giacomo, suo figliuolo, fa pel duca CARLO EMANUELE I pistolle et archibugij e tutti li fosigli 424 CLASSE II. con fogliami scolpiti od incisi, strie con bastoni, strie o bastoni sol tanto separati da listellini o filetti, e compiuta da un capitello com posito ad abaco quadrato. È lunga 0,92 di boccatura 0,018, ed è marcata alla culatta inferiormente col segno di nº 128, forse la lettera C. Ha sulla culatta il traguardo formato da un cono tronco di ottone, lungo 0,14, e sull'abaco del capitello la mira. Piastra alla catalana (1). Cassa con fornimenti di ferro. Forse quest'arma serviva per tirare al bersaglio. Donato alla M. del re CARLO ALBERTO dall'Ospedale maggiore di Vercelli. (Rot, 128. Piram., 64). Μ. 31. ARCHIBUSO a focíle da caccia, di lusso, fabbricato a Fi renze per la Casa de' Medici nel 1709. La canna è a due ordini, quadra e tonda, col traguardo scolpito a fogliami e la mira, lunga 1,07, di boccatura 0,018. Nel prim'ordine sono, ageminati in oro, varj ornati e la iscrizione Matias de Baeza Leizo En Florenzia año 1709. Piastra quadra alla fiorentina con ornati incisi a bulino, segnata esteriormente Acqua Fresca. Cassa, corta, di radice di legno olmo, e guardamano della stessa materia, con fornimenti di argento incisi e traforati, salvo che nel sottocalcio, nel quale è inciso lo stemma de'Medici. (Rot., Piram. 64). M. 32. ARCHIBUSO a focíle della seconda metà del secolo XVIII. Canna a due ordini, quadra e tonda, lunga 0,930, di boccatura 0,018 ; con dei gigli e la marca d'oro di nº 129 alla culatta. Ha guarni menti di lamina d'argento, nel prim'ordine con il traguardo, e nel tanto di pistolle come degl'archibusij- ; e nel 1585 è saldato del prezzo cinquanta fuzil d'archibuggio ch'esso ha fatti per gli archibuggieri della guardia de di corpo di detta S. Alt.-. Il Governatore di Milano, incominciando dal 1583, pubblica Gride contro chi porta archibusi da ruota o d'azzalino senza ruota-; nel 1584 rinnova il divieto de-gli archibusi a ruota, overo da azzalino-; e così nel 1593 e nel 1595, minacciando la pena di 300 e 500 scudi anche agli armajuoli che ne fabbricassero o acconciassero ; e nel 1596 e appresso. Dunque : Focile e Fucile, sono voci italiane e usate sin dai primi anni del 300. (- Onde larenas'accendea com'esca sotto focile-. DANTE, Inf. 14, 39. Il fu cile è uno strumento di acciajo, a dovere delle pietre, le quali noi chiamiamo focaje, fare percuotendole uscire faville di fuoco-. BOCCACCIO, Comm. Inf. 14); e se il focile dell'archibuso non è stato inventato in Italia, ciò che debbono provarci gli stranieri, in Italia ha preso il nome e in Italia ha i primi documenti della sua esi stenza sino dalla prima metà del xvI secolo. Chi me lo vuole impugnare metta innanzi i documenti contrarj alla mia asserzione, ed io allora soltanto mi darò per vinto. (1) Nelle fabbriche di Gardone questo acciarino era detto mojacca, e ne lavo ravano in buon numero. SERIE М. 425 secondo presso alla bocca colla mira ed alla bocca stessa, operati con uno stampo. La piastra è alla fiorentina, con qualche lavoro a basso rilievo che, salvo la finitezza, è identico a quelli della piastra de scritta al nº N'. 7 e forse dello stesso Negroni, o della stessa bottega. Cassa di noce per tutta la lunghezza con ornati scolpiti a bassori lievo e guarnimenti di ferro incisi, o scolpiti ed a traforo. Sul sotto calcio era il nome del fabbricatore e l'anno in cui fu fatta quest'arma, ma solo il secondo si può ora leggere, cioè 1785, non essendo nè pure certa l'ultima cifra. Del nome non si legge più che RICC. Siffatti archibusi erano comunissimi nel passato secolo e si fabbri cavano ordinariamente nel Bolognese e nel Pistojese, più che al trove, e tutti sullo stesso stampo. (Rot , Arm. 56). M. 33. ARCHIBUSO sardo a focíle, della foggia comune in quell'isola. Canna quadra, lunga 1,40, di boccatura 0,0215 con le lettere F. S. Piastra alla catalana, segnata BARbVTI. Cassa coperta di lamina di ferro tutta ornata di fogliami a traforo e incisi (Arm. 35). Μ. 34. ARCHIBUSO sardo, simile al precedente. Canna quadra, lunga 1,33, di boccatura 0,0115 con MD 129. 130. la scritta TEMPIO e le iniziali M. F. S. Piastra segnata BARBUTI come la precedente, e con la lettera M interiormente. Cassa simile al nº M. 33. (Arm. 35). M 35. ARCHIBUSOsardo, simile ai precedenti. Cassa di pregevo lissimo lavoro, nel rivestimento di ferro traforato e inciso. Ha la marca di nº 130 sulla culatta. (Arm. 35). M 36. ARCHIBUSO bresciano da caccia, con canna quadra lunga 0,97, di : LAZARI : COMINASO : (1). Piastra tonda di MA A NANI * IN * BR * (Brescia) ; guarnimenti di ferro con testina a bassorilievo e contropiastra a traforo. (Rot , Arm. 56). (1) LAZZARINO COMINAZZO. Sino dal 1866 in un mio libro dal titolo Ricordi e documenti di uomini e di trovati italiani per servire alla Storia militare (Torino, Tip. Cassone, 1866)-, diedi un cenno biografico di questo e di altri dei Cominazzo antichi maestri di canne, che ebbero tanta celebrità in Europa sotto il nome di Lazzarine dal nome del primo di questa famiglia. Le scarse notizie che potei raccogliere intorno a questi bravi artefici; perchè gli storici ed i bio grafi hanno sdegnato sempre di occuparsi delle arti minori, per tema di avvi lirsi; ora le riporto qui con la giunta di un documento importantissimo, che fissa il tempo in cui visse e lavorò il primo Lazzarino, stipite della famiglia. Nella R. Armeria di Madrid (n° 1945, 1950) sono: Un par de pistolas largas ó pi stoletes : en sus cañones dice: LAZARI COMINAZ; todos grabados de medio relieve y dorados, lo mismo que las plantillas de las llaves. Siglo xvi-. Se ciò 426 M. 37. CLASSE II. ARCHIBUSO da caccia a focíle, moderno. Canna a due or dini, quadra e tonda, di fabbrica spagnuola con marca di nº 131 presso alla culatta e più innanzi le lettere F. A., in mezzo ad or namenti di fiori e fogliami d'oro, all'azzimina. Piastra quadra. Cassa, lunga, di noce, con fornimenti di ferro. Sull'impugnatura è uno scu detto con lalettera F sormontata da corona reale. (Rot , Piram. 64). M. 38. ARCHIBUSO da caccia a focíle, francese, del Cisteron, ar majuolo a Figeac. Canna lunga 1,085, di boccatura 0,0135, conna strino e per tutta la lunghezza ornata di figure e arabe schi stupendamente scolpiti a bassorilievo e in alcune parti dorati. Piastra tonda egualmente scolpita, e contropiastra di metallo dorato. Guarnimenti d'acciajo con simili lavori e in parte dorati. Cassa di radice, per tutta la lunghezza scolpita con ornati e rappresentanze di combattimenti, con impiallacciature di argento ed ornati di fiori incisi. Sembra che abbia appartenuto a qualche personaggio della corte di Luigi XIV. (Rot , Arm. 56). fosse vero, questa sarebbe la più vecchia notizia del nostro armajuolo; ma siccome le false attribuzioni ne' musei non sono rare, così credo che una sia proprio questa; tanto più che non si dice se sono a ruota o ad acciarino, ciò che sarebbe indispensabile a sapersi per poterne dare giudizio. In un- inventario dei beni confiscati a Messer Antonio Moschino già Bargello di Parma abitante nelle vicinanze di S. Mode ranno , del 9 di maggio 1622, trovo ricordato tra le altre armi ZAR AND ONA 131. Unschiopo con cana quadra di LAZZARO COMINAZZO e rotta fiammenga vecchia, et cassa alla fiammenga —. Arch. di Stato , Parma. Notizie intorno alle canne Lazzarine ne abbiamo nella (Siena 1621). Oplomachia di BONAVENTURA PISTOFILO Sono molto stimate, egli scrive, ed apprezzate le canne fatte in Sedan, in Fiandra, ed in Aquisgrana, ed in Italia le canne dette a tempi d'hora LAZZARINE fabbricate a Cardone (Gardone) sul Bresciano, ma conviene ordinarle a posta-. Per avere acquistato tanto credito, doveva essere molto tempo che si fabbricavano queste canne, ma del Lazzarino non v'era documento alcuno che ne accennasse l'esistenza prima della notizia del Pistofilo, e quelle del catalogo della Reale Armeria di Madrid non era da accettarsi per vera. Nel 1874 facendo ricerche di documenti intorno alle armi ed agli armajuoli nell'Archivio Gonzaga a Mantova, fui fortunato di trovarne uno importantissimo sul nostro Lazzarino che èil seguente : Molto Mº. s . mio hon. Mro. Lazarino avanzaper tante canne fatte a S. A. Ducatoni 75 comanda il s'. Duca che V. S. glieli paghi et io le bacio le mane et prego contento. Di Quingentole alli 6 di settembre 1593. Di V. S. Al molto Mº. s . mio hon. Affmo per servirla Cristoforo Castiglione il '. Ottº. Cauriana della Camera di S. A. Mantoa. Esegue la quitanza autografa che, ridotta a buona lezione, dice: Emi laza SERIE M. Μ. 39. 427 ARCHIBUSO a focíle, di fabbrica francese. Canna bron zata, lunga 0,928, di boccatura 0,0163, con ornati ed una Minerva all'agemina di oro e la cifra di nº 132. Piastra quadra, con iscrizioni, delle quali ora non si legge che A PARIS--... AUX GAZZERIES con fornimento d'argento. La guancia del calcio ed il sottocalcio hanno guancialetti coperti di velluto cremisi, ciò che fa credere che abbia appartenuto ad una cacciatrice. Sur una tar ghetta nell'impugnatura è lo stemma dei conti Trabucco di Castagneto, e forse da uno di essi ne Cassa di noce, di forma ordinaria sarà stato fatto dono alla M. del re CARLO AL BERTO. (Rot. , Arm. 56). Μ. 40. XR nea 132. 133. ARCHIBUSO a focíle, Canna damaschina di fabbrica spa gnuola, a due ordini, quadra e tonda; lunga 0,990, di boccatura 0,019. con la marca di H° 133. Piastra tonda, forbita, col cane na rino da gardone azo receputo li ssti (soprascritti) dinari a di 7 7embre i593. Arch Gonzaga, D. XII, nº 7, Busta 420. Enni lazavi dagardo ato recepure Vifſh dinavi 7Jembis93 Da questo prezioso documento, che sono lieto di potere, per il primo, pubbli care, si apprende che Lazzarino, stipite della famiglia Cominazzo, era sino dal 1593 valente maestro di canne, poichè queste erano ricercate fuori della Val Trompia; che, egli in quell'anno doveva certamente aver varcato il quinto lustro ; finalmente che, se Lazzarino dichiara il 7 di settembre di aver ricevuto il paga mento dell'ordine spacciato al tesoriere Cavriana il giorno 6, è segno che, o egli fabbricò le canne a Mantova, o vi si recò a posta da Brescia per consegnarle. Comunque sia, noi abbiamo il primo Lazzarino nato tra il 1565 e il 1570, e una sua quitanza autografa del 1593. Nel secolo xvi vi fu certamente un altro Lazza rino, nipote del primo, del quale si ha notizia che morisse di un archibusata, a Gardone, nel 1696. Forse di questo secondo è la canna dello stupendo pistolone di nº N. 12del qualel'acciarino e tutti i maravigliosi fornimenti, scolpiti sull'acciajo brunito, sono di Andrea Pizzi da Gardone. In questo stesso secolo credo che vivesse un altro della stessa famiglia che segnava le sue canne ZARINO LAZZARO LAZ forse figliuolo di un Lazzarino assumendo questo nome per casato. Si trovano anche alcune canne con la scritta ZARO ZARINO sincope della precedente. Nel catalogo dell'Armeria reale di Madrid (p. 125, nota), è ricordato un AN 428 CLASSE II. scosto tra la cassa e la piastra mediocremente incisa con figure. Nell'interno è segnata C. SABY. Cassa di noce, di forma moderna, con fornimenti di argento scolpiti a bassorilievo con mezzelune, stelle e ornati diversi. Sul guardamano è la croce di Savoja. (Rot , Arm. 56). M. 41. ARCHIBUSO da caccia a focíle, italiano. Canna alla da maschina, a due ordini, quadra e tonda; lunga 1,00, di boccatura GELO COMINAZzo, archibusiere, e credo sia quello stesso che trovo nominato in una supplica al re VITTORIO AMEDEO II nel 1698, che è la seguente:-A. R. Gerolamo, et Bernardino, padre e figliuolo Pedersini, ANGELO COMI NAZZO, Georgio Bianchi, Pietro e Bartolomeo de' Cominati (Cominazzi), tuttidel luogo di Gardone nel Bresciano, stato Veneto, M. fabbricatori di canne a moni tione s'offeriscono di fabricare canne d'archibugio da monitione per seruitio di V. A. R. Supplicano pertanto si degni gradire la loro seruitu, et accordargli li seguenti capi che sperano-. Arch. di Stato, Torino, Sez. 111, Controllo, anno 1697-1699, f. 46-47 t. Il contratto porta la data del 22 gennajo 1698, e doveva du rare 3 anni, ma si hanno pagamenti sino al 1703. All'armarolo Bartolomeo Cominasso di Bargie (Barge, città ov'era la fabbrica delle canne) per la lima tura con applicat. de tenoni e mire a 143 canne da fucile a ragione di sol. 6 cad. et a 99 altre da pistola a s.3 cad. ecc.-. Arch. cit , Conto del Tes. Mosso, an. 1702, 1703, cap. 431. Di ANGELO che segnò (era illetterato) il contratto, si ha notizia soltanto sei giorni dopo, cioè il 26 di gennajo e non più innanzi, onde, in me, il sospetto che egli in quell'anno morisse. Circa il mezzo del secolo scorso fabbricava canne in Gardone VINCENZO COMINAZZO, e così ne sono segnate alcune dei fucili della milizia veneta conservati nel Museo nazionale d'Artiglieria. Ad onore di uno dei tre LAZZARINO COMINAZZO, l'ultimo,del secolo passato, debbo ren dere pubblico che nell'Armeria privata del già re di Napoli esisteva un vitone di archibuso di quest'armajuolo con lo stelo (tige), invenzione del colonnello d'ar tiglieria francese M. Touvenin, nel 1844 (!!), e dagl'Italiani ricevuta, come tante altre, quale invenzione straniera, e per ciò giudicata buona e messa in uso, seb bene per poco tempo. AGardone esiste tuttora qualche artefice di questa famiglia che nemantiene in onore il nome ; e non sono molti anni che morì assai vecchio Marco Comi nazzi che nel 1843 pubblicò pe' tipi del Venturini in Brescia i: Cenni sulle fabbriche d'armi di Gardone in Valtrompia-. Non vi è museo in Europa che non sia fornito delle armi da fuoco lunghe o corte, a miccia, a ruota e a focile di LAZZARINO COMINAZZO, di LAZZARO LAZZARINO o di ZARO ZARINO. In quest'Armeria sono, come vedremo, archibusi, archibusetti, pistoletti, pistoloni e tromboni ; e, alcune di queste armi, stupendamente ornate con lavori a traforo o a bassorilievo di cesello. Nel Museo di Artiglieria si ha una bella collezione di archibusetti a cassa intera o scavezza, di pistoletti a una canna e a due soprapposte, giranti, di terzette e mazzagatti, che uniti con quelli dell'Armeria Reale basterebbero per formare la serie cronologica dei varj LAZ ZARINO che si sono succeduti nelle fabbriche di Gardone. La mancanza di do cumenti m'impedisce di fare una biografia compiuta, e il lettore si contenterà delle brevi notizie che ho potuto raccogliere e pubblicare qui intorno a questa famiglia di eccellenti fabbricatori di canne, dall'ultimo quarto del secolo xvı al principio del xix. SERIE M. 429 0,016, segnata nel prim'ordine GIUSEPPE LEONI A PISTOIA. Piastra tonda, con mediocri incisioni a bulino, alla fiorentina, di Cosimo Menghini, da Firenze. Cassa, corta, di noce col sottocalcio, il guardamano, la punta della cassa e il battipalla di cornodi bufalo, il tutto ornato di minutissime tarsíe di fogliami e di fiori di argento; sull'impugnatura è un scudetto d'argento entrovi lalettera A, sormon tata da una corona imperiale. Secolo xix principio. (Rot, Arm. 56). Μ. 42. ARCHIBUSO da caccia a percussione (1). Canna quadra e tonda, lunga 0,88, di boccatura 0,014. Dietro la canna sta il lumi nello (2), sul quale si fa discendere, a volta a volta, una delle cas sule (3) contenute in un arnesetto situato lungo il fusto. Il percuo titojo ha un anello che serve ad armarlo tirandolo verso il ponticello, che fa l'ufficio di mollone. Cassa di noce con fornimenti di ferro. Quest'arma, come si legge in lettere di ottone intarsiate sulla canna, è INVENZIONE- DI- BORIO- ARMAIVOLO IN- ASTI (Rot , Piram. 65). (1) ARCHIBUSO A PERCUSSIONE (franc. fusil à percussion, a piston, ingl. percus sion-gun, spagn. fusil de piston, ted. Percussionsgewer). Specie di archibuso che hauna piastra con percuotitojo il quale battendo sopra una cassula fulminante la fa accendere e così è comunicato il fuoco alla carica dell'arma. Si attribui l'invenzione di questo nuovo sistema al capitano inglese Fergusson comandante unreggimento nella guerra di America (1772-1773) ma erroneamente. Il suo vero inventore fu l'armajuolo scozzese Forsith, il quale ne prese la patente d'inven zione nel 1807. (2) LUMINELLO (franc. cheminée, ingl. nipple, spagn. mechero, ted. Zündstift). Quel pezzo di acciajo che è invitata nel portaluminello sporgente alla culatta, sulla parte superiore del quale, fatto a cono tronco, si acconcia la cassula. (3) CASSULA (franc. amorce fulminante, capsule, ingl. percussion-capsul, ted. Lündhütchen). Bocciuolo di sottilissima lamina di rame chiuso ad una estremità e spalmato di polvere fulminante, che si mette sopra il luminello. Battendo su questo il percuotitojo, la polvere esplode e comunica il fuoco alla carica. Ne fu inventore Giuseppe Eggs armajuolo inglese. La prima applicazione della polvere fulminante, credo che debba essere stata fatta con questa materia granulata ser vendosi di certe piastre (ne ho vedute a S. Marco in Lamis, prov. di Foggia) con una specie di piccola tramoggia, nella quale si pone un granello di polvere che schiacciata dal percuotitojo produce l'accensione della carica. Questa piastra si addimanda a torretta. Per la milizia non si usò la stessa forma in quell'arne setto che conteneva la polvere. In Italia, in Francia, in Inghilterra la cassula aveva una tesa intorno all'orifizio divisa in quattro parti; in Prussia non aveva questa tesa; in Austria la innescatura si componeva di un tubetto di rame pieno di polvere fulminante, detto Zünder, che s'introduceva in un bucolino orizzon tale della piastra munito di un coperchietto sul quale battendo il percuotitojo si comunica il fuoco alla carica. Questo modo d'inescatura inventato dal cav. Giuseppe Console, milanese, fu messo in uso nell'esercito austriaco nel 1837 e poi surrogato dall'altro a cassula nel 1854. 430 M. 43. CLASSE II. ARCHIBUSO da caccia a percussione, con canna alla dama schina a due ordini, quadra e tonda, lunga 1,13, di boccatura 0,0177. Il luminello è nella parte inferiore della culatta ed il percuotitojo striscia intorno al ponticello. Ha un astuccetto porta cassule, che si fa scorrere fin sopra al luminello ogni volta che vi si deve mettere la cassula. La cassa, di noce, è corta ed ha una testa di cervo scol pita, e sulla guancia destra una piastretta di argento con le let tere A. M. I fornimenti sono di ottone. (Rot., Piram. 64). Μ. 44. ARCHIBUSO da caccia a percussione, italiano. Canna a due ordini; quadra con greca ed ornati scolpiti su tre facce, e tonda a strie intrammezzate da filetti; lunga 1,08, di boccatura 0,0187. Presso alla culatta si legge GALLERIA a lettere ageminate di oro. Piastra quadra, segnataPETRI A LUCCA. Cassa, corta, di noce, di forma inglese, con fornimenti di ferro (Rot., Piram. 74). ARCHIBUSO rigato da caccia a fo M. 45. cíle, a due colpi nella stessa canna, proprio dei cacciatori valdostani. La canna è quadra, lunga 1,15, di boccatura 0,0177, ed in fondo alle righe, che sono 16, 0,0182. Ha due foconi cor rispondenti alle due cariche, e la piastra quadra, con due cani e due scodellini. È segnata chery. (Arm. 35). Μ. 46. ARCHIBUSO a focíle, a due canne, damaschine, soprapposte, lunghe 0,870 e di boccatura 0,0173. La superiore porta il nome di GIUSEPPE LEONI A PISTOIA e la marca di nº 133. Le piastre, forbite, sono quadre, hanno il mollone esternamente e figu * GIUSEP LEONI PISTOIA 133. rine d'argento dorato alla coda. Queste sono forse lavoro del Men ghini, come quella del nº M. 41. La cassa è di noce, ha una testa di caprio, e tutti i fornimenti d'argento, scolpiti a bassorilievo con molto buono stile. Ha lo stemma del principe di Savoia-Carignano, per ordine del quale fu fabbricato nel 1822. (Rot , Arm. 56). Μ. 47. ARCHIBUSO da caccia a focíle, adue canne moderne, con la canna destra rigata. Sulle piastre, tonde, è la scritta- & SÖHNE IN SUHL. (Rot., Arm. 56). Μ. 48. ANSCHÜTZ ARCHIBUSO da caccia a focile, a due canne, dell'archi busiere W. BAILES da Londra. Canne nere, lunghe 0,925, di boc catura 0,0167. Piastre tonde segnate col nome stesso. Cassa di noce con fornimenti d'argento. (Rot., Arm. 56). SERIE M. Μ. 49. 431 ARCHIBUSO a percussione (era a focíle, in origine), a due canne bronzate, quadre e tonde, lunghe 0,890, e di boccatura 0,0174, opera di Gio. Batt. Lecrer Armajuolo di S. S. R. М. —, che fece anche le piastre e la cassa con tutti i fornimenti d'argento, scolpiti a bassorilievo con cani, lepri, leoni ed una Diana cacciatrice. Nel guardamano è lo stemma di Savoja e sul fusto sono le iniziali V. E., in cifra, sormontate dalla corona reale. Apparteneva a VIT TORIO EMANUELE I. Con ciò si spiega come quest'arma sia stata fab M. 50. bricata dal Lecrer. (Rot , Arm. 56). ARCHIBUSO a percussione, con due canne a fettuccia, lunghe 0,735, e di boccatura 0,0169, tutte ageminate di oro, e la scritta, che dice : PAR BREVET. D'INVON * PRELAT ** ARQer DE S * A * R * MONSIEUR A PARIS. Questa è ripetuta sulle piastre, ornate anch'esse di ageminature eguali. Cassa di noce, della forma ordinaria, con una bella testa di cervo e fornimenti di ferro, ne' quali, damaschinati di oro, sono lo stemma reale, due soldati francesi, draghi alati e fogliami. Appartenne al re CARLO ALBERTO. (Rot., Arm. 56). M. 51. ARCHIBUSO da caccia, a due canne, a percussione, sistema del milanese Console. Le canne, di un bel damasco, lunghe 0,78, di boccatura 0,017, portano il nome di FERDINAND FRUWERTN IN WIEN. Piastre quadre, bellamente incise a bulino, con cartellini, sur uno dei quali è scritto GIUSEPPE CONSOLE e sull'altro MI LANESE INVENTO Cassa, corta, di radice di olmo con fornimento di ferro e di corno. (Rot., Piram. 65). Μ. 52. ARCHIBUSO da caccia a percussione, a due canne, di stupendo lavoro alla damaschina. Le cassule sono poste in un foro nel calcio, e per mezzo di un ingegnoso modo nel montare il cane sono acconciate sul luminello. Sulle canne è la scritta INVON BES SIÈRE & MARTIN BTES A PARIS, ed è ripetuta sulle piastre. (Rot., Piram. 65). M. 53. ARCHIBUSO a percussione, a due canne di damasco, lunghe 0,815 e di boccatura 0,0184. Ha rabeschi alla culatta, e scritte sul nastrino e anche da lato alle canne, tutto ageminato di oro. La prima dice CANON DAMAS TURC, e le seconde BER TINETTI A TURIN. Piastre con nodi intagliati a bulino. Cassa di noce semplicissima e della forma ordinaria, con fornimenti di ferro, intagliati a bulino. Quest'archibuso appartenne all'A. R. di FERDINANDO DI SAVOJA Duca di Genova. (Rot., Arm. 56). Μ. 54. ARCHIBUSO a percussione, a due canne di damasco bron zato. Sono a due ordini, quadro e tondo, e quello quadro ha in parte gli angoli smussati. La loro lunghezza è di 0,880, la boccatura di 0,0174. Hanno ageminature di oro, nodi, rosoni, filetti, la croce di 432 CLASSE II. San Maurizio, le iniziali V. E. in cifra e la scritta REAL • FABBRICA。DI。TORINO . Le piastre sono a coda, ope rate da H. JOVALETTI M. 55. A TURIN con qualche incisione a bulino. La cassa è di noce, della forma ordinaria ed ha i fornimenti d'argento. Apparteneva al re VITTORIO EMANUELE II. (Rot. , Arm. 56 . ARCHIBUSO a focíle da caccia, tedesco, a retrocarica, della seconda metà del secolo XVII. Canna quadra con capitello, lunga 0,930, di boccatura 0,0156, ornata d'incisioni alla culatta, nel mezzo ed alla bocca. È maschiettata con la cassa alla culatta, e pigiando sur una molla a sini stra si fa ripiegare la canna sulla cassa e si carica introducendo un bocciuòlo o caricatura di ferro, lunga 0,070, già pre parata, cui è unito lo scodellino e la mar tellina con la relativa molletta. La pia stra ha il solo cane, con uno scimmiotto seduto, ed il mollone interiormente. Una armatura di ferro rinforza il principio della cassa formandone la nocca. Sotto non vi è guardamano, ed il calcio, dopo essersi ristretto all'impugnatura, continua a sezione esagona irregolare sino all'estre mità, che ha il sottocalcio di ferro forbito, con ornati incisi. La cassa è di legno eso tico, rosso cupo, ricoperto di tarsíe di avorio e di madreperla, lavoro minuto, ma di niun merito artistico. È chiaro che questo sistema di caricamento abbi sogna di caricature di ricambio, e ve n'ha, in fatto, una per servire all'uopo. (Arm. 39). M. 56. ARCHIBUSO italiano da caccia, a focíle, caricantesi per la culatta, del mezzo del secolo XVII. Canna tonda con filetti e foglie all'estremità del primo terzo, lunga 0,92, di boccatura 0,017. Presso la sua estre mità posteriore ha due perni normali al piano del tiro e sull'asse dell'anima, che le permettono di scoprire, girando su quelli, l'aper Archibuso a retrocarica di no M. 55. tura, nella quale s'introduce un cannello di ferro che contiene la carica dell'arma. Di questi cannelli, o caricature, o, come si direb bero ora, cartucce, se ne avevano parecchie, per potere ricaricare successivamente. Lo scodellino è cavato nel perno di destra della SERIE M. 433 canna e si riempie da sè, nel girare, con la polvere preparata nel piccolo recipiente sotto alla martellina. La piastra è tonda, segnata PIETRO BRVNI In. et Fe. Med.ni (Invenit et Fecit Mediolani). La cassa è di noce co' fornimenti di acciajo brunito, e giunge sino alla culatta della canna. Da questo punto s'innalzano due ritti di acciajo, la piastra e la contropiastra, nei quali è impernata la canna, tenuta a posto per mezzo di un nasetto, che forma il traguardo sulla codetta, e che va indietro o innanzi, tirando o spingendo il guardamano, secondo che si voglia aprire o chiudere la culatta (1). (Rot., Piram. 64). Μ. 57. ARCHIBUSETTO a percussione con canna snodata a fet tuccia; lunga 0,60, di boccatura 0,0165; impernata a 0,235 dal fondo dell'anima sopra un ritto di ferro, che fa l'ufficio di fusto, sul quale v'ha una molla che, girando dal basso in alto un manubrietto posto presso al percuotitojo, fa alzare l'estremità della canna cui è ma schiettato l'otturatore munito di luminello, e permette d'introdurvi la caricatura. Percuotitojo quadro con il meccanismo tutto nascosto nell'interno della nocca del calcio. Cassa di noce con calcio di pi stola innestato a calcio di archibuso. Fornimenti di ferro incisi a bulino. Porta la scritta M. 58. LELYON BREVETÉ A PARIS. (Rot., Piram. 64). ARCHIBUSO da caccia francese. Canna a fettuccia, a due ordini, quadra e tonda, lunga 0,83, di boccatura 0,0165. È imper nata sopra un ritto di ferro a 0,045 dal fondo dell'anima, e toc cando una molla posta superiormente al perno si gira da sinistra a destra sull'otturatore che porta il luminello e che ha un solco sul quale scorre un dente della canna, tagliata come questo ad arco di cerchio. Il percuotitojo è tondo ed inciso a bulino come sono i fornimenti della cassa, che è di radice di noce, di forma inglese. È opera del francese LE PAGE ARQER DU ROI. (Rot , Piram. 65). M. 59.- ARCHIBUSO, francese, da caccia a percussione, a due canne, dell'armajuolo Pauly A Paris, 1820 circa. Canne a fettuccia, lunghe 0,74, di boccatura 0,0153. Per caricare si montano prima i due cani, e quindi si alzano i due otturatori delle canne, riuniti insieme in una cassa di ferro, impernata dai lati alle due canne, nella quale sono anche i due percuotitoj. Messe le cariche, si ripor tano a posto gli otturatori abbassando la cassa indicata, il manu (1) Questa sorta d'armi caricantisi dalla culatta, con caricature simili alle de scritte, è ricordata sino dal primo ventennio del secolo XVII. Giuliano Bossi, romano, pubblicò in Anversa un libretto intorno a queste armi, e ne parlerò nella Serie N. al n. 9, nota 1. Catalogo R. Armeria. 28. 434 CLASSE II. brio della quale sta allogato lungo l'impugnatura. Così l'arma è preparata e si può sparare. Cassa, corta, di noce con fornimenti di ferro (Rot. , Piram. 65). M. 60. ARCHIBUSO da caccia a percussione, a due canne, sistema Robert, 1831. La culatta gira attorno a due perni situati dalle due bande delle canne, e s'innalza, per caricare, mediante una coda al logata lungo la impugnatura. Questo movimento fa che si montino i percuotitoj, e riabbassando la culatta l'arma è pronta per tirare. Le canne a fettuccia,lunghe 0,71 e di boccatura 0,0163, sono degli armajuoli PIHET-FRERES A PARIS. Cassa di acero, forma in glese, con fornimenti di ferro. (Rot , Piram. 64). Μ. 61. Μ. 62. ARCHIBUSO a focíle da caccia, con due canne a fettuccia. Le canne sono lunghe 0,53 e di boccatura 0,0165. Nella parte po steriore le due canne sono unite per la lunghezza di 0,12 e quindi separate, e ciascuna può disgiungersi dalla parte alla quale è soli damente unita con una vite, che si svita e s'invita con un solo quarto di giro. Le piastre sono quadre e con ornati incisi. La cassa è di noce con fornimenti di ferro. (Rot., Piram. 64). ARCHIBUSO da caccia a focíle ed a ripetizione, del xvII secolo. Canna certamente di fabbrica bresciana, a tre ordini, quadra con filetti, a faccette, e tonda, con testa; lunga 0,81 senza lacamera, e di boccatura 0,013. Piastra tonda a coda, brunita. Cassa di noce, propria del tempo, sino a tutta la nocca con fornimenti di ottone e due grilletti. In un tubo di ottone, posto dietro la canna, supe riormente, è contenuta la polvere per la carica e per l'inescatura. Questo tubo finisce in un altro mobile ad imbuto, che riceve la polvere per ogni colpo. Inferiormente a questi sono due altri tubi, accostati, di lamina di ferro, nel destro dei quali sono 13 pallot tole, e nel sinistro si fa discendere la polvere nel caricare. Un so lido di ottone, che è la continuazione della nocca della cassa, alla quale è fissato con due codette, contiene la camera per la carica, ed è traversato verticalmente da un perno al quale è saldata la parte posteriore della canna, che così è resa girevole attorno a quel punto. Volendo caricare l'arma, già fornita della necessaria muni zione, si gira la canna da destra a sinistra (tirando prima il gril letto anteriore, che impedirebbe il movimento) sino a che il tubo si nistro posteriore giunga nella direzione della camera, nella quale si fa scendere la polvere mentre la canna, che è giunta sopra al ritegno abbassato col tirare il grilletto, riceve la pallottola. Girando poscia la canna nel senso inverso la polvere sopravvanzata alla carica passa dal cannello conduttore in un fóro, che comunica con lo scodellino, il quale a tal uopo rimane sempre chiuso dalla martellina, che si SERIE M. 435 scopre solo per metà nel far fuoco. L'artefice di quest'arma assai ingegnosa, vi si ricordò con la scritta Genova, 1685. (Rot , Piram. 65). M. 63. Gio. Pietro Callin (1) a ARCHIBUSO da caccia a focíle, dello stesso sistema del precedente, salvo che è di più ricercato e squisito lavoro. La canna è a tre ordini; quadra e a faccette nel primo, e tonda negli altri due; lunga 0,774 senza la camera e di boccatura 0,012. Piastra a coda brunita con ornati incisi, e sotto lo scodellino la scritta MI CHAEL LORENZONVS. Cassa di radice di noce con fornimenti di ferro bruniti. Sec. xvII fine, o piuttosto principio del XVIII. (Rot , Piram. 65). Μ. 64. ARCHIBUSO da caccia a focíle e a ripetizione simile al precedente, salvo che il fusto è di lamina di ferro brunito e la bac chetta, dello stesso metallo, serve a contenere la polvere che di scende, per un canaletto nella caricatura, sotto al cono tronco d'ottone, e da quella passa nella camera di questo. La canna di acciajo è quadra e sfaccettata, e tonda, lunga 0,90 senza la camera, e di boc catura 0,012. La piastra, tonda, ha fogliami scolpiti, ed un Cupido che ha atterrato un sátiro inciso a bulino. Sulla faccia destra del cono tronco è segnato FIRENZE. La cassa è di radice di pero con sottocalcio e guardamano incisi, e contropiastra, con ornati scolpiti ed a traforo, di ferro brunito. Sulla codetta è la scritta LOREN ZONI. (Rot , Piram. 64). Μ. 65. ARCHIBUSO da caccia a ripetizione a focíle, sistema poco diverso dai precedenti. Canna a due ordini, quadra e tonda con testa di ottone modanata, e mira, ed ornati, dentro formelline misti linee al prim'ordine, di argento, lunga 0,76 senza la camera, e di boccatura 0,012. La piastra è quadra con ornati incisi, e sul cono tronco di ottone è il nome dell'artefice GIACOMO BERSELLI. La cassa di radice di noce oltre al calcio, che contiene la munizione, ha anche il fusto unito con perni alla canna, tra i fornimenti di ottone con ornati a bassorilievo, di argento, in formelle di svariate figurine. È uno stupendo lavoro del Berselli, del quale si hanno altri esemplari nel Museo Nazionale di Artiglieria in Torino, in quello del senatore Camozzi Vertoa in Bergamo ove sono anche due pistole dello stesso sistema, e altrove. Si veda nel numero seguente la de Μ. 66. scrizione del meccanismo. (Rot., Piram. 65). ARCHIBUSO italiano da caccia a focíle, ed a ripetizione. (1) Credo che questo Callin sia della stessa famiglia di Orazio Calino, da Brescia, armajuolo di CARLO EMANUELE I, nell'ultimo ventennio del XVI e nel primo del XVII. V. a p. 95, n. 1. : 436 CLASSE II. Canna tonda con modanature alla culatta ed al terzo, e con testa a mezzo balaustro. La piastra è tonda ed ha sotto lo scodellino un vuoto per la polvere da innescare. La cassa non giunge che alla culatta, e nel calcio e nella impugnatura è di noce; nella nocca, ov'è tutto il congegno pel caricamento dell'arma, è di ferro, e di ottone. La munizione, 24 pallottole e la polvere necessaria per al trettante caricature, è contenuta in due fóri cilindrici lungo il calcio e la impugnatura, che vanno a terminare alla nocca accennata. Quivi inun vuoto a cono tronco, di ferro, gira orizzontalmente un solido, della medesima forma, di ottone, nel quale sono due fóri uno emi sferico per la pallottola, l'altro cono-sferico per la polvere. Dal lato sinistro, all'asse è fissato un manubrio con il braccio lungo la im pugnatura; e dal destro, l'asse prolungato sotto la tavoletta della martellina, e cilindrico, porta in sè incavato lo scodellino. Ora vo lendo caricare quest'arma, che avrà la martellina alzata ed il cane calato, la si prende con la destra alla impugnatura, e con la sinistra si fa muovere il manubrio dall'indietro al davanti, portandolo alla inclinazione di circa 35° all'asse della canna. Con questo movimento si abbassa la martellina e si monta il cane, lo scodellino ed il vuoto cono-sferico si riempiono di polvere, ed il fóro emisferico riceve la pallottola. Riportandosi quindi il manubrio al suo posto, con questo movimento inverso, si lascia la pallottola all'orifizio della canna, si pone la carica nella direzione di essa e si rimette lo sco dellino innescato sotto la tavoletta della martellina. Quest'arma è opera dell'armajuolo PERREAUX A VERRVE e sicuramente della fine del secolo XVII, o del principio del XVIII. (Rot., Piram. 64). M. 67. ARCHIBUSO da caccia a tre canne tonde giranti, a fo cíle, lunghe 1,03, di boccatura 0,013. Piastra tonda con ornati in cisi. Cassa di noce che giunge sino alla nocca con sottocalcio e guardamano di ferro brunito. La bacchetta è in quattro pezzi im pernati, che riponesi nel calcio. Le tre canne sono fissate sur un cilindro di bronzo che si fa girare in un anello di ferro da sinistra a destra, tirando indietro il ponticello, e si mette ciascuna a posto per isparare. Sul cilindro accennato è un foro, normale all'asse di ciascuna canna, donde continua il focone, nel quale,caricando l'arma si pone la polvere d'innescatura, che, nel portare a posto ciascuna canna, si riversa nello scodellino. L'artefice di questa bell'arma fu Gio. Azur, che scrisse il suo nome sulla piastra. (Rot. , Piram. 64). ARCHIBUSO da caccia, a percussione con quattro canne a fettuccia, lunghe 0,65, di boccatura 0,0164. Porta la iscrizione M. 68. Dio protegge l'Italia-. Le piastre a coda, e con doppio percuotitojo, sono ornate stupendamente d'incisioni a fogliami, e vi è ricordato SERIE M. 437 che-Barbieri inventò e fece. Piacenza —. La cassa, di noce, con Μ. 69. ornati scolpiti, hatutti i fornimenti di corno,le magliette di ferro, e la bacchetta di balena con capocchia d'avorio. Sulla impugnatura è uno scudetto di argento col ritratto di re CARLO ALBERTO, a basso rilievo, di oro, con l'acclamazione W. C. A. Il che prova che questa arma fu presentata a quel Re circa il 1848. (Rot., Piram. 64). ARCHIBUSO di sei canne giranti, a percussione, da ca valletto. È di fabbrica inglese e porta la scritta 7TH DECEMBER 1843. REGISTERED BY. JR. COOPER. Ha untelajodi ferro, con forcella sul quale girano le canne con lo spingere innanzi un ma nubrio, che tirandolo poi indietro, fa scattare il percuotitojo. La cassa, di noce, è della forma comune, le canne sono lunghe 0,779, di boccatura0,013. Il cavalletto è un tréspide di ferro tondo, con foro per porvi la forcella. (Rot., Arm. 50). Μ. 70. CARABINA revolvere con canna quadra a fettuccia, a 16 righe, lunga 0,696, di boccatura 0,0156 in fondo allerighe 0,016. Il cilindro o tamburo, girevole, ha cinque cannette lunghe 0,054 che si caricano dalla bocca nel modo ordinario. Fatto ogni colpo si gira il cilindro da sinistra a destra fino a che un'altra cannetta venga nel prolungamento della canna, e spintolo poscia innanzi, il lumi nello di essa viene in direzione del percuotitojo. Piastra di color viola e cassa di noce con fornimenti di ferro. Porta la scritta HY. JAQVET A GENÈVE一. (Rot., Piram, 65). M 71. CARABINA da bersaglio, savojarda, a focíle. Canna di acciajo quadra, con filetti, perline, sgusci, foglie a bassorilievo e capitello quadrato; lunga 0,76, di boccatura 0,0165, con 24 righe. Ha sulla codetta un traguardo a tubo incampanato ed un altro, un disco con fóro, distante 0,29 dal primo, e la mira sul capitello. Porta il nome dell'archibusiere COLIN ANESSY 一. Piastra tonda, operata da M- BEDEL- ANNESSY. Cassa di pero, conunmostro scolpito sul fusto, e fornimenti di ferro brunito. Emunita di doppio scatto. Secolo XVIII, fine. (Rot., Piram. 65). M. 72. CARABINA da bersaglio, a percussione. Canna quadra, alla damaschina, con 18 righe; lunga 0,674, di boccatura 0,0148 ; ageminata di oro presso la culatta e sul lato superiore ove è la scritta: Plomdeur ET MONREAU à Paris, ripetuta nella piastra, essa pure ageminata di oro. Cassa di noce, semplice, con forni menti di ferro intagliati a bulino. Appartenne a FERDINANDO DI SAVOJA Duca di Genova. (Rot , Arm. 56). M. 73. CARABINA a percussione, con bajonetta, da bersaglio. È a canna quadra, snodata, sul sistema Lefaucheux, dell'archibusiere Lyevre Ferdinand A Albert-Ville. (Rot , Piram. 64). 438 CLASSE II. Μ. 74. ARCHIBUSETTO rigato da sala. Canna quadra bronzata, lunga 0,62, di boccatura 0,0085. La sola cassula posta in unlumi nello, avvitato inferiormente, serve a lanciare la pallottola. Piastra quadra con ornati incisi a bulino siccome sono nella contropiastra. Cassa di noce che giunge sino alla culatta della canna soltanto. (Rot , Piram. 64). M. 75. ARCHIBUSETTO da bersaglio per sala, simile al prece dente. (Arm. 39). M. 76. ARCHIBUSO a vento del secolo presente, con la canna che si svita ad un terzo della lunghezza. Dalla parte del guardamano ha un serbatojo per le pallottole,che, toccando una molla passano auna a una nella canna. Nel calcio, è racchiuso il vento in tanta quantità che basti per trarre venti colpi, e per produrla abbiso gnerebbero circa 250 colpi di stantuffo. (Catal. p. 409, nº 1432). (Rot., Piram. 64). M. 77. ARCHIBUSO a vento, simile al precedente, salvochè la canna è un tubo di lamina di ferro rivestito di legno. (Rot., Piram. 64). M. 78. M. 79. ARCHIBUSO avento, come il precedente. (Rot., Piram. 65). BASTONE-ARCHIBUso, a vento, con canna per un terzo di rame nella parte più grossa, che è il serbatojo del vento, e negli altri due terzi, per i quali passa la palla, di ferro. (Arm. 38). Μ. 80. BASTONE-ARCHIBUSO eguale al precedente. (Arm. 38). M. 81.- BASTONE-ARCHIBUSO, a percussione. (Arm. 39). BASTONE-ARCHIBUSO, a molla spirale, con percuotitojo. Μ. 82. (Arm. 39). M. 83. FUCÍLE (1) elegante, di minori dimensioni e peso del l'ordinario di fanteria, del secolo XVIII. Canna a due ordini lunga 1,055, di boccatura 0,0173. Piastra quadra fatta da 一. GALLIAN ARMURIER DU ROY Fornimenti tutti d'argento con ornati graffiti. Cassa di noce con qualche scultura. Sull'impugnatura è in uno scudetto d'argento la Croce di Savoia. Si conservava nel guar daroba della Casa Carignano. (Rot., Arm. 56). Μ. 84. FUCÍLE del secolo XVIII, fine, di minori dimensioni di quello da munizione. Canna bronzata, con ornamenti e stemma di Savoja, alla culatta ed alle fascette, dorati, lunga 1,030, di bocca (1) Avverto, una volta per sempre, che il nome di Fucile non lo dò che alle armi militari fornite del focile. A tutte le altre sieno a focile, a percussione o a retrocarica darò sempre il nome di archibuso quando ne abbiano le dimensioni, ancorchè militari, perchè credo che, in un catalogo, non debbano essere per messe a chi lo fa e tollerate da chi lo legge improprietà di lingua. SERIE M. 439 tura 0,018. Nella parte inferiore porta le lettere D I un nome in intelligibile, ed una marca poco chiara. La piastra quadra, forbita, fu fabbricata dall'armajuolo Rousset a Turin. La cassa di noce della forma ordinaria ha tutti i fornimenti di metallo dorato con alcuni ornati in quella scolpiti, in questi incisi. Nella impugnatura è uno scudetto di argento con lo stemma della casa Savoja Cari gnano. Appartenne al principe CARLO EMANUELE, morto il 16 agosto 1800, padre del re CARLO ALBERTO. (Rot., Arm. 56). M. 85 FUCÍLE francese con canna liscia e piastra a selce. Mre Rle de Tulle. (Rot , Piram. 65). M. 86, 87. FUCÍLI come il precedente, con bajonetta triangolare M. 88. della Mre Rle de Mutzig. (Rot., Arm. 57). MOSCHETTO (Mousqueton) a focíle, francese, da Gen darme, con bajonetta triangolare. Canna Mº 1825, Piastra tonda se gnata Mre Rle de Mutzig-.-. Cassa con l'anno 1846. (Rot, Piram. 64). Μ. 89. ARCHIBUSO da posta a percussione francese, a retroca rica. Fabbrica di Charleville 1831. (Rot. , Arm. 57). M. 90. ARCHIBUSO a percussione, fabbrica Charleville. Innesca tura fulminante proposta dallo Carroy. (Rot., Piram. 65). Μ. 91. ARCHIBUSO con bajonetta, a percussione, ridotto, della Mre Rle de Mutzig, 1846. (Rot. , Arm. 57). M. 92. ARCHIBUSO a percussione fabbrica di Torino 1848, tra sformato. (Rot., Arm. 57). M. 93. ARCHIBUSO come il precedente con canna di acciajo co-- lato. (Rot , Arm. 57). ARCHIBUSO a percussione della fabbrica di S.t Etienne. M. 94. (Rot , Piram. 65). M. 95. ARCHIBUSO a percussione, fabbrica di S.t Etienne, con bajonetta. (Rot.. Piram. 65). Μ. 96. Tulle. M. 97. Piram. 65). Μ. 98. ARCHIBUSO a percussione, con bajonetta, fabbrica di ARCHIBUSO a percussione. Fabbrica di Tulle. (Rot , ARCHIBUSO a percussione della Mre Rle de St Etienne. (Rot. , Piram. 65). Μ. 99. ARCHIBUSO a percussione, austriaco, con bajonetta e piastra Console. (Rot , Piram. 65). Μ. 100. chini. (Rot , Piram. 65). ARCHIBUSO a percussione con piastra del Gen. Bian Μ. 101. ARCHIBUSO a percussione con bajonetta triangolare, e piastra interna. (Rot., Arm. 57). 440 Μ. 102. CLASSE II. ARCHIBUSO a percussione a due canne con pugnale-ba jonetta, dei volteggiatori di Corsica. Fabbrica di S.t Etienne. (Rot. , Arm. 56). Μ. 103. Linder (?). (Rot , Arm. 57). ARCHIBUSO a percussione, rigato, a retrocarica, sistema Μ. 104. CARABINA francese con sciabola bajonetta (Yatagan), a percussione. (Rot., Arm. 57). М. 105. CARABINA francese a percussione, della fabbrica di Cha tellerault. Canna del 1845 e cassa con sottocalcio a punta. Non ha bajonetta. (Rot., Arm. 57). M. 106. CARABINA francese a percussione della fabbrica della precedente. Canna del 1846. Manca la bajonetta ma la canna ha il dente per fissarvela, e, certo, era uno Yatagan. (Rot , Arm. 57).. CARABINA francese a percussione, della fabbrica di Cha Μ. 107. tellerault, con sottocalcio a punta. (Rot., Arm. 57). Μ. 108. CARABINA concanna nera, austriaca, piastra per Zünder e fascette di ottone. (Rot., Arm. 57). Μ. 109. CARABINA austriaca simile alla precedente, e con scia bola-bajonetta (Rot., Arm. 57), Μ. 110. CARABINA francese a percussione eguale al nº M. 109 e della medesima fabbrica. (Rot., Arm. 57). M. 111. MOSCHETTO a percussione segnato CONSOLE MILANESE INVENTO' 一. CAV. GIUSEPPE Sistema introdotto nell'e sercito austriaco nel 1837 e surrogato dall'altro a cassula nel 1854. (Rot., Arm. 57). M. 112. MOSCHETTO francese a percussione con macchinetta che porta successivamente le cassule sul luminello- INVon BESSIERES ET MARTIN Btes A PARIS M. 113. (Rot. , Arm. 57). MOSCHETTO a percussione, da Gendarme francese, tra sformato, M° 1825. Piastra segnata Mre Rl de S.t Etienne-. Cassa con l'anno 1846, segnato anche sulla culattadella canna, e bajonetta triangolare. Μ. 114. MOSCHETTO a percussione, francese, M.º 1842. Mre Rle de Tulle. Canna del 1846. (Rot., Arm. 57). Μ. 115. ARCHIBUSO albanese, a focíle. Canna bresciana, con testa, detta grecone, lunga 1,265, di boccatura 0,0155. Ha traguardo emira, ed il nome del fabbricatore LAZARI COMINA (Lazzarino (1) È di vecchia data il commercio delle fabbriche di Gardone con la Grecia specialmente per le canne che dicevano Grechetti e Greconi. Le più stimate erano quelle di Lazzarino Cominazzo,di modo che, sebbene le canne non fossero real mente di questo armajuolo, pure si voleva che ne portassero il nome. SERIE M. 441. Cominazzo) archibusiere da Gardone (1). Piastra alla maniera turca con marca araba. Cassa di noce, con guardamano, sottocalcio ed altre parti di ferro e di lamina di ottone, scolpiti con isvariati arabeschi. Μ. 116. La canna è assicurata alla cassa con nove fascette di ottone. Ha ma gliette, e bacchetta di ferro, con capocchia a disco. (Rot , Arm. 51). ARCHIBUSO albanese, a focíle, simigliante per la forma generale al precedente. Canna a due ordini, quadra e tonda, lunga 1,15. Piastra alla turchesca e cassa rivestita di lamine di ferro e di ottone in parte traforate. (Rot , Arm. 51). Μ. 117. ARCHIBUSO arabo a focíle. Canna di damasco tonda con traguardo e mirino, lunga 1,33, di boccatura 0,0177. Piastra alla tur chesca intarsiata di argento scolpito ad ornati. Cassa di noce in tarsiata di ornati a traforo di lamina d'argento. Se colo XVIII. (Rot., Arm. 52). M. 118. ARCHIBUSO a focíle, arabo, con canna delle fabbriche di Gardone. La canna è un grecone, a due ordini, cioè quadra con strie, e tonda, con la solita testa, mira e traguardo fisso a 0,130 dalla culatta. È lunga 1,250 ed ha di boccatura 0,0155. La piastra è della forma detta catalana, ed aveva una marca ora irriconoscibile. La cassa, di legno noce, è ricoperta interamente di lamina d'argento nella quale sono inca strati ornati di madreperla con solchi tinti in rosso e dischetti di metallo con ismalti. L'estremità del calcio 337 135. 136. è formata da un pezzo di avorio che rassomiglia alle più belle macchie del giallo antico. La bacchetta è di ferro. Sulla cassa, sono due magliette snodate per la coreggia. La canna è assicu-- rata alla cassa con sette fascette. (Rot., Arm. 52). M. 119, 120 ARCHIBUSI arabi, a focíle, con canne quadre, lunghe 1,40. (Rot., Arm. 51). M. 121. ARCHIBUSO arabo a focíle, moderno. Canna quadra lunga 1,28, di boccatura 0,019, con mira e traguardo fisso sul vitone. E molto probabile che sia lavoro delle fabbriche di Brescia. Piastra alla turchesca con lamine intarsiate e scolpite ad ornati. Sotto la staffa del cane, è la scritta di nº 135 che ricorda un tale Mouhammed l'anno 1223 dell'Egíra (1817 di Cristo), e nel sottocalcio la marca di nº 136. Cassa di noce ricoperta di ornati di piastra d'argento a traforo, con cinque fascette dello stesso metallo ornate a stampo, lavoro dell'ar tefice Fager. Bacchetta di legno ricoperta di argento per 0,220 alla estremità. Lunghezza totale dell'arma 1,67. (Rot., Arm. 52). (1) V. alla pag. 425 la nota 1. 442 M. 122. CLASSE II. ARCHIBUSO arabo moderno simile al precedente. Canna quadra lunga 1,450, di boccatura 0,0185, con la mira e'l traguardo comelaprecedente. Nella faccia inferiore presso la culatta è la marca di nº 137. Piastra alla turchesca con la iscrizione come nell'altro che dice Mustafa l'anno 1213 dell'Egíra. Cassa eguale alla descritta con ornati a traforo di lamina d'argento ed incisioni. Due cannelli di lamina d'argento, della forma della canna e della cassa, a stampo, della lunghezza di 0,820, fanno l'ufficio di fascette. Bacchetta come la precedente. Lunghezza totale dell'arma 1,850. (Rot., Arm. 52). Μ. 123, 124. ARCHIBUSI a miccia giapponesi, canna quadradi da masco e piastre di ottone (nel n° M. 124 manca il cane). (Rot, Arm. 47). Μ. 125. ARCHIBUSO indiano a serpentino (1). La canna, tutta damaschinata di argento, in principio è piramidale a base quadra e prosegue poscia, co' lati paralleli nella parte non coperta dalla cassa, sino alla bocca, che ha una specie di capitello formato dalla testa di un drago. La lunghezza è 1,16, il lato 0,037 alla culatta e 0,020 per tutto il resto, la boccatura 0,015. Presso la bocca ha la mira ed alla culatta il traguardo, e sul lato destro lo scodellino in forma di coppa e piccolissimo, che si chiude con un coperchino mobile attaccato ad una catenella eguale all'altra che porta lo spilletto di ferro, ambedue appese ad una maglietta, dalla stessa parte. 137. Il draghetto o serpentino è incastrato nella cassa ed ha piccolis sime dimensioni non dovendo tenere tra le sue mascelle la corda miccia, ma un pezzetto di ésca (2) per comunicare il fuoco al polverino. La canna è unita al fusto per mezzo di undici legature di coreggiuole. La cassa è verniciata color d'ambra ed ornata di fiori, di cordoni e di un contorno a mo' di frangia, a colori ed oro. Ha due magliette ov'è la coreggia, per portarlo ad armacollo. La forma della cassa è semplicissima; chè giunto il fusto conuna misura costante sino a 0,180 dalla culatta, incomincia quivi ad in grossare al disotto della canna incurvandosi leggermente per 0,30 (1) Nella lingua indiana è chiamato Forà-Boruduk, cioè Schioppo a miccia. 2) Ésca (lat. fomes, franc, amadou, ingl. agaric, spagn. yesca, ted. Zundsch wamm). Quella materia secca che tenuta sulla pietra focaja si accende con le scintille prodotte dal focíle. È una specie di fungo, boletus lignarius, che nasce sui tronchi dei faggi, degli abeti dei cerri, e che, imbevuto di una soluzione di nitro e ridotto in falde, si fa poscia seccare. Sotto focíle-. DANTE, Inf. 14,38. Onde la rena s'accendea com'ésca SERIE M. 443 e quindi prosegue diritto sino al calcio per 0,370. La sezione di tutta questa parte della cassa, è un pentagono irregolare, formato dal lato di base sul quale ne sorgono due normali e paralleli riu niti da altri due ad angolo saliente. Come continuazione della canna, dalla culatta, e della stessa grossezza, segue una porzione di cassa per la lunghezza di 0,110 che fa un risalto di 0,025 sulla parte descritta; onde la lunghezza dal sottocalcio alla culatta di 0,480, e quella totale dell'arma 1,64. Il grilletto è una lastrina di ferro sagomata a mezzo fiore di granato che sporge inferiormente da una fessura rettangolare, senza riparo alcuno, come ordinaria mente sono tutte le armi orientali, alle quali sono comuni le forme descritte tanto per la canna quanto per la cassa, salvo che ve ne sono e semplici e riccamente ornate di pietre e di metalli preziosi. (Rot., Arm. 47). M. 126. ARCHIBUSO indiano. In genere, della forma del prece dente. Canna damaschina, ottagona, alla bocca strombata esterior mente e fornita di mira, ed alla culatta di traguardo, e questo, la codetta e la bocca elegantemente ornati di arabeschi ageminati di oro. Lo scodellino è unito alla canna e dorato, e due piastre di ferro damaschino con lavori di oro, lunghe 0,340, guarniscono la guancia e la parte opposta. La canna assicurata al fusto con sei legature di filo di ferro, è di boccatura 0,014, lunga 1,150 e con la cassa 1,640. (Rot., Arm. 47). M. 127. ARCHIBUSO indiano, forma del precedente. con canna di boccatura 0,0157, e di lunghezza 1,175, a cono tronco, e strombata alla bocca interamente coperta di fiorami ageminati di oro ; mira, traguardo e scodellino dorati, spilletto ed astuccio per l'esca a destra. Lamine di bel damasco nero di guarnimento alla guancia ed alla parte opposta. Cassa di noce d'India liscia, nel fusto ed intar siata di avorio nel calcio. Lunghezza totale dell'arma 1,66. (Rot , Arm. 47). M. 128. ARCHIBUSO, indiano, simile ai precedenti. Canna di bel damasco, a bocca strombata in forma di cono tronco, con traguardo e mira, ageminata di oro alle estremità, e fissata al fusto con sei legature di filo di ferro. Cassa di legno color naturale, guarnita delle due solite lamine di ferro damaschino, ageminate di oro ne' contorni, con l'astuccetto per l'ésca. Boccatura della canna 0,0148, lunghezza 1,130, totale dell'arma 1,615. (Rot , Arm. 47). M. 129. ARCHIBUSO indiano. Canna dorata, lunga 1,44, bocca tura 0,014, tronco conica nella culatta e cilindrica nella parte ri manente con piccolo capitello alla bocca, ornata di venti quadretti a bassorilievo ove sono rappresentate le nove incarnazioni di Wisnù CLASSE II. 444 ed altre cose risguardanti quella religione. Ha la mira, ed il tra guardo alle estremità della canna. Lo scodellino, nella forma eguale ai precedenti, ha il coperchino impernato e girevole orizzontalmente sul piano del focone stesso. La cassa è di legno,colore naturale ros siccio, di forma diversa da quelle descritte; chè dopo il risalto for mato dalla parte che è in continuazione della canna (qui è d'osso scanalata e con filetti tinti in rosso), il calcio descrive una curva, con la parte convessa verso il fusto. La lunghezza totale dell'arma è di 1,945. Appartenne questo archibuso (la sola canna, chè la cassa è la voro posteriore) all'Imperatore di Marata Sirudia che ne fece dono al Principe Sombre. Dopo tre generazioni pervenne alla prin cipessa Begun Sombre, avola del generale barone Solaroli che ne fece dono alla M. del re VITTORIO EMANUELE. (Rot., Arm. 47). Μ. 130. ARCHIBUSO indiano. È una molto ricca ed elegante arma moderna. La canna di un bellissimo damasco è a cono tronco, strombata alla bocca, e qui ed alla culatta ornata di rabeschi incisi e dorati, con qualche parte ageminata di oro. È lunga 1,225 e rigata con sette righe, ed ha una boc catura di 0,015. Ha la mira ed il traguardo, come i descritti, il focone ed il coperchino simili al precedente. La cassa di noce d'India intarsiata d'avorio a rosette, dischetti e filetti, è guarnita d'argento nel fusto, con lastre damaschine age minate di oro dalle bande della culatta, rosette, serpentino e grilletto dorati; il sottocalcio e cinque fascette, una con maglietta di ferro, sono in parte dorati in parte ageminati 138. مل 139. d'oro. La lunghezza totale dell'arma è di 1,72. (Rot., Arm. 47). ARCHIBUSO persiano a focíle. Canna quadra di un bel Μ. 131. damasco, a sette righe, a semicerchio, lunga 0,945, di boccatura 0,015 e 0,016 al fondo delle righe, la mira e'ltraguardo come al n. M. 140, con quattro forellini uno soprapposto all'altro. Sulla faccia supe riore alla culatta ha la marca di nº 138, e qui ed alla bocca or nati di oro a bassorilievo all'agemina. Piastra alla catalana con marca di nº 139 ed ageminature di oro. Cassa di noce d'India con ornati di lamina d'argento a traforo nella nocca, in parte del calcio, al principio ed al fine del fusto. Questo guarnimento porta uno stemma e la iscrizione in caratteri arabi Taher sul lavoro in ar gento. Bacchetta di legno con la capocchia di ferro concava, e due fascette di argento. Lunghezza totale 1,280. (Rot , Arm. 52). M. 132. ARCHIBUSO persiano, rigato, a focíle. Canna quadra di damasco ageminata riccamente e con iscrizioni a caratteri arabi di oro, lunga 0,93, di boccatura 0,0153, in fondo alle righe 0,016. SERIE M. 445 Cassa nera con tarsíe di argento a fiori, e lungo il fusto, ad ar M. 133. chetti a mo' di merletto. (Rot , Arm. 52). ARCHIBUSO persiano con canna quadra di damasco a 12 righe, profusamente ageminata di oro. Piastra e cassa della stessa forma del precedente ed istessamente decorate di tarsíe d'argento e di avorio ma con minore precisione. (Rot , Arm. 52). M. 134. ARCHIBUSONE da posta, turco. Canna quadra di bellis simo damasco, rigata; con mirino, e traguardo formato da una piastra centinata ad arco acuto larga 0,085, alta 0,160, con 19 forellini per tòrre la mira; lunga 1,375, di bocca tura 0,0225, in fondo alle righe, che sono undici, 0,0245. Porta la marca di nº 140 e pesa Cg. 26. Piastra alla cata lana; Cassa di noce nera con guarnimenti di ottone. Peso totale Kil. 30,90. (Rot , Arm. 51). 140. M. 135. ARCHIBUSO turco da posta a doppio fuoco, a miccia ed a focíle. Canna tonda alla culatta e quindi a 12 facce, di damasco con testa, traguardo e mira, lunga 1,11, di boccatura, 0,0268 ornata di rabeschi scolpiti e tarsíe di argento. Il serpentino è incastrato sulla nocca del calcio a sinistra del cane. La piastra, alla foggia turca, ha solo qualche ornamento di ottone. La cassa è di noce d'India con fascette di argento, sottocalcio e tarsíe di avorio. (Rot , Ar madio 52). M. 136. ARCHIBUSO turco, canna quadra di damasco, agemi nata di oro alla culatta ed alla bocca, lunga 1,06. Piastra alla ca talana. Cassa di acero con tarsíe di corno e di avorio della quale materia è anche il sottocalcio. (Rot., Arm. 47). M. 137.- ARCHIBUSO turco, rigato, a focíle. Canna quadra, lunga 0,955, di boccatura 0,014, in fondo alle righe 0,0145. Piastra con maniglietta alla vite del cane alla maniera araba. Cassa nera, con fascette di argento. (Rot., Arm. 47). M. 138. ARCHIBUSO turco, rigato. Canna tonda di damasco fi nissimo, con traguardo, spigolo per quasi tutta la lunghezza e testa a mezzo balaustro scolpita a mo' di serpe ed ageminata di oro come la culatta. È lunga 0,940, di boccatura0,018 e in fondo alle righe 0,0125. Piastra ageminata di oro. Cassa nera con fascette ed ornata a traforo di argento e di avorio a tarsía nel calcio, e sotto calcio di corno (Rot., Arm. 47). Μ. 139. ARCHIBUSO turco, arme di lusso. La canna tonda è da maschina a fettuccia, lunga 1,120, di boccatura 0,014, fornitadi ca pitello, e traguardo a mo' di triangolo isoscele curvilineo. Porta una marca non guari intelligibile alla culatta, ed è ornata di age minature di argento quivi ed alla bocca. Piastra alla catalana con CLASSE II. 446 dorature nel cane e nella briglia del mollone. La cassa è impial lacciata di avorio con dischetti di metallo di varj diametri agemi nati di oro, intarsiati qua e là, alternati da piastrette di ramedo rato con rosoni incisi tanto nel fusto quanto nel calcio. Su questo ultimo poi sono incastonate varie pietre, ed infine a mo' di sotto calcio è un bel pezzo massiccio di avorio. Siffatte armi sono eseguite pel sultano stesso, che ne fa dono ai primi dignitarj dell'Impero. (Rot., Arm. 52). Μ. 140. ARCHIBUSO turco a focíle simile al precedente. Canna tonda damaschina, ageminata di argento, lunga 1,130, di boccatura 0,015 con marca di nº 141 sopra la culatta. Piastra alla catalana con ageminature di oro e la marca di nº 142 di oro sul mollone. Cassa, impiallacciata di madreperla con qualche pietra nel calcio, e sottocalcio 141. 142. d'avorio. La canna è fissata alla cassa con sei fascette di metallo dorato. (Rot., Arm. 52). Μ. 141. ARCHIBUSO turco (?). Cannadi damasco a due ordini quadra e tonda, interamente ageminata di argento, lunga 1,115 con testa a pera e sovressa la mira. A 0,150 dalla culatta è l'incastro per il traguardo ora mancante. Piastra alla catalana. Cassa di noce tutta intarsiata di madreperla. La forma è simile a quella delle armida fuoco italiane nel secolo XVIII. Il sottocalcio, la contropiastra, il guar damano, alcune fascette che rinforzano il fusto, e le quattro che a questo assicurano la canna, sono di argento con incisioni e nielli. (Rot., Arm. 52). Μ. 142. ARCHIBUSO turco. Canna quadra di damasco, lunga 1,275, col traguardo e la mira, ornata di ageminature di oro alla culatta ed alla bocca. Piastra alla catalana ageminata anch'essa di oro. Cassa con impiallacciatura, e sottocalcio massiccio di avorio intar siato con dischi di ottone di varj diametri internamente foggiati a stella con ismalti, e tempestata di puntine e di bullette a capocchia emisferica d'ottone. (Rot , Arm. 52). M 143. ARCHIBUSETTO rigato, turco. Canna di damasco, col tra guardo alla culatta e la mira alla testa, lunga 0,69, ageminata di oro come è la piastra alla catalana, Cassa di legno esotico confa scette ed ornati intarsiati, di argento. (Rot , Arm. 47). Μ. 144. ARCHIBUSETTO turco, rigato con canna quadra di bel lissimo damasco, ageminata di oro e fornita di traguardo e di mira, lunga 0,755, di boccatura 0,014, ed in fondo alle righe, che sono nove, 0,0148. Piastra ageminata di oro. Cassa di radice di legno esotico, con tarsíe di avorio verde e puntine di ottone, foderato di pelle nel calcio. (Rot , Arm. 47). SERIE М. Μ. 145. 447 ARCHIBUSETTO turco, rigato, con canna quadra di bel damasco, lunga 0,55, col traguardo e la mira, di boccatura 0,0147, in fondo alle righe 0,0159. Piastra con ornati incisi. Cassa nera Μ. 146. con tarsie di ottone, a dischi traforati, e di avorio. (Rot., Arm. 52). ARCHIBUSETTO turco, rigato. Canna quadra di finissimo damasco profusamente ageminata di oro con il traguardo e la mira, lunga 0,713, di boccatura 0,015, in fondo alle righe che sono sette, 0,0156. Piastra ageminata di oro. Cassa con fascette ed ornati a tarsía di argento. (Rot., Arm. 52). Μ. 147. ARCHIBUSO corto, rigato, con canna di damasco, lunga 0,74. Piastra alla catalana. Cassa di noce con impiallacciature di avorio e stelle e puntine di ottone. (Rot., Arm. 52). Μ. 148. ARCHIBUSO turco, rigato. Canna di damasco, quadra, con fascette di argento. Piastra alla catalana. Cassa di noce intar siata di argento e di avorio nel calcio. (Rot, Arm. 53). Μ. 149. ARCHIBUSO da cavalletto a retrocarica, con canna tonda lunga 0,95, di boccatura 0,0187. (Rot., Arm. 50). SERIE Ν. Armi da fuoco corte. Ν. 1. TROMBONE (1) italiano, a focíle, con canna metà tonda, di ferro, e metà a tromba, di ottone; con incisioni di fogliami alla culatta, alla bocca ed al mezzo; lunga 0,49, diametro dell'anima 0,0172. Piastra tonda e cassa di noce, con fornimenti d'ottone. Prin cipio del secolo XIX. (Bach. 19). (*) ARMI DA FUOCO CORTE Per questa serie non mi accade far molte parole, perchè il titolo è abbastanza chiaro, dopo la serie M, nella quale sono descritte le armi da fuoco lunghe. Ma per armi da fuoco corte, non si deveintendere che sieno come le pistole o i revolveri moderni cioè tascabili, sì quelle che in genere avevano la canna di minore lunghezza dell'archibuso e del moschetto da miccia o da ruota, fino a ridursi di piccolissime dimensioni. La pistola del XVI secolo per es., onde erano armati i pistolieri e le corazze italiani, ed i raitri tedeschi, aveva la canna lunga da 0,63 a 0,80, e addimandavasi anche terzaruolo. I trom boni avevano la canna della lunghezza di 0,56 a 0,25, ma queste erano armi spe ciali adoperate nella guerra sotterranea e sulle navi, e poscia dai malfattori per le loro tristi imprese. I pistoletti o archibusetti erano pistòle curte, e in Piemonte erano proibite quelle che avevano la canna di lunghezza minore di0,49, ridotta poi a 0,39. Vengono appresso le terzette le canne delle quali erano lunghe 0,39 a 0,19, secondo i luoghi. Ultimi per dimensioni sono i mazzagatti che avevano la canna lunga da 0,150, a 0,070 Rispetto alle armi della milizia comprendo in questa serie i moschetti, da non cofondersi con quelli della serie M., e i pistoloni dell'artiglieria e della cavalleria e qualche altra arma corta orientale. Nella espo sizione delle armi di questa serie si farà per ciascuna specie una nota a parte. (1) TROMBONE (franc. tromblon, ingl. bumderbuss, spagn. trabuco, ted. Blun derbüchse). Specie di arma da fuoco portatile con canna di ferro o di bronzo, o di ferro e bronzo insieme con canna cilindrica per una metà circa della lun ghezza, di diametro da 0,02 a 0,045, e per l'altra incampanata o a tromba onde gli venne il nome. Serviva per difesa a tiro corto nelle fortezze ed ai minatori SERIE N. 449 Ν. 2. TROMBONE simile al precedente a focíle con canna tonda di ferro e tromba di bronzo, forse di quelli militari detti Spaccia • fosso. Sulla tromba è inciso il fascio consolare sormontato dal ber retto frigio, onde si pare che l'arme sia della fine del passato se colo. Sulla piastra porta lo stemma della fabbrica d'armi di Torino. (Bach. 19). Ν. 3. TROMBONE scavézzo (1) di fabbrica bresciana. Canna in parte tonda in parte strombata lunga 0,505, nel l'anima 0,0155, alla bocca 0,039 е 0,0255. Porta la marca di nº 142 alla culatta inferiormente, e superiormente degli ornati, ed un busto, armato all'antica d'argento, a bassori BA H 142. lievo. Piastra quadra segnata D. ZANONI. (2). Cassa di noce con fornimenti di ottone, incisi, con testine di argento a bas sorilievo. Gancio di ferro sulla contropiastra per appenderlo all'ar cione od alla cintola. (Bach. 19). Ν. 4. TROMBONE simile al precedente a cassa intera. Canna quadra ed a tromba lunga 0,435, diametro dell'anima 0,018, alla bocca 0,0435 e 0,0307. Ha delle formelle con lastrine di ottone in castrate, incise ad ornati, e testine di argento. Piastra tonda. Cassa nelle gallerie e sulle navi dell'armata. In Ispagna era il trombone l'arma delle bande carliste; in Italia dei briganti dell'ex-reame, e dei malfattori di altre parti, i quali ultimi usavano specialmente quelli scavezzi, perchè più acconci ad esser nascosti. Ora non si vedono più che ne'musei.I tromboni militari si caricavano con pallini di piombo del peso di grammi 4 ciascuno; gli altri con veccioni e dadi. Quest'arma è anche detta Spazzacampagna, e in Piemonte, volgarmente Spacciafosso. Se si avranno contrammine nella piazza si destineranno alcuni petardi, tromboni, e pistole . D'ANTONJ. (Gr). (1) SCAVÉZZO, sincope di scavezzato, aggiunto di fucile, pistone, trombone, pi stola o di altro, dicesi un'arma da fuoco, portatile o manesca, che abbia la cassa in due pezzi maschiettata alla impugnatura, in modo che il calcio siripieghi sul fusto, volendo, per poterlo portare più comodamente, e più facilmente nascondere. Si adopera anche in forma di sostantivo. Come è facile a comprendersi, queste armi, e specialmente le manesche, erano proibite, come armi insidiose.- Nep pure gli sia permesso usare fucili scavezzi, e di non giusta misura, mazzagatti o pistole corte-. Ordin. e privil. Milit. 6 (Fan).- Per armi curte da fuoco e prohibite si dovranno intendere ecc.... e generalmente tutti i pistoni di scalzo scavezzo di qualunque misura, ecc.-. Commiss. Imper. Mantova (30 genn. 1708), Arch. Gonz. Lib. bianco, c. 66.-S. M..... avendo ordinato.... vengano la Guardia di quegl'ergastoli (a Iglesias) ed il picchetto comandato di scorta armati di fu cile a doppia canna, e che l'Aguzzino, e il sotto Aguzzino ed i quattro com pagni siano armati di pistone scavezzo... si contenti di far seguire la distribu zione, ecc. Segreter.di Guerra, Torino, Lett. (4 ott. 1778) Arch. Comit. Ar tiglieria, v. VII, f. 203. (2) Diego ZANONI armajuolo bresciano, operava nella seconda metà del se colo xvut. Catalogo R. Armeria. 29. 450 CLASSE II. di noce simile a quella accennata a dietro con fornimenti di ottone incisi e testina di argento a bassorilievo sulla impugnatura. Gancio alla contropiastra. Secolo XVIII seconda metà. (Bach. 19). Ν. 5. TROMBONE italiano a focíle con canna quadra ed a tronco di cono, ornata d'incrostazioni di ottone incise e di una testina di argento a bassorilievo, lunga 0,50, diametro dell'anima, 0,0142 alla bocca 0,0317. Piastra tonda. Cassa di noce con fornimenti d'ottone, in parte a traforo. Secolo XIX principio. (Bach. 19). Ν. 6. TROMBONE con canna alla damaschina, quadra ed a tromba, riccamente ageminata di oro, lunga 0,255, di boccatura nell'anima 0,0138, nella bocca 0,048. Piastra quadra con ornati incisi. Cassa di noce con fornimenti di ferro annerito. Secolo XIX. (Bach. 19). Ν. 7. TROMBONE con canna lunga 0,56 con piastra trasformata a percussione. (Bach. 19). Ν. 8. PISTONE (1) a ruota del principio del xvII secolo. Canna tonda terminata a mo' di trombino lunga 0,665 di boccatura 0,0195. La ruota che non appartiene a quest'arma ha il meccanismo tutto interno, e la piastra ornata d'incisioni a bulino rappresentante uno scontro di cavalieri col costume della fine del xvII secolo. Sulla pia stretta che copre il piede del cane e la sua molla è la testa di un cinghiale, e sulla parte superiore del cane un guerriero in costume antico tra bandiere, tamburi, cannoni ed altre armi. Presso al co perchio dello scodellino è il nome dell'artefice, non saprei se della ruota o dell'incisione- A. SIGL-, certo lo stesso che è segnato sulla ruota di un archibuso tedesco del Museo d'Artiglieria di Parigi (M. 225), così: Andreas M. Sigl. La cassa, di legno noce bianco, ha delle tarsíe di avorio e di ma dreperla, come filetti, cartelle e cartocci, e sembra di lavoro ita liano della fine del XVI o del principio del XVII secolo. Lunghezza totale dell'arma 0,950. (Arm. 39). (1) PISTONE. Sorta di archibuso corto con canna di ferro o di bronzo più ricca di metallo delle ordinarie, e talora anche rinforzata alle estremità che hanno la forma di due tronchi di cono rovesciati con i diametri minori uniti alla parte mediana. Anche queste armi talvolta avevano il calcio maschiettato, ed erano proibite. Pistoni con le loro serpentine e bacchette n° 25 一. Invent. di Se nigall (3 mar. 1625), Arch. di Stato Fir , Cl. 111, Fil. XXXIV, Sez. Urbino. Avoler castigar questi Taglioni, Il doppio più di lor esser bisogna; Di pistole andar carchi e di pistoni, All'uso de' bravacci-. NERI, Saminiato (Gr).- Non possa (l'archibusiere a cavallo) ritenere, portare, o usare Pistoni minori di 23 di braccio (0,388) di canna, e di calibro, o portata maggiore di tre once (Cg. 0,084) di palla, ma di tal sorte d'arme non possa servirsi nell'esercizio militare-. Ca pitoli ecc. Milizie Tosc. (Fir. 1709) 11, § 4. SERIE N. Ν. 9. 451 Pistone a ruota. Canna tonda, lunga 0,62, e di bocca tura 0,018. Ruota di fabbrica italiana, e forse bresciana. Cassa di legno ciliegio con impiallacciature di avorio ed ornati incisi. Sulla destra del calcio è un guerriero; sulla sinistra è la storia della Sa maritana, mediocrissimo lavoro tedesco. Presso la testa della Samaritana è la scritta CA NANAI SCHWEIB. Nel sottocalcio è un busto in costume del secolo XVII. Tutta l'arma è lunga 0,85. (Armadio 38). Ν. 10. PISTONE a retrocarica del sistema che, dagl'inventori di pochi anni a dietro, è addimandato a tabacchiera. La canna è lunga 0,450, e la boccatura 0,0135. Alla culatta, ottagona, per 0,116 ha i suoi tre lati superiori scolpiti con vaghi fogliami, e i due di fianco a squame. Una cornicetta corona questa prima parte che quindi si accorda con la seguente che è tonda, incominciando a mo' di balau stro, con tre grandi foglie di acanto, benis simo frappate, e due sotto foglie d'acqua. Segue una candeliera a bassorilievo su fondo granito, e quindi una legatura con piccole foglie di acanto e di acqua da ambedue le parti per proseguire poi ottagona, strombata esterior mente, e così formare la bocca, ornata in questa parte come nelle altre. Ha la mira, e, proprio alla culatta sopra la codetta, il traguardo a mo' di testa di delfino. Il sistema di caricamento e di chiusura è semplicissimo. Tirando indietro quella testa di delfino, scatta una molla e fa aprire la parte superiore della canna lunga 0,057, maschiettata a sinistra. Una caricatura di ferro della stessa boccatura dell'anima, e dei diametri esterni di 0,0178 alla base e 0,0175 alla sommità con un nasetto al fondo si colloca, giàpreparata, nellacamera della canna col nasetto nella tacca a destra, acconciato così perchè il foro del focone corrisponda allo scodel Pistone a retrocarica di no N. 10 lino. Si aveva, per ciò un certo numero di queste caricature prepa rate nella scarselletta, come ora si portano le cartucce nella giberna. Messa la carica a posto, si riserra lo sportellino. La ruota, è pur essa di un sistema diverso dal comune, non abbisognandovi chiave per montarla. La piastra è ornata di fogliami a schiacciato rilievo. 452 CLASSE II. Il rotino è nella grossezza della piastra e coperto, e circondato quasi totalmente da una cornice a mo' di ovolo da una partedel quale si stacca un ramo che serve di molla al cane. Con questo, che è posto nella parte posteriore, tirandolo indietro si monta la ruota, senza bisogno di chiave. Un nasetto di ritegno impedisce gli scatti for tuiti. Il guardamano di ferro è a mo' delle vecchie manette con lacci e fogliami scolpiti. Tutte le parti di ferro sono dorate. La cassa è degna compagna della canna e della ruota. È di legno nero quasi a piè di cerva, finita nel calcio con un cartoccio e foglia d'a canto. E tutta commessa di avorio a vaghi fogliami e fiori e ma schere e satiri e delfini e candeliere, di buonissimo stile e finissimo lavoro a bassorilievo. Perchè, questa rarissima arma si può attri buire al primo quarto del secolo XVII (1). (Arm. 34). Ν. 11. PISTOLONE (2) a focile. Canna a due ordini, quadra e tonda, con mezzo balaustro tra il primo ed il secondo, con testa e fogliami (1) Nel Museo Naz. di artiglieria esiste un bel Terzaruolo a focíle di questo stesso sistema, che porta sulla piastra la data 1664; ma abbiamo uno scrittore italiano, GIULIANO Bossı da Roma, che in un suo libretto stampato in Anversa nel 1626 tra i miglioramenti inventati per gli archibusi ed i moschetti del suo tempo, ricorda e descrive anche questo con le seguenti parole :- Altri hanno aperto una canna nella culata a modo di petriera, doue si mette una culata po sticcia di ferro carica di poluere, e palla, et è necessario, che il soldato ne porti seco sette o otto sempre cariche, e dopo hauer sparato, tolga via laculata della canna, e la riponga, e poi ritorni a mettere un'altra carica di maniera che nel levare, mettere, aprire e serrare una molla che tien ferma la culata con la canna et in rimettere il poluerino, si consuma tanto tempo, che si potria caricare un moschetto, et in occasione di furia se il soldato non affrontasse a serrar ben la molla, la culata potrebbe saltare dietro, e dargli nella faccia, oltre che è neces sario, che dette culate pesino 304 once l'vna almeno; et hauendo il soldato da portar seco tanto peso continuamente, gli sarebbe cosa fastidiosa G. BOSSI, Tratt. d'alcune invent. ecc., (Anversa 1626), p. 65. La descrizione del Bossi pare fatta a posta per il nostro Pistone, e certamente egli non parlava di unainven zione di quei giorni, sì di parecchi anni a dietro; per ciò sono nel vero, giudi candolo operato nei primi anni del secolo XVII. Il nostro Bossi non parla sol tanto di questa invenzione, ma anche di un altra che ha incontrato molto favore in ispecie oggigiorno, voglio dire il Revolvere. Egli descrive (p. 72) il moschetto revolvere da quattro colpi con quattro cannette che si giravano a mano ad ogni colpo sparato, come furono tutte le armi di questa specie sino al principio del nostro secolo. Queste notizie di armi speciali novamente inventate da circa tre se coli, dovrebbero esser conosciute dagl'inventori d'invenzioni vecchie, per non at tentarsi a presentare le loro come nuove. (2) PISTOLONE, sorta di arma da fuoco, con canna di ferro o di ottone. Ilnome è vecchio e sarebbe accrescitivo di pistola, ma le dimensioni contraddicono col nome; perchè quella aveva, nel xvi secolo, come vedremo appresso, la canna quasi il doppio più lunga di questo. Ve n'erano a ruota e a focíle, e i falegnami (zappatori) e la cavalleria dell'esercito italiano ne andavano armati sino a non SERIE N. 453 assai rozzi intagliati a bulino e dorati ne' contorni alle estremità di ciascuno di essi; lunga 0,610, di boccatura 0,016. Piastra forbita nella quale è un leone a mezzo rilievo, un drago forma il cane, e una scimia si ritira dietro la martellina, tutto di assai mediocre lavoro. Cassa di noce intarsiata qua e là di avorio inciso ad ornati e a mezze figure, con qualche medaglione. La forma del calcio è assai bizzarra, rassomigliando in parte ad un manico di viola. Ν. 12. Non è, certamente, lavoro italiano. (Arm. 38). PISTOLONE italiano a focíle, šcavezzo, di sorprendente la voro, dei due maestri armajuoli Lazzarino Cominazzo ed Andrea Pizzi da Gardone, della seconda metà del XVII secolo. La canna è a due ordini: quadra con filetti rilevati, e tonda con lo spigolo, lunga, 0,480, di boccatura 0,018. Presso alla culatta porta il nome di LAZARINO COMINAZZO La piastra, tonda, è tutta scolpita, nel cane e nello scodellino, a bassorilievo con isvariati ornamenti di fogliami, di mascheroni, di draghi, disegnati con molto buon gusto e stupendamente ricavati dai pezzi stessi. L'artefice cui spetta l'onore di quest'opera e di tutte le altre che compongono il fornimento dell'arma in discorso vi lasciò inciso il suo nome Andrea Pizzi 一. I fornimenti sono: la contropiastra, l'ornato superiore ed infe riore della nocca e dell'impugnatura, il guardamano, il grilletto, il sottocalcio che s'innalza per sette centimetri sul calcio, i cannelli e la capocchia della bacchetta, e la estremità del fusto. Tutti sono istessamente scolpiti su piastre di ferro, a bassorilievo con ornati svariatissimi e di buono stile, ricavati dalle piastre stesse e forbiti, su fondo granito ed appannato. La cassa è di noce, col fusto per tutta la lunghezza della canna. (Arm. 34). Ν. 13, 14. PISTOLE (1) tedesche da fonde a ruota, proprie dei pi molti anni addietro. Trovo questo nome in un documento lucchese del 1580, e lo riporto per provare che è nome pretto italiano e di molto remota origine. Piacque all'Illmo Con.º comandare all'off nostro dell'anno 1578 che facesse ri fare, et accomodare alla moderna certa sorte di Archibugi, chiamati Pistoloni, che si trovavano in Munitione poco buoni, et atti al servigio della guerra, et perciò ne passò scudi 500. Il qual ordine si è seguito con molta sodisfattione nostra. Perchè detti Archibugi sono riusciti eccellentissimi et da ogni prova-. Riform. pubbl. (1580, 3 febbr ) c. 26. Arch di Stato, Luccа. (1) PISTOLA (franc. pistolet, ingl. pistol, spagn. pistola, ted. Pistole). Arma da fuoco che, nel XVI e nel seguente secolo, teneva il mezzo tra l'Archibuso da miccia o da ruota ed il Pistoletto o Archibusetto. Ordinariamente non aveva la CLASSE II. 454 stolieri del XVI e XVI secolo. Canna quadra, di fabbrica bresciana, o almeno fatta a quella foggia, lunga 0,800 e di boccatura 0,0158. Ruota alla tedesca con le marche di nº 143. Cassa di legno pioppo, per tutta la lunghezza della canna, con cortissimo calcio, bacchetta di noce con battipalla di ferro tornito a mo' di mezzo balaustro. Guardamanodi ferro forbito, semplicissimo. Al posto della contro piastra è un ingegnetto per impedire gli scatti fortuiti. Il nº N. 14 ha sulla canna la marca di n° 144. (Arm. 35). canna meno lungadi tre palmi maggiori (0,2314 ×3 =0,6942). Quelle più corte erano proibite. Si addimandarono anche Terzarudli. (V. a q. v). Era questa l'arma della cavalleria, e, se non si vuol badare al nome, si può farne risalire l'uso al se colo xv, secondo il codice del Taccola da Siena, che è del 1449, nel quale, si vede disegnato l'E ques sclopetarius; ed al 1364, stando alla Cronaca perugina del Graziani,il quale racconta che quel Comuneper armare 500 cavalieri, fece fabbricare 500 bombarde una spanna lunghe che si tene armatura 一. vano su in mano, bellissime, e passavano ogni GRAZIANI, Cron. Perug. (1364), Arch. st. it. XVI, 1, 197. Le misure della canna variavano secondo gli stati: chè mentre a Sabbio neta, nel 1592, il Principe con grida ordinava che niuno potesse portare arcobugi, o pistole curtedarodachenonsiano almeno lunghebraccia 1 daseda (0,643) sotto pena de scudi 50,ecс. —. DE DONDI, Diario, Racc. Cronis. Lombar., II, 425; in Piemonte erano, con Editto del 1603, proibite le pistole curte minori di tre quarti di raso (0,449) —; e con altro editto del 1623, le pistole curte quali si dichiarano esser le WF SV 143. Π Pistola di nº N. 13. N ♡ A ♡ متا ♡ 144. minori di due terzi di razo (0,399) ecc. 一. Bo RELLI 575 e 766-770. Da quest'arma ebbero il nome di Pistolieri, in Italia, gli uomini da cavallo che in Alemagna dicevansi Raitri. La pistola è passata per diversi stadj nelle sue forme e dimensioni ed è stata sempre l'arma della caval leria, sino a che non venne surrogata dal Revolvere. Ma per le misure non viha miglior modo per chiarirla, che riportare i documeuti. Ma don Giacomo An tonio Zovanelli che ivi (sulla piazza di Sabbioneta, 10 mar. 1591) si ritrovò con una pistola cioè con un archibugio piccolo da roda in mano essendosi anco in grossata la gente, ecc.-. DE DONDI, Diario, Racc. Cronis. Lombar , II, 384. 1626. Una Pistola con la canna mezzo tonda e mezzo quadra..... con cassa di legno intirsiata.... et intirsiature a fiamme et nel fondo ui è un 1555 et senza rota 一. Invent. Mob. Duc. Urb. (1631) Arch. di Stato, Fir. Urbino, Cl. 2, Div. A, Filz. III. Prohibiamo espressamente, ecc... il portare in questa città nostra di Mantoua, et suo stato, pistole, ouero arcobugi forniti et disforniti, et SERIE N. Ν. 15. 455 TERZARUOLO (1) tedesco assai pesante, a ruota, del prin cipio del secolo XVII con canna a due ordini, quadra e tonda, lunga 0,795, di boccatura 0,0175 senza marca, ma forse è lavoro delle fabbriche di Norimberga. La piastra ha il rotino esteriormente con briglia che lo circonda interamente, ed il ritegno per impedire gli scatti accidentali. Porta la marca di n° 145 che ignoro a quale ar Ν. 16. chibusiere appartenga. La cassa è di legno noce. (Campo Е). PISTOLA tedesca, a ruota, della seconda metà del sec. xvi, simile alle precedenti, eccetto nella cassa, con canna quadra lunga 0,875 e di boccatura 0,0145. Presso la culatta a sinistra ha la marca di nº 146, che dimostra essere questa canna di fabbrica bresciana. La ruota è di fabbrica tedesca, e precisamente di Norimberga, come lo prova la marca di n° 147 e quella dell'armajuolo di nº 148. Cassa con calcio cortissimo e fusto lungo tanto quanto la canna con guar damano e sottocalcio di ferro. Aveva il gancio per appenderla al l'arcione. (Arm. 35). Ν. 17. PISTOLA del principio del XVII secolo. La canna a due ordini, quadra e tonda con cor nice alla culatta e testa, è lunga 0,626,di boccatura0,0042. Hagra ziosi ornamenti sui lati del primo CW 145. 146. 147. 148. ordine, ed al principio, al fine ed in altre due parti del secondo, nel mezzo del quale è un bel trofeo d'armi, caschetti, lance, turcassi, frecce, scudi e bandiere. La canna è bronzata, e tutti gli ornamenti sono di bassorilievo a commesso di oro, argento e rame stupenda mente operati. La ruota, con una piastra piccolissima, ha esterior mente il rotino (tenuto a posto da una staffa a mo' di delfino, situato asinistra, di metallo dorato) e la molla del cane. Il rimanente del mec canismo è nell'interno, eccetto il mollone che è fissato nella cassa tanto con le ruote, quanto sensa, le cui canne siano piu corte di un braccio di giustamisura di oncie dodeci (0,638), ecc.- VINCENZO GONZAGA, Grida (9 dic. 1596), Arch. Gonz., Racc. Bastia, IV, c. 146. (1) TERZARUOLO. Vedasi alla serie M. la nota 1 a pagina 414, alla quale ag giungo qui un documento inedito, tratto dall'Arch. di Stato di Firenze, intorno a quest'arme propria delle Corazze. Conto delli trecento terzaruoli a ruota leggieri per armare corazze conforme l'ordine di S. A. S. a lire cinquantuna soldi otto e denari 4 l'uno, cioè, ecc.-. Arch. cit. Divis. del Mediceo, Deposit. Recap. di cassa ann. 1638, nº 1037, doc. 622. Dalla nota dei prezzi si apprende che ogni Corazza ne aveva due: Per ogni due terzaroli una chiave-; che ogni ruota costava L. 26; che i Terzaruoli erano portati dalle due bande dell'arcione dentro le Fonde con sue cariche-. Dunque la chiave aveva ilpolverino per innescare; e le cariche erano preparate in formadi cartucce. 456 CLASSE II. alla quale s'imperna pure nel posto della contropiastra, l'albero del rotino. La cassa è tutta di ferro bronzato con bellissimi orna menti a tarsía in ogni sua parte con gli stessi metalli. Alla nocca s'ingrossa, sagomandosi in arco di cerchio sotto al rotino per dar posto internamente al mollone. Si compie il calcio con un pomo esagono a lati convessi ornati di rami di palma e di olivo alter nati da trofei d'armi. Al posto della contropiastra è un bel trofeo d'armi di offesa e di difesa de' secoli XVI e xvu, e lì presso un can none di oro sul suo carro d'assedio di argento, e cucchiaja e la nata e palle, e i barili della polvere, di rame. Il guardamano è semplice e tutto dorato. La bacchetta è di ferro ma non sembra la sua. In somma è questa un'arma di squisito lavoro ese guito da artefici italiani. (Arm. 34). Ν. 18. TERZARUOLO tedesco, a ruota, con canna quadra, lunga 0,635, di boccatura 0,0142, con la mira e l traguardo senza marca, ma forse lavoro delle fabbriche di Norim berga, d'onde viene la ruota che ne porta la marca di n° 149 vicino a quella del fabbricante di nº 150. La cassa con calcio assai corto, ha la forma di quelle degli archi busi dello stesso tempo (secolo XVI e xvII); è di noce, in tutta la lunghezza della canna con fascia al primo terzo ed alla estremità di essa ove sono fissate le viti che la ten gono aderente al fusto. Guardamano e sottocalcio di ferro forbiti; gancio per appenderla all'arcione. (Campo F). Ν. 19. TERZARUOLO tedesco, a ruota, simile al prece dente. Canna quadra, lunga 0,633, di boccatura 0,0155, con mira traguardo, e marca di nº 151 sulla faccia supe riore presso alla culatta. Ruota delle fabbriche di Norim berga come si vede nella marca eguale al nº 149 e di archi busiere che si ricorda con la marca di n° 152. Cassa di noce con guernimenti di ferro brunito. Lunghezza totale dell'arma 0,90. Ha il solito gancio per portarla all'arcione. (Campo F). Ν. 20. PISTOLA a ruota, italiana. Canna quadra, lunga 0,59, segnata 149. GX 150. 151. HB 152. COLOMBO- (1). Piastra con rotino esterno e cane di forma tedesca, con marca eguale al nº 150, e gancio Ν. 21, 22. per tenerla all'arcione. (Arm. 35). TERZARUÒLI a ruota, lavoro di fabbrica tedesca, con canna quadra, strombata esternamente, lunga 0,66, bronzata con (1) COLOMBO archibusiere da Gardone. Lavorava nella seconda metà del se colo XVI. SERIE N. 457 ornamenti incisi e indorati alla culatta, nel mezzo e alla bocca. Piastra, con rotino esterno, ageminata di argento e listata di oro. Guardamano di ferro inciso e indorato. Cassa a pie' di cerva in tarsiata di avorio e madreperla, con animali, figure umane e, sulla guancia un S. Giorgio che uccide il Drago alato, onde sup pongo che abbiano appartenuto a qualche patrizio geno vese. (Arm. 39). Ν. 23. TERZARUOLO a ruota bresciano. La canna quadra e tonda lunga 0,74 (non è la sua) e la cassa è mutilata di una parte alla estremità del fusto. La piastra è a doppio cane (1) e di fabbrica italiana, e nell'interno porta la marca di nº 153. I guarnimenti della cassa sono di ferro parte a traforo, parte scolpiti a schiacciato rilievo con molta precisione. (Arm. 35). Ν. 24. 153. TERZARUOLO O pistola a ruota del secolo XVII delle fab briche di Gardone in queldi Brescia. Canna a due ordini, quadra ed a faccette, lunga 0,665, di boccatura 0,0185, con il nome del suo fabbricatore che fu ** LAZARINO * COMINAZZO ** La piastra sebbene senza marca, pure viene dalle stesse fabbriche. Ha il rotino esteriormente ritenuto da una briglia a tre quarti di cerchio. La cassa è di noce per tutta la lunghezza della canna, con calcio curvo e fornimenti di ferro con qualche ornato inciso. Il sot tocalcio di piastra ha un pomettino che lo adorna e lo garantisce Ν. 25. dagli urti sul terreno. (Campo F). PISTOLA O COLUBRINETTA tedesca, a ruota. Canna tonda. lunga 0,595, di boccatura 0,0106, scolpita a bassorilievo, con figure di re e di guerrieri, terminante a mo' di una testa di colúbro che ne forma la bocca, con mira, e ad 8 cent. dalla culatta, traguardo. Ruota con rotino coperto nella grossezza della piastra, sì quello che questa scolpiti con fogliami e con fanti e cavalli; molla del cane, e dente di ritegno esteriormente : ed il resto del meccanismo nell'in terno. Cassa di lastra di ferro operata a cesello. Sul fusto, è rappre sentata, a destra, la strage degl'innocenti ; a sinistra, ed al posto della contropiastra : la storia del Figliuol prodigo, e sotto, dame e guerrieri, soli, ed accompagnati e anche stretti in affettuosi amplessi. Sulla nocca è la Carità; nella impugnatura, un guerriero con una targa a destra senza stemma alcuno, ed inferiormente un cavaliere (1) Dicesi a doppio cane perchè realmente è fornito di due cani, affinchè scat tando a vuoto la prima volta, si possa, rimontata la ruota, abbassare sul focone l'altro cane con la speranza che la seconda volta non fallisca. V. alla pagina 411 la nota 1. CLASSE II. 458 che abbraccia e bacia una dama. Il calcio è formato da una sfera che si apre per riporvi la piríte. Tutta l'arma è dorata, lunga 0,830; e può attribuirsi al principio del XVII secolo. (Arm. 34). Ν. 26. PISTOLA tedesca, a ruota, del secolo xvi, fine. Canna a due ordini, quadra e tonda, lunga 0,514, di boccatura 0,0155, strom bata esteriormente, incisa a schiacciato rilievo con isvariati ornamenti bronzati su fondo dorato. Ha la mira e l traguardo, e presso alla culatta le marche di fabbrica di nº 154. Ruota pretta bresciana, ma appiccicatavi perchè mancante la propria. Cassa di noce d'India intarsiata di avorio e di madreperla con ornati graffiti, mascheroni e figure e cacce di quadrupedi. Il guardamano di ferro è nuovo; il sottocalcio pure di ferro, è operato Ν. 27, 28. 154. come la canna. Lunghezza totale 0,670. (Arm. 35). PISTOLETTI (1) a ruota del duca EMANUELE FILIBERTO.. Sono identici per ornamenti e per modo di esecuzione ain¹ M. 10 е 11. La canna (lung. 0,355, diam. 0,0132) del n° N. 27 ha in mezzo agli (1) PISTOLETTO, detto anche Pistòla corta e Archibusetto era, nei secoli xvi e xvII, l'arma di questa specie che avesse la canna di minore lunghezza. Questa variava da uno stato all'altro come si apprende dagli ess. che riporto. pubblicamente bandire...... che li detti archibusetti minori compresi nel sopra detto bando (11 giugno 1547) si intendino in futuro dover essere et sieno quelli, la Canna de' quali non passerà la misura giusta di braccia uno e un terzo Fan (0,778) . Bando 7 febbraio 1571. CANTINI, Legisl. Tosc., vn, 272. Nella città e stato di Siena gl'Archibusetti a ruota della misura di sopra (0,584)........ come si è detto si proibiscono, ecc.-. Bando 1 Giugno 1560. Ivi, IV, 31. Hauendo commesso...... et cognoscendo che....... tal hora disputasi sopra la lon ghezza de gl'archibusetti da roda, o vogliamo dire pistoletti proibiti...... permet tiamo...... (ai) privilegiati il portar le dette arme offensive et defensive, salvo (nel 1568 in Piemonte si scriveva l'italiano propriamente; oggi dai nostri scrittori anche di nome, scambio di salvo si userebbe la voce meno!) pistoletti che siano me nori di due palmi di canna (0,4468), ouero (per toglier ogni difficultà) di tre quarti di raso (braccio) che si usa nella presente città a misurar li panni (0,4495) et balestrini, sotto pena ecc. —. Dichiaratione dell'arme di EM. FILIBERTO, Torino (16 ott. 1568), ANGELUCCI, Doc, ined. 1; 379. Nota come il di di domenica 8novembre 1592 l'illustrissimo signor Decio Caraffa nostro governatore (in Sab bioneta) fece fare et pubblicare una crida...... che niuno potesse portare arcobugii o pistole curte da roda che non siano almeno lunghe braccia 1 da seda (0,643) sotto pena de scudi 50 o più ecc.-. DE DONDI, Diario Sabbioneta; Racc. Cronis. Più permettiamo a detti soldati, andando in viaggio........ il porto d'ogni sorte d'armi offensive, e defensive, eccetto pistole curte minori di Lombar , II, 394. di tre quarti di raso (0,449), macchi, stiletti ecc.-. C. EMANUEL I. Editto 15 genn. 1603; BORELLI, 766-770. Nel 1623 è ripetuta la proibizione di portar indistin tamente o tener nelle loro case...... balestrini, pistole curte, o longhe, pistoletti, pedrinali longhi, e curti da ruota, o fucile, e stiletti, sotto pena in caso di con SERIE N. 459 ornati della culatta, un guerriero armato con l'asta nella destra, alla bocca, altro guerriero che imbraccia lo scudo ed impugna la spada. Negli spazj corrispondenti dell'altra canna, sono un guerriero con lancia e scudo in basso, ed altro con scimitarra in alto. Sulle piastre delle ruote (co' rotini coperti) sono combattimenti diversi, trofei militari e rabeschi. Lunghezza totale dell'arma 0,55. (Arm. 2). Ν. 29, 30. PISTOLETTI a ruota, tedeschi. Canna tonda, lunga 0,35, cassa di legno, lavorato a mo' di corno di cervo, intarsiato di avorio; portano, sulla canna la data 1569. Palla ovale d'avorio inciso, per finimento del calcio. Piastra forbita con rotino esterno e congegno di sicurezza. (Arm. 34). Ν. 31, 32. PISTOLETTI a ruota, di fabbrica tedesca, o almeno alla tedesca. Canna quadra, lunga 0,49, di boccatura 0,015, con lettere e marca alla culatta di n° 155. Ruota a contorno rotondo sotto il rotino che è scoperto, senza marca. Il guardamano, di ferro forbito, ha una molla che appoggiasi posterior mente al tallone del grilletto. La cassa è di legno ciliegio. (Arm. 35). Ν. 33, 34. A M 155. PISTOLETTI tedeschi a ruota. Hanno le canne tonde lunghe 0,49, di boccatura 0,014, con incisioni di fogliami e figure alla bocca, nel mezzo e nella culatta. Piastra, con rotino esterno, cane e sua molla forbiti, incisa e dorata, come dorata è la canna, la coccia e il guardamano nella stessa maniera incisi. Cassa di noce. (Arm. 34). Ν. 35. PISTOLETTO a ruota, tedesco, con canna quadra, lunga 0,485, di boccatura 0,015. Cassa di legno noce, guardamano e batti palla di ferro forbito, cannelli della bacchetta (moderni?) di ferro. Secolo XVII. (Arm. 35). traventione, cioè quanto alle pistole curte, quali si dichiarano esser le minori di due terzi di raso (0,399) ecc.-. C. EMANUEL I, Editto 25 Luglio 1623; Ivi, 575. PISTOLETTI s'intenderanno esser quelli che averanno la cana più curta di mezzo raso (0,2996)-. Ordine proibit. del porto d'armi di V. AMEDEO I (1 genn. 1632), Ivi, 579. È questa la misura minore dei Pistoletti o Archibusetti nei secoli XVI e xvi. Pistoletto, in forma di sostantivo, vale Soldato a cavallo armato dipistoletto.- Questo modo di rinfrescamento ordinato (della scaramuccia) ho veduto osservare molte volte in Germania a' Pistoletti, o Ferraiuoli, soldati te deschi a cavallo-. FERRETTI, Osserv. Milit. II, 76. Ed in forma di adjettivo, aggiunto a Cavallo. XXIX ottobre 1562. Il prefato n.ro Sig.re (EM. FILIBERTO) ha stabilito il trattenimento et stipendio al Capitano Carlo Luca di Noremberglı per il carico di 300 cavalli pistoletti per tre anni prossimi ogni anno scuti cento cinquanta ecc.-. Arch. di Stato Torino, Sez. II, Controllo Reg . Mand.tu, 1562, f.º 85 t. 460 CLASSE II. N 36 PISTOLETTO bresciano, a ruota, con canna quadra, lunga 0,368. Piastra con rotino esterno e braga formata da un ornato semplicissimo che lo circonda per due terzi di cerchio. Cassa di noce per tutta la lunghezza. Bacchetta e fornimenti di ferro. (Arm. 35). PISTOLETTO bresciano a ruota, simile in tutto al prece Ν. 37. dente con qualche piccola differenza nelle dimensioni. La canna è lunga 0,374. (Arm. 35). Ν. 38 39. PISTOLETTI a ruota delle fabbrichedi Gardone. Canna quadra, lunga 0,395, di boccatura 0,0156. Alla culatta è una graziosa cornicetta che serve di base, e il nome del fabbricatore delle canne LAZARICOMINAZ » . Laruota ha il rotino esteriormente con una staffa di due terzi di cerchio. Tutto il congegno, eccetto che la molla del cane, è interiormente alla piastra ove è pure la marca di nº 156. La cassa è di noce con guarnimenti di lamina di ferro forbito a svariati fogliami, tutti a traforo, al fusto, alla contropiastra, all'impugnatura, al calcio e sottocalcio; ed istessamente è ornato il guarda GF 156. mano ed il grilletto. È un pregevole lavoro della prima metà del xvII secolo. (Arm. 34). Ν. 40. P.B 157. ARCHIBUSETTO rigato, a ruota sca vezzo, di molto bella forma con la canna qua dra a sei righe piccolissime, lunga 0,39, e di boccatura 0,016. Ha la scritta presso alla cu * * * latta ** LAZARI COMINAZ **. Ruota bre sciana con ornati scolpiti al cane ed alla staffa del rotino, e con la marca di nº 157. Cassa col calcio snodato. Guardamano, calzuòlo, battipalla ed altri guarni menti di ferro o traforati o scolpiti a bassorilievo. Aveva il gancio, ora mancante, per portarlo alla cintura. Appartiene alla prima metà del secolo XVII. (Arm. 35). Ν. 41, 42. Archibusetto scavezzo di nº N. 40. PISTOLETTI italiani a ruota, della seconda metà del xvII secolo, e precisamente degli anni 1665 e 1666. Sono i due più preziosi giojelli di questa ricchissima armeria. E perciò nella de scrizione sarò tanto meno prolisso quanto più appariscenti sono le bellezze dell'opera, e più difficile riuscirebbe il chiarirle come si vor rebbe al lettore. Le canne sono a due ordini, quadre e tonde, con fascette e filetti agli angoli del primo, e filetti sottilissimi nel se SERIE N. 461 condo, con cornicetta tra l'uno e l'altro, ed alla bocca ed alla cu latta, presso la quale è il nome dell'artefice « GIO. » ВАТТ. » FRANCINO » celebre fabbricatore di canne a Gardone nella se conda metà del secolo XVII. Queste canne sono lunghe 0,390 e della boccatura di 0,0144. Le ruote sono a meccanismo interno col solo rotino esteriormente, assicurato da una staffa, sul contorno scolpita a mezzo rilievo, con sirene, draghi e maschere, ed ornato di un rosone a traforo in torno all'albero. La molla del cane ha due draghi, uno contro l'altro, a mezzo rilievo. Il cane è un drago alato, a tutto rilievo, fantasti camente composto e giudiziosamente acconciato all'uopo, con foglie d'acanto, che ne adornano il corpo in varie parti, e ne formano le ale. Il coperchino del focone è tenuto in bocca da un cane. La piastra ha una lista attorno con ornati, putti, quadrupedi, uccelli, e sulla coda una figura virile, un Altante, sembra, scolpiti a bas sorilievo. La cassa è di radica di noce con guarnimenti di acciajo forbito intagliati e traforati, alla estremità del fusto, nei tre punti ove sono i perni che vi assicurano la canna, alla nocca proseguendo verso là impugnatura, alla contropiastra, alla estremità del calcio, infine al calciuòlo ed al guardamano, uniche parti che non sono a traforo. II grilletto ha un leone rampante, conle zampe posteriori sulla testa e le anteriori sulla coda di un delfino. Il cannello è un drago alato, acconciato col corpo vuoto per la bacchetta, che ha per battipalla una donna nuda con cesto sul capo. Tutti gli altri ornamenti si com pongono di svariatissimi intrecci di foglie di acanto e di altre specie, e di fiori con figure intere di putti, satiri, quadrupedi, uccelli e mascheroni a mezzo ed a bassorilievo. Il guardamano e la coccia sono istessamente intagliati, ed in quest'ultimo tiene luogo di vite la rappresentazione, in alto rilievo, degli amori di Leda con Giove cangiato in cigno. È impossibile il dire della bellezza del disegno e della finitezza della esecuzione tanto quanto si meriterebbero, e la descrizione potrebbe forse appuntarsi di esagerata. Perchè si lascia al visitatore intelligente il giudizio di queste stupende opere degli artefici bresciani del xvII secolo. Ma a chi è da attribuirsi questo capolavoro d'intaglio? Finora ne fu creduto autore quel Gio. Batta. Francino da Gardone, che segnò col suo nome le canne. Ma io; curioso come devo essere nello esaminare questi preziosi monumenti delle arti italiane per il desi derio che ho di scoprire nuovi nomi da segnalare agli scrittori, ai cultori ed agli ammiratori delle arti belle; ho potuto accertarmi che questo merito si deve ad un altro bresciano. Sulla piastra, in 462 CLASSE II. ternamente, dalla parte del cane, l'artefice volle ricordarsi in una come segue : Carolus Bottarelli (Brixiensis.Fecitin 1665) e nell'altra con la stessa scritta e la data 1666. E questa data è la prova incontrastabile del diritto che spetta soltanto al Bottarelli di essere riconosciuto come artefice di questi ammirabili intagli in acciajo, laddove il Francino non fu che il fabbricatore delle Ν. 43. canne. (Arm. 35). PISTOLETTO a ruota, tedesco. Canna tonda con nastrino e testa, lunga 0,34. La piastra ha il nome Ent Zinger. (Arm. 35). Ν. 44. IN TERZETTA (1) tedesca a ruota, fine del XVI secolo. Canna a due ordini, quadra e tonda, lunga 0,28, strombata, liscia e forbita, con le marche di nº 158 a piè della culatta. Codetta continuata per tutta la lunghezza del calcio. Ruota con rotino esterno e staffa di lastra di ferro sopravi ornato di metallo a traforo dorato. Sulla piastra ha la marca di n° 159. Cassa di legno mogano intarsiata di avorio con figure di cavalieri, cacce e ornati diversi, con una sfera (diam. 0,08) che compie il calcio, adorna, come l'impugnatura di liste di metallo dorato, con bassirilievi operati a punzone, e una medaglia (non del l'arma stessa) rappresentante GIUSTINIANO. Al posto della contro piastra è l'arnesetto di ritegno per lo scatto. Lunghezza totale della 158. FOK 159. arma 0,490; della sola canna m. 0,28. (Arm. 34). (1) TERZETTA, specie di pistola con canna lunga un terzo circa di quella del moschetto ordinario, e corrispondeva al Pistoletto (V. a pag. 458, n. 1). Questa misura variò di secolo in secolo ed anche da stato a stato, finchè non si parlò più che di pistola e, da ultimo e ora, di revolvere. Gli ess. ci chiariranno bene questi cambiamenti. In occasione di andare alla difesa di qualche posto che li fosse assegnato, e accio pel viaggio non possa essere impedito, porti(il Bom bardiere) detto schioppo e sua terzetta di oncie 10 (0,396) e questo per più sua sicurezza, ecc.-. Supp. Comp. Bombard, di Parma (secolo xvII, seconda metà), Arch. di Stato Parma, Cassa 8, n.º 8, 2. Et perchè nelle passate guerre è scorso per abuso che i terzaruoli o terzette da fonda sono fatti di misura minore di oncie dodici (0,467). Noi per comodità di ciascheduno dichiariamo, che le : canne di oncienove(0,350) siano di misura non prohibita, ecc.-. CARLO GONZ, Grida (1634), Arch. Gonz , Racc. Bastia, V, 178. 4. E quelli che sono Ar chibusieri a cavallo,.... possino portare..... la Carabina, e Terzette di misura,...... di monizione che la canna è di undici soldi e due quattrini (0,324) di braccio con la monizione da caccia, ecc. Capit. Mil. Toscane (Fir. 1706), 10, § 4. SERIE N. Ν. 45, 46. 463 TERZETTE a ruota italiane, delle fabbriche di Gar done. Canne a tre ordini, quadre e tonde, lunghe 0,265, di bocca tura 0,014, col nome dell'artefice LAZARO COMINAZZO presso alla culatta. Ruota con rotino scoperto, fermato con una staffa a mo' di una foglia d'acanto sul contorno. Cane ornato pure di foglie d'acanto e forbito come tutta la piastra, che interiormente porta la marca di fabbrica, la prima di n° 160, e la seconda di nº 161, di altro archibusiere di Gardone, dei quali non saprei indovinare il nome. Casse di noce con bellissimi guarnimenti di ferro a traforo minutissimo, ritoccati a bulino. Guardamano a trafori, grilletto a mo' di delfino, gancio per appiccarle alla cintura operato a spira ed in ciso, cannello della bacchetta trafo rato, battipalla scolpito. Lunghezza Ν. 47, 48. totale dell'arma 0,440. (Arm. 34). TERZETTE tedesche, delle fabbriche di Norimberga. La canna a due ordini, quadra e tonda strombataesternamente,lunga0,224, e di boccatura 0,0122, scolpita a schiacciato rilievo con belli arabe schi. Presso la culatta ha le mar che di nº 162. La ruota ha il ro tino esternamente con una staffa tutt'attorno, ed è operata come la canna, e porta sulla piastra le mar che di nº 163 e 164. La cassa è tutta di ferro con lavori simiglianti agli altri già accennati, in parte messi a oro. Ha sulla sinistra il gancio per appenderla alla cintura e l'im pugnatura coperta di velluto cre misi. Lunghezza totale0,390. (Arm. 34). Ν. 49. PR 160. PED 162. S K 163. FN 161. N 164. Revolvere a tre canne di nºN.49. REVOLVERE a ruota, a tre canne unite e girevoli sur un perno alla culatta, e dentro un anello posto a mo' di fascetta a 55 mm. dalla bocca. È tutto di ferro, in parte bronzato, in parte scolpito a bassissimo rilievo tanto nella cassa che nelle canne, le quali hanno di boccatura 0,0072, sono lunghe 0,138 e terminano in un cilindro del diametro di 0,027, lungo 0,064. Serviva per ti rare dardi, e se ne ha uno per ogni canna con cuspide ed astic ciuòla di ferro (lungo 0,205), e la seconda spaccata e temprata, così 464 CLASSE II. che fa uffizio di molla, ed entrando per ciò forzatamente nella canna, congrande impeto ne verrebbe spinta fuori dalla carica della polvere. La piastra ha tutto il meccanismo internamente, ed al di fuori è soltanto il rotino coperto ed un arnesetto, a mo' di braccio, gire vole sur un perno alla sua estremità, con un nasetto nel mezzo, che entrando in una piccola staffa ritiene la molla di scatto ed impe disce lo scaricarsi dell'arma ancorchè si prema sul grilletto. Il cane ha due mascelle opposte, girevoli sul collo, per supplire agli scatti a vuoto con una nuova piríte. Per mezzo di una ruota dentata, che s'ingrana nel rocchetto posto alla culatta, fissato sur un albero che giunge alla estremità del calcio ove è un manubrietto per farlo gi rare, si portano successivamente le canne con il focone alla dirit tura dello scodellino, e quivi è fermata ciascuna per mezzo di un pernetto posto alla estremità di una molla dalla parte destra della cassa. Il calcio è come il manico di un'arma da taglio, ricoperto di drappo di seta e di una rete di cordellina negra. Dalla parte della contropiastra è un gancio a traforo già tutto dorato per ap piccar l'arme alla cintura. Tutta questa parte della cassa e quella inferiore hanno nel mezzo trecce e rabeschi, e ne' contorni una banda rappresentante la collana del Toson d'oro, che, come ognuno sa, si compone di focíli e pietre focaje. Lo stesso ornamento e mascheroni e fogliami stanno nelle altre parti della cassa. La piastra e la parte di cassa che sopravanza, sono scolpite ed ornate con eleganti volute, e sul coperchio del rotino è l'aquila dell'impero, che è ripetuta per tre volte sul cilindro, che forma la culatta delle tre canne, intramezzate da tre colonne sormontate dalla corona impe riale, su ciascuna delle quali è una parola del motto di Carlo V, cioè PLVS VLTRA. Dalla fatta descrizione apparisce chiaro che questo bel revolvere appartenne all'imperatore Carlo V, e per ciò che fu operato, o a Ν. 50. Brescia o a Milano, nella prima metà del secolo XVI. (Arm. 34). PISTOLETTO tedesco a ruota con due canne, della fine del secolo XVI o principio del XVII. Le canne lunghe 0,357 e 0,335 e di boccatura 0,011, sono soprapposte; la superiore a due ordini, quadra e tonda, la inferiore alla estremità tonda e nel resto unita all'altra come continuazione dei fianchi di essa, che in una cartellina presso la culatta ha la marca di fabbrica di n° 165 dei cesellatori d'Ausburgo. Ambedue le canne sono egregiamente incise ad acqua forte e finite col bulino, e le ruote unite in una stessa piastra, con i cani, situati uno rimpetto all'altro. I rotini hanno i coperchietti a traforo ed incisi come la piastra e tutte le parti esterne, ed istessamente molte di quelle del 164. SERIE N. 465 meccanismo che sono nell'interno. La cassa tutta di lastra di ferro è decorata di ornati di fogliami, di uccelli fantastici e di medaglioni, in uno dei quali, posto al luogo della contropiastra, sono le lettere H. A. , iniziali forse del nome dell'artefice di questa cassa. L'impugnatura è coperta di ferro e di ottone attortigliati, ed è compiuta da una grossa palla vuota con coperchio a cerniera per tenervi le pallottole. Lunghezza totale dell'arma 0,630. (Arm. 35). Ν. 51. PISTOLETTO tedesco a doppia canna, a ruota. Canne soprapposte di lunghezze di verse, cioè 0,340 e 0,280, di boccatura 0,0115. La canna superiore porta a sinistra la marca di n° 165, a destra la lettera K presso alla culatta. Ruota doppia con rotini scoperti, tenuti da staffe di ottone a semicerchio, C focone, coperchini e mascella superiore 165 del cane dorati. Cassa di noce lucida con guardamano, grilletto e coccia dorati. Lun ghezza totale 0,54. (Arm. 35). Ν. 52. TERZETTA a ruota, a due canne so prapposte, con la cassa simile a quella di un pugnale, diritto, persiano. Canne quadre, lun ghe 0,205, di boccatura 0,012. Le ruote hanno il meccanismo esternamente e le piastre giun gono fino alla estremità della cassa di legno intarsiata di osso. È molto giudiziosamente ideata quest'arma, sulla quale non è alcuna marca e che sembra tedesca. Lunghezza totale 0,370. Gancio per appenderla alla cintura. (Arm. 34). Ν. 53, 54. PISTOLETTI tedeschi, a focíle rigati, del passato secolo. Canna a otto righe, Pistoletto di nº N. 55. a semicerchio, lunga 0,36, di boccatura 0,013, scolpita in tutta la sua lunghezza a bassorilievo con brutti ornati e più brutte figure. La piastra quadra ha ornati incisi. Cassa di radice di noce, con for nimenti di ferro bruniti ed ornati di alcune incisioni. (Arm. 34). Ν. 55, 56. PISTOLETTI italiani a focíle della seconda metà del se colo XVII. Canna a tre ordini, quadra, con filetti e tonda, lunga 0,397, di boccatura 0,013. Presso la culatta è inciso il nome dell'artefice * LAZARINO * COMINAZZO * La piastra tonda porta il nome diFra. Garatto B. (Brescia). La coda della piastra, il cane e la martellina sono scolpite a bassorilievo ed istessamente sono tutte le parti del fornimento di ferro forbito, che senza dubbio appar Catalogo R. Armeria. 30. 466 CLASSE II. tengono allo stesso artefice. Avevano anche questi i ganci per ap Ν. 57, 58. penderli alla cintura. (Arm. 34). PISTOLE da fonde a focíle, appartenute al principe EUGENIO. La canna, bronzata, è tonda con nastrino superiormente, e porta presso alla culatta la marca di nº 166 a lettere dorate. È lunga 0,370, ha di boccatura 0,0166. La piastra è quadra con incisioni allusive alla caccia e porta sotto lo scodellino il nome del fabbricatore austriaco FELIX COMA 166. MEIER, e presso la coda IN WIEN. La cassa è di nocecon ifor nimenti di bronzo dorato incisi ed intagliati. Sull'impugnatura è lo stemma del Principe con il collare del Toson d'oro. (Arm. 3). Ν. 59, 60. PISTOLE orientali a focíle da fonde con canna di da masco; lunga 0,378, di boccatura 0,0153. Sul nastrino è una iscri zione araba, ed in altre parti rabeschi ageminati di oro. La piastra è alla catalana, anch'essa ageminata di oro. La cassa è ricoperta di lamina d'argento con ornati dello stesso stile, dorati e niellati Si conservavano nel guardaroba della Casa Carignano, ed è tra dizione che il principe Eugenio le avesse recate seco nelle guerre contro i Turchi. (Arm. 3). Ν. 61, 62. PISTOLE a focíle francesi. Canna quadra e tonda con nastrino, lunga 0,32, fornimenti di ottone incisi e scolpiti. Focíle quadro su piastra di ottone, incisa. Appartennero al principe Eu GENIO. (Arm. 3). Ν. 63, 64.- PISTOLETTI a focíle, con canna tonda e nastrino, lunga 0,28, di fabbrica bresciana. La piastra, quadra, è coperta di ottone, segnata LONGARETTI, e di ottone sono anche i fornimenti- con incisioni. La cassa è di radice. (Bach. 18). PISTOLETTI a focíle con canne bronzate a due ordini : Ν. 65, 66. quadre e tonde di fabbrica bresciana con le lettere G. M. (1). Pia stre quadre con qualche ornato e una testina sulla vite del cane a bassorilievo segnate FILIPPO MORETTI. I forni menti di D. BIGONI sono di ottone indorato, con stupende 1.P EST incisioni e testine a bassorilievo. La cassa è di noce. Canna lunga 0,32. (Bach. 18). Ν. 67, 68.- PISTOLETTI italiani a focíle del secolo XVIII. Canna a due ordini, quadra e tonda, bronzata, lunga 0,220, di boccatura 0,0169, con la marca di nº 167. Piastra tonda, E-VA BAA 167. forbita, dell'armajuolo D. ZANONI da Brescia. Cassa di noce con fornimenti di argento scolpiti a bassorilievo. Vengono dalla Casa (1) G. M. secolo xvIII. Girolamo Mutti, archibusiere da Gardone, della prima metà del SERIE N. 467 Carignano, ed appartennero a GIUSEPPE PLACIDO di Savoja conte di Moriana, morto in Sassari il 29 di ottobre 1802. Dono dell'avvo cato Saffo Deloger da Sassari. (Rot., Arm. 56). Ν. 69, 70. TERZETTE a focíle delle fabbriche bresciane. Canna A TORCHIONE tonda, con lo spigolo nel mezzo, lunga 0,18, e piastra quadra, segnata D * ZANONI. Fornimenti di ottone con incisioni, cassa di noce. (Bach. 18). Ν. 71. TERZETTA spagnuola, a focile del principio del xvIII se colo. Canna a due ordini, quadra, con bastoni e filetti, e tonda con rabeschi incisi e testa, lunga 0,190, di boccatura 0,015. Piastra alla catalana. Cassa con calcio cortissimo finito da due terzi di sfera, tutta ricoperta di arabeschi di lamina di ferro a traforo. Ha il so lito gancio per appenderla alla cintura. Al di sopra della martel lina porta la scritta RIPOLL villaggio in Catalogna, nel quale esistevano moltissime fabbriche d'armi, ora chiuse. (Arm. 35). Ν. 72, 73. PISTOLE a focíle del passato secolo. Canna a due ordini, quadra e tonda, bronzata ed ornata di ageminature di oro nel primo e nel second'ordine, lunga 0,235, di boccatura 0,0169. Piastra quadra, con qualche intaglio, che porta il nome 一. ROUSSET Cassa con fornimenti d'argento scolpiti su fondi do ATURIN rati. Uno scudetto nell'impugnatura porta la Croce di Savoja. Ap partennnero alla Casa Carignano. (Rot., Arm. 56). Ν. 74, 75. PISTOLE a focíle, del principio del se colo XIX. Canna tonda con nastrino, lunga 0,217, di boccatura 0,0156. Piastra quadra segnata-- Joseph Ν. 76, 77. Dumares-. Cassa di noce con fornimenti di ottone. La coccia è foggiata a testa di cane. TERZETTE bresciane, a focíle, con canne a tre ordini, quadre, a faccette e tonde, lunghe 0,23. ே ☆ B (dc) 168. 169. Piastra tonda alla fiorentina. Fornimenti di ferro con incisioni e testine. Cassa di noce. (Bach. 18). Ν. 78, 79. PISTOLE a focíle, moderne, dell'armajuolo BARBAR notato sulla canna e sulla piastra. Canna lunga 0,255, di boccatura 0,0175, bronzata, con ornamenti ricavati sulla stessa canna ed in tagliati a bassorilievo, su fondo granito e dorato. Piastra tonda for bita. Cassa con fornimenti di argento dorato, dove scolpiti, dove incisi, con mascherone nella coccia, e con altri ornamenti. La canna, presso la culatta ha le marche di fabbrica di n° 168, una sotto l'altra. Appartennero alla Casa Carignano. (Rot., Arm. 56). Ν. 80, 81. PISTOLE da fonde, che diconsi appartenute a Na poleone I. Canna a due ordini, lunga 0,216, di boccatura 0,0175, con marca di nº 169. Piastra tonda, cassa con fornimenti di ar 463 CLASSE II. gento. Sul guardamano è la lettera N. Secolo XIX principio. (Rot., Arm. 56). Ν. 82, 83. PISTOLE da fonde, appartenute al re Giovachino Murat (1807 circa). Canna a due ordini, quadra e tonda, lunga 0,23, di boccatura 0,0133, con le marche di nº 170. Piastra alla catalana. Cassa di noce con filetti intarsiati e fornimenti di argento. Sulla coccia sono le iniziali G. R. (Giovachino Re) in cifra. (Rot , Arm. 56). Ν. 84, 85. TERZETTE Scozzesi del principio del secolo XIX. Canna a tre ordini; a faccette e filetti, tronco conica con rabeschi incisi, ed ottagona, strombata, lunga 0,180, di boccatura 0,015. Piastra a focíle, quadra, con un coperchietto allo scodellino che per mezzo di un nasetto si unisce o si separa, a piacere, dalla mar tellina. Ciò serve ad impedire l'accensione della polvere per uno scatto accidentale, che farebbe alzare la martel lina lasciando sempre coperto lo scodellino. Sulla piastra è inciso il nome dell'archibusiere John Campbell 一. Cassa di ferro brunito con ornamenti incisi a bulino. Fine del XVIII o principio del XIX secolo. Gancio per tenerle alla cintura. (Arm. 35). Ν. 86. PISTOLETTO italiano a focíle con canna a mo' di tromba quadra e tonda ornata di foglie circa il mezzo, lunga 0,21. Piastra quadra con qualche incisione di foglie. Non ha il grilletto nè il guardamano, e per far sì che scatti il mollone, sopra la nocca è impernata sulla codetta una piccola leva, che, pigiandovi sopra col pollice, quando l'arme è preparata, fa l'ufficio del grilletto. Cassa di noce con guarnimenti di lastra di ottone, e dello stesso metallo è sulla canna presso la culatta intarsiato il nodo d'amore, una delle divise di Casa Savoja che forma gli anelli della collana dell'Ordine. FABR DI NAP 170. Un congegno eguale a questo fu adoperato dal sig. Pieri, còrso, in un suo fucile militare che nel 1875 presentò al Governo italiano dal quale non fu accettato. Questo sistema non è d'invenzione re cente, e si trova adoperato in qualche archibuso a miccia de' più antichi, come si può vedere nella pregiata opera del sig. R. SCHMIDT Armes a feu portatives (Paris, ch. Tanera, éditeur, 1877), alla tav. 4, fig. 16 e pag. 13. (Arm. 34). Ν. 87. PISTOLETTO a focíle, italiano, con canna quadra e tonda a bocca strombata, ellittica, lunga 0,205 con foglie scolpite nel mezzo e ornatino inciso presso la bocca. Piastra quadra, forbita. Cassa di noce con fornimenti di ottone incisi e gancio di ferro per portarlo alla cintola. (Bach. 19). SERIE N. 469 Ν. 88. PISTOLETTO. Canna strombata a tortiglione, con lamarca di nº 171. È lunga 0,187, diametro dell'anima 0,019, alla bocca 0,0349. Piastra tonda, cassa di noce con fornimenti d'ottone. Prin cipio del secolo XIX. Fabbrica di Torino. (Bach. 19). Ν. 89. PISTOLA a percussione con canna tonda, lunga 0,14, di boccatura 0,018. Il vitone è prolungato con una lastra di ferro nella direzione del tiro sulla quale è fissato il congegno del percuotitojo, e forma l'anima della cassa che è di noce in due parti fissate con viti. Per far fuoco si spinge innanzi il grilletto, e quindi, tirandolo indietro, il percuotitojo s'innalza e ricade subito sopra il luminello. (Rot., Arm. 57). N. 90, 91. PISTOLE a percussione, rigate con 40 minutissimi solchi, da bersaglio, di acciajo colato del Le Page Arq.er du Roi. Canna quadra, lunga 0,255, di boccatura 0,0135, esteriormente strombata alla bocca. Piastra con la scritta LE PAGE A PARIS. Cassa di noce, fornimento di ferro, come tutto il resto, bron zato. Appartennero al Duca di Genova.(Rot , Arm. 56). Ν. 92, 93. PISTOLE francesi a percussione. Canne adue ordini quadre e tonde, il primo forbito con inci sioni e la scritta A Paris; l'altro tondo bronzato, con due tondini dorati, lunghe 0,15. Piastra quadra con graziosi ornati incisi. Cassa di noce con fornimenti e tarsíe di ottone inciso. (Rot., Arm. 56). Ν. 94, 95. PISTOLE a retrocarica, a percussione, con canna afettuccia, incamerata, dell'armajuolo JU FORDU + 171. LIEN LEROI BRÉVÉTÉ A PARIS, lunga 0,21, di boccatura 0,0169. Il percuotitojo ed il meccanismo è tutto nascosto nella cassa, che è di noce con fornimenti di ferro. Per caricare si pigia sur una codetta del ponticello e s'innalza la parte opposta che è di ritegno al cilindretto al quale è saldata la canna che girando da sinistra a destra lascia aperta la culatta. (Arm. 15). Ν. 96. MAZZAGATTO (1) tedesco, a ruota. Canna a due ordini, (1) MAZZAGATTO. La più piccola delle armi da fuoco manesche della specie delle pistole. Ne incominciò l'uso nel secolo xvi ed ebbe subito questo nome, conservato in molte parti d'Italia, anche dopo la invenzione del revolvere. Era tra le armi insidiose e perciò proibito. La lunghezza della canna variava tra 8 e 15 cm., misura minore delle pistole ora permesse che e di 17 cm. Neppure gli sia permesso l'usare fucili scavezzi e di non giusta misura, mazzagatti o pi stole corte, eсс. Ordini e Privilegi Milit. (Fir. 1703) 6. (Fan ). 1622. Un Mazzagatto con canna mezza tonda e mezza quadra intagliata et lavorata con 470 CLASSE II. quadra e tonda, strombata, lunga 0,130, di boccatura 0,0132 con le marche di fabbrica di nº 154. Ruota con rotino esternamente con staffa a traforo e sulla piastra due marche di nº 172. La cassa è di ferro con ornati e animali incisi, come è la piastra ed il cane, ma ora quasi tutti consumati. Quest'arma è lunga 0,25, pesa Cg. 1,900. (Arm. 34). Ν. 97. MAZZAGATTO in tutto come il precedente. Sulla piastra porta la marca di nº 173. Lunghezza della canna 0,135, bocca tura 0,0108, lunghezza totale 0,260. (Arm. 34). Ν. 98, 99. MAZZAGATTI a focíle di fabbrica bresciana. Canna tonda con nastrino, e mascherone alla culatta segnata LAZARINO, lunga 0,153. Fornimenti di ferro con mascheroni alla coccia e al guardamano; contropiastra a traforo e scolpita, gancio per tenerle alla cintura. Piastra tonda, con mascherone alla vite del cane, se gnata PIETRO FIORENTI' (Fiorentino). (Bach. 18). Ν. 100. MAZZAGATTO a focíle del secolo XVIII. Canna quadrari gata a spira con 21 solchi, lunga 0,150, di boccatura 0,013. Piastra quadra con ornati e trofeo militare rica vati sul pezzo stesso a bassorilievo. La cassa di noce verniciata con calcio a quarto di cerchio termina in una testa di cane di L 172. argento dorato, e dello stesso metallo, sono il guardamano, la contropiastra, i cannelli della bacchetta d'ebano, e la sua capocchia, l'ornamento sulla parte superiore della nocca, e della estremità del fusto della cassa e quello 173. alla bocca della canna ove è il mirino. È lavoro di artefici francesi, e del tempo di Luigi XV. Dono del conte Carlo Seyssel d'Aix. (Arm. 35). N. 101, 102. MAZZAGATTI a focíle bresciani, con canne a due ordini ornate di tarsíe d'argento, lunghe 0,11. Acciarino tondo se gnato SANTO CAMERI. Fornimenti di ferro. Cassa di noce con rosette di smalto rosso e filetti di argento intarsiati. (Bach. 18). Ν. 103, 104. MAZZAGATTI a focíle di fabbrica bresciana con canna lunga 0,135, a due ordini, quadra e tonda ageminata di ar gento. Piastra quadra, segnata M. A. Giuratı (Giuratti ?). Cassa di noce con tarsíe di fili d'argento, e fornimenti di ferro forbito. (Bach. 18). Ν. 105. MAZZAGATTO a focíle di fabbrica bresciana della fine un poco d'oro, con foglie da cima, da piedi et nel mezzo con rota simile all'an tica con cassa di legno intarsiata d'osso a ghiande con la palla simile vecchia. Invent. Mob. Ducato d'Urbino (1631), Arch. Stato Fir , Urbino, Cl. 2, Dir. A, Filza III. SERIE N. 471 del xvIII secolo. Canna quadra e tonda, lunga 0,085, di boccatura Ν. 106. 0,0136. Piastra quadra di N. DVINA da Brescia. Cassa di noce con fornimenti di ferro forbito. (Bach. 19). MAZZAGATTO a focíle, di fabbrica bresciana, simile al precedente. Canna quadra e tonda, lunga 0,086. Piastra quadra, e cassa di noce con fornimenti di ottone. (Bach. 19). N. 107.- MAZZAGATTO a focíle, appartenuto al capo guerrillas spa gnuolo El Corrados, di soprannome La Mosca. Cannetta a due or dini, quadra ed a faccette, lunga 0,103, di boccatura 0,0136. Cassa di noce con guernimenti d'argento. Piastra alla catalana e gancio per tenerlo alla cintura. (Bach, 19). Ν. 108, 109. MAZZAGATTI a focíle, francesi, con canna rigata, che si carica svitandola sopra al posto della carica, lunga 0,120, di boccatura 0,0125. Piastra quadra, con martellina girevole, se gnata BRION PARIS. Cassa di noce con fornimenti di argento incisi ed alcuno traforato. Eravi anche lo stemma in argento E LC ma ora manca. Secolo XVIII, fine. (Bach. 19). Ν. 110, 111. 174. MAZZAGATTI a focíle (inglesi?), canna quadra a nastro (a ruban), della lunghezza di 0,120, di boccatura 0,0135, con la marca di n° 174 presso la culatta, e con una baio netta triangolare, che si ripiega sulla canna, lunga 0,088. Lunghezza totale dell'arma 0,320. Hanno il gancio per tenerli alla cintura. Se colo XIX. (Rot , Arm. 57). Ν. 112, 113. MAZZAGATTI a due canne, a fettuccia, snodate a retrocarica e a percussione. Fabbrica francese. La canna è lunga 0,07 e di boccatura 0,008. (Rot , Arm. 56). Ν. 114, 115. MAZZAGATTI (francesi?) a focíle, con quattro canne e due soli acciarini. Il congegno per comunicare il fuoco alle due canne inferiori si compone di un cilindretto di ottone, con i due sco dellini, che forma il fondo di quelli superiori. S'innescano intera mente i due scodellini e girando conun manubrietto, posto a sinistra, il cilindro dal davanti al di dietro si porta interiormente la innesca tura inferiore. Sparati i due colpi, col movimento opposto si sco prono i due foconi già innescati. Le canne saldate insieme sono lunghe 0,095, di boccatura 0,0117. Le piastre sono nella grossezza della cassa, e messi a riposo, v'è una lastretta scorrevole che entra in una tacca dei cani ad impedire lo scatto. La cassa è di noce, a quarto di cerchio. (Rot., Arm. 56). Ν. 116. PISTOLETTO tedesco a ruota, immanicato a mo' di pu gnale. Canna quadra, lunga 0,130, di boccatura 0,007. È pregevo lissima quest'arma per la data, 1551, incisa sulla canna. Lunghezza totale, col fornimento ad elso diritto, 0,340; manico affusolato di 472 CLASSE II. legno con stellette di ferro intarsiate, e pomo in forma di pera a Ν. 117. sezione esagonale, il tutto di ferro forbito. (Arm. 27). PISTOLETTO a focíle, tutto di ferro e a foggia di pu gnale con manico sulprolungamento della culatta amo' di balaustro. Canna tonda, lunga 0,340, di boccatura 0,0094. Ingegnoso è il pic colo acciarino, ma è problematico il vantaggio di quest'arma, che per giunta è molto incomoda. Lavoro della prima metà del se colo xvi. (Arm. 27). Ν. 118. PISTOLETTO-PUGNALE. Canna tonda, lunga 0,290, di boc catura 0,0113, tagliata per isbieco nella metà anteriore per formare la punta. Il pomo del manico, di legno, è una testa di cane con occhi di vetro. Ha la ghiera unita all'elso a bracci ricurvi, e foglia a mo' di coccia che copre la piastra. Lunghezza totale dell'arma 0,430. Lavoro della prima metà del secolo XVIII. (Arm. 27). Ν. 119. PISTOLA a percussione, a retrocarica, sistema TANNER, IN ANNOVER. La pallottola, di piccolissimo calibro, è lanciata dalla sola forza della polvere fulminante contenuta nella cassula. (Arm. 15). PISTOLETTO da pallottola di piccolissimo calíbro, che si Ν. 120. lancia con la sola forza della cassula fulminante d'un archibuso da caccia. Si carica girando una chiavetta a destra della culatta, che lascia aperto il fòro della pallottolina superiormente ed inferior mente scopre il luminello. Messa in questo la cassula ed in quello la pallottolina si gira la chiavetta nel senso opposto, e così la prima è nella direzione dell'anima ed il secondo in quella del percuotitojo posto nell'interno della continuazione della canna sur una molla spi rale, e si monta tirandola indietro facendo forza su due alette che sono nei lati di esso e che scorrono in due occhielli rettangolari. La cassa è di noce, il guardamano di ferro. È della fabbrica dei FRÈRES SIBER à LAUSANNE. (Arm. 15). Ν. 121. Ν. 122. STUTZEN austriaco con sciabola bajonetta. 0 MOSCHETTO a focíle dell'artiglieria francese, M.º 1829. Canna tonda, lunga0,60, di boccatura 0,017 (del 1846). Piastra tonda, Ν. 123. segnata- M.re Rlede Tulle.-con lo scodellino di ottone. Cassa dinoce, con sottocalcio, ponticello, contropiastra e fascetta di ottone, e maglietta di ferro. PISTOLONE a focíle della cavalleria francese, Modello 1822, con bacchetta sciolta. Piastra tonda segnata- M.re R.le de Mutzig. La canna tonda, lunga 0,50, e di boccatura 0,017, è del 1846. Cassa di noce con fornimenti in tutto eguali a quelli del SERIE N. 473 Moschetto precedente, con una bacchettina di ferro lungo di essa detta portapistolone, nella quale scorre una campanellina cui si at tacca il gancio a molla, detto anch'esso portapistolone. Bacchetta sciolta, pendente da una coreggia speciale. Ν. 124. PISTOLONE a focile della cavalleria francese (Lancieri), M.º 1836. Piastra tonda segnata M.re R.le de Mutzig-, conbac Ν. 125. chetta sciolta. MOSCHETTO a percussione, dell'artiglieria francese. Canna M.º 1829 trasformato. Piastra M.re Rle de Tulle. Con bajonetta triangolare. Ν. 126. MOSCHETTO a percussione, francese, trasformato, Mo dello 1836 (segnato sulla cassa), con piastra già a selce della M.re R.lede Charleville. Ν. 127. MOSCHETTO francese da cavalleria, con macchinetta per portare successivamente sul luminello le cassule, che sono disposte in un foro nel calcio e spinte innanzi da una molla a spira. Sulla impugnatura è notato INV.ON BESSIERES ET MARTIN B.TES APARIS. (Piram. 64). PISTOLA da cavalleria, francese, a focíle. Modello 1822. Ν. 128. (Arm. 23). Ν. 129. (Arm. 22). PISTOLA a focíle della cavalleria dell'esercito Sardo. PISTOLA a focile della gendarmeria francese. M.º 1822, Ν. 130. della M.re R.le de Chatellerault. (Arm. 22). PISTOLA della cavalleria, francese, a percussione, Mo Ν. 131. dello 1822, trasformato. (Arm. 22). Ν. 132. dello 1822, trasformato. (Arm. 23). PISTOLA a percussione della gendarmeria francese. Mo Ν. 133. dello 1842. (Arm. 22). PISTOLA a percussione della gendarmeria francese. Mo MOSCHETTO albanese, a focíle, canna a nastro, quadra, Ν. 134. con testa, lunga 0,630. Ha l'anima ottagonale a spira, con piccoli solchi semicircolari. Piastra alla catalana, coperta in parte di la mine d'argento. La cassa di legno è quasi interamente coperta di lamina di ferro ornata d'incisioni, eccetto alcune parti del fusto e del calcio, impiallacciate di rombi e di rettangoli di madreperla. Ha tre fascette di ottone con rozzi ornati incisi, già inargentate. Dalla banda sinistra sono due campanelline per mettervi la coreggia da portarlo ad armacollo. (Rot., Arm. 51). Ν. 135. PISTONE giapponese a miccia. Canna tonda con na strino e capitello a mo' di mezzo balaustro, traguardo presso la culatta e mira presso la bocca; lunga 0,698, di boccatura 0,018. CLASSE II. 474 Ha tarsíe di argento e di rame figuranti serpenti, e una scritta. Lo scodellino, per la innescatura, è unito alla canna ed ha un coperchino d'ottone. Il serpentino è di ferro forbito. Cassa di legno giapponese con guarnimenti di ottone. (Rot. Arm. 47). Ν. 136, 137. PISTOLE persiane a focíle, con canna di damasco, tonde, lunghe 0,350. Fornimenti di argento dorato, e cassa coperta dello stesso metallo dorato con ornamenti a bassorilievo. Piastra alla maniera turca. (Rot , Arm. 52). Ν. 138, 139. PISTOLE a focíle, persiane della forma stessa delle precedenti, con cassa coperta di laminad'argento. Le piastre, tonde, sono di fabbrica francese. (Rot., Arm. 52). Ν. 140. PISTOLA-PUGNALE turca, con due canne a due ordini, quadre e tonde, di color violetto ageminate di oro, lunghe 0,28, di boccatura 0,0135. Piastra quadra a focíle, alla francese, con doppio scodellino, il superiore dei quali, sparato il colpo, nel rialzare il cane scorre indietro e lascia scoperta la innescatura. La cassa diritta a mo' di manico di pugnale è ricoperta di ottone con ornati incisi. Si divide a metàdella impugnatura ed alla parte estrema è infissa una lama di pugnale, lunga 0,265 e larga 0,029, nel primo terzo age minata di oro. È un'arma della fine del XVIII secolo. (Rot , Arm. 47). Ν. 141. PISTOLA a focíle del Daghestan meridionale. Canna di damasco con iscrizione araba, lunga 0,395, di boccatura 0,016. Piastra alla foggia turca ageminata di oro. Cassa coperta di lastra d'argento e fascette dello stesso metallo con arabeschi dorati e smal tati. (Rot. , Arm. 47). Ν. 142. PISTOLA a focíle de' popoli del Caucaso. Canna di da masco ageminata in oro, lunga 0,30, di boccatura 0,013. Cassa ri coperta di pelle nera con fascette e guarnimenti di argento deco rati di smalto, e sfera di avorio per calcio. (Rot , Arm. 52). Ν. 143. PISTOLETTO giapponese a miccia. Canna tonda con fet tuccia ageminata di argento e di oro. Piastra a serpentina impial lacciata d'argento conincisioni. Cassa di noce d'India. (Rot , Arm. 52). Ν. 144. TROMBONE a focíle. Canna a due ordini, quadra ed a 16 faccette, lunga 0,40, di boccatura 0,015, con la scritta { LAZA RINO } COMINAZZO {. Piastra, tonda, incisa con ornati e tarsíe d'ottone. Cassa scavezza con gancio di ferro, e contropiastra, sotto calcio, guardamano e altri guarnimenti di ottone inciso a fogliami e dorato. (Bach. 19). SERIE N' Parti d'armi ed accessorj. Ν΄. 1. CANNA d'archibuso a due ordini, quadra e tonda, lunga 0,80, con traguardo formato da un drago di rilievo, ornati, scolpiti nella parte quadra e capitello composito alla bocca. (Arm. 39). '. 2-4. CANNE d'archibuso turche, a miccia, di damasco, due con tarsíe d'argento e una liscia. (Rot., Arm. 51). PIASTRA A SERPENTINO del Ν'. 5. tempo di Luigi XIV, siccome si ri leva dalla marca di nº 175 che è l'impresa e il motto di quel re, la voro eseguito nel MAGAZIN ROYAL. Al di sopra di questa iscrizione è la data 1551, ed a sinistra le let DECPLVRIBUSIM PAR 175. tere H. I., aggiunte da qualche ignorante di cronologia e di storia per invecchiare la piastra di oltre un secolo e ingannare soltanto i suoi pari. Nel Museo di artiglieria di Parigi sotto il nu mero M. 1775 si ha una piastra come questa e con la stessa marca, ma senza la data falsa e le lettere H. I. della nostra. (Arm. 39). Ν'. 6. 1.D P 176. PIASTRA a focile, quadra, di vecchia costruzione, forse bresciana, del principio del xvII secolo, con la marca di n° 176, este riormente. Il cane ha nel corpo un dente nel quale entra un gan cetto mobile, posto verso la coda, che lo tiene con sicurezza in ri poso. La martellina ha la molla interiormente. (Arm. 39). 476 Ν'. 7. CLASSE II. PIASTRA a focíle, tonda, alla fiorentina, del fine del pas sato secolo, scolpita egregiamente con ornamenti e mascheroni in tutte le sue parti. Interiormente è 1795 e la scritta IL NEGRONI IN CASALEchio (1)-; onde si ha notizia che questo artefice, non nominato dai biografi, teneva bottega in CASALECHIO (Casa lecchio, comune a 10 chilometri da Bologna), forse suo luogo natio, nella fine del secolo xvi. È da deplorarsi che di un arteficetanto eccellente si abbia questa sola opera del 1795, la quale è una prova della sua valentía, e ci fa aggiungere un nome al numeroso stuolo di celebri maestri armajuoli che fiorirono in Italia nel se-- Ν'. 8. bricata nella M.re imp.le con Ν΄. 9. Ν΄. 10. colo XVIII. (Arm. 39). PIASTRA a percussione, di quelle dette alla Cònsole, fab S. etienne Perfezionamento del cavaliere G. Console. (Arm. 15), PIASTRA a percussione del Console. (Arm. 15). CARTUCCIÉRE tedesco, di lamina di ferro forbito, lavoro di cesello con cavalieri, delfini, mascheroni ed aquile. Secondo il MEYRICH (T. II, tav. CXVI) cotali astucci servivano per tenervi le car tucce da moschetti, e riporta la figura di uno con sei fori circolari, Ν'. 11. acconci a questo uso. (Arm. 13). CARTUCCIÉRE della forma del precedente, di minori di mensioni, liscio nel piede e cesellato soltanto nelle altre parti, e nel corpo a traforo (Arm. 13). Ν΄. 12. CHIAVE da ruota (2), scempia, appartenente all'archibuso di nº M. 12, ed istessamente ornata di cesellature su fondo dorato. Il fòro ove entra l'albero del rotino è formato dalla bocca di un drago. (Arm. 2). (1) Nel vecchio Catalogo, a pag. 423, è descritto così : ornati a bassorilievo, intagliati a cesello, fatto in Casale nel 1795 da un tal 1484. Acciarino con Chio detto il Negroni-! (2) CHIAVE DA RUOTA (franc. clef à rouet, ingl. spanner, spagn. llave, ted. Büchsenspanner). Arnesetto di ferro ripiegato a squadra, o a T ad un'estremità ove è il foro quadro, nel quale imbocca l'albero del rotino, che con questa leva, mossa in giro, si carica. È da notarsi che non solo i vocabolarj della lingua,ma nè pure quelli militari registrano chiare in questo significato. Non di rado alla chiave era unito il fiaschino della polvere da innescare, detto anche Polverino, dalla materia che conteneva, ma questo soltanto per le armi di lusso de' pri vati e non per quelle da guerra. Nelle chiavi comuni la estremità opposta era acconciata a mo' di cacciavite. Altra rota nova la quale si carica..... senza chiave, cosa molto utile al soldato. ANT. PETRINI, Fermano (1642), Ms. Ric card, n° 2341, с. 39. Una fiasca piccola d'Archibugio d'osso di Cervo, che serve anche per chiave-. Invent, mob. Duca d' Urbino, 1630. SERIE N' . 477 N'. 13. CHIAVE da ruota, scempia, della stessa forma della descritta al numero precedente, ed appartiene all'archibusetto di nº M. 11. La bocca ove entra l'albero del rotino, è ornata di un mascherone e di fogliami. (Arm. 2). Ν΄. 14. CHIAVE doppia e POLVERINO, appartenente all'archibuso rigato di n° M. 9, al quale simiglia per i lavori di cesello di che è ornata. Ha la forma di unT, e porta nella traversa i due fóri quadrati ne' quali imbocca l'albero del ro tino. Nell'asta ha il polverino a forma di pera molto allungata, con il bocciuòlo e suo coperchietto a molla. (Arm. 2). Ν'. 15. CHIAVE da ruota, doppia, dell'archibuso da ruota, lungo, di nº M. 10. Èdecorata di cesellature su fondo d'oro, come sono la canna, la piastra e la contro-- GEX piastra, e tutti i fornimenti dell'archibuso. (Arm. 2). Chiave di nº N' 14 CHIAVE-POLVERINO doppia, d'acciajo forbito, Ν'. 16. fatta a mo' di balaustro con cacciavite e belli ornati di bassori lievo. (Arm. 39). Ν΄. 17, 18. comune. (Arm. 35). CHIAVI da ruota, una doppia, una scempia di forma Ν΄. 19, 20. CHIAVI da ruota, una doppia e una scempia, ac cessorj della pariglia di pistoletti notati coi ni N. 41 e 42. Il fôro, in ciascuna, è nella bocca di un drago e tutto il manico è ornato di foglie d'acanto a basso ed alto rilievo; lavoro dello stesso Bot tarelli, e per nulla inferiore a' fornimenti dei pistoletti. (Arm. 34). Ν'. 21. FIASCA DA POLVERE (1), svizzera, di corno bianco, con grafito di pessimo stile rappresentante la morte di Assalonne. Ha il fornimento di ferro annerito. (Arm. 38). Ν'. 22. FIASCA DA POLVERE, ad imitazione di corno schiacciato, di noce d'India, con lavori all'agemina di oro e di argento, e tarsíe (1) FIASCA DA POLVERE (franc. poire à poudre, ingl. powder-horn, spagn. frusco, ted. Pulverhorn). Vaso di legno, di cuojo cotto,di corno o di metallo in lamina, nel quale si teneva la polvere per la carica delle armi portatili da guerra e da caccia, prima dell'uso dei cartoccetti o cartucce preparate, e delle bandoliere. Gli ⚫esempj chiariranno meglio la definizione. (ve n'è) 37 di stagno con 143 charicature 128 fiasche chon polverini che vene Invent. munit. (10 luglio 1529), Arch. di Stato Firenze. Fiaschi et fiaschini armati conlicantoni tutti quatro a detti fiaschi con le armature più lunghe che la mostra et bene inchiodati, con la misura soglia col capeleto-. Contr. arch. con Venturino del Chino (19 agosto 1546), Arch. Stato Piacenza.- Vna fiasca de veluto morello adorata, ecc.-. Libro Aquila (1513), c. 16, Arch. Gonz. Vna fiasca d'archibugio foderata di veluto negro a pelo con orlo et battone (?) di finigello nero-. Invent. mob. Duca d'Urbino, 1630. 478 CLASSE II. figurate di avorio e fornimenti di ferro cesellati con mascheroni, fogliami, festoni di frutte; opera tutta degli artefici stessi dell'ar chibuso descritto sotto il nº M. 12, al quale appartiene. È stupendo il bocciuòlo con le doppie molle: la prima delle quali apre il fòro donde la polvere passa nel bocciuòlo, che è la misura della carica, e la seconda apre l'orifizio del bocciuòlo stesso per votarla nella canna. I bracci di leva che formano questo meccanismo sono ele gantemente scolpiti a mezzo ed a tutto rilievo, con una testa di drago ed una sfinge. L'incisione sull'avorio rappresenta il cavallo Pègaso, sull'Elicona dove, appena nato dal sangue della testa di Medusa recisale da Pèrseo , spiegò, secondo Ovidio, il volo. Egli è nell'atto che con un colpo di piede fa scaturire la fontana di Que Fiasca di nº N' . 22. Ippocrène da uno scoglio. Sul piano sono a destra otto vaghe giovinette, vestite secondo gli usi del secolo XVI, una in piedi e le altre sedute in terra, alcune delle quali suonano il liuto, la tromba, il flauto, il violoncello e due cantano, mentre una, con lacarta di musica sotto gli occhi, sta con la mano alzata in atto di batterla. Sulla sinistra è Minerva con corazza, elmo e lancia, che accenna con la destra verso quell'accolta di sonatrici e cantatrici, che non sono certamente le Muse, mancandone una al numero loro, e non avendo esse gli attributi con i quali ciascuna era distinta. Dietro di Minerva vedesi il Pegaso in aria; e questo sarebbe conforme al l'opinione di Esiodo, secondo la quale esso, appena vista la luce, sen volò nel soggiorno degl'immortali. Minerva poi trova qui posto benissimo, perchè fu ella che domò il Pegaso, e che poscia lo diede a Bellerofonte per combattere la Chimèra. È inutile far qui nuovi elogi di questa bellissima fiasca, e basti il dire che è un accessorio veramente degno dell'archibuso al quale appartiene. (Arm. 2). SERIE N. Ν'. 23. 479 FIASCA che fa parte degli accessorj dell'archibusetto di n° M. 11. Tanto per la materia e per la forma, quanto per gli or nati ed i fornimenti è in tutto simile alla precedente. Il lavoro in ciso sull'avorio rappresenta Mercurio col pètaso e il caducèo nella destra, alla sommità del quale è un uccello invece delle ale. È senza talàri, ed ha una trombetta nella sinistra, in atto di darle fiato. Siede sopra un fascio di quattro canne d'organo riunite insieme e ad un mantice. Ha dinanzi assiso un puttino alato, che tiene nella destra una tazza con acqua saponata, e sta facendo delle bolle, alcune delle quali si veggono ancora in aria. Dietro di lui è un organo acconciato nella sua cassa con la relativa ta stiera, ed in terra una tromba. Dietro a Mercurio è pure un altro organo cui egli appoggia la schiena. Un genietto librato sulle ale gli sta dietro tenendo nella destra alcune foglie, e nella sinistra una corona Fiasca di nº N . 23. di rose che parrebbero destinate al figliuolo di Maja. Il puttino che fa bolle di sapone, il mantice sul quale è seduto Mercurio e l'organo indicano chiaro essere qui rappresentato l'or gano idraulico, inventato da Cresibio cui, essendo di professione barbiere, si alluderà forse col puttino occupato a far bolle di sapone. Mercurio poi come v'entri non lo saprei spiegare. (Arm. 2). Ν'. 24. FIASCHINO O POLVERÍNO, appartenente all'archibusetto rigato di nº M. 9. È di noce d'India, a mo' di disco a cigli arroton dati, ornato di minutissimi filetti, volute e rosette di avorio intar siato e con fornimenti di ferro cesellati su fondo dorato. Il bocciuolo ha un coperchietto serrato, che si apre pigiando una molla. Il fia schino serviva per tenere la polvere fine da innescare, detta polve rino, onde il nome anche al vasetto che la conteneva. (Arm. 2). Ν'. 25.- POLVERÍNO, a mo' di pera un po' schiacciata, di ferro con figurine a bassorilievo, intarsiate di argento, molto pregevole lavoro del secolo XVIII. Il coperchino è un bocciuolo, pure di ferro, che ha un fòro superiormente, e girando, si combina con altro fòro corri spondente al fiaschino, e lascia libera l'uscita al polverino. (Arm. 34). Ν΄. 26. FIASCHINO della forma e materia del precedente e de corato di figure di argento intarsiato sur una banda dispostavi a spira. (Arm. 34). Ν'. 27. FIASCHINO di ferro indorato, con incisioni, di forma oblunga. Secolo xvI. (Arm. 38). Ν' . 28. FIASCHINO di lamina di ottone posteriormente, e nel resto di getto con ornati a bassorilievo, testine e figure di stile della fine del secolo xvi con la data 1596. (Arm. 39). CLASSE II. FIASCHINO di avorio con fornimento di ferro inciso e 480 Ν'. 29. rose a bassorilievo e indorato. Il corpo porta da ambedue le parti lo stemma del possessore (un leone rampante, e per cimiero un leone sorgente), francese o tedesco. Secolo XVI fine. (Arm. 39). Ν'. 30. FIASCHÍNO nero coperto di velluto contratagliato con armatura di ferro agli angoli. Al Moschettiere di nº B. 47. Ν'. 31, 32. LASTRE DI FERRO a trafori ornate di figure a ceşello, coperture anteriori di due fia sche da polvere da archibusieri. Lavoro rozzo del secolo XVI O XVII. (Arm. 38). Ν΄. 33, 34. Fiaschino di nº N'. 30. LASTRE, di minori dimensioni, lavorate come le pre cedenti, servite per due fiaschini, o polverini da accompagnare le fiasche descritte. (Arm. 38). Ν'. 35. BANDOLIÉRA (1) di pelle di camoscio giallognola, tra- . punta di seta a disegno, e orlata di velluto verde, con 12 bossoli (1) BANDOLIÉRA. Striscia di cuojo alla quale erano appiccati dodici bossoletti di legno o di latta con coperchi rivestiti di pelle che contenevano la carica della polvere. Si portava dagli archibusieri e dai moschettieri ad armacollo da sinistra a destra, e alla riunione delle estremità era appesa la scarselletta per le pallot tole, ed il fiaschino, se nella bandoliera non era il tredicesimo bossoletto che facesse questo ufficio. Quando fosse messo in uso questo arnese, non lo saprei accertare, ma crederei che fosse avvenuto sullo scorcio del secolo XVI. Ecco al cuni esempj, incominciando dal più vecchio. Bandoliere di corame con dodici carricature et un polverino di latta coperte di corame negro nº quattro mila otto cento . Invent. Armer. Vaticana (1627), Arch. di Stato Roma, c. 159. doliere con sue cariche d'archibuso per a cavallo, scudi 4 l'una. Bandoliere con sue cariche da moschetto di latta, scudi 5 l'una. Ban Nota di prezzi, ecc. (1633), 一. Arch. di Stato Fir.; Urbino, Cl. 2ª, Div. A, filza III.- Al s. Gio. Dominico Fiando per il prezzo di ottocento moschetti con sue bandoliere uenduti a S. A. R., ecc. Conto Tes. Giulino, 1654-156, cap. 157. Arch. di Stato Torino, sez. III. I moschetti del Turco sono più lunghi di canna che i nostri, e più piccoli di calibro, non hanno bandoliere o patrone, onde più tempo mettono a ricaricarli-. MONTECUCCOLI, Op. 2, 124. I quattro Sapienti che compilano il Vocabolario della Crusca; non solo per confortarla (la parola) d'autorità, ma anco perchè l'esempio illumina maggiormente il vocabolo, e nell'uso ne fa meglio sentire la proprietà. Prefaz. al vocab. VI; riportano l'esempio del Montecuccoli alla voce BANDOLIERA, Sost. femm. Quella striscia, per lo più di cuoio, che i soldati portano ad armacollo e serve a sostenere il moschetto o la giberna. Crusca, 5ª edizione . Questa citazione a sproposito, fa ammirare l'acutezza d'ingegnodi quei signori, i quali sono giunti a capire che il Turco, perchè non ha la ban doliera che sostiene il moschetto o la giberna, mette più tempo a ricaricare il moschetto !! E sono essi che ci assennano se una parola si dice e che cosa vuol dire!! Affè che siamo in buone mani ! SERIE N'. 481 per la polvere foderati della stessa pelle, ornati di velluto uguale, e scarselletta per le pallottole. Secolo XVI. Al moschettiere di n° B. 47.. Ν΄. 36. Ν'. 37 Ν΄. 38-41. Ν΄. 42. francesi. Ν΄. 43. austriaca. Ν'. 44. FORCÍNA da moschetto. (Campo F). FORCÍNA simile alla precedente. Al moschettiere nº B. 47. BAJONETTE (1) triangolari da fucile di fanteria. BAJONETTA triangolare da moschetto dei gendarmi SCIABOLA-BAJONÉTTA da carabina (Stutzen) YATAGAN, bajonétta da carabina francese con fodero di ferro. Ν΄. 45. GUAÍNA per due pistole, coperta di velluto cremisi con ornamenti ricamati in oro. (Rot , Arm. 52). Ν΄. 46. CINTURÍNO compagno della guaína prece dente. (Rot. , Arm. 52). Ν΄. 47, 48 SCARSELLÉTTE da cartucce, di lavoro simile alla guaina di nº N'. 45. (Rot., Arm. 52). (1) BAJONÉTTA (franc. baïonnette, ingl. bayonet, spagn. bayoneta, ted. Baionett). Lama di acciajo a mo' di pugnale, di coltello, di stocco a sezione triangolare o di losanga di varia lunghezza con manico di forme diverse, che si acconciava e acconcia tuttora alla estremità delle armi da fuoco portatili, facendole così servire anche da armi d'asta. Si vuole dai Francesi che fosse inventata in Francia, onde venne all'arma un tal nome. Ma questo nome non l'ebbe alla sua origine, si oltre ad un secolo più tardi, per ciò è falso che fosse inventata a Bajona, dove, forse, vi sarà stato fatto qualche miglioramento, e per tale ragione ne avrà avuto anche il nuovo nome. Le prime armi di questo genere io credo che si usassero Forcina di nº N'. 36. sino dal secolo xvi, ma non comunemente e per la guerra, perchè si adopera vano ancora le picche. Per la milizia si crede adoperata per la prima volta in Fiandra dal signor Puységur nel 1642: era lunga due piedi compreso il ma nico di legno, si portava pendente al fianco sinistro in luogo della spada, ed al bisogno si piantava nella bocca del fucile. IlP. Daniel, che scrisse la storia della milizia francese, crede che nel 1671 se ne armasse per la prima volta un reggi mento intiero. L'inconveniente di non potersi più valere dell'archibuso, come arma da fuoco, quando aveva la bajonetta dentro la canna, fece immaginare un ma nico vuoto, per introdurvi la canna, con un braccio che ne discostasse la lama dalla bocca. Si fecero le prime pruove di questo nuovo trovato alla presenza di Luigi XIV nel 1688, che non ebbero buon risultamento; ma nel 1703 venne finalmente ridotto alla sua perfezione, ed abolite le picche, tutti i fucili dell'in fanteria e de' dragoni vennero armati di bajonetta. In quanto poi all'origine del nome, è da notarsi che vi sono quattro luoghi in Europa col nome di Bajona : cioè, due in Ispagna, uno in Francia ed uno, Bayon, nell'antica Lorena, e per ciò è incerto quale di queste abbia dato il nome alla Bajonetta. Catalogo R. Armeria. 31. 482 Ν΄. 49-51. CLASSE II. SCARSELLÉTTE da cartucce turchesche. Sono di pelle rossa e ornate a disegno svariato con bullettine d'argento e con nappine di seta rossa. (Rot., Arm. 52). Ν'. 52. POLVERÍNO di avorio indo-musulmano, della forma di un delfino. Il fòro d'onde esce il polverino è formato da mezza testa di antilope e mezza di cane soprapposta. Tutto il resto è scolpito con teste di cani, antilopi, elefanti, volpi, lepri e cinghiali. Ha il solito coperchietto, a molla ed a leva, di argento. (Bach. 31). Ν'. 53. POLVERÍNO indo-musulmano, fatto di corno d'antilope ridotto alla forma di pesce delfino,del quale la bocca, d'onde esce il polverino, è chiusa con piastrina che si apre e si chiude per mezzo di una molla di ferro. Presso la bocca ha delle rose formate da sette dischetti di avorio intarsiato. (Rot., Arm. 52). Ν'. 54. POLVERÍNO circasso a mo' di corno, di ferro damasco, bronzato e dorato, con coperchietto a molla e con anellini per tenerlo appeso. (Rot , Arm. 47). Ν'. 55. FIASCHÍNO da polvere, moderno, per pistola a cinque colpi, M.º americano. Dono del signor Nasb, Ν΄. 56. da Boston. (Arm. 34). BAJONETTA triangolare, sgusciata nei due lati minori, a gorbia, lunga 0,220 e col manico 0,340. È tutta ornata d'incisioni ad acqua forte ed in parte dorata, in parte forbita. Porta lo stemma del celebre maresciallo Maurizio di Sassonia, al quale appartenne, Polverino di no N'. 58. e bandiere co' fiordalisi, la scritta VIVE LE ROY e cani che in seguono cervi, lepri e cinghiali. Da ciò è fatto chiaro che questa baionetta era non un'arma da guerra, ma da caccia, come i bastoni da maresciallo, indicano, indubitatamente, che fu operata dal 1743 al 1750, date della nomina e della mortedi quel principe. Il fo dero è di pelle di pesce bianca con cappa e puntale di acciajo for bito ed inciso ad acqua forte. Tanto questa che il budrière (vedi il n° seguente) furono donati alla M. del re CARLO ALBERTO dal vi sconte De Chollet, colonnello di cavalleria in ritiro al servizio di Francia, cui era stata lasciata dal padre, che, uffiziale nel reggi mento del detto maresciallo e suo aiutante di campo, li aveva ri cevuti dalle sue mani. (Rot., Arm. 57). Ν'. 57. BUDRIÈRE (1) per la baionetta di nº N. 56. È di pelle di dante con gallone ricamato di filo d'oro e guarnimento di me tallo dorato. (Rot., Arm. 57). (1) BUDRIÉRE (franc. baudrier, ingl. cross-belt, spagn. tahali, ted. Ceberhäng kuppel). Striscia di cuojo di bufalo, di cavallo, di camoscio o di altra materia, SERIE N'. 483 POLVERINO con triplice chiave da ruota. È di corno Ν'. 58. nero con le chiavi, il bocciuòlo e il finimento col cacciavite di ot tone. Il corpo ha ornati ed una figura di tedesco di cattivo stile. (Arm. 34). Ν'. 59, 60. FIASCHE da polvere per archibusieri, in forma di trapezio, con i due lati convergenti, curvi dal basso in alto. Sono di legno coperto di pelle, ferrate torno torno e nei canti, con boc ciuòlo e molla. (Arm. 26). Ν΄. 61, 62. Ν΄. 63, 64. CORNI da polvere, bianchi, orientali. (Rot , Arm. 49). CORNI come i precedenti. (Rot , Arm. 51). che si metteva ad armacollo da destra a sinistra, e riunendosi sul fianco, serviva perportare la spada, la sciabola e la baionetta. Anche qui la Crusca sproposita, perchè definisce:- BUDRIERE, cintura dalla quale pende la spada al fianco-; e tutti noi altri vecchi ricordiamo di aver veduto in Italia il budrière indosso ai soldati nostri, e, per nostra sventura, anche a quelli austriaci; cosa ignorata sol tanto dai Quattro del Vocabolario, appunto perchè dovevano dichiararne il si gnificato agli ignoranti! Insomma il budrière corrispondeva al Bálteo degli an tichi, che lo portavano ad armacollo e serviva allo stesso uso. Anche il Salvini lo credette una CINTURA. Ma appoggiolla Pallade Minerva in fondo là del l'epa, appunto Dove il budriere aveva cinto-. SALVINI, Iliade, 156. Ma la sua autorità non val nulla contro il significato, generalmente accettato ed usato in Francia, in Italia e altrove, di questa voce. Vedasi nel RICH alle voci Balteus e Balteum e la figura copiata dai Trofei di Mario. : 00 CLASSE III. BANDIERE, MODELLI E OGGETTI VARJ SERIE Ο. Bandiere varie (*). 0.1. BANDIÉRA austriaca, del reggimento Francesco Carlo tol tagli dal sig. Priora, sottotenente del 4° Squadrone del Reggimento Genova Cavalleria, al fatto d'arme di Governolo il 19 di luglio del 1848. 0.2. 0.3. BANDIÉRA austriaca, del reggimento Arciduca Ernesto tolta dal Furiere Gardino del reggimento Savoja Cavalleria alla presa di Sommacampagna il giorno 24 di luglio del 1848. BANDIÉRA genovese, campo bianco, croce rossa, del se colo XVIII. All'armatura nera di nº B. 22. 0.4. BANDIÉRA modenese. Campo turchino con fiamme bianche e rosse dagli angoli al mezzo, con l'aquila bianca estense, rostrata e artigliata di rosso, e coronata; conquistata nelle guerre del 1745 1746. All'Armatura nera di nº B. 26. 0.5. n° B. 23. 0.6. BANDIÉRA genovese come la precedente. All'armatura di BANDIÉRA con lo stemma del Duca di Modena, presa nelle guerre del 1745-1746. All'armatura di nº B. 25. 0.8. 07. BANDIÉRA come la precedente. All'armatura di nº B. 18. STENDARDO francese del regno di Luigi XIV, con l'im presa, il sole, e il motto, NEC PLVRIBVS IMPAR. Fu tolto ai (*) Galleria. 486 CLASSE III. Francesi nel celebre assedio di Torino dell'anno 1706. All'armatura di nº B. 24. GUIDONE borbonico di lana rossa con fiordaliso a ciascun 0.9. angolo e nel mezzo una corona d'alloro dentrovi una cornetta con granata, il tutto ricamato con seta gialla. Conquistato nella repres 0. 10. sione del brigantaggio. (Caтро С). GUIDONE con lo stemma di Napoli da una parte e la Con cezione dall'altra, preso al Tidone il 10 di agosto 1746. (Сатро В). 0. 11. BANDIÉRA del reggimento Rekbinder (1) (Royal Alle mand), al servizio del Re di Sardegna nella prima metà del se colo XVIII, col motto IN HOC SIGNO. Questo reggimento, percon venzione tra il Duca di Savoja e quello di Wurtemberg, fu levato colà il 25 di marzo 1711. (Сатро С). 0. 12. BANDIÉRA presa dall'esercito italiano a quello borbonico nel fatto d'armi a Isernia (1860), dell' 8º Battaglione Cacciatori di linea. (Campo D). 0. 13. 0. 14. GUIDONE eguale al nº 0. 9. (Сатро C). GUIDONE dell'esercito borbonico preso dall'esercito italiano nella repressione del brigantaggio, del 1º Reg.to Granatieri. (CampoD). 0. 15. BANDIÉRA del 16° reggimento francese Dauphin, coman dato dal 1704-1710 dal Colonnello Mr. de Mortemart, con gigli e delfini attorno e stemma con corona reale nel mezzo, inquartata, che porta al 2º e 4º di oro al delfino azzurro in palo; al 1º e 3º di az zurro a tre gigli d'oro, contornato dal motto RES PRAESTANT NON VERBA FIDEM Fu conquistata alla battaglia di Torino nel 1706. È all'armatura di nº B. 41. 0. 16. BANDIÉRA spagnuola, col motto GVADALAXARA (2), presa dal Reggimento Savoja nella battaglia di Campo Santo 1'8 di febbraio 1743. All'armatura di nº B. 40. 0. 17. BANDIÉRA del Duca di Modena; con l'aquila bianca estense rostrata e artigliata di rosso e coronata; conquistata nelle guerre del 1745-1746. Ha campo turchino con fiamme bianche e rosse dagli angoli al mezzo. All'armatura di nº B. 20. 0. 18. BANDIÉRA con lo stemmadi Modena, come nelle prime due di nº 4e 6. All'armatura di nº B. 17. (1) BERNARDO OTTONE barone di Rekbinder Svedese, Gran Maresciallo di Sa voja, morto il 12 nov. 1743. Creato cavaliere dell'Ordine il 24 di settembre 1713 da Vittorio Amedeo II. (2) Guadalajara o Guadaxara, città della Spagna nella Nuova Castiglia sulla riva orientale di Henares, a quattro leghe al disopra d'Alcala, in luogo elevato ed un poco aspro. SERIE O. 0. 19. 0.20. 0. 21. 487 BANDIÉRA eguale al nº 0. 17. All'armatura di nº B. 21. BANDIÉRA COme il nº 0. 18. All'armatura di nº B. 27. BANDIÉRA austriaca, (asta con qualche brandello) man data dal Municipio di Cremona (27 luglio 1863). Sull'apice (un ferro di picca), F. II. 0. 22. BANDIÉRA austriaca come la precedente. Stesso donatore. Queste due bandiere secondo le notizie date da quel Municipio, esi stevano insieme con le altre due di Maria Luigia, che vedremo ap presso, in una chiesa di Cremona. 0. 23. BANDIÉRA pontificia, presa dall'esercito italiano al pa palino nella battaglia di Castelfidardo il 18 di settembre del 1860. Ha lo stemma di Pio IX, con corone e fogliami ricamati, e at torno allo stémma la scritta FANTERIA DI LINEA SECONDO REGGIMENTO ESTERO. 0. 24. BANDIÉRA borbonica, tricolore, con lo stemma reale e la croce dell'ordine costantiniano di S. Giorgio, presa dall'esercito italiano nel fatto d'armi d'Isernia (1860). 0. 25. STENDARDO austriaco che era alzato sul forte d'Ampola, preso d'assalto dai Volontarj italiani, comandati dal Generale Ga ribaldi, sotto la condotta del generale Haugg, il 14 di luglio del 1866. 0. 26. STENDARDO turco, con iscrizioni arabe (1). Offerto alla maestà del re CARLO ALBERTO dal primo dragomanno del suo con solato in Costantinopoli, sig. Romualdo Tecco (2). È attribuito a Maometto II. All'armatura araba equestre di nº B. 12. (1) Nella freccia: " Non (v'ha) dio che Allah, e Maometto (è) l'inviato di dio " Diritto; camро : " Non v'ha dio che Allah; Maometto (è) l'inviato di dio „. Diritto; lembo: " Certo noi ti abbiamo conceduto vittoria manifesta, perchè ti perdoni iddio le colpe che commettesti prima e quelle che commetterai dopo e compia i suoi beneficii sopra di te, e ti diriga sulla via retta, e ti soccorra del suo potente soccorso. È egli che fa discendere la tranquillità nei cuori dei fedeli. ५ Rovescio; caтро: Soccorso da dio e vittoria prossima, e annunzia la buona novella ai credenti. Oh Maometto „ ! Rovescio ; lembo : " Dio, non v'ha dio fuori di lui, il vivente, l'eterno, ecc...... GHIRON, Op. cit. 114 e 115. (2) " Questo stendardo fu da Costantinopoli mandato a Torino dal barone Romualdo Tecco, siccome ricordo storico preziosissimo, essendo egli d'avviso che abbia appartenuto a Maometto II. Ein tale avviso egli venne dallo averposto mente alla forma dei caratteri, dal vederli pinti, anzi che ricamati o tessuti, come fu uso dopo Maometto II, e meglio per le notizie che ne raccolse, ecc... Manon avendo io mai, in questo lavoro, at teso alla origine storica delle armi, che prendeva a studiare, lascerò ad altri il cercare se l'Armeria di Torino possieda veramente sì grande tesoro. Solo bramo ricordare come stando a quello che me ne scriveva il barone Tecco, questo sten dardo, innanzi venire tra noi, sarebbe rimasto chiuso nel mausoleo di Abu-Ejub, 488 0. 27. CLASSE III. Bandiere dell'Esercito sardo nelle campagne del 1848, 49, 59 е 60 (*), BANDIÉRA del Regg. Cacciatori di Sardegna già Reggi mento di Sicilia. Nel 1831 diventò 2º Reggimento della Brigata Guardie. Nel 1848 il 1° battaglione concorse a formare il 1° reg gimento della brigata Guardie, e il 2º a formare il 2º reggimento. Il 14 di ottobre dello stesso anno la brigata fu riordinata su tre reggimenti, due di granatieri e uno di cacciatori. Questo ne fu stac cato (20 di aprile 1850) facendone un reggimento autonomo col nome di Reggimento Cacciatori di Sardegna, soppresso quindi (19 di marzo 1852) e unito ai due primi, ordinandosi la brigata gra natieri di Sardegna. 0. 28, 29. BANDIERE del 1º e 2º reggimento Guardie ; a tre co lori con fascia azzurra. 0. 30, 31. BANDIÉRE del 1º e 2º reggimento Savoja; a tre co lori, mº 1848. Quella del 2° reggimento ha una fascia a tre colori e un'altra azzurra. 0. 32, 33. BANDIÉRE dei reggimenti 3º e 4º Piemonte, a tre colori, con fasce eguali e cordoni e nappe azzurri. 0. 34, 35. BANDIÉRE dei reggimenti 5º e 6º Aosta, a tre colori mº 1848, con fasce azzurre. 0. 36, 37. lori, mº 1848. BANDIÉRE dei reggimenti 7° e 8º Cuueo, a tre co 0.38. STENDARDO del reggimento Nizza Cavalleria, tricolore, modello 1848, con fascie tricolori (1). e come ve lo avrebbe fatto porre Maometto II, che innalzava tal monumento in onore di colui, che primo aveva condotte le armi mussulmane sotto le mura di Costantinopoli. Quivi i sultani usarono, ed usano tuttodi, di cingersi la scimi tarra nel salire al trono, quivi pertanto se la cinse il sultano Abdul-Megid. E poichè gli prese vaghezza di mutare molte cose nel paese da lui governato, e volle togliere tutto che d'antico era nel mausoleo, tolse altresì lo stendardo che si dice di Maometto II, ponendone, in suo luogo, altro ricamato nel proprio ser raglio, e donando quello al custode del mausoleo stesso. Il quale aveva in animo di dividerlo per venderlo, come cosa sacra, ai fedeli; nè al suo proposito sarebbe venuto meno se il barone Tecco non riusciva ad impedire l'opera distruggitrice, e ad ottenere quasi intero lo stendardo per farne dono all'Armeria torinese, verso cui rendevasi anco una volta benemerito GHIRON, Op. cit. 115. ." (*) Rotonda. Ballatojo sopra la porta della Galleria. (1) Questo reggimento ebbe origine dall'antico Reggimento Dragons Jaunes creato il 4 di luglio 1690. Nel 1798, dopo l'addicazione del re di Sardegna, esso SERIE O. 0.39. 489 Stendardo del reggimento Piemonte Reale Cavalleria, a tre colori (1). concorse a formare il 3º Reggimento Dragoni Piemontesi, che nel 1801 divenne reggimento cacciatori a cavallo nell' esercito francese, illustratosi tanto nelle guerre del consolato e dell'impero. Ristaurata nel 1814 la Monarchia Sabauda, fu riordinato col nome di Reggimento di Cavalleggeri del Piemonte che nel 1832 lo mutò con quellodi Nizza Cavalleria. Col decreto del 19 ottobre 1859 assunse il nome di Corazzieri di Nizza, ma non ebbe la corazza, ed il 6 di giugno 1860 riprese il primo di Nizza Cavalleria. Nel riordinamento del (R. decr. 10 di sett ) 1871 ebbe la denominazione di 1º Reggimento di Cavalleria (Nizza), e nel 1876 (R. Decr. 5 nov) quella di Reggimento Cavalleria Nizza (1 ). Con l'antico nome di Piemonte fece la campagna del 1690-95 contro la Francia e prese parte al fatto d'arme d'Avigliana (1691) e alla giornata di Marsaglia (1693); nel 1701-03 contro l'Austria; nel 1701-13 contro la Francia al fatto di armi del Crostolo (1702) ed all'assedio di Torino (1706); 1718-19 in Sicilia; 1733-35 contro l'Austria alle battaglie di Parma e Guastalla (1734) ; 1742-48 contro la Francia e la Spagna, alla battaglia di Bassignana (1745) ed al combattimento del Tidone (1741); 1792-96 contro la Repubblica francese; 1815 in Provenza. Col nome di Nizza fece le campagne dell'indipendenza italiana: 1848 alla ricogni zione sotto Mantova (19 aprile), al combattimento di S. Lucia, a quello di Goito (30 maggio), a quello di Basiasco ed alla difesa di Milano; 1849 al combatti mento di Mortara ed alla battaglia di Novara, 1859 allo scontro di Borgovercelli, 1860 alla presa di Perugia e di Spoleto ed all'assedio di Capua; 1866 alla bat taglia di Custoza. Il reggimentò meritò la menzione onorevole per la lodevole condotta al combattimento di Goito, e per le brillanti cariche eseguite a Mortara ed a No vara (1849). (1) Con l'antico Squadrone di Piemonte cui erano incorporati i resti del già reggimento Cavaglia, fu ordinato (23 di luglio 1692) il Reggimento Ducale Ca valleria chiamato poscia Piemonte Reale Cavalleria quando la Casa di Savoja ebbetitolo regio. L'8 dicembre 1798, dopo partito il Re per la Sardegna, questo reggimento concorreva a formare il 4º Reggimento di Dragoni Piemontesi che, riunito nel 1801 al 2º costituiva il 21° Reggimento Dragoni, segnalatosi nelle guerre napoleoniche. Ristaurata nel 1814 la Monarchia veniva riordinato sotto l'antico nome di Piemonte Reale Cavalleria. Nel 1859 (R. decr. 19 ott) ebbe il nome di Corazzieri di Piemonte, ma il 6 di giugno 1860, riprese il nome pri mitivo. Con l'ordinamento del 1871 (10 sett.) fu chiamato 2º Reggimento di Ca valleria (Piemonte Reale) e nel 1876 (R. decr. 5 nov) riebbe quellodi Reggi mento di Cavalleria Piemonte Reale (2°). Prese parte alla campagna del 1690-95 contro la Francia alla difesa di Car magnola e alla battaglia di Marsaglia; 1701-13 contro l'Austria, poi contro Francia (successione di Spagna) alla ritirata dal Malone alla Stura (1705), servi, appie dato, le artiglierie alla difesa di Torino (1706) e combattè a Villanovetta (1712). Si trovò in tutti i fatti d'arme della campagna 1733-35; nella campagna 1742-48 fu alla battaglia della Madonna dell'Olmo e di Bassignana, alla presa d'Asti, alla liberazione d'Alessandria e all'assedio di Valenza; nel 1848 combattè a Pa strengo, S. Lucia, Calzoni, Sommacampagna, Staffalo, Custoza, Gadesco e Mi lano; nel 1849 alla Sforzesca ed a Novara; nel 1859 alla Sesia ed a Palestro; 490 0.40. lori (1). 0. 41. 0.42. al precedente (2). CLASSE III. STENDARDO del reggimento Savoja Cavalleria, a tre co-- BANDIÉRA del Corpo Realedi Artiglieria, a tre colori. STENDARDO del reggimento Genova Cavalleria; eguale nel 1860 a Perugia e al Garigliano; nel 1866, 24 di giugno, nella giornata di Custoza. Lo stendardo fu fregiato di due medaglie d'argento al valor militare, per i fatti d'arme della Sforzesca e di Novara (1849), e per la valorosa condotta al Garigliano. (1) II 22 di luglio del 1692, fu dal duca Vittorio Amedeo II creato un reggi mento di cavalleria savojardo col nome di Reggimento Montbrisson; ma il 22 novembre 1699 fu soppresso e incorporato in altri reggimenti. Con viglietto Du cale del 7 di maggio 1701 fu creato un nuovo reggimento col nome Savoja Ca valleria. Nel 1798, dopo l'abdicazione forzata del re Carlo Emanuele IV, il reg gimento fu sciolto, e due squadroni uniti ai Cavalleggeri del Re e due a Pie monte Reale e formarono il 2º e 4º Reggimento Dragoni Piemontesi, iqualinel 1801 divennero 21° Reggimento Dragoni che si segnalò nelle campagne dell'im pero. Restituito il 1° dicembre 1814, dopo la restaurazione della Monarchia Sa bauda, riebbe il nome di Savoja Cavalleria, che net 1819 mutò in quello di Cavalleggeridi Savoja, per riprendere poi il primo nel 1832. Col R. decreto 12 di ottobre del 1859 ebbe il nome di Corazzieri di Savoja, ma il6 di giugno del 1860 riprese il nome primitivo. Con l'ordinamento del 1871 (10 sett), ebbe il nome di 3º Reggimento di Cavalleria (Savoja), e nel 1876 (R. decr. 3 nov.), quello che ha tuttora di Reggimento di Cavalleria Savoja (3 ). Fece le campagne: del 1701-12 (guerra per la successione di Spagna) e si se gnalò alla battaglia di Chiari, all'assedio di Torino, ai combattimenti di Conflans e Villanovetta; del 1733-35 (guerra per la successione di Polonia) alla battaglia di Guastalla; del 1742-48 (guerra per la successione d'Austria) si segnalò nei fatti d'arme di Camposanto, Bassignana e Tidone e concorse alla liberazione di Alessandria; del 1848, combattè a Pastrengo, a S. Lucia, a Goito (30 di magg ), a Sommacampagna (24 di lugl), a Custoza, a Volta ed a Milano; del 1849, a Mortara ed a Novara; del 1866, alla battaglia di Custoza; del 1870, all'investi mento di Roma. (2) Con uomini dei reggimenti Dragoni del Re, Dragoni della Regina e Ca valleggieri del Re, soppressi nel 1821, venne, il 1º di agosto dello stesso anno, ricostituito un reggimento denominato Dragoni del Genevese, il quale il 3 di maggio 1832 ebbe il nome di Genova Cavalleria. Col R. decreto 19 di ottobre 1859, diventò Corazzieri di Genova; ma il 6 di giugno 1860, prima di avere la corazza, riprese il primo nome; che con l'ordinamento del 10 settembre 1871 fu cambiato con quello di 4º Reggimento di Cavalleria (Genova). Finalmente nel nel 1876 (R. decreto 5 nov ) riebbe il nome di Reggimento Cavalleria Ge nova (4°). Nel 1848 combattè a Pastrengo, S. Lucia, Goito (30 maggio), Governolo, Som macampagna-Staffalo, Custoza, Volta e Milano. Nel 1849 alla Sforzesca e a No vara; nel 1859 a Vinzaglio. Nel 1866 a Custoza. Fu decorato lo stendardo di medaglia d'oro per essersi il reggimento condotto valorosamente nel fatto d'armi del Bricchetto, nel 1796. SERIE O. 0. 43. 491 STENDARDO del reggimento Novara Cavalleria, a tre co 0. 44. lori, m° 1848 (1). STENDARDO del reggimento Aosta Cavalleria, a tre co lori (2). 0. 45, 46. lori, mº 1848. 0. 47, 48. BANDIÉRE dei reggimenti 9º e 10° Regina, a tre co BANDIERE dell'11° e 12º reggimento Casale, a tre colori come le precedenti con fasce azzurre. (1) Per R. Viglietto 24 dicembre 1823 fu istituito questo reggimento col nome di Dragoni di Piemonte, col concorso dei reggimenti Piemonte Reale Cavalleria Cavalleggeridi Piemonte e di Savoja e Dragoni del Genevese. Il 3 di gennajo 1832 mutava il suo nome in quello di Novara Cavalleria e successivamente in quello di Cavalleggeri, poi di Lancieri di Novara, per i Regi decreti del 3 gennajo 1850 e del 6 giugno 1860. Il Regio decreto 10 sett. 1871 che riordinò l'arma di cavalleria col nome di 5º Reggimento Cavalleria (Novara), rimanendo armato di lancia. Il R. Decreto 5 novembre 1876 gli ridonò la denominazione di Reggimento Cavalleria Novara (5). Fece le campagne per l'indipendenza italiana del 1848, 49, 59, 60, 66e 70, non che quella d'Oriente del 1855-56. Nella prima campagna combattė a Monzam bano, Pastrengo, S. Lucia, Calzoni, Sommacampagna-Staffalo, Custoza e Milano. Nel 1849 a Mortara ed a Novara. Nel 1855 alla Cernaia. Nel 1859 a Montebello. Nel 1860 concorse alla presa di Pesaro, alla battaglia di Castelfidardo, all'assedio d'Ancona, ai fatti d'arme del Macarone, di S. Giuliano e delGarigliano. Nel 1870 all'investimento di Roma. Ottenne 3 menzioni onorevoli: laprima per la condotta serbata al combattimento di S. Lucia; la seconda per le brillanti cariche ese guite a Montebello (1859); l'ultima per la lodevole condotta spiegata durante la campagna d'Ancona e specialmente alla battaglia di Castelfidardo. (2) Creato nel 1831, col nome di Aosta Cavalleria; con uominideireggimenti Piemonte Reale Cavalleria, Dragoni del Genevese e di Piemonte, Cavalleggeri di Piemonte e di Savoja; nell'ordinamento dell'esercito (3 di genn. 1850) fu asse gnato alla cavalleria leggera col nome di Reggimento Cavalleggeri d'Aosta. Nel 1860 passò tra i reggimenti lancieri, e nel 1871 ebbe il nome di 6º Reggimento di Cavalleria Aosta sempre armato di lancia, e finalmente nel 1876 (R. decreto 5nov) gli fu ridato il nome di Reggimento Cavalleria Aosta (6). Fece le campagne: 1848, prese parte ai fatti d'arme di Goito (8 apr), Man tova, S. Lucia, Goito (30 magg.), Sommacampagna-Staffalo, Custoza e Milano ; 1849, alla battaglia di Novara, 1855, a quella della Cernaja; 1859, al combatti mento di Montebello, alla battaglia di Magenta, a quella di S. Martino e all'as sedio di Peschiera ; 1866, alla battaglia di Custoza ed al combattimento di Mel dole; 1870, al fatto d'armi di Civitacastellana e alla presa di Roma. Lo stendardo fu fregiato della medaglia di argento e di oro al valor militare. La prima pel valore dimostrato alla battaglia di Novara (1849) e per la bella condotta tenuta nella campagna precedente (1848). La seconda nel 1866, per l'importante servizio reso al 1º corpo d'esercito il 24 di giugno alla battaglia di Custoza, arrestando l'inseguimento del nemico e dando tempo alla riserva di prender posizione. 492 0. 49, 50. lori con fasce 0. 51, 52. CLASSE II. BANDIÉRE del 13º e 14° reggimento Pinerolo, trico azzurre. BANDIÉRE del 15° e 16° reggimento Savona, eguali alle precedenti. 0. 53, 54. BANDIÉRE dei reggimenti 17° e 18°, a tre colori e fasce eguali. Campagna di Crimea, 1856, cavalleria e fanteria. Campagne del 1859, 60 e 61, cavalleria (*). 0.55. STENDARDO di cavalleria, tricolore con lo stemwa di Savoja, fascie tricolori e rosa azzurra. Asta coperta di velluto az zurro ornata di bullette di ottone disposte spiralmente, apice d'ot tone della forma ordinaria e calciuòlo di ferro, conico. 0. 56, 57. BANDIERE di fanteria, tricolori con fasce eguali e rosa azzurra; aste come la precedente, eccetto che i puntali sono di ottone a cono tronco compiuti da una sfera. 0.58-60. BANDIERE di fanteria, del 1º, 2º e 3º reggimento provvisorio, eguali alle precedenti. 0.61. STENDARDO del Reggimento Cavalleggeri Monferrato, eguale al nº P. 55. Nel 1848 (12 di settembre) furono creati 3 squadroni di Guide a cavallo, i quali nel 1850 (Decr. 3 di gen) furono ordinati in reg gimento col nome di Cavalleggeri di Monferrato. Fece le campagne del 1849, 1855-56, 1859 e 1866. Nella prima prese parte alla bat taglia di Novara; nel 1855 a quella della Cernaja; nel 1859 al com battimento di Montebello, alla battagliadi S. Martino ed all'inve stimento di Peschiera. Per i fatti d'arme di Montebello e di S. Martino, e per iservigi resi in tutta la campagna del 1859 ebbe la menzione onorevole. 0.62. STENDARDO del Reggimento Cavalleggeri Saluzzo, eguale al precedente. Il governo provvisorio di Lombardia istituì nel 1848 due reggi menti di cavalleria, uno col nome di Dragoni, l'altro con quellodi Cavalleggeri (Cavalleggeri Pio IX), riordinati poi nello stesso anno col nome di Cavalleggeri e di Dragoni Lombardi. Passati al ser vizio del governo sardo, il 15 di marzo del 1849 furono riuniti in un solo reggimento col nomedi 7º Reggimento Cavalleria mutato (*) Ballatojo sopra l'armadio dei doni al re Vittorio Emanuele II. SERIE O. 493 poi il 3 di gennaio del 1850 in quello di Reggimento di Cavalleria Saluzzo. Fece le campagne del 1848, 49, 55 е 56, 59 е 66. Nella prima concorse alla difesadi Milano; nel 1855 prese parte alla battaglia della Cernaia; nel 1859 al combattimento sulla Sesia ed a Confienza, alla battaglia di S. Martino ed all'investimento di Peschiera: nel 1866 alla giornata di Custoza. 0.63. STENDARDO del Reggimento Cavalleggeri Alessandria, eguale al precedente. Con R. decreto del 3 di gennajo del 1850 fu istituito con tal nome questo nuovo reggimento con 4 squadroni attivi, forniti, 2 per ciascuno, dai reggimenti Novara e Aosta Cavalleria, e con uno squadrone di deposito del reggimento Piemonte Reale Caval leria. Fece la campagna d'Oriente 1855-56 e quelle del 1859 e 1866. Nel 1855 si trovò alla battaglia della Cernaja; nel 1859 prese parte al combattimento della Sesia e di Palestro, alle battaglie di Ma genta e di San Martino, e all'investimento di Peschiera; nel 1866 combattè il 24 giugno a Custoza. Per l'irresistibile slancio spiegato caricando il nemico nella gior nata di Custoza, lo stendardo ebbe la medaglia d'argento al valore militare. Esercito dell'Emilia nel 1859, e varie (*). 0.64. BANDIÉRA del reggimento 41mo, a tre colori con asta coperta di velluto rosso senza bullette. (Emilia, 59). 0.65. BANDIÉRA come la precedente, con asta coperta di vel luto rosso, senza nome. (Emilia, 59). 0.66. 0.67. BANDIÉRA a tre colori con fascie degli stessi colori, sulla quale di ricamo è la scritta: 1° Reggimento Brigata Modena. (Emilia, 59), BANDIÉRA del 4° reggimento, tricolore e fasce eguali. (Emilia, 59). 0.68. STENDARDO di cavalleria, a tre colori, M.º 1848, con rosa azzurra e asta foderata di velluto azzurro tempestata di bullette di ottone dorato, senza nome. (Emilia, 59). Forse era del reggimento Dragoni di Modena. 0.69. 0.70. STENDARDO tricolore di cavalleria, modello eguale al precedente. (Emilia, 59). BANDIÉRA del 5° reggimento, a tre colori. (Emilia, 59). (*) Ballatojo sopra la finestra del giardino reale. 494 0.71. 0. 72, 73. CLASSE III. BANDIÉRA del 31° reggimento, a tre colori. (Emilia, 59). BANDIERE della LEGIONE REALE PIEMON TESE (1). Dono del signor conte Carlo Lodovico d'Agliè. Campo rosso, fiamme gialle e croce bianca. Stemma di Piemonte all'angolo superiore presso l'apice a mo' di picca, di ottone, traforata, con corona reale e con fiore. Fasce azzurre, aste coperte di velluto cre misi, con bullette e calciuòlo di ottone, e cordoni di seta azzurra e di argento. 0.74. BANDIÉRA della LEGIONE REALE PIEMONTESE, più ricca delle precedenti, la Colonnella, con nodi di Savoia e rose nel contorno, ricamati quelli di seta gialla, queste di seta bianca. Campo (1) La Legione Reale Piemontese esisteva già in Piemonte sino dal 1814 col nome di Legione leggera Piemontese, ed era composta di tutti i soldati piemontesi caduti prigionieri, durante le guerre dell'impero, dell'Inghilterra. La quale, il 3 di febbrajo di quell'anno aveva conchiuso a Londra un contratto con l'ambasciatore sardo San Martino d'Agliè, obbligandosi di dare al Re di Sardegna una legione di 3000 uomini tutti piemontesi, se fosse possibile, e quando non fosse, compire il numero con italiani di altre provincie. Questa legione sbarcò a Villafranca il 9 di settembre sotto gli ordini del conte di Robassomero. Il maggiore Regis, ferito a Tolosa, ristabilito in salute, nel novembre dell'anno stesso fu fatto tenente colonnello di questa legione. Nel 1815, di giugno, faceva parte del corpopiemon tese comandato dal generale Latour e condotto il 5 di luglio sotto le mura di Grenoble. La mattina del 6 era stata stabilita per assalire i sobborghi, e tra gli altri corpi due battaglioni della Legione Reale formati in colonna serrata furono condotti all'assalto, dal loro comandante tenente colonnello Bussolino, del sob borgo di S. Giuseppe. Fu tanta la foga degli assalitori nel gettarsi sulle paliz zate, che i francesi dovettero retrocedere. E non potendo rientrare per la porta di S, Giuseppe, trovata chiusa, inseguiti a sinistra dal Bussolino e a destra dal maggiore Piano col battaglione di volontarj, rientrarono per la porta di Graille dopo gravissime perdite. Il risultamento di questo assalto fu un armistizio di tre giorni e l'occupazione dei sobborghi S. Giuseppe e dei tres Clôitres, e la presa della città il di 9 di luglio. In questo fatto d'arme, della Legione Reale piemon tese ebbero lode: il comandante Bussolino; i capitani Vercelloni, Riccardi, Rocci e Panario; l'aiutante maggiore Emperoni; i tenenti Fontana, Balzetti e Vallino; i sottotenenti Chierva, Gherzi e Mameli. Verso la fine del luglio furono mandati alcuni corpi piemontesi sotto Tolone, e tra questi due battaglioni della Legione Reale Piemontese. Consegnata, dal Bruno, Tolone agli alleati, terminò la campagna del 1815, nella quale, per la loro valorosa condotta ebbero onorificenze e promozioni parecchi uffiziali, sot t'uffiziali e soldati della Legione Reale leggiera come segue : Piccola croce dei Ss. Maurizio e Lazzaro, i capitani Vercelloni, Riccardi e Panario. Medaglie, Soldato Carrara (già insignito di quella d'argento) d'oro; sergenti, Mondino e Salasso; granatieri, Majocchi e Pasquali. Promozioni: Bussolino, tenente colonnello, a colonnello; Emperoni , tenente aiutante maggiore, a capitano. SERIE O. 495 azzurro e angoli rossi, con fiamme gialle, aquila di Savoja ugnata, rostrata e coronata di giallo, caricata dello stemma reale, e all'an golo superiore, presso l'apice,lo stemma di Piemonte. Nell'angolo inferiore la scritta LEGIONE REALE PIEMONTESE. Fasce, cor doni e asta come le precedenti. 0.75. BANDIÉRA del reggimento Savoja. Dono del signor conte Carlo Lodovico d'Agliè. In un cartellino sull'asta è la scritta Le 6 juillet 1815 a Grenoble Boruchi Giusepe-. Asta come le precedenti. Fasce e cordoni azzurri, seta e oro. Drappo di seta, campo rosso e fiamme gialle, dalle estremità; croce bianca, accan tonata nell'angolo superiore destro da una targa bianca con l'aquila nera coronata caricata dello scudo semplice di Savoja; contorno bianco ondato d'azzurro. In un cartellino appiccato all'asta è la seguente notizia : Medaglia di bronzo dorato su cui sta scritto: Questa 1ª Bandiera della Legione Reale fu decorata della medaglia d'oro dal(sic) Augusto Vittorio EmanueleI alla presa di Grenobleli 9 luglio del 1815-. Io credo che il cartellino sia stato appiccato per errore a questa asta, perchè vi si parla della- 1ª Bandiera della Legione Reale cioè la Colonnella, che è per l'appunto la precedente di nº 0. 74, e per ciò che quella, e non questa, fu fregiata della medaglia d'oro per l'ardimentoso assalto (6 di luglio) alle palizzate dei sobborghi di Grenoble che i francesi dovettero abbandonare, e quindi per la presa della città il 9 seguente (V. la nota 1 a pag. 494). 0. 76, 77. BANDIÉRE del Corpo Realedi Artiglieria del vecchio esercito piemontese. Dono del signor conte Carlo Lodovico d'Agliè. Campo azzurro con croce bianca e fiamme nere contornate di oro uscenti dał mezzo. Cannoni in decusse sopra la croce e ombreggiati a basso rilievo, dorati, con lo stemma di Savoja, nella culatta una granata scoppiante onde divampano fiamme. Fasce nere. 0.78. STENDARDO di Cavalleria, a fiamma, dell'antico esercito sardo dopo la ristaurazione della monarchia (1814). Campo turchino con fiamme rosse uscenti dalle estremità, fascia azzurra attorno con rose e nodi di Savoju ricamati di oro e seta e nel mezzo aquila nera coronata, caricata degli stemmi accollati di Savoja e d'Austria sormontati da corona, che tiene tra gli artigli un breve con la scritta DRAGONI DELLA REGINA. All'angolo superiore, presso il ferro, sono di ricamo di argento le lettere M I in cifra coronata, cioè Maria Teresa, moglie di Vittorio Emanuele I. I Dragoni della Regina insieme con i Dragoni del Re eiCa valleggeri del Re furono soppressi nel 1821 dopo gli sconvolgimenti politici allora avvenuti in Piemonte, e con gli uomini di questi tre 496 CLASSE Ⅲ. reggimenti fu costituito nell'anno stesso (3 di maggio) un nuovo reggimento denominato Dragoni del Genevese. 0.79. STENDARDO di cavalleria, della forma e del tempo del precedente. Campo rosso e croce bianca, fiamme che partono dalle estremità, contornato da una fascia bianca con lista azzurra a onde; a una delle due punte ha la scritta DRAGONI DELLA REGINA, e all'angolo superiore, sotto al ferro, i due stemmi accollati come nel precedente. 0.80. STENDARDO di cavalleria eguale al precedente e degli stessi dragoni. 0. 81. STENDARDO di cavalleria in forma di pentagono. Campo rosso con croce bianca e fiamme uscenti dagli angoli, contornato come i precedenti. Nella punta ha la scritta CAVALLEGGERI DI PIEMONTE- nell'angolo superiore sotto il ferro è lo stemma di Piemonte. Questo reggimento trae la sua origine da quello dei Dragoni di Piemonte, detto Dragons Jaunes creato il 4 di luglio del 1609 che nel 1798 concorse a formare il 3º Reggimento Dragoni Piemontesi, e nel 1801 divenne reggimento di cacciatori a cavallo nell'esercito francese , segnalatosi nelle guerre del Consolato e dell' Impero. Nel 1814, ristaurata la monarchia sabauda fu riordinato col nome diReggimentodi Cavalleggeri di Piemonte, che poi nel 1832 cambiò con quello di Nizza Cavalleria. 0. 82. STENDARDO di cavalleria eguale ai precedenti, eccetto che ha listedi contorno ricamate di filo d'argento e d'oro, ed ap partenne ai DRAGONI DEL GENEVESE, e porta in alto lo stemma del Genevese inquartato . 1º e 4º del Genevese a scacchi azzurro e oro, 2º e 3º di bianco ad una banda azzurra accompa gnata da due leoni rampanti neri linguati di rosso. Congli uomini dei reggimenti Dragoni del Re, Dragoni della Re gina e Cavalleggeri del Re, soppressi nel 1821 dopo gli avvenimenti politici di quell'anno, il 1º di agosto dell'anno stesso fu ricostituito un nuovo reggimento col nome di Dragoni del Genevese cambiato poi il 3 di maggio del 1832 con quello di Genova Cavalleria. Stendardi della Cavalleria italiana, soppressi nell'anno 1871 (*). 0.83. STENDARDO del Reggimento Nizza Cavalleria. Drappo tri colore, con lo stemma di Savoja e corona reale ricamate di seta (*) Ballatojo sopra la porta della Rotonda. SERIE O. 497 gialla, contornato da frangia di filo d'argento; rosa e fasce azzurre con frangia, cordoni e nappe fatti anche questi dello stesso filo. L'asta è coperta di velluto azzurro ornata di bullette d'ottone do rate, disposte a spirale, sormontate da un ferro a contorno di picca con lo stemma di Savoja coronato, che posa su un prisma quadrato di ottone messo a oro, sui lati del quale sono incise le date della creazione del reggimento, le campagne fatte e le onoranze avute. Il calzuolo dell'asta, conico, è di ferro. Lo stendardo di questo, come di tutti gli altri reggimenti, fu soppresso nel 1871, e quando fu riordinata l'arma (col R.decr. del 10 di settembre) dello stesso anno, ebbe il nome di 1° Reggimento di Cavalleria (Nizza), e nel 1876 (R. decr. 5 di novembre) quello che ha tuttora di Reggimento Cavalleria Nizza (1 ) (1). 0.84. STENDARDO del Reggimento Piemonte Reale Cavalleria, eguale al precedente. (V. n° 0. 39). 0.85. precedente. (V. nº 0. 40). STENDARDO del Reggimento Savoja Cavalleria, eguale al 0.86. precedente. (V. il nº 0. 42). STENDARDO del Reggimento Genova Cavalleria, eguale al 0. 87. STENDARDO del Reggimento Novara Cavalleria, eguale al precedente. (V. n° 0. 43). 0.88. STENDARDO del Reggimento Aosta Cavalleria, eguale al precedente. (V. nº 0. 44). 0.89.-STENDARDO, come il precedente, del Reggimento Lancieri di Milano. Secondo il R. decreto del 5 di agosto del 1859, che or dinava la creazione di 3 nuovi Reggimentidi Cavalleggiéri, il 16 del settembre seguente fu formato il Reggimento Cavalleggiéri di Milano, con tre squadroni forniti dai tre reggimenti di cavalleria di linea Piemonte Reale, Savoja e Genova. Nel 1860 (R. decr. 6 di giugno) venne posto tra i Lancieri. Nel 1871 ebbe il nome di 7° Reggi mento di Cavalleria (Milano) e nel 1876 riprese e conserva quello di Reggimento Cavalleria Milano (7). Fece le campagne del 1860-61, 1866 e 1870. Nella prima prese parte ai fatti d'arme di Fano e Senigallia, alla battaglia di Castelfidardo, all'investimento d'Ancona, al combattimento del Macerone, di S. Giuliano, del Garigliano ed all'investimento di Gaeta. Nel 1870 cooperò all'investimento di Roma. 0.90. Ottenne menzione onorevole perla bella condotta tenuta nella cam pagna del 1860-61, e specialmente per il fatto d'armi di Senigallia. STENDARDO del Reggimento Lanciéri di Montebello. Fu creato il 16 di settembre del 1859, per R. decreto del 15 di agosto, (1) Per l'origine di questo reggimento vedansi le notizie al nº 0. 38. 32. Catalogo R. Armeria. 498 CLASSE III. contemporaneamente a quello mentovato a dietro; ma il 6 di giugno del 1860 venne annoverato tra i Lanciéri. Nel 1871 (R. decreto 10 di settembre) fu denominato 8º Reggimento di Cavalleria (Mon tebello) continuando ad avere la lancia. Nel 1876 (R. Decreto 5 di novembre) riprese il nome di Reggimento Cavalleria Montebello (8°). Fece la campagna del 1866 nel 4° corpo d'esercito, e più tardi fece parte del corpo di spedizione (1), ma non si trovò ad alcun fatto speciale. 0. 91. STENDARDO del Reggimento Lanciéri di Firenze Con decreto (28 di aprile 1859) del Governo toscano, l'antica Divisione di Cavalleria Granducale venne costituita in un Reggimento di Ca valleria. Con altro decreto dello stesso Governo, del 10 di maggio successivo, ebbe il nome di Reggimento Dragoni, che il 4 di no vembre dell'anno stesso cambiò con quello di Reggimento Caval leggiéri di Firenze. Incorporato nel regio esercito (25 di marzo 1860) fu annoverato tra i Lanciéri. Nel 1871 (Regio decreto 10 di set tembre) ebbe il nome di 9º Reggimento di Cavalleria (Firenze) e nel 1876 (R. decr. 5 di novembre) quello presente di Reggimento Cavalleria Firenze (9°). Fece la campagna per l'indipendenza italiana del 1859 con la divisione toscana e quella del 1866 col 4° corpo d'esercito, e fece quindi parte del corpo di spedizione. In quest'ultima campagna si segnalò nel combattimento al Ponte di Vezza (26 di luglio 1866) 0.92. e si meritò la menzione onorevole. STENDARDO del Reggimento Lanciéri Vittorio Emanuele. Per l'ordinanza ministeriale del 12 di giugno del 1859, con i vo lontarj veneti e degli Statí romani accorsi in Piemonte, formavasi in Torino il primo nucleo di questo reggimento col nomedi Reg gimento Vittorio Emanuele Cavalleria. Incorporato nel regio eser cito (25 di marzo 1860) ebbe il nome (R. decr. 6 di giugno) di Lanciéri Vittorio Emanuele. Col nuovo ordinamento (10 di set tembre 1871) fu denominato 10° Reggimento di Cavalleria (Vit torio Emanuele) e nel 1876 (R. decreto 5 di novembre) riprese il nome di Reggimento Cavalleria Vittorio Emanuele (10°) che ha tuttora. Prese parte alle campagne del 1860 e 1866: nella prima, col (1) Intendasi quel corpo d'esercito mandato nel 1866, dopo la giornata del 24 giugno, all'Isonzo, per marciare direttamente sopra Trieste. Era comandato dall'illustre tenente generale conte Raffaele Cadorna. Vi ebbe un fatto d'arme al confine, e mentre egli si accingeva a continuare la marcia, gli giunse la no tizia che era firmata la pace e l'ordine di retrocedere. SERIE D. 499 4º corpo d'esercito e concorse all'acquisto di Pesaro, alla battaglia di Castelfidardo e all'investimento di Ancona; nella seconda, col 4° corpo d'esercito che poi fece parte del corpo di spedizione. 0.93. STENDARDO del Reggimento Lancieri di Foggia. Con R. decreto del 29 di ottobre del 1863 furono creati due depositi di reggimenti di cavalleria, il primo dei quali fu denominato De posito dei Lancieri di Foggia. Il 28 di genn. del 1864 questo de posito, col concorso dei Lancieri di Novara, di Milano, di Vittorio Emanuele e dei Cavalleggiéri di Alessandria fu ordinato in un reg gimento col nome di Reggimento Lancieri di Foggia, che nel 1871 (R. decr. 10 di sett) assunse il nome di 11º Reggimento di Caval leria (Foggia), e nel 1876 (R. decr. 5 di nov) riebbe quello di Reggimento Cavalleria Foggia (11º). Fece la campagna del 1866 prima nel 3º corpo d'esercito, poi in quello di spedizione. Combattè a Custoza nella giornata del 24 giugno. 0. 94. STENDARDO del Reggimento Cavalleggiéri di Saluzzo. (V. nº 0. 62). 0. 95. STENDARDO del Reggimentodi Cavalleggiéri Monferrato. (V. n° 0. 61). 0.96. STENDARDO del Reggimento Cavalleggiéri di Lodi. Per il R. decreto del 25 di agosto del 1859, il 16 del successivo settembre si istituiva un nuovo reggimento di cavalleria col nome suddetto, concorrendovi, ciascuno con uno squadrone, i reggimenti di Nizza, di Saluzzo e di Alessandria. Nel 1871 (R. decr. 10di sett) ebbe il nome di 15° Reggimento Cavalleria (Lodi), e nel 1876 (Regio decreto 3 di nov ), riprese quello di Reggimento Cavalleria Lodi (15°) che ha tuttora. Fece le campagne del 1866 e 1870. Nella prima, col 4° corpo d'esercito e quindi con quello di spedizione; nella seconda fece parte della 2ª divisione e concorse all'investimento di Roma. 0.97. STENDARDO del Reggimento dei Cavalleggiéri di Lucca Fu formato in Toscana (Decr. 23 di luglio 1850) con i volontarj, ed ebbe príma il nome di Divisione Cavalleggiéri Toscani, mutato il 4 di novembre dello stesso anno con quello di Cavalleggiéri di Lucca. Incorporato nel regio esercito il 26 di marzo del 1860, nel 1871 col nuovo ordinamento (R. decreto cit) fu denominato 16° Reggimento Cavalleria (Lucca), e nel 1876 (R. decr. 5 di nov.) ebbe il nome, che conserva presentemente, di Reggimento Cavalleria Lucca (16°). Fece la campagna del 1866, prima nel 1º corpo d'esercito, poi in quello di spedizione. Prese parte alla battaglia di Custoza. 500 0.98. CLASSE III. STENDARDO del Reggimento Cavalleggiéri di Caserta Il secondo dei due depositi istituiti nel 1863 (R. decreto del 20 di ottobre) (V. Regg. Lanciéri di Foggia), prese il nome di Deposito Cavalleggiéri di Caserta, che poi, per il decreto del 28di gennajo del 1864, con il concorso di cinque squadroni dei reggimenti di Aosta, Saluzzo, Monferrato, Lodi e Lucca, fu convertito nel Reggi mento Cavalleggiéri di Caserta. Col nuovo ordinamento del1871 ebbe 0.99. il nome di 17° Reggimento Cavalleria (Caserta), e nel 1876 quello che ha presentemente di Reggimento di Cavalleria Caserta (17°). Fece la campagna del 1866 appartenendo alla brigata di caval leria leggiéra, agli ordini del comando generale. TENDARDO del Reggimento Cavalleggiéri di Alessandria (V. nº 0. 63). S STENDARDO del Reggimento Usseri di Piacenza. Fu 0.100. creato nell'Emilia il 28 di settembre del 1859 col concorso di vo lontarj, e incorporato nel regio esercito (R. decr. 25 marzo 1860), il 6 di giugno successivo fu classato fra i cavalleggiéri, conser vando la sua denominazione. Nel 1871 ebbe il nome di 18° Reggi mento di Cavalleria (Piacenza), che nel 1876 fu cambiato con quello presente di Reggimento Cavalleria Piacenza (18°). Fece la campagna del 1866: da prima addetto al2º corpo d'eser cito, e di poi al corpo di spedizione. 0. 101. STENDARDO del Reggimento di Guide. Il 10 di aprile del 1859 fu creato uno Squadrone di Guide, che nel 1860 (Regio decreto 23 di febb ) fu ordinato in reggimento, incorporandovi uo mini di altri reggimenti di cavalleria e lo squadrone guide istituito nell'Italia Centrale. Col nuovo ordinamento del 1871 il Reggimento di Guide diventò il 19º Reggimento di Cavalleria Guide, e nel 1876 ebbe ed ha tuttora il nome di Reggimentodi Cavalleria Guide (19°). Fece le campagne del 1859, 1860 e 1866. Nella prima campagna lo squadrone fece il servizio di guide presso i diversi quartieri generali. Nella campagna del 1866 il reggimento prima apparteneva alla brigata di cavalleria leggiéra del 1º corpo d'esercito e si segnalò alla battaglia di Custoza; poi fece parte del corpo di spedizione. Bandiere diverse (*). 0. 102. alle armature di n° B. 20 e 21. BANDIÉRA di Modena eguale alle due dei nº 0. 17 e 19, (*) Ballatojo rimpetto alla finestra del giardino. SERIE O. 0.103. 501 BANDIÉRA di un reggimento svizzero, del passato secolo, al servizio del Re di Sardegna. Campo: croce bianca con gli an goli 1º e 4º di azzurro, 2º e 3º di rosso, e fiamme gialle uscenti dal mezzo; contornato da una fascia bianca con onda azzurra. La croce è caricata di uno scudo, sormontato da una corona di alloro giallo, con gli stemmi dei seguenti cantoni: 1° Schwytz, di rosso ad una croce raccorciata bianca; 2° Uri, di rosso ad una testa di bue nera con un anello passato in bocca; 3º Argovia, d'argento ad una fascia azzurra; 4º Unterwalden, partitodi rosso e d'argento caricato di una chiave di ferro a doppio ingegno in palo; 5° Gri gioni, sul tutto, di rosso ad uno stambecco di nero cornato d'oro. Lo scudo nella parte inferiore è circondato da un nastro col motto L'UNION FAIT LEUR FORCE. 0.104. BANDIÉRA di un reggimento svizzero eguale in tutto alla precedente e del tempo stesso. 0. 105. BANDIÉRA del Reggimento svizzero dei Grigioni circa il 1782. Campo alternato azzurro e rosso, croce bianca con fiamme bianche uscenti dal mezzo. La croce è caricata di uno scudo con corona, partito di argento ad una croce nera, e di oro ad un Er cole al naturale appoggiato ad un'asta nera. E contornata da una fascia bianca con onda azzurra. 0.106. BANDIÉRA (parte di mezzo) del REGIMENT ŠALUSSE Ν. 5-. Aquila nera a due teste caricata dello scudo di Savoja, con corona reale e collare dell'Annunziata. 0.107. BANDIÉRA di un battaglione del Reggimento Savoja nel regno di VITTORIO AMEDEO III. Campo, 1º e 4º nero, 2º e 3º azzurro con croce bianca e fiamme rosse uscenti dal centro, caricata di una targa con corona ducale, e dentrovi uno scudo ovale bianco con l'aquila sabauda coronata; contorno bianco con onda azzurra. 0. 108. BANDIÉRA di Savoja, campo turchino con aquila nera caricata dello scudo sabaudo, dipinta. 0. 109. BANDIÉRA del reggimento Savoja, del 1814. Campo al ternato azzurro e rosso con croce bianca e fiamme gialle dall'estre mità, contornato da una fascia azzurra con nodi di Savoia di rap porto e ricamati di seta bianca e gialla. La croce è caricata del l'aquila di Savoja coronata. 0. 110. STENDARDO del Reggimento Arborèa, della Cavalleria provinciale di Sardegna. 0. 111. BANDIÉRA del reggimento 37mo di fanteria, a tre colori, non di modello. (Emilia, 59). 0. 112.- BANDIÉRA del reggimento 35mo di fanteria, a tre colori, non di modello. (Emilia, 59). 502 CLASSE III. 0. 113. 0. 114. non di modello. (Emilia, 59). BANDIÉRA del reggimento 12mo di fanteria. (Emilia, 59). BANDIÉRA del reggimento 39mo di fanteria, a tre colori, 0. 115. 0. 116. (Emilia, 59). 0. 117. (Emilia, 59). 0. 118. (Emilia, 59). 0. 119. (Emilia, 59). 0. 120. BANDIÉRA di fanteria, non di modello. (Emilia, 59). BANDIÉRA del reggimento 3º di fanteria, a tre colori. BANDIÉRA del reggimento 19mo di fanteria, a tre colori. BANDIÉRA del reggimento 1mo di fanteria, a tre colori. BANDIÉRA del reggimento 6º di fanteria, a tre colori. Bandiere varie (*). BANDIÉRA tricolore delle GUARDIE DEL CORPO BANDIÉRA dell'Accademia militare, tricolore, con asta DI S. M. 0. 121. rossa e fasce azzurre, in una delle quali è la scritta ACCADEMIA MILITARE, nell'altra le lettere C. A. in cifra dentro una corona di alloro, tutto di ricamo d'argento. 0. 122. 0. 123. REGIA BANDIÉRA istituita dal re CARLO ALBERTO prima del 1848, 1º reggimento di fanteria Savoja. BANDIÉRA del reggimento 17° Acqui. Croce bianca in campo rosso, modello del re CARLO ALBERTO, con fasce azzurre sulle quali è la scritta ACQUI 17° REGIMENTO DI FANTERIA. 0. 124. ha la scritta FANTERIA. 0. 125. è la scritta 0.126. BANDIÉRA eguale alla precedente. Sulla fascia azzurra BRIGATA DI CASALE 11° REGGIMENTO DI BANDIÉRA del 17º Reggimento Acqui. Sulle fasce azzurre AQUI 17° REGGIMENTO FANTERIA. BANDIÉRA del 3º battaglione del 14° reggimento di fan teria della brigata Pinerolo. Campo azzurro con Aquila di Savoja e all'angolo superiore sotto l'apice lo stemma di Pinerolo. Ha le fasce tricolori e azzurre e cordoni e nappe dello stesso colore con frangia d'oro. Sulla fascia azzurra è la scritta BRIGATA PI NEROLO 14° REGGIMENTO. Sur una cartuccia legata all'asta è la notizia seguente : (*) Ballatojo sopra l'armadio 54. SERIE 0. " 503 Bandiera del 3º battaglione del 14º reggimento d'infanteria bri gata Pinerolo, la quale venne ritirata nel 1848 appena varcato il Ticino dietro il Decreto Reale che ordinava di conservar solo la bandiera del 1º battaglione per cadun reggimento. Questa bandiera fu allora conservata dal cav. Damiani colonnello di quel reggimento ed oggi luogotenente generale in ritiro, che graziosamente ne faceva dono alla Reale Armeriadi Torino il 6 agosto 1867. „ 0.127. BANDIÉRA antica del 18mo Reggimento di fanteria, Acqui. Campo azzurro con Aquila di Savoja. All'estremità superiore sotto il ferro è uno stemma inquartato, 1º e 4º di Savoja, 2º e 3º d'Acqui. Fasce tricolori e azzurre, e cordoni e nappe azzurre con frange d'oro. 0. 128. BANDIÉRA (soltanto l'asta coll'apice, che è una labarda) del 1ª Reggimento di linea bresciano nel 1848. 0. 129. BANDJÉRA istituitadal re CARLO ALBERTO prima del 1848 del 15° Reggimento Savona. Campo rosso e croce bianca. Bandiere dell'antico esercito sardo dal 1749 al 1831 (*). 0. 130. 0. 131. 0. 132. 0. 133. 0. 134. 0. 135. 0. 136. 0. 137. BANDIÉRA del reggimento Pinerolo. Nizza. " " " " " " " " " " " " " " " " Vercelli. Asti. Acqui. Mondovì. Asti. " STENDARDO a fiamma. Campo rosso, croce bianca e fiamme azzurre uscenti dalle estremità, contornato da fascia bianca con onda azzurra. Alla sommità presso al ferro è una targa a man dorla con lo stemma reale: 1º di Sardegna, 2° di Cipro e Gerusa lemme, 3º di Genova. 4º di Piemonte, e lo stemma di Savoja nel cuore. In basso dallo stesso lato, in una targa, la scritta DRAGONI DI S. M. Ha fasce, cordoni e nappe azzurre con frange d'oro. 0. 138. 0. 139. 0. 140. 0. 141. 0. 142.-- BANDIÉRA del reggimento Monferrato. STENDARDO dei Dragoni rossi. BANDIÉRA dei Granatieri Guardie. STENDARDO dei Dragoni di S. M. BANDIÉRA del reggimento Monferrato. *) Ballatojo sopra la loggia reale. 504 0. 143. 0. 144. 0. 145. CLASSE II.-- STENDARDO dei Dragoni di S. M. BANDIÉRA del reggimento Nizza. " " " Saluzzo. 0. 146. BANDIÉRA del soppresso battaglione Cacciatori della Regina (1831). Dono del cav. Giuseppe Garretti di Ferrero da Torino. 0. 147. 0. 148. 0. 149. 0. 150. 0. 151. 0. 152. BANDIÉRA del reggimento Acqui. " " " " " " " " " " " " " " " Genova. Alessandria. Genova. Casale. Tortona. Bandiere varie (*). 0. 153. BANDIÉRA bianca con lo stemma della duchessa di Parma Maria Luigia da una parte, colorita a olio, e dall'altra la Madonna della Concezione. Da una cartolina si apprende che appar tenesse ad un battaglione toscano; ma invece, parrebbe che questa fosse propria delle truppe parmensi (poichè anche Maria Luigia aveva voluto soccorrere il redi Sardegna) condotte (1821 aprile) in Piemonte da Neyperg (Pinelli, Storia milit. Piemont , II, v, 621. Esisteva in una chiesa di Cremona. 0. 154. stesso tempo. 0. 155. BANDIÉRA eguale alla precedente, e come quella dello BANDIÉRA a tre bande normali all'asta, due rosse ed una bianca con fasce tricolori. Ignota, ma certamente di qualche corpo di volontarj toscani. 0. 156. BANDIÉRA tricolore con lo stemma della città di Napoli e la scritta: LA CITTA' DI NAPOLI AI CANNONIERI. Questa bandiera fu data in dono all'8° reggimento di artiglieria dal Comunedi Napoli nel gennajo del 1868, nella occasione delle feste militari che si fecero ai Bagnoli. 0. 157. 0. 158. BANDIÉRA, drappo e fasce tricolori con lo stemma di Savoja. Asta coperta con velluto azzurro ornata di bullette di ottone. Apice a mo' di picca con la Croce di Savoja, di ottone, e rosa di velluto azzurro. Appartenne alle milizie toscane. BANDIÉRA eguale alla precedente. Ballatojo sopra le finestre verso la piazza reale. SERIE O 0. 159. 505 BANDIÉRA toscana eguale alla precedente con fasce az zurre e la scritta : 0.160. fanteria. 0. 161. 8 FEBBRAIO 1848. 27 febbraio 1848. BANDIÉRA eguale al nº 0. 158, del 19º reggimento di BANDIÉRA tricolore con lo stemma di Savoja coronato, senza fasce, surrogate da due cordoni e nappe di seta azzurra ed argento. 44° Fanteria toscana. Ο 162. BANDIÉRAdi reggimento, eguale alle altre dell'esercito sardo, formato dopo la campagna del 1859, ma senza fasce e senza rosa. 0. 163. 0. 164. 0. 165. BANDIÉRA eguale alla precedente, dell'esercito sardo. BANDIÉRA eguale alla precedente, dell'esercito sardo. BANDIÉRA tricolore con croce di Savoja e la scritta 2° REGGIMENTO-, forse di volontarj lombardi. 0.166. BANDIÉRA a tre colori, di lana, senza stemma, con co lomba argentata sull'asta. 0.167. BANDIÉRA e fasce tricolori di seta, ed asta egualmente dipinta. S'ignora a qual corpo abbia appartenuto. 0.168. BANDIÉRA tricolore, drappo di lana, asta foderata di stoffa verde ornata di bullette d'ottone. Ha lo stemma di Savoja e la scritta: LA SICILIA 27 MAGGIO 1860 VIVA VITTORIO EMANUELE RE D'ITALIA UNA PRINCIPE PIGNATELLI. 0. 169. BANDIÉRA a tre colori, di lana, eguale alla precedente in tutto, e con fasce di velluto azzurro. Sul mezzo della bandiera sta scritto l'Italia una. 0. 170. 4 aprile 1860 Viva Vittorio Emanuele Viva BANDIÉRA tricolore di seta con le bande orizzontali e asta dipinta a tre colori. S'ignora a qual corpo appartenne. 0, 171. BANDIÉRA dei volontarj ungheresi, tricolore, drappo e fasce di lana, con lo stemma d'Ungheria sormontato dalla corona di Santo Stefano. 0. 172. BANDIÉRA del reggimento dei Cacciatori del Tevere, a tre colori con fasce azzurre. Sull'apice, eguale a quelli degli sten dardi di cavalleria soppressi nel 1871 , è la scritta: R. decreto 15 maggio 1860. 0. 173. STENDARDO dei volontarj ungheresi (cavalleria) trico lore, con lo stemma di Ungheria da una parte e di Savoja dal l'altra, ricamati di seta, oro e argento. 0. 174. BANDIÉRA del 33° reggimento fanteria, a tre colori, con le strisce orizzontali senza croce di Savoja, con globo e croce 506 CLASSE III. di metallo. Si componevadi milizie toscane, e fu il primo dei quattro istituiti dal Governo provvisorio (Decreto 5 di maggio 1859) e formato con ibattaglioni 2º e 4º di linea granducali. Conserva tut tora il suo numero d'ordine col nome di 33° Reggimento Fanteria. 0.175. PENNONE del battaglione degli studenti di S. Galdino a tre colori, con l'effigie del Santo nel mezzo. 0.176. 0.177. BANDIÉRA a tre colori del 1ªRegg.to Cacciatori delle Alpi. BANDIÉRA a tre colori conlo stemma di Savoja nelmezzo e corona ricamata di oro. Sulla croce bianca sono le iniziali H. I. S. V. Sotto lo stemma è ricamato, di seta, un cavallo nero attorno al quale è la iscrizione 0.178. Montanari del Vesuvio. BANDIÉRA dell'Artiglieria Garibaldi 1860. Da una parte tricolore e dall'altra bianca, di seta. Su questa, nel mezzo, è lo stemma di Savoja coronato, di ricamo, e agli angoli cannoni e gra nate. Ha la scritta DI GARIBALDI BRIGATE CAMPALI ARTIGLIERIA ricamata di oro. Fasce di velluto e di seta azzurri con iscrizioni ricamate di argento- ITALIA UNA- CO STANZA ARMATA NAZIONALE ITALIA LIBERA. 0. 179. BANDIÉRA a tre colori con croce rossa nel mezzo, e sulle fasce le scritte :- CORAGGIO ITALIANO UNIONE È FORZA. 0. 180. STENDARDO tricolore di seta a brandelli. L'apice, è in forma di picca traforata, entrovi la croce di Savoja. Ignorasi cui abbia appartenuto. 0. 181. BANDIÉRA tricolore con la iscrizione lermitano. 11 dicembre 1860. 0.182. Il popolo Pa BANDIÉRA simile al nº 0. 169, ma con la data 12 gennajo 1848 0.183. omaggio di Giuseppe Valenza e Salvatore Lalicata. BANDIÉRA tricolore di seta con fasce azzurre, asta co perta di velluto azzurro, ornata di bullette di ottone e compiuta da un apice a mo' di picca traforata, dentrovi le lettere C. A. in cifra. Appartenne al 16° reggimento di fanteria Savona. Questo reggimento fece le campagne del 1848, 1849, 1855-56, 1859. Nel 1848 ebbe parte nei fatti d'arme di Monzambano (9 giugno) Pastrengo, Ponton, Santa Lucia, Rivoli, Volta, Milano. Nel 1849 si trovò alla giornata di Novara. Nel 1855 prese parte alla battaglia della Cernaja. Nel 1859 combattè a Borgovercelli e alla battaglia di Palestro nella quale ultima per il suo valoroso concorso si meritò, per la bandiera, l'onore della medaglia d'argento al valore militare. 0.184. BANDIÉRA a tre colori, di lana, con croce rossa, propria del Reggimento della morte (1). (1) Così è scritto in una cartolina. SERIE O. 0. 185. 0. 186. 507 BANDIÉRA e fasce tricolori del REGGIMENTO RE ARTIGLIERIA, con lo stemma borbonico da ambedue le parti. BANDIÉRA tricolore con fasce eguali, con lo stemma borbonico da ambedue le parti e giglí a ciascuno dei quattro an-- goli , con la scritta 1º RTO DELA GUARA GRAM. Trofeo di guerra del 1860. BANDIÉRA eguale alle precedenti, del 2º RTO GRARI 0.188. 0. 187. GUARIA RLE BANDIÉRA del 1º Reggimento della Guardia Granatieri, eguale a quella del 3º Reggimento Guardia Cacciatori, eccetto nella scritta, segnata nº 0. 189, anche questa anteriore al 1848. 0. 189. BANDIÉRA del 3º Regg . Guardia Cacciatori, di seta rossa, con fasce dello stesso colore e stoffa, rícamata di oro. Ha lo stemma borbonico da ambedue le parti e il fiordaliso a ciascun an golo entro corona di alloro, il tutto ricamato di seta, argento e oro. È anteriore al 1848. 0.190. BANDIÉRA borbonica del Reggimento Re Artiglieria eguale alla precedente. 0. 191. BANDIÉRA e fasce tricolori di seta, del 3º Reggimento Guardia Cacciatori. Ha da una parte lo stemma borbonico, e dal l'altra la croce dell'Ordine Costantiniano di S. Giorgio. 0. 192. BANDIÉRA del 2º Reggimento Granatieri Guardia Reale come la precedente. 0. 193. BANDIÉRA borbonica a tre colori, di seta, con la croce Costantiniana da ambedue le parti. 0. 194. BANDIÉRA a tre colori, di lana, della squadra siciliana di Portolegni con un'aquila per apice. 0. 195. BANDIÉRA tricolore, siciliana , con la scritta GLIERIA NAZIONALE 0. 196. e la Trinacria. ARTI BANDIÉRA del 40° reggimento di fanteria, della brigata Bologna, donatagli dalle signore bolognesi nella occasione del giu ramento prestato nella chiesa di S. Petronio il 21 di novembre del 1859. È tricolore, di seta. Per il valore dimostrato dal reggimento alla presa de' monti Pe lago e Polito, in Ancona, la bandiera fu fregiata della medaglia di argento al valore militare. 0. 197. BANDIÉRA tricolore, di seta, con fasce di velluto az zurro, della Batteria d'Artiglieria lombarda che nel 1848 si formò in Cremona, donatale da questa città nell'anno stesso. Divenuta la batteria nucleo di un Corpo di Artiglieria lombardo, istituito dal Governo Provvisorio, ne ebbe il comando il cav. Ignazio de Genova di Pettinengo Maggiore d'Artiglieria dell'Esercito Sardo. Nella rioc 509 CLASSE III. cupazione austriaca di Milano, questa bandiera fu salvata dal Te nente Bottazzi e dal Caporale Avenati e data in custodia al men tovato Maggiore cav. di Pettinengo, che nel 1876, essendo Tenente Generale, la fece consegnare dallo stesso sig. Bottazzi, allora Te nente Colonnello, all'Armeria Reale, secondo la Nota Ministeriale del giorno 8 di novembre del 1875. Timballi del Reggimento Dragoni del Re 0. 198, 199. 0. 200, 201. SANGIACCHI. TIMBALLI del Reggimento Dragoni del Re, di sciolto nel 1821 (1). Dono del conte Magno-Cavallo, capitano di (1) Nell'assalto delle linee presso la Madonna di Campagna, seguíto li 7 di set tembre del 1706, questo reggimento conquistò li Timballi dei Carabinieri di Francia, e dopo questo fatto VITTORIO AMEDEO II stabili, li 12 di ottobre seguente, un Timballiére per questo reggimento. : SERIE O. 509 Cavalleria, figlio ed erede del conte Magno-Cavallo, ultimo colon nello dei Dragoni del Re. 0. 202, 203. AQUILE di bronzo dorato, date da Napoleone I ai Granatieri della Guardia d'Italia, il 22 di settembre del 1805, per ápici delle loro bandiere. Sono una imitazione delle antiche aquile romane, eccetto che scambio di tenere sotto gli artigli il ful mine, tengono sotto quelli della zampa destra il globo, simbolo del mondo; e invece di posare sulla cartella con le solite lettere S. P. Q. R., stanno sopra un parallelepipedo coronato da cornice, sulle quattro facce del quale sono le seguenti iscrizioni: NAPOLEONE DAVA LI 22 SETTEMBRE 1805 REGNO D'ITALIA GUARDIA REALE REGGIMENTO INFANTERIA BATTAGLIONE GRANATIERI ULMA- MONACO- VIENNA- ZNAIN- AUSTERLITZ DALMAZIA-RAGUSI- MONTENERO-ILLASI-PAPA- RAAB VAGRAM-VITEBSC- OSTROVNO- MOSCOVA- MOSCA MALLIOLAROSLAVETZ- BERESINA-WLOP- CRESNOI- VIASMA MARIENWENDER- GRAINBOURG- BASSANO- GOITO-SALÒ 0. 204. AQUILA di bronzo eguale alle precedenti. SERIE P. Modelli P. 1.- BALISTA (lat. ballista, franc. baliste, ingl. balista, spagn. honda, ted. Balista). Macchina campale degli antichi adoperata negli assedj per iscagliare pesanti massi di pietra o grossi dardi, e per ciò era di due forme diverse. (Rot , Arm. 46). P. 2. CATAPULTA maggiore (lat. catapulta, franc. catapulte, ingl. catapulta, spagn. catapulta, ted. Katapulta). Macchina antica la quale si adoperava per trarre saette molto grosse e pesanti. (Rot , Arm. 46). P. 3. P. 4. P. 5.-- CATAPULTA mezzana. (Rot , Arm. 46). CATAPULTA piccola. (Rot., Arm. 46). ARÍETE (lat. aries, franc. bélier, ingl. batteringram, spagn. ariete, ted. Sturmbock). Macchina murale antica, composta di una lunga e grossa trave armata all'estremità anteriore di una testa di montone di ferro massiccio, che cacciata con violenza contro le mura di una città fortificata, con i ripetuti colpi vi faceva l'aper tura a breccia. Fu continuato l'uso di questa macchina col nome di montone o gatto anche nei tempi di mezzo. (Rot., Arm. 46). P. 6.- VIGNA (lat. vinea, franc. vigne, ingl. vinea, ted. Schutzdach). Casotto mobile su quattro ruote, a forma di semicerchio nella parte anteriore. Il tetto era coperto con pelli fresche o con panno di crini di cavallo. (Rot , Arm. 46). P. 7. VIGNA con ruote, e nella parte anteriore ad angolo retto saliente. (Rot. , Arm. 47). P. 8. PLUTEO (lat. pluteus , franc. mantelet , ingl. mantelet, spagn. mantelete, ted. Schirm). Riparo mobile di legno, composto SERIE P. 511 di due pareti unite ad angolo retto, con feritoje, fornito di tre ro P. 9. telle in basso. (Rot., Arm. 47). PLUTEO. Riparo, come il precedente, di legno, di forma semicircolare, coperto di pelli fresche bovine, su tre rotelle. (Rot , Arm. 47). P. 10. TORRE MOBILE (lat. turris ambulatoria). Macchina mili tare antica e anche dei tempi di mezzo, di pianta quadrata, con diversi piani (tabulata), nell'inferiore dei quali era l'aríete (aries), nei superiori i ponti (exostrae) che si abbassavano sulle mura, alle quali potevasi facilmente accostare essendo collocata sopra ruote, che ne facilitavano qualunque movimento. (Rot., Arm. 47). P. 11. CORVO (lat. corvus, franc. grappin d'abordage, ingl. gra pling-iron, spagn. grafio, ted. Enterdregge). Graffio a due rebbj, di ferro, fissato all'estremità di un'antenna. Serviva nelle operazioni navali e militari, e per l'assalto o difesa dei luoghi fortificati. (Rot , Arm. 47). P. 12. SCALA (scalae). Istrumento per salire (da scando) (usato dai latini nel plurale, perchè era composto di più scalini posti l'uno sopra l'altro tra due staggi), simile alle nostre scale a piuòli. Come è antico l'uso di dare la scalata ai luoghi assediati, così sono an tiche le scale, e nella colonna trajana vedonsi i soldati romani con le scale per dare l'assalto a una fortezza della Dacia. (Rot., Arm. 47). P. 13. PONTE MILITARE, su cavalletti, fatto dall'esercito sardo nel 1855 in Crimea sul Cernaja (1). (Rot , Arm. 62). P. 14.- PONTE LEVATOJO e stabile del castello di Pollenzo. (Rot , Arm. 54). P. 15. Arm. 54). TENDA-OSPEDALÉ dell'Esercito sardo, in Crimea. (Rot , P. 16.- TENDA, per Generale dell'Esercito sardo, in Crimea. (Rot. Arm. 54). P. 17. TENDA, alla maniera turca, per soldati dell'Esercito sardo, in Crimea. (Rot , Arm. 54). P. 18. P. 19. P. 20. BARACCA per soldati, di graticci spalmati di creta, del l'Esercito sardo, in Crimea. (Rot., Arm. 54). STALLA della cavalleria sarda, in Crimea. (Rot , Arm. 54). BATTERIA russa, nel mare Baltico, a casamatta. (Rot , Arm. 52). P. 21.- Arm. 47). BATTERIA CORAZZATA modello Cavalli, a casamatta. (Rot., (1) Questo e tutti gli oggetti seguenti sino al nº P. 19, furono offerti dal Corpo Reale d'Artiglieria. 512 CLASSE III. ZANCADE. Specie di zattere, con le loro attinenze, remi, P. 22, 23. vele, ancore, ecc , usate nelle coste di Fernambuco. (Rot , Arm. 47). PIROGA orientale. (Rot , Arm. 47). P. 24. P. 25. P. 26. CAVALLO con sèggiole per feriti. (Rot., Arm. 52). BARCA peschereccia orientale. (Rot , Arm. 47). P. 27. CAVALLO con sacchidi cuojo per il trasporto dell'acqua. (Rot., Arm. 52). P. 28. CAVALLO con casse per medicinali. (Rot., Arm. 52). P. 29. CAVALLO con lettighe per feriti. (Rot., Arm. 52). P. 30.- BARELLE (duc) per il trasporto di feriti, con calorifero. (Rot., Arm. 52). P. 31. STATUA EQUESTRE di bronzo, di NAPOLEONE I, opera del A. Marocchetti, 1840. (Asse editeur). (Rot , Arm. 59). P. 32. STATUA EQUESTRE di bronzo, di GUGLIELMO IL TACITURNO, opera del conte E. de Niewerkerke, 1843. (Rot). P. 33. STATUA EQUESTRE di bronzo del principe AMEDEO DI SAVOJA duca di Aosta, in divisa di colonnello del 6º reggimento di caval leria Aosta. Opera di A. Balzíco. Fonderia Ceriani e Barzaghi, Milano, 1867. (Rot ). P. 34. CANNONE A RETROCARICA da muro, sistema WAHRENDORFF, gettato nella fonderia di Aöker. (Rot. , Arm. 52). P. 35. CANNONÉ di ferro colato a retrocarica, sistema CAVALLI. (Rot , Arm. 47). P. 36. CANNONE di bronzo, piemontese, da campagna, conaf fusto a coda (mº 1830). (Rot , Arm. 49). P. 37. CANNONE di ferro colato, svedese, da campagna, con af fusto di legno a cosce parallele e aloni aggiunti, di ferro colato. (Rot , Arm. 49). P. 38, 39. CANNONI di bronzo (1), piemontesi, d'assedio, affusto a coda (mº 1830) di legno e ruote di ferro, con la scritta : Viale Luo gotenente d'Artiglieria fece. Torino 1838- sulle bande degli aloni, e sulla fascia di culatta. Armamenti su cavalletti. (Rot., Arm. 54). P. 40. CANNONE di bronzo , piemontese, d'assedio, con affusto di ferro di forma speciale. Ha l'anno 1838, Torino, e la stessa scritta. Viale Luogot. d'Artigl. fece. Armamenti e cavalletti. P. 41. CANNONE di bronzo, piemontese, da 16 con affusto da marina e ruote di ottone, fatti dallo stesso luogotenente in Torino nel 1838. P. 42. P. 43. LEVA. SCALETTA. (1) Questo ed i seguenti oggetti, sino al nº P. 50, sono nell'armadio 54. SERIE P. 513 P. 44. MORTAJO alla Gomer, da cm. 27, di bronzo, con ceppo, a cosce di bronzo e traverse di legno ; dello stesso Viale, in To rino, 1838. P. 45. di legno, P. 46. P. 47. MORTAJO di bronzo, piemontese, da cent. 27, con ceppo ferrato. CASSONE da munizioni, di latta. CANNONE da campagna, di bronzo, con doppio rinforzo e due draghi per maniglie, montato sopra affusto alla Gribeauval. P. 48. OBICE corto di bronzo, vecchio modello, sopra affusto alla Gribeauval. P. 49, 50. PIRAMIDI di 4 bombe di legno, da cm. 27del mor tajo alla Gomer. P. 51. CORVETTA eseguita dal cavaliere Raimondi, capitano di cavalleria in ritiro, dal quale fu offerta al Ministero della Guerra, che ne fece dono all'Armeria Reale. P. 52. PARCO di Artiglieria. BATTELLO Sottomarino di ferro. P. 53. FORTIFICAZIONI inrilievo,di legno, sopra tavolette incorniciate, larghe m. 0,370, alte m. 0,288, di diversi sistemi (1) nell'ordine seguente: P. 54. P. 55. P. 56. P. 57. P. 58. P. 59. I. Sistema di Alberto Durer. II. III. id. id. Italiano. di Freitag. di Coehorn. IV. id. V. id. di Landsberg. VI. id. del Conte Pagan. P. 60. VII. id. I del Maresciallo Vauban. P. 61. VIII. id. III dello stesso Vauban. P. 62. IX. id. Fortificazione secondo la scuola di Me zières. P. 63. X. id. di Montalembert. P. 64. P. 65. XI. id. di Speckel. XII. id. di Rimpler. P. 66, 67.- DIVISE dei varj reggimenti difanteria e cavalleria e di altri corpi dell'antico esercito sardo, in due quadri. Sono tutte di stoffa dei colori proprj di ciascun reggimento coni bottoni di metallo, della forma usata da Federico il Grande per il suo esercito. (Rot). P. 68, 69. ARCHIBUSI militari, a percuotitojo (2). Di Giovanni Viale, Torino 1839. (Rot., Arm. 54). (1) Eseguite sui disegni di A. von Zastrow, Berlin, 1828. (2) Questi e tutti gli oggetti seguenti sino al nº P. 81, sono nel medesimo armadio. Catalogo R. Armeria. 33. 514 P. 70. P. 71. P. 72. CLASSE III. FUCILE militare, lavoro dello stesso armajuolo Viale. OBICE di bronzo corto, vecchio modello. PETRIERE di bronzo, sopra ceppo di legno ferrato, e cuneo di mira. P. 73. PETRIERE di bronzo, con ceppo di legno, e martinetto per dargli i gradi di elevazione. P. 74. PETRIERE di bronzo, mº del passato secolo sopra ceppo di legno. P. 75. PIRAMIDE di palle a base quadrata, di bronzo, in un solo pezzo. P. 76, 77. di nº P. 38, 39. P. 78. P. 79. P. 80, 81. PIRAMIDI di 4 palle ciascuna dei cannoni d'assedio PIRAMIDE di 4 granate di legno. PIRAMIDE di bombe, senza spolette, di legno. BARILI da polvere. SERIE Q. Oggetti diversi. Q. 1. MEDAGLIA di bronzo commemorativa del quarto centenario di DONATELLO. (Bach. 30). Q. 2. Q. 3. Q, 4, 5. COLLARE di ferro da tortura. (Bach. 30). CHIAVE da Ciambellano della Duchessa Maria Luigia, di Parma. (Bach. 31). BRACCIALETTI di lastre di argento, con ornati rilevati su fondi a smalto di varj colori. (Rot , Arm. 43). Q. 6. BASTONE DI COMANDO di Alfonso I d'Este, duca di Ferrara. Èdi ebano, diam. 0,035, lungh. 0,55, cilindrico, con pomi di ar gento ornati di gigli, di armi e dello stemma ducale, col Gonfalone in palo, contornato dalla collana dell'ordine francese di S. Michele, stupendo lavoro di niello italiano del 1508 circa, anno in cui fu, da Giulio II, creato Gonfaloniere di Santa Chiesa. (Arm. 25). Q. 7. BASTONE DI COMANDO. Fu acquistato insieme con la celata veneziana di nº E. 10, da un discendente della famiglia Tiepolo, e perciò creduto che anche questo appartenesse a Bajamonte del quale è già parlato alla pag. 169. Ma questa credenza non è appoggiata ad altro che al sapersi tali oggetti venduti da uno dei Tiepolo, ar gomento ben debole in faccia all'oggetto stesso che lo stile e la storia concordano nel provare erronea, anzi falsa addirittura la fat tane attribuzione. Vedasi alle pag. 169 e 170 la descrizione della celata di nº E. 10 e le note. È lungo 0,62 e del diam. di 0,036, e 0,042 nelle ghiere che ne ornano le estremità. Queste ghiere sono di bronzo dorato, scolpite a mezzo rilievo con due rami di palma 516 CLASSE III. e di alloro in alto e sotto armature, armi innastate e manesche, tam buri, trombe e cannoni con affusto; scolture indubitatamente della fine del xvII secolo, o de' primi anni del xvIII. (Arm. 32). Q. 8. BASTONE d'appoggio, del secolo XVII, lungo 1,10 con anima di legno coperta da 13 cannelli cilindrici di osso con rappresenta zioni allegoriche e favolose graffite a mezza macchia (1). Il pomo è aggiunto, e non ha nessuna relazione col bastone. (Bach. 31). Q. 9. COLLARE dell'ordine dell'Annunziata operato espressa mente per poterlo portare sopra la corazza. È in due pezzi ma schiettati, di lastra d'argento dorato, contornata da una cornicetta con i nodi alternati dal FERT in argento naturale sul fondo. Ap parteneva alla famiglia Provana, e venne donato alla M. del re CARLO ALBERTO dalla E. del fu, conte Prospero Balbo. (Arm. 1). Q. 10. CORNO DA CACCIA di avorio, portoghese, della lunghezza di 0,63. È interamente scolpito a basso, a mezzo e ad alto rilievo con isvariate rappresentazioni di cacce e di animali, sparsi qua e là che si assalgono e si sbranano. È diviso a zone, di varie altezze, tutte decorate in modo diverso. Il bocchino del corno esce dalla bocca di un drago, la testa del quale è circondata da due cordon cini e da un rozzo ovolo. Segue una parte a spira con perle (scolpite) agli angoli rientranti e saglienti, e dopo un altro anello come quello già descritto, continua incampanandosi a mano a mano sino alla sua estremità. Dopo il secondo anello è un ansa, e nella opposta parte un cocodrillo ad alto rilievo. Nel terzo anello è un dragone alato e fra questo ed il quarto è la caccia al cervo. Sul quarto cerchio è unserpente nell'atto d'ingojare un coniglio. Quindi rami con foglie e cinghiali ed orsi e becchi tramezzo. Nell'ultimo anello è lo stemma di Casa Braganza contornato da rami di alloro e soste nuto da due liocorni ; la Croce di Beja (quella dell'ordine di Cristo) contornata da lacci intrecciati; finalmente la sfera con la celebre linea di divisione, tra la Spagna ed il Portogallo, degli stati d'Eu ropa e d'America fatta nell'anno 1494. Tramezzo a tutto questo cervi, lepri, cani e cinghiali; onde è fatto chiaro che quest'Olifanto è da caccia, che appartenne alla casa di Braganza, e che è opera di artefici portoghesi della prima metà del secolo XVI. Se si guar dasse lo stile bisognerebbe dirlo operato nel x o XI secolo, ma quella sfera fissa un termine 1494, più indietro del quale non si può an (1) Nel vecchio catalogo è detto: Bastone di comando, d'avorio, tutto scolpito e supposto d'appartenenza dei duchi di Mantova-. N. 68, pag. 81. Oltrechèun bastone lungo un metro e dieci centimetri non può essere di comando, non vi ha segno nè documento che giustifichi avere appartenuto ai duchi Gonzaga. SERIE Q. 517 dare. D'altronde, esiste nel Museo Imp. di Tsarskoe-Selo un Olifanto della stessa lunghezza e diametro con gli stessi stemmi e simiglianti rappresentazioni di animali e di cacce con la scritta DOM LVIS INFAMTE: duca di Beja gran conestabile del regno nato nel 1505, morto nel 1555. E poichè questo secondo per avere apparte nuto all'Infante D. Luigi dovette essere fatto circa il 1525, così il nostro che è d'identico lavoro deve essere dello stesso tempo, se pur non è una imitazione posteriore. (Bach. 31). Q. 11. CORDONE del telegrafo sotto-marino stabilito tra la Francia e l'Inghilterra. Dono del signor Miani. (Rot , Arm. 53). Q. 12. ASTUCCIO di legno, coperto di cuojo cotto, della spada creduta di S. Maurizio (V. la fig. a pag. 240). È uno stupendo la voro della prima metà del secolo xv, e lo mostra chiaro non solo il S. Maurizio a cavallo, rappresentatovi in bassorilievo con arma tura gotica e scarpe alla poulaine; ma, e più precisamente, il nome dell'Abate che lo fece fabbricare. È questo tutto coperto di cuojo cotto colorato, egregiamente scolpito con ornamenti di fogliami e fiori incorniciati da listelli rilevati sul fondo granito. Sulla traversa in carattere tedesco, abbreviato, è la scritta: ST. MAURITIUS e per lo lungo 0 | BONE | MAURICII | DEFENDE | TUI | COR | AMICI | UT | NUNQUAM | SUBICI | LAQUEIS | POSSIT | INIMICI 一. Tra questi due versi, sono tre scudi sannitici con lo stemma di Casa Savoja. Nella parte opposta è ornato di fogliami e di rose tutte a colori e ad intaglio, come anteriormente. In alto è il nome PETRUS FORNERI, abate di San Maurizio d'Agauno dal 1434 al 1438, che fece fare questo stupendo astuccio. (Arm. 6). Q. 13. CASSETTA di legno, coperta di velluto paonazzo ornata della croce di S. Maurizio, dei nodi di Savoja e delle iniziali CC intrecciate, una contro l'altra, di ricamo di argento; fatta fare dalla Reggente Maria Cristina, per conservarvi l'astuccio della spada di S. Maurizio. (Arm. 6). Q. 14. GUARDA ONORE (1). Arnese di ferro che si serrava con lucchetto ai fianchi della donna. Invenzione della più brutale gelosia dei mariti per assicurarsi della fedeltà delle loro mogli. (1) Nell' Armeria dell'arsenale, in Venezia, si conserva uno di questi arnesi, e si trova descritto nell'inventario, qui più volte citato, del 1548 (pag. 99), come segue: Balestra invida (invitata) del Signor de padoa. Una braga de ferro della moier del ditto Signor-. SERIE S Doni ed altri oggetti appartenuti al Re CARLO ALBERTO S. 1. BANDIÉRA di velluto rosso da una parte e cifra del Re Carlo Alberto con corona ricamata sulla croce bianca; dall'altra parte, tutta di raso, è la scritta Viva il Re riformatore-. I cordoni d'oro sono ricchissimi, e sulle due fasce stupendamente rica mate con filo d'oro sono: in una, la iscrizione Maria Luigia, Arciduchessa d'Austria, duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla con lo stemma e le cifre ricamate di questa principessa; sull'altra oltre lo stemma e le cifre, è scritto- Iddio ed il Sovrano, l'onore e la gloria (1). S. 2. CARLO ALBERTO. S. 3 BANDIÉRA simile alla precedente e suvvi scritto VIVA BANDOLIÉRA di velluto rosso ricamata con foglie di alloro S. 4. e fiordalisi per portare la bandiéra della duchessa di Parma di N° 2. BANDIÉRA di velluto rosso con la croce di Savoja e con le iscrizioni doganale noscente 一. Viva Carlo Alberto riformatore- Viva la Lega 11 29 ottobre 1847 Il commercio di Torino rico Porta le cifre del Re ricamate con filo d'oro ed è or nata di gallone d'oro finissimo. Ha l'asta ed il pomo d'argento, e su questo è inciso il globo terrestre. S. 5. BANDIÉRA, di seta da una parte e di velluto dall'altra, rossa. Ha da ambedue le parti la croce di Savoja di raso bianco, e la iscrizione Le arti unite a Carlo Alberto, per le riforme (1) Tutti gli oggetti di questa Serie sono raccolti nell'armadio di N° 54. 1840 SERIE S. 519 riconoscenti 一. Dall'altra parte il campo rosso di velluto, porta trofei analoghi alle arti, dipinti di color giallo. S. 6. BANDIÉRA dell'isola di Sardegna con l'iscrizione 1Sardi ai Piemontesi-. Campo bianco croce rossa accantonata dalle teste di mori. S. 7. BANDIÉRA simile alla precedente, con la iscrizione Sardi ai Genovesi. S. 8. I BANDIÉRA da una parte di velluto azzurro con lo stemma di Savoja e la iscrizione scenti--, ricamati di argento. Dall'altra parte è la croce di Savoja in campo rosso. A Carlo Alberto i Valdesi ricono S. 9. BANDIÉRA di seta tricolore con fasce turchine e cordoni con nappe d'argento e per apice un'aquila con corona caricata della croce di Savoja. Sulle fasce è la scritta Battaglione Adolescenti. S. 10. BANDIÉRA tricolore di seta. Da una parte ha la scritta Guardia Nazionale Veneta 1848 con gli stemmi di Venezia e di Milano ricamati di oro. Dall'altra parte Viva l'Italia Viva il Re. S. 11. BANDIÉRA di seta a tre colori, con le bande orizzontali, e trofeo di armi dipinto sul bianco. Sulle fasce di velluto verde sono le scritte: VALORE E LIBERTÀ LA PATRIA E DIO LE DONNE LOMBARDE AI PRODI CANNONIERI. S. 12. BANDIÉRA di raso a tre colori riccamente ricamata di oro conlo stemma di Casa Savoja da ambedue le parti e la data del 1848. Sulle tre fasce sono le iscrizioni: Sardo L'Italia fa da sè S. 13. Genovese S. 14. la scritta: Le Milanesi all'esercito Carlo Alberto Bandiéra azzurra, con la iscrizione Viva Carlo Alberto riformatorė. BANDIÉRA di raso a tre colori senza stemma di Savoja con Spada d'Italia. Il corpo sanitario 1º Reggimento di Linea Bresciano 1º Battaglione —; sulla striscia rossa sulla striscia bianca Viva Carlo Alberto Nell'unione è la forza. Viva Pio IX-; S. 15.-BANDIÉRA a tre colori, ricca,conlo stemma della trinacria, 'di oro, nel mezzo. Sulla fascia è la scritta Al Piemonte, Sicilia indipendente ed Italiana S. 16, L'asta è rivestita di seta a tre colori. SCIABOLA, lama persiana, con fodero moderno di ferro e fornimento modello della sciabola di fanteria dell'esercito. CLASSE III. 520 S. 17.- SCIABOLA europea con lama didamasco, alla foggia turca, di Solingen, lunga m. 0,72, larga 0,031, dorata per tre quarti, con schiacciati rilievi. Fornimento fatto nella stessa maniera, di argento dorato, con manico impiallacciato di madreperla, e scolpito a basso rilievo. Fodero dello stesso metallo dorato egualmente scolpito, con otto formelle elittiche da ciascuna banda impiallacciate di madre perla. Sull'ultima formella anteriore è, di rapporto la cifra di re C. A. Sul dorso del fodero è la scritta- PIRMET A PARIS ARQ.ER DU ROI DE WESTPHALIE. S. 18.-SCIABOLA moderna,diforma orientale detta Palà, della fab brica di Toda 1823. Lama di damasco, lunga metri 0,76, larga m. 0,05, dorata nel primo terzo con ornati, testa di Medusa, busti galeati e trofei d'armi su fondi color viola. Negli altri due terzi è rappresentata la rassegna e lo sfilamento di un esercito innanzi alla statua della Vittoria, che dispensa corone, sul piedestallo della quale è l'anno 1813, forse allusivo alle vittorie riportate sull'eser cito francese. Il fodero di avorio è lavorato a tondini, con puntale, cappa, fascette e campanelle di acciajo, riccamente ornato e dorato con alcuni fondi color viola. S. 19. SCIABOLA da fanteria. Lama lunga 0,86 con la scritta, da una parte-- VIVE LE ROI e dall'altra CHARLE AL BERT ROI DE SARDAIGNE 一. pugnatura di osso nero. S. 20. Fornimento di ottone con im SCIABOLA con lama di damasco. Fornimento di argento dorato rappresentante la nota impresa del leone galeato che tiene tra le unghie un serpe. Fodero di metallo bianco. S. 21. SCIABOLA (lama), di quelle che il re CARLO ALBERTO fece fabbricare dall' armajuolo Noledi da Genova, per regalare agli Uffiziali del Reggimento austriaco Carlo Alberto. Porta la scritta CARLO + ALBERTO da una parte, edall'altra i nodi di Savoja. S. 22. SPADA di lusso del re C. A. con il fornimento di oro massiccio, fodero di acciajo di getto, e dragona di filo d'oro. S. 23. SPADA che portava re CARLO ALBERTO nella campagna del 1848. Lama lunga m. 1,00, larga m. 0,018, sgusciata per tutta la lunghezza. Fornimento di acciajo brunito con coccia liscia emi sferica; croce cortissima finita da due teste di leone con sfera dorata in bocca, e foglie di acanto a bassorilievo ; manico coperto di trec ciuòle e fili di argento annerito; ghiere di acciajo con foglie a basso rilievo su fondo dorato. Pomo ovoidale dello stesso lavoro, sormon tato da una specie di suggello incisovi il leone galeato e il motto. S. 24. SPADA appartenuta a re C. A. Lama a biscia lunga 0,95, larga 0,03 con due medaglie, di bassorilievo, dorate, rap SERIE S. 521 presentanti l'Arcangelo S. Michele, e la Madonna col bambino. For nimento di argento dorato vecchio modello delle spade dell'esercito sardo ; manico rivestito di trecciuòle di argento, pomo simile alla precedente, ma liscio, con lo stesso suggello. Sulla coccia inferiormente sono i nodi di Savoia intramezzati da FERT. Fodero di acciajo brunito. È tradizione che il magnanimo Re cingesse questa spada nella giornata di Novara. S. 25. SPADA con lama di damasco a biscia, lunga 0,90 larga, 0,04. Il fornimento è uguale alla precedente. Sulla lama, dentro for melle violette sono, tra due nodi di Savoia, le scritte in lettere do rate: Aderit Tempus- Melius est mori in bello quam videre mala gentis nostrae 一. Fodero di acciajo forbito. S. 26. SPADA in tutto simile alla precedente. Lama a biscia, di damasco, lunga 0,85, larga 0,03. Da ciascuna parte della lama nella scanalatura è a basso rilievo il motto fert tra due nodi di Sa voja. Fodero di acciajo forbito. S. 27. SPADA. Lamadidamasco a biscia, lunga 0,94, larga 0,03, finita in punta di freccia. Presso al tallone da ambedue le parti è il motto fert. Fornimento di acciajo, e nell'impugnatura di legno con pelle di pesce. Lavoro di Noledi, Calmet e compagnia- Genova. S. 28. SPADONE con lama a filo e costola, a doppio sguscio, lunga 0,85, larga 0,04. Fornimento di metallo dorato eguale ai pre cedenti, e fodero di acciajo brunito. S. 29. SPADA lama adue fili lunga 1,00, larga 0,03 con cortis simo sguscio. Fornimento con coccia emisferica, elso a ne manico coperto di filo e di trecciuòla di ferro. S. 30. SPADA propria di re C. A. Lama a due fili, con la croce di Savoja di oro, lunga 0,91, larga 0,02. Fornimento di ordinanza di metallo dorato. Vi è ancora la dragona. Fodero d'acciajo forbito. Sulla coccia è il motto fert tra due nodi di Savoia. S. 31. LAMA di spada con filo e costola, da cavallo, e spigolo da ambedue le parti. Noledi- Genova 一. Fornimento provvi sorio, modello della fanteria, di acciajo e avorio. S. 32. COLTELLO DA CACCIA moderno. La lama di damasco a due fili con largo sguscio, è lunga 0,53, e larga 0,049. Il forni mento massiccio di metallo dorato con elsi curvi ornati di cani che inseguono una volpe, testa di cinghiale e di corvo, e manico formato da un cacciatore vestito alla foggia del 500, che appog giato ad un albero stringe con la mano destra un pugnale e con la sinistra tiene alla bocca un corno da caccia a cui dà fiato. Il fodero, coperto di velluto verde, ha la cappa e il puntale di simi gliante materia e lavoro del fornimento. Fu offerto alla Maestà del 522 CLASSE III. Re CARLO ALBERTO dall' A. R. del Principe EUGENIO DI SAVOIA CARIGNANO. S. 33. ARCHIBUSO sardo a focíle, da caccia, della solita forma e con baionetta. Fu fabbricato nel regio arsenaledi Cagliari nel 1829. Canna quadra, lunga1,36, di boccatura 0,0116, con ornati in cisi per 0,30 presso la culatta. Sul lato superiore ha la scritta A. S. A. S. IL . PRINCIPE . DI . CARIGNANO-; su quelli adiacenti R ARSENALE . DI . CAGLIARI 1829-,- C. BOYL. COL. ISP. L'ARTIGL. DEL.R.DI SARD.-. La piastra, con ornati di basso rilievo, è della forma catalana. La cassa, nel calcio e in parte nel fusto, è coperta di la mina di ferro cesellato a rabeschi stupendamente. La contropiastra è di metallo dorato con arnesi e armi da caccia, abassorilievo, e nella guancia ha la cifra C. A. con corona principesca, e nella parte opposta lo stemma di Sardegna con corona reale pure di metallo dorato. Questo archibuso fu presentato al Principe nel suo viaggio in Sardegna nel 1829. S. 34. ARCHIBUSO a focíle, del XIX secolo, con canna bronzata, lunga 1,080, di boccatura 0,0165, con ornati e figure a bassorilievo su fondo dorato nel primo terzo, ove è pure la marca. Sul nastrino poi, in principio, è scritto POUR.S. A. R. cioè pel Principe di Carignano, alla casa del quale appartenne. La piastra, quadra è istes samente ornata che la canna, e così sono operate le altre parti di ferro del fornimento. Sulla impugnatura è uno scudetto con la croce di Savoja. Nel tutto insieme è un bellavoro, ma lascia molto a desi derare per lo stile. S. 35. ARCHIBUSO a focíle. Canna di bellissimo damasco a due ordini, quadra ornata interamente e tonda con arabeschi d'argento all'agemína, lunga 0,920, di boccatura 0,017. Piastra quadra agemi nata di argento, moderna come la cassa di noce, ricca di tarsíe di argento figuranti stelle, dischi, rosette, e mezze lune. Tutti i forni menti sono d'argento massiccio, scolpiti a basso e alto rilievo. Un mezzo coccodrillo forma il cannello della bacchetta ; un cane alla corsa ed uno struzzo con rami di quercia, a bassorilievo, ornano ciascun lato del calcio. Nel guardamano è uno scudetto con le let tere P. C. in cifra, sormontate dalla corona reale. Sul sottocalcio è la scritta Lecler armajuolo di S. M. e di S. A. S. il Principe di Carignano in Torino- 1819. S. 36, 37. PISTOLE (pariglia). Canna quadra a fettuccia (Boutet et fils à Versailles) già a focíle ridotte a percussione. Una pia strina d'oro, sulla nocca della cassa, porta incise le lettere C. А. in cifra, con corona del Principe di Carignano. Cassetta di noce SERIE S. 523 d'India foderata di velluto rosso per le dette pistole, con i relativi accessorj. S. 38, 39. S. 40. PISTOLE (pariglia) a percussione. CINTURINO, per coltello da caccia, verde,di orlato trina di oro, e fibbia di metallo dorato con le lettere C. A. S. 41. BANDOLIÉRA da tamburo maggiore di un reggimento de' granatieri del regno di CARLO ALBERTO. È di panno scarlatto con trina d'argento attorno e nappe. Piastra d'argento con il vecchio stemma sabaudo. S. 42, 43. STAFFE di ferro di piccola dimensione, adoperate dal principe C. A. quando incominciò a montare a cavallo. CAVALIERI (modelli) armati di tutto punto, con lancia, S. 44, 45. su cavalli bardati. S. 46. ARMATURA (modello), bronzata, con testa umana, scambio della celata, ageminata di oro. Donata dall'avvocato signor Revelli. S. 47. PETTO (modello) di acciajo, con bande striate a spina pesce, forma del secolo XVI. Dono del signor Revelli. S. 48, 49. S. 50. TROFEI MILITARI (modelli). TROFEO D'ARMI (modello) moderne, acconciate intorno ad un tronco d'albero di bronzo in forma di candeliére. Donato alla M. del re CARLO ALBERTO dalla M. della Regina. S. 51, 52. TROFEI DI ARMI (modelli), del tempo di re CARLO ALBERTO con le nuove bandiére (croce bianca in campo rosso) date da quel Re all'esercito nell'anno 1832, e surrogate poi con le tri colori nel 1848. S. 53. BORDEAUX. S. 54. TROFEO DI ARMI francesi, fatto per l' A. R. del Ducadi FUCÍLE militare (modello), fatto in Cagliari e donato all'A. R. del PRINCIPE DI CARIGNANO. S. 55, 56. CANNONI (modelli), sopra affusti marinareschi, fatti, gli uni e gli altri, con rocciadi Gibilterra, e offerti dall'A. R. del Principe EUGENIO DI CARIGNANO. : SERIE T. Doni ed altri oggetti appartenuti al Re VITTORIO EMANUELE II. Т. 1. STENDARDO tricolore di seta con frange d'oro, asta co perta di velluto cremisi con bullette d'ottone, apice (lancia) di me tallo dorato. Sulla banda bianca stemma di Savoja, e dall'altra parte Т. 2. REGGIMENTO DRAGONI dell'Emilia (1). BANDIÉRA a tre colori con lo stemma di Savoja, e corona ricamata di oro. Sulla fascia di velluto azzurro è la scritta: Le donne Trevigiane donano- Gennaio 1860 al 41mo Regg. Bri gata Modena 一. Т. 3. BANDIÉRA tricolore di seta con lo stemma di Savoja sor montato da corona ricamata di oro. Fasce di velluto turchino con le scritte: Le donne delle Marche Reggimento N° 2 Τ. 4. Ancona 1860. STENDARDO tricolore di cavalleria con lo stemmadi Sa voja e corona ricamata di oro. L'asta è compiuta da unalanciadi bronzo dorato sulla quale si legge:- Le Milanesi al Reggimento. La fascia a tre colori, di raso, è riccamente ornata di ricami e porta la scritta : Le Milanesi al Reggimento coraggio ed unione Viva il nostro Re-. (Questa bandiera fu probabilmente do nata al Regg. Lancieri di Milano alla sua formazione). Asta co perta di velluto turchino con bullette di ottone. Puntale di ferro con trofei d'armi incisi. (1) I n² T. 1-35 sono nella Rotonda, Armadio 46. SERIE T. 525 BANDIERA tricolore di seta con fasce di seta bianca sì Т. 5. l'una che le altre con fregio di trina d'oro a traforo. Sulla banda bianca dentro corona di alloro è la scritta: VIVA L'ITALIA UNA E INDIPENDENTE-. Sulla banda verde è lo stemma di Feltre ricamato di seta bianca. Sulle fasce le scritte:-- AL PRODE ESERCITO ITALIANO OFFRONO LE FELTRESI 1866. Т. 6. BANDIERA tricolore di seta con fasce di seta turchina e le scritte: AMORE E FEDE AL RE GALANTUOMO ricamate di argento. Un apice di argento a mo' di picca con lo stemma di Savoja compisce l'asta foderata di velluto con bullette d'argento. Sulla banda bianca da una parte è lo stemma di Savoja, dall'altra quello di Mantova con il mótto su di uno svolazzo TITUDO MEA IN BRACHIO. FOR T. 7.- BANDIÉRA a tre colori, di raso, conlo stemma di Savoja ricamato. Sulla fascia di velluto azzurro è la scritta: Ledonne piacentine 8 gennaio 1860- al 50° Regg. della Brigata Parma-, riçamata di argento. T. 8. BANDIERA tricolore di seta con lo stemma di Casa Sa voja e fasce di velluto turchino con le scritte BRIGATA FERRARA 48° REGGIMENTO ricamate di argento. Т. 9. BANDIÉRA tricolore di raso con lo stemma di Savoja e corona ricamata di oro, e istessamente ricamata, sulla fascia di vel- . luto azzurro, è la iscrizione ,- Le donne Veronesi donarono No vembre 1859 al 49mo Regg.to Brigata Parma-, ricamata di argento. Т. 10. BANDIÉRA tricolore di seta con lo stemma reale, un con torno e quattro corone di querce ricamati di oro, e due rami di alloro che mettono in mezzo lo stemma reale ricamati di seta. Nella parte opposta è l'anno 1859. Le fasce, bianche, sono contornate con foglie di querce e iscrizioni ricamate di oro : LE MANTOVANE DONNE PERCHÈ ISPIRI A VOI CORAGGIO AGLI OPPRESSOR SGOMENTO Asta coperta di velluto rosso con bullette di ottone. Apice a mo' di picca con la croce di Savoja di metallo dorato. Τ. 11. BANDIÉRA tricolore di raso, con lo stemma di Savoja e corona ricamati in oro. Sulla fascia di velluto turchino è la scritta : Le donne di Rovigo donano, Marzo 1860 al 44mo Reggimento Brigata Forlí —. 526 Т. 12. CLASSE II. BANDIÉRA di seta tricolore, con fasce turchine e cor doni e nappe d'oro. Sulle fasce è la scritta LE CONCITTADINE ALLA BRIGATA MODENA 2° R°. PENNONE di seta bianca (rettangolo compiuto da un T. 13. semicerchio) con lo stemma reale e frangia d'oro. In alto fasce tri colori nel mezzo e turchine da lati con cordoni e ghiande di filo d'oro. Sotto lo stemma in linee semicircolari sono le seguenti iscri zioni: ROMA RIVENDICATA AL SUO LIBERATORE XX SETTEMBRE MDCCCLXX II OTTOBRE MDCCCLXX II LUGLIO MDCCCLXXI Tanto le iscrizioni che lo stemma sono ricamati di filo d'oro. L'asta è coperta di velluto turchino. Т. 14. BANDIÉRA tricolore di raso con lo stemma di Savojae corona ricamati di oro, e istessamente ricamata è sulla fascia di velluto azzurro la scritta : Le donne Vicentine dónarono no vembre 1859 al 3º Regg. Brigata Reggio. Т. 15. BANDIÉRA a tre colori, di raso, con lo stemma di Sa voja e ornamenti ricamati. La fascia di velluto azzurro, è ricca mente ricamata di oro con gli stemmi di Savoja e del Friuli (?), ed ha la iscrizione: Alla Brigata Ravenna Viva Vittorio Emanuele II vincere o morire i Fratelli Friulani. Т. 16. BANDIÉRA di seta tricolore con lo stemma da ambe le parti ricamato. Fasce di seta turchina con frangia d'oro e la scritta ricamata di oro : LE DONNE PERUGINE IL 14 SETTEMBRE 1860 AL REGGIMENTO GRANATIERI DI SARDEGNA Asta coperta di velluto granato con bullette di ottone, apice in forma di picca con lo stemma di Savoja e puntale di metallo dorato. T. 17. BANDIÉRA a tre colori con lo stemma di Savoja rica mato di oro. Sulle due fasce di velluto azzurro è scritto : Brigata Forlì 43° Regg.to Т. 18. le donne di Padova. Alla BANDIÉRA tricolore di raso, con lo stemma di Savoja, e corona ricamata di oro, e nel modo stesso sulla fascia di velluto turchino è la scritta : 10 Le donne Veneziane donarono Decembre 1859 al 50.0 Regg. Brigata Parma. Т. 19. BANDIÉRA a tre colori, di raso, con lo stemma di Savoja e ornati di ricamo di oro. Sulla fascia di raso azzurro è scritto: : SERIE T. 527 Le donne Parmigiane 1º Gennaio 1860 al 49° Regg.to Brigata Parma Τ. 20. BANDIÉRA a tre colori di raso profusamente ricamata di oro con lo stemma di Savoja. Le fasce sono di velluto turchino con lo stemma della città di Brescia, e la figura della Vittoria, copia della statua romana del museo bresciano. Fu offerta dalle Signore bresciane alla 4ª Divisione, 9 gennaio 1860, come leggesi nella iscri zione attorno allo scudo di Savoja. Τ. 21. BANDIÉRA a tre colori, di raso, con lo stemma di Sa voja. Sulla fascia di velluto azzurro è la iscrizione : Brigata Modena Le Donne di Feltre donano Asta coperta di velluto verde. T. 22. 42° Regg.to Aprile 1860. BANDIÉRA tricolore di raso con lo stemma di Savoja e co rona ricamati di oro. Sulla fascia di velluto azzurro a ricamo d'oro è scritto : Le donne Istriane donano- Febbraio 1860 al 37mo Regg. Brigata Ravenna. Τ. 23. STENDARDO a tre colori di raso, con lo stemma di Sa voja e corona ricamata di seta gialla. Sulla fascia di velluto az zurro è la scritta: Usseri di Piacenza. Τ. 24. T. 25. Le donne Parmensi 1860- al Reggimento BANDIÉRA tricolore di seta con lo stemma ricamato e frangia d'oro. Fasce di velluto turchino contornate di ricamo, fran gia e cordoni d'oro. Hanno le scritte: Le donne vicentine donarono novembre 1859 3º reggimento brigata Reggio-. BANDIÉRA tricolore di seta con lo stemma. Fasce di seta verde e la scritta: 3° REGGIMENTO BRIGATA REGGIO di argento. Τ. 26. ricamata SPADINO. Lama a un filo e mezzo, lunga 0,785, larga 0,018, sgusciata per due terzi e color viola con ornati dorati nel primo terzo, con le iniziali S. H. da una parte e Solingen dall'altra presso il tallone. Fornimento di metallo dorato e madre perla, forma ordinaria con conchiglia sulla quale sono gli stemmi di Savoia (Aquila caricata della croce) e dei Chevaliers tirateurs di Ciamberì del secolo passato. Fodero di cuojo nero con cappa e pun tale di metallo dorato ed ornati incisi e scolpiti. T. 27. SCIABOLA con lama di damasco, lunga 0,81, larga 0,025, ornata di trofei, fogliami e figure e del ritratto di re V. E., a schiac-- ciato rilievo e ritoccati col bulino e tutti, messi a oro. Ha la scritta Non siamo stati insensibili al grido di dolore che da tante parti d'Italia si levava-. Fornimento con doppia conchiglia continuata 528 CLASSE III. nel guardamano tutta traforata e scolpita con ritratto in meda glione di V. E. a bassorilievo, di ferro, bronzato e in alcune parti dorato. Manico di argento massiccio formato da una Italia (mezza figura) di tutto tondo, uscente da un nascimento di foglia di acanto con le braccia conserte e corona di torri, sopra la quale è uno sme raldo. Dentro la coccia è la scritta-- G. RINZI MILANESE DISEGNO E ESEGUI' 1861-. Fodero di ferro tutto scolpitocon ornati di fogliami e animali fantastici, e istessamente nella cresta. Fascette con trofei d'armi, e tanto in queste, quanto in tutto il resto in alcune parti indorato. Sulla costola del fodero è la scritta Modena Frignano Τ. 28. Massa e Carrara Guastalla- Garfagnana A Vittorio Emanuele Re d'Italia. SPADA ANTICA. Lama a due fili lunga 0,95, larga0,050, di perfetta figura triangolare. Fornimento acconciato modernamente e non di stile del tempo. Questa lama è tradizione che fosse della spada di Castruccio Castracani. Fu presentata alla M. del Re VIT TORIO EMANUELE II con la dedica seguente: ALLA MAESTÀ DI VITTORIO EMANUELE II Gli Alunni dell'Orfanotrofio di Pistoja SIRE Nella villa di Scornio presso questa città fu posta da Niccolò Puccini alla spada di Castruccio Antelminelli Castracani la seguente iscrizione : QUESTA SPADA DEL CASTRUCCIO VERGOGNOSA DEL SANGUE FRATERNO HA CHIESTO UN ASILO IN QUESTA VILLA CHE CONSERVA TANTI MONUMENTI DI GLORIA ITALIANA SPERANDO CHE UN GIORNO IDDIO LA FARÀ IMPUGNARE DA UN VALOROSO MA A SALUTE DI TUTTA ITALIA COME CINQUE SECOLI SONO BALENO VITTORIOSA A FARLA PARTITA E INFELICE Per la Vostra fede e prodezza, o magnanimo Sire, queste parole più non sono un presagio ! In Voi l'Italia riconoscente ringrazia, onora ed ammira il suo liberatore : in Voi colla speranza di tanti popoli, quella pure è compiuta dal pistoiese patrizio. Questa spada alla Maestà Vostra appartiene, e gli eredidi Niccolò Puccini po SERIE T. 529 nendola riverenti nelle Vostre mani invitte, sono ben lieti di poter oggi, nella comune esultanza dei popoli da Voi felicitati, sciogliere Τ. 29. il voto del loro benefattore. SPADA con lama a due fili, lunga m. 0,825, larga m. 0,027, con la scritta : SAHAGVM : e la marca della lupa. Forni Τ. 30. mento di ferro con elso a 5, manico affusolato, pomo a sfera schiac ciata, il tutto squisitamente ageminato di argento con arabeschi e figurine. Fodero dello stesso metallo e con simile ageminatura. La voro dell'insigne artefice Antonio Cortelazzo da Vicenza. SPADINO eguale al nº T. 26, con lama francese lunga 0,86, larga 0,02. Fornimento e fodero con lo stesso lavoro e stemmi. Τ. 31. SCIABOLA con lama di damasco, lunga 0,95, larga 0,03 con ornati di fogliami bruniti. Fornimento con guardamano a tre rami, di acciajo brunito, e manico di avorio e stemma di Savoja nella mezza coccia. Fodero di acciajo brunito. Sulla lama è il nome dei donatori Т. 32. FRLLI LOLLINI BOLOGNA. SPADA con lama di damasco, a due fili, lunga 0,86, larga 0,003, ageminata di argento nella prima quarta parte con la scritta- PRIMO . SOLDATO . DELLA.INDIPENDENZA . ITA LIANA e COMBATTO . PEL . DIRITTO DI TUTTA. LA . NAZIONE. Fornimento di oro massiccio a croce, forma an tica, tutto scolpito a filetti, perline e tondini, tempestato di pietre preziose. Nel pomo, di figura ottagona, da una parte è la croce di Savoja di musaico, dall'altra, su smalto turchino, la scritta:- ROMA A VITTORIO EMANUELE II. MDCCCLIX. Fodero nero di pelle . di pesce, con fascette e puntale, dello stesso metallo e lavoro. Τ. 33. SPADONE storico di ferro colato, ricordo del sesto cen tenariodella morte di Dante Allighieri. Lama lunga 1,15, larga0,045, tutta ornata a basso rilievo e con la scritta,sur un breve:- DANTE AL PRIMO RE D'ITALIA. Fornimento con coccia emisferica a tra foro istessamente ornata e figure allegoriche. Dante e Virgilio se duti formano il pomo. Τ. 34. le scritte SPADA con lama a due fili, lunga 0,816, larga 0,020, e A VITTORIO EMANUELE II GL'ITALIANI DI CALIFORNIA MDCCCLIX NON SIAMO INSENSIBILI AL GRIDO DI DOLORE CHE DA TANTE PARTI D'ITALIA SI LEVA VERSO DI NΟΙ Fornimento di oro massiccio cuifa da 一. elsa una vittoria,da manico un fasciodi picche al quale è addossato Vittorio Emanuele con la bandiera sventolante, inmano, che forma la guardia tenuta alla estremità dalla vittoria, e da pomo la testa dell'Italia turrita. Fodero di acciajo brunito, con fascette ornate di cannoni, e puntale scolpiti e dorati. Catalogo R. Armeria. 34. 530 Т. 35. CLASSE ΙΙΙ. SCIABOLA con lama lunga 0,89, larga 0,031, ornata di bassirilievi di fogliami e trofei d'arme per due terzi della lunghezza. Fornimento, modello della fanteria, di acciajo scolpito e di avorio. Fodero di acciajo con fascette e puntale istessamente lavorati. Dono del morsaio di un reggimento di cavalleria Luigi Schenone. Τ. 36. T 37. Τ. 38. SCIABOLA abissina a due fili molto curva, lunga 0,70, larga 0,038. Manico di legno nero guarnito di lamina di argento. Fodero di cuojo color naturale quasi interamente ricoperto di la mina di argento, ed alla estremità inferiore di argento massiccio con ornati incisi (1). SCIABOLA orientale. Lamadi damasco,della forma giap ponese, lunga 0,68, larga 0,03. Fornimento con elso a doppia con chiglia di un solo pezzo, con ornati scolpiti, di argento dorato; ma nico affusolato coperto di trecciuole di filo d'oro, e pomo formato da un elefante a tre proboscidi e di rilievo massiccio, di argento dorato. Fodero di legno, coperto di lamina di argento dorato, con frutte, fiori, animali e i dodici segni dello Zodiaco di bassorilievo. LAMA di spada di Toledo, lunga 0,80, larga 0,013, conla punta piegata a toccare il tallone. Ha le scritte DIV (sic) ET MON e FABRICA D'TOLEDO 1854. DROIT T. 39.- SCIABOLAcon lama di damasco, lunga 0,85, larga0,03, con ornati a schiacciato rilievo e dorati, opera di S. HOFFET. FILS SOLINGEN. Fornimento con guardia di acciajo a traforo, brunito, e manico di avorio. Fodero di acciajo brunito. Sciabola birmana. Lama lunga 0,48, larga 0,025. Forni Τ. 40. mento a mo' di manico cilindrico, lungo 0,385, diam. 0,038 presso al tallone e m. 0,032 alla estremità, tutto di argento dorato, per due terze parti con file di rubini incastonati, e nel mezzo con or nati incisi. Fodero dello stesso metallo dorato, con dieci fasce sago mate ad archetti acuti, in ciascuno dei quali è incastonato un rubino. T. 41.-SCIABOLA orientale, con lama di damasco, lunga 0,80,larga 0,03. Fornimento di metallo dorato conelso acroce cortissimo, termi nato da due mezze sfere, onde scendono le orecchielle sagomate verso la lama. Il manico, che è una continuazione dell'elso, finisce conuna testa di cavallo, nella quale sono incastonati quattro granati e cinque smeraldi (?). Fodero di velluto cremisi sbiadito, cappa e fascette con campanelle e puntale di metallo dorato, ornati a stampo. Т. 42. SPADA brasiliana con lama a doppio sguscio in tuttala lunghezza di 0,90. È larga 0,025 a filo e costola conpuntatagliata (1) I n. T. 36-58 sono nell'armadio 60. SERIE T. 531 a sghembo. Fornimento di acciajo brillantato con elso rivolto da una parte verso la lama e dall'altra al pomo formando guardamano cui si aggiunge la conchiglia traforata, che, con due rami compiono la guardia. Manico schiacciato finito da una testa di leone. Fodero di acciajo con ornati in parte incisi e in parte a bassorilievo bruniti e brillantati. Dono della Maestà dell'Imperatore del Brasile. Т. 43.- SCIABOLA, brasiliana con lama di damasco, lunga 0,865, larga 0,026 con le scritte ITALIA VITTORIO EMA NUELE —. Fornimento di acciajo con elso a 2, manico schiac ciato compiuto da una testa di leone tutto brillantato. Fodero di acciajo brunito con trofei d'armi e ornati incisi, e fascette e cam panelle brillantate. T. 44. SCIABOLA turca con lama di damasco, e marca, lunga 0,88, larga 0,02. Fornimento come gli ordinarj, con elso di argento e manico di corno. Fodero di pelle nera con cappa, puntale, fa scette e campanelle di argento con ornati incisi e stampati. Т. 45. Τ. 46. SCIABOLA turca. Lama di damasco con ornati e scritte arabe, e qualche piccola ageminatura d'oro da ambe le parti, lunga 0,78, larga 0,035. Fornimento e fodero come i precedenti. SCIABOLA turca. Lama di damasco, con iscrizioni arabe, lunga 0,75, larga 0,029. Fornimento e guarnimenti del fodero, di pelle nera, simili ai precedenti di argento già dorato. T. 47. SPADA con lama di Toledo lunga 0,90, larga 0,025, per un terzo a due costole e nel resto a due fili e a sezione esagona. Ha la scritta : VITTORIO EMANVELE RE DI SARDEGNA. TOLEDO A° DE 1852 —, e gli stemmi di Spagna e di Savoja. Il fornimento è di acciajo bronzato e ageminato di oro con elso di lamiera ripiegato a sinistra che slargandosi s'innalza a destra sino al pomo e forma la guardia. Dal mezzo dell'elso s'innalza sul di nanzi una conchiglia ed un'altra si abbassa sul di dietro. Nella prima è in bassorilievo, sopra un trofeo d'armi, lo stemma di Savoia e or nati all'agemina di oro, ripetuti nella seconda. Nella parte più larga della guardia è una cartella con la rappresentazione della battaglia di Goito. Il manico a forma di balaustro ageminato di oro è com piuto da una corona reale. Il fodero di acciajo bronzato, con azzi mini d'oro lungo gli spigoli, ha la cappa, le fascette e la cresta con lo stesso lavoro. Porta il nome dell'artefice ARCABO. DE S. M. EN MADRID 1853 (1). ZULOAGA (1) EUSEBIO ZULOAGA, actual (1854) arcabucero de Cámara de S. M., nació en Madrid en 1808; á los 14 años se trasladó á Placencia en compafiia de su tio Don Ramon, y á los 19 volvió a Madrid, donde continuó trabajando al lado CLASSE III. 532 Т. 48.- SCIABOLA persiana con lama di Damasco, lunga 0,80, larga m. 0,035. Fornimento della forma propria di questa nazione, con elso e pomo di argento inciso e traforato, e manico di giada. Fodero coperto di velluto cremisi sbiadito con fascette e puntale di argento. Τ. 49. SCIABOLA persiana. Lama di Damasco lunga 0,85, larga 0,03. Fornimento come la precedente, eccetto che il manico è di avorio e il finimento del manico è di acciajo damaschino ageminato di oro; e cosí sono il puntale e le fascette del fodero, di pelle nera con ornati a stampo. SCIABOLA persiana. Lama di Damasco con marca in ca-- Т. 50. rattere arabo. Fornimento simile alla precedente eccetto il manico che è di giada, con una catenella di acciajo fissata sur una co reggia al posto del guardamano. Fodero di velluto verde con pun tale e fascette di damasco incisi e dorati. Т. 51. SCIABOLA turca con lama di Damasco lunga 0,90, larga 0,035. Fornimento solito con elso di damasco ageminato di oro e manico di corno con dragona di oro. Fodero di pelle nera con cappa, puntale, fascette e magliette di acciajo damaschino ageminato di oro. Т. 52. SPADINO da corte con lama triangolare, sgusciata, lunga 0,76. larga 0,015. Fornimento, proprio di questa specie d'arme, di argento tutto coperto di cristalli di varie grandezze e colori inca de su padre Don Blas Zuloaga, que á la sazon era armero del Cuerpo de Guardias de Corps y teniente armero mayor de la Armería. Deseando perfeccionarse y adquirir mas conocimientos, pídió y obtuvo de Fernando VII una pension por tres años, con la cual pasó á Paris, entrando en el establecimiento del apre ciable arcabucero del rey Mr. Lepage, en donde permaneció un aíio. En seguida se diriji á visitar las fàbricas de armas de Saint-Etienne, en donde pasó otro año, trabajando con un maestro de los mas afamados de aquella fábrica; dedicándose al mismo tiempo al estudio de la fabricacion de armas de guerra, é imponiéndose en los métodos de distribuciony preparacionde metales. Volvió nuevamente á Paris, y allí estuvo otro año, regresando á Madrid en 1833. Entonces se dedicó á construir varias obras en compafiia de su padre ; pero no satisfecho todavía con los conocimientos adquiridos volviò otra vez á Paris en 1838, para dedicarse esclusivamente al arte metalúrjico, y visitar las fábricas belgas. A la vuelta del citado viaje estableció una fábrica del arte de archabu cería en la villa de Eibar, che ha llegado á dar muy buenos productos. El Sr. Don Eusebio Zuloaga posee hoy un taller mecánico para la construcciondel cañon, y los secretos necessarios para ostentar en sus armas el lujo de orna mentacion que tenian las del siglo xvI. Unidos sus trabajos de fabrica con sus talleres de esta corte, hace objetos raros y de mérito, formando al mismo tiempo muy buenos discipulos. Dicho señor es el último de los arcabuceros de fama y nombradía; sus obras harán honor al pais. Catalogo de la Real Armeria, Noticia istorica, p. 109. SERIE T. 533 stonati. Fodero di pelle color marrone con guarnimenti simili, dello stesso metallo. Secolo XVIII. Т. 53. SCIABOLA giapponese con lama lunga 0,48, larga 0,03 Manico della solita forma, con disco nero di ferro per elso, coperto di pelle di pesce bianca e rivestito di trecciuòle di seta nera. Fo dero di legno cordonato orizzontalmente dipínto di nero, e coltel lino con manico di ottone. Т. 54. SCIABOLA giapponese con lama lunga 0,57, larga 0,03. Fornimento della solita forma, con guarnimenti di rame dorato, co perto di pelle di pesce bianca. Foderodi lacca, colore dell'avven turina, e guarnimenti eguali agli altri. Т. 55. SCIABOLA turca. Lamadi damasco, con iscrizione araba, lunga 0,85, larga 0,035. Fornimento ordinario con elso, guarnimento e grosso cordone a maglia, che è appiccato al pomo e a un ramo dell'elso, di argento dorato; manico di osso e dragona di oro. Fo dero di pelle di pesce nera, con i guarnimenti di argento dorato ornati di fogliami a bassorilievo. Т. 56. SCIABOLA turca con lama di damasco, lunga 0,85, larga 0,03. Fornimento come nella precedente con elso di argento dorato e scolpito, tempestato di turchesi di varie grandezze; manico di corno con turchesi a rosette e isolate, dragona di filo d'oro con nappa or nata di perle. Fodero di velluto rosso con i soliti guarnimenti di argento dorato e ornati a traforo e turchesi accoppiate o isolate o a rose di sette pezzi, tanto da una parte quanto dall'altra. È ap piccata a cordoni di seta turchina, da portarsi ad armacollo ornati di due borchie di argento con turchesi. T. 57. SCIABOLA turca. Lama di damasco, lunga 0,785, larga 0,03. Fornimento con elso diritto,compiuto da due ghiande, di ar gento dorato, e manico di corno della forma ordinaria. Fodero di pelle di pesce nera, con cappa, puntale, fascette e campanelle dello stesso metallo. T. 58. SCIABOLA turca , con lama di damasco e scritte arabe, lunga 0,78, larga 0,03. Fornimento simile al precedente con elso di argento dorato. Fodero di pelle nera, guarnito dello stesso metallo. Т. 59.-- LAMA DI SPADINO da corte, con la scritta sullo sguscio lunga 0,93, larga 0,015 (1). EN TOLEDO Т. 60. COLTELLO DA CACCIA. Lama lunga 0,52, larga 0,036, a doppio filo con largo sguscio da un lato, e ornati a schiacciato ri lievo bruniti. Fornimento con elso a croce e animali e figure stanti (1) I n² T. 59-71 sono nell'Armadio 46. CLASSE III. 534 nel manico e cinghiale di tutto tondo per pomo. Fodero di lamiera con ornati del 700 a schiacciato rilievo bruniti, cappa e puntale di ferro colato con figure di animali selvatici e cacciatori. Τ. 61. COLTELLO DA CACCIA. Lama e fornimento di ferro colato con cani ed emblemi allusivi alla caccia e per pomo un cinghiale, assalito da tre cani, di tutto tondo. Sulla lama, a taglio e costola, da una parte è la dedica la scritta A V. E. II. RE D'ITALIA-, dall'altra MANET SUB JOVE FRIGIDO VENATOR TENERAE CONJUGIS IMMEMOR-. Fodero di pelleneraconpuntaledi ferro. Т. 62. COLTELLO DA CACCIA con lama lunga 0,60, larga 0,03 a due fili con doppio sguscio. Fornimento, e cappa e puntale del fo dero, di pelle nera, fatti di ferro colato, con animali e cacciatore che dà fiato al corno. Т. 63. COLTELLO DA CACCIA. Lama della forma del coltello di Malco lunga 0,33, larga 0,050. Verso la costola una lista traforata con cacce e presso al manico un ovato dentrovi una figura di Diana da ambedue le parti e nel contorno le scritte : A S. M. VIT TORIO EMANUELE RE D'ITALIA —, e — OMAGGIO DI SCI PIONE SANTANGELO ARTEFICE DI CAMPOBASSO Ma 一. nico di ferro scolpito con ornati e con gli stemmi di Savoja e di Campobasso. T. 64. COLTELLO DA CACCIA Simigliante al nº T. 11 per forma e lavoro, eccetto che il manico è di avorio di un solo pezzo con ghiera di argento scolpito con ornati e figure a bassorilievo. La voro dell'armajuolo Bartolomeo Terzano di Campobasso-. dero di velluto verde con cappa e puntale di argento.-. Fo Τ. 65. COLTELLO DA CACCIA con lama di damasco a filo e costola, lunga 0,32, larga 0,025. Manico, impiallacciato di tartaruga con guarnimenti di argento, che si ripiega sulla lama, e fodero di pelle rossa con cappa e puntale di argento. Τ. 66. COLTELLO DA CACCIA. Lama di Toledo a due fili, lunga 0,23, larga 0,03, ornato di fogliami e animali in parte color viola in parte dorati. Sul tallone è la scritta Soy de VICTOR MANVEL-da una parte, e dall'altra lo stemma di Savoja. Fornimento di acciajo nell'elso e nel pomo; quello con draghi e fogliami a traoforo questo con ornati e testa di leone scolpiti, e manico di avorio affusolato con tondini orizzontali. Fodero di velluto paonazzo con cappa e puntale di acciajo, ornati di fogliami a bassorilievo ossidati su fondo granito e messo a oro. Sul bottone della cappa è un cartellino col nome del donatore marchese Τ. 67. CARLO STEFANONI SIMONETТІ—. COLTELLO DA CACCIA con lama a due fili lunga 0,18, larga 0,025, e coltellino con manico di avorio. Manico di ferro cesel SERIE T. 535 lato e ossidato con conchiglia, zampe di cervo per elso, e manico a sezione ellittica compiuto da una testa di cinghiale. Fodero di pelle color naturale, stampato a rombi, e cappa e puntale della stessa ma teria e lavoro del fornimento. Τ. 68. COLTELLO di foggia orientale con lama a un filo e un terzo lunga 0,38, larga 0,04, conmanico di argento a cono tronco ro vesciato e fodero di pelle rossa coperto quasi interamente di lamina di argento con ornati graffiti. Т. 69. COLTELLO SERRATOJO da caccia con la lama in forma di yatagan, lunga 0,20, larga 0,03. Manico ripiegato a gancio nella estremità, in parte di tartaruga e in parte di corno di cervo, con fornimento di acciajo forbito. Т. 70. COLTELLO giapponese conlama lunga 0,20, larga 0,03. Manico coperto di pelle di pesce bianca, ornato di cordelline di seta nera. Fodero di legno con vernice nera e rosette dorate. Cordone di seta nera per cingerlo ai fianchi. Т. 71. COLTELLO SERRATOJO spagnuolo, con lama lunga 0,25, larga 1,03. Manico di noce d'India con figurine e ornati di avorio intarsiati. T. 72. COLTELLO spagnuolo, come il precedente, con lama a filo e costola, traforata in qualche parte, lunga 0,50, larga 0,025. Manico di corno bianco con guarnimentidi ottone a traforo. (Rot , Arm. 60). Т. 73. COLTELLO come il precedente, per metà della lama a un filo e un terzo lunga 0,24, larga 0,02. Manico di avorio e fodero coperto di velluto paonazzo con cappa e puntale d'argento. DI BERTINARA- TORINO. (Rot., Arm. 60). T. 74. COLTELLO come il precedente, con lama lunga 0,32, larga 0,049 a un filo e mezzo, e da una parte ornata di paese e di animali selvatici incisi e dorati. Manico di corno di cervo, con guarnimento di ferro forbito. (Rot., Arm. 60). Т. 75. COLTELLO-PISTOLA con lama a due fili, lunga 0,083, larga 0,015. Canna bronzata lunga 0,10, di boccatura 0,007. Ma nico di avorio (1). 、 T. 76.- COLTELLO-PISTOLAgreco con lama lunga 0,35, larga 0,04; tutto ornato di fogliami a schiacciato rilievo, bruniti su fondo ap pannato, e scritte greche a lettere dorate, e nel mezzo ha una stella a sei punte con iscrizione greca. Sull'elso, a croce, sono fissate le due canne, lunghe 0,10, di boccatura 0,0115. L'elso, alzato, fa l'uf (1) I n T. 75-83 sono nell'armadio 46. CLASSE III. 536 ficio di percuotitojo. Il manico è di argento dorato a cordoni spi rali, e dello stesso metallo, di forma orientale, con ornamenti a basso rilievo, è il fodero. T. 77.-DAGAconlamalunga0,55,larga0,025 condoppio sguscio da ciascuna parte. Il fornimento, con elso formato da due serpi che mettono in mezzo un teschio, eil manico, che è un guerriero armato di tutto punto, sulla spalla del quale è uno scheletro, è tutto di ferro colato. Fodero coperto di velluto cremisi con cappa e puntale scol piti con guerrieri e ornati, della stessa materia del fornimento. Т. 78. PUGNALE con lama sgusciata, lunga 0,18, larga 0,02. For nimento con elso e manico di ferro colato e bronzato, con qualche doratura ; quello formato da testa di drago, questo da un gruppo rappresentante le tre Parche. Fodero di velluto verde con cappa e puntale di argento ornati di fogliami. Т. 79. PUGNALE con lama a doppio sguscio lunga 0,15, larga 0,02. Fornimento e fodero di ferro colato e ossidato. Il primo ha per elso due prore di nave e per manico lastatua di tutto tondo di Duperrè (?) ; il secondo ha trofei di armi, mascheroni, fogliami e medaglie a bassorilievo e sur una targhetta la scritta BOM BARDEMENT D'ALGER T. 80. PUGNALE con lama a fiamma, moderna, lunga 0,16 e col tallone a vaso 0,192, larga 0,020. Fornimento di metallo dorato già appartenuto ad una sciaboletta. Τ. 81. PUGNALE con lama a foglia di ulivo, lunga 0,20, larga 0,02. Fornimento con elso d'acciajo a ne manico di corno nero sca nalato a spira. Fodero di pelle rossa con cappa e puntale di metallo bianco. T. 82. PUGNALE con lama lunga 0,14, larga 0,02, sgusciata. Manico conun guerriero armato alla foggia del XVII secolo appog giato sulla spada, e fodero con ornati, dello stesso tempo, a basso rilievo, di ottone ossidato. Τ. 83. PUGNALE in forma di sciabola, lama di Toledo, lunga 0,28, larga 0,03 con ornati a schiacciato rilievo, stemma di Spagna e scritta- FABRICA DE TOLEDO- 1860-. Manico di avorio, di un pezzo, e fodero di metallo bianco. Τ. 84. PUGNALE con lama sgusciata, lunga 0,015, larga 0,02. Fornimento di ferro colato, con elso formato da due cani, emanico con tre putti ed altri ornati di tutto tondo. (Rot., Arm. 60). Т. 85. PUGNALE con lama a un filo e un terzo, lunga 0,18. larga 0,02. Piccolo elso di ferro, e manico di avorio ed ebano a dischi, scanalato , a spira con guarnimenti di metallo bianco. Fodero di pelle nera. (Rot., Arm. 60). SERIE T. Τ. 86. 537 PUGNALE circasso con lama di damasco a doppio sgu scio lunga m. 0,35, larga m. 0,005. Manico parte di acciajo e parte di avorio, e fodero di velluto turchino con cappa, fascette e pun tale di lamina di acciajo ageminato a fiori e foglie di oro e ar gento. (Rot. , Arm. 46). T. 87.-PUGNALE circasso, lama didamasco, lunga 0,38, larga0,045 con scanalatura laterale da ambe parti ornata di azzimini di oro. Manico e fodero coperti di lamina d'argento con ornati a schiacciato rilievo color viola, e coltellino con manico d'osso. (Rot , Arm. 46). Τ. 88. PUGNALE circasso con lama (non propria) sgusciata, lunga 0,32, larga 0,03. Manico della solita forma, e fodero di vel luto turchino ricoperto di lamina di argento con ornati a schiac ciato rilievo color viola. (Rot., Arm. 46). Τ. 89. PUGNALE circasso. Lama lunga 0,38, larga 0,05 con sca nalatura laterale da ambedue le parti. Manico della forma comune e fodero coperto di lamine d'argento rabescate. Vi è unito un col tellino con manico di argento. Sulla cappa sono incise lettere russe e l'anno 1858. (Rot., Arm. 46). Τ. 90. PUGNALETTO con lama a foglia di ulivo, lunga 0,08, larga 0,015, marcato con mezzaluna. Manico di agata guarnito di argento. (Rot., Arm. 60). Т. 91. PUGNALÉTTO antico, con lama a due fili lunga0,16, larga 0,010. Fornimento alla foggia fiorentina, di ferro forbito. (Rot , Arm. 60) Т. 92. PUGNALÉTTO con lama lunga 0,13, larga 0,02, quasi in teramente dorata con ornati ed emblemi graffiti tra quali sono teschi e la scritta MEMENTO MORI. Fornimento con elsetto di acciajo e manico di avorio. Fodero di pelle nera con cappa e pun tale di metallo bianco. (Rot , Arm. 46). Τ. 93. PUGNALÉTTO con lama lunga 0,13, a foglia d'ulivo con ornati e stemma di Savoja a traforo, elso a croce simile. Manico di avorio affusolato e striato a spira, e fodero di pelle nera con cappa e puntale di metallo bianco. (Rot., Arm. 46). Τ. 94. PUGNALÉTTO con lama lunga 0,12, larga 0,02. Manico formato da una figura virile di tutto tondo rappresentante la Ven detta. Fodero di pelle nera con cappa, fascetta e puntale dello stesso metallo. (Rot., Arm. 46). Т. 95. PUGNALÉTTO con lama lunga 0,13, larga 0,021. Manico: S. Giorgio di tutto tondo che ferisce con la lancia il drago, di ferro colato e fodero dello stesso metallo con ornati del settecento e teste di serafini; sì l'uno che l'altro inargentati e in alcune parti dorati. (Rot , Arm. 46). 538 Т. 96. CLASSE III. PUGNALETTO Con lama lunga 0,16, larga 0,02 e la scritta ROMA. Manico d'argento massiccio, e fodero dello stesso metallo. (Rot , Arm. 60) T. 97. PUGNALÉTTO. Lama sgusciata lunga 0,14, larga 0,015, con la scritta 一. UNQVAM NISI Fornimento con elsettodi ar gento scolpito e dorato, con un granato e tre turchesi; manico di diaspro affusolato con pomo di argento compiuto da un granato. Fodero dello stesso metallo con ornati viola sopra fondo dorato e nove turchesi e dodici granati incastonati. È appiccato ad una ca tena di argento lunga 1,30 da mettersi ad armacollo (1). Τ. 98. ARCHIBUSO a retrocarica sistema C. HOWARD (?). Canna lunga 0,70, di boccatura 0,0115, di acciajo dorato e istessa mente tutti i fornimenti. Si carica dalla parte inferiore della canna che sí apre abbassando il guardamano, il quale nel rialzarlo monta il percuotitojo che è nell'interno della canna stessa. Sulla parte si nistra è la scritta:- C. HOWARD . PATENDED . SEPT . 26.ET ОСТ . 10. 1865 ОСТ . 28 1862 ARMS-CO. e sulla destra WHITNEY WHITNEYVILLE . CONN-. Sul calcio a destraè una targhetta dorata con le iniziali V. E. in cifra. La cassa, di forma moderna, è di noce. Τ. 99. ARCHIBUSO a retrocarica con canna rigata lunga 0,86, di boccatura 0,0109 (è la canna del nostro Vetterli) SISTEMADE AGAZIO-, lavoro di ANTONIO MISISCHI- CERVARO- 1873. Cassa militare di noce bianco. Τ. 100. ARCHIBUSO a retrocarica a ripetizione, con bajonetta quadrangolare tanto questa che la canna rigata e i fornimenti an neriti. Sulla canna è la scritta- V. SAUERBREY A' BALE.-. È del sistema Vetterli. Τ. 101. MOSCHETTO a retrocarica e ripetizione in tutto eguale all'archibuso precedente eccetto che nella lunghezza della canna che è 0,58. T. 102. ARCHIBUSO rigato a doppia canna a percussione. Canna lunga m. 1,00, di boccatura 0,0278, con 18 righe. Sulla piastra è la scritta Τ. 103. PANATTARO A TORINO 1859 一. ARCHIBUSO a doppia canna simile al precedente e dello stesso armajuolo e anno. Canna lunga 0,76, di boccatura 0,0235. Τ. 104. ARCHIBUSO a due canne rigate a percussione eguale al precedente in tutto. Т. 105. ARCHIBUSO da caccia a focíle a due colpi nella stessa canna a tre ordini, lunga 0,83, di boccatura 0,0185. Presso la cu (1) I n¹ T. 97-108 sono nell'Armadio 60. SERIE T. latta è ornata di azzimini d'oro e nel di Toscana a bassorilievo è la scritta 539 second'ordine è lo stemma DOLEP LONDINI FECIT Piastra tonda con doppio scodellino e canaletto coperto per l'inne scatura del colpo anteriore. Cassa di radica di noce per tutta la lunghezza con fornimenti di ferro a traforo, scolpiti e forbiti. Nel calcio è una cifra con corona granducale di tarsía d'argento che ha le lettere F. M. Т. 106. ARCHIBUSO a percussione. Canna liscia a due ordini, quadra e tonda a nastro con la scritta PATENT DES JOS ZEILLER IN WIEN ripetuta anche sulla piastra. Èlunga 0,74. ed ha di boccatura 0,011. Piastra, cui è unito il meccanismo porta cassule, che montando il cane, si acconciano sul luminello. Cassa di noce, e sulla nocca uno scudetto di argento con S. M. con corona reale. Forse dono di un arciduca Massimiliano fratello della regina MARIA ADELAIDE. Т. 107. ARCHIBUSO militare a retrocarica sistema Remington con canna tonda bronzata, lunga 0,90, di boccatura 0.011, rigata. Ha la scritta- A. S. M. VICTOR MANUEL LA F.A EUSCALDUNA —. Cassa di noce con fornimento di acciajo bronzato e ageminato di oro. Bajonetta triangolare lunga 0,36, con ornati a bassorilievo per due quinti della lunghezza. Τ. 108. ARCHIBUSO da caccia, a percussione con canna quadra color viola, lunga 0,75, di boccatura 0,0165 dentro le righe che sono 12, con ornati a bassorilievo su fondo granito, dorati, e la scritta GIOVANNI MUSSONE TORINO-. Piastra, con per cuotitojo dello stesso lavoro, e contropiastra di argento con ornato a tarsía. Cassa per tutta la lunghezza con tarsíe di argento a fo gliami; fornimenti, e sottocalcio a punta, di acciajo violetto, con or nati a bassorilievo dorati. Τ. 109, 110. MOSCHETTI a retrocarica sistema Werndl (1868). Canna bronzata, con otto tondini che intramezzano otto piani per la lunghezza totale che è di 0,635, ed ha di boccatura 0,0112. Sulla canna sono le scritte: HOESTERREICHISCHE WAFFEN FABRICHS GESELLSCHFT STEYR UND PEST. Queste e al cuni ornatini alla culatta e alla bocca, strombata esteriormente, sono ad agemina di oro. Tutta la parte della culatta contenente l'otturatore, la codetta, la piastra, col percuotitojo, il guardamano e i fornimenti della cassa sono di ferro ossidato e stupendamente scolpito con ornamenti di fogliami di bello stile a schiacciato ri lievo e dorati. Sul guardamano è la cifra coronata V. E. Sul prin cipio della culatta è la scritta PATENT- WERNDL--. Il guar damano è di avorio, stupendamente scolpito con una foglia d'acqua 540 CLASSE III. e un camoscio di tutto tondo. La cassa di noce è tutta egregiamente intagliata con animali e ornati a bassorilievo, eccetto nella guancia. Sono posti in una cassetta di ebano internamente foderata di vel luto cremisi contenente, in caselle a parte, gli accessorj dei mo schetti, cioè : Bacchetta di noce d'India da nettare la canna. Cacciavite con manico di avorio. L'esterno dell'astuccio è scompartito con formelle svariate, tutte adorne di sculture e di fogliami traforati, a colori o messi a oro, di lavoro ammirabilissimo e di buono stile. In due formelle qua drilobate sono le iniziali V. ed E. ed in quella circolare del mezzo è lo stemma di Savoja contornato da una ghirlanda di alloro con bacche di corallo, tanto questa che quello a colori. Dono della M. I. e R. di FRANCESCO GIUSEPPE imperatore d'Austria Ungheria alla M. del re VITTORIO EMANUELE nella visita che questi gli fece a Vienna nel 1874. (Rot., Arm. 46). T 111. ARCHIBUSO REVOLVERE a 12 colpi. Canna scanalata, lunga 0,54, di boccatura 0,0115. Il cilindro, o tamburo, e tutto il forni mento è stupendamente inciso a ornati. Dono dell'A. R. delPRIN CIPE DI CARIGNANO. (Rot , Arm. 60). Τ. 112, 113. PISTOLE (pariglia) a focíle, dell'armajuolo Wilson. Canna tonda scolpita a bassorilievo con trofei d'armi bronzatiein parte dorati, lunga 0,25, di boccatura 0,017 e piastra tonda scol pita come la canna. Cassadi noce con fogliami e filetti di oro in tarsiati. Fornimenti di argento dorato e nella coccia smeraldi, ru bini e brillanti incastonati. (Rot , Arm. 60). Т. 114, 115. PISTÒLE (pariglia) a percussione, alla foggia orien tale della fabbrica DEVISME A PARIS appartenute a N. I. (Niccolò primo, principe del Montenegro). Canna tonda. con testa modanata, incisa ad ornati e bronzata. Piastra scolpita a schiac ciato rilievo, e istessamente la contropiastra e tutti i fornimenti di argento su fondi dorati. La canna è lunga 0,30 e di boccatura 0,0154. (Rot. , Arm. 60) Τ. 116. PUGNALE-PISTOLA a due canne. Lama lunga 0,20, larga 0,03. Canne lunghe 0,085, boccatura 0,0075. L'elso doppio, alzan dolo, serve da percuotitojo. Manico curvo di corno a tondini spi-- rali. Fodero di pelle rossa, cappa e puntale di ottone. (Rot , Arm. 46). Т. 117. BIPENNE orientale, di acciajo damaschino nel mezzo della quale s'innalza una doppia lancia a fiamma. Il ferro ha or nati di fogliami, di uccelli e di figure, su fondi abbassati con acqua forte e bronzati, messi a oro. Il manico di damasco a torti glione è una canna cilindrica, lunga 0,49, del diametro di 0,028, SERIE T. 541 dentro la quale è un pugnale a doppio filo, lungo 0,36, cui serve di manico il pomo della forma di ghianda allungata. Tutta l'arma è lunga 0,77, la scure lunata è lunga trale due punte 0,16, e la larghezza d'ambedue prese insieme e di 0,20. (Rot., Arm. 60). Т. 118. Τ. 119.-- SELLA compiuta, dell'America meridionale. Dono della Società per l'allevamento dei cavalli, di Buenos Ayres (1). BRIGLIA compiuta, della sella precedente, con morso e guarnimento della testiera di argento.e redini di cuojo bianco. Т. 120. FRUSTA di cuojo bianco con manico d'argento per la sella precedente. Τ. 121, 122.- SPERONI, alla foggia messicana, di argento, ap partenenti alla detta sella. Τ. 123. CACCIAMOSCHE indiano, di lana bigia naturale, con ma nico di argento scolpito, lungo 0,36. Т. 124, 125. CACCIAMOSCHE di palma con manichi di avorio tor niti, lunghi ciascuno 0,19. Τ. 126, 127. CACCIAMOSCHE di crine di cavallo con manico, lungo 0,35, coperto di trecciuole di filo di rame, e di reticella di crine nero. Т. 128. LACCIO di cuojo bianco con tre palle di piombo co perte di cuojo. Τ. 130. Τ. 129. GUAINA di coltello, orientale, parte di pelle e parte, l'anteriore, di stoffa ricamata a colori e ornata lungo il filo di nap pine di crine rosso. COPERTA di stoffa di lana (?) grigia con contorno di ⚫ righe rosse, gialle e turchine per la sella di nº T. 118. Т. 131. COPERTA di filo imitante un vello di capra a lungo pelo, per la detta sella. Τ. 132. MAZZA di legno ferro, indiana, lunga 0,97 con testa di forma bizzarra. Dono dell'A. R. di TOMMASO DI SAVOJA duca di Ge nova. (Rot., Arm. 60). Т. 133. MAZZA indiana, di legno ferro, con testa in forma di sfera schiacciata, con diciassette spicchi, del diametro di 0,17 e ma nico di un solo pezzo, a doppio cono tronco, in parte scolpito roz zamente, lungo 0,33. Dono della stessa A. R. (Rot., Arm. 60). Τ. 134. MASCELLA inferiore di cocodrillo con figure e altri or namenti graffiti. Dono della stessa A. R. (Rot , Arm. 48). Т. 135. DIFESA del pesce sega lunga 1,04. Dono dell'A. R. del Duca di Genova. (Rot, Arm. 48). (1) I n² T. 118 e 131 sono nell'Armadio 48. 542 Τ. 136, 137. CLASSE III. ABITI E BERRETTONI indiani simili, riccamente guar niti di penne di smaglianti colori, di cannellini di osso a mo' delle conterie di Venezia, di frutte di varj colori e di denti di animali. (Rot. , Arm. 48). Τ. 138. (Rot , Arm. 48). BRANDA indiana, guarnita di penne di svariati colori. Т. 139. PIPA chinese, di metallo, per l'oppio con cordoni dí seta azzurra e oro, e custodia foderata di panno rosso internamente e coperta di seta azzurra, con la cifra V. E. coronata (1). Τ. 140, 141. COPERTE marocchine da cavalli, due di stoffa rossa e oro, e una violacea e oro con frangia degli stessi colori. Τ. 143, 144. di oro. Τ. 145, 146. Τ. 147, 148. Τ. 149, 150.-- PAPUCCE marocchine, di velluto verde ricamate PAPUCCE eguali alle precedenti. PAPUCCE eguali alle precedenti, di velluto rosso. SCARPE marocchine, di velluto cremisi, ricca mente ricamate di oro. Т. 151-154. Т. 155-158. Τ. 159-176. Т. 177-179. Τ. 180-181. Τ. 182. Τ. 183. Τ. 184. Т. 185. Τ. 186.---- SCARPE marocchine, eguali alle precedenti, rosse. SCARPE simili alle precedenti, di velluto verde. PIPE turche, di terra rossa, con fregi dorati. PIPE simili alle precedenti. PIPE con vernice nera. PIPA di terra cotta, con vernice bianca e oro. BOCCHÍNO d'ambra in due pezzi. BOCCHÍNO simile in due pezzi. BOCCHÍNO d'ambra, in sei pezzi, con due anelli smaltati. BOCCHÍNO in tre pezzi, due di ambra, e quello di mezzo di rame smaltato. Т. 187. BOCCHÍNO in cinque pezzi, due dei quali di rame smal tato, con borsa di panno rosso ricamato di oro. Τ. 189. Τ. 190. Τ. 191. Т. 188. — ВосCHÍNO incinque pezzi due dei quali di rame smaltato. CANNA DA PIPA, turca, di legno ciliegio, lunga 1,50 (2). CANNA simile, di legno dolce, lunga 1,78. CANNA simile, con bocchino di ambra, lunga 1,38. CANNA simile coperta quasi interamente di seta nera, Τ. 192. ornata di fasce di fili di argento intrecciate in figura di rombi, con nappa di seta nera e fili di argento, lunga 1,63. Τ. 193. CANNA simile, coperta di un tessuto di seta rossa e filo di argento, con nappa di filo di argento ornata di coralli, lunga 2,80. (1) I n² T. 139 a 188 sono nell'Armadio 60. (2) Questo ed i seguenti n¹ sino al 196, sono nell'armadio 46. SERIE T. Τ. 194. CANNA di legno ciliegio. 543 Τ. 195. LANCIA abissina. Ferro in forma di foglia di salice, Т. 196. Т. 197. lungo 0,36, e con la gorbia e l'asta di bambù, 2,37. Ha legature di filo di ottone presso la estremità e ghiera di ferro al calcio. REMO di legno ferro nero, lungo 1,53. FLAGELLO, composto di un manico di legno grezzo, lungo 0,15, alla estremità del quale è un ghiera con anello e cam panella, onde pende una catena di sei maglie, lunga 0,12, cui è ap piccata una pallottola del diametro di 0,03, il tutto di ferro. Preso ad un insorto a Parigi nel 1848 (1). Τ. 198. CORNO DA POLVERE, fatto di un corno di stambecco, lungo 0,49 con fornimento di ottone. Τ. 199. FIASCHINO da polvere, circasso, di ferro ossidato con parti di ferro forbito. Τ. 200. COLTELLI E FORCHETTA circassi, di ferro, con manichi di osso, in una guaina di velluto verde, quasi interamente coperto di lamina di argento, con ornati a basso rilievo, appiccata ad una catenina di argento. T. 201. ASTUCCIO di tartaruga, con fornimento e catenella di metallo dorato, contenente un coltellino con manico di tartaruga e due bacchettine di avorio. Lavoro chinese. Τ. 202. LAMA di spada a due fili, lunga 0,84, larga 0,022, e sullo sguscio la scritta nico di legno. Τ. 203. Ha la scritta NAMUS ME FECIT 一. Ha un ma LAMA di spada a due fili, lunga 0,86 e larga 0,022. Τ. 204. NAMMUS-. Manico di legno. LAMA di spada a due fili, lunga 0,86, e larga 0,03. Manico di legno come le precedenti. Т. 205. SPECCHIO orientale di metallo, di forma circolare con manico rivestito di canna d'India, da una parte brunito, e dall'altra con ornati e scritta araba a basso rilievo. Τ. 206, 207. TAPPETI marocchini, rotondi, del diametro di 1,10, di velluto rosso e verde ricamati di oro. (Rot., Arm. 59). Τ. 208-215. TAPPETI marocchini minori, del diametro di 0,45. Quattro di velluto rosso, e quattro di velluto verde ricamati di oro. (Rot , Arm. 59). Τ. 216. BACILE di ferro, del diametro di 0,50 bronzato, con ornati e figure mitologiche. Nel centro è lo stemma mediceo co ronato. Lavoro di cesello pregevolissimo di ANTONIO CORTELLAZZO da Vicenza. (Rot., Arm. 60). (1) Questo ed i seguenti n. sino al 205, sono nell'armadio di nº 60. 544 Τ. 217. CLASSE III. ROMBODODECAEDRO di avorio, su ciascuna delle facce del quale, sopra dischi di metallo sono incisi i numeri romani da I a XII. (Rot. , Arm. 60). BRACCIALETTO abissino, tutto coperto di lavori di fili Τ. 219. Τ. 218. grana di oro e internamente foderato di pelle rossa. (Rot., Arm. 60). ROTELLA abissina di cuojo, del diametro di 0,56, co perta di seta interiormente, con umbone nel centro e sei rosoni at torno a mo' di borchie ed altri ornamenti, il tutto fatto di lamina di argento con incisioni. (Rot , Arm. 60). Τ. 220. MAGLIA di acciajo per un guanto da acconciarsi sur un guanto di pelle, con anellini ribaditi a grano d'orzo. Dono del l'armajuolo della M. del re VITTORIO EMANUELE II, Mussone. (Rot , Arm. 46). T. 221. COTTA D'ARME di maglia di filo di rame argentato, dono delle signore da Milano. (Rot., Arm. 46). T. 222. CORONA di foglie di alloro, offerta dalla città di Torino nel 1861 alla M. del re VITTORIO EMANUELE II (imitazione dell'ori ginale, rubato nel 1885 di agosto, 15-16). Τ. 223. CORONA di foglie di alloro e di quercia offerta dalla città di Napoli nel 1869 (imitazione come la precedente). SERIE U. *Doni ed altri oggetti appartenenti al Re UMBERTO U. 1. ARCHIBUSO indiano, a miccia, antico. Canna quadra, lunga 1,12, di boccatura 0,0153. Draghetto (1) di un solo pezzo col grilletto, di argento. Alla destra, presso lo scodellino, cui manca il coperchio, sono uno spillone e due bocciuòli per la carica della polvere, ap pesi à catenelle doppie, queste e quelli di argento. La cassa, che giunge sin presso alla bocca, ha il sotto calcio, di corno, e in tutto il resto, è coperta di lamina di argento con ornati fatti a stampo e con quattro corniòle per parte incastonate. È un'arma molto pre gevole per la bellezza del lavoro e per la sua perfetta conservazione. Dono del cav. Vincenzo Filonardi, Regio Console a Zanzibar. (Rot. , Arm. 58). U. 2.- CINTURAdi cuojo con accessorj, proprj del precedente ar chibuso, che sono un astuccio coperto di lamina di argento con gli stessi lavori di rosoni, foglie e perline, forse per tenervi la miccia; due scarsellette di cuojo con piastre d'argento in forma di trapezio regolare, per le pallottole, e un arnese di cuojo della forma della fiasca da polvere n° U. 3, con gancio di ottone per appiccarvela. Stesso donatore. (Rot., Arm. 66). U. 3. FIASCA DAPOLVERE per il detto archibuso in forma di corno ripiegato sopra se stesso, tutto ricoperto di lamina di argento con varj ornamenti a schiacciato rilievo e incisi tanto nel corpo quanto nel bocciuòlo e coperchino che è appiccato a tre (in origine erano quattro) catenelle di argento. Stesso donatore. (Rot. , Arm. 66). (1) V. a pag. 104, n. 1. Catalogo R. Armeria. 35. 546 U. 4. CLASSE III. POLVERINO, compagno della fiasca precedente e di eguale materia e lavoro, appiccato a una coreggia di bulgaro (da portarsi ad armacollo da sinistra a destra), nella parte anteriore rivestita di fascette d'argento maggiori e minori entro le quali passa la detta U. 5. coreggia. Stesso donatore. (Rot. , Arm. 66). SCIABOLA con bellissima lama di damasco lunga 0,80, larga 0,026, con filetti dorati presso all'elsa e iscrizioni arabe, a schiacciato rilievo. Fornimento della forma persiana con elsa di da masco in figura di losanga molto allungata a contorno curvo ter minato da bottoni schiacciati dello stesso metallo; manico inprin cipio coperto di cordellina d'argento e quindi con avorio e lastrette e finimento nel becco, di argento, ornati a bassorilievo. Fodero di cuojo nero con ornamenti stampati, puntale di argento ornato a punzone e fascette di damasco con iscrizioni arabe a schiacciato ri lievo. Appartenne ad un Sultano Indiano in esilio. Dono del dottore Gregori d'Arbelo medico del Sultano di Zanzibar. (Rot , Arm. 58). U. 6. PUGNALE di forma persiana. Lama di damasco, lunga 0,194, larga 0,051, con spigolo nel mezzo. Manico di corno rico perto quasi interamente di lastra di argento in parte traforata e stu pendamente incisa e scolpita. Fodero di legno anteriormente coperto di lamina di argento istessamente lavorato e di trina d'oro e poste riormente di drappo nero. E appiccato a un cinturino di cuojo co perto di un tessuto di oro e seta rossa e foderato di drappo nero con anelli e legature di cordellina d'argento. Appartenuto allo stesso Sultano, e dono del mentovato Dottore. (Rot , Arm. 66). U. 7. COLTELLO-REVOLVERE da caccia. Lama a due fili sgu sciata, lunga 0,49, larga 0,03, con fogliami incisi e dorati. Manico di ebano con guarnimento di acciajo forbito e in parte dorato, con lo stemma di Savoja sul pomo. Di fianco al cilindro, a sei colpi, è la scritta lindro: E. Schneider- Firenze-, e sulla sommità del ci AL PRINCIPE UMBERTO- L'AUTORE DOΝΑ 1871 La canna color viola, lunga 0,095, ha di boccatura 0,0106. Sotto l'elso a 2, da una parte è il grilletto. Fodero di pelle nera con. cappa e puntale di acciajo brunito, inciso e dorato. (Rot , Arm. 66). U. 8.-COLTELLO da caccia. Lamalunga0,43, largo 0,03, sgusciata e a doppio filo con incisioni e dorature presso il tallone. Manico di avorio con la lettera U e lo stemma di Savoja coronati, incisi, edelso efornimento di acciajo incisi e dorati. Fodero di pelle verde con cappa e puntale di acciajo, incisi a fogliami e dorati. (Rot , Arm. 66). U. 9. COLTELLO serratojo con lama traforata, lunga 0,12, larga 0,021. Manico di acciajo brunito con tartaruga incastrata. Opera del coltellinajo milanese BARBIERI. (Rot , Arm. 66). SERIE U. U. 10. 547 SCIABOLA (Siobookatana) giapponese. Lama lunga 0,32, larga 0,03. Manico copertodi legature di cordellina verde."Coltel lino con manico di ottone e altro strumento di ottone a mo' di spatola terminante in punta, tanto di questo che del coltellino i ma nichi di ottone, sono ornati di graffiti. Fodero di colore scuro con serpenti mostruosi dorati. (Rot , Arm. 58). U. 11. COLTELLO da caccia con lama traforata a filo e costola, lunga 0,52, larga 0,05, con la scritta UMBERTO ARDITO EROE DI PALESTRO- ITALIA STUPEFATTA OR TI AMMIRA e l'altra Bartolomeo Torsano- di Campobasso-. La prima è in un ovale a traforo intorno all'Italia, che tiene una bandiera; l'altra in una figura a sezione lenticolare circa il mezzo della lama. Manico di avorio scolpito con due figure femminili. Fodero coperto di velluto verde con cappa e puntale di argento ornato di graffiti. (Rot , Arm. 66). U. 12. COLTELLO da caccia a mo' di bajonetta da introdursi nella canna dell'archibuso col manico. Lama a un filo e un terzo, con la costola a denti di sega lunga 0,25, larga 0,03, ornata a schiac ciato rilievo e dorata, e presso al tallone la scritta IE ATANS 一. MO: AUSTRE e FABRICA DE TOLEDO 1871 Fornimento conmanico di avorio affusolato, elso e altri guarnimenti di metallo dorato. Sull'elso da una parte è scritto-- 1871 一. TOLEDO-, dall'altra-. Fodero di pelle verde con cappa e puntale di metallo dorato. (Rot , Arm. 66). U. 13, 14. PISTOLE inglesi, (pariglia) a focíle, con canna di ottone, strombata, lunga 0,18, di boccatura 0,0155. E munita di ba jonetta triangolare, lunga 0,13 che si ripiega sulla canna e si fa scattare tirando indietro il guardamano (1). U. 15. PISTOLA a focíle di fabbrica francese (?). Canna tonda con nastrino superiormente lunga 0,31, di boccatura 0,0152. Piastra quadra con qualche ornato graffito. Cassa di noce, scolpita a fo gliami, con fornimenti di ottone. (Rot., Arm. 58). U. 16. PISTOLA a focíle di fabbrica francese (?) con canna tonda e nastrino, lunga 0,32, di boccatura 0,0117, segnata Iov I presso la culatta. Piastra quadra con incisioni, segnata MONET (?). Cassa di noce con fornimento di ottone. U. 17, 18. PISTOLE a focíle (pariglia), francesi. Canna tonda, con nastrino ed incisioni presso la culatta e la bocca, lunga 0,35, di boccatura 0,017. Piastra tonda, brunita, con la scritta GIELLE (1) I numeri U. 13-43, sono nell'Armadio 58. 548 CLASSE III.- MASIN-. Contropiastra ornata a traforo di bassorilievo. Cassa di radice con fornimenti di acciajo brunito. U. 19. CARABINA FEDERALE. Canna a due ordini, quadra e tonda, rigata, lunga 0,80, di boccatura 0,0114. Sulla culatta è la scritta: I. U. BRANZIGER ST. GALLEN-. 一. Piastra a percussione con la scritta Cassa di noce con fornimento di acciajo bron zato e sottocalcio a punta. Dono di Gindre Giacinto nativo di Ales sandria. Manca la bajonetta. (Rot , Arm. 58). U. 20. CARABINA a due canne, a retrocarica, sistema Remin gton. Canne tonde, bronzate, lunghe 0,70, di boccatura 0,0128. Ha qualche incisione dorata al meccanismo di chiusura e, sul nastrino (1), la scritta--. T. TONI E FIGLIO ROMA Cassa di noce, con fornimenti di acciajo bronzato ed incisioni, messe a oro. U. 21. CARABINA a retrocarica, rigata, sistema Albini. Canna lunga 0,65, di boccatura 0,0155, bronzata, con ornati incisi e do rati, della fabbrica WILHINSON Pall Mall LONDON. Porta la dedicatoria AS. A. R. IL PRINCIPE UMBERTO DI SAVOIA I CORPI DELLA R. MARINA Cassa di ebano con guar 一. nimenti e placca sul calcio formata da due cavalli marini e targa coronata con le lettere US in cifra, di argento dorato. U. 22. ARCHIBUSO a ripetizione. Canna liscia, di damasco, lunga 0,73, di boccatura 0,0164. Cassa di noce, con fornimenti di acciajo incisi e dorati. Porta le scritte MIGLIARDI e A S. M. UMBERTO Ι G. arclore (2) 1886. U. 23. ARCHIBUSO da caccia a focíle. Canna a due ordini, quadra e tonda, lunga, 0,96, di boccatura 0,0173. Piastra alla romana con ornati a bassorilievo e il nome dell'armajuolo FRANC.º ROSSI. Cassa di radice con guarnimenti di ottone, lavoro della seconda metà del secolo XVIII. Dono dell'avvocato sig. Giuseppe Ferreri da Novello (Circond. d'Alba). U. 24. ARCHIBUSO da guerra a retrocarica con daga-bajonetta. Canna lunga 0,84, di boccatura 0,011. Cassa di noce con guarni menti di ferro brunito. Daga-bajonetta, eguale a quella dell'eser cito, a filo e costola, lunga 0,50, larga 0,025, con fodero di cuojo, cappa e puntale di ottone. Ha la scritta- A S. A. R. IL PRIN-- CIPE UMBERTO DI SAVOIA Francesco Glisenti inventorede dica. 1) NASTRINO. Chiamasi con tal nome quella lista di ferro lunga quanto le canne, alla quale sono queste saldate. Per estensione, ho detto nastrino quella lista rilevata sul mezzo di alcune canne alla maniera francese. (2) Arcore. SERIE U. U. 25. 549 ARCHIBUSO da caccia a focíle e doppia canna, a torti glione. Canna lunga 0,90, di boccatura 0,188, con ornati, aquiladi Savoja e le lettere V. A. in cifra ageminate d'oro. Ha la scritta CANNE A TORCIONE DELLA REAL FABRICA DI TORINO, SCALAFIOTTO- Piastra quadra con ornati e la cifra V. A. co ronata, incisi. Ha la bajonetta in forma di coltello con lama lunga 0,12, larga 0,015. Cassa di noce, con guarnimenti e filetti intarsiati di argento. Dono del sig. Edoardo Cerina. U. 26. CARABINA a retrocarica, a percussione. Canna bronzata, tonda, lunga 0,55, di boccatura 0,0133, per un terzo dorata, con marca araba. Cassa impiallacciata di tartaruga con guarnimenti di argento dorato. Nel calcio in continuazione del sottocalcio sono rose e foglie di brillanti e così nella contropiastra, e nella parte opposta alla guancia è un bellissimo fiore delle stesse pietre preziose. Dono dell'A. R. d'Ismail Pacha, ex kedivè d'Egitto. U. 27, 28. PISTOLE (pariglia) a retrocarica, dello stesso sistema della carabina precedente, con canna lunga 0,24, di boccatura 0,0133. Lavoro in ogni cosa eguale alla carabina e con gli stessi ornamenti di brillanti. Dello stesso donatore. U. 29. SCIABOLA alla foggia turca. Lama di damasco, con iscri zioni arabe, lunga 0,83, larga 0,03. Fornimento di argento dorato, e con impiallacciatura di tartaruga, tutto tempestato di brillanti e fodero di tartaruga. Dello stesso donatore. U. 30. SCIABOLA. Lama di damasco, lunga 0,80, larga 0,03, con la scritta in lettere gotiche majuscole di oro a tarsía AUM BERTO DI SAVOIA L'ESERCITO ITALIANO XXII APRILE MDCCCLXVIII 一. Fornimento di oro massiccio, con elso molto largo sul quale sta sdrajata una figura di fiume e posa un'aquila ad ali spiegate che formano la guardia. Sul petto dell'aquila è uno scudo sannitico con la croce di Savoja di brillanti su campo di ru bini. Serve di manico un guerriero nudo, con elmo romano, che tiene una corona di fiori sopra la testa deil'aquila. Nella parte in feriore dell'elso, di argento ossidato, leggesi:- G. Dupré inv. e dir. G. Guidi eseguì. Oreficeria Marchesini-. Il fodero di argento os sidato è tutto scolpito a fogliami di bassorilievo, e diviso in tre formelle esagone da ciascuna banda, separate dalle fascette con le campanelle e da altre due compiute dal puntale conla cresta e dalla cappa. Tutti gli ornati di oro ad alto rilievo con mezze figurine, fogliami e uccelli sono squisito lavoro ideato ed eseguito dall'orafo Castellani da Roma. Nelle formelle sono rappresentate battaglie della storia sabauda ed italiana nell'ordine seguente. A destra: 1ª, Bat taglia di Custoza nel 1866, 24 di giugno, nella quale l'A. R. di UM 550 CLASSE III. BERTO DI SAVOJA fece le prime armi; 2ª, Battaglia di Rivoli, il 22 di luglio del 1848 comandata dalla M. del re CARLOALBERTO; 3ª, Bat taglia di S. Quintino, il 10 di agosto 1557, vintadal principeEMA NUELE FILIBERTO capitano generale dell'esercito spagnuolo nelle Fian dre. A sinistra: 1ª, Battaglia di S. Martino combattuta il 24giugno del 1859 con re VITTORIO EMANUELE II, che diede vinta la giornata agli eserciti alleati ; 2ª, Battaglia di Guastalla, il 19di settembre del 1734, duce supremo re CARLO EMANUELE III; 3ª, Battaglia di Torino, il 7 di settembre del 1706 vinta dall'esercito Austro-Sardo comandato dal re VITTORIO AMEDEO II e dal principe EUGENIO. Queste sei battaglie sono uno stupendo lavoro di intaglio e di bel lissima invenzione. Sotto alla prima battaglia, a sinistra, vi sono incisi i nomi dei valenti artisti, inventore ed esecutore come se gue : Cassioli inv. S. Del Nobolo inc. Nella parte superiore della cappa, di oro, è quest'altra scritta: GIUSEPPE BRISIGHELLI SCOLPI'. Questa bellissima spada fu presentata all'A. R. del principeUм BERTO DI SAVOJA in un solenne ricevimento a Milano, subito dopoil matrimonio, dal Presidente del Comitato dell'Esercito donatore, Te nente Generale conte Raffaele Cadorna, ora (1888) Direttore della Armeria Reale. U. 31. SCIABOLA greca. Lama di damasco lunga 0,82, larga0,06. Fornimento con elso e guarnimenti di argento e manico di avorio. Fo dero di lamina di argento con fascette ornate a bassorilievo. Ha la scritta- A S. A. R. il Principe Umberto. Omaggio della Colonia Ita liana in Atene, 1868. U. 32. la scritta: SCIABOLA. Lama di damasco, lunga 0,82, larga 0,025 con CONSACRATA SULLA TOMBA DEL LIBERA-- TORE MI OFFRI A RE UMBERTO I VELLETRI I IX DEL MDCCCLXXXIV IL SINDACO ANTONIO NOVELLI-. For nimento (vecchio modello della fanteria dell'esercito) di argento, con ornati di foglie di acanto e vilucchi, e manico di avorio. Fodero di la mina di argento tutto inciso a fogliami e trofei militari. Sotto l'elsa, sul fodero è la scritta U. 33. G. CESATI F. SCIABOLA giapponese. Lama lunga 0,58, larga 0,025. Ma nico lungo 0,20 della forma ordinaria coperto di pelle di pesce bianca con guarnimenti di ottone. Fodero di legno con vernice imitante l'av venturina e fornimenti d'ottone. U. 34. YATAGAN turco. Lama lunga 0,38, larga 0,03 con iscrizione in caratteri arabi dorati. Manico della forma ordinaria di cornonero con guarnimenti di ottone che continuano anche nella lama. Fodero di cuojo nero con cappa di ottone. SERIE U. 551 U. 35.- YATAGAN turco. Lama lunga 0,69, larga 0,035. Manico di corno guarnito di ottone. Fodero di cuojo nero, con cappa, fascette e bottone di ottone. U. 36. YATAGAN turco. Lama lunga 0,58, larga 0,03. Manico so lito di corno di cervo guarnito di argento con coralli incastonati, or namento che continua anche nel piatto e nella costola della lama. Fo dero di cuojo nero con cappa e puntale di lamina di argento con ro soni e fogliami incisi. U. 37. SCIABOLA orientale. Lama lunga 0,76, larga 0,035. Forni mento di argento della stessa foggia con ornati di filigrana. Foderodi legno coperto di velluto turchino eccetto che nella cappa e nel pun tale che sono di lamina di argento con rosette e foglie di filigrana, e nel resto corre un nastro dello stesso ornamento e metallo che lascia vedere il velluto. U. 38. SCIABOLA giapponese. Lama lunga 0,75, larga 0,035. Ma nico della solita forma, di pelle bianca di pesce, concordellina bianca sopra intrecciata. Fodero, con coltellino, verniciato nero con ornati in cisi e coloriti a mo' dell'avventurina. U. 39. SCIMITARRA turca. Lama lunga 0,80, larga-0,035. Forni mento con elso di ferro e manico di corno. Fodero di cuojo nero con fascette e campanelle, e puntale di ferro forbito. U. 40.- SCIABOLA turca. Lama di damasco lunga 0,80, larga 0,025. Fornimento con elso di ottone e manico di corno. Fodero di pelle nera con cappa, fascette e puntale di ottone. U. 41. SCIABOLA arnauta. Lama di damasco lunga0,70, larga 0,04 con iscrizioni arabe. Fornimento con elso di ferro damaschino bron zato e ageminato di oro come il guarnimento del manico, di corno nero. Fodero di legno coperto di velluto cremisi con fascette e anelli della stessa materia e lavoro dell'elso. Cordone di seta turchina e oro. U. 42. SCIABOLA giapponese corta. Lama lunga 0,55, larga 0,03. Manico e fodero, con due coltellini in tutto simile per materia e la voro al nº U. 38. U.43. ARCHIBUSO a focíle arabo. Canna a due ordini, quadra e tonda, con capitello a mezzo balaustro, lunga 1,15, di boccatura 0,0164. Piastra alla foggia fiorentina. Cassa per tutta la lunghezza con 21 fascette sul fusto e altri ornamenti di argento su quello e sul calcio che ha la parte inferiore di avorio con tarsíe di ebano e sottocalcio di ferro a punta. Dono del comm. Stefano Scovazzo Ministro plenipotenziario d'Italia al Marocco. U. 44.- ARCHIBUSO a focíle arabo. Canna lunga 1,28, di bocca tura 0,0105, a due ordini, quadra e tonda con testa a mezzo ba laustro. Piastra eguale a quella del precedente. Cassa per tutta la 552 CLASSE III. lunghezza con 23 fascette intagliate a fogliami con filetti di vernice rossa o nera e nel resto coperta di ornati a traforo di argento col sottocalcio, della forma ordinaria, di avorio. Dono dello stesso com mendatore Scovazzo. (Rot., Arm. 44). U. 45.. SCIABOLA (modello d'ordinanza per i generali). Lama di damasco, lunga 0,82, larga 0,025. Ha la scritta AL RE PER LA PATRIA e ANCONA 1879-. Fornimento con elsa e guardia di acciajo ornata di trofei militari e della croce di Savoja di bassorilievo; manico di avorio. Fodero di acciajo forbito. (Rot, Arm. 58). U. 46. SCIABOLA. Lama di damasco, lunga 0,88, larga 0,03. Fornimento, con guardia alla foggia tedesca, di acciajo forbito che sul bottoncino del pomo, ha uno stemma inquartato: 1º e 4º az zurro ad un'anitra naturale sull'acqua. 2º e 3º d'oro. Scudo sor montato da elmo a destra con corona nobiliare e svolazzi. Allo scudo sono appese tre decorazioni. Fodero di acciajo forbito. (Rot., Arm. 58). U. 47. SCIABOLA. Lama lunga 0,82, larga, 0,03. Ha la scritta je atans mo. anstre intorno al leone galeato e lo scudo di Savoja, da una, e dall'altra parte, sur uno svolazzo, — LEALE 一. VALOROSO MAGNANIMO-. Sul tallone è il nome del fabbri cante e donatore: HAID MULLER & CO TORINO Forni mento con mezza conchiglia e guardia traforata e incisa con ornati e lo stemma di Savoja; manico di avorio. Fodero di acciajo brunito. 一. (Rot , Arm. 58). U. 48. SCIABOLA. Lama di damasco con ornati incisi ad acqua forte, lunga 0,83, larga 0,035. Fornimento d'ordinanza della fan teria dell'esercito. Fodero di acciajo forbito. Sull'elso è il nome e la patria dell'armajuolo U. 49. SOZZO- TORINO-. (Rot , Arm. 58). DAGA. Lama lunga 0,54, larga 0,05, con ornati graf fiti. Fornimento di ferro colato a croce con medaglioni dentrovi fi gure diverse cioè busto del Re e sotto Roma galeata, a destra, ed a sinistra sulla croce due leoni con lo stemma di Savoja e sul pomo le lettere in cifra U P. Nella parte opposta in un ovato sul mezzo del manico è la scritta 29 MAGGIO 1878- A. S. M. U. P. RE D'ITALIA IL RIVERENTE SUDDITO UMILMENTE OFFRE. L. GENTILI-(nelle carceri di Lucca). In basso è l'Italia in piedi, con l'asta a destra e lo stemma di Savoja nella sinistra; a destra un amorino con arco e freccia; a sinistra un guerriero antico con daga e clipeo; sul pomo un'aquila ad ali abbassate. Foderodi la mina di ferro verniciata nera, cappa e puntale di ferro cesellato, bianco. (Rot , Arm. 58). SERIE U. 553 SCIARPA di uffiziale generale russo, di filo d'oro e seta U. 50. azzurra con frangia d'oro e dragona della stessa materia, del se colo XVIII. Donata all'A. R. del Principe di Piemonte, nel suo viaggio in Russia, dal Direttore dell'arsenale di S. Pietroburgo. (Rotonda, Arm. 66). U. 51.-BRIGLIA, da cavallo giapponese, compiuta. Morso di ferro traforato a fogliami e inciso con tarsíe di ottone e imboccatura in tera di una forma speciale. Testiera di pelle nera coperta di un tessuto di crine con fibbie e altri guarnimenti di argento inciso. Redini formate da cordoni di crine bianco e nero intessuto a di segno di rombi con nappe della stessa materia. Dono dell'A. R. del Duca di Genova, al suo ritorno dal Giappone. (Rot., Arm. 58). U. 52. ARCHIBUSETTO a focíle a due canne giranti. Canne a due ordini quadre e tonde, lunghe 0,55, di boccatura 0,0205. Piastra unica a coda con martellina e scodellino a ciascuna canna. Cassa di noce della forma ordinaria con fornimenti di ferro forbito. Prima metà del secolo XVIII. Dono del marchese Ermanno Cordero di Pam parato. (5 di maggio 1880). (Rot., Arm. 66). U. 53. ARCHIBUSO turco a focíle. Canna quadra lunga 1,05, di boccatura 0,0166. Piastra alla catalana con guarnimento di ottone , Cassa di legno con tarsíe di madreperla e dischetti di ottone. (Rot , Arm. 58). U54. ARCHIBUSO a focíle turco. Canna quadra lunga 1,15, di boccatura 0,016. Piastra simile alla precedente ornata di quattro pallottoline di vetro rosso. Cassa per tutta la lunghezza coperta, dalla nocca fin presso la estremità del calcio, di panno rosso rica mato di seta. Sottocalcio di corno nero. (Rot., Arm. 58). U. 55. ARCHIBUSO militare, a percussione. Canna tonda, lunga 1,00, di boccatura 0,0197. Percuotitojo sotto la cassa sopra al pon ticello. Cassa di noce, fornimenti di ottone. Fu preso agli accinesi nella guerra con gli olandesi. Donato dal capitano olandese Lehose de Vexela. (Rot., Arm. 58). U. 56. NAVE LEPANTO (modello di metallo) varata in Livorno il giorno 17 di marzo 1883. Sulla coperta è la scritta AS. M. Umberto 1º Re d'Italia gli Studenti Livornesi. Sugli avancorpi del basamento sono le scritte il mare ti sieno secondi- Livorno, 17 marzo 1883 Iventi e La Giustizia ti guidi- Ti segua la Vittoria Sni lati maggiori del basamento sono da una parte lo stemma di Savoja e dall'altro quello di Livorno di metallo giallo in mezzo ad un ornato di foglie di acanto a bassorilievo. Nei lati minori : da una parte è un trofeo di arnesi marinareschi; dall'altra un mappamondo con cannocchiale, la bussola, balle e barili dello 554 CLASSE III. stesso lavoro. Sui quattro avancorpi sono leoni di tutto tondo ac cosciati e con targhette sotto una zampa anteriore con la Croce di Savoja, S. Giorgio, Cavallo corrente, il Leone di S. Marco. Sullo zoccolo nella parte posteriore è il nome dell'artefice livornese Odo ardo Luigi Razzauti. (Rot., Arm. 66). U. 57. CASSETTA di noce d'India della carabina di nº T. 21 edi tutti gli accessorj qui appresso notati, lunga 1,23, larga 0,27, con tutti gli spigoli coperti di lamina di argento dorato come è lo stemma di Savoja, tra emblemi marinareschi a bassorilievo, postonel mezzo, con la iscrizione, sur uno svolazzo:- AS. A. R. IL PRINCIPE UMBERTO DI SAVOIA- I CORPI DELLAR.AMA RINA. Nell'interno è il posto della carabina già descritta e deise guenti accessorj in caselline, tutte coperte di velluto cremisi (Rot, Arm. 58). Bacchetta di ebano in due parti per nettare la canna. Cartuccera per 24 cartucce, di pelle lucida con bossoli di argento e fibbia di metallo dorato. Coreggia porta carabina di trina d'oro foderata di pelle turchina con ganci a molla e fibbia di metallo dorato. Forma, da projettile cilindro-ogivale con vuoto posteriore, di ferro dorato. Vasetto di cristallo, con turàcciolo a vite di metallo dorato, per l'olio. Tagliuolo, per le bave del proiettile, di ferro dorato con manico di avorio. Cacciaviti (due), col ferro dorato e i manichi di avorio. Gancetti (due) dorati. Nettatojo di fili di ottone. Spazzoletta di lana per ungere la canna. (Rot., Arm. 58). U. 58. CASSETTA coperta di velluto turchino con guarnimenti e stemmi di Savoja e di Velletri di argento, che conteneva la scia bola di nº U. 32, donata da quella città (18 di febbraio 1884) (Rot, Arm. 58). U. 59. BRACCIALÉTTO di guerriero abissino, di lamina di argento a cono tronco, lungo 0,14, coperto di filigrana d'oro a ornati con bottoni di argento che ve la fissano. (Rot , Arm. 56). U. 60.- ROTÈLLA abissina del diam. di 0,50. È di cuojo, coperta di seta turchina con guarnimenti di argento contornati dafiligrana di oro. Nel centro è un piccolo umbone formato da un cilindro su piastra circolare di argento, alto 0,015, e dalle bande sono quattro borchie a due a due dello stesso metallo che coprono le ribaditure della maniglia che è nella parte interiore. È foderato di pelle rossa. SERIE U. 555 e istessamente la maniglia. Dono del Re d'Abissinia (4 sett. 1885). (Rot , Arm. 53). U. 61. CAMICIA di seta rossa con liste fiorate tessute di fili di argento, abissina. (Rot., Arm. 53). U. 62. GHISSILÀ di pelle di leopardo nera ornata di argento. Sopravveste abissina. (Rot., Arm. 53). CORONA di criniera di leone, guarnita di bottoncini di U. 64. U. 63. argento, abissina. (Rot., Arm. 53). ROTÈLLA abissina, eguale in tutto al nº U. 60. Dono del Re dello Scioa (10 febbr. 1885). (Rot., Arm. 53). U. 65, 66. LANCE orientali. Ferro in forma di foglia di ulivo, lungo 0,60, con la gorbia 0,80, tagliente da ambedue le parti. Asta di legno bianco, lunga 1,60, con ghiera di ferro al calcio. Dono del Re dello Scioa. Fodero di cuojo naturale. (Rot., Arm. 53). CARABÍNA a due canne a retrocarica e percussione cen U. 67. trale, con un cane rotto. (Rot., Arm. 53). CARABÍNA ad una canna a retrocarica, a percussione U. 68. centrale. (Rot., Arm. 53). U. 69. MOSCHETTO rigato, sistema Wetterli. Fabbrica d'armi di Torino, 1878. (Rot., Arm. 53). U. 70. CANNA d'archibuso a retrocarica del sistema Wetterli, modello dell'esercito. Fabbrica di Torre Annunziata, 1882. (Rot , Arm. 53). U. 71. U. 72. U. 73. U. 74. U. 75. U. 76. BUSSOLA nautica con astuccio di cuojo. (Rot., Arm. 53). CARTUCCÉRA di cuojodacingersi a' fianchi. (Rot ,Arm. 53). SELLA da cavallo, con le staffe, in pessimo stato. CAVEZZONE di cuojo. INVOLTO di pelli diverse (1). SPADINO con lama a sezione di losanga, Innga 0,73, larga 0,025. Fornimento simile al nº G. 196 e manico di trecciuòla U. 77. a spira di ferro. (Rot., Arm. 66). SPADA con lama lunga 1,02, larga 0,2. Sul tallone ha il nome CAINO e sullo sguscio SEBASTIAN HERNANDEZ. For nimento di ferro forbito eguale al nº G. 43. (Rot., Arm. 66). U. 78. SPADA del secolo XI o XII. Lama, a due fili, e con pic colo sguscio sino quasi alla punta, lunga 0,755, larga 0,060. Ha l'elso a croce lungo 0,160, il codolo lungo 0,125 e il pomo di ferro mas (1) Tutte le armi e gli altri oggetti notati con i numeri U. 67 a 75 che appar tennero ai viaggiatori Gustavo Bianchi, Monale e Diana furono mandati in dono alla M. del re UMBERTO dal Re Giovanni di Abissinia, e consegnati dai signori Ferrari e Nerazzini. : 556 CLASSE III. siccio formato da un disco del diametro di 0,060 compiuto dadue coni tronchi di profilo curvo. Fu trovata in una tomba in un ter reno presso la chiesa di S. Maria (Comune di Montecastrilli, Cir condario di Terni). Nel Museo di Artiglieria di Parigi esiste una spada simile a questa eccetto che la lunghezza è 0,950 (V. Demmin, " p. 395, fig. 6) giudicata del XI secolo o del xu. Cette épée, dice il Demmin, à pointe aiguë est la même dont les chevaliers de la tapisserie de Bayeux, sont armés „. Onde la conseguenza che questa spada sarebbe la più antica, dopo il mille, di quelle esistenti nel l'Armeria Reale. Dono del Maggiore Angelucci. U. 79. CORAZZINA (1). Si compone di un imbusto di canavaccio, a più doppi, impuntito, con fiancali, aperta dalle bande ove si allaccia. Interiormente è armato di lamelle rettangolari di acciajo, disposte a mo' di squame orizzontalmente, imbullettate con bullette di ot tone a capocchie dorate che adornano la parte esteriore coperta di velluto cremisi. Questa corazzina è benissimo conservata ed importante non solo per sè stessa, ma perchè appartenne ad un personaggio della celebre famiglia Challant della Valle d'Aosta forse vis suto tra il xiv ed il xv secolo. (Rot , Arm. 66). (1) CORAZZINA (franc. brigantine, ingl. bri gandin jacket, spagn. loriga, tedesco Italie nische Panzerjache). Propriamente, diminu tivo di Corazza, ma invece è nome di una specie di corazza della forma comune, diversa per la materia e per il lavoro, come si vede da questa che abbiamo innanzi agli occhi. Diuna tal sorta d'armatura incominciò l'uso fino dal principio del xm secolo. Nel Reame si chiamavano platte dal francese plate (Ro QUEFORT), cioè Piastra, nominando dalla parte il tutto. Eccone i documenti. Nel 1321, il 6 di maggio, si pagarono 5 once in conto dimag Henrico Dinj et Bartholo Corazzina din ( 79. gior somma: filio magistri Petri coraciari de Florentia Neap. commorantibus qui conuenerunt pridem curie regie inuenire ac emere de pecunia corum propriaplattas centum de opere magistri Michaelis de Campana sufficientes et bonas ac bene munitaspanno cannabacio nec non clouis et bucculis et mordantibus ferreis ac tessutis de filo cordellis et omnibus alijs oportunis etc.-. Doc. Napolit , all'anno. Ma qui nonsi capisce nulla, mi diràil lettore, che le Platte, fossero composte di moltelamelle di acciajo e la stessa armatura che la corazzina, ed io citerò un altro passo per SERIE U. U. 80. 557 CASSETTA di legno, coperta di velluto turchino, con corona reale di metallo dorato, della sciabola di nº U. 84. (Rot , Arm. 58). U. 81. PICCA da ufficiale dei reggimenti piemontesi, con lo stemma di Casa Savoja e il Collare dell'Ordine incisi e dorati. Se colo xvII. fine. U. 82. SCIABOLA dell'Artiglieria piemontese, con lo stemma di Casa Savoja e la scritta VIVE LE ROI. Secolo xvi fine. U. 83. nº B. 16. U. 84. SPADONE a due mani del Secolo XVI. All'armatura di SCIABOLA con lama un filo e un terzo ornata di ara beschi. Ha la scritta UMBERTO I RE D'ITALIA. Fornimento di metallo dorato a mezza conchiglia traforata e scolpita a bassorilievo, con ritratto del Re in medaglia sostenuta da putti, e manico di avorio. Fodero d'acciajo con arabeschi incisi, fascette con lo stemma reale e campanelle dorate. (Rot , Arm. 58). chiarirglielo.-Item predicto Andree (da Forlì, armajuolo) pro reparatione unius paris plactarum copertarum zamelloto celesti prefati domini (Carlo, duca di Calabria) in quo pari plactarum refecte fueruntpecie septem de aczaro-. Doc. Napolit , 1327, 31 di gennajo. Ecco anche altri schiarimenti tratti dai citati re gistri dell'anno 1323, 14 di aprile. Amicus Visonus de Neapoli et Ciccus de Augubio magistri coraciarij fideles paterni et nostri (è Carlo che scrive) ad partes Calabrie ad reparandum inibi balistas et corattias regiorum castrorum ducatus Calabrie se personaliter conferant ordinandum duximus etc.-. E questi maestri dovevano portare seco loro, per le riparazioni accennate, tutte le robe necessarie chesono notate appresso, cioè: Brachia panni cannabacij pro renouandis co racijs dictorum castrorum mille.... Buccularum de ferro miliaria quinque.... Cordellarum de filo libre sex necessarie pro dictis corracijs... Tessutis quingente de filo necessarie pro dictis coracijs... dictis plactis libre quatuor etc. Canne de Et fili pro suendis Doc. Napolit. all'anno. Ed ecco le corazze o corazzine o brigantine cambiate in platte non imbullettate ma cucite sul cana vaccio e contate a paja (petto e schiena) come si contavano le corazze in quei tempi. Ed eccone gli esempi: seri di Siena, 1335, apr. In primis xiij paria corazarum- Inv. Cas ANGEL , Doc. ined , 499. corazze. Diece paia di corazze. In prima, Otto paia di Piastre di corazze di tre paia. paia di corazze-. Cinque Invent. Casseri di Siena, 1356, ivi, 507-514. Quest'armatura ebbe, come abbiamo veduto, parecchi nomi. Platte, Brigantina, Corazza e Co razzina. Il primo nome l'ho trovato nel napolitano; del secondo, che io sappia, non v'ha in italiano esempio alcuno, ma non mancano in francese; il terzo ed il quarto sono italiani, e ne ho addotti ess. sino dalla prima metà del XIV se colo, e ne posso additare un altro nel quadro che rappresenta il combattimento dei Bonacolsi con i Gonzaga il 16 di agosto del 1328, sulla piazza di Mantova, con la peggio dei primi, nel quale i combattenti sono quasi tutti armati di co razzina (V. LITTA, Fam. Gonzaga, vol. II, fasc. 33). Questo nome risale al xiv se colo in Italia. Con più di 80 mila uomini bene armati, i più a corazzina e barbute-. G. VILLANI, II, 111, 2. Lo colpo discese in sulla spalla, ma non l'offese perchè avea indosso la corazina 一. 1st. Pistolesi (1345), 192. Item 558 U. 85. CLASSE III. ISTRUMENTO TOPOGRAFICO di nuova invenzione, dentro astuc cio, con coreggia, di pelle negra. Dono dell'inventore cav. Andrea Pavesi, maggiore a riposo. U. 86. Coltellaccio barbarico del v Secolo a filo e costola, detto Scramasax, con sei pezzi di bronzo di guarnimento del cin turino di cuojo del medesimo. Oggetti trovati negli scavi della for nace da mattoni a piè della salita di Soperga. (Rot., Arm. 66). U. 87. SPADINO D'ONORE con lama a filo e costola, in parte incisa a bassorilievo, fornimento di argento dorato e manico di tartaruga. Sulla lama sono le iscrizioni: A LEURS 1ER COLONEL LE PCE DE SAVOJE CARIGNAN (1) LES OFFERS DES HUSS.DS DE corazine couerte vij. Item coraza vna scoperta, ecc.-. Monitione, ecc. (1442), Ms. Bibl. Ambros. Monitione del ponte de Lecho assignate ecc.... die vuj aprilis 1445. Primo corazine septe tristissime. Item septe corazine couerte, ecc. Ivi. MCCCCLVIIJ die 21 Jullij.... Hec est quedam descriptio... castri Ca nursij .. Corazine due de canevazo coperte e mal fornite... Corazine uj a le quale mancha fibie alate (?). Item spalazi duy da late da Corazina-. Ivi. V. S. (Federico Gonzaga) pora (potrà) hauere coracine 26 che ha coperte Michileto de nouo più non gene (ce n'è) che siano coperte al modo come se usa adeso. ne ho qui in monitione 160 che sono coperte de tella bianca fati a lantica. Bernardo da Piacenza (1478), Arch. Gonz. F. II, 7. Epiù vna coracina co uerta de raso cremesinocon le sue chiodarie adorate con le coreze che se alaza dal lato manco. E più una corazina coperta de raso cremesino con li scarseloni e la braga con le sue chiodarie adorate. E più una corazina coperta de raso cremesino con la sua chiodaria adorata qual era de la buona memoria delmar chese Federico-. Invent. Armer. Castello di Mantova (1542), Arch. Notarile Rogit. Stivini. Ebbe il nome di Corazzina anche l'uomo che ne andava armato. Ne cito un esempio autorevole quanto quelli dei classici. Intendo etiamdio che quelle altre terre che sono da pigliare sono forte et gagliarde maxime feleto (Feletto, Prov. e Circond. di Torino), nella quale terra se dice sono intrate cento coracine che sono superiori alli uomini-. Donatus De Comite, Lett. (25 giugno 1476, ora xv), Bertolotti, Spediz. militari in Piemonte, 25. Mi sono allungato oltre il bisogno in questa nota perchè ho voluto dare la giusta definizione di questa voce, confortandola con documenti ed esempj, il significato della quale non si trova in nessun vocabolario militare o della lingua italiana incominciando da quello del GRASSI e terminando a quello della CRUSCA,Vª edizione; iquattro Compilatori del quale, dotti in omnibus rebus et in quibusdam aliis hanno saputo far di meglio che ripetere la spropositata definizione del GRASSI CON il suggello dell'intero Collegio! non (1) CARLO EMANUELE, figlio di VITTORIO AMEDEO (del ramo di Savoja Soissons Villafranca), nacque il 24 di ottobre 1770, morì a Chaillot presso Parigi il 10 di agosto 1835. Sposò, il 24 di ottobre 1797, Maria Cristina Albertina di Sassonia, principessa di Curlandia, dalla quale ebbe CARLO ALBERTO, poi Re di Sardegna, e MARIA ELISABETTA che, il28 di maggio del 1820, sposÒ RANIERI Arciducad'Austria, Vicerè del Regno Lombardo Veneto. SERIE U. 559 LA MEURTE. Offerta alla M. del re UMBERTO dalla Famiglia del l'A. R. il principe EUGENIO DI SAVOJA CARIGNANO. (Rot., Arm. 66). U. 88.- PISTOLE (pariglia) con canne lazzarine, piastre a pietra di GIACOMO GARNERI, e guarnimenti di acciajo traforati e incisi. (Rot , Arm. 66). U. 89. BASTONE-FUCÍLE. Pomo di ferro, piastra a pietra e puntale U. 90. con bacchetta snodata. Secolo XVIII, principio. (Rot , Arm. 66). LANCIA DI CAVALLERIA, moderna. Asta vuota di ferro, bianco, scanalata a spira, lunga 2,98. Ferro a sezione romboidale lungo 0,13, e rosetta di ritegno. (Rot , Arm. 46). U. 91. LANCIA come la precedente. Asta cilindrica di ferro, vuoto, verniciata di nero, lunga 3,00, con anello modanato, di ottone, circa il mezzo. Ferro a sezione di rombo, lungo 0,13, e rosetta di ritegno. Ambedue offerte dal cav. Giovanni Tempini da Brescia. (Rot. , Arm. 46). U. 92. LANCIA di cavalleria. Asta cilindrica, di ferro, vuoto, verniciato nero, lunga 3,22 con un anello di ottone circa il mezzo. Ferro a sezione di rombo lungo 0,14, senza rosetta di ritegno. Dono della M. dell'imperatore GUGLIELMO II. GIUNTE Calalogo R. Armeria. 36. GIUNTE B. 56. BERSAGLIERE. Statua di bronzo, della grandezza maggiore del vero, in atto di caricare, con la bajonetta abbassata, al passo di carica. Fu modellata dal signor Giorgio Ceragioli, già sottote nente nel 5º Reggimento dei Bersaglieri, nel 1886 per le feste del 50° anniversario della creazione del loro corpo. L'A. R. del Duca d'Aosta, che onorò di sua presenza quelle feste, espresse il desiderio che la statua fosse durevole, e per ciò riprodotta in bronzo. Il Ministro della Guerra ne affidò l'esecuzione alla fonderia Reale, e fu poi ritoccata e finita, specialmente nella testa, dal signor Emilio Sperati, fonditore di lavori artistici. D. 157, 158. nuele I. (Arm. 2). G. 376. Arcioni della sella d'arme del duca Carlo Ema SPADA DI NAPOLEONE I. Lama lunga 0,87, larga 0,021, a filo e costola. Fornimento di metallo dorato del principio del secolo. È contenuta dentro un astuccio intarziato, che nella parte posteriore ha, di avorio la scritta: Per la Galleria delle Armi di Torino ricordo di Annibale Saluzzo 1852 (Rot., Bach. 59). Η. 240. PUGNALE italiano del secolo XVI. Lama a sezione di rombo lunga 0,24 e col tallone 0,273, larga 0,026. Fornimento con elso curvo orizzontalmente e anello con piastra traforata, codolo nudo lungo 0,069, con le ghiere di ferro e pomo a uliva. E tutto rugginoso e manca di un ramo dell'elso. Fu trovato presso Casale, lungo la riva del Po. (Rot. Arm. 52). Η. 241. FODERO di pugnale, tedesco, di legno scolpito a basso rilievo, rozzissimo lavoro, con iscrizioni tedesche. (Arm. 15). 564 GIUNTE Ν. 59. tutto tondo e stemma dei Medici. (Arm. 34). FIASCHINO di cuojo cotto, nero, con figurine dai lati di Ν. 146. U. 93 PROVÍNO da polvere a focíle con ruota dentata. (Arm. 3). PISTOLA a focíle del secolo XVIII. Canna a due ordini, quadra e tonda, lunga 0,32, di boccatura 0,016. Sulla parte quadra Bersagliere. Statua di bronzo del Sottotenente Giorgio Ceragioli. ha tarsíe di ottone e una testina di argento. Piastra quadra con tarsíe di ottone e il nome G. STARNATA. Cassa di noce pertutta la lunghezza della canna, con fornimenti e guarnimenti di ottone incisi e testine di argento a bassorilievo. GIUNTE U. 94, 95. 565 TERZÉTTE (pariglia) spagnuole a focíle, del xviii se colo. Canna a due ordini, quadra e tonda, lunga 0,21, di boccatura 0,017. Sulla parte quadra è ageminata di argento ed ha due marche conle scritte CARBONETTE BARCELONA. Piastra alla catalana. Cassa di noce con fornimenti di ottone inciso e guarnimenti di argento. U. 96, 97. TERZÉTTE bresciane (pariglia). Canna a due ordini, quadra e tonda, lunga 0,19,di boccatura 0,011. Sulla culatta ha il nome * GB FRANCINO * daGardone, cheoperava circa il mezzo del secolo XVII. Piastra tonda con qualche incisione, di Bergonze. Cassa di noce con fornimento di ferro inciso. Havvi il gancio per portarle alla cintura. U. 98.-GORGIÉRA da pompa, di lamina di ferro, lavoro di mezzo rilievo di cesello, rappresentante un combattimento di guerrieri a piedi, armati di tutto punto all'antica. Sono quindici in tutti, al cuni in costume romano conlo scudo a mo' di tegolo, altri in ma niera poco dissimigliante con lo scudo di forma ellittica, e sì gli uni che gli altri, tutti galeati. Combattono conle spade, con pugnali, e scuri, furiosamente. Il capo, a destra, romano, ha atterrato il suo rivale a sinistra, e si difende arditamente da un altro che dalla stessa parte viene alla riscossa. Come sul dinanzi, così nel fondo, la pugna è feroce e parecchi mordono la polvere. Il soggetto non è guari spiegabile, e non mi provo nè pure a tentarlo. Certo il lavoro è di mano maestra e di artefice vissuto nel secolo XVI, seconda metà. Il concetto è bello, la disposizione delle figure giu diziosa, il disegno purgato, la esecuzione squisita; ed è un prezioso cimelio aggiunto ai tanti altri di questa Armeria. La piastra è larga 0,28, alta 0,23, e le figure dei protagonisti sono alte 0,12. La forma è quasi una mezza ellisse. Nella parte superiore, vedesi a destra un accampamento ed a sinistra edifizj di una città. U. 99.-GORGIÉRAda pompa, di lamina di ferro, lavoro a basso rilievo preparato a cesello e quindi ritoccato a bulino. È di due piastre, nella seconda delle quali, nel mezzo, è un tondo con Venere seduta a pie' di un albero, con un arco nella sinistra mano e di nanzi un amorino che a braccia alzate sta per riceverlo. Di fianco due formelle hanno un ornato con figurine, uccelli e mostri. La forma è a contorno di arco acuto con tortiglione. È larga 0,30, alta 0,17. È lavoro della fine del secolo XVL BIBLIOTH DE LA VILLE DE LYON INDICE ALFABETICO INDICE ALFABETICO delle cose notabili in questo Catalogo A Acus comatoria, crinalis, discriminalis. | Alabardina da basso ufficiale de' regg. di 25, n. 2. AccademiaR. delle Scienze, di Torino. 12, n. 3. Agemína e Azzimína. 111, n. 3. Ageminato. 211, 212, 213, 215, 218, 227. Ageminatura. 211, 227. Ala o Lunetta. 38, n. 1. Alabarda 102, 106. da parata. 357. tedesca. 356, n. 1; 357, 358, 359, 360. del solealtempodi LuigiXIV. 361. 362. della Guardia Svizzera. ivi. del palazzo, nella Reggenza. della guardia reale. 361. da uffiziale della guardia reale di CARLO EMANUELE III. ivi. da basso ufficiale dei reggimenti alemanni alla corte di Savoja. 359. delle guardie dei palazzi impe-- riali in Francia. ivi. da ufficiale. 360. araba. 382. Alabardinadabasso ufficiale de' regg. di fanteria francese e piemontese. ivi. fanteria alemanna. 360. Alzo. 416 e n. 1. Antiguardia. 105, n. 2. Aquile de' Granatieri della guardia reale del Regno d'Italia. 509. Archibugiere. 104, n. 2. a cavallo. 105, n. 2. Archibugio a miccia. 404, n. 1. Archibusetto a ruota. 410. a ruota rigato. 419. a focíle 420, n. 1, e figura. a percussione con canna sno data. 433. a ruota. 410. a focíle, rigato, turco. 446. a ruota, scavezzo. 460. Archibuso a e da miccia. 102, 405. diNiccolò Gambara.407, n. 1. dei Zanzigúi. 545. 405, e n. 2. a ruota. 408, n. 1. lungo. 410. a doppio fuoco. 411 e n. 1. da fucíle, o vero da pietra o da acciajuolo. 420, n. 1. a focíle o fucíle. 420, n. 1 e fig. d'azzalino. 420, n. 1. 570 Archibuso a focíle dei Medici. 424. sardo. 425. albanese. 440. arabo. 441. persiano. 444. turco. 445. turco, rigato. ivi. INDICE Arco pallottajo. ivi. Argolétto. 105, n. 2. Armato. 104, n. 1. da caccia rigato a due colpi nella stessa canna. 429. 432. a due canne. 430. da caccia, a retrocarica. 431, a percussione, militare,francese, con bajonétta. 439. da caccia. 429, n. 1. a due canne, del re VITTORIO EMANUELE IΙ. 430. del re CARLO ALBERTO. ivi. sistema di Giuseppe Còn sole. ivi. della fabbrica diTorino.431. da posta a retrocarica, fran cese. 439. Archibusone da cavallétto , a miccia. 402, n. 1. a retrocarica. 447. turco. 445. Arcione posteriore, di cesèllo, bronzato e ageminato d'oro. 157. Arcioni ferrati. 42, n. 1; 53, 563. bruniti, 155 n. 2, e 156, figure. Arco. 102; 394, n. 2. dei Circassi. ivi. degli Indiani. ivi. dei Moduresi. ivi. Armatura. 35, n. *. Armatura bianca. 51, n. 1; 91. nera. 66, 75. bronzata. 79, 82, 93. bianca e oro. 53. da uomo d'arme nei secoliXV a XVII. 75, 76, n. 2; 89 e 90, fig. 6; 122. araba. 70, 106. da corazza. 97, e figura 7. da lancia. 115 e figura 8; 116. spigolata, detta Massimiliano e Milanese. 36, n. 1 e figura; 73,74. da piede. 82. da ragazzo. 81, 82. da giòstra. 82, 84, 93. da tornèo, 84, 91. da correre la lancia. 53. compijta. 194, n. 2. compiuta. 35 a 108. giapponese, a cavallo. 71. a piedi. 107, 108. indiana. 107. all'antica. 119 , n. 1 e figura10. per il facchíno. 96, n. 1. Armature equestri a cavallo. 35 a 73. a piedi. 74 a 108. Armi da corda e lanciatóje. 384 a 401. dafuoco lunghe. 402 e n.* a447. * corte. 448 en. a474. a focíle. 420, n. 1. Arnése (per armatura). 57, n. 3. dei Giapponesi. 395. di bambù. ivi. di giunco. ivi. scítico. 394, n. 2. soriano. ivi. Bacile di ferro, cesellato. 543. Bacinétto. 166, n. *; 189, e rel. figure. bronzato, lavoro di cesello age minato d'oro. 186, 191. Arnési. 39, n. 1; 68 n. 2; 194, n. 2. Arpa. 133. Ascia. 4, n. 1. Ascia-scure di bronzo. 11, figura 7. Asta. Astíle (hastile). 22, n. 2. B Bacinétto con orécchie, di Gio.Andrea Doria. 190, n. 2 e figura. nero, della reggenza di MARIA CRISTINA. 192, n. 1 e figura. ALFABETICO Bacinétto bianco, da assalto. 192 e fig. Bajonétta. 431 n. 1; 437, 439, 440. del maresciallo Maurizio di Sas 571 Barda dell'armatura Martinengo di nº B. 3. 54 e figura. sonia. 482. Balèstra. 384 n. 1. a martinetto. 384, 385 e figura. svizzera. 386. a leva. 388, n. 1 e figura. da torno. 339, n. 1. a pallottole. 391, n. 1, 393 е figura. Balestríno. 390 n. 1; 391 e figura. Balestriéri a cavallo. 77, n. 2. Bálteo. 482, n. 1. Bandèlle. 22, n. 2; 356. Bandiére austriache, del 1848. 485, 487. genovese, sec. XVIII. 485. modenese, 1745-1746. ivi. spagnuola, 1743, 486. del regg. Dauphin, 1706. ivi. Bandiéra Pontificia, 1860. 487. Bandiére dell'Esercito sardo nelle cam pagne 1848, 49, 59, 60. 488 a 492. nella campagna di Crimea, 1856, e del 1859, 60 e 61. 492, 493. dell'Esercito dell'Emilia nel 1859 e varie. 492, 493. della Legione Reale Piemontese. 494. di Modena, 1745, 1746. 500. diReggimenti Svizzeri, sec.XVIII. 501. delle Guardie del Corpo. 502. della R. Accademia Militare. ivi. dell' antico Esercito Sardo dal 1749 al 1831. 503, 504. di Maria Luigia. 504. varie. 505. dei Volontarj Ungheresi. 505. dei Cacciatori del Tevere. 505. dell'Artiglieria di Garibaldi. 506. Lombarda. 507. Bandoliéra con dodici cáriche. 104, n. 2; 480, n. 1. Bandoliéra (A). 106. Barbòtto. 72 n. 2; 194 e figura. Barbuta. 115, n. 1. Barda. 40, n. 1. di piastre di ferro. 71, n. 1. Barda a tonello. 41, n. 2. Bardatura giapponese. 157. Bastóne di comando. 47, n. 2; 48, n. 1. Bastóne-archibuso a vento. 438. a focíle. 559. a percussione. ivi. Battaglia di Torino (7 disett. 1706). 130. di Guastalla (19 di sett. 1734). 130, n. 1. di Ceresole (14 di aprile 1544). 190, n. 2. di Tornavento (23digiugno1636). 97, n. 1. di Monbaldone (settembre 1637). 97, n. 1. di Pavia (24difebb. 1525). 90, 101. di Bassignana (27 nov. 1745). 131. di Narva (19 nov. 1700). 135. di Nordinghen (6 sett. 1634). 251. Batteria corazzata Cavalli. 511. Batteria russa. 511. Baviéra. 37, n. 1; 171, n. 1. Bayeux (di) Arazzi. 160, n. 1. Bersagliere, statua di bronzo. 564. Bipènne di bronzo. 11 e figura 6. d'acciajo. 341, 342. Boccatura. 405, n. 4. Bolla di bronzo. 27, n. 1 e figura 50. Bombarde. 453, n. 1. Bombe corriere. 97, n. 1. Bordone. 378. Borgognòtta. 80, n. 2; 112. Botta (A) d'archibuso. 128, n. 1. Bracciajuòla. 131, n. 1; 199, n. *. con lanterna. 228. n. 1 e figura. con brocco. ivi e figura. con manòpola. ivi e figura. Bracciale bianco destro spigolato. 144. sinistro. 144, 145 e figura. Bracciali appartenuti a Vittorio Ame deo I. ivi. Bracciale indiano, di damasco. ivi. sinistro. ivi. arabo, con iscrizioni. ivi. destro, ageminato con iscri zioni. 146. indiano, sinistro, con iscriz. 146. Bracciali alla moderna. 69 , n. 1; 84; 91, n, 1; 92, 98, 102. 572 INDICE Bracciali. 38, n. 3. Bracciale di bronzo. 18 e figura. 26; 19. e figure 28, 29. Braccialétto dibronzo. 18 e figura 26; 19 e figura 30. Abissino. 544. Braghetta. 73, n. 2. Brocchiére del principe Em. Filib. 221. de' Martinengo. 222. del marchese S. Martino di Pa rella. 222. moderno. 223, n. 1. bianco, a botta. 231. Bronzatura con la pietra sanguigna. Brandistòcco, 378, n. 1 e figura. Briglia, 42, n. 3. Brocca e Brocco. 217, n. 1. Brocchiére. 54, 57, 61, 64, 68, 69, 90, 199, n. *. a bande forbite, incise e dorate. 217, n. 1. forbito e inciso. 217, 220 e figura. cesellato e ageminato. 218. di Carlo Emanuele I. 221. Calcan turco. 230. Calzuòlo (spiculum). 22, n. 2. Camaglio. 166, n. *. Camicia di maglia. 150. Camosciato. 56, 101, 172, 175. Cane (A doppio). 411, n. 1. Canne Lazzarine. 425, n. 1. d'archibuso. 475. Capitano di corazze. 103. Capitano di galèra. 102, 103. Capitano Generale. 83, n. 3. Capitano Generale di Savoja. 83, n. 3. Capo di lancia. 77, n. 2. Caporale o Capolancia. 115, n. 1. Cappèllo di ferro, bianco, con nasale. 193 e figura. Carabína a ruota. 417, n. 1; 418. a focíle, savojarda. ivi a percussione da bersaglio. 437. Carabíno (arma da fuoco). 105, n. 2. (soldato). 105, n. 2. Carcasso. 396, n. 2. Cartucciéra. 476. Caschétto a camaglio. 166 e figura. 79, n. 1. Budrière del maresciallo Maurizio di Sassonia. 482, n. 1. Buffa e Buffa da spallaccio. 38, n. . 53, 68. Buffadaborgognotta.80, figura; 81,n.3. 195, e figura. per visiera. 81, n. 3. Bulíno e Bolíno. 52, n. 1. Buttafuoco. 377, n. 1 e figura. C Caschétto del Giove fulminatore. 179 e figura. cesellato e dorato. 180. e ageminato d'oro. ivi. con le forze di Ercole. ivi. e bronzato con istoriediSan sone. ivi. bronzato, con testa umana su collo a squame per cimiéro. 181. Cassa delle armi da fuoco. 405, n. 1 col calcio storto. 406, n. 1. efigura. apiè di cerva. Cassis. 11, n. 1. Cássula. 429, n. 3, Castello di Milano. 43, n. 1. di Berlino. 85, n. 2. Guardamiglio. 97, n. 1. Lodrone. 87. di Masíno. 103, n. 1. di Messína. 93, n. 1. Cavalcatore o piatto. 115, n. 1. Cavallo o capolancia. 115, n. 1. Celata aperta. 72, n. 1. ALFABETICO Celata aperta nera. 168 e figura. con visiéra móbile . ivi e 573 Cintura di cuòjo con ricami di seta e argento. ivi. figura. alla Borgognona. 71 , n. 1 ; con buffa 80, n. 2 e figura; 118 e fi gura; 119 efigura 10; 182conbuffa efigura. alla viscontèa. 78, n. 1 e figura 117, 118. a bécco di pássero. V. Visiéra. savojarda. 89, n. 1. veneziana, bronzata. 169 e figura. con lo stemma dei Tièpolo. 169, n. 2 e figura. con golétta.67, n. 1 efigura; 98, 99, n. 1 e figura; 102, n, 1; 122, 175 e 176 e figura. a botta d'archibuso. 128, n. 3. con lo sportellino a destra. 91. bianca e oro con visiéra a mán tice da invitarsi sopra la corazza, forse di Desiderio Colman. 177 e figura. con visiéra e buffa, incisa. 178 efigura. da incastro. 370, n. 1. bianca. 171 e figura ; 174 e figura. a bande forbite e incise. 171 efigura. bianca dei cavaliéri alati 172 e figura, e 173, n. 2. da incastro con soprabarbotto. 92, n. 2 e figura; 174 e figura. Celata a mo' di berretto frigio. 124, 125 efig. 11. Cerbottana. 396, n. 1. Cesellare. 51, n. 2. Cesellato. 201, 209, 215, 216. Cervelliéra. 195. Chiave da ruota semplice. 476, n. 2, doppia con polverino. 477. (Grilletto). 405, n. 3. Chiodo da voltare. 38, n. 2. Cingolo militare di bronzo. 14, n. 2 e figura 13. Cinturadi cuojo albanese,con bullettine d'argento. 150. guarnita di corniòle. ivi. Cintura di cuojo, con accessorj per ar a vista fissa. ivi e figura. chibuso. 545. Cinturíno di catenella di argento. 150. Coda (A) di gámbero. 92, 100, n. 1; 115, n. 1. Colletto di pelle di búfalo, senza ma niche. 150. Collo della barda. 41, n. 1. dello sprone. 40, n. 5. Coltellaccio. 302, n. 1; 303. barbarico. 329. orientale, da lato. 330. Coltèllo di ossidiana. 8. di ferro. 32, figure 3, 4. da caccia, appartenuto a Casa Savoja. 314. di S. B. da LODY, 1792. ivi. segnato Joseph Forti. Si culus F. 315. genovese. 316, n. 3 e figura; 317. con la lama a un filo, scritta. ivi. revolvere. 546. di brigante napoletano. 317. serratojo. 318, n. 1; 346. orientale. 330. conmanico di diaspro. ivi. indiano, id. id. 331. dei Marati (Goorka coocra). ivi. (Veddong) di Corte negli Stati de' principi di Solo. ivi. Coltellíno. 318. Confessione evangelica. 85, n. 2. Composizíone della cotta dimaglia. 149, n. 1 e figura. Contragguardia della spada. 239, n. 1. Còppo. 11, n. 3; 37, n. 1. Corazza. 38, n. 3. áraba. 131. a botta di pistòla. 100, n. 1. a e da pròva. 105, n. 2; 125, 128, n. 1. bianca spigolata. 123. supposta di un Carmagnola. 197 n. 2. bianca, tedesca. 151. di ottone, francese. ivi. nera, piemontese. ivi. INDICE 574 Corazza attribuita a un conte di Gruè- Corsésca italiana. 370, figura;371,n. 1e res. 127, n. 3. di Carlo Emanuele III. 130, n. 1 efigura 13. del re Vittorio Amedeo III. 130, e 131 e figura 14. del principe Eugènio. 123. (soldato a cavallo). 100, n. 1; 115, n. 1. con panziéra, di un Martinengo. 128. e celata. 124. da incastro. ivi. bianca a lame articolate. 126. e fiancali di cesèllo. 121. espallacci incisi adacquaforte.ivi. Corazzína da tornèo. 96, n. 1. Corda da arco giapponese. 399. Corno da pólvere. 483. Corona di foglie d'alloro. 544. e di quercia. ivi. Corriéri. 97, n. 1. Corsalétto a bottad'archibugio.128, n. 1. Daga. 311, n. 1; 313. romana, contraffazione. 239. Daghétta spagnuola. 312, n. 1. con fornimento dorato. ivi. con lama numerata. ivi. veneziana. 313. italiana. ivi. 314 e figura. tedesca. ivi. Elmo. 100, n. 1; 102. ápulo. 13 e figura 12; 14, n. 1. etrusco. 13, n. 1 e figura 10. grecánico, di bronzo. 11, 12, n. 1 e figure 8 e 9. itálico. 13 e figura 11. Elmetto. 194, n. 2. figura; 372 e figura. alemanna. 371. Cosciali. 39, n. 1. e gambiéremozze di rispetto, dell'armatura di EMANUELE FILI BERTO. 147, 148 e figura. di VITTORIO AMEDEO I. ivi. e ginocchiétti di CARLO EM. I. ivi. bianchi a codadigámberoivi. Cotta di maglia con anelli ribaditi a grano d'orzo. 149, n. 1 e figura. 544. Cresta, della celata. 37, n. 1 e figura; 185, n. 1 e figure. del puntale della spada o della sciabola. 549. Croce doppia d'Ungheria. 140, n. 1. gigliata. 190. Cubitiéra. 38, 39, n. 4. Cubitiére nere, con mascheroni di ce sello, dei Martinengo. 145 e figura. Cuojo cotto. 152, n. 3. D. Daghe gemelledegli ufficiali tártari.330. Dagone. 303, n. 1. Dictionnaire de mobilier (Viollet-le Duc). 160, n. 1. Disarmato. 104, n. 2. Doppio (A) fuoco. 411, e n. 1. Doppio scatto. 409, n. 2; 417. Dragoni (in Francia). 105, n. 2. E : Ésca, 442. Escarcela. 81, n. 2. Escarcelon. 81, n. 2. Età della pietra. 3, n. *. Età del bronzo. 9, n. *. Età del ferro. 30, n. *. ALFABETICO F Falce da guerra, giapponese. 382. Falcione dei duchi di Mantova. 302, n. 1 575 Forniménto destro e sinistro. ivi, figura. efigura. di CARLO EMANUELE. 363. dei Gradenigo. 364. dei Farnesi. ivi. veneziano da pompa. ivi e figura. Falda o Guardareni. 38, n. 3; 147. Fálera di bronzo. 16 e figura 19. Falsata, Farsa e Farsata. 11, n. 2, Ferro (cuspis). 22, n. 2. Fiancale dell'armatura. 39, n. 5. Fiancale destro, bianco. 147. sinistro, con ornati dorati. ivi e fig. destro, inciso ad acqua forte. ivi. Fiancali della barda. 41, n. 3: 54. Fiasca da pólvere. 102, 477, n. 1; 478, 479 e figure; 483. del Zanzibar. 545. Fiaschíno o polveríno. 104, n. 2; 479, 480 e figura, 563. Fiaschíno o polveríno. 482. Fíbula di bronzo. 24 e figura 43; 25 e figura44. di ferro. 34. Figure incise nell'armatura B. 44, 99, n. 2 e figura. Fodero dipugnaledi legno scolpito.563. Forà-Boruduk (Schioppo a miccia). Fórca da scale, italiana. 375 e figura. Forcína. 481 e figura. Forniménto di spada a coccia.301 e fig. Gálea di bronzo. 11, n. 1; 12, 13 e fi gure 8 a 12. Gainbale. 39, n. 3. a croce. 53, n. 3. Forniménto (Parti del) della Spada. 239 n. 1. Fosígli, Focíle, Fucíle. 420, n. 1. Francésca. 342, n. 2 e 1. Franco Topíno. 276, n. 2. Frantopíno. ivi. Freccia di selce. 7, e figura 10; 398. di bronzo. 24. 398, n. 1. da arco. ivi. di ferro, amata. ivi. ad alette. ivi. a foglia d'ulivo. ivi. di ferro uncinato. 298, n. 1. con lancette a compasso. ivi. di legno, dentata. ivi. avvelenata. ivi. da cerbottana. ivi. con asticciuola di cannuccia im pennata a tre ale. ivi. di legno impennataa quattro ale. ivi. di bambù. ivi. Frontale della barda. 41, n. 3. della briglia. 42, n. 3. della celata. 37, n. 1 e figura. bianco a vista. 152, n. 3; 153 е figura. Fusétto con tacche e númeri. 328, n. 1 e figura; 329. G di acciajo. 39, n. 3. mózza, destra. 149. appartenente all'armatura di n. B. 34, 149. Gamberuòlo. 39, n. 3. Gambiéra di bronzo. 17, n. 1 e figure23 Ganci di bronzo per cíngolo militare. a25. 15 e figure 14 a 18. INDICE 576 Gancio rompi-spada. 226, n. 1 efigura. | Gorgiéra e Gorgeríno. 38, n. 2, 561. Ghiazaríno e Ghiazzeríno. 53, n. 7. Giaco dimaglia gazzarina. 53, n. 7; 68. Giaco e Giaco di maglia. 40, n. 7. Giavellotto (cuspide di) di ferro, antico. 32 e figura 5. turcománo, inastato.400,n. 2;401. Ginocchiétti e Ginocchièlli. 39 , n. 2; 54, n. 1. Ginocchiétti bianchi a coda di gam bero. 149. Giove. 179. Golétta. 38, n. 2. da torneo. 96, n. 1. 133 e figura. di lamina di rame cesellata e dorata. 133. bronzata e ageminata d'oro. 134. di piastra d'argento, con batta glia. 135. di ufficiale russo che combattè alla battaglia di Narva(19 novem bre 1700). 135. a spallacci. 131, 132 e figura. Gòrbia. 22, n. 2. Imboccature. 159. Imbracciatura. 209, n. 1. Imprésa. 43, n. 1 e figure; 45 e ſigura; 60 e figure; 66 e figure; 85 n. 1 e figure. S. Martino. 104. della Salamandra. 121 e figura 122, n. 2. Iniziáli. 91, n. 1; 92; F 91, n. 1; F 92; F 99, n. 1; BО 117. Inségna romana. 27, 28, n. 1 e 2, e figura 51. Kandjar persiano. 335. Kris indiano con manicodi giada. ivi. della barda. 55, 565. Granito. 43, 53, 61, 82, 84, 86, 121, 122, 124, 125, 153, 160, 162, 183, 186, 187, 191, 213. Grano d'orzo. 150, n. 2 e figura. Gridi di guerra. San MartinodiParella, IN ARMIS JURA. 103, n. 1. Grónda, 12, n. 2; 193. Gròppa. 42, n. 4. Guanciale. 12, n. 1; 182, 183. Guardacóda. 42, n. 5. Guardacuore e Guarda cuòre. 139,n.2. Guardagolétta. 38, n. 2; 52, 53, 83. Guardamáno. 413. Guardaréni. 33, n. 6. Guardascèlla. 76, n. 2 e figura. Guardastanca e Guarda stanca. 140, n. 1 e figura. Guardia svizzera pontificia. 105. Guardia della spada. 239, n. 1. Guerriéro giapponese a cavallo. 71. a piedi. 107. Guidone del regno di Napoli. 1746,486. I K Isabella (mantèllo di cavallo). 66, 70, n. 1. Iscrizioni árabe tradotte. 106, n. 1; 145, n. 1; 146, n. 1 e 2; 196, n. 1,2 e3; 259, n. 2; 260, n. 1; 285, n. ; 288, n. 1, 2, 3; 239, n. 1; 290, n. 1, , 291, n. 1, 2; 292, n. 1, 2; 293,n. 2, 294, n. 1; 296 n. 1; 332, n. 2;333, n. 1; 334, n. 1; 400, n. 1. czeca. 201. greca. 289, n. 2; 297, n. 1. tedesca. 266, n. 2. Kris giavése con lama a biscia. 336. diritta. 337. ALFABETICO L Lama a biscia. 234, n. 1. a due fili. 235, n. 2. a un filo e un terzo. 286. a un filo e un quarto. ivi. Lancia. 106, 115, n. 1. 577 Lancia (Soldato a cavallo). 115, n. 1. Lanciòtto. 400, n. 1. Lancia orientale con ferro di damasco. a filo e còstola. 282. a un filo e mezzo. 236, n. 2. di damasco da sciábola turca con iscrizione greca, appartenuta aun principe Costantino. 297, n. 1. di spada barbárica. 300. (frammento) del sec, XVI. Lame di ferro articolate. 52. Lance fournie. 115, n. 1. 380, 381. bicúspide. 379. tricúspide. ivi. a cinque punte. ivi. amata indiana. 380; a foglia di ulivo. 382. di legno dentato. 380. a foglia d'ulivo. ivi. con denti di pesce cane. ivi. Lancia (Cúspide di) di selce. 6, fig. 7; Lanzichenécco. 257, n. 1. 7, e figure 8 e 9. Lancia (Cúspide di) di bronzo. 22, e figura 37; 23 e figura 38-40; 24 е figure 41, 42. Lancia (Cúspide di) di ferro. 33 e fi gure 6 a 9; 34. Lancia sulla coscia. 53, n. 2. Lancia da tornèo. 54, 59, 61, 64, 68. per la corsa dell'anello. 379. Lanzo. ivi, n. 1. Lanzi. ivi, n. 1. Legione Tebèa. 241, n. 1. Lingua di bue. 303, n. 2; 304 , n. 1 e figura; 305 e figura; 309 e figura.; 311 e figure. Loggia degli Osj. 43, n. 1. Luminèllo. 429, n. 2. M Mácchine nevrobalistiche antiche. 510. | Martèllo-scure. 6, figura 5. Maglia gazzarina. 53, n. 7. di acciajo per un guanto. 544. Maglia piatta. ivi, n. 7. Manétta da balèstra. 384, n. 1. daschioppétti earchibusi.405n. 2. Manichino. 40, n. 6. Maniglia. 209, n. 1. Mannajétta. 354. Manòpole a mitène. 40, n. 6; 68. Manòpole a dita separate. ivi, n. 6. Manòpole bronzate e damaschinate di oro. 146. Marche di fabbrica. 76, 81, 122, n. 1 e figura; 194, n. 2 e figura; 200 е figura. Catalogo R. Armeria 344. a due mani. 343. Martèllo d'arme. 344, n. 1, e figura. da cavaliere. 345 e figura. Martinèllo e Martinétto. 393 e figura; 394, n. 1. Mazza di ferro, o d'arme, a sei coste. 374, n. 1. a sette coste. 348 e figura. a otto coste. 62, n. 1; 349. a testa sfèrica. 345, n. 1; 346 e figura. d'arme turca, a péra. 353. a spicchi. ivi. a sei coste. ivi. 37. 578 Mazza ferrata. 349, 350. aighiere. ivi. amo' di pugnale. 353. pistòla. 355. di legno. 353, 354. a spicchi. ivi. di palma. ivi. indiana. ivi. a due trapezoidi uniti. ivi. piombata. 363. a due teste. 354. Mazzafrusto. 102, 350, n. 1 e figura. Mazzagatto a ruota. 469, n. 1. a focíle. 470. INDICE Morione. 122, n. 1. dei Piccolomini da Siena. 186. di cuojo cotto. 187 e figura. bronzato, lavoro di cesèllo e di agemína. 189. a punta, o aguzzo. 105, n. 1; 106, 188 e figura. abotta di moschetto. 104, n. 2. a tre creste. 185 e figura. Mòrso di bronzo. 26, n. 3 e figura47; 27 e figura48. Mòrso. 42, n. 3; 157e figura; 158efigura. Moschettiére armato. 104, n. 1. Musoliéra. 165 e figura. con bajonétta, inglese. 471. Moschetto a miccia. 104, n. 1; 105,407, con quattro canne. ivi. a percussione, con due canne, a retrocarica. ivi. Mazzuòlo-scure. 5, n. 2 e figura 4. Mezzi bracciali. 118, n. 1. Mira. 404, n. 6. Modelli diversi di artiglieríe. 512, 513. Monogrammi. Ignoto. 70, n. 2 e figura. A. M. S. Martino di Parella. 104, n. 1 e figura. Ignoto. 124 e figura. Nasále. 11, n. 4. Nielláre. 52, n. 1. Ordine della SS. Annunziata. 83. di S. Michéle. 83, n. 3. del Redentóre. 137, 138, n. 3. di S. Giácomo della spada. 190, n. 1 e 2. Padiglióne della golétta. 131 , n. 2 , e 132. della lancia. 379. n: 2. a ruota, rigato. 418. a focíle, francese. 439, 472. albanese. 473. a percussione. 440, 473. Musacchino bianco. 143, 144 e figura. Musacchini neri. 143, n. 1. Musèo Nazionale di Artigliería. 4,n. 1; N 10, n. 1. di Tsarskoe-Selo. 173, n. 2. di Dresda. 173, n. 2. Nièllo. 52, n. 1. 0 P Orecchione della celata. 124. Orecchie del morione. 185, n. 2. Ospedale di Vercelli. 76, 77, 90, n. . Ossidiána. 7, n. 1. Paggjo o Ragazzo, o Garzóne. 115.n. . Panciéra e Panziéra. 34, n. 5. Partigiána. 367, n. 1 e figura. ALFABETICO 579 Partigiána dei conti Benaglio da Bèr- | Picca di M. R. GIOVANNA BATTISTA. 373 gamo. 368 e figura. con ferro a fiamma. 370 e figura.-della Guardia di Luigi XIV. 368. a lingua di bue. 370 e figura. con ferro a lati paralleli. 371. Partigianétta del tempo di VITTORIO AMEDEO II. 369. Partigianóne. 366 , n. 1 e figura; 367. Passo dell'élica. 414, 415, 418, 419, Pavése. 199, n. 1. Pavezáro, Palvesáro, Palvesájo , Pave sájo. 199, n. 1. Pelle di Rinoceronte. 52. Pellegrina di maglia d'acciajo. 149. Pélo (Per) e per segno. 115, n. 1. Peltáto. 12, n. 3. Pennacchiéra. 37, n. 1. Pennácchio. 37, n. 1. • Pettiéra. 41, n. 2. Pettiéra nera (parte anteriore), lavoro di ceséllo. 155. Pètto. 38, n. 3; 58, n. 1. Pètto a bòtta. 128, n. 1. Pètto, di Pietro Antonio Martinengo. 137, 138, n. 1, 2, 3 e figura. bianco,con l'immagine della Con solata. 138. nero, piemontese moderno. 151. bianco, d'armatura gótica. 135. con ornati su fondo bronzato e dorato segnato POM PEO. 135. con la lettera P, forse iniziale di POMPEO. 136. bianco, lavorato di ceséllo a fi gure. ivi. con S. Giorgio. 137. tedesco, con crocifisso e scritta. ivi. e fiancali. 84 e figura 5. Piastra a miccia e a ruota. 413. a serpentína del tempo di Luigi XIV. 475. a focíle. 475, 476. a percussione, del Console, 476. Piastre di ferro bronzate e con figure, cesellate e ageminate di oro. 229. di ferro damaschíno. 131.-- Piatto o Cavalcatóre. 77, n. 2. (il secondo cavallo). 115, n. 1. efigura. della guardia di VITTORIO AME DEO II. 376 e figura. di VITTORIO EMANUELE I. 376 e figura. da uffiziale. ivi e figura. dei reggimenti di fanteria piemontese. 377 e figura. da sergente bombardiére. ivi e figura. indiana. 382. Picchiére. 104, n. 2. Pinacotèca Reale di Torino. 57, n. 2. Piríte. 408, n. 2. Pistóla a percussióne. 469. rigata. ivi. a retrocarica. ivi. focíle, persiana. 374. turca. ivi. del Daghestan. ivi. del Cáucaso. ivi. aruota. 100, n. 1; 115,n. 1;126,n. 1. 453, n. 1. a focíle, di Napoleone I. 467. di Gioachino Murat. 468. bresciana. 560, 564. corta. 453, n. 1; 458, n. 1. a focíle della cavallería francese. 473. della gendarmería francese. ivi. della cavallería sarda. ivi. a percussione , della cavallería francese. ivi. gendarmería francese. ivi. Pistolétto a miccia, giapponése. 474. a ruota. 458, n. 1; del 1551. 471. del Francino. 460. a focíle. 465 e figura. a focíle, italiano, con sistema spe ciale di scatto. 468. pugnale a focíle. 472. da sala a percussióne. 472. (Soldato a cavallo). 438, n. 1. Pistoliére. 453, n. 1. Pistolóne a focíle. 452, n. 1; 453. della cavallería francese.472, 473. Pistolone morésco. 324 e figura. 580 INDICE Pistóne a ruota. 450, n. 1. a retrocarica. 451; 452, n. 1. Polverínoindo-musulmànod'avorio.482. di corno. ivi. circasso. ivi. con tríplice chiave. 483 e figura. del Zanzibar. 546. Ponte militare su cavallétti. 511. levatojo. ivi. Provino da polvere a focíle. 564. Pugnale di selce. 7, 8 e figure 11, 13. 318, n. 2. con accessorj. 319. svízzero. ivi, 320. tedésco. ivi. italiano. ivi e figura. italiano del 1415. 321. conle storie della passione. ivi. del secolo xVI. 563. sardo. 322. di Vitale Bianchi. ivi. con polveríno. 323. Pugnale da duello con tre lame. 323. alla bolognese. 111, n. 3. greco, con iscrizione araba. 334 n. 1. del Karabach (Kama). 334. marocchíno. ivi. a due lameseparate (Barci).335. abissino. 336. indiano (Khouttar). 331, 336. orientale con lama di damasco. ivi. (Kantscher) con iscrizione. ivi, n. 2. persiano, tempestato di turchesi. ivi, 335, 336. ornato di coralli e smeraldi. 333. del Senegál. ivi. árabo, con iscrizione. ivi. n. 1. circasso ( Cerchess). ivi. 334,335. Pugnale-bajonétta. 440. Pugnalétto turco da sultana. 332. (Kama) d'un giovane Kan. 335. R Ráitra (Alla). 126, n. 1. Ráitro. 126, n. 1; 458, n. 1. Rédini, 42, n. 3. false. 59. Repubblica Ambrosiana. 43, n. 1. Rèsta. 38, n. 4; 57. Revolvere a ruota, a tre canne. 463 e figura. Rivettino. 267, n. 1. Roma (di) Corte. 194, n. 2. Rotella di rame inargentato. 216. di lámina di ottone, cesèllata e dorata. ivi. di legno copèrta di cuojo, e di pinto. ivi. di cuojo còtto con bassirilièvi. 217. di legno copèrto di tela dipinta. 217, dell'Indostan , di còrno colato. 229. Rombododecaedro. 544. Roncóne. 365, n. 1 e figura; 366 e fig. Rotèlla. 57, n. 3; 58, 62, 122, n. 1; 209 en. 1. modenese. 209, e n. 1. italiana. ivi, n. 1 bianca, ceséllata. ivi; 215. bronzata, ceséllata e ageminata d'oro. 210, 211, 212, 213, 215, 216. intagliata ad acqua forte. 215, 216. abissina. 544. circassa, di còrno colato. ivi. orientale, di cuojo bollito. ivi. giapponese, di cuojo bollito. ivi; 230. indiana, di damasco. ivi. persiana. ivi. di cuojo di pésce, nero. ivi. di cuojo di coccodrillo. ivi. Rotellíni da bracciale. 68, n. 1; 73,83. ALFABETICO figura. 581 Rotellíno da pugno. 224, n. 3; 225 e Rotellíno dapugno di còrno colato. 230." di cuojo a tre doppj. ivi. di ottone colato. 227. Saccomanno. 77, n. 2. San Lorenzo, all'Escuriale. 93, n. 1. San Pietro, in Palermo. 93, n. 1. Scalpèllo di selce, 6 e figura 6. Scarpe. 40, n. 4. Scarpa a piè d'orso.40, n.4; 53, n. 4; 88. Scarpe a becco d'anatra. 40, n. 4; 54, 57, 59, 62, 64, 90. Scarpe a punta quadra. 40, n. 4, 68. Scarpe a punta lunga o appuntate. 40, n. 4; 71, figura 4; 72, n. 3. Scarpe con punta a crocco. 40, n. 4. Scarsellétta per le pallottole. 104, n. 2. per le cartucce, 481, 482. Scarsellóni. 81, n, 2. Scavézzo, 449, n. 1. Schiéna della barda, 42, n. 4. Schiéna della corazza. 38, n. 3. Schiéna gotica, nera. 141 e figura. bianca, cesellata e rugginosa. 141. a bande incise e dorate, e lisce, di CARLO EMANUELE I. 142 e figura. Schiniére. 39, n. 3. intère o sane. 39. n. 3. mòzze. 39, n. 3; 54, n. 2. Schioppétto a ruota, rigato. 417. 418. Sciábola. 283, n. 1. da sotto ufficiale d'artiglieria con lasigla di VITTORIO AMEDEO III. 284. austriaca , da ufficiale di caval leria al tempo del principe EUGE-- NIO. ivi. piemontese da cavalleria. ivi. da ufficiale di artiglieria (vecchio modello). ivi.- austriaca d'artiglieria. ivi. da fanteria. ivi. S Sciábola appartenuta al maresciallo Davoust. 285, n. 3. d'onore appartenuta al tenente generale Ferrari. ivi. con le iniziali MTe CF. 316 e n. 2. turca (Jchli-kilice), lama bipartita con scritta araba. 292, n. 2. albanese, id. id., 293, n. 2. indo-persiana (Jour de rajah) e scritta araba. 294, n. 1. indiana , appartenuta a Tippoo Saëb, 295, 329, 330. indiana (Koukri-kora). 297. indo-mussulmána,e scritta áraba. 295, 296, n. 1. turca. 288. (Atex-kilice) con lama a biscia. ivi. turca, con iscrizione grèca. 289, n. 2; 297, n. 1. araba. 290, n. 1; ivi, n. 2; 292, n. 1. opera del pellegrino Jossof. 291, n. 1. persiana, con iscrizióne persiana. ivi, n. 2. dei Marati. 297. giapponese (Siobookatana). 107, 298. (Klevang) degl'isolani di Bouton. 300. abissína. ivi, di un sultano indiano. 546. (Palà) persiana con scritta. 287. n. 1; 288, n. 1, 2, 3. (schemscir) persiana. 290. bajonétta. 440. appartenutaal generaleSteïnghel. Sclopetus unus ferri factus a lumaga. 285, n. 1, 2. 409, n. 1. 582 Scodellíno. 404, n. 7. Scoppiétti da fuogo. 408, n. 1. da preda o dafuoco morto. 408, INDICE Serie J. Armi d'asta. n. *; 356 a 383. L. Armi da corda e lanciatóje. n. 1. Scudellotto. 53, n. 1; 54. Scudo. 199, n. *. Scure di selce. 3. a mándorla. 3, n. 1 e figure 2 e3. di sélce, scheggiata. 3 e figura 1, 4en. 1. di bronzo. 9 e figure 1 e 2. di bronzo a orecchie. 9 e figura3; 10 e figura 4. d'arme di bronzo. 10 e figura 5. di acciajo. 342, n. 2. orientale. 343. alemanna. ivi. turca. 351. morésca. ivi. persiana. ivi. indiana. ivi. dell'Oceania. 352. del Canadà. ivi. da parata dei minatori sássoni. 355, n. 1. Selce piròmaca. 4, n. 1. Sella da armare. 40, n. 1; 52. Sella, staffe e briglia, giapponesi. 157. Serie A. Armi ed altri oggetti di pietra. n *; 3 a 8.-- A'. Armi edaltri oggetti di bronzo. n. *; 9 a 30. A". Armi ed altri oggetti di ferro. n. *; 31 a 34. B. Armature intère da uomo e da cavallo. n. *; 35 a 108. C. Armature incompiute e parti di esse. 115 a 151. D. Parti di barde e finimenti da cavallo. 152 a 165. E. Armature difensive del capo. n. *; 166 a 198. F. Scudi. n. *; 199 a 232. G. Armi bianche lunghe. n. *; 233 a 301. H. Armi bianche corte. n. *; 302 a340. I. Armi immanicate da 'botta. n. *; 341 a 365. n. *; 384 a 401. M. Armi da fuoco, lunghe. n. *.-- 402 a 447. N. Armi da fuoco, córte. n.*; 448 a 474. N' . Parti d'armi ed accessorij. 475 a 483. O. Bandiére varie. 485 a509. P. Modèlli. 510 a 514. Q Oggetti diversi. 515 a 517. S. Doni ed altri oggetti apparte nuti al re CARLO ALBERTO. 518 a 523. T. Doni ed altri oggetti apparte nuti al re VITTORIO EMANUELE II. 524 a544. U. Doni ed altri oggetti appar tenènti al re UMBERTO. 545 a559. Serpentíno , Serpentína, Serpa , Serpe, Draghetto. 404, n. 1. Sfondagiáco o Smagliatore. 324, n. ; 325 e figura; 326 e figura. Sirèna. 102. Sisto di bronzo. 29, n. 1 e figura 52; 30, n. 1. Soprappètto. 102, 123, n. 1; 139, n. ; 140, 141 e figura. Spada di bronzo. 19 e figura 31; 20 e figure 32-35. di ferro, ápula. 31 e figura 1. romana. 32 e figura 2; 34. detta di S. Maurizio. 239, n. ; 240, figura; 241, n. 1. del secolo XII o XIII. 242 e fi gura; 555. del sècolo XVI. 249 e figura; 250 e figura. con forniménto destro e sinistro. 342 e figura; 243; del Mendrisio. 248, n. 1. italiana , con fornimento destro. 246 e figura. da stoccate. 254 e figura. a cróce. ivi. con la scritta: Marson. 249, 250 efigura. abiscia con forniméntomorésco. 242 e figura; 243. ALFABETICO Spada di Federico Picciníno. 243, n. 1 583 Spadatolta al colonnello austriaco Bran emarche. del Rivolta da Milano. 264. di Caíno, 243, 247, 248, 249, 250, 257, 555. dei Lanzichenécchi. 257 , n. 1 ; 258 e figura. spagnuóla , con fornimento dè stro. 244 e figura. italiana , con forniménto dèstro. ivi e figura. schiavóna. 261 n. 1 e figura. milanése, di Antonio Picciníno, forniménto dèstro e sinistro. 245, n. 1 e figura. spagnuòla di Ernandez. 247. Juan Martin. ivi. Juan de Almau. ivi. Mónte en Tolèdo e Jsepo Ginami. 248. Juanluis en Tolèdo. 250e fig. 252 e figura. di Sahagum el viejo. 253. Sebastian Ernandez.253, n. 1. J. de la Volte. 256. A. Tolón. en Toledo. ivi. De Francesco Ruiz en To lèdo. ivi. attribuita ad Alfonso I. 247. con la battaglia di Nordinghen (1634). 251. col forniménto di Donatèllo. 254, 255, n. 1. del duca EMANUELE FILIBÈRTO. 259, n. 1 e 2; 260. di Giovanni di Werth. 266. con forniménto e fòdero d'avorio scolpito , imitazione dello stile del 300. 270. con forniménto di avorio, imita zione dello stile del 500. 270. scozzése, detta CLAYMORE. 269. indiana. 286. dei Zangúi. 287. arnáuta. ivi. barbarésca (Flissa). ivi. d'onore, al barone Colli. 281. trovata sull'Assiétta. ivi. del generale Eusèbio Bava. ivi. di Napoleone I, 563 miler. ivi. archibuso. ivi. pistòla, lama de Tomas de Aiala. 282. da cavallería piemontése. 282 е figura. baionétta. 282, 283 e figura. Parti della lama. 239, n. 1. Spadíno italiano, da Córte, di JOANNES ZUCCHINI. 278, n. 1 e figura. di GIO. ANTONIO GINAM MI. ivi. appartenuto al príncipe EUGÈNIO 279. d'onore, al príncipe CARLO EMA NUÈLE di Carignano. 558. spagnuòlo de Antonio Ruiz. 378. en Tolèdo. ivi, 279. de Francisco Pichínio. ivi. Spadóna del XIII secolo. 235, n. 1 e figura. di EMANUELE FILIBÈRTO. 57. 236 e figura; 237 e figure; 238 e figura; 239 e figura. Spadóne a due mani. 232, n. 1; 234 e figura. 235. con lama a dènti di sèga. con lama a un filo emèzzo. 236, n. 1, 2 e 3. della cavallería austríaca, a filo e còstola. 282. abracciale, indiano. 285.(Kunda de rajah), lama del Koraçan. 286. símile. 285. Spallácci, 38, n. 1. Spalláccio con ala posticcia. 91, n. 2 e figura. e bracciale con bande incise e forbite. 243. sinistro, di minori dimensioni del dèstro per metterviil guardastanca. 144. Spiédo (Cúspide di) di ferro, Apulo.33, n. 1 e figura 10. innastato. 372, n. 1 e figura; 373 efigura. a fòrbice. 377, n. 1 e figura. manésco. 291. 584 Spillóne. di bronzo. 25, n. 2. Spiráli di bronzo. 16 e figure 20 a 22. Spróne. 40, n. 5; 55. Spronèlla. 40, n. 5; 55. Spróni di ferro indorato, alla morésca. INDICE Stèmma della città di Norimbèrga. 91 efigura. S. Martino di Parèlla. 103, n.1. della città di Bologna.117 e fig. 163. lippo di Savoja. ivi. intarsiati di argènto. ivi. bronzato, messicani. ivi. Speróni di ottone, polacchi. 163, n. 1; 163 e figura. di brónzo, sec. XVI. ivi; 164 e figura. dorato. ivi. di ferro. ivi, 164 e figura. da tallóne, di EMANUELE FI LIBERTO. 164. Spuntóne. 374, n. 1 e figura. orientale. 382. Staffe di ferro. 42, n. 2. coperto di piastra d'ottone smaltato. 160, n. 1. a scarpa. 161 e figura. di ottone dorato. 161. di acciajo, con bassirilièvi, di C. E. I. 162. Staffa di brónzo. 27 e figura 49 Staffe ungherésche. 55, n. 1 e figura; 162. a gabbia. 59, n. 2 e figura. 161. morésche. 162. messicáne. ivi. ispano-morésche. ivi. Statua equèstre di brónzo, di Napo leone I. 512. diGuglielmo il Taciturno.ivi. del principe AMEDÈO. ivi. Stélla dello spróne. 40, n. 5. Stèmma. Seiberstörfer. 88 e figura. Tamburo. 102. Tappeti marocchini grandi. 543. piccoli. ivi. Boncompagni. 125. Piccolòmini da Siéna. 186. ivi e figura. del duca Giacomo , di Fi T Doria da Genova. 190. Stendardodi Luigi XIV. 486. Stendardo turco attribuito a Maométto II. 487, n. 1. Stendardi della cavalleria italiana sop pressi nel 1871. 496 a 520. dei DRAGÒNI DELLA REGINA. 495. CAVALLEGG. DI PIÈMONTE. 496. DRAGONI DEL GENEVESE.ivi. del Reggiménto d'Arborèa, se colo XVIII. 501. Stilétto italiano, di CARLO EMANUELE I. 326, n. 1. dello spadajo Piccíno Frusca.ivi. fiorentino, triangolare. 327, 328. Stocco d'arme. 92, 271, n. 1. da uomo d'arme. 272, n. 1. con forniménto forbíto e scolpíto. 272 e figura. da bastone. 273 e figura. Storta. 132, n. 1; 315, n. 1. Stortétta. 316, n. 1 e figura. Stradiòtto. 105, n. 2. Striscia. 273, n. 1; 274 e figura. di Claudio Franzini. 275. spagnuola, di Pedro Lecama.275. Tomas Aiala. 276. Pédro de Toro. ivi, n. 1. Sebastian Ernandez. ivi. EnToledo. ivi. Strumento d'ignoto uso, di brónzo.26. n. 1, 2 e figura 46. Targa. 199, n. *. di un guscio di tartaruga. 201, n. 2. ALFABETICO Targa a mandorla, cesellata e agemi nata d'oro e d'argento. 201-208 е figura. Targa sannítica (nozze di Amore e Psiche). 208, con la scala. 231, n. 1, di cuojo di pesce. 230. color rossastro. ivi. 585 Testiéra (della briglia), pettorale e grop piéra all'ungherése. 159, n. 4, 5 е 6. (della barda). 46, n. 3. a vista. 41, n. 3; 52, 68. cieca. 41 , n. 3. bianca a vista, gòtica. 152. e oro, dei Martinengo. 153. indiana. ivi di legno, indiana. ivi. in forma di pelta. 231. ellittica con croce e leone. 232, n. 1; con mascheróne. ivi. Targhetta su pennacchiéra. 60 e figura. dapugno. 199, n. *; 126. n. 1 e fig. bronzata e ageminata. 226,227. Targóne. 199, n. 2. Tausía. 111, n. 3. Tavolaccio. 199. n. 1. Tempi preistórici. 3, n. *. Tende diverse (modelli). 511. Terzaruòlo. 102. a ruota rigato. 414, n. 1; 455, n. 1. Terzétta a ruota. 462, n. 1. a focíle, spagnuóla. 467. scozzése. 468. bresciana. 560, 565. Testa. 404, n. 4. da mazza, di bronzo. 25, n. 3; 26 e figura 45. Testiéra (della briglia). 37, 38, n. 1. Uffiziale dei Carabíni. 105. Umbóne. 21, 22 e figura 36, n. 1; 209, n. 1. Uomo. 77, n. 2. Ventaglia. 27, n. 1. Veretóni saldi. 128, n. 1. Visiéra a becco di pássero. 52 , n. 2 e figura; 75 e figura. U nera, a mo' di pelle dipésce. ivi. bianca con guanciali, incisa. ivi. bronzata fatta di cesèllo, agemi nata di oro. ivi. del marchese di Parella. ivi. a guanciali, bianca, orientale. ivi. e rédini di cuojo rosso coperto di trina d'oro. 160. Timballi del reg.DragonidelRe. 508, fig. Titáni. 179. Tortiglióne o cordóne. 37, n. 1. Traguardo. 404, n. 5. Trombóne a focíle. 448, n. 1. scavézzo. 449. Tridènte giavése. 379. Túnica di maglia. 35, n. *. Turcasso. 102, 396, n. 2. di cuojo dei Circassi. 397. degli Indiani. ivi. bollito, con ornati. ivi. paglia. ivi. moderni. ivi. turcománo. 401. Uomo d'arme. ivi. ivi. ivi; 97, n. 1; 115, n. 1. ivi ; 115 e figura 9. V Visiéra. 37, n. 1. a mántice. 75, n. 5 e figura. Vista. 37, n. 1. 586 INDICE Y Yatagan giavese. 337. turco, con manico niellato. 338. Zagaglia. 111, n. 3. Zucchétto. 70, n. 3; 71. a camaglio. 107. Yatagan turco con scritta. ivi. Z Zucchetto nero con bande di ferroma schiettate. 194, n. 1. con nasale. 105, n. 2; 193 e fi gura. NOMI DI ARMAJOLI : : NOMI DI ARMAJUOLI segnati sulle armi o di artisti ricordati nelle descrizioni Abraham Claubergh excudit in Solin gen. 251. Alo... (Alonso) Lwiola. 388, n. 2. ALONSO PEREZ (DE) EN TOLEDO. 244. AL SEGNO DEL CORALO. 378. Antonio (?) armajuolo. 57, n. 3. BARTOLOMEVS . CAMPI . AVRIFEX TOTIUS . OPERIS ARTIFEX QUOD . ANNO . IN TEGRO . INDIGEBAT PRINCIPIS SVI NVTVI OBTEMPERANS MENSE GEMINATO PERFECIT. 119, n. 1. B. C. F, (Bartolomeus Campi Fecit). ivi. C. G. ivi. ANTONIO MISISCHI-CERVARO.1873. 538. ΑΝΤΟΝΙΟ (DE) RVIZ. EN. TOLEDO. 278. ANTONIO CORTELLAZZO. 529, 543. Antonio Zurschendaler. 414. A PARIS AUX GAZZERIES. 427. Argenta(detto l) Vighi Jacopo, pittore. 57, n. 2. Aro (d') Baldassarre , armajuolo. ivi, n. 3. A S. M. VICTOR MANUEL LA F.A EU SCALDUNA. 539. BALTASER SCHMIDT. 1668. 419. Bartolomeo Terzano di Campobasso. 534, 547. BAZALAÏ. 334, 335. BERTINETTI A TURIN. 431. Biancardo Lodovico armajuolo.57, n.3. Bianchi Georgio. 425, n. 1. BORIO (INVENZIONE IN ASTI 429. Bossi Giuliano. 433. DI Brescia (da) Bartolomeo, incisore di rami. 66, n. 1. Buonarroti Michelangelo. 106. XXA*TOLON* IN TOLEDO XX CAINO. 243, 248, 249, 555. 256. AV. 412. BARBAR. 467, Carolus Bottarelli (Brixensis : Fecit : in 1665). 420. C. SABY. 428. BARBIERI. 546. Barbieri inventò e fece. Piacenza. 437. Calino Orazio da Brescia, armajuolo. B; BON. 359. 95, n. 1; 96, n. 1; 435, n. 1. 590 NOMI DI ARMAJUOLI C. HOWARD.PATENDED . SEPT . | FABRICA DE TOLEDO. 1860.536. 26. ET OCT. 10. 1865- ОСТ. DE 28 1862- WHITNEY-ARMAS CO. WHITNEY-VILLE. CONN. 538. Fager. 441. 1871. 547. F. S. BARbVTI. 425. FRÈRES SIBER à LAUSANNE: 472. CANNE A TORCIONE DELLA REAL FABRICA DI TORINO. 549. CARBONETT e BARCELLONA. 565. Cassioli inv. 550. Cellini Benvenuto. 206, n. 1; 203. Castellani. 549. CAV. GIUSEPPE CONSOLE MILA-- NESE INVENTÒ. 440. CHACHEKA TCHETCHENSE MONTURE KABARDIENNE 333. Cisteron a Figeac. 426. COLIN ANESSY. 437. COLOMBO. 456. Cominazzo Lazzarino. 425, n. 1. Angelo. ivi. Bartolomeo. ivi. Pietro. ivi. Vincenzo. ivi. Marco, ivi. Danner. 409, n. 1. DEVISME A PARIS. 540. DI BERTINARA- TORINO, 535. D. BIGONI. 466. DEDRO (PEDRO) DE TORO EN TO LEDO. 276, n. 1. ... DE FRANCISCO ... .. RUIZ EN TOLEDO ... 256. D. TOMAS. D. AIALA. 232. D* DESCEEVX. 361. Desiderio Colman, armajuolo, da Au gusta. 174. DOLEP LONDINI FECIT. 539. D. ZANONI. 449, 466, 467. Donatello, scultore e orafo.48, n. 1; 515. DUMONTIER ARAMBUILLET. 313. Duponchel à Paris. 235. E B. 410. Eggs Giuseppe. 429, n. 3. ENECIA (VENECIA). 216. EN TOLEDO. 24, 278, 533. XX ENTOLEDO XX. 279, Ent. Zinger. 462. E. Schneider, Firenze. 546. FABRICA D'TOLEDO. 1854. 530. FW. Z M. 419. FERDINAND FRUWERTNINWIEN, 431. Fergusson. 429, n. 1. Fideli (de) Ercole, da Sesso, oreficefer rarese. 304 a 307 e n. 1. Eleonora. ivi. Alfonso, orefice. ivi. Ferrante, orefice. ivi. Sapuncia. ivi. FELIX MEIER-IN WIEN. 466. FILIPPO MORETTI. ivi. Forsith. 429, n. 1. Fra.co Garatto B.a. 465. Francesco Glisenti inventore dedica. 548. FRANCISCO PICHINIO. 279, n. 1. FRANC. ROSSI. 548. FR.LU LOLLINI BOLOGNA. 529. :: FRENDIGA :: 263. Gabriel (?) e Francisco armoreri mila nesi. 74, n. 1. GALLIAN ARMURIER DU ROI. 438. G. CESATI F. 550. G. Dupré. 549. G. Guidi. ivi. Gaspard Zollner. 409, n. 1. G. M. 466. GIACOMO BERSELLI. 435, GIACOMO GARNERI. 558. GIELLE MASIN. 547. G-GOVNOD. 370. US GIO. ANTONIO S S GINAMMI50 278. Gio. Azur. 436. « GIO. BATT. FRANCINO..461,565. Gio. Batt. Lecrer Armajuolo di S. S. R. M. 431. G. M. K. 415. GIOVANNI MUSSONE TORINO. 539. Gio. Pietro Callin a Genova.435. Giuseppe Cònsole. 429, n. 3. GIUSEPPE CONSOLE- MILANESE INVENTÒ. 431. G. STARNΑΤΑ. 564. O DI ARTISTI, ECC. Juan Martin. 247. GIUSEPPE LEONI A PISTOIA. 429, Juan de Almau. ivi. John Campbell. 468. 530. G. MIGLIARDI-arclore 1886. 548. GIUSEPPE BRISIGHELLI SCOLPÌ. 550. GVLIAN HEINET. 276. 591 JULIEN LEROI BRÉVÉTÉ APARIS. 469. Kotter Augusto. 409, n. 1. L. G. Sfen.... Sc. (Sculpsit). 414. ΗΒ. 410. HAID MULLER & C° TORINO. 552. HANS BAUR ZU NORM BERG 1573. 394. H.I.B.M.L.E.F.F. 219.. H. JOVALETTI. A TURIN. 432. Hans Reiner. 417. HOESTERREICHISCHE.-WAFFEN FABRICHS GESELLSCHFT STEYR UND PEST- PATENT WERNDL. 539. HY. JAQVET A GENÈVE. 437.. #I DELA VOLTE 256. I : H : A, NEUSTAT. 417. IL . MENDRISIO . SPADARO. IN LAZARI COMINA. 440. * LAZARINO * COMINAZZO * 465, 474. : LAZARI : COMINASO : · 425. * LAZARINO * 453, 455. * COMINAZZO * ** LAZARI COMINAZ ** 400. LAZARO COMINAZZO. 463. LAZZARO LAZZARINO. 425, n. 1. Leonardo armajuolo, da Firenze. 166, n. *. L. GENTILI. 552. L. GOVNOΙ. 369. Lefaucheux. 437. LELION, BRÉVÉTÉ A PARIS. 433. LE PAGE ARQER DU ROI. ivi. LONGARETTI. 466. MILANO.S.CHRISTOFEro. 248, n. 1, 2. LORENZONI, FIRENZE. 435. IL NEGRONI IN CASALEchio. 476. IL RIVOLTA- IN MILANO. 264. XIHNXSOLINGEN. 275. IN SOLINGEN. 280, 281. INVON BESSIÈRES & MARTIN BTES A PARIS. 431, 440, 473. INVENZIONE DI MAIVOLO- IN ASTI- 429. IOAN BLANCO. 388, n. 2. BORIO AR IOHANNES WVNDES. 262, n. 1. JOHANN. DANER. 408. 10. HRZ. (Joan Hernandez). 388, n. 2. IOHANNES ZVCCHINI. 277, 278. IOSEPH FORTI SICVLVS F. 315. I. U. BRANZIGER. 。 .:. IVANLVIS :: ENTOLEDO . 250. IVAN 。。。 • RODRI 。 GVES .. • FEHA 。。。 EN MILAN 289. JACOBUS PHILIPPUS NEGROLUS MEDIOLANEN SIS FACIEBAT MDXXXIII. 58, n. 1. JAC. PHILIPPUS. NEGROLUS. MEDIOLAN. FA CIEBAT MDXXXII. ivi. Joseph Dumares. 467, Luigi Schenone. 530. Lyevre Ferdinand AAlbert- Ville.437. MAGAZIN ROYAL. 474. Mre R.le de Charleville. 439,473. Chatellerault. 440. ivi. Mutzig. 339, ivi. Tulle. ivi, ivi. S. Etienne. ivi. M.re imp.le 476. M. A. Giurati. 470. MANANI * IN * BRA *. 425. Marchesini (Oreficeria). 548. MARSON. 249. Matias de Baeza Leizo En Florenzia, año 1709. 424. + MEFECIT + SOLINGEN † 263. ME FECIT. 264. MICHAEL LORENZONVS. 435. Menghini Cosimo. 429. MIGVEL LVVIELA. 388. Missaglia Antonio, armajuolo, 47, n. 1; 194, n. 2. Cabrino. ivi, ivi. Zoanpietro, ivi, ivį 592 M- BEDEL ANNESSY. 437. NOMI DI ARMAJUOLI Pizzi Andrea. 425, n. 1; 453. MONET. 547. : MONTE : EN : TOLEDO : ISEPP. GINAM. 248. Moretto (detto il) Alessandro Buonvi cino, pittore. 64, n. 2. Morone Giovanni Battista, pittore. 61, n. 2. Mouhammed. 441. N. DVINA. 471. NAMUS ME FECIT. 543. NAMMUS. ivi. Negroli (alberetto dei) da Ello , ar majuoli. 109. Bernardino et fratelli (?) de, ar majuoli. 38, n. 1. Filippo, armajuolo. 38, n. 1. Giovan Paolo, armajuòlo. 57, n. 3; 58, n. 1. Giacomo, armajuolo. 58, n. 1. ODOARDO LUIGI ROZZAUTI. 554. OMAGGIO DI SCIPIONE SANTAN GELO , ARTEFICE DI CAMPO BASSO. 334. OPVS DONATELLI FLO... 255, n. 1. Oreficeria Marchesini. 549. HORTEGA 389. PANATTARO A TORINO. 538. PATENT DES JOS. ZEILLER IN WIEN. 539. Pauly a Paris. 433. Pedersini Gerolamo. 425, n. 1. Perfezionamento del cavaliere G. Còn sole. 476. PERREAUX A VERRVE. 436. Pesaro (da) Ercole, orefice. 304, n. 1. PETRI A LUCCA. GALLERIA. 430. PICININO ANTONIO. 245, n. 1. FEDERICO. 243, n. 1. Philippi- nigroli- jac- f mediolanensis- opus- MDXXXII. ivi. Philippus. iacobi. et. fratr. negroli. fa ciebant. MD.XXXIX. 38, n. 1. Philippus jacobi et f. negroli faciebant MDXXXXI. ivi. F. et fra. de negrolis. faci AMDXXXXV. ivi. PIETRO BRVNI In. et Fe. Medni. 433. PIETRO FIORENTI' . 470. Plomdeur ET MOUREAU à Paris. 437. PIHET FRERES A PARIS. 434. PBONL.359. P PR. RINSPACHER.INSBRVCK.417. POMPEo della Cesa(Chiesa) daMilano. armajuolo. 122, n. 3. POM PEO. 135. PRELAT** ARQ DE S* A* R* MOXSIEUR A PARIS. 431. REAL FABBRICA DI TO RINOS Roque Hernandez, marca. 303. ROSSIECTUS AURIFEX MEFECIT IMPERUSIA AD. M. CCCCLXXXXV. 50, n. . Rousset à Turin. 439. : SB: 1792: Lody. 314. : SAHAGVM : 529. SA. HA. GVM (Alonso). EL. VI. ΕΙΟ. 253. Sahagum el mozo (Alonso). ivi. S. HOFFET FILS. SOLINGEN. 530. Salomone da Sese (Sesso), ebreo, ore fice. 306, 307. SANDRI SCACCHI. 253. ST. GALLEN. 548. SANTO CAMERI. 470. SAUERBREY A' BALE. 538. SCALAFIOTTO. 549. SEBASTIAN HERNANDEZ. 253,n. ; 276, 555. SEBASTIAΝ. 264. 7TH DECEMBER 1843. REGISTERED BY. JR. COOPER. 437. S. del Nobolo inc. 550. SOZZO. TORINO. 552. TANNER IN ANNOVER. 472. TEMPIO. M.F.S. BARBUtI. 425. TOLEDO. 1871.547. T. TONI E FIGLIO. ROMA. 548. Vecellio Tiziano, pittore. 64, n. . VITALE BIANCHI. 322. W. BAILES. 430. Wetterli. 555. WILHELM WIERSBERGH MEFE CIT-SOLINGEN. 247. WILHINSON PallMallLONDON.548. ZARO ZARINO. 425, n. 1. n. 1. Zoano (Mr ) corazaro, da Venezia. 128 , ZULOAGA ARCAB. DE S. M. EN MA DRID. 1853. 531, n. 1. ISCRIZIONI VARIE Catalogo R. Armeria. 38. ISCRIZIONI VARIE sulle armi AL TENENTE GENERALE FEDERICO FER RARI DA GRADO L'ARMATA TOSCANA RICONOSCENTE. 1858. 235. ALF. D. FER 1515. 247. ALPVS, DVX. 248. AL RE PER LA PATRIA. ANCONA. 1879.552. ARTIGLIERIA NAZIONALE. 507. A LEURS 1ER COLONEL LE PCE DE SAVOJE CARIGNAN LES OFFERS DES HUSSDS DE LA MEURTE. 558. AL PRINCIPE UMBERTO TORE DONA 1871. 546. L'AU A S. A. R. IL PRINCIPE UMBERTO DI SAVOIAΑ. 548. A S. A. R. IL PRINCIPE UMBERTO DI SAVOIA I CORPI DELLA RA MARINA. 551. A S. M. Umberto 1° Re d'Italia gli Studenti Livornesi. 17 marzo 1883. mare ti sieno secondi. Livorno, I venti e il La Giu-- stizia ti guidi. e dedicatorie A S. M. UMBERTO I. 548. A S. M. VITTORIO EMANUELE RE D'ITALIA. 534. AS. A. R. il Principe Umberto. Omaggio della Colonia in Atene. A UMBERTO DI SAVOIA L'ESER CITO ITALIANO XXII APRILE MDCCCLXVIII, 549. A V. E. II. RE D'ITALIA. ivi. AVITTORIO EMANUELE II GL'ITA LIANI DI CALIFORNIA MDCCCLXX. NON SIAMO IN SENSIBILI AL GRIDO DI DO LORE CHE DA TANTE PARTI D'ITALIA SI LEVA VERSO DI ΝΟΙ. 529. D'IDDIOELALMELCORELLASU STANZA * DELLACASANDRA GOVANNIBATISTA * PVOCON SERVATRATODASPERANZA.50 n. 2. 12 gennaio 1848 Omaggio di Giu seppe Valenza e Salvatore Salicato. Ti segua la exponit. patribus.frater. ivgvlatvs. hiem Vittoria. 553. ASCANIUS- MARIA CARDINALIS SFORCIA VICECOMES. 47. n. 2. A S. M. U. P. RE D'ITALIA IL RI VERENTE SUDDITO UMIL MENTE OFFRE 29 maggio 1878. psal. ut. fuit. vltricesque. manvs. sibi. poscit. adherbal. iratos. tentat. donis. avroque. qvirites. caedis. vt. admissae. manifesta. pe ricvla. rvmpat. 202. ense. ivgvrthino. ivvenis. mactatvr. ad 596 ISCRIZIONI herbal. qui. regni. socivs. fverat. mandante. senate. fit. reus. admissi. rex. ivsti. ante. ora. senatus. et. coram. caedes. obiec taque. crimina. pvrgat. 201. romanvs. consvl. nvmidam. certamine BATTO . PEL . DIRITTO . DI . TUTTA. LA. NAZIONE. MDCCCLIX. 529. BOMBARDEMENT D'ALGER. 536. tandem. ancipiti.vincit. rex. partim. fraude. svorvm. partim. armis. ca pitvr. romanam. dvctvs. in. vrbem vincla. sibi. mortemque. parit. ma rioque. trivmphvm. 203. HgS. SB . ISLX. 165. Ilpopolo Palermitano 11 dicembre 1860. G [I] CHIACHIDAOVNONACHT. 1573. 165. D INSIGNIA CIVITATIS CVNEI. 183. ITALIA VITTORIO EMANUELE 531. LA CITTÀ DI NAPOLI AI CANNO NIERI. 504. LA SICILIA 27 MAGGIO 1860-VIVA CANNE A TORCIONE DELLA REAL FABBRICA DI TORINO. 519. CANON DAMAS TURC. 451. CHAROLVS EMANVEL DVXSABAU DIE. 326. CONSACRATA SULLA TOMBA DEL LIBERATORE MI OFFRI A RE UMBERTO I VELLETRI I IX DEL MDCCCLXXXIV. IL SINDACO ANTONIO NO VELLI. 550. CORAGGIO ITALIANO- UNIONE È FORZA. 506. Corttelo Dell Apostolus Pietro in Roma lano 409. Pietrus et Pau lus. Trouatus in S..... 317. DANTE AL PRIMO RED'ITALIA.529. 4 aprile 1860 Viva Vittorio Ema nuele Viva l'Italia una. 505. VITTORIO EMANUELE RE D'I TALIA UNA. PRINCIPE PIGNATELLI. 505. LEALE VALOROSO MAGNANIMO. | † ROCH GRAF ZV LINAR. 1571. 552. LEG . VIII. 28. RA. ESTOS. ASSI. IVNTADOS. IA MAS. SEAN. APARTAC.85, n. 2. † ANNA + G† ZV LINAR. ivi. REAL 0 MT . CF. 316. Montanari del Vesuvio. Nò mi scipare senza Ragone.– Nò ti fi FABBRICA DI 。 TORINO432. dare Di me se il Cuore ti mancha. 1861. 317. * NO * AGO * MAL * A * QUIER * NO * ALCANCO * TEMA * IL * MANDO * ALMEO * VALOR * SOLINGEN *. 282. OFFERT AS. M. LE ROI DE SARDAIGNE PAR LE CO DE MORTEMART Cte DE MARLE ICF JUILLET. 1840. 330. 8 FEBBRAIO 1848. 505. 27 febbraio 1848. ivi. Pomoz. mily. Pan. Pan huali. vzgdic Ti. a. iminio (Naimi nio). tyz lavna. timi. ney. czo zyzn. Tcit. nakuietie (makmétie) winec zno. puinut. pomnit. 201. Á VITTORIO EMANUELE II. PRIMO. SOLDATO. DELLA. INDIPEN DENZA. ITALIANA. COM ROMA. 538. st mav o bone mavricii defende tui cor amici vt nvmquam svbici laqueis possit inimici. 240. Soy de VICTOR MANVEL. 534. SOY DEFENSA DE MI DUENO Y SENOR ALVACETE 9 AVRIL 1832. 318. S.VO A S.r D.O MIGUE GERONINO PERES EN. I DE 1804 ANOS ME F.O SIMON S. 302. TESCHE. 321. UMBERTO I RE D'ITALIA. 557. UMBERTO ARDITO EROE DI PALESTRO ITALIA STUPE FATTA OR TI AMMIRA. 317. VITTORIO EMANVELE RE DI SAR DEGNA- TOLEDO A DE1852. 531. VVDEVS. 321. MOTTI, ACCLAMAZIONI, ECC. : : MOTTI, ACCLAMAZIONI invocazioni e versetti biblici Arcum conteret et confringet arma. 388, n. 2. AVDACES-FORTVNA IVVAT.182. BAIVLAT CRVCEM SVAM CHRI STVS PATER A ME TRAN SEAT CALIX ISTE PETRVS ABSCINDIT AVRICVLAM- AP PREHENDIT PILATVS ET FLA GELLAVIT IVDAS FILIVM 0 IN TE DOMINE SPERAVI 。。 ivi. L'UNION FAIT LEUR FORCE. 501. MANET SUB JOVE FRIGIDO VENA TOR TENERAE CONIVGIS IM MEMOR. 534. MEMENTO MORI. 537. NEC PLVRIBVS IMPAR. 368, 474, 485. OSCVLO TRADIT- CONSVMA- O- GOT- BISMIR-GNEDIG. 137. TVM EST 321. Dio protegge l'Italia. 436. DIV (sic) ET MON DROIT. 530. ECCE AGNVS DEI. 388. EVAGINABO GLADIVM MEVM. IN TERFICIET EOS MANVS MEA. 238. EX VTROQVE NASCOR NON ET EGO SEQUOR SEQUOR BENEMERITIS. 102. FERENDO. 183. IN ARMIS JURA. 103, n. 1. IN HOC SIGNO. 486. IN- HOC-SIGNO- VINCES- IVSTI. IN. ETERNVM. VIVVNT. EOSDEM. PROTEGO. NVNQVAM DESINAM.- EX VIRTUTE. 141. IN DOMINO CONFIDO. 389. PACTA SALVTIS. 340. Pietate et Justitia. Exurgit Deus etdissip(at)inimicossuos. Regere seipsum summa est sapientia. Constantes fortuna iuvat etc. 251. Vincere aut mori. Virtus funeri superstes. 252. PLVS VLTRA. 464. POST TENEBRAS SPERO LVZEM.. QVOCVNQVE. 186. RESPICE VINEM. 239. RES PRAESTANT NON VERBA FI DEM. 486. SAGESSE MESVICT ET. NON MASSISTE. 264. COVPAGE SANS DESPARTIR. 103, n. 1. SIC. TVA. INVICTE CÆSAR. 110. SOLI.DEO.GLOR- CIVITAS. SOLIR. 249. DESINAM 600 SOLVS DEVS MOTTI, ACCLAMAZIONI, ECC. SOLVS SOL SOLVS MILES- SOLVS SAB(au diae) DUX. 221. SPES MEA DEVS. 322. TAL ES MI VENTVRA. 121. • VINCERE 。。 HA MORI 。。 VIRIBVS ET VIGILYS. 349. ††† VIRTVTE + FORTUNA ††† 246. Vivat Carl. VI Vivat Prinz Euge Terra breui nostrum celabit multa la borem. 340. UNQUAM NISI. 538. VALORE ET GIUSTIΤΙΑ. 254. VIM. VI. REPELLERE. LICET. 262, n. 1. SOLI. DEO GLORIA. 267. nius. 270. Vivat Carolus Sechstus. Vivat Printz Eugenius. 281. Vive le Roy de Sardaigne. 300. Vive le Roi. 315. VIVE LE ROI. 557, 558. NOMI DI LUOGHI 1 : NOMI DI LUOGHI Algeri. 190, n, 2. Ardonea, Herdonea, Erdonia,Hardonia. 11, n. 2. Asola. 83, n. 3. Bajona. 481. Numidia. 202, n. 1, 2. Orano. 190, n. 2. Pamplona. 98, 161, n. 1. Peschiéra. 83, n. 3. Pignone. 190, n. 2. Cirta(ora Costantina). 204, n. 1, 2; 205. Prevésa. ivi, n. 2. Corsica. 190, n. 2. Dolceacqua. 190, n. 1. Ello, comune nel circondario di Lecco. 109. Ginevra. 89, n. 1 GVADALAXARA. 486. Guadalajara, ivi, n. 2.. Lepanto. 190, n. 2. Lucignano. 113, n, 1. Malta. 190, n. 2. Marradi. 85, n. 2. Mirandola. 113, n. 1. Norimberga. 91, n. 1. RIPOLL. 467.. San Fiorenzo. 190, n. 2. Siena. 113, n. 1, Spandau (di) Chiesa di S. Nicola. 85, n. 2. fortezza. ivi. Thionville. S5, n. 2; 113, n. 1. Tripoli. 190, n. 2. Tunisi. ivi, n. 2. Tursi. ivi, n. 2. Valladolid. 93, n. 1. Vignale (Monferrato). 167, n. 1. ! NOMI E COGNOMI DI PERSONAGGI .' A NOMI E COGNOMI di Personaggi e di altri ricordati nel Catalogo Adèrbale figliuolo diMicispa. 202, n. 1-2. | Carlo V. 70, n. 2; 85, n. 2; 110, n. 2; Albret (d') Giovanni. 105, n. 2. Anna Comnena. 72, n. 3. Angelucci Angelo. 34, 556. Aragona (d') Alfonso. 194, n. 2. Eleonora. 305, 306, 307. Attendoli (degli) Micheletto. 115, n. 1. Avangour di Bretagna (d') Maria. 231. 207, 208. Carlo IX di Francia. 83, n. 3. CARLO STEFANONI 534. Cerina Edoardo. 549. Challant. 556. SIMONETTI. Conde de Valencia de Don Juan, Di Baviera (di) Elettore. 173, n. 1. Beljoyeuse (de) Carles compte. 128, n. 3. Benaglio conte Pier Giorgio. 368. Benasque (de) Manfroi. 127, n. 3. Bianchi Gustavo. 555. Bonacolsi. 556, n. 1. Borbone (di) Antonio. 105, n. 2. Borgia Cesare. 306. Lucrezia. 307, n. 1. Botèro Giovanni. 93, n. 1. Bracciforti, principi di Botèro. 159. Brandolino, conte. 115, n. 1. Briceno-Ronquillo Antonio. 97, n. 1. Brunalieu e Chaffardon. 89, n. 1. Cadorna conte Raffaele. 550. C. Mario. 202, 205. C. Memmio. 204, n. 2. C. Babio. ivi, n. 2. Caracena (di) marchese. 97, n. 1. CARIGNANO (principe di) CARLO EMA NUELE. 439, 558, n. 1. rettore dell'Armeria R. di Madrid. 101, n. 1; 114. Cristina di Francia. 97, n. 1. Diana. 555. Direttore dell'arsenale diS. Pietroburgo. 553. Doria Andrea. 70.n. 2; 190, n. 2. Giannettino. ivi. Giovanni Andrea I. ivi. Stefano. ivi. Dragut. ivi. El Corrados detto La Mosca. 471. Enrico II re d'Inghilterra. 72, n. 3. Enrico III di Francia. 83, n. 3. Ermanno Cordero di Pamparato. 553. Este (d') Alfonso I. 304 a 307 e n. 1. Ercole I. ivi. Beatrice. ivi. Isabella. ivi. EUGENIO DI SAVOJA CARIGNANO. 522, 523, 559. Falco IV conte d'Angiò, 72, n. 3, 608 NOMI E COGNOMI DI Farnese Odoardo duca di Parma. 97, | Ismail Pacha. 549. Ladislao IV re di Polonia. 170. n. 1. Alessandro duca di Parma. 122, Lavagna Giambattista. 93, n. 1. , n. 1. Federico di Prussia. 200. Ferdinando II d'Austria. 170. Ferreri Giuseppe di Novello. 548. Lehose de Vexela. 553. Leone Pietro. 93, n. 1. Leopoldo I d'Austria. 173, n. 1. Lorena (di) duca, 172, n. 1. Filippo (don) poi Filippo II. 110, n. 2. L. Cassio. 204, n. 2. Filippo II. 93, n. 1; 190, n. 2. Filippo III. 93, n. 1. Filippo IV. ivi. Francesco I. 90, n. 1; 101, 121. Filonardi Vincenzo. 545. Gambacorta Piero. 166, n. *. Gambara Nicolò. 407, n. 1. Luigi XIII. 103, n. 1; 105, n. 2. Luigi XIV. 105, n. 2; 481, n. 1. Malaspina, 85, n. 2. Manfredi, signori di Faenza. 85. MARGHERITA di Francia. 57. MARIA CRISTINA ALBERTINA DI SASSO NIA. 558, n. 2. Gattamelata Erasmo. 48, n. 1; 115, n. 1. MARIA ELISABETTA DI CARIGNANO. 558. G. R. (Giovachino Murat Re). 468. Gindre Giacinto nativo di Alessandria. 548. GIOVANNA BATTISTA (M. R.) 103, n. 1; 375. Giovanni Giorgio, Elettore di Sassonia. 85, n. 2. Giovanni re d'Abissinia. 555. Giovanni Sobieski. 173, n. 1. Giugurta, re di Numidia. 202, n. 1; 204 en. 2. Giulio III. 404. GIUSTINIANO. 462. Gonzaga Maria. 93, n. 1. Guglielmo. 122, n. 1. Federico , duca I. 139, n. 1; 177. Vincenzo I, duca IV. 138, n. 3. Gradenigo Pietro, doge. 170. Gregori d'Arbelo. 546. Grimaldidi Sicilia. 159. n. 2. Marines (de) Francesco, maresciallodi Crequi. 97, n. 1. Martinengo dalle palle, 83. Martinengo Antonio III. 120, n. 1. Bernardo. ivi. Pietro Antonio. 133, n. 1, 2, 3. Antonio J. 55; 119, 120, n. 1. Antonio II. 55, n. 2. Girolamo. ivi ; 120, n. 1. Giulio di Lodovico. 60, n. 2. Nestore di Alessandro. 68. Francesco. 83, n. 3. Silvio. 120, n. 1. della Fabbrica. 66, n. 1; 68,120. Massinissa re di Numidia. ivi. Micispa re di Numidia. 202, n. 1. Massimiano Erculeo. 241, n. 1. Mattei, principi. 69, 70, n. 2. Maurizio di Sassonia. 481. Grimaldi Del Poggetto conte Stanislao. Medici (de') Giovanni. 80, n. 2. 108, 121. Grimaldi, principe di Monaco. 101, n. 1. Alessandro. 85, n. 2. Gruères (di) conte. 127, n. 3. GuerriniRocco, conte di Lynar. 85, n. 2 Gio. Battista. 85, n. 2. GVGLIELMO II imperatore di Germa nia. 559. Gustavo Adolfo. 150, n. 1. Guzman(de) D. Diego Felippez, primo marchese di Legane. 97, n. 1. Innocenzo XI (Odescalchi). Isabella di Portogallo. 110, n. 2. Jèmpsalefigliuolo di Micispa. 202, n. 1,2. Cosimo I. ivi. Milan (de) Duc. 127, n. 3. Miolans (de) Serve. 127. Monale. 555. Montbazon (di) Francesco. 231. Muzio Scevola. 374. N. (Napoleone I). 468. Niccolini Giuseppe. 167, n. 1. Orbea(de) Domingo. 110, 111, 112. Paolo V (Borghese). 138, n. 3. Parella (di) Alessio Maurizio S. Mar tino. 103, n. 1. PERSONAGGI, ECC. Parella Paolo Emilio. ivi. Pavesi Andrea, Maggiore a riposo. 558. 609 Secco Soardo Giulio, capitano di gente, Petrus Forneri. 240. Pianezza (di) marchese. 89, n. 1. Pietro il Crudele. 374. Pitigliano (conte di). 48, n. 1. Principe di Anhalt. 85, n. 2. Priore di Castiglia. 93, n. 1. Rangoni conte Gherardo. 77. n. 2. RANIERI Arciduca d'Austria. 558, n. 2. Re dei Romani (Massimiliano). 74, n. 1. Rekbinder (di) Bernardo Ottone. 486 n. 1. Renata d'Austria. 170. Rocca Challant (La) Contessa. 135. Rohan (duca) Enrico. 97, n. 1. Rota Giovanni Battista. 64, 65, n. 2; 66. Lodovico 65. Rovere (della) Francesco Maria I. 58, n. 1; 177. Guidubaldo II. 63, n. 4. Francesco Maria II. ivi, 64, 416. Saluces (de) Marquis. 127, 3. Sansone. 274. Sassonia (di) Elettore. 173, n. 1, Savoja (di) Carlo III. 190, n. 3. 190, n. 2; 550. MAURIZIO. 97, n. 1; 103, n. 1. TOMMASO. 97, n. 1; 130, n. 2. d'arme. 65, n. 2. Scovazzo Stefano. 151. Sessa (Duca di) Conted'Altamira. 101, n. 1. Scala (della) Mastino. 231, n. 1. Schwarzenberg Adolfo. 122, n. 1. Seiberstorf Sigismondo. 88, n. 1. Sforza Visconti Franc. 43,n. 1; 47, n. 2. Galeazzo Maria. 43, n. 1; 194, n. 2. Giovanni Galeazzo Maria. 43, n. 2: 47, 94, n. 2. Massimiliano. 47. Sforza. 47, n. 1. Filippo. 47, n. 1; 194, n. 2. Ippolita. ivi, ivi. Ottaviano. ivi, ivi. AscanioMaria. 35, 43, 44, 45, n. 2; 46, n. 1; 47, n. 1, 2; 48, n. 1; 50, n. 2 e stemma. Sforza Lodovico. 43, 44, n. 1; 47, n. 1. Costanzo. 77, n. 2. Sire di Vielleville. 85, n. 2. Strozzi Pietro. 113, n. 1. EMANUELE (duca) FILIBERTO. 56, Tasso (da Bergamo). 50, n. 1. Tempini Giovanni. 559. Tiepolo Bajamonte. 169, n. 2. Giovanni di Francesco, ambascia tore in Polonia. ivi. MARGHERITA. 138, n. 3. CARLO EMANUELE I. 87, 89, n. 1; 90, n. 1; 103, n. 1. II. 97, n. 1; 103, n. 1; 375. III. 550. Alvise di Marino. 170, n. 1. Federico di Francesco. ivi, n. 2. Torre o Torriani. 50, n. 1. Torre e Taxis. 50, n. 1.- VITTORIO AMEDEO I. 97, n. 1; 103. Tristano e Isolda. 72, n. 3. n. 1. EMANUELE FILIBERTO , principe. 92, 95, n. 1; 191, n. 2. VITTORIO AMEDEO II. 376, 377. VITTORIO AMEDEO III. 550. VITTORIO EMANUELE I. ivi. Carignano CARLO ALBERTO. 518 a 523; 558, n. 2. VITTORIO EMANUELE II. 524 a 544. UMBERTO. 545 a 559. LUISA. 103, n. 1. BONA, moglie di Galeazzo Maria. 194, n. 2. Catalogo R. Armeria. Visconti Marco. 43, n. 1. Filippo Maria. 43. Valperga Masino Civrone. 93, n. 1. Santus conte Cesare. 312. Valpergue (de) Amé. 127, n. 3. Vega (de la) de Armiso, marchese. 101, n. 1. Villa marchese Guido. 97, n. 1. Vincenzo Filonardi. 545. Vitelli Ferrante. 83, n. 3. Zacchei Valerio Corvino. 61 , 63, n. 4. Pier Biagio. 63, n. 3. Pier Vincenzo. ivi. Angelo di Pier Vincenzo. 39. ERRORI E CORREZIONI **************** ERRORI E CORREZIONI Pag. 7, 1. 12. Freccia di selce bian castra (fig. 9)... 8, 1. 37. Lancia di selce cenero gnola a foglia di ulivo lunga 0,019, larga 0,04 (fig. 14)... 8, 1. 32. Coltello di ossidiana... 4 " 6 " " n " " " lungo 0,010... 17, n. 1, 1. 2. francese nemide... n. 1, 1. 14. vebementior ictus est... 22, n. 1, 1. 4. chamata brocca... 25, 1. 3. Queste specie... 35, Armatura equestre spigolata... 59, n. 1. 19. Repertorinm... 63, n. 3, 1. 12. PierEincenzo... 73, n. 3, 1. 12. pag. 42... 81, n. 2, 1. 8. ESCARCELLA... 101, 1. 7. il 17 di febbrajo... 106, 1. 6. e eambedue... 114, 1. 11. v. GAY. Glassaire... 129, n. 1, 1. 6. Mre Zoano... 138, 1. 10. destra... 148, 1. 5. (Arm. 25)... " 4 1. 18. (Arm. 2)... 152, n. 3. chanfrein)... Π ת " " 153, 1. 18. (Arm. 35)... 157, 1. 28. (Arm. 38)... 160, n. 1, 1. 32. Bayeuy... 162, 1. 17. (Arm. 3)... 165, nº D. 150... Freccia di selce color bigio a foglia di salice... Lancia di selce cenerognola... lunga 0,15, larga 0,04... Coltello di ossidiana lungo 0,10... francese cnèmide... vehementior ictus est... chiamata brocca... Questa specie... B. 1, Armatura equestre spigolata... Repertorium... Pier Vincenzo... pag. 40... ESCARCELA... il 24 di febbrajo... e ambedue... V. GAY. GLOSSAIRE... Mro Zoano... sinistra... (Arm. 26). (Arm. 26). chanfrein. (Arm. 39).LIOTH (Arm(35) Bayeux... A 3 (Arm. 34). YON n° D. 156... LLEDE 614 " ERRORI E CORREZIONI Pag. 173, n. 1, 1. 2. Giovanui III, ecc... 178, 1. 23. sorpendere... " " " 6 " " ת " " " 195, 1. 7. CERVELIERA... 199, n. *, 1. 2. dis pecie; ... 201, 1. 21. Aggiungere (con una maggiore... " n. 2, 1. 8. bianca col grande... 209, 1. 6. ed il monogramma E. 217, n. 1, 1. 7. (11 giug. 1322)... 224, n. 3, 1. 6 (V. a pag. 271, 240, n. 1. 5. composto di clso... 258, n. 1. 4. (il Gambard?)... 271, n. 1, 1. 8. (pilum et ensem)... 290, 1. 19. (Kilice)... 292, 1. 33. (Ichli-Kilicc)... 356, n. *, 1. 2. spagn. harma de hasta; 389, n. 1. 1, arcum conferet... 525, 1. 23. FERRARA. Giovanni III, ecc... sorprendere... CERVELLIÉRA... di specie;... Nel campo sono... (una maggiore... bianca grande... e la sigla riportata. (11 giug. 1522)... (V. a pag. 217,... composto di elso... (il Gambára?) (pileum et ensem)... (Kilice)... (Ichli-Kilice)... spag. arma de hasta; arcum conteret... PARMA. ! ! LIBRERIA INTERNAZIONALE ROUX DI RENZO STREGLIO TORINO,GALLERIA SUBALPINATORING
記載日
2026年1月18日